# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 35ee1082-6ded-56be-8b02-ba10e97b5f8a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 28.09.2006 90.2005.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2005-60_2006-09-28.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2005.60

   

   

  	
  Lugano

  28 settembre 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente,

  Raffaello Balerna,
  Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio Campello, vicecancelliere

  

 

 

 

statuendo sul ricorso 19 agosto 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 14 giugno 20 (n. 29) con la quale il
  Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore del PI 1;

  

 

 

 

viste le risposte:

-    28 settembre 2005 del RA
2;

-    4 novembre 2005 del dipartimento
del territorio, divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                            in fatto

 

A.    
RI 1 è proprietario del mapp. 5 PI 1, di
complessivi mq 1'152, censito come segue: A) Fab. ab. mq 98, B) Fabbricato mq
26, C) Fabbricato mq 13, e) giardino mq 941, F) Fabbricato mq 10, G) Fabbricato
mq 49, H) Fabbricato mq 15. Egli è pure comproprietario del contermine mapp. 1,
di complessivi mq 14'698, così censito: a) strada mq 140, b) vigna mq 14'398 e
c) bosco mq 160. Le particelle sono ubicate in località M__________, immediatamente
a valle della strada comunale via al F__________. Entrambe
le particelle erano inserite dal piano regolatore approvato dal Consiglio di
Stato con risoluzione 9 novembre 19 (n. 65) nel territorio agricolo.

 

 

B.    
Nella seduta dell'11 giugno 2003 il consiglio
comunale PI 1 ha adottato la revisione generale del piano regolatore. I fondi
in oggetto sono stati riconfermati in zona agricola: il mapp. 5 nella categoria
"superfici per l'avvicendamento colturale (SAC)", il mapp. 1
nella categoria "altri terreni idonei all'utilizzazione agricola".

 

 

C.    Con ricorso 13 novembre 2003 RI 1 è insorto dinanzi al Consiglio di
Stato contro la menzionata deliberazione, contestando il piano del traffico ed
il piano del paesaggio. Per quel che interessa ancora a questo stadio della
lite, il ricorrente ha rilevato che, in linea generale, la suddivisione in
categorie del territorio agricolo era stata effettuata in funzione dell'utilizzazione
effettiva dello stesso; i territori prativi erano quindi stati attributi alla
categoria SAC, mentre quelli coltivati a vigna erano stati assegnati alla categoria
degli altri terreni idonei all'agricoltura. Le due categorie si alternavano pertanto
a macchia di leopardo all'interno del territorio agricolo comunale. Tra i
principali effetti negativi di questa scelta il ricorrente ha messo in evidenza
l'impossibilità, per i terreni prativi - e dunque assegnati alla categoria
delle SAC - di poter essere vignati. L'insorgente ha dunque domandato, in primo
luogo, una ridefinizione della funzione agricola del comparto formato dalle
località di D__________, M__________, C____________________, M__________, C__________,
A__________ e L__________ mediante criteri unitari. Per quanto concerneva invece
il mapp. 5, formato dall'abitazione e dal giardino di contorno, separato dall'area
circostante da un muro di sostegno alto sino a 2 m, il ricorrente ha invece
chiesto direttamente l'attribuzione al territorio senza destinazione specifica.

 

 

D.    Con risoluzione n. del 14 giugno 20__________, il Consiglio di Stato
ha approvato il piano regolatore. Per quanto qui interessa, l'Esecutivo
cantonale ha esteso d'ufficio la categoria SAC al comprensorio agricolo D__________,
M__________, C__________, M__________ ed inoltre a tre particelle in località V__________,
allo scopo di adeguare il piano del paesaggio alla scheda 3.1 del piano
direttore. Esso ha rilevato, da un lato, che la proposta comunale di inserire
nelle SAC le sole particelle sulle quali non erano stati impiantati dei vigneti
intensivi non fosse accettabile; da un lato perché si trattava di particelle
isolate, non contigue, che non formavano una superficie omogenea; dall'altro,
perché i terreni vignati che soddisfacevano i requisiti delle SAC potevano
essere assegnati alle stesse. Da questa estensione, che ha interessato anche il
mapp. 1, di proprietà del ricorrente, è stato eccettuato il solo mapp. 6__________,
dove sorge l'edificio che già fu sede della d__________, ora adibito ad abitazione
(cfr. la rappresentazione grafica a pag. 35 della risoluzione governativa). La
domanda del ricorrente del ricorrente di estromettere dalla zona agricola il
mapp. 5__________ è di conseguenza stata respinta. 

 

 

E.    
Con ricorso 19 agosto 2005 RI 1 insorge davanti
al tribunale contro questa risoluzione. Egli sostiene, anzitutto, che il
Governo non poteva limitare l'estensione della qualifica di SAC ai fondi ubicati
nelle menzionate località, ma doveva estenderla all'intero comprensorio
agricolo posto a sud della strada cantonale, ricomprendente - oltre alle stesse
- le località D__________, L__________, C__________, C__________, L__________,
A__________, C__________. La decisione non è dunque coerente con l'intenzione,
manifestata dal Governo nella risoluzione medesima, di voler creare un'area SAC
ampia e omogenea, formata da terreni contigui e con analoghe caratteristiche.
Essa risulta pertanto arbitraria e lesiva del principio di uguaglianza. L'insorgente
ribadisce la discriminatorietà della classificazione SAC per i terreni prativi,
giacché in tal modo si precluderebbe la possibilità, per gli stessi, di essere
in seguito vignati, se non previa compensazione. Egli domanda pertanto di allargare
la classificazione SAC all'intero comparto agricolo a sud della strada
cantonale oppure, in alternativa a questa seconda richiesta, di escludere da
questa classificazione il mapp. 1, di sua proprietà. Relativamente al mapp. 5
il ricorrente chiede in ogni caso l'esclusione dalla zona SAC e la sua
attribuzione alla categoria degli altri terreni idonei all'agricoltura, come il
mapp. 6__________.

 

 

F.    
Con le rispettive risposte, il RA 2 si rimette
al giudizio del tribunale, mentre la divisione dello sviluppo territoriale si
oppone all'accoglimento del ricorso. Essa sostiene innanzitutto che l'esclusione
del fondo n. 6 sarebbe da ricondurre unicamente ad un errore, per cui lo stesso
dovrebbe essere considerato come attribuito alle SAC. Circa il perimetro delle
stesse, osserva come quello riportato nel piano regolatore approvato
corrisponda alla cartografia del piano direttore cantonale, che è stato verificato
dalla sezione dell'agricoltura. 

 

 

G.    Il 14 marzo 2006 si è svolta l'udienza in contraddittorio, in occasione
della quale è stato acquisito agli atti il catasto viticolo concernente il PI 1
allestito nel 1983. Al termine dell'udienza è stato esperito un sopralluogo,
durante il quale sono state scattate alcune fotografie, che sono state
parimenti acquisite all'incarto. La visita dei luoghi
ha permesso di costatare che il mapp. 1 è effettivamente e prevalentemente occupato da vigneti, sui quali
si affaccia il mapp. 5, dove
insiste l'abitazione del ricorrente, che si è
confermato nell'impugnativa.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.     
La competenza del Tribunale cantonale
amministrativo, in cui è stato integrato il Tribunale della pianificazione del
territorio con effetto al 14 luglio 2006 (BU 2006, pag. 215 segg.), è data ed
il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT). La legittimazione del
ricorrente è certa (art. 38 cpv. 4 lett. b e lett. c LALPT). Il ricorso è
dunque ricevibile in ordine.

 

 

2.     
In campo pianificatorio il comune ticinese
fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3
lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano
regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità
è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e
approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non
solo della legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali.
Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare
alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per
adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può
dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune,
ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate
quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però
limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi
su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al
contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i
principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno
loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore
(cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b;
II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla
violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c;
II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare
l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano
regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

3.     
3.1. I piani di utilizzazione - nel nostro
Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art.
24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1
LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e
protette (art. 14 cpv. 2 LPT).

 

                                         3.2. Giusta
l'art. 16 cpv. 1 LPT (testo modificato il 20 marzo 1998, in vigore dal 1.
settembre 2000), le zone agricole servono a garantire a lungo termine la base
dell'approvvigionamento alimentare, a salvaguardare il paesaggio e lo spazio
per lo svago o ad assicurare la compensazione ecologica; esse devono essere tenute,
per quanto possibile, libere da costruzioni, in sintonia con le loro differenti
funzioni, e comprendere: a) i terreni idonei alla coltivazione agricola o all'orticoltura
produttiva necessari all'adempimento dei vari compiti dell'agricoltura; b) i
terreni che, nell'interesse generale, devono essere coltivati dall'agricoltura
(cfr. nello stesso senso l'art. 68 cpv. 1 LALPT, testo modificato il 25
febbraio 2003, in vigore dal 1. giugno 2003; BU 2003, pag. 180). Per quanto
possibile devono essere delimitate ampie superfici contigue (art. 16 cpv. 2
LPT). Alla zona agricola,
intesa nel suo senso più ampio, espressamente sancito ora all'art. 16 LPT nella
versione in vigore dal 1. settembre 2000, ma valido anche in precedenza, dev'essere
riconosciuto un ruolo multifunzionale, poiché persegue non solo obiettivi di
politica agraria e fondiaria, ma anche obiettivi in ordine agli insediamenti,
quale eccellente strumento di prevenzione dell'edificazione sparsa, alla
protezione dell'ambiente e a quella del paesaggio (cfr. Messaggio del Consiglio
federale concernente la revisione parziale della LPT del 22 maggio 1996, pubbl.
in FF 1996, III, pag. 457 segg., pag. 471, con rinvii).

 

3.3. Le superfici per l'avvicendamento delle
colture (SAC) sono parte dei territori idonei all'agricoltura; esse sono
costituite dalle superfici coltive idonee comprendenti soprattutto i campi, i
prati artificiali in rotazione, come pure i prati naturali confacenti alla
campicoltura (art. 26 cpv. 1 OPT; inoltre l'art. 68 cpv. 1 lett. a LALPT). Esse
sono designate in funzione delle condizioni climatiche (durata della
vegetazione, precipitazioni), delle caratteristiche del suolo (coltivabilità,
fertilità, equilibrio idrico) e della forma del terreno (pendenza, attitudine a
una lavorazione con mezzi meccanici), come pure nel rispetto delle necessità
dell'equilibrio ecologico (art. 26 cpv. 2 OPT). Un'estensione totale minima
delle SAC è necessaria onde assicurare, in periodi perturbati, una base
sufficiente per l'approvvigionamento del paese secondo il piano di
alimentazione (art. 26 cpv. 3 OPT). L'estensione totale minima delle SAC e la
relativa ripartizione tra Cantoni è operata dall'autorità federale (art. 27
cpv. 1 OPT; decreto del Consiglio federale dell'8 aprile 1992, che stabilisce
per il Cantone Ticino un'estensione minima di 3'500 ettari; FF 1992 II 1396).
Nell'ambito della pianificazione direttrice (art. da 6 a 12 LPT) i Cantoni designano
le SAC insieme agli altri territori idonei all'agricoltura, fornendo per ogni
comune i dati cartografici e numerici sull'ubicazione, l'estensione e la
qualità delle stesse (art. 28 OPT). I Cantoni badano quindi che le SAC siano
attribuite alle zone agricole e devono inoltre garantire che la quota dell'estensione
totale minima delle SAC loro attribuita sia assicurata costantemente (art. 30
cpv. 1 e 2 OPT).

 

3.4. Nel nostro Cantone le SAC e gli altri
terreni idonei all'agricoltura sono delimitati dall'autorità cantonale
attraverso le rappresentazioni grafiche in scala 1: 25'000 del piano direttore
(art. 2 seg. LTAgr; inoltre le schede di coordinamento 3.1 e 3.2 di piano
direttore, riferite a queste aree). I comuni istituiscono la zona agricola,
precisando nei piani regolatori almeno il territorio agricolo cantonale
rappresentato graficamente nel piano direttore (art. 4 cpv. 1 LTAgr). La zona
agricola del piano regolatore deve comprendere le SAC, gli ulteriori terreni
idonei alla campicoltura e alla foraggicoltura di prima e seconda priorità,
come pure i terreni agricoli sussidiari che nell'interesse generale devono
essere utilizzati dall'agricoltura (art. 28 cpv. 2 lett. e LALPT). I comuni possono
infine introdurre nel piano regolatore una zona agricola intensiva, che dev'essere
delimitata in base a criteri vincolanti fissati nel piano direttore (art. 68
cpv. 2 LALPT; 16a cpv. 3 LPT).

 

3.5. La prassi dell'autorità cantonale di
applicazione degli art. 4 cpv. 1 LTAgr e 28 cpv. 2 lett. e LALPT non si limita
ad esigere che i comuni inseriscano nel piano regolatore la zona agricola
rappresentata nel piano direttore, ma pretende inoltre che - all'interno di
questa zona - vengano ulteriormente specificate le SAC (RDAT II-2003 n. 53
consid. 5.3). Questa prassi non va esente da riserve, poiché le esigenze di
queste disposizioni legali, al pari di quelle poste dal diritto federale (art.
30 cpv. 1 OPT), potrebbero essere soddisfatte già quando i fondi interessati
vengono (genericamente) assegnati alla zona agricola. La specifica di SAC a
livello di piano regolatore per i terreni che ricevono questa qualifica in sede
di piano direttore riveste inoltre carattere sostanziale. L'autorità non può
pertanto limitarsi a riprendere, in seno alla pianificazione dell'utilizzazione,
le SAC designate a livello cantonale; essa deve per contro verificare che i
terreni interessati rispondano effettivamente ai requisiti legali previsti per
queste superfici. Le SAC designate in sede di piano direttore si fondano
infatti sugli studi di base di tale piano, risalenti agli anni 1984/86. È
pertanto possibile che nell'ambito dell'aggiornamento e dell'approfondimento di
tali dati in vista di un adeguamento a tale strumento dei piani regolatori
comunali delle porzioni di territorio debbano essere escluse dalle stesse
(ibidem). Giacché si è voluto integrare le SAC nei piani di utilizzazione, i
proprietari devono inoltre poter contestare l'attribuzione dei loro fondi a
tale categoria di terreni, al pari di qualsiasi altro provvedimento previsto da
tali piani (STPT 14 aprile 2005 nell'inc. 90.1996.27-28, 90.2002.102-106,
90.2005.21, consid. 5.1).

 

 

4.   4.1. L'insorgente chiede anzitutto di estendere la
classificazione SAC all'intero comparto agricolo a sud della strada cantonale.
Oltre alle località C__________ __________, M__________, D__________, M__________
e V__________, alla cui zona agricola il Governo ha effettivamente attribuito
questa qualifica nella sua integralità, l'insorgente vorrebbe che questa
classificazione venga estesa alle zone agricole nelle località D__________, L__________,
C__________, C__________, L__________, A__________, C__________, inserite tra
gli altri terreni idonei all'utilizzazione agricola. Questa domanda dev'essere
senz'altro respinta. Il piano direttore non assegna difatti la qualifica di SAC
alla zona agricola nelle appena menzionate località. Per questi territori appare
superfluo e peraltro impossibile precisare detta qualifica in sede di piano
regolatore; e questo anche se, per avventura, i terreni interessati dovessero,
alla fin fine, presentarne le caratteristiche.

 

4.2. Ricevibile
appare, di converso, la domanda sottoposta in alternativa dal ricorrente, ossia
di escludere, a questo punto, dalla classificazione quale SAC il mapp. 1, di
sua proprietà. In merito il tribunale considera quanto segue.

 

4.2.1. I
rilevamenti effettuati nel nostro Cantone in vista dell'adozione del piano settoriale
(della Confederazione) delle SAC avevano permesso di reperire 4330 ettari di
terreni con queste caratteristiche, di cui 834 ca. all'interno del catasto
viticolo (cfr. scheda di coordinamento 3.1 del piano direttore; inoltre i
messaggi 2 giugno 1992 e 21 aprile 1993 relativi all'approvazione della stessa
ed all'evasione dei ricorsi, pubbl. in RVGC, sessione ordinaria autunnale 1993,
vol. 2, pag. 746 e 803 segg., pag. 759 e 818). Per la definizione delle quote
cantonali delle SAC, che ha avuto luogo nell'ambito del menzionato piano
settoriale, queste ultime superfici non sono tuttavia state conteggiate da
parte dell'autorità federale (cfr. il decreto dell'8 aprile 1992 del Consiglio
federale, che fissa, per il Cantone Ticino, 3'500 ettari di estensione minima
delle SAC e il fascicolo "Risultati ed esame del rilevamento", pag.
174-178 del menzionato piano). Le superfici SAC indicate nelle rappresentazioni
grafiche del piano direttore, adottate dal Consiglio di Stato il 13 novembre
1990, recanti la specifica 1.a edizione, 5 luglio 1990 (trattasi, in altre
parole, di quelle originarie) comprendono, di conseguenza, anche i terreni
situati all'interno del catasto viticolo, che però la Confederazione ha considerato
come non computabili. Inoltre, successivamente alla decisione del Consiglio
federale non è stata allestita, a livello di piano direttore, una cartografia
delle SAC al netto delle superfici che facevano parte del catasto viticolo. Le
rappresentazione grafiche del piano direttore riferite alle SAC non tengono
quindi in considerazione il decreto federale 8 aprile 1992, ma riproducono ancora
i contenuti della proposta cantonale.

 

4.2.2. In
concreto, il mapp. 1, al pari dei terreni circostanti, è incluso nel perimetro
del catasto viticolo concernente il PI 1 allestito nel 1983, versato agli atti
all'udienza. Vi è pertanto motivo di dubitare che questa particella, ancorché
formalmente attribuita alle SAC in sede di piano direttore, possa effettivamente
essere considerata tale al cospetto del diritto federale, determinante in
concreto, così come attuato nel decreto dell'8 aprile 1992 del Consiglio
federale. Questo dubbio è alimentato dal fatto che la particella in questione
è, per di più, prevalentemente vignata. Ora, nell'ambito dell'allestimento del
piano settoriale delle SAC la Confederazione non aveva permesso di conteggiare
tra le stesse i fondi inclusi nel catasto viticolo, sia perché i vigneti
costituiscono delle colture pluriannuali, il cui impianto è costoso, sia perché
i terreni vignati soffrono a causa del trattamento sul lungo periodo con
prodotti fitosanitari, in particolare del rame. Per questo motivo, rispondendo
ad un'interpellanza su questo oggetto presentata dal consigliere nazionale
Fabio Abate l'11 dicembre 2001, il Consiglio federale aveva auspicato che i
Cantoni non autorizzassero l'impianto di nuovi vigneti nelle SAC in
applicazione dell'art. 60 cpv. 1 della legge federale sull'agricoltura (LAgr);
in ogni caso, un'autorizzazione doveva essere subordinata a compensazione (cfr.
risposta 13 febbraio 2002 in BUCN, sessione primaverile 2002, 16.ma seduta, 22
marzo 2002). È questa, del resto, la prassi del dipartimento del territorio e
del Consiglio di Stato, che si oppongono sistematicamente al rilascio di
licenze edilizie per la costituzione di nuovi vigneti nelle SAC: prassi nota a
questo tribunale, che si è occupato a più riprese e si sta occupando di
contestazioni relative a questa tematica. Ora, tuttavia, queste stesse autorità
non possono, da un lato, vietare nuovi vigneti nelle SAC, ma nello stesso
tempo, dall'altro, inserire i vigneti esistenti nelle SAC medesime, come si
avvera in concreto. Questo significa affrontare e risolvere in modo
diametralmente opposto uno stesso problema in funzione dell'ambito in cui si è
chiamati a decidere (edilizio o pianificatorio). Il dipartimento ed il
Consiglio di Stato cadono in contraddizione ed il loro operato in merito dev'essere,
di conseguenza, censurato.

 

4.2.3. Il
ricorso dev'essere accolto su questo oggetto, estromettendo il mapp. 1 dalle
SAC e ripristinando, per lo stesso, la classificazione proposta dal comune
(altri terreni idonei all'agricoltura). Lo esige tassativamente lo stretto
ossequio del piano settoriale (della Confederazione) delle SAC, approvato dal
Consiglio federale, che esclude i fondi inclusi nel catasto viticolo da queste
superfici. Com'è appena stato spiegato, coerentemente con questa impostazione
il Governo federale ritiene che i Cantoni non possano autorizzare l'impianto di
nuovi vigneti nelle SAC, se non previa compensazione delle relative superfici;
auspicio, che è stato ascoltato e condiviso sino ad oggi dalle autorità del
Cantone Ticino. Sia comunque soggiunto, per completezza, che nemmeno se questa
prassi dovesse cambiare in un prossimo futuro la soluzione adottata nel
presente caso, che rimarrebbe comunque sia vincolata all'applicazione del
menzionato piano settoriale, potrebbe essere diversa.

 

 

5.   5.1. Il ricorrente insorge anche contro l'assegnazione al mapp.
5 della qualifica di SAC, questa volta già proposta dal comune ed avallata dal
Consiglio di Stato nella risoluzione impugnata. Anche questa domanda dev'essere
accolta, quantomeno parzialmente.

 

5.2. In primo
luogo, dev'essere richiamato anche a questo riguardo il dubbio circa l'effettiva
appartenenza della particella, confinante con il mapp. 1, alle SAC. In ogni
caso, il mapp. 5, di complessivi mq 1'152, è occupato per complessivi mq 211 da
svariati fabbricati, ma in particolare dall'abitazione del ricorrente; il
residuo terreno è costituito dal giardino e dal posteggio. La particella,
confinante a monte con via al F__________, è cinta da un muro di sostegno, a
tratti importante, che la separa fisicamente dall'adiacente territorio agricolo
e che, insieme ad un riempimento del terreno retrostante, ha alterato la sua
fisionomia originaria, per renderla completamente pianeggiante. La particella
ha dunque perso le caratteristiche naturali primitive ed appare priva - come
peraltro ben si può immaginare dalla descrizione - di qualsiasi idoneità
agricola, com'è attestato dal catasto delle idoneità agricole elaborato dalla
sezione dell'agricoltura. L'attribuzione del mapp. 5 alle SAC è dunque errata,
siccome la particella non ne adempie i criteri. Analogamente a quanto era avvenuto
nel previgente piano regolatore, il fondo dovrebbe, invece, essere semplicemente
e genericamente assegnato alla zona agricola, intesa nel suo senso più ampio,
espressamente sancito ora all'art. 16 LPT, nella versione in vigore dal 1° settembre
2000 (cfr. consid. 3.2). La circostanza secondo cui, in definitiva, il fondo
sia sprovvisto di una qualche idoneità all'agricoltura non appare quindi di
rilievo.

 

5.3. Il gravame
di RI 1 deve quindi essere accolto nella misura in cui chiede che il mapp. 5
venga estromesso dalle SAC. Un ostacolo sostanziale si frappone tuttavia all'accoglimento
integrale dell'impugnativa. In effetti, il mapp. 5 non può essere attribuito a
nessuna delle suddivisioni previste dal piano regolatore di PI 1 per le zone
agricole. Infatti, questo strumento, tanto nelle rappresentazioni grafiche,
quanto nelle norme di attuazione (cfr. art. 31 NAPR), si limita a prevedere,
all'interno delle zone agricole, le SAC e gli altri terreni idonei all'agricoltura.
In pratica, dunque, esso si limita a riprendere la suddivisione operata a
livello di territorio agricolo cantonale definito all'art. 2 LTAgr. Ora, quest'ultimo,
contemplato dal piano direttore, rappresenta solo una parte della zona
agricola, di più ampia concezione, prescritta dal diritto federale che, com'è
stato spiegato, accanto all'individuazione di terreni che si prestano realmente
alla produzione agricola ed orticola, costituisce in pari tempo uno strumento
per tutelare l'ambiente, il paesaggio e per contenere l'espansione degli insediamenti.
Essa include in particolare, a questo scopo, i terreni agricoli sussidiari (art.
16 cpv. 1 lett. b LPT, 68 cpv. 1 lett. b LALPT), cioè quelli che - a
prescindere dalla loro effettiva idoneità - devono comunque essere riservati
all'agricoltura per motivi di interesse generale, segnatamente per il
mantenimento di aree produttive supplementari, la cura del suolo e della
vegetazione, la conservazione dell'equilibrio ecologico e del paesaggio.
Categoria, questa, che, ad PI 1, fa però difetto. Del pari, nella zona agricola
devono essere inclusi dei fondi, come quello in esame, su cui insiste un'abitazione
ma che risultano isolati rispetto agli insediamenti residenziali e lavorativi e
che, pur privi di interesse per la produzione agricola, si ritrovano invece
immersi in un vasto comprensorio riservato a questo scopo, che condiziona irrimediabilmente
la loro funzione. Poco importa di determinare, in questa sede, se anche fondi
con queste caratteristiche possano essere inclusi - come tuttavia non sembra, prima
facie - nella specifica categoria dei terreni agricoli sussidiari, giacché
questa classificazione non è prevista dal piano regolatore di PI 1.

 

5.4. In
conclusione, rilevata una carente definizione della zona agricola proposta dal
comune, cui il Governo non ha posto rimedio in sede di approvazione del piano regolatore,
il tribunale deve accogliere parzialmente il gravame e retrocedere gli atti al
Consiglio di Stato in applicazione dell'art. 65 cpv. 2 PAmm, affinché possa
trovare un'adeguata collocazione del mapp. 5, di proprietà del ricorrente,
nella zona agricola comunale, dopo aver fatto completare rispettivamente
completato d'ufficio la normativa del piano regolatore stesso per far spazio a
terreni di questa indole.

 

Per i motivi
appena esposti, diversamente da quanto chiede l'insorgente il mapp. 5 non può
invece essere trattato allo stesso modo del dirimpettaio mapp. 6: poco importa,
a questo punto, di determinare se, come sostiene la divisione dello sviluppo
territoriale nella risposta 4 novembre 2006, l'estromissione dalle SAC di
questa particella da parte del Governo per inserirla tra gli altri terreni
idonei all'agricoltura (cfr. la risoluzione impugnata, pag. 34 seg.) abbia
avuto luogo per errore.

 

 

                                   6.   ll
tribunale non preleva una tassa di giustizia (art. 28 PAmm). Tanto il comune,
in quanto ente pianificante, quanto lo Stato, al cui Governo compete l'approvazione
del piano regolatore, dovranno versare adeguate ripetibili, nella misura in cui
soccombenti, all'insorgente: il comune per l'inserimento del mapp. 5 nelle SAC;
lo Stato per l'assegnazione d'ufficio, sempre nelle SAC, del mapp. 1 (art. 31
PAmm).

 

 

 

per questi motivi,

visti gli articoli di legge in concreto applicabili, 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto. Di conseguenza, la risoluzione 14 giugno __________ (n.
__________) con cui il Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano
regolatore del PI 1 è annullata nella misura in cui:

                                         1.1.
 approva l'assegnazione del mapp. 5__________ alle SAC;

                                                 §
Gli atti sono retrocessi al Consiglio di Stato per nuova decisione in ossequio
a quanto stabilito al considerando 5.4. di questo giudizio;

 

                                         1.2.  assegna
d'ufficio il mapp. 1 alle SAC; questa particella rimane assegnata, come
proposto dal consiglio comunale di PI 1, agli altri terreni idonei all'agricoltura.

 

 

                                   2.   Non si
preleva una tassa di giustizia. Il PI 1 e lo Stato del Cantone Ticino sono
tenuti a versare al ricorrente fr. 400.- ciascuno per ripetibili. 

 

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario