# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f7d07703-34f5-5ba4-a180-a86c62836ba5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-08-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.08.2015 38.2015.46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2015-46_2015-08-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2015.46

   

  CL/RS

  	
  Lugano

  12 agosto 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Christiana Lepori, giurista

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 giugno 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 5 maggio 2015 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con la decisione su
opposizione del 5 maggio 2015 (cfr. doc. 1; A) la CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato il provvedimento emesso in data 26 febbraio 2015 (cfr. doc. 12) con il
quale aveva negato a RI 1 il diritto a beneficiare delle indennità per
insolvenza ex art. 55 cpv. 1 LADI, in ragione del mancato rispetto dell’obbligo
generale di diminuire il danno, non avendo la medesima compiuto tempestivamente
i propri sforzi nel rivendicare i propri crediti salariali.

                                         L’amministrazione ha così motivato
la propria decisione:

 

" (…)

1.   L’opponente
ha prestato la propria attività lavorativa presso il __________ dal 20.11.2012
al 18.07.2013. Rivendica alla Cassa, con domanda del 18.12.2014, un importo
totale di fr. 10'356.65 concernente l’intero periodo lavorato e mai pagato.

2.   L’assicurata,
a tutela dei suoi interessi salariali, dopo la fine del rapporto di lavoro fa
spiccare il precetto esecutivo, intimato all’ex datore di lavoro il 5 agosto
2013. Al precetto è stata interposta opposizione.

3.   La signora RI
1 è stata inattiva dall’agosto 2013 (data in cui ha fatto spiccare il precetto
esecutivo) fino al 9 luglio 2014, data in cui ha inoltrato l’istanza di
rigetto. Il 18.08.2014 ha formulato delle osservazioni alla domanda di rigetto
provvisorio, il 03.09.2014 vi è la decisione del Distretto di __________ con la
quale viene parzialmente accolta l’istanza di rigetto, il 17.09.2014 la Camera di esecuzione e fallimenti comunica alla signora che il signor __________ ha
interposto reclamo contro la decisione del 03.09.2014, il 20.10.2014 la Camera di esecuzione e fallimenti respinge il reclamo.

4.   La nostra
Cassa ha, in data 26 febbraio 2015, respinto la domanda di insolvenza in quanto
gli sforzi per recuperare il credito non sono stati portati avanti in maniera
tempestiva. E questo perché dal precetto al rigetto sono passati 11 mesi.

5.   Il 25 marzo
2015 la signora, per il tramite del suo rappresentante, presenta formale
opposizione; chiede altresì di essere sentita. 

6.   Il 28 aprile
2015 il signor __________ si presenta in udienza presso i nostri uffici.
Preliminarmente il signora __________ presenta il verbale di pignoramento
ottenuto dall’Ufficio esecuzioni di __________.

7.   Al
patrocinatore della signora RI 1 viene data la parola per presentare le proprie
osservazioni. Comunica che la signora ha spiccato il precetto esecutivo in
agosto 2013 per conto proprio e si è presentata in studio dal signor __________
per continuare la pratica esecutiva unicamente durante il mese di giugno 2014,
poiché durante questi mesi aveva accordato fiducia al signor __________ che
continuava a prometterle dei versamenti.

8.                                                                            In
data 9 luglio 2014, dopo aver allestito la documentazione necessaria, il signor
__________ ha presentato il rigetto dell’opposizione.

9.   La Cassa, preso atto delle osservazione presentate sia in sede di opposizione sia durante il
verbale di audizione del 28.04.2015, non può che riconfermarsi nella sua
decisione di rifiuto in quanto l’opponente non ha salvaguardato in maniera
consona i suoi crediti salariali. Infatti, come chiarisce la Prassi, un assicurato, entro un lasso di tempo adeguato, deve dare segnali inequivocabili che
permettano alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di
rivendicare i salari non ancora pagati, ciò che non è avvenuto nel presente
caso, avendo la signora spiccato il precetto esecutivo in agosto 2013 ma
presentando il rigetto dell’opposizione unicamente in luglio 2014. (…)” (cfr.
doc. 1; A)

 

                               1.2.   Contro la decisione su
opposizione del 5 maggio 2015 l’assicurata, patrocinata dall’avv. RA 1, ha
interposto, in data 5 giugno 2015, un tempestivo ricorso al TCA, postulando
l’erogazione delle indennità di insolvenza richieste, l’ammissione
all’assistenza giudiziaria, nonché la protesta di spese, tasse e congrue
ripetibili (cfr. doc. I).

                                         A motivazione delle
proprie pretese, l’insorgente ha asserito quanto segue:

 

" (…)

5.   In concreto la Cassa ha negato alla ricorrente le indennità di insolvenza da lei postulate in quanto la
stessa non avrebbe dato segnali inequivocabili che permettano alla Cassa
medesima di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i
salari non ancora pagati.

 

Innanzitutto va evidenziato che la
domanda di insolvenza dell’insorgente è ampiamente tempestiva essendo stata
inoltrata alla data della domanda di pignoramento formulata nei confronti del
datore di lavoro (domanda di proseguire l’esecuzione del 17 dicembre 2014).

 

                                                                         La
ricorrente ritiene che non le può certamente essere rimproverata una violazione
dell’obbligo di ridurre il danno. Essa infatti ha dato avvio a una procedura
esecutiva nei confronti del datore di lavoro immediatamente dopo la cessazione
del rapporto di lavoro. Essa dunque non ha rinunciato a qualsiasi pratica utile
per riscuotere il suo salario avendo agito da subito in via esecutiva nei
confronti del datore di lavoro.

 

Questa misura esecutiva va considerata
quale provvedimento sufficiente e necessario alla tutela dei suoi diritti
salariali. La domanda di rigetto dell’opposizione è in seguito stata inoltrata
entro il termine di legge.

 

Alla ricorrente non può pertanto
essere rimproverata né una colpa intenzionale né una grave negligenza per non
aver potuto ottenere il versamento dei salari a lei dovuti. La dipendente ha
messo in atto tutte le misure previste dal dritto esecutivo per esercitare
un’adeguata pressione sull’ex datore di lavoro alfine di ottenere i salari
arretrati.

 

                                                                         La
ricorrente, con il suo agire nei confronti dell’ex datore di lavoro, ha
pertanto dato segnali inequivocabili che dovevano consentire alla Cassa di
riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non
ancora pagati.

 

La ricorrente ha di conseguenza
adempiuto ai propri obblighi di cui all’art. 55 LADI. Alla stessa andavano
riconosciute le indennità di insolvenza postulate.

 

L’autorità resistente ha negato
all’assicurata in modo ingiustificato le indennità di insolvenza a lei dovute.
Il presento ricorso dovrà pertanto essere accolto con conseguente
riconoscimento di tali indennità di insolvenza. (…)” (cfr. doc. I)

 

                               1.3.   Nella propria risposta di
causa del 19 giugno 2015, la Cassa, riconfermandosi nella propria decisione su
opposizione del 5 maggio 2015 (cfr. doc. A; 1), ha chiesto la reiezione del
ricorso e la conferma della decisione impugnata, ponendo in particolare
evidenza le seguenti argomentazioni:

 

" (…)

Preso atto delle considerazioni della ricorrente, la Cassa non può che riconfermare come la Signora RI 1 non abbia salvaguardato in maniera
consona i suoi crediti salariali. Infatti, come chiarisce la Prassi, un assicurato, entro un lasso di tempo adeguato, deve dare segnali inequivocabili che
permettano alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di
rivendicare i salari non ancora pagati. A mente della Cassa ciò non è avvenuto
nel presente caso, avendo la ricorrente spiccato il precetto esecutivo durante
il mese di agosto 2013, ma presentando il rigetto dell’opposizione unicamente
il 09 luglio 2014. Il fatto di aver atteso 11 mesi prima di procedere al
rigetto dell’opposizione è un dato incontestabile, come pure confermato anche
dal precedente rappresentante nel verbale del 28 aprile 2015. (…)” (cfr. doc.
III)

 

                               1.4.   Nella propria replica del 14
luglio 2015, il patrocinatore della ricorrente ha chiesto l’audizione della
propria assistita e dell’ex datore di lavoro, __________. Egli ha
contestualmente sollecitato la presente Corte a pronunciarsi circa la domanda
di gratuito patrocinio formulata in sede ricorsuale (cfr. doc. VII).

 

                               1.5.   Il documento VIII è stato
trasmesso senza indugio alla Cassa per conoscenza in data 16 luglio 2015 (cfr.
doc. VIII).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se correttamente o meno la Cassa abbia negato, mediante la decisione del 26 febbraio 2015, confermata dalla decisione su opposizione del 5
maggio 2015, a RI 1 il diritto a percepire indennità per insolvenza (cfr. doc. 12;
1; A).

 

                                         Più precisamente andrà
valutato se rettamente oppure no la Cassa ha considerato intempestivi gli
sforzi compiuti dalla ricorrente per recuperare il suo credito salariale nei
confronti dell’ex datore di lavoro.

 

                               2.2.   Ai
sensi dell'art. 51 cpv. 1 LADI:

 

" I
lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di
lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che
occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza,
se:

 

a. il loro
datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano
crediti salariali oppure

 

b. il fallimento
non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto indebitamento del
datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o

 

c. hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."

 

                                     L'art.
51 cpv. 1 lett. b è stato introdotto nella legge in occasione della prima
revisione della LADI del 5 ottobre 1990, in vigore dal 1° gennaio 1992.

 

                               2.3.   L'art. 55 cpv. 1 LADI
stabilisce che:

 

" Il
lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni
provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di
lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura.
Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa
del suo diritto." 

 

                                     In
una sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha sottolineato che l'obbligo di ridurre il danno a carico
del lavoratore, menzionato all'art. 55 cpv. 1 LADI, esiste già prima dello
scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o
non versa inte­ramente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire
una perdita. L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o
dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal
singolo caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio
un'esecuzione contro il suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro
quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e
riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.

 

                                         Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per
insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere
il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del
proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia
che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi
finanziari.

 

                                     In
una sentenza C 121/03 del 2 settembre 2003 l'Alta Corte ha stabilito che aveva gravemente violato l'obbligo di ridurre il danno l'assicurato che aveva
rivendicato il versamento del salario soltanto oralmente durante il rapporto di
lavoro e che era stato gravemente negligente nel periodo successivo non avendo
intensificato le modalità con le quali fare valere le sue pretese. Al riguardo
il TFA si è così espresso:

 

" 2.2 Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung für die Zeit ab 1.
Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend gemacht. Dass er
sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des Arbeitgebers begnügt
hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen, mag insbesondere im
Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002 auf eine neue
Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als verständlich
erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur Realisierung der
Lohnansprüche bestand aber spätestens nach der offenbar in gegenseitigem
Einvernehmen erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9. September 2002
kein Anlass mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt keine
rechtlichen Schritte (schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung der
ausstehenden Löhne unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten
hatte und ihm auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der
Betrieb sich in finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11.
November 2002 über die Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er
die Orion Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der
Wahrung seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16.
Januar 2003 beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.-
eingereicht. Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002
erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine
konkreten Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet
und damit bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen
Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen."

 

                                     In
una sentenza C 231/06 del 5 dicembre 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg.,
l'Alta Corte ha stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona
assicurata, contemplato all'art. 55 cpv. 1 LADI, vale anche se il rapporto di
lavoro viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di
versare le prestazioni a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo
di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave:
occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se
l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti
necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni
caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza
del termine di pagamento di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il
suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o
intentando un'azione legale contro di lui.

                                     A
proposito dell'obbligo di ridurre il danno prima della cessazione del rapporto
di lavoro l'Alta Corte ha confermato la propria giurisprudenza, rilevando:

 

" 2.2 Vom Arbeitnehmer wird in der Regel nicht verlangt, dass er
bereits während des bestehenden Arbeitsverhältnisses gegen den Arbeitgeber
Betreibung einleitet oder eine Klage einreicht. Er hat jedoch seine
Lohnforderung gegenüber dem Arbeitgeber in eindeutiger und unmissverständlicher
Weise geltend zu machen (ARV 2002 Nr. 30 S. 190). Zu weitergehenden Schritten
ist die versicherte Person dann gehalten, wenn es sich um erhebliche
Lohnausstände handelt und sie konkret mit einem Lohnverlust rechnen muss. Denn
es geht auch für die Zeit vor Auflösung des Arbeitsverhältnisses nicht an, dass
die versicherte Person ohne hinreichenden Grund während längerer Zeit keine
rechtlichen Schritte zur Realisierung erheblicher Lohnausstände unternimmt,
obschon sie konkret mit dem Verlust der geschuldeten Gehälter rechnen muss
(Urteile G. vom 19. Oktober 2006 C 163/06; F. vom 6. Februar 2006, C 270/05; B. vom 20. Juli 2005, C 264/04; G. vom 14. Oktober 2004, C 114/04 und G. vom 4. Juli 2002, C 33/02)." (cfr. DLA 2007 pag. 51) 

 

                                         In un'altra sentenza C
254/05 del 2 marzo 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 52 seg., la nostra Massima
Istanza ha sottolineato che:

 

" Non si può
esigere che l'assicurato, per adempiere l'obbligo di diminuire il danno, receda
immediatamente dal rapporto di lavoro, conformemente all'articolo 337a CO, in
quanto non gli sia prestata entro congruo termine una garanzia per le pretese
derivanti da tale rapporto. Tuttavia egli agisce a proprio rischio se, invece
di cercare una nuova occupazione, resta al servizio del precedente datore di
lavoro, senza percepire il rispettivo salario, oltre il limite di quattro mesi
previsto dall'articolo 52 capoverso 1 LADI.

 

L'assicurato deve fare valere in modo chiaro e inequivocabile i
suoi crediti salariali nei confronti del datore di lavoro già durante l'attuale
rapporto di lavoro. Egli è tenuto a intraprendere ulteriori passi se si sono
verificati notevoli ritardi nel versamento del salario e se deve effettivamente
attendersi di subire una perdita di salario. Nella fattispecie occorre
presumere che l'assicurato, il quale aveva pochi contatti personali con il
datore di lavoro, non fosse a conoscenza della precarietà della sua situazione
finanziaria." 

 

                                         Nel caso concreto l'Alta
Corte ha negato l'esistenza di una grave negligenza, rilevando:

 

" 4.4 Eine Leistungsverweigerung ist demnach vorliegend nur
gerechtfertigt, wenn es der Beschwerdeführerin als grobes Verschulden
angelastet werden muss, dass sie die im März 2004 eingeleiteten Schritte zur
Durchsetzung ihrer Lohnansprüche (schriftliche Mahnung mit
Betreibungsandrohung, Betreibung, Fortsetzung der Betreibung mit
Konkursandrohung, Eingabe der Lohnforderung im Konkurs) nicht zu einem früheren
Zeitpunkt unternommen hatte. Nicht vorgeworfen werden kann der Beschwerdeführerin,
sie habe mit der Geltendmachung ihrer Ansprüche zugewartet, bis der Arbeitgeber
in Konkurs gefallen ist. Unbestritten ist, dass sie ihren Arbeitgeber
wiederholt mündlich gemahnt hat. Entscheidend ist nun aber, ob mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit davon auszugehen war, dass die
Beschwerdeführerin von der prekären finanziellen Situation des Arbeitgebers
Kenntnis hatte. Dabei ist zu berücksichtigen, dass sie mit ihrem Arbeitgeber
wenig persönlichen Kontakt hatte, obwohl sie - in seinem Auftrag - für seine
Mutter tätig war. Sie war nicht in einen eigentlichen Betrieb integriert und
hatte somit auch keine Mitarbeiter in vergleichbarer Situation. Damit dürfte es
ihr kaum möglich gewesen sein, einen Eindruck über die wirtschaftlichen
Verhältnisse des Arbeitgebers zu gewinnen, welcher es ihr gestattet hätte
abzuschätzen, wie es um ihre Lohnforderungen stand. Für ihren Standpunkt
spricht auch, dass sie nicht mit der Dreistigkeit eines Arbeitgebers rechnen
musste, welcher noch im Juli 2003 eine Haushälterin/Pflegerin mit vollem
Arbeitspensum in einen Privathaushalt einstellte, ohne für diesen erheblichen
Aufwand über die notwendigen finanziellen Mittel zu verfügen.

 

Gemäss Art. 52 Abs. 1 AVIG deckt die
Insolvenzentschädigung die Lohnforderung für die letzten vier Monate des
Arbeitsverhältnisses vor der Konkurseröffnung. Es hätte von der
Beschwerdeführerin erwartet werden können, spätestens nach Ausbleiben des
Januarlohnes energischer tätig zu werden. Dass sie damit bis im März zuwartete,
kann ihr jedoch - in Anbetracht des persönlichen Arbeitsverhältnisses im
Privathaushalt - nicht als grobes Verschulden und damit als Verletzung ihrer
Schadenminderungspflicht angelastet werden. Insbesondere hat sie mit dem
Zuwarten nicht zur Vergrösserung des Schadens der Arbeitslosenkasse
beigetragen. Die Sache ist demnach an die Arbeitslosenkasse zurückzuweisen,
damit diese die weiteren Voraussetzungen prüfe und - gegebenenfalls - über den
Anspruch in masslicher Hinsicht neu verfüge." 

(cfr. DLA 2007 pag. 55)

 

                                         In una sentenza 8C_801/2011
dell’11 giugno 2012 il Tribunale federale ha confermato il rifiuto
dell’indennità per insolvenza ad un’assicurata che aveva lasciato trascorrere
nove mesi prima di far valere le sue pretese salariali. 

 

                                         In una sentenza
8C_364/2012 del 24 agosto 2012 il Tribunale federale ha ribadito la necessità
di rivendicare le pretese salariali nella forma scritta e di mettere in atto
tutte le misure previste dal diritto esecutivo per esercitare una pressione
sull’ex datore di lavoro al fine di ottenere i salari arretrati.

 

                                     In
una sentenza 8C_831/2012 del 5 febbraio 2013, la nostra Alta Corte ha
confermato il rifiuto dell’indennità per insolvenza ad un’assicurata, la quale,
inizialmente ha adempiuto all’obbligo di diminuire il danno tutelando i suoi
interessi salariali avviando diverse procedure di esecuzione, alle quali è poi
però seguito un periodo di inattività di 13 mesi.

 

                                    
In una sentenza 8C_956/2012 del 19 agosto 2013 l'Alta Corte ha concluso che un assicurato aveva violato l'obbligo di ridurre il danno,
rilevando:

 

" 5. 

Le recourant invoque une appréciation arbitraire des faits ainsi
qu'une violation des art. 51 al. 1 et 55 al. 1 LACI. Il fait valoir que sur la
base des faits établis par la juridiction cantonale, à savoir la conclusion
d'une transaction extrajudiciaire le 7 février 2011 dans laquelle l'employeur
s'est engagé à régler les salaires impayés, une mise en demeure écrite du 11
janvier 2012 par laquelle il a sommé l'employeur d'exécuter la transaction dans
les 10 jours et les réclamations orales entre la fin du mois de juin 2011 et le
mois de janvier 2012, il était arbitraire de considérer qu'il n'avait pas
rempli son obligation de réduire le dommage.

 

6. 

En l'espèce, les rapports de travail ont initialement pris fin le
30 novembre 2010 et ce, pour des motifs économiques. L'assuré a cependant
continué de travailler sans percevoir de salaire jusqu'au 31 janvier 2011. Le 7
février 2011, les parties ont signé une convention par laquelle l'employeur
s'est engagé à payer jusqu'au 30 juin 2011 les salaires afférents aux mois de
décembre 2010 et janvier 2011 ainsi que le 13 ème salaire de l'année 2010.
Par lettre du 11 janvier 2012, le recourant a mis son employeur en demeure de
lui verser les arriérés de salaire tels que fixés dans la convention du 7
février 2011. 

Il ressort de cet état de fait qu'entre le 30 juin 2011 et le 11
janvier 2012, le recourant est resté totalement inactif. L'absence de réaction
de l'assuré durant un tel laps de temps constitue, au regard de la
jurisprudence (arrêts 8C_630/2011 du 3 octobre 2011, C 367/01 du 12 avril 2002 et C 91/01 du 4 septembre 2001), une violation de l'obligation de
réduire le dommage. Le recourant allègue toutefois qu'au cours de cette
période, il a procédé à des réclamations orales. Supposées avérées, ces
interventions orales ne suffisent pas pour satisfaire à l'obligation de réduire
le dommage (voir à cet égard les arrêts C 121/03 et C 145/03 du 2 septembre
2003, et C 367/01 du 12 avril 2002). Compte tenu de ce qui précède, la
juridiction cantonale n'a pas violé le droit en retenant que l'absence de
démarches de l'assuré pendant plus de six mois constituait une violation de
l'obligation de réduire le dommage et, partant, entraînait la perte du droit à
l'indemnité en cas d'insolvabilité.

Mal fondé, le recours doit être rejeté."

 

                                     In
una sentenza 8C_66/2013 del 18 novembre 2013, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr. 4
pag. 9, il Tribunale federale ha considerato che l’assicurato ha violato
l’obbligo di ridurre il danno per avere atteso cinque mesi prima di fare valere
le proprie pretese salariali per via giudiziaria.

 

                                     In
una sentenza 8C_211/2014 del 17 luglio 2014,
pubblicata in DLA 2014 p. 226 seg., la nostra Massima Istanza ha
ritenuto insufficienti ai sensi dell’art. 55 cpv. 1 LADI gli sforzi messi in
atto da un’assicurata che, tra la comminatoria di fallimento del suo ex datore
di lavoro emanata dall’Ufficio fallimenti dietro sua domanda e la procedura di
fallimento promossa da un altro creditore, ma alla quale ha anch’ella aderito,
ha lasciato trascorrere nove mesi e mezzo senza compiere i necessari atti
esecutivi volti a recuperare il suo credito salariale. 

                                         Nella
medesima sentenza, il Tribunale federale ha stabilito che affinché sussista il diritto all’indennità per insolvenza
per pretese salariali scoperte, l’assicurato deve portare avanti in modo
continuativo e sistematico i provvedimenti contro il datore di lavoro, che
devono sfociare in uno degli stadi della procedura d’esecuzione forzata
richiesti dalla legge. Il lavoratore deve infatti comportarsi nei confronti del
datore di lavoro come se l’istituto dell’indennità per insolvenza non
esistesse. Questo requisito non permette una situazione di inattività di lunga
durata.

 

                               2.4.   La Segreteria di Stato per l’economia (in seguito SECO), quale autorità di sorveglianza che deve
adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del diritto ed impartire le
istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA C 340/00 dell’8 aprile 2004,
consid. 4; STFA C 176/00 del 10 marzo 2003, consid. 3; STFA C 260/99 dell'8
agosto 2001, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), nella
pubblicazione della Prassi LADI II A1 valida dal marzo 2015 si è così espressa:

 

" (…)

OBBLIGHI DELL’ASSICURATO

art. 55 LADI

OBBLIGO DI RIDURRE IL DANNO

 

B35 Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di
pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi
diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi
d’averlo surrogato nella procedura. Questa condizione, alla quale è subordinato
il diritto all’II, attua l’obbligo generale dell’assicurato di ridurre il
danno.

Dal momento in cui la cassa subentra nella procedura, la persona
assicurata è invece tenuta ad assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella
difesa del suo diritto.

 

B36 Per soddisfare l’obbligo di ridurre il danno,
l’assicurato deve adoperarsi già durante il rapporto di lavoro per recuperare i
salari non versati (richiamo scritto, precetto esecutivo, ecc.). L’assicurato
non deve necessariamente inoltrare un precetto esecutivo oppure un’azione nei
confronti del datore di lavoro. Deve però dimostrare in modo inequivocabile e
riconoscibile per il datore di lavoro, la serietà della sua pretesa salariale
(DTF C 367/01del 12.4.2002).

 

B37 Se il fallimento viene pronunciato dopo la risoluzione
del rapporto di lavoro, il lavoratore al quale non è stato versato il salario a
causa di difficoltà economiche riscontrate del datore di lavoro è tenuto a
intraprendere quanto necessario per recuperare il credito onde evitare di
perdere il diritto all’II. 

 

B38 La cassa valuta in base alle circostanze del caso concreto in
che misura ci si può aspettare che l’assicurato intraprenda quanto necessario
per recuperare il suo salario.

La cassa giudicherà con più severità gli sforzi per adempiere
l'obbligo di ridurre il danno forniti dall'assicurato dopo la risoluzione del
contratto di lavoro (soprattutto la rapidità con cui intraprende tali sforzi).
Un giudizio più severo è giustificato dal fatto che, non essendo più vincolato
dal rapporto di lavoro, il lavoratore non ha più alcuna ragione per non
pretendere il salario non versato. In questa fase è infatti molto probabile che
i suoi crediti salariali non verranno versati.

 

Giurisprudenza 

 

DTF 8C_682/2009 del 23.10.2009 

(Durante gli ultimi 6 mesi del rapporto di lavoro l’assicurato si
è limitato a rivendicare il salario solo oralmente,dato che il datore di lavoro
era anche suo genero. Si tratta di una grave negligenza, anche se sussisteva un
rapporto di parentela)

 

TFA C231/06 del 5.12.2006 (Non si può pretendere che l’assicurato
avvii una procedura immediatamente dopo l'estinzione del termine di mora di 30
giorni per il versamento del salario).

 

TFA C 109/04del 9.6.2005 

(Non basta formulare oralmente diversi solleciti durante il
rapporto di lavoro per dedurre un indebitamento manifesto del datore di lavoro
ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 lett. b LADI).

 

TFA C 91/01del 4.9.2001 

(Non è ammissibile che l’assicurato, nei 3mesi seguenti la fine
del rapporto di lavoro, non abbia intrapreso nulla per recuperare il proprio
salario aspettando semplicemente la dichiarazione di fallimento) 

 

La Cassa di disoccupazione non può invece far dipendere il diritto
dell’assicurato all’II dalla condizione che egli abbia contestato la
graduatoria (DTF 123 V 75)."

 

                               2.5.   Le direttive amministrative
non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il giudice delle
assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2
pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181). 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.1;
DTF 132 V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V 286 consid.
5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57
consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag.
379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid.
2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c,
pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

                                        

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68
consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.
86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA
1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;
DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992
pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233
consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid.
3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants
d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de
 la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II
pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e
Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una sentenza
2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive,
ha ricordato che:

 

"
Simili atti servono a favorire un'applicazione uniforme del
diritto e a garantire la parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e
non fondano quindi diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli
amministrati, i tribunali o la stessa amministrazione. Ciò non significa
tuttavia che siano irrilevanti per le istanze di ricorso. Queste ultime
verificano in effetti se le direttive riflettono il senso reale del testo di
legge e ne tengono conto nella misura in cui propongono un'interpretazione
corretta ed adeguata al caso specifico. Più specificatamente, tali autorità non
si scostano senza motivi importanti da un'ordinanza amministrativa, se la
stessa concretizza in modo convincente i presupposti di legge e di regolamento
a cui è subordinato l'ottenimento di una determinata prestazione (DTF 133 II 305 consid. 8.1; 133 V 394 consid. 3.3; 130 V 163 consid. 4.3.1; 128 I 167 consid. 4.3)."

 

                               2.6.   Nell’evenienza concreta dalla
documentazione agli atti emerge che l’assicurata ha lavorato alle dipendenze di
__________ presso il __________, dal 20 novembre 2012 al 18 luglio 2013, in qualità di cameriera a metà tempo, per un salario mensile netto di CHF 1'300.-- (cfr. doc.
40; 47).

                                         A tale riguardo va
sottolineato che durante gli 8 mesi in cui RI 1 è stata attiva presso il
Ristorante l’assicurata non ha mai percepito alcun salario (cfr. doc. 20; 36;
5a).

 

                                         In data 5 agosto 2013, a seguito della domanda di esecuzione depositata il 18 luglio 2013 dalla ricorrente (cfr. doc.
21), all’ex datore di lavoro della medesima è stato notificato il precetto
esecutivo n. __________, spiccato il 2 agosto 2013, con il quale la ricorrente
chiedeva il versamento di CHF 16'500.--, più interessi, a titolo di salari
arretrati per gli 8 mesi in cui ha lavorato alle dipendenze di __________ (cfr.
doc. 20; 36). 

 

                                         Il 9 agosto 2013 è stata
interposta una tempestiva opposizione al precetto esecutivo citato (cfr. doc.
20; 36).

 

                                         In data 9 luglio 2014
l’insorgente ha promosso una domanda di rigetto dell’opposizione al precetto
esecutivo presso la Pretura del Distretto di __________ (cfr. doc. 24).

 

                                         Con sentenza emessa dalla
Pretura del Distretto di __________ il 3 settembre 2014, l’istanza della
ricorrente, volta al rigetto dell’opposizione interposta al precetto esecutivo,
è stata parzialmente accolta e l’opposizione quindi rigettata in via
provvisoria limitatamente all’importo di CHF 10'400.-- oltre interessi al 5%
dal 18 luglio 2013 (cfr. doc. 29).

 

                                         Contro la decisione di cui
sopra __________ ha presentato reclamo in data 17 settembre 2014 innanzi alla
Camera di esecuzione e fallimenti (cfr. doc. 31). L’impugnativa è stata
respinta dalla medesima Corte il 20 ottobre 2014 e di conseguenza il giudizio
del Pretore di __________ del 3 settembre 2014 è stato confermato (cfr. doc.
32; 38; B).

 

                                         In data 17 dicembre 2014
l’assicurata ha depositato la propria domanda volta al prosieguo
dell’esecuzione per un ammontare totale di CHF 10'400 più interessi (cfr. doc.
37; C).

                                         Il giorno stesso RI 1 ha
pure inoltrato la propria domanda di indennità per insolvenza (cfr. doc. 40).

                                         Con decisione del 26
febbraio 2015 la Cassa ha respinto la domanda di indennità per insolvenza
presentata dall’assicurata, motivando il proprio provvedimento sulla base del
mancato ossequio da parte di quest’ultima dell’obbligo di diminuire il danno ex
art. 55 cpv. 1 LADI, vista l’intempestività degli sforzi intrapresi dalla
medesima che, al fine di recuperare i propri crediti salariali, dopo aver fatto
spiccare un precetto esecutivo nei confronti dell’ex datore di lavoro
nell’agosto 2013, ha atteso 11 mesi, e più precisamente sino al 9 luglio 2014
(cfr. doc. 24), per inoltrare l’istanza di rigetto dell’opposizione presentata
il 9 agosto 2013 al precetto esecutivo del 2 agosto 2013 (cfr. doc. 20; 36)
(cfr. doc. 12; 13).

 

                                         In data 25 marzo 2015
l’insorgente ha interposto, per il tramite della __________, a quel momento sua
rappresentante, una tempestiva opposizione alla decisione emessa dalla Cassa il
26 febbraio 2015 (cfr. doc. 12; 13, 11). 

                                         A motivazione delle
proprie pretese, __________ ha sostenuto che la sua rappresentata aveva preso
ogni provvedimento necessario a tutela dei propri diritti rispetto all’ex
datore di lavoro, attendendo la crescita in giudicato della sentenza emessa
dalla Camera di esecuzione e fallimento del Tribunale d’appello (cfr. doc. 32;
38; B) per inoltrare la propria domanda di insolvenza (cfr. doc. 40; 11).

 

                                         Il 28 aprile 2015, in sede di audizione innanzi alla Cassa, il rappresentante della ricorrente ha prodotto il
verbale di pignoramento attinente alla persona di __________, datato 24 aprile
2015, dal quale risulta un debito nei confronti di RI 1 per un ammontare di CHF
11'994.10 (cfr. doc. 6). 

                                         Contestualmente __________
ha affermato che la propria rappresentata è rimasta inattiva nell’arco di 11
mesi perché nutriva la speranza di riuscire ad avere quanto le spettava dall’ex
datore di lavoro, il quale le avrebbe comunicato di essere in procinto di
ricevere un’eredita che gli avrebbe permesso di saldare i propri debiti (cfr.
doc. 5).

 

                                         Mediante la decisione su
opposizione del 5 maggio 2015 la Cassa, sulla base delle motivazioni di cui al
considerando 1.1., ha confermato la propria decisione del 26 febbraio 2015
(cfr. doc. 1; A; 12; 13).

 

                                         In data 5 giugno 2015
l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, suo patrocinatore in sede
ricorsuale (cfr. doc. I allegato E), ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA,
con le argomentazioni di cui al considerando 1.2. (cfr. doc. I).

 

                               2.7.   Chiamato ora a pronunciarsi,
questo Tribunale ritiene che gli sforzi compiuti dall’assicurata per ottenere
quanto dovutole siano insufficienti e quindi che correttamente la Cassa ha negato alla ricorrente il diritto alle indennità per insolvenza, che, per inciso,
avrebbero comunque potuto coprire unicamente gli stipendi non versati per gli
ultimi 4 mesi del rapporto lavorativo (cfr. art. 52 cpv. 1 LADI), e non l’intero
periodo dal 20 novembre 2012 al 18 luglio 2013 come invece richiesto
dall’insorgente (cfr. doc. 40; I). 

 

                                         Infatti, se da una parte è
vero che RI 1, contestualmente al termine del rapporto lavorativo – il 18
luglio 2013 - presso il __________, ha fatto spiccare senza indugio il 2 agosto
2013 un precetto esecutivo nei confronti dell’ex datore di lavoro, d’altra
parte è altrettanto vero, tuttavia, che, in primo luogo, la ricorrente non ha
mai percepito alcun salario nel corso degli 8 mesi dell’attività lavorativa ivi
svolta, senza peraltro mai intraprendere passi concreti nei confronti di __________
per far valere i propri diritti sino al 18 luglio 2013, ossia prima del termine
del rapporto lavorativo (cfr. doc. 21). 

 

                                         Al riguardo giova ribadire
che secondo giurisprudenza costante, l’obbligo di ridurre il danno a carico del
lavoratore, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di impiego, quando
il datore di lavoro non versa – o non versa interamente – il salario e il
lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita (cfr. STFA pubblicata in DLA
2002 pag. 190 seg.).

 

                                         In secondo luogo, dopo
l’opposizione interposta dall’ex datore di lavoro il 9 agosto 2013 al precetto
esecutivo notificato il 5 agosto 2013, la ricorrente è rimasta inattiva per 11
mesi prima di inoltrare la domanda di rigetto dell’opposizione (cfr. doc. 20;
36; 24).

 

                                         Oltre al fatto che
l’insorgente prima del 18 luglio 2013, benché non abbia percepito sin
dall’inizio del rapporto lavorativo alcun salario, non abbia mai esortato il
proprio datore di lavoro a versarle quanto le spettava, va inoltre evidenziata
la circostanza che la medesima, anche se già nel settembre 2013 si era rivolta
alla __________, non ha tuttavia dato alcun seguito allo scritto di __________
del 6 settembre 2013 chiedente i certificati degli stipendi rivendicati al fine
di domandare il rigetto dell’opposizione (cfr. doc. 3). 

                                         Con tale omissione la
ricorrente ha quindi accettato di differire il recupero dei propri crediti
salariali fino al luglio 2014 (cfr. doc. 3).

 

                                         Non avendo agito in
maniera più incisiva e tempestiva, la ricorrente, a prescindere dal fatto che
la ricorrente fosse o meno a conoscenza della situazione debitoria del proprio
ex datore di lavoro, non ha dato segnali inequivocabili che permettessero alla
Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i
salari non ancora pagati.

 

                                         L’intempestività degli
sforzi intrapresi da RI 1, nel caso concreto, è indipendente dal rispetto del
termine di 60 giorni di cui all’art. 53 cpv. 2 LADI che la ricorrente ha fatto
valere nell’impugnativa (cfr. doc. I, pag. 4).

 

                                         In simili condizioni il
TCA ritiene che l’assicurata abbia dunque commesso una negligenza grave in
relazione all’obbligo di ridurre il danno previsto dall’art. 55 cpv. 1 LADI (al
riguardo cfr. STF 8C_211/2014 del 17 luglio 2014; STF 8C_364/2012 del 24 agosto
2012; STCA 38.2014.45 del 1° dicembre 2014 STCA 38.2014.4 del 23 gennaio 2014;
STCA 38.2010.28 del 25 agosto 2010; STCA 38.2010.25 del 14 dicembre 2010).

                                         La giurisprudenza esige,
infatti, che il dipendente metta in atto tutte le misure possibili per
rivendicare il salario (cfr. in particolare STFA C 297/02 del 2 aprile 2003;
STFA C 235/04 del 23 dicembre 2005 e STFA C 271/05 del 30 marzo 2006;
“Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung; Lohnklage”) il più presto
possibile (cfr. STFA C 323/02 del 17 aprile 2003; STFA C 25/05 del 13 dicembre
2005). 

 

                               2.8.   L’insorgente ha chiesto
l’audizione dell’ex datore di lavoro, __________ (cfr. doc. VII). L’avv. RA 1
ha inoltre esposto la volontà della sua assistita di essere sentita (cfr. doc.
VII).

 

                                         Giusta l'art. 6 n. 1 CEDU,
ogni persona ha diritto a un'equa e pubblica udienza entro un termine
ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per
legge, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di
carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga
rivolta. 

 

                                         Nel campo di applicazione
dell’art. 6 CEDU rientrano anche i litigi relativi a prestazioni delle
assicurazioni sociali e dell’assistenza sociale (cfr. STF 8C_522/2012 del 2
novembre 2012 consid. 2.3.).

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del Tribunale federale, confermata in DTF 122 V 54s. consid. 3, la pubblicità
del dibattimento, imposta dall'art. 6 n. 1 CEDU ed ormai ancorata anche nella
Costituzione svizzera all'art. 30 cpv. 3, dev'essere principalmente garantita
nella procedura di ricorso di prima istanza (cfr. STF 8C_504/2010 del 2
febbraio 2011). Tuttavia, lo svolgimento di un pubblico dibattimento in materia
di assicurazioni sociali presuppone l'esistenza di una richiesta chiara e
inequivocabile di una parte nel corso della procedura ricorsuale di prima
istanza (cfr. STF 9C_578/2008 del 29 maggio 2009 consid. 4.8.; DTF 122 V 55 consid.
3a con riferimenti). 

 

                                         Una semplice richiesta di
assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione personale – nella
misura in cui si traducono in una richiesta di interrogatorio nel senso di
un’assunzione di prove, ma non invece se tendono a esporre il proprio punto di
vista personale sulle risultanze probatorie davanti a un tribunale indipendente
– o di interrogatorio delle parti o di testimoni, oppur richieste di
sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr. STF 9C_903/2011 del
25 gennaio 2013 consid. 6.3.; SVR 2009 IV Nr. 22 pag. 62; DTF 125 V 38 consid.
2).

 

                                         L’Alta Corte ha, inoltre,
stabilito che il rifiuto di differire un'udienza pubblica fondato su motivi
obiettivi non è in contrasto con il diritto federale e, in particolare, con
l'art. 6 n. 1 CEDU (sul tema cfr. tuttavia DTF 136 I 279; DTF 127 V 491; STF
8C_504/2010 succitata).

 

                                         Nella concreta evenienza -
contrariamente a quanto esige la giurisprudenza federale - la ricorrente non ha
formulato un'esplicita richiesta di indire un pubblico dibattimento, né una
richiesta di audizione al fine di esporre il proprio punto di vista sulle
risultanze probatorie, ma ha semplicemente postulato il proprio interrogatorio.

                                         Ella ha, quindi, chiesto
l’assunzione di una nuova prova.

 

                                         Conformemente, poi, alla
costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca
l'amministrazione o il giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero
modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad
assumere altre prove (cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STF 8C_556/2010 del 24 gennaio
2011 consid. 9; STF 8C_845/2009 del 7 dicembre 2009; STF I 1018/06 del 16
gennaio 2008 consid. 5.3.; STFA U 416/04 del 16 febbraio 2006, consid. 3.2.;
STFA H 411/01 del 5 marzo 2003; STFA H 102/01 dell'11 gennaio 2002; STFA H
103/01 dell'11 gennaio 2002; STFA H 299/99 dell'11 gennaio 2002; STFA U 257/01
del 26 novembre 2001; STFA U 82/01 del 15 novembre 2001; RCC 1986 p. 202
consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F.
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         In
concreto, ritenuto che i documenti già presenti all’inserto, come pure i
principi legali e giurisprudenziali consentono al TCA di emanare il proprio
giudizio, questo Tribunale ritiene che l’assunzione delle prove richieste, le
audizioni postulate, non potrebbe mettere in luce nuovi elementi concreti ai
fini della risoluzione della vertenza. 

 

                                         Relativamente
alla richiesta della ricorrente di essere sentita, va rilevato che già in data
28 aprile 2015, quindi anteriormente alla decisione su opposizione del 5 maggio
2015 (cfr. doc. 1; A), l’allora rappresentante della medesima, __________, ha
avuto modo di fornire delucidazioni alla Cassa in merito alla situazione di RI
1 in occasione di un incontro richiesto dalla parte ricorrente (cfr. doc. 5;
11). 

 

                                         Ne
discende che la richiesta dell’insorgente concernente la sua personale
audizione, nonché l’audizione del teste devono essere respinte.

 

                               2.9.   Alla luce di tutto quanto
esposto sopra, conformemente alla legge ed alla giurisprudenza applicabile
all’evenienza concreta (cfr. consid. 2.3.), questo Tribunale
ritiene che a ragione, quindi, la Cassa ha negato alla ricorrente il diritto
all’indennità per insolvenza. 

 

                                         La decisione
su opposizione emessa dalla Cassa il 5 maggio 2015 deve, conseguentemente,
essere confermata.

 

                             2.10.   Deve ancora essere verificato
se la ricorrente può essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio (cfr. doc. I).

 

                                         In primo luogo, va
evidenziato che la procedura davanti al TCA in materia di assistenza sociale è
per principio gratuita (cfr. art. 29 cpv. 1 Lptca).

 

                                         In secondo luogo, secondo
l’art. 28 cpv. 2 Lptca la disciplina della difesa d’ufficio e del gratuito
patrocinio è retta dalla Legge sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza
giudiziaria.

 

                                         L'art. 2 della Legge
sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (LAG) - del 15 marzo 2011, in vigore dal 1° gennaio 2011 (cfr. BU n. 22/2011 del 13 maggio 2011 pag. 263-264) - prevede:

 

" L’assistenza
giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri
della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi
diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative."

 

                                         Inoltre giusta l’art. 3
cpv. 1 LAG l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e
dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione
al gratuito patrocinio.

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF
125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Il TCA, nella presente
fattispecie, ritiene che non sia soddisfatto il requisito della probabilità di
esito favorevole (cfr. STF 8C_563/2010 del 29 settembre 2010; STFA U 347/98 del
10 ottobre 2001; STFA I 446/00 dell'8 febbraio 2001; STFA U 220/99 del 26
settembre 2000; STFA 1P.569/2001 del 17 ottobre 2001; DTF 119 Ia 253 consid.
3b).

 

                                         Tale presupposto difetta
quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una persona di
condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in
considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STF 9C_37/2012+9C_106/2012
del 16 gennaio 2013 consid. 3.2.; STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N.;
RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F.
Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano
2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).

                                         A tal proposito si osserva
che per valutare la probabilità di esito favorevole non si deve adottare un
criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di primo acchito,
il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere accolto che di
essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un ricorrente
ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STF 8C_26/2010 del 27
maggio 2010; 8C_253/2007 del 23 gennaio 2008; STFA K 75/05 del 9 agosto 2005;
STFA I 173/04 del 10 agosto 2005; STFA I 422/04 del 29 agosto 2005; STFA non
pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid.
2c). 

                                         Inoltre, quando le
prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano o le
prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non
possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF 124
I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F. Trezzini, op. cit., ad
art. 157, pag. 491, nota 591).

 

                                         Nel caso concreto, alla
luce della LADI e della giurisprudenza pubblicata nel sito www.bger.ch, rispettivamente www.sentenze.ti.ch, la presente vertenza
appariva, dopo un esame forzatamente sommario, destinata all'insuccesso già al
momento della presentazione dell'istanza, in quanto le prospettive di esito
favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa. 

 

                                         In effetti, come esposto
in precedenza, decisiva in concreto per ritenere violato l’art. 55 cpv. 1 LADI
e negare all’insorgente il diritto alle indennità per insolvenza è la
circostanza che la medesima ha atteso ben 11 mesi, ossia dal 9 agosto 2013,
data dell’opposizione interposta dall’ex datore di lavoro al precetto
esecutivo, al 9 luglio 2014 per inoltrare l’istanza di rigetto dell’opposizione
(cfr. doc. 20; 36; 24).

 

                                         Inoltre gli elementi
fattuali della fattispecie non lasciano spazio al potere di apprezzamento del
TCA.

                                         Di primo acchito, dunque,
si doveva concludere che il procedimento non aveva probabilità di esito
favorevole (cfr. DTF 125 II 265 consid. 4c; STCA 38.2007.100 del 25 febbraio
2008; STCA 35.2002.12 del 21 maggio 2002; STCA 35.2002.32 del 9 luglio 2002).

 

                                         In simili condizioni, non
essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti cumulativi, la
domanda di gratuito patrocinio deve essere respinta.                                        

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

2.  L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è
respinta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti