# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ba639e64-8974-5800-8bc0-1a602ec7b914
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-12-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.12.2025 F-9268/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-9268-2025_2025-12-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-9268/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  5  d i c e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Claudia Cotting-Schalch, giudice unica, 

con l’approvazione del giudice Basil Cupa;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da SOS Ticino Protezione giuridica della 

Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 21 novembre 2025. 

 

 

 

F-9268/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il  

(…) settembre 2025, asserendo di essere minorenne. Dai riscontri 

dattiloscopici dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, del 

19 settembre 2025, è risultato che il richiedente aveva depositato una 

domanda d’asilo precedente in Bulgaria il (…). 

A.b Il (…) ottobre 2025 si è tenuta con l’interessato la prima audizione per 

richiedenti minorenni non accompagnati (di seguito: verbale RMNA). A 

supporto della sua identità e minore età, il richiedente ha presentato copia 

della sua taskara (cfr. documento repertoriato quale mezzo di prova [MdP] 

agli atti della SEM n. 1/2). 

A.c Con rapporto peritale del (…), l’(…), ha dato seguito al mandato della 

SEM di realizzare una perizia per la determinazione dell’età del richiedente.  

A.d Mediante lo scritto del 3 novembre 2025 la SEM, ritenendo la minore 

età dell’interessato inverosimile, lo ha informato che fosse sua intenzione 

modificare la sua data di nascita al (…) nel Sistema d’informazione centrale 

sulla migrazione (SIMIC), offrendogli la possibilità di esprimersi in merito 

entro il 6 novembre 2025. Ciò che egli ha fatto presentando le sue 

osservazioni datate 6 novembre 2025. La SEM, sempre alla data predetta, 

ha provveduto alla modifica della data di nascita nel SIMIC comunicata 

all’interessato. 

A.e Il 6 novembre 2025, la SEM ha presentato alle autorità bulgare, una 

domanda di ripresa in carico del richiedente sulla base dell’art. 18 par. 1 

lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta 

ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD 

III). La Bulgaria ha accettato la ripresa in carico dell’insorgente il 

12 novembre successivo, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III. 

B.  

Con decisione del 21 novembre 2025, notificata il 24 novembre 2025, la 

SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessato giusta 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), con 

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conseguente pronuncia del trasferimento del medesimo verso la Bulgaria 

ed esecuzione della precitata misura. 

C.  

Tramite il ricorso del 1° dicembre 2025, l’insorgente ha impugnato il 

suddetto provvedimento dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: Tribunale o TAF), chiedendo, in ordine, d’un canto la sospensione 

dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare e la concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, la concessione 

dell’assistenza giudiziaria parziale, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. Nel merito, egli 

ha postulato l’annullamento della decisione impugnata e la restituzione 

degli atti di causa alla SEM, per l’esame nazionale della domanda d’asilo 

o per procedere con i necessari complementi istruttori. Al ricorso, quale 

nuovo documento, è stata allegata la taskara in originale (prodotta già 

precedentemente in copia). 

D.  

Il 2 dicembre 2025, la giudice incaricata dell’istruzione della pratica, ha 

pronunciato, quale misura supercautelare, la sospensione provvisoria 

dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente. 

 

Diritto: 

1.  

Il Tribunale è competente a trattare del presente ricorso (art. 105 LAsi 

[RS 142.31]; art. 31 segg. LTAF [RS 173.32]), nonché lo stesso è 

ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c, 52 cpv. 1 PA 

(RS 172.021) e 108 cpv. 3 LAsi. Occorre pertanto entrare nel merito del 

gravame.  

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 3.1).  

3.  

Per i motivi che seguono, il ricorso è manifestamente infondato, ed è quindi 

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deciso dalla giudice unica, con l’approvazione di un secondo giudice 

(art. 111 lett. e LAsi), con una motivazione sommaria e senza lo scambio 

di scritti (art. 111a LAsi). 

4.  

4.1 D’ingresso è opportuno esaminare le censure formali sollevate dal 

ricorrente nel suo gravame, in quanto sono suscettibili di condurre 

all’annullamento della decisione impugnata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e 

rif. cit.). L’insorgente lamenta una violazione dell’obbligo istruttorio circa i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA; cfr. per il principio 

inquisitorio DTAF 2019 I/6 consid. 5.1) e del suo obbligo di motivazione  

(cfr. DTF 148 III 30 consid. 3.1, 139 V 496 consid. 5.1, 138 I 232 

consid. 5.1) da parte della SEM. L’autorità inferiore avrebbe difatti fissato 

la sua data di nascita al (…), senza spiegare per quale motivo la stessa 

sarebbe più probabile di quella da lui dichiarata (cfr. ricorso, pag. 7). Altresì 

la SEM non si sarebbe chinata ad esaminare l’esistenza di un rischio di 

violazione del principio di non-respingimento da parte della Bulgaria, se 

egli vi ritornasse, avendo ricevuto una decisione negativa in tale Paese, né 

avrebbe chiarito le ragioni per le quali le autorità bulgare avrebbero 

respinto la sua domanda d’asilo. Infine, l’autorità inferiore non avrebbe 

tenuto in debita considerazione la situazione di particolare vulnerabilità in 

cui il ricorrente si troverebbe. Egli ritiene quindi che occorrerebbero ulteriori 

misure d’istruzione al fine di valutare compiutamente sia il rischio che un 

suo trasferimento in Bulgaria si ponga in contrasto con l’art. 3 CEDU ed 

anche con l’art. 3 Convenzione sui diritti del fanciullo del 

20 novembre 1989 (RS 0.107; di seguito: CDF), sia la necessità di 

comunque rinunciare al suo trasferimento per motivi umanitari (cfr. ricorso, 

pag. 8 segg.). 

4.2  

4.2.1 Al contrario di quanto sollevato dal ricorrente nel gravame, nel suo 

provvedimento l’autorità inferiore ha giustificato a sufficienza la 

conclusione di ritenere il ricorrente maggiorenne e di attribuirgli d’ufficio la 

data di nascita al (…), prendendo posizione in modo puntuale e 

circostanziato anche sulle osservazioni da lui presentate il 

6 novembre 2025 (cfr. decisione impugnata, pag. 5 segg.). Peraltro, a 

differenza della sentenza del Tribunale citata nel ricorso (cfr. sentenza del 

TAF D-3102/2025 del 31 luglio 2025), che ha quale oggetto di 

contestazione la data registrata in SIMIC, tale questione esula in specie 

dall’oggetto di contestazione, che è definito dal dispositivo della decisione 

avversata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 4.3; 131 II 200 consid. 3.2; sentenza 

del Tribunale federale 2D_37/2019 del 26 agosto 2019 consid. 3 e rif. cit.; 

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DTAF 2009/54 consid. 1.3.3 e rif. cit.), che non presenta al suo interno 

alcuna conclusione rispetto alla registrazione della data in SIMIC. Peraltro, 

neppure il ricorrente, nelle sue conclusioni ricorsuali, richiede 

esplicitamente una modifica dei dati in SIMIC.  

4.2.2 Altresì, dalla lettura della decisione avversata, agli occhi del Tribunale 

l’autorità inferiore ha sufficientemente indicato le argomentazioni che 

hanno fondato la sua conclusione di ritenere data la competenza della  

Bulgaria per la trattazione della domanda d’asilo dell’insorgente (cfr. 

decisione impugnata, pag. 3 e pag. 6 segg.), come pure quali motivi 

l’hanno condotta alla conclusione di ritenere inapplicabili le clausole 

discrezionali (cfr. decisione avversata, pag. 7 segg.) anche riferendosi 

espressamente agli allegati vissuti in tale Paese dall’insorgente nonché al 

suo stato di salute, di cui ne ha tenuto debitamente conto. Visto poi che il 

ricorrente ha asserito di aver potuto accedere alla procedura d’asilo in 

Bulgaria, come pure a cure mediche (cfr. [atto SEM] n. 16/9, p.to 2.06, 

pag. 5; p.to 5.02, pag. 7; p.to 8.01, pag. 9), e che lo stesso non risulta 

essere particolarmente vulnerabile (cfr. anche infra consid. 8.3), non si 

ravvede alcun motivo per cui la SEM avrebbe dovuto richiedere ulteriori 

informazioni alla Bulgaria circa la procedura d’asilo svolta per il ricorrente, 

come pure d’ottenere la copia integrale della decisione negativa, 

circostanza che tra l’altro se quest’ultimo l’avesse ritenuta opportuna, 

avrebbe potuto produrre egli stesso.  

4.2.3 Infine, v’è da osservare come sui predetti punti in questione, il 

ricorrente si è potuto esprimere nel suo atto ricorsuale in modo ampio, 

dimostrando con le sue motivazioni di aver ben compreso il giudizio 

avversato e di averlo per questo potuto impugnare validamente. 

4.2.4 Pertanto, le censure formali ricorsuali vanno integralmente respinte.  

5.  

5.1  

Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una 

domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo 

cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

5.2  

5.2.1 Il ricorrente ha allegato, già al momento del deposito della sua 

domanda d’asilo in Svizzera, di essere minorenne, e contesta anche nel 

suo gravame la determinazione della SEM di ritenerlo invece maggiorenne. 

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5.2.2 Tale questione va esaminata preliminarmente, essendo la stessa 

determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3 LAsi) sia nell’ambito 

della determinazione dello Stato responsabile per l’esame della domanda 

di asilo (cfr. art. 8 RD III; DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 con riferimenti citati; 

cfr. per l’onere della prova la DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. ivi citati). 

5.2.3 Innanzitutto, dalle conclusioni del rapporto peritale – il quale risulta 

essere chiaro, completo e non contraddittorio – si evince che l’età minima 

del ricorrente è di 19 anni, mentre che l’età media è situata tra 19 e 24 anni, 

e che dunque con elevata probabilità prossima alla certezza, al momento 

degli accertamenti radiologici, l’interessato era maggiorenne, e la data di 

nascita da lui addotta è invece da considerarsi inverosimile (cfr. n. 20/15, 

in particolare pag. 7 seg.). Di conseguenza, come stabilito dalla 

giurisprudenza, la perizia dà atto di una maggiore età che è altamente 

probabile, per il che risulta essere tanto meno necessario procedere ad un 

apprezzamento generale delle prove (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2). 

Tale valutazione non viene minimamente scalfita dalle considerazioni 

addotte dal ricorrente.  

5.2.4 Alla luce di quanto sopra, resta quindi soltanto un ridotto margine di 

apprezzamento delle ulteriori prove presenti agli atti, essendo l’esito degli 

accertamenti medici, nel caso concreto, particolarmente concludente. 

5.2.4.1 Per quanto attiene innanzitutto alla taskara (cfr. MdP n. 1/2), 

prodotta in originale con il ricorso (senza tuttavia alcuna scheda di 

traduzione come allegato invece nel ricorso, cfr. pag. 4), per giurisprudenza 

del Tribunale, checché ne dica il ricorrente nel gravame, la stessa non 

rappresenta un documento d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. c 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), ed ha un valore probatorio 

ridotto (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6.2 e rif. cit.). Altresì, a differenza di 

quanto asserito dal ricorrente nell’atto ricorsuale (cfr. pag. 6), e di quanto 

implicitamente addotto dallo stesso nel verbale RMNA (cfr. n. 16/9, p.to 

1.06, pag. 3) si osserva che la taskara non presenta alcuna data di nascita, 

bensì si limita a rilevare che nel (…) (corrispondente nel calendario 

gregoriano, secondo la traduzione della SEM, agli anni […]) 

apparentemente “D._______” ha (…) anni (cfr. MdP n. 1/2). L’esemplare 

della taskara prodotto sia in copia sia in originale non conferma quindi per 

nulla le allegazioni rese dall’insorgente nel verbale RMNA circa la sua età. 

Pertanto, il Tribunale giunge alla conclusione che alla taskara presentata 

dall’insorgente non può essere riconosciuta alcuna valenza probatoria 

determinante. 

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5.2.4.2 Da ultimo si constata che anche ulteriori elementi vengono ad 

intaccare le allegazioni dell’insorgente in merito all’età dichiarata, già 

sufficientemente e correttamente motivati nella decisione impugnata, alla 

quale si rinvia (cfr. pag. 4 seg.) onde evitare inutili ridondanze, per quanto 

qui di seguito non specificato. Segnatamente, non si può dare alcun credito 

agli asserti ricorsuali del ricorrente secondo i quali egli, non essendo 

scolarizzato, avrebbe riportato pedissequamente le informazioni così come 

trasmessigli dal padre circa la sua data di nascita, o ancora vista la 

preparazione che avrebbe ricevuto dalla rappresentanza legale. Invero, 

contrariamente a quanto da egli addotto nel ricorso, per quanto egli abbia 

affermato di non essere mai andato a scuola, ha riferito di sapere leggere 

e scrivere un po’ (cfr. n. 16/9, p.to 1.17.04, pag. 4), ed anche il Tribunale, 

alla stessa stregua della SEM nella decisione avversata, ritiene dubbia la 

credibilità del suo allegato analfabetismo e di non saper far di conto (cfr. 

n. 16/9, p.to 1.17.04, pag. 4), in quanto in alcuni momenti del suo verbale 

RMNA ha saputo in realtà effettuare gli stessi (per esempio indicando la 

data esatta in cui sarebbero giunti i talebani e quando egli sarebbe 

espatriato, cfr. n. 16/9, p.to 1.17.05, pag. 4; quanti anni di differenza vi 

sarebbero con una sorella ed un fratello, cfr. p.to 3.01, pag. 5 seg.; i periodi 

che avrebbe trascorso nei diversi Paesi in cui è transitato durante il suo 

viaggio fino in Svizzera, cfr. p.to 5.02, pag. 7; o ancora a quando 

risalirebbero i decessi di […] suoi fratelli, cfr. p.to 7.02, pag. 8). In merito, si 

denota poi come ulteriori allegazioni contraddittorie intaccano fortemente 

la credibilità stessa del ricorrente. Invero, se d’un canto egli è riuscito a 

riportare inizialmente le età esatte del fratello e delle sorelle viventi in 

Afghanistan (cfr. n. 16/9, p.to 3.01, pag. 5), pochi giorni dopo nel corso 

della perizia medico-legale, ha invece allegato di non saperle riferire (cfr. 

n. 20/15, pag. 4). O ancora, il periodo che egli avrebbe trascorso in 

Bulgaria (sia circa il tempo che avrebbe passato in ospedale, sia riguardo 

alla sua permanenza nel medesimo Paese) ed i motivi che avrebbero 

comportato l’amputazione del piede (…) in Bulgaria, risultano essere 

descritti in modo completamente differente nella perizia medico-legale 

(dove in particolare riferisce di maltrattamenti e botte subite dalla polizia 

bulgara, e che in Afghanistan non avrebbe subito alcun maltrattamento cfr. 

n. 20/15, pag. 4 seg.) rispetto a quanto invece da lui asserito in merito nel 

corso del verbale RMNA (cfr. n. 16/9, p.to 2.06, pag. 5; p.to 5.02, pag. 7). 

Peraltro, a differenza di quanto addotto nel ricorso in modo contraddittorio 

(cfr. pag. 6 e pag. 8), il ricorrente è stato registrato in Bulgaria quale 

maggiorenne, con una data di nascita ben precisa (il […], cfr. n. 29/1), che 

non trova spiegazione alcuna con lo stato malato del ricorrente durante il 

suo soggiorno in tale Paese. Invero, al contrario di quanto descritto nel 

ricorso (cfr. pag. 6), risulta che egli per quanto fosse malato in Bulgaria, 

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sapesse esattamente di aver depositato in tale Paese una domanda 

d’asilo, nonché che fosse a conoscenza dell’iter effettuato per la stessa, 

per la quale ancora a differenza di quanto addotto nel gravame, egli aveva 

affermato di non aver presentato alcun ricorso contro le decisioni negative 

che avrebbe ricevuto (cfr. n. 16/9, p.to 2.06, pag. 5). Inoltre, la permanenza 

del ricorrente in Bulgaria di ben (…) mesi, e la ricezione di ben due 

decisioni negative, si scontra con la pretesa sua non conoscenza di quale 

data di nascita sarebbe stata registrata in tale Paese. 

5.2.4.3 Nelle surriferite circostanze, e pur tenendo conto del fatto che il 

ricorrente è stato piuttosto coerente e preciso circa altri suoi dati biografici 

e famigliari (cfr. n. 16/9, p.to 1.06, pag. 3 segg.), nonché del suo contesto 

socio-culturale di provenienza, anche il Tribunale, in un’attenta valutazione 

globale di tutti gli elementi evincibili all’incarto ed in presenza di una 

fattispecie giuridica sufficientemente completa e corretta, ritiene che 

l’insorgente – al quale incombeva in principio l’onere della prova in merito – 

non è stato in grado di rendere verosimile la sua minore età al momento 

dell’inoltro della sua domanda d’asilo in Svizzera. Pertanto, egli deve 

assumersene le conseguenze, ovverossia viene considerato maggiorenne, 

nonché le norme relative ai minorenni non gli sono applicabili. 

6.  

6.1 Proseguendo nell’analisi, risulta dall’estratto Eurodac del 

19 settembre 2025, che in Bulgaria è stata registrata la domanda d’asilo 

del ricorrente il (…), ciò che egli ha peraltro confermato (cfr. n. 16/9, p.to 

2.06, pag. 5). Inoltre, la richiesta di ripresa in carico presentata dalla SEM 

il 6 novembre 2025 all’indirizzo della sua omologa bulgara e basata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 26/5), è stata espressamente 

accettata dalla Bulgaria entro il termine prescritto all’art. 25 par. 1 RD III, il 

12 novembre 2025, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. n. 29/1). 

La competenza della Bulgaria per la trattazione della domanda d’asilo del 

ricorrente è quindi, di principio, data (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 

8.2.1).  

6.2 Tale conclusione non viene scalfita dalle censure ricorsuali. Difatti, 

come già visto sopra (consid. 5.2), il ricorrente è da considerarsi 

maggiorenne e quindi le norme procedurali, dunque anche ed in particolare 

l’art. 8 par. 4 RD III nonché l’art. 3 CDF rilevati nel ricorso, non sono 

applicabili alla fattispecie ed egli non se ne può legittimamente prevalere. 

Non si può seguire l’insorgente poi laddove egli considera che l’autorità 

inferiore avrebbe violato il suo obbligo d’informazione, in quanto nella 

richiesta di take back (e non di “riconsiderazione” come allegato a torto nel 

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Pagina 9 

ricorso, pag. 7) indirizzata alle autorità bulgare, non avrebbe specificato 

che “l’analisi della verosimiglianza era contestato dalla rappresentanza 

legale” (cfr. ricorso, pag. 7). Invero, nella domanda di ripresa in carico alla 

Bulgaria, al contrario di quanto sostenuto dal ricorrente, la SEM ha 

correttamente indicato tutti gli elementi rilevanti perché il predetto Stato 

membro potesse determinarsi con conoscenza di causa ed in modo 

indipendente sulla sua competenza. Pertanto, la corrispondente censura 

ricorsuale va respinta, in quanto del tutto infondata. Altresì, le 

argomentazioni reiterate dal ricorrente nel ricorso, circa il fatto che egli 

sarebbe stato obbligato a depositare una domanda d’asilo in Bulgaria, 

come pure il fatto che quest’ultimo Paese non fosse il suo obiettivo (cfr. 

n. 16/9, p.to 5.02, pag. 7), non sono in grado di confutare la suddetta 

competenza. Si rileva infatti come il ricorrente non ha la possibilità di 

scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo verrà 

esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e che inoltre tutti gli Stati 

membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte digitali di cittadini di 

Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del 

Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per il confronto delle impronte 

digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). Peraltro, si rimarca ancora in 

proposito come il RD III intende far fronte al fenomeno delle domande di 

asilo multiple (“asylum shopping”) e non dà, come neppure altre norme 

internazionali, la possibilità all’interessato di scegliere lo Stato per la 

trattazione della sua domanda d’asilo – in casu la Svizzera – che offre, a 

suo vedere le migliori condizioni d’accoglienza o per le cure mediche (cfr. 

DTAF 2017 VI/7 consid. 6.11). 

7.  

7.1 Proseguendo nella disamina, le constatazioni generali ed astratte 

formulate nel ricorso, con riferimento a rapporti redatti da organismi 

internazionali, non sono in grado di far giungere il Tribunale ad altra 

conclusione rispetto alla sua giurisprudenza sviluppata nella sentenza di 

riferimento F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 in merito alla mancanza di 

carenze sistemiche nel sistema d’asilo bulgaro, e da allora confermata a 

più riprese (cfr. ex multis le sentenze del TAF F-6003/2025 del 

18 agosto 2025 consid. 5.3, F-2619/2025 del 28 luglio 2025 consid. 3,  

F-4683/2025 del 10 luglio 2025 consid. 6.2.2). Inoltre non vi è agli atti alcun 

indizio fondato e concreto che lasci presupporre che il ricorrente – che si 

osserva ha soggiornato in Bulgaria per (…) mesi, durante il quale ha potuto 

segnatamente presentare una domanda d’asilo, è stato curato in un 

ospedale dove avrebbe pure subito l’amputazione del piede (…) (e non 

come reiteratamente scritto nel ricorso di ambo i membri inferiori), 

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Pagina 10 

soggiornando in una stanza “per persone malate” (cfr. n. 16/9, p.to 5.02, 

pag. 7) – non abbia potuto aver accesso agli aiuti e ai diritti procedurali che 

gli spettavano secondo le direttive accoglienza (2013/33/UE) e procedura 

(2013/32/UE), o ancora che in futuro le autorità bulgare verrebbero meno 

ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale. In caso contrario, 

spetterà al ricorrente, esigerne il rispetto presso le autorità preposte 

bulgare. Peraltro, non vi sono né agli atti all’inserto, né presentati neppure 

con il ricorso, degli indizi supportati da qualsivoglia concretezza e 

sostanza, atti a ritenere che la Bulgaria non rispetterebbe il principio di non-

respingimento nei suoi confronti e ciò anche se dalla risposta ricevuta da 

parte delle autorità bulgare risulta che la sua domanda d’asilo sarebbe 

stata ivi respinta (cfr. n. 29/1). Non presentando la procedura di asilo e le 

condizioni di accoglienza in Bulgaria delle carenze sistemiche come già 

sopra osservato, non risultano a tal proposito necessari ulteriori commenti 

(cfr. sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nelle cause 

riunite C-228/21, C-254/21, C-297/21, C-315/21 e C-328/21 del 

30 novembre 2023 consid. 142).  

7.2 Ne discende quindi che, in assenza di una pratica avverata da parte 

della Bulgaria di violazioni sistematiche di norme comunitarie in materia; la 

presunzione del rispetto da parte di questo Stato dei suoi obblighi inerenti 

ai diritti dei richiedenti l’asilo, non è confutata. Pertanto, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 RD III non si giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Per opporsi al suo trasferimento, l’interessato ha poi invocato i 

maltrattamenti di cui sarebbe stato vittima in Bulgaria, in quanto vi sarebbe 

il rischio per lui nel caso di un suo ritorno nel predetto Paese di subire 

nuovamente delle misure contrarie all’art. 3 CEDU e all’art. 4 della Carta 

dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.01.2000). 

In tale contesto, egli si è prevalso esplicitamente dell’applicazione delle 

clausole discrezionali previste all’art. 17 RD III (“clausola di sovranità”) e 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in diritto interno 

svizzero la predetta norma (cfr. per il potere d’apprezzamento della SEM 

nell’applicazione dei predetti disposti la DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). 

8.2 Come già visto sopra le allegazioni di maltrattamenti che avrebbe 

subito il ricorrente in Bulgaria, sono state del tutto incoerenti durante la 

procedura dinanzi alla SEM, sollevando già svariati dubbi circa la veridicità 

dei medesimi. Peraltro, neppure nel ricorso (cfr. pag. 8) egli ha sostanziato 

meglio quale tipo di maltrattamenti egli avrebbe riscontrato su suolo 

bulgaro, essendo come egli abbia comunque addotto di essere stato 

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ospedalizzato allorché ne aveva necessitato, nonché soggiornato per (…) 

mesi in totale in una stanza dapprima all’ospedale e poi in un campo 

profughi (cfr. n. 16/9, p.to 5.02, pag. 7). Tuttavia, anche supponendo che il 

ricorrente avrebbe subito dei maltrattamenti, non vi sono oggettivamente 

delle ragioni sufficienti per ritenere che il ricorrente dovrebbe subire 

nuovamente gli stessi nel quadro di un trasferimento legale in Bulgaria sulla 

base del RD III. Altresì, se il ricorrente dovesse ritenere di essere stato 

maltrattato da personale delle autorità, o che lo sarà in futuro, sarà sua 

incombenza rivolgersi alle preposte autorità o al sistema di giustizia 

presenti nello Stato in questione, nel caso di bisogno anche con l’aiuto di 

organizzazioni caritative ivi presenti (cfr. tra le altre le sentenze del TAF  

F-6003/2025 del 18 agosto 2025 consid. 6.3, F-2619/2025 del 

28 luglio 2025 consid. 4.1).  

8.3 Infine, dal profilo dello stato di salute, dall’unico certificato medico agli 

atti (cfr. n. 13/2), si evince che egli soffre di esiti di amputazione 

sottogenicolare a (…) per motivo non chiaro, di probabile dolore 

neuropatico al piede (…) in esiti di geloni, e che non vi erano segni clinici 

né radiologici per tubercolosi. Per la problematica agli arti inferiori, è stata 

indicata per l’arto inferiore (…) una valutazione da un ortotecnico per 

riadattare la protesi, mentre che per l’arto inferiore (…) il medico ha 

impostato una terapia a base di Gabapentin, pensando ad un dolore 

neuropatico. Ha indicato inoltre d’introdurre un supplemento vitaminico tipo 

Supradyn (cfr. n. 13/2). Nel ricorso vengono poi addotte problematiche 

psicologiche, e che il ricorrente si sarebbe indirizzato più volte al (…) per 

intraprendere un percorso psicologico/psichiatrico (cfr. ricorso, pag. 8), che 

però non trovano riscontro né sono sostenuti da alcun referto medico o atto 

all’inserto. Ora, pur non volendo sminuire le precitate problematiche 

mediche, non si può considerare che il ricorrente sia particolarmente 

vulnerabile, il che richiederebbe, in conformità con la giurisprudenza del 

Tribunale, l’ottenimento di garanzie da parte delle autorità bulgare prima di 

eseguire tale misura (cfr. sentenza di riferimento del TAF F-7195/2018 

precitata consid. 7.4.1; ex multis la sentenza del TAF F-6003/2025 

precitata consid. 6.4). Invero, egli non necessita di alcun trattamento 

medico particolare che non possa essere reperito anche in Bulgaria – che 

dispone notoriamente di strutture mediche sufficienti (cfr. ex multis la 

sentenza del TAF F-2619/2025 precitata consid. 4.2 con ulteriore rif. cit.) e 

dove egli è già stato tra l’altro preso in carico medicalmente, come rilevato 

rettamente dalla SEM (cfr. decisione impugnata, pag. 9) – né le sue 

patologie risultano essere a tal punto gravi, da risultare ostative ad un suo 

trasferimento verso la Bulgaria ai sensi dell’art. 3 CEDU (cfr. sentenze della 

Corte europea dei diritti dell’uomo [Grande Camera] N. contro Regno Unito 

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Pagina 12 

del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg. e Savran contro Danimarca del 

7 dicembre 2021, 57467/15; DTAF 2017 VI/7 consid. 7.2).  

8.4 Riassumendo, la SEM non ha quindi violato gli obblighi internazionali 

della Svizzera non entrando nel merito della domanda d’asilo del ricorrente 

ex art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi e pronunciando il suo trasferimento verso la 

Bulgaria ai sensi dell’art. 44 LAsi, in particolare dal profilo delle disposizioni 

pertinenti di diritto internazionale pubblico e non esistendo eccezioni alla 

regola generale dell’allontanamento (art. 32 OAsi 1). Infine, il Tribunale 

ritiene che la SEM abbia accertato i fatti rilevanti in modo completo e 

accurato e non abbia ecceduto o abusato del suo ampio potere 

discrezionale nel rifiutare di accettare l’esistenza di ragioni umanitarie 

nell’ambito degli art. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1. Non v’è quindi 

alcun motivo di applicare le clausole discrezionali precitate. Il ricorso deve 

quindi essere respinto. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande 

dell’insorgente tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo 

al ricorso e d’altro canto all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle 

presumibili spese processuali, risultano divenute senza oggetto. Inoltre, 

con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate il 

2 dicembre 2025 decadono. 

10.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali è respinta. Le spese processuali 

di fr. 750.–, sono quindi poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; 

nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). 

11.  

La presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente. 

 

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Claudia Cotting-Schalch Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: