# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83dfa33c-95e0-5758-819b-99930325295d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.04.2017 39.2017.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2017-3_2017-04-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  39.2017.3

   

  KE/sc

  	
  Lugano

  26 aprile 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Kathrin Erne, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 febbraio 2017 di

 

	
   

  	
  1. RI
  1  

  2. RI
  2  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 12 gennaio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione per gli assegni
  familiari, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   La Cassa cantonale per gli
assegni familiari (in seguito: la Cassa), il 30 novembre 2016, ha ordinato a RI
1 e RI 2 di restituire l’importo di fr. 6'150.-- a titolo di assegni
integrativi percepiti indebitamente dal 1° gennaio 2014 al 31 ottobre 2014, in
quanto è emerso dalla decisione di tassazione 2014 di RI 1 che il medesimo ha conseguito
un reddito da attività indipendente di fr. 36'000.-- annui (cfr. doc. 15).

 

                               1.2.   Con decisione su reclamo del 12
gennaio 2017 (cfr. doc. A) la Cassa ha respinto il reclamo interposto dagli
assicurati il 7 dicembre 2016 con la seguente motivazione:

 

" (…)

Nel corso del mese di maggio 2015, con l’inoltro della revisione
periodica degli assegni di famiglia, la Cassa è venuta a conoscenza che il
signor RI 1 risulta svolgere un’attività professionale quale indipendente.

Si è anche potuto stabilire che, l’attività da indipendente del
ricorrente, decorre già dal 1° gennaio 2014.

Il signor RI 1 è stato affiliato quale indipendente per il periodo
dal 1° gennaio 2014 al 31 ottobre 2014.

 

Vista la nuova situazione economica, la Cassa ha richiesto
ulteriori informazioni riguardanti l’attività indipendente del signor RI 1 e
con scritto del 22 gennaio 2016 ha chiesto copia della decisione di tassazione
per l’anno 2014.

Solo in data 31 ottobre 2016 la Cassa è venuta in possesso della
decisione di tassazione completa, relativa all’anno 2014, dal quale si evince
un reddito da attività indipendente principale contribuente annuo di CHF
36'000.--.

 

La Cassa ha dunque ricalcolato la prestazione di diritto
considerando i redditi da attività indipendente accertati dall’Autorità fiscale
e con decisione 30 novembre 2016 ha chiesto ai signori RI 1 e RI 2 la
restituzione dell’importo di CHF 6'150.-- a titolo di AFI percepiti a torto
durante il periodo dal 1° gennaio 2014 al 31 ottobre 2014. (…)” (cfr. doc. A)

 

                               1.3.   Contro la decisione su
reclamo del 12 gennaio 2017 RI 1 e ha inoltrato un tempestivo reclamo (recte:
ricorso) al TCA, nel quale ha chiesto l’annullamento della stessa (cfr. doc.
I).

 

                                         A sostegno della propria
pretesa ricorsuale il ricorrente afferma di non aver mai percepito nessun tipo
di reddito da attività indipendente. Egli era intenzionato ad aprire una ditta
individuale e compilando i necessari formulari aveva indicato come guadagno presunto
l’importo di fr. 36'000.-- annui.

                                         RI 1 indica che proprio
perché non ha delle entrate ed è disoccupato gli è stato negato il rilascio del
permesso C.

                                         Infine fa notare che la
richiesta di restituzione degli assegni familiari integrativi percepiti per
l’anno 2015 è stata annullata (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   La Cassa, in risposta, ha
osservato che il ricorso del 15 febbraio 2017 inoltrato da RI 1 risulta
tempestivo, siccome la decisione su reclamo è stata notificata il 20 gennaio
2017. 

 

 

                                         L’amministrazione ha
chiesto inoltre la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).        Il doc. III
è stato trasmesso ai ricorrenti con la facoltà di presentare eventuali mezzi di
prova entro 10 giorni (cfr. doc. IV).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’assicurato deve o meno restituire l’ammontare di fr. 6'150.--,
corrispondenti ad assegni familiari integrativi percepiti dal 1° gennaio 2014
al 31 ottobre 2014.

 

                                         Più precisamente andrà
verificato se rettamente oppure no la Cassa ha rivisto il calcolo dell’assegno
integrativo facendo capo ai dati emergenti dalla decisione di tassazione
relativa all’anno 2014.

 

                                         Va dapprima segnalato che
il 1° gennaio 2017 sono entrate delle modifiche della Legge sugli assegni di
famiglia (cfr. FU 76/2016 del 23 settembre 2016 pag. 8469 segg.; BU 47/2016 del
11 novembre 2016 pag. 444 segg.) e il 1° giugno 2015 sono entrate delle
modifiche della Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni
sociali (cfr. FU 16/2015 del 27 febbraio 2015 pag. 1764 segg.; BU 18/2015 del
21 aprile 2015 pag. 194 segg.).

 

                                         Nel diritto delle
assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento legale in vigore al
momento in cui si è realizzata la fattispecie giuridicamente rilevante (cfr.
DTF 129 V 1; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr. 3; STFA del 23 gennaio 2002 nella
causa L., H 114/01; STFA 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01; DTF
122 V 35 consid. 1; DTF 118 V 110 consid. 3; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321
consid. 2).

 

                                         Nel caso in esame, la
Cassa ha ordinato la restituzione degli assegni familiari integrativi percepiti
dagli assicurati dal 1° gennaio 2014 al 31 ottobre 2014,
per cui si applicano le norme valide in questo periodo.

 

                               2.2.   L’assegno integrativo è
regolato dagli art. 47 segg. della Legge sugli assegni di famiglia (Laf) del 18
dicembre 2008.

 

                                         L’art. 47 Laf stabilisce
come segue le condizioni per potere beneficiare dell'assegno integrativo:

 

" Richiamata
la Laps, il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a) è domiciliato nel Cantone al momento della richiesta;

b) coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;

c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni. (cpv. 1)

Se entrambi i genitori coabitano con il figlio, il diritto
all’assegno spetta alla madre o al padre. (cpv. 2)”

 

                                         Ai sensi, poi, dell’art.
49 Laf, relativo all’importo massimo dell’assegno:

 

" L’importo
massimo dell’assegno corrisponde alle soglie di intervento per i figli definite
dalla Laps. (cpv. 1)

Dall’importo erogabile vanno dedotti gli eventuali assegni per
figli e di formazione. (cpv. 2)"

 

                                         Dal tenore di queste norme
legali, risulta che la Laf, per il calcolo dell’assegno integrativo, rinvia
alla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali
(Laps).

 

                               2.3.   Il titolare ha diritto alle
prestazioni sociali di complemento armonizzate fino a quando la somma fra il
reddito disponibile residuale della sua unità di riferimento, le riduzioni dei
premi nell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, di cui
beneficiano le persone facenti parte della sua unità di riferimento, e le
prestazioni sociali di complemento di cui essa beneficia non raggiunge la
soglia di intervento (art. 11 cpv. 1 Laps).

                                         Se, nell’ambito della
medesima prestazione sociale, la somma delle prestazioni di cui potrebbero beneficiare
i singoli membri dell’unità di riferimento che ne hanno fatto richiesta supera
la soglia d’intervento, ad ogni membro spetta una quota proporzionale (art. 11
cpv. 2 Laps).

 

                                         Il reddito disponibile
residuale è pari alla differenza tra la somma dei redditi computabili e la
somma delle spese computabili delle persone componenti l’unità di riferimento
(art. 5 Laps).

                                         Esso viene determinato
tenendo conto della situazione finanziaria dell’unità di riferimento esistente
al momento del deposito della richiesta. Il regolamento definisce e disciplina
i casi particolari (art. 10a Laps).

 

                                         Gli assegni familiari
integrativi vanno calcolati in base ai redditi da attività indipendente
effettivamente percepiti durante l’anno per il quale si chiedono tali prestazioni,
determinati dall’autorità fiscale e non in base ai redditi percepiti durante
l’anno precedente (cfr. consid. 2.3.; art. 10a Laps).

 

                               2.4.   Secondo l’art. 46 Laf alle
prestazioni familiari cantonali sono applicabili, sempreché la legge non
preveda espressamente una deroga, le disposizioni, segnatamente, della Laps e
della LPGA.

 

                                         Giusta l'art. 27 Laps,
relativo alla revisione periodica e alla revisione straordinaria,

 

" "Il
diritto alle prestazioni sociali è soggetto a revisione su iniziativa
dell’organo amministrativo competente o su domanda dell’utente (cpv.1).

L’organo amministrativo competente effettua:

a) revisioni
periodiche delle prestazioni sociali ricorrenti di durata superiore ad un anno
e

b) revisioni
straordinarie in caso di segnalazione di cambiamenti rilevanti ai sensi
dell’art. 30 e di prestazioni indebitamente percepite. (cpv. 2)

L’utente può sempre chiedere una revisione straordinaria. (cpv. 3)

Ogni revisione periodica o nuova domanda che aggiorna il reddito
disponibile residuale o l’importo di una prestazione sociale di complemento
armonizzata o delle riduzioni dei premi nell’assicurazione obbligatoria delle
cure medico-sanitarie comporta, per principio, l’adeguamento delle prestazioni
sociali già assegnate. (cpv. 4)

L’ adeguamento delle prestazioni interviene:

a) dal primo giorno
del mese in cui si è verificato l’evento all’origine della revisione;

b) dal primo giorno
del mese in cui si è verificato l’evento all’origine della revisione in caso di
revisione straordinaria ad opera dell’organo amministrativo competente;

c) dal primo giorno
del mese in cui è stata depositata la domanda in caso di revisione chiesta
dall’utente. (cpv. 5)."

 

                               2.5.   L'art. 30 Laps, relativo alla
notificazione in caso di cambiamento delle condizioni, prevede che:

 

" Le persone
che compongono l'unità di riferimento sono tenute a notificare tempestivamente
agli organi amministrativi competenti per l'applicazione della legge e delle
leggi speciali di qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle
condizioni determinanti per l’erogazione di una prestazione. (cpv. 1)

Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione della
legge o delle leggi speciali ha l’obbligo di informare l’organo amministrativo
competente se apprende che le condizioni determinanti per l’erogazione delle
prestazioni hanno subito modifiche. (cpv. 2) "

 

                                         In proposito l'art. 10
Reg.Laps precisa che

 

" È
considerato cambiamento rilevante:

a) un cambiamento
pari ad un importo di almeno fr. 1200.-- annui del reddito disponibile
residuale dell'unità di riferimento rispetto a quello determinante per la
decisione più recente;

b) una variazione della composizione dell'unità di riferimento."

 

                               2.6.   Per quanto riguarda l'obbligo
di restituzione e il condono, l'art. 26 Laps sancisce:

 

" La
prestazione sociale indebitamente percepita deve essere restituita. (cpv. 1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal
momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto conoscenza
dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in parte, se il titolare
del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona fede e se, tenuto
conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento al momento della
restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo grave (cpv. 3).

I coniugati e i conviventi sono solidalmente tenuti alla
restituzione (cpv. 4)."

 

                                         Il Messaggio relativo
all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per quanto attiene
all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni percepite
indebitamente e il relativo condono, è applicabile la consolidata
giurisprudenza del TCA e del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr.
Messaggio N. 4773, p.to 12 ad art. 26).

 

                                         Secondo l'art. 21 cpv. 4
Reg.Laps:

 

" L'organo
designato dalla legge speciale è inoltre competente per le revisioni e per le
decisioni di restituzione delle prestazioni indebitamente percepite."

 

                                         Ai sensi dell'art. 72 cpv.
2 Laf competente in merito al calcolo e al pagamento degli assegni integrativi
e di prima infanzia è la Cassa cantonale per gli assegni familiari.

 

                               2.7.   Secondo la giurisprudenza in
vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile alla LPC e
quindi, secondo il tenore del Messaggio del 1° luglio 1998 menzionato sopra
(cfr. consid. 2.6.), anche alla Laps, la richiesta di rimborso è subordinata ai
presupposti della revisione processuale o del riesame. In effetti
l’amministrazione può riesaminare una decisione cresciuta in giudicato formale,
che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è senza
dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante oppure deve procedervi
se si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una
conclusione giuridica differente. Solo in tali casi può richiedere una
restituzione (cfr. STFA C 25/00 del 20 ottobre 2000; DTF 122 V 21; RCC 1989 p.
547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel che concerne
l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare limite
generalmente valido. È infatti determinante l’insieme delle circostanze del
singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         È tenuto alla restituzione
ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla quale, da un
profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è quindi stata erogata in
contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante sapere se
l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto l'indebita
prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung
unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea
1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA C 25/00
del 20 ottobre 2000).

 

                                         Il principio della
restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle regole del diritto
civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr. art. 62ss CO), ha
beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS e delle leggi ad
essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se il principio
della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la persona
tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura distinta,
il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la restituzione
costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS e art. 79
OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et survivants,
pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo concetto è stato
pure ripreso dall'art. 26 cpv. 3 Laps (cfr. consid. 2.5.).

 

                               2.8.   A motivazione dell’ordine di
restituzione la Cassa ha indicato di avere ricalcolato le prestazioni
effettivamente spettanti agli assicurati, dopo aver preso conoscenza della
decisione di tassazione dell’anno 2014 di RI 1, dalla quale emerge un reddito
da attività indipendente di fr. 36'000.-- annui (cfr. doc. A pag. 2 e doc. 15).

                                         In base a questi dati,
l’amministrazione sostiene che non spettino prestazioni sociali agli assicurati
durante il periodo dal 1° gennaio 2014 al 31 ottobre 2014. Posto che durante
questo periodo gli assicurati avrebbero percepito complessivamente fr.
6'150.--, la parte resistente esige la restituzione dell’intero importo erogato
(cfr. doc. 15).

 

                                         La Cassa ha pure
evidenziato che dopo aver eseguito le necessarie verifiche, ha potuto rilevare
che RI 1 ha svolto l’attività da indipendente nel 2014 per un periodo di 10
mesi e meglio dal 1° gennaio 2014 al 31 ottobre 2014. Pertanto ha calcolato
l’importo quale reddito da attività indipendente contribuente nel modo
seguente: fr. 36'000.-- / 10 x 12 mesi = fr. 43'200.-- annui.

                                         A mente
dell’amministrazione, anche volendo considerare quanto sostenuto da RI 1 e
meglio, che egli non abbia realizzato nessun guadagno nel 2014, la decisione di
tassazione accertata dall’Ufficio circondariale di tassazione con decisione del
12 agosto 2015 cresciuta in giudicato incontestata  costituirebbe un elemento
sufficiente per confermare la decisione di restituzione del 30 novembre 2016
(cfr. doc. A pag. 3).

 

                               2.9.   Nell’evenienza concreta dalla
documentazione agli atti emerge che, allorché nelle decisioni del 3 e 7 gennaio
2014 sono stati calcolati gli assegni integrativi per l’anno 2014, la Cassa non
disponeva dei dati riguardanti l’attività indipendente di RI 1.
L’amministrazione si è, perciò, basata solo sul reddito da attività dipendente
conseguito da RI 2 (cfr. doc. 1 e 2).

 

                                         In data 27 marzo 2014 la
Cassa ha comunicato ai ricorrenti che la prestazione erogata sarebbe stata
soppressa con effetto 30 aprile 2014 indicando che il diritto alla prestazione
è soggetto a revisione. Perciò il loro diritto alle prestazioni dovrebbe essere
nuovamente determinato dal 1° maggio 2014 (cfr. doc. 3).

 

                                         In effetti, con decisione
del 6 maggio 2014 è stato assegnato ai ricorrenti l’assegno familiare
integrativo di fr. 559.-- mensili a decorrere del 1° maggio 2014 fino al 30
aprile 2015 (cfr. doc. 4). Ma anche in questa circostanza la Cassa ha tenuto
conto solo del reddito conseguito dall’attività dipendente di RI 2 (cfr. doc.
4D).

                                         In data 5 agosto 2014 la
Cassa __________ ha inviato a RI 1 la decisione provvisoria di fissazione dei
contributi AVS/AI/IPG per il periodo dal 01.01.2014 - 31.12.2014 indicando come
basi del calcolo un reddito da attività indipendente di fr. 36'000.-- annui
(cfr. doc. 8). Tale decisione non è stata contestata.

 

                                         In data 12 agosto 2015
l’Ufficio di tassazione di __________ ha emanato la decisione di tassazione per
l’imposta cantonale e federale diretta del 2014. Dalla stessa si evince un
reddito da attività indipendente principale del contribuente accertato
dall’autorità fiscale di fr. 36'000.-- durante il periodo d’assoggettamento dal
1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2014 (cfr. doc. 7, 11, 13A-C).

 

                                         In data 22 gennaio 2016 la
Cassa ha chiesto a RI 1 la trasmissione della decisione di tassazione relativa
all’anno 2014 (cfr. doc. 4). Con lettera del 29 gennaio 2016 la Cassa ha
chiesto oltre alla decisione anche il relativo calcolo dell’imponibile (cfr.
doc. 5).

 

                                         Infine, in data 24 ottobre
2016, la Cassa ha chiesto nuovamente a RI 1 di inviare la copia della decisione
di tassazione 2014 (imposta cantonale) ed il relativo calcolo dell’imponibile
(cfr. doc. 12).

 

                                         Contro tale decisione RI 1
non ha interposto reclamo (cfr. doc. A pag. 3). Il provvedimento emesso
dall’autorità fiscale è, quindi, passato in giudicato incontestato.

 

                                         A fronte di ciò, il totale
dei redditi conseguiti nell’anno 2014 da RI 2 e RI 1 si rivela più elevato di
quanto conteggiato dalla Cassa nelle decisioni concernenti gli assegni integrativi
per il 2014.

 

                                         È pertanto evidente che,
essendosi realizzato un cambiamento del reddito disponibile dei ricorrenti
(cfr. art. 10 Reg.Laps), il calcolo dell’assegno integrativo andava rivisto in
base al nuovo reddito più elevato.

                                         Di conseguenza gli
insorgenti, da un profilo oggettivo, hanno effettivamente percepito
indebitamente gli assegni integrativi afferenti al periodo 1° gennaio 2014 al
31 ottobre 2014.

 

                             2.10.   Occorre ora stabilire se
l’importo richiesto in restituzione sia corretto.

                                         Giusta l’art. 6 Laps il
reddito computabile è costituito, segnatamente, dai redditi ai sensi degli art.
15-22 della Legge tributaria (LT).

 

                                         L’art. 17 LT relativo al
reddito da attività indipendente prevede che:

 

" 1 Sono
imponibili tutti i proventi dall’esercizio di un’impresa commerciale,
industriale, artigianale, agricola o forestale, da una libera professione e da
ogni altra attività lucrativa indipendente.

2 Fanno parte dei proventi da attività indipendente
anche tutti gli utili in capitale conseguiti mediante alienazione,
realizzazione o rivalutazione contabile di elementi della sostanza commerciale.
Il trasferimento di questi elementi nella sostanza privata o in imprese o
stabilimenti d’impresa siti all’estero è equiparato all’alienazione. La
sostanza commerciale comprende tutti i valori patrimoniali che servono
integralmente o in modo preponderante all’attività lucrativa indipendente; lo
stesso dicasi delle partecipazioni di almeno il 20 per cento al capitale
azionario o al capitale sociale di una società di capitali o di una società
cooperativa, purché il proprietario le dichiari come sostanza commerciale al
momento del loro acquisto. Rimane salvo l’articolo 17b.

3 Gli utili conseguiti mediante alienazione,
realizzazione o rivalutazione contabile di immobili sono imponibili fino a
concorrenza delle spese d’investimento.

4 L’articolo 67 si applica per analogia ai contribuenti
che tengono una contabilità in buona e debita forma.”

 

                                         Come esposto
precedentemente (cfr. consid. 2.9.), dai dati fiscali indicati nella decisione
di tassazione del 2014 di RI 1 si evince che il reddito da attività
indipendente accertato nel 2014 è di fr. 36'000.-- annui (cfr. doc. 13B).

 

                                         Al riguardo RI 1, sia in
sede di reclamo sia nel ricorso, ha affermato di non aver mai realizzato questo
reddito. Egli indica di essere stato intenzionato ad aprire una ditta
individuale e al momento di riempire la voce presunti guadagni avrebbe
compilato fr. 36'000.-- annui. Il medesimo ribadisce inoltre di non avere mai
ricevuto altri compensi (cfr. doc. I, 17). Con e-mail del 1° febbraio 2016
inviato alla Cassa egli precisa inoltre di non avere percepito nessun
salario di quelli dichiarati anche perché l’attività è stata aperta e chiusa in
brevissimo tempo a causa la fortissima concorrenza artigianale dall’Italia
(cfr. doc. 9).

 

                                         In proposito va rilevato
che per costante giurisprudenza ogni tassazione fiscale è presunta conforme
alla realtà. Nell'ambito dell'AVS, ad esempio, le casse di compensazione sono
vincolate dalle comunicazioni delle autorità di tassazione e il giudice delle
assicurazioni sociali esamina di principio la decisione fiscale unicamente dal
profilo della legalità. L'autorità giudicante non può scostarsi da una
tassazione fiscale cresciuta in giudicato a meno che essa contenga errori
manifesti e debitamente comprovati, immediatamente emendabili, oppure quando si
debbano apprezzare fatti irrilevanti dal profilo fiscale, ma decisivi in tema
di assicurazioni sociali. Semplici dubbi sull'esattezza di una tassazione
fiscale non bastano; infatti la determinazione del reddito spetta alle autorità
fiscali e il giudice delle assicurazioni sociali non deve intervenire adottando
particolari provvedimenti di tassazione.

                                         Per costante
giurisprudenza l'assicurato esercitante un'attività indipendente deve anzitutto
difendere i suoi diritti nel procedimento fiscale anche per quanto concerne i
contributi delle assicurazioni sociali (Pratique VSI 1997 pag. 26 consid. 2b,
1993 pag. 232 consid. 4b, RCC 1992 pag. 35, RCC 1988 pag. 321 consid. 3, DTF
110 V 86 consid. 4 = RCC 1985 pag. 45 consid. 4, DTF 110 V 371 consid. 2a = RCC
1985 pag. 121 consid. 2a, DTF 106 V 130 consid. 1, DTF 102 V 30 consid. 3a =
RCC 1976 pag. 275 consid. 3a). Il Tribunale federale delle assicurazioni ha
comunque precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione
e per il giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla
determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione
giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993,
p. 242ss).

 

                                         Il principio secondo cui
occorre difendere i propri diritti nel procedimento fiscale non viene, invece,
applicato dal Tribunale federale nei casi in cui ci troviamo in presenza di un
importo di tassazione irrilevante o nullo (cfr. STF H 64/06 dell’11 aprile 2007;
STFA H 38/05 del 10 giugno 2005; STCA 39.2009.15 del 22 marzo 2010).

 

                                         Inoltre il Tribunale
federale, con il giudizio 9C_122/2013 del 2 maggio 2013 relativo a un caso in
cui una Cassa di compensazione ha fissato nei confronti di un’assicurata i
contributi AVS per il periodo settembre – dicembre 2007, fondandosi sulla
decisione fiscale per l’anno 2007 che, quale reddito da attività indipendente,
prevedeva la somma di fr. 41'700.--, ha stabilito che in quella fattispecie era
impossibile che la ricorrente, nel periodo in questione, avesse conseguito un
reddito di tale entità, poiché il 1° settembre 2007, quando ha iniziato
l’attività indipendente quale massaggiatrice, non aveva ancora concluso la
propria formazione e quindi risultava credibile che la stessa non si fosse
ancora costituita una propria clientela.

                                         L’Alta Corte ha indicato
che il reddito da attività indipendente fissato dall’autorità fiscale si
rivelava perciò chiaramente errato e di conseguenza non era vincolante per la
Cassa.

                                         Gli atti sono stati
rinviati all’amministrazione per stabilire autonomamente i contributi per i
mesi da settembre a dicembre 2007 in considerazione di tutte le circostanze
rilevanti.

 

                                         Al riguardo cfr. pure STCA
39.2013.1 dell’11 luglio 2013, pubblicata in RtiD n. 6 pag. 23.

 

                                         Con sentenza 9C_441/2015
del 19 febbraio 2016 l’Alta Corte ha dovuto stabilire in un caso che riguardava
la fissazione del contributo AVS di un’assicurata senza attività lucrativa, se
la Cassa di compensazione avrebbe dovuto dedurre dall’ammontare del patrimonio
comunicatole dalle autorità fiscali i passivi commerciali relativi all’attività
lucrativa del marito dell’insorgente. Il TF ha in particolare
rilevato che:

 

" (…)

8.3. Aussi, lorsque la personne tenue de payer des cotisations conteste, dans le
cadre de la procédure d'opposition (art. 52 LPGA), le bien-fondé de la décision
de cotisations rendue à son égard par une caisse de compensation, en émettant
des critiques précises à l'encontre des montants retenus pour la fixation des
cotisations ou, plus généralement, en se prévalant du fait que les chiffres
retenus ne correspondent pas à ceux figurant dans la décision fiscale qui lui a
été notifiée, elle fait implicitement valoir que la communication fiscale est
manifestement erronée. D'après les directives administratives applicables en la
matière (cf. ch. 4060 DIN), la caisse de compensation a, en pareille situation,
une obligation de clarification; elle est tenue de prendre contact avec
l'autorité fiscale compétente afin que celle-ci examine la portée des critiques
émises et, le cas échéant, rectifie sa communication. Si l'autorité fiscale ne
procède à aucune rectification, la caisse de compensation n'est pas habilitée à
s'écarter de la communication fiscale et à rendre elle-même une décision (cf. arrêt
H 145/87 du 15 août 1988 consid. 5b, in RCC 1988 p. 592). Il convient en effet
de souligner que le principe de la force obligatoire des communications
fiscales n'a de portée qu'en tant qu'il interdit à une caisse de compensation
de s'écarter de son propre chef du contenu d'une communication fiscale
(initiale ou subséquente [avec ou sans rectification]); il ne signifie en
revanche nullement qu'une caisse de compensation peut ignorer les critiques
émises à l'encontre du bien-fondé d'une communication fiscale.

8.4. La caisse de compensation ne saurait par conséquent opposer le fait
qu'elle est liée par les données des autorités fiscales cantonales pour refuser
de procéder, dans le cadre d'une procédure d'opposition, aux éclaircissements
rendus nécessaires par les critiques émises par la personne tenue de payer des
cotisations. Au contraire, l'obligation de clarification exige de la caisse de
compensation qu'elle obtienne de l'autorité fiscale compétente des explications
détaillées quant au contenu de la communication fiscale. Ce n'est que de cette
manière que la personne concernée est en mesure de s'assurer que la
communication émise par les autorités fiscales - dès lors qu'il convient de
rappeler qu'elle n'est pas une décision au sens de l'art. 5 PA et qu'elle n'est
pas un acte susceptible de faire l'objet d'un recours - et, partant, la
décision de cotisations reposent sur les bases de taxation arrêtées dans le
cadre de la procédure fiscale et ne contiennent pas d'erreur. Sinon quoi, cela
reviendrait à empêcher la personne concernée de contester le bien-fondé de la
communication fiscale et à vider de son sens la procédure d'opposition prévue
par la LPGA.

8.5. Afin d'être exhaustif, il convient d'ajouter que la personne tenue de
payer des cotisations ne peut contester dans la procédure en matière de
cotisations que le bien-fondé des montants résultant de la communication
fiscale sur lesquels est fondée la décision de cotisations. En revanche, elle
ne saurait obtenir par le biais de la procédure en matière de cotisations une
rectification de sa taxation fiscale, car c'est dans la procédure fiscale que
la personne tenue de payer des cotisations doit faire valoir ses griefs à
l'encontre de la décision de taxation fiscale. Si les griefs portent sur le
bien-fondé de la taxation fiscale, la caisse de compensation n'est par
conséquent pas tenue de procéder à quelque éclaircissement que ce soit.

 

                             2.11.   Nella
presente evenienza, per l’anno 2014 il totale dell’imposta cantonale e federale
diretta dovuto da RI 1 era di fr. 2'030.85 (fr. 1'845.85 di imposta cantonale e
fr. 185.-- di imposta federale diretta; cfr. doc. 7 e 13A).

 

                                         Il TCA rileva, quindi, che
si è in presenza di un importo di tassazione rilevante. Pertanto, l’eccezione
giurisprudenziale esposta al considerando precedente non è applicabile e la
Cassa è vincolata dalla decisione di tassazione dell’anno 2014 del 12 agosto
2015 cresciuta in giudicato.

 

                                         È inoltre utile
evidenziare che RI 1 non ha contestato la decisione provvisoria di fissazione
dei contributi AVS/AI/IPG del 5 agosto 2014, ove è indicato come reddito da
attività indipendente l’importo di fr. 36'000.-- annui (cfr. doc. 10). Questa
circostanza risulta incomprensibile visto che, quanto da lui affermato, la sua
attività da indipendente doveva aver preso avvio all’inizio dell’anno 2014 e si
era terminata già dopo un breve periodo a causa della forte concorrenza
dall’Italia. Egli, pertanto, ad agosto 2014 doveva essersi reso conto della
situazione economica - finanziaria e perciò avrebbe dovuto contestare già
allora la decisione provvisoria summenzionata, ciò che invece non ha fatto.

 

                                         Non si può peraltro sostenere
che l’importo di fr. 36'000.-- annui sarebbe chiaramente errato. L’importo
indicato nella decisione di tassazione corrisponde a fr. 3'000.-- mensili,
ossia un importo ragionevolmente realizzabile. Dato che si tratta di una somma
plausibile la Cassa è vincolata dalla decisione dell’Autorità fiscale (cfr. al
riguardo STF 9C_122/2013 del 2 maggio 2013).

                                         Infine, questa Corte
rileva che nel caso concreto la Cassa non era tenuta a chiedere ulteriori
informazioni all’Autorità fiscale. Come esposto al considerando precedente, la
Cassa deve chiedere specificazioni quando è confrontata con una critica precisa.
Una tale critica deve riguardare per esempio la composizione degli importi
comunicati, o meglio una divergenza fra l’importo comunicato dalla Cassa e
l’Autorità fiscale. Nel presente caso RI 1 fa però valere di non aver
realizzato alcun guadagno. Quindi, non trattandosi di una critica sufficientemente
specificata, la Cassa non era tenuta a chiedere delucidazioni a tale riguardo.

 

                                         Alla luce di quanto appena esposto e ritenuto che RI 1 non
ha, in ogni caso, contestato il dato relativo al reddito da attività
indipendente emergente dalla decisione di tassazione 2014, questa Corte non ha
motivo di scostarsi dai dati risultanti dalla notifica di tassazione per l’anno
2014 di RI 1.

 

                                         Del resto per quanto
riguarda il calcolo effettuato dalla Cassa al fine di riportare l’importo
computabile su base annua si osserva che i ricorrenti, né nell’atto ricorsuale,
né nel reclamo, hanno mai sollevato obiezioni riguardo al ricalcolo effettuato dalla
Cassa.

                                         

                                         Il nuovo calcolo
effettuato della Cassa, tenendo conto anche del reddito annuo da attività
indipendente risultante dalla decisione di tassazione per il 2014 di fr. 36'000.--
che ha permesso di stabilire che per il lasso di tempo dal 1° gennaio al 31
ottobre 2014 agli insorgenti non spettavano prestazioni non è, quindi,
censurabile.

 

                                         Considerato che RI 1 e RI 2
durante il periodo in questione hanno percepito assegni familiari integrativi
per un importo complessivo di fr. 6'150.--, a ragione la Cassa ha chiesto ai
ricorrenti la restituzione dell’intero importo indebitamente percepito.

 

                             2.12.   I ricorrenti hanno chiesto con
l’inoltro del ricorso, di condonare l’importo chiesto in restituzione. Al
riguardo il TCA ricorda che per costante giurisprudenza federale, è possibile
pronunciare una decisione di condono solo al momento della crescita in
giudicato formale della decisione di restituzione, ritenuto che unicamente in
quel caso tale obbligo è stabilito definitivamente (cfr. STF 9C_211/2009 del 26
febbraio 2010; STF 8C_130/2008 dell'11 luglio 2008; STF 8C_617/2009 del 5
novembre 2009).

                             2.13.   In esito a quanto precede, la
decisione su reclamo della Cassa del 12 gennaio 2017 deve, conseguentemente,
essere confermata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti