# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ef8d0749-01b7-5808-ad6b-b535a2a2282f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-06-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.06.2014 D-2948/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2948-2014_2014-06-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-2948/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  4  g i u g n o  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Sylvie Cossy;  

cancelliere Gilles Fasola. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

C._______, nata il (…), 

D._______, nato il (…), 

Albania,   

tutti patrocinati dal sig. Lodovico Gentile, 

UCM Federazione Utenti Sanità Pubblica, 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Esecuzione dell'allontanamento (termine  

del ricorso accorciato);  

decisione dell'UFM del 23 maggio 2014 / N (…). 

 

 

D-2948/2014 

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Visto: 

la domanda d'asilo che i ricorrenti hanno presentato in Svizzera in data 28 

giugno 2012; 

i verbali d'audizione del 17 luglio 2012 e 13 dicembre 2012 relativi al 

richiedente (di seguito: verbali 1 e 2) e quelli relativi alla richiedente 

(di seguito: verbali 3 e 4); 

la decisione dell'UFM del 23 maggio 2014, notificata agli interessati il  

26 maggio 2014 (cfr. risultanze processuali), con la quale detto Ufficio ha 

respinto la domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti (cfr. art. 40 LAsi [RS 

142.31]) ed ha pronunciato l'allontanamento dei richiedenti dalla Svizzera 

nonché l'esecuzione dell'allontanamento medesimo siccome lecita, 

esigibile e possibile ed ha inoltre indicato che il Consiglio federale ha 

designato l'Albania come Stato esente da persecuzioni ai sensi dell'art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi; 

il ricorso del 28 maggio 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro 

detta decisione, con il quale i ricorrenti hanno concluso all'annullamento 

della decisione e alla concessione dell'ammissione provvisoria; che i 

medesimi hanno altresì presentato una domanda di esenzione dal 

pagamento delle spese di giustizia; 

l'incarto originale dell'UFM, pervenuto al Tribunale il 2 giugno 2014; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); 

che, fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), in virtù dell'art. 31 LTAF, 

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giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF; 

che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi); 

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; 

che i ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità 

inferiore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano 

un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA) e sono pertanto legittimati ad aggravarsi 

contro di essa; 

che, giusta l'art. 108 cpv. 2 LAsi, entrato in vigore il 29 settembre 2012, il 

termine di ricorso contro le decisioni secondo l'art. 40 LAsi in combinato 

disposto con l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi è di cinque giorni lavorativi; che 

detto termine è stato osservato; 

che i requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso  

(art. 52 PA) sono pure soddisfatti; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e 

dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della 

decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 

procedimento può svolgersi in tale lingua; 

che, in casu, la decisione impugnata è redatta in tedesco, mentre il ricorso 

è stato trasmesso in italiano; 

che, pertanto, la presente sentenza può essere redatta in italiano;  

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);  

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 LAsi);  

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che preliminarmente occorre rilevare che il ricorso del 28 maggio 2014 

verte unicamente sulla questione relativa all'esecuzione 

dell'allontanamento; che, pertanto, ne discende che la decisione 

impugnata è cresciuta in giudicato in materia d'asilo e riguardo alla 

pronuncia dell'allontanamento; che, di conseguenza, il Tribunale si limiterà 

all'esame della questione contestata relativa all'esecuzione 

dell'allontanamento; 

che i richiedenti hanno dichiarato di essere cittadini albanesi di etnia rom e 

religione islamica con ultimo domicilio a Durazzo (Albania)  

(cfr. verbali 1 e 3, p.3);  

che, per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della 

legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) 

prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile 

(cpv. 2);  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'UFM dispone 

l'ammissione provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr in relazione all'art. 44 

LAsi); 

che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in: Ausländerrecht, 2ª ed. 2009, 

n. 11.148 pag. 567 seg.);  

che lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce  

(cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4);  

che la portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del 

divieto di respingimento; che anche altri impegni di diritto internazionale 

della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione dell'allontanamento, 

in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105); che l'applicazione di tali disposizioni 

presuppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere 

che lo straniero possa essere esposto, nel paese verso il quale sarà 

allontanato, a dei trattamenti contrari alle succitate disposizioni;  

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che spetta all'interessato di rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e 

concrete ragioni (DTAF 2008/34 consid. 10); 

che, in casu, giova anzitutto ricordare che nella misura in cui l'UFM non ha 

riconosciuto la qualità di rifugiato ai ricorrenti e che questi ultimi non hanno 

contestato la decisione dell'autorità inferiore su tale punto, i medesimi non 

possono prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 

LAsi) generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale 

pubblico ed espressamente enunciato  

all'art. 33 Conv. rifugiati; 

che, inoltre, non è dato rilevare alcun indizio serio secondo cui gli insorgenti 

potrebbero essere esposti, in caso di rimpatrio, al rischio reale e immediato 

(«real risk») di un trattamento contrario alle succitate disposizioni (cfr. 

Sentenza della CorteEDU Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/06); che, in altre parole, non sono stati forniti un insieme di indizi, 

oppure presunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e 

concordanti in relazione a un pericolo di esposizione personale ad atti o 

fatti che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate; 

che, infatti, i ricorrenti nel gravame non hanno minimamente spiegato i 

motivi per cui in patria sarebbero esposti al rischio reale ed immediato di 

subire un trattamento contrario alle summenzionate disposizioni, se non 

per essere stati informati, indirettamente, dal padre della possibilità di 

essere minacciati in Albania; che essi si sono poi limitati a sostenere di 

essere bene integrati in Svizzera allegando, in particolar modo, la 

documentazione attestante l'attuale professione di operaio agricolo del 

ricorrente; che, tuttavia, quand'anche lodevole lo sforzo mostrato dagli 

insorgenti per integrarsi nel contesto sociale elvetico, tale aspetto nella 

presente fattispecie non risulta determinante per concedere ai ricorrenti 

l'ammissione provvisoria;  

che pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi; 

che nel paese d'origine non vige attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

popolazione nella totalità del territorio nazionale che possa portare ad 

ammettere, per tutti i richiedenti provenienti da questo stato e 

indipendentemente dalle circostanze di ogni singolo caso, l'esistenza di un 

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ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento riconducibile all'art. 83 cpv. 4 

LStr in relazione all'art. 44 LAsi; 

che, oltretutto, il Consiglio federale ha inserito l'Albania nella lista dei «Safe 

Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi e da allora si è attenuto a 

questa valutazione nell'ambito delle periodiche verifiche giusta l'art. 6a 

cpv. 3 LAsi; 

che, quo alla situazione personale degli insorgenti, va rilevato che i 

medesimi sono giovani hanno una formazione scolastica elementare e 

hanno esperienze lavorative in patria quali venditori di abbigliamento  

(cfr. verbali 1 e 3, p.4); che, inoltre, come si evince dalla documentazione 

allegata al gravame, il ricorrente ha acquisito in Svizzera un'esperienza 

quale operaio agricolo; che, quanto alle relazioni sociali in patria, gli 

insorgenti dispongono di una rete sociale soddisfacente ritenuto che vi 

vivono due zie e uno zio del ricorrente oltre ai genitori, due fratelli e due 

sorelle della ricorrente (cfr. verbale 1 e 3, p. 5);  

che, per quanto concerne i figli dei ricorrenti, rispettivamente di quasi 

quattro e due anni, in ragione della loro giovane età, non si può 

manifestamente ritenere che i medesimi siano integrati in maniera 

irreversibile ai modi di vita svizzeri al punto tale che l'allontanamento verso 

l'Albania equivarrebbe per loro ad uno sradicamento da un ambiente 

familiare ai sensi dell'art. 3 della Convenzione del 20 novembre 1989 sui 

diritti del fanciullo (CDF, RS 0.107); 

che, inoltre, gli insorgenti non hanno preteso nel gravame di soffrire di gravi 

problemi di salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria 

senza che da un esame d'ufficio degli atti emerga la necessità di una 

permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2); 

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento; 

che non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che, infatti, i ricorrenti possiedono passaporti albanesi in 

corso di validità; che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure 

possibile; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla concessione 

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dell'ammissione provvisoria vanno respinte e la querelata decisione 

confermata;  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta  

(art. 65 cpv. 1 PA);  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti  

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Gilles Fasola 

 

 

Data di spedizione: