# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8eba41eb-4c32-5cee-86ea-dfe68a554c51
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 07.06.2013 17.2012.149
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-149_2013-06-07.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.149-152

  17.2012.166/173

  	
  Locarno

  7 giugno 2013/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  assessori giurati:

  	
  AS 1 

  AS 2

  AS 3

  AS 4

  AS 5 (I supplente)

  AS 6 (II supplente)

  

 

	
  segretaria:

  	
  Barbara Maspoli, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello avviata
con annunci

 

	
   

  	
  -  6 agosto
  2012 dal

     PP

   

  -   8 agosto 2012 da

     IM 3

     rappr. dall' DI 4 

   

  -   10 agosto 2012 da

     APPE_1

     rappr. dall'avv. DI 1

  

 

e con dichiarazione di appello incidentale 

	
   

  	
   

  -   3 dicembre 2012 da 

     IM 2

     rappr. dall'avv. DI 3

   

  contro la sentenza emanata il 3 agosto 2012 dalla Corte
  delle assise criminali nei confronti di 

  
	
   

  	
  IM 1

  rappr. dall' DI 2 

   

  IM 2

  rappr. dall' DI 3 

   

  IM 3

  rappr. dall' DI 4 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

richiamate le dichiarazioni di appello 21 e 26 novembre 2012;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che:          A.   

 

                                   1.   Con atto di accusa
23 maggio 2012 a IM 1 sono stati imputati i seguenti reati:

 

istigazione in assassinio (in
parte tentata) subordinatamente in omicidio, ripetuta

 

per avere, 

 

                                1.1.   nel periodo maggio 2011 - 01 luglio 2011, a [...],

agendo, con lo scopo
particolarmente perverso di assicurarsi la permanenza in Svizzera, nella veste
di vedova che avrebbe beneficiato della
relativa rendita, in quanto non più intenzionata a proseguire in un
vincolo matrimoniale effettivo comprendente anche atti di intimità, così come
pure al fine di ottenere il riscatto della polizza assicurativa contratta dal
marito, e con modalità particolarmente perverse nell'impiego del figlio
minorenne TE 5 al fine di raggiungere il citato obiettivo,

 

e in particolare

 

giunto il figlio minorenne TE 5 il
15 maggio 2011 a [...],

assillandolo in continuazione in
merito al comportamento del marito VITT_1 da lei asseritamente dichiarato
alcolista e violento, ben consapevole del
timore che il minore, già orfano di padre, aveva di perderla,
dell'ascendente che aveva su di lui, dell'amore
filiale, del profondo sentimento di riconoscenza che il minore nutriva
nei suoi confronti,

e, dopo che il marito VITT_1, il 27
giugno 2011, sottoscriveva la dichiarazione di riscatto dell'assicurazione
sulla vita per la polizza no. contratta con la [...] che prevedeva il
versamento di un importo di CHF 13'269.80 con
valuta 04 luglio 2011,

dichiarando
espressamente il 28 giugno 2011 al figlio minorenne TE 5 di "volere VITT_1 morto", nel senso
che il di lei marito doveva essere ucciso e di "trovare un modo per
farlo",

assicurando al figlio minorenne che
avrebbe provveduto al compenso di eventuali
sicari, sapendo in realtà che il minore avrebbe proceduto personalmente
ad uccidere VITT_1,

concordando poi con il figlio il
comportamento da assumere dinanzi alle Autorità di polizia, determinato, così
facendo, il figlio minorenne TE 5 ad uccidere VITT_1, circostanza realizzatasi
il 01 luglio 2011 a Bellinzona nell'abitazione coniugale di via [...]quando lei
si trovava in [...], sua terra d'origine, al fine di non essere presente al
momento dell'uccisione del marito ed avere quindi un alibi dimostrabile;

 

                                1.2.   per avere,

nel periodo gennaio 2011/maggio
2011,

a [...] ed in altre
località non meglio precisate,

agendo con lo scopo particolarmente
perverso di assicurarsi la permanenza in Svizzera, nella veste di vedova che
avrebbe beneficiato della relativa rendita,
in quanto non più intenzionata a proseguire in un vincolo matrimoniale
effettivo comprendente anche atti di intimità, così come pure al fine di
ottenere il riscatto della polizza assicurativa contratta dal marito,

 

e in particolare

 

chiedendo più volte a PIFA 1 di reperire
delle persone che potessero uccidere il di
lei marito VITT_1, sapendo che, in realtà lo stesso non disponeva delle
necessarie conoscenze, ma si sarebbe potuto mettere personalmente a
disposizione per l'eliminazione fisica del di lei marito,

sfruttando a tale scopo la sua
fragilità psichica e il sentimento di profonda
amicizia che PIFA 1 nutriva nei
suoi confronti, instillando altresì il
dubbio che tale amicizia potesse terminare a causa della gelosia del marito VITT_1,

tentato di
determinare PIFA 1 ad uccidere VITT_1,
non riuscendo tuttavia nel suo intento poiché lo stesso, partito alla volta di
Via [...] a [...], con l'intenzione di sabotare i freni del motoveicolo di
proprietà di VITT_1, desisteva spontaneamente senza raggiungere il luogo;

 

appropriazione indebita

per avere, a [...] l'11 luglio
2011, prelevato, a danno della comunione ereditaria, dai conto corrente postate
 intestato
all'ormai defunto VITT_1, e sul quale
disponeva di regolare procura, l'importo di CHF 15'750.00, prelevamento effettuato dopo l'uccisione del di
lei marito avvenuta il 01 luglio 2011 a Bellinzona per mano del figlio
minorenne TE 5 e di cui era a conoscenza,

 

 

incitazione all'entrata, alla
partenza o al soggiorno illegale 

per avere, a [...]
ed in altre non meglio precisate località,
nel periodo maggio 2011/01 luglio 2011, favorito il soggiorno illegale del figlio
minorenne TE 5 poiché lo stesso non era ancora in possesso del necessario visto
di Polizia degli stranieri;

 

                                   2.   Con atto di accusa 6
giugno 2012 a IM 2 sono stati rimproverati i seguenti reati: 

 

assassinio, sub. omicidio

per avere, a [...] il 01 luglio
2011,

in correità, subordinamente
complicità, con il minore TE 5,

agendo con particolare mancanza di
scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità particolarmente perversi,
ucciso VITT_1,

risultando la particolare mancanza
di scrupoli, nell'armare un minore, in specie TE 5, sapendolo pronto ad
uccidere VITT_1, uomo per il quale il minore
riferiva insofferenza e a lui, di contro, perfettamente indifferente,

in particolare, per avere,

informandolo che l'ascia e il
seghetto richiestigli li teneva all'interno del suo furgone, evitando così che
il minore, constatata l'assenza delle armi citate all'interno del [...] si recasse in altro luogo per acquistarle,

accompagnandolo
poi con il suo furgone sino al negozio [...] di [...], dove acquistava per il minore TE 5, che quel giorno non aveva
soldi con sé, uno o due rotoli di sacchi della spazzatura da 110 litri e tre flaconi di candeggina da due litri e una mascherina per il naso, che necessitavano al minore per far
fuori il patrigno,

consegnando al
minore TE 5 - a credito - l'ascia con manico di circa 40 cm di lunghezza e circa 10 cm di lama, il seghetto alternativo marca Einheil per il taglio del legno delle dimensioni di 20x15x5
con lama oscillante di circa 10 cm oltre a tre lame intercambiabili, la mezzaluna
per tagliare il formaggio delle dimensioni di circa 13x9 cm, nonché il trolley
dalle dimensioni 100x50x25 -40 cm,

riportando il minore a [...], al [...],
con l'intenzione di poi condurlo sino a casa del patrigno,

circostanza quest'ultima non
verificatasi unicamente poiché TE 5, stanco
di attenderlo, senza nulla dire, da solo si recava a casa,

raggiungendolo
per acquistare dal minore oggetti di proprietà di VITT_1 che, al suo rientro, li sorprendeva ed iniziava ad insultarli,
tanto che il minore reagiva colpendo con dei pugni il patrigno sino a farlo
cadere a terra esanime,

allontanandosi e lasciando quindi
campo libero al minore ben sapendo del "materiale" consegnatogli e delle intenzioni espresse,

supportato il minore a spostare il
cadavere della vittima nella vasca da bagno dell’appartamento di via [...],

armato il minore degli attrezzi
necessari all'uccisione di VITT_1 ed al successivo occultamento del cadavere;

bancarotta fraudolenta e frode
nel pignoramento

per avere, a [...] e a [...] nel
periodo 01 gennaio 2010/19 settembre 2011, in qualità di debitore e a danno dei suoi creditori, sottaciuto ai funzionari
dell'Ufficio esecuzione di [...] e di [...] di:

 

                                3.1.   essere proprietario di un appartamento in [...], con
diritto di abitazione a favore del di lui padre,

 

                                3.2.   essere proprietario di un veicolo a motore Opel Astra
del valore di CHF 3'000.00 e, successivamente, di un veicolo a motore
Fiat Stilo del valore di CHF 1'500.00, facendoli immatricolare a nome di
XX1,

 

                                3.3.   essere proprietario della merce presente nel [...] da
lui gestito in Viale [...] a [...] come pure di essere proprietario della merce
depositata ad [...] nei locali amministrati da [...],

 

                                3.4.   versare una pigione di CHF 400.00 per un appartamento
in Vicolo [...] a [...], allorquando conviveva con XX2 in Via [...] a [...]e
non versava e/o partecipava al pagamento del
canone di locazione,

 

infrazione alla LF sulle armi e
sulle munizioni

per avere, a [...] nel periodo 15
maggio 2011/30 giugno 2011, venduto al minore TE 5 un'arma proibita e, meglio,
un coltello a farfalla;

 

incitazione all'attività lucrativa senza autorizzazione 

per avere, nel periodo 15 maggio
2011- 06 luglio 2011 a [...] ed altre località non meglio precisate, procurando
un'attività lucrativa in Svizzera al minore TE 5 benché fosse a conoscenza che era sprovvisto del necessario
permesso di Polizia degli stranieri;

 

                                   3.   Con atto di accusa 3
luglio 2012 IM 3 è stato rinviato a giudizio per il reato di:

 

favoreggiamento 

per avere, a [...], [...], [...] ed
altre località non meglio precisate nel. periodo 02 luglio 2011/07
luglio 2011, per avere, dopo aver appreso da IM 2,

                                -   dell'avvenuta
uccisione di VITT_1 da parte del minore TE 5 e che un'arma impiegata era stata
venduta dallo stesso IM 2

                                -   della richiesta
fattagli dal minore TE 5 di aiutarlo a spostare il cadavere di VITT_1, e
soprattutto

                                -   della circostanza
che IM 2 aveva indirizzato il minore TE 5 verso la sua persona per tale
compito: "quello li ti può aiutare perché ha la macchina"

                                -   della necessità
espressagli quindi ripetutamente da IM 2 di nascondere il cadavere,

 

mettendosi quindi a disposizione del
minore TE 5 per lo spostamento ed
occultamento del cadavere di VITT_1, indicando la possibilità di
gettarlo in'un lago o da una diga,

e accettando quale compenso
l'importo di CHF 1'000.00/CHF 1'500.00, di cui CHF 300.00 ricevuti quale
anticipo,

 

e dopo aver saputo per bocca del
minore TE 5 che quest'ultimo aveva depezzato la salma di VITT_1, come da lui
stesso suggeritogli,

 

garantendo nuovamente il suo aiuto
al minore TE 5 per il trasporto del corpo senza vita di VITT_1, fissando già
ora e luogo,

 

posticipando poi il tutto al giorno
successivo,

 

tentato in tal modo di sottrarre il minore TE 5 e IM 2 a un procedimento penale, in relazione
all'uccisione di VITT_1

 

ritenuto come l'occultamento non si
verificò solo perché IM 2 si era rifiutato di "sporcarsi le mani" e,
sempre più incalzato dal minore che gli comunicava che il cadavere
"puzzava troppo", interpellava [...], sua persona di fiducia da lunga data, per un consiglio, il
quale, appresa la vicenda, gli intimava di chiamare immediatamente la polizia, cosa che quindi fece.

 

 

                                  B.   Con sentenza 3 agosto
2012, la Corte delle assise criminali ha:

 

                                   1.   assolto IM 1 da
tutte le imputazioni;

 

                                   2.   assolto IM 2 dalle
imputazioni di assassinio, omicidio intenzionale e incitazione all’attività
lucrativa senza autorizzazione mentre lo ha ritenuto autore colpevole di
bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento e di infrazione alla LF sulle
armi e, per questi reati, lo ha condannato alla pena detentiva di quattro mesi,
sospesa condizionalmente con un periodo di prova di quattro anni, mentre ha
revocato la sospensione condizionale della pena di 90 aliquote giornaliere da
fr. 90.- cadauna inflittagli con DA 16 gennaio 2008;

 

                                   3.   dichiarato IM 3
autore colpevole di favoreggiamento per i fatti descritti nell’atto di accusa
e, ritenuto come egli abbia desistito dal suo intento, lo ha condannato alla
pena detentiva di 12 mesi sospesa condizionalmente con un periodo di prova di quattro
anni mentre ha revocato la sospensione condizionale accordata alla pena
pecuniaria (60 aliquote da fr. 40.- cadauna) inflittagli con DA 23 maggio 2011.

 

Infine, la Corte delle assise criminali, oltre ad ordinare
l’immediata scarcerazione di IM 1 e IM 2, ha dissequestrato tutto quanto era in
sequestro e ne ha ordinato la restituzione agli aventi diritto.

 

                                  C.   Con sentenza 13
novembre 2012, il Tribunale dei minorenni ha dichiarato TE 5, figlio di IM 1,
autore colpevole, oltre che di infrazione alla LStr, di assassinio e di
turbamento della pace dei defunti, reati entrambi commessi ai danni di VITT_1.

Per questi reati, il Tribunale dei minorenni ha condannato TE 5
alla pena privativa della libertà di quattro anni, da dedursi il carcere
preventivo sofferto, oltre che al risarcimento del torto morale e del danno
materiale causati alla madre (A. _______ e alla sorella (B. _______) di VITT_1
nonché ad una partecipazione ai loro costi processuali.

 

TE 5 ha, in un primo tempo, impugnato la sentenza del Tribunale dei
minorenni proponendo, non la sua assoluzione, ma una serie di richieste di
derubricazione del reato più grave e, in ogni caso, una diminuzione della pena.

Sulle sue richieste non è, comunque sia, necessario diffondersi
ritenuto come egli abbia, il 19 febbraio 2013, ritirato il proprio appello.

La sentenza 13 novembre 2012 del Tribunale dei minorenni è,
dunque, passata, incontestata, in giudicato.

 

                                  D.   Non così, invece, per
la sentenza della Corte delle assise criminali che è stata impugnata da tutte
le parti al procedimento, tranne che da IM 1.

 

                                         Essa è stata
impugnata:

 

                                     -   dal PP che ha
chiesto:

                                         -
    per IM 1, la condanna alla pena detentiva a vita per ripetuta istigazione
(in parte tentata) in assassinio (subordinatamente omicidio intenzionale),
appropriazione indebita e incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno
illegale;

                                         -
    per IM 2, in via principale, la condanna alla pena detentiva a vita per
assassinio (subordinatamente omicidio intenzionale), bancarotta fraudolenta e
frode nel pignoramento e incitazione all’attività lucrativa senza
autorizzazione e, in via subordinata, la condanna per favoreggiamento e
omicidio colposo;

 

 

 

                                     -   dalle accusatrici
private che hanno chiesto:

                                         -
    per IM 1, in via principale, la condanna per istigazione in assassinio;

                                         -
    per IM 2, in via principale, la condanna per correità (eventualmente
complicità) in assassinio (subordinatamente omicidio intenzionale); 

                                         -
    per entrambi, in via subordinata, la condanna per favoreggiamento (eventualmente
tentato nel caso di IM 1). 

                                         

Hanno, poi, postulato il risarcimento del danno e del torto morale
subiti (e, perciò, l’assegnamento del denaro sequestrato a IM 1); 

 

                                     -   da IM 2 che ha chiesto il
proscioglimento dall’imputazione di bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento
in relazione alla merce da lui venduta ed una conseguente riduzione della pena
ad una pena pecuniaria sospesa condizionalmente (che chiede non sia più
corredata dalla revoca della sospensione condizionale accordata alla pena
inflitta con DA del 16 gennaio 2008); 

                                     -   da IM 3 che ha chiesto, in
via principale, il suo proscioglimento dall’imputazione di favoreggiamento e,
in via subordinata, una riduzione della pena (che chiede non sia più accompagnata
dalla revoca della sospensione condizionale relativa alla sua precedente
condanna per furto d’uso) per aver agito in stato di scemata imputabilità. 

 

                                  E.   Statuendo sulle
istanze probatorie presentate dalle parti, la presidente di questa Corte ha
ordinato:

 

                                     -   l’acquisizione agli atti:

                                -
    della sentenza 13 novembre 2012 del Tribunale dei minorenni nei confronti
di TE 5; 

                                -
    della sentenza emanata nel procedimento di appello avviato da TE 5; 

                                -
    della documentazione relativa agli stipendi in [...] (allegata alla
dichiarazione di appello 26 novembre 2012 delle accusatrici private);

                                -
    della documentazione relativa alla rendita vedovile di IM 1;

                                -
    della dichiarazione manoscritta 19 febbraio 2013 di TE 5;

 

                                     -   il richiamo: 

                                -
    della documentazione relativa alla concessione di un congedo a TE 5 prima
della celebrazione del dibattimento a suo carico; 

                                -     dell’incarto
UEF di IM 2; 

                                     -   l’audizione al pubblico
dibattimento di:

                                -     TE 5; 

                                -
    PIFA 1; 

                                -
    TE 2; 

                                -
    TE 4; 

                                -
    TE 3; 

                                -
    TE 1. 

 

E’ stata, invece, respinta la richiesta di allestimento di una
perizia per valutare il grado di imputabilità di IM 3. 

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento
dal 21 maggio al 7 giugno 2013 durante il quale:

 

                                   1.   il procuratore
pubblico ha fatto proprie le seguenti imputazioni subordinate/alternative
proposte dalla presidente della Corte:

 

                                   a.   nei confronti di IM
1 (doc. dib. d’appello 14)

 

istigazione in assassinio (in
parte tentata), ripetuta

per avere, a [...] ed in altre
località non meglio precisate, 

nel periodo gennaio 2011/1. luglio
2011,

agendo con
particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità particolarmente perversi,
intenzionalmente determinato, rispettivamente, tentato di determinare altri a
commettere l'assassinio del marito VITT_1,

 

e meglio per avere

 

                                1.1.   nel periodo maggio 2011/1. luglio 2011,

a [...],

agendo con scopo (consistente
nell’eliminare il coniuge divenuto insopportabile assicurandosi la permanenza
in Svizzera, nella veste di vedova che avrebbe beneficiato dei vantaggi
economici derivanti dal vincolo matrimoniale) e con modalità (avendo impiegato
il figlio minorenne TE 5 al fine di raggiungere il citato obiettivo)
particolarmente perversi, intenzionalmente determinato il figlio minorenne TE 5
a cercare qualcuno che commettesse l’assassinio del marito VITT_1

 

e, in particolare, per avere 

 

giunto il figlio minorenne TE 5 a [...]
il 15 maggio 2011, 

dopo aver rivelato a più riprese al
figlio di non sopportare più il marito, 

dopo che, il 25 maggio 2011, VITT_1
aveva sottoscritto la dichiarazione di riscatto dell’assicurazione sulla vita
per la polizza n. contratta con la [...] che prevedeva il versamento di un
importo di fr. 13'269.80 con valuta 4 luglio 2011,

dopo che all’orizzonte si
prospettava l’istituzione di una curatela amministrativa nei confronti del
marito, 

dopo avere dichiarato espressamente
il 28 giugno 2011 al figlio minorenne TE 5 di "volere VITT_1
morto" e come “sarebbe meglio per tutti se VITT_1 morisse”, nel senso che
il di lei marito doveva essere ucciso e di trovare qualcuno che lo facesse,

dopo avere assicurato al figlio
minorenne TE 5 che avrebbe provveduto poi al compenso
dei sicari, 

espressamente chiesto al figlio
minorenne TE 5 di trovare qualcuno che uccidesse VITT_1 e, poi, essere partita
per la [...] sapendo che l’uccisione del
marito sarebbe avvenuta nella settimana in cui si trovava nella sua terra
d’origine,

ritenuto che l’uccisione si è
effettivamente realizzata, per mano del figlio TE 5, il 1. luglio 2011 a [...] nell’abitazione coniugale di via [...], quando lei si trovava in [...] al fine di non essere presente al momento del fatto
ed avere quindi un alibi dimostrabile, 

concordando poi con il figlio il
comportamento da assumere dinanzi alle Autorità di polizia,

 

                                1.2.   per avere,

nel periodo gennaio 2011/maggio
2011,

a [...] ed in altre località non
meglio precisate,

agendo con scopo (consistente
nell’eliminare il coniuge divenuto insopportabile assicurandosi la permanenza
in Svizzera, nella veste di vedova che avrebbe beneficiato dei vantaggi
economici derivanti dal vincolo matrimoniale) particolarmente perverso, 

intenzionalmente tentato di
determinare PIFA 1 a trovare qualcuno che commettesse l’assassinio di VITT_1,
non riuscendo tuttavia nel suo intento poiché lo stesso, partito alla volta di
Via [...] a [...], con l'intenzione di sabotare i freni del motoveicolo di
proprietà di VITT_1, desisteva spontaneamente senza raggiungere il luogo

 

e, in particolare, per avere,

 

chiesto più volte a PIFA 1 di
reperire delle persone che potessero
uccidere il di lei marito VITT_1, 

sfruttando a tale scopo la sua
fragilità psichica e il sentimento di profonda
amicizia che PIFA 1 nutriva nei suoi confronti, instillando altresì il
dubbio che tale amicizia potesse terminare a causa della gelosia del marito VITT_1;

 

 

istigazione in omicidio
intenzionale (in parte tentata), ripetuta

(in via subordinata)

per avere, a [...]ed
in altre località non meglio precisate,
nel periodo gennaio 2011/1. luglio 2011, intenzionalmente determinato altri a
commettere un crimine o un delitto,

 

e meglio per avere

 

                                2.1.   nel periodo maggio 2011/1. luglio 2011, 

a [...],

intenzionalmente determinato il
figlio minorenne TE 5 a cercare qualcuno che commettesse l’assassinio del
marito VITT_1

 

e, in particolare, per avere 

 

giunto il figlio minorenne TE 5 a [...]
il 15 maggio 2011, 

dopo aver rivelato a più riprese al
figlio di non sopportare più il marito, 

dopo che, il 25 maggio 2011, VITT_1
aveva sottoscritto la dichiarazione di riscatto dell’assicurazione sulla vita
per la polizza n. contratta con la [...] che prevedeva il versamento di un
importo di fr. 13'269.80 con valuta 4 luglio 2011,

dopo che all’orizzonte si
prospettava l’istituzione di una curatela amministrativa nei confronti del
marito, 

dopo avere dichiarato espressamente
il 28 giugno 2011 al figlio minorenne TE 5 di "volere VITT_1
morto" e come “sarebbe meglio per tutti se VITT_1 morisse”, nel senso che
il di lei marito doveva essere ucciso e di trovare qualcuno che lo facesse,

dopo avere assicurato al figlio
minorenne TE 5 che avrebbe provveduto poi al compenso
dei sicari, 

espressamente chiesto al figlio
minorenne TE 5 di trovare qualcuno che uccidesse VITT_1 e, poi, essere partita
per la [...] sapendo che l’uccisione del
marito sarebbe avvenuta nella settimana in cui si trovava nella sua terra
d’origine,

 

ritenuto che l’uccisione si è
effettivamente realizzata, per mano del figlio TE 5, il 1. luglio 2011 a [...] nell’abitazione coniugale di via [...], quando lei si trovava in [...] al fine di non essere presente al momento del fatto
ed avere quindi un alibi dimostrabile, 

concordando poi con il figlio il
comportamento da assumere dinanzi alle Autorità di polizia,

 

                                2.2.   per avere,

nel periodo gennaio 2011/maggio
2011,

a [...] ed in altre località non
meglio precisate,

intenzionalmente tentato di
determinare PIFA 1 a trovare qualcuno che commettesse l’assassinio di VITT_1,
non riuscendo tuttavia nel suo intento poiché lo stesso, partito alla volta di
Via [...] a [...], con l'intenzione di sabotare i freni del motoveicolo di
proprietà di VITT_1, desisteva spontaneamente senza raggiungere il luogo

 

e, in particolare, per avere,

 

chiesto più volte a PIFA 1 di
reperire delle persone che potessero
uccidere il di lei marito VITT_1, 

sfruttando a tale scopo la sua
fragilità psichica e il sentimento di profonda
amicizia che PIFA 1 nutriva nei suoi confronti, instillando altresì il
dubbio che tale amicizia potesse terminare a causa della gelosia del marito VITT_1;

 

complicità in assassinio,
rispettivamente in omicidio intenzionale

(in via subordinata) 

per avere, 

a [...], 

nel periodo maggio 2011/1. luglio
2011,

agendo con
particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo (consistente nell’eliminare il coniuge
divenuto insopportabile assicurandosi la permanenza in Svizzera, nella veste di
vedova che avrebbe beneficiato dei vantaggi economici derivanti dal vincolo
matrimoniale) o modalità (servendosi del figlio minorenne TE 5) particolarmente
perversi, 

 

affermando ripetutamente che
sarebbe stato meglio per tutti che VITT_1 morisse o scomparisse,

 

rafforzato psicologicamente il
proposito già maturato dal figlio minorenne di uccidere VITT_1;

 

favoreggiamento

(in via subordinata)

per avere, a [...], ed altre
località non meglio precisate, 

nel periodo compreso tra il 1. ed
il 7 luglio 2011, 

 

dopo aver appreso dal figlio TE 5 dell’avvenuta
uccisione di VITT_1:

 

                                     -   cancellato
dal suo cellulare il testo dei messaggi (sms) a lei inviati dal figlio:

                                -
  alle ore 20.37’10’’ del 1. luglio 2011;

                                -
  alle ore 19.23’28’’ del 4 luglio 2011;

 

                                     -   cancellato
dal suo cellulare il testo del messaggio (sms) a lei inviato da PIFA 1 il 2
luglio 2011 alle ore 11.19’29’’;

 

                                     -   invitato
il figlio a non parlare in modo esplicito della morte di VITT_1 e ad utilizzare
un codice onde evitare di essere intercettato dall’autorità inquirente;

 

                                     -   suggerito
al figlio TE 5, per allontanare i sospetti da lui, di presentare la denuncia di
scomparsa in polizia una volta liberatosi dal cadavere di VITT_1;

 

                                     -   essere
rimasta in [...], dopo avere saputo della
morte di VITT_1 con ciò avendo consentito al figlio di continuare nel suo
progetto di eliminazione del corpo di VITT_1 e, quindi, ritardando l’intervento
degli inquirenti;

 

                                     -   mentito
agli inquirenti e, durante il dibattimento di primo grado, alla Corte delle
assise criminali sul contenuto delle telefonate tra lei e il figlio 

 

ostacolando, così, lo svolgimento
del procedimento penale successivamente avviato dalle autorità inquirenti
ticinesi nei confronti del figlio.

 

                                  b.   nei confronti di IM 2 

(doc. dib. d’appello 1)

 

assassinio

per avere, a [...], il 1. luglio
2011, 

agendo in complicità con il minore TE
5, 

agendo con particolare mancanza di
scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità particolarmente perversi, 

ucciso VITT_1,

 

risultando la particolare mancanza
di scrupoli, nell'armare un minore, in specie TE 5, accettando il rischio che
questi uccidesse VITT_1, uomo per il quale
il minore riferiva insofferenza e a lui, di contro, perfettamente
indifferente,

 

in particolare, per avere,

 

venduto - a credito - l'ascia e il
seghetto richiestigli dal minore che gli aveva detto che voleva utilizzarli per
uccidere il patrigno, 

 

accompagnato,
poi, con il suo furgone il minore TE 5 sino al negozio [...] di [...], dove pagava i rotoli di sacchi della
spazzatura da 110 litri, i tre flaconi di candeggina da due litri e una
mascherina per il naso acquistati dal minore per far fuori il patrigno, 

 

riportato il minore a [...], al [...],
con l'intenzione di poi condurlo sino a casa del patrigno, 

circostanza quest'ultima non
verificatasi unicamente poiché TE 5, stanco
di attenderlo, senza nulla dire, da solo si recava a casa,

 

armato, così, il minore degli
attrezzi necessari all'uccisione di VITT_1, 

 

accettando, per il caso in cui si
fosse realizzata, l’eventualità che TE 5 mettesse davvero in atto quanto gli
aveva preannunciato al momento dell’acquisto e, meglio, l’uccisione del
patrigno; 

 

omicidio intenzionale

(in via subordinata)

per avere, a [...], il 1. luglio
2011, 

agendo in complicità con il minore TE
5,

ucciso VITT_1,

 

in particolare, per avere,

venduto - a credito - l'ascia e il
seghetto richiestigli dal minore che gli aveva detto che voleva utilizzarli per
uccidere il patrigno, 

 

accompagnato,
poi, con il suo furgone il minore TE 5 sino al negozio [...] di [...], dove pagava i rotoli di sacchi della spazzatura
da 110 litri, i tre flaconi di candeggina da due litri e una mascherina per il
naso acquistati dal minore per far fuori il patrigno, 

 

riportato il minore a [...], al [...],
con l'intenzione di poi condurlo sino a casa del patrigno,

circostanza quest'ultima non
verificatasi unicamente poiché TE 5, stanco di attenderlo, senza nulla dire, da
solo si recava a casa,

 

armato, così, il minore degli
attrezzi necessari all'uccisione di VITT_1, 

 

accettando, per il caso in cui si
fosse realizzata, l’eventualità che TE 5 mettesse davvero in atto quanto gli
aveva preannunciato al momento dell’acquisto e, meglio, l’uccisione del
patrigno; 

 

favoreggiamento, tentato 

(in via subordinata) 

per avere, ad [...], il 5 luglio
2011 

tentato di sottrarre il minore TE 5
ad atti di procedimento penale con riferimento all’uccisione di VITT_1, 

 

in particolare, per avere, 

 

dopo aver appreso dal minore TE 5
che questi aveva ucciso il patrigno, 

 

                                     -   supportato
il minore a spostare il cadavere della vittima nella vasca da bagno dell’appartamento
di via [...];

 

                                     -   indicato
al minore TE 5 IM 3 come la persona che sarebbe stata disposta e in grado di
aiutarlo a sbarazzarsi del cadavere del patrigno.

 

                                   c.   nei confronti di IM 3 (doc.
dib. d’appello 2)

 

favoreggiamento

per avere, a [...], [...], [...] ed
altre località non meglio precisate, 

nel periodo compreso tra il 5 ed il
7 luglio 2011, 

sottratto il minore TE 5 e IM 2 ad
atti di procedimento penale con riferimento all’uccisione di VITT_1, 

e meglio, per essersi,

 

dopo aver appreso da IM 2, 

 

                                     -   dell’avvenuta
uccisione di VITT_1 da parte del minore TE 5 e che un’arma impiegata era stata
venduta all’autore dallo stesso IM 2, 

                                     -   della
richiesta fattagli dal minore TE 5 di aiutarlo a spostare il cadavere di VITT_1,

                                     -   della
circostanza che IM 2 aveva indirizzato il minore TE 5 verso la sua persona per
tale compito: “quello lì ti può aiutare perché ha la macchina”, 

 

e dopo che il minore TE 5 ebbe
formulato la medesima richiesta di aiuto anche al suo indirizzo,

 

messo a disposizione del minore TE
5 per lo spostamento ed occultamento del cadavere di VITT_1, indicando la
possibilità di gettarlo in un lago o da una diga, e accettando quale compenso
l’importo di fr. 1'000.-/1'500.-, di cui fr. 300.- ricevuti quale anticipo

 

nonché per averlo accompagnato da [...]
a [...] dove, al centro [...] della [...], TE 5 acquistò una sega elettrica e
altro materiale necessario per il depezzamento del cadavere, 

 

accompagnato il minore TE 5 alla
stazione di [...] sapendo che questi, al suo rientro al domicilio, avrebbe
proceduto allo smembramento del cadavere 

 

garantito nuovamente il suo aiuto
al minore TE 5 per il trasporto del corpo senza vita di VITT_1, fissando già
ora e luogo, 

 

posticipato poi il tutto al giorno
successivo, 

 

tentato così di sottrarre il minore
TE 5 e IM 2 ad un procedimento penale, in relazione all’uccisione di VITT_1
ritenuto come l’occultamento non si verificò poiché IM 3 desistette dal suo
intento dopo avere interpellato, per un consiglio, [...], sua persona di
fiducia da lunga data, il quale, appresa la vicenda, gli intimò di chiamare
immediatamente la polizia cosa che quindi fece.

 

Alla formulazione di tali imputazioni subordinate le parDI 2 - non
si sono opposte (verb. dib. d’appello, pag. 62-63). 

 

 

                                   2.   In esito
all’istruttoria dibattimentale e alla discussione:

 

                                     -   il procuratore pubblico
ha chiesto: 

                                -
    in via principale, la condanna alla pena detentiva a vita di IM 1 per tutte
imputazioni contemplate nell’atto di accusa e di IM 2 per correità (o
complicità) in assassinio (o in omicidio intenzionale) commesso con dolo
diretto (e, subordinatamente, con dolo eventuale) e per le altre imputazioni
contemplate nell’atto di accusa, nonché la conferma della condanna per
favoreggiamento a carico di IM 3;

                                -
    in via subordinata, la condanna di IM 2 per favoreggiamento alla pena
detentiva di 24 mesi da espiare e alla revoca della sospensione condizionale
relativa alle precedenti condanne; 

 

                                     -   le accusatrici private
hanno chiesto: 

                                         -
    in via principale, per IM 2, la condanna per complicità in assassinio e,
per IM 1, la condanna per istigazione in assassinio;

                                         -
    in via subordinata, la condanna di entrambi per favoreggiamento.

Hanno, infine, postulato il risarcimento del danno e del torto
morale subiti; 

 

                                     -   IM 3 ha chiesto: 

                                      -
    in via principale, il suo proscioglimento dall’imputazione di
favoreggiamento (con riconoscimento di un indennizzo per l’ingiusta
carcerazione subita) e, 

                                      -
    in via subordinata, una riduzione della pena (ad un massimo di otto mesi
sospesi condizionalmente) per aver agito in stato di scemata imputabilità ed
avere desistito e collaborato con gli inquirenti e, ad ogni modo, la rinuncia
alla revoca della condizionale concessa alla pena infittagli per il precedente
di furto d’uso; 

 

                                     -   IM 2 ha chiesto la
conferma dei proscioglimenti pronunciati dai primi giudici nonché il
proscioglimento dall’imputazione di bancarotta fraudolenta e frode nel
pignoramento in relazione alla merce da lui venduta (e, nella misura in cui non
fosse già compreso nel proscioglimento deciso dalla prima Corte, anche per
l’appartamento in [...]), con conseguente riduzione della pena (cui ha chiesto
di non aggiungere la revoca della sospensione condizionale accordata alla pena
inflitta con DA 16 gennaio 2008). Ha, infine, chiesto l’accoglimento della sua
istanza di risarcimento ed il riconoscimento delle sue note professionali
nonché la reiezione delle richieste di risarcimento delle accusatrici private; 

 

                                     -   IM 1, per il tramite del
suo difensore, ha chiesto la conferma del suo proscioglimento dall’imputazione
di istigazione in assassinio/omicidio intenzionale. Ha, pure, contestato la
realizzazione dei reati di complicità in assassinio/omicidio intenzionale e di
favoreggiamento. Ha, infine, postulato l’accoglimento della sua istanza di
risarcimento nonché la reiezione delle pretese delle accusatrici private. 

 

 

ritenuto                1. a.   Con scritto 7 marzo 2013, l’avv. DI 2 ha comunicato alla scrivente Corte che, “per ragioni di salute
che le impediscono di intraprendere trasferte impegnative”, IM 1 “non
sarà in grado di presenziare ai pubblici dibattimenti”.

Pur anticipando la produzione di un certificato medico che
attestasse tale circostanza, il patrocinatore ha precisato che:

 

“ La mia mandante rinuncia ad ogni modo a comparire”
(doc. CARP XXIV).

 

Ancora il 20 maggio 2013 l’avv. DI 2 ha scritto a questa Corte: 

 

“ confermo ad ogni modo che, per quanto mi concerne,
nulla osta allo svolgimento del dibattimento in via contumaciale come all’art.
407 cpv. 2 CPP. 

Rinuncia sin
d’ora a sollevare qualsiasi obiezione od eccezione che potesse derivare dalla
tenuta del processo in assenza dell’imputata, e ciò indipendentemente
dall’esistenza o non di motivi di ordine medico che potrebbero giustificare la
mancata comparsa” (doc. CARP L). 

 

                                  b.   Nessun certificato
medico è stato prodotto né prima del dibattimento né durante le prime due
giornate dibattimentali.

Ma non solo. Durante la prima giornata dibattimentale il
patrocinatore di IM 1 ha riconfermato che la sua assistita, regolarmente
citata, aveva deciso di rinunciare a presenziare al dibattimento (verb. dib.
d’appello, pag. 2).

Conseguentemente, egli non ha formulato nessuna opposizione a che
nei confronti di IM 1 si procedesse nelle forme contumaciali.

 

                                   c.   Il terzo giorno di
dibattimento l’avv. DI 2 ha prodotto il certificato medico allestito il 10
maggio 2013 dal dott. [...] con relativa traduzione, che è stato acquisito agli
atti quale doc. dib. d’appello 4 (verb. dib. d’appello, pag. 60).

In seguito, su richiesta del patrocinatore delle accusatrici
private, l’avv. DI 2 ha precisato di non avere voluto, con la produzione di
tale certificato medico, chiedere che l’assenza della sua patrocinata venisse
ritenuta giustificata (verb. dib. d’appello, pag. 63), riconoscendo, così,
implicitamente che le affezioni in esso indicate non avrebbero impedito a IM 1
- qualora ne avesse avuto la volontà - di partecipare al dibattimento.

 

 

Potere cognitivo della Corte d’appello penale e principi
applicabili all’accertamento dei fatti

 

                                   2.   Giusta l’art. 398
cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di
primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In
particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del
diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata
o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello
esamina per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende
Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di
secondo grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli
aspetti controversi della sentenza di prime cure.

Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il
TF ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame
di tutte le questioni contestate e ha spiegato che la giurisdizione di seconda
istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a
criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una
nuova decisione - che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il
proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle
risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12
luglio 2012 consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766). 

L'appellante può limitare il suo appello ad alcuni punti del
dispositivo del giudizio di prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi
casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà
soltanto i punti impugnati. Il principio soffre ad ogni modo di un’importante
eccezione, secondo cui, a favore dell’imputato, il potere di esame della Corte
di appello si estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini,
Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

Il TF ha recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti
impugnati (enumerati esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP),
il controllo della giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello
parziale non permette, infatti, alle parti di sottoporre al controllo del
tribunale di secondo grado soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo
esame. Secondo l’Alta Corte, un appello parziale formulato in tal senso non va
dichiarato irricevibile ma interpretato in maniera estensiva, in modo da
soddisfare le esigenze dell’art. 399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del
legislatore che ha voluto permettere alla giurisdizione di appello di
esercitare un ampio controllo sulla causa che gli viene sottoposta (STF
6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.2).

 

                                   3.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

Questo disposto - che concretizza il principio della verità
materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio secondo cui gli
strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto quelli indicati
agli art. 142 e segg. - e, cioè, gli interrogatori dell’imputato (art. 157 e
segg.), dei testi (art. 162 e segg.), delle persone informate sui fatti (art.
178 e segg.), le perizie (art. 182 e segg.) e i mezzi di prova materiali (art.
192 e segg.) - ma sono anche tutti quelli che, secondo l’evoluzione tecnica e
scientifica, sono idonei a provarla.

Pertanto, così come indicato dai commentatori, anche mezzi di
prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti e purché il
loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o dall’esperienza (Bernasconi
e altri, Commentario CPP, ad art. 139, n. 1, pag. 297 e ad art. 10, n. 24, pag.
49; Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n.
2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler
Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e segg.).

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti irrilevanti,
manifesti, noti all’autorità penale oppure già comprovati sotto il profilo
giuridico non sono oggetto di prova.

 

                                   4.   In mancanza di prove
dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003
consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami; Rep. 1980 pag. 405 consid.
4b). 

L’indizio, per consolidata dottrina e giurisprudenza, è una
circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo di
induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base di
una valutazione d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o no del fatto
da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht,
Basilea 2005, § 59 n. 12-15 con richiami, pag. 277; Manzini, Trattato di
diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956, pag. 416 e segg.).

Non può essere attribuito valore d’indizio a un fatto non certo,
equivoco o non univoco o contingente (Rep 1980 pag. 192 consid. 3; Rep 1980
pag. 147 consid. 4).

In assenza di prove tranquillanti e sicure, si può, dunque,
fondare un giudizio di condanna soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti
certi - che, correlati logicamente nel loro insieme, consentono deduzioni
precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti
nell’atto di accusa non può essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans
Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit., in
part., in STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in 6P.37/2003 del 7
maggio 2003 consid. 2.2; cfr., anche, STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid.
3.9; cfr., pure, sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011 consid. 11;
17.2011.42 del 2 settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8 aprile 2011
consid. 2.5; 17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza CCRP
17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF).

 

                                   5.   Giusta l’art. 10
cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove secondo il convincimento che
trae dall’intero procedimento. 

Così come precisato dai commentatori, il principio della libera
valutazione delle prove non significa che i fatti possano venire accertati
secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue soggettive convinzioni. Esso
significa, invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non
scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla
scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di
tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le circostanze a carico e a
scarico senza essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei
diversi mezzi di prova (DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c/bb;
Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, Commentaire
romand, CPP, ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72). Semplicemente, dunque, il
principio della libera valutazione delle prove significa che non vi è una
gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la deposizione di un teste non ha,
di principio, maggior valore probante di quella di una persona informata sui
fatti o di quella dello stesso imputato o di quella della parte lesa (STF
6B_936/2010 del 28 giugno 2011; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010; 6B_1028/2009 del
23 aprile 2010; Piquerez, Traité de procédure pénale suisse,
Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 100, n. 744, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann,
Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 54, n. 3, pag. 245). Il
giudice deve sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla concreta
forza persuasiva - valutata in modo approfondito e oggettivo - di un
determinato mezzo di prova (Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 23,
pag. 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler
Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 58, pag. 173).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove - di
cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione (STF 6B_10/2010 del
10 maggio 2010) - il giudice continua, dunque, come sotto l’egida del diritto
procedurale precedente, a disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129
I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007), nel
senso sopra indicato. 

 

                                   6.   Il principio della
presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e
14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione
del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, STF 6B_230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41; 124 IV 86 consid. 2a pag.
88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così come ricordato
dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più
favorevole all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove
conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici -
sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia
inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre
l’applicazione del principio in dubio pro reo. 

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere confuso con il
semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo un’attenta e scrupolosa
valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente di chi è chiamato al
giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere di provare una
convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza delle accuse.
Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come persuasione
schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio ragionevole e
il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il giudizio.

Il principio in dubio pro reo è così disatteso soltanto
quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e
oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza
dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid.
2c; STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre
2009 consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del
13 giugno 2008 consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1;
1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid.
3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del
1. settembre 2011 consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid.
3.3; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des
schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235,
pag. 90-91; Tophinke, Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182;
Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13,
pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97;
Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag.
73).

                                    I.   premessa

 

Nella vicenda che è sfociata nel procedimento penale di cui
trattasi sono coinvolte persone particolari che, per un verso o per l’altro,
possono essere definite dei “marginali” che pensano ed agiscono secondo
dinamiche e criteri che non sono, propriamente, quelli che muovono le altre
persone.

La corretta comprensione della vicenda ed anche la corretta
valutazione delle diverse dichiarazioni in atti presuppone, dunque, la
descrizione e caratterizzazione dei diversi personaggi.

 

                                   7.   VITT_1, la vittima

 

Fino al 1988, VITT_1 (nato nel 1965) ebbe una vita normale e
soddisfacente, sia dal profilo dei rapporti personali e sociali che da quello
formativo e professionale. 

Ragazzo “dolce, bravo” anche se “un po’ dispettoso”
(come l’ha definito la madre al dibattimento d’appello, verb. dib. d’appello,
pag. 55), dopo le scuole dell’obbligo, VITT_1 ha seguito e concluso con successo
la formazione di meccanico di moto, ha sempre lavorato e ha assolto i suoi
obblighi militari, riuscendo anche ad avere un’intensa attività sportiva
(praticava gare motociclistiche su strada).

Il 28 settembre 1988, questa vita all’insegna di una più che
soddisfacente normalità venne bruscamente interrotta da un gravissimo incidente
della circolazione a seguito del quale VITT_1 rimase in coma per diversi mesi e
che gli lasciò, nonostante il lunghissimo periodo di riabilitazione, importanti
deficit fisici, neurologici e psichici.

Queste le parole con cui la madre di VITT_1 ha descritto, in aula,
quel periodo estremamente difficile:

 

“ VITT_1 non si ricordava più niente, dal giorno
dell’incidente fino a quattro anni addietro. Non ricordava neanche l’incidente.
Dovevo dirgli tutto io. 

A causa di questo
incidente, VITT_1 era praticamente un vegetale. Bisognava curarlo come un bebé.
Anzi, un bebé piange e gli si dà il biberon. VITT_1 non piangeva, né si
muoveva, né niente. È stato in coma per circa 8/10 giorni e poi un tre mesi in
coma vigile. 

Ad un certo punto
il dott. [...] mi ha detto che per aiutare VITT_1 avrei dovuto smettere di
lavorare ed occuparmi di lui perché nelle cliniche o negli ospedali non sarebbe
stata la stessa cosa. Era meglio che di lui si occupasse qualcuno di famiglia
che poteva ricordargli la sua vita. Ho quindi lasciato il lavoro (avevo il
negozio [...] a [...]) e ho cominciato a curare VITT_1. Per comunicare con lui
ho dovuto inventare un linguaggio: ho fatto le foto dei bicchieri, dei piatti,
di tutti gli oggetti di uso comune, anche i suoi profumi della barba. Io gli
mostravo le foto e gli dicevo “se hai bisogno di questo, chiudi gli occhi”. Lui
a volte capiva. La prima volta che ho capito che lui capiva è stato a Natale.
Lui era come un bebé e ho dovuto fare tutto per riabituarlo alle cose di tutti
i giorni. Preciso che fin qui lui era ancora in ospedale: io andavo tutti i
giorni dalle 13.00 finché si era addormentato. È stato un lavoro lungo e anche
doloroso però, ad un certo punto, si era più o meno alla metà di dicembre, un
giorno VITT_1 ha detto “ciao mamma” e da lì è iniziato un lento miglioramento. 

Dopo l’ospedale, VITT_1
è stato un anno degente a Brissago alla clinica Hildebrand: io andavo a
trovarlo tutti i giorni per potergli far lavorare la testa. Insomma cercavo tutti i modi per stimolarlo e fargli riprendere il più possibile le
sue capacità. 

Ha iniziato a
fare il primo passo in clinica alla metà di agosto. Ricordo che c’è voluta
mezz’ora per fargli fare il primo passo. Eravamo lì io ed i diversi
fisioterapisti. Pesava un quintale ed era alto 1,85 metri. È rimasto in clinica fino all’8.1.1990 e poi l’ho portato a casa mia. Avevo la carrozzina. Però dovevo continuare a fargli tutto, a stimolarlo, lavarlo, pulirlo, aiutarlo a
mangiare, … però vedevo che c’erano dei miglioramenti. VITT_1 soffriva molto a
causa delle conseguenze dell’incidente. Devo anche dire che, all’ospedale, VITT_1
è caduto dal letto e si è fatto 32 fratture al braccio sinistro che poi è
rimasto bloccato” (verb. dib. d’appello, pag. 55 in fondo e 56). 

 

Sulle conseguenze a lungo termine del gravissimo incidente subito,
le dichiarazioni della madre di VITT_1 sono integrate da quelle degli operatori
sanitari che l’hanno avuto in cura.

Dapprima, il dott. TE 4, suo medico curante da anni:

 

“ VITT_1 ha avuto nel 1988 un infortunio grave con
politrauma in conseguenza del quale è stato per più mesi in coma vigile. È
rimasta una paresi spastica alla parte sinistra. Zoppicava. Inoltre aveva
problemi di espressione a livello motorio: i movimenti della lingua erano
rallentati, però si esprimeva bene. Anche la parte destra del corpo era lesa ma
più in modo meccanico: aveva problemi con la spalla destra. Era comunque la
parte sinistra del corpo ad avere subito le maggiori lesioni. Aveva anche
problemi di equilibrio ma non erano dominanti nel senso che non erano il
problema principale. È però vero che, anche a causa di questi problemi, si era
rotto la caviglia, salvo errore, nel 2007. 

Dal profilo
cognitivo c’era un deficit che veniva nelle varie perizie definito deficit
neuropsicologico. Si parlava di infantilismo nel senso che VITT_1 era
relativamente facilmente influenzabile e per lui era difficile valutare
correttamente le situazioni o le conseguenze dei suoi gesti” 

(verb. dib.
d’appello, pag. 30).

 

Poi, lo psicologo TE 3:

 

“ VITT_1, a seguito dell’incidente, presentava notevoli
deficit cognitivi che erano a carico della memoria, dell’attenzione, della
concentrazione e dell’intelligenza sociale, ovvero il comprendere le situazioni
sociali e gli stati d’animo delle persone che lo circondavano. A fianco di
questi deficit cognitivi, vi era anche un problema di discontrollo degli
impulsi che si esplicitava con una serie di condotte che vengono definite
pantoclastiche (in momenti di crisi il signor VITT_1 rompeva tutto quello che
aveva a tiro). Nei confronti delle persone questo discontrollo si esplicava in
una scarsa tolleranza alla frustrazione, cioè il signor VITT_1 era portato a
crisi di rabbia che si esprimeva con una violenza a carattere verbale e, a
volte, anche fisica, ma quasi esclusivamente nei confronti delle cose. (…) A
causa dei suoi deficit cognitivi, il paziente non aveva esatta contezza
dell’ammontare dei suoi beni: per esempio, alla domanda a sapere a quanto
ammontasse la sua rendita, lui rispondeva di non avere un’idea precisa perché
di tutto si era occupata, sin lì, la madre. 

Voglio anche
aggiungere che, sempre a causa dei suoi problemi, per il paziente era difficile
effettuare anche semplici addizioni o sottrazioni” 

(verb. dib.
d’appello, pag. 24 e 25; cfr., anche, all. 212 RPG).

 

Dopo l’incidente, VITT_1 non ha mai più potuto riprendere alcuna
attività lavorativa. Da allora, quindi, egli era al beneficio di una rendita di
invalidità (LAINF) dell’ammontare, all’epoca dei fatti, di poco più di fr. 4'000.-
(PS IM 1 8.7.2011, all. 41 RPG, pag. 8; GPC IM 1 3.9.2011, AI
247, pag. 3; MP IM 1 14.11.2011, AI 659, pag. 9; all. 206 RPG).

 

Recuperata una discreta (anche se non totale) autonomia personale,
nel 2005 VITT_1 ha voluto andare a vivere da solo. Nonostante le
preoccupazioni, la madre ha compreso il desiderio del figlio e lo ha
assecondato. VITT_1 si è, così, trasferito nell’appartamento di via [...] dove
ha condotto una vita parzialmente autonoma, sotto la supervisione costante, ma
discreta, della madre e, quando ciò era necessario, della sorella:

 

“ VITT_1 ha vissuto con me fino al 2005 quando ha
voluto un appartamento per conto suo. Mi diceva “mamma, lasciami andare a
vivere da solo perché se tu muori devo pur imparare ad arrangiarmi da solo”.
All’epoca devo dire che era molto migliorato e, a suo modo, faceva già di
tutto. Gli dicevo “fai tu da mangiare” e lui lo faceva. Gli dicevo “lava i
piatti” e lui lo faceva. A suo modo e lentamente, ma faceva tutto. 

Io ho capito questa
sua esigenza di vivere da solo e mi sono detta “è meglio lasciargli prendere
questo appartamento”. Ha poi preso l’appartamento in via [...] dove è rimasto
fino alla fine. Quando è andato a vivere da solo, VITT_1 si arrangiava a fare
tutto. A volte mi chiedeva cosa doveva mettere nel risotto però poi ha imparato
ad arrangiarsi da solo e riusciva a cucinare tutto. Io continuavo a seguirlo
nel senso che andavo a casa sua ogni 7/10 giorni per cambiargli le lenzuola,
lavare un po’ la vasca, insomma aiutarlo a tenere l’appartamento. In questo mi
aiutava anche mia figlia. 

Per i conti,
ricordo che, se lui andava a fare un pagamento o un prelevamento, teneva tutti
gli scontrini e li metteva in un cassetto. Alla fine del mese, quando arrivava
l’estratto del conto corrente postale lui veniva da me con tutti gli scontrini
e le fatture e controllavamo tutto. Lui era molto preciso e teneva tutto: guai
se gli mancava uno scontrino. Lui aveva il suo conto e la sua tessera. Io gli
preparavo i pagamenti e poi lui andava a farli. La dichiarazione delle imposte
veniva fatta da un signore che viene a fare anche la mia: io gli preparavo
tutta la documentazione per tutt’e due le dichiarazioni e lui compilava i
formulari. 

Dal 2006 VITT_1
ha ripreso a guidare il motorino: era molto contento. Dal motorino è poi
passato allo scooter. Però era sempre sotto controllo da un medico: ogni anno
doveva sottoporsi ad un controllo. 

Le cose fra noi
andavano bene: lui non ha mai reclamato per niente, andava d’accordo sia con me
che con B. _______. A volte si arrabbiava ma non era per noi. Capitava che si
arrabbiava perché il medico gli diceva che non era ancora pronto per la patente. Ma fra noi in famiglia non c’erano problemi” 

(A. _______,
verb. dib. d’appello, pag. 56).

 

                                   8.   PIFA 1

 

PIFA 1 (nato il [...]) soffre, sin dalla nascita, di gravi deficit
fisici e psichici. Completamente sordo da un orecchio, riesce a sentire con
l’altro soltanto grazie ad un apparecchio acustico (all. 377 RPG, pag. 2). Egli
ha, inoltre, importanti deficit cognitivi per cui, dopo avere frequentato
diverse scuole speciali, ha seguito un apprendistato empirico:

 

“ Ho frequentato le scuole speciali di Locarno, St.
Eugenio. Poi sono andato al Loverciano e poi sono andato per un paio d'anni
alla scuola speciale di Giornico. Dopodiché per un po' sono andato a fare il
ciclo di orientamento, questo mi era servito per capire che lavoro fare. Così
ho poi fatto la scuola empirica di pittore. Alla fine della scuola, siccome non
c'era lavoro, sono stato in disoccupazione per quasi un anno. Poi sono andato a
fare dei lavoretti alla fondazione Diamante di Biasca. Da circa 10 anni lavoro
presso la ditta [...].. (...) Quando vivevo a Biasca con papà, c'era tanta
gente che mi prendeva in giro, anche perché ho un problema con l'udito, all'orecchio
sinistro. Infatti, porto un apparecchio e per questo la gente mi prende in
giro. Poi ogni tanto io m'incazzo e quindi magari dico delle parolacce” (PS PIFA
1 22.7.2011, all. 79 RPG, pag 3).

 

Va sottolineato che, nonostante le sue difficoltà, PIFA 1 lavora
da circa una decina d’anni presso la ditta [...] di [...], sostanzialmente quale
aiuto magazziniere. Come sottolineato dalla madre, “tra invalidità e
stipendio, percepisce una somma di circa CHF 2900.--/mensili” con cui “si
è sempre arrangiato” (PS [...] 24.10.2011, all. 377 RPG, pag 3). Ciò va a
suo merito, ritenuto peraltro che, dal 2010, PIFA 1 vive solo in un
appartamento a Bellinzona.

 

Sulle difficoltà ma anche sulle capacità di PIFA 1, si riportano
qui le considerazioni che l’avv. DI 5 (che lo ha patrocinato) ha formulato
all’indirizzo della Corte delle assise criminali, considerazioni che la scrivente Corte - che ha lungamente sentito PIFA 1 - ritiene essere perfettamente pertinenti:

 

“ -   il signor PIFA 1 può avere delle difficoltà nel
comprendere le domande che gli si pongono, se non gli viene dato del
"tu"; infatti a volte può confondere la forma cordiale del
"Lei" intendendo che ci si riferisce ad una persona femminile;

-   bisogna porgli una alla volta le
domande, evitando di accumulare più quesiti e più concetti riferiti a
circostanze diverse in una stessa domanda;

-   la domanda deve essere posta in
forma diretta;

-   il signor PIFA 1, avendo gravi
problemi di udito, utilizza un apparecchio acustico. Tale circostanza gli
impedisce di capire a volte quanto gli viene riferito, se ci sono rumori e
brusio in sottofondo e se l'interlocutore è a diversi metri di distanza;

-   le circostanze di dover deporre
in aula dinnanzi ad una Corte Criminale, la presenza degli imputati e di un
numeroso pubblico mettono in uno stato di grave agitazione il signor PIFA 1,
potendogli causare confusione od impedendogli di ascoltare quanto gli viene
detto.

Infatti, durante
tutti i mesi dell'istruttoria che lo ha visto coinvolto, ho da una parte
imparato ad esprimermi in modo per lui chiaro e dall'altra parte ho potuto
constatare che certe circostanze lo possono emotivamente turbare, causandogli
uno stato di agitazione che può provocare quanto sopra menzionato; circostanze
queste che sarebbero altamente evitate se io potessi stare al suo fianco.

Ritenuto quanto
sopra, Le chiedo pertanto di poter sedere accanto al signor PIFA 1 durante la
sua deposizione, onde poterlo rassicurare ed in caso di bisogno, riformulargli
in maniera semplice le domande che gli vengono poste.

Quest'ultima
circostanza ritengo sia di estrema importanza, soprattutto per quanto attiene
le domande che potranno essergli rivolte dagli avvocati difensori ed
eventualmente dal legale dell'accusatore privato, i quali, come spesso avviene
- e come normale che sia visto le circostanze ed i crimini imputati -
tenteranno di confondere e di far contraddire il signor PIFA 1.

Tengo tuttavia a
sottolineare che, se tutto quanto sopra menzionato venisse tenuto in
considerazione, il signor PIFA 1 è perfettamente in grado di capire quanto gli
viene chiesto e di rispondere più che adeguatamente ai quesiti
che gli verranno posti” (doc. TPC 59).

 

                                   9.   IM 3

 

IM 3 (nato, donna, il [...]) si è sottoposto ad un procedimento di
cambiamento di sesso tanto che, poco prima del dibattimento di primo grado, è
stato ufficialmente registrato come appartenente al sesso maschile.

IM 3 - che ha alle spalle un’infanzia estremamente difficile,
vissuta in un contesto familiare violento (cfr., al riguardo, PS dott. [...] 26.7.2011,
all. 87 RPG, pag. 2 e 3) - ha avuto un percorso scolastico simile a quello di PIFA
1, senza, tuttavia, essere mai riuscito a seguire alcun apprendistato empirico
(ha, per esempio, abbandonato quello di cameriere presso il Centro Dragonato
perché “troppo difficile”, cfr. verb. dib. d’appello, pag. 4) e senza,
poi, mai avere lavorato, in ogni caso per periodi significativi. 

Egli ha grossi limiti cognitivi di cui ha dato prova sia in
inchiesta, sia al dibattimento d’appello.

A titolo d’esempio, si ricorda, qui, che IM 3 è convinto che i
quartieri (in specie, di Milano) in cui abitano e lavorano i cinesi siano
chiamati “Charlatown” (l’ironia è del tutto involontaria). Parimenti, sostiene
- nonostante il suo patrocinatore abbia più volte tentato di correggerlo - di
avere acquistato un televisore al “plasmon”.

 

Inoltre, IM 3 soffre di numerose patologie psichiatriche per il
cui riacutizzarsi è spesso ricoverato coattivamente presso strutture
psichiatriche diverse (dal doc. TPC 54 risulta che, tra il 30 aprile 2004 e il
7 gennaio 2007, IM 3 è stato ricoverato ben 10 volte presso la sola Clinica psichiatrica di Mendrisio; cfr., inoltre, verb. dib. d’appello, pag. 5). 

Dagli atti risulta che, già nel 2001, il Servizio
medico-psicologico di Locarno aveva formulato la diagnosi psichiatrica di
disturbo borderline di personalità e che, in seguito, tale disturbo è stato più
volte confermato (cfr. AI 214). 

Nel 2003, in occasione di una degenza presso l’Unità di medicina
psicosomatica della Clinica Varini di Orselina, è stata posta la diagnosi di
personalità borderline di tipo impulsivo (F60.3), sindromi dissociative (da
conversione) miste con convulsioni e disturbi motori alle gambe (F44.8),
orientamento sessuale egodistonico (F66.1) e transessualismo (F64.0; AI 214,
pag. 107 e 111).

Nel 2004, a seguito di un’ulteriore degenza presso la medesima
clinica, tali diagnosi sono state confermate (AI 214, pag. 136). 

Anche nel 2005 queste diagnosi sono state sostanzialmente
confermate dalla dott. [...] che vi ha, però, aggiunto quella di ritardo
mentale lieve (F70).

Nel rapporto, inviato all’UAI, la specialista osservava, fra
l’altro, quanto segue:

 

“ Questi aspetti di disorganizzazione della propria
vita affettiva e emotiva si intersecano con le capacità cognitive che già dalla
nascita si collocano, probabilmente per un danno congenito da parto e per
aspetti di ereditarietà familiare, al di sotto della norma. Ricordo che i test
cognitivi misuravano un QI di 68, ponendola nella fascia della debilità lieve.
(...) Si può confermare che FF soffre di molteplici disturbi che spiegano
globalmente la sua personalità e il suo funzionamento. (...) abbiamo l'evidenza
(...) che il solo trattamento che ha evidenziato qualche possibilità di
miglioramento della condizione sia quello erogato da comunità terapeutiche
specializzate dove le pazienti seguono un trattamento stazionario della durata
di circa due anni. (...) La diagnosi psichiatrica, complicata dal disturbo
dell'identità di genere e dal ritardo mentale, è stata posta molto precocemente
nella vita di FF. La sua vita personale e lavorativa è costellata da
fallimenti, discontinuità, avvenimenti traumatici, esplosioni comportamentali,
manifestazioni istrioniche, esasperazione emozionale con innamoramenti
patologici, gesti auto ed etero aggressivi, stati dissociativi. Le condizioni
di salute la rendono totalmente inabile al lavoro, come hanno dimostrato anche
i numerosi provvedimenti integrativi esitati in insuccessi” (AI 214, pag. 154).

 

Queste diagnosi, ivi compresa quella di ritardo mentale lieve,
sono, in seguito, state confermate, in particolare il 29 settembre 2009 (AI
214, pag. 231). 

 

Dalla relazione 23 luglio 2012 del dott. med. [...], specialista
FMH in psichiatria e psicoterapia che ha in cura IM 3 dal 3 dicembre 2007 (doc.
TPC 57), emerge che, anche in uno degli ultimi ricoveri (dal 13 al 22 settembre
2011) presso la Clinica Santa Croce di Orselina, per IM 3 erano state
confermate le diagnosi di disturbo di personalità emotivamente instabile, tipo
borderline, transessualismo e sindrome da disadattamento con reazione misto
ansioso-depressiva. L’instabilità emotiva e l’incapacità di autocontrollo di IM
3 sono poi emerse durante tutto il processo, ad esempio quando, senza nulla
chiedere, l’imputato si è improvvisamente alzato e, dicendo fra le lacrime “era
ora che usciva fuori la verità”, ha abbandonato l’aula per poi ripresentarsi
pochi minuti dopo (cfr. verb. dib. d’appello, pag. 45).

Nel citato rapporto, il dott. [...] ha, inoltre, indicato che i
test dell’inventario del temperamento del carattere (TCI) e del test definito
Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI-2) cui egli ha sottoposto IM
3 hanno evidenziato, il primo, “un risultato più elevato sulla scala
dell’impulsività e dell’ansia” e “un basso senso di responsabilità
strutturale” e, il secondo, “risultati più elevati della norma per dei
tratti di personalità antisociali, paranoici e schizotipi” così che,
nell’insieme, i due test delineano un disturbo di personalità misto che va ad
aggiungersi alle altre diagnosi.

Sempre nel suo rapporto, il dott. [...] ha precisato che, nel
rispondere ai test, IM 3

 

“ non sempre raggiunge sufficienti risultati laddove
sono richiesti anticipazione del giudizio e comprensione dei nessi
causa-effetto, vale a dire le capacità di cogliere relazioni tra diversi eventi,
stabilire priorità e ordinare in successione le diverse attività”

 

e che 

 

“ si può ipotizzare anche un lieve deficit di
coordinazione visuo-motoria a partire dalle cadute in tutti i subtests che
misurano questa funzione, a cui si affianca una difficoltà di passaggio da un
pattern cognitivo ad un altro” 

(doc. TPC 57,
pag. 2).

IM 3 non è incensurato. Alle spalle ha tre condanne - nel 2005,
2006 e 2008 e sempre con DA (Al 45) - per
diversi episodi di coazione (stalking), tutti legati alle sue patologie
e tutti ai danni di una ragazza di cui lui si era innamorato. Al dibattimento
d’appello, richiesto di spiegare cosa era successo, IM 3 ha detto di essere
stato “un po’ tanto insistente”, ma che la colpa era soprattutto dei
genitori di lei che non lo sopportavano.

IM 3 è stato, poi, nel 2011, condannato, sempre con DA, per furto
d'uso e guida senza licenza di condurre. 

 

                                10.   IM 2

 

IM 2, cittadino [...], è nato il [...] a [...] dove ha vissuto
sino al 1975 quando è rientrato, con la famiglia, in [...]. 

IM 2 ha una bassa istruzione: al dibattimento d’appello ha detto
di avere frequentato soltanto le scuole dell’obbligo e di non avere nessun
diploma. 

Nel 1985 si è trasferito in Ticino, in sostanza per raggiungere
una donna che aveva conosciuto tramite un’inserzione su una rivista. Nel nostro
Paese, dove ha dapprima lavorato nel settore alberghiero con diverse mansioni
(cameriere, tuttofare,…), dopo almeno un paio di relazioni sentimentali, ha
conosciuto la cittadina olandese che ha sposato nel 1990 e da cui ha avuto tre
figli:

 

“ Per corrispondenza ho conosciuto una ragazza in
Svizzera e mi sono quindi trasferito qui ad [...]. Quando dico per
corrispondenza vuol dire che avevo trovato l'indirizzo della ragazza su un
giornale tipo il "Chi" o rivista similare. Sono arrivato ad [...] nel
1985 ed ho iniziato a lavorare come autista e portiere presso l'Albergo [...].
(...) Ho poi lasciato la ragazza che avevo conosciuto per corrispondenza perché
avevo conosciuto un'altra donna. Quando lavoravo presso il Ristorante [...] a [...],
era il 1987/89, ho conosciuto colei che è poi diventata mia moglie. [...] lavorava
anche lei al [...] come cameriera. Ci siamo sposati nel 1990, se ben ricordo, e
dalla nostra unione sono nati 3 figli: [...]
nato il [...], [...] nato nel [...] e [...] nato nel [...]. Con [...]e i
nostri figli abbiamo vissuto a [...] e a [...]. Dopo circa due anni di
matrimonio [...] se n'è andata con il primo figlio e poi è tornata da me piena
di debiti e io ho pagato. Siamo quindi
tornati assieme ed è nato il nostro secondo figlio. Poi [...] se n'è
andata un'altra volta con i nostri due figli e nel frattempo abbiamo anche
divorziato. [...]è quindi ritornata da me, ci siamo rimessi insieme. [...],
quando era incinta del nostro terzo figlio è tornata in Olanda ed infatti [...]
è nato in quel paese. [...] non è poi più
tornata da me. Nel 1993/1994 ho poi iniziato
la mia attività di ambulante. Dopo l'ultima e definitiva partenza di [...]
ho avuto una relazione sentimentale con [...] che è durata circa quattro anni.
Ho poi avuto delle avventure finché ho conosciuto
XX2 a Thun. XX2 non andava d'accordo con suo marito per cui abbiamo
deciso che lei si sarebbe trasferita in Ticino.
lo ho iniziato ad abitare nell'appartamento di XX2 nel 2008 e vi sono rimasto fino al momento del mio arresto.
La mia relazione con XX2 la considero ormai terminata. Attualmente ho
una relazione sentimentale con [...]” (MP IM 2 23.3.2012, AI 921, pag. 12 e
13).

 

L’interesse per il gentil sesso è una costante nella vita di IM 2
che, al dibattimento d’appello, ha, fra l’altro, detto che, all’epoca dei fatti
che qui interessano, oltre ad avere una compagna, intratteneva relazioni
sentimentali clandestine con altre due donne (con cui, peraltro, aveva
intensissimi contatti telefonici: si parla di circa 150 sms al giorno, cfr.
verb. dib. d’appello, pag. 8).

Come visto, nel 1993 IM 2 si è dato all’attività di venditore
ambulante che esercita tuttora. 

In sostanza, in diversi mercatini dell’usato, IM 2 vende oggetti
di seconda mano, spesso recuperati nelle discariche dei rifiuti. Al
dibattimento d’appello, egli ha detto di vendere, però, oltre a videogiochi
usati e vecchi dischi in vinile, “anche cose nuove, più che altro orologi,
magliette dei calciatori (quando usavano), accessori per telefonini, ecc.”
e ha precisato che, all’epoca dei fatti, quell’attività gli permetteva
un’entrata discreta (circa fr. 3’000.- al mese) con cui riusciva a far fronte
ai suoi impegni, in particolare anche a versare quanto dovuto per i figli.

Gli atti disegnano, però, una realtà diversa. A carico di IM 2 vi
sono, infatti, otto esecuzioni ancora in corso per fr. 14’000.- circa e, dal 2001 in poi, 49 attestati di carenza beni per complessivi fr. 46’000.- circa (AI 284; sentenza
impugnata, consid. 4, pag. 26).

 

All’epoca dei fatti, IM 2 gestiva anche un negozio - il [...] - in
viale [...] a [...] che ha, poi, dovuto chiudere a seguito del suo arresto.

 

Alle spalle IM 2 ha anche quattro condanne:

 

                                -
    3 luglio 1998: condanna a tre mesi di detenzione, sospesi per tre anni, per
ripetuta ricettazione, pornografia e contravvenzione LArm inflittagli dalla
Corte delle assise correzionali di Locarno;

                                -
    15 dicembre 2003: DA con condanna a 15 giorni di detenzione sospesi
condizionalmente per due anni per ricettazione;

                                -
    16 gennaio 2008: DA con condanna alla pena di 90 aliquote giornaliere da fr.
90.- cadauna, sospesa per quattro anni, per falsità indocumenti;

                                -
    28 febbraio 2011: DA con condanna alla pena di 30 aliquote giornaliere da
fr. 60.- cadauna per ricettazione.

Al dibattimento d’appello, richiesto di spiegare le circostanze in
cui aveva commesso i reati di cui sopra, IM 2 ha sostanzialmente risposto, in
relazione alle ricettazioni ripetute, che lui non poteva mica chiedere a tutti
coloro che gli vendevano merce da dove questa provenisse e, in relazione alla
condanna per pornografia, ha spiegato che, molto probabilmente, doveva
trattarsi della vendita di una cassetta pornografica ad un minore di 16 anni e,
anche per questo, ha ribadito che lui mica poteva verificare l’età dei suoi clienti.

Queste dichiarazioni (non verbalizzate) sono, qui, riportate
poiché indicative dell’atteggiamento di IM 2 di fronte alla vita:
sostanzialmente indifferente agli altri perché occupato nelle “sue cose”.

 

                                11.   IM 1

 

IM 1 non si è presentata al dibattimento d’appello.

Per conoscerla, dunque, la scrivente Corte ha dovuto basarsi sugli atti.

Nulla si sa di certo sulle sue capacità intellettive. 

Sulla sua formazione, le informazioni sono scarne. Al riguardo, si
sa soltanto quel che lei ha detto e, cioè, che avrebbe “fatto le scuole
ottenendo alla fine il diploma di cameriera” (AI 971, pag. 6). A tale
dichiarazione non può essere dato credito. Non solo perché stupisce che,
all’epoca e nelle zone rurali, ci fossero vere e proprie formazioni
professionali di cameriera, ma anche e soprattutto perché dalle altre sue
dichiarazioni emerge che la donna si è sposata una prima volta appena sedicenne
e che ha subito avuto un figlio del quale - sembra - si sarebbe occupata per nove
mesi, cioè fino a quando il marito l’avrebbe cacciata (AI 971, pag. 6-7), ciò
che sembra escludere - anche solo per questioni di tempo - che ella abbia
seguito una vera e propria formazione professionale.

 

I periti psichiatrici - incaricati di valutare lo stato psichico e
l’imputabilità di TE 5 - hanno sentito IM 1 e hanno ritenuto che il suo
funzionamento cognitivo è “almeno nella norma” mentre a livello emotivo
la donna è apparsa loro come “poco coinvolta nelle tematiche dolorose
affrontate”, eccezion fatta per un breve accenno di lieve commozione quando
si è parlato dell’uccisione del marito da parte del figlio (AI 132 in AI 881, pag. 12).

 

Sul modo in cui IM 1 - che è incensurata (all. 225 RPG) - ha
gestito la propria vita e i rapporti con gli altri, dagli atti emergono molti
segnali negativi di cui verrà, per quanto necessario, detto in seguito.

 

Qui ci si limita a ricordare che, nella sua arringa, il suo
avvocato ha, al riguardo, parlato di “una vita un po’ sopra le righe”. 

Che l’espressione utilizzata sia un eufemismo, rivelatore della
delicatezza e della signorilità dell’avv. DI 2, verrà dimostrato, con evidenza,
dagli accertamenti che seguono. 

 

 

                                   II.   storia di IM 1 e TE
5 prima dell’incontro con VITT_1

 

                                12.   Pur non essendo TE 5
parte a questo procedimento, la Corte ha dovuto, per evidenti ragioni,
ricostruirne la vita e gli agiti.

In questa sentenza, dunque, si parlerà molto di lui.

 

                                13.   IM 1, cittadina [...],
è nata il [...] a [...], in [...], dove è cresciuta. Ha due sorelle e un
fratello.

A 16 anni ha contratto un primo matrimonio con [...] da cui,
appena un anno dopo, ha avuto il primo figlio, [...], che, secondo il suo
racconto, ha dovuto lasciare al padre quando questi la cacciò di casa dopo
avere trovato un’altra donna. Con questo primo figlio, IM 1 non ha più contatti
da anni (per quanto ne abbia mai avuti):

 

“ Quando facevo le vacanze andavo sempre a vedere mio
figlio [...]. Poi però, c'è stata la guerra, e [...] ha portato [...] in
Svizzera per cui io non l'ho più visto. Le ultime volte che ho visto [...] lui
aveva circa 6 anni. Nel 2003 [...] mi ha telefonato e abbiamo parlato. Io ho
pianto, ma lui mi ha detto che stava bene e che aveva una fidanzata da circa 3
anni. Poi non l'ho più sentito” (AI 971, pag. 7).

 

Va detto che, ai periti che l’hanno sentita, IM 1 non ha parlato
né di questo primo matrimonio né del primo figlio (perizia giudiziaria, AI 132,
pag. 12, punto 6.1, acquisita agli atti di questo procedimento quale AI 881).
Agli inquirenti non ne ha parlato da subito. Lo ha fatto soltanto dopo che
questi le chiesero se davvero non avesse altri figli (PS 1.9.2011, all. 254 RPG,
pag. 5).

 

Più tardi, a 18/19 anni, IM 1 ha lasciato il suo Paese per la Svizzera. Dopo avere lavorato come cameriera per circa nove mesi nel canton San Gallo, si è
trasferita nel Liechtenstein dove è rimasta sino al novembre 1985 quando è
andata a Coira. Lì è rimasta per circa un anno, lavorando sempre come
cameriera. In quel periodo, conobbe [...] con cui avviò una relazione. 

Alla fine del 1987, con [...] e la figlia [...] da lui avuta
nell’ottobre 1986, ha lasciato la Svizzera per la [...]. Lì ha sposato il padre
della bambina.

Nel 1990 i coniugi con la bambina sono tornati in Svizzera:

 

“ Nel 1990 fino al 1992 sono ritornata in Svizzera con
mia figlia e mio ex marito. Siamo andati a stare a [...]. Avevamo trovato un
lavoro al [...]. Mio ex marito però era ritornato subito in [...] perché non
aveva trovato lavoro. Nel 1992 sono ritornata in [...] con [...]” (all. 41 RPG,
pag. 4).

 

Il matrimonio con [...] è stato burrascoso tanto che i due -
almeno stando alle dichiarazioni di IM 1 - si sono più volte lasciati e
ripresi:

 

“ In [...] ci siamo sposati. Io facevo la casalinga e
curavo la bambina. Abbiamo poi iniziato a costruire una casa; mio marito la
costruiva perché lui non lavorava perché era ricco. La prima volta che ci siamo
lasciati mio marito ed io è stato nel 1994. Siamo rimasti separati solo due
mesi e siamo poi tornati assieme. Avevamo divorziato nel 1992; nel senso che
abbiamo divorziato ma abbiamo continuato a vivere nella stessa casa e non ci
siamo mai lasciati” (AI 971, pag. 7).

 

Va, qui, sottolineato che i periti che hanno valutato TE 5 hanno evidenziato
che, a suo tempo, ai funzionari dell’UAI, IM 1 aveva descritto il suo secondo
marito come “un grave alcolista e verbalmente aggressivo” e che, ciò nonostante,
“l’affidamento di [...]è stato attribuito di comune accordo tra i genitori
al padre poiché in grado di offrire delle condizioni di accudimento ed
economiche migliori rispetto alla madre” (AI 132 in AI 881, pag. 2, punto 4.1.1).

 

Il 28 ottobre 1994, sempre in [...], è nato TE 5 e, nonostante il
divorzio, IM 1 è rimasta con l’ex-marito sino al 2000.

 

Conclusasi definitivamente quella storia, la donna si è trasferita
a [...] dove è rimasta sino al 2003.

 

                                14.   Nel 2003, IM 1 è
tornata in Svizzera da sola, lasciando in patria i due figli. In pratica - da
quanto risulta dagli atti - fu [...] (che allora aveva 16 anni) ad occuparsi
del fratello più piccolo. Al riguardo, TE 5 ha dichiarato quanto segue:

 

“ io e [...] siamo rimasti giù da soli. Era mia sorella
[...] ad occuparsi di me. (...) In quegli anni, [...] mi ha fatto da mamma. Lei
si occupava di tutto quanto riguarda la casa e la mia educazione. (...) Come
detto ho frequentato i primi tre anni di scuola a [...]. In quegli anni andavo
molto bene a scuola. [...] era molto esigente e mi faceva studiare. Ciò al
contrario di mia madre che non mi controllava e non esigeva da me” (PS
10.11.2011, AI 756, pag. 2 e 3).

 

Occorre, qui, sottolineare che, ai periti, IM 1 ha detto che “lasciare
un minore in [...]è un crimine” (AI 132 in AI 881, pag. 3, punto 4.1.2).

 

matrimonio di IM 1 con [...]

 

                                15.   IM 1 è arrivata in
Svizzera con un visto da turista. 

                                Nel
mese che trascorse nel nostro Paese conobbe [...], un uomo dalla salute - sia
fisica che mentale (PS 17.10.2011, all. 364 RPG, pag. 2 e 3) - malferma. Al
riguardo, è opportuno riportare quanto detto, sulle proprie condizioni, dallo
stesso [...]:

 

“ A partire dal 2002, è stato un continuo "dentro
e fuori" dagli ospedali. Sono stato alla clinica Santa Croce per 13 mesi
di fila. Clinica Alabardia per complessivi 3 anni. Per questioni fisiche sono
stato all'ospedale La Carità, all'Uni Spital di Zurigo e al San Giovanni di
Bellinzona. (...)

Devo dire che io a quel tempo volevo e cercavo una
donna. Tutto quel dentro e fuori ospedale mi creava problemi. Qui in Ticino non
c’era nessuno che mi voleva. Ero anche brutto da vedere. Avevo la parte sinistra del viso, gonfia
(distrutta), l'occhio che mi rimaneva aperto ed una grossa cicatrice sul viso”
(PS [...] 17.10.2011, all. 364 RPG, pag. 2 e 3).

 

Se - come dice lo stesso Radovanovic - “in Ticino non c’era
nessuno che lo voleva”, IM 1 non ci pensò due volte e se lo sposò subito,
dopo averlo visto soltanto in un paio di occasioni:

 

“ La prima volta che l'ho vista, è stata durante un
viaggio su di un torpedone che dalla Svizzera portava in [...]. Non rammento
dove era salita lei. Ad un certo punto del viaggio, me l’ero trovata sul bus.
Con lei si era parlato delle solite cose. Ricordo che mi aveva detto che aveva
una sorella che abitava in Ticino e che si chiamava [...]. (...) Una volta
rientrato in Svizzera, avevo preso contatto con [...] per avere una qualche
informazione in più su IM 1. (...) Dopo aver parlato con [...] ed essermi
accordato con lei per incontrare IM 1, ho deciso di andare giù a [...] per
meglio conoscere IM 1. Giunto giù, lei è venuta a prendermi a [...]. Siamo
usciti a cena, mi ha portato a casa sua, abbiamo avuto un rapporto sessuale ed
il giorno dopo siamo andati a [...] e ci siamo sposati.

ADR: che
corrisponde al vero che ci siamo sposati dopo due volte che ci si vedeva (la
prima durante il viaggio in bus e la seconda quella appena descritta).

ADR che, se ben
ricordo, mi sono sposato il 22 o 23 ottobre. Non ero molto in chiaro. Prendevo
tanti medicamenti a quel tempo. Non ricordo nemmeno chi fossero i testimoni.
Non li conoscevo. Erano comunque persone amiche di IM 1” (PS [...] 17.10.2011, all. 364 RPG,
pag 3). 

 

[...] ha - senza mezzi termini - dichiarato che IM 1 lo sposò
soltanto per poter rimanere in Svizzera:

 

“ A domanda a sapere per quale motivo mi sono sposato
con IM 1 rispondo che è perché non ero normale. Lei ha sposato me per
interesse. Per ottenere il permesso di venire su” 

(PS [...]
17.10.2011, all. 364 RPG, pag. 4).

 

Sulla questione, IM 1 non è stata trasparente:

 

“ Nel mese che sono rimasta qua in Svizzera, cioè a
Zurigo, ho conosciuto un uomo, [...], lui abitava a [...] ed io ero andata a
fare una gita a [...]. Con lui ci siamo sposati quasi subito. Gli dicevo che io
non potevo vivere in [...], perché ero malata. [...] era a sua volta malato e
cosi gli avevo detto che avevamo quasi la stessa età e così ci siamo sposati”
(all. 41 RPG, pag. 4).

 

Ma la realtà che emerge in modo chiaro dagli atti è che il vero
obiettivo di quel matrimonio - che, peraltro, non è mai sfociato in una vera
convivenza (cfr., anche, dichiarazioni di TE 5 riprodotte sotto) - era quello
indicato da [...], cioè era quello di permettere a IM 1 di tornare a vivere in
Svizzera.

 

E’ utile, qui, riportare alcune considerazioni di [...] che
supportano la conclusione che già emerge da quanto sopra:

 

“ Devo dire che IM 1 parlava benissimo. Mi diceva che
non avrei dovuto fare nulla. Che mi avrebbe fatto toccare il cielo. (…) Devo
dire che appena giunta in Ticino, IM 1 non era più quella che avevo sposato.
Anziché il settimo cielo, lei mi faceva vedere l’inferno. La prima discussione
era relativa al posto di lavoro. Le avevo trovato un posto vicino e ben
retribuito, ma lei no. Lei voleva anche un appartamento più grande. Non le
andava bene il mio. Lei dopo due o tre giorni che era giunta in Ticino, era
riuscita, parlando con la dott. [...] (il cognome non lo ricordo), assistente
della dott. [...][...], a farmi ricoverare a Santa Croce. Ha poi dato disdetta
dell’appartamento di [...]e ne aveva preso uno dietro l’albergo [...]. Non so
quanti giorni ho vissuto con IM 1. Posso dire di avere fatto sesso con lei tre
volte. E’ stato un inferno. Lei non mi lavava i vestiti. Non faceva nulla per
me. Per correttezza devo dire che lei non mi ha mai chiesto soldi. Però
ribadisco che non faceva nulla per me. Ho difficoltà a dire quanto siamo stati
assieme proprio perché ero dentro e fuori dagli ospedali. A febbraio 2004 o
febbraio 2005 sono scappato. Ero disperato. Lei continuava a dire che tutto
quanto dicevo o facevo non era giusto e vero. Lei mi insultava in
continuazione. Io avevo paura di fare del male alle persone. In generale. Per
questo sono scappato da lei. (…) IM 1 è stata affettuosa con me forse i primi
due giorni dal suo arrivo in Ticino. Non è neppure mai venuta a trovarmi in
ospedale. (…) IM 1 è troppo falsa” 

(PS Radovanovic
17.10.2011, all. 364 RPG, pag. 3, 4 e 5).

 

                                16.   Così IM 1 andò a
vivere a [...]dove, nel novembre 2004, la raggiunse il figlio TE 5. In questa
città, il ragazzo frequentò le scuole elementari e le prime due classi delle
scuole medie con modesti risultati (raggiungeva la sufficienza ma nulla più)
ma, comunque, dimostrandosi “un allievo ubbidiente, piuttosto chiuso e
riservato e che si è sempre comportato bene” (sentenza impugnata, consid.
1, pag. 6). TE 5 così ha descritto la sua prima permanenza a Bellinzona:

 

“ In Svizzera abitavo a [...]. Inizialmente (per alcuni
mesi) ho abitato sotto la stazione, nei pressi dell'attuale bar [...]. In
quell'appartamento abitavamo solo mia madre ed io. A quel tempo mamma era
ancora sposata con quel signore, di cui non ricordo il nome. Mi sembra che ogni
tanto lui veniva li a casa. Si fermava a mangiare e forse - per un paio di
giorni - anche a dormire. Ci siamo quindi trasferiti in via [...]. Nonostante
parlassi unicamente serbo, a settembre ho iniziato la scuola. Mi hanno fatto
ripetere la 1. elementare. Ciò in considerazione della mia incapacità di
esprimermi correttamente in italiano. Devo dire che in tre mesi ho imparato
questa lingua. Le scuole elementari le ho frequentate alle scuole di [...]. Le
medie invece (le prime due classi) alle scuole [...], sempre di [...].
Contrariamente ai primi anni di scuola in [...], qui non andavo molto bene. Non
studiavo molto. Come ho già detto, mia madre non si interessava tanto e non
esigeva da me. Ho comunque superato tutte le classi” (PS 10.11.2011, AI 756,
pag. 3).

 

                            17. a.   In Ticino IM 1 ha lavorato come cameriera in alcuni esercizi pubblici (alcuni di dubbia
fama, quali il [...] di [...]). 

Ma non per molto. Ben presto cominciò ad accusare - o almeno a
lamentare - problemi di salute:

 

“ Nello stesso anno della separazione mi sono anche
ammalata, avevo male alla schiena, non riuscivo a camminare. All'epoca lavoravo
al bar [...] del [...]. Da quel momento non ho più lavorato fino ad oggi. Ho
sempre molti dolori e quindi anche il dottore mi ha detto che non potrò più
lavorare. Inoltre ho anche avuto il diabete e poi sono anche andata con i
nervi. (…) dal 2008 percepisco l’AI al 50%” (all. 41 RPG, pag. 4).

 

                                  b.   Risulta dagli atti
che, non solo IM 1 smise ben presto di essere attiva professionalmente, ma
anche che, in sostanza, non assunse mai il suo ruolo di madre, abbandonando il
figlio a se stesso o costringendolo - nonostante la tenera età - ad occuparsi
di lei. 

In effetti, durante i ricoveri della madre, il figlio restava da
solo tanto che, spesso, rimaneva assente da scuola poiché in casa non c’era
nessuno che lo svegliasse. Per contro, quando la madre era a casa, era TE 5, in
un ribaltamento di ruoli, a doversene spesso occupare.

Dalla perizia giudiziaria emerge, tuttavia, che - nonostante (o
forse a causa) di questa situazione - TE 5, non solo non ha colpevolizzato la
madre, ma ha assunto, nei suoi confronti, un atteggiamento estremamente
protettivo e prova, per lei, un grande affetto:

 

“ TE 5 sottolinea a più riprese nel corso degli
incontri che “dai suoi dieci anni in poi si è dovuto occupare della madre” nel
quotidiano preparando da mangiare e da un punto di vista medico
somministrandole le terapie farmacologiche e discutendo con i medici. Invitato
ad esprimersi sul suo vissuto in merito alla difficile situazione familiare, TE
5 afferma “se sei costretto, lo fai”. Durante gli incontri, TE 5 non ha
espresso un vissuto di solitudine, di abbandono, di difficoltà generale nel
confrontarsi da solo alla quotidianità e ai problemi di salute della madre.

Emerge dalle
verbalizzazioni del minore un’attitudine molto protettiva e adultomorfa nei
confronti della madre. (…)

Invitato ad
esprimersi sull’attaccamento particolarmente forte che nutre nei riguardi della
madre e di cui la madre ci ha parlato, TE 5 afferma “sono molto attaccato a mia
madre, ho vissuto sempre con lei, mi ha dato da mangiare, non avevo un padre”.
Afferma inoltre “quando partiva per la Svizzera ero molto triste, ma mi sono
abituato, partiva e sapevo che sarebbe tornata”. Descrive la madre come “una
donna intelligente, furba, che è meglio non fare arrabbiare altrimenti diventa
un serpente, da un lato anche buona, aiuta gli altri”. Prosegue affermando “è una
donna che combatte, che non conosce la parola perdere, ottiene tutto quello che
vuole”. Invitato ad esprimersi sul modello educativo secondo il quale pensa di
essere stato educato dalla madre, TE 5 afferma “ho ricevuto un’educazione
militare, tutto quello che diceva mia madre io dovevo farlo, tutto quello che
dice mia madre è santo” (perizia psichiatrica, AI 132 in AI 881, pag. 6 e 7);

 

“ Dalle verbalizzazioni espresse da TE 5 nel corso
degli incontri emerge un rapporto madre-figlio in cui la distanza generazionale
sembra essere inesistente, sostituita da un’estrema complicità e confusione nei
ruoli. TE 5 si vive come un pari della madre, un punto di riferimento in grado
di occuparsi di lei nei momenti di difficoltà psichiche e fisiche. In questo
rapporto paritario in cui i ruoli madre-figlio sono talvolta invertiti, emerge
però anche l’immagine di una madre severa, dura, pericolosa, estremamente
esigente, dominante, determinata e che tende a stabilire con gli altri dei
rapporti di potere e che ottiene “sempre” quello che vuole” 

(complemento
peritale, AI 208 in AI 881, pag. 3). 

 

                                18.   Accertato che la
convivenza - se mai era esistita - fra IM 1 e [...] aveva preso definitivamente
fine l’8 gennaio 2007, la Sezione dei permessi e dell’immigrazione del Dipartimento
delle istituzioni ha deciso di non più rinnovare alla donna e al di lei figlio
i permessi di dimora (che erano scaduti il 30 ottobre 2007). 

 

                                19.   Dopo questa decisione,
ha avuto inizio una serie di ricoveri dettati - per quanto risulta dagli atti
medici - da motivi psichiatrici.

Al riguardo, questa Corte condivide le perplessità dei primi
giudici sull’effettiva esistenza di queste malattie. Pertanto, in applicazione
dell’art. 82 cpv. 4 CPP, si richiamano qui le loro considerazioni:

 

 

“ 
E' comunque un dato di fatto
quello per cui i ricoveri psichiatrici dell'accusata sono iniziati solamente
dopo il mancato rinnovo del permesso di dimora conseguente alla cessazione
della comunione domestica con [...], palesatasi per l'autorità a seguito
dell'avvio di una procedura di protezione dell'unione coniugale avanti alla
Pretura di Bellinzona ed è anche un dato di fatto che la prevenuta ha tentato
in ogni modo possibile di opporsi alla partenza dalla Svizzera, inoltrando
all'autorità amministrativa ricorsi, domande di proroga, istanze di
riconsiderazione (cfr. il classeur Al 893 c), ottenendo però solamente di
prorogare il termine di partenza dalla Svizzera dall'ottobre 2007 al febbraio
del 2009” 

(sentenza
impugnata, consid. 3, pag. 25).

 

Del resto, che le “malattie” di IM 1 fossero pretestuose e
strumentali risulta anche da quanto dichiarato da TE 2 che conobbe la donna
presso la clinica di Orselina dove entrambi erano degenti:

 

“ lo ero li per una cura di disintossicazione da alcool
e depressione mentre lei era degente per dei presunti problemi di salute. Non
ricordo esattamente quali. Ricordo che però a me aveva confidato che si era
fatta mettere in cura dato che aveva già ricevuto l'espulsione e che così
facendo aveva la possibilità di rimanere nel nostro paese. Ricordo che la cassa
malati le pagava una degenza di al massimo tre mesi. Ho poi saputo dopo che IM
1 aveva fatto “dentro e fuori” dalle cliniche per prolungare il periodo di
permanenza. Ad un certo punto ha però dovuto andarsene”

(PS 20.9.2011,
all. 313 RPG, pag. 3; cfr., anche, verb. dib. d’appello, pag. 18 in cui TE 2 ha ribadito che “per evitare di partire, IM 1 si è fatta ricoverare più volte in
clinica”).

 

Anche IM 2 ha parlato di malattie fittizie:

 

“ l’ho conosciuta ai mercati. (…) so che io gli
piacevo, me lo aveva detto. Mi diceva che gli piacevo e voleva avere una storia
con me, voleva anche sposarmi. (…) era sempre fuori per i medicamenti. Mi
diceva anche che era da qualche parte per curarsi la depressione. Per me era tutta una messa in scena. (…) A lei serviva il permesso. (…) Lei
voleva avere il permesso e quindi penso che la sua “depressione” fosse solo il
mezzo per ottenerlo. Aveva anche intenzione di sposarsi per lo stesso scopo” 

(PS IM
2 4.8.2011, all. 129 RPG, pag. 11 e 12). 

 

In ogni modo, dopo vari ricorsi, venne assegnato a madre e figlio
un ultimo termine di partenza al 15 febbraio 2009. 

Il 13 febbraio 2009 i due rientrarono, così, in [...].

 

 

 

 

 

 

richieste di matrimonio di IM 1 a TE 2 e a PIFA 1

 

                            20. a.   Come detto, prima della partenza per la [...], nel corso di uno dei ricoveri alla
Clinica Santa Croce, IM 1 aveva conosciuto TE 2 (pure ricoverato, ma per una terapia
di disintossicazione).

Fra i due nacque un’amicizia che proseguì anche dopo la loro
dimissione dall’istituto di cura:

 

“ Ho conosciuto IM 1 nel 2007 alla Clinica Santa Croce
di Orselina. Io ero lì ricoverato come paziente e lei anche. Tra noi è nata
un’amicizia. A domanda precisa, rispondo che si trattava soltanto di
un’amicizia, non c’era nulla di più, in particolare non c’era fra noi nessun
legame sentimentale. 

Uscito dalla
clinica, ho mantenuto i contatti con IM 1 e ho conosciuto anche il figlio di IM
1. Allora io abitavo a [...] in via [...]. Lei abitava vicino allo stadio.
Capitava che lei mi invitasse a casa sua a bere il caffè e in quelle occasioni
ho conosciuto TE 5. Era un ragazzo chiuso, che stava sulle sue, di poche
parole. 

A quel che mi
sembrava, il rapporto tra madre e figlio era buono. Ricordo che lui l’aiutava
nelle faccende domestiche. IM 1 con me non si è mai lamentata del figlio” (TE 2,
verb. dib. d’appello, pag. 17).

 

                                  b.   Saputo dell’ordin