# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88c75e69-3433-5fe7-bdf4-5a39e03127f7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.08.2017 32.2017.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-17_2017-08-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.17

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  7 agosto 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 gennaio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 dicembre 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1974, nel novembre
2013 aveva inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti (inc. AI doc. 4).

 

                                         Sulla base della
documentazione raccolta, nonché sulla perizia psichiatrica del 29 aprile 2016
eseguita dal __________ (__________) con decisione 30 luglio 2014 (preavvisata
il 6 maggio 2014) l'Ufficio AI le aveva negato il diritto sulla base delle seguenti
motivazioni:

 

 

" (…)

Con raccomandata del 03 marzo 2014 lei è stata informata
dell’appuntamento peritale fissato per l’08 aprile 2014. Nella stessa lettera
lei è stata diffidata nell’astenersi dal consumo di sostanze stupefacenti
almeno durante i trenta giorni che precedevano la data della visita medica.

 

È quindi stata resa attenta sulle conseguenze di una sua mancata
collaborazione.

 

A seguito dei controlli effettuati e come emerso dalla perizia
effettuata presso il __________ (__________) questo periodo di astinenza non è
stato rispettato.

 

Con annotazione del 05 maggio 2014 il Servizio Medico Regionale
(SMR) comunica, come indicato anche dal perito, che le sostanze di cui lei
abusa abbiano un’influenza sui limiti psichici. Viene quindi confermata l’esigibilità
all’astinenza da dette sostanze.

 

Tenuto conto di quanto sopra, avendo continuato l’abuso di
sostanze stupefacenti, la richiesta di prestazioni AI è respinta causa la sua
mancata collaborazione.” (doc. AI 28)

 

                                         La decisione è divenuta
definitiva non avendo inoltrato l’assicurata ricorso al TCA.

 

                               1.2.   Nell’agosto 2015 l'assicurata
ha presentato una nuova richiesta di prestazioni, facendo valere un
peggioramento delle condizioni di salute (inc. AI doc. 38). A tal riguardo, con
scritto 7 dicembre 2015 lo psichiatra curante, dr. __________, facendo
riferimento al ricovero avvenuto nel mese di maggio presso la Clinica __________
a causa di allucinazioni uditive e idee deliranti di tipo persecutorio, ha
chiesto all’Ufficio AI di rivalutare il caso (inc. AI doc. 41). 

 

                                         Dopo aver fatto eseguire
un’altra perizia psichiatrica a cura del __________ (cfr. rapporto 26 luglio
2016, inc. AI doc. 72), fondandosi poi sul rapporto 19 agosto 2016 del SMR
(Servizio medico regionale dell’AI), con decisione del 5 dicembre 2016, preavvisata
il 19 agosto 2016, l’Ufficio AI ha nuovamente respinto la domanda di
prestazioni ritenendo in sostanza che le patologie psichiatriche sono dovute ad
uno stato di dipendenza tossicologica e quindi non riconosciute dall’AI. 

 

                               1.3.   Contro la succitata decisione
l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, ha interposto il presente ricorso,
postulando il rinvio degli atti all’amministrazione per l’allestimento di una
nuova perizia. In sostanza contesta la perizia del __________, producendo un
nuovo rapporto dello psichiatra curante. Delle singole argomentazioni verrà
detto, per quanto necessario, nel prosieguo. Contestualmente ha chiesto di
essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI, fondandosi sulla presa di posizione del SMR in merito al nuovo rapporto
dello psichiatra curante, ribadita la correttezza della valutazione medica, chiede
la reiezione del ricorso e la conferma della decisione contestata.

                                      

                               1.5.   Il 20 marzo 2017 l’insorgente
ha prodotto le osservazioni dello specialista curante su quanto sostenuto dal
SMR (XI), seguita, su richiesta del TCA, dalle relative contro-osservazioni dell’Ufficio
AI datate 3 aprile 2017 (XII). 

 

 

considerato                    in diritto

                                      

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se rettamente o meno l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a
prestazioni.

                                         

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente
a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

                                      

                               2.3.   Qualora
l'amministrazione entra nel merito di una nuova domanda di prestazioni, essa
deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare
verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato
si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 p. 8; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in
Schaffauser/ Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, p.
15; DTF 117 V 198). 

                                         L’art.
17 cpv. 1 LPGA stabilisce che “se il grado d’invalidità del
beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la
rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

                                         I principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime
del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA
(DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

                                         In
particolare, la costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI
sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di
salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di
salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno
hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. p. 4; RCC 1989 p. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b,
105 V 30). 

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante
sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento
in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in
ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener
conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso
perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). 

 

                               2.4.   Va ancora ricordato che per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984
pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/
Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).

 

Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30 giugno 2004 al consid. 3.2
l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:

 

" Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".

 

Secondo la giurisprudenza del TF, siffatti principi valgono fra
l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le
nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre
1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

Secondo la Circolare sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione
per l'invalidità (CIGI), cifra 1013, Le tossicomanie (sindromi da dipendenza
quali p. es. l'alcolismo [RCC 1989 p. 283, 1969 S. 236], la dipendenza da medicamenti
[RCC 1964 p. 115] o da droghe [RCC 1992 p. 180, 1987 p. 467, 1973 p. 600],
l'abuso di nicotina oppure l'obesità [RCC 1984 p. 359]) non giustificano
di per sé un'incapacità al lavoro. Esse possono tuttavia avere l'effetto di un
danno alla salute invalidante se sono la conseguenza o il sintomo di un danno
invalidante alla salute mentale o fisica, oppure hanno causato un notevole
danno fisico e/o mentale quale una durevole lesione cerebro-organico-neurologica
oppure un irreversibile mutamento di natura organica della personalità
affettiva. Occorre pertanto verificare se la tossicodipendenza è la conseguenza
di un danno alla salute fisica o mentale di natura patologica preesistente
oppure se la dipendenza è la ragione di un susseguente danno alla salute suscettibile
a diminuire la capacità al guadagno in maniera permanente o di lunga durata (Pratique
VSI 2001 p. 227 consid. 5 e 6).

 

Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)”.

 

Va infine rilevato che nella DTF 141 V 281 il Tribunale federale
ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi. La capacità di lavoro deve essere valutata
nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. In particolare, la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata.

 

                                2.5   Nel
caso di specie, a seguito della seconda domanda di prestazioni, l’amministrazione
ha nuovamente incaricato il __________ di eseguire una perizia psichiatrica.

Tenuto conto della prima valutazione
del 29 aprile 2014, dopo avere avuto due colloqui con l’assicurata e aver
proceduto al consueto riassunto degli atti, all’anamnesi, esposti l’esito
dell’esame clinico secondo AMDP-System, gli approfondimenti testali eseguiti,
la descrizione della giornata, delle attività e delle abitudini, il trattamento
psichiatrico attuale, la specialista in psichiatria e psicoterapia, dr.ssa __________
(la stessa che aveva eseguito la precedente perizia), ha posto le seguenti
diagnosi:

 

" (…)

Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro

Sindromi e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di
alcool, sindrome da dipendenza, attualmente sta usando la sostanza, dipendenza
attiva (ICD10; F 10.24).

Sindromi e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di
appiodi, attualmente in regime di mantenimento con trattamento sostitutivo
(metadone) (ICD10; F 11.22), uso episodico di eroina.

Sindromi e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di
cannabinoidi, sindrome di dipendenza, attualmente sta usando la sostanza,
dipendenza attiva (ICD10; F 12.24).

 

Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro

Tratti ascrivibili ad un disturbo di personalità emotivamente
instabile. (…)” (doc. AI 72 pag. 8-9)

 

                                         Nella sua valutazione, la
specialista ha in particolare rilevato:

 

" (…)

Mi confronto nuovamente con un’assicurata la cui valutazione
appare particolarmente complessa a causa della concomitanza di vari fattori.
Quello che pare avere maggiore rilevanza, nel caso in questione, pare essere
determinato da una sindrome di dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti
(cannabis e probabilmente eroina) che, come confermato dallo screening
tossicologico effettuato anche in occasione della presente valutazione, è
attualmente presente e che, rispetto alla mia precedente valutazione non appare
affatto migliorata: l'esame del CTD mette addirittura in evidenza un incremento
dell'utilizzo di etile. (…)” (sottolineatura del redattore; inc. AI pag.
180).

 

Come visto, la perita ha ritenuto
il disturbo di personalità quale patologia senza influenza sulla
capacità lavorativa (“In occasione dell’attuale valutazione ribadisco ciò
che mi aveva portato ad escludere che il disturbo di personalità fosse tanto
permeante da poterne influenza la capacità lavorativa” … “Pur
riconoscendo la presenza di tratti ascrivibili nel contesto di un disturbo
della personalità non ritengo, a tutt’oggi, come discusso nella mia precedente
valutazione, che siano questi ad influire negativamente sulla sua capacità
lavorativa “; inc. AI pag. 181). 

In merito agli altri disturbi psichici dovuti alle dipendenze, la perita ha
confermato un’inabilità lavorativa del 40% nell’ultima attività di cameriera e
del 20% quale casalinga, valutazione che aveva espresso nella perizia del 29
aprile 2014 (cfr. inc. AI pag. 64).

 

Infatti, la dr.ssa Ciavaglioli
ha concluso:  

 

" (…)

In considerazione di quanta sopra esposto ritengo che, allo stato
attuale, in occasione della presente valutazione, non siano emersi elementi che
possano apportare sostanziali modifiche rispetto alla mia precedente
valutazione che, anche in questa occasione, viene eseguita in una fase di
dipendenza attiva da sostanze stupefacenti ed alcool. 

 

La prognosi risulta incerta; molto dipenderà dall'evoluzione della
sindrome di dipendenza ed in generale delle sue condizioni psichiche nonché
dalle misure che si riusciranno ad attuare. Ritengo che un tentativo mirato ad
un percorso di disintossicazione andrebbe vagliato dal curante e
dall'assicurata che, in occasione della degenza del maggio 2015, parrebbe aver
rifiutato la proposta di un percorso pressa il centro di competenza per
dipendenze della __________.” (doc. AI 72 pag. 11)

 

Sulla base della succitata
perizia, con rapporto finale 19 agosto 2016 il dr. __________, specialista in
psichiatria e psicoterapia al SMR, ha evidenziato: “… in presenza di un
quadro clinico oggettivamente sovrapponibile al 2014, con la IL determinata
esclusivamente dall’abuso di sostanze tossiche, fattore escluso dall’AI, si
propone, come allora, il rifiuto di prestazioni “(inc. AI pag. 238). 

 

Con scritto 15 settembre 2016 lo
psichiatra curante dell’assicurata ha contestato la valutazione peritale (inc.
AI doc. 75). 

 

Dopo aver chiesto una presa di
posizione al consulente in integrazione professionale – il quale, in assenza di
un quadro clinico senza dipendenze, con scritto 22 novembre 2016 ha reputato
prematuro l’attuazione di provvedimenti professionali – con decisione 5
dicembre 2016, preavvisata il 19 agosto 2016 (inc. AI doc. 73), l’Ufficio AI ha
respinto la domanda di prestazioni. 

 

                               2.6.   Per poter graduare
l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre
di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133
consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag.
158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014,
ad art. 28a n. 236, pag. 389).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160
consid. 1c), bensì il suo
contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che
non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique
VSI 2001 p. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).                                                          

 

                                         Tuttavia, nel caso in cui
sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con riferimenti, in
particolare, alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungs-recht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Il
TF ha comunque già avuto modo di sottolineare che non va dimenticata la
potenziale forza dei rapporti del medico curante, alla luce del fatto che
quest’ultimo ha l’occasione di osservare il paziente durante un periodo di
tempo prolungato (cfr. Pladoyer 3/09 pag. 74 e sentenza 9C_468/2009 del 9
settembre 2009, consid. 3.3.1; D. Cattaneo, in “Les expertises
en droit des assurances sociales”, in Cahiers genevois et romands de sécurité
sociale n° 44-2010 pag. 124).

                                         Questa
giurisprudenza viene applicata da questo Tribunale (cfr. la STCA 32.2013.183
del 20 ottobre 2014 confermata dal TF con la STF 9C_816/2014 del 17 dicembre
2015; vedi inoltre le STCA 32.2012.185 del 14 febbraio 2013; 32.2011.326 del 31
maggio 2012; 32.2011.200 del 19 gennaio 2012; 32.2010.308 del 19 maggio 2011 e
32.2010.137 del 21 marzo 2011) e dal Tribunale amministrativo federale
(sentenza C-2693/2007 del 5 dicembre 2008).

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, consid. 5.3).

 

                               2.7.   Con il presente ricorso
l’assicurata contesta la succitata valutazione medica, allegando il rapporto 15
settembre 2016 (doc. E) del suo psichiatra curante, già prodotto in sede
amministrativa (inc. AI doc. 75) e sul quale l’Ufficio AI non aveva preso
posizione.

 

                                         In quello scritto il dr. __________,
evidenziato come la sua paziente soffra di un grave disturbo di personalità di
tipo Borderline e di scompensi psicotici, contesta che la tossicodipendenza sia
la causa di tali problematiche. In particolare rileva come: 

 

" (…)

In questi ultimi anni vi è stata una svolta nel suo rapporto con
gli stupefacenti; sotto regime metadonico sono presenti ancora consumi
discontinui di canapa ma la paziente sta portando avanti un percorso di
astinenza da cocaina e da altri opiacei, con molti sforzi e difficoltà. (…)” (inc.
AI pag. 195)

 

                                         Ricorda poi che
l’intenzione non era quella dell’ottenimento di una rendita d’invalidità, ma la
possibilità di un sostegno di reinserimento integrativo. Negarlo significa
condannarla ad un isolamento sociale. 

 

                                         Con annotazioni 22
febbraio 2017 il dr. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia
presso il SMR, ha preso posizione in merito al succitato scritto:

 

" Ho preso
nozione dello scritto del Dr. __________ del 15.09.2016, il quale conferma nei
fatti lo stato di abuso costante di sostanze da parte dell’assicurata. La
valutazione del Dr. __________ non si discosta dal rapporto SMR finale del
19.08.2015 (Dr. __________) che aveva preso in giusta considerazione tratti di
disturbo di personalità emotivamente instabile senza influsso sulla capacità lavorativa
mentre è ben oggettivato da tutta la documentazione medica in atti, incluso il
recente rapporto del Dr. __________, lo stato di abuso di sostanze.

Pertanto, l’abuso di sostanze tossiche non ha provocato una
malattia o un infortunio in seguito alla quale o per cui l’assicurata ha subito
un danno alla salute fisica o mentale che riduce la capacità lavorativa in
genere, né tantomeno esso risulta da un tale danno con valore di malattia.”
(doc. VIII/1)

 

                                         Per contro, con scritto 9
marzo 2017 lo psichiatra curante, sostenendo come la sua presa di posizione del
15 settembre 2016 sia stata interpretata in modo non corretto, ha ribadito che
le patologie psichiatriche, in particolare il disturbo della personalità, sono
legate alle sofferenze che la sua paziente ha vissuto già durante
l’adolescenza, che da tre anni ha ridotto al minimo i consumi di stupefacenti
seguendo un percorso psicoterapico, contestando infine che la presente
situazione sia sovrapponibile a quella esaminata nel 2014 (doc. F).

 

                                         È seguita un’altra presa
di posizione del 28 marzo 2017 da parte del succitato specialista del SMR che
ha confermato la propria presa di posizione (XII/1).

 

                                         Ora, da un attento esame
degli atti questo TCA non può scostarsi dall’operato dell’Ufficio AI, la cui
valutazione si fonda sulla perizia psichiatrica del __________, dettagliata,
esaustiva e convincente, nonché sulle valutazioni del SMR.

 

                                         In particolare, per quel
che concerne il disturbo della personalità, già diagnosticato senza
ripercussione sulla capacità lavorativa nella perizia 29 aprile 2014 –
fondamento della decisione del 30 luglio 2014, cresciuta incontestata in
giudicato – la perita del __________ ha ben evidenziato che:

 

" … non vi è
una marcata tendenza ad agire in maniera imprevedibile e senza considerazione
delle conseguenze; non si evidenzia un comportamento rissoso in assicurata
impiegata per circa tre anni in qualità di cameriera presso il bar del centro
sociale del __________ (sebbene un lavoro in ambito protetto, emergevano i
buoni rapporti con colleghi e superiori, la conflittualità pareva limitata al
rapporto con il suo ex compagno __________, si palesavano ancora discrete
capacità di adattamento); non parrebbero essersi evidenziati in questi anni
tendenza ad eccessi di collera o violenza; sempre buone le relazioni con i
curanti dei quali riconosce il sostegno fornito. 

Pur riconoscendo la presenza di tratti ascrivibili nel contesto di
un disturbo di personalità non ritengo, a tutt’oggi, come discusso nella mia
precedente valutazione, che siano questi ad influire negativamente sulla sua
capacità lavorativa. 

 

Tenendo conto delle osservazioni del collega __________ e
dell'ospedalizzazione avvenuta presso la __________ di __________ esprimo le
mie considerazioni: in assenza di un qualsiasi riferimento ad un disturbo di
personalità, nel contesto del primo ricovero in ambito psichiatrico (non
riferiti nè documentati precedenti ospedalizzazioni), i colleghi della __________
pongono diagnosi di sindrome psicotica acuta non specificata (ICD10; F 23.9). (…)”
(inc. AI 72 pag. 181).

 

                                         Certo, nel succitato scritto
15 settembre 2016 (cfr. consid. 2.5) lo psichiatra curante, sostenendo che
negli ultimi anni (più precisamente “negli ultimi tre anni”; cfr.
scritto 9 marzo 2017 in doc. F) la sua paziente, sotto regime metadonico con
discontinuo consumo di canapa, sta portando avanti con molti sforzi e
difficoltà un percorso di astinenza da cocaina e da altri oppiacei. Egli ha poi
evidenziato che:

 

" (…)

Questo lungo periodo di astinenza prolungata ha messo in evidenza
in maniera più chiara il grave disturbo di personalità di tipo Borderline,
associato a spunti deliranti persecutori con fasi di netto scompenso psicotico,
con deliri e dispercezioni. Da tempo la paziente sta mettendo in atto strategie
di controllo al domicilio, convinta di avere continue invasioni da parte del
padrone di casa, che entrerebbe spesso e volentieri al suo domicilio. Questo
provoca fasi di ansia e disorientamento molto intense. Spesso vengo bombardato
da email della paziente particolarmente sconclusionate e prive di senso logico.

La sua tendenziale diffidenza verso il prossimo la portano ad
evitare i contatti e le relazioni in generale, rifugiandosi nel proprio mondo
ma con pesanti conseguenze sul proprio tono in generale, rifugiandosi nel proprio
mondo ma con pesanti conseguenze sul proprio tono dell’umore. (…)” (inc. AI
pag. 231).

 

                                         Tuttavia, a tal riguardo
la perita ha rimarcato:

 

" (…)

Le dichiarazioni della stessa rispetto all'uso moderato di alcool
e astinenza da altre sostanze parrebbero essere smentite dagli esami eseguiti;
parrebbe quindi che l'attuale situazione di compenso non risulti conseguente
alla farmacoterapia che, sebbene adeguata al caso, presumo non efficace in
considerazione dei risultati degli esami eseguiti. 

 

Aspetti che denotano un'ulteriore discrepanza tra elementi
oggettivi e quanto riferito dall'assicurata riguardano l'aspetto concernente il
ritiro sociale: la descrizione dell'assicurata di una vita ritirata cozza con
il racconto da lei fornito della giornata (frequentazioni con amici, frequenti
uscite da casa, interessi mantenuti). (…)”(inc. AI pagg. 179,180)

 

                                         Visto quanto
pertinentemente evidenziato dalla perita, senza tuttavia voler minimizzare il
drammatico vissuto dell’assicurata, il TCA non può che ritenere il disturbo
della personalità senza influsso sulla capacità lavorativa, come del resto già
evidenziato nella precedente perizia.

 

                                         Da ultimo, come visto al
consid. 2.5, i disturbi psicotici, con conseguente incapacità lavorativa, sono
legati al consumo di sostanze tossicodipendenze e quindi non sono riconosciuti
dall’AI. Inoltre, non risulta – tantomeno è stato sostenuto – che l’abuso di
sostanze tossiche, come pure l’etilismo, abbiano provocato un danno alla
salute. 

 

                                         Visto quanto sopra, questo
Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari
e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10
pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).                                 

                                         Di
conseguenza, tenuto conto della perizia 26 luglio 2016 del __________, nonché
del rapporto finale 19 agosto 2016 del SMR, è da ritenere dimostrato, con il
grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid.
8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che i
problemi di dipendenza da diverse sostanze che affliggono l’assicurata da
diversi anni, non sono la conseguenza di un preesistente danno alla salute
psichica. Né si può ritenere che la tossicodipendenza abbia portato ad
una malattia psichica invalidante, che ha provocato una perdita di guadagno
permanente o di lunga durata dell’assicurata. 

 

                                         In queste
circostanze, la decisione contestata va confermata, mentre il ricorso è
respinto.

 

                               2.8.   Secondo l'art. 69 cpv. 1bis
LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione
o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle
assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.--
e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al
valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/ 2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente, la
quale ha tuttavia chiesto di essere esonerata dal pagamento delle spese della
presente procedura. 

 

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il
diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente
può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia
sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in
vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso
doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza
giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del
diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base
del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta
al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, p.
626).

                                         A norma dell’art. 3 cpv. 1
Lag, nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011, l’assistenza giudiziaria si
estende all’esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle
tasse e spese processuali (e all’ammissione al gratuito patrocinio).

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria (in casu senza gratuito
patrocinio) sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno e se il
processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a,
372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Nella presente fattispecie
lo stato d’indigenza della ricorrente, a carico della pubblica assistenza (almeno)
dal 2017, è documentato dalla nuova determinazione dell’importo relativo al
sostegno sociale (sub doc. V). 

                                         Ritenuto inoltre che l’assicurata non possiede le necessarie conoscenze
giuridiche e che il ricorso non appariva, ad un sommario esame iniziale,
del tutto privo di possibilità di esito sfavorevole, la domanda di assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio merita accoglimento, riservato l'obbligo di
rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse in futuro
migliorare (DTF 124 V 309, 122 I 5; art. 6 Lag).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                       

                                   2.   L'istanza di assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Le spese per complessivi
fr. 500.-- sono a carico della ricorrente. A seguito dell’esonero dal pagamento
delle spese di giustizia, esse sono per il momento assunte dallo Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti