# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27ffbd05-0a41-567d-a1f8-97d3aa5e2780
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.09.2014 32.2013.195
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-195_2014-09-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.195

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  15 settembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 novembre 2013 di

 

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 1° ottobre 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
due decisioni del 22 marzo 2013, preavvisate il 7 gennaio 2013, l’Ufficio AI ha
riconosciuto a RI 1, classe 1969, il diritto ad una rendita intera dal 1°
febbraio 2012, ridotta a mezza rendita dal 1° marzo 2013 (doc. AI 49; cfr. le motivazioni
in doc. AI 46). 

 

                               1.2.   Avviata
d’ufficio nel giugno 2013 (cfr. doc. AI 55) una revisione della rendita,
l’amministrazione, resasi conto che in occasione delle precedenti decisioni non
era stato erroneamente tenuto conto della perizia reumatologica 9 ottobre 2012
del dr. __________ – attestante una capacita lavorativa dell’80% in attività
adeguate con prognosi favorevole per un pieno recupero dell’abilità lavorativa
–, ha emesso una decisione datata 1° ottobre 2013 (preavvisata il 7 agosto 2013)
con la quale ha soppresso, in via di riconsiderazione, il diritto alla rendita
avendo stabilito un grado d’invalidità del 20%. Nel contempo ha tolto l’effetto
sospensivo ad un eventuale ricorso (doc. AI 62).

 

                               1.3.   Contro
la citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
interposto ricorso al TCA, postulandone l’annullamento ed il ripristino del
diritto alla mezza rendita. Ammettendo come il citato perito abbia valutato una
residua capacità lavorativa dell’80% in attività adeguate, egli sostiene che a
quell’epoca il suo stato di salute non era ancora stabilizzato, evidenziando inoltre
come l’amministrazione non abbia effettuato un aggiornamento dei dati medici
così come proposto dal SMR (Servizio medico regionale dell’AI) il 3 dicembre
2012. L’insorgente sostiene altresì di essere rimasto gravemente disabilitato
dalla persistenza dei forti dolori lombari, con conseguente limitata capacità
lavorativa, ciò che non giustifica la soppressione della rendita. 

 

                               1.4.
  Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha ribadito l’erroneità delle decisioni
datate 22 marzo 2013, confermando sia la perizia del dr. __________ che l’assenza
di un oggettivabile peggioramento dello stato di salute dell’assicurato.  

 

                               1.5.   Pendente
causa, in data 12 febbraio 2014 (VIII) e 31 marzo 2014 (X) il ricorrente ha prodotto
ulteriore documentazione medica, in merito alla quale l’amministrazione,
fondandosi sulle annotazioni del proprio servizio medico, si è espressa con scritto
del 10 aprile 2014 (XII). 

                                         Su
richiesta del TCA, l’assicurato ha preso posizione riguardo al succitato
scritto di controparte (XIV).

 

                                         Da
ultimo, il 5 giugno 2014 l’insorgente ha trasmesso al TCA un nuovo rapporto
medico (XVI) ed al riguardo il 18 giugno 2014 l’Ufficio AI ha formulato le proprie
osservazioni (XVIII). 

 

considerato                    in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007);

 

                                         nel merito

                                      

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’Ufficio AI ha correttamente soppresso, in via di
riconsiderazione delle decisioni 22 marzo 2013, il diritto alla mezza rendita.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46). 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli
ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84);

 

                               2.4.   L’istituto
della riconsiderazione è previsto dall'art. 53 cpv. 2 LPGA che dispone che “l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente
errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza” (cpv. 2)

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza del TFA, valida anche in regime di LPGA (cfr. Kieser,
ATSG-Kommentar, art. 53 N 1 pag. 531), l'amministrazione può, in ogni momento, riconsiderare una decisione
passata formalmente in giudicato e che non è stata oggetto di una sentenza
giudiziale se questa decisione risulta indubbiamente errata e la sua rettifica
riveste un'importanza notevole; sia l'assicurato che il giudice non possono tuttavia
obbligarla (SVR 1996 UV Nr. 42 pag. 130; DTF 119 V 477; 119 V 422; 119 V 183).
In quest'ipotesi non è escluso che il provvedimento, assunto a seguito di
riesame, esplichi effetto retroattivo (DTF 119 V 422 = RDAT  I‑1994, pag.
175; DTF 119 V 180).

 

                                         Per
valutare se una decisione è senza dubbio errata ci si deve fondare sulla
situazione di diritto - compresa la giurisprudenza ‑ esistente al momento
della pronuncia della decisione (DTF 117 V 17; 120 V 132; 119 V 480 consid.
1c).

                                         L'istituto
del riesame persegue infatti lo scopo di correggere un'applicazione giuridica
iniziale errata (compreso un accertamento errato dei fatti, nel senso di una
valutazione degli stessi; DTF 117 V 17 consid. 2c; 115 V 314; Kieser, Die Abänderung der formell
rechtskräftigen Verfügung nach der Rechtssprechung des EVG, SZS 1991 pag. 134).
Gli errori in cui è incorsa
l'amministrazione devono però essere grossolani (Kieser, SZS 1991 pag. 135; DTF
102 V 17 consid. 3a; 109 V 113 consid. 1c).               

                                         Una
decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base
di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle
disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo
inappropriato (DLA 1996/97 n. 28, p. 158 consid. 3c).

                                         Ciò
è segnatamente il caso quando l’amministrazione accorda una rendita di
invalidità in violazione del principio della priorità della riformazione
professionale sulla rendita (STFA I 559/02 del 31 gennaio 2003).

                                         Per
contro, non si è in presenza di un errore manifesto quando il versamento della
prestazione dipende da condizioni materiali la cui valutazione implica un
potere d’apprezzamento, in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la
decisione appare ammissibile tenuto conto della situazione di fatto e di diritto.
Se sussistono dubbi ragionevoli circa il carattere erroneo della decisione iniziale,
le condizioni della riconsiderazione non sono soddisfatte (STF 9C_575/2007 del
18 ottobre 2007 consid. 2.2 e I 907/06 del 7 maggio 2007 consid. 3.2.1). 

                                         Infine,
in una sentenza I 406/05 del 13 luglio 2006 consid. 6, l’Alta Corte ha
dichiarato manifestamente errata la decisione formale mediante la quale
l’Ufficio AI aveva riconosciuto a un assicurato una mezza rendita di invalidità
per il motivo che, nella sua abituale professione di coiffeur, presentava
un’inabilità lavorativa del 50% (con corrispondente riduzione del reddito). Secondo
il TFA, l’amministrazione avrebbe invece dovuto esaminare se l’assicurato, sul
mercato generale del lavoro, esercitando un’attività sostitutiva, era in grado
di meglio valorizzare la sua capacità lavorativa residua.

 

                                         Giusta
l’art. 88bis cpv. 2 OAI, la riduzione o la soppressione della rendita è messa
in atto, al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione (lett. a).

                                         Essa
può però intervenire anche retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione
determinante, se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una
prestazione per l’assicurato oppure se quest’ultimo ha violato l’obbligo di
informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 (lett. b).

                                         L’art.
88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione ma anche in caso di modifica
del diritto alla rendita stabilito in via di riesame (riconsiderazione) (Meyer,
Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 30/31 (17 ATSG), pag. 395; Müller,
Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der
Invalidenversicherung, 2003, pag. 95).

                                         Condizione
necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che l'errore giustificante
una riconsiderazione concerna un argomento specifico dell’AI. La
riduzione o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione avviene
quindi di principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con effetto pro
futuro, eccezion fatta per i casi in cui l’assicurato ha
violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica ha effetto ex tunc
(art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330, 119 V 432; Müller, op.
cit., pag. 95ss). Il TFA ha pure stabilito che l’inizio della soppressione con
effetto ex nunc della rendita va stabilito in applicazione analogica dell’art.
88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111 V 197).

 

                               2.5.   In
merito alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF
125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi
medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che
a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è
stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.

 

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con
riferimenti). (…)" 

(STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

 

                                         Infine,
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del
25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nel
caso concreto l’errore manifesto delle decisioni 22 marzo 2013 risiede nel
fatto che la relativa valutazione medica si fondava sul rapporto 3 dicembre
2012 del dr. __________, attivo presso il SMR, il quale aveva definito la residua
capacità lavorativa in attività adeguate unicamente sulla base dei rapporti dei
medici curanti, senza tener conto dell’esito della perizia reumatologica del
dr. __________ 9 ottobre 2012 (doc. AI 33), tra l’altro richiesta dallo stesso
medico SMR (doc. Ai 30).

 

                                         In
effetti, nella citata perizia 9 ottobre 2012 il dr. __________ aveva concluso
come segue:

 

" 
(…)

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute
attuale, un'attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale e di
carico residua, descritto nell'allegato.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l'assicurato abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale di 8
– 9 ore, con un rendimento dell'80 % a decorrere dal 15.11.2012 (a distanza di
6 mesi dall'intervento di decompressione-stabilizzazione del rachide lombare
caudale del 15.5.2012), rendimento che raggiungerà il 100% a decorrere dal
15.5.2013, dopo un ulteriore periodo di riabilitazione intensa della
muscolatura.

 

Come già stabilito in precedenza dal perito ortopedico
Dr. __________ di __________, il 24.8.2011, per le ultime attività
professionali espletate di carrozziere, rispettivamente come fornitore di
bibite indipendente, senza operai in grado di assumere le mansioni di questa
professione, può essere assunta un'inabilità lavorativa praticamente completa.

 

Dal momento dell'ultima valutazione peritale del
24.8.2011, fino alla data del recente intervento neurochirurgico del 15.5.2012,
l'assicurato in un lavoro adatto allo stato di salute viene considerato abile
al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione
del rendimento del 50%.

 

È giustificata un'inabilità lavorativa totale dal
momento dell'intervento neurochirurgico del 15.5.2012 fino al 14.11.2012."
(Sottolineature del redattore; doc. AI 33/8).

 

                                         Con
annotazioni 11 ottobre 2012 il dr. __________ aveva in particolare indicato la
necessità di un aggiornamento degli atti medici “dopo la metà di novembre”
(doc. AI 34), ciò che è avvenuto il 20 novembre 2012 (doc. AI 37). Da tale
aggiornamento fra l’altro risulta: il rapporto 23 novembre 2012 del medico
curante, dr. __________, che aveva fatto presente di valutare la capacità lavorativa
dopo l’intervento di decompressione del 15 maggio 2012 (doc. AI 37) ed il rapporto
26 giugno 2012 in cui il dr. __________ aveva valutato il decorso
post-operatorio come “abbastanza favorevole” (doc. AI 37/7). Infine, nel
certificato di malattia del 7 novembre 2011 il citato medico indicava
un’incapacità lavorativa del 50%, da intendersi nell’abitua- le attività (doc.
21/1 incarto Cassa malati).

                                         Con
annotazioni 3 dicembre 2012 il succitato medico SMR aveva concluso che “dalle
relazioni del dr. __________, nonché da quella del medico curante, si evince
che lo stato di salute dell’assicurato non è ancora stabilizzato. Continua a riportare
dolori diffusi nonostante le continue sedute di fisioterapia necessarie per
rinforzare la muscolatura”, proponendo una rivalutazione tra 6 mesi, previo
aggiornamento degli atti medici, principalmente di quelli reumatologici/neurologici
(doc. AI 40/3). Ciononostante, nelle medesime annotazioni, il dr. __________ aveva
attestato un’inabilità lavorativa del 50% in attività adeguate, dopo un periodo
di’incapacità dovuta alla summenzionata operazione, senza tuttavia menzionare
la perizia del dr. __________. Di conseguenza, con rapporto 20 dicembre 2012 la
consulente in integrazione professionale aveva determinato un grado d’invalidità
del 50% (doc. AI 43).

 

In queste
circostanze, al momento delle decisioni 22 marzo 2013 l’Ufficio AI doveva fare
riferimento alla perizia del dr. __________, completa, dettagliata e
convincente, alla quale andava conferito valore probatorio pieno (cfr. consid.
2.5), il quale, come visto sopra, aveva valutato, a partire dal 15 novembre
2011, un’abilità lavorativa dell’80% in attività adeguate, da intendersi quale
diminuzione di rendimento del 20% nell’arco di una giornata lavorativa di 8-9
ore.

Nondimeno va
rilevato che nel rapporto 21 maggio 2014 del dr. __________ al Caposervizio di
Neurochirurgia dell’Ospedale __________, dr.ssa __________, di cui si parlerà
più diffusamente nel seguente considerando, riferendosi all’intervento di
decompressione ha evidenziato che il risultato è stato buono  “… nel senso
che il paziente non lamenta più blocchi iperalgici e la sciatalgia di
topografia L 5 a destra è regredita”, anche se permangono i dolori lombari
agli arti inferiori (doc. E1). Quindi, l’intervento in parola ha portato un
miglioramento – seppur non totale – delle condizioni salute dell’assicurato,
ciò che giustifica la maggiore capacità lavorativa in attività adeguate (80%)
attestata dal dr. __________ rispetto a quella presente prima dell’operazione
(50%). 

 

                               2.7.   Occorre
ora ricordare che la modifica (nel senso di una soppressione o di una
riduzione) in via di riconsiderazione di una rendita presuppone in ogni caso
che, dall'assegnazione della prestazione, non siano intervenute modifiche della
situazione giuridicamente rilevante che giustifichino il mantenimento della
rendita alle condizioni precedentemente ammesse (art. 17 LPGA; STF 9C_768/2010
del 10 novembre 2010 consid. 2.2; I 859/05 del 10 maggio 2006 consid. 2.3; I
222/02 del 19 dicembre 2002 consid. 5.1).

                                         Nel
caso in esame, non risulta che sino al momento della decisione contestata (secondo
giurisprudenza, la decisione contestata delimita dal punto di vista temporale
il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid.
3.1.1 pag. 220 con riferimenti), ossia al 1° ottobre 2013, sia subentrato un
rilevante peggioramento delle condizioni di salute dell’assicurato tali da
giustificare il mantenimento del diritto alla rendita e questo per i motivi che
seguono.

 

                                         Con
rapporto 10 giugno 2013, quindi poco dopo un anno dell’intervento di
decompressione, il dr. __________ segnala ancora dolori lombari cronici, attestando
un’incapacità lavorativa del 50% in attività confacenti (doc. AI 56). Come
detto al considerando precedente, i dolori lombari sono rimasti ma la succitata
operazione ha portato dei miglioramenti ed un conseguente aumento della
capacità lavorativa. Del resto, nelle annotazioni 5 agosto 2013 il dr. __________
del SMR, dopo aver esaminato il succitato rapporto del dr. __________, sostiene
che rispetto alla perizia non risulta alcun peggioramento (doc. AI 58). Diversa
è solo la valutazione della capacità lavorativa.

 

                                         Con
certificato 4 dicembre 2012, quindi dopo la decisione contestata, il medico curante
conferma, nonostante l’interven- to, dolori lombari, cedimenti alla gamba
sinistra e difficoltà motoriche (doc. B2). Nel successivo certificato 23
gennaio 2013 il dr. __________ parla di una nuova esacerbazione dei
dolori alla colonna vertebrale, anticipando che il suo paziente si sottoporrà
ad una valutazione neurochirurgica (doc. C3). Nel primo dei due rapporti datati
17 marzo 2014, quello relativo alla visita del 21 gennaio 2014, il Caposervizio
di Neurochirurgia dell’Ospedale Regionale di __________, dr.ssa __________, rileva
in particolare come le lombalgie croniche non siano mutate dopo il citato
intervento di decompressione, che dall’esame clinico non si evidenzia un
deficit neurologico e che la risonanza magnetica non mostra gravi patologie
(doc. D2). Nel secondo rapporto (concernente la vista del 25 febbraio 2014) si
ipotizza fra l’altro un possibile re-intervento neurochirurgico  e si consiglia
una visita reumatologica (doc. D1). Nelle annotazioni 10 aprile 2014 il dr. __________,
esaminata la succitata nuova documentazione, sostiene che non vi sia una
sostanziale modifica dello stato di salute dell’assicurato rispetto alla perizia
del dr. __________ (XII/1).

                                         Questa
valutazione è del resto confermata dal dr. __________, il quale nel rapporto 21
maggio 2014 all’Ufficio AI, dopo aver visto l’assicurato per un consulto
inviato dalla dr.ssa __________, fra l’altro attesta:

 

" 
(…)

Un lavoro leggero e adatto è un lavoro che eviti
posizioni statiche prolungate, sia variato nella misura del possibile, eviti
movimenti ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco e permetta
il rispetto delle regole di ergonomia della schiena.

 

In una tale attività il paziente dovrebbe poter
raggiungere una capacità lavorativa dell'80%." (Sottolineatura del redattore, doc. E2)

 

                                         Certo,
nel succitato rapporto lo specialista in reumatologia evidenzia come in data 10
aprile 2014 l’assicurato abbia subito un pesante intervento addominale per un
carcinoma, segnalando anche un ricovero per ragioni psichiatriche. Egli ritiene
pertanto utile una valutazione multidisciplinare, d’ordine reumatologico,
psichiatrico, chirurgico, oncologico e neurologico (doc. E2). In questo
contesto il TCA condivide le annotazioni 17 giugno 2014 il cui dr. __________,
dopo aver visionato i citati rapporti 21 maggio 2014 (quello alla dr.ssa __________
e quella all’Ufficio AI) del dr. __________, ha concluso:

 

" 
(…)

Valutazione:

peggioramento stato di salute con IL 100% per qualsiasi
attività dal 14.4.2014 per almeno 6 mesi con seguente indicazione ad aggiornamento
del caso.

Peggioramento stato di salute posteriore la decisione
del 1.10.2013." 

(doc. XVIII/bis)

 

                                         Spetterà
quindi all’Ufficio AI, al quale vanno inviati gli atti, valutare nell’ambito di
una nuova domanda di prestazioni le implicazioni di suddetto peggioramento. 

 

                               2.8.   In
merito alla valutazione economica, rimasta incontestata,
rispettivamente alla determinazione del grado d’invalidità va fatto riferimento
al relativo calcolo esposto nella decisione contestata. 

                                         Va
fatto presente che il momento determinante per il raffronto dei redditi è il
2012, anno in cui risale il miglioramento della situazione valetudinaria accertata
dal dr. __________ nella menzionata perizia 9 ottobre 2012. 

 

                                         Per
quanto riguarda il reddito da valido, avendo l’assicurato terminato al
31 dicembre 2010 la sua attività indipendente di commerciante di bibite,
l’Ufficio AI ha correttamente preso in considerazione il reddito statistico
risultante dalle tabelle RSS edite dall’Ufficio federale di statistica
(categoria 4.2, attività semplici e ripetitive, valore mediano) che, aggiornato
la 2011, ammonta a fr. 61'894,75.-- annui.

 

                                         Per
quanto riguarda al reddito da invalido valgono le seguenti
considerazioni.

                                         Come
visto sopra, da un punto di vista medico, l’attività abituale indipendente non
è più esigibile mentre che in un’attività adeguata la capacità lavorativa è totale.

                                         In
base all’obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c,
117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht
zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572) l’assicurato deve intraprendere
tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile
alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto
la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione
(DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 296 segg.). In talune circostanze si può dunque
richiedere ad un assicurato indipendente di intraprendere un’attività
dipendente. Questo avviene allorché egli può mettere a miglior frutto la sua
residua capacità lavorativa e quando tale cambiamento di professione – tenuto
conto dell’età, della durata dell’attività svolta, della formazione, della
tipologia dell’attività sin qui esercitata e della situazione professionale –
sia ragionevolmente esigibile. Se ciò si avvera, l'esigibilità di un
cambiamento di professione va ammessa e il libero professionista può essere
trattato, ai fini della valutazione del suo reddito da invalido, come se avesse
rinunciato alla propria attività indipendente (STF 9C_924/2011 del 3 luglio
2012 consid. 5.2; STFA I 543/03 del 27 agosto 2004 consid. 4.3 e I 224/01 del
22 ottobre 2001 consid. 3b/bb). In tal caso per stabilire l'invalidità vengono
computate quelle entrate che egli potrebbe percepire tramite un'attività
lavorativa dipendente adeguata al danno alla salute.

 

                                         In
concreto, allorquando nel 2012 è stato riconosciuto abile al lavoro all’80% in
un’attività adeguata, l’assicurato non aveva ancora compiuto i 43 anni per cui, da un punto di vista oggettivo nulla ostava ad un cambiamento
dell’attività lavorativa giacché non aveva ancora raggiunto l’età a partire
dalla quale la giurisprudenza considera generalmente che non esistono
possibilità per valorizzare la capacità lavorativa residua in un mercato del
lavoro ritenuto equilibrato (cfr. STF 9C_578/2009 del 29 dicembre 2009,
pubblicata in SVR 2010 IV Nr. 37, con-sid. 4.3.2). Inoltre, i posti di lavoro
esigibili, riportati nel citato rapporto 20 dicembre 2013 del consulente in
integrazione professionale (doc. AI 43) non erano così limitati da rendere
incerta la possibilità di trovare un’occupazione in un mercato del lavoro
ritenuto equilibrato e nemmeno l’assicurato aveva addotto delle ragioni
soggettive che avrebbero dovuto imporre di concludere per l’impossibilità di un
cambiamento dell’attività lavorativa. Del resto, dal colloquio del 15 aprile
2013 con la responsabile in integrazione AI risulta chiaramente la volontà
dell’assicurato di cambiare professione (cfr. doc. AI 51).

 

                                         Il
reddito da invalido è stato calcolato utilizzando i salariali statistici
[secondo giurisprudenza, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati
salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta
sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i
valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione
alle grandi regioni (STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008, consid. 11; SVR 2007
UV nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006)]. Tenendo inoltre conto di una capacità
al guadagno residua dell’80% l’amministrazione ha determinato il reddito da
invalido in fr. 49'515,80.

 

                                         Dal
raffronto dei redditi è risultato un grado d’invalidità del 20% che non raggiunge
il minimo pensionabile del 40% ex art. 28 cpv. 2 LAI  [(61'894,75- 49'515,80] x 100 : 61'894,75].

 

                               2.9.   Visto
quanto sopra, ritenuto che l’assicurato non presentava un grado d’invalidità
pensionabile, le decisioni del 22 marzo 2013 di riconoscimento ed erogazione di
una rendita dal 1° marzo 2013 risultano essere manifestamente errate e la loro
correzione ha un'importanza rilevante, motivo per cui rettamente l’Ufficio AI
ha proceduto alla loro riconsiderazione. 

 

                                         Trattandosi di un errore relativo ad elementi specifici dell’AI,
ritenuto che l’assicurato non ha violato alcun obbligo d’informazione, l’amministrazione
ha correttamente soppresso, in analogia all’art. 88bis OAI, la rendita dal 1°
gennaio 2014, vale a dire il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione (cfr. consid. 2.4). 

 

                                         In
queste circostanze la decisione contestata merita conferma mentre il ricorso va
respinto.

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’assicurato.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Gli
atti sono inviati all’Ufficio AI conformemente al consid. 2.6.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente. 

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Fabio
Zocchetti