# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e4144267-1c7d-5b7f-bf5c-f86eb44f7644
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-08
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 08.07.2019 14.2019.36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2019-36_2019-07-08.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2019.36

  	
  Lugano

  8 luglio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Fiscalini

  

 

 

statuendo nella causa SO.2018.915 (rigetto provvisorio
dell’opposizione) della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord promossa
con istanza 20 novembre 2018 dalla

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 1, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   CO 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 2, Lugano)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 15 febbraio 2019 presentato dalla RE 1
contro la decisione emessa il 5 febbraio 2019 dal Pretore aggiunto;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   CO 1 ha incaricato la RE 1, Lamone (in seguito: RE 1) di effettuare
il trasloco dei propri effetti personali al suo nuovo domicilio, di depositare
determinate suppellettili presso il magazzino della ditta e di eseguire piccoli
lavori di pulizia. Nel periodo dal 2 dicembre 2015 al 28 agosto 2018 la RE 1 ha emesso 17 fatture per fr. 35'137.– complessivi. Tra il 3 ottobre 2016 e il 3 agosto 2018 CO 1 ha pagato una delle
fatture e versato 13 acconti per complessivi fr. 11'963.20.

                                  B.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 29 agosto 2018 dall’Ufficio di esecuzione di Lugano, la RE
1 ha escusso CO 1 per l’incasso di fr. 23'573.80
oltre agli interessi del 6% dal 1° ottobre 2017, indicando quale titolo di
credito le “fatture per
trasloco e deposito”.

 

                                  C.   Avendo
CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 20 novembre
2018 la RE 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura della
Giurisdizione di Mendrisio-Nord. Nel termine impartito, la
parte convenuta, con osservazioni scritte del 17 dicembre
2018, ha comunicato al Pretore aggiunto di trovarsi in una
situazione debitoria molto grave e di non poter far fronte al credito vantato
dall’istante. L’istante ha lasciato trascorrere infruttuosamente il termine
assegnatole per presentare un’eventuale replica.

 

                                  D.   Statuendo con decisione del 5 febbraio 2019, il Pretore aggiunto ha
respinto l’istanza, ponendo a carico dell’escutente le spese processuali di fr. 390.– e un’indennità di fr. 250.– a favore della parte convenuta.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo del 15 febbraio 2019 per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza. Nelle sue
osservazioni del 7 marzo 2019, CO 1 ha concluso per la
reiezione del reclamo.

 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 15 febbraio 2019 contro la sentenza notificata al patrocinatore
della RE 1 il 6 febbraio 2019, in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il
riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esisten­za del credito posto in
esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo
la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e
vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto
provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata
quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato,
quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al
giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Pretore aggiunto ha stabilito che nessuno dei documenti
prodotti dall’istante ha le caratteristiche di un atto pubblico o reca la firma
manoscritta della convenuta nel senso dell’art. 14 cpv. 1 CO. Il pagamento di
vari acconti, ossia il preteso riconoscimento – tacito – per atti concludenti
dell’in­tero debito posto in esecuzione non costituisce a suo giudizio un
riconoscimento di debito secondo l’art. 82 cpv. 1 LEF, i pagamenti parziali non
potendosi parificare a una scrittura firmata a mano dell’escussa o dal suo
rappresentante. Onde la reiezione dell’istanza.

 

                                   4.   Nel
reclamo la RE 1 censura un’evidente errata applicazione del diritto da parte
del Pretore aggiunto, il quale non avrebbe considerato le osservazioni all’istanza
formulate dalla convenuta il 17 dicembre 2018, e più precisamente il passaggio
inerente alla situazione debitoria della convenuta “… motivo per il quale non può far fronte al credito
vantato dalla ditta RE 1”. Sottoscrivendo tale dichiarazione
di volontà, chiara ed esplicita, il legale di CO 1 – persona particolarmente
cognita delle conseguenze giuridiche delle proprie affermazioni – avrebbe
infatti riconosciuto esplicitamente l’intero debito accumulato dalla convenuta
nei confronti dell’istante. A mente della reclamante si è pertanto in presenza
di un riconoscimento di debito scritto e firmato dal rappresentante dell’escussa.

 

                                   5.   Costituisce un riconoscimento di debito
nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF la scrittura privata, firmata dall’escusso –
o dal suo rappresentante –, da cui si evince la sua volontà di pagare (o
perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma
di denaro determinata o facilmente determinabile ed esigibile (DTF 139 III 301
consid. 2.3.1 con rimandi). Il riconoscimento di debito può anche essere
successivo al precetto esecutivo, ma dev’essere allestito prima dell’udienza di
discussi­one dell’istanza o prima dell’assegnazione al convenuto del termine
per la presentazione di osservazioni scritte (sentenza
della CEF 14.2015.72 del 16
settembre 2015 consid. 6.1 con rinvii, massimato in RtiD 2016 I 729 n. 47c).

 

                                         Il riconoscimento deve risultare
indiscutibilmente dal documento o dai
documenti prodotti dall’escutente (Staehelin
in: Basler Kom­mentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 21 ad art. 82
LEF). Una sua eventuale interpretazione può fondarsi solo sul titolo stesso (sentenza 5A_741/2013
già citata, consid. 3.1.1 e 4.2), fermo restando
che in caso di dubbio la questione litigiosa andrà, se occorre, sottoposta al
giudice ordinario (sentenze della CEF 14.2014.116 del 3 novembre 2014,
consid. 4.4, e 14.2015.23 del 28 maggio 2015, consid. 7.1).

 

                                5.1   Nel
caso specifico, il Pretore aggiunto ha respinto l’istanza, stabilendo che le
fatture non controfirmate dalla convenuta e i vari acconti parziali da lei pagati
non costituiscono un riconoscimento (tacito) di debito dell’intera somma posta
in esecuzione. Sul contenuto delle osservazioni all’istanza egli non si è
espresso. 

 

                                  a)   Ora, semplici fatture, ove non siano sottoscritte dal
debitore, non possono rappresentare secondo la legge (art. 82 cpv. 1 LEF) un
valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione (v. sentenza della CEF
14.2017.9 del 31 marzo 2017, consid. 6.2/a, con rinvii). Ne discende che le 17
fatture prodotte con l’istanza (doc. A), a prescindere dalla loro pretesa
fondatezza, sulla quale questa Camera non è competente a decidere, non possono
costituire un riconoscimento di debito nel senso della suddetta norma, poiché
non recano la firma manoscritta della convenuta (a norma del­l’art. 14 cpv. 1 CO:
sentenza della CEF 14.2016.141 del 17 no­vembre 2016 consid. 5).

 

                                  b)   Neppure
il pagamento del saldo di una delle fatture e di diversi acconti (doc. B)
possono assurgere – in assenza di firma della convenuta – a un riconoscimento
(tacito) per atti concludenti del debito posto in esecuzione e non giustificano
quindi il rigetto provvisorio dell’opposizione nel senso dell’art. 82 cpv. 1
LEF per l’importo indicato sulle fatture (come visto non controfirmate) dalla
debitrice (sentenze della CEF 14.2016.207 del 31 gennaio 2017, consid. 5.2/b;
14.2016.141 del 17 novembre 2016, consid. 5; 14.2011.226 del 16 febbraio 2012
consid. 3.2).

 

                                  c)   Nelle
osservazioni all’istanza l’avv. PA 2 ha scritto che “la signora CO 1 ha una situazione debitoria molto grave, come si evince
dall’estratto UE che si allega, motivo per il quale non può far fronte al
credito vantato dalla ditta RE 1, come pure agli altri crediti”
(act. III). Tali osservazioni sono state trasmesse all’istante con l’assegnazione
di un termine di dieci giorni per presentare un’eventuale replica, “con l’avvertenza che in caso di silenzio il Giudice
procederà nella lite giudicando in base agli atti e agli allegati”. 

 

                                         Ciò
nondimeno, la RE 1 ha lasciato trascorrere infruttuosamente il termine
assegnatole e ha così rinunciato a presentare una replica in prima sede. Essa non ha pertanto modificato o completato la
motivazione dell’istanza di rigetto che si fondava sui pagamenti parziali effettuati
dalla convenuta. L’allegazione della reclamante,
secondo la quale le osservazioni all’istanza contengono un riconoscimento di
debito, è quindi nuova e inam­missibile (art. 326 cpv. 1 CPC e sopra
consid. 1.2), essendo stata presentata solo in seconda istanza. E
stante il principio dispositivo (art. 55 cpv. 1 CPC), il giudice di rigetto non
può venire in aiuto dell’istante ricercando eventuali titoli di rigetto da lui
non menzionati. Già per questi motivi il reclamo dev’essere respinto.

 

                                5.2   È
del resto dubbio – sia rilevato per inciso – che con la dichiarazione
incriminata il legale dell’escussa abbia espresso la volontà della cliente di riconoscere senza riserve né
condizioni la somma richiesta dall’escutente. Egli si è infatti limitato a
evocare la difficile situazione debitoria
in cui essa si trova, che non le consentirebbe di far fronte al
credito “vantato” dalla RE 1, né
agli “altri crediti”. Non è in
particolare univoco il riferimento al credito del­l’istante, perché il fatto
che sia dalla stessa “vantato”
ancora non significa che sia riconosciuto dall’escussa. Diversa sarebbe stata
la situazione se l’avv. PA 2 si fosse riferito alla “somma dovuta all’istante” o ad altra formulazione
equivalente. Ad ogni modo, stante la tardività delle allegazioni della
reclamante, la questione può essere lasciata aperta, fermo restando che la
decisione odierna non pregiudica definitivamente le ragioni della RE 1 (v.
sopra consid. 2 in fine).

 

                                   6.   La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le
ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2
RTar (RL 178.310) per il rinvio del­l’art.
96 CPC, seguono la soccombenza (art.
106 cpv. 1 CPC).

 

                                   7.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 23'573.80,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 580.– relative al presente giudizio,
già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico. La RE 1 rifonderà ad CO
1 fr. 600.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ;

  –     .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura della
Giurisdizione di Mendrisio-Nord.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF
(art. 113 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie
(art. 46 cpv. 1 LTF).