# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 94c29cdc-80f1-5e50-bfaf-2d6782ce268d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-05-29
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 29.05.2018 14.2017.223
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-223_2018-05-29.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.223

  	
  Lugano

  29 maggio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Pfister

  

 

 

statuendo nella causa SO.2017.84 (rigetto dell’opposizione)
della Giudicatura di pace del Circolo della Verzasca promossa con istanza 26
luglio 2017 dalla

 

	
   

  	
  ,

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 23 novembre 2017 presentato da RE 1 contro
la decisione emessa il 12 novembre 2017 dal Giudice di pace;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con precetto esecutivo n. __________ emesso il 13 ottobre 2016 dall’Ufficio
di esecuzione di Locarno, la CO 1 (in seguito: “CO 1”) ha escusso RE 1 per l’incasso
di 1) fr. 1'007.05 oltre agli interessi del 5% dall’8 giugno 2013, di 2) fr. 1'074.35
oltre agli interessi del 5% dal 10 ottobre 2014, di 3) fr. 250.– oltre
agli interessi del 5% dal 23 novembre 2014, di 4) fr. 250.– oltre agli interessi
del 5% dal 22 maggio 2015, di 5) fr. 250.– oltre agli interessi del 5% dal
22 maggio 2015, di 6) fr. 250.– oltre agli interessi del 5% dal  31 luglio
2015, di 7) fr. 250.– oltre agli interessi del 5% dal 3 giugno 2016 e di
8) fr. 250.– oltre agli interessi del 5% dal 26 agosto 2016, indicando
quali titoli di credito: “1.
Contributi lavoratori 2012 – fattura n. __________ del 31.12.2012, 2. Contributi
lavoratori 2013 – fattura n. __________ del 31.12.2013, 3. Multa __________ 23.10.14, 4. Multa __________
21.04.15, 5. Multa __________ 21.04.15, 6. Multa __________ 30.06.15, 7. Multa __________ 03.05.16, 8. Multa __________ 26.08.16”.

 

                                  B.   Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 26 luglio
2017 la CO 1PCF ne ha chiesto il rigetto “provvisorio” alla Giudicatura di pace
del Circolo della Verzasca. Nel termine impartito, il convenuto si è opposto all’istanza con osservazioni scritte del 3 settembre
2017. Con replica dell’11 ottobre 2017 l’istante ha
confermato la sua domanda, salvo per quanto attiene alla multa n. __________
del 23 ottobre 2014 di fr. 250.–, che si è detta disponibile a stornare.

 

                                  C.   Statuendo con decisione del 12 novembre 2017, il Giudice di pace ha accolto parzialmente l’istanza e rigettato in via “provvisoria”
l’opposizione interposta dalla parte convenuta limitatamente a fr. 3'331.40
oltre agli interessi del 5% e fr. 73.30 di spese esecutive, ponendo a
carico dell’escusso le spese processuali di fr. 250.– e un indennità di fr. 50.–
a favore dell’istante.

 

                                  D.   Contro la sentenza appena citata RE 1 è
insorto a que­sta Camera con un reclamo del 23 novembre 2017 contestando la base legale dei contributi professionali e le multe
posti in esecuzione. Nelle sue osservazioni del 9 gennaio 2018, la CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) sen­za riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 23 novembre 2017 contro la sentenza notificata a RE 1 il 14 novembre
2017, in concreto il ricorso (recte: reclamo) è tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. In virtù dell’art.
82 LEF, il giudice pronuncia invece il rigetto provvisorio dell’opposizione ove
il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento
di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto, sia definitivo che provvisorio, è
una procedura documentale (Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esistenza
del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il
giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore –
la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda
immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid.
4.1.1).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Giudice di pace ha considerato che i mezzi di prova
prodotti dall’istante – segnatamente il contratto collettivo per il mestiere del falegname 2012-2015
dichiarato d’ob­­bligatorietà generale e prorogato fino al
31 dicembre 2017 (in seguito: CCL-CH), il contratto collettivo di lavoro per le
falegnamerie e le fabbriche di mobili e serramenti del Cantone Ticino (in
seguito CCL-TI), le fatture per i contributi a carico dei lavoratori per gli
anni 2012 e 2013 e le multe, ad eccezione di quella afferente al mancato
ritorno del modulo concernente il calendario di lavoro 2014, tutte passate in
giudicato – costituiscono un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione.

 

                                   4.   Nel
ricorso (recte: reclamo) RE 1 ripropone le stesse argomentazioni
espresse dinnanzi al Giudice di pace, secondo cui la richiesta di
pagamento dei contributi per i lavoratori per gli anni 2012 e 2013 formulata
dalla CO 1 non sia sorretta da una sufficiente base legale. Egli
ribadisce di non avere mai sottoscritto il CCL-TI e di non avere mai prelevato
alcun contributo sui salari dei suoi dipendenti. Quanto alle multe inflittegli
per il mancato invio dei calendari di lavoro, RE 1 ripete che non avendo ancora
ricevuto l’accettazione dei calendari di lavoro per gli anni 2013 e 2014, ha
deciso di non più inviare altri calendari e di non rispondere più ai richiami
della CO 1.

 

                                   5.   Nelle
sue osservazioni al reclamo, la CO 1 conferma che la ditta di RE
1 non è firmataria del CCL-TI ed è quindi tenuta a rispettare unicamente il
CCL-CH, dichiarato di obbligatorietà generale. Ciononostante, a mente dell’escutente,
tutte le aziende del ramo attive nel Canton Ticino, siano esse firmatarie o
meno, sono tenute a dar seguito alle richieste inerenti alle verifiche dei
disposti contrattuali. Avendo RE 1 compilato e sottoscritto i formulari per il
calcolo del contributo professionale a carico dei lavoratori per gli anni 2012
e 2013, la CO 1 ha fatturato i contributi sulla base del CCL-TI, senza che RE 1
abbia mai contestato le fatture. L’escutente ribadisce di essere disposta a
stornare la multa di fr. 250.– inflitta per il mancato ritorno del modulo
concernente il calendario di lavoro 2014 (multa n. __________ del 23 ottobre
2014). La CO 1 rileva altresì che RE 1 non ha ottemperato alle richieste da
essa formulate, ciò che ha comportato l’emissione delle multe. In conclusione l’escutente
osserva che le sue decisioni sono passate in giudicato e postula la reiezione
del reclamo.

 

                                   6.   In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF
139 III 447 consid. 4.1.1). Egli è anche tenuto a
decidere d’ufficio quale tipo di rigetto (provvisorio o definitivo) concedere,
a prescindere dalla domanda, specifica o indeterminata, formulata dall’istante,
e ciò anche in sede di reclamo (sentenza della CEF 14.2016.18 del 25 maggio
2016, consid. 7 e 7.3).

 

                                6.1   Nella
fattispecie sia l’istante sia il Giudice di pace hanno considerato che la documentazione
acclusa all’istanza giustificava il rigetto provvisorio dell’opposizione.

 

                                  a)   Ora,
costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF l’atto
pubblico o la scrittura privata, firmata dall’escus­­so o dal suo
rappresentante, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di
riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro
determinata, o facilmente determinabile, ed esigibile (DTF 139 III 301 consid.
2.3.1 con rimandi). Ebbene, nessuno dei documenti acclusi all’istanza contiene
un riconoscimento delle somme poste in esecuzione, scritto e firmato da RE 1.

 

                                  b)   Anzitutto,
infatti, la CO 1 ammette ch’egli non ha sottoscritto il CCL-TI, il quale non
può quindi fungere da riconoscimento di debito (sentenza del Tribunale
cantonale di Friborgo del 24 gennaio 2008, RFJ 2008, 85 consid. 3/c/2).

 

                                  c)   D’altronde, nel “conteggio contributo
professionale conguaglio 2012” da lui firmato il 2
marzo 2013 (doc. B1), il reclamante si è limitato a confermare l’esattezza
delle informazioni trasmesse in merito ai salari versati in quell’anno, senza
però riconoscere, nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF, un qualsiasi debito.

 

                                  d)   Nel
“formulario per il calcolo
delle rate trimestrali del contributo professionale a carico dei lavoratori” per il 2013 (doc. C1), il reclamante si è invero dichiarato
d’accordo di versare il contributo professionale dovuto mediante le quattro
rate trimestrali che sarebbero state elaborate dalla CPCF, ma l’importo da
pagare non vi è menzionato e l’art. 9.1 lett. c CCL-TI (doc. A3.1)
che stabilisce il contributo a carico dei lavoratori nell’1% del salario sottoposto
ai premi (recte: contributi) AVS non può ritenersi noto al reclamante, che come detto
non ha sottoscritto il CCL-TI. Non vertendo su una somma di denaro
determinata o facilmente determinabile secondo criteri oggettivi noti al
dichiarante già al momento della sottoscrizione del riconoscimento (DTF 139 III
301 consid. 2.3.1 con rimandi), anche il formulario per il 2013 non giustifica
il rigetto provvisorio dell’opposizione per
il contributo professionale di quell’anno.

 

                                  e)   Quanto
ai documenti relativi alle multe (D3-D4, E4-E5,
F8-F9, G3-G4, H3-H4
e I3-I4), non sono firmati dal reclamante, sicché non
possono costituire titoli di rigetto provvisorio.

 

                                6.2   Nelle
sue osservazioni al reclamo la CO 1 rileva che RE 1 non ha mai ricorso contro
le sue decisioni, che sarebbero quindi passate in giudicato, come attestato
dall’Arbitro unico, avv. __________ (doc. L allegato all’istanza). Si pone
quindi la questione di sapere se le “decisioni” della CO 1 possano essere parificate
a titoli di rigetto definitivo dell’opposizione (anche se essa persiste
a chiedere il rigetto in via provvisoria, siccome si tratta di una questione
che il giudice deve risolvere d’ufficio, v. sopra consid. 6).

 

                                  a)   Giusta
l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF sono parificate alle sentenze giudiziarie, e valgono
quindi quale titolo di rigetto definitivo, le decisioni di autorità
amministrative svizzere, purché siano esecutive. Una decisione è un atto
individuale e concreto di un’autorità, che disciplina in modo unilaterale e
vincolante diritti o obblighi (art. 5 PA). L’autore della decisione è un’autorità
detentrice del potere pubblico che fonda la propria competenza su una norma e
che agisce in tale veste (DTF 118 Ia 122 consid. 1/b) oppure una società o un’organizzazione
indipendente dall’amministrazione cui so­no stati delegati compiti di diritto
pubblico, qualora con la delega le sia
stata conferita una competenza decisionale (DTF 137 II 412 consid. 6.1 e 138 II 159 consid. 5.1; Abbet in : Abbet/Veuil­let (ed.), La mainlevée de l’opposition (2017), n. 127 ad art. 80 LEF). Non sono quindi titoli di
rigetto definitivo le “decisioni” emes­se da enti privati, come le
commissioni paritetiche professionali sulla base di una convenzione collettiva
di lavoro, sebbene siano state dichiarate di obbligatorietà
generale (sentenze del Tribunali cantonali di Friborgo [già citata], in RFJ
2008, 85 consid. 3/b/2, Neuchâtel, in RJN 1989, 336 consid. 3, Obwald, in
Amtsbericht 1988/1989, 102, e Vallese, in RVJ 1968, 22; Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed.
2010, n. 117 ad art. 80 LEF; Abbet,
op. cit. loc. cit.).

 

                                  b)   Le
“decisioni” emesse dalla CO 1 – un’associazione privata ai sensi degli art. 60
segg. CC (art. 4.1 del CCL-TI, doc. A3.1) – in base sia al CCL-CH che al
CCL-TI non sono pertanto titoli di rigetto definitivo, per tacere del fatto che
il reclamante non ha aderito alla CCL-TI, la quale, contrariamente al CCL-CH,
non è stata dichiarata di obbligatorietà generale (cfr. art. 3 CCL-TI). È
quindi senza rilievo che l’inflizione e l’incasso delle pene convenzionali in
caso d’infrazione agli obblighi previsti dal CCL-CH siano demandati alle CPC
regionali (art. 57 cpv. 5 lett. b CCL-CH), nessuna legge conferendo loro una
competenza decisionale. Esse, infatti, non possono essere assimilate agli
uffici di conciliazione, cui l’art. 34 della legge federale sul lavoro nelle
fabbriche (RS 821.41) riconosce la possibilità di deferire l’incarico di
pronunciare sentenze arbitrali obbligatorie (Staehelin,
op. cit., loc. cit.). Già per questo motivo le “decisioni” della CO 1 accluse
all’istan­­za non avrebbero potuto giustificare il rigetto neppure definitivo
dell’opposizione interposta dal reclamante.

 

                                  c)   Per
abbondanza, non si può passare sotto silenzio, del resto, che la riscossione
dei contributi ai costi di esecuzione del CCL-CH (art. 47 segg.) è demandata
alla Commissione professionale paritetica centrale (art. 49 e 57 cpv. 3 lett.
g) e non alle CPC regionali, sicché i contributi professionali posti in
esecuzione, peraltro esplicitamente fondati sul CCL-TI e non sul CCL-CH, in
ogni caso sono inopponibili al reclamante, che non ha aderito al contratto
collettivo cantonale.

 

                                  d)   Per quanto attiene poi alle cinque “decisioni” di
“multa” di fr. 250.– ognuna relative a violazioni del CCL-CH, con
le quali il reclamante è stato sanzionato per non avere sanato nei termini
impartiti le infrazioni rilevate durante i controlli dell’8 novembre 2012 (doc.
F1–F9) e del 14 ottobre 2014 (doc. E1-E5)
e per non avere trasmesso né il formulario di autocertificazione per il 2015
(doc. G1-G4) e il 2016 (doc. I1.1-I4),
né il calendario dei turni di lavoro per il 2016 (doc. H1-H4),
non si disconosce che l’art. 46 cpv. 1 CCL-CH autorizza le CPC regionali a
infliggere una sanzione a datori di lavoro e lavoratori che violano gli
obblighi previsti dalla CCL-CH. Non si tratta però di una multa bensì di una
“pena convenzionale” (titolo B/X), la quale, come indica il suo stesso nome, ha
una valenza meramente privata (cfr. art. 160 CO e RJN 1989, 336 consid. 3
citata sopra), limitata ai rapporti tra l’associazione e i soci. Ma
soprattutto, la CCL-CH, che comunque sia non ha carattere di legge, non
attribuisce alle CPC regionali il potere di emettere decisioni sanzionatorie,
bensì riconosce loro unicamente la competenza d’imporre "i loro diritti attraverso le vie legali"
(art. 57 cpv. 5 lett. b e cpv. 7) e, in caso di mancata conciliazione o
ratifica di una proposta di mediazione, di sottoporre la vertenza al Tribunale
arbitrale (art. 58 cpv. 2, che però non ha carattere obbligatorio generale).
Nulla muta al riguardo il fatto che il CCL-TI autorizzi la CO 1 a
decretare pene convenzionali (art. 5.2 lett. b) mediante una decisione che deve
indicare i mezzi d’impugna­­zione (art. 5.5), e meglio la possibilità di
presentare ricorso entro 30 giorni al Collegio arbitrale o all’Arbitro unico
(art. 4.8), giacché, ancora una volta, il contratto cantonale non vincola il
reclamante.

 

                                         In via ancora più subordinata, infine, giova
precisare che l’art. 46 CCL-CH non abilita le CPC regionali a infliggere pene
convenzionali per sanzionare infrazioni ai CCL regionali, come ad esem­pio
violazioni dell’obbligo, statuito dal CCL regionale, di prelevare contributi professionali
o di trasmettere calendari aziendali.

 

                                6.3   Ne
discende che il reclamo dev’essere accolto e la sentenza impugnata riformata
nel senso della reiezione dell’istanza.

 

                                   7.   In
entrambe le sedi le spese processuali, stabilite in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non pone invece conto
attribuire un’indennità d’inconvenienza al reclamante, che non ha formulato
alcuna richiesta motivata al riguardo (cfr. art. 95 cpv. 3 lett. c CPC). 

 

                                   8.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 3'331.40,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è accolto e di conseguenza i
dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata sono così riformati:

                                         1.   L’istanza è respinta.

                                         2.   La
tassa di giustizia di fr. 250.– è posta a carico della parte istante.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 360.– relative al presente giudizio,
già anticipate da RE 1, sono poste a carico della CO 1.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                         Comunicazione alla Giudicatura di pace del
Circolo della Verzasca.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                                     Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).