# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a20d3324-13af-5a11-a11b-5789797e941a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.06.2017 32.2016.130
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-130_2017-06-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.130

   

  FC

  	
  Lugano

  6 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 novembre 2016 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 ottobre 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel 1966, di professione impiegato d’esercizio alle __________, adducendo
problemi psichici, il 24 novembre 2015 ha presentato una domanda di prestazioni
per adulti (doc. AI 1). 

                                         Eseguiti
i necessari accertamenti medici ed economici, con decisione del 18 ottobre 2016
(preavvisata il 9 settembre 2016), l’Ufficio AI ha considerato che all’assicurato
potevano essere riconosciuti periodi di inabilità lavorativa completa dal 17
aprile al 31 ottobre 2015, del 50% dal 1. novembre al 9 novembre 2015,
nuovamente completa dal 10 al 22 novembre 2015, del 50% dal 23 novembre 2015 e,
quindi, nulla a decorrere dal 1. maggio.2016. L’amministrazione ha quindi respinto
la richiesta in ragione del fatto che l’assicurato avrebbe avuto diritto al una
mezza rendita d’invalidità con grado del 50% dal 1. aprile 2016, alla scadenza
dell’anno d’attesa, fino al 30 aprile 2016. Tuttavia, non era dato alcun
diritto alla rendita, considerato come il versamento della rendita può avvenire
al più presto dopo 6 mesi dalla richiesta di prestazioni Al (art. 29 LAI) e che
nel caso concreto l’interes-sato avrebbe quindi avuto diritto all’eventuale
versamento solo dal 1. maggio 2016, momento in cui tuttavia non era più data
alcuna inabilità lavorativa.

 

                               1.2.   Con
ricorso al TCA del 14 novembre 2016 l'assicurato ha censurato il provvedimento
dell’amministrazione, chiedendo di essere messo al beneficio della mezza
rendita d’invalidità per il mese di maggio 2016. Allega uno scritto dello
psichiatra curante che attesta di aver “trascritto erroneamente la data
della sua abilità lavorativa”, la quale va fissata al 18 maggio 2016 (doc.
C). 

                                      

                               1.3.   Con
la risposta di causa, l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del gravame, confermando
la valutazione medica posta alla base del provvedimento impugnato e censurando
comunque, nell’ipotesi dell’accoglimento dell’impugnativa, l’accollamento delle
spese di causa. 

                                         In
data 6 dicembre 2016 il ricorrente si è riconfermato nella propria domanda. 

 

 

considerato                    in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015;
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto o meno ad una rendita
d’invalidità. 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per   l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art.
28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

                                         Va infine menzionato che ai
sensi dell'art. 28 cpv. 1 LAI:

 

" 
L’assicurato ha diritto ad una
rendita se:

a.  
la sua capacità al guadagno o la
sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita,
mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d’integrazione ragionevolmente
esigibili;

b.  
ha avuto un’incapacità al lavoro
(art. 6 LPGA) almeno del 40 per cento in media durante un anno senza notevole
interruzione; e

c.   
al termine di questo anno è
invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40 per cento."

                                         

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342,
607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht,
Berna 2003, pag. 128). Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di
precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia.

 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna
dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante
il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato
del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il
punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere.
Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un
danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato
eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è
piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità
lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe
persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid.
2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in
fine).(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2).”

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del
18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag.
182 consid. 2a con riferimenti).

                                         Nella
STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

                               2.5.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143). 

 

                                         A
sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità
del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il
futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art.
29bis è applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste
norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                               2.6.   L’assicurato,
attivo dal 1983 quale impiegato __________, si è assentato dal lavoro dal 17
aprile 2015 a seguito di uno scompenso psichico dapprima diagnosticato dal
medico curante dr. __________, internista e in seguito sottoposto a trattamento
a cura del dr. __________, psichiatra. I curanti hanno reso attestati di
inabilità lavorativa completa dal 17 aprile 2015, del 50% dal 1° novembre 2015,
nuovamente completa dal 10 novembre 2015, del 50% dal 23 novembre 2015 (doc. AI
10). 

                                         Ricevuta
la domanda di prestazioni del 24 novembre 2015, l’Ufficio AI ha valutato la
documentazione pervenuta agli atti e interpellato il dr. __________, il quale,
nel suo rapporto 3 dicembre 2015, ha posto la diagnosi di “Stato ansiodepressivo
(ICD 10 F 32.2)” e confermato un’inabilità lavorativa del 50% (doc. AI 8).
Il dr. __________, nella certificazione del 5 aprile 2016, ha attestato.

 

" 
(…)

Diagnosi con ripercussioni sull’attività lavorativa:

-    Stato ansio-depressivo reattivo da me constatato
il 20 aprile 2015

 

Diagnosi senza ripercussioni sull'attività lavorativa:

-    Lombosciatalgia irritativa non deficitaria L5-S 1
a sinistra nell'agosto 2012, regredita senza sequele

-    Severa tracheo-bronchite catarrale/batterica nel
febbraio 2013

-    Sinusiti acute recidivanti, l'ultima nel gennaio
2015

 

ll Signor RI 1 ha presentato uno stato ansio-depressivo
per il quale io l'ho visto solo all'inizio di questo disturbo, il 20 aprile
2015, allorquando certificai un’inabilità lavorativa al 100% dal 17.04 al 26.04.2015.
In seguito fu ripreso carico dal collega psichiatra Dr. __________ che ha valutato sia l'evoluzione della malattia sia l'inabilità
 lavorativa ad essa correlata.

Da parte mia ho visto il paziente ancora per episodi di
raffreddamento delle vie aeree superiori di entità
banale, senza implicazioni sulla capacità lavorativa a medio/lungo termine.

Il problema di salute che determina l'incapacità
lavorativa invece è da ricondurre essenzialmente alla problematica psichiatrica
per la quale non ho informazioni di dettaglio da fornire e che presumo vi siano già state consegnate dal Dr. __________.

In allegato posso tuttavia farvi giungere la copia di
una valutazione peritole svolta dal Dr. __________ medico fiduciario delle __________ a __________.” (doc. AI 18)

 

                                         In
data 31 agosto 2016 il dr. __________ ha proceduto ad un aggiornamento della
situazione attestando la ripresa dell’abili-tà lavorativa completa a far tempo
dal 1. maggio 2016 (doc. AI 24). 

 

                                         Nel rapporto finale 7 settembre 2016 il dr. __________,
psichiatra del SMR, posta la diagnosi invalidante di “Sindrome mista ansioso
depressiva in remissione completa”, ha quindi ammesso le seguenti inabilità
lavorative in ogni attività:

 

100% dal
17 aprile 2015

  50% dal
1 novembre 2015

100% dal
10 novembre 2015

  50% dal
23 novembre 2015

    0%
dal 1. maggio 2016 (doc. AI 27)

 

                                         Mediante
decisione del 18 ottobre 2016, preceduta da un progetto del 9 settembre 2016,
l’amministrazione ha pertanto negato il diritto a prestazioni motivando come
segue:

 

" 
(…)

Decidiamo pertanto:

Dal 01.04.2016, alla scadenza dell'anno d'attesa (art.
28 LAI), lei avrebbe avuto diritto ad una % rendita con grado Al del 50%
limitatamente al 30.04.2016 secondo la marginale 4016 della circolare
sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI), che cita:

 

"Se le condizioni sono stabili, /a rendita va
ridotta o soppressa dal momento in cui si può supporre che il miglioramento
constato perduri. Ci si trova di fronte a una cosa di questo genere quando la attività
lucrativa è ripresa dopo la guarigione da una malattia di lunga durata oppure
quando /o stato di salute è migliorato in modo tale che in un prossimo futuro
sarebbe esigibile l’esercizio di un'attività lucrativa".

Tuttavia, il versamento della rendita può avvenire al
più presto dopo 6 mesi dalla richiesta di prestazioni Al (art. 29 LAI); nel
caso concreto dal O LO5.20 16. A tale data, essendo il grado d'invalidità inferiore
al 40%, il diritto alla rendita non sussiste.

 

La richiesta di prestazioni è respinta.

 

Esito degli accertamenti:

Abbiamo esaminato la documentazione medico-assicurativa
all'incarto. Emergono i seguenti periodi
d'incapacità lavorativa in qualsiasi attività:

 

100% dal 17.04.2015 al 31.10.2015:

50% dal 01.11.2015 al 09.11.2015;

100% dal 10.11.2015 al 22.11.2015;

50% dal 23. 1 1.2015 al 30.04.2016;

0% dal 1 .05.2016.

 

Lei raggiunge il minor discapito economico nella sua
abituale attività d'impiegato d'esercizio e conducente
di veicoli ferroviari su rotaia. A tal proposito, queste percentuali
d'incapacità lavorativa corrispondono al
grado d'invalidità.

l requisiti per il diritto a provvedimenti
professionali non sono assolti (art. 1 7 LAI). Infatti, lei dal 1 .05.2016 è abile al 100% in qualsiasi attività.” (doc.
AI 29)

 

                                                      L’assicurato ha quindi prodotto all’amministrazione
uno scritto del dr. __________ attestante un’inabilità lavorativa del 50% dal 1
al 17 maggio 2016 e certificazioni del dr. __________ attestanti un’inabilità
lavorativa totale dal 6 maggio al 5 giugno 2016 (doc. AI 30). Unitamente al suo
ricorso l’assicurato ha prodotto una rettifica del dr. __________ con la quale
lo psichiatra dichiara di aver in precedenza attestato erroneamente la durata
dell’inabilità lavorativa dell’assicura-to, la quale va considerata non sino al
30 aprile 2016, ma sino al 17 maggio 2016 (doc. C). 

 

                               2.7.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V
160 consid. 1c), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

                                         Inoltre,
in DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pagg. 33 segg.), la nostra Corte federale
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).

                                         Circa
il ruolo del medico SMR, va rammentato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i
servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato – determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA – di esercitare
un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente
esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico
nei singoli casi.

                                         Scopo
e senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità,
per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli
aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro
specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la
capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una
chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale.
Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (STF 9C_9/2010 del
29 settembre 2010 e 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2 pubblicata in
SVR 2009 IV Nr. 56 pag. 174, con riferimenti).

                                         Tuttavia,
nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sul-l’affidabilità e sulla
concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile
fondarsi su tali rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con
riferi-menti (in particolare alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

 

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo
di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare
sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15
gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla
luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_947/2011 del 27 gennaio
2012 consid. 4.2; 8C_5/2011 del 27 giugno 2011 consid. 5.4; 8C_790/2010 del 15
febbraio 2011 consid. 6; 8C_828/2007 del 23 aprile 2008 consid. 7; DTF 125 V
353 consid. 3a/cc; Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a/cc; in argomento vedi
anche Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgeri-chts zum IVG, 2014, ad
art. 28a, pag. 398-399) e che il solo fatto che uno o più medici curanti
esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; vedi anche
Meyer/Reichmuth, op. cit, ad art. 28a, pag. 395).

 

                               2.8.   Nella fattispecie, l’Ufficio AI, nell’evadere la domanda di prestazioni
presentata dal richiedente nel novembre 2015, si è sostanzialmente basato sulla
documentazione medica agli atti, e in particolare sulle certificazioni del
curante dr. __________, internista (che aveva segnalato l’insorgenza di
un proble-ma psichico) e soprattutto del dr. __________, psichiatra curante dal
23 aprile 2015. Da tali certificazioni, fatte proprie anche dall’assicuratore
malattia del datore di lavoro, risultava che il ricorrente, a motivo dello
stato ansiodepressivo insorto dall’aprile 2015, andava considerato inabile al
lavoro in misura totale dal 17 aprile 2015, del 50% dal 1 novembre 2015,
nuovamente completa dal 10 novembre 2015 e del 50% dal 23 novembre 2015.
Secondo la certificazione del dr. __________ del 31 agosto 2016, richiesto
dall’amministrazione in merito al decorso, dal 1 maggio 2016 non vi era più,
dal profilo psichiatrico, alcuna inabilità lavorativa (doc. AI 24). Considerato
come dette conclusioni siano state avallate e confermate anche dal medico SMR
(cfr. rapporto finale del 7 settembre 2016, doc. AI 27) l’amministrazione ha quindi
concluso che andavano riconosciuti i seguenti periodi di inabilità lavorativa:

 

100% dal 17.04.2015 al 31.10.2015

  50% dal 1.11.2015 al 9.11.2015

100% dal 10.11.2015 al 22.11.2015

  50% dal 23. 11.2015 al 30.04.2016

    0% dal 1.05.2016.

 

                                         Con
la decisione contestata, l’amministrazione ha quindi considerato che dal 1°
aprile 2016, vale a dire alla scadenza dell’anno di attesa (art. 28 LAI), l’assicurato
avrebbe avuto diritto ad una rendita con grado Al del 50% limitatamente al 30
aprile 2016, visto che dal 1° maggio 2016 l’abilità lavorativa era nuovamente
ripristinata in misura completa in base alla certificazione dello psichiatra
curante. Di conseguenza, aven-do l’assicurato presentato la sua domanda di
prestazioni solo il 24 novembre 2015, richiamato l’art. 29 LAI per il quale il
versamento della rendita può avvenire al più presto dopo 6 mesi dalla richiesta
di prestazioni Al, nel caso concreto al più presto quindi al 1° maggio 2016,
nessuna prestazione poteva essere erogata, considerato come a tale data il
grado d'invalidità era inferiore al 40%. 

 

                                         Tali
conclusioni sono contestate dal ricorrente, il quale sostiene in
sintesi di avere diritto per un mese ad una mezza rendita ritenuto come il dr. __________
abbia erroneamente indicato la data della ripresa della capacità lavorativa
piena al 1° maggio 2016 anziché, come poi attestato nello scritto 7 novembre
2016 prodotto in causa, dal 18 maggio 2016. 

 

                                         Ora,
ricordato come per costante giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione deferitagli sulla base
della situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata emanata - in
concreto il 18 ottobre 2016 - quando si ritenga che fatti verificatisi
ulteriormente possano imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione (DTF 132 V 220 consid. 3; 129 V 4
consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b), i rapporti medici
prodotti in sede di ricorso possono essere presi in considerazione poiché
quanto descritto si riferisce alla situazione valetudinaria antecedente
all’emissione del provvedimento contestato.

                                         Al riguardo, visto lo scritto di rettifica del dr. __________ del 7
novembre 2016 – con il quale lo psichiatra dichiara che “sull’ultimo
rapporto trasmessovi, abbiano trascritto erroneamente la data della sua abilità
lavorativa. Vi inviano (in allegato) copia dell'ultimo certificato medico del
paziente, sul quale si può leggere che egli sarà abile a partire dal
18.05.2016, nella sede di __________. Questo certificato fa stato su tutti gli
altri.” (doc. C) – e quindi anche l’allegato certificato del medesimo
sanitario attestante appunto un’inabilità lavorativa del 50% dal 1. al 17
maggio 2016 (doc. B), appare secondo questa Corte altamente
verosimile che l’assicurato fosse da considerare inabile al lavoro, nella misura
del 50%, sino al 17 maggio 2016.

 

                                         Del
resto, una simile attestazione, se fosse stata nota prima della resa del
provvedimento contestato, sarebbe stata presa in considerazione dall’amministrazione,
la quale in effetti per pronunciarsi sulla domanda di prestazioni si è
essenzialmente basata proprio sulle certificazioni dello psichiatra curante.

 

                                         Questo
Tribunale ritiene pertanto di non poter aderire alla tesi dell’amministrazione,
per la quale sarebbero determinanti le certificazioni del dr. __________ del 31
agosto 2016 e 4 maggio 2016. 

                                         Se
è vero infatti che tali attestazioni si pronunciavano concordemente, in periodi
“non sospetti”, per la ripresa della capacità lavorativa già al 1. maggio 2016,
tutto ben considerato questa Corte non ha motivo per mettere in dubbio la veridicità della
più recente certificazione del 7 novembre 2016 con la quale il dr. __________
dichiara espressamente di essere incorso in un errore nella trascrizione della
data dell’abilità lavorativa. E questo malgrado le riserve che si impongono,
giusta la giurisprudenza evocata al consid. 2.7 che precede, in materia di rapporti del medico curante (STF 8C_828/2007 del
23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc) e riferimenti).

                                         Considerato altresì come non siano stati evidenziati elementi di
valutazione nuovi o prodotti altri documenti idonei a documentare la situazione
psichica dell’assicurato, rispettivamente a far apparire inattendibili le
conclusioni dello psichiatra curante, nel periodo controverso, vale a dire prima della resa della decisione impugnata, la quale delimita il potere
cognitivo del giudice (il giudice
delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in
base alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento in cui essa è
stata resa; DTF 130 V 140), a mente di questo Tribunale occorre partire dal
presupposto che l’inabilità lavorativa parziale dell’assicu-rato sia perdurata
sino al 17 maggio 2016. 

 

                                         Questo
Tribunale ritiene inoltre che la refertazione medica agli atti contiene
elementi chiari e sufficienti per valutare l'inabilità lavorativa
dell'assicurato sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si
renda necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti (valutazione anticipata delle prove, fra le tante
cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). 

                                         Pertanto,
visto quanto sopra, ritenute le valutazioni del dr. __________ e del dr. __________
e non essendo d’altro canto provato un peggioramento duraturo e incidente sulla
capacità lavorativa, intervenuto prima dell’emanazione della decisione
contestata del 18 ottobre 2016, il TCA ritiene dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195
consid. 2 e i riferimenti ivi citati) che a dipendenza delle affezioni
psichiatriche il ricorrente era da considerare inabile al lavoro in misura
totale dal 17 aprile 2015, dal 1. al 9 novembre 2015 nella misura del 50%, in
seguito nuovamente al 100% e dal 23 novembre 2016 al 50%. Dal 18 maggio 2016
andava per contro collocata la ripresa completa dell’abilità lavorativa. 

                                         

                               2.9.   Alla
luce di quanto sopra, ribaditi quindi i suesposti periodi di
inabilità lavorativa, considerato dunque la ripresa dell’abilità
lavorativa completa dal 18 maggio 2016, l’assicurato ha quindi presentato, ai
sensi dell’art. 28 cpv. 1 lett. b e c LAI (cfr. sopra consid. 2.3), un periodo
ininterrotto di un anno con almeno il 40% di inabilità lavorativa in media e con
un grado di invalidità di almeno il 40% alla scadenza dell’anno di attesa (art.
28 LAI), in aprile 2016, ciò che gli conferisce di principio il diritto ad una
rendita di invalidità con grado del 50%. Considerato tuttavia che RI 1 ha
presentato la sua domanda di prestazioni il 24 novembre 2015, richiamato l’art.
29 LAI, il versamento della rendita può avvenire al più presto do-po 6 mesi
dalla richiesta di prestazioni Al. Ne discende quindi che gli può essere
erogata unicamente una mezza rendita d’invalidità per il mese di maggio 2016. 

                                      

                             2.10.   Visto
tutto quanto precede, il ricorso va quindi accolto e la decisione
contestata annullata. 

 

                                         Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese, per fr. 500.--, dovrebbero essere poste a
carico dell’Ufficio AI che risulta soccombente. L’amministrazione contesta tuttavia
l’accollamento delle stesse, facendo valere di essersi basata, per determinare
i periodi d’inabilità lavorativa dell’assicurato, sull’attestazione 31 agosto
2016 del dr. __________, mentre che il successivo certificato del medesimo
psichiatra (attestante un’inabilità sino al 17 maggio 2016, doc. AI 30) le è
stato sottoposto soltanto il 20 ottobre 2016, vale a dire successivamente alla
resa della decisione contestata. 

                                         

                                         Ora,
considerate le particolarità del caso, visto segnatamente come il diverso esito
della vertenza sia da attribuire ad un errore nella certificazione dei periodi di
inabilità lavorativa da parte del curante, questo Tribunale rinuncia a
prelevare spese.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto.

                                         §  La decisione del 18 ottobre 2016 è annullata.

                                         §§ RI 1 ha diritto a mezza
rendita d’invalidità per il mese di maggio 2016.

                                   2.   Non
si prelevano né tasse né spese.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti