# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55aef250-a724-58d5-aca7-1529f2c3ff61
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-02-01
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 01.02.2012 RR.2011.309
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2011-309_2012-02-01.pdf

## Full Text

Sentenza del 1° febbraio 2012 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A., in detenzione estradizionale, rappresentato dall'avv. 
Julius Effenberger, 

Ricorrente 
 

   
  contro 
   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 
ESTRADIZIONI, 
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Estradizione alla Repubblica Ceca 

 
Decisione di estradizione (art. 55 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2011.309 

 

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Fatti: 

A. Il 22 gennaio 2008 il Tribunale municipale di Praga ha condannato A., cit-
tadino ceco, ad una pena privativa di libertà di otto anni e sei mesi per truf-
fa in materia fiscale. In sostanza, tra il 1996 ed il 1997 A., agendo in correi-
tà con altre persone, avrebbe creato una catena di società che simulavano 
parzialmente o completamente un commercio di prodotti chimici e di saponi 
di provenienza ignota, facondo in modo che l'IVA non venisse pagata o lo 
fosse solo parzialmente dalla prima società nella catena. I prodotti sarebbe-
ro stati in seguito rivenduti in maniera fittizia all'estero dall'ultima società 
della catena, la quale avrebbe richiesto alle autorità fiscali il rimborso dell'I-
VA. L'incasso illecito ammonterebbe a circa un milione di Euro. Con sen-
tenza del 21 novembre 2008, il Tribunale d'appello di Praga ha ridotto a sei 
anni la pena inflitta a A. 

 
 
B. Mediante segnalazione del 27 aprile 2011 SIRENE la Repubblica Ceca ha 

chiesto alle competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio in vista di  
estradizione di A.  

 
 
C. Il 18 luglio 2011 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha emesso 

un'ordine di arresto provvisorio trasmesso alla polizia ticinese, sfociato nel 
fermo dell'estradando di medesima data. Con scritto del 19 luglio 2011 il 
Ministero della giustizia ceco ha chiesto formalmente l'estradizione di A. 
Nel suo interrogatorio del 20 luglio 2011 davanti al Procuratore pubblico ti-
cinese, A. non ha (apparentemente; v. atto 18 UFG) confermato di essere 
la persona ricercata dalla Repubblica Ceca e ha chiesto, al fine di poter 
conferire con i suoi avvocati, un periodo di riflessione sino al 25 luglio 2011 
per esprimersi sull'eventualità di una sua estradizione in via semplificata 
verso detto Stato. L'UFG ha emanato l'ordine di arresto ai fini di estradizio-
ne il 21 luglio seguente. Il 25 luglio 2011 l'estradando ha comunicato di op-
porsi alla sua estradizione in via semplificata alla Repubblica Ceca. 

 
 
D. Con sentenza del 1° settembre 2011 il Tribunale penale federale (in segui-

to: TPF) ha respinto un ricorso interposto dal predetto avverso l'ordine di 
arresto ai fini estradizionali (v. sentenza RR.2011.194).  

 
 
E. Il 4 novembre 2011 l'UFG ha concesso l'estradizione di A. alla Repubblica 

Ceca, decisione contro la quale l'estradando, in data 7 dicembre 2011, ha 
interposto ricorso davanti alla II Corte dei reclami penali del TPF (dal 1° 
gennaio 2012 Corte dei reclami penali, in seguito alla fusione tra la I e la II 

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Corte dei reclami penali; v. art. 19 cpv. 1 del regolamento sull'organizzazio-
ne del Tribunale penale federale [ROTPF; RS 173.713.161], nuovo testo 
giusta il n. I dell'ordinanza del 23 agosto 2011, RU 2011 4495). Nel suo 
gravame egli postula l'annullamento della decisione impugnata, la sua 
scarcerazione immediata nonché la restituzione degli oggetti e valori se-
questrati. Sussidiariamente, egli chiede di poter beneficiare durante la pro-
cedura estradizionale di misure sostitutive della detenzione. Parallelamente 
alla reiezione della domanda di estradizione, egli chiede inoltre che i costi 
derivanti dalla produzione da parte sua di documentazione aggiuntiva, tra-
duzioni comprese, siano messi a carico della Confederazione e poi addos-
sati all'autorità richiedente.   

 
 

F. Con osservazioni del 19 gennaio 2012 l’UFG propone di respingere il ricor-
so. Nella sua replica del 23 gennaio seguente, il ricorrente ribadisce in so-
stanza le conclusioni presentate in sede di ricorso.   

 
 
 

Diritto: 

1. In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 della legge federale sull'assistenza 
giudiziaria internazionale in materia penale (AIMP; RS 351.1) e dell'art. 37 
cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione delle autorità pe-
nali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali è 
competente per statuire sui ricorsi contro le decisioni d'estradizione. Inter-
posto entro 30 giorni dalla notificazione scritta della decisione d'estradizio-
ne (art. 50 cpv. 1 PA, applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2 
lett. b LOAP), il ricorso è tempestivo. In qualità di estradando il ricorrente è 
manifestamente legittimato a ricorrere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 
373 consid. 1b e rinvii). 

 
1.1 L'estradizione fra la Repubblica Ceca e la Confederazione Svizzera è anzi-

tutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 
(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese 
e il 1° gennaio 1993 per la Repubblica Ceca, dal Protocollo addizionale del 
15 ottobre 1975 e dal Secondo Protocollo addizionale del 17 marzo 1978 
alla CEEstr, entrambi entrati in vigore per la Svizzera il 9 giugno 1985 e per 
la Repubblica Ceca il 17 febbraio 1997, nonché, a partire dal 12 dicembre 
2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 
2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione di applicazione dell'Accordo 
di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS) 

 

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1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 
nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale 
(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa 
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 136 IV 82 con-
sid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 
123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). Il principio di 
favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme internazionali (v. 
art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 
IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 
 
2. Il ricorrente osserva che la documentazione completa relativa alla domanda 

d'estradizione ceca è giunta dopo il termine di 40 giorni a partire dal suo ar-
resto, ragione per cui la sua detenzione sarebbe illegale. Egli ritiene in par-
ticolare che le informazioni supplementari sollecitate il 12 ottobre 2011 ed 
ottenute il 24 ottobre seguente dall'UFG presso l'autorità richiedente deb-
bano essere prese in considerazione per il rispetto del suddetto termine. 

 
2.1 Giusta l'art. 16 n. 4 CEEstr l'arresto provvisorio potrà cessare, se, entro 18 

giorni dall'arresto, la Parte richiesta non dispone della domanda di estradi-
zione e degli atti menzionati nell'art. 12; esso non potrà, in alcun caso, su-
perare 40 giorni dal momento dell'arresto (v. anche art. 50 cpv. 1 AIMP). Se 
le informazioni comunicate dalla Parte richiedente si rivelano insufficienti 
per permettere alla Parte richiesta di prendere una decisione in applicazio-
ne della presente Convenzione, quest'ultima parte domanderà il comple-
mento d'informazioni necessario e potrà assegnare un termine per l'otteni-
mento delle stesse (art. 13 CEEstr).  

 
2.2 Nella fattispecie, il testo dell'art. 16 n. 4 CEEstr indica chiaramente che l'ar-

resto potrà cessare se l'autorità richiesta non dispone della domanda di e-
stradizione e degli atti menzionati all'art. 12 CEEstr, senza menzionare i 
complementi d'informazioni giusta l'art. 13 CEEstr. Questa Corte ha del re-
sto già avuto modo di confermare, per quanto riguarda il termine di cui al-
l'art. 16 n. 4 CEEstr, il rispetto delle condizioni pattizie da parte delle autori-
tà ceche (v. sentenza RR.2011.194 consid. 3.2.3 in fine). La censura in 
questo ambito va dunque respinta. 

 
 
3. L'insorgente sostiene che la domanda di estradizione conterrebbe contrad-

dizioni per rapporto alle informazioni fornite dal Tribunale municipale di 
Praga: nella prima il Ministero di giustizia ceco afferma che il processo al-
l'estero avrebbe avuto luogo in contumacia, mentre il suddetto tribunale as-
sicura che l'estradando ha partecipato a tutte le udienze. Questa situazione 

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avrebbe come conseguenza per le autorità svizzere di non essere vincolate 
dall'esposto dei fatti presentato dalle autorità ceche, dovendo loro stesse 
procedere ad una constatazione autonoma dei fatti. Egli afferma inoltre che 
nella domanda estera non viene menzionata la detenzione preventiva di 
quasi un anno da lui sofferta, la quale deve essere computata sulla pena 
ancora da scontare. Ulteriori contraddizioni emergerebbero paragonando, 
da una parte, la domanda di arresto ai fini di estradizione del 27 aprile 2010 
(atto 1 UFG) e, dall'altra, l'ordine di arresto del Tribunale di Praga  
dell'8 marzo 2010 (atto 13A UFG) nonché le sentenze allegate alla richiesta 
d'estradizione (v. atto 66 UFG). Secondo il primo documento i reati sareb-
bero stati commessi nel periodo 2006-2007, mentre che negli altri docu-
menti vengono menzionati anche gli anni 1996-1997. La data di nascita del 
ricorrente menzionata nel complemento d'informazioni inoltrato dal Tribuna-
le municipale di Praga, non datato, sarebbe inoltre sbagliata, riguardando 
quindi un'altra persona col medesimo nome (v. act. 8.26). 

 
3.1 Giusta gli art. 12 n. 2 lett. b CEEstr e 28 cpv. 3 lett. a AIMP, la domanda 

d'estradizione deve essere accompagnata da un esposto dei fatti per i quali 
l'estradizione è postulata, indicando nella maniera più esatta possibile il 
tempo e il luogo del loro compimento, la loro qualificazione legale e il rife-
rimento alle disposizioni legali loro applicabili (v. anche art. 10 cpv. 2 
OAIMP). Ciò deve permettere all'autorità richiesta si verificare che non sus-
sistano condizioni ostative all'assistenza. Il giudice dell'assistenza deve se-
gnatamente poter controllare che la condizione della doppia punibilità sia 
rispettata. L'autorità richiedente non è in ogni caso tenuta a fornire prove a 
sostegno delle sue allegazioni. L'autorità rogata non esamina le questioni di 
fatto, né si pronuncia sulla colpevolezza dell'estradando, né procede alla 
valutazione delle prove; essa è legata all'esposto dei fatti presentato nella 
domanda, nella misura in cui questa non presenti errori manifesti, lacune o 
contraddizioni immediatamente rilevabili (v. DTF 132 II 81 consid. 2.1).  

 
3.2 In concreto, si constata che sulla presenza o meno dell'estradando al pro-

cesso a suo carico all'estero vi è effettivamente una contraddizione tra 
quanto affermato dal Ministero di giustizia ceco, secondo il quale il predetto 
è stato giudicato in contumacia, e quanto sostenuto dalla Presidentessa del 
Tribunale municipale di Praga, la quale afferma che il ricorrente era presen-
te (v. atti 66 e 78 UFG). Orbene, da un'attenta lettura della sentenza di pri-
mo grado emessa dal Tribunale di Praga del 22 gennaio 2008 (v. atto 66 
UFG) si evince che l'estradando era effettivamente presente ai dibattimenti: 
a pagina 26 della stessa (quarto paragrafo), il Tribunale ha affermato che 
"nella fase preparatoria e nell'udienza principale l'imputato A. affermava 
che gli affari erano…", e qualche riga oltre aggiunge che "l'imputato A. così 
come anche l'imputato B. hanno affermato nell'udienza principale che non 
conoscono l'uno l'altro…". Delucidata tale questione, va osservato che la 

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domanda d'estradizione presentata dalle autorità ceche, basata su chiare 
sentenze cresciute in giudicato, adempie senz'altro le condizioni poste dal-
l'art. 12 CEEstr e dalle disposizioni menzionate al considerando preceden-
te. Non essendo la procedura all'estero svoltasi in contumacia, l'art. 3 n. 1 
del Secondo Protocollo addizionale alla CEEstr, il cui contenuto corrispon-
de in sostanza all'art. 37 cpv. 2 AIMP, risulta pertanto inapplicabile. 

 
 Per quanto attiene al carcere preventivo sofferto, è d'uopo rilevare che l'as-

senza di tale informazione nella documentazione estradizionale non implica 
automaticamente una mancata presa in considerazione dello stesso nell'e-
secuzione della pena. Il ricorrente stesso afferma che secondo la normativa 
ceca la detenzione preventiva deve essere imputata alla pena da espiare. 
Si tratterà, semmai ce ne fosse bisogno, di invocare davanti alle autorità 
ceche il rispetto di tale normativa. La mancata precisazione di tale aspetto 
non rappresenta in ogni caso di per sé un impedimento all'estradizione. Il 
ricorrente misconosce del resto che la questione compete al solo Stato ri-
chiedente, come dimostrato dal fatto che la stessa AIMP, in ambito di com-
puto del carcere estradizionale, contempla soltanto l'ipotesi dell'estradizio-
ne attiva (v. art. 14 AIMP unitamente all'art. 51 CP e non all'art. 69 CP co-
me erroneamente indicato dal legislatore che ha omesso di considerare la 
riforma entrata in vigore il 1° gennaio 2007; più ampiamente v. CHRISTOPH 
METTLER, Commentario basilese, 2a ediz., n. 16 ad art. 51 CP, nonché già 
DTF 102 Ib 252) e non, come in casu, di quella passiva. 

 
 Nemmeno le indicazioni temporali non collimanti nei documenti indicati dal 

ricorrente costituiscono un motivo per rifiutare l'assistenza, nella misura in 
cui nell'ordine di arresto emesso dal Tribunale di Praga e nelle sentenze al-
legate alla richiesta d'estradizione la tempistica dei reati è precisamente 
descritta.  

 
 Infine, si rileva che il complemento d'informazioni inoltrato dall'autorità ri-

chiedente è accompagnato da uno scritto del Ministero della giustizia ceco 
datato del 20 ottobre 2011. La data di nascita erronea menzionata dal Tri-
bunale municipale di Praga, ossia "30/01/1961" al posto del 30/11/1961 è 
manifestamente il frutto di un errore di battitura ininfluente ai fini della pro-
cedura rogatoriale. 

 
 
4. Nel suo gravame l'estradando afferma inoltre che la procedura estera pre-

senterebbe gravi vizi procedurali, censurando la violazione da parte delle 
autorità ceche del principio della presunzione d'innocenza. Dette autorità 
non si sarebbero né confrontate con l'aspetto soggettivo dei reati a lui con-
testati, né il danno da lui causato sarebbe stato sufficientemente determi-
nato. La sentenza di condanna si baserebbe in realtà su presunzioni e so-

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spetti e non su prove. Egli fa valere anche irregolarità per quanto concerne 
la notifica delle citazioni ai dibattimenti. 

 
4.1 Secondo l'art. 2 lett. a AIMP la domanda di cooperazione in materia penale 

è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero non 
corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II. L'esame 
delle condizioni poste dalla disposizione in questione implica un giudizio di 
valore sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare sul suo regi-
me politico, sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fondamenta-
li e il loro rispetto effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del po-
tere giudiziario. Il giudice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di 
una prudenza particolare (DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto della ga-
ranzie procedurali vale per tutti gli aspetti legati ad un processo equo, se-
gnatamente la parità delle armi, il diritto di essere sentito nonché la presun-
zione d'innocenza (v. sentenza del Tribunale federale 1A.54/1994 del 
27 aprile 1994, consid. 2a; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire 
internationale en matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, pag. 635 n. 684). 
Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e appurate costituiscono 
motivo di rifiuto della cooperazione (v. ZIMMERMANN, op. cit., pag. 635 n. 
684 e giurisprudenza citata). 

 
4.2 Nella fattispecie, è d'uopo constatare che il Tribunale superiore di Praga, 

chinatosi sulla procedura di prima istanza qui criticata, non ha rilevato le 
violazioni procedurali censurate dal ricorrente (v. atto 66 UFG). Questa 
Corte non ha motivi per discostarsi dalle constatazioni effettuate dal Tribu-
nale in questione, né il ricorrente ha prodotto elementi inequivocabili a so-
stegno delle proprie asserzioni, da cui si possa ritenere che la verifica in 
appello delle censure procedurali in questione non sia stata corretta. Egli 
esprime giudizi sulla valutazione delle prove operata dall'autorità giudiziaria 
estera, dimenticando che in tale ambito il giudice forma autonomamente il 
proprio intimo convincimento sulla base delle risultanze processuali. Non è 
certo compito del giudice dell'assistenza, salvo violazioni manifeste, intro-
mettersi in tale valutazione. Senza contare che le rimostranze in questione 
sono state altresì presentate sia davanti alla Corte costituzionale ceca (v. 
act. 1.14) che alla Corte europea dei diritti dell'uomo (v. 1.16), le quali non 
sono entrate nel merito delle stesse (v. act. 1.15 e 1.16). In queste condi-
zioni non vi è spazio per l'accoglimento della censura proposta, la quale va 
dunque disattesa. 

 
 
5. Il ricorrente ritiene infine che le spese da lui sostenute per la traduzione 

della documentazione da lui ritenuta mancante e necessaria ai fini del giu-
dizio - trattasi più particolarmente di sentenze concernenti l'estradando e-
messe in ambito amministrativo e penale prima e dopo le sentenze sulla 

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base delle quali è stata chiesta l'estradizione (v. act. 1.4, 1.5, 1.6, 1.11, 
1.12, 1.13, 1.14, 1.15 e 1.16) - debbano dapprima essere messe a carico 
della Confederazione ed in seguito addossate all'autorità richiedente con-
formemente all'art. 12 OAIMP.  

 
5.1 L'art. 33a cpv. 4 PA prevede che l'autorità ordina una traduzione se neces-

sario. Secondo la giurisprudenza, i documenti che non sono decisivi non 
devono essere tradotti (sentenza del Tribunale federale 1A.206/1989 del 
17 gennaio 1990, consid. 3b; ZIMMERMANN, op. cit., pag. 443 n. 477; 
THOMAS PFISTERER in Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler 
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, Zuri-
go/San Gallo 2008, n. 17 ad art. 33a PA; BERNARD MAITRE/VANESSA 
THALMANN in Bernhard Waldmann/Philippe Weissenberger [ed.], Praxis-
kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, Zuri-
go/Basilea/Ginevra 2009, n. 25 e segg. ad art. 33a PA). 

 
5.2 Alla luce di quanto sopra considerato e accertato (v. consid. 3) la domanda 

di estradizione presentata dalle autorità ceche, chiarito il carattere non con-
tumaciale della procedura estera in applicazione dell'art. 13 CEEstr, adem-
pie i requisiti posti dall'art. 12 CEEstr. Nella misura in cui la documentazio-
ne inoltrata dal ricorrente non figura in quest'ultima disposizione o concerne 
altre procedure relative ad altri fatti non oggetto delle sentenze sulla base 
delle quali è stata chiesta l'estradizione, essa non risulta determinante o 
decisiva per la presente procedura. Non vi è pertanto nessuna ragione di 
mettere le spese litigiose a carico della Confederazione. 

 
 
6. In conclusione, non vi è nessuna ragione per negare l'estradizione del ricor-

rente. Non sono d'altronde neppure ravvisabili motivi che permetterebbero 
la sua scarcerazione, né vi sono le condizioni per adottare misure sostituti-
ve della detenzione o restituire gli oggetti e valori sequestratigli dall'autorità. 
Nulla è infatti mutato rispetto alle considerazioni già espresse nella senten-
za del 1° settembre 2011 (v. lett. D supra). Anzi, la reiezione del presente 
ricorso rende ancora più pressante la necessità di mantenere l'estradando 
in detenzione e di confermare il sequestro conservativo degli oggetti e dei 
beni di sua pertinenza (v. anche art. 59 AIMP). 

 
 
7. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale 

sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] ri-
chiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giu-
sta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del rego-
lamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le in-
dennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) ed è 

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fissata nella fattispecie a fr. 3'000.-; essa è coperta dall'anticipo delle spese 
già versato. 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. Le richieste di scarcerazione e dissequestro sono respinte. 

3. La tassa di giustizia di fr. 3'000.- è posta a carico del ricorrente. Essa è co-
perta dall'anticipo dei costi già versato. 

 
 
Bellinzona, 2 febbraio 2012  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:  Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Julius Effenberger 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati viola-
ti elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 
LTF).