# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1bf80676-6288-5733-bb2e-bba3c29b5528
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-01-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.01.2011 32.2010.155
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-155_2011-01-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.155

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  21 gennaio
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 giugno 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 29 aprile 2010 emanate
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1969, precedentemente attiva professionalmente nella misura del 50%
quale addetta alle pulizie, nell’agosto 2006 ha inoltrato una domanda di prestazioni in relazione alle sequele di un infortunio occorsole nell’agosto 2005
assunto dall’__________, dalla quale essa percepisce una rendita d’invalidità
dell’11% dal 1° gennaio 2008 (cfr. decisione formale 3 luglio 2007; atti LAINF
doc. AI 32). 

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici ed economici, tra cui una perizia multidisciplinare a
cura del SAM, con due decisioni 29 aprile 2010 (preavvisate il 10 agosto 2009)
ha riconosciuto il diritto ad una rendita intera (grado d’invalidità del 75%)
limitatamente al periodo 1° agosto 2006 – 1 febbraio 2008. Il grado d’invalidità
è stato determinato mediante il metodo misto (cfr. consid. 2.5) con una quota
di ripartizione tra attività salariata e mansioni casalinghe del 50%. Dal punto
di vista lavorativo l’assicurata è stata ritenuta totalmente inabile in
qualsiasi attività dall’agosto 2005 al settembre 2007, ma abile al 50% in
attività adeguate dall’ottobre 2007; gli impedimenti nello svolgimento delle
attività casalinghe sono stati quantificati, secondo gli accertamenti
dell’inchiesta economica, nella misura del 50,5%.

                                         

                               1.3.   Avverso
le succitate decisioni, l’assicurata, rappresentata RA 1 ha inoltrato il
presente tempestivo ricorso, postulando il riconoscimento del diritto ad una rendita
intera dal 1° agosto 2006. Essa contesta la determinazione del grado
d’invalidità, nonché la valutazione medico-teorica della residua capacità
lavorativa. Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso. 

 

1.5.Il 2 luglio 2010 l’insorgente ha confermato
il proprio ricorso. 

 

 

considerato                    in
diritto

 

In ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 49 cpv. 2 LOG (STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).

                                      

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita anche successivamente
al 1° febbraio 2008 e di che grado.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46).
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84);

 

                               2.4.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di
essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità
di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non
può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid.
2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che l’invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni
consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda
un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione
dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta, l'art. 27 cpv. 1
OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa
occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori
domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica
utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività
svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
p. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente,
applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; Duc, Les
assurances sociales en Suisse, 1995, p. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
1994, p. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto
all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e
segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione
può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di
quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte
dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139). L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.5.   Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe
in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa
risulta applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “ se l’assicurato
esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente
nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa attività è valutata secondo
l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per
questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e
valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in
DTF 125 V 146.

 

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in Plädoyer 5/06 p. 54 ss.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 p. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una sentenza 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella
versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.    

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143;
SVR 2006 IV Nr. 13). I principi giurisprudenziali sviluppati
in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 consid. 3.5).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art.
29bis è applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                               2.7.   Nel
caso in esame, l'Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare a cura
del SAM. Dal referto, datato 11 agosto 2009 (doc. AI 37), risulta che i periti
hanno fatto capo a quattro consulti specialistici esterni, di natura
psichiatrica (dr.ssa __________), neurologica (dr. __________), dermatologica
(dr. __________) e reumatologica (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto le seguenti
diagnosi con influenza della capacità lavorativa:

 

(…)

Disturbo somatoforme da dolore persistente.

 

Sindrome dolorosa cronica alla spalla sin. con:

 

     -     stato dopo traumi ripetuti con
lussazione ecromioclavicolare Tossy 3 il 21.08.2005,

     -     stato dopo ricostruzione dei
legamenti acromioclavicolari e fissazione temporanea con fili di Kirschner
dell'articolazione acromioclavicolare di sin. il 2.09.2005 complicata da
infezione, asportazione precoce del materiale di osteosintesi e terapia
antibiotica per tre mesi,

     -     stato dopo riparazione del
sovraspinato con una vite e tenotomia del capo luogo del bicipite il
14.07.2006,

     -     pseudoparesi di tutto l'arto
superiore sin. nell'ambito della problematica psichiatrica.

 

Sindrome dolorosa cronica della spalla ds.

 

     -     stato dopo sutura del
sovraspinato e tenotomia del capo lungo del bicipite il 18.10.2007.

 

Accentuazione di tratti di personalità
dipendente-evitante (ICD-10 Z 73.1).

Insonnia non organica (ICD_10 F 51.0).

 

Sindrome ansiosa non specificata (ICD-10 F 41.9).

 

Sindrome affettiva persistente (ICD-10 F 34). (…)" (Doc. AI 25/26-27)

 

                                         Tenuto
conto dei singoli consulti specialistici, il SAM ha ritenuto l’assicurata totalmente
inabile nella sua attività di ausiliaria di pulizia. I periti hanno posto la seguente
valutazione delle singole patologie invalidanti:

 

(…)

Determinante appare la patologia reumatologica,
caratterizzata da una sindrome dolorosa cronica alla spalla sin., una sindrome
da dolore somatoforme ed un sindrome dolorosa pure alla spalla ds., entrambe in
stato da interventi. Vi sono poi delle lombalgie croniche comuni, uno stato da
contusione della rotula sin., con una condropatia rotulea. Per questo motivo,
dal punto di vista reumatologico, l'A. è totalmente inabile al lavoro come
ausiliaria di pulizia ed è inabile nella misura del 50% come casalinga.

 

La patologia psichiatrica è caratterizzata dalla
presenza di un disturbo somatoforme da dolore persistente, da una sindrome
ansiosa non specificata e da una sindrome affettiva persistente, nonché da un'accentuazione
di tratti di personalità dipendenti ed evitanti. Tutto questo inficia la
capacità lavorativa nella misura del 40% a causa di apatia, abulia,
affaticamento precoce, incapacità di autodeterminarsi oltre ai temi di dolore e
ritiro.

 

Dal punto di vista neurologico non vi sono patologie
tali che possano giustificare un'incapacità lavorativa, così come dal punto di
vista dermatologico. Da questo punto di vista è utile sottoporre l'A. ad un
trattamento con fototerapia con UVB. Eventualmente trattamenti locali più
intensificati. Utile una presa a carico psichiatrica ed una terapia
farmacologica adeguata con un antidepressivo a doppio attacco o modulatore
dell'umore con azione sulla sintomatologia algica.

 

L'evoluzione della capacità lavorativa è la seguente: a
partire dall'intervento operatorio alla spalla dell'ottobre 2005 l'A. ha sviluppato un quadro che è andato via via peggiorando e da oltre un anno lo stato di
salute dell'A. è da considerare tale. Pertanto si può affermare che
dall'ottobre 2005, quando è stata operata la prima volta al braccio, vi è stata
un'incapacità lavorativa del 40% che da dopo il secondo intervento alla spalla,
e cioè nel luglio 2006, l'incapacità lavorativa è quella sopra menzionata.

 

La prognosi è da considerare non buona a causa
dell'atteggiamento regressivo assunto dall'A. e dal contesto psicosociale.

 

Sconsigliamo vivamente ulteriori interventi a carico
dell'A., che non porterebbero che a un peggioramento del quadro clinico.“ (Doc.
AI 25-33)

 

                                         Il
SAM ha concluso che l’assicurata va considerata abile al lavoro nella misura
del 50% in un’attività leggera ed adatta che rispetti le limitazioni reumatologiche
e pure come casalinga.

 

                                         I
periti non hanno sommato le incapacità lavorative reumatologica e psichiatrica
poiché “si integrano in quanto entrambe prendono in considerazione la sintomatologia
principale dell’assicurata, cioè il disturbo somatoforme, considerando quindi
la stanchezza cronica, il dolore cronico ecc...” (doc. AI 25-34). 

                                         

                               2.8.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007, U 329/01 e U
330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a;
DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 p..
123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p.. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a/cc);
Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3a/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundes-gericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, p. 230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                      

                               2.9.   Va infine rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è di regola atto, in quanto
tale, a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa
suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A
determinate condizioni tale disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta
comunque allo specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione
riconosciuta pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente
sull’esigibilità della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49 e nella STF del 29 luglio 2008 nella causa M., 9_C830/2007),
l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata
oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità
di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e
la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto
primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") ed,
infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi
alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli
sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA
inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung
in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: Schaffhauser/Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähig-keit,
San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine, va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria
giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65;
STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., [I 873/05]).

 

                             2.10.   Nella
fattispecie concreta questo TCA non ha motivi per mettere in
dubbio la dettagliata e convincente la perizia pluridisciplinare del SAM. In
essa è stato debitamente tenuto conto delle affezioni di cui l’assicurata è
portatrice, con conclusioni logiche e prive di contraddizioni circa la capacità
lavorativa del 50% in attività adeguate. Né del resto l’insorgente ha prodotto
documentazione medica che possa validamente mettere in dubbio la fedefacenza
delle conclusioni del SAM.

 

                          2.10.1.   Nel
ricorso, riprendendo quanto già sostenuto nelle osservazioni 4 settembre 2009
al progetto di decisione del 10 agosto 2009 (doc. AI 48-1), l’assicurata
contesta la valutazione medico-teorica del SAM, sostenendo che tale valutazione
è sconfessata dagli specialisti consultati. Al riguardo essa ha evidenziato:

 

(…)

In particolare il dr. __________, reumatologo, nel
proprio rapporto all'indirizzo del SAM del 17.6.2008, afferma a guisa di
conclusione del medesimo: "Dal punto di vista reumatologico teorico
l'assicurata potrebbe essere teoricamente in grado di svolgere ancora
un'attività leggera ed adatta, possibile unicamente utilizzando l'arto
superiore destro, che eviti movimenti con l'arto superiore destro sopra l'orizzontale
a tempo pieno e con un rendimento ridotto almeno nella misura del 50%,
In pratica, realisticamente appare soltanto un'attività protetta".

 

Si impongono dette considerazioni:

 

·   avantutto potrebbe essere un'incapacità al lavoro
anche superiore al 50%, giacché l'avverbio "almeno" ci pare chiaro.
Si tratterebbe pertanto di accertare quale sia l'incapacità al lavoro di un persona
capace almeno in ragione del 50%. Sicuramente non solo del 50%. Si sarebbe
dovuto chiedere spiegazioni prima di giungere ad una conclusione. Ma nei fatti
la risposta il medico la dà, come vedremo.

 

·   In secondo luogo da un profilo funzionale, che è poi
quanto ci interessa, il medico accerta che l'attività leggera si deve limitare
all'utilizzo del braccio destro e non al di sopra dell'orizzontale, senza
utilizzare il sinistro. Ci si scusi ma ci si dica quale lavoro ragionevolmente
può essere fatto e quale tipo di rallentamento condizioni tale limitazioni.
Anche qui si sarebbe dovuto chiedere lumi al medico. Ma non è stato fatto. Ma
anche qui il medico risponde.

 

·   In effetti il dr. __________ riferisce che
sostanzialmente l'attività possibile è in un contesto protetto. Quantunque si
possa affermare che tali conclusioni non spettano al medico, questa è concretamente
la persona che meglio di ogni altra può dare una valutazione di tale genere.
Ciò la dice tutta. In altri termini questa persona non ha un contesto nel quale
ragionevolmente possa svolgere un'attività lucrativa. 

 

Si noti come tutte queste considerazioni si riferiscano
sostanzialmente soltanto al contesto reumatologico e solo a quello. (…)"
(Doc. I, pag. 4-5)

 

                                         In
merito a quanto rilevato sopra, su richiesta del SMR, con scritto 25 gennaio
2010 la responsabile del SAM ha precisato quanto segue:

 

(…)

Riguardo alla valutazione del Dr. __________, e dopo
aver condiviso telefonicamente con quest'ultimo quanto segue, facciamo notare che
lo specialista ha segnalato al punto 5 della sua perizia come la valutazione, a
suo modo di vedere, "non possa non tener conto di un'importante stato di
sofferenza di natura prevalentemente psicosociale, ma anche di dolori che non
sono quantificabili e che hanno portato a pseudoparesi con relativa progressiva
anchilosi delle articolazioni coinvolte e atrofia della muscolatura".
"Un problema inizialmente psicosociale è diventato infine somatico
attraverso cadute e la non guarigione dei piccoli danni riportati."

Controindicati ritiene ulteriori interventi chirurgici
che non sono veramente indispensabili.

 

Sempre il nostro consulente Dr. __________ ritiene
urgente sottoporre I'A. ad una presa a carico psichiatrica. Quando segnala che
la capacità lavorativa è ridotta "almeno nella misura del 50%", egli
stesso ammette, nel colloquio avuto con la sottoscritta, che l'
"almeno" può essere fuorviante.

Il Dr. __________ segnala come la sua valutazione abbia
preso in considerazione l'attitudine dell'A. e le sue lamentele soggettive e
non tanto i dati oggettivi, i quali risultavano in secondo piano da questa
attitudine e quadro grottesco psicosomatico. (…)" (Doc. I, pag. 3-4)

 

                                         In
merito alla frase “in pratica realisticamente appare soltanto un’attività
protetta”, nelle citate spiegazioni 25 gennaio 2010 il SAM ha rilevato:

 

(…)

II fatto di aver messo la frase seguente "in
pratica realisticamente appare proponibile solo un'attività protetta",
come da stessa affermazione dello specialista Dr. __________, intendeva che realisticamente,
sulla base della convinzione dell'A., la quale non si riteneva più in grado di
entrare in un ciclo lavorativo e in considerazione dei disturbi soggettivi da
essa lamentati, non sarebbero state possibili attività lucrative. Ha
espresso questa frase, che però, come ben specificato dal Dr. __________ stesso
nella comunicazione telefonica avvenuta, si basava soprattutto sui disturbi
soggettivi e le lamentele soggettive dell'A. e non tanto sui dati oggettivi
che, come da sua stessa ammissione, risultavano difficili da valutare, proprio
in considerazione del grottesco quadro psicosomatico che presentava l'A..
(…)" (Sottolineatura del redattore; doc. I, pag. 4)

 

                                         Questo
TCA rileva che per la stesura del complemento peritale la responsabile del SAM
ha fatto capo anche ad un colloquio telefonico con il dr. __________ e non vi
sono motivi che permettono di mettere in dubbio le spiegazioni da esso fornite.
Infatti, nel rapporto 17 giugno 2008 lo specialistica in reumatologia ha sottolineato
una problematica psicosociale e psicosomatica (“ … la capacità lavorativa è
molto difficile da valutare di fronte ad un grottesco quadro psicosomatico…; …
la valutazione non può dunque a mio avviso non tener conto di un importante
stato di sofferenza di natura prevalentemente psicosociale…; ….un problema
inizialmente psicosociale è divenuto infine somatico attraverso cadute e la non
guarigione dei piccoli danni riportati….; … la paziente ha urgentemente bisogno
di una presa a carico psichiatrica…), oggetto in seguito dell’accurata e
dettagliata valutazione psichiatrica da parte della dr.ssa __________ (cfr. consid.
2.10.3). 

                                         Infine,
va fatto presente che numerose sono le attività leggere che ragionevolmente
posso essere svolte con il solo utilizzo dell’arto superiore destro non sopra
l’orizzontale, tra cui tutte le mansioni di sorveglianza e di controllo tenuto
conto che l’assicurata non risulta essere mancina. 

 

                          2.10.2.   L’insorgente
sostiene che:

 

(…)

Non si comprende, né è motivato e tantomeno risulta
dagli atti, che dal settembre 2007 l'assicurata avrebbe migliorato la propria
situazione valetudinaria. Ben al contrario si palesa che la prognosi futura è
del tutto negativa, senza prospettive di miglioramento, semmai di
peggioramento. Non vi è traccia di prospettive di miglioramento. Al contrario.

A p. 33 del rapporto del SAM si recita testualmente:
"La prognosi è da considerare non buona a causa dell'atteggiamento
regressivo assunto dall'assicurata e dal contesto psicosociale". (…)"
(Doc. I, pag. 3)

 

                                         Come
si legge nelle motivazioni della decisione contestata, dall’ottobre 2007
l’assicurata è stata considerata abile in un’attività adeguata nella misura del
50%. Infatti, come rimarcato nello scritto 25 gennaio 2010 del SAM, in quel
mese il medico dell’__________, per i postumi infortunistici alla spalla sinistra,
aveva accertato una capacità lavorativa del 100% (cfr. il relativo rapporto 10
ottobre 2007 negli atti LAINF in doc. AI 27). Rispetto ai precedenti periodi di
totale inabilità in qualsiasi attività, quello attestato nell’ottobre 2007 è da
considerarsi un oggettivo miglioramento.

 

                          2.10.3.   Da
ultimo, riguardo alla perizia psichiatrica l’assicurata ha sostenuto:

 

(…)

La perito psichiatra, la dr.ssa __________ riferisce,
nel proprio rapporto del 27.6.2008, di una persona incapace al lavoro in misura
del 40%. In realtà la descrizione presente in tutto il suo rapporto pare di
diverso segno: "Ella appare apatica, abulica, affaticata, poco capace
di prestare al momento attenzione all'esterno, all'altro. Poco, affatto, capace
di autodeterminarsi oltre a temi di dolore e ritiro. Preda di un dolore che
l'accerchia e la lascia regredita e arresa. Il corpo parla solo temi di dolore
e sofferenza; il contatto interpersonale è foriero di disagio per un confronto
che le rimanda di se stessa un'immagine negativa che già da sola non tollera".

Appare patente che il medico abbia travisato la
quantificazione o comunque vi abbia dato un valore diverso da quello che può
essere. Non si comprende, ne è descritto, come si possa giungere a tale dato
relativo all'incapacità al lavoro. (…)" (Doc. I, pag. 5)

                                      

                                         Orbene,
va fatto presente che la conclusione della residua capacità lavorativa del 40%,
esposta al punto no. 5 della perizia, è frutto di una valutazione complessiva
sia dei dati oggettivi che di quelli soggettivi. Nel complemento peritale del 2
dicembre 2009 la dr.ssa __________ ha dettagliatamente descritto l’aspetto psichiatrico,
confermando la conclusione circa il grado della residua capacità lavorativa
(doc. AI 57-8). Infine, nel già citato complemento 25 gennaio 2010 il SAM ha
puntualizzato:

 

(…)

Concludendo, per quanto concerne la problematica
psicosomatica e il disturbo

somatoforme, secondo i criteri di Forster possiamo dire che non esiste una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata, come ben descritto dalla
Dr.ssa __________.

 

Sono presenti delle malattie fisiche croniche con però
dei dati oggettivi che non giustificano il quadro clinico presentato, non
esiste un vero e proprio ritiro sociale, in quanto comunque l'A. esce con i famigliari
e con le amiche.

 

Esiste si un guadagno dalla malattia, ma a questo
proposito possiamo dire che l'A. non ha mai subito ricoveri in ambito
psichiatrico e non è neppure trattata in questo senso, per cui, solo dopo un adeguato
e prolungato trattamento si può dire se tali trattamenti abbiano fallito e se
effettivamente il quadro non sia più risolvibile. Questo rispondendo pure al
punto 5 dove si parla di un successo terapeutico insoddisfacente.

 

Sulla base di questi dati non possiamo nemmeno
attestare che siamo di fronte ad un comportamento cooperativo o uno sforzo da
parte dell'A., di superare questi problemi.

 

Una tendenza ad esagerare i sintomi lamentati è invece
presente.

 

Quindi sulla base di quanto appena descritto riteniamo che
non possiamo attestare un'incapacità lavorativa superiore al 40% per la problematica
psichiatrica. Il fatto che la patologia psichiatrica e quella reumatologica non
sono state sommate è già stato ben spiegato nella perizia e cioè perché il
quadro dominante è quello di un dolore cronico, che è stato valutato da
entrambi i consulenti e pertanto non va sommato. (…)" (Doc. AI 57-6)

 

                                         Pertanto
è da ritenere che la componente extra-somatica sia stata attentamente valuta. L’insorgente
non ha del resto prodotto alcuna documentazione atta a sovvertire le conclusioni
peritali. 

 

                                         Infine,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario
l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, p. 47
n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF
122 II 469, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un
tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente
all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28 consid. 4b; riguardo al
previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                          2.10.4.   In
conclusione, sulla base della perizia SAM, alla quale va dato
valore probatorio pieno (cfr. 2.8), richiamato inoltre l'obbligo che incombe
all'assicurato di intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla
salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e
riferimenti ivi citati), è da ritenere dimostrato con il grado
della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid.
8b) che l’insorgente presenta un’abilità lavorativa del 50% in attività
adeguate.                                               

2.11.Per quel che concerne l’aspetto
economico, nel rapporto finale 12 dicembre 2008 la consulente in integrazione
professionale, tenendo conto delle limitazioni mediche, ha ritenuto che nel
caso in esame non sono dati i presupposti per intraprendere una riqualifica professionale,
precisando inoltre la presenza sul mercato del lavoro di attività direttamente
accessibili alla ricorrente (doc. AI 28-2). Tale valutazione è stata ribadita
nel successivo rapporto 28 ottobre 2009 (doc. AI 50).

 

In merito alla determinazione del grado d’invalidità relativo alla
parte salariata, la consulente ha rettamente utilizzato il metodo ordinario. 

 

Quale reddito da valido, essendo l’ex datore di lavoro
(un’impresa di pulizia) fallito, essa ha utilizzato i dati statistici ISS 2007
nazionali (tabella TA1) relativi al ramo economico 74 (settore informatico),
livello di qualifica 4 (attività semplici e ripetitive), sesso femminile. Tenuto
conto che l’assicurata, senza il danno alla salute, avrebbe lavorato al 50% il
reddito da valido è stato quantificato in fr. 23'439.--.

                                         Come
rettamente evidenziato nella risposta di causa, sarebbe stato più corretto fare
riferimento al ramo economico no. 93 (servizi personali), circostanza che
comunque non influisce sull’esito finale della vertenza.

 

                                         Per
quel che concerne il reddito da invalido, secondo la giurisprudenza, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare
perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile,
il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b). Inoltre, va
rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario
teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo,
come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse
di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito
del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).                  

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

                                         Se
una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito
considerevolmente inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente
accontentata, si procede in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone.
In pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido
aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure facendo
capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante
una riduzione adeguata del valore statistico. In una seconda fase, occorre
esaminare la questione di una deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla
base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va tenuto presente che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo dei redditi di raffronto non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali (DTF 134 V 322).

                                         Quando il reddito da valido differisce considerevolmente dal salario
statistico riconosciuto nello specifico settore economico, il TF ha nel
frattempo stabilito, anche in casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che se il guadagno effettivamente
conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario statistico usuale nel settore,
esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid.
4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni - un
parallelismo dei redditi di paragone, fermo restando però che questo
parallelismo si effettua soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia
del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid. 5.5).

 

                                         Nel
caso di specie, la consulente, conformemente la citata giurisprudenza, ha
utilizzato i dati salariali forniti dalla tabella TA1
elaborata dall'Ufficio federale di statistica e relativa ad una professione che
presuppone qualifiche inferiori (categoria 4) nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, pp. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pp. 47ss.). Essa ha poi tenuto
conto di una residua capacità lavorativa del 50% e di una riduzione del reddito
per circostanze personali (10%). Il reddito da invalido è stato di conseguenza
determinato in fr. 22'987.--. Dal raffronto dei redditi il grado d’invalidità corrisponde
al 2% (23'439 - 22'987 x 100 : 23'439).

 

                                         Nel
ricorso l’insorgente sostiene che dal reddito da invalido vada considerata la
percentuale di lavoro svolta prima dell’insorgenza del danno alla salute
(50%). Questa modalità di calcolo non può essere confermata.

                                         Come
fatto presente in diverse precedenti sentenze (cfr. ad esempio STCA 32.2009.200
del 7 luglio 2010 consid. 2.21.), va dapprima evidenziato che nella STF 9C_293/2007 del 20 maggio 2008, il Tribunale federale ha
annullato la decisione cantonale - con la quale il primo giudice aveva
dimezzato la rendita spettante ad un’assicurata (anziché ridurla ad un quarto,
come deciso dall’UAI), dopo avere raffrontato il reddito che avrebbe potuto
percepire l’assicurata, lavorando al 100% nella sua usuale attività (che ella
esercitava al 50%) con quanto avrebbe potuto guadagnare, al 50%, in attività
adeguate – sottolineando che nel raffronto dei redditi, in applicazione del
metodo misto, occorre confrontare quanto l’assicurata avrebbe potuto guadagnare
nella sua attività esercitata a tempo parziale, con quanto può conseguire in
attività adeguate al suo stato di salute. Il risultato così ottenuto va poi
rapportato alla quota parte in attività salariata. 

                                         L’Alta
Corte nella decisione del 20 maggio 2008 9C_293/2007 pubblicata in RtiD I-2009,
pag. 255 aveva infatti rilevato che:

 

4.5 A ragione l'Ufficio ricorrente rimprovera al primo
giudice di avere contrapposto al reddito da invalida
(incontestato) di fr. 18'162.- (ottenuto tenendo conto di una ridotta capacità
[v. consid. 4.3] di svolgere attività semplici, leggere e poco qualificate come
ad esempio quella di ausiliaria delle pulizie, stiratrice, ausiliaria di lavanderia,
custode ecc.) un reddito senza invalidità a tempo pieno. Tale valutazione è
giuridicamente errata e contraria alla giurisprudenza sviluppata in applicazione
del metodo misto, secondo la quale per la valutazione dell'invalidità in ambito
lucrativo fanno stato i redditi da valido e da invalido determinati sulla base
temporale di un'attività lucrativa parziale (ipoteticamente) esercitata senza
danno alla salute (DTF 125 V 146 consid.
2b pag. 150; cfr. pure DTF 131 V 51 consid.
5.1.2 pag. 53 nonché le sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni I
708/06 del 23 novembre 2006, consid. 4.5, e I 599/05 del 6 febbraio 2006, consid.
4.1). Determinante per l'accertamento del reddito senza invalidità non è infatti
quanto l'assicurato potrebbe ragionevolmente guadagnare in qualità di persona
esercitante un'attività lucrativa a tempo pieno, bensì quanto egli ipoteticamente,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante, guadagnerebbe senza danno
alla salute (cfr. DTF 133 V 504 consid.
3.3 e Pra 1992 no. 224 pag. 877 consid. 4a)."

 

                                         Anche
nella STF 9C_313/2007 dell’8 gennaio 2008 il TF, poste le quote parti del 60%
come salariata e del 40% come casalinga e stabilita una limitazione del 52% in
attività domestiche e un grado di incapacità lavorativa del 100% nell’attività
salariata, è giunto, dopo avere rapportato tali limitazioni alla rispettiva
quota parte, ad un grado di invalidità globale dell’81% ([60 x 100%] + [40 x 52%]), attribuendo all’assicurata una rendita
intera di invalidità.

 

                                         Pertanto,
il reddito da invalido stabilito secondo i dati statistici deve
essere ridotto dapprima in base alla percentuale di esigibilità lavorativa
stabilita dalla perizia SAM (50%), poi della percentuale stabilita per tener
conto delle circostanze specifiche del caso concreto (10%). È solo
successivamente (e cioè al momento del calcolo complessivo), come verrà esposto
in seguito, che si tiene conto della quota parte relativa all’attività
salariata del 50%.

 

                                         La
ricorrente rivendica una riduzione per motivi personali tra il 15 ed il 20%, quindi
maggiore di quella riconosciuta dall’Ufficio AI (10%). Ora, pur volendo tenere
conto di una riduzione massima del 25%, l’assicurata non avrebbe diritto ad una
rendita non raggiungendo un grado d’invalidità complessivo del 40% (cfr.
consid. 2.13). 

 

                             2.12.   Per
quel che concerne l'attività di casalinga, va rammentato che
l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente)
dell'economia domestica, come si é visto (cfr. consid. 2.6), è stabilita
confrontando le singole attività ancora accessibili alla richiedente la rendita
AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2004 disponibile in italiano (solo
le versioni in tedesco e francese sono state aggiornate al 1° gennaio 2008 ed
al 1° gennaio 2010) l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di
trattamento in tutta la Svizzera (cfr. cifra 3097, corrispondente alla cifra
3088 della versione francese e tedesca) ha previsto una nuova ripartizione delle
singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo - che nel
caso concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna di
esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3095 (corrispondente alla cifra 3086 versione tedesca e
francese) prevede:

 

" 
Di regola, si ammette
che i lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono
le seguenti percentuali della sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

   

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti,
  cucinare, apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
                

           10

  	
                

           50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione
  (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre,
  fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti
  (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le
  scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i
  malati, curare le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire
  abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del
tempo libero (N. 3090)."

 

Mentre
alle cifre 3096, 3097 e 3098 (rispettivamente cifre 3087, 3088 e 3089 versione
tedesca e francese) si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività
dev'essere sempre del 100% (Pratique VSI 1997 p. 298).

 

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e
la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una persona
deve contribuire per quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione di
impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1048 e 3045 segg.). Essa deve
ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua famiglia,
nella misura abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la
sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione dell'invalidità,
della diminuzione della capacità di lavoro nell'ambito domestico.”

 

                                         Al
riguardo, il TFA ha già avuto modo di stabilire che - in linea di massima e senza
valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle
inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di
collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali
inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC
1984 p. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001 consid. 4). Un
intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia
chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003
consid. 2).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G. C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta
decisiva (RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144 consid. 5).

 

                                         Il
TFA ha inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell'assicu- rata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti
medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa
M. J. V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una presa di
posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole mansioni
accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla valutazione
di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica -  è da considerarsi in
ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA 11
agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003 nella causa S., I
685/02).

 

                                         Nella
fattispecie in esame, il rapporto d’inchiesta è stato allestito il 16 febbraio
2009 (doc. AI 31). Sulla base degli accertamenti eseguiti presso il domicilio
dell’assicurata, dopo aver fissato gli impedimenti di ogni singola mansione,
l'assistente sociale ha stabilito una limitazione complessiva del 50,5%.

                                         Con
il ricorso l’insorgente sostiene tale valutazione “per nulla congruente con le
conclusione mediche e non tiene contro il rallentamento”. Orbene, dalla
lettura del rapporto si evince invece come l’assistente abbia ben tenuto conto
delle limitazioni dell’insorgente, tant`è che il giudizio finale sugli impedimenti
corrisponde alle conclusioni della perizia SAM laddove l’interessata è stata ritenuta
abile al 50% quale casalinga (cfr. consid. 2.7). Pertanto alla valutazione dell’assistente sociale va prestata piena adesione,
ritenuto come essa abbia compiutamente valutato le difficoltà e l’esigibilità
di ogni singola mansione. Nell’inchiesta economica in questione è stata inoltre
correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel
rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un
valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti
dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica.            

 

                             2.13.
  Visto quanto sopra, ritenuta una incontestata ripartizione del 50% tra
attività salariata e casalinga, dall’ottobre 2007 il grado
d’invalidità globale corrisponde al 26%, come esposto nella decisione
contestata:

 

                                                      Attività
             Quota parte    Limitazione               Grado d’inv. parziale

                                                      Salariata
                 50%                2%                                                   
1%

                                                      Casalinga                 
50%              50,5%                                             25,25%

                                                      Grado
d’invalidità globale                                                                       26%

 

                                         Tenendo
conto, per ipotesi di lavoro, di una riduzione (massima) del 25%, il reddito da
invalido corrisponderebbe a fr. 19'155.-- (51'082 : 2 = 25'541 meno il 25%);
raffrontato con il reddito da sano di fr. 23'439.-- il grado d’invalidità
limitato alla parte salariata risulterebbe del 18,2%. Tenendo conto della
ripartizione del 50% tra attività salariata e casalinga, il grado d’invalidità per
la parte salariata sarebbe del 9% (50% di 18,2) che sommato al 25,25% per la
parte casalinga darebbe ad un grado d’incapacità al guadagno complessivo del
35%, non sufficiente per aprire il diritto ad una rendita.

 

                                         Di
conseguenza dal 1° febbraio 2008 (tre mesi dopo il miglioramento, art. 88a cpv.
1 OAI), il diritto alla rendita cessa.

 

                                         Ne
consegue la conferma della decisione impugnata e la reiezione del ricorso. 

 

                             2.14.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’assicurata.

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’assicurata. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per
il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

 Raffaele Guffi                                                         Fabio Zocchetti