# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ab3e1455-700e-5d33-afc2-42d8c84c53d9
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 12.11.2004 R 2004 85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2004-85_2004-11-12.pdf

## Full Text

R 04 85
4a Camera 

SENTENZA
del 12 novembre 2004

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente opposizione edilizia

1. In data 22 dicembre 2003, …, tramite lo studio d’architettura … SA, hanno 

inoltrato alla competente autorità del Comune di … una domanda di 

costruzione relativa ad un intervento sulla particella no. 136, ubicata nel borgo 

stesso di … in zona di nuova formazione (NN). 

Tramite opposizione del 20 gennaio 2004, …, proprietari della particella no. 

479, e il …, proprietario della particella no. 135, hanno contestato il progetto 

in questione davanti al Municipio di … postulando il diniego della licenza 

edilizia. 

Il 28 aprile 2004, la domanda di costruzione è stata ritirata, per cui, con lettera 

del 5 maggio 2004, il Comune di … ha informato nel merito il legale degli 

opponenti comunicando altresì come, nel frattempo, fosse stata presentata 

una nuova richiesta di licenza edilizia che sarebbe stata esposta all’albo 

durante il periodo dal 6 maggio al 5 giugno 2004.

2. In data 4 giugno 2004, … e il … hanno inoltrato al Municipio di … formale 

opposizione contro il nuovo progetto di costruzione chiedendo, in via 

preliminare, lo stralcio formale della precedente procedura di licenza edilizia 

con conseguente riconoscimento delle ripetibili. Gli opponenti hanno inoltre 

preteso la posa delle modine conformemente al nuovo progetto e 

l'assegnazione di un nuovo termine per completare l’opposizione. Nell’ottica 

materiale veniva postulata la reiezione della domanda di costruzione.

3. Tramite decisione del 16 agosto 2004, il Comune di … ha respinto 

l’opposizione in oggetto rilasciando contestualmente la licenza edilizia sulla 

base della domanda e dei relativi piani inoltrati il 30 aprile 2004. 

Secondo l’autorità edilizia comunale, nei confronti del progetto ritirato, il nuovo 

progetto avrebbe implicato degli arretramenti in misura variabile fra i 15 e i 35 

cm, per cui, nell’ottica di tale entità, la richiesta di una nuova posa delle 

modine sarebbe stata sproporzionata in quanto determinanti ai fini della 

procedura sarebbero i piani di costruzione mentre le modine dovrebbero 

servire unicamente a fornire un quadro approssimativo sull’ubicazione e le 

dimensioni dell’opera. 

Per quanto concerne le ripetibili in relazione al ritiro della prima domanda di 

costruzione, l’autorità edilizia ha considerato come, vista la mancanza di una 

base legale specifica nella normativa comunale, tenor costante prassi, le 

stesse non verrebbero mai riconosciute.

Il progetto approvato sarebbe inoltre conforme alle disposizioni materiali della  

legge edilizia.

4. a) Tramite ricorso del 7 settembre 2004, … e il … hanno impugnato 

tempestivamente la decisione davanti al Tribunale amministrativo.

In via preliminare i ricorrenti chiedono l'accertamento della necessità formale 

dello stralcio della procedura avviata dai ricorrenti tramite la prima domanda 

di costruzione, in seguito ritirata, postulando altresì il riconoscimento di una 

somma pari ad almeno fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili per detta procedura. 

Nell'ottica materiale, i ricorrenti chiedono al Tribunale amministrativo un 

giudizio riformatorio nel senso del rigetto della domanda di licenza edilizia. In 

via subordinata viene chiesta una decisione cassatoria in virtù 

dell'annullamento del decreto impugnato e del rinvio degli atti all'istanza 

convenuta al fine di nuova decisione.

b) Secondo i ricorrenti s’imporrebbero sia l'assegnazione delle ripetibili agli 

opponenti sia una nuova posa delle modine per il secondo progetto. Le 

modalità d'accesso alla strada di quartiere no. 13, così come previsto dai piani 

approvati, contrasterebbero con le disposizioni dell'art. 36 cpv. 4 della Legge 

federale sulla circolazione stradale (LCS) e con quelle dell'art. 17 della relativa 

ordinanza (ONC). Contrariamente a quanto sostenuto dall'autorità convenuta, 

un progetto quale quello contestato implicherebbe la realizzazione di 15 posti 

auto e non di 13. Di conseguenza, al limite, il contributo sostitutivo dovrebbe 

essere preteso per ben 6 posteggi. Il comune convenuto avrebbe pure 

applicato arbitrariamente le prescrizioni sull’altezza dei fabbricati. Inoltre il 

progetto contestato rispetterebbe solo parzialmente l'altezza minima dei locali 

posti al pianterreno. Infine sarebbe stato violato il diritto di essere sentiti dei 

ricorrenti in quanto il comune non avrebbe concesso loro la possibilità di 

esprimersi sul progetto di realizzazione del rifugio inoltrato a procedura 

pendente.

5. a) Tramite presa di posizione del 29 settembre 2004, il Comune di … ha proposto 

di respingere integralmente il ricorso.

Contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, la prima domanda di 

costruzione sarebbe stata formalmente ritirata dai richiedenti tramite scritto 

del 28 aprile 2004. Con lettera del 5 maggio 2004, il Municipio avrebbe 

notificato ai ricorrenti il ritiro della domanda edilizia informandoli 

contestualmente della presentazione di un nuovo progetto. Vista la mancanza 

delle relative basi legali nella legislazione comunale, tenor costante prassi, 

non sarebbero mai state assegnate ripetibili nell'ambito delle procedure 

edilizie in sede di prima istanza. In ogni caso, indipendentemente dalle 

contestazioni degli opponenti, l'ufficio tecnico comunale avrebbe preso atto 

della mancata conformità del primo progetto invitando conseguentemente gli 

istanti a modificare i piani.

Per quanto concerne la richiesta di nuova posa delle modine, il comune, 

rinviando alle prassi e alla letteratura in materia, sostiene come, essendo 

determinanti i piani, le variazioni minime del progetto, quali quelle in giudizio, 

non implichino tale necessità.

b) Tutte le prescrizioni materiali del diritto edilizio sarebbero rispettate. Durante 

la fase della seconda pubblicazione, i proprietari del fondo avrebbero infine 

presentato dei nuovi piani per la realizzazione del rifugio mutando la loro 

intenzione primaria volta al versamento di un contributo sostitutivo. A 

prescindere dall’esiguità del cambiamento di mero carattere interno, il comune 

precisa come il legale dei ricorrenti abbia consultato gli atti dopo la 

presentazione del citato complemento godendo quindi della possibilità di 

visionare pure i piani del rifugio e di prendere quindi coscienza della nuova 

situazione. Alla luce di tale fattispecie, non sarebbe riscontrabile alcuna 

lesione del diritto di essere sentiti dei ricorrenti stessi.

6. Tramite presa di posizione del 27 settembre 2004, … hanno proposto, a loro 

volta, di respingere il ricorso. Detti convenuti adducono, in sostanza, la 

medesima fattispecie e gli stessi argomenti presentati dal comune, che 

saranno ripresi, per quanto utili ai fini del giudizio, nell’ambito dei considerandi 

in diritto.

Considerando in diritto:

1. a) Come risulta dalla fattispecie, i proprietari della particella no. 136, preso atto 

dell’opposizione pendente e delle contestazioni del tecnico comunale, tramite 

scritto del 28 aprile 2004, hanno ritirato formalmente la domanda di 

costruzione del 22 dicembre 2003 e quindi hanno presentato una nuova 

richiesta, in seguito alla quale il comune ha aperto la procedura edilizia che 

ha condotto alla licenza oggetto del presente contenzioso. Tramite lettera 

raccomandata del 5 maggio 2004, il comune ha informato i ricorrenti 

dell’avvenuto ritiro della prima domanda di costruzione rendendoli altresì 

edotti della presentazione di una nuova richiesta di licenza edilizia. Dal canto 

loro, i ricorrenti pretendono che il comune emani un formale decreto di stralcio 

della pratica divenuta priva d’oggetto, riconoscendo un’equa somma a titolo 

di ripetibili. 

b) In effetti, la normativa edilizia comunale, i cui articoli 108-117 reggono la 

procedura di licenza, non contiene alcuna disposizione riguardante le 

conseguenze del ritiro di un’opposizione come pure il riconoscimento delle 

ripetibili. L’art. 117 LE prevede unicamente la possibilità di accollare ai 

richiedenti i costi connessi alla procedura di rilascio della licenza edilizia, in 

base ad un regolamento sulle tasse, come pure quella di addebitare agli 

opponenti le spese effettive causate da opposizioni manifestamente 

infondate. D’altro canto, neppure le normative cantonali in materia di 

pianificazione (LPTC e OPTC) contengono delle disposizioni al riguardo.

Alla luce delle normative legali vigenti, appare quindi ineluttabile che al 

comune convenuto non possa essere imposta l’emanazione di un formale 

decreto di stralcio della procedura divenuta priva d’oggetto in seguito al ritiro 

dell’opposizione. Ricade, infatti, nel campo del potere discrezionale 

dell’autorità amministrativa comunale che, in casu, non è vincolata da alcuna 

norma procedurale, decidere se emettere o meno un formale decreto di 

stralcio. Il Tribunale amministrativo è dell’avviso che, optando per la soluzione 

più pragmatica di notificare, pur con lettera raccomandata, agli opponenti il 

ritiro della domanda di licenza edilizia, il comune abbia fatto un uso corretto 

del proprio potere discrezionale nella scelta del metodo di comunicazione 

stesso. Indubbiamente, il tenore della notifica non lasciava adito a dubbi sulla 

circostanza per la quale il ritiro della licenza edilizia poneva fine alla procedura 

pendente senza la necessità di ulteriori disposizioni formali.

c) Il cittadino che, nel contesto di una procedura di diritto pubblico, perora con 

successo le proprie ragioni, gode, in via di principio, del diritto al 

riconoscimento delle ripetibili, cioè al risarcimento dei costi legali sostenuti, 

solo qualora la normativa che regge la procedura in questione preveda 

espressamente detta possibilità. In sostanza, quindi, le ripetibili sono 

perorabili unicamente in presenza di una base legale nel senso formale che 

deve essere retta da un atto normativo di portata generale.

Nel caso in giudizio, come precedentemente accertato, la normativa edilizia 

comunale è priva di una simile base legale.

In effetti, ai sensi dell'art. 2 LPAC, i principi generali di procedura espressi 

dagli art. 3 fino a 14 di detta legge sono applicabili anche nella procedura 

amministrativa davanti alle autorità comunali qualora nel diritto comunale 

manchino le norme corrispondenti. I principi generali della LPAC, applicabili 

per analogia a livello comunale, però, non contengono alcuna disposizione 

relativa al riconoscimento delle ripetibili, che sono invece previste dall'art. 41 

LPAC il quale, ai sensi dell'art. 2 LPAC, non può essere incluso nei principi 

generali e quindi non è applicabile a livello comunale.

Di conseguenza, preso atto della palese carenza di una valida base legale, i 

ricorrenti non godono del diritto di chiedere l'assegnazione delle ripetibili per 

quanto concerne la procedura edilizia a livello comunale.

2. Ai sensi dell'art. 109 LE, con l'inoltro della domanda di costruzione devono 

essere poste le modine per le parti visibili del progetto, così da indicare 

chiaramente l'ubicazione, l'altezza e la sagoma del fabbricato. L'altezza del 

pianterreno deve essere contrassegnata sulle modine mentre i punti di confine 

devono risultare visibili.

Nella pratica in giudizio, appare incontestato che i richiedenti, in occasione 

dell'inoltro del primo progetto, abbiano posato le modine in modo conforme ai 

disposti dell'art. 109 LE. Contestualmente al ritiro della prima richiesta di 

licenza edilizia, gli interessati hanno inoltrato un ulteriore progetto 

leggermente ridimensionato, ottenendo dal comune l'esonero da una nuova 

posa delle modine in quanto le variazioni planimetriche fra i due progetti erano 

minime, nell'ordine di ca. 30 cm. A maggior ragione, il comune non ha ritenuto 

necessario pretendere la posa di nuovi profili poiché, in effetti, le dimensioni 

dell'edificio erano state ridimensionate. Indubbiamente, la posa dei profili 

costituisce una componente, con effetto di pubblicità, della procedura di 

licenza edilizia che persegue lo scopo di esporre a tutti gli interessati le 

dimensioni dell'edificio previsto e il conseguente impatto dello stesso sull'area 

circostante. Per ovvi motivi, i profili devono riprendere, nel modo più preciso 

possibile, le misure riportate sui piani. Secondo la costante prassi e 

giurisprudenza, la modinatura è ritenuta insufficiente e quindi lesiva della 

relativa norma del diritto edilizio comunale quando, a causa della sua carenza 

o imprecisione, rende difficoltosa agli interessati la valutazione accurata 

dell'impatto della costruzione sui fondi attigui. Di regola, perciò, la modinatura 

non è soggetta alla matematica precisione delle misure in quanto un simile 

requisito implicherebbe un onere eccessivo, a maggior ragione tenendo conto 

che, ai fini del permesso di costruzione e della garanzia dei diritti dei vicini 

risultano determinanti le misure e le caratteristiche riportate sui piani (cfr. 

Adelio Scolari, Commentario della Legge edilizia del Canton Ticino, 

Bellinzona 1996, no. 774, 780).

A mente del Tribunale amministrativo, omettendo di pretendere una nuova 

posa dei profili, l'autorità comunale non ha assolutamente agito in modo 

arbitrario bensì, nel corretto esercizio del proprio potere discrezionale, ha 

ritenuto salvaguardati i diritti dei vicini in virtù dei profili posati in occasione del 

primo progetto nonché nell'ottica di un leggero ridimensionamento della 

costruzione. In tale contesto, giova rilevare che pure l'effetto pubblicistico 

perseguito dalla modinatura appare, per ovvi motivi, salvaguardato. Alla luce 

della fattispecie, viste le minime variazioni planimetriche, peraltro nel senso di 

un ridimensionamento, la richiesta di una nuova posa delle modine, tenendo 

altresì conto che le due procedure si sono susseguite senza interruzione, 

sarebbe sfociata nell'eccessivo formalismo.

3. In base al piano generale di urbanizzazione traffico, la strada interessata 

dall'accesso veicolare alla particella no. 136 è ritenuta "strada di quartiere, 

senza nessun intervento dal lato pianificatorio (allargamenti, marciapiedi 

ecc.)". Inoltre, secondo il piano generale delle strutture, sui due lati del campo 

stradale è prevista una linea di strutturazione, con una profondità di 2,5 metri 

da ambo le parti, il cui sedime deve essere mantenuto libero ed aperto al 

passaggio pedonale pubblico. Lo scopo della linea di strutturazione è quello 

di garantire una visibilità sufficiente per accedere con i veicoli alle rispettive 

particelle. 

A prescindere dalle affermazioni discordanti delle parti sull'intensità del traffico 

nella zona interessata, bisogna prendere atto che, nel caso concreto, ci si 

trova confrontati con l'accesso ad una strada di quartiere, con limitazione di 

velocità, nel centro abitato. I parametri generali di sicurezza sono fissati in 

considerazione degli art. 36 cpv. 4 LCS e art. 17 ONC dall'art. 30 cpv. 1 LE, 

ai sensi del quale l'accesso stradale non deve arrecare disturbo o pericolo alla 

circolazione.

Tenendo conto della linea di strutturazione e delle caratteristiche della strada 

di quartiere che, nel luogo interessato, forma un rettilineo garantendo una 

sufficiente visibilità, secondo questa Corte, il comune convenuto, approvando 

l'allacciamento veicolare della particella così come previsto dai piani, ha 

correttamente applicato l'art. 30 cpv. 1 LE, facendo un uso appropriato del 

proprio potere discrezionale che, nel contesto specifico, risulta pure dalle 

maggiori conoscenze delle caratteristiche locali da parte dell'autorità di prima 

istanza.

In effetti, l'art. 30 cpv. 1 cifra 1 LE, impone che le autorimesse con uscita 

diretta sulla strada comunale osservino una distanza minima di 5,5 metri dal 

limite esterno del campo stradale o del marciapiede. La norma in questione 

prevede però che le distanze per le autorimesse munite di sistemi di chiusura 

automatica con comando a distanza siano regolate ai sensi dell'art. 28 LE che, 

a sua volta, prevede una distanza di 3 metri dalle strade di quartiere quale 

quella in giudizio. Preso atto che le autorimesse in questione saranno munite 

di un sistema di chiusura telecomandato, le stesse devono osservare una 

distanza di almeno 3 metri dal campo stradale che, in casu, appare rispettata.

4. Ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 e 2 LE, in caso di costruzione di nuovi edifici 

nonché di trasformazioni o ampliamenti, devono essere realizzati sulla 

particella interessata dall’intervento oppure nelle immediate vicinanze, su 

terreno privato, dei posteggi per veicoli a motore. Per quanto concerne 

l’edilizia residenziale, appare necessario realizzare un posteggio per ogni 

abitazione avente una superficie utile lorda fino ad 80 m2. Abitazioni con una 

superficie superiore agli 80 m2 necessitano di 2 posteggi. Per quanto riguarda 

gli uffici e le costruzioni artigianali, si impone la realizzazione di 1 posteggio 

per 30 m2 di superficie utile lorda, mentre i locali commerciali implicano 1 

posteggio per ogni 15 m2 di superficie del negozio.

Nel caso in giudizio, sulla base dei piani approvati, al pianterreno sarà 

realizzata una superficie destinata a uffici, comprensiva di atrio, per un totale 

di 98,88 m2, che implica, arrotondando per eccedenza, la realizzazione di 4 

posteggi. Nei tre piani destinati a scopo abitativo sono previsti tre 

appartamenti di 3,5 locali, con una superficie di 92 m2 ciascuno, che 

richiedono quindi la realizzazione di 2 posteggi per appartamento, per un 

totale di 6 posteggi. Risultano altresì previsti tre appartamenti di 2,5 locali, con 

una superficie di 50,9 m2, che richiedono un posto auto per appartamento, 

per un totale di 3 posteggi. Riassumendo, i costruttori, in applicazione dell’art. 

31a LE, sono tenuti alla realizzazione di 13 posteggi come giustamente 

accertato dal comune. 

Ai sensi dell’art. 31b LE, se la realizzazione dei posteggi previsti non è 

possibile su terreno proprio oppure su terreno di terzi, garantito mediante 

iscrizione a Registro fondiario, e i posteggi non possono neppure essere 

messi a disposizione sotto forma di impianto collettivo, per ogni posteggio 

mancante deve essere versato un contributo sostitutivo di fr. 3’500.--.

Nel caso in giudizio, i ricorrenti lamentano l’arbitraria applicazione degli art. 

31a e 31b LE da parte del comune che, tramite la licenza edilizia, ha 

approvato la proposta di realizzazione di 9 posteggi correlata al versamento 

del contributo sostitutivo per i 4 posti auto mancanti. Secondo i ricorrenti, la 

surrogazione dei parcheggi tramite un contributo sostitutivo costituirebbe una 

soluzione di carattere eccezionale, ammessa solo nei casi dove la 

realizzazione di tutti i posteggi risulterebbe effettivamente impossibile. 

Il Tribunale amministrativo ritiene che l’obbligo della realizzazione dei 

posteggi nel caso di sovraedificazione di un fondo corrisponda a una 

necessità oggettiva di urbanizzazione e che, quindi, tale prescrizione non 

possa essere semplicemente derogata tramite l’istituto del contributo 

sostitutivo. D’altro canto, proprio detta possibilità, prevista dall’art. 31b LE, 

permette all’autorità edilizia locale di tenere conto delle particolarità dei singoli 

progetti, delle necessità urbanistiche della specifica zona come pure del 

principio della proporzionalità. Di conseguenza, da un’interpretazione 

teleologica degli art. 31a e 31b LE si può chiaramente evincere come, se, da 

un canto, il costruttore non si può sottrarre a proprio piacimento all’obbligo di 

realizzazione dei posteggi versando il contributo sostitutivo, d’altro canto, 

l’autorità edilizia gode di un ampio potere discrezionale che le permette di 

derogare parzialmente all’obbligo di realizzazione dei parcheggi quando detta 

deroga è imposta da criteri oggettivi. 

Esaminata la situazione nel suo insieme, questa Corte è giunta alla 

conclusione di come l’autorità convenuta, applicando gli art. 31a e 31b LE, 

abbia fatto corretto uso del proprio potere discrezionale senza incorrere 

nell’arbitrio. Anzitutto, bisogna tenere conto che la deroga in oggetto riguarda 

solo 4 dei 13 parcheggi previsti. A maggior ragione, la deroga stessa appare 

giustificata dalla prospettiva della creazione di un’area destinata a parcheggio 

pubblico a poca distanza dalla particella in giudizio. Inoltre, giova rilevare che, 

come risulta dai piani, sulla particella in questione è prevista la realizzazione, 

in ossequio all’art. 44 LE, di un’area da gioco per bambini, al sicuro dal traffico, 

che, qualora fosse necessario realizzare ulteriori posteggi, dovrebbe essere 

ridimensionata o, in ogni caso, non potrebbe più ottemperare ai limiti di 

sicurezza nei confronti dei bambini e degli anziani. 

5. Nel caso in giudizio, in applicazione dell’art. 48 cpv. 3 LE, vista la distanza dal 

confine dell’edificio, l’altezza massima dello stesso non può superare gli 11 

metri. Ai sensi dell’art. 62 cpv. 1 LE, come altezza dell’edificio vale l’altezza 

media di tutti gli angoli esterni della costruzione principale calcolata dal 

terreno esistente fino al punto di intersezione con la linea del tetto o filo 

superiore parapetto piano. 

Come espressamente confermato dal comune convenuto e come accertato 

da questa Corte esaminando le planimetrie e le relative indicazioni, l’altezza 

dell’edificio misura, partendo dal terreno naturale esistente 10,7 metri, mentre 

la soletta del tetto piano ha uno spessore di 0,3 metri. Di conseguenza, 

l’edificio, per quanto sporgente dal terreno naturale, palesa un’altezza 

complessiva di 11 metri che corrisponde alla misura  massima concessa 

dall’art. 48 cpv. 3 LE. Contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, 

l’altezza dell’edificio deve essere calcolata partendo dal terreno naturale 

esistente e non dal pavimento del pianterreno o del seminterrato.

6. Secondo l’art. 48 cpv. 1 LE, la zona NN è destinata alle abitazioni nonché alle 

imprese di servizio e di produzione. Sono ammesse attività artigianali non o 

poco moleste. In particolare, il pianterreno deve in generale essere riservato 

per la realizzazione di locali per servizi, negozi (incluso ristoranti e bar). 

L’altezza minima dei piani prevista in tal caso è di 3,2 metri. 

Nel caso in giudizio, per quanto concerne il pianterreno dell’edificio, il progetto 

prevede la realizzazione di un ufficio/esposizione munito di servizi, della 

misura di 79 m2, di un vano scale, nonché di un garage con 3 posti auto. 

Secondo i piani, mentre la parte destinata a ufficio/esposizione ha un’altezza 

di 3,2 metri, il settore destinato ad autorimessa denota un’altezza di 2,6 metri 

che, secondo i ricorrenti, colliderebbe con i disposti dell’art. 48 cpv. 1 LE. 

Sia dall’interpretazione grammaticale che da quella teleologica dell’art. 48 

cpv. 1 LE, risulta come la destinazione del pianterreno a locali per servizi, 

negozi, ristoranti ecc. non costituisca una disposizione dal carattere 

imperativo, bensì rivesta la portata di una direttiva al fine di creare un quartiere 

il più possibile omogeneo. La norma in questione prevede, infatti, che il 

pianterreno debba “in generale” essere destinato agli scopi artigianali elencati. 

La precisazione “in generale”, inserita nel contesto della norma, relativizza 

sensibilmente la prescrizione in oggetto e lascia aperta la possibilità 

all’autorità edilizia di concedere l’uso del pianterreno anche per altri scopi. La 

frase finale della disposizione, a propria volta, conferma tale possibilità di 

diversa destinazione, precisando come, solo nel caso della realizzazione di 

vani destinati alle attività artigianali o commerciali, l’altezza minima dei locali 

debba essere di 3,2 metri. Dall’interpretazione teleologica della norma risulta 

quindi che, e contrario, qualora, come possibile, il comune conceda la 

realizzazione di vani destinati ad uso non artigianale o commerciale, gli stessi 

non siano vincolati all’altezza minima di 3,2 metri. 

Nell’ottica delle conclusioni legali di cui sopra, traspare come l’altezza di 2,6 

metri concessa per il settore adibito a garage non collida con la disposizione 

dell’art. 48 cpv. 1 LE. 

7. Il primo progetto, in seguito ritirato, non prevedeva la realizzazione del rifugio 

antiatomico, postulando invece la surrogazione dello stesso tramite il 

versamento del contributo sostitutivo. Tramite l’opposizione del 4 giugno 

2004, gli attuali ricorrenti contestavano la possibilità dell’esonero dalla 

realizzazione del rifugio con l’argomento che, per una costruzione di tali 

dimensioni, il rifugio antiatomico, in virtù della sua destinazione, avrebbe, in 

ogni caso, dovuto essere realizzato. In un primo momento, pure la seconda 

richiesta di licenza edilizia prevedeva, per quanto concerne il rifugio, il 

versamento del contributo sostitutivo. Durante la fase di pubblicazione dei 

piani, gli istanti hanno presentato una variante di progetto che prevedeva la 

realizzazione effettiva del rifugio, così come espressamente preteso dai 

ricorrenti nel contesto della loro prima opposizione. Tale variante di progetto 

è immediatamente stata allegata ai piani, in data 10 maggio 2004. Risulta agli 

atti che il legale dei ricorrenti abbia consultato i piani, ai quali era stata allegata 

la variante, in data 17 maggio 2004, godendo così della possibilità di prendere 

visione della stessa lungo tempo prima dell’inoltro dell’opposizione avvenuto 

il 4 giugno 2004.

Alla luce di tale fattispecie, la critica relativa alla lesione del diritto di essere 

sentiti sollevata dai ricorrenti appare completamente infondata.

8. In considerazione dell’esito del ricorso che, ai sensi delle conclusioni 

giudiziali, deve essere integralmente respinto, le spese procedurali vengono 

accollate, nella ragione della metà ciascuno, ai ricorrenti i quali, in 

applicazione della costante prassi, devono altresì rifondere ai convenuti, per 

quanto patrocinati da un avvocato, un’equa somma a titolo di ripetibili (art. 75 

LTA).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 3'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 270.--

totale fr. 3'270.--

il cui importo sarà versato, in solido, nella ragione della metà da … e dell’altra 

metà dal …, entro 30 giorni dalla notifica della presente decisione 

all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.

3. … da una parte e il … dall’altra sono tenuti a versare, in solido, la somma di 

fr. 750.-- ciascuno (in totale quindi fr. 1500.--) a …, a titolo di ripetibili.