# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 14cda553-2120-56b6-a782-6710e14933dd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.1995.552
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1995-552_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.95.00552

  DP 287/95

  cm

  	
  Lugano

  IN_DATA_DECISIONE

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  15 novembre 1995 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr.
  da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 25 ottobre 1995 del Consiglio di Stato, no. 5745) che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione 28 aprile
  1995 con cui il municipio di __________ le ha negato la licenza edilizia per
  ampliare un edificio situato nel nucleo (part. no. __________ RF);

  

 

 

viste le risposte:

-    21 novembre 1995 del Consiglio di
Stato;

-    30 novembre 1995 del Comune di
__________;

-    12 dicembre 1995 del Dipartimento
del territorio;

-    21 dicembre 1995 __________,
__________, __________;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 22 aprile 1991 __________
ha acquistato un vecchio stabile in rovina situato nel nucleo di __________
(part. no. __________ RF).

La costruzione era formata da due edifici paralleli, distanti
poco più di un metro l'uno dall'altro, uniti sul retro da un corpo di collegamento.
L'immobile, strutturato su 2-3 livelli e dotato di un tetto in piode a due
falde, sorgeva ad una distanza variante da poco più di un metro (lati W e N) a
circa 2 m (lato E) dagli edifici circostanti.

Prima dell'acquisto, il municipio di __________ aveva preavvisato
favorevolmente un progetto sommario, presentato informalmente, senza
coinvolgere i vicini, per un intervento di ricostruzione parziale dello
stabile, una volta ultimati i lavori di demolizione ordinati dall'autorità per
motivi di sicurezza.

 

 

                                  B.   Il 12 giugno 1991 __________
ha chiesto al municipio di __________ il permesso di riattare l'edificio
situato ad E, demolendo sino all'altezza del pianterreno resto della
costruzione (parte W), siccome pericolante.

Il 7 ottobre 1991 l'autorità comunale ha rilasciato la
licenza richiesta.

Il 7 giugno 192 la stessa ricorrente ha ulteriormente chiesto
al municipio il permesso di ricostruire, sottoforma di porticato aperto, circa
metà dell'edificio che sorgeva sul lato E del fondo.

Il 7 giugno 1993 il municipio ha autorizzato anche quest'intervento,
ponendo come condizione che venisse eliminata la finestra prevista sulla
facciata N.

 

 

                                  C.   Il 21 febbraio 1995
__________ ha inoltrato al municipio di __________ una nuova domanda di
costruzione per prolungare verso S l'edificio (porticato) ricostruito sul lato
W del fondo. L'ampliamento previsto consisteva in pratica nella ricostruzione
dello stabile demolito tre anni prima.

Alla domanda si sono opposti i vicini qui resistenti,
proprietari della costruzione che sorge sulla part. n. __________ RF, ad una
distanza di poco più di un metro dal muro perimetrale W dell'edificio da
ampliare. Secondo gli opponenti l'ampliamento avrebbe disatteso la distanza
minima tra edifici prescritta dall'art. 24 NAPR.

 

 

                                  D.   Con decisione 82 aprile 1995
il municipio di __________ ha respinto la domanda di costruzione, accogliendo
l'eccezione sollevata dagli opponenti.

Il provvedimento è stato confermato dal Consiglio di Stato,
che con giudizio 25 ottobre 1995 ha respinto l'impugnativa contro di esso
inoltrata da __________.

 

 

                                  E.   Contro il predetto giudizio
governativo la soccombente insorge davanti al Tribunale cantonale
amministrativo ,sollecitandone l'annullamento e postulando il rilascio della
licenza rifiutata.

La ricorrente ammette che la costruzione non rispetta le
distanze prescritte dall'art. 24 NAPR. Reputa tuttavia che vi siano fondati
motivi per scostarsi dal testo letterale della norma, al fine di evitare di
giungere a risultati che il legislatore non può aver voluto. A suo avviso,
l'intervento sarebbe inoltre da configurare alla stregua di una ricostruzione
dello stabile demolito nel 1991 per motivi di sicurezza.

 

 

                                  F.   All'accoglimento del ricorso
si sono opposti il Consiglio di Stato, il municipio di __________ ed i vicini
opponenti, che con succinte osservazioni postulano la conferma del giudizio
impugnato.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   Il ricorso è ricevibile in
ordine. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione
attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono infatti
chiaramente date (art. 21 LE, 43 e 46 PAmm).

 

 

                                   2.   Giusta l'art. 24 NAPR di
__________, nella zona del nucleo di vecchia formazione "sono ammesse
ricostruzioni, riattamenti, trasformazioni e piccole aggiunte degli edifici
esistenti.

Precisate le modalità degli interventi ammissibili, la norma
stabilisce che devono essere rispettate le seguenti distanze:

- da un fondo aperto: a confine o a m 1.50

- verso un edificio senza aperture: in contiguità o a m 3

- verso un edificio con aperture: m 4.

Deroghe a queste distanze, conclude la norma, possono essere
concesse unicamente con l'accordo scritto del confinante.

 

La ricostruzione è definita come il "ripristino di un
edificio demolito o distrutto di recente, senza ampliamenti" (art. 6 cifra
9 NAPR). L'ampliamento consiste invece nell'aumento della volumetria di un
edificio esistente" (art. 6 cifra 10 NAPR).

Le finalità dell'art. 24 NAPR sono di natura essenzialmente
conservativa. Ammettendo ricostruzioni, riattamenti ,trasformazioni e piccole
aggiunte degli edifici esistenti, la norma non solo vieta qualsiasi nuova
costruzione, ma esclude di fatto anche ampliamenti eccedenti le piccole
aggiunte.

L'art. 24 NAPR ammette per contro l'inserimento di nuovi contenuti.
La trasformazione delle stalle / fienili di case d'abitazione è infatti
permessa. Escluse sono soltanto destinazioni incompatibili con le
caratteristiche della zona.

Dato per acquisito che nel nucleo non sono ammesse nuove costruzioni,
occorre stabilire la portata delle prescrizioni sulle distanze per rapporto ai
singoli interventi ammissibili. Norma tanto più singolare ove si consideri che
è disattesa dalla maggior parte delle costruzioni esistenti in questo
comprensorio.

Che le piccole aggiunte orizzontali debbano rispettare le
distanze prescritte dall'art. 24 NAPR è senz'altro plausibile. Non si giustificherebbe
invero autorizzare, a scapito del vicino, ampliamenti sia pur modici di
costruzioni che già non rispettano le distanze minime fissate dalla norma in
questione.

Diversa appare per contro la conclusione nel caso di trasformazioni,
ossia di risanamenti con cambiamento di destinazione (art. 6 cifra 8 NAPR).
L'esplicita evocazione della possibilità di trasformare le stalle/fienili in
abitazione sta infatti ad indicare che questo intervento dev'essere autorizzato
anche nel caso di edifici esistenti in contrasto con le prescrizioni sulle
distanze. Se così non fosse e questo tipo di intervento fosse possibile
soltanto nel caso di stalle/fienili conformi alle distanze prescritte, sarebbe
infatti stato superfluo esplicitarne l'ammissibilità.

Analoga dev'essere la conclusione nel caso delle
ricostruzioni, ovvero nel caso di interventi volti a ripristinare edifici
demoliti o distrutti in epoca recente. Le finalità perseguite dall'art. 24 NAPR
portano in effetti ad escludere che gli interventi di ristrutturazione soggiacino
alle prescrizioni sulle distanze. Considerato che la maggior parte delle
costruzioni del nucleo disattende questi limiti, una diversa interpretazione
ridurrebbe altrimenti le possibilità di ricostruzione ad alcuni singoli edifici
conformi alle prescrizioni sulle distanze. Lo stesso municipio nel 1993 ha del
resto autorizzato senza riserve la ricostruzione della metà superiore dell'edificio
in contestazione, anche se questa per rapporto all'edificio dei resistenti
(part. no__________ RF) ed all'edificio sovrastante (part. no .__________ RF)
veniva a sorgere ad una distanza di gran lunga inferiore a quella prescritta dall'art.
24 NAPR.

Né si può accreditare la tesi prospettata dai resistenti
secondo cui il legislatore avrebbe voluto imporre un aumento delle distanze fra
edifici in caso di ricostruzione di opere esistenti ad una distanza inferiore a
quelle prescritte. Tale tesi si scontra con le finalità di conservazione
perseguite dalla pianificazione nel nucleo e non è nemmeno conciliabile con il
concetto di ricostruzione; concetto che presuppone il ripristino di un edificio
demolito o distrutto nel rispetto integrale dell'ingombro preesistente.

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è   .

§.  

 

                                   2.   Non si prelevano né tasse,
né spese.

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  	 

	
   

  	
  __________ 

   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario