# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e490b5ce-1e78-5a9f-93ab-11807f852bcd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 18.09.2015 72.2015.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2015-99_2015-09-18.html

## Full Text

Incarto
  n.

  72.2015.99

  	
  Lugano,

  18 settembre 2015 /md

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

  
					

 

	
  composta da:

  	
  giudice Mauro
  Ermani, Presidente

  
	
   

  	
  GI 1 6

  GI 2 7

  
	
   

  	
  AS 2 assessore giurato

  AS 3 9

  AS 4 10

  AS 5 11

  
	
   

  	
  Veronica
  Lipari, vicecancelliera

  

 

sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

	
  nella causa penale

  	
  Ministero pubblico

  

 

	
   

  	
  e in qualità di accusatore privato

  
	
   

  	
  ACPR 1, 

  

 

 

	
  contro

  	
  IM 1

  e domiciliato a  

  rappresentato da DUF 1 

  

 

	
   

  	
  in carcerazione preventiva dal 24.03.2015
  al 02.04.2015 (10 giorni)

  
	
   

  	
  in anticipata esecuzione della
  pena dal 03.04.2015

  

 

imputat, a norma
dell’atto d’accusa nr. 79/2015 del 30 giugno 2015 emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di

 

                                   1.   tentato omicidio
intenzionale

per avere,

verso le ore 14.15 del 24.03.2015, all’interno di un ufficio del
Servizio psico-sociale di __________,

dopo aver brevemente discusso con un infermiere e la vittima
seduti ad un tavolo,

dopo aver distratto quest’ultima consegnandole un libro che
(l’imputato) aveva portato con sé,

alzatosi improvvisamente in piedi,

estraendo dal suo zaino un martello da carpentiere della lunghezza
di 28 cm e del peso di 327 grammi, 

portandosi ad un distanza di 40-50 cm dalla parte lesa che si trovava sulla sua destra,

caricando il colpo, segnatamente portando la sua mano destra
armata del prefato martello all’altezza della sua spalla sinistra, 

dando dipoi avvio ad un movimento da destra verso sinistra e
dall’alto leggermente verso il basso con l’intento di colpire alla nuca il
malcapitato,

tentato intenzionalmente di uccidere il suo medico psichiatra
curante dr. med. ACPR 1,

non riuscendo nel suo intento, in quanto il summenzionato infermiere
riuscì a bloccargli il braccio e a immobilizzarlo a terra dopo una breve
colluttazione;

 

fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;

reato previsto: dall’art. 111 CP combinato con l’art. 22
cpv. 1 CP;

 

 

                                   2.   contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti

per avere, senza essere autorizzato, a __________, __________ e in
altre imprecisate località, nel periodo luglio 2012 / marzo 2015, consumato
personalmente circa 2 grammi di marijuana al mese e, complessivamente, 5 grammi di cocaina;

 

fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;

reato previsto: dall’art. 19a LStup;

 

Presenti:                    -   il Procuratore pubblico PP
1 in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1.

 

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:30 alle ore 16:50.

 

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

Il Presidente informa le parti
che, in relazione all’accusa di tentato omicidio indicata nell’AA, la Corte si
chinerà anche a sapere se i fatti configurano eventualmente il reato di tentato
assassinio. Le parti ne prendono atto e non hanno osservazioni in merito.

 

 

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il
quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

L’imputato ammette i fatti. Le prove agli atti sono principalmente
le sue dichiarazioni, ove ha descritto dettagliatamente i fatti e le sue
intenzioni. IM 1 non ha fatto mistero di quale fosse il suo disegno. Il PP
descrive l’appuntamento dell’imputato con il dr. ACPR 1, fino al colpo sferrato
e all’intervento dell’infermiere. La regione corporea che voleva colpire con il
martello era la nuca del dr. ACPR 1. La perizia del dr. PE 1conclude che un
colpo portato alla nuca con il martello in sequestro, avrebbe senz’altro potuto
essere letale. 

Di conseguenza, l’ipotesi di reato di cui al pt. 1 dell’AA,
commesso con dolo diretto, merita piena conferma. Il nodo centrale del presente
procedimento è dunque l’ampiezza della pena e la misura da impartire
all’imputato. Il reato principale di cui deve rispondere è uno dei reati più
gravi del CP, che prevede fino a 20 anni quale comminatoria di pena detentiva.
A mente dell’accusa, la colpa dell’imputato deve essere giudicata come
particolarmente grave: egli ha agito con dolo diretto, e non sulla scorta di
una situazione di disagio improvvisa, nei confronti di una persona che in
realtà lo stava curando, in maniera astuta consegnando un libro alla vittima e
attendendo il momento propizio per colpirla. Preoccupa che IM 1 sia recidivo
specifico, nel 1996 ha già tentato di uccidere intenzionalmente un collega di
lavoro, armato di una sciabola, la cui lama, infilzata nel petto, raggiunse il
pericardio. Questo precedente lo portava in carcere ed in cura psichiatrica
costante. L’imputato da ciò non ha imparato niente. Vive in una situazione
soggettiva di disagio costante. Pesa sulla colpa che, dopo aver tentato di
colpire la vittima, egli ha dichiarato di aver avuto l’intenzione anche di
eliminare un suo secondo asserito nemico, ossia il Presidente della Commissione
LASP, reo di continuare a torto (a suo dire) a respingere i suoi ricorsi.
Attenuanti ne intravvede tre: la prima, l’accusato ha collaborato sin dal primo
interrogatorio, la seconda, il reato contro la vita è rimasto allo stadio del
tentativo, la terza, egli ha agito in stato in scemata imputabilità di grado
medio. Se la vittima fosse deceduta, tenuto conto del dolo diretto e
soprattutto della recidiva specifica, a mente del PP la pena corretta da
irrogare sarebbe stata di circa 18 anni. Considerata la scemata imputabilità di
grado medio, si applica una massiccia riduzione, fino a circa 9 anni.
Trattandosi di un tentativo, si scende al massimo a 7 anni, visto che nella
fattispecie si è trattato comunque di un reato mancato, e non solo tentato, con
riferimento alla vecchia distinzione del CP, non consumato solo grazie
all’intervento dell’infermiere. Nel suo piano, egli ha compiuto tutti gli atti
necessari per raggiungere il suo scopo. Riduce la pena detentiva di ulteriori 6
mesi per premiare la collaborazione. Chiede in definitiva che venga condannato
ad una pena detentiva di 6 anni e 6 mesi, e che la pena venga sospesa ex art.
59 e 57 CP, per l’esecuzione di un intenso trattamento stazionario in struttura
chiusa, ex art. 59 cpv. 3 CP, unica misura atta ad annientare il sussistente
pericolo di recidiva. In merito alla prospettazione d’ufficio della subordinata
di tentato assassinio, il PP si rimette al giudizio della Corte. Tutto ben
ponderato chiede la condanna ad una pena detentiva di 6 anni e 6 mesi e alla
multa di fr. 100.- per la contravvenzione LStup, sospese ex. art. 57 CP per
l’esecuzione della misura di trattamento stazionario ai sensi dell’art. 59 cpv.
3 CP. Per i sequestri, chiede la confisca e la distruzione del martello e del
coltellino svizzero. Non si oppone alla restituzione dello zaino e del libro;

 

                                    §   l’avv.
DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni:

Il difensore afferma che, come l’imputato, anche l’incarto mostra
aspetti di schizofrenia, ovvero contiene elementi che non si conciliano:
l’accusa di tentato omicidio, reato gravissimo, cozza con il fatto che
l’inchiesta si è conclusa in meno di 5 minuti, date le ammissioni di IM 1; la
persona dell’imputato, già condannato per tentato omicidio e con alle spalle 14
ricoveri coatti, cozza con il trattamento terapeutico imposto, ovvero una
singola puntura mensile sull’arco di 20 anni. Il giorno dei fatti, l’imputato
informava chiunque incontrasse delle sue intenzioni. In quegli attimi, IM 1 è
stato descritto come sopra le righe, agitato. Eppure, presentatosi fuori
appuntamento al servizio psico sociale, con tanto di zaino e martello, nessuno
ha tentato di fermarlo. A mente del difensore, si sarebbe potuto agire prima,
se solo vi fosse stata maggiore reattività. Il difensore si chiede se il mezzo
e le modalità messe in atto, avrebbero permesso a IM 1 di uccidere il dr. ACPR
1. La perizia medico legale conclude che il martello può essere mortale, a
seconda dalla forza con cui viene usato. A mente della difesa, è indubbio che
un martello può colpire con esito letale, ma non è il caso se si considerano le
modalità scelte da IM 1. Egli colpiva di rovescio, tanto che l’infermiere lo
bloccava con facilità, prima di ogni impatto. A mente del difensore, la
martellata oggettivamente non avrebbe mai potuto essere abbastanza forte da
causare il decesso del dr. ACPR 1. Le conseguenze sarebbero state o lievi o
medie, come ipotizzato dal perito in caso di colpo di media intensità. La
difesa prende atto che comunque la volontà era quella di uccidere, rimarca solo
che egli ha agito con modalità dilettantesche, al punto da escludere un
assassinio. Chiede alla Corte di non fare un ragionamento tecnicistico. Chiede
di non abbandonare IM 1 a chiedersi il motivo per cui deve continuare ad
assumere medicamenti. Chiede una riduzione della pena proposta: l’atto è sì
grave, ma la scemata imputabilità è almeno di grado medio. Chiede un sostegno
psichico adeguato durante la carcerazione, non solo con farmaci, ma anche con
una terapia di sostegno e con delle rivalutazioni periodiche. La qualifica di
tentato omicidio o assassinio non influisce sulla pena, essendo tutto
compensato dalla scemata imputabilità. L’imputato ha la capacità di capire
l’illiceità del suo agire, ma non è in grado di trattenersi dal farlo comunque.
Egli è totalmente incapace di determinare il proprio comportamento, nonostante
sia capace di valutarne il carattere illecito. Manca in IM 1 l’animo perverso e
la lucidità nel suo disegno. IM 1 è andato a dire al mondo intero quello che
avrebbe fatto, come a chiedere di essere fermato. Non ha usato modalità proprie
dell’assassino. Ha preso il martello che aveva già in casa, il libro era per caso
nel suo zaino. Nessuna fredda pianificazione, ciò che, a mente del difensore,
non basta per fare il passo oltre l’omicidio e sfociare nell’assassinio. Non è
un criminale pericoloso, ma un uomo affetto da una malattia psichiatrica che ha
influito sul suo agire. Può ancora avere un futuro, se aiutato, se andrà in
penitenziario con un trattamento come quello che sta seguendo ora, e non chiuso
in una struttura psichiatrica. Chiede infine il dissequestro del coltellino
svizzero. 

 

 

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   CURRICULUM VITAE

 

In merito al curriculum vitae di IM 1, dalla perizia
psichiatrica allestita dalla dr.ssa __________ emerge che:

 

" II Sig. IM 1
è nato a __________ (__________) il __________. Il padre, __________, decede
nel 1995 all'età di 63 anni di una lunga malattia oggi descritta come
oncologica, ma di cui il periziando avrebbe in passato detto di ignorarne la
natura. Di professione tassista, il padre trascorrerà un periodo "alla
Stampa e in manicomio" durante l'infanzia del periziando, che dice esser
stato troppo piccolo per ricordarne i motivi e non desidera peraltro dilungarsi
su questo argomento; si limita a fare menzione di possibili atti di libidine su
fanciulle minori. Dalla cartella, si evince che la famiglia è stata notevolmente
segnata dai problemi giudiziari del padre, il quale fu arrestato e condannato
con decreto di accusa nel 1974 per ripetuti atti di libidine su fanciulli, tra
il 1969 e il 1974. La perizia psichiatrica condotta sul padre metteva in luce
la diagnosi di pedofilia e una conseguente scemata responsabilità (degenza in
ospedale psichiatrico). Il padre, secondo gli incarti, avrebbe avuto relazioni
omosessuali prima del matrimonio e dopo la nascita del periziando e, a partire
dal 1969, delle relazioni con fanciulli.

La madre, __________ (), dal 1998 residente in un
appartamento protetto per anziani e in Casa Anziani dal 2012 , era casalinga e
portinaia. "Per il bene dei figli", non si è separata dal marito
durante gli eventi degli anni settanta e non ha mai parlato della questione in
famiglia. Il periziando rende visita alla madre molto di frequente e dice aver
con lei un rapporto affettuoso, anche se ella si preoccupa e si lamenta troppo
di tutto.

II Sig. IM 1 è il terzo di una fratria di tre: __________
(), la primogenita, è sposata con __________ e ha due figlie; __________ (), il
secondo, è sposato con __________ ed ha un figlio. Entrambi i fratelli sono
descritti in una buona situazione generale. La relazione sarebbe più stretta
con __________ e con suo marito, che il periziando considera come dei veri
punti di riferimento.

Pochi sono i ricordi dell'infanzia e dell'ambito
familiare, ma un episodio che resta vivido nei ricordi del periziando è quello
in cui avrebbe fatto cadere suo cugino __________ nel fuoco (già riportato
nella precedente perizia), in seguito al quale si sarebbe andato a nascondere Aspettandosi
di essere punito. Considera questo evento "come una cosa da
piccoli".

La scolarità elementare si svolge a __________; il
periziando descrive che il suo interesse si orientava a quell'epoca più alla
"costruzione di capanne" che alla scuola, ma questo non gli impedisce
di terminare le scuole elementari e poi le medie. Un momento di probabile
depressione ("forse in legame con l'inizio della masturbazione") lo porta
a tentare il suicidio con una siringa d'aria alla fine delle scuole medie.
Questa modalità, appresa in un film dell'epoca, non dà il risultato scontato e
il Sig. IM 1 non va più in là nel suo tentativo. Il Sig. IM 1 riporta che la
famiglia non era abbastanza abbiente da permettergli di frequentare il ginnasio
e opta quindi per la scuola commerciale, che non terminerà restando bocciato.
Si orienta in seguito verso un apprendistato di posatore di pavimenti, che non
riesce a terminare. A 17-18 anni, durante il periodo dell'apprendistato,
riferisce aver sfregiato la macchina di un collega omosessuale a causa delle
sue insistenze. A 16 anni, dà fuoco a 28 palme per far vedere ad un amico come
"bruciano facilmente". Considera questo episodio come una ragazzata,
ne riconosce il carattere vandalico, ma dice anche che le palme ricrescono
senza problemi. Come conseguenza di quanto commesso, dovrà incontrare e
discutere con uno psichiatra, ma non riporta di questo incontro più di
dettagli.

A 20 anni comincia il servizio militare che
interrompe però a causa di un coma etilico per il quale è ricoverato a __________;
si tratta del primo ricovero in ambito psichiatrico (in cartella questo
episodio è riportato nel 1991 quindi a 26 anni e nel contesto di un Corso di
ripetizione).

Nel 1987 (22 anni), in seguito alla lettura di un
libro di Yoga dinamico e di cucina ayurvedica, decide di integrare la comunità
degli Hare Krishna. Nell'ambito dell'adesione a questa
comunità, partirà in India per un pellegrinaggio di qualche mese (giorni
secondo la cartella clinica). La cucina vegetariana, la vita comunitaria e
l'inquadramento da parte di un guru sono i punti che il periziando mette in
risalto al riguardo di questa esperienza. L'appartenenza la movimento
Krishna dura 3 anni, "poi sono stato deprogrammato" da
una "signorina del servizio anti-sette" ("ho scopato e quindi
sono stato deprogrammato perché scopare era vietato"). Nonostante la
separazione dalla comunità, il Sig. IM 1 non avrebbe accettato la proposta di
partecipare come teste ad un processo agli Hare Krishna per
una questione di lealtà.

In seguito all'abbandono della comunità, il
periziando ritorna a vivere con i genitori e ad adempiere lavori saltuari.

Il secondo ricovero psichiatrico avviene nel 1993 e
se ne parlerà, come dei seguenti, nell'anamnesi psichiatrica.

Il 13 ottobre 1995 (30 anni) il periziando
aggredisce al suo domicilio il Sig. __________, colpendolo intenzionalmente e
ripetutamente con una sciabola con l'intenzione di ucciderlo. La vittima è
ricoverata nel reparto di Cure Intense dell'Ospedale civico. All'origine
dell'aggressione vi sarebbe un diverbio avvenuto il pomeriggio precedente
presso il magazzino comunale di __________, dove entrambe le persone sono
impiegate. La perizia del Dr __________ conclude alla diagnosi di schizofrenia
di tipo disorganizzato a decorso continuo con elementi di tipo paranoide
(ICD-10: F20.10). Sarà condannato a 27 mesi di detenzione ma collocato in casa
di salute secondo l'art. 43. Il Consiglio di vigilanza autorizzerà la liberazione
condizionale con 3 anni di prova nell'aprile 1998. Dal 1998 ad oggi la
ricostruzione dell'anamnesi mette in evidenza una lunga serie di impieghi
professionali protetti (il periziando dice aver "fatto tutti gli atelier
protetti del cantone") che vanno dalla restaurazione di mobili e
produzione di legna per camini, alla vendita e servizio a tavola (Fornaio della
fonte), alla lavanderia al più recente impiego come orticultore al __________
di Muzzano, sospeso recentemente per un problema di mal di schiena. L'attività
professionale protetta è descritta dagli operatori come più o meno
soddisfacente in relazione soprattutto al quadro clinico del periziando. Si
riportano buone performances quando il Sig. IM 1 è più compensato e problemi di
presenza e rendimento quando i sintomi diventano preponderanti o quando l'abuso
di sostanze psicoattive è più importante. Il periziando commenta di queste
attività che alcune sono state più investite che altre, ma che tutte sono
"assolutamente sottopagate" e quindi oggetto di critica.

Nel 2000 il Sig. IM 1 ottiene una rendita
dell'Assicurazione Invalidità. Un episodio rilevante della storia recente è
quello dell'acquisto della moto (2014), una Kawasaki 600, frutto delle sue
economie, di cui è assolutamente fiero.

Le sue giornate sono descritte come abbastanza
ripetitive, si sveglia presto, si prepara, va a correre al campo sportivo __________,
poi rende visita alla madre. Pranza a casa poi frequenta il bar che conosce
fumando sigarette e bevendo qualcosa in funzione dei soldi a disposizione. Ha
coltivato un hobby con un vicino di casa più anziano che gli insegnava a

giocare a scacchi.

E' sotto curatela amministrativa dall'1 gennaio
2015, affidata al Sig. __________, un amico d'infanzia di cui il periziando si
fida molto. Da questi egli riceve 200 CHF/settimana per le sue spese personali.

Dal mese di maggio 2014, ospita a casa un amico di
gioventù, __________, "con cui fumava la sera, ascoltava Vanghelis e legge
dei libri". Le persone descritte come significative sono la sorella e il
cognato, la madre, il curatore.

 

Da un punto di vista sentimentale, il periziando dice di non aver mai trovato l'anima gemella. Descrive
come suo unico grande amore quello per __________ all'età di 16 anni, durato
due settimane. Poi la relazione con __________, che lui dice essere la
deprogrammatrice contattata dalla famiglia, ma che non avrebbe accettato di
sposarlo. Il Sig. IM 1 riferisce essere stato l'oggetto di attenzioni sessuali
da parte delle ragazze della lavanderia, ma di non aver dato seguito. Si è
raramente rivolto a delle professioniste. Si definisce attualmente e da molti
anni come "single e ascetico".”

 

L’imputato ha dichiarato nel corso dei suoi verbali di essere un
consumatore abituale di canapa, come hanno poi confermato gli esami tossicologici
in atti (allegati all’AI 54). Sempre dalla perizia psichiatrica della dr.ssa ____:

 

" Anamnesi tossicologica

Il Sig. IM 1 fuma regolarmente della canapa
("non tutti i giorni, quando c'è") che gli provoca un effetto
disinibente e una certa allegria. Consuma talvolta della cocaina, ma l'insonnia
e la paranoia che ne derivano rendono il consumo raro. Ha provato a sniffare
dell'eroina con conseguente prurito e episodi di vomito, ma con un effetto
psichico di calma. Con l'LSD25 ha fatto esperienza di allucinazioni nel passato
che si sono protratte nel tempo. Fuma circa un pacchetto di sigarette al
giorno.

Beve birra regolarmente e della grappa jugoslava che
compra da un conoscente perché "fatta in casa". Una bottiglia
durerebbe 2 settimane.

L'alcolemia al momento dei fatti è negativa. Nei
liquidi biologici si ritrovano tracce di cannabis e dei suoi metaboliti. Il
dosaggio dell'alloperidolo è nella norma.”

(AI 56).

 

Al dibattimento, a domanda di descrivere la sua
giornata tipo da quando veniva posto a beneficio della rendita invalidità,
precisava:

 

"
Tra il ’98 ed il 2014 ho sempre lavorato in laboratori protetti,
mi occupavo della legna per camini. Inoltre ho lavorato per la __________ a __________,
poi presso la lavanderia __________, mi sono ben ambientato. Vivevo a __________,
nell’ultimo anno ospitavo pure una persona. Altrimenti in genere vivo da solo,
in ogni caso l’affitto è sempre stato a mio carico.

 

ADR che sì, nel 2014 ho comprato una Kawasaki 600, mi piace
la moto. A __________ con gli ingorghi è certamente più spiccio spostarsi in
moto.”

 

 

                                   2.   ANAMNESI
PSICHIATRICA

 

Trattandosi di una persona in cura farmacologica da lungo tempo e
affetta da turbe psichiche che ne influenzano il comportamento, è importante,
per poter inquadrare la persona dell’imputato, far riferimento all’anamnesi
psichiatrica riportata in perizia dalla dr.ssa __________:

 

" Anamnesi
psichiatrica

 

1986:

Giugno 1986: la sorella del periziando lo accompagna
per un colloquio ai servizi psichiatrici, preoccupata essenzialmente del comportamento
asociale del fratello et della sua intenzione di integrare la comunità degli
Hare Krishna. Il Sig. IM 1 motiva la sua scelta con degli
argomenti filosofici di vita alternativa. Durante il secondo colloquio
riferisce sentirsi ben integrato nella comunità e non da seguito alla presa in
carico.

 

1991:

14.01.91-15.01.91: 1° ricovero coatto. Episodio
psicotico acuto in paziente con disturbo schizotipico di personalità. Contesto:
disturbi del comportamento e discorso incoerente al ritorno di un permesso
durante i corsi di ripetizione sul __________ associato all'assunzione di
bevande alcoliche. Le idee di persecuzione riguardano gli Hare Krishna e il rischio di ripercussioni in seguito all'abbandono della
comunità.

 

1993:

03.11.93: 2° ricovero coatto. Disturbo
schizofreniforme, disturbo schizotipico di personalità (DD schizofrenia
paranoide cronica). Contesto: ha sfasciato l'appartamento di __________
necessitando dell'intervento della Polizia su chiamata dei vicini. Con la
terapia l'agitazione psicomotoria è attenuata, ma permane una notevole
bizzarria comportamentale e disturbi del pensiero. Poca coscienza di malattia.

In ambulatorio: La madre tenta di gestire la
terapia, e si dimostra inquieta in certi momenti, quando il periziando comincia
a "debordare" o quando aumenta il consumo di alcool.

 

1994:

Opposto alla terapia, delirante a momenti, la madre
si dice preoccupata.

05.04.94: 3° ricovero coatto/Terzo scompenso
psicotico acuto in persona con disturbo schizotipico di personalità. Possibile
evoluzione verso una schizofrenia. Contesto: interruzione della terapia
neurolettica e conseguente disorganizzazione del pensiero con disturbi del
comportamento

25.08.94-17.09.1994: 4° ricovero coatto. Scompenso
psicotico acuto nell'ambito di una schizofrenia disorganizzata. Contesto:
franco scompenso psicotico associato all'utilizzazione di alcolici che causa
l'aggressione immotivata (pensava di aggredire un cliente di un bar con cui
aveva avuto un litigio) di una passante e il danno ad alcune autovetture

 

1995:

13.10.1995-24.10.1995: 5°ricovero (arresto)

1996-1997:

09.04.1996-14.09.1998: 6°-8° ricovero. Schizofrenia
disorganizzata (F20.1); Disturbo di

personalità antisociale (F60.2). Ricovero dopo quattro mesi di detenzione.

 

1998:

14.09.1998: Consiglio di vigilanza: liberazione a
titolo di prova con obbligo di trattamento psichiatrico ambulatoriale per un
periodo di prova di tre anni.

Ottobre 1998: Riapertura del caso in ambulatorio in
seguito alla dimissione dalla CPC e passaggio in articolo 43 ambulatorio.
Terapia: Haldol decanoas 50 mg/3 settimane. Una constatazione del curante è che
non esiste "nessuno spazio per una psicoterapia sia pure solo di
sostegno".

Agosto 1998: rapporto medico che indica che gli
elementi psicotici floridi sono in remissione grazie al trattamento
neurolettico. Gli aspetti sociopatici (tendenza alla provocazione,
trasgressione, intemperanza e assunzione di atteggiamenti spavaldi) si sono
stemperati.

 

1999:

Febbraio 1999: Scarsa adesione al trattamento
farmacologico Aprile 1999: "piuttosto uccido qualcuno e vado in
carcere". Chiede il ricovero. 20.04.1999-18.05.1999: 9° ricovero
volontario in seguito alla lettera che gli intima di riprendere contatto con i
servizi. Pre-scompenso psicotico in ambito di schizofrenia ebefrenica (F20.1);
Disturbo di personalità antisociale (F60.2); Abuso episodico di sostanze
psico-attive multiple (F19.26)

27.08.1999: 10° ricovero volontario. Schizofrenia
ebefrenica (F20.1), Disturbo antisociale di personalità (F60.2), Uso episodico
di sostanze psico-attive multiple (F19.26). Chiede il ricovero per proteggersi
da una crescente tensione endopsichica in seguito ad una altercazione con la
madre che gli ha rifiutato un prestito. Esprime idee auto ed etero aggressive.

 

2000:

Marzo 2000: chiede una riqualifica Al ma non riesce
a tenere un impiego sulla durata. Giugno 2000: ricomincia l'abuso di cocaina;
mette in dubbio il trattamento.

12.01.2001: 11° ricovero coatto. Contesto: Lancia
degli oggetti dalla finestra del suo appartamento per cui i vicini interpellano
le forze dell'ordine; sfascia in seguito una porta alla centrale di polizìa e
un ricovero coatto è ordinato. All'entrata il periziando è in franco scompenso
psicotico. Scompenso psicotico acuto in ambito di schizofrenia ebefrenica
(F20.1); Disturbo di personalità antisociale (F 60.2) Abuso episodico di
sostanze psico-attive multiple (F19.26).

 

2001:

Cambia lavoro in laboratori protetti abbastanza
spesso. Poco critico rispetto alla situazione. Diffidente nella relazione
terapeutica e problematico nell'assunzione della terapia. Febbraio 2001:
Consiglio di vigilanza: ammonizione e prolungamento del periodo di prova al 14
marzo 2003

Novembre 2001 : Revoca della misura curatelare a
causa della mancata collaborazione. 2002:

Inizio dell'anno favorevole, poco sintomatico e alla
ricerca di un lavoro. L'intenzione di interrompere la farmacoterapia è
costante.

28.06.02- 01.07.02: 12° ricovero coatto in CPC dopo
consumo di superalcolici e cocaina: Abuso episodico di sostanze psico-attive
multiple (alcool cannabis e cocaina) con intossicazione acuta (F19.20).
Disturbo di personalità antisociale (F 60.2).

 

2003:

L'adesione al trattamento è incostante e necessita
di misure coatte.

08.05.2003-18.06.2003: 13° ricovero coatto,
schizofrenia paranoide decorso episodico con deficit progressivo (F20.01);
politossicodipendenza attualmente da cannabis, cocaina, alcool (F19.25). Il
ricovero è avvenuto a seguito di uno scompenso psicotico nell'ambito del quale
il paziente molestava un'edicolante, interveniva la polizia che lo accompagnava
a casa. Il __________ considerata la situazione ricovera il paziente. Nessuna
critica di malattia. Quadro clinico e sociale invariato

 

2004:

Spesso oppositivo e provocatorio, aumento degli
abusi etilici.

5.07.04-6.07.04: 14° ricovero coatto in seguito alla
sospensione della terapia due mesi prima e all'interruzione della terapia
ambulatoriale coatta: schizofrenia paranoide, decorso episodico con deficit
progressivo (F20.01); Sindrome di dipendenza da alcool, uso continuo (F 10.25).

 

2005:

Si rivolge ai servizi per cercare di diminuire la
consumazione di cocaina a causa della quale chiede in modo insistente i soldi
alla madre.

 

2006:

Condizioni psichiche stabili nell'ambito del suo
disturbo di base. Vuole sapere fino a quando dovrà sottoporsi al dépôt per
evitare il ricovero coatto.

 

2007:

Psichicamente stabile, le richieste sono soprattutto
di carattere sociale per trovare o ritrovare un'occupazione.

 

2008:

Chiede spesso di anticipare l'iniezione a causa di
un aumento della tensione interna.

 

2009:

Sempre ambivalente rispetto alla terapia, ne
riconosce anche degli effetti positivi e soprattutto l'assenza di effetti
collaterali. Poco consapevole della contraddizione. Febbraio 2009: il Dr ACPR 1
conferma la necessità di continuare la terapia farmacologica e il trattamento
ambulatoriale coatto in risposta alla richiesta di sospensione del periziando.
Decisione confermata dalla commissione.

 

2010:

Gennaio 2010: il Dr ACPR 1 conferma la necessità di
continuare la terapia farmacologica in risposta alla richiesta di sospensione
del peritando.

 

2011:

Gennaio 2011 : lettera del periziando che chiede di
non vedere più il Dr ACPR 1. Febbraio 2011: Dr ACPR 1 et Sig. __________
propongono un intervento terapeutico integrato che ha come obiettivo il
mantenimento della terapia farmacologica e dell'attività occupazionale

Novembre 2011 : il Dr ACPR 1 conferma la necessità
di continuare la terapia. La decisione è confermata dalla commissione giuridica
in materia di assistenza sociopsichiatrica

 

2012:

Valutazione piano terapeutico (febbraio 2012):
mantenimento degli obiettivi. 2013:

Valutazione piano terapeutico (febbraio 2013):
mantenimento degli obiettivi. 2014:

Valutazione piano terapeutico (febbraio 2014):
mantenimento degli obiettivi.

Aprile 2014: il Dr ACPR 1 conferma la necessità della
terapia farmacologica in risposta alla

domanda del periziando di sospendere tale terapia.

Aprile 2014: la Commissione giuridica in materia di
assistenza sociopsichiatrica considera il ricorso del periziando inammissibile.

Marzo-Aprile 2014: richiesta di misura curatelare da
parte del periziando sostenuta dall'équipe psichiatrica (non pagamento della
cassa malati, non inoltramento delle richieste di rimborso alla Prestazione
Complementare).

 

2015:

Valutazione piano terapeutico (febbraio 2015):
mantenimento degli obiettivi.

23.03.2015: protesta per la mancanza di soldi. Vive
tutto in modo persecutorio e trasferisce la sua insoddisfazione sulla terapia.
Annuncia che non verrà per la fiala dépôt. 24.03.2015: Si reca al mattino ai
servizi cercando il Dr ACPR 1 che è assente. Si ripresenta il pomeriggio, senza
appuntamento, ed è visto dal suo infermiere referente. Durante il colloquio con
il medico, alla presenza dell'infermiere, procede all'aggressione oggetto della
presente perizia.

Il Dr ACPR 1 riporta quanto segue in cartella:
"Lo stato psichico del paziente: non presentava uno scompenso acuto (...).
Oggi era ben lucido, organizzato nel pensiero, presentando il suo solito e
cronico delirio persecutorio, che ingloba i curanti, attuali e precedenti, il giudice
della Commissione giuridica, la vittima del suo tentato omicidio di anni fa
ecc. Ha compiuto il gesto odierno in modo chiaramente premeditato e organizzato
e mentre era a terra ha minacciato più volte ad alta voce me, la mia famiglia,
dicendo che sa dove abito e che mi ammazzerà".

(AI 54).

 

In merito ai suoi trascorsi problematici, l’imputato dichiarava al
dibattimento: 

 

"
Lei ha subito quattordici ricoveri coatti.

Sì. Il primo è stato a seguito di un coma etilico, mi sono
ubriacato con una bottiglia di grappa perché mi avevano cambiato il fucile. Una
volta andavo a correre, c’era una signora di bella presenza che lavorava al
chiosco, le ho fatto una proposta e lei ha chiamato la polizia e mi hanno
accusato di molestie sessuali, cosa che io reputo assurda.

 

ADR che il dr. ACPR 1 è il responsabile principale, ma
tutti gli psichiatri sono responsabili, fosse per me li manderei tutti in un
campo di concentramento.”

 

 

                                    3.   PRECEDENTI
PENALI

 

Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero di IM
1 emerge il seguente precedente penale:

 

" 02.04.1996
Assise correzionali di __________

Omicidio intenzionale (Reato tentato) 

CP 111 - 10.1995

Responsabilità scemata - Attenuazione della pena 

Detenzione 27 mesi

Casa di custodia 43/1 CP 

20.02.1998 Consiglio di Vigilanza __________

Decisione: 

Casa di custodia 43/1 CP

09.09.1998 Consiglio di Vigilanza __________

Liberazione condizionale il 14.09.1998

Periodo di prova 3 anni

Assistenza riabilitativa

Norma di condotta

16.04.1999 Consiglio di Vigilanza __________

Ammonimento

15.02.2001 Consiglio di Vigilanza __________

Periodo di prova prolungato

Periodo di prova 18 mesi.”

 

A tal proposito, l’imputato dichiarava al
dibattimento: 

 

"
ADR che in merito ai miei precedenti penali, io sostenevo
trattarsi di legittima difesa, il giudice mi disse invece che non potevo farmi
giustizia da solo. Il trattamento coatto che mi venne imposto per me è stato
deleterio. Confermo che dal 2000 beneficio di una rendita AI. 

(…) ADR che sono in cura farmacologica. Dopo aver scontato
6 mesi di carcere e più di due anni in manicomio, mi veniva detto di
presentarmi per pochi mesi per sottopormi ad una terapia di punture. La
sostanza che mi viene iniettata è un intossicante, non è una medicina. Sono 18
anni che subisco questo trattamento. Non c’è niente da stabilizzare, io sono
stato anche in India.”

 

 

                                    4.   FATTI
E MOTIVI A DELINQUERE

 

                                4.1.   CIRCOSTANZE
DELL’ARRESTO

 

Dal rapporto di arresto provvisorio del 24 marzo 2015:

 

"
In data odierna, alle ore 1417, per il tramite del servizio Psico
Sociale di __________, veniva allarmata la centrale di Polizia con la richiesta
di intervento presso il centro stesso per una persona che aveva dato in
escandescenza. 

In luogo si portava immediatamente la pattuglia RM2 App __________
mentre la Polizia Comunale di __________ inviava in luogo due pattuglie. Giunti
in luogo gli agenti procedevano al fermo ed alla messa in sicurezza del
rubricato che veniva ammanettato.

Il medico Dr. ACPR 1 spiegava quanto accaduto, ossia che durante
un incontro con il IM 1, quest’ultimo aveva tentato di colpirlo al capo con un
martello che aveva con se, nascosto nel suo zaino. Vista la situazione i
colleghi App __________, richiedevano l’intervento di una autoambulanza per
sottoporre il IM 1 ad una visita medica per valutare il suo stato psicofisico,
essendo lo stesso molto aggressivo.

Giunta il luogo l’ambulanza, i colleghi (…) accompagnavano il IM 1
presso l’Ospedale per una visita (…) Mentre gli agenti si trovavano al
nosocomio in attesa di poter procedere, il medico psichiatra incaricato della
visita medica, Dr. __________, prendeva direttamente contatto con il Ministero
Pubblico informando il magistrato di quanto accaduto. A questo momento, ore
1630 venivamo informati di quanto accaduto ed in collaborazione con la
Gendarmeria Territoriale di __________ si procedeva dapprima all’audizione
dell’infermiere che aveva assistito alla scena e che, con il suo intervento,
era riuscito a fermare il IM 1, nonché del medito Dr. ACPR 1 – vittima.

Nel contempo, alle ore 1800 i medici dell’Ospedale portavano a termine
la visita medica del IM 1, indicando che lo stesso era interrogabile e
carcerabile.”.

(AI 1)

 

Così viene descritto lo stato dell’imputato da parte dei medici dell’Ospedale
di __________:

 

"
Motivo della consultazione

Agitazione, aggressività

Anamnesi

Si tratta di un paziente di 50 anni, noto per psicopatia in
trattamento, noto inoltre per pregressa incarcerazione per tentato omicidio,
che giunge alla nostra osservazione condotto dalla polizia e dai soccorritori,
in seguito ad aggressione apparentemente solo verbale con un martello in mano
contro lo psichiatra curante. Il paziente sostiene che volesse “spaccargli” la
testa con il martello. Riferisce inoltre di averlo fatto in quanto non vuole
assumere farmaci su ordine dei medici. Viene per questo motivo valutato dallo
psichiatra consulente dr. __________. 

Status

Valutazione psichiatrica: lucido ed orientato al colloquio,
oppositivo nei contenuti, porta un quadro persecutorio strutturato, non
confuso, che sarebbe alla base dell’agito di oggi contro lo psichiatra curante
(egli stesso dice di aver cercato di uccidere il dr. ACPR 1 con un martello che
si era portato alla visita). Egli ricostruisce i fatti in modo coerente,
spiegandoli con il suo delirio persecutorio incentrato sui curanti e sul
giudice che avrebbe avvallato il provvedimento di trattamento coatto
ambulatoriale. Egli si mostra altresi intenzionato a ripetere gesti simili
verso tali figure. 

Diagnosi conclusiva

1. Psicosi paranoide con: 

- attuale scompenso psichico acuto

- minacce di morte al personale curante

Procedere

Ad 1. Proposta del consulente psichiatra, Dr. __________. 

Per quanto sopra detto sussiste una determinata pericolosità per
terzi su base psicopatologica che giustifica una misura di restrizione della
libertà. Il provvedimento terapeutico (terapia farmacologica anti-psicotica)
può essere somministrato anche in carcere (previsto Haldol decanoas 70 mg
settimana prossima, da verificare presso SPS __________). Egli è interrogabile
in relazione ai fatti odierni. 

Il paziente è stato informato sul comportamento da adottare nella
continuità delle cure. Il paziente viene dimesso in condizioni generali
buone.(…) Dr.ssa med. __________”

(allegato all’AI 1).

 

Dal primo verbale d’interrogatorio dell’imputato, effettuato dalla
Polizia il 24 marzo 2015, immediatamente dopo essere stato tradotto in carcere
dall’Ospedale, risulta che egli fin da subito ammetteva le proprie
responsabilità, affermando a chiare lettere quali fossero le sue intenzioni,
ovvero quelle di uccidere il proprio psichiatra, essendo stanco e contrariato
dal dover seguire una certa cura farmacologica, a suo parere molto cara e
pesante:

 

"
L'agente interrogante mi chiede di raccontare quanto da me fatto
in data odierna. Ho aspettato fino alla ore 1400 a __________ a __________, vicino
al Servizio Psicosociale. Alle ore 14.15 circa sono andato Servizio
Psicosociale e mi sono rivolto al segretario, lo volevo parlare con il dottor ACPR
1 ma mi veniva detto che era occupato e che dovevo scendere al 4° piano ove ha
sede lo studio del mio dottore. Al 4° piano ho incontrato __________,
l'infermiere del dottor ACPR 1. Lui mi ha invitato a salire al 5° piano per
parlare in attesa che il dottore si liberasse. Alle ore 1420 circa il dottor ACPR
1 saliva al 5° piano. lo ho iniziato a sfottere un po' il dottore dicendogli
che non volevo più fare le punture.

 

Nota del verbalizzante: l'imputato divaga e farnetica in merito a
quanto accaduto.

 

Mentre lo sfottevo davo al dottore il libro che avevo con me nel
mio zaino. Il libro II dottore lo metteva sul tavolino. Il dottore era seduto a
fianco della sua scrivania. __________ mi stava addosso, mi marcava stretto.
Sicuramente aveva capito che c'era qualche cosa che non andava. Lo zaino lo
avevo messo in terra e dopo aver preso il libro e averlo dato al dottore,
prendevo dal mio zaino il martello da carpentiere.

Mi viene mostrato un martello da carpentiere e confermo che si
tratta del martello che avevo portato con me nello studio del dottore
all'interno del mio zaino. Mi viene mostrata la fotografia del martello, nella
quale riconosco il martello da me impugnato oggi nello studio del dottor ACPR 1.
(…)

Come detto ho preso in mano il martello con l'intenzione di
uccidere il dottor ACPR 1. Volevo colpirlo al cervelletto, dietro alla nuca.
L'avevo impugnato con la mano destra e volevo colpire il dottore con la parte
piatta. Caricavo il colpo dall'alto lateralmente, portandolo all'altezza della
mia spalla sinistra e sferravo il colpo. Ma prima di colpire la testa del
dottore venivo bloccato da __________. Lui mi afferrava il braccio con le due
mani.

 

ADR. Non so dire a che punto esatto mi ha bloccato __________, ma
il movimento era già partito. Ci ho provato ma non ho colpito la testa del
dottore. Preciso che in questo frangente mi trovavo in piedi lateralmente al
dottore. Sul lato destro del dottor ACPR 1.

Mi viene chiesto se ho opposto resistenza a __________ e rispondo
che una volta bloccato io non ho reagito. Una volta che __________ mi ha tolto
il martello io non ho fatto più nulla di fisico. Ho inveito contro di loro. Mi
viene chiesto di ripetere quanto detto a __________ e al medico, dopo che ero
stato fermato e rispondo che gli ho detto le seguenti parole urlando, e in
particolare nei confronti del dottore:

 

"Brutto stronzo, con la S maiuscola! Denunciami pure per
tentato omicidio! Ma quando esco dal carcere ti vengo a riprendere!"

 

Voglio dire che non ho mai pensato di mettere le mani addosso a __________
o ad altri infermieri. Mi viene chiesto il motivo del mio gesto e rispondo che
da 17 anni circa, sono stato sottoposto a terapia intensiva di medicamenti
obbligatori. Terapia che mi ha esasperato. Oggi nello studio di ACPR 1 mi ero
ulteriormente arrabbiato siccome lui, nonostante io gli avessi detto che non
volevo più prendere i medicamenti, mi rispondeva tassativo che dovevo prenderli
e basta. Mi viene chiesto di che tipo di medicamenti si tratta e rispondo che
sono scemenze neurolettiche. Non sono nemmeno compatibili con la bamba che
prendevo. Non sono compatibili con la mia moto. I neurolettici non fanno altro
che paralizzare le persone.

 

Nota del verbalizzante.

L'imputato farnetica in merito a Scientology e altri libri e sulle
conseguenze dannose dei neurolettici.

 

Mi viene chiesto dove ho reperito il martello e rispondo che lo
avevo in casa e mi era stato lasciato dalla precedente inquilina. Mi viene
chiesto quando ho messo il martello nello zaino e rispondo che lo avevo messo
nel mio zaino questa mattina prima di uscire di casa. Avevo premeditato di
ammazzarlo. Mi ero detto "mo al mazi", riferendomi a ACPR 1. Io me la
prendo anche con i maestri di pugilato...Mi viene chiesto se avevo avuto altri
pensieri negativi nei confronti del dottor ACPR 1 e rispondo che ieri io avevo
parlato con lui di persona nel suo studio in merito al metadone e altre droghe,
lo non ero d'accordo con lui perché diceva che il metadone è un medicamento
mentre la canapa è un intossicante, fa venire l'enfisema, lo non ero d'accordo.
Mi viene chiesto se questa discussione è stata la causa del mio agire odierno e
rispondo che la discussione di ieri è stata la goccia che ha fatto traboccare
il vaso.

 

Nota del verbalizzante.

Il detenuto parla di anomalie legate ai laboratori protetti dove
vengono "sfruttate" le persone in invalidità.

 

Mi viene chiesto cosa ho fatto dopo la discussione di ieri e
rispondo che ero arrabbiato e che sono andato a casa. Volevo chiamare mia
sorella ma la ricarica del telefono era finita e ho sfasciato il telefono
gettandolo a terra a ____ nei pressi del __________.

Mi viene chiesto se ho manifestato le mie intenzioni omicide con
qualcuno tra ieri e oggi. Rispondo che ho manifestato le mie intenzioni con
tutte le persone che ho incontrato.

Mi viene chiesto se ne ho parlato o fatto cenno con __________ e
rispondo di no. Ho però notato che __________ era oggi era guardingo nei miei
confronti, avevo l'impressione che lui mi seguisse, come se qualcuno lo avesse
informato delle mie intenzioni.

Mi viene chiesto se questo lo avevo pensato prima o dopo la mia
azione di oggi. Rispondo che sono riflessioni che mi sono sorte solo dopo aver
compiuto il gesto.

 

L'agente interrogane mi sottopone quanto dichiarato da __________,
pagina 4 del verbale odierno e mi chiede di prendere posizione in merito.

 

"D 4: In quale posizione si
trovava il braccio e di conseguenza il martello di IM 1 quando è stato da lei
bloccato?

R 4: IM 1 si trovava con la mano
destra alzata a livello del capo, quando ho afferrato la mano, la stessa era
già in movimento verso il basso in direzione della testa del dottore. Quando ho
eseguito la presa ho dovuto assorbire il colpo in quanto il braccio stava già
esercitando una discreta forza. Dal martello alla testa del dottore, che
ricordo si trovava seduto con il capo chinato, vi erano circa 40-50 centimetri.
"

 

Da parte mia non posso che confermare quanto dichiarato da __________.

Gli interroganti mi fanno notare che stride con quanto da me
dichiarato in merito pocanzi. Da parte mia preciso che è possibile che il colpo
non fosse del tutto laterale ma che sia piuttosto partito diagonalmente dalla
mia testa. 

 

L'agente interrogante mi chiede se ieri sera, 23.03.2015, ho fatto
cose particolari, lo rispondo che non ho fatto nulla di particolare, ho
mangiato un piatto di pasta alla carbonara, assieme al mio ospite che si chiama
__________. Lui ha dormito da me. Egli è mio ospite da settembre del 2014.
Comunque __________ normalmente vive in __________, dove dovrebbe ritornare
prossimamente.

Mi viene chiesto se ho parlato anche con __________ delle mie
intenzioni nei confronti del dottor ACPR 1 e rispondo di si. Non gli ho detto
che lo volevo ammazzare, ma gli ho detto che non sopportavo più le cure imposte
dal dottore. Lui mi dava ragione. Ma non solo lui mi dava ragione, tutte le
persone con cui ho parlato della medicine che mi obbligava a prendere il
dottore, erano d'accordo con me.

 

Mi viene chiesto il motivo della terapia a me imposta.

Rispondo che ho scontato una pena per mancato omicidio, lo avevo
ferito un maestro di pugilato nel 1995 e fino al 1998 ho scontato la pena al
carcere La Stampa, ma anche alcuni periodi a __________ alla Clinica. Mi viene
chiesto se anche allora, nel 1995, avevo intenzione di uccidere la mia vittima.
Da parte mia rispondo di si, volevo ucciderla con una sciabola. Una sciabola
austroungarica.

 

Mi viene chiesto se mi era stato spiegato lo scopo della terapia
farmacologica a me imposta, lo rispondo che mi hanno detto che sono
schizofrenico e che i medicamenti servivano a curarmi. Ma io non mi reputo per
nulla malato. Anche perché viviamo in un mondo schizofrenico e quindi è tutto
irrilevante. Mi viene chiesto in cosa consiste la cura a me imposta e rispondo
che si tratta di una fiala, somministrata con una iniezione, ogni due
settimane. L'iniezione me la fanno alla spalla destra sul tatuaggio, in quella
zona. Mi viene chiesto se ho un curatore o un tutore e rispondo di essere sotto
curatela volontaria da parte di __________ che è mio amico di lunga data. Mi
viene chiesto se ho manifestato le mie intenzioni omicide nei confronti del
dottor ACPR 1 anche al mio curatore __________. Rispondo di si, nel senso che
gli ho telefonato ieri sera e gli ho detto che non sopportavo più la cura e che
"come al solito avrei dovuto sistemare io le cose, da solo".

 

ADR. Bisogna chiedere al mio curatore come le mie affermazioni di
ieri sera sono state da lui interpretate.

Mi viene chiesto se, oltre al dottor ACPR 1, avevo previsto di
compiere atti violenti nei confronti di altre persone. Da parte mia rispondo
che avevo intenzione di andare a prendere anche l'avvocato __________, era una
possibile mia vittima. È sulla mia lista nera. E' un pensiero che mi era
passato per la testa siccome ACPR 1 e __________ sono le due persone che si
accaniscono su di me e che mi impongono una cura che non voglio. Mi viene
chiesto cosa avrei fatto se il mio gesto fosse andato a buon fine. Da parte mia
rispondo che mi sarei costituto, chiamando il centralino del centro. (…)

Gli interroganti mi informano che sono in possesso di un
certificato medico della dottoressa __________ dell'Ospedale con il quale si
attesta, fra l'altro, la mia carcerabilità.

Da parte mia dichiaro che presso l'Ospedale ho risposto a due
domande che un medico maschio mi ha rivolto in merito a mie eventuali allergie.
Alle sue domande ho risposto che sono allergico agli psichiatrici e ai
neurolettici.”

 

Veniva in seguito sentita la vittima, il dr. ACPR 1, il
quale, interrogato sempre il 24 marzo 2015, dichiarava, in Polizia, confermando
a grandi linee la versione dell’imputato:

 

"
Nell'anno 1995, a seguito dei reati commessi dal IM 1, l'ho
conosciuto mentre si trovava in regime detentivo presso il carcere La Stampa. A
quel tempo ero il consulente psichiatrico per il carcere citato. Considerato il
fatto che era una persona bisognosa di cura in quanto affetto da una
schizofrenia paranoide ed ha anche sintomi anti sociali, lo vedevo con una
certa regolarità. Da quanto posso effettivamente ricordare gli rendevo visita
più o meno una volta a settimana. Per curare la sua patologia gli somministravo
degli anti psicotici. Per tutta la durata della sua pena detentiva scontata presso
la Stampa ho seguito il rubricato, circa per 6 mesi. Dopodiché il IM 1 era
stato trasferito presso la clinica psichiatrica vecchio __________, e da quel
momento io non l'ho più avuto in cura fino al 2005 in quanto era in cura presso
altri medici psichiatri.

Dal 2005 in poi l'ho ripreso in cura personalmente, anche se lo
vedevo raramente in quanto lui non ama vedere i medici. Sempre a partire
dall'anno 2005 segue un trattamento ambulatoriale coatto che consiste in
un'iniezione di antipsicotico con una frequenza di una volta ogni tre
settimane.

Preciso che il rubricato è uno che tende ad insultare le persone e
con maggiore facilità insulta i medici che lo hanno in cura. Devo dire che fino
ad oggi non ha mai mostrato atteggiamenti aggressivi nei miei confronti o nei
confronti di altri miei colleghi e non ci ha nemmeno mai minacciati, come detto
unicamente ci insultava verbalmente.

Nella mattinata di ieri, 23.03.2015, il IM 1 si è presentato
presso i nostri servizi per chiedere un aiuto economico o un lavoro protetto in
quanto è beneficiario di una rendita di invalidità al 100% ed è in difficoltà
economiche. Lo stesso era alterato anche per il fatto che non era stato
accettato al __________.

In quel frangente ha ribadito più volte che si sarebbe rifiutato
di sottoporsi alla terapia per lui obbligatoria. II IM 1 ha tentato più volte
di fare ricorso alla commissione giuridica per far annullare il trattamento
ambulatorio coatto, anche se a causa dell'iter burocratico non è mai andato
davvero fino in fondo. IM 1 si presentava presso i nostri servizi questa
mattina e chiedeva alla segretaria di voler tenere un colloquio in privato con
me. Lei lo informava che durante la mattinata ero assente ma che sarei arrivato
in ufficio nel primo pomeriggio. Personalmente non ero stato avvisato di questo
fatto. Come d'abitudine mi recavo nel mio ufficio sito al quarto piano verso le
ore 13:35 circa e notavo che il paziente era in sala d'aspetto che mi
attendeva. Di fianco a lui vi era anche una seconda paziente con cui avevo
appuntamento alle ore 14:00. IM 1 mi diceva che voleva parlarmi in privato, ma
visto che vi era già la paziente delle 14:00 davo la precedenza a lei. La
seduta con questa paziente è durato fino alle ore 14:10 circa.

Dopo aver liberato questa paziente, chiamavo il mio collega che si
trovava al quinto piano per chiedergli di scendere per vedere assieme il
rubricato, così come era stato fatto il giorno precedente.

Il mio collega __________ mi informava per contro che il IM 1 si
trovava già nel suo ufficio al quinto piano e a questo punto decidevo di
raggiungerlo. Entrati in ufficio ci sedevamo ed iniziavamo a parlare della sua
situazione. A più riprese il paziente mi chiedeva di andare nel mio ufficio al
piano inferiore per parlare a quattr'occhi.

Da parte nostra non davamo seguito alle sue richieste e quindi
spazientito si alzava dalla sedia, si avvicinava allo zaino che aveva riposto
vicino alla finestra ed estraeva un libro, me lo dava in mano ed iniziava a
chiedermi se l'avessi letto o se ero intenzionato a farlo.

Mentre ero intento a sfogliare questo libro, il IM 1, che si
trovava in piedi alla mia destra, estraeva di colpo un martello dal suo zaino,
il mio collega gli gridava "fermo IM 1, Fermo!" e in quel frangente
alzavo lo sguardo e mi accorgevo di quanto stava per accadere.

Fortunatamente il __________ ha avuto degli ottimi riflessi,
probabilmente anche perché stava tenendo d'occhio il paziente, ed è riuscito a
bloccarlo "abbracciandolo" e mettendolo al suolo, io subito dopo gli
sfilavo il martello dalla mano. Preciso che non saprei dire con quale mano lo
impugnasse. Dopo averlo immobilizzato al suolo ho fatto chiamare alle
infermiere il 117 e pochi istanti dopo 1 pattuglia della Polizia Cantonale e 2
pattuglie della PolCom __________ sono giunte sul posto. Durante l'attesa
dell'arrivo della Polizia, il rubricato continuava a proferire minacce ed
insulti al sottoscritto e alla mia famiglia. Mi diceva frasi del tipo "io
ti ammazzo", "ammazzo te e la tua famiglia", "so dove
abiti, ti vengo a prendere".

Personalmente mi sono sentito molto colpito da queste minacce, in
quanto per quello che lo conosco so che è una persona pericolosa.

Una volta arrivata la Polizia Cantonale, lo trasportavano presso
il PS dell'Ospedale di __________ dove è stato sottoposto ad una visita da
parte di un collega psichiatra.

Mentre la Polizia si trovava col paziente all'Ospedale io
informavo il collega __________, che sapevo essere lo psichiatra di picchetto,
per informarlo di quanto accaduto. Probabilmente a seguito della mia chiamata,
di sua iniziativa informava il PP di picchetto dei fatti avvenuti in giornata.

 

D: Lei ha visto il suo paziente alzare il martello e cercare di
colpirla? 

R: No, io non ho visto nessun movimento in quanto ero concentrato
sul libro che mi aveva dato poco prima.

 

L'agente interrogante mi mostra l'allegato "A"
configurante la foto di un martello. Da parte mia lo riconosco senza ombra di
dubbio come il martello con cui il IM 1 ha tentato di colpirmi alla testa. A
seguito dei fatti avvenuti questo pomeriggio presso i nostri servizi, voglio
precisare che è mia intenzione costituirmi accusatori privato.”

(allegato all’AI 1).

 

Ed infine, sempre in Polizia il 24 marzo 2015, veniva interrogato
l’infermiere e testimone __________:

 

" In data
odierna dopo la pausa pranzo sono stato informato dell'arrivo presso la nostra
sede del signor IM 1. (…) Lo stesso appena giunto, cercava di raggiungere il Dottor ACPR 1,
nonché capo servizio. Visto il suo comportamento insistente ho terminato
celermente quanto stavo facendo e ho fatto accomodare il signor IM 1 presso il mio ufficio.
Preciso che il mio ufficio rispetto a quello del dottore è a un piano
superiore. Una volta giunto in ufficio il rubricato ha manifestato subito una
considerevole rabbia dovuta alla terapia ambulatoriale coatta a cui è
sottoposto da quando ha commesso il grave reato nel 1996. Successivamente il Dottor ACPR 1 è arrivato presso il mio ufficio per
discutere col paziente sulla sua situazione in generale.

IM 1 cercava fin da subito di
riuscire ad avere un contatto con il dottore da solo. Più precisamente il
rubricata mi chiedeva più volte di lasciare l'ufficio con la motivazione che
secondo lui la mia presenza non serviva. Dopo circa 10 minuti di colloquio, l'individuo estraeva dal proprio zaino un libro e
lo consegnava al Dottor ACPR 1, chiedendogli di guardarlo in quanto secondo lui
poteva essere interessante.

Premetto, che in questa circostanza il Dottor ACPR 1
si trovava seduto a 80 centimetri
circa da IM 1 il
quale si trovava in piedi, io mi trovavo di fronte al paziente e tra noi vi era
la scrivania.

Allarmato di questo suo comportamento, del gesto
della consegna del libro, mi sono alzato e mi sono avvicinato verso il dottore.

Il dottore appena preso in consegna il libro, è
rimasto seduto, ha spostato gli occhiali che indossava con la mano destra e ha
chinato il capo verso il libro con l'intento di leggerlo.

Appena consegnato il libro, IM 1 con molta calma si è girato verso lo zaino
che si trovava a terra appoggiato al muro, si è chinato ed ha aperto una tasca.
Attirata la mia attenzione, l'ho fissato per capire cosa stesse facendo. Dalla
tasca dello zaino, ho notato un luccicare e immediatamente dopo ho visto IM 1 girarsi verso il
dottore e brandire nella mano destra un martello. Di scatto mi sono precipitato
verso IM 1 e ho
afferrato la mano in cui deteneva il martello, successivamente mediante lo
slancio da lui esercitato, sono riuscito a girarlo di 180 gradi ed a immobilizzarlo abbracciandolo da tergo. IM 1 ha cercato di
liberarsi e di dimenarsi, per tale motivo siamo andati a sbattere a destra e a
sinistra, rispettivamente contro la libreria e il muro. Dopo qualche secondo di
colluttazione riuscivo a metterlo a terra ed a immobilizzarlo. Il dottore e
altri collaboratori hanno poi chiesto aiuto ed allarmato la Polizia. In 5 minuti circa, le autorità sono giunte sul posto
e dopo aver ammanettato il IM 1 mediante ambulanza lo stesso è stato trasportato presso l'ospedale. A
precisa domanda rispondo che il paziente prima della colluttazione si poneva in
modo aggressivo verbalmente verso il sottoscritto e verso il Dottor ACPR 1. Lo
stesso faceva pure riferimento ad altri collaboratori ed altri enti con frasi
minatorie. Posso precisare una frase da lui sostenuta in modo ripetitivo:
"vorrei che foste eliminati perché siete inutili"

 

Mentre per quanto riguarda quanto da lui esternato
durante e dopo la colluttazione posso precisare che si è rivolto a noi con le
seguenti frasi:

"voglio che tu muoia" (frase rivolta al
dottore)

"ti apro la testa a martellate" (frase
rivolta al dottore)

"vi vengo a cercare, compro la benzina e vi
brucio, brucio l'ospedale"

 

Per quanto riguarda i fatti accaduti non ho altro da
aggiungere.

 

D 1: È al corrente del reato commesso dal rubricato nel 1996?

R 1: Si,
avendo in cura il paziente dal 1996
sono a conoscenza che lo stessa aveva preso a colpi di sciabolo una persona da
cui si sentiva minacciato.

D 2: Per quale motivo crede che oggi il signor IM 1 abbia compiuto questo gesto?

R 2: Lo
stesso è irritato dal fatto che dal nostro punto di vista deve mantenere questo
trattamento terapeutico. Trattasi di un trattamento di punture intramuscolari a
scadenza regolare di 2-3 settimane.
Questo trattamento ha avuto inizi nel 1998 a seguito del termine della precedente misura scaturita dalla sentenza
per il reato compiuto nel 1996.

D 3: Da quanto tempo il signor IM 1 risultava più aggressivo del solito?

R 3:
Preciso che non è mai stato un paziente facile, ma questo peggioramento è stato
da noi riscontrato a partire dalla giornata di ieri quando il personaggio si è
presentato in due occasioni presso il centro sempre con l'intenzione di
discutere la sua situazione in generale. In questa occasione è stato seguito
dal sottoscritto per un ora al mattino e mezzora al pomeriggio sempre dal
sottoscritto unitamente al dottore. 

D 4: In quale posizione si trovava il braccio e di conseguenza il martello
di IM 1 quando è stato da lei bloccato?

R 4: IM 1
si trovava con la mano destra alzata a livello del capo, quando ho afferrato la
mano, la stessa era già in movimento verso il basso in direzione della testa del dottore. Quando ho eseguito la presa ho dovuto assorbire il
colpo in quanto il braccio stava già esercitando una discreta forza. Dal
martello alla testa del dottore, che ricordo si trovava seduto con il capo
chinato, vi erano circa 40-50 centimetri.

D 5: Secondo lei, se non fosse intervenuto, il signor IM 1 avrebbe
colpito alla testa o in qualsiasi altra zona del corpo del dottore?

R 5: Si,
sono certo che se non fossi intervenuto avrebbe colpito mediante martello la
testa del dottore. Più precisamente posso indicare che lo avrebbe colpito nella
parte fronto-parietale.

D 6: L'agente interrogante mi chiede se posso mediante uno schizzo
descrivere la zona dei fatti?

R 6: Si
(vedi distinto allegato) 

 

D 7: Mi sa descrivere l'altezza e la corporatura del soggetto?

R 7: In
grosso modo è alto circa 165-170
centimetri con corporatura longilinea. Prendo atto che il martello utilizzato
da IM 1 mi viene
sequestrato come da verbale di sequestro in allegato.”

(allegato all’AI 1).

 

Con ordine 25 marzo 2015, il PP PP 1 conferiva
mandato alla Polizia per procedere all’interrogatorio del curatore
dell’imputato __________, dell’ospite dell’imputato __________, e del personale
di Ingrado, ove l’imputato si era recato prima di raggiungere il Servizio Psico
Sociale (AI 4). 

 

                               4.2.   VERBALE
DELLA PERSONA ARRESTATA

 

Il 25 marzo 2015, giorno seguente all’arresto del IM 1, il PP
Andrea Pagani procedeva all’interrogatorio della persona arrestata durante il
quale tentava di inquadrare maggiormente il passato e la persona dell’imputato,
alla presenza del difensore nominatogli d’ufficio, avv. DUF 1:

 

" (…) Oggi
confermo tutto ciò che ho detto ieri davanti alla Polizia.

Confermo in particolare che io vivo a __________
praticamente da quando sono nato. In particolare in __________ risiedo, se non
erro, da 5 o 6 anni. È stata mia mamma a trovarmi questa nuova abitazione che è
composta da 2,5 locali, che pago CHF 507.00 al mese. Non ricordo se siano
comprese le spese. In ogni caso io percepisco l'invalidità al 100% più la
prestazione complementare, ciò che mi permette di avere a disposizione CHF
2'110.00 mensilmente. Preciso che l'Ai la percepisco dal 1998, ossia da quando
sono stato dimesso dalla Clinica Psichiatrica Cantonale di Mendrisio, dove ero
stato collocato dopo i fatti che mi avevano visto protagonista il 13.10.1995,
che era un venerdì, quando ho "sciabolato" un mio collega di lavoro,
venendo condannato per mancato omicidio.

 

Il PP, in questo contesto, mi sottopone la copia
della sentenza del 02.04.1996 della Corte delle Assise Correzionali di __________,
che mi ha condannato ad una pena detentiva di 27 mesi con parallelo mio
collocamento in una casa di salute. Mi viene chiesto se ricordo questa sentenza
nei miei confronti.

La ricordo e me la ricorderò per tutta la vita.

 

Il PP mi chiede ora se
ho un curatore.

Sì, il mio curatore si chiama __________ ed è tale
dal febbraio di quest'anno. Mi è stato nominato, se non sbaglio, dall'Autorità
Regionale di Protezione di __________, al quale il verbalizzante potrà
senz'altro rivolgersi per chiedere la nomina.

ADR che prima di __________
non ho mai avuto altri curatori.

ADR che __________ ha il
compito di gestire i soldi che mi arrivano dall'invalidità, che versa il denaro
su un conto corrente postale a cui solo lui ha accesso per poi girarmi su un
secondo conto corrente postale, quello per lo spillatico, di regola CHF 200.00
alla settimana a mia  disposizione.

 

II PP mi chiede ora se io da qualche tempo sto
ospitando qualcuno a casa mia e se sì perché?

Sì, da settembre 2014 sto ospitando un mio caro
amico di __________, che ha 4 o 5 anni più di me e si chiama __________. L'ho
incontrato appunto quest'estate in un bar e mi ha detto di avere dei problemi
dopo essere tornato dal __________ dove aveva vissuto per qualche tempo e dove
gli avevano rubato dei soldi. Al che io mi sono dichiarato disponibile a
concedergli alloggio. Sottolineo che lui non mi paga l'affitto. Ogni tanto fa
la spesa, partecipa al pagamento del cibo.

 

II verbalizzante mi chiede a questo punto quali
siano stati negli ultimi anni i medici che mi hanno curato, rispettivamente se
sono stato degente presso degli ospedali/cliniche.

II mio medico di famiglia è il Dr. __________ di __________.
Da lui vado comunque raramente e per delle necessità inderogabile.

 

Dopo essere stato dimesso dalla CPC di Mendrisio nel
1998, sono stato invece inizialmente curato dal __________ e, quando è andato
in pensione, dal Dr. __________ così come, in seguito dai dottori __________, __________
e __________ che si sono succeduti presso il servizio Psico Sociale __________.
Attualmente, presso questo servizio e da qualche anno, sono seguito dal Dr. PP
1 che vedevo comunque già presso il carcere La Stampa, nel periodo in cui vi
sono stato dopo i fatti del 1995. Dal dr. ACPR 1 andavo negli ultimi anni solo
per farmi fare la puntura obbligatoria due volte al mese.

 

ADR che con la puntura
mi si fa assumere un medicamento che è caro come il platino e io sono per
questo un po' arrabbiato perché devo pagare di tasca mia il 10% pari a CHF
125.00 al mese.

 

ADR che non so come si
chiama il medicamento che mi viene fatto assumere. È una puntura depot.
Dovrebbe trattarsi di un calmante che potrebbe non essere compatibile con la
guida di una moto, ma per me invece lo è perché io circolo senza problemi con
una Kawasaki 600 che è attualmente parcheggiata sul ciglio della strada vicino
a casa mia a __________.

 

ADR di svincolare dal
segreto professionale nel modo più ampio tutti i medici che mi hanno (avuto) in
cura così come i loro ausiliari.

 

ADR che dopo il 1998,
fatta salva una degenza presso l'Ospedale di __________ a seguito della rottura
dell'omero destro, non sono più stato in ospedali o cliniche.

 

II PP, facendo riferimento alle mie dichiarazioni
di ieri sera in Polizia, mi domanda perché io non sono d'accordo di continuare
la terapia medicamentosa.

lo non voglio più prendere medicamenti in primo
luogo perché la pena vecchia ho finito di scontarla integralmente nel 1998
ossia tanti anni fa. In secondo luogo perché il medicamento che sto prendendo
adesso, che è un neurolettico, mi provoca degli effetti collaterali, quali ad
esempio una tremarella alla bocca e alle mani, che devo combattere con una
pastiglia che si chiama AKINETON RETARD. Inoltre il neurolettico mi provoca
delle "risacche mnemoniche"; in altri termini mi sparisce ogni tanto
la memoria soggettiva che invece io ho bisogno perché sono un appassionato
giocatore di scacchi. 

 

II PP mi chiede allora se ho pensato a qualcosa
recentemente per porre termine alla terapia medicamentosa.

Premetto che è da tanti anni che dico al Dr. ACPR 1
che vorrei un giorno poter liberarmi dall'obbligo di dover assumere il
medicamento neurolettico. Sottolineo che se non mi presento al Servizio Psico
Sociale per assumere la puntura depot, mi vengono mandati dei gendarmi a  casa
per accompagnarmi a farla. E io questo non lo sopporto più da diverso tempo a
questa parte.

Detto questo, ancora un anno fa ho fatto presente al
Dr. ACPR 1 il mio desiderio, ma lui non mi ha mai seguito. Mi ha detto che
dovevo continuare a prendere il neurolettico. Al che ho pensato che per
togliermi il medicamento dovevo pensarci e agire da solo. Da qualche tempo ho
pensato che dovevo eliminare il Dr. ACPR 1. La sera di lunedì 23.03.2015 ero a
casa e vi era anche __________. Con lui ho parlato come al solito del più e del
meno e gli ho anche detto: "domani mattina arriverà la Polizia a casa per
la perquisizione e quindi stai all'occhio, non farti trovare
"intossicato"". Gli ho quindi ben fatto capire che avrei raggiunto
il Dr. ACPR 1 il mattino seguente con l'intenzione di eliminarlo fisicamente.
Lui se ne è fregato del mio dire, probabilmente perché abituato a ciò che
succede in Brasile poiché lì c'è tanta criminalità.

 

ADR che quando ho detto
a DANILO di non farsi trovare intossicato, intendevo dire di non farsi trovare
fumato di canapa, perché lui ne fuma.

 

ADR che anche io fumo
canapa, quando ce né, saltuariamente. Fumo di media uno spinello a settimana a __________
e nel __________.

 

ADR che non ho invece
mai venduto droga a nessuno; sono solo un consumatore. II PP mi fa prendere
atto che il procedimento penale a mio carico viene esteso al reato di
contravvenzione alla LF sugli stupefacenti (art. 19a LStup).

 

Per tornare alla sera del 23.03.2015, ricordo che ad
un certo punto ho proprio deciso che l'indomani avrei agito nei confronti del
Dr. ACPR 1. Ho quindi messo in un mio zaninetto beige chiaro un martello che
avevo a casa e che originariamente era della precedente inquilina
dell'appartamento. La mia idea era quella di raggiungere l'indomani il Dr. ACPR
1 e colpirlo alla nuca dove c'è il cervelletto, ossia dove so che c'è un punto
vitale.

 

ADR che nello zainetto
ho messo un libro di tale __________ che è un artista che io apprezzo sia per
quello che fa che per quello che scrive.

 

ADR che questo libro non
l'ho messo nello zainetto con l'idea di darlo al Dr. ACPR 1 con lo scopo di
distrarlo per poi colpirlo. Il libro comunque avevo intenzione di consegnarlo
affinché lui lo leggesse in quanto l'autore vi osserva di disprezzare i geologi,
ma anche gli psichiatri. In somma ha la mia stessa idea sugli psichiatri e
volevo che il dottore ci riflettesse.

 

Sta di fatto che la mattina del 24.03.2015, mi sono
alzato alle ore 06.30. Dopo aver bevuto un caffè a casa, mi sono recato al Bar __________
a __________ (c/o Stazione __________) dove ho preso ancora un caffè liscio
tazza grande. Al bar c'erano le solite facce: tale __________ (cameriera), il
FABIO e il __________. Ho letto i giornali e circa alle 08.15 ho preso il bus
con l'intendo di raggiungere "la vittima" presso il Servizio Psico
Sociale (SPS). Con me avevo lo zainetto con all'interno il libro e il martello,
una cui foto il PP mi mostra (allegato 1 al mio VI di Polizia di ieri) e che io
nuovamente riconosco.

 

Arrivato alla fermata la __________ a __________ mi
sono diretto all'INGRADO, dove ho bevuto ancora un caffè. Ho parlato con
diverse persone, fra cui alcune operatrici.

 

ADR che alle persone
incontrate al Bar __________ così come all'INGRADO ho detto che andavo a far
del male al Dr. ACPR 1. Tutti mi hanno risposto di non fare scemate e che tutto
mi sarebbe venuto contro. Comunque a nessuno ho detto che avevo con me il
martello.

 

Lasciato l'INGRADO, ho raggiunto l'SPS. Saranno
state le 08.45. Ho chiesto in segreteria se c'era il Dr. ACPR 1, ma mi è stato
risposto negativamente. Si trovava a __________. Ho quindi preso un
appuntamento per le 14.00 del pomeriggio. Ne frattempo sono tornato a __________,
dove al Bar __________ ho mangiato un toast. Ho poi gironzolato a __________ e __________
senza una meta precisa. Attendevo le 14.00 per andare al SPS. Mi ricordo anche
che sono tornato anche all'INGRADO dove ho ancora bevuto dei caffè. Ricordo
pure che ad un certo punto sempre all'INGRADO, mi sono sdraiato su un divano
perché avevo un forte mal di testa. Di regola non ce l'ho.

 

ADR che per tutta la
mattinata e anche sul mezzogiorno la mia idea la volevo sempre mettere in atto.

 

Tant'è che alle 14.00 mi sono presentato al SPS,
dove sono stato accolto al 4 piano da un infermiere che si chiama __________.
Mi ha accompagnato nel suo ufficio che si trova al 5 piano. In quello stesso
ufficio, qualche minuto dopo, si è presentato anche il Dr. ACPR 1. Il PP mi
sottopone, per facilitare la descrizione di quanto è poi successo, lo schizzo
della stanza, di cui si sta parlando, allestito ieri in polizia dall'infermiere
__________.

 

Lo schizzo della stanza e l'ubicazione dei mobili
come dei protagonisti è corretta. In effetti inizialmente il Dr. ACPR 1 era
seduto su una sedia e io ero pure seduto alla sua destra. L'infermiere __________
si trovava invece dall'altra parte del tavolo.

(…)Quando tutti e tre ci trovavamo seduti sulle
rispettive sedie io ho inizialmente discusso un attimo con il Dr. ACPR 1. Ero
esasperato, portavo molto rancore verso di lui. Ero arrabbiato, lo gli ho
chiesto se aveva chiamato l'avv. __________, ossia la persona a cui avrei
dovuto scrivere, come avevo per altro già fatto due tre volte in tempi passati,
per poter togliermi l'obbligo della puntura, per me opprimente. Il Dr. ACPR 1 è
caduto dalle nuvole. Al che io, non avendo più niente da dirgli, ho preso dallo
zaino il libro di cui ho parlato prima e glie l'ho dato dicendogli di farsi una
cultura.

 

Il PP mi mostra in questo contesto un libro dal
titolo "Nel legno e nella pietra" scritto da Mauro CORONA e mi chiede
se è questo il libro che io ho consegnato ieri al Dr. ACPR 1.

Rispondo di sì.

 

Il PP ordina il sequestro di detto libro (art.
263 e segg. CPP), acquisendolo agli atti. Contro questa decisione è data
facoltà di reclamo alla Corte dei Reclami Penali entro 10 giorni
dall'intimazione (art. 393 e segg. CPP).

Sta di fatto che quando il Dr. ACPR 1 ha preso in
mano il libro, mi è venuto di alzarmi in piedi, di raggiungere sulla mia
sinistra lo zainetto che avevo appoggiato a terra contro una parete e di
prendere in mano il martello che ho impugnato con la mia mano destra. Subito
dopo mi sono avvicinato al Dr. ACPR 1. Mi sono fermato al suo fianco, a circa
40 - 50 cm da lui. Ho arretrato il mio braccio destro verso la spalla sinistra.
Per capirci ho fatto un movimento come fa un tennista quando prepara il colpo
di rovescio. Ho quindi dato avvio al movimento da sinistra verso destra (in
diagonale leggermente dall'alto verso il basso) con l'intenzione di colpire il
Dr. ACPR 1 alla nuca. Quando il movimento era già in corso, __________ mi ha
bloccato il braccio con il quale impugnavo il martello per poi immobilizzarmi
del tutto. Mi ricordo che siamo quasi subito caduti a terra tutti a due. Fatto
sta che non sono riuscito a colpire in testa la vittima.

 

ADR che il martello mi è
stato tolto di mano da __________. II PP mi dice, che interrogato ieri, il Dr. ACPR
1 ha sostenuto di essere stato lui a togliermi di mano il martello. Secondo i
miei ricordi è stato __________, ma non escludo che possa essere stato il Dr. ACPR
1.

 

ADR che il colpo che ho
cercato di dare al Dr. ACPR 1, lo stavo per infliggere "con la forza
dell'esasperazione".  Ribadisco che la mia intenzione era quella di
ammazzare il Dr. ACPR 1.

 

ADR che con il colpo
alla nuca, da quel che io ne so, la persona comincia a tremare e poi si spegne.

 

II PP mi chiede se io ero pronto a dare anche
altri colpi al Dr. ACPR 1 e ne avessi avuto la possibilità e se il primo non
avesse condotto al mio scopo.

Sì sarei stato pronto a colpirlo ancora.

 

II PP a questo punto mi legge le dichiarazioni di
ieri del Dr. ACPR 1 a pag. 4, da riga 1 a 4. Mi viene chiesto se riconosco di
aver così minacciato la vittima dopo aver compiuto il gesto con il martello in
attesa dell'arrivo della Polizia.

Sì, do atto di aver minacciato il Dr così come lui
ha sostenuto. Ho effettivamente minacciato lui e la sua famiglia di morte.
Preciso comunque che alcune parole mi sono proprio sfuggite perché non mi
immaginerei mai di toccare la sua famiglia.

 

II PP mi legge anche le dichiarazioni di ieri di __________,
a pagina 3, da riga 7 a riga 11. Mi viene chiesto se ammetto di aver proferito
anche le tre frasi che mi sono state lette e che sono virgolettate.

Sì, dopo la colluttazione con l'infermiere ho detto
più o meno quelle tre frasi.

 

II PP mi chiede a questo punto se io ho avuto
delle cattive intenzione anche nei confronti dell'avv. __________.

Premetto che non l'ho mai visto e quindi non so chi
è. So solo che è lui che decide se una persona deve essere sottoposta a delle
cure, lo gli ho scritto tre lettere negli anni passati e ogni volta la mia
richiesta di porre fine all'obbligo della puntura è dichiarata inaccettabile.
Non ho mai capito perché. Fatto sta che io ho quindi più volte pensato che
anche l'avv. __________ meritava una lezione. Tutto però si è sempre limitato a
dei pensieri. Non ho mai messo in atto alcuna azione concreta per sviluppare le
mie cattive idee contro l'avv. __________.

 

ADR che non so dove
questi lavora ne so dove abita. Ribadisco che non l'ho mai visto 

 

ADR che non ho mai
cercato il suo indirizzo da nessuna parte. Non ho mai nemmeno cercato il suo
numero di telefono.

 

ADR che non so se l'avv.
__________ sia sposato o se ha dei figli. Su di lui non so proprio nulla.

 

Mi viene chiesto se ho qualcosa da aggiungere.

Non ho per ora nulla da aggiungere.

 

A domanda dell'avv. DUF 1 rispondo che quando mi sono trovato bloccato a terra da __________ non
ho cercato di divincolarmi. Mi sono subito "arreso".

 

ADR che a __________ io
non ho mai avuto intenzione di far del male. Non ho mai avuto intenzione di
lottare con lui. Tant'è che con lui non c'è stata lotta.

 

(…)Disposizioni procedurali del PP

Visti i gravi indizi di reato nei miei confronti
sulla base di quanto finora accertato e sopra esposto nonché contestatomi, il
PP mi comunica che vi sono i seguenti motivi per procedere alla richiesta di
mia carcerazione preventiva al Giudice dei provvedimenti coercitivi:

pericolo di recidiva
(art. 221 cpv. 1 lett. c CPP(…)

Invitato a prendere posizione su detti motivi di
carcerazione, dichiaro che "se il Dr. ACPR 1 non si toglie dalla mia
persona, io rifaccio quello che ho fatto ieri. Abbiamo fatto tutti il militare,
siamo uomini e non farfalle".”

(AI 6).

 

Con scritto 25 marzo 2015, giorno seguente ai fatti, il dr.med. ACPR
1 esprimeva al PP Pagani la sua volontà di disinteressarsi del procedimento
penale, per timore:

 

“faccio seguito alla nostra telefonata odierna e le confermo che,
pur avendone la facoltà, non intendo partecipare né personalmente, né tramite
un mio rappresentante, agli atti istruttori della denuncia contro il signor IM
1. Desidero comunque essere informato dell’esito della procedura. 

Infine, se posso permettermi, la prego di omettere in qualunque
atto o scritto che possa venire in mano al signor IM 1, miei dati personali
(indirizzo, numero di telefono Natel, ecc.) che potrebbero in futuro essere
elementi di pericolo per me o la mia famiglia, che le ricordo, è stata
ripetutamente e ampiamente minacciata dal nostro ex paziente.”

(AI 10).

 

Con ordini di perquisizione e sequestro 26 marzo 2015, il PP
Pagani ordinava la trasmissione di vari dossier completi ed in originale
dell’imputato presso: 

 

                                     -   la Commissione giuridica
LASP (AI 13)

                                     -   il Servizio psico-sociale
(AI 15)

                                     -   l’Autorità regionale di
protezione 5 (AI 16)

                                     -   la Clinica psichiatrica
cantonale (AI 17)

 

e la sua cartella medica presso il dr. Toti (AI 14). Il PP dava
inoltre mandato alla prof. Dr.med. __________ per l’allestimento di una perizia
psichiatrica (AI 18, 27), ed al Dr.med. __________ per l’allestimento di una
perizia medico legale, volta a stabilire in particolare l’idoneità dell’agire
dell’imputato a cagionare danni al corpo gravi o potenzialmente letali (AI 34).

 

                               4.3.   LA
PERIZIA MEDICO-LEGALE

 

Con referto 30 aprile 2015, il dr. __________ esprimeva le
seguenti considerazioni medico-legali, in risposta ai quesiti posti dal PP a
sapere se la regione corporea che l’imputato intendeva colpire (il capo) e la
modalità messa in atto erano idonei a cagionare danni al corpo gravi (ad
esempio: perdita dell’uso di un organo e/o incapacità al lavoro permanente) o
addirittura potenzialmente letali, e, in caso di risposta affermativa, quali
gravi o potenzialmente letali danni al corpo avrebbero potuto essere cagionati:

 

"
Dalla valutazione della documentazione in atti, apprendiamo che
il Sig. IM 1, il __________, si recava presso il Servizio Psico Sociale di __________,
munito di un martello, contenuto all’interno del suo zaino, con il quale
tentava di colpire alla nuca il Dr. ACPR 1, medico della struttura, venendo
bloccato da un infermiere prima di riuscire a colpire l’uomo. 

Apprendiamo inoltre dal verbale di interrogatorio che l’intento
del IM 1 era dichiaratamente quello di uccidere il Dr. ACPR 1, con l’intento di
porre così fine alla somministrazione periodica della terapia farmacologica per
il suo disturbo psichiatrico. In particolare, l’imputato riferiva di voler
colpire il sanitario “alla nuca dove c’è il cervelletto, ossia dove so che c’è
un punto vitale” con il martello, ribadendo in più occasioni il suo intento
omicida. L’imputato specifica altresì che, qualora ne avesse avuto la
possibilità, sarebbe stato pronto a sferrare altri colpi al Dr. ACPR 1 per
raggiungere il suo scopo. 

Rispondendo al primo quesito posto dal PP, tenuto conto di quanto
sopra, riteniamo che tanto la regione corporea (il capo, precisamente la nuca)
quanto lo strumento utilizzato (martello da carpentiere in metallo) e le
modalità messe in atto (e descritte dall’imputato) fossero certamente idonei
a cagionare danni al corpo gravi o potenzialmente letali. È opportuno
sottolineare che tale giudizio, essendo stato l’imputato bloccato prima di
infierire il colpo, si basa unicamente su criteri di probabilità, ipotizzando
che l’imputato fosse riuscito a compiere quanto si era prefissato, con le
modalità da lui stesso descritte. 

Ciò premesso, nel rispondere al secondo quesito posto dal PP,
sottolineiamo che il mezzo utilizzato dal Sig. ACPR 1 (un martello delle
lunghezza di 28 cm, largo 10 cm e del peso di 327 g) per l’aggressione, è
classificabile come un “corpo contundente”, i cui effetti possono variare
notevolmente in funzione della forza con cui è animato, della modalità stessa
dell’azione contusiva e dalla resistenza opposta dai tessuti in virtù della
loro conformazione anatomica. Un colpo sferrato con tale oggetto, da un uomo
adulto, rivolto al capo, avrebbe potuto determinare diverse possibili
conseguenze. Il trauma cranico che ne sarebbe derivato avrebbe potuto essere di
intensità lieve, caratterizzato dall’assenza di sintomi particolari ed
associabile ad un senso di stordimento o di mal di testa, con eventuali lesioni
escoriative od ecchimotiche superficiali del cuoio capelluto, lesioni di
modesta entità, passibili di guarigione senza postumi anche nel volgere di
pochi giorni, al massimo settimane. Tuttavia, appare decisamente più verosimile
ritenere che l’effetto di un colpo portato alla nuca con le modalità descritte
dall’imputato, avrebbe potuto determinare conseguenze ben più gravi rispetto a
quelle sopra indicate, procurando alla vittima un trauma cranico medio o grave.

Rispondendo al secondo quesito posto dal PP, i danni
potenzialmente derivabili da un trauma cranico di tale entità sono anch’essi
molteplici: possono determinare soluzioni di continuo del cuoio capelluto,
specialmente ferite di tipo lacero-contuso, caratterizzate da necrosi ed ampia
infiltrazione ematica dei margini e del fondo, ma solitamente priva di copiosa
emorragia. Oltre alle lesioni dei tessuti molli superficiali possono
determinare profonde contusioni, con interessamento delle strutture ossee
(fratture di varia foggia ed estensione), contusioni e lacerazioni cerebrali,
emorragie superficiali o profonde, lesioni del tronco cerebrale e danno
assonale diffuso. Questo potrebbe determinare con buona probabilità il decesso
della vittima. 

Comunemente i traumi di entità elevata determinano una immediata
perdita di coscienza (commozione cerebrale), che può risolversi spontaneamente
o determinare uno stato di sopore e confusione fino al coma, con necessità di
assistenza medica urgente. 

Oltre alle lesioni dirette nella sede dell’impatto, è da tenere in
considerazione la possibilità di produrre lesioni da contraccolpo, dovute
all’urto dell’encefalo contro il tavolato osseo interno della scatola cranica.
Sollecitazioni sufficientemente intense, possono infatti causare uno stiramento
o torsione delle strutture encefaliche profonde, soprattutto a livello del
ponte, lesionando i fasci di fibre nervose o le strutture vascolari. 

I danni organici e/o funzionali derivanti da tali lesini possono
essere molto differenti per tipologia ed entità, in relazione a diversi
fattori: numero delle lesioni, loro sede ed estensione, gravità delle stesse,
nonché eventuale sviluppo di complicanze e possibilità di trattamento. 

Trattandosi di un giudizio meramente ipotetico non è pertanto
possibile stabilire con sufficiente precisione, quali funzioni encefaliche
(motorie, sensoriali o intellettive) avrebbero potuto risultare compromesse in
seguito all’aggressione in oggetto, né le eventuali ripercussioni sulla
capacità lavorativa. In ogni modo, si ribadisce che un colpo portato con il
martello in sequestro avrebbe avuto la possibilità di essere letale.”

(AI 45). 

 

                                4.4.   ALTRE
TESTIMONIANZE

 

Con conferimento di mandato 25 marzo 2015 (AI 54), il PP PP 1
incaricava la Polizia di procedere all’interrogatorio di __________, curatore
dell’imputato, di __________, collaboratrice presso INGRADO, di __________,
ospite presso l’imputato, e di __________, cognato dell’imputato, quest’ultimo
con conferimento di mandato seguente del 13 aprile 2015.

 

                             4.4.1.   __________

 

Interrogato il 25 marzo 2015, giorno seguente dei fatti,
dichiarava in Polizia:

 

"
(…) sono dal 01.01.2015 curatore amministrativo per il IM 1. Si
tratta di una curatela volontaria che ho accettato in quanto conosco da diversi
anni il IM 1 e quindi ho così voluto dargli un aiuto concreto nella gestione
della sua persona in ambito amministrativo. IM 1, infatti, è perfettamente in
grado di intendere e volere. (…) con il centro Psico Sociale non avevo mai
avuto contatti proprio perché la mia azione si limitava alla curatela
amministrativa e non era una curatela generale. 

Per tornare a quanto accaduto in data di ieri, posso dire che
avevo sentito IM 1 il giorno precedente, il 23.03.2015, la sera, verso le ore
2000. In quel frangente mi aveva esternato rabbia nei confronti degli
psichiatri e con il mondo delle medicina in generale, casse malati,
multinazionali, farmaceutiche e tutto ciò che gravita attorno al campo medico. 

Mi diceva che non voleva più sottoporsi alla cura obbligatoria (…)
era molto confuso e farneticante e verteva tutto sulla sua situazione personale
legata alla cura medica. IM 1 nel suo discorso sconclusionato ad un dato
momento mi esprimeva la sua volontà di “fargliela pagare” espresso in senso
generale nei confronti del Dr. ACPR 1. (…) non ho percepito qualcosa che mi
lasciasse presupporre che IM 1 volesse compiere qualcosa di grave, avevo più
interpretato la telefonata di IM 1 come uno sfogo (…) avevo poi cercato di
tranquillizzarlo dicendogli che avremmo valutato la cosa insieme e così ci
eravamo salutati con la promessa di vederci nei giorni successivi (…) Mai avrei
pensato che potesse invece realmente passare ai fatti (…) mi sarei
immediatamente attivato per aiutare il IM 1 e per evitare fatti gravi. Come
detto, non ho però percepito pericoli anche basandomi su quanto mi era stato
raccontato da famigliari di IM 1, i quali mi avevano indicato che capitava che
a volte inveisse o minacciasse chissà quali fatti per poi tornare mite dopo le
cure ricevute. 

A precisa domanda rispondo che le persone di cui spesso IM 1 si
lamentava erano ACPR 1 e __________. (…) posso solo confermare che IM 1 è
sempre stata una persona mansueta e che non ho mai avuto dubbi sul fatto che
potesse fare del male a qualcuno. (…) Non avrei mai infatti accettato una
curatela del genere se solo avessi intravvisto un piccolo pericolo per la mia
persona o per le persone a me vicine, ho infatti dei figli e mai avrei messo in
pericolo la mia famiglia (…).” 

(AI 54). 

 

                            4.4.2.   __________

 

Interrogata il 2 aprile 2015, __________ dichiarava: 

 

"
ADR Sono operatrice sociale presso la Fondazione INGRADO, che si
occupa della consulenza e il trattamento delle dipendenze, da circa 8 anni,
occupandomi appunto di persone vittime di dipendenze. Ho una formazione in
ambito sociale e opero nel ramo da 20 anni circa. L’agente interrogante mi
chiede le modalità che mi hanno portata a conoscere IM 1 e rispondo di averlo
visto per la prima volta qualche anno fa a INGRADO, siccome lui si reca
periodicamente al centro Psicosociale. Egli prima di andare al centro
psicosociale si ferma nel locale ristoro sito al piano terra ove ha sede il
Centro di accoglienza diurno di INGRADO. 

ADR Sono a conoscenza del trascorso medico di IM 1 grazie a quanto
da lui stesso raccontato. (…) aveva raccontato a me ma anche ad altri operatori
di INGRADO che in passato aveva già tentato di uccidere una persona, e per
questo motivo aveva scontato degli anni di prigione. 

Non mi ha invece detto a quali terapie nello specifico doveva
sottoporsi e nemmeno che la terapia era in forma coatta. 

Di questi aspetti ne sono stata informata da __________ il giorno
25.03.2015, la mattina, alle ore 0830, prima di andare al centro Psicosociale. 

Io avevo avvisato __________, delle intenzioni manifestate da IM 1
verso le ore 0900 del 25.03.2015. 

ADR Ricordo che IM 1 mi aveva detto, testuali parole, “che avrebbe
ridotto il dottor ACPR 1 come un Plasmon”. Mi disse anche di aver con sé un
martello che portava nello zaino. Ricordo che mi aveva mostrato lo zaino ma non
il martello. Lui avrebbe voluto mostrarmi anche il martello, ma non glielo ho
consentito siccome vi erano diverse altre persone nel locale di ristoro. Il mio
rifiuto di vedere il martello lo avevo manifestato semplicemente sgranando gli
occhi facendogli capire che non era opportuno e necessario che lo vedessi. 

A fronte di questa concreta minaccia espressa da IM 1 ho creduto
nelle sue intenzioni e per questa ragione avvisavo il servizio Psicosociale.
Telefonavo immediatamente e potevo parlare con __________ al quale comunicavo
quanto mi aveva detto IM 1. __________, siccome io non conoscevo i trascorsi
medici di IM 1, mi raccontava appunto del suo passato. 

L’avvocato mi chiede se ho creduto o se ho temuto che IM 1 potesse
dar seguito alle sue intenzioni. Io rispondo che ho creduto possibile che IM 1
passasse all’atto. (…) ho pure avvisato __________ del fatto che IM 1 aveva con
sé un martello e che secondo me poteva essere vero anche se io non lo avevo
visto. (…) mi rispondeva che avrebbe fatto attenzione durante il prossimo
incontro con IM 1, senza specificare in quale modo avrebbe agito. (…) IM 1
aveva affermato che avremmo letto il suo nome sui giornali del giorno
seguente.”

(AI 54).

 

                            4.4.3.   __________

 

Sentito dalla Polizia l’8 aprile 2015, l’ospite dell’imputato
dichiarava:

 

" (…) conosco IM
1 da quando eravamo ragazzi, sono orami 30 anni. Preciso però che vivo in __________
da più di 6 anni. Vengo saltuariamente in Ticino per questioni burocratiche,
questa volta sono rientrato per rifare il passaporto svizzero e per procurarmi
la necessaria documentazione da sottoporre alle autorità __________.

Sono arrivato dal __________ nell'agosto del 2014 e
prevedo di ripartire a breve, ma non so dare una data esatta. Non era previsto
che restassi qui così tanto, sono dovuto restare siccome sono subentrati
problemi di salute. Nell'agosto dello scorso anno sono appunto rientrato dal __________
e ho incontrato a settembre del 2014 IM 1 al Bar __________ di __________. IM 1
non lo vedevo da circa 4 anni, ma con lui ho sempre avuto buoni rapporti. lo e
lui siamo amici di lunga data, lui è un bravo ragazzo per quello che lo
conosco. Prima della mia partenza per il __________ ci si vedeva spesso.
Parlando con lui al bar in settembre (2014) gli esponevo i miei problemi e lui
si offriva ad ospitarmi a casa sua senza chiedermi nulla, in stavo in albergo
al __________ a __________ e questo per me era oneroso. (…)cercavo comunque di
fare la spesa per mangiare. Con IM 1 vado d'accordo e parliamo spesso.

 

D. Conosce il problema di salute di IM 1?

R. Credo che soffra di schizzofrenia o bipolarismo.
Questo l'ho immaginato io a seguito dei suoi comportamenti. So quello che aveva
combinato credo 18 anni fa, a fine anni 90. So quello che aveva fatto siccome
abitavo anche io a __________ e la gente parla e la gente lo aveva
soprannominato "spadaccino". Per quanto riguarda lo stato di salute IM
1 lui stesso mi aveva detto che doveva fare delle iniezioni una volta ogni 15
giorni che faceva dal medico. (…)

 

D. Lei ha fatto cenno ai comportamenti di IM 1, a
quali comportamenti si riferisce?

R. Era a volte agitato. Aveva la sindrome della
"iena in gabbia". Comunque non si è mai comportato in modo violento
con me o con altre persone. (…) IM 1 però era contrariato dal fatto che doveva
sottoporsi alle iniezioni. Non gli andava a genio la cura. Diceva che le dosi
non erano a suo avviso giuste e che era arrabbiato con il medico.

 

D. IM 1 le ha fatto il nome del medico? R. Non lo
so.

 

L'agente interrogante mi fa il nome del dottor ACPR
1 Nome che non mi sembra di aver mai sentito.

 

D. Nei giorni precedenti ai fatti del 24.03.2015, IM
1  come si è comportato e cosa le ha detto?

R. Non avevo notato nulla di particolare, si era
comportato come sempre. Inveiva sempre contro il medico esternando il suo
disaccordo per la cura a cui doveva sottoporsi trovandola ingiusta.

 

D. Ricorda cosa le ha detto IM 1 la sera del
23.03.2015?

R. No ricordo nulla di particolare. Ripeteva le
stesse cose che diceva da tempo, da mesi, ovvero che voleva spaccare la faccia
al suo medico.

 

(…) IM 1 ha dichiarato di avermi detto:

"domani mattina arriverà la Polizia a casa per
la perquisizione e quindi stai all'occhio, non farti trovare
"intossicato"". Mi viene anche detto che IM 1 mi avrebbe anche
fatto capire che avrebbe raggiunto il Dr. ACPR 1 il mattino seguente con
l'intenzione di eliminarlo fisicamente e che io me ne sarei fregato del suo
dire, probabilmente perché abituato a ciò che succede in __________ poiché lì
vi è tanta criminalità.

 

Da parte mia posso dire con sicurezza di non aver
mai sentito o in nessun modo inteso da parte di IM 1 la sua intenzione a
eliminare fisicamente il suo dottore. IM 1 ripeteva da mesi che voleva spaccare
la faccia al suo medico ma null'altro. Questo lo diceva tutte le volte che
tornava dalla visita medica. Egli ritornava arrabbiato dalla visita e ripetendo
sempre le stesse cose.

 

Posso dire che in quei giorni prima del 24.03.2015
avevo fatto chiamare da IM 1 il suo curatore. IM 1 ha parlato con il suo
curatore ma non ho seguito cosa si dicessero. Ricordo che al suo curatore IM 1
aveva detto che avrebbe fatto qualche cosa riferito a una fattura medica.
Parlava di un 10% che doveva pagare lui. In sostanza per IM 1 era ingiusto
pagare per le iniezioni che era obbligato dal medico di fare.

lo non ho mai dato tanta importanza a quello che
diceva IM 1 per me era come quello che grida al lupo senza motivo.

 

ADR. Quella volta avevo detto a IM 1 di chiamare il
suo curatore siccome era più arrabbiato del solito. Volevo che si calmasse.

 

D. Con quale apparecchio lei ha fatto chiamare IM 1
il curatore? R. Non so dire, non ricordo.

 

Posso anche dire che una sera, non so dire se era la
sera del 23.03.2015, eravamo andati assieme al Bar __________ e anche lì IM 1
aveva detto le stesse cose di sempre ovvero si era lamentato del medico. IM 1
comunque dice le cose poi ride subito dopo.

Ricordo che vi era presente anche tale __________.
Vi erano anche altre 4 o 5 persone presenti. IM 1 era sull'allegro andante
ovvero aveva bevuto delle birrette.

 

L'agente interrogante mi chiede dove mi trovavo il
giorno seguente ai fatti ovvero il 25.03.2015.

Sono stato ospedalizzato il 25 o il 26 marzo, ma non
ricordo bene siccome sono successe diverse cose assieme.

Ero stato ospedalizzato alla sera a seguito di una
lite avuta con una persona presso il Bar __________ a _____.

 

L'agente interrogante mi chiede se ho visto IM 1 la
mattina del 24.03.2015. Ricordo di aver visto IM 1 uscire di casa presto. Forse
erano le ore 0800 ma non ne sono sicuro.

Forse IM 1 é uscito per andare la Bar __________.
(…) Non so dire in quale stato fosse IM 1 la mattina del 24.03.2015. E'
indecifrabile dirlo. Era come sempre, ma non è facile capire l'umore di IM 1, è
un po' speciale. (…)  vive un po' nel suo mondo.

 

D. Cosa aveva con sé IM 1 la mattina del 24.03.2015,
quando ha lasciato l'appartamento?

R. Non lo so, non ci ho fatto caso.

 

L'agente interrogante mi mostra l'allegato 1 al
presente verbale sul quale vi è la foto di uno zaino. Da parte mia riconosco lo
zaino di IM 1 che usa quando va a fare la spesa o in moto. Non so dire se
quella mattino lo aveva con sé, non ci ho fatto caso.

 

L'agente interrogante mi mostra l'allegato 2 al
presente verbale sul quale vi è la foto di un martello.

Da parte mia posso dire di non averlo mai visto in
mano a IM 1 e non l'ho mai visto neppure in casa di IM 1. L'unico utensile che
ricordo di aver visto in casa sua è una tenaglia sul mobiletto in salotto.
Pensavo non avesse nulla di pericoloso in casa.

 

D. Per quale motivo dice questo?

R. Lo dico siccome vedendolo sempre agitato e
sapendo quello che aveva combinato in passato io gli avevo chiesto cosa era
successo alla sciabola che aveva usato per i fatti degli anni 90. Poi una volta
mi aveva detto che poteva andare a comprare un coltello a farfalla. Questo me
lo aveva detto un paio di mesi fa. Ma io non lo avevo mai visto. Lui mi aveva
comunque detto che se avesse preso qualche cosa di strano me lo avrebbe
mostrato.

 

D. Lei ha mai temuto che IM 1 potesse fare del male
a qualcuno? R. No, mai. Lui è un bonaccione.

 

ADR. Quando ho saputo quello che era successo il
24.03.2015 ci sono rimasto molto male.

 

ADR. L'ho saputo dal suo curatore siccome non avendo
visto rientrare IM 1 la sera del 24.03.2015 e siccome aveva parlato con il
curatore al telefono dicendogli che voleva spaccare la faccia al suo dottore,
pensavo che fosse successo qualche cosa. Il curatore al telefono mi raccontava
quanto aveva fatto IM 1. lo come detto ci ero rimasto male. Quando vedi un
amico che si rovina in quella maniera ci resti veramente male. Per me IM 1 è
solo, perso e aveva bisogno già prima di un sostegno maggiore. La prigione non
è certo posto per lui. Da parte mia mi spiace di non aver capito in tempo cosa
voleva realmente fare IM 1. Ma come detto lui ripeteva sempre le stesse cose
ovvero che voleva spaccare la faccia al suo medico. Lo ripeteva spesso e io
alla fine non ci ho dato più peso.(…)

 

D. In merito a quanto dichiarato da IM 1 ovvero sul
fatto di averle fatto capire con la frase "domani mattina arriverà la Polizia
a casa per la perquisizione e quindi stai all'occhio, non farti trovare
"intossicato"". Lei questa frase l'ha sentita da IM 1 la sera
del 23.03.2015?

R. Si, l'ho sentita, ma come le altre frasi
sconclusionate e buttate là pronunciate da IM 1 non vi ho dato peso.

 

D. In merito alla summenzionata frase pronunciata da
IM 1 e riguardante la parola "intossicato" a lei riferita. Cosa
dichiara? R. lo bevo alcool a volte. IM 1 ha detto una stupidata.

 

D. Lei fa uso di sostanze stupefacenti? R. No, mai
assunte.

 

L'agente interrogante mi informa che per quanto
riguarda l'esternazione fatta da IM 1 e al sospetto che io faccia uso di
sostanze stupefacenti l'agente interrogante mi informa che verrò sentito in
altro verbale e per una eventuale procedura separate dal presente procedimento.

 

(…) ADR. Attualmente vivo da amiche e vedrò, se non
riesco a trovare una sistemazione sarò costretto a soggiornare al __________
di____. Sto passando un periodo difficile e non ho molte risorse finanziarie.
Vivo grazie all'Ai e non è molto anzi.”

(AI 54).

 

                            4.4.4.   __________

 

Interrogato il 17 aprile 2015 dalla Polizia, __________,
cognato dell’imputato, ovvero marito della sorella __________, rilasciava
dichiarazioni in merito alla persona di IM 1, descrivendo il suo passato:

 

" conosco IM 1
dal 1988, e già allora __________ mi aveva messo al corrente dei problemi di
suo fratello. Elena mi aveva detto che già dall'infanzia IM 1 aveva mostrato i
primi problemi psichici. IM 1, per quello che ho potuto costatare di persona,
ha degli sbalzi nel modo di ragionare. IM 1 riesce a saltare da un discorso
insensato a un discorso profondo e di senso