# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a6281a5b-77a3-531c-a951-bee7f16cfb06
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.02.2006 32.2005.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-96_2006-02-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.96

   

  FS

  	
  Lugano

  24 febbraio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 giugno 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 31 maggio
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

considerato,                   in fatto
e in diritto

 

che                              -   il
23 aprile 2003 RI 1, classe 1959, già attiva per anni quale operaia pulitrice
presso la __________, ha chiesto, per la seconda volta, di poter beneficiare di
prestazioni AI (doc. AI 16). Con decisione 2 luglio 1998 l’Ufficio AI aveva
infatti respinto una prima richiesta dell’assicurata sostenendo che “(…)
esperiti i necessari accertamenti medici specialistici, non risulta presentare
uno stato di salute tale da doverle concedere un diritto alla rendita; infatti
ella dispone ancora di una capacità lavorativa di almeno il 70% in attività non
richiedenti una formazione professionale specifica e reperibili per il tramite
degli uffici cantonali preposti a tale scopo (…)” (doc. AI 15);

 

                                     -   esperita
l’istruttoria, per decisione 12 febbraio 2004, confermata con decisione su
opposizione 31 maggio 2005, l’Ufficio AI, accertato che non vi sono elementi
medici che depongano per un’incapacità lavorativa superiore a quella già
attestata nelle precedenti valutazioni, ha negato all’assicurata il diritto ad
una rendita (doc. AI 33 e 46);

 

                                     -   con
il ricorso in oggetto la dr. med. __________, sua rappresentante, ha addotto
che l’assicurata “(…) presenta da anni una fibromialgia generalizzata ed una
sindrome lombo-spondilogena progressiva. In seguito a queste patologie ha
recentemente sviluppato una sindrome del dolore cronico-somatoforme con
sindrome ansiosa. In base al peggioramento clinico che già nel 1998 era
presente in misura minore ritengo pertinente che la richiesta venga accolta
nelle misura del 50% (…)” (doc. V);

 

                                     -   con
risposta di causa l’Ufficio AI chiede la reiezione dell’impugnativa e la
conferma del querelato provvedimento facendo osservare come il dr. __________
del SMR, nel resoconto dell’11 luglio 2005, ha precisato che “(…) si deve
concludere che le variazioni dello stato di salute dal 96/98 al 2003 sono state
moderate e, a parte il periodo per cure a causa dell’infortunio, non hanno
avuto ripercussioni sulla capacità lavorativa. Dal giugno 2003 si è assistito
ad un ulteriore variazione (ernia più importante) che non ha richiesto
valutazioni o cure particolari, per cui si deve dedurre che anche in questo
momento la capacità lavorativa sul lungo periodo non è stata intaccata (…)”
(doc. VII);

 

                                     -   il
16 settembre 2005 la rappresentante dell’assicurata ha trasmesso al TCA due
referti medici del dr. __________, FMH in neurochirurgia, del 21 giugno e del
19 luglio 2005 e un referto del dr. __________, FMH in reumatologia del 15
giugno 2005 e, in merito al parere del dr. __________, ha osservato che “(…) confermo
che la signora RI 1 nell’arco degli ultimi anni ha presentato un peggioramento
della sindrome algica dovuto a patologie preesistenti, ossia fibromialgia ed
ernia discale. La stessa vive in condizioni economiche precarie per cui non ha
accettato di eseguire fisioterapie o consulti specialistici perché non poteva
far fronte al pagamento del 10% richiesto in questi casi al paziente. Solo per
poter far fronte alla nuova richiesta di invalidità ha accettato di essere
visitata dagli specialisti in reumatologia-neurochirurgia che come si evince
dagli atti la ritengono inabile al 50% (…)” (doc. IX);

 

                                     -   l’Ufficio
AI ha ribadito la richiesta di reiezione del ricorso adducendo che il dr. __________,
nella sua annotazione del 13 ottobre 2005, ha attestato che “(…) in conclusione
si può affermare che non vi sono elementi clinici che depongano per una
variazione dello stato di salute e per una diversa valutazione dell’inabilità
lavorativa (…)” (doc. XIII);

 

                                     -   la
presa di posizione dell’Ufficio AI unitamente al suo allegato è stata notificata
alla rappresentante dell’assicurata per conoscenza con facoltà di presentare
eventuali osservazioni scritte (doc. XIV);

 

                                     -   la
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA;

 

                                     -   secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con
gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi: un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità. Secondo l'art. 28 cpv. 1
LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una
rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo
nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%;

 

                                     -   ai
sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss). Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). La valutazione dell'invalidità non è
stabilita unicamente in base a fattori puramente medico-teorici (DTF 110 V 275,
105 V 207; RAMI 1996, p. 34, 36; STFA inedita 23 marzo 1992 nella causa
F.A.). La documentazione medica costituisce un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili
dall'assicurato, ma non spetta al medico graduare l'invalidità dell'assicurato
(DTF 114 V 314, 105 V 158; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 124; RCC 1982 p. 35;

 

                                     -   qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
domanda è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di
invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se non è il caso, l'amministrazione non entra nel
merito della richiesta (DTF 109 V 114 consid. 2a).

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente
realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le
disposizioni sulla revisione di rendite in corso (cfr. art. 17 cpv. 1 LPGA, 41
vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in
Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198).

                                         La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono
soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di
salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di
salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno
hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in
re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109
V 116 consid. 3 b, 105 V 30).

                                         Affinché
sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni
cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da
influire sulla perdita di guadagno.

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In
ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente
alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è
effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta
sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38
consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid.
4);

 

                                     -   nel
caso in esame, l’Ufficio AI, con decisione 2 luglio 1998 (doc. AI 15), aveva
respinto la prima richiesta di prestazioni inoltrata dall’assicurata il 2
luglio 1996 (doc. AI 1), fondandosi sulla perizia medica 25 maggio 1998 del dr.
__________, FMH in reumatologia, nella quale lo specialista, posta la diagnosi di
“(…) 1. Lombalgie croniche con nozione di bloccaggi lombari anamnestetici,
su/con: - discopatia L4/5 con prolasso discale sottolegamentare - moderata
scoliosi dorso-lombare 2. Iperlassità legamentare 3. Sindrome femore-patellare
bilaterale 4. Stato dopo operazione per varicosi all’arto inferiore sx (…)”
aveva concluso che “(…) attualmente si può ritenere un’incapacità lavorativa
dell’ordine del 20% per quanto riguarda l’attività di casalinga. Per quanto
concerne l’incapacità lavorativa in altre professioni non qualificate, quali
l’operaia, la cameriera, la commessa, ecc., questa dipende principalmente dal
carico richiesto sulla colonna lombare nel sollevare pesi o nell’eseguire
ripetuti movimenti di flessione lombare. In professioni come quelle descritte
prima ritengo che si possa ritenere una incapacità lavorativa massimale, a
seconda delle situazioni, del 30% (…)” (doc. AI 13);

 

                                     -   a
seguito di un infortunio occorsole l’11 febbraio 2002 l’assicurata ha percepito
delle prestazioni fino al 30 agosto 2002 visto che, con decisione del 19 agosto
2002, l’assicuratore LAINF aveva negato, dal 1° settembre 2002, l’esistenza di
un nesso causale tra i disturbi ancora lamentati e l’infortunio. Prima di pronunciarsi
l’assicuratore LAINF aveva chiesto un consulto al dr. __________ FMH in
medicina interna e reumatologia che, nel suo rapporto 22 luglio 2002, posta la
diagnosi di “(…) Contusione alla colonna lombare – Distorsione alla caviglia
sinistra – Contusione della spalla destra in caduta l’11.2.02 con residua
lombosciatalgia aspecifica dx e fibromalgia diffusa (…)” aveva osservato
che “(…) come noto, una fibromalgia può svilupparsi dopo un evento traumatico
sia dal punto di vista fisico che psichico. La relazione diretta con il trauma
è tuttavia relativamente poco chiara. All’esclusione di un danno organico
lombare, gli attuali dolori possono essere messi secondo me in maniera
preponderante sul conto della fibromialgia (…)”. Anche il dr. __________,
FMH in chirurgia ortopedica, nel suo rapporto 8 agosto 2002, posta la diagnosi
di “Fibromialgia generalizzata” ha concluso che “(…) attualmente l’assicurata
presenta una chiara fibromialgia generalizzata. Solamente sfiorando il
tessuto molle lo stesso viene dichiarato digito-dolente ovunque. Un altro
fattore tipico di tale malattia è un dolore localizzato allo sterno nella
regione delle articolazioni e delle costole. Una fibromialgia non viene
scatenata da un trauma, ci sono spesso fattori psichici. Un’altra particolarità
di questa malattia è il lento peggioramento e la difficoltà nel trovare una
cura precisa (…)”. Lo stesso specialista, nell’ambito della procedura di
opposizione contro la decisione LAINF, si era confermato in un apprezzamento
medico del 1° ottobre 2004 dove aveva ribadito che “(…) all’occasione della
visita medico-circondariale l’8.8.2002 viene riscontrata una palpazione e
dolori diffusi ovunque, dalla colonna cervicale fino in fondo al piede.
Soprattutto il tessuto molle è digito-dolente, la muscolatura all’omero,
all’avambraccio, al tronco laterale, anche nella regione dello sterno delle
costole, del bacino ad ambedue le coscie al polpaccio, ecc… (…)” e confermato
che “(…) oltre 5 mesi dopo l’infortunio l’assicurata ha sviluppato una
fibromialgia generalizzata (…)” (doc. AI 25 inc. LAINF, le sottolineature
sono del redattore);

 

                                     -   in
una lettera alla SUVA del 28 agosto 2002 il dr. __________, FMH medicina
generale, suo precedente curante, vista la decisione LAINF concernente
l’assicurata aveva rilevato che “(…) a mio parere, invece questi disturbi sono
da collegare all’incidente, in particolar modo per quel che concerne i dolori
lombari irradianti alla gamba destra ed i dolori alla colonna toracale. Posso
invece convenire con le fibromialgie che la paziente accusa, attualmente
scomparse (…)” (doc. AI 25 inc. LAINF, le sottolineature sono del
redattore);

 

                                     -   nel
suo rapporto medico 9 settembre 2003 la rappresentante dell’assicurata, sua
attuale curante, visto il referto 30 luglio 2003 del suo collega dr. __________,
FMH in reumatologia e medicina interna, ha comunicato all’Ufficio AI di
rinunciare momentaneamente alle prestazioni richieste. Lo specialista, nel
menzionato referto, rilevato come “(…) questa paziente, 44 enne ausiliaria di
pulizie, soffre dal 1996 di dolori al rachide lombare, peggiorati dopo un
infortunio l’11 febbraio 2002. I sintomi non sono migliorati ad una terapia
conservativa prescritta nel 2002 dal collega reumatologo Dr. __________ di __________,
anzi la sintomatologia ha mostrato un peggioramento. All’esame clinico del
rachide trovo una cifoscoliosi della dorsale con conseguente limitazione
funzionale della stessa alla flessione/estensione, la colonna lombare risulta
solo minimamente limitata ai movimenti di lateroflessione, sono assenti deficit
radicolari. Sono assenti i criteri diagnostici per una fibromialgia
generalizzata (pubblicati nel 1990). Non sono a conoscenza degli esiti
delle indagini radiologiche realizzate per la problematica del rachide, in
quanto la paziente non me le ha portate (…)” ha concluso che “(…) in un lavoro
adeguato allo stato di salute, considero la paziente abile al lavoro nella
misura completa del 100% con un rendimento massimo al 100%. L’attività di
ausiliaria di pulizie implica soventemente una posizione curva del rachide con
movimenti di rotazione, per cui in quest’ultimo impiego è presente una
diminuzione del rendimento stimabile ad un massimo del 20%, premessa una
giornata lavorativa di 8-9 ore (…)”(doc. AI 25 inc. LAINF, le sottolineature
sono del redattore);

 

                                     -   il
dr. __________, della __________, nel suo referto 7 ottobre 2003 concernente la
RM della colonna lombare del medesimo giorno, ha attestato in particolare: “(…)
Spazio L4-L5: osteocondrosi, moderata spondilosi e grossa ernia
discale paramediana destra con compressione radicolare L5 a destra (…), e così
concluso: “(…) Ernia discale paramediana destra spazio L4-L5 con compressione
radicolare L5 a destra e sacralizzazione bilaterale parziale del corpo
vertebrale L5 (…)” (doc. AI 34/A);

 

                                     -   in
sede di opposizione contro la decisione 12 febbraio 2004, con la quale l’Ufficio
AI le ha negato per la seconda volta il diritto a una rendita, così
ripetutamente richiesta dal medico SMR dr. __________, la sua curante, con
lettera del 17 maggio 2005, ha specificato che l’assicurata “(…) presenta
attualmente dolori in maniera cronica sia secondaria alla sindrome
fibromialgica primaria generalizzata sia secondari all’ernia discale
L4-L5 con localizzazione lombare e radicolopatia destra. Oltre questa
problematica la signora __________ presenta un importante astenia cronica che
diventa impedimento pure nei lavori domestici. Ritengo che la paziente non sia
attualmente abile al lavoro e questo in misura completa e richiedo
ulteriormente un accertamento medico come già richiesto nel marzo 2004 (…)”
(doc. AI 44, le sottolineature sono del redattore);

 

                                     -   nel
suo rapporto 15 giugno 2005, posta la diagnosi di “(…) – fibromialgia
generalizzata – sindrome lombo-vertebrale in presenza di discopatia L4/L5
con ernia discale paramediana dx. e disturbo transizionale L5/S1 (…)”, il
reumatologo __________ ha concluso che “(…) la paziente presenta da una parte
una fibromialgia generalizzata, dall’altra una sindrome lombo-vertebrale in
presenza di una discopatia L4/L5, senza attualmente radicolopatia. Sulla base
di queste constatazioni sicuramente la paziente non può più eseguire lavori
pesanti, mentre può essere ritenuta abile in lavori leggeri e adatti in
misura uguale o superiore al 50%. Altrimenti presa a carico classica della
fibromialgia (…)” (doc. IX/2, le sottolineature sono del redattore);

 

                                     -   il
dr. __________, FMH in neurochirurgia, dopo averla visitata il 20 giugno 2005 e
attestato una “(…) sindrome lombovertebrale nell’ambito di una discopatia L4/5.
Fibromialgia. Al momento nessun indizio per una radicolopatia (…) (doc.
IX/3), nel suo rapporto alla curante del 19 luglio 2005 ha rilevato che
l’assicurata “(…) accusa dolori lombari recidivanti con saltuari dolori alle
gambe. Gli accertamenti neuroradiologici hanno in effetti confermato
un’importante discopatia L4/5 con un prolasso medio medilaterale a sx e
possibile irritazione radicolare, Inoltre presenza di un’anomalia di
transizione con sacralizzazione a dx e blocco del segmento (…)” e concluso che
“(…) date le circostanze evidentemente la paziente è inabile al lavoro nella
misura del 50% per un’attività lavorativa. Infatti in caso di peggioramento
della situazione clinica e neuroradiologica un intervento di fissazione del
segmento non è da escludere. In considerazione di quanto sopra ritengo che
un’inabilità del 50% sia senz’altro giustificata (…)” (doc. IX/1, le
sottolineature sono del redattore);

 

                                     -   affinché
un rapporto medico abbia valore
probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 1997 pag. 123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F.
inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988
pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Per quel
che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a
favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 111);

 

                                     -   nella
fattispecie, viste le sopra riportate discordanti valutazioni rese dagli
specialisti che hanno avuto modo di pronunciarsi sullo stato di salute e sulle
sue conseguenze invalidanti, onde stabilire se sia effettivamente intervenuto
un peggioramento rispetto alla situazione accertata in occasione della
precedente procedura sfociata con decisione 2 luglio 1998, l’amministrazione
avrebbe dovuto - già a seguito dell’opposizione interposta avverso la
successiva decisione 12 febbraio 2004 per il tramite della dr. __________ - procedere
all’allestimento di una perizia specialistica volta a definitivamente chiarire
la fattispecie dal profilo reumatologico.

                                         Dal
profilo psichiatrico, visti i diversi pareri espressi dai medici curanti e
dagli specialisti in diversi momenti e a più riprese, richiamato in particolare
quanto dichiarato dalla    dr. __________ in punto al recente sviluppo di una
sindrome da dolore somatoforme, ritenuta l’assenza di qualsivoglia accertamento
in questo senso e considerato che, come la giurisprudenza ha
avuto modo di evidenziare (cfr. STFA 19 giugno 2001 in re E., I 605/00, STFA 26
maggio 2003 in re V., I 196/03), secondo la dottrina medica la fibromialgia
molto spesso conduce ad una invalidità (Spott, Warum wir die
Fibromyalgie-Forschung betreiben, in: Rheuma Nachrichten Spezial, 1998 pag.
12ss) e la stessa - suscettibile di essere assimilata ad un disturbo
somatoforme (segnatamente ad una sindrome dolorosa somatoforme persistente,
cfr. Revue médicale del Suisse romande, 2001 pag. 443ss; cfr. STFA 9 settembre
2003 in re C., I 423/03, STFA 9 ottobre 2001 in re A., I 229/01, STFA 10 marzo
2003 in re P., I 721/02) - può essere determinata (anche) da fattori
psichici (cfr. MSD-Manual der Diagnostik und Therapie, Monaco 1993, pag.
145ss; cfr. STFA 27 maggio 2002 in re W., I 240/01; cfr. al proposito quanto
evidenziato nella fattispecie dal dr. __________ nel suo succitato rapporto
dell’8 agosto 2002, doc. AI 25), a mente di questa Corte anche sotto questo
aspetto appare necessario procedere ad un esame specialistico;

 

                                     -   ne
consegue che la decisione su opposizione impugnata va annullata e gli atti
rinviati all’Ufficio AI perché, ordinata una perizia pluridisciplinare –
reumatologica e psichica - stabilisca la capacità lavorativa globale
dell'assicurata e si pronunci nuovamente sulla sua domanda di prestazioni.

                                         Al
proposito, va qui ricordato che in una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa
D. (I 606/03), il TFA ha rinviato gli atti a questo Tribunale perché, “(…) con
l’ausilio di un perito, sulla base dei rapporti medici all’inserto chiarisca la
questione circa la cumulabilità o meno dei gradi di inabilità lavorativa in
ambito psichiatrico e in ambito reumatologico, e si pronunci nuovamente sul
grado di invalidità del ricorrente (…)”.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il
ricorso é accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    La decisione su
opposizione impugnata è annullata.

                                         §§ Gli
atti vengono retrocessi all’Ufficio AI affinché proceda nel senso sopra
indicato.

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti