# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 11489544-4d94-548a-ba29-3495f7a0375f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.10.2008 32.2007.357
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-357_2008-10-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.357

   

  cs

  	
  Lugano

  14 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’8 novembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24
  ottobre 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI
1, nata nel __________, a beneficio di una ½ rendita d’invalidità (grado
d’invaldità: 51%) a causa, tra l’altro, di una sindrome ansioso-depressiva, ha
fatto valere, nel corso del mese di agosto 2005, un peggioramento dello stato
di salute, sulla base dei certificati medici allestiti dalla sua curante, dr.ssa
med. __________.

 

                                  B.   Con
decisione del 15 febbraio 2006, confermata dalla decisione su opposizione del
24 ottobre 2007, l’UAI, esperiti i necessari accertamenti medici, ha respinto
la domanda di revisione.

 

                                  C.   L’assicurata
interpone tempestivo ricorso al TCA, evidenziando il lungo tempo impiegato
dall’UAI per emettere la propria decisione su opposizione (18 mesi) e facendo
valere un peggioramento del suo stato di salute. L’insorgente sostiene di aver
dovuto frequentare più volte all’anno, per periodi abbastanza lunghi, il __________,
“ricevendo anche le infusioni giornaliere” e rileva che a causa dei
disturbi fisici e psichici la sua incapacità a svolgere le mansioni domestiche
è peggiorata. Essa chiede infine l’allestimento di una perizia indipendente
pluridisciplinare che tenga conto dei disturbi di cui soffre e che le sia
assegnata una rendita maggiore (doc. I).

 

                                  D.   Con
risposta del 30 novembre 2007 l’UAI propone la reiezione del ricorso, con
argomentazioni che, se necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. IV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in ordine

 

1.La presente vertenza non pone questioni giuridiche
di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà
dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere
nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della
Legge organica giudiziaria (cfr. STF  H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H
212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98
del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99
del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

Nel merito

 

                                   2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5.a revisione della LAI (RU 2007 5148). 

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5.a
revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della
LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre
2007.

 

                                   3.   Oggetto
della vertenza è la questione di sapere se la ricorrente ha diritto ad una
rendita maggiore di quella attualmente percepita (mezza rendita).

 

                                   4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una
sentenza del 14 luglio
2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                                   5.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30;
Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art. 41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di
aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente
dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione
illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato
o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

 

                                   6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i
danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette
- le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti
di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui
l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto
è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione
della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure
che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001
pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c
in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid.
3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti
riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130
V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del
21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI
2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser
/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeits-unfähigkeit, San Gallo 2003,
pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine,
va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria giurisprudenza e
l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65; STFA del 19 maggio
2006 nella causa O. (I 873/05).

 

                                   7.   In
concreto l’insorgente sostiene che vi sia un peggioramento del suo stato di
salute.

 

                                         Dagli
atti emerge che l’interessata, il 16 dicembre 1998, ha chiesto di essere messa
al beneficio di una rendita d’invalidità a causa di una sindrome “depressiva-ansioso”,
“dolori articolari diffusi”,” epatopatia sec”, “epatite C”,
“ulcera duodenale-gastrite cronica con helicobacter” (doc. AI 1-1). Dopo
aver esperito i necessari accertamenti medici ed aver eseguito un’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. 13-1), l’UAI,
il 13 aprile 2000 le ha assegnato una mezza rendita (doc. AI 19-1).

 

                                         Il 16
agosto 2005 la dr.ssa med. __________, medicina generale FMH, curante
dell’insorgente, ha scritto all’UAI, affermando:

 

"  con la presente richiedo la possibilità per la
paziente sopraccitata di valutare la situazione clinica attuale. La paziente
presenta infatti un netto peggioramento della sindrome depressiva,
peggioramento che richiede una terapia ambulatoriale presso la Dr.ssa __________
in maniera regolare.” (doc. AI 29-1)

 

                                         Resa
attenta dall’UAI circa la necessità di disporre di un certificato medico
dettagliato che indichi in cosa consiste l’effettivo peggioramento e quando è
subentrato (doc. AI 30-1), la curante ha affermato che:

 

"  (…) la paziente sopraccitata presenta un netto
peggioramento della sindrome depressiva per cui è stato necessario una lunga
terapia parenterale presso la Dr.ssa __________ ad __________. Penso che vada
richiesto un certificato in merito anche alla stessa.” (doc. AI 31-1)

 

                                         Interpellata
in merito, il 21 ottobre 2005 la dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, dopo aver posto la diagnosi di sindrome depressiva con
somatizzazioni (doc. AI 35-1) ed aver indicato nel 10 giugno 2005 l’ultima
consultazione effettuata, ha affermato che vede l’interessata “in media una
volta all’anno per una terapia infusionale causa riacutizzarsi della
sintomatologia depressiva con stati di ansia, insonnia, umore flesso, diversi
dolori” ed ha aggiunto che “lo stato psichico – con la crisi che la
paziente ha annualmente – negli ultimi anni non ha subito grosse variazioni”.
(doc. AI 35-2, sottolineatura del redattore).

 

                                         Il
13 febbraio 2006 il dr. med. __________, medico SMR, dopo aver posto le
diagnosi di sindrome ansioso-depressiva cronica, sindrome cervicale, cefalea tensiva
e epatopatia secondaria a epatite C, ha affermato che “in considerazione del
rapporto della specialistica dr.ssa __________ lo stato di salute
dell’assicurata è da ritenersi invariato.” (doc. AI 37-1)

 

                                         Il
15 marzo 2006, in sede di opposizione, la dr.ssa __________, ha attestato che:

 

"  “Egregi signori in qualità di medico curante
ribadisco che ritengo la paziente sopraccitata inabile al lavoro in maniera
superiore del 50%. Durante il 2005 ho visto la paziente più volte e a lungo in
seguito alle problematiche sia fisiche che psichiche e psicosomatiche.

In base a questo sono convinta che sia idoneo un aumento del percento
dell’inabilità lavorativa.” (doc. AI 41-2)

 

                                         Il
27 settembre 2006 il dr. med. __________, medico SMR, sulla base della nuova
documentazione medica, ha affermato: 

 

"  Il certificato medico da parte del MC, Drssa __________,
allegato all’opposizione non porta nessun nuovo elemento clinico obiettivo tale
da potere modificare la nostra precedente presa di posizione.

In effetti non viene precisata né la natura né l’entità del presunto
peggioramento dello stato di salute sia a livello fisico che psichico.

Dal punto di vista psichico vale tuttora la valutazione della Drssa __________
del 21.10.2005, che riteneva lo stato di salute dell’A come invariato.” (doc.
AI 43-1)

 

                                         Sulla
base di questa valutazione l’UAI ha respinto la domanda di revisione.

 

                                         Va
infine rilevato che al ricorso l’insorgente ha allegato tre certificati della
Dr.ssa __________ dell’8 giugno 2005, del 13 giugno 2005 e del 15 dicembre 2005
con l’elenco dei giorni durante i quali l’interessata si è recata presso la
Clinica __________ per cure mediche, negli anni 2002, 2003 e 2005 (doc. A2, A3
e A4).

 

                                   8.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettiva-mente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF
125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II pag. 628-629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali
il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                                   9.   Nell’evenienza concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza
in materia di valore probatorio di rapporti medici (consid. 8), questo
Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le
conclusioni a cui sono giunti i medici SMR, i quali hanno valutato
compiutamente tutta la documentazione medica agli atti giungendo ad una
conclusione logica e priva di contraddizioni in merito all’assenza di qualsiasi
peggioramento dello stato di salute della ricorrente.

 

                                         Infatti
gli attestati della curante, Dr.ssa med. __________, generici e non motivati,
non oggettivano alcuna modifica dello stato di salute della ricorrente. Mentre
per quanto concerne lo stato di salute psichico la specialista FMH in psicoterapia
e psichiatria Dr. ssa __________ che ha in cura da diverso tempo l’insorgente,
ha espressamente affermato che “negli ultimi anni non ha subito grosse
variazioni”, circa lo stato di salute fisico la curante, che dovrebbe
conoscere a fondo lo stato valetudinario della ricorrente, si è limitata ad
affermare di aver visto la paziente più volte ed a lungo nel corso del 2005 e
che in “base a questo sono convinta che sia idoneo un aumento del percento
dell’inabilità lavorativa.”, senza tuttavia oggettivare un peggioramento
dello stato di salute e senza spiegare in cosa consisterebbe questo peggioramento.
Va evidenziato che quest’ultimo certificato è stato rilasciato dopo che
l’allora rappresentante aveva precisato in sede di opposizione che “la
dottoressa __________ si accinge a redigere una dettagliata perizia medica.”
(doc. AI 39-1). 

                                         Agli
atti non è stato per contro prodotto nessun altro certificato circa un eventuale
peggioramento dello stato di salute fisico della paziente.

 

                                         Non
è possibile concludere differentemente neanche avuto riguardo ai certificati
medici della Dr.ssa __________, trasmessi in sede di ricorso (doc. A2, A3 e A4).
Infatti i medesimi si limitano ad attestare la visite della ricorrente presso la
clinica diurna senza tuttavia esprimersi (e del resto non era questo
l’obiettivo di questi certificati) su un eventuale peggioramento dello stato di
salute. Inoltre due di questi certificati, ossia il doc. A2 (dell’8 giugno
2005) e il doc. A3 (del 13 giugno 2005) sono comunque anteriori
all’attestazione della stessa dr.ssa __________ del 21 ottobre 2005 (doc. AI
35-2) che non indicava alcun peggioramento dello stato di salute psichico. Anzi
dai medesimi si può evincere che già nel maggio 2005 l’interessata si è recata 21
volte presso la Clinica __________ (doc. A3, nel novembre 2005 18 volte come
nel mese di aprile 2002) e malgrado ciò la specialista in psichiatria che l’ha
in cura non ha riscontrato alcun peggioramento dello stato di salute, a
comprova della stabilità del suo stato valetudinario.

 

                                         Per
cui le conclusioni cui sono giunti i medici SMR devono essere confermate.

 

                                         Rammentate
le considerazioni generali che si impongono sul tema
dell’attendibilità delle certificazioni dei medici curanti degli assicurati
(cfr. in proposito consid. 8; il giudice deve tener conto del fatto che il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente), va
comunque evidenziato come le attestazioni della dr.ssa __________ sono state
prese in considerazione dai medici SMR, i quali hanno indicato i motivi per i
quali non condividono le sue conclusioni.

 

                                         Va a questo proposito ricordato che il TFA (dal 1° gennaio
2007: TF), in una decisione del 24 agosto 2006 nella causa B. (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR
nell’ambito dell’assicurazione per l’invalidità, sottolineando che in caso di
divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario
procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato
la seguente considerazione:

 

"  (…)

3.2 L'on ne
saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un
Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis
que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175)
- et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas
encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins
traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une
nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste,
aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…)”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03, consid. 3.2)

 

                                         Visto
quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti valutazioni dei medici
SMR, dr. med. __________ e Dr. med. __________ (cfr. più in generale sul valore
probatorio dei rapporti interni del SMR la sentenza I 143/07 del 14 settembre 2007,
consid. 3.3; cfr. pure la sentenza 9C_376/2007 del 13 giugno 2008), richiamato
inoltre l’obbligo che incombe all’assicurata di comprovare l’asserito
peggioramento dello stato di salute, è da ritenere dimostrato che non vi è stato alcuna modifica
rilevante dello stato valetudinario dell’insorgente. In queste condizioni,
viste le chiare risultanze mediche, la richiesta di allestire una perizia
pluridisciplinare va respinta (cfr. a questo proposito la sentenza U 397/05 del
24 gennaio 2007, consid. 3.3).

                                         Va
qui rammentato che conformemente alla costante giurispru-denza, qualora
l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450,
Kölz/Häner, Verwaltungs-verfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechts-pflege,
2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H
103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid.
2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce
una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2
Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                10.   Per
quanto concerne infine la perplessità (cfr. doc. I) dell’insorgente circa l’asserito
ritardo con il quale l’UAI ha emanato la sua decisione su opposizione, va
rilevato che agli atti non risulta che l’interessata abbia sollecitato
l’evasione della sua domanda.

                                         Ora,
il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF), con sentenza pubblicata in DTF 125 V 373, ha
giudicato che, di per sé, una durata procedurale di 33 mesi, di cui 27
consecutivi senza alcuna attività da parte del Tribunale è inammissibile.
Tuttavia non ha riconosciuto alcuna indennità poiché l’insorgente non ha
sollecitato la ripresa della procedura (cfr. anche sentenza 1P.365/1999 del 24
febbraio 2000 e sentenza 1A.155/2005 del 23 settembre 2005):

 

"  (…)

cc) Vorliegend steht fest, dass der Beschwerdeführer nach Eintritt
der Behandlungsreife seiner Beschwerde in Verletzung seiner prozessualen
Mitwirkungspflichten während 27 Monaten die Vorinstanz weder je um Auskunft
nach dem Stand des Verfahrens gebeten, geschweige denn um Beschleunigung des Verfahrens
ersucht hatte. Hinzu kommt, dass die Rechtsverzögerungsbesch-werde am 2.
März 1999 eingereicht wurde und dass die Vorinstanz die Beschwerde am 9. März
1999 entschied. Mit dem kurz vorher eingereichten Rechtsmittel liess sich daher
von vornherein keine zusätzliche Beschleunigung des Verfahrens erreichen. Die
Unkenntnis über diese Prozesslage hat der Beschwerdeführer zu vertreten, weil
er sich nie nach dem Stand des Verfahrens erkundigte. Die mit der
Rechtsverzögerungsbeschwerde entstandenen Vertretungskosten sind deshalb
selbstverschuldet und unnötig (ZAK 1989 S. 283 Erw. 3). Unter diesen Umständen
ist von der Zusprechung einer Parteientschädigung abzusehen." (sottolineature del redattore)

 

                                         Anche
nel caso di specie l’interessata non ha sollecitato per iscritto l’emanazione
del provvedimento e neppure fa valere di aver subito pregiudizi dalla
circostanza che la decisione è stata emanata nel corso del 2007.

                                         Per
cui, anche se la procedura si è protratta per un lungo periodo, in assenza di
solleciti da parte dell’insorgente, non vi è violazione del principio di
celerità (cfr. sentenza del 21 novembre 2005, inc. 43.2005.2).

 

                                11.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della
ricorrente.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese di fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti