# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2825e008-836a-59ba-a937-1396ebba9ab5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 06.05.2013 11.2013.37
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2013-37_2013-05-06.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2013.37

  	
  Lugano,

  6 maggio 2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti Soldati

  

 

 

sedente per statuire nella causa DM.2011.6 (modifica
di sentenza di divorzio) della Pretura del Distretto di Bellinzona
promossa con petizione del 18 gennaio 2011 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (ora patrocinato dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando
sull'appello del 19 aprile 2013 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa
dal Pretore il 4 marzo 2013;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con sentenza del 2 luglio 2004 il Pretore del Distretto di Bellinzona
ha pronunciato il divorzio tra AP 1 (1961) e AO 1 nata __________ (1966), ha
affidato il figlio A__________ (1° dicembre 1994) alla madre e ha disciplinato
il diritto di visita del padre, tenuto a versare contributi alimentari per A__________
di fr. 1100.– mensili fino al 31 dicembre 2004, di
fr. 1385.– fino al 31 dicembre 2007 e di fr. 1670.– fino al 2012 (assegni
familiari compresi), dedotta l'eventuale rendita d'invalidità completiva per il
figlio. Questa Camera ha poi aumentato tali contributi,
su appello, a fr. 1610.– mensili fino al 1° dicembre 2006, a fr. 1873.– mensili fino al 1° dicembre 2010 e a fr. 1935.– mensili fino alla maggiore età (sentenza
inc. 11.2004.100 del 29 giugno 2005).

 

                                  B.   Il 5
novembre 2009 AP 1 si è rivolto al Pretore, chiedendogli di sopprimere con effetto
immediato il contributo di mantenimento in favore del figlio (inc. OA.2009.233).
La convenuta ha proposto di respingere la petizione. Accertato che il 

                                         26 luglio 2010 A__________ si era trasferito dal padre, con decreto
cautelare del 16 settembre 2010 il Pretore ha affidato il figlio a quest'ultimo,
riservato il diritto di visita della madre, e ha sospeso retroattivamente dal
26 luglio 2010 il contributo di mantenimento.

 

                                  C.   Pendente
causa, il 18 gennaio 2011, AP 1 ha adito nuovamente il Pretore perché gli
affidasse A__________, regolasse il diritto di visita della madre, annullasse
il contributo alimentare a suo carico e condannasse AO 1 a versare un contributo alimentare per il figlio di fr. 1935.– mensili (inc. DM.2011.6). Nella sua
risposta dell'11 marzo 2011 la convenuta ha proposto di respingere l'azione. L'attore
ha replicato il 13 aprile 2011, confermando la petizione. La convenuta ha
duplicato il 30 maggio 2011, mantenendo il proprio punto di vista. Ultimata
l'istruttoria, nelle sue conclusioni scritte del 1° marzo 2013 AP 1 ha fatto notare che il 1° dicembre 2012 A__________ era diventato maggiorenne, di modo che la
questione dell'affidamento era ormai superata. Per il resto, egli ha postulato
la propria liberazione da obblighi contributivi verso il figlio retroattivamente
dal 2005 fino al 2012 e la condanna di AO 1 a versare contributi di fr. 1735.– mensili (in subordine fr. 1140.– mensili) per A__________ “fino al termine di
una formazione, rispettivamente di studi ordinari, retroattivamente da
settembre 2012”. Nelle proprie conclusioni scritte del 31 gennaio 2013 la
convenuta ha ulteriormente postulato il rigetto dell'azione. Alle arringhe
finali le parti hanno rinunciato.

 

                                  D.   Statuendo
con sentenza del 4 marzo 2013, il Pretore ha parzialmente accolto l'azione
nella misura in cui non era divenuta senza oggetto e ha soppresso “ogni contributo
alimentare dei genitori in favore del figlio A__________” dal 26 luglio 2010,
“salvo eventuali sussidi in favore del figlio da versare a costui”. Egli non ha
prelevato spese processuali. Le ripetibili sono state compensate. Con decreto
di quello stesso 4 marzo 2013 egli ha poi stralciato dai ruoli la causa
OA.2009.233 siccome divenuta priva d'oggetto.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 19 aprile 2013 a questa Camera nel quale chiede – previa concessione del gratuito patrocinio – di riformare la
decisione impugnata liberandolo da obblighi contributivi verso il figlio retroattivamente
dal 2005 fino al 2012 e condannando AO 1 a versare contributi di fr. 1735.– mensili (in subordine fr. 1140.– mensili) per A__________ “retroattivamente
da settembre 2012”. L'appello non è stato notificato alla convenuta per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La modifica delle conseguenze di un divorzio stabilite con decisione
passata in giudicato soggiace per analogia alla procedura che regola il
divorzio su richiesta unilaterale (art. 284 cpv. 3 CPC), quand'anche riguardi
unicamente interessi del figlio (Jeandin
in: CPC commenté, Basilea 2010, n. 3 ad art. 295). Le sentenze dei Pretori in
tale materia sono impugnabili così entro 30 giorni se, trattandosi di modifiche
che vertano su pretese pecuniarie (art. 308 cpv. 2 e 311 CPC), queste raggiungano
il valore di fr. 10 000.–, ciò che è il caso nella fattispecie. Presentato l'ultimo
giorno utile grazie alla sospensione dei termini (art. 145 cpv. 1 lett. a CPC), l'appello in esame è di
conseguenza ricevibile.

 

                                   2.   In
concreto rimanevano litigiose davanti al Pretore, dopo che la maggiore età del
figlio aveva reso senza oggetto la prospettata modifica dell'affidamento, i
contributi alimentari da cui l'attore chiedeva di essere liberato e i
contributi alimentari che l'attore esigeva dalla convenuta per il figlio. Quanto
ai primi, nel giudizio impugnato il Pretore si è limitato a sopprimerli dal 26
luglio 2010, giorno in cui A__________ si era trasferito dal padre. Quanto ai
secondi, egli ha ritenuto “che ogni contributo rivendicato dal padre prima
della maggiore età di A__________, per tacere della situazione finanziaria
della madre che osta da sé sola al versamento di un qualsivoglia alimento (fr.
3576.80 di reddito a fronte di un fabbisogno minimo almeno di pari importo:
cfr. memoriale conclusivo dell'interessata, pag. 4 in fondo e pag. 5), pertoccherebbe al padre medesimo e non gioverebbe comunque sia al mantenimento odierno
del figlio, divenuto con la maggiore età titolare esclusivo di ogni pretesa alimentare
nei confronti dei genitori” (sentenza impugnata, pag. 2 in basso).

 

                                   3.   Nell'appello
l'attore si duole anzitutto che il Pretore non abbia annullato i contributi
alimentari a suo carico dal 2005 in poi, oggetto di procedure esecutive,
sostenendo che “il problema della liberazione retroattiva è stato mal compreso
sia nell'ambito della causa di divorzio, sia nell'ambito di tutti gli altri
procedimenti” (memoriale, pag. 4 a metà). In realtà con la petizione del 18 gennaio 2011 AP 1 si era limitato a postulare
l'annullamento imme­diato del contributo alimentare a suo carico e con la replica
del 13 aprile successivo aveva fatto altrettanto. Solo nelle conclusio­ni
scritte del 1° mar­zo 2013 aveva avanzato la richiesta di annullamento
retroattivo (pag. 21 in fondo: “arretrati, tenendo conto delle modifiche
intervenute in corso di causa”). Da parte sua il Pretore si è limitato a
rilevare, nella sentenza impugnata, “che riguardo alla situazione pecuniaria
precedente la maggiore età di A__________, s'impone unicamente di rendere definitiva
la (...) decisione supercautelare del 16 settembre 2010 di soppressione del
contributo alimentare paterno” (pag. 2). Perché si imponesse “unicamente di
rendere definitiva la citata decisione 

                                         supercautelare
del 16 settembre 2010” (nella parallela causa OA.2009.233), ovvero di
sopprimere il contributo alimentare dal 26 luglio 2010, e andasse ignorata invece
la richiesta di annullamento retroattivo non è dato di sapere. 

 

                                         Ora, che la
motivazione del Pretore adempia i requisiti minimi dell'art. 238 lett. g CPC
appare dubbio. Nel risultato tuttavia essa sfugge a censura, ove appena si
consideri che l'attore avrebbe potuto avanzare nuove richieste di giudizio nel
corso del dibattimento solo qualora tali pretese fossero sorte dopo la chiusura
dello scambio di scritti o dopo l'ultima udienza di istruzione della causa
oppure non potessero essere formulate prima nemmeno con la diligenza
ragionevolmente esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 230 cpv. 1
lett. a con rinvio all'art. 227 cpv. 1 CPC), e – cumulativamente – si trattasse
di pretese fondate su nuovi fatti e nuovi mezzi di prova (art. 230 cpv. 1 lett. b
CPC). Mal si intravede perché nella fattispecie AP 1 non potesse postulare già
con la petizione, o almeno con la replica, l'annullamento retroattivo dei contributi
ali­mentari a suo carico, né si scorge quali fatti o mezzi di prova nuovi
sorreggessero la domanda. Nemmeno nelle conclusioni scritte, del resto, egli 

                                         adombrava
gli estremi dell'art. 230 cpv. 1 CPC. Ne segue che, a prescindere dalla
laconica motivazione del Pretore, su questo punto l'appello è destinato
all'insuccesso.

 

                                   4.   Per
quanto riguarda i contributi alimentari chiesti alla convenuta in favore del
figlio, nelle conclusioni scritte del 1° mar­zo 2013 l'attore si è limitato a pretenderli “retroattivamente da settembre 2012” (pag. 21 in basso). Invero non si comprende perché tale domanda dovesse considerarsi “retroattiva”,
con la petizione del 18 gennaio 2011 l'attore esigendo contributi alimentari immediati
per il figlio. Sta di fatto che dal 1° settembre al 1° dicembre 2012 (maggiore
età di A__________) la conclusione rimaneva attuale. Il Pretore afferma nella
sentenza impugnata che, si obbligasse pure AO
 1 a versare contributi ali­mentari, l'incasso “pertoccherebbe al padre
(...) e non gioverebbe (...) al mantenimento odierno del figlio”. Il problema è
che l'attore non ha chiesto al Pretore di statuire sul sostentamento odierno
del figlio, bensì sul contributo per il mantenimento dal 1° settembre al
1° dicembre 2012, quando il figlio ancora minorenne gli era ancora affidato
cautelarmente. Al proposito la decisione impugnata è quindi fuori tema.

 

                                         Soggiunge
il Pretore che, comunque fosse, AP 1 non aveva i mezzi per contribuire (dal
1° settembre al 1° dicembre 2012) al mantenimento del figlio, il suo
reddito di fr. 3576.80 mensili bastando appena per coprire il fabbisogno minimo
(“cfr. memoriale conclusivo dell'interessata, pag. 4 in fondo e pag. 5”). Se non che, nelle sue conclusioni scritte del 1° marzo 2013 l'attore confutava simile circostanza. Faceva valere che il fabbisogno minimo dell'interessata
non eccedeva fr. 2760.– mensili e che, sgravata dopo il 26 luglio 2010 delle
cure del figlio, la convenuta avrebbe potuto guadagnare fr. 5000.– mensili
(pag. 18 in alto). Nell'appello AP 1 riprende la stessa argomentazione, definendo
eccessivo – in particolare – il costo dell'alloggio esposto dall'ex moglie nel
fabbisogno minimo e imputando alla medesima un reddito virtuale di fr. 5000.–
mensili (pag. 4 segg.). Su tali censure tuttavia questa Camera non è in grado
di determinarsi, il Pretore avendo esaminato unicamente le conclusioni scritte della
convenuta (cui fa riferimento nella sentenza). D'altro lato non è compito di questa
Camera statuire essa medesima al riguardo come fosse una giurisdizione di primo
grado, sottraendo le parti alla competenza del giudice naturale. In proposito
la decisione impugnata va dunque annullata e gli atti rinviati al Pretore
perché esamini la capacità contributiva di AO 1 dal 1° settembre al 1° dicembre
2012 anche alla luce di quanto l'attore faceva valere nelle sue conclusioni
scritte del 1° marzo 2013 (art. 318 cpv. 1 lett. c CPC).

 

                                   5.   Gli
oneri dell'attuale giudizio seguirebbero la vicendevole soccombenza (art. 106
cpv. 2 CPC), ma la convenuta non è stata invitata a esprimersi sull'appello e
non può essere tenuta a sopportare spese né a rifondere ripetibili (analogamente:
sentenza del Tribunale federale 4P.134/1996 del 5 maggio 1997, consid. 5 e sentenza
4P.7/1999 del 4 maggio 1999, consid. 5). In condizioni del genere tanto vale rinunciare
al prelievo di spese anche nei confronti dell'attore. Sulle argomentazioni che
figurano nell'appello non ha senso invece che la convenuta sia chiamata a pronunciarsi,
questa Camera non potendo vagliare simili allegazioni in mancanza di un
giudizio del Pretore. Sugli oneri di primo grado, infine, il primo giudice si
determinerà un'altra volta quando emanerà la nuova decisione.

 

                                         La
richiesta di gratuito patrocinio formulata dall'appellante in questa sede merita
accoglimento, le gravi ristrettezze in cui versa l'interessato apparendo
verosimili e l'appello non risultando fin dall'inizio senza possibilità di
successo (art. 117 CPC). Per quel che è dell'indennità spettante al patrocinatore
d'ufficio, incombeva all'avvocato produrre una nota d'onorario. In difetto di
ciò, occorre procedere per apprezzamento (sentenza
del Tribunale federale 2C_421/2011 del 9 gennaio 2012, consid. 9.3).
Ora, un legale ragionevolmente speditivo avrebbe verosimilmente profuso
nell'assolvimento di un mandato analogo, risoltosi sostanzialmente nella
stesura dell'appello in causa già nota e in un'istanza di gratuito patrocinio, attorno
alle sei ore di lavoro (retribuite fr. 180.– l'una: art. 4 cpv. 1 del
regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio e di assistenza giudiziaria
e per la fissazione delle ripetibili, RL 3.1.1.7.1), cui si aggiungono le spese
(10%: art. 6 cpv. 1 del regolamento) e l'IVA (8%). L'indennità di patrocinio, arrotondata,
va fissata così in fr. 1300.– complessivi.

 

                                   6.   Quanto
ai rimedi esperibili sul piano federale contro la presente sentenza (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge la soglia di fr. 30 000.– ai fini
dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF tenendo conto del fatto che in appello l'attore
postula anche l'annullamento retroattivo dei contributi alimentari da lui
dovuti in favore del figlio dal 2005 in poi. L'impugnabilità del dispositivo
sull'assistenza giudiziaria, di natura incidentale, segue quella dell'azione
principale (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF).

 

Per questi motivi,

 

decide:                    1.   L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che la sentenza impugnata è annullata per
quanto riguarda il contributo alimentare chiesto
a AO 1 in favore del figlio A__________ dal 1° settembre al 1° dicembre
2012 e gli atti sono rinviati al Pretore perché statuisca in proposito dopo
avere esaminato anche quanto l'attore faceva valere nelle conclusioni scritte
del 1° marzo 2013.

                                         L'appello
è respinto invece e la sentenza impugnata è confermata per quanto riguarda la
soppressione del contributo alimentare a carico di AP 1 in favore del figlio A__________ dal 26 luglio 2010 in poi, fermo restando che eventuali sussidi in
favore del figlio continuano a spettare al medesimo.

 

                                   2.   Non si
riscuotono spese processuali.

 

                                   3.   AP 1 è
ammesso al beneficio del gratuito patrocinio da parte dell'avv. PA 1. Lo Stato
del Cantone Ticino ver­serà per il richiedente al patrocinatore d'ufficio un'indennità
di fr. 1300.–.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la
controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art.
74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per 

i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il
termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie,
ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).