# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 92403a9d-d09e-513a-9e75-ba0a810e136b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-06-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 12.06.2019 14.2018.203
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2018-203_2019-06-12.html

## Full Text

Incarti n.

  14.2018.203

  14.2018.204

  	
  Lugano

  12 giugno 2019

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Fiscalini

  

 

 

statuendo nelle cause __________ __________ (rigetto
definitivo dell’opposizio­­ne) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione
5, promosse con istanze rispettivamente del 15 dicembre 2017 e del 7 settembre
2018 da

 

	
   

  	
   RE 1 

  (patrocinata dall’__________ PA 1, __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   CO 1 

  (patrocinato dall’__________ PA 2, __________)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sui reclami del 6 dicembre 2018 presentati da RE 1 contro le
decisioni emesse il 23 novembre 2018 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Con sentenza del 29 settembre 2008 il Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 4, ha dichiarato sciolto per divorzio il matrimonio tra RE
1__________ (ora RE 1) e CO 1, omologando la relativa convenzione conclusa
dagli stessi il 28 febbraio 2006. Al suo punto 3 i coniugi avevano stabilito che
dal 1° febbraio 2006 CO 1 avrebbe versato a RE 1, entro il quinto giorno di
ogni mese, un contributo di mantenimento di € 7'000.– mensili fino
al compimento del 55esimo anno d’età di lei e ch’esso sarebbe stato
da adeguare annualmente all’indi­ce nazionale dei prezzi al consumo fissato
dall’Ufficio federale di statistica, la prima volta nel febbraio 2007 (indice
di base quello del gennaio 2005), “a meno che l’obbligato dell’alimento non fornisca la prova che il suo
reddito non ha tenuto il passo con il rincaro”. Il
marito si era inoltre impegnato a capitalizzare tale contributo secondo le
tavole “Stauffer/Schaetzle”, previo accordo della moglie, “non appena avrà sufficiente liquidità, con
modalità di pagamento del capitale da definire con la moglie stessa”. Al figlio comune PI 1, nato il 18 agosto 1995, era destinato un
contributo di mantenimento di € 5'000.– mensili fino al
compimento del 18esimo anno d’età e per tutto il periodo della sua
formazione professionale.

                                  B.   Mediante
due precetti esecutivi (n. __________ e __________) emessi il 17 ottobre 2017 e
l’11 giugno 2018 dall’Ufficio di esecuzione di Lugano, RE 1 ha escusso CO 1 per
l’in­casso di contributi arretrati. Il primo precetto riguarda il periodo da
marzo a ottobre 2017 e ammonta a fr. 80'545.50 oltre agli interessi del 5%
dal 5 marzo 2017 “(Euro 8'708.–
al mese per un tot. di EUR 69'664)”, mentre il secondo
si riferisce ai mesi da novembre a dicembre 2017 e da gennaio a giugno 2018 e
ascende rispettivamente a fr. 20'207.80 oltre agli
interessi del 5% dal 5 novembre 2017 “(Euro 8'708.– al mese per un totale di EUR 17'416)” e a fr. 60'964.50 oltre agli interessi del 5% dal 5 gennaio 2018 “(EUR 8'757.00 al mese = EUR 52'542)”.

                                  C.   Avendo
CO 1 interposto opposizione ad ambedue i precetti esecutivi, con istanze del 15
dicembre 2017 e del 7 settembre 2018 RE 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. Nella prima causa, la parte convenuta si è opposta all’istanza con
osservazioni scritte del 23 gennaio 2018 e in sede di
replica, duplica, triplica e quadruplica le parti si sono riconfermate nelle
rispettive e contrastanti domande. Mentre nella seconda, l’escussa
si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 9 ottobre 2018. 

                                  D.   Statuendo con due separate decisioni del 23 novembre 2018, il Pretore
ha respinto le istanze, ponendo a carico dell’escutente in ogni causa le spese
processuali di fr. 400.– e un’indennità
di fr. 2'500.– a favore del
convenuto.

                                  E.   Contro
le sentenze appena citate RE 1 è insorta a questa Camera con due reclami del 6 dicembre 2018 per ottenere – nella
prima causa – l’annullamento e l’accoglimento dell’istan­za e nella seconda, in via principale, l’annullamento e l’accogli­mento
dell’istanza, e in via subordinata l’annullamento e l’acco­glimento parziale
dell’istanza nel senso del rigetto definitivo del­l’opposizione limitatamente a
fr. 36'074.98 oltre agli interessi del 5% dal 5 marzo 2017, unitamente ai
costi della procedura di esecuzione e di rigetto. Nelle sue osservazioni del 23
gennaio 2019, CO 1 ha concluso per la reiezione dei reclami.
Nelle loro repliche e dupliche spontanee del 4 e del 14 febbraio 2019 in
entrambe le cause, le parti si sono riconfermate nelle loro rispettive e
contrastanti posizioni. 

 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   Le sentenze impugnate – emanate in materia di rigetto dell’op­posizione
– sono decisioni di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3
CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   I
reclami in esame sono di analogo contenuto e sono diretti contro decisioni
simili, fondate su un medesimo complesso di fatti e vertenti sull’applicazione
delle stesse norme giuridiche. Si giustifica così, per economia di procedura,
di congiungere le due procedure e di emanare una sentenza unica (art. 125 lett.
c CPC), pur mantenendone l’autonomia nel senso che i dispositivi restano
separati e possono essere impugnati anche singolarmente.

 

                                1.2   Pronunciate in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), le decisioni
sono impugnabili con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321
cpv. 2 CPC). Presentati il 6 dicembre 2018 contro le sentenze notificate al
patrocinatore di RE 1 il 26 novembre, in concreto i reclami sono tempestivi.

 

                                1.3   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
In sé sono quindi irricevibili le osservazioni del 23 gennaio 2018 (relative
alla seconda causa) accluse al reclamo inerente alla prima causa, ma le stesse
sono in ogni caso senza rilievo per l’esito del giudizio odierno, gli importi
pagati in eccedenza dal convenuto non essendo da considerare come mutuo (v.
sotto, consid. 6.2/f).

                                   2.   In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui scopo
non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza
di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo
prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza
esecutiva ove l’escusso non dimostri immediatamente una delle eccezioni liberatorie
enumerate all’art. 81 LEF (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

                                   3.   Nelle
decisioni impugnate, il Pretore ha constatato che l’indice nazionale dei prezzi
di febbraio del 2017 è salito a 101.8 (nel gennaio del 2005 era di 98.5) e ha
così stabilito che la convenzione omologata con la sentenza di divorzio rappresenta
in sé un valido titolo esecutivo per gli alimenti (annualmente indicizzati) a
favore della moglie dal febbraio 2017 al gennaio 2018 in ragione di € 7'234.51
mensili e dal febbraio 2018 in ragione di € 7'284.26 mensili, oltre agli
interessi di mora dal 5 di ogni mese. Il Pretore ha però accolto l’eccezione di
avvenuto pagamento (anticipato) sollevata dall’escusso, stabilendo che i
complessivi € 182'000.– versati da quest’ultimo all’ex moglie tra
novembre del 2015 e giugno del 2016 con sette versamenti di € 26'000.– ciascuno costituiscono un’eccedenza sufficiente alla copertura degli
alimenti posti in entrambe le esecuzioni, ossia dal marzo all’ottobre 2017 e dal
novembre 2017 al giugno 2018. 

 

                                         Nella
sentenza relativa alla prima causa, il primo giudice ha inoltre precisato che l’istanza
sarebbe da respingere anche in difetto di prova della data dell’inoltro della
domanda di esecuzione, determinante per la conversione in franchi svizzeri
della somma dovuta in euro.

                                   4.   Nei
reclami RE 1 fa valere una violazione dell’art. 81 cpv. 1 LEF, sostenendo che
non vi è stata alcuna estinzione delle pretese poste in esecuzione (consid. 6.1)
e che le mensilità dal novembre 2015 al giugno 2016 non sarebbero in ogni caso
sufficienti a coprire le pretese poste in esecuzione (consid. 6.2). Essa
ritiene inoltre che l’indice di riferimento per l’adattamento degli alimenti al
rincaro sia quello spagnolo (consid. 5.3) ed evidenzia, per quanto attiene alla
prima causa, che tutti gli elementi necessari per determinare il tasso di
cambio si troverebbero agli atti (consid. 5.4).

                                   5.   In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF
139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                                5.1   Le
convenzioni sui contributi di mantenimento, ove siano omologate dal giudice del
divorzio, seppure prima del 1° gennaio 2011 (data d’entrata in vigore del CPC),
legittimano il rigetto definitivo dell’opposizione per le prestazioni e le
obbligazioni pattuite dai coniugi (sentenze della CEF 14.2015.108 del 5 ottobre
2015, consid. 5, e 14.2014.71 del 30 luglio 2015 consid. 5.1, e i riferimenti).

 

                                5.2   Nella fattispecie la procedente
chiede il rigetto definitivo dell’op­posizione sulla scorta della convenzione
di divorzio sottoscritta il 28 febbraio 2006 dai coniugi RE 1 e CO 1, con la
quale quest’ultimo è stato, tra l’altro, obbligato a versare all’ex moglie un contributo alimentare di € 7'000.– mensili, adeguato annualmente all’indice nazionale dei
prezzi al consumo fissato dall’Ufficio federale di statistica, “in via anticipata al 5 di ogni mese, la prima volta al
1° febbraio 2006” fino al compimento del 55esimo
anno d’età (doc. B, convenzione punti 3 e 4). Tale convenzione, debitamente omologata dal Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 4, con sentenza del 29 settembre 2008 in conformità con l’art. 140 vCC,
costituisce in sé un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione
per i contributi indicizzati dal marzo 2017 al giugno 2018. 

 

                                5.3   La reclamante sostiene che l’indice di riferimento sia quello spagnolo,
come concordato e accettato dalla controparte per rate versate nel passato, ciò
che risulterebbe del resto pacifico dal momento che sia l’istante sia il figlio
comune risiedono in Spagna. Al riguardo, l’ex moglie fa inoltre notare che il
giudice di prima sede doveva limitarsi a esaminare la questione dell’indiciz­zazione
senza fare considerazioni di carattere sostanziale. Da parte sua l’escusso
sostiene invece che fa stato l’indice dei prezzi al consumo dell’Ufficio
federale (svizzero), come pattuito nella convenzione di divorzio.

 

                                  a)   Ora, al punto 4 di tale convenzione le parti hanno previsto che i
contributi di mantenimento ivi previsti “sono adeguati annualmente all’indice nazionale dei
prezzi al consumo fissato dall’Ufficio federale di statistica, la prima volta
il mese di febbraio 2007, indice base quello del mese di gennaio 2005 … omissis…”
(doc. B, pt. 4 della convenzione). È indubbio che per “Ufficio federale di statistica” il Pretore e le parti abbiano inteso il corrispondente Ufficio della
Confederazione Svizzera e quindi si siano riferite all’indice svizzero.

 

                                  b)   Non
avendo l’escutente prodotto un altro titolo di rigetto definitivo dell’opposizione
accertante, per avventura, che tale indice sia stato poi sostituito da quello
spagnolo, i contributi accertati dal Pretore in € 7'234.51
mensili (€ 7'000.– ./. 98.5 x 101.8) dal marzo
2017 al gennaio 2018 e di € 7'284.26 mensili (€ 7'000.– ./. 98.5 x 102.5) dal febbraio 2018 al giugno
2018 sono pertanto corretti e la convenzione omologata costituisce così in sé un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione per €
7'234.51 x 11 mensilità e per € 7'284.26 x 5
mensilità. Contrariamente a quanto ritiene l’istante, il primo giudice non ha effettuato
alcun esame di carattere sostanziale, ma ha semplicemente basato i suoi calcoli
sul testo contenuto nello stesso titolo di rigetto, come gl’in­combeva fare
(sopra consid. 2). Eventuali accordi divergenti delle parti per atti
concludenti non configurano titoli di rigetto definitivo ove non siano
omologati (sopra consid. 5.1).

 

                                5.4   Nella prima causa la reclamante evidenzia che tutti gli elementi
necessari per determinare il tasso di cambio si trovano agli atti, dai quali si
desume, come riconoscerebbe pure il Pretore, che il tasso di riferimento è
quello relativo al periodo del precetto esecutivo emesso il 17 ottobre 2017, e
più precisamente due settimane prima dello stesso. Il convenuto fa invece
valere che l’istanza sarebbe da respingere anche perché l’ammontare del credito
in franchi svizzeri non è stato accertato.

 

                                  a)   Sta
però di fatto che, in prima sede, l’ex marito non ha
contestato il tasso di cambio dell’1.1562 vigente “al momento della doman­da di esecuzione” applicato nella
seconda esecuzione ed esplicitamente allegato nella seconda istanza (ad n. 20).
Doveva quindi considerarsi un fatto appurato (art. 150 cpv. 1 CPC), non sussistendo a prima vista notevoli dubbi sulla sua affidabilità
(art. 153 cpv. 2 CPC e sentenza della CEF 14.2017.51 del 21 settembre 2017,
RtiD 2018 I 775 n. 49 c, consid. 5). La contestazione del tasso soltanto in
sede di reclamo è tardiva (sentenza della CEF 14.2017.55 del 4 settembre 2017
consid. 4.2).

 

                                  b)   A
scanso di equivoci lo stesso discorso vale anche per il tasso di conversione dell’1.1603
applicato nella seconda esecuzione ed espressamente menzionato nella seconda
istanza (ad n. 23).

 

                                  c)   In
definitiva, la convenzione omologata costituisce quindi un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione
per fr. 66'916.30 (pari a 8 x € 7'234.51 x 1.1562)
dal marzo all’ottobre del 2017, per fr. 25'182.60 mensili (3 x € 7'234.51
x 1.1603) dal novembre del 2017 al gennaio del 2018 e per fr. 42'259.50
(5 x € 7'284.26 x 1.1603) dal febbraio al giugno del 2018.

 

                                5.5   Per quanto attiene agli interessi di mora del 5%, RE 1 ne chiede la
rifusione, nella prima esecuzione (per i contributi da marzo a ottobre 2017), dal
5 marzo 2017 su fr. 80'545.50, e nella seconda dal 5 novembre 2017 su fr. 20'207.80
(per il periodo da novembre a dicembre 2017) e dal 5 gennaio 2018 su fr. 60'964.50
(per il periodo da gennaio a giugno 2018). Sennonché la convenzione invocata quale
titolo di rigetto obbliga l’ex marito a versare i singoli
contributi entro il quinto giorno di ciascun mese. Essa giustifica quindi il rigetto
definitivo dell’opposi­zione per gli interessi di mora del 5% (art. 104 cpv. 1 CO) non dall’inizio dei
singoli periodi per cui procede l’escutente, ma dalla data media degli
stessi (sentenza del CEF 14.2018.190 del 13 mag­gio 2019,
consid. 6.2/a), ovvero rispettivamente dal 20 giugno 2017, dal 20 novembre 2017
e dal 20 marzo 2018. Su questo punto l’istanza può essere accolta solo nei
limiti indicati.

                                        6.   In virtù dell’art.
81 cpv. 1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo ove provi con documenti
che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è
stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto. Motivi di estinzione
verificatisi prima e che sarebbero potuti essere sollevati già nella procedura
che ha portato alla sentenza non possono più essere fatti valere in sede di
rigetto (DTF 138 III 586 consid. 6.1.2; 135 III 320 consid. 2.5; sentenza della
CEF 14.2015.14 del 23 marzo 2015 consid. 5.2).

 

                                6.1   Sono
ammissibili solo le eccezioni esplicitamente sollevate e dimostrate con documenti assolutamente chiari e univoci (“mit völlig eindeutigen Urkunden”, cfr. DTF 115 III 100; sentenza della
CEF 14.2004.101 del 27 gennaio 2005, consid. 5, con rimandi). A differenza di
quanto vale per il rigetto provvisorio (art. 82 cpv. 2 LEF), non è sufficiente
rendere l’estinzione del credito semplicemente verosimile: il titolo di rigetto
definitivo (art. 81 cpv. 1 LEF) creando la presunzione che il debito esiste, essa può essere rovesciata soltanto con la prova
rigorosa del contrario, da addure con documenti come nell’azione in
annullamento o sospensione dell’esecuzione a norma dell’art. 85 LEF (sentenza
del Tribunale federale 5A_529/2016 del 14 novembre 2017 consid. 2). Non spetta
al giudice del rigetto, d’altronde, statuire su questioni giuridiche delicate o
per la cui soluzione il potere d’apprezzamento gioca un ruolo importante (ad
esempio se è invocato un abuso di diritto o una violazione delle regole della
buona fede), la decisione in merito essendo riservata al giudice del merito
(DTF 136 III 624 consid. 4.2.3 con rinvio).

 

                                         Tra
i motivi di estinzione del credito figura anche la compensazione. Al riguardo l’escusso
deve dimostrare con documenti non solo la causa dell’estinzione (il credito
compensante) ma anche l’importo esatto per cui il credito risulta estinto. Ove
si fondi su un riconoscimento di debito sottoscritto dall’escutente, tale prova
non sussiste se il credito vantato dall’escusso è contestato giudizialmente
(DTF 136 III 627 consid. 4.2.3; meno restrittivi: Peter Stücheli, Die
Rechtsöffnung, 2000, pag. 238 in
basso, secondo il quale la contestazione dovrebbe essere resa verosimile; Sylvain
Marchand, Précis de droit des
poursuites, 2a ed., 2013, pag. 64 ad 3, che riserva l’ipotesi della
contestazione a priori fantasiosa).

 

                                6.2   Nel
caso specifico, la reclamante fa valere una violazione del­l’art. 81 cpv. 1
LEF, perché secondo lei gli importi versati dall’ex marito hanno estinto per
compensazione non le pretese poste in esecuzione, bensì altri debiti. Essa sostiene
infatti che i contributi alimentari rappresentano una sola parte delle pretese da
lei vantate nei confronti dell’ex marito, come si desumerebbe dalla convenzione
di divorzio che rimanda ad accordi separati, come quello sottoscritto dalle
parti il 1° febbraio 2000, da cui risulta che CO 1 ha dichiarato di donarle fr. 4'000'000.–. Le sette rate di € 26'000.– mensili versate a
suo favore tra il novembre 2015 e il giugno 2016 sarebbero pertanto da
considerare in parte come contributi di mantenimento (€ 13'272.– mensili per l’ex moglie e per il figlio comune) e in parte
come parziale estinzione del debito di fr. 4'000'000.– (€ 12'728.– mensili). A mente di RE 1 non vi è
stato alcun pagamento anticipato degli alimenti dovuti dal marzo 2017 al giugno
2018, tenuto conto del fatto che l’ex marito, dopo il giugno 2016, ha
continuato a pagare gli importi dovuti fino a novembre 2016, e infine anche
quelli di dicembre 2016 e gennaio 2017. 

 

                                         D’altronde
la reclamante ritiene che i documenti prodotti dall’e­scusso siano privi di
valore probatorio, trattandosi di mere allegazioni di parte dalle quali non si
potrebbe desumere alcuna intenzione di saldare in anticipo i contributi posti
in esecuzione. Essa precisa inoltre che il motivo di un versamento viene definito
al momento in cui è effettuato e che gli importi versati in eccedenza sono
stati considerati dall’escusso come mutuo (citando le osservazioni in prima
sede nella seconda causa) e non come anticipo per le pretese poste in
esecuzione. Una compensazione sarebbe quindi esclusa, trattandosi di alimenti
(art. 125 n. 2 CO).

 

                                         CO
1, da parte sua, ricorda di aver prodotto i documenti bancari dei pagamenti
effettuati in anticipo con la causale “mensilità GM” e di aver ribadito ben prima
dell’inoltro delle esecuzioni in oggetto, con due e-mail del 3 e 4 aprile 2017,
che i contributi alimentari erano stati versati con largo anticipo. Egli
sottolinea che gli € 182'000.– da lui corrisposti
coprivano sen­z’altro gli alimenti per l’ex moglie posti in esecuzione in
entrambe le procedure, di circa € 116'000.–, e non
comprendevano gli alimenti dovuti al figlio comune, diventato maggiorenne nel
2013, come risulterebbe da una dichiarazione di quest’ultimo e da un conteggio
acclusi alle osservazioni all’istanza.

 

                                  a)   In
virtù dell’art. 87 cpv. 1 CO, ove non esista una valida dichiarazione circa il
debito estinto né una designazione risulti dalla quietanza, il pagamento sarà
imputato al debito scaduto, fra più debiti scaduti, a quello per cui prima si
procedette contro il debitore, e se non si procedette, al debito scaduto prima.

 

                                  b)   Nel caso in esame, nei sette mesi dal novembre 2015 al giugno 2016, l’escusso
ha versato complessivi € 182'000.– (€ 26'000.– mensili) a RE 1 (unica beneficiaria
menzionata), indicando come motivo di ogni singolo pagamento la dicitura “men­silità GM” (GM
sta per CO 1) senza specificare di che tipo di mensilità o contributo si
trattava (doc. 6-12: avvisi di addebito UBS). Al momento di quei versamenti, le
pretese poste in esecuzione non erano ancora sorte. Ciò non esclude ancora che
potessero essere estinte per pagamento o compensazione in via anticipata (v.
art. 81 CO e Loertscher in:
Commentaire romand, Code des obligations I, 2a ed. 2012, n. 4 ad
art. 86 CO e Jean­din, stessa
opera, n. 8 ad art. 120 CO), anche se per le pretese periodiche future, come
gli alimenti, ciò sarebbe tuttavia possibile solo in presenza di una
convenzione particolare stipulata tra il creditore e il debitore. Altrimenti, secondo
Hegnauer (in:
ZVW 41, 1986, pag. 56 segg.), eventuali importi versati in eccedenza per un certo lasso
di tempo non liberano il debitore dal suo obbligo per il futuro, il contributo
alimentare essendo in sé previsto per far fronte alle spese del periodo per il
quale è dovuto.

                                         La
questione può tuttavia essere lasciata aperta, l’ex marito non avendo
dimostrato di aver voluto estinguere gli alimenti futuri. Infatti, un’estinzione
o una compensazione in via anticipata avrebbero
richiesto una corrispondente dichiarazione di CO 1 al momento del pagamento delle
somme eccedentarie (Loer­tscher, op. cit., n. 5 ad art.
86, e per la compensazione art. 124 cpv. 1 CO), che sarebbe anche potuta essere
implicita, purché riconoscibile dall’ex moglie (Loertscher,
op. cit., n. 5 ad art. 86, e Jeandin, op.
cit., n. 1 ad art. 124). Prove al riguardo non si trovano agli atti, per tacere
del fatto che l’ex marito ha continuato a versare
all’ex moglie € 26'000.– mensili dal
luglio al settembre 2016, € 13'000.–
mensili dal novembre al dicembre 2016 e di nuovo € 26'000.– a marzo del 2017 (doc. F, pag. 3: distinta allestita dall’escusso
medesimo), senz’alcuna dichiarazione particolare.

 

                                  c)   In
assenza di valide dichiarazioni e di quietanze da parte del debitore o della
creditrice, l’imputazione risulta disciplinata dal diritto dispositivo
stabilito all’art. 87 cpv. 1 CO (Loertscher,
op. cit., n. 8 ad art. 86, Schraner
in: Zürcher Kommentar
V/1/e, 3a ed. 2000, n. 39 ad art. 86 CO, Weber in: Berner
Kommentar VI/1/4, 2a ed. 2005, n. 43 ad art. 86 CO). Le sette
rate di € 26'000.– mensili sono
pertanto da imputare in prima linea per € 7'000.– indicizzati mensili sui singoli
contributi alimentari dovuti all’ex moglie scaduti in quel periodo. Il saldo,
di oltre € 18'500.– mensili, va invece imputato sull’altro
credito esigibile della moglie al momento dei sette bonifici, inerente alla
donazione a suo favore di complessivi fr. 4'000'000.–, da versare in contanti, secondo la convenzione sottoscritta
dai coniugi il 1° febbraio 2000, in
rate trimestrali di fr. 250'000.–
cadauna per la prima volta il 30 giugno 2000 (doc. G). Il convenuto non si
esprime su tale imputazione, ribadita nel reclamo, e non
contesta in particolare l’esistenza e l’esigibilità del credito della donataria
tra novembre del 2015 e giugno del 2016. Come già detto, invece, gli alimenti posti
in esecuzione non erano ancora esigibili in quel periodo. Ne consegue che l’escusso
non ha dimostrato, come gl’incombeva (art. 81 LEF), di averli estinti con i
versamenti effettuati dal novembre del 2015 al giugno del 2016.

 

                                  d)   Nulla
muta al riguardo l’e-mail dell’aprile
2017 con cui il suo patrocinatore ha comunicato a quello di RE 1 che gli
“anticipi” versati nel 2015 e nel 2016 coprivano già dieci mesi di contributi
del 2017 (doc. F, pag. 1 e 2). In effetti, già si è visto che quei sette
versamenti sono serviti a estinguere i crediti del­l’istante esigibili in quel
tempo (consid. 6.2/c). Così nell’aprile del 2017 il convenuto non disponeva più
della facoltà di dichiarare, a posteriori, a quali debiti egli intendeva
assegnare quanto già versato, l’imputazione essendosi già prodotta per legge,
in applicazione dell’art. 87 cpv. 1 CO, al momento dei singoli versamenti. Oltre
a ciò, egli non poteva nemmeno far valere la compensazione con la parte dei
bonifici eccedente l’importo degli alimenti correnti in quel periodo, siccome
tale eccedenza si è immediatamente estinta con la sua imputazione legale sul
debito di donazione.

 

                                  e)   Dal
momento che in ogni caso i crediti esigibili della reclamante assorbirebbero i
noti sette versamenti, è inutile, in questa sede, esaminare se gli stessi erano
destinati anche a estinguere i contributi mensili di € 5'000.– indicizzati dovuti al figlio comune, ciò che CO 1 nega.

 

                                   f)   Nelle
osservazioni alla prima istanza del 23 gennaio 2018 (per i contributi dovuti dal marzo
all’ottobre 2017) l’escusso ha fatto valere che gli importi versati all’ex
moglie oltre a quanto le spettava per gli alimenti correnti sarebbero da
ritenersi un mutuo da parte sua, per cui egli ha formulato una formale
richiesta di restituzione ai sensi dell’art. 318 CO. Neppure questa
allegazione, tuttavia, è dimostrata con documenti assolutamente
chiari e univoci (come una decisione esecutiva o un riconoscimento di debito
firmato dalla moglie). D’altronde, essendo le eccedenze
servite a estinguere parzialmente il debito per donazione già al momento dei
singoli versamenti (sopra consid. 6.2/c), CO 1 non può più, nemmeno in questo
caso, disporne dandovi a
posteriori un’altra destinazione, sia essa quella di
estinguere alcuni alimenti successivi o di concedere un mutuo.

                                   7.   In
definitiva, entrambi i reclami meritano di essere parzialmente accolti. Nella prima
causa l’opposizione va rigettata in via definitiva per complessivi fr. 66'916.30 (anziché
i fr. 80'545.50 richiesti nella prima istanza), oltre agli interessi del 5% dal 20 giugno 2017, e
nella seconda causa per complessivi fr. 67'442.10 (anziché
fr. 81'172.30), oltre agli interessi del
5% su fr. 25'182.60 dal 20 novembre 2017 e su fr. 42'259.50 dal 20
marzo 2018 (sopra, consid. 5.4/c e 5.5).

                                   8.   In
entrambe le sedi la tassa, stabilita in applicazione degli
art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le ripetibili,
determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 178.310) per il rinvio
dell’art. 96 CPC, seguono la reciproca soccombenza parziale (art.
106 cpv. 2 CPC).

                                   9.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), i valori litigiosi,
di fr. 81'172.30 (inc. 14.2018.203) e fr. 80'545.50 (inc. 14.2018.204), raggiungono entrambi
la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo nella causa __________ (14.2018.204)
è parzialmente accolto e di conseguenza i dispositivi n. 1 e 2 della decisione
impugnata sono così riformati:

                                         1.   L’istanza è parzialmente accolta e di conseguenza l’opposizione interposta al precetto esecutivo
n. __________ dell’Ufficio d’esecuzio­ne di
Lugano è rigettata in via definitiva limitatamente a fr. 66'916.30 oltre agli interessi del 5% dal 20 giugno 2017.

                                         2.   Le spese processuali di fr. 400.– sono poste per 1/5 a carico dell’i­stante e per i
restanti 4/5 a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla parte istante fr. 1'500.–
per ripetibili ridotte.

 

                                   2.   Le spese processuali di complessivi fr. 400.– relative al dispositivo
n. 1, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico in ragione di 1/5
e per i restanti 4/5 a carico di CO 1, tenuto
a rifondere a RE 1 fr. 1'600.– per ripetibili ridotte.

 

                                  3.   Il reclamo nella causa __________
(14.2018.203) è parzialmente accolto e di conseguenza i dispositivi n. 1 e 2
della decisione impugnata sono così riformati:

                                         1.   L’istanza è
parzialmente accolta e di conseguenza l’opposizione interposta al precetto esecutivo
n. __________ dell’Ufficio d’esecuzione di Lugano è rigettata in
via definitiva limitatamente a fr. 67'442.10 oltre agli interessi del 5% su fr. 25'182.60 dal 20
novembre 2017 e su fr. 42'259.50 dal 20
marzo 2018.

                                         2.   Le spese processuali di fr. 400.– sono poste per 1/5 a carico dell’i­stante e per i
restanti 4/5 a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla parte istante fr. 1'500.–
per ripetibili ridotte.

 

                                   4.   Le
spese processuali di complessivi fr. 400.– relative al dispositivo n. 3,
già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico in ragione di 1/5
e per i restanti 4/5 a carico di CO 1, tenuto
a rifondere a RE 1 fr. 1'600.– per ripetibili ridotte.

 

                                   5.   Notificazione a:

	
   

  	
  –     ;

  –     .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).