# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12b029c4-f6c7-5288-89b8-29d478cc61bb
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-01-25
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 25.01.2005 R 2004 72
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2004-72_2005-01-25.pdf

## Full Text

R 04 72
4a Camera 

SENTENZA
del 25 gennaio 2005

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente revisione pianificazione locale

1. … è proprietaria a …, sul territorio del comune di …, della particella 

sopraedificata no. 1586 e comproprietaria della particella no. 1585, sulla quale 

è ubicata una stalla. Sempre a …, la ditta … Co - di cui fanno parte … nonché 

…, …, … - è proprietaria della particella no. 1551, sulla quale sorge la 

pensione/ristorante … Giusta la pianificazione locale, tutta la frazione di … 

era zona maggesi e di conservazione. Con l’accettazione il 23/30 gennaio 

2003 da parte del Sovrano comunale della revisione totale della pianificazione 

locale, le particelle ni. 1551 e 1550 a … venivano assegnate all’altro territorio 

comunale. Accanto a questa modifica del piano delle zone, venivano riveduti 

anche il piano di urbanizzazione e delle strutture. Nel piano di urbanizzazione 

venivano indicate la strada agricola-forestale, il sentiero invernale e le piste di 

sci di fondo, mentre nel piano generale delle strutture cinque costruzioni 

venivano messe sotto protezione e uno stabile definito come elemento di 

disturbo. Il tempestivo gravame interposto dai sopraindicati proprietari contro 

il piano delle zone, quello di urbanizzazione e delle strutture veniva dal 

Governo cantonale respinto con decisione 15/22 giugno 2004.  

2. Il 13 luglio 2004, la proprietaria e i comproprietari dei fondi ni. 1551, 1585 e 

1586 interponevano ricorso al Tribunale amministrativo chiedendo che i 

tracciati delle piste di sci di fondo e dei sentieri invernali venissero riportati 

invariati nel nuovo piano di urbanizzazione, che nel piano delle strutture 

venissero indicati come degni di protezione solo gli stabili A 24 e A 27 e che 

l’altro territorio comunale venisse esteso lungo il lato sud-ovest e nord-est 

delle particelle ni. 1551 e 1550, giusta il piano allegato. I ricorrenti non 

considerano difendibile lo spostamento della pista di sci fondo, in prossimità 

dell’esercizio pubblico di loro proprietà, sul retro della costruzione in una zona 

di pericolo e considerano che il sentiero invernale proveniente da … avrebbe 

dovuto essere debitamente menzionato sul piano di urbanizzazione, come lo 

era del resto in precedenza. Del tutto inspiegabili sarebbero, più avanti, i 

motivi che avrebbero spinto l’autorità comunale a mettere sotto protezione i 

cinque stabili indicati nel piano delle strutture, non essendo eruibile quali criteri 

e che valutazione fossero alla base di simili scelte. Essendo già tutta la 

frazione zona di conservazione, l’unico valido criterio per procedere ad una 

scelta degli edifici da conservare avrebbe dovuto semmai risultare dalla 

struttura interna dell’edificio e non dalla sua parvenza esterna. Infine, poiché 

con la revisione totale della pianificazione locale l’esercizio pubblico dei 

ricorrenti sarebbe stato assegnato all’altro territorio comunale, si imporrebbe 

un’estensione di questa zona onde garantire la possibilità di un ampliamento 

della costruzione principale e delle relative terrazze. 

3. Nella propria presa di posizione il Comune di … chiedeva la reiezione del 

ricorso per quanto fosse dato entrare nel merito dello stesso. Sulla 

controversa questione di sapere quali immobili andassero considerati degni 

di conservazione o meno, i ricorrenti non sarebbero legittimati al ricorso. 

L’inserimento o meno nel piano generale di urbanizzazione delle piste di sci 

di fondo e dei sentieri invernali, rientrerebbe nel libero apprezzamento 

dell’autorità comunale. L’idea alla base dei nuovi tracciati sul retro 

dell’esercizio pubblico dei ricorrenti sarebbe comunque quella di sovrapporre 

le piste ed i sentieri al sedime della strada forestale, già di proprietà del 

comune e non utilizzabile durante l’inverno. In tal modo verrebbero per quanto 

possibile evitati conflitti con i proprietari privati, essendo l’insediamento 

all’interno della frazione di tipo compatto. La proposta fatta dai ricorrenti, 

quanto al mantenimento del tracciato lungo le case del paese, non farebbe 

altro che limitare i proprietari in modo alquanto incisivo nell’esercizio dei loro 

diritti e con questo fomentare dei conflitti, che la soluzione scelta renderebbe 

invece evitabili. Del resto, anche seguendo i nuovi tracciati, le distanze tra le 

piste ed i sentieri, da un lato, e l’esercizio pubblico, dall’altro, sarebbero 

comunque sempre minime. Con l’assegnazione delle particelle ni. 1550 e 

1551 all’altro territorio comunale sarebbe già stato creato un regime di favore 

per gli istanti che escluderebbe qualsiasi altra concessione, non da ultimo 

considerando la sensibilità della zona in oggetto e le disposizioni ad essa 

applicabili. In quest’ottica le successive pretese formulate in sede di ricorso 

andrebbero considerate manifestamente fuori posto. Infine, le costruzioni 

particolarmente degne di protezione sarebbero state scelte non in base alla 

loro struttura architettonica interna, del resto già protetta dalla normativa in 

materia di zona di conservazione con il divieto di ampliamento e di 

demolizione, ma sulla base del loro carattere esterno e dell’incidenza dello 

stesso sul quadro locale. 

4. Il Governo del Cantone dei Grigioni postulava la reiezione del ricorso, 

riferendosi alle motivazioni già esposte nella decisione impugnata e contro le 

quali l’istanza processuale non apporterebbe nulla di nuovo.   

5. Replicando, i ricorrenti ribadivano le tesi già addotte in precedenza e 

l’interesse al ricorso anche per contestare gli edifici posti sotto protezione, 

almeno per la proprietaria della particella no. 1586, essendo stato posto lo 

stabile ivi situato sotto protezione. Per una località turistica come … sarebbe 

poi molto importante che i sentieri invernali venissero debitamente indicati sul 

piano di urbanizzazione, essendo queste delle oltremodo importanti vie di 

comunicazione durante l’inverno. 

6. Duplicando, il comune convento riprendeva gli argomenti dei ricorrenti 

contestandoli e difendendo le innovazioni apportate con la revisione totale 

della pianificazione locale. Dal canto suo, il Governo dei Grigioni rinunciava 

all’introduzione di una duplica. 

7. In data 24 gennaio 2005, il Tribunale amministrativo esperiva un sopralluogo 

a …. In detta sede ognuna delle parti al procedimento aveva modo di esporre 

ancora una volta il proprio punto di vista. Su quanto visto e sentito in sede di 

sopralluogo si dirà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di 

merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1. I ricorrenti contestano il piano generale delle strutture in merito alla mancata 

demarcazione del sentiero invernale (cons. 2) e il nuovo tracciato delle piste 

di sci di fondo e del sentiero all’interno dell’abitato (cons. 3). Del piano delle 

strutture vengono contestati gli stabili posti sotto protezione (cons. 4) e del 

piano delle zone le dimensioni della zona assegnata all’altro territorio 

comunale in prossimità dell’esercizio pubblico degli istanti (cons. 5). 

Nell’ambito del secondo scambio di scritti processuali non veniva invece più 

contestata la legittimazione dei ricorrenti ad interporre ricorso contro la scelta 

degli stabili da porre sotto protezione, essendo l’edificio A 9, sito sulla 

particella no. 1586, di proprietà di una ricorrente che è parte al procedimento 

sia personalmente sia come socia dell’esercizio pubblico.

2. a) I ricorrenti chiedono che i tracciati dei sentieri invernali vangano ripresi 

invariati come sotto il precedente ordinamento nel nuovo piano generale di 

urbanizzazione 1:1000 e nel piano di situazione 1:2500. Giusta l’art. 32 della 

legge sulla pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni (LPTC), il piano 

generale di urbanizzazione stabilisce gli impianti dell’urbanizzazione di base 

e di massima e serve da fondamento per i progetti generali e il computo dei 

sussidi per l’urbanizzazione. Quanto al suo contenuto più preciso, l’art. 19 

della rispettiva ordinanza cantonale (OPTC) elenca: la rete viaria preposta e 

le strade collettrici, i condotti principali degli acquedotti e dell’evacuazione 

delle acque di rifiuto, i serbatoi e gli impianti delle acque di rifiuto (cpv. 1). 

Esso può contenere inoltre le strade d’accesso, i parcheggi, le strade agricole, 
le piste ciclabili, i percorsi pedonali e i sentieri, gli impianti 

dell’approvvigionamento energetico e delle telecomunicazioni, come pure altri 

servizi tecnologici nonché le tappe di urbanizzazione e le zone con obbligo di 

piano di quartiere (cpv. 2). Dalla lettera di questa norma d’applicazione risulta 

chiaramente che la legislazione cantonale distingue tra quegli impianti che 

devono imperativamente essere contenuti nel piano generale di 

urbanizzazione e quelli che invece, come i sentieri pedonali, possono 

facoltativamente venire indicati, a seconda di quanto ritenga utile fare 

l’autorità comunale. 

b) Nel caso che ci occupa, i ricorrenti vorrebbero vedere inseriti nel piano 

generale di urbanizzazione anche i sentieri invernali ed in particolare quello 

che collega la frazione a ... Tale richiesta non ha nulla a che vedere con degli 

eventuali rapporti di proprietà, ma è motivata solamente dall’importanza di tale 

indicazione per la frazione ed il suo turismo. Pur ammettendo che trattasi di 

un semplice sentiero invernale, gli istanti vorrebbero vedere riconosciuta 

un’importanza diversa a questa via di comunicazione, essendo la frazione 

altrimenti non accessibile al traffico motorizzato durante l’inverno e in virtù 

dell’importanza turistica dell’infrastruttura. La tesi non merita in questi termini 

protezione. Il sentiero in parola, allacciando la frazione al vicino paese, resta 

un impianto di carattere secondario. Nei Grigioni, molti insediamenti alpini su 

dei maggesi sono posti in una zona di conservazione, senza che per questo i 

sentieri che li rendono accessibili possano assurgere a vie di comunicazione 

principali nel senso di cui all’art. 19 cpv. 1 OPTC. In questo senso non sussiste 

pertanto un diritto a pretendere l’inserimento nel piano di urbanizzazione del 

sentiero invernale qui in discussione. Del resto, la linea di questo sentiero sul 

lago gelato si sovrappone quasi, fino ai confini del territorio comunale, al 

tracciato della pista di sci di fondo. In sede di sopralluogo, da parte del comune 

convenuto è espressamente stata ventilata la possibilità di inserire il sentiero 

invernale in oggetto nel piano generale di urbanizzazione in occasione della 

sua prossima ristampa. In questa sede, tale questione non merita comunque 

di essere discussa oltre. 

3. a) Nei pressi dell’abitato, finora i tracciati delle piste di sci di fondo e del sentiero 

pedonale correvano tra le case e, in prossimità dell’albergo degli istanti, tra le 

particelle ni. 1551 e 1550. Giusta i nuovi piani, il tracciato all’interno dell’abitato 

subisce in prossimità della particella no. 1558 una deviazione e viene spostato 

lungo il sedime della strada forestale che si snoda tra l’insediamento abitato 

e la soprastante collina sul lato sud-est della frazione. A motivo dello 

spostamento, l’autorità comunale adduceva, in primo luogo, la necessità di 

evitare per quanto possibile degli inutili conflitti tra proprietari confinanti con il 

tracciato all’interno di un insediamento già comunque molto compatto. Inoltre, 

venendo l’attuale tracciato a correre lungo il sedime della strada forestale, non 

sarebbe stato necessario ricorrere all’attraversamento di fondi privati. Dal 

canto suo, gli istanti si oppongono a questa scelta adducendo la pericolosità 

del nuovo percorso e l’assenza di qualsivoglia reclamo per quanto atteneva 

la precedente situazione. 

b) Indubbiamente i motivi che hanno spinto l’autorità comunale a spostare il 

tracciato dall’interno dell’abitato alla sua estremità sono degni di protezione. 

Giusta quanto confermato anche in sede di sopralluogo dall’addetto alle piste 

di sci, all’interno dell’abitato vi erano stati dei conflitti tra confinati e addetti alle 

piste. Come risulta poi dai piani (in certi tratti la distanza tra abitazioni non è 

che di 3.5 m) e come si è visto al sopralluogo, se d’inverno cadono delle 

abbondanti nevicate è del tutto credibile che insorgano conflitti tra i proprietari 

confinati con il tacciato del sentiero e della pista di sci di fondo all’interno 

dell’abitato in seguito alla gestione degli accessi alle rispettive case e alla 

spalatura della neve. Che la precedente situazione non sia stata del tutto 

soddisfacente lo dimostra del resto la sensibile opposizione che la proposta 

di mantenimento immutato del tracciato ha suscitato durante l’assemblea 

comunale per l’approvazione della revisione totale della pianificazione. In 

detta sede, la proposta dei ricorrenti di riportare il tracciato del sentiero e della 

pista di sci di fondo tra le case era stata respinta con un solo voto favorevole 

(quello della ricorrente) e 11 voti contrari. Ne consegue che la decisione di 

apportare delle modifiche al tracciato all’interno dell’abitato è per questo 

giudice oggettivamente motivata. Resta però da stabilire se la scelta operata 

è pure difendibile. 

c) Non è contestato che parte del nuovo tracciato deviato sul sedime della strada 

forestale venga a correre in zona di pericolo elevato I, in prossimità 

dell’abitato. Per gli istanti, sarebbe irresponsabile spostare un tracciato in 

prossimità dell’abitato in una zona di pericolo, dove - come documentano le 

fotografie allegate dagli istanti – sarebbero negli anni passati scese delle 

valanghe di neve. Dal canto suo, il comune non considera eccezionale il fatto 

che un sentiero o una pista di sci di fondo corrano per un tratto in zona di 

pericolo. Infatti, anche i sentieri e le piste di sci di fondo indicate sui piani e 

che vanno verso altre destinazioni corrono pure in parte in zone di pericolo. 

Tale situazione non si palesa immediatamente dai piani, venendo le zone di 

pericolo oramai indicate solo per settori di rilevamento. Per l’autorità comunale 

sarebbe comunque possibile tener in giusta considerazione la situazione di 

pericolo prendendo le dovute precauzioni, come chiudere i sentieri e le piste 

in caso di pericolo, minare i tratti minacciati da lavine, sorvegliare i siti ecc. 

Per questo Giudice la tesi non è del tutto convincente. In principio, anche 

ricorrendo a misure di prevenzione, una zona di pericolo elevato 1 

rappresenta sempre un fattore di rischio accresciuto. In questo senso se è 

lecito tentare di ovviare a certi pericoli, tramite mirate misure di prevenzione, 

è d’altro canto immotivato spostare un tracciato in una zona di pericolo quando 

esistono delle possibili alternative. Se, come è stato esposto nel considerando 

che precede, è lecito spostare il tracciato del sentiero e della pista di sci di 

fondo al di fuori dell’abitato, è d’altro canto non del tutto comprensibile che lo 

spostamento vada a scapito della sicurezza degli utenti. In effetti, come il 

comune stesso non contesta, quando il lago è gelato esiste la possibilità di 

spostare il tracciato verso il lago. Il rilevamento fotografico agli atti, riferito alla 

stagione estiva, indica però anche una vasta superficie prativa tra 

l’insediamento abitativo e il lago. In questo senso, un diverso tracciato della 

pista e del sentiero dovrebbe essere possibile anche qualora il lago non fosse 

ancora gelato. Ne consegue che il Tribunale amministrativo considera 

nell’evenienza possibile ricorrere a dei tracciati alternativi, senza che sia 

imperativamente necessario spostare il tracciato in zona di pericolo in 

prossimità dell’abitato, dove normalmente l’affluenza di utenti è anche 

maggiore. Dove esattamente i nuovi tracciati potranno venire a correre non 

spetta a questo Giudice deciderlo. Evidentemente i ricorrenti non hanno diritto 

a che il percorso si trovi all’interno dell’abitato come in precedenza (vedi cons. 

3b), il comune è però dal canto suo tenuto a scegliere una soluzione che per 

quanto possibile non metta in pericolo la sicurezza degli utenti. Ne consegue 

che su questo punto i ricorrenti hanno in parte ragione, giacché il Governo 

non avrebbe potuto approvare la revisione della pianificazione locale su tale 

punto. 

4. a) Per la zona di conservazione, l’art. 47 della nuova legge edilizia (LE) prevede 

alla cifra 1 delle disposizioni di carattere generale, mentre la cifra 2 riguarda 

la struttura architettonica e quegli edifici che nel piano generale delle strutture 

meritano di essere soggetti a disposizioni particolari. Tra queste categorie, 

vengono indicati gli edifici da proteggere. Sotto questa categoria cadono gli 

“edifici di valore rappresentativo e superiore alla media. L’aspetto esterno di 

questi edifici può essere modificato solo con riserbo” (art. 47 cifra 2 LE). 

Contrariamente al parere dei ricorrenti, la riserva formulata dal Governo verso 

il primo capoverso di questo articolo non ha nulla a che fare con la 

problematica del caso in esame (non veniva approvata la possibilità di 

eseguire degli ampliamenti di piccole dimensioni come per legnaie, ripostigli, 

paravento ecc). Nel piano generale delle strutture, gli stabili A 7, 9, 23, 24 e 

27 sono stati posti sotto protezione. Gli istanti non intravedono quali sarebbero 

stati i criteri a fondamento della scelta e postulano la messa sotto protezione 

solo dei due stabili A 24 e 27, in base all’importanza del loro assetto interno. 

Questa pretesa collide però palesemente col testo dell’art. 47 cifra 2 LE. Nella 

definizione degli edifici da proteggere non viene infatti fatto alcun riferimento 

alla sostanza interna della costruzione, ma propriamente solo all’aspetto 

esterno. In questo senso la proposta degli istanti è contraria alla normativa 

comunale e non può essere sentita. 

b) Per gli istanti la scelta non sarebbe comunque stata sorretta da criteri 

comprensibili e oggettivabili. Come è stato anche ampiamente esposto in 

sede di sopralluogo, inizialmente dei circa 30 stabili in zona di conservazione, 

se ne intendevano porre sotto protezione ben 15. Come i ricorrenti non 

contestano, molte di queste scelte erano state effettuate anche sulla base di 

una pubblicazione concernente le costruzioni tipiche del luogo. L’iniziale 

ingente numero di edifici che si volevano porre sotto protezione non può 

stupire se si considera che la zona è comunque una zona di conservazione, 

il cui scopo è propriamente la conservazione di gruppi di edifici con sostanza 

architettonica di notevole valore paesaggistico. Che in questo contesto sia 

stata ulteriormente operata una selezione a favore di quegli edifici che 

avevano una struttura particolarmente caratteristica e quindi rappresentativa 

per la frazione rispetto alle maggior parte delle altre costruzioni è conforme 

alla lettera dell’art. 47 cifra 2 LE. In un insediamento già di per sé di elevato 

pregio architettonico, non può stupire il fatto che la scelta si sia infine limitata 

a quelle costruzioni che più che presentare caratteristiche proprie danno una 

particolare impronta al quadro locale e senza i quali … non sarebbe più la 

stessa. Lo stabile sulla particella no. 1586 è in quest’ottica stato posto sotto 

protezione in virtù dell’inusuale altezza della costruzione, che lo rende unico 

nel suo genere. Giusta l’autorità comunale la “…” tipica del 1'800 può essere 

considerata come una caratteristica degli insediamenti rurali della zona. 

Singolarmente, lo stesso tipo di costruzione si riscontra del resto a …, sul 

territorio dello stesso comune, e a …, sul territorio del comune limitrofo. Con 

ciò il comune ha però saputo dimostrare che l’edificio ha un valore 

rappresentativo superiore agli altri e la sua messa sotto protezione sfugge in 

queste circostanze a qualsiasi critica. Chiedendo l’ossequio di chiari 

parametri, gli istanti ignorano i dettami della normativa comunale e 

dimenticano che per la classificazione degli edifici da proteggere in una zona 

di conservazione come quella in oggetto, la differenziazione tra gli stabili sulla 

base di semplici criteri architettonici si palesa alquanto difficile già per 

definizione, avendo le costruzioni necessariamente delle caratteristiche in 

comune che le rendono proprio per questo meritevoli di conservazione. 

5. a) Giusta il nuovo piano delle zone, quasi tutto l’insediamento della frazione in 

parola è stato assegnato alla zona di conservazione, nella quale vige il divieto 

di ampliamento. Il nuovo piano delle zone prevede come eccezioni, sul lato 

sud, l’assegnazione delle particelle ni. 1550 e 1551 all’altro territorio 

comunale. Questa concessione era stata fatta per permettere agli istanti un 

eventuale ampliamento del loro esercizio pubblico, giusta le disposizioni che 

reggono gli edifici fuori dalle zone edificabili, giacché in zona di conservazione 

un ampliamento non sarebbe approvabile. Nel ricorso, gli istanti chiedono 

però che la parte assegnata all’altro territorio comunale attorno alle particelle 

ni. 1550 e 1551 venga ampliata lungo il lato sud-ovest, rispettivamente quello 

nord-est, giusta la planimetria che allegano. In base al piano presentato, la 

superficie complessiva che i ricorrenti vorrebbero assegnare all’altro territorio 

comunale verrebbe ad essere circa il doppio di quella attualmente prevista. 

La richiesta viene giustificata dalla necessità di poter pienamente usufruire 

delle possibilità di ingrandimento del loro esercizio pubblico e delle due 

terrazze, ovvero di quella che affianca l’albergo/ristorante (T1) e che si trova 

sull’altro territorio comunale e quella a ridosso della particella no. 1553 (T2) 

che dista circa 25 m dalla costruzione principale ed invece è in zona agricola. 

b) La richiesta non può essere accolta. Come non sembra più giustamente 

contestato, la frazione in parola non può essere assegnata alla comune zona 

edificabile, non sussistendo un accesso viabile garantibile durante l’inverno. 

Finora la particella su cui sorge l’esercizio pubblico dei ricorrenti era - come 

praticamente tutto il resto della frazione - assegnata alla zona di 

conservazione e come tale non ampliabile. Se pertanto la particella no. 1551 

e l’adiacente no. 1550 sono state assegnate all’altro territorio comunale, tale 

scelta è stata fatta ad esclusivo vantaggio dei ricorrenti. Così infatti, la terrazza 

principale di ben 11 m viene a trovarsi completamente sull’altro territorio 

comunale e gli istanti potranno eventualmente beneficiare della possibilità di 

un ampliamento dell’esercizio pubblico nei limiti dei disposti conosciuti dal 

diritto federale per gli edifici fuori dalle zone edificabili. Pretendere in queste 

circostanze un ulteriore ampliamento della zona assegnata all’altro territorio 

comunale onde includere nell’altro territorio comunale anche la terrazza verso 

il delta (T2) e vedersi garantito un ampliamento dell’esercizio pubblico e delle 

due terrazze non è difendibile. In primo luogo, un ampliamento entra in 

considerazione solo nei limiti posti dall’art. 24 LPT, ciò che l’assegnazione 

operata permette. Per contro, gli istanti non possono pretendere di poter 

beneficiare dell’ampliamento per la costruzione e ancora per le due terrazze 

separatamente. Come è stato riferito anche in sede di sopralluogo, dalla 

terrazza T2 gli istanti non possono dedurre diritti a loro favore al di fuori del 

mantenimento della situazione attuale. Il Governo ha in questo senso 

garantito la possibilità di un uso della terrazza nei termini fino ad ora consentiti, 

non essendo questa mai stata debitamente approvata, giacché a suo tempo 

considerata solo come un impianto mobile. Infatti, a seconda dei bisogni 

dell’esercizio pubblico, lo spiazzo a ridosso della particella no. 1553 viene 

munito di tavoli e sedie e destinato a terrazza invernale. A stagione conclusa 

tavoli e sedie vengono allontanati. In questa situazione, gli istanti non possono 

manifestamente pretendere di avere un diritto a qualsivoglia ampliamento di 

questa struttura.

c) Del resto alla pretesa dei ricorrenti verrebbero poi ad opporsi importanti 

interessi pubblici. L’area che gli istanti vorrebbero vedere assegnata all’altro 

territorio comunale si trova all’estremità della frazione. Questa ubicazione con 

l’esercizio pubblico e le due terrazze incide pertanto notevolmente sui dintorni, 

caratterizzati dall’adiacente zona di conservazione. La T2 è situata poi tra le 

due particelle sopraedificate ni. 1550 e 1553, ubicate lungo la prima fila di 

case che danno sul lago. Che in tale sensibile segmento possa essere preso 

in considerazione l’ampliamento di una terrazza, comunque mai approvata, è 

fuori discussione, venendo un simile impianto a modificare sensibilmente il 

quadro paesaggistico della frazione, per chi la guarda dal lago. Come 

giustamente addotto dal comune convenuto, con la scelta operata ai ricorrenti 

è stato concesso un margine di manovra che esula da quella che è 

solitamente la regola per i fondi limitrofi ad una zona di conservazione. Infatti, 

nell’area circostante delle zone particolarmente pregiate dal punto di vista 

architettonico vengono solitamente imposte delle condizioni di rispetto dei siti 

che escludono ingerenze esterne atte a disturbare quanto si vuole 

propriamente proteggere. In questa ottica, i ricorrenti possono già essere 

soddisfatti del risultato ottenuto, non essendo questo per niente scontato. 

6. In conclusione, il ricorso è parzialmente accolto per quanto riguarda il tracciato 

del sentiero e della pista di sci di fondo previsti correre, in prossimità del 

paese, sul sedime della strada forestale. Su questo punto la decisione del 

Governo è annullata e gli atti rinviati all’autorità comunale affinché determini 

un nuovo tracciato tenendo conto di quanto esposto nei considerandi che 

precedono. Su tutti gli altri punti invece il ricorso è respinto. Delle quattro 

censure principali sollevate, i ricorrenti ottengono ragione solo parzialmente 

sulla necessità di ricercare un diverso tracciato per il sentiero e per la pista di 

sci di fondo, comunque non nel luogo da essi postulato. Per questo si giustifica 

una ripartizione dei costi di 4/5 a carico dei ricorrenti e di 1/5 a carico del comune 

convenuto. Per quanto concerne la ripartizione dei costi dell’istanza 

precedente, gli atti vengono rinviati al Governo per nuova decisione. I 

ricorrenti sono pure tenuti a rifondere al comune convenuto, avvalsosi della 

collaborazione di un patrocinatore legale, un’indennità ridotta a titolo di 

ripetibili.  

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto per quanto riguarda il tracciato del sentiero e 

della pista di sci di fondo previsti snodarsi, in prossimità del paese, sul sedime 

della strada forestale e in merito a questa specifica questione sono annullati 

la decisione impugnata e il piano generale di urbanizzazione. Gli atti vengono 

rinviati al Comune di … affinché su questo punto proceda nel senso dei 

considerandi. Per il resto, il ricorso è respinto. 

2. La pratica è rinviata al Governo del Cantone dei Grigioni affinché decida 

nuovamente sulla ripartizione dei costi della prima istanza. 

3. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 5'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 270.--

totale fr. 5'270.--

il cui importo sarà versato per 4/5 da …, …, …, …, responsabili in solido, e per 
1/5 dal Comune di … entro trenta giorni dalla notifica della presente decisione 

all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

4. …, …, …, … e …, responsabili in solido, versano globalmente al Comune di 

… fr. 2'000.- a titolo di ripetibili.