# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 73355bad-5689-5291-86b8-d70c305b9e37
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-08-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.08.2018 32.2017.193
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-193_2018-08-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.193

   

  FS

  	
  Lugano

  13 agosto 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 novembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 ottobre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1967, all’epoca attiva a tempo parziale quale impiegata di commercio
presso la __________ di __________ (doc. AI 25/72-78), nel mese di maggio 2002
ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da
discopatia e artrosi (doc. AI 6/18-23).

 

                                         L’Ufficio
AI, con decisione del 22 ottobre 2014 – sulla base della perizia reumatologica
del 27 gennaio 2014 con complemento del 6 febbraio 2014 del dr. __________
(doc. AI 65/252-265 e 68/271), del rapporto finale del 30 gennaio 2014 con
annotazioni dell’11 febbraio e del 3 giugno 2014 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 67/267-270, 69/272 e 79/332), dell’inchiesta economica per
indipendenti del 26 maggio 2014 con complemento del 4 giugno 2014 (doc. AI 77/319-330
e 80/333-334) e dell’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica del 26 maggio 2014 (doc. AI 76/312-318) –, ha
riconosciuto all’assi-curata il diritto ad una rendita intera dal 1. gennaio
2013 (trascorso l’anno di attesa di cui all’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI) al 30
aprile 2014 (tre mesi dopo il miglioramento dello stato di salute nel gennaio
2014 ai sensi dell’art. 88a cpv. 1 OAI) ed alle rispettive rendite completive
per i figli (doc. AI 99/373-379).

 

                                         In
esito al ricorso del 24 novembre 2014 (doc. AI 99/368-372), inoltrato, tramite
l’avv. RA 1, contro la suddetta decisione del 22 ottobre 2014, questo Tribunale,
con STCA del 20 maggio 2015 (doc. AI 105/397-422), lo ha accolto ai sensi dei
considerandi e, fermo restando il diritto ad una rendita intera dal 1. gennaio
2013 al 30 aprile 2014, ha rinviato gli atti all’amministrazione “(…) affinché
– una volta stabilito il grado d’invalidità per la parte indipendente in
corretta applicazione del metodo straordinario dopo aver chiarito l’aspetto
medico circa il grado d’incapacità per l’attività di vendita auto/immatricolazioni
(cfr. consid. 2.10.2.3) e ritenuto il grado d’invalidità per la parte casalinga
del 20% (cfr. consid. 2.10.1.2 e 2.10.1.3) –, in base al metodo misto,
si pronunci nuovamente sul diritto ad una rendita dal 1. maggio 2014. (…)”
(doc. AI 105/420).

 

                               1.2.   L’Ufficio
AI, con decisione del 18 novembre 2015 cresciuta incontestata in giudicato
(doc. AI 123/447-451) – visti la risposta
18 agosto 2015 del dr. __________ che ha permesso di appurare che anche per
l’attività di vendita auto/immatricola-zione vale una diminuzione del
rendimento del 10% (“(…) questo tipo di attività non comporta a mio
avviso situazioni tali da giustificare una diminuzione del rendimento superiore
al 10%, diminuzione del rendimento da applicare dunque a tutta la quota di
lavoro come salariata (50%). (…)” (doc. AI 114/432)) e l’annotazione
del 21 settembre 2015 (doc. AI 119/437-439 in cui l’amministrazione ha
proceduto al calcolo del grado d’invalidità per la parte salariata applicando
il metodo straordinario –, ha
negato il diritto a prestazioni dopo il 30 aprile 2014.

 

                               1.3.   Nel
mese di febbraio 2016 l’assicurata ha inoltrato una nuova domanda di
prestazioni (doc. AI 134/486-491).

 

                                         Con
decisione del 5 ottobre 2017, preavvisata il 25 agosto 2017 (doc. AI
216/818-821) e oggetto della presente vertenza – visti la perizia
pluridisciplinare del SAM del 17 agosto 2017 (doc. AI 213/727-812) e il
rapporto finale 21 agosto 2017 del medico SMR dr. __________ (doc. AI
214/813-816) – l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a
prestazioni (doc. AI 222/830-833). L’amministrazione, ritenute le risultanze
mediche, ha infatti concluso che “(…) siamo pertanto confrontati con una
capacità al lavoro, al guadagno e nello svolgimento delle mansioni domestiche
sovrapponibile alle precedenti domande dal quale [ndr. recte: dalle quali],
dopo i dovuti calcoli economici e inchiesta casalinga, scaturiva un grado AI
del 25% (decisione del 18.11.2015) non pensionabile in quanto inferiore al minimo
del 40%. (…)” (doc. AI 222/831).

 

                               1.4.   Con
il presente ricorso l’assicurata, sempre tramite l’avv. RA 1, insorge dinanzi
al TCA. Osservato che il SAM ha stabilito un’incapacità lavorativa (diminuzione
del rendimento) del 40%, la ricorrente sostiene che “(…) a prescindere dal
calcolo del grado d’invalidità con il raffronto dei redditi, la ricorrente va
in ogni caso ritenuta invalida nella misura del 40% vista la diminuzione del rendimento
in questa misura in qualsiasi attività. La ricorrente, con un invalidità del
40%, ha dunque diritto almeno a un quarto di rendita AI. (…)” (I, punto 7,
pag. 4).

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’amministrazione postula invece la reiezione del ricorso.
Osservato che “(…) iI Dr. __________ nella sua perizia del 27.01 .2014 aveva
determinato che l'assicurata era in grado di lavorare 4 ore al giorno con una
riduzione del rendimento del 10%, quindi presentava una capacità lavorativa
residua pari al 45% (IL 55%) in qualsivoglia attività (abituale e adeguate).
Dunque il perito del SAM descrive una capacità lavorativa maggiore sia nell'attività
abituale che in (altre) attività adeguate, confermando però chiaramente che lo
stato valetudinario è invariato rispetto alla valutazione del Dr. __________.
Trattasi dunque di una diversa valutazione della capacità lavorativa in
presenza di uno stato di salute immutato. (…)” (IV, pag. 3), l’Ufficio AI
conclude che “(…) la documentazione medica agli atti non fornisce elementi
che da un lato permettano di ritenere in maniera convincente ed oggettivabile
l’esistenza di un'incapacità lavorativa superiore a quella accertata,
dall'altro che giustifichino l'esperimento di ulteriori indagini di natura
medica. Va qui infine rilevato che nemmeno la situazione economica risulta
mutata, essendo tuttora l’assicurata socia e gerente con firma individuale
della __________ (v. iscrizione a registro di commercio). (…)” (IV, pag.
4).

 

                               1.6.   Con
scritto del 10 gennaio 2018, dopo la chiesta proroga del termine (V. VI e VII),
l’insorgente ha richiesto, quale ulteriore mezzo di prova, l’audizione del
proprio medico curante (VIII).

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di princi-pio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un giudice
unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; STF
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il
diritto a prestazioni.

                                         L’insorgente
postula l’annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento del
diritto ad almeno un quarto di rendita senza specificare da quando (cfr.
consid. 1.4).

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(even-tuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01
del 13 giugno 2003, consid. 4.1).

 

                               2.4.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado
di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI, fino al 31 dicembre 2011 cpv. 3 e 4 OAI). Il TFA,
nella DTF 133 V 263, chiamato a pronunciarsi nel caso di nuova domanda
presentata dopo l’assegnazione retroattiva di una rendita limitata nel tempo,
ha precisato la propria giurisprudenza e stabilito che in una tale evenienza la
nuova domanda deve rispettare i requisiti posti dall’art. 87 cpv. 2 e 3 OAI.
Scopo di questo requisito è quello di impedire che l'amministrazione debba
costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione
in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in
giudicato (DTF 130 V 64 consid. 5.2.3; 117 V 198 consid. 4b con riferimenti).
Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito
della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa
verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla
rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF
130 V 64 consid. 3; 117 V 198 consid. 4b; 109 V 108 consid.
2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der
Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg Sch-weiz,
2003, pagg. 84-86).

 

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica
del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente
realizzata (DTF 109 V 115, vedi anche STF 9C_80/2013 del 18 settembre 2013
consid. 3.2). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione
di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, art. 41 vLAI, art. 87segg. OAI; Pratique VSI 1999 pag. 84; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als
Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in Schaffhauser/Schlauri, Die Revision
von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Veröffentlichungen des Schweizerischen
Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V
198). La giurisprudenza sopra menzionata va applicata anche dopo
l’entrata in vigore della LPGA il 1. gennaio 2003, il nuovo tenore dell’art. 87
OAI valido dal 1. marzo 2004 (STF I 630/06 del 20 giugno 2007, consid. 3 con
riferimenti; DTF 130 V 343 consid. 3.5) e l’entrata in vigore il 1. gennaio
2012 dei cpv. 2 e 3 dell’art. 87 OAI corrispondenti ai precedenti cpv. 3 e 4
dello stesso articolo.

 

                               2.5.   Nella
fattispecie in esame, come accennato (cfr. consid. 1.3), l’Ufficio AI è entrato
nel merito della nuova domanda e – vista l’annotazione del 28 febbraio
2017 del medico SMR dr. __________ del seguente tenore: “(…) In considerazione
delle obiezioni dell’assicurata e del suo rappresentante legale, obiezioni da
parte mia non condivisibili visto che non si tratta di definire i limiti funzionali
e non si tratta di valutare l’indicazione ad un intervento (inoltre faccio
presente che ho letto l’incarto), ritengo giudizioso richiedere una valutazione
MEDAP comprendente valutazione reumatologica, neurologica ed internistica. (…)”
(doc. AI 8/31) – ha ordinato una perizia pluridisciplinare (cfr. doc. AI
206/717-719 e 207/720-721).

 

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare del SAM del 17 agosto 2017 (doc. AI 213/727-812),
risulta che i periti hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche
esterne, di natura reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________)
e psichiatrica (dr. __________).

 

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno dell’insorgente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto le seguenti diagnosi:

 

" (…)

5.1    Diagnosi
con influenza sulla capacità lavorativa:

 

Sindrome lombospondilogena
cronica su/con:

 

    
-  stato dopo decompressione e fusione intervertebrale (TLIF) L5-S1 il
10.12.2012;

    
-  osteocondrosi Modic II L5-S1 con stenosi foraminale a sin. di origine ossea;

    
-  assenza di chiara radicolopatia lombare deficitaria o irritativa associata.

 

5.2    Diagnosi
senza influenza sulla capacità lavorativa:

 

Sindrome depressiva
a connotazione disforica (ICD-10 F38.8).

 

Lieve tremore a
livello degli arti superiori del tipo essenziale (DD: tremore psicogeno).

 

Deficit di vitamina
D. (…)" (doc. AI 213/754)

 

                                         Visti
tutti gli atti medici raccolti – dopo un’attenta valutazione e posta la
seguente valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità lavorativa: “(…)
L'A. presenta un’attuale capacità lavorativa globale del 60% come impiegata di
commercio. (…)” (doc. AI 213/759) – i periti hanno espresso la seguente
valutazione circa le conseguenze sulla capacità lavorativa e d’integrazione:

 

" (…)

8    CONSEGUENZE
SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

8.1 Capacità di
lavoro nell'attività abituale

 

     
8.1.1    A quali deficit funzionali è dovuta un'eventuale riduzione della
capacità lavorativa?

 

La diminuzione
della capacità lavorativa è dovuta unicamente a deficit funzionali di tipo reumatologico.
Dal lato neurologico e psichiatrico l'A. non presenta deficit funzionali.

 

Dal punto di
vista reumatologico la diminuzione della capacità lavorativa è dovuta ai dolori
cronici lombari con irradiazione agli arti inferiori di natura spondilogena.
Dal lato neurologico abbiamo potuto escludere una radicolopatia lombare
maggiore e non abbiamo potuto confermare una sicura irritazione radicolare
lombare. Sono limitate le posizioni statiche prolungate ed è necessaria
l'alternanza delle posizioni. L'attività dev'essere ergonomicamente adattata e
permettere il lavoro in piedi alternato alla posizione seduta. L'A. necessita
di pause per riposare (compresa una più lunga interruzione sul mezzogiorno, se
necessario) e di pause per i cambiamenti di posizione e per sgranchirsi.

 

     
8.1.2    Indicare la capacità lavorativa per l'attività abituale, in
percentuale oppure in ore al giorno.

 

Per quanto
riguarda la patologia reumatologica, come impiegata di commercio l'A. è abile
al lavoro a tempo pieno con un rendimento che può essere ridotto al massimo
nella misura del 40%, premesso che si tratti di un'attività ergonomicamente
adattata e che permetta il lavoro in piedi alternato alla posizione seduta. La
situazione è invariata a decorrere da sei mesi dopo l'intervento neurochirurgico
sul rachide del 10.12.2012. L'attuale valutazione della capacità lavorativa risulta
leggermente differente rispetto alla perizia del Dr. med. __________ del 2014.
Si tratta di una diversa valutazione della stessa situazione clinica, che in
ogni caso non risulta peggiorata rispetto al quadro clinico descritto dal Dr. med.
__________ e nemmeno dopo la caduta dell'A. in data 12.2.2016. Riteniamo che in
un lavoro d'ufficio è senz'altro possibile un lavoro a tempo pieno, contrariamente
a quanto affermato nel 2014 dal Dr. med. __________. La diminuzione del
rendimento del 40% permette all'A. le necessarie pause come sopra descritte.

 

Dal punto di
vista neurologico e psichiatrico l'A. risulta completamente abile al lavoro.

 

Complessivamente
l'A. risulta abile al lavoro nella misura del 60% come impiegata di commercio a
decorrere da sei mesi dopo l'intervento neurochirurgico sul rachide del
10.12.2012.

 

               
8.1.2.1   Se la capacità lavorativa è stata espressa in percentuale, indicare
se tale percentuale va intesa come tempo di presenza oppure come rendimento
globalmente ridotto nell'arco dell'intera giornata lavorativa.

 

        L'attuale
capacità lavorativa globale del 60% va intesa come lavoro a tempo pieno con
rendimento ridotto nella misura del 40%.

 

               
8.1.2.2   Se la capacità lavorativa residua è stata espressa in ore al giorno,
precisare se vi è un'ulteriore riduzione di rendimento o se il rendimento è
pieno.

 

                              Rimandiamo
al capitolo 8.1.2.1.

 

               
8.1.2.3   Se si raccomandano delle pause supplementari, specificare se
queste sono già state conteggiate nella quantificazione della capacità lavorativa
residua.

 

        Delle
pause supplementari per riposare (compresa una più lunga interruzione sul mezzogiorno,
se necessario) e per i cambiamenti di posizione e per sgranchirsi sono già
state conteggiate nella quantificazione della capacità lavorativa residua.

 

     
8.1.3    Facendo riferimento all’anamnesi, da quando (mese e anno) la capacità
lavorativa indicata dal perito nell’attività abituale può essere considerata
valida?

 

L'attuale
capacità lavorativa globale del 60% è valida a decorrere da sei mesi dopo
l'intervento neurochirurgico sul rachide del 10.12.2012, cioè dal 10.6.2013 e
da allora è invariata. L'attuale valutazione della capacità lavorativa è
leggermente differente rispetto alla precedente perizia reumatologica del Dr.
med. __________ del 2014. Sottolineiamo che il quadro clinico è rimasto invariato,
per cui si tratta di una diversa valutazione della stessa situazione clinica.
In ogni caso la situazione clinica non è peggiorata rispetto al quadro clinico
descritto dal Dr. med. __________ e nemmeno dopo la caduta dell'A. in data
12.2.2016. Per il periodo precedente valgono le condizioni stabilite
dall'Ufficio Al.

 

9    CONSEGUENZE
SULLA CAPACITÀ D'lNTEGRAZIONE

 

9.1 Capacità di
lavoro in un'attività adeguata

 

     
9.1.1    Quali caratteristiche medico-teoriche dovrebbe avere un'attività adeguata?
(nel caso di una malattia fisica indicare sempre il carico massimo in kg senza
limitazioni e se vi sia un'eventuale difficoltà in lavori di precisione)

 

Dal punto di
vista reumatologico l'A. è limitata nelle posizioni statiche prolungate.
L'attività dev'essere fisicamente leggera, ergonomicamente adatta e permettere
l'alternanza delle posizioni. Un'attività pesante a mediamente pesante non è
esigibile. Complessivamente un'attività adeguata dev'essere rispettosa delle seguenti
risorse fisiche:

 

            […]
(cfr. la tabella sub doc. AI 231/761-762).

 

Dal lato
neurologico e psichiatrico invece l’A. non presenta limitazioni funzionali.

 

     
9.1.2    Indicare la capacità lavorativa per attività adeguata, in
percentuale oppure in ore al giorno.

 

Dal lato
reumatologico I'A. può svolgere un'attività adeguata, come descritta al
capitolo 9.1.1, a tempo pieno, con un rendimento ridotto al massimo nella misura
del 40%. Per quanto riguarda la leggera differenza rispetto alla perizia
reumatologica del Dr. med. __________ del 2014, valgono le stesse considerazioni
citate al capitolo 8.

 

Ricordiamo che
dal punto di vista neurologico e psichiatrico l'A. risulta completamente abile
al lavoro in qualsiasi attività lavorativa.

 

               
9.1.2.1   Se la capacità lavorativa è stata espressa in percentuale, indicare
se tale percentuale va intesa come tempo di presenza oppure come rendimento globalmente
ridotto nell’arco dell'intera giornata lavorativa.

 

        L'attuale
capacità lavorativa globale del 60% in un'attività adeguata va intesa come
lavoro a tempo pieno, con una diminuzione del rendimento del 40%.

 

               
9.1.2.2   Se la capacità lavorativa residua è stata espressa in ore al giorno,
precisare se vi è un’ulteriore riduzione del rendimento o se il rendimento è pieno.

 

                              Rimandiamo
al capitolo 9.1.2.1.

 

              
 9.1.2.3   Se si raccomandano delle pause supplementari, specificare se
queste sono già state conteggiate nella quantificazione della capacità lavorativa
residua.

 

        Delle
pause supplementari sono già state conteggiate nella quantificazione della
capacità lavorativa residua.

 

     
9.1.3    Facendo riferimento all'anamnesi, da quando (mese e anno) la capacità
lavorativa indicata dal perito nell'attività adeguata può essere considerata
valida?

 

E' valida la
stessa determinazione temporale citata al capitolo 8.1.3.

 

     
9.1.4    Esprimersi anche sulla capacità lavorativa in ambito domestico, facendo
riferimento alle diverse funzioni.

 

Come casalinga
l'A. presenta una capacità lavorativa globale del 60% unicamente per motivi
reumatologici, valida dal 10.6.2013. Per il periodo precedente valgono le
condizioni stabilite in precedenza dall'Ufficio Al. Per quanto riguarda la
leggera differenza rispetto alla perizia reumatologica del Dr. med. __________
del 2014, valgono le stesse considerazioni citate al capitolo 8. Consigliamo di
verificare questa valutazione medico-teorica tramite una nuova inchiesta economica
per le persone che si occupano dell'economia domestica.

 

9.2 Reintegrazione
professionale

 

     
9.2.1    Sono medicalmente sostenibili provvedimenti professionali volti alla
reintegrazione nella libera economia?

 

            Sì.

 

     
9.2.2    In caso affermativo, a partire da quando (mese e anno)?

 

                  Da
subito.

 

     
9.2.3    Di quali elementi bisogna tener conto dal punto di vista medico?

 

                  Rimandiamo
al capitolo 9.1.1.

 

 

       
        9.2.3.1   I problemi che ostacolano il reinserimento sono dovuti al
quadro clinico stesso? Se sì, in che misura?

 

        I
problemi che ostacolano il reinserimento sono dovuti al quadro clinico stesso
nella misura del 40%.

 

     
9.2.4    Se in corso di revisione si constata uno stato di salute invariato,
definire se è presente un potenziale di integrazione professionale che può
essere valorizzato attraverso misure di riallenamento progressivo al lavoro.

 

E' presente un
potenziale d'integrazione professionale che può essere facilitato da misure di
riallenamento progressivo al lavoro.

 

9.3 Obbligo di
diminuire il danno da parte dell'A.

 

     
9.3.1    Come giudica l’aderenza terapeutica dimostrata dall’A. nel corso
degli anni?

 

                  Buona

 

     
9.3.2    Adeguatezza della terapia attuale secondo le linee guida? Eventuali
proposte terapeutiche?

 

Dal punto di
vista reumatologico teoricamente è possibile effettuare una decompressione del
neuroforame L5 a sin., come proposto dal PD Dr. med. __________. Nel contesto
di una sindrome da dolore cronico questo intervento difficilmente porterà un
cambiamento significativo alla situazione dell'A. Ricordiamo inoltre che dal
lato neurologico abbiamo potuto escludere una radicolopatia lombare maggiore.
Non abbiamo nemmeno potuto confermare una sicura irritazione radicolare lombare.
Un piano di riabilitazione è teoricamente possibile.

 

Dal lato
psichiatrico una presa a carico psicologica potrebbe aiutare l'A. nel processo
di accettazione della propria condizione di salute. Potrebbero anche molto
giovare sullo stato di salute delle misure farmacologiche a base di
antidepressivi, come per esempio Duloxetina al dosaggio di 30-60 mg/die, volte
ad alterare la soglia di percezione del dolore.

 

     
9.3.3    Quale miglioramento funzionale (in percentuale) ci si può verosimilmente
aspettare con una terapia adeguata e in quanto tempo, indipendentemente dalla
motivazione dell’A.?

 

Dal punto di
vista reumatologico risulta difficile esprimersi sulla prognosi. Difficilmente
la situazione potrà migliorare in futuro, anche qualora venissero eseguiti altri
interventi chirurgici.

 

Dal lato
psichiatrico la prognosi, nel caso di una permanenza della condizione clinica
di cui l'A. è affetta, propende per una cronicizzazione del quadro psicopatologico
messo in evidenza.

 

Dal punto di
vista neurologico la prognosi risulta buona.

 

     
9.3.4    Altri suggerimenti per aumentare la capacità lavorativa (es. adeguamento
del posto di lavoro, mezzi ausiliari ecc.)

 

Consigliamo una
valutazione ergonomica e adattamenti ergonomici al posto di lavoro e al
domicilio.

 

10  COERENZA

 

10.1  Descrivere
in modo critico eventuali discrepanze evidenziate tra i sintomi descritti
dall’A., l’anamnesi e la valutazione clinica durante la visita.

 

                             Dal
punto di vista reumatologico abbiamo notato una certa discordanza tra i sintomi
e la valutazione clinica, senza una sicura amplificazione di sintomi. Dal lato
psichiatrico non abbiamo evidenziato tendenze all'esagerazione, né tanto meno
alla simulazione dei sintomi.

 

 

11  OSSERVAZIONI
e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI

 

11.1  Altri
quesiti del medico SMR.

 

Non fa al caso.

 

11.2
 Si chiede al perito di rispondere ad eventuali domande poste dall'A. o dal suo
rappresentante legale.

 

         Non fa al
caso.

 

Consigliamo al
Servizio Medico Regionale, rispettivamente all'Ufficio Al, d'inviare copia
della nostra perizia al medico curante, Dr. med. __________, specialista medicina
generale, __________, affinché sia informato sulle conclusioni peritali e sui
consigli terapeutici dei nostri consulenti. Al medico curante chiediamo di sostituire
il deficit di vitamina D. (…)" (doc. AI 213/759-765)

 

                                         Il
dr. __________, nel rapporto finale SMR del 21 agosto 2017 (doc. AI 214/813-816),
ha confermato le valutazioni del SAM e, circa lo stato di salute invariato, ha
addotto: “(…) Situazione clinica invariata rispetto alla precedente perizia
dr. __________, vale quindi l’esigibilità lavorativa come da decisione del
18.11.2015. (…)” (doc. AI 214/816).

 

                                         L’Ufficio
AI, viste le risultanze mediche suenunciate, con decisione del 5 ottobre 2017
ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni (cfr. consid. 1.3).

 

                               2.6.   Per
poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso)
deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag.
261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung
des Bundes-gerichts zum IVG, 3a edizione 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a e 122 V 160 consid.
1c).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di Accertamento
Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha
rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una
perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti
dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio delle perizie
SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della
parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure
giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea
(consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre
ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo
(assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia;
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e rafforzamento
dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9)
quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di
ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo
devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono
posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e
4.4.2).

 

                                         In
una sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56,
pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici
regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un
rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato
redatto senza aver visitato personalmente l’assicurato (cfr. anche la STF
9C_524/2010 del 27 ottobre 2010).

                                         Tuttavia,
nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla
concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile
fondarsi su tali rapporti (STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3 e STF
8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 entrambe con riferimenti, in particolare,
alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

 

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di
trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare
sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15
gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla
luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante
attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
9C_757/2016 del 10 febbraio 2017 consid. 4.2; 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012;
8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del
23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc); Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag. 398) e che
il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008, consid. 5.3).

 

                               2.7.   Ritornando
al caso concreto, dopo attento esame della documentazione medica agli atti,
questo TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute è stato accuratamente
vagliato dall’Ufficio AI prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha
motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale del SAM, da considerare
dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali
ricordati al considerando precedente.

 

                                         Dall’elenco
atti (cfr. doc. AI 213/728-741) risulta infatti che il SAM ha considerato
compiutamente tutta la documentazione medica e che – esposta dettagliatamente
l’anamnesi e le constatazioni obiettive – ha precisato debitamente le
ragioni per le quali ha concluso che, al più tardi sei mesi dopo l’intervento
neurochirurgico sul rachide del 10 dicembre 2012, la capacità lavorativa
globale tanto nell’attività abituale quanto in un’altra attività adeguata è del
60% (flessione del rendimento). In particolare i periti hanno evidenziato che “(…)
l'attuale valutazione della capacità lavorativa risulta leggermente differente
rispetto alla perizia del Dr. med. __________ del 2014. Si tratta di una
diversa valutazione della stessa situazione clinica, che in ogni caso non
risulta peggiorata rispetto al quadro clinico descritto dal Dr. med. __________
e nemmeno dopo la caduta dell'A. in data 12.2.2016. (…)” (doc. AI
213/760-761, la sottolineatura è del redattore).

                                         In
questo senso a ragione l’amministrazione ha rilevato che“(…) iI Dr. __________
nella sua perizia del 27.01 .2014 aveva determinato che l'assicurata era in
grado di lavorare 4 ore al giorno con una riduzione del rendimento del 10%,
quindi presentava una capacità lavorativa residua pari al 45% (IL 55%) in
qualsivoglia attività (abituale e adeguate). Dunque il perito del SAM descrive
una capacità lavorativa maggiore sia nell'attività abituale che in (altre)
attività adeguate, confermando però chiaramente che lo stato valetudinario è
invariato rispetto alla valutazione del Dr. __________. Trattasi dunque di
una diversa valutazione della capacità lavorativa in presenza di uno stato di
salute immutato. (…)” (IV, pag. 3).

 

                                         La
valutazione dei periti del SAM, confermata anche dal SMR (cfr. il rapporto
finale SMR del 21 agosto 2017 sub doc. AI 214/813-816), non è inoltre stata
contestata validamente e tantomeno messa in dubbio da nessun medico, né
generico né specialista.

                                         Va osservato che il principio inquisitorio che regge la procedura
davanti al Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma trova il suo
correlato nell'obbligo delle parti di collaborare, quest'obbligo non può
tradursi in una mera contestazione della presa di posizione di controparte
senza addurre degli elementi oggettivi – segnatamente di natura medica – a
sostegno delle proprie argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare
all'autorità giudiziaria rispettivamente all'amministrazione l'onere di
determinare le condizioni di salute dell’assicurato attuando un nuovo esame
medico rispettivamente richiamando dei referti medici – magari addirittura in
possesso dell’interessato medesimo –, quando alla base della lamentela del
ricorrente vi sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo riguardo
ad un presunto peggioramento del suo stato di salute (cfr. STCA 32.2017.174 del
18 luglio 2018, consid. 2.7 con riferimenti).

                                         Nella
fattispecie concreta è a giusto titolo che l’Ufficio AI ha addotto che “(…)
l’assicurata ha manifestato un dissenso puramente soggettivo nei confronti della
valutazione operata dall’amministrazione senza tuttavia produrre – in sede di ricorso
– eventuali elementi oggettivi, segnatamente di natura medica, a sostegno delle
proprie argomentazioni. (…)” (IV, pag. 3).

 

                                         Visto
tutto quanto sopra esposto e conformemente alla giurisprudenza in materia di
valore probatorio di rapporti medici (cfr. consid. 2.6), questo Tribunale
ritiene che – senza che sia necessario esperire ulteriori accertamenti – la valutazione
del SAM vada confermata.

 

                                         In
questo senso la domanda di “(…) audizione quale testimone del proprio medico
curante Dr. med. __________, __________, il quale potrà confermare il danno
[ndr.: alla] salute dell’assicurata, le conseguenze sulla capacità lavorativa,
la diminuzione di rendimento e il peggioramento della situazione della
medesima. (…)” (VIII), va respinta.

 

                                         In
effetti, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione
o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori non potrebbero più modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (STF 9C_18/2010 del 7 ottobre
2010 consid. 5.4; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

                                         Va
qui osservato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal
principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono
essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo
principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere
delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid.
1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di
collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ove
ciò fosse ragionevolmente esigibile le prove necessarie, avuto riguardo alla
natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di
dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid.
3b con riferimenti).

                                         In
concreto, lo si ribadisce ancora una volta, l’insorgente non ha prodotto alcun
atto medico specialistico che si sia confrontato compiutamente con le valutazioni
del SAM.

 

                               2.8.   L’Ufficio
AI, come accennato (cfr. consid. 1.2), con decisione del 18 novembre 2015
cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 123/447-451) – dando seguito
alla STCA di rinvio del 20 maggio 2015 (cfr. consid. 1.1) –, ha negato
il diritto a prestazioni dopo il 30 aprile 2014.

 

                                         Ritenuto
che da allora, per i motivi sopra esposti (cfr. consid. 2.7), non vi è stato
alcun peggioramento della situazione medico valetudinaria (stato di salute
invariato) e conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.4), è dunque
a ragione che l’Ufficio AI ha respinto il diritto a prestazioni postulato con
la nuova domanda del febbraio 2016 oggetto della presente vertenza (cfr.
consid. 1.3).

 

                                         In
questo senso a ragione l’amministrazione ha rilevato che “(…) siamo pertanto
confrontati con una capacità al lavoro, al guadagno e nello svolgimento delle
mansioni domestiche sovrapponibile alle precedenti domande dal quale [ndr.
recte: dalle quali], dopo i dovuti calcoli economici e inchiesta casalinga,
scaturiva un grado AI del 25% (decisione del 18.11.2015) non pensionabile in
quanto inferiore al minimo del 40%. (…)” (doc. AI 222/831).

 

                                         Quanto
alla pretesa di almeno un quarto di rendita vista la diminuzione del rendimento
del 40% in qualsiasi attività attestata dai periti del SAM, questo Tribunale
può fare proprio quanto osservato dall’Ufficio AI nella decisione impugnata, e
meglio che “(…) il grado d’invalidità è un concetto economico dato [ndr.:
dal] raffronto tra il reddito da attività con e senza il danno alla salute (inchiesta
indipendenti). L’inabilità al lavoro non conferisce il diritto a rendita di
pari entità. (…)” (doc. AI 222/830; in argomento vedi anche il consid.
2.3).

 

                               2.9.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, il ricorso va respinto e la decisione
impugnata confermata.

 

                             2.10.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in
caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L'entità
delle spese è determinata fra fr. 200.-- e fr. 1'000.-- in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico
dell'insorgente.

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il
Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                   Il segretario

 

giudice Raffaele
Guffi                                         Gianluca Menghetti