# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9b62fc77-e5c3-503c-854e-5e12b27b37b1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-02-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 04.02.2005 10.2004.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_10-2004-19_2005-02-04.html

## Full Text

Incarto n.

  10.2004.19

  	
  Lugano,

  4 febbraio
  2005/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
   Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

sedente per giudicare sull'istanza di delibazione dell'11
novembre 2004 presentata da

 

	
   

  	
  IS 1 , e 

  IS 2 

  (patrocinati dall'avv. PA 1)

   

  

relativa
al decreto del 19 giugno 2002 con cui il Tribunale di __________ ha pronunciato
l'adozione, da parte di IS 1, dello stesso IS 2, figlio di

 

	
   

  	
  __________, __________;

  
	
   

  	
   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta l'istanza
di delibazione;

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                          che
IS 2 è nato a __________ il 14 maggio 1982 dal matrimonio tra __________ e __________,
cittadini tedeschi;

 

                                         che i
genitori si sono separati nel 1990 e la madre è deceduta il 1° luglio 1999;

 

                                         che nel
settembre del 1999 il padre ha sposato IS 1, cittadina tedesca con la quale
viveva dal 1994;

 

                                         che il 6
giugno 2000 quest'ultima ha chiesto alla Divisione degli interni, Sezioni degli
enti locali quale autorità di vigilanza sullo stato civile, di poter adottare IS
2, figlio del coniuge;

 

                                         che il 14 luglio 2000 la Divisione degli interni ha respinto l'istanza,
i coniugi non essendo ancora sposati da cinque anni (art. 264a cpv. 3
CC);

 

                                         che un
appello introdotto da IS 1 contro tale decisione è stato respinto da questa
Camera il 6 settembre 2000 (inc. 11.2000.84), sentenza che il Tribunale
federale ha confermato – su ricorso per riforma di IS 1 – il 9 novembre 2000 (5C.224/2000);

 

                                         che il 29
giugno 2001 IS 1 e IS 2, divenuto nel frattempo maggiorenne, si sono rivolti al
Tribunale di __________ (Amtsgericht __________) perché pronunciasse
esso medesimo 

                                         l'adozione;

 

                                         che nella
richiesta essi hanno dichiarato di voler attribuire al provvedimento gli stessi
effetti correlati in Germania all'adozione di un minorenne;

 

                                         che __________
ha dichiarato per scritto di aderire alla richiesta;

 

                                         che,
sentiti personalmente IS 1 e IS 2, con decreto (Beschluß) del 19 giugno 2002 il Tribunale ha
pronunciato l'adozione, accertando che per volontà degli istanti il provvedimento
dispiega effetti identici all'adozione di un minorenne;

 

                                         che l'11
novembre 2004 IS 1 e IS 2 hanno presentato un'istanza di delibazione a questa
Camera perché il decreto di adozione sia riconosciuto e dichiarato esecutivo;

 

                                         che __________
ha dichiarato per scritto il 23 novembre 2004 di aderire alla richiesta;

 

                                         che il
giudice delegato della Camera ha invitato gli istanti, con ordinanza del 9 dicembre
2004, a documentare l'avvenuto passaggio in giudicato del decreto, rispettivamente
il suo carattere definitivo;

 

                                         che il 17
gennaio 2005 gli istanti hanno trasmesso alla Camera l'attestazione richiesta;

 

                                         che in
simili circostanze nulla osta più all'emanazione della sentenza;

 

e considerando

 

in diritto:                        che
la Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive,
secondo le norme della legge sul diritto internazionale privato (art. 29 LDIP),
le sentenze civili emanate all'estero (art. 511 cpv. 1 CPC);

 

                                         che la
relativa istanza è trattata nelle forme della procedura contenziosa di camera
di consiglio (art. 511 cpv. 2 con rinvio agli art. 361 segg. CPC);

 

                                         che le
sentenze straniere in materia di adozione sono riconosciute in Svizzera, a
norma dell'art. 78 cpv. 1 LDIP, se sono pronunciate nello Stato di domicilio o
di origine dell'adottante o dei coniugi adottanti, l'adozione restando disciplinata
in ogni modo dalla sua legge d'origine e non diventando, per il solo fatto del
riconoscimento, un'adozione del diritto svizzero (Mosimann in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht,
Basilea 1996, n. 10 ad art. 78 LDIP);

 

                                         che
l'art. 78 cpv. 2 LDIP riserva invero l'ipotesi di adozioni straniere con
effetti “essenzialmente divergenti dal rapporto di filiazione nel senso del
diritto svizzero” (cpv. 2), le quali sono riconosciute non come adozioni vere e
proprie, ma solo con gli effetti loro conferiti dalla relativa legge nazionale
(Siehr in: Zürcher Kommentar zum
IPRG, 2ª edizione, n. 28 ad
art. 78; I CCA, sentenza inc. 10.1998.36 del 15 giugno 1999);

 

                                         che quest'ultima
riserva è senza oggetto nella fattispecie, sebbene l'adozione di maggiorenni in
Germania sia priva di effetti plenari (§ 1767 a 1771 BGB; Siehr, op. cit., tabella nella n. 26 ad
art. 78), l'adottante e l'adottando avendo deciso in concreto – ciò che la
legge tedesca permette (§ 1772 BGB) – di annettere alla medesima gli effetti
correlati all'adozione di un minorenne;

 

                                         che, ciò
posto, oltre al menzionato art. 78 LDIP si applicano – quanto al riconoscimento
di adozioni straniere in Svizzera – i trattati multilaterali o bilaterali
ratificati dalla Svizzera, in particolare gli art. 23 a 27 della Convenzione
dell'Aia per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione
internazionale, del 29 maggio 1993 (RS 0.211.221.311);

 

                                         che non
fa stato invece la Convenzione del 2 novembre 1929 tra la Confederazione
Svizzera e il Reich Germanico circa il riconoscimento e l'esecuzione delle
decisioni giudiziarie e delle senten­ze arbitrali (RS 0.276.191.361), un'adozione
costituendo un atto di volontaria giurisdizione (Siehr, Das Internationale Privatrecht der Schweiz, Zurigo 2003,
pag. 99 a metà), sottratta come tale al campo d'applicazione del trattato (Dutoit/Knoepfler/Lalive/ Mercier,
Répertoire de droit international privé suisse, Berna 1983, vol. 2, pag. 167 n.
4, pag. 170 n. 11);

 

                                         che al
riconoscimento di adozioni straniere non si applica nemmeno – contrariamente a
quanto figura ancora in Siehr (Zürcher
Kommentar zum IPRG, 2ª
edizione, n. 2 ad art. 78 LDIP) – la convenzione dell'Aia sulla competenza
delle autorità, la legge applicabile e il riconoscimento delle decisioni
straniere in materia di adozione, del 15 novembre 1965 (RS 0.211.221.315), tale
convenzione essendo stata denunciata dalla Svizzera il 14 aprile 2003 con
effetto al 23 ottobre 2003 (http://hcch.e-vision.nl);

 

                                         che per
il resto, dandosi concorso di norme tra l'art. 78 LDIP e un trattato internazionale,
di massima il trattato internazionale prevale (art. 1 cpv. 2 LDIP), a meno che
il diritto interno risulti più fa­vorevole al riconoscimento della sentenza
estera e il trattato non impedisca di far capo a criteri più favorevoli (cfr. Siehr in: Kommentar zum
Schweizerischen Privatrecht, IPR, Basilea 1996, n. 2 ad art.
65);

 

                                         che nel
caso specifico la citata Convenzione dell'Aia per la tutela dei minori e la cooperazione
in materia di adozione internazionale, del 29 maggio 1993, non preclude
l'applicazione di norme interne più favorevoli al riconoscimento di adozioni
estere, purché il riconoscimento non violi – o non rischi di violare – la convenzione
(FF 1999 pag. 4823 in fondo con richiamo all'art. 33);

 

                                         che in
concreto tale rischio è escluso, già per la circostanza che la domanda di adozione
è stata introdotta davanti al tribunale tedesco quando l'adottando aveva già
compiuto i 18 anni, mentre la convenzione si applica solo alle adozioni di
minorenni (con l'ulteriore restrizione espressa all'art. 3 nell'ipotesi in cui
l'adottando compia i 18 anni in pendenza di procedura);

 

                                         che, di
conseguenza, nella fattispecie il riconoscimento del decreto di adozione è retto
esclusivamente dalla legge svizzera;

 

                                         che a
norma dell'art. 25 LDIP una decisione straniera – e per “decisione straniera” va inteso anche un atto di volontaria giurisdizio­ne (art. 31 LDIP)
– è riconosciuta in Svizzera se emana dal tribu­nale competente (lett. a), se
non può più essere impugnata con un rimedio giuridico ordinario o è definitiva
(lett. b) e se non sussiste alcun motivo di rifiuto giusta l'art. 27 (lett. c);

 

                                         che nella
fattispecie il decreto da delibare è stato pronunciato nello Stato d'origine
dell'adottante, cittadina della Repubblica federale di Germania (doc. D), onde
la competenza del tribunale tedesco a norma dell'art. 78 cpv. 1 LDIP;

 

                                         che il
decreto in questione è “definitivamente
passato in giudicato” (endgültig in Rechtskraft
erwachsen), come ha attestato il 

                                         16
dicembre 2004 la cancelleria del tribunale sull'ultima pagina dell'esemplare prodotto
dinanzi a questa Camera;

 

                                         che non
si scorgono motivi di rifiuto nel senso dell'art. 27 lett. a o lett. b LDIP, non
risultando citazioni in giudizio irregolari né inosservanze del diritto
d'essere sentiti o violazioni di principi fondamentali del diritto procedurale
svizzero;

 

                                         che per
quanto riguarda la madre dell'adottando, deceduta nel 1999, il suo diritto di
esprimersi (requisito da verificare anche in sede di delibazione: DTF 120 II 89
nel mezzo) non si sarebbe trasmesso ad eventuali eredi nemmeno nel diritto
svizzero 

                                         (Hegnauer in: Berner
Kommentar, 4ª edizione, n. 4 ad
art. 265c CC);

                                         

                                         che più delicato è il problema legato all'eventuale applicazione
dell'art. 27 lett. c LDIP, il quale osta al riconoscimento di una decisione
straniera ove una parte provi che una causa tra le stesse parti e sullo stesso
oggetto è già stata decisa in Svizzera;

 

                                         che nel
caso in esame – come detto – una richiesta di adozione riguardante IS 2 introdotta
il 6 giugno 2000 da IS 1 è stata definitivamente respinta dal Tribunale federale
con sentenza del 9 novembre 2000;

 

                                         che
nondimeno, a prescindere dalla circostanza che ciò non è stato fatto valere nell'ambito
dell'attuale procedura (sull'esigenza di un'eccezione di parte v. Volken in: Zürcher Kommentar, op. cit.,
n. 25 e 26 ad art. 27 LDIP), in Svizzera è stata rifiutata l'adozione di un
minorenne, mentre in Germania è stata pronunciata quella di un maggiorenne;

 

                                         che le
due decisioni non vertono perciò “sullo stesso oggetto”, il quale deve risultare identico tanto per la causa giuridica su
cui si fonda quanto per i fatti addotti a sostegno della domanda, nuove e
rilevanti circostanze intervenute dopo il primo processo escludendo ogni identità
(Berti in: Kommentar zum
Schweizerischen Privatrecht, op. cit., n. 13 ad art. 9 LDIP), 

 

                                         che nella
fattispecie la richiesta depositata in Svizzera e quella presentata in Germania
erano diverse sia per la causa giuridica, l'adozione di minorenni e di maggiorenni
soggiacendo a norme diverse (in Germania: § 1741 segg., rispettivamente § 1767
segg. BGB; in Svizzera: art. 264 segg., rispettivamente art. 266 CC), sia per i
fatti addotti a sostegno, la maggiore età dell'adottando essendo intervenuta solo
il 14 maggio 2000;

 

                                         che,
infine, non è dato motivo di rifiuto nemmeno per il fatto che l'adozione di un maggiorenne
sia stata pronunciata all'estero in base a presupposti non contemplati dal diritto
svizzero (Siehr in: Zürcher
Kommentar, op. cit., n. 5 in fine e n. 16 ad art. 78 LDIP);

 

                                         che, in
ultima analisi, il decreto di adozione può dunque essere riconosciuto e dichiarato
esecutivo in Svizzera;

 

                                         che gli
oneri del giudizio odierno vanno a carico degli  istanti in solido (art. 10
cpv. 1 LTG), non essendovi un convenuto “soccombente” nell'accezione dell'art. 148
cpv. 1 CPC;

 

                                         che per
gli stessi motivi non è possibile attribuire ripetibili;

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'istanza
è accolta, nel senso che il decreto del 19 giugno 2002 con cui Tribunale di __________
ha pronunciato l'adozione di IS 2 da parte di IS 1 con gli stessi effetti correlati
all'adozione di un minorenne è riconosciuto e dichiarato esecutivo.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 200.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico degli istanti in solido. Non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

   –,.

  

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria