# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f8b5604b-079b-5616-8fce-f8c7d93bdccd
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-02
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 02.03.2010 U 2009 77
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2009-77_2010-03-02.pdf

## Full Text

U 09 77

4a Camera  

SENTENZA
del 2 marzo 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente contributi comunali costruzione casa primaria

1. a) Nel 1992, … nata … e il suo, nel frattempo defunto, marito … hanno edificato 

sulla particella no. 2409 sul territorio del Comune di … una casa di vacanza 

che hanno usato a tale scopo fino al 1 dicembre 2001, quando si sono trasferiti 

dal Canton … a … per risiedere stabilmente in detto edificio. 

In seguito  al trasferimento di domicilio i coniugi … hanno formulato all’autorità 

amministrativa del Comune di … una richiesta di sussidio per la costruzione 

di casa d’abitazione primaria. Tale richiesta non è stata presentata 

avvalendosi di un’apposita modulistica o, in ogni caso, in forma scritta, bensì 

verbalmente.

b) In data 1 luglio 2003 il Municipio di … ha notificato ai coniugi … una lettera, 

sottoscritta dal sindaco e dal segretario comunale, tramite la quale, riferendosi 

alla richiesta d’erogazione di un sussidio per la costruzione di casa 

d’abitazione primaria, ha respinto la stessa. Il responso negativo è stato 

motivato con la carenza, nel caso specifico, delle premesse per l’erogazione 

di un tale sussidio, ai sensi delle quali il richiedente avrebbe dovuto essere 

proprietario al momento della costruzione dell’abitazione nonché avere avuto 

il proprio domicilio nel comune prima dell’inizio dei lavori.

c) Il 4 marzo 2004 … ha inoltrato al Comune di … una nuova richiesta di sussidio 

per la costruzione d’abitazione primaria in relazione alla propria dimora sulla 

particella no. 2409.

Tramite missiva del 28 giugno 2004, sottoscritta dal sindaco e dal segretario 

comunale, il Municipio di … ha comunicato all’interessata di aver preso atto 

della sua richiesta di rivedere la decisione del 1 luglio 2003, di avere 

nuovamente esaminato il caso e di non aver trovato elementi validi a influire 

sulla decisione precedente. La decisione del 1 luglio 2003 è quindi stata 

riconfermata ribadendo la mancanza delle condizioni imperative e cumulative 

per poter godere del beneficio del sussidio.

Con lettera del 7 dicembre 2004, indirizzata al Comune di …, l’interessata ha 

contestato l’interpretazione del regolamento per il promovimento delle 

abitazioni primarie applicata nel suo caso dall’autorità amministrativa e ha 

quindi chiesto di riconsiderare le conclusioni dello scritto del 28 giugno 2004, 

rispettivamente di emanare una decisione formale.

In seguito il legale dell’interessata ha ripetutamente sollecitato il comune a 

rivalutare la situazione e a emanare una decisione nel merito.

2. Tramite decisione del 27 luglio 2009 il Comune di … ha evaso la pratica in 

oggetto respingendo l’istanza di revisione del 7 dicembre 2004.

In base alla motivazione della decisione in oggetto la notifica del 1 luglio 2003 

avrebbe dovuto essere considerata, a tutti gli effetti, quale decisione formale 

malgrado la carenza dell’indicazione dei rimedi legali. Secondo costante 

prassi la mancata indicazione dei rimedi legali non avrebbe implicato la nullità 

della decisione stessa bensì, in applicazione dell’art. 50 cpv. 2 della legge 

sulla giustizia amministrativa del Cantone dei Grigioni all’epoca in vigore 

(vLTA), avrebbe semplicemente prorogato il termine di impugnazione a due 

mesi dalla notifica. Gli stessi argomenti sarebbero stati pertinenti in relazione 

alla decisione del 28 giugno 2004. Alla luce di tale situazione legale la richiesta 

del 7 dicembre 2004 avrebbe dovuto essere trattata quale istanza di revisione 

ai sensi dell’art. 67 LGA. Nel caso concreto non sarebbe sussistita alcuna 

premessa per la revisione. 

3. Tramite ricorso del 18 settembre 2009 … ha impugnato tempestivamente 

davanti al Tribunale amministrativo la decisione del Comune di … 

chiedendone la cassazione e il conseguente rinvio degli atti al comune 

convenuto con la formale imposizione di decidere nel merito. 

In sostanza, la ricorrente sostiene come né lo scritto del 1 luglio 2003 né quello 

del 28 giugno 2004 possano essere considerati quali decisioni formali. Tale 

tesi sarebbe supportata dalla mancata indicazione negli scritti del loro 

carattere di decisione e dalla lacunosità dei protocolli delle sedute del 

Municipio, che a loro volta ometterebbero di precisare il carattere di decisione 

nonché di indicare il numero dei voti favorevoli e contrari. Inoltre ambedue le 

sedute del municipio sarebbero avvenute senza una convocazione scritta.

Omettendo di informare la ricorrente sulla conduzione di una procedura di 

revisione il comune le avrebbe di fatto impedito di formulare le proprie 

osservazioni ledendo così il suo diritto costituzionale di essere sentita. Inoltre, 

lasciando trascorrere praticamente cinque anni fra la richiesta di 

riconsiderazione formulata dalla ricorrente nel dicembre 2004 e l’emanazione 

della decisione in giudizio, il comune avrebbe altresì contravvenuto al principio 

della buona fede creando e conservando a favore della ricorrente stessa 

un’aspettativa che quindi non potrebbe più essere disattesa. L’inattività 

dell’autorità amministrativa per un lasso di tempo talmente lungo adempirebbe 

altresì ai presupposti di un diniego di giustizia sanzionabile. 

4. Nella propria presa di posizione del 26 ottobre 2009 il comune convenuto ha 

proposto di respingere il ricorso.

Il comune precisa come, in effetti, il quesito sottoposto al giudizio del Tribunale 

amministrativo sia quello di verificare se gli scritti del 1 luglio 2003 e del 28 

giugno 2004 rivestano o meno l’aspetto di una formale decisione comunale. I 

verbali delle sedute del municipio del 30 giugno 2003 e del 21 giugno 2004 

attesterebbero inconfutabilmente la delibera da parte dell’autorità 

amministrativa al riguardo della richiesta di sussidiamento della ricorrente. In 

effetti, il municipio sarebbe entrato nel merito di detta richiesta, avrebbe 

valutato la situazione e sarebbe giunto alla conclusione della mancanza dei 

presupposti per l’erogazione del sussidio. Lo scritto del 1 luglio 2003 

costituirebbe, in optima forma, la notifica di una decisione formale e 

indicherebbe pure esaustivamente i motivi della stessa. Le medesime 

conclusioni varrebbero per la comunicazione del 24 giugno 2004, tramite la 

quale il municipio avrebbe informato la richiedente di avere nuovamente 

esaminato il caso e di non avere riscontrato elementi atti a influire sulla 

precedente decisione. Anche tale scritto, analogo a quello del 1 luglio 2003 

sia nella forma che nel contenuto, evidenzierebbe chiaramente come il 

municipio avrebbe considerato la notifica del 1 luglio 2003 quale decisione 

non modificabile. La carenza dell’indicazione sui rimedi giuridici non sarebbe 

atta ad inficiare le decisioni bensì avrebbe unicamente implicato per la 

ricorrente la possibilità di impugnare le stesse entro due mesi dalla notifica. 

5. Sia nella replica che nella duplica le parti in causa approfondiscono gli 

argomenti oggetto dei precedenti scritti che vertono, da un canto, ad inficiare 

il carattere di decisione dei due atti del 1 luglio 2003 e del 28 giugno 2004 e, 

d’altro canto, a perorare detto carattere. Tali argomenti, per quanto utili ai fini 

del giudizio, saranno ripresi nei considerandi in diritto.

Considerando in diritto:

1. Il quesito giuridico che questa Corte è chiamata a risolvere consiste, in 

sostanza, nell’accertare se gli scritti del comune convenuto del 1 luglio 2003 

e del 28 giugno 2004 rivestano o meno formale carattere di decisione e, in 

caso affermativo, di verificarne la validità o l’eventuale nullità ex tunc.

2. a) In seguito a una richiesta della ricorrente e del suo defunto marito, che non 

figura agli atti e che quindi non può che essere stata presentata verbalmente, 

il comune convenuto, il 1 luglio 2003, ha indirizzato agli interessati uno scritto 

dove risulta chiaramente indicata la materia trattata. In tale lettera l’autorità 

amministrativa, rinviando alla richiesta di sussidio, precisa di avere valutato 

attentamente i principi per l’erogazione di tale sussidio, anche sulla base di 

una perizia legale, e di essere giunto alla conclusione della mancanza di 

premesse per il ristorno retroattivo del contributo. Infatti, onde ottenere detto 

contributo, ai sensi del “regolamento per la concessione di sussidi alla 

costruzione di case d’abitazione” il richiedente deve adempire 

cumulativamente alle premesse di essere proprietario dell’abitazione in 

questione al momento della costruzione e di avere il domicilio nel comune 

prima dell’inizio dei lavori.

Quali decisioni affette da vizio formale per carenza di motivazione e, 

conseguentemente, lesive del diritto costituzionale del cittadino di essere 

sentito, nella propria prassi attuale il Tribunale amministrativo considera 

quelle decisioni alle quali la motivazione manca totalmente oppure dove la 

stessa è talmente lacunosa da rendere impossibile all’amministrato la 

comprensione dei motivi che hanno indotto l’autorità a prendere la 

disposizione in oggetto (cfr. PTA 1991 no. 12; STA 627/93, U 99 93). Ai sensi 

della prassi citata non costituisce invece una premessa formale indispensabile 

il fatto che l’atto amministrativo evidenzi espressamente il titolo di “decisione”. 

Giova inoltre rilevare che la mancata indicazione dei rimedi legali, pur se 

espressamente prevista per le decisioni amministrative, non implica la nullità 

o la cassazione delle stesse bensì, come previsto dall’art. 50 cpv. 2 della 

precedente legge sul Tribunale amministrativo (vLTA) rispettivamente dall’art. 

9 cpv. 2 e 3 della precedente legge sulla procedura nelle pratiche 

amministrative e costituzionali (vLPAC), ambedue applicabili per quanto 

concerne l’accertamento della validità delle decisioni in giudizio, prorogava il 

termine d’impugnazione da 20 giorni a 2 mesi dalla notifica dell’atto. 

Ai sensi della prassi illustrata, secondo le conclusioni del Tribunale 

amministrativo lo scritto del Comune di … del 1 luglio 2003 adempie ai 

presupposti formali e materiali che reggono le decisioni amministrative. In 

effetti, detto atto indica sia l’oggetto della delibera che i motivi del rifiuto 

dell’erogazione del sussidio stesso. Alla luce della motivazione addotta che, 

da un canto, rinvia al regolamento applicabile e, d’altro canto, precisa le 

premesse che non risultano adempite, gli amministrati erano perfettamente in 

grado di comprendere i motivi del rifiuto e di vagliare le premesse e le 

possibilità di un gravame contro lo stesso. Tale gravame, a causa della 

mancata indicazione dei rimedi legali, avrebbe potuto essere inoltrato al 

Tribunale amministrativo entro 2 mesi dalla ricezione della comunicazione. Ai 

fini del giudizio risulta irrilevante la circostanza per la quale la decisione 

amministrativa è stata emanata in seguito a una richiesta verbale. Come 

traspare dalla decisione stessa e da quanto in seguito perorato in questa 

sede, la richiesta degli amministrati era chiara ed inequivocabile ed è stata 

perfettamente recepita dal comune.

Dall’estratto della seduta del municipio del 30 giugno 2003, nel cui contesto è 

stata emanata la decisione, risulta chiaramente il motivo della decisione 

stessa, la constatazione da parte dei membri del municipio della mancata 

esistenza delle premesse per l’erogazione del sussidio e quindi il responso 

negativo al riguardo. Non possono perciò sussistere dubbi né sulla 

competenza né sulla procedura adottata dal municipio. Quanto contestato 

dalla ricorrente in relazione alla mancata convocazione scritta dei membri del 

municipio, alla definizione della trattanda e alla mancata indicazione dei pareri 

negativi e favorevoli espressi, non è atto ad inficiare la validità della decisione, 

a maggior ragione in considerazione di quanto previsto dagli art. 1 e 3 del 

regolamento interno del municipio del comune convenuto, per i quali il 

municipio fissa all’inizio della legislatura il giorno e l’ora della seduta 

settimanale, mentre i municipali non ricevono alcuna convocazione scritta. 

Inoltre, ai sensi dell’art. 9 di tale regolamento, in virtù della collegialità non 

vengono espressamente notati interventi o prese di posizione personali.

Riassumendo, lo scritto del comune convenuto del 1 luglio 2003, firmato dal 

sindaco e dal segretario, costituisce sia formalmente che materialmente una 

decisione amministrativa che è cresciuta in forza di giudicato trascorsi due 

mesi dalla notifica.

b) In data 4 marzo 2004 l’attuale ricorrente ha inoltrato al comune una nuova, 

concisa richiesta di sussidio per la casa d’abitazione sita sulla particella no. 

2409. Tramite scritto del 28 giugno 2004 il comune, riferendosi 

espressamente alla richiesta, ha comunicato all’interessata di avere 

nuovamente esaminato il caso e di non avere trovato elementi atti a influire 

sulla precedente decisione che ha quindi riconfermato ribadendo 

l’impossibilità di concedere retroattivamente il sussidio per la carenza delle 

condizioni imperative e cumulative del rapporto di proprietà e del domicilio nel 

comune al momento della costruzione dell’abitazione oggetto della richiesta.

Vista la forza di giudicato della precedente decisione del 1 luglio 2003, il 

comune ha correttamente interpretato lo scritto della richiedente del 4 marzo 

2004 quale istanza di revisione ai sensi dell’art. 11 vLPAC all’epoca 

applicabile. In tale contesto malgrado, come risulta dalla fattispecie 

documentata, il comune avrebbe potuto limitarsi a respingere l’istanza per 

motivi formali a causa della carenza delle premesse di revisione previste 

dall’art. 11 cpv. 1 lett. a-d vLPAC, detta autorità amministrativa è entrata in 

materia e ha emanato una decisione negativa in seguito all’accertamento 

della carenza dei presupposti per l’erogazione del sussidio previsti dallo 

specifico regolamento comunale. Secondo il Tribunale amministrativo, la 

decisione in oggetto, il cui contenuto riprende quello del precedente 

documento del 1 luglio 2003, ai sensi delle considerazioni precedenti adempie 

ai presupposti formali e materiali di decisione su istanza di revisione.

Il 7 dicembre 2004 la ricorrente ha inoltrato uno scritto al comune convenuto 

e, esprimendo il proprio disaccordo nei confronti di quanto comunicato il 28 

giugno 2004, ha esposto i motivi per i quali, secondo il suo parere, il sussidio 

avrebbe dovuto essere erogato. 

Tale scritto avrebbe potuto essere interpretato dal comune destinatario quale 

gravame contro la decisione del 28 giugno 2004 e quindi avrebbe potuto 

essere trasmesso per competenza al Tribunale amministrativo. Vista la 

mancata indicazione dei rimedi legali nella decisione del 28 giugno 2004, ai 

sensi dell’art. 50 cpv. 2 vLTA, il termine d’impugnazione risultava prorogato a 

due mesi dalla notifica. Essendo trascorso fra la notifica della decisione 

contestata e la lettera del 7 dicembre 2004 un termine di gran lunga superiore 

ai due mesi, al momento dell’inoltro di detta lettera la decisione di revisione 

era da tempo cresciuta in forza di giudicato per cui la mancata trasmissione 

della stessa al Tribunale amministrativo non ha implicato per l’interessata 

alcuno svantaggio. Invece di optare per tale soluzione il comune ha trattato lo 

scritto del 7 dicembre 2004 quale nuova domanda di revisione e ha quindi 

emanato la decisione oggetto del presente giudizio. Il comune ha respinto 

l’istanza di revisione di una decisione cresciuta in forza di giudicato per la 

carenza dei presupposti formali della revisione previsti dall’art. 67 LGA.

Ai sensi di tale norma l’autorità che ha deciso per ultima riesamina d’ufficio o 

su richiesta decisioni cresciute in giudicato se:

a) la parte scopre a posteriori fatti rilevanti o mezzi di prova che non poteva 
produrre tempestivamente;

b)  la decisione è stata influenzata in seguito a un crimine o a un delitto;

c) una pregiudizievole di diritto civile o penale valutata dall’autorità è stata 
decisa diversamente dal tribunale civile o penale competente;

d) per svista l’autorità non ha valutato fatti rilevanti contenuti negli atti;

e) singoli punti del petito non sono stati giudicati.

Una domanda di revisione deve essere inoltrata all’ultima istanza entro 90 
giorni dalla presa di conoscenza del motivo di revisione.

Nel proprio scritto al comune del 7 dicembre 2004 la ricorrente non adduce 

alcun motivo di revisione ai sensi delle premesse sopraccitate bensì si limita 

a presentare una interpretazione delle norme del regolamento per il 

promuovimento delle abitazioni primarie diversa da quella del comune. Da un 

approfondito esame della pratica questa Corte è giunta alla conclusione 

come, in effetti, indipendentemente dalle rivendicazioni della ricorrente, non 

esista alcun concreto motivo di revisione ai sensi dell’art. 67 LGA, per cui il 

comune convenuto ha correttamente respinto l’istanza.

c) Alla luce delle conclusioni esposte emerge una situazione legale della pratica 

esaustiva ai fini del giudizio per cui non appare necessario dar seguito ad  

ulteriori misure istruttorie, pur se richieste dalle parti, quali la deposizione 

dell’ex sindaco del comune convenuto e l’interrogatorio giudiziale della 

ricorrente stessa.

In via puramente abbondanziale giova infine precisare come l’allegazione 

della ricorrente, che non risulta documentata agli atti ed è quindi 

presumibilmente frutto di un’iniziativa personale, secondo la quale nell’anno 

2007 l’allora sindaco le avrebbe proposto il versamento di un importo forfetario 

di fr. 6’000.-- per evadere la richiesta pendente, non riveste ai fini del giudizio 

alcuna rilevanza giuridica.

3. Visto l’esito del gravame, le spese processuali vengono poste a carico della 

ricorrente (art. 73 cpv. 1 LGA). In applicazione dell’art. 78 cpv. 2 LGA, il 

comune convenuto non gode del diritto all’assegnazione di ripetibili.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 230.--

totale fr. 1'730.--

il cui importo sarà versato da … entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.