# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55f934ec-29b4-5253-9533-9f5a697e04c9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.04.2025 D-302/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-302-2025_2025-04-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-302/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Walter Lang;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Turchia,   

patrocinata da Ali Tüm,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 23 dicembre 2024 / N (…). 

 

 

 

D-302/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessata, cittadina turca, di etnia curda, ha depositato una do-

manda d’asilo in Svizzera il 14 agosto 2023. In medesima data la madre 

(N[…]) e il fratello (N[…]) hanno altresì presentato una domanda d’asilo.  

 

A.b Il 15 febbraio 2024, la SEM ha svolto un’audizione approfondita sui 

suoi motivi d’asilo ai sensi dell’art. 29 LAsi (RS 142.31) (cfr. atto SEM n. 

[{…}]-31/9).  

 

La ricorrente, cittadina turca di origine curda, viveva a B._______ insieme 

alla madre e al fratello. Il 4 marzo 2023 sua madre è stata interrogata dalla 

polizia; pochi giorni dopo, il 9 marzo, anche la ricorrente e il fratello sono 

stati convocati e sentiti separatamente dalle autorità. In questa circostanza, 

ai due è stato chiesto di alcune condivisioni sui social media e di eventuali 

rapporti con organizzazioni politiche illegali, circostanze che entrambi 

hanno negato, sostenendo di non essere responsabili delle pubblicazioni 

contestate. In realtà, da diversi anni la ricorrente pubblicava regolarmente 

sul proprio profilo Facebook contenuti che valorizzavano le tradizioni e la 

cultura curda, oltre a denunciare le discriminazioni e le vessazioni subite 

dalla popolazione curda in Turchia. Durante l'interrogatorio le è stato co-

municato che nei suoi confronti era stata presentata una denuncia, mo-

strandole i contenuti incriminati, che lei ha comunque continuato a disco-

noscere. Vista l’incertezza della situazione e preoccupata per le possibili 

conseguenze, la madre si è consultata con un avvocato, che le ha sugge-

rito di lasciare il Paese per evitare ulteriori problemi con le autorità. Di con-

seguenza, la madre e il fratello sono espatriati immediatamente, mentre la 

ricorrente ha dovuto attendere alcuni giorni per ottenere il passaporto ne-

cessario alla partenza, rimanendo nel frattempo nascosta presso un'amica, 

per il timore di essere arrestata. Giunta in Svizzera, ha inizialmente prose-

guito nella condivisione di contenuti sui social, smettendo definitivamente 

nel giugno 2023 quando ha realizzato che queste attività avrebbero potuto 

compromettere ulteriormente il suo eventuale rientro in Turchia. Fino a quel 

momento, infatti, aveva sperato di poter tornare in patria, non avendo com-

preso appieno la gravità della sua situazione. In caso di rimpatrio, la ricor-

rente teme seriamente di essere arrestata, sottoposta a torture e maltrat-

tamenti in carcere, con gravi conseguenze per la sua salute psicofisica. 

La richiedente ha fornito la seguente documentazione (in copia): 

– altra decisione 4.10.2024 (MdP1) 

– mandato di accompagnamento coattivo 4.10.2024 (MdP 2) 

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– verbale di udienza 17.9.2024 (MdP 3) 

A.c In data 4 dicembre 2024 la SEM ha concesso il diritto di essere sentito 

alla ricorrente circa la propria valutazione di falsità dei mezzi di prova pro-

dotti (MdP 1 e 2). 

B.  

Con decisione del 23 dicembre 2024, la SEM non ha riconosciuto all’inte-

ressata la qualità di rifugiata, ha respinto la sua domanda d’asilo e pronun-

ciato il suo allontanamento dalla Svizzera. 

C.  

C.a Avverso la decisione succitata, la ricorrente è insorta dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chiedendo in via prin-

cipale l'annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della 

qualità di rifugiata e la concessione dell’asilo, la presentazione di una do-

manda d’ambasciata e la trattazione della procedura in tedesco e, in su-

bordine, la trasmissione degli atti all’autorità inferiore per una nuova deci-

sione e la concessione dell’ammissione provvisoria. Ella presenta altresì 

un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal paga-

mento delle spese di giudizio e dal relativo anticipo con protesta di spese 

e ripetibili. Al ricorso, ella acclude la procura, la decisione impugnata, un 

mandato di arresto, una decisione di carcerazione, uno scritto dell’avvocato 

turco, un verbale giudiziario turco, una richiesta di proroga del termine e 

delle immagini a comprova delle violenze del marito della sorella. 

C.b Con decisione incidentale del 20 febbraio 2025, il Tribunale ha definito 

quale lingua procedurale l’italiano, ha respinto la domanda di assistenza 

giudiziaria e ha invitato la ricorrente a versare un anticipo entro il 7 marzo 

2025. Il successivo 4 marzo 2025 la ricorrente ha versato l’anticipo richie-

sto. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi; art. 31‒ 33 

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LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. 

a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-

deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è inoltre vincolato né dai motivi e dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. art. 62 cpv. 4 PA; DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

3.1 Nella decisione avversata, la SEM ritiene sostanzialmente che l’aper-

tura di un procedimento penale nei suoi confronti per il reato di apparte-

nenza ad un’organizzazione terroristica armata risulti inverosimile. Ciò in 

quanto i documenti giudiziari prodotti presentano diversi indicatori di falsi-

ficazione. La ricorrente non ha inoltre fatto utilizzo del diritto di essere sen-

tito concesso dalla SEM circa la falsificazione di tali mezzi di prova. Inoltre, 

l’esposizione dei fatti di cui si avvale quali motivi d’asilo è risultata vaga e 

carente di dettagli. Dipoi, la ricorrente si sarebbe contraddetta, descrivendo 

al plurale il verbale di polizia. Risulta inoltre contrario alla logica dell’agire 

espatriare dalla Turchia per timore di ripercussioni, per poi attendere oltre 

4 mesi in Svizzera per presentare una domanda d’asilo e in tale lasso di 

tempo continuare ad effettuare condivisioni sui social media. La SEM vista 

l’inverosimiglianza dei motivi addotti non ha ritenuto necessario analizzare 

la rilevanza dei motivi d’asilo addotti. Non risulterebbero dipoi ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento e ciò anche in quanto ella durante i primi 

mesi di permanenza in Svizzera aveva la volontà di rientrare in Turchia. 

3.2 Censurando la violazione del diritto federale, la ricorrente contesta la 

valutazione dell’autorità inferiore. In particolare ella sostiene che le proprie 

dichiarazioni circa la procedura penale aperta nei suoi confronti in Turchia 

non siano vaghe. Inoltre i documenti sarebbero originali e ciò sarebbe com-

provato da uno scritto di un avvocato turco e di uno scritto redatto da due 

cancellieri, documenti allegati in copia al ricorso. Che ella abbia richiesto e 

ottenuto il passaporto nel periodo intercorso tra il verbale in polizia e l’espa-

trio non risulterebbe inoltre contradditorio, in quanto se la polizia avesse 

avuto l’intenzione di arrestarla l’avrebbe già fatto in precedenza. Ella 

avrebbe inoltre atteso quasi 4 mesi per presentare la domanda d’asilo una 

volta giunta in Svizzera con la speranza che le autorità turche abbando-

nassero la procedura penale nei suoi confronti. Inoltre ella avrebbe avuto 

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problemi con il marito della sorella nel periodo precedente l’espatrio. Egli 

sarebbe infatti violento e ancora tutt’ora la starebbe minacciando. A causa 

del suo vissuto, in particolare quanto accaduto con il marito della sorella, 

la decisione negativa d’asilo e la paura della polizia avrebbero indotto la 

ricorrente a tentare il suicidio in due occasioni. In Svizzera ella sarebbe 

seguita da uno psichiatra, cosa che in Turchia non sarebbe possibile. Inol-

tre interrompere il trattamento qui iniziato sarebbe controproducente, vista 

la fiducia instaurata con il terapeuta. 

4.  

4.1  

4.1.1 Su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.1.2 Sono rifugiate le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-

giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile. Occorre tenere conto dei motivi di 

fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La nozione di 

fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua defini-

zione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un ele-

mento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei 

motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere 

(elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un 

futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli 

antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni 

anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo reli-

gioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato ti-

more di future persecuzioni. Sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’es-

sere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un fu-

turo prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, non sono sufficienti indizi che indicano mi-

nacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o 

meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5). 

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4.1.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre 

provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qua-

lità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una proba-

bilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). La dottrina e la giurisprudenza 

riconoscono determinati elementi per riconoscere la verosimiglianza delle 

allegazioni: le indicazioni del ricorrente devono essere, in primo luogo suf-

ficientemente fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo luogo plau-

sibili. Il richiedente dev’essere, inoltre, credibile. La credibilità delle affer-

mazioni del ricorrente viene, segnatamente, messa in dubbio se egli na-

sconde degli elementi importanti o se rifiuta di collaborare con l’autorità 

all’accertamento dei fatti. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve ridursi 

a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allega-

zione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essen-

ziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un 

punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fatti-

specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1). 

4.2  

4.2.1 A fronte di un’attenta valutazione degli atti di causa, il Tribunale giu-

dica che, nel caso concreto, non sussistono valide ragioni per discostarsi 

dalla decisione avversata in merito all’inverosimiglianza dei motivi addotti 

dalla ricorrente (art. 7 LAsi).  

4.2.2  

4.2.2.1 Per quanto concerne la descrizione relativa all’apertura di una pro-

cedura penale in Turchia e il relativo interrogatorio da parte della polizia, il 

Tribunale condivide la conclusione dell’autorità di prime cure. Infatti, i fatti 

sono stati allegati in modo vago e generico, privo di dettagli (cfr. atto SEM 

n. 19/9, D17, D35-D50). La ricorrente è stata inoltre vaga altresì circa la 

natura delle condivisioni sui social network che avrebbe effettuato, nono-

stante le numerose domande poste dalla SEM. In tal senso non risulta 

nemmeno comprova agli atti dell’effettiva esistenza delle asserite condivi-

sioni (cfr. atto SEM n. 19/9, D20-33). A titolo abbondanziale il Tribunale 

osserva che la ricorrente, nonostante a suo dire volesse difendere l’identità 

curda, a domanda diretta non è sta in grado di spiegare il significato di uno 

degli slogan di protesta in curdo che avrebbe condiviso (cfr. atto SEM n. 

19/9, D23). 

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4.2.2.2 Come correttamente argomentato dall’autorità di prime cure, la de-

scrizione dell’interrogatorio che avrebbe subito in Turchia appare stereoti-

pato. Ella ha descritto il verbale usando il plurale, nonostante ella sia stata 

interrogata singolarmente. Inoltre ella risulta essersi contraddetta, indi-

cando dapprima che al fratello sarebbero state poste le stesse domande, 

per poi affermare che il fratello non le avrebbe riferito nulla del verbale, ma 

unicamente di essersi sentito spaventato e stressato e null’altro (cfr. atto 

SEM n. 19/9, D44-45). 

4.2.2.3 Risulta inoltre contrario all’esperienza generale della vita l’agire 

della ricorrente una volta giunta in Svizzera. Infatti, ella a suo dire, sarebbe 

espatriata per il timore di dell’asserita procedura penale aperta nei suoi 

confronti in Turchia. Nonostante ciò, ella ha atteso oltre 3 mesi per presen-

tare la domanda d’asilo, in quanto ella avrebbe sperato che la procedura 

penale venisse chiusa (cfr. allegato ricorsuale, pag. 9) e nonostante il ti-

more da un lato e la speranza dall’altro, ella asserisce di aver continuato a 

commettere il reato che le imputerebbero le autorità turche, vale a dire la 

condivisione di contenuti politici sui social network (cfr. atto SEM 19/9, 

D29). 

4.2.3  

4.2.3.1 Venendo ora all’analisi degli atti giudiziari prodotti dalla ricorrente 

(MdP1, 2 e 3), il Tribunale conferma che gli stessi presentino diversi ele-

menti di falsificazione. Per quanto concerne i MdP 1 e 2, le indicazioni ivi 

presente circa la persona firmataria degli atti non sono corrette e inoltre la 

persona stessa che ha firmato non può averlo fatto. I numeri di riferimento 

della procedura non possono poi corrispondere alla prassi delle autorità 

giudiziarie turche. Tra i due documenti, che dovrebbero far parte della me-

desima procedura, le disposizioni legali citate risultano incoerenti. I docu-

menti allegati al ricorso non soccorrono in tal senso la ricorrente. Infatti la 

lettera dell’avvocato turco non può che essere considerata come di parte. 

Mentre la dichiarazione da parte di due asseriti cancellieri del Tribunale non 

è equiparabile a una dichiarazione ufficiale. In realtà tale modo di agire al 

fine di confermare l’autenticità dei mezzi di prova risulta alquanto singolare. 

Infatti, l’asserito avvocato turco avrebbe senz’altro potuto produrre, in 

modo semplice, un estratto digitale del profilo edevlet della ricorrente. In tal 

senso la domanda effettuata dalla ricorrente in sede ricorsuale al fine di 

effettuare una domanda d’ambasciata non è stata in alcun modo motivata 

e va pertanto respinta, in quanto sia l’autorità inferiore, sia il Tribunale 

hanno sufficientemente costatato gli elementi di falsificazione presenti ne-

gli atti giudiziari prodotti. 

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4.2.3.2 Concludendo, la ricorrente, altresì con l’utilizzo di mezzi di prova 

falsi, non ha reso verosimile l’apertura di una procedura penale nei suoi 

confronti in Turchia. 

4.2.4 In sede ricorsale la ricorrente solleva, per la prima volta, di temere 

che in caso di ritorno in Turchia ella possa avere problemi con il marito 

della sorella. Egli picchierebbe e abuserebbe della sorella. La ricorrente, 

mentre si trovava dalla sorella prima dell’espatrio, avrebbe assistito ad un 

episodio di violenza e a seguito di un suo tentativo di proteggere la sorella 

sarebbe stata a sua volta brutalmente picchiata, come visibile dalla foto 

allegata al ricorso. Lei e la sorella avrebbero rinunciato a presentare una 

denuncia nei suoi confronti per via delle minacce di morte proferite. Il Tri-

bunale constata che durante l’audizione sui motivi d’asilo della ricorrente 

ella non ha mai allegato nulla circa problematiche relative al marito della 

sorella, anzi, ella ha chiaramente indicato di aver soggiornato prima 

dell’espatrio presso un’amica e non presso la sorella e che in tale frangente 

non sarebbe successo nulla di particolare (cfr. atto SEM n. 19/9, D11). Inol-

tre, risulta contrario all’esperienza generale della vita, la costellazione illu-

strata in sede ricorso, vale a dire che la ricorrente, al fine di non farsi arre-

stare abbia trovato rifugio presso l’abitazione di un poliziotto ultra naziona-

lista (cfr. allegato ricorsuale, pag. 9). Le foto allegate al ricorso non sono 

atte a dimostrare le violenze subite, così come descritte dalla ricorrente. 

Inoltre ella ha indicato, in sede di verbale, di non aver avuto altri problemi 

in Turchia, oltre l’asserita procedura penale (cfr. atto SEM n. 19/9, D57). In 

tal senso sollevare tale problematica unicamente in sede ricorsuale appare 

strumentale, oltre che contradditorio rispetto a quanto indicato in sede di 

audizione. La ricorrente non ha pertanto reso verosimile la violenza da 

parte del marito della sorella. 

4.3 In esito, i motivi addotti dall’interessata non risultano verosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi e nemmeno determinati ai sensi dell’art. 3 LAsi. Di riflesso, 

le motivazioni contrarie contenute nel gravame vanno integralmente re-

spinte poiché infondate. Per quanto concerne il riconoscimento della qua-

lità di rifugiata e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va per-

tanto confermata.  

5.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

di principio l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 

44 LAsi). La ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (cfr. art. 14 cpv. 

1 e 2 e 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 

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2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pro-

nuncia di tale misura. 

6.  

6.1 In punto all’esecuzione dell’allontanamento, la ricorrente afferma che il 

suo stato di salute non le permetterebbe di tornare in Turchia. A tal fine ha 

allegato al ricorso un rapporto medico datato 23 luglio 2024 dell’ospedale 

del canton Vallese e uno del 12 novembre 2024.  

6.2 Per rinvio dell'art. 44 LAsi, l’esecuzione dell'allontanamento è regola-

mentata dall'art. 83 della LStrI (RS 142.20), il quale dispone che la stessa 

dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) 

e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr). Qualora non sia adempiuta 

una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria in Sviz-

zera (art. 83 cpv. 1 LStrI). 

6.3 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. A tale proposito, la ricorrente non 

può, per i motivi già enucleati, prevalersi del principio del divieto di respin-

gimento in quanto non dispone della qualità di rifugiata (art. 5 cpv. 1 LAsi). 

Inoltre, non v’è motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in relazione 

all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105). L’esecuzione dell'allontanamento risulta pertanto am-

missibile (cfr. anche consid. 6.4.3).  

6.4  

6.4.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  

6.4.2 Per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto curdo-

turco e degli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-

est del Paese dal luglio 2015, nonché gli sviluppi successivi al tentativo di 

colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità del 

territorio (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 13.2 e 13.4.8). Posta l’attuale 

situazione nelle provincie colpite dai terremoti avvenuti nel 2023, dalle quali 

l’insorgente non proviene, l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento 

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dev’essere esaminata caso per caso qualora la persona interessata sia 

originaria di queste zone (cfr. sentenza del TAF E‑1308/2023 del 19 marzo 

2024 consid. 11.2.7 e 11.3.1 [sentenza di riferimento]). 

6.4.3 Nel caso concreto, l’insorgente, originaria di B._______, non pro-

viene dalle province in cui vige attualmente un contesto di violenza gene-

ralizzata o che sono fortemente colpite dagli effetti dei sismi occorsi feb-

braio 2023. Per quanto concerne le problematiche mediche di cui la ricor-

rente soffre, il Tribunale osserva che la ricorrente non ha mai trasmesso 

alcun atto medico alla SEM, limitandosi ella a indicare un’allergia al cioc-

colato e ipotiroidismo (cfr. atto SEM n. 24/1) e in sede di verbale affer-

mando di stare bene (cfr. atto SEM n. 19/9, D4). In sede ricorsuale l’insor-

gente indica di essere gravemente traumatizzata a causa delle problema-

tiche della sorella con il marito violento, le minacce di morte da parte del 

padre nei confronti della madre, la decisione negativa d’asilo e la paura 

della polizia. In tal senso ella avrebbe tentato in due occasioni di togliersi 

la vita. Ella sarebbe in trattamento in Svizzera e in Turchia ella non avrebbe 

questa possibilità. Inoltre ella avrebbe instaurato un rapporto di fiducia con 

il proprio terapeuta e sarebbe controproducente un ritorno in Turchia. Dai 

rapporti medici prodotti con il ricorso emerge che in data 11 novembre 2024 

i medici hanno proposto la sua ospedalizzazione a seguito di un tentativo 

di suicidio, in tale sede la diagnosi è stata di idee suicidarie pianificate, con 

antecedenti di problematiche ansio depressive trattate e ipotiroidismo. 

Mentre nell’atto medico datato 23 luglio 2024 emerge che la ricorrente è 

stata ricoverata per idee suicidarie pianificate, con le diagnosi di problema-

tiche depressive ricorrenti e sindrome da ovaie policistiche e ipotiroidismo. 

In tale sede la ricorrente ha indicato di non aver voluto tentare il suicidio e 

che le sue azioni sarebbero state mal interpretate dalla madre e di non aver 

pensato di farsi del male. L’idea di tagliarsi le vene sarebbe stato un me-

todo per farsi comprendere dalla madre e dal fratello. Ella è presa a carico 

a livello psichiatrico e psicoterapeutico. In tale sede la ricorrente ha inoltre 

indicato che già in Turchia era seguita per le problematiche ansioso de-

pressive e la terapia medicamentosa consisteva In (…) e (…). Inoltre an-

cora nel luglio 2024 ella era seguita dal suo psichiatra curdo. Il Tribunale 

constata che, senza sminuire le problematiche mediche di cui soffre la ri-

corrente, che quanto indicato nell’allegato ricorsuale non coincide con 

quanto riportato dai documenti medici allegati al ricorso. Infatti, ella soffriva 

di problematiche ansioso depressive ancor prima di espatriare, pertanto le 

stesse non sono unicamente da ricondurre al suo vissuto in Svizzera. Inol-

tre, ella era ancora seguita, perlomeno sino a luglio 2024, da uno psichiatra 

curdo. Non si può pertanto seguire l’argomentazione proposta in sede ri-

corsuale secondo cui in Turchia ella non avrebbe accesso alle cure, oppure 

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che alla dovrebbe interrompere un processo di terapia per riprenderne un 

altro con medico con cui instaurare un rapporto di fiducia, in quanto ella un 

medico in Turchia già ce l’ha. Il Tribunale constata inoltre che la ricorrente 

non ha prodotto alcun atto medico aggiornato. In generale, Tali problema-

tiche mediche non sono classificabili come di una gravità tale secondo la 

giurisprudenza topica resa in materia, che farebbe concludere per l’inesi-

gibilità del suo allontanamento verso la Turchia (cfr. sentenze della Cor-

teEDU [Grande Camera] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 

segg.; Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §§121 

segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Inoltre, i trattamenti e le cure mediche a 

lui necessarie, anche dal profilo psichiatrico e psicologico, potranno 

senz’altro essere proseguite in Turchia, Stato che dispone di un sistema 

sanitario in linea generale equiparabile agli standard europei. Ella, con il 

resto della famiglia, potrà reinserirsi nella sua rete sociale che aveva in 

precedenza e potrà continuare i suoi studi universitari. Ciò posto, l'esecu-

zione dell'allontanamento si rivela ragionevolmente esigibile. 

6.5 Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI), in quanto l’insor-

gente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento 

indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 

12). 

6.6 La decisione avversata va quindi confermata anche in materia di ese-

cuzione dell'allontanamento.  

7.  

In esito, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

Lasi e art. 49 PA). La stessa non è nemmeno incorsa in un abuso del suo 

potere d’apprezzamento in relazione alla misura dell’allontanamento pro-

nunciata. Di riflesso, il ricorso deve essere respinto e la decisione avver-

sata integralmente confermata. 

8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali pari a CHF 750.- vanno 

poste a carico della ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; art. 3 

lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tale importo viene prelevato dall’anticipo versato dalla ri-

corrente in data 4 marzo 2025. 

D-302/2025 

Pagina 12 

9.  

La presente sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-302/2025 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.-, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale importo viene prelevato dall’anticipo versato dalla ricorrente in data 4 

marzo 2025. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

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