# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3175b190-3cb4-5143-8bc2-06301183dfbc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-22
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 22.11.2017 12.2016.119
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2016-119_2017-11-22.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2016.119

  	
  Lugano

  22 novembre 2017/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. SE.2011.292
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3 - promossa con petizione 13
settembre 2011 da

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. da RA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. da RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento di fr. 20'763.30 oltre interessi al 5% dal 16 febbraio
2010; 

 

domanda avversata dalla convenuta, che ha postulato la
reiezione della petizione, e che il Pretore con decisione 23 giugno 2016 ha parzialmente
accolto, condannando la convenuta al pagamento di fr. 7'646.70 oltre interessi
al 5% dal 29 aprile 2010;

 

appellante la convenuta con appello 24 agosto 2016,
con cui ha chiesto la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere integralmente
la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre l'attrice con risposta 3 ottobre 2016 ha
postulato la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti
ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   Il 20 dicembre 2004
le società AO 1 e AP 1 hanno concluso un accordo denominato “contrat
d’agence” (doc. C), in base al quale la seconda s’impegnava a
commercializzare e a promuovere in esclusiva presso i suoi clienti in Ticino i
prodotti offerti dalla prima, in particolare degli indicatori elettronici per
la gestione di cisterne di stabili alimentate con olio combustibile (prodotto __________)
e l’abbonamento annuale per l’accesso ai relativi dati tramite un’applicazione
web (prodotto __________). In base al contratto, alla prima, per ogni
dispositivo così fornito, sarebbe stato dovuto un importo annuale di fr. 258.-
(+ IVA). 

                                         Il 16 febbraio 2010 AO 1,
successore in diritto di AO 1 (cfr. doc. D), ha inviato a AP 1, per gli anni
2010 e 2011, la fattura n. 2010-0014 di fr. 9'606.90 (doc. F); il 23 febbraio
2010 le ha trasmesso, per gli anni 2010 e 2011 rispettivamente per gli anni
2009 e 2010, due fatture di fr. 309.90 ciascuna, quella con il n. 2010-0050
(doc. G) e quella recante il n. 2010-0057 (doc. H); mentre il 17 marzo 2010 le
ha pure spedito, ancora relativamente agli anni 2010 e 2011, la fattura n. 2010-0062
di fr. 10'536.60 (doc. I).

 

 

                                   2.   Con petizione 13
settembre 2011 AO 1, dopo aver ottenuto la necessaria autorizzazione ad agire
(doc. A), ha convenuto in giudizio AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 3, per ottenerne la condanna al pagamento di fr. 20'763.30
oltre interessi al 5% dal 16 febbraio 2010, somma corrispondente al totale
delle quattro fatture. 

                                         La convenuta si è
integralmente opposta alla petizione.

 

 

                                   3.   Esperita
l’istruttoria di causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il
Pretore, con decisione 23 giugno 2016, ha parzialmente accolto la petizione nel
senso che ha condannato la convenuta al pagamento di fr. 7'646.70 oltre
interessi al 5% dal 29 aprile 2010, ponendo la tassa di giustizia di fr. 1’800.-
e le spese, incluse quelle peritali, a carico della convenuta per 1/3 e per 2/3
a carico dell’attrice, tenuta altresì a rifondere alla controparte 

fr. 2’000.- per ripetibili parziali. Egli ha in buona sostanza concluso che dal
totale delle quattro fatture, di fr. 20'763.30, doveva essere dedotta la somma
di fr. 13'116.60 indebitamente fatturata dopo la disdetta del contratto da
parte dell’attrice, avvenuta nell’agosto 2010. 

 

 

                                   4.   Con l’appello 24
agosto 2016 che qui ci occupa, avversato dall'attrice con risposta 3 ottobre
2016, la convenuta ha chiesto di riformare il querelato giudizio nel senso di
respingere integralmente la petizione, protestando spese e ripetibili di
entrambe le sedi. Essa, in estrema sintesi, ha ribadito che il credito
dell’attrice, per altro inesistente e comunque non comprovato, era pure
compensato dalle sue pretese risarcitorie.

 

 

                                   5.   Con la prima censura
d’appello la convenuta ha rimproverato al Pretore di aver misconosciuto che
nulla agli atti permetteva di confermare la correttezza delle fatture oggetto
della causa, ed in particolare di comprenderne il quantum, le basi di
calcolazione, ecc., con il che esse, da lei contestate, non potevano certo
essere date per assodate, come invece da lui ritenuto.

 

 

                               5.1.   La censura è
chiaramente infondata. Confrontata con le fatture dell’attrice, tutte versate
agli atti con allegati i relativi dettagli, segnatamente la data e il numero
dell’invio, il nome e il numero del cliente, lo stabile oggetto delle
forniture, il periodo di fatturazione ed il prezzo con e senza l’IVA (cfr. doc.
F-I), negli allegati preliminari la convenuta si era in effetti limitata a
dichiarare di contestarle “sia nel loro fondamento, sia nel loro quantum,
sia in ogni altro elemento costitutivo” (risposta p. 6, cfr. pure p. 10),
rispettivamente “in ogni loro elemento: quantum, modalità di
quantificazione, numeri di impianti riportati, ecc.” (duplica p. 5),
aggiungendo che “le stesse si riferiscono infatti a pretesi servizi mai
prestati” (risposta p. 6). Nelle particolari circostanze una tale
contestazione poteva e doveva essere intesa in buona fede nel solo senso che le
fatture dell’attrice erano contestate nella misura in cui avevano per oggetto
prestazioni non eseguite (tema che verrà esaminato al prossimo considerando),
ritenuto che nella misura in cui era riferita ad altri aspetti, e meglio al
fondamento delle fatture, al numero degli impianti, alla modalità di
quantificazione, al quantum e ad ogni altro loro elemento costitutivo,
ecc., doveva invece essere considerata generica e con ciò inesistente (cfr. Guyan, Basler Kommentar, 3ª ed., n. 4 ad
art. 150 CPC; Willisegger, Basler
Kommentar, 3ª ed., n. 21 ad art. 222 CPC; II CCA 25 novembre 2014 inc. n.
12.2013.111, 26 maggio 2015 inc. n. 12.2014.60, 6 dicembre 2016 inc. n.
12.2016.163, 9 maggio 2017 inc. n. 12.2016.66).

                                                                                                                          

 

                                   6.   La convenuta ha in
seguito rimproverato al Pretore di non aver rilevato che l’esistenza delle
inadempienze da parte dell’attrice, da lui stesso accertata, sarebbe stata pure
tale da comportare la reiezione della petizione, e ciò in quanto l’attrice non
aveva provato l’entità delle prestazioni effettivamente svolte e siccome
dall’istruttoria era anzi emerso che dal dicembre 2009 essa aveva di fatto
cessato di fornire tutti i suoi servizi.

 

 

                               6.1.   La censura dev’essere
disattesa. Il Pretore, dopo aver passato in rassegna le deposizioni
testimoniali (cfr. i testi D__________ C__________ p. 1 segg., G__________ Va__________
p. 4, F__________ C__________ e A__________ D__________ p. 10), ha in effetti
accertato che l’attrice era responsabile del solo malfunzionamento, dal
dicembre 2009, dei sistemi di rilevamento forniti a diversi clienti ed in
particolare del ritardo nell’organizzazione e nell’effettuazione dei necessari
interventi di riparazione tramite l’elettricista M__________ C__________ e, dal
marzo 2010, tramite M__________ SA, ciò che era costitutivo di un non corretto
adempimento del contratto. La convenuta, in questa sede, è invece partita dal
diverso presupposto che all’attrice potesse essere imputato un inadempimento
contrattuale, ma la sua tesi non può essere condivisa sia per motivi d’ordine
che di merito: essa, venendo meno al suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv.
1 CPC), non si è in effetti confrontata criticamente, in ordine, con la diversa
argomentazione resa sul tema dal Pretore ed in particolare non ha spiegato per
quali ragioni di fatto o di diritto la stessa fosse errata e dovesse essere
riformata (TF 7 dicembre 2011 4A_659/2011 consid. 4, 27 settembre 2012
4A_252/2012 consid. 9.2.1, 10 marzo 2014 4A_474/2013 consid. 3.2; II CCA 16
agosto 2016 inc. n. 12.2015.150); e comunque non è stato assolutamente provato,
nel merito, che dal dicembre 2009 l’attrice avesse di fatto cessato di fornire
tutti i suoi servizi, dal solo fatto che il teste G__________ Va__________
possa aver riferito che “di fatto i problemi segnalati in precedenza si sono
protratti per tutto il periodo da quando io ho iniziato a lavorare [ottobre
2009] fino all’agosto 2010” non potendosi ancora concludere nel senso
auspicato dalla convenuta, tanto più che i malfunzionamenti segnalati, che per
altro l’attrice mai aveva ammesso (nemmeno nel suo allegato di replica) fossero
tali da comportare il non funzionamento di tutti gli impianti, erano riferiti
solo a ben pochi clienti (i doc. 5 e 6 nonché l’allegato n. 3 del doc. 24
citati a quel proposito della convenuta menzionavano 19 impianti malfunzionanti,
a fronte dei 250/260 che a detta del Pretore erano allora da lei gestiti) ed è
pure risultato che l’attrice si fosse adoperata attivamente per cercare di
risolvere quei problemi (cfr. le ammissioni della convenuta nel doc. 12).

                                         

 

                                   7.   Confrontato con la
tesi della convenuta, secondo cui l’attrice non avrebbe allora potuto
fatturarle fr. 288.- (+ IVA) per ogni abbonamento annuale, in quanto l’aumento
di fr. 30.- (+ IVA), illecitamente concordato nel 2007 dalla controparte (e
meglio dal suo direttore F__________ Ce__________) con il suo dipendente P__________
T__________, al quale erano poi stati riversati a tale titolo almeno fr.
16'410.-, non era da lei mai stato accettato, il Pretore, preso atto da una
parte che secondo la stessa convenuta il rapporto lavorativo con P__________ T__________
sarebbe stato interrotto a seguito della scoperta dei pretesi accordi illeciti
inerenti l’aumento di fr. 30.- (+ IVA) (risposta p. 4), che P__________ T__________
aveva cessato la sua attività nel settembre 2009 (testi P__________ T__________
e F__________ C__________ p. 6) e che il pagamento della fattura di cui al doc.
E era avvenuto il 30 ottobre 2009 (doc. E1), accertato dall’altra che
l’amministratore unico della convenuta D__________ R__________ era stato informato
dell’aumento e non si era opposto (teste P__________ T__________ p. 2) ed
appurato infine che la convenuta non aveva dimostrato l’esistenza di una
correlazione fra gli aumenti, previsti per tutti i clienti (testi C__________ U__________
p. 2 e P__________ B__________ nel plico doc. Q), ed un eventuale indebito
arricchimento di P__________ T__________ a suo danno, ha ritenuto che tutte
queste circostanze portavano a ritenere che, salvo nel caso, non comprovato, di
un aumento ingannevole delle tariffe, essa aveva accettato il principio di
aumento delle tariffe, aderendovi per atti concludenti, a valere quale concorde
rinuncia delle parti all’esigenza della forma scritta.

 

 

                               7.1.   In questa sede la
convenuta ha ribadito il buon fondamento di quella tesi, ma la stessa non può
essere condivisa già per motivi d’ordine. Essa, violando il suo obbligo di
motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), non si è in effetti confrontata criticamente
con la complessa argomentazione resa sul tema dal Pretore ed in particolare non
ha spiegato per quali ragioni di fatto o di diritto la stessa fosse errata e
dovesse essere riformata (TF 7 dicembre 2011 4A_659/2011 consid. 4, 27
settembre 2012 4A_252/2012 consid. 9.2.1, 10 marzo 2014 4A_474/2013 consid.
3.2; II CCA 16 agosto 2016 inc. n. 12.2015.150), non costituendo una valida
censura il fatto che un dipendente della convenuta possa aver riferito di non
essere stato a conoscenza della situazione al momento dell’avvenuto pagamento
della fattura di cui al doc. E (teste F__________ C__________), non potendosi
prendere in considerazione la circostanza, evocata per la prima volta e con ciò
irritualmente solo in questa sede (art. 317 cpv. 1 CPC), che il teste C__________
U__________ sia ora stato ritenuto inattendibile dalla convenuta siccome
interessato ai fatti, e non essendo neppure stato indicato, in violazione
dell’art. 311 cpv. 1 CPC, quali circostanze riferite dai testi C__________ U__________
e P__________ T__________ non avrebbero dovuto essere considerate per il loro
chiaro interesse nella lite (tanto più che, secondo il Pretore, quelle loro
deposizioni erano perlopiù suffragate da altre risultanze probatorie e, laddove
non lo erano, il loro contenuto aveva una valenza abbondanziale); nemmeno il
fatto che dalla sentenza penale di cui al doc. P, a cui la convenuta ha in
sostanza rinviato, possano eventualmente emergere “i contorni del rapporto T__________
/ Ce__________ e le circostanze che hanno condotto all’aumento de quo”
costituisce infine una sufficiente motivazione d’appello, non essendo stato
spiegato e tanto meno dimostrato di quali circostanze si trattasse,
rispettivamente se e in che modo le stesse fossero tali da far ritenere errata
la conclusione cui era giunto il giudice di prime cure, tanto più che quella
sentenza, meramente interlocutoria, neppure era vincolante in sede civile (art.
53 CO) ed oltretutto, ipotizzando che P__________ T__________ avesse commesso
il solo reato di amministrazione infedele, nemmeno imputava comportamenti
illeciti all’attrice.

 

 

                                   8.   Il Pretore, nel
prosieguo del suo esposto, ha escluso che la convenuta potesse porre in
compensazione alle pretese dell’attrice una serie di contropretese a titolo di
risarcimento del danno asseritamente causatole dai malfunzionamenti degli
impianti verificatisi dal dicembre 2009. In effetti le contropretese di
complessivi fr. 306'562.- formulate nel doc. 25 (fr. 48'960.- per violazione
dell’esclusiva sui clienti A__________ SA e arch. V__________, fr. 128'620.-
per indennità per ricerca e sviluppo altro prodotto, fr. 12'862.- per spese
amministrative 10%, fr. 17'440.- per smontaggio di 218 impianti, fr. 34'880.-
per montaggio di 218 impianti, fr. 17'440.- per parametrizzare centrale di 218
impianti e fr. 46'360.- per indennità per lavori su cliente Sezione __________)
non potevano essere ammesse, in quanto la violazione contrattuale relativa
all’esclusiva sui clienti A__________ SA e arch. V__________ non era stata
provata, siccome lo stesso valeva per l’indennità per ricerca e sviluppo altro
prodotto, per le spese amministrative 10%, per lo smontaggio, montaggio e
parametrizzazione centrale di 218 impianti, non figurando agli atti alcuna
chiara motivazione o prova atta a dimostrare l’esistenza e l’ammontare di
quelle contropretese, e per il fatto che le prove esperite non avevano permesso
di appurare il fondamento e la correttezza della contropretesa a titolo di
indennità per lavori su cliente Sezione __________.

 

 

                               8.1.   In questa sede la
convenuta ha ribadito il buon fondamento della sua domanda di compensazione,
rimproverando al Pretore di aver disconosciuto i chiari estremi di quanto
deposto dal teste F__________ C__________, il quale aveva chiaramente affermato
che nel doc. 25 aveva quantificato “i danni subiti da AP 1”, tanto più
che era indubbio che essa avesse subito ingenti danni, ove appena si
considerasse che l’istruttoria aveva palesato che essa aveva ricevuto “delle
disdette che sono avvenute tempestivamente e successive ad un susseguirsi di
lamentele” (teste F__________ C__________; cfr. pure testi D__________ C__________
e G__________ V__________) e che le medesime erano assai numerose, il che
imponeva pure di applicare l’art. 42 cpv. 2 CO.

 

 

                               8.2.   La censura è infondata
nella misura in cui non è già irricevibile per carenza di motivazione (art. 311
cpv. 1 CPC). Il fatto che un testimone possa aver dichiarato che nel doc. 25
erano stati quantificati (ma non provati) i danni subiti dalla convenuta e che
numerosi clienti della convenuta possano aver disdetto i contratti con lei a
seguito dei malfunzionamenti imputabili all’attrice non spiega in effetti per
quale motivo il Pretore avrebbe sbagliato laddove aveva ritenuto che le
contropretese della convenuta di cui si è detto sopra non potessero essere
ammesse in assenza della prova della relativa violazione contrattuale (tutte le
contropretese tranne l’ultima), in assenza di motivazione e di prove circa
l’esistenza e l’ammontare delle stesse (tutte le contropretese tranne la prima
e l’ultima), rispettivamente in assenza di prove circa il fondamento e la
correttezza della stessa (l’ultima contropretesa). A seguito delle carenze
allegatorie e probatorie così imputabili alla convenuta è poi escluso che la
stessa possa essere posta al beneficio della facilitazione della prova di cui
all’art. 42 cpv. 2 CO.

 

 

                                   9.   Il Pretore,
fondandosi sulle risultanze peritali (perizia allegato n. 5), ha infine
ritenuto che la convenuta, a titolo di risarcimento del danno causatole dai
malfunzionamenti degli impianti verificatisi dal dicembre 2009, potesse
tuttavia porre in compensazione alle pretese della controparte l’importo di fr.
13'116.60 (anziché quello da lei rivendicato in causa, di soli fr. 12'296.20)
di cui all’allegato n. 5 del doc. 24, relativo alle somme a lei fatturate per i
periodi successivi alla disdetta dell’impianto.

 

 

                               9.1.   In questa sede la
convenuta ha nuovamente evidenziato di aver dovuto sostenere numerosi costi
diretti al fine di parare agli appurati disagi cui si era trovata confrontata e
meglio come emergeva dal doc. 24, la cui correttezza non era mai stata contestata
dalla controparte ed era comunque stata confermata dal teste F__________ C__________
(p. 7) nonché dal perito giudiziario (perizia allegato n. 5): le posizioni
indicate negli allegati n. 1-3 del doc. 24, di complessivi fr. 15'172.45,
incomprensibilmente passate sotto silenzio dal giudice di prime cure,
corrispondevano infatti a costi diretti che dovevano essere giocoforza
defalcati da ogni pretesa avversaria senza ulteriori disamine, siccome
affrontati per le ragioni indicate dal teste F__________ C__________, d’intesa
con la controparte medesima, che non per nulla non li aveva confutati, ed al
fine di mitigare gli effetti del comportamento anticontrattuale dell’attrice.

 

 

                               9.2.   La censura è
infondata. Negli allegati preliminari la convenuta si era in effetti limitata a
dichiarare, a quel proposito, che “le pretese della controparte vanno comunque
ridotte di tutti quei costi diretti che la parte convenuta ha dovuto affrontare
alfine di parare ai disagi cui si è trovata confrontata, dei quali si è ampiamente
riferito, che verranno ulteriormente dimostrati in sede istruttoria e che
vengono posti sin d’ora in compensazione cautelativa con qualunque somma
dovesse essere riconosciuta all’attrice. Il tutto come ben emerge dalla tabella
di cui al doc. 24 (che si produce unitamente ai cinque relativi allegati
numerati)” (risposta p. 11; in tal senso pure duplica p. 5), sennonché quei
costi non sono stati allora quantificati e neppure sono state a quel momento spiegate
le circostanze di fatto e di diritto alla base degli stessi. Alla luce di
quanto precede, è incontestabile che la convenuta è chiaramente venuta meno
all’onere di allegazione (in fatto e in diritto) in merito alle contropretese
di cui agli allegati n. 1-3 del doc. 24, che per altro nemmeno sono state
illustrate in questa sede (non potendo ovviamente bastare a tale scopo il fatto
che nel doc. 24 - che costituisce un mero mezzo di prova e non un’allegazione
di causa - siano state esposte una posizione [n. 1] di fr. 8'888.35 per “lavori
effettuati per loro ordine e conto già concordati con e-mail”, un’altra
posizione [n. 2] di 

fr. 1'119.30 per “lavori M__________ Ft 31.12.10” e un’ultima posizione [n.
3] di fr. 5'164.80 per “lavori AP 1 Ft 2947 del 18.01.10”), ed è pertanto
a ragione che il Pretore non ha ritenuto di poterle o doverle esaminare. 

                                         In tali circostanze poco
importa se poi la correttezza del doc. 24 possa eventualmente essere stata
confermata dal teste F__________ C__________ e dal perito giudiziario, tanto
più che quella circostanza nemmeno poteva essere ammessa, il primo avendo in
effetti dichiarato solo com’era stato allestito il doc. 24 ed il secondo avendo
rilevato di non aver verificato quelle contropretese siccome non oggettivamente
verificabili (perizia p. 6).

 

 

                                10.   Ne discende che
l’appello della convenuta dev’essere respinto nella misura in cui è ricevibile.

                                         Le spese giudiziarie della
procedura di secondo grado, calcolate sulla base del valore ancora litigioso di
fr. 7'646.70, seguono la soccombenza (art. 106 CPC), ritenuto che nella
commisurazione delle ripetibili si è tenuto conto dell’estrema stringatezza
della risposta all’appello (di sole 13 righe), allestita oltretutto anche per
la causa parallela di cui all’inc. n. 12.2016.118, ciò che giustifica di
derogare dai minimi tariffali (art. 13 cpv. 1 RTar).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il RTar

 

 

decide: 

 

 

                                    I.   L’appello 24 agosto
2016 di AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. 

 

 

                                   II.   Le spese
processuali di fr. 1’000.- sono a carico dell’appellante, che rifonderà
all’appellata fr. 200.- per ripetibili. 

 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,  1000 Losanna 14, entro
30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100
cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).