# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 14335bc2-9d12-5950-9a3c-ccb4cac3c821
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-10-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 31.10.2000 10.2000.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_10-2000-28_2000-10-31.html

## Full Text

Incarto n.

  10.2000.00028

  	
  Lugano

  31 ottobre
  2000/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  Giani e Pellegrini

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per giudicare sull'istanza di delibazione del
20 settembre 2000 presentata da

 

	
   

  	
  __________

  (patrocinata dall'avv. __________)

   

  

relativa
alle sentenze emanate il 1° settembre 1998 dal Tribunale di Varese (2a
sezione civile) e il 24 novembre 1999 dalla Corte di appello di Milano, nella
procedura tutelare avviata nei confronti di 

 

	
   

  	
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________);

   

  
	
   

  	
   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev’essere accolta
l’istanza di delibazione;

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                          che
il 14 gennaio 1998 __________ ha postulato l’interdizione del padre __________,
affetto da grave sindrome psico-involutiva, caratterizzata da disorientamento
temporo-spaziale, amnesia di fissazione di revocazione, falsi riconoscimenti,
confabulazione, afasia iniziale, acalculia, incongrua affettività;

 

                                         che il
Tribunale di Varese, 2a sezione civile, ha pronunciato
l’interdizione con sentenza del 1° settembre 1998, nominando __________ tutrice
provvisoria;

 

                                         che con
sentenza del 24 novembre 1999 la Corte di appello di Milano ha respinto un
ricorso presentato da __________ contro il citato provvedimento;

 

                                         che la
tutrice ha instato il 20 settembre 2000 per la delibazione della sentenza di
interdizione nel Cantone Ticino, rinunciando a comparire davanti alla Camera;

 

                                         che il 27
ottobre 2000 __________ ha comunicato di non avere osservazioni da presentare e
ha rinunciato a comparire all'udienza di contraddittorio;

 

e considerando

in diritto:                        che il riconoscimento
di decisioni o provvedimenti stranieri relativi a tutele e altre misure
protettive è regolato dalla Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 1961 concernente
la competenza delle autorità e la legge applicabile in materia di protezione
dei minorenni (RS 0.211.231.01), cui si fa capo per analogia nel caso di
maggiorenni (art. 85 cpv. 1 e 2 LDIP);

                                         che i trattati
internazionali stipulati dalla Svizzera prevalgono nondimeno su tale norma di
collegamento sancita dal diritto interno (art. 1 cpv. 2 LDIP);

                                         che tra la Svizzera e
l’Italia vige, per quanto riguarda la delibazione di sentenze civili e
commerciali, la convenzione del 3 gennaio 1933 circa il riconoscimento e
l’esecuzione delle decisioni giudiziarie (RS 0.276.194.541), applicabile a
tutte le materie che – come le tutele e le curatele – non formano oggetto di
una regolamentazione particolare in altri trattati internazionali (art. 13
della convenzione citata);

                                         che il primo requisito
posto da tale convenzione è quello per cui la sentenza da delibare deve essere
emessa da un tribunale competente giusta l’art. 2 della convenzione medesima o,
in mancanza di norme convenzionali, giusta le norme di competenza giudiziaria
internazionale ammesse dal diritto dello Stato nel quale la decisione è
invocata (art. 1 n. 1 della convenzione);

                                         che in conformità
all’art. 2 della convenzione stessa, la competenza dei tribunali dello Stato
nel quale la decisione è stata pronunciata sussiste ove sia prevista da una
convenzione internazionale oppure – segnatamente – ove “si tratti di questioni
di stato, di capacità civile o di diritto di famiglia di attinenti dello Stato
nel quale è stata emanata la decisione” (art. 2 n. 5);

                                         che le sentenze in
materia di tutele e curatele riguardano senza dubbio “questioni di capacità
civile”, tanto più che l’art. 2 n. 5 della convenzione va interpretato
largamente (Acocella, Internationale
Zuständigkeit sowie Anerkennung und Vollstreckung ausländischer Entscheidungen
in Zivilsachen im schweizerisch-italienischen Rechtsverkehr, San Gallo 1989,
pag. 246 in alto; v. anche Cattaneo,
La convenzione tra la Svizzera e l’Italia circa il riconoscimento e
l’esecuzione delle decisioni giudiziarie, Lugano 1939, pag. 52 nel mezzo);

                                         che quindi la
competenza del Tribunale di Varese e della Corte di appello di Milano può ritenersi
data nel senso dell’art. 1 n. 1 della convenzione;

                                         che il secondo
requisito posto dalla convenzione italo-svizzera consiste nella compatibilità
della decisione da delibare con l’ordine pubblico dello Stato in cui essa è
invocata: la decisione in particolare non deve “essere in contraddizione con
una decisione già emanata nella medesima contestazione da un tribunale di detto
Stato” (art. 1 n. 2);

                                         che non vi è ragione
per intravedere nelle sentenze in esame una qualsivoglia contrarietà con
l’ordine pubblico svizzero, la procedura italiana di interdizione non
scostandosi essenzialmente da quella vigente nel Cantone Ticino (art. 46 LAC,
art. 66 segg. del regolamento sulle tutele e curatele del 18 gennaio 1951; cfr.
anche l’art. 11 della convenzione);

                                         che il terzo requisito
posto dalla nota convenzione (“la decisione deve avere acquistato forza di cosa
giudicata giusta la legge dello Stato ove è stata pronunciata”: art. 1 n. 3) è
esso pure adempiuto, come risulta dall'attestazione posta il 21 giugno 2000 sul
retro della sentenza della Corte di appello di Milano, che ha confermato quella
emanata dal Tribunale di Varese;

                                         che il quarto – e
ultimo – requisito posto dalla convenzione si riferisce alle sentenze
contumaciali, la cui delibazione è possibile solo qualora la citazione che ha
introdotto la causa sia stata rimessa in tempo utile alla parte contumace o al
suo mandatario autorizzato a riceverla (art. 1 n. 4);

                                         che le sentenze in
rassegna non sono contumaciali poiché __________ risulta avere partecipato al
processo con il patrocinio dell'avvocato __________;

                                         che, in ultima analisi,
le sentenze del Tribunale di Varese e della Corte di appello di Milano
adempiono tutti i requisiti per il riconoscimento previsti dalla nota
convenzione italo-svizzera;

 

                                         che le
spese dell’attuale giudizio vanno a carico dell’istante;

 

vista sulle spese anche
la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’istanza
è accolta nel senso che le sentenze 1° settembre 1998 del Tribunale di Varese,
2a sezione civile, e 24 novembre 1999 della Corte di appello di
Milano, con cui è stata pronunciata l’interdizione di __________ sono
riconosciute e dichiarate esecutive.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 200.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico dell’istante.

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________;

                                         – avv.
__________.

 

 

Per la prima Camera civile
del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario