# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 29f029cb-1da0-542c-9feb-38e4b096556a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.07.2008 32.2007.149
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-149_2008-07-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.149

   

  FS

  	
  Lugano

  30 luglio
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 aprile 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 3 aprile 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, nel mese di luglio 2005 ha inoltrato una richiesta di
prestazioni AI per adulti in quanto affetta da “(…) allergia al nikel – patologia
renale – patologia cardiaca – edema diffuso (…)” (doc. AI 1/1-7).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici del caso – tra cui una perizia psichiatrica e una
dermatologica –, con decisione 3 aprile 2007 (doc. AI 33/1-2), preavvisata con
progetto 26 febbraio 2007 (doc. AI 32/1-2), l’Ufficio AI ha negato il diritto a
prestazioni.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata da RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale il dr. __________ ha sostenuto che:

 

" 
(…)

-    La vostra decisione non è motivata;

-    L’esito degli accertamenti non è apprezzabile sul
piano sia formale che sostanziale;

-    Il quadro clinico di cui soffre la mia paziente
non le permette di esercitare alcuna attività lavorativa;

-    Si ribadisce e si specifica il quadro clinico
caratterizzato da un disturbo psicopatologico complesso nel quale si affianca
un disturbo di somatizzazione importante e un disturbo psicotico cronico con
complesso disturbo della personalità.

     La cronicità del quadro clinico e del suo decorso,
nonché della prognosi, ne fanno una situazione clinica, psicosociale e
sociopsichiatrica estremamente seria ed impegnativa sotto tutti i punti di
vista.

     Non mi è assolutamente possibile comprendere il
Vostro punto di vista e la Vostra decisione nella fattispecie.

     Vi chiedo pertanto di voler rivedere le Vostre
decisioni alla luce di quanto sopra. Sono a disposizione per qualsiasi
informazione e per un incontro alfine di chiarire i punti ancora oscuri o
incerti.

(…)." (doc. AI 34/1)

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha confermato la propria decisione e – dopo
aver rilevato come al progetto di decisione, fondato sulle perizie
specialistiche psichiatrica e dermatologica e sui preavvisi del medico SMR, non
sono state presentate osservazioni –, in particolare, ha osservato che “(…)
contro questa decisione […] si è opposto il dr. __________ il quale, senza aver
mai chiesto l’invio dell’incarto completo all’UAI, ha contestato l’accertamento
medico effettuato dall’Amministrazione non portando però alcun elemento nuovo
ed oggettivo capace di giustificare una differente valutazione medica rispetto
a quella già effettuata dai medici specializzati considerati dall’UAI nella
propria decisione. (…)” (V, pag. 2).

 

                               1.5.   Con
scritto 29 maggio 2007 l’assicurata ha trasmesso al TCA la procura conferita al
dr. __________.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D. SA, H 180/06 e H 183/06;
STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato antecedentemente
al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili.
Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al
tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il
diritto a prestazioni ritenendo che il danno alla salute non influisce in alcun
modo sulla capacità lavorativa sia per quanto concerne le attività precedentemente
svolte che per qualsiasi attività adeguata.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.6.   Nel
caso concreto il dr. __________, medico generico del SMR (sul diritto degli
assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008
IV Nr. 13), nelle annotazioni 4 novembre 2005 ha rilevato che:

 

" 
(…)

Assicurata 43.enne, ha svolto in precedenza attività
non qualificate (operaia, donna di pulizie).

 

E’ stata diagnosticata una affezione cutanea, di tipo
eczematoso (in concomitanza con l’uso di sostanze per la pulizia?).

 

Il curante e il dermatologo (che l’ha visitata nel
2003), parlano di “sospetta sindrome psichiatrica”, rispettivamente di “un
certo scompenso psichico con aumento della sintomatologia depressiva e di una
tendenza alla sindrome di conversione”.

 

Non risulta peraltro in trattamento psichiatrico e le
ultime consultazioni del medico di famiglia sono del novembre 04 e del
dermatologo novembre 03. (richiesta luglio 05).

Risulta iscritta alla DISO da marzo 2004 per ricerca al
100%

 

Situazione non chiara, non sappiamo nemmeno se esista
una patologia psichiatrica.

 

Perizia psichiatrica, Dr. __________:

da chiarire dapprima se esiste una patologia
psichiatrica, se sì, bisogna vedere se questa ha un influsso sulla capacità
lavorativa, se c’è come mai non è mai stata trattata? Con un trattamento si può
migliorare il suo stato di salute.

(…)." (doc. AI 14/1)

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del dr. __________ (doc. AI 15/1-2).

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia 7 marzo 2006
(doc. AI 16/1-6) – dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e posto la seguente
diagnosi:

 

" 
4.1 Diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa. Esistenti da quando?

 

-    Dermatite allergica da marzo 2003

 

4.2 Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa.
Esistenti da quando?

 

-    Sindrome mista ansioso-depressiva (ICD10 F 41.2)
di lieve entità

-    Stato dopo cisti sinoviale al polso sinistro

-    Stato dopo litiasi renale

-    Stato dopo conizzazione." (doc. AI 16/5)

 

                                         ha,
in particolare, concluso che:

 

" 
(...)

Dal punto di vista clinico-psichiatrico quanto
attualmente emerso è la presenza di un disturbo ansioso-depressivo di lieve
entità, senza sintomi biologici e chiaramente reattivo ad una situazione dermatologica
la cui genesi ed entità appaiono ancora da definire. La stessa peritanda ha
chiaramente affermato che all’epoca dei citati consulti dermatologici era
certamente in uno stato di sovraccarico psicologico ma dovuto al fatto stesso
che gli stessi controlli clinici non avevano sortito alcun effetto terapeutico.

In conclusione allo stato attuale non è stata
evidenziata alcuna patologia psichiatrica maggiore, nessuna sintomatologia
depressiva grave, alcun disturbo di personalità clinicamente significativo o
una sindrome conversiva associabile a situazioni traumatiche, eventi
intollerabili o relazioni disturbate in concomitanza all’esordio delle
manifestazioni dermatologiche e tali da compromettere il funzionamento
lavorativo della peritanda.

Va ricordato a tale proposito che ella ha
esplicitamente ammesso che se trovasse un’attività che non la costringa a stare
a contatto con polveri o altre sostanze che le provocano reazioni cutanee non avrebbe
alcuna difficoltà a ricominciare a lavorare e di essere tuttora alla ricerca di
tale soluzione occupazionale.

 

B.        Conseguenze sulla capacità di
lavoro

 

Da un punto di vista psichiatrico non sono state
rilevate menomazioni qualitative e quantitative tali da giustificare una
limitazione della capacità lavorativa della peritanda. E’ pertanto esigibile, a
livello psicologico e mentale, un’attività in misura completa nelle professioni
abitualmente esercitate o in qualsiasi altra occupazione.

 

C.        Conseguenze sulla capacità
d’integrazione

 

Sulla base di quanto precedentemente esposto non
occorre effettuare provvedimenti di integrazione.

(…)." (doc. AI 16/5-6)

 

                                         Nelle
annotazioni 9 giugno 2006 (doc. AI 22/1) il dr. __________ ha osservato:

 

" 
(…)

L’Assicurata è
stata esaminata dal punto di vista psichiatrico (Perizia dr. __________ 07.03.2006),
visto il rapporto del curante dr. __________, che asseriva una sospetta
sindrome psichiatrica.

Il medico non vedeva peraltro l’A. da 9 mesi.

Non è stata constatata una patologia con influsso sulla
CL.

 

Rimane ora da valutare la parte Dermatologica: in base
al rapporto del dermatologo, che aveva visto l’A. nel 2003 e poi non l’aveva
più avuta in cura, NON è possibile dare limiti funzionali: L’A. presentava
delle allergie al Nickel e al Dodecigallato (conservante alimentare). Inoltre
era presente una diminuita resistenza alcalina della pelle.

 

Va esaminata l’evoluzione.

 

Indicata perizia dermatologica: dr.ssa __________, __________

(…)." (doc. AI 22/1)

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura della dr.ssa __________ (doc. AI
23/1-2).

                                         La
dr.ssa __________, FMH in dermatologia e venerologia, nella perizia 3 novembre
2006 (doc. AI 26/1-2) – dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e posta
la seguente diagnosi: “(…) il quadro clinico evoca in primo luogo una prurigine
nodulare. Quest’affezione non ha un’origine conosciuta. Colpisce soprattutto
donne attorno ai 40 anni di età. Può essere legata a disturbi endocrini o metabolici
(non presenti nel nostro caso) o a sovraccarico psichico, ma non è direttamente
legata ad una patologia psichica specifica (…)” (doc. AI 26/1) – ha espresso la
seguente valutazione e prognosi:

 

" 
(…)

Si tratta di un’affezione cronica e difficilmente
guaribile l’anamnesi della signora RI 1 lo conferma. Il prurito è intenso e
regredisce soltanto quando le efflorescenze vengono escoriate, il che porta ad
un circolo vizioso nel quale lo stato della pelle non fa che peggiorare.

La terapia prescritta era composta da pomate anti
infiammatorie e da una cura per os con Sinquan 10 mg 2x/g. Si tratta di un
antidepressivo con effetto sul prurito o sulle dermatosi pruriginose.

Anche in questo caso la terapia per os è stata d’aiuto:
la pelle è più calma e la signora RI 1 sostiene di sentirsi meglio.

 

B.1

      a)  La signora RI 1 si sente
scoraggiata ma non ha un’impostazione negativa nei confronti del suo disturbo
cutaneo.

 

     b)   la malattia cutanea presentata
dalla paziente non rappresenta una menomazione fisica che le impedisce
un’attività lavorativa.

 

     c)   le zone particolarmente colpite il
cui aspetto è certamente poco estetico, sono generalmente coperte dagli
indumenti.

 

B.2

 

Per quanto concerne la malattia cutanea,
l’attività lavorativa può essere effettuata se non vi è esposizione alle
sostanze a cui la signora RI 1 è allergica (nichelio, dodecigallato) e a sostanze
irritanti.

 

C.

Un lavoro che le permettesse di coltivare
contatti sociali e sentirsi utile sarebbe certamente auspicabile. Da evitare,
come segnalato sopra, il contatto con le sostanze a cui è sensibilizzata.

(…)." (doc. AI 26/2)

 

                               2.7.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti,
i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.C., I
355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa
con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui è giunto l’Ufficio AI sulla base
delle risultanze della perizia psichiatrica a cura del dr. __________ e di
quella dermatologica della Dr.ssa __________.

 

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto dermatologico la capacità lavorativa in un’attività
adeguata attestata dalla dr.ssa __________ non é stata contestata e nemmeno è
stato prodotto alcun certificato medico specialistico che riconoscesse
un’incapacità lavorativa riconducibile a questa patologia.

                                         Al
riguardo occorre ricordare che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse
ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della
disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare
le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Dal
punto di vista psichiatrico l’assicurata è stata peritata dal dr. __________
che non ha riscontrato alcuna diagnosi di questa natura atta a giustificare
un’incapacità lavorativa.

                                         La
perizia 7 marzo 2006 del dr. __________ (doc. AI 16/1-6) non è stata validamente
contestata e alla stessa va riconosciuta forza probatoria piena.

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo al certificato 19
ottobre 2006 rilasciato dal RA 1 nel quale in modo del tutto generico e senza
documentare è solamente attestato che l’assicurata “(…) è in cura dal 28.8.2006
per una problematica ansioso-depressiva con importanti somatizzazioni che
limitano la capacità lavorativa in modo importante.” (doc. AI 25/1).

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, nel rapporto medico 27 novembre 2006 (doc. AI
28/1-2) – posta la diagnosi principale di “(…) affezione cutanea compatibile in
primo luogo con: prurigine nodulare (…)” e, senza influsso sulla capacità
lavorativa, di “(…) sindrome mista ansioso-depressiva di lieve entità ICD10 F
41.2 (…)”, ritenuti i seguenti limiti funzionali: “(…) non adatte attività a
contatto con Nichelio e dodecigallato (sostanza conservante usata
nell’industria alimentare (E312) e cosmetica). In altre attività non vi è
limitazione. (…)” e considerata una incapacità lavorativa dello 0% quale “(…)
operaia non a contatto con le sostanze date (…)” e quale “(…) ausiliaria casa
anziani (…)” – ha concluso che “(…) l’A. è stata esaminata dettagliatamente dal
punto di vista psichiatrico mediante perizia in marzo 2006 e non era
giustificata una IL. Va quindi mantenuta la conclusione cui è giunto il dr. __________.
(…)”.

 

                                         Va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne
saurait certes mettre sur le
même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de
l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance
à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et
un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie
pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins
traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une
nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste,
aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,
consid. 3.2)

 

                                         Anche
con il ricorso, il dr. __________, non contesta puntualmente la perizia del dr.
__________ limitandosi a sostenere che la decisione dell’Ufficio AI non sarebbe
motivata e, senza tuttavia motivare e documentare, conclude in modo del tutto
generico che “(…) il quadro clinico di cui soffre la mia paziente non le permette
di esercitare alcuna attività lavorativa. (…)” (doc. AI 34/1).

 

                                         In
simili circostanze, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze della
perizia psichiatrica 7 marzo 2006 (doc. AI 16/1-6) e di quella dermatologica 3
novembre 2006 (doc. AI 26/1-2), è da ritenere dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360, 125 V 195
consid. 2 e i riferimenti ivi citati), che l'assicurata,
se non è esposta alle sostanze a cui è allergica, è abile al lavoro al 100%
tanto nella sue precedenti attività svolte quanto in attività adeguate.

 

                                         Di
conseguenza la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti