# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 639b3292-76c1-5ac0-8330-9c42819bc455
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-04-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 02.04.2003 12.2002.107
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2002-107_2003-04-02.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2002.107

  	
  Lugano

  2 aprile 2003/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Chiesa e Cassina (giudice supplente)

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.99.816
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3 promossa con petizione 19
novembre 1999 da

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv.
  __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv.
  __________ 

   

  

 

con cui l'attore ha chiesto la condanna della
convenuta a versargli fr. 33'315,60 oltre interessi al 5% dal 31 luglio 1998
per ore di lavoro straordinarie e per vacanze non godute;

 

domanda avversata dalla convenuta che, con risposta 4
aprile 2000, ha postulato la reiezione della petizione e che il Pretore, con
decisione del 13 maggio 2002 ha parzialmente accolto limitatamente a fr.
27'472,60 oltre interessi al 5% dal 31 luglio 1998.

 

Appellante la convenuta la quale, con appello 31
maggio 2002, chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere
la petizione mentre l'attore, con osservazioni 11 luglio 2002, postula la
reiezione del gravame.

 

Letti ed esaminati gli atti ed i documenti di causa.

 

 Ritenuto 

 

 

 in
fatto:

 

 

 

                                  A.   __________ è stato assunto il 21 aprile 1997 quale architetto dalla __________
di __________ (in seguito __________), ditta operante nel settore edile. Sin
dall'inizio della sua attività egli si è dovuto occupare, tra le altre cose, di
alcuni cantieri all'estero, ed in particolare in __________, dove alla
__________ erano state appaltate delle importanti opere pubbliche.

 

 

                                  B.   Il 15 marzo 1998 __________ si è rivolto alla __________ per
chiedere un adeguamento salariale e la retribuzione delle ore di lavoro
straordinario che, a suo dire, aveva effettuato soprattutto durante i suoi
soggiorni in __________. Sennonché, con lettera del 2 maggio 1998 la __________
gli ha notificato la risoluzione del rapporto di lavoro con effetto dal 31 luglio
1998, per avere disatteso le aspettative e leso l'immagine della società.
Quest'ultima gli ha comunicato la sua intenzione di compensare le vacanze non
godute e le ore supplementari notificate mediante la concessione di un congedo
sino alla fine del periodo di disdetta. La proposta è stata tuttavia respinta
dal dipendente, che in uno scritto del 3 giugno 1998 ha dichiarato di rimanere
a disposizione del suo datore di lavoro sino al termine dell'incarico.

                                         

                                         Agendo
per il tramite del suo patrocinatore, __________ ha in seguito avviato delle
trattative con il suo ex datore di lavoro, senza tuttavia mai pervenire ad un
accordo. Il 7 gennaio 1999 egli ha quindi fatto spiccare nei confronti della
__________ un precetto esecutivo (PE no. __________) al quale però quest'ultima
si è opposta.

 

 

                                  C.   Il 19 novembre 1999 __________ ha inoltrato davanti alla Pretura di
Lugano una petizione con cui ha chiesto la condanna della __________ al
pagamento di fr. 33'315,60 (recte fr. 33'314.-) oltre interessi al 5% dal 31
luglio 1998, di cui fr. 29'034,40 per ore di lavoro supplementari
(corrispondenti a 502 ore a fr. 46,27 l'una, oltre al supplemento del 25% di
cui all'art. 321 cpv. 3 CO) e fr. 4'279,60 per i 13 ½ giorni di vacanza non
goduti. Ha inoltre domandato il rigetto definitivo dell'opposizione al precetto
esecutivo no. __________.

 

                                         Nella sua
risposta del 30 marzo 2000 la convenuta si è integralmente opposta alle domande
di controparte, rilevando in primo luogo che la sola persona abilitata a
richiedere e ad autorizzare ore di lavoro supplementari era il suo
amministratore unico __________, il quale però non aveva intrapreso alcunché in
tal senso, né aveva mai delegato questa sua competenza ad altri. Essa ha poi
contestato i conteggi orari prodotti dall'attore, sostenendo che gli stessi non
erano mai stati controllati e approvati da nessun dirigente della ditta.

 

                                         Con
replica e duplica dell'11 maggio e del 7 luglio 2000 le parti si sono
sostanzialmente riconfermate nelle loro rispettive argomentazioni e domande di
giudizio.

 

                                         In sede
di conclusioni l'attore ha ancora una volta ribadito le proprie richieste
iniziali. Dal canto sua la convenuta ha ammesso che l'attore poteva aver
complessivamente prestato 156 ore di lavoro supplementare, ma che però queste
erano state compensate con il congedo pagato che gli era stato concesso nei
mesi di giugno e luglio 1998.

 

 

                                  D.   Con decisione 13 maggio 2002 il Pretore ha parzialmente accolto la
petizione ed ha condannato la convenuta a pagare all'attore l'importo di fr.
27'472,80 oltre interessi al 5% dal 31 luglio 1998, corrispondenti a 475 ore
supplementari a fr. 46,27 l'una, oltre ad un supplemento del 25%. Per quanto
riguarda invece le vacanze non godute, il giudice di prime cure ha respinto le
pretese dell'attore perché questi aveva potuto fruire delle medesime tra il 2
giugno e il 31 luglio 1998, periodo durante il quale era stato esentato dal
lavoro. Il Pretore ha pure respinto in via definitiva e limitatamente al
suddetto importo l'opposizione che era stata interposta dalla __________ al
precetto esecutivo no. __________.

 

 

                                  E.   Con
tempestivo appello del 31 maggio 2002 la convenuta chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di respingere integralmente la petizione. Contesta
che l'attore fosse stato autorizzato da chi di dovere ad effettuare delle ore
di lavoro supplementari in __________. Afferma che tale competenza spettava
unicamente al responsabile di quel cantiere, __________, e non, come
erroneamente ammesso dal Pretore, al capo dell'ufficio tecnico, arch. __________.
Sostiene poi che non vi sarebbe nessuna prova circa l'esatto numero di ore
supplementari prestate dall'attore e che il giudice di prime cure non poteva,
se non violando i principi sanciti dall'art. 8 CC, colmare tale lacuna
probatoria.

 

                                         Nelle sue
osservazioni dell'11 luglio 2002, l'appellato ha postulato la reiezione del
gravame sulla base di argomentazioni che, per quanto necessario, saranno
riprese nei successivi considerandi.

 

 

 

Considerato 

 

 

in diritto:

 

 

 

                                   1.   A questo stadio della causa è unicamente litigiosa la questione
delle ore di lavoro supplementari che l'attore pretende di avere prestato. Non
è per contro più oggetto di disputa la questione delle vacanze non godute, per
le quali il Pretore ha negato qualsiasi indennizzo.

 

 

                                   2.   Nel caso di specie è pacifico che il 21 aprile 1998 tra le parti è
stato concluso un contratto di lavoro a tempo indeterminato, giusta gli art.
319 e segg. CO. In esso era stato convenuto, tra le varie cose, che l'attore
aveva l'obbligo di lavorare 40 ore alla settimana, ma che in caso di necessità
gli poteva essere chiesto di effettuare delle ore supplementari, nella misura
in cui sarebbe stato possibile pretenderlo secondo le norme della buona fede.
Il contratto rinviava inoltre ad un regolamento interno della ditta.
Quest'ultimo stabiliva che era da considerare lavoro straordinario quello
prestato oltre le normali ore di lavoro, se richiesto e autorizzato dal
superiore, ritenuto che in tal caso lo stesso sarebbe stato retribuito secondo
le norme del CO.

 

                               3.1.   Giusta l'art. 321c CO il datore di lavoro può compensare, entro un
periodo adeguato e con il consenso del lavoratore, il lavoro straordinario
prestato mediante un congedo di durata almeno corrispondente (cpv. 2). Se il
lavoro straordinario non è compensato mediante congedo e se mediante accordo
scritto, contratto normale o contratto collettivo non è stato convenuto o
disposto altrimenti, il datore di lavoro deve pagare per tale lavoro il salario
normale più un supplemento di almeno un quarto (cpv. 3). Nel caso di specie,
tra le parti non è intervenuto nessun accordo in merito ad una possibile
compensazione delle ore supplementari mediante congedo, ragione per cui può
entrare in linea di conto unicamente l'eventualità di una retribuzione delle
medesime da parte del datore di lavoro.

 

                               3.2.   Secondo dottrina e giurisprudenza, spetta al lavoratore fornire la
prova delle ore di lavoro supplementari effettuate (DTF 123 III 84
consid. 4a; Staehlin/Schönenberger, Commentario zurighese, n. 16 ad art.
321c CO; Streiff/von Kaenel, Arbeitsvertrag, Zurigo 1992 n. 10 ad art.
321c CO). Qualora il loro esatto numero non possa essere più dimostrato, allora
può entrare in linea di conto l'applicazione dell'art. 42 cpv. 2 CO, che
permette al giudice di stabilire l'ammontare del risarcimento in base al suo
prudente criterio. Questa disposizione contempla una regola probatoria di
diritto federale intesa a rendere più facile per il danneggiato la
dimostrazione del pregiudizio subito (Kummer, Commentario bernese, n. 70
e 245 ad art. 8 CC). La sua applicazione non deve però condurre ad un
rovesciamento dell'onere della prova: spetta in effetti pur sempre al
dipendente l'obbligo di fornire, nel limite del possibile, tutti gli elementi
utili a stabilire il numero di ore lavorative supplementari che egli ha
prestato per il proprio datore di lavoro. In tal senso è però in linea di
massima sufficiente che questi pervenga a far apparire verosimile il fatto di
aver lavorato regolarmente oltre l'orario previsto, non essendo ragionevolmente
esigibile la prova di ogni singola ora di lavoro supplementare effettuata.

 

                               3.3.   Contrariamente all'opinione espressa dall'appellante, nel caso di
specie il tribunale di prima istanza non ha affatto violato i principi
probatori appena menzionati.

                                         Innanzitutto
l'istruttoria di causa ha permesso di accertare che poco dopo la sua
assunzione, l'appellato era stato inviato insieme ad alcuni suoi colleghi di
lavoro ad __________ in __________ per seguire da vicino la realizzazione di un
importante progetto per il quale la __________ fungeva da impresa generale. Sul
cantiere erano intervenuti dei problemi, per risolvere i quali si era resa
necessaria la presenza in loco di alcuni architetti alle dipendenze delle
convenuta. Le testimonianze raccolte dal Pretore hanno confermato che di regola
sul cantiere di __________ i turni di lavoro dei progettisti giunti dal Ticino,
ivi compreso l'attore, superavano abbondantemente le 8 ore al giorno previste
dal contratto. Non di rado essi erano infatti costretti a lavorare fino a tarda
notte, come pure il sabato e la domenica, per tentare di recuperare il ritardo
accumulato nell'esecuzione dell'opera. Ciò permette di considerare come del
tutto verosimile il fatto che l'attore abbia effettivamente prestato ore di
lavoro straordinario per la convenuta.

                                         Dalla
documentazione agli atti emerge poi che l'appellato era tenuto ogni giorno ad
annotare le ore di lavoro prestate e le eventuali assenze (per vacanza,
malattia o altro) su di un apposito foglio di presenza che alla fine di ogni mese
consegnava al suo datore di lavoro. Quest'ultimo ha quindi provveduto a
trascrivere, senza formulare alcuna riserva, i dati che gli erano stati
trasmessi dal dipendente su di un formulario di “conteggio vacanze ed ore
supplementari” relativo al periodo aprile 1997-febbraio 1998. Tale
documento, dal quale risultava un saldo attivo di 475 ore di lavoro
straordinario a favore dell'attore, è stato notificato l'11 marzo 1998 per
controllo a quest'ultimo. Ora, benché non sia possibile attribuire piena forza probatoria
ai suddetti fogli di presenza per quel che concerne la determinazione
dell'esatto numero di ore di lavoro prestate, gli stessi costituiscono, a non
averne dubbio, un importante indizio in proposito. La convenuta era infatti in
grado attraverso questi documenti di prendere regolarmente conoscenza delle ore
supplementari conteggiate dal suo dipendente e, se del caso, di contestare le
medesime; cosa questa che però essa non ha fatto e che dev'essere intesa, in
base alle regole della buona fede, come l'implicito riconoscimento di quanto
indicato dall'attore. 

                                         In simili
circostanze, è dunque a giusta ragione che il Pretore ha ritenuto che fossero
date le condizioni per far capo al disposto dell'art. 42 cpv. 2 CO e si è
fondato sul citato “conteggio vacanze ed ore supplementari” allestito
dalla convenuta per stabilire l'ammontare delle ore di lavoro
straordinario effettuate dall'appellato.

 

                               3.4.   Alla luce di quanto appena esposto, anche l'argomento secondo cui
l'attore non era stato preventivamente autorizzato da chi di competenza a
lavorare al di là del tempo pattuito contrattualmente non può essere accolto.

Accettando tacitamente e senza mai formulare alcuna riserva i conteggi orari
che __________ le faceva pervenire mensilmente, la __________ ha in sostanza
avallato per atti concludenti non solo il contenuto di tali documenti ma anche
il modo d'agire del suo dipendente per quanto attiene alla notifica delle sue
presenze sul posto di lavoro. Dall'istruttoria di causa è emerso che anche per
gli altri collaboratori della convenuta, attivi presso il suo ufficio di
progettazione, vigeva una simile prassi e che nessuna particolare procedura per
la richiesta e l'autorizzazione dello svolgimento di ore di lavoro
supplementari era stata predisposta dal loro datore di lavoro. Pertanto, non
può essere condivisa la tesi giusta la quale l'appellato avrebbe dovuto
rivolgersi al direttore del cantiere di __________, __________, per ottenere il
permesso di lavorare oltre il tempo dovuto. Essa risulta oltretutto in aperta
contraddizione con quanto sostenuto inizialmente dalla __________, secondo la
quale il solo soggetto che avrebbe potuto rilasciare una simile autorizzazione
era l'amministratore unico della società, __________.

 

 

                               4.1.   Resta a questo punto da esaminare il calcolo effettuato dal Pretore
per stabilire il compenso dovuto all'attore. L'appellante sostiene infatti che
la maggiorazione salariale del 25% prevista dall'art. 321c cpv. 3 CO non
sarebbe applicabile nel caso concreto, poiché tale norma non è imperativa e
perché né il contratto di lavoro, né il regolamento interno prevedevano una
tale possibilità.

La censura risulta destituita di fondamento e, come tale, dev'essere respinta.

 

                               4.2.   L'art. 321c cpv. 3 CO costituisce una disposizione parzialmente
imperativa; le parti possono sì derogarvi, ma solamente attraverso un accordo
scritto o per mezzo di una clausola contenuta in un contratto normale di lavoro
o in una convenzione collettiva di lavoro. Il semplice fatto che tale norma non
sia contemplata dagli art. 361 e 362 CO, i quali enumerano le disposizioni
assolutamente o relativamente imperative, è irrilevante poiché gli elenchi
previsti da entrambe queste norme non sono esaustivi (DTF 124 III 469
consid. 2a con numerosi riferimenti). 

In concreto, non risulta che sia data una delle citate condizioni per derogare
all'applicazione di questa disposizione. D'altronde neppure l'appellante non ha
mai sostenuto ciò. Per questo motivo, alla luce anche del chiaro rinvio alle
regole del CO contenuto sia nel contratto di lavoro che nel regolamento interno
ad esso allegato, non vi è alcun dubbio che la maggiorazione salariale del 25%
per le ore di lavoro supplementari prevista dall'art. 321c cpv. 3 CO trova
piena applicazione al caso di specie.

Tenuto conto di tutto quanto precede, nonché di un salario orario di fr. 46,27
- peraltro mai contestato - dev'essere dunque riconosciuta all'appellato
un'indennità di fr. 27'472,80, oltre interessi al 5% dal 31 luglio 1998, per le
475 ore di lavoro straordinario da lui prestate, così come stabilito nel
giudizio pretorile.

 

                                   5.   Ne discende la reiezione del gravame. La tassa di giustizia, le
spese e le ripetibili della procedura d'appello seguono la completa soccombenza
dell'appellante.

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati, per le spese, l'art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   L'appello 31 maggio 2002 della __________, è respinto.

 

                                   2.   Le spese della procedura d'appello consistenti in:

tassa di giustizia           fr. 750.-

spese                             fr.   50.-

totale                              fr. 800.-

già anticipati dall'appellante, restano a suo carico, con l'obbligo di
rifondere alla controparte fr. 1'300.- per ripetibili d'appello.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  - __________

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario