# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 50680ab3-ac2b-54f3-acb7-a28f952ccc9f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.04.2007 32.2006.90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-90_2007-04-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.90

   

  FS/td

  	
  Lugano

  27 aprile
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 maggio 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27 marzo
  2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1 (classe __________), da ultimo attiva quale donna delle pulizie, nel gennaio
2004 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti in quanto affetta
da “depressione; ansia; fobia; attacchi di panico; fibromialgia; insonnia”
(doc. AI 46/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare eseguita
dal Servizio di accertamento medico dell’AI (in seguito SAM), con decisione 20
settembre 2005 l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni essendo
il grado d’invalidità inferiore al 40% (doc. AI 19/1-2).

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione inoltrata dall’assicurata tramite l’avv. RA 1 (doc. AI
9/1-3) che, producendo un rapporto medico 20 ottobre 2005 della dr.ssa __________
(doc. AI 9/6-8), ha contestato la valutazione medica operata dai periti,
l’Ufficio AI, con decisione su opposizione 27 marzo 2006 (doc. AI 5/1-5), ha
confermato il rifiuto del diritto a prestazioni adducendo:

 

" 
(…)

 

3. Quale principio generale, è importante ricordare che
l'amministrazione esprime la propria persuasione prendendo le decisioni
opportune al termine di ogni iter istruttorio. Nell'ambito della procedura di
opposizione spetta poi all'assicurato, rispettivamente al suo rappresentante
legale, fornire le prove atte a giustificare una diversa valutazione del caso.

Nell'evenienza concreta, l'opponente ha prodotto
precise argomentazioni di carattere medico suffragate dal rapporto
specialistico 20 ottobre 2005 della Dr.ssa __________.

 

Per competenza di apprezzamento, l'amministrazione ha
quindi sottoposto l'atto di opposizione completo all'esame del proprio SMR, il
quale ha posto le sue osservazioni con annotazione interna 05 dicembre 2005,
sottolineando in primo luogo che il referto medico della psichiatra Dr.ssa __________
è stato redatto in considerazione della situazione globale, tenendo conto sia
della componente fibromialgica, sia della patologia neurologica (cefalee),
nonché naturalmente della problematica psichiatrica di base.

In secondo luogo, è stato rilevato che la Dr.ssa __________,
pur considerando la situazione molto compromessa, ha valutato una situazione
invariata nel corso degli ultimi tre anni.

Il SMR ha concluso il suo apprezzamento, ritenendo il
rapporto peritale, allestito dal SAM il 24 marzo 2005, ben coerente e, nella globalità delle
patologie evidenziate (psichiatrica, neurologica e reumatologica), attendibile
e vincolante in particolare per quanto attinente alle conclusioni e
giustificazioni della capacità lavorativa.

 

In esito a quanto precede, rimane l'assoluta validità
del rapporto peritale allestito dal SAM e non si impongono ulteriori accertamenti medici volti
a ridefinire lo stato valetudinario.

 

A titolo abbondanziale, va sottolineato che le perizie
mediche eseguite da medici riconosciuti specializzati hanno forza probatoria
piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducano a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176). Per quanto attiene invece al medico di
famiglia, secondo generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto
del fatto che, nel dubbio, egli attesta a favore del proprio paziente
(Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
im Sozialversicherungsrecht, p. 230).

 

Per di più, per quanto attiene alle perizie eseguite
dal SAM, occorre in proposito rammentare quanto recita l'art. 72bis OAI:

"L'Ufficio federale stipula con gli ospedali e gli
istituti appropriati convenzioni che prevedono la costituzione di centri medici
d'accertamento incaricati di eseguire esami medici necessari alla valutazione
del diritto alle prestazioni. Esso regola l'organizzazione e i compiti di detti
centri come pure la rifusione delle spese".

Giusta la Sentenza 04 agosto 1995 del Tribunale
federale delle assicurazioni nella causa R.F. (VSI 03/97 p. 121), lo statuto
dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, relativo ai Servizi di
accertamento medico nell'AI (SAM), garantisce l'indipendenza necessaria dei SAM quando si
tratta di stilare referti medici.

 

In conclusione, considerate le argomentazioni
succitate, non sussistono ragioni oggettive per scostarsi dalla decisione
impugnata, la quale merita pertanto tutela.

(…)." (doc. AI 5/3-4)

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso l’assicurata, sempre tramite l’avv. RA 1, ha ribadito la
contestazione della valutazione medica e ha chiesto la concessione di una rendita
intera, subordinatamente di una rendita di tre quarti.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, rilevato che l’assicurata solleva le stesse obiezioni
già trattate in sede di opposizione, si è confermato nelle proprie allegazioni
e ha chiesto di respingere il ricorso.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’amministra-zione ha negato
all’assicurata il diritto ad una rendita di invalidità. L’assicurata contesta
infatti le conclusioni circa la sua capacità lavorativa residua cui sono giunti
i periti del SAM e postula il riconoscimento del diritto ad una rendita intera,
subordinatamente di una rendita di tre quarti.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

                                         Nel
suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342,
607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid.
3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta, nelle annotazioni 10 dicembre 2004, il dr. __________, presa in
considerazione la documentazione medica acquisita durante l’istruttoria
amministrativa, ha concluso che “(…) a questo punto prima di prestazioni AI si
impone un accertamento globale sia reumatologico che psichiatrico e neurologico
per meglio definire le limitazioni attuali e la prognosi a medio lungo termine
(…)”(doc. AI 31/1).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 30/1-2).

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 24 marzo 2005 (doc. AI 28/1-31) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno
fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura reumatologica
(dr. __________), neurologica (dr. __________) e psichiatrica (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente
diagnosi:

 

"  5.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Depressione mascherata caratterizzata da
somatizzazioni.

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa

 

Fibromialgia.

 

Cervicobrachialgie parestetiche piuttosto funzionali.

 

Cefalea dal carattere emicranico, associata ad una
componente tensiva.

 

Ipotireosi sostituita su tiroidite di Hashimoto

 

                  -     attualmente eutireosi."
(doc. AI 28/8)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i
periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale
dell’attuale capacità lavorativa: “l’attuale grado di capacità lavorativa
medico-teorica globale dell’A. nell’attività da ultimo esercitata come addetta
alle pulizie, è da considerare nella misura del 75%, intesa come riduzione
della capacità funzionale residua sull’arco di un’intera giornata lavorativa”
(doc. AI 28/10), hanno concluso che:

 

"  (…)

8   CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Conseguenze sulla capacità lavorativa derivano
soprattutto dalla patologia in ambito psichiatrico, mentre invece, come
descritto al capitolo 6, dal punto di vista reumatologico e neurologico, l'A. non
presenta patologie che possano influenzare la sua capacità lavorativa.

 

Dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente
ritiene che diagnosticamente l'A.
è affetta da una forma di
depressione mascherata, caratterizzata da somatizzazioni. A partire dal 1999 l'A. è in cura specialistica presso la dr.ssa __________ a
causa di uno stato ansiosodepressivo, con fobie multiple, sebbene già in
precedenza fosse nota per episodi depressivi recidivanti. Nel 2000 l'A. è stata anche ricoverata alla Clinica __________ di __________
a causa di un peggioramento dei disturbi affettivi. L'A è tuttora in cura
psichiatrica, attualmente, con consultazioni ogni quindici giorni. Per quanto
riguarda i disturbi attuali l'A.
riferisce dolori in diverse
localizzazioni dell'apparato locomotorio, accompagnati da senso di spossatezza
e rapida affaticabilità. Sul piano psichico l'A. descrive
la presenza di ansia, apatia, abulia. Afferma di sentirsi triste, notevolmente
frustrata per la persistenza dei disturbi somatici nonostante le innumerevoli
cure intraprese, preoccupata per il suo futuro, specialmente per quel che
riguarda la salute e la situazione finanziaria. Nonostante questo l'A. ammette d'aver sempre stretto i denti e continuato ad
andare avanti lavorando più che ha potuto. All'esame psichico si osserva un
incremento della tensione endopsichica. Si sente a disagio nel rapporto interpersonale,
in quanto afferma di sentirsi insicura. Il tono dell'umore leggermente deflesso.
Esprime sentimenti di frustrazioni e di umiliazione che riconduce ad offese
ricevute in passato, inoltre afferma di non essere stata ricambiata per quello
che ha saputo dare agli altri. Esprime lagnanze corporali multiple con
stanchezza, astenia, anedonia. Il rimanente esame psichico è s.p. Si ritiene
pertanto che la maggior lentezza nell'esecuzione delle attività da svolgere e
la maggior affaticabilità, con necessità di momenti di pausa, giustificano
un'inabilità lavorativa psichiatrica nella misura del 20-30%.

 

Riassumendo, per le ragioni sopra esposte, dal punto di
vista fisico e psichico, valutiamo il grado di capacità lavorativa globale,
nell'attività da ultimo esercitata come addetta alle pulizie, nella misura del
75%.

 

Come casalinga la capacità lavorativa è valutata nella
misura del 100%.

 

Per quanto riguarda l'evoluzione e la valutazione
temporale della limitazione della capacità lavorativa ricordiamo che l'A. ha lavorato come impiegata buffet nella misura di quasi
il 90% da novembre 1997 al
31.10.1999 presso l'hotel __________ di __________, senza essere mai stata
assente (vedasi atto del 12.03.2004). A causa dei crescenti disturbi di salute,
viene attestata un'incapacità lavorativa, quale cameriera, nella misura
dell'80% dal 1999 in poi, dalla dr.ssa __________ (vedasi atto del 30.03.2004),
ritenendo inoltre che la paziente non può svolgere un'attività lavorativa
superiore a cinque - sei ore la settimana come ausiliaria di pulizie. Il dr. __________
attesta un'incapacità lavorativa, quale cameriera e quale donna di pulizie,
nella misura dell'80% dal gennaio 2000 in poi (vedasi atto del 2.06.2004).
Nell'anamnesi, però, è emerso che sin dal 1999 l'A. ha
continuato ad esercitare l'attività di addetta alle pulizie, incrementando sino
ad oggi le ore lavorative settimanali, attualmente distribuite su sei
differenti datori di lavoro, come descritto al capitolo 3.3. Vista quindi
l'effettiva situazione lavorativa dell'A. (che contraddice le valutazioni dei
medici curanti) riteniamo che la capacità lavorativa globale da noi valutata
sia valevole a partire da novembre 1999, con un periodo d'incapacità lavorativa
totale in luglio 2000 quando è stata ricoverata alla Clinica __________ di __________
a causa di un peggioramento dei disturbi affettivi. Ovviamente, per quanto
riguarda l'attuale attività lavorativa dell'A., ci si basa sulle affermazioni
dell'A., che riteniamo utile verificare presso i rispettivi datori di lavoro.

 

9   CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

Vista l'elevata capacità lavorativa nelle attività
finora esercitate scaturita in questo esame peritale e descritto al capitolo 8,
non riteniamo indicato alcun provvedimento di reintegrazione professionale.
Come già descritto nel capitolo 6, dal punto di vista reumatologico e
neurologico l'A. é ritenuta abile al lavoro nella misura
completa in tutte le attività finora esercitate. Dal punto di vista
psichiatrico, invece, la capacità lavorativa viene valutata nella misura del
75% per qualunque attività professionale. Per quanto riguarda la prognosi e le
possibilità terapeutiche è indicata la prosecuzione della presa a carico
specialistica attualmente in corso e l'assunzione della terapia
psicofarmacologica prescritta. Dal punto di vista psichiatrico il quadro
clinico è ritenuto stabile, prognosticamente migliorabile tramite continuazione
della presa a carico specialistica.

 

10                                              OSSERVAZIONI
E RISPOSTE A DOMANDE PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su
un’esauriente discussione fra tutti i periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

(…)." (doc. AI 28/10-12)

 

                               2.6.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA
del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio
1995 in re A. C; cfr. anche DTF
123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c, 1997 pag. 121).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.C., I
355/03, consid. 5).

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

                                         Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM, i
quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata
è portatrice, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in
merito alla sua capacità residua al lavoro del 75% nell’attività da ultimo
esercitata come addetta alle pulizie e del 100% quale casalinga.

                                         I
periti hanno infatti evidenziato che dal punto di vista reumatologico e
neurologico l’assicurata non presenta patologie che possano influenzare la sua
capacità lavorativa.

                                         Per
quanto riguarda invece la patologia psichiatrica il dr. __________, nel consulto
13 febbraio 2005, dopo aver esposto il seguente esame psichico:

 

" 
(…)

L'A. appare sufficientemente curata
nella persona e nell'abbigliamento, è lucida, orientata nel tempo-spazio e sul sé personale. Le facoltà cognitive sono
conservate. L'intelligenza è normale. L'atteggiamento nei confronti dell'intervista
e dell'interlocutore è collaborante. Il
tono di voce è debole caratterizzato da un sottile tremolio. Il
linguaggio è fluido; coerente. Si osserva un incremento della tensione
endopsichica. II comportamento psicomotorio è normale. Si sente a disagio nel rapporto interpersonale in quanto
afferma di sentirsi insicura. Non si osservano alterazioni della forma e del
contenuto del pensiero né dispercezioni. Il tono dell'umore è leggermente
deflesso. L'istinto vitale è conservato. Esprime sentimenti di frustrazione
e di umiliazione che riconduce ad offese ricevute in passato, inoltre afferma di non essere stata ricambiata per quello che
ha saputo dare agli altri. Esprime lagnanze corporali multiple con stanchezza,
astenia, anedonia.

(…)." (doc. AI 28/15)

 

                                         ha
concluso che:

 

"  (…)

L'atteggiamento
volto ad una dedizione marcata verso gli altri, allo sforzo e ad un impegno
notevole nell'area lavorativa ha improntato la condotta dell'A. durante il suo
percorso esistenziale adulto. Nell'anamnesi dell'A. ricorre il tema della frustrazione
affettiva durante l'infanzia con un rapporto di identificazione negativo con le
figure di riferimento primario dalle quali si sentiva svalutata e trascurata.
Questi condizionamenti educativi ed ambientali hanno sicuramente influito sullo sviluppo della personalità emotiva dell'A. che è stata
costretta a difendersi da un legame di appartenenza affettivo assai carente
assumendo una attitudine indipendente e attiva. A sua volta l'insicurezza
generata dalle carenze affettive ha portato l'A.
a piegarsi di fronte agli eventi e agli
impedimenti esterni vissuti come coercizione opprimente cercando delle
compensazioni nel campo dell'attività per evitare di crollare psicologicamente.
Ritengo inoltre che un ruolo importante nella produzione dei disturbi a carico
dell'apparato locomotorio con la sindrome del dolore cronico debba essere
assegnato agli stati di tensione psicosomatica generati dalla frustrazione e
dalla scontentezza che l'A. ha cercato di dissimulare ricorrendo ai meccanismi di
compensazione. Diagnosticamente l'A. è affetta da
una forma di depressione
mascherata (ICD10 F32.8) caratterizzata da somatizzazioni. L'inabilità
lavorativa psichiatrica a mio avviso è dell'ordine del 20-30%. Terapeuticamente
è indicata la prosecuzione della presa a carico specialistica e dell'assunzione
della terapia psicofarmacologica prescritta.

(…)." (doc. AI 28/15-16)

 

                                         Sempre
il dr. __________, con lettera 13 marzo 2005, ha così risposto ai quesiti
supplementari postigli dal dr. __________ del SAM:

 

"  (…)

1.  La percentuale dell'inabilità lavorativa
psichiatrica del 20-30% è da intendersi come valida per tutte le attività che l'A. ha svolto
finora.

2.  In qualità di casalinga ritengo l'A. in grado di
fornire una prestazione adeguata in quanto espletabile con tempi e modalità
compatibili con i suoi disturbi.

3.  L'inabilità lavorativa psichiatrica del 20-30% è
giustificabile a mio avviso tenendo conto della maggiore lentezza
nell'esecuzione dell'attività e dell' aumentata affaticabilità nello svolgere
le mansioni con necessità di pause durante l'attività.

4.  L'inizio dell'incapacità lavorativa psichiatrica è
da far risalire al mese di novembre '99.

5.  Per quel che riguarda l'evoluzione ritengo che i
disturbi siano rimasti pressoché invariati.

6.  Non sono indicati provvedimenti professionali.

7.  La capacità lavorativa è prognosticamente
migliorabile con una continuazione della presa a carico specialistica.

(…)." (doc. AI28/17)

 

                                         La
dettagliata ed approfondita valutazione pluridisciplinare del SAM non è stata smentita
da altri certificati da parte di medici specialisti attestanti un peggioramento
delle sintomatologie.

 

                                         La
dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel suo rapporto medico
20 ottobre 2005 indirizzato all’avv. RA 1 (doc. AI 9/6-8), a prescindere dalle considerazioni generali che si impongono sul tema
dell’attendibilità delle certificazioni dei medici di fiducia degli assicurati
(cfr. in proposito consid. 2.5), da una parte, attesta che “(…) nel corso degli
ultimi 3 anni la situazione è rimasta pressoché invariata (…)” (doc. AI 9/7),
d’altra parte, non motiva e documenta per quali ragioni ritiene “(…) che
l’attività lavorativa di ausiliaria di pulizia al 20%, sia il massimo
dell’attività esigibile, dal profilo psichiatrico, la paziente resta inabile al
80% in modo duraturo (…)” (doc. 9/8). La specialista, senza tuttavia produrre
gli attestati medici dei rispettivi specialisti, riferisce inoltre anche su
altre affezioni sofferte dalla sua paziente allorquando i periti del SAM hanno
concluso che dal punto di vista reumatologico e neurologico l’assicurata non
presenta patologie che possano influenzare la sua capacità lavorativa.

                                         In
particolare la dr.ssa __________ afferma che “(…) ho fatto valutare la paziente
in data 05 ottobre 2005 dal neurologo dr. med. __________ di __________ che ha
concluso per cefalea cronica di tipo misto in cui è ancora riconoscibile una
componente emicranica, ma con importanti manifestazioni di tipo tensivo sicuramente
favoriti dalla fibromialgia e dalla sindrome depressiva (…)” (doc. AI 9/8). Ora
non vi è agli atti alcun certificato medico del dr. __________ che attesti
un’inca-pacità lavorativa dell’assicurata e i periti del SAM hanno ritenuto la
fibromialgia quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa (doc. AI
28/8).

                                         Al
riguardo occorre ricordare che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse
ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della
disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover
sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con
riferimenti).

                                         Anche
il dr. __________, medico SMR, nelle sue annotazioni 5 dicembre 2005, circa il
rapporto medico 20 ottobre 2005 della dr.ssa __________, ha osservato che la
curante “(…) riconsidera la patologia globale sia per la componente fibromialgica,
neurologica di cefalee e naturalmente la problematica psichiatrica di base.
Ricordo inoltre che in questo rapporto medico 20.10.2005 […] pur considerando
la situazione molto compromessa viene valutato[a] una situazione negli ultimi 3
anni come invariata. Personalmente considero la valutazione del SAM del 2.2005
ben coerente e nella globalità sia psi. che neuro. e reuma. per noi vincolante
nella giustificazione della abilità lavorativa (…)” (doc. AI 6/1).

 

                                         Va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto
2006 nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle
opinioni espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il
medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una
nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un
rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI)
- dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard
de l'administration et de l'OFAS sont 

 

garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical
établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La
valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf.
consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors
aucune raison d'écarter le
rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour
le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au
regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et
du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,
consid. 3.2)

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
della perizia pluridisciplinare 24 marzo 2005 del SAM, richiamato inoltre
l’obbligo che incombe all’assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti
ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo
1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) – se necessario intraprendendo
una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag.
221) – è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360,
125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati), che l'assicurata
è abile al lavoro al 75% nell’attività da ultimo esercitata come addetta alle
pulizie e al 100% quale casalinga.

 

                                         In
simili circostanze è dunque a ragione che l’Ufficio AI le ha negato il diritto
ad una rendita di invalidità in quanto il grado d’invalidità non pensionabile.

 

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurata che, in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, essa potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni.

 

                                         Visto
quanto precede, la decisione impugnata merita quindi conferma, mentre il ricorso
va respinto.

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti