# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6672a79c-d16e-525f-81f0-4385dc34e8af
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-08-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 31.08.2010 11.2009.149
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2009-149_2010-08-31.html

## Full Text

Incarti n.

  11.2009.149

  11.2009.164

  	
  Lugano

  31 agosto
  2010/rs

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Annovazzi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa 150.2002/R.75.2009
(protezione del figlio) della Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone 

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall' PA 1)

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  per quanto riguarda la figlia

   

  M__________ (2001)

  (rappresentata dal curatore CO 2,);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati
gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello presentato il 31 agosto 2009 da AP 1 contro la decisione emessa il 27
agosto 2009 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolto l'appello presentato il 16 settembre 2009 da AP 1 contro la
decisione emessa il 1° settembre 2009 dalla medesima autorità;

 

                                         3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale agli appelli;

 

                                         4.
  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   L'8 luglio 2001 AP 1 nata AP 1 (1970), cittadina croata a quel
tempo sposata con __________ da cui aveva avuto il figlio __________ (1991), ha
dato alla luce una figlia, M__________. Con sentenza del 23 ottobre 2002,
emessa in luogo e vece del Pretore, il
Segretario assessore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha disconosciuto la
paternità di __________ su __________. Il 27 luglio 2007 la Commissione tutoria ha designato CO 2 in qualità di curatore educativo (art. 308 cpv. 1 CC),
incaricandolo di collaborare con l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni per
valutare un eventuale collocamento della bambina. Dal settembre del 2007 fino
all'inizio di ottobre 2008 M__________ è stata collocata in internato nella “__________” di __________ e rientrava dalla
madre durante i fine di settimana. Dopo di allora essa è stata riaffidata alla
madre e frequenta la scuola elementare di __________.

 

                                  B.   Il
14 gennaio 2009 la Commissione tutoria regionale ha invitato la psicologa e psicoterapeuta
__________ a condurre un approfondimento psicodiagnostico su M__________ per
delinearne il quadro emotivo e le modalità di funzionamento psicologico, valutando
l'opportunità di un eventuale collocamento e la necessità di un sostegno
psicologico. Nella sua relazione del 18 maggio 2009 la psicologa ha concluso
per l'opportunità di un sostegno pedagogico e ha suggerito un collocamento
della ragazza in 

                                         esternato,
“motivato dal fatto che la signora AP 1, pur mostrando
un forte legame nei confronti della figlia, sembra non essere in grado di
fornire delle risposte e degli stimoli adeguati a M__________”. Il 23 luglio 2009 AP 1 è stata sentita personalmente dalla
Commissione tutoria regionale.

 

                                  C.   Con
decisione del 30 luglio 2009 la Commissione tutoria regionale ha privato AP 1
della custodia parentale e ha collocato M__________ in esternato, dal settembre
del 2009, __________ di __________, incaricando la psicologa __________ di
prestare sostegno psicologico alla minorenne. A un eventuale ricorso è stato
tolto effetto sospensivo. Contro la decisione appena
citata AP 1 è insorta il 17 agosto 2009 all'Autorità di vigilanza sulle tutele,
chiedendo la restituzione dell'effetto sospensivo. Statuendo
il 27 agosto 2009, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha rifiutato di
restituire al ricorso effetto sospensivo. Contro tale decisione AP 1 si è appellata il 31 agosto 2009 a questa Camera. Con decreto del 10 settembre 2009 il presidente della Camera ha rifiutato di restituire
all'appello effetto sospensivo pendente causa. Il memoriale non ha formato oggetto
di intimazione (inc. 11.2009.149).

 

D.    Nel frattempo, con decisione del 1° settembre 2009 l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha annullato il dispositivo sulla privazione della custodia
parentale, ma ha respinto il ricorso per il resto. Contestualmente AP 1 è stata
ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Contro la decisione appena
citata AP 1 ha adito una volta ancora questa Camera con un appello del 16 settembre
 2009 in cui chiede – previo conferimento dell'assistenza giudiziaria – di
dichiarare nullo il giudizio impugnato o, quanto meno, di annullarlo. L'appello non è stato oggetto di intimazione (inc. 11.2009.164).

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono
appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia
di tutele e curatele, del­l'8 marzo 1999, cui rinvia
anche l'art. 39 LAC). La procedura è quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC,
con le particolarità – per analogia – dell'art. 424a CPC. Tempestivi,
sotto questo profilo entrambi gli appelli sono ricevibili.

 

                                    I.   Sull'appello
del 31 agosto 2009

 

                                   2.   Con
decisione del 27 agosto 2009 l'Autorità di vigilanza ha rifiutato di restituire
effetto sospensivo al ricorso di AP 1 contro l'obbligo di far frequentare alla
figlia l'__________ dal settembre del 2009. Nel frattempo l'anno scolastico si
è concluso. Il problema di sapere se l'effetto sospensivo sia stato rifiutato a
ragione o a torto è quindi superato. Senza interesse giuridico, l'appello va stralciato
dai ruoli (art. 351 cpv. 1 CPC).

 

                                   3.   Per quanto riguarda gli oneri processuali e le ripetibili
inerenti al decreto di stralcio, giovi ricordare che ove un appello divenga
senza oggetto o senza interesse giuridico si applica, per analogia, l'art. 72
della procedura civile federale (RtiD I-2004 pag. 488 consid. 7 con rinvii).
Ciò significa che il tribunale dichiara il processo terminato e sta­tuisce con
motivazione sommaria sulle spese, “tenendo conto dello sta­to delle cose prima
del verificarsi del motivo che termina la lite”. In concreto occorrerebbe
valutare sommariamente, di conseguenza, quale probabilità di buon esito avrebbe
avuto l'appello sull'effetto sospensivo. All'atto pratico si può prescindere da
tale esercizio per le ragioni che seguono.

 

                                         a)   Intanto
le particolarità del caso avrebbero indotto – eccezionalmente – a non prelevare
tassa di giustizia né spese. Nel­l'ipotesi in cui l'appello fosse stato accolto,
in effetti, l'appellante sarebbe andata esenti da costi. Se invece l'appello fosse
stato respinto, la tassa di giustizia (ridotta, la causa terminando in questa sede
senza sentenza: art. 21 LTG per analogia) e le spese sarebbero state a lei
addebitate, ma le difficoltà economiche in cui essa versa avrebbe verosimilmente
giustificato di soprassedere a ogni prelievo (art. 148 cpv. 2 CPC). Al riguardo
non è pertanto il caso di attardarsi.

 

                                         b)   In
materia di ripetibili l'appellante rivendicava un'adeguata indennità. Ne
avrebbe avuto diritto, nondimeno, solo ove in questa sede avesse ottenuto causa
vinta. Ora, che l'appello fosse manifestamente fondato già per il fatto che M__________
non andasse collocata in esternato all'__________ di __________ non può dirsi
(anzi, come si vedrà oltre, nella disamina relativa all'appello del 16 settembre
2009, la decisione era legittima). Il problema consisteva dunque nel ponderare se dovessero prevalere i motivi a sostegno dell'esecutività
immediata della decisione impugnata oppure quelli contrari. L'appellante
sosteneva che non sarebbe stato opportuno collocare la figlia all'__________
per poi toglierla nel caso in cui l'appello fosse stato accolto (memoriale,
punto 2.2). L'opzione inversa però sarebbe stata impraticabile. Per accedere
all'__________ bisognava prenotare la frequenza, assicurandosi un posto
divenuto libero (messaggio di posta elettronica del curatore educativo, dell'11
giugno 2009, nel carteggio della Commissione tutoria regionale; lettere del­l'__________
all'Ufficio delle famiglie e dei minorenni, del 16 giugno e del 17 luglio 2009,
nel carteggio medesimo). 

                                               Iscrivere
M__________ alla scuola pubblica e trasferirla in seguito al­l'__________ ove l'appello
fosse stato respinto non sarebbe stato ragionevolmente attuabile. Ne segue che,
non fosse divenuto senza oggetto, l'appello sarebbe stato verosimilmente
destinato all'insuccesso. Non si giustifica dunque l'attribuzione di
ripetibili.

 

                                         c)   L'appellante
sollecita il beneficio dell'assistenza giudiziaria, adducendo di essere
indigente. Se non che, il diritto all'assistenza giudiziaria è di natura
altamente personale (riferimenti di giurisprudenza in:
RtiD II-2006 pag. 614 in basso). Esso decade perciò ogni
qual volta un richiedente venga meno come parte al processo, sia ch'egli
desista dalla lite o acquiesca, sia che la causa diventi senza oggetto o senza
interesse giuridico oppure si estingua in seguito a perenzione processuale. Se al momento in cui il litigio diventa caduco, in altri termini, il richiedente non ha ancora ottenuto l'assistenza giudiziaria,
viene meno l'interesse medesimo alla decisione sul conferimento del beneficio (sentenza del Tribunale federale 5P.220/2003 del 23
dicembre 2003, consid. 3.1 con richiami; RtiD II-2006 pag. 614 in basso con numerosi riferimenti; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2010.80 del 19 luglio 2010,
consid. 3). È quanto si verifica nel caso in esame.

 

                                   II.   Sull'appello
del 16 settembre 2009

 

                                   4.   L'Autorità
di vigilanza ha scartato anzitutto l'ipotesi che __________, membro permanente
della Commissione tutoria regionale, fosse inidonea ad assolvere il proprio
ruolo. In seguito essa ha escluso che la Commissione tutoria regionale avesse privato AP 1 della custodia parentale, il provvedimento adottato implicando unicamente
un obbligo di frequentazione scolastica (art. 307 CC). Infine essa ha accertato
che M__________ necessitava di sostegno psicologico, l'accudimento della madre non
essendo sufficiente sotto questo profilo. E la frequentazione di una scuola
privata rispetto a quella di una scuola pubblica avrebbe comportato maggiore
assistenza educativa. Di ciò appariva consapevole finanche AP 1, la quale in un
primo momento era d'accordo con il collocamento della figlia in esternato. Che
la docente di sostegno pedagogico alle scuole di __________ non ritenesse
necessario seguire M__________ non è – per l'Autorità di vigilanza sulle tutele
– determinante, M__________ non avendo problemi di apprendimento, ma
“un'attitudine relazionale poco differenziata e il cui comportamento è
compatibile con un legame di attaccamento con la figura di accudimento di tipo
insicuro e evitante. La bambina si relaziona troppo facilmente con le persone,
anche estranee, entrando subito in contatto anche fisico”. Ne ha concluso,
l'Autorità di vigilanza, che il provvedimento adottato era adeguato e
proporzionato. Quanto al sostegno psicologico, essa ha definito opportuna la
decisione di incaricare la psicologa che già aveva conosciuto M__________, tanto
più che la ricorrente nemmeno accennava ad altre persone disponibili ad
assumere il compito.

 

5.L'appellante torna a censurare
preliminarmente la composizione della Commissione tutoria regionale, l'operato
di __________ essendo stato oggetto di pesanti critiche in una sentenza emessa
il 29 marzo 2007 dalla Corte delle assise criminali di Lugano. Ora, che nel
caso evocato l'autorità penale abbia biasimato il comportamento
dell'interessata come membro della Commissione tutoria regionale è vero. A prescindere
dal fatto però che tali apprezzamenti vanno riferiti a quella determinata fattispecie,
non consta che l'autorità di nomina (e di destituzione) abbia sanzionato la pedagogista. D'altro lato, l'appellante non indica quali elementi concreti inficiassero
l'idoneità di lei come membro della Commissione tutoria regionale nel caso specifico.
E un'inidoneità non può essere ravvisata in astratto. Al riguardo l'appello
manca perciò di consistenza.

 

6.Per quel che riguarda la privazione
della custodia parentale, l'appellante afferma che non sono mai sussistiti i
presupposti per un simile provvedimento. L'Autorità di vigilanza ha già
accertato tuttavia che in realtà la Commissione tutoria regionale non aveva adottato una misura del genere, tant'è che ne ha annullato il dispositivo (decisione
impugnata, consid. 5). Che poi l'Autorità di vigilanza abbia respinto il
ricorso anziché – correttamente – accoglierlo in parte, ciò non ha recato
pregiudizio alla ricorrente. Né quest'ultima spiega perché l'annullamento della
(sola) privazione della custodia parentale avrebbe dovuto comportare l'annullamento
dell'intera decisione presa dalla Commissione tutoria regionale. Anche su
questo punto l'appello si rivela destituito di buon diritto.

 

                                   7.   In
merito alla misura di protezione decisa dalla Commissione tutoria regionale
sulla base dell'art. 307 cpv. 1 CC, AP 1 reputa che la figlia non abbia
problemi tali da richiedere l'iscrizione in un istituto, ancorché come esterna.
A suo avviso il rapporto della psicologa e
psicoterapeuta __________ non basta per sorreggere la misura, tanto più che – salvo
il curatore (nel lontano 2006) – nessuno degli altri operatori sociali
coinvolti ha confermato la necessità del provvedimento. L'appellante ribadisce
di non essere stata sentita sulle misure adottate e argomenta che per valutare
quale genere di relazione intercorra fra lei e la figlia sarebbe stato
opportuno un incontro alla presenza di tutti. Per di più, non le sarebbe stata offerta
l'occasione di esprimersi circa la sua asserita insufficienza dal profilo
educativo. Essa ricorda di essersi opposta, all'udienza del 23 luglio 2009 indetta
dalla Commissione tutoria regionale, al collocamento di M__________ in esternato,
sollecitando invano spiegazioni sui problemi di cui la figlia soffrirebbe.
Lamenta poi che nel corso di quell'udienza un membro della Commissione
l'avrebbe malamente redarguita sull'educazione impartita al figlio maggiore,
ciò che le avrebbe impedito di difendersi adeguatamente. Essa reitera infine la
critica circa la mancata audizione della figlia sulle sue relazioni con lei.

 

                                   8.   Per
quel che riguarda l'obbligo di frequentare in esternato __________, è indubbio
che l'educazione del figlio e la scelta della scuola
competa primariamente al titolare dell'autorità parentale (art. 302 CC).
Nondimeno, proprio ove il bene del figlio sia minacciato e i genitori non siano
in grado di rimediare, l'autorità tutoria può ammonire i genitori, impartire
loro istruzioni per la cura, l'educazione o l'istruzione e designare una
persona o un ufficio idoneo che abbia
diritto di controllo e informazione (art. 307 cpv. 3 CC). Fra le
disposizioni vincolanti che l'autorità tutoria può imporre ai genitori rientra,
dandosi il caso, quella di far frequentare al figlio un determinato istituto
scolastico, foss'anche in internato (Hegnauer,
Grundriss des Kindesrechts, 5ª edizione, pag.  207, n. 27.16). Come per tutte le misure previste dall'art. 307 cpv. 1 CC,
determinante è che il bene del figlio appaia a rischio e che i genitori non
appaiano in grado di intervenire. Ciò è il caso quando si debba temere seriamente
per lo sviluppo fisico,
intellettuale e morale del figlio. Le misure previste dagli art. 307 segg. CC sono informate al bene del figlio e non
dipendono da un'eventuale colpa dei genitori, né
costituiscono una sanzione nei confronti loro (Breitschmid
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 4 ad art.
307 CC). L'interesse del bambino è il punto di riferimento costante, in specie
per valutare un collocamento (Messaggio concernente l'adesione della Svizzera
alla Convenzione ONU sui diritti del
fanciullo del 20 novembre 1989: FF 1994 pag. 27 n. 326).

 

                                   9.   Nella
fattispecie la psicologa e psicoterapeuta __________, incaricata dalla Commissione
tutoria regionale di condurre un approfondimento psicodiagnostico “finalizzato
a fornire un quadro emotivo (…) e di funzionamento psicologico, così come di
valutare, l'opportunità di un collocamento in internato o esternato e sulla
necessità di un sostegno psicologico per la minore”, ha ravvisato in M__________
un'attitudine relazionale poco differenziata, nel senso che la bambina non fa apparente
differenza tra per­sone conosciute ed estranei, avvicinandosi a tutti indistintamente
con molta fiducia ed entrando facilmente in contatto – anche fisico – con terzi.
Per la specialista ciò denota un attaccamento insicuro alla figura di
accudimento, com'è il caso di bambini che non protestano alla separazione dal
genitore e ignorano il genitore al momento del ricongiungimento. Ne ha ricavato
l'impressione, la professionista, che in concreto la madre fatichi a curare adeguatamente
la figlia, tant'è che nonostante il forte attaccamento alla bambina sembra talora
infastidita. Onde, per la professionista, l'opportunità del collocamento scolastico
in esternato (relazione del 18 maggio 2009, pag. 3 seg.).

 

                                         a)   L'appellante
si duole anzitutto di non essere stata sentita sul provvedimento adottato dalla
Commissione tutoria regionale, ma la tesi è priva di fondamento. All'udienza
del 23 luglio 2009 le parti, AP 1 compresa, hanno “discusso in merito al
rapporto 18 maggio 2009 della psicologa __________ e in particolare delle
relative conclusioni, segnatamente dell'opportunità di un sostegno psicologico a
favore di M__________, e di un esternato, tuttavia in una struttura diversa che
__________” (verbale della Commissione tutoria regionale, del 23 lu­glio 2009).
Foss'anche vero che a quell'udienza l'interessata non è stata in grado di esprimersi
in modo chiaro, poiché malamente redarguita da un membro della Commissione
tutoria regionale sull'educazione impartita al figlio maggiore, resta il fatto
che AP 1 ha potuto far valere le sue argomentazioni davanti a due autorità di
ricorso munite di pieno potere cognitivo. Un'eventuale disattenzione del diritto
d'essere sentito può così ritenersi sanata (DTF 129 I 135 consid. 2.2.3,
364 consid. 2.1, 127 V 438 consid. 3d/aa, 126 I 72 in alto, 126 V 132 consid. 2). Quanto a M__________, ci si può domandare se dopo essere stata
sottoposta a esame peritale essa dovesse ancora essere sentita. Comunque sia,
in ossequio all'invito impartitole dall'Autorità di vigilanza, la Commissione tutoria regionale ne ha disposto il 10 settembre 2009 l'ascolto da parte di __________. Anche in proposito l'appello risulta pertanto superato.

 

                                         b)   Ciò posto, si conviene con l'appellante che la relazione della
psicologa citata all'inizio poco o nulla dice di concreto su quali “risposte e stimoli
adeguati” la madre non sia in grado di assicurare alla figlia. La specialista,
come detto, ha ravvisato in M__________ “un legame di attaccamento con la figura
di accudimento di tipo insicuro evitante”. Secondo tale modello di
comportamento la figura di affidamento (la madre) tende a ignorare o a respingere
le richieste di vicinanza del figlio, mostrando una certa insensibilità. Così facendo, il figlio matura le proprie
esperienze facendo esclusivo affidamento su di sé, cercando autosufficienza
anche sul piano emotivo, con il rischio di costruire un falso “sé”. Ora, che
ciò basti per adottare una misure di protezione più incisiva del sostegno psicologico
appare dubbio. Il quesito può ad ogni modo rimanere aperto per le considerazioni
che seguono.

 

                                         c)   Come
ha sottolineato l'Autorità di vigilanza sulle tutele, nel caso in rassegna si
tratta unicamente di esaminare se sia giustificato imporre a M__________ una
scuola piuttosto di un'altra. Dagli atti risulta che già nel luglio del 2007 il
curatore educativo aveva segnalato alla Commissione tutoria regionale le
difficoltà della madre nel gestire la figlia, poiché lavorando fino a tarda
sera essa non poteva assolvere con dedizione il proprio ruolo educativo
(lettera del 6 luglio 2007). Nello stesso periodo anche l'Ufficio delle
famiglie e dei minorenni di __________ si era rivolto alla Commissione tutoria
regionale, rilevando che M__________ aveva bisogno di un contesto più regolato,
che le fornisse limiti e ritmi alla sua quotidianità (rapporto del 13 luglio
2007). E il primo collocamento di M__________ in internato al centro educativo
per minorenni “__________” di __________, nel settembre del 2007, aveva proprio
l'obiettivo di “migliorare i ritmi di vita quotidiani, di frequenza all'asilo,
pranzi, cene e sonno”.  

 

                                               Dal
rapporto 1° dicembre 2008 del direttore della “__________” si desume che fino a
Natale del 2007 tutto è andato bene, ma che poi la madre ha deciso di passare
da un internato a un semi-internato irregolare, ciò che ha provocato nella
bambina instabilità e confusione. Disabituata alle regole, M__________ risultava
spesso scontrosa, capricciosa e renitente, a tratti malinconica. Per il direttore
dell'istituto, il fatto che AP 1 non si attenga al programma crea disagi alla figlia,
acuendone i problemi. E che in quel periodo M__________ soffrisse di enuresi
notturna di origine psicosomatica, così come di dolori addominali specialmente
in presenza della madre, è confermato dalla pediatra della bambina (relazione della
dott. __________, del 19 gennaio 2009). Anche per il curatore educativo il
fatto che AP 1 non fosse in grado di rispettare gli accordi e modificasse i giorni
di permanenza della figlia nella “__________” creava confusione (lettera del 5
novembre 2008).

 

                                         d)   Alla
luce di quanto precede non si può seriamente mettere in discussione che il bene
di M__________ apparisse minacciato. Che l'appellante sia in grado di rimediare
a tale stato di cose non è verosimile, AP 1 dubitando che la figlia “abbia
problemi di una serietà tale da giustificare e necessitare un collocamento in
esternato”. In realtà M__________ ha bisogno di controllo e sostegno. E che in
passato la madre abbia dimostrato di decidere la quotidianità della figlia in
funzione delle proprie esigenze non è revocato in dubbio dall'appellante. Né l'appellante
contesta che in un istituto specializzato la figlia sia seguita con maggiore
attenzione e possa ricevere maggior sostegno educativo. Quanto all'__________,
esso si trova a poche centinaia di metri da __________, sicché non consta che
la bambina venga sottratta alle sue amicizie, tanto meno ove si pensi che essa trascorre
i momenti extrascolastici a casa, dalla madre. Tutto ponderato, non si può dire
dunque che la decisione di obbligare M__________ a frequentare in esternato la
scuola in questione risulti esagerata, inidonea o anche solo inopportuna.

 

                                         e)   È possibile che nel frattempo – come sostiene AP 1 – la frequentazione dell'__________
da parte di M__________ in una classe esclusivamente maschile possa essersi
rivelata problematica (lettera del 14 luglio 2010, agli atti). Tuttavia nel
corso dell'anno scolastico 2010/11 M__________ sarà inserita in un grup­po
educativo con maggiore presenza femminile. Quanto agli abusi sessuali adombrati
dall'appellante, nulla risulta di concreto, né l'appellante adduce un solo
fatto preciso, mentre quanto essa sostiene sullo stato d'animo della figlia, sulle
cause dei malesseri e dell'insoddisfacente resa scolastica contraddice gli
accertamenti della psicologa __________, delegata dalla Commissione tutoria regionale
all'ascolto di M__________ (rapporto del 25 aprile 2010), e le osservazioni del
direttore dell'__________ (lettera del 10 agosto 2010). Sia come sia, l'esame
di eventuali nuove circostanze suscettibili di giustificare la modifica del
provvedimento a protezione del figlio rientra nelle competenza della Commissione
tutoria regionale, non di questa Camera (art. 313 cpv. 1 CC).

 

                                10.   Per
quanto riguarda il sostegno psicologico in favore della figlia, l'appellante
ribadisce di non opporvisi, ma chiede di poter far capo alla psicologa __________
di __________. Come ha rilevato l'Autorità di vigilanza, tuttavia, all'udienza
del 23 luglio 2009 davanti alla Commissione tutoria regionale essa si era
dichiarata d'accordo che il sostegno fosse assicurato da __________. Perché
tale specialista, che già conosce la bambina, non sarebbe ora idonea all'incarico,
l'appellante non spiega. Quanto al fatto che nel frattempo l'appellante si sia rivolta
a un'altra psicologa, ciò non giustifica il fatto compiuto. Una volta di più
non appare il caso, dunque, di scostarsi dalla decisione dell'Autorità di
vigilanza.

 

                                  III.    Sugli
oneri processuali, le ripetibili e l'assistenza giudiziaria

 

                                11.   Gli
oneri processuali seguirebbero il principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1
CPC), ma le presumibili ristrettezze finanziarie in cui l'appellante versa
inducono a prescindere – eccezionalmente, dato l'oggetto del contendere – dal
prelevare tasse o spese (art. 148 cpv. 2 CPC). Non si pone problema di
ripetibili, l'appello non essendo stato oggetto di intimazione.

 

                                12.   Quanto alla richiesta di assistenza giudiziaria, essa non può essere
accolta. Per quanto la richiedente possa trovarsi in ristrettezze finanziarie
(art. 3 cpv. 1 Lag), in effetti, l'appello appariva sprovvisto sin dall'inizio
di ogni possibilità di successo (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). Il beneficio
dell'assistenza giudiziaria non può dunque entrare in considerazione.

 

                                 IV.   Sui
rimedi giuridici a livello federale

 

                                13.   Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio
è ammissibile il ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b. n. 7 LTF) senza
riguardo a questioni di valore. Relativamente all'assistenza giudiziaria,
l'impugnabilità dell'odierna sentenza – d'indole incidentale – segue la via giudiziaria
dell'azione principale (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF; cfr. sentenza del
Tribunale federale 5A_108/2007 dell'11 maggio 2007, consid. 1.2).

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
del 31 agosto 2009 è dichiarato senza interesse giuridico e la causa è stralciata
dai ruoli.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese per tale appello né si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è dichiarata senza interesse.

 

                                   4.   L'appello
del 16 settembre 2009 è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   5.   Non si
riscuotono tasse o spese per tale appello né si assegnano ripetibili.

 

                                   6.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   7.   Intimazione
a:

	
   

  	
  ;;.

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art.
100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.