# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c4d3ad5f-8a03-5b52-9a2b-b82a4eb3b221
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.06.2023 D-5158/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5158-2020_2023-06-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5158/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 6  g i u g n o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Roswitha Petry, Jeannine Scherrer-Bänziger, 

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 1. A._______, nato il (…), 

2. B._______, nata il (…), 

3. C._______, nata il (…),  

4. D._______, nata il (…), 

Iran,   

tutti patrocinati dalla signora Catarina Ferroni, (…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 18 settembre 2020 

 

 

 

D-5158/2020 

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Fatti: 

A.  

L'interessata 2, cittadina iraniana ha presentato domanda d’asilo in Sviz-

zera il (…) giugno 2019 (cfr. atto SEM [{…}]-A1/2), mentre gli interessati 1, 

3 e 4, sempre di nazionalità iraniana, in data (…) novembre 2019 (cfr. atto 

SEM n. 47/2; 54/2; 58/2). 

B.  

Il (…) agosto 2019 si è tenuta con la richiedente 2 un’audizione sommaria 

sulla sua persona (cfr. atto SEM 40/16) mentre in data (…) dicembre 2019 

un’audizione approfondita sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM n. 75/12). Il ri-

chiedente 1, invece, è stato sentito in data (…) dicembre 2019 durante 

un’interrogazione sommaria sulla sua persona (cfr. atto SEM n.77/13) ed il 

successivo (…) luglio 2020 in un’audizione integrativa (cfr. atto SEM n. 

75/12). 

In data (…) gennaio 2020, i richiedenti sono stati assegnati alla procedura 

ampliata.  

Nelle predette audizioni, il richiedente 1, in sunto e per quanto qui di rile-

vanza, ha sostenuto di aver registrato un video mentre, in vacanza in 

E._______ ed in stato di ebrezza, ha bruciato una copia del Corano ed ha 

inviato tale girato ad un amico fervente religioso in Iran. Al suo ritorno in 

quest’ultimo Paese, il richiedente è venuto a conoscenza che il filmato in 

questione è stato inviato all’Imam locale. A seguito di tale fatto un gruppo 

religioso della città sarebbe entrato nell’abitazione del richiedente per ef-

fettuare una perquisizione, mentre egli sarebbe riuscito a fuggire. Il richie-

dente si sarebbe quindi rivolto ad un avvocato, firmando una procura ed è 

espatriato il giorno successivo. L’interessato ha infine sostenuto di essere 

stato condannato a 7 anni di reclusione e a 74 frustate per il reato di offesa 

alla Santità islamica, al Profeta e al leader islamico, producendo a soste-

gno delle sue allegazioni 3 ordini di comparizione e una sentenza. Il video 

di cui si tratta è stato caricato da terzi sulla piattaforma “YouTube” in un 

secondo tempo. In caso di suo ritorno in patria egli teme di venir arrestato 

e di perdere le proprie figlie, reclamate da suo padre.  

Per quanto concerne la richiedente 2, la stessa ha indicato di aver frequen-

tato in Iran dei corsi “Faradarmani”, diventando insegnante di tale filosofia 

o scuola di pensiero. In due occasioni, durante le lezioni di tale pratica in 

un’abitazione, le autorità di polizia hanno fatto irruzione, trasportando i 

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partecipanti in una centrale di polizia dove sono state prelevate loro le im-

pronte dattilografiche ed è stata fatta loro firmare una dichiarazione con la 

quale garantivano di non prendere più parte a tali raduni. Durante la per-

quisizione relativa ai motivi d’asilo sollevati dal ricorrente 1, il gruppo reli-

gioso ha rivenuto il materiale della richiedente 2 utile all’insegnamento della 

filosofia “Faradarmani”. Dopo il suo espatrio, la richiedente si è convertita 

al cristianesimo. In caso di ritorno in patria ella teme di essere perseguitata 

a causa delle azioni del richiedente 1 e per la propria appartenenza alla 

filosofia “Faradarmani”.  

A supporto delle proprie allegazioni i ricorrenti hanno prodotto una docu-

mentazione così composta: 

- Originale, certificato di matrimonio 

- Originale, certificato di nascita moglie 

- Originale, certificato nascita marito 

- Originale, certificato nascita figlia C._______ 

- Originale, certificato nascita figlia D._______ 

- Copia, carta identità Melli moglie 

- Copia, carta identità moglie 

- Copia, documentazione greca del marito e della moglie 

- Marito – MdP1: copia ordine di comparizione 

- Marito – MdP2: copia ordine di comparizione 

- Marito – MdP3: copia ordine di comparizione 

- Marito – MdP4: copia sentenza 

- Marito – video YouTube, non più visibile in data (…) luglio 2020 

- Moglie – MdP1: copia certificato di battesimo 

- Moglie - MdP2: copia diploma radiazioni della difesa 

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- Moglie – MdP3: copia certificato d’insegnamento 

- Moglie – MdP4: copia tessera rete della coscienza cosmica 

- Moglie – MdP5: copia testo radiazioni della difesa 

- Moglie – MdP6: copia registrazione della signora F._______ nella lista 

dei detenuti ideologici/religiosi 

C.  

Con decisione del (…) settembre 2020, notificata il (…) settembre 2020 

(cfr. atto SEM n. 128/1) la Segreteria di Stato della migrazione ha respinto 

le succitate domande d'asilo e pronunciato l'allontanamento dei richiedenti 

dalla Svizzera. Al contempo ne ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile l'esecuzione. 

D.  

In data (…) ottobre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

(…) ottobre 2020), i ricorrenti sono insorti contro la summenzionata deci-

sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale), chiedendo, in via principale, l’annullamento della decisione 

della SEM nonché il riconoscimento della qualità di rifugiati ed in subordine 

il riconoscimento della protezione temporanea, ancora più in subordine la 

restituzione della decisione impugnata all’autorità di prime cure per una 

rivalutazione, oltre che la sospensione dell’esecuzione dell’allontana-

mento, la concessione dell’assistenza giudiziaria con costi e spese a carico 

dell’autorità di prime cure. 

A sostegno del gravame, i ricorrenti hanno prodotto la decisione impu-

gnata, le procure dei richiedenti 1 e 2, una procura sostitutiva, copia di at-

testazione di frequenza della prima elementare delle richiedenti 3 e 4 e 

copia dell’attestato dell’aiuto sociale percepito dai richiedenti. 

E.  

In data (…) luglio 2020 i ricorrenti hanno presentato una nota integrativa al 

loro ricorso, producendo al contempo copia di una traduzione di una con-

danna della richiedente 2 a 5 mesi di reclusione oltre che l’affidamento delle 

figlie minori al padre del ricorrente 1, una copia di tale sentenza in lingua 

originale, una copia di una procura di nomina dell’avvocato iraniano, una 

copia di uno scritto dell’avvocato iraniano in lingua originale e relativa tra-

duzione e altre 2 procure. 

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Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto:  

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la Legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), non preveda altrimenti (art. 

6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-

zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

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accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

3.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pe-

ricolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inol-

tre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-

minile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 

3.3 Vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di 

misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle 

libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo rag-

giungono un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre 

i limiti del sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano 

nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi 

a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 

2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 

3.4 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3 

cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-

tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-

denza. Inoltre, gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere 

direttamente indirizzati nei confronti della persona del richiedente l'asilo. 

3.5 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha considerato inverosi-

mili ex art. 7 LAsi i motivi d’asilo allegati dai ricorrenti. In particolare, la SEM 

ha considerato come falsi i documenti prodotti dal ricorrente 1 a dimostra-

zione della condanna penale a seguito della divulgazione del video che lo 

ritrae mentre brucia una copia del Corano. L’autorità inferiore ha raggiunto 

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tale conclusione principalmente sulla scorta del rapporto dell’Ambasciata 

svizzera a Tehran (cfr. atto SEM n.70/9). In tale rapporto, nell’ambito della 

verifica dell’autenticità dei documenti giudiziari prodotti dal ricorrente 1, 

l’Ambasciata svizzera ha evidenziato una serie di incongruenze nella 

forma, oltre che nel contenuto. L’autorità di prime cure, nella propria deci-

sione, constata dipoi che il ricorrente 1 non è stato in grado di giustificare 

la produzione agli atti dei documenti risultati falsi dal rapporto d’Amba-

sciata. Di conseguenza, tutte le allegazioni del ricorrente, compreso il pre-

sunto affidamento delle figlie al padre oltre che la condanna per blasfemia, 

sono state considerate dalla SEM inverosimili. In aggiunta alla valutazione 

circa l’autenticità dei documenti giudiziari, l’autorità di prime cure ha repu-

tato le allegazioni del ricorrente 1 inverosimili, in quanto risulterebbe “al-

quanto bizzarro il fatto che lei abbia deciso di registrare un video nel quale 

brucia alcune pagine del Corano” (cfr. decisione impugnata, pag. 9). La 

SEM, sotto il profilo della rilevanza, ha osservato che la presenza sulla 

piattaforma “YouTube” del filmato di cui si tratta non è sufficiente per am-

mettere l’esistenza di un timore fondato di future persecuzioni in caso di 

rientro in patria. Stante l’assenza di procedure giudiziarie nei confronti del 

ricorrente 1, la SEM ritiene che le autorità iraniane non siano venute a co-

noscenza del video. 

Per quanto concerne la rilevanza dei motivi d’asilo addotti dalla ricorrente 

2, l’autorità inferiore ha ritenuto che la conversione al Cristianesimo non è 

un motivo valido per cui si debbano attendere svantaggi rilevanti ai sensi 

della LAsi in caso di ritorno in Iran. Invece, per quanto la filosofia “Faradar-

mani”, la SEM ritiene che la ricorrente 2 avrebbe tenuto nascosto dal pub-

blico la propria appartenenza alla stessa e pertanto la sua appartenenza a 

tale gruppo non risulterebbe problematica. 

L’autorità di prime cure ha pertanto concluso ritenendo che i motivi d’asilo 

addotti dai ricorrenti non soddisfino le condizioni poste dagli artt. 3 e 7 LAsi.  

La SEM ha infine ritenuto l’esecuzione dell’allontanamento possibile, am-

missibile e ragionevolmente esigibile. 

4.2 Con il gravame, i ricorrenti ritengono che per quanto concerne il proce-

dimento penale aperto a seguito della diffusione del video menzionato, le 

dichiarazioni del ricorrente 1 siano state in realtà congrue e verosimili. Ri-

badiscono inoltre di aver ottenuto i documenti giudiziari consegnati alla 

SEM direttamente dal loro patrocinatore iraniano. Inoltre, l’autorità di prime 

cure non avrebbe tenuto in debita considerazione il video che ritrae il 

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ricorrente 1 mentre è intento a bruciare alcune pagine del Corano, visiona-

bile per un certo lasso di tempo sulla piattaforma “YouTube”. 

4.3 Il successivo (…) luglio 2020, i ricorrenti hanno trasmesso una nota 

integrativa al Tribunale, a cui hanno accluso nuovi documenti, tra cui copia 

della traduzione in inglese di un verdetto della Corte della provincia di 

G._______ di condanna della ricorrente 2 e di affidamento delle sue figlie 

minori al padre del ricorrente 1; la versione in lingua originale di quest’ul-

timo; la procura dell’avvocato iraniano dei ricorrenti, oltre che uno scritto 

dello stesso con cui conferma l’avvenuta condanna a sette anni di carce-

razione e a 74 frustate del ricorrente 1 in lingua originale e relativa tradu-

zione. 

5. 

5.1 In merito alla valutazione della verosimiglianza dei motivi d’asilo addotti 

dal ricorrente 1 ex art. 7 LAsi e segnatamente all’esistenza di una proce-

dura ed una condanna penale in Iran per il reato di blasfemia, correlata alla 

registrazione video dell’interessato mentre è intento a bruciare alcune pa-

gine del Corano, la SEM ha concluso, sulla scorta di un rapporto d’Amba-

sciata da lei richiesto (cfr. atto SEM n. 70/9), che i mezzi di prova prodotti 

dal ricorrente siano falsi o falsificati e pertanto le allegazioni in tal senso 

risulterebbero inattendibili. 

5.2 Il Tribunale, d’altro canto, ritiene che il rapporto di Ambasciata dell’(…) 

ottobre 2019 presenti numerose gravi inesattezze e crassi errori sufficienti 

ad inficiare la credibilità delle sue conclusioni. 

5.3 Tra gli altri, un elemento preso in considerazione dall’Ambasciata per 

addivenire alla propria conclusione circa la falsità o falsificazione degli atti 

giudiziari iraniani è l’utilizzo erroneo di alcuni articoli del codice penale ira-

niano in tali documenti ed in particolare l’art. 131, che tratterebbe, nel vec-

chio codice del 1375 il reato di tribadismo, mentre nel nuovo codice del 

1392 i reati di tipologia “had”. Gli artt. 262 e 263, invece, tratterebbero nel 

vecchio codice dell’amministrazione della “qisas” (legge del taglione), men-

tre nel nuovo codice reati legati all’ubriachezza. Ora, da un consulto dei 

codici penali iraniani di accesso pubblico, l’art. 131 del nuovo codice penale 

iraniano del 1392 recita:  مجرمانه   نی عناو  ي  دارا  ،  واحد  رفتار  هرگاه   ری تعز  ب  موج  می جرا  ر  د  

د  شوی م  محکوم  اشد   مجازات  ه  ب  ب  مرتک  باشد،  متعدد  la cui traduzione risulta essere: “In 

the cases of offenses punishable by ta’zir, if a single conduct falls under 

the title of multiple offenses, the offender shall be sentenced to the most 

severe punishment” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center 

(IHRDC), English Translation of Books I & II of the New Islamic Penal Code, 

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04.04.2014, https://iranhrdc.org/english-translation-of-books-i-ii-of-the-

new-islamic-penalcode/, consultato il 27 febbraio 2023). Invece, l’art. 262 

del nuovo codice penale iraniano recita: " را   دشنام  دهد  ای   قذف  كند  النبیساب  است   و  به   

سالم   للا  های عل  ای   دشنام  به  هر  كس  امبری پ   اعظم   صلي   للا   هی عل  و  آله   وسلم  و  ای   كی هر  از   اءی انب   عظام  الهي  

اعدام   محكوم   شودمي .  تبصره-  قذف  هر  ک ی   از  ائمه  نی معصوم  همی عل  السالم  و   ای   حضرت   فاطمه   زهرا  

شان ی ا در حکم  سب  نبي است   la cui traduzione risulta essere: “Anyone who swears 

at or commits qazf against the Great Prophet [of Islam] (peace be upon 

him) or any of the Great Prophets, shall be considered as Sāb ul-nabi [a 

person who swears at the Prophet], and shall be sentenced to the death 

penalty.” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC), English 

Translation of Books I & II of the New Islamic Penal Code, 04.04.2014, 

https://iranhrdc.org/english-translation-of-books-i-ii-of-the-new-islamic-

penalcode/, consultato il 27 febbraio 2023). L’art. 263 del nuovo codice 

penale iraniano recita invece: روي  از   وي  اظهارات  كه  دی نما  ادعاء  ،  سب   به   متهم  رگاه  

نقل   ای   و  كلمات  معاني  به  توجه   بدون  ای   لسان  سبق   ای   غضب  ای   مستي  حالت  در  ای   سهو  ،  غفلت  ،  اکراه  

ا ی   غضب ".  ای   مستي  حالت  در  سب  هرگاه  -تبصره .  نمیشود   محسوب  سابالنبي  است  بوده   گريی د  از  قول   

است   شالق   ضربه   چهار   و   هفتاد  تا   ری تعز  موجب   كند  اهانت  صدق   و   باشد   گري ی د  از   نقل   به  la cui 

traduzione risulta essere: “When the accused of a sabb-e nabi (swearing 

at the Prophet) claims that his/her statements have been under coercion or 

mistake, or in a state of drunkenness, or anger or slip of the tongue, or 

without paying attention to the meaning of the words, or quoting someone 

else, then s/he shall not be considered as Sāb ul-nabi [a person who 

swears at the Prophet].” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center 

(IHRDC), English Translation of Books I & II of the New Islamic Penal Code, 

04.04.2014, https://iranhrdc.org/english-translation-of-books-i-ii-of-the-

new-islamicpenal-code/, ultima visita il 27 febbraio 2023). Inoltre, anche gli 

altri articoli citati nei documenti giudiziari prodotti dal ricorrente risultano 

essere attinenti alle allegazioni del ricorrente 1 e ciò contrariamente a 

quanto riportato nel rapporto d’ambasciata, segnatamente gli artt. 513 e 

514 del codice penale iraniano del 1392 recitano nella loro versione tra-

dotta: “Anyone who insults the sacred values of Islam or any of the Great 

Prophets or [twelve] Shi’ite Imams or the Holy Fatima, if considered as 

Saab ul-nabi [as having committed actions warranting the hadd punish-

ment for insulting the Prophet], shall be executed; otherwise, they shall be 

sentenced to one to five years’ imprisonment” e rispettivamente “Anyone 

who, by any means, insults Imam Khomeini, the founder of the Islamic Re-

public, and/or the Supreme Leader shall be sentenced to six months to two 

years’ imprisonment.” (cfr. Iran Human Rights Documentation Center [IH-

RDC], Islamic Penal Code of the Islamic Republic of Iran – Book Five, 

15.07.2013, https://iranhrdc.org/islamic-penal-code-of-the-islamic-repub-

lic-of-iran-book-five/, consultato il 27 febbraio 2023). 

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5.4 Sulla scorta di tali estratti, il Tribunale ritiene che le incongruenze sol-

levate nel rapporto d’ambasciata circa la natura degli articoli citati nei do-

cumenti penali prodotti dal ricorrente non siano in realtà ravvisabili; bensì i 

riferimenti di legge risultano pertinenti al racconto del ricorrente 1. Infatti, si 

constata che i riferimenti ai reati, quali la blasfemia e l’attenuante relativa 

allo stato d’ebrezza corrispondano a quanto allegato dal ricorrente 1, oltre 

che a quanto visibile nel video, ad oggi non più accessibile, caricato sulla 

piattaforma “YouTube” (cfr. descrizione del contenuto del video nella deci-

sione impugnata, pag. 7). 

5.5 Nel rapporto d’Ambasciata, inoltre, è menzionata una problematica re-

lativa alla sentenza di condanna, che presenterebbe un solo termine per 

impugnare la decisione, quando la procedura penale iraniana in contuma-

cia prevede in tali circostanze un doppio termine. Inoltre, nel rapporto 

d’Ambasciata viene indicato che in caso di procedura in contumacia la sen-

tenza verrebbe pubblicata sui giornali locali e non si spiegherebbe pertanto 

per quale motivo il ricorrente sia in possesso di una copia della sentenza 

cartacea. Il Tribunale ritiene che anche tali conclusioni risultino errate, in 

quanto il ricorrente era patrocinato da un avvocato. Inoltre l’interessato ha 

più volte indicato che sia stato proprio il suo patrocinatore a fornirgli la do-

cumentazione prodotta agli atti (cfr. tra i tanti atto SEM n. 113/19 D74). 

5.6 Visto quanto sopra, il Tribunale ritiene che gli errori presenti nel rap-

porto d’Ambasciata siano gravi, in quanto concernono aspetti basilari rela-

tivi ad informazioni di semplice accesso, quali il testo degli articoli del co-

dice penale iraniano. Per tale motivo ci si esime dall’analizzare gli ulteriori 

aspetti evidenziati nel rapporto d’Ambasciata. Di conseguenza le conclu-

sioni tratte nel rapporto d’Ambasciata circa la falsità dei documenti giudi-

ziari prodotti dal ricorrente e l’esclusione dell’esistenza di una condanna 

penale non possono essere seguite. Alla luce di ciò si impongono nuovi atti 

istruttori al fine di accertare un elemento centrale quale l’esistenza o meno 

di procedure penali nei confronti dei ricorrenti, come si dirà dettagliata-

mente di seguito. 

6. 

6.1 Il Tribunale constata che la procedura, allo stato attuale, non è matura 

per il giudizio e pertanto, sulla scorta dell’art. 61 cpv. 1 PA, rinvia la causa 

all’autorità inferiore in modo che quest’ultima accerti in modo completo i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 12 PA) e proceda con una nuova deci-

sione. Ciò per i motivi elencati di seguito. 

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6.2 Come analizzato sub consid. 5, il rapporto d’Ambasciata sul quale l’au-

torità di prime cure ha basato la propria conclusione circa l’inesistenza di 

condanne penali a carico del ricorrente 1 in Iran non può essere conside-

rato attendibile. Di conseguenza, ulteriori atti istruttori volti alla verifica 

dell’effettiva esistenza di procedure penali in Iran risultano necessari. Se-

gnatamente, l’autorità di prime cure, se lo riterrà utile, potrà effettuare una 

nuova domanda d’Ambasciata sulla scorta delle valutazioni ai sensi del 

consid. 5. Inoltre, la SEM potrà nuovamente sentire gli interessati al fine di 

ottenere un aggiornamento delle informazioni in loro possesso, altresì sulla 

scorta dei nuovi documenti prodotti nel corso della procedura ricorsuale. 

Con la collaborazione dei ricorrenti, potrà altresì valutare di accedere al 

portale iraniano “Adliran”, sul quale sono registrati gli atti giudiziari che ri-

guardano i cittadini di tale Paese. Sulla scorta di tali nuove risultanze istrut-

torie, l’autorità di prime cure dovrà effettuare una nuova analisi della vero-

simiglianza del racconto degli insorgenti e la conseguente rilevanza dei 

motivi allegati ex art. 3 LAsi. Inoltre dovrà eventualmente valutare tali 

aspetti sotto il profilo dell’esecuzione dell’allontanamento (per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI [RS 142.20]), con particolare riferimento alla 

potenziale sanzione, tra cui le frustate, che attenderebbe il ricorrente 1 in 

Iran per il reato di blasfemia e la rilevanza che potrebbe assumere ai sensi 

dell’art. 3 CEDU (RS 0.101) e dell’art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 

1984 (Conv. tortura, RS 0.105). 

6.3 Nel caso in cui l’autorità di prime cure dovesse constatare l’effettiva 

esistenza di una condanna penale per il reato di blasfemia in Iran, sarà 

altresì necessario effettuare una nuova analisi della rilevanza dell’apparte-

nenza della ricorrente 2 alla filosofia “Erfan-E Halgheh” o “Faradarmani”, 

oltre che la sua conversione al cristianesimo. Infatti, il Tribunale, nella pro-

pria sentenza di riferimento D-3357/2006 del 9 luglio 2009 consid. 7.3.5, 

ha ritenuto che le conversioni al cristianesimo di cittadini iraniani avvenute 

all’estero non sarebbero rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Un’eccezione può 

d’altro canto essere rappresentata dal contesto familiare in cui vive la per-

sona convertita. Nel caso in cui i familiari stretti siano ferventi religiosi, po-

trebbero infatti denunciare tale fatto alle autorità, che a loro volta potreb-

bero agire nei confronti del convertito. Nel caso specifico, se l’autorità di 

prime cure dovesse constatare che la condanna del ricorrente esista, la 

fattispecie presenterebbe più elementi problematici, da un lato la condanna 

per blasfemia del ricorrente 1 (che si professa ateo), dall’altro vi sarebbe 

l’appartenenza della ricorrente 2 alla filosofia “Faradarmani” oltre che la 

sua conversione al cristianesimo. Tutti questi elementi cumulati potrebbero 

infatti essere suscettibili ad una rilevanza ex art. 3 LAsi ai sensi della 

D-5158/2020 

Pagina 12 

giurisprudenza sopra citata. A comprova di tali allegazioni, inoltre, i ricor-

renti hanno prodotto in corso di procedura ricorsuale nuovi documenti giu-

diziari - di cui la SEM dovrà esaminare l’autenticità – in cui emergerebbe 

che la ricorrente 2 sarebbe stata condannata a 5 mesi di reclusione ed i 

figli sarebbero stati dati in custodia al padre del ricorrente 1 a causa delle 

sue attività quali “affari medici illegali” e “attività metafisiche”, con un pro-

babile riferimento alle sue attività “Faradarmani”. 

6.4 In assenza di una fattispecie sufficientemente matura per il giudizio, si 

giustifica la ritrasmissione degli atti all’autorità di prime cure per il comple-

tamento dell’istruttoria e l’emanazione di una nuova decisione (art.  

61 cpv. 1 PA). 

6.5 La SEM è pertanto invitata ad accertare la fattispecie così come indi-

cato. 

7. 

7.1 Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 PA).  

7.2 Agli insorgenti, patrocinati in questa sede, si giustifica l'attribuzione di 

spese ripetibili, visto l'esito della causa. Tuttavia, in difetto di una nota par-

ticolareggiata, l'indennità per spese ripetibili è fissata d'ufficio dal Tribunale 

sulla base degli atti di causa in CHF 1’300.–; tale importo non comprende 

l’imposta sul valore aggiunto (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-

TAF, art. 7 TS-TAF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5158/2020 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 18 settembre 2020 è an-

nullata e gli atti di causa sono trasmessi all’autorità di prima istanza per il 

completamento dell’istruttoria e la pronuncia di una nuova decisione ai 

sensi dei considerandi. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

La SEM rifonderà ai ricorrenti CHF 1’300.– a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente. 

 

Il Presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

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