# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5ebbfcf2-a0cf-595c-b1b7-aec70f59a396
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-04-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.04.2001 31.2000.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2000-8_2001-04-17.html

## Full Text

RACCOMANDATA  

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2000.00008

   

  ZA/sc

  	
  Lugano

  17 aprile 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 26 gennaio
2000 ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  Cassa di comp. __________

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  

 

In relazione alla
fallita      __________

                                         

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta
__________ (di seguito __________), con sede a __________, è stata iscritta
a Registro di Commercio il __________ 1985 (cfr. doc. _, Inc. __________).

                                         Lo scopo
sociale consisteva nella diffusione della pubblicità commerciale tramite la
stampa, consulenza, marketing e assistenza. Potrà inoltre procedere agli
acquisti, vendite e alle gestioni di esercizi pubblici.

                                         

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 6 marzo 1998
con diritto di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. __________).

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS __________ in
qualità di datrice di lavoro dal 1° marzo 1998 al 31 agosto 1998 (cfr. doc. _,
Inc. __________).

 

                                         Sin
dall'inizio dell'affiliazione la società non ha versato nessun contributo. La
Cassa ha iniziato per questo le procedure esecutive dal mese di dicembre 1998
per i contributi non saldati dal 1° marzo 1998 al 31 agosto 1998 (cfr. doc. _,
Inc. __________). La ditta ha cessato la propria attività con effetto dal 31
agosto 1998.

                                         Per i
contributi rimasti scoperti, l'UE di __________ in data 4 novembre 1999 ha
emesso un attestato di carenza beni di fr. 12'075.30 (cfr. doc. _, Inc.
__________).

 

                               1.2.   Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 9 dicembre 1999 la Cassa ha
emesso nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art.
52 LAVS per fr. 12'075.30 concernente i contributi paritetici, quelli per
assegni familiari, per perdita di guadano in caso di malattia e per
l'assicurazione infortuni non versati dal 1° marzo 1998 al 31 agosto 1998 (cfr.
doc. _).

 

                               1.3.   Con
opposizione 5 gennaio 2000, __________ contesta l'importo fatto valere dalla
Cassa e respinge l'addebito di intenzionalità:

 

" 
L'importo di Frs. 12'075.30 indicato quale
presunto danno patito dalla vostra cassa non è provato ed a questo riguardo vi
invito a trasmettermi, a stretto giro di posta, un calcolo dettagliato mediante
il quale mi sia possibile verificare l'ammontare esatto dei contributi
paritetici da voi rivendicati.

 

Circa l'intenzionalità della difficile situazione
in cui è venuta a trovarsi la società di cui sono amministratore non posso che
biasimare le vostre affermazioni considerata pure la situazione di salute in
cui mi trovo a seguito della paresi che mi ha colpito nel maggio dell'anno
scorso." (Doc. _)

 

                               1.4.   Con
petizione 26 gennaio 2000, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 12'075.30 motivando:

 

" 
(…)

Nella sua opposizione contro la decisione di
risarcimento danni il signor __________ non porta nessun elemento valido a
contestare la sua presunta responsabilità. Egli si limita a biasimare l'operato
della Cassa in considerazione del suo grave stato di salute.

D'altra parte pur considerando questa triste
circostanza non si può pretendere che la Cassa si astenga dall'applicazione
delle disposizioni di legge.

 

Siamo comunque in obbligo di esprimere al signor
__________ i nostri migliori auguri per un ristabilimento del suo stato di
salute.

 

Per meglio documentare l'ammontare rimasto
scoperto di fr. 12'075.30 alleghiamo il quaderno dei salari presentato per
l'anno 1998 nonché il relativo conteggio che, come richiesto, è già stato
inviato anche al Signor __________ il 7 gennaio 2000.

Alleghiamo pure il dettaglio con l'indicazione
delle date di emissione dei conteggi trimestrali, delle diffide, dei precetti
esecutivi e dei relativi importi. (…)" (Doc. _)

 

                               1.5.   Con risposta
21 febbraio 2000 il convenuto, ribadendo quanto espresso con scritto 5 gennaio
2000, precisa: 

 

" 
(…)

Dall'esame della documentazione che sta alla base della richiesta
di risarcimento, rilevo che l'estratto conto emesso il 7 gennaio 2000 contiene
una serie di posizioni che non possono essere rivendicate nell'ambito
dell'applicazione dell'art. 52 LAVS ed in particolare :

 

-   contributi Cassa assegni familiari                     Frs.  1'089.90;

-   perdita di guadagno in caso di malattia             Frs. 1'972.20;

-   assicurazione infortuni                                      Frs. 1'290.75;

                                                                               ___________

- per complessivi                                                   Frs. 4'352.85

                                                                               ===========

 

Ciò fa immediatamente ridurre la pretesa di risarcimento dai Frs.
12'075.30 richiesti a Frs. 7'700.‑‑ circa. (…)" (Doc.
_, pag. 1-2)

 

                                         In merito
al suo stato di salute e alla sua situazione finanziaria precisa che:

 

" 
(…)

Più in generale va inoltre rimarcato che le pretese della Cassa
trascinano spesso con sé costi esorbitanti a titolo di diffida ed in un caso
__________di revisione senza alcuna particolare giustificazione.

 

Voglio inoltre rimarcare a codesto tribunale che mi sono venuto a
trovare in una situazione finanziaria impensabile avendo perso una causa
dinanzi al Tribunale Federale che mi vedeva opposto al signor __________. In
tale contesto mi sono visto dilapidare tutti i miei risparmi per oltre Frs.
500'000.‑‑ trovandomi la vita d'un colpo distrutta, colpito da un
ictus." (Doc. _, pag. 2-3)

 

                               1.6.   La Cassa con
scritto 22 marzo 2000, ha ridotto la sua pretesa a fr. 7'722.45, accogliendo le
eccezioni sollevate dal convenuto con risposta del 21 febbraio 2000. (cfr. doc.
_).

 

                               1.7.   A seguito di
un accertamento effettuato dal TCA, con scritto 22 marzo 2001, __________
ribadisce le difficoltà riscontrate a causa del suo stato di salute e a causa
di una vertenza persa al Tribunale Federale. 

                                         Il
convenuto produce anche un certificato medico del 16 marzo 2001 del dottor
__________, che attesta l'esistenza di un'importante emiparesi
sensitiva-motoria a sinistra dell'arteria carotide interna sopraggiunta il 20
maggio 1999 (cfr. doc. _ e allegato 1, Inc. __________).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C.,
I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   In virtù
dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di
compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).

 

                               2.3.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076;
DTF 123 V 15, 16, consid 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei
contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC
1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement
de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10,
pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in 
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s).

 

                               2.4.   __________
ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS,
sostenendo che l'attrice aveva incluso nella decisione di risarcimento delle
posizioni che non possono essere fatte valere con l'azione ex art. 52 LAVS
(cfr. doc. _). 

                                         La Cassa
dal canto suo con scritto 22 marzo 2000 ha accolto le eccezioni del convenuto
riducendo l'importo a fr. 7'722.35, come auspicato dallo stesso __________
(cfr. doc. _).

 

                                         Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit,  RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).

                                         Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti,  op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).

                                         Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H 234/97,
del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95). 

 

                                         Nella
fattispecie in esame, occorre tuttavia rammentare che la società versava
acconti trimestrali secondo il sistema forfetario. Ai sensi dell’art. 34 cpv. 3
OAVS, infatti, la cassa di compensazione può consentire al datore di lavoro di
versare, invece dell'importo esatto dei contributi dovuti per un periodo di
pagamento, una somma approssimativamente corrispondente. In tale caso, il
conguaglio sarà fatto alla fine dell'anno civile.

                                         Questa
procedura forfetaria permette al datore di lavoro di versare degli acconti,
secondo le istruzioni della cassa di compensazione, sino alla fine dell’anno
civile. Gli acconti sono stabiliti sull’ammontare dei salari soggetti all’AVS
dell’anno precedente (Pratique VSI 1993 pag. 174 consid. 4b). 

                                         Alla fine
dell’anno civile la cassa di compensazione, sulla base dei dati definitivi
forniti dal datore di lavoro (distinta salari), allestirà il conteggio finale,
dal quale risulterà se sono stati determinati contributi in eccesso o in
difetto (conguaglio) (cfr. N. 2030 delle Direttive sulla riscossione dei
contributi, edite dall'UFAS).

                                         Nel caso
di specie la società aveva optato per il pagamento di acconti trimestrali. 

                                         

                                         Per
quel che concerne gli elementi del danno risarcibile, rettamente il convenuto
rileva che non possono essere inclusi i premi dell'assicurazione contro gli
infortuni e quelli per la perdita di guadagno in caso di malattia. 

 

                                         Per quel
che concerne l'inclusione nel danno dei contributi del datore di lavoro dovuti
in base alla legge cantonale sugli assegni di famiglia (LAF) dell'11
giugno 1996 (RL 6.4.1.1.), va rilevato che con sentenza inedita dell'11 luglio
1985 nella causa S.B. e G.G. (inc. AVS 72/85 e 73/85 citata in Trisconi
Rossetti, op. cit, pag. 370) il TCA ha ammesso l'applicazione analogica
dell'art. 52 LAVS in virtù dell'art. 49 LAF del 24 settembre 1959 che,
prevedeva un rinvio alla LAVS per tutte le questioni non previste nella citata
legge cantonale. 

                                         Questa
disposizione è stata ripresa all'art. 47 della LAF dell'11 giugno 1996, che ha
il seguente tenore:

 

" 
Per quanto non previsto dalla legge, sono
applicabili le disposizioni della legge federale sull'assicurazione per la
vecchiaia ed i superstiti e la legislazione sulle prestazioni complementari
all'AVS/AI)."

 

                                         Normalmente
quindi la Cassa è in diritto di includere tali contributi nell'azione di
risarcimento danni ex art. 52 LAVS. Nel caso di specie tuttavia, i
contributi dovuti corrispondono a quelli anticipati, per cui la Cassa non può
includerli nuovamente nel conteggio.

                                         Comunque,
a mente del TCA, per fare maggiore chiarezza su questo punto è auspicabile che
in occasione della ormai prossima revisione della LAF venga introdotta nella
legge cantonale sugli assegni di famiglia una norma che rinvii esplicitamente
all'art. 52 LAVS. Questa soluzione si giustifica tanto più in considerazione
dal fatto che un rinvio generico, come quello previsto dall'art. 47 LAF, è
stato oggetto di critiche e di interpretazioni divergenti da parte della
dottrina e della giurisprudenza cantonale (cfr. Kieser, op. cit, pag. 658,
Kieser, Streifzug durch das Familienrecht, SZS 1995 pag. 281s; SVR 1995 AHV Nr.
45 consid. 6 pag. 127, confermato in SVR 1997 AHV Nr. 128 consid. 5a pag. 389;
UFAS, "Leggi cantonali sugli assegni famigliari". La giurisprudenza
delle autorità cantonali di ricorso dal 1995 al 1997, Berna 1999, pag. 99-104).

 

                                         Riassumendo, questo TCA, dopo attento esame dell'incarto, ritiene che la calcolazione
eseguita dal convenuto è corretta, del resto la stessa è stata accettata dalla
Cassa. 

                                         Quindi
l'importo scoperto dei contributi risulta essere di fr. 7'722.45 (cfr.
doc. _ e _).

                                         

                               2.5.   Il convenuto
sostiene inoltre che le spese per le diffide, le esecuzioni, ecc., non
sarebbero giustificate.

                                         Come
abbiamo visto al considerando 2.3. costituiscono elementi del danno
risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del
salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104), i
contributi della disoccupazione, i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione, le spese
esecutive e gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in 
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s), per cui la censura del convenuto non ha nessuna ragione di essere.

 

                               2.6.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS,
anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag.
608 consid. 5b).

 

                               2.7.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.8.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore
unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta
gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della
diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198
consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti
della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali
circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o
potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b
e 193 consid.2b)

                                      

                               2.9.   Il convenuto
contesta l'addebito di grave negligenza, in quanto sarebbe stato incapace di
seguire la sua normale attività lavorativa a causa del suo grave stato di
salute. Questa circostanza, complice anche la crisi che ha attraversato la
ditta, avrebbe portato al fallimento la società.

 

                                         In
passato il TCA ha già avuto occasione di considerare giustificato il mancato
pagamento dei contributi, se è dovuto a grave malattia del presidente del CdA,
che aveva praticamene condotto alla rovina la ditta, poiché gli altri amministratori
non erano in grado di continuare gli affari, viste le particolari conoscenze
richieste (STCA 7 novembre 1990 in causa V.P., L.R., E.G., O.R.; STCA 8 luglio
1991 in causa L.B. e D.T.).

                                         Inoltre,
non è stato ritenuto responsabile l'amministratore, che a seguito di
invalidità, non era più in grado di seguire gli affari della società, per il
danno insorto dopo l'evento invalidante (STCA 26 novembre 1991 in causa M.C.;
STCA 9 marzo 1993 in causa J.E., J.E., K.O., F.G., L.F., V.R. e V.A., consid.
2.6).

                                         Infine il
TCA ha ribadito che la persona totalmente invalida per motivi psichici che
viene indotta da terze persone ad assumere la carica di amministratore unico di
una società che egli non è in grado di gestire a cagione del suo stato di
salute non può essere reso responsabile del mancato pagamento dei contributi
(STCA del 4 maggio 1995 in causa P.P.).

                                         A
proposito di un amministratore unico con problemi di salute, in una sentenza
del TFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O.G., H 193/96 Ws, l'Alta
Corte ha negato quale motivo di discolpa lo stato di salute del convenuto,
motivando:

 

" 
(…)

c) Il ricorrente giustifica inoltre il mancato pagamento dei
contributi con motivi di salute, riferiti al periodo tra il 1989 e il 1993. A
sostegno del suo assunto, produce un certificato medico 31 luglio 1996 del
dott. G. di Lugano, dal quale si evince che ha subito una operazione di by‑pass
nel giugno 1990 e che era affetto da diabete di difficile controllo.

Questi motivi non possono essere fatti valere quale esimente ex
art. 52 LAVS. L'amministratore unico di una società deve infatti preoccuparsi
di affidarla, in sua assenza, ad una persona competente nella gestione e non
può limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo. Si noti poi che nel 1990 O.
G. ha incassato da diverse assicurazioni un importo fatto successivamente
affluire alla società, che nel 1991 ha acceso un prestito ipotecario presso la
Banca R. di R. e che nel 1993 ha pure versato un'ulteriore somma alla A. G. SA.
Trattasi di atti concludenti che dimostrano come l'interessato, malgrado avesse
qualche problema di salute, si sia sempre attivamente occupato della società,
ricordato comunque che ‑ ove fosse stato realmente incapace di
determinarsi come si richiede a un amministratore unico - sarebbe stato suo
preciso dovere dimettersi dalla carica.

Il ricorrente ha quindi mancato al dovere di diligenza che si deve
esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria
di quella a cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e
riferimenti), peraltro molto addentro nell'ambito delle imprese di costruzione,
ritenuto che operava nella società già dal 1971 e che avrebbe dovuto sapere,
perché fatto notorio, che in tempi di grave crisi nel settore immobiliare
possono insorgere complicanze al momento dell'incasso dei crediti. Nemmeno la
circostanza che O. G. abbia profuso mezzi liquidi nella ditta ‑ in misura
comunque inferiore alle sue capacità, come dimostra la donazione ai figli di un
bene immobile del valore di fr. 180 000.‑ ‑ è sufficiente a sanare
la grave negligenza. Infatti non è accertato che la scelta di differire il
pagamento dei contributi paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la
sopravvivenza della società. Neppure è assodato che il datore di lavoro potesse
oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa riguardo a
ogni suo credito (DTF 108 V 188), visto che già dal 1990 sapeva che vi
sarebbero stati problemi d'incasso riferiti alla S. SA, già G.C.T. SA.
L'organo, secondo la giurisprudenza, deve prestare particolare attenzione nel
caso in cui sia a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria. In questo contesto il solo fatto che egli abbia investito
nell'impresa, a fondo perso, ingenti somme provenienti dal suo patrimonio
privato, nulla cambia, allorquando la sua responsabilità secondo l'art. 52 LAVS
sia stata appurata (sentenza inedita 19 febbraio 1992 in re V., J., W. e T., H
62/91).

Va ancora ricordato al ricorrente che il dovere di diligenza
risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico, ritenuto che
quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta
gestione degli affari sociali e che non' è sufficiente l'ossequio della
"diligentia quam in suis" (DTF 122 111 198 e riferimenti). Al
riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di
affermare che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore
unico sono da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b), tanto
più quando, in mancanza di delega durante un periodo di malattia, lo stesso
amministratore se ne è occupato in prima persona.

Ne consegue che O. G. dovrà pertanto risarcire il danno subito
dalla Cassa."

 

                                         Nella
fattispecie il convenuto afferma di aver avuto un ictus con conseguente paresi
nel maggio del 1999 (cfr. doc. _). Agli atti è stato prodotto un certificato
medico che attesta quanto sostenuto dal convenuto senza tuttavia nessun
riferimento al suo stato di salute nel 1998, soprattutto per il periodo in cui
i contributi non sono stati pagati (marzo 1998-agosto 1998). 

                                         Visto che
il certificato medico del dottor __________ attesta l'insorgenza della paresi
nel maggio del 1999, un'eventuale incapacità lavorativa sarebbe eventualmente
subentrata solo a partire da questa data (cfr. doc. _ e allegato 1, Inc.
__________).

                                         Per cui
la circostanza addotta da __________ non può assurgere a motivo di
giustificazione essendo i contributi scoperti relativi al 1998. 

 

                             2.10.   Per quello
che concerne l'asserita crisi attraversata dalla società va osservato quanto
segue.

                                         

                                         Innanzitutto
secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa G.C.;
inc. __________) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52
LAVS non è in relazione alla gestione della società per sé stessa, né a
eventuali cause di un fallimento. 

 

                                         La Cassa
ha iniziato a diffidare e poi a precettare la società sin dall'inizio
dell'affiliazione. La società infatti non ha pagato nessun contributo per tutto
il periodo in cui è restata affiliata alla Cassa. Per cui non si vede come si
possa giustificare il mancato pagamento con l'asserita precaria situazione
finanziaria, che non è del resto stata minimamente motivata né documentata.
D'altronde anche se quest'eventualità si fosse presentata, ciò non impediva al
convenuto di prendere delle decisioni importanti, quali ad esempio quelle
offerte dall'art. 725 CO o rassegnare le proprie dimissioni. In tal senso il
TFA ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua
esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STFA non pubblicata del 7 maggio 1997 nella causa M.V., H 336/95,
consid. 3d). In un'altra sentenza il TFA ha ribadito che l’organo della società
deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del
fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 16 aprile
1998 in re O. G. p. 6 e giurisprudenza ivi citata).

                                         In queste
circostanze dunque il differimento dei pagamenti è stato cronico, per cui,
almeno per quanto riguarda i contributi, non doveva trattarsi di una situazione
di illiquidità passeggera.

                                         Sta di
fatto che, secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto un
motivo di giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi
paritetici era cronico, e anzi tali pagamenti venivano effettuati solo dopo che
le procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato
(STFA inedita del 27 giugno 1994 in re M.A.). Nemmeno la circostanza che la società
fosse senza liquidità giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi
se non sono realizzati i chiari criteri posti dalla giurisprudenza federale
(STCA 4 maggio 1995 nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

                                         In
effetti, l'aver lasciato procrastinare costantemente il pagamento dei
contributi paritetici e l'averlo lasciato irrimediabilmente differire è segno
di una negligenza non indifferente, la quale è suscettibile di fare sorgere la
responsabilità dell'amministratore, cui incombe per legge la massima vigilanza
nella conduzione e nel controllo della società.

 

                                         Visto quanto precede __________ deve essere reso
responsabile del danno cagionato alla Cassa per aver violato i doveri che
risultano dalla carica di amministratore di una SA, doveri che risultano
accresciuti quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico
(DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a) 

                                         Ne consegue che __________ deve risarcire il danno subito dalla
Cassa per i contributi non versati dalla __________.

 

                             2.11.   Infine, la
situazione economica personale descritta da __________ non è rilevante ai fini
della causa poiché non può assurgere a motivo di discolpa. Inoltre, va
ricordato che nella procedura di risarcimento ai sensi dell'art. 52 LAVS non è
contemplato l'istituto del condono. Infatti, secondo la giurisprudenza, non può
essere riconosciuta la buona fede, condizione essenziale per ottenere il
condono, nel caso in cui il richiedente ha agito intenzionalmente o per grave
negligenza (RCC 1986, pag. 664).

                                         Se il
datore di lavoro, o l’organo della persona giuridica, è stato riconosciuto
responsabile, questo significa che egli ha appunto agito intenzionalmente o per
grave negligenza, per cui un condono verrebbe a priori escluso (cfr.
STCA inedita del 18 gennaio 1996 in re F. inc. __________).

Comunque alla Cassa rimane il compito di valutare nell'ambito dell'esecuzione
del presente giudizio le reali possibilità di incasso (cfr. ZAK 1986 pag. 448).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   La
petizione é parzialmente accolta.

       §)  __________ è condannato a versare alla Cassa di
compensazione AVS __________ fr. 7'722.45.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

                                         

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti