# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 007e0200-0e24-5f99-94ac-db1447af475b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-02-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 04.02.2003 10.2002.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2002-1_2003-02-04.html

## Full Text

Incarto
  n.

  10.2002.1/STD

  DAP
  2761/2001

  	
  Bellinzona

  4
  febbraio 2003

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice della Pretura penale

  
	
  Damiano Stefani

  
	
   

  
						

sedente con il
segretario Marco Agustoni per giudicare

 

	
   

  	
  __________ __________, di __________ e __________
  n/ __________, nato a __________ il __________ __________ __________, da e in
  __________, coniugato, __________ di __________ __________,

  difeso da: avv. __________
  __________, __________,

  

 

prevenuto colpevole di         di tentata falsità in
atti formati da pubblici ufficiali o funzionari, art. 317 cifra 1 cpv. 2 CPS,
per avere, presso la Gendarmeria di __________, in data __________ __________
2000, nella sua funzione di __________ di Polizia, intenzionalmente tentato di
attestare, in modo contrario alla verità, un fatto d'importanza giuridica,

                                        e meglio,

                                        per avere,
sulla base del verbale di interrogatorio di polizia __________ __________ 2000,
di __________.__________., alias __________, al quale aveva assistito l’amica
__________.__________., alias __________, da lui allestito,

                                        creato sua
sponte, il giorno successivo, due nuovi e distinti verbali di
interrogatorio in cui entrambe le predette ragazze figuravano quali autrici
delle medesime dichiarazioni, verbali in seguito fatti sottoscrivere alle
stesse,

                                        in
particolare nel caso del verbale di interrogatorio __________ __________ 2000,
ore 15.48 di __________.__________., alias __________, ricopiando quanto già
asserito nel verbale originale di __________.__________., senza apportare
alcuna correzione, se non per la forma singolare del soggetto e l’eliminazione
dei passaggi in cui ______________________________. parlava di sua madre,

                                        attestato,
contrariamente al vero, dichiarazioni che __________.__________. non aveva
personalmente rilasciato e circostanze e modalità di interrogatorio diverse da
quelle realmente avvenute,

                                        reato
rimasto allo stadio di tentativo, non essendo stati i suddetti documenti
formalmente completati con la regolare firma dell’interprete;

 

fatti avvenuti                       il __________ __________ 2000 a
__________;

 

reato previsto                     dall'art. 317 cifra 1 CPS;

 

perseguito                         con decreto
d’accusa DAP n. __________ 2001 del Procuratore generale Luca Marcellini__________,
che propone la condanna dell'accusato:

 

                                        1.  Alla
multa di fr. 500.-- (cinquecento), con l'avvertenza che la stessa deve essere
pagata entro 3 mesi ritenuto che in caso di mancato pagamento, sarà commutata
in arresto.

 

                                        2.  Al
pagamento della tassa di giustizia di fr. 100.-- (cento) e delle spese
giudiziarie di fr. 120.-- (centoventi).

 

vista                                  l'opposizione
interposta tempestivamente in data 18 dicembre 2001 dall'accusato;

 

indetto                               il
dibattimento 4 febbraio 2003, al quale hanno partecipato l’accusato, assistito
dal difensore ed il Procuratore pubblico Giuseppe Muschietti, in rappresentanza
dell’autorità inquirente;

 

accertate                           le
generalità dell'accusato, data lettura del decreto d'accusa, proceduto
all'interrogatorio dell'accusato;

 

sentito                               il
Procuratore pubblico, il quale conferma la richiesta di condanna e pena
formulata nel DAP n. ____________________. In modo specifico egli sottolinea
che sono adempiti tutti i presupposti oggettivi e soggettivi del reato previsto
all’art. 317 cifra 1 cpv. 2 CPS. In effetti, la falsità dei verbali in
questione, che rappresentano inequivocabilmente un atto ai sensi dell’art. 110
cifra 5 CPS (cfr. DTF 106 IV 372), sarebbe data dal fatto che essi non sono
stati confezionati il giorno indicato. Le interrogate non hanno mai reso
dichiarazioni alla polizia in quella data. Infine, contrariamente a quanto
traspare dal testo dei documenti in questione, il loro contenuto non è stato
tradotto seduta stante alla signora __________. __________. ed alla signora
__________.__________..

                                        Dal
punto di vista soggettivo l’accusato, sempre a detta del PP, ha agito con
l’intenzione di creare un documento falso. Egli sapeva cosa stava facendo;

 

sentito                               il
difensore, il quale postula il proscioglimento del suo patrocinato. In primo
luogo i verbali in questione non hanno alcun valore giuridico, in quanto non
sono stati sottoscritti dal traduttore. Oltre a ciò, essi non contengono,
ancora secondo l’avvocato, dati falsi: l’indicazione del giorno 16 ottobre 2000
corrisponde alla data effettiva dell’interrogatorio ed è stata pertanto
riportata correttamente. Dai verbali traspare inoltre in maniera limpida che le
due ragazze sono state sentite assieme. Essi riprendono testualmente il
contenuto della deposizione del 16 ottobre 2000, con correzioni minime atte ad
evitare palesi incongruenze. Per quanto concerne l’intenzionalità essa sarebbe
da escludere nel modo più assoluto, in quanto non è mai sussistita da parte
dell'accusato la volontà di ingannare qualcuno. Al massimo egli avrebbe agito
con leggerezza, per negligenza. Considerato che il nostro ordinamento penale
non persegue il tentativo di reato commesso per negligenza, il signor
__________ non è, a detta del suo difensore, punibile;

 

in replica                           il
PP ribadisce che i verbali non sono mai stati confezionati il 16 ottobre 2000,
per cui rappresentano oggettivamente dei falsi. L’intenzione di indurre in
inganno è palesata dalla volontà di creare a posteriori un documento che non è
mai esistito;

in duplica                           il
difensore precisa che il verbale originale non è mai stato eliminato definitivamente
per ingannare qualcuno, poiché esso era stato salvato nel computer della
polizia. Il signor __________ ha stracciato il primo rapporto davanti alle due
verbalizzanti, in quanto gli era stato detto che esso non andava bene;

 

sentito                               da
ultimo l'accusato, il quale afferma che in tutti gli anni in cui ha lavorato in
polizia nessuno gli ha mai spiegato come si procede per correggere eventuali
lacune contenute in un verbale già sottoscritto. Egli ribadisce infine di non
avere mai avuto l’intenzione di creare un falso e di ingannare qualcuno;

 

letti ed esaminati                gli atti formanti l’inc.
__________.__________del Ministero pubblico, nonché gli atti formanti l’inc.
__________di questa Pretura;

 

posti a giudizio                   i seguenti quesiti:

 

1.        
E' il signor __________ __________ colpevole di tentata falsità in atti
formati da pubblici ufficiali o funzionari, per avere, presso la Gendarmeria di
__________, in data 17 ottobre 2000, nella sua funzione di sergente di Polizia,
intenzionalmente tentato di attestare, in modo contrario alla verità, un fatto
d'importanza giuridica?

 

 1.1.    In
caso di risposta affermativa deve e, se si, in che misura, essere ridotta la
pena proposta?

 

 1.2.    L'eventuale
condanna va iscritta a casellario giudiziale e, se si, quando e a quali condizioni
potrà avvenire la cancellazione?

 

2.A chi vanno caricate le tasse e le spese di giudizio?

 

premesso che                    il
Procuratore pubblico Giuseppe Muschietti con scritto di data 6 febbraio 2003 ha
chiesto la motivazione della sentenza, mentre l’imputato non ha inoltrato
alcuna dichiarazione in tal senso entro il termine di 5 giorni previsto dalla
legge, art. 276 cpv. 2 CPP;

 

considerato                      in fatto ed in diritto

 

                                 1.     I fatti ricostruiti in fase dibattimentale confermano sostanzialmente le
risultanze istruttorie e possono essere così riassunti, limitatamente a quanto
attiene al capo d’imputazione di cui all’art. 317 CPS.

 

                                        Il 16
ottobre 2000 verso le 10.00 l’imputato ha ricevuto in ufficio, presso la
Gendarmeria di __________, una lettera in lingua straniera datata 15 ottobre
2000, firmata dalle signore __________.__________. e __________.__________. e
indirizzata alla sua attenzione. Allegato alla missiva v’era un biglietto con
la dicitura “consegnata da __________ ”.

                                        Lo
scritto è stato tradotto la mattina stessa dall’interprete, signor __________
__________.

                                        Nella
lettera le due firmatarie denunciavano una certa __________ __________ di
averle ingannate per aver promesso loro un lavoro nel nostro Paese quale
ballerine ed intrattenitrici nei bar, mentre una volta giunte in Svizzera è
stato loro chiesto di prostituirsi. Nel medesimo scritto le denuncianti
asserivano anche che avrebbero dovuto pagare ad una certa __________ $ 2'800.--
per il viaggio.

 

                                        Preso
atto del contenuto della missiva, il signor __________ lo ha comunicato
all’aiutante __________ ed al capitano __________. Quest’ultimo gli ha
suggerito di assumere a verbale le dichiarazioni delle due ragazze e di
procedere nel contempo al fermo della sedicente __________.

 

                                 2.     Nel
primo pomeriggio dello stesso giorno, l’imputato ha così telefonato al signor
__________ __________, marito del gestore del “__________ __________ ” e di
fatto responsabile della conduzione dello stesso, chiedendogli di accompagnare
in ufficio le due ragazze per procedere all’interrogatorio.

                                        Alla
presenza dell’interprete signor __________, l’imputato ha interrogato le due
denuncianti. Prima di redigere il verbale, il signor __________ ha contattato
il commissario __________, chiedendogli come doveva procedere per non esporre a
ritorsioni le due donne.

                                        Secondo
le istruzioni del commissario __________, egli avrebbe dovuto dapprima redigere
un verbale per ognuna delle ragazze, sul quale avrebbe semplicemente dovuto
indicare le loro generalità ed il nome di copertura; immediatamente dopo egli
avrebbe poi dovuto procedere a stilarne un altro, sul quale avrebbero dovuto
essere riportate le deposizioni vere e proprie e nel quale le due denuncianti
avrebbero dovuto comparire unicamente con il nome fittizio.

 

                                        In
ossequio a queste direttive, verso le 15:00, l’imputato ha dato personalmente
inizio alla verbalizzazione della versione concorde delle due donne, le cui
dichiarazioni sono state riprese in un singolo documento.

 

                                        Siccome il
signor __________ era stato avvertito che la sedicente __________ sarebbe
dovuta giungere al bar “__________ __________ ” verso le 16.00 - 16.30 di quel
pomeriggio per riscuotere la suddetta somma, egli ha deciso di interrompere la
stesura del resoconto per potersi recare, unitamente a tre colleghi, presso il
citato esercizio pubblico e procedere al fermo della stessa. 

                                        Per
evitare attese, la verbalizzazione delle persone in questione è stata
continuata e conclusa dal sgt. __________.

 

                                        Verso le 17.30, dopo aver
atteso invano di poter catturare la sedicente __________, l’imputato è
rientrato in ufficio ed ha trovato il verbale già firmato dalle ragazze e
dall’interprete. Dal momento che in calce allo stesso era stato indicato il suo
nome, dopo averlo letto, lo ha a sua volta sottoscritto.

 

                                 3.     Il
17 ottobre 2000, l’imputato per il tramite del sgt. __________ ha trasmesso al
commissario __________ i tre verbali in questione, oltre alla lettera e alla
rispettiva traduzione.

                                        Dopo poco
tempo il sgt. __________ ha comunicato al signor __________ che, in base a
quanto riferitogli, un Procuratore pubblico aveva osservato che la procedura
adottata nel caso specifico non era proprio corretta. In effetti, secondo
quanto spiegato dal magistrato, sarebbe stato opportuno redigere due verbali
distinti per ognuna delle ragazze, in quanto un documento unico sottoscritto da
due persone non avrebbe permesso di fare sufficiente chiarezza sull'origine
delle dichiarazioni.

 

                                        Sulla
scorta di queste delucidazioni, il signor __________ si è quindi immediatamente
recato al “__________ __________ ” e, per il tramite del signor __________, che
fungeva da interprete, ha spiegato alle due donne che sarebbe stato necessario
redigere due verbali distinti ed ha chiesto loro se avevano qualcosa da
aggiungere o modificare rispetto a quanto dettato il giorno precedente. A tal
proposito la signora __________.__________. ha chiesto di modificare
parzialmente la prima frase del testo, togliendo per ovvi motivi il passaggio
in cui la signora __________.__________. parlava di sua madre.

 

                                        Rientrato
in ufficio, l'imputato ha così proceduto a stendere i due verbali separati,
correggendo i termini al singolare e togliendo il passaggio di cui sopra da
quello relativo a __________ Nel pomeriggio egli è poi tornato al “__________
__________ ”, dove, sempre con l’aiuto del signor __________, ha chiesto alle
due ragazze se erano d’accordo che la traduzione venisse fatta da quest'ultimo
o se avesse dovuto chiamare l’interprete ufficiale. Le ragazze si sono
dichiarate favorevoli a questo modo di procedere e, dopo aver sentito le
spiegazioni sulle modifiche apportate, hanno apposto la loro firma sui relativi
documenti. Dopodiché il signor __________, davanti alle due donne, ha
stracciato l’originale del primo verbale e ne ha portato i pezzi in ufficio per
distruggerli nel tritacarte.

 

                                        In
calce ai due nuovi verbali l’imputato ha comunque indicato il nominativo del
traduttore ufficiale, signor __________. Quest’ultimo è stato da lui contattato
telefonicamente dopo il rifacimento degli stessi, per chiedergli di passare in
ufficio a controfirmarli.

                                        Nonostante
queste intenzioni, a seguito degli sviluppi intercorsi - soprattutto la retata
della polizia al "__________ __________ " - gli atti in questione
sono però rimasti nel cassetto della scrivania del signor __________, senza
essere più stati sottoposti all'interprete e senza essere nemmeno mai stati
fatti proseguire.

 

                                 4.     L’art. 317 cifra 1 cpv. 2 CPS
prescrive che i funzionari o i pubblici ufficiali che intenzionalmente
attestano in un documento, in modo contrario alla verità, un fatto d’importanza
giuridica, sono puniti con la reclusione sino a cinque anni o con la
detenzione.

 

                                        Nella
presente fattispecie è incontestato che l’imputato, sergente della polizia
cantonale, sia un funzionario ai sensi dell’art. 317 cifra 1 cpv. 2 CPS, in
combinazione con l’art. 110 cifra 4 CPS.

 

                                        Secondo
l’art. 110 cifra 5 CPS, per essere ritenuto un documento ai sensi del codice
penale, uno scritto deve essere destinato e atto a provare un fatto
d’importanza giuridica.

 

                                        Per
costante dottrina e giurisprudenza, dalla formulazione stessa e dalla genesi
del testo di legge risulta inequivocabilmente che lo scritto deve essere
oggettivamente deputato a provare tutto o parte di ciò che esprime. Il
legislatore ha così voluto evitare di escludere i cosiddetti documenti
occasionali (come ad esempio una lettera d’amore), facendo però in modo che la
volontà dell’autore non sia, da sola, sufficiente a donare allo scritto la
qualità di documento.

 

                                        Il
fatto avente un’importanza giuridica è l’oggetto della prova che il documento
deve essere in misura d’apportare. Esso deve avere forza probatoria rispetto a
questioni da cui dipende la nascita, l’esistenza, la modificazione, il
trasferimento o la constatazione di un diritto. Altrimenti detto, i dati
contenuti nello scritto devono essere atti a modificare la soluzione di un
problema giuridico (Bernard Corboz, Les principales infractions en droit suisse,
vol. II, pag. 187 e ss., e riferimenti ivi citati).

                                        Non è
necessario che l'atto sia autentico. È però indispensabile un legame stretto
tra la funzione ufficiale ed il documento. L’intervento dell’agente pubblico
deve conferire al documento una credibilità accresciuta (ibidem, pag. 606).

 

                                 5.     Nel
caso di specie, gli scritti in questione sono dei verbali d’interrogatorio resi
di fronte ad un agente della polizia cantonale - nell'ambito dell'esercizio
della sua funzione di autorità inquirente, su delega del Ministero pubblico -
destinati a provare la commissione di un reato, ossia un fatto d’importanza
giuridica.

                                        Non vi è dunque dubbio che gli
stessi siano dei documenti ai sensi dell’art. 110 cifra 5 CPS.

 

                                        L’obiezione
sollevata dall’imputato, secondo cui i verbali in questione non costituiscono
dei documenti ai sensi dell’art. 110 cifra 5 CPS, in quanto in assenza della
firma dell’interprete non hanno alcuna valenza probatoria, è ininfluente ai
fini del presente giudizio in quanto si tratta di un aspetto riconosciuto pure
dall'accusa. In effetti, è indubbio che il reato sia rimasto al mero stadio di
tentativo. Inoltre, come avremo modo di vedere in seguito, fanno difetto gli
elementi soggettivi dell’infrazione.

 

                                 6.     Giusta
l’art. 317 cifra 1 cpv. 2 CPS la fattispecie è adempita allorquando viene
attestato intenzionalmente, in modo contrario alla verità, un fatto
d’importanza giuridica. Dal punto di vista soggettivo, il reato deve dunque
essere commesso volontariamente. In via sussidiaria comunque, la legge sanziona
pure le azioni effettuate per negligenza, art. 317 cpv. 2 CPS.

 

                                        Secondo
la costante dottrina e giurisprudenza, l'intenzionalità dell’autore deve essere
volta all'obiettivo di trarre qualcuno in errore (DTF 121 IV 223, 113 IV 82,
100 IV 182). Affinché il reato possa essere considerato consumato non è però
necessario che una persona sia stata effettivamente ingannata (DTF 121 IV 223).

 

                                        Per
ammissione dello stesso Procuratore pubblico, la falsificazione degli atti è
comunque rimasta allo stadio di tentativo, considerato che i verbali in
questione hanno acquisito forza probatoria, non essendo stati firmati
dall’interprete e non essendo stati fatti proseguire al magistrato competente.
La punibilità del signor __________ nascerebbe dal fatto che egli avrebbe
intenzionalmente creato, di sua spontanea volontà, due nuovi e distinti verbali
di interrogatorio in cui le due denuncianti figuravano quali autrici delle
medesime dichiarazioni, e che essi sarebbero in seguito stati fatti
sottoscrivere alle stesse. In particolare, nel caso del verbale di
interrogatorio di __________., l'imputato avrebbe intenzionalmente ripreso
dichiarazioni che la stessa non aveva personalmente rilasciato, nonché
circostanze e modalità di interrogatorio diverse da quelle realmente avvenute.

                                        Infatti
agli atti, invece di un verbale originario con tutti i requisiti legali, ne
figurano due confezionati il 20 ottobre 2000, contenenti delle dichiarazioni raffrontabili
a quelle del testo del 16 ottobre 2000, ma che non sono state propriamente rese
dalle ragazze in tale data e che non sono nemmeno state loro tradotte dall’interprete,
assente al momento della firma.

 

                                        A
mente dell'accusa, nella presente fattispecie, non si può dunque parlare di
negligenza, ma di intenzionalità: l’imputato sarebbe stato perfettamente al
corrente di ciò che stava facendo, ossia attestare, contrariamente al vero, un
fatto d’importanza giuridica.

 

                                 7.     L’istruttoria
non ha tuttavia permesso di dimostrare né che il signor __________ abbia avuto
l’intenzione di creare un falso, né che egli abbia mirato ad ingannare
qualcuno.

 

                                        La
decisione di redigere due verbali distinti, senza procedere ad un nuovo
interrogatorio separato delle ragazze, è stata infatti presa dopo che i
superiori dell'imputato gli avevano chiesto di rimediare alle lacune palesate
dal primo scritto. Egli ha agito pertanto con la sola intenzione di sanare
l'erronea assunzione delle prove in questione e non con quella di realizzare
dei falsi idonei a trarre in errore terze persone.

 

                                        Tutto
questo è avvalorato dal fatto che i verbali “sdoppiati” riportano esattamente
quanto riferito dalle ragazze in occasione del primo interrogatorio alla
presenza dell’interprete, ad eccezione dei termini al singolare e
dell’eliminazione dalle dichiarazioni di __________. della frase in cui
__________. parlava di sua madre. La copia del verbale originale, che è stato
possibile recuperare facilmente, essendo stata salvata su supporto informatico
e mai cancellata, dimostra in modo inequivocabile che i due nuovi documenti
sono identici a quello originale, distrutto di fronte alle denuncianti. A ciò
va aggiunto che nulla permette di dubitare che in occasione del primo
interrogatorio le due ragazze abbiano fornito una versione identica (cfr. anche
verbale interrogatorio 11 giugno 2001 di __________ __________).

 

                                 8.     Gli
atti in questione riportano inoltre correttamente la data del 16 ottobre 2000
(ritenuto che in effetti l’interrogatorio si è svolto proprio in quella data)
ed attestano che le due ragazze sono state sentite insieme, come realmente
avvenuto.

 

                                        Il
signor __________ prima di procedere in tal senso aveva interpellato le due
denuncianti, spiegando loro, per il tramite del signor __________, che
bisognava redigere due verbali disgiunti e chiedendo loro se avevano qualcosa
da aggiungere o modificare rispetto a quanto affermato il giorno precedente.

                                        Dopo
aver confezionato i due testi in esame egli li ha nuovamente sottoposti alle
due, sempre facendo capo alla traduzione del signor __________, ed esse, dopo
aver preso atto delle modifiche, li hanno firmati di propria spontanea volontà.

 

                                        Da
ultimo non va dimenticato che i documenti in oggetto non sono mai stati fatti
proseguire, poiché il signor __________ si era riproposto di farli prima
regolarmente esaminare e sottoscrivere dall'interprete ufficiale. Proprio a tal
fine egli ha contattato il signor __________ subito dopo il rifacimento dei
verbali.

 

                                 9.     Quanto
precede porta questo giudice al pieno convincimento che l’imputato ha agito in
buona fede, senza la consapevolezza di creare un documento falso e,
soprattutto, senza la volontà di ingannare altre persone. Egli ha per contro
cercato in buona fede di adottare tutti gli accorgimenti che, secondo la sua
visione delle cose ed in base a quanto riportatogli da colleghi e superiori,
avrebbero potuto permettere di dar seguito ai desideri del Procuratore, senza
ledere gli interessi delle ragazze e senza falsare le loro deposizioni.

 

                                        Al signor
__________ può essere dunque soltanto rimproverato d’aver agito negligentemente
e con troppa sufficienza. 

                                        

                                        Trovandoci
pertanto di fronte ad un tentativo di falsificazione di atti ex art. 317 CPS,
commesso per negligenza, e tenuto conto che il nostro ordinamento penale non
punisce il tentativo di reato effettuato per negligenza (cfr. J. Rehberg, Strafrecht
I, 6 ed. p. 255), il signor __________ deve essere prosciolto e mandato esente
da ogni pena.

 

visti                                   gli
artt. 18, 21 cpv. 1, 36, 48, 50, 63, 317 cifra 1 cpv. 2 CPS, 9 e ss. 273 e ss.
CPPT e 39 LTG;

 

rispondendo                       negativamente al quesito n. 1;

 

 

proscioglie                       __________
__________, di
__________ e __________, nato a __________ il ____________________ __________,
da e in __________, coniugato, sergente di polizia cantonale;

 

                                        dall’accusa
di tentata falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari, art. 317
cifra 1 CPS per i fatti compiuti a __________ il 17 ottobre 2000 nelle
circostanze descritte nel decreto di accusa DAP n. __________ 2001;

le parti                             sono
state avvertite dal giudice del diritto di presentare, per il suo
tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale
entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso
termine la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).

                                        La
motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice,
in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta,
con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono
lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

 

Distinta spese                    a carico dello Stato,

 

                                        fr.                    200.--            tassa
di giustizia

                                        fr.                    170.--            spese
giudiziarie

                                        fr.                         .--            testi                                                                    

                                        fr.                   370.--            totale

                                        fr.                    400.--            aumento della tassa di giustizia
per motivazione scritta

                                                      fr.                             770.--                totale complessivo

 

 

	
  Intimazione a:

  	
  __________ __________,
  __________ __________ __________, __________,

  Procuratore generale Bruno
  Balestra, __________ __________ __________, __________,

  Avv. __________ __________,
  __________ __________ __________, __________.

  

 

 

e,                                      alla crescita in giudicato
della sentenza,

 

 

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale,
Bellinzona,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,

                                        Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona.

 

 

 

 

Il giudice:                                                                                          Il
segretario: