# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59732aca-bf12-56a9-8f67-b359d6579918
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-08-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.08.2023 D-4399/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4399-2023_2023-08-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4399/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  a g o s t o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Simon Thurnheer,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Iran,   

rappresentato da Giuseppina Santoro,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 4 agosto 2023. 

 

 

 

D-4399/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) feb-

braio 2023, assieme al supposto fratello C._______ (dossier della SEM N 

[…]). Da ricerche intraprese dalla SEM il 15 febbraio 2023, in base ad un 

confronto delle impronte dattiloscopiche del richiedente con le informazioni 

contenute nella banca dati dell’unità centrale del sistema europeo “Euro-

dac”, è risultato che l’interessato aveva depositato una domanda d’asilo 

pregressa in Croazia il (…). 

A.b Il 17 febbraio 2023 il richiedente l’asilo ha sottoscritto un mandato di 

rappresentanza a favore dei giuristi della Protezione giuridica della Re-

gione Ticino e Svizzera centrale. 

A.c Il (…) febbraio 2023, l’interessato è stato sentito nell’ambito di un col-

loquio personale Dublino ex art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-

teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III). 

In tale contesto, egli ha segnatamente confermato di aver presentato una 

domanda d’asilo in Croazia il (…), ma non lo avrebbe fatto volontariamente. 

Alla frontiera con la D._______ sarebbe stato fermato dalla polizia croata 

che lo avrebbe rinchiuso in prigione per (…). Minacciandolo di trattenerlo 

in prigione a vita e di morte lo avrebbero in seguito obbligato a rilasciare le 

impronte digitali. Non vi sarebbe stato alcun interprete che gli spiegasse 

quanto stava succedendo. Dopo il rilevamento delle impronte, la polizia 

croata gli avrebbe rilasciato un foglio di via in inglese, dicendogli che se ne 

poteva andare. In seguito, transitando dalla E._______ e dall’F._______ – 

dove non avrebbe chiesto asilo – sarebbe giunto in Svizzera. In Europa 

non avrebbe alcun parente, a parte il fratello giunto con lui in Svizzera, che 

avrebbe viaggiato con lui. Interrogato circa l’eventuale competenza della 

Croazia nella trattazione della sua domanda d’asilo, egli ha asserito di op-

porsi al suo rinvio nello stesso Stato, poiché non avrebbe mai chiesto asilo 

volontariamente in tale Paese. Ha poi ribadito di essere stato minacciato 

da un poliziotto per rilasciare le impronte digitali ed ha affermato di aver 

chiaramente detto alle autorità croate di non voler chiedere l’asilo in Croa-

zia e nemmeno di voler rimanere in quel Paese, essendo la sua intenzione 

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quella di andare in G._______, o in H._______ o ancora in Svizzera. Ha 

inoltre aggiunto di non voler tornare in Croazia, in quanto lì sarebbe stato 

trattato “come un animale” da parte della polizia croata, che lo avrebbe 

lasciato al freddo, senza cibo né acqua durante i (…) trascorsi in prigione; 

soltanto una volta al giorno avrebbe ricevuto del cibo. Ha per di più ribadito 

come in Croazia non si possa essere avvalso di un interprete. Questionato 

anche circa il suo stato di salute, egli ha dichiarato come nelle scorse due 

settimane non sarebbe stato bene, in quanto in Svizzera non sarebbe stato 

curato bene. Egli ha spiegato di essersi rivolto all’infermeria del Centro fe-

derale d’asilo (di seguito: CFA) dove alloggia, ma di non essergli stata an-

cora data la possibilità di vedere un medico, e ha inoltre richiesto di poter 

consultare uno psicologo. A tal proposito, egli ha asserito che in Iran la 

polizia lo avrebbe picchiato ed egli avrebbe riportato delle ferite alle mani 

ed alla testa ed ancora oggi le sue mani tremerebbero. Postogli dei quesiti 

più specifici da parte della sua rappresentante legale circa se durante i (…) 

di detenzione in Croazia egli avrebbe avuto bisogno di cure mediche, l’in-

teressato ha aggiunto che allorché sarebbero stati arrestati nel predetto 

Paese, la polizia li avrebbe picchiati e maltrattati, ed in prigione sarebbero 

rimasti (…) al freddo, senza cibo né acqua. Ovviamente quindi avrebbe 

avuto bisogno di un medico ed avrebbero chiesto l’intervento dello stesso 

perché la mano del fratello sarebbe stata infetta. Tuttavia la polizia croata 

non li avrebbe aiutati, né avrebbe dato loro dell’acqua da bere. 

A.d Sulla scorta delle predette informazioni, l’autorità elvetica preposta ha 

formulato all’indirizzo della sua omologa croata, una domanda di ripresa in 

carico dell’interessato il 24 febbraio 2023 sulla base dell’art. 18 par. 1 

lett. b RD III. Il 10 marzo 2023, la Croazia ha trasmesso la sua accettazione 

di ripresa in carico del richiedente, fondandosi sull’art. 20 par. 5 RD III. 

A.e Il 18 aprile 2023, tramite il suo rappresentante legale, il richiedente ha 

proposto alla SEM, in considerazione del suo stato di salute – e di quello 

del fratello – che fosse effettuata una perizia medica approfondita (cosid-

detto “F4”), affinché si potesse disporre di una diagnosi completa. Inoltre, 

a causa delle problematiche di salute di quest’ultimo e del fratello, e delle 

condizioni di accoglienza presenti in Croazia, un’eventuale riammissione 

in tale Stato apparirebbe problematica. Ha quindi chiesto di valutare l’ap-

plicazione della clausola di sovranità al suo caso ed a quello del fratello e 

di trattare quindi le loro domande d’asilo in Svizzera. 

A.f Agli atti è inoltre presente della documentazione inerente allo stato di 

salute dell’interessato, di cui si dirà, per quanto necessario, nei conside-

randi. 

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B.  

Con decisione del 4 agosto 2023, notificata il 7 agosto 2023 (cfr. [atto della 

SEM] n. [{…}]-30/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo tra-

sferimento verso la Croazia e l’esecuzione del predetto provvedimento, 

constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso 

contro la decisione. 

C.  

Con unico atto ricorsuale datato 14 agosto 2023 (cfr. risultanze proces-

suali), la rappresentante legale dell’interessato ha impugnato dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) la decisione succi-

tata così come quella inerente al fratello dell’insorgente (di cui al dossier 

della SEM N […]), chiedendo a titolo processuale la congiunzione delle 

cause dei due fratelli, la sospensione dell’esecuzione in via supercautelare 

e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. A titolo principale, l’in-

sorgente ha concluso all’annullamento delle decisioni impugnate ed alla 

restituzione degli atti alla SEM per l’adozione della clausola di sovranità ed 

un esame nazionale della domanda d’asilo. In subordine, ha chiesto la re-

stituzione degli atti all’autorità inferiore per il completamento dell’istruttoria. 

Contestualmente ha inoltre presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo. 

A supporto del ricorso, l’insorgente ha presentato quale nuova documen-

tazione, in copia: la procura della presunta madre I._______ (di seguito 

anche: J._______); due fogli di trasmissione di informazioni mediche (F2) 

inerenti alla supposta madre del 5 luglio 2023 rispettivamente del 24 lu-

glio 2023. 

D.  

Il Tribunale, il 16 agosto 2023, ha sospeso l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente quale misura supercautelare. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

Diritto: 

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1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

Per quel che riguarda anzitutto la richiesta di congiunzione della presente 

causa con quella del presunto fratello dell’insorgente (dossier della SEM  

N […], di cui alla procedura del Tribunale D-4402/2023), si rileva anzitutto 

che le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie, quan-

danche presentate separatamente, possono essere congiunte in una sola 

procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 3a ed. 2022, n. 3.17). 

Nella presente disamina le due cause inerenti al ricorrente ed al supposto 

fratello (quest’ultimo di cui al ruolo D-4402/2023), che sono pure state og-

getto di due decisioni separate da parte della SEM, per quanto pongano 

simili quesiti giuridici avendo presentato pure un unico memoriale ricor-

suale, a differenza di quanto ritenuto nel precitato (cfr. pag. 3 del ricorso), 

non riguardano essenzialmente fattispecie coincidenti in ogni loro punto. 

Non appare pertanto giudizioso congiungere le cause. Tuttavia, il Tribu-

nale, avrà cura che le medesime siano evase parallelamente. Entrambi i 

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ricorsi sono infatti valutati e decisi nello stesso momento dal medesimo 

collegio giudicante.  

5.  

5.1 Appare d’ingresso opportuno esaminare le censure formali sollevate 

dal ricorrente nel suo gravame in ordine ad un accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

nonché in più punti della decisione avversata sarebbe evincibile una viola-

zione dell’obbligo di motivazione della medesima autorità, in quanto sono 

suscettibili di condurre all’annullamento della decisione impugnata (cfr. 

DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 

138 I 232 consid. 5; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 

2013/23 consid. 6.1.3). In particolare, l’insorgente lamenta che la SEM 

avrebbe omesso di accertare in modo concreto i rischi legati al suo trasfe-

rimento in Croazia, sia in rapporto alle violenze da lui subite da parte delle 

autorità croate, sia con riferimento alle condizioni d’accoglienza presenti in 

tale Paese – segnatamente circa la possibilità di accesso ad un alloggio e 

a delle cure mediche adeguati e necessari. L’accertamento medico adem-

piuto dalla SEM sarebbe inoltre incompleto, in quanto non avrebbe valutato 

i possibili rischi correlati ad un’interruzione del trattamento medico in corso, 

né avrebbe comunicato alle autorità croate la sua vulnerabilità o ancora 

sollecitato ed investigato le effettive e concrete condizioni d’accoglienza 

dopo il suo trasferimento in Croazia, in particolare della continuazione ef-

fettiva della sua presa a carico psichiatrica (cfr. p.to 6, pag. 4; p.to 8, pag. 6; 

p.to 10, pag. 13 seg. del ricorso). In merito all’accesso in Croazia alle cure 

mediche, l’autorità inferiore non avrebbe motivato in modo sufficientemente 

individualizzato la sua decisione (cfr. p.to 8, pag. 6 segg. del ricorso). Inol-

tre, nella decisione avversata, alcuna parola sarebbe stata spesa circa la 

presenza in Svizzera della madre del ricorrente, ben nota all’autorità infe-

riore, e che avrebbe dovuto condurre la predetta a pronunciarsi in merito 

sotto il profilo dell’art. 8 CEDU (cfr. p.to 8, pag. 8 del ricorso). 

5.2  

5.2.1 Nella procedura d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto 

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l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi 

propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

5.2.2 Se del caso, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridica-

mente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può comportare si-

multaneamente la violazione del diritto di essere sentito (cfr. per il suo con-

tenuto le sentenze del Tribunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 con-

sid. 3.1, D-2144/2022 del 24 maggio 2022 consid. 4.2), il quale fa parte 

delle garanzie procedurali generali previste dalla Costituzione e consacrato 

all’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giu-

gno 2019 consid. 4.2 e rif. cit.).  

5.2.3 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è inoltre corollario 

fondamentale del diritto di essere sentito. Detta prerogativa è finalizzata a 

permettere ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, 

eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di 

ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. 

DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenza del Tribunale 

F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’auto-

rità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le ar-

gomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti 

per il giudizio (cfr. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1, 141 V 557 consid. 3.2.1; 

DTAF 2011/37 consid. 5.4.1). 

5.3 In relazione alla censura dell’accertamento incompleto dei fatti giuridi-

camente rilevanti in rapporto allo stato di salute del ricorrente, il Tribunale 

osserva dapprima che al momento dell’emissione della decisione impu-

gnata, l’incarto della SEM conteneva già ampia documentazione medica 

relativa alla sua situazione valetudinaria, dalla quale sono evincibili in modo 

limpido le diagnosi ed i trattamenti seguiti nonché le cure a lui prescritti (cfr. 

n. 17/2, 18/2, 19/1, 21/2, 22/2, 26/3, 27/2 e 28/2). La stessa cronistoria me-

dica dell’insorgente è peraltro citata correttamente ed esaustivamente nella 

decisione impugnata da parte dell’autorità inferiore (cfr. p.to II, pag. 6 seg.), 

che si è espressa – in un apprezzamento anticipato – anche riguardo alla 

visita medica ancora prevista (cfr. p.to II, pag. 7 della decisione avversata). 

Agli occhi del Tribunale, viste le diagnosi conclusive e le terapie impostate 

del richiedente, di cui la SEM ne ha motivato sufficientemente le ragioni nel 

provvedimento avversato (cfr. p.to II, pag. 6 segg.), quest’ultima autorità 

non era in alcun modo tenuta ad adempiere ulteriori investigazioni, anche 

rispetto alla presa a carico dell’insorgente da parte della Croazia. Ciò es-

sendo che, a differenza di quanto sostenuto nel gravame dal ricorrente, la 

SEM ha ritenuto che la sua situazione medica fosse chiara e che non 

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risultasse di una gravità tale da dover rinunciare al suo trasferimento in 

Croazia (cfr. p.to II, pag. 7), nonché che il sistema d’accoglienza croato, in 

particolare legato all’accesso alle cure mediche, fosse da ritenere suffi-

ciente (cfr. p.to II, pag. 7 segg. della decisione impugnata). Il fatto solo che 

il ricorrente nel gravame non concordi con tale apprezzamento esposto 

dall’autorità inferiore nel provvedimento sindacato, non risulta contrario al 

principio inquisitorio né all’obbligo di motivare la decisione da parte della 

SEM. Piuttosto, con tali censure, in realtà l’insorgente intende ottenere un 

apprezzamento diverso nel merito rispetto a quello esposto nell’impugnata 

decisione riguardo sia alla competenza della Croazia nella trattazione del 

seguito della sua procedura sia in rapporto all’applicazione della clausola 

di sovranità, questioni che verranno dunque esaminate di seguito (cfr. infra 

consid. 6 segg.). Inoltre, a differenza di quanto sostenuto nel gravame, l’au-

torità inferiore non aveva alcun obbligo derivante dalle disposizioni regola-

mentarie applicabili di segnalare alle autorità croate, in particolare lo stato 

di salute dell’insorgente. Quest’ultimo dovrà difatti essere riportato alle au-

torità croate poco prima del suo trasferimento in Croazia (cfr. art. 31 e 32 

RD III). Per quanto poi attiene al sistema di accoglienza croato, l’autorità 

inferiore si è espressa in modo sufficientemente concreto ed individualiz-

zato, nella decisione avversata, e anche da questo profilo, non si possono 

quindi seguire le censure ricorsuali dell’insorgente. Circa le allegazioni di 

maltrattamenti che egli avrebbe subito da parte di agenti di polizia in  

Croazia, si evince dalla decisione avversata, come la SEM abbia ritenuto 

che il comportamento scorretto di alcuni membri delle forze di sicurezza 

croate non possano essere ascritte ad un uso sistematico di violenza con-

tro i migranti ed inoltre che egli potrà sporgere denuncia, supportato even-

tualmente legalmente, contro i funzionari colpevoli (cfr. p.to II, pag. 8 seg.). 

Ancora una volta, le asserzioni ricorsuali, tendono in realtà a voler ottenere 

un giudizio differente dei fatti presentati rispetto a quello emesso dalla 

SEM, ma non si ravvisa nel procedere della stessa alcuna violazione del 

suo obbligo di motivare la sua decisione in modo sufficiente e concreto. 

Quanto presentato poi dall’autorità inferiore nella decisione avversata, per 

forgiare il proprio convincimento riguardo alla situazione alla frontiera 

croata e alla problematica dei cosiddetti push-back verso altri Stati (cfr. p.to 

II, pag. 4 seg.), come pure alle allegate carenze sistemiche, al contrario di 

quanto asserito dall’insorgente nel ricorso riferendosi anche a della giuri-

sprudenza del Tribunale nel frattempo superata e concernente delle costel-

lazioni differenti dal caso di specie, s’iscrive nell’attuale giurisprudenza 

dello scrivente Tribunale, che l’ha già ritenuta quale argomentazione suffi-

ciente (cfr. a tal proposito tra le altre la sentenza del Tribunale D-5716/2022 

dell’11 gennaio 2023 consid. 4.3.3 e consid. 4.3.5 con ulteriori rif. cit.). Pe-

raltro, appare chiaramente dal provvedimento impugnato, che l’autorità 

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resistente ha esaminato la situazione individuale dell’insorgente, argomen-

tando in modo esplicito ed adeguato i motivi per i quali non ritenesse che 

vi fossero indizi per una violazione dell’art. 3 par. 2 RD III rispettivamente 

dell’art. 3 CEDU da parte della Croazia (cfr. p.to II, pag. 4 seg. della deci-

sione impugnata), anche tenendo conto della situazione specifica del ricor-

rente (cfr. p.to II, pag. 3 seg. e pag. 6 segg. della decisione avversata). Il 

provvedimento avversato risulta pertanto anche sotto tale profilo sufficien-

temente motivato (cfr. DTF 138 IV 81 consid. 2.2). Altresì, per quanto sia 

corretto che l’autorità inferiore doveva essere a conoscenza della presenza 

della presunta madre dell’interessato in Svizzera (cfr. p.to 8, pag. 8 del ri-

corso), tuttavia costui non ha mai sollevato nulla in merito nel corso della 

sua procedura dinnanzi all’autorità inferiore, e ciò malgrado ne avesse 

avuto ampia possibilità. Pertanto il Tribunale, come si vedrà anche più 

avanti (cfr. infra consid. 6.4 e 6.5), non ritiene che la SEM avrebbe dovuto 

sollevare d’ufficio tale questione, non essendo la circostanza della pre-

senza in Svizzera della madre, pertinente ai fini della determinazione dello 

Stato membro competente a trattare la sua domanda d’asilo. L’insorgente, 

nell’ambito del suo gravame, ha peraltro avuto piena possibilità di espri-

mersi anche su tale elemento da lui presentato per la prima volta con il 

ricorso. Pertanto, anche se una violazione del diritto di essere sentito, de-

rivante da un difetto di motivazione del punto in questione da parte della 

SEM nella decisione impugnata, fosse ritenuta – circostanza non avvenuta 

in specie – la stessa sarebbe comunque stata completamente sanata in 

questa sede. Da ultimo, alla luce di quanto precede, nonché che dalla de-

cisione avversata si evince in modo limpido che l’autorità inferiore ha preso 

in considerazione gli elementi giuridicamente rilevanti per la causa, per mo-

tivare il suo rifiuto di applicare, in casu, le clausole di sovranità (cfr. p.to II, 

pag. 6 segg. della decisione impugnata) come pure che non vi sia una vio-

lazione dell’art. 3 CEDU nel caso di un suo trasferimento in Croazia (cfr. 

p.to II, pag. 4 seg. della decisione avversata), non si ravvede anche in tal 

senso alcuna violazione del principio inquisitorio da parte della SEM. 

5.4 Ne discende quindi che le censure formali dell’insorgente vanno in toto 

respinte. La conclusione formulata in subordine nel ricorso, tendente alla 

restituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria, deve di 

conseguenza pure essere respinta. 

6.  

6.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura 

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un 

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Pagina 10 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione 

espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro 

Stato è competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. 

Inoltre lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

6.2 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato 

che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo precedente in 

Croazia il (…) (cfr. n. 7/1 e 8/1). Evenienza che è stata pure confermata 

dall’insorgente (cfr. n. 12/3). Su tali presupposti, il 24 febbraio 2023, l’auto-

rità inferiore ha presentato all’autorità croata competente – entro i termini 

fissati all’art. 23 par. 2 RD III – una richiesta di ripresa in carico fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 13/5). La Croazia ha esplicitamente 

accolto la richiesta di ripresa in carico in data 10 marzo 2023, quindi entro 

il termine previsto all’art. 25 par. 1 RD III, sulla base dell’art. 20 par. 5 RD 

III, confermando trattarsi di una ripresa in carico dell’insorgente (cfr. 

n. 20/2). A tali condizioni, e nella misura in cui gli atti all’incarto non atte-

stano in alcun modo come l’interessato avrebbe lasciato il territorio degli 

Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbe ottenuto un titolo di sog-

giorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo, si giustifica di fare ap-

plicazione dell’art. 20 par. 5 RD III nella fattispecie, in conformità con la 

giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte di giustizia 

dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle cause riunite 

C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche le sentenze del Tribunale  

D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3; F-4998/2022 del 

9 novembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 4 novembre 2022 con-

sid. 6.3.2). Il predetto Paese è quindi tenuto, in principio, a riprendere in 

carico l’insorgente, al fine di portare a termine il procedimento di determi-

nazione dello Stato membro competente. 

6.3 Le censure sollevate in sede ricorsuale non sono atte ad inficiare la 

predetta conclusione.  

D-4399/2023 

Pagina 11 

6.3.1 Innanzitutto, visto quanto osservato nel gravame (cfr. p.to 8, pag. 6 

seg.), il Tribunale ritiene giudizioso rammentare che quantunque ai sensi 

degli art. 31 e 32 RD III spetti alle autorità incaricate per l’esecuzione del 

trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità straniere competenti le 

informazioni che consentono un’adeguata assistenza medica alla persona 

trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prerequisito per l’accetta-

zione, da parte di queste ultime autorità, del trasferimento di un richiedente 

nel loro territorio (cfr. fra le altre le sentenze del Tribunale D-6058/2020 del 

9 dicembre 2020 consid. 7 e D-2641/2017 dell’11 maggio 2017). Ciò vale 

anche per quanto concerne i trasferimenti Dublino in Croazia, anche all’ora 

attuale. Non si possono quindi seguire in merito le argomentazioni contra-

rie formulate nel ricorso dall’insorgente.  

6.3.2 In relazione poi agli asserti ricorsuali riguardo al rischio che, essendo 

stata la procedura d’asilo del ricorrente in Croazia ritirata, questi sarebbe 

eventualmente tenuto a ripresentare una nuova domanda d’asilo, espo-

nendolo al reale rischio di ritrovarsi in condizioni degradanti, non riuscendo 

ad accedere al sistema d’asilo e d’accoglienza croato, si osserva quanto 

segue. Al di là di mere supposizioni ed allegazioni di parte, nel caso in 

esame il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, con degli elementi 

concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, che lo Stato 

di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a 

termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda di protezione 

in violazione della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Con-

siglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-

mento e della revoca dello status di protezione internazionale (di seguito: 

direttiva procedura), o ancora che non avrà accesso al sistema d’asilo e di 

accoglienza croati in violazione della direttiva 2013/33/UE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’ac-

coglienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva ac-

coglienza), come si vedrà meglio anche in seguito (cfr. infra consid. 7 seg.). 

6.3.3 Come poi a ragione motivato nella decisione avversata dalla SEM, 

gli asserti dell’insorgente che le autorità croate lo avrebbero obbligato al 

prelievo delle impronte digitali, malgrado la sua opposizione, e che lui non 

avrebbe voluto depositare in Croazia una domanda d’asilo, poiché deside-

rava presentarla o in H.________, o in G._______ o in Svizzera (cfr. 

n. 12/3), risultano ininfluenti ai fini della determinazione dello Stato membro 

competente. In merito si rileva invero, come il ricorrente non ha la possibi-

lità di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo 

verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e che quo all’obbligo di 

fornire le impronte digitali, tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati a 

D-4399/2023 

Pagina 12 

rilevare le impronte digitali di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla 

frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce 

l’«Eurodac» per il confronto delle impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giu-

gno 2013]). 

6.4  

6.4.1 Si evince inoltre dalle asserzioni ricorsuali dell’insorgente, come sua 

madre, J._______ (dossier della SEM N […]) sarebbe pure giunta in  

Svizzera il (…) maggio 2023, chiedendo asilo in Svizzera, la quale si tro-

verebbe in procedura celere, in attesa di essere convocata per svolgere la 

prima audizione sui motivi d’asilo (cfr. pag. 2 del ricorso).  

6.4.2 Ora, anche se da un esame d’ufficio degli atti dell’incarto summen-

zionato da parte del Tribunale, risulta che effettivamente la predetta, sup-

posta madre dell’interessato, sia entrata in Svizzera il (…) maggio 2023 e 

quivi abbia depositato una domanda d’asilo, essendo la stessa tutt’ora pen-

dente, tali circostanze non sono pertinenti ai fini della determinazione dello 

Stato membro competente a trattare la domanda d’asilo del ricorrente. Di-

fatti, la presunta madre del ricorrente, non risulta essere un membro della 

sua famiglia ai sensi dell’art. 2 lett. g RD III. A maggior ragione l’asserita 

cugina (…) che si troverebbe pure in procedura d’asilo, per la prima volta 

dichiarato in fase ricorsuale (cfr. p.to 8, pag. 8) allorché in precedenza 

aveva affermato non avere alcun membro famigliare in Europa (cfr. 

n. 12/3), non rientra all’evidenza neppure nella succitata norma. 

6.5  

6.5.1 In merito a quanto sopra, nel suo gravame il ricorrente invoca l’appli-

cazione dell’art. 8 CEDU in rapporto alla madre, la quale sarebbe analfa-

beta ed anche dal profilo dello stato di salute fisico e psichico non starebbe 

bene. Essa beneficerebbe per questo del supporto del ricorrente e del fra-

tello, che la sosterrebbero per molte attività quotidiane, comprese l’accom-

pagnamento presso l’infermeria per la misurazione della pressione e l’ese-

cuzione di altri esami medici. Il ricorrente temerebbe che un suo allontana-

mento possa compromettere la salute della madre, con la quale si sarebbe 

instaurato un legame di dipendenza, oltre che la propria salute psichica, 

già molto delicata (cfr. pag. 2 del ricorso). La sua presenza, come quella 

del fratello, sarebbe quindi “estremamente importante” per la stessa e per-

metterebbe pure di limitare per lui le conseguenze psichiche legate alla loro 

separazione (cfr. p.to 8, pag. 8 del ricorso). 

D-4399/2023 

Pagina 13 

6.5.2 Ora, le condizioni di applicazione dell’art. 8 par. 1 CEDU, norma che 

garantisce la protezione della vita famigliare, possono essere ravvicinate a 

quelle dell’art. 16 par. 1 RD III, la quale deve pure essere considerata quale 

criterio di determinazione dello Stato membro competente (cfr. sentenza 

del Tribunale F-25/2023 del 9 gennaio 2023 consid. 5.1 e 5.2 con ulteriori 

rif. cit., F-4726/2020 del 30 settembre 2020 consid. 4.2.1). Giusta quest’ul-

tima disposizione, laddove a motivo di una gravidanza, maternità recente, 

malattia grave, grave disabilità o età avanzata un richiedente sia dipen-

dente dall’assistenza del figlio, del fratello o del genitore legalmente resi-

dente in uno degli Stati membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore 

legalmente residente in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assi-

stenza del richiedente, gli Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il 

richiedente con tale figlio, fratello o genitore, a condizione che i legami fa-

migliari esistessero nel paese d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o 

il richiedente siano in grado di fornire assistenza alla persona a carico e 

che gli interessati abbiano espresso tale desiderio per iscritto. 

6.5.3 Dal canto suo, per poter invocare il diritto al rispetto della vita fami-

gliare protetto dall’art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare la 

presenza di una relazione stretta ed effettiva con una persona della sua 

famiglia, ma pure che quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato 

o duraturo in Svizzera (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza 

ivi citata), nonché che all’interessato non è possibile, rispettivamente non 

sarebbe ragionevolmente possibile, proseguire la sua vita famigliare al-

trove (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1 seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferi-

menti). Secondo la giurisprudenza, le relazioni famigliari protette dall’art. 8 

par. 1 CEDU, sono anzitutto i rapporti tra coniugi e tra genitori e figli mino-

renni che coabitano. In una tale circostanza una relazione stretta ed effet-

tiva è presunta (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Non 

di meno, le relazioni tra maggiorenni (in particolare genitori e figli) possono 

eccezionalmente essere considerate quando tra i famigliari esiste un par-

ticolare rapporto di dipendenza come in caso di necessità di prodigare cure 

speciali per un handicap o una malattia grave (cfr. sentenze del Tribunale 

E-3704/2022 del 27 ottobre 2022 consid. 6.3; D-1968/2022 del 5 mag-

gio 2022 consid. 8.5.1). A medesima soluzione si giunge anche conside-

rando l’art. 16 par. 1 RD III. Dalla formulazione di quest’ultima norma si 

evince peraltro che la situazione di dipendenza presuppone l’esistenza di 

problemi di salute di una gravità che richiede un’assistenza significativa 

nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o an-

che di un’assistenza o di un’attenzione permanente che solo un parente 

stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Per-

tanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico, 

D-4399/2023 

Pagina 14 

non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-2168/2021 del 12 aprile 2023 con-

sid. 6.4 con ulteriore rif. cit.). 

6.5.4 Ora, per quanto dalla documentazione prodotta con il ricorso dall’in-

sorgente, come pure da un esame d’ufficio degli atti di cui al dossier  

N (…) da parte del Tribunale, si desuma che la supposta madre del ricor-

rente sia affetta in particolare da ipotiroidismo, da lieve diabete tipo 2, di-

slipidemia, nonché presenterebbe dei disturbi alla vista (cfr. F2 annessi dal 

ricorrente al gravame), tuttavia il Tribunale differisce da quanto addotto 

dall’insorgente nel ricorso. Invero, non è evincibile dal quadro valetudinario 

della presunta madre, né men che meno dal suo (cfr. infra consid. 8.4), che 

il loro stato di salute li ponga in un legame di dipendenza particolare, ai 

sensi della giurisprudenza succitata, nel senso che essi necessitino di es-

sere assistiti in modo importante o facciano l’oggetto di cure permanenti 

nella loro vita quotidiana che solo un parente stretto sarebbe in grado di 

offrire loro. Per quanto possa essere comprensibile che il ricorrente non 

voglia separarsi dalla madre, nonché non si metta in dubbio che possa 

esserle d’aiuto per le sue attività quotidiane, tuttavia il ricorrente non ha 

presentato alcuna prova concreta, né è deducibile dagli atti agli incarti, che 

sia in grado di dimostrare che il suo trasferimento possa pregiudicare la 

salute della madre o la propria a causa di un particolare legame di dipen-

denza che si sarebbe instaurato. 

6.5.5 Pertanto, il ricorrente non può prevalersi validamente dell’applica-

zione dell’art. 8 par. 1 CEDU – né men che meno dell’art. 16 par. 1 RD III – 

per opporsi ad un suo trasferimento verso la Croazia. 

7.  

7.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, vi 

siano fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche 

nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in 

Croazia, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE).  

7.2 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha certo ammesso la 

forte probabilità, per dei richiedenti che entrano per la prima volta sul terri-

torio croato, che dei respingimenti illeciti alla frontiera così come dei respin-

gimenti senza esame individuale direttamente alla frontiera (“hot returns”) 

o ancora delle violenze eccessive da parte degli agenti di polizia presenti, 

possano prodursi regolarmente in Croazia (cfr. sentenza di riferimento del 

D-4399/2023 

Pagina 15 

Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Al contrario, per 

quanto attiene ai richiedenti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, il Tri-

bunale è giunto alla conclusione, che questi hanno in principio accesso alla 

procedura d’asilo nel predetto Paese. Alla luce di tale constatazione, ha 

considerato che sia nel quadro di una procedura di presa in carico (“take 

charge”) sia in una di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite 

non rischiano, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad un rischio 

di violazione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento. Il 

Tribunale ha inoltre negato l’esistenza, nella procedura d’asilo e nelle con-

dizioni d’accoglienza in Croazia, di carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 

par. 2 2a frase RD III, che farebbe ritenere un trasferimento dei richiedenti 

come generalmente inammissibile. Ha inoltre precisato che non si deve 

rinunciare ad un trasferimento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il 

richiedente dimostra, con degli argomenti fondati, che il principio sopra 

enunciato non si applica alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-1488/2020 precitata consid. 9.5; cfr. anche tra le altre le sen-

tenze del Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 6.3,  

D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 7.4 e 7.5). Le censure sollevate 

in sede ricorsuale circa l’agire delle autorità di polizia croate nei confronti 

del ricorrente, allorché egli sarebbe giunto in Croazia, e le allegazioni 

dell’insorgente durante il breve soggiorno nel predetto Paese, così come 

le diverse citazioni giurisprudenziali e di rapporti di organizzazioni riportate 

nel ricorso, non sono atte a mutare la predetta conclusione. In merito, si 

rinvia anche ai considerandi successivi. 

7.3 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Resta ancora da esaminare se, come richiesto dal ricorrente nel gra-

vame, malgrado la competenza di principio della Croazia, l’autorità inferiore 

debba esaminare la domanda di protezione internazionale del ricorrente in 

applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione 

concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, 

RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM 

può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro 

Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-

zione di tale norma, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è 

D-4399/2023 

Pagina 16 

obbligata a entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone 

di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

8.2 L’insorgente, nel suo ricorso, si prevale sia delle violenze e maltratta-

menti che avrebbe subito in Croazia sia del suo stato di salute che non 

potrebbe trovare le cure necessarie ed una continuazione del trattamento, 

nonché delle condizioni degli alloggi e della situazione generale della pro-

cedura e d’accoglienza nel predetto Paese, per rinunciare al suo trasferi-

mento applicando la clausola di sovranità succitata. Ciò in quanto una sua 

riammissione in Croazia si porrebbe in contrasto con l’art. 3 CEDU. 

8.3 Il Tribunale non misconosce che le condizioni d’accoglienza e di proce-

dura per i richiedenti l’asilo in Croazia possano essere problematiche. Tut-

tavia, nel caso in esame, anche se il Tribunale ritenesse verosimili le alle-

gazioni dei maltrattamenti subiti dal ricorrente al momento del fermo di po-

lizia come pure nel periodo di (…) trascorsi in prigione (cfr. n. 12/3) – se-

gnalando però come i suoi asserti di non avere d’un canto ricevuto cibo né 

acqua per (…) per subito dopo invece riferire di avere ricevuto una volta al 

giorno da mangiare, siano tra loro fortemente contraddittori (cfr. n. 12/3) – 

tali allegazioni non risultano decisive dal profilo della conformità del trasfe-

rimento del richiedente in relazione agli art. 3 CEDU o all’art. 3 della Con-

venzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, Conv. tortura). Ciò in quanto, 

in primo luogo, non esiste alcuna ragione seria e concreta di ritenere che 

un trasferimento a K._______ dell’insorgente, del quale la Croazia ha espli-

citamente accettato la ripresa in carico, rischierebbe di esporlo ad una si-

tuazione simile a quella nella quale si sarebbe trovato in quanto persona 

straniera in una situazione irregolare su suolo croato nella zona di frontiera 

o ai fini della sua registrazione. Inoltre il Tribunale, neppure considerando 

quanto riportato nel ricorso dall’insorgente, non ha alcuna ragione di met-

tere in dubbio che la Croazia sia uno Stato di diritto, con un sistema di 

giustizia funzionante. Al quale l’insorgente, il quale non ha mai addotto di 

essersi in passato indirizzato, ed a differenza di quanto genericamente sol-

levato nel suo ricorso in proposito (cfr. p.to 10, pag. 13), potrà indirizzarsi 

per denunciare l’agito di alcuni funzionari di polizia nei suoi confronti o se 

in futuro i suoi diritti non venissero rispettati (art. 26 direttiva accoglienza), 

anche con l’eventuale aiuto di organizzazioni non governative tutt’ora pre-

senti su suolo croato, come esposto a ragione anche dalla SEM nella de-

cisione avversata (cfr. p.to II, pag. 9). In secondo luogo, il ricorrente non ha 

dimostrato in alcun modo né con i suoi asserti generici esposti in corso di 

procedura che egli avrebbe ricevuto un foglio di via dalle autorità croate 

nonché non sarebbe mai stato assistito da un interprete (cfr. n. 12/3), né 

D-4399/2023 

Pagina 17 

con quelli per nulla fondati presentati con il ricorso (cfr. p.to 10, pag. 13), 

che lo Stato di destinazione – che ha accettato espressamente la sua ri-

presa in carico – non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a 

termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda di protezione 

in violazione della direttiva procedura, o ancora che lui non avrebbe avuto 

accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato o non l’avrà in futuro. 

A tal proposito, si rimarca come è il ricorrente stesso con i suoi asserti che 

ha riportato come egli si sia opposto al rilevamento delle impronte digitali 

come pure che la sua meta non era la Croazia, bensì altri paesi europei 

(cfr. n. 12/3). Viaggio che ha potuto effettivamente proseguire liberamente, 

dopo la registrazione delle sue impronte digitali che, come già sopra osser-

vato, le autorità croate erano obbligate a rilevargli (cfr. supra consid. 6.3.3). 

Non si evince inoltre né dagli atti all’incarto né dal gravame alcun indizio 

serio e concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi 

obblighi internazionali rinviandolo in un paese dove la sua vita, integrità 

corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-

rebbe di essere respinto in un tale paese. 

8.4  

8.4.1 In merito allo stato di salute del ricorrente, si osserva dapprima come 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, costi-

tuisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezio-

nali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [Grande Ca-

mera] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 

consid. 7.1). 

8.4.2 Concernente lo stato valetudinario del ricorrente, si constata come 

nell’ambito del colloquio Dublino, egli ha allegato che nelle scorse due set-

timane non sarebbe stato bene. A causa di violenze subite in Iran, avrebbe 

riportato delle ferite alle mani ed alla testa, e ancora oggi le sue mani tre-

merebbero. Ha inoltre richiesto di poter vedere uno psicologo (cfr. n. 12/3). 

Per tali disturbi, dagli atti sono evincibili diverse visite mediche effettuate 

dall’insorgente, in esito alle quali gli sono state diagnosticate dal profilo so-

matico: una gonalgia e cefalea post-traumatiche (cfr. n. 17/2 e 18/2; 

quest’ultima diagnosi in seguito mutata in cefalea post-traumatica/di tipo 

tensivo; cfr. n. 21/2 e 22/2), la quale TAC cerebrale eseguita non ha segna-

lato focolai emorragici recenti, né segni di massa o idrocefalo (cfr. n. 19/1); 

una lieve anemia microcitaria, probabile Thalassemia Minor (cfr. n. 18/2) 

ed un trauma toracico (cfr. n. 27/2), con l’impostazione per le predette pa-

tologie di una terapia farmacologica. Dal profilo psichiatrico, è stata 

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Pagina 18 

diagnosticata una sindrome da disadattamento, con prevalente disturbo di 

altri aspetti emozionali (cfr. n. 26/3 e 28/2), con una terapia farmacologica 

impostata, al bisogno che è stata modificata, nonché regolari sedute di psi-

coterapia. Dall’ultimo F2 presente agli atti, si evince in particolare che “[…] 

a tratti presenti spunti deliranti di carattere persecutorio e megalomanico, 

critica di malattia scarsa. Tono dell’umore non francamente orientato, a 

tratti note di disforia e tensione. A tratti angosciato, a tratti sembra esservi 

una difesa maniacale. Non reattivo, né aggressivo, né discontrollato sul 

piano psicomotorio. Non presente progettualità anticonservativa, né suici-

dalità attiva […]” (cfr. n. 28/2). 

8.4.3 Alla luce dello stato di salute testé descritto, pur non volendo in alcun 

modo minimizzarlo, il Tribunale ritiene che dagli atti all’inserto non siano 

evincibili degli elementi concreti e circostanziati, che inducano a ritenere 

come lo stesso sia di una gravità tale da comportare una violazione 

dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza sopra referenziata nel caso 

di un rinvio del ricorrente in Croazia, che non potrebbe ivi essere trattato o 

di cui il trattamento non possa essere proseguito nel medesimo Stato. In 

tale contesto, non risulta inopportuno evidenziare come il Tribunale, in linea 

di principio – ed al contrario di quanto argomentato dall’insorgente nel suo 

ricorso – ritenga che la Croazia disponga di infrastrutture mediche ade-

guate, anche ed in particolare dal profilo psichiatrico (cfr. le sentenze del 

Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 7.3.3, E-4102/2023 del 

3 agosto 2023 consid. 8.3.3, D-3385/2023 del 28 luglio 2023 con-

sid. 7.3.3). Ciò essendo rammentato come il Tribunale abbia già più volte 

ritenuto che l’aiuto apportato da organizzazioni non governative permetta 

segnatamente di supplire alle lacune delle infrastrutture psicoterapeutiche 

statali presenti in Croazia (cfr. a tal proposito le sentenze del Tribunale  

D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3 con ulteriori rif. cit.,  

E-4859/2022 del 9 novembre 2022 consid. 6.5.1). Tali conclusioni non mu-

tano neppure alla luce della circostanza citata dal ricorrente nel gravame 

che L._______ (M._______), una tra le tante organizzazioni presenti in 

Croazia per prodigare le cure mediche ai richiedenti l’asilo, abbia tempora-

neamente interrotto la sua attività (cfr. a tal proposito anche la sentenza 

del Tribunale F-3733/2023 dell’11 luglio 2023 consid. 3.3). Pertanto, se il 

ricorrente dovesse necessitare di ulteriori cure o trattamenti medici, o pro-

seguire quelli già iniziati in Svizzera, potrà senz’altro fare capo all’infrastrut-

tura medica disponibile in Croazia. Stato che si ricorda è firmatario della 

direttiva accoglienza ed in quanto tale, deve provvedere affinché i richie-

denti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto 

meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di ma-

lattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o 

D-4399/2023 

Pagina 19 

di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, com-

prese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 

par. 1 e 2 direttiva accoglienza). La citazione nel ricorso di un estratto del 

rapporto di N._______ del (…) (cfr. p.to 9, pag. 10 segg. del ricorso), il 

quale giunge ad un’altra valutazione circa l’accesso alle cure mediche in 

Croazia rispetto alla SEM ed al Tribunale, non è atto a mutare la prece-

dente conclusione (cfr. sentenza del Tribunale E-4102/2023 del 3 ago-

sto 2023 consid. 8.3.3).  

8.4.4 Alla luce di quanto precede, non vi è quindi neppure alcuna ragione 

di richiedere delle garanzie specifiche alla Croazia in merito alla presa in 

carico dell’insorgente, così come postulato dallo stesso nel suo ricorso (cfr. 

p.to 8, pag. 8 seg.; p.to 9, pag. 12 e p.to 10, pag. 14). A tal proposito, oc-

corre rilevare come il Tribunale, nella sua costante giurisprudenza, ritiene 

di regola che le autorità svizzere non debbano richiedere alle autorità 

croate delle garanzie individuali circa l’accesso ad un alloggio adeguato, a 

prestazioni materiali e a cure mediche di richiedenti l’asilo. Il ricorrente po-

trà indirizzarsi alle autorità croate per richiedere le prestazioni a cui gli dà 

diritto la direttiva accoglienza, eventualmente esigendole tramite le vie le-

gali (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza). Inoltre, come già sopra ram-

mentato, le autorità elvetiche competenti per l’esecuzione della decisione, 

sono tenute ad informare in modo adeguato e precedentemente al trasfe-

rimento del ricorrente le autorità croate, circa le circostanze ed i bisogni 

specifici medici dell’insorgente (cfr. art. 31 seg. RD III; cfr. nello stesso 

senso anche la sentenza del Tribunale D-4160/2023 del 10 agosto 2023 

consid. 8.5.2). 

8.5 Visto quanto precede, il ricorrente non è riuscito a provare o a rendere 

verosimile che un suo trasferimento in Croazia lo esponga ad un rischio 

serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la viola-

zione di disposizioni internazionali. 

8.6 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di 

applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III (clausola 

di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico del 

ricorrente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

D-4399/2023 

Pagina 20 

10.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia confor-

memente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande dell’insor-

gente tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ri-

corso, e d’altro canto all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle 

spese processuali, risultano divenute senza oggetto. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

13.  

Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 16 agosto 2023 de-

cadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:  

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4399/2023 

Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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