# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ca8bb13d-38aa-598a-aa15-ee463f546423
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-03
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Zivilkammer 03.08.2017 ZK2 2013 4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_007_ZK2-2013-4_2017-08-03.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 3 agosto 2017 Comunicata per scritto il:
ZK2 13 4 8 agosto 2017

Decisione
Seconda Camera civile

Presidenza Pritzi
Giudici Hubert e Schnyder
Attuario Rogantini

Nell'appello civile

di X._____, appellante, patrocinato dall'avv. Hermann Just, Masanserstrasse 35, 
7001 Coira,

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Bernina del 29 giugno 2012, comunicata il 5 
dicembre 2012 (inc. n. 115-2011-6), in re della B a n c a  Y . _ _ _ _ _ , appellata, 
rappresentata dai suoi organi statutari e patrocinata dall'avv. Fabrizio Visinoni, Via 
dal Bagn 3, 7500 St. Moritz, contro l'appellante,

concernente adempimento contrattuale (pretesa di credito),

è risultato:

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I. Fattispecie

A. Il 17 febbraio 1999 X._____, cittadino italiano residente a O.2_____ 
(Provincia di O.3_____, Italia), aprì una relazione d'affari con la Banca Y._____, 
assunta poi in seguito di fusione dall'attuale società cooperativa Banca Y._____. 
In quell'occasione firmò il modulo 'apertura di conto, libretto, deposito' con le 
'condizioni d'affari generali' (act. TDB.II.3). Detto modulo indicava specificamente 
l'apertura di un conto di deposito in lire italiane e di un conto di deposito titoli. 
Disponeva inoltre che la corrispondenza avvenisse per 'fermo banca', vale a dire 
che la banca avrebbe trattenuto la corrispondenza di X._____, senza dunque 
recapitarla a un suo indirizzo. Infine, congiuntamente al foglio di procura separato 
(act. TDB.II.4), prevedeva che la moglie di X._____, X.A._____, disponesse di 
procura con firma individuale. Le condizioni d'affari generali contenevano fra l'altro 
le seguenti disposizioni:

"6. Controllo delle firme e delle legittimazioni
Il cliente si assume i danni derivanti da difetti di legittimazione sfuggiti al 
controllo nonché da falsificazioni, a meno che non vi sia colpa grave da 
parte della Banca.

8. Comunicazioni della Banca
Le comunicazioni della Banca si ritengono avvenute allorché sono state 
inviate all'ultimo indirizzo noto del cliente. Quale data di spedizione si 
ritiene valida quella esistente sulla copia in possesso della Banca o su 
elenchi di invio. Le comunicazioni fermo banca si ritengono trasmesse alla 
data della quale sono provviste.

10. Reclami del cliente
[…] Contestazioni di estratti di conto o di deposito devono avvenire nel 
termine di un mese. In mancanza di contestazioni entro questo termine, la 
Banca li riterrà approvati, e ciò anche se non le è pervenuto il benestare 
trasmesso al cliente. Il riconoscimento tacito o espresso dell'estratto di 
conto o di deposito implica l'approvazione di tutte le registrazioni contenute 
nel medesimo nonché delle eventuali riserve sollevate dalla Banca."

B. Il 22 febbraio 1999, il 15 marzo 1999 e il 28 aprile 1999 X._____ versò 
complessivamente ITL 497'500'000.00 sul suo conto divise N.3_____ (IBAN 
N.3_____). Nelle date 24 febbraio 1999, 26 febbraio 1999, 30 marzo 1999 e 28 
aprile 1999 furono acquisiti dei titoli T.2_____ e immessi nel deposito titoli di 
X._____ (act. TDB.II.5).

C. Il 26 agosto 1999 X._____ aprì un nuovo conto corrente in franchi svizzeri 
N.1_____ (IBAN N.1_____) e vi versò l'importo di CHF 164'420.00 (act. TDB.II.6 e 
TDB.II.7). Il 30 agosto 1999 furono acquistati dei titoli T.1_____ per CHF 
162'014.15 e immessi nel suo deposito titoli.

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D. In data 22 dicembre 2001 il conto divise in lire italiane di X._____ fu chiuso 
d'ufficio e tali averi furono trapassati sul conto divise N.2_____ (IBAN N.2_____). Il 
31 dicembre 2003 i suoi titoli in deposito ammontavano complessivamente a CHF 
631'076.47 (act. TDB.II.5 e TDB.II.12). Secondo le proprie dichiarazioni X._____ 
non si sarebbe più recato presso la banca dalla fine del 2003 a luglio 2008.

E. Il 10 luglio 2008 X._____ si presentò personalmente in banca a O.1_____. 
In quell'occasione gli fu comunicato che i saldi dei suoi conti ammontavano ormai 
a CHF 5.50 risp. EUR 5'361.63 (prima che lui stesso ne prelevasse EUR 5'300.00; 
act. TDB.II.30 e TDB.III.23) e che il resto del suo patrimonio sarebbe stato ritirato 
in seguito ad alcune operazioni bancarie effettuate nel mese di giugno 2004 da 
parte di un certo Z._____. Furono, infatti, venduti dei titoli T.2_____ per EUR 
307'005.05, accreditati sul conto divise N.2_____, e dei titoli T.1_____ per CHF 
155'793.35 a favore del conto N.1_____, allo scopo di ritirare poi in contanti gli 
importi rispettivi di EUR 300'000.00, ai quali si aggiunsero EUR 1'500.00 di 
commissione, dal conto divise N.2_____ e di EUR 102'230.00 (per un controvalore 
di CHF 155'696.30) dal conto N.1_____ (vedi act. TDB.II.7 e TDB.II.24-31). 
X._____ sostenne, nel senso, di non sapere nulla di queste transazioni e di non 
averle né fatte né volute.

Dal procedimento penale esperito su denuncia penale di X._____ contro ignoti per 
truffa e falsità in documenti risultò che una persona ignota si sarebbe presentata in 
banca a O.1_____ il 18 maggio 2004 sotto la falsa identità di X._____ e avrebbe 
fatto conferire regolare procura con firma individuale a un'altra persona, a sua 
volta presentatasi sotto l'identità in seguito risultata anch'essa falsa di Z._____. 
Poco tempo dopo, tale persona avrebbe inoltre ordinato lo stralcio della procura 
concessa alla moglie di X._____. Le firme apposte sulla scheda firme del 18 
maggio 2004 e i documenti d'identità presentati in originale alla banca sarebbero 
falsi.

Detto procedimento penale fu infine abbandonato con decreto del 19 febbraio 
2010 (vedi act. TDB.II.19), poiché durante i mesi di maggio e giugno 2004 
Z._____ si sarebbe trovato agli arresti domiciliari e in carcere in Italia e non 
avrebbe quindi potuto essere stato la persona a cui fu conferita la procura e che 
prelevò la quasi totalità degli averi bancari di X._____.

F. Dopo che una prima azione civile di X._____ inoltrata al Tribunale 
distrettuale Bernina l'8 giugno 2010 fu stralciata dai ruoli per intervenuto ritiro con 
riserva di ripresentare l'istanza (inc. n. 130-2010-25; vedi act. TDB.II.40), il 24 

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marzo 2011 X._____, patrocinato allora dal fu avv. Martino Luminati, fece 
presentare alla Giudicatura di pace Bernina una nuova domanda di conciliazione 
per adempimento contrattuale (act. TDB.II.1) con i seguenti petiti, identici a quelli 
della prima causa:

"1. La convenuta sia condannata a versare all'attore fr. 614'579.00, più 
interessi legali del 5% e interessi sugli interessi a decorrere dal 1° 
luglio 2004.

2. Spese e ripetibili a carico della controparte."

La Banca Y._____ formulò a sua volta le seguenti richieste:

"1. La petizione sia completamente respinta, in quanto vi si possa entrare 
in merito.

2. Spese e ripetibili, comprensivi di IVA, a carico della parte attrice."

Costatata la mancata intesa tra le parti, con decreto del 18 maggio 2011 la 
Giudicatura di pace Bernina rilasciò l'autorizzazione ad agire (act. TDB.I.2 e 
TDB.II.2), compensando le spese di CHF 300.00 con l'anticipazione versata 
dall'istante.

G. Il 21 giugno 2011 X._____ fece inoltrare una petizione di causa al Tribunale 
distrettuale Bernina, mantenendo le stesse richieste a giudizio (inc. n. 115-2011-6; 
act. TDB.I.1). La Banca Y._____ presentò la sua risposta il 10 ottobre 2011 (act. 
TDB.I.3), anch'essa mantenendo invariate le proprie richieste.

H. In seguito all'udienza istruttoria del 10 gennaio 2012, all'assunzione delle 
prove e al dibattimento del 29 giugno 2012, il Tribunale distrettuale Bernina emise 
una decisione senza motivazione scritta, comunicata alle parti in data 21 agosto 
2012 (act. TDB.I.8). I giudici di prime cure respinsero l'azione, posero le spese 
giudiziarie di CHF 20'2700.00 [recte: spese processuali di CHF 20'270.00] a carico 
dell'attore e lo condannarono a pagare l'importo di CHF 34'983.05 (IVA inclusa) a 
titolo di ripetibili alla convenuta. Su richiesta dell'attore il Tribunale distrettuale 
Bernina rilasciò poi la motivazione scritta in data 5 dicembre 2012, aumentando le 
spese processuali, come annunciato, a CHF 30'270.00, sempre tenendo conto 
dell'anticipazione versata dall'attore di CHF 20'000.00.

A motivazione del rigetto dell'azione i primi giudici ritennero essenzialmente che le 
operazioni bancarie controverse sarebbero state conseguenza di un inganno in cui 
le impiegate sarebbero state tratte, nonostante le misure di identificazione da loro 
adottate. Risulterebbe che la banca convenuta non avrebbe agito né con colpa 
grave né con colpa lieve. Ad ogni modo non apparirebbero dati i presupposti per 

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ritenere nulle le clausole di esclusione della responsabilità qui controverse. Infine, 
essendo stato ritenuto corretto l'agire delle impiegate, decadrebbe la necessità di 
esaminare la responsabilità del direttore della banca convenuta in merito alle 
mancanze nell'orientamento dei dipendenti rimproverategli dall'attore.

I. In data 21 gennaio 2013 X._____, patrocinato ormai dall'avv. Hermann 
Just, ha fatto interporre appello al Tribunale cantonale dei Grigioni contro la 
decisione del Tribunale distrettuale Bernina con i seguenti petiti (act. A.1):

"1. Das erstinstanzliche Urteil sei vollumfänglich aufzuheben, insbesonde-
re seien die Ziffern 1, 2a und 2b aufzuheben.

2. Die Beklagte und Berufungsbeklagte sei in Gutheissung der Klage zu 
verpflichten, dem Kläger und Berufungskläger den Betrag von CHF 
614'579.00 zurückzuerstatten/auszubezahlen, zuzüglich gesetzliche 
Zinsen und Zinsenzinsen seit dem 1. Juli 2004.

3. Die Beklagte und Berufungsbeklagte sei zu verpflichten, den Kläger für 
das erstinstanzliche Verfahren mit einem Betrag von CHF 58'500.00 
zu entschädigen und die Gerichtskosten für das erstinstanzliche Ver-
fahren sind der Beklagten aufzuerlegen.

4. Alles unter voller Kosten- und Entschädigungsfolge, letztere zuzüglich 
8 % MWST, für das Berufungsverfahren vor Kantonsgericht von 
Graubünden zu Lasten der Berufungsbeklagten."

J. Parte convenuta ha presentato la sua risposta all'appello il 25 febbraio 2013 
(act. A.2), chiedendo quanto segue:

"1. L'appello sia completamente respinto, in quanto vi si possa entrare in 
merito.

2. Spese e ripetibili, comprensivi di IVA, a carico della parte attrice."

K. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti e sulla motivazione della decisione 
impugnata si tornerà – per quanto utile ai fini del giudizio – nelle considerazioni di 
merito che seguono.

II. Considerandi

1. Contro le decisioni dei tribunali distrettuali quali giurisdizioni di prima istanza 
in materie civili [dal 1° gennaio 2017 sostituiti dai tribunali regionali] può essere 
presentato appello (art. 308 cpv. 1 CPC), purché il valore litigioso sia di almeno 
CHF 10'000.00 (art. 308 cpv. 2 CPC). L'appello, scritto e motivato, deve essere 
proposto al Tribunale cantonale dei Grigioni quale autorità giudiziaria superiore ai 
sensi dell'art. 7 cpv. 1 della Legge d'applicazione del Codice di diritto processuale 
civile svizzero del 16 giugno 2010 (LACPC; CSC 320.100) entro 30 giorni dalla 

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notificazione della decisione motivata (art. 311 cpv. 1 CPC). Per appelli in merito 
al diritto delle obbligazioni è competente la Seconda Camera civile del Tribunale 
cantonale (art. 7 lett. a dell'Ordinanza sull'organizzazione del Tribunale cantonale 
del 14 dicembre 2010 [OOTC; CSC 173.100]).

Proposto il 21 gennaio 2013, ossia nel termine di 30 giorni dalla notifica della 
decisione motivata avvenuta il 6 dicembre 2012, considerando la sospensione dei 
termini dal 18 dicembre 2012 al 2 gennaio 2013 incluso, l'appello di X._____ con 
un valore litigioso di ampiamente oltre CHF 600'000.00 è tempestivo. Esso rispetta 
inoltre i requisiti formali ex art. 130 CPC e art. 8 della Legge sulle lingue del 
Cantone dei Grigioni del 19 ottobre 2006 (LCLing; CSC 492.100) ed è perciò 
ricevibile in ordine. Nonostante esso sia lecitamente redatto in tedesco, 
conformemente all'art. 8 cpv. 2 LCLing la lingua della presente procedura segue 
quella della decisione impugnata. Perciò la lingua procedurale adottata in questa 
sede è l'italiano.

2. Nella procedura civile regna fondamentalmente la massima attitatoria, 
secondo cui alle parti spetta l'onere di addurre nel processo i fatti rilevanti e i 
relativi mezzi di prova (vedi l'art. 55 cpv. 1 CPC). Nella procedura d'appello il 
tribunale esamina l'errato accertamento dei fatti e l'errata applicazione del diritto 
(art. 310 CPC). Siccome l'appello è un rimedio integrale, con esso può essere 
esaminata l'intera materia procedurale d'istanza inferiore e il tribunale d'appello 
detiene una latitudine cognitiva piena in fatti e in diritto (KURT BLICKENSTORFER, in 
BRUNNER/GASSER/SCHWANDER [ed.], Schweizerische Zivilprozessordnung [ZPO] – 
Kommentar, Zurigo/San Gallo 2011, n. 2 ad art. 310 CPC). Il tribunale d'appello 
non è vincolato dai fatti così come accertati dai giudici di prime cure (FRANCESCO 
TREZZINI, in Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 
2011, pag. 1362 ad art. 310 CPC). Giusta l'art. 318 cpv. 1 CPC l'autorità 
giudiziaria superiore può confermare il giudizio impugnato (lett. a), statuire essa 
stessa (lett. b) oppure rinviare la causa alla giurisdizione inferiore (lett. c), se non è 
stata giudicata una parte essenziale dell'azione (n. 1) oppure i fatti devono essere 
completati in punti essenziali (n. 2).

3. Preliminarmente va tracciato il quadro giuridico del caso, partendo dalla 
qualifica del rapporto, chiarendo il tipo di pretesa fatta valere e definendo infine su 
chi gravi l'onere della prova per quale allegazione.

3.1. Innanzitutto è chiaro e non conteso che nel caso in giudizio vi erano due o 
più contratti fra l'attore e la banca convenuta. L'attore ha difatti aperto diversi conti, 

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fra cui un conto corrente e un conto in divise (EUR), e investito in diversi titoli 
(fondi obbligazionari e fondi misti). Non si impone tuttavia esaminare e qualificare 
in dettaglio quale fosse la reale natura giuridica del rapporto fra le parti, anche 
perché si tratta verosimilmente di diversi contratti innominati composti che 
seguono regole in parte diverse, ma che sono comunque dei contratti 
standardizzati e largamente regolati da delle condizioni generali di contratto 
preconfezionate, tipicamente dettate dalla banca. Basta costatare in questa sede 
che con l'apertura di uno o più conti da parte dell'attore (cliente) presso la 
convenuta (banca), sono nate una o possibilmente più relazioni contrattuali, nelle 
quali non appena il cliente consegna del denaro in deposito alla banca la proprietà 
del denaro passa alla banca (art. 714 cpv. 1 CC) e il cliente in cambio ottiene 
essenzialmente un credito nei confronti dell'istituto di credito. La banca convenuta 
si è così impegnata a restituire gli averi depositati dal cliente attore alle condizioni 
e secondo le modalità pattuite. Si tratta di un'obbligazione contrattuale (vedi per il 
tutto la DTF 132 III 449 consid. 2; cfr. anche la decisione della seconda Camera 
civile del Tribunale d'appello del Canton Ticino 12.2004.94 del 25 luglio 2005, 
confermata dal Tribunale federale con sentenza 4C.315/2005 del 2 maggio 2006).

3.2. Nella fattispecie è rimasto incontestato, come detto, che l'attore qui 
appellante aveva aperto dei conti presso la banca convenuta qui appellata, 
versandovi vari importi in ITL (poi convertiti in EUR) e CHF fino nel 2003, e che nel 
2004 egli ha perso la quasi totalità dei suoi averi sui conti bancari dell'appellata. In 
altri termini, è riconosciuto che l'attore non ha mai ricevuto indietro gli importi da lui 
versati sui conti della convenuta. Dal procedimento penale esperito dall'attore 
(vedi act. TDB.II.19) è emerso che gli avvenimenti dell'estate 2004 sono 
verosimilmente riconducibili a un'operazione criminale, orchestrata da due 
persone rimaste ignote. L'inchiesta non ha permesso di risalire agli autori di 
queste malefatte e il procedimento ha dovuto essere abbandonato. È però 
perlomeno stato accertato che l'attore non sarebbe stato presente al momento del 
conferimento della (falsa) procura e che non sarebbe dunque stato lui a conferire 
tale (falsa) procura. Inoltre è stato costatato che per ciò che attiene al 
comportamento di B._____ e A._____, all'epoca ambedue impiegate della banca 
appellata, non sarebbero "emersi indizi concreti per ammettere una loro 
compartecipazione attiva in queste azioni" ma che esse sarebbero "piuttosto da 
considerare come vittime di truffa". Non vi sarebbero perciò stati "neppure gli 
elementi per ammettere una loro eventuale violazione dell'obbligo di diligenza in 
operazioni finanziarie ai sensi dell'art. 305ter CP". Entrambe le parti della presente 
procedura d'appello civile hanno accettato queste conclusioni. In questa sede 

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l'appellante chiede la restituzione delle somme depositate in adempimento del 
contratto. La banca appellata sostiene di non dovere (più) nulla all'appellante. 
Oggetto principale della presente procedura d'appello civile e rimasta contestata 
fra le parti è essenzialmente la questione a sapere se, nelle circostanze del caso 
di specie e viste in particolare anche le risultanze dell'inchiesta penale, la banca 
appellata debba rispondere contrattualmente per la perdita degli averi 
dell'appellante. Non entrano in domanda né una riparazione di danno illecitamente 
cagionato (artt. 41 segg. CO) né una restituzione da indebito arricchimento (artt. 
62 segg. CO), l'attore non facendo valere nulla di simile.

3.3.  L'art. 8 CC dispone che ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol 
dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la 
prova. Nella fattispecie è incontroverso che l'attore aveva un credito nei confronti 
della banca derivante dalla sua relazione contrattuale. Mentre l'attore afferma che 
il credito sussista tuttora, la banca sostiene di non dovere più nulla all'attore, 
facendo valere nel senso che in base alle condizioni generali di contratto l'attore 
avrebbe tacitamente accettato l'adempimento del contratto mediante riconsegna 
degli averi a una persona (il falso procuratore) che la banca, in base all'accordo 
contrattuale, avrebbe il diritto di reputare legittimata (cfr. sentenza del Tribunale 
federale 4C.6/2004 del 17 febbraio 2004 consid. 2.5). Ora, la via più classica di 
estinzione di un'obbligazione contrattuale è evidentemente l'adempimento della 
stessa (vedi fra tanti PETER GAUCH/WALTER R. SCHLUEP/SUSAN EMMENEGGER, 
Schweizerisches Obligationenrecht Allgemeiner Teil, vol. 2, 10a ed., 
Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 2023 segg.). Conseguentemente la banca 
(debitrice) può liberarsi dalla sua obbligazione contrattuale mediante la 
restituzione da parte sua degli averi direttamente al suo cliente (creditore) o, sotto 
certe condizioni, anche a un'altra persona avente diritto, come a punto un 
procuratore. Se nel caso qui in giudizio la banca sostiene di aver affidato i soldi 
derivanti dal conto dell'attore a una persona che lei sostiene aver lecitamente 
potuto ritenere legittimata, spetta a lei di provarlo. Come hanno ritenuto a ragione 
già i primi giudici, l'onere della prova per il giusto adempimento del contratto grava 
perciò sulla banca, contrariamente a quanto da lei affermato in prima istanza (vedi 
per il tutto, fra tante, DTF 128 III 271 consid. 2a/aa con rinvii e DTF 111 II 263 
consid. 1). Spetta dunque alla Banca Y._____ dimostrare i fatti aventi efficacia 
costitutiva.

3.4. Seguendo il ragionamento del Tribunale federale nella già citata DTF 132 III 
449 (consid. 2), la riconsegna da parte della banca del denaro depositato ha 
regolarmente il suo fondamento nella relazione contrattuale, a prescindere dal 

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fatto se la consegna viene effettuata al titolare del conto, a una terza persona 
legittimata o a una terza persona non legittimata. In quest'ultima costellazione, 
tuttavia, in linea di principio l'obbligazione non si estingue. In altre parole, se la 
banca consegna gli averi del titolare di un conto a una terza persona senza 
procura e dunque non legittimata, il titolare del conto mantiene la sua pretesa 
contrattuale nei confronti della banca e può esigere che gli siano restituiti i suoi 
averi in base al contratto stipulato. Il danno va così di regola a carico della banca 
che ha rimesso il denaro a una persona che non aveva alcun diritto a riceverlo, 
poiché la banca resta obbligata a rendere gli averi al titolare del conto. Nella 
misura in cui la banca fa valere di aver accollato il rischio al cliente nelle sue 
condizioni generali di contratto, si tratta di un'eccezione che va provata da chi ne 
profitta, ossia dalla banca. Di conseguenza anche sotto quest'ottica l'onere della 
prova deve necessariamente gravare sulla banca per ciò che attiene 
all'adempimento del contratto.

3.5. Non vi è infine un'inversione dell'onere della prova, come pare aver 
insinuato l'appellata in prima istanza, nemmeno per ciò che attiene agli elementi 
soggettivi in merito all'identificazione del (falso) procuratore. Non può essere 
preteso dall'attore cliente che provi che la banca abbia agito per colpa (cfr. già 
solo l'art. 97 cpv. 1 CO). Cioè, resta a carico della banca di provare anche il fatto 
di non aver agito per colpa (sia essa grave o meno grave, nella misura in cui 
dovesse rispondere anche in tal caso). Difatti se non è conteso che l'attore gode di 
un credito nei confronti della banca ed è lei ad addurre che questo credito sia nel 
frattempo stato estinto mediante adempimento, tocca a lei dimostrare che lo è 
veramente, anche se ciò comporta la prova dell'assenza di colpa o la presenza di 
una colpa meramente lieve esclusa contrattualmente (vedi consid. 5 e 6 infra).

3.6. Generalmente, una prova vale come addotta laddove il giudice, secondo 
criteri obiettivi, è convinto della fattispecie esposta ed eventuali dubbi rimanenti 
risultano di lieve portata. In casi eccezionali previsti dalla giurisprudenza o dalla 
legge è però possibile divergere dalla regola della piena convinzione riducendo il 
metro di valutazione delle prove. Si considera sufficiente un'alta probabilità 
specialmente quando una prova rigorosa, vista la natura della fattispecie, non è 
possibile oppure non è ragionevolmente esigibile, soprattutto dunque laddove i 
fatti sostenuti dalla parte avente l'onere probatorio possano essere dimostrati 
soltanto indirettamente per mezzo di indizi e in quanto a ciò esista quindi una 
necessità di prova (PETER GUYAN, in Basler Kommentar zur Schweizerischen 
Zivilprozessordnung, 2a ed., Basilea 2013, n. 12 ad art. 157 CPC con riferimento 
alla DTF 132 III 715 consid. 3.1). Secondo la prassi basta la dimostrazione di una 

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verosimiglianza preponderante soprattutto riguardo alla prova del nesso di 
causalità (vedi DTF 132 III 715 consid. 3.2). Una verosimiglianza preponderante è 
data quando a favore della veridicità di una rappresentazione dei fatti sotto aspetti 
oggettivi esistono dei motivi talmente influenti al punto che altre possibilità 
concepibili non entrano ragionevolmente in considerazione in modo decisivo (cfr. 
PETER GUYAN, op. cit., n. 9 ad art. 157 CPC, sempre con riferimento alla DTF 132 
III 715 consid. 3.1). Nel caso di specie può quindi essere applicato un metro meno 
severo nell'apprezzamento dei mezzi probatori atti a ricostruire se l'agire delle 
impiegate dell'appellata ai tempi, B._____ e A._____, violi gli obblighi di diligenza 
e abbia condotto al danno emerso alla banca appellata.

4. Prima di proseguire, occorre ora appurare la fattispecie. Nel caso, va pure 
giudicata la fondatezza delle censure di parte appellante in merito.

4.1. In sintesi, l'appellante considera contraddittorie le differenti deposizioni di 
entrambe le testimoni, B._____ e A._____ ed eccepisce perciò la veridicità delle 
loro testimonianze. Stando a lui, il Tribunale distrettuale Bernina non avrebbe 
specialmente considerato tali contraddizioni tra le deposizioni nella procedura 
penale e in quella civile in evenienza. Esso avrebbe così accertato erroneamente 
la fattispecie, giungendo alla conclusione che (1°) sarebbero stati effettuati dei 
controlli d'identità delle due persone presentatesi in banca e che (2°) questi 
controlli sarebbero stati sufficienti, cosicché la banca non potrebbe essere tenuta 
responsabile delle perdite di X._____. Ciò non sarebbe tuttavia corroborato con 
alcun documento ma basato esclusivamente su dette deposizioni da considerare 
contraddittorie e quindi in contrasto con quanto emerso dagli scritti giuridici 
nonché dai mezzi probatori. La banca non avrebbe documentato in alcun modo i 
controlli che avrebbe dovuto eseguire e che l'omissione o l'esecuzione lacunosa di 
tali controlli avrebbe condotto alla perdita degli averi dell'appellante.

Tutto questo è contestato da parte appellata. Vanno pertanto esaminate tutte le 
prove a disposizione per stabilire cosa sia effettivamente successo o perlomeno 
quale comportamento debba farsi ascrivere la convenuta.

4.2. Chiaro è finora che il 18 maggio 2004 una persona spacciatasi per Z._____ 
si fece conferire procura per i conti di X._____. In data 9 giugno 2004 questo 'falso 
Z._____' diede l'incarico di vendere dei titoli in deposito T.2_____ di X._____, ne 
fece versare l'importo (EUR 307'005.05) sul conto divise di X._____ e il 15 giugno 
2004 prelevò EUR 301'500.00 in contanti da detto conto. Il 22 giugno 2004 
sempre lo stesso impartì l'ordine di vendere dei titoli in deposito T.1_____ di 

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X._____, ne fece accreditare il controvalore (CHF 155'793.35) sul conto in CHF di 
X._____ e il 25 giugno 2004 prelevò CHF 155'696.30 in contanti da predetto 
conto, per poi cambiarli in EUR 102'230.00. Le somme sottratte a X._____ sono 
dunque pacifiche, ammontando a EUR 301'500.00 e CHF 155'696.30 
rispettivamente. È incontestato anche che nel 2004 allo sportello di O.1_____ da 
parte della banca fu B._____ (subentrante per delle sostituzioni e tuttora impiegata 
della convenuta) a svolgere il conferimento di procura e A._____ (impiegata della 
convenuta fino al 2007) a consegnare i soldi in contanti al poi rivelatosi falso 
procuratore. Entrambe sono pacificamente da considerare persone ausiliari di 
parte appellata ai sensi dell'art 101 CO. Infine è riconosciuto pure che nel suo 
decreto di abbandono del 19 febbraio 2010 del procedimento penale, la Procura 
pubblica ha escluso un coinvolgimento sia del vero X._____ sia del vero Z._____.

Controverso fra le parti è invece il comportamento della banca difronte a detti atti 
verosimilmente criminali, perpetrati ai danni dell'appellante da persone rimaste 
ignote.

4.3. In linea di principio, le deposizioni delle due testimoni, B._____ e A._____, 
sarebbero di particolare importanza nel caso in giudizio. Si ricordi a questo punto 
però che alle deposizioni di queste due persone non può essere accreditata la 
stessa attendibilità e concludenza probatoria di un mezzo di prova oggettivato, 
poiché essendo entrambe state persone ausiliari di parte appellata ai tempi, non è 
dato il medesimo distacco di un comune testimone. Le rispettive deposizioni 
vanno dunque piuttosto lette nell'insieme della ricostruzione dei fatti e considerate 
con prudenza. Inoltre è anche chiaro e comprensibile che dopo un periodo di oltre 
cinque anni fra l'accaduto e le prime escussioni le due impiegate non potevano 
ricordarsi di tutti i dettagli del caso. Nelle loro deposizioni hanno tuttavia fatto una 
ricostruzione in base alle loro abitudini e a quello che sono venute a sapere nel 
corso del procedimento penale, il che non rispecchia necessariamente ciò che 
hanno fatto in realtà. Anche di queste circostanze va tenuto debitamente conto nel 
seguito.

4.4. A prescindere dalle deposizioni delle due impiegate della convenuta, agli 
atti vi sono pochissime prove in merito ai punti controversi di quanto avvenuto. 
Non vi sono in particolare registrazioni visive o sonore degli episodi accaduti nelle 
filiali della convenuta né vi sono altre testimonianze di terzi. Non è nemmeno stato 
possibile, nel procedimento penale, fare luce sull'identità di chi si sia fatto passare 
per Z._____ e su come abbia potuto essere conferita una procura a una persona a 
tale nome, se del vero Z._____ non si tratta. Infine è rimasto oscuro anche com'è 

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possibile che quest'ultima persona ritiri la quasi totalità degli averi dell'attore senza 
che la banca si accorga della falsa identità usata. Vanno considerate innanzitutto 
le prove materiali, cioè i documenti agli atti, fra cui in particolare la fotocopia della 
carta d'identità di X._____ di data sconosciuta (act. TDB.III.5), quella del 'falso 
Z._____' eseguita il 18 maggio 2004 (act. TDB.III.16), la scheda delle firme 
depositate e delle procure nella versione iniziale del 17 febbraio 1999 (act. 
TDB.II.4), quella nuova del 18 maggio 2004 (act. TDB.II.16) nonché la panoramica 
stampata dall'applicazione della banca il 27 agosto 2008 (act. TDB.II.35) e altri 
pezzi della documentazione sulla relazione contrattuale della banca. In primo 
luogo occorre stabilire cos'è successo allo sportello di O.1_____ al momento del 
rilascio della procura a favore del 'falso Z._____', per poi fare luce sui vari episodi 
di prelevamenti da parte di quest'ultima persona.

4.4.1. Si costata per cominciare che l'appellante pare mettere in dubbio una delle 
centrali risultanze del procedimento penale. Sembra difatti insinuare che non 
sarebbe perfettamente chiaro quante persone si siano recate a O.1_____ allo 
sportello della convenuta quel famigerato 18 maggio 2004. Ciò sta in netto 
contrasto con il decreto di abbandono della Procura pubblica, nel quale essa 
accertò che si sarebbero presentate due persone: una spacciatasi per X._____ e 
una fattasi passare per un certo Z._____. L'appellante non adduce alcuna prova a 
sostegno della sua tesi. Come si vedrà, l'unica persona che era sicuramente 
presente allora e che potrebbe dare informazioni utili è B._____. Lei però ha 
dichiarato di non ricordarsi quante persone vi siano state quel giorno allo sportello. 
Nelle sue deposizioni ha piuttosto descritto la tipica procedura di conferimento di 
procura a un terzo, insistendo sul fatto che in tali occasioni dovrebbero sempre 
essere presenti d'un canto il titolare del conto e d'altro canto la persona alla quale 
il titolare vuole conferire una procura.

Nel caso qui in giudizio è sicuro che si è presentata come minimo la persona 
spacciatasi per Z._____ e che questa era in possesso di una carta d'identità a 
questo nome, poiché agli atti ne figura una copia, fatta e firmata proprio quel 
giorno da B._____ (act. TDB.III.16). Questa persona ignota è riuscita a farsi dare 
una procura al nome di Z._____, di modo da poter svaligiare i conti dell'attore. È 
però praticamente certo anche che questa persona sia venuta in compagnia di 
una seconda persona che deve essersi fatta passare per X._____, e che insieme 
abbiano potuto ingannare B._____. Difatti, nella misura in cui la testimone ha 
deposto – in modo del tutto lineare – che rimetterebbe delle procure 
esclusivamente in presenza del titolare del conto e del procuratore proposto, 
merita di essere creduta. Si tratta di una regola talmente fondamentale e facile da 

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implementare per una banca e per i suoi impiegati che dovrebbero esserci degli 
indizi concreti e pesanti per ammettere che non sia stata rispettata nel caso che ci 
occupa. L'appellante non adduce né indizi né motivi plausibili perché – 
contrariamente a quanto costatato in sede penale – detta persona spacciatasi per 
Z._____ dovrebbe essersi recata da sola in banca quel giorno e la banca le 
avrebbe conferito una procura senza la presenza del (creduto) titolare del conto. 
Una tale ipotesi pare largamente inverosimile e va esclusa. In questo preciso 
punto si può dunque accettare senz'altro la versione proposta dalla convenuta, 
sostenuta dalle risultanze del procedimento penale, che deve essersi trattato di 
due persone, entrambi impostori agenti in complicità. Resta quindi da stabilire se 
B._____ abbia controllato l'identità di queste due persone presentatesi, per poter 
poi giudicare, nel caso affermativo, se il modo in cui lo ha fatto rispetti i doveri di 
diligenza.

4.4.2. L'appellante lamenta una verifica troppo superficiale della persona fattasi 
passare per lui e di quella presentatasi quale Z._____, non però un'assenza 
completa di qualsiasi controllo d'identità. Per quanto attiene alla persona 
spacciatasi per Z._____, come si è visto, B._____ deve per forza averla 
controllata in qualche modo e averle perlomeno chiesto un documento, poiché agli 
atti vi è una copia di una carta d'identità intestata a questo nome, fatta proprio il 18 
maggio 2004. Nella documentazione non vi è invece alcuna prova concreta che la 
persona fattasi passare per X._____ sia stata controllata. Benché sia verosimile 
che B._____ abbia svolto un'identificazione di qualche tipo – nemmeno 
l'appellante lo mette seriamente e categoricamente in dubbio –, non è 
documentato cosa lei abbia fatto concretamente. Quali prove vi sono solo una 
fotocopia della vera carta d'identità italiana dell'attore e le deposizioni a verbale di 
B._____. La fotocopia non si sa quando sia stata fatta, ma molto probabilmente è 
stata allestita in occasione dell'apertura dei conti nel 1999, perciò per sé non 
permette di ricavare informazioni utili a questo scopo. Occorre quindi analizzare le 
deposizioni dell'impiegata B._____ e stabilire in quale misura le singole 
affermazioni siano attendibili e utilizzabili come prove nel presente contenzioso 
civile.

4.4.3.  Nell'interrogatorio del 30 luglio 2009 davanti al Giudice istruttore di allora 
nell'ambito della procedura penale (act. TDB.II.20) B._____ ha dichiarato di aver 
iniziato a lavorare per la convenuta nel dicembre 2002, di aver sempre lavorato a 
O.4_____ e di essersi recata presso l'agenzia di O.1_____ solo saltuariamente 
per delle sostituzioni. Per ciò che attiene agli eventi in questione, ha ammesso di 
non ricordarsi i particolari della vicenda, specie di non richiamare chi si fosse 

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recato in banca quel 18 maggio 2004 (una o più persone). Ha però spiegato che, 
non essendo del paese, di regola avrebbe chiesto un documento di legittimazione, 
tanto più se si fosse trattato di un cittadino italiano. Vedendo gli atti mostratile in 
interrogatorio, ha confermato di aver allestito lei la procura per conto del (poi 
rivelatosi falso) Z._____ (cfr. anche la dichiarazione scritta in act. TDB.II.42) e di 
aver fatto una fotocopia del documento d'identità, sulla quale ha apposto la sua 
sigla sul timbro 'visionato l'originale'. Da questo fatto ha poi dedotto che 
"sicuramente ho visto questa persona" e che "non posso non averla vista", ma 
anche che il titolare del conto (l'attore) doveva essere presente, poiché al 
momento del conferimento di una procura sia il titolare sia il procuratore 
dovrebbero essere presenti per l'identificazione e per firmare la scheda firme. In 
merito alla procedura d'identificazione ha dichiarato che, come lo è il caso per il 
procuratore, il titolare del conto dovrebbe legittimarsi verso la banca mostrando un 
documento d'identità e che il numero del documento e la data di nascita sarebbero 
inseriti nel sistema di computer della banca e verrebbero confrontati con il 
documento presentato dal cliente.

In sede di dibattimento dinanzi ai primi giudici il 9 maggio 2012 (act. TDB.IV.6) 
B._____ ha essenzialmente confermato quanto dichiarato in sede penale. 
Premettendo che sarebbe passato molto tempo, dimodoché non si ricorderebbe 
dell'incontro come tale, ha ipotizzato che, siccome O.1_____ non sarebbe il suo 
posto di lavoro usuale, "sicuramente avrò chiesto i documenti per la loro 
identificazione [inteso: delle persone allora presenti]", poiché quando non 
riconoscerebbe una persona "di solito" chiederebbe il documento d'identità e lo 
confronterebbe con i dati informatici per quanto riguarda nome, cognome, data di 
nascita e numero del documento e chiederebbe alla persona delle informazioni sul 
saldo del conto e sugli ultimi movimenti. Ha poi concesso di non ricordarsi se le 
persone presentatesi abbiano dichiarato di essere fratellastri in occasione di 
quell'incontro. Alla domanda se avrebbe avuto dubbi in merito all'identità delle 
persone presenti, ha risposto che "non ho sicuramente avuto dei dubbi perché nel 
caso contrario avrei contattato la direzione". In merito al controllo dell'identità del 
nuovo procuratore ha premesso che la produzione di una fotocopia del documento 
del procuratore non sarebbe obbligatoria e ha supposto che "avrò anche verificato 
il contenuto, perlomeno avrò comparato la fotografia con la persona presente", 
non ricordandosi se abbia notato delle particolarità della carta d'identità. Ha prima 
espressamente confermato la deposizione fatta in sede penale che il numero del 
documento e la data di nascita sarebbero inseriti nel sistema e confrontati con il 
documento presentato dal cliente; poi ha precisato tuttavia che il sistema non 

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richiederebbe che si digiti il numero. Sarebbe anzi sufficiente confrontare il 
numero della carta d'identità presentata dal cliente con i dati immessi nel sistema. 
Ha aggiunto che se lei visionerebbe soltanto la schermata, non resterebbe traccia 
nel sistema.

Da questo riassunto risulta che B._____ non si ricorda dei dettagli ma si limita a 
descrivere in modo astratto quali sarebbero i controlli d'identificazione che lei 
intraprenderebbe tipicamente in una tale situazione oppure – in modo ancora più 
generale – che si avrebbe di regola dovuto intraprendere. Non è invece stata in 
grado di rammentarsi in nessun momento, né tantomeno con la sicurezza esatta 
per poterlo considerare un fatto sufficientemente provato, di aver agito come 
descritto. Nelle sue risposte alle domande postegli ha operato ripetutamente con 
delle ipotesi e presunzioni, traendo delle conclusioni da ciò che le sembra avrebbe 
dovuto (o potuto) essere successo secondo le regole e in base alle informazioni a 
lei disponibili al momento della deposizione – cioè in retrospettiva – ma senza 
ricordarsi alcunché di concreto in merito a ciò che è effettivamente accaduto.

4.4.4. Vi si aggiunge che il decorso tipico del controllo della legittimazione da lei 
descritto diverge in parte nelle due deposizioni. Mentre in sede penale dice che 
solitamente si inserisce il numero del documento d'identità e la data di nascita nel 
sistema, in sede civile aggiunge che si tratterebbe anche del nome e cognome, 
ripetendo che tutti questi dati sarebbero inseriti nel sistema. Su domanda però – 
nella stessa interrogazione – rettifica prima che confermerebbe la deposizione 
fatta in sede penale, cioè che verrebbero inseriti nel sistema (solo) il numero del 
documento e la data di nascita, e poi addirittura che in verità i dati non sarebbero 
effettivamente digitati nell'applicazione, bensì solo visualizzati nella schermata, 
senza che ciò lasci delle tracce. Quest'ultimo punto è rimasto molto controverso 
tra le parti. L'appellata ha sostenuto, di concerto con l'ultima dichiarazione a 
verbale della sua impiegata, che i dati non sarebbero inseriti nel sistema ma solo 
visualizzati e che una mera visualizzazione non lascerebbe tracce. L'appellante ha 
invece costantemente affermato il contrario. In base agli atti qui a disposizione non 
è possibile stabilire quale versione corrisponda alla verità, non essendo noto il 
programma utilizzato dalla convenuta e il suo funzionamento. Comunque se è 
possibile che la testimone si sia semplicemente sbagliata parlando in una prima 
fase di 'inserzione nel sistema', pare ciononostante (più) verosimile che B._____ 
questa precisazione l'abbia fatta proprio con l'intento di venire a sostegno della 
versione della convenuta, sua datrice di lavoro. Questo perché è la banca a dover 
provare di aver effettuato la verifica della legittimazione, e se il sistema non lascia 
tracce, non è possibile provare che lo abbia fatto, ma neanche dedurre il contrario 

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da una mancanza di una tale prova. Se ne deduce che in questi punti perciò le 
dichiarazioni della testimone non hanno un'alta attendibilità.

4.4.5. In conclusione si può ritenere che in linea di principio le informazioni 
ricavate dalle testimonianze di B._____ singolarmente non sono atte a ricostruire 
con sicurezza lo svolgimento dell'identificazione da lei verosimilmente eseguita, 
tantomeno lo sono le sue deduzioni, supposizioni e ipotesi in merito al suo 
comportamento nelle rispettive situazioni. È in questo quadro che vanno quindi 
valutate anche le asserzioni delle parti nelle loro memorie scritte e nelle arringhe 
dinanzi ai primi giudici.

4.5. La convenuta afferma di aver eseguito il controllo della legittimazione di 
entrambe le persone allo sportello e di aver adempiuto i suoi doveri di diligenza. 
L'attore invece ritiene insufficienti i controlli effettuati da parte della banca 
(rispettivamente delle sue impiegate) e gli rinfaccia una colpa grave. 
Considerando la carenza di prove disponibili, è difficile stabilire se e, nel caso, 
come la banca abbia eseguito la verifica della legittimazione delle due persone. 
Non essendovi prove particolarmente utili in merito all'identificazione del 'falso 
X._____', conviene analizzare dapprima la legittimazione eseguita del poi 
rivelatosi falsus procurator, poiché nel suo caso vi sono perlomeno alcuni elementi 
che aiutano a ricostruire la fattispecie. Difatti per il 'falso X._____' agli atti vi è solo 
la fotocopia della carta d'identità di data ignota, probabilmente allestita all'apertura 
dei conti nel 1999; per il 'falso Z._____' invece vi è fra l'altro una copia della carta 
d'identità fatta proprio quel 18 maggio 2004 (act. TDB.III.16).

4.5.1. Spicca subito all'occhio la mancanza della firma su quest'ultimo documento, 
in particolare se vista in contrasto con la fotocopia del documento di X._____ che 
B._____ suppone aver consultato. Per il resto a prima vista il documento potrebbe 
parere autentico. Nel seguito, nell'ambito del procedimento penale da una 
comparazione con il documento autentico del vero Z._____ è risultato che la foto 
sul documento qui fotocopiato il famigerato 18 maggio 2004 non corrisponde 
affatto a quella vera, la statura indicata nemmeno (1.68 m anziché 1.82 m) e la 
professione neanche (cfr. act. TDB.II.19). Soffermandosi sull'assenza della firma, 
unico attributo subito riconoscibile da chiunque, è incontestato fra le parti che 
B._____ non abbia notato questa peculiarità. Mentre l'appellante considera grave 
questo difetto, l'appellata sostiene che sarebbe irrilevante, poiché se l'impiegata 
avesse segnalato tale lacuna alla persona presente, quest'ultima avrebbe 
proceduto immediatamente ad apporre la firma lì sul posto, cosicché non se ne 
sarebbe guadagnato nulla.

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4.5.2. L'argomentazione della banca sorprende. Difatti, contrariamente per 
esempio a quello che poteva sembrare il caso per i vecchi abbonamenti per i 
mezzi pubblici elvetici, la firma su un documento d'identità non è una semplice 
formalità, alla cui inosservanza può essere rimediato sul posto dinanzi a un 
controllore di treno qualsiasi. In Italia, come anche in Svizzera, la carta d'identità 
costituisce mezzo di identificazione ai fini di polizia (vedi l'art. 288 del Regio 
Decreto del 6 maggio 1940, n. 635). Già per questo motivo non è comparabile con 
altre carte che hanno altri scopi. Per quanto attiene alla firma, poi, in tutta Europa 
essa è da decenni ormai un elemento importante su ogni documento usato a 
scopo di legittimazione dell'identità di una persona e non può perciò 
assolutamente mancare al momento del rilascio (a meno che la persona 
richiedente non sia impossibilitata alla firma per ragioni di impedimento fisico, 
costellazione qui però palesemente non data). In Svizzera lo prescrive 
espressamente l'art. 2 cpv. 1 lett. h della Legge federale sui documenti d'identità 
dei cittadini svizzeri del 22 giugno 2001 (Legge sui documenti d'identità, LDI; RS 
143.1), come lo esigeva prima già l'Ordinanza sulla carta d'identità svizzera del 18 
maggio 1994 (RU 1994 1412, pag. 1416). Nel Messaggio concernente la LDI, 
pubblicato nel 2000, il Consiglio federale aveva spiegato inoltre che sarebbe 
mantenuta la firma non digitalizzata poiché "fornisce un prezioso aiuto 
nell'identificazione di persone, specie in casi di falsificazioni parziali. La firma 
costituisce d'altronde un elemento di base negli altri documenti d'identità europei" 
(FF 2000 4135, pag. 4142). In effetti, pure in Italia la firma scritta a mano è 
obbligatoria da decine di anni sulla carta d'identità, che del resto costituisce pure 
un titolo valido per l'espatrio in Svizzera. Ciò è testualmente prescritto dall'art. 3 
del Regio Decreto del 18 giugno 1931, n. 773 (cosiddetto testo unico delle leggi di 
pubblica sicurezza, TULPS) e dall'art. 289, quinto comma, del Regio Decreto del 6 
maggio 1940, n. 635. In altre parole, si può ritenere che una carta d'identità non 
firmata non può per nulla costituire un valido documento d'identità, a prescindere 
del motivo per la mancanza della firma.

4.5.3. Si costata poi che, contrariamente a tanti paesi d'Europa (fra cui la Svizzera 
che ha introdotto la carta d'identità di plastica nel formato stile carta di credito già 
nel 1995), in Italia la carta d'identità è rimasta prevalentemente cartacea. Da anni 
essa è tra le più contraffatte d'Europa. Solo con il Decreto interministeriale del 23 
dicembre 2015 sono state definite le modalità tecniche di emissione della carta 
d'identità elettronica con standard elevati di sicurezza. Pure in quel Decreto però è 
stato definito che il cartellino elettronico debba pur sempre contenere la scansione 
della firma autografa. Anche sotto questo profilo dunque è chiaro e assodato che 

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la firma costituisce da tempo un elemento considerato interamente indispensabile 
fino ad oggi. A mente di questa Corte, ciò deve valere ancor più se si tratta della 
versione cartacea facilmente falsificabile.

4.5.4. Considerando infine che nel caso della convenuta si tratta di una banca 
(svizzera), a prescindere dalle disposizioni legali applicabili si può senz'altro 
sostenere che nell'ambito bancario la verifica di una carta d'identità deve 
necessariamente comprendere anche la firma, elemento a dir poco cruciale per 
l'identificazione di clienti nel campo commerciale e in particolare in questo settore 
(vedi già solo ROLF H. WEBER, Haftung für Schäden bei Ausführung gefälschter 
Zahlungsaufträge, in SJZ 81/1985, pagg. 88 segg.). Infatti, eccezione fatta dei 
prelevamenti fatti con carta bancomat, per i quali può essere richiesta l'inserzione 
di un PIN che in tal senso costituisce l'elemento d'identificazione in sostituzione 
della firma, praticamente ogni transazione allo sportello di una banca necessita 
una firma autografa. Ne sono prova ad esempio gli act. TDB.III.11, 17, 19, 20, 22 
e 23 inoltrati dalla convenuta stessa. La sottoscrizione è dunque un mezzo 
primario per verificare l'identità e per averne una prova scritta (si veda solo gli artt. 
13, 14 e 15 CO). Ciò vale a maggior ragione per il conferimento e, 
susseguentemente, l'uso di una procura. Non cambia nulla a tale proposito che si 
trattava qui di un cittadino italiano e con questo di una carta d'identità italiana, 
poiché d'un canto l'esigenza della firma è applicabile anche a cittadini esteri e 
d'altro canto la banca si trova a pochissimi chilometri dal confine e, come ha 
confermato la convenuta stessa, i collaboratori sono perfettamente abituati a 
ricevere clienti d'oltreconfine. Si può senz'altro affermare perciò che perlomeno il 
vecchio formato cartaceo della carta d'identità italiana doveva essere ben familiare 
a un'impiegata, anch'essa residente a pochi minuti dalla frontiera e che disponeva 
già di una certa esperienza di lavoro.

4.5.5. In assenza della firma del detentore del documento d'identità, l'impiegata 
avrebbe dovuto ritenere il documento presentato invalido e idealmente fare degli 
accertamenti presso il Comune di residenza figurante sul documento e, nel caso 
opportuno, informare le forze dell'ordine. Come minimo assoluto avrebbe però 
dovuto nutrire dei sospetti e avvertire la propria direzione. Di conseguenza il fatto 
che neanche abbia notato la mancanza della firma è qui considerato come 
veritabile prova che, sotto un profilo generale, il controllo dell'identità è stato 
chiaramente insufficiente. Le deposizioni dell'impiegata della convenuta non sono 
state in grado di gettare una luce migliore sugli eventi del 18 maggio 2004, perciò 
questa Corte è convinta che i fatti non si siano svolti come proposto dalla 
convenuta.

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4.6. Va ora stabilito se e, nel caso, come sia stato fatto l'esame dell'identità della 
persona spacciatasi per X._____, avvenuto verosimilmente pochi secondi prima di 
quello del falsus procurator.

4.6.1. La convenuta sostiene che B._____ abbia consultato la copia della carta 
d'identità, non sa però dire cosa sia stato controllato di concreto. Vedendo la foto 
di X._____ su detta copia si costata innanzitutto che essa è decisamente troppo 
scura e non lascia riconoscere quasi più nulla oltre ai meri contorni della testa. Il 
contrasto si accentua ancor più se la si confronta con la foto sul documento del 
'falso Z._____' agli atti. Quest'ultima è chiara e i lineamenti del viso sono 
relativamente ben distinguibili, facilitando il confronto con la persona che presenta 
detto documento. Questa circostanza fa pensare che – nel caso in cui nell'ambito 
dell'identificazione del titolare del conto la banca si fosse limitata a controllare solo 
la foto, senza le altre informazioni sul documento – per un impostore qualsiasi non 
poteva essere particolarmente difficile spacciarsi per il titolare, visto che la banca 
disponeva di una foto talmente inadeguata. È vero che può trattarsi qui di una 
copia di scarsa qualità della fotocopia nella documentazione originale conservata 
in banca, la presente potendo essere stata allestita ai meri scopi della procedura 
in corso. Tuttavia si ricorda che incombe alla banca, ed è dunque pienamente nel 
suo interesse, dimostrare di aver intrapreso le misure necessarie nel verificare 
l'identità delle persone presentatesi allo sportello. Perciò se mette a disposizione 
una tale copia, si ritiene che quella che aveva l'impiegata quel giorno era 
essenzialmente di simile qualità. Riassumendo, si costata che se dovesse essere 
vero che B._____ ha consultato quella foto sulla fotocopia del documento, va 
ritenuto che quest'ultima non permette un confronto decente tra foto e persona 
presente. Sono di maggiore importanza quindi gli altri elementi ricavabili dalla 
carta d'identità.

4.6.2. Le opinioni delle parti divergono anche sul corretto modo di procedere 
nell'identificazione mediante documento d'identità. Mentre l'appellante sostiene 
che andrebbe assolutamente fatta una nuova copia della carta d'identità al 
momento del conferimento della procura, l'appellata ribatte che tale necessità di 
fotocopiare a nuovo il documento non sarebbe prevista in nessun regolamento, 
non sarebbe prassi e non avrebbe senso. È senz'altro possibile, come sostiene la 
convenuta, che – benché sicuramente consigliabile, in particolare dopo diversi 
anni di assenza del cliente, nei quali può aver rinnovato il documento d'identità 
usato – non sussista alcun obbligo legale per la banca di allestire una copia del 
documento d'identità presentato ogni volta che il titolare del conto si reca allo 
sportello, qualora la banca già ne abbia una copia agli atti. Tuttavia questa 

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domanda può rimanere irrisolta, poiché quella che qui ci deve occupare è piuttosto 
quella a sapere se l'impiegata abbia veramente controllato i dati del documento 
presentato con quelli nel sistema informatico oppure quelli agli atti della banca e, 
semmai, se di tale verifica ne resti una traccia nel sistema. Una nuova fotocopia 
del documento d'identità presentato dal 'falso X._____', comunque, avrebbe 
potuto venire a soccorso dell'argomentazione della banca, potendo essa così 
perlomeno dimostrare con certezza di aver chiesto il documento. Fatto sta però 
che nell'occorrenza il 18 maggio 2004 non è stata fatta alcuna copia, il che è 
espressamente riconosciuto. Pur ammettendo per mera ipotesi che B._____ abbia 
chiesto un documento, è difficile giudicare se si trattava di un documento falso, se 
mancavano informazioni come nel caso del documento del falsus procurator o vi 
erano dati falsi e se la convenuta avrebbe dovuto rilevare queste possibili 
circostanze. Come si è visto, qui non vi è singola prova concreta che l'impiegata 
abbia veramente controllato il nome e cognome, il numero del documento e la 
data di nascita sul documento – anch'esso solo asseritamente presentato – con i 
dati a disposizione della banca. L'impiegata stessa non è stata in grado di 
confermarlo concretamente, limitandosi a supporre che di abitudine lo si sarebbe 
fatto. Tuttavia non bastano delle mere supposizioni per rendere sufficientemente 
verosimile la fattispecie. Del resto va rimarcata, come detto e come giustamente 
censurato dall'appellante, un'incongruenza nelle deposizioni di B._____. Difatti la 
lista di dati elencati nella sua deposizione in sede penale e da lei asseritamente 
controllati non corrisponde nemmeno con quella deposta in foro civile dinanzi ai 
primi giudici. Già questo apre un punto interrogativo. Se è poi possibile che 
l'impiegata abbia controllato qualche cosa, anche nel quadro delle costatazioni 
esposte sopra si tende piuttosto a pensare che non abbia eseguito il controllo in 
modo particolarmente dettagliato e rigoroso. Ciò è confermato tra l'altro dalla 
risposta della testimone alla domanda se abbia verificato la carta d'identità del 
'falso Z._____'. Ella ha infatti dichiarato che "perlomeno avrò comparato la 
fotografia con la persona presente". Questo tipo di risposta fa pensare che la 
testimone non si ricorda nulla di preciso, che dubita pure lei di aver agito in modo 
del tutto impeccabile quel lontano giorno, ma che tenta ciononostante di suffragare 
l'argomentazione della convenuta, congetturando di aver proceduto come di 
dovere.

Per quanto attiene inoltre all'inserzione dei dati nel sistema, anch'essa rimasta 
molto controversa fra le parti, le dichiarazioni di B._____ non hanno portato alcuna 
chiarezza, benché il Presidente della Direzione della banca, C._____, abbia detto 
approssimativamente la stessa cosa (vedi act. TDB.IV.2). In questo punto la 

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convenuta non può ricavare nulla a suo favore. Poco importa difatti se 
l'applicazione sia impostata in modo da registrare ogni consultazione di dati 
oppure solo le modifiche ma non le visualizzazioni, come sostenuto da parte 
convenuta, poiché resta il fatto che la banca non è stata in grado di documentare 
o rendere sufficientemente verosimile che la sua impiegata abbia confrontato con 
la dovuta cura i dati sul documento asseritamente presentatole. Non ne sono 
prova nemmeno gli act. TDB.III.14 e 26 inoltrati dalla convenuta stessa, anzi, essi 
vanni piuttosto a confermare l'ipotesi contraria sostenuta dall'appellante. In fin dei 
conti, la convenuta afferma che lascerebbero tracce solo l'inserimento iniziale e le 
modifiche successive di dati (inclusi probabilmente gli aggiornamenti), cioè ogni 
volta che quei dati verrebbero salvati premendo l'apposito pulsante. Come 
l'appellante, questa Corte ha difficoltà a comprendere allora perché non venga 
semplicemente premuto quel pulsante, confermando così espressamente che i 
dati nel sistema sono tuttora corretti, fatto che può senz'altro rivelarsi rilevante. 
Difatti, come evidenzia giustamente l'appellante, l'identificazione in occasione 
della visita di sola consultazione del 24 febbraio 2003 è stata registrata nel 
sistema, mentre invece il controllo del 18 maggio 2004 – qui reputato di 
importanza ben maggiore, in occasione del quale inoltre sarebbe asseritamente 
stata verificata a nuovo l'identità in vista del conferimento di una procura a un 
terzo – il sistema non è stato aggiornato. Pare dunque più attendibile la tesi 
dell'appellante. Bisogna dunque accondiscendere con le argomentazioni di parte 
appellante che la schermata del normale colloquio del 24 febbraio 2003 – benché 
mostri la data del giorno di stampa (6 ottobre 2011) – è in grado di dimostrare che 
l'inserimento dei dati in merito a tale episodio è stato effettuato il 24 febbraio 2003 
e che altrettanto invece non si può dire per il conferimento della procura. Detto ciò, 
sapendo che in base alla mera foto sulla copia del documento non era 
particolarmente facile verificare se la persona presentatasi fosse davvero 
X._____, l'esame – e la prova giuridica dell'esame – delle altre informazioni sul 
documento sarebbe stato ancor più importante. È perciò da valutare a sfavore 
della banca se essa ha rinunciato a documentare adeguatamente il controllo 
pretesamente effettuato del documento d'identità del (creduto) titolare del conto.

4.6.3. Vi si aggiunge ancora un ulteriore elemento di sensibile importanza, ossia 
la falsità delle firme. Difatti si è potuto costatare che le firme della persona creduta 
X._____ date il giorno del conferimento della procura non corrispondono a quelle 
del vero titolare del conto. A questo proposito, infatti, la parte attrice ha fatto 
allestire una perizia calligrafica da una consulente grafica iscritta all'albo del 
Tribunale di O.3_____ (act. TDB.II.17), la quale ha concluso il 6 marzo 2009 che 

pagina  22 — 47

le due firme apposte sulla scheda delle firme depositate e delle procure del 18 
maggio 2004 (act. TDB.III.15) sono apocrife, cioè non riferibili alla mano di 
X._____. Tale conclusione pare credibile. Essa è inoltre confermata dal rapporto 
della polizia scientifica del 22 giugno 2009, nel quale sono pure state evidenziate 
delle differenze sostanziali tra le firme sulla scheda firme del 18 maggio 2004 e 
quelle autentiche sul modulo 'apertura di conto, libretto, deposito' e le 'condizioni 
d'affari generali' (act. TDB.II.3), ritenendo in conclusione che le firme apposte il 18 
maggio 2004 con moltissima probabilità ("mit sehr hoher Wahrscheinlichkeit") non 
sarebbero ascrivibili a X._____ e sarebbero state fatte con l'intento di emulazione. 
Nel decreto di abbandono del procedimento penale sono state pienamente riprese 
queste costatazioni.

4.6.4. Ora, l'appellante sostiene che sarebbe apparente che la firma apposta sul 
modulo di conferimento di procura non coincida con quella dell'istante titolare dei 
conti, bensì sia stata apposta con intenzione di emulazione. Le differenze fra le 
false firme e quelle autentiche sarebbero palesi e facilmente riconoscibili, perciò la 
banca avrebbe dovuto notarle e nutrire dei dubbi sull'identità del poi rivelatosi 
'falso X._____'. La convenuta appellata invece ribatte che sarebbe stato detto 
soltanto che la firma sarebbe falsa "con grande probabilità", e ciò da degli 
specialisti, con tutto il tempo e i mezzi necessari a disposizione, mentre invece 
l'impiegata della banca questo tempo di analisi non l'avrebbe avuto. La persona 
presentatasi avrebbe fatto valere di essere X._____ e sarebbe inoltre stato in 
grado di fornire informazioni precise e dettagliate sui conti dell'attore.

Si costata a questo punto innanzitutto nuovamente che non vi sono prove che 
B._____ abbia chiesto alcunché al 'falso X._____', tantomeno di che cosa gli 
possa aver chiesto. Anche a questo proposito difatti la testimone stessa non si 
ricorda nulla di concreto, ma si limita a supporre di aver chiesto (e ottenuto) tali 
informazioni, senza specificare di quali si possa essere trattato. 
Quest'affermazione di parte convenuta non convince. Non è dunque provato che 
ciò sia veramente accaduto e ammettendo per ipotesi che qualcosa sia stato 
chiesto, anche a questo riguardo si considera qui più verosimile che l'impiegata 
non abbia agito con particolare cura, come afferma l'appellante, non esigendo 
delle informazioni particolarmente difficili da procurare.

Poi, per ciò che attiene alla firma si giudica che con la dovuta attenzione un 
impiegato medio di una banca – confrontato quotidianamente con un gran numero 
di firme di diversi clienti e quindi pratico nell'esame d'autenticità di firme – avrebbe 
dovuto notare le differenze tra i due stili di firma impiegati del vero X._____ e della 

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persona spacciatasi per lui. Già solo l'esordio della L.1_____ iniziale del vero 
X._____, praticamente verticale, incrociando raramente o solo di poco lo slancio 
verso l'alto che sfocia poi in una pancia aperta con un gancio finale verso destra, è 
sufficientemente diverso da quello ad esempio nella firma a fine pagina dell'act. 
TDB.II.16 (=act. TDB.III.15) per poterlo riconoscere nell'ambito di un abituale 
controllo allo sportello di una banca, senza apparecchiature o analisi dettagliata. 
Ma soprattutto le lettere in minuscolo che seguono del 'falso X._____', sempre a 
fine pagina dell'act. TDB.II.16, con molti saliscendi brevi quasi angolari, sono del 
tutto diverse rispetto a quelle autentiche in act. TDB.II.3 (=act. TDB.III.4) o 
TDB.II.4 (=act. TDB.III.7) che paiono quasi una lunga linea poco ondeggiante. La 
convenuta non ha addotto di non aver avuto abbastanza tempo a disposizione per 
esaminare perlomeno superficialmente le firme. È vero che una persona nel corso 
degli anni può cambiare la sua firma e può avere difficoltà nel riprodurre 
esattamente gli stessi tratti di volta in volta che sottoscrive documenti. Tuttavia per 
questa Corte le differenze qui in causa sono troppo apparenti – anche dopo 
un'occhiata solo breve e di routine, che sia cionondimeno degna di essere 
qualificata come parte (da ritenersi essenziale) di un controllo d'identità – per non 
perlomeno suscitare alcuni seri dubbi presso l'impiegata che deve identificare il 
vero titolare del conto al momento di un conferimento di procura a un terzo.

4.6.5. Infine si nota ancora la questione del rapporto di parentela, rimasto pure 
esso controverso fra le parti. Occorre verificare se al momento del rilascio della 
procura sia stata inserita nell'apposita scheda informatica l'informazione che il 
procuratore avesse una relazione stretta con il 'falso X._____'. Nell'interrogatorio 
davanti al Tribunale distrettuale Bernina (act. TDB.IV.6), B._____ ha concesso di 
non ricordarsi nulla, ma che "deduco dai dati inseriti nel sistema informatico che le 
due persone si erano presentate come fratellastri. Non mi ricordo però della 
circostanza che me l'abbiano dichiarato in occasione di quell'incontro". A._____, a 
sua volta, non è stata in grado di ricordarsi dell'incontro con il falso procuratore 
(cfr. l'act. TDB.IV.10), di conseguenza nemmeno del fatto se equiparò l'identità 
mostratale da quest'ultimo con le indicazioni nel sistema informatico, 
specificamente con il rapporto di parentela.

Nella panoramica stampata il 27 agosto 2008 (act. TDB.III.26) sotto il titolo 
'relazione' figura il termine 'fratelli', non 'fratellastri'. Mentre dei fratelli hanno 
entrambi i genitori in comune e così regolarmente lo stesso cognome, dei 
fratellastri possono avere cognomi diversi. Nell'occorrenza il 'falso X._____' e il 
'falso Z._____' potevano perciò al limite essere fratellastri, ma certamente non 
fratelli. La convenuta sembra usare entrambi i termini come parole intercambiabili 

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e soprattutto una delle sue impiegate ha inserito il termine 'fratelli' nel sistema 
informatico, non 'fratellastri', il che va ritenuto come circostanza rilevante. Vi si 
aggiunge che si sa soltanto che la panoramica conteneva la relazione 'fratelli' al 
momento della stampa il 27 agosto 2008, ma non è provato che l'abbia contenuta 
già prima. La panoramica del 27 agosto 2008 propone una visione generale sulle 
procure conferite da X._____, ma non autentica il giorno di registrazione della 
modifica inerente il conferimento della procura al 'falso Z._____' e il loro stato di 
relazione. Conseguentemente, come adduce giustamente l'appellante, non è 
chiaro se sia stata B._____ a inserirla e se ciò sia avvenuto in data 18 maggio 
2004 o solo più tardi. 

Infine che B._____ abbia pure chiesto il motivo perché il cliente dia procura a 
un'altra persona non è neppure provato. Si tratta di una sola affermazione di parte 
convenuta, contestata dall'attore. Volendo ammettere che sia veritiera, non si 
saprebbe comunque cosa sarebbe stata la risposta e perché quest'ultima non 
sarebbe stata registrata in qualche modo. L'asserzione pare dunque poco credibile 
e non può valere come fatto accertato.

4.6.6. Va ritenuto ancora un ultimo punto, ovvero la revoca della procura della 
moglie di X._____. Allo sportello il 18 maggio 2004, a conferimento compiuto della 
procura al 'falso Z._____', il 'falso X._____' ha preso atto che andava rifatta la 
firma della moglie del titolare del conto, X.A._____. Non essendo presente la 
moglie, è stato convenuto che la stessa doveva passare di persona a firmare, così 
da aver tutte le firme sullo stesso documento (quello nuovo), anziché su due. In 
data 24 maggio 2004 il 'falso X._____' ha però chiamato la banca per telefono, 
ordinando l'annullamento della procura a favore della moglie, cosicché la riga 
contenente i dati di X.A._____ è stata stralciata sulla scheda delle firme depositate 
e delle procure e la disattivazione registrata nel sistema informatico. Questa 
descrizione dei fatti da parte della convenuta (act. TDB.II.21) è rimasta 
incontestata.

4.7. In un secondo passo va ora determinato cosa sia successo dopo il 
conferimento della procura, cioè come si sia arrivati ai prelevamenti effettuati dal 
'falso Z._____', figurante quale procuratore dei conti dell'attore.

4.7.1. Nei momenti qui rilevanti – ossia il 9, 15, 22 e 25 giungo 2004 – allo 
sportello di O.1_____ vi era A._____, impiegata di parte convenuta dal 2001 al 
2007. È incontestato che è stata lei l'impiegata a svolgere le transazioni di vendita 
dei titoli e di prelievi in contanti a favore del falsus procurator. Con queste due 

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operazioni gli averi di X._____ si sono ridotti la prima volta di EUR 301'500.00 e la 
seconda volta di CHF 155'696.30. Nei due interrogatori, cioè in quello davanti al 
Giudice istruttore del 30 luglio 2009 (act. TDB.II.32) e in quello successivo innanzi 
al Tribunale distrettuale Bernina del 9 maggio 2012 (act. TDB.IV.10), A._____ ha 
essenzialmente fatto le stesse dichiarazioni. Ha deposto di non ricordarsi del caso 
particolare (né del 'falso Z._____' né degli incontri), ma di sapere come lavora. 
Riguardo allo svolgimento dei prelievi qui in questione si è detta sicura che "come 
abitualmente e da prassi" avrebbe controllato la legittimazione della persona che 
aveva dato quegli ordini di vendita. Quando non riconoscerebbe la persona che si 
presenta allo sportello, le chiederebbe di esibire un documento d'identità. Poi 
verificherebbe nome e cognome e chiederebbe il numero del conto. Nel caso di un 
procuratore confronterebbe i dati del documento con il modulo che riporta la 
procura. Nell'occorrenza, lei non avrebbe notato nulla di sospetto sulla scheda 
firme e procure del 18 maggio 2004 qui in questione. Alla domanda se lei 
paragona sempre le firme depositate con quelle apposte sui documenti di prelievo, 
A._____ ha risposto di sì. Inoltre nel computer si vedrebbero i movimenti, ma lei 
non ricorderebbe se vi fossero stati dei prelevamenti antecedenti.

Il primo prelevamento sarebbe poi stato fatto circa una settimana dopo la prima 
visita, per motivi tecnici. La stessa cosa varrebbe analogamente per il secondo 
prelievo. In merito alla transazione di prelevamento stessa, A._____ ha spiegato 
che se l'importo sarebbe alto, il sistema si bloccherebbe e richiederebbe il motivo 
del prelevamento. Ciò sarebbe il caso quando l'importo supererebbe i CHF 
25'000.00 o CHF 50'000.00, la testimone non avendo potuto ricordarsi quale dei 
due sia l'importo giusto. Per il caso concreto l'impiegata ha rinviato alle maschere 
del sistema informatico (act. TDB.II.33 e 34). Su di esse quale motivo di 
prelevamento si legge "vendita titoli x acquisto casa in Italia" e quale data figurano 
il 15 giugno 2004 e il 25 giugno 2004, cioè le date dei due prelievi. Sulle maschere 
sotto il titolo 'stato della transazione' è inoltre indicato "transazione plausibile". Su 
domanda se i due prelevamenti in parola, essendo assai elevati, non dovevano 
essere considerati sospetti o comunque inusuali, l'allora impiegata della convenuta 
ha risposto in modo generico che "si dava fiducia alla spiegazione del cliente" e 
che "siccome si trattava di soldi in uscita a favore del cliente non si chiedevano 
altre spiegazioni". La spiegazione datale da Z._____ però non se la ricorderebbe. 
Lui sarebbe stato in possesso della procura del titolare del conto. A parte chiudere 
il conto bancario sarebbe perciò stato legittimato a fare quello che voleva. Anche 
se non sarebbe una cosa frequente, accadrebbe che il titolare della procura 
agisca e disponga autonomamente dei beni bancari. Lei comunque non avrebbe 

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avuto dubbi sulla conoscenza del ritiro presso il titolare, anche se vi era il 'fermo 
banca'. Nemmeno la circostanza che si ritirassero delle somme ingenti in contanti 
non avrebbe insospettito la testimone, come ha lei stessa dichiarato.

4.7.2. Di principio le deposizioni di A._____ sono congruenti. Vi sono 
ciononostante alcuni punti che meritano particolare attenzione e alcuni 
necessitano anche precisazioni. Innanzitutto si ricordano le considerazioni 
generali d'apprezzamento fatte per le dichiarazioni di B._____ che valgono 
parimenti per l'impiegata A._____ (vedi in particolare il consid. 4.3. supra). Poi si 
costata che si tratta qui di quattro episodi diversi che andrebbero, in sé, giudicati 
singolarmente. Tuttavia la testimone non ha fatto distinzione alcuna, bensì si è 
limitata a supporre di aver agito [inteso: ogni volta] come di abitudine. Non vi sono 
prove in merito a cos'abbia fatto di concreto l'impiegata nei quattro episodi in 
domanda. Nemmeno dalle dichiarazioni della testimone non se ne ricavano. Non è 
perciò possibile stabilire con certezza ad esempio se le sia stata presentata la 
stessa carta d'identità dal 'falso Z._____', né se abbia poi davvero confrontato i 
dati riportati sul documento mostratole – su cui, come si è visto, mancava la firma 
– con quelli sulla scheda firme, e tutto ciò in quattro momenti differenti. 

Fatto sta comunque che per il falsus procurator non poteva essere difficile dare 
tutte le informazioni sul conto, incluso ovviamente il numero, visto che poche 
settimane prima era riuscito a farsi dare una procura ed è così venuto a 
conoscenza di tutti i dettagli necessari. Poco importa dunque se A._____ abbia 
chiesto o meno il numero del conto, come dichiara di aver fatto. Altresì, l'unica 
carta d'identità del 'falso Z._____' di cui si è parlato da parte convenuta è quella 
fotocopiata da B._____ il 18 maggio 2004, la quale non è firmata e con questo 
manifestamente non valida. Si rinvia alle considerazioni fatte in merito (vedi 
consid. 4.5. supra). Ne risulta che l'affermazione secondo cui A._____ avrebbe 
paragonato le firme depositate con quelle apposte sui documenti è basata su una 
ricostruzione dei fatti manifestamente errata. Se poi avesse veramente confrontato 
accuratamente le informazioni riportate su quella carta d'identità sottopostale con 
la scheda delle firme e delle procure, avrebbe dovuto notare – pure lei – l'assenza 
della firma sul documento. Come se non bastasse, vi si aggiunge ancora che le 
firme del procuratore divergono considerevolmente di volta in volta (cfr. TDB.III.15, 
17, 19, 20, 22), al punto da vedere a occhio nudo e a prima visione che non 
possono essere frutto dell'abitualità e ripetitiva di movimenti che tipicamente 
caratterizzano una firma. Di conseguenza A._____ avrebbe perlomeno dovuto 
avere alcuni dubbi sulla vera identità della persona che le presentò quel 
documento e rifiutare le transazioni da questa desiderate. Se non al primo 

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incontro, perlomeno al secondo e a maggior ragione al terzo e al quarto. Perfino 
ammettendo, per mera ipotesi, che il falsus procurator abbia mostrato un altro 
documento che quello fotocopiato dalla collega B._____, non si comprende 
perché in un tal caso A._____ non ne abbia allestito una copia agli atti, trattandosi 
di un documento diverso e, secondo la logica e l'esperienza di vita, probabilmente 
di data più recente. Sapendo oggi inoltre che era impossibile che nel caso della 
persona spacciatasi per lui si trattasse veramente di Z._____, questi trovandosi 
allora agli arresti domiciliari in Italia, è chiaro che l'impostore poteva al massimo 
mostrare un altro documento parimenti falsificato, ma sicuramente non uno 
autentico. Anche sotto quest'ipotesi dunque A._____ avrebbe plausibilmente avuto 
luogo di nutrire dubbi sull'identità del 'falso Z._____'. Comunque sia, si può 
costatare con sufficiente certezza che A._____ ha eseguito un'identificazione 
lacunosa del preteso procuratore, cioè non ha agito con particolare attenzione 
quando ha asseritamente controllato l'identità della persona allo sportello in tutti e 
quattro gli episodi in questione. 

4.7.3. Vi si aggiunge la problematica della natura dei prelevamenti. Intanto è 
comprovato dalle due maschere stampate che l'impiegata ha effettivamente 
chiesto, come sostiene, entrambe le volte proprio in quell'istante il motivo del 
prelevamento, poiché sulle maschere è registrato il momento esatto quando è 
stata fatta l'inserzione nell'applicazione (act. TDB.II.33 e 34). Dalle stesse 
maschere si desume anche che apparentemente l'applicazione chiedeva 
all'impiegata di classificare la transazione e che nei casi in giudizio A._____ le 
abbia ritenute entrambe plausibili. Lei, infatti, afferma che si dava fiducia alla 
spiegazione del cliente. Ciò lascia tuttavia perplessi. Difatti vi erano molteplici 
motivi per nutrire dei seri dubbi quanto alla legittimità delle transazioni e la loro 
approvazione da parte del titolare del conto. Anche se le parti paiono essere 
d'accordo che i versamenti del 1999 in occasione dell'apertura sarebbero stati fatti 
in contanti, l'impiegata non menziona questa circostanza e in particolare non la 
adduce nel motivare la plausibilità dei prelevamenti in contanti. Dichiara anzi di 
non ricordarsi se vi fossero stati dei prelevamenti antecedenti, il che suggerisce 
piuttosto che non ha consultato l'applicazione per vedere la storia del conto e con 
questo, giocoforza, non poteva essere a conoscenza del fatto se al momento 
dell'apertura dei conti cinque anni prima i versamenti sono avvenuti in contanti o 
meno. Ma già la sola circostanza del ritiro di somme ingenti in contanti avrebbe 
ragionevolmente dovuto insospettire l'impiegata. Se poteva essere vero che i 
frontalieri prelevavano frequentemente denaro in contanti e che vi erano, come 
pare suggerire la convenuta, anche spostamenti meno leciti di soldi oltrefrontiera, 

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ciò è solo un aspetto. Dall'altro va però anche tenuto conto degli importi qui in 
questione, da ritenersi, secondo la convinzione di questo Tribunale, del tutto 
inconsueti. Di conseguenza avrebbero dovuto perlomeno sorprendere e, 
idealmente, destare sufficienti dubbi per giustificare degli accertamenti. 

4.7.4. Inoltre è pur vero che un procuratore può fare ciò che desidera con il conto; 
salvo però liquidarlo completamente, e i prelevamenti qui in questione equivalgono 
praticamente all'estinzione del conto. A maggior ragione poi se si considera il 
motivo indicato dal falsus procurator per i prelevamenti, ossia l'acquisto di una 
casa in Italia. In altre parole, se il titolare del conto aveva investito a lungo termine 
con l'idea di previdenza, come pare essere stata convinta anche la convenuta 
stessa, il prelievo per comprare un immobile, di fatto, avrebbe posto fine a tale 
investimento e avrebbe perciò costituito un passo importante. Il fatto che il titolare 
dia una procura a un terzo di per sé potrebbe anche essere qualificato come poco 
sospetto, ma che questo procuratore svuoti sistematicamente tutti i conti del 
titolare pochi giorni dopo il conferimento della procura è relativamente 
implausibile. Con l'appellante bisogna difatti porsi diverse domande, ad esempio: 
perché non è stato il titolare stesso a ordinare perlomeno la vendita dei titoli, se 
davvero avrebbe saputo che il suo procuratore sarebbe passato a ritirare i soldi in 
contanti poco tempo dopo? Così facendo avrebbe evitato due visite inutili del 
procuratore in banca. Aggiungasi che fino a quel momento non vi erano mai stati 
dei prelevamenti da parte del titolare. Perché allora ritirare proprio ora dei soldi e 
poi degli importi così grandi da sciogliere in sostanza la relazione bancaria del 
titolare? Su queste e altre domande, a mente di questa Corte, l'impiegata A._____ 
avrebbe dovuto soffermarsi, perlomeno superficialmente. Ha addirittura ammesso 
lei stessa che non sarebbe una cosa frequente che il procuratore agisca e 
disponga autonomamente dei beni bancari, adducendo come unici esempi quelli 
di persone anziane che non sono più in grado di provvedere loro stessi alla 
gestione dei loro conti. Nella fattispecie non si tratta per nulla di un caso analogo, 
anzi. La convenuta neanche lo afferma. Perciò non resta altro che considerare che 
A._____ in questi quattro episodi è stata insufficientemente cauta.

4.7.5. Infine si costata che le due impiegate della convenuta riconoscono alcuni 
problemi nel modo di procedere l'una dell'altra. B._____, ad esempio, sembra 
essere rimasta sbalordita dal modo in cui sono stati svolti le vendite dei titoli e i 
prelevamenti, deponendo quanto segue il 30 luglio 2009 dinanzi alla Procura 
pubblica (act. TDB.II.20):

"A me sembra impossibile. Io suppongo che prima del prelievo il titolare del 
conto sia stato perlomeno preavvisato o contattato dalla banca. Si tratta di 

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un prelievo abbastanza grosso. Questo importo non poteva essere 
consegnato subito e, secondo me, senza preavviso al titolare del conto."

"A me non è mai capitato che un cliente o un procuratore prelevassero 
importi così grossi. Non è però una cosa fuori dall'ordinario."

Anche A._____ si è dichiarata sorpresa dei fatti, riferendosi viceversa piuttosto al 
conferimento della procura, deponendo sempre presso la Procura pubblica che 
(act. TDB.II.32): 

"Per me la cosa è inspiegabile. Lo ritengo praticamente impossibile. La 
prassi per dare procura ad una persona è quella che ho appena spiegato. 
Procedendo in questo modo non è possibile che accadano queste cose. 
Anche la cancellazione della procura alla moglie può essere fatta solo dal 
titolare del conto."

La convenuta non si esprime in merito a tali perplessità enunciate dalle proprie 
impiegate, bensì sostiene che il fatto che il 'falso Z._____' si sia recato in banca 
ben quattro volte nel mese successivo al conferimento della procura lascerebbe 
chiaramente presupporre che – se di truffa si tratta – questa sarebbe stata 
organizzata molto bene fin nei minimi particolari, altrimenti non si comprenderebbe 
perché egli sarebbe venuto quattro volte senza paura di incontrare la polizia. È 
assodato che deve essersi trattato di due impostori. Tuttavia solo in base alla 
circostanza che vi sono state quattro visite il modus operandi non può essere 
ritenuto tale da essere particolarmente astuto. Non cambia nulla a tale riguardo il 
fatto che nel procedimento penale si sia parlato di truffa, poiché il procedimento è 
stato abbandonato e il giudice civile non è tenuto a seguire il ragionamento 
penale, anche perché le qualificazioni e i punti determinanti sono diversi in una 
procedura civile da quella penale. Nel processo civile inoltre la banca come 
società deve farsi ascrivere il comportamento delle sue ausiliari. Insomma, se ci si 
fa presente tutto quanto esposto sopra, ci si rende conto che la banca convenuta 
avrebbe senz'altro avuto modo di accorgersi che qualcosa non poteva quadrare e, 
semmai con aiuto, smascherare e sopraffare i malintenzionati, ma perlomeno 
rifiutarsi di conferire la procura oppure poi di eseguire gli ordini dati dal falso 
procuratore.

4.8. Dinanzi a quanto esposto nei considerandi che precedono, si deve 
costatare per quanto attiene alla fattispecie che la banca non ha dunque 
sufficientemente provato di aver proceduto a un'identificazione corretta e fatta con 
particolare cura, sia del presunto titolare del conto sia del presunto procuratore. 
Occorre ora verificare se la banca abbia violato i suoi doveri di cautela e, nel caso, 
quali siano le conseguenze giuridiche di tali violazioni.

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5. Come previamente considerato, le rivendicazioni di parte appellante mirano 
all'annullamento della decisione impugnata e la pretesa materiale verte 
sull'adempimento del contratto. Rilevante nella presente evenienza è la 
conseguenza legale che subentra in caso di procura apparente. A tal proposito 
l'appellata prevede una ripartizione della responsabilità nelle sue condizioni 
generali. Nel seguito verrà innanzitutto analizzata la natura giuridica della clausola 
trasferente il rischio del danno subito incisa nelle condizioni bancarie 
dell'appellata. Secondariamente si procederà ad accertare se nell'ambito della 
presente fattispecie appena costatata si sia ottemperato agli obblighi di diligenza 
previsti o riconosciuti dalla legge, rispettivamente, se ciò non fosse il caso, in 
quale misura tali obblighi siano stati violati e se ciò comporti la nullità della 
clausola in questione.

5.1. Si è detto sopra che, come l'istanza inferiore, non si ritiene qui necessario 
qualificare dettagliatamente la relazione contrattuale tra le parti. Ciò 
sostanzialmente giacché è sufficiente costatare il principio secondo cui se la 
banca ha consegnato il denaro depositato a una persona non legittimata, 
l'obbligazione nei confronti del deponente fondamentalmente non si estingue. Nel 
caso concreto è soltanto controversa la questione se questa regola sia stata 
sostituita mediante condizioni generali di contratto divergenti. Parte convenuta 
appoggia questa visione, precisando che sarebbe sufficiente chiarire chi porta il 
rischio in caso di transazioni non autorizzate. Parte attrice dal canto suo vuole 
invece qualificare tale rapporto contrattuale quale deposito ai sensi degli artt. 472 
segg. CO. Ora, in una relazione d'affari con una banca si ritrovano caratteristiche 
tipiche del contratto di deposito, di prestito e di mandato, sicché non è in definitiva 
errato parlare di un contratto misto. Ciò premesso, la dottrina e la giurisprudenza 
hanno rinunciato a una qualificazione giuridica esatta di simili accordi, ritenendo 
che essa dipenda in definitiva dalle particolarità del singolo contratto concluso tra 
la banca e il cliente. Per quanto riguarda la responsabilità della banca si è tuttavia 
potuto costatare che la maggior parte delle pattuizioni, pur nella loro diversità, 
presentano elementi che si rifanno al mandato. Ne consegue che la presente 
fattispecie può di principio essere esaminata sotto l'ottica del contratto di mandato 
ai sensi degli artt. 394 segg. CO (vedi la già citata sentenza della seconda 
Camera civile del Tribunale d'appello del Canton Ticino 12.2004.94 del 25 luglio 
2005 consid. 7 con diversi rinvii; cfr. in particolare WALTER FELLMANN, in Berner 
Kommentar, vol. VI/2/2, Der einfache Auftrag – Art. 394-406 OR, Berna 1992, n. 
430 ad art. 398 CO). È con questo in mente che si proseguirà nell'analisi del caso 
in giudizio.

pagina  31 — 47

5.2. Il diritto privato è di principio di natura dispositiva. In altre parole, le parti 
possono derogarvi, nei limiti stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza. Stante il 
carattere dispositivo anche della regolamentazione sulla ripartizione del rischio, le 
banche hanno a più riprese cercato, con l'adozione di particolari clausole nelle loro 
condizioni generali di contratto, di ribaltare sul cliente il rischio di un'errata 
prestazione. In quelle escludono di regola la propria responsabilità, salvo per casi 
di colpa grave. Con la sottoscrizione del contratto concreto, al quale sono 
regolarmente allegate a punto le condizioni generali di contratto, il cliente accetta 
– o meglio deve accettare – di assumersi il rischio. Tuttavia l'art. 100 CO, il quale 
si applica per analogia a tali clausole ed è di natura vincolante (WOLFGANG 
WIEGAND, in Basler Kommentar zum Obligationenrecht I, 6a ed., Basilea 2015, n. 1 
ad art. 100 CO), pone dei limiti a un tale ribalto del rischio sul cliente. Nella misura 
in cui escludono la responsabilità per colpa grave, delle simili clausole sono senza 
portata sin dall'inizio (cpv. 1). Inoltre, la preventiva rinuncia alla responsabilità 
dipendente da colpa leggera può essere considerata nulla, secondo il prudente 
criterio del giudice, qualora al momento della rinuncia la parte rinunciante fosse al 
servizio dell'altra o qualora la responsabilità consegua dall'esercizio di un'industria 
sottoposta a pubblica concessione (cpv. 2). Secondo la giurisprudenza costante 
(dalla DTF 112 II 450 in poi), anche le banche costituiscono una tale industria ai 
sensi di detta norma, sebbene in effetti siano in possesso di un'autorizzazione di 
polizia. La questione è dunque regolarmente se nel caso concreto la clausola di 
trasferimento del rischio del danno produca effetto giuridico, partendo dall'analisi 
del grado di colpa e tenendo conto delle circostanze concrete secondo 
apprezzamento del giudice, in particolare nel caso vi fosse solo una colpa lieve.

5.3. Nell'occorrenza la banca convenuta ha escluso la responsabilità per colpa 
lieve nelle sue condizioni d'affari generali. Trattasi di sapere se tale esclusione è 
valida. In applicazione della regola dell'insolita nel contesto dell'interpretazione di 
condizioni generali di contratto (cfr. l'art. 8 della Legge federale contro la 
concorrenza sleale del 19 dicembre 1986 [LCSI; RS 241]), l'appellante postula qui 
in particolare un'opinione di dottrina (vedi il saggio di PETER GAUCH, Die 
Vertragshaftung der Banken und ihre AVG, in recht 2006, quaderno 3, pagg. 77 
segg.), secondo la quale l'esclusione di colpa lieve nelle condizioni generali di 
contratto preformulate non sarebbe rilevante nemmeno in caso di negligenza 
lieve. A sostegno di tale tesi l'autore ritiene che la maggioranza della clientela di 
una banca in ogni caso non dovrebbe aspettarsi che nelle condizioni preformulate 
la banca rifiuti di rispondere pienamente di completa diligenza, dopo che persino 
l'allora Commissione delle banche [nel frattempo sostituita dalla FINMA] al 

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momento della concessione dell'autorizzazione a esercitare l'attività si attendeva 
che le persone incaricate dell'amministrazione e direzione della banca avrebbero 
garantito un'attività irreprensibile (vedi l'art. 3 cpv. 2 lett. c della Legge federale 
sulle banche e le casse di risparmio dell'8 novembre 1934 [Legge sulle banche, 
LBCR; RS 952.0]). In merito alla finzione di approvazione delle clausole di 
contestazione, inoltre, la maggioranza della clientela sarebbe verosimilmente colta 
di sorpresa dalla finzione di un'approvazione e/o delle sue conseguenze, previste 
dalle condizioni generali di contratto in caso di contestazione tardiva, sapendo che 
la tardività verrebbe anch'essa definita dalle stesse condizioni generali di contratto 
(vedi per il tutto PETER GAUCH, op. cit., pag. 83).

La giurisprudenza, comunque, – finora – non si è (ancora) pronunciata 
favorevolmente in tal senso, lasciando aperta la questione se, in applicazione 
delle norme del mandato, sia possibile effettuare un'esclusione di responsabilità, 
siccome essa contraddirebbe la responsabilità del mandatario per la fedele e 
diligente esecuzione degli affari affidatigli statuita dalla legge (art. 398 cpv. 2 CO); 
l'opinione nella dottrina è invece controversa (cfr. la DTF 124 III 155 consid. 3.c 
con i riferimenti alla dottrina). Riassumendo, l'attuale prassi del Tribunale federale 
consente quindi di principio di prevedere delle clausole bancarie atte a trasferire il 
rischio di responsabilità, dovendo tuttavia sottoporle ciononostante perlomeno al 
controllo di compatibilità con la normativa dell'art. 100 CO, applicato per analogia 
in casi simili (cfr. DTF 132 III 149 consid. 2). Basilarmente, nel caso in esame la 
clausola di trasferimento del rischio, firmata dall'attore al momento dell'apertura 
del conto di deposito, è stata integrata nel rapporto giuridico tra le parti ed è 
dunque principalmente valida. Ugualmente è da ritenersi fondamentalmente 
vincolante per entrambe le parti anche la clausola n. 10 di finzione di 
approvazione correlata fra l'altro alla clausola n. 8 disponente l'effetto della 
modalità 'fermo banca' in quanto alle comunicazioni.

5.4. La disposizione principalmente rilevante, oggetto del presente contenzioso 
e ancorata nelle 'condizioni d'affari generali' sottoscritte dall'appellante, è il n. 6 
che prevede l'assunzione dal cliente dei danni derivanti da difetti di legittimazione 
sfuggiti al controllo nonché da falsificazioni, a meno che non vi sia colpa grave da 
parte della banca (vedi A. supra). Qui non d'interesse è una colpa con dolo. In 
merito alla convenuta entra in considerazione solamente un atto negligente. Una 
negligenza grave viene assunta quando vengono trascurati gli imperativi di cautela 
più elementari e con ciò l'agire della persona in fallo appare del tutto 
incomprensibile. Con grave negligenza agisce colui che non intraprende le misure 
che avrebbero dovuto apparire chiare a ogni persona ragionevole posta nella 

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stessa situazione e nelle stesse circostanze. Di conseguenza secondo la dottrina 
maggioritaria la negligenza è soltanto lieve se non è grave, benché di recente si 
sia anche cominciato a introdurre un livello intermezzo di colpa (cfr. CHRISTIAN 
HEIERLI/ANTON K. SCHNYDER, in Basler Kommentar zum Obligationenrecht I, op. 
cit., n. 49 e 50 ad art. 41 CO con riferimento a pregiudizi).

Nell'esercizio del suo potere d'apprezzamento, in applicazione delle regole del 
diritto e dell'equità di cui all'art. 4 CC, il giudice deve esaminare la clausola di 
trasferimento del rischio tenendo conto di ulteriori stipulazioni contrattuali e 
dell'insieme di circostanze del caso specifico. Deve inoltre considerare da una 
parte il bisogno di protezione dei clienti contro le clausole unilateralmente 
preformulate, le quali i clienti praticamente non possono discutere, così come 
figurano nelle condizioni generali di contratto, e dall'altra l'interesse che può avere 
la banca a premunirsi contro determinati rischi, la cui realizzazione è difficile da 
evitare (DTF 132 III 449 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 4C.315/2005 
del 2 maggio 2006 consid. 7.1; DTF 112 II 450 consid. 3.a). 

5.5. L'appellante sostiene che la colpa della banca convenuta, rispettivamente 
quella addossatale proveniente dall'agire delle due persone ausiliari, sarebbe 
grave, di conseguenza il danno emerso andrebbe assunto dalla banca qui 
appellata. La banca lo contesta, fa valere di non aver agito con colpa e rinvia per il 
resto alla sua clausola di esclusione della responsabilità. Va esaminata 
l'argomentazione delle parti nel quadro giuridico e tenendo conto delle risultanze 
probatorie.

5.5.1. Al fine di valutare un'eventuale colpa dell'appellata, l'appellante ricorre fra 
l'altro alle direttive dell'Associazione Svizzera dei Banchieri (ASB) e alle 
disposizioni della Legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il 
finanziamento del terrorismo del 10 ottobre 1997 (Legge sul riciclaggio di denaro, 
LRD; RS 955.0). Può senz'altro essere utile servirsi di una base legale indicante la 
diligenza presumibilmente esigibile dalla banca, facendo capo non solo alle 
direttive interne e del settore, ma, se necessario, sussidiariamente anche all'art. 
398 CO. Sebbene nel caso delle direttive dell'ASB si tratti di un accordo interno tra 
un'associazione e le banche sottoscriventi nonché, in virtù del suo carattere 
obbligatorio, quelle non sottoscriventi, quindi di per sé autodisciplinante, secondo 
la dottrina le direttive ivi contenute servono a complemento per la concretizzazione 
dei doveri di diligenza delle banche (cfr. WALTER FELLMANN, op. cit., n. 432 ad art. 
398 CO; MONIKA ROTH, Die Standesregeln der Schweizer Banken und ihre 
Relevanz für eine Haftung aus Vertrag und aus Delikt, Basilea 2004, pagg. 189 

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segg.). Per il presente caso fa dunque stato anche la Convenzione relativa 
all'obbligo di diligenza delle banche vigente allora, ovvero la CDB 03 del 2 
dicembre 2002. I primi giudici si sono inoltre pronunciati sulla non applicabilità 
delle disposizioni dell'Ordinanza dell'allora competente Commissione delle banche 
relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro del 18 dicembre 2002 (RU 2003 
554, abrogata il 1° gennaio 2011), in quanto vi mancherebbe un nesso tematico 
con la fattispecie in questione. Del resto hanno giudicato che le misure di diligenza 
previste da detta ordinanza sarebbero state comunque intraprese o sarebbero 
state inservibili a impedire i versamenti. In sede d'appello, l'attore propone ora le 
normative della relativa legge (LRD), in particolare in connessione con l'obbligo di 
documentazione, il quale l'appellata, stando a lui, non avrebbe adempiuto. Tale 
legge parte da un approccio materiale del concetto di diligenza in merito agli 
intermediari finanziari (cfr. l'art. 1 LRD; vedi inoltre il Messaggio del Consiglio 
federale del 17 giugno 1996 in FF 1996 III 1009 ad art. 1; RALPH WYSS, in DANIEL 
THELESKLAF/RALPH WYSS/DAVE ZOLLINGER, Kommentar zum Geldwäschereigesetz, 
Zurigo 2003, n. 1, 2 e 5 ad art. 1 LRD). Nella misura in cui sono pertinenti al caso 
di specie, le disposizioni della LRD, come quelle della CDB 03, possono quindi 
senz'altro contribuire alla concretizzazione degli obblighi di diligenza.

5.5.2. Stando alla previgente CDB 03, di regola, quando il cliente si presenta di 
persona, la banca accerta l'identità del contraente prendendo visione di un 
documento di legittimazione con fotografia (passaporto, carta d'identità, licenza di 
condurre o simili) che viene fotocopiato annotando i dati richiesti secondo la n. 22 
(n. 9 CDB 03). Se l'identità del contraente è già stata accertata, non è necessario 
ripetere tale procedura (n. 19 CDB 03). Inoltre la banca deve seguire gli obblighi di 
diligenza ordinari con rispetto a documenti contraffatti. Alla persona addetta allo 
sportello devono in tal senso perlomeno essere noti gli attributi del documento da 
esaminare, ed è consigliata anche la conoscenza delle comuni differenze tra 
contraffazione e originale. Tuttavia il mero fatto di accettare invece documenti 
d'identità professionalmente falsificati, la cui contraffazione non è riconoscibile a 
occhio nudo, non può essere reputato un'infrazione alle disposizioni della CDB 03 
(vedi BARBARA BRÜHWILER/KATHRIN HEIM, Vereinbarung über die Standesregeln zur 
Sorgfaltspflicht der Banken 2003 – Praxiskommentar, Zurigo 2006, n. 3 pag. 27). 
Giusta l'art. 3 cpv. 1 CDB 03 la banca deve determinare l'avente diritto economico 
usando la diligenza richiesta dalle circostanze. Quando sussistono dubbi sul fatto 
che il contraente coincida con l'avente diritto economico, le banche devono 
esigere dal contraente una dichiarazione scritta, per mezzo del formulario A, con 
la quale egli attesti chi sia l'avente diritto economico. Analogamente, l'art. 4 cpv. 1 

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lett. a LRD statuisce altresì che l'intermediario finanziario deve richiedere alla 
controparte una dichiarazione scritta indicante l'avente economicamente diritto, se 
non c'è identità tra la controparte e l'avente diritto economico o se sussistono 
dubbi in merito. Sussistono dubbi e deve essere pretesa la compilazione del 
formulario A segnatamente nel caso in cui venga rilasciata procura in favore di 
una persona la quale, manifestamente, non ha rapporti sufficientemente stretti con 
il contraente oppure quando la banca rilevi, nel corso del rapporto con il cliente, 
delle circostanze insolite (art. 3 cpv. 1 CDB 03 in combinato disposto con la n. 25 
cpv. 2 lemmi 1 e 3 CDB 03). Altrimenti la banca è legittimata a presumere che il 
contraente coincida con l'avente diritto economico (n. 25 cpv. 1 CDB 03). In 
generale si può partire dal presupposto che esista una relazione stretta se il 
cliente esprime una corrispondente spiegazione. I requisiti per l'identificazione 
variano però a dipendenza della situazione (cfr. BARBARA BRÜHWILER/KATHRIN 
HEIM, op. cit., n. 6 pag. 110). Anche se il contraente è già stato identificato, 
occorre ripetere la procedura d'identificazione quando nel corso delle relazioni 
d'affari sorgono dubbi: riguardanti l'esattezza delle indicazioni date sull'identità del 
contraente, se il contraente sia lui stesso l'avente diritto economico, o se la 
dichiarazione riguardante l'avente diritto economico corrisponda alla realtà (art. 6 
cpv. 1 lemma 1 CDB 03). Va inoltre osservato che il procuratore non soggiace a 
un'identificazione ufficiale – anche se egli può disporre autonomamente della 
relazione di clientela del contraente –, poiché non è parte contraente della 
relazione tra banca e cliente. Per motivi di diritto civile però, proseguono le 
commentatrici della CDB 03, si imporrebbe invece ovviamente perlomeno di 
verificare la legittimità anche di queste persone (cfr. BARBARA BRÜHWILER/KATHRIN 
HEIM, op. cit., n. 6 pag. 13). Va infine definita la posizione giuridica del procuratore 
alla stregua della CDB 03, onde poter giudicare gli obblighi d'identificazione. 
L'avente diritto economico è colui che, di fatto, può disporre dei valori patrimoniali 
ed è la persona a cui tali valori appartengono dal punto di vista economico (DTF 
125 IV 139 consid. 3.c). In egli risiedono la possibilità nonché la volontà di dominio 
sugli averi deposti in banca. Costui va distinto dal concetto di 'contraente' oppure 
'cliente', il quale è la parte contraente di una banca nel contesto di un negozio 
finanziario. Questa terminologia non va confusa con il potere di rappresentanza 
del procuratore. Quest'ultimo difatti è legittimato a effettuare liberamente delle 
operazioni concernenti i beni della relazione bancaria del mandante, tuttavia 
soltanto a nome e per conto del contraente titolare del conto. Nel caso che qui ci 
occupa X._____ è il cliente/contraente nonché avente diritto economico della 
relazione bancaria in discussione, mentre il 'falso Z._____' è il preteso 
procuratore. 

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5.5.3. Come si è dovuto costatare, nell'occorrenza non è provato cos'abbiano fatto 
in concreto B._____ e A._____. In base alle risultanze dell'apprezzamento delle 
prove si è concluso sopra già che il comportamento delle impiegate della 
convenuta, sotto un'ottica generale, non è stato particolarmente diligente. A 
maggior ragione si deve giudicare qui come gravemente negligente l'agire della 
banca, tenuta questa a garantire un procedere ben più cauto sotto l'aspetto di 
diligenza che una persona qualsiasi che prenda in consegna del denaro 
nell'ambito di un semplice contratto di prestito fra privati, in particolare