# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9bd6cf4e-10b8-5df0-a16d-fddc4bd0be40
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-10-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.10.2008 D-6106/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6106-2008_2008-10-09.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6106/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  9  o t t o b r e  2 0 0 8

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Therese Kojic-Siegenthaler,
cancelliere Carlo Monti.

A._______,
B._______,
C._______,
D._______, e
E._______, Turchia,
rappresentati dal lic. iur Mario Amato, 
Soccorso operaio svizzero SOS, Via Zurigo 17, 
6900 Lugano,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'11 settembre 2008 / N .

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6106/2008

Fatti:

A.
Il  2  luglio 2007,  la  richiedente  ha  presentato  una  prima  domanda 
d'asilo  in  Svizzera. Il  20 luglio  2007,  l'UFM ha stralciato  dai  ruoli  la 
domanda d'asilo in seguito all'irreperibilità della richiedente.

B.
Il  29 marzo 2008,  la  richiedente  ha presentato,  insieme ai  suoi  figli, 
una seconda domanda d'asilo  in  Svizzera. La  stessa,  unitamente  ai 
suoi figli, ha precedentemente soggiornato in Italia, a partire dal 2001, 
dove le è stato riconosciuto lo "status di rifugiato" e le è stato rilasciato 
un  permesso  di  soggiorno  per  asilo,  secondo  il  diritto  italiano.  Ha 
allegato  d'essere  venuta  in  Svizzera  con  i  figli  per  timore  di  subire 
nella vicina penisola ulteriori violenze da parte di suo marito.

C.
L'11 settembre 2008,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. a della legge sull'asilo 
del  26 giugno 1998  (LAsi;  RS  142.31).  Detto  Ufficio  ha  pure 
pronunciato  l'allontanamento  dell'interessata  dalla  Svizzera  nonché 
l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Italia, siccome lecita, esigibile 
e  possibile  (v. accordo  di  riammissione  Italo-Svizzero  del 
4 agosto 2008).

D.
Il  24 settembre 2008,  l'interessata  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al 
Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata 
decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  l'annullamento  della  decisione 
impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
una  nuova  decisione  di  merito.  Ha  altresì  presentato  una  domanda 
d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  spese 
processuali.

Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi  contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF;  RS  173.32], 

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art. 105 LAsi,  e  art.  83  lett  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF; RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 della legge federale 
sulla  procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968 
(PA; RS 172.021) nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi.

3.

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua della decisione impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, 
il procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Nella  decisione impugnata,  l'UFM ha considerato  che l'Italia  è  stata 
designata  dal  Consiglio  federale  come  Stato  terzo  sicuro,  dove 
sussiste  la  presunzione  del  rispetto  del  principio  di  divieto  di 
respingimento.  Peraltro,  l'Italia  si  sarebbe  dichiarata  disposta  a 
riammettere i  ricorrenti  sul  suo territorio. Per di  più, l'insorgente non 
avrebbe presentato alcun motivo in grado di confutare la presunzione 
del  principio di  non respingimento. Oltre a ciò, la ricorrente avrebbe 
dichiarato  di  avere  soggiornato  in  Italia  prima d'entrare  in  Svizzera, 
come  risulterebbe  altresì dal  suo  permesso  di  soggiorno  italiano. 
Inoltre, riferendosi segnatamente ad una recente sentenza di questo 
Tribunale  (v.  Sentenza  del  TAF  E-5151/2008  del  15  agosto  2008), 
l'UFM  considera  non  applicabile  la  clausola  d'esclusione  di  cui 
all'art. 34 cpv. 3 lett. b LAsi, ritenuto che lo scopo del legislatore non 
sarebbe stato quello  di  fare approfittare di  tale clausola i  richiedenti 
non  bisognosi  dell'asilo,  rispettivamente  del  riconoscimento  dello 
statuto di rifugiato, in Svizzera, poiché già ottenuto in uno Stato terzo. 
Peraltro, i problemi all'origine della richiesta d'asilo, sarebbero causati 
da  terze  persone  e  non  dall'autorità  statale  italiana.  Per  di  più, 
spetterebbe alle autorità italiane proteggere moglie e figli  dal  marito, 
rispettivamente  padre.  L'Italia  disporrebbe  infatti  di  un  sistema 
giudiziario  effettivo  che  permetterebbe  di  appurare,  perseguire  e 

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sanzionare  gli  atti  addotti  dalla  ricorrente.  Inoltre,  dall'incarto  non 
emergerebbero  elementi  che  permettano  di  concludere  che 
l'insorgente non avrebbe accesso a tale protezione, considerato che la 
stessa ricorrente avrebbe dichiarato a più riprese che, sia la polizia, 
sia l'assistenza sociale sarebbero già intervenute in precedenza. Per 
conseguenza, l'UFM non entra nel merito della domanda d'asilo.

5.
Nel gravame, l'insorgente allega in sostanza di contestare la decisione 
dell'UFM relativa al rinvio verso l'Italia, in quanto nella vicina penisola 
non avrebbe ottenuto un'adeguata e concreta protezione, nonostante 
le richieste d'intervento alle autorità italiane ed ai servizi sociali. L'UFM 
non  potrebbe  limitarsi  a  ritenere  che  lo  statuto  di  rifugiata, 
rispettivamente  l'asilo,  accordati  alla  ricorrente  dalle  autorità  italiane 
rappresentino  per  la  stessa  un'adeguata  protezione  contro  l'agire 
violento  e  brutale  del  marito.  Inoltre,  il  permesso  di  soggiorno 
dell'insorgente  sarebbe  scaduto  il  2 giugno 2008.  Peraltro,  non 
sarebbe chiaro e non ne risulterebbe alcunché dagli  atti  di causa se 
nei termini della riammissione sia da annoverare anche il rinnovo del 
permesso di  soggiorno  ormai  scaduto. Infine,  l'UFM avrebbe dovuto 
effettuare ulteriori accertamenti in tal senso. 

6.

6.1 Secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, in vigore dal 1° gennaio 2008, 
il Consiglio federale designa gli Stati terzi sicuri in cui, secondo i suoi 
accertamenti,  v'è una protezione effettiva dal  respingimento ai  sensi 
dell'art. 5 cpv. 1 LAsi.

6.2 Giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. a LAsi,  non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  può  ritornare  in  uno  Stato  terzo 
sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato 
precedentemente. Giusta l'art. 34 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 non si applica se 
in  Svizzera  vivono persone con cui  il  richiedente  intrattiene rapporti 
stretti  o  suoi  parenti  stretti  (lett.  a),  se  il  richiedente  adempie 
manifestamente la qualità di rifugiato secondo l'art. 3 LAsi (lett. b), o 
se  vi  sono  indizi  che  nello  Stato  terzo  non  vi  sia  una  protezione 
effettiva dal respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi (lett. c).

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7.

7.1 Le  condizioni  d'applicazione  dell'art.  34  cpv. 2  lett.  a  LAsi  sono 
manifestamente  realizzate,  essendo incontestato  che l'insorgente ha 
soggiornato  con  i  suoi  figli  in  Italia  dal  2001.  Peraltro,  l'Italia  – 
designata  come  Stato  terzo  sicuro  dal  Consiglio  federale  il 
14 dicembre 2007  –  ha  dato  il  suo  consenso  alla  riammissione 
dell'insorgente, in applicazione dell'Accordo del 10 settembre 1998 tra 
la Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana sulla riammissione 
delle  persone  in  situazione  irregolare  (in seguito:  Accordo; 
RS 0.142.114.549),  in  data  4 agosto 2008. Giusta  l'art.  6  n.  3 
dell'Accordo, l'autorizzazione di riammissione ha la validità di un mese 
dalla  data  della  sua  notifica;  tale  termine  può  essere  prorogato  su 
domanda  della  Parte  contraente  richiedente.  Nella  fattispecie,  pur 
essendo trascorso più di un mese dalla notifica, la riammissione è da 
considerarsi  ancora  possibile,  ritenuto  che  le  autorità  italiane,  su 
richiesta dei loro omologhi elvetici, possono accordare una proroga a 
tale  autorizzazione,  nonostante  non  sussista  più un  obbligo  di 
riammissione ai  sensi  dell'articolo  3  dell'Accordo  (v. art.  4  Accordo). 
Infine,  questo Tribunale rileva che,  ad un esame degli  atti  di  causa, 
non  v'è  attualmente  ragione  di  ritenere  che  le  autorità  della  vicina 
penisola non accordino tale proroga.

7.2 Questo  Tribunale  osserva  che  dalle  carte  processuali  non 
emergono  elementi  da  cui  si  possa  desumere  che  in  Svizzera  si 
trovino persone con cui la ricorrente intrattenga rapporti stretti o siano 
suoi  parenti  prossimi.  Da  quanto  esposto,  discende  che,  nel  caso 
concreto, non sono dati i presupposti dell'art. 34 cpv. 3 lett. a LAsi.

7.3

7.3.1 In  relazione  all'eccezione  giusta  l'art.  34  cpv.  3  lett.  b  LAsi, 
questo  Tribunale  si  è  già  espresso  in  una  recente  sentenza 
(v. Sentenza del TAF E-5151/2008 del 18 agosto 2008 pag. 9 e 10), 
rilevando  che  tale  disposizione,  introdotta  nell'ambito  dell'ultima 
revisione della LAsi, improntata alla lotta contro gli abusi, non poteva, 
nello spirito del legislatore, avere il fine di garantire protezione ai sensi 
della  precitata  legge  a  coloro  che  non  ne  necessitano.  Ciò è 
certamente  il  caso  di  richiedenti  l'asilo  che  già  beneficiano  di 
un'effettiva protezione in materia d'asilo in un Paese terzo. In questo 
contesto,  giova richiamare anche l'art. 25  cpv. 2  PA, secondo cui  la 
domanda  di  una  decisione  d'accertamento  (in  casu:  l'accertamento 

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della qualità di rifugiato) dev'essere accolta qualora il richiedente provi 
un  interesse  degno  di  protezione.  Infine,  tale  interpretazione 
dell'art. 34 cpv. 3 lett. b trova altersì supporto all'art. 50 LAsi, secondo 
il  quale  può  essere  accordato  l'asilo  ad  un  rifugiato  che  è  stato 
ammesso  in  un  altro  Stato,  unicamente  se  soggiorna  in  Svizzera 
legalmente e senza interruzione da almeno due anni.

7.3.2  Nella  fattispecie,  alla  ricorrente  è  stato  riconosciuto  da  parte 
delle autorità italiane lo "status di rifugiata". In quanto titolare di tale 
statuto, lo Stato italiano le ha rilasciato un permesso di soggiorno per 
asilo.  Tale  permesso,  secondo  l'art.  23  del  Decreto  legislativo  del 
19 novembre  2007,  n.  251,  del  Ministero  dell'Interno  italiano 
(in seguito: Decreto n. 251), ha validità quinquennale ed è rinnovabile. 
Ritenuto, inoltre,  che, ad un esame degli  atti  di  causa,  la situazione 
della richiedente e dei suoi figli non appare rientrare nella casistica di 
cui all'art. 9 del Decreto n. 251 (cessazione dello "status di rifugiato"), 
non v'è  ragione di  ritenere che il  permesso di  soggiorno rilasciatole 
nella  vicina  penisola  non  le  venga  rinnovato.  Per  sovrabbondanza, 
questo Tribunale osserva che tale permesso permette alla ricorrente di 
godere del medesimo trattamento previsto per un cittadino italiano in 
materia di accesso all'occupazione (art. 25 Decreto n. 251). Per di più, 
la  ricorrente  può circolare  liberamente su tutto  il  territorio  nazionale 
italiano  e  scegliere,  di  principio,  dove  alloggiare  (art.  25  Decreto 
n. 251).  Considerato,  infine,  che  il  Codice  civile  italiano 
(in seguito: CCI)  prevede  la  possibilità  di  chiedere  la  separazione 
giudiziale,  quando  si  verificano  fatti  tali  da  rendere  intollerabile  la 
prosecuzione  della  convivenza  o  da  recare  grave  pregiudizio 
all'educazione della prole (art. 151 CCI) e che lo stesso CCI prevede 
la  possibilità  di  prendere dei  provvedimenti  contro gli  abusi  familiari, 
segnatamente  l'allontanamento  del  coniuge  che  ha  tenuto  una 
condotta pregiudizievole o l'interdizione di avvicinarsi al domicilio della 
famiglia  (art.  342  bis  s.  CCI),  questo  Tribunale  ritiene  prive  di  ogni 
fondamento  le  allegazioni  della  ricorrente,  secondo cui  in  Italia  non 
potrebbe ricevere un'adeguata protezione contro l'agire illegittimo del 
marito. In  virtù  di  quanto  precede,  nel  caso  di  specie,  l'eccezione 
prevista dall'art. 34 cpv. 3 lett. b LAsi non è applicabile.

7.4 Dato  che  l'Italia  è  considerata  uno  Stato  terzo  sicuro,  incombe 
l'insorgente  invalidare  la  presunzione  di  protezione  effettiva  dal 
respingimento. Nella  fattispecie,  la  ricorrente  non  è  manifestamente 
riuscita  in  tale  intento.  Infatti,  nell'incartamento  non  vi  sono  indizi 

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secondo  cui  le  autorità  italiane,  confrontate  ad  elementi  e  prove 
suscettibili  ad  attestare  la  qualità  di  rifugiato,  non  accorderebbero 
un'appropriata  protezione.  Infine,  questo  Tribunale  rileva,  ad 
abundantiam,  che  all'articolo  19  del  Decreto  legislativo  del 
25 luglio 1998,  n.  286,  del  Ministero  dell'Interno  italiano  è 
espressamente  previsto  il  divieto  di  respingimento  verso  uno  Stato 
terzo,  nel  quale  non  vi  sia  protezione  dalle  persecuzioni.  Pertanto, 
l'art. 34 cpv. 3 lett. c LAsi non trova applicazione nella fattispecie.

8.
Di  conseguenza,  il  ricorso  in  materia  di  non  entrata  nel  merito, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata.

9.
L'insorgente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2,  art. 44 cpv. 1 LAsi  nonché art. 32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

10.

10.1 Non  emerge  dalle  carte  processuali  alcun  serio  indizio  da  cui 
desumere che l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente e dei 
suoi  figli  in  Italia  possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione 
federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999 
(Cost., RS 101),  l'art. 33 della  Convenzione sullo  statuto  dei  rifugiati 
del  28  luglio  1951  (Conv., RS  0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  del 
16 dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  od  esporre 
l'insorgente  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari 
all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti  dell'uomo e 
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) od 
all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura, 
RS 0.105).

10.2 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili  all'art. 83 cpv. 4 LStr, il  TAF osserva 
che  né  la  nota  situazione  generale  esistente  in  Italia  –  che  non  è 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 

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coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale - né altri motivi deducibili dalle carte processuali conducono 
a pensare che, in caso d'allontanamento verso la vicina penisola,  vi 
sia una messa in pericolo concreta dei ricorrenti.

10.3 Inoltre,  l'insorgente  è  giovane  e  non  ha  altresì  preteso  nel 
gravame di  soffrire,  lei  o  i  suoi  figli,  di  gravi  problemi  di  salute  che 
possano giustificare un'ammissione provvisoria  (v. sulla problematica 
GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa 
emerga  la  necessità  di  una  permanenza  dell'insorgente, 
rispettivamente della sua prole, in Svizzera per motivi medici.

10.4 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Le 
autorità italiane si sono dichiarate disposte a riammettere la ricorrente 
ed  i  suoi  figli  sul  loro  territorio.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile.

11.
L'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  esigibile  e  possibile 
per le  ragioni  indicate al  considerando 10 del  presente giudizio. Per 
conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  ed  esecuzione 
dell'allontanamento, il  gravame va disatteso e la querelata decisione 
confermata.

12.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

13.
Il TAF avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esenzione 
dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali è divenuta senza oggetto.

14.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza,  sono poste  a  carico  della  ricorrente  (art. 63  cpv. 1  e 
cpv. 5 PA nonché 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura 
delle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto.

3.
Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico della ricorrente. 
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale entro un 
termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:

- rappresentante  della  ricorrente  (plico  raccomandato;  allegato: 
bollettino di versamento)

- UFM,  Divisione  dimora  e  aiuto  al  ritorno  (in  copia;  n.  di  rif.  N  ; 
allegato: incarto UFM)

- F._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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