# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f440ff6f-79cc-5441-8744-3190d6d0e266
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 16.04.2013 17.2012.178
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-178_2013-04-16.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.178-179

  	
  Locarno

  16 aprile 2013/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Ugo Peer, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 28 novembre 2012 da

 

	
   

  	
  AP 1

   

   

  e

   

  IM 1

   

   

  entrambi rappr. dall' DI 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 23 novembre
  2012 dalla Pretura penale di Bellinzona nei loro confronti

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 21
dicembre 2012;

 

 

esaminati gli atti;

 

 

 

 

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto di accusa del 9 agosto
2010 n. 3438/2010, il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore colpevole di
grave infrazione alle norme della circolazione (art. 90 cifra 2 LCStr) per
avere, in data 24 luglio 2009, a __________ sulla strada cantonale dove vige il
limite di 80 Km/h, circolato con la vettura __________ targata alla velocità di
113 Km/h (dedotto il margine di
tolleranza) accertata dalla Polizia mediante apparecchio radar.

Il procuratore pubblico ha proposto la condanna
di AP 1 alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 100.- cadauna,
corrispondenti a complessivi fr. 1'000.-, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa di fr. 500.-, fissando la pena
detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento in 5 giorni.

Al condannato sono, infine, state poste a carico
la tassa di giustizia di fr. 100.- e le spese giudiziarie di fr. 100.-.

 

                                         Con
decreto di accusa di medesima data n. 3439/2010,
il procuratore pubblico ha ritenuto IM 1 autore colpevole di grave infrazione
alle norme della circolazione (art. 90 cifra 2 LCStr) per avere, in data 23 luglio
2009, sull’autostrada A 2 in territorio di __________ dove vige il limite di 120 Km/h, circolato con la vettura __________ targata alla velocità di 159 Km/h (dedotto il margine di tolleranza) accertata dalla Polizia mediante apparecchio radar.

Il procuratore pubblico ha proposto la condanna
di IM 1 alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da fr. 200.- cadauna,
corrispondenti a complessivi fr. 3'000.-, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa di fr. 500.-, fissando la pena
detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento in 5 giorni.

Al condannato sono, infine, state poste a carico
la tassa di giustizia di fr. 100.- e le spese giudiziarie di fr. 100.-.

 

                                  B.   Contro i rispettivi decreti d’accusa i signori AP 1 e IM 1 hanno
interposto tempestiva opposizione in data 31 agosto 2010.

 

                                  C.   Con
sentenza 23 novembre 2012, il presidente della Pretura penale, statuendo sull’opposizione,
ha confermato le imputazioni contenute nei decreti d’accusa, e le relative
proposte di pena.

                                         Il primo
giudice ha, inoltre, mantenuto le multe di fr. 500.- a testa, riducendo al
signor AP 1 da cinque a tre giorni la pena detentiva da espiare in caso di
mancato pagamento.

I prevenuti sono, infine, stati condannati al
pagamento delle tasse e delle spese giudiziarie di complessivi fr. 750.-
ciascuno.

 

                                  D.   Il 28 novembre 2012, AP 1 e IM 1 hanno annunciato di volere
interporre appello contro tale sentenza. Dopo avere ricevuto la motivazione
scritta della pronuncia, con dichiarazione d’appello 21 dicembre 2012, hanno
precisato d’impugnare l’intera sentenza di primo grado, postulando in via
principale l’accertamento della nullità del procedimento penale avviato nei
loro confronti, segnatamente dei decreti d’accusa n. 3438/2010 e n. 3439/2010
del 9 agosto 2010 e della sentenza della Pretura Penale 23 novembre 2012, e in
via subordinata di annullare la sentenza in questione e di decretare
l’abbandono del procedimento penale.

 

                                  E.   Preso atto che l’appello verte unicamente su questioni di diritto,
la scrivente Corte ha deciso di trattare lo stesso in procedura scritta ai
sensi dell’art. 406 cpv. 1 lett. a CPP. 

 

                                         Nel termine impartito loro,
le parti hanno prodotto le rispettive osservazioni.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro
le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare
le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

Giusta l’art.
398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein
pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i
punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in
fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime
cure.

Sulla
questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo
di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le
questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non
può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne
il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione
- che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766).

L'appellante
può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di
prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1
CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il
principio soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore
dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si estende anche ai
punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San
Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

Il TF ha
recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati
esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della
giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello parziale non permette,
infatti, alle parti di sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado
soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte,
un appello parziale formulato in tal senso non va dichiarato irricevibile ma
interpretato in maniera estensiva, in modo da soddisfare le esigenze dell’art.
399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del legislatore che ha voluto
permettere alla giurisdizione di appello di esercitare un ampio controllo sulla
causa che gli viene sottoposta (STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid.
2.2).

 

                                   2.   I prevenuti postulano l’accertamento della nullità del procedimento
penale a loro carico e, in via sussidiaria l’annullamento della sentenza
impugnata, adducendo sostanzialmente due giustificazioni.

                                         

                                         In primo luogo - sostengono
- le procedure penali avviate nei loro confronti ledono il principio ne bis in
idem, poiché concernono dei fatti che sono già stati oggetto di due procedure
disciplinari ormai concluse ai sensi della LMD. Di conseguenza, non si può che
constatarne la nullità.

 

                                         In seconda battuta,
continuano, ci si trova confrontati con una chiara lesione del principio
dell’affidamento e della buona fede nei confronti delle autorità dello Stato,
art. 9 Cost. fed., poiché gli imputati, confidando nella correttezza delle
comunicazioni da parte delle autorità di polizia nella procedura di multa
disciplinare (Übertretungsvorhalt del 30 novembre 2009), erano legittimati a
ritenere che con il pagamento della multa di fr. 770.-, le conseguenze delle
loro infrazioni si sarebbero esaurite.

 

                                         Per contro, né i fatti, né
l’entità delle rispettive pene sono stati messi in discussione.

 

                                         Le
gravi infrazioni alle norme della circolazione 

 

                                   3.   Il 23 luglio 2009 alle ore 23:24, IM 1 è incappato in un controllo
della velocità sull’autostrada A2, carreggiata B, in territorio di __________,
in cui è stato accertato che egli circolava al volante di una __________
targata alla velocità di 159 km/h, già dedotto il margine di tolleranza, invece
dei 120 km/h prescritti su quel tratto.

 

                                         Il giorno seguente, 24 luglio 2009, AP 1,
sempre alla guida della stessa automobile, si è a sua volta imbattuto in una
postazione radar posizionata sulla strada cantonale del __________, __________,
sulla corsia in direzione di __________, che ha rilevato una velocità di 113 km/h invece degli  80 km/h vigenti, già dedotto il margine di tolleranza.

 

                                         In base a
questi accertamenti, IM 1 ha così superato il limite di velocità autostradale
di 39 km/h, mentre AP 1 quello per le strade fuori località di 33 km/h.

                                         Entrambi hanno dunque adempito i presupposti per una condanna per
grave infrazione alle norme della circolazione stradale ai sensi degli art. 90 cifra
2 LCStr (vigente art. 90 cpv. 2 LCStr), 27 cpv. 1 LCStr, 4a cpv. 1 lett. b e d
ONC (STF 1C_129/2010 del 3 giugno 2010, consid. 3; STF 1C_83/2008 del 16
ottobre 2008, consid. 2; DTF 132 II 234 consid. 3.2; DTF 131 IV 133 consid. 3.2 e rinvii; DTF 124 II 259 consid. 2b; DTF 123 II 126 consid. 2c;
Jeanneret, Les dispositions pénales de la Loi sur la circulation routière
(LCR), Berna 2007, n. 48-49, pag. 53-54).

 

 

                                         Violazione del principio “ne bis in idem”, art. 11 cpv. 1 CPP

 

                                   4.   I ricorrenti sostengono nel loro allegato ricorsuale che la
procedura penale conduce ad un secondo giudizio su un insieme di fatti che è
già stato fatto oggetto di una decisione passata in giudicato.

 

                                         In effetti, in data 30
novembre 2009, l’Ufficio Radar del Reparto del traffico della Polizia cantonale,
ha inviato a IM 1 e AP 1 due distinti scritti denominati “Übertretungsvorhalt”
sui quali sono stati indicati il luogo, la data, l’ora e la velocità
riscontrata, rispettivamente quella dopo la deduzione del margine di
tolleranza, con il rinvio all’art. 90 cpv. 2 LCStr e la quantificazione del
“total Bussenbetrag” in fr. 770.- ciascuno. Sotto
questi dati, si trovano poi le seguenti informazioni:

 

“
Nach Artikel 16 des Kantonalgesetzes angelehnt
an das Strassenverkehrgesetz des Bundes vom 24 September 1985 “Auf Verlangen
muss der Fahrzeughalter oder der Besitzer eines Fahrrades die notwendigen
Informationen an die Polizeiorgane aushändigen, um den Verursacher, der die
Verkehrsübertretung mit seinem Fahrzeug begangen hat, zu identifizieren”.

Die Anwendung des vereinfachten
Ordnungsbusseverfahrens erlaubt dem Fahrzeughalter die Busse unverzüglich zu
bezahlen, ohne dass der Verstoss an die zuständige Behörde gemeldet wird.
Trifft die Zahlung nicht fristgerecht ein, wird das ordentliche Strafverfahren
eingeleitet, so dass der Fahrzeuglenker neben der Busse auch noch die
Verfahrenskosten tragen muss (Steuern und Spesen der Gerichtskosten).

Sollten Sie dieser Aufforderung nicht folge
leisten, neben den oben zitierten Konsequenzen wird das Strafverfahren dazu führen,
dass die zuständigen Behörden Ihres Landes über den Vorfall informiert werden.

Wir fordern Sie auf, bis zum
unwiderruflichen Termin von 60 Tagen, die Rückseite des Formulars “Ermittlung
der Personalien des Fahrzeuglenkers” auszufüllen und an uns zurückzusenden.

Wir ersuchen Sie, den geforderten Betrag  von CHF
770.00 innerhalb von 60 Tagen mittels unterstehender International
Payment Instruction einzuzahlen.

Die Fotodokumentation kann schriftlich
angefordert werden.

Freundliche Grüsse

Kantonspolizei Tessin, Verkerhrsabteilung/Radarbüro.”

                                         

                                         Sulla
scorta di questi avvisi di contravvenzione, i prevenuti hanno regolarmente
versato l’importo richiesto.

 

                                   5.   Il principio “ne bis in idem” vieta che una persona sia perseguita
penalmente due volte per gli stessi fatti. 

                                         Presupposti indispensabili per la sua applicazione sono l’identità
dell’oggetto del procedimento, quella della persona interessata e quella dei
fatti considerati (DTF 120 IV 10 consid. 2b). 

                                         Si tratta
di un corollario della forza di cosa giudicata che possiede una sentenza e si
trova ancorato nell’art. 8 Cost. fed., così come nell’art. 8 cpv. 7 del patto
internazionale relativo ai diritti civili del 16 dicembre 1966 e nell’art. 4
cpv. 1 del Protocollo n. 7 alla CEDU. Dal 1 gennaio 2011 questo principio
figura anche all’art. 11 cpv. 1 CPP.

 

                                   6.   Nel
caso di specie, inspiegabilmente, il giudice della Pretura penale non si è
espresso chiaramente sull’eccezione di “res iudicata” sollevata dalla difesa. 

                                         Egli ha, comunque, tra le righe, spiegato che le infrazioni commesse
dagli imputati rappresentano un delitto, che non può essere punito con una
semplice multa, per cui ha definito gli scritti del 30 novembre 2009 come
“giuridicamente scorretti”, oltre che contradditori, nella misura in cui
fissano un termine per comunicare il nome del conducente nonostante l’avvocato
dei signori AP 1 IM 1 vi avesse già provveduto in precedenza (sentenza
impugnata, pag. 4 seg.). 

 

                                   7.   La
legge sulle multe disciplinari (LMD) prevede la possibilità di sanzionare le
contravvenzioni a prescrizioni federali sulla circolazione stradale con una
multa disciplinare secondo la procedura semplificata da essa prevista, art. 1
cpv. 1 LMD.

 

                                         Essa chiarisce, tuttavia, pure che il massimo importo di queste
multe disciplinari è di fr. 300.-, art. 1 cpv. 2 LMD.

 

                                         La procedura
semplificata non è, dunque, di certo applicabile ai casi di grave infrazione
alle norme della circolazione, art. 90 cifra 2 LCStr. Ma non solo. Essa non può
venire utilizzata neppure qualora debba essere inflitta una multa superiore ai
fr. 300.-.

                                         Di
conseguenza, non lo sarebbe nemmeno qualora i due prevenuti fossero stati, come
risulterebbe dai due “Übertretungsvorhalt”, sanzionati con una multa di fr.
770.-.

 

                                         Di riflesso,
non trovando applicazione la LMD, non si può sostenere legittimamente che la
procedura apparentemente avviata dalla polizia si sia conclusa con il pagamento
degli importi richiesti ex art. 8 LMD.

 

                                   8.   A questo proposito
va inoltre rilevato che le autorità di polizia non erano certamente competenti
a giudicare le infrazioni commesse dai due prevenuti.

                                         In effetti,
l’art. 17 cpv. 1 CPP stabilisce la possibilità per Confederazione e Cantoni di
affidare il perseguimento e il giudizio delle contravvenzioni ad autorità
amministrative. Nei restanti casi sono autorità giudicanti unicamente quelle
indicate dagli art. 18 segg. CPP, tra le quali non si trova la polizia.

 

                                         L’incompetenza
funzionale o per materia dell’autorità giudicante è un motivo di nullità
assoluta (STF 6B_339/2012 del 11 ottobre 2012, consid. 1.2.1; Robert
Hauser/Erhard Schweri/Karl Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed.,
2005, § 101 n. 22 seg.; Gérard Piquérez, Traité de procédure pénale suisse, 2
ed., 2006, § 156 n. 1244) , che deve essere accertato d’ufficio ed in ogni momento
da qualsiasi autorità che si trova confrontata con la questione (DTF 137 I 273
consid. 3.1. e rinvii).

 

      Di conseguenza non si può che attestare, in
questa sede, la nullità della procedura contravvenzionale semplificata avviata
dalla Polizia cantonale per due eccessi di velocità che costituiscono una grave
infrazione alle norme della circolazione ai sensi dell’art. 90 cifra 2 LCStr.

                                         Ciò
comporta che la questione della lesione del divieto di un doppio procedimento
non si debba nemmeno porre. L’unica procedura penale validamente avviata a
seguito delle infrazioni commesse dai due imputati è quella in disamina.

 

                                         L’eccezione
degli appellanti deve, pertanto, essere respinta. 

 

      Violazione del principio della buona fede 

 

                                   9.   La seconda contestazione sollevata dai signori AP 1 IM 1 concerne la
presunta violazione del principio della buona fede poiché, a loro dire, essi
hanno confidato nel chiaro testo delle notifiche di contravvenzione trasmesse
loro. O meglio, hanno confidato nel fatto che la procedura si sarebbe conclusa
con il pagamento della multa entro il termine di 60 giorni.

 

                                         Il
Presidente della Pretura penale ha respinto questa eccezione rilevando come i
due imputati, al momento della ricezione degli scritti denominati
“Übertretungsvorhalt”, fossero già assistiti da un avvocato, per il quale era
facilmente riconoscibile che il contenuto degli stessi era palesemente errato,
così che né lui, né i signori AP 1 IM 1 possono invocare la loro buona fede
(sentenza impugnata, pag. 5).

 

                                10.   L’art. 3 cpv. 2 lett. a e b CPP prescrive l’obbligo per le autorità
di attenersi al principio della buona fede ed al divieto dell’abuso di diritto.

 

                                         Da questi
principi deriva il diritto delle persone coinvolte in un procedimento penale ad
accordare fiducia alle spiegazioni e alle indicazioni formulate dalle autorità
penali riguardo al loro comportamento processuale, quale concretizzazione del
diritto all’equo processo. In altri termini, tutti coloro che sono interessati
ad un procedimento penale non devono subire alcun svantaggio dall’aver fatto
affidamento su un comportamento delle autorità penali atto a creare in loro
determinate aspettative.

                                         Di conseguenza, l’imputato
senza alcuna formazione giuridica ha il diritto di poter contare sulle
informazioni e le istruzioni fornitegli dalle autorità statali (DTF 101 Ia 99;
DTF 131 I 158).

                                         Tuttavia, ciò vale
unicamente se (DTF 127 I 36 consid. 3c; DTF 124 V 220
consid. 2; DTF 121 V 65 consid. 2; Jörg Paul Müller/Markus Schefer, Grundrechte in der Schweiz, 4
ed., pag. 33 segg.; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit. §
57, n. 2, pag. 267):

-    
l’autorità ha fornito le informazioni
controverse in una situazione e a delle persone ben precise;

-    
l’autorità era competente a fornire le
informazioni o il cittadino era legittimato a ritenerla tale;

-    
la persona non ha rilevato l’erroneità delle
informazioni o non era in grado di farlo;

-    
la persona, sulla scorta delle informazioni
errate, ha adottato delle disposizioni che non possono essere revocate senza
arrecare danno;

-    
l’ordinamento giudiziario non ha subito
modifiche dopo che l’informazione è stata data.

                                         

                                         Un
esempio di situazione in cui la buona fede prevale, citato più volte dalla
dottrina, è quando l’indicazione dei rimedi di diritto trasmessa dall’autorità
fa riferimento a termini errati: in questo caso il ricorrente non deve subire
alcun pregiudizio qualora in base a tali elementi la sua impugnazione
risultasse essere intempestiva (Marc Thommen, Basler Kommentar StPO, ad art. 3,
n. 47, pag. 45).

 

 

                                         Al
principio della buona fede nei confronti delle autorità possono richiamarsi
solo coloro che non sono assistiti da un legale, poiché non si può pretendere
che posseggano le conoscenze e le capacità sufficienti per consultare ed
interpretare la dottrina e la giurisprudenza necessarie per comprendere
esattamente la correttezza, la portata e le conseguenze delle informazioni loro
fornite (STF 8 maggio 2006 in 1P.850/2005, consid. 4.3.; DTF 127 II 205 consid.
3c).

 

                                         Nella
fattispecie, può darsi per assodato che i due appellanti sono stati assistiti
da un avvocato ticinese già a partire dal 10 agosto 2009 (data della procura,
AI 1 di entrambi gli incarti), quindi oltre tre mesi prima dell’invio delle
notifiche di contravvenzione. 

                                         E’ stato
proprio quest’ultimo, in effetti, a comunicare alla Polizia cantonale le
generalità di chi si trovava alla guida della __________ al momento dei
rilevamenti degli eccessi di velocità.

 

                                         Essendo
più che semplice per un giurista (ma non solo) rendersi conto che con
superamenti di 33 km/h del limite di 80 km/h, rispettivamente di 39 km/h di quello di 120 km/h ci si trova di fronte ad un delitto, che non può certamente
essere punito con una semplice multa e che non può dunque neppure essere
definito una contravvenzione, i prevenuti - debitamente e tempestivamente patrocinati
da un avvocato ticinese - non possono richiamarsi al principio della buona fede
e, dunque, girare a proprio favore il grossolano errore in cui sono incorsi gli
organi di polizia con l’invio degli avvisi di contravvenzione del 30 novembre
2009. 

                                         D’altronde
sugli “Übertretungsvohalt”, in grassetto ed in maniera ben visibile, è indicato
l’articolo di legge applicabile, cioè l’art. 90 cpv. 2 LCS, fatto che, seppur
in parziale contraddizione con alcuni dei contenuti delle missive, non poteva
non far risuonare un campanello d’allarme anche in un distratto giureconsulto
(quale di certo non è il legale degli imputati). 

 

                                         Certo,
come rettamente indicato dall’avvocato difensore, questi non era tenuto a
prendere contatto con la Polizia ed il Ministero pubblico per fare in modo che
si procedesse nei loro confronti con l’emanazione di un decreto d’accusa al
posto della semplice multa disciplinare. Un simile comportamento
autolesionistico non può essere preteso da nessun imputato e, tantomeno, dal
patrocinatore. Ciò non significa, tuttavia, che il suo comportamento passivo
possa essere interpretato come un atto di fiducia in quanto scritto nelle
notifiche errate.

 

                                         Il
richiamo ai principi della buona fede e dell’affidamento negli atti delle
autorità non è neppure ammissibile tenuto conto del fatto che i signori AP 1 IM
1 non hanno subito alcun pregiudizio irreparabile a seguito della scorretta
informazione della Polizia cantonale. Essi hanno semplicemente versato del
denaro ritenendo di pagare una “multa” che avrebbe chiuso la vertenza, mentre
in realtà è stato trattenuto, senza decisione formale, quale una sorta di
cauzione, art. 268 CPP. Così facendo hanno sborsato dei soldi che avrebbero
dovuto, comunque sia, girare allo Stato per un’altra causale e che, se non
risultassero dovuti, potrebbero venire ritornati senza grosse difficoltà.

                                         Indicare
quale danno irreparabile il fatto di essere sottoposti ad una corretta
procedura penale invece di poter, ingiustamente, essere fatti oggetto di una
procedura contravvenzionale semplificata non può essere considerato un danno,
ma costituisce unicamente un indebito vantaggio, non protetto dal principio
della buona fede. 

                                         Altri
pregiudizi a carico dei signori AP 1 IM 1, scaturenti dall’agire della Polizia
cantonale, non sono dati, essendosi il procedimento penale svolto nel pieno
rispetto dei loro diritti.

 

                                         Anche questa eccezione
deve pertanto venire respinta.

 

                                11.   Per tutto quanto precede, IM 1 e AP 1 devono essere ritenuti autori
colpevoli di grave infrazione alle norme della circolazione per i fatti
descritti nei rispettivi decreti d’accusa.

 

                                         Per
quanto attiene alla commisurazione delle pene loro comminate in prima sede -
non oggetto di specifica contestazione - ci si limita ad osservare come esse,
oltre a situarsi ampiamente nei limiti del quadro edittale (cfr. art. 90 cifra
2 LCStr e 34 CP), siano con ogni evidenza rispettose degli elementi di
valutazione previsti dall’art. 47 CP.

                                         Le
condizioni per la sospensione condizionale delle pene pecuniarie, costituenti
la parte principale della rispettiva sanzione, sono indubbiamente date (art. 42
CP). Nella valutazione complessiva della fattispecie e delle sue conseguenze
penali, si giustifica associare alle stesse una multa (STF del 13 maggio 2008 in 6B.152/2007, consid. 7.1.1.).

 

                                         A tal
proposito va rilevato che, mentre quella di IM 1 appare adeguata ai principi
giurisprudenziali fissati dal Tribunale federale (STF 6B_867/2010 del 19 luglio
2011, consid. 1.2.; DTF 134 IV consid. 4.5.), quella di AP 1, quantificata in
fr. 500.- a fronte di una pena pecuniaria di fr. 1'000.-, è indubbiamente
troppo elevata e deve essere ridotta a fr. 200.-.

                                         

 

                                12.   Sulla
tassa di giustizia e sulle spese

Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in fr. 1’000.- per
tassa di giustizia e fr. 200.- a titolo di spese, seguono la soccombenza,
praticamente integrale, di entrambi i prevenuti, e sono pertanto posti a loro carico
in ragione di un mezzo ciascuno (art. 428 cpv. 1 CPP).

 

 

Per questi motivi,

 

 

visti gli art.                      77, 80, 84, 348
e segg., 379 e segg., 398 e segg., 408 CPP,

34, 42, 44,
47, 106 CP,

                                         90 cifra
2, 27 cpv. 1, 32 cpv. 2 e 3 LCStr,

                                         4a cpv. 1 lett. d ONC,

                                         22 cpv. 1 OSStr,

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG,

                                         

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello di IM 1 è respinto.

      

      Di
conseguenza:

 

                               1.1.   AP 1 è
dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione

per avere, il 23 luglio 2009, sull’autostrada in
territorio di __________, circolato con la vettura __________ targata alla
velocità di 159 Km/h (dedotto
il margine di tolleranza) accertata dalla Polizia mediante apparecchio radar,
malgrado il vigente limite di 120 Km/h;

 

                               1.2.   IM 1
è condannato

 

                            1.2.1.   alla
pena pecuniaria di 15 (quindici) aliquote giornaliere da fr. 200.- cadauna,
corrispondenti a complessivi fr. 3’000.-;

 

l’esecuzione della pena viene sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di 3 (tre) anni;

 

                            1.2.2.   alla
multa di fr. 500.-, ritenuto che in caso di mancato pagamento, sarà sostituita
con una pena detentiva di giorni 3 (art. 106 cpv. 2 CP);

                            1.2.3.   al
pagamento della tassa di giustizia e delle spese giudiziarie di di complessivi
fr. 750.- per il procedimento di primo grado.

 

 

                                   2.   L’appello
di AP 1 è parzialmente accolto.

      

      Di
conseguenza:

 

                               2.1.   AP 1 è
dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione

per avere, il 24 luglio 2009, a __________, sulla strada cantonale, circolato con la vettura __________ targata alla velocità
di 113 Km/h (dedotto il margine
di tolleranza) accertata dalla Polizia mediante apparecchio radar, malgrado il
vigente limite di 80 Km/h;

 

                               2.2.   AP 1
è condannato

 

                            2.2.1.   alla
pena pecuniaria di 10 (dieci) aliquote giornaliere da fr. 100.- cadauna,
corrispondenti a complessivi fr. 1’000.-;

 

l’esecuzione della pena viene sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di 3 (tre) anni;

 

                            2.2.2.   alla
multa di fr. 200.-, ritenuto che in caso di mancato pagamento, sarà sostituita
con una pena detentiva di giorni 2 (art. 106 cpv. 2 CP);

 

                            2.2.3.   al
pagamento della tassa di giustizia e delle spese giudiziarie di complessivi fr.
750.- per il procedimento di primo grado.

 

 

 

 

 

 

 

                                   3.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.        1’000.-

-  altri disborsi                            fr.            200.-

                                                     fr.        1’200.-

 

sono posti a carico degli imputati in ragione di
un mezzo ciascuno (art. 428 cpv. 1 CPP).

 

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -  

  -  c/o avv. Andrea Lenzin,

      

  -  Lugano

  -  

  

 

                                   5.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione
  della circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino

  -   Sezione della popolazione,
  Ufficio della migrazione, 

      6501 Bellinzona

   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.