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**Case Identifier:** 9549d13c-841c-5380-9fb0-067040fe0b53
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-12-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.12.2008 C-2328/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-2328-2006_2008-12-19.pdf

## Full Text

Corte II I
C-2328/2006

{T 0/2}

Sentenza del 19 dicembre 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Blaise Vuille, Ruth Beutler,
cancelliere Graziano Mordasini.

A._______,
patrocinata dal Soccorso operaio svizzero SOS,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Rifiuto dell'approvazione alla proroga di un permesso di 
dimora e rinvio.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-2328/2006

Fatti:

A.
Giunta in Svizzera il 19 luglio 1998, il 9 ottobre successivo A._______, 
cittadina  cubana  nata  il...,  ha  contratto  matrimonio  con  B._______, 
cittadino  elvetico  nato  il...  ed  è  stata  quindi  posta  a  beneficio  di  un 
permesso  di  dimora  in  applicazione  dell'art.  7  cpv.  1  della  legge 
federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli 
stranieri  (LDDS,  CS  1  117),  puntualmente  rinnovato  a  scadenze 
annuali.

B.
Con verbale di udienza del 23 settembre 1999, il Pretore della Pretura 
di Mendrisio-Sud ha dichiarato infruttuoso il tentativo di conciliazione 
esperito  dai  coniugi  C._______,  autorizzandoli  pertanto  a  vivere 
separati,  separazione poi confermata il 16 maggio 2002. Il  28 ottobre 
1999, B._______ ha inoltrato presso la succitata autorità una petizione 
di divorzio, la quale, su richiesta dell'interessato, è poi stata stralciata 
dai ruoli con decreto del 16 dicembre 2004. 

C.
Con  decisione  del  17 luglio  2000,  la  Sezione  dei  permessi  e 
dell'immigrazione di Bellinzona (di seguito: SPI) ha respinto la richiesta 
di  proroga  del  permesso  di  dimora  presentata  da  A._______, 
impartendole  un  termine  al  15 settembre  2000  per  lasciare  la 
Svizzera.

A seguito del ricorso interposto in data 26 luglio 2000 dall'interessata, 
per il tramite del suo patrocinatore, avverso la succitata decisione, la 
SPI  ha  preavvisato  favorevolmente  il  gravame.  Di  conseguenza,  il 
13 ottobre seguente il Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone 
del Ticino (di seguito: CdS) ha stralciato l'impugnativa dai ruoli.

D.
In data 26 gennaio 2005, B._______ ha inoltrato una nuova procedura 
unilaterale di scioglimento del matrimonio, sfociata nella sentenza del 
12 settembre 2005, cresciuta in giudicato il 12 ottobre successivo, con 
la  quale  il  Segretario  assessore  della  Pretura  di  Mendrisio-Sud  ha 
sciolto  per  divorzio  il  matrimonio  contratto  dai  coniugi  C._______  il 
9 ottobre 1998.

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E.
Invitato dalla SPI a pronunciarsi in merito alla richiesta di proroga del 
permesso  di  dimora  presentata  da  A._______,  con  scritto  del 
19 giugno  2006,  l'UFM  ha  informato  l'interessata  dell'intenzione  di 
rifiutare  l'approvazione  della  proroga  del  permesso  di  dimora  e  di 
pronunciare il suo rinvio dalla Svizzera, accordandole la possibilità di 
prendere posizione in merito sulla base degli art. 29 e 30 della legge 
federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 
172.021).

L'autorità di prime cure ha evidenziato il fatto che, sebbene il divorzio 
sia  stato  pronunciato  quasi  sette  anni  dopo  la  celebrazione  del 
matrimonio,  i  coniugi  C._______ si  sono separati  già  dopo circa  un 
anno dallo stesso, senza speranza di ripresa dell'unione coniugale, e 
che  dal  matrimonio  non  sono  nati  figli,  precisando  inoltre  come  il 
rilascio  del  permesso  di  dimora  in  favore  di  A._______  fosse  stato 
giustificato  unicamente  dall'esistenza  del  vincolo  matrimoniale,  di 
modo  che  lo  scopo  iniziale  del  suo  soggiorno  era  venuto  meno  a 
seguito del divorzio pronunciato in data 12 settembre 2005. Essa ha 
affermato che dagli atti  cantonali  (cfr. in particolare lo scritto del suo 
patrocinatore  del  24 aprile  2003)  risulta  che  l'interessata  ha 
volutamente ritardato il divorzio richiesto dal marito con il solo scopo di 
risiedere  definitivamente  in  Svizzera  e  che,  avvalendosi  di  un 
matrimonio  esistente  solo  sulla  carta,  quest'ultima  ha  abusato  dei 
diritti  derivanti  dall'art.  7  cpv. 1  LDDS. L'UFM ha  infine  rilevato  che 
A._______ ha fatto ricorso all'assistenza pubblica al fine di conseguire 
una formazione professionale, non dispone di un'autonomia finanziaria 
sufficiente  e  ha  cumulato  un  debito  di  assistenza  di  Fr.  3'538.-, 
precisando  che  il  suo  ritorno  in  patria  è  possibile,  ammissibile  e 
ragionevolmente esigibile.

F.
Con osservazioni  del  29 agosto 2006,  A._______ ha in  primo luogo 
affermato  di  beneficiare  di  un  permesso  di  dimora  da  sette  anni, 
rinnovato non più a seguito del matrimonio contratto con un cittadino 
elvetico ma in ragione della sua attività lavorativa e che, qualora non 
avesse  dovuto  cambiare  spesso  residenza  per  motivi  di  lavoro, 
avrebbe  avuto  il  diritto  di  richiedere  il  rilascio  di  un  permesso  di 
domicilio  (permesso  C).  L'interessata  ha  rilevato  che  il  divorzio  era 
stato voluto esclusivamente dal  marito,  il  quale era pure intervenuto 
presso le autorità cantonali al fine di ottenere la sua espulsione e che 

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non  era  ravvisabile  nella  sua  richiesta  di  rinnovo  del  permesso  un 
atteggiamento  abusivo. Essa  ha  infine  sottolineato  di  avere  sempre 
rinunciato  a  richiedere  un  contributo  alimentare  all'ex  marito, 
garantendosi  un'autonomia  finanziaria  sufficiente,  precisando  che 
aveva beneficiato dell'aiuto pubblico al  fine di  conseguire una nuova 
formazione professionale.

G.
Con  decisione  del  16 novembre  2006,  l'UFM  ha  rifiutato  la  propria 
approvazione  alla  proroga  del  permesso  di  dimora  postulata, 
impartendo a A._______ un termine all'11 gennaio 2007 per lasciare 
la  Svizzera.  L'autorità  di  prime  cure  ha  ripreso  le  argomentazioni 
sviluppate nelle sue osservazioni del 19 giugno 2006, affermando che 
il rilascio in favore dell'interessata di un permesso di dimora adattato 
alle  circostanze,  collegato  all'esercizio  di  un'attività  lucrativa,  non  è 
determinante,  dato  che  il  rilascio  dello  stesso  è  stato  giustificato 
unicamente  dall'esistenza  del  vincolo  matrimoniale  con  un  cittadino 
svizzero e sottolineando come essa non dispone di un'integrazione a 
livello  professionale  derivante  da  una  stabile  e  duratura  attività 
lucrativa in Svizzera.

H.
In  data  19 dicembre  2006,  agendo  per  il  tramite  del  suo  nuovo 
patrocinatore,  A._______ è insorta  avverso la  suddetta  decisione. A 
sostegno  del  proprio  gravame essa  ha  ribadito  di  non  avere  tenuto 
alcun  comportamento  abusivo,  sottolineando  poi  come  la  sua 
opposizione al divorzio fosse legittima e che non si può ritenere che 
con  il  suo  comportamento  aveva  indotto  le  autorità  competenti  a 
rinnovarle il permesso di dimora. La ricorrente ha poi affermato di non 
avere  violato  l'ordine  pubblico,  di  lavorare,  di  avere  conseguito  una 
formazione in Svizzera, di  essere senza debiti,  autonoma dal profilo 
finanziario, quindi ben integrata (cfr. art. 3b cpv. 1 dell'Ordinanza del 
13 settembre 2000 sull'integrazione degli stranieri [OIntS, RS 142.205, 
testo  in  vigore  sino  al  31 ottobre  2007],  di  modo  che  la  decisione 
impugnata viola il principio della proporzionalità.

I.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del  21 marzo  2007,  l'UFM  ha  proposto  la  reiezione  del  gravame. 
L'autorità  di  prime cure ha ripreso le argomentazioni  formulate nella 
sua  decisione  del  16 novembre  2006,  precisando  che  l'applicazione 

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dell'OIntS può  essere  vincolante  nell'esame  della  concessione  del 
permesso di  domicilio,  ma non per  l'approvazione della  proroga  del 
permesso di dimora.

J.
Invitata  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
inferiore, con replica del 27 aprile 2007, la ricorrente si è riconfermata 
nelle  considerazioni  formulate  nel  suo  ricorso,  rilevando  poi  come 
l'OIntS trova applicazione nella fattispecie in ragione di quanto previsto 
al  suo art. 3b cpv. 1,  nonché nella  Circolare del  1° febbraio 2006 in 
relazione alla modifica dell'OIntS emanata dall'UFM stesso.

K.
Completando l'istruttoria della fattispecie, con scritto del 9 luglio 2008 
il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o il TAF) ha 
invitato  la  ricorrente  ad  informarlo  in  merito  alla  sua  situazione 
personale  e  professionale  posteriore  al  ricorso,  nonché  alla  sua 
situazione  finanziaria  (rimborso  delle  prestazioni  assistenziali 
ricevute). 

L.
Dando  seguito  a  questa  richiesta,  con  scritto  dell'11 agosto  2008, 
l'interessata  ha  dichiarato,  come  peraltro  comprovato  dai  mezzi  di 
prova  forniti,  che  dal  1° gennaio  2008  essa  è  parzialmente 
disoccupata e parzialmente impiegata presso un'agenzia di sicurezza 
e di avere restituito integralmente le prestazioni di assistenza ricevute. 

Diritto:

1.
Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  del  17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni  ai sensi 
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  rifiuto  dell'approvazione alla 
proroga  di  un  permesso  di  dimora  e  di  rinvio  dalla  Svizzera  rese 
dall'UFM -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione  federale 
come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere  impugnate, 
conformemente all'art. 20 cpv. 1 LDDS, dinanzi al TAF.

I ricorsi pendenti presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato 

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o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti al 1° gennaio 2007 sono 
trattati dal TAF sulla base del nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 
LTAF).

2.
L'entrata  in  vigore,  il  1° gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr (in relazione 
con la cifra I  del  suo allegato) e delle ordinanze d'esecuzione di  cui 
all'art.  91  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007  sull'ammissione,  il 
soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni di legge (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2). Ciò è il caso nella 
presente fattispecie; il vecchio diritto (materiale) è quindi applicabile.

Conformemente  all'art.  126  cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le 
domande presentate prima dell'entrata in  vigore,  il  1° gennaio 2008, 
della LStr è retta dal nuovo diritto.

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

3.
A._______  ha  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  suo  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
Secondo l'art. 1a LDDS ha diritto di risiedere in Svizzera ogni straniero 
che sia al beneficio di un permesso di dimora o domicilio, ovvero che, 
secondo la presente legge, non abbia bisogno di un permesso siffatto.

L'autorità decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e 
dei trattati con l'estero, circa la concessione del permesso di dimora o 
di  domicilio  (art. 4  LDDS). La libera decisione delle  autorità  circa la 
concessione della dimora o del domicilio non può essere pregiudicata 
da  alcun  atto  dello  straniero  (cfr  art.  8  cpv.  2  dell'ordinanza 
d'esecuzione della legge federale concernente la dimora e il domicilio 

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degli stranieri [ODDS del 1949, RU 1949 I 233]).

Nelle  loro  decisioni,  le  autorità  competenti  a  concedere  i  permessi 
terranno conto degli interessi morali ed economici del Paese, nonché 
dell'eccesso della popolazione straniera (art. 16 cpv. 1 LDDS).

Lo straniero è tenuto a partire quando gli sia rifiutata la concessione o 
la proroga di un permesso ovvero quando il permesso gli sia revocato 
o  ritirato  in  applicazione  dell'articolo  8  cpv. 2  LDDS.  In  questi  casi 
l'autorità gli assegna un termine di partenza. Se l'autorità è cantonale, 
l'ordine di partire vale solo per il territorio del Cantone; se l'autorità è 
federale,  lo  straniero  deve  lasciare  la  Svizzera.  L'autorità  federale 
competente  può  trasformare  l'ordine  di  lasciare  un  Cantone  in  un 
ordine di lasciare la Svizzera (art. 12 cpv. 3 LDDS).

5.

5.1 Secondo l'art. 99 LStr, in casu applicabile in virtù dell'art. 126 cpv. 
2  LStr,  il  Consiglio  federale  determina  i  casi  in  cui  i  permessi  di 
soggiorno di breve durata, di dimora e di domicilio nonché le decisioni 
preliminari delle autorità cantonali preposte al mercato del lavoro sono 
soggetti all'approvazione dell'Ufficio federale. Quest'ultimo può rifiutare 
l'approvazione o limitare la portata della decisione cantonale.

Giusta  l'art.  85  cpv.  1  lett.  a  e  b  OASA,  l'UFM  è  competente  per 
l'approvazione del rilascio dei permessi di soggiorno di breve durata, 
di dimora o domicilio e alla proroga dei permessi di dimora se ritiene 
necessaria una procedura d'approvazione per determinate categorie di 
stranieri  e  domande  o  qualora  una  tale  procedura  si  rileva 
indispensabile per un singolo caso.

Queste  norme  corrispondono  nella  loro  portata  alle  disposizioni 
abrogate (cfr. art. 51 OLS; art. 18 cpv. 1 e 3 LDDS e art. 1 cpv. 1 let. c 
OPADS).

5.2 In  virtù  della  regolamentazione  in  merito  alla  ripartizione  delle 
competenze in materia di polizia degli stranieri tra la Confederazione e 
i  cantoni,  l'UFM  dispone  quindi  della  competenza  di  approvare  il 
permesso di dimora che la SPI propone di rilasciare a A._______ (cfr. 
DTF 130 II 49 consid. 2.1; 127 II 49 consid. 3a e riferimenti ivi citati). In 
ragione  della  libertà  di  apprezzamento  di  cui  esso  gode  (cfr. art.  4 

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LDDS), il suddetto ufficio, né a fortiori il Tribunale, non sono legati dal 
preavviso  favorevole  della  SPI  e  possono  quindi  distanziarsi 
dall'apprezzamento formulato da questa autorità.

6.

6.1 Lo  straniero  non  gode  in  principio  di  un  diritto  al  rilascio  di  un 
permesso di soggiorno (rispettivamente alla proroga o al rinnovo dello 
stesso) o di domicilio, a meno che possa prevalersi di una disposizione 
particolare  di  diritto  federale  o  di  un  trattato  che  gli  attribuisce  tale 
prerogativa (cfr. DTF 133 I 185 consid. 2.3; 131 II 339 consid. 1; DTF 
130 II 281 consid. 2.1 e giurisprudenza ivi citata).

6.2 Giusta  l'art.  7  cpv. 1  1a frase  LDDS,  il  coniuge  straniero  di  un 
cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di 
dimora.  Dopo  una  dimora  regolare  e  ininterrotta  di  cinque  anni,  ha 
diritto  al  permesso  di  domicilio  (art.  7  cpv.  1  2a frase  LDDS). 
Preliminarmente giova rilevare che, contrariamente a quanto sostenuto 
dalla ricorrente, il rilascio di un permesso di domicilio non presuppone 
una residenza continua di cinque anni nello stesso comune.

6.3 Nella  fattispecie,  A._______  è  stata  messa  a  beneficio  di  un 
permesso  di  dimora  unicamente  in  ragione  del  suo  matrimonio, 
celebrato  il  9 ottobre  1998,  con  un  cittadino  svizzero.  Dal 
settembre 1999 i coniugi C._______ hanno vissuto separati e la loro 
unione è poi  stata sciolta con sentenza di  divorzio del  12 settembre 
2005  (cresciuta  in  giudicato  il  12 ottobre  successivo),  di  modo  che 
l'interessata  non  può  più,  da  quella  data,  prevalersi  del  diritto  alla 
proroga (rispettivamente al rinnovo) del suo permesso di dimora sulla 
base della succitata disposizione, in quanto lo scopo iniziale del suo 
soggiorno in Svizzera non esiste più. Si sottolinea di transenna, come 
ritenuto a giusto titolo dall'UFM nella decisione impugnata, che il fatto 
che  durante  il  periodo  di  separazione  la  SPI  abbia  adattato  alle 
circostanze  lo  scopo  del  soggiorno  dell'interessata  collegandolo 
all'esercizio  di  un'attività  lavorativa  non  è  determinante,  dato  che  il 
rilascio  del  permesso  di  dimora  a  favore  della  ricorrente  è  stato 
giustificato unicamente dall'esistenza di  un vincolo matrimoniale con 
un cittadino elvetico e il permesso riportante una modifica dello scopo 
del soggiorno è anch'esso una conseguenza dell'unione coniugale.

Sebbene il  matrimonio della  ricorrente sia durato oltre  i  cinque anni 
previsti dall'art. 7 cpv. 1 2a frase LDDS, essa non adempie comunque 

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le condizioni per il rilascio di un permesso di domicilio. Infatti, secondo 
la giurisprudenza, il fatto di invocare l'art. 7 cpv. 1 LDDS è costitutivo di 
un  abuso  di  diritto  allorquando  il  coniuge  straniero  si  prevale  di  un 
matrimonio che non esiste più che formalmente con l'unico scopo di 
ottenere un permesso di dimora, in quanto tale finalità non è protetta 
dalla suddetta disposizione (cfr. DTF 128 II 145 consid. 2 e 3; 127 II 49 
consid.  5a).  Il  matrimonio  esiste  solo  formalmente  quanto  l'unione 
coniugale  è  dissolta  definitivamente,  vale  a  dire  allorquando  non 
sussiste alcuna speranza di  riconciliazione; le cause ed i  motivi  che 
hanno  condotto  alla  rottura  non  sono  determinanti  (DTF 130  II  113 
consid. 4.2 e giurisprudenza ivi citata). Allo stesso modo, commette un 
abuso di diritto il  ricorrente che si prevale di un matrimonio che non 
esisteva  che  formalmente  prima  dello  spirare  del  termine  di  cinque 
anni (DTF 121 II 97 consid. 4c).

In casu A._______ vive separata dal marito di nazionalità svizzera dal 
settembre 1999, quindi dopo circa un anno di matrimonio e non vi è 
più  stata  alcuna  ripresa  della  vita  in  comune.  Ciò  permette  di 
concludere  che  l'unione  coniugale  tra  i  coniugi  C._______  aveva 
definitivamente  preso  fine  ben  prima  dello  spirare  del  termine  di 
cinque anni di cui all'art. 7 cpv. 1 2a frase LDDS e che la ricorrente non 
poteva più,  da  quel  momento,  prevalersi  del  diritto  al  rilascio  di  un 
permesso  di  domicilio  in  ragione  del  suo  statuto  di  coniuge  di  un 
cittadino  elvetico.  Inoltre,  sebbene  il  divorzio  sia  stato  pronunciato 
quasi  sette  anni  dopo  la  celebrazione  del  matrimonio,  dagli  atti  di 
causa  si  evince  che  B._______  ne  avrebbe  auspicato  la  pronuncia 
molto prima, come dimostrato dalla petizione in tal senso inoltrata da 
quest'ultimo in data 28 ottobre 1999, vale a dire circa un mese dopo 
che  la  competente  autorità  cantonale  aveva  autorizzato  i  coniugi 
C._______  a  vivere  separati,  nonché  dagli  scritti  dell'interessato 
all'intenzione  della  SPI  posteriori  alla  separazione,  ma  egli  si  era 
puntualmente  scontrato  con un rifiuto  della  moglie. Gli  atti  cantonali 
inducono  il  Tribunale  a  ritenere  che  la  ricorrente  ha  volutamente 
ritardato  il  divorzio,  tesi  questa  suffragata  dagli  scritti  dell'allora 
patrocinatore  dell'interessata  del  13 dicembre  2000  in  cui  sostiene 
“Concordo con te  che ora,  dopo aver  ottenuto  l'annullamento dell'ordine di 

allontanamento  dal  territorio  promosso  dall'autorità  cantonale  nei  confronti 

della Signora A._______, si possa addivenire ad una convenzione che regoli i 

futuri  rapporti  dei  coniugi  C._______. Per evidenti  motivi  la  mia cliente non 

può accettare un divorzio”, rispettivamente del 24 aprile 2003 in cui egli 
afferma  “Quindi è assai strano che la mia cliente le dica che sta anche lei 

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aspettando  il  divorzio  poiché per  il  momento  era  necessario  raggiungere il 

suddetto  scopo (regolarizzare  la  sua  posizione  a  fronte  dell'ente 
pubblico  che  le  versa un sussidio  per  la  scuola  infermieristica)  e lo 
stesso è stato perseguito” e “il divorzio potrà avvenire (...) non appena la mia 
cliente sarà in grado di continuare a vivere in Svizzera, senza avere paura che 

venga  inoltrata  nei  suoi  confronti  una  richiesta  di  espulsione...”.  Come 
rilevato  a  giusto  titolo  dall'autorità  di  prime  cure,  così  facendo 
A._______ ha abusato del diritto conferitole dall'art. 7 LDDS allo scopo 
di  risiedere  definitivamente  sul  territorio  della  Confederazione.  A 
questo proposito giova infine rilevare come il Tribunale federale abbia 
ritenuto che l'opposizione del coniuge straniero al  divorzio durante il 
termine di quattro anni previsto all'art. 114 del Codice civile svizzero 
del  10 dicembre  1907  (CC,  RS  210)  (testo  in  vigore  al  momento 
dell'entrata in vigore del nuovo diritto di divorzio il 1° gennaio 2000; il 
termine di separazione è stato poi abbassato a due anni con modifica 
legislativa  in  vigore  dal  1° giugno  2004)  può  costituire  un  abuso  di 
diritto ai sensi delle norme di polizia degli stranieri anche qualora non 
sarebbe abusiva riguardo il  diritto civile (DTF 128 II  145 consid. 2.2; 
sentenze del Tribunale federale 2A.590/2001 del 3 aprile 2002 consid. 
2.2 e 5C.242/2001 dell'11 dicembre 2001 in materia di abuso di diritto 
giusta il diritto di divorzio). In altre parole, le constatazioni del giudice 
del  divorzio  relative  all'esistenza  di  un  abuso  di  diritto  da  parte  del 
coniuge opponente non vincolano le autorità di polizia degli stranieri. 
Secondo il  Tribunale  federale,  il  punto  di  vista del  coniuge straniero 
assume  ad  ogni  buon  conto  un'importanza  primordiale  riguardo  la 
normativa  di  polizia  degli  stranieri  (sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.424/2000 del  13 febbraio  2001 consid. 3c  in  fine  e  riferimenti  ivi 
citati; DTF 128 II 145 consid. 3.1).

7.

7.1 Nella misura in cui  A._______ non è più coniuge di  un cittadino 
svizzero,  e  che  quindi  il  motivo  che  aveva  inizialmente  condotto  al 
rilascio di un permesso di dimora in suo favore in applicazione dell'art. 
7  cpv.  1  1a frase  LDDS  non  esiste  più,  si  deve  esaminare  se  le 
circostanze del  caso concreto  giustificano ugualmente  il  rinnovo del 
suo permesso di dimora. In questo contesto, le autorità di polizia degli 
stranieri  esaminano la questione del proseguimento del soggiorno di 
uno straniero in Svizzera prendendo in considerazione segnatamente i 
seguenti criteri: durata del soggiorno, legami personali con la Svizzera 
(segnatamente  se  ci  sono  figli),  situazione  professionale,  situazione 

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economica  e  del  mercato  del  lavoro,  comportamento  e  grado  di 
integrazione. Esse godono di un ampio potere di apprezzamento (art. 
4 LDDS; cfr. DTF 128 II 145 consid. 3.5).

Le suddette autorità devono inoltre tenere conto degli interessi morali 
ed  economici  del  paese,  nonché  dell'eccesso  della  popolazione 
straniera (cfr. art. 16 cpv. 1 LDDS in relazione con l'art. 8 cpv. 1 ODDS 
e l'art. 1 let. a OLS). A questo proposito giova rilevare che la Svizzera 
pratica una politica restrittiva in materia di soggiorno degli stranieri e di 
immigrazione  con  lo  scopo  di  assicurare  un  rapporto  equilibrato  tra 
l'effettivo  della  popolazione  svizzera  e  quello  della  popolazione 
straniera residente, nonché di  migliorare la struttura del mercato del 
lavoro  assicurando  un  equilibrio  ottimale  in  materia  di  impiego  (cfr. 
DTF 122 II 1 consid. 3a; ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence récente du 
Tribunal  fédéral  en matière de police des étrangers,  Revue de Droit 
administratif et de Droit fiscal [RDAF] 1997, p. 287).

7.2 L'esame  della  fattispecie  permette  di  constatare  che  nel 
gennaio 2004  A._______  ha  conseguito  un  diploma di  assistente  di 
cura. Durante il  suo soggiorno in Svizzera la ricorrente ha esercitato 
parecchie attività lucrative (operaia di fabbrica, commessa, stagista in 
qualità  di  assistente di  cura,  assistente di  cura,  ausiliaria,  agente di 
sicurezza) che le hanno permesso di garantire la propria indipendenza 
finanziaria  e  di  restituire  integralmente  le  prestazioni  di  assistenza 
ottenute  al  fine  di  intraprendere  la  suddetta  formazione.  Dal 
gennaio 2008  essa  è  parzialmente  attiva  in  qualità  di  agente  di 
sicurezza  e  parzialmente  disoccupata  (cfr.  scritto  della  ricorrente 
dell'11 agosto  2008).  L'interessata  non  può  tuttavia  pretendere  di 
avere acquisito in questo paese una formazione e delle conoscenze e 
qualifiche  professionali  specifiche  a  tal  punto  da  non  poterle  più 
mettere in pratica nel suo paese d'origine. Dal punto di vista sociale, 
essa non ha inoltre fornito alcuna prova di avere allacciato dei legami 
stretti sul territorio della Confederazione. Alla luce di quanto esposto, 
benchè  in  particolare  la  formazione  conseguita  da  A._______  non 
possa  essere  ignorata,  il  processo  di  integrazione  personale, 
scolastica  e  professionale  dell'interessata  non  risulta  essere  a  tal 
punto profondo e duraturo da giustificare il  rinnovo del  permesso di 
soggiorno che le era stato accordato unicamente in ragione del suo 
matrimonio con un cittadino elvetico.

Contrariamente a quanto affermato da A._______ nel suo gravame del 

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19 dicembre 2006, dagli atti di causa risulta che l'UFM ha pronunciato 
la  sua decisione del  16 novembre 2006 procedendo alla  valutazione 
dell'integrazione  professionale  e  personale  dell'interessata,  ritenute 
non  sufficienti.  Questi  aspetti  sono  inoltre  stati  presi  in  debita 
considerazione  dal  Tribunale  nelle  presente  sentenza. 
L'argomentazione  della  ricorrente  relativa  alla  violazione  dell'art.  3b 
cpv.1 OIntS non può pertanto essere presa in considerazione.

Quo  alla  durata  della  presenza  della  ricorrente  in  Svizzera,  giova 
rilevare come, a far data dalla crescita in giudicato della sentenza di 
divorzio del 12 settembre 2005, A._______ risiede sul territorio della 
Confederazione unicamente in  ragione delle  procedure che essa ha 
successivamente  introdotto,  al  fine  di  proseguirvi  il  suo  soggiorno 
nonostante lo scioglimento del matrimonio con B._______. In queste 
circostanze, la durata totale della sua permanenza in Svizzera (poco 
più  di  dieci  anni),  certo  non  trascurabile,  deve  essere  relativizzata, 
segnatamente anche in paragone agli oltre venticinque anni della sua 
vita precedentemente vissuti in patria. L'interessata ha infatti trascorso 
nel suo paese d'origine tutta la sua infanzia, la sua adolescenza ed i 
primi  anni  della  sua  vita  d'adulta,  anni  determinanti  per  lo  sviluppo 
della personalità (cfr. DTF 123 II 125 consid. 5b/aa). A._______, oggi 
trentacinquenne, appare quindi perfettamente in misura di  riadattarsi 
alla vita di Cuba, paese dove ha trascorso la maggior parte della sua 
esistenza  e  di  cui  conosce  la  lingua,  la  cultura,  nonché  gli  usi  e 
costumi.

L'esame  dell'insieme  degli  elementi  dell'incarto  porta  pertanto  il 
Tribunale a ritenere che è a giusto titolo che l'UFM ha considerato che 
A._______  non  ha compiuto  in  Svizzera  un processo  d'integrazione 
sociale e professionale a tal punto profondo e duraturo da giustificare 
il rinnovo del permesso di dimora che le è stato accordato unicamente 
in ragione del suo matrimonio con un cittadino svizzero. 

8.
Nella misura in cui A._______ non ottiene il rinnovo del permesso di 
dimora, è a giusta ragione che l'autorità di prime cure ha pronunciato il 
suo  rinvio  dalla  Svizzera  in  applicazione  dell'art.  12  LDDS. Occorre 
tuttavia  ancora  analizzare  se  l'esecuzione  dell'allontanamento  è 
possibile, ammissibile e ragionevolmente esigibile ai sensi dell'art. 14a 
cpv. 2 a 4 LDDS.

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8.1 La ricorrente possiede i documenti necessari o gode per lo meno 
della  possibilità  di  intraprendere  presso  la  rappresentanza  del  suo 
paese d'origine i passi volti ad ottenere i documenti di viaggio che le 
permettono di fare ritorno a Cuba. Indipendentemente dall'esistenza di 
eventuali  problematiche  inerenti  il  rilascio  da  parte  delle  autorità 
cubane di tali documenti, difficoltà peraltro mai sollevate da A._______ 
nel  suo  gravame,  nessun  ostacolo  insormontabile  di  ordine  tecnico 
sembra  allo  stato  attuale  delle  cose  opporsi  all'esecuzione  del  suo 
rinvio (art. 14a cpv. 2 LDDS). 

8.2 Per  quanto  attiene  l'ammissibilità  dell'esecuzione  di  tale  rinvio, 
l'interessata  non ha  sostenuto,  né  tanto  meno dimostrato,  che  esso 
sarebbe  contrario  ad  impegni  di  diritto  internazionale  assunti  dalla 
Svizzera. Non è infatti  per nulla accertato che la ricorrente potrebbe 
subire una persecuzione da parte delle autorità del suo paese e che 
rischierebbe  quindi  di  essere  personalmente  e  concretamente 
sottoposta  a  torture  o  a  pene o  trattamenti  inumani  o  degradanti  in 
violazione  dell'art.  3  della  Convenzione  del  4 novembre 1950  per  la 
salvaguardia dei  diritti  dell'uomo e delle libertà fondamentali  (CEDU, 
RS  0.101).  Ne  consegue  che  l'esecuzione  del  rinvio  di  A._______ 
appare  ammissibile  ai  sensi  dell'art.  14a  cpv.  3  LDDS  (cfr. 
Giurisprudenza  delle  autorità  amministrative  della  Confederazione 
[GAAC]  60.97,  57.56,  56.50;  WALTER KÄLIN,  Grundriss  des 
Asylverfahrens, 1990, pag. 245 e riferimenti ivi citati).

8.3 Giusta  l'art.  14a cpv.  4  LDDS,  l'esecuzione  del  rinvio  non  è 
ragionevolmente  esigibile  in  particolare  se  implica  per  lo  straniero 
un'esposizione concreta a pericolo. Questa norma si riferisce ai casi di 
persone che, pur non essendo perseguitate personalmente, fuggono 
delle  situazioni  di  guerra,  guerra  civile  o  di  violenza  generalizzata, 
nonché  a  quelle  per  le  quali  un  ritorno  nel  loro  paese  d'origine 
equivarrebbe  a  metterle  concretamente  in  pericolo,  o  che  non 
potrebbero più ricevere le cure mediche delle quali necessitano (KÄLIN, 
op. cit., p. 26). Questa disposizione, redatta in forma potestativa, indica 
chiaramente che la Svizzera interviene in questo caso non in ragione 
di  un obbligo derivante dal diritto internazionale, ma unicamente per 
delle preoccupazioni di natura umanitaria. Ne consegue che l'art. 14a 
cpv. 4 LDDS conferisce un certo potere d'apprezzamento alle autorità 
competenti,  le  quali  dovranno,  in  ogni  caso di  specie,  procedere ad 
una  ponderazione  tra  gli  aspetti  umanitari  legati  all'esecuzione  del 
rinvio dello straniero e gli  interessi  pubblici che militano a favore del 

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suo  allontanamento  dalla  Svizzera  (cfr.  Messaggio  del  Consiglio 
federale relativo al decreto federale sulla procedura d'asilo [DPA], FF 
1990 II 470).

Al fine di valutare l'esigibilità dell'esecuzione del rinvio di A._______, 
occorre  esaminare  la  situazione  prevalente  attualmente  a  Cuba, 
nonché quella  particolare  della  ricorrente. Quest'analisi  deve essere 
attuata facendo riferimento a criteri quali i legami dell'interessata nella 
sua regione d'origine, in particolare le sue relazioni familiari e sociali, i 
suoi soggiorni antecedenti, rispettivamente le attività esercitate, le sue 
conoscenze  linguistiche  e  professionali,  il  sesso,  l'età,  lo  stato  di 
salute, lo stato civile e gli obblighi familiari. Per quanto attiene l'analisi 
della situazione regnante attualmente a Cuba, il Tribunale si è fondato 
su  rapporti  emanati  dall'Auswärtiges  Amt,  dalla  Freedom House,  da 
Amnesty  International,  dall'Observatoire  pour  la  protection  des 
défenseurs  des  droits  de  l'Homme,  dal  Dipartimento  di  Stato 
americano e su informazioni rilasciate dai mass-media quali  la Neue 
Zürcher Zeitung, Le Monde e la BBC (cfr. a questo titolo i siti internet 
www.auswaertigesamt.de,  www.freedomhouse.org  ,  www.unhcr.org, 
www.state.gov  ,  www.nzz.ch  ,  www.lemonde.fr   e  http://newsbbc.co.uk). 
Nonostante l'avvento al potere nel luglio 2006 di Raoul Castro, fratello 
del  “leader maximo” Fidel Castro, la situazione a livello di garanzia dei 
diritti  umani  non è mutata in  maniera sostanziale. Cuba continua ad 
essere un paese di  stampo dittatoriale in cui  i  diritti  civili,  politici  ed 
economici,  in  particolare  la  libertà  di  espressione  e  di  stampa  non 
sono  garantiti  ed  in  cui  gli  oppositori  al  regime  sono  sovente 
incarcerati  e  i  loro  familiari  perseguitati.  Sebbene  la  situazione 
economica  della  maggioranza  dei  cubani  risulta  ancora  a  tutt'oggi 
precaria,  il  paese  ha  registrato  negli  ultimi  anni  una  crescita 
economica, grazie soprattutto ai legami con il  Venezuela (fornitura di 
energia) ed alla revoca nel giugno 2008 dell'embargo della comunità 
europea  in  vigore  dal  2003.  In  considerazione  della  situazione 
generale del paese, si constata che un ritorno in patria della ricorrente 
può  intervenire  in  tutta  sicurezza  e  con  delle  buone  prospettive 
economiche. Quo  alla  sua  situazione  personale,  si  rileva  che 
l'interessata  ha  lasciato  Cuba  da  parecchi  anni.  L'adito  Tribunale  è 
certo cosciente che una partenza dopo un soggiorno di molti anni in 
Svizzera non è priva di difficoltà, ma nonostante tutto deve constatare 
che questi problemi non possono di per sé giustificare il rinnovo di un 
permesso  di  dimora  di  cui  la  ricorrente  ha  potuto  beneficiare 
unicamente  in  ragione  del  matrimonio  contratto  con  un  cittadino 

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http://www.freedomhouse.org/
http://www.lemonde.fr/
http://www.nzz.ch/
http://www.state.gov/

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svizzero.  La  sua  situazione  è  pertanto  paragonabile  a  quella  di 
numerosi stranieri chiamati a lasciare il territorio della Confederazione 
al termine di un soggiorno di durata determinata per il quale avevano 
ottenuto  un  permesso.  Infine,  la  giovane  età  dell'interessata  e  le 
esperienze professionali da essa conseguite in Svizzera sono proprie 
a facilitarne il reinserimento in patria.

Alla  luce  di  quanto  esposto,  il  Tribunale  ritiene  pertanto  che 
l'esecuzione  del  rinvio  di  A._______  è  possibile,  ammissibile  e 
ragionevolmente esigibile ai sensi dell'art. 14a cpv. 2 a 4 LDDS.

9.
Ne discende che l'UFM con decisione del 16 novembre 2006 non ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso deve essere respinto.

Il termine di partenza fissato all'interessata nella decisione impugnata 
è  trascorso,  l'UFM è  invitato  pertanto  ad  impartire  a  A._______  un 
nuovo termine per lasciare la Svizzera.

10.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  vengono  poste  a 
carico della parte ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 
a  3  del  regolamento  del  21 febbraio  2008  sulle  tasse e  sulle  spese 
ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-
TAF, RS 173.320.2]).

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto. 

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2.
A._______  deve  lasciare  la  Svizzera  entro  il  termine  che  le  verrà 
comunicato dall'UFM in esecuzione della presente decisione.

3.
Le  spese  processuali,  pari  a  Fr. 800.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente e sono computate con l'anticipo dello stesso importo versato 
in data 7 febbraio 2007. 

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Atto giudiziario)
- autorità inferiore (incarto 2 233 471 di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno) 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini

Data di spedizione:

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 

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e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  - se  in  possesso  della 
parte ricorrente  -  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione:

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