# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1afffe58-f870-5c16-827f-75870d178964
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 05.12.2014 52.2013.449
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2013-449_2014-12-05.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2013.449

   

  	
  Lugano

  5 dicembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo Cassina,
  vicepresidente,

  Flavia
  Verzasconi, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 4 ottobre 2013 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  patrocinato
  da: PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 24 settembre 2013 (n. 4973) del Consiglio
  di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 20 agosto 2013 del Dipartimento delle
  istituzioni, Sezione della popolazione, in materia di rilascio di un permesso
  di dimora;

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

                            A.  a.
Dopo vicissitudini che non è qui necessario evocare, il 30 settembre 1999 il
cittadino kosovaro RI 1 (1973) - già al beneficio dell'ammissione in Svizzera
dal 4 maggio 1992 al 3 agosto 1998 - si è sposato a __________ con la
cittadina italiana C__________ (1970),
titolare di un'autorizzazione di domicilio, con la quale il __________ 1996 ha avuto la figlia S__________. A seguito
del matrimonio, egli ha ottenuto un permesso di dimora, trasformato nel 2002 in un permesso B CE/AELS e rinnovato nel 2007 fino al 30 settembre 2012.

 

b. Il 1° ottobre 2001, i
coniugi __________ si sono separati di fatto. Da allora, nonostante la nascita di E__________ (__________03) e D__________ (__________08), essi non hanno più ripreso la vita
in comune.

Con sentenza 17 novembre 2011, il Pretore aggiunto del Distretto
di __________ ha sciolto per divorzio il loro matrimonio, affidando i figli
alla madre con l'esercizio dell'autorità parentale e concedendo al padre un diritto di visita alla prole con l'obbligo
di versare loro un contributo alimentare.

 

c. Il 6 marzo 2012, RI 1 ha notificato all'autorità
competente in materia di diritto degli stranieri lo scioglimento del matrimonio,
chiedendo la modifica dei dati personali relativi allo stato civile sulla sua
autorizzazione di soggiorno.

Preso atto di tali
riscontri, il 19 luglio 2012 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha revocato il permesso
di dimora CE/AELS a RI 1. Tale decisione, intimata per raccomandata il 20
luglio 2012 all'indirizzo indicato dall'interessato, non è stata da quest'ultimo
ritirata durante il termine di giacenza alla
Posta di 7 giorni ed è stata quindi retrocessa al mittente. Il 21
settembre 2012 RI 1 è insorto dinnanzi al Consiglio di Stato, chiedendo l'annullamento
della risoluzione dipartimentale. In via del tutto subordinata, ha postulato la
restituzione in intero contro il lasso dei termini, al fine di essere ammesso a
ricorrere contro la menzionata decisione della Sezione della popolazione. Il 3
ottobre 2012 l'Esecutivo cantonale ha respinto la predetta istanza, rilevando
in sostanza che le condizioni per la restituzione in intero dei termini non
erano manifestamente adempiute. Ha quindi dichiarato irricevibile il ricorso,
in quanto tardivo. Tale giudizio è stato confermato, in ultima istanza, dal
Tribunale federale con sentenza 4 luglio 2013 (2C_552/2013).

A seguito della reiezione del gravame interposto dinnanzi all'alta
Corte federale, il 29 luglio 2013 l'autorità dipartimentale ha fissato a RI 1
un termine fino al 31 agosto successivo per lasciare il territorio elvetico.

 

 

                            B.  a. Il 18 luglio 2013, RI 1 ha
inoltrato alla Sezione della popolazione una domanda di rilascio di un permesso
di dimora nell'ambito del ricongiungimento familiare invocando il suo legame
con i figli, e, in via subordinata, il riesame della decisione 19 luglio 2012.

 

b. Il 20 agosto 2013, il Dipartimento
ha respinto l'istanza e ha confermato la validità del termine per
lasciare la Svizzera, indicando che un eventuale
ricorso contro la decisione non avrebbe avuto effetto sospensivo. Dopo avere sottolineato
che la domanda avrebbe dovuto essere inoltrata dall'estero, dove l'interessato avrebbe
dovuto attenderne l'esito, l'autorità ha rilevato che i suoi figli sono stati
affidati alla madre con la quale vivono, mentre RI 1 ha soltanto un diritto di
visita agli stessi che può esercitare a
partire dal suo Paese e nell'ambito di visite reciproche. La decisione è stata resa sulla base degli art. 3, 17
cpv. 2, 33 e 96 della legge federale
sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20).

 

 

                            C.  Con giudizio 24 settembre 2013, il
Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Il Governo ha considerato che l'interessato non può prevalersi
di una relazione stretta, intatta ed effettiva con la prole in una maniera tale
da ottenere l'autorizzazione richiesta. Gli ha inoltre rimproverato di non
avere tenuto un comportamento irreprensibile dal profilo penale quando era
titolare di un permesso di dimora. Al dispositivo n. 3 della predetta risoluzione,
ha indicato che un eventuale ricorso non avrebbe esplicato effetto sospensivo.

 

 

                            D.  Contro la predetta pronunzia
governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo
chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio di un permesso di dimora.

Il ricorrente sostiene in sostanza di avere con i propri figli
un legame stretto e intatto come sancito dalla più recente giurisprudenza
federale nell'ambito dell'esercizio del diritto di visita, ragione per la quale
ritiene di avere diritto all'ottenimento del permesso richiesto, visto pure che
non ha più condanne iscritte al casellario giudiziale. Chiede inoltre di
restituire l'effetto sospensivo al gravame.

 

 

                            E.  All'accoglimento dell'impugnativa si
oppongono sia il Consiglio di Stato che la Sezione della popolazione, senza formulare particolari osservazioni al riguardo.

 

 

                             F.  Pendente
causa, la Sezione della popolazione ha informato il Tribunale che con decreto d'accusa
28 agosto 2014 (DA __________),
RI 1 è stato giudicato colpevole di trascuranza degli obblighi di mantenimento
nei confronti della figlia D__________ ed è stato condannato alla pena
pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da fr. 90.– cadauna, corrispondenti a complessivi
fr. 5'400.– (parzialmente aggiuntiva a quella decretata dal Ministero pubblico il
12.09.11) - sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni -,
nonché alla multa di fr. 1'000.–.

Delle osservazioni
formulate in merito dal ricorrente, si riferirà se del caso in seguito.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

                             1.  La competenza del Tribunale cantonale
amministrativo a statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art.
10 lett. a della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di
persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1 della
legge di procedura per le cause
amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, 181) e presentato da una
persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto
ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, integrati dal
complemento istruttorio esperito in questa sede (art. 18 cpv. 1 LPamm).

 

 

                             2.  Occorre innanzitutto rilevare che RI
1 non fruisce più di un permesso di dimora in
Svizzera. Quello di cui disponeva a seguito del matrimonio con una
cittadina italiana, dalla quale ha poi divorziato, gli è stato revocato dalla Sezione della popolazione con decisione 19
luglio 2012, cresciuta in giudicato, che gli ha poi fissato un ultimo termine
con scadenza il 31 agosto 2013 per lasciare
il territorio elvetico.

L'interessato non ha
tuttavia dato seguito a tale ingiunzione. Il 18 luglio 2013 ha postulato l'ottenimento di un'autorizzazione di soggiorno invocando il legame con i
propri figli, affidati alla madre che gode pure dell'autorità parentale sui medesimi,
e sui cui egli beneficia soltanto di un diritto di visita.

La presente vertenza non concerne quindi il riesame del provvedimento
dipartimentale del 19 luglio 2012, bensì
il rilascio di un nuovo permesso di dimora su altre basi.

 

 

                             3.  Il
ricorrente non potrebbe ottenere il permesso postulato sulla base dell'accordo
tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS
0.142.112.681) a seguito della
cittadinanza italiana (e quindi comunitaria) dei suoi figli, poiché la
sua richiesta non è volta ad ottenere un permesso per vivere in comunione domestica insieme a loro (cfr. art. 7 ALC e 3 del relativo Allegato I). Non vi è inoltre alcun trattato tra la Svizzera e la Repubblica del Kosovo (o l'allora Iugoslavia), da cui potrebbe scaturire un diritto in tal
senso in suo favore.

Del resto, nemmeno l'insorgente lo pretende.

Egli invoca infatti gli art. 50 cpv. 1 lett. b LStr e 8 della
Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101).

 

 

                             4.  4.1. L'art. 50 cpv. 1 lett. b LStr dispone che dopo lo scioglimento del
matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge al rilascio o
alla proroga del permesso di dimora in virtù dell'art. 43 LStr (coniuge di uno straniero titolare di un
permesso di domicilio) sussiste se gravi motivi personali rendono necessario il
prosieguo del soggiorno in Svizzera. In tale ambito vanno pure presi in considerazione
anche gli interessi dei figli comuni (STF 2C_145/2012 del 16 luglio
2012, consid. 2.3). A questo proposito fanno stato le condizioni dell'art. 8 CEDU che garantisce, analogamente a quanto dispone l'art. 13 cpv. 1 della Costituzione
federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS
101), il rispetto della vita privata e familiare (DTF 130 II 281 consid. 3.1.;
126 II 377 consid. 7).

 

4.2. Lo straniero può, a
seconda delle circostanze, prevalersi dell'art. 8 CEDU per opporsi all'eventuale
separazione della famiglia, ottenere oppure conservare un permesso di dimora. Affinché
tale norma sia applicabile, occorre che tra lo straniero che domanda un
permesso di dimora e la persona della sua famiglia che beneficia del diritto di
risiedere in Svizzera (cittadino svizzero o straniero titolare di un permesso
di domicilio oppure di dimora, in quest'ultimo
caso soltanto se ha la certezza di vedersi rinnovato il permesso di soggiorno
DTF 111 Ib 163 consid. 1a), esista una relazione stretta, intatta, che
sia effettivamente vissuta (DTF 127 II 60 consid. 1d/aa; 122 II 1 consid. 1e,
289 consid. 1c).

In concreto, Sabina (10
novembre 1996), Eduard (29 dicembre 2003) e Dana (10 luglio 2008) sono titolari
di un permesso di domicilio CE/AELS, di modo che la prima condizione per poter
invocare il menzionato disposto convenzionale è adempiuta.

 

4.3. 

4.3.1. Il cittadino straniero che non ha la custodia dei
figli - come è il caso del ricorrente nella presente fattispecie - può già di
per sé vivere soltanto in misura limitata le relazioni con la prole, ossia
unicamente nel quadro dell'esercizio del diritto di visita riconosciutogli. In linea di principio, tale facoltà non implica un diritto di presenza costante in Svizzera per il genitore straniero di un figlio che vi
risiede in maniera regolare e durevole. Secondo la giurisprudenza federale, le esigenze
dell'art. 8 CEDU risultano in effetti già
rispettate se detto diritto di visita può venire esercitato nell'ambito
di brevi soggiorni, adattandone se del caso le modalità. Un diritto del
genitore all'ottenimento di un permesso di dimora
può tuttavia sussistere se i rapporti coi figli sono particolarmente intensi
dal profilo economico ed affettivo, se non potrebbero venir mantenuti per la distanza del Paese d'origine del genitore e se il
comportamento di quest'ultimo in Svizzera è stato irreprensibile (DTF 120 Ib 1
consid. 3c; STF 2C_1231/2012 del 20 dicembre 2012 consid. 3.3; 2C_858/2012 dell'8
novembre 2012 consid. 2.2; 2C_751/2012 del 16 agosto 2012 consid. 2.3).

L'esistenza di un legame affettivo
particolarmente intenso veniva in passato ammesso dalla giurisprudenza in
presenza di diritti di visita riconosciuti in
modo ampio, ovvero al di là dell'ordinario (STF 2C_145/2012 del 16
luglio 2012 consid. 2.3.1). Prendendo però
atto dell'evoluzione registrata in materia di diritto della famiglia, che ha
portato al riconoscimento di diritti di visita estesi sempre più con
regolarità, il Tribunale federale ha ridefinito recentemente la
particolare intensità dei rapporti affettivi tra figlio con diritto di
risiedere in Svizzera e genitore senza autorità parentale. La nostra massima
istanza ha precisato che nei casi di stranieri che già disponevano
di un permesso di soggiorno ottenuto in virtù dell'art. 42 o 43 LStr in base a un'unione
coniugale - poi sciolta - con una persona di nazionalità svizzera o con permesso di
domicilio, il requisito della
particolare intensità del rapporto affettivo deve essere ora considerato come dato
già quando il rapporto personale è vissuto nell'ambito di un diritto di visita usuale,
secondo i canoni odierni. Per contro, per gli stranieri che domandano per la prima volta un'autorizzazione di
soggiorno, rimane applicabile l'art. 8 CEDU, nel senso che si continua a
esigere che il rapporto affettivo con il figlio sia vissuto in maniera
chiaramente più intensa, ovvero al di là dell'usuale. In tutti i casi, occorre
inoltre che il diritto di visita venga effettivamente esercitato.

L'alta Corte federale ha comunque ricordato che per poter conservare
l'autorizzazione di soggiorno, devono essere adempiute anche le
altre condizioni richieste per il rinnovo o il rilascio di un permesso di
dimora, e meglio: l'esistenza di un rapporto particolarmente intenso dal punto di vista economico tra il figlio ed il
genitore senza autorità parentale, nonché un comportamento irreprensibile da
parte dello straniero (DTF 139 I 315 consid. 2.4 e 2.5;
STF 2C_1105/2012 del 5 agosto 2013 consid. 2 e 2C_318/3013 del 5
settembre 2013 consid. 3.3).

 

4.3.2. Tornando al caso in esame, nell'ambito della sentenza
di divorzio 17 novembre 2011 il Giudice civile ha affidato S__________, E__________ e D__________ alla madre, con l'esercizio
dell'autorità parentale, riconoscendo a
RI 1 un diritto di visita ai figli di
almeno una fine settimana ogni 15 giorni, con
l'obbligo di versare loro un contributo alimentare nella misura di fr.
600.– ciascuno (vedi anche doc. C: dichiarazione
21.08.13 di C__________, ex moglie del
ricorrente).

Il ricorrente sostiene che in
base a questo regime ordinario sul diritto di visita, il legame affettivo con
la prole vada considerato particolarmente intenso come sancito dalla recente prassi
federale e di avere pertanto diritto al rilascio del permesso richiesto.

 

4.3.3. Come detto
dianzi, RI 1 non dispone più attualmente
di un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera, in quanto il permesso di dimora
di cui era titolare gli è stato revocato dal Dipartimento con decisione
cresciuta in giudicato.

Ora, sapere se in siffatte
circostanze all'insorgente possa essere applicata la recente giurisprudenza
federale testé menzionata per poter rimanere nel nostro Paese allo scopo di
esercitare il diritto di visita alla prole, è una questione che può qui
rimanere aperta. In effetti, anche nell'ipotesi
in cui egli possa prevalersene, il suo ricorso andrebbe in ogni caso
respinto per i seguenti motivi.

Dalle tavole processuali
sembrerebbe che, perlomeno dopo la pronuncia
del divorzio, RI 1 abbia esercitato regolarmente il suo diritto di visita nella
misura di una fine settimana ogni 15 giorni, ciò che porta di primo acchito a
ritenere che il legame affettivo da lui intrattenuto con la prole sia particolarmente intenso ai sensi della recente prassi federale. Sennonché,
bisogna anche tenere conto che il ricorrente si è separato dalla famiglia già il
1° ottobre 2001 ed ha vissuto con la primogenita S__________ (divenuta nel
frattempo maggiorenne) soltanto durante circa 5 anni, mentre con E__________ (2003) e D__________ (2008) non ha mai
convissuto. Benché dagli atti non sia dato nulla di sapere in merito alla
qualità delle relazioni intrattenute durante tutti questi anni con i figli, bisogna
in ogni caso considerare che, per quanto riguarda il legame dal punto di vista economico, RI 1 non
ha sempre versato - e questo ancora recentemente - gli alimenti a quest'ultimi.
Infatti, l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (USSI) ha dovuto anticiparli per S__________ fino
al giugno 2005 e per E__________ fino al dicembre 2008, sino ad esaurimento
delle 60 mensilità previste dal relativo regolamento allora in vigore, mentre
ha continuato a farlo per D__________ anche
successivamente (scritto 16.04.12 via email dell'USSI alla Sezione della popolazione).
Ancora a partire dal 1° febbraio 2010 l'Ufficio in parola è stato costretto ad
intervenire, e questo nonostante che dal settembre 2012 all'interessato venga trattenuto dallo stipendio l'importo
men-sile di fr. 900.– a garanzia dei suoi
obblighi di mantenimento, giusta
quanto decretato dal Pretore con decisione del 9 ottobre 2012 (doc. G). Tale
situazione ha peraltro costituito la base per l'avvio di una procedura penale sfociata,
pendente causa, nel decreto d'accusa 28
agosto 2014 (DA __________). RI 1 è stato infatti condannato alla pena pecuniaria
di 60 aliquote giornaliere da fr. 90.– cadauna corrispondenti a complessivi fr.
5'400.– (parzialmente aggiuntiva a quella
decretata dal Ministero pubblico il 12.09.11 di cui si dirà in seguito) - sospesa
condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni - nonché alla multa di fr.
1'000.–, per trascuranza degli obblighi di mantenimento nei confronti di D__________,
per avere omesso, benché ne avesse o potesse
averne i mezzi per farlo, di prestarle - e per essa all'USSI che li anticipa
alla beneficiaria - gli alimenti stabiliti con la sentenza di divorzio, così
da essere in arretrato per complessivi fr. 29'201.– per il periodo 1° febbraio
2010-31 agosto 2014. Il fatto che egli adduca che il mancato ottemperamento di
tale obbligo sarebbe dovuto ad un equivoco
tra le parti circa la modalità di pagamento degli stessi e che dal 4
novembre 2014 egli abbia iniziato a rimborsare tale debito nella misura di fr.
300.– a valere quale acconto sugli alimenti che ammontano mensilmente a fr.
600.–, non permette certo né di ritenere che
l'infrazione non sia stata commessa né di minimizzarla. Va pure
osservato, per completezza, che il debito ammonta attualmente a fr. 30'701.–
(osservazioni 28.11.14 del ricorrente con l'allegato scritto 14.11.14 dell'USSI
concernente il rimborso alimenti a D__________, prodotte in fase istruttoria).

Dato il mancato pagamento regolare degli alimenti durante
tutti questi anni, non si può pertanto considerare che il legame del ricorrente
con i figli sia particolarmente intenso dal punto di vista economico, così come
esatto dalla prassi in materia.

Oltre a ciò, bisogna pure tenere conto che durante il suo passato
soggiorno nel nostro Paese, l'insorgente ha dato adito a lagnanze dal profilo
penale o della polizia degli stranieri. Con decreto d'accusa 8 febbraio 1999
(DAP __________), il Procuratore pubblico lo ha condannato a 6 giorni di
detenzione - sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni - nonché
alla multa di fr. 200.–, per furto d'uso e
circolazione senza di licenza di condurre (il 3.08.1998). In seguito gli sono
state inflitte diverse multe per contravvenzione
alla legge federale sul trasporto pubblico: fr. 100.– il 9 dicembre 2002 (DAP __________),
fr. 200.– il 21 giugno 2004 (DA __________) e fr. 100.– il 28 novembre 2005 (DA
__________). A causa di questi precedenti, il 18 gennaio 2006 l'allora Sezione dei
permessi e dell'immigrazione lo ha ammonito, con l'avvertenza che in caso di recidiva o di comportamento
scorretto avrebbe riesaminato la continuazione del suo soggiorno nel nostro
Paese. Nonostante ciò, con decreto d'accusa 12 settembre 2011 (DA __________) egli
è stato nuovamente condannato, questa volta alla pena pecuniaria di 10 aliquote
giornaliere da fr. 120.– cadauna - sospesa
condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni - nonché alla multa di fr.
200.–, per lesioni semplici (il 14.11.07) e appropriazione indebita d'imposta
alla fonte (nel periodo 01.01.08-31.12.09). Senza dimenticare poi il
decreto d'accusa 28 agosto 2014 menzionato in precedenza. Va peraltro osservato che nell'ambito di quest'ultima
condanna, il Procuratore pubblico ha
revocato il beneficio della
sospensione condizionale concesso alla pena inflitta all'insorgente il 12
settembre 2011.

Di conseguenza, non si può ritenere che l'interessato abbia tenuto un comportamento irreprensibile quando risiedeva
regolarmente nel nostro Paese. Non permette di giungere a conclusioni a
lui più favorevoli il fatto che le sanzioni antecedenti il 2011 non siano (o non siano più) iscritte a casellario
giudiziale. Su questo punto, giova infatti ricordare che anche le condanne
radiate possono essere prese in
considerazione nell'ambito di un giudizio in materia di diritto degli stranieri
(STF 2C_136/2013 del 30 ottobre 2013, consid. 4).

 

4.4. In siffatte
circostanze, RI 1 non può quindi pretendere di ottenere il rilascio di un permesso di dimora allo scopo di
esercitare il diritto di visita ai figli, ritenuto pure che non ha mai documentato l'impossibilità di esercitarlo tramite
visite reciproche, anche a partire dal Paese d'origine.

 

 

                             5.  In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va di conseguenza respinto, con
la conferma della decisione impugnata.

Con l'emanazione del presente
giudizio la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene
priva di oggetto, cosicché non è necessario verificare se l'insorgente avrebbe dovuto attendere l'esito della presente vertenza
all'estero, come prevede in linea di principio l'art. 17 LStr.

La tassa di giustizia e le
spese sono a carico del ricorrente in quanto parte soccombente (art. 28 LPamm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

 

                             2.  Spese e tassa di giustizia per
complessivi fr. 1'000.-, già anticipate dal ricorrente, rimangono a suo carico.

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                            Il segretario