# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e3e49c5c-4864-59e4-bba1-32c100cbbb3d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-05-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.05.2010 36.2010.61
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2010-61_2010-05-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2010.61

   

  IR/sc

  	
  Lugano

  14 maggio 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso 26 febbraio 2010 formulato
da

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 29 gennaio
  2010 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione
  Ufficio dei contributi, 

  6501 Bellinzona 

  (in precedenza: Ufficio
  dell'assicurazione malattia, Bellinzona)

   

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

considerato,

 

                                  A.   RI
1, 1976, cittadino italiano residente a __________ é al beneficio di un
permesso per frontalieri dal marzo 2008 per lo svolgimento della sua attività
lavorativa in Svizzera, a Lugano, presso la RA 1.

 

                                         A
fronte della mancata ricezione del formulario Ti1 relativo all’(eventuale)
esercizio del diritto d’opzione in favore del regime sanitario nazionale e di
residenza (invece di quello del luogo di lavoro) nei tre mesi seguenti l’inizio
dell’attività lavorativa presso la RA 1 rispettivamente nel termine del periodo
(di grazia) ulteriormente concesso e scadente il 30 settembre 2008, l’allora
competente Ufficio dell'Assicurazione Malattia (dal 1 febbraio 2010 sostituito
dalla Cassa Cantonale di compensazione AVS-AI-IPG Ufficio prestazioni) ha
emesso una decisione, il 10 marzo 2009, con cui ha decretato l’affiliazione
d’ufficio del signor RI 1 alla Cassa Malati __________, Agenzia per il Ticino
con recapito a __________, per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico
sanitarie, ciò a decorrere dal 10 marzo 2009. Trattandosi di affiliazione
tardiva l’amministrazione ha stabilito nel 1 ottobre 2008 l’inizio teorico
dell’obbligo assicurativo.

 

                                  B.   La
__________ di __________ (direttore __________ amministratore pure della
datrice di lavoro RA 1 di __________) ho scritto all’assicuratore il 30 marzo
2009 (con copia all’amministrazione cantonale interessata) una lettera in cui
ha comunicato che RI 1 dispone della copertura italiana e “non ha bisogno
della LAMal”. Su carta recante l’intesta-zione del datore di lavoro __________
per conto del qui ricorrente ha inoltrato, il 10 luglio 2009, sostanziale
reclamo all’amministrazione rilevando l’esistenza della copertura sanitaria
italiana e postulando lo stralcio dall’obbligo assicurativo svizzero. Al
reclamo il frontaliero straniero ha annesso fotocopia del formulario Ti1
(annesso al doc. 3), senza indicazione della data, pervenuto quindi oltre i limiti
temporali per l’esercizio del diritto d’opzione.

 

                                  C.   L'amministrazione
ha emanato la sua decisione su reclamo il 29 gennaio 2010 recapitata al datore
di lavoro di RI 1, datore di lavoro che lo ha rappresentato nella procedura
(doc. 5).

 

                                         Nel
suo provvedimento l’allora competente Ufficio dell'Assicurazione Malattia ha indicato
la tardività dell’esercizio del diritto d’opzione (punto 2.6.). In sostanza
agli atti risulta prodotto unicamente un formulario Ti1 con il reclamo di
luglio 2009.

 

                                         Per
l’amministrazione trattandosi di esercizio tardivo del diritto d’opzione il
reclamo è stato respinto e confermata la decisione formale del 10 marzo 2009.

 

                                  D.   Con
ricorso 26 febbraio 2010 RI 1 si è aggravato al TCA, sempre con l’assistenza
del datore di lavoro, postulando l’annullamento della decisione impugnata. Il
ricorrente invoca tempestivo esercizio del diritto d’opzione siccome “i
formulari sono stati trasmessi a tempo debito” e ciò nonostante in un
contatto con l’UAM il rappresentante del ricorrente abbia appreso che
l’amministrazione non abbia “mai ricevuto i formulari”.

 

Dal canto suo
l’amministrazione, nelle osservazioni al ricorso, ha ribadito il contenuto del
provvedimento impugnato.

 

Al ricorrente,
sempre tramite il datore di lavoro, è stata concessa possibilità di ulteriormente
esprimersi e di chiedere l’assunzione di specifiche prove. Il Giudice delegato
ha indetto un’udienza di discussione il 10 maggio 2010 nel corso della quale
sono stati portati i chiarimenti cui sarà cenno, laddove necessario, in corso
di motivazione (doc. VIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                                   1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di
principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà
dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere
nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della
Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre
2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         nel
merito

 

                                   2.   Va
preliminarmente chiarito giuridicamente il tema del diritto d'opzione in
discussione ed il diritto applicabile alla fattispecie. La questione è già
stata esaminata in numerosi giudizi recenti di questo TCA.

 

                                         Per
l’art. 95a cpv. 1 LAMal per le persone designate nell’articolo 2 del
regolamento n. 1408/71 e in relazione con le prestazioni previste nell’articolo
4 dal regolamento, purché siano comprese nel campo d’applicazione della LAMal,
sono applicabili anche  l’Accordo del 21
giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone,
nella versione dei Protocolli del 26 ottobre 2004
e del 27 maggio 2008 relativi
all’estensione dell’Accordo ai nuovi Stati membri della Comunità europea, il
suo allegato II e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione aggiornata (lett. a) e  la Convenzione del 4 gennaio 1960 istitutiva dell’Associazione europea di libero scambio
nella versione dell’Accordo del 21 giugno 2001 che emenda la Convenzione, il suo allegato K, l’appendice 2 dell’allegato K e i regolamenti n. 1408/71 e n.
574/72 nella loro versione aggiornata (lett. b).

                                         L’art.
95a cpv. 2 LAMal prevede che laddove le disposizioni della LAMal fanno uso
dell’espressione «Stati membri della Comunità europea», questa espressione è riferita
agli Stati cui è applicabile l’Accordo di cui al capoverso 1 lettera a.

 

                                         L'art. 1 cpv. 2 OAMal concerne l'obbligo di assicurazione per le persone non
domiciliate in Svizzera (cpv. 1), fra le quali vi sono:

 

                                         d.   le persone che risiedono in
uno Stato membro della Comunità europea e sono soggette all’assicurazione
svizzera ai sensi dell’Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera
circolazione delle persone) e del relativo allegato II, menzionati
nell’articolo 95a
lettera a
della legge;

 

                                         e.   le
persone che risiedono in Islanda o in Norvegia e sono soggette
all’assicurazione svizzera ai sensi dell’Accordo del 21 giugno 2001 di
emendamento della Convenzione istitutiva dell’Associazione europea di libero
scambio (Accordo AELS), del relativo allegato K e dell’appendice 2
dell’allegato K, menzionati nell’articolo 95a lettera b della legge.

 

                                         Va
a questo proposito rammentato che il 1° giugno 2002 è entrato
in vigore "l'Accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione
delle persone" (RS 0.142.112.681, di seguito: ALC), che rinvia, per
quanto concerne la sicurezza sociale al "Regolamento (CEE) N. 1408/71
del Consiglio del 14 giugno 1971 relativo all'applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari
che si spostano all'interno della Comunità", modificato ed aggiornato
dal regolamento (CEE) N. 118/97, regolamento (CEE) N. 1290/97, regolamento
(CEE) N. 1223/98, regolamento (CEE) N. 1606/98 e regolamento (CEE) N. 307/1999
e modificato dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Comunità europea e i suoi Stati membri da una parte e la Svizzera dall'altra parte.

 

                                         Ratione
temporis sono applicabili sia l’ALC che il regolamento (CEE) n. 1408/71 poiché
le decisioni sono state emanate nel 2009 e concernono l’affiliazione
all’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie per un periodo
successivo all’entrata in vigore dell’ALC (cfr. sentenza del 25 gennaio 2007, C 124/06, consid. 4.2; sentenza del 24 luglio 2006 nella causa M., I 667/05, consid. 6.2; DTF
130 V 53 consid. 4.3; Pratique VSI 2004 pag. 209 consid. 3.2 [sentenza del 27
febbraio nella causa M., H 281/03]; SVR 2004 AHV no. 12 pag. 38 consid. 5
[sentenza del 5 febbraio 2004 nella causa S., H 37/03]; cfr. pure la sentenza
della CGCE del 7 febbraio 2002 nella causa C-28/00, Kauer, Racc. 2002, pag.
I-1343, punto 45).

 

                                         L’ALC
ed il regolamento (CEE) n. 1408/71 si applicano pure ratione personae.
L’interessato è di nazionalità italiana e pertanto cittadino di uno Stato
contraente (art. 1 cpv. 2 Allegato II ALC). Quanto al necessario nesso
transfrontaliero, esso è senz’altro dato.

 

                                         La
presente vertenza ricade anche ratione materiae nel campo di applicazione del
regolamento (CEE) n. 1408/71.

                                         Quest’ultimo
si applica infatti a tutte le legislazioni relative ai settori di sicurezza sociale
riguardanti: a) le prestazioni di malattia e di maternità; b) le prestazioni
d’invalidità, comprese quelle dirette a conservare o migliorare la capacità di
guadagno; c) le prestazioni di vecchiaia; d) le prestazioni ai superstiti; e)
le prestazioni per infortunio sul lavoro e malattie professionali; f) gli
assegni in caso di morte; g) le prestazioni di disoccupazione; h) le prestazioni
familiari (art. 4 n. 1).

 

                                         In
concreto dunque trovano applicazione sia le norme dell’ALC che del regolamento
(CEE) n. 1408/71.

 

                                   3.   L'ALC,
per quanto concerne le assicurazioni sociali, rinvia al citato regolamento
(CEE) n. 1408/71 e meglio ai suoi art. 13-17bis che contengono le norme
relative alla determinazione della legislazione applicabile.

 

                                         Il
titolo II del regolamento (CEE) n. 1408/71 (art. 13 a 17bis) contiene delle regole atte a determinare la legislazione applicabile. L'art. 13 n. 1 enuncia
il principio dell'unicità della legislazione applicabile in funzione delle
regole previste dagli art. 13 n. 2 a 17bis, dichiarando determinanti le
disposizioni di un solo Stato membro. Salvo eccezioni, il lavoratore
subordinato è soggetto alla legislazione del suo Stato di occupazione
salariata, anche se risiede sul territorio di un altro Stato membro o se
l'impresa o il datore di lavoro da cui dipende ha la propria sede o il proprio
domicilio nel territorio di un altro Stato membro (principio della lex loci laboris;
art. 13 n. 2 lett. a del regolamento n. 1408/71). Il lavoratore frontaliero
sarebbe quindi soggetto, in virtù di questo principio, alla legislazione dello
Stato in cui lavora (DTF 132 V 57 consid. 4.1 con riferimento, STFA del 25
gennaio 2007, C 124/ 06, consid. 5; cfr. anche l'articolo dell'Istituto delle
assicurazioni sociali (IAS), "Accordo sulla libera circolazione delle
persone e sicurezza sociale con particolare riferimento ai rapporti fra Svizzera
ed Italia", in RDAT I-2002, pag. 41 segg.; cfr. P. Cadotsch et Marie-Pierre Cardinaux,
"Les effets de l’accord sur l’assujettissement et l’obligation de
cotiser à l’AVS" in "L’accord sur la libre circulation des
personnes avec l’UE et ses effets à l’égard de la sécurité sociale en Suisse",
Berna 2001, pag. 131 segg.).

 

                                         Per
l'art. 13 regolamento (CEE) n.
1408/71:

 

                                         "1.  Le persone per cui è
applicabile il presente regolamento sono 

                                         soggette
alla legislazione di un solo Stato membro, fatti salvi gli articoli 14quater e
14septies. Tale legislazione è determinata in base alle disposizioni del
presente titolo.

 

                                         2.   Con
riserva degli articoli da 14 a 17:

 

                                              a) la
persona che esercita un’attività subordinata nel territorio di uno Stato membro
è soggetta alla legislazione di tale Stato anche se risiede nel territorio di
un altro Stato membro o se l’impresa o il datore di lavoro da cui dipende ha la
propria sede o il proprio domicilio nel territorio di un altro Stato membro;

 

                                              b) la
persona che esercita un’attività autonoma nel territorio di uno Stato membro è
soggetta alla legislazione di tale Stato anche se risiede nel territorio di un
altro Stato membro;

 

                                         (…)

 

                                              f)  la
persona cui cessi d’essere applicabile le legislazione di uno Stato membro
senza che ad essa divenga applicabile la legislazione di un altro Stato membro
in forza di una delle norme enunciate alle precedenti lettere o di una delle
eccezioni o norme specifiche di cui agli articoli da 14 a 17, è soggetta alla legislazione dello Stato membro nel cui territorio risiede, in conformità
delle disposizioni di questa sola legislazione."

 

                                         L'ALC prevede dunque il principio dell'assoggettamento alla legislazione di un
solo Stato (art. 13 del regolamento (CEE) n. 1408/71).

                                         I
cittadini di Paesi membri dell'UE
o svizzeri che lavorano solo in Svizzera sono soggetti alla legge svizzera
(art. 13 del regolamento (CEE) n. 1408/71), a meno di essere lavoratori
distaccati o di far parte di una categoria speciale.

                                         I
cittadini svizzeri o di Paesi membri dell'UE che lavorano solo in uno degli Stati dell'UE non sottostanno alla legislazione svizzera (art. 13 del
regolamento n. 1408/71), a meno che siano distaccati.

                                         L'art. 14 del regolamento (CEE) n. 1408/71 si
riferisce a norme particolari applicabili alle persone, diverse dai
marittimi, che esercitano un'attività subordinata.

 

                                         In
generale, i cittadini svizzeri o di Paesi membri dell'UE che esercitano un'attività salariata in due o più Stati membri dell'UE sono assoggettati alla legislazione del
loro Stato di residenza se una parte dell'attività vi è esercitata (art. 14 par. 2 punto b lett. i del
regolamento (CEE) n. 1408/71).

                                         Se
il salariato non lavora nel suo Stato di residenza, è di regola assicurato
nello Stato della sede del suo datore di lavoro (art. 14 par. 2 punto b lett.
ii del regolamento (CEE) n. 1408/71).

                                         Se
lavora per più datori di lavoro che hanno sede in Stati differenti, va
assicurato nel suo Stato di residenza (art. 14 par. 2 punto b lett. i del regolamento
(CEE) n. 1408/71).

                                         Per
quanto concerne gli indipendenti, i cittadini svizzeri o di Paesi membri dell'UE che lavorano come indipendenti solo in
uno Stato dell'UE non sono
assoggettati alla legislazione svizzera (art. 13 par. 2 lett. b regolamento
(CEE) n. 1408/71), a meno che non abbiano lo statuto di lavoratori distaccati.

                                         Invece,
l'indipendente svizzero o dell'UE che lavora solo in Svizzera, sottostà
alle leggi svizzere (art. 13 par. 2 lett. b del regolamento (CEE) n. 1408/71),
a meno di essere distaccato.

 

                                         Di
regola, i cittadini svizzeri o di Paesi membri dell'UE che esercitano l'attività
indipendente in due o più Stati dell'UE o in Svizzera e nell'UE, sono assicurati nel luogo di residenza se una parte dell'attività vi è esercitata. Se non esercita
alcuna attività nel suo Paese di residenza, è assicurato nel Paese dove
esercita l'attività principale
(art. 14bis par. 2 del regolamento (CEE) n. 1408/71).

 

                                         I
cittadini svizzeri o di Paesi membri dell'UE che esercitano simultaneamente un'attività indipendente in Svizzera e un'attività salariata in uno Stato dell'UE, sono di regola assicurati in entrambi gli Stati (eccezione al
principio dell'affiliazione in
un solo Stato).

 

                                         I
cittadini svizzeri o di Paesi membri dell'UE che esercitano simultaneamente un'attività salariata in Svizzera e un'attività indipendente in uno Stato dell'UE sono di regola assicurati in Svizzera. Per diversi Stati (tra cui
l'Italia) v'è tuttavia un'eccezione. In tale particolare ipotesi, un cittadino svizzero o di
un Paese membro dell'UE è assoggettato
in Svizzera per la sua attività salariata e nell'UE per la sua attività indipendente quando esercita la sua attività
indipendente in uno Stato dell'Unione
Europea.

 

                                         A
questo proposito l’art. 14 quater del regolamento (CEE) n. 1408/71 (Norme
particolari applicabili alle persone che esercitano simultaneamente un’attività
subordinata e un’attività autonoma nel territorio di vari Stati membri),
prevede:

 

                                         La
persona che esercita simultaneamente un’attività subordinata a un’attività autonoma
nel territorio di vari Stati membri è soggetta:

 

                                         "a) fatta salva la lettera
b), alla legislazione dello Stato membro nel cui territorio esercita
un’attività subordinata o, qualora eserciti una tale attività nel territorio di
due o più Stati membri, alla legislazione determinata conformemente
all’articolo 14 punti 2 o 3; 

b)                                  nei casi menzionati
nell’allegato VII: alla legislazione dello Stato membro nel cui territorio
esercita un’attività subordinata, essendo questa legislazione determinata
conformemente all’articolo 14 punti 2 o 3, qualora essa eserciti siffatta
attività nel territorio di due o più Stati membri, e alla legislazione dello
Stato membro nel cui territorio esercita un’attività autonoma, essendo questa
legislazione determinata conformemente all’articolo 14bis punti 2, 3
o 4, qualora essa eserciti siffatta attività nel territorio di due o più Stati
membri."

 

                                         A
norma dell’art. 17 del regolamento (CEE) n. 1408/71:

 

"  Due o più Stati membri, le autorità competenti di
detti Stati o gli organismi designati da tali autorità possono prevedere di
comune accordo, nell’interesse di determinate categorie di persone o di determinate
persone, eccezioni alle disposizioni degli articoli da 13 a 16."

 

                                         A
proposito delle norme citate, il Messaggio del Consiglio Federale del 23 giugno
1999 concernente l'approvazione degli Accordi bilaterali tra la Svizzera e la CE (FF 1999 4590: http://www.ti.ch/generale/accordi/documenti/ac_messaggio.pdf), a pagina 185 prevede quanto segue:

 

"  Le persone coperte dal regolamento sono soggette
esclusivamente alla legislazione di un solo Stato membro, di regola quella
dello Stato in cui lavora (principio dell'assoggettamento contributivo). Per determinati
gruppi di persone sono applicabili norme speciali (in parte analoghe a quelle
contenute nelle nostre convenzioni di sicurezza sociale). Queste norme
concernono i lavoratori dipendenti e autonomi distaccati, le persone attive in
diversi Stati, i lavoratori occupati in un'azienda transfrontaliera, i lavoratori
dipendenti o autonomi che lavorano contemporaneamente in più Stati membri e il
personale delle ambasciate e dei consolati.

Una clausola evasiva (art. 17) permette in singoli casi deroghe a favore
degli assicurati. Se le norme previste non permettono di stabilire
l'assoggettamento di una persona alla legislazione di uno Stato, il regolamento
impone a titolo sussidiario il principio del Paese di residenza."

 

                                         La
regola dell'assoggettamento
alla legislazione di un solo Stato (art. 13 regolamento (CEE) n. 1408/71) non
si applica ai lavoratori che non sono cittadini di Paesi membri dell'UE, dell'AELS o della Svizzera. Nei casi non regolati dall'ALC, l'affiliazione alla LAMal viene stabilita sulla base delle Convenzioni
internazionali sulla sicurezza sociale sottoscritte
dalla Svizzera. Se non esiste alcuna Convenzione, l'assoggettamento è determinato secondo il diritto svizzero.

                                         A
questo proposito l’art. 3 OAMal prevede che (cfr. ST 12.01.2010 inc. 36.2009.87
e 09.11.2009 inc. 36.2009.18, Accordo con la Comunità europea sulla libera circolazione delle persone: ripercussioni sull’assicurazione
malattie, Informazione ai Cantoni, pag. 14, n. 5.3, secondo paragrafo):

 

" 
1A loro domanda vengono assoggettati
all’assicurazione svizzera i frontalieri che esercitano un’attività lucrativa
in Svizzera non soggetti all’obbligo d’assicurazione ai sensi dell’articolo 1
capoverso 2 lettera d ed e nonché i loro familiari, purché non esercitino
all’estero un’attività lucrativa per cui siano tenuti ad assicurarsi contro le
malattie.

2Sono considerati familiari il coniuge e i figli che
non hanno ancora compiuto i 18 anni come pure i figli in formazione che non
hanno ancora compiuto i 25 anni."

 

                                   4.   Di
principio, dunque, gli assicurati sono soggetti alla legislazione di un solo
Stato membro, di regola quella dello Stato in cui lavorano (principio
dell'assoggettamento contributivo). Nell'ambito dell'assoggettamento
all'assicurazione malattie per alcuni Paesi vige tuttavia un diritto di
opzione, nel senso che i cittadini di Paesi membri dell'Unione europea
residenti in questi Paesi possono optare di rimanere assicurati nel loro luogo
di residenza. L'art. 89 del regolamento n. 1408/71 prevede che "le
modalità particolari di applicazione delle legislazioni di alcuni Stati membri
sono indicate nell'Allegato VI".

 

L'Allegato II dell'ALC,
Sezione A, al punto 1, lett. o, prevede di aggiungere nell'allegato VI diverse
disposizioni, fra cui un testo relativo all'assicurazione obbligatoria nell'ambito dell'assicurazione malattia svizzera e possibilità di esenzione (http://www.admin.ch/ch/i/rs/i1/0.142.112.681.it.pdf , cifra 3 a pag. 46).

I lavoratori
frontalieri ed i loro familiari residenti in Italia possono dunque optare per
il regime assicurativo dello Stato di residenza. In virtù dell'ALC, infatti, i
cittadini di Paesi membri dell’UE possono essere esentati dall'assicurazione
obbligatoria svizzera, semplicemente optando per il sistema sanitario nazionale
o assicurativo del loro Paese di residenza.

Questa facoltà è
accordata in particolare ai residenti in Francia, Germania, Austria ed Italia. 

 

La decisione di
aderire alla copertura assicurativa del servizio sanitario nazionale deve
essere formulata entro tre mesi a contare dall'inizio dell'assoggettamento al diritto
svizzero (principio dell' "opting out", cfr. "Accordo sulla libera circolazione delle persone e sicurezza
sociale con particolare riferimento ai rapporti fra Svizzera ed Italia", in RDAT I-2002, pag. 30, si veda inoltre Guylaine Riondel Besson: Le droit d'option en matière d'assurance
maladie dans le cadre de l'accord sur la libre circulation des personnes:
difficultés de mise en oeuvre et conséquences pour les assurés, in Cahiers
genevois et romands de sécurité sociale n° 42-2009 pag. 33 e segg.). La domanda di aderire (o rimanere) al sistema sanitario dello Stato
di residenza esplica, come visto, effetti anche per familiari residenti in
quello stesso Stato.

A questo proposito
l’Allegato II all’ALC, Sezione A, punto 1, lett. o prevede:

 

" 
o)   nell’allegato VI è aggiunto il testo seguente:

 

(…)

 

3.   Assicurazione obbligatoria nell’assicurazione
malattia svizzera e possibilità di esenzione.

 

a)   Le disposizioni giuridiche svizzere
sull’assicurazione malattia obbligatoria si applicano alle seguenti persone che
non risiedono in Svizzera:

i)    le persone soggette alle disposizioni
giuridiche svizzere in virtù del titolo II del regolamento;

ii)   le persone per le quali la Svizzera è lo Stato competente in virtù degli articoli 28, 28bis o 29 del regolamento;

iii)  le persone che ricevono indennità di
disoccupazione dall’assicurazione svizzera;

iv)  i familiari delle persone citate ai punti i) e
iii) o di un lavoratore autonomo o dipendente che risiede in Svizzera ed è
assicurato nel regime assicurativo di quel paese, quando i suoi familiari non risiedono
in uno dei seguenti Stati: Danimarca, Spagna, Ungheria, Portogallo, Svezia e
Regno Unito;

v)   i familiari delle persone citate al punto ii)
o di un titolare di pensione o di rendita che risiede in Svizzera ed è
assicurato dal regime di assicurazione malattia svizzero quando questi
familiari non risiedono in uno dei seguenti Stati: Danimarca, Portogallo,
Svezia e Regno Unito.

 

Per
’familiari’ si intendono quelle persone ritenute familiari in conformità con la
legislazione dello Stato di residenza;

 

b)   le persone citate alla lettera a) possono, su
richiesta, essere esentate dall’assicurazione obbligatoria per tutto il tempo
in cui risiedono in uno dei seguenti Stati e dimostrano di beneficiare di una
copertura in caso di malattia:

Germania, Austria, Francia, Italia e – nei casi di
cui alla lettera a), punti iv) e v), Finlandia e, nei casi contemplati alla
lettera a), punto ii), Portogallo.

 

La
domanda

aa) dev’essere presentata entro i tre mesi
successivi all’obbligo di assicurarsi in Svizzera; quando in casi giustificati,
la richiesta è presentata dopo questo termine, l’esenzione diventa efficace dall’inizio
dell’assoggettamento all’assicurazione obbligatoria;

 

bb) si
applicherà a tutti i familiari residenti nello stesso stato."

 

                                         La Svizzera ha recepito questo motivo di esonero nel diritto nazionale. 

A norma dell’art. 2 cpv. 6 OAMal a domanda, sono esentate
dall’obbligo d’assicurazione le persone residenti in uno Stato membro della
Comunità europea, purché possano esservi esentate conformemente all’Accordo
sulla libera circolazione delle persone e al relativo allegato II e dimostrino
di essere coperte in caso di malattia sia nello Stato di residenza e che
durante un soggiorno in un altro Stato membro della Comunità europea o in
Svizzera.

 

                                   5.   Va
ancora rammentato che per l’art. 6 cpv. 1 LAMal i Cantoni provvedono
all’osservanza dell’obbligo d’assicurazione. A norma dell’art. 6 cpv. 2 LAMal
l’autorità designata dal Cantone affilia a un assicuratore le persone tenute ad
assicurarsi che non abbiano assolto questo obbligo tempestivamente.

 

                                         L’art.
6a cpv. 1 LAMal prevede che i Cantoni informano circa l’obbligo di assicurazione
le persone che risiedono in uno Stato membro della Comunità europea, in Islanda
o in Norvegia e che sono tenute ad assicurarsi in virtù di un’attività
lucrativa esercitata in Svizzera (lett. a), le persone che risiedono in uno
Stato membro della Comunità europea, in Islanda o in Norvegia e che sono tenute
ad assicurarsi poiché percepiscono una prestazione dell’assicurazione svizzera
contro la disoccupazione (lett. b), le persone tenute ad assicurarsi poiché
percepiscono una rendita svizzera e che trasferiscono la loro residenza in uno
Stato membro della Comunità europea, in Islanda o in Norvegia (lett. c).

                                         Per
l’art. 6a cpv. 2 LAMal l’informazione secondo il capoverso 1 vale automaticamente
per i familiari residenti in uno Stato membro della Comunità europea, in Islanda
o in Norvegia.

                                         A
norma dell’art. 6a cpv. 3 LAMal l’autorità designata dal Cantone assegna a un assicuratore
le persone che non hanno assolto tempestivamente l’obbligo di assicurazione.
Decide inoltre delle domande di esenzione dall’obbligo di assicurazione. E’
fatto salvo l’articolo 18 capoverso 2bis e ter (relativo all’istituzione comune
LAMal).

 

                                         L’art.
6a cpv. 4 LAMal prevede che gli assicuratori comunicano all’autorità cantonale
competente i dati necessari per il controllo dell’osservanza dell’obbligo di
assicurazione.

                                         Per
l’art. 10 cpv. 1 OAMal i Cantoni informano periodicamente la popolazione circa
l’obbligo d’assicurazione. Provvedono segnatamente affinché le persone
provenienti dall’estero e i genitori di neonati siano informati
tempestivamente.

                                         A
norma dell’art. 10 cpv. 1bis OAMal le informazioni sull’obbligo d’assicurazione
destinate ai detentori di un permesso di dimora di corta durata, di un permesso
di dimora o di un permesso di domicilio valgono parimenti per i loro familiari
residenti in uno Stato membro della Comunità europea, in Islanda o in Norvegia.

 

                                         L’art.
10 cpv. 2 OAMal prevede che l’autorità cantonale competente decide delle
domande di cui all’articolo 2 capoversi 3-5 e all’articolo 6 capoverso 3.

 

                                         Gli
assicuratori sociali preposti al pagamento delle rendite e gli organi
dell’assicurazione contro la disoccupazione assistono i Cantoni nel compito
d’informare circa l’obbligo d’assicurazione delle persone di cui all’articolo
6a capoverso 1 lettere b e c della legge (art. 10 cpv. 3 OAMal).

                                         Per
il cpv. 4 delle disposizioni finali della modificazione del 22 maggio 2002
dell’OAMal i Cantoni, in collaborazione con l’UFAS e con i datori di lavoro
competenti, informano i frontalieri che risiedono in uno Stato membro delle
Comunità europea in merito all’obbligo d’assicurazione al più tardi tre mesi
dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone.
Queste informazioni valgono parimenti per i familiari residenti in uno Stato
membro della Comunità europea.

 

                                   6.   In
concreto il ricorrente è cittadino italiano domiciliato in Italia, paese membro
dell'UE ed esercita attività lucrativa in Svizzera, attività che ha iniziato
nel marzo 2008 alle dipendenze della RA 1 di __________.

                                         In
virtù dell'ALC e del regolamento CEE n. 1408/71 egli è, di principio,
assicurato contro le malattie nel luogo di esercizio dell'attività lavorativa e
quindi in Svizzera.

 

                                         Tuttavia,
in conformità alle norme citate, in particolare dell'Allegato VI al regolamento (CEE) n. 1408/71 al capitolo riguardante la Svizzera, cifra 3 lett. b, quale cittadino di un Paese membro dell'Unione Europea residente
in uno dei Paesi confinanti con la Svizzera (in Italia) ed esercitante
un'attività lucrativa in Svizzera, beneficiando dello statuto di frontaliero,
egli beneficiava del diritto di optare per il sistema sanitario italiano. La
domanda di esenzione, conformemente alla summenzionata cifra 3 lett. b/aa, doveva
essere presentata entro i tre mesi successivi all'obbligo di assicurarsi in
Svizzera. Unica eccezione prevista la presenza di "casi giustificati".

 

                                   7.   In
concreto il ricorrente è titolare di un permesso G dal marzo 2008 pertanto il
termine di 3 mesi per far valere il diritto di opzione, nel caso di specie, scadeva
nel giugno 2008. Secondo l’amministrazione il termine è scaduto infruttuoso
siccome entro i tempi indicati dall’inizio dell’attività lavorativa in Svizzera
il signor RI 1 non ha esercitato il suo diritto d’opzione siccome
all’am-ministrazione non è pervenuto alcun formulario debitamente sottoscritto.

 

Ritenuto che molti
altri frontalieri residenti in Italia ed attivi professionalmente nel Cantone
Ticino, non hanno optato espressamente per il loro assicuratore sociale
nazionale successivamente all'entrata in vigore dell'ALC, nel febbraio 2008
l’UAM ha segnalato all’UFSP la circostanza, quantificando in 12'208 i lavoratori beneficiari del permesso G
per frontalieri – esclusi i familiari - che tra il 2002 ed il 2007 non hanno
rispedito l'apposito modulo TI
1 relativo al diritto d'opzione
per il sistema assicurativo nazionale che l'UAM, al momento dell'ottenimento del permesso G, ha trasmesso ad ognuno di loro
unitamente ad una lettera che spiegava il principio dell'assoggettamento al diritto svizzero, ad una
tavola sinottica e ad una busta recante l'indirizzo del destinatario. 

 

Con risposta del 13
marzo 2008 l’UFSP ha riconosciuto che la procedura adottata dall’ALC è
difficile da concretizzare. Inoltre, i frontalieri italiani fanno fatica a
capire il sistema assicurativo svizzero, dato che non hanno l'abitudine di intraprendere passi
amministrativi particolari per affiliarsi all'assicurazione malattia, poiché assicurati automaticamente in Italia.
Pertanto, l'UFSP non ha
ritenuto opportuno affiliare d'ufficio
con effetto retroattivo le persone che non hanno fornito all'amministrazione cantonale
le necessarie informazioni. L'amministrazione
federale ha sottolineato l'importanza per tutti i frontalieri e le loro
famiglie di una copertura assicurativa in caso di malattia in Svizzera o in
Italia e per evitare gli effetti (decisamente sfavorevoli) ex tunc di
tale affiliazione ha aderito alle richieste ticinesi considerando pure che l'affiliazione d'ufficio di così tante persone avrebbe comportato un lavoro enorme per
il Canton Ticino e gli assicuratori, oltre che ad una difficoltà di messa in
pratica dell'affiliazione
stessa, con rischi per l'incasso dei premi dell'assicurazione malattia svizzera. L'UFSP ha quindi fornito all'UAM indicazioni su come evadere i problemi connessi all'affiliazione tardiva. A questo proposito,
il 24 aprile 2008, l’amministrazione federale ha affermato tra l’altro che:

 

"  Comme vous le relevez à juste titre, la fixation
d’un délai extraordinaire pour l’exercice du droit d’option dans des cas
justifiés correspond à la solution prévue par l’annexe II de l’Accord sur la
libre circulation des personnes (section A, art. 3, let. b, p. aa). Dans le cas
d’espèce, la prolongation du délai de trois mois se justifie du fait que les
personnes qui étaient assurées en Italie n’ont vraisemblablement pas compris
l’importance de remplir correctement le formulaire relatif au droit d’option.
Conformément à la disposition susmentionnée, l’exemption déploie ses effets dès
le début de l’assujettissement à l’assurance obligatoire, c’est-à-dire avec
effet rétroactif, donc ex tunc (et non ex nunc, comme vous l’indiquez dans
votre lettre du 2 avril 2008)."

 

Sulla scorta delle
indicazioni ricevute, il 29 aprile 2008 l’UAM ha allestito una lettera
personale per ogni lavoratore frontaliero che non aveva esercitato il diritto d'opzione, una lettera d'informazione destinata a tutti i datori di
lavoro del Canton Ticino ed un comunicato stampa da parte del Consiglio di
Stato del Cantone Ticino sottoposti alle autorità federali.

Il 7 maggio 2008 l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali,
rispettivamente l'8 maggio 2008 l'UFSP, hanno dato il loro benestare per questa
procedura in “sanatoria”.

 

Questi scambi
epistolari sono stati concretizzati il 3 giugno 2008 quando il Consiglio di
Stato ha comunicato a mezzo di un bollettino stampa informativo che siccome un
gran numero di frontalieri non aveva a suo tempo, ossia nei tre mesi dall'ottenimento del permesso G, esercitato il
diritto d'opzione per il
proprio sistema sanitario nazionale o comunicato la copertura in virtù del
sistema sanitario nazionale, onde evitare il loro assoggettamento obbligatorio
al sistema assicurativo svizzero, ha ritenuto legittimo concedere un periodo
supplementare di tre mesi, di carattere unico e straordinario, per l'eventuale
esercizio del diritto d'opzione.
Il Consiglio di Stato ha fissato al 30 settembre 2008 il termine ultimo per
esercitare questo diritto in via di sanatoria.

 

Il 12 giugno 2008
l’UAM ha inviato a oltre 12'600
lavoratori frontalieri toccati da questa procedura una lettera di spiegazioni riguardante
l'assoggettamento obbligatorio
all'assicurazione svizzera contro le malattie in virtù degli Accordi
bilaterali.

Lo scritto avvisa ogni
interessato della possibilità, entro il 30 settembre 2008 (termine
supplementare di tre mesi, unico e straordinario), per eventualmente compilare
l'allegato modulo TI 1 e ritornarlo
al medesimo Ufficio a mezzo della busta allegata, già indirizzata.

La lettera specifica
in calce, che "se ciò non dovesse avvenire, lei sarà obbligato ad assicurarsi
in Svizzera, e con lei ogni suo familiare che non esercita attività
lavorativa. Rammentiamo inoltre che di principio non sarà più possibile
concedere, in futuro, proroghe di questa natura.".

 

                                         Va
ancora rammentato che su questo aspetto un consigliere nazionale ha inoltrato
un’interpellanza (n. 09.3596) chiedendo al Consiglio federale di prendere
posizione sull’obbligo, in particolare per i frontalieri italiani, di farsi
parte attiva per optare a favore del loro sistema assicurativo al quale, di
principio, sono già assicurati. L’Esecutivo, dopo aver rammentato brevemente le
norme applicabili al caso concreto, ha affermato che spetta ai Cantoni
verificare se i frontalieri che intendono chiedere l’esonero dall’obbligo assicurativo
in Svizzera dispongono di un’altra protezione assicurativa sufficiente ed ha
rilevato che il termine di tre mesi per la presentazione della domanda è
applicato in modo elastico nella maggior parte dei Cantoni. Il Consiglio
federale ha inoltre evidenziato che le esperienze dei Cantoni hanno mostrato
che sono soprattutto i frontalieri residenti in Italia ad avere difficoltà con
questa procedura e che sono attualmente in corso trattative per adeguare
l’allegato II dell’ALC che disciplina i sistemi di sicurezza sociale.
L’intenzione è quella di conservare il diritto di opzione in quanto tale, ma
per agevolare l’attuazione, la Svizzera concorderà speciali modalità esecutive
con singoli Stati. In quest’ambito l’Esecutivo federale sta verificando la
possibilità di negoziare una procedura speciale per i frontalieri italiani che
vada maggiormente incontro alle esigenze degli interessati.

 

                                         Va
qui comunque evidenziato che questo Tribunale deve applicare le norme attualmente
in vigore e non può anticipare eventuali cambiamenti che del resto non sono
neppure ancora stati discussi a livello parlamentare (cfr in tal senso la DTF 133 V 201: “Das Bundesamt für Sozialversicherungen beantragt in seiner Vernehmlassung
sogar eine Praxisänderung in dem Sinne, dass Art. 3 Abs. 3 lit. a AHVG ausnahmslos
bei allen nichterwerbstätigen Versicherten anzuwenden ist, deren erwerbstätiger
Ehegatte eine Altersrente bezieht. Zur
Begründung weist die Aufsichtsbehörde u.a. auf die erste Botschaft vom 21.
Dezember 2005 zur 11. AHV-Revision (Neufassung; BBl 2006 S. 1957 ff.) hin. In dieser Revisionsvorlage schlägt der Bundesrat einen neuen Art.
3 Abs. 4 lit. b AHVG vor, wonach Absatz 3 auch Anwendung findet für die
Kalenderjahre, in denen der erwerbstätige Ehegatte eine Altersrente bezieht
oder aufschiebt (BBl 2006 S. 2003 und 2045). Es besteht indessen kein
Anlass, in diesem Sinne zu entscheiden, umso weniger, als National- und
Ständerat die Beratung der Vorlage noch nicht in Angriff genommen haben.“ e sentenza H 158/06 del 5 settembre 2007: „7.1 L'OFAS, citant
le Conseil fédéral dans son Premier message du 21 décembre 2005 relatif à la
11e révision de l'AVS (nouvelle version, FF 2006 II 1962), propose d'appliquer
l'art. 3 al. 3 let. a LAVS aux personnes sans
activité lucrative, dont le conjoint perçoit une rente de vieillesse et
poursuit l'exercice d'une activité lucrative, afin que tous les couples
puissent à nouveau profiter de la libération de l'obligation de cotiser, indépendamment
des conséquences sur le revenu annuel moyen déterminant du conjoint non-actif.
7.2 Déjà, dans l'arrêt H 73/06, l'OFAS avait fait la même proposition de
changement de pratique. Le Tribunal de céans a considéré qu'il n'y avait pas
lieu de se prononcer dans ce sens, d'autant moins que la nouvelle version du
projet de 11e révision de l'AVS devait encore être discutée devant le Conseil
National et le Conseil des Etats (ATF 133 V 201 consid. 4.4 p. 204 s.). Il
n'y a dès lors aucune raison qu'il en aille autrement dans le cas particulier.", sottolineature del redattore).

 

                                   8.   Dalla
documentazione agli atti emerge che il ricorrente non ha esercitato il diritto
d'opzione nei 3 mesi dall'ottenimento del permesso G e neppure nel termine di
grazia da ultimo concesso dall'amministrazione come descritto in precedenza
ossia entro il 30 settembre 2008. Il signor RI 1, come indicato, ha invece sostenuto
di avere tempestivamente esercitato il diritto d’opzione inviando il formulario
Ti1 necessario allo scopo nei tempi utili dall’inizio della sua attività presso
la RA 1.

 

                                   9.   Va qui rammentato che, per quanto attiene alla notifica delle decisioni
ed all’inoltro di atti ed istanze i Tribunali, ed in particolare il Tribunale
Federale delle Assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: TF), hanno sviluppato nel
corso degli anni un’abbondante giurisprudenza. Occorre anzitutto rilevare come
l’onere della prova dell’avvenuta notifica di una decisione giudiziaria incombe
all’autorità amministrativa (DTF 115 V 113 con riferimenti). Qualora la
notifica o la relativa data sono contestate, in caso di dubbio fa stato la
versione fornita dal destinatario (DTF 103 V 66 consid. 2a). L’andamento
organizzativo di una spedizione da parte dell’autorità amministrativa non è
sufficiente per provare la notifica di una decisione, in particolare quando si
tratta di un invio per posta A (RCC 1992 pag. 395 consid. 3c). Questa prova può
essere tuttavia portata per il tramite di indizi (per esempio: corrispondenza
con l’autorità amministrativa, RCC 1984 pag. 123 consid. 1b), tenuto conto che,
secondo la giurisprudenza del TFA, è sufficiente che la prova sia stata fornita
secondo il principio della verosimiglianza preponderante (DTF 121 V 6 dove si
trattava di un termine per salvaguardare la perenzione dei contributi AVS ex
art. 16 cpv. 1 LAVS; KIESER, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, N 364, pag. 166).
In una sentenza del 22 febbraio 1993 nella causa V. pubblicata in DTF 119 V 7,
il Tribunale federale delle assicurazioni sociali aveva invero avuto modo di
stabilire che la tempestività dell'esercizio di un rimedio di diritto deve
essere determinata con certezza (ad esempio fornendo la prova dell'invio
mediante raccomandata) e che in simili casi, la regola della verosimiglianza
preponderante, usuale nel diritto delle assicurazioni sociali, non è applicabile.
In una successiva sentenza del 28 febbraio 1995 nella causa R. pubblicata in
DTF 121 V 5 e AJP 1995 pag. 1090-1091, la nostra Massima Istanza ha precisato
che la giurisprudenza citata (DTF 119 V 7) si applica solamente per valutare la
tempestività di atti processuali, ma non invece nell'ambito dell'amministrazione
di massa (ad esempio: l'emanazione di decisioni in materia di contributi) dove
è applicabile l'abituale criterio della probabilità preponderante. Va comunque
osservato che, anche in questa seconda occasione, in assenza di un invio raccomandato,
il TFA, pur applicando il criterio della probabilità preponderante, ha ritenuto
non avvenuta la notifica della decisione alla data indicata
dall'amministrazione (per una critica della giurisprudenza federale, anche con
riferimento al DTF 120 V 37, cfr. U. KIESER in: AJP 1995 pag. 1091-1092). A questo
proposito va rilevato che in una sentenza del 26 settembre 1994 nella causa K.
(C 94/94), il Tribunale federale delle assicurazioni ha riconfermato che colui
che è in grado di comprovare l'avvenuta spedizione (ad esempio mediante una
ricevuta postale), beneficia della presunzione che in quell'invio sono contenuti i documenti rilevanti ai fini dei diritti che si vogliono fare valere. In tale ipotesi, se
l'amministrazione ritiene che in quell'invio figuravano altri documenti sta a
lei fornire la prova delle proprie affermazioni.

 

                                         In
una sentenza del 14 dicembre 1999 nella causa P., pubblicata in DLA 2000 pag.
118 segg., l'Alta Corte ha rilevato che l'autorità sopporta le conseguenze
della mancanza di prove (o della mancanza della probabilità preponderante) nel
senso che, se la notifica o la rispettiva data sono contestate e se esistono
effettivamente dubbi a tale proposito, occorre basarsi sulle dichiarazioni del
destinatario dell'invio. La spedizione con la posta normale non consente in
generale di stabilire se la comunicazione sia pervenuta al destinatario; la
semplice presenza nel fascicolo della copia dell'invio non è sufficiente per
dimostrare che tale lettera sia stata effettivamente spedita e ricevuta.
Tuttavia, la prova della notifica di un atto può risultare da altri indizi o
dall'assieme delle circostanze, quali la mancata protesta da parte di una persona
che riceve richiami (cfr. STCA del 22 luglio 2005, inc.
36.2005.3 e 4).

 

                                         Con
sentenza 2C_711/2008 del 7 novembre 2008 il TF ha affermato:

 

"  1.

Par arrêt du 25 août 2008, le Tribunal cantonal vaudois (Cour de droit
administratif et public) a rejeté le recours de X.________, contre la décision
du Département de l'intérieur du 21 décembre 2007 prononçant son expulsion
administrative.

 

Par acte daté du 24 septembre 2008, X.________, agissant par
l'intermédiaire d'un avocat-stagiaire, a formé un recours en matière de droit
public contre cet arrêt, qu'il a déclaré avoir reçu le 26 août 2008. Le délai
de recours auprès du Tribunal fédéral (art. 100 al. 1 LTF) arrivait ainsi à
échéance le jeudi 25 septembre 2008. Cet acte, accompagné d'une lettre du
mandataire du recourant datée du 25 septembre 2008, n'est toutefois parvenu au
Tribunal fédéral que le lundi 29 septembre 2008. L'enveloppe qui le contenait, porte l'inscription manuscrite "LSI"; elle est
affranchie à 5 fr. 50, comme un courrier inscrit. Le cachet postal apposé est
un sceau interne (1300) du centre de tri d'Eclépens et mentionne une date, dont
le deuxième chiffre est illisible, soit 2...09.08.

 

2.

Invité à faire parvenir un moyen de preuve approprié, notamment le
récépissé postal attestant de l'expédition en temps utile, le mandataire du
recourant a indiqué qu'à la suite d'une erreur, la lettre avait été acheminée
en courrier A et non en envoi LSI. La secrétaire de l'étude chargée de poster
cet envoi ne s'était pas aperçue de l'erreur. L'avocat-stagiaire a invoqué sa
bonne foi et a produit une déclaration sur l'honneur de sa secrétaire,
attestant qu'elle avait remis ledit courrier à l'Office postal de St-François,
à Lausanne, le 25 septembre 2008.

 

Après être venu examiner l'enveloppe à la Chancellerie, le mandataire du recourant a admis que le sceau attestant de l'envoi était illisible.
Il a retenu que, comme celui-ci avait passé par le centre de tri d'Eclepens, il
avait pu être acheminé avec du retard. Ainsi, dans la mesure où il ne pouvait
être tenu responsable des erreurs commises "(acheminement en courrier A en
dépit de l'affranchissement recommandé, retard dans l'envoi, illisibilité du
cachet postal)", le recourant estime qu'il y a lieu de retenir que le
recours a bien été déposé en temps utile à l'Office postal de St-François.

 

3.

3.1 Selon l'art. 100 al. 1 LTF, le recours contre une décision doit
être déposé devant le Tribunal fédéral dans les 30 jours qui suivent la notification
de l'expédition complète.

 

La preuve que l'acte de recours a été déposé en temps utile appartient
au recourant (ATF 119 V 7 consid. 3c/bb et cc p. 10; 98 Ia 247
consid. 2 p. 249). Une exception, non réalisée en l'espèce, ne peut être admise
que si cette preuve ne peut être apportée en raison d'un fait qui ne dépend pas
du recourant lui-même, mais dont l'autorité est seule responsable (ATF 92 I 253
consid. 3 p. 257). Cette preuve résulte en principe de la date de
l'affranchissement postal (ATF 109 Ia 183 consid. 3 b p. 184; arrêt 1A.
254/1991 du 3 mars 1993, consid. 2b, non publié). Toutefois, lorsque la date en
question n'est pas lisible ou a été imprimée au moyen d'une machine privée,
elle ne peut pas constituer la preuve du dépôt de l'acte dans le délai de
recours (ATF 109 Ia 183 consid. 3b p. 185). L'intéressé peut cependant l'établir
par d'autres moyens de preuve, notamment en faisant appel à des témoins (ATF
109 Ib 343 consid. 2b p. 345; 98 Ia 247 consid. 2 p. 249), étant posé que la
seule déclaration de la partie concernée n'est pas suffisante (cf. Yves Donzallaz,
Loi sur le Tribunal fédéral, Berne 2008, ch. 1248, p. 534).

 

3.2 Il n'est pas contesté que le recours étant soumis au délai de 30
jours de l'art. 100 al.1 LTF, le délai pour recourir au Tribunal fédéral
arrivait à échéance le jeudi 25 septembre 2008. Le mandataire du recourant
affirme que l'acte de recours a bien été déposé à cette date, mais il ne peut
pas produire de récépissé postal qui confirmerait ses dires. Selon lui,
l'enveloppe, affranchie comme un recommandé et portant la mention LSI, aurait
été acheminée en courrier A à la suite d'une erreur qui se serait produite au
guichet de la poste de St- François. De plus, la preuve de la remise ne peut
pas être apportée par le sceau postal, dont la date du jour de l'envoi n'est
pas visible. Quant à la déclaration sur l'honneur de la secrétaire, attestant
qu'elle avait remis le courrier contenant l'acte de recours dans l'affaire
X.________ "à l'Office de Poste …………………….rv le 25 septembre 2008, aux
alentours de 18h00", elle ne saurait constituer un témoignage indépendant
(ATF 109 Ib 343 consid. 2b p. 345). Ce témoignage provient en effet de la
personne même qui aurait procédé à la remise au guichet postal et ne peut donc
pas être pris en considération. Contrairement à ce que prétend le mandataire du
recourant sur ce point, il ne s'agit nullement d'apprécier la bonne foi des
personnes en cause, mais du respect des principes touchant au délai de recours.
Or, en ce domaine, on ne peut se contenter d'une vraisemblance, mais l'on doit
exiger une preuve stricte (ATF 119 V 7 consid. 3c/bb p. 10).”

 

                                10.   Nel
caso di specie occorre quindi domandarsi se si sia in presenza di un'eccezione
ai sensi dell'allegato II dell'ALC Sezione A, punto 1, lett. o, cifra 3 lett.
b/aa. La questione è stata analizzata nella sentenza 1° dicembre 2009
(36.2009.16). In quell’oc-casione il TCA ha evidenziato che la
sopra citata norma prevede che la domanda di assoggettamento al sistema sanitario
sociale del Paese di residenza debba essere presentata entro i tre mesi
successivi all'obbligo di assicurarsi in Svizzera; quando, in casi
giustificati, la richiesta è presentata dopo questo termine, l'esenzione
diventa efficace dall'inizio dell'assoggettamento all'assicurazione
obbligatoria (effetti ex tunc). Questo Tribunale ha stabilito che i
"casi giustificati" previsti da questo disposto sono assimilabili,
per analogia, al principio della restituzione dei termini che, nell'ambito delle assicurazioni sociali rette dal
diritto federale, è contemplato all'art. 41 LPGA (sentenza del 1° dicembre 2009, inc. 36.2009.16).
Questa norma prevede che se il richiedente è stato impedito, senza sua colpa,
di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che l'interessato lo domandi adducendone i motivi
entro 30 giorni dalla cessazione dell'impedimento e compia l’atto omesso.

 

                                         Per
"impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità
oggettiva o la forza maggiore, ma anche l'impossibilità che risulta da
circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze devono
comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente non deve
potere essere rimproverata una negligenza (DTF 96 II 265 consid. 1a; sentenza I 393/01 del 21 novembre 2001; Kieser, ATSG-Kommentar,
Zurigo 2009, N. 4 ad art. 41, pag. 526; Kieser, Das Verwaltungsverfahren
in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, pag. 170 seg.; Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, n.
151).

 

                                         La giurisprudenza federale ammette che il decesso, una grave
malattia contratta improvvisamente, in particolare una patologia seria insorta
quando il termine sta per scadere, la degenza in ospedale possano costituire un
impedimento non colposo. Non basta però che l'interessato medesimo sia stato
impedito di agire entro il termine stabilito, lo stesso dovendo oltre a ciò
essere pure stato impossibilitato ad incaricare un terzo di compiere gli atti
di procedura necessari (RDAT II-1999 n. 8, pag. 32; DTF 119 II 86, consid. 2a,
DTF 112 V 255, consid. 2a; cfr., pure, STFA K 34/03 del 2 luglio 2003). Non
costituiscono, per contro, motivi scusabili il sovraccarico di lavoro,
l'ignoranza del diritto, rispettivamente l'insicurezza dovuta all'introduzione
di una nuova norma legale (sentenza C 366/99 del 18 gennaio 2000; DLA 2002 N.
15 pag. 113; DLA 2000 N. 6, consid. 2, pag. 31; DLA 1988 N. 17, consid. 4a,
pag. 128; DTF 110 V 339, consid. 3; DTF 110 V 210, consid. 4).

 

                                         A
livello cantonale, una regolamentazione simile è stata adottata nell'ambito del diritto alla riduzione dei premi
dell'assicurazione obbligatoria
(art. 65 LAMal), concretizzata a livello ticinese con la legge di applicazione
(LCAMal) ed il regolamento (RLCAMal).

 

                                         Quest'ultimo, all'art. 11 cpv. 2, prevede che "Per casi particolari e per
ragioni comprovate", l'Istituto delle assicurazioni sociali può ritenere anche istanze che
giungessero fuori dei termini stabiliti per l'inoltro della richiesta di riduzione dei premi.

 

                                         Partendo
dalla considerazione che la LCAMal ed il RLCAMal vogliono una procedura
semplice, senza necessità di produrre documentazione specifica e senza particolari
esigenze formali, il Tribunale cantonale delle assicurazioni, nella sua
costante prassi, ha interpretato in modo restrittivo tale norma cantonale.

 

                                         Il
 TCA ha, ad esempio, già considerato che un ritardo di oltre un anno a fronte
di un'importante malattia dello
stesso assicurato non poteva essere considerato fatto giustificativo
sufficiente (sentenza 24 aprile 2002, inc. 36.2002.5).

                                         Ha
inoltre ritenuto insufficiente, come motivo
giustificativo, che l'assicurato fosse tossicodipendente – con conseguenti
difficoltà fisiche e psichiche - nel periodo per il quale ha chiesto il diritto
alla riduzione del premio di cassa malati. Infatti, essendo coniugato e
ritenuto come sua moglie si fosse occupata di lui e l'avesse aiutato a passare il brutto periodo
che stava vivendo, è stato ritenuto che il ricorrente potesse e dovesse fare
capo alla moglie anche per la gestione delle sue pratiche correnti e quindi
anche quella relativa alla riduzione dei premi di cassa malati (sentenza del 14
marzo 2006, inc. 36.2006.16; sentenza del 21 luglio 2008, inc.
36.2008.49/53/54).

                                         Alla
medesima soluzione il TCA è giunto nel caso di un assicurato alla ricerca di un
lavoro la cui moglie, gestante, ha avuto problemi di salute sia prima sia dopo
il parto. Queste difficoltà non l'hanno comunque impedito di compilare e spedire la richiesta di
sussidio, operazione che in sé richiede poco tempo (sentenza dell'11 ottobre 2006, inc. 36.2006.113).

                                         Insufficienti,
ancora, i gravi motivi di salute che hanno colpito la madre di un assicurato da
oltre un anno (sentenza dell'8
febbraio 2007, inc. 36.2006.244).

                                         L'intempestività dell'inoltro
del formulario da parte di una giovane donna che, per ragioni umanamente comprensibili,
si è avviata con notevoli difficoltà nel mondo del lavoro in un'epoca di concreta difficoltà, non è stato
ritenuto motivo giustificativo (sentenza del 21 maggio 2007, inc. 36.2007.50).

                                         Analogamente,
nella sentenza del 25 maggio 2007 (inc. 36.2007.55), la dimenticanza della
scadenza del termine da parte di una persona attiva socialmente e che ha
privilegiato “il suo lavoro in maniera certamente altruista e lodevole”
invece della propria necessità economica, non è stato ritenuto come sufficiente.

                                         Con
sentenza del 16 agosto 2007 (inc. 36.2007.86) il Tribunale ha stabilito che la malattia, e la morte ad essa conseguente, di un congiunto, anche
quando imponga trasferte impegnative e soggiorni all'estero prolungati, non
sono tali da giustificare il ritardo nell'inoltro delle domande di riduzione
del premio, visto il lungo periodo di tempo concesso per l'esercizio di questo
diritto.

                                         Questo
concetto è stato ulteriormente ribadito nella sentenza del 28 luglio 2008 (inc.
36.2008.80), dove il genitore della moglie del ricorrente era mancato nel
periodo critico, circostanza questa che aveva indubbiamente creato subbuglio,
oltre a grande dolore nei membri della famiglia. Tale evenienza, però, alla
luce della lunghezza del termine per l'inoltro della domanda di sussidio, e della semplicità della
procedura, così come della possibilità di delegare a terzi il compimento dell'atto, non era stato ritenuto giustificativo
del ritardo.

                                         Neppure
il momento difficile vissuto dalla famiglia dell'assicurata, il tumore che la madre ha superato, l'intervento chirurgico subito dal padre ed i
grossi rischi per la vita da questi corsi, nonché le conseguenze di tali eventi
sugli impegni della ricorrente, non sono stati ritenuti atti a giustificare il
ritardo (sentenza del 23 settembre 2008, inc. 36.2008.100).

 

                                11.   In
concreto il ricorrente non fa valere alcun sufficiente e valido motivo di
giustificazione del ritardo. A lui incombeva semplicemente trasmettere il
formulario TI 1 all'amministrazione nel termine di tre mesi. L’esercizio del
diritto d’opzione è in sè semplice e non comporta difficoltà alcuna per
nessuno, tale esercizio appare poi notevolmente facilitato dall’utilizzo di un
semplicissimo formulario (Ti1) pensato dall’amministrazione per la semplificazione
delle procedure. L'invio postale, la trasmissione brevi manu o la consegna
tramite terzi sono a carico della persona interessata che, prevalendosi di
diritti scaturenti dall'opzione del diritto, deve dimostrare tempestivo e
corretto esercizio di detto diritto. Come indicato richiamando la giurisprudenza
del Tribunale Cantonale delle Assicurazioni in materia di richieste di sussidi
in ambito di assicurazione obbligatora contro le malattie, è l’interes-sato che
deve premurarsi affinché, in caso di dichiarazione di mancata ricezione (o
mancata tempestiva ricezione) del formulario contenente l’espressione del
diritto d’opzione, il corretto esercizio della sua scelta possa essere
dimostrato e comprovato adeguatamente. Poco importa come il formulario sia
stato trasmesso (se consegnato o spedito, e se spedito se ciò sia avvenuto
tramite fattorino privato o tramite La Posta). La prova della spedizione e
della ricezione da parte dell’amministrazione incombe a colui che fa valere il
diritto. Quindi se non è imposto dalle norme dell’ALC o della LAMal che un tale
diritto di opzione debba avvenire mediante invio raccomandato, è imposto dalla
legge (in virtù dei principi che regolano l’onere probatorio) che colui che
esercita un diritto d’opzione e si prevale dello stesso debba dimostrare la
corretta e tempestiva opzione. In concreto l’allora competente Ufficio dell'Assicurazione
Malattia ha indicato di non avere ricevuto il formulario che il signor RI 1
pretende di avere spedito. La copia agli atti è pervenuta, senza data, solo con
l'invio del 10 luglio 2009 costituente reclamo contro la decisione di
iscrizione d'ufficio all'assicurazione malattia (affiliazione tardiva) e quindi
a termini per l’esercizio dell’opzione ampiamente scaduti. Al signor RI 1
incombe la prova dell’avvenuta tempestiva spedizione. Egli ha avuto la
possibilità di esercitare i suoi diritti e di portare la prova richiesta sia in
sede di reclamo contro la decisione 10 marzo 2009 - atto formale valido
impugnabile – sia contro la decisione emessa su reclamo, sia in sede di ricorso
a questo Tribunale Cantonale delle Assicurazioni e da ultimo al momento
dell'udienza. Questa prova della pretesa tempestività, semplice in sè (la
ricevuta dell’invio per raccomandata, corrispondenza relativa all’esercizio del
diritto d’opzione tenuta con l’amministrazione interessata, o simile) non è
stata portata. RI 1 ne porta le conseguenze, il principio vuole che egli debba
essere assicurato in Svizzera.

 

                                         Si
ribadisce che la responsabilità per l'inoltro tempestivo del formulario per l'esercizio
del diritto d'opzione era dell'assicurato. Affidandosi a terzi (datore di
lavoro) e senza prova dell’invio, egli si è assunto il rischio di un mancato
tempestivo esercizio del diritto. L'omissione di una terza persona non
costituisce, per questo genere di atto e nelle modalità descritte, una
sufficiente giustificazione del ritardo.

 

 

                                12.   Alla luce di quanto sopra esposto il ricorso va respinto, mentre la
decisione impugnata va confermata. Va qui rammentato al ricorrente che può
chiedere alla competente amministrazione cantonale, se dati i presupposti, di
essere posto al beneficio del sussidio per il pagamento del premio
dell’assicurazione malattie conformemente a quanto previsto dall’art. 65a LAMal
ed è sua facoltà, nei termini e nei modi previsti dalla legge, cambiare assicuratore.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti