# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 46b6f7f7-2524-5371-8576-d58e8312f820
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.12.2018 35.2018.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2018-101_2018-12-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2018.101

   

  cr

  	
  Lugano

  12 dicembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 ottobre 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 14 settembre 2018 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 13 settembre 2013 RI
1, nata nel 1961, a quel momento addetta alle pulizie per conto della ditta __________
di __________ (nel frattempo fallita) - e, perciò, assicurata d’obbligo contro
gli infortuni presso l’CO 1 - è caduta nella vasca da bagno, riportando un
trauma contusivo distorsivo alla spalla destra, con re-rottura del tendine
sovraspinato, come attestato dal dr. __________ (cfr. doc. 4 fascicolo 2).

 

                                         A seguito dell’accaduto,
in data 16 gennaio 2014 il dr. __________ ha proceduto ad un intervento di
ricostruzione della cuffia dei rotatori della spalla destra con
acromioplastica, borsectomia e tenotomia e tenodesi del caput lungo del
bicipite spalla destra (doc. 13 fascicolo 2).

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Il 28 agosto 2014, mentre
stava svolgendo una seduta di fisioterapia, l’assicurata è nuovamente caduta,
picchiando la spalla sinistra (doc. 76 fascicolo 2).

 

                                         In tale occasione ella ha
riportato, come attestato dal dr. __________, una lesione della cuffia dei
rotatori, con lesione del tendine sovraspinato e lesione parziale del tendine
sottoscapolare della spalla sinistra (doc. 78 fascicolo 2).

 

                                         L’interessata è stata
sottoposta ad un intervento di ricostruzione della cuffia in data 2 giugno 2016
(doc. 29 fascicolo 1), seguito in data 19 gennaio 2017 da un intervento di
impianto di una protesi totale inversa alla spalla sinistra (doc. 64 fascicolo
1).

 

                                         Anche questo caso è stato
assunto dall’Istituto assicuratore.

 

                               1.3.   Con comunicazione del 29
gennaio 2018, l’CO 1 ha posto termine da subito alle prestazioni a titolo di
spese di cura, informando l’interessata di ritenerla abile al lavoro nella
misura massima possibile a partire dal 1° marzo 2018 (doc. 105 fascicolo 1).

 

                                         A fronte delle
contestazioni sollevate da RA 1 per conto dell’assicurata, lamentando un
peggioramento della situazione alla spalla destra (doc. 117 fascicolo 1), con
decisione formale del 19 luglio 2018, l’assicuratore infortuni ha rifiutato di
assegnare all’interessata una rendita d’invalidità (in difetto di un grado di
invalidità minimo del 10%), attribuendole per contro un’indennità per menomazione
dell’integrità (IMI) del 30% (doc. 128 fascicolo 1). 

 

                                        A seguito dell’opposizione
interposta dall’assicurata, sempre rappresentata da RA 1 (cfr. doc. 136
fascicolo 1), in data 14 settembre 2018, l’CO 1 ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (cfr. doc. D). 

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso
dell’11 ottobre 2018, RI 1, sempre rappresentata da RA 1, ha chiesto che
l’amministrazione venga condannata a corrisponderle una rendita di invalidità a
partire dal 1° marzo 2018.

                                         A sostegno delle proprie
pretese, l’insorgente ha fatto valere l’impossibilità di potere svolgere delle
attività adeguate nella misura massima possibile, come ritenuto dal medico __________
dell’amministrazione, ma contestato dal dr. __________. Quest’ultimo, alla luce
della scarsa funzionalità di entrambe le spalle dell’assicurata e, in
particolare della spalla sinistra, ha difatti concluso che la stessa sia totalmente
inabile al lavoro in qualsiasi attività.

                                         La legale dell’assicurata
ha contestato il modo di procedere dell’assicuratore LAINF, il quale,
nonostante le chiare attestazioni dello specialista curante, ha in maniera
immotivata considerato maggiormente probante l’apprezzamento del proprio medico
fiduciario.

                                         A fronte di valutazioni
diametralmente opposte, a parere dell’insorgente l’amministrazione avrebbe
quantomeno dovuto ordinare una perizia ortopedica da parte di un medico esterno
all’Istituto assicuratore prima di potersi esprimere a proposito della (eventuale)
capacità lavorativa residua dell’interessata e, di conseguenza, all’eventuale
diritto ad una rendita di invalidità (doc. I).

 

                               1.5.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.6.   In data 26 ottobre 2018, la
ricorrente ha comunicato al TCA di non avere ulteriori prove da presentare (doc.
V). 

 

                                         Tale comunicazione è stata
trasmessa all’amministrazione (doc. VI), per conoscenza. 

 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

                                         

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del
31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12
marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e
H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00
del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29
gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre
1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                                         nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto della lite è la
questione di sapere se l’Istituto assicuratore convenuto era legittimato a rifiutare
all’assicurata il diritto ad una rendita d’invalidità, oppure no.

                                         Non è, invece, oggetto di
controversia, ed esula quindi dalla presente vertenza, l’entità dell’IMI
riconosciuta dall’CO 1.

 

                               2.3.   Secondo l'art. 18 cpv. 1
LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

                                         Da
parte sua, l'art. 16 LPGA prevede che, per valutare il grado d’invalidità, il
reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella RAMI 2004 U 529, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16
LPGA non ha modificato le modalità per la fissazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

Nella stessa
pronunzia la nostra Corte federale ha quindi concluso che anche in ambito LAINF
la giurisprudenza relativa ai concetti di incapacità lavorativa, incapacità al
guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito
all'introduzione della LPGA.

 

                                         Due
sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico). 

 

                                         Tra
il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un
nesso causale (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni deve esserci per giunta un nesso causale, naturale ed adeguato, tra
il danno alla salute e l'infortunio.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

 

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta
al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato
e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra
nell'esplicare determinate funzioni.

                                         Il
medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la
STFA del 18 marzo 2002
nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

                                         Il
grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra
il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno
ipotetico, conseguibile da invalido.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Ciò nondimeno, se il danno
alla salute non è tale da imporre un cambiamento di professione, il giudizio
sull’incapacità lavorativa non esprimerà valori superiori all’incapacità
lavorativa indicata dal medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto
l’impegno professionale che la restante capacità lavorativa medico-teorica
ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima una capacità di guadagno
della medesima proporzione (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 100; DTF 114 V 313 consid.
3b; STCA del 21 marzo 1995 nella causa S. F., 31 maggio 1995 nella causa E. D.,
7 giugno 1995 nella causa M. Z., 26 febbraio 1996 nella causa G. P.).

 

                               2.4.   Nel caso concreto, litigiosa
è la valutazione dell’esigibilità lavorativa. 

 

                                         Secondo l’Istituto
assicuratore convenuto, in base al parere del proprio medico fiduciario, l’assicurata
sarebbe da ritenere completamente abile al lavoro in attività sostitutive
adeguate (cfr. doc. 101 fascicolo 1, pag. 6: “… in un’attività che rispetta
l’esigibilità definita l’assicurata è abile al 100% (senza pause supplementari
con rendimento completo).”)

                                         

                                         La ricorrente, per contro,
basandosi su quanto più volte attestato dal proprio medico specialista curante,
dr. __________, ha addotto di essere limitata nello svolgimento di qualsiasi
attività (cfr. doc. 87 fascicolo 1: “la paziente, secondo me, presenta
un’inabilità lavorativa completa per qualsiasi attività”). 

 

                                         Il TCA constata che la
decisione di rendita emanata dall’CO 1 trova il proprio fondamento, per quanto
riguarda l’apprezzamento dell’esigibilità lavorativa, nel rapporto del dr. __________
relativo alla visita di chiusura del 1° dicembre 2017. 

                                         In quell’occasione, il medico
fiduciario ha ritenuto l’assicurata pienamente abile al lavoro nell’esercizio
di attività rispettose della seguente esigibilità lavorativa:

 

 

"
(…)

Sollevare e portare: l’assicurata è in grado di sollevare pesi
molto leggeri fino all’altezza dei fianchi senza limitazione, pesi leggeri da 5
a 10 kg talvolta, pesi medi da 10 a 25 kg di rado o mai, pesi pesanti e molto
pesanti mai. L’assicurata è in grado di sollevare oltre l’altezza del petto
pesi fino a 5 kg solamente di rado utilizzando prevalentemente l’arto superiore
destro e con una certa difficoltà, sollevare oltre l’altezza del petto pesi
superiori ai 5 kg mai.

Maneggio di attrezzi: l’assicurata è in grado di maneggiare
attrezzi leggeri e di precisione senza limitazione, attrezzi medi talvolta,
pesanti e molto pesanti, la rotazione della mano è possibile senza limitazione
a destra, con difficoltà e raramente a sinistra.

Posizione e mobilità: lavori sopra la testa mai più esigibili,
rotazione del busto spesso, posizione seduta e inclinata in avanti molto
spesso, posizione in piedi e inclinata in avanti, posizione inginocchiata con
flessione delle ginocchia senza limitazioni.

Posizione di lunga durata: l’assicurata è in grado di mantenere la
posizione seduta e la posizione in piedi senza limitazione, così come la
posizione a libera scelta.

Spostamento: l’assicurata è in grado di camminare anche per lunghi
tratti e anche su terreno accidentato e di salire le scale senza limitazione. Salire
le scale a pioli mai.

L’uso delle due mani è possibile a condizione utilizzando
prevalentemente la destra, equilibrio e stare in equilibrio possibile.” (Doc. 101
fascicolo 1, pag. 6)

 

                                         Di parere opposto il dr. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale, con rapporto del 5 febbraio 2018
ha osservato che:

 

" (…)

Non concordo con la vostra presa di posizione/decisione
concernente la capacità lavorativa della paziente.

La paziente presenta dei postumi infortunistici ad entrambe le spalle
con attualmente una funzionalità delle due spalle molto limitata, in
particolare alla spalla sx che è praticamente immobilizzata con anche una
spalla dx che è molto limitata concernente dei movimenti di abduzione e
rotazione impedendo alla paziente di svolgere anche dei semplici movimenti e
compiti della vita quotidiana necessitando praticamente costantemente l’aiuto
di una terza persona, sia il marito o la figlia. Sotto questo aspetto non penso
che la signora RI 1 sia in grado di svolgere qualsiasi attività professionale e
dunque continuo a ritenerla inabile in misura completa per qualsiasi lavoro.

Di conseguenza penso che la decisione concernente un’abilità
lavorativa dovrà essere rivalutata.” (Doc. 108 fascicolo 1)

 

                                         Il dr. __________ ha poi
ribadito la propria posizione con referto del 17 aprile 2018, nel quale, dopo
avere nuovamente visitato l’assicurata in data 16 aprile 2018 e avere
sottolineato come entrambe le spalle presentino delle limitazioni funzionali,
in particolare quella sinistra, ha concluso che “per quanto riguarda l’abilità
lavorativa la paziente rimane inabile nella misura completa e questo
probabilmente a titolo definitivo” (doc. 116 fascicolo 1).

 

                                         Apprezzamento che il dr. __________
ha poi ancora avuto modo di ribadire nel referto del 14 agosto 2018, nel quale
ha espressamente indicato di non concordare con il parere espresso dal dr. __________,
per le seguenti ragioni:

 

" (…)

La signora RI 1 ha subito diversi interventi alla due spalle dopo
diversi infortuni e che attualmente presenta delle funzionalità di entrambe le
spalle molto ridotte, ed in particolare della spalla sx che presenta
praticamente una mobilità quasi nulla. La paziente riferisce dei dolori
continui e non riesce più a svolgere le attività di casalinga, le più semplici
rendendo necessario l’aiuto di una terza persona, come anche l’assunzione di
regolarmente di antiinfiammatori e antidolorifici. Tenendo conto della scarsa
funzionalità di entrambe le spalle ed in particolare della spalla sinistra,
associato a dei dolori cronici delle due spalle, ritengo illusorio la
possibilità della paziente di riprendere un’attività professionale di qualsiasi
tipo.

Dunque sotto questo aspetto la ritengo inabile al 100% per tutte
le attività lavorative e di conseguenza non concordo con la decisione presa dal
dr. __________ che conferma un’abilità al 100% per delle attività lavorative
leggere. (…).” (Doc. 141 fascicolo 1)

 

                                         Preso atto di tali
referti, il dr. __________, con apprezzamento medico del 7 settembre 2018, ha
nuovamente ritenuto l’assicurata abile al 100% in attività leggere rispettose
dell’esigibilità lavorativa espressa in data 1° dicembre 2017, la quale a suo
parere ha già tenuto conto della bilateralità delle affezioni presentate
dall’interessata alle spalle (doc. 147 fascicolo 1).

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02
dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette
già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza 8C_216/2009
del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 consid. 4.4 e consid. 4.7, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio
alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle
conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal
principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha
dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a
mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

 

                                         Trattandosi
invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali a medici esterni
all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti in ossequio alla
procedure di cui all’art. 44 LPGA, esse godono di piena forza probatoria, a
condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio
l’affidabilità (cfr. STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.2 e
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.6.   Nella concreta evenienza,
questa Corte ritiene di non può  confermare la decisione dell’amministrazione
di considerare RI 1 in grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento
completo, delle attività sostitutive leggere adeguate. In effetti, riguardo
alla valutazione dell’esigibilità lavorativa (che sta alla base della
determinazione del grado d’invalidità), agli atti di causa figurano referti
specialistici contraddittori – da una parte quelli del dr. __________,
dall’altra quelli elaborati dal dr. __________ - che non gli consentono di
decidere, con la necessaria tranquillità, in un senso oppure nell’altro.

 

                                         In simili casi, la
giurisprudenza federale prevede che la vertenza non possa essere decisa
basandosi sull’uno o sull’altro dei pareri a disposizione ma che occorre
ordinare una perizia ad opera di un medico indipendente secondo la procedura di
cui all’art. 44 LPGA oppure una perizia giudiziaria (cfr. STF 8C_456/2010 del
19 aprile 2011 consid. 3; in questo stesso si veda pure la STF 8C_943/2010 del
9 novembre 2011 consid. 3.2).

 

                                         È vero che in passato, in
controversie concernenti assicurati che avevano subito un danno infortunistico
agli arti superiori, segnatamente una rottura della cuffia dei rotatori, il TCA
aveva di regola ammesso una completa capacità lavorativa in attività idonee. 

                                         La fattispecie sub
judice si differenzia, tuttavia, dalle precedenti per il motivo che
all’insorgente è stata nel frattempo impiantata una protesi inversa della
spalla sinistra.

 

                                         Tale circostanza potrebbe
giustificare una diversa soluzione e merita, quindi, di essere approfondita
mediante una perizia specialistica esterna, come del resto già deciso dal TCA in
un’analoga vicenda oggetto della sentenza 35.2018.1 del 12 ottobre 2018.

                                         In quel caso, infatti,
questo Tribunale ha rinviato gli atti all’amministrazione per nuovi
accertamenti peritali, ritenendo indispensabile chiarire se, effettivamente come
preteso dallo specialista privatamente consultato dall’assicurato, in caso di
protesi inverse non si possa concludere per una piena esigibilità lavorativa in
attività adatte, dato che trattandosi di un impianto anatomico, si può andare
incontro ad un’usura accelerata, come pure a fratture dell’acromio e ad un
eccessivo affaticamento del muscolo deltoide, motivo per il quale “… anche con
un intervento perfettamente riuscito e un risultato considerato come normale,
la funzione della spalla di un portatore di protesi inversa non può e non deve
essere considerata come normale”.

 

                                         Nel caso di specie, tale
soluzione appare tanto più indispensabile, posto che l’assicurata, oltre alla
protesi inversa alla spalla sinistra, presenta importanti limitazioni
funzionali anche alla spalla destra. 

 

                               2.7.   In una sentenza di principio
9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche rivolte alla giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; art. 72bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione. In quella pronunzia, l’Alta Corte ha pure precisato in quali casi
il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in
quali altri può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento
istruttorio.

                                         Il TF ha, al riguardo,
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"
(…).

4.4.1.1 Ist das Gutachten einer
versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene
Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das
Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die
Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit
diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines
Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den
kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61
lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen
auszuschöpfen (BGE 136 V 376 E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen
Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung
delegieren dürfen.

4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten
(anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des
Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte
Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko
von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren
multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick
auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche
funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der
Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet,
Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (BGE 131 V 407 E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation
schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.

4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der
Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die
Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter
Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im
Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG;
vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei,
derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine
Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo
dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige
Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat,
bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten
(vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil
vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.

4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen
noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens,
die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts
fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines
Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS
von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür.
Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein
Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig
erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich
abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem
rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der
bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die
betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend
reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine
Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen
möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig
ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht
(unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache
zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das
Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S.
151 E. 3.5, 9C_85/2009).” (DTF 137 V 263-265)

 

                                         In
una sentenza 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 - dunque successiva a quella
pubblicata in DTF 137 V 210 - emanata in materia di assicurazione contro gli
infortuni, il Tribunale federale ha ribadito i principi sviluppati nella DTF
135 V 465, in particolare che, in presenza di dubbi circa l’affidabilità di
rapporti allestiti da medici di fiducia, il giudice (cantonale) è libero
di scegliere se ordinare direttamente una perizia giudiziaria oppure rinviare
gli atti all’amministrazione affinché disponga essa stessa una perizia seguendo
la procedura di cui all’art. 44 LPGA:

 

" Um solche Zweifel auszuräumen, wird das Gericht entweder ein
Gerichtsgutachten anzuordnen oder die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen haben, damit dieser im Verfahren nach Art. 44 ATSG eine
Begutachtung veranlasst (BGE 135 V 465 E. 4.6 S. 471).” (STF 8C_59/2011,
consid. 5.2)

 

                                         Nella presente
fattispecie, il TCA ritiene che siano soddisfatti i presupposti per un rinvio
degli atti all’amministrazione (cfr. STF 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 e DTF
135 V 465), già per il fatto che essa ha fondato la decisione impugnata sul
parere del proprio medico fiduciario (per un caso analogo, si
veda la STF 8C_757/2014 del 16 gennaio 2015 consid. 3.2). 

 

                                         Per le ragioni già esposte al considerando 2.6., si
giustifica pertanto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata
nella misura in cui all’assicurata è stata negata una rendita d’invalidità e il
rinvio degli atti all’assicuratore resistente affinché disponga un
approfondimento peritale esterno (art. 44 LPGA) volto a definire l’esigibilità
lavorativa tenuto conto dei danni alla salute infortunistici. Sulla scorta
delle relative risultanze, l’CO 1 sarà poi chiamato a determinare di nuovo il
grado dell’invalidità.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione impugnata è annullata nella misura in
cui ha rifiutato il diritto ad una rendita di invalidità. 

                                         §§ Gli
atti sono retrocessi all’CO 1 per complemento istruttorio e nuova decisione.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         L’CO 1 verserà
all’assicurata l’importo di fr. 800 (IVA inclusa) a titolo di indennità per
ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti