# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1e65d8da-017e-5c74-a0ea-1848d060520b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.06.2024 D-2336/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2336-2024_2024-06-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2336/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Susanne Bolz-Reimann;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

rappresentato da Ali Tüm,  

(…) 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM dell’11 aprile 2024 / N (…). 

 

 

 

D-2336/2024 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, l’(…) ottobre 2023, ha presentato una domanda d’asilo 

in Svizzera.  

A.b Interrogato nel corso di un’audizione tenutasi il (…) marzo 2024 circa i 

motivi che lo avrebbero condotto all’espatrio dalla Turchia il (…), il richie-

dente ha in sostanza dichiarato, che per la sua identità politica, egli 

avrebbe preso ad esempio il fratello maggiore, B._______, che ora vi-

vrebbe a C._______ con la moglie (cfr. dossier della SEM N […]), il quale 

sarebbe stato condannato a (…) anni di carcerazione che avrebbe espiato 

fino al mese di (…). Nel (…) egli avrebbe così partecipato ai lavori per le 

elezioni nella sede del partito HDP del distretto di D._______. A causa della 

sua frequentazione di tale partito, degli appartenenti della tribù 

“E._______”, avrebbero detto alla madre che viveva nel villaggio, che egli 

doveva stare lontano da questo partito. Per questo motivo, la sua famiglia 

non lo avrebbe lasciato andare a vivere da solo a D._______ tra il (…) ed 

il (…), ma si sarebbe trasferito presso la sorella maggiore a F._______ per 

(…). Nel (…) egli non avrebbe voluto prestare il servizio militare, e sarebbe 

quindi considerato renitente. Nel (…), lui con un amico, sarebbero stati fer-

mati per un controllo della loro identità ed il rilevamento delle loro generalità 

da parte di poliziotti in borghese. Durante le elezioni del mese di (…) del 

(…), (…) persone della tribù E._______ si sarebbero presentate a casa 

loro, intimando loro di votare il loro candidato. Tuttavia, egli avrebbe ribat-

tuto: “Mio fratello maggiore è rimasto in carcere per (…) anni e il figlio di 

mio zio materno ha aderito al (…) nel (…) ed è stato catturato nel (…) nella 

provincia di (…) ed è stato condannato a (…) anni di carcerazione, noi 

siamo una famiglia politica, non vi votiamo, votiamo solamente il nostro 

partito.” Una delle persone presentatesi alla porta di casa loro, gli avrebbe 

allora detto: “Mi sa che vuoi vivere il destino di tuo fratello maggiore e di 

tuo cugino, ci vediamo dopo le elezioni”. In seguito, queste persone, che 

erano loro vicini di casa, avrebbero sparato dei colpi in aria con armi da 

fuoco dalla loro abitazione. Il richiedente e la madre, avrebbero avuto 

paura. A seguito delle elezioni sarebbero iniziate le operazioni a 

F._______, D._______ e G._______, nei confronti di persone che avevano 

partecipato ai lavori del loro partito, egli si sarebbe inoltre trasferito da un 

amico a H._______ fino a circa la metà del mese di (…). Temendo che 

succedesse qualcosa anche a lui, egli avrebbe quindi deciso di partire, 

espatriando legalmente, via aerea, verso la I._______. Dopo il suo espa-

trio, egli avrebbe continuato a fare delle condivisioni politiche sui social me-

dia, ed a causa di ciò sarebbero state avviate tre procedure d’inchiesta nei 

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suoi confronti per reato di propaganda e di offesa al presidente, di cui due 

sarebbero ancora pendenti. Inoltre, (…) giorni dopo la sua partenza dal 

Paese d’origine, la polizia si sarebbe presentata a casa sua. A causa di tali 

procedure, egli teme di rientrare in Turchia, poiché all’aeroporto lo arreste-

rebbero e verrebbe incarcerato.  

A supporto della sua identità e delle sue dichiarazioni, egli ha prodotto l’ori-

ginale della sua carta d’identità; diversa documentazione attestante le pro-

cedure d’indagine aperte a suo carico in copia (cfr. nell’elenco dei mezzi di 

prova della SEM [di seguito: MdP] catalogati dal n. 1 al n. 20); copia di una 

schermata video del sito (…); uno scritto del 6 marzo 2024 del fratello 

dell’interessato alla SEM, nonché corrispondenza dell’avvocato del fratello 

del richiedente alla SEM in copia. 

A.c Il 10 aprile 2024, l’interessato ha presentato il parere al progetto di de-

cisione negativo dell’autorità inferiore del 9 aprile 2024. 

B.  

Con decisione dell’11 aprile 2024 – notificata il medesimo giorno (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-27/1) dove è stata pure sottoscritta dal richiedente la 

cessazione del mandato di rappresentanza legale con la Protezione giuri-

dica che lo patrocinava fino ad allora (cfr. n. 28/1) – la SEM non ha ricono-

sciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda 

d’asilo, nonché ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera e l’ese-

cuzione della medesima misura. 

C.  

L’interessato ha impugnato la succitata decisione con ricorso del 

17 aprile 2024, in lingua tedesca (inoltrato il 17 aprile 2024 via IncaMail, 

senza firma elettronica valida, ed inviato in originale con sottoscrizione del 

medesimo il 18 aprile 2024; cfr. risultanze processuali), dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), proponendone l’annulla-

mento ed in via principale chiedendo il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell’asilo, nonché la constatazione dei fatti giuridi-

camente rilevanti. A titolo eventuale ha invece postulato la restituzione de-

gli atti di causa all’autorità inferiore per nuova valutazione. Contestual-

mente, ha presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. Al ri-

corso, egli ha annesso quale nuovo documento, la procura del suo attuale 

rappresentante legale.  

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D.  

Tramite lo scritto del 24 aprile 2024, il ricorrente ha prodotto copia dello 

scritto del suo presunto avvocato turco J._______ del 14 aprile 2024 con 

la traduzione in tedesco. 

E.  

Con decisione incidentale del 15 maggio 2024, il Tribunale ha statuito che 

il procedimento si svolge in italiano, che il ricorrente è autorizzato a sog-

giornare in Svizzera fino a conclusione della procedura, nonché ha respinto 

l’istanza di assistenza giudiziaria parziale dell’insorgente, invitandolo a ver-

sare, entro il 27 maggio 2024, un anticipo sulle presumibili spese proces-

suali di CHF 750.–, con comminatoria d’inammissibilità del ricorso in caso 

d’inosservanza. Anticipo che è stato corrisposto tempestivamente dal ricor-

rente in data 21 maggio 2024. 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31), non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso, presentato contro una decisione in materia di asilo della SEM 

(art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è tempestivo (art. 108 cpv. 1 LAsi) ed 

è ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c PA e art. 52 

cpv. 1 PA, avendo del resto l’insorgente versato tempestivamente l’anticipo 

spese richiesto dal Tribunale con decisione incidentale del 15 mag-

gio 2024. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

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3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 

LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio degli scritti. 

4.  

4.1 Nella sua decisione, l’autorità sindacata ha dapprima osservato che, 

circa i mandati di accompagnamento coattivo inoltrati dal ricorrente, gli 

stessi non presenterebbero alcuna indicazione di natura materiale o carat-

teristica di sicurezza verificabile e si limiterebbero a riprendere degli ele-

menti di composizione standard. Gli stessi sarebbero quindi facilmente fal-

sificabili ed avrebbero quindi soltanto un valore probatorio ridotto. Per di 

più, essendo risaputo che in Turchia documenti simili sarebbero pure facil-

mente acquistabili, apparirebbe superfluo esaminare l’autenticità dei mezzi 

di prova presentati dall’interessato, e la stessa questione potrebbe rima-

nere aperta, anche per quanto verrebbe motivato successivamente. Infatti, 

proseguendo nella sua analisi, la SEM ha ritenuto come dai mezzi di prova 

presentati si evincerebbe che nei confronti dell’insorgente vi sarebbero in 

corso delle procedure d’inchiesta fondate sull’art. 299 del Codice penale 

turco e sull’art. 7 cpv. 2 della Legge antiterrorismo, come altresì egli sa-

rebbe l’oggetto di due mandati d’accompagnamento coattivo. Tuttavia, nei 

suoi confronti emergerebbe pure dalla documentazione presentata, come 

non sarebbe stata intrapresa alcuna azione legale. A tali condizioni ed a 

questo stadio, non sarebbe pertanto possibile stabilire se, al termine delle 

inchieste, egli sarà incriminato, portato davanti ad un tribunale o successi-

vamente condannato per un motivo determinante ai sensi dell’asilo. Inoltre, 

i reati di cui egli è accusato non rientrerebbero nella categoria di quelli che 

giustificherebbero la detenzione, motivo per il quale sarebbe improbabile 

che egli, dopo l’interrogatorio, venga incarcerato. Inoltre, dagli atti all’in-

carto si desumerebbe che le accuse mosse nei suoi confronti non sareb-

bero manifestamente infondate, essendo che le sue pubblicazioni sui so-

cial media sarebbero effettivamente diffamatorie. Pertanto, l’avvio di pro-

cedure penali nei suoi confronti, sarebbe da considerare come legittimo in 

base allo Stato di diritto. Infine, neppure le sue attività a favore del partito 

HDP, ed i precedenti penali del fratello B._______, farebbero presagire che 

egli rischi di subire una persecuzione determinante per il riconoscimento 

della qualità di rifugiato. In un passo successivo l’autorità inferiore ha con-

siderato come irrilevanti, ai sensi dell’asilo, anche le problematiche che l’in-

sorgente avrebbe riscontrato con alcuni membri della tribù E._______ non-

ché i suoi asserti circa il timore di subire persecuzioni a causa della sua 

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renitenza alla leva. Da ultimo, neppure il suo parere conterrebbe degli ele-

menti che modificherebbero le predette conclusioni della SEM. 

4.2 Dal canto suo, l’insorgente nel suo memoriale ricorsuale, ritiene in 

primo luogo e contrariamente a quanto esposto nel provvedimento impu-

gnato, che gli ordini di accompagnamento da lui presentati come mezzi di 

prova, conterrebbero ogni sorta di elemento materiale e di sicurezza che si 

potrebbe esaminare, ad esempio il codice QR, che proverebbe che questi 

non sarebbero facilmente falsificabili ed atti ad attestare fatti determinanti 

in materia d’asilo. In secondo luogo, con verosimiglianza preponderante, 

egli rischierebbe nel caso di un suo ritorno in Turchia, di entrare nel mirino 

delle autorità turche. Invero, egli proverrebbe da una famiglia esposta po-

liticamente sulla quale per lo meno graverebbe il sospetto da parte di que-

ste ultime, di sostenere ideologicamente le idee del PKK (Partito dei Lavo-

ratori del Kurdistan); sospetto che ricadrebbe anche sul ricorrente, che sa-

rebbe visto come sostenitore politico contro il regime turco. A tal proposito, 

egli avrebbe già subito delle molestie da parte delle autorità. Inoltre, an-

drebbe tenuto conto per la valutazione di una persecuzione futura per il 

ricorrente, anche della situazione che si sarebbe delineata negli ultimi anni 

in Turchia, con un deterioramento significativo dei diritti dell’uomo nonché 

delle migliaia di arresti di curdi politicamente attivi, che implementerebbero 

ulteriormente il suo rischio di persecuzione. A tali condizioni, il ricorrente 

già al momento del suo espatrio, avrebbe avuto il timore fondato di subire 

delle persecuzioni determinanti ai sensi dell’asilo. Proseguendo, l’insor-

gente censura le conclusioni a cui giunge l’autorità inferiore riguardo alla 

situazione presente in Turchia, dove in particolare non ci si potrebbe atten-

dere un processo equo da parte delle autorità, anche nei suoi confronti, 

come peraltro sarebbe successo a due eminenti esponenti del partito HDP 

(Partito Democratico dei Popoli). Inoltre, non potrebbe essere seguita la 

valutazione che il ricorrente non sarebbe ricercato in Turchia, in quanto vi 

sarebbe la certezza che per lui sia stata redatta una scheda-dati (“ein Da-

tenblatt”) che lo catalogherebbe come persona politicamente scomoda 

(“als politisch unbequeme Person”, cfr. pag. 14 del ricorso). Anche “solo” a 

causa di una schedatura locale, l’insorgente nutrirebbe il timore fondato di 

subire delle persecuzioni da parte delle autorità turche. Peraltro, non corri-

sponderebbe al vero che egli non avrebbe già subito degli svantaggi in 

patria, in quanto la polizia avrebbe già compiuto diverse incursioni (“Raz-

zien”) presso il suo domicilio dopo il suo espatrio. Altresì, poiché l’indipen-

denza della giustizia in Turchia non esisterebbe più, sarebbe limpido che 

in caso di ritorno, il ricorrente rischierebbe, in un processo-farsa, di essere 

condannato ad una pena molto elevata, soltanto poiché egli avrebbe eser-

citato il suo diritto d’espressione nei social media, con dei posts, dei 

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commenti e dei collegamenti, che sarebbero classificati come estrema-

mente pericolosi dalle autorità di perseguimento penale turche. Tale con-

clusione sarebbe maggiormente supportata dal fatto che l’insorgente 

avrebbe già dei precedenti penali e sarebbe già conosciuto dalle autorità 

del suo Paese. La pena di diversi anni che rischierebbe di subire il ricor-

rente, sarebbe peraltro da ritenere come rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

Inoltre, vi sarebbero indizi che lascerebbero presagire che le autorità di 

perseguimento penale, avrebbero rilasciato nei suoi confronti degli ordini 

d’arresto. In tal senso, il rischio che egli al suo ritorno in Turchia venga 

arrestato, sarebbe maggiorato. Inoltre sarebbe molto probabile che nei 

suoi confronti sia pure stata presentata un’accusa. Altresì, a causa della 

situazione vigente nel suo Paese d’origine, egli rischierebbe anche nell’am-

bito della procedura d’inchiesta di polizia di subire maltrattamenti. Da ul-

timo, egli non beneficerebbe di alcuna possibilità di fuga interna nel Paese. 

5.  

Innanzitutto, circa la conclusione eventuale nel ricorso di rinvio degli atti 

alla SEM per nuova valutazione, la stessa non è stata in alcun modo moti-

vata nel gravame, salvo presentare una generica censura che l’autorità in-

feriore non avrebbe tenuto conto di dichiarazioni fondamentali del ricor-

rente (cfr. pag. 13 del ricorso), che non è però stata sostanziata oltre. Per-

tanto, e per i motivi che verranno esposti di seguito, non ravvedendo il Tri-

bunale agli atti alcun motivo per una cassazione della decisione avversata, 

la suddetta conclusione ricorsuale viene totalmente respinta. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a 

persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il 

diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 LAsi). 

6.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi, sono pregiudizi seri se-

gnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insop-

portabile. 

6.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

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rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

7.  

7.1 A seguito di un attento esame degli atti all’incarto, il Tribunale giunge 

alla conclusione che è a giusto titolo che la SEM ha considerato irrilevanti 

le allegazioni del ricorrente. L’autorità inferiore ha difatti in modo chiaro, 

sufficiente e corretto, motivato nella decisione avversata, perché le dichia-

razioni dell’insorgente e i suoi mezzi di prova non fossero atti ad adempiere 

alle condizioni per il riconoscimento della qualità di rifugiato. Motivi per i 

quali, per evitare ripetizioni inutili, si rinvia dapprima su tale punto alle per-

tinenti considerazioni dell’autorità inferiore, contenute nel provvedimento 

impugnato e riassunto sopra al consid. 4.2, con le aggiunte che seguono. 

7.2 Riguardo all’autenticità della documentazione presentata dall’insor-

gente dinanzi all’autorità inferiore per attestare delle procedure d’inchiesta 

aperte a suo nome, tale questione può rimanere aperta, in quanto dagli atti 

non si rileva alcun indizio che il ricorrente correrebbe il rischio di subire una 

persecuzione ai sensi del diritto d’asilo per i procedimenti d’inchiesta aperti 

nei suoi confronti per reati di diritto comune (si veda per la nozione di per-

secuzione in questi casi, le possibili sue tre costellazioni nella 

DTAF 2014/28 consid. 8.3.1; sentenze del Tribunale E-2549/2021 del 

5 settembre 2023 consid. 6.2, E-3593/2021 dell’8 giugno 2023 con-

sid. 5.2). Invero, in casi analoghi di apertura di procedimenti penali in Tur-

chia, il Tribunale si è già espresso nel senso che, questi vengono spesso 

aperti in numero elevato, ma altrettanto spesso vengono interrotti. Ne è 

dimostrativo il fatto che, come dall’insorgente asserito, anche nei suoi con-

fronti un procedimento d’inchiesta che sarebbe stato aperto per denigra-

zione della nazione turca dello Stato della Repubblica della Turchia, del 

governo della Repubblica della Turchia e degli organi giudiziari statali, sa-

rebbe stato deciso il non luogo a procedere (cfr. n. 22/15, D46, pag. 8). Per 

questi motivi, anche nel caso in cui fosse stato avviato un procedimento 

penale nei confronti del ricorrente o fosse stata presentata un’accusa – pe-

raltro asserti ricorsuali che non sono stati sostanziati né provati in alcun 

modo (cfr. ricorso, p.to 4.6, pag. 16 seg.), e per questo già di per sé opina-

bili e da classare come inverosimili – non si può presumere, senza ulteriori 

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elementi circostanziati, che egli verrà effettivamente in seguito condannato 

e, nel complesso, neppure che vi sia un’attuale rilevanza ai sensi dell’asilo 

(cfr. sentenza del Tribunale E-1422/2024 del 13 maggio 2024 consid. 7.2 

con ulteriore rif. cit.). Altresì, per quanto attiene allo scritto del supposto 

avvocato turco del ricorrente del 14 aprile 2024, che attesterebbe di tre in-

chieste giudiziarie aperte nei confronti dell’insorgente, in particolare di un 

ordine d’arresto emesso dal giudice di pace per il reato di propaganda per 

un’organizzazione terroristica, si rileva come lo stesso non è atto a provare 

quanto precede, in quanto la possibilità che si tratti di uno scritto di com-

piacenza è elevato. Inoltre si denoti come il medesimo, si concentra unica-

mente sulla procedura d’inchiesta aperta per propaganda per un’organiz-

zazione terroristica, ma dello stato in cui si troverebbero le altre due inchie-

ste aperte a nome del ricorrente per le sue condivisioni nei social media, 

non aggiunga alcunché di concreto. Peraltro, come già sopra visto, il ricor-

rente stesso ha dichiarato che per il reato di denigrazione della nazione 

turca contro diversi organi statali, il Ministero della giustizia, dopo ricorso 

del suo avvocato turco, avrebbe deciso il non luogo a procedere; e quindi 

che di fatto vi sarebbero unicamente due procedure d’inchiesta aperte an-

cora a suo nome per il reato di propaganda all’organizzazione terroristica 

PKK e per offesa al Presidente della repubblica (cfr. n. 22/15, D46 segg., 

pag. 8), ciò che si scontrerebbe parzialmente con quanto affermato nello 

scritto dal suo avvocato turco e quanto asserito pure nel suo scritto del 

24 aprile 2024. Pertanto, alla missiva dell’avvocato turco del ricorrente, 

non può essere riconosciuto che un basso valore probatorio.  

7.3  

7.3.1 Proseguendo nell’analisi, come a ragione sostenuto dalla SEM nella 

decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 6), le due procedure aperte nei con-

fronti del ricorrente, si trovano unicamente nella loro fase d’inchiesta rispet-

tivamente in istruttoria, con l’emissione di due ordini d’accompagnamento 

coattivo con lo scopo d’interrogarlo per i reati di propaganda all’organizza-

zione terroristica e per offesa al Presidente della Repubblica turca (cfr. MdP 

n. 10 e n. 20), a causa delle dichiarate condivisioni che egli avrebbe fatto 

dopo il suo espatrio (cfr. anche in merito i MdP n. 1 e n. 3). Riguardo all’at-

tuale stadio della procedura d’inchiesta, non v’è però alcun indizio che sup-

porti la tesi che le autorità turche proseguiranno la procedura aperta con 

un’imputazione rispettivamente con una condanna, così come, di conse-

guenza quale sarà il loro contenuto (cfr. nello stesso senso la sentenza del 

Tribunale D-19/2024 del 27 marzo 2024 consid. 6.3). Peraltro l’insorgente, 

al contrario di quanto sostenuto a torto e senza alcun elemento di qualsi-

voglia sostanza nel ricorso (cfr. p.to 4.5, pag. 15), non risulta avere dei pre-

cedenti penali (cfr. n. 22/15, D60 seg., pag. 10), e quindi le autorità turche, 

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nel caso dovessero effettivamente procedere nei suoi confronti, lo tratte-

rebbero quale autore al suo primo reato. Pertanto, non si può partire dal 

presupposto che al ricorrente verrebbe inflitta una pena detentiva senza 

condizionale di diversi anni, come preteso invece in modo non sostanziato 

dall’insorgente nel ricorso (cfr. p.to 4.5, pag. 15). Piuttosto, con verosimi-

glianza preponderante, secondo la prassi dei tribunali turchi, un’eventuale 

pena detentiva nei suoi confronti, dovrebbe essere pronunciata con la so-

spensione condizionale (cfr. art. 51 del Codice penale turco) o la sentenza 

essere rimandata (cfr. art. 231 cpv. 5 del Codice di procedura penale turco; 

cfr. sentenze del Tribunale E-1422/2024 del 13 maggio 2024 consid. 7.3, 

D-224/2023 del 3 maggio 2024 consid. 6.3.3, E-3593/2021 dell’8 giu-

gno 2023 consid. 6.3.6). Anche le supposte incursioni della polizia turca al 

domicilio famigliare dopo il suo espatrio, non modificano in alcun modo tale 

apprezzamento. Difatti, le stesse non sono in alcun modo circostanziate da 

elementi concreti che ne supporterebbero la verosimiglianza (cfr. n. 22/15, 

D44, pag. 8), ed in quanto riportate da terze persone, risultano essere 

eventi già di per sé opinabili (cfr. anche la sentenza del Tribunale  

E-801/2015 del 6 ottobre 2017 consid. 3.7 che richiama il principio se-

condo il quale il fatto di aver appreso da terzi che si è ricercati non è suffi-

ciente a stabilire un fondato timore di persecuzioni). Inoltre egli non ha ri-

portato di ulteriori conseguenze concrete che tali incursioni avrebbero 

avuto nei suoi confronti rispettivamente in quelli dei suoi famigliari. Altresì, 

per quanto attiene all’esistenza di una scheda-dati (“Datenblatt”) che lo ca-

talogherebbe come persona politicamente scomoda (cfr. pag. 14 del ri-

corso), o di una schedatura locale (cfr. pag. 14 del ricorso), risultano essere 

degli asserti del ricorrente non supportati da alcun elemento concreto o 

probante. Gli stessi sono quindi da qualificare come inverosimili. 

7.3.2 In tale contesto, v’è inoltre luogo di rammentare che la sola possibilità 

teorica di essere giudicato, come è il caso dell’insorgente al contrario di 

quanto da lui sostenuto nel ricorso senza alcun elemento di qualsivoglia 

sostanza e concretezza, non è sufficiente per riconoscergli una rilevanza 

ai sensi del riconoscimento della qualità di rifugiato, in quanto è necessario 

che sussista l’elevata possibilità, ed in un prossimo futuro, di subire dei seri 

pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1422/2024 

succitata consid. 7.3).  

7.3.2.1 Invero, egli non presenta alcun profilo politico particolare. Difatti, al 

contrario di quanto da egli sostenuto in modo incoerente nel suo ricorso, 

nell’audizione sui motivi d’asilo, aveva asserito di non avere mai riscontrato 

alcuna problematica a causa delle sue condivisioni prima del suo espatrio 

da parte delle autorità del suo Paese d’origine (cfr. n. 22/15, D43 segg., 

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pag. 6 segg.; D55 segg., pag. 9 seg.), né ha mai riferito di concrete pres-

sioni o pregiudizi da parte della polizia, salvo che dei poliziotti in borghese 

in un’occasione avrebbero effettuato un normale controllo d’identità (cfr. 

n. 22/15, D43, pag. 7). Peraltro, la conclusione che egli non temesse al-

cunché da parte delle autorità turche al momento del suo espatrio, è so-

stenuta anche dalla circostanza che egli ha lasciato la Turchia, per via ae-

rea – quindi nel modo più controllato che esista – e legalmente con il suo 

passaporto (cfr. n. 22/15, D30 segg., pag. 4 seg.). Del resto egli, al contra-

rio dei due esponenti del partito HDP citati nel gravame, non risultava né 

membro di tale partito, né esercitava una funzione dirigenziale o di partico-

lare rilievo al suo interno. Invero, egli ha asserito che avrebbe frequentato 

la sezione (…) del partito sia nel distretto di D._______ che in quello di 

K._______, distribuendo giornali e riviste, nonché volantini del partito, ed 

altresì partecipando a titolo volontario ai lavori in vista delle elezioni, an-

dando di casa in casa a chiedere di votare per il partito HDP (cfr. n. 22/15, 

D43, pag. 6 seg.; D80 segg. pag. 12). Inoltre egli, ad esclusione del circo-

scritto unico episodio diretto avuto con un membro della tribù di E._______ 

– che per la sua mancanza d’intensità l’autorità inferiore ha a ragione 

esclusa una sua rilevanza in materia d’asilo (cfr. p.to II/2, pag. 8 della de-

cisione impugnata) – non ha di fatto riportato di nessuna ulteriore proble-

matica concreta con le autorità del suo Paese o con persone terze (cfr. 

n. 22/15, D60 segg., pag. 10). Pertanto non si vede, ora come prima, alcun 

indizio che porti a concludere che egli abbia subito o subirebbe in futuro in 

caso di ritorno in Turchia delle persecuzioni determinanti in materia d’asilo, 

e neppure che egli possa venire arrestato e subire per questo dei tratta-

menti inumani, a causa delle sue precitate attività per il partito HDP o che 

queste ultime acuiscano il suo profilo di rischio di poterne subire in futuro.  

7.3.2.2 Per quanto poi attiene agli asserti ricorsuali che l’insorgente 

avrebbe il timore fondato di subire una persecuzione riflessa, a causa della 

sua famiglia che sarebbe politicamente opposta al regime, occorre rilevare 

quanto segue. Se è vero che il ricorrente ha riferito che il fratello maggiore 

B._______, sarebbe stato condannato ad una pena detentiva di (…) anni, 

espiata, a causa della sua lotta per la libertà e l’indipendenza dei curdi, 

come pure che un cugino materno avrebbe aderito al (…) e sarebbe stato 

condannato ad una pena detentiva di (…) anni di carcerazione (cfr. 

n. 22/15, D43, pag. 6 seg.; cfr. anche per una conferma parziale di tali as-

serti i MdP n. 22 e n. 23); tuttavia né dai suoi asserti né dalla documenta-

zione presentata, risulta che egli o i suoi famigliari abbiano effettivamente 

subito alcunché di concreto a causa di tali loro parenti. Invero, salvo il fatto 

che dei membri della tribù di E._______ non avrebbero voluto bene alla 

loro famiglia e che il fratello maggiore rimanesse nel villaggio dopo il suo 

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espatrio (cfr. n. 22/15, D43 segg., pag. 6 segg.; D70 segg., pag. 11 seg.), 

non sarebbe successo loro nulla di rilevante né da parte delle autorità del 

loro Paese, né da parte di terze persone. Altresì, risulta dalle sue stesse 

dichiarazioni, che i suoi famigliari non avrebbero subito neppure recente-

mente alcuna persecuzione a causa di tali loro parenti, continuando peral-

tro a vivere ai loro rispettivi domicili in Turchia (cfr. n. 22/15, D25 segg., 

pag. 4; D71 segg., pag. 11 seg.). D’altronde, non si ravvisa alcun interesse 

che potrebbero nutrire le autorità turche nel perseguire l’insorgente (anche) 

a causa delle sue relazioni famigliari con i predetti, in quanto l’uno avrebbe 

già completamente espiato la sua condanna, e l’altro sarebbe tutt’ora de-

tenuto in carcere. Pertanto non si ravvede per quale motivo egli dovrebbe 

entrare nel mirino delle autorità turche a causa dei predetti membri fami-

gliari. 

7.4 Visto quanto precede, si può senz’altro concludere che le allegazioni 

ricorsuali dell’insorgente, per la maggior parte del tutto generiche, non sono 

in grado di capovolgere la decisione corretta dell’autorità inferiore. Ciò vale 

anche per i vari e parzialmente ripetitivi rinvii a diverse sentenze del Tribu-

nale, e a vari rapporti, presenti nel ricorso, circa la situazione politica e 

repressiva che sarebbe degenerata in Turchia negli ultimi anni. Riassu-

mendo, il ricorrente non è quindi riuscito a dimostrare o perlomeno a ren-

dere verosimile in modo preponderante di essere esposto, nel caso di un 

suo rientro in Turchia, ed in un prossimo futuro, a dei seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. La SEM ha quindi a ragione negato la qualità di rifugiato al 

ricorrente e respinto la sua domanda d’asilo. 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi, art. 44 LAsi, nonché art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tri-

bunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

9.  

Nel provvedimento impugnato, l’autorità sindacata ha in modo completo e 

corretto esposto i motivi per i quali l’esecuzione dell’allontanamento dell’in-

sorgente risulta essere ammissibile ed esigibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 1–

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3 LStrI (RS 142.20; cfr. p.to III, pag. 9 segg. della decisione impugnata). 

Nel suo ricorso, l’insorgente non apporta con le sue generiche argomenta-

zioni (cfr. p.to 4.5, pag. 12), alcun elemento circostanziato e fondato per 

capovolgere la predetta conclusione della SEM. Pertanto, onde evitare ri-

dondanti ripetizioni, si può senz’altro rinviare alla stessa, essendo unica-

mente aggiunto come anche dal profilo della possibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento non sussistono degli impedimenti, in quanto il ricor-

rente potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio, usando 

della necessaria diligenza (art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 con-

sid. 12). Visto quanto precede, un’ammissione provvisoria del ricorrente, 

non entra in considerazione (art. 83 cpv. 1–4 LStrI). 

10.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata la SEM non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e 

la decisione impugnata confermata. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese 

versato il 21 maggio 2024. 

12.  

La presente decisione non può essere impugnata con ricorso di diritto pub-

blico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF) ed è quindi 

definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 21 mag-

gio 2024. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

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