# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1e6d8791-b112-5cb9-aa86-e871c470d4e5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 24.06.2013 9.2013.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2013-86_2013-06-24.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2013.86

  	
  Lugano

  24 giugno
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di protezione del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Lardelli, presidente,

  Epiney-Colombo e Bozzini

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Perucconi-Bernasconi 

  

 

 

sedente per statuire nella causa promossa con istanza 6 febbraio 2013 di rientro dei
minori a seguito di rapimento da

 

	
   

  	
  IS 1 (Norvegia)

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  CV 1 

  patr. da: PR 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         per ottenere
il rientro a T__________ (Norvegia) della piccola

 

	
   

  	
  PI 1, 

  rappr. da: avv. CURA 1

  

 

esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   PI 1 è nata il __________ 2011 a B__________ (USA). La madre, CV 1 (__________1981),
è cittadina italiana e svizzera, mentre il padre, IS 1 (__________1978) è
cittadino italiano. Essi non sono sposati.

                                  B.   CV 1
e IS 1 si sono conosciuti nell’estate del 2010 in Norvegia, dove l’istante vive dal settembre 2009 e la convenuta si era trasferita con una
borsa di studio temporanea per il periodo da giugno a dicembre 2010. La coppia
ha vissuto dapprima, dal mese di ottobre 2010, in un appartamento dove IS 1 già abitava – insieme ad altri tre studenti – a __________, T__________.

                                         Dopo un breve soggiorno a B__________ (USA), dal febbraio al maggio
2011 CV 1 è tornata in Norvegia, in un appartamento preso in locazione (con
contratto sottoscritto dalla coppia il 14 novembre 2010), per il periodo dal 1°
gennaio 2011 al 31 maggio 2011 a __________ a T__________. Dal 13 maggio 2011 CV
1 si è trasferita negli Stati Uniti (dove aveva preso in locazione un
appartamento a C__________ - dal 21 maggio 2011 al 15 agosto 2011). IS 1 ha raggiunto la compagna dopo aver sgomberato l’appartamento in Norvegia. Entrambi hanno quindi
vissuto a B__________ (USA) fino alla nascita di PI 1, avvenuta, come detto (sopra,
consid. A) il 19 settembre 2011. La bambina è stata immediatamente riconosciuta
dal padre. 

                                         Il 22
settembre 2011 i genitori hanno sottoscritto dinnanzi ad un notaio il “Commonwealth
of Massachusetts Volountary Acknowledgement of parentage”. 

 

                                  C.   All’inizio
del mese di ottobre 2011, i genitori e la bambina si sono recati in Italia per
incontrare i famigliari ed in seguito ad A__________, dove risiedono i nonni
materni. Alla fine del mese di ottobre IS 1 è rientrato in Norvegia con un’auto
prestata, mentre CV 1 e la bambina si sono recate in Norvegia qualche giorno
più tardi. Il 31 ottobre 2011 è stato annunciato l’arrivo di PI 1 presso le
competenti autorità norvegesi. Nel frattempo IS 1 aveva sottoscritto un
contratto di locazione di un anno per un appartamento in H__________ a T__________
(Norvegia), indirizzo indicato quale residenza di PI 1 il 31 ottobre 2011. 

 

                                  D.   Il 20 marzo 2012 CV 1 e la figlia hanno lasciato la Norvegia. Dopo
un breve soggiorno in Svizzera e in Italia, esse si sono recate negli Stati
Uniti, dove il 7-8 giugno 2012 era prevista la consegna del dottorato alla
madre. Durante tale periodo madre e figlia avrebbero dovuto incontrarsi con IS 1 a fine marzo a Zurigo, dove quest'ultimo avrebbe dovuto riportare l’auto avuta in prestito, poi a
metà aprile in Italia, per le ferie Pasquali e infine a New York a inizio
giugno, dove avevano programmato di trascorrere una vacanza insieme in concomitanza
con la consegna del dottorato a CV 1.

                                         In concreto gli incontri programmati tra IS 1, CV 1 e la bambina non
sono però avvenuti, fatta eccezione per quello di Zurigo, verso fine marzo
2012, per la riconsegna dell’automobile.

 

                                  E.   Dal
12 giugno 2012 CV 1 e PI 1 si sono trasferite ad A__________, dove il 13 giugno
2012 la bambina è stata annunciata all’Ufficio controllo abitanti. Il 14 giugno
2012 IS 1 ha denunciato alla polizia norvegese il mancato rientro della figlia
in Norvegia. La procedura non ha avuto un seguito e in data 18 giugno 2012 è
stata chiusa.

                                         Il 21
giugno 2012, CV 1 si è rivolta alla Commissione tutoria regionale di __________
(in seguito Commissione tutoria), presso la quale si è presentata il 13 luglio
e il 27 luglio 2012.

 

                                  F.   In
data 30 luglio 2012, IS 1 ha presentato all’Autorità centrale norvegese una domanda
di ritorno di minori illecitamente trasferiti dal proprio domicilio. Questa domanda
è stata in seguito ritirata poiché fondata erroneamente sulla legislazione del
Massachusetts (USA).

 

                                  G.   L’11
settembre 2012, il Ministero della giustizia e della pubblica sicurezza Norvegese
ha inviato al Dipartimento federale di giustizia Svizzero una richiesta per
l’organizzazione dei diritti di visita ai sensi dell’art. 21 della Convenzione
dell’Aia del 1980.

                                         IS 1
aveva chiesto di poter incontrare PI 1 il 19 settembre 2012 in occasione del suo primo compleanno. La visita è stata mediata dall’Ufficio federale di
Giustizia; è stata però annullata in quanto IS 1 ha preferito attendere che fosse la Commissione tutoria a regolamentare le relazioni personali con
la figlia. 

                                         In data
12 ottobre 2012, è avvenuta un’udienza presso la Commissione tutoria. Le parti
avevano difficoltà ad accordarsi in merito all’esercizio delle relazioni
personali del padre con la figlia. 

                                         L'8
novembre 2012 IS 1, dal canto suo, ha presentato all’Autorità centrale
norvegese una nuova domanda di ritorno di minori illecitamente trasferiti dal
proprio domicilio.

 

                                  H.   Nel
frattempo CV 1 aveva richiesto all'autorità norvegese di poter accedere
all’appartamento in H__________ per poter riprendere i suoi oggetti personali e
quelli di PI 1. IS 1 non si è presentato all’udienza fissata il 20 settembre
2012 e il Tribunale ha deciso in data 24 settembre 2012.

 

                                    I.   Con
istanza 19 dicembre 2012, CV 1 ha chiesto alla Pretura di __________ di fissare
gli obblighi alimentari del padre nei confronti della figlia. Con decisione 4
gennaio 2013 l'istanza è stata dichiarata inammissibile e il Pretore ha
invitato la madre a rivolgersi alla Commissione tutoria. 

 

                                         Nel frattempo,
era stato coinvolto anche il Consolato Italiano di Lugano, per facilitare un
accordo sui diritti di visita. Il 20 dicembre 2012, il Console Italiano a
Lugano ha scritto a IS 1 specificando che la competenza per decidere,
risiedendo PI 1 in Svizzera ed essendo soggetta alla giurisdizione svizzera, spettava
alla Commissione tutoria.

 

                                         CV 1 si è
anche rivolta ad un avvocato norvegese, che ha espresso il suo parere
all’Ufficio federale di giustizia a Berna. 

 

                                  L.   In
data 6 febbraio 2013, IS 1 ha presentato presso questa Camera di protezione un'istanza
di rientro dei minori a seguito di rapimento. Ha pure istato per l'adozione di misure
supercautelari e cautelari per poter incontrare la figlia in pendenza della procedura
e ottenere il deposito dei documenti della figlia. Egli ha altresì chiesto che
sia l’autorità centrale svizzera – in collaborazione con l’Autorità cantonale – ad organizzare il rimpatrio, qualora la
madre non ottemperi all’ordine di rientro della minore.

 

                                  M.   Con
decisione 8 febbraio 2013 questa Camera ha decretato in via supercautelare
l’obbligo per la madre di depositare i documenti della figlia. 

                                         In data
11 febbraio 2013 è stata pure disposta una mediazione tra i genitori, affidandola
all’avv. TERZ 1 del Centro __________ di __________. 

 

                                  N.   Con
istanza 19 febbraio 2013, IS 1 ha chiesto in via supercautelare e cautelare che
gli fosse concessa la possibilità di incontrare la figlia nel fine settimana
successivo, durante il quale era prevista la mediazione con la ex compagna. 

 

                                  O.   Il
20 febbraio 2013 CV 1, senza l'ausilio di un patrocinatore, ha presentato la
propria risposta all'istanza cautelare. In tale ambito ha anticipato anche le
proprie considerazioni sul merito dell'istanza di rientro del 6 febbraio 2013
(cfr. consid. L), allegando i documenti da 1 a 64. 

 

                                  P.   Con
decreto 22 febbraio 2013, il presidente di questa Camera ha regolato il diritto
di visita del padre con PI 1 in concomitanza con la mediazione.

 

                                  Q.   Tramite
comunicazione 26 febbraio 2013, l’avv. TERZ 1 ha reso noto a questa Camera l’esito negativo del tentativo di mediazione tra le parti.

                                         Contestualmente
ha presentato la sua nota d’onorario, che è stata tassata dal presidente della
Camera con decreto 28 febbraio 2013. 

 

                                  R.   In
data 4 marzo 2013, il presidente della Camera ha nominato ad PI 1 una curatrice
di rappresentanza nella persona dell’avv. CURA 1, L__________, assegnando altresì
a CV 1 un termine non prorogabile fino a lunedi 25 marzo 2013 per presentare
una risposta scritta all’istanza 6 febbraio 2013 di IS 1. 

 

                                         Con
scritto 5 marzo 2013 l’avv. PR 2 ha informato questo Tribunale di aver assunto
il patrocinio di CV 1.

 

                                  S.   Vista
la richiesta della curatrice di rappresentanza di PI 1, il presidente della Camera
ha assegnato a IS 1 un termine per trasmettere la traduzione in lingua italiana
della documentazione prodotta in inglese. 

                                         Detta
traduzione è stata inviata il 21 marzo 2013.

 

                                  T.   In
data 25 marzo 2013, la convenuta ha presentato, per il tramite del
patrocinatore, la propria risposta scritta, con annessa la medesima documentazione
(1-64) già prodotta il 20 febbraio 2013.

                                         Contestualmente
ha presentato la propria istanza di ammissione al beneficio dell’assistenza
giudiziaria. 

 

                                  U.   Con
decreto 28 marzo 2013, questa Camera si è pronunciata in via cautelare, concedendo
un diritto di visita al padre con la figlia, a partire dal fine settimana del 7
e 8 aprile 2013, ogni quindici giorni il sabato dalle 15.00 alle 18.00 e la
domenica dalle 9.00 alle 12.00, oltre al giorno dell’udienza, a dipendenza
dell’orario di conclusione della discussione citata per il 23 aprile 2013,
indicativamente dalle 15.30 alle 18.00. Ha pure confermato il deposito dei
documenti di legittimazione di PI 1. 

 

                                         Parallelamente,
il presidente della Camera ha convocato le parti e la curatrice di PI 1
all’udienza di discussione del 23 aprile 2013.

 

                                  V.   Con
ordinanza 5 aprile 2013, il presidente della Camera ha assegnato un termine
alla convenuta fino al 22 aprile 2013 per tradurre in lingua italiana la documentazione
prodotta in inglese; questa è stata puntualmente trasmessa alla scadenza del
termine. 

                                         In medesima data, dando seguito ad una richiesta dell’istante,
l’udienza di discussione è stata spostata al 6 maggio 2013.

 

                                   Z.   Il
3 maggio questa Camera ha decretato un complemento del disciplinamento delle
relazioni personali, nel senso che, durante l'esercizio del diritto di visita
del papà, il passaggio di PI 1 avrebbe dovuto avvenire presso il Punto di
incontro di __________. 

 

                               AA.   L’udienza
di discussione tra le parti è avvenuta il 6 maggio 2013. Durante la stessa,
l’istante ha avuto modo di presentare un allegato di replica, mentre la
convenuta ha potuto duplicare seduta stante. La curatrice ha presentato un
rapporto ed entrambe le parti sono state sentite personalmente. 

 

                               BB.   Il 10
maggio 2013, il presidente della Camera ha interpellato l’Ufficio federale di
giustizia, sezione di diritto internazionale privato, chiedendo che venisse
preso contatto con l’autorità penale norvegese, al fine di chiarire se vi
fossero pendenti azioni penali contro la convenuta relative alla sottrazione
della figlia. 

                                         In data 16
maggio 2013, per il tramite del suddetto Ufficio, è giunta la conferma dell’archiviazione
dei procedimenti penali a carico di CV 1.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Nel caso di minorenni illecitamente trasferiti o trattenuti
all'estero, la persona cui è affidata la custodia può chiederne il rientro, davanti
alle autorità svizzere, valendosi di due trattati internazionali: la
Convenzione del Consiglio d'Europa sul riconoscimento e 

l'esecuzione delle decisioni in materia di affidamento di minori e sul
ristabilimento dell'affidamento, del 20 maggio 1980 (RS 0.211.230.01), e la
Convenzione dell'Aia sugli aspetti civili del rapimento internazionale dei minori, del 25 ottobre 1980 (CArap) (RS
0.211.230.02), invocata dall'istante. Entrambi gli accordi, cui è parte anche
la Norvegia, perseguono gli stessi obiettivi con disposizioni parzialmente
analoghe. In Svizzera l'art. 4 LF-RMA prevede che investita di una richiesta di
rientro sia anzitutto l'autorità centrale della Confederazione, ovvero
l'Ufficio federale di giustizia (art. 1 cpv. 1 LF-RMA), il quale “può avviare
una procedura di conciliazione o una mediazione allo scopo di ottenere la
consegna volontaria del minore o facilitare una soluzione in via amichevole”.
Se il tentativo fallisce, competente per statuire sul ritorno come
giurisdizione unica è il Tribunale superiore del Cantone nel quale il minore dimora
al momento in cui è presentata la domanda (art. 7 cpv. 1 LF-RMA). In virtù
dell’art. 48 lett. f n. 6 LOG, questa Camera è competente per adottare, quale
unica istanza cantonale, le decisioni ai sensi della Legge federale sul
rapimento internazionale dei minori del 21 dicembre 2007 e sulle Convenzioni dell’Aia
sulla protezione dei minori e degli adulti. La procedura applicabile è quella
sommaria (art. 8 cpv. 2 in fine LF-RMA).

 

                                  2.   Il
Tribunale adito con una domanda di ritorno avvia preliminarmente una procedura
di conciliazione o una mediazione allo scopo di ottenere la consegna volontaria
del minore o di facilitare una soluzione amichevole del contenzioso, a meno che
non vi abbia già provveduto l'autorità centrale (art. 8 cpv. 1 LF-RMA). Ciò non
risultando essere avvenuto nel caso in esame, questa Camera ha disposto essa
medesima un tentativo di conciliazione per opera di un mediatore, che il 26 febbraio 2013 ha accertato – come
detto (sopra, consid. Q) – l'impossibilità di conciliare le parti. Alla figlia
è stata quindi designata una curatrice di rappresentanza (art. 9 cpv. 3
LF-RMA). PI 1 non avendo nemmeno due anni, non ne è occorsa invece l'audizione
(art. 9 cpv. 2 LF-RMA; DTF 133 III 148 consid. 2.3. e 2.4). Questa Camera ha,
nel seguito, assegnato un termine alla convenuta CV 1 per
presentare la risposta scritta, poi sopraggiunta per il tramite di un patrocinatore
il 25 marzo 2013 (cfr. consid. T), a complemento della risposta già presentata
a titolo personale il 20 febbraio 2013 (cfr. consid. O). Le parti sono state
sentite all'udienza del 6 maggio 2013.

 

                                   3.   La
citata Convenzione dell'Aia sugli aspetti civili del rapimento internazionale
dei minori tende, in primo luogo, “ad assicurare il ritorno immediato dei
minori trasferiti o trattenuti illecitamente in qualsiasi Stato contraente”
(art. 1 lett. a). Il trasferimento o il mancato ritorno di un minore è
considerato illecito “quando avviene in violazione di un diritto di custodia
attribuito a una persona, a un'istituzione o ad ogni altro ente, solo o
congiuntamente, dal diritto dello Stato in cui il minore aveva la dimora
abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato ritorno”
(art. 3 lett. a). Tale diritto “può segnatamente discendere da un'attribuzione
per legge, da una decisione giudiziaria o amministrativa, o da un accordo vigente
secondo il diritto di questo Stato” (art. 3 in fine).

 

                                         Il
trasferimento di un minorenne è “illecito” nel senso dell'art. 3 lett. a della
menzionata Convenzione quando il minorenne sia portato via dallo Stato nel
quale ha “la dimora abituale” e il trasferimento avvenga in violazione del
diritto di custodia che compete al titolare (v. DTF 133 III 696 consid. 2). Né
la citata Convenzione dell'Aia né la LF-RMA, entrata in vigore il 1° luglio
2009, precisano la nozione di “dimora abituale”. Secondo giurisprudenza il
concetto va interpretato in modo autonomo.
Determinante è il centro effettivo della vita del minorenne e delle sue
relazioni. Tale luogo può risultare tanto dalla durata della residenza e dei
legami che ne derivano, quanto dalla durata della residenza prevista e
dall'integrazione che ci si attende. Un soggiorno di sei mesi crea – per
principio – una residenza abituale, ma una residenza può diventare “abituale”
anche subito dopo il cambiamento del luogo di soggiorno se è destinata a essere
durevole e a sostituire il precedente centro d'interessi. 

                                         La
residenza abituale si definisce in base a elementi esteriori e va definita per
ciascuno singolarmente. Quella di un figlio coincide, di regola, con il centro
di vita di un genitore almeno. Trattandosi di un neonato o di un bambino
piccolo, indizio decisivo sono le relazioni familiari con il genitore cui egli
è affidato; i legami di una madre con un paese comprendono, generalmente, anche
il figlio (DTF 129 III 288 consid. 4.1;
sentenze del Tribunale federale 5A_119/2011 del 29 marzo 2011 consid. 6.2.1.1,
in RtiD 2011 II pag. 813; 5A_650/2009 dell11 novembre 2009, consid. 5.2,
in: SJ 2010 I 193).

 

                                   4.   Per stabilire se vi sia stato un
illecito trasferimento ai sensi dell’art. 3 lett. a della citata Convenzione
dell’Aia (CArap) occorre quindi, in primo luogo, accertare dove PI 1 aveva la
sua residenza abituale al momento della partenza da T__________ (Norvegia),
avvenuta il 20 marzo 2012.

 

                               4.1.   L'istante
sostiene che la dimora abituale di PI 1 nel periodo immediatamente precedente
al suo trasferimento in Svizzera era a T__________ (Norvegia).

                                         La
convenuta eccepisce, dal canto suo, di non aver mai desiderato trasferirsi stabilmente
in Norvegia con la figlia, rilevando di avervi per altro soggiornato solo per
breve tempo (meno di quattro mesi).

 

                               4.2.   Dagli
atti emerge, in vero, che IS 1, CV 1 e PI 1 hanno risieduto assieme in Norvegia
per quasi 5 mesi (dal 25 ottobre 2011 al 20 marzo 2012) – durata di per se sufficiente
per una dimora abituale (cfr. sopra consid. 3) – e che i genitori della bambina
avevano un comune progetto di convivenza – in quel luogo – destinato a durare
nel tempo.

 

                                         Già prima della nascita di PI 1, i genitori avevano convissuto in
Norvegia dal 1° gennaio 2011 al 12 maggio 2011, in un appartamento preso in locazione con contratto sottoscritto dalla coppia il 14 novembre
2010 (cfr. doc. 10 di risposta). Dal 13 maggio 2011 CV 1 si è trasferita negli
Stati Uniti, dove aveva preso in locazione un appartamento a C__________ (doc.
17 di risposta). IS 1 ha poi raggiunto la compagna dopo aver sgomberato
l’appartamento in Norvegia. Entrambi hanno quindi vissuto assieme negli Stati
Uniti almeno da luglio 2011 (cfr. risposta 25 marzo 2013, pag. 3 verso il
mezzo) e fino alla nascita di PI 1, avvenuta, come detto (sopra, consid. A) il
19 settembre 2011.

 

                                         Pochi
giorni dopo la nascita di PI 1, il 3 ottobre 2012 (cfr. risposta 25 marzo 2013,
pag. 4 in alto), le parti e la bambina hanno lasciato gli Stati Uniti e
raggiunto dapprima Venezia (doc. 15 di risposta) – dove hanno soggiornato per
due settimane nell'appartamento di proprietà di CV 1 – e poi A__________. Da quest'ultima
località IS 1 è poi ripartito, per primo, in direzione della Norvegia, con
l'auto ricevuta in prestito dalla società amministrata dal padre di CV 1 (cfr.
rapporto 6 maggio 2013 della curatrice, pag. 3 in mezzo). Quest'ultima l'ha poi raggiunto in Norvegia, unitamente alla bambina, il 25 ottobre
2012, andando ad abitare nell'appartamento preso in locazione da IS 1 a T__________. Trattavasi di un appartamento concesso dall'Università al padre con affitto
agevolato a motivo del suo lavoro per l'ateneo (cfr. istanza 6 febbraio 2013,
doc. C e D).

 

                                         Già da
quanto sopra esposto traspare la volontà dei due genitori di vivere assieme,
unitamente alla loro piccola, e di scegliere la Norvegia quale luogo di residenza
abituale. Per altro, né IS 1 né CV 1 hanno mai sostenuto che il centro effettivo
delle loro relazioni fosse negli Stati Uniti o in altri paesi in cui hanno
occasionalmente soggiornato.

                                         La
convenuta obietta che il fatto che il contratto per l'appartamento in Norvegia
sia stato sottoscritto solo dall'istante dimostrerebbe che lei, raggiungendolo
in quest'ultimo paese, non aveva intenzione di andare a vivervi durevolmente. A
torto. 

                                         La
sottoscrizione del contratto di locazione da parte del solo IS 1 è certamente
spiegabile con la circostanza che si trattava di locazione agevolata in relazione
al contratto di lavoro che egli aveva con l'Università.

 

                               4.3.   Altri
elementi confermano, comunque, la volontà di IS 1 e CV 1 di risiedere durevolmente
in Norvegia con la piccola PI 1.

 

                            4.3.1.   Il 25
ottobre 2011 le parti hanno presentato il certificato di nascita della bambina
alle autorità norvegesi (doc. P) annunciando PI 1 al registro della popolazione
norvegese come residente presso l'indirizzo comune a quello dei genitori (H__________
T__________, doc. F). 

 

                            4.3.2.   CV 1
nel novembre 2011 ha pure comunicato ai consolati Svizzero e Italiano la propria
residenza in Norvegia (cfr. risposta 20 febbraio 2013, pag. 6 verso l'alto). 

 

                            4.3.3.   Il 25
novembre 2011 entrambi i genitori hanno anche inoltrato, presso il Norvegian
Labour and Welfare, la richiesta di ottenere il “child Benefits/Barnetrygd”.
Per ricevere il “child benefit”, occorre che il bambino viva in Norvegia
mantenendo di regola la residenza per almeno 12 mesi consecutivamente (doc.
DD). Di conseguenza si può ritenere che i genitori di PI 1 avevano intenzione
di ossequiare tale condizione di durata.

 

                            4.3.4.   La
convenuta, nel dicembre 2011, ha anche fatto dei passi intesi alla ricerca di
un posto di lavoro a T__________ e meglio come risulta dal doc. GG. 

 

                            4.3.5.   Dal
verbale 6 maggio 2013 della discussione avvenuta dinnanzi a questa Camera, risulta
poi che i genitori di PI 1 avevano discusso di eventualmente iscrivere la piccola
in un asilo nido. La madre sostiene che siano state “semplici discussioni tra i
genitori”. Emerge tuttavia dagli atti che essa, nel febbraio 2012, ha invero presentato una domanda di ammissione di PI 1 ad un istituto M__________ di T__________
a far tempo dal dicembre 2012 / gennaio 2013 (doc. Q e U).

 

                            4.3.6.   Trasferendosi in Norvegia nell'ottobre 2011, CV 1 aveva portato con
sé i propri oggetti e quelli della bambina. Quando poi il 20 marzo 2012 è
ripartita in direzione degli Stati Uniti, ha lasciato tutti questi oggetti
nell'appartamento di T__________. Prova ne è che solo nel settembre 2012 ha istato presso la competente autorità Norvegese per “accedere all'appartamento in H__________
per rientrare in possesso dei beni” suoi e “di quelli di PI 1” (risposta 20 febbraio 2013, pag. 15 verso il basso, con riferimento ai doc. 47 e 48). Tutto ciò
conferma ulteriormente che i genitori di PI 1 avevano scelto T__________ come
luogo di residenza duratura per il nucleo famigliare e che ciò era ancora chiaro
per la stessa CV 1 al momento in cui il 20 marzo 2012 è partita dalla Norvegia.

 

                            4.3.7.   La
convenuta ha eccepito ripetutamente che con IS 1 vi è stata fin dall'inizio del
loro rapporto una situazione di mancata intesa. Quindi non si potrebbe, a suo
dire, parlare di accordo tra i due per una durevole convivenza e residenza in
Norvegia. A torto.

                                         Certo, i conflitti tra i conviventi non sono mancati e sono, per altro,
ammessi anche da IS 1 (cfr. verbale udienza 6 maggio 2013, pag. 6 nel mezzo). I
disaccordi e i conflitti tra le parti ancora non stanno a significare la
mancanza di volontà di costruire un rapporto di convivenza e di mantenerlo nel
tempo. Prova ne è che le parti – prima della partenza della convenuta nel marzo
2012 - avevano preso contatto con un consultorio famigliare in Norvegia, fissando
un appuntamento dopo il rientro di CV 1 previsto per il 18 giugno 2012 (cfr.
verbale udienza 6 maggio 2013, pag. 7 nel mezzo). La volontà di continuare la
vita comune in Norvegia facendo capo all'aiuto di un consultorio traspare del
resto in modo chiaro dai messaggi mail che istante e convenuta si sono
scambiati il 24 maggio 2012, prima della data di rientro in Norvegia di CV 1 e
della figlia, che era stata fissata di comune accordo per la metà del mese di
giugno (cfr. doc. LL, e-mail della convenuta del 24 maggio 2012, ore 4:32 PM).

                                         Ma c'è di
più. Dai messaggi di posta elettronica che i genitori si sono scambiati il 22
maggio 2012 a proposito di giochi da acquistare per PI 1 – nei quali hanno
espresso le loro opinioni relativamente alla scelta di alcuni oggetti – risulta
che la madre non aveva intenzione di portare oggetti pesanti dagli Stati Uniti
alla Norvegia, visto che poteva comperare gli stessi oggetti all'Ikea ("se
li vende l'ikea… perdonami… ma non mi spacco a portarli da qui!").
Peraltro, i toni dei medesimi messaggi sono piuttosto amichevoli, non di
persone i cui rapporti sono ormai inconciliabili e che hanno deciso di non
continuare a vivere insieme. Quindi, come si dirà anche sotto (consid. 6.2.,
6.2.1., 6.2.2.) dai predetti messaggi non traspare di certo che vi sia stato un
qualsivoglia accordo per atti concludenti alla rottura del rapporto e al non
rientro di CV 1 e di PI 1 in Norvegia. 

 

                               4.4.   Da
quanto sopra esposto, risulta in modo chiaro e inequivocabile che il luogo di residenza
abituale dei genitori e di PI 1, al momento in cui CV 1 il 20 marzo 2012 è
partita, era T__________ in Norvegia. 

 

                                   5.   Essendo accertato che la residenza abituale della bambina al
momento del trasferimento era in Norvegia, si pone ora il quesito a sapere se
il trasferimento sia avvenuto in violazione del diritto di custodia che
appartiene al titolare.

 

                               5.1.   La
convenuta eccepisce a tal proposito che alla nascita di PI 1 avrebbe sottoscritto,
insieme a IS 1, dinnanzi a un notaio statunitense il “Commonwealth of Massachusetts,
Volountary acknowledgement of Parentage”, nel quale viene, a suo dire, specificato
che la madre avrebbe la custodia della bambina. La convenuta evidenzia come lo
stesso documento diventerebbe vincolante alla stregua di una decisione giudiziaria
in caso non sia contestato nei 60 giorni (doc. 20). 

                                         CV 1
pretende che sarebbe in questo caso applicabile il diritto americano e la predetta
convenzione sottoscritta al momento della nascita di PI 1. Ne deduce che in
base alla convenzione e al diritto americano sarebbe lei detentrice a titolo esclusivo
della custodia parentale e quindi non vi sarebbe stato da parte sua un illecito
trasferimento della figlia. 

                                         A torto. 

 

                                         Il
documento a cui fa riferimento la convenuta è un “Voluntary Acknowledgement of
Parentage”, ossia un “riconoscimento volontario di parentela” (cfr. doc. 20
tradotto in lingua italiana). Trattasi di un documento necessario negli Stati
Uniti per stabilire la paternità su un bambino nato fuori dal matrimonio,
paragonabile al contratto che i genitori non coniugati stipulano dinnanzi alle
autorità di protezione in Svizzera. Questo documento sottoscritto dai genitori
e non contestato presso il Tribunale competente, ha sancito in via definitiva
unicamente il legame di filiazione della piccola PI 1 con IS 1. 

                                         Lo stesso
documento ricorda, poi, ai genitori – con un testo prestampato sul retro – quali
siano i loro diritti e doveri in virtù del diritto statunitense nel caso in cui
risiedano negli Stati Uniti. In particolare ricorda che, in virtù di detto
diritto, se due genitori non sono sposati, la custodia compete esclusivamente
alla madre. Questo richiamo ha valore palesemente solo in caso di residenza
negli Stati Uniti. 

                                         Considerato
che – pochi giorni dopo la nascita della bambina e il riconoscimento della
paternità da parte di IS 1 (fatti, questi, avvenuti entrambi negli Stati Uniti)
– la famiglia si è stabilita in Norvegia con l'intenzione di restarvi durevolmente
(cfr. sopra consid. 4.4.), applicabile è unicamente il diritto norvegese. 

 

                                         A titolo
abbondanziale, va rilevato che non emerge in alcun modo dagli atti (e nemmeno
le parti lo adducono) che i genitori abbiano avuto intenzione di trasferire la
loro residenza negli Stati Uniti - dove peraltro nel frattempo CV 1 ha concluso il suo dottorato – e di rendere in qualche modo applicabile la legge statunitense.
Diversamente da quanto sostiene la convenuta (risposta 20 febbraio 2013, pag. 8
verso il mezzo), la sottoscrizione del “riconoscimento volontario di
parentela”, di cui al doc. 20, non comporta quindi di certo accettazione di
applicazione della “Legge dello Stato del Massachusetts”, in tema di autorità
parentale, anche dopo la loro partenza dagli Stati Uniti.

 

                               5.2.   Giova
ricordare che il “diritto di custodia” evocato dalla CArap “comprende il
diritto vertente sulla cura della persona del minore e, in particolare, quello
di decidere della sua dimora” (art. 5 lett. a). La liceità o l'illiceità
dell'avvenuto trasferimento dipende così, in concreto, dalla legge norvegese
(luogo di dimora abituale della figlia immediatamente prima
della partenza) e non dalla legge svizzera o da quella americana (DTF
133 III 696 consid. 2.1).

 

                               5.3.   In virtù del diritto norvegese “[Act No. 7 of 8 April 1981 relating
to Children and Parents (The Children Act)]” (cfr. doc. L), IS 1 e CV 1, “essendo
genitori conviventi, detengono l’autorità parentale congiunta sui bambini nati
dalla loro relazione” (Sezione 35) ed hanno di conseguenza il medesimo diritto
di prendere le decisioni per la figlia (sezione 30). Va ancora rilevato che il
Ministero della giustizia norvegese e pubblica sicurezza, rivolgendosi all’Ufficio
federale della giustizia, unità di diritto internazionale privato a Berna, ha precisato
che per “conviventi” a norma della citata “Legge sull’infanzia Norvegese,
sezione 35, paragrafo 2” si intende “che entrambi i genitori siano registrati
allo stesso indirizzo di residenza nel Registro della popolazione Norvegese”
(cfr. doc. M, pag. 2). Ciò che, come risulta dagli atti, è il caso (cfr. doc.
B, C, D, e F).

                                         Siccome i
genitori di PI 1 convivevano insieme in Norvegia, essendo iscritti al medesimo
indirizzo sul registro della popolazione (doc. M), secondo il diritto materiale
del luogo di residenza della bambina essi ne detenevano congiuntamente
l’autorità parentale. Di conseguenza il diritto di custodia ai sensi delle
convenzioni internazionali era di fatto esercitato – al momento della partenza della
bambina verso gli Stati Uniti e, per finire, la Svizzera – da entrambi i
genitori, quindi anche dal padre. Ne consegue che, in virtù della sezione 40
della Legge norvegese già citata, senza il consenso del padre, la madre non poteva
pertanto trasferire il luogo di residenza della figlia in un paese estero.

 

                                   6.   Appurato
un illecito trasferimento all’estero, lo Stato richiesto deve ordinare il
ritorno immediato del minore (art. 12 cpv. 1 CArap), a meno che l’istante “non
esercitava di fatto il diritto di custodia all’epoca del trasferimento o del
mancato ritorno, ovvero aveva acconsentito o ha assentito a posteriori a questo
trasferimento o mancato ritorno” (art. 13 cpv. 1 lett. a CArap) oppure che “vi
è il grave rischio che il ritorno esponga il minore a un pericolo fisico o
psichico, ovvero lo metta altrimenti in una situazione intollerabile” (art. 13
cpv. 1 lett. b CArap).

 

                               6.1.   L'esercizio
di fatto del diritto di custodia anche da parte di IS 1 al momento della
partenza della piccola PI 1 dalla Norvegia non è contestato. Dagli atti emerge
del resto che IS 1 e CV 1, nel periodo in cui hanno convissuto assieme in
Norvegia, hanno condiviso gli oneri di accudimento della figlia, pur con una
predominanza della madre, a motivo dell'impegno lavorativo extra domestico del
padre (cfr. risposta 25 marzo 2013, pag. 4 in basso).

 

                               6.2.   CV 1
sostiene di non essere fuggita dalla Norvegia e che – a seguito della rottura
intervenuta tra le parti dopo la partenza – il mancato rientro in Norvegia era “la
logica conseguenza di una relazione che non esisteva più” (risposta 25 marzo
2013, pag. 5 verso il basso). Spiega che la sua partenza era stata concordata con
IS 1 per permetterle di “trascorrere un po' di tempo” con la sua famiglia “in
Svizzera, in Italia” e con sua sorella “negli Stati Uniti”; il programma originario
però si sarebbe “sviluppato purtroppo in maniera molto diversa” e, subito dopo
la sua partenza dalla Norvegia, la loro relazione si sarebbe “deteriorata
repentinamente e irreparabilmente” (risposta 20 febbraio 2013, pag. 12 verso il
mezzo). Secondo la convenuta, l'8 maggio 2012, quando lei si trovava a
Philadelphia da sua sorella, IS 1 le avrebbe “chiaramente ed inequivocabilmente
scritto via e-mail” che la loro “relazione era finita” (risposta 20 febbraio
2013, pag. 12 in basso). In simili circostanze era pertanto, a suo dire, normale
poter tornare a vivere in Svizzera dove ha i propri genitori che permettono a
lei e ad PI 1 “un armonioso ambiente di vita”; né si può, a suo dire, pretendere
che, “per attendere che il padre eserciti il proprio diritto di visita nei
confronti della figlia”, la madre “abbia a rinunciare alla propria carriera
professionale” (risposta 25 marzo 2013, pag. 6 in basso). All'udienza del 6 maggio 2013, CV 1 ha poi informato la Camera di aver ricevuto un'offerta
di lavoro “nei pressi di G__________ in Francia” che ha deciso di “tenere in
sospeso in attesa dell'esito di questa procedura” e che “in caso di
accettazione della proposta porterebbe con se la bambina” (verbale 6 maggio
2013, pag. 9 verso l'alto).

 

                            6.2.1.   Le
argomentazioni di CV 1 non hanno pertinenza alcuna con l'applicazione delle eccezioni
previste dall'art. 13 CArap, che, per altro, ripetutamente invoca ( risposta 25
marzo 2013, pag. 10 verso il basso e pag. 13 verso il mezzo; verbale udienza 6
maggio 2013, pag. 4 in alto e pag. 11 verso il basso).

 

                            6.2.2.   Va
detto, comunque, che, diversamente da quanto sostiene CV 1, dagli atti non risulta
che il rapporto con IS 1 sia stato troncanto definitivamente da quest'ultimo
con un suo messaggio di posta elettronica dell’8 maggio 2012 e che la logica
conseguenza di tale separazione era quella di non rientrare in Norvegia con la
bambina. 

                                         Certo,
dal messaggio dell'8 maggio 2012, ore 12.02 AM, nel quale l'istante scriveva in
particolare “mi dispiace sinceramente che le cose siano andate male tra noi.
Io ci avevo veramente creduto, avevo creduto nella nostra famiglia e in quello
che avremmo potuto costruire insieme. Purtroppo, come hai detto tu, siamo cane
e gatto, e veramente non andiamo d'accordo. Non mi sembra neanche più una
questione di colpe, di chi ha iniziato cosa. Ci siamo trovati in una spirale di
eventi che non siamo riusciti a controllare e soprattutto, di cui ne abbiamo
visto le conseguenze. Ormai mi sembra troppo tardi per tornare in dietro”,
si può ricavare volontà dell'istante di porre fine alla relazione con la convenuta.
L'e-mail in oggetto è tuttavia stato seguito da uno scambio di messaggi tra CV
1 e IS 1 che smentisce tale conclusione.

                                         In
particolare, in uno dei messaggi successivi dell'8 maggio 2012, ore 6.36 PM, IS
 1 ha in un primo momento ricordato quanto lei (CV 1) gli aveva detto prima di
partire, ossia che la pausa di 3 mesi avrebbe “permesso di svaporare le
incazzature reciproche e avrebbe permesso di poter ragionare in modo razionale
su quello che era successo con la promessa di riparlarne una volta tornata a T__________”.
Nel medesimo messaggio egli ha evidenziato che “Dai discorsi che mi hai
fatto ieri, da cose che mi hai detto altre volte, mi sembra chiaro che per te
la nostra relazione fosse già finita. Dopo l’ultima discussione di ieri non ho
potuto fare altro che constatare la tua volontà di chiudere con me, a questo
punto ti ho risposto di conseguenza”. 

                                         In
seguito le parti si sono scambiate altri messaggi nei quali si sono chiesti reciproci
chiarimenti. In particolare CV 1 ha chiesto di capire “1) potresti elencare
tutto quello che dovrei rivedere? 

                                         2) per
favore spiegami anche cosa significa per te 'rimetterti in gioco' ed elenca
cosa faresti per farlo" (e-mail del 9 maggio
2012, ore 8:19 PM).

                                         IS 1 ha risposto (e-mail del 9 maggio 2012, ore 8:59) che visto che la decisione era stata presa perché
fosse un “momento di riflessione ed esame di coscienza” egli un esame lo
aveva eseguito ed aveva capito i propri errori ma pure quelli della compagna,
alla quale ha rimproverato di non aver sufficientemente espresso il suo amore,
di averlo sempre criticato per qualsiasi cosa avesse fatto e che non le fosse andata
bene, di non avere mai espresso stima nei suoi confronti, facendolo sentire inutile,
di aver detto che gli faceva schifo sbattendogli la porta in faccia, di avergli
più volte riferito di non voler più stare con lui e quando era in Norvegia di
aver ripetuto in più occasioni di volersene andare. Dal canto suo, IS 1 ha invece sostenuto di avere capito i rimproveri espressi dalla compagna, che ha ritenuto tuttavia
falsi (non essersi preso cura di lei, non averla sostenuta economicamente,
averla abbandonata). Egli ha poi precisato di aver compreso di aver sbagliato
nel non aver capito l’esigenza di lei di uscire di più. 

                                         Nessuna
risposta è seguita da CV 1 a quest'ultimo messaggio, ma in un messaggio 16
maggio 2012 ore 4:48 PM ella ringrazia IS 1 per un “mazzo di fiori stupendo”,
mentre lui il 24 maggio 2012 (mail ore 9:58) sostiene “penso che abbiamo
seriamente bisogno di un aiuto esterno. Vedo in giro dove si può andare per
avere delle sessioni di terapia di coppia, spero che ci possa aiutare e spero
che tu sia d’accordo su questa strada”. 

 

                                         Non è
quindi affatto vero, come invece pretende la convenuta, che la relazione si sia
conclusa con il messaggio dell’8 maggio 2012 per esclusiva volontà di IS 1. Se
così fosse stato CV 1 non avrebbe, successivamente messaggiato l’ex compagno, affermando
quanto appena riportato. E nemmeno avrebbe risposto “vorrei ricordarti che
abbiamo preso appuntamento il 18 o 20… te ne sei già dimenticato?” (e-mail
del 24 maggio 2012 di CV 1 a IS 1, ore 4:32 PM). Così come, se la relazione era
già finita, i due genitori non si sarebbero scambiati immagini di giochi da
comprare ad PI 1 (cfr. e-mails del 22 maggio 2012), con il chiaro riferimento
di CV 1 di acquistarli all’Ikea in Norvegia (“:D se li vende l’Ikea…
perdonami… ma non mi spacco a portarli da qui!” – email 22.05.2012 ore 7:18
AM) e quindi a rientrare dopo la cerimonia di consegna del dottorato.

 

                                         Per i motivi illustrati, è dunque escluso che IS 1 abbia provocato
la rottura della relazione con CV 1 e acconsentito o assentito a posteriori –
neppure per atti concludenti – al trasferimento in Svizzera della bambina e al
mancato ritorno in Norvegia (art. 13 cpv. 1 lett. b CArap).

 

                               6.3.   Resta
da esaminare se vi sia in concreto “il grave rischio che il ritorno esponga il
minore a un pericolo fisico o psichico, ovvero lo metta altrimenti in una
situazione intollerabile” (art. 13 cpv. 1 lett. b CArap).

 

                            6.3.1.   La
costante giurisprudenza del Tribunale federale ha stabilito che quest'ultima norma
è da interpretare in senso restrittivo (sentenze del
Tribunale federale 5A_105/2009 del 16 aprile 2009, consid. 3.3 con rinvii;
5A_285/2007 consid. 4.1). Quando si applica tale disposizione l'autorità non
deve emanare una decisione sulla custodia o sull'autorità parentale; per un
simile giudizio resta infatti competente – almeno fino ad un'eventuale reiezione
della domanda di ritorno – il Tribunale del luogo in cui il minore aveva la sua
dimora abituale prima del rapimento (DTF 133 III 146 consid. 2.4; 131 III 334
consid. 5.3).

                                         L’art.
5 LF-RMA specifica che il ritorno del minore lo pone in situazione
intollerabile ai sensi del citato articolo della CArap, quando: il collocamento
presso il genitore richiedente non corrisponde manifestamente all’interesse del
minore (lett. a); il genitore rapitore, tenuto conto di tutte le circostanze,
non è in grado di prendersi cura del minore nello Stato in cui il minore aveva
la dimora abituale immediatamente prima del rapimento, e ciò non può essere
ragionevolmente preteso da lui (lett. b); e  il collocamento presso terzi non
corrisponde manifestamente all’interesse del minore (lett. c). 

                                         Con
questa norma, i tre presupposti della predetta disposizione sono da intendere
in senso cumulativo (Jametti Greiner,
Der neue internazionale Kindersschutz in der Schweiz, in FamPra.ch 2008, pag.
299). Il legislatore non ha inteso sostituire la norma convenzionale, ma
unicamente precisarne l'applicazione, chiarendo in quali casi non deve essere
ordinato il ritorno del minore per non porlo in una situazione manifestamente intollerabile
(Messaggio del 28 febbraio 2007 concernente
l’attuazione delle convenzioni sul rapimento internazionale di minori, nonché
l’approvazione e l’attuazione delle Convenzioni dell’Aia sulla protezione dei
minori e degli adulti, FF 2007 2399 n. 6.4).

                                         Il
menzionato Messaggio spiega che, se il collocamento presso il genitore richiedente
non corrisponde all'interesse del minore, occorre verificare se il genitore
rapitore può riaccompagnare quest'ultimo, atteso che il collocamento presso
terzi può unicamente costituire un'ultima ratio in casi estremi. Non si può
infatti esigere dal genitore rapitore di ritornare con il figlio, se rischia di
finire in prigione o se vi è in Svizzera una relazione familiare molto intensa,
ad esempio in seguito ad un nuovo matrimonio o allo stato di necessità in cui
versa un altro membro della famiglia risiedente in questo paese. Vi sono però
anche altri casi in cui, considerate tutte le circostanze, non si può
ragionevolmente pretendere che il genitore rapitore si prenda cura del figlio
nello Stato in cui ha vissuto immediatamente prima del rapimento. Deve però
trattarsi di situazioni d'emergenza in cui non si può oggettivamente pretendere
dal genitore rapitore un ritorno nel paese dell'ultima dimora abituale legale
del figlio per attendervi la disciplina definitiva dell'autorità parentale: non
è tuttavia sufficiente che il genitore, che ha rapito o trattiene il bambino,
si limiti a dichiarare la sua opposizione a un ritorno nel paese richiedente.
Quali esempi per una simile situazione, il Messaggio cita il caso in cui alla
madre non può essere garantita un'accoglienza sicura e finanziariamente
sopportabile, o qualora sia manifesto che il genitore che richiede il ritorno
non può assumersi l'affidamento del minore o non può ottenerlo in via
giudiziale, mentre il genitore rapitore è quello che esercita in via primaria
il diritto di custodia. In tale evenienza imporre al genitore rapitore di
rientrare nel paese di partenza per attendere la decisione giudiziaria che gli
conferisca l'autorità parentale e gli permetta di trasferirsi, questa volta legalmente,
in Svizzera con il figlio, costituirebbe un vuoto formalismo non protetto dalla
CArap (sentenza del Tribunale federale
5A_583/2009 del 10 novembre 2009 consid. 4; sentenza CDP 27 febbraio 2013, inc.
9.2013.50 consid. 10).

 

                            6.3.2.   In
questo contesto, la convenuta, all’udienza del 6 maggio 2013 dinnanzi a questa
Camera, ha chiesto di allestire una perizia socio-ambientale tesa “ad accertare
la situazione” in caso di rientro della piccola in Norvegia e “il ruolo e le
motivazioni dei due genitori”. Essa ha pure postulato l'audizione del Console __________
presso il Consolato italiano di Lugano e il richiamo dell’intero incarto dal
medesimo Consolato che avrebbe, a suo dire, svolto degli accertamenti di natura
ambientale. 

                                         L’assunzione di queste prove risulta essere irrilevante ai fini del
presente giudizio, non sussistendo dubbi circa le capacità di entrambi i
genitori di salvaguardare gli interessi della bambina (e nemmeno sui loro ruoli
e motivazioni). L’ascolto del Console italiano a Lugano – e il richiamo del suo
incarto – non ha per altro alcuna utilità giuridica considerato che non egli
non risulta avere competenza in materia e nemmeno consta a questo Tribunale che
egli abbia svolto “accertamenti di natura ambientale”.

 

                            6.3.3.   Nel caso
in esame, i presupposti dell’art. 13 cpv. 1 lett. b CArap e dell’art. 5 LF-RMA non risultano essere adempiuti.

                                   a.   Questa
Camera non reputa verosimili gli argomenti della madre, che sostiene che non si
può pretendere un suo rientro in Norvegia, dove non ha parenti o conoscenti,
non conosce la lingua, non ha un tessuto sociale che la accolga e avrebbe
grosse difficoltà a reperire un lavoro. Al contrario, come già indicato in precedenza,
risulta che in Norvegia la convenuta ha già soggiornato per alcuni mesi, nei
quali ha anche lavorato. Emerge dagli atti che essa conosce molto bene la
lingua inglese, il cui uso è molto diffuso in Norvegia. Quanto alla grande
specializzazione – a cui fa riferimento sostenendo che le impedirebbe di reperire
un’attività professionale – certamente non l’aiuta maggiormente in Ticino, dove
probabilmente le possibilità di trovare un lavoro idoneo sono addirittura
inferiori, visto i suoi trascorsi professionali. Infatti, risulta dagli atti
che CV 1 ha lavorato per il __________ Norvegese per la ricerca (cfr. risposta,
pag. 2), è stata impiegata a T__________ dal 1° gennaio al 30 giugno 2011 (cfr.
doc. 5) e addirittura aveva ricevuto un’offerta di lavoro il 18 giugno 2012
(doc. 37).

                                         La madre
ha inoltre dichiarato durante l’udienza del 6 maggio 2013 che, nel caso in cui
questa Camera decidesse il rientro di PI 1 in Norvegia, essa vi si trasferirebbe con la figlia. In tal caso, non si può supporre che si troverebbe in
condizioni più difficili che in Svizzera. CV 1 potrebbe cercare attivamente
un’attività professionale. Per altro giova anche osservare che la convenuta ha
rivelato a questa Camera che ella ha la possibilità concreta di trovare un
impiego nei pressi di G__________ (Francia) e di trasferire in tale luogo la
sua residenza, portando con sé la bambina, se l'istanza di rientro in Norvegia
verrà respinta (cfr. verbale 6 maggio 2013, pag. 9). A mente di questa Camera
in tal caso non si potrebbe ritenere che ella avrebbe in quel paese migliori
conoscenze o sostegni, ragione per la quale l’obbligo di riportare PI 1 in Norvegia non può essere considerato più gravoso di una tale eventualità. 

 

                                  b.   Dal
rapporto 6 maggio 2013 della curatrice di PI 1 – avv. CURA 1 – risulta che la
bambina abbia relazioni buone sia con la madre che con il padre, che, per ammissione
della madre, quando vivevano
insieme accudiva personalmente la figlia, cambiandola, nutrendola e giocando
con lei. 

 

                                         I buoni
rapporti sono confermati pure dalle operatrici di C__________, che nel loro
resoconto 8 maggio 2013 hanno constatato che il padre ha buone capacità nel distrarre
la figlia e rassicurarla quando è in difficoltà nel congedarsi dalla madre e che
la bimba e il padre rientrano tranquilli e sereni dal diritto di visita. 

 

                                   c.   Quanto
all’organizzazione pratica, anche l’istante sostiene di poter riattivare in Norvegia la richiesta di
iscrizione della figlia all’asilo, mentre si è dichiarato disposto ad occuparsi
della figlia per quanto riguarda le cure e l’accudimento, disponendo ancora di un congedo parentale
di 2 mesi. Inoltre, si è proposto di trovare eventualmente un appartamento alla
convenuta e di coprire le spese di mantenimento di PI 1 (cfr. verbale 6 maggio
2013, pag. 7 e 8). 

 

                                  d.   In
relazione alle procedure penali che aveva attivato l’istante contro la convenuta, come
visto sono state tutte archiviate, ciò che pone quindi la madre al riparo da
qualsiasi problema in tal senso (cfr. lettera del 16 maggio 2013 dell’Ufficio
federale di giustizia, sezione di diritto internazionale privato, che conferma l’archiviazione
dei procedimenti a carico di CV 1).

 

                                   e.   In
definitiva, nulla fa quindi presupporre a questa Camera che un rientro di PI 1 in Norvegia possa porla in una situazione di grave rischio che sia esposta
ad un pericolo fisico o psichico, ovvero la ponga altrimenti in una situazione
intollerabile. 

                                         Al
contrario, le verrebbe garantito un regolare contatto con il padre, che non
potrebbe che giovare al suo benessere.

 

                               6.4.   Alla luce di quanto sin qui detto, non si
scorgono estremi per rifiutare
il rientro di PI 1 in Norvegia. 

 

                                         Va
tuttavia tenuto conto del fatto che in quel luogo la minore non ha più un
alloggio e che di conseguenza il termine di un mese generalmente fissato in
caso di rientro (v. sentenza del Tribunale federale 5A_583/2009 del 10 novembre
2009, dispositivo n. 1) va adeguatamente protratto a 60 (sessanta) giorni, CV 1
dovendo ritrovare un’abitazione per se e per la figlia. 

L’istanza
del padre, di ordinare il rientro entro dieci giorni dalla crescita in
giudicato della decisione di rimpatrio, comunicando prima della partenza al
padre l’indirizzo esatto della bambina in Norvegia, può pertanto essere accolta
solo parzialmente. 

Deve
essere data priorità ad un ritorno volontario. Per questo motivo l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni (UFaM) va incaricato di organizzare
il ritorno, provvedendo in particolare a: stabilire, d'intesa con CV 1, la data
e le modalità del ritorno di PI 1 a T__________, comunicando a IS 1 il nuovo
indirizzo della figlia; restituire alla madre – nel giorno stabilito per il
ritorno – i documenti d'identità di PI 1, previa presentazione dei documenti di
viaggio (biglietti aerei, del treno ecc…); accertarsi presso IS 1 dell'avvenuto
ritorno di PI 1 a T__________; allestire
un rapporto all'attenzione dell'Ispettorato della Camera di protezione – cui
compete di verificare l'esecuzione del ritorno – sulla riuscita o meno delle
operazioni di ritorno. In caso di mancato ritorno volontario, su richiesta
dell'Ispettorato, la Polizia Cantonale dovrà procedere con le misure
necessarie, segnatamente eseguirà il ritorno forzato con la collaborazione
dell'UFaM.

                                         Il padre
ha chiesto che il rientro sia impartito con la comminatoria dell’art. 292 CP.
Tale comminatoria, però, non va applicata in maniera sistematica e
indiscriminata, ma solo ove sussistano indizi per presumere che l’ordine del
giudice sarà ignorato (RtiD I-1998 pag. 160 consid. 4). Nel caso in esame,
nulla induce a supporre che la convenuta abbia a disattendere il giudizio di
questa Camera, senza dimenticare che l’art. 292 CP potrà ancora essere
comminato in sede esecutiva (art. 343 cpv. 1 lett. a CPC). IS 1 insta altresì
perché sia ordinato alla Polizia cantonale e all’Ufficio famiglie e minorenni
di aiutare l’Autorità centrale e cantonale ad ottenere il rientro della minore
in Norvegia, ex art. 236 cpv. 3 CPC e 337 CPC. Si tratta anche in questo caso
di una misura d’esecuzione prematura, l’ipotesi che la convenuta non intenda portare
lei stessa la figlia in Norvegia riconducendosi a mera speculazione. Dovesse
verificarsi un’evenienza simile, spetterà all'Ispettorato attivare la Polizia Cantonale perché proceda con le misure necessarie,
segnatamente metta in atto il ritorno forzato in collaborazione con l'UFaM.

 

                                   7.   La
procedura con cui è chiesto il rientro di un minorenne è gratuita (art. 26 cpv.
2 della citata Convenzione dell'Aia, art. 14 LF-RMA). In esito all'attuale sentenza non si prelevano
dunque spese processuali. La gratuità si estende ai costi di patrocinio, invece,
solo ove i legali delle parti siano designati dall'autorità. Chi si fa
assistere da un avvocato di fiducia, come in concreto, deve assumere i relativi
costi, a meno che siano dati i presupposti del diritto nazionale per il
gratuito patrocinio (sentenza del Tribunale federale 5A_296/2009 del l'8 giugno
2009, consid. 4.3 con rimando a DTF 134 III 89 consid. 5 non pubblicato).

                                         Nel caso
in esame, CV 1 postula il beneficio dell'assistenza giudiziaria. La convenuta,
chiamata ad esprimersi in merito all’istanza ed alla richiesta di provvedimenti
cautelari, ha dovuto fare capo ad un legale. Vista la situazione e la
documentazione prodotta (certificato municipale del 15.05.2013) l’assistenza giudiziaria
può essere concessa.

 

                                         In
ragione dell'ampia soccombenza, la convenuta – a norma dell'art. 26 cpv. 4 CArap)
– sarà tuttavia tenuta a rifondere all'istante congrue ripetibili (Bucher, L'enfant en droit intermational
privé, Ginevra 2002, n. 452 pag. 156), non coperte dall'assistenza giudiziaria
(art. art. 118 cpv. 3 CPC).

 

                                         Anche la minore va ammessa al beneficio del gratuito patrocinio, da
parte della curatrice di rappresentanza avv. CURA 1.

                                         La nota
professionale del mediatore chiamato a tentare la conciliazione delle parti è
stata tassata con decisione separata.

 

                                   8.   L'odierna sentenza va comunicata anche all'Ufficio federale di giustizia
(art. 8 cpv. 3 LF-RMA). 

Quanto ai rimedi giuridici
esperibili contro di essa sul piano federale
(art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), il ricorso in materia civile è proponibile
relativamente al ritorno di minorenni (art. 100 cpv. 2 lett. c LTF; DTF 133 III
584) senza riguardo a questioni di valore.

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   L'istanza
è parzialmente accolta, nel senso che è ordinato a CV 1 di assicurare il
ritorno della figlia PI 1 a T__________ (Norvegia) entro 60 (sessanta) giorni dalla
crescita in giudicato della presente decisione.

 

                                   2.   L'Ufficio
delle famiglie e dei minorenni (UFaM) è incaricato di organizzare il ritorno volontario
della minore, in particolare di:

 

2.1.    stabilire, d'intesa con CV 1, la
data e le modalità del ritorno di PI 1 – entro il termine di cui al dispositivo
n. 1 – a T__________, comunicando a IS 1 il nuovo indirizzo della figlia;

 

2.2.    restituire alla madre – nel
giorno fissato per il ritorno – i documenti d'identità di PI 1, previa
presentazione dei documenti di viaggio (biglietti aerei, del treno ecc…);

 

2.3.    accertarsi presso IS 1 dell'avvenuto
ritorno di PI 1 a T__________;

 

2.4.    allestire un rapporto
all'attenzione dell'Ispettorato della Camera di protezione – cui compete di
verificare l'esecuzione del ritorno – sulla riuscita o meno delle operazioni di
cui ai dispositivi n. 2.1., 2.2 e 2.3.

                                   3.   In
caso di mancato ritorno volontario, su richiesta dell'Ispettorato, la Polizia
Cantonale procederà con le misure necessarie, segnatamente metterà in atto il
ritorno forzato in collaborazione con l'UFaM.

 

                                   4.   Non
si riscuotono né tasse né spese. Vista l'ampia soccombenza della convenuta,
essa è tenuta a versare a IS 1 fr. 700.– a titolo di ripetibili. 

 

                                   5.   CV
1 è ammessa al beneficio del gratuito patrocinio da parte dell'avv. PR 2, L__________.

 

                                   6.   PI
1 è ammessa al beneficio del gratuito patrocinio da parte della curatrice di rappresentanza,
avv. CURA 1, L__________.

 

                                   7.   Notificazione:

	
   

  	
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                                         Comunicazione

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Per la Camera di protezione del Tribunale
d’appello

 

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso
in materia civile è ammissi­bile
solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove
non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.