# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d2fcce1d-d867-5f59-96e9-b7d6c5ccc165
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-03-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 13.03.2000 INC.1996.41803
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1996-41803_2000-03-13.html

## Full Text

N. 418.96.3 L                                                              Lugano,
13 marzo 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

 

sedente per statuire sul reclamo
presentato il 17 settembre 1999 da

 

 

__________

(patrocinato dall'avv.
__________)

 

 

contro la decisione 7 settembre
1999 del Procuratore pubblico avv. __________, che ha rifiutato
complementi di prova nel procedimento penale pendente a suo carico per titolo
di reati patrimoniali e documentali;

 

 

viste le osservazioni 27
settembre 1999 del magistrato inquirente e 30 settembre 1999 delle parti civili
__________, __________, e __________ (tutte patrocinate dagli avv. __________ e
__________), concordemente concludenti per la reiezione del reclamo;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in fatto:

 

 

A.

 

Questo Ufficio giudiziario ha già
avuto modo di chinarsi sulla fattispecie oggetto di procedimento a carico di
__________, segnatamente con decisione 12 maggio 1997 (inc. GIAR 418.96.2),
nella quale venne così riassunta:

 

"In sostanza si può ritenere che, con scritto
17.2.1993, la __________ (__________qui di seguito), __________, __________ ed
__________ hanno sporto denuncia penale contro __________ per titolo di
appropriazione indebita, falsità in documenti, sottrazione di documenti,
amministrazione infedele e truffa.

__________ ha costituito, il 7.1.1988 a __________, la
__________ con capitale - al momento della denuncia - di fr. 450'000.-- e della
quale lo stesso __________ viene indicato quale azionista di maggioranza e direttore
dal 1988 al 1991.

La __________, nello svolgimento della sua attività,
risulta avere contratto numerosi debiti con vari istituti di credito, impegni
garantiti dai denuncianti che, per evitare il fallimento della __________,
hanno dovuto pagare gli importi rilevanti elencati a pag. 3 di denuncia.

Secondo l'esposto dei denuncianti __________ ha
abbandonato, senza avviso ai soci, il Ticino nell'estate del 1991 senza più
farsi vedere presso il posto di lavoro in Via __________ ed asportando -
trasferendolo illecitamente all'estero - "l'intero inventario di pietre
preziose ed anelli".

A seguito di intervento dell'avv. __________ presso il
legale di __________ risulta che una parte dei gioielli e delle pietre preziose
é stata riconsegnata.

La valutazione delle gioie e pietre ritornate ha fatto
nascere nei denuncianti il sospetto di sopravvalutazione di buona parte dei
pezzi consegnati, da qui l'ulteriore ipotesi di truffa a carico di __________.

Stando all'esposto __________, con la sua partenza,
avrebbe inoltre asportato i libri di cassa della __________ e non ha più
presentato rendiconto alcuno per le vendite di merce della ditta, mentre in
precedenza non avrebbe sostanziato asserite provvigioni a terzi mai
documentate.

Nell'esposto di denuncia vengono ancora evidenziati
sospetti per vendite fittizie di beni societari a danno della __________ e
degli altri azionisti.

__________ viene infatti accusato di avere fornito,
nel luglio 1991, merce per valori importanti alle società __________ (per oltre
800'000.-- Fr.), __________ (per oltre fr. 700'000.--) ed alla __________ (per
oltre fr. 131'000.--) senza contro prestazione da parte di queste ditte.
Interpellata la __________ ha comunicato che gli oggetti dovrebbero essere in
"vs. possesso a __________ ", da qui il sospetto di reato.

Nell'esposto di denuncia viene poi indicata, a pag. 12
e segg., ulteriore ipotesi di truffa in danno dei denuncianti con riferimento
al prospettato acquisto di partecipazione, tramite terza società, della
__________, affare non andato a buon fine.

Da ultimo __________ si sarebbe impossessato di
cambiali __________ incassandole in Italia tramite __________, senza riversare
a __________ (e neppure ai garanti) le somme incassate."

 

Si ricorda ancora che, in sede di
verbale 14 settembre 1995 (pag. 5 AI 24 dell'inc. MP 1320/1993), il Procuratore
pubblico ha promosso l'accusa contro __________ per titolo di truffa,
appropriazione indebita, falsità in documenti e soppressione di documenti.

 

 

 

 

 

 

B.

 

Con atto del 26 marzo 1999 il
Procuratore pubblico ha disposto il deposito degli atti, a norma dell'art. 196
CPP.

Con allegato 12 aprile 1999,
__________ ha criticato la manchevole conduzione dell'istruttoria, in un
procedimento sicuramente complicato, senza però verifica del comportamento
delle vittima in relazione all'ipotesi di truffa, ed ha postulato l'assunzione
di numerose prove, in particolare: 1. l'allestimento di una perizia giudiziaria
di carattere contabile e societario; 2. l'allestimento di una perizia
giudiziaria su inventario e valore delle pietre preziose; 3. l'interrogatorio
di parti civili e testimoni e confronti con lo stesso accusato.

Con decisione 7 settembre 1999,
il magistrato inquirente ha respinto integralmente queste domande, considerate
defatigatorie, al limite della temerarietà e tardive, considerato che la
documentazione contabile per eventuali ricostruzioni venne sottratta
dall'istante, rimanendo quest'ultimo peraltro latitante.

Il reclamo in oggetto, dopo aver
censurato la lacunosità della motivazione addotta dal Procuratore pubblico,
ripropone tutti i mezzi di prova, in sostanza con le stesse argomentazioni.
Ricordato che tanto il magistrato inquirente, quanto le parti civili, con le
rispettive osservazioni, chiedono la reiezione integrale del reclamo, si
aggiunge che delle contrapposte ragioni delle parti si terrà conto più innanzi,
e se necessario, per evitare inutili ripetizioni.

 

 

 

e considerando

 

 

 

in diritto:

 

 

1.

 

__________ - in quanto
formalmente accusato - è indubitabilmente legittimato ad impugnare il rifiuto
del Procuratore pubblico di assumere complementi di prova, non solo per la
disposizione di massima dell’art. 280 CPP, ma specificamente per quella
relativa alla completazione dell’istruttoria di cui all’art. 196 cpv. 5 CPP. Il
reclamo, tempestivo a norma di legge (art. 281 cpv. 1 CPP), è allora ricevibile
in ordine.

Del pari ricevibili sono le
tempestive osservazioni dei resistenti (art. 282 cpv. 1 CPP).

 

 

 

 

 

 

 

 

2.

 

L'art. 196 CPP consente alle
parti, una volta conclusa l'istruttoria a giudizio del Procuratore pubblico
nella sua attività di magistrato inquirente, di formulare istanza di
complemento di inchiesta, indicando i mezzi di prova da assumere (e per quanto
qui di seguito, si veda anche REP 1997 n. 107; 1998 n. 122).

 

La norma non fa che riprendere -
e nei successivi capoversi meglio precisare - quanto disposto dall'art. 58 cpv.
3 CPP/1941 e poi dall’art. 157 CPP/1993 (v. Messaggio aggiuntivo concernente la
revisione totale del CPP del 20 marzo 1991, pag. 163; Rapporto della
Commissione speciale del Gran Consiglio del 22 luglio 1992, pag. 67), per cui
mantiene validità la pregressa giurisprudenza in materia della Camera dei
ricorsi penali e di questa istanza di reclamo, che sottopone l'ammissibilità
delle prove così proposte a questo stadio del procedimento a tre concorrenti
ordini di considerazioni e presupposti: i complementi di prove devono essere
motivati per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta
connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i
requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive
conclusioni del Procuratore pubblico, dopo la definitiva chiusura
dell'istruttoria dibattimentale, e poi - se ne sarà il caso - del giudice del
merito; le stesse prove devono essere di difficile produzione all'eventuale
dibattimento, avute presenti le finalità dell'art. 189 CPP (corrispondente agli
art. 147 CPP/1941 e 148 CPP/1993), inteso appunto tra altro ad assicurarne in
tale sede la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio 1990 in re L.P.,
CRP 337/89; decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., GIAR 135.93.1, 21 agosto
1996 in re G.C., GIAR 512.96.1).

 

 

3.

 

Se è ben vero che i complementi
in discussione si riferiscono alla fattispecie istruita, come la primitiva
istanza così il gravame in oggetto non meritano tutela.

 

Giova in proposito ricordare che
__________ già in sede del citato interrogatorio del 14 settembre 1995 era
stato invitato ad attiva collaborazione e meglio:

 

"Nell'interesse
della mia difesa, l'interrogante mi fa presente che sarebbe opportuno
permettere la ricostruzione dell'inventario da me sottratto, circa il suo
destino, nonché fornire spiegazioni circa quelle società, in particolare quelle
inglesi oggi citate, permettendo semmai, preciso interrogatorio dei responsabili
sulla destinazione documentata dell'inventario sottratto.

L'interrogante
mi invita pure a voler quantificare e documentare le mie avanzate pretese, per
<diritto di ritenzione>.

Trattasi di
prossimi atti istruttori che posso, se voglio tranquillamente predisporre in
intesa con il mio legale"

 

 

 

Ora risulta dagli atti che
nessuna collaborazione è stata portata, né con presentazione di documentazione
né tanto meno con comparizione per interrogatori ed eventuali confronti. Di
certo la sede qualificata per presentare nuove prove è quella del deposito atti
istituito dall'art. 196 CPP, ma già in corso di istruttoria le parti devono
farsi attive per consentire conforme e tempestiva conduzione dell'inchiesta (v.
decisione 22 luglio 1993 in re K.M., GIAR 25.93.2). In altra prospettiva, salvo
sostanziale modifica dell'assetto probatorio che le renda successivamente
attuali, alla conclusione dell'istruttoria non sono ammesse prove con richiesta
anticipata, ma già definitivamente reiette (decisione 3 novembre 1993 in re
G.G., GIAR 862.93.1).

Allora, per quanto concerne le
richieste prove peritali, si ha innanzitutto e per entrambe, che manca - a
causa dell'atteggiamento del reclamante - la completa documentazione, per cui
fanno difetto sufficienti dati oggettivi per consentire l'opera del perito, che
ha da essere concreta e non ipotetica. In tale evenienza una perizia non ha
senso e la corrispondente richiesta non va accolta (decisione 6 aprile 1994 in
re er. I.M., GIAR 266.94.1). Inoltre, ed in punto a quella di carattere
contabile e societario, il 21 maggio 1996, il Procuratore pubblico ebbe a
formalmente notificare al patrocinatore di __________ che "circa la sua
richiesta di ricostruzione della contabilità __________ ritengo la stessa
ingiustificata nell'ambito della fattispecie", con richiamo del
diritto di reclamo a norma di legge (AI 35): questa decisione non venne
impugnata (ma solo il rifiuto di accesso agli atti, contemporaneamente
pronunciato [v. incarto GIAR 418.96.1]).

Per quanto concerne le richieste
di prove testimoniali anche in confronto, valgono gli stessi richiami di
sostanziale tardività, non avendo __________ in precedenza e nonostante
puntuali solleciti fornito disponibilità, anche nella sua prospettiva di
difesa. Il magistrato inquirente bene e puntualmente specifica nelle sue
osservazioni, alle quali si rinvia, le ragioni dell'inutilità e carente
pertinenza di queste audizioni alla conclusione della fase predibattimentale.
In proposito occorre infatti confermare che lo scopo dell'istruzione formale (art.
189 CPP) è quello di sottoporre ad un preventivo esame l'accusa contro una
persona per consentire al Procuratore pubblico di determinarsi sulla desistenza
del procedimento o alternativamente sulla messa in stato di accusa, né spetta a
questo giudice di entrare in discorsi e apprezzamenti di fondo come proposto
con il reclamo e contrastato dalle parti civili, quando non sia evidente e
liquida la tesi di una parte al procedimento. D'altro canto prove testimoniali
possono se del caso essere proposte all'autorità giudiziaria competente per il
merito.

 

 

4.

 

Il reclamo è di conseguenza
integralmente respinto con la presente decisione definitiva (art. 284 cpv. 1
lett. a CPP, e contrario),  tassa e spese giudiziarie andando a carico del
reclamante soccombente.

 

 

 

 

 

 

Sempre a ragione della sua
soccombenza, __________ è tenuto al versamento alle parti civili resistenti di
congrue ripetibili, conformemente a quanto stabilito dall’art. 9 cpv. 6 CPP. In
concordanza con la giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali (v. tra altre
la sentenza 19 febbraio 1998 in re A.L., CRP 60.96.407), si supplisce alla
lacuna di questa norma, che non indica nessun criterio per la sua attuazione in
concreto, applicando per analogia le norme del CPC, segnatamente l’art. 150,
per cui si attribuisce un’indennità per gli onorari di patrocinio
corrispondente al presumibile impegno professionale.

 

 

Per i quali motivi,

 

 

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.     
Il reclamo è integralmente respinto.

 

2.     
La tassa di giustizia di fr. 600.- e le spese giudiziarie di fr. 50.-
sono a carico di __________.

 

3.     
__________ verserà alle parti civili l’importo di fr. 600.- a titolo di
ripetibili.

 

4.     
La presente decisione è definitiva.

 

5.     
Intimazione:

-         
avv. __________, per sé e per il reclamante (con copia delle
osservazioni del Procuratore pubblico e delle parti civili);

-         
avv. __________, per sé, per l'avv. __________ e per le parti civili
(con copia delle osservazioni del Procuratore pubblico);

-         
Procuratore pubblico avv. __________, sede (con l'incarto di ritorno e
con copia delle osservazioni delle parti civili).

 

 

 

 

 

                                                                              giudice
__________