# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5204b9c-db33-587a-b5b8-98faebd2a6dd
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-07
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 07.09.2010 U 2010 55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2010-55_2010-09-07.pdf

## Full Text

U 10 55
3a Camera  

SENTENZA
del 7 settembre 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente assistenza sociale

1. …, 1940, è nato e cresciuto a ... Dal matrimonio con … nascevano nel 1969, 

1974 e 1977 tre figli. La coppia gestiva una capanna alpina che, dopo la morte 

della moglie, poteva essere venduta nel 1999 per fr. 3'050'000.--. Nel 2001 … 

si risposava con … e acquistava un capanno nei pressi di … in …, dove viveva 

con la seconda moglie. Due anni dopo, la moglie ritornava in … e il marito 

iniziava una relazione con la cittadina olandese … alla quale era già stato 

legato in precedenza. 

2. … soffriva già dagli anni settanta di problemi di alcolismo. A partire dal 2003 

tali disturbi divenivano tanto importanti da giustificare dei ricoveri ospedalieri 

ai quali facevano poi seguito delle lunghe degenze in reparto geriatrico, da 

ultimo, presso l’ospedale … di …, dove dal 1. febbraio 2008 egli è degente 

ininterrottamente. Dal giugno 2009, le fatture per la degenza non venivano più 

pagate. Su istanza dell’amministrazione ospedaliera, il servizio sociale 

Bernina chiedeva l’assistenza pubblica per … con inizio dal mese di maggio 

2009 prima al comune di …, il quale, con decisione 20 gennaio 2010 si 

dichiarava incompetente a statuire sulla richiesta in assenza di un domicilio 

sul territorio comunale, e poi in data 26 gennaio 2010 a quello di ... 

3. Dopo essere stato a due riprese sollecitato a voler statuire sulla richiesta, con 

decisione 12/14 aprile 2010, il Consiglio comunale di … rifiutava la domanda 

di assistenza pubblica. Sostanzialmente, il comune riteneva non giustificata 

la richiesta dopo che il petente avrebbe avuto ancora a disposizione nel 2007 

un patrimonio di fr. 926'611.-- e che nel giugno 2009 tale sostanza sarebbe 

ammontata ancora ad oltre fr. 100'000.--. Se effettivamente il richiedente 

dovesse trovarsi sprovvisto di mezzi, tale situazione sarebbe stata 

deliberatamente provocata onde poter far capo all’aiuto sociale. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 11 maggio 

2010, … chiedeva l’annullamento della decisione impugnata e che dal 1. 

maggio 2009 gli venisse riconosciuto un aiuto sociale mensile di fr. 2'843.10 

o, eventualmente, il ritorno degli atti all’autorità comunale per la presa di una 

nuova decisione. Poiché l’istante non potrebbe contare sull’aiuto dei tre figli, 

sarebbe privo di sostanza e disporrebbe solo di una rendita AVS accanto 

all’indennità giornaliera della cassa malati, le uscite eccederebbero (giusta i 

valori di calcolo applicabili il 1. gennaio 2010) le entrate di fr. 2'843.10, importo 

per il quale egli avrebbe diritto al sostegno della collettività in virtù del diritto 

costituzionale all’aiuto in situazioni di bisogno e di quello del rispetto della 

dignità umana accanto agli stessi principi sanciti anche dal diritto 

internazionale. L’affermazione stando alla quale l’istante si sarebbe 

abusivamente privato di sostanza onde chiedere poi l’aiuto sociale sarebbe 

sprovvista di qualsivoglia fondamento. Infatti, il richiedente, il cui stato di 

salute sarebbe alquanto precario, sarebbe incapace di intendere e agire di 

conseguenza. La somma di fr. 104'000.-- prelevata in contanti nel giugno 2009 

e consegnata all’amica avrebbe dovuto essere destinata all’acquisto di una 

casa in T., progetto sul quale il ricorrente faceva pieno affidamento. 

Mancherebbe pertanto l’evidente intenzione di alienare sostanza per ricorrere 

all’aiuto nel bisogno e il comune non si sarebbe neppure preoccupato di 

condurre i necessari accertamenti a questo proposito. In ogni caso il diritto 

all’aiuto nei casi di bisogno non potrebbe essere fatto dipendere dalla colpa 

del richiedente, ma andrebbe garantito sempre. A sostegno della propria tesi, 

il ricorrente chiedeva al Tribunale di sentire in qualità di testi il responsabile 

del servizio sociale competente e la figlia. Per il procedimento davanti al 

Tribunale amministrativo, il ricorrente chiedeva di essere posto al beneficio 

dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. 

5. Nella propria presa di posizione il Comune di … chiedeva la reiezione del 

ricorso. Per il comune, il preteso stato di bisogno del petente non sarebbe 

verosimile. Ancora due anni e mezzo prima della richiesta di aiuto sociale, 

l’istante avrebbe disposto di una sostanza di oltre fr. 900'000.-- e nel maggio 

2009 la stessa superava ancora incontestatamente i fr. 100'000.--. In simili 

condizioni, la richiesta di aiuto sociale fondata su delle semplici affermazioni 

non documentate sarebbe immotivata. Anche l’escussione dei testi proposta 

in sede di ricorso non potrebbe certo servire a chiarire le intenzioni del 

ricorrente quanto all’eventuale volontà di alienare sostanza a spese dello stato 

sociale. Dalla richiesta di aiuto presentata non sarebbe poi neppure dato 

stabilire se i figli del ricorrente fossero o meno tenuti a sostenere 

finanziariamente il padre.  

6. Replicando il ricorrente si riconfermava essenzialmente nelle proprie 

precedenti allegazioni e proposte. La censura riguardante la mancata 

collaborazione sollevata dal comune sarebbe del tutto infondata, essendosi il 

servizio sociale sempre dichiarato disponibile per qualsiasi informazione, e 

anche arbitraria, essendo semmai compito dell’autorità chiedere 

all’interessato i giustificativi ritenuti ancora necessari all’evasione della pratica 

prima dell’emanazione di una decisione. Per il resto, la precaria situazione di 

salute del ricorrente verrebbe confermata dal riconoscimento a partire dal 

gennaio 2010 di un assegno per grandi invalidi di grado elevato e di uno di 

grado medio per l’anno precedente la richiesta (2009), anche se l’assicurato 

sarebbe da considerare grande invalido di grado medio già a partire dal 

novembre 2007. L’eventuale possibilità di ricorrere all’assistenza tra parenti 

non potrebbe certo essere opposta all’istante, ma semmai andava 

previamente chiarita da parte dell’autorità comunale. Nella situazione in cui 

l’istante si troverebbe - egli non sarebbe in ogni caso in grado di badare a se 

stesso - avrebbe pertanto diritto all’aiuto nei casi di bisogno. Tale diritto 

sarebbe intangibile e indipendente dalle circostanze che avrebbero causato 

lo stato di bisogno quali l’ingenuità o la colpa del richiedente. Solo la volontaria 

e deliberata alienazione di sostanza al chiaro fine di ricorrere all’aiuto sociale 

potrebbe comportare il rifiuto del diritto per abuso di diritto. A questo proposito 

le semplici supposizioni formulate dal comune convenuto non basterebbero.

7. Nella duplica il comune convenuto ribadiva l’infondatezza della richiesta di 

assistenza presentata, dopo che l’istante avrebbe disposto ancora di una 

importante parte della propria sostanza ad un’epoca per la quale era già stato 

chiesto l’aiuto sociale. Del resto neppure in sede di ricorso, parte attrice 

sarebbe in grado di presentare prove concrete sullo stato d’indigenza. Questo 

verrebbe esclusivamente dedotto dalle informazioni fornite dalla figlia del 

ricorrente senza però alcuna prova al riguardo. 

Considerando in diritto:

1. E’ controversa la legittimità del rifiuto della domanda di assistenza sociale 

presentata dal ricorrente per un importo che - dopo il riconoscimento di un 

diritto all’assegno per grandi invalidi di grado medio di fr. 570.-- dal 1. gennaio 

2009 e di grado elevato di fr. 912.-- dal gennaio successivo – rispetto alle 

pretese ricorsuali andrebbe comunque ridotto di tali importi per i rispettivi 

periodi.  

2. a) Giusta l’art. 12 della Costituzione federale (CF), chi è nel bisogno e non è in 

grado di provvedere a se stesso ha diritto d’essere aiutato e assistito e di 

ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa. L’aiuto in situazioni 

di bisogno è subordinato al rispetto del principio di sussidiarietà, nel senso 

che non può prevalersene colui che, oggettivamente, è in misura di procurarsi 

con le proprie forze i mezzi indispensabili alla sua sopravvivenza. Una tale 

persona non è considerata versare in una situazione di bisogno, presupposto 

necessario per poter beneficiare di un aiuto (DTF 131 I 173 cons. 4.1 e 130 I 

75 cons. 4.3; STA U 09 43, U 08 78 e 100). La CF garantisce solo il diritto a 

un minimo d’esistenza, lasciando al legislatore federale, cantonale o 

comunale il compito di fissarne la portata e le modalità. Nei Grigioni, l’aiuto 

sociale è segnatamente disciplinato dalla legge sull’assistenza alle persone 

nel bisogno (LA). Ai sensi dell’art. 1 LA, è persona nel bisogno chi non possa 

provvedere sufficientemente o tempestivamente con mezzi propri al suo 

sostentamento e a quello dei membri della sua famiglia che ne condividono il 

domicilio (cpv. 1). Per prestazioni assistenziali si intendono quelle prestazioni 

in denaro o in natura concesse alle persone nel bisogno e i provvedimenti atti 

ad evitare l’indigenza incombente o ad eliminarla qualora fosse già subentrata 

(cpv. 2). Il calcolo dell’assegno, che tende a coprire il minimo vitale, viene 

effettuato giusta le disposizioni esecutive della legge cantonale 

sull’assistenza (Disp.LA) che concretizza e limita gli aiuti ispirandosi alle 

indicazioni della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale per il 

calcolo dell’aiuto sociale (COSAS). 

b) L’aiuto in situazioni di bisogno nel senso dell’art. 12 CF non può essere ridotto 

o rifiutato ad una persona indigente, anche se quest’ultima è personalmente 

responsabile di questo suo stato; si tratta di una concretizzazione del principio 

di sussidiarietà dell’aiuto sociale, che sostituisce l’ultima ancora di salvataggio 

dell’individuo (DTF 121 I 375 cons. 3b). A questo riguardo è unicamente 

determinante la situazione attuale ed effettiva dell’interessato al momento 

dell’esame del suo diritto a condizioni minime di esistenza. In altri termini, i 

motivi che hanno condotto all’indigenza sono irrilevanti dal profilo della 

protezione offerta dall’art. 12 CF (DTF 131 I 174 cons. 4.3).  

3. a) Vi è abuso di diritto laddove un determinato istituto giuridico viene invocato 

per realizzare degli interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare 

(vedi ad esempio DTF 128 II 151 cons. 2.2). La giurisprudenza non ha finora 

scartato l’ipotesi che il diritto costituzionale all’aiuto in situazioni di bisogno 

possa essere esercitato in modo abusivo, con conseguente rifiuto o riduzione 

del sostegno sciale (vedi DTF 131 I 178 cons. 6.2, 130 I 76 cons. 4.3 e 122 II 

198 cons. 2c/ee). La dottrina invece è praticamente unanime nell’affermare 

che non esiste spazio per abusi di diritto nell’ambito dell’esercizio dei diritti 

derivanti dall’art. 12 CF, garantendo questa norma un minimo di esistenza 

intangibile (v. fra gli altri Kathrin Amstutz, Das Grundrecht auf 

Existenzsicherung, tesi Berna 2002, p. 304; Gabriela Riemer-Kafka, Das 

Verhältnis zwischen Grundrecht auf Hilfe in Notlagen und 

Eigenverantwortung, in: Carlo Tschudi [ed.], Das Grundrecht auf Hilfe in 

Notlagen, 2005, p. 147 ss.; ibidem: Peter Uebersax, Die bundesgerichtliche 

Rechtsprechung zum Recht auf Hilfe in Notlagen im Überblick, p. 55; Thomas 

Gächter, Rechtsmissbrauch im öffentlichen Recht, unter besonderer 

Berücksichtigung des Bundessozialversicherungsrechts, 

Zurigo/Basilea/Ginevra, 2005, p. 330).  

b) Nell’evenienza, la questione di sapere se prelevando in contanti fr. 104'000.-

- dal proprio conto bancario e consegnandoli all’amica l’istante abbia abusato 

del proprio diritto o meno può nell’evenienza restare aperta in quanto il rifiuto 

deciso è comunque giustificato anche da altri motivi. Indubbiamente però il 

prelievo in contanti con l’impossibilità di stabilire dove la somma sia andata a 

finire, la simultaneità del prelievo con il subentrare del preteso stato di bisogno 

e la manifesta impossibilità per l’istante di lasciare il gerontocomio presso il 

quale si trovava in una situazione di grande invalido di grado medio lasciano 

apparire alquanto fragile la tesi avanzata in sede di ricorso riguardo la reale 

speranza dell’istante di comperarsi una casa in T. con l’amica. Se poi si 

considera, facendo fede a quanto attestato nel ricorso, che nel 2009 il 

ricorrente avrebbe pure ceduto la propria casa in I. alla seconda moglie, la 

tesi della deliberata rinuncia alla propria sostanza a spese dello stato sociale 

trova effettivamente un ulteriore concreto elemento di conferma.

4. a) Sostanzialmente, il comune convenuto ha rifiutato la richiesta non reputando 

sufficientemente comprovata l’esistenza di uno stato di bisogno. Sulla base 

dei dati a disposizione sarebbe ammesso considerare che l’istante disponga 

di sostanza ben oltre i limiti legali stabiliti. La tesi si palesa nell’evenienza 

corretta. Giusta l’art. 5 cpv. 1 Disp.LA, per le persone sole unicamente una 

quota di sostanza inferiore a fr. 4'000.-- , o per le coppie di fr. 8'000.--, non 

deve essere presa in considerazione nel calcolo del bisogno di assistenza. 

Altrimenti detto, a seconda della situazione di famiglia una sostanza superiore 

a fr. 4'000.-- o a fr. 8'000.-- deve essere presa in considerazione nel calcolo 

delle prestazioni assistenziali. 

b) In base alla richiesta presentata il 26 marzo 2010, l’istante non avrebbe più 

soldi dal maggio 2009. A questo riguardo vengono elencati quattro conti 

bancari di cui uno estinto e il cui saldo complessivo degli altri tre sarebbe 

negativo. Non viene invece fatto alcun accenno a quella che dovrebbe essere 

la situazione del cascinale sito sul suolo italiano comperato dall’istante con 

parte del ricavato della vendita dalla capanna alpina a abitato inizialmente con 

la seconda moglie e poi da solo. In base alla tassazione del 2007 la sostanza 

del petente ammontava a fr. 926'611.--. Una successiva decisione di 

tassazione non è agli atti, avendo l’interessato omesso di presentare la 

regolare dichiarazione d’imposta. Nel giugno del 2009 il petente disponeva 

però ancora di fr. 104'000.--. In base alla domanda di assistenza, gli attuali 

conti sarebbero stati estinti anche ad opera di un’amica del ricorrente che 

disporrebbe di una procura e i soldi prelevati sarebbero stati verosimilmente 

trasferiti all’estero o depositati su altri conti bancari in Svizzera. L’ultima 

operazione bancaria sarebbe stata effettuata il 16 giugno 2009, allorquando il 

ricorrente prelevava fr. 104'000.-- in contanti per poi consegnarli all’amica, 

residente in B.. Che per l’autorità comunale una tale presentazione dei fatti, 

in assenza di dati fiscali recenti che avrebbero potuto giustificare l’enorme 

calo di sostanza, a conoscenza dell’esistenza di una proprietà fondiaria in I. 

sulle cui sorti non veniva fornita alcuna spiegazione e dopo che nel giugno del 

2009 tra gli attivi dell’istante figuravano ancora fr. 104'000.-- benché la 

domanda di assistenza riguardasse già il mese di maggio 2009, non rendesse 

verosimile lo stato di bisogno dell’istante è del tutto difendibile. Anche le 

spiegazioni fornite quanto all’ingente prelievo in contanti effettuato durante il 

periodo per il quale veniva già richiesto l’aiuto sociale a favore di altri conti in 

patria o all’estero tramite una introvabile amica residente all’estero non rende 

certo la richiesta più plausibile. La domanda presentata si limitava 

essenzialmente a ritenere che l’istante fosse senza liquidità e che le sue 

disponibilità finanziarie fossero state trasferite dall’amica su altri conti. 

Dell’eventuale sostanza detenuta in I. non veniva fatto alcun accenno. In 

principio quindi, non essendo stato comprovato in modo almeno plausibile uno 

stato di bisogno il rifiuto deciso dall’autorità comunale merita protezione. 

c) Onde comprovare lo stato di bisogno dell’istante, la destinazione dell’importo 

prelevato in contanti nel giugno 2009 e lo stato mentale del ricorrente viene 

chiesta in questa sede l’audizione dell’incaricato del servizio sociale che ha 

formulata la domanda di assistenza e della figlia del ricorrente. In principio, la 

procedura di assunzione delle prove può essere chiusa mediante una 

valutazione anticipata, qualora l’autorità a cui spetta potere decisionale 

raggiunga il convincimento, sulla base della documentazione agli atti, o possa 

ammettere senza cadere in un’arbitraria valutazione delle prove, che le 

conclusioni alle quali è giunta non potrebbero comunque essere influenzate 

dall’ulteriore assunzione di prove (DTF 124 I 211 cons. 4a e 115 Ia 101 cons. 

5b). In questo senso, l’audizione dei testi proposti in sede di ricorso si palesa 

superflua per più motivi. Onde sconfessare la possibilità che il petente abbia 

abusato del proprio diritto, dai testi si vorrebbero evincere i motivi che hanno 

spinto il richiedente a consegnare brevi manu all’amica fr. 104'000.--. La 

questione dell’abuso di diritto non è però stata considerata da questo Giudice 

come l’elemento determinante ai fini del rifiuto della richiesta, per cui su tale 

questione le risultanze di una testimonianza non sarebbero passibili di 

incidere sull’esito della vertenza. Lo stesso vale per lo stato di salute fisico e 

mentale del ricorrente, che non ha alcuna diretta influenza sull’esito della 

presente controversia, come verrà esposto al considerando 5c che segue. 

Infine, è difficile intravedere come l’incaricato del servizio sociale possa con 

la propria testimonianza comprovare lo stato di indigenza del ricorrente, dopo 

che anche in sede di ricorso non è stata fornita alcuna documentazione 

concreta sullo stato dalla sostanza e la situazione patrimoniale del ricorrente. 

Per questo dall’audizione dei due testi proposti non è dato attendersi alcuna 

ulteriore prova o elemento di giudizio suscettibile di influire sulla valutazione 

del caso in esame. La richiesta va pertanto respinta. 

5. a) Per il ricorrente, qualora la formale domanda di assistenza fosse stata 

carente, sarebbe spettato all’autorità chiarire la fattispecie e chiedere 

eventualmente all’interessato ulteriori delucidazioni sul suo operato o 

l’edizione di ulteriori mezzi di prova, con l’eventuale comminatoria in caso 

d’inottemperanza. In principio, è in primo luogo compito dell’autorità chiarire, 

applicando la massima ufficiale, l’adempimento delle condizioni riguardanti la 

situazione finanziaria del richiedente. Il comune non può concludere al rifiuto 

di una richiesta adducendo la mancata trasmissione di atti probatori, quando 

la situazione finanziaria del richiedente risulta sufficientemente dalla 

documentazione prodotta, dalle circostanze e dalla notorietà (cfr. DTF 115 Ia 

17 e 119 III 28 nonché STA U 00 57). Dal canto suo il richiedente è tenuto a 

collaborare all’accertamento dei dati rilevanti. La mancata collaborazione del 

richiedente può comportare il rifiuto della prestazione, qualora all’autorità non 

sia possibile stabilire a sufficienza se il presupposto sia nell’evenienza 

soddisfatto o meno. Parimenti, il principio della massima ufficiale, non 

permette al comune di basarsi sulle affermazioni della parte interessata, bensì 

esso è tenuto ad accertare d'ufficio lo stato di necessità di quest'ultima. Come 

è stato evocato in precedenza, all’epoca della deposizione della richiesta di 

assistenza veniva comprovata solo la mancanza di liquidità di alcuni conti del 

ricorrente, senza però che venissero fornite informazioni sulla sua situazione 

finanziaria generale, che in base alla precedente dichiarazione d’imposta e 

allo stato del conto agli inizi del mese di giugno 2009 non appariva certo 

precaria, ma era certamente in grado di garantirgli il necessario 

sostentamento, sulla base di un ammanco mensile delle entrate rispetto alle 

uscite tra i fr. 2'000.-- e poco meno di fr. 3'000.--, almeno per alcuni anni 

ancora. Solo in sede di ricorso l’istante pretende di aver consegnato il denaro 

all’amica non certo nell’intenzione di approfittare dell’istituto dell’assistenza 

pubblica bensì per l’acquisto di una casa … e di aver ceduto la casa in I. alla 

seconda moglie nel corso del 2009. Anche quest’ultima affermazione non 

trova però la minima comprova in estratti del registro fondiario o atti di 

cessione. Non è poi neppure dato sapere a che data esatta sia stata operata 

la cessione se cessione vi è stata. Determinante ai fini del giudizio sarebbe 

poi indubbiamente la questione di sapere se l’eventuale trapasso (che giusta 

lo scritto di ricorso sarebbe avvenuto nel 2009) sia stato effettuato prima o 

dopo la presentazione della richiesta di assistenza e i motivi che hanno spinto 

l’interessato a privarsi della propria sostanza ad un’epoca in cui ne aveva 

personalmente bisogno. Inoltre, da quanto risulta dalla sommaria 

presentazione della situazione di famiglia del ricorrente, questi sarebbe 

ancora sempre sposato con la seconda moglie. La cessione di parte della sua 

sostanza a quest’ultima non libererebbe automaticamente la consorte 

dall’obbligo di assistenza tra coniugi giusta l’art. 156 cpv. 3 del Codice civile. 

Anche se i due coniugi vivono separati, attualmente nulla è noto sulla 

situazione della moglie e sulle sue eventuali possibilità di aiutare il marito. In 

queste circostanze il Tribunale ritiene corretta la conclusione giusta la quale 

al momento della presentazione della domanda all’inizio del 2010, uno stato 

di bisogno non era stato reso neppure plausibile. 

b) La poca plausibilità dello stato di bisogno del ricorrente è poi legata anche al 

suo precario stato di salute che lo ha costretto a continui ricoveri forzati per 

parecchio tempo. Giusta l’attestazione rilasciata dal gerontocomio dove 

l’istante è ricoverato e attestante anche le ospedalizzazioni per casi acuti 

presso la clinica … di …, le ultime degenze riguardano il periodo dal 23 ottobre 

2007 all’8 agosto 2008, dal 28 ottobre 2008 al 14 gennaio 2009 e dal 1. 

febbraio 2009 a tuttora. Tenendo presente che l’istante è stato pure degente 

presso l’Ospedale …, durante gli ultimi tre anni, l’istante non ha praticamente 

lasciato i nosocomi. Che il suo stato di salute sia alquanto precario non viene 

posto in dubbio, avendo il ricorrente teoricamente diritto all’assegno per grandi 

invalidi di grado medio già a partire dal novembre 2007. E’ pertanto ancora 

meno comprensibile come l’istante abbia potuto diminuire tanto drasticamente 

i propri averi pur essendo rimasto praticamente ininterrottamente 

ospedalizzato. Che in questo contesto, il preteso consumo di sostanza - sulla 

scorta di semplici affermazioni quanto al sostegno finanziario fornito all’amica 

- non bastasse a rendere credibile lo stato di bisogno è pure evidente. Se 

l’istante fosse poi effettivamente stato defraudato, mal si comprende il motivo 

per cui non sia stato intrapreso nulla per tentare di recuperare l’ammontare 

sottratto. 

c) Accanto alla precaria situazione fisica del ricorrente, viene poi posta in dubbio 

anche la sua capacità di intendere e di volere. L’esistenza della capacità di 

discernimento non è in principio rilevante per decidere sul riconoscimento 

dell’assistenza pubblica. Giusta l’atto di ricorso però, alcune delle 

manchevolezze che l’autorità oppone all’istante sarebbero da ricondurre ad 

una certa labilità, cui solo una misura tutoria avrebbe potuto ovviare. Le 

autorità tutorie adite non avrebbero però finora reagito alla richiesta di 

provvedimenti presentata il 5 ottobre 2009. Anche questo argomento non 

muta le sorti del giudizio. Malgrado la pretesa labilità dell’istante questi ha 

regolarmente sottoscritto il mandato di rappresentanza. Allo stesso modo 

doveva però essere possibile ottenere dal richiedente l’autorizzazione a 

visionare le transazioni operate sul suo patrimonio tramite la banca e la 

necessaria documentazione riguardante la sostanza ancora intestata a suo 

nome all’estero o la cessione. Viceversa, qualora l’istante dovesse essere 

considerato privo della capacità di discernimento, anche le operazioni legali 

eseguite negli ultimi anni (ad esempio la pretesa cessione della proprietà 

fondiaria alla moglie o il prelievo in contanti) sarebbero prive di validità, ciò 

che renderebbe nuovamente poco credibile il suo stato di indigenza. 

6. a) Infine, viene ancora sollevata l’assoluta mancanza di informazioni sulla 

situazione dei figli del petente, che renderebbe impossibile un esame anche 

sommario del loro dovere di assistenza. Secondo le direttive della Conferenza 

svizzera dell'azione sociale (COSAS, 4a ed., Berna 2005), applicabili in virtù 

del rinvio di cui all’art. 1 Disp.LA, si rinuncia a verificare la capacità contributiva 

di parenti il cui reddito imponibile (compresa la parte di sostanza convertita in 

reddito) è inferiore a determinati importi, deduzione fatta di una quota 

liberamente disponibile. La somma rimanente deve essere convertita in 

reddito sulla base dell'aspettativa di vita media (importo annuale) e in quanto 

tale conteggiata secondo la relativa tavola di conversione. Rispetto agli art. 

328 e 329 del Codice civile, l'aiuto sociale è sussidiario. Tuttavia, anche 

persone con pretese fondate sugli art. 328 e 329 CC possono trovarsi in una 

situazione di necessità, se queste pretese non sono esigibili nell'immediato. 

Conformemente alle direttive emanate dalla COSAS, per quanto riguarda il 

contributo dei parenti, nel limite del possibile è auspicabile negoziare un 

accordo tra le parti, atteso che i possibili rischi di ripercussioni sul beneficiario 

e sul suo progetto sociale non sono trascurabili. In caso di litigio, sarà l'autorità 

cui spetta l'obbligo e/o gli oneri di assistenza giusta l'art. 25 della legge 

federale sulla competenza ad assistere le persone nel bisogno (LAS) a dover 

procedere per le vie legali e richiedere i contributi per il futuro e quelli retroattivi 

al massimo per un anno prima dell'avvio dell'azione legale (Judith Widmer, 

Verhältnis der Verwandtenunterstützungspflicht zur Sozialhilfe in Theorie und 

Praxis, Zurigo 2001, pag. 78 segg.). L'autorità subentra in tal caso nei diritti 

della persona assistita fino a concorrenza dei propri anticipi (art. 329 cpv. 3 in 

relazione con l'art. 289 cpv. 2 CC; DTF 133 III 510 cons. 5.2). 

b) Anche a questo riguardo, le indicazioni fornite sulla richiesta di assistenza non 

permettono alcuna conclusione. Come si è detto nulla traspare nella richiesta 

riguardo la situazione economica della seconda moglie del ricorrente. 

Parimenti non è dato sapere quale sia la situazione di famiglia, di lavoro e di 

reddito dei tre figli dell’istante, eccetto l’affermazione che non deterrebbero 

alcun immobile nella regione. Anche da questo punto di vista la pretesa 

impossibilità di far capo all’assistenza tra parenti e pertanto l’esistenza di una 

situazione di bisogno del richiedente si fonda su semplici affermazioni non 

corroborate da alcun mezzo di prova e pertanto del tutto improprie a rendere 

plausibile la presenza di un caso di bisogno. Per il futuro, sarà comunque 

sempre possibile presentare al comune una nuova domanda corredata da tutti 

i mezzi di prova indispensabili in merito alla situazione economica personale 

dell’istante e dei suoi famigliari.

7. In conclusione, il rifiuto della richiesta di assistenza è confermato e il ricorso 

respinto. Per il periodo per il quale l’istante chiede l’aiuto sociale una 

situazione di bisogno non è stata resa sufficientemente plausibile. Giusta l’art. 

73 cpv. 1 LGA nella procedura di ricorso, la parte soccombente deve di regola 

assumersi le spese. L’istante chiede di essere messo al beneficio 

dell’assistenza giudiziaria e del patrocinio gratuito. Giusta l’art. 76 cpv. 1 LGA, 

l’autorità può, su richiesta, concedere l'assistenza giudiziaria gratuita ad una 

parte che non dispone dei mezzi necessari, se la sua causa non è 

evidentemente temeraria o a priori senza speranza. Nell’evenienza in parola, 

al ricorrente viene negata la prestazione assistenziale non essendo stato in 

grado di rendere almeno plausibile la sua situazione di bisogno. Anche in sede 

di ricorso, a prescindere da considerazioni di carattere teorico, la 

rappresentante dell’istante non ha fornito alcun valido mezzo di prova riguardo 

l’evoluzione della situazione di sostanza del petente degli ultimi tre anni e della 

sua situazione patrimoniale attuale. In queste condizioni per il procedimento 

davanti al Tribunale amministrativo non si giustifica il riconoscimento 

dell’assistenza giudiziaria e del patrocinio gratuito. Se infatti, l’assenza di 

prove quanto alla situazione attuale del ricorrente è stata in sede di ricorso 

sempre contestata invocando la necessità per l’autorità comunale di agire 

d’ufficio, davanti al Tribunale amministrativo l’istante non può esimersi dal 

dimostrare che non disponga dei mezzi necessari per sostenere il processo 

intentato. Ne consegue che le spese occasionate dal presente procedimento 

vengono accollate al ricorrente. Per le ripetibili, l’art. 78 cpv. 2 LGA prevede 

che alla Confederazione, al Cantone e ai comuni, nonché alle organizzazioni 

cui sono affidati compiti di diritto pubblico non vengono di regola assegnate 

ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali. 

Poiché per i motivi esposti in precedenza, il comune convenuto, è reputato 

aver agito nell’ambito delle sue funzioni ufficiali, lo stesso non ha diritto a 

ripetibili.  

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La richiesta di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio è respinta.

3. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 600.--

- e le spese di cancelleria di fr. 338.--

totale fr. 938.--

il cui importo sarà versato da … entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.