# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ae535f02-d238-5e63-a678-9a2067a12716
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-11-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 09.11.2015 12.2015.29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2015-29_2015-11-09.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2015.29

  	
  Lugano

  9 novembre 2015/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Ceschi
  Corecco

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2011.8 della Pretura
- promossa con petizione 20 giugno 2011 da

 

	
   

  	
  RE
  1 

  rappr. dall’ avv. RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO
  1 

  rappr. dall’ avv. RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attore ha
chiesto la condanna in solido della qui convenuta, dello TERZ 2 e di TERZ 1 al
pagamento di fr. 856'202.65 oltre accessori a titolo di risarcimento del danno
attuale e futuro da lui patito a seguito di un atto illecito, domanda alla
quale si sono opposti i convenuti che hanno postulato la reiezione della
petizione;

 

nell’ambito della quale
il Pretore, con decisione 25 novembre 2014 ha respinto l’istanza di gratuito
patrocinio di RE 1 in relazione alla domanda presentata avverso CO 1; 

 

preso atto della
decisione 11 dicembre 2014, con la quale il Pretore ha stralciato la causa dai
ruoli nei confronti di CO 1, avendo dichiarato RE 1, con scritto 10 dicembre
2014, di volerla estromettere dalla lite; 

 

e ora, sulla decisione
29 gennaio 2015, con cui il Pretore ha condannato l’attore a rifondere a CO 1 fr.
15'166.- a titolo di ripetibili;

reclamante l’attore con
reclamo 9 febbraio 2015, con cui chiede la riforma della decisione impugnata
nel senso di, in via principale, non riconoscere alcuna indennità ripetibile a
favore di CO 1 e, in via subordinata, di riconoscerla limitatamente a fr.
11'277.35, il tutto con protesta di spese, tasse e ripetibili di secondo grado;

 

mentre la convenuta con
risposta 27 marzo 2015 postula la reiezione del gravame pure con protesta di
spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli
atti e i documenti prodotti, 

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con petizione 20 giugno 2011 RE
1 ha postulato la condanna in solido di TERZ 1, dello TERZ 2 e di CO 1 al
pagamento di fr. 856'202.65, oltre accessori, a titolo di risarcimento del
danno attuale e futuro da lui patito in seguito ad un atto illecito commesso da
TERZ 1 nei suoi confronti la sera del 19 marzo 2009. All’epoca dei fatti
quest’ultimo, minorenne, era ricoverato presso l’Ospedale __________ di __________.
RE 1 ha fondato la responsabilità solidale nei confronti di TERZ 1 sull’art. 41
CO, verso lo TERZ 2 sulla Legge responsabilità civile degli enti pubblici e
degli agenti pubblici e verso CO 1, madre di TERZ 1, sull’art. 333 CC.

 

                            B.  Con decisione 25 novembre 2014
il Pretore ha respinto l’istanza di concessione del gratuito patrocinio con
riferimento alle pretese avanzate nei confronti di CO 1, ritenendo che l’azione
inoltrata avverso quest’ultima fosse sprovvista di probabilità di successo. Il
primo giudice ha ritenuto che le circostanze emergenti dalla documentazione già
in possesso dell’attore al momento dell’inoltro della petizione facevano
nutrire “seri e fondati dubbi riguardo alla sussistenza dei presupposti di
una responsabilità di CO 1, …” (decisione 25 novembre 2014, pag. 3). 

  

                            C.  Con scritto 10 dicembre 2014
RE 1 ha dichiarato di volere estromettere dalla lite CO 1, ciò che il Pretore
ha deciso con sentenza 11 dicembre 2014, assegnando a quest’ultima un termine
di 5 giorni per determinarsi in merito alle ripetibili. Con decisione 12
dicembre 2014 il primo giudice ha accolto l’istanza di gratuito patrocinio
presentata da CO 1 e, con separata decisione di medesima data, quella
presentata dall’attore con riferimento alle domanda presentate nei confronti
degli altri due convenuti.   

 

                            D.  Statuendo il 29 gennaio 2015
il Pretore ha obbligato l’attore a rifondere a CO 1 fr. 15'166.- a titolo di
ripetibili e, considerata l’impossibilità di riscuoterle vista la situazione
economica dell’attore, ha ordinato che il patrocinatore della convenuta fosse
adeguatamente remunerato dal Cantone giusta l’art. 122 cpv. 2 CPC con un
importo di fr. 8'240.-.   

 

                            E.  Con reclamo 9 febbraio 2015
l’attore chiede la riforma del querelato giudizio, nel senso di, in via
principale, non assegnare un’indennità a titolo di ripetibili a favore di CO 1
e, in via subordinata, di riconoscerla limitatamente a fr. 11'277.35. 

                                  Con risposta 27 marzo 2015
CO 1 ha chiesto di respingere integralmente il reclamo. Le argomentazioni delle
parti, per quanto necessario, saranno riprese nei prossimi considerandi. 

 

e considerato

 

in diritto:              1.  Il 1° gennaio 2011 è entrato in
vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero che trova
applicazione in entrambe le sedi, siccome la procedura innanzi al Pretore è
stata avviata dopo tale data (art. 404 e 405 CPC).

 

                             2.  La decisione con la quale
il giudice fissa la tassa e le spese di giustizia e assegna le ripetibili è di
regola parte della decisione finale (art. 104 cpv. 1 CPC), impugnabile unitamente
alla sentenza finale mediante appello, se il merito è appellabile
(art. 308 cpv. 1 lett. a e cpv. 2 CPC), da proporre nel termine di 30
giorni all’autorità giudiziaria superiore (art. 311 cpv. 1 CPC), oppure
mediante reclamo, sempre nel termine di 30 giorni (art. 319 lett. a e art.
321 cpv. 1 CPC), qualora il valore litigioso sia inferiore a fr. 10'000.-.
Giusta l’art. 110 CPC, laddove il dispositivo in materia di spese è impugnato
in modo indipendente è tuttavia dato unicamente il rimedio del reclamo, e ciò a
prescindere dal fatto che la decisione finale possa essere impugnata mediante
appello o reclamo (Trezzini,
Commentario CPC, pag. 447), da proporre nel medesimo termine del rimedio
ordinario, in concreto 30 giorni (art. 319 lett. a e art. 321 cpv. 1 CPC);
rilevato che la competenza a statuire su quel rimedio giuridico spetterà alla
Camera d’appello competente per il merito, nel primo caso quindi, a dipendenza
della materia, alla prima o alla seconda Camera civile, nel secondo caso alla
Camera civile dei reclami (sentenza della II CCA del 28 ottobre 2011 inc. n.
12.2011.137). Nella fattispecie è data la competenza di questa Camera a
statuire sul reclamo, essendo stata impugnata la decisione pretorile sull’attribuzione
delle ripetibili in una vertenza di responsabilità civile con valore litigioso
superiore a fr. 10'000.-. Il reclamo è stato inoltrato tempestivamente e nulla
osta alla sua trattazione nel merito.

 

                             3.  Nella procedura di reclamo
non sono ammissibili allegazioni di nuovi fatti e la produzione di nuovi mezzi
di prova (art. 326 cpv. 1 CPC). Lo scritto 10 marzo 2009 concernente la
richiesta di collocamento formulata dall’Ospedale __________ all’indirizzo
dell’Autorità regionale di protezione competente (già Commissione tutoria
regionale), prodotto dal reclamante in questa sede (doc. C), pur facendo parte
del fascicolo processuale, è stato prodotto il 29 dicembre 2014, quindi
successivamente all’estromissione dalla lite di CO 1 e non può essere
considerato in questa sede. Non così per il doc. B (scritto 10 dicembre 2014),
già facente parte dell’incarto di prima sede. 

 

                             4.  Secondo l'art. 320 CPC con
il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o
l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). Il reclamo deve
essere motivato (art. 321 cpv. 1 CPC), nel senso che, relativamente all'applicazione
del diritto, occorre spiegare in modo conciso, riferendosi all'oggetto del
litigio, in cosa consiste la violazione e su quali punti il giudizio contestato
è impugnato (cfr. DTF 134 II 246 consid. 2.1). Quanto all'accertamento dei
fatti, la definizione di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio,
ragione per cui il reclamante non può limitarsi a criticare la
decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso
gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella
del primo giudice (DTF 136 II 494 consid. 2.8 con riferimenti).
Egli deve così dimostrare, attraverso un'argomentazione chiara e dettagliata,
che l'autorità inferiore ha emanato una decisione manifestamente insostenibile,
destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di
giustizia ed equità (DTF 135 V 4 consid. 1.3, con rinvii). Non
basta segnatamente che il reclamante affermi l'arbitrarietà della decisione
impugnata adducendo considerazioni generiche (DTF 136 II 494 consid. 2.8). 

 

                             5.  In concreto è litigiosa
l’indennità ripetibile di fr. 15'166.- che il Pretore ha stabilito in base alla
soccombenza di RE 1, tenendo conto del principio secondo cui in caso di
desistenza le ripetibili devono essere calcolate “sulla base della nota formula
con cui l’onorario ad valorem è mediato con quello ad horam”
(decisione 29 gennaio 2015, pag. 2). Il reclamante non contesta la conclusione del
primo giudice secondo cui la richiesta di data 10 dicembre 2014 dell’attore di
estromettere la convenuta dalla lite costituisce un caso di desistenza giusta
l’art. 241 CPC e che pertanto la parte soccombente coincide con la parte
attrice giusta l’art. 106 CPC. Egli rimprovera il Pretore per avere respinto la
sua richiesta di ripartire le spese giudiziarie secondo equità in applicazione
dell’art. 107 cpv. 1 lett. b e f CPC. In particolare il reclamante contesta la
conclusione del primo giudice, secondo cui già al momento dell’inoltro della
petizione egli era in possesso di tutti i documenti necessari per escludere una
responsabilità civile di CO 1. A suo dire, solo la consultazione della cartella
clinica di TERZ 1 “avrebbe potuto chiarire se la madre, detentrice
dell’autorità parentale, avesse o meno avuto un ruolo consultivo e/o
decisionale nell’ambito della fissazione del piano terapeutico/contenitivo del
figlio” (reclamo, n. 1.2, pag. 4). In altre parole, per determinare
l’estromissione dalla lite della madre sarebbe stato necessario consultare la
cartella clinica del figlio. La richiesta di estromissione sarebbe da
ricondurre unicamente alla mancata concessione del gratuito patrocinio e alla
sua modesta situazione finanziaria.   

                                

                           5.1  Preliminarmente si rileva che il
reclamante si limita a riproporre la sua richiesta di prescindere
dall’applicazione del principio di soccombenza sancito dall’art. 106 CPC
adducendo i medesimi motivi già fatti valere in prima istanza, senza
confrontarsi con la decisione del Pretore e senza spiegare perché quest’ultima
sarebbe manifestamente errata o violerebbe il diritto. Tale modo di procedere
non adempie ai presupposti di motivazione richiesti dall’art. 321 cpv. 1 CPC
(le esigenze di motivazione del reclamo corrispondono a quelle dell’appello
giusta l’art. 311 cpv. 1 CPC, cfr. decisione del TF 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013
consid. 3.4 e supra consid. 4). Su questo punto il reclamo è pertanto
irricevibile. Per i motivi che andranno illustrati nei prossimi considerandi,
lo stesso si rileva comunque anche infondato.

 

                           5.2  Giusta l’art. 106 cpv. 1 CPC le
spese giudiziarie sono poste di principio a carico della parte soccombente. Il
giudice è tuttavia libero di prescindere da tale principio e di ripartire le
spese giudiziarie secondo equità (art. 4 CC), quando il criterio di
ripartizione secondo la soccombenza si rileva troppo severo e ingiusto. In
questi casi l’art. 107 CPC permette al giudice di ripartire le spese
giudiziarie secondo il suo prudente criterio (decisione del TF 5A_816/2013 del
12 febbraio 2014 consid. 4.1 e riferimenti). Questo è in particolare il caso
quando una parte aveva in buona fede motivo di agire in giudizio oppure
circostanze speciali fanno apparire iniqua una ripartizione secondo l’esito
della procedura (art. 107 cpv. 1 lett. b e f CPC). La norma ha carattere
potestativo e il giudice dispone di un ampio potere di apprezzamento, sia per
quanto attiene alle modalità di ripartizione secondo il principio di
soccombenza, sia per quanto attiene alla possibilità di derogare a tale
principio (DTF 139 III 358 consid. 3, pag. 360), censurabile solo in caso di eccesso
o di abuso (II CCA 15 aprile 2015 inc. n. 12.2014.39, 3 marzo 2015 inc.
12.2014.125, 31 luglio 2014 inc. n. 12.2014.66). 

 

                           5.3  Il reclamante ribadisce anche in
questa sede che solo la consultazione della cartella clinica di TERZ 1 avrebbe
permesso di stabilire la responsabilità civile di CO 1, quale detentrice
dell’autorità parentale, in particolare il suo ruolo nella decisione di
ricovero coatto e nell’elaborazione del successivo piano terapeutico. Ritenuto
che il detentore della cartella clinica aveva sempre negato la sua consultazione,
l’inoltro della petizione risultava necessario.  

                                  Dal fascicolo processuale emerge
che l’attore al più tardi il 15 settembre 2010 (doc. K), con l’invio dei
documenti da lui richiesti da parte del Consiglio di Stato (presa di posizione
della Divisione della salute pubblica del 2 giugno 2010, rapporti medici di
data 14 e 16 aprile 2010, cfr. doc. K) è venuto a conoscenza che al momento dei
fatti oggetto di causa, avvenuti il 19 marzo 2009, il figlio diciassettenne della
qui convenuta era degente presso l’Ospedale __________ di __________ a seguito
di un ricovero coatto ordinato il 5 marzo 2009. Sulla base di un progetto
terapeutico concordato tra il paziente e il medico curante dell’Ospedale menzionato,
il 18 marzo 2009 TERZ 1 è stato trasferito nel reparto riabilitativo, con una
presa a carico meno contenitiva (doc. H e K). Ritenuto che la responsabilità
civile del detentore dell’autorità parentale per i danni cagionati da un
minorenne presuppone la comunione domestica (art. 333 CCS) e che nel caso
concreto madre e figlio al momento dei fatti non abitavano assieme, la
produzione della cartella clinica per valutare un eventuale coinvolgimento
della madre quale detentrice dell’autorità parentale nella decisione di ricovero
coatto, rispettivamente nella determinazione del piano terapeutico, risulta del
tutto irrilevante. Come rettamente accertato dal Pretore il reclamante disponeva
di tutte le informazioni necessarie per procedere ad una valutazione della
situazione e escludere una responsabilità civile della madre, qui convenuta,
già prima dell’inoltro della petizione 20 giugno 2011. In queste circostanze, e
tenuto conto dell’attenzione che si poteva esigere da lui, adeguatamente
rappresentato da un professionista (art. 3 cpv. 2 CCS), non si vedono motivi
che giustifichino una diversa ripartizione delle spese in applicazione
dell’art. 107 cpv. 1 lett. b e f CPC. E’ infatti compito delle parti quello di
valutare preliminarmente le possibilità di esito positivo di una causa, rispettivamente
le conseguenze di un esito negativo, senza confidare sul fatto che il giudice, in applicazione del suo potere di apprezzamento, procederà
ad una diversa ripartizione delle spese per motivi di equità (Sterchi, Berner
Kommentar ZPO, 2012, Art. 107 N 21).

                                  Si deve dunque concludere che il Pretore,
respingendo la richiesta del qui reclamante di prescindere dall’applicazione
del principio di soccombenza ai sensi dell’art. 106 CPC per motivi di equità,
non ha abusato del suo ampio potere di apprezzamento. La decisione su questo
punto deve di conseguenza essere confermata.   

 

                             6.  In via subordinata il
reclamante contesta l’importo delle ripetibili riconosciuto dal Pretore in
favore di CO 1. Egli non solleva alcuna critica al metodo applicato dal primo
giudice, il quale ha calcolato le ripetibili sulla base di una media ponderata
tra l’onorario ad valorem e quello ad horam, ma ritiene il
dispendio orario di 22 ore considerato dal Pretore per l’allestimento della
risposta eccessivo, poiché i dettagli della richiesta attorea erano già noti
alla controparte prima dell’inoltro della petizione, ricalcando quest’ultima
quanto già contenuto nell’istanza di conciliazione. Questa tesi non può essere
seguita. La procedura di conciliazione (art. 197 segg. CPC) è fondamentalmente
informale e orale ed è finalizzata al raggiungimento di un accordo tra le
parti. La mancata comparizione del convenuto, personalmente o per il tramite
del suo rappresentante, non ha effetti preclusivi e l’autorità di conciliazione
procede come in caso di mancato accordo (art. 209 – 212 CPC). Ne discende che
la preparazione del patrocinatore per la procedura di conciliazione sarà
prevalentemente una preparazione limitata al perseguimento di un accordo, che
potrebbe anche limitarsi al semplice rifiuto di qualsiasi proposta conciliativa
senza entrare nel merito della questione, e non alla difesa dei diritti della
parte patrocinata in una procedura decisionale. Dall’incarto relativo alla
procedura di conciliazione non emerge del resto alcun elemento che possa far
ritenere una preparazione del patrocinatore di CO 1 finalizzata alla difesa di
quest’ultima come in una procedura giudiziaria. In queste circostanze, sulla
base degli atti, la quantificazione in 22 ore dell’onere di tempo necessario ad
un legale mediamente diligente per l’esame della complessa petizione, corredata
da numerosi documenti, per lo studio dell’incarto, la scelta della strategia
processuale, la discussione con la cliente e per la preparazione e
l’allestimento della risposta (24 pagine), non appare manifestamente eccessiva,
tenuto conto dell’ampio potere di apprezzamento di cui gode il giudice in quest’ambito.
Infine non si vede in che modo il fatto che il contenuto dell’allegato
responsivo concerna prevalentemente la questione della responsabilità civile
della convenuta e non contesti nel dettaglio la quantificazione del danno possa
avere un’influenza nella determinazione del dispendio orario. A quel momento
una contestazione dettagliata delle varie poste di danno non era ancora
possibile poiché, per ammissione stessa dell’attore nella petizione, le
conseguenze delle lesioni subite erano ancora in evoluzione e non definitive.  

 

                             7.  Visto quanto si è detto, il
reclamo, per quanto ricevibile, va respinto. Le spese giudiziarie, calcolate
sulla base di un valore litigioso di fr. 15'166.-, seguono la soccombenza (art.
106 CPC) del reclamante. Le spese processuali di seconda sede sono disciplinate
dalla legge sulla tariffa giudiziaria del 30 novembre 2010 (LTG), la quale
prevede per le decisioni su reclamo del Tribunale d’appello una tassa di
giustizia fissata tra fr. 100.- e 10'000.- (art. 14). 

                                  Alla reclamante è assegnata
un’indennità per ripetibili di fr. 600.- calcolata secondo i criteri indicati
all’art. 11 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e
di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili.

 

 

 

Per questi motivi,

 

richiamata la LTG e il Regolamento sulla tariffa per i
casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione
delle ripetibili (Rtar),

                       

 

 

decide:                 1.  Il reclamo 9 febbraio
2015 di RE 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. Di conseguenza
la decisione 29 gennaio 2015 della Pretura __________, è confermata.

 

                             2.  Gli oneri processuali della
procedura di reclamo di fr. 300.-, già parzialmente anticipati dal reclamante,
restano a suo carico con l’obbligo di rifondere a CO 1 fr. 600.- a titolo di
ripetibili.

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  -;

  -. 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale
della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso è superiore a fr.
30'000.-; per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2
LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113,
117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).