# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d47a031d-7b8f-5c7d-b159-98057d0fc1c4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-05-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.05.2010 32.2010.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-9_2010-05-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.9

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  31 maggio
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 gennaio 2010
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 novembre 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1953, da ultimo attiva in
qualità di registratrice di dati, il 31 agosto 1983 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti, indicando di essere affetta da “emorragia
cerebrale” (doc. AI 1-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti medici ed
economici del caso, con deliberazione del 6 novembre 1984 la Commissione AI del
Cantone Ticino ha attribuito all’assicurata una rendita intera d’invalidità
(grado del 75%) a far tempo dal 26 luglio 1984 (doc. AI 20-1).

 

                               1.3.   Nell’ambito della prima procedura di
revisione, in data 20 marzo 1985, la Commissione AI ha fissato un grado
d’invalidità all’80% e confermato l’erogazione della rendita intera all’assicurata
(doc. AI 26-1). Nelle procedure di revisione del 1985 (cfr. doc. AI 31-1), del
1987 (cfr. doc. AI 48-29), del 1989 (cfr. doc. AI 39-1), del 1992 (cfr. doc. AI
44-1), del 1994 (cfr. doc. AI 48-1), del 1996 (cfr. doc. AI 55-1) e del 2000
(cfr. doc. AI 61-1) la rendita è rimasta invariata.

 

                               1.4.   A seguito della procedura di revisione avviata
nel 2006 (doc. AI 65-1) e, in particolare sulla base della perizia
pluridisciplinare SAM dell’8 marzo 2007 (doc. AI 84-1) l’UAI, con decisione del
25 settembre 2007 (doc. AI 102-1) preavvisata con progetto del 7 agosto 2007
(doc. AI 96-1) ha ridotto la rendita intera d’invalidità a mezza rendita, a
seguito del miglioramento dello stato di salute dell’assicurata.

 

                               1.5.   Contro la decisione dell’UAI l’assicurata,
rappresentata dall’avv. __________, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, il
quale nella sentenza del 23 ottobre 2008 (inc. 32.2007.339), cresciuta
incontestata in giudicato, ha accolto il gravame e rinviato gli atti
all’amministrazione per nuovi accertamenti a livello psichiatrico.

 

                                         Questa
Corte ha, in particolare, rilevato:            

 

" 
(…)

Quanto alla patologia psichiatrica, nel
referto del 20 dicembre 2006 del Dr. __________ è stata diagnosticata una
sindrome ansiosodepressiva (ICD 10, 41.2) con una compromissione della capacità
lavorativa in ragione del 50%.

Il perito ha precisato che dal 1982,
successivamente all’emorragia cerebrale l’assicurata ha manifestato ansia e
depressione di intensità variabile nel corso degli anni. Dopo la fine del secondo matrimonio la ricorrente ha subìto uno scompenso
depressivo reattivo. Il perito ha aggiunto indicando che attualmente la
situazione psicopatologica sembra avere i caratteri della cronicizzazione senza
una gravità tale da motivare una compromissione della capacità lavorativa oltre
il 50%.

 

Nello scritto del 15
giugno 2007, in risposta alle precisazioni richieste dal medico del SMR, Dr. __________,
il perito ha aggiunto che la paziente, non essendo più in cura dal 2000 presso
lo psichiatra Dr. Med. __________ e avendo ridotto la farmacoterapia
ansiolitica-depressiva, è da ritenersi migliorata.

 

Per contro, nella certificazione del 22 agosto
2007 il Dr. Med. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha
diagnosticato un disturbo depressivo maggiore di origine parzialmente organica
e parzialmente correlata al suo vissuto relazionale. Il Dr. __________ ha
evidenziato che l’assicurata non è in grado di riprendere un’attività
lavorativa come invece indicato dai periti del SAM. Questa diagnosi è stata
confermata nel successivo certificato del 25 ottobre 2007, dove il Dr. __________
ha indicato che la paziente è affetta da un disturbo psichiatrico maggiore che
le impedisce uno "svolgimento" lavorativo.

 

Va poi rilevato che il medico curante
dell’assicurata, Dr. __________, seppur generalista, ha evidenziato già nel
rapporto di decorso del 18 aprile 2006 che lo stato di salute dell’assicurata è
stazionario e che “la polipatologia presente non rende ipotizzabile la ripresa
lavorativa in alcuna professione”. Egli ha poi aggiunto che il quadro clinico
dominato dalla presenza di una grave sindrome depressiva è stazionario e la
terapia farmacologica continua (doc. AI 18-1).

 

Il Dr. __________, nello scritto indirizzato
all’UAI del 13 agosto 2007, ha chiarito che la sintomatologia della paziente è
caratterizzata da una forte angoscia, umore deflesso, insonnia, fobie, cefalee
invalidanti, stanchezza, disinteresse e ritiro sociale. Il medico ha poi
aggiunto che il recente peggioramento del quadro psichiatrico ha reso necessario
l’invio della paziente presso il Dr. Med. __________ (doc. AI 52-1).

 

Nel caso di specie vi è una chiara discrepanza
fra quanto asserito dal perito interpellato dall’amministrazione Dr. __________
e quanto sostenuto dai medici curanti della paziente Dr. __________ e Dr. __________.
In particolare, per quanto riguarda la diagnosi il perito dell’UAI ha ritenuto
unicamente una sindrome ansiosodepressiva con un possibile scompenso depressivo
reattivo a conflittualità nell’ambito coniugale, mentre i medici curanti
dell’insorgente hanno posto una diagnosi di disturbo depressivo maggiore di
origine parzialmente organica e parzialmente correlata al suo vissuto
relazionale. Divergente anche la valutazione in merito alla capacità lavorativa
residua di RI 1: il perito ritiene quest’ultima abile in misura del 50% fondando tale giudizio sul fatto che la paziente non sarebbe
più in cura dal 2000 presso lo psichiatra Dr. Med. __________ e avrebbe ridotto
la farmacoterapia ansiolitica-depressiva (circostanza questa contraddetta
peraltro dal medico curante Dr. __________), mentre il Dr. __________ e il Dr. __________,
considerano l’assicurata inabile al 100% e addirittura peggiorata secondo
quanto riferito da quest’ultimo nel mese di agosto del 2007.

 

Alla luce di tali divergenze, questo Tribunale
ritiene che non è possibile, senza procedere ad ulteriori accertamenti,
concludere con sufficiente tranquillità che lo stato valetudinario
dell’assicurata sia realmente migliorato dal punto di vista psichiatrico.

 

Questa soluzione si giustifica tanto più se si
considera che l’assicurata beneficia di una rendita intera dal 1984, la quale è
stata regolarmente confermata nelle revisioni fino al 2001 e che l’ultima
revisione ha avuto luogo nel 2006.” (doc. 111-23+24+25).

 

                               1.6.   Dando seguito
a quanto deciso dal TCA, in data 15 gennaio 2009 l’UAI ha comunicato
all’assicurata la necessità di un accertamento medico presso il Centro Peritale
per le Assicurazioni sociali (doc. AI 118-1) che ha avuto luogo il 24 febbraio
2009 (doc. AI 120-1).

 

                               1.7.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici, l’UAI, con decisione del 27 novembre 2009
(doc. AI 132-1), preavvisata con progetto del 2 aprile 2009 (doc. AI 123-1), ha
confermato la riduzione della rendita d’invalidità al 50% a far tempo dal 1° novembre
2007.

 

                               1.8.   Contro
questa decisione l’assicurata, sempre patrocinata dall’avv. __________, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di un grado
d’invalidità dell’80% anche dopo l’8 marzo 2007 (doc. I).

 

                                         In via
principale l’insorgente ha contestato le conclusioni alle quali è giunta l’amministrazione
sulla base dei referti medici agli atti. A suo dire dal 1985 ad oggi le
patologie fisiche e psichiche invalidanti di RI 1 sono rimaste le stesse e non
vi è stato alcun miglioramento dello stato valetudinario, né dopo il 20 marzo
1985, né dopo il 30 aprile 2001. Sempre secondo la rappresentante
dell’assicurata il perito interpellato e i medici del SAM non hanno inoltre mai
chiarito in cosa consisterebbe il miglioramento dello stato psichico della
ricorrente rispetto al 1985 e al 2001, né tantomeno perché lo stesso sarebbe
atto a giustificare un aumento della capacità lucrativa residua (doc. I).

 

                                         Subordinatamente
l’assicurata ha contestato la valutazione economica operata dall’UAI, in
particolare l’importo del reddito da valido e quello da invalido (doc. I).

 

                                         Infine,
la ricorrente ha rilevato che nella denegata ipotesi che siano dati i presupposti
di una revisione della rendita questa potrebbe intervenire solo a partire dal
primo giorno del secondo mese che segue la notifica della nuova decisione
dell’UAI e non dal 1° novembre 2007, dato che la prima decisione del 25
settembre 2007 è stata annullata dal TCA (doc. I).

 

                                         La
rappresentante dell’insorgente ha inoltre postulato la    concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio                                     per
la presente procedura (doc. I, IV + bis).

 

                               1.9.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sulla perizia psichiatrica del Centro Peritale per le
Assicurazioni Sociali, nonché sulla precedente valutazione pluridisciplinare
del SAM, ha riconfermato la propria decisione (doc. V).

 

                             1.10.   In data 12
febbraio 2010 l’UAI ha trasmesso a questa Corte copia del referto medico del
Dr. __________ del 3 febbraio 2010 (doc. VII+1).

                                         Il
doc. VII+1 è stato inviato alle parti per osservazioni (doc. VIII).

 

                             1.11.   Sia l’assicurata
che l’Ufficio AI hanno preso posizione sulla documentazione medica prodotta in
data 1° marzo 2010 (doc. IX, X+bis).

 

                                         I doc. IX,
X+bis sono stati inviati alle parti per conoscenza (doc. XI, XII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza
del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime
di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla
rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr.
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio
2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto
2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno
2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile
modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato
stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti
che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della
grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o
d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine,
prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi
invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o
perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel
capoverso 3.

 

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto
retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella
causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito
un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella
causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia
possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni
cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da
influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta,
sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a;
STFA 29 aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op.
cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 258).

 

                                         Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita
d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2
lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione
della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto,
il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.

 

                               2.4.   Nella
decisione del 27 novembre 2009 l’UAI ha confermato all’assicurata la
diminuzione della rendita AI da intera a mezza fondandosi sulle conclusioni
della perizia del Centro Peritale per le Assicurazioni sociali (CPS) di
Bellinzona.

 

                                         Il Dr. med.
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel suo referto del 24
febbraio 2009, sottoscritto anche dal Dr. med __________, direttore del __________,
dopo aver illustrato l’anamnesi della paziente, i dati soggettivi
dell’assicurata e le constatazioni obiettive ha posto la seguente diagnosi con
ripercussioni sulla capacità di lavoro:

 

" 
(…)

‑   Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media
gravità (ICD10 F33.1)

Tale condizione
psicopatologica è presente dal 2007, dalla data dell'accertamento
pluridisciplinare SAM

 

‑   Cefalee recidivanti da anni” (doc. AI
120-5).

 

                                         Lo
specialista ha quindi posto la seguente diagnosi senza ripercussioni
sulla capacità di lavoro:

 

" 
(…)

‑   Stato dopo emorragia subaracnoidea nel 1982 da aneurisma
dell'arteria comunicante posteriore e dell'arteria coroidea anteriore sinistra

 

‑   Sindrome cervico‑spondilogena cronica, discopatia
C51C6 anamnestica” (doc. AI 120-5).

 

                                         Il Dr. __________
ha quindi illustrato la valutazione e la prognosi qui esposte:

 

" 
(…)

5 Valutazione e prognosi

 

Rispetto alla valutazione psichiatrica effettuata
a dicembre 2006 dal dr. __________ nell'ambito dell'accertamento pluridisciplinare
SAM lo stato di patimento psichico della peritanda appare sostanzialmente
invariato.

 

Persiste una condizione psicopatologica di tipo
depressivo che ha portato ad una compromissione delle competenze sociali e
lavorative della peritanda con perdita di interesse e deficit dell'iniziativa e
che insorta come reazione depressiva alla malattia cerebrovascolare, alle
disavventure matrimoniali e alla precaria situazione finanziaria conseguente,
ha assunto i caratteri del deficit affettivo recidivante ormai stabilizzato.

 

Rapportando lo stato psicopatologico attuale con
quello valutato in sede di perizia SAM non si rilevano però espressioni
patologiche tali da far pensare ad un peggioramento dello stato clinico della
peritanda rispetto a quanto rilevato dal dr. __________. In particolare gli
aspetti depressivi oggettivati nel corso dell'attuale accertamento clinico
ricalcano sostanzialmente quanto a suo tempo rilevato dal perito. Immodificati
sono infatti rimasti gli aspetti legati alle modeste risorse adattative della
peritanda che l'hanno portata e la mantengono tuttora in una condizione di
scarsa reattività di fronte alle esigenze socio‑lavorative, così come
immodificati risultano i comportamenti regressivi di delega alle istituzioni di
far fronte in sua vece a tali esigenze.

 

Da quando ha cessato di lavorare infatti la
peritanda si è sempre più chiusa all'intemo del proprio mondo, limitato alla
sorella e a qualche conoscente e finendo così per essere sempre più catturata
in un circolo vizioso in cui tale atteggiamento di "rifiuto
dell'esterno" sta sfociando nella cronicizzazione della sintomatologia
dépressiva con sempre meno spiragli per un cambiamento.

 

In occasione dell'attuale valutazione clinica
infatti ciò che risulta evidente è la tendenza alla cronicizzazione del
disturbo psicogeno. Sussiste una condizione di vuoto esistenziale, di perdita
di interesse e di deficit dell'iniziativa, espressioni di chiusura in una
posizione regressiva egocentrica che riflette forti bisogni di dipendenza e che
come si è detto hanno cristallizzato il quadro clinico nella condizione
depressiva esistente. In tale ambito inoltre si potrebbe obiettare sul fatto
che la peritanda non segue un regolare trattamento psicoterapico, ma va
sottolineato il fatto che si tratta di un quadro psicopatologico ormai
stabilizzato e per questo ben difficilmente passibile di modificazioni
sostanziali.

 

In conclusione i dati oggettivi e soggettivi al
momento attuale confermano quanto a suo tempo verificato in sede di perizia SAM
e non c'è stato alcun peggioramento della incapacità lavorativa rispetto ad
allora, quanto la tendenza alla cronicizzazione dello stato psicopatologico che
ne è alla base, inabilità che continua quindi ad essere limitata al 50%.

 

 

B. Conseguenze sulla capacità di lavoro

 

Le menomazioni qualitative e quantitative a
livello psicologico e mentale sono conseguenti alla condizione depressiva
recidivante di grado medio, ormai in via di cronicizzazione. L'entità del
quadro clinico obiettivato limita tuttora la capacità lucrativa della
peritanda, per esclusive cause psichiche, in misura del 50% dal 2007.
Analogamente sull'arco dell'intera giornata lavorativa c'è un rendimento
ridotto dei 50%. Come casalinga la capacità lavorativa è invece completa. Vista
la tendenza alla cronicizzazione, sul piano prognostico questa condizione è
difficilmente suscettibile di miglioramento anche in futuro.

 

Va infine precisato che i limiti alla capacità
lavorativa identificati per cause psichiche non sono addizionali a quelli
eventuali per motivi internistici.

 

C. Conseguenze sulla capacità d'integrazione

 

In considerazione della tendenza alla cronicizzazione
del quadro psicopatologico obiettivato, del fatto che la peritanda è ormai
fuori dal circuito lavorativo da circa 30 anni e per la sua non più giovane
età, eventuali programmi di riformazione o integrazione professionale non
avrebbero alcuna possibilità di successo.” (doc. AI 120-5+6+7)

 

                               2.5.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant,
pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a
établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins
du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione impugnata non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale del Dr. __________, da considerare dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Nel
proprio referto del 24 febbraio 2009 il perito ha diagnosticato una sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD10 F33.1),
sottolineando che tale condizione psicopatologica è presente dal 2007, ovvero
dalla data dell'accertamento pluridisciplinare SAM, e cefalee recidivanti da
anni (doc. AI 120-5).

 

                                         Lo
specialista ha indicato che il quadro psichico dell’assicurata è
sostanzialmente invariato rispetto all’ultimo accertamento peritale svolto in
ambito SAM dal Dr. __________. Da un confronto con quanto valutato in sede di
perizia SAM “…non si rilevano però espressioni patologiche tali da far
pensare ad un peggioramento dello stato clinico della peritanda rispetto a
quanto rilevato dal dr. __________. In particolare gli aspetti depressivi
oggettivati nel corso dell’attuale accertamento clinico ricalcano sostanzialmente
quanto a suo tempo rilevato dal perito” (doc. AI 120-5). Il Dr. __________
ha quindi specificato che sono rimasti immutati gli aspetti legati alle modeste
risorse adattive dell’assicurata che “l’hanno portata e la mantengono in una
condizione di scarsa reattivitità di fronte alle esigenze socio-lavorative,
così come i comportamenti regressivi di delega alle istituzioni di far fronte a
tali esigenze” (doc. AI 120-5). 

 

                                         Il quadro
patologico tende dunque verso una “cronicizzazione del disturbo psicogeno”,
ben difficilmente passibile di modificazioni sostanziali. Viene dunque
confermata la valutazione effettuata in ambito SAM e negato un peggioramento
dell’incapacità lavorativa con la conferma del 50% d’inabilità (doc. AI
120-5+6).

 

                                         Il Dr. __________
nella perizia SAM del 20 dicembre 2006 era giunto ad una diagnosi che
sostanzialmente ricalca quella del Dr. __________ indicando una sindrome
ansiosodepressiva (ICD 10,
F41.2) con una compromissione della capacità lavorativa in ragione del 50%.

                                         Analogamente
a quanto indicato dal Dr. __________, anche lo specialista sentito in ambito
SAM aveva rilevato che “la situazione psicopatologica attuale,
caratterizzata principalmente da quanto sopra segnalato, sembra avere i
caratteri della cronicizzazione senza una gravità tale da motivare una
compromissione della capacità lavorativa superiore al 50%” (doc. AI 84-22).

 

                                         Nel
rapporto medico del 23 marzo 2009 il medico del SMR, Dr. __________, ha quindi
ripreso e confermato la valutazione del Dr. __________ (doc. AI 121-3).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da queste valutazioni peritali, che non sono del
resto state smentite da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa
residua dell’interessata. 

 

                                         In
particolare, le certificazioni del 13 agosto 2007 del Dr. __________ (doc. AI
100-1) e del 22 agosto e 25 ottobre 2007 del Dr. __________ (doc. AI 108-28+30)
non permettono a questa Corte una diversa valutazione della fattispecie. Se i
referti in questione hanno indotto questa Corte a rinviare gli atti
all’amministrazione nell’ambito della precedente procedura (inc. 32.2007.339),
alla luce dell’accertamento peritale esperito presso il __________ le stesse,
oltre ad essere precedenti alla valutazione del Dr. __________, non consentono ora
di inficiare le conclusioni di quest’ultimo che si sovrappongono a quelle del
SAM svolte nel marzo del 2007.

 

                                         Le
conclusioni del medico curante Dr. __________ e del Dr. __________, seppur
divergenti per quanto riguarda la valutazione della capacità lavorativa
dell’insorgente, non apportano nuovi elementi oggettivi ignorati dal referto
peritale del Dr. __________ e vanno quindi intese nel senso di una diversa
valutazione delle conseguenze che le patologie dell’interessata hanno sulla sua
capacità di lavoro.

 

                                         Giova
ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Le
questioni relative alla patologia psichiatrica (aspetto diagnostico e
ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa della ricorrente) che
avevano portato questa Corte ad annullare il precedente provvedimento e a
rinviare gli atti all’amministrazione (cfr. decisione del 23 ottobre 2008) sono
dunque state chiarite.

 

                               2.7.   In
data 12 febbraio 2010 l’Ufficio AI ha trasmesso a questa Corte il referto del 3
febbraio 2010 del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia e riabilitazione.

 

                                         Lo specialista ha
posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

"  (…)

-         
sindrome cervicovertebrale soprattutto lombovertebrale su
alterazioni degenerative significative in
stato dopo Morbo di Scheuermann toracolombare che interessa i corpi vertebrali lombari fino a L3, nonché un'osteocondrosi
con spondilosi L1/L2 e L2/L3 e L4/L5

-         
iniziale gonartrosi al
ginocchio sinistro

-         
rhizzartrosi alla mano destra con tendinosi di accompagnamento
alla muscolatura dell'avambraccio a destra

-         
piede piano transverso e
metatarsalgie bilaterali

 

Egregi
signori,

 

ho
visto su incarico del medico curante dr.med.__________ questa vostra
sopramenzionata assicurata che è a beneficio attualmente di una rendita
d'invalidità al 50% per una problematica cerebrale. Essa lamenta da tempo, ma
soprattutto dal maggio 2009 dei disturbi che si sono intensificati in
particolar modo al ginocchio sinistro, alla colonna lombare, e una
sintomatologia persistente anche nella zona cervicale. La paziente ha avuto
bloccaggi a più riprese della colonna lombare. Sono state eseguite delle
infiltrazioni intramuscolari ed è stata sottoposta a varie fisioterapie. Vi
sarebbe stato anche nel maggio del 2009 un gonfiore al ginocchio sinistro che è
regredito. E' stata sottoposta, per valutazione approfondita, ad una RM del
ginocchio sinistro in data 07.09.2009 che ha mostrato dei reperti compatibili
soprattutto con una problematica degenerativa iniziale al compartimento
mediale. I disturbi principali sono secondo me da riferire ad una sindrome
lombovertebrale con una componente spondilogena lungo la gamba di sinistra. In
questo senso penso che i dolori accusati al ginocchio sinistro debbano essere
messi in relazione piuttosto con i disturbi della colonna lombare che con una
patologia vera e propria del ginocchio stesso.

 

Vi è
una chiara riduzione della mobilità della colonna lombare. Vi sono dei dolori
alla palpazione, vi è un'alterazione statica significativa. Radiologicamente si
evince poi uno stato dopo morbo di Scheuermann toracolombare che si estende
fino alle vertebre lombari di L3 e delle alterazioni degenerative importanti
che interessano i segmenti L1/L2 e L2/L3 e il segmento L4/L5. La paziente si è
poi lamentata anche di dolori al polso di destra con irradazione della
sintomatologia lungo l'avambraccio. Clinicamente vi era un dolore spiccato alla
palpazione nella zona dell'articolazione navicolare trapezio di destra con
dolori anche lungo gli estensori del pollice destro. L'indagine radiologica da
me effettuata mostra un'osteofitosi all'articolazione trapezio-metacarpale I di
destra nell'ambito di una rizzartrosi. Soffre di metatarsalgie su piede piano
transverso. Ho fatto eseguire dei plantari. Per quanto riguarda l'ulteriore
approccio terapeutico la paziente è trattata per i dolori con del Ponstan 500
mg fino a tre pastiglie al giorno e del Tramal 50 mg fino a quattro pastiglie
giornaliere. Ho prescritto delle sedute di ergoterapia con l'applicazione anche
di una stecca per rizzartrosi al pollice destro e della fisioterapia
ambulatoriale per quanto riguarda la colonna vertebrale.

Si
tratta in questa paziente di alterazioni degenerative significative che
comportano dal punto di vista muscolo-scheletrico delle limitazioni funzionali
in particolar modo in attività lavorative in cui debba mantenere posizioni non
ergonomiche, oppure debba rimanere seduta per un tempo prolungato più di 45
minuti, mantenere delle posizioni statiche con la parte superiore del corpo
leggermente piegata in avanti anche per breve tempo e debba eseguire movimenti
ripetuti di flessione e rotazione del tronco, alzare pesi superiori ai 5 kg. La paziente è pure limitata in attività lavorative da svolgere con la mano destra di tipo
manuale, manuale fine e contro resistenza utilizzando la forza in particolar
modo nella chiusura del pugno e nell'utilizzo della presa a pinza.

La
paziente è a beneficio di una rendita d'invalidità al 50% per delle
problematiche cerebrali in seguito ad un'emorragia cerebrale risalente al 1982.
Le patologie all'apparato muscolo-scheletrico sono senz'altro ulteriormente
invalidanti in questa paziente e possono portare ad un incremento
dell'incapacità professionale ad un 75%. Ritengo pertanto opportuno che si
esegua una rivalutazione della situazione dal punto di vista assicurativo se
necessario con una valutazione anche di tipo peritale in ambito reumatologico”
(doc. VII1).

 

                                         Per
costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la
legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto
esistente al momento in cui essa venne emanata – in concreto il 27 novembre 2009 – quando si ritenga
che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR
2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467
consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).

 

                                         Il medico del SMR, Dr. __________,
nelle annotazioni del 26 febbraio 2010 ha ritenuto non condivisibile a priori un grado d’incapacità del 75%, come indicato dal Dr. __________, ed
evidenziato che il rapporto è stato eseguito oltre 2 mesi dopo la decisione
impugnata (doc. X +bis).

 

                                         In concreto, il
referto del Dr. __________ del 3 febbraio 2010 è successivo alla decisione
impugnata. 

                                         Secondo
questa Corte esso va tuttavia preso in considerazione, dato che il medico ha
messo in evidenza l’esistenza “da tempo, ma soprattutto dal maggio 2009
dei disturbi che si sono intensificati in particolar modo al ginocchio
sinistro, alla colonna lombare, e una sintomatologia persistente anche nella
zona cervicale”. Il medico inoltre ha evidenziato che le patologie
all'apparato muscolo-scheletrico di cui soffre RI 1 sono senz'altro
ulteriormente invalidanti e possono portare ad un incremento dell'incapacità
professionale sino al 75%
(doc. VII1, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Il TCA rileva peraltro che già
nella perizia svolta in ambito SAM dal Dr. ______________, spec. FMH in
reumatologia, in data 9 gennaio 2007 erano stati diagnosticati una “Sindrome
cervicospondilogena cronica; - discopatia C5/C6 anamnestica. Lombalgie comuni recidivanti”
che a quel momento però non avevano influenza sulla capacità lavorativa (doc.
AI 84-26).

                                         

                                         Nel rapporto medico del 23 marzo 2009 del SMR, il
Dr. __________ aveva a sua volta già posto una diagnosi, allora senza influsso
sulla capacità lavorativa, di “Sindrome cervicospondilogena cronica; -
discopatia C5/C6 anamnestica” (dco. AI 121-1).

 

                                         Quindi
nello scritto del 30 novembre 2009, tre giorni dopo la notifica della decisione
impugnata, il Dr. __________ aveva comunicato all’UAI che “…lo stato di salute
della paziente è andato progressivamente aggravandosi sia per ciò che attiene
alla sintomatologia dolorosa generalizzata verosimilmente secondaria alla
fibromialgia che per i disturbi depressivi…” (doc. AI 133-1).

 

                                         Di
conseguenza, vista la stretta vicinanza tra l’emanazione della decisione dell’UAI
del 27 novembre 2009 e la redazione del referto da parte del Dr. __________ del
30 novembre 2009, nonché la valutazione del Dr. __________ che riferisce di un
aggravamento della patologia reumatologica nel mese di maggio 2009, questo
Tribunale non può escludere che l’eventuale peggioramento dello stato di salute
dal punto di vista reumatologico dell’interessata sia intervenuto prima
dell’emanazione della decisione impugnata.

 

                                         Il
referto del Dr. __________ e quello del Dr. __________ devono quindi essere
ritenuti suscettibili di mettere in evidenza elementi di accertamento
retrospettivo della situazione precedente la decisione del 25 ottobre 2007
(cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).

 

                                         Alla luce
di quanto qui sopra esposto, secondo il TCA, non può essere condiviso il parere
dell’UAI secondo cui il peggioramento della patologia reumatologica riscontrato
è unicamente posteriore alla decisione impugnata.

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

 

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una
sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione
appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera
sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque
puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso. 

 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e l'incarto retrocesso
all'amministrazione, affinché metta in atto un ulteriore approfondimento a
livello della patologia reumatologica, inteso a delucidare sia l’aspetto
diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa della
ricorrente.

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà
nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurata.

                                         

                               2.9.   In data 14
gennaio 2010 l’assicurata ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. I, IV+bis).

 

                                         Visto l'esito favorevole del ricorso, l'assicurata,
patrocinata dall’avv. __________, ha diritto al versamento da parte
dell’Ufficio AI di fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili.

 

                                         La
costante giurisprudenza federale ha stabilito che  l’assegnazione di ripetibili
rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio (DTF 124 V 309 consid. 6, STFA del 9 aprile
2003 nella causa C., U 164/02 e STFA
del 18 agosto 1999 nella causa E.T.).

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          § 
 La decisione del 27 novembre 2009 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.8..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza
giudiziaria del 14 gennaio 2010.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti