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**Case Identifier:** a71a7e2f-cd65-50f8-9516-85383a6f506b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.09.2023 D-4978/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4978-2023_2023-09-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4978/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  s e t t e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Sebastian Kempe;  

cancelliera Francesca Bertini-Tramèr. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Rosa Maisto,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 7 settembre 2023. 

 

 

 

D-4978/2023 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 23 luglio 

2023, 

l'estratto dalla banca dati dattiloscopica EURODAC del 26 luglio 2023, da 

cui si evince che il richiedente aveva già depositato una domanda d'asilo 

in Croazia il (…) luglio 2023,  

la procura conferita dall’interessato in data 27 luglio 2023 alla rappresen-

tanza legale assegnatagli, 

il verbale dell’8 agosto 2023 del colloquio personale conformemente 

all'art. 5 Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-

nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: RD III),  

la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III pre-

sentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle 

competenti autorità croate dell’8 agosto 2023,  

l'accettazione del 5 settembre 2023 delle autorità croate della richiesta di 

ripresa in carico, in applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III, 

la decisione della SEM del 7 settembre 2023, notificata il giorno seguente, 

mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda 

d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferi-

mento dell’interessato verso la Croazia, 

il ricorso del 15 settembre 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato) inol-

trato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o 

TAF) contro la menzionata decisione della SEM con il quale il ricorrente ha 

concluso, in limine alla sospensione in via supercautelare dell’esecuzione 

della decisione e alla concessione dell’effetto sospensivo; in via principale 

all’annullamento della precitata decisione e l’accoglimento dell’impugnativa 

e in via subordinata alla restituzione degli atti all’autorità inferiore per una 

nuova valutazione ovvero il completamento dell’istruzione, a garanzia di un 

accertamento esaustivo della situazione dell’interessato,  

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altresì l’insorgente ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, 

nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del re-

lativo anticipo,  

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 Lasi 

[SR 142.31]),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett.  

a‒c e  52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel corso del colloquio Dublino l’interessato non ha confermato di es-

sere entrato illegalmente in Croazia il (…) luglio 2023 e di aver domandato 

in medesima data asilo nel precitato Paese; che a tal proposito egli ha però 

specificato di esser stato fermato in Croazia al suo terzo tentativo di entrata 

illegale, ma di non aver compreso quanto stava succedendo in quanto non 

era presente un interprete; che inoltre, egli sarebbe rimasto su suolo croato 

cinque o sei giorni e in seguito egli si sarebbe recato dapprima in Slovenia 

e Italia ed infine in Svizzera (cfr. atto SEM 13/3),  

che dipoi, posto di fronte alla possibile competenza della Croazia per l’ana-

lisi della sua domanda d’asilo, l’interessato ha dichiarato di non voler es-

sere rinviato in Croazia poiché in quest’ultimo Paese egli sarebbe stato 

trattato male, picchiato e minacciato dal passatore che l’avrebbe accom-

pagnato dall’Afghanistan, in quanto non l’avrebbe pagato; che inoltre, 

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durante i suoi tentativi di entrata illegale egli sarebbe stato picchiato con 

dei bastoni e preso a calci anche dalla polizia (cfr. atto SEM 13/3),  

che nella querelata decisione l'autorità inferiore, ha innanzitutto constatato 

la competenza della Croazia per il prosieguo della procedura; che in se-

guito, è stata esclusa la sussistenza nello Stato di destinazione di carenze 

sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti con-

trari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 

delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di vio-

lazione del principio del divieto di respingimento; che inoltre, non sussiste-

rebbero motivi che obbligherebbero la Svizzera ad esaminare la domanda 

d'asilo giusta l'art. 16 par. 1 RD III né che giustificherebbero l'applicazione 

della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 RD III e dell'art. 29a 

cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali 

dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che in particolare, in riferimento 

alle affermazioni di trattamenti illegali in Croazia, l’autorità di prima istanza 

ha osservato come il comportamento scorretto di alcuni membri delle forze 

di sicurezza croate non significa un uso sistematico della violenza contro i 

migranti ma tali abusi sarebbero da ricondurre al comportamento scorretto 

di agenti di polizia e di guardie operanti nelle zone di frontiere; che inoltre, 

ha evidenziato come nel caso in cui l’interessato si dovesse in futuro 

(ri-)trovare vittima di illeciti, sarà suo compito sollevare la violazione dei 

suoi diritti fondamentali utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle au-

torità croate; che infine, la SEM ha valutato lo stato di salute del richiedente 

ritenendolo non ostativo al suo trasferimento verso la Croazia,  

che in sede ricorsuale, l’insorgente contesta integralmente la decisione di 

non entrata nel merito della SEM; che in particolare, egli ritiene che l’auto-

rità di prima istanza sarebbe incorsa in un accertamento incompleto dei 

fatti giuridicamente determinanti; che a suo dire, l’insufficiente istruzione 

della sua situazione iniziale non avrebbe permesso di comprendere il ri-

schio reale derivante dalla presenza, sul territorio croato, dei passatori con 

i quali egli avrebbe contratto un debito che egli tutt’ora non sarebbe in 

grado di saldare; che egli sarebbe fuggito dalla Croazia, a fronte dell’agire 

impunito dei passatori in assenza di tutela ad opera delle forze di polizia 

locali; che invero, quest’ultime avrebbero agito con coercizione nei suoi 

confronti all’atto del prelevamento delle impronte digitali; che pertanto, sa-

rebbe doveroso chiarire se le autorità croate siano effettivamente in grado 

di garantirgli protezione; che inoltre, egli rimprovera all’autorità inferiore di 

non aver chiarito i fatti medici prima di disporre il suo trasferimento nono-

stante le esperienze traumatiche vissute e la sua richiesta di una consu-

lenza terapeutica; che dipoi, egli sottolinea come la valutazione circa 

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l’esistenza di seri motivi – che consentano di ritenere un rischio reale di 

trattamenti inumani nel Paese di destinazione – avrebbe dovuto inglobare 

anche una retta disamina delle condizioni attuali del sistema di accoglienza 

croato; che dunque egli ritiene necessaria la cassazione della decisione 

avversata e la restituzione degli atti alla SEM, affinché venga rivalutata 

l’applicazione della clausola di sovranità,  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come nel caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2019 VI/7 consid. 4 a 6, 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che inoltre, si rammenta come il RD III non offre il diritto al richiedente  

l'asilo, di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda d'a-

silo verrà esaminata (cfr. DTAF 2017 VI/7 consid. 6.11, 2017 VI/5 consid. 

8.2.1);  

che al contrario, tramite il principio dell'esame della domanda da parte di 

un unico Stato membro ("one chance only") il RD III intende far fronte al 

fenomeno delle domande di asilo multiple ("asylum shopping"),  

che altresì, in merito all'obbligo di fornire le impronte digitali, si osserva 

come tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte di-

gitali di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 

14 par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce l'«Eurodac» per il confronto 

delle impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]), 

che, nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, che il ricorrente ha depositato una domanda d'asilo pregressa in 

Croazia, il (…) luglio 2023 (cfr. atto SEM 8/1),  

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che altresì, l’autorità di prima istanza ha presentato una richiesta di ripresa 

in carico dell’interessato fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b RD III alle compe-

tenti autorità croate (cfr. atto SEM 14/5),  

che il 5 settembre 2023, queste autorità hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso la Croazia, in applicazione dell'art. 20 

cpv. 5 RD III (cfr. atto SEM 17/2), 

che di conseguenza, la competenza della Croazia è di principio data, 

che, giusta l'art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 CartaUE, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

di determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei 

criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere 

designato come competente, 

che per il resto, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario 

della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. sentenza del TAF E-5883/2022 

del 15 marzo 2023 consid. 6.2 con relativi riferimenti), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Corte 

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europea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso 

concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che lo scrivente Tribunale – confrontato con casi di procedura di ripresa in 

carico («take back») – ha già avuto modo di evidenziare come il sistema 

d’accoglienza croato, benché oggetto di diverse critiche da parte di svariati 

enti, non sia contraddistinto da carenze sistemiche né presenti comprovati 

rischi di respingimenti («push-backs»; cfr. la sentenza di riferimento del 

TAF E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.5; fra le altre anche le sen-

tenze del TAF D-4402/2023 del 28 agosto 2023 consid 7.2, D-3639/2023 

del 25 luglio 2023 consid. 7 e D-3549/2023 del 30 giugno 2023), 

che conseguentemente, le allegazioni ricorsuali non permettono di sovver-

tire la suesposta presunzione,  

che di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se motivi 

umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che la Croazia infatti, nel suo scritto del 5 settembre 2023, ha accettato di 

continuare l'esame della procedura in accordo con la summenzionata di-

rettiva, in particolare si è impegnata a continuare la determinazione della 

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responsabilità per il trattamento della domanda di protezione dell'insor-

gente («to continue to determine responsibility for the above mentioned 

person») (cfr. atto SEM 17/2), 

che il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che inoltre, agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,  

che altresì, per quanto concerne i maltrattamenti subiti da parte dei passa-

tori e il rischio di esserne nuovamente vittima in caso di trasferimento in 

Croazia, si costata come il ricorrente avrebbe deciso di lasciare il Paese 

dopo soli 5/6 giorni senza adire alle vie legali; che perciò, sarà compito 

dell’insorgente, rivolgersi alle autorità di polizia croate onde tutelare la pro-

pria incolumità (cfr. tra le tante le sentenze del TAF D-3639/2023 del 25 

luglio 2023 consid. 8.3.3 e D-5272/2022 del 28 novembre 2022); che di 

conseguenza, la censura inerente ad un accertamento incompleto riguardo 

l’effettiva protezione da parte delle autorità croate va respinta, 

che infine, per quanto concerne lo stato di salute del ricorrente si osserva 

che egli ha dichiarato in sede di colloquio Dublino di stare bene fisica-

mente, nonostante le violenze subite da parte dei passatori, ma di avere 

però problemi psicologici, quali difficoltà a dormire, stress e irrequietezza; 

che inoltre, su specifica domanda della rappresentante legale egli ha as-

serito di non essere ancora stato sottoposto a controlli medici sebbene lo 

abbia richiesto (cfr. atto SEM 13/3),  

che dagli atti all’incarto non risulta alcuna informazione medica; che 

quand’anche non vi sia ancora una diagnosi per gli eventuali problemi psi-

cologici, non vi sono indizi per ritenere che egli sia affetto da una patologia 

grave, rispettivamente che questa non possa essere trattata in Croazia,  

che ad ogni modo, è opportuno evidenziare come in linea di principio il 

Paese in questione disponga di infrastrutture mediche adeguate ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, debba provvedere 

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affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria compren-

dente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-

senziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assi-

stenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza 

particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-

chica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva; cfr. nello stesso senso le 

sentenze del TAF D-4402/2023 consid 8.4.3 e D-3639/2023 consid. 

8.3.2.3) che non vi sono dunque motivi per ritenere che il ricorrente non 

potrà beneficiare – ove necessario – di trattamenti e di accertamenti medici 

supplementari,  

che, pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero 

tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. Tortura, in caso di esecuzione del trasferimento in Croazia, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza);  

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità), 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Croazia è competente per l'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi RD III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste agli artt. 23, 24, 25, 29 RD III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia conformemente 

all'art. 44 LAsi,  

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della Legge fe-

derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, 

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RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 consid. 5.2), 

che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre 

non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento 

dalla Svizzera verso la Croazia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che per il medesimo motivo, anche la domanda di esenzione dal versa-

mento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è dive-

nuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Francesca Bertini-Tramèr 

 

 

Data di spedizione: