# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 459dadb8-c2e3-54bf-83af-5478309737c7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.10.2010 38.2010.53
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2010-53_2010-10-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2010.53

   

  rs

  	
  Lugano

  25 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 agosto 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 luglio
  2010 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 12 maggio
2010 l’Ufficio regionale di collocamento di __________ (di seguito URC),
fondandosi sull’art. 30 cpv. 1 lett. e LADI, ha sottoposto per decisione alla
Sezione del lavoro il caso concernente l’assicurato, in quanto da un controllo
delle ricerche di impiego relative ai mesi di gennaio, febbraio e marzo 2010 è
emerso, segnatamente, che delle 36 ricerche consegnate 8 ricerche non sono
state effettuate e 4 sono state compiute in altra data, come confermato dai
rispettivi potenziali datori di lavoro (cfr. doc. 9).

 

                                         Con
decisione del 27 maggio 2010 la Sezione del lavoro ha sospeso l’assicurato per
20 giorni dal diritto all’indennità di disoccupazione, per non avere inviato
nel periodo determinante 12 delle 36 ricerche consegnate all’URC (cfr.
doc. 6).

                                         In
particolare l’amministrazione ha rilevato che:

 

" 
(…) 8 potenziali datori di lavoro hanno
confermato di non aver ricevuto lal lettera di candidatura dell’assicurato.
Inoltre 4 datori di lavoro hanno confermato di avere ricevuto, in altra data la
candidatura e a 5 datori di lavoro non è stata recapitata la richiesta poiché
sconosciuti.” (Doc. 6).

 

                               1.2.   A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato (cfr. doc. 5), la Sezione del lavoro, il 25 luglio 2010, ha emanato una decisione su opposizione in cui ha
ribadito quanto stabilito nel suo primo provvedimento.

                                         Tale
autorità ha specificato che l’interessato non ha inviato alcune delle ricerche
di lavoro indicate all’URC, visto che 9 potenziali datori di lavoro, in
risposta ad un accertamento esperito dall’amminsitrazione, hanno asserito di
non aver ricevuto la lettera di candidatura dell’interessato e che 3 altri
datori di lavoro hanno indicato di non aver ricevuto alcuna candidatura nel
lasso di tempo da gennaio a marzo 2010, bensì solo nel 2009 (cfr. doc. A1).

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al
TCA, facendo valere, in particolare, di avere inviato le sue candidature ai
datori di lavoro indicati nell’elenco di ricerche consegnate all’URC diligentemente
tramite posta ordinaria. 

                                         Egli ha,
inoltre, rilevato che non è da escludere che le stesse non siano state
recapitate ai datori di lavoro per semplice negligenza da parte delle
segretarie/dipendenti. Secondo il ricorrente è, infatti, noto che spesso la
corrispondenza considerata non importante, quale pubblicità o candidature
spontanee, viene cestinata senza darne comunicazione ai datori di lavoro.

                                         L’assicurato
ritiene, poi, assurdo chiedere ai potenziali datori di lavoro nel mese di marzo
2010, ossia quasi tre mesi dopo aver inviato le lettere di gennaio e febbraio
2010, se si ricordassero della sua candidatura.

                                         Egli ha
pure evidenziato che la LADI, da un lato, non indica né il numero, né tanto
meno il tipo di ricerche di lavoro che devono essere effettuate. Dall’altro,
non prevede che le ricerche debbano essere spedite per raccomandata.

                                         A mente
dell’insorgente, pertanto, il fatto di non poter dimostrare l’avvenuto invio
delle candidature costituisce un pretesto ai fini della decisione
dell’amministrazione.

                                         Egli ha,
infine, precisato di essersi annunciato in disoccupazione con il solo fine di
cercare un nuovo posto di lavoro e che dal 1° giugno 2010 la sua iscrizione è
stata annullata, avendo reperito un impiego presso l’agenzia __________ di __________
(cfr. doc. I).

 

                               1.4.   In risposta la Sezione del lavoro ha chiesto la reiezione del ricorso con sostanzialmente le medesime
argomentazioni di cui si è avvalsa nella decisione su opposizione (cfr. doc.
III).

 

                               1.5.   Con scritto
del 2 settembre 2010 l’assicurato si è espresso nuovamente in merito alla
fattispecie (cfr. doc. V; B1-B2).

 

                               1.6.   Il 9
settembre 2010 la Sezione del lavoro si è riconfermata integralmente nelle
considerazioni e conclusioni esposte nella risposta di causa (cfr. doc. VII).

 

                               1.7.   Il doc. VII
è stato trasmesso per conoscenza all’insorgente (cfr. doc. VIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della presente vertenza è la questione di sapere se l’assicurato deve o meno
essere sospeso dal diritto all’indennità di disoccupazione per avere fornito
all’URC di __________ delle indicazioni inveritiere in merito all’invio di
alcune lettere di candidatura spontanea relative ai mesi di gennaio, febbraio e
marzo 2010.

 

                               2.3.   L’assicurato
è sospeso dal diritto all’indennità, tra l’altro, se ha fornito indicazioni
inveritiere o incomplete oppure ha violato altrimenti il suo obbligo di
informare o di annunciare (cfr. art. 30 cpv. 1 lett. e LADI).

 

                                         Con
l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2003, della LPGA il vecchio art. 96 LADI,
che regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato (cfr. n.
16 dell’Allegato alla legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale
del diritto delle assicurazioni sociali; RS 830.1).

 

                                         L'art. 28
LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

                                         Gli
assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente
all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1
LPGA).

                                                      Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire
gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e
per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).

                                                      Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di
lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo
caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il
diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le
informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

 

                                         L'art. 31
LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle
condizioni".

                                         L’avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

                                                      Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle
assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che
le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto
modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).

 

                                         Circa gli
effetti degli art. 28 e 31 LPGA sulla LADI, Kieser rileva che:

 

" 
a)   Die Mitwirkung beim Vollzug der
Sozialversicherungsgesetze und insbesondere bei der Leistungsfestsetzung hat in
den bisherigen Erlassen eine eingehende Regelung erfahren (vgl. dazu auch
LOCHER, Grundriss, 340: Regelung ist "in den einzelnen Gesetzten
verstreut"). Art. 28 ATSG weicht nicht grundsätzlich von den bisherigen
Normierungen ab und steht auch in Übereinstimmung mit art. 12 lit. c VwVG
(Auskünfte von Drittpersonen) bzw. von Art. 13 Abs. 1 VwVG (Mitwirkung der Partei).
Insoweit ergeben sich gegenüber dem bisherigen Rechtszustand keine wesentlichen
Neuerungen.

 

b)   Eine Reihe von Bestimmungen der
Einzelgesetze wurde im Zuge der Anpassung an das ATSG ersatzlos aufgehoben.
Dies trifft insbesondere Regelungen zur Auskunftspflicht der Partei bzw. von
Drittpersonen (vgl dazu BBl 1999 4585). (…)."

(cfr. U. Kieser, ATSG Kommentar, Schulthess 2003,
ad art. 28, n. 30 e 31)

 

" 
a   Der Gesetzgeber hat grunsätzlich darauf
verzichtet, von der allgemeinen Regelung des Art. 31 ATSG abweichende
einzelgesetzliche Normierungen festzulegen. Vielmehr hob er die bestehenden
einzelgesetzlichen Ordnungen ersatzlos auf. Dies betrifft art 83 altAbs. 3 MVG (dazu BBl 1999 4726) sowie altArt. 96 Abs. 2 AVIG (dazu BBl
1999 4744)."

(cfr. Kieser op. cit., ad art. 31, n. 23)

 

                                         La dottrina e la giurisprudenza sviluppate in merito al vecchio art.
96 LADI conservano dunque la loro validità.

 

                                         In merito
all’estensione dell’obbligo di informare e annunciare così si esprime Gehrards:

 

" 
Die Auskunftspflicht ist umfassend. - Sie
bezieht sich auf “alle erforderlichen Auskünfte” (96 I, III). Was dabei im
einzelnen “erforderlich” ist, bestimmt dabei die anfragende Stelle bzw. richtet
sich nach der Informationsbedarf dieser Stelle.

Ebenso umfassend ist die Pflicht der Vorlage von
Unterlagen. - Es müssen alle Unterlagen vorgelegt werden, welche die anfragende
Stelle zur Erfüllung ihrer Aufgabe (im ALV-Bereich) benötigt (s. “die nötigen
Unterlagen”).

Anderseits dürfen von der berechtigten Stelle
keine Auskünfte und Unterlagen verlangt werden, die nicht “erforderlich” oder
“nötig” sind. Das Auskunftsrecht darf also nicht schikanös ausgeübt werden.
(...).

 

Die Meldepflicht des Versicherten gegenüber der
Kasse (vgl. oben N. 28) ist umfassend (vgl. “alles melden”), soweit die Erfüllung
der Meldepflicht wichtig ist für die:

-   Anspruchsberechtigung des Versicherten

    (s. Anspruchs- vorausetzungen)

-   Leistungsbemessung (s. Höhe und Dauer)."

(cfr. G. Gehrards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Vol. II, pag. 792-793, N. 20,
21, 22 e 30).

 

                                         In una
decisione pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 80 il TFA ha stabilito che la
sospensione del diritto all’indennità, pronunciata in virtù dell’art. 30 LADI,
può aggiungersi alla restituzione di prestazioni. Secondo il vecchio art. 96
cpv. 2 LADI (oggi abrogato), la persona assicurata era tenuta ad annunciare
alla cassa, segnatamente, di aver conseguito un guadagno intermedio.

                                         Il TFA ha
in particolare rilevato che:

 

" 
(...)

c) qu’en l’espèce, les premiers juges ont estimé
que l’omission reprochée a l’assuré par la caisse devait toutefois être
considérée comme un oubli et non comme une dissimulation destinée à obtenir
indûment des indemnités de chômage, de sorte que les conditions d’application
de l’art. 30 al. 1 let. e et f LACI ne seraient pas remplies selon eux;

qu’eu égard à la règle de l’art. 96 al. 2 LACI,
l’assuré ne saurait toutefois se contenter d’attendre que son employeur annonce
un éventuel gain intermédiaire à sa place à la caisse de chômage, mais il doit
informer personnellement la caisse de ce fait (arrêts non publiés B.C. du 17
décembre 1991, C 33/91, et F du 19 mai 1988, C 49/87; GEHRARDS, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungs-gesetz, vol. I, nos 28 et 29 p. 312; STAUFFER, Die
Arbeitslosen-versicherung, n° 2.3.1 p. 87);

qu’en l'occurrence, l’intimé devait en
particulier se douter que l’annonce - émanant de sa part - de la perception
d’un gain intermédiaire de 644 fr. 95 aurait probablement conduit la caisse de
chômage à réduire le montant des indemnités journalières;

que selon la jurisprudence, la notion de faute en
droit de l’assurance-chômage n’est pas la même qu’en droit pénal et civil, en
ce sens qu’elle ne suppose pas un comportement attaquable en soi, à savoir un
acte illégal (DTA 1982 n° 4 pp. 38-39 consid. 1a et les références; GEHRARDS,
op. cit., vol. I, ch. 8 p. 364; voire aussi ATF 122 V 45 consid. 3c/bb);

qu’un assuré qui omet de déclarer a
l’administration l’existence d’une occupation rémunérée durant la période de
chômage commet une faute (arrêt non publié M. du 25 mai 1982, C 29/81), laquelle justifie donc en l’espèce une suspension du droit à l’indemnité prononcée en
vertu de l’art. 30 al. 1 let. e et f LACI; (...)."

(cfr. SVR 1997 ALV Nr. 80, consid. c, pag. 243)

 

                                         Ancora, circa l'obbligo di
annunciare e informare, in un'altra decisione, la nostra Massima istanza ha confermato il precedente giudizio del TCA e, in particolare, ha
sottolineato che:

 

"  (…) 

2.- a) Il giudizio cantonale di primo grado deve essere condiviso
pure per quel che attiene all'applicazione fatta in concreto dei suddetti
principi (ndr.: quelli concernenti la restituzione di prestazioni ricevute
indebitamente e la sospensione dal diritto alle indennità sulla base dell'art.
30 cpv. 1 lett. e) e f) LADI allorquando l'assicurato ha fornito indicazioni
inveritiere o incomplete oppure ha violato altrimenti l'obbligo di annunciare o
di informare ex art. 96 LADI). Dagli atti all'inserto emerge in modo pacifico
che il ricorrente non ha - come sarebbe stato suo dovere - dichiarato alla
Cassa di aver conseguito nel mese di giugno 1999 un guadagno intermedio. Egli,
a suo dire, non lo fece per semplice dimenticanza, la quale sarebbe da mettere
in relazione con il suo stato di leggera depressione dovuta alla
disoccupazione. Ritenuto che il lavoro svolto gli era stato proposto
dall'Ufficio regionale di collocamento, la gravità dell'omissione sarebbe
particolarmente lieve e la sanzione pronunciata sproporzionata. Ora, come
correttamente apprezzato nel giudizio impugnato, tali giustificazioni e
argomentazioni non possono essere prese in considerazione, essendo esse
generiche e non comprovate. E' quindi del tutto incontestabile che il
ricorrente ha violato il suo obbligo di annunciare e informare previsto dalla
legge, per cui a ragione la Cassa ha sospeso il suo diritto all'indennità di
disoccupazione (…)." 

(cfr. STFA C 89/00 del 20 ottobre 2000, consid. 2a)

 

                                         L'Alta
Corte, confermando il precedente giudizio cantonale, in un'altra sentenza ha,
in particolare, osservato che:

 

" 
(…)

3.- b) Da quanto precede emerge in modo del tutto
verosimile che nei predetti periodi il ricorrente è stato inabile al lavoro
nella misura del 100% e che egli, non potendo ignorarlo, avrebbe dovuto
produrre i relativi due certificati medici (del 16 dicembre 1996 e del 23
settembre 1997). Non trasmettendoli all'amministrazione, egli ha quindi
intenzionalmente o per negligenza grave violato il suo obbligo di informare e
annunciare giusta l'art. 96 LADI. Alla pronunzia litigiosa deve pertanto essere
prestata adesione laddove i primi giudici, dopo un accurato esame della
documentazione agli atti, hanno pertinentemente ritenuto non sussistere in
concreto il presupposto della buona fede, necessario per condonare
all'assicurato l'obbligo di rimborsare le prestazioni indebitamente percepite nella
residua misura di fr. 9662.75 (…)."

(cfr. STFA C 104/01 del 25 luglio 2001, consid.
3b)

 

                                         Il dovere
di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di
prestazioni.

                                         Devono
essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare
l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità
(cfr. STFA C 104/01 del 25 luglio 2001 consid. 2 in fine).

                                         Secondo
la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni
inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni
assicurative o del relativo calcolo (cfr. DLA 2007 N. 13 pag. 210; DLA 2004
N. 19, consid. 2.1.1, pag. 191; DTF 123 V 150 consid. 1b, pag. 151; DLA
1993/1994 N. 3, consid. 3b, pag. 21).

 

                                         Infine in una pronunzia C
169/05 del 13 aprile 2006 il TFA ha confermato una sospensione del diritto
all’indennità di disoccupazione di 31 giorni comminata a un assicurato che, in
violazione dell’art. 30 cpv. 1 lett. e LADI, aveva omesso di notificare alla
propria cassa l’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente che in realtà
perdurava già da circa due mesi:

 

" 
Aux termes de l'art. 30 al. 1
let. e LACI, le droit de l'assuré à l'indemnité de chômage est suspendu
lorsqu'il est établi que celui-ci a donné des indications fausses ou
incomplètes ou a enfreint, de quelque autre manière, l'obligation de fournir
des renseignements spontanément ou sur demande et d'aviser. L'état de fait visé
par cette disposition est toujours réalisé lorsque l'assuré remplit de manière
fausse ou incomplète des formulas destinées à la caisse, à l'office du travail
ou à l'autorité cantonale. Une violation de l'obligation d'annoncer ou de
renseigner est en outre réalisée si l'assuré contrevient à ses devoirs
découlant des art. 28 et 31 LPGA. Selon l'art. 28 al. 2 LPGA, celui qui fait
valoir son droit à des prestations doit fournir gratuitement tous les
renseignements nécessaires pour établir ce droit et fixer les prestations dues.
Quant à l'art. 31 al. 1 LPGA, il impose à l'ayant droit, à ses proches ou aux
tiers auxquels une prestation est versée de communiquer à l'assureur ou, selon
le cas, à l'organe compétent toute modification importante des circonstances
déterminantes pour l'octroi d'une prestation. Le devoir d'informer
l'administration s'étend ainsi à tous les faits qui ont une importance pour le
droit aux prestations. Peu importe que les renseignements faux ou incomplets
soient ou non à l'origine d'un versement indu de prestations ou de leur calcul
erroné (ATF 123 V 151 consid. 1b; DTA 2004 n° 19 p. 191
consid. 2.1.1).

 

2.1.2 La durée de la suspension est proportionnelle
à la gravité de la faute (art. 30 al. 3 LACI). Elle est de 1 à 15 jours en cas
de faute légère, 16 à 30 jours en cas de faute d'une gravité moyenne, et 31 à
60 jours en cas de faute grave (art. 45 al. 2 OACI).

 

2.2 Sur la base des pièces versées au dossier, il
ressort que P.________ a travaillé pour le compte de l'entreprise X.________ SA
à raison respectivement de 4, 45,5 et 93 heures durant les mois de janvier,
février et mars 2004. Selon les décomptes de la caisse, le recourant a réalisé
à cette occasion des gains intermédiaires bruts de 91 fr. 40, 943 fr. 20 et
2'284 fr. Sur les cartes de contrôle qu'il a signées les 4 et 26 février, ainsi
que le 18 mars 2004, le recourant a indiqué ne pas avoir exercé d'activité
lucrative dépendante ou indépendante durant la période de contrôle indiquée sur
 la carte. De même, dans le questionnaire intitulé «Indications de la persone
assurée» (questionnaire IPA) pour le mois d'avril 2002, qu'il a rempli le 5
avril 2004 dans le but d'obtenir une avance sur l'indemnité de chômage, il a
indiqué ne pas avoir travaillé chez un ou plusieurs employeurs. Ce n'est que
sur le duplicata du questionnaire IPA du mois d'avril 2004, daté du 26 avril 2004,
qu'il a signalé pour la première fois avoir travaillé pour le compte de
l'entreprise X.________ SA. A la suite d'un téléphone auprès de cette société,
la caisse a été informée que le recourant y occupait un emploi depuis la fin du
mois de janvier 2004.

 

2.3 Il ressort de ce qui précède que P.________ a
omis de signaler à la caisse durant près de deux mois l'existence de son
engagement par la société X.________ SA. Malgré la formulation explicite des
questions figurant sur les cartes de contrôle et, à partir du 1er avril 2004,
sur les questionnaires IPA, le recourant a nié, dans les formules qu'il a
remplis les 4 et 26 février, 18 mars et 5 avril 2004, avoir exercé une
quelconque activité lucrative. Il importe peu que certains de ces formulaires
aient été remplis dans le but unique d'obtenir une avance. Il n'y a en effet
pas lieu de poser des exigences différentes en matière d'obligation de
renseigner en fonction du but auquel est destiné le formulaire que l'assuré
remplit. Dans tous les cas, les informations données doivent correspondre à la
réalité.

Cela étant, le recourant a omis de déclarer
immédiatement et spontanément à l'administration l'existence d'une occupation
rémunérée et la réalisation d'un gain intermédiaire durant le délai-cadre
d'indemnisation. C'est donc à juste titre que les instances précédentes ont
qualifié la faute commise par le recourant de grave. Quant à la durée de la
suspension (31 jours), elle n'apparaît pas qu'elle se situe à la limite
inférieure prévue en cas de faute grave.” (STFA succitata, consid.
2.1.1ss)

 

                               2.4.   La Segreteria di Stato dell'economia (SECO), quale
autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione
uniforme del diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI;
STFA C 340/00 dell’8 aprile 2004 consid. 4; STFA C 176/00 del 10 marzo 2003
consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 C 260/99 consid. 6b e DTF 127 V 57, consid.
3a pag. 61), nella versione francese della Circolare relativa alle indennità di
disoccupazione in vigore dal 1° gennaio 2003 (Circulaire IC, Janvier 2003), in
merito alla violazione dell’art. 30 cpv. 1 lett. e LADI, ha stabilito che:

 

                                         "D
34  L'assuré enfreint son obbligation d'aviser et de renseigner lorsqu'il
répond de manière fausse ou incomplète aux questions figurant sur le formulaire
à remettre à l'autorité compétente. Il y a aussi motif
de suspension lorsqu'il ne fournit pas spontanément tous les renseignements
importants pour déterminer son droit à l'indemnité ou calculer ses prestations.

 

                                          D
35  Le fait que des indications fausses ou incomplètes lui aient
effectivement permis de toucher des prestations auxquelles il n'avait pas droit
ne revêt pas une grande importance.

 

                                          D
36  S'il est établi que l'assuré a enfreint sciemment son obligation de
renseigner et d'aviser, l'organe d'éxecution concerné dépose de surcroît une
plainte pénale conformément à l'art. 106 LACI.

 

                                          D 37  Si la violation de l'obligation de reinsegner et d'aviser entraîne
une perte durable ou passegère du droit à l'indemnité, aucune suspension ne sera
prononcé."

                                          (cfr. Circulaire IC, Janvier 2003, D34-D37)

 

                                         Il
tenore di questi punti è stato sostanzialmente ripreso dalla Circolare relativa alle indennità di disoccupazione in vigore dal 1° gennaio
2007 (cfr. p.ti D37-D40).

 

                               2.5.   Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI
la durata della sospensione è determinata in base alla gravità della colpa e
ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di
cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.

                                         La sospensione del diritto
all'indennità va da 1 a 15 giorni in caso di colpa lieve, da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).

                                         La sua durata è
determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI), soggiace
in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V 151-155).

                                         In virtù dell'art. 45 cpv.
2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal diritto all'indennità
entro il termine quadro per la riscossione della prestazione, la durata della
sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45 cpv. 3 OADI
stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato senza
valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha rifiutato un
lavoro idoneo.

 

                               2.6.   In una sentenza
del 27 maggio 1997 pubblicata in DTF 123 V 150 (giudizio reso contro una
decisione emessa dopo l’entrata in vigore, il 1° gennaio 1996, della modifica
dell’art. 30 cpv. 3 LADI e dell’art. 45 cpv. 2 OADI che hanno inasprito i
limiti della durata delle sospensioni a seconda del grado della colpa), il TFA
ha stabilito che è costitutiva di abuso del potere di apprezzamento la prassi
amministrativa secondo cui nel caso di un assicurato che fa dichiarazioni
inveritiere circa le sue ricerche personali di lavoro viene di regola
pronunciata una sospensione dal diritto all’indennità di disoccupazione per la
durata massima prevista nell’ipotesi di colpa grave.

 

                                         Contestualmente
 la nostra Massima Istanza ha, in particolare, rilevato che:

 

" 
(...)

2.- Streitig und zu prüfen ist, ob die von der
Vorinstanz auf 45 Tage reduzierte Dauer der Einstellung in der
Anspruchberechtigung im Sinne des mit Verwaltungsgerichtsbeschwerde gestellten
Rechts-begehrens wieder auf 60 Tage zu erhöhen ist.

(...)

3.- (...)

   c) Als sachgemässer Ausgangspunkt für die
individuelle Verschuldensbeurteilung im Bereich des schweren Verschuldens ist
ein Mittelwert in der von 26 bis 60 Tagen reichenden Skala zu wählen, d.h. eine
durchschnittliche Dauer von ca. 43 Einstellungstagen. Unter Berücksichtigung
der gegebenen Umstände des konkreten Einzelfalls ermöglicht diese
Vorgehensweise einerseits eine Verschärfung der verwaltungsrechtlichen
Sanktion, wie dies auch durch Art. 45 Abs. 2 lit. d AVIV angeordnet wird, wenn
das Verschulden des Versicherten besonders schwer wiegt, z.B. im
Wiederholungsfall bei bereits erfolgter strafrechtlicher Verurteilung. Eine
Verschärfung der Sanktion in krasseren Fällen als dem vorliegenden ist nicht
mehr möglich, wenn bereits der durchschnittliche Fall mit der maximal zulässigen
Sanktion belegt wird. Anderseits erlauben Milderungsgründe, den
Durchschnittswert von ca. 43 Einstellungstagen nach Massgabe des in milderem
Licht erscheinenden Verschuldens auch in der Kategorie schweren Verschuldens
angemessen zu reduzieren, wobei der Bereich von 26 bis 42 Tagen auszuschöpfen
ist, ohne das Ermessen zu unterschreiten. Sachgerechte Ermessenbetätigung
erfordert, den gesamten Ermessespielraum nach oben und unten in eine dem
jeweiligen Verschulden entsprechenden Weise zu nutzen.

Eine zahlenmässige Schwerpunktbildung an der
oberen Grenze des Ermessensspielraums ist auch insofern nicht sachgerecht, als
der Gesetzgeber mit der auf den 1. Januar 1996 in Kraft getretenen Neuregelung von Art. 30 Abs. 3 AVIG den Sanktionsrahmen von 40 auf 60 Einstellungstage
je Einstellungsgrrund erhöht hat. Es geht somit nicht etwa darum, überholte
reformbedürftige Normen durch besonders strenge Anwendung aktuellen
Bedürfnissen anzupassen.

(...)

   d) Auch die konkreten Umstände des
vorliegenden Falles bilden keinen hinreichenden Anlass, auf 60 Einstellungstage
zu erkennen. Festzuhalten ist, das die unwahren Angaben des Beschwerde-gegners
als erstellt zu gelten haben. Es sind jedoch keine Anhaltspunkte ersichtlich,
welche eine Verschärfung der Sanktion über einen mittleren Wert, der gemäss
vorinstanzlichem Entscheid bei 45 Tagen liegen kann, aufdrängen oder
rechtfertigen würden.

(...)." (cfr. DTF 123 V 150, consid. 2 e 3c)
e d), pag. 151, 153 e 154)

 

                                         In un’ulteriore sentenza C
152/03 del 25 giugno 2004, chiamata a decidere nel caso in cui ad un
assicurato, oltre ad una sospensione di 37 giorni in quanto disoccupato per
propria colpa, è stata inflitta una sospensione dal diritto alle indennità di
disoccupazione di 60 giorni, ridotti dal Tribunale cantonale a 45, sulla base
dell’art. 30 cpv. 1 lett. e LADI, in merito allo scopo e alla durata della
sospensione irrogata in forza di quest’ultimo disposto, l’Alta Corte ha, in
particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"  (…)

2.3 Die Dauer der Einstellung nach Art. 30 Abs. 1
lit. e AVIG leitet sich - ihrer Zweckbestimmung gemäss - von Art und Ausmass
des im Einzelfall vorhandenen objektiven Schadensrisikos ab, wie es sich durch
die unwahren oder unvollständigen Angaben oder durch andere Verletzungen der
Auskunfts- und Meldepflichten ergeben hat. Die subjektive Vorwerfbarkeit des
betreffenden Verhaltens beeinflusst das Mass der Sanktion dagegen nur insoweit,
als deren Berücksichtigung in einem angemessenen Verhältnis zum gesetzlichen
Schutzzweck steht. Denn auch bei beim Einstellungstatbestand des Art. 30 Abs. 1
lit. e AVIG handelt es sich nicht um eine Massnahme mit dem Charakter einer
Strafe (a.M. Chopard, a.a.O., S. 35; vgl. auch Nussbaumer, a.a.O., S. 251 N
691). Dies ergibt sich nach gesetzessystematischen Gesichtspunkten nicht
zuletzt daraus, dass die rein pönalen Rechtsfolgen - unter anderem - von
Auskunfts- oder Meldepflichtverletzungen in komplementärer Weise durch die
Strafbestimmungen der Art. 105 und 106 AVIG abgedeckt werden.

 

Im konkreten Fall hat das Verhalten des
Versicherten nur insofern zu einem effektiven wirtschaftlichen Schaden der
Arbeitslosenversicherung geführt, als er ein Arbeitsverhältnis aufgekündigt
hat, ohne dass hiefür hinreichende Gründe vorgelegen hätten. Die
selbstverschuldete Arbeitslosigkeit wurde mit einer (rechtskräftigen)
Einstellung in der Anspruchsberechtigung über 37 Tage separat sanktioniert.
Diese Anzahl von Arbeitslosentaggeldern hätte der Versicherte zu Unrecht in
Anspruch genommen, falls sein Ansinnen, die Kasse über die Urheberschaft der
Vertragskündigung zu täuschen, erfolgreich gewesen wäre. Mit Blick auf dieses
begrenzte spezifische Schadensrisiko erhellt die Unverhältnismässigkeit einer
Einstellungsdauer von 60 Tagen. Hinzu kommt noch, dass die Einreichung des
gefälschten Belegs gewissermassen einem untauglichen Versuch gleichkommen
musste, der als solcher objektiv nicht geeignet war, eine Täuschung zu
bewirken, weil die Kasse bei der Abklärung des Leistungsanspruchs stets Angaben
des letzten Arbeitgebers einholt, die sich unter anderem auf die Umstände der
Vertragsauflösung erstrecken. Damit ist die vorinstanzlich reduzierte
Einstellungsdauer im Ergebnis zu bestätigen.

(…)." (cfr. STFA C 152/03 del 25 giugno 2004)

 

                               2.7.   L'art. 42
LPGA prevede che le parti hanno il diritto di essere sentite. Non devono
obbligatoriamente essere sentite prima di decisioni impugnabili mediante
opposizione (cfr. DTF 136 V 115-116; DTF 136 V 124).

                                      

                                         Nella
presente fattispecie il TCA constata che, prima di emettere la decisione
formale del 27 maggio 2010, con la quale ha sospeso l’insorgente per 20 giorni
dal diritto all’indennità di disoccupazione, la Sezione del lavoro ha trasmesso all’assicurato copia della comunicazione dell’URC del 12
maggio 2010 relativa a una sanzione, invitandolo a formulare osservazioni
scritte in merito (cfr. doc. 8-9), che egli ha, peraltro, inoltrato il 25
maggio 2010 (cfr. doc. 7).

                                         Il
diritto di essere sentito dell’assicurato è, dunque, stato rispettato già prima
dell’emanazione della decisione formale del 27 maggio 2010, conformemente alla
chiara giurisprudenza federale emessa prima dell'entrata in vigore della LPGA
(cfr. STFA C 91/02 del 6 agosto 2002 consid. 1a; RAMI
2002 pag. 77, consid. 3d, pag. 83; SVR 2002 ALV Nr. 4 pag. 9; DTF 126 V 130 =
SVR 2001 ALV Nr. 12 pag. 37), che mantiene comunque, in talune circostanze
(cfr. DTF 136 V 116), la sua validità anche successivamente (cfr. U. Kieser,
op. cit., ad art. 42, n. 1-28; Th. Locher,
"Grundriss des Sozialversicherungsrechts", Ed. Staempfli Verlag AG,
Berna 2003, pag. 466 n° 53 e 54).

 

                               2.8.   La Sezione del lavoro ritiene che l’assicurato non abbia spedito 12 delle 36 lettere di
candidatura indicate sui Formulari relativi alle ricerche di impiego afferenti
ai mesi da gennaio a marzo 2010 che sono state oggetto di verifica presso i
potenziali datori di lavoro da parte dell’URC.

                                         Al riguardo
l’amministrazione ha precisato che 9 potenziali datori di
lavoro hanno asserito di non aver ricevuto la lettera di candidatura del
ricorrente e che altri 3 datori di lavoro hanno indicato di non aver ricevuto
alcuna candidatura nel lasso di tempo da gennaio a marzo 2010, bensì solo nel
2009 (cfr. doc. A1; consid. 1.2.).

 

                                         L’assicurato, dal canto
suo, sostiene in buona sostanza di avere regolarmente inviato le lettere di
domanda di impiego menzionate nel Formulario relativo alla prova degli sforzi
personali intrapresi per trovare lavoro tramite posta ordinaria. 

                                         Al riguardo egli ha
sottolineato che in effetti la legge non prevede un invio per raccomandata.

                                         L’insorgente ha, altresì,
puntualizzato che non è da escludere che le candidature non siano state
recapitate ai potenziali datori di lavoro per semplice negligenza da parte
delle segretarie/dipendenti (cfr. doc. I).

 

                                         Questa Corte, dapprima,
constata che l’URC, relativamente a quanto emerso dagli accertamenti esperiti
nel mese di aprile 2010 presso i potenziali datori di lavoro che l’assicurato
ha precisato di avere interpellato nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2010, ha indicato:

 

"  - 8
ricerche effettuate, confermate dai datori di lavoro;

- 8 ricerche non effettuate, confermate dai
datori di lavoro;

- 4 ricerche effettuate in altra data.

 

A ciò occorre aggiungere 5 lettere
ritornate dalla Posta (destinatario sconosciuto).”

 

                                         Da un attento esame delle
“Richieste di informazioni sulle ricerche di lavoro” trasmesse ai potenziali
datori di lavoro (cfr. doc. 12) risulta, in effetti, che 8 potenziali datori di
lavoro, e meglio __________ di __________, __________ di __________, __________
di __________, __________ di __________, __________ di __________, __________
di __________, __________ di __________ e __________ di __________, hanno
dichiarato di aver ricevuto la candidatura dell’assicurato nel lasso di tempo
rilevante, ossia dal mese di gennaio al mese di marzo 2010 (cfr. doc. 12).

 

                                         E’, poi, utile osservare
che 5 potenziali datori di lavoro, ossia __________ di __________, __________ __________
di __________, __________ di __________, __________ di __________, __________
di __________ (cfr. doc. 12), non sono stati in grado di indicare se avessero o
meno ricevuto una candidatura dell’insorgente nel periodo determinante. Essi
hanno altresì precisato di non rispondere per iscritto alle lettere di
candidature, né di conservare tali lettere (cfr. doc. 12).

                                         Pertanto non può essere
affermato con la necessaria tranquillità che questi 5 potenziali datori di
lavoro non hanno ricevuto la candidatura dell’assicurato.

                                         Ciò non è peraltro stato
preteso dalla Sezione del lavoro.

 

                                         Per contro 8 potenziali
datori di lavoro (__________ di __________, __________ di __________, __________
- __________ di __________, __________ __________ di __________, __________ di __________,
__________ di __________, __________ di __________ di __________), e non 9 come
invece indicato dalla Sezione del lavoro nella decisione su opposizione (cfr.
doc. A1), hanno risposto negativamente alla precisa domanda “Avete ricevuto la
candidatura in questione?”.

 

                                         Di questi 8 potenziali
datori di lavoro 5, ossia __________ di __________, __________ di __________, __________
di __________, __________ __________ di __________ ed __________ di __________,
hanno, inoltre, indicato di rispondere per iscritto alle lettere di candidatura
e di conservarle nei loro atti.

 

                                         2 potenziali datori di
lavoro, ovvero __________ di __________ ed __________ di __________ hanno
asserito di non rispondere per iscritto alle lettere di candidatura, ma di
conservarle nei loro atti.

 

                                         Infine un potenziale
datore di lavoro, __________ di __________, ha puntualizzato di rispondere per
iscritto alle lettere di candidatura, ma di non conservarle nei suoi atti.

 

                                         Ne discende che, se questi
8 potenziali datori di lavoro avessero ricevuto le lettere di candidatura che
il ricorrente sostiene di aver inviato avrebbero risposto alle sue missive o perlomeno
le avrebbero conservate, ciò che in concreto non si è verificato. 

 

                                         Va, poi, evidenziato che 4
ulteriori ditte che l’assicurato sostiene di avere interpellato nei mesi di
gennaio e marzo 2010 hanno comunicato di avere ricevuto una candidatura da
parte sua non nel periodo determinante nel caso di specie (gennaio – marzo
2010), bensì nel 2009.

                                         Più precisamente __________
di __________ ha specificato di aver ricevuto una candidatura da parte
dell’insorgente il 23 settembre 2009, __________ di __________ il 7 novembre
2009 ed __________ di __________ alla fine di settembre 2009. __________ di __________
ha osservato di avere nei propri atti una candidatura dell’assicurato datata 2
ottobre 2009 (cfr. doc. 12).

 

                                         Tutti e 4 i potenziali
datori di lavoro appena menzionati hanno per di più asserito di conservare le
lettere dei candidati. Di conseguenza se all’inizio del 2010 essi avessero
ricevuto delle nuove lettere di domanda di impiego da parte del ricorrente, le
avrebbero conservate e indicate all’amministrazione, come peraltro accaduto
relativamente alle candidature del 2009.

 

                                         Complessivamente, dunque, risultano
almeno 12 i potenziali datori di lavoro che non hanno ricevuto le
lettere di candidatura che l’assicurato pretende di avere inviato nel periodo
dal mese di gennaio al mese di marzo 2010.

 

                                         Quanto rilevato dal
ricorrente, e meglio che non è da escludere che le candidature non siano state
recapitate ai potenziali datori di lavoro per semplice negligenza da parte
delle segretarie/dipendenti, poiché è noto che spesso e volentieri la
corrispondenza che non si considera importante, quale pubblicità o candidature
spontanee, viene cestinata senza darne comunicazione ai datori di lavoro (cfr.
doc. I), non è atto a sovvertire la conclusione appena esposta alla quale è
giunta questa Corte.

                                         In effetti le asserzioni
dell’assicurato sono semplici allegazioni di parte (cfr. STF 8C_524/2009
dell’11 gennaio 2010; STFA C 107/04 del 9 giugno 2005 consid. 2.2.; DLA 1997
n.17 pag. 79) non suffragate da alcuna prova. 

                                         Quanto sostenuto
dall’insorgente relativamente alla corrispondenza ritenuta senza importanza,
ossia che venga eliminata da chi svolge compiti di segretariato senza darne
avviso ai propri datori di lavoro/superiori, non è del resto, soprattutto per
quanto attiene alle candidature spontanee, un fatto notorio.

 

                               2.9.   Il ricorrente ha, inoltre,
fatto valere di aver spedito le lettere di candidatura in questione mediante
posta ordinaria, B o A, e non tramite invio raccomandato (cfr. doc. I; 7).

 

                                         Al riguardo è utile
rammentare che normalmente un invio con posta A viene recapitato al
destinatario già il giorno lavorativo seguente e anche di sabato, mentre un
invio con posta B viene recapitato al destinatario al più tardi il terzo giorno
lavorativo dopo l'impostazione, escluso il sabato (cfr.
www.posta.ch).

 

                                         In una sentenza C 212/00
del 2 novembre 2000, relativa a un caso in cui l’amministrazione ha rifiutato a
un assicurato le indennità di disoccupazione in quanto lo stesso non avrebbe
esercitato il relativo diritto entro tre mesi dalla fine del periodo di
controllo (art. 20 cpv. 3 LADI), in casu luglio 1997, il TFA ha stabilito che
il plico postale, se fosse stato inviato il 31 ottobre 1997, ultimo giorno del
termine di tre mesi, mediante posta non prioritaria, avrebbe dovuto giungere al
destinatario il 5 novembre 1997 (il 3 novembre 1997 era un sabato). Nel caso di
specie la lettera è arrivata l’11 novembre 1997, ossia il settimo giorno
feriale dopo il relativo invio. Secondo l’Alta Corte questo ritardo rientrava
nell’ambito del possibile, per cui l’assicurato non doveva sopportare le
conseguenze della perdita o della distruzione della busta di intimazione da
parte della cassa. Il termine di tre mesi è stato considerato ossequiato.

 

                                         Nell’evenienza concreta
l’assicurato ha indicato di aver inviato le 12 lettere di candidatura in
questione (cfr. consid. 2.8.) nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2010,
mentre gli accertamenti dell’amministrazione sono stati eseguiti a metà aprile
2010 (cfr. doc. 12).

 

                                         Benché inviate con posta
ordinaria, nella peggiore delle ipotesi - dal profilo del numero dei giorni
necessari per il rispettivo recapito - tramite posta B, le candidature del
ricorrente del mese di gennaio 2010 (4 gennaio 2010 presso __________, 5
gennaio 2010 presso __________, 6 gennaio 2010 presso __________, 10 gennaio
2010 presso __________ e 19 gennaio 2010 presso __________), del mese di
febbraio 2010 (5 febbraio 2010 presso __________, 19 febbraio 2010 presso __________,
23 febbraio 2010 presso __________) e del mese di marzo 2010 (5 marzo 2010
presso __________, 8 marzo 2010 presso __________ e 22 marzo 2010 presso __________)
a metà aprile 2010, allorché sono stati esperiti i controlli da parte dell’URC
a distanza di circa tre settimane dagli ultimi presunti invii postali dell’assicurato,
avrebbero dovuto essere arrivate ai destinatari.

                                         In proposito va
evidenziato che __________, __________, __________, __________, __________ e __________,
ai quali l’insorgente ha scritto il 1°, rispettivamente il 13, 18, 20, 24 e 26
marzo 2010, hanno indicato che la candidatura è stata loro recapitata.

 

                                         Per
costante dottrina e giurisprudenza, l’onere della prova di un invio incombe a
chi se ne prevale (cfr. DTF 99 Ib 359, consid. 2; E. Catenazzi, Le insidie di un
invio non raccomandato, in RTT 1974, p. 65ss.; per quanto concerne gli invii da
parte dell’autorità cfr. STF 9C_1042/2009 del 7 settembre 2010 consid. 5.9.
destinata alla pubblicazione). Pertanto, se l’interessato non è in grado di
fornirne la prova, ne deve sopportare le conseguenze giuridiche (E. Catenazzi,
op. cit., p. 67; cfr., pure, A. Borella, L’affiliation à l’assurance-maladie
sociale suisse, Losanna 1993, p. 288; per quanto concerne gli invii da parte
dell’autorità cfr. STF 9C_1042/2009 del 7 settembre 2010 consid. 5.9. destinata
alla pubblicazione).

 

                                         Da un
accertamento esperito da questa Corte presso l’URC di __________ nell’ambito di
un’altra vertenza è emerso che normalmente l’amministrazione non chiede agli
assicurati di spedire per raccomandata le ricerche di impiego (cfr. STCA
38.2002.108 del 16 maggio 2003, consid. 1.4.; 2.7), come peraltro fatto valere
dall’assicurato (cfr. doc. I).

 

                                         Il fatto
di inviare le ricerche per posta A o B non può, dunque, per principio, nuocere
agli assicurati.

                                         L'importante
è, tuttavia, che essi sappiano comprovare di avere realmente effettuato le
ricerche allegando, ad esempio, la domanda e la relativa risposta del
potenziale datore di lavoro contattato.

 

                                         Nel caso
di specie, nonostante agli atti risulti la copia perlomeno delle presunte
lettere di candidatura spedite dall’assicurato agli 8 potenziali datori di
lavoro che hanno dichiarato di non averle mai ricevute (manca per contro copia
delle lettere che l’assicurato sostiene di aver inviato nel periodo gennaio-marzo
2010 ai 4 potenziali datori di lavoro che hanno indicato di aver ricevuto una
candidatura dell’assicurato non nel 2010, bensì nel 2009), egli non ha prodotto
alcuna risposta dei 12 potenziali datori di lavoro in questione. 

                                         Il
ricorrente ha, al contrario, riconosciuto di non avere ricevuto alcuna risposta
alle sue candidature (cfr. doc. 10).

 

Va, poi, osservato che secondo una costante giurisprudenza federale, il
giudice delle assicurazioni sociali applica il criterio della verosimiglianza preponderante (cfr. cfr. RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STF
8C_480/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 3.1.; STFA U 162/02 del 29 gennaio
2003; STFA C 264/99 del 18 settembre 2001; STFA H 407/99 del 28 novembre 2000;
STFA C 116/00 del 22 agosto 2000; STFA C 341/98 del 23 dicembre 1999, consid.
3, pag., 6; DTF 125 V 195; STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c,
RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid.
8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, "Die Rechtspflege in der Sozialversicherung",
in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 pag. 31-32) e non quello della prova piena come
il giudice civile o, in modo ancor più rigoroso, il giudice penale, ritenuto
che in quest'ultima evenienza per il principio "in dubio pro reo"
l'incertezza profitta all'accusato (cfr. DTF 126 V 319 consid. 5a; Piquerez,
Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 102 pag. 22 e n. 1918 pag. 403).

                                         Il
TFA ha ricordato questi principi in una sentenza C 49/00 del 15 gennaio 2001,
pubblicata in RDAT II-2001 N. 91 pag. 378, e ha sottolineato che conformemente
al criterio della probabilità preponderante il
giudice delle assicurazioni sociali, dopo un'analisi ed una valutazione
oggettiva delle prove, deve seguire quella rappresentazione fattuale che
ritiene essere la più verosimile tra i vari scenari possibili.

 

                                         In casu uno dei 12
potenziali datori di lavoro che hanno dichiarato di non aver ricevuto una
candidatura da parte dell’assicurato nel periodo gennaio - marzo 2010 (cfr.
consid. 2.8.), e meglio __________ di __________, il 4 maggio 2010 a proposito della presunta lettera di domanda di impiego dell’assicurato ha dichiarato:

 

"  Abbiamo
un po’ di problemi con il servizio postale ed è possibile che sia stata
recapitata ad altri che non l’hanno ritornata” (cfr. doc. 12)

 

                                         In simili
condizioni, non può essere concluso che l’assicurato ha omesso di spedire la
propria candidatura alla __________:

                                         Questa
ricerca non va, pertanto, considerata non compiuta.

 

                                         Per quanto concerne,
invece, le ulteriori 11 candidature i cui potenziali datori di lavoro hanno
asserito di non aver ricevuto nell’arco di tempo da gennaio a marzo 2010 (cfr.
consid. 2.8.), tutto ben considerato, viste in particolare le risposte fornite
dalle rispettive ditte contattate dall’URC menzionate sopra e il fatto che,
comunque, quando sono stati effettuati gli accertamenti da parte dell’URC le
lettere di candidatura avrebbero dovuto essere giunte ai potenziali datori di
lavoro interpellati, anche se spedite con posta B, questo Tribunale ritiene provato, perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, che l’insorgente, nel lasso di tempo da gennaio a marzo 2010, non
le ha effettivamente svolte.

 

                                         L’assicurato
ha conseguentemente fornito all’amministrazione indicazioni inveritiere. 

                                         E’
pertanto a giusto titolo che la Sezione del lavoro lo ha sospeso dal diritto
all’indennità di disoccupazione in base all’art. 30 cpv. 1 lett. e LADI.

 

 

                             2.10.   Come visto
(cfr. consid. 2.5.; 2.6.), la durata della sospensione è determinata in
funzione della gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI), soggiace in
altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V 150; STFA C
152/03 del 25 giugno 2004; cfr., pure, la “Tabella delle sospensioni.
All’attenzione degli URC e delle autorità cantonali” pubblicata in Prassi ML/AD
99/1 quale A1 e poi riconfermata sia nella Circolare relativa all'indennità di
disoccupazione in vigore dal 1° gennaio 2003 D68 - che nel caso dell’art. 30
cpv. 1 lett. e non fissa il numero dei giorni di sospensione e si limita a
rinviare alla gravità della colpa da valutare secondo i casi - che nella
Circolare concernente l’indennità di disoccupazione in vigore dal 1° gennaio
2007 D72).

 

                                         Ora, il
caso che ci occupa è meno grave di quello deciso dal TFA nella sentenza
pubblicata in DTF 123 V 150 e riportato al consid. 2.6.

                                         In
quell’occasione, il TFA ha confermato, nel caso di un assicurato che aveva
fatto dichiarazioni inveritiere circa le sue ricerche personali di lavoro, una
sospensione di 45 giorni.

                                         Ritenuto
un minimo di 31 ed un massimo di 60 giorni di sospensione nel caso di colpa
grave (cfr. art. 45 cpv. 2 lett. c OADI), la nostra Corte federale ha pure rilevato che una sospensione pari alla durata media di circa 43
giorni offre la possibilità di considerare tutti i fattori, aggravanti o
attenuanti, che giustificano l'entità della sospensione decisa.

 

                                         In una
sentenza 38.2005.22 del 21 luglio 2005, questo Tribunale ha confermato la
correttezza della sospensione di 20 giorni dal diritto alle indennità di
disoccupazione stabilita dall’amministrazione, nel caso di un assicurato che
aveva fornito indicazioni inveritiere in relazione a 13 ricerche di impiego su
un totale di 25 ricerche controllate dall’URC per il periodo agosto-ottobre
2004.

 

                                         Nel caso
di specie l'amministrazione ha sospeso l’insorgente per 20 giorni dal diritto
alle indennità di disoccupazione per avere fornito indicazioni inveritiere in
relazione a 12 ricerche di impiego su 36 indicate per i mesi da gennaio a marzo
2010 (cfr. doc. 6; A1).

 

                                         Alla luce
della giurisprudenza appena menzionata e tenuto conto di tutte le circostanze
del caso concreto, la sanzione di 20 giorni inflitta al ricorrente -
nonostante, come esposto sopra (cfr. consid. 2.9.), risulti in applicazione del
principio della verosimiglianza preponderante che le ricerche di lavoro non
compiute dall’insorgente nel periodo da gennaio a marzo 2010 sono 11 e non 12
su 36,- è conforme al principio della proporzionalità e deve essere confermata.

 

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante
giurisprudenza, il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 123 V 152 consid. 2; DLA
1998 no. 10 pag. 52 consid. 2; STF C 153/06 del 12 marzo 2007 consid. 2.2).

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti