# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c616d8b-10b3-563d-9011-c87d9226f027
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-10
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 10.09.2008 12.2007.159
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2007-159_2008-09-10.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2007.159

  	
  Lugano

  10 settembre
  2008/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda Chiocchetti, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.1999.148
della Pretura della giurisdizione di Locarno campagna - promossa con petizione
26 ottobre 1999 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall’ RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

in
materia di contratto di lavoro, con cui l’attore ha chiesto la condanna di "__________" al pagamento
di fr. 45'336.30 oltre interessi quale indennità per
licenziamento abusivo e di fr. 70'000.- oltre interessi quale risarcimento di una
presunta perdita di guadagno imputabile alla datrice di lavoro;

 

domanda
avversata da AO 1, che ha postulato l’irricevibilità e la reiezione della petizione, e che il Pretore con
sentenza 14 giugno 2007 ha respinto;

 

appellante
l’attore che con atto di
appello 5 luglio 2007 chiede la riforma del querelato
giudizio nel senso di condannare AO 1, al pagamento di quanto richiesto con la
petizione, con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre
la convenuta con osservazioni 3 settembre 2007 postula la reiezione del
gravame, pure con protesta di spese e ripetibili;

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 è stato assunto dal 1° aprile 1988 da "__________"
quale consulente assicurativo presso l’agenzia di __________. A seguito della
collaborazione tra"__________" e "__________" iniziata nel
1992, nel 1996 le due compagnie di assicurazione hanno dato vita a "__________"
(doc. F e 5). Al fine di rinnovare il sistema di remunerazione di "__________"
e "__________" e di garantire basi paritarie tra le due società, nell’agosto
1995 la divisione marketing e distribuzione ha informato il lavoratore che nei giorni successivi avrebbe ricevuto il
nuovo contratto di lavoro, preannunciandone in particolare le componenti di
stipendio (doc. A). Il 19/26 settembre 1995 è stato quindi sottoscritto tra "__________,
agenzia generale di __________ ", e AP 1 un "contratto per consulente
alla clientela", entrato in vigore il 1° gennaio 1996 in sostituzione di
ogni precedente contratto (doc. 2). Il 18 dicembre 1997 è stato poi stipulato
un "Avenant au contrat de travail" tra il lavoratore e "__________",
agenzia generale di __________, entrato in vigore il 1° gennaio 1998, che ha
modificato le clausole n. 3.5 del contratto testé citato sulle indennità
giornaliere, n. 3.7 sul conto di garanzia e n. 4.2 sul termine di carenza in
caso di malattia e infortunio
(doc. 9 e E).

 

                                  B.   Con
invio raccomandato 6 luglio 1998 "__________" ha rescisso il
contratto di lavoro con AP 1 con effetto al 31 ottobre 1998, specificando che
il lavoratore era da subito libero dai suoi obblighi lavorativi (doc. NN e 16).
Con certificato medico di medesima data il dott. med. __________ __________ ha
dichiarato AP 1 inabile al lavoro per malattia dal 1° luglio 1998 fino a nuovo
avviso (doc. R e 17). Con missiva 17 luglio 1998 l’avv. RA 1, patrocinatore del lavoratore, ha contestato la disdetta
del contratto di lavoro poiché abusiva (art. 336 cpv. 1 lett. a, c, d CO) e data
in tempo inopportuno (art. 336c cpv. 1 lett. b CO). Egli ha asserito che AP 1
aveva ricevuto la disdetta il 13 luglio 1998 e che a causa del mobbing
subìto dai propri superiori si era reso necessario il suo ricovero in una
clinica specialistica in disturbi medico psicologici, dove egli era tuttora
degente (doc. PP). "__________" ha risposto il 20 luglio 1998
contestando sia i motivi di disdetta addotti dal lavoratore sia l’incapacità lavorativa dello stesso. In
particolare, essa ha spiegato che il licenziamento era dovuto a gravi violazioni
dei doveri contrattuali da parte del lavoratore, quali ad esempio non aver dato
seguito né alla sottoscrizione, nell’agosto 1997, di tre offerte assicurative, né a quattro notifiche di
sinistro, aver commesso errori sul prolungamento di una copertura provvisoria e
aver falsificato la firma del signor __________ (doc. QQ e 20). Per valutare la
validità della disdetta, il 17 settembre 1998 essa ha poi chiesto all’avv. RA 1 di farle pervenire la specifica,
da parte del dott. med. __________ __________, sul momento in cui l’incapacità lavorativa del lavoratore aveva
inizio e a inviarle entro il quindici di ogni mese il relativo certificato
medico, pena la sospensione dei pagamenti in suo favore (doc. 22).

 

                                  C.   Con
invio raccomandato 12 gennaio 1999 "__________", trascorso il periodo
d’attesa di 180 giorni giusta l’art. 336c cpv. 1 lett. b CO, ha
"rinnovato" la disdetta del contratto di lavoro per il 30 aprile 1999
(doc. RR e 23). Il lavoratore, tramite il proprio legale, il 7 aprile 1999 ha
contestato la disdetta in questione, adducendo la sua abusività giusta l’art. 336 cpv. 1 lett. a, e, d CO. In
particolare, egli ha affermato che la disdetta era un atto di ritorsione alle
reiterate richieste di mantenere intatto il proprio portafoglio clienti e
polizze. "__________" ha contestato il 13 aprile 1999 il carattere
abusivo della disdetta (doc. TT e 24).

 

                                  D.   Il
26 ottobre 1999 AP 1, ritenendo ingiustificato il provvedimento adottato nei
suo confronti, ha chiesto la condanna di "__________" al pagamento di
un’indennità per licenziamento abusivo di fr. 45'336.30
oltre interessi e di un risarcimento quale perdita salariale di fr. 70'000.-
oltre interessi, subita a partire dal 1997 compreso in ragione, a detta del
lavoratore, dello smembramento del suo portafoglio clienti e della restrizione
della sua zona di attività, del tempo non investito nella crescita del proprio
reddito bensì perso nel verificare le modifiche contrattuali apportate unilateralmente
dalla datrice di lavoro e nella differenza tra il reddito conseguito negli anni
dal 1993 al 1996 e le indennità giornaliere per malattia percepite dal 1998. Con
risposta 27 gennaio 2000 "AO 1 " ha chiesto di dichiarare
irricevibile la petizione, poiché diretta verso una persona giuridica
inesistente. Essa ha altresì postulato la reiezione della petizione, contestando
le affermazioni della parte avversaria. Il 6 luglio 2000 il Pretore ha respinto
l’eccezione d’ordine sollevata dalla convenuta, ritenendo che non vi era dubbio
che l’attore volesse convenire la propria datrice di lavoro e che quest’ultima
aveva contribuito a creare confusione sulla sua denominazione. Esperita l’istruttoria,
le parti si sono confermate nei loro rispettivi punti di vista. Statuendo con
sentenza 14 giugno 2007, il Pretore ha respinto la petizione.

 

 

 

                                  E.   Con
appello 5 luglio 2007 AP 1 chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di condannare AO 1, al
pagamento di quanto richiesto con la petizione. Con osservazioni 3 settembre
2007 questa postula invece la reiezione del gravame.

 

 

Considerato

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha accertato anzitutto che le parti non contestano la
base contrattuale del rapporto di lavoro, ovvero il "contratto per
consulente alla clientela" entrato in vigore il 1° gennaio 1996 (doc. 2) e
l’"Avenant au contrat de travail" entrato in vigore il 1° gennaio
1998 (doc. E e 9). Egli ha poi accertato che sebbene la disdetta 12 gennaio
1999 (doc. 23) non indicasse i motivi del licenziamento, gli stessi non erano
nemmeno stati chiesti dal lavoratore, di modo che si poteva ritenere che
fossero identici a quelli menzionati nella missiva 20 luglio 1998 (doc. QQ e
20) a giustificazione della precedente disdetta 6 luglio 1998 (doc. NN e 16).
Il primo giudice ha poi accertato che la motivazione addotta dalla datrice di
lavoro per giustificare il licenziamento di AP 1 trovava riscontro agli atti,
dato che dalle testimonianze era emerso che il lavoratore era stato negligente
nella gestione di alcune pratiche, segnatamente nella trasmissione delle
proposte di assicurazione e delle notifiche di sinistri. Il Pretore ha poi
accertato che dall’istruttoria non era risultato che il lavoratore fosse
oggetto di mobbing e che, quindi, i suoi errori fossero riconducibili al
disagio da lui sofferto. Da qui, la non abusività della disdetta. Il primo
giudice ha infine respinto anche la richiesta del lavoratore di risarcimento
della perdita di guadagno per gli anni dal 1997 compreso al 1999, dato che egli
non ha comprovato che la stessa fosse riconducibile alla situazione lavorativa.

 

                                   2.   L’appellante
si lamenta anzitutto di un accertamento parziale dei fatti. Egli sostiene che
il Pretore si è unicamente basato sull’esistenza di un contratto di lavoro e
sulla disdetta, "senza approfondire veramente la realtà dei fatti e dare
il giusto peso alla situazione di confusione e incertezza creatasi in seno alla
convenuta durante gli anni 1997/1998/1999, le reiterate rimostranze (accertate
in istruttoria) del dipendente, le accertate modifiche unilaterali che la
convenuta imponeva ai suoi dipendenti quo agli elementi essenziali del
contratto di lavoro, in concreto: gli strumenti del lavoro e basi del reddito
(portafoglio polizze e zona di attività) e alle risultanze istruttorie in
particolare alle testimonianze rese da persone neutrali e non coinvolte
direttamente nel licenziamento del dipendente" (appello, pag. 3 in basso e
4 in alto). Tuttavia, l’appellante non trae conclusioni dalle sue censure. Non motivato a sufficienza, al riguardo l'appello va dichiarato
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).

 

                                   3.   L’appellante
sostiene che i motivi addotti dalla convenuta a suffragio del licenziamento
sono dei meri pretesti e non sono quindi il reale motivo della disdetta
(appello, pag. 5 in alto). 

 

                                3.1   Egli afferma
anzitutto di aver "presentato censure precise pertinenti all’effettiva natura
abusiva/ritorsiva del suo licenziamento e ha contestato la pertinenza, siccome
pretesti, dei motivi addotti dalla convenuta nella lettera di licenziamento. In
conclusione il Pretore ha preso per oro colato quanto sostenuto dalla convenuta,
senza porsi a confronto con la reale situazione dei fatti e le particolarità e
condizioni del contratto di lavoro che la convenuta di fatto imponeva ai suoi
dipendenti negli anni 1998/1999" (appello, pag. 5 in alto). Egli sostiene altresì
che "la sentenza impugnata non compie alcuno sforzo di verifica della
serietà dei rimproveri mossi dalla convenuta al ricorrente" e prosegue
"sempre in merito alla serietà e pertinenza dei rimproveri mossi dalla
convenuta, la sentenza non spende una parola in merito all’allegazione secondo
cui questi motivi sono stati raccolti a posteriori, ossia al fine di
giustificare la disdetta a mano di argomenti palesemente futili e privi d’importanza
e dissimulare i veri motivi" (appello, pag. 10). L’appellante si diffonde in considerazioni generiche, senza riferirsi alle
puntuali e circostanziate argomentazioni contenute nella sentenza impugnata, in
chiaro dispregio di quanto previsto dall’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC, che
impone di precisare i motivi di fatto e di diritto per i quali il giudizio
sarebbe errato (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 23 e 27 ad art. 309). Al riguardo, l’appellante sostiene di aver nel dettaglio
contestato, fin dall’allegato
di replica, vuoi il fondamento dei rimproveri, vuoi la loro pertinenza ai fini
del licenziamento (appello, pag. 10). Se non che, il richiamo alle motivazioni
espresse dinanzi al primo giudice è inconciliabile con l’esigenza di una motivazione chiara degli
allegati di appello (Cocchi/Trezzini, CPC-TI,
App. 2000/2004, Lugano 2005, n. 36 ad art. 309). Su questo punto l’appello è dunque irricevibile.

                                3.2   L’attore ritiene che dall’istruttoria è emersa la futilità del motivi
invocati dalla convenuta, dato che essi non avevano lasciato alcun particolare
ricordo neppure nei suoi superiori diretti (appello, pag. 11 segg.). 

 

                             3.2.1   A suffragio
della propria tesi l’appellante
invoca la testimonianza di __________ __________ (all’epoca
dei fatti agente generale dell’agenzia di __________)
in merito al doc. 10, laddove ha dichiarato "non sono sicuro di averlo
visto prima di oggi" (audizione 11 ottobre 2000, pag. 14). Se non che,
egli ha anzitutto affermato di non riconoscere la firma sotto il nome "__________"
apposta su tale documento (loc. cit.). Va detto che __________ __________ era
all’epoca il diretto superiore
dell’attore (audizione __________
__________ 11 ottobre 2000, pag. 13 in basso). Inoltre, dopo aver esternato
dubbi sul fatto di aver visto tale scritto, ma non avendo negato tale
circostanza, in un’audizione
successiva __________ __________ ha affermato "quando nel doc. 20 si parla
di falsificazione della firma del signor __________, è riferito al doc. 10
mostratomi. Sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questo documento tramite i signori __________ e __________.
Ricordo che durante un colloquio avuto con __________ e __________, __________
mi confermò che la firma sul doc. 10 non era la sua. In seguito a queste
affermazioni di __________, ricordo di aver avuto un incontro con il signor AP
1 per chiedere spiegazioni in merito. AP 1 confermava che si trattava di un
documento sottoscritto da __________ " (verbale 14 dicembre 2000, pag. 18
in basso e 19 in alto). Anche il teste __________ __________ ha confermato
"che la firma su questo documento non è la mia" (verbale 14 dicembre
2000, pag. 21 in basso) e "avevo segnalato quanto accadeva nell’agenzia di __________ al mio superiore
signor __________ con uno scritto che gli avevo inviato il 15 luglio 1998.
Prima di questo scritto avevo segnalato a __________ il disagio. Lo scritto 15
luglio è stato da me trasmesso a __________ dopo che erano emersi i fatti di
cui al doc. 10. Ricordo di aver partecipato ad un incontro (non mi ricordo più
la data); oggetto della discussione erano i fatti di cui al doc. 10 ed in
particolare la falsificazione della mia firma sullo stesso" (verbale 14
dicembre 2000, pag. 22 in alto). Non è quindi vero, come affermato dall’appellante, che l’evento era talmente futile da non essere ricordato nemmeno dai
superiori dell’attore.

 

                             3.2.2   L’attore
ritiene altresì che la testimonianza di __________ __________ sia confusa in
merito ai tempi e ai modi in cui egli sarebbe venuto a conoscenza dei documenti
e dei rimproveri (appello, pag. 11). Se non che, una volta di nuovo l’appellante
si limita a considerazioni generiche, senza sostanziare
le proprie censure, sicché al riguardo l’appello si rivela finanche irricevibile. Sia come sia, la
testimonianza di __________ è chiara sulle inadempienze dell’attore. A parte la
circostanza della firma menzionata sopra, in merito al
doc. 11 egli ha riferito di non rammentare tale documento, ma le circostanze
ivi riportate, "che si trattava di una non evasione di una pratica del
ramo sinistri da parte del signor AP 1. Sono sicuro che si trattava di diverse
pratiche rimaste inevase" (audizione 11 ottobre 2000, pag. 14 in basso) e
in merito al doc. 13 egli ha affermato "ricordo il caso menzionato nel
documento. Mi era stata segnalata la questione da parte del signor __________ __________,
collaboratore del signor AP 1. Con questo documento __________ segnalava a __________
che vi erano stati dei problemi con la cliente signora __________. Io ero stato
messo al corrente della situazione ma non ho mai conferito con la signora __________.
Confermo si trattava di un caso di non adempimento da parte del collaboratore
del suo obbligo di invio alla AO 1 dei necessari documenti" (loc. cit.,
pag. 15 in alto). L’appellante
sostiene inoltre che il teste in questione ha ammesso "implicitamente –
quasi espressamente" che l’appellante è stato licenziato poiché "non accettava il nuovo
sistema di contratto perché a suo modo di vedere era ingiustificato" e che
ciò comprova che la disdetta aveva motivi ritorsivi (appello, pag. 11). In
realtà, il teste in questione ha dichiarato: "avevo perso la fiducia in AP
1 a seguito di tutti gli avvenimenti successi, in particolare faccio
riferimento al rapporto personale e di lavoro esistente tra AP 1 e il suo
diretto superiore __________. AP 1 non accettava la fusione delle AO 1, non
accettava il sistema della consulenza globale, non accettava il suo superiore __________,
non accettava il nuovo sistema di contratto perché a suo modo di vedere era
ingiustificato. Io ho cercato in tutti i modi di capirlo e di aiutarlo, ma ho
fallito e alla fine è sopravvalsa la mia valutazione su un uomo eccellente come
__________ " (verbale 14 dicembre 2000, pag. 20 in fondo). Ciò non sta
ancora a significare che la disdetta non sia stata dettata dai motivi elencati
nella lettera 20 luglio 1998 (doc. QQ e 20). Tanto più
che, come detto, lo stesso teste, mostrategli lo scritto testé citato, ha
ricordato: "i fatti citati nello scritto mostratomi, segnatamente i motivi
della disdetta data a AP 1" (audizione 14 dicembre 2000, pag. 18 in alto).

 

                             3.2.3   Sempre a
suffragio della futilità del motivi invocati dalla
convenuta, l’appellante invoca
la testimonianza di __________ __________ (all’epoca dei fatti diretto superiore dell’attore: audizione __________ 11 ottobre 2000, pag. 13 in basso) che
non sarebbe stato convincente in merito alla "sostanza dei rimproveri"
volti all’attore (appello, pag.
11 seg.), tant’è che egli ha
riferito: "Da parte mia con AP 1 non avevo detto di agire come scritto sul
documento [doc. 10]. Gli dissi unicamente in maniera generica, essendo all’oscuro dei dettagli, di prendere contatto
con il cliente e di sistemare la faccenda (…) da __________ avevo ricevuto solo
lamentele e allo stesso dissi unicamente che avrei informato AP 1 di provvedere in merito e recarsi da lui. In altre parole
non parlai di termini precisi" (verbale 14 dicembre 2000, pag. 22 in
basso). Se non che, non è dato di capire in che misura la circostanza allegata
dall’appellante possa sopperire
alle negligenze dell’attore,
che invece emergono dalla stessa testimonianza di __________ __________. Lo
stesso teste ha spiegato di aver chiesto al lavoratore di "sistemare la
faccenda" e che non poteva essere più preciso sulle modalità poiché
"all’oscuro dei
dettagli". Tale ignoranza è peraltro riconducibile alla negligenza dello
stesso attore, come confermato dal teste secondo il quale "__________ si
lamentava con me di cose che ero all’oscuro poiché AP 1 non me ne ha mai parlato. Devo premettere che AP
1 ha avuto sempre difficoltà nell’accettarmi come suo superiore" (verbale 14 dicembre 2000, pag.
22 in alto). Inoltre, l’appellante
omette di menzionare la parte di testimonianza ove __________ __________ riferisce,
in merito al doc. 10, "conosco questo documento e conosco il cliente __________.
Confermo che la firma su questo documento non è la mia. Il signor __________ mi
aveva trasmesso un fax di questo documento. __________ mi aveva telefonato due
o tre volte per lamentarsi che vi erano delle liquidazioni che non erano state
fatte in modo corretto; dopo questi telefoni mi ha fatto avere per fax questo
documento. In quell’occasione
era la prima volta che vedevo il documento in questione. __________ si
lamentava in quanto non aveva ricevuto delle giuste risposte in merito a danni
da lui subiti, soprattutto in relazione al danno di una mucca deceduta. __________
si lamentava con me di cose che ero all’oscuro poiché AP 1 non me ne ha mai parlato. Devo premettere che AP
1 ha avuto sempre difficoltà nell’accettarmi come suo superiore. Avevo segnalato quanto accadeva nell’agenzia di __________ al mio superiore
signor __________ con uno scritto che gli avevo inviato il 15 luglio 1998.
Prima di questo scritto avevo segnalato a __________ il disagio. Lo scritto 15
luglio è stato da me trasmesso a __________ dopo che erano emersi i fatti di
cui al doc. 10. Ricordo di aver partecipato ad un incontro (non mi ricordo più
la data); oggetto della discussione erano i fatti di cui al doc. 10 ed in
particolare la falsificazione della mia firma sullo stesso" (verbale 14
dicembre 2000 pag. 21 in basso e 22 in alto). La testimonianza di __________ __________
non é quindi di ausilio alla tesi dell’appellante.

 

                             3.2.4   L’attore
prosegue invocando la testimonianza di __________ __________ (all’epoca dei
fatti superiore amministrativo dell’attore, capoufficio presso l’agenzia di __________
e __________: audizione __________ 11 ottobre 2000, pag. 13 in basso). L’attore
sostiene che il teste ha ammesso di non aver visto il doc. 10 prima del
licenziamento e non ricorda neppure di aver partecipato ad una riunione
(appello, pag. 12 in alto). Se non che, in merito al doc. 10 il teste ha confermato
"che questo documento è quello di cui riferisce il doc. 20 in merito alla
"falsificazione" della firma del signor __________. La nota
manoscritta "nessun avviso di sinistro" è di mio pugno. Ricordo di
aver ricevuto tale scritto doc. 10 tramite fax dal signor __________, alcune
settimane dopo il 9 giugno 1998. So che il signor __________ ebbe modo di
chiedere spiegazioni a AP 1 circa tale scritto. So che si discusse di questo
caso ma non rammento in modo specifico di aver partecipato ad una riunione. Da
parte mia non ho mai ricevuto spiegazioni da parte del signor AP 1 in merito a
questo documento 10" (verbale 7 maggio 2001, pag. 35 in basso). Sulla
scorta della testimonianza non si può quindi dire che __________ __________ non
abbia visto il doc. 10 prima del licenziamento, avvenuto il 6 luglio 1998
(sopra, lett. B), ovvero quasi un mese dopo la data di invio del fax al cliente
__________. ln ogni caso, al riguardo il teste ha precisato che "ricordo
il giorno del licenziamento del signor AP 1; mi sembra si trattasse del 6-7
luglio 1998. Egli venne convocato a __________ dall’agente generale signor __________;
era presente pure il signor __________ e anch’io ero presente. Mi sembra di
ricordare che venne chiesto in quell’occasione a AP 1 di spiegare per quale
motivo avesse firmato il doc. 10" (loc. cit., pag. 35 in fondo e 36 in
alto). Di conseguenza, va da sé che la conoscenza da parte del teste del doc.
10 era precedente alla data del licenziamento dell’attore. Al contrario di
quanto ritenuto dall’appellante, poi, non importa che __________ __________ non
ricordi di aver partecipato a una riunione, dato che ricorda comunque che
"si discusse di questo caso". L’attore fa riferimento, infine, alla
dichiarazione del teste, dove afferma: "Io personalmente non ho mai
ricevuto lamentele circa l’operato di AP 1" (loc. cit., pag. 36 in alto).
Non va dimenticato, tuttavia, che lo stesso teste ha affermato "tali
lamentele so che erano state formulate dal signor __________ " (loc.
cit.), tant’è che lo stesso __________ ha dichiarato di aver segnalato "quanto accadeva nell’agenzia di __________ al mio superiore signor __________ "
(verbale 14 dicembre 2000 pag. 21 in basso e 22 in alto). Anche al riguardo l’appello dev’essere quindi respinto. In definitiva, dall’istruttoria non è emerso che la motivazione data dalla datrice di
lavoro alla disdetta fosse un mero pretesto. Anzi, dalle
testimonianze citate sopra è risultato proprio il contrario.

 

                                   4.   L’attore
critica inoltre il Pretore laddove questi ritiene, una volta accertate le
negligenze lavorative alla base della disdetta, che non è compito del giudice
indagare sulla gravità e eventuale pregiudizio delle stesse, dato che tale
giudizio di opportunità compete unicamente al datore di lavoro. Secondo il
lavoratore, solo questo esame permetterebbe invece di accertare l’abusività
della disdetta, alla luce sia della futilità dei motivi di cui alla disdetta
sia del fatto che le stesse erano da imputare al clima creato dalla stessa
convenuta (appello, pag. 4 seg. e 10 in mezzo). 

 

                                4.1   Come
osservato dalla convenuta (pag. 3 in basso e 4 in alto), nell’elenco di cui all’art.
336 CO non appare la circostanza che il licenziamento sia stato motivato da
negligenze lavorative del lavoratore. Tuttavia, l'accennato catalogo di
fattispecie non è esaustivo e serve quindi – in senso generale – a
concretizzare il principio generale del divieto d’abuso. È pur vero, comunque,
che il medesimo non lascia molto spazio per casi diversi. È, in tal senso, in
particolare riconosciuto che l’abusività di una disdetta ai sensi dell’art. 336
CO può attuarsi anche per mezzo del comportamento della parte che vi procede,
che non può contravvenire in modo grossolano al principio della buona fede, né
configurare una grave lesione della personalità, ancorché non sia causale per
la disdetta. Va detto ancora che in generale, per essere abusiva, la disdetta
deve fondarsi su un motivo riprovevole (verwerflich) secondo i canoni
sociali di valutazione, ovvero nel senso di un abuso della libertà accordata
alle parti e meglio nell’ambito normativo descritto per mezzo dell’accennato
catalogo (da ultimo: II CCA, sentenza inc. 12.2007.166 del 2 maggio 2008,
consid. 6 con riferimenti dottrinali e giurisprudenziali). In particolare, il Tribunale federale ha spiegato che il diritto al
licenziamento è limitato qualora conduce a una sproporzione manifesta degli
interessi delle parti (DTF 132 III 115 consid. 2.4). 

 

                                4.2   In
tal senso, l’appellante critica a ragione il Pretore laddove questi ritiene che
la ponderazione degli interessi in gioco non sia rilevante ai fini del
giudizio. Per suffragare la propria tesi, l’appellante invoca le testimonianze
di __________ __________ (consulente alla clientela
"maggiorato" presso la convenuta) e di __________ __________ (già
consulente alla clientela presso l’agenzia di __________) dalle quali, a sua detta, emerge che anche
nell’ipotesi in cui le
negligenze rimproverategli fossero fondate, esse non sarebbero che innocue
disattenzioni di un lavoratore sempre scrupoloso e diligente che non hanno
recato alcun pregiudizio all’azienda
(appello, pag. 12 segg.).

                             4.2.1   L’attore si riferisce anzitutto al passaggio
della testimonianza di __________ __________ laddove dichiara che "in
merito al contenuto del documento [doc. 10] vagamente ricordo che AP 1 si era
lamentato con me circa il comportamento del suo allora capo sig. __________ nel
senso che AP 1 desiderava un sostegno da parte di __________ che invece non gli
era stato dato; così mi diceva il signor AP 1. Ritengo che AP 1 poteva firmare
un simile documento a proprio nome senza aggravare la AO 1. So che vi erano
stati dei problemi tra AP 1 e __________, era stato AP 1 a parlarmene"
(verbale 28 giugno 2001, pag. 42 in mezzo). Il testimone deve riferire su fatti
a lui noti e non esprimere una valutazione su quesiti in cui dovesse valere il
suo parere per cognizioni sue particolari o per speciale sua formazione (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000,
n. 2 ad art. 237), di modo che la sua opinione secondo
la quale l’attore poteva firmare il doc. 10 senza pregiudicare la datrice di
lavoro resta tale e non assurge, come osservato dalla convenuta (pag. 11 in
alto), a rango di prova. Va altresì precisato che la sua testimonianza, al
riguardo, non sarebbe stata comunque utile ai fini del giudizio. Invero, egli
ha affermato che l’attore poteva firmare "a proprio nome", mentre
nella fattispecie dall’istruttoria è emerso, come illustrato sopra, che sul
doc. 10 vi era la firma falsificata di __________. Per quanto concerne,
inoltre, i problemi tra l’appellante e __________, egli spiega che era stato l’attore
a parlargliene. Se non che, la testimonianza per
sentito dire non ha forza probatoria, tanto meno quando il testimone riferisce
di dichiarazioni fatte dalla parte gravata dall’onere della prova (sentenza del
Tribunale federale 4P.48/2006 del 22 maggio 2006, massima pubblicata in SZZP
2006/4, 378). In definitiva, i passaggi menzionati dall’attore non hanno alcuna
valenza probatoria.

 

                             4.2.2   L’appellante ritiene che il
rimprovero di aver rilasciato indebitamente una copertura provvisoria (doc. QQ
e 20) si è rivelato futile alla luce della testimonianza di __________ __________
sulla prassi relativa alla concessione di tali coperture (appello, pag. 12 in
basso e 13 in alto). L’appellante non
rinvia tuttavia ad alcun passaggio della testimonianza in questione e non
spiega il suo asserto, sicché al riguardo, non motivato
a sufficienza, l'appello sarebbe finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f
CPC combinato con il cpv. 5). Sia come sia, il teste __________ ha affermato al
riguardo: "viene ostenso al teste il doc. 11 primo foglio: confermo che
quanto scritto nel penultimo capoverso del documento mostratomi fa riferimento
alle proposte contenute nel rapporto __________ di cui al foglio 2 del doc.
11" (verbale 28 giugno 2001, pag. 42 in alto). Nella missiva testé citata
13 luglio 1998 (doc. 11) l’avv. __________ __________, agente generale
dell’agenzia di __________, in merito alla vicenda del cliente __________, ha
scritto "non comprendo per quali motivi la lettera di copertura
provvisoria scaduta il 31 luglio 1997 non sia stata ulteriormente prolungata,
visto che le proposte non erano entrate in agenzia generale" e "in
merito alle tre proposte vi comunico che i relativi contratti saranno emessi
con effetto 10 luglio 1998, data in cui sono pervenute al Centro Servizio
Clienti di __________ " (doc. 11, primo foglio, penultimo capoverso). Nel
rapporto __________ (doc. 11, secondo foglio) si fa riferimento a una proposta al
cliente __________ per due stabili con inizio al 1° agosto 1997 e alla
copertura provvisoria dal 1° giugno 1997 al 30 luglio 1997. Alla luce dell’istruttoria
emerge quindi che una copertura che avrebbe potuto iniziare già il 1° agosto
1997 è stata, per motivi inerenti al lavoratore, posticipata al 10 luglio 1998,
ovvero quasi un anno dopo. Inoltre, sempre il teste __________ afferma che
"è prassi che la copertura provvisoria avvenga prima della firma della
proposta (…) Nel caso di cui al doc. 11, sulla proposta è indicato che la
copertura avrebbe dovuto decorrere dal 1° agosto 1997. É prassi delle Compagnie
di assicurazione che molte volte i periodi di copertura provvisoria non vengono
conteggiati (non si percepisce quindi un premio) questo per ragioni di
concorrenza e per favorire il cliente. Non ha importanza il fatto che la
proposta è stata firmata al 5 agosto con decorrenza della copertura al 1˚
agosto proprio per il fatto che esisteva già una copertura provvisoria"
(verbale 4 ottobre 2001). Dal doc. 11 primo foglio emerge tuttavia che la
copertura provvisoria è cessata il 31 luglio 1997. Ciò è peraltro confermato
anche dalla missiva 2 luglio 1997 inviata al cliente __________ (doc. 11 quinto
foglio). D’altra parte, lo stesso teste __________ ha dichiarato che "alla
scadenza della copertura provvisoria prolungata al 31 luglio si dovevano definire
i rischi e i premi e non mi è stata fatta una richiesta di prolungo della
copertura provvisoria". Dalle testimonianze invocate dall’appellante non
emerge quindi la futilità dei suoi errori.

 

                             4.2.3   Sempre per
comprovare la futilità delle negligenze imputategli (appello, pag. 13 in alto e
14 in alto), l’appellante invoca la testimonianza di __________ __________:
"AP 1 ha sempre lavorato con scrupolo, diligenza, passione, operando a
favore e nell’interesse della Compagnia" (verbale 4 ottobre 2001, pag. 4
in fondo e non, come erroneamente indicato dall’appellante, verbale 28 giugno
2001). Se non che, egli omette di menzionare l’ingresso della frase in
questione, ove il teste precisa "sotto le mie responsabilità" e il
fatto che __________ è stato il suo superiore solo fino alla fine del 1996
(verbale 28 giugno 2001, pag. 42). Di conseguenza, il teste non ha riferito
sulla qualità del lavoro dell’attore al momento del licenziamento, avvenuto nel
luglio 1998. L’appellante invoca a suffragio della sua argomentazione anche una
lettera 27 marzo 1998 nella quale la società si congratulava con lui per i dieci
anni di servizio e gli comunicava il versamento di un premio d’anniversario
(doc. ZZ). Tuttavia, tale missiva è stata inviata dalla sede di __________ della
datrice di lavoro, dove, come osservato dalla convenuta (pag. 20 in mezzo), non
necessariamente potevano già essere note le negligenze alla base del
licenziamento nel luglio 1998. Inoltre, in tale missiva la congratulazione era
per la durata dell’impiego e non vi erano riferimenti alla qualità dello
stesso. Anche su questo punto, quindi, la tesi dell’appellante non può essere
seguita.

 

                                4.3   Come detto, l’appellante
ritiene che i motivi di disdetta invocati dalla datrice di lavoro sono abusivi
anche per il fatto che, posto la loro esistenza, erano stati creati dalla
confusione e insicurezza in seno alla stessa e dall’ostilità creatasi da
presunte modifiche unilaterali del contratto di lavoro da parte della datrice
di lavoro.

 

                             4.3.1   Sulla confusione nell’azienda,
l’attore rinvia ai testi __________ e __________ (appello, pag. 13 seg.). Il
teste __________ ha affermato che "per quanto riguarda la lettera del 13
luglio 1998 prima pagina del doc. 11, posso confermare che tra l’Agenzia di __________,
__________, __________ (__________) e Centro Servizio (__________), le
comunicazioni interne non funzionavano e questo era una conseguenza della
"confusione generale" di cui ho parlato sopra e una conseguenza anche
della doppia struttura sotto un solo tetto. É successo che in quel periodo
certi documenti sono andati persi. Posso tranquillamente affermare che in quell’epoca
vi era molta rivalità tra agenti generali e spesso avevano discussioni tra di
loro, almeno per sentito dire" (verbale 4 ottobre 2001, pag. 4). Nella
lettera 13 luglio 1998 (doc. 11) l’avv. __________ del Centro servizio clienti
di __________ ha spiegato di non comprendere i motivi per cui la copertura
provvisoria scaduta il 31 luglio 1997 non era stata ulteriormente protratta
"visto che le proposte non erano entrate in agenzia generale. Su queste
lettere [le lettere di copertura provvisoria fino al 30 giugno 2007 e, poi,
fino al 31 luglio 1997: doc. 11, quarto e quinto foglio] è menzionato che una
copia era stata inviata a __________. Tuttavia in base agli accordi presi in
precedenza con i miei colleghi si era stabilito che il rilascio e il controllo
delle coperture provvisorie (e dei sospesi) incombeva alle agenzie generali __________.
per i rami nei loro segmenti". Tale circostanza nulla muta al fatto che l’attore
non ha inviato, dopo la scadenza della copertura provvisoria, la documentazione
per stipulare l’assicurazione, e nemmeno si è posto la questione di prolungare
la copertura provvisoria del cliente da lui trattato. D’altra parte, il teste
ha affermato che alcuni documenti erano stati persi, ma non che lo erano stati
quelli in questione, circostanza nemmeno sostenuta dall’appellante. Quest’ultimo
fa inoltre riferimento alla testimonianza di __________ __________ (consulente
alla clientela presso l’agenzia di __________ fino all’aprile-maggio 1998) che afferma:
"dai vertici non eravamo sostenuti a sufficienza. Si era creato un clima
di incertezza (un giorno parlavi con uno e il giorno dopo non era più alle
dipendenze della Compagnia – per esempio il signor __________ –, oppure un
giorno avevi un collega e il giorno dopo era diventato il tuo superiore"
(verbale 29 novembre 2001, pag. 6 in fondo). Tale testimonianza è tuttavia
ininfluente ai fini del giudizio, dato che non si pronuncia sulle cause delle
negligenze dell’attore ma si limita a riportare osservazioni
di carattere generale (II CCA, sentenza inc. 12.2002.22 del 18 settembre 2002,
consid. 2, massima pubblicata in Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, App. 2000/2004, Lugano 2005, n. 86 ad art. 90). Per il resto, l’appellante rinvia al proposito a
"tutte le dichiarazioni testimoniali già citate per esteso" (appello,
pag. 13 in mezzo). Anche al riguardo, non motivato a
sufficienza, l'appello è irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato
con il cpv. 5).

 

                             4.3.2   Sulla
questione dell’ostilità dovuta
alle presunte modifiche unilaterali del contratto di locazione l’appellante invoca invece le testimonianze
di __________, __________, __________, __________, __________, __________ e __________
(appello, pag. 25 segg.). Letti nel loro insieme essi hanno riferito sulle
modifiche del portafoglio del lavoratore e sul suo disagio in tal senso,
comprese le lamentele da egli esternate. Tuttavia, non vi è alcun passaggio
nelle testimonianze in questione che comprovi che tale situazione ha messo il
lavoratore nella condizione di commettere le negligenze che hanno motivato la
disdetta. D’altra parte, lo
stesso appellante si limita a sostenere che aveva "tutte le ragioni per
protestare in buona fede" (appello, pag. 29 in basso), ma non spiega come
tale clima da lui definito ostile e di incertezza abbia provocato gli errori da
lui commessi. Su questo punto, l’appello dev’essere quindi
respinto.

 

                                4.4   Si aggiunga che nemmeno dalle altre testimonianze si ravvisa una sproporzione manifesta degli interessi delle parti. Il Pretore
ha accertato che il lavoratore non aveva evaso delle pratiche (sentenza
impugnata, pag. 10 seg.). Come riportato dal primo giudice (sentenza impugnata,
pag. 11 in alto), il teste __________ __________ (all’epoca dei fatti agente
generale dell’agenzia di __________) ha dichiarato che "sono sicuro che si
trattava di diverse pratiche rimaste inevase" (verbale 11 ottobre 2000,
pag. 14 in basso). Anche il teste __________ __________ (superiore amministrativo
dell’attore, capoufficio presso l’agenzia di __________ e __________: audizione
__________ __________ 11 ottobre 2000, pag. 13 in basso) ha affermato:
"ricordo di aver visto tali proposte nel corso del 1998, allorquando
pervenne una reclamazione del cliente. La reclamazione riguardava il fatto che
vi era stato un sinistro, il quale non era coperto poiché non era stata
trasmessa la proposta. Di questa polizza si occupava il signor AP 1. Viene
ostenso il doc. 12: si tratta degli avvisi di sinistro cui si fa riferimento
nel doc. 20, che non vennero trasmessi" (verbale 7 maggio 2001, pag. 35 in
mezzo). Tali negligenze non possono definirsi bagattelle o, comunque, non
verosimilmente ledere la credibilità della convenuta, viste anche le
conseguenze per i clienti. Inoltre, il teste __________ ha confermato che i
fatti di cui alla lettera 20 luglio 1998 (doc. QQ e 20) sono alla base della
disdetta del rapporto di lavoro. Mostrategli lo scritto testé citato egli ha
invero ricordato "i fatti citati nello scritto mostratomi, segnatamente i
motivi della disdetta data a AP 1" (audizione 14 dicembre 2000, pag. 18 in
alto). In altre parole dall’istruttoria è risultato che il motivo del licenziamento
sono i fatti riportati nel doc. QQ (= doc. 20), mentre non è emersa una
sproporzione manifesta tra gli interessi delle parti, tale da comportare l’abusività
della disdetta. Nemmeno le negligenze del lavoratore sono da imputare a
comportamenti illeciti della convenuta. L’appellante, cui compete l’onere di
provare la natura abusiva della disdetta (bastando al proposito l’esistenza di
indizi convergenti tali da rendere l’abusività altamente verosimile: da ultimo:
II CCA sentenza inc. 12.2007.87 del 1° febbraio 2008, consid. 8.1), non è
quindi riuscito a dimostrare o rendere altamente verosimile l’abusività della
disdetta del rapporto di lavoro. 

 

                                   5.   L’appellante
prosegue affermando che il Pretore sbaglia ove ritiene che il contratto di
lavoro permetteva alla convenuta di modificare unilateralmente la composizione
del portafoglio e della zona di attività del lavoratore, motivo per cui le sue
reiterate rimostranze contro tali modifiche unilaterali sono pertinenti ai fini
del giudizio (appello, pag. 5 seg., 8 seg., pag. 20 seg., 23 seg.). Egli
sostiene, inoltre, che il primo giudice non si è chinato né sulla questione di
sapere "se la convenuta ha tentato di snaturare anche la natura del
reddito" (appello, pag. 6 in fondo, pag. 14 segg., 22 seg.) né su quella
relativa alle deduzione da tale reddito in caso di disdetta delle polizze
concluse da altri dipendenti (appello, pag. 7 in alto). L’attore ritiene
altresì che, al contrario di quanto accertato dal Pretore, non vi sia stata
alcuna agevolazione da parte della convenuta per risolvere una situazione che,
a sua detta, era conflittuale (appello, pag. 7 in mezzo). Egli elenca, poi,
tutta una serie di presunte modifiche unilaterali (appello, pag. 14 segg.) che
avrebbero comportato per il lavoratore effetti negativi ed iniqui, motivo per
cui le stesse sono abusive (appello, pag. 21). Tuttavia, non occorre
approfondire tali argomentazioni. Invero, posto, come illustrato sopra, l’esistenza
dei motivi di disdetta invocati dalla datrice di lavoro (consid. 3) e che non
vi sia stata una sproporzione tra gli interessi delle parti (consid. 4), le censure
testé citate sono ininfluenti ai fini del giudizio. Lo stesso vale per le
argomentazioni sull’indennità per licenziamento abusivo (appello, pag. 29
segg.), dato che nella fattispecie si è visto come non sussista alcuna disdetta
abusiva.

 

                                   6.   L’appellante
critica, da ultimo, la reiezione della propria domanda di risarcimento di una presunta
perdita di guadagno (appello, pag. 32 segg.). Il Pretore ha spiegato che la
domanda dell’attore di riconoscergli per gli anni dal 1997 al 1999 quanto da
lui conseguito prima del 1997 doveva essere disattesa, dato che alla clausola
n. 3 del contratto di lavoro 19/26 settembre 1995 (doc. 2) non vi era alcun
riferimento a precedenti redditi del consulente. Il primo giudice non ha
nemmeno seguito la censura dell’attore secondo il quale l’illecita riduzione
del suo portafoglio a opera della datrice di lavoro ha comportato la
diminuzione delle sue entrate. Il Pretore ha invero stabilito che lo stesso
contratto permetteva alla datrice di lavoro di modificare la composizione del
portafoglio del consulente e la sua zona d’attività (sentenza impugnata, pag.
16 in basso). L’appellante non si confronta in forma
critica con i contenuti del giudizio pretorile, limitandosi
ad affermare in maniera generica che la diminuzione del reddito è da ricondurre
al presunto comportamento anticontrattuale della convenuta, che avrebbe causato
anche la sua malattia e un’ulteriore perdita di guadagno, dato che le relative
indennità giornaliere sono state calcolate in funzione di redditi precedenti
che erano già calati a seguito dei presunti disagi. La sua censura dev’essere quindi disattesa già per assenza di sufficiente
motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC). Sulla questione dell’inadempienza della convenuta all’onere di edizione (art. 210 CPC), l’attore sostiene che il fatto che egli
intendeva provare, ovvero la perdita di guadagno (appello, pag. 34 in mezzo),
dev’essere tenuto per vero. Non
occorre dilungarsi sulla questione. Invero, anche se l’entità di tale perdita fosse comprovata, nella fattispecie l’appellante, come detto, non si è adoperato
per comprovarne la causa, da lui invocata nell’agire della convenuta.

 

                                   7.   Ne
discende che l’appello dev’essere respinto. La tassa di giustizia, le spese e
le ripetibili, commisurate a un valore litigioso di fr. 115'336.30 (fr. 45'336.30
+ fr. 70'000), seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

 

 

Per i quali motivi,

 

richiamati per le spese l’art. 148 CPC e la TG

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l’appello 5 luglio 2007 di AP 1 è
respinto.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali di appello, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 1'550.-

                                         b) spese                         fr.    
50.-

                                         totale                              fr.
1'600.-

 

                                         già
anticipati dall’appellante restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere a AO
1, fr. 5'500.- per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -;

  -.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno campagna.

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                     La
segretaria

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario è dato
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1
LTF), se il valore litigioso ammonta ad almeno fr. 15'000.– nelle vertenze in
materia di diritto del lavoro e di locazione e ad almeno fr. 30'000.– negli
altri casi; per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge
federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non
sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini
ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).