# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa004a97-ce16-5040-9240-f3b528d46a74
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.11.2023 D-4235/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4235-2023_2023-11-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4235/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Manuel Borla, Susanne Bolz-Reimann,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato da Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento)  

(procedura celere);  

decisione della SEM del 5 luglio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-4235/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) no-

vembre 2022. 

A.b Nel corso dell’audizione tenutasi il (…) giugno 2023, il richiedente ha 

potuto presentare i suoi motivi d’asilo. In tale contesto, egli ha in sostanza 

e per quanto qui di rilievo asserito di essere nato nel villaggio di B._______, 

nel distretto di C._______, sito nella provincia di D._______, ma di essersi 

trasferito successivamente a E._______, dove avrebbe vissuto fino al suo 

espatrio avvenuto il (…). Egli avrebbe conseguito la (…) in (…) nel (…) 

presso l’(…) di E._______. Durante gli studi avrebbe partecipato anche a 

diversi workshop. Dal mese di (…) del (…) fino al (…) del medesimo anno, 

avrebbe lavorato quale (…) presso la (…). Dal mese di (…) del (…) e sino 

al mese di (…) del (…), avrebbe lavorato in qualità di archeologo nella (…) 

(anche conosciuta come […]), sita nel distretto di F._______, nella provin-

cia di G._______. I progetti intrapresi sarebbero stati supportati dalla (…), 

mentre che (…) sarebbero stati adempiuti dalla compagnia (…). Il richie-

dente in tale attività, avrebbe lavorato a stretto contatto sia di personale 

locale, che si sarebbe occupato in particolare degli (…), sia di personale 

straniero. Il primo giorno che egli avrebbe lavorato in tale (…), avrebbe 

rinvenuto con il suo gruppo (…). I suoi operai, lo avrebbero così accusato 

di essere un infedele e di essere (…). Il (…), egli sarebbe stato testimone 

di un attentato ad una macchina che viaggiava davanti a quella dove egli 

si trovava, perpetrato da una mina antiuomo, che avrebbe ucciso un suo 

collega, H._______, ed altre persone sarebbero rimaste ferite. Per lo meno 

con una frequenza di (…), il (…) dove egli si trovava, sarebbe stato attac-

cato da talebani, che però fortunatamente sarebbero sempre stati neutra-

lizzati da parte delle guardie di sicurezza presenti sul posto. In un’occa-

sione, essi sarebbero stati attaccati dai talebani con l’intenzione di seque-

strarli rispettivamente di ucciderli, ma gli agenti di sicurezza presenti avreb-

bero sventato l’attacco. Nel (…), dopo aver licenziato un suo operaio di 

nome I._______, quest’ultimo lo avrebbe minacciato. Il richiedente si sa-

rebbe però rivolto ai suoi superiori, che lo avrebbero posto sotto protezione. 

Inoltre egli ha raccontato che durante la sua attività lavorativa egli avrebbe 

avuto dei buoni rapporti con gli stranieri e sarebbe stato malvisto dai suoi 

colleghi. In un’occasione egli avrebbe rischiato anche di essere licenziato 

a causa di un impiegato della compagnia (…) che lo avrebbe visto bere 

bevande alcoliche con i collaboratori stranieri. Il suo superiore sarebbe 

però riuscito ad impedire il suo licenziamento. Dopo la caduta del governo 

afghano, il richiedente sarebbe espatriato verso l’J._______, poiché 

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avrebbe avuto paura di essere ucciso per la sua attività presso la (…) e 

poiché le sue credenze sarebbero state contro i talebani, nonché avrebbe 

avuto pure timore di essere sequestrato da parte di trafficanti di artefatti. 

Egli avrebbe appreso dai suoi famigliari che dopo il suo espatrio, la casa 

familiare a E._______ sarebbe stata perquisita due volte.  

A supporto dei suoi asserti, egli ha presentato il suo passaporto originale 

(cfr. nell’incarto della SEM, mezzo di prova [di seguito: MdP] n. 1), ed in 

copia: la carta d’identità (cfr. [atto della SEM] n. [{…}]-18/1), quattro foto-

grafie relative alla sua professione di archeologo (cfr. MdP n. 2); due foto-

grafie concernenti la sua professione presso la (…) (cfr. MdP n. 3); il libretto 

di matrimonio con la traduzione (cfr. MdP n. 4); attestazione dello svolgi-

mento di un workshop (cfr. MdP n. 5); diploma dell’(…) (cfr. MdP n. 6); let-

tera del direttore dell’(…), (…) (cfr. MdP n. 7); lettera del presidente della 

“(…)” (cfr. MdP n. 9); lettera di un ex collega di lavoro (cfr. MdP n. 10). 

A.c A seguito del progetto di decisione dell’autorità inferiore del 3 lu-

glio 2023, il richiedente ha potuto presentare un parere allo stesso il 4 lu-

glio 2023. 

B.  

Con decisione del 5 luglio 2023, notificata il medesimo giorno (cfr. n. 35/1), 

la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed ha re-

spinto la sua domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo allontanamento 

dalla Svizzera. Tuttavia, gli ha concesso l’ammissione provvisoria, per ine-

sigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, attribuendolo al K._______.  

Senza mettere in discussione le attività lavorative che il richiedente ha ri-

ferito di aver esercitato, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto che le sue 

dichiarazioni circa la presenza di operai talebani presso il sito di L._______ 

e che tra questi vi fossero delle spie dei talebani, fossero vaghe e fondate 

su delle mere supposizioni personali. Non potrebbero quindi essere rite-

nute verosimili. Alla stessa conclusione la SEM è giunta anche per le due 

perquisizioni presso l’abitazione familiare allegate dall’insorgente, le quali 

sarebbero state apportate tardivamente. Per quanto poi attiene alla sua 

attività presso la (…), egli non avrebbe subito alcuna persecuzione perso-

nale durante l’esercizio della stessa, ed inoltre la medesima non rientre-

rebbe nei motivi esaustivi previsti all’art. 3 della legge sull’asilo (LAsi, 

RS 142.31). Anche in riferimento alle accuse che gli sarebbero state mosse 

dagli operai che lavoravano presso (…), nei suoi asserti non sarebbe rile-

vabile alcuna persecuzione rilevante ai sensi dell’asilo, in quanto segnata-

mente legati alla sua professione di archeologo e non diretti contro la sua 

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persona. Concernente poi i suoi antecedenti con i talebani, dai suoi asserti 

non sarebbe emersa alcuna persecuzione pregressa che questi lo avreb-

bero preso di mira personalmente, inoltre non facendo valere alcuna ap-

partenenza ad un gruppo specifico che possa esporlo ad un timore mag-

giore così come previsto dall’art. 3 cpv. 1 LAsi. Circa la minaccia da lui ri-

cevuta da un operaio che avrebbe licenziato, egli non avrebbe fatto valere 

alcuna conseguenza. Inoltre, la ragione della minaccia sarebbe da ricon-

durre unicamente al licenziamento, e quindi motivo esulante dall’art. 3 

LAsi. L’autorità inferiore non comprenderebbe poi il motivo per il quale egli 

temerebbe di essere sequestrato da trafficanti di artefatti nel caso di un suo 

ritorno in Afghanistan, stante che (…) è tutt’ora presente e che quindi se 

questi avessero un interesse nei beni lì presenti, vi si recherebbero diret-

tamente ed inoltre che nei (…) anni da lui trascorsi presso tale (…), non gli 

sarebbe mai successo nulla in tal senso. Proseguendo nell’analisi, l’auto-

rità inferiore ha ritenuto che nella fattispecie non sussista per l’interessato 

un timore fondato, dal profilo oggettivo, di subire delle persecuzioni rilevanti 

ai sensi dell’asilo a seguito della presa di potere dei talebani. Non esiste-

rebbe poi in Afghanistan una persecuzione degli hazara da parte dei tale-

bani o di terzi, ed il ricorrente non avrebbe comunque mai raccontato di 

fatti accadutigli personalmente a causa della sua appartenenza alla pre-

detta etnia. Altresì, il parere presentato dall’interessato, non conterrebbe 

elementi o mezzi di prova che giustifichino le conclusioni sopra esposte 

della SEM. 

C.  

Il 3 agosto 2023 (cfr. risultanze processuali), il richiedente si è aggravato 

con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale) contro il summenzionato provvedimento, concludendo, a titolo 

principale, all’annullamento della decisione impugnata, nonché che gli sia 

riconosciuta la qualità di rifugiato e concesso l’asilo in Svizzera. A titolo 

subordinato, ha chiesto che gli atti siano restituiti alla SEM perché proceda 

ad un nuovo esame delle sue allegazioni e per complemento istruttorio. Ha 

inoltre presentato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo. 

Nel suo gravame, egli ha inizialmente contestato le conclusioni d’inverosi-

miglianza dei suoi asserti a cui la SEM è giunta nella decisione avversata. 

Invero, per quanto attinente alle sue considerazioni riguardo agli operai ta-

lebani, le stesse sarebbero fondate su circostanze di fatto note a chiunque 

conosca la realtà afghana. Quanto addotto poi in relazione alle perquisi-

zioni subite dai famigliari, le stesse non risulterebbero tardive, in quanto 

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egli le avrebbe comunque segnalate nel corso dell’audizione sui motivi 

d’asilo. Le stesse sarebbero inoltre state narrate soltanto su richiesta della 

SEM nella seconda parte dell’audizione, in quanto inizialmente egli 

avrebbe compreso di dover raccontare soltanto i motivi che lo avrebbero 

portato ad espatriare e non quanto invece sarebbe successo dopo l’espa-

trio. Il ricorrente ha in seguito ritenuto che le sue asserzioni siano rilevanti 

ai sensi dell’asilo. In primo luogo, al contrario di quanto concluso dall’auto-

rità inferiore, l’attività che lui avrebbe esercitato durante le (…) – queste 

ultime avversate dai talebani e segnate da numerosi attentati anche a  

E._______ – gli avrebbe conferito un profilo di rischio elevato già nel (…). 

A ciò si aggiungerebbe che il lavoro di archeologo da lui esercitato sarebbe 

inviso ai talebani, in quanto in totale opposizione ai precetti integralisti da 

loro professati. Peraltro, tutti i dati personali, anagrafici ed (…) presenti 

nelle banche dati statali, sarebbero finiti nelle mani dei talebani, i quali po-

trebbero quindi facilmente individuare il ricorrente come “persona partico-

larmente vicina a valori occidentali” (cfr. p.to 3.2, pag. 5 del ricorso). Altresì, 

a mente del ricorrente, egli avrebbe ampiamente illustrato il suo profilo di 

rischio. In tal senso, l’autorità inferiore non avrebbe preso in considera-

zione delle allegazioni proposte dall’insorgente nell’ambito dell’audizione 

sui motivi. L’evenienza che il ricorrente si sarebbe “macchiato” di aver la-

vorato con e per gli occidentali, sarebbe peraltro un mero dato di fatto. 

Inoltre, egli sarebbe di etnia hazara, di religione sciita nonché avrebbe (…) 

nell’ambito della sua attività lavorativa, ciò che accrescerebbe il suo profilo 

di rischio. Lo stesso sarebbe stato bersaglio specifico dei talebani già prima 

del loro avvento al potere, ma con la partenza della protezione internazio-

nale che lo avrebbe salvato in precedenza dagli attacchi, egli non avrebbe 

più avuto alcuna possibilità di evitare la persecuzione contro la sua persona 

da parte dei talebani, visti i legami troppo stretti, duraturi e pubblici con gli 

occidentali e le azioni troppo gravi da lui commesse, contrarie alla visione 

talebana. 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

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in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi in combinato 

disposto con l’art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo 

in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, 

RS 142.318]; DTAF 2020 I/1 consid. 7), contro una decisione in materia di 

asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è di principio ammis-

sibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA. Oc-

corre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo il ricorrente stato posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento nella decisione avversata del 5 luglio 2023, e non 

avendo il medesimo contestato in modo specifico la pronuncia del suo al-

lontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere 

esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto del riconoscimento della 

qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo (cfr. KÖLZ/HÄNER/ 

BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bun-

des, 3a ed. 2013, pag. 298). 

5.  

Il ricorrente ha proposto, quale conclusione subordinata, la restituzione de-

gli atti alla SEM per accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rile-

vanti (cfr. p.to 3.3, pag. 8 e p.to 4, pag. 8 del ricorso). Tuttavia, egli non 

motiva in alcun modo la stessa ed il Tribunale, dal tenore delle argomenta-

zioni del gravame, ritiene che egli in realtà metta in discussione l’apprez-

zamento della SEM, questione che riguarda il merito e non la forma, e che 

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verrà pertanto esaminata di seguito. Del resto, non si vede quale misura 

d’istruzione complementare l’autorità resistente avrebbe potuto intrapren-

dere nella fattispecie, avendo segnatamente tenuto conto di tutti gli ele-

menti allegati dal ricorrente ed esposto le ragioni per le quali alcune delle 

dichiarazioni dell’insorgente non fossero verosimili ed altre non pertinenti 

ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. p.to I, pag. 3 seg. e p.to II, pag. 4 segg. della 

decisione impugnata). L’autorità inferiore ha pure spiegato per quali motivi 

ritenesse il profilo del richiedente non esposto ad essere preso di mira dai 

talebani sia prima sia successivamente alla loro ascesa al potere (cfr. p.to 

II, pag. 6 segg. della decisione avversata). Il memoriale ricorsuale presen-

tato dall’insorgente, è inoltre dimostrativo del fatto che egli abbia potuto 

comprendere la decisione ed impugnarla con piena cognizione di causa su 

tutte le questioni rilevanti sopra evinte. Una violazione (implicita) del prin-

cipio inquisitorio (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA; cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.1), da parte dell’autorità inferiore, non è quindi in alcun modo rav-

visabile in specie. La conclusione subordinata esposta dall’insorgente nel 

suo gravame, deve di conseguenza essere respinta. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

6.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi).  

6.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua appartenenza ad 

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una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto 

per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul 

piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi-

cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta pro-

babilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano. Devono invece sussi-

stere prove sufficienti di una minaccia concreta passibile di indurre chiun-

que si trovi nella stessa situazione a temere la persecuzione (cfr. 

DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 consid. 2.5). Perché sia pertinente 

nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la situazione di perse-

cuzione sia ancora attuale (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati; DTAF 2010/57 consid. 4.1; WALTER KÄLIN, 

Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 125 seg.). Inoltre, secondo la 

giurisprudenza in materia, la persona che attende, dopo l’ultima persecu-

zione allegata, più di un periodo da sei a dodici mesi prima di lasciare il 

paese d’origine, non può più in principio – a parte se dei motivi oggettivi o 

delle ragioni personali possono spiegare una partenza differita – preten-

dere validamente al riconoscimento della qualità di rifugiato (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1 e giurisprudenza ivi citata). 

6.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

7.  

In primo luogo, anche il Tribunale, alla stessa stregua dell’autorità inferiore, 

considera le dichiarazioni del ricorrente inerenti a degli operai talebani e a 

come tra questi ultimi vi fossero delle spie che avrebbero riportato delle 

informazioni ai talebani (cfr. n. 28/16, D13, pag. 4; D14, pag. 5; D45 segg., 

pag. 8 seg.), delle mere deduzioni personali, non fondate su alcun ele-

mento di qualsivoglia sostanza e concretezza. Invero è egli stesso che ha 

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affermato che sarebbe una sua convinzione personale che tali operai sa-

rebbero stati delle spie dei talebani (cfr. n. 28/16, D47, pag. 9). Vieppiù, 

interrogato circa come facesse a sapere che il (…) (cfr. ibidem, D46, 

pag. 8) avrebbe riportato delle informazioni ai talebani, egli ha unicamente 

addotto che poiché allorché sarebbe stato ucciso dai (…) avrebbe portato 

un’arma in mano, sarebbe stato chiaramente un talebano (cfr. ibidem, D50 

seg., pag. 9), non apportando quindi all’evidenza alcun elemento sostan-

ziato a favore delle sue tesi. Le argomentazioni esposte nel ricorso dall’in-

sorgente, che per di più ammette trattarsi di “una semplice deduzione […]” 

(cfr. p.to 2.1, pag. 4), non sono atte in alcun modo a modificare la predetta 

conclusione. 

Le predette allegazioni, non possono quindi essere ritenute verosimili dal 

profilo dell’art. 7 LAsi. 

8.  

8.1 Proseguendo nell’analisi occorre esaminare se il ricorrente deve es-

sere riconosciuto quale rifugiato per delle persecuzioni anteriori alla sua 

partenza dal Paese d’origine. 

8.2  

8.2.1 Il Tribunale rileva dapprima che per quanto riguarda la sua allegata 

esperienza lavorativa di (…) nell’anno (…) per (…) – benché non venga 

messa in dubbio visti anche i mezzi di prova presenti (cfr. MdP n. 3) – e 

quanto sarebbe successo a dei collaboratori della medesima (…) (cfr. 

n. 28/16, D13, pag. 3; D17 segg., pag. 6), tali circostanze non risultano es-

sere pertinenti in materia d’asilo. Difatti, il ricorrente ha lasciato il suo Paese 

d’origine più di due anni e mezzo dopo tali eventi. Il nesso di causalità tem-

porale tra gli stessi e la partenza dall’Afghanistan dell’interessato, è quindi 

manifestamente interrotto (cfr. supra consid. 6.3; tra le tante la sentenza 

del Tribunale E-5415/2020 del 21 giugno 2023 consid. 3.6 con rif. cit.). A 

ciò si aggiunge che il ricorrente ha riferito, che a causa di tale attività lavo-

rativa, a lui non sarebbe mai successo nulla di personale (cfr. n. 28/16, 

D24, pag. 6) e non l’ha tra l’altro allegata quale motivo che lo avrebbe ef-

fettivamente determinato all’espatrio (cfr. ibidem, D14, pag. 5), indizio che 

ancor più fa giungere alla conclusione che egli non temesse alcuna perse-

cuzione da parte dei talebani a causa di tale sua attività pregressa e limitata 

nel tempo. Tra l’altro attività lavorativa di cui l’insorgente non ha dimostrato, 

né reso perlomeno verosimile, che i talebani siano venuti a conoscenza 

che egli abbia esercitato. Non v’è quindi da concludere che la sua attività 

quale (…) in Afghanistan gli abbia conferito un profilo di rischio particolare. 

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8.2.2 Per quanto concerne poi la sua attività di archeologo presso (…), 

seppure il ricorrente ha allegato che spesso i talebani avrebbero attaccato 

la (…) dove anche egli soggiornava (cfr. n. 28/16, D13, pag. 4; D41 segg., 

pag. 8), nonché che nel (…) del (…) la macchina che precedeva il suo con-

voglio, dove avrebbero viaggiato anche dei suoi (…), sarebbe stata oggetto 

di un attacco con una mina antiuomo nascosta in strada (cfr. ibidem, D13, 

pag. 4; D31 segg., pag. 7); si osserva come tali circostanze non avevamo 

l’obiettivo di colpirlo individualmente. Difatti, pur non mettendone in dubbio 

la verosimiglianza, si denota che tali attacchi perpetrati dai talebani, avreb-

bero avuto quale obiettivo l’uccisione o la distruzione generalizzata di per-

sone e dei luoghi dove egli si trovava, senza che effettivamente vi siano 

elementi concreti per dire che avessero quale bersaglio il ricorrente. Ed in 

effetti, egli stesso ha allegato di non aver mai avuto personalmente delle 

problematiche con terzi o con le autorità in Afghanistan (cfr. ibidem, D60 

seg., pag. 10). I predetti attacchi, non hanno inoltre impedito all’insorgente 

di continuare ad esercitare il suo lavoro per diversi anni, e ciò fino alla presa 

di potere dei talebani nell’agosto del 2021 (cfr. ibidem, D25, pag. 6). Anzi, 

addirittura, egli si stava preparando per partecipare al concorso quale (…) 

(cfr. ibidem, D25 segg., pag. 6 seg.), ciò che denota ancora più come il 

ricorrente non avesse alcun timore soggettivo ed oggettivo di persecuzioni 

dirette contro la sua persona da parte dei talebani. Per di più, egli non ha 

mai asserito che questi ultimi lo avrebbero ricercato presso il domicilio fa-

miliare allorché egli si trovava ancora in Afghanistan, e ciò malgrado il fatto 

che egli si fosse spostato presso degli amici nella (…) di E._______ (cfr. 

n. 28/16, D65 segg., pag. 10 seg.). Peraltro, dal passaporto da lui presen-

tato (cfr. MdP n. 1), si evince come egli abbia potuto lasciare l’Afghanistan 

per via aerea, dall’aeroporto di E._______, con un regolare visto ed il suo 

passaporto, in data (…), quindi ben dopo la presa di potere da parte dei 

talebani. Tali evenienze sono ancora maggiormente dimostrative del fatto 

che i talebani non avessero alcun interesse particolare verso l’insorgente 

a causa sia della sua attività lavorativa sia delle sue simpatie verso colleghi 

stranieri.  

La documentazione da lui presentata a supporto, non è atta a modificare 

le succitate conclusioni. Invero d’un canto essa attesta della sua attività 

quale archeologo (cfr. MdP n. 2 e n. 7), che non è messa in alcun modo in 

dubbio, ma non è atta a provare o a rendere perlomeno verosimile, il timore 

fondato per il ricorrente di subire delle serie persecuzioni per uno dei motivi 

determinanti ai sensi dell’asilo. D’altro canto, le lettere di supporto da lui 

presentate di suoi (…) (cfr. MdP n. 9 e n. 10), oltreché essere apparentabili 

a delle mere allegazioni di parte in quanto richieste dall’insorgente a sup-

porto delle sue asserzioni, non contengono nessun elemento concreto, 

D-4235/2023 

Pagina 11 

sostanziato e dettagliato, che possa far ritenere come egli sia realmente 

caduto nel mirino dei talebani. 

8.2.3 Circa poi gli eventi successi con alcuni dei suoi operai, che lo avreb-

bero toccato personalmente, occorre osservare quanto segue. Le accuse 

di essere infedele o di essere (…) da parte di alcuni operai che lavoravano 

presso (…) – fra l’altro accuse che sarebbero state estese e generalizzate 

a tutti i suoi (…) (cfr. n. 28/16, D13, pag. 4) – non si sono concretizzate in 

alcun modo. Difatti, egli ha potuto continuare a lavorare indisturbato, mal-

grado tali accuse, presso il (…) (cfr. ibidem, D13, pag. 5; D37 segg., pag. 7 

seg.), non recensendo peraltro alcuna problematica personale con terzi 

(cfr. n. 28/16, D61, pag. 10). Per quanto poi attiene alla minaccia che egli 

avrebbe ricevuto da parte dell’operaio I._______, dopo che lo avrebbe li-

cenziato (cfr. ibidem, D14, pag. 5; D52 segg., pag. 9), tale circostanza non 

ha alcuna pertinenza ai sensi dell’art. 3 LAsi. Invero, come denotato a ra-

gione dalla SEM nella decisione avversata, le minacce da parte del mede-

simo, avrebbero quale unico motivo, il licenziamento dello stesso da parte 

del ricorrente (cfr. ibidem, D53, pag. 9), e quindi non è riconducibile ad uno 

dei motivi esaustivi esposti nel precitato disposto. Fra l’altro, anche se il 

ricorrente è stato posto sotto protezione a seguito di tali minacce, come 

allegato anche nel ricorso (cfr. p.to 3.3, pag. 7), si osserva come egli non 

abbia mai subito alcuna conseguenza concreta da tali minacce, sia allor-

ché sarebbe tornato presso il suo domicilio durante alcuni fine settimana 

(cfr. n. 28/16, D29, pag. 7) – e quindi non sarebbe più stato sotto la prote-

zione che era invece assicurata nel campo – sia dopo aver terminato la 

sua attività lavorativa presso (…).  

8.2.4 Anche il tentativo di licenziamento che egli avrebbe subito dopo che 

un collega lo avrebbe denunciato di aver bevuto delle bevande alcoliche 

(cfr. n. 28/16, D14, pag. 5; D57 segg., pag. 10), non risulta all’evidenza 

neppure essere un episodio rilevante ai sensi dell’asilo. Invero, anche tale 

circostanza, ha quale origine il comportamento tenuto dall’insorgente 

nell’ambito lavorativo, che però esula dai motivi previsti all’art. 3 LAsi. Da 

ultimo, il fatto che egli fosse malvisto dai suoi colleghi di lavoro a causa dei 

suoi buoni rapporti con gli altri colleghi stranieri nonché poiché a volte 

avrebbe bevuto dell’alcol con loro (cfr. ibidem, D14, pag. 5), in mancanza 

di qualsivoglia elemento concreto che gli sia accaduto un pregiudizio serio 

a causa degli stessi e per una delle ragioni esposte all’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

non risultano essere delle circostanze d’intensità sufficiente né adempienti 

ai criteri di cui alla norma precitata, per essere ritenute rilevanti ai sensi 

dell’asilo. 

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Pagina 12 

8.3 Tenuto conto di quanto precede, non v’è luogo di ritenere che il ricor-

rente avesse subito delle persecuzioni ai sensi dell’art. 3 LAsi al momento 

della sua partenza dall’Afghanistan. Senza voler minimizzare le difficoltà 

alle quali egli è stato confrontato nell’esercizio della sua professione, vi è 

difatti da constatare come le circostanze da lui allegate non raggiungano 

l’intensità richiesta per ammettere che egli sia stato vittima di persecuzioni 

sufficientemente gravi, costitutive di per sé sole, di seri pregiudizi determi-

nanti secondo l’art. 3 LAsi, o ancora che siano state dirette contro di lui per 

uno dei motivi di cui al disposto precitato. 

9.  

9.1 Proseguendo nell’analisi, vi è ancora da esaminare se l’insorgente 

possa prevalersi di un timore fondato di subire dei seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, nel caso di un suo ritorno in Afghanistan. 

9.2 Nel suo ricorso, l’interessato si è prevalso sia della sua attività (…) 

compiuta nel (…) sia di quella archeologica – e dei legami con gli occiden-

tali intessuti in tale contesto – nonché della sua etnia hazara e della sua 

religione sciita, per potersi considerare una persona con un particolare pro-

filo a rischio. 

9.3 Come rilevato a ragione anche dalla SEM nella decisione avversata 

(cfr. p.to II/4, pag. 8 seg.), il Tribunale ha ammesso l’esistenza di categorie 

di persone particolarmente esposte a dei rischi di persecuzioni future nel 

caso di un loro ritorno in Afghanistan (cfr. tra le altre le sentenze del Tribu-

nale E-3099/2023 del 26 luglio 2023 consid. 4.2.1 con rif. cit., E-5415/2020 

del 21 giugno 2023 consid. 5.3). Tra queste, vi figurano in particolare le 

persone che i talebani considerano, a torto o a ragione, vicine al governo 

o alla coalizione internazionale, o che sono sospettate di essere impre-

gnate da valori occidentali e che non si fondano più sulla società afghana. 

Le persone che possedevano un tale profilo, rischiavano di essere vittime 

d’intimidazioni, di rapimenti o ancora di uccisioni, già prima dell’ascesa al 

potere dei talebani nell’agosto del 2021 (cfr. sentenze del Tribunale  

E-3099/2023 succitata consid. 4.2.1 con ulteriori rif. cit., D-2487/2022 del 

7 luglio 2022 consid. 8.2.1). 

Le constatazioni che precedono risultano ancora d’attualità alla luce della 

situazione vigente in Afghanistan (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 

consid. 4.2.1, E-5415/2020 consid. 5.3, D-893/2023 del 1° maggio 2023 

consid. 6.2, D-2415/2022 del 24 marzo 2023 consid. 10.2). Per quanto il 

livello di violenza cieca nel paese sia globalmente diminuito dalla presa di 

potere da parte dei talebani nell’agosto del 2021, tuttavia il comportamento 

D-4235/2023 

Pagina 13 

futuro dei membri di tale gruppo rimane ancora all’ora attuale imprevedibile 

e vi è pertanto luogo di ammettere che i profili che prendevano di mira 

prima della loro ascesa al potere, possano ancora essere in modo generale 

esposti a maggiori rischi, tenuto conto delle capacità e del controllo territo-

riale accresciuti di questo attore. Numerose aggressioni contro delle per-

sone appartenenti a tali gruppi a rischio sono difatti state documentate a 

partire dal mese di agosto 2021. Tuttavia le stesse non appaiono essere 

sistematiche o di natura uniforme (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 

consid. 4.2.1, E-5415/2020 consid. 5.3 con riferimenti citati, E-5415/2020 

del 21 giugno 2023 consid. 5.3). Segnatamente, per quanto attiene al per-

sonale che lavora per organizzazioni internazionali, organizzazioni non go-

vernative o ambasciate, lo stesso sembrerebbe essere meno esposto a 

persecuzioni da parte dei talebani rispetto ai collaboratori delle truppe in-

ternazionali. Invero, una parte delle organizzazioni internazionali e non go-

vernative come pure di ambasciate, sarebbero tutt’ora presenti ed attive in 

Afghanistan. I talebani non avrebbero formulato delle regole generali nei 

confronti dei precedenti ed attuali lavoratori di tali categorie e le condizioni 

per poter lavorare in tali settori si differenzierebbero regionalmente e di-

penderebbero anche da quale settore l’organizzazione in questione si oc-

cupa. Per queste categorie di persone, verrebbero riportate soltanto rara-

mente delle notizie, ciò che sarebbe dovuto anche al fatto che buona parte 

delle stesse sono state evacuate. Come per altri gruppi di persone a ri-

schio, il pericolo di subire delle persecuzioni da parte dei talebani, dipen-

derebbe da vari fattori, tra i quali il precedente datore di lavoro, la funzione 

concreta esercitata e se rispettivamente quanto l’attività è contraria ai valori 

talebani (cfr. SEM, Focus Afghanistan – Verfolgung durch Taliban: Poten-

tielle Risikoprofile, 15 febbraio 2022, pag. 4 e pag. 21 seg.). Fra l’altro, 

come ritenuto pure per altri gruppi a rischio, altre circostanze vanno prese 

in considerazione nel quadro di una valutazione individuale che abbia 

quale obiettivo quella di determinare se esiste una probabilità ragionevole 

che il richiedente sia vittima di persecuzione, quali la regione d’origine, il 

sesso o ancora le inimicizie personali (cfr. sentenze del Tribunale  

E-5415/2020 consid. 5.3 con ulteriori fonti citate, E-3099/2023 con-

sid. 4.2.1). 

9.4 Ora, tornando alla presente disamina, se con l’attività esercitata dal ri-

corrente quale archeologo prima della sua partenza dal paese d’origine – il 

quale (…) soprattutto (…) – nonché che i progetti (…) erano supportati 

dalla (…) e che egli lavorava anche a stretto contatto con collaboratori stra-

nieri, lui può certo considerarsi soggettivamente una persona presentante 

un profilo di rischio. Tuttavia, come deducibile a ragione anche dalla deci-

sione impugnata (cfr. p.to II/4, pag. 9), ciò che è decisivo in specie, non è 

D-4235/2023 

Pagina 14 

l’elemento soggettivo del timore di persecuzione, bensì l’elemento ogget-

tivo, ovvero l’esistenza di indizi concreti che lascino presagire l’avvento, in 

un futuro poco distante e secondo un’alta probabilità, di una persecuzione 

determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. fra le altre la sentenza del Tribu-

nale D-2487/2022 del 7 luglio 2022 consid. 8.2.1).  

Nella fattispecie, v’è però luogo di constatare come non vi sia alcun ele-

mento che permetta di sostenere tale tesi. 

9.5 Come già rilevato dalla SEM nella decisione avversata e già visto sopra 

(cfr. consid. 7 e 8.2), il ricorrente non è mai entrato direttamente in contatto 

con i talebani ed ha lui stesso dichiarato di non avere mai avuto delle pro-

blematiche con terze persone o con le autorità (cfr. n. 28/16, D60 seg., 

pag. 10). Inoltre, come già sopra considerato, vista l’inverosimiglianza di 

alcune allegazioni dell’insorgente riguardo agli operai che lavoravano 

presso (…) (cfr. supra consid. 7), non vi sono elementi per ritenere che il 

fatto che egli lavorasse presso (…) fosse conosciuto da parte dei talebani 

e che egli fosse entrato personalmente nel mirino di questi ultimi. Come già 

sopra rilevato, egli ha potuto difatti continuare a vivere indisturbato, senza 

essere ricercato, nel suo Paese d’origine, ed inoltre è potuto espatriare le-

galmente dall’aeroporto di E._______ diversi mesi dopo la presa di potere 

da parte dei talebani. Inoltre egli era un archeologo tra gli altri, anche della 

sua medesima nazionalità, che non esercitava una funzione di responsa-

bilità particolare. Non v’è quindi alcuna ragione specifica di pensare che 

egli possa essere identificato dai talebani quale bersaglio di particolare in-

teresse per loro. Anche ammettendo che questi ultimi siano venuti a cono-

scenza dei dati personali del ricorrente, come allegato per la prima volta in 

fase ricorsuale (cfr. p.to 3.2, pag. 5 del ricorso), circostanza per nulla resa 

verosimile dall’insorgente con elementi concreti e fondati, è poco probabile 

che i talebani ricerchino attivamente un archeologo fra i tanti, che non eser-

citava alcuna funzione particolare. Altresì la mera allegazione dell’insor-

gente in audizione, che egli nel suo Paese d’origine sarebbe stato un atti-

vista sociale, partecipando a delle manifestazioni (cfr. n. 28/16, D14, 

pag. 5), senza ulteriori dettagli in proposito alle circostanze ed alle funzioni 

che egli avrebbe esercitato, se non quello di un partecipante fra i tanti, non 

può essere ritenuto come un comportamento particolarmente critico nei 

confronti dei talebani, che abbia dato luogo all’identificazione dell’insor-

gente da parte dei membri di questo gruppo come una persona suscettibile 

di presentare un interesse per loro. I suoi asserti secondo i quali la sua 

casa famigliare sarebbe stata perquisita due volte allorché egli era già 

espatriato (cfr. n. 28/16, D85 segg., pag. 12), anche non ritenendole tardive 

al contrario di quanto osservato dall’autorità inferiore nella decisione 

D-4235/2023 

Pagina 15 

avversata, sono fondati su delle semplici allegazioni da parte sua, vaghe, 

non circostanziate e per nulla sostenute da elementi di qualsivoglia con-

cretezza. Si denoti che ad esempio egli non ha riferito neppure l’identità di 

chi si sarebbe effettivamente presentato al suo domicilio né ha fornito al-

cuna spiegazione che permetta di comprendere le ragioni dell’interesse di 

tali sconosciuti nei suoi confronti, diversi mesi dopo la presa di potere da 

parte dei talebani nonché il suo espatrio. Inoltre, occorre in tal senso ram-

mentare che secondo le sue affermazioni, di tali perquisizioni egli ne sa-

rebbe venuto a conoscenza tramite dei famigliari rimasti nel Paese d’ori-

gine, e che per giurisprudenza costante, il semplice fatto di apprendere da 

terzi che si è ricercati non è sufficiente per fondare un timore oggettivo di 

persecuzione futura in caso di rientro in patria (cfr. a titolo esemplificativo 

le sentenze del Tribunale D-4770/2020 del 29 agosto 2022, D-2142/2022 

del 24 maggio 2022 consid. 4.2.2). 

9.6 Tenuto conto del profilo dell’interessato sopra rilevato, vi è luogo di ri-

tenere che né la sua provenienza dal distretto di C._______, né la sua etnia 

hazara o ancora il suo credo sciita, costituiscano degli indizi concreti sup-

plementari che permettano di considerare che sarebbe particolarmente 

esposto a persecuzioni da parte dei talebani, visto il suo trascorso quale 

archeologo in Afghanistan.  

A questo proposito il Tribunale rammenta che la sola appartenenza all’etnia 

hazara non costituisce un motivo rilevante suscettibile di fondare un timore 

di futura persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi, essendo che le condizioni 

molto elevate poste dalla giurisprudenza per ammettere una persecuzione 

collettiva degli hazara in Afghanistan, non sono adempiute (cfr. 

DTAF 2014/32 consid. 7.2; 2013/12 consid. 6; 2013/11 consid. 5.3.2; sen-

tenza del Tribunale E-5415/2020 del 21 giugno 2023 consid. 5.4.4). L’ap-

prezzamento in tal senso va mantenuto anche dopo l’ascesa al potere dei 

talebani nell’agosto del 2021, in quanto nessuna informazione permette di 

concludere che gli hazara, quale gruppo etnico, sia minacciato in maniera 

generale di persecuzioni pertinenti in materia d’asilo (cfr. sentenza del Tri-

bunale E-5415/2020 succitata consid. 5.4.4 con ulteriori rif. cit.). 

Il ricorrente, con i suoi asserti (cfr. n. 28/16, D14, pag. 5), anche ricorsuali, 

non ha apportato alcun elemento concreto per ritenere che egli sia stato 

preso di mira in modo particolare a causa della sua etnia o della sua reli-

gione, o ancora delle sue credenze, allorché si trovava in Afghanistan, e 

che quindi qualsivoglia persona – anche i talebani – possano esporlo a 

delle persecuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo nel caso di un suo ritorno in 

patria. 

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Pagina 16 

9.7 Da ultimo, il suo timore di essere sequestrato da parte di trafficanti di 

artefatti, poiché sarebbe stato in possesso di tutte le (…) (cfr. n. 28/16, D14, 

pag. 5), non risulta fondato su alcun elemento di qualsivoglia sostanza e 

concretezza. Si può per il resto rinviare alla decisione della SEM, la quale 

risulta sul punto in questione sufficientemente dettagliata e corretta (cfr. 

p.to 4, pag. 8), peraltro non avendo il ricorrente sollevato nulla in proposito 

nel suo gravame. 

9.8 Visto quanto precede, il Tribunale ritiene che non esista una congiun-

zione di fattori di rischio significativi che rendano altamente probabile che 

l’interessato possa oggettivamente temere di essere vittima di una perse-

cuzione determinante in materia d’asilo in caso di ritorno in Afghanistan, e 

ciò in un prossimo futuro. 

Da notare infine che il suo solo esilio in Svizzera ed il suo profilo “occiden-

talizzato” che ne potrebbe derivare, non permettono di giungere ad una 

conclusione diversa da quella sopra esposta (cfr. sentenze del Tribunale 

E-3099/2023 del 26 luglio 2023 consid. 4.4, E-98/2021 del 15 dicem-

bre 2022 consid. 5.5, E-2320/2019 del 2 novembre 2022 consid. 3.4.1), ciò 

che tra l’altro il ricorrente non sostiene. 

10.  

In virtù di quanto sopra, non potendo l’insorgente prevalersi né di allega-

zioni verosimili giusta l’art. 7 LAsi né di persecuzioni determinanti ex art. 3 

LAsi, il suo ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato e 

di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione avversata va 

quindi confermata. 

11.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte 

spese processuali, è divenuta senza oggetto. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

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Pagina 17 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni d’acchito sprovviste di possibilità di esito 

favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è indigente, 

v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4235/2023 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: