# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 933f352f-836a-58d9-b2f5-28e32ea7a2e0
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2006-01-19
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 19.01.2006 BB.2005.120
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2005-120_2006-01-19.pdf

## Full Text

Sentenza del 19 gennaio 2006 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presiden-
te, Andreas J. Keller e Tito Ponti,  
Cancelliere Luca Fantini  

   
Parti   

1. A.,  
 
2. B.,  
 
entrambi rappresentati dall’avv. Diego Della Casa 

Reclamanti 
 

   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE  
Controparte 

 
   
Oggetto  Reclami contro un rifiuto di dissequestro 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: BB.2005.120 + BB.2005.121 

 

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 Fatti: 

A. Nell'ambito di una procedura di indagine preliminare di polizia giudiziaria 
aperta nei confronti di A. per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 
305bis CP e corruzione di pubblici funzionari stranieri ai sensi dell’art. 
322septies CP, il 31 maggio 2005 il Ministero pubblico della Confederazione (in 
seguito: MPC) ha proceduto al sequestro della documentazione ed al blocco 
del saldo attivo di circa EUR 622’000 del conto bancario n. 100045  aperto 
presso la C. di Z., intestato allo stesso A. ed alla moglie B.. All'origine del 
provvedimento vi è il sospetto che sulla relazione bancaria summenzionata 
siano stati depositati degli averi di provenienza illecita, legati ad un affare di 
corruzione in Italia e che il denaro ivi confluito sia destinato al pagamento di 
tangenti. 

B. In date 20 luglio 2005, 2 agosto 2005 e 13 settembre 2005, il MPC ha proce-
duto agli interrogatori di A.. In questa sede il reclamante ha prodotto diversi 
documenti allo scopo di dimostrare la provenienza lecita dei fondi presenti 
sul conto sequestrato; tali somme sarebbero in sostanza il frutto di una ven-
dita immobiliare e della diminuzione del capitale sociale della società D., da 
lui detenuta unitamente alla moglie.  

C. Con istanze del 10 ottobre 2005, A. e B. hanno chiesto rispettivamente il 
dissequestro ed il dissequestro parziale (limitato agli importi di esclusiva pro-
prietà della reclamante, ovvero EUR 178'400 e EUR 72'787,20) presso la C.. 

D. Con decisione del 21 novembre 2005, il MPC ha respinto entrambe le istan-
ze. 

E. Dissentendo da questa decisione, il 28 novembre 2005, tramite comune pa-
trocinatore, A. e B. sono insorti con due reclami dinanzi alla Camera dei re-
clami penali del Tribunale penale federale, postulando il dissequestro ed il 
dissequestro parziale immediato dei valori patrimoniali così come domandato 
nelle precedenti istanze inoltrate al MPC. 

F. Con osservazioni del 22 dicembre 2005, il MPC ha chiesto l’integrale reie-
zione dei gravami.  

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G. Nelle loro repliche del 31 ottobre 2005, i reclamanti contestano le osserva-
zioni di cui sopra e ribadiscono, in sostanza, le argomentazioni esposte in 
sede di reclamo. Non è stata richiesta una duplica. 

 Diritto: 

1.  
1.1. Vista la sostanziale identità di contenuti e forma delle cause litigiose, che 

sono dirette contro decisioni analoghe e si fondano su una problematica ma-
teriale e giuridica dello stesso genere, si giustifica di procedere alla loro riu-
nione e di pronunciarsi con un unico giudizio. 

1.2. Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP gli atti e le omissioni del procuratore generale 
della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei 
reclami penali del Tribunale penale federale, seguendo le prescrizioni proce-
durali degli art. 214-219 PP. La legittimazione attiva dei reclamanti è in con-
creto data, essendo loro co-titolari della relazione bancaria oggetto del conte-
stato sequestro. 

1.3. Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del pro-
curatore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal gior-
no in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analogia). In 
concreto, la decisione che rifiuta l’istanza di dissequestro è datata 21 novem-
bre 2005 ed è pervenuta al patrocinatore legale del reclamante il 22 novem-
bre 2005. Introdotto il 28 novembre 2005, il rimedio è pertanto tempestivo. 

 

2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad assi-
curare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (art. 65 n. 1 PP; DTF 124 IV 
313 consid. 4 e riferimenti); parimenti, si possono sequestrare oggetti e beni 
patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca ai sensi dell’art. 59 CP. 
Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ritenuto che, di 
regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e deter-
minare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedu-
rali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di inte-
resse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente 
di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che occor-
re salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; la misura ordinata 
deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (DTF 125 IV 
185, 187 consid. 2a; G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n° 

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2554 e segg.). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare 
troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il 
carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile 
(HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., 
Basilea/Ginevra/Monaco 2005, pag. 340 n° 1; PIQUEREZ, op. cit., n° 2553). 
Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera 
d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del procedimen-
to penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in 
quanto tale (DTF 119 IV 326, 328 consid. 7c e d). Secondo costante giuri-
sprudenza, finché sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico 
impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222, 225 consid. 2 
non pubblicato; 124 IV 313, 316 consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102). 

 

3. l reclamanti contestano che vi siano le premesse per il mantenimento del 
blocco della relazione bancaria ordinato dal MPC e ne chiedono la liberazio-
ne; perlomeno parziale se ci si riferisce alle conclusioni di B.. A. si dichiara 
completamente estraneo alla fattispecie penale per cui è indiziato in Svizzera 
(riciclaggio di denaro e corruzione di funzionari esteri) come pure all'indagine 
per corruzione in corso in Italia, sostenendo che le transazioni bancarie av-
venute sul conto presso la C., di pertinenza sua e della moglie, sono del tutto 
lecite e riconducibili in sostanza alla vendita di un bene immobiliare proprietà 
della D. ed alla diminuzione del capitale sociale della stessa società. A so-
stegno di tale tesi difensiva, il reclamante ha prodotto diversi documenti in 
occasione degli interrogatori a cui è stato sottoposto dal MPC. 

 

4.  
4.1. Le spiegazioni fornite dai reclamanti non sono tuttavia sufficienti, a questo 

stadio del procedimento, per ordinare una revoca immediata, seppur parzia-
le, del provvedimento ordinato dal MPC. Permangono infatti numerosi dubbi 
circa il reale coinvolgimento di A. nella vicenda di corruzione per la quale è 
stato messo sotto inchiesta in Italia e sfociata poi anche nell’apertura del 
procedimento penale a suo carico su suolo elvetico.  

Egli è in sostanza sospettato di aver partecipato con E. alla conclusione di 
un accordo corruttivo tramite il quale venivano versate - o meglio messe a 
disposizione su dei conti bancari in Svizzera - delle tangenti in favore di F., 
affinché questi agevolasse illecitamente la loro attività commerciale 
nell’ambito della compravendita di carbone. Per questi fatti la Procura della 
Repubblica di Brindisi ha chiesto il rinvio a giudizio dei tre indagati in quanto 
imputati del reato di concorso e corruzione per un atto contrario ai doveri 
d’ufficio ai sensi degli artt. 110 e 319 del codice penale italiano. La stessa 

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autorità ha pure richiesto ed ottenuto tramite commissione rogatoria del 7 
giugno 2005 il sequestro delle somme depositate nel nostro Paese da A. su 
diversi conti bancari fra cui quello oggetto del provvedimento qui impugnato.  

Dagli atti in causa, e segnatamente dagli interrogatori resi da E. e F. davanti 
alle autorità penali italiane, emergono numerosi indizi di un interessamento 
attivo di A. nella vicenda di corruzione sopraccitata. L’ex sindaco di Y. ha in-
dicato nella persona del reclamante uno dei principali protagonisti 
dell’accordo corruttivo (cfr. verbale di interrogatorio di F. del 3 aprile 2004 
pag. 291 a pag 293) act. 5.1). Sempre dalle dichiarazioni dei coimputati, ri-
sulta che fu proprio A. a fissare il montante delle commissioni ed a conge-
gnare il complesso sistema di movimenti finanziari che avrebbe poi garantito 
la messa a disposizione di denaro sui conti in Svizzera in favore di F. (v. ver-
bale di interrogatorio di F. del 3 aprile 2004 pag. 285 a pag 286 e verbale di 
interrogatorio E. pag. 93-94, act. 5.1). 

4.2 Ad ogni modo, l’inchiesta in essere condotta dal MPC, contrariamente a 
quanto sembrano asserire i reclamanti, si trova ancora nella sua fase iniziale 
(v. a questo proposito la sentenza del TF 1S.32/2005 del 21 novembre 2005) 
e numerosi sono i punti controversi sui quali è necessario procedere a verifi-
che accurate. Tale è precisamente lo scopo della domanda di assistenza 
giudiziaria inoltrata dal MPC alle autorità penali italiane il 16 giugno 2005 e 
del suo complemento del 18 novembre 2005. È solo tramite l’espletamento –
ad oggi non ancora avvenuto - di queste rogatorie che le autorità elvetiche 
avranno l’opportunità di dare un impulso importante all’attività investigativa in 
corso e di procedere alla verifica della pertinenza della tesi difensiva esposta 
dai reclamanti e della documentazione da loro presentata.  

Ai fini dell’inchiesta, vi è in particolare la necessita di determinare quale sia 
stato l’esatto ruolo giocato dalla D., società dalla quale sono confluite in Sviz-
zera le somme sequestrate dal MPC, e che, come è stato appurato in sede 
investigativa, deteneva un’importante partecipazione della G., compagnia in-
dubbiamente al centro dell’intera vicenda di corruzione, le cui quote avrebbe-
ro dovuto essere in parte cedute a F. in contropartita della sua compiacenza. 
Vanno poi anche chiariti i motivi dell’anomalo comportamento del reclamante 
che, solo due mesi dopo l’apertura del conto bancario oggetto del sequestro, 
ha informato il consulente patrimoniale della C. di un avviso di garanzia da 
poco notificatogli dalle autorità penali italiane e della sua volontà di trasferire 
immediatamente tutti gli attivi del conto presso una non meglio identificata fi-
duciaria di Ginevra. Tale atteggiamento, in netto contrasto con lo scopo 
dell’investimento - che si voleva inizialmente a medio o lungo termine - non 
ha mancato di destare i sospetti dello stesso funzionario di banca. 
Quest’ultimo non ha esitato a segnalare il caso all’Ufficio di comunicazione in 
materia di riciclaggio di denaro (MROS) ed è proprio sulla scorta di questa 

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comunicazione che il MPC, in data 31 maggio, ha deciso di avviare delle in-
dagini preliminari di polizia nei confronti di A..  

 

5. In mancanza di precisi riscontri e verifiche, lo stato attuale del procedimento 
non consente quindi ancora di determinare con sicurezza se gli importi pre-
senti sul conto bloccato presso la C. siano o meno di provenienza criminale 
o se siano destinati al pagamento di eventuali tangenti concordate con F.. Di 
conseguenza, nella misura in cui permane un dubbio a proposito della pro-
venienza - o quantomeno della destinazione dei fondi sequestrati - si giustifi-
ca mantenere la totalità di tali somme a disposizione della giustizia. 

Per questi motivi il reclamo presentato da A. va respinto ed il sequestro ordi-
nato dal MPC in data 31 maggio 2005 confermato. 

 

6. Per ciò che attiene specificamente alla situazione di B. valgono perlopiù le 
considerazioni esposte in precedenza. In effetti, gli accertamenti in corso 
tendono anche ad appurare l’effettivo ruolo della reclamante all’interno della 
D. ed a verificare la fondatezza degli argomenti da lei presentati circa la pro-
venienza e la proprietà dei fondi sequestrati. Il mantenimento totale del se-
questro si giustifica anche per il fatto che i reclamanti sono contitolari a firma 
individuale del conto e che tale misura è assolutamente rispettosa del princi-
pio della proporzionalità. Infatti, le relazioni bancarie litigiose possono nel 
frattempo continuare ad essere gestite nell’interesse dei reclamanti e possi-
bili danni economici non sono stati da loro resi verosimili. Spetterà comun-
que al magistrato inquirente, nel proseguio dell’inchiesta, verificare ulterior-
mente sulla base delle risultanze acquisite la fondatezza del provvedimento, 
e segnatamente la sua relazione con il reato presunto, procedendo se del 
caso a revoche parziali dello stesso.  

 

7. Discende da quanto precede che i reclami devono essere respinti. Confor-
memente all’art. 245 PP le spese processuali sono poste a carico della parte 
soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste sono calcolate giusta l’art. 3 del 
Regolamento sulle tasse di giustizia del tribunale penale federale (RS 
173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1'000.-- per ciascuno dei re-
clamanti. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. I reclami sono respinti. 

2. La tassa di giustizia di fr. 1’000.-- è posta a carico di A. 

3. La tassa di giustizia di fr. 1’000.-- è posta a carico di B. 

 
 
Bellinzona, il 20 gennaio 2006 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Diego Della Casa  
- Ministero pubblico della Confederazione  

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 
 
Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-dura 
penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 
Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ricorso 
o il suo presidente lo ordini.