# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 56431ffc-15ec-5a1c-8026-be76690e7a19
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-03-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.03.2005 35.2004.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-85_2005-03-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.85

   

  mm/ss

  	
  Lugano

  7 marzo 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 ottobre 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2 agosto
  2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 29
dicembre 2002, RI 1 – funzionario presso la Sezione __________ del Dipartimento
__________ e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 -
è rimasto coinvolto in un incidente della circolazione, avvenuto in occasione
di una vacanza a __________.

                                         A seguito
di questo sinistro, egli ha riportato – stando al certificato 15 aprile 2003
della dott.ssa __________ – una frattura del naso (cfr. doc. 2).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’CO 1, il quale gli ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di marzo 2004, l’assicurato ha comunicato all’assicuratore infortuni
di lamentare dei disturbi alla schiena, a suo avviso conseguenza dell’evento
traumatico del dicembre 2002 (cfr. doc. 12).

                                         L’esame
di risonanza magnetica del 2 febbraio 2004 aveva evidenziato la presenza di una
protusione mediana-paramediana a sinistra a livello del disco L4-L5 senza
conflitti radicolari, nonché alterazioni degenerative plurisegmentali (cfr.
doc. 14). 

 

                               1.3.   Con
decisione formale del 7 giugno 2004, l’assicuratore infortuni ha negato la
propria responsabilità in relazione ai disturbi dorsali lamentati da RI 1 (cfr.
doc. 36).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 41),
l’CO 1, in data 2 agosto 2004, ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 52).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 5 ottobre 2004, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1,
ha chiesto che l’Istituto assicuratore venga condannato a corrispondere le
proprie prestazioni per i disturbi alla schiena, argomentando:

 

"  Appare
assolutamente incontestabile ed incontestato il fatto che il ricorrente non
abbia mai sofferto di alcuna problematica né
di dolori alla schiena prima dell'incidente occorsogli nel dicembre del
2002.

Il ricorrente è peraltro sempre
stato attivo in diverse discipline sportive.

 

Questo elemento fattuale, contrariamente a quanto asserito dalla CO 1, deve debitamente
essere tenuto in considerazione nell'esame della causalità di cui alla presente
fattispecie.

 

Infatti, la non esistenza di lastre della colonna
vertebrale del ricorrente antecedenti a
quelle effettuate dopo l'incidente in
oggetto é precisamente riconducibile, a non averne dubbi, al fatto che il ricorrente non aveva mai
presentato una simile sintomatologia in
precedenza.

Ciò è stato altresì chiaramente
affermato dal dr. med. __________ nel suo rapporto medico del 1.09.2004
(cfr. doc. allegato).

 

5.-

Le argomentazioni sulla scorta
delle quali il medico __________, dr. med. __________, rispettivamente la CO 1
di __________ hanno concluso che nella presente fattispecie l'esistenza di un nesso causale naturale ed
adeguato tra l'incidente avvenuto il 29.12.2002 e la sintomatologia algica da allora ed a tutt'oggi accusata dal
ricorrente debba essere negata non trovano alcun fondamento nella realtà
dei fatti.

 

Anzitutto, non si comprende sulla scorta di quali esami
diagnostici il dr. med. __________ abbia potuto
sostenere che "la RMI
evidenzia lievi lesioni degenerative dei dischi L4-L5 che, contrariamente a
quanto sostenuto dal dr. __________, mostrano
una leggera alterazione del segnale nella sequenza T2, nel senso di
un'incipiente disidratazione" (cfr. rapporto medico del dr. med. __________ del 26.07.2004, p.
3, ad diagnosi).

Tanto il dr. med. __________, reumatologo, quanto il dr. med. __________,
neurochirurgo, hanno avuto modo di osservare chiaramente che dalla
documentazione radiologica agli atti non
traspare alcuna alterazione degenerativa della colonna vertebrale, non sussistendo segni di spondilosi o spondilartrosi,
né artrosi delle faccette articolari (cfr.
rapporto medico del dr. med. __________ del 1.09.2004; rapporto medico
del dr. med. __________ del 19.05.2004).

Va quindi rilevato che gli esami diagnostici in questione (radiografia e risonanza magnetica) sono stati eseguiti alla colonna vertebrale lombare del ricorrente, ciò che preclude la
possibilità di visionare la sequenza T2 cui il dr. med. __________ fa
riferimento nel suo rapporto, all'evidente
scopo di supportare la tesi dell'incipiente disidratazione. 

 

Considerato quanto espresso da
due specialisti in materia, si ritiene di dover per lo meno mettere in discussione le considerazioni formulate
a questo proposito dal medico __________, contrariamente a quanto fatto dalla CO 1 ("tutto ben considerato la CO 1 non vede motivo alcuno per mettere in discussione
le chiare e precise conclusioni del medico __________ '; cfr.
decisione impugnata, ad 4, p. 4).

In verità, i rapporti medici del
dr. med. __________ e del dr. med. __________ evidenziano chiaramente che il ricorrente presenta una isolata discopatia,
con una piccola protrusione mediana
L4/L5 e lesione dell'anulo fibroso posteriore, senza segni di una discopatia cronica (cfr.
rapporto medico del dr. med. __________ del 1.09.2004 allegato, p. 1; rapporto medico del dr. med. __________ del
19.05.2004, p. 2).

Entrambi gli specialisti hanno
quindi chiaramente ricondotto tale lieve protrusione mediana e lesione dell'anulo fibroso all'infortunio del
29.12.2002, ritenuto che mai prima di allora il ricorrente aveva
accusato alcun problema alla schiena.

 

6.-

Per quanto attiene alla
dottrina medica ed alla giurisprudenza relative al riconoscimento della
causalità tra un'ernia discale ed un infortunio, va osservato quanto segue. Ai sensi della giurisprudenza del TFA, il diritto
a prestazioni a dipendenza di un infortunio presuppone in primo luogo l'esistenza di un nesso di causalità naturale
tra l'evento infortunistico ed il
danno alla salute, presupposto che è da considerarsi adempiuto qualora sia lecito ammettere che senza l'evento
infortunistico il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe realizzato allo stesso modo (cfr. STF 113 V 307 c. 3a; sentenza del TFA del
23.06.2004, U 124/03). "Non occorre, vice versa, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla
salute" (cfr. STF 113
V 307 c. 3a; sentenza del TFA del 23.06.2004, U 124/03).

Il diritto a prestazioni presuppone
altresì l'esistenza di una causalità adeguata tra infortunio e danno che ne deriva. 

 

Per costante giurisprudenza, "un
evento costituisce la causalità adeguata
di un determinato effetto quanto,
secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto
come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in
questione" (cfr. STF
125 V 461 c. 5a; STF 129 V 181 c. 3.2.; sentenza del TFA del
1.07.2003, U 176/02). L'Alta Corte
federale ha altresì chiarito che "in
presenza di un danno alla salute fisica la questione della causalità adeguata praticamente non si pone, in quanto
l'assicuratore risponde anche in caso
di complicazioni particolarmente singolari e gravi che, secondo l'esperienza medica, non si producono
abitualmente. E' quindi essenzialmente in presenza di un'affezione psichica che la causalità adeguata
riveste un ruolo importante" (cfr.
sentenza del TFA del
1.07.2003, U 176/02).

 

7.-

Nel caso di cui alla presente
fattispecie appare incontestabile che il ricorrente, uomo atletico
dalla muscolatura ubiquitariamente ben sviluppata (cfr. rapporto medico del dr. med.
__________ del 1.09.2004, p. 1), non aveva mai accusato in passato alcun tipo
di problematica alla colonna vertebrale, segnatamente alla lombare. Parimenti incontestabile il fatto che egli,
dall'epoca dell'infortunio del 29.12.2002 ed a tutt'oggi, accusa
continuamente dei dolori alla colonna vertebrale lombare (a seguito dei quali è altresì rimasto ripetutamente
"bloccato"), con irradiazioni all'estremità inferiore sinistra, dovuti alla leggera protrusione discale mediana L4/L5 e alla
lesione dell'anulo fibroso riscontrate grazie all'esecuzione di esami
diagnostici.

 

7.1.

Contrariamente a quanto
asserito dalla CO 1, nel caso di specie non si tratta di applicare il principio "post hoc ergo propter
hoc", bensì di valutare se il danno alla salute del ricorrente si
sarebbe verificato nello stesso modo anche senza l'evento infortunistico in questione (causalità naturale),
rispettivamente se l'evento infortunistico era
idoneo a provocare un effetto come quello che in effetti si è prodotto
(causalità adeguata). 

 

Va quindi osservato che
l'asserzione del medico __________, secondo la quale la rottura dell'anulo fibroso mostrata dall'esame RMI
effettuato nel 2004 "deve
essere considerata come un elemento nuovo manifestatosi senza apparente causa
scatenante" (cfr. rapporto medico del dr. med. __________ del 26.07.2004, p.
3, ad conclusioni) non corrisponde minimamente alla realtà dei fatti ed
è assolutamente insostenibile. E'
perfettamente palese che l'attuale stato di salute del ricorrente (segnatamente
la leggera protrusione mediana L4/L5 e
la lesione dell'anulo fibroso riscontrate a livello della di lui colonna lombare) sono dovute all'urto
subito in occasione dell'incidente stradale del 29.12.2002, considerato peraltro che è proprio da allora che egli
manifesta ed accusa la sintomatologia algica in questione.

Non può pertanto minimamente
trovare accoglimento la tesi secondo la quale la rottura dell'anulo fibroso in questione si sarebbe
manifestata "senza apparente causa scatenante" (cfr. rapporto medico del dr. med. __________ del
26.07.2004, p. 3, ad conclusioni), tanto meno in considerazione del fatto che il ricorrente ha cominciato ad
accusare problemi e dolori a livello lombare unicamente posteriormente
all'incidente in oggetto e che la di lui colonna vertebrale non presenta
alcun segno di alterazioni degenerative. In simili circostanze
appare evidente che l'attuale stato della colonna lombare del ricorrente
non può non avere una "causa scatenante", poiché la protrusione discale mediana
lombare e la lesione dell'anulo fibroso non sono attribuibili ad una
degenerazione dei dischi vertebrali.

 

7.2.

Non va nemmeno omesso di
rilevare che la lieve protrusione mediana riscontrata a livello L4/L5 adempie senz'ombra di dubbio i criteri sulla
scorta dei quali viene riconosciuta la causalità
tra un'ernia discale ed un infortunio (cfr. sentenza del TFA del 27.10.2003,
U 270/02).

La sintomatologia algica è
infatti apparsa immediatamente dopo l'infortunio e non era mai stata accusata in precedenza dal ricorrente. 

Essa si manifesta peraltro a carattere radicolare (irradiazioni all'estremità
inferiore sinistra).

L'assenza di lastre della
colonna lombare del ricorrente
eseguite anteriormente all'incidente,
nonché l'assenza di alterazioni degenerative a livello della colonna vertebrale,
costituiscono, a non averne dubbi, un importante quanto significativo elemento comprovante
l'inesistenza di simili problematiche antecedentemente all'infortunio. L'urto
subito dal ricorrente in occasione dell'incidente stradale può peraltro
sicuramente essere considerato idoneo a
provocare una simile (leggera) protrusione
del disco vertebrale, ritenuto
peraltro che a __________ le condizioni stradali e di guida sono senz'altro sensibilmente
diverse per rapporto a quelle esistenti qui in Svizzera.

 

Si osserva infine che la giurisprudenza del TFA in materia di
ernie discali ha stabilito che se queste
ultime sono scatenate da un infortunio, l'assicuratore infortuni deve assumersi
la sindrome dolorosa legata a tale infortunio (cfr. RAMI
2000, n. U 378, p. 191; sentenza del TFA del 27.10.2003, U 270/02)" 

                                         (I).

 

                               1.5.   L’assicuratore
infortuni, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa
con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(V).

 

                               1.6.   In data 18
novembre 2004, il ricorrente ha chiesto che il TCA abbia ad ordinare una
perizia medica giudiziaria, nonché l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche
che lo riguardano (VII). 

 

                               1.7.   In corso di
causa, questa Corte ha richiamato dal dott. __________ copia della cartella
clinica di RI 1 (IX).

 

                                         L'assicurato
ha formulato le proprie osservazioni in merito il 5 gennaio 2005 (cfr. XII),
mentre l'assicuratore lo ha fatto in data 14 gennaio 2005 (XIII + allegato).

 

                               1.8.   In data 28
gennaio 2005, il Tribunale ha nuovamente interpellato il dott. __________, il
quale è stato invitato a precisare, sulla base dei dati risultanti dalla sua
cartella clinica, quando, per la prima volta, l’assicurato si è lamentato di
disturbi alla schiena (XIV).

                                         La
risposta del medico curante è pervenuta il 3 febbraio 2005 (XVI). 

                                         La presa
di posizione di RI 1 è datata 15 febbraio 2005 (XIX). 

                                         L’Istituto
assicuratore è rimasto silente. 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle
assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del
18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa
B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del
10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Al
riguardo va, tuttavia, segnalato che unicamente le norme di procedura, in via
di principio, entrano immediatamente in vigore (cfr. SVR 2003 IV Nr. 25, consid.
1.2., p. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no
37 p. 316 consid. 3b). Tali disposizioni pertanto si applicano a tutte le
decisioni emesse dopo il 1° gennaio 2003. 

                                         Per
quanto concerne invece le norme di diritto materiale, nel diritto delle
assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in
cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid.
1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr.
25 consid. 1.2; STFA del 26 novembre 2003 nella causa J., U 158/03, consid.
1.1).

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza è il
diritto a prestazioni per dei disturbi annunciati nel corso del mese di marzo
2004, tornano applicabili le disposizioni di diritto materiale della LPGA in
vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.3.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute
esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e
giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.4.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361 consid.
5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione
risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non
si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute
o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e
A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001 nella causa H., U 122/00).

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità é provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

                               2.6.   Il 29
dicembre 2002, RI 1 stava circolando sulle strade della città __________ al
volante di un’autovettura presa a noleggio quando, sorpreso da una curva a
gomito, è andato a cozzare contro il muro di un’abitazione.

 

                                         All’inizio
del mese di gennaio 2003, l’assicurato ha fatto ritorno in Svizzera ed è
entrato in cura, dapprima (il 20 marzo 2003), presso il dott. __________, spec.
FMH in medicina generale e, in seguito (il 1° aprile 2003), presso la dott.ssa __________,
spec. FMH in chirurgia plastica e ricostruttiva (cfr. doc. 2). 

                                         Le
radiografie eseguite il 3 aprile 2003 hanno posto in evidenza una minima
irregolarità all’os nasale sinistro compatibile con una piccola frattura, ma
senza deformazione importante o dislocazione di frammenti (cfr. doc. 3). 

 

                                         Nel corso
del mese di dicembre 2003, l’insorgente si è recato presso il dott. __________,
spec. FMH ORL, il quale, riscontrata una deviazione traumatica del setto e
della piramide nasale, ha proposto un intervento di settorinoplastica (doc. 4).

 

                                         In data 8
marzo 2004, l’assicurato ha comunicato all’CO 1 di soffrire di disturbi alla
schiena (cfr. doc. 12). 

 

                                         Il 2
aprile 2004, egli è stato sottoposto ad una RM della colonna lombare,
accertamento che ha consentito di diagnosticare, segnatamente, una protrusione mediana-paramediana
a sinistra a livello del disco L4-L5 senza conflitti radicolari (doc. 14). 

 

                                         Con
certificazione del 22 marzo 2004, il dott. __________ ha supposto esservi una
relazione causale fra l’incidente stradale e la problematica lombo-sacrale
(doc. 15). 

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che RI 1 ha presentato due blocchi lombari acuti, il
primo nel dicembre 2003, il secondo nel marzo 2004. 

 

                                         In data
29 marzo 2004 ha avuto luogo un incontro fra l'ispettore __________ e
l'assicurato.

                                         In quell’occasione,
quest’ultimo ha dichiarato ricordarsi che, in occasione del sinistro del
dicembre 2002, aveva avvertito, citiamo: “… un colpo come da strappo al basso
schiena”. 

                                         l medici
del PS dell’Ospedale dell’__________ gli avevano prescritto l’applicazione di
una pomata per il mal di schiena.

                                         Dopo il
suo rientro in Svizzera, ad inizio gennaio 2003, egli aveva costantemente
lamentato dolori alla schiena, per i quali era immediatamente entrato in cura
dal dott. __________

                                         (cfr.
doc. 17).

 

                                         Il 18
maggio 2004, RI 1 ha privatamente consultato il dott. __________, spec. FMH in
neurochirurgia. 

                                         Per
quanto qui di interesse, lo specialista ha indicato che, a suo avviso, la protusione
mediana L4/L5 con lesione dell’anello fibroso, é imputabile all’infortunio
assicurato:

 

" 
Il paziente non presenta alterazioni
degenerative particolari, per cui a distanza di due anni dall’infortunio si può
senz’altro asserire che i dolori lombari apparsi dopo l’infortunio dipendano
unicamente dallo stesso. È dato per certo che prima dell’infortunio il paziente
non presentasse problemi degenerativi."

                                         (certificazione
acclusa al doc. 34). 

 

                                         Il
ricorrente è stato visitato dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, il 16 luglio 2004.

                                         Queste le
considerazioni da lui espresse, in particolare riguardo all'eziologia dei
disturbi alla schiena:

 

" 
Vi e considerato quanto sopra concludo che la
lesione dell'anulo fibroso, evidenziata nella RMI del 2.2.2004 (quindi
effettuata 14 mesi dopo l'incidente d'auto), è una lesione recente e non è
probabile che questa sia presente sin del 29.12.2002, in quanto a distanza di
14 mesi questa iper-intensità del segnale dovrebbe già essere scomparsa.

Vi sono pure incipienti lesioni degenerative
della colonna lombare con iniziale disidratazione dei dischi L4-L5 e anche
lieve disidratazione dei dischi L5-S1, come pure segni per sopondilartrosi
all'altezza delle faccette articolari L4-L5.

Tutti questi elementi fanno pensare ad una
lesione degenerativa del rachide lombare pre-esistente ai fatti 29.12.2002.

È possibile che l'incidente della circolazione
abbia provocato una contusione del rachide lombare e che questo abbia provocato
dei dolori alla schiena iniziali.

La fase acuta con il paziente bloccato a letto
durante le feste di Natale 2003 non è comunque da mettere in relazione con
l'evento del dicembre 2002.

La RMI effettuata due mesi dopo l'esacerbazione
dei disturbi mostra una rottura fresca dell'anulo fibroso che deve quindi
essere considerata come elemento nuovo manifestatosi senza apparente causa
scatenante.

Gli attuali disturbi lamentati dal paziente non
possono quindi essere messi in relazione con l'incidente della circolazione
avvenuto il 29.12.2002.

Per quanto attiene le cause post-infortunistiche
l'assicurato è da considerare abile al lavoro nella misura totale e non esiste
una casualità almeno probabile tra l'evento infortunistico del 29.12.2002 e gli
attuali disturbi." 

                                         (doc. 51)

                                         Unitamente
al proprio ricorso, l’assicurato ha prodotto un referto, datato 1° settembre
2004, del dott. __________, spec. FMH in reumatologia, relativo alla
consultazione del 31 agosto 2004. 

                                         Questo
sanitario ha avallato la valutazione enunciata dal collega __________,
considerando, citiamo: "… probabile che la problematica lombare (una discopatia
L4/L5 con fissurazione dell’anello fibroso posteriore, n.d.r.) è recente
e consecutiva all’infortunio del dicembre 2002, pur senza poter dimostrarlo con
assoluta certezza":

 

" 
Il paz. ha dunque subito un violento trauma
automobilistico nel dicembre 2002, dopo il quale è rimasto "bloccato"
a letto per 3 giorni. In seguito persistenza di dolori lombari meccanici, con
occasionali bloccaggi acuti della durata di 2 giorni.

 

Attualmente l'esame clinico della colonna
vertebrale è normale, senza dolori all'ispezione clinica, alla mobilizzazione e
con movimenti d'ampiezza fisiologica. Il sig. RI 1 è inoltre una persona
sportiva con muscolatura ben sviluppata.

 

La documentazione radiologica evidenzia una discopatia
L4/5 con fissurazione dell'anulo fibroso posteriore, minimi segni di disidratazione
del disco, ma nessuna alterazione degenerativa secondaria a livello vertebrale
e delle articolazioni posteriori. Considerando ciò e l'assenza (anamnestica) di
qualsivoglia disturbo lombare antecedente l'infortunio, condivido le
conclusioni del Dr. __________ __________, ritenendo probabile che la problematica
lombare è recente e consecutiva all'infortunio del dicembre 2002, pur senza
poter dimostrarlo con assoluta certezza. Questo sarebbe possibile unicamente se
fosse disponibile una RMN precedente all'infortunio della circolazione.
Evidentemente se il paz. non ha mai avuto disturbi alla schiena, non sono a
disposizione esami precedenti." 

                                         (doc. A2).

 

                                         Da parte
sua, il dott. __________, al quale l'assicuratore LAINF convenuto ha provveduto
a sottoporre il rapporto 1° settembre 2004 del dott. __________, ha ribadito
che la fissurazione dell’anulo fibroso esistente a livello di L4-L5,
diagnosticata grazie alla RM del 2 febbraio 2004, non può essere messa in
relazione di causalità naturale con l’evento traumatico in discussione, in
quanto essa mostra (in ragione della presenza di liquido nelle sequenze T2
della RM) un processo infiammatorio acuto che, a distanza di 13 mesi circa dal
sinistro, non dovrebbe ormai più essere presente:

 

"  Tipo
di affezioni alla schiena che sono oggettivamente riscontrabili: dal punto di
vista clinico è una leggera dolenzia alla percussione della colonna lombare
come pure lieve dolenzia alla palpazione della muscolatura paravertebrale
bilaterale al passaggio lombosacrale. Lievi dolori alla reclinazione. Alla
visita __________ del 16.7.2004, l'assicurato dichiarava pure che quando aveva
mal di schiena vi erano irradiazioni alle
due gambe con sensazione di formicolio alle dita dei piedi, a sinistra più
che a destra. Si tratta quindi di una sindrome lombovertebrale e lombospondilogena
intermittente.

Dal profilo radiologico convenzionali mostravano una lieve iperlordosi
della colonna lombare, senza ulteriori referti patologici. La RMI del 2.2.2004
mostrava a mio modo di vedere una lieve differenza d'intensità di dischi L4/L5 e L5/S1 nelle sequenze T2 quindi trattasi
di una lieve disidratazione. Per quanto attiene alle faccette nei tagli assiali
della RMI si vedeva un lieve aumento del liquido intra-articolare delle
faccette L4/L5 bilateralmente. Si tratta di iniziali lesioni degenerative nel
senso di una iniziale condrosi
(disidratazione del disco) e iniziale irritazione delle faccette posteriori
L4/L5 quindi segno di una incipiente benché minima spondilartrosi.

Nella RMI si vedeva pure in
una sequenza una fessura dell'anulo fibroso nel senso di un segnale iperintenso compatibile con la lesione dello stesso.

Nel certificato medico annesso
emesso dal dr. __________ specialista FMH reumatologia e medicina
interna vengono descritte in parte le stesse lesioni che avevo descritto io
durante la visita medica circondariale.
Anche lui vedeva un lieve disidratazione del disco L4/L5. Non vedeva segni di spondilartrosi (secondo me comunque la falda di liquido
in quest'articolazione è un po' aumentata) vedeva anche lui la fissurazione dell'anulofibroso
posteriore. Ora consideriamo che l'infortunio è avvenuto il 29.12.2002 e che la RMI è stata effettuata il
2.2.2004 quindi grossomodo a 13 mesi di distanza. Se nelle sequenze T2 della RMI si vede un'iperintensità
dell'anulofibroso compatibile con rottura, sappiamo che queste sequenze (T2) evidenziano aumentata presenza di
liquido ciò significa in conclusione processo infiammatorio che a sua volta
significa processo relativamente acuto. E' su questa base che poggia la mia
valutazione espressa nella visita __________ del 16.7.2004, infatti la RMI che evidenzia appunto una fissurazione
acuta dell'anulofibroso è stata effettuata ben 13 mesi dopo l'evento infortunistico in questione.
Ritengo che dopo 13 mesi non si possa più parlare di qualcosa di acuto
ma piuttosto di un processo cronico quindi ritengo che questa fissurazione non
sia stata provocata dall'infortunio del  29.12.2002
in quanto il lasso di tempo è troppo lungo, è invece molto più probabile
che questo sia successo in modo spontaneo poco tempo prima l'effettuazione
dell'esame di RMI, per esempio quando l'assicurato, secondo le sue
dichiarazioni, è rimasto bloccato a letto
nel periodo di Natale, a cavallo tra il 2003 e il 2004, in quanto in questo
caso il nesso temporale mi sembra
molto più probabile. Sappiamo d'altronde che queste fissurazioni sono visibili
in pazienti con lombaggine acuta che però nell'anamnesi non riportano nessuna
nozione di trauma.

Ritengo quindi di mantenere la
mia posizione secondo cui il nesso casuale tra l'incidente del 29.12.2002 e gli
attuali sintomi lamentati dal paziente è solo possibile ma non probabile." 

                                         (doc. 59)

 

                                         In corso
di causa, il TCA ha richiamato dal dott. __________ la cartella clinica
riguardante l'assicurato (IX).

                                         La
cartella clinica trasmessa dal medico curante contiene i dati anamnestici
relativi al periodo che va dal 9 luglio 2002 alla fine del mese di novembre
2004 (cfr. X bis). 

 

                                         In data 5
gennaio 2005, il patrocinatore dell’assicurato ha chiesto l’audizione
testimoniale del dott. __________, "alfine di poter dare
un’interpretazione oggettiva alle annotazioni da quest’ultimo scritte"
(XII).

 

                                         In luogo
della postulata audizione, questa Corte, il 28 gennaio 2005, si è rivolta
direttamente al dott. __________, invitandolo a precisare quando, per la prima
volta, il suo paziente si è lamentato di disturbi alla schiena (XIV).

 

                                         Questa la
risposta fornita dal sanitario il 3 febbraio 2005:

 

" 
Ho visto per la prima volta il paziente
summenzionato per quanto riguarda la sua problematica lombare in gennaio 2004,
in particolare il 22.01.2004. In quell’occasione mi parlò dei suoi disturbi
alla colonna vertebrale, in particolare in sede lombare, cosa per la quale fu
prevista una radiografia il giorno seguente presso il mio studio. Per quanto
riguarda il 26.11.2002 in quell’occasione ho visitato il paziente per dei
dolori addominali nel contesto di una probabile gastroenterite." 

                                         (XVI – la
sottolineatura è del redattore) 

 

                               2.7.   Secondo la
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente
tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, ed a decidere se
la documentazione a disposizione permetta di rendere un giudizio corretto
sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contraddittori fra
loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle
prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto
che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia
completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga
conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in
piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss., consid.
1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Agli atti
figurano, da un canto, i referti dei dott. __________ (doc. 15), __________
(doc. 34) e __________ (doc. A 2), medici che, in diversa veste, hanno avuto in
loro cura RI 1 - e, d'altro canto, del medico __________ dell'CO 1, il dott. __________
(doc. 51 e 59). 

 

 

                                         Di
principio, le loro certificazioni possono essere prese in considerazione
nell'ambito di una valutazione globale delle prove. In effetti, come visto,
secondo la giurisprudenza federale, per decidere a proposito del valore
probante di un mezzo di prova, determinante è il suo contenuto,
piuttosto che la sua provenienza.

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi su una questione di carattere medico, questo Tribunale giudica
più convincente l’apprezzamento del medico fiduciario dell'CO 1, a mente del
quale la rottura dell’anello fibroso con protrusione di materiale nucleare deve
essere insorta poco tempo prima della data in cui è stato eseguito l’esame di
RM (febbraio 2004), per la precisione a cavallo tra il 2003 ed il 2004,
rispetto a quello espresso dai sanitari privatamente consultati dal ricorrente,
secondo i quali si tratterebbe invece di una conseguenza dell’evento
infortunistico del dicembre 2002.

 

                                         In primo
luogo, occorre osservare che, conformemente all'esperienza acquisita in materia
di medicina infortunistica, praticamente tutte le ernie discali sono causate da
preesistenti alterazioni degenerative che interessano i dischi intervertebrali.
Solo eccezionalmente - qualora siano soddisfatti determinati presupposti - può
essere ammessa l'esistenza di una relazione di causalità fra infortunio ed
ernia del disco (cfr. RAMI 2000 U 379, p. 192ss. e l'abbondante giurisprudenza
ivi menzionata; RDAT II-1998, p. 293ss.).

                                         Un'ernia discale
va considerata di natura traumatica unicamente - e le condizioni sono
cumulative - se l'evento infortunistico presenta una particolare gravità, se è
di per sé idoneo a danneggiare il disco intervertebrale e se i sintomi
dell'ernia discale (sindrome vertebrale o radicolare), così come la relativa
incapacità lavorativa, sono insorti immediatamente.

                                         In questi
casi, secondo giurisprudenza, l'assicuratore infortuni deve corrispondere le
proprie prestazioni anche in caso di ricaduta e per eventuali operazioni.

                                         Qualora
l'ernia discale sia stata soltanto scatenata, ma non causata dall'infortunio,
l'assicurazione assume la sindrome dolorosa legata all'evento traumatico. 

                                         Per
contro, in tale ipotesi, le conseguenze di una eventuale ricaduta devono essere
assunte soltanto se esistono dei chiari sintomi che attestano una relazione di
continuità fra l'evento traumatico e la ricaduta (cfr. STFA del 7 luglio 2004
nella causa M., U 179/03 e la dottrina medica e la giurisprudenza ivi citate,
STFA del 29 dicembre 2000 nella causa S., U 170/00, STFA del 7 febbraio 2000
nella causa N., U 149/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2000 U 378, p. 190s.;
STCA del 9 ottobre 2002 nella causa Z., inc. n. 35.2001.80, confermata dal TFA
con pronunzia dell’8 luglio 2003, U 324/02). 

 

                                         Secondo
il TCA, nel caso di specie, almeno uno dei presupposti appena menzionati fa
chiaramente difetto. 

                                         In
effetti, un attento esame della documentazione medica a disposizione dimostra
come il ricorrente abbia denunciato disturbi alla regione lombare - per la
prima volta – nel corso del mese di dicembre 2003 (cfr. doc. 12 e XVI), quindi
con un tempo di latenza di circa un anno. 

                                         Quanto
l’assicurato ha preteso al riguardo, ossia che egli avrebbe sofferto di mal di
schiena sin dal suo rientro in Svizzera e che, per questi stessi disturbi,
sarebbe entrato immediatamente in cura dal dott. __________ (cfr. doc. 17), non
trova riscontro nelle tavole processuali. 

                                         Da una
parte, nella documentazione iniziale si fa riferimento soltanto a dei disturbi
respiratori determinati dal danno riportato al naso.

                                         D’altra
parte, nemmeno lo stesso dott. __________ ha potuto confermare quanto fatto
valere dal suo paziente, dichiarando che quest’ultimo si è rivolto a lui per
dei disturbi alla schiena, la prima volta, durante il mese di gennaio 2004 (cfr.
XVI). 

 

                                         Quando
l’avv. __________, interpretando le parole del medico curante, sostiene che il
suo patrocinato i disturbi dorsali, citiamo: "li aveva da lungo tempo e li
aveva sopportati senza rivolgersi immediatamente alle cure di un medico" (cfr.
XIX), dimentica che fu proprio RI 1, in sede di audizione 29 marzo 2004, ad
aver affermato di essere entrato in cura dal dott. Grossi per il mal di schiena
a contare già dal gennaio 2003 (cfr. doc. 17, p. 2: "Già a inizio gennaio
2003 il dr. __________ mi aveva curato per il mal di schiena. Non ho comunque
mai smesso di lavorare"). 

 

                                         Del
resto, il trauma dorsale che il ricorrente pretende aver riportato in occasione
del noto incidente stradale (cfr. doc. 17), non appare di per sé idoneo a
causare una lesione del disco intervertebrale, così come lo testimoniano le
considerazioni del dott. __________, Capo del Servizio cantonale di __________,
interpellato dal TCA nell’ambito della causa sfociata nella già citata STCA del
9 ottobre 2002 nella causa Z., inc. n. 35.2001.80, riguardante un assicurato
colpito alla schiena da un carrello pieno di biancheria del peso di circa
120/140 kg, messosi improvvisamente in movimento su una rampa di carico: 

 

" 
(…).

In accordo con la letteratura specialistica, l'origine traumatica
di un'ernia discale lombare viene solo eccezionalmente riconosciuta (circa 3%
dei conflitti discoradicolari insorti in concomitanza con un evento
traumatico). Questo perché il disco intersomatico sano è una struttura
semielastica estremamente robusta, ritrovata sovente intatta, in soggetti con
fratture traumatiche complesse dei corpi vertebrali. Di conseguenza,
l'insorgenza di un'ernia discale nell'ambito di un trauma richiede a) la messa
in gioco di forze molto rilevanti, in un contesto dinamico particolare o b) una
degenerazione pre-esistente e significativa del disco intersomatico
interessato.

 

Le forze richieste per rompere un disco sano portano
inevitabilmente ad una frattura dei corpi vertebrali adiacenti, come è il caso
per le cadute da un'altezza di vari metri, con impatto assiale in posizione
seduta (paracadutismo, parapendio, alpinismo, ecc...). Forze meno importanti,
ma comunque significative, possono determinare la rottura del disco se
esercitate improvvisamente sul rachide in flessione o in inclinazione-rotazione
laterale. Questo è sovente il caso di operai che trasportano oggetti pesanti
(putrelle d'acciaio, ecc...), che vengono sorpresi dal carico globale in seguito
allo scivolamento di uno o più compagni. Nel caso del signor Z., le forze messe
in gioco non sono assolutamente tali da giustificare la rottura di un disco
intersomatico sano.”

                                         (STCA
citata, consid. 2.6.) 

 

                                         Sempre
con riferimento a quest’ultima pronunzia, va sottolineato  che il TCA aveva attribuito
un significato decisivo alla circostanza che l’assicurato in questione era
stato in grado di lavorare ancora per alcuni giorni posteriormente all’evento
traumatico. 

                                         Nel caso
di specie, RI 1 è riuscito a svolgere la propria attività professionale addirittura
sino al mese di marzo 2004 (cfr. doc. 17). 

 

                                         Sulla
scorta di quanto precede, occorre concludere - in accordo con la valutazione
enunciata dal medico fiduciario dell’Istituto assicuratore - che l’infortunio
del dicembre 2002 non ha né causato né, considerato il periodo di latenza
relativamente lungo intercorso fra l’evento traumatico e la prima apparizione
dei disturbi, scatenato l’ernia discale di cui è portatore RI 1. 

 

                                         Tale
conclusione é, del resto, avvalorata dalla perizia 27 ottobre 1998 allestita
dal Prof. dott. R. Seiler, Direttore della Clinica di neurochirurgia
dell'Ospedale universitario di Berna, su incarico del Tribunale delle
assicurazioni del Canton Berna, perizia citata in una sua sentenza del 5
febbraio 2001 nella causa M., consid. 3b, UV 53890/80/98 e UV 58226/67/00.

                                         Infatti,
esprimendosi a proposito dell'eziologia delle ernie discali, il Prof. Seiler ha
affermato, fra le altre cose, che in caso di lesione traumatica del disco intervertebrale,
la capacità di deambulazione e di mantenere la posizione eretta viene
immediatamente soppressa. La persona infortunata non è neppure più in grado di
rialzarsi e deve essere immediatamente trasportata all'ospedale in posizione
sdraiata:

 

" 
(…)

In diesem Zusammenhang kann ebenfalls auf ein vom
angerufenen Gericht in einem früheren Verfahren zur Frage der Unfallkausalität
von Diskushernien eingeholtes Gutachten von Prof. Dr. med. R. Seiler
(Neurochirurgische Klinik des Inselspitals Bern) vom 27. Oktober 1998 verwiesen
werden. Darin wurden namentlich folgende allgemeinen Angaben gemacht: Die
letzte Gelegenheit, bei der das Bandscheibengewebe in den Wirbelkanal vorfällt,
sei für die Entstehung des Bandscheibenvorfalls belanglos. Das heisse, dass also
ein Unfall bei der Verursachung und auch bei der Auslösung eines Prolapses oder
Bandscheibenmassen-Vorfalls dem Nullwert gleichkomme. Eine gesunde
Zwischenwirbelscheibe reisse erst dann, wenn sie von einer ganz erheblichen
Gewalteinwirkung getroffen werde, die mindestens so gross ein müsse, dass auch
ein Wirbelbruch hätte entstehen können. In der Tat seien unfallbedingte
Bandscheibenzerreissungen eine ganz extreme Seltenheit. Die Folgen einer
traumatischen Zerreisung einer Zwischenwirbelscheibe seien mindestens genau so
dramatisch wie ein ausgedehnter Wirbelkörper-Kompressionsbruch. Die Geh- und
Stehfähigkeit werde in einem solchen Fall sofort aufgehoben. Die
verunfallte Patient sie nicht mehr in der Lage, sich aufzurichten, und er müsse
sofort liegend ins Krankenhaus transportiert werden. Betroffen seien in
solche seltenen Fällen stets und immer die oberen Lendenetagen, nicht aber die lumbosakrale
Zwischenwirbelscheibe. Ein Bandscheibenvorfall könne nur dann auf die Folge
einer Gewalteinwirkung zurückgeführt werden, wenn ein adäquates Trauma
vorgelegen sei, die Symptomatologie sofort nach dem Ereignis eingesetzt habe
und der Patient vorher völlig beschwerdefrei gewesen sei. (…)"

                                         (sentenza
del 5.2.2001 succitata - la sottolineatura è del redattore). 

 

                                         A mente
del TCA, l’opinione contraria espressa dai medici consultati dall’assicurato
non è sufficiente per mettere in dubbio la fondatezza di quella generalmente
ammessa dalla comunità scientifica internazionale. 

 

                                         In
secondo luogo, con particolare riferimento alle certificazioni dei dottori __________
(doc. 34) e __________ (doc. A 2), va sottolineato che la regola "post
hoc, ergo propter hoc" (dopo questo, dunque a causa di questo) non ha
valenza scientifica. 

                                         La
giurisprudenza del TFA ha infatti stabilito, al riguardo, che per il solo fatto
di essere apparso unicamente dopo l’infortunio, un disturbo alla salute
non può già essere ritenuto una sua conseguenza (cfr. DTF 119 V 341s. consid.
2b/bb con riferimenti; RAMI 1999 U 341 p. 408s. consid. 3b; Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des
Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96).

 

                                         In terzo luogo, la nostra Massima Istanza ha ripetutamente stabilito
che le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del
7 dicembre 2001 nella causa M, U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di
prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo
paziente (cfr. RAMI 2001
U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V
161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in
Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         In
simili condizioni, non é necessario dare seguito ai provvedimenti probatori
richiesti dall’insorgente (richiamo delle cartelle cliniche dai dott. __________
e __________, nonché esecuzione di una perizia medica giudiziaria, cfr. XV).

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr.
1 pag. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA,
H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del
diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         In
particolare, per quanto attiene al richiamo delle cartelle cliniche, va
rilevato che decisivo, nel caso di specie, è il tempo di latenza con il quale
si sono manifestati i disturbi alla schiena.

                                         Ora,
avendo il ricorrente consultato i dottori __________ e __________ soltanto nel
corso del mese di maggio, rispettivamente, di agosto 2004, i dati contenuti
nelle loro cartelle cliniche (a differenza di quella del dott. __________, che
ha seguito l’assicurato sin dall’inizio) appaiono a priori inadeguati ad
apportare dei nuovi elementi di valutazione. 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti