# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 46b70c62-4b71-5f06-9a3e-5c030e0574b9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 16.09.2010 12.2010.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2010-83_2010-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2010.83

  	
  Lugano

  16 settembre
  2010/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Walser, vice presidente,

  Lardelli e Pellegrini

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2008.760
(azione di rivendicazione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, promossa
con petizione 26 novembre 2008 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall' RA
  2 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall' RA
  1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui
l'attore ha chiesto gli sia riconosciuta la proprietà sul conto n. __________
denominato “S__________ __________” presso B__________ SpA, __________ - richiesta
respinta dalla liquidatrice del fallimento, __________, __________, con
decisione 27 ottobre 2008 - con protesta di spese e ripetibili;

 

domanda
alla quale la convenuta, con contestuale richiesta di versamento di una
cauzione ex art. 153 CPC di almeno fr. 30'000.– da parte dell'attore, si è
opposta, e che il Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 1, con sentenza 23
marzo 2010 ha integralmente respinto;  

 

appellante
l'attore con atto di ricorso 27 aprile 2010 postulando che, in riforma del
giudizio impugnato, sia accertato il suo diritto di proprietà sul citato conto
bancario;  

 

mentre la
convenuta con osservazioni 1° giugno 2010 propone di dichiarare l'appello
inammissibile;

letti
ed esaminati gli atti ed i documenti di causa,

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decisione 23 novembre 2006 la Commissione federale delle banche ha dichiarato aperto il fallimento bancario di S__________
SA di __________, e designato __________, __________, quale sua liquidatrice. Con
decisione 27 ottobre 2008 la liquidatrice del fallimento ha respinto la
rivendicazione formulata da AP 1 riguardo a “titoli […] ed altri averi
presenti nel deposito titoli nr. __________ e conto corrente nr. __________
intestato a S__________ SA __________ presso B__________, __________” (doc.
B), e gli ha altresì assegnato un termine di 30 giorni per promuovere l'azione
di contestazione della rivendicazione della massa davanti all'autorità
giudiziaria del luogo del fallimento, in assenza della quale si sarebbe
concluso per la rinuncia alla pretesa rivendicata (art. 18 cpv. 3 OFB-FINMA:
Ordinanza dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari del 30
giugno 2005 sul fallimento di banche e di commercianti di valori mobiliari:
RS.952.812.32).      

 

 

                                  B.   Con petizione 26 novembre 2008 AP 1, ritenendo infondata la
pretesa acquisizione nella massa attiva di determinati conti e titoli intestati
alla società fallita, ha chiesto che le fosse riconosciuta la rivendicazione di
proprietà sul conto n. __________ denominato “S__________ __________” presso B__________
SpA, __________. Per lui il blocco di tale conto, che egli aveva personalmente
aperto previe trattative intercorse con quella banca e di cui egli era altresì
unico titolare e beneficiario economico, era ingiustificato. Del resto e allo
stesso modo egli si era pure occupato dell'apertura di altri tre conti bancari per
clienti della società fallita, ognuno dei quali figurava quale titolare e beneficiario
economico della rispettiva relazione bancaria. Ciò posto, non essendo tali quattro
conti di spettanza di S__________ SA, nemmeno le appartenevano. Certo, le
relative denominazioni menzionavano fra l'altro la parola “S__________”, quindi
un chiaro riferimento alla società fallita. Ma questo era solo per facilitare,
a dipendenza dei movimenti di acquisto e vendita operati sugli stessi, il
computo delle commissioni che le dovevano poi essere riconosciute. Di fatto,
solo il conto n. __________ era stato aperto dall'attore -quale direttore e in
collaborazione con C__________, altro direttore- in forza di una delega
rilasciata dall'amministratore unico della società fallita, G__________: di
modo che, solo questa relazione bancaria apparteneva in modo incontestabile
alla controparte.

         

 

                                  C.   Nella risposta del 17 gennaio 2009 AO 1 -massa fallimentare della
società fallita- si è opposta alla rivendicazione di proprietà dell'attore. Come
intestataria del conto rivendicato dall'attore, la società fallita beneficiava
della presunzione legale di proprietà che quest'ultimo non era riuscito ad
inficiare sulla base di prove ex art. 8 CC. L'attore, essendo anzitutto ex
direttore della società fallita, aveva un obbligo di riservatezza riguardo a informazioni
concernenti clienti della stessa: di modo che, ogni esplicito riferimento a
loro rivolto andava stralciato dal testo della petizione. L'attore inoltre aveva
firmato i documenti di apertura del conto rivendicato quale rappresentante della
società fallita, ruolo a priori incompatibile con quello di proprietario. Di
modo che lei ne era l'unica titolare. Peraltro, l'attore nemmeno aveva
sottoscritto il formulario relativo al beneficiario economico, e egli stesso
aveva affermato che gli altri conti erano stati aperti per clienti della
società fallita. Bisognava così presumere che, quale titolare del conto
bancario, lei ne era altresì la beneficiaria economica. Nulla indicava infine che
lo scambio di e-mail tra attore e B__________ SpA riguardava i conti aperti dall'attore
dopo il 30 maggio 2006. Oggetto della rivendicazione non era poi la liquidità
sul contestato conto bancario. Per il resto, il valore di mercato dei titoli sullo
stesso depositati era stimabile in fr. 1'138'000.–, e giustificava il
versamento di una cauzione giusta l'art. 153 CPC di almeno fr. 30'000.–.     

 

                                         Le rispettive posizioni sono state mantenute anche nell'ulteriore
scambio di allegati. 

 

 

                                  D.   All'udienza preliminare del 22 aprile 2009 le parti hanno
ribadito le loro domande e notificato le rispettive prove. Dal canto suo la
convenuta ha ritirato la domanda di cauzione processuale ex art. 153 CPC.
Esperita l'istruttoria, il Pretore ha convocato le parti al dibattimento finale
del'11 febbraio 2010, cui le medesime hanno tuttavia rinunciato previa
assegnazione del termine per l'inoltro delle conclusioni scritte. Confermate le
proprie rispettive richieste di giudizio, il memoriale dell'attore è stato
trasmesso in data 20 gennaio 2010, seguito da quello della convenuta, pervenuto
il successivo 10 febbraio 2010.   

 

                                  E.   Con sentenza 23 marzo 2010, il Pretore del Distretto di Lugano,
Sezione 1, ha respinto la petizione con cui l'attore rivendicava la proprietà
del conto n. __________ denominato “S__________ __________” presso B__________
Spa di __________. Certo, in virtù di una delega ricevuta dall'amministratore
unico G__________, il 13 giugno 2006 l'attore aveva aperto il conto n. __________
intestato alla società fallita. Mentre, per l'apertura il 10 luglio 2006 del
conto n. __________ (“S__________ __________”) egli non disponeva di alcuna
procura. Di fatto però la società fallita aveva potere di disposizione anche su
questo conto e beneficiava quindi della presunzione di proprietà, e nessun contratto
fiduciario conferiva all'attore la titolarità economica dei beni da lui così gestiti.
Nondimeno, per il Pretore, la testimonianza di D__________, direttore generale
di B__________ SpA, rovesciava la presunzione di proprietà a favore della
convenuta: in particolare, egli aveva precisato che quanto confluito sul conto rivendicato
dall'attore non era di spettanza della società fallita, mentre l'uso della denominazione
“S__________ __________” era perché quel conto era stato acceso
nell'ambito della relazione con la società fallita. Inoltre, la convenuta non
aveva dimostrato che il denaro così accreditato era di quest'ultima, mentre secondo
il rapporto 20 settembre 2006 della liquidatrice del fallimento, titolare di “S__________
__________” era il direttore di I__________ (di seguito: I__________). A
fronte di ciò, determinante era quindi stabilire se su quel conto erano
confluiti averi dell'attore oppure no.                   

 

                                         G__________
aveva confermato di supporre che -rispetto al conto n. __________ intestato
alla società fallita- ciascuno dei quattro ulteriori conti aperti dall'attore
erano di pertinenza del rispettivo cliente. Dal canto suo, C__________ -che
pure aveva partecipato all'apertura di quei conti- aveva dichiarato che sul
conto rivendicato dall'attore erano stati versati averi personali di
quest'ultimo depositati fino a quel momento presso un'altra banca, e che l'uso del
suffisso “S__________” nelle denominazioni ad essi riferiti era stato imposto
da B__________ SpA alfine di semplificare il conteggio delle commissioni dovute
alla società fallita. Ma, queste testimonianze non adempivano i presupposti dell'art.
8 CC, l'amministratore unico non essendo mai stato realmente attivo nella
società fallita e l'altro direttore, non indifferente alla lite in esame, mancando
di obiettività. Gli ordini di trasferimento bancario (doc. M-R) prodotti agli
atti dall'attore confermavano sì di un flusso di denaro e titoli da I__________,
passato tramite Ba__________ e giunto per finire a B__________ SpA, non però che
di I__________ l'attore fosse beneficiario economico. Anzi, dal rapporto della
liquidatrice del fallimento emergeva persino il nome di una terza persona, fermo
restando che nulla indicava che presso di lei l'attore detenesse beni propri. A
riprova della confusione fattuale dell'attore, v'era infine l'accenno a un istituto
bancario ancora diverso rispetto a quello oggetto dei doc. M-R. Di fatto, la rivendicazione
dell'attore non era confortata da mezzi probatori sufficienti, ancorché nessun
elemento dimostrasse la proprietà della convenuta sul contestato conto.   

 

 

                                  F.   Con
appello del 27 aprile 2010 l'attore postula la riforma del giudizio impugnato
nel senso che gli sia riconosciuto il diritto di proprietà sul conto n. __________
denominato “S__________ __________” presso B__________ SpA, __________.
Nelle sue osservazioni del 1° giugno 2010, la convenuta propone di respingere
il ricorso.    

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'appellante anzitutto non considera fondata la tesi secondo cui sul
conto rivendicato dall'attore la proprietà della società fallita è da presumere
per il fatto che figura quale sua titolare. Questa sua conclusione non terrebbe
in considerazione le risultanze documentali agli atti (appello, pag. 2 n. 3). Ma,
a torto. Di fatto, l'appellante si limita a un raffronto tra i documenti di
apertura del conto n. __________ e quelli del conto rivendicato “S__________
__________”, già considerati dal Pretore nella misura in cui ha ritenuto
sussistere presunzione di proprietà a favore della convenuta (sentenza
impugnata, pag. 3 in alto). In proposito, egli ha in effetti evidenziato come entrambi
i conti erano stati aperti dall'attore, come per l'apertura di quello n. __________
intestato alla società fallita (13 giugno 2006) egli avesse agito in forza di
una procura rilasciata dall'amministratore unico, e come per quella del conto
n. __________ denominato “S__________ __________” (10 luglio 2006) l'attore
non disponesse affatto di una procura (sentenza impugnata, pag. 2 in basso). A fronte di argomenti pretorili puntuali tuttavia, l'appellante non spende alcuna parola
per spiegare in che modo e perché sulla base di questi medesimi elementi la
presunzione di proprietà a favore della società fallita -cui il Pretore aveva in
un primo tempo concluso- è errata. Da questo punto di vista, poco importa che
per il conto n. __________ l'attore fosse appunto indicato quale “procuratore
speciale” (appello, pag. 3 n. 3b). Di modo che, carente di motivazione, l'appello
sarebbe persino irricevibile (art. 309 cpv. 1 lett. f CPC, combinato con il
cpv. 5). La questione però non merita ulteriore disamina anche per un altro
motivo: in concreto il Pretore ha in effetti concluso per un rovesciamento
della presunzione di proprietà -riconosciuta in un primo tempo alla convenuta-
sulla base della testimonianza di D__________, amministratore delegato e
direttore generale di B__________ SpA -presso cui quel conto era appunto stato
aperto- trattandosi di teste “perfettamente neutrale ed equidistante nei
confronti delle due parti” (sentenza impugnata, pag. 3 penultimo paragrafo),
circostanza che l'appellante non sembra nemmeno considerare. Pertanto, privo di
pertinenza, l'appello va così respinto.      

 

 

                                   2.   Pur avendo concluso per la presunzione di proprietà a favore
dell'attore, il Pretore ha nondimeno ritenuto che “le citate posizioni di
loro clientela” della società fallita, di fatto non erano averi di
spettanza dell'attore (sentenza impugnata, pag. 4 secondo paragrafo). Ciò posto,
l'appellante gli rimprovera di avere ignorato quelle che sono le risultanze
testimoniali da cui emergerebbe come il conto rivendicato non sia affatto della
convenuta ma dell'attore (appello, pag. 3 n. 4). Ancora una volta tuttavia, la
censura va disattesa.

 

                                         a)  Certo, in occasione della sua audizione G__________ -amministratore
unico della società fallita- ha confermato il contenuto della sua dichiarazione
scritta 18 febbraio 2009 dove attestava di avere autorizzato l'attore ad aprire
un solo conto bancario intestato alla società fallita -segnatamente il n. __________
(doc. I)- presso B__________ SpA, come da “procura speciale” 8 giugno
2006 (doc. 3, pag. 2). Parimenti, egli ha precisato che -di fatto- l'attore ne
aveva poi aperti altri quattro per conto di certi clienti (verbale 2 settembre
2009, pag. 2; doc. I). Resta il fatto che, a quel momento egli non ne sapeva alcunché
e che -come lo stesso appellante ricorda (appello, pag. 3 n. 4a)- per mera
supposizione egli ha dedotto che gli stessi erano di pertinenza di quei clienti
e non della società fallita. Ciò posto, visto che G__________ non era mai stato
coinvolto nell'operatività della società fallita e non aveva indicato la fonte
utilizzata per allestire la dichiarazione 18 febbraio 2009 di cui al doc. I, in
assenza di elementi chiari e inequivocabili atti a dissipare ogni dubbio il
Pretore non ha ritenuto questa sua testimonianza sufficientemente attendibile giusta
l'art. 8 CC (sentenza impugnata, pag. 5 in alto). E, al riguardo, l'appellante non si confronta (appello, pag. 3 n. 4a). Ancora una volta, immotivato, l'appello
si rivela così irricevibile (art. 309 cpv. 1 lett. f CPC, combinato con il cpv.
5).         

                                         b)  Per l'appellante
anche il teste C__________, direttore della società fallita, ha confermato che esisteva
una procura destinata all'apertura da parte dell'attore di un solo conto utilizzabile
per l'incasso di provvigioni, che i conti da lui aperti in aggiunta appartenevano
a clienti, mentre quello che egli rivendicava gli apparteneva essendo titolare
dei fondi confluiti sullo stesso e di cui ai doc. M-R (appello, pag. 3 n. 4b). Al
riguardo, il Pretore ha considerato che, come tale, il teste non poteva dirsi estraneo
alla controversia in esame (sentenza impugnata, pag. 5 in alto). Di per sé quindi, nella misura in cui l'appellante non contesta questa sua conclusione,
l'appello è finanche e ancora una volta irricevibile (art. 309 cpv. 1 lett. f
CPC, combinato con il cpv. 5). Del resto poi, in sede di audizione testimoniale,
il teste ha appunto dichiarato essere stato presente insieme all'attore
all'apertura di “un conto intestato alla S__________ e successivamente
alcuni conti di clienti che volevano aprire il loro conto a __________” (verbale
2 settembre 2009, pag. 3). Inoltre, parte dei documenti cui rinvia l'appellante
nemmeno accennano all'attore (doc. M a P), mentre gli altri lo indicano solo quale
“direttore della società I__________” (doc. Q a S) senza identificarlo
quale titolare di beni che erano di quest'ultima. Infondato, l'appello sarebbe
comunque da respingere.  

 

                                         c)  Invano l'appellante evoca per finire la testimonianza resa da D__________
(appello, pag. 4 n. 4c). Certo, egli ha -fra l'altro- avuto modo di confermare
che l'attore aveva aperto il conto n. __________ intestato alla società fallita
in forza di una procura, che i fondi accreditati su quello rivendicato
dall'attore non appartenevano a quest'ultima e che il riferimento nella
denominazione dello stesso a quest'ultima era giustificato per il fatto che si
trattava di clientela a lei riferita (verbale audizione in via rogatoriale del
5 novembre 2009, pag. 16 seg.). Ma -come già visto e diversamente da quanto pretende
l'appellante- il Pretore non ha affatto misconosciuto la valenza di questa sua dichiarazione,
ritenuta attendibile a tal punto da indurlo a considerare rovesciata l'apparente
e a prima vista presunzione di proprietà a favore della convenuta (sopra,
consid. 2). Di modo che, anche al riguardo l'appello va respinto.      

 

 

                                   3.   Secondo il primo giudice, né gli ordini di trasferimento di cui
ai doc. M a R, né il rapporto della liquidatrice fallimentare di cui al doc. L,
sono atti a dimostrare la tesi dell'attore riguardo la provenienza del denaro
accreditato sul conto che quest'ultimo rivendicava e di cui si pretendeva titolare
economico (sentenza impugnata, pag. 5). Per l'appellante invece, il Pretore ha
esaminato la citata documentazione (doc. M a doc. S, e doc. L) in modo
superficiale, traendone per finire errate conclusioni (appello, pag. 4 n. 5). A
torto. 

 

                                         a)  Con puntuale
rinvio al doc. L a pag. 30, il ricorrente rileva dapprima l'esistenza di una
sorta di accordo conclusosi il 15 giugno 2006 circa un'opzione di vendita del
100% di quote di I__________ dall'attore -dimissionario nel contempo dalla
carica di direttore di tale società- a favore di A__________. Quelle quote
sarebbero poi state a loro volta rivendute -parrebbe nella misura dell'80%- a P__________
in data 23 giugno 2006. Il provento di questa ultima cessione di quote,
stimabile in Euro 640'000.–, sarebbe stato accreditato su un conto intestato a
I__________ presso B__________ SpA e trasferito poi su uno degli altri tre conti
clienti aperti dall'attore sempre presso B__________ SpA e che -a detta
dell'appellante- sarebbe di A__________ (appello, pag. 4 n. 5a). Come tale però
la censura non ha portata pratica. A prescindere dal fatto che l'utile così
conseguito apparterrebbe semmai e soltanto a A__________, l'attore avendogli
ceduto in precedenza la totalità delle quote I__________, l'appellante
riferisce di circostanze che in realtà non coinvolgono affatto il conto di cui
l'attore si pretende proprietario. Infondato l'appello va quindi respinto. 

 

                                         b)  L'appellante aggiunge poi di avere provveduto, proprio nell'ottica
del trasferimento di quote di I__________ a P__________, ad aprire il conto
intestato a I__________ presso B__________ SpA su cui veniva accredita la
liquidità proveniente dall'altro conto intestato a I__________ presso Ba__________
(appello, pag. 4 seg. n. 5b). In sostanza l'operazione, iniziata il 23 maggio
2006, si sarebbe conclusa in data 12 luglio 2006 con l'ultimo trasferimento dei
saldi ancora presenti su quest'ultimo conto e relativa estinzione dello stesso -a
suo dire comprovata dal doc. L a pag. 38- a favore del conto di I__________
presso B__________ SpA appunto, fondi poi simultaneamente bonificati sul conto di
cui l'attore rivendica appunto la titolarità (appello, pag. 5 n. 5b). Resta il
fatto che, se da un canto il rapporto di cui al doc. L a pag. 38 (in alto) attesta
sì -presso Ba__________ - di un “ordine d'estinzione 12 luglio 2006 del
conto USD mediante giro fondi sul conto I__________ presso B__________”
-che peraltro trova riscontro nel doc. M- giova rammentare all'appellante che lo
stesso precisa pure che “dall'esame del conto USD in B__________ non abbiamo
riscontrato l'entrata inerente la chiusura di questo conto”. A ciò si
aggiunga che la relazione bancaria di cui l'attore si pretende proprietario è
stata aperta soltanto il 10 luglio 2006 (doc. II°: edizione documenti da B__________
SpA, pag. 20 segg.), di modo che ogni e qualsiasi trasferimento di fondi prima
di quella data sarebbe comunque da escludere a priori. Anche sotto questo
profilo l'appello va quindi respinto.      

 

                                         c)  Secondo l'appellante il doc. S dimostra che importi e titoli
trasferiti da Ba__________ a B__________ SpA sulla base degli ordini di cui ai
doc. M a R, sono di esclusiva pertinenza dell'attore (appello, pag. 5 n. 5c). Ma,
ancora una volta senza alcun successo. Il Pretore ha spiegato che nulla nel
fascicolo di causa attestava del fatto che beneficiario economico di I__________
fosse l'attore, che anzi in proposito dal doc. L risultava il nominativo di P__________
(pag. 27) rispettivamente A__________ (pag. 30), e che non vi erano indizi
riguardo ad un eventuale deposito presso quella società di averi propri dell'attore
(sentenza impugnata, pag. 5). E, l'appellante con questa argomentazione non si
confronta. Di nuovo, senza motivazione, l'appello è quindi irricevibile (art.
309 cpv. 1 lett. f CPC, combinato con il cpv. 5). In aggiunta, basti per il
resto osservare che è l'appellante medesimo a sostenere di avere venduto in
data 15 giugno 2006 il 100% delle quote di I__________ a A__________ (sopra,
consid. 3a). E, a quel momento, il conto rivendicato -aperto il 10 luglio 2006-
non esisteva affatto (sopra, consid. 3b). A ben vedere poi, il doc. S null'altro
è che una sorta di ipotetica e futura promessa retribuzione di cui però nulla è
dato di sapere e che non ha riscontro agli atti. Ad ogni modo, l'appello andrebbe
comunque disatteso.            

 

 

                                   4.   In conclusione,
entro i limiti della sua ricevibilità, l'appello va respinto. La tassa di
giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza e restano dunque a
carico dell'appellante (art. 148 CPC). Il valore litigioso corrisponde al
valore di stima dei beni rivendicati (art. 11 lett. a CPC e art. 242 LEF,
combinati con l'art. 18 cpv. 3 OFB-FINMA, applicabili per il rinvio di cui all'art.
34 cpv. 2 e 3 LBCR (Legge federale sulle banche e le casse di risparmio:
RS.952.0) che, nel caso concreto, la convenuta ha stabilito in fr. 1'138'000.–
(risposta, pag. 2 n. B.4), cifra rimasta incontestata. Tale importo è altresì
determinante giusta l'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF per stabilire i rimedi
giuridici esperibili contro il presente giudizio sul piano federale. 

                                      

 

Per i quali motivi,

richiamati l'art. 148 CPC e la TG, 

 

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello 27 aprile 2010 di AP
1, __________, è respinto.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali inerenti l'appello, consistenti in:

                                         a) tassa di giustizia      fr.     7'950.–
            

                                         b) spese                         fr.          50.–

                                         Totale                             fr.     8'000.–                    

                                      

                                         già anticipati
dall'appellante, restano a suo carico, con l'obbligo di rifondere a AO 1, __________,
fr. 12'000.– per ripetibili.  

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -; 

  -. 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il vice presidente                                                La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore litigioso
superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il
ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).