# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d70b26e0-c814-570e-81b7-0e477aa12319
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-07-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.07.2019 D-2265/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2265-2017_2019-07-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2265/2017, D-2263/2017, D-2264/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  l u g l i o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Contessina Theis,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), con la moglie 

B._______, nata il (…), ed i figli 

C._______, nata il (…), 

D._______, nata il (…), 

E._______, nata il (…), 

Siria,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisioni della SEM del 17 marzo 2017. 

 

 

 

D-2265/2017, D-2263/2017, D-2264/2017 

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Fatti: 

A.  

Gli interessati, cittadini siriani di etnia assiriana e religione cristiana originari 

di al-Malikiyah nel governatorato di al-Hasakah, hanno depositato una 

domanda d’asilo in Svizzera il 20 gennaio del 2015 dopo aver lasciato il 

paese d’origine nel novembre del 2014 (cfr. incarto N 633560, atti A8 e A9; 

incarto N 633563, atto A4; incarto N 633561, atto A4). 

B.  

B.a In corso di procedura A._______ ha addotto essere stato, a partire dal 

2005, il direttore del locale Ufficio governativo dell’(…). Quanto ai suoi 

motivi d’asilo, egli ha preliminarmente fatto menzione di alcune 

problematiche da lui vissute con la popolazione curda negli anni 

precedenti. Relativamente al periodo antecedente l’espatrio, l’interessato 

ha riferito della situazione di insicurezza ingenerata dalla guerra civile in 

Siria. In particolare, egli ha tenuto a sottolineare la rapida ascesa del Partito 

curdo dell’Unione Democratica (curdo: Partiya Yekîtiya Demokrat, PYD) 

nella regione; partito che avrebbe ottenuto il controllo quantomeno de facto 

delle strutture statali iniziando anche a reclutare forzatamente dei soldati 

per le proprie milizie. Vi sarebbe inoltre stata un’esplosione a poca distanza 

dall’abitazione di famiglia e dei bombardamenti dell’aviazione sulla città. 

Queste ragioni avrebbero condotto il richiedente asilo a far trasferire alcuni 

dei suoi figli in una regione del paese più sicura. In detto contesto egli 

avrebbe ricevuto tramite la moglie una convocazione che lo esortava a 

consegnare un membro della famiglia al PYD e si sarebbe dovuto recare 

di persona presso un ente adibito al reclutamento. Inoltre, l’Ufficio del quale 

era a capo sarebbe stato regolarmente oggetto di saccheggi e confische 

da parte dei miliziani curdi, cosa, congiuntamente al rifiuto di issare il 

vessillo della Repubblica Araba Unita, lo avrebbe potuto rendere 

responsabile agli occhi delle autorità del governo centrale. Per questi 

motivi, egli avrebbe regolarmente segnalato ai suoi superiori gli 

avvenimenti in parola. D’altro canto, vaste zone del paese sarebbero finite 

sotto il controllo di gruppi armati di matrice fondamentalista islamica che 

minaccerebbero l’esistenza stessa della popolazione cristiana (cfr. incarto 

N […], atto A20). 

B.b La moglie, B._______ e la figlia E._______ hanno sostanzialmente 

confermato la versione di A._______. B._______ ha riferito inoltre di un 

episodio nel quale un giovane cristiano sarebbe rimasto vittima di una 

pallottola vagante allorché alcuni esponenti del PYD avrebbero impedito ai 

soccorritori di prestargli le cure necessarie. Ha inoltre addotto di temere le 

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azioni dei gruppi fondamentalisti sunniti attivi nella regione (cfr. incarto N 

633560, atto A19 e A21).  

B.c La figlia maggiore, C._______, oggetto di separata procedura in sede 

di prima istanza, ha a sua volta convalidato il racconto dei genitori. A 

supporto della tesi circa le pressioni ad opera del PYD, ha raccontato che 

nella scuola assiriana in cui insegnava tale gruppo avrebbe tentato di 

imporre l’insegnamento in lingua curda. Quale fatto all’origine 

dell’abbandono del paese ella ha in particolare fatto riferimento al rischio 

di reclutamento da parte del PYD (cfr. incarto N 633563, atto A11). 

B.d L’ulteriore figlia degli interessati, D._______, anch’essa destinataria di 

separata decisione, oltre ad aver a sua volta segnalato le problematiche 

già addotte dai famigliari, ha altresì ricondotto l’espatrio ai rischi che 

avrebbero gravato su di lei in quanto ragazza cristiana ed alla necessità di 

interrompere gli studi (cfr. incarto N 633561, atto A12). 

C.  

A sostegno della loro domanda, i richiedenti asilo hanno versato agli atti, 

oltre ai rispettivi documenti: 

– una bolletta della corrente elettrica emessa dal PYD; 

– la convocazione militare del PYD menzionata nel corso delle audizioni; 

– la segnalazione del sequestro di beni da parte del PYD; 

– l’ordine di issare la bandiera destinato all’Ufficio di A._______; 

– il paino di studi e il bonifico della retta relativo a D._______. 

 

D.  

Il 17 marzo 2017, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto 

le succitate domande d’asilo e pronunciato l’allontanamento dei richiedenti 

asilo dalla Svizzera con tre separate decisioni dall’esito analogo (tutte 

notificate il 20 marzo 2017; cfr. avvisi di ricevimento). Nei medesimi 

provvedimenti l’autorità inferiore ha però giudicato inesigibile l’esecuzione 

dell’allontanamento degli interessati, ammettendoli consequenzialmente in 

Svizzera a titolo provvisorio. 

E.  

Con tre distinti ricorsi facenti data al 19 aprile 2017 (cfr. timbri dei plichi 

raccomandati), gli interessati sono insorti contro le summenzionate 

decisioni dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale), chiedendone l’annullamento, il riconoscimento dello statuto di 

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rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; contestualmente 

l’esenzione dal pagamento anticipato delle spese di giudizio.  

F.  

Il 3 agosto 2017 (recte: 4 agosto 2017, cfr. timbro dei plichi raccomandati) 

gli insorgenti hanno prodotto in copia un ulteriore mezzo di prova in lingua 

straniera corredato da una traduzione in tedesco. 

G.  

Con decisione incidentale del 19 luglio 2017, emessa nella procedura D-

2265/2017, il Tribunale ha esentato A._______, B._______ e E._______ 

dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali 

invitandoli nel contempo a produrre il documento succitato in originale. 

H.  

Con missiva del 18 agosto 2017, i ricorrenti hanno versato agli atti il 

documento in originale. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato ai procedimenti dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalle decisioni impugnate e vantano un 

interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione delle 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di 

esse. 

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I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto degli atti di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito dei gravami. 

2.  

Le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie, 

quandanche presentate separatamente, possono essere congiunte in una 

sola procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. MOSER/BEUSCH/ 

KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2.ed., 

n° 3.17). 

In specie, posto l’adempimento del summenzionato presupposto, risulta 

giudizioso congiungere le procedure. 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale amministrativo federale non è 

vincolato né dai motivi addotti (cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 consid. 5; 141 V 234 consid. 

1; DTAF 2014/1 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 

2011, no. 2.2.6.5, pag. 300).  

I principi della massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto 

sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente 

a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle 

censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 

consid. 1; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3).  

5.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stati i ricorrenti posti al 

beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisioni del 17 marzo 2017 e non avendo essi 

censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa 

sede risulta essere esclusivamente il riconoscimento dello statuto di 

rifugiato e la concessione dell’asilo. 

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6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le 

persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri 

pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad 

un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri 

segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica 

insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere conto dei motivi 

di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi).  

6.2 Giusta l’art. 54 LAsi, non è concesso asilo al richiedente che è divenuto 

rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi soltanto con la partenza dal Paese d’origine 

o di provenienza oppure in ragione del comportamento dopo la partenza. 

Sulla base di tale disposto, al richiedente l’asilo che ha motivi d’asilo 

soggettivi insorti dopo la fuga è riconosciuta la qualità di rifugiato, negata 

la concessione dell’asilo e concessa l’ammissione provvisoria per 

inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso il suo Paese 

d’origine (cfr. DTAF 2009/28 consid. 7.1 e [GICRA] 2006 n. 1 consid. 6.1). 

7.  

Nelle decisioni impugnate, la SEM ha in primo luogo ricondotto parte delle 

circostanze addotte dagli interessati alla situazione di guerra in essere nel 

paese d’origine, irrilevante in materia d’asilo. Quo alla convocazione 

ricevuta dal PYD, la stessa non sarebbe espressione di un atto 

persecutorio ai sensi dell’art. 3 LAsi, siccome dipendente da criteri oggettivi 

quali l’età ed il luogo di dimora. Potrebbe inoltre rimanere aperta la 

questione di sapere se un’eventuale sanzione per le persone che non 

dovessero rispettare la chiamata in servizio costituisca una persecuzione 

abbastanza intensa. Ancora, quanto ai timori di A._______ derivanti dalle 

confische e delle azioni dei miliziani nei confronti dell’Ufficio governativo di 

cui era a capo, andrebbe in primo luogo rilevato che dette misure, ad ogni 

modo insufficientemente intense, non sarebbero state intraprese 

direttamente nei suoi confronti per uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi. Del 

resto, i problemi pregressi con la popolazione curda difetterebbero del 

necessario nesso causale con l’espatrio e sarebbero di ordine generale, 

nel senso che non avrebbero toccato direttamente la famiglia dei 

richiedenti asilo. Da ultimo, la SEM si è chinata sulla questione di sapere 

se nel paese d’origine degli interessati possa essere riconosciuta 

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l’esistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani, giungendo a 

conclusione che ciò non sarebbe il caso. 

8.  

8.1 Nei rispettivi gravami gli insorgenti presentano innanzitutto la 

situazione in Siria in particolare per quanto concerne la condizione dei 

cristiani. A loro dire sarebbe notorio che i gruppi fondamentalisti di matrice 

islamica avrebbero preso il controllo di parte del territorio. Sulla base di tale 

assunto, gli interessati contestano anzitutto la valutazione della SEM circa 

l’insussistenza di una persecuzione collettiva. L’accertamento della pulizia 

etnica in atto in Siria nei confronti dei cristiani, costituirebbe infatti una 

circostanza giuridicamente rilevante in materia d’asilo ed avrebbe pertanto 

dovuto indurre la SEM a riconoscere ai ricorrenti lo statuto di rifugiato.  

8.2 Una persona può effettivamente fondare a titolo eccezionale la sua 

domanda d’asilo il timore di subire delle persecuzioni non mirate 

personalmente contro di lei. Ciò è segnatamente il caso quando il 

richiedente nel suo Paese d’origine o di provenienza appartiene ad un 

determinato gruppo di persone esposto in maniera effettiva ed intensa a 

persecuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; 

2013/21 consid. 9). È tuttavia opportuno sottolineare che per invalsa prassi, 

il Tribunale riconosce la sussistenza di una persecuzione collettiva solo a 

condizioni molto restrittive tant’è che la sola appartenenza ad un 

determinato gruppo vittima di persecuzioni non è sufficiente per motivare 

la qualità di rifugiato. Per essere rilevante ai fini dell’asilo, la persecuzione 

in ragione della sola appartenenza ad un determinato gruppo di persone 

deve soddisfare le condizioni previste all’art. 3 LAsi circa l’intensità dei 

pregiudizi o il timore fondato quanto alla loro realizzazione. In primo luogo 

la persona interessata deve dimostrare la sua appartenenza ad un 

determinato gruppo di persone. Dipoi v’è da verificare la sussistenza di una 

persecuzione mirata verso tale gruppo, ovvero bisogna valutare se i 

provvedimenti esistenti siano indirizzati unicamente contro una 

determinata cerchia di persone oppure in egual misura contro il resto della 

popolazione. Le misure devono in ogni caso essere caratterizzate da una 

considerevole intensità. Quest’ultima è data allorquando il provvedimento 

implica un intervento che compromette la vita, lede l’integrità fisica, 

nonché, in caso di restrizione della libertà, è di considerevole durata e 

frequenza. Questi pregiudizi intensi e mirati devono avere l’obiettivo di 

colpire quanto più possibile tutti i membri di un determinato gruppo ed 

essere di una portata considerevole in relazione alla grandezza della 

comunità ("Verfolgungsdichte"). In tale contesto per apprezzare la 

verosimiglianza della persecuzione è di rilievo soppesare i gravi pregiudizi 

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effettivamente subiti in passato da una porzione considerevole dello stesso 

gruppo di persone (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2 con rinvii; 2013/12 

consid. 6 con rinvio; 2013/11 consid. 5.4.2 con rinvii). Solo ove le misure di 

persecuzione siano dirette contro tutti i membri della comunità, e siano nel 

contempo frequenti e persistenti, i singoli individui facenti parte di tale 

comunità potranno avvalersi con successo dell’esistenza di un fondato 

timore di future persecuzioni (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 1 

consid. 6a). 

8.1 In specie, l’appartenenza dei ricorrenti alla comunità cristiana siriana 

non è posta in discussione. Con particolare riferimento al paese d’origine, 

va però rammentato che il Tribunale, sulla base di un approccio regionale, 

ha già escluso l’esistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in 

varie zone della Siria ed in particolare nell’integralità del governatorato di 

al-Hasaka (cfr. in particolare le sentenze del Tribunale D-5884/2015 del 13 

aprile 2017 e D-7024/2014 del 6 dicembre 2016, pubblicate come sentenze 

di riferimento). Ora, le argomentazioni di carattere generale contenute nei 

ricorsi non sono tali da rimettere i discussione l’oculata analisi del 

Tribunale. L’esistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria e 

segnatamente nella regione d’origine degli insorgenti va pertanto 

nuovamente negata. Si rammenti inoltre come le carenze nella protezione 

contro degli atti di violenza ed il più generale peggioramento delle 

condizioni di sussistenza siano tributari del conflitto in essere e non 

riconducibili ad una persecuzione intensa e mirata contro la minoranza 

religiosa. Tali vicissitudini possono semmai essere prese in conto 

nell’ambito della valutazione dell’esigibilità dell’allontanamento (cfr. 

sentenze del Tribunale D-1163/2015 del 22 gennaio 2016 consid. 5.4 e D-

1948/2015 del 19 aprile 2016 consid. 6.4), come del resto avvenuto nel 

caso che ci occupa, laddove la stessa non è stata considerata data 

dall’autorità di prime cure.  

8.2 Pertanto, al momento attuale non si può concludere che i ricorrenti 

abbiano a temere, in caso di rimpatrio, un trattamento contrario all’art. 3 

LAsi dettato dalla loro appartenenza alla religione cristiana. La valutazione 

della SEM è sotto tale aspetto pienamente condivisibile. 

9.  

9.1 Gli insorgenti ritengono altresì che il rischio di arruolamento forzato 

nelle fila delle milizie facenti capo al PYD possa giustificare il 

riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo. 

 

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9.2 Ai sensi dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, non sono rifugiati le persone che sono 

esposte a seri pregiudizi o hanno fondato timore di esservi esposte per 

aver rifiutato di prestare servizio militare o per aver disertato (cfr. DTAF 

2015/3 consid, 4.3-4.5 e 5). In tal senso, un’eventuale sanzione per 

renitenza o diserzione non costituisce una persecuzione rilevante in 

materia di asilo che a condizioni eccezionali. Ciò è segnatamente il caso 

quando la sanzione è aggravata, o sproporzionatamente severa, per uno 

dei motivi di cui all’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 5, in particolare 

consid. 5.9). La rilevanza in materia d’asilo può parimenti essere 

riscontrata, indipendentemente dall’entità della pena, quando 

l’incorporazione nell’esercito comporta l’esposizione a seri pregiudizi 

enumerati nella norma citata, la partecipazione ad atti proibiti dal diritto 

internazionale o, ancora, l’obbligo di combattere contro una particolare 

minoranza etnica o religiosa, che coincida con quella dell’interessato e che 

gli causi, per questo motivo, una situazione di grave conflitto interiore (cfr. 

DTAF 2015/3 consid. 4.3-4.5 et 5; GICRA 2006 n° 3 e 2003 n. 8; si veda 

anche WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 116; 

Samuel Werenfels, Der Begriff des Flüchtlings im schweizerischen 

Asylrecht, 1987, p. 259; Haut Commissariat des Nations Unies pour les 

réfugiés [HCR], Guide des procédures et critères à appliquer pour 

déterminer le statut de réfugié, 1992, p. 44).  

9.3 Con particolare riferimento situazione in Siria, occorre inoltre 

rammentare che il Tribunale, con una sentenza di riferimento facente data 

al 2015, ha già concluso che non esiste un rischio di essere esposto a 

persecuzioni rilevanti in materia d’asilo qualora l’interessato rischi di essere 

reclutato o si sottragga al reclutamento da parte delle Unità di Protezione 

Popolare (YPG: ossia il braccio armato del PYD). In una pari eventualità il 

reclutamento non sarebbe infatti dettato da uno dei motivi di cui all’art. 3 

LAsi (cfr. sentenza D-5329/2014 consid. 5.3). Tale valutazione risulta 

tuttora attuale (cfr. sentenze del Tribunale D5941/2017 del 13 marzo 2019 

consid. 7; D-3973/2018 del 9 ottobre 2018 consid. 7; D-4215/2016 del 29 

maggio 2017 consid. 7.1.2.).  

9.4 Poste queste premesse e in assenza di elementi concreti atti a 

rimettere in discussione tale assunto, la tesi ricorsuale va dunque 

disattesa.  

L’autorità inferiore ha a giusto titolo concluso che il timore di dover servire 

nelle Unità di Protezione Popolare curde, rispettivamente di dover mettere 

a disposizione del PYD uno o più discendenti, sia privo di rilevanza in 

materia d’asilo. 

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10.  

10.1 I ricorrenti temono di essere vittime di una situazione di persecuzione 

riflessa a causa della renitenza del figlio rispettivamente fratello F._______, 

il quale ha ottenuto asilo con separata decisione. C._______ e D._______ 

sostengono in particolare che rischierebbero di dover svolgere il servizio 

militare al posto di quest’ultimo. 

10.2 Perché vi sia luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione 

riflessa si necessita che i famigliari di una persona perseguitata siano 

esposti a delle rappresaglie, siano esse finalizzate all’ottenimento di 

informazioni, espletate in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con 

l’obbiettivo di imporre una cessazione delle attività svolte dalla persona 

presa di mira. Anche in tale contesto, occorre che persona che si avvale di 

un rischio di esser perseguitata a causa di situazioni riguardanti i famigliari, 

possa vantare un fondato timore di esposizione a seri pregiudizi nella sua 

accezione oggettiva e soggettiva (cfr. per le condizioni DTAF 2010/57 

consid. 4.1.3 e sentenza del Tribunale D-4120/2014 del 31 maggio 2016 

consid. 5.3.1).  

10.3 Proprio siffatti requisiti non risultano però in specie adempiuti. Sulla 

base degli atti causa e della documentazione relativa alla procedura d’asilo 

di F._______ (cfr. dossier d’appoggio N […]), non vi è infatti modo di 

riconoscere un rischio di rappresaglie con rilevanza per l’asilo in capo ai 

ricorrenti. In primo luogo, le considerazioni dell’autorità di prima istanza 

inferibili dall’esito della procedura avente per oggetto il fratello 

rispettivamente figlio non sono decisive né vincolano il Tribunale, che è in 

questa sede chiamato a pronunciarsi unicamente sull’esistenza di un 

timore di esposizione a seri pregiudizi per gli insorgenti. La stessa va d’altro 

canto categoricamente esclusa dal momento che quest’ultimi hanno 

addotto di non aver mai avuto alcun problema con le autorità (cfr. incarto  

N 633 560, atto A20, pag. 4 e seg., […]). Gli atti all’inserto e lo stesso 

gravame lasciano inoltre chiaramente trasparire che la fuga degli insorgenti 

sia da imputarsi alla situazione securitaria ed al timore di subire 

persecuzioni da parte di gruppi fondamentalisti e non certo alla paura di 

essere perseguitati dalle autorità siriane, cosa che pone dubbi anche 

quanto all’esistenza del necessario legame di causalità materiale tra il 

timore di rappresaglie ed il bisogno di protezione (cfr. sulla nozione WALTER 

KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale 

D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). In definitiva, il fatto che 

F._______ possa essere considerato come renitente alla leva e sia 

conseguentemente stato riconosciuto come rifugiato in Svizzera non risulta 

elemento rilevante ai fini dell’evasione del presente gravame (si vedano 

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situazioni analoghe nelle sentenze del Tribunale D-2202/2017 del 14 

novembre 2017 consid. 7; E-1218/2017 del 30 maggio 2017 consid. 5.3.3; 

E-8100/15 del 20 luglio 2015 consid. 4.3.3 ).  

10.4 Non vi è dunque da temere che i ricorrenti, nel caso di un ipotetico 

rientro in patria, siano esposti a pregiudizi rilevanti per l’asilo a causa della 

situazione di F._______. 

11.  

11.1 Nel corso della procedura ricorsuale gli insorgenti hanno prodotto un 

mandato di arresto in lingua araba corredato da una traduzione in tedesco. 

Secondo il tenore di quest’ultima, le autorità avrebbero richiesto il fermo di 

A._______ o, in alternativa, di una tra B._______, C._______ e 

D._______. Nel documento sarebbe indicato che A._______ avrebbe 

svolto attività minanti la pubblica sicurezza, l’interesse generale e l’integrità 

territoriale della Repubblica Araba di Siria. Egli avrebbe inoltre trascurato 

dei fondi pubblici ed abbandonato la sua funzione per recarsi all’estero. 

Posta la partenza degli interessati dal paese, la questione è di principio da 

trattare quale motivo d’asilo soggettivo insorto dopo la fuga (cfr. supra 

consid. 5.4). 

11.2 Ora, il Tribunale non può fare a meno che constatare come il 

contenuto del documento in questione lasci alcuni dubbi quanto al fatto che 

lo stesso possa essere stato confezionato per i fini della causa. In primo 

luogo, è singolare che in un documento ufficiale venga richiesto l’arresto 

alternativo di una tra B._______, C._______ e D._______ senza che per 

quest’ultime sia stata proposta alcuna incriminazione. Allo stesso modo, 

mal si comprende perché l’ulteriore fratello, F._______, che come detto, 

risulta privo di interessi nella presente procedura ricorsuale in quanto già 

posto al beneficio dell’asilo, sia escluso dalla “lista dei famigliari” destinatari 

della misura coercitiva. Altresì, alla luce del profilo dei ricorrenti e 

dell’assenza di qualsivoglia attività pregressa di opposizione al regime (si 

vedano considerazioni in supra consid. 9.3), mal si comprendono buona 

parte dei capi di imputazione elencati nel documento. Sulla base delle sue 

stesse allegazioni non è infatti chiaro in che modo A._______ abbia svolto 

attività minanti la pubblica sicurezza, l’interesse generale e l’integrità 

territoriale della Repubblica Araba di Siria. Del resto, nel contesto siriano è 

notoria la facilità di ottenimento di tali mezzi di prova dietro pagamento (cfr. 

sentenza del Tribunale D-4215/2016 del 29 maggio 2017 consid. 7.2.1), 

cosa che ad essa contribuisce a mettere in discussione il valore probatorio 

del documento predetto, già inficiato dai summenzionati dubbi 

contenutistici. 

D-2265/2017, D-2263/2017, D-2264/2017 

Pagina 12 

11.3 D’altro canto, il Tribunale ha già avuto modo di pronunciarsi in merito 

alla rilevanza in materia di statuto di rifugiato dell’abbandono di una 

posizione nella amministrazione pubblica siriana. La stessa risulta 

effettivamente punibile e di principio può condurre alla comminazione di 

una multa o di una pena detentiva. Di norma, in assenza di una pregressa 

catalogazione come oppositore, la giurisprudenza non riconosce però una 

pertinenza ai fini dell’ottenimento dello statuto di rifugiato di un eventuale 

procedimento penale per abbandono non autorizzato dei pubblici uffici (cfr. 

tra le tante le sentenze del Tribunale D-5362/2018 del 19 febbraio 2019 

consid. 8.3, D-373/2016 del 22 gennaio 2018 consid. 6.7, D-4493/2015 del 

7 luglio 2016 consid. 7.3, D-1948/2015 del 19 aprile 2016 consid. 6.3). In 

specie, come detto, i ricorrenti non risultano aver avuto alcuna 

problematica pregressa con il regime siriano.  

11.4 In definitiva, il Tribunale addiviene alla conclusione che quandanche 

fosse effettivamente stata avviata una procedura penale per causa di 

abbandono del posto di lavoro, la stessa non sarebbe comunque 

significativa ai fini del riconoscimento dello statuto di rifugiato.  

11.5 Anche sotto tale aspetto, non sono in specie riuniti i presupposti per il 

riconoscimento dello statuto di rifugiato.  

12.  

In virtù di quanto sopra esposto, i ricorsi non meritano tutela e le decisioni 

impugnate vanno confermate.  

13.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

presentata nelle procedure D-2263/2017, D-2264/2017 è divenuta senza 

oggetto. 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

D-2265/2017, D-2263/2017, D-2264/2017 

Pagina 13 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

D-2265/2017, D-2263/2017, D-2264/2017 

Pagina 14 

1.  

Le procedure D-2265/2017, D-2263/2017 e D-2264/2017 sono congiunte. 

2.  

I ricorsi sono respinti. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

Data di spedizione: