# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bfbc8a58-d619-5c59-a89c-37bd244b7994
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.12.2023 B-4409/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-4409-2021_2023-12-07.pdf

## Full Text

Decisione confermata dal TF con 

sentenza del 25.06.2024 (8C_70/2024) 

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-4409/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  7  d i c e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Mia Fuchs, Pascal Richard,  

cancelliere Corrado Bergomi. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______ Sagl,  

2. X._______,  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato dell'economia SECO,  

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Assicurazione contro la disoccupazione;  

restituzione di indennità per lavoro ridotto. 

 

 

 

B-4409/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a X._______ (di seguito: ricorrente 2) è il titolare e l’amministratore delle 

ditte A._______ Sagl, B._______ SA, C._______ Sagl, D._______ SA e 

E._______ SA. Secondo l’estratto del registro di commercio, X._______ è 

socio e gerente unico della A.______ Sagl e dispone di un diritto di firma 

individuale.  

A.b In data 17 marzo 2020 X._______ ha inoltrato il preannuncio di lavoro 

ridotto alla [autorità cantonale competente]. Con decisione del 4 maggio 

2020, in sostituzione di quella emanata il 30 marzo 2020, l’autorità adita ha 

riconosciuto il diritto all’indennità per lavoro ridotto (di seguito anche ILR) 

per il periodo dal 18 marzo 2020 al 17 settembre 2020. A seguito di ciò, la 

Cassa di disoccupazione ha provveduto ad effettuare i relativi versamenti. 

A.c In data 22 e 29 ottobre 2020 la Segreteria di Stato dell’economia SECO 

(di seguito: SECO, autorità inferiore) ha eseguito presso la ditta A._______ 

Sagl (di seguito: ricorrente 1) un controllo per verificare la legittimità del 

diritto alle ILR considerate valide per tutta la durata dell’ordinanza sulle mi-

sure nel settore dell’assicurazione contro la disoccupazione riguardo al co-

ronavirus (COVID-19; cfr. consid. 2.3 segg.) e versate da marzo a luglio 

2020 per un importo di fr. 22'328.95 (controllo […]).  

A.d A seguito del controllo effettuato in base all'analisi dei documenti messi 

a disposizione dall'azienda, con decisione […] del 21 gennaio 2021, la 

SECO ha ordinato ai ricorrenti il rimborso delle prestazioni, a suo dire, in-

debitamente versate da marzo a maggio 2020 (fr. 7'352.15) per un totale 

di fr. 2'539.15 – in ragione della deduzione di fr. 4'813.00 delle prestazioni 

dovute per giugno e luglio 2020 – in favore della Cassa di disoccupazione 

(di seguito: cassa). 

In primo luogo, la SECO ha negato il diritto all'indennità rivendicato per due 

differenti lavoratori in data 17 marzo 2020, in quanto la decisione relativa 

all’ILR avrebbe riconosciuto tale diritto solo a partire dal 18 marzo succes-

sivo. In secondo luogo, la SECO non ha concesso il diritto all’indennità 

rivendicato per i medesimi collaboratori durante il giorno festivo del 

13 aprile 2020. La SECO ha altresì modificato la somma totale delle ore di 

lavoro previste dei lavoratori aventi diritto per i mesi di marzo, maggio e 

giugno 2020 tenendo conto delle ore che essi avrebbero dovuto prestare. 

Dopo aver inoltre stabilito che per le persone che detengono un potere 

decisionale determinante il salario AVS soggetto all’obbligo di 

B-4409/2021 

Pagina 3 

contribuzione ammonta a fr. 4'150.– lordi per un’attività lucrativa a tempo 

pieno, la SECO ha di seguito modificato il diritto del titolare della ditta all’ILR 

per le ore perse rivendicate da marzo a maggio 2020 fondandosi su un 

grado di occupazione del 20% per ciascuna delle cinque ditte, disappro-

vando invece il calcolo delle ore perse sulla base di un grado di occupa-

zione del 100%. La SECO ha poi constatato l’assenza di un sistema suffi-

ciente di controllo del tempo di lavoro e concluso che non fosse possibile 

determinare né le presenze o le assenze di X._______, né tantomeno se 

la perdita di lavoro computabile fosse effettivamente dovuta a circostanze 

economiche. Inoltre, contrariamente alle indicazioni fornite, la SECO ha 

accertato, secondo i vari programmi di lavoro ottenuti durante il controllo 

(con le indicazioni dei compiti da svolgere e le offerte in particolare per le 

aziende D._______ SA e E._______ SA), come X._______ o parte dei suoi 

collaboratori avessero svolto delle ore di lavoro già a partire dal 18 marzo 

2020 anziché dal 4 maggio 2020. In ragione di ciò, la SECO ha riconosciuto 

il diritto all’indennità solo per il periodo dal 18 marzo al 14 aprile 2020, entro 

il quale, secondo lei, si dovrebbe presumere che la società non abbia svolto 

attività in modo rilevante. Tuttavia, nell’evenienza in cui non fosse stato 

possibile identificare un collaboratore e la durata precisa dello svolgimento 

delle attività giornaliere, la SECO ha attribuito queste ultime a X._______, 

specificando comunque che il diritto all’indennità non può estendersi a tutto 

il periodo in questione (giornata intera). Infine, la SECO non ha riconosciuto 

il diritto all’indennità a partire dal 15 aprile 2020, data in cui la maggior parte 

dei dipendenti, come pure X._______, avrebbe ripreso l’attività in modo 

considerevole. 

B.  

B.a In data 22 febbraio 2021 i ricorrenti hanno interposto opposizione con-

tro la decisione della SECO del 21 gennaio precedente, chiedendo l’annul-

lamento della stessa, nonché il riconoscimento al diritto all’indennità dal 

18 marzo 2020 al 30 aprile 2020, ossia per il periodo in cui l’azienda sa-

rebbe stata totalmente chiusa, come pure a partire dal 1° maggio 2020, 

data in cui sarebbe stata ripresa l’attività in modo sporadico. In via subor-

dinata, essi chiedono la rinuncia completa della restituzione delle presta-

zioni concesse, essendo l’azienda in buona fede e trovandosi la stessa in 

gravi difficoltà economiche a causa del forte indebitamento.  

B.b In sostanza, essi rilevano che a causa della posizione di titolare e diri-

gente di X._______, quest’ultimo non ricadrebbe sotto l’egida del lavora-

tore dipendente, ma di quelle persone che di principio non hanno diritto 

all’indennità secondo l’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (citato per esteso al 

B-4409/2021 

Pagina 4 

consid. 2.2.3), poiché l’ammanco non è annoverabile in termini di lavoro 

ridotto computabile in ore. I ricorrenti sono del parere che il diritto all’inden-

nità concesso eccezionalmente ai lavoratori indipendenti sia avulso da un 

conteggio in ore e non dipenda da una griglia oraria prestabilita, giacché il 

lavoro e la presenza dell’amministratore e titolare dell’azienda dipendono 

dalla quotidianità e dalle decisioni che devono essere prese. I ricorrenti 

ribadiscono che sussista una riduzione di lavoro in termini gestionali per 

cui non sarebbe determinante la quantità delle ore perse, ma la perdita 

della carica e della funzione, diventata vacua a causa dell’inattività azien-

dale. Il compenso di fr. 4'400.– lordi in qualità di dirigente sarebbe da in-

tendere a titolo forfettario e senza un legame al numero di ore svolte per 

settimana. Il fatto che siano state quantificate delle ore per il titolare, mal-

grado ciò non sia rilevante, sarebbe dovuto all’obbligo di indicare il numero 

delle ore perse nei moduli elettronici senza di cui sarebbe stato impossibile 

far proseguire la domanda. I ricorrenti confermano di non disporre di alcun 

sistema di registrazione elettronica, ma che il tempo di lavoro può essere 

verificato in base alle schede di registrazione che vengono regolarmente 

aggiornate e comprendono le ore di lavoro effettive o le ore perse a seguito 

di interruzioni dovute a circostanze economiche. 

C.  

C.a Con decisione su opposizione del 1° settembre 2021 la SECO ha re-

spinto l'opposizione del 22 febbraio 2021, riconfermando che le prestazioni 

indebite richieste da marzo a luglio 2020 ammontano a fr. 2'539.15 e che 

detto importo va rimborsato alla cassa.  

C.b In essenza, la SECO ha spiegato di aver riconosciuto a X._______ in 

qualità di amministratore di cinque ditte un diritto pari al 20% di un’attività 

a tempo pieno in ciascuna delle sue imprese per un’attività pari al 100%, 

non essendo determinabile con esattezza il suo grado di occupazione in 

ognuna di esse. La SECO ha poi osservato che viene indennizzata esclu-

sivamente la riduzione del lavoro, mentre ogni attività svolta per il datore di 

lavoro sotto qualsiasi forma non sarebbe indennizzabile. Essa ha in sintesi 

ritenuto che la società non dispone di un sistema di controllo del tempo di 

lavoro che permetta di stabilire con precisione le ore lavorate da X._______ 

nei suoi giorni di presenza, in modo particolare a partire dal 15 aprile 2020, 

data della ripresa delle attività. Infine, la SECO ha puntualizzato che l’allar-

gamento della cerchia degli aventi diritto all’indennità secondo l’ordinanza 

COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione all’epoca in vigore, non 

libera il datore di lavoro dall’obbligo di istituire un sistema di controllo del 

tempo di lavoro. Il sistema adottato dalla società sarebbe, a mente della 

B-4409/2021 

Pagina 5 

SECO, costituito da un semplice confronto tra ore eseguite ed ore perse e 

non può essere considerato sufficiente. 

D.  

D.a Contro la menzionata decisione su opposizione della SECO del 1° set-

tembre 2021 i ricorrenti sono insorti con ricorso del 4 ottobre seguente, 

chiedendone l'annullamento rispettivamente l’accoglimento dell’opposi-

zione.  

D.b In sostanza, i ricorrenti rimproverano alla SECO un accertamento dei 

fatti inesatto ed arbitrario per aver ritenuto a torto l’attività di X._______ 

come un lavoro non soggetto a riduzione in ore, poiché ella avrebbe 

omesso di tenere debitamente conto delle schede di lavoro e di contem-

plare la diminuzione delle prestazioni lavorative di X._______ nonostante 

gli elementi dati dalle limitazioni COVID-19. A loro avviso, la riduzione in 

ore vale anche per i funzionari dirigenti e questa sarebbe rilevabile dal mi-

nimo sindacale loro attribuito (nel presente caso 44 ore) e dalle ore effetti-

vamente prestate. Inoltre, i ricorrenti fanno valere una violazione della pa-

rità di trattamento, in quanto, secondo loro, la SECO non avrebbe debita-

mente considerato la posizione di X._______ al cospetto degli altri dipen-

denti, tutti al beneficio di ore ridotte riconosciute senza rilevamento elettro-

nico, trattandolo diversamente da loro senza che alcun fatto importante lo 

giustificasse. 

E.  

In data 12 ottobre 2021 i ricorrenti hanno dato seguito all’invito del Tribu-

nale di regolarizzare il ricorso, producendo la decisione impugnata. 

F.  

Mediante risposta al ricorso del 13 gennaio 2022, inoltrata entro il termine 

prorogato, l’autorità inferiore chiede di rigettare il ricorso, confermando in-

tegralmente quanto riportato nella decisione di restituzione del 21 gennaio 

2021 e nella decisione impugnata.  

La SECO ripete che la ditta non disporrebbe di un sistema di controllo del 

tempo di lavoro che permetta di stabilire con precisione le ore lavorate da 

X._______ nei suoi giorni di presenza. Per questo motivo, ella avrebbe ri-

conosciuto il diritto all’indennità unicamente per il periodo durante il quale 

la maggior parte dei dipendenti non ha eseguito alcuna attività, ossia dal 

18 marzo al 14 aprile 2020. Tuttavia, a partire dal momento in cui sono 

state svolte alcune attività nel periodo 18 marzo – 14 aprile 2020 e dal 

B-4409/2021 

Pagina 6 

15 aprile 2020 in avanti, dove la SECO ha constatato una notevole ripresa 

dell’attività, il diritto all’indennità non può, a suo dire, essere riconosciuto 

per questi periodi. Inoltre, la SECO difende la modifica del diritto all’inden-

nità di X._______ per l’importo forfettario massimo da erogare tenendo 

conto di un grado di occupazione del 20%. L’allargamento, a titolo eccezio-

nale, della cerchia degli aventi diritto all’indennità alle persone con posi-

zioni di dirigente non significherebbe che esse siano dispensate dall’ob-

bligo di avere un sistema di controllo del tempo di lavoro. Quanto alla cen-

sura della disparità di trattamento, la SECO ribadisce che, laddove siano 

state svolte delle attività e non sarebbe stato possibile indentificare un col-

laboratore e la durata precisa delle attività, ella avrebbe attribuito le attività 

a X._______, quindi in favore della ditta. La SECO sottolinea di aver fatto 

prova di generosità di fronte all’impossibilità di quantificare le ore svolte per 

le attività e di mostrare quali persone le avrebbero eseguite. Ammettere 

una violazione del principio della disparità di trattamento condurrebbe a 

negare il diritto alle prestazioni per tutta la ditta riguardo a quei periodi in 

cui si è riscontrata un’attività e comporterebbe una restituzione intera dei 

contributi. 

G.  

Entro il termine impartito con ordinanza del 18 gennaio 2022, i ricorrenti 

non hanno inoltrato alcuna replica. 

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della presente vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Il Tribunale esamina d'ufficio e liberamente la ricevibilità dei ricorsi che gli 

vengono sottoposti (DTAF 2007/6 consid. 1). 

1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente a statuire nella pre-

sente vertenza (art. 101 della legge federale del 25 giugno 1982 sull'assi-

curazione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insol-

venza [legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, LADI, RS 837.0] 

in combinato disposto con gli artt. 31 seg. e 33 lett. d della legge sul Tribu-

nale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 172.32]), trat-

tandosi nel caso in esame di una decisione su opposizione ai sensi 

dell'art. 5 cpv. 2 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 

B-4409/2021 

Pagina 7 

amministrativa (PA, RS 172.021) e non sussistendo alcuna eccezione ai 

sensi dell'art. 32 LTAF. 

1.2 La procedura è retta in principio dalla PA, fintanto che la LTAF non di-

sponga altrimenti (art. 37 LTAF). Rimangono riservate, secondo l'art. 3 

lett. dbis PA, le disposizioni particolari della procedura in materia di assicu-

razioni sociali, sempre che la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali sia applicabile (LPGA, 

RS 830.1). Giusta l'art. 1 LADI le disposizioni della LPGA sono applicabili 

all'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e all'indennità per 

insolvenza, sempre che la LADI non preveda espressamente una deroga 

alla LPGA.  

1.3 I ricorrenti sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata ed 

hanno un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica-

zione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA in combinato disposto con 

l'art. 59 LPGA). I disposti relativi ai poteri di rappresentanza, al termine, alla 

forma ed al contenuto dell'atto di ricorso (artt. 11 e 52 cpv. 1 PA; art. 60 

LPGA) sono parimenti adempiuti. Allo stesso modo sono ossequiate le al-

tre condizioni di ricevibilità (art. 46 segg. PA).  

1.4 Ne segue che il presente ricorso è ammissibile. 

2.  

Nel caso che ci riguarda, l'autorità inferiore ha respinto l'opposizione dei 

ricorrenti e intimato la restituzione di fr. 7'352.15 a titolo di prestazioni inde-

bite versate per lavoro ridotto dal marzo 2020 al maggio 2020, deducendo 

da tale importo le prestazioni riconosciute e dovute per i mesi di giugno e 

luglio 2020 e giungendo ad un importo da restituire equivalente a 

fr. 2'539.15. In sostanza, la SECO non ha riconosciuto in parte o del tutto 

le prestazioni rivendicate per il ricorrente 2 in qualità di socio e gerente 

unico della ricorrente 1, mentre sono state prevalentemente riconosciute le 

prestazioni richieste per un ulteriore dipendente della ricorrente 1.  

Le questioni controverse che si pongono nel presente procedimento con-

sistono in essenza a sapere se, in che misura e per quale periodo il ricor-

rente 2 ha diritto all’ILR in virtù della sua posizione analoga a quella di un 

datore di lavoro. Le parti hanno opinioni divergenti sull’importo relativo alla 

massa salariale soggetta all’obbligo di contribuzione AVS per il ricorrente 2 

in qualità di persona con poteri decisionali determinanti e sulla questione 

di sapere se per il ricorrente 2, rispetto ai normali dipendenti, possono 

B-4409/2021 

Pagina 8 

valere esigenze meno elevate in relazione ai requisiti della determinabilità 

della perdita di lavoro e della controllabilità del tempo di lavoro. 

2.1  

2.1.1 Conformemente all'art 95 cpv. 1 LADI la restituzione in materia di as-

sicurazioni sociali è disciplinata dall'art. 25 LPGA, il quale al suo cpv. 1, 

primo periodo, ordina che le prestazioni indebitamente riscosse devono es-

sere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era 

in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (art. 25 cpv. 1 secondo 

periodo LPGA). Per prestazioni indebitamente riscosse si intendono le pre-

stazioni percepite allorché le condizioni previste per il loro versamento non 

erano adempiute.  

2.1.2 Secondo un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali, 

l'amministrazione può riesaminare una decisione formalmente passata in 

giudicato e che non è stata oggetto di controllo da parte di un'autorità giu-

diziaria. L'obbligo di restituzione è di regola subordinato all'adempimento 

dei presupposti per la riconsiderazione (erroneità manifesta della decisione 

e importanza notevole della rettifica [art. 53 cpv. 2 LPGA]) o per la revisione 

processuale (presenza di nuovi fatti o di nuovi mezzi di prova già preesi-

stenti [art. 53 cpv. 1 LPGA]) della decisione all'origine delle prestazioni in 

causa (DTF 130 V 318 consid. 5.2 pag. 319; 129 V 110 seg. consid. 1; cfr. 

pure sentenza del TF 8C_512/2008 del 14 gennaio 2009 consid. 4.1). 

2.1.3 L'ufficio di compensazione, diretto dalla SECO (art. 83 cpv. 3 LADI), 

verifica i pagamenti delle casse o ne affida la revisione, in tutto o in parte, 

ai Cantoni o a un altro ente (art. 83 cpv. 1 lett. d LADI). Se accerta che le 

prescrizioni legali non sono state applicate o non sono state applicate cor-

rettamente, l'ufficio di compensazione impartisce alla cassa o al servizio 

cantonale competente le istruzioni necessarie. In materia di controllo dei 

datori di lavoro decide l'ufficio di compensazione. La cassa si occupa 

dell'incasso (art. 83a cpv. 1 e 3 LADI).  

Giusta l'art. 110 cpv. 1 e 4 dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull'assicura-

zione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza 

(Ordinanza sull'assicurazione contro la disoccupazione [OADI, RS 

837.02]), compete alla SECO in qualità di ufficio di compensazione di veri-

ficare ad intervalli regolari, sia in modo approfondito che per sondaggio 

presso i datori di lavoro le indennità pagate per lavoro ridotto e per intem-

perie. Secondo l'art. 111 cpv. 2 OADI, l'ufficio di compensazione comunica 

al datore di lavoro, mediante decisione formale, il risultato del controllo 

B-4409/2021 

Pagina 9 

effettuato presso quest'ultimo, mentre la cassa si occupa della riscossione 

degli eventuali importi da rimborsare basandosi sulla decisione dell'ufficio 

di compensazione (cfr. sentenza del TAF B-269/2019 del 31 marzo 2020 

intero consid. 2.1-2.4 con ulteriori rinvii). 

2.2 La LADI si prefigge di garantire agli assicurati un'adeguata compensa-

zione della perdita di guadagno a causa di disoccupazione, lavoro ridotto, 

intemperie e di insolvenza del datore di lavoro (art. 1a cpv. 1 LADI). Il lavoro 

ridotto ha lo scopo di aiutare le aziende alle prese con una riduzione tem-

poranea dell’attività a superare il momento di difficoltà senza operare licen-

ziamenti. L'art. 46b cpv. 1 OADI statuisce che la perdita di lavoro può es-

sere sufficientemente controllabile solo se le ore di lavoro sono controllate 

dall'azienda. Secondo l'art. 46b cpv. 2 OADI, il datore di lavoro conserva 

durante cinque anni i documenti relativi al controllo delle ore di lavoro. 

2.2.1 I presupposti del diritto all'indennità per il lavoro ridotto sono discipli-

nati all'art. 31 LADI. Secondo il cpv. 1 di detto disposto, i lavoratori, il cui 

tempo normale di lavoro è ridotto o il cui lavoro è integralmente sospeso, 

hanno diritto a una indennità per lavoro ridotto se: (a.) sono soggetti all'ob-

bligo di contribuzione all'assicurazione contro la disoccupazione e non 

hanno ancora raggiunto l'età minima per l'obbligo di contribuzione nell'AVS; 

(b.) la perdita di lavoro è computabile (art. 32); (c.) il rapporto di lavoro non 

è stato disdetto; (d.) la perdita di lavoro è probabilmente temporanea ed è 

presumibile che con la diminuzione del lavoro potranno essere conservati 

i loro posti di lavoro.  

2.2.2 Non hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto i lavoratori, la cui per-

dita di lavoro non è determinabile o il cui tempo di lavoro non è sufficiente-

mente controllabile (art. 31 cpv. 3 lett. a LADI).  

2.2.2.1 Per prassi costante la controllabilità della perdita di lavoro è un re-

quisito fondamentale del diritto all'indennità che è dato oppure manca (sen-

tenze del TF 8C_26/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 2.3 in fine, 

8C_334/2013 del 15 novembre 2013 consid. 2 in fine, C 191/02 del 15 lu-

glio 2003 consid. 1.3, cfr. sentenze del TAF B-4559/2021 del 20 ottobre 

2022 consid. 7.2.1, B-4226/2019 del 25 maggio 2021 consid. 4.1). Se la 

sufficiente controllabilità del tempo di lavoro non può essere stabilita, la 

concessione di prestazioni appare errata e si giustifica la restituzione: voler 

sollevare dei dubbi a tale proposito equivarrebbe ad invertire l'onere della 

prova che in questo punto ben preciso incombe chiaramente al datore di 

lavoro (sentenze del TF 8C_276/2019 del 23 agosto 2019 consid. 3.1, 

8C_26/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 2.3 i.f. con ulteriori riferimenti; 

B-4409/2021 

Pagina 10 

sentenze del TAF B-4559/2021 del 20 ottobre 2022 consid. 7.2.1, 

B-4226/2019 del 25 maggio 2021 consid. 4.1, B-5208/2017 del 14 gennaio 

2019 consid. 3.1 con ulteriori riferimenti; BORIS RUBIN, Assurance-

chômage: Droit fédéral, survol des mesures cantonales, procédure, 2a ed., 

pag. 490). Il datore di lavoro deve perciò essere in grado di stabilire in modo 

preciso e se possibile indiscutibile, pressoché esatto, l'entità della riduzione 

che ha dato luogo ad indennizzare ciascun dipendente beneficiario dell'in-

dennità (sentenza del TF 8C_26/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 2.3 con 

ulteriori riferimenti; sentenze del TAF B-4226/2019 consid. 4.1, 

B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 

2018 consid. 3.1.2 con ulteriori rinvii). 

2.2.2.2 Salvo circostanze del tutto straordinarie che non dipendono dal da-

tore di lavoro (art. 32 cpv. 3 LADI in combinato disposto con l'art. 51 cpv. 1 

OADI), il requisito della controllabilità del tempo di lavoro è unicamente 

soddisfatto se sussiste un rilevamento quotidiano ed ininterrotto delle ore 

di lavoro effettivamente prestate dai dipendenti toccati dalla riduzione 

dell'orario di lavoro (cfr. sentenza del TF C 269/03 del 25 maggio 2004 con-

sid. 3.1, sentenza del TAF B-4226/2019 del 25 maggio 2021 consid. 4.1). 

Il rilevamento dell'orario di lavoro richiesto non può essere sostituito con 

dei documenti presentati soltanto a posteriori (per esempio dei rapporti di 

lavoro settimanali oppure delle informazioni date dai dipendenti interessati; 

sentenza del TF C 269/03 del 25 maggio 2004 consid. 3.1; sentenze del 

TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del 

22 agosto 2018 consid. 3.1.3 con ulteriori rinvii). Lo stesso vale nel caso di 

quei dipendenti che percepiscono un salario mensile (sentenza del TF 

C 140/02 dell'8 ottobre 2002 consid. 3.3). L'orario di lavoro può essere ve-

rificato per mezzo di cartellini di timbratura, dei rapporti sulle ore o sugli 

spostamenti effettuati, nonché mediante altri giustificativi che attestino l'o-

rario di lavoro (cfr. sentenza del TF C 295/02 del 12 giugno 2003 con-

sid. 2.2; cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 con-

sid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.3 con ulteriori rinvii; 

THOMAS NUSSBAUMER, in: Ulrich Meyer [ed.], Schweizerisches Bundesver-

waltungsrecht, Tomo XIV, Soziale Sicherheit, 3a ed. 2016, p. 2404; RUBIN, 

op. cit., p. 486). Le ore di lavoro effettuate non devono necessariamente 

essere stabilite in modo elettronico o meccanico (sentenza del TF C 269/03 

del 25 maggio 2004 consid. 3.1; cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del 

14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 con-

sid. 3.1.3 con ulteriori rinvii).  

2.2.2.3 La perdita di lavoro è reputata sufficientemente controllabile unica-

mente a condizione che le ore di lavoro effettivamente prestate siano 

B-4409/2021 

Pagina 11 

controllabili per ogni giorno di lavoro (cfr. sentenze del TAF B-4226/2019 

del 25 maggio 2021 consid. 4.1, B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 con-

sid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.3 seg. con ulteriori 

rinvii). Questo è l'unico modo di garantire che le ore supplementari, che 

devono essere compensate durante il periodo di conteggio, siano prese in 

considerazione nel calcolo della perdita di lavoro mensile (cfr. sentenza del 

TF C 86/01 del 12 giugno 2001 consid. 1; RUBIN, Assurance-chômage, op. 

cit., p. 490 e i riferimenti citati). Un totale di ore perse alla fine del mese non 

permette di rendere la perdita di lavoro sufficientemente controllabile 

(cfr. MURER/STAUFFER, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozial-

versicherungsrecht, 4a ed. 2013, p. 205) e nemmeno il fatto di controllare 

le presenze e le assenze (cfr. sentenza del TAF B-3939/2011 del 29 no-

vembre 2011 consid. 4.1 e i riferimenti citati) anche nel caso di un orario di 

lavoro fisso in una piccola impresa (cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del 

14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 

3.1.4 con ulteriori rinvii). 

2.2.2.4 Le ore lavorate devono essere rilevate – che sia su carta o in via 

meccanica o elettronica – almeno quotidianamente dall'impiegato stesso o 

dal suo superiore. Detti rilevamenti non possono essere modificati ulterior-

mente senza che la modifica non sia menzionata nel sistema (cfr. sentenza 

del TAF B-4226/2019 del 25 maggio 2021 consid. 4.1 con ulteriori rinvii).  

2.2.3 Non hanno nemmeno diritto alle indennità per lavoro ridotto il coniuge 

o il partner registrato del datore di lavoro occupato nell’azienda di quest’ul-

timo (art. 31 cpv. 3 lett. b LADI), nonché le persone che, come soci, com-

partecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo 

dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le deci-

sioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell’azienda 

(art. 31 cpv. 3 lett. c LADI). Secondo la prassi, l’esclusione delle persone 

indicate all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI dal diritto all’indennità per lavoro ridotto 

dev’essere intesa in maniera assoluta (DTF 123 V 234 consid. 7a; DTAF 

2021 V/2 consid. 3.4 seg.). In questo caso va evidenziato il rischio di abusi, 

trattandosi in sostanza delle persone direttamente interessate a decidere 

in merito a far valere il diritto alle ILR.  

2.3 Il 20 marzo 2020 il Consiglio federale, sulla base dell’art. 185 cpv. 3 

Cost. ha adottato l’Ordinanza sulle misure nel settore dell’assicurazione 

contro la disoccupazione riguardo al coronavirus (COVID-19; Ordinanza 

COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione, RS 837.033), che con-

tiene una serie di misure che alleviano le condizioni per poter beneficiare 

dell’ILR e che estendono il campo di applicazione della medesima.  

B-4409/2021 

Pagina 12 

2.3.1 Nel caso di specie, il periodo di contribuzione delle ILR in oggetto va 

dal mese di marzo 2020 fino al mese di luglio 2020. Alle indennità da marzo 

2020 a maggio 2020 sono perciò applicabili le modifiche del 25 marzo 2020 

e dell’8 aprile 2020 dell’ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoc-

cupazione, entrate retroattivamente in vigore il 1° marzo 2020 (RU 2020 

877, 1201; DTAF 2021 V/2 consid. 2.4.10). Quanto alle indennità percepite 

per il mese di giugno e luglio 2020, in questo caso trova applicazione la 

modifica del 20 maggio 2020 (RU 2020 1777; sulla costituzionalità dell’or-

dinanza COVID-19 si rimanda alla DTAF 2021 V/2 consid. 2.2.5 segg.). Il 

diritto di necessità del Consiglio federale di emanare ordinanze per com-

battere il coronavirus è nel frattempo stato convertito nella legge sulle basi 

legali delle ordinanze del Consiglio federale volte a far fronte all’epidemia 

di COVID-19 (Legge COVID-19) del 25 settembre 2020 (RS 818.102). 

2.3.2 Durante la situazione straordinaria, il conteggio delle ILR versate è 

stato effettuato con procedura sommaria anziché ordinaria. Secondo la 

procedura semplificata le aziende potevano limitarsi a indicare l’ammon-

tare totale dei salari e le ore di lavoro perdute complessivamente 

dall’azienda, senza dover indicare le ore perdute da ciascun dipendente, e 

non erano tenute neppure a notificare i redditi derivanti da occupazioni 

provvisorie (cfr. art. 8i dell’ordinanza COVID-19 assicurazione contro la di-

soccupazione). Ciò significa che il diritto all’indennità non veniva più indivi-

duato per ogni singolo dipendente ma per l’intera ditta o l’intero reparto di 

una ditta (DTAF 2021 V/2 consid. 3.7). A tale scopo veniva dapprima de-

terminata la somma delle ore perse dovuta a circostanze economiche 

nell’azienda e tale somma veniva messa in relazione alla somma delle ore 

previste degli aventi diritto. L’indennità veniva poi calcolata in base al valore 

percentuale della perdita di lavoro e alla somma dei guadagni rilevanti degli 

aventi diritto (DTAF 2021 V/2 consid. 3.7). Nel quadro della procedura som-

maria, le aziende dovevano nondimeno rilevare le ore di lavoro perse e 

predisporre la documentazione che permettesse loro di comprovare il la-

voro ridotto durante la crisi pandemica (cfr. Rapporto del Controllo parla-

mentare dell’amministrazione all’attenzione della Commissione della ge-

stione del Consiglio nazionale del 13 gennaio 2023, di seguito: Rapporto, 

FF 2023 2599, 2.3.1). La procedura sommaria si è rivelata necessaria per 

poter effettuare i pagamenti alle imprese interessate nel modo più rapido e 

semplice possibile, cioè senza burocrazia e senza lunghi periodi di attesa. 

Tuttavia, si è preso in conto che il conteggio sommario dell’ILR per azienda 

potesse condurre a risultati diversi rispetto a quelli ottenuti secondo la con-

tabilità convenzionale, che si basa sui singoli dipendenti (cfr. Messaggio 

concernente la legge federale sulle basi legali delle ordinanze del Consiglio 

federale volte a far fronte all'epidemia di COVID-19 [Legge COVID-19], 

B-4409/2021 

Pagina 13 

FF 2020 5797 segg., in particolare 5847; sentenza del TAF B-551/2020 del 

29 dicembre 2021 consid. 4.3.2 e 4.4.7 con ulteriori rinvii; MINNIG/KALBER-

MATTEN, Kurzarbeitsentschädigungen – einen Prüfpunkt wert?, Expert 

Focus 12/2020 S. 989 ff). 

2.3.3 Gli artt. 1 e 2 dell’ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoc-

cupazione hanno esteso la cerchia dei beneficiari del diritto alle indennità 

di lavoro ridotto al coniuge o al partner registrato del datore di lavoro occu-

pato nell’azienda di quest’ultimo, come pure alle persone che, come soci, 

compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo 

dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le deci-

sioni del datore di lavoro, andando in questo modo in deroga all’art. 31 

cpv. 3 lett. b e c LADI. Di conseguenza, le ILR sono state riconosciute ad 

una categoria di persone che generalmente non ne avevano diritto. Questo 

eccezionale cambiamento di paradigma è stato introdotto in seguito alle 

chiusure disposte dalle autorità nella prima fase della pandemia, poiché 

alla categoria di persone di cui all’art. 31 cpv. 3 LADI venivano a mancare 

delle possibilità di guadagno alternative ed è stato ammesso tuttavia solo 

nei casi in cui l’intera azienda fosse in regime di lavoro ridotto (cfr. Rapporto 

citato al consid. 2.3.2, FF 2023 2599, 3.2).  

2.3.4 In deroga all’art. 34 cpv. 2 LADI, l’art. 5 dell’ordinanza COVID-19 as-

sicurazione contro la disoccupazione ha stabilito che per la cerchia dei be-

neficiari allargata di cui agli artt. 1 e 2 della stessa ordinanza si doveva 

tener conto di un importo forfettario di fr. 3'320.– come guadagno determi-

nante per un’attività a tempo pieno. Per ridurre al minimo i costi indeside-

rati, il Consiglio federale ha deciso di versare un’indennità forfettaria di 

3’320 franchi netti, che corrispondono a un guadagno assicurato di 4150 

franchi lordi (Rapporto esplicativo dell’Ordinanza COVID-19 assicurazione 

contro la disoccupazione, pag. 7). Considerato che l’importo forfettario era 

valevole per un’occupazione a tempo pieno, nel caso di un’attività a tempo 

parziale occorreva dichiarare il grado ridotto di occupazione secondo il 

tempo di lavoro convenuto contrattualmente e detrarre il tempo di lavoro 

effettivamente prestato e le assenze (MINNING/KALBERMATTEN, op. cit., cifra 

3.4.1). 

2.3.5 In particolare, gli artt. 1, 2 e 5 dell’ordinanza COVID-19 assicurazione 

contro la disoccupazione sono stati abrogati con effetto dal 1° giugno 2020 

(RU 2020 1777). A partire da tale data è stata quindi revocata l’estensione 

del diritto all’ILR alle persone la cui posizione è assimilabile a quella di un 

datore di lavoro, nonché ai coniugi o partner registrati occupati 

nell’azienda, ritornando al regime di cui all’art. 31 cpv. 3 lett. b e c LADI. In 

B-4409/2021 

Pagina 14 

riferimento alle persone con una funzione analoga ad un datore di lavoro, 

il Consiglio federale ha motivato il mancato riconoscimento delle ILR, sot-

tolineando che queste sono finalizzate a salvaguardare i posti di lavoro e 

che la categoria in questione si compone in genere di persone che rico-

prono funzioni dirigenziali, per le quali il rischio di perdere il posto di lavoro 

è minimo, ma il rischio di abuso è molto elevato. Per questo motivo, il Con-

siglio federale ha proposto al Parlamento di accordare ai lavoratori indipen-

denti le indennità per perdita di guadagno (cfr. Messaggio della legge CO-

VID-19, FF 2020 5818 seg.). 

2.4 Lo scrivente Tribunale ha già avuto modo di stabilire che con l’ordi-

nanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione il Consiglio fede-

rale ha di certo esteso per un periodo limitato la cerchia dei beneficiari delle 

ILR, ma nel contempo non ha voluto scostarsi dal requisito relativo alla 

sufficiente controllabilità della perdita di lavoro (DTAF 2021 V/2 intero con-

sid. 4.4, 4.5, 4.6, 4.10, sentenza del TAF B-5851/2020 del 12 dicembre 

2022 consid. 3.2.1). L’art. 5 dell’ordinanza COVID-19 assicurazione contro 

la disoccupazione limita l’ammontare della possibile ILR per le persone con 

un ruolo assimilabile al datore di lavoro, senza tuttavia esonerare tali per-

sone dall’obbligo di dimostrare la perdita di lavoro (DTAF 2021 V/2 con-

sid. 4.7). Come precedentemente accennato, anche durante la pandemia 

COVID-19 l’ILR non era concepita generalmente per garantire l'esistenza 

dell'esercizio o coprire la perdita di fatturato, bensì per evitare dei licenzia-

menti durante cali temporanei dell’attività. Per questo, una simile indennità 

può essere versata soltanto per compensare le ore di lavoro effettivamente 

perse. Questo spiega perché l’autore dell’ordinanza COVID-19 assicura-

zione contro la disoccupazione non ha voluto abbandonare i requisiti della 

determinabilità della perdita di lavoro e della controllabilità sufficiente del 

tempo di lavoro ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. a LADI. Solo il sistema ade-

guato del tempo di lavoro indica le ore concretamente lavorate e permette 

di individuare la differenza tra le ore in base al contratto di lavoro e quindi 

di determinare l’indennità da prestare (DTAF 2021 V/2 consid. 4.5). 

2.5 D’altra parte, lo scrivente Tribunale ha segnalato due problematiche le-

gate all’estensione della cerchia dei beneficiari dell’ILR alle persone aventi 

un ruolo analogo a quello del datore di lavoro (DTAF 2021 V/2 consid. 4.9). 

Da un lato, potendo queste persone approfittare del diritto all’indennità solo 

con l’entrata in vigore retroattiva dell’ordinanza COVID-19 assicurazione 

contro la disoccupazione, fino all’ampliamento di questa categoria di bene-

ficiari non era possibile pretendere da essi un vero e proprio sistema di 

rilevamento del tempo di lavoro (DTAF 2021 V/2 consid. 4.9). Dall’altro, la 

funzione analoga a quella del datore di lavoro e di dirigente può implicare 

B-4409/2021 

Pagina 15 

una certa difficoltà a determinare il tempo di lavoro convenuto contrattual-

mente (DTAF 2021 V/2 consid. 4.9). Perciò, malgrado il Consiglio federale 

abbia voluto mantenere le condizioni della controllabilità sufficiente del 

tempo di lavoro e della perdita di lavoro anche per la categoria ampliata 

dei beneficiari, lo scrivente Tribunale ha ritenuto opportuno che nei con-

fronti delle persone con una funzione analoga a quella del datore di lavoro 

venga adottato un metro di giudizio più generoso per esaminare la plausi-

bilità del tempo di lavoro prestato e del tempo di lavoro convenuto, altri-

menti si correrebbe il rischio che l’estensione del diritto all’indennità a que-

ste persone venga seriamente compromessa (DTAF 2021 V/2 consid. 4.9). 

Spetta all’autorità inferiore stabilire di caso in caso i criteri concreti secondo 

i quali determinare il tempo di lavoro convenuto e il rilevamento del tempo 

di lavoro (DTAF 2021 V/2 consid. 4.9). 

2.6 Tenuto conto della situazione giuridica e della giurisprudenza suespo-

ste, si esaminerà di seguito se l’apprezzamento dell’autorità inferiore in ri-

ferimento alla plausibilità del tempo di lavoro convenuto da contratto (con-

sid. 2.6.1) e del tempo di lavoro prestato (consid. 2.6.2 segg.) da parte del 

ricorrente 2 sia da ritenere sostenibile o meno. 

2.6.1 Come risulta dall’incarto del presente e dei procedimenti paralleli 

B-4412/2021, B-5419/2021 (già evaso con decisione di inammissibilità del 

2021 per mancato pagamento dell’anticipo spese), B-0182/2022 e 

B-0194/2022, il ricorrente 2 esercita l’attività di amministratore unico 

dell’azienda A._______ Sagl (ricorrente 1), nonché di altre 4 ditte facenti 

parte del gruppo (…) per le quali ha inoltrato richiesta e percepito delle ILR. 

Per ognuna di queste ditte, il ricorrente 2 ha annunciato un differente com-

penso mensile lordo spettante nei suoi confronti, calcolando le ore perse 

per ragioni economiche sulla base di un grado di occupazione del 100% 

(40 ore settimanali). Sia prese singolarmente che nel loro complesso, le 

retribuzioni mensili indicate superano l’importo forfettario massimo ricono-

sciuto alle persone con una funzione analoga a quella di un datore di lavoro 

per un’attività lucrativa a tempo pieno, ovvero fr. 3'320.– netti (rispettiva-

mente 4'150.– lordi) giusta l’art. 5 dell’ordinanza COVID-19 assicurazione 

contro la disoccupazione. Siccome secondo la documentazione messa a 

disposizione non può essere determinato con esattezza il grado di occu-

pazione del ricorrente 2 in ognuna delle cinque ditte che egli amministra, 

non è criticabile che l’autorità inferiore non abbia approvato le rimunera-

zioni richieste per ognuna di esse poiché riferite ogni volta ad un grado 

pieno di occupazione, ma abbia invece suddiviso l’importo forfettario per 

un’attività a tempo pieno sulle cinque ditte in ragione del 20% ciascuna, 

operando poi una riduzione in questo senso. La rivendicazione di un salario 

B-4409/2021 

Pagina 16 

mensile rispettivamente dell’indennità forfettaria sulla base di un grado di 

occupazione del 100% per ogni ditta amministrata, come richiesto dal ri-

corrente 2, non può essere tollerata. Da un lato, appare improbabile che 

egli possa lavorare contemporaneamente a tempo pieno per tutte le cinque 

ditte amministrate e, dall’altro, un eventuale riconoscimento è suscettibile 

di provocare un sovraindennizzo dell’avente diritto.  

2.6.2  

2.6.2.1 In principio, come già esposto sopra, il Consiglio federale, ordi-

nando, eccezionalmente e per un periodo limitato, l’allargamento della cer-

chia dei beneficiari dell’ILR alle persone con una funzione analoga a quella 

del datore di lavoro, non ha tuttavia voluto esonerare questa eccezionale 

categoria di persone dall’obbligo di adempiere all’esigenza della sufficiente 

controllabilità del tempo di lavoro. Nel caso di specie, gli stessi ricorrenti 

hanno confermato di non disporre di un sistema di registrazione ad hoc del 

tempo di lavoro in grado di stabilire con chiarezza, per il ricorrente 2, quali 

sono le ore di lavoro effettuate (comprese le ore supplementari e straordi-

narie), le ore delle assenze pagate o non pagate oppure le ore perse a 

seguito di interruzioni dovute a circostanze economiche. Per questo mo-

tivo, non è contestabile che l’autorità inferiore abbia concluso, di principio, 

che non fosse possibile determinare le presenze e le assenze del ricor-

rente 2, né se la perdita di lavoro computabile fosse effettivamente dovuta 

a circostanze economiche.  

2.6.2.2 L’autorità inferiore avrebbe potuto fermarsi qui e negare in modo 

assoluto il diritto all’indennità di lavoro ridotto per il ricorrente 2 in seguito 

alla mancata controllabilità del tempo di lavoro. Invece, ella ha operato un 

metro di giudizio più differenziato che viene di seguito illustrato e sottoposto 

all’esame dello scrivente Tribunale.  

In sede di opposizione e nei conteggi trasmessi alla sua cassa di disoccu-

pazione il ricorrente 2 ha indicato di non aver lavorato dal 18 marzo al 

30 aprile 2020, nel periodo durante il quale l’azienda era chiusa e di aver 

ripreso l’attività (4 ore giornaliere) presso tutte le ditte del gruppo a partire 

dal 4 maggio 2020. Dai programmi di lavoro, da alcune fatture e da altre 

documentazioni amministrative delle aziende D._______ SA e E._______ 

SA individuate durante il controllo della SECO (cfr. raccoglitori verdi n° 9) 

risulta invece come alcune ore di lavoro siano state eseguite dal ricor-

rente 2 e in parte dai suoi dipendenti sporadicamente tra il 18 marzo e il 14 

aprile 2020 e significativamente a partire dal 15 aprile 2020. Sulla base di 

questi accertamenti l’autorità inferiore ha quindi riconosciuto il diritto 

B-4409/2021 

Pagina 17 

all’indennità del ricorrente 2 soltanto per quel periodo durante il quale la 

maggior parte dei dipendenti non ha eseguito alcuna attività, ossia dal 

18 marzo al 14 aprile 2020, negandolo invece a partire dal 15 aprile 2020, 

ovvero dal momento in cui la maggior parte dei dipendenti ha ripreso in 

modo notevole l’attività lavorativa. Per quanto siano state eseguite occa-

sionalmente alcune attività nell’arco di tempo tra il 18 marzo e il 14 aprile 

2020 e laddove non sia stato possibile individuare un collaboratore e la 

durata precisa delle attività giornaliere, la SECO ha poi attribuito queste 

ultime al ricorrente 2, ripartendole in modo uguale e proporzionale a se-

conda della ditta da lui amministrata e quindi senza estenderle ad una gior-

nata intera per ognuna di esse. Le ore perse richieste sulla base di un 

grado occupazione del 100% per ogni ditta amministrata dal ricorrente 2 

sono state poi adattate ad un tasso del 20% di attività.  

2.7 Lo scrivente Tribunale perviene alla conclusione che l’autorità inferiore 

ha adottato un approccio pragmatico e condivisibile nel valutare la 

plausibilità del tempo di lavoro dovuto e del rilevamento del tempo di lavoro 

per il ricorrente 2. La soluzione seguita tiene adeguatamente conto della 

situazione di fatto e delle difficoltà a cui potevano andare incontro le 

persone aventi un ruolo analogo al datore di lavoro nel determinare il tempo 

di lavoro dovuto e la controllabilità del tempo di lavoro (cfr. supra 

consid. 2.5 e DTAF 2021 V/2). Il sistema scelto contempla altresì che 

secondo la procedura semplificata applicabile durante il periodo della 

pandemia di COVID-19 il diritto all’indennità era calcolato in funzione 

dell’intera ditta e non di ogni singolo dipendente (DTAF 2021 V/2 

consid. 3.7). Laddove nel periodo per il quale è stato riconosciuto il diritto 

alle indennità sono state riscontrate delle attività sporadiche e non è stato 

possibile individuare un collaboratore e la durata precisa dello svolgimento 

delle attività giornaliere, motivo per il quale la SECO ha attribuito queste 

attività al ricorrente 2, l’agire della SECO rientra nell’interesse della ditta e 

va tutelato. Infine, l’autorità inferiore ha parimenti preso in considerazione 

che viene indennizzata esclusivamente la riduzione del lavoro, mentre ogni 

attività svolta per il datore di lavoro, sotto qualsiasi forma non è 

indennizzabile. Una violazione del principio della parità di trattamento 

rispetto ai comuni lavoratori non è ravvisabile, in quanto, a differenza di 

questi ultimi, la situazione agli atti nel caso del ricorrente 2 non permetteva 

di determinare con chiarezza o rendere plausibile le presenze e/o le 

assenze, rispettivamente le ore lavorate e/o le ore perse.  

2.8 Infine, per quanto il guadagno determinante rivendicato dal ricorrente 2 

supera il 20% dell’importo forfettario per un’attività a tempo pieno secondo 

l’art. 5 dell’ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione e 

B-4409/2021 

Pagina 18 

la perdita di lavoro annunciata per il ricorrente 2 eccede quella riconosciuta 

dalla SECO poiché impostata per un’attività a tempo pieno, le prestazioni 

per lavoro ridotto sono state versate in contravvenzione all’ordinamento 

giuridico e alla prassi rilevante e di conseguenza devono essere restituite. 

Vista la somma da restituire nel singolo caso e nel contesto delle quattro 

ulteriori ditte amministrate dal ricorrente, sono altrettanto adempiute le esi-

genze relative all’importanza notevole della rettifica (cfr. supra consid. 2.1).   

3.  

Giusta l'art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA, il diritto di esigere la restituzione 

si estingue dopo tre anni dopo che l'istituto d'assicurazione ha avuto cono-

scenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della pre-

stazione. Secondo costante giurisprudenza, i termini enunciati all'art. 25 

cpv. 2 primo periodo LPGA sono termini di perenzione che non possono 

essere né interrotti né sospesi, ma devono essere esaminati ed applicati 

d'ufficio (cfr. DTF 138 V 74 consid. 4.1 pag. 77, 133 V 579 consid. 4.1 pag. 

582). Se il termine di perenzione è scaduto, ciò ha come conseguenza l'e-

stinzione del diritto alla restituzione. Per prassi, i termini di perenzione sono 

salvaguardati se prima della loro scadenza viene emanata una decisione 

di restituzione (cfr. sentenza del TF 8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 

consid. 2.2). Secondo la giurisprudenza all’epoca della versione prece-

dente dell’art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA il termine (allora annuo) di 

perenzione comincia a decorrere a partire dal momento in cui la SECO 

viene a conoscenza, rispettivamente si rende conto, nell'ambito di un con-

trollo presso il datore di lavoro, che le indennità sono state percepite a torto 

(cfr. DTF 124 V 380 consid. 2b e 2c; sentenza del TF 8C_469/2011 del 

29 dicembre 2011 consid. 6.2.1.2; sentenza del TAF B-269/2019 consid. 

5.2 con ulteriori rinvii). Nel presente caso la SECO si è resa conto dello 

sbaglio in occasione del controllo effettuato in data 22 e 29 ottobre 2020. 

Pertanto, il termine di perenzione è stato osservato con la decisione del 

21 gennaio 2021. 

4.  

Riassumendo, dal profilo del diritto federale non è censurabile che l'autorità 

inferiore ha respinto l'opposizione dei ricorrenti contro la decisione su revi-

sione concernente la restituzione delle prestazioni indebite versate da 

marzo a maggio 2020 a titolo di indennità per lavoro ridotto per un totale di 

fr. 2'539.15 (risultante da fr. 7'352.15 per le prestazioni indebite versate da 

marzo a maggio 2020 meno fr. 4'813.00 a titolo di deduzione delle presta-

zioni dovute per giugno e luglio 2020). Va ancora detto che l’ammontare 

della somma da restituire non è stato direttamente contestato e nell’incarto 

B-4409/2021 

Pagina 19 

non vi sono elementi atti a mettere in discussione tale importo. Il ricorso si 

rivela dunque infondato e va respinto. 

5.  

In considerazione dell'esito della lite, giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico dei ricorrenti che soccombono integral-

mente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale [TS-TAF, RS 173.320.2]). In concreto, esse sono stabilite in fr. 1'500.–, 

importo che verrà computato con l'anticipo spese di pari importo già ver-

sato a suo tempo. Ai ricorrenti non vengono assegnate indennità di ripetibili 

(cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a 

contrario). 

  

B-4409/2021 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 1'500.– sono poste a carico dei ricorrenti. Alla 

crescita in giudicato della presente sentenza, tale importo verrà computato 

con l'anticipo spese di pari importo già versato.  

3.  

Non si assegnano indennità a titolo di ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'autorità inferiore, al 

Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca 

DEFR, nonché alla Cassa di disoccupazione. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Corrado Bergomi 

 

  

B-4409/2021 

Pagina 21 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, 

entro un termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e 

segg. e 100 LTF). Il termine è reputato osservato se gli atti scritti sono 

consegnati al Tribunale federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta 

svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 

tardi l'ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono 

essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e 

l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata 

e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi 

di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 19 dicembre 2023 

 

  

B-4409/2021 

Pagina 22 

Comunicazione a: 

– ricorrenti (atto giudiziario);  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; atto giudiziario); 

– Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca 

DEFR (atto giudiziario); 

– Cassa di disoccupazione,  

(per estratto).