# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc1d3233-a294-518d-84fe-eb47d9c3707b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-11-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.11.2015 32.2014.164
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-164_2015-11-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.164

   

  FC

  	
  Lugano

  2 novembre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 novembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 3 ottobre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

                                                                                

                               1.1.   RI
1, nato nel 1952, di formazione fiduciario, nel mese di agosto 2011 ha presentato una domanda di prestazioni AI lamentando di essere affetto da diabete e
cardiopatia (doc. AI 1). Esperiti gli accertamenti del caso, con decisione del
15 giugno 2012, confermativa di un progetto di decisione del 23 febbraio 2012
(doc. AI 29-1 e 38), l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita
intera (grado d’invalidità del 70%) limitatamente al periodo compreso dal 1.
gennaio 2012 al 31 maggio 2012, ossia tre mesi dopo l’accertato miglioramento
delle condizioni di salute da situare a fine febbraio 2012, ma versata
unicamente dal 1. febbraio 2012 essendo la domanda stata presentata
tardivamente ai sensi dell’art. 29 LAI (doc. AI 38). 

 

                               1.2.   Con
tempestivo ricorso al TCA l'assicurato, tramite l’avv. RA 1, allegando una
perizia resa il 10 luglio 2012 dal dr. __________, psichiatra, ha contestato le
conclusioni dell’amministrazione e postulato in sostanza l’attribuzione
di una rendita intera dal 1° gennaio 2012 e la messa a carico dell’Ufficio AI
della nota d’onorario della perizia. Con pronuncia del 3 maggio 2013 il TCA ha parzialmente
accolto il ricorso, annullando la decisione amministrativa e rimandando gli
atti all’Ufficio AI per l’esperimento di ulteriori accertamenti di natura
psichiatrica e, a dipendenza dell’esito degli stessi, eventualmente anche
internistica/cardiologica; ha invece respinto l’istanza di assunzione dei costi
scaturiti dall’accertamento privato tramite il dr. __________ (STCA
32.2012.206). 

 

                               1.3.   Fatta esperire una
perizia multidisciplinare dal SAM e interpellato il SMR e i consulenti in integrazione
professionale, l’Ufficio AI, mediante decisione del 3 ottobre 2014, preavvisata
il 22 agosto 2014, ha sostanzialmente confermato la precedente decisione del 15
giugno 2012 e, quindi, negato all’assicurato il diritto a prestazioni
successivamente al mese di maggio 2012. 

 

                               1.4.   RI
1, sempre tramite l’avv. RA 1, insorge nuovamente al TCA
contro la decisione amministrativa, allegando un nuovo rapporto medico del 27
ottobre 2014 del dr. __________, psichiatra, contestando nuovamente le
conclusioni dell’amministrazione e postulando in sostanza l’attribuzione
di una rendita intera dal 1. febbraio 2012 al 31 marzo 2014 e di una mezza
rendita dal 1. aprile 2014. 

 

                               1.5.   Nella
sua risposta 21 novembre 2014 l’amministrazione, riferendosi all’allegata
annotazione del SMR, ha postulato la riforma in peius della decisione impugnata
nel senso di, confermato il diniego di prestazioni successivamente al mese di
giugno 2012, accertare anche che l’assicurato non ha mai avuto diritto a
prestazioni e, quindi, di disporre la restituzione delle prestazioni versate
dal 1. febbraio al 31 maggio 2012. In via subordinata ha chiesto la conferma
dell’atto impugnato (IV). 

                                      

                               1.6.   Il 16 dicembre
2014 il ricorrente, tramite il suo patrocinatore, ha confermato le sue domande
e conclusioni formulando ulteriori richieste di prove (IX). 

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’amministrazione ha concesso
all’assicurato una rendita intera di invalidità limitatamente al periodo dal 1.
febbraio al 31 maggio 2012, e se, quindi, a giusto titolo ha soppresso la
prestazione dal 1. giugno 2012. Nella risposta di causa l’amministrazione ha
altresì postulato l’accertamento del mancato diritto a prestazioni anche per il
periodo in cui le stesse sono state erogate (1. febbraio al 31 maggio 2012) e,
quindi, di statuire l’obbligo di restituzione delle prestazioni erogate,
ritenendo su questo punto la decisione impugnata manifestamente errata.

                                         

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n.
46). Secondo l’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI l’assicurato ha diritto ad una
rendita se ha avuto un’incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media
durante un anno senza notevole interruzione (e, per la lett. c, se al termine
di questo anno è invalido [art. 8 LPGA] almeno al 40%). Secondo il cpv. 2 del
medesimo art.  28 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se
sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al
60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000
p. 84). 

                                         Per l’art. 29 cpv. 1 LAI
il diritto alla rendita nasce al più presto dopo sei mesi dalla
data in cui l’assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni
conformemente all’art. 29 cpv. 1 LPGA.

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 133 V 545, 131 V 164, 131 V 120 e
125 V 143). I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di
revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili
anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343. consid. 3.5 p. 349-352).

                                         Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita
subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita,
questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta. Qualsiasi cambiamento importante delle circostante
suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla
rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; DTF 112 V 372 e 390).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). 

                                         Queste
norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STF 8C_886/2009 del 13 aprile 2010 consid. 2.2 che rinvia alla DTF 121 V
264 consid. 6b/dd p. 275 con riferimenti).

                                         L’art. 88a cpv. 2 OAI è
applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto
a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF
8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con riferimenti).

                                         Giusta l’art. 29 bis OAI
(Risorgere dell’invalidità dopo la soppressione della rendita), se la rendita è
stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e
l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado
di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per
incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima
erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1
lett. b LAI.

 

                               2.4.   Nella fattispecie, con la precedente decisione del 15 giugno
2012 l’amministrazione ha parzialmente accolto la domanda di prestazioni dell’agosto
2011, con la quale l’interessato lamentava di essere affetto da diabete e
cardiopatia (doc. AI 1), basandosi essenzialmente sulle certificazioni del
curante dr. __________, sulla documentazione richiamata dall’assicuratore
malattia e sul rapporto del SMR e assegnandogli una rendita intera
limitatamente al periodo dal 1. febbraio al 31 maggio 2012. Nell’ambito della
procedura ricorsuale che ne è seguita l’Ufficio AI ha dato atto di aver
compiuto degli accertamenti lacunosi, segnatamente non avendo adeguatamente
esaminato le certificazioni prodotte dall’interessato ponendole al vaglio del
SMR e non avendo chiarito l’aspetto psichiatrico (doc. AI 51). Ha quindi
proposto l’annullamento della decisione e il rinvio degli atti per ulteriori accertamenti
(doc. AI 51). A tale richiesta, condivisa parzialmente dall’assicurato, ha dato
seguito il TCA, il quale, con pronuncia del 3 maggio 2013, ha statuito il rinvio
degli atti per ulteriori accertamenti, di natura psichiatrica (ritenuto come
apparisse “verosimile che ancora prima dell’emissione
del provvedimento contestato l’interessato abbia sviluppato una patologia psichiatrica,
segnatamente una “sindrome di disadattamento, reazione depressiva prolungata” o
alternativamente un “disturbo post traumatico da stress” idonea a limitare la
sua capacità lavorativa in misura non trascurabile”),
cardiologica e internistica, viste le discrepanze emerse
tra le certificazioni del dr. __________, cardiologo (doc. AI 25-1), e del
medico SMR (doc. AI 27) – che avevano concluso per una ripresa della capacità
lavorativa dal mese di febbraio 2012 – e quella del dr. __________, internista –
che nel certificato del 20 aprile 2012 aveva concluso per un’inabilità
lavorativa del 70% a dipendenza delle affezioni cardiache – e del curante dr. __________
per il quale persisteva un’inabilità lavorativa per i motivi cardiaci. 

 

                                         A
seguito del rinvio degli atti, l’Ufficio AI ha proceduto a far allestire una
perizia a cura del SAM. Nel rapporto pluridisciplinare del 12 dicembre
2013 (doc. AI 92/1-57) risulta che i periti, dopo aver elencato gli atti ed
esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno fatto
capo a quattro consultazioni specialistiche esterne, di natura cardiologica
(dr. __________), endocrinologica (dr. __________), otorinolaringoiatrica (dr. __________)
e psichiatrica (dr. __________). Viste le risultanze dei singoli consulti,
svoltisi sull’arco di sei giorni presso il citato centro d’accertamento, i periti
hanno posto la seguente diagnosi:

 

" 5.1
Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa: 

 

Sindrome da disadattamento con reazione depressiva prolungata.
Indebolimento cognitivo lieve. 

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa: 

 

Struttura di personalità narcisistica. 

Malattia coronarica multivasale con: . 

-   stato dopo infarto antero-apicale; 

-   stato dopo
bypass aorto-coronarico multiplo (28.3.2011) con mammaria sin, su primo e
secondo posterolaterale, mammaria ds. su discendente anteriore, vena su
interventricolare posteriore. 

 

FRCV: diabete tipo 2 insulino richiedente, ipertensione,
ipercolesterolemia, pregresso tabagismo, familiarità 

 

Diabete mellito di tipo 2B, noto da 1987 con: 

- sovrappeso (BMI 27.44 kg/m2); 

- polineuropatia di moderata intensità; 

- insulino richiedente secondaria a partire da luglio 2013. 

 

Ipofonia intermittente funzionale su discreto edema di Reinke. 

 

Nota ernia iatale assiale riducibile, gastrite minimamente erosiva
e disturbi dispeptici di probabile eziologia funzionale (esame endoscopico
maggio 2012). 

 

Sovrappeso con BMI 28 kg/m2.”

 

                                         In merito alla valutazione
medico-teorica globale della capacità lavorativa i periti hanno sostanzialmente
concluso che nell'attività da ultimo esercitata di esperto fiscale-programmatore
l’assicurato era da considerare abile nella misura del 70%, limitazione intesa come
riduzione del rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa. Hanno in
particolare esposto: 

 

" 8.
CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Le conseguenze sulla capacità
lavorativa derivano dalla patologia psichiatrica, mentre invece, come descritto
al capitolo 6, dal punto di vista cardiologico, ORL ed endocrinologico, non vi
sono limitazioni della capacità lavorativa. 

Dal punto di vista psichiatrico il
nostro consulente diagnostica una sindrome da disadattamento con reazione
depressiva prolungata, una struttura di personalità narcisistica ed un
indebolimento cognitivo lieve. Di fatto l'A. dopo aver accusato i problemi
cardiaci ed essere stato sottoposto all'intervento cardiochirurgico ha
cominciato a palesare i problemi di tenuta generale e di resistenza allo sforzo
prolungato nel tempo che lo hanno portato a riprendere solamente in misura
parziale la sua attività lavorativa mostrando tra l'altro delle difficoltà ad
eseguire e a portare a termine con successo compiti che richiedevano un
maggiore impegno e coinvolgimento a causa soprattutto della presenza di deficit
cognitivi più qualitativi che quantitativi come quelli che sono stati tra
l'altro messi in evidenza dal test psicometrico eseguito dallo psicologo __________
con compromissioni a livello della memoria, della concentrazione e della
esecuzione dove si è palesata una particolare lentezza. Messi in parallelo gli
stessi esami testistici eseguiti da esaminatori distinti portano ad un
inquadramento nosografico sovrapponibile. Dal lato della diagnostica della
personalità vi è infatti un disturbo del narcisismo accompagnato da una
umoralità depressiva mentre sul piano della funzionalità strumentale emergono
le turbe della memoria e della concentrazione che rendono evidentemente
difficoltosa l'operatività dell'A, negli aspetti procedurali. Alla diagnosi di
sindrome da disadattamento con reazione depressiva prolungata formulata nella
sua perizia dal Dr. med. __________ va quindi affiancata quella di struttura di
personalità narcisistica da situare ad un livello di sviluppo sicuramente meno
funzionale di quello in atto prima dell'insorgenza dei problemi cardiovascolari
ma non tale da raggiungere livelli particolarmente morbosi o comunque tali da
compromettere il funzionamento sul piano della sua resa pragmatica la quale è
invece da considerare secondo il nostro consulente meno valida proprio a causa
delle difficoltà strumentali di memoria e concentrazione che sono state messe
in evidenza. Sulla base delle risultanze dell'esame clinico e del test
psicometrico il Dr. med. __________ ritiene che le diagnosi formulate sopra
siano tali da comportare una incapacità lavorativa psichiatrica non superiore
al 30% in qualunque attività lucrativa. Questa riduzione della capacità
lavorativa è presente dal momento dell'insorgenza dei problemi cardiovascolari.
Le limitazioni funzionali riguardano la minore efficienza, la diminuita
resistenza, la difficoltà a contenere le cariche emotive, le difficoltà
strumentali negli aspetti procedurali da ricondurre ai problemi di memoria e di
concentrazione messi in evidenza. Per quel che riguarda la diversa
considerazione dell'incapacità lavorativa rispetto alla valutazione espressa dal
Dr. __________, il Dr. med. __________ ritiene meno rilevante sul piano della
resa operativa dell'A, la componente strettamente psichiatrica del suo disturbo
ovvero la problematica del malessere soggettivo legato al disadattamento mentre
ha considerato preponderante a ridurre la capacità lavorativa la componente
legata ai deficit cognitivi evidenziati che consistono in difficoltà
strumentali di memoria e di concentrazione, difficoltà che hanno inciso sulla
capacità di esecuzione dell'A. rendendolo anche più lento. Nella valutazione
della capacità lavorativa dell'A, il nostro consulente si è quindi limitato a
considerare come inabilitante in misura preponderante la componente cognitiva
rispetto a quella psichiatrica dei disturbi dell'A. 

Riassumendo, sulla base di quanto
descritto sopra, dal punto di vista fisico e psichico, l'attuale grado di
capacità lavorativa globale nell'attività da ultimo esercitata come esperto
fiscale-programmatore è valutata nella misura del 70%. Per quanto riguarda
l'evoluzione temporale della limitazione della capacità lavorativa si ritiene
di poter confermare quanto descritto dal Servizio Medico Regionale nel suo
rapporto del 21.2.2012 e nel progetto di decisione dell'Ufficio Al del Canton
Ticino del 23.2.2012 e cioè che l'attività abituale è proponibile in misura
nulla dal 3.1.2011, 50% dal 28.1.2011, nulla dal 19.3.2011, 25% dall'1.7.2011,
30% dal 3.10.2011 e nella misura del 70% (come scaturito dalla presente
perizia) a partire da febbraio 2012, come pure in una professione adeguata
rispettosa delle limitazioni presentate dallo stato di salute.

 

9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE 

 

Dal punto di vista cardiologico l'A. è
in grado di svolgere altre attività. Egli dispone delle risorse per lo
svolgimento di attività professionali con impegno fisico leggero a medio al
100%, questo si riferisce come precedentemente menzionato unicamente
all'aspetto cardiologico organico. È invece da considerare non idoneo allo
svolgimento di attività professionali con impegno fisico prevalentemente
pesante e ripetuto o attività particolarmente pericolose per sé stesso o per
gli altri a causa della cardiopatia ischemica. 

Dal punto di vista endocrinologico il
nostro consulente ritiene possibile un'attività professionale in ufficio (su
suolo sicuro) nella misura del 100%. Come per tutti i diabetici, è
consigliabile però un'attività professionale che: permette di seguire la dieta
diabetica e la terapia antidiabetica medicamentosa (insulina); permette
l'assunzione di carboidrati a qualsiasi momento ipoglicemico; permette
l'autocontrollo glicemico a qualsiasi momento; evita i turni notturni di
lavoro; evita delle "ore di punta" di stress; evita il soggiorno
nelle zone "insicure" (ponteggi, cantieri, scale ecc.); evita l'uso
d'apparecchi "pericolosi" per il paziente o per delle altre persone
(gru, macchina, locomotive, aerei, etc.). Anche dal punto di vista ORL non vi
sono particolari limitazioni per quanto riguarda altre attività lavorative. 

Tenendo in considerazione che dal
punto di vista psichiatrico il nostro consulente valuta .un'incapacità
lavorativa nella misura del 30% in qualunque attività lucrativa, giungiamo alla
conclusione che anche in un'altra attività, che tiene in considerazione le
limitazioni descritte sopra, la capacità lavorativa globale è da considerare
nella misura del 70%, intesa come riduzione del rendimento sull'arco di
un'intera giornata .lavorativa, con la stessa evoluzione temporale già
descritta nel capitolo precedente. 

Non sono ritenuti indicati
provvedimenti di integrazione professionale: l'A. è tutt'ora attivo nella sua
professione. 

Per quanto riguarda le possibilità
terapeutiche il nostro consulente psichiatra ritiene che una condizione clinica
come quella dell'A, potrebbe giovare di un apporta psicofarmacologico, in particolare
a base di antidepressivi agenti sulla serotonina a profilo ansiolitico. Per la
sua struttura di personalità e anche per dichiarata non disponibilità verso un
trattamento psicologico una psicoterapia individuale non sembra invece essere
indicata in questo caso.” (doc. AI 92) 

 

                                         L’Ufficio AI - considerate
le risultanze peritali, ritenuto il rapporto finale 19 dicembre 2013 del SMR
(doc. AI 94) e le annotazioni dell’8 gennaio 2014 (doc. AI 97), vista la
valutazione del consulente in integrazione professionale del 24 luglio 2014,
alla luce anche della documentazione economica richiesta all’assicurato (doc.
AI 102, 107) - con la decisione impugnata del 3 ottobre 2014 (confermante il
progetto di decisione del 22 agosto 2014 dopo esame delle osservazioni formulate
dall’assicurato; doc. AI 108), ha nuovamente riconosciuto all’assicurato il
diritto a una rendita intera limitatamente al periodo dal 1. gennaio 2012 al 31
maggio 2012, ossia tre mesi dopo l’accertato miglioramento delle condizioni di
salute da situare a febbraio 2012 (momento dal quale l’inabilità era da
considerare del 30%) e conseguente soppressione della prestazione dal 1. giugno
2012 (art. 88a cpv. 1 OAI). È pure stato confermato il versamento della
prestazione unicamente dal 1. febbraio 2012, essendo la domanda stata
presentata tardivamente ai sensi dell’art. 29 LAI. 

 

                                         In sede
ricorsuale l’assicurato contesta nuovamente le conclusioni dell’amministrazione
e produce un rapporto medico del dr. __________ del 27 ottobre 2014, il quale,
dopo aver riassunto i contenuti della perizia multidisciplinare del SAM e del
rapporto del 29 novembre 2013 del dr. __________, afferma tra l’altro quanto
segue:

 

" (…)

SINTESI E VALUTAZIONE: 

Mi sia consentito iniziare con qualche
considerazione preliminare sulle osservazioni formulate dal Giudice sulla mia
perizia e sui miei successivi scritti a complemento, osservazioni che sono
all'origine della perizia del dottor __________. 

La censura più consistente, mi sembra,
riguarda l'imprecisione diagnostica. Scrive infatti il Giudice (pagina 14):
"...Con pertinenza infatti i medici SMR, nelle loro osservazioni del
5.09., 13.11. e 14.12.2012 hanno fatto rilevare che la perizia del Dr. __________
non è esaustiva... In effetti, la perizia non solo non giunge ad una diagnosi
precisa (il perito ritiene non soddisfatti i criteri di un disturbo da stress
post-traumatico — ICD-10 F43.1 — ritenendo "più probabile" la
diagnosi di sindrome da disadattamento, reazione depressiva prolungata — ICD
F42.21 - ; ...), ma nemmeno si esprime con sufficiente chiarezza sul momento in
cui è subentrata l'incapacità lavorativa e sull'evoluzione della stessa nel
tempo". 

Al proposito, non mi sembra fuori
luogo ricordare il principio giuridico "ad impossibilia nemo
tenetur". 

II Giudice ritiene non sufficientemente
precisa la mia diagnosi (sulla quale mi esprimerò subito) ma lo stesso non fa,
a pagina 21, quando ritiene "una diagnosi psichiatrica precisa"
quella di "stato ansioso depressivo" formulata a suo tempo dal Dr. __________.
Questa formulazione, se indubbiamente sufficiente a motivare l'Ufficio AI (che
però non l'ha fatto) a procedere d'ufficio ad accertamenti psichiatrici, è
sicuramente più imprecisa della diagnosi differenziale da me proposta, poiché
uno "stato ansioso depressivo" può essere presente in una sindrome
affettiva vera e propria (ma anche "sindrome affettiva" - ovviamente
- è tutt'altro che una diagnosi precisa dato che, se ci basiamo sull'ICD-10,
sono decine le diagnosi raggruppate in questo capitolo) come nelle
"sindromi nevrotiche, legate a stress e somatoformi" (e anche qui, le
"diagnosi precise" in cui uno stato ansioso-depressivo può) essere
riscontrato sono molte, a prescindere dalla "sindrome mista
ansioso-depressiva vera e propria" - F41.2). 

Le due diagnosi da me evocate, invece,
sono collocabili entrambe nel sottocapitolo delle "Reazioni a gravi stress
e sindromi da disadattamento" (F43, che comprende soltanto 5 diagnosi
principali e 7 specificazioni). 

Se, anziché prendere in considerazione
la diagnosi differenziale tra la "sindrome post-traumatica da stress"
e la "sindrome da disadattamento" mi fossi limitato a parlare di
"sindrome da disadattamento non specificata F43.9", sarei stato
probabilmente "sufficientemente preciso" e, in ogni caso, molto più
preciso del Dr. __________, che invece il Giudice ritiene preciso. 

Capita spesso di non poter inquadrare
un quadro clinico in uno dei capitoli dei manuali di riferimento, che sia l'ICD
o il DSM, non trovando soddisfatti tutti i criteri diagnostici. La realtà offre
regolarmente anche quadri intermedi, sfumati, incompleti oppure complessi, in
cui confluiscono sintomi ed aspetti di più disturbi. La diagnosi psichiatrica è
spesso una costruzione molto complessa e, se anche spesso corrisponde a criteri
molto precisi, talvolta è - almeno entro certi limiti - frutto
dell'interpretazione che il clinico ne dà. 

ICD e DSM, così come le altre, poco
note o superate, classificazioni, mirano ad un orientamento consensuale,
all'intersoggettività, ma non pretendono di esaurire tutte le possibili
varianti della psicopatologia. Non per nulla sia l'ICD che il DSM contengono
delle diagnosi "precise" come - ad esempio - "Sindrome affettiva
non specificata", "altre sindromi affettive", "disturbo di
personalità non specificato", ecc. Probabilmente, sarebbe bastato
utilizzare la diagnosi più generica per apparire (apparire!) preciso. 

Altro punto "impossibile" è
precisare l'insorgenza dell'incapacità lavorativa per motivi psichiatrici. Una
cosa, tuttavia, dovrebbe essere chiarissima: la patologia psichica è insorta
(ovviamente sulla base della preesistente struttura di personalità) dopo gli
eventi cardiaci. Ma persino per questi impossibile una datazione sicura, dato
che l'infarto ha potuto essere collocato temporalmente solo
approssimativamente, tra gennaio e marzo 2011. La patologia psichica si è
andata sviluppando gradualmente (probabilmente in modo abbastanza rapido) nelle
settimane successive all'evento acuto ma è rimasta mascherata dal fatto che il
signor RI 1 non doveva lavorare ed era comunque ritenuto inabile al lavoro per
ragioni somatiche. Precisare a partire da quando la sua incapacità lavorativa
fosse dovuta anche a motivi psichici mi sembra impossibile, anche se ritengo
che ciò debba collocarsi diversi mesi prima del 6.09.2011, data in cui il Dr. __________
attesta disturbi di concentrazione invalidanti. 

Un'ulteriore censura, formulata a
pagina 15, riguarda "...la questione dell'efficacia di eventuali
trattamenti terapeutici, le argomentazioni addotte dallo specialista negli
scritti 28.09. e 26.11.2012 ...essendo in proposito bisognose di ulteriore
approfondimento. Nel caso concreto, il Dr. __________ ha in effetti ammesso la
possibilità di intraprendere una farmacoterapia con un medicamento
ansiolitico/antidepressivo come potrebbe essere un inibitore selettivo della
ricattura della serotonina... Deve pure essere rivalutata la possibilità
dell'esigibilità di una psicoterapia." 

Mi sembrava di essermi espresso in
modo sufficientemente chiaro, in perizia e negli scritti successivi, ma
evidentemente questa non è che una mia soggettiva impressione. 

Imporre un trattamento farmacologico
contro la volontà del paziente è, oltre che giuridicamente ed eticamente
proponibile solo in situazione particolari quali il ricovero coattivo o le
misure terapeutiche ambulatoriali ordinate dal Tribunale o dall'Autorità di
protezione, praticamente non effettuabile in un paziente che non venga (né
possa essere) controllato continuamente affinché assuma i farmaci prescritti. 

 

Per ragioni radicate nella sua
struttura di personalità (potremmo anche parlare di una strisciante, subclinica
psicopatologia) il signor RI 1 non è disposto ad assumere psicofarmaci. La
questione della potenziale efficacia di un farmaco serotoninergico (come io
avevo indicato) si poneva dunque si, nel caso del signor RI 1, ma quale ipotesi
teorica, poiché nella pratica non realizzabile. 

Analoghe considerazioni valgono (e ancor più) per la psicoterapia
che, in una situazione come questa, sicuramente non può essere ordinata contro
la volontà dell'interessato (e si sa quanto difficile sia effettuare una
psicoterapia imposta, come insegna l'esperienza in ambito penale). 

 

Rispetto al momento della prima
valutazione, il sig. RI 1 presenta ora, sia soggettivamente che oggettivamente,
un lieve e non omogeneo miglioramento. 

 

Egli è stato valutato, nel novembre
dello scorso anno, dal Dr. med. __________, con la collaborazione dello
psicologo sig. __________. A proposito delle loro conclusioni, in parte
condivisibili, è opportuna qualche precisazione. 

 

1) Rispetto a quella da me fatta
effettuare nel 2012, la batteria di test presentata è molto ridotta. I
risultati della "WAIS" sono solo approssimativamente sovrapponibili
allo stesso test del 2012 e al retesting parziale ("Test di performance")
effettuato per questa rivalutazione dalla sig.a __________. Tanto i QI misurati
quanto i risultati parziali ai subtest risultano divergenti, anche se tutte le
valutazioni confermano la presenza di difficoltà cognitive soprattutto
nell'ambito della concentrazione e della memoria. Nei test da noi effettuati,
tuttavia, esse risultano più importanti di quanto osservato dal sig. __________.
Si deve concludere per la presenza di significative fluttuazioni (al ribasso
rispetto a quanto osservato dal sig. __________) di funzioni cognitive comunque
limitate patologicamente anche nei momenti favorevoli (come probabilmente è
stato quello del test da parte del sig. __________). Ne è conferma il test
della figura complessa di Rey, in cui — pur sempre con risultati patologici —
il sig. RI 1 mostra un importante miglioramento nella seconda
"copia". Lo stesso signor RI 1 conferma che fluttuazioni importanti
del suo stato si presentano. 

 

2) La mia perizia del 2012 aveva messo
in evidenza, e sottolineato a più riprese, la struttura di personalità
"rigida", dall'emotività coartata, "alessitimica", del sig.
RI 1. 

Verosimile che essa si rifletta, oltre
che sulla sua capacità di riconoscere i propri sentimenti, sul suo
comportamento "irritabile" (tanto da aver perso alcuni clienti),
notato dal Dr. __________ nello "Status"; soprattutto, però, esso
incide sulla disponibilità a sottoporsi a terapia; anche il Dr. __________
riconosce che i presupposti per una psicoterapia non sono presenti. Su un
eventuale trattamento farmacologico, ci può essere consenso, ma solo se il sig.
RI 1 sarà disposto ad assumerlo. Inoltre, data la predominanza (forse più
apparente che reale — v. sotto) dei problemi cognitivi su quelli
"umorali", non è detto che un antidepressivo "ad azione
duale" non sia preferibile a un serotoninergico; ma questa è una questione
"tecnica" di cui non è il caso di occuparsi in questa sede. 

Come dicevo, l'importanza degli
aspetti cognitivi potrebbe essere relativamente minore di quanto appaia;
infatti, il test di Rorschach effettuato dal sig. __________ segnala una
problematica di personalità narcisistica (non dissimile, seppur formulata
differentemente, da quella di "struttura limite di livello superiore"
della mia perizia del 2012), che trova conferma dei due "Esperimenti di
Associazione verbale" somministrati, nel 2012 e ora, dal Dr. __________.
Essi sono perfettamente congruenti fra di loro e riflettono il miglioramento
soggettivo dichiarato dal sig. RI 1. Il test più recente, però, conferma la
presenza di una struttura ampiamente complessuale, ansiosa (forse su base
post-traumatica) e insicura, ancora preoccupata dalla paura di morte. 

Tutto ciò indica in modo chiaro che
una componente affettiva (ansioso-depressiva) presente e ben attiva, e va ad
affiancare quella cognitiva - se non addirittura a metterla in secondo piano
(va ricordato però, a questo proposito, che ogni depressione ha implicazioni
sul piano cognitivo, implicazioni che spesso vengono sottovalutate sia dal
paziente che dai medici; nel caso in esame, sembra verificarsi il caso opposto:
il sig. RI 1, infatti, riconosce i propri problemi di memoria e concentrazione,
ma non quelli di ansia e insicurezza - alessitimia, appunto. Ricordo che i
tratti alessitimici, ma anche - e soprattutto - quelli "oppositivi"
erano emersi nella perizia del 2012 in tutti i test proiettivi, soprattutto nel
"TAT" e nell'Esperimento Associativo; ora si sono riconfermati e si
"leggono tra le righe" anche nel Rorschach del sig. __________,
laddove il sig. RI 1 fornisce solo poche e banali risposte). 

 

3) Il Dr. __________ valuta l'attuale
capacità di lavoro del sig. RI 1 al 70%. L'aggettivo "attuale"
compare in due punti della perizia pluridisciplinare. Ma da questa
"attualità" (che peraltro contesto) non si può concludere che già
dall'inizio dei disturbi psichici (che sono fatti risalire all'inizio dei
problemi cardiaci - e in ciò sono d'accordo con il collega) il sig. RI 1 fosse
abile al lavoro in quella misura. Il sig. RI 1, infatti, fa risalire un suo
netto miglioramento solo ai primi mesi di quest'anno; e - nonostante detto
miglioramento - ancor oggi costatiamo deficit cognitivi (per non ripetere
quanto detto a proposito degli aspetti affettivi) rilevanti, tanto che nel test
della figura complessa di Rey i risultati sono oggi peggiori (e non di poco) di
due anni or sono (cosa forse - lo si spera - attribuibile a una fluttuazione in
senso negativo, ma certo non dimostrativa di un miglioramento importante). Mi
chiedo perciò come abbia potuto il collega valutare retrospettivamente
un'incapacità lavorativa così bassa, quando ancor oggi tutti gli indizi
segnalano limiti importanti e dopo che lui stesso, nelle sue conclusioni,
riconosce i "problemi di tenuta generale e di resistenza allo sforzo
prolungato". 

Come avevo detto nella mia perizia del
2012, un miglioramento non era escluso, in tempi lunghi; e fortunatamente c'è
stato. Lo stesso Dr. __________ ritiene che un ulteriore progresso sia
improbabile. In questo concordo con lui, così come nella diagnosi - da me già
formulata nel 2012 - di "Sindrome da disadattamento, reazione depressiva
prolungata, F43.21". 

Mi discosto invece nettamente nella
valutazione del grado di incapacità, e ritengo che il Dr. __________ non abbia
motivato a sufficienza le sue conclusioni, fondate su un apprezzamento troppo
selettivo dei (pur rilevanti) problemi cognitivi a discapito di quelli
affettivi (depressività, ansia, pessimismo, irritabilità, impulsività) e su una
testistica troppo limitata. A mio avviso, anche ammettendo che - nei momenti
migliori - la capacità lavorativa del sig. RI 1 sia del 70%, ciò vale solo da
pochi mesi, e solo con stretti limiti temporali. Dall'inizio dei problemi
cardiaci (al più tardi marzo 2011) sino a (al più presto) marzo 2014, la
capacità lavorativa del sig. RI 1 era decisamente inferiore. Nel luglio 2012
l'avevo valutata dello 0%, (30% in "compiti minori") prospettando una
rivalutazione non prima che fosse trascorso un anno. In realtà, ne sono ormai
trascorsi oltre due e la mia valutazione attuale è di una capacità di lavoro
qualitativamente al 70% (nell'ipotesi ottimistica che davvero, quando lavora,
il sig. RI 1 sia sempre al massimo delle sue capacità cognitive e non presenti
le fluttuazioni che emergono dal confronto tra i subtest della WAIS o i deficit
della Figura Complessa e che l'assetto complessuale della sua personalità non
interferisca col funzionamento lavorativo globale) per sei ore di lavoro al
giorno, ciò che porta a una capacità di lavoro tra il 50 e il 55%, e a una
inferiore inferiore nell'ipotesi (a mio avviso molto più realistica) di
fluttuazioni che riducano la capacità qualitativa a livelli inferiori, al 60 o
al 50%. 

 

In conclusione, se non ho critiche da
fare alle conclusioni diagnostiche, devo discostarmi dal collega __________
sula sua valutazione della residua capacità lavorativa. Essa non supera, né ha
mai superato, il 50%; rispetto alla mia valutazione del 2012, un miglioramento è
sopravvenuto lentamente, ma solo nei primi mesi di quest'anno è diventato
significativo. Un ulteriore miglioramento, sempre in tempi lunghi, non è
escluso, ma a questo riguardo condivido il pessimismo del collega __________.”
(doc. A3)

 

Il rapporto del
dr. __________ è stato sottoposto al SMR, il quale, con annotazione 17 novembre
2014, sottoscritta dal dr. __________ e dalla dr.ssa __________, psichiatra, ha
osservato:

 

" Per quanto
concerne l'inabilità lavorativa per motivi somatici si rimanda alla nota SMR
del 5.9.2012. L'assicurato ha presentato una IL per motivi somatici da
3.1.2011. Il 28.3.2011 l'assicurato è stato sottoposto a bypass 4-uplo il 28.3.2011.
Come stabilito dal perito dr. __________ l'inabilità lavorativa per motivi
cardiologici in pratica è terminata dopo un adeguato periodo di convalescenza
dopo l'operazione di bypass AC, quindi a più tardi da autunno 2011 l'assicurato
era abile in misura completa dal punto di vista cardiologico. 

Le fluttuazioni della CL certificate
dopo il termine della convalescenza e febbraio 2012 non si basano su
problematiche fisiche oggettivabili allora presenti. In assenza del riscontro
d'una patologia fisica limitante oggettivabile in sede peritale non è possibile
riconoscere un rendimento ridotto nello svolgimento dell'abituale e adatta
attività. 

 

Perizia Dr __________ 29.11.2013 

Rileva in base alla testistica a cui
l'A è stato sottoposto una compromissione della memoria, della concentrazione e
della esecuzione dove si è palesata una particolare lentezza. Ritiene inoltre
che vi sia una struttura di personalità narcisistica accompagnata da umoralità
depressiva. In base alle sue osservazioni associa alla diagnosi di una S da
disadattamento quella di struttura di personalità narcisistica e di
indebolimento mentale lieve, sottolineando come le turbe della memoria e della
concentrazione rendono difficoltosa l'operatività dell'A negli aspetti
procedurali. Conclude con II 30% e argomenta la percentuale diversa di Il
rispetto alla precedente valutazione del .Dr __________, ritenendo meno
rilevante sul piano della resa operativa la componente strettamente
psichiatrica del suo disturbo ovvero la problematica del malessere soggettivo
legato al disadattamento mentre ha considerato preponderante a ridurre la CL la
componente legata ai deficit cognitivi evidenziati. 

La valutazione attuale del Dr. __________
sostiene per un miglioramento dell'aspetto affettivo sia soggettivo che
oggettivo, concorda con le diagnosi espresse dal Dr. __________ ma non sulla IL
rilevata, tuttavia non vi sono argomentazioni che permettano di discostarsi
dalla perizia multidisciplinare visto anche il decorso favorevole. 

Si segnala che l'A non è attualmente
in cura farmacologica (mentre una psicoterapia viene ritenuta dal Dr. __________
non indicata) nonostante non vi siano motivi medici per cui non si sottoponga.”
(doc. IV/1)

 

                               2.5.   Quanto alla valenza probante
di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano
stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami
completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia
stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid.
3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede d’istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008).

                                         Per quel che concerne il
Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta
Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è
incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di
partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella DTF 137 V 210 il TF
ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

 

                                         In una sentenza 9C_323/2009
del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il TF,
richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato.

                                         Tuttavia, nel caso in cui
sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con riferimenti (in
particolare alla DTF 139 V 225 e 135 V 465)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF
9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di
fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer
Reichmuth, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2014, ad art. 28a, pag. 398-399) e
che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid.
3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

 

                               2.6.   Un danno alla salute psichica
può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da non poter
praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa
sul mercato del lavoro (DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha sottolineato che:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e
dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire
l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute
psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2).

 

                                         In particolare, secondo la
giurisprudenza del TF, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è di
regola atto, in quanto tale, a determinare una limitazione di lunga durata
della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo può causare
un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista psichiatrico
nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa da
parte dell’assicurato.

                                         Nella DTF 130 V 352
(confermata in DTF 136 V 281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF 9_C 830/2007
del 29 luglio 2008 e 9C_959/2009, 9C_995/2009 del 19 febbraio 2010), l’Alta
Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata
oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1)
l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti
della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione
sul piano terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione
dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla
malattia; "primärer Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso
di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché
di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I
702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2;
Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in:
Schaffhauser/Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo
2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

 

                                         L’Alta Corte, nella DTF
131 V 49, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un
disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione
sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare
anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione.

                                         Questa situazione è data
quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Questa giurisprudenza è
stata estesa anche al caso della fibromialgia (STFA I 873/05 del 19 maggio
2006) e, nella DTF 137 V 64, oltre ad estenderla anche all’ipersonnia
(sonnolenza diurna), patologia che rientra nel quadro dei disturbi privi di
sostrato organico oggettivabile non chiari dal profilo patogenetico ed eziologico,
l’Alta si è così espressa:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt.

(…)" (DTF 137 V 64, consid. 4.2, pag. 68)

 

                                         Va qui evidenziato che il
TF, nella STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281, ha
modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato stampa del 17 giugno
2015, in: www.bger.ch) stabilendo in sostanza che la capacità di lavoro deve
essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in
maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza
risultati predefiniti. L’Alta Corte ha in particolare stabilito che la
presunzione secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati
con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

                                         Infine, affinché un esame
medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere
diverse condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un
rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali
le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA inedita 27 settembre
2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Ritornando al
caso concreto, dopo attento esame della documentazione agli atti, questo TCA
può sostanzialmente confermare l’operato dell’Ufficio AI per i seguenti motivi.

 

                                         Come è stato
anticipato, in occasione dell’evasione della domanda di prestazioni, l’amministrazione,
esaminati i certificati del dr. __________, della dr.ssa __________ del
servizio di cardiologia dell’Ospedale __________, si è sostanzialmente basato
sulle conclusioni dell’__________, assicuratore malattia, il quale ha
riconosciuto all’interessato un’inabilità totale dal 3 gennaio 2011, del 50%
dal 28 gennaio 2011, nuovamente totale dal 19 marzo 2011, del 75% dal 1. luglio
2011 e del 70% dal 3 ottobre 2011 (doc. AI 19). Alla luce della certificazione
del dr. __________ - specialista in cardiologia che aveva regolarmente seguito
l’assicurato nel periodo postoperatorio -, del 6 febbraio 2012 (con la quale è
stata certificata la ripresa dell’abilità piena, doc. AI 25) e del rapporto
finale del 21 febbraio 2012 del SMR, l’amministrazione, poste le diagnosi
invalidanti di “Lesioni significative al tronco comune del ramo circonflesso
e della coronarica dx”, ha concluso per un’inabilità lavorativa quale
fiduciario dal 3 gennaio 2011, del 50% dal 28 gennaio 2011, nuovamente totale
dal 19 marzo 2011, del 75% dal 1. luglio 2011 e del 70% dal 3 ottobre 2011 e
nulla dal 21 febbraio 2012, ammettendo quindi un miglioramento sostanziale
della situazione nel febbraio 2012, con la conseguente attribuzione di una
rendita intera limitatamente al periodo dal 1. gennaio al 31 maggio 2012 (3
mesi dal miglioramento situato al febbraio 2012, art. 88 cpv. 1 OAI) con un
grado del 70%, ritenuto tuttavia che, essendo la domanda stata presentata
tardivamente, il versamento decorreva unicamente dal 1. febbraio 2012 (ossia
sei mesi dopo l'inoltro della richiesta del 26 agosto 2011 - art. 29 cpv. 1 LAI)
(doc. AI 29/2-3). Secondo l’amministrazione l'attività abituale quale esperto
fiscale/programmatore era quella più adatta al suo stato di salute ed era proponibile
nelle menzionate percentuali (e in misura completa dal febbraio 2012); inoltre anche
in una professione adeguata, ossia rispettosa delle limitazioni funzionali (carico
massimo senza limitazioni sino a kg 10, alternanza della postura al bisogno,
lavori leggeri per evitare sovraccarichi cardiaci) andava ammessa una ritrovata
capacità piena dal febbraio 2012 (doc. AI 29/2-3).

                                         Di fronte al TCA, il
ricorrente ha prodotto un referto 20 aprile 2012 del dr. __________,
internista, il quale aveva attestato all’attenzione dell’assicuratore di
indennità giornaliera di malattia il perdurare di un’inabilità lavorativa del
70% per le patologie cardiologiche (doc. AI 47-38). 

                                         Inoltre attestazioni del
dr. __________, il quale aveva essenzialmente certificato una totale inabilità
lavorativa come fiduciario per le diagnosi psichiatriche di “Disturbo da
Stress Postraumatico (ICD-10 F43.1), oppure "solo" (e più
probabilmente) di una "Sindrome da Disadattamento, reazione depressiva
prolungata", ICD-10 F43.21”. 

 

                                         A seguito
della decisione del TCA del 3 maggio 2013 e il conseguente rinvio atti,
l’amministrazione ha dato mandato al SAM di esperire una perizia
multidisciplinare, confluita nel rapporto peritale del 12 dicembre 2013. 

                                         

                                         Ora,
richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di
rapporti medici e in particolare le STF 9C_87/2011 del 1. settembre 2011 e
9C_120/2011 del 25 luglio 2011 per quanto riguarda le perizie raccolte secondo
il vecchio standard processuale, questo TCA non ha motivi
che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del
SAM nel loro rapporto 12 dicembre 2013 allestito dalla dr.ssa __________ e dal
dr. __________, internisti, facendo capo a quattro consultazioni specialistiche
esterne d'ordine psichiatrico (dr. __________), cardiologico (dr. __________),
endocrinologico (dr. __________) e otorinolaringoiatrico (dr. __________).
Valutati i dati soggettivi ed obiettivi, riportate le diagnosi con e senza
influenza sulla capacità lavorativa, il SAM ha proceduto alla discussione dei
dati medici, tenendo conto sia delle valutazioni specialistiche esterne che degli
accertamenti eseguiti durante la permanenza dell'assicurato presso il centro
peritale (nei giorni 16, 21, 23, 24 e 29 ottobre e 6 novembre 2013). Essi sono
quindi giunti ad una conclusione logica e priva di contraddizioni che
stabilisce un’abilità lavorativa nella precedente attività svolta quale
fiduciario del 70%, così come in attività compatibili alle raccomandazioni
poste dal perito endocrinologo.                        

                                         In particolare, i periti
hanno approfonditamente esposto che le limitazioni erano da ricondurre alla
sola problematica psichiatrica, mentre che sul piano cardiologico,
otorinolaringoiatrico e endocrinologico non vi era alcuna diminuzione della
capacità lavorativa. I periti e i consulenti si sono espressi su tutte le
patologie lamentate dall’assicurato, hanno esaminato accuratamente tutta la
documentazione messa loro a disposizione e hanno valutato la capacità
lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalle visite
effettuate presso il SAM. Al referto va pertanto attribuita piena forza
probante.

                                         

                                         Più precisamente, per
quanto riguarda innanzitutto la situazione cardiologica, l’assicurato è
stato peritato dal dr. __________, il quale, dopo aver descritto l'anamnesi, lo
stato clinico e gli esami effettuati, ha posto le diagnosi di “Malattia
coronarica multivasale con stato dopo infarto antero-apicale, stato dopo bypass
aorto-coronarico multiplo (28.3.2011) con mammaria sin, su primo e secondo
posterolaterale, mammaria ds. su discendente anteriore, vena su interventricolare
posteriore”. Definito favorevole il decorso dopo l'intervento di
rivascolarizzazione coronarica del 2011, senza recidiva di angina pectoris e sintomi
cardiaci specifici, ha rilevato che oggettivamente vi era una leggera
disfunzione ventricolare sin, su esiti di infarto anteroapicale
sottoendocardico (FE ca. 50%), non invece segni elettrocardiografici di
ischemia da stress. La situazione era quindi da considerare soddisfacente. Dal
punto di vista terapeutico il perito ha posto dei suggerimenti sul piano
farmacologico (sostituzione di un antiaggregante, introduzione di un inibitore
dell'enzima di conversione e eventualmente un betabloccante al posto del
calcioantagonista). Per quanto riferito alla capacità lavorativa, ha concluso
che i fattori limitanti a livello professionale riferiti dal paziente, di
professione esperto fiscale/programmatore e titolare di uno studio fiduciario
con diversi dipendenti, erano la mancanza di concentrazione, l’insofferenza, il
nervosismo e la stanchezza psicofisica, il tutto insorto da gennaio 2011. A
parere del cardiologo tuttavia dal punto di vista strettamente cardiaco, non vi
erano fattori limitanti per la professione svolta, per la quale era da
considerare idoneo al 100% così come anche in altre attività professionali con
impegno fisico da leggero a medio e non particolarmente pericolose per sé
stesso o per gli altri (a causa della cardiopatia ischemica). 

 

                                         Quanto all’aspetto endocrinologico,
il dr. __________ ha pure escluso la presenza di diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa, essendo rilevabili le diagnosi di diabete mellito tipo 2B insulino
richiedente al luglio 2013, con sovrappeso (BMI 27.44 kg/m2), polineuropatia di
moderata intensità. Lo specialista, eseguito uno status attento,
e valutato il dossier internistico, con gli esami di laboratorio, ha rilevato
come il paziente, affetto da diabete mellito di tipo 2B, trattato da
pochi mesi anche con dell'insulina, con uno scompenso iperglicemico cronico e emoglobina
glicata elevata, oltre a una minima elevazione della Creatinina e una minima
riduzione dello TSH in presenza di parametri periferici sempre nella norma (=
ipertireosi subclinica e di conseguenza asintomatica), segnalava alla visita
clinica una minima riduzione della pallestesia, compatibile con una
polineuropatia incipiente. Ritenuto come con la terapia antidiabetica attuale il
diabete appariva ben controllabile, il consulente ha concluso per una piena
capacità lavorativa nell’attività svolta in ufficio (su suolo sicuro). Quale
limitazione ha unicamente sottolineato che per il paziente, come per tutti i
diabetici, era consigliabile però un'attività professionale che: permetta di
seguire la dieta diabetica e la terapia antidiabetica medicamentosa (insulina);
permette l'assunzione di carboidrati a qualsiasi momento ipoglicemico; permette
l'autocontrollo glicemico a qualsiasi momento; evita i turni notturni di
lavoro; evita delle "ore di punta" di stress; evita il soggiorno
nelle zone "insicure" (ponteggi, cantieri, scale ecc.); evita l'uso
d'apparecchi "pericolosi" per il paziente o per delle altre persone
(gru, macchina, locomotive, aerei, etc.). Ciò premesso, egli ha concluso che l'attività
professionale svolta di consulente fiscale corrispondeva perfettamente a queste
esigenze. 

                                         Per quanto riferito alla
problematica otorinolaringoiatrica, l’assicurato è stato valutato dallo
specialista dr. __________, il quale, ricordato come la problematica
dell’abbassamento della voce fosse esordita dopo l’intervento cardiaco del
2011, e come la situazione fosse nel tempo migliorata, dopo aver descritto nel
dettaglio lo stato ORL, ha posto la diagnosi di un'ipofonia intermittente
funzionale su discreto edema di Reinke ritenendo che tale patologia non avesse
un influsso sulla capacità lavorativa, valutata pertanto nella misura del 100%.
La prognosi è stata definita buona suggerendo l’effettuazione di sedute
d’ortofonia per impostare la voce. 

 

                                         Quanto infine alla
valutazione psichiatrica, il ricorrente è stato peritato dal dr. __________,
il quale ha effettuato due consulti in data 23 ottobre e 6 novembre 2013 e si è
avvalso anche del rapporto dello psicologo __________ del 23 ottobre 2013 sulla
base di una valutazione diagnostica di personalità tramite test di Rorschach e
valutazione cognitiva tramite Wechsler-Bellevue. Sono pure state adeguatamente
valutate le precedenti valutazioni rese dal dr. __________. Il perito, dopo
aver effettuato una dettagliata anamnesi, con la quale ha rilevato che
l’assicurato non era mai stato seguito a livello specialistico né riteneva di
essere affetto da disturbi psichici o turbe della personalità particolari, ha
illustrato che attualmente egli metteva in primo piano le sue difficoltà ad
intrattenere rapporti di lavoro con i clienti e nel riuscire a mantenere a
freno i propri nervi trovandosi di fronte a problemi complessi da risolvere o
più semplicemente allorquando gli venivano rivolte delle domande o poste delle
richieste impegnative dal punto di vista dell’attenzione e della concentrazione
che riteneva essere diventate piuttosto deficitarie. Non segnalava per contro la
presenza di altri disturbi riguardanti la sfera psicologica e mentale. Il dr. __________,
dopo aver descritto le constatazioni obbiettive sul piano psicopatologico ed
aver preso atto del rapporto psicologico stilato dallo psicologo __________, ha
posto le diagnosi di “sindrome da disadattamento con reazione depressiva
prolungata”, in una “struttura di personalità narcisistica e di un
indebolimento cognitivo lieve” e ha concluso valutando il grado di capacità
lavorativa nella misura del 70% in qualunque attività lucrativa, questo
dall’insorgenza delle problematiche cardiache.  

                                         Più precisamente, il
perito ha rilevato che l’assicurato, dopo aver accusato i problemi cardiaci e l'intervento
cardiochirurgico, ha cominciato a palesare i problemi di tenuta generale e di
resistenza allo sforzo prolungato nel tempo che lo hanno portato a riprendere
solamente in misura parziale la sua attività lavorativa mostrando tra l'altro
delle difficoltà ad eseguire e a portare a termine con successo compiti che
richiedevano un maggiore impegno e coinvolgimento a causa soprattutto della
presenza di deficit cognitivi più qualitativi che quantitativi come quelli che
sono stati tra l'altro messi in evidenza dal test psicometrico eseguito dallo psicologo
__________ con compromissioni a livello della memoria, della concentrazione e
dell’esecuzione dove si è palesata una particolare lentezza. Dal lato della
diagnostica della personalità vi era infatti un disturbo del narcisismo
accompagnato da un’umoralità depressiva, mentre su quello della funzionalità
strumentale emergevano le turbe della memoria e della concentrazione che rendevano
evidentemente difficoltosa l'operatività negli aspetti procedurali. Andava
quindi posta anche la diagnosi di struttura di personalità narcisistica da
situare ad un livello di sviluppo sicuramente meno funzionale di quello in atto
prima dell'insorgenza dei problemi cardiovascolari ma non tale da raggiungere
livelli tali da compromettere il funzionamento sul piano della sua resa
pragmatica. Le conclusioni del perito si sono fondate anche da un attento esame
del test psicometrico dello psicologo __________. Questa riduzione della
capacità lavorativa era presente, secondo il perito, dal momento
dell'insorgenza dei problemi cardiovascolari. Le limitazioni funzionali in
ambito professionale riguardavano la minore efficienza, la diminuita
resistenza, la difficoltà a contenere le cariche emotive, le difficoltà
strumentali negli aspetti procedurali da ricondurre ai problemi di memoria e di
concentrazione. 

 

                                         Con pertinenza il SAM,
preso atto dei vari consulti ed eseguita una discussione pluridisciplinare di
consenso, ha quindi concluso che la capacità lavorativa nell’attività svolta di
esperto-fiscale-programmatore era da considerare ridotta nella misura del 30% a
causa delle affezioni nella sfera psichica (segnatamente per la
presenza di una sindrome da disadattamento con reazione depressiva
prolungata, una struttura di personalità narcisistica ed un indebolimento
cognitivo lieve), limitazione intesa come riduzione del
rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa. Dal punto di vista
cardiologico, ORL ed endocrinologico, non vi erano per contro limitazioni della
capacità lavorativa. 

                                                                                 

                                         Per quanto riferito ad
altre attività lavorative, secondo i periti, mentre per l’aspetto cardiologico
l'assicurato era in grado di svolgere anche altre attività con impegno fisico da
leggero a medio e non particolarmente pericolose, dal punto di vista
endocrinologico era preferibile un'attività professionale in ufficio (su suolo
sicuro) che gli permettesse di seguire la dieta diabetica e la terapia
antidiabetica medicamentosa (insulina), l'assunzione di carboidrati a qualsiasi
momento ipoglicemico, l'autocontrollo glicemico a qualsiasi momento, e di
evitare i turni notturni di lavoro e "ore di punta" di stress. Anche
dal punto di vista ORL non vi erano particolari limitazioni per quanto riguardava
altre attività lavorative. Ne discendeva che anche in un'altra attività, tenente
in considerazione tali limitazioni, la capacità lavorativa globale era da
considerare del 70%, sempre intesa come riduzione del rendimento sull'arco di
una giornata lavorativa.

                                         Con riferimento
all’evoluzione temporale della limitazione della capacità lavorativa, secondo
il SAM andava sostanzialmente confermato quanto descritto dal SMR nel suo
rapporto del 21 febbraio 2012 e nel progetto di decisione dell'Ufficio Al del
Canton Ticino del 23 febbraio 2012 e cioè che l'attività abituale era
proponibile in misura nulla dal 3 gennaio 2011, 50% dal 28 gennaio 2011, nulla
dal 19 marzo 2011, 25% dall'1.luglio 2011, 30% dal 3 ottobre 2011 e nella
misura del 70% (come scaturito dalla perizia) a partire da febbraio 2012, come
pure in una professione adeguata rispettosa delle limitazioni presentate dallo
stato di salute. 

 

                                         Quanto alle possibilità
terapeutiche, il SAM ha osservato infine che secondo il consulente psichiatra era
consigliabile un apporto psicofarmacologico, in particolare a base di
antidepressivi agenti sulla serotonina a profilo ansiolitico. Per la sua
struttura di personalità e anche per dichiarata non disponibilità verso un
trattamento psicologico una psicoterapia individuale non sembrava invece
indicata. 

 

                                         A tali conclusioni, fatte
proprie anche dal SMR nel rapporto finale del 19 dicembre 2013 (doc. AI 94), si
deve aderire, ritenuto altresì come la dettagliata ed approfondita valutazione
eseguita dal SAM non sia stata validamente smentita da altra documentazione
medico-specialistica in grado di attestare in modo convincente nuove affezioni
o una diversa valenza delle patologie diagnosticate, come verrà esposto nei
considerandi che seguono. 

 

                               2.8.   Nel suo gravame il ricorrente
contesta le conclusioni dell’amministrazione, avvalendosi segnatamente di un
nuovo referto del dr. __________ del 27 ottobre 2014, il quale si distanzia
dalle conclusioni della perizia SAM non tanto riguardo alle diagnosi, che
condivide, ma piuttosto quanto all’incidenza sulla capacità lavorativa
attribuita alle problematiche psichiatriche. 

                                         Dopo attento esame, questo
Tribunale ritiene tuttavia che la documentazione medica prodotta, segnatamente
lo scritto del dr. __________, non possa sostanziare una diversa o maggiore
inabilità lavorativa rispettivamente sovvertire le conclusioni peritali, poiché
contempla in sostanza una descrizione delle patologie già note e prese in
considerazione nel referto del SAM, ma non apporta particolari elementi di
novità atti a sovvertire la completa perizia del SAM. La valutazione del perito
di parte costituisce in definitiva un diverso apprezzamento della capacità
lavorativa del medesimo quadro clinico e diagnostico. 

                                         

                            2.8.1.   Per quanto concerne
innanzitutto le censure concernenti le conclusioni del perito dr. __________,
questo TCA osserva quanto segue. 

                                         Innanzitutto a torto il
ricorrente sostiene che il perito psichiatra non si sarebbe espresso sulle
precedenti valutazioni del dr. __________, segnatamente il rapporto del 10
luglio 2012 e i successivi complementi del 28 settembre e 26 novembre 2012
(doc. AI 47-43, 52-13, 60-9). In proposito deve essere osservato che il dr. __________,
nel suo referto del 29 novembre 2013 allestito su incarico del SAM, ha eseguito
un approfondito esame, avvalendosi non solo di un accurato esame clinico, ma
anche del test psicometrico e del rapporto psicologico del 23 ottobre 2013 dello
psicologo __________. Diagnosticata una sindrome da disadattamento con reazione
depressiva prolungata, una struttura di personalità narcisistica ed un
indebolimento cognitivo lieve, ha esposto come l’assicurato, dopo aver accusato
i problemi cardiaci, aveva cominciato a palesare i problemi di tenuta generale
e di resistenza allo sforzo mostrando tra l'altro delle difficoltà ad eseguire
e a portare a termine con successo compiti a causa soprattutto della presenza
di deficit cognitivi (più qualitativi che quantitativi) come quelli messi in
evidenza dal test psicometrico, con compromissioni a livello della memoria,
della concentrazione e della lentezza nell’esecuzione. 

                                         Il perito ha altresì
osservato che messi in parallelo gli stessi esami testistici eseguiti da
esaminatori distinti si giungeva ad un inquadramento nosografico
sovrapponibile. Dal lato della diagnostica della personalità vi era infatti un
disturbo del narcisismo accompagnato da un’umoralità depressiva, mentre sul
piano della funzionalità strumentale emergevano le turbe della memoria e della
concentrazione che rendevano evidentemente difficoltosa la sua operatività,
negli aspetti procedurali. 

                                         Con riferimento alle
conclusioni del collega __________, il dr. __________ ha osservato che alla
diagnosi di sindrome da disadattamento con reazione depressiva prolungata da
lui formulata, andava quindi affiancata quella di struttura di personalità
narcisistica da situare ad un livello di sviluppo sicuramente meno funzionale
di quello in atto prima dell'insorgenza dei problemi cardiovascolari, ma non
tale da raggiungere livelli particolarmente morbosi o comunque tali da
compromettere il funzionamento sul piano della sua resa pragmatica. Quest’ultima,
secondo il dr. __________, era invece da considerare meno valida a causa delle
difficoltà strumentali di memoria e concentrazione messe in evidenza. Per quel
che riguardava la diversa considerazione dell'incapacità lavorativa rispetto
alla valutazione espressa dal dr. __________, il dr. __________ l’ha
sostanzialmente e implicitamente ricondotta alla diversa presa in
considerazione delle componenti strettamente psichiatriche del suo disturbo e
quelle legate ai deficit cognitivi. Egli ha in effetti ritenuto meno rilevante
sul piano della resa operativa dell'assicurato la componente strettamente
psichiatrica del suo disturbo (ovvero la problematica del malessere soggettivo
legato al disadattamento), mentre ha considerato preponderante a ridurre la
capacità lavorativa la componente legata ai deficit cognitivi evidenziati,
consistenti, come detto, in difficoltà strumentali di memoria e di
concentrazione. Nella valutazione della capacità lavorativa il perito ha quindi
considerato come soprattutto inabilitante la componente cognitiva rispetto a
quella psichiatrica dei disturbi. Da qui, sostanzialmente, un diverso
apprezzamento dell’incidenza sulla capacità lavorativa. 

                                         A queste conclusioni, ben
motivate e frutto di un’attenta analisi, questo Tribunale ritiene di dover
aderire, rilevato altresì che nel suo ricorso l’interessato non abbia apportato
elementi che permettano di farle apparire non adeguate. Del resto, con
riferimento alla conclusione in merito ad una maggior valenza invalidante delle
patologie tratta dal dr. __________ rispetto a quella del dr. __________,
occorre pure ricordare che in relazione alla prima perizia del dr. __________
del 10 luglio 2012 (con la quale il perito attestava un’inabilità lavorativa
totale; doc. AI 47-42) il SMR (dr. __________ e dr.ssa __________, quest’ultima
specializzata in psichiatria) nell’annotazione del 13 novembre 2012 aveva già
avuto modo di osservare che nella sua perizia il dr. __________ stesso aveva
osservato che non erano soddisfatti i criteri di un vero e proprio disturbo da
stress postraumatico, ma “solo” di una probabile sindrome da disadattamento,
reazione depressiva prolungata, ritenuto come il disturbo da disadattamento non
raggiungeva i criteri di intensità per un disturbo affettivo F30, F39,
trattandosi di uno stato depressivo lieve. 

 

                                         Quanto d’altra parte all’allegazione
per cui la perizia non si pronuncerebbe sull’inizio effettivo dell’inabilità
psichiatrica, va rilevato che in realtà il dr. __________ ha concluso che la
stessa sarebbe da ricondurre al momento dell’insorgenza delle problematiche
cardiache, conclusione questa condivisa anche dal dr. __________, il quale pure
ha affermato che la patologia psichica è insorta gradualmente, ma in modo
rapido dopo gli eventi cardiaci (cfr. doc. A3). Ora, appare evidente che tale
conclusione, retrospettiva, trova ragione di essere non solo nella descrizione
fornita dall’assicurato medesimo e dall’esame della documentazione agli atti,
ma anche nella natura stessa delle patologie diagnosticate, quali la sindrome da
disadattamento con reazione depressiva prolungata, in una struttura di
personalità narcisistica e di un indebolimento cognitivo lieve, i quali, come
detto, successivamente al manifestarsi dei problemi cardiaci, hanno implicato
l’insorgenza di problemi di tenuta generale e di resistenza allo sforzo
prolungato, con difficoltà ad eseguire e a portare a termine i compiti impegnativi
e deficit cognitivi di concentrazione e memoria, come erano del resto stati
messi in evidenza dal test psicometrico eseguito dallo psicologo __________ e
dagli altri esami testistici effettuati. Del resto l’assicurato stesso ha
riferito di una stazionarietà del suo disagio psichico dalla sua insorgenza,
nella primavera 2011, con un miglioramento significativo ed avvertibile soltanto
“a partire dai primi mesi del 2014” (doc. A/3), cosicché al momento
della valutazione del dr. __________ (3 ottobre e 6 novembre 2013) la
situazione era verosimilmente sostanzialmente invariata.

                                         D’altra parte, il disturbo
della personalità inquadrabile come disturbo del narcisismo, era accompagnato
da un’umoralità depressiva. Ora, secondo il perito, tale struttura di
personalità era sicuramente presente già prima dell’insorgenza dei problemi
cardiaci, ma era diventata maggiormente funzionale solo successivamente, con le
note turbe della memoria e della concentrazione che rendevano difficoltosa
l'operatività dell'assicurato. A torto dunque il ricorrente, sulla base di
quanto osservato dal dr. __________, reputa che il dr. __________ non si sia
pronunciato sull’evoluzione della problematica psichiatrica.

                                         Del resto, con riferimento
al fatto che secondo il dr. __________ in precedenza le limitazioni sulla capacità
lavorativa delle patologie diagnosticate sul piano psichiatrico fossero
maggiori, questo Tribunale, alla luce dell’approfondita valutazione del dr. __________
- le cui conclusioni sono state fatte proprie anche dal SMR non solo in
occasione del rapporto finale del 19 dicembre 2013 (doc. AI 94-1), ma anche in sede
di osservazioni del 17 novembre 2014 (doc. IV/1) in merito alla nuova
valutazione del dr. __________ del 27 ottobre 2014 – ritiene di non poter
convenire. Innanzitutto va detto che se è vero che il dr. __________ ha avuto
modo di valutare il ricorrente precedentemente al dr. __________, va detto che
in ogni modo anche lui aveva esclusivamente proceduto ad allestire una perizia
di parte sulla base di colloqui del 30 maggio, 27 giugno e 6 luglio 2012
finalizzati appunto alla stesura di una perizia. Nemmeno il dr. __________
quindi ha avuto modo di seguire l’assicurato sull’arco di un periodo prolungato
e costante, circostanza questa che avrebbe forse anche potuto dare una visione
diversa dello sviluppo della problematica psichiatrica. Ritenuto quindi come anche
il dr. __________ abbia visto l’assicurato “solo” in occasioni puntuali, nei
giorni immediatamente seguenti le due decisioni dell’amministrazione oggetto di
ricorso (e nei quali quindi era ipotizzabile un’accentuazione del malessere
psichico), e non sull’arco di un periodo più o meno prolungato, rilevato
altresì come egli stesso abbia segnalato la presenza di “fluttuazioni” dello
stato del paziente (doc. A/3), la sua diversa valutazione in punto alla gravità
del danno alla salute rispetto a quella del dr. __________ non è (ancora)
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dall’amministrazione
e che si rileva completa ed approfondita sotto tutti gli aspetti e a imporre
nuovi accertamenti. In realtà la diversa quantificazione dell’inabilità
lavorativa che deriva dal medesimo quadro diagnostico è verosimilmente più da
attribuire ad un diverso apprezzamento degli impedimenti sulla capacità
lavorativa operata dai due specialisti.  

                                         Ma a prescindere da queste
considerazioni va detto che nel periodo controverso, vale a dire successivamente
all’insorgenza dei problemi cardiaci, numerosi medici si sono occupati
dell’assicurato e nessuno di questi ha mai diagnosticato la presenza di una problematica
psichiatrica. La stessa è stata citata soltanto nella forma di una
sintomatologia ansiosa, senza indicazione di una diagnosi precisa secondo la
classificazione ufficiale, e in aggiunta alle altre diagnosi “principali”
internistiche e cardiologiche, dal dr. __________ nel suo certificato del 22
marzo 2012 (doc. AI 31-22; cfr. certificato del 17 gennaio 2012, doc. AI 22). 

                                         Nemmeno dalla valutazione
resa per conto dell’assicurazione malattia il 20 aprile 2012 dal dr. __________,
internista, si desume la presenza di affezioni rilevanti dal lato psichiatrico,
il perito concludendo per una parziale inabilità lavorativa residua esclusivamente
per la patologia cardiaca, non essendoci menzione, nemmeno nell’accurata
anamnesi, di problemi della sfera psichica (doc. AI 15; cfr. anche le
valutazioni del 9 gennaio e 6 febbraio 2012 del dr. __________, doc. 25). Ora,
poste tutte le riserve che si impongono nell’ambito di una valutazione
retrospettiva basata sull’esame degli atti, nella fattispecie alla luce della
documentazione all’inserto questo Tribunale non ha motivi per scostarsi dalla conclusione
di un’inabilità lavorativa del 30% così come formulata dal dr. __________,
conclusione che appare ben motivata e sostenibile alla luce del quadro clinico
che emerge. Occorre ribadire che lo stesso assicurato ha attestato una
situazione sovrapponibile del suo disagio insorto dopo l’infarto, rilevando un
miglioramento significativo soltanto dai primi mesi del 2014. Inoltre, lo
stesso dr. __________ ha ammesso che rispetto al 2012 nella valutazione
effettuata nell’ottobre 2014 erano rilevabili solo lievi e non omogenei
miglioramenti (doc. A/3). Detta conclusione è del resto stata confermata anche
dalla dr.ssa __________, specialista in psichiatria del SMR. 

 

                            2.8.2.   Per quanto concerne invece le
contestazioni ricorsuali concernenti le affezioni somatiche, le stesse si
rilevano infondate e non sorrette da alcun materiale probatorio, segnatamente
certificazioni mediche che attestino una diversa o maggiore valenza invalidante
delle affezioni stesse. 

                                         A torto innanzitutto il
ricorrente ritiene che in merito alla stanchezza lamentata non siano stati
esperiti i necessari accertamenti, ove si considera come in merito alla stessa
si siano sufficientemente espressi i vari specialisti interpellati e come la
stessa evidentemente non abbia secondo il SAM valore di diagnosi a sé stante ma
essendo piuttosto un sintomo delle varie problematiche di cui l’assicurato è
portatore, patologia psichiatrica inclusa. 

                                         Per quanto riguarda le
certificazioni del dr. __________ attestanti un’inabilità lavorativa superiore
al 50% (cfr. le ultime attestazioni di inabilità per l’assicurazione di
indennità giornaliera per il periodo dall’agosto 2013 al settembre 2014, doc.
AI 113), richiamate le considerazioni che si impongono sulle certificazioni
rese dai medici di fiducia (anche se specialisti; cfr. STF 9C-949/2010 del 5
luglio 2011, STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001; cfr. consid. 2.5), la scarna e
immotivata differente valutazione del curante in punto all’ esigibilità
lavorativa è peraltro spiegabile con la diversità degli incarichi assunti (a
scopo di trattamento piuttosto che di perizia: cfr. STF 9C_949/2010 del 5
luglio 2011) e in ogni modo non è manifestamente suscettibile di modificare le
conclusioni dell’amministrazione che si fondano, come detto, su una perizia multidisciplinare
specialistica, non da ultimo anche considerando come il dr. __________ è generalista
e quindi non specialista della materia che qui interessa. 

                                         Per quanto in particolare
riguarda il problema dell’ipofonia, contrariamente a quanto sostenuto dal
ricorrente, l’amministrazione ha approfondito il problema facendo esperire
anche una valutazione specialistica da parte del dr. __________, specialista
ORL, il quale, nel suo referto del 24 ottobre 2013, dopo aver descritto la
problematica dell’abbassamento della voce, insorta successivamente
all’intervento cardiaco del 2011 e migliorata da inizio 2013, ed eseguito uno stato
ORL dettagliato, ha concluso per la diagnosi di ipofonia intermittente
funzionale su discreto edema di Reinke ritenendo che tale patologia non avesse
un influsso sulla capacità lavorativa, valutata pertanto nella misura del 100%
(doc. AI 92-36). A tale conclusione, fatta propria dal SAM e dal SMR, non si
può non aderire ritenuto anche come il ricorrente non abbia apportato ulteriori
elementi che permettano in qualche modo di farla apparire non corretta.

 

                                         Per quel che attiene alla problematica
cardiologica, va detto che alla valutazione approfondita del dr. __________ il
SAM ha prestato piena adesione, distanziandosi sostanzialmente per quanto unicamente
riferito all’evoluzione nel tempo dell’inabilità lavorativa. In effetti, il dr.
__________, nel suo dettagliato rapporto del 29 ottobre 2013, poste le diagnosi
di “malattia coronarica multivasale con stato dopo infarto anteroapicale, stato
dopo bypass aorto-coronarico multiplo (28 marzo 2011) con mammaria sin, su
primo e secondo posterolaterale, mammaria ds. su discendente anteriore, vena su
interventricolare posteriore (oltre a diabete tipo 2 insulino richiedente,
ipertensione, ipercolesterolemia, pregresso tabagismo, familiarità), ha
riferito come il decorso dopo l'intervento di rivascolarizzazione coronarica
del 2011 fosse stato favorevole senza recidiva di angina pectoris, senza
sintomi cardiaci specifici. Oggettivamente vi era una leggera disfunzione
ventricolare sin, su esiti di infarto anteroapicale sottoendocardico (FE ca.
50%), non invece segni elettrocardiografici di ischemia da stress. La
situazione è stata quindi definita soddisfacente dal perito, per il quale, dal punto
di vista strettamente cardiaco l’assicurato andava considerato abile a tempo
pieno nella sua professione di esperto fiscale/programmatore, titolare di uno
studio fiduciario con diversi dipendenti (così come in attività leggere e non
pericolose), fattori limitanti professionalmente essendo la mancanza di
concentrazione, l’insofferenza, il nervosismo e la stanchezza psicofisica. Richiesto
sull’evoluzione della riduzione della capacità lavorativa prolungata dal punto
di vista cardiologico, il perito ha in sostanza negato che fosse mai esistita
una riduzione prolungata della capacità lavorativa. Da quest’ultima conclusione,
avvenuta a posteriori, tuttavia il SAM, sulla base di una valutazione
complessiva e dopo discussione tra tutti i periti implicati oltre ai due specialisti
in medicina interna dr.i __________ e __________, si è infine parzialmente distanziato,
ritenendo di dover confermare le precedenti conclusioni in merito alle
inabilità lavorative nel periodo da gennaio 2011 a febbraio 2012, ammettendo
quindi che l’evoluzione temporale della limitazione della capacità lavorativa andava
confermata nei termini di quanto concluso dal SMR nel rapporto del 21 febbraio 2012
e cioè che l'attività abituale era proponibile in misura nulla dal 3 gennaio 2011,
del 50% dal 28 gennaio 2011, nulla dal 19 marzo 2011, del 25% dal 1 luglio 2011,
30% dal 3 ottobre 2011 e nella misura del 70% a partire da febbraio 2012.

                                         In altre parole, se nel
periodo dal gennaio 2011, con l’insorgenza dei problemi cardiaci e del
successivo intervento al cuore nel marzo 2011, era da considerare una
limitazione complessiva dell’inabilità lavorativa dell’ordine variabile dal
100% al 70%, sia per le problematiche cardiologiche che per quelle
psichiatriche, dal febbraio 2012, andava considerata una ripresa della capacità
lavorativa sul piano cardiologico e, quindi, unicamente ammessa quella, del
30%, riferibile alle problematiche evidenziate dal perito psichiatra dr. __________.

                                         Occorre peraltro sottolineare
che questa conclusione del SAM è stata infine condivisa in definitiva anche dal
dr. __________ il quale, apponendo la sua firma alla fine della perizia ha
confermato e attestato di essere stato coinvolto nella perizia e “di aver
preso atto dei contenuti della stessa e di concordare con le diagnosi e le
conclusioni ivi contenute” (doc. AI 92-29).

                                         Anche questa Corte ritiene
di dover convenire con tali conclusioni, ritenuto come le stesse si basino su
un attento esame della documentazione agli atti riferita al periodo in oggetto
e una valutazione multidisciplinare specialistica. In particolare, a fronte
delle conclusioni del SAM che situano il miglioramento della capacità
lavorativa al febbraio 2012 confermando la valutazione del 6 febbraio 2012 del
dr. __________ (cardiologo e internista che aveva seguito regolarmente
l’assicurato nel periodo post infarto, doc. AI 25) - il quale sulla base di un accurato
esame degli atti, un esame clinico approfondito, elettrocardiogramma a riposo,
ecocardiografia transtoracica aveva concluso per una ripresa della capacità
lavorativa piena nella sua attività lavorativa - e quella del SMR nel rapporto
finale del 21 febbraio 2012 e 19 dicembre 2013 (doc. AI 27 e 94), non è
possibile dar seguito alle valutazioni del 17 gennaio e 22 marzo 2012 del dr. __________
(doc. AI 22 e 31-12) e del 20 aprile 2012 del dr. __________ (doc. AI 15), che
hanno attestato il persistere di un’inabilità lavorativa per motivi cardiaci. 

                                         A torto peraltro il
ricorrente sostiene che il perito SAM non si sia confrontato con tali atti
medici, i quali fanno per contro parte dell’ampia documentazione sottoposta e
esaminata dal SAM. 

                                         Questa Corte ritiene quindi
che la conclusione del SAM che ha situato un miglioramento delle condizioni
cardiache dell’assicurato al febbraio 2012 vada confermata. Del resto siffatta conclusione
era stata tratta anche dal medico SMR nel rapporto finale del 21 febbraio 2012
e, dopo l’allestimento della perizia SAM, del 19 dicembre 2013 (doc. AI 27 e
94). 

                                      

                                         D’altra parte, sulla base
di tali conclusioni non può nemmeno essere data adesione alla proposta dell’Ufficio
AI, il quale, con la risposta di causa, sulla base di una nuova valutazione del
SMR del 17 novembre 2014 (doc. IV/1), ha chiesto di riformare in peius la
decisione nel senso di accertare che l’assicurato non ha mai avuto diritto a
prestazioni Al e, conseguentemente di disporre la restituzione delle
prestazioni versate per i mesi da febbraio a maggio 2012, ritenendo che il
miglioramento delle sue condizioni debba essere situato non al febbraio 2012,
come precedentemente concluso, ma già nell’autunno 2011, allorquando la
limitazione cardiologica sarebbe venuta meno perdurando quindi solo quella
psichiatrica del 30%. Secondo la valutazione del SMR del 17 novembre 2014
infatti l’assicurato avrebbe presentato, a dipendenza dei problemi cardiaci, un’incapacità
lavorativa dal gennaio 2011 al più tardi sino all’autunno 2011, ossia una volta
terminato un adeguato periodo di convalescenza dopo l'operazione di bypass AC
del marzo 2011; da questo momento l'assicurato era da considerare abile in
misura completa dal punto di vista cardiologico, e questo sulla base
delle menzionate conclusioni del dr. __________. 

                                         A questa conclusione il
TCA ribadisce di non poter aderire, ritenuto come innanzitutto la conclusione su
questo specifico punto del dr. __________ è avvenuta a posteriori, mentre
quella del dr. __________ è stata formulata dopo esame diretto del paziente e
degli atti avvenuto nel febbraio 2012, essendo peraltro confortata anche dalle
valutazioni del curante dr. __________, il quale ha sempre attestato, a
dipendenza delle problematiche cardiache, un’inabilità lavorativa rilevante nel
periodo in oggetto. Va ricordato nuovamente che il dr. __________, specialista
in cardiologia, ha seguito regolarmente con controlli specialistici l’assicurato
nella fase post infarto (doc. AI 47-38). Inoltre, la conclusione che ha
confermato il rilevante miglioramento delle condizioni dell’assicurato al mese
di febbraio 2012, anziché già al settembre 2011, si basa su un’attenta e
approfondita valutazione da parte dei diversi specialisti del SAM, alla quale
ha aderito anche il dr. __________ ed è stata confermata successivamente anche
dal SMR. 

                                         Di conseguenza - a
prescindere dal fatto che la riconsiderazione di una decisione ai sensi
dell’art. 53 cpv. 2 LPGA configura una possibilità per l’amministrazione e che
non può essere imposta né dalla persona assicurata né dal Tribunale (STF
8C_748/2014 del 9 gennaio 2015 consid. 3.4) - sulla base degli atti medici
questo Tribunale non può concludere, come sembrerebbe proporre l’Ufficio AI con
la risposta di causa, che la decisione impugnata sia su questo specifico punto manifestamente
errata.

 

                            2.8.3.   Tutto ben considerato questa
Corte deve quindi respingere le contestazioni formulate nel suo ricorso dall’assicurato,
il quale non si è in sostanza confrontato in modo sufficientemente motivato con
le conclusioni dei periti SAM nè ha apportato, come detto, elementi sufficienti
e idonei a precisare in cosa consisterebbe la pretesa maggiore inabilità
rispetto a quella accertata dalla perizia, limitandosi in sostanza a contestare
la decisione e chiedere l’attribuzione di una rendita anche successivamente al
mese di maggio 2012. 

                                         Deve altresì essere
osservato che non appare rilevante il fatto che l’assicurazione malattia __________
ha pagato al ricorrente indennità giornaliere per due anni (doc. AI 82),
l’assicurazione invalidità essendo evidentemente libera di decidere sulle
prestazioni da erogare sulla base dei propri criteri e delle sue valutazioni né
sussistendo alcun vincolo tra le diverse istanze assicurative. 

                                         Il TCA
non vede quindi motivi per non confermare le dettagliate, approfondite e
convincenti valutazioni del SAM, alle quali, come detto, va conferito pieno
valore probatorio. Non essendo inoltre provato un peggioramento duraturo