# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 68cd0e34-f216-5db4-8c6b-3447309a1808
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 28.08.2017 80.2016.216
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2016-216_2017-08-28.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2016.216

  80.2016.217

  	
  Lugano

  28 agosto 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 30 agosto 2016 contro la decisione del 4 agosto 2016 in materia di IC e
  IFD 2015.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1, domiciliata a __________,
lavora a __________ quale contabile alle dipendenze della __________ SA.

                                         Nella dichiarazione
d’imposta per il periodo fiscale 2015, la contribuente ha dichiarato un reddito
dell’attività lucrativa dipendente netto di fr. 69'172.– e ha fatto valere
spese professionali per complessivi fr. 19'520.–, di cui fr. 12'320.– per spese
di trasporto dal domicilio al luogo di lavoro con il veicolo privato.

 

 

                                  B.   Notificando alla
contribuente la tassazione IC/IFD 2015, con decisione del 22 giugno 2016, l’RS
1 ha commisurato il suo reddito imponibile in fr. 62'500.– per l’IC e in fr.
62'900.– per l’IFD. A titolo di spese professionali ha riconosciuto il costo
annuale dell’abbonamento per i mezzi pubblici (fr. 1'800.–), le spese per l’uso
della bicicletta (fr. 700.–), la metà delle spese per il pasto di mezzogiorno
(fr. 1'600.–, in considerazione della disponibilità di una mensa aziendale),
oltre alla deduzione forfetaria per le altre spese professionali (fr. 2'500.–
per l’IC e fr. 2'076.– per l’IFD).

 

 

                                  C.   La contribuente ha
impugnato la suddetta decisione, con reclamo del 18 luglio 2016. In primo
luogo, ha contestato il mancato riconoscimento delle spese di trasporto con il
veicolo privato, argomentando che la sua professione di revisore la obbliga a
spostarsi “giornalmente da diversi clienti sparsi per il Ticino (anche in
luoghi molto scomodi) con almeno 2 trolley con la documentazione del cliente”.
In secondo luogo, ha postulato il riconoscimento dell’intera deduzione per il pasto
di mezzogiorno, sostenendo di non potersi servire della mensa aziendale, sempre
a causa degli spostamenti imposti dalla sua attività.

                                         L’Ufficio di tassazione ha
respinto il reclamo, con decisione del 4 agosto 2016. Per quanto attiene alle
spese di trasporto, ha sostenuto che per la reclamante è senz’altro possibile
utilizzare i mezzi pubblici e che “ulteriori spostamenti a partire dalla sede
del datore di lavoro vanno rimborsati da parte di quest’ultimo”. Ha inoltre
confermato la misura della deduzione delle spese per il pasto di mezzogiorno,
facendo riferimento alla casella G del certificato di salario, crociata dal
datore di lavoro. 

 

 

                                  D.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 contesta nuovamente il mancato
riconoscimento delle spese di trasporto con il veicolo privato. Riconosce che
lo spostamento dal luogo di lavoro (__________) alla sede del cliente è
rimborsato dal datore di lavoro, ma osserva che la trasferta dal domicilio al
luogo di lavoro è invece a suo carico. Allega una lettera della __________ SA,
nella quale si attesta che la contribuente si serve della sua automobile
privata per le trasferte di lavoro, per le quali è indennizzata a partire dal
luogo di lavoro.

 

 

                                  E.   Con scritto del 23
giugno 2017, il presidente di questa Corte si è rivolto alla ricorrente,
attribuendole un termine di quindici giorni per trasmettere la documentazione
seguente: busta paga dei mesi da gennaio a dicembre 2015 con l’indicazione
delle spese di trasferta rimborsate dal datore di lavoro; una distinta dei
giorni in cui ha prestato servizio al domicilio o nella sede dei suoi clienti,
ottenendo il rimborso delle spese di trasferta; il regolamento delle spese
approvato dalle autorità fiscali del Canton __________; il contratto di
acquisto o di leasing relativo alla sua automobile privata.

                                         Il termine è stato
prorogato fino al 15 agosto 2017, su richiesta dell’insorgente. Tuttavia,
nessuna documentazione è stata poi inoltrata. 

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Sia secondo l’art. 25 cpv.
1 LT sia secondo l’art. 26 cpv. 1 LIFD, le spese professionali deducibili sono:

                                         a)  le
spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro;

                                         b)  le
spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a
turni;

                                         c)   le
altre spese necessarie per l’esercizio della professione;

                                         d)  le
spese inerenti al perfezionamento e alla riqualificazione connessi con l’esercizio
dell’attività professionale.

 

                                         1.2.

                                         Le stesse sono precisate
dal decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche (quello
valido per il periodo fiscale 2015 qui in esame è del 10 dicembre 2014),
segnatamente dagli articoli 2 e seguenti, che concernono le spese di trasporto,
le spese supplementari di doppia economia domestica e le spese di alloggio.
Analoghe deduzioni sono previste, per l’imposta federale diretta,
dall’Ordinanza sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti
un’attività lucrativa dipendente, del 10 febbraio 1993 (cfr. articoli 5, 6 e 9)
e dalla relativa Appendice, aggiornata di periodo in periodo.

                                         Come precisano
ulteriormente l’art. 2 del decreto esecutivo cantonale e l’art. 1
dell’Ordinanza del 10 febbraio 1993, le spese professionali deducibili sono,
più in generale, quelle necessarie al conseguimento del proprio reddito e in
rapporto di causalità diretta con quest’ultimo. E contrario, non sono
quindi deducibili a titolo di spese professionali le spese che eccedono il
necessario e che non sono in un nesso di causalità diretta con il conseguimento
del relativo reddito.

 

 

 

 

 

                                   2.   2.1.

                                         La
ricorrente sostiene di adempiere i requisiti per beneficiare della deduzione
delle spese per spostarsi dal domicilio al luogo di lavoro con il suo veicolo
privato. La ragione per cui non potrebbe servirsi dei mezzi pubblici, come
previsto in via generale dalla normativa applicabile, va ricercata nella
circostanza che ella dovrebbe intraprendere frequenti trasferte dal luogo di
lavoro fino al domicilio o alla sede dei clienti del suo datore di lavoro, dove
procede alla revisione dei conti.

                                         L’autorità
di tassazione ha negato la deduzione richiesta, argomentando che, per le
trasferte dalla sede del datore di lavoro, le spese devono essere indennizzate
da quest’ultimo.

 

                                         2.2.

                                         Secondo
l’art. 3 del decreto esecutivo citato, sono considerate spese di trasporto
quelle causate al contribuente per trasferirsi dal luogo di domicilio a quello
in cui lavora. Le relative deduzioni sono così stabilite:

                                         a)     per l’uso di mezzi di trasporto pubblici: la spesa
effettiva;

                                         b)     […] 

                                         c)     per l’uso di una motocicletta con targa di controllo
su fondo bianco o di un’automobile privata: le spese del mezzo pubblico
disponibile.

                                         Eccezionalmente,
se nessun mezzo pubblico è a disposizione o se il contribuente non può
servirsene (es. infermità, distanza notevole dalla più vicina fermata, orario
sfavorevole, ecc.) è ammessa una deduzione fino a 40 cts. il km per le motociclette
con targa di controllo su fondo bianco e 70 cts. il km per le automobili
(limitatamente a percorrenze fino a 15'000 km) rispettivamente 65 cts. il km (per la parte che eccede i 15'000 km).

                                         Anche
per l’imposta federale diretta è deducibile la spesa effettiva del mezzo
pubblico per il trasporto dal luogo di domicilio a quello di lavoro (art. 5
cpv. 1 dell’Ordinanza del 10 febbraio 1993). Lo stesso vale in caso di uso di
un veicolo privato (art. 5 cpv. 2 dell’Ordinanza del 10 febbraio 1993), a meno
che non sia disponibile un mezzo di trasporto pubblico o non sia ragionevole
pretendere che il contribuente ne faccia uso. In tal caso possono essere dedotte
le spese effettive secondo l’appendice dell’ordinanza, che viene periodicamente
aggiornata (nel 2015: fr. 700.– all’anno per la bicicletta e il motorino, fr.
0,40 al km per la motocicletta e fr. 0,70 al km per l’automobile).

 

                                         2.3.

                                         La
questione di sapere se accordare la deduzione per l’uso dell’automobile o
quella per l’uso dei mezzi pubblici va in definitiva risolta secondo il
criterio dell’idoneità: l’uso del veicolo non deve apparire come una
decisione di comodo ma risultare la soluzione più adatta e ragionevole.

                                         Secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale, le spese di trasporto con un veicolo
privato sono considerate necessarie per l’acquisizione del reddito solo se non
si può ragionevolmente pretendere dal contribuente che si serva di un mezzo
pubblico. Ciò si verifica in
particolare se l’interessato è infermo o cagionevole, se la fermata del mezzo
pubblico è molto distante dal domicilio o dal luogo di lavoro oppure se
l’attività lucrativa inizia o termina ad orari incompatibili con l’orario dei
mezzi di trasporto pubblici o ancora se il contribuente dipende da un veicolo
per l’esercizio della professione (cfr. p. es. le sentenze TF n. 2C_477/2009
dell’8 gennaio 2010, consid. 3.3.; n. 2C_807/2011
del 9 luglio 2012, consid.
2.3.1 e giurisprudenza citata). A queste condizioni, l’uso del mezzo privato
appare necessario e i relativi costi sono pertanto deducibili. Se, per contro,
non sono adempiuti tali criteri, i costi che eccedono quelli per l’uso del
mezzo pubblico costituiscono spese per il mantenimento
personale, non deducibili (Koller,
Die Verfassungsmässigkeit einer Beschränkung des Fahrkostenabzuges bei der
direkten Bundessteuer, in: ASA 80 p. 761 ss., in particolare p. 782 s., con
riferimento alla sentenza del Tribunale federale n. 2P.254/2002 del 12 maggio
2003, consid. 4.2).

 

                                         2.4.

                                         Con riferimento alla
motivazione della decisione impugnata, con cui l’Ufficio di tassazione ha
sostenuto che compete al datore di lavoro di rimborsare le spese per le
trasferte dal luogo di lavoro, deve anzitutto essere ricordato che il codice
delle obbligazioni prevede che il datore di lavoro debba rimborsare al
lavoratore tutte le spese rese necessarie dall’esecuzione del lavoro (art. 327a
CO). Lo stesso codice stabilisce, a tale proposito, che se il lavoratore,
d’intesa con il datore di lavoro, si serve per il suo lavoro di un veicolo a
motore, ha diritto al rimborso delle spese correnti d’esercizio e di
manutenzione, nella misura in cui il veicolo è adoperato per il lavoro (art.
327b cpv. 1 CO). Se è lo stesso lavoratore a mettere a disposizione il
veicolo a motore, gli devono essere rimborsati anche le tasse pubbliche sul
veicolo, i premi dell’assicurazione per la responsabilità civile e un’equa indennità
per l’usura del veicolo, sempre nella misura in cui questo è adoperato per il
lavoro (art. 327b cpv. 2 CO; RDAT I-1996 n. 3t). 

                                         La giurisprudenza del
Tribunale federale afferma peraltro che il contribuente può rivendicare la
deduzione delle spese di trasporto con il veicolo privato anche quando è
obbligato ad utilizzare il suo veicolo per delle trasferte professionali, per
esempio dalla sede principale del suo datore di lavoro ad una delle succursali.
Il fatto che il datore di lavoro gli debba versare dei rimborsi secondo l’art.
327b CO è irrilevante (cfr. le sentenze del TF n. 2C_630/2012 consid.
3.1; 2P.254/2002 del 12 maggio 2003, in: StE 2003 B 22.3 n. 76 consid. 3.3;
2A.502/1995 del 21 maggio 1997 consid. 2a/cc; NStP 49/1995 p. 81 consid. 2;
inoltre: Eckert, in: Yersin/Noël
[a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, 2a
edizione, Basilea 2017, n. 30 ad art. 26 LIFD, p. 622; Agner/Digeronimo/ Neuhaus/Steinmann, Kommentar zum Gesetz
über die direkte Bundessteuer – Ergänzungsband, Zurigo 2000, n. 2a ad art. 26
LIFD, p. 109).

 

                                         2.5.

                                         Alla luce
dell’affermazione della ricorrente e del contenuto della dichiarazione del suo
datore di lavoro, secondo cui ella deve servirsi del suo veicolo privato per
trasferte dal luogo di lavoro, il presidente di questa Corte, come già
ricordato, ha attribuito alla contribuente un termine, poi prorogato su sua
richiesta, per produrre documentazione a comprova dell’effettivo svolgimento delle
trasferte in questione e della loro frequenza.

                                         In particolare,
all’insorgente è stato chiesto di produrre la documentazione seguente: 

·         
busta paga dei mesi da gennaio a dicembre 2015 con l’indicazione
delle spese di trasferta rimborsate dal datore di lavoro; 

·         
una distinta dei giorni in cui ha prestato servizio al domicilio
o nella sede dei suoi clienti, ottenendo il rimborso delle spese di trasferta; 

·         
il regolamento delle spese approvato dalle autorità fiscali del
Canton __________; 

·         
il contratto di acquisto o di leasing relativo alla sua automobile
privata.

                                         Nella lettera in
questione, sono anche stati sottolineati i fatti che nel certificato di salario
rilasciato dal datore di lavoro non figurava alcuna indennità per spese e che
la contribuente non aveva dichiarato di possedere un’automobile.

                                         Come anticipato,
nonostante la proroga del termine fino al 15 agosto 2017, concessa alla
ricorrente su sua richiesta, nessuno dei documenti richiesti è stato prodotto. 

 

                                         2.6.

                                         Secondo un consolidato
principio, nella procedura fiscale è il contribuente ad avere l’onere della
prova per tutti quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito
verso l’erario (decisione TF 2A.438/2006 del 14 dicembre 2006, in: RtiD I-2007
n.13t, consid. 3.2; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa; decisione TF 2A.209/2005 del
3 novembre 2005, in: RtiD I-2006 n. 11t, consid. 4.1; Blumenstein/Locher, System des
schweizerischen Steuerrechts, 6a ediz., Zurigo 2002, p. 416, con
rinvii).

                                         Compete pertanto alla
contribuente l’onere di provare l’adempimento dei presupposti per poter
eccezionalmente beneficiare della deduzione delle spese di trasporto con il
veicolo privato, anziché del costo dell’abbonamento dei mezzi pubblici, ammesso
dall’autorità di tassazione.

 

                                         2.7.

                                         Ora, esaminando gli atti
alla luce di questo principio, si deve ammettere che la contribuente non ha
provato di dipendere da un veicolo per l’esercizio della sua attività professionale.

                                         In primo luogo, come
sottolineato nella lettera del 23 giugno 2017, con cui le è stata richiesta la
documentazione poi non inviata, nel certificato di salario rilasciato dal
datore di lavoro non figura alcun rimborso per spese di trasporto. Nelle
Istruzioni per la compilazione del certificato di salario e dell’attestazione
delle rendite (Modulo 11), al numero 49, si legge infatti quanto segue: 

                                         Alle
cifre 13.1 e 13.2 devono essere indicati gli importi che il datore di lavoro
considera essere indennità per spese che non fanno pertanto parte del salario
lordo secondo la cifra 8 del certificato di salario. Sono considerate indennità
per spese tutte le indennità accordate dal datore di lavoro per le spese che
derivano al dipendente nell’ambito della sua attività professionale come, ad
esempio, in occasione di viaggi di lavoro.

                                         Per verificare se,
nonostante la loro omissione dal certificato di salario, fossero comunque state
versate indennità per spese di trasferta, questa Corte ha invitato la
ricorrente a produrre la busta paga dei singoli mesi del 2015 come pure una
distinta dei giorni in cui aveva prestato servizio al domicilio o nella sede
dei suoi clienti. 

                                         Per conoscere poi i
criteri con cui sono indennizzate le spese in discussione, era poi stato
chiesto l’invio del regolamento delle spese del datore di lavoro, che secondo
le indicazioni incluse nel certificato di salario era stato approvato dalle autorità
di tassazione del Canton Zurigo, dove ha sede il datore di lavoro. 

                                         Questi documenti non sono
tuttavia mai pervenuti.

                                         Un altro aspetto che
doveva essere chiarito, alla luce dell’affermazione della ricorrente di
servirsi della propria automobile privata per le trasferte di lavoro, era la
ragione per cui dalla sua dichiarazione d’imposta non risultava alcuna indicazione
in merito al possesso di un’automobile (al punto 26.4 della dichiarazione:
sostanza mobiliare, veicoli a motore). Anche alla richiesta di produrre il
contratto di acquisto o di leasing relativo alla sua automobile privata,
tuttavia, la ricorrente non ha dato seguito. 

 

                                         2.8.

                                         Ne consegue che la
decisione impugnata, con cui l’Ufficio di tassazione ha ammesso in deduzione le
spese di trasporto dal domicilio al luogo di lavoro con i mezzi pubblici, è
legittima e deve essere confermata.

 

 

                                   3.   Visto l’esito del
ricorso, la tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico della
ricorrente, soccombente.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.    400.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.      80.–

                                         per un totale di                                                      fr.    480.–

                                         sono a carico della
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -;
  

  -;

  -;
  

  -.
  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di.

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: