# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea89e3df-e54e-5724-8ca1-83c264ccebf3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-05-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 17.05.2002 INC.2001.2311
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-2311_2002-05-17.html

## Full Text

N. 23.2001.11 M                                                        Lugano,
17 maggio 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sul reclamo
inoltrato in data 12/13 novembre 2001 da

Banca ____________,      Lugano

(patrocinata dall’avv. __________)

avverso la decisione 30 ottobre 2001, tramite la quale il Procuratore
Pubblico avv. __________ ha ordinato il dissequestro di relazioni bancarie
nell’ambito dell’inchiesta penale condotta contro __________ et al.;

viste le
osservazioni 23 novembre 2001 dell’accusato ____________ (avv. dott.
__________), 26 novembre 2001 di ____________, (avv. __________) e 14
novembre 2001 del magistrato inquirente avv. __________;

preso atto
che le ulteriori parti al procedimento hanno rinunciato a presentare
osservazioni;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. 126/2001/ES/ES;

ritenuto

in fatto:

A.

____________,
in quanto sospetto autore – in correità con ____________ – di appropriazione
indebita, truffa e falsità in documenti, in connessione con la gestione del
conto __________ di titolarità del fu __________, è stato oggetto di una
complessa istruttoria ad opera del Procuratore Pubblico avv. __________. In
corso d’inchiesta, il magistrato inquirente ha posto sotto sequestro numerose
relazioni bancarie, al fine di accertarne eventuale connessione con i fatti in
oggetto, e più genericamente con gli accusati. Man mano che, nel prosieguo
dell’inchiesta, le ipotesi di connessione sono venute meno, il Procuratore
Pubblico ha proceduto al dissequestro dei beni bloccati. Una decisione 12
luglio 2001 in tal senso (in entrambi gli incc. Giar 23.2001.7 e Giar
22.2001.5, doc. 2a), impugnata dalla Banca ____________, è stata confermata da
questo giudice con decisione 11 dicembre 2001 (in entrambi gli incc. Giar
23.2001.7 e Giar 22.2001.5).

 

B.

Qui impugnata
è una nuova decisione 30 ottobre 2001 (inc. Giar 23.2001.11 doc. 2a), con la
quale viene disposto il dissequestro di numerose relazioni intestate presso la
reclamante a persone fisiche e giuridiche. L’impugnativa è tuttavia limitata
alle relazioni n. __________ __________ (__________); n. __________ __________ Corp.
(__________); n. __________ __________ Associated SA (__________); cassetta di
sicurezza __________ a nome ____________ (v. reclamo 12-13 novembre 2001, inc. Giar
23.2001.11 doc. 1, pto. 8 p. 4). La reclamante eccepisce che sarebbe errato,
come invece assume il magistrato inquirente nella decisione impugnata,
ammettere che “sui conti delle suddette società non vi siano più averi
dell’accusato” (loc. cit., pto. 9 p. 4); quanto alla cassetta di sicurezza
formalmente intestata a ____________, la reclamante ribadisce che
l’intestatario “agiva quale prestanome dell’accusato ____________” (loc. cit., pto.
10 p. 4). Sempre e solo in punto alla cassetta di sicurezza, inoltre, l’ordine
sarebbe insufficientemente motivato (loc. cit., pti. 11 s. p. 5-6).

 

C.

L’accusato
____________, nelle proprie osservazioni (inc. Giar 23.2001.11 doc. 5), rinvia
prima di tutto al proprio verbale 8 novembre 2001, nel quale avrebbe spiegato
in termini esaustivi i fatti. A suo dire, ne emerge che è errato affermare che
egli disponga di beni occulti: il conto n. __________ __________ Corp.,
__________, apparterrebbe ad un cliente della banca, mentre il conto n.
__________ __________ Associated SA, __________, sarebbe conto di transito per
operazioni che riguardano un determinato gruppo di clienti. Resterebbe
unicamente il conto n. __________ __________ __________, __________,
effettivamente di pertinenza dell’accusato, sul quale la banca potrebbe
tuttavia far valere un diritto di ritenzione (loc. cit., p. 2). La cassetta di
sicurezza intestata a ____________, infine, sarebbe di esclusiva pertinenza di
quest’ultimo (ibid.).

 

D.

____________,
dal canto suo, ribadisce che la cassetta di sicurezza sarebbe una sua
“relazione personale” (v. osservazioni, inc. Giar 23.2001.11 doc. 6, pto. 3 p.
3), come si può evincere dal contenuto della medesima (loc. cit., p. 4).
Contesta, inoltre, che il dissequestro della cassetta sia insufficientemente motivato,
applicandosi al medesimo gli stessi argomenti addotti dal Procuratore Pubblico
per il dissequestro delle altre relazioni bancarie a suo tempo bloccate poiché
teoricamente riconducibili a ____________ (loc. cit., pto. 4 p. 4).

 

E.

Il
Procuratore Pubblico spiega che le relazioni bancarie in oggetto sono state
dissequestrate dopo che l’istruttoria aveva evidenziato trattarsi di conti sui
quali “confluivano averi di pertinenza di clienti, relativi ad operazioni
triangolari di emissione di fatture” (osservazioni, inc. Giar 23.2001.11 doc. 4
p. 1) – operazioni per le quali ____________ incassava commissioni,
prelevandole direttamente dal singolo conto (ibid.). Nulla permetterebbe di
affermare che i saldi sui conti dissequestrati siano di ____________ piuttosto
che dei clienti della banca – tanto che la banca reclamante medesima aveva
inizialmente pensato di sbloccare le medesime relazioni al fine di versare ai
clienti quanto di loro spettanza (loc. cit., p. 2). Da ultimo, il Procuratore
Pubblico rammenta la possibilità per la banca di bloccare internamente i conti
(ibid.).

 

F.

Le ulteriori
parti alle quali era stata intimata la decisione impugnata non si sono avvalse
della facoltà di proporre osservazioni, loro offerta con ordinanza 13 novembre
2001 (inc. Giar 23.2001.3).

Considerato

in diritto:

1.

Il primo
argomento che la banca reclamante fa valere, avulso dal merito del sequestro
rispettivamente dissequestro, è quello dell’insufficiente motivazione della
decisione impugnata in punto allo sblocco della cassetta di sicurezza intestata
a ____________ (v. reclamo, cit., pti. 11 s. p. 5-6).

La censura è
immotivata: come rettamente rileva lo stesso ____________ (supra, consid.
D), l’ordine è formulato in termini tali da lasciar trasparire che, se mai
____________ abbia depositato liquidità di propria pertinenza anche nella
cassetta di sicurezza intestata a ____________, l’accusato l’avrebbe già
prelevata, come usualmente faceva. Certo, la lettura dell’ordine non è proprio
fluente, ma ciò è dovuto unicamente al fatto che l’estensore ha scelto una
formulazione che si attaglia meglio ai conti bancari che non alla cassetta di
sicurezza. Ciò, tuttavia, non rende la decisione impugnata priva di sufficiente
motivazione.

 

2.

            a)        Pur
nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca
penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi
vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori
patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti
dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht nach
Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45,
con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr. 1
cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi (“Surrogate”, v. Schmid,
cit., pto. 4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106).
Completamente rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi dell’art.
59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di ordinare un
risarcimento in favore dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla
parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se - pur essendo dati i
presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS - i valori patrimoniali
di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v. Schmid,
cit., pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir
attribuiti direttamente alla parte lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1
cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid, cit., pto. 4.4.1, p. 339). Infine,
la misura può essere ordinata non solo nei confronti dell’autore, bensì anche
di terzi che abbiano beneficiato dei proventi del reato, a meno che non trovino
applicazione le eccezioni contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59
cfr. 2 cpv. 1 ultima frase CPS; v. Schmid, cit., pto. 4.3.3, p. 336 ss.).
Per non vanificare la portata di questa norma, il magistrato inquirente può
ordinare il sequestro di tali beni a titolo probatorio, confiscatorio (art. 161
cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v. Schmid, cit., pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio
(art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; DTF 126 I 97, consid. 3.d.aa p. 107).

            b)        Un
ordine di perquisizione e sequestro bancario può rappresentare un attentato ai
diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta,
pertanto, deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare
sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il
giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che
occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione
17 agosto 1998 in re E.F., inc. Giar 501.98.2 consid. 2), infine deve essere
rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis
de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469,
con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il
doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere costante
negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire
dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.).

 

3.

a)        Va preliminarmente
constatato che il dissequestro è impugnato limitatamente alle relazioni
menzionate supra (consid. B): per le rimanenti relazioni, esso è
definitivo ed esecutivo.

b)        Quale motivo
sostanziale contro il dissequestro della cassetta di sicurezza intestata a
____________, la banca reclamante si limita ad indicare che “probabilmente il
dissequestro [...] è stato disposto per le ragioni che hanno indotto il PP a
dissequestrare il libretto al portatore intestato al medesimo ____________;
contro tale dissequestro la banca era insorta con reclamo 23 luglio 2001”
(reclamo, cit., pto. 4 p. 2). Varrebbe allora quanto evidenziato in quel
reclamo. “Secondo le risultanze dell’inchiesta il sig. ____________ agiva quale
prestanome dell’accusato ____________, in particolare tramite la società panamense
__________ Inc., società interposta in numerose movimentazioni di somme di
denaro organizzate da ____________” (loc. cit., pto. 10 p. 4).

Queste motivazioni
sono scarne al punto da mettere in serio dubbio la ricevibilità del reclamo; in
ogni caso, sono troppo generiche e prive di concreto riscontro agli atti, per
permettere di eventualmente accogliere il gravame. Infatti, come già
dettagliatamente spiegato in sede di decisione 11 dicembre 2001 (inc. Giar
23.2001.7 consid. 4 p. 5-6) a proposito dell’allora avversato dissequestro di
un libretto al portatore attribuibile a ____________, non solo la titolarità
della cassetta parla contro l’ipotesi che vi siano depositati attivi di
spettanza di ____________. In realtà, nessun elemento concreto porta a
suffragare l’ipotesi sostenuta dalla banca reclamante. Essa si limita a dedurla
dal fatto che ____________ parrebbe aver agito, in passato, quale prestanome di
____________. Ciò è ammesso (v. osservazioni ____________, cit., p. 2-3), ma in
contesti differenti. Proprio il presunto nesso fra l’aver ____________ funto da
prestanome ed il contenuto della cassetta di sicurezza è, invece, frutto di
mere speculazioni, prive del benché minimo fondamento; il Procuratore Pubblico,
che pur aveva sollevato l’ipotesi al fine di giustificare ulteriori
accertamenti sui presunti attivi di ____________, ha dovuto poi lasciarla
cadere siccome non suffragata dalle audizioni effettuate in proposito, né da
altri indizi (come qui, già la citata decisione 11 dicembre 2001, consid. 4 p.
6). È ovviamente possibile che i valori che si dovessero trovare nella cassetta
siano in realtà non di ____________, bensì di terzi: parlando di qualsiasi
relazione bancaria è possibile ipotizzare che l’effettivo beneficiario, in
barba a tutti i formulari, non sia chi dichiara di esserlo. Ma non basta, per
inficiare la presunzione legale di titolarità di ____________, semplicemente
ventilare tale sospetto.

c)         Di conseguenza, su questo punto il reclamo va respinto,
nella misura in cui fosse ricevibile.

 

4.

a)        Se già gli argomenti addotti dalla reclamante contro il
dissequestro della cassetta di sicurezza di ____________ apparivano scarni,
quelli proposti contro il dissequestro delle restanti relazioni bancarie sono
decisamente insufficienti. Nel merito, la banca si limita ad affermare che
sarebbe errato ritenere che “sui conti delle suddette società non vi siano più
averi dell’accusato” (reclamo, cit., pto. 4 p. 2 e pto. 9 p. 4): ma non spiega
assolutamente perché essa giunga a tale conclusione, limitandosi invece ad
allegare, senza commento e senza indicazione quo alla loro utilità,
estratti aggiornati delle relazioni bancarie in oggetto (inc. Giar 23.2001.11,
doc. 2b a 2d). Da ciò, l’irricevibilità – su questo punto – del reclamo.

b)        Reclamo che, in ogni caso, sarebbe da respingere anche nel
merito: la reclamante, infatti, non confuta l’affermazione del Procuratore
Pubblico, secondo la quale l’accusato ____________ sarebbe stato solito
prelevare regolarmente, e per contanti, le proprie spettanze dai conti
utilizzati per le triangolazioni, dalla quale lo stesso magistrato deriva la
presunzione che i saldi residui dei conti in questione (invero, poca cosa) non
siano di pertinenza dell’accusato, bensì di terzi. A parte il fatto che la
conclusione del Procuratore Pubblico non appare insostenibile, per essere
smentita nella sostanza, la banca reclamante avrebbe dovuto proporre ipotesi
alternative almeno altrettanto sostenibili, suffragate da indicazioni che ne
permettessero una verifica (e, meglio ancora, da documenti) e indicando
eventuali testi.

c)         Nulla di tutto ciò essendo avvenuto, anche in punto al
dissequestro dei tre conti bancari in oggetto il reclamo dev’essere dichiarato
irricevibile, rispettivamente respinto nella misura in cui fosse ricevibile.
Può allora essere lasciata indecisa l’affermazione della reclamante, secondo la
quale “l’ordine impugnato dà atto che le relazioni intestate alla __________,
alla __________ Investments Corporation ed alla __________ Associated sono di
pertinenza del sig. ____________ [...]” (reclamo, cit., pto. 9 p. 4):
l’affermazione è priva di motivazione, non suffragata da alcun documento, e
comunque almeno parzialmente contestata (v. osservazioni ____________, cit., p.
2; supra, consid. C).

 

5.

Il reclamo, in conclusione, si appalesa infondato e –
nella misura in cui fosse ricevibile – deve essere integralmente respinto, ciò
che avviene con la presente decisione impugnabile entro dieci giorni alla
Camera dei ricorsi penali. Tassa e spese di giustizia seguono la soccombenza.
In applicazione dell’art. 9 cpv. 6 CPP, la reclamante è inoltre obbligata a
versare ai resistenti ____________ e ____________ ripetibili commisurate
all’impegno da loro profuso nella stesura delle rispettive osservazioni; non
sono invece riconosciute ripetibili alle altre parti, che hanno rinunciato a
proporre osservazioni.

*   *   *

 

Per i quali
motivi,

in
applicazione degli artt. 58 ss. CPS; 9 cpv. 6, 161 ss., 280 ss. e 284 cpv. 1 lit.
a CPP

d e c i d e :

1.      Nella
misura in cui sia ricevibile, il reclamo 12/13 novembre 2001 inoltrato dalla
Banca ____________, Lugano, contro la decisione di dissequestro 30 ottobre 2001
del Procuratore Pubblico è respinto.

§   Di conseguenza, è integralmente confermata la
decisione di dissequestro 30 ottobre 2001.

2.     
La tassa di giustizia di fr. 400.— e le spese di fr. 100.—, in tutto fr.
500.—, sono poste a carico della reclamante soccombente. A titolo di
ripetibili, quest’ultima rifonderà ai resistenti ____________ e ____________
l’importo di fr. 250.— cadauno. 

3.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale di appello, entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.      Intimazione:

-    avv.
__________, per sé e per la reclamante, con copia delle osservazioni di
____________, di ____________ e del Procuratore Pubblico;

-        
avv. dott. __________, per sé e per l’accusato resistente
____________, con copia delle osservazioni di ____________ e del Procuratore
Pubblico;

-        
avv. __________, per sé e per l’accusato ____________;

-    avv. __________, per sé e per ____________, con copia delle
osservazioni dell’accusato ____________ e del Procuratore Pubblico;

-    Procuratore
Pubblico avv. __________, con copia delle osservazioni di ____________ e di
____________.

giudice __________