# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bdc84815-d2b8-5075-a386-33ff25836e78
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 10.10.2018 11.2017.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2017-24_2018-10-10.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2017.24

  	
  Lugano

  10 ottobre 2018/jh

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Giannini

  

 

 

sedente per statuire sul ricorso del 22 febbraio 2017 presentato da

 

	
   

  	
   RI 1  

   RI 2 , e 

   RI 3  

   (patrocinati dall'avv.  PA 1 ) 

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 31 gennaio 2017
  dalla

  	 

 

	
   

  	
  CO
  1 

  riguardo alla loro sospensione come membri del
  consiglio della

  PI 1 

  e alla nomina di un commissario nella persona di

   RA 1 ,

  
	
   

  	
  PI 1  

  rappr.
  da:  RA 1  

   

  CO 1  

   

  	 

				

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   La PI 1, costituita
con atto pubblico del 6 marzo 1998 e iscritta nel registro di commercio il 27 marzo
seguente, ha lo scopo – in particolare – di “aiutare persone, di ogni età e
sesso, realmente bisognose, sia perché colpite nella loro salute fisica e/o
mentale, sia perché necessitano di aiuto finanziario”. Dal 2009 il consiglio di
fondazione è composto del presidente RI 1 con i membri RI 2 e RI 3.

 

                                  B.   Nel corso del 2009 la
PI 1 ha acquistato 158 611 azioni della V__________
SA, __________, quotata alla borsa di __________. Per ottemperare alle
richieste della CO 1 affinché si adottassero misure straordinarie per la
conservazione del patrimonio, la fondazione ha pattuito il 9 gennaio 2014 con
la società V__________ Ltd., __________, la vendita delle 158 661 azioni al prezzo di € 825 000.00 da pagare entro il 30 settembre 2014. In
garanzia di tale somma la V__________ Ltd., __________, ha ceduto alla
fondazione un credito di pari importo da essa vantato nei confronti dell'arch. __________
G__________. In una lettera di quello stesso 9 gennaio 2014 indirizzata
alla V__________ Ltd. la F__________ SA di __________ (azionista di riferimento
della V__________ Ltd.), della quale il medesimo RI 1 è
presidente, riferendosi alla rivendita delle citate azioni, ha precisato
quanto segue:

                                         ritenuto che il valore di quotazione delle suddette
azioni è, valuta (gennaio 2014), pari a € 2.27 per azione;

                                         ritenuto che su richiesta della
sottoscritta società e alfine di non creare delle perdite alla PI 1 il
contratto d'acquisito prevede il pagamento a un prezzo di € 5.20 per
azione;

                                         ciò premesso e anche per non
creare ingiustificate perdite alla vostra società, vi autorizziamo a ridurre il
credito che la nostra società vanta nei vostri confronti per l'importo di € 2.93 per
azione ossia per l'importo di  € 464 876.00; importo
potrà essere dedotto dal nostro credito contestualmente al pagamento del prezzo
d'acquisto per il quale è stato ceduto il credito nei confronti dell'arch. __________
G__________.

 

                                         Nel
rapporto di gestione del 2014 la PI 1 ha comunicato il 30 giugno 2015 alla CO 1
che “a seguito di alcune modifiche intervenute nel­l'ambito dei rapporti con il
debitore (arch. __________ G__________), F__________ SA con la garanzia
solidale del dott. RI 1 suo presidente, e nostro presidente, si sostituisce
negli obblighi assunti e si impegna a rimborsare l'importo di cui alla convenzione 09.01.2014. Il rimborso verrà
effettuato in quattro versamenti, di cui i primi di € 100 000.00 e rispettivamente € 200 000.00 alla data della presente sono stati incassati sul nostro
conto corrente bancario, mentre il saldo,
pari a € 525 000.00, sarà saldato nel modo seguente:
30.09.2015 € 200 000.00 e 15.12.2015 € 325 000.00”. Con decisione del 4 agosto 2015
la CO 1 ha preso atto del rapporto di gestione senza formulare osservazioni.

 

                                  C.   Nel dicembre del 2015
la PI 1, trasferito il proprio recapito presso la F__________ SA, ha preso atto
che quest'ultima aveva avviato una procedura esecutiva
nei confronti dell'architetto G__________ per l'incasso di fr. 324 492.–.
Ha concesso così alla medesima una proroga fino al 30 giugno 2016 per il
pagamento del debito. Nell'ambito della presentazione dei conti 2015 la fondazione
ha poi segnalato il 27 settembre 2016 alla CO 1 di avere accordato un'ulteriore
proroga alla F__________ SA fino al 30 novembre 2016 per i seguenti motivi:

                                         (...) F__________ SA, a seguito delle difficoltà
gestionali della V__________ SA e per i gravi inadempimenti dei propri
organi (...), non ha potuto procedere alla vendita delle azioni oggetto della
convenzione del 09.01.2014; in sostituzione del credito di € 825 000.00 vantato
nei confronti dell'architetto G__________, ha messo a disposizione quanto
segue:

                                         –  riconoscimento di debito pari a € 300 000.00 sottoscritto dall'architetto G__________ (...);

                                         –  crediti,
sempre nei confronti dell'architetto G__________, per ulteriori € 525 000.00 per i
quali l'avv. __________ e altri legali si stanno occupando della pratica per il
relativo incasso e per i quali sono stati spiccati i PE; contro un credito
residuo di € 525 000.00 alla nostra fondazione sono stati ceduti crediti
per un totale di € 825 000.00;

                                         –  considerato
che in base alle informazioni in nostro possesso (...) non è assolutamente in discussione
la solvibilità del debitore architetto G__________; inoltre considerato che il
credito è altresì garantito da F__________ SA e addirittura in via solidale garantito
dal dott. RI 1, in base ai criteri di prudenza applicati per la valutazione del
rischio e dopo avere valutato diligentemente l'intera pratica abbiamo ritenuto
di poter concedere senza problemi la proroga richiesta.

 

                                         Il 25 novembre 2016 la CO
1 ha fissato alla fondazione un termine fino al 6 dicembre 2016 per esibire
la prova dell'avvenuto incasso di € 525 000.00,
con l'avvertenza che in caso contrario “agiremo nei confronti del Consiglio di fondazione
decretando la sospensione dei membri e insediando un commissario (...)”. La fondazione
non ha reagito.

 

                                  D.   Con decisione del 12
dicembre 2016 la CO 1 ha sospeso RI 1, RI 2 e RI 3 da membri del consiglio
della PI 1, designando in loro vece un commissario nella persona di RA 1. La
decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva. Non sono state prelevate
spese. Nell'indicazione dei rimedi giuridici l'autorità ha menzionato il
Tribunale amministrativo federale quale autorità di ricorso. Con sentenza del 7
febbraio 2017 il Tribunale amministrativo federale, adito da RI 1, RI 2 e RI 3,
ha dichiarato inammissibile un ricorso da loro presentato contro la decisione
della CO 1.

 

                                  E.   Nel frattempo, con
decisione del 31 gennaio 2017, la CO 1 ha revocato la decisione del 12 dicembre
2016 e, statuendo nuovamente, ha sospeso una volta ancora RI 1, RI 2 e RI 3 da
membri del consiglio della PI 1, designando in loro vece un commissario, sempre
nella persona di RA 1. La decisione è stata dichiarata immediatamente
esecutiva. Non sono state riscosse spese.

 

                                  F.   Contro la decisione
appena citata RI 1, RI 2 e RI 3 sono insorti il 22 febbraio 2017 a questa
Camera per ottenere che – conferito al ricorso effetto sospensivo e ripristinate
le loro funzioni come membri del consiglio di fondazione – la decisione
impugnata sia annullata, la nomina del commissario sia revocata e sia loro riconosciuto
“l'importo di fr. …” a titolo di risarcimento danni per violazione dei diritti
della personalità. L'8 marzo 2017 il presidente di questa Camera ha respinto la
postulata restituzione dell'effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 20
aprile 2017 la CO 1 propone di respingere il ricorso e di confermare la decisione
impugnata. RA 1 è rimasto silente.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse
dalla CO 1, autorità di vigilanza in materia di fondazioni nel senso dell'art.
84 CC, sono impugnabili entro 30 giorni a questa Camera (art. 48 lett. a
n. 3 LOG, art. 5 cpv. 2 della legge concernente la vigilanza degli istituti di
previdenza e sulle fondazioni: RL 852.100). È applicabile la procedura cantonale
amministrativa (art. 5 cpv. 3 della legge citata). Quanto alla tempestività del
rimedio giuridico, in concreto la decisione impugnata è stata notificata al più
presto il 1° febbraio 2016. Introdotto il 22 febbraio successivo, il ricorso in
esame è di conseguenza ricevibile. 

 

                                   2.   Al ricorso RI 1, RI
2 e RI 3 accludono, tra l'altro, i riassunti dei bilanci e dei conti economici
dal 2009 al 2013 (doc. F a L), i rapporti dell'ufficio di revisione (doc. O a R),
una lettera 12 gennaio 2015 della F__________ SA alla PI 1 (doc. Y), una
lettera 7 dicembre 2016 della medesima alla stessa destinataria con acclusa una
sentenza del 28 novembre precedente della Camera di esecuzioni e fallimenti del
Tribunale d'appello (doc. Z), una comunicazione per posta elettronica del­l'avv. __________
__________ a RI 1 del 13 febbraio 2017 (doc. Z1), come pure due lettere della fondazione
alla F__________ SA del 21 dicembre 2015 e del 22 giugno 2016 (doc. AA e BB)
che non figurano nel fascicolo trasmesso a questa Camera dalla CO 1. Applicandosi,
come detto, la procedura amministrativa (sopra, consid. 1), in sede di ricorso le
parti possono addurre nuovi fatti e proporre nuovi mezzi di prova (art. 70 cpv.
2 LPAmm). I documenti in questione sono pertanto ammissibili.

 

                                   3.   Nella decisione impugnata
la CO 1 ha riassunto i modi con cui la fondazione intendeva limitare le perdite
registrate sugli investimenti eseguiti nella V__________ SA e ha ricordato che la
fondazione avrebbe dovuto incassare dalla F__________ SA la somma di € 525 000.– entro il 30 settembre 2014. Se non che –
essa ha continuato – soltanto un terzo della spettanza è stato ricuperato nel
frattempo, sicché il consiglio di fondazione è stato diffidato a documentare la
completa riscossione del credito entro il 6 dicem­bre 2016, con l'avvertenza
che, decorso infruttuoso il termine, i membri del consiglio sarebbero stati
sospesi e sarebbe stato designato un commissario. Posto ciò, l'autorità di
vigilanza ha constatato che entro la data appena citata nulla è stato presentato.
Essa ha rilevato inoltre che un conflitto d'interessi poteva configurarsi “in
quanto il presidente della PI 1 è al medesimo tempo presidente della F__________
SA”, società che dovrebbe restituire l'importo di € 525 000.–, e che la PI 1 ha trasferito il proprio
recapito presso la F__________ SA, onde la “doverosa” designazione di un
commissario incaricato della gestione corrente e, “soprattutto, di ottenere nel
più breve tempo possibile il rimborso di quanto dovuto dalla F__________ SA”.

 

                                   4.   I ricorrenti
riassumono la cronistoria legata all'acquisto e alla rivendita delle azioni
della V__________ SA, così come i tentativi posti in atto per recuperare lo scoperto,
e ricordano che anche l'ufficio di revisione ha sempre approvato senza riserve
i costi di gestione. Essi contestano che gli investimenti patrimoniali eseguiti
dalla fondazione non rispondano a criteri di prudenza, tanto più – essi soggiungono
– che il presidente della fondazione si è costituto garante solidale degli obblighi
convenzionali e che la F__________ SA si è impegnata ad assicurare l'integrale
esecuzione di tali obblighi. Essi rilevano poi che, dopo la decisione del 28
novembre 2016 con cui la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
ha respinto un ricorso di __________ G__________, la F__________ SA ha versato
fr. 175 000.–, chiedendo di prorogare
fino al 28 febbraio 2017 il termine per pagare il saldo di fr. 380 000.–, mentre l'architetto G__________ ha proposto
una transazione, offrendo di onorare il suo debito in due rate di € 150 000.– l'una entro la fine di marzo 2017 e gli interessi
entro l'aprile successivo. Infine i ricorrenti sostengono di non avere nemmeno
ricevuto la comminatoria 25 novembre 2016 dell'autorità di vigilanza, ciò
che ha impedito loro di difendersi adeguatamente.

 

                                         Nelle circostanze
descritte RI 1, RI 2 e RI 3 reputano che il credito vantato dalla fon­dazione sia
totalmente garantito dalla cessione del credito verso l'architetto G__________,
oltre che dalla F__________ SA e da RI 1 personalmente, sicché le varie proroghe
concesse dalla fondazione erano giustificate. A loro avviso, la decisione
dell'autorità di vigilanza è brutale, illecita, sproporzionata e lesiva del
loro onore, ove si consideri che la loro sospensione è finan­che stata oggetto
di immediata pubblicazione nel registro di com­mercio. Né, essi soggiungono, l'autorità
di vigilanza poteva togliere alla decisione effetto sospensivo, giustificando tale
provvedimento con la necessità di preservare il patrimonio della fondazione.
Mai, essi ribadiscono, tale patrimonio “fu messo in pericolo dai suoi organi, ragione
per cui la mancata concessione di tale effetto appare di una gravità inaudita,
che comporterà la rifusione di ogni danno ai ricorrenti per violazione dei
diritti della personalità”. Secondo loro, l'autorità di vigilanza ha travalicato
la propria sfera d'intervento, violando “crassamente l'autonomia degli organi
della fondazione”, i quali hanno sempre operato nell'esclusivo interesse della corporazione,
concedendo proroghe di pagamento “in modo ponderato quanto oculato”.

 

                                   5.   A norma dell'art. 84
cpv. 2 CC l'autorità di vigilanza sulle fondazioni (nel Cantone Ticino la CO 1:
art. 1 dell'accordo di collaborazione tra il Cantone Ticino e la CO 1
concernente la vigilanza sulle istituzioni della previdenza professionale
aventi sede in Ticino e le fondazioni classiche sottoposte alla vigilanza del
Cantone Ticino: RL 852.150) provvede affinché i beni di una fondazione
siano impiegati conformemente al fine della medesima. La vigilanza comprende
l'insieme delle attività della fondazione, ma deve rispettare la sfera di
autonomia della stessa e intervenire unicamente in casi di eccesso o di abuso
del potere d'apprezzamento da parte degli organi, i quali devono agire conformemente
alla legge, all'atto di fondazione e ai regolamenti (sentenza del Tribunale
federale 5A_232/2010 del 16 settembre 2010, consid. 3.1.1; Vez in: Com­mentaire romand, CC I, Basilea
2010, n. 4 ad art. 84; Grüninger in: Basler Kommentar, ZGB I, 5ª edizione,
n. 9 ad art. 84; Pfister, La fondation, Ginevra/Zurigo/Basilea 2017, pag. 204
n. 789 segg.).

 

                                         Nell'ambito del suo potere
discrezionale l'autorità di vigilanza dispone di tutta una serie di misure preventive
o repressive (DTF 140 V 350 consid. 2.2, 126 III 501 consid. 3a). Le prime, che
possono essere adottate in qualsiasi momento, riguardano essenzialmente il
controllo periodico del rapporto di gestione (compresi i bilanci, i conti
economici e le relazioni dell'organo di revisione) e l'emanazione di raccomandazioni
o di direttive. Ove riscontri invece irregolarità di gestione, l'autorità di
vigilanza può – in particolare – impartire avvertimenti o istruzioni, annullare
decisioni prese dagli organi, procedere all'adempimento sostitutivo di obblighi
della fondazione, pronunciare ammonimenti, sospensioni temporanee o revoche degli
organi, così come designare un commissario (sentenza del Tribunale federale 2C_684/2015
del 24 febbraio 2017, consid. 6.5.2; Paz,
op. cit., n. 18 a 28 ad art. 84 CC; Grüninger, op. cit., n. 12 e 13 ad art.
84 CC; Riemer, Ve­reins- und Stiftungsrecht – Handkommentar, Berna
2012, pag. 219 n. 15 segg.).

 

                                         Nell'esercizio
delle proprie attribuzioni l'autorità di vigilanza deve osservare ad ogni modo
i principi generali preposti all'attività amministrativa, segnatamente i
precetti della sussidiarietà e della proporzionalità (Riemer, op. cit., pag. 218 n. 13; Pfister, op. cit., pag. 207 n. 802). La revoca, la sospensione
o la sostituzione di un organo della fondazione in virtù dell'art. 84 cpv. 2 CC
entra in considerazione soltanto se l'uso dei beni della fondazione conformemente
al suo fine sia pregiudicato o messo in pericolo e altre misure meno incisive
non siano idonee per rimediare alla situazione. Poco importa l'eventuale colpa
dell'organo, la quale potrebbe anche non sussistere. Il criterio d'intervento
dev'essere oggettivo: determinante è sapere quale provvedimento si imponga nel
singolo caso per garantire il corretto funzionamento della fondazione (I CCA, sentenza inc. 11.2010.9 del 20
febbraio 2013, consid. 10; Riemer in:
Berner Kommentar, edizione 1981, n. 99 ad art. 84 CC). Quanto alla nomina di un
commissario, che dev'essere di regola temporaneo, tale provvedimento rimane
un'eccezione, sussidiaria ad altre misure di vigilanza (Paz, op, cit., n. 15 ad art. 83d CC; Pfister, op. cit., pag. 212 n. 828). Il commissario
può anche essere incaricato di sorvegliare l'attività del consiglio di
fondazione, il quale in tal caso resta in carica, ma deve collaborare con lui,
senza intralciarne l'attività e rispettandone le decisioni (Pfister, op. cit., pag. 212 n. 829).
Nulla impedisce poi all'autorità di vigilanza di incaricare il commissario di occuparsi
soltanto di una determinata questione.

 

                                   6.   Per quel che
riguarda l'operato degli organi della fondazione, nella fattispecie l'autorità
di vigilanza rimprovera loro, in sintesi, di non avere ancora riscosso il
credito di € 525 000.– per la rivendita
delle azioni della V__________ SA, ovvero di avere ricuperato “a oltre due anni
dalla scadenza determinata dalla convenzione del 9 gennaio 2014” soltanto un
terzo della somma, ciò che mette in pericolo il patrimonio della fondazione. Secondo
i ricorrenti ciò non è il caso, poiché tale credito è garantito dall'arch. __________
G__________, dalla F__________ SA e – in via solidale – da RI 1. In
sostanza, a mente loro, le proroghe concesse sono giustificate in attesa che la
F__________ SA riscuota quanto dovutole dall'architetto G__________.

 

                                         a)   Dal
fascicolo processuale, intanto, non si evince una cessione alla fondazione del
credito vantato dalla F__________ SA nei confronti dell'arch. __________ G__________.
Anzi, la procedura esecutiva per l'incasso di fr. 324 492.–
è stata promossa dalla F__________ SA (CEF, sentenza inc. 14.2016.133 del
28 novembre 2016). Per di più, dagli atti risulta che
debitrice della fondazione è, per finire, la F__________ SA. Come risulta inoltre
dal rapporto di gestione 2014 trasmesso il 30 giugno 2015 dalla
fondazione all'autorità di vigilanza, “a seguito di alcune modifiche
intervenute nell'ambito dei rapporti con il debitore (arch. __________ G__________),
F__________ SA con la garanzia solidale del dott. RI 1 suo presidente, e nostro
presidente, si sostituisce negli obblighi assunti e si impegna a rimborsare
l'importo di cui alla convenzione 09.01.2014” (cartella n. 11).

 

                                         b)   Premesso
ciò, salvo la concessione di ripetute proroghe di pagamento, dagli atti non
risulta quali passi abbia concretamente intrapreso la fondazione per incassare il
credito nei confronti dalla F__________ SA. Che quest'ultima intenda
estinguere il debito in esito al contenzioso con l'architetto G__________
è possibile. Mal si comprende tuttavia perché il reintegro del patrimonio della
fondazione dovrebbe dipendere da tale contenzioso. Né i ricorrenti spiegano perché,
dando prova della diligenza necessaria nella gestione del patrimonio della
fondazione, si giustificasse di procrastinare il pagamento del debito a una
società che i ricorrenti non pretendono essere in difficoltà finanziarie o che,
per non essere in difficoltà, necessiti della somma versata dall'architetto G__________.
Tanto meno i ricorrenti contestano che nell'investimento del patrimonio una
fondazione debba seguire, di regola, il principio di conservare il valore
intrinseco del medesimo.

 

                                         c)   Certo,
a dire dei ricorrenti il credito della fondazione è in ogni modo garantito
solidalmente da RI 1. Per tacere del fatto nondimeno che tutto si ignora sul
genere delle garanzie, come fa notare l'autorità di vigilanza senza che i ricorrenti abbiano preso posizione al
riguardo, l'interessato è simulta­neamente presidente del consiglio della PI 1
e presidente del consiglio di amministrazione della F__________ SA. In tale
veste egli deve così, da un lato, tutelare gli interessi della fondazione e,
dall'altro, salvaguardare gli interessi della società anonima (art. 717 cpv. 1
CO). Ma l'interesse di quest'ultima nell'attendere la fine del contenzioso con
l'architetto G__________ non coincide necessariamente con quello della fondazione,
che consiste nel vedersi reintegrare sollecitamente il patrimonio. In un
contesto del genere il cumulo di mandati, che può far venir meno la necessaria
equidistanza, costituisce una situazione potenzialmente suscettibile di generare
un conflitto d'interessi tra la fondazione e il suo presidente. Visto ciò, l'autorità
di vigilanza non si è quindi intromessa inammis­sibilmente negli affari della fondazione.
Preso atto che dal settembre del 2014 solo una parte del credito era stata
incassata, a ragione essa ha ingiunto il 25 novembre 2016 alla fondazione di
riscuotere, una volta tanto, il saldo vantato nei confronti della F__________
SA.

 

                                         d)   Il
problema è che i ricorrenti sostengono di non essere venuti a conoscenza della
lettera 25 novembre 2016 con cui l'autorità di vigilanza ha assegnato alla fondazione
un ultimo termi­ne fino al 6 dicembre successivo per documentare la riscossione
del credito, pena la sospensione dei suoi membri. Ora, per quel che concerne la notifica di una decisione o di una comunicazione amministrativa, in
Svizzera o al­l'estero, l'onere della prova incombe all'autorità che dalla
notifica intende trarre conseguenze. Se manca la prova e la notifica o la data della
notifica è contestata, sussistendo dubbi non rimane che fondarsi sulle
dichiarazioni del destinatario (DTF 144 IV 61 consid. 2.3, 142 IV 128 consid.
4.3, 136 V 309 consid. 5.9). La notificazione irregolare di un atto
amministrativo, in altre parole, non esplica effetti giuridici e non deve cagionare
pregiudizio alle parti. Solo con la sua comunicazione ufficiale, infatti, un atto
amministrativo è efficace. Fintanto che non è comunicato, esso nemmeno esiste, giacché
il destinatario non può difendersi. La notificazione è perciò un requisito di forma
indispensabile (cfr. Donzallaz, La
notification en droit interne suisse, Berna 2002, n. 25, 141, 188).

 

                                         e)   Nella
fattispecie l'autorità di vigilanza, chiamata a presentare osservazioni al
ricorso, nulla ha eccepito in merito alla doglianza dei ricorrenti, i quali
lamentano di non essere venuti a conoscenza della diffida 25 novembre
2016. Né dagli atti risulta la prova dell'avvenuta notifica.
Contrariamene all'invio raccomandato, una spedizione per posta normale non consente
di stabilire se la comunicazione giunga effettivamente al ricevente, né una semplice
copia dell'invio negli atti di causa è sufficiente per dimostrare che la
comunicazione sia stata effettivamente spedita e ricevuta dal destinatario. Se
esistono dubbi al proposito, non rimane che fondarsi sulle dichiarazioni del
destinatario e partire dal presupposto che la diffida di pagamento non gli sia
stata notificata. Se non che, in circostanze siffatte l'autorità di vigilanza
non poteva nemmeno pronunciare la sospensione del consiglio di fondazione e designare
un commissario. In caso di diffida, per vero, il destinatario dev'essere chiaramente
informato sulle conseguenze alle quali si espone se disattende il termine o
l'ordine impartitogli. In concreto non risulta nemmeno dagli atti che i ricorrenti
dovessero aspettarsi una diffida. L'autorità di vigilanza ha sì preso
conoscenza delle varie proroghe concesse dalla fondazione, menzionate nei
rapporti di gestione, ma fino alla diffida non ha ordinato alla fondazione di reintegrare
senza indugio il patrimonio né ha prospettato una sospensione del consiglio di
fondazione prima di allora. Ne segue che la decisione impugnata dev'essere
annullata già per difetto di regolare notifica. Ciò rende superfluo esaminare
se – come sostengono i ricorrenti – la sanzione consistente nella sospensione
dei membri del consiglio di fondazione offenda i criteri di sussidiarietà e di
proporzionalità.

 

                                         f)    Quanto
precede non significa che l'autorità di vigilanza non possa più diffidare i
ricorrenti a reintegrare quanto prima il patrimonio della fondazione, sotto
pena di sospensione del consiglio di fondazione. Nondimeno, tenuto conto di
quanto è si è verificato nel frattempo, e in particolare dell'insediamento di
un commissario (operazionale, giacché al ricorso non è stato restituito effetto
sospensivo), essa dovrà rivalutare la situazione e decidere se una diffida in
tal senso sia ancora necessaria o se provvedimenti meno incisivi siano ora sufficienti
(sopra, consid. 5). Essenziale è, per finire, che il provvedimento risulti quello
più idoneo a perseguire lo scopo.

 

                                   8.   I ricorrenti
chiedono, infine, un importo indeterminato in risarcimento del danno per
violazione dei diritti della personalità. La pretesa di natura civile, tuttavia,
non può essere esaminata da questa Camera per la prima volta, tanto meno in una
procedura di stampo amministrativo. Al riguardo la domanda si rivela già di
primo acchito irricevibile. 

 

                                   9.   Le spese del
giudizio odierno seguirebbero il principio della soccombenza (art. 47 cpv. 1
LPAmm). Non è il caso tuttavia di addebitare costi all'autorità di vigilanza,
che ha resistito al ricorso per motivi inerenti alla sua funzione istituzionale
e non in difesa di suoi interessi particolari (art. 47 cpv. 6 LPAmm). L'autorità
di vigilanza tuttavia dovrà rifondere ai ricorrenti, che hanno agito con il
patrocinio di un legale, un'adeguata indennità per ripetibili (art. 49 cpv. 1
LPAmm).

 

                                10.   Circa i rimedi
giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale, la
vigilanza sulle fondazioni è suscettibile di ricorso in materia civile (art. 72
cpv. 2 lett. b n. 4 LTF). Di per sé la causa è di natura pecuniaria (sentenza
del Tribunale federale 5A_856/2016 del 13 giugno 2018, consid. 1.3 con
rinvii), ma l'autorità di vigilanza sulle fondazioni che ha adottato la
decisione iniziale non è legittimata a ricorrere (sentenza del Tribunale federale
5A_484/2016 del 5 agosto 2016, consid. 1.3.3.2).

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è
ricevibile, il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata.

 

                                   2.   Non si
riscuotono spese. La CO 1 rifonderà ai ricorrenti fr. 2000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –
  avv.   ; 

  –  .

  

                                         Comunicazione
a   .

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali, pregiudiziali
e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art.
95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata.
Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile
soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso
in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).