# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ecee36c-d655-5182-ac61-33f92a62eaae
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-12-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 21.12.2005 11.2003.73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-73_2005-12-21.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.73

  	
  Lugano

  21 dicembre
  2005/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.1997.186
(protezione della personalità) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione
1, promossa con petizione del 3 marzo 1997 dall'

 

	
   

  	
    AP 1 ,
  e dalla

  AP 2  

   (patrocinati dall'  RA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 ,

   CO 2 , e

   CO 3  

   (patrocinati
  dall'  RA 2 );

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 15 maggio 2003 presentato dall'avv. AP 1 e dalla AP 2 contro la
sentenza emessa il 14 aprile 2003 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione
1;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il
quotidiano zurighese __________, edito dalla CO 1 (ora CO 1), ha pubblicato il
3 febbraio 1995 un articolo intitolato “AP 1 liess den reichen Marchese nicht
los” firmato da CO 3, con a fianco un trafiletto (“Glanz verblasst”) dello
stesso autore. Nell'articolo si narrava, soprattutto, del ruolo avuto dall'avv.
RA 1 in una vicenda legata alla vita e all'eredità del marchese __________,
cittadino italiano residente in Ticino dai primi anni ottanta e deceduto a __________
nel luglio del 1994, di cui l'avvocato RA 1 era legale e curatore negli anni
1992/93. Il pezzo si ispirava – tra l'altro – a quanto era già apparso su
quotidiani ticinesi ai primi di gennaio del 1995, in particolare sul __________.

 

                                  B.   Sentitosi
toccato nella sua personalità, l'avv. RA 1 ha inviato all'editore una risposta
(art. 28g segg. CC). L'editore essendosi rifiutato di pubblicarla, il
legale si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, che il 27
marzo 1995 ha ordinato alla CO 1 la pubblicazione, avvenuta il 31 marzo 1995.
Adita dalla convenuta, il 27 novembre 1995 questa Camera ha riformato la decisione
del Pretore, respingendo l'istanza (inc. 11.1995.183). Un ricorso per riforma
presentato dall'avvocato RA 1 contro il giudizio di appello è stato respinto
dal Tribunale federale con sentenza 5C.8/2006 del 21 febbraio 1996.

 

                                  C.   Frattanto,
il 4 gennaio 1996, il __________ ha pubblicato due altri articoli di CO 3 dal
titolo “AP 1 verscheuchte eine superreiche Steuerzahlerin” e “AP 1 kämpft um
Erbschaft __________”. Il primo riferiva della baronessa __________, nata __________,
del suo trasferimento di domicilio da __________ a __________, descrivendo il
ruolo avuto dall'avv. RA 1, il quale ne era stato legale e curatore. Il secondo
accennava ai procedimenti giudiziari scaturiti dalla vicenda __________, segnatamente
all'esito della querela per diffamazione presentata dal legale nei confronti di
ex dipendenti del defunto marchese, all'andamento delle cause successorie che
opponevano la AP 2 ai nipoti del defunto e al contenuto della sentenza emessa
da questa Camera il 27 novembre 1995. Le notizie sono state riprese nei giorni
successivi dai quotidiani __________, __________ e __________.

 

                                  D.   Ritenendosi nuovamente leso nella sua
personalità, RA 1 ha chiesto all'editore di pubblicare una risposta. Data l'opposizione,
egli ha inoltrato alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, un'azione
nei confronti del __________ e della CO 1 per ottenere la pubblicazione della
risposta medesima. Con sentenze del 12 marzo 1996 il Pretore ha ordinato la
pubblicazione di un testo modificato in risposta al primo articolo, respingendo
l'azione per quanto atteneva al secondo. Tali giudizi non sono stati impugnati.

 

                                  E.   Il 3
marzo 1997 l'avv. RA 1 e la AP 2 hanno convenuto la CO 1, il caporedattore CO 2
e CO 3 davanti al medesimo Pretore, chiedendo di accertare che il “__________ ha
pubblicato e lasciato agire oltre misura nell'opinione pubblica articoli atti a
pregiudicare [gli attori], colpendoli illecitamente e/o colpevolmente
nell'onore” (domanda n. 1) e di obbligare i convenuti in solido a rifondere
all'avvocato RA 1 fr. 5000.– in riparazione del torto morale per gli articoli
del 3 febbraio 1995, fr. 2993.– per quelli del 4 gennaio 1996 (domanda n. 2
lett. a), fr. 1.– alla AP 2 per gli articoli del 3 febbraio 1995 e fr. 1.–
sempre alla AP 2 per quelli del 4 gennaio 1996 (domanda n. 2 lett. b). Gli
attori hanno chiesto inoltre che la CO 1 versasse all'avvocato RA 1 fr. 1.– in
riconsegna dell'utile conseguito dagli articoli del 3 febbraio 1995 e fr. 1.– relativamente
a quelli del 4 gennaio 1996 (domanda n. 2 lett. c), versasse alla AP 2 fr. 1.–
per gli articoli del 3 febbraio 1995 e fr. 1.– per quelli del 4 gennaio 1996
(domanda n. 2 lett. d). Infine essi hanno postulato – con la comminatoria
dell'art. 292 CP – la pubblicazione della traduzione in tedesco della sentenza
integrale o, subordinatamente, dei dispositivi e di alcuni considerandi da
designare dal giudice (domanda n. 2 lett. e), oltre all'accertamento che dal quotidiano
non risultavano con chiarezza le indicazioni dei nomi completi dei redattori
responsabili per ogni singola parte del giornale, dell'editore, dello
stampatore e il luogo della stampa come prescrive l'art. 322 CP (domanda n. 3).

 

                                  F.   Nella
loro risposta del 26 maggio 1997 la CO 1, CO 2 e CO 3 non hanno contestato che
taluni fatti esposti negli articoli potessero avere toccato la personalità
degli attori, ma hanno proposto nondimeno di respingere la petizione.
All'udienza preliminare del 10 ottobre 1997 le parti hanno notificato svariate
prove, gli attori in particolare l'audizione di due testimoni, l'interrogatorio
formale delle controparti e l'edizione dai convenuti di determinata documentazione.
Il 15 ottobre 1998 gli attori hanno introdotto un'istanza di restituzione in
intero per far acquisire agli atti ulteriori documenti, istanza che il Pretore
ha respinto con decreto del 7 gennaio 1999. Con ordinanza del 4 dicembre 2002
egli ha poi rifiutato l'assunzione delle prove notificate all'udienza
preliminare, a suo avviso non necessarie. Chiusa l'istruttoria, le parti hanno
rinunciato al dibattimento finale, limitandosi a memoriali conclusivi. Nel
loro, del 30 gennaio 2003, gli attori hanno prodotto nuovi documenti e ribadito
le domande della petizione. Nel loro allegato del 31 gennaio 2003 i convenuti
hanno riaffermato la propria posizione. Statuendo con sentenza del 14 aprile
2003, il Pretore ha respinto la petizione. La tassa di giustizia e le spese, di
complessivi fr. 1500.–, sono state poste a carico degli attori in solido,
tenuti a rifondere ai convenuti, sempre in via solidale, fr. 5000.– per
ripetibili.

 

                                  G.   Contro
la sentenza appena citata l'avv. RA 1 e la AP 2 sono insorti con un appello del
15 maggio 2003 nel quale chiedono che – previa assunzione di prove nuove e
delle prove rifiutate dal Pretore – il giudizio impugnato sia riformato nel
senso di accertare “che il __________ pubblicò e lasciò agire
ingiustificatamente e a lungo nell'opinione pubblica articoli illecitamente e
colpevolmente lesivi della personalità degli attori”, come pure che nel
quotidiano non sono indicati con sufficiente chiarezza i nomi completi dei
redattori responsabili per ciascuna parte del giornale, dell'editore, dello
stampatore e il luogo della stampa (domanda n. 2.1). L'avvocato RA 1 postula
inoltre la corresponsione di fr. 5000.– in riparazione del danno per gli
articoli del 3 febbraio 1995 e fr. 2993.– per quelli del 4 gennaio 1996
(domanda n. 2.2 lett. a), mentre entrambi gli attori chiedono il versamento di
fr. 1.– per torto morale per gli articoli del 3 febbraio 1995 e fr. 1.– per
quelli del 4 gennaio 1996 (domanda n. 2.2 lett. b). Dalla CO 1 essi pretendono
inoltre il versamento di fr. 1.– a titolo di riconsegna dell'utile tratto dagli
articoli del 3 febbraio 1995 e fr. 1.– per l'utile tratto da quelli del 4
gennaio 1996 (domanda n. 2.2 lett. c). Infine essi sollecitano la pubblicazione
in tedesco dei dispositivi della sentenza e di un riassunto dei considerandi
(domanda n. 2.2 lett. d). Nelle loro osservazioni del 25 giugno 2003 la CO 1, CO
2 e CO 3 propongono di respingere l'appello e di confermare la sentenza del
Pretore.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Gli
attori chiedono, oltre all'accertamento della lesione della loro personalità,
la condanna dei convenuti al pagamento di un'indennità per torto morale di
complessivi fr. 7999.–. Ora, per quanto il valore di fr. 8000.– non sia
raggiunto (art. 13 LOG), l'appello è ammissibile. L'azio­ne intesa alla
protezione della personalità, infatti, non ha carattere pecuniario,
contrariamente all'azione volta al risarcimento del danno e alla riparazione
del torto morale (Tercier, Le
nouveau droit de la personnalité, Zurigo 1984, n. 775 e n.
1788; Vogel/Spühler, Grundriss
des Zivilprozess­rechts, 8ª edizione, pag. 387). E
le cause senza valore litigioso sono appellabili (art. 14 CPC). Per di più,
anche un'azione volta al risarcimento del danno e alla riparazione del torto
morale perde il suo carattere pecuniario se è strettamente connessa a 

                                         un'azione intesa alla protezione della personalità, tanto che entrambe
le cause possono poi formare oggetto di un ricorso per riforma al Tribunale
federale (DTF 129 III 290 consid. 2.2, 80 II 30 consid. 1,
78 II 291 consid. 1; Poudret/Sandoz-Monod,
Com­­mentaire de la loi fédérale d'organisation
judiciaire, Berna 1990, n. 1.3.1 e 1.4 ad art. 44). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Gli
attori sostengono di avere riformulato le loro domande in appello nell'intento
di “stringare”, “riunire” e “precisare” le richieste, come pure di rimediare a
un'“evidente svista” per quanto attiene alla domanda di risarcimento del danno
(n. 2.2 lett. a; sopra, consid. G), che davanti al Pretore era stata
erroneamente indicata come riparazione del torto morale (domanda n. 2 lett. a
di petizione), mentre una richiesta del genere già figurava nella domanda n. 2
lett. b. I convenuti contestano che la formulazione delle richieste di giudizio
davanti al Pretore sia da ricondurre a un semplice errore di scrittura ed
eccepiscono, in subordine, la prescrizione della pretesa.

 

                                         In
appello è esclusa la facoltà di mutare l'azione, riservato l'art. 75 CPC (art. 321 cpv. 1 lett. a CPC) e l'art. 82 CPC (art. 321 cpv.
2 CPC). Contrariamente a quanto sostengono gli attori,
la domanda n. 2 lett. a di petizione (vertente sulla rifusione di complessivi
fr. 7993.– per torto morale a RA 1) non è un doppione rispetto alla domanda n.
2 lett. b volta a ottenere un indennizzo di complessivi fr. 2.– per il medesimo
titolo in favore della AP 2. Per di più, nei memoriali di prima sede non sono
state avanzate pretese per il risarcimento di danni materiali. In simili
circostanze non è dato a divedere come gli appellanti possano evocare un
semplice errore di scrittura (art. 82 CPC cui rinvia l'art. 321 cpv. 2). Ne
discende che la domanda di giudizio n. 2.2 lett. a di appello volta a ottenere
complessivi fr. 7993.– in risarcimento di danni materiali è nuova e, come tale,
irricevibile. Le altre modifiche delle richieste di giudizio (la riformulazione
delle domande n. 2.1, 2.2 lett. b e 2.2 lett. d) sono invece ammissibili,
giacché nulla mutano alla so­stanza di quelle avanzate davanti al Pretore.

 

                                   3.   Oltre a riproporre i documenti già inoltrati al Pretore con le conclusioni
e con la domanda di restituzione in intero del 15 ottobre 1998, gli appellanti
producono documenti nuovi. L'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC vieta però di addurre
nuovi fatti, prove o eccezioni in appello e il diritto federale non impone una
disciplina diversa, salvo per quanto riguarda le cause rette dal principio
inquisitorio illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c) e quelle di divorzio o di separazione
(art. 138 cpv. 1 CC), estranee alla fattispecie. Né gli atti in questione
potrebbero essere acquisiti d'ufficio, l'art. 322 lett. a CPC non conferendo
alla Camera la facoltà di assumere nuova documentazione di propria iniziativa.
Ad ogni buon conto, parte del materiale in questione già figura nell'incarto
(la decisione impugnata, il decreto del 7 gennaio 1999 e l'ordinanza del 4
dicembre 2002), mentre l'“analisi critica” del 30 aprile 2003 (doc. IH) può
essere considerata come parte della motivazione di appello, seppure nulla di particolare
aggiunga al contenuto del me­moriale di ricorso vero e proprio. Quanto poi ai
documenti acclusi al memoriale conclusivo di prima sede, a torto gli appellanti
credono che essi siano già stati acquisiti agli atti. Intanto essi non sono
stati rubricati, ma a parte ciò sono stati prodotti a istruttoria ormai chiusa
sicché, sfuggiti al contraddittorio, nemmeno potevano essere versati nel
carteggio (art. 166 cpv. 1 lett. b CPC; Cocchi/Trez­zini,
CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 27 ad art. 78). Del resto
gli attori non avevano formulato, per ipotesi, un'istanza di assunzione
suppletoria di prove (art. 192 CPC) o di restituzione in intero per omessa produzione
di prove (138 CPC). Neppure tale documentazione, nuova, può dunque entrare in
linea di conto per il giudizio. 

 

                                   4.   Gli appellanti chiedono che, accertata la nullità
del decreto 7 gennaio 1999 con cui il Pretore ha respinto la loro
istanza di restituzione in intero (del 15 ottobre 1998), siano considerati ai
fini del giudizio tre articoli apparsi nell'ottobre del 1998 sul __________
circa una transazione stragiudiziale intercorsa fra il giornale e un terzo
relativamente a un resoconto pubblicato nel luglio 1989 sulla vertenza “__________”.
I convenuti obiettano che gli attori avrebbero dovuto impugnare il decreto nel
termine ordinario, onde l'irricevibilità della richiesta. Ora, la restituzione
in intero per addurre nuovi mezzi di prova è decisa con decreto giu­sta l'art.
96 CPC (art. 140 cpv. 1 CPC), il quale è impugnabile “nel termine ordinario”,
anche se l'appello è trattato poi “con la prima appellazione sospensiva”, salvo
essere munito di effetto sospensivo (art. 96 cpv. 4 CPC). Se non che, nella
fattispecie gli appellanti invocano la nullità assoluta del decreto per
violazione del contraddittorio (art. 142 cpv. 1 lett. b CPC combinato con il
cpv. 2). E la nullità può essere sollevata in ogni tempo. Ciò premesso, è vero
che in concreto il Pretore si è limitato a ordinare uno scambio di atti scritti
anziché convocare le parti a un contraddittorio orale, come prevede l'art. 93
cpv. 2 CPC (applicabile in virtù dell'art. 140 CPC). Secondo Coc­chi/Trezzini (op. cit., pag. 297
nota 354) ciò configurerebbe una semplice disattenzione dell'art. 101 CPC,
sicché l'atto sarebbe solo annullabile e non nullo (op. cit., appendice 2005,
pag. 145 nota 191). V'è da domandarsi però se tale opinione possa essere
condivisa, il Pretore impedendo in tal modo alle parti di replicare e duplicare,
per lo meno oralmente. Comunque sia, nella fattispecie gli appellanti chiedono
che questa Camera assuma essa medesima i documenti rifiutati dal Pretore, non
che gli atti siano rinviati al Pretore per nuovo giudizio, previo
contraddittorio orale (art. 326 lett. b CPC). Nulla osta, quindi, a che questa
Camera esamini essa medesima la prospettata restituzione in intero. Vi si
procederà quindi in appresso (consid. 14).

 

                                   5.   Gli attori si dolgono che il Pretore abbia rifiutato le prove da
loro notificate all'udienza preliminare, chiedendo l'escussione dell'avv. __________
e di __________, l'interrogatorio formale di CO 2 e di CO 3, il richiamo degli
incarti sul diritto di risposta e l'edizione dai convenuti di tutti i documenti
e di tutte le registrazioni di colloqui telefonici inerenti a loro medesimi e
ai due casi citati negli articoli in discussione. La richiesta è di per sé ammissibile
(art. 322 lett. b CPC). Il problema è di sapere se tali mezzi istruttori
appaiano di rilievo per il giudizio, ovvero se la loro assunzione sia verosimilmente
suscettibile di recare elementi decisivi ai fini della sentenza (“apprezzamento
anticipato delle prove”: DTF 125 I 127 consid. 6c/cc in fine, 124 I 211 consid.
4a, 122 V 162 consid. 1d, 121 I 306 consid. 1b, 106 Ia 162 consid, 2b). Il Pretore
ha respinto tali prove poiché non necessarie, “stante la natura dell'azione di
accertamento e l'ampia documentazione già versata agli atti”. Gli attori
affermano invece che quelle prove avrebbero permesso di dimostrare la
scorrettezza e la prevenzione di CO 3 nei confronti dell'avvocato RA 1, la
colpa del giornalista e la negligenza dei litisconsorti convenuti, il pregiudizio
arrecato, la mancanza di elementi a sostegno delle tesi esposte negli articoli,
i risultati delle vendite del quotidiano in seguito a tali pubblicazioni e la
circostanza che i convenuti sono già incorsi in una lesione della personalità
nei confronti di terzi. 

 

                                         In realtà
mal si comprende – e gli appellanti non spiegano – quale concreta influenza
potrebbero avere per il processo eventuali violazioni della personalità commesse
dai convenuti a danno di terzi. A parte ciò, se la lesione della personalità è
illecita, le giustificazioni dell'autore e l'eventuale colpa di lui incidono
solo ai fini delle azioni riparatrici, di cui si dirà oltre (Ter­cier, op. cit., n. 734; Meili in: Basler Kommentar, 2ª
edizione, n. 55 ad art. 28 CC con rinvii). Quanto alla mancanza di elementi a sostegno
delle tesi esposte negli articoli, spetta all'autore dimostrare che la lesione
della personalità è giustificata da un interesse pubblico preponderante (Bucher, Personnes physiques et
protection de la personnalité, 3ª edizione, pag. 139 n. 518), ovvero che i
fatti riportati corrispondono al vero (Barrelet,
La presse doit-elle dire la verité? in: SJZ 85/1989 pag. 370). Per il resto, le
prove notificate non appaiono idonee a confortare il pregiudizio subìto dagli
attori né i risultati delle vendite del quotidiano in seguito alle
pubblicazioni. Che poi simili prove servano a dimostrare “ogni altra
circostanza rilevante per la causa” è un assunto troppo vago per suffragare alcunché.
Ciò posto, giova procedere senza indugio all'esame dell'appello.

                                      

                                   6.   Il Pretore ha rilevato preliminarmente che gli attori conservano
tuttora un interesse degno di protezione a far accertare la lesione della loro
personalità, i convenuti persistendo a negare ogni illiceità. Nelle loro
osservazioni all'appello i convenuti contestano che la pretesa lesione continui
a esplicare effetti molesti. Ora, l'azione di accertamento (art. 28a
cpv. 1 n. 3 CC) tende a far constatare – appunto – che il carattere illecito di
una lesione “continua a produrre effetti molesti”. Stando alla giurisprudenza
meno recente, incombeva all'attore illustrare in che modo il pregiudizio conseguente
alla lesione continuasse a dispiegare effetti del genere, a meno che la lesione
fosse tanto grave da far presumere il sussistere della turbativa (DTF 127 III
483 consid. 1b/aa). La prassi attuale prescinde dalla gravità della lesione.
L'azione di accertamento è proponibile – oggi – ogni qual volta l'attore
dimostri un interesse degno di pro­tezione a far eliminare una situazio­ne
pregiudizievole che continua a sussistere, indipendentemente dalla gravità
della turbativa (DTF 127 III 486 consid. 1c/bb), purché le circostanze non
siano mutate al punto che l'atto lesivo abbia perso ogni attualità e
significato (DTF 127 III 485 consid. 1c/aa). Nella fattispecie, per tacere del
fatto che i convenuti insistono nel negare l'illiceità della lesione, l'eco
delle pubblicazioni non si è ancora spenta, tant'è che a distanza di un anno
dalla pubblicazione la posizione dell'attore RA 1 all'interno del consiglio di
amministrazione di una nota azienda è stata messa ripetutamente in discussione
per i fatti riportati dal __________ (doc. M2 e M9).
Nelle circostanze descritte 

                                         l'azione può dunque ritenersi ammissibile.

 

                                   7.   Per quanto concerne la lesione arrecata all'avv. RA 1 in merito
alla vicenda “__________” il Pretore ha accertato che, per ammissione
stessa dei convenuti, alcuni passaggi degli articoli offendevano la personalità
del legale. Egli ha ritenuto nondimeno che essi fossero giustificati da un
preponderante interesse pubblico all'informazione, trattandosi di fatti
relativi a “persone della vita pubblica”. Anche il giudizio di valore espresso
nell'articolo “Glanz verblasst”, seppur duro, non violava la personalità, mentre
le fotografie pubblicate erano state scattate durante apparizioni pubbliche e
gli attori non avevano dimostrato la falsità dei fatti riportati negli articoli
in discussione. Esclusa una lesione illecita della personalità, il Pretore ha
respinto anche le richieste per torto morale, mancando per altro il requisito
correlato alla gravità della lesione, come pure la postulata riconsegna
dell'utile conseguito, non comprovato, e la domanda di pubblicare la sen­tenza.

 

                                   8.   Nelle loro osservazioni all'appello i convenuti non negano di avere
riconosciuto davanti al Pretore la lesione della personalità arrecata al
professionista, ma ne negano la gravità. Sostengono in particolare di essersi
limitati ad attribuire all'attore un eccesso di zelo e di tenacia o, al limite,
una certa ostinazione nel suo ruolo di avvocato e curatore. Secondo loro,
inoltre, nulla di quanto figura nell'articolo del 4 gennaio 1996 può definirsi
lesivo della personalità. In effetti, nella loro risposta del 26 maggio 1997 i
convenuti non avevano contestato che taluni fatti presentati negli articoli toccassero
la reputazione e, quindi, i diritti della personalità dell'attore (pag. 4, ad
10). Ci si può domandare pertanto se la mancata gravità della lesione, fatta
valere la prima volta con le conclusioni, non sia tardiva (art. 170 cpv. 2
CPC). Il quesito può rimanere irrisolto. Vi è lesione della personalità, per
vero, quando una persona è lesa nell'onore, cioè nella considerazione morale,
sociale o professionale di cui gode. Determinante è l'impressione suscitata nel
lettore medio dalla notizia stessa nel suo contesto globale (DTF 127 III 481
consid. 2b/aa, 126 III 209 consid. 3a in fine, 111 II 209 consid. 2). La
pubblicazione di uno scritto può essere lesiva della personalità o per i fatti
esposti o per l'apprezzamento di quei fatti (DTF 126 III 305 consid. 4b). Un'allegazione
di fatti inesatti è già di per sé illecita (DTF 126 III 213 consid. 3a, 307
consid. 4b/aa), ma non tutti gli errori, le imprecisioni, le generalizzazioni o
le approssimazioni sono sufficienti per far apparire lo scritto come errato nel
suo insieme. A tal fine occorre che questo sia viziato nei suoi tratti
essenziali e desti nel pubblico un'immagine sfavorevole della persona fisica
cui si riferisce, ponendola in una luce equivoca o sminuendone sensibilmente la
reputazione (129 III 51 consid. 2.2; 126 III 307 consid. 4b/aa). In concreto
l'attore sostiene che gli articoli in rassegna stravolgono la realtà,
presentandolo come “aguzzino dei vecchi che per debilità, confusione,
incapacità, si affidavano a lui, con prevaricazione dei suoi privati interessi
suoi loro” (appello, n. 7a).

 

                                         a)   Nella
fattispecie l'articolo del 3 febbraio 1995 (doc. E1), dopo avere accennato a
quanto era già apparso sul __________ e alla reazione dell'attore, narra che
quest'ultimo si era occupato di redigere un progetto di testamento per __________.
L'articolista riferisce poi che secondo le infermiere di __________ il legale
aveva vietato nella sua veste di curatore a precedenti collaboratori e parenti
di entrare in relazione con l'anziano, pretendendo che ciò era necessario per
proteggerlo. Egli aveva poi invitato il curatelato a redigere diversi
testamenti intesi a costituire una fondazione, il cui consiglio sarebbe stato
composto di suoi familiari. Evoca­to un procedimento penale nei confronti
dell'autista del cura­telato, il giornalista proseguiva spiegando che il legale
sottoponeva il pupillo a esercizi di ginnastica celebrale, sicché le infermiere
si erano rivolte alla Delegazione tutoria, denunciando molestie psichiche.
Esonerato dall'incarico alla fine del 1993, l'attore aveva continuato le visite
all'anziano. Il giornalista riferisce poi l'opinione del nuovo rappresentante
di __________, stando al quale il legale aveva ostacolato il suo lavoro e aveva
impugna­to la propria destituzione fino al Tribunale federale. In conclusione,
accennato a un ultimo testa­mento di __________ in favore degli eredi
legittimi, l'articolo rende noto che l'attore ha emesso una nota d'onorario di
1.6 milioni di franchi, applicando una tariffa di fr. 450.– l'ora che i legali
ticinesi reputano eccessiva. Nel trafiletto “Glanz verblasst” l'articolista
rimprovera altresì all'attore di avere avuto l'idea fissa di costituire una
fondazione, sino al punto da opprimere l'anziano malato e di trascendere i
limiti del suo ufficio di curatore.

 

                                               Contrariamente
a quanto credono i convenuti, anche accusare qualcuno di eccesso di zelo può
offendere la personalità dell'interessato. Come il Tribunale federale ha
soggiunto nella menzionata sentenza del 21 febbraio 1996 (sopra, lett. A),
addebitare a qualcuno di avere travalicato i limiti di un mandato, anche senza
rimproverargli nulla di illecito, ma solo un contegno inopportuno e
sconveniente, può dare nel complesso della narrativa un'immagine assai sbiadita
della persona (consid. 2b/bb). A prescindere da ciò, in concreto l'articolista
ha espresso anche l'opinione che il legale abbia tentato di influenzare la
volontà del curatelato, persona anziana e debilitata, eccedendo i limiti del
suo incarico. Quest'ultimo giudizio di valore, che rasenta la circonvenzione
d'incapace, lede senz'altro la personalità dell'attore. 

 

                                         b)   Per
quanto riguarda l'articolo del 4 gennaio 1996 (doc. G1),
esso così esordisce: “Der altersschwache Mann hatte (…) auf Anraten von RA 1, damals
sein Bestand, meherere Testamente geschrieben. Dadurch übertrug er sein
Vermögen in der Hohe von schätzungsweise über 40 Milionen Franken Stiftungen,
deren Stiftungsrat aus der Familie AP 1 bestehen sollte”. Leggendo tale
frase un destinatario medio, cioè non prevenuto e di cultura
adeguata, poteva legittimamente desumere che l'attore potesse avere influenzato
la volontà del fondatore, persona debilitata dall'età. L'addebito è pesante, tanto
più a un curatore. Per il resto il pezzo riporta l'esito di cause penali e
civili correlate alla vicenda __________ nelle quali l'attore risultava ora
querelante a tutela del proprio onore, ora rappresentante della fondazione
nelle cause successorie avverso gli eredi del fondatore, ora come istante nella
procedura di diritto di risposta verso la casa editrice. Di per sé la narrativa
non avrebbe nulla di illecito, come ha rilevato il Pretore nella procedura
relativa al diritto di risposta, se il giornalista non avesse usato frasi come
“AP 1 Fleiss und Beharrlichkeit in bezug auf Verwaltung und künftige Bestimmung
des Vermögens des Marchese hätten bei den Angestellten legitimerweise Zweifel
über den wirklichen Zweck seines Verhaltens aufkommen lassen können”, frase che
getta lunghe ombre sulla correttezza del legale. Anche tale articolo
contiene dunque asserzioni lesive dell'onore.

 

                                   9.   Per quanto si riferisce alla vicenda “__________”, nel titolo e nel
cappello introduttivo dell'articolo apparso il 4 gennaio 1996 (doc. G1) il
giornalista addebitava all'attore di avere indotto con il suo comportamento una
vedova settantenne, buona contribuente, ad abbandonare il Ticino, dopo essere
riuscito a farsi nominare curatore su richiesta di lei nell'autunno del 1988,
mentre secondo il giornalista l'interessata non sapeva che cosa fosse una
curatela. In seguito erano sorti contrasti fra la curatelata e il curatore, poiché
la donna desiderava liberarsi del vincolo e l'at­tore – d'altro lato – era
scontento della retribuzione. Il giornalista ha narrato così le pratiche
intraprese dall'anziana per trasferire il domicilio nei Grigioni e ottenere la
sostituzione del curatore, il quale si era dato da fare nel frattempo per
rivendicare una mercede più elevata fondandosi sul valore del patrimonio della
curatelata. 

 

                                         I
convenuti sostengono che, contrariamente a quanto ha ritenuto il Pretore nella
procedura inerente al diritto di risposta, per un let­tore medio, privo di
conoscenze giuridiche, il fatto che la curatelata non fosse consapevole della
portata dell'istanza da lei sottoscritta ancora non significa che l'avvocato
abbia violato i suoi doveri d'informazione. A parer loro l'inconsapevolezza di
lei si riferiva piuttosto alle successive e imprevedibili difficoltà con il curatore,
dall'articolo desumendosi se mai un'eccessiva tenacia del legale nel reclamare
gli onorari che gli competono. Tale interpre­tazione non può essere condivisa.
Nell'articolo si afferma chiaramente, infatti, che la proposta di una curatela
volontaria era 

                                         un'iniziativa
dell'attore. I contrasti fra curatore e curatelata sono esposti solo nel paragrafo
successivo. Alla luce della sua collocazione, la frase “sie war sich offenbar
nicht bewusst, was das bedeutet …” appare riferirsi alla portata della misura
proposta dall'attore, non agli accadimenti posteriori. In materia di retribuzione,
poi, l'“eccesso di zelo e di tenacia” riconosciuto dai convenuti è
indiscutibilmente un elemento di avidità. Sostenere inoltre che un curatore
induce la pupilla a cambiare di domicilio per riuscire a liberarsi di lui vuol
dire che il curatore rimaneva fieramente attaccato alle sue aspettative di
rimunerazione, il che con­figura un'evidente nota di demerito. Tanto più che di
condotta importuna si parla anche in riferimento al caso __________ (“auf­dringliche
Gebaren”: cappello introduttivo).

 

                                10.   L'appellante assevera che la sua personalità non è stata lesa solo
in alcuni passaggi degli articoli, come reputa il Pretore, ma che il metodo
stesso adottato dal giornalista lo pone in una luce sinistra. I tre articoli,
sono a mente sua, un “vo­luto insieme di pubblicazioni” particolarmente lesivo
della sua personalità per l'abile combinazione di titoli e sottotitoli, la
scelta delle fotografie, il formato di queste, l'ampiezza degli scritti, la
mescolanza di opinioni e fatti, l'uso di brandelli di verità, omissioni e inesattezze.
In condizioni del genere l'impressione negativa suscitata nel lettore “conta assai
più del grado di verità”. 

 

                                         a)   La
veste grafica e l'impaginazione di un articolo non bastano, da sole, a ledere
la personalità di un soggetto. Quanto alla scelta delle due fotografie, nel
caso in esame il Pretore ha sottolineato che, pur non trattandosi di immagini
ufficiali, esse sono state scattate durante apparizioni pubbliche dell'attore.
Non che un'immagine sia impropria a ledere la personalità (DTF 130 III 11, 112
II 469), tanto meno nel mondo d'oggi, che alla comunicazione visiva tributa
grande importanza. L'uso di riprese eseguite nel corso di manifestazioni pubbliche
è tuttavia lecito, sempre che non risulti fuorviante, per esempio immortalando
la persona in un atteggiamento particolarmente ridicolo che non riflette la
realtà (Barrelet, op. cit., pag.
386 n. 1330). In concreto le fotografie scelte dalla redazione mostrano
l'attore durante accesi dibattiti politici, ma non stravolgono la figura
dell'uomo. Fors'anche discutibili esteticamente, esse non bastano tuttavia per
ledere la personalità.

 

                                         b)   Circa
il giudizio di valore espresso dall'articolista nel trafiletto del 3 febbraio
1995 (doc. E1), il Pretore l'ha ritenuto duro, ma non inaccettabile. Opinioni,
commenti o giudizi di valore sono leciti nella misura in cui appaiono fondati
alla luce della fattispecie cui si riferiscono. Essi non sono soggetti a una
verifica di veridicità, salvo che si tratti di giudizi commisti ad asserzioni
di fatto, le quali devono essere verificate. Lesive del­la personalità sono
inoltre le opinioni che, per la forma, costituiscono un'inutile vessazione. I
commenti poi devono essere riconoscibili dal lettore (DTF 126 III 308 consid.
bb). In concreto il trafiletto citato è graficamente distinto dal resto dell'articolo.
Esso contiene anche circostanze di fatto, nella misura in cui riporta
l'opinione dell'attore sulla circostanza che l'articolo del __________
costituiva una manovra elettorale e riferisce delle cariche politiche e
professionali assunte dall'attore, come pure della presa di posizione di un ex
giudice del Tribunale d'appello. Il legale non pretende tuttavia che tali asserzioni
siano false. Per il resto nel trafiletto si legge che, in ragione delle sue
precedenti cariche, l'attività dell'attore in veste di curatore e avvocato non
è una questione privata. Si tratta di una valutazione dell'articolista, che non
lede la personalità dell'interessato. Nel terzo e quarto paragrafo, invece, la
critica è più incisiva. Da un lato il giornalista sostiene che l'anziano e
malato curatelato dev'essersi sentito oppresso dall'idea fissa dell'attore, che
insisteva per costituire una fondazione, superando i limiti del suo mandato di
curatore. Dall'altro rileva che fronte alle critiche il legale ha reagito con
denunce penali e ricorsi. Tali asserzioni contengono elementi di fatto e di
giudizio. Nondimeno esse appaiono facilmente riconoscibili come un'interpretazione
soggettiva dell'articolista. Quantunque severe, esse rimangono nel loro insieme
entro limiti accettabili.

 

                                11.   Al
Pretore l'appellante fa carico di avere sottovalutato la gravità dell'offesa,
essendo lui stato dipinto come uno che “sfrutta, non solo sporadicamente,
l'incapacità di amici e clienti”. Ricorda che già la Camera per l'avvocatura e
il notariato del Tribunale d'appello aveva ravvisato la gravità dell'addebito
al momento di svincolarlo dal segreto professionale e che, al rinnovo del suo
mandato nel consiglio d'amministrazione di una società d'importanza nazionale,
ha dovuto fornire spiegazioni al riguardo. In realtà il Pretore si è espresso
sulla gravità della lesione nell'ambito della richiesta di risarcimento per
danni morali e materiali. Comunque sia, e per quanto malevoli, gli articoli non
hanno pregiudicato l'attore, il quale per finire è stato riconfermato in carica
(doc. M). Di tali circostanze bisognerà in ogni modo tener conto ponderando gli
interessi personali del soggetto per rapporto all'interesse pubblico della
missione informativa dell'organo di stampa.

 

                                12.   Tutto
ciò posto, perché una lesione della personalità giustifichi l'intervento del
giudice occorre che essa sia illecita. Ogni lesione della personalità è di
principio illecita (Meili, op.
cit., n. 45 ad art. 28), salvo che sia giustificata dal consenso della persona
lesa, da un interesse preponderante pubblico o privato o dalla legge (art. 28
cpv. 2 CC). La diffusione di fatti falsi non è quasi mai giustificata. Al riguardo
il Pretore ha considerato che gli attori non avevano dimostrato un
atteggiamento negligente o colposo dell'articolista, né avevano indicato con
precisione quali fatti fossero falsi. Egli ha pertanto passato in rassegna i
tre articoli e i fatti tacciati di falso dagli appellanti, riscontrando
unicamente qualche imprecisione giornalistica. 

 

                                         Nel suo
prolisso – e a tratti oscuro – memoriale l'appellante si diffonde una volta di
più sulle vicende “__________” e “__________”, ripetendo che queste non sono da
dibattere pubblicamente sulla stampa, di modo che gli sarebbe stato impossibile
censurare di falsità le singole affermazioni e ha dovuto limitarsi a qualche
esemplificazione. Al Pretore egli rimprovera perciò di avere sovvertito l'onere
della prova della verità. Ora, dimostrare circostanze
atte a giustificare una lesione incombe all'autore di questa (Meili, op. cit., n. 56 ad art. 28 CC; Deschenaux/Steinauer, op. cit., pag.
230 n. 672). L'onere della prova non va confuso
tuttavia con l'onere di allegazione (Cocchi/Trezzini,
op. cit., n. 2 ad art. 183 CPC). In concreto alle “contestazioni totali”
dell'attore nella petizione (v. elenco nell'appello n. 7g) i convenuti hanno
opposto che nessuno degli articoli presenta fatti falsi (risposta, pag. 3 ad 4
e pag. 3 ad 7), allegando alla risposta svariati documenti a sostegno della
loro veridicità. In simili circostanze spettava dunque all'interessato precisare
la sua accusa di falsità, non potendo egli pretendere che i convenuti
suffragassero ogni loro asserzione nei tre lunghi articoli. Le contestazioni di
falso generiche non sono dunque sufficienti, né sono ricevibili generici rinvii
ad altre procedure (come quella inerente al diritto di risposta) o a memoriali
di prima sede (Cocchi/Trezzini,
op. cit., n. 20 ad art. 309 CPC). La questione è dunque di esaminare le
specifiche contestazioni di falso addotte con l'appello.

 

                                         a)   In
merito all'articolo del 3 febbraio 1995 (doc. E1) l'appellante adduce di avere
smentito interamente quanto apparso sul __________ e non solo singole affermazioni,
come ha scritto dall'articolista. Dagli atti risulta però che la smentita inviata
al quotidiano, contrariamente a quella pervenuta all'__________ (“Ich dementiere
völlig die Vorwürfe”: doc. E5), si limitava ad alcuni aspetti della vicenda,
anche in ragione del segreto professionale che vincolava l'attore (doc. E3).
Non si può dire perciò che l'asserzione sia falsa. Per di più l'interessato non
ha dimostrato in che modo essa nuoccia alla sua reputazione. Per l'appellante, inoltre, la congiunzione “so” fra le due frasi “Nach
einer schweren Krankheit Ende 1991 blieb der alte Mann pflegebedürfig und war
oft verwirrt, galt aufgrund einer Expertise aber als handungsfähig. So konnte
der Marchese ein Gesuch unterschreiben, in dem er AP 1 als Beistand vorschlug”
lascia intendere che egli abbia ottenuto la firma di un'istanza da un “cliente
obnubilato”. Che il curatelato abbia avuto problemi di
salute nel 1991 è pacifico. L'articolista medesimo ha precisato tuttavia che,
secondo gli esperti, l'uomo rimaneva capace di discernimento. Non si ravvisano
quindi falsità in tali asserzioni.

 

                                         b)   A
dire dell'appellante, il giornalista ha deliberatamente omesso che il marchese
aveva disposto la costituzione di una fondazione già nel 1977, limitandosi a sottolineare
che nel 1989 questi non ha firmato un progetto di testamento da lui redatto
proprio per far credere che la fondazione fosse un'iniziativa di lui, mentre in
realtà era stata lungamente discussa e sarebbe anche stata sottoposta al vaglio
di terzi. Nulla il giornalista ha riferito sulle disposizioni di ultima volontà
in favore di altri collaboratori, ma solo su un diritto di compera per una
villa a __________ in favore del legale e della di lui moglie. Il giornalista
ha trascurato di riportare altresì che il __________, dopo la smentita, aveva
formulato due precisazioni e presentato le scuse. Ha evitato di ricordare che
l'ultimo testa­mento favorevole agli eredi legittimi è stato stipulato dopo che
una perizia aveva attestato la totale incapacità del testa­tore. Non ha
precisato, il giornalista, che la mancata pubblicazione della curatela
volontaria era stata chiesta dal curatelato e che ciò non impediva agli
interessati di ricorrere una volta saputo della misura. Citando la procura in
suo favore, egli ha omesso di precisare che questa era volta anzitutto ad atti
d'inventario con obbligo di sottoporre un rendiconto all'autorità tutoria. Non
ha spiegato che il consiglio di fondazione sarebbe stato sì composto di suoi
familiari, ma era destinato a essere completato da terzi. Ha tralasciato che è
stata la riduzione degli stipendi del personale della villa a provocare le rimostranze
nei confronti dell'attore, insinuando anzi un suo mancato intervento. Ha
sorvolato che l'attore non era oggetto di alcun procedimento penale, pur adducendo
che l'autista del curatelato lo aveva denunciato. Ha ignorato appositamente
l'utilità degli esercizi di scrittura, riportando invece false accuse delle
infermiere. Non ha specificato che l'onorario di 1.6 milioni di franchi
concerneva ben 16 note esigibili dopo il recupero del patrimonio del curatelato
o la sua morte. Ha sottaciuto, infine, che l'avvocato __________, amico del
curatelato, aveva detto a quest'ultimo di non avere motivi per dubitare
dell'operato di lui.

 

                                         c)   Una
lesione illecita della personalità si verifica non solo in presenza di affermazioni
false, ma anche in caso di omissione di fatti essenziali, a condizione che
faccia apparire la vittima della lesione in una luce equivoca (Werro, Chronique de la jurisprudence
2000 et 2001: Le droit de la personnalité, in: Medialex 2002 pag. 21 con
rimandi). In concreto la narrativa degli articoli è sicuramente di parte, ma la
fattispecie era particolarmente intricata e non si poteva pretendere che il
giornalista precisasse ogni affermazione. Dall'articolo si desume in ogni modo
che, quando era ancora in salute, il marchese __________ aveva più volte evocato
l'ipotesi di una fondazione per la protezione della natura e degli animali.
Dall'articolo si evince altresì che le accuse nei confronti dell'attore sono
state formulate dal personale del curatelato. Le altre omissioni, infine, non
appaiono particolarmente rilevanti. Quanto l'attore pretende, in sintesi, è che
il giornalista avrebbe dovuto descrivere la vicenda nel modo dal lui voluto.
Quanto egli può pretendere, invece, è solo che il giornalista non raccontasse
falsità. E non può dirsi che l'articolo del 

                                               4
gennaio 1996 contenga falsità.

 

                                         d)   Per
quanto attiene al pezzo del 4 gennaio 1996 (doc. G1), l'appellante si duole che
il Pretore non abbia dato peso al­l'omissione di quanto aveva precisato l'avvocato
__________, amico del curatelato (ovvero di non aver motivi per dubitare dell'operato
dell'attore), e di avere trascurato la circostanza che egli aveva rivolto precise
richieste al giornalista prima di rispondere a qualsiasi domanda. Sta di fatto
che l'avvocato __________ non risultava particolarmente informato della vicenda,
mentre nell'articolo non si fa cenno alcuno al rifiuto dell'attore di rispondere
alle domande del giornalista, di modo che non si vede la necessità d'inserire
le ragioni del diniego. Al Pretore l'appellante rimprovera altresì di non avere
ritenuto fuorviante l'omissione, da parte dell'articolista, della circostanza che
il noto consiglio di fondazione fosse sì composto di membri della famiglia RA 1,
ma che fosse destinato anche a essere com­pletato da terzi. In proposito il
primo giudice ha osservato che la composizione del consiglio di fondazione si
desume dal registro di commercio e corrisponde al vero. Sulle conseguenze dell'omissione
egli non si è pronunciato, ma nemmeno l'attore spiega in che modo tale omissione
lederebbe la sua personalità. 

 

                                         e)  L'attore
afferma che l'articolista gli ha erroneamente attribuito l'avvio di tutte le denunce
contro collaboratori e amministratori dell'assistito, quando in realtà le prime
tre denunce sono state sporte da terzi. Per il Pretore simili imprecisioni non bastano
a mettere in una cattiva luce l'interessato. Ora, dopo avere chiaramente
affermato che il legale ha presentato una querela per calunnia, nell'articolo il
giornalista ha scritto che l'attore aveva già denunciato in precedenza taluni dipendenti
del curatelato, i procedimenti nei confronti dell'autista e di un amministratore
essendo ancora pendenti. In nessun passaggio si asserisce invece che l'attore
sarebbe oggetto di un procedimento penale. Quanto al fatto che non tutte le
denunce contro i dipendenti dell'assistito siano state introdotte dal legale,
la circostanza non appare suscettibile di ledere l'immagine di lui (Meili, op. cit, n. 43 ad art. 28 CC).

 

                                         f)   Per
finire l'appellante sostiene che l'articolo in questione cerca di descriverlo
come perdente “su tutti i fronti nella lotta di successione per impadronirsi
del gigantesco patrimonio __________”. Egli ribadisce – fra l'altro – che il
pezzo omette di riferire la volontà del marchese, il quale già nel 1977 intendeva
costituire una fondazione, omette di precisare che il testamento del 1994 è
successivo alla constatazione dell'incapacità del testatore e manca di
formalità essenziali, omette di ricordare che sarebbe intervenuto un “dirottamento
di 30 milioni”. Tali mancanze non appaiono tuttavia rilevanti nel contesto
dell'articolo. L'interessato, ancora una volta, non può pretendere di contrapporre
il suo resoconto della vicenda a quello dell'articolista. Quanto alle
considerazioni riprese dal decreto di non luogo a procedere emanato dal
Procuratore pubblico, egli non spiega in che misura tale decisione conterrebbe
inesattezze. Anche la cronaca delle liti successorie, a prescindere dalla
strategia legale adottata dall'appellante, non risulta inesatta o lacunosa.

 

                                13.   Secondo
l'appellante l'articolo riguardante la vicenda “__________” del 4 gennaio 1996
(doc. G1) suggerisce, in estrema sintesi, che contrariamente al vero egli ha indotto
la cliente a firmare una domanda di inabilitazione sfruttandone l'ignoranza. Al
riguardo il Pretore ha ritenuto che dal testo non risulta un'opera di convincimento
dell'attore, mentre l'eventualità che il legale non abbia informato a
sufficienza la curatelata ancora non significa che egli abbia approfittato dello
stato di lei. Il legale obietta che la sua interpretazione è corroborata dai
rinvii al caso __________ e dalla fotografia dura e minacciosa scelta per accompagnare
il pezzo. Adduce che l'accenno alla volontà di sottoporre la cliente a un'interdizione
coatta è un'accusa falsa, oltre che grave. Se non che, l'articolo si limita – come
ha sottolineato il Pretore – a evocare la circostanza che il legale ha proposto
all'anziana di firmare una richiesta di provvedimento tutelare, ciò che è vero.
Per il resto, la fotografia accompagnatrice non influenza la veridicità del
testo.

 

                                         Per
l'appellante l'articolo suggerisce, contrariamente al vero, che la curatelata
ha lasciato il Ticino a causa dell'onorario da lui 

                                         esposto.
In realtà dall'articolo si evince chiaramente che le contestazioni sulla mercede
del curatore sono intervenute dopo la partenza della pupilla per i Grigioni, mentre
i motivi del trasferimento sono ricondotte a divergenze di vedute (“Meinungs­­verschiedenheiten”). L'attore soggiunge che, contrariamente a quanto adduce l'articolista,
il Cantone Ticino ha tratto guadagno dal trasferimento di domicilio dell'interessata
grazie a 5 milioni di riprese fiscali. Comunque sia, non è dato a divedere come
l'opinione del giornalista potesse ledere la personalità del legale, il cui
compito – anche come curatore – non era certo quello di salvaguardare gli interessi
del fisco. L'interessato lamenta infine l'omissione delle ragioni del suo
rifiuto di rispondere alle domande dell'articolista. Ora, che egli abbia
rifiutato di rispondere alle domande dell'articolista corrisponde al vero,
tuttavia ciò non modifica la struttura del fatto narrato e quindi non lede la
di lui reputazione.

 

                                14.   Per l'appellante, in ogni modo, non può essere riconosciuta all'articolista
la buona fede nella diligente ricerca della verità, come reputa il Pretore,
poiché egli non ha tenuto in alcun conto le informazioni fornitegli
dall'avvocato __________ né le risposte di lui. Dalla stessa documentazione
raccolta dai convenuti, inoltre, emergono le inesattezze riportate nei tre
articoli. L'appellante soggiunge        inoltre che tali documenti provengono
dalle sue controparti, ovvero dagli eredi legittimi di AP 2, ciò che dimostra
la parzialità del giornalista. Se non che, la buona fede dell'autore o la sua
eventuale colpa non sono rilevanti ai fini dell'accertamento di una lesione
illecita della personalità (Meili, op.
cit., n. 55 ad art. 28 CC con rinvii; Desche­naux/Steinauer,
Personnes physiques et
tutelle, 4ª edizione, pag. 231 n. 672c; Barrelet, Droit de la communication,
Berna 1998, pag. 381 n. 1314). Sull'argomento non giova pertanto dilungarsi.

 

                                         Quanto al
fatto che i convenuti possano non essere nuovi a vertenze relative a lesioni
della personalità e che il giornalista non possa dirsi “deontologicamente
attentissimo”, avendo già dato prova di “gra­vis­sime accuse infondate”, come
si evincerebbe dai tre articoli di giornale prodotti con l'istanza di
restituzione in intero del 15 ottobre 1998, a prescindere dal fatto che per
accertare una lesione della personalità la colpa del giornalista non è di rilievo
(Tercier, op. cit., n. 734), mal
si comprende in che modo eventuali precedenti lesioni della personalità nei confronti
di terzi ad opera dei convenuti importino per giudicare la fattispecie      
odierna. Ne discende che, in ultima analisi, le censure di falso sollevate
dall'appellante non possono essere condivise. Per quel che riguarda le omissioni
e le approssimazioni nei tre articoli, esse concernono aspetti non decisivi che
non bastano per mettere l'attore in cattiva luce.

 

                                15.   A
parere dell'appellante, quand'anche il contenuto dei tre testi fosse veritiero,
ciò non legittima ancora la lesione della sua personalità. Egli fa valere di
non essere più un personaggio pubblico, non essendo più politicamente attivo, e
che le sue cariche attuali, così come la sua attività professionale si svolgono
nella discrezione. A suo avviso, poi, per giudicare dell'attacco a un personaggio
pubblico è indispensabile un vaglio di proporzionalità dei contrapposti
interessi, mentre le vicende riportate dai noti articoli poco o nulla
interessano il pubblico zurigano, per tacere del fatto che, trattandosi di
procedimenti in parte ancora pendenti, l'informazione doveva essere particolarmente
cauta. Ora, nella fattispecie le parti concordano che l'attore è una persona
pubblica di rilievo, tuttora conosciuta a livello nazionale anche come persona
di spicco nell'ambiente economico e culturale (doc. R1-R7). Il __________, inoltre,
è notoriamente un quotidiano la cui diffusione si sospinge ben oltre il Canton
Zurigo. Quanto al fatto che le vicende riportate siano in parte oggetto di
procedimenti giudiziari tuttora pendenti, giova ricordare che tali procedimenti
non sono stati promossi nei confronti dell'attore, mentre le vertenze civili e
tutorie non appaiono atte a ledere la personalità di lui.

                                      

                                         Nella
fattispecie poi, contrariamente a quanto sostiene l'appellante, il Pretore non
ha mancato di contrapporre i suoi interessi personali all'interesse pubblico
all'informazione, salvo concludere che sono in esame fatti legati alla vita
professionale di una persona appartenente alla storia contemporanea, estranei
per altro alla sua vita intima. Invero non può negarsi che l'articolista ha posto
l'accento soprattutto sugli aspetti delle vicende che meno danno lustro
all'attore. I fatti come tali però – si è visto – non possono dirsi inveritieri
e le vicende non erano prive d'interesse per il pubblico, che del resto sulla
questione __________ aveva già avuto modo di leggere articoli sulla stampa
ticinese. E tale interesse non risiedeva solo nel fatto che tali avvenimenti
coinvolgessero il legale, personaggio di ampia nomea, ma anche negli scopi di
pubblica utilità della fondazione, nella notorietà della famiglia della
curatelata e negli ampi risvolti giudiziari susseguiti.

 

                                16.   La
lesione della personalità dell'attore non apparendo illecita nel senso
dell'art. 28 cpv. 2 CC, è superfluo esaminare le richieste di risarcimento, per
altro in parte irricevibili (sopra, consid. 2), quelle di riparazione del torto
morale e di riconsegna dell'utile, come pure qualla intesa a far pubblicare i
dispositivi e un riassunto dei consideranti della sentenza.

 

                                17.   La AP
2 si duole, da parte sua, che il Pretore non abbia ravvisato una lesione della
sua per­sonalità per l'articolo pubblicato il 3 febbraio 1995, una fondazione potendo
subire danni – a suo avviso – anche prima della costituzione. Su questo punto
il Pretore ha rilevato che le persone giuridiche hanno l'esercizio dei diritti
civili solo dopo la costituzione degli organi necessari (art. 54 CC). Siccome
la AP 2 è stata costituita il 1° giugno 1995, l'articolo del 3 febbraio 1995
non ha potuto nuocerle. 

 

                                         a)   Le
fondazioni, tranne quelle di famiglia e quelle ecclesiastiche, acquisiscono la
personalità giuridica solo al momento dell'iscrizione nel registro di commercio
(Grüninger in: Basler Kommentar, ZGB
I, 2ª edizione, n. 14 ad art. 81 vCC). Prima di allora la loro situazione è
paragonabile a quella di un nascituro (art. 31 cpv. 2 CC), nel senso che godono
– sotto condizione – dei diritti civili (DTF 99 II 265 con rimando), possono
acquisire beni e hanno la capacità di parte, come pure la capacità processuale
(Grüninger, op. cit., n. 15 ad
art. 81 vCC con rimandi), almeno nella misura in cui si tratti – come in
concreto – di una fondazione costituita per disposizione a causa di morte (Riemer in: Berner Kommentar, 3ª edizione,
n. 77  ad art. 81 vCC). Il Tribunale federale ha già avuto modo di riconoscere
siffatti diritti alle costituende fondazio­ni in ambito successorio (DTF 99 II
265, 81 II 583), ma non solo (DTF 103 Ib 8). Regolarmente costituita, la AP 2 è
stata nel frattempo iscritta nel registro di commercio (doc. 23). Contrariamente
all'opinione del Pretore, essa può quindi far valere anche lesioni illecite
della personalità intervenute prima della sua iscrizione.

 

                                         b)   Nelle
condizioni illustrate occorre esaminare se l'articolo del 3 febbraio 1995 (doc.
E1) leda la personalità della fondazione. Ora, il pezzo riporta anzitutto le
parole di RA 1, secondo cui al momento in cui la fondazione è stata costituita __________
era ancora in salute (“noch gesund”: prima colonna, primo paragrafo, sesta frase).
In seguito si aggiunge che dopo una grave malattia, alla fine del 1991, l'uomo
era spesso confuso, ma che secondo una perizia restava capace di disporre (“war
oft verwirrt, galt auf­grund einer Expertise aber als handlungsfähig”: prima
colonna, secondo paragrafo, quarta frase). Quanto alle circostanze in cui è
sorta la fondazione, l'articolo adduce unicamente che essa è stata costituita
con testamento pubblico rogato da un precedente collaboratore dell'attore
(seconda colonna, secondo paragrafo). Non si può dire pertanto che quei passaggi
offendano in un modo o nell'altro la personalità di essa.

 

                                         c)   Circa
il trafiletto “Glanz verblasst”, il Pretore ha ritenuto che, quantunque severa,
l'opinione dell'articolista non violasse la personalità degli attori. Quanto
alla fondazione, l'articolista si limita a commentare che l'anziano e malato
curatelato dev'essersi sentito oppresso dall'idea dell'avvocato, il quale insisteva
per la fondazione. Nel trafiletto si legge tra l'altro:
“Jetzt hat sich der 67jährige AP 1 Blössen gegeben. Er war derart darauf
fixiert, mit dem ganzen Ver­mögen des alten Marchese die ihm einmal zugesagte
Stiftung zu grün­den, dass sich der kranke, verwirrte Adlige bedrängt fühlen
musste”. La critica appare diretta pertanto al comportamento
del legale, non alla figura della fondazione.

 

                                         d)   In
merito all'articolo del 4 gennaio 1996 (doc. G1), il Pretore ha accertato che i
convenuti hanno effettivamente posto in dubbio il modo in cui la fondazione è
stata costituita, minando il riconoscimento pubblico necessario al conseguimento
degli scopi fissati dal fondatore. In quel pezzo si
legge: “Der altersschwache Mann hatte (…) auf Anraten von AP 1, damals sein
Bestand, meherere Testamente geschrie­ben. Dadurch übertrug er sein Vermögen in
der Hohe von schätzungsweise über 40 Milionen Franken Stiftungen, deren
Stiftungsrat aus der Familie AP 1 bestehen sollte”. Come
ha rilevato il Pretore, in un lettore medio simili asserzioni 

                                               avrebbero insinuato il dubbio che la volontà del fondatore era viziata
da debolezza senile o da influssi esterni, ossia che la costituzione della
fondazione non sia stata regolare. Nulla mutano le due frasi seguenti, nelle
quali si riferisce solo di un ultimo testamento favorevole ai nipoti e del
conseguente litigio successorio. Le prime due frasi dell'articolo del 4 gennaio
1996 “AP 1 kämpft um Erbschaft __________” toccano quindi la personalità della
fondazione.

 

                                18.   Accertata
una lesione della personalità della fondazione, resta da valutare se tale
lesione sia davvero illecita nel senso dell'art. 28 cpv. 2 CC. Al riguardo la
fondazione riprende le censure già sollevate dall'avvocato RA 1, che sono già
state esaminate con l'esito di cui si è già data ragione, ovvero che l'offesa alla
personalità appare giustificata dalle circostanze specifiche. Anche in questo
caso è superfluo esaminare pertanto le richieste di risarcimento danni, di
riparazione del torto morale e di riconsegna dell'utile, il cui accoglimento
presuppone un'illecita lesione della personalità.

 

                                19.   Entrambi
gli appellanti chiedono infine di accertare che l'impressum del
quotidiano (doc. F1) non rispetta l'art. 322 CP, poiché non indica i nomi
completi dei redattori responsabili per ogni pagina o parte di giornale,
dell'editore e dello stampatore, oltre che il luogo di stampa. Secondo loro l'interesse
a tale accertamento consiste nel fatto che anche il giudice dell'esperimento di
conciliazione, di lingua madre tedesca, ha avuto difficoltà a interpretarlo,
mentre chi è leso nella propria personalità da un organo di stampa deve poter
far constatare la trasgressione senza incontrare difficoltà. Sta di fatto che,
sia come sia, in concreto gli attori non pretendono di non aver potuto agire
contro tutte le persone che hanno partecipato alla lesione a causa dell'eventuale
incom­pletezza dell'impressum. Per il resto, non spetta al giudice
civile pronunciarsi sull'eventuale violazione di una norma penale. Ne discende
che, anche sotto questo profilo, l'appello si rivela destinato all'insuccesso.

 

                                20.   Gli
oneri del giudizio odierno, commisurati al tempo e all'impegno richiesti per l'esame
dell'appello, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Gli attori dovranno
rifondere inoltre ai convenuti un'equa indennità per ripetibili.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 1450.–

                                         b)
spese                         fr.     50.–

                                                                                fr.
1500.–

                                         sono posti a carico degli appellanti in solido, che rifonderanno
alle controparti, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 2000.– complessivi per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria