# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9b8f335b-7f96-51f5-b94b-11cb0a3f70c1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-10-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.10.2022 A-3624/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-3624-2020_2022-10-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Il TF non è entrato nel merito del 

ricorso con decisione del 09.12.2022 

(2C_959/2022) 
 

 
 
    
 

  

  

 

 Corte I 

A-3624/2020 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 0  o t t o b r e  2 0 2 2  

Composizione 

 
Giudici Michela Bürki Moreni (presidente del collegio),  

Annie Rochat Pauchard, Raphaël Gani,  

cancelliere Oliver Engel. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,    

patrocinato dall'avv. Curzio Toffoli,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC,  

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

A-3624/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il 23 novembre 2018 l’Agenzia delle Entrate, Ufficio Cooperazione In-

ternazionale Italia – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: au-

torità richiedente italiana) – ha presentato, dinanzi all’Amministrazione fe-

derale delle contribuzioni (AFC), una domanda raggruppata di assistenza 

amministrativa in materia fiscale fondata sull’art. 27 della Convenzione del 

9 marzo 1976 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per 

evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia 

di imposte sul reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI 

CH-IT), in combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiun-

tivo (in vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella 

RS 0.672.945.41; RU 2016 2769, 2771), nonché sull’accordo amichevole 

denominato Accordo amministrativo del 27 febbraio 2017/2 marzo 2017 tra 

le autorità competenti della Confederazione Svizzera e dell’Italia sullo 

scambio di informazioni attraverso richieste di gruppo (« Agreement 

between the Competent Authorities of the Swiss Confederation and Italy 

on exchange of information through group requests »; non pubblicato nella 

RS di diritto federale; di seguito: Accordo amministrativo), precisando 

quanto segue circa i soggetti interessati in Italia: 

« […] Ai sensi dell’articolo 2 dell’Accordo amministrativo tra Autorità competenti 
del 2/03/2017 la presente richiesta riguarda i contribuenti italiani cd. “Recalci-
tranti”, cioè i contribuenti italiani i cui nomi sono sconosciuti e che sono identi-
ficabili attraverso i seguenti criteri nel periodo dal 23 febbraio 2015 al 31 dicem-
bre 2016: 

a. è o è stato titolare di uno o più conti presso B._______, ora C._______; 

b. il titolare del conto ha o ha avuto un indirizzo di domicilio o di residenza in 
Italia (sulla base della documentazione in possesso di B._______, ora 
C._______); 

c. il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una lettera di B._______, ora 
C._______ in cui è stata annunciata la chiusura forzata del conto/conti ban-
cari salvo egli fornisca a B._______, ora C._______, istituto di credito l’au-
torizzazione del modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione Vo-
lontaria (Voluntary DiscIosure)” o ogni altra prova del rispetto delle proprie 
obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti;  

d. nonostante tale lettera, il titolare del conto non ha fornito a B._______, ora 
C._______, prove sufficienti del rispetto degli obblighi fiscali. 

Con riferimento al criterio di cui al punto c., si precisa che l’Amministrazione 
fiscale italiana è in possesso di copia della lettera (vedi allegato 1) che 
B._______ ha inviato ai propri clienti italiani per chiedere agli stessi se, in rela-
zione alle attività detenute presso l’istituto di credito, fossero “compliant” con 
riferimento alla normativa fiscale italiana. L’istituto di credito inoltre ha informato 
i clienti italiani che, qualora non avessero fornito evidenza di tale “compliance” 
fiscale i rapporti finanziari sarebbero stati sottoposti a restrizioni, in particolare 
mediante il blocco dei prelevamenti in contanti, a limitazioni sostanziali per 

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quanto riguarda l’effettuazione di bonifici e trasferimenti titoli, prevedendo inol-
tre la possibilità di introdurre ulteriori restrizioni con riferimento all’utilizzo di 
carte di debito e di credito, assegni e mezzi di pagamento. Si ritiene che tale 
lettera, prospettando sostanziali limitazioni all’operabilità del conto, in caso di 
mancata prova della conformità fiscale, abbia assolto al medesimo scopo della 
“lettera tipo” riferita all’articolo 4 dell’Accordo amministrativo in oggetto, non po-
tendosi negare la conclusione per l’equivalenza sostanziale delle lettere in que-
stione, se non a rischio di rendere in larga parte inoperativa e limitata nello 
scopo la disposizione citata e, più in generale, l’Accordo amministrativo in og-
getto. 

Si precisa che non sono interessati dalla presente richiesta i soggetti che inte-
grano i requisiti di cui all’articolo 3 del citato Accordo amministrativo. 

Ai sensi dell’articolo 4 dell’Accordo amministrativo si precisa che i criteri di se-
lezione alla base della presente richiesta sono quelli previsti negli articoli 2 e 3 
dell’Accordo amministrativo. L’utilizzo combinato di tali criteri di selezione con-
duce a un sospetto di evasione fiscale in quanto consente di individuare contri-
buenti italiani che non hanno correttamente adempiuto agli obblighi previsti 
dalla normativa fiscale italiana. A tal fine occorre anche considerare che i con-
tribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi detenuti 
all’estero, corrispondendo le relative imposte […] ». 

La lettera a cui si riferisce l’autorità richiedente italiana nella propria do-

manda raggruppata, da lei acclusa quale allegato 1, è una lettera della 

banca B._______/C._______ datata 3 febbraio 2014. 

A.b Circa le ragioni e finalità fiscali per cui l’autorità richiedente italiana ri-

chiede le informazioni concernenti i soggetti interessati in Italia descritti 

poc’anzi, essa ha precisato quanto segue: 

« […] Da una parziale analisi dei dati estrapolati dalle istanze, e dalla relativa 
documentazione di supporto, presentate dai contribuenti italiani nell’ambito 
dello speciale programma di collaborazione volontaria previsto dalla legge 
15 dicembre 2014, n. 186, risulta che circa 7.000 contribuenti italiani hanno 
aderito alla Voluntary Disclosure chiedendo di regolarizzare le infedeltà ed 
omissioni dichiarative commesse in relazione alla detenzione di attività finan-
ziarie (inclusi conti bancari) presso l’istituto di credito elvetico B._______.  

Si evidenzia, inoltre, che l’Amministrazione fiscale italiana è in possesso di co-
pia della lettera che B._______ ha inviato ai propri clienti italiani (cfr. Allegato1) 
la cui equivalenza sostanziale con la “lettera” menzionata neIl’Accordo ammi-
nistrativo è stata già argomentata al punto 12 sopra. 

Con riferimento agli appena citati aspetti si ritiene, pertanto, che un considere-
vole numero di contribuenti italiani detenga o abbia detenuto presso B._______ 
attività finanziarie in relazione alle quali: 

 non ha assolto agli obblighi previsti dall’ordinamento tributario italiano in 
materia di monitoraggio fiscale (obbligo di indicazione degli asset detenuti 
all’estero nel quadro RW della dichiarazione dei redditi),  

 non ha correttamente dichiarato, né ai fini delle imposte sul reddito delle 
persone fisiche, né ai fini dell’imposta sul valore delle attività finanziarie 
detenute all’estero, i redditi ottenuti dal possesso di tali attività e conse-
guentemente, 

 non ha fornito alla banca sufficienti prove del suo adempimento degli obbli-
ghi fiscali previsti dalla normativa italiana […] ». 

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A.c In considerazione degli elementi a sua disposizione l’autorità richie-

dente italiana ha dunque richiesto all’AFC le seguenti informazioni per il 

periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016: 

« […] Entro i Iimiti fissati dalla Convenzione contro le doppie imposizioni e l’Ac-
cordo amministrativo in vigore tra ltalia e Svizzera, si richiedono tutte le infor-
mazioni in possesso di B._______, ora C._______, in merito ai conti detenuti 
presso l’istituto di credito, nel corso del periodo tra il 23 febbraio 2015 ed il 
31 dicembre 2016, da soggetti residenti in Italia cd. “titolari recalcitranti di atti-
vità finanziarie” (recalcitrant account holders) in particolare si richiede: 

a. informazioni anagrafiche dei “recalcitrant account hoIders” (cognome, no-
me, data di nascita e ultimo indirizzo noto risultante dalla documentazione 
bancaria); 

b. numero identificativo del conto o dei conti detenuti presso B._______, ora 
C._______; 

c. saldo al 28 febbraio 2015 e 31 dicembre 2016 di tutti i conti detenuti dai 
“recalcitrant account holders” […] ». 

B.  

B.a Con decreto di edizione del 29 marzo 2019, l’AFC ha esortato la banca 

B._______ – nonché la banca C._______ che è subentrata a quest’ultima 

nel 2016 – a identificare tutte le persone interessate dalla domanda rag-

gruppata italiana di assistenza amministrativa sulla base dei criteri di ri-

cerca ivi citati. Di fatto, le è stato richiesto di trasmettere le informazioni 

richieste solo per i clienti che, in conformità alla giurisprudenza del Tribu-

nale federale, erano a conoscenza della lettera della banca e non hanno 

comprovato la loro conformità fiscale né prima né dopo questa lettera. Essa 

ha altresì invitato la banca ad informare le persone interessate/legittimate 

a ricorrere circa la procedura di assistenza amministrativa in questione. 

B.b Con scritto 16 aprile 2019, la D._______ – in nome e per conto della 

banca B._______/C._______ – si è espressa in merito al decreto di edi-

zione del 29 marzo 2019 dell’AFC formulando dubbi sul fatto che la lettera 

3 febbraio 2014 della banca, allegata alla domanda raggruppata italiana di 

assistenza amministrativa e al suddetto decreto, fosse stata effettivamente 

inviata ai clienti domiciliati in Italia. Dalle ricerche interne della banca un 

tale scritto non è stato infatti trovato. Essa ha dunque invitato l’AFC ad 

esprimersi circa la legittimità della lettera 3 febbraio 2014.  

B.c Con scritto 13 maggio 2019, la banca B._______/C._______ ha ulte-

riormente precisato di aver rinvenuto una lettera di contenuto analogo a 

quella del 3 febbraio 2014, ma indicante una data posteriore e mai inviata 

ai clienti. Essa ha altresì indicato di aver rinvenuto altre lettere, con un testo 

analogo, ma inviate ad una data successiva. 

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B.d Con scritto 7 giugno 2019, la D._______ ha – in nome e per conto della 

banca B._______/C._______ – nuovamente postulato che l’AFC si pro-

nunci sulla legittimità della lettera 3 febbraio 2014. 

B.e Con scritto 14 giugno 2019, l’AFC ha risposto agli scritti della banca 

B._______/C._______, indicando di non aver alcun motivo per dubitare 

dell’autenticità della lettera 3 febbraio 2014 e che, in tutta probabilità, tale 

lettera fosse stata inviata in realtà nel 2015 o più tardi, riportando una data 

inavvertitamente sbagliata. In tale contesto, essa ha invitato nuovamente 

la banca ad estendere le sue ricerche anche agli anni successivi, effettuan-

do una ricerca sistematica sulla base del decreto di edizione del 29 marzo 

2019 e a comunicare i risultati di detta ricerca entro il 5 luglio 2019. 

B.f Con scritto 4 luglio 2019, la banca B._______/C._______ ha presen-

tato all’AFC i risultati della ricerca sistematica condotta dalla società 

E._______ allegando un rapporto finale di tale ricerca. In sintesi è stato 

indicato che una lettera quasi identica datata 20 febbraio 2015 – allegata 

in copia – è stata identificata e inviata a oltre 10'000 clienti dell’istituto ban-

cario.  

Tempo dopo, essa ha trasmesso le informazioni richieste ed indicato di 

aver inviato lo scritto d’informazione dell’AFC alle persone legittimate a ri-

correre/interessate in data 2 dicembre 2019. 

C.  

C.a Con pubblicazione nel Foglio federale del 10 dicembre 2019, l’AFC ha 

informato nelle tre lingue ufficiali la cerchia delle persone interessate in 

merito alla domanda di assistenza amministrativa italiana e al loro obbligo 

di indicare il loro indirizzo svizzero, in caso di domicilio in Svizzera, rispet-

tivamente di designare un rappresentante autorizzato a ricevere le notifi-

cazioni in Svizzera, in caso di domicilio in Italia, entro 20 giorni dalla sud-

detta pubblicazione. In questo contesto è stato altresì indicata la possibilità 

di optare per la procedura semplificata e che, in caso contrario, l’AFC 

avrebbe emesso una decisione finale per ogni procedura. In assenza di 

indicazione di un indirizzo di notifica, l’AFC avrebbe proceduto alla relativa 

pubblicazione in forma anonima sul Foglio ufficiale. 

C.b Con scritto del 30 dicembre 2019 A._______, per il tramite del proprio 

patrocinatore, ha comunicato un indirizzo di notifica in Svizzera e precisato 

di voler partecipare al procedimento e consultare gli atti e di opporsi a qual-

siasi misura in procedura semplificata (art. 16 LAAF [Legge federale del 

28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazionale in materia 

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fiscale {RS 651.1}]), chiedendo invece l’applicazione della procedura ordi-

naria ex art. 17 LAAF. 

C.c Con lettera del 26 febbraio 2020 l’AFC ha comunicato all’interessato    

di ritenere ricevibile la domanda dell’autorità italiana per il periodo fiscale 

in parola e adempiute le condizioni per l’assistenza amministrativa, preci-

sando le informazioni che intende trasmettere. L’amministrazione ha inoltre 

accordato l’accesso agli atti ed ha assegnato un termine di dieci giorni per 

presentare una presa di posizione.  

C.d Nel termine impartito, prorogato di 10 giorni, l’interessato ha inoltrato 

la presa di posizione del 18 marzo 2020, con la quale ha lamentato la vio-

lazione del diritto di essere sentito e l’irricevibilità della domanda di assi-

stenza amministrativa estera.  Nel merito ha chiesto – in via principale – di 

respingere la domanda di assistenza amministrativa e – in via subordinata 

– di non trasmettere le informazioni che lo concernono all’autorità richie-

dente.  

C.e Con decisione finale del 15 giugno 2020, l’AFC ha concesso l’assi-

stenza amministrativa all’autorità richiedente italiana, per quanto concerne 

l’interessato.  

D.  

Avverso la decisione finale del 15 giugno 2020 dell’AFC il 16 luglio 2020 

l’interessato, per il tramite del suo patrocinatore, ha inoltrato ricorso al Tri-

bunale amministrativo federale (TAF). In via preliminare ha chiesto che la 

decisione impugnata venga annullata per carente motivazione. In via prin-

cipale ha invece concluso che la richiesta di assistenza amministrativa ita-

liana sia dichiarata inammissibile e la decisione impugnata annullata, pro-

testando spese processuali e ripetibili. In via subordinata ha infine chiesto 

che sia fatto divieto all’AFC di trasmettere all’autorità richiedente le infor-

mazioni riguardanti la sua persona e di conseguenza annullato il disposi-

tivo no. 2 della decisione impugnata. 

E.  

E.a Con sentenza di principio (« pilota ») A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020 il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di due per-

sone interessate dalla domanda raggruppata italiana di assistenza ammi-

nistrativa del 23 novembre 2018. 

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E.b Avverso la predetta sentenza il 3 marzo 2020 le persone interessate 

hanno inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale federale. Con sentenza 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 l’Alta Corte ha respinto il gravame e 

confermato, sotto vari aspetti, l’ammissibilità della predetta domanda rag-

gruppata italiana e la conseguente trasmissibilità delle informazioni richie-

ste dall’autorità richiedente italiana. 

E.c A seguito della sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 del Tribu-

nale federale, il Tribunale amministrativo federale ha ripreso l’esame delle 

restanti procedure interessate dalla predetta domanda raggruppata. Più 

concretamente ha invitato i ricorrenti interessati a voler indicare preliminar-

mente s’essi – alla luce della sua sentenza di principio  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020, nonché della sentenza del Tribunale 

federale 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 – desideravano o meno man-

tenere il loro ricorso, precisando che, in caso di mancata presa di posizione 

nel termine impartito, sarebbe partito dal presupposto che desideravano 

mantenerlo. 

E.d Nello specifico, con scritto del 31 marzo 2022, il ricorrente ha comuni-

cato di voler mantenere il proprio gravame e inoltre chiesto se non sia op-

portuno – nell’ottica di contenere le spese processuali – procedere con la 

congiunzione della sua causa con altri cinque incarti pendenti presso il TAF 

in cui il medesimo patrocinatore ha sollevato censure analoghe.   

E.e Con decisione incidentale del 6 aprile 2022, questo Tribunale ha re-

spinto la domanda di congiunzione delle cause.  

E.f Con risposta del 27 maggio 2022, trasmessa al ricorrente per cono-

scenza il 31 maggio 2022, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha postulato 

la reiezione del ricorso.  

F.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i ri-

corsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA, su riserva delle eccezioni di 

cui all’art. 32 LTAF, che non trovano qui applicazione. In particolare, le de-

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cisioni pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa in-

ternazionale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposi-

zione – in casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della 

legge federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa inter-

nazionale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Alle domande raggruppate di assistenza amministrativa, 

con cui vengono richieste delle informazioni relative ad un gruppo di per-

sone non identificate nominalmente, ma tramite un modello di comporta-

mento identico, risulta applicabile la LAAF nella sua versione in vigore dal 

1° gennaio 2017 (RU 2016 5059), nonché la relativa ordinanza del 23 no-

vembre 2016 sull’assistenza amministrativa internazionale in materia fi-

scale (OAAF, RS 651.11), in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (RU 

2016 4877). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della convenzione 

applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della CDI 

CH-IT. Presentata il 23 novembre 2018, la domanda di assistenza litigiosa 

– che, come confermato dal Tribunale federale, costituisce una domanda 

raggruppata (cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 con-

sid. 3) – rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF 

a contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposi-

zioni generali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche 

della LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito. 

1.3 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del 

ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 1.3 con rinvii).  

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-

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tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-

completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-

deguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Di principio, il Tribunale amministrativo federale dispone del pieno po-

tere di cognizione (cfr. art. 49 PA). Determina i fatti e applica il diritto d’uffi-

cio (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Nondimeno, esso si limita – di principio – alle 

censure sollevate ed esamina altri punti solo nella misura in cui gli argo-

menti delle parti o l’incarto lo richiedano (cfr. DTF 135 I 91 consid. 2.1; 122 

V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2014/24 consid. 2.2). 

2.3 Tuttavia, quando il Tribunale federale accoglie un ricorso e rinvia la 

causa all’autorità precedente secondo l’art. 107 cpv. 2 della legge del 

17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110), l’autorità alla 

quale è rinviata la causa è limitata nella sua cognizione dalla motivazione 

della sentenza di rinvio, nel senso che è vincolata da ciò che è già stato 

deciso dal Tribunale federale (cfr. DTF 135 III 334 considd. 2 e 2.1; 133 III 

201 consid. 4.2 [giurisprudenza tutt’ora valida sotto l’egida della LTF]; [tra 

le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3). 

Nella misura in cui la fattispecie e la base legale sono identiche, la sen-

tenza del Tribunale federale ha valore di precedente per il Tribunale ammi-

nistrativo federale: si tratta dunque di determinare se detto precedente è 

applicabile al caso concreto o se si tratta di una nuova questione giuridica, 

che può essere valutata liberamente solo dallo scrivente Tribunale. In con-

creto, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-

rale ha confermato l’ammissibilità della domanda raggruppata di assi-

stenza amministrativa italiana del 23 novembre 2018, già sancita dallo scri-

vente Tribunale con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 (cfr. fatti, 

sub lett. E.a e E.b). Vista la sentenza del Tribunale federale, la cognizione 

dello scrivente Tribunale è limitata dalla motivazione di questa sentenza, 

così come lo sarebbe stata da una sentenza di rinvio, nel senso che è vin-

colato da ciò che è già stato deciso definitivamente dal Tribunale federale. 

In altre parole, lo scrivente Tribunale deve basarsi sui considerandi della 

predetta sentenza e non può discostarsi dalle argomentazioni giuridiche 

del Tribunale federale su tutti i punti sui quali quest’ultimo si è pronunciato, 

cosicché l’unico margine di manovra che il Tribunale statuente conserva 

riguarda le questioni lasciate aperte dalla sentenza del Tribunale federale 

e le conseguenze che ne derivano (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-

5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3 con rinvii). 

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3.  

In concreto, oggetto del litigio è la decisione finale del 15 giugno 2020 

dell’autorità inferiore, con cui ha accolto la domanda raggruppata italiana 

di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, per quanto concerne 

il qui ricorrente. 

In tale contesto verranno innanzitutto richiamati i principi applicabili alla 

presente fattispecie.  

3.1  

3.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT, 

che riprende integralmente il testo dell’art. 26 del Modello di convenzione 

dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; 

di seguito: MC OCSE; cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’ap-

provazione di un Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e 

l’Italia per evitare le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di 

seguito: Messaggio CDI CH-IT; cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 di-

cembre 2021 consid. 3.1). La CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo, che ne 

fa parte integrante, vanno considerati come un’unità interpretativa. Nella 

loro versione attuale, in vigore dal 13 luglio 2016 e modificata dagli artt. I e 

II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le 

disposizioni del Protocollo aggiuntivo – in particolare la lett. ebis del Proto-

collo aggiuntivo – trovano applicazione per quelle domande di informazioni 

presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti e, o, 

circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa data 

(cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 2016 

2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5637). Tale è segnata-

mente il caso della presente domanda raggruppata italiana di assistenza 

amministrativa, presentata il 23 novembre 2018 e riguardante il periodo fi-

scale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016 (cfr. sentenza del TF 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.2; sentenza del TAF  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1). Come confermato dal 

Tribunale federale, l’art. 27 CDI CH-IT e la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo 

– qui applicabili sul piano intertemporale – rappresentano una valida base 

legale per la predetta domanda raggruppata (cfr. sentenza del TF 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.3). 

3.1.2 Nello specifico, la domanda raggruppata italiana di assistenza ammi-

nistrativa del 23 novembre 2018 – oltre a fondarsi sull’art. 27 CDI CH-IT e 

la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo – si basa altresì sull’Accordo ammini-

strativo. Per quanto attiene alla natura giuridica dell’Accordo amministra-

tivo, il Tribunale federale ha sancito che si tratta di un accordo amichevole 

A-3624/2020 

Pagina 11 

di portata generale (« Generelle Verständigungsvereinbarung » o « Kon-

sultationsvereinbarung »), stipulato su iniziativa degli Stati stessi, ispirati al 

modello proposto dell’art. 25 cpv. 3 MC OCSE e contemplato, per quanto 

concerne il caso concreto, dall’art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT (cfr. sentenza del 

TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 5.3). Nel caso di specie, non 

è determinante stabilire se l’Accordo amministrativo sia o meno « vinco-

lante ». Detto accordo non può infatti comunque contraddire lo spirito e gli 

scopi della CDI CH-IT sulla quale esso è fondato (cfr. art. 25 cpv. 3 MC 

OCSE; art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT) e dev’essere applicato sulla scorta di 

un’interpretazione conforme a quest’ultima. Esso non può dunque rilevarsi 

più restrittivo della CDI CH-IT ed escludere l’assistenza amministrativa in 

una situazione nella quale la trasmissione delle informazioni è conforme 

alla suddetta Convenzione. Un’interpretazione dell’Accordo amministrativo 

permette così di stabilire chiaramente che le condizioni previste nell’accor-

do non sono che un esempio – ispirato alle condizioni poste dal Tribunale 

federale nella DTF 143 II 136 per ammettere una domanda raggruppata – 

delle situazioni nelle quali la Confederazione Svizzera avrebbe concesso 

l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia per le domande rag-

gruppate da essa formulate. Stipulando detto accordo, gli Stati contraenti 

intendevano semplicemente descrivere uno dei possibili scenari nei quali 

una siffatta domanda avrebbe dovuto essere accolta, senza però limitare 

questa possibilità allo scenario descritto nell’accordo. Del resto, l’Accordo 

amministrativo stesso non prevede in modo esplicito che l’assistenza am-

ministrativa andrebbe negata a domande raggruppate rispettose della CDI 

CH-IT e del Protocollo aggiuntivo, ma formulate in contesti che non corri-

spondono esattamente a quanto previsto nell’accordo in discussione. Ap-

pare del tutto illogico che gli Stati contraenti, i quali, adottando la nuova 

lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, hanno dichiarato di voler interpretare le 

esigenze di una domanda di assistenza amministrativa in modo da garan-

tire uno scambio d’informazioni il più ampio possibile (cfr. lett. ebis cifra 3 

del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), ab-

biano voluto poi stipulare un accordo contenente delle condizioni vincolanti 

specifiche, non contemplate né nella CDI CH-IT, né nel Protocollo aggiun-

tivo. Ne consegue che nessun ricorrente può dedurre alcunché dall’Accor-

do amministrativo per opporsi all’ammissione della domanda raggruppata 

italiana in oggetto (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 5.4).  

3.2  

3.2.1 La domanda di assistenza amministrativa deve indicare gli elementi 

figuranti alla lett. ebis cifra 2 del Protocollo aggiuntivo, ovvero: (i) l’identità 

della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; (ii) il periodo di tempo 

A-3624/2020 

Pagina 12 

oggetto della domanda; (iii) la descrizione delle informazioni richieste, non-

ché indicazioni sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera rice-

vere tali informazioni dallo Stato richiesto; (iv) lo scopo fiscale per cui le 

informazioni sono richieste; (v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del deten-

tore presunto delle informazioni richieste (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1). 

Dette esigenze vanno interpretate nella maniera più ampia possibile al fine 

di garantire lo scambio effettivo d’informazioni. Nel caso delle domande 

raggruppate, l’esigenza legata all’identificazione del contribuente (i) non 

trova applicazione in quanto tale, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo 

prevedendo espressamente che i contribuenti possono essere identificati 

anche in altro modo. Né la CDI CH-IT, né il Protocollo aggiuntivo forniscono 

tuttavia indicazioni circa gli altri modi per identificare i contribuenti, diversa-

mente che dall’utilizzo di un nome. In tale contesto, tenuto altresì conto che 

– come sancito poc’anzi (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio) – l’Accor-

do amministrativo costituisce un mero esempio di applicazione della CDI 

CH-IT che non ne può né estenderne, né restringerne l’applicazione, oc-

corre dunque far riferimento a quanto sancito dalla LAAF e l’OAAF, nella 

loro versione in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (cfr. RU 2016 5059; 

RU 2016 4877), le quali disciplinano le disposizioni procedurali per rispon-

dere alle domande raggruppate (cfr. Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 

5636; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1; 

parimenti circa il carattere della LAAF quale legge di esecuzione delle CDI, 

DTF 143 II 224 consid. 6.1; 143 II 136 considd. 4.1-4.4).  

3.2.2 Più precisamente, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

trova applicazione l’art. 3 cpv. 1 OAAF, nella misura in cui concretizza le 

regole di diritto internazionale relative alle domande raggruppate (cfr. DTF 

143 II 628 consid. 5.3; 143 II 136 consid. 6.2; sentenza del TAF  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.2). Secondo detta disposi-

zione, una domanda raggruppata deve contenere le seguenti indicazioni: 

a. una descrizione dettagliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti 

e delle circostanze all’origine della domanda; 

b. una descrizione delle informazioni richieste nonché indicazioni sulla forma 

nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali informazioni; 

c. lo scopo fiscale per il quale le informazioni sono richieste; 

d. i motivi per cui si presuppone che le informazioni richieste si trovino nello 

Stato richiesto oppure in possesso o sotto il controllo del detentore delle in-

formazioni residente in tale Stato; 

e. il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle informazioni, se sono noti; 

f. un commento del diritto applicabile; 

A-3624/2020 

Pagina 13 

g. un’esposizione chiara e basata su fatti dei motivi per cui si presuppone che i 

contribuenti del gruppo oggetto della domanda non abbiano rispettato il diritto 

applicabile; 

h. una spiegazione in cui si illustra che le informazioni richieste aiuterebbero a 

determinare la conformità alla legge dei contribuenti del gruppo; 

i. se il detentore delle informazioni o un altro terzo ha contribuito attivamente al 

comportamento non conforme alla legge dei contribuenti del gruppo, una de-

scrizione di questo contributo; 

j. la dichiarazione che la domanda soddisfa le prescrizioni legali e normative 

nonché la prassi amministrativa dello Stato richiedente, cosicché l’autorità ri-

chiedente, qualora esse fossero di sua competenza, possa ricevere tali infor-

mazioni in applicazione del suo diritto o nel quadro ordinario della sua prassi 

amministrativa; 

k. la dichiarazione che lo Stato richiedente ha esaurito le fonti di informazione 

usuali secondo la sua procedura fiscale interna. 

3.3  

3.3.1 Espresso all’art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT, il requisito della rilevanza vero-

simile delle informazioni – ovvero, la condizione « verosimilmente rile-

vante » – per l’applicazione della Convenzione o della legislazione fiscale 

interna degli stati contraenti è la chiave di volta del sistema di scambio 

d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii). Esso ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio pos-

sibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere una 

ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expedi-

tion ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari fi-

scali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis del Pro-

tocollo aggiuntivo; DTF 146 II 150 consid. 6.1.1 con rinvii; sentenza del TF 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1 con rinvii). Detto requisito è 

adempiuto allorquando, al momento della formulazione della domanda, 

esiste una ragionevole probabilità che le informazioni richieste si rilevino 

pertinenti. Poco importa se, una volta fornita, un’informazione risulti per 

finire non pertinente (cfr. sentenza del TF 2C_764/2018 del 7 giugno 2019 

consid. 5.1). Non spetta allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assi-

stenza o la trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate 

prive di pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante. L’apprezza-

mento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni richieste è 

infatti in primo luogo di competenza dello Stato richiedente (cfr. DTF 145 II 

112 consid. 2.2.1; 144 II 206 considd. 4.2 e 4.3; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.3; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.3). 

A-3624/2020 

Pagina 14 

3.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expedi-

tion » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o en-

trambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. L’iden-

tificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con altre 

modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richiedente 

(cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2). Ciò è il caso delle domande raggrup-

pate, che identificano i contribuenti interessati mediante un modello di com-

portamento, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo precisando infatti 

che la condizione « verosimilmente rilevante » può essere soddisfatta an-

che nei casi relativi ad una pluralità di contribuenti, identificati con il nome 

oppure altrimenti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 di-

cembre 2020 consid. 4.2.2.2). Le condizioni per ammettere l’esistenza di 

una « fishing expedition » sono severe, sicché tale figura va ammessa solo 

in via eccezionale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; sentenza del TF 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1). 

3.3.3 Secondo la consolidata giurisprudenza del Tribunale federale le do-

mande di assistenza amministrativa che, come quella in esame, non iden-

tificano nominalmente le persone interessate devono essere sottoposte a 

un esame più approfondito, allo scopo di escludere la sussistenza di una 

« fishing expedition » (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-

sid. 7.2.3 seg.). Il Tribunale federale ha così stabilito, riferendosi segnata-

mente al MC OCSE che, nella propria domanda, l’autorità richiedente deve 

cumulativamente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2; 143 II 628 consid. 5.2; sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 di-

cembre 2021 consid. 4.2): 

1) fornire una descrizione dettagliata del gruppo, esponendo i fatti e le 

circostanze specifiche che l’hanno spinta a formulare la domanda por-

tata alla richiesta; 

2) illustrare il diritto (fiscale) applicabile e spiegare perché vi sono delle 

ragioni per supporre che i contribuenti appartenenti al gruppo non 

hanno rispettato i propri obblighi, e meglio hanno violato il diritto fiscale; 

3) dimostrare che le informazioni richieste sono atte a far sì che i contri-

buenti facenti parte del gruppo adempiano i propri obblighi fiscali. 

Per quanto attiene alla seconda di queste condizioni, il Tribunale federale 

ha precisato che l’autorità richiedente deve fornire degli elementi fattuali 

che lascino supporre che le persone appartenenti al gruppo hanno adottato 

un comportamento contrario al diritto (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 

sentenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2; parimenti 

art. 3 cpv. 1 lett. g OAAF). Devono sussistere elementi concreti in merito 

A-3624/2020 

Pagina 15 

alla violazione degli obblighi fiscali; le domande di assistenza amministra-

tiva formate senza sospetti di sorta, a mero scopo d’imposizione, non sono 

ammissibili (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 consid. 6.1.2; sen-

tenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2). Per contro, lo 

Stato richiedente non deve dimostrare, con una probabilità prossima alla 

certezza, che il comportamento del contribuente è contrario al diritto fisca-

le; dei sospetti concreti sono sufficienti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2). 

Per determinare se i sospetti esposti sono sufficienti in quest’ottica occorre 

fondarsi sull’insieme delle circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2). Il 

Tribunale federale ha segnatamente ammesso l’esistenza di sospetti suffi-

cienti in un caso nel quale una banca svizzera aveva inviato ai propri clienti 

una lettera informandoli che avrebbe posto fine alla relazione contrattuale 

qualora essi non le avessero fornito la prova della loro « compliance » fi-

scale nei confronti dello stato richiedente. Secondo il Tribunale federale, in 

un caso del genere, nei confronti dei clienti che non avevano ottemperato 

a questa richiesta, preferendo quindi porre fine alla relazione contrattuale, 

vi erano sospetti sufficienti di una violazione del diritto fiscale (cfr. DTF 143 

II 136 consid. 6.3; sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 con-

sid. 4.2).  

3.4  

3.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 7 lett. c LAAF) si applica, quale 

principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito dello 

scambio d’informazioni ai sensi delle CDI (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 

143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.4.1). Lo Stato richiesto è dunque vincolato alla 

fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza, 

nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediatamente con-

futate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contradizioni ma-

nifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-

5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1; parimenti sentenza del TAF 

A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.1).  

3.4.2 La buona fede di uno Stato è presunta nelle relazioni internazionali 

(principio dell’affidamento), ciò che implica, nel presente contesto, che lo 

Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio le allegazioni dello 

Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. In tal caso, il prin-

cipio dell’affidamento non si oppone ad una domanda di chiarimento allo 

Stato richiesto; il rovesciamento della presunzione della buona fede di uno 

Stato dovendosi in ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 

A-3624/2020 

Pagina 16 

146 II 150 consid. 7.1; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.2; A-

5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.2). 

3.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa 

se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su infor-

mazioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 

lett. c LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle 

domande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei 

reati effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempi-

mento delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si pre-

sume la violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 

II 202 consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio 

della buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione 

con le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti 

in Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de 

l’art. 26 MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’am-

bito dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspet-

tarsi che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, 

in particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c 

LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-

zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione 

che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo 

Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare 

una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra 

gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa 

su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine 

lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente 

a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF 

2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola 

la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo 

Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung ») 

che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-

zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta 

comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i 

dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effet-

tivamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza; 

cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e 

la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.3; A-5662/2020 del 10 mag-

gio 2021 consid. 2.4.3). 

A-3624/2020 

Pagina 17 

3.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette in-

formazioni (cfr. art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che for-

nisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 

146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-

zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un ac-

cordo di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 con-

sid. 2.6; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 

3.6  

3.6.1 Lo Stato richiedente deve altresì rispettare il principio della sussidia-

rietà (cfr. lett. ebis cifra 1 del Protocollo aggiuntivo). In assenza di elementi 

concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, non vi è alcuna ragione 

per rimettere in discussione l’adempimento del principio della sussidiarietà, 

allorquando uno Stato presenta una domanda di assistenza amministra-

tiva, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver sfruttato tutte le fonti 

d’informazione abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di 

richiedere informazioni o di aver agito conformemente alla Convenzione 

(cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del TF 2C_73/2021 del 

27 dicembre 2021 consid. 8 con rinvii; 2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016 

consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 

2021 consid. 2.7.1; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.1).  

3.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussi-

diarietà risulta, di principio, violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

A-3624/2020 

Pagina 18 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 3.3.1 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.7.2; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.7.2). 

3.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 3.3.1 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.8;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.  

Stabiliti i principi qui applicabili, questo Tribunale rileva come in concreto la 

domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novem-

bre 2018, alla base della presente procedura di ricorso, sia già stata og-

getto – come detto (cfr. fatti, sub lett. E) – della sentenza pilota del TAF A-

1296/2020 del 21 dicembre 2020 e, successivamente, della sentenza di 

principio del Tribunale federale 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021. In 

sunto, il Tribunale federale ha sancito – alla stregua dello scrivente Tribu-

nale – che sulla base di detta domanda va concessa l’assistenza ammini-

strativa all’Italia. Poiché detta sentenza è qui vincolante in qualità di prece-

dente giuridico dell’Alta Corte (cfr. consid. 2.3 del presente giudizio), se-

gnatamente per quanto attiene alla questione dell’ammissibilità di detta do-

manda, non vi è di principio alcuna possibilità per il Tribunale di rifiutare 

l’assistenza amministrativa in deroga alle conclusioni dell’Alta Corte.  

Ne discende che solo le censure sollevate dal ricorrente in relazione con 

degli elementi su cui il Tribunale federale non si è pronunciato nella pre-

detta sentenza 2C_73/2021, possono essere, di principio, ancora esami-

nate in dettaglio dal TAF. Per quanto attiene alle censure già evase dal 

Tribunale federale, questo Tribunale – come detto, essendo materialmente 

vincolato – non può invece discostarsi da quanto ritenuto dall’Alta Corte, 

sicché il loro esame deve limitarsi a richiamare quanto già deciso nella ci-

tata sentenza 2C_73/2021 e ad applicarlo al caso concreto. Detto in altri 

termini, nell’esaminare le censure del ricorrente, in questa sede ci si riferirà 

principalmente alla citata sentenza 2C_73/2021 – laddove il Tribunale fe-

derale si sia già espresso al riguardo – e/o, per quanto necessario, alla 

A-3624/2020 

Pagina 19 

successive/precedenti sentenze emanate dal Tribunale statuente al ri-

guardo, tra cui la sentenza pilota A-1296/2020 del 21 dicembre 2020. 

4.1 Sul piano formale, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il 

Tribunale federale ha sancito – perlomeno implicitamente dichiarandola 

ammissibile – che la domanda raggruppata italiana di assistenza ammini-

strativa del 23 novembre 2018 adempie le esigenze formali di contenuto di 

cui alla lett. ebis del Protocollo aggiuntivo e dell’art. 3 cpv. 1 OAAF. Ciò cor-

risponde altresì a quanto sancito più nel dettaglio dallo scrivente Tribunale, 

con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 2020. Per quanto qui neces-

sario, il Tribunale ribadisce come detta domanda contenga la lista delle 

informazioni necessarie alla sua ammissione, e meglio: l’indicazione del 

periodo fiscale (dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016); una descri-

zione dettagliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti e delle 

circostanze alla sua origine sulla base di un modello di comportamento ai 

sensi degli artt. 2 e 3 dell’Accordo amministrativo, allo scopo di identificare 

un gruppo specifico di contribuenti considerati recalcitranti (i cosiddetti « re-

calcitrant account holders ») secondo i criteri ivi esposti; la descrizione 

delle informazioni richieste (informazioni specifiche sui contribuenti recal-

citranti); l’indicazione dello scopo fiscale (la verifica del corretto adempi-

mento degli obblighi di dichiarazione delle attività detenute presso un inter-

mediario estero e dei correlati redditi da contribuenti residenti in Italia) e 

delle imposte interessate (imposta sul reddito delle persone fisiche, impo-

sta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, obblighi discen-

denti dalla legge relativa al monitoraggio fiscale per l’amministrazione 

dell’imposta sui redditi delle persone fisiche); i motivi per cui si presume 

che le informazioni si trovino in Svizzera e l’indicazione del detentore delle 

informazioni (banca B._______/C._______); la descrizione dei motivi per 

cui si presume che i contribuenti del gruppo non hanno rispettato la norma-

tiva fiscale italiana (contribuenti che non si sono conformati alla normativa 

fiscale italiana e/o non hanno fornito alla banca una prova del rispetto dei 

loro obblighi fiscali, dopo aver ricevuto da detta banca una lettera d’infor-

mazione in merito a tali obblighi fiscali e contenente la comminatoria della 

chiusura forzata del conto bancario, in caso di mancato ossequio); così 

come l’indicazione secondo cui la domanda è conforme alla legislazione e 

alla prassi amministrativa dell’Italia, ossequia il principio di sussidiarietà e 

di specialità, ecc. (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020 consid. 5). In tale contesto ogni eventuale censura relativa al difetto 

dei requisiti formali non può che essere respinta. 

A-3624/2020 

Pagina 20 

4.2 Pure sul piano materiale, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 

2021, il Tribunale federale ha confermato che la domanda raggruppata ita-

liana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018 è ammissibile, 

così come già sancito dal TAF, con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020. In estrema sintesi, detta domanda non costituisce una « fishing ex-

pedition » (cfr. consid. 4.2.1 del presente giudizio) e non viola né il principio 

della buona fede (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudizio), né quello della 

sussidiarietà (cfr. consid. 4.2.3 del presente giudizio).  

4.2.1 Più nel dettaglio, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il 

Tribunale federale – alla stregua dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del 

TAF A-1296/2021 del 21 dicembre 2020 consid. 6, a cui si rinviano le parti) 

– ha innanzitutto confermato in modo qui materialmente vincolante che la 

domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novem-

bre 2018 non costituisce una « fishing expedition » e che le informazioni 

richieste adempiono la condizione della rilevanza verosimile, nella misura 

in cui adempie i tre requisiti elaborati dalla giurisprudenza permettenti di 

escludere l’esistenza di una « fishing expedition » (cfr. consid. 3.3.3 del 

presente giudizio per un elenco esaustivo di detti tre requisiti): detta do-

manda (1) fornisce una descrizione dettagliata del gruppo sulla base di un 

modello di comportamento, esponendo i fatti e le circostanze specifiche 

che hanno spinto l’autorità richiedente italiana a formulare la domanda 

(cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.1), (2) espone il diritto 

(fiscale) e spiega perché vi sono ragioni per supporre che i contribuenti 

appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi (violato il diritto 

fiscale) (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2), e (3) dimo-

stra che le informazioni richieste possono portare all’adempimento degli 

obblighi fiscali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.3).  

Ciò sancito, riguardo in particolare alla seconda condizione, il Tribunale ri-

leva più nel dettaglio quanto segue. 

4.2.1.1 Per quanto attiene al diritto fiscale applicabile, il Tribunale federale 

ha sancito che, sebbene la domanda dell’autorità richiedente italiana non 

lo esponga con precisione (indicando per esempio le norme di diritto tribu-

tario italiano pertinenti per il caso di specie), essa indica chiaramente che 

« i contribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi de-

tenuti all'estero, corrispondendo le relative imposte » (domanda raggrup-

pata, punto n. 12 in fine). Per l’Alta Corte, una tale menzione è sufficiente 

a dimostrare che il diritto tributario italiano impone ai propri contribuenti di 

indicare nella dichiarazione fiscale la totalità dei redditi e della sostanza 

mondiali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2). 

A-3624/2020 

Pagina 21 

4.2.1.2 Circa invece gli elementi fattuali all’origine del sospetto che le per-

sone appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi fiscali, il 

Tribunale federale rileva come la domanda raggruppata indichi che qui in-

teressati sono i cosiddetti contribuenti italiani recalcitranti, ovvero quei con-

tribuenti italiani che durante il periodo fiscale interessato erano titolari di 

uno o più conti presso la banca B._______/C._______, domiciliati o resi-

denti in Italia e non hanno reagito alla lettera inviata da detta banca che li 

informava dei loro obblighi fiscali di regolarizzare i propri conti secondo la 

normativa fiscale italiana, minacciandoli in caso contrario di sostanziali li-

mitazioni all’operabilità del loro conto, assimilate dall’autorità richiedente 

italiana ad una chiusura forzata del loro conto. Il fondamento su cui poggia 

la presunzione del mancato rispetto della normativa fiscale italiana risiede 

dunque nel fatto che, nonostante la lettera della banca, i contribuenti italiani 

hanno omesso di fornire prove sufficienti del rispetto dei loro obblighi fiscali. 

Detto fondamento presuppone dunque che una tale lettera sia stata effet-

tivamente notificata ai clienti della banca B._______/C._______ e che gli 

stessi non abbiano reagito, rispettivamente non abbiano fornito la prova 

dell’adempimento dei loro obblighi fiscali (cfr. sentenza del TAF A-

1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.2). 

A tal proposito, il Tribunale federale ha confermato che il presente caso è 

del tutto comparabile alla situazione esaminata nella DTF 143 II 136, dove 

esso ha ammesso l’esistenza di sospetti sufficienti di una violazione del 

diritto fiscale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.3), così come sancito dal Tribu-

nale statuente (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 

consid. 6.1.3). Anche nel caso in disamina, infatti, la banca ha inviato ai 

propri clienti italiani una lettera nella quale indicava che, qualora gli inte-

ressati non avessero fornito la prova di essere in regola con il fisco italiano, 

le loro relazioni finanziarie presso la banca sarebbero state sottoposte a 

restrizioni. Come nella DTF 143 II 136, poi, la domanda raggruppata for-

mata dall’autorità richiedente italiana riguardava appunto i contribuenti che 

avevano ricevuto una lettera di questo tipo e non avevano fornito alla banca 

prove sufficienti del rispetto dei propri obblighi fiscali. Il Tribunale federale 

ha dunque ritenuto che la presenza di concreti sospetti in merito alla viola-

zione dei propri obblighi fiscali da parte dei membri del gruppo oggetto della 

domanda deve essere ammessa anche nel caso di specie (cfr. citata sen-

tenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2).  

Ciò posto, in presenza di un tale modello di comportamento, lo scrivente 

Tribunale ricorda che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

essenziale per l’ammissibilità della domanda raggruppata – e dunque per 

la sua delimitazione rispetto alle « fishing expeditions » inammissibili – è la 

A-3624/2020 

Pagina 22 

prova che i contribuenti abbiano preso conoscenza di una tale lettera, alla 

quale non hanno dato seguito. Nel caso di un « fermo banca » (ossia la 

trattenuta della corrispondenza presso la banca a disposizione del cliente) 

si può partire dal presupposto che un cliente della banca consulti regolar-

mente la propria corrispondenza bancaria, in ogni caso nel termine di un 

anno. Non è infatti credibile – visti i rischi economici di una corrispondenza 

in fermo banca (p. es. la finzione della notifica che determina il decorrere 

dei termini) e gli sviluppi attuali nell’ambito del diritto fiscale internazionale 

– che un cliente non prenda conoscenza degli scritti della banca durante 

un anno (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.4.3; sentenza del TAF A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.3). 

4.2.1.3 Per quanto attiene più in particolare alla problematica dell’esistenza 

o meno della lettera 3 febbraio 2014 allegata alla domanda raggruppata 

italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, il Tribunale fe-

derale ha sancito che poco importa che detta domanda menzionasse in un 

primo tempo una lettera 3 febbraio 2014, il cui invio effettivo ai clienti della 

banca non ha potuto essere dimostrato. La descrizione del modello di com-

portamento contenuta nella domanda in parola prevedeva infatti, in modo 

generico, che « [...] il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una lettera 

di B._______, ora C._______ in cui è stata annunciata la chiusura forzata 

del conto/conti bancari salvo egli fornisca [alla banca] l'autorizzazione del 

modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione Volontaria (Volun-

tary Disclosure)” o ogni altra prova del rispetto delle proprie obbligazioni 

fiscali relativamente a tale conto/conti […] ». Il Tribunale federale ha poi 

rilevato che, in corso di procedura, è emerso che una lettera dal contenuto 

analogo è stata inviata dalla banca B._______/C._______ il 20 febbraio 

2015 a oltre 10'000 clienti e che le informazioni trasmesse da detta banca 

all’autorità inferiore si riferiscono a quest’ultima lettera. In tale contesto, il 

Tribunale federale ha sancito che il riferimento alla lettera del 3 febbraio 

2014 non ha quindi alcuna conseguenza sull’ammissibilità della predetta 

domanda raggruppata (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 con-

sid. 4.3.2). Tale è altresì la conclusione dello scrivente Tribunale, che nella 

sentenza pilota A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 ha sancito che il fatto 

che la lettera 3 febbraio 2014 non sia quella che è stata effettivamente in-

viata ai clienti della banca B._______/C._______, non rende automatica-

mente inammissibile la domanda raggruppata, dal momento che è appu-

rato che un’altra lettera della predetta banca, di contenuto analogo e datata 

20 febbraio 2015, è stata effettivamente trasmessa ai clienti, così come 

prescritto dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. sentenza del TAF 

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 considd. 6.5.1-6.5.3). 

A-3624/2020 

Pagina 23 

Ora, riguardo poi al tenore della lettera 20 febbraio 2015 della banca 

B._______/C._______ (minaccia di restrizioni all’utilizzo del conto) che non 

corrisponde esattamente a quanto esposto nella predetta domanda rag-

gruppata (minaccia di chiusura forzata del conto), il Tribunale federale ha 

confermato quanto stabilito dallo scrivente Tribunale (cfr. citata sentenza 

del TF 2C_73/2021 consid. 6.2; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 di-

cembre 2020 consid. 6.5.4). Il Tribunale federale ha infatti sancito che que-

sto elemento non porta ad escludere gli interessati dal modello di compor-

tamento descritto dall’autorità richiedente italiana nella propria domanda. 

Effettivamente, alla base dell’esigenza relativa alla ricezione di una lettera 

della banca contenente la minaccia della chiusura del conto, vi era il pro-

posito di identificare i clienti il cui comportamento destava sufficienti so-

spetti di una violazione dei propri obblighi fiscali. Il modello di comporta-

mento descritto nella domanda raggruppata serviva appunto a limitare la 

stessa ai clienti che non erano in regola con il fisco italiano, in quanti questi 

ultimi erano posti davanti al dilemma consistente nello scegliere se (i) di-

chiarare i propri averi all'autorità italiana, oppure (ii) chiudere il conto. In 

tale ottica, come ritenuto dallo scrivente Tribunale, l’Alta Corte ha sancito 

che le restrizioni al conto preannunciate nella lettera 20 febbraio 2015 era-

no di una tale gravità che nessun cliente le avrebbe tollerate, se non per 

motivi di evasione fiscale. Tali restrizioni erano così significative (divieto di 

prelevamento in contanti, forte limitazione a bonifici e trasferimenti di titoli), 

da rendere la continuazione della relazione finanziaria praticamente inutile 

per il cliente non in regola con il fisco. La minaccia di simili restrizioni era 

dunque assimilabile alla minaccia di chiusura forzata del conto, in quanto 

le due misure avevano in concreto lo stesso effetto dissuasivo. A ciò si ag-

giunge che, secondo il Protocollo aggiuntivo, il riferimento a informazioni 

verosimilmente rilevanti ha lo scopo di « garantire uno scambio di informa-

zioni in ambito fiscale il più ampio possibile » (lett. ebis cifra 3 del Protocollo 

aggiuntivo), ciò che si oppone all’adozione di un approccio eccessivamente 

formalista (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 6.2). 

4.2.2 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-

rale – come lo scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 7.1, a cui si rinviano le parti) – ha poi confermato 

che la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 

23 novembre 2018 non viola l’art. 7 lett. c LAAF relativo al principio della 

buona fede, nella misura in cui non vi è alcun indizio del fatto che detta 

domanda sarebbe stata fondata su atti illeciti (reati ai sensi del diritto sviz-

zero), segnatamente in correlazione con la lettera 3 febbraio 2014 della 

B._______/C._______ ivi allegata (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 

consid. 7.2; parimenti consid. 3.4.3 del presente giudizio circa i requisiti per 

A-3624/2020 

Pagina 24 

ammettere una violazione del principio della buona fede). L’Alta Corte ha 

infatti indicato che il semplice fatto che la predetta lettera 3 febbraio 2014 

non sia in concreto stata spedita ai clienti della banca, e che ne sia invece 

poi stata inviata una – dal contenuto quasi identico – il 20 febbraio 2015, 

non prova nulla quanto alla provenienza illecita di tale lettera. La forte so-

miglianza tra questi due documenti esclude del resto che la lettera 3 feb-

braio 2014 sia un falso creato a bella posta dall’autorità richiedente italiana 

a sostegno della sua domanda raggruppata. Il Tribunale federale ha altresì 

ribadito che, tenuto conto della presunzione della buona fede dello Stato 

richiedente, non occorre – salvo nel caso in cui tale presunzione va rove-

sciata, ciò che non è qui il caso – provarne l’esistenza (cfr. citata sentenza 

del TF 2C_73/2021 consid. 7.2). Detto in altri termini, nella fattispecie, l’au-

torità inferiore e l’autorità richiedente italiana non erano dunque tenute a 

fornire la prova del rispetto del principio della buona fede, rispettivamente 

l’autorità inferiore non aveva motivo di indagare ulteriormente al riguardo 

(cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 7.1.2). 

4.2.3 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-

rale – al pari dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 7.2, a cui si rinviano le parti) – ha altresì con-

fermato che la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa 

del 23 novembre 2018 rispetta il principio della sussidiarietà. L’Alta Corte 

ha in particolare ribadito che, in assenza di elementi concreti che vi si op-

pongono, non vi è ragione di rimettere in discussione le spiegazioni fornite 

dall’autorità richiedente italiana in merito al rispetto del principio della sus-

sidiarietà, in concreto l’indicazione secondo cui « […] sono stati esauriti 

tutti i mezzi interni di indagine fatta eccezione per quelli che avrebbero dato 

luogo a difficoltà sproporzionate […] » (cfr. citata sentenza del TF 

2C_73/2021 consid. 8; parimenti consid. 3.6.2 del presente giudizio). 

4.2.4 Ora, nel suo gravame, il ricorrente contesta che la domanda raggrup-

pata italiana del 23 novembre 2018 si possa fondare sull’Accordo ammini-

strativo come preteso dall’autorità richiedente, non rientrando quest’ultimo 

nella normativa internazionale applicabile. Inoltre, precisa che, anche qua-

lora si volesse per ipotesi ritenere legittima l’applicabilità dell’Accordo am-

ministrativo, le condizioni di ricevibilità poste (in particolare dall’art. 4) non 

sarebbero adempiute in quanto – da un lato – la lettera del 3 febbraio 2014 

non è mai stata spedita/ricevuta, essendo stata trasmessa unicamente la 

comunicazione “nuove disposizioni per la clientela con residenza fiscale in 

Italia” del 20 febbraio 2015 e – d’altro lato – entrambi gli scritti in ogni caso 

non preannunciavano una chiusura forzata del conto in assenza della 

A-3624/2020 

Pagina 25 

prova della conformità fiscale, bensì unicamente delle restrizioni dell’ope-

ratività. Egli ritiene altresì che la domanda di assistenza amministrativa ita-

liana esula dal campo di applicazione temporale della normativa conven-

zionale, essendo le comunicazioni del 3 febbraio 2014 e del 20 febbraio 

2015 anteriori al 23 febbraio 2015, data a partire dalla quale si applicano 

le disposizioni del Protocollo di modifica concluso il medesimo giorno. In-

fine, a suo dire la richiesta italiana configura una ricerca indiscriminata e 

generalizzata di informazioni e viola il principio della buona fede, dal mo-

mento che la lettera del 3 febbraio 2014 allegata alla domanda di assi-

stenza amministrativa da parte dell’autorità richiedente non era all’evi-

denza autentica, ciò che avrebbe comportato un rovesciamento della pre-

sunzione di buona fede di cui lo stato richiedente di principio gode (cfr. ri-

corso del 16 luglio 2020). 

4.2.5 Tali censure non possono che essere respinte. Gli argomenti sollevati 

dal ricorrente circa l’ammissibilità della domanda raggruppata italiana di 

assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, non sono infatti nuovi o 

tali da rimettere in discussione quanto già sancito dallo scrivente Tribunale 

con sentenza pilota A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 e dal Tribunale fe-

derale con sentenza di principio 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 

(cfr. considd. 4.1 e 4.2 del presente giudizio). È infatti la predetta domanda 

raggruppata in quanto tale che è stata ritenuta ammissibile dal Tribunale 

federale. Al riguardo con la menzionata sentenza l’Alta Corte ha già chiarito 

che l’Accordo amministrativo – poco importa sapere se sia o meno “vinco-

lante” – non può contraddire lo spirito e gli scopi della CDI CH-IT su cui si 

fonda e, in particolare, non può dunque rivelarsi più restrittivo di quest’ul-

tima. Pertanto, le persone interessate dalla richiesta di informazioni non 

possono fondarsi sull’Accordo amministrativo per opporsi alla domanda 

raggruppata italiana, essendo la stessa conforme alla CDI CH-IT e al rela-

tivo Protocollo aggiuntivo. Il ricorrente non può dunque essere seguito al-

lorquando ritiene la domanda di informazioni inammissibile in quanto fon-

data sull’Accordo amministrativo o in quanto contraria alle disposizioni 

dello stesso (cfr. in particolare il consid. 3.1.2 del presente giudizio). D’altro 

canto, come sancito dal Tribunale federale nella citata sentenza di princi-

pio, poco importa se la domanda raggruppata menzionasse in un primo 

tempo la lettera del 3 febbraio 2014, il cui invio effettivo ai clienti della banca 

non ha potuto essere dimostrato: il riferimento a tale lettera e la mancata 

ricezione della stessa da parte del ricorrente, non ha infatti alcuna conse-

guenza sull’ammissibilità della domanda raggruppata (sentenza TF 

2C_73/2021 consid. 4.3.2). Il ricorrente non può neppure essere seguito 

laddove ritiene irricevibile la domanda di assistenza amministrativa ratione 

temporis in quanto le menzionate lettere della banca del 3 febbraio 2014 e 

A-3624/2020 

Pagina 26 

del 20 febbraio 2015 sono entrambe precedenti all’entrata in vigore delle 

modifiche introdotte dal Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015. Con-

formemente a quanto previsto dalle disposizioni convenzionali applicabili a 

decorrere dal 13 luglio 2016, la richiesta di informazioni – che data del 23 

novembre 2018 – è stata infatti limitata al periodo 23 febbraio 2015 – 31 

dicembre 2016. È pertanto irrilevante sapere quando la banca ha notificato 

la lettera in questione, non essendo stata richiesta la trasmissione di infor-

mazioni in merito alla stessa, rispettivamente nessuna informazione in me-

rito al periodo in cui la lettera è stata recapitata al cliente (cfr. consid. 3.1.2 

del presente giudizio). Peraltro, sia questo Tribunale che il Tribunale fede-

rale hanno già confermato la ricevibilità della domanda raggruppata italiana 

anche sotto questo profilo (v. in particolare sentenza del TF 2C_73/2021 

consid. 3.2). 

Per quel che concerne infine la censura relativa alla buona fede dello Stato 

richiedente in relazione allo scritto del 3 febbraio 2014, è qui sufficiente 

rinviare al consid. 7 della menzionata sentenza del TF 2C_73/2021, in cui 

l’Alta Corte ha già stabilito come non vi sono indizi che la richiesta di assi-

stenza amministrativa in esame sia fondata su atti illeciti o che la lettera del 

3 febbraio 2014 sia un falso creato ad hoc dall’autorità richiedente (v. anche 

consid. 4.2.2 del presente giudizio).  

5.  

5.1 Constatata l’ammissibilità della domanda raggruppata italiana di assi-

stenza amministrativa del 23 novembre 2018, occorre ancora stabilire se il 

ricorrente rientra o meno nel modello di comportamento (lecitamente) ivi 

descritto dall’autorità richiedente italiana. 

5.2 Al riguardo il Tribunale adito rileva innanzitutto che da un esame dell’in-

carto – e meglio dalla documentazione fornita dalla banca 

B._______/C._______ (cfr. doc. 18 dell’incarto prodotto dall’autorità infe-

riore su chiave USB [di seguito: inc. AFC]) – e come rimasto incontestato, 

risulta che durante il periodo interessato dalla predetta domanda raggrup-

pata (ossia dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016) il ricorrente era do-

miciliato in Italia ed era titolare di un conto bancario presso la banca 

B._______/C._______, sul quale erano depositati il 28 febbraio 2015 CHF 

(…). È inoltre incontestato che gli sia stata notificata la lettera del 20 feb-

braio 2015, che informava delle importanti restrizioni dei servizi bancari che 

sarebbero state applicate in caso di mancata prova della conformità fiscale 

del proprio conto presso la predetta banca (cfr. consid. 9.1.2 del ricorso). 

Ad ogni buon conto, il ricorrente aveva impostato il fermo posta in banca e 

A-3624/2020 

Pagina 27 

quest’ultima ha attestato che egli doveva essere a conoscenza dello scritto 

in questione in quanto si era recato presso l’istituto bancario il 15 settembre 

2015 e aveva fatto distruggere la posta a lui destinata (cfr. consid. 4.2.1.2 

del presente giudizio e doc. 18.2 inc. AFC). Infine, dagli atti all’incarto – e 

come peraltro giustamente indicato dall’autorità inferiore (cfr. decisione im-

pugnata, consid. 8) – risulta che il ricorrente non ha reagito a detta lettera 

fornendo alla banca la prova della sua conformità alla normativa fiscale 

italiana. Ciò che non viene peraltro neppure sollevato o contestato dall’in-

teressato. A tal proposito, egli sostiene tuttavia che la relazione in que-

stione era un conto nominativo soggetto a ritenuta d’imposta ai sensi della 

normativa all’epoca in vigore e pertanto detenuto legittimamente senza che 

fosse necessaria alcuna notifica in merito. Ritiene dunque che le informa-

zioni richieste non possono essere considerate “verosimilmente rilevanti”. 

In questa sede, è tuttavia irrilevante sapere se il ricorrente avrebbe potuto 

o dovuto essere imposto o meno sugli averi del conto presso B._______, 

né se la regolarizzazione degli averi di cui egli disponeva avrebbe modifi-

cato la sua situazione fiscale in Italia. La concessione dell’assistenza am-

ministrativa non dipende infatti dalla questione se il ricorrente abbia sog-

gettivamente voluto o meno regolarizzare i propri averi detenuti in Svizzera, 

né tantomeno dalla situazione patrimoniale del conto di cui era titolare du-

rante il periodo oggetto della domanda, bensì unicamente dalla questione 

s’egli abbia oggettivamente fornito alla banca la prova di detta regolarizza-

zione nel termine impartito (cfr. consid. 3.3.1). Ciò che non risulta essere il 

caso, né tantomeno il ricorrente lo pretende, nell’evenienza concreta. Ne 

consegue che si deve dunque concludere che egli rientra nel modello di 

comportamento in oggetto e che la trasmissione delle informazioni è am-

missibile. 

6.  

6.1 Nel proprio gravame, il ricorrente lamenta infine una violazione delle 

garanzie procedurali, sotto forma di grave e quindi irrimediabile violazione 

del diritto di essere sentito, in particolare dell’obbligo di motivazione. Egli 

sostiene infatti che la decisione impugnata abbia un taglio troppo generico, 

difettando segnatamente di un esame delle circostanze del caso concreto. 

Inoltre, l’autorità inferiore non si sarebbe sufficientemente confrontata con 

le obiezioni puntuali e circostanziate sollevate con le osservazioni del 18 

marzo 2020 (cfr. consid. 4 del ricorso). Pertanto chiede un rinvio degli atti 

all’amministrazione affinché faccia fronte alle menzionate carenze. 

 

A-3624/2020 

Pagina 28 

 

6.2  

6.2.1 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui vio-

lazione implica, di principio, l'annullamento della decisione resa dall'auto-

rità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito 

(DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36 consid. 7).  

6.2.2 Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito garantito 

dall'art. 29 cpv. 2 Cost. deve in particolare essere dedotto il diritto per l'in-

teressato di esprimersi prima della pronuncia di una decisione sfavorevole 

nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul 

provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di par-

tecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determi-

narsi al riguardo (DTF 135 I 279 consid. 2.3 e 132 V 368 consid. 3.1 pag. 

370 e sentenze ivi citate). Il diritto di essere sentito comprende inoltre l'ob-

bligo per l'autorità di motivare le proprie decisioni. Esso ha lo scopo, da un 

lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni 

poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del 

provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e, dall'altro, 

di permettere all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della deci-

sione medesima. Ciò non significa tuttavia che l'autorità sia tenuta a pro-

nunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; 

essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad 

influire sulla decisione (DTF 129 I 232 consid. 3.2 pag. 236; 126 I 97 con-

sid. 2b pag. 102; 125 II 369 consid. 2c pag. 372). 

6.2.3 Invero l'autorità non è tenuta a compiere un'analisi approfondita di 

tutte le allegazioni di parte e esaminare dettagliatamente tutte le risultanze 

processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valutazione glo-

bale di quelle deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico ed adeguato, 

le ragioni che hanno determinato il suo convincimento, dimostrando d'a-

vere tenuto presente ogni fatto decisivo (DTF 129 I 232 consid. 3.2; sen-

tenza del TAF C-2183/2013 del 28 gennaio 2015 consid. 9.2.3). Peraltro, 

l'esigenza della motivazione aumenta allorquando l'applicazione della 

legge implica l'esercizio del potere di apprezzamento o l'interpretazione di 

una norma giuridica indeterminata (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 129 I 232 

consid. 3.3 e relativi riferimenti nonché sentenza del TF 2C_105/2009 del 

18 settembre 2009 consid. 5.1). Se questi precetti vengono disattesi, il vizio 

formale comporta di norma l'annullamento della decisione, senza che il ri-

corrente debba dimostrare un interesse, in altri termini indipendentemente 

A-3624/2020 

Pagina 29 

dalle possibilità di successo nel merito (DTF 118 Ia 17 consid. 1; 117 Ia 7 

consid. 1a e 115 Ia 10 consid. 2a). 

6.2.4 Va poi rammentato che quando il Tribunale federale controlla l'appli-

cazione dell'art. 29 cpv. 2 Cost., esso ne determina il contenuto e la portata 

in funzione della situazione concreta e tenuto conto degli interessi in gioco 

(DTF 123 I 63 consid. 2d pag. 68 seg.). Vanno in particolare considerati, 

da un lato, il pregiudizio alla situazione dell'interessato così come risulta 

dalla decisione che deve essere adottata e, dall'altro, l'importanza e l'ur-

genza dell'intervento amministrativo (sentenza del TF 2P.63/2003 del 29 

luglio 2003 consid. 3.2). In generale, quanto più la decisione che ci si ap-

presta a prendere è suscettibile di pregiudicare la posizione dell'interes-

sato, tanto più il diritto di essere sentito di quest'ultimo va accordato e rico-

nosciuto ampiamente (cfr. DTF 105 Ia 193 consid. 2b/cc pag. 197; cfr. pure 

sentenza 2P.46/2006 del 7 giugno 2006 consid. 4.3 con riferimenti). Oc-

corre inoltre ugualmente tenere conto delle garanzie che la procedura offre 

alla difesa dell'interessato; in particolare, ci si mostrerà meno esigenti con 

la stretta osservanza del diritto di essere sentito se è data la possibilità di 

portare la contestazione davanti a un'autorità di ricorso dotata di pieno po-

tere di esame (DTF 123 I 63 consid. 2d pag. 69 seg.; DTF 111 Ia 273 con-

sid. 2b), a condizione però che la violazione non sia di particolare gravità 

(DTF 126 I 68 consid. 2 pag. 72). 

6.2.5 Ai sensi della giurisprudenza, una violazione del diritto di essere sen-

tito – nella misura in cui essa non sia grave – è da ritenersi sanata qualora 

l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi ad un'autorità di ricorso 

che gode di piena cognizione. La riparazione di un eventuale vizio deve 

comunque avvenire solo in via eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa 

pag. 437). Giova inoltre precisare che anche in caso di grave violazione 

del diritto di essere sentito è possibile prescindere da un rinvio della causa 

all'amministrazione, se una simile operazione si esaurirebbe in un vuoto 

esercizio formale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto 

con l'interesse – di pari rango del diritto di essere sentito – della parte ad 

essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con ri-

ferimenti). 

6.3 In concreto il Tribunale rileva – come peraltro rettamente evidenziato 

dall’AFC con la risposta di causa (cfr. risposta consid. 3 e segg.) – che 

all’autorità amministrativa, specie in procedimenti della cosiddetta ammini-

strazione di massa (“Massenverwaltung”), è di principio permesso ricorrere 

a paragrafi standardizzati, a condizione che il provvedimento contenga 

A-3624/2020 

Pagina 30 

nondimeno una motivazione lineare, comprensibile e appropriata (cfr. sen-

tenza del TAF A-2304/2018 del 14 agosto 2019 consid. 1.5.3.2 e KNEUBÜH-

LER LORENZ / PEDRETTI RAMONA in: Christoph Auer/Markus Müller/Benja-

min Schindler (ed.), Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungs-

verfahren, 2019, N 10 e 18 ad art. 35). Nel caso in esame va da sé che i 

paragrafi standardizzati permettono in primo luogo di contestualizzare il 

procedimento del ricorrente all’interno della domanda raggruppata di assi-

stenza amministrativa in materia fiscale del 23 novembre 2018, risultando 

pertanto non solo utili ma anche necessari per un corretto apprezzamento 

della fattispecie. Nondimeno, la decisione del 15 giugno 2020 contiene al-

tresì un’analisi dettagliata delle particolarità del caso concreto (cfr. consid. 

8.1 a 8.5). Inoltre l’autorità inferiore si è pure espressa in dettaglio sulle 

osservazioni del 18 marzo 2020 (cfr. in particolare consid. 8.6). Da quanto 

precede discende quindi che la decisione impugnata è stata motivata in 

modo tale da permettere al ricorrente di comprendere le considerazioni su 

cui si è fondata l’autorità inferiore e di impugnarla con cognizione di causa, 

ciò che ha peraltro fatto con il gravame del 16 luglio 2020. 

6.4 In definitiva, la censura di violazione del diritto di essere sentito è infon-

data e pertanto deve essere respinta.  

7.  

7.1 In conclusione, lo scrivente Tribunale deve constatare che la domanda 

raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018 

adempie tutti i requisiti formali e materiali alla base della sua ammissibilità. 

Nella misura in cui il qui ricorrente rientra nel modello di comportamento 

alla sua base, è dunque a giusta ragione che l’autorità inferiore ha conces-

so nei suoi confronti l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia. 

Il Tribunale non intravvede pertanto alcun valido motivo per respingere la 

domanda di assistenza in oggetto o annullare la decisione impugnata, così 

come invece postulato dal ricorrente nel suo gravame.  

7.2 Ciò sancito, va da ultimo ancora sottolineato che le persone menzio-

nate nella documentazione bancaria sono protette dal principio della spe-

cialità di cui all’art. 27 cpv. 2 CDI CH-IT, precisato dalla giurisprudenza del 

Tribunale federale (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). Tenuto conto 

dell’esistenza di diverse concezioni in ordine alla portata del principio di 

specialità sia sul piano nazionale che internazionale, in particolare sulla 

sua componente personale, è qui opportuno che l’autorità inferiore informi 

espressamente l’autorità richiedente italiana in ordine alle restrizioni d’uso 

A-3624/2020 

Pagina 31 

delle informazioni trasmesse (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio; pari-

menti sentenza del TAF A-5309/2019 del 3 dicembre 2020 consid. 5.6). 

L’autorità inferiore dovrà dunque precisare e riferire all’autorità richiedente 

italiana quanto sancito al punto n. 2 del dispositivo del presente giudizio. 

7.3 In definitiva, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso 

del ricorrente integralmente respinto, con le precisazioni all’attenzione 

dell’autorità inferiore di cui al consid. 7.2 circa il principio di specialità. 

8.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccom-

bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in CHF 

5'000.- (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente dall’an-

ticipo spese di CHF 5'000.-  da lui versato a suo tempo. Non vi sono poi i 

presupposti per l’assegnazione al ricorrente di indennità a titolo di spese 

ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF 

a contrario). 

9.  

Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa in-

ternazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine ricor-

suale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammissibile 

soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o 

se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi 

dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il solo com-

petente a determinare il rispetto di tali condizioni. 

 

 

 

 

 

(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

A-3624/2020 

Pagina 32 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

L’autorità inferiore deve informare l’autorità richiedente italiana che le in-

formazioni trasmesse e ottenute nel quadro della assistenza amministra-

tiva richiesta possono essere utilizzate unicamente nel procedimento che 

riguarda A._______ conformemente all’art. 27 cpv. 2 CDI CH-IT. 

3.  

Le spese processuali di CHF 5'000.- sono poste a carico del ricorrente. Alla 

crescita in giudicato del presente giudizio, il succitato importo verrà intera-

mente detratto dall’anticipo spese di CHF 5'000.- versato a suo tempo dal 

ricorrente. 

4.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e all’autorità inferiore. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Michela Bürki Moreni Oliver Engel 

 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

A-3624/2020 

Pagina 33 

Rimedi giuridici: 

Contro le decisioni nel campo dell’assistenza amministrativa internazionale 

in materia fiscale può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico 

al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 10 giorni dalla 

sua notificazione, soltanto se concerne una questione di diritto di 

importanza fondamentale o se si tratta per altri motivi di un caso 

particolarmente importante ai sensi dell'art. 84 cpv. 2 LTF (art. 82, art. 83 

lett. h, art. 84a, art. 90 e segg. e 100 cpv. 2 lett. b LTF). Il termine è reputato 

osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, 

all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza 

diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno del termine (art. 

48 cpv. 1 LTF). Negli atti scritti occorre spiegare perché la causa adempie 

siffatta condizione. Inoltre, gli atti scritti devono essere redatti in una lingua 

ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova 

ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte 

ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

A-3624/2020 

Pagina 34 

Comunicazione a: 

– rappresentante del ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; atto giudiziario)