# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0120fa93-8e03-5244-b267-9b4e1e2ccb08
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-02-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 25.02.2015 80.2014.302
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2014-302_2015-02-25.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2014.302

  80.2014.303

  	
  Lugano

  25 febbraio 2015

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Antonio
  Saredo-Parodi

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 24 novembre 2014 contro la decisione del 23 ottobre 2014 in materia di revisione delle decisioni di tassazione IC e IFD 2003-2009.

  

 

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Per i periodi fiscali
dal 2003 al 2009 i coniugi RI 1 sono stati sottoposti a tassazione d’ufficio,
non avendo inoltrato la dichiarazione d’imposta. La data delle rispettive
decisioni dell’RS 1 e gli elementi imponibili accertati risultano dalla seguente
tabella:

 

	
  periodo fiscale

  	
  data decisione

  	
  reddito imponibile 

  	
  sostanza imponibile

  
	
  IC

  	
  IFD

  
	
  2003

  	
  21.12.2011

  	
  44’200

  	
  47’800

  	
  384’000

  
	
  2004

  	
  21.12.2011

  	
  44’200

  	
  47’800

  	
  384’000

  
	
  2005

  	
  21.12.2011

  	
  74’700

  	
  78’900

  	
  421’000

  
	
  2006

  	
  21.12.2011

  	
  79’700

  	
  83’100

  	
  421’000

  
	
  2007

  	
  8.2.2012

  	
  84’600

  	
  88’100

  	
  429’000

  
	
  2008

  	
  8.2.2012

  	
  84’500

  	
  80’700

  	
  427’000

  
	
  2009

  	
  15.2.2012

  	
  84’400

  	
  80’600

  	
  481’000

  

 

                                         Non impugnate nel termine
di trenta giorni, le decisioni in questione sono passate in giudicato.

 

 

                                  B.   In un messaggio di
posta elettronica del 31 agosto 2012, inviato in copia anche al capoufficio
dell’RS 1, RI 1 ha contestato un precetto esecutivo intimatogli, argomentando
fra l’altro che “la tassazione d’ufficio di CHF 100'000 annui per il periodo
2006-2010 è completamente campata per aria, se avessi guadagnato quelle cifre
sarei stato in grado di pagare i contributi richiesti, come ho sempre fatto
quando lavoravo”.

                                         L’autorità fiscale ha
risposto al contribuente, con scritto del 3 settembre 2012, rilevando che tutte
le tassazioni erano state “emesse d’ufficio a seguito dell’intimazione di multe
disciplinari per la mancata consegna delle dichiarazioni d’imposta” e che, non
essendo state impugnate, “sono da considerare definitive”.

                                         Il 30 ottobre 2013, il
contribuente ha chiesto all’Ufficio di tassazione di annullare “i precetti
esecutivi emessi in modo fasullo a [suo] carico”, invitando l’autorità a “voler
adattare le [sue] stime alla reale situazione”.

                                         Il 7 novembre 2013,
l’autorità fiscale ha ribadito la propria posizione.

 

 

                                  C.   Con lettera del 5
settembre 2014, RI 1 ha inoltrato le dichiarazioni d’imposta per i periodi 2012
e 2013, sottolineando che i redditi suoi e della moglie arrivavano a meno di
fr. 35'000.– all’anno e che tale situazione si protraeva ormai dal 2001, “cioè
da quando [ha] perso il lavoro per la nota vicenda __________ ed [ha] messo a
disposizione della stessa tutta la [sua] sostanza quale risarcimento”. Ha
chiesto pertanto la revisione delle tassazioni d’ufficio per gli anni 2003-2009
e “l’adattamento alle cifre effettive”.

                                         L’Ufficio di tassazione ha
respinto l’istanza di revisione, con decisione del 5 settembre 2014, nella
quale ha sottolineato che la revisione è esclusa fra l’altro quando “per
trascuratezza del contribuente o del suo rappresentante, si è omesso di far
valere nella procedura di tassazione o con i rimedi giuridici ordinari elementi
di fatto essenziali”. 

 

 

                                  D.   Il contribuente ha
impugnato la suddetta decisione, con reclamo del 4 ottobre 2014, chiedendo
l’annullamento delle tassazioni d’ufficio per gli anni dal 2003 al 2009. Il reclamante
ha sostenuto di aver dimostrato di aver sempre pagato in passato regolarmente
le imposte sui redditi e sulla sostanza “percepiti e dichiarati”, ma di non
essere in grado di pagare quanto richiesto per i periodi contestati. Ha altresì
argomentato che era compito dell’Ufficio di tassazione “prendere direttamente
contatto con [lui] e non procedere ad una tassazione d’ufficio completamente
inveritiera e infamante”.

                                         L’Ufficio di tassazione ha
respinto il reclamo, con decisione del 9 ottobre 2014, nella quale ha osservato
che il reclamante non aveva “presentato nuove obiezioni idonee a contrastare la
motivazione della decisione dell’Ufficio che ha respinto l’istanza” ed ha
ribadito che tutte le decisioni, delle quali era stata chiesta la revisione,
erano state emesse d’ufficio a causa della mancata presentazione delle
rispettive dichiarazioni d’imposta.

 

 

                                  E.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 postula nuovamente la revisione
delle decisioni di tassazione relative ai periodi fiscali dal 2003 al 2009. La
motivazione del ricorso riprende gli argomenti già contenuti nel reclamo
respinto dall’autorità fiscale. Unica aggiunta è l’affermazione secondo cui
“per quanto riguarda il termine di ricorso purtoppo non [ha] potuto procedere
prima in quanto [è] stato colpito da una calamità naturale (abitazione
inondata, tutto documentato dall’ufficio sinistri della __________
Assicurazioni)”.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Sono tre i motivi di revisione,
a vantaggio del contribuente, di una decisione o sentenza cresciuta in
giudicato: 

                                         a)  la
scoperta di fatti rilevanti o mezzi di prova decisivi; 

                                         b)  la
mancata considerazione, da parte dell’autorità giudicante, di fatti rilevanti o
di mezzi di prova decisivi, che conosceva o doveva conoscere, oppure un’altra
violazione di principi essenziali della procedura; 

                                         c)   il
fatto che un crimine o un delitto abbia influito sulla decisione o sulla sentenza.

                                         (art. 232
cpv. 1 LT; art. 147 cpv. 1 LIFD). 

                                         Quale
ulteriore motivo di revisione la legge cantonale aggiunge che essa è data se,
in caso di conflitti in materia di doppia imposizione intercantonale o internazionale,
l'autorità che ha deciso giunge alla conclusione che, secondo le norme
applicabili per evitare la doppia imposizione, il Cantone deve limitare il
proprio diritto di imporre (art. 232 cpv. 1 lett. d LT).

 

                                         1.2.

                                         La revisione è tuttavia
esclusa se l’istante, ove avesse usato la diligenza che da lui poteva essere
ragionevolmente pretesa, avrebbe potuto far valere già nel corso della
procedura ordinaria il motivo di revisione invocato (art. 232 cpv. 2 LT, art.
147 cpv. 2 LIFD). 

                                         L’istituto della revisione
non è dato, cioè, per addurre fatti che si sarebbero potuti invocare già nella
procedura di reclamo o di ricorso. Decidere altrimenti, ed ammettere
automaticamente la revisione in caso di violazione di norme essenziali di
procedura, significherebbe abolire ogni distinzione tra mezzi d’impugnazione ordinari
e il rimedio straordinario della revisione, che non può supplire a un’omissione
imputabile allo stesso contribuente, che ha diritto di avvalersi dei rimedi
ordinari (cfr. DTF 111 Ib 210; 105 Ib 252, consid. 3b; 103 Ib
89 s., consid. 3; 98 Ia 572 s., consid. 5 b; ASA 43 p. 251; 34 p. 152, consid. 5 e 6; RTT 1978 p. 87 s., consid. Ia e 3a; Imboden/Rhinow, Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, N.
43, p. 265, IVc; Haesler, Die
Revision rechtskräftiger Steuerverfügungen zugunsten des Steuerpflichtigen, ZBl
62 p. 121 s.; Känzig/Behnisch,
Direkte Bundessteuer, II ediz., vol. III, Basilea 1992, p. 362; AA.VV.,
Kommentar zum Aargauer Steuergesetz, Berna 1991, p. 1111; Richner/Frei/Weber/ Brütsch, Zürcher
Steuergesetz - Kurzkommentar, Zurigo 1994, p. 582; Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte
Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 436). 

                                         Di
conseguenza, la revisione è esclusa, per esempio, nel caso dell’errore di dichiarazione,
cioè quando, per trascuratezza del contribuente o del suo rappresentante, si è
omesso di far valere nella procedura di tassazione o con i rimedi giuridici
ordinari elementi di fatto essenziali, oppure nel caso in cui il contribuente
avrebbe potuto scoprire subito l’errore di fatto o di diritto dell’autorità,
controllando la tassazione notificatagli (Casanova,
Änderungen rechtskräftiger Verfügungen und Entscheide, in ASA 61 p. 450-451). 

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Il ricorrente non invoca
alcun motivo di revisione in particolare, ma sembra comunque fare riferimento alla
mancata considerazione da parte dell’autorità fiscale di fatti rilevanti che
conosceva o doveva conoscere. Afferma infatti che l’autorità di tassazione
avrebbe “completamente ignorato il fatto che [egli] dalla nota vicenda __________
del 2001, di cui tutti erano al corrente tramite i media che ne hanno riportato
molto frequentemente… [si è] trovato da un momento all’altro senza reddito, con
tutta la sostanza [sua] e di tutti i [suoi] parenti bloccata a causa del procedimento
penale in corso”. Di tale situazione avrebbe peraltro informato anche egli
stesso l’autorità fiscale, avendo “contattato anche personalmente l’ufficio
procedure speciali di Bellinzona”. 

                                         Il riferimento è
evidentemente al procedimento penale promosso nei suoi confronti per reati
contro il patrimonio. La procedura si è aperta nel 2001 e la sentenza di
condanna risale al 2006. La Corte di cassazione a sua volta si è pronunciata
nel 2009. 

 

                                         2.2.

                                         La giurisprudenza del
Tribunale federale esige dal contribuente una certa diligenza nella salvaguardia
dei suoi diritti nel contesto della procedura di tassazione. Egli non può
avvalersi del rimedio della revisione per invocare argomenti che ha omesso di
sollevare nella procedura di ricorso ordinaria (cfr. le sentenze 2P.34/2006 e
2A.56/2006 del 16 giugno 2006, in RtiD I-2007 n. 16t, consid. 3.3; DTF 111 Ib 209 consid. 1;
sentenza 2A.451/1996 del 21 maggio 1997 in: ASA 67 p. 391, consid. 3d).

                                         Inoltre il rimedio
giuridico della revisione è escluso quando il ricorrente pretende di far valere
che l'autorità fiscale ha adottato un punto di vista giuridico errato (DTF 111
Ib 211 consid. 1 e relativi riferimenti; sul tema in genere cfr. Steinmann, Die Revision im
Wehrsteuerrecht, in: RF 34/1979, p. 195 e ss.). Persino l’apprezzamento errato,
rispettivamente arbitrario di una prova o la sussunzione mal fondata (errore
dei fatti e l’applicazione errata del diritto) non costituiscono un motivo
valido di revisione (Casanova,
Commentaire romand, Impôt fédéral direct, Basilea 2008, art. 147 LIFD, n. 8). 

 

                                         2.3.

                                         Nella fattispecie dopo che
sono state notificate le decisioni di tassazione per i periodi fiscali
contestati, i contribuenti hanno omesso di interporre reclamo, nonostante nelle
motivazioni l’autorità avesse indicato di aver proceduto ad una tassazione d’ufficio
per mancata o insufficiente documentazione.           

                                         Deve allora
essere ricordato agli insorgenti che l’autorità di tassazione si è vista
obbligata a procedere alla definizione degli elementi imponibili per apprezzamento,
a causa della loro inadempienza. Nella procedura di tassazione d’ufficio,
l’autorità deve prendere in considerazione tutti gli elementi a sua disposizione.
Deve altresì considerare tutte le circostanze di cui ha conoscenza, anche se
non dovessero risultare dai documenti agli atti; infatti la tassazione
d’ufficio deve essere intrapresa sulla base di una valutazione coscienziosa. È
dunque vero che il contribuente deve, nella misura in cui sia possibile, essere
imposto su un reddito valutato che si avvicini quanto più è possibile alla sua
effettiva capacità contributiva. L’autorità fiscale deve procedere ad una stima
coscienziosa, senza peraltro essere obbligata, nelle valutazioni imposte dalla
condotta del contribuente, a scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più
favorevole a quest’ultimo: si deve impedire che il contribuente che si è
preoccupato di presentare gli elementi della tassazione in modo tale che
possano essere sottoposti a verifica debba pagare più imposte di quello che rende
impossibile una simile verifica per motivi che sono a lui imputabili. Non si
deve poter trarre vantaggio dalla violazione degli obblighi procedurali (RDAF
2003 II 581 consid. 4.1; ASA 58 p. 670 consid. 3b e giurisprudenza citata).

 

                                         2.4.

                                         In queste circostanze, non
si comprende come il ricorrente possa rimproverare all’Ufficio di tassazione di
non aver preso “direttamente contatto” con lui, prima di procedere ad “una
tassazione d’ufficio completamente inveritiera e diffamante”. Sembra infatti
dimenticare che ognuna delle tassazioni per apprezzamento contestate è stata
preceduta da un richiamo, da una diffida e dall’inflizione di una multa
disciplinare per violazione degli obblighi procedurali. Quando poi ha dovuto
constatare che non c’era verso di ottenere la minima collaborazione dei contribuenti,
l’autorità fiscale ha proceduto ad una stima degli elementi imponibili, basandosi
sugli elementi noti. Non vi è ragione di escludere che abbia tenuto conto anche
del procedimento penale, che nel frattempo si era concluso. 

                                         In ogni caso, una volta
notificatagli la tassazione d’ufficio, RI 1 avrebbe potuto sollevare le
argomentazioni qui proposte con un reclamo o almeno delegare questo compito ad
un professionista, inoltrando una dichiarazione d’imposta completa, cosa che
non è mai avvenuta. Infatti, si è già rilevato che la revisione è esclusa
quando, per trascuratezza del contribuente o del suo rappresentante, si è
omesso di far valere nella procedura di tassazione o con i rimedi giuridici ordinari
elementi di fatto essenziali, oppure nel caso in cui il contribuente avrebbe
potuto scoprire subito l’errore di fatto o di diritto dell’autorità,
controllando la tassazione notificatagli. 

 

                                         2.5.

                                         Inoltre, nel caso in esame
non appare ravvisabile un fatto decisivo che l’autorità giudicante conosceva o
doveva conoscere, che possa sostanziare la domanda di revisione. Come precedentemente
esposto, neppure l’apprezzamento errato o arbitrario di una prova, così come
l’errore sui fatti e l’applicazione errata del diritto, costituiscono un motivo
valido di revisione. 

                                         Di conseguenza, non si
vede come il contribuente possa pretendere che la semplice circostanza che l’esistenza
di un procedimento penale nei suoi confronti fosse di dominio pubblico, costituisca
un valido motivo di revisione che l’autorità giudicante doveva conoscere.

 

                                         2.6.

                                         Si fatica infine a
comprendere la portata del riferimento, proposto per la prima volta con il
ricorso, alla “calamità naturale” che avrebbe impedito al ricorrente di
“procedere prima”. A parte il fatto che, sebbene affermi che tutto è “documentato
dall’ufficio sinistri della __________ Assicurazioni”, agli atti non figura la
minima prova di quanto sostenuto, in nessun caso un eventuale impedimento di
tale natura potrebbe giustificare una violazione di obblighi procedurali che si
è protratta per almeno otto anni (dal 2004, quando doveva essere presentata la
dichiarazione per il periodo fiscale 2003 al 2012, quando il ricorrente per la
prima volta si è rivolto all’autorità fiscale per contestare le tassazioni
d’ufficio). 

 

 

                                   3.   Per le ragioni che
precedono, il ricorso è conseguentemente respinto. Tassa di giustizia e spese
processuali sono a carico del ricorrente, soccombente.       

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.    800.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    900.–

                                         sono a carico del
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

	
  __________

  	
   

  

                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di.

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         Il
segretario: