# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4d9a8883-5fe9-5633-acee-4521249f1fa3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.04.2007 32.2006.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-64_2007-04-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.64

   

  CR/sc

  	
  Lugano

  18 aprile
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 marzo 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15
  febbraio 2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, da ultimo attivo quale muratore, dal 1° settembre 1999 è
stato posto al beneficio di una mezza rendita d’invalidità per un grado
d’invalidità del 54% (doc. AI 37, 40 e 43).

 

                                         A
seguito di una nuova domanda di prestazioni, presentata nell’aprile 2003, con
richiesta di aumentare la mezza rendita già percepita a causa del peggioramento
delle sue condizioni di salute e dopo l’esecuzione di una perizia
pluridisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico dell’Assicura-zione
Invalidità (SAM), con decisione 20 maggio 2005, confermata con decisione su
opposizione 15 febbraio 2006, l’Ufficio AI ha soppresso il diritto alla rendita
(doc. AI 69/1-3 e 92/1-6).

 

                                         L’amministrazione
ha così motivato il provvedimento preso:

 

" 
(...)

4.  In concreto, in sede di opposizione l'assicurato ha
indicato che il suo stato di salute, rispetto alle precedenti valutazioni, non
avrebbe subito delle modifiche. Ritiene che lo stato di salute riscontrato dal
Dr. __________ (su incarico dei medici SAM - cfr. rapporto del 3 settembre
2004) è identico a quello riscontrato dal Dr. __________ in occasione della
prima perizia (cfr. rapporto del 6 settembre 2001). Inoltre viene contestata la
motivazione esposta dai medici del SAM in merito al rapporto stilato dal Dr. __________,
perito incaricato di valutare la patologia psichiatrica.

L'opponente ritiene che le riflessioni dei
medici SAM sembrano influenzate più dall'irritazione causata dall'atteggiamento
aggravatorio dell'assicurato che non da considerazioni mediche.

 

Come visto il danno alla salute è stato
valutato, sia al momento della concessione della mezza rendita, sia in sede di
revisione, a mezzo di esame peritale. I medici del SAM, in base agli accertamenti
medici precedenti, all'anamnesi famigliare, sociale, professionale, patologica
e sistemica, ai dati soggettivi dell'assicurato e alle constatazioni obiettive,
con rapporto peritale del 26 settembre 2001 avevano ritenuto l'assicurato abile
unicamente al 70% in attività adeguate allo stato di salute, mentre con il
nuovo rapporto del 21 settembre 2004 hanno ritenuto lo stesso in grado di
svolgere tali attività a tempo pieno, riscontrando pertanto un miglioramento
dello stato di salute.

 

Per quanto attiene al valore probatorio
degli esami peritali, si rammenta che secondo costante giurisprudenza, le
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa da medici
riconosciuti specializzati hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducano a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176).

 

In casu le valutazioni espresse dai medici
del SAM risultano essere complete, motivate e coerenti e non offrono alcuno
spunto di critica, risultando del tutto conformi ai criteri sovraesposti. Del resto,
i contenuti della perizia SAM sono stati pure avallati dal Servizio medico regionale
dell'AI (SMR).

 

Le osservazioni inoltrate in sede di
opposizione, corredate dalla certificazione medica del Dr. __________ del 27
aprile 1999 e dalla TAC lombare del 19 ottobre 1998, sono pure state sottoposte
per competenza al vaglio del SMR. Quest'ultimo ha preso nuovamente posizione
per il tramite della Dr.ssa __________, la quale ha provveduto innanzitutto a
riassumere i vari aspetti medici riscontrati dai medici del SAM in sede di
perizie del 26 settembre 2001 e 21 settembre 2004 ed in seguito ha potuto prendere
posizione a riguardo delle osservazioni presentate in sede di opposizione,
essendo contestata in sostanza unicamente la parte medica.

 

Il medico SMR, per quanto attiene alla
patologia psichiatrica, ha potuto confermare il miglioramento dello stato di
salute, rispetto alla precedente valutazione SAM del 2001. In particolare viene
evidenziata una diminuzione dell'angoscia e dell'ansia libera con miglioramento
complessivo del quadro psicopatologico avendo la sindrome depressiva mostrato
un'ulteriore remissione, attualmente valutata solo di lieve entità nonostante
l'assenza di trattamento specifico. La sintomatologia algica legata alla
sindrome somatoforme da dolore persistente appare invariata.

In assenza di psicopatologia concomitante di
rilievo, il medico SMR ribadisce la precedente valutazione per quanto concerne
il carattere invalidante di una sindrome somatoforme da dolore persistente. Nel
2001, in presenza di una psicopatologia concomitante (stato depressivo)
valutata più importante di quanto lo sia adesso, anche la sindrome somatoforme
da dolore persistente poteva assumere un certo carattere invalidante, mentre
ora, in assenza di una psicopatologia di rilievo, e di altri fattori citati
nella precedente valutazione, questo carattere invalidante non è più dimostrabile.

 

Quindi, in applicazione dei criteri di
Förster, il miglioramento dello stato psichico (stato depressivo) può
tranquillamente giustificare una valutazione diversa dell'influsso della
sindrome somatoforme da dolore persistente.

                                                                                                    A
questo proposito va pure ricordato che la diagnosi stessa di sindrome somatoforme
va presa con prudenza, essendo il quadro clinico ora manifestamente
"inquinato" con atteggiamenti di aggravazione e con diagnosi differenziale
di simulazione.

Riassumendo, quindi, il medico SMR ha potuto
indicare che a livello psichico è stato dimostrato un miglioramento dello stato
depressivo il quale risulta ora unicamente di lieve entità. L'assenza di
psicopatologia concomitante di rilievo permette di concludere ora per un carattere
non invalidante della sindrome somatoforme da dolore persistente, in
applicazione dei criteri di Förster.

La valutazione dei periti SAM in merito alla
capacità lavorativa determinata dalla situazione psichica globale merita quindi
conferma.

 

A riguardo della patologia
reumatologica-ortopedica, anche ammettendo che sia sostanzialmente irrilevante
se le alterazioni strutturali ancora presenti (lieve deformazione a cuneo di
L2) siano in relazione con esiti di Morbo di Scheuermann oppure in relazione a
esiti di pregressa frattura vertebrale consolidata, bisogna essenzialmente
paragonare le limitazioni della funzionalità fisica che sono state oggettivate
nel 2001 con quelle che sono ancora attualmente presenti a livello oggettivo.
Bisogna sottolineare che in ambedue le situazioni di valutazione l'esame
clinico dell'assicurato risultava estremamente difficoltoso vista la scarsa
collaborazione e l'aggravamento mostrato dallo stesso. In occasione della
valutazione del Dr. __________ del 2001 veniva comunque oggettivata una
limitazione funzionale della colonna lombare nonché un accorciamento della muscolatura
ischio-crurale. Inoltre risultava una discreta limitazione della funzionalità
della spalla destra alla abduzione e elevazione in esiti da contusione del
1998.

In occasione della valutazione reumatologica
del Dr. __________ (3 settembre 2004) e neurologica del Dr. __________ (3
settembre 2004), non è oggettivabile alcuna limitazione della flessione
anteriore della colonna lombare (uno Schober lombare da 10-15 cm è perfettamente normale ed è in contrapposizione ad
una limitazione della motilità lombare); non è inoltre presente alcuna
contrattura della muscolatura paravertebrale e la contrazione gluteale risulta
simmetrica. Anche a livello delle spalle non viene oggettivata una limitazione
funzionale, risultando la mobilizzazione di qualunque struttura articolare dolorosa
in modo aspecifico. 

Quindi, contrariamente a quanto constatato
in occasione della perizia SAM del 2001, attualmente non sono oggettivabili
delle limitazioni della funzionalità fisica. II miglioramento della
funzionalità fisica con attualmente assenza di limitazioni funzionali
oggettivabili, indipendentemente dalle alterazioni strutturali sottostanti,
giustifica il giudizio dei periti SAM in merito alla piena capacità lavorativa
in attività lavorativa leggera e adatta.

 

In conclusione il medico SMR conferma quindi
l'avvenuto miglioramento dello stato di salute, sia a livello psichico sia a
livello della funzionalità fisica, la quale attualmente non risulta limitata in
modo oggettivabile, diversamente da quanto constatato in occasione della
precedente valutazione peritale SAM del 2001. Di conseguenza è pure
giustificata la diversa valutazione della capacità lavorativa.

 

5.  Per scrupolo il dossier è stato nuovamente valutato
dal consulente in integrazione professionale, il quale, tramite rapporto del 30
agosto 2005, ha confermato una perdita di guadagno pari al
29%.

 

Confermato quindi il miglioramento della
capacità lavorativa rispetto alla prima perizia e considerato come i
certificati presentati in sede di opposizione non hanno apportato elementi
medici particolari che possano indurre a valutare diversamente la situazione
clinica già approfonditamente apprezzata dai periti e approvata dall'Ufficio
AI, in definitiva risulta che la decisione contestata risulta corretta e merita
pertanto conferma. (...)" (Doc. AI 92-4+5+6)

 

                               1.2.   Contro
questa decisione è tempestivamente insorto l’assicu-rato, contestando che vi
sia effettivamente stato, così come valutato nella perizia SAM del 2004, un
miglioramento del suo stato di salute rispetto alla precedente valutazione SAM
del 2001. Egli ha rilevato:

 

" 
Ho preso atto della
decisione su opposizione dell'Ufficio AI del 15 febbraio 2006 (notificata il 16
febbraio 2006), con la quale è stata respinta la mia opposizione del 21 giugno
2005. L'Ufficio Al è giunto nella sua decisione su opposizione alla conclusione
(sulla base della perizia SAM del 21 settembre 2004) che sarei ancora in grado
di svolgere in misura completa un lavoro leggero. 

Questa decisione non mi trova d'accordo per i seguenti
motivi:

 

1.  L'Ufficio AI si basa per la sua
decisione da un lato sulla valutazione psichiatrica del Dr. __________ del 31
agosto 2004. Nel 2001, al momento della decisione AI con la quale mi è stata
assegnata la mezza rendita AI, il Dr. __________ aveva diagnosticato un
disturbo somatoforme da dolore persistente e un disturbo depressivo ricorrente
di media gravità. Egli era giunto alla conclusione che la mia capacità
lavorativa ammontava al 40%. Nell'ambito della perizia dell'agosto 2004 il Dr. __________
è giunto invece alla conclusione che il mio stato di salute è migliorato,
ritenendo che l'episodio depressivo fosse lieve. Egli è giunto alla conclusione
che la mia capacità lavorativa è del 20% in ogni attività. Queste conclusioni
non sono state accettate dai periti del SAM, che, accusandomi ingiustamente di
simulare, ritengono che non vi sia nessun impedimento nella capacità lavorativa
dovuto alla patologia psichica. Anche la Dr.ssa __________ del Servizio Medico
Regionale dell'Al (SMR) ritiene che la patologia psichica, non essendo
particolarmente incisiva, non permette di riconoscere la sindrome da dolore
somatoforme che è stata diagnosticata dai medici.

 

Non sono d'accordo con le conclusioni del
Dr. __________ e dei periti del SAM, che ritengono che il mio stato di salute
sia migliorato. Penso che il Dr. __________, così come gli altri medici del
SAM, sia giunto a questa conclusione perché convinto del fatto che io stia
simulando. Questo non è però vero, i miei problemi di salute sono reali e non
ritengo che sarei in grado, a livello psichico, di reggere una giornata
lavorativa normale.

 

2.  Dal punto di vista reumatologico, come
risulta dalla perizia del Dr. __________ del 3 settembre 2004, soffro di
sindrome lombospondilogena cronica, sindrome cervicospondilogena cronica e fibromialgia.
Il Dr. __________ è giunto alla conclusione che anche in lavori leggeri sono
inabile al lavoro nella misura del 30%. Alle stesse conclusioni era giunto anche
il Dr. __________ nel 2001. Dal punto di vista reumatologico quindi il mio
stato di salute non ha subito nessun miglioramento. Anche questa valutazione
non è stata accettata dai periti del SAM, che ritengono che la mia capacità
lavorativa in lavori leggeri sia totale. Anche per l'aspetto reumatologico,
quindi, i periti del SAM non hanno seguito il parere dell'esperto, ciò,
probabilmente, ritenendo falsamente che io stessi simulando.

 

3.  Riassumendo i periti interpellati dal
SAM hanno concluso con un'inabilità lavorativa in lavori leggeri del 30% (dal
punto di vista reumatologico) rispettivamente del 20% (dal punto di vista
psichico). Nel 2001 la rendita mi era stata concessa basandosi soprattutto
sulla valutazione del Dr. __________ valutazione che il Dr. __________ ha
confermato. In conclusione, quindi, il mio stato di salute non ha subito nessun
miglioramento. Non capisco perciò come sia possibile che lo stesso stato di
salute porti a due decisioni diverse.

 

Per tutti questi motivi ritengo che la decisione
dell'Ufficio AI sia sbagliata e vada annullata e chiedo che questo Tribunale
riconosca il mio diritto alla mezza rendita di invalidità." (Doc. I)

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la correttezza della propria decisione,
ha postulato la reiezione del ricorso.

 

                               1.4.   Il
30 marzo 2006 l’assicurato ha trasmesso al TCA nuova documentazione medica a
comprova del peggioramento della sua patologia alla colonna vertebrale,
preannunciando nel contempo l’inizio di una terapia psichiatrica (doc. V).

 

                               1.5.   Con
osservazioni 20 aprile 2006 l’Ufficio AI ha insistito nel chiedere la reiezione
del ricorso rilevando che il certificato medico del dr. __________ è stato sottoposto
al vaglio del SMR, il quale ha sostanzialmente stabilito che il nuovo referto
non permette di oggettivare una modifica dello stato di salute rispetto alla
perizia SAM del settembre 2004 (doc. VII). 

 

1.6.In data
29 aprile 2006 l’assicurato ha ribadito:

 

" 
Ho preso atto delle
osservazioni dell'Ufficio AI del 20.4.06, con le quali viene chiesto che il
ricorso sia respinto. Infatti secondo il loro medico dr. __________ il mio
stato di salute non è peggiorato rispetto alla perizia SAM.

Innanzitutto ribadisco che i singoli periti che mi
hanno visitato al SAM (dr. __________ e dr. __________) hanno nuovamente
riconosciuto un'inabilità lavorativa in qualsiasi professione del 30%
rispettivamente del 20%, e che è solo il riassunto fatto dal SAM che non
riconosce più queste limitazioni. Per quanto concerne la componente psichica
ribadisco quanto già detto nel ricorso: non capisco come il dr. __________
possa parlare di miglioramento, quando invece accuso dolori continui quanto
prima e la mia situazione non mi sembra per nulla mutata.

 

Riguardo al certificato medico del dr. __________ del
20.3.2006 mi preme far rimarcare che lo specialista neurochirurgo riconosce una
mobilità lombare fortemente ridotta con parestesia diffusa alla gamba destra.
Il medico dell'AI invece tende a minimizzare il mio stato di salute dicendo che
sia le discopatie sia le alterazioni degenerative sono consone alla mia età.
Ciò non corrisponde al vero: ho 50 anni e la maggior parte delle persone della
mia età non accusano i miei problemi e non si può quindi minimizzare il tutto
dicendo che alla mia età questi disturbi sono normali. 

Come potete vedere dall'ultimo certificato del dr. __________
del 20.4.2006 che vi allego, nemmeno con delle infiltrazioni di cortisone sotto
TAC la situazione si è risolta. Anzi, ho accusato una forte reazione allergica
al cortisone che ha peggiorato la situazione. E secondo il dr. __________ non è
nemmeno proponibile un intervento di fissazione dei segmenti discopatici.

 

Visto quanto sopra ribadisco le mie argomentazioni del
ricorso e chiedo che mi sia ripristinata la mezza rendita d'invalidità."
(Doc. IX)

 

                               1.7.   Con
osservazioni 16 maggio 2006 l’Ufficio AI ha rilevato di aver sottoposto il
nuovo certificato medico del dr. __________ al vaglio del SMR, il quale ha ritenuto
che non vi sono nel caso concreto elementi atti a modificare la valutazione
clinico-lavorativa, ribadendo la correttezza delle conclusioni del SAM (doc.
XI).

 

                               1.8.   In
data 22 maggio 2006 l’interessato ha trasmesso al TCA il certificato medico del
suo psichiatra curante, dr. __________ (doc. XIII).

 

                               1.9.   In
data 20 dicembre 2006 l’amministrazione ha trasmesso al TCA lo scritto 15
dicembre 2006 inviato dal dr. __________ al dr. __________ del SMR (doc. XVI).

 

                             1.10.   Il
12 febbraio 2007 l’interessato, per il tramite della RA 1, che ha nel frattempo
assunto l’incarico di rappresentarlo, ha osservato:

 

" 
(...)

In fase di ricorso l'assicurato ha sottolineato come il
suo stato di salute fosse, in realtà, rimasto invariato. Per quanto riguarda
l'aspetto psichico, egli ha in seguito inoltrato due certificati del Dr. __________.
Nel primo certificato del 19 maggio 2006 quest'ultimo confermava di aver
visitato il signor RI 1 in data 3, 10 e 19 maggio 2006 e di aver riscontrato un
disturbo depressivo medio-grave con riduzione dell'istinto vitale e idee
suicidali, parzialmente correlato a disturbo somatoforme da dolore persistente
e da problematiche di ordine finanziario e famigliare.

 

Il Dr. __________ valutava l'incapacità lavorativa
dell'assicurato al 50-75%. Nel certificato del 15 dicembre 2006 il Dr. __________
descriveva come lo stato di salute dell'assicurato fosse peggiorato, malgrado
appropriata medicazione antidepressiva. 

Egli confermava che la capacità lavorativa non superava
il 25-30%. Interpellato dal nostro Servizio a proposito dello stato di salute
dell'assicurato, il Dr. __________ rispondeva come segue:

 

        "  Il signor RI 1 soffre di una
sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio medio-grave e sindrome
somatoforme da dolore persistente. L'incidenza dei problemi finanziari e
famigliari sullo stato di salute è significativo, ma non unica causa dello stesso.
In caso venisse accordata la rendita di invalidità, non escludo che la
situazione psichiatrica del signor RI 1, comunque a sé stante, ne
trarrebbe giovamento. Ciò potrebbe eventualmente consentire la riduzione dell'incapacità
lavorativa, attualmente del 75%, almeno di un 10-20%. (...) Dalla prima seduta
ambulatoriale avvenuta con il paziente in data 3 maggio 2006 ho riscontrato lo
stato depressivo medico grave (...). Da tale momento l'incapacità lavorativa
era quella sopra descritta e tale è rimasta sino ad oggi (...)."

 

Dal rapporto del Dr. __________ risulta chiaramente che
l'assicurato soffre di una sindrome depressiva ricorrente, perlomeno a partire
dal 3 maggio 2006 di carattere medio-grave. Il Dr. __________ segue il signor RI
1 ormai da più di 6 mesi ed ha potuto confermare la sua diagnosi iniziale,
sottolineando addirittura un peggioramento dello stato di salute. Dal rapporto
del Dr. __________ risulta quindi chiaramente che i problemi psichici lamentati
dall'assicurato sono di natura reale e non, come concluso dai periti del SAM,
simulati con l'intento di ottenere una rendita. II Dr. __________ valuta
infatti anche che, nel caso la questione assicurativa dovesse risolversi a
favore dell'assicurato, la capacità lavorativa non supererebbe comunque il
55-65%. La sua valutazione si avvicina pertanto alla valutazione che il Dr. __________
aveva fatto nel settembre 2001 (inabilità lavorativa del 40%). È quindi
evidente che l'assicurato soffre realmente di una sindrome depressiva ricorrente
e in questo contesto va anche letta la valutazione del Dr. __________ del settembre
2004, che a quel momento aveva riscontrato un episodio lieve. È ovvio che chi
soffre di questa sindrome tende ad accusare sintomi minori quando non vi sono
problemi esistenziali da risolvere. In tal senso il vedersi riconosciuto il diritto
alla rendita aveva giovato all'assicurato, che difatti presentava in occasione
dell'esame peritale un episodio depressivo "solamente" lieve. Ciò non
significa però che lo stato di salute dell'assicurato, rispettivamente la sua
capacità lavorativa, era a quel momento effettivamente migliorata.
Semplicemente, l'essere libero da problemi esistenziali ed il vedere
riconosciuta la sua malattia, aveva permesso all'assicurato di riuscire a
gestire in modo migliore i suoi problemi di salute. Che la capacità lavorativa
al momento della valutazione del Dr. __________ del settembre 2004 non fosse
però realmente migliorata, risulta chiaramente dal fatto che con il riaprirsi
di una nuova fonte di angosce (la soppressione della rendita) l'assicurato è nuovamente
crollato, come risulta dai certificati del Dr. __________. In tal senso il
"miglioramento" riscontrato dal Dr. __________ non può essere considerato
come un vero e proprio miglioramento dello stato di salute e della capacità lavorativa
dell'assicurato, ma unicamente come un'istantanea scattata in un periodo in cui
lo stato di salute dell'assicurato era maggiormente equilibrato, stato di salute
che difatti è precipitato non appena è subentrato un nuovo fattore di stress
(la soppressione della rendita). Ciò dimostra che l'assicurato non dispone
delle necessarie risorse per affrontare la vita reale e, quindi, per
reinserirsi in modo consistente nel mondo del lavoro.

 

Alla luce di quanto esposto vi chiedo di annullare la
decisione su opposizione del 15 febbraio 2006 e di confermare all'assicurato il
diritto ad una rendita di invalidità." (Doc. XVIII)

 

                             1.11.   Con
osservazioni 26 febbraio 2007 l’amministrazione ha rilevato che dall’esame dei
nuovi certificati medici del dr. __________ il SMR ha ritenuto possibile un
peggioramento della problematica psichica, da far risalire al mese di maggio
2006 e quindi in epoca successiva all’emissione della decisione impugnata. Di
conseguenza, l’Ufficio AI ha ribadito la richiesta di reiezione del ricorso,
posto che, per lo meno fino al 15 febbraio 2006 (data della decisione
impugnata), l’assicurato presentava un’incapacità al guadagno del 29% (doc.
XX).

 

                             1.12.   Con
scritto pervenuto al TCA in data 2 marzo 2007 la patrocinatrice ha rilevato che
le valutazioni del dr. __________ non sono da interpretare solo come un
peggioramento dello stato di salute subentrato dopo la data dell’emanazione della
decisione su opposizione, ma sono un indicatore del fatto che lo stato depressivo
non era, al momento della valutazione del dr. __________, effettivamente
migliorato. La patrocinatrice ha aggiunto che “nel caso di patologie
ricorrenti come quella di cui soffre l’assicurato è evidente l’alternarsi di
stati depressivi più importanti con periodi di stati depressivi più moderati,
questi ultimi spesso raggiunti anche grazie ad un maggiore equilibrio che
subentra quando le necessità primarie sono coperte. È però inammissibile che
questi stati di maggiore equilibrio vengano dichiarati come “miglioramenti” e
conducano l’amministrazione a sospendere le sue prestazioni, facendo ripiombare
l’assicurato in uno stato depressivo maggiore” (doc. XXII).

 

Tale
scritto è stato trasmesso all’amministrazione per conoscenza (doc. XXIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella
causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98
pubblicata in RDAT I-2002 pp. 190s; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H
304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se vi è stato un miglioramento della situazione
valetudinaria dell’assicurato giustificante, in via di revisione, la
soppressione della rendita d'invalidità.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

         Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv.
1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato
(RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui
differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in
maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di
una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114
V 313).

 

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande
invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si
ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del
grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è
stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il
grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è
modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3
OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno
per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente
o perché l’invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso
3.

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di
aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC
1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la
revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S.
F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid.
3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono
stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N. (I 404/03), nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate
condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella
categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia
psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni
economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla
pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]).
Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto
tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare
luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004
 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der
Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der
Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81
seg.). Un'eccezione a questo
principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da
dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro
oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI
2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in
fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali,
presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate
da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr.
pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali
o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute
suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai
principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi
deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche
in un'altra sentenza del 28 maggio 2004 nella causa B. (I
702/03), il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente sentenza, questa Corte ha avuto
modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la
presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità
e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati
quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate
da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti
della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione
sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la
liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario
tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso
di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché
di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza del 16 dicembre 2004 nella causa J., I 770/03 pubblicata in DTF
131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra Massima Istanza in una sentenza del 19 maggio 2006 nella causa O. (I 873/05), si é confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una
recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella
raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi
è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la
diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si
deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque
prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che,
per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili
sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i
seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua
gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso
per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il
verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni
della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie
praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine
cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica,
si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato
risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque
un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella
malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si
deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto
a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino
da un’esagerazione dei sintomi. (…)” 

(STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                               2.6.   L’assicurato,
nel mese di aprile 2003, ha
chiesto la revisione della rendita per un peggioramento delle sue condizioni di
salute. Nel rapporto medico il dr. __________, FMH in medicina generale, poste
le diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa di “sindrome
dolorosa lombospondilogena cronicizzata in stato dopo frattura da compressione
di L1/L2 e discopatie multiple L3/L5 di tipo degenerativo; spondilartrosi lombare;
quadro depressivo reattivo in personalità aggressiva e poco differenziata”
e quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa quelle di “sindrome
somatoforme da dolore cronico; diabete mellito sintomatico con discreti segni
di polineuropatia; esiti da frattura L1-L2; iperlipidemia, ipertesione
arteriale di I grado” e dopo aver indicato che lo stato di salute è
suscettibile di peggioramento (doc. AI 53-1), ha ritenuto l’interessato inabile
al lavoro al 100% nella precedente attività, così come in altre attività, dato
che vi è un “rifiuto da parte del paziente di svolgere attività lavorativa
in quanto si definisce gravemente ammalato” (doc. AI 53-3). Il dr. __________
ha tenuto a precisare che l’assicurato è in cura specialistica presso il dr. __________
(doc. AI 53-2).

                                         Interpellato
dall’Ufficio AI, con rapporto medico 25 febbraio 2004 il dr. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, poste le diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa di “disturbo depressivo cronicizzato; diabete mellito; sindrome
lombovertebrale; stato dopo frattura da compressione del corpo della vertebra
L1”, ha giudicato l’assicurato totalmente inabile nella precedente
attività, ma abile al lavoro “anche da subito, da 4 a 8 ore al giorno, nelle attività
che non esigono un particolare impegno della forza fisica, negli ambienti dove
è possibile cambiare la postura o variare la postura da seduta a eretta e
viceversa”, con una riduzione del rendimento del
60% (doc. AI 55-5).

 

L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia pluridisciplinare a cura del SAM. Nel
dettagliato referto 21 settembre 2004 i periti - sulla base delle risultanze
degli atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti medici eseguiti
presso il SAM (consulto psichiatrico del dr. __________, consulto reumatologico
del dr. __________, consulto neurologico del dr. __________, consulto
oftalmologico della dr.ssa __________) - hanno posto le diagnosi con influsso
sulla capacità lavorativa di “sindrome lombospondilogena cronica con stato
dopo frattura anamnestica di L1-L2 l’11.9.1998, DD: modiche deformazioni a
cuneo nell’ambito di una distrofia di Scheuermann, modiche alterazioni statiche
e modiche alterazioni degenerative; sindrome cervicospondilogena cronica con
modiche alterazioni degenerative, esiti da distrofia di crescita di Scheuermann
senza rilevanza clinica” e quali diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa quelle di “sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale lieve
(ICD10 F33.0); sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10 F45.4), DD:
simulazione; astigmatismo misto; iperopia; presbiopia; dislipidemia mista con
importante ipertrigliceridemia; alcuni lipomi sul corpo; micosi inguinale ed
ascellare bilaterale; diabete mellito non insulinodipendente, con sospetta
iniziale polineuropatia diabetica a predominanza sensitiva distale agli arti
inferiori e positività per microalbuminuria (valore da ricontrollare)” (doc.
AI 61-10).

 

                                         In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti hanno sottolineato
quanto segue:

 

" 
(...)

7         VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE
DELL'ATTUALE CAPACITÀ LAVORATIVA.

 

L'A. é da ritenere inabile al lavoro nella misura del
70% quale muratore carpentiere.

 

In un'attività lavorativa medio - pesante l'A. deve
essere ritenuto abile nella misura del 70%. 

 

In un'attività lavorativa leggera e adatta l'A. é da
ritenere totalmente abile al lavoro. 

 

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
LAVORATIVA

 

In considerazione:

 

-    di un attestato miglioramento dal punto
di vista psichiatrico, con atteggiamento menzognero e manipolatorio da parte dell'A.,
con il chiaro intento di confondere i medici coinvolti.

-    della valutazione reumatologica del dr.
__________ che mette sotto una nuova luce la lesione a livello L1-2, sempre
interpretata come una frattura e attualmente come stato da m. di Scheuermann;

 

dobbiamo considerare l'insorgenza di un miglioramento
oggettivo delle condizioni di salute dell'A.. 

L'esame clinico mostra un miglioramento non solo a
livello psichiatrico, ma anche a livello reumatologico - ortopedico.

 

A nostro avviso la mancata assunzione dei medicamenti
non permette di concedere un’incapacità lavorativa dal lato psichiatrico per
una sindrome depressiva, considerata di grado lieve (che necessiterebbe di ben
altri medicamenti), e una sindrome somatoforme, che per altro, secondo la LAI,
non dev'essere considerata come malattia inficiante la capacità lavorativa,
soprattutto se caratterizzata da chiari atteggiamenti manipolatori.

 

Per quanto concerne l'affezione internistica, l'A. è
affetto da un diabete mellito non insulinodipendente, che attualmente ha
probabilmente contribuito a creare una lieve polineuropatia sensitiva, che però
- come ben descritto dal nostro consulente neurologo - non riduce la capacità
lavorativa. Altri organi bersaglio al momento non sono colpiti. E' presente una
microalbuminuria che potrebbe essere compatibile con un'iniziale nefropatia
diabetica, patologia che non può concorrere a ridurre la capacità lavorativa
dell'A..

 

Sospettiamo che l'A. abbia di proposito non assunto gli
antidiabetici orali durante il soggiorno presso il SAM per far risultare valori
elevati di glicemia. E' presente una dislipidemia mista, e in particolare
un'importante ipertrigliceridemia; pertanto chiediamo al medico curante di
intraprendere un trattamento adeguato e proporre una dieta all'A..

 

E' difficile stabilire quando sia subentrato il
miglioramento dello stato di salute dell'A., così come descritto sopra, ma
sicuramente a partire dalla data dell'attuale perizia l'A. dev'essere
considerato inabile nella misura sopra descritta.

 

Se nel 2001 valeva il principio "in dubio pro
reo", ora i dubbi sono stati mitigati dai fatti e quindi dobbiamo essere
coerenti e conseguenti nella nostra presa di posizione.

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

Riteniamo che l'A. possa svolgere un'attività
lavorativa medio - pesante nella misura del 70% ed un'attività lavorativa
leggera in misura totale.

 

La prognosi è però incerta, in considerazione
dell'atteggiamento manipolatorio e oppositivo dell'A., che sicuramente tenderà
a boicottare una ripresa dell'attività lavorativa.

 

10       OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente
discussione fra tutti i medici periti del SAM.

 

E' un errore elargire una rendita a chi
intenzionalmente mente, omette di proposito di assumere i farmaci e assume
atteggiamenti manipolatori e rivendicativi non solo nei confronti dei periti ma
anche dei propri medici curanti.

 

Infatti, la concessione di prestazioni AI ad assicurati
che si comportano come il nostro peritando concorre a screditare tutti i
richiedenti e beneficiari di rendite AI di fronte all'opinione pubblica ed, inoltre,
concorre pure a favorire e perpetrare nel tempo simili comportamenti invece di
scoraggiarli.

 

Domande particolari non sono poste.

 

Ci permettiamo di inviare una copia della perizia al
medico curante dr. __________, affinché sia al corrente delle conclusioni SAM,
il quale avrà l'arduo compito di motivare l'A. all'assunzione dei medicamenti e
a seguire una dieta adeguata, sia per il diabete, sia per la dislipidemia
mista. Chiediamo che controlli il tasso di HbA1c ed il valore del FT3."
(Doc. AI 61-12+13)

 

Con
scritto 16 novembre 2004 indirizzato all’Ufficio AI il curante, dr. __________,
ha osservato:

 

" 
Ho rivisto il 18 ottobre
il paziente succitato che mi ha informato dei risultati degli accertamenti
medici in occasione della revisione del suo caso. Questi accertamenti avrebbero
stabilito il grado d'invalidità al 30%. Nel mio ultimo rapporto inviatovi in
data 25 febbraio 2004 il quadro psichico del paziente mi è apparso abbastanza
pesante e ho ipotizzato l'esistenza di un incapacità lavorativa al 60%.

Devo precisare che con questo paziente non ho avuto una
regolare presa a carico bensì la sua richiesta d'aiuto avveniva prevalentemente
nelle situazioni di crisi e per questa ragione, non sentendomi sicuro vi ho
proposto, al punto C7, che era necessario un ulteriore aggiornamento degli accertamenti
medici. Prevedo che questo paziente intraprenderà di nuovo una battaglia
giuridica come lo ha fatto in precedenza dapprima con l'avvocato __________ ed
in seguito con lo studio dell'avvocato __________, dopo essersi rivolto alla __________.
D'altro canto visto che vi è una discrepanza tra la mia valutazione e quella
dello psichiatra del SAM mi piacerebbe analizzare meglio i punti di discordanza
per scoprire per quale ragione questo paziente mi è apparso più ammalato di
quanto lo sia realmente. Per questa ragione vi prego di inviarmi la relazione
peritale del SAM." (Doc. AI 63-1)

 

Nel
suo rapporto medico 28 aprile 2005 la dr.ssa __________ del SMR ha rilevato:

 

" 
(...)

In conclusione, nella attuale perizia SAM viene
oggettivato un miglioramento dello stato psichico con presenza unicamente di
una lieve sindrome depressiva in assenza di trattamento specifico psicoterapeutico
o psicofarmacologico e quindi valutato di carattere non invalidante, mentre la
sindrome somatoforme da dolore persistente è caratterizzata da chiari
atteggiamenti manipolatori e non viene considerata patologia con influsso sulla
capacità lavorativa.

La capacità lavorativa viene ora unicamente limitata
dalla patologia ortopedica-reumatologica, di entità piuttosto modesta e quindi
con ripercussioni unicamente su attività lavorative pesanti o mediamente
pesanti. In attività leggera, ergonomicamente adatta, l'A. è da considerare
abile al lavoro in misura completa.

 

Valutazione SMR:

in occasione di questa perizia vengono maggiormente
oggettivati gli atteggia-menti manipolatori e l'aggravazione mostrata dal
peritando. Già in occasione della precedente perizia SAM del 2001 i periti
avevano la netta impressione che in primo piano si fosse situata una tendenza
all'aggravamento, essendo confrontati con un A. estremamente dimostrativo che
utilizza la sua tendenza regressiva in modo volontario con lo scopo di guadagno
secondario.

Questa precedente osservazione viene ora consolidata in
maniera inequivoca: l'A. in questi anni non ha intrapreso nulla per seguire le
raccomandazioni mediche e non ha aderito allo schema terapeutico prescritto:
nonostante ciò non si è potuto osservare un peggioramento dello stato di salute
ma bensì un miglioramento complessivo dello stato psichico, con ulteriore
remissione della sindrome depressiva. 

Quindi anche la sindrome somatoforme da dolore cronico,
inquinata inoltre da atteggiamenti manipolatori nel senso di aggravazione
volontaria, va ridimensionata in merito al suo influsso sulla capacità
lavorativa: di regola, in assenza di patologia psichiatrica rilevante, essa non
ha un carattere invalidante. Non sono neppure evidenziabili altri fattori che
possano far ammettere un carattere invalidante della sindrome somatoforme da
dolore cronico (semmai presente), tipo patologia organica concomitante di certa
gravità con decorso cronico o progrediente, ritiro sociale, misure
riabilitative non riuscite nonostante motivazione e buona volontà.

In assenza di tutti questi fattori è quindi esigibile
dall'assicurato di superare i suoi disturbi tramite forza di volontà
(Willensanstrengung) adeguata e di reinserirsi in attività lavorativa adatta.
In assenza di una sindrome somatoforme da dolore cronico con carattere
invalidante, le alterazioni degenerative di modica entità a livello vertebrale
non hanno nessun influsso sulla capacità lavorativa in attività leggera ed
ergonomicamente adatta, come effettivamente valutato dai periti SAM.

Non entro in merito alle osservazioni espresse nel
capitolo 10 della perizia SAM in quanto non sono pertinenti per la valutazione
oggettiva del caso: a prescindere da qualsiasi valutazione
"moralistica" del caso, è stato dimostrato in modo chiaro per quali
motivi e con quali criteri si può giungere alla attuale valutazione in merito
alla capacità lavorativa, basandosi unicamente su reperti oggettivabili e
verificati.

 

Ad rivalutazione consulente IP.

 

Per quanto concerne la lettera del curante psichiatra
Dr. __________ del 16.11.2004, essa non contiene nessuna ulteriore informazione
utile in quanto si riallaccia al suo ultimo rapporto medico del 24.02.2004,
ampiamente preso in considerazione dai periti SAM. I punti di discrepanza tra
la valutazione del curante psichiatra e la valutazione SAM sono stati ampiamente chiariti e discussi nella perizia
stessa. Inviare quindi copia perizia al Dr. __________ (previo consenso
dell'A.), qualora non ancora fatto." (Doc. AI 64-4+5)

 

A
seguito dell’opposizione dell’assicurato alla decisione dell’amministrazione di
sopprimere la rendita (vista la piena capacità lavorativa in attività adeguate
e dopo aver proceduto al raffronto dei redditi, con il risultato di un grado di
invalidità del 29%), la dr.ssa __________ con rapporto medico 3 agosto 2005 ha osservato:

 

" 
(...)

Valutazione economica UAI: non emergono i presupposti
per poter adottare dei provvedimenti di ordine professionale: viene ricalcolata
la CGR in base all'attuale capacità lavorativa in attività leggera
ergonomicamente adatta: risulta un grado d’invalidità del 29%.

Quindi con decisione del 19.05.2005 soppressione della
rendita.

 

Attuale OPPOSIZIONE alla decisione del
19.05.2005 tramite
rappresentante legale. 

In sostanza

-    viene contestato un miglioramento dello
stato di salute e di conseguenza il fatto che in presenza di stato di salute
invariato ci sia ora una diversa valutazione della capacità lavorativa

-    viene contestata la valutazione SMR in merito alla sindrome somatoforme cronica

 

Patologia psichiatrica:

è indubbiamente avvenuto un miglioramento dello stato
di salute psichico rispetto alla precedente valutazione SAM del 2001. In particolare viene evidenziata una diminuzione
dell'angoscia e dell'ansia libera con miglioramento complessivo del quadro
psicopatologico, avendo la sindrome depressiva mostrato un’ulteriore
remissione, attualmente valutata solo di lieve entità nonostante l'assenza di
trattamento specifico. La sintomatologia algica legata alla sindrome
somatoforme da dolore persistente appare invariata. 

Quindi, in assenza di psicopatologia concomitante di
rilievo, ribadisco la mia precedente valutazione per quanto concerne il
carattere invalidante di una sindrome somatoforme da dolore persistente. Nel 2001, in presenza di una psicopatologia concomitante (stato
depressivo) valutata più importante di quanto lo sia adesso, anche la sindrome
somatoforme da dolore persistente poteva assumere un certo carattere
invalidante, mentre ora, in assenza di una psicopatologia di rilievo e di altri
fattori citati nella precedente valutazione, questo carattere invalidante non è
più dimostrabile. Quindi, in applicazione dei criteri di Förster, il
miglioramento dello stato psichico (stato depressivo) può tranquillamente
giustificare una valutazione diversa dell'influsso della sindrome somatoforme
da dolore persistente. A questo proposito va pure ricordato che la diagnosi
stessa di sindrome somatoforme va presa con prudenza, essendo il quadro clinico
ora manifestamente "inquinato" con atteggiamenti di aggravazione, con
diagnosi differenziale di simulazione. In conclusione, a livello psichico è
stato dimostrato un miglioramento dello stato depressivo il quale risulta ora
unicamente di lieve entità. L'assenza di psicopatologia concomitante di rilievo
permette di concludere ora per un carattere non invalidante della sindrome
somatoforme da dolore persistente, in applicazione dei criteri di Förster. La
valutazione dei periti SAM in merito alla capacità lavorativa determinata dalla
situazione psichica globale merita quindi conferma.

Patologia reumatologica-ortopedica:

anche ammettendo che sia sostanzialmente irrilevante se
le alterazioni strutturali ancora presenti (lieve deformazione a cuneo di L2)
siano in relazione con esiti di M. di Scheuermann oppure in relazione a esiti
di pregressa frattura vertebrale consolidata, bisogna essenzialmente paragonare
le limitazioni della funzionalità fisica che sono state oggettivate nel 2001
con quelle che sono ancora attualmente presenti a livello oggettivo: bisogna
sottolineare che, in ambedue le situazioni di valutazione, l'esame clinico
dell'A. risultava estremamente difficoltoso vista la scarsa collaborazione e
l'aggravamento mostrato dall'A.

In occasione della valutazione del Dr. __________ nel
2001 veniva comunque oggettivata una limitazione funzionale della colonna
lombare nonché un accorciamento della muscolatura ischio-crurale. Inoltre
risultava una discreta limitazione della funzionalità della spalla destra alla
abduzione e elevazione in esiti di contusione del 1998.

In occasione della valutazione reumatologica del Dr. __________
e neurologica del Dr. __________, non è oggettivabile nessuna limitazione della
flessione anteriore della colonna lombare (uno Schober del 10-15, perfettamente
normale, in effetti, parla contro una limitazione della motilità lombare), non
è presente nessuna contrattura della muscolatura paravertebrale e la
contrazione gluteale risulta simmetrica. Anche a livello delle spalle non viene
oggettivata una limitazione funzionale, risultando la mobilizzazione di
qualunque struttura articolare dolorosa in modo aspecifico.

Quindi, contrariamente a quanto costatato nel 2001,
attualmente non sono oggettivabili delle limitazioni della funzionalità fisica.
Il miglioramento della funzionalità fisica con attualmente assenza di limitazioni
funzionali oggettivabili, indipendentemente dalle alterazioni strutturali
sottostanti, giustificano il giudizio dei periti SAM in merito alla piena
capacità lavorativa in attività lavorativa leggera e adatta.

In conclusione, si può affermare un miglioramento dello stato di
salute sia a livello psichico sia a livello della funzionalità fisica, la quale
attualmente non risulta limitata in modo oggettivabile, diversamente da quanto
costatato in occasione della precedente valutazione peritale SAM del 2001.

Quindi anche la diversa valutazione della capacità
lavorativa si giustifica." 

(Doc. AI 83-5+6)

 

                               2.7.   In
sede ricorsuale l’assicurato ha prodotto lo scritto 20 marzo 2006 del dr. __________,
FMH in neurochirurgia, al dr. __________, del seguente tenore:

 

" 
La ringrazio per il
nuovo invio del suo soprannominato paziente che ho rivisto in data 20.03.06.

 

Come lei sa, trattasi di un paziente sofferente di una
sindrome lombovertebrale con dolori alle gambe, dolori alla spalla dx apparsi
dopo un infortunio subito l'11 settembre del 1998. Inoltre il paziente soffre
di importanti cefalee nell'ambito di una cefalea a grappolo (Horton).

 

Le vecchie risonanze del 1999 e del 2001 confermavano
incipienti discopatie diffuse del rachide lombare in assenza però di
compressioni radicolari.

 

Attualmente il paziente accusa ancora forti dolori
lombari, irradiazioni alle gambe, dolori alla spalla dx e mal di testa
prevalentemente verso sera. Soggettivamente domina la lombalgia ed il dolore
alla spalla dx.

 

AIl'esame clinico noto una mobilità lombare fortemente
ridotta e dolente in maniera diffusa in ogni posizione. Palpazione dolente e
diffusa del rachide lombare e dorsale, come pure della muscolatura paraspinale
sia lombare sia dorsale. Presenza di un pseudolasègue bilaterale a 44-50°.
Nessun deficit motorio. Parestesia diffusa alla gamba dx. Riflessi conservati e
simmetrici.

 

La nuova RM riconferma le incipienti discopatie del
rachide lombare in assenza di compressioni radicolari. A livello L3/4 leggera
stenosi del canale spinale. 

Artrosi delle faccette articolari da L2/3 e L4/5.

 

In considerazione di quanto sopra penso che un
procedere chirurgico sia poco probabile, trattandosi di una patologia diffusa.
Tuttavia penso che una parte dei disturbi possa provenire dalle artrosi delle
faccette articolari, ragion per cui ho proposto al paziente inizialmente
un'infiltrazione sotto TAC delle faccette L4/5 bilateralmente. In un secondo
tempo si valuterà se provvedere anche e livello L3/4 e L2/3.

 

La informerò sull'esito di queste infiltrazioni."
(Doc. B)

 

Al
riguardo, nelle sue annotazioni 11 aprile 2006 il dr. __________ del SMR ha
indicato:

 

" 
Vedi valutazione SMR,
dr.ssa __________, del 3.8.2005 eseguita in fase di opposizione.

 

In fase di ricorso viene presentato:

 

lettera del dr. __________ del 20.3.2006
indirizzata al medico curante.
Viene riferito di un esame RM della colonna lombare con presenza di incipienti
discopatie del rachide lombare in assenza di compressioni radicolari. A livello
L3/4 leggera stenosi del canale spinale, Artrosi delle faccette articolari da
L2/3 a L4/5.

Viene sconsigliato un procedere chirurgico mentre viene
proposta una infiltrazione faccettaria sotto controllo TAC.

 

Valutazione: l'attuale lettera del dr. __________ non permette di
oggettivare una modifica sostanziale dello stato di salute a livello lombare.
L'attuale referto radiologico conferma l'assenza di una problematica discale o
vertebrale maggiore. Vengono evidenziate incipienti discopatie lombari, referto
ben compatibile con l'età dell'assicurato, discopatie che sono da ritenersi
fisiologiche. Vengono esplicitamente escluse compressioni radicolari. La
presenza di una leggera stenosi del canale spinale non ha rilevanza clinica
dato che questa problematica non ha ripercussioni su strutture nervose e non
trova correlato clinico tipo claudicatio spinale.

La presenza radiologica di un'artrosi delle faccette
articolari è pure da vedersi nel contesto di alterazioni degenerative consone
all'età dell'assicurato. Da notare che già in occasione della TAC lombare del
2001 erano state riscontrate delle alterazioni degenerative a livello lombare,
problematica di cui si tiene ampiamente conto nella diagnosi di sindrome
lombospondilogena cronica ed i relativi limiti funzionali.

 

Conclusione: l'attuale lettera del dr. __________ non
permette di oggettivare una modifica dello stato di salute dell'assicurato
rispetto alla perizia SAM." 

(Doc. VII/bis)

 

Con
rapporto medico 20 aprile 2006 indirizzato al dr. __________ il dr. __________
ha osservato:

 

" 
La informo nuovamente
sul suo soprannominato paziente che ho rivisto il 18.04.06 dopo aver provveduto
per un'infiltrazione sottoTAC delle faccette articolari L4/5 bilateralmente.

 

Non ritorno sull'anamnesi a lei ben nota e faccio
riferimento al mio precedente scritto.

 

Il paziente è sofferente di una sindrome
lombovertebrale nell'ambito ormai da anni di una discopatia diffusa con spazi
ancora abbastanza ben conservati. Non ci sono compressioni radicolari tuttavia
presenza di artrosi delle faccette articolari da L2/3 a L4/5.

 

L'infiltrazione delle faccette articolari L4/5 non solo
non ha avuto un buon effetto, ma al contrario ha causato un notevole aumento
dei dolori soggettivi con parestesie e bruciore alla gamba in modo particolare
a dx. Inoltre il paziente ha avuto una reazione allergica al Cortisone.

 

In considerazione del fatto che ci sia stato un
peggioramento con il Cortisone dopo l'infiltrazione, è chiaro che ulteriori
infiltrazioni non entrano in considerazione. Anche un procedere più aggressivo,
vale a dire un intervento di fissazione dei segmenti discopatici, a mio modo di
vedere comporta un grande rischio di peggiorare in maniera notevole la
situazione per cui personalmente non vedo né l'opportunità né l'indicazione di
un tale procedere. Non rimarrà altro che continuare con terapia conservativa."
(Doc. IX/bis)

 

Nelle
sue annotazioni 12 maggio 2006 il dr. __________ ha commentato:

 

" 
Vedi nota del 11.4.2006.

 

A cui si aggiunge: lettera del dr. __________ del
20.4.2006: da questa lettera risulta che l'infiltrazione delle faccette
articolari non ha avuto esito favorevole.

 

L'esito "negativo" di tale infiltrazione con
"reazione allergica al cortisone" sicuramente non può essere portato
quale argomento in favore di un peggioramento sostanziale dello stato di salute
dell'assicurato ma potrebbe anzi confortare l'importanza di componenti
comportamentali (vedi valutazione da parte del dr. __________ in ambito SAM).

In conclusione: si conferma valutazione e conclusioni
precedenti basate su valutazione SAM in assenza di modifica sostanziale dello
stato di salute." 

(Doc. XI/bis)

 

L’assicurato
ha inoltre prodotto lo scritto 19 maggio 2006 del dr. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, del seguente tenore:

 

" 
Con il presente
certifico di aver visitato il paziente in data 3, 10 e 19 maggio 06
ambulatorialmente. Il paziente al momento della prima visita e di seguito,
presentava un disturbo depressivo di grado medio-grave con riduzione
dell'istinto vitale e idee suicidali, parzialmente correlato a disturbo somatoforme
da dolore persistente, già noto da tempo e, soprattutto, a problematiche di
ordine finanziario e famigliari. 

Dal 10 maggio u.s. ho introdotto una terapia
antidepressiva con paroxetina 20 mg x 1 al giorno, nonché Temesta exp. 1 mg x 2
die, previsti ulteriori colloqui di sostegno psicoterapico.

L'incapacità lavorativa attuale, per motivi
psichiatrici è almeno del 50-75 %. 

In fede." (Doc. XIII/bis)

 

In
data 15 dicembre 2006 il dr. __________ ha inviato al dr. __________ il seguente
scritto:

 

" 
In riferimento a quanto
da me scritto nella lettera del 19.5.06, concernente il paziente sopracitato,
la vorrei aggiornare come segue.

Lo stato depressivo di cui il paziente soffre sta
peggiorando sempre più, malgrado appropriata medicazione antidepressiva
instaurata.

Dal profilo delle cure psichiatriche, il paziente
mostra una buona compliance con il sottoscritto, e questo probabilmente ha
prevenuto, sino ad oggi, il precipitare completo della situazione, in particolare
la possibilità di eventi suicidali.

L'aspetto finanziario del sig. RI 1 è del tutto
problematico con unica fonte sicura di reddito mensile il lavoro della moglie
(che percepirebbe Fr. 2050.- mensili), e nessuna altra entrata.

L'ambiente famigliare intorno al sig. RI 1 (moglie e
due figli minorenni) risente pure pesantemente dello stato timico del congiunto
e dei dissesti finanziari per cui si innestano frequenti dissapori e conflitti.

Il paziente fatica a reperire i soldi per l'acquisto
dei farmaci in particolare quelli ipoglicemizzanti necessari alla cura del
diabete mellito tipo II con migroangiopatia.

Le glicemie per colloquio diretto odierno con il medico
curante Dr. __________, sono spesso fuori norma, anche di molto (180mg),
malgrado le cure.

Per tutto quanto esposto ritengo che la capacità lavorativa
ormai da molti mesi non superi il 25-30%." (Doc. 97)

 

Con
scritto 8 febbraio 2007 indirizzato alla patrocinatrice il dr. __________ ha
indicato:

 

" 
Rispondo con questa mia,
alla sua cortese richiesta di informazioni concernenti il paziente sopracitato.

A proposito dei quesiti posti, le comunico quanto
segue:

 

1.  II sig. RI 1 soffre di sindrome
depressiva ricorrente, attuale episodio medio grave (ICD 10: F 33.1), sindrome
somatoforme da dolore persistente, (F45.4).

2.  L'incidenza dei problemi finanziari e
famigliari sullo stato di salute citato sopra è significativo, ma non unica
causa dello stesso.

3.  In caso venisse accordata una rendita di
invalidità, non escludo che la situazione psichiatrica del sig. __________,
comunque a sè stante, ne trarrebbe giovamento. Ciò potrebbe eventualmente
consentire la riduzione dell'incapacità lavorativa, attualmente del 75%, almeno
di un 10-20%. Non considero in questo il problema del diabete mellito, di cui
il paziente soffre da anni, che potrebbe influenzare lo stato di salute e la
prognosi.

4.  Dalla prima seduta ambulatoriale
avvenuta con il paziente in data 3 maggio 2006, ho riscontrato lo stato
depressivo medio grave, introducendo immediatamente terapia farmacologia
antidepressiva. Da tale momento l'incapacità lavorativa era quella sopra
descritta e tale è rimasta sino ad oggi. Non posso peraltro esprimermi sulla
situazione antecedente del sig. RI 1, rimandando eventualmente la risposta al
medico di famiglia, dr. __________ che da lungo tempo lo segue e lo conosce."
(Doc. XVIII/3)

 

Questi
nuovi attestati medici sono stati così commentati dal dr. __________ nelle sue
annotazioni 21 febbraio 2007

 

" 
Attualmente vengono
presentati rapporti del dr. __________, FMH psichiatrica del 15.12.2006 e del
8.2.2007:

 

        -     da tali rapporti risulta che
l'assicurato è in sua cura da maggio 2006 con presenza di disturbo depressivo
di grado medio-grave con influsso sulla capacità lavorativa

 

Valutazione: in considerazione della certificazione
specialistica risulta possibile un peggioramento della problematica psichica
non in ultimo in relazione alla tuttora pendente problematica di rendita. Il
potenziale peggioramento è databile con maggio 2006, data della presa a carico
specialistica." (Doc. XX/bis)

 

                               2.8.   Perché
un rapporto medico abbia valore
probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i
punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i
mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita
il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire
dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto
sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito
che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve
essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni
e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi
in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne
in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354).

 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel che riguarda i rapporti concernenti il
medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF
125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003
nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Affinché un esame medico in ambito psichiatrico
sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la
DTF 127 V 294). In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le
considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss),
in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo
una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un
rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali
le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124)

 

                               2.9.   Dopo
attento esame degli atti all’inserto, ritenute le conclusioni a cui sono giunti
i periti del SAM nella perizia 21 settembre 2004 – alla quale va riconosciuta
forza probatoria piena conformemente alla giurisprudenza citata (consid. 2.8.)
– e visto che il medico curante si è limitato a riferire in modo generico e non
documentato di un peggioramento dello stato di salute, questo Tribunale deve
concludere che, per lo meno fino al momento di emanazione della decisione
impugnata, non vi è stato nessun peggioramento dello stato valetudinario
dell’assicurato, ma anzi che lo stesso è migliorato.

 

                            2.9.1.   Innanzitutto
occorre rilevare che, rispetto a quanto valutato in occasione della precedente
perizia SAM del 2001, dal punto di vista psichiatrico il perito ha potuto
constatare un miglioramento delle condizioni di salute: nel referto peritale 31
agosto 2004 il dr. __________ ha infatti espressamente indicato che “l’evoluzione
psichiatrica del quadro psicopatologico da me descritto nel 2001 presenta un
miglioramento complessivo”, con diminuzione dell’angoscia e dell’ansia
libera (doc. AI 61-21, sottolineatura della redattrice).

Tale
miglioramento a mente del perito giustifica un’incapacità lavorativa del 20%. I
periti del SAM, chiamati ad esprimersi globalmente, hanno invece ritenuto eccessiva
tale percentuale, giungendo alla conclusione che l’interessato, visto il suo
atteggiamento contraddittorio, tendente a far apparire il suo stato peggiore di
quanto sia realmente (dicendo di assumere regolarmente i farmaci, mentre dagli
esami emerge che egli non segue il trattamento prescritto), sia completamente
abile in attività adeguate. Questo tipo di atteggiamento è stato puntualmente
constatato anche dal dr. __________: nel suo rapporto peritale egli ha avuto
modo di rilevare come il contatto con l’interessato sia difficoltoso,
osservando in particolare la presenza di un eloquio non spontaneo e spesso
contraddittorio (ad esempio quando allude al fatto di non uscire mai di
casa, salvo aver riferito poco prima di uscire quotidianamente) e una tendenza
all’esagerazione della sintomatologia algica e depressiva. Il perito ha
sottolineato l’attitudine manipolatoria dell’interessato, osservando che “questa
sua esagerazione è evidenziata dalle diverse contraddizioni che si sono
messe in evidenza durante il colloquio, dall’incongruenza che si constata
fra la gravità del quadro clinico in sé e nella sua tendenza regressiva, in
parte manipolatoria, dalla poca collaborazione al trattamento psichiatrico
(come espresso dal collega __________ nel suo rapporto)” (doc. AI 61-21,
sottolineature della redattrice).

Le
valutazioni del dr. __________ non fanno che confermare quanto già constatato
in precedenza sia dal curante, dr. __________, sia dai periti SAM nella perizia
del 2001.

Nel
rapporto 25 febbraio 2004 il dr. __________ aveva infatti indicato che, dopo il
settembre 2003, allorquando c’era stato un miglioramento dello stato di salute
grazie all’assunzione di sali di litio, l’interessato non si era più
presentato, aveva “abbandonato ogni trattamento, con grossi problemi
microsociali, in un permanente conflitto con la moglie e i figli. Ha rifiutato
un ripristino della presa a carico, ricorrendo a giustificazioni quali la
distanza, le scarse risorse finanziarie e i vari impegni di famiglia” (doc.
AI 55-4, sottolineature della redattrice).

Anche
in occasione della precedente perizia SAM del 2001 il dr. __________ aveva
riscontrato “la tendenza alla regressione del comportamento. Inoltre tende a
somatizzare i conflitti intrapsichici. Si ha l’impressione che in parte egli utilizza
questa sua tendenza in modo volontario con lo scopo secondario di essere
riconosciuto nella sua posizione regressiva” (doc. AI 26-23, sottolineatura
della redattrice).

Nel
referto peritale 26 settembre 2001 i periti del SAM, stante la valutazione del
dr. __________ di un’incapacità lavorativa dell’assicurato dal punto di vista
psichiatrico del 40% (doc. AI 26-23), avevano espresso dei dubbi, indicando di
avere “l’impressione che in primo piano si situi una tendenza
all’aggravamento. Per questo motivo l’incapacità lavorativa del 40%
ritenuta dal consulente, dr. __________, è a nostro avviso eccessiva ed un
20%-30% sarebbe più corretto” (doc. AI 26-14, sottolineature della
redattrice). I periti avevano poi osservato di ritenere che l’assicurato,
dall’atteggiamento estremamente dimostrativo, utilizzasse “la sua tendenza
regressiva in modo volontario, con lo scopo secondario di essere riconosciuto
in questa posizione (e, secondo noi, probabilmente con l’intento di ottenere un
guadagno secondario)” aggiungendo che “in considerazione dell’andamento
critico del quadro regressivo e della tendenza alla dimostrazione, riteniamo
che la presa a carico psichiatrica e psicoterapeutica attualmente in atto
presso il dr. __________ vada continuata. La prognosi resta stazionaria e
dipenderà dall’evoluzione futura. Una nuova valutazione delle condizioni
psicopatologiche è indicata a distanza di due anni” (doc. AI 26-15, sottolineatura
della redattrice).

La
precedente valutazione dei periti del SAM del 2001 di un’incapacità lavorativa
per motivi psichici del 20%-30% al massimo non è stata contestata
dall’interessato. A fronte quindi di una situazione psichiatrica oggettivamente
migliorata nel corso degli anni, al momento della perizia del 2004 non appare
giustificata un’incapacità lavorativa dal punto di vista psichiatrico del 20%,
come stabilito dal dr. __________. Maggiormente motivata e convincente appare la
valutazione globale 21 settembre 2004 dei periti SAM, i quali, ritenuto il
miglioramento dello stato psicologico dell’assicurato, hanno sottoli- neato
come “la tendenza manipolatoria nonché poco collaborativa dell’assicurato,
per altro ben descritta dal nostro consulente, dovrebbe aprire ad altre ipotesi
di lavoro. Il fatto stesso che l’assicurato presso il SAM affermi di assumere
litio regolarmente, come pure lo afferma al medico curante, medicamento che
senz’altro negli ultimi tempi l’assicurato non ha assunto, essendo il tasso
ematico negativo, deve farci considerare l’ipotesi di simulazione (…).
D’altra parte, se attualmente l’assicurato presenta una sindrome depressiva ricorrente,
episodio attuale lieve e non assume nessun medicamento per tale patologia, è
chiaro che si tratta di una patologia talmente poco significativa da trovare
risoluzione senza medicamenti” (doc. AI 61-10). A fronte di tali
alternative, i periti hanno concluso che “il peritando di fatto dimostra di non
aver intrapreso quanto necessario per migliorare il suo stato di salute e, al
contrario, ha cercato continuamente di far cadere in errore i medici curanti ed
i periti nel suo non essere chiaro e preciso, addirittura menzognero. Non
possiamo pertanto confermare la valutazione del dr. __________, che attesta
un’incapacità lavorativa del 20%. Riteniamo che il fatto stesso che
l’assicurato asserisca di assumere dei medicamenti che non assume, mostrando un
miglioramento clinico, permetta di concludere per una patologia che non riduce
la capacità lavorativa dell’assicurato” (doc. AI 61-11, sottolineature
della redattrice).

                                         A
tali conclusioni può essere prestata adesione.

 

                                         Del
resto, anche la dr.ssa __________ nel suo rapporto 28 aprile 2005 ha evidenziato che la precedente
impressione del 2001 dei periti SAM circa la tendenza volontaria all’aggra-vamento
è stata confermata in maniera inequivoca in occasione dell’esame peritale del
2004, allorquando è emerso che l’interessato non ha seguito le indicazioni
mediche e non ha aderito allo schema terapeutico prescritto e ciononostante il
suo quadro psichiatrico non è peggiorato, ma è addirittura migliorato, con
ulteriore remissione della sindrome depressiva. La dr.ssa __________ ha poi
aggiunto che anche la sindrome somatoforme da dolore persistente, “inquinata”
da atteggiamenti manipolatori nel senso di un aggravamento volontario, va
ridimensionata quanto al suo influsso sulla capacità lavorativa, dato che, di
regola, in assenza di patologia psichiatrica rilevante, essa non ha un
carattere invalidante; inoltre, non sono neppure evidenziabili altri fattori
che possano far ammettere un carattere invalidante (presenza di una patologia
organica concomitante di una certa gravità, con decorso cronico e progrediente,
ritiro sociale, misure riabilitative non riuscite nonostante motivazione e
buona volontà). Il medico SMR ha quindi concluso che in assenza di tutti questi
fattori è esigibile che l’assicurato superi i suoi disturbi tramite la forza di
volontà (Willenanstrengung) e si reinserisca in un’attività adatta (doc. AI
64-5). La dr.ssa __________ ha poi ribadito le sue conclusioni nel rapporto 3
agosto 2005, indicando che è indubbiamente avvenuto un miglioramento dal punto di
vista psichiatrico rispetto alla valutazione SAM del 2001, con una diminuzione
dell’angoscia e dell’ansia libera che ha portato ad un miglioramento complessivo
del quadro psicopatologico, con ulteriore remissione della sindrome depressiva,
valutata ora di lieve entità nonostante l’assenza di trattamento specifico.
Quanto al carattere invalidante della sindrome somatoforme da dolore
persistente, la dr.ssa __________ ha ribadito che nel 2001, in presenza di una psicopatologia
concomitante valutata più importante, tale sindrome poteva assumere un certo
carattere invalidante, circostanza che nel 2004, in assenza di una psicopatologia di
rilievo e di altri fattori concomitanti, non si giustifica. Il medico SMR ha
concluso che “in applicazione dei criteri di Förster, il miglioramento dello
stato psichico (stato depressivo) può tranquillamente giustificare una
valutazione diversa dell’influsso della sindrome somatoforme da dolore
persistente” (doc. AI 83-6). Ella ha pure sottolineato che la stessa
diagnosi di sindrome somatoforme da dolore persistente va presa con prudenza, a
causa del quadro clinico “inquinato” da atteggiamenti manipolatori, con
diagnosi differenziale di simulazione (doc. AI 83-6).

 

                            2.9.2.   Anche
in riferimento alla patologia reumatologica i periti del SAM hanno riscontrato
un miglioramento della situazione rispetto alla precedente valutazione del
2001. Nel referto peritale 3 settembre 2004 il dr. __________, FMH in reumatologia,
dopo aver rilevato anch’egli che il quadro clinico dell’inte-ressato è dominato
da segni comportamentali, ha constatato la presenza di una sindrome lombospondilogena
cronica senza alcun segno a favore di una problematica radicolare. Riguardo
alla frattura L1 e L2 che sarebbe derivata dalla caduta del settembre 1998, il
perito, dopo aver confrontato le radiografie originali successive alla caduta
con quelle attuali, tenendo conto inoltre del fatto che l’assicurato è caduto
da un’altezza relativamente bassa (2.2 metri), è giunto alla conclusione che
si tratti di deformazioni a cuneo delle vertebre con associate discopatie
nell’ambito di sequele da distrofia di crescita di Scheuermann ben visibili
anche a livello dorsale. Il perito ha tenuto a precisare che “indipendentemente
dalla natura delle alterazioni delle vertebre L1 e L2, nel loro insieme, queste
alterazioni strutturali non possono essere ritenute clinicamente molto
significative”. Egli ha inoltre aggiunto che “la presenza di
disturbi soggettivi molto più importanti, l’eccessiva ripercussione funzionale
di tali disturbi e la tendenza alla generalizzazione non dipende da soli
fattori somatici ma in larga misura da problemi di natura non somatica”.
Il dr. __________ ha inoltre sottolineato che l’interessato mostra disturbi
generalizzati a carico di tutto l’arto superiore sinistro, con una “reazione
eccessiva quando si tocca qualunque parte del corpo. Sarebbero dunque
riempiti i criteri di classificazione ACR 1990 per la diagnosi di fibromialgia
ma, vista la presenza di massicci segni comportamentali, tali criteri non
possono essere interpretati se non con la più grande riserva”(doc. AI
61-25, sottolineature della redattrice). Il perito ha quindi giudicato
l’assicurato inabile al lavoro quale muratore e in attività pesanti nella
misura del 60%-70%, così come valutato già nella perizia del 2001 dal dr. __________,
precisando tuttavia di ritenere tale conclusione eccessivamente pessimistica.
Il perito ha invece ritenuto l’interessato inabile al lavoro al massimo al 30%
in attività leggere e variate che comportino saltuariamente anche compiti
mediamente pesanti, precisando che “anche in questo caso si tiene conto
della precedente valutazione del dr. __________ del 5 settembre 2001 che
ritengo però tuttora piuttosto pessimista”. Infine, il dr. __________
ha osservato che “personalmente sono convinto che i problemi segnalati dal
paziente non siano che in maniera minore di natura organica. La mia
valutazione della capacità lavorativa da un punto di vista strettamente
reumatologico sarebbe dunque tuttora stata più alta rispetto a quella espressa
dal dr. __________ nel suo consulto del 5 settembre 2001” (doc. 61-25, sottolineature della
redattrice).

                                         Stante
tale apprezzamento specialistico, i periti del SAM nel referto peritale 21
settembre 2004 hanno ritenuto che alla luce della nuova valutazione del caso
(frattura anamnestica di L1-L2 da addebitare ad una deformazione a cuneo
nell’ambi-to di una distrofia di Scheuermann e non a frattura), con la presenza
di una sindrome cervicospondilogena cronica as-sociata ad una sindrome lombospondilogena
cronica e una fibromialgia, la valutazione della capacità lavorativa deve sicuramente
essere migliore rispetto a quanto affermato nella precedente perizia del 2001,
così come indicato dal dr. __________. I periti hanno rilevato che “è noto
che l’ortopedico (n.d.r. dr. __________), abituato a confrontarsi con fratture,
abbia meno dimestichezza con le alterazioni degenerative. Il dr. __________,
nella sua funzione di reumatologo, è invece più esperto in quest’ambito”.
Essi hanno quindi concluso che l’interessato sia da ritenere inabile al lavoro
al 70% quale muratore, abile al lavoro in misura superiore al 70% in attività
medio-pesante e totalmente abile in attività leggere adeguate (doc. AI 61-11).

                                         Questa
conclusione, logica e motivata, non contraddetta da altri certificati medici,
può essere condivisa da parte di questo Tribunale.

 

D’altronde,
anche la dr.ssa __________ del SMR ha ritenuto che, in assenza di una sindrome
somatoforme da dolore cronico con carattere invalidante, le modiche alterazioni
degenerative a livello vertebrale non hanno nessun influsso sulla capacità
lavorativa in attività leggere ed ergonomicamente adatte (doc. AI 64-5). Nel
rapporto medico 3 agosto 2005 la dr. __________ ha precisato che in occasione della valutazione del dr. __________ nel 2001 era stata oggettivata
una limitazione funzionale della colonna lombare nonché un accorciamento della
muscolatura ischio-crurale, nonché una discreta limitazione della funzionalità
della spalla destra alla abduzione e elevazione in esiti di contusione del
1998. Al momento della valutazione reumatologica del dr. __________ e
neurologica del dr. __________ del 2004, per contro, non è stata oggettivata
nessuna limitazione della flessione anteriore della colonna lombare, non era
presente nessuna contrattura della muscolatura paravertebrale e la contrazione
gluteale risultava simmetrica. Anche a livello delle spalle non è stata oggettivata
nessuna limitazione funzionale, risultando la mobilizzazione di qualunque
struttura articolare dolorosa in modo aspecifico.

La
dr.ssa __________ ha quindi concluso che, contrariamente a quanto costatato nel
2001, al momento della perizia SAM 2004 non sono oggettivabili delle limitazioni
della funzionalità fisica, ciò che giustifica il giudizio dei periti SAM in merito
alla piena capacità lavorativa in attività lavorativa leggera e adatta (doc. AI
83-6).

 

                            2.9.3.   Le
conclusioni del SAM, su cui si fonda l’amministrazione, non possono essere
ritenute inaffidabili nemmeno a fronte dell’ulteriore documentazione medica prodotta
dall’insorgente pendente causa.

Per
quanto concerne l’aspetto psichiatrico, i certificati medici 19 maggio 2006
(doc. XIII bis), 15 dicembre 2006 (doc. 97), 8 febbraio 2007 (doc. XVIII 3) del
dr. __________ attestano che l’interessato è in cura presso il citato
specialista a partire dal mese di maggio 2006, per la presenza di un disturbo
depressivo di grado medio-grave con influsso sulla capacità lavorativa. Come
rilevato dal dr. __________ nelle sue annotazioni 21 febbraio 2007 (doc. XX
bis), in base a tali attestazioni mediche è possibile che sia subentrato
un peggioramento delle condizioni psichiche dell’interessato, ma in epoca
successiva alla decisione impugnata.

                                         Visto
che il dr. __________ ha specificato di avere in cura l’assicurato dal 3 maggio
2006, data a partire dalla quale egli attesta un’incapacità lavorativa parziale
per motivi psichici, il TCA deve concludere che, per lo meno secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante (cfr. DTF 126 V 360; DTF 125 V
195; DTF 121 V 208 consid. 6b; DTF 115 V 142 consid. 8b), un eventuale peggioramento
dello stato di salute dell’interessato riconducibile a motivi psichiatrici è insorto
solo dopo la decisione su opposizione.

                                         Non
possono al riguardo essere accolte le critiche mosse dalla patrocinatrice dell'insorgente
in merito al fatto che le valutazioni del dr. __________ non sono da
interpretare solo come un peggioramento dello stato di salute subentrato dopo
l’emanazione della decisione su opposizione, ma piuttosto come sintomo che lo
stato depressivo non era, al momento della valutazione del dr. __________,
effettivamente migliorato (doc. XXII). Dalla documentazione agli atti
non emerge nessun altro certificato medico specialistico successivo a quello
del dr. __________ del 16 novembre 2004 (doc. AI 63-1), fino a quello del 2006
del dr. __________, motivo per il quale a mente di questo Tribunale non appare
verosimile che sia subentrato un peggioramento dello stato di salute psichico
dopo la perizia SAM ma prima della prima consultazione del 3 maggio 2006 presso
il dr. __________.

                                         Di conseguenza, tenuto conto che per costante giurisprudenza il
giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione
impugnata in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è
stata resa, quando si ritenga che fatti accaduti posteriormente e che hanno
modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo procedimento
amministrativo (DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1 e DTF 121 V
366 consid. 1b), questo TCA deve confermare la conclusione dell’amministrazione
secondo la quale l’insorgere di un eventuale peggioramento dello stato di
salute dell’assicurato basato sull’aspetto psichiatrico “esula dalla
presente disputa davanti al TCA e dovrà pertanto formare oggetto di un nuovo
provvedimento amministrativo” (doc. XX), con la precisazione che la
documentazione psichiatrica prodotta va trattata quale nuova richiesta di
revisione su cui l’amministrazione dovrà pronunciarsi.

 

Quanto
invece alla pato