# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3d2927b2-0965-56cb-907e-bde85501952d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-11-25
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 25.11.1999 12.1999.141
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1999-141_1999-11-25.html

## Full Text

Incarto n.

  12.1999.00141

  	
  Lugano

  25 novembre
  1999/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente per statuire nella causa a procedura ordinaria
(inc. OA.98.340 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1) promossa con
petizione 5 maggio 1998 da

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ rappr. dall'avv. __________ 

   

  

con cui
l'attore ha chiesto l'accertamento della nullità di un contratto e la condanna
del convenuto alla restituzione di fr. 180'000.- oltre interessi, nonché al
pagamento di fr. 20'000.- a titolo di risarcimento danni (posta quest'ultima
abbandonata in sede di conclusioni);

 

domanda
avversata dal convenuto, che ha postulato la reiezione dell'istanza e, in via riconvenzionale,
la condanna di parte attrice a versargli fr. 60'000.-;

 

petizione
che con sentenza 14 giugno 1999 il Segretario assessore della Pretura ha
integralmente respinto, così come la domanda riconvenzionale;

 

appellante
l'attore che, con allegato 5 luglio 1999 chiede la riforma del querelato
giudizio nel senso di accogliere la petizione;

 

mentre il
convenuto con osservazioni 15 settembre 1999 postula la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili;

letti gli atti e i
documenti prodotti,

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

                                   1.   Le
parti in causa, al fine di gestire una nuova ditta di pompe funebri, hanno
concluso diverse pattuizioni: in particolare, il convenuto -titolare per lungo
tempo di una nota impresa del ramo- ha concesso all'attore, promotore
dell'operazione, di usufruire del suo nome nella ragione sociale della nuova
impresa; si è messo a disposizione della società per svolgere il ruolo di
pubbliche relazioni con un regolare contratto di lavoro della durata iniziale
di tre anni (doc. B) e ha partecipato con un'azione alla costituzione della
__________ con sede a __________ (doc. A). 

 

                                         Con la
petizione ____________________dopo aver rilevato la sua giovane età e la sua
inesperienza, nonché l'amicizia che aveva legato la sua famiglia al convenuto,
sostiene di essere stato ingannato da questi, tant'è che per gli stessi fatti
ha promosso -ancorché senza successo- una causa penale nei suoi confronti.
Rileva di non aver saputo che il convenuto fosse legato alla ditta __________,
anch'essa attiva nel settore delle pompe funebri, da un divieto di concorrenza:
al proposito ha prodotto una convenzione tra __________ e la menzionata
società, sottoscritta al momento in cui il primo abbandonava l'attività
professionale a tempo pieno presso la __________A, assumendo un incarico di
carattere saltuario e retribuito con un fisso mensile a partire dal 1. gennaio
1992; dalla stessa data -secondo la convenzione- il convenuto avrebbe lasciato
libero anche il suo posto in seno al Consiglio d'amministrazione della società,
mentre il punto 6 della pattuizione è del seguente tenore: "Il signor
__________ si impegna a non costituire o aprire ditte del ramo, né a
collaborare direttamente o indirettamente per altre ditte" (doc. F = doc.
6). L'attore assume ancora che, poco tempo dopo la costituzione della nuova
società, ossia in data 20 marzo 1998, la __________ ha ottenuto dal Pretore l'ordine
alla __________ di "cessare e di astenersi da ogni forma di pubblicità
diretta o indiretta e in particolare dal rendere noto a terzi, pubblicando
annunci, la sua collaborazione con __________ " (doc. E), ciò che ha
indotto la società colpita dal provvedimento a mutare la sua ragione in
__________ (doc. 14). Sostiene che il contratto concluso a suo tempo con cui il
convenuto gli aveva ceduto l'uso del nome __________ per un corrispettivo di
fr. 180.000.-- è viziato da errore essenziale, rispettivamente da dolo,
essendogli stato sottaciuto in particolare il divieto di concorrenza nei
confronti della ____________________da cui la nullità del contratto stesso e il
suo diritto di chiedere alla controparte la rifusione di quanto indebitamente
ricevuto come controprestazione.

 

                                   2.   Controparte si è opposta alla petizione, negando la ricorrenza
dei presupposti dell'errore essenziale. In primo luogo, avendo venduto tutte le
azioni della __________ a terzi, il convenuto afferma di non esserne più stato
titolare e di non aver mai affermato di esserlo. In secondo luogo, sostiene che
l'accordo litigioso è intervenuto in piena libertà fra persone adulte e
consapevoli, essendo oltretutto stato l'attore a contattarlo per proporgli
l'acquisto del nome. Inoltre, considerando che l'attore ha ormai
volontariamente modificato la ragione sociale della neocostituita società,
senza attendere il giudizio pretorile sul merito della questione, la richiesta
di risarcimento danni non si giustificherebbe. Per quanto poi attiene al presunto
divieto di concorrenza, il convenuto afferma che esso, non riguardando in
nessun modo la società anonima, bensì unicamente la persona di __________, non
costituirebbe un motivo di annullamento del contratto. Non essendo influenzata
da tale divieto la società dell'attore avrebbe dovuto semplicemente opporsi
alla domanda della __________, denunciando in lite il convenuto.

 

                                         In via riconvenzionale
il convenuto ha inoltre postulato la condanna di controparte a versargli fr.
60'000.- in ragione dell'onere fiscale legato all'operazione di acquisto del
nome di cui l'attore si sarebbe fatto carico.

 

                                   3.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore, oltre a respingere la domanda riconvenzionale
del convenuto, ha negato l'esistenza dell'errore invocato dall'attore. Al proposito,
sulla base delle testimonianze assunte, considera che sia della presenza sul
mercato di una società con scopo e ragione sociale simile, sia della clausola
di non concorrenza sottoscritta da __________, l'attore è venuto a conoscenza
al più tardi al momento della sottoscrizione del rogito di costituzione della
nuova società, ossia in data 12 gennaio 1998. Ne conclude che tale
consapevolezza esclude la possibilità dell'attore di fondare il proprio credito
sull'errore. A titolo abbondanziale, il primo giudice considera inoltre che
comunque la compatibilità delle due ragioni sociali non poteva essere esclusa a
priori; pertanto il fatto di aver modificato la ragione sociale senza attendere
una decisione giudiziaria definitiva non può essere opposto alla parte qui
convenuta.

 

                                   4.   Con
l'appello parte attrice insorge contro il giudizio di prima istanza ribadendo
la nullità del contratto in quanto viziato da errore essenziale. Anche nella
denegata ipotesi di essere stato reso attento, al momento della costituzione
della società, di problemi connessi con la ragione sociale scelta e quindi
implicitamente dei rischi ad essa inerenti, rileva come il contratto fra i due
soci fosse stato a quel momento ormai concluso e il relativo prezzo pagato.

 

                                         La parte
resistente osserva che il contratto relativo all'uso del nome sarebbe diventato
perfetto solo con la costituzione della società; in quel momento l'attore,
messo al corrente dei rischi citati, avrebbe dovuto reagire impugnando il
contratto, ciò che invece non ha fatto. Sottoscrivendo il rogito, e quindi
fondando una società con una ragione sociale simile alla __________, l'attore
avrebbe di conseguenza deciso di procedere comunque all'esecuzione del
contratto, accettandone le possibili conseguenze: di qui il decadere dell'errore
e la validità del contratto.

 

 

                                   5.   Al fine della disamina giuridica della fattispecie è opportuno
precisarne alcuni elementi. 

 

                                5.1   Anzitutto non è stato contestato dal convenuto che egli -al momento
in cui trattò con __________ intendesse ritirarsi dagli affari, così come
sostiene l'attore. In tal senso, egli ha anzi ha dimostrato la vendita delle
azioni della __________ nella quale aveva svolto per lungo tempo la sua
attività commerciale (doc. 4 e 5) e ha prodotto la convenzione (doc. 6), intesa
a regolare i rapporti con la stessa società per alcuni anni, quasi ad
assicurare l'avviamento della nuova gestione per il tramite di una sua attività
saltuaria quale dipendente. Non risulta la data di sottoscrizione della
convenzione, ma dalla stessa emerge che la sua validità era stata pattuita a
far tempo dal 1. gennaio 1992, mentre è pacifico che le parti l'abbiano
disdetta per il 31 dicembre 1997 (doc. 15). Per quanto concerne più da vicino
il divieto di concorrenza, si può osservare quanto segue: l'obbligo di fedeltà
è elemento caratteristico del contratto di lavoro e quindi è fuori discussione,
in concreto, fino al momento della scadenza della convenzione; per contro, la
clausola di divieto di concorrenza (cfr. il testo al consid. 1) ha iniziato a esplicare
i suoi effetti con l'uscita del convenuto da quell'organizzazione
imprenditoriale, come dipendente, come collaboratore, consulente, ecc. (cfr. al
proposito Rehbinder M., in Comm. di Berna, 1992, art. 340a CO, N. 1); e
ciò per il periodo minimo di tre anni, ma eventualmente anche per un tempo più
lungo, dal momento che -con riferimento all'art. 340a cpv. 1 CO- può essere
escluso nella fattispecie un "ingiusto pregiudizio dell'avvenire economico
del lavoratore". La questione della validità / limitazione nel tempo
tuttavia è di ben poco rilievo poiché i fatti in questione si collocano a pochi
giorni dall'inizio della validità della clausola di non concorrenza.

 

                                5.2   I
testi assunti in causa, in specie il notaio __________ (che aveva assistito le
parti in occasione della costituzione della nuova società, che aveva redatto
l'atto pubblico e che ha affermato essere stato per anni consulente del
convenuto), nonché il contabile __________ hanno concordemente riferito sulle
discussioni sorte in merito alla ragione sociale scelta, in particolare
relativamente alla presenza nella stessa del nome __________. Il teste
__________, volendo essere orientato sull'operazione in vista di assumere il
mandato di revisore della società, ricordatosi dell'esistenza di un'impresa del
ramo recante nella sua ragione sociale il nome __________, espose
telefonicamente al notaio le sue perplessità e ne ebbe come risposta che la
questione era tranquilla poiché esisteva "l'autorizzazione da Berna".
Egli per contro non aveva mai visto la convenzione tra il convenuto e la
__________ (doc. F); aveva saputo della sua esistenza al momento in cui quella
società introdusse la nota domanda cautelare contro __________. Prima della
costituzione della società, il teste __________ non ha quindi mai discusso con
il notaio, né con il convenuto la questione del divieto di concorrenza di cui
non conosceva l'esistenza. Da parte sua, il notaio, avv. __________ ha deposto
che quando il convenuto prese contatto con lui in questa questione, aveva già
concluso con l'attore, senza il suo intervento, l'accordo relativo all'uso del
nome, considerando essersi trattato di cessione dell'immagine commerciale.
Inoltre egli riferisce di aver discusso con le parti la questione della ragione
sociale, ritenendo possibile di poter usare nella stessa il nome
__________inserito però in modo tale da ottenerne una ditta che non potesse
essere confusa con la __________. Al proposito il notaio aveva interpellato
l'Ufficio federale del Registro di commercio sull'esistenza o no di ragioni
sociali identiche; in particolare, per quanto riguarda il nome poi scelto,
quell'Ufficio aveva indicato come d'uso, senza garanzia di completezza, le
ditte già iscritte che avevano la maggior somiglianza, ossia: __________,
__________, __________, __________, __________ e __________ (il criterio di
confronto fondato sul nome "__________" e non sul cognome rende
almeno opinabile il valore della comunicazione). Comunicazione che ha indotto
il notaio a rassicurare le parti nel senso che "da Berna il nome prescelto
non aveva avuto opposizioni". Pur non potendo escludere che la __________
avrebbe intrapreso iniziative contro la nuova società, egli era convinto  che
non l'avrebbe fatto, anche perché "in precedenza esisteva già la ditta
individuale __________, esistente dal 1974" (la pretesa analogia con la
fattispecie sfugge a questo giudice), ma "nei confronti di questa nessun
atto era stato compiuto …" (teste ____________________. In merito al
divieto di concorrenza -contrariamente a quanto affermato dal teste __________
- il notaio riferisce di aver parlato proprio con lui (non risulta invece che
ne abbia parlato con l'attore), esprimendo l'opinione che quella clausola non
fosse più attuale, tanto meno in relazione all'operazione che stava per essere
effettuata: sia perché il divieto colpiva __________ e non terze persone (come
la società), sia perché la convenzione era ormai decaduta in seguito alla
disdetta del suo cliente, sia ancora perché il divieto di concorrenza "era
giuridicamente fragile nella misura in cui non era delimitato nel tempo e nello
spazio" (teste __________). Ciò contraddice la tesi del convenuto -e anche
del segretario assessore- secondo cui controparte avrebbe preso conoscenza
della clausola di divieto della concorrenza.

 

                                   6.   Se
un contratto è viziato da errore essenziale non è nullo, ma non esplica effetto
obbligatorio, ovvero è inefficace (art. 23 CO). L'attore invoca al proposito l'art.
24 cpv. 1 n. 4 CO che definisce essenziale l'errore concernente una determinata
condizione di fatto che la parte in errore considerava come elemento necessario
del contratto secondo la buona fede nei rapporti d'affari. L'errore di una
parte può concernere aspetti inerenti o esterni alla pattuizione (lo scopo, i
rischi, ecc.), può riferirsi a fattispecie presenti o passate, comunque deve
attenere soggettivamente e oggettivamente a un elemento essenziale della
pattuizione, come tale riconoscibile per la controparte (Schwenzer, in Comm
di Basilea, ed. 2, art. 24 CO, N. 17 - 23). L'attore sostiene pure di essere
stato indotto con dolo alla pattuizione sulla disponibilità del nome, invocando
cioè l'art. 28 CO che prevede la stessa sanzione dell'art. 23 CO e che può
ricorrere anche se non c'è errore essenziale: in particolare vi è dolo ai sensi
della norma indicata se controparte ha indotto a un negozio giuridico la parte
che se ne prevale facendole credere cose errate o sottacendo questione che
avrebbero dovuto essere comunicate al partner secondo i criteri della buona
fede. Affinché sia applicabile l'art. 28 CO devono essere dati i presupposti
del dolo, dell'illiceità e del rapporto di causalità fra l'atteggiamento
ingannevole e il consenso della parte (Schwenzer, op. cit., art. 28, N.
3 - 14).

 

                                   7.   Poiché
la vertenza ha per oggetto il contratto di cessione dell'uso del nome
__________ da parte dell'attore nella sua veste di promotore della società
anonima, contratto di cui la controprestazione è stata il versamento al
convenuto della somma di fr. 180'000.-, l'errore -come sostiene questi- è
sollevato per inficiare quell'accordo, pacificamente concluso preliminarmente
ed esclusivamente fra le parti della presente vertenza, in data incerta ma
sicuramente precedente alla costituzione della società. Al proposito i
presupposti sostanziali appaiono dati: in particolare l'attore ha creduto alla cedibilità
del nome da parte del convenuto, intenzionato a ritirarsi dagli affari e
nemmeno più legato a quella che era stata la sua impresa: cedibilità o libero
uso che oggettivamente e soggettivamente hanno costituito la caratteristica
fondamentale del nome oggetto della trattativa, e che hanno rappresentato
elemento come tale riconoscibile da parte di __________. Al proposito non
risulta né che questi abbia chiarito la fattispecie a __________, in
particolare alla luce della convenzione che l'aveva legato per diversi anni
alla __________ (anzi, nessuno lo sostiene), né che l'acquirente avesse saputo
dell'esistenza dell'ostacolo sostanziale rappresentato dalla clausola di
divieto di concorrenza, valida proprio nei confronti del convenuto
personalmente e non della società che non era parte del contratto e che anzi
era la beneficiaria del divieto. In buona sostanza, il fatto per l'attore di
volersi garantire l'uso nella propria ditta di un "segno" di sicuro
richiamo pubblicitario da parte di chi era titolare di quel nome e di riceverne
invece un nome inutilizzabile a causa di una clausola contrattuale che gli era
ignota, ma era nota al convenuto, lo pone nel diritto di impugnare la
pattuizione, essendosi trovato in errore essenziale. In particolare per
__________ doveva essere riconoscibile il senso del patto di non concorrenza
nei confronti della __________, ossia -avendo egli ceduto la ditta e l'impresa
connessa- di agire in modo da non essere d'ostacolo nel commercio all'attività
della società ceduta (cfr. doc. F). E non può esservi ragionevole dubbio,
secondo il principio dell'affidamento, che in questo concetto rientri l'uso del
nome __________ -per conto proprio o per il tramite di terzi- in particolare
nell'esercizio di un'attività commerciale identica a quella svolta dalla
__________ nell'ambito geografico del __________, ossia dove l'insorgere di un
rapporto di concorrenza sarebbe stato inevitabile. 

 

                                         Dovendo
ragionevolmente supporre che il convenuto non ignorasse il contenuto e il senso
generale della convenzione con la società ceduta, già perché stava per
disdirla, può essere legittimamente sostenuta anche la tesi del dolo: infatti,
giacché __________ ha sottaciuto all'attore quel suo impegno, si deve
concludere che -fosse stato anche insicuro sulla portata dei suoi impegni- si
sarebbe trovato ad agire con dolo eventuale, non potendo escludere che il suo
comportamento avrebbe svuotato di significato la cessione in uso del suo nome (Schwenzer,
op. cit., art. 28 CO, N. 11).

 

                                   8.   E' vero che l'errore, in quanto falsa rappresentazione della
realtà, non si realizza allorché la parte, al momento della conclusione del
contratto, ha dubbi in relazione ai fatti che ne sono alla base. Infatti, il
consenso manifestato in tali condizioni esclude l'errore poiché colui che è
consapevole di un rischio e che decide ciò malgrado di passare alla
pattuizione, viola un obbligo di prudenza che non merita la protezione della
legge (Guggenheim D., Le droit suisse des contrats, vol. 1, Ginevra 1991,
p. 155; Schmidlin B., in Comm di Berna, 1993, art. 23/24 CO, N. 16). 

 

                                         In
concreto, non v'è nessun elemento dell'istruttoria che lasci intendere
l'esistenza di una simile situazione al momento della pattuizione sull'uso del
nome. La prima circostanza di cui si ha riscontro probatorio è infatti
l'incontro delle parti presso il notaio il 4 dicembre 1997: ma allora il
convenuto aveva detto all'avv. __________ di aver già concluso il contratto
(anche se il corrispettivo sarebbe poi stato versato il 7 gennaio successivo:
doc. C). Pertanto, fossero sorti dubbi presso l'attore in merito all'oggetto
della cessione in quell'occasione, essi non sarebbero più stati in grado di
escludere il suo errore originario (Schmidlin, op. cit., art. 23/24 CO,
ibidem). D'altra parte è proprio il convenuto che in questa sede suggerisce
come l'attore -preso atto delle spiegazioni del notaio- in sede di costituzione
della società, avrebbe dovuto "impugnare" il precedente contratto
sull'uso del nome (osservazioni, ad 14b). Comunque, non risulta che il notaio e
le parti abbiano trattato il tema della clausola contrattuale, ma soltanto
semmai che il notaio ne avrebbe parlato in separata sede con il teste
__________, peraltro rassicurandolo -come già detto- per diversi motivi, sul
fatto che quella pattuizione non valesse ormai più. Tuttavia, anche supponendo
che __________ ne avesse parlato con l'attore, non avrebbe potuto che
rassicurarlo a sua volta, tenuto conto dell'opinione giuridica, espostagli dal
notaio. Né appare determinante il fatto che la convenzione fosse cosa inter alios
acta: infatti la parte __________ è colei che ha ceduto (ha permesso) l'uso
del suo proprio nome all'attore, mentre __________ era l'unico terzo che
avrebbe avuto concreto interesse ad ostacolare ogni attività concorrenziale in
grado di nuocerle in un modo o nell'altro.

 

                                   9.   Il convenuto fonda la sua tesi difensiva anche sul fatto che
l'accordo sull'uso del nome si sarebbe perfezionato soltanto all'atto della
costituzione della società che recava il cognome __________ nella sua ragione
sociale. Sennonché, nessuno sostiene che il primo contratto non fosse perfetto,
né che il pagamento dell'importo di fr. 180'000.- non dipendesse esclusivamente
da quella prima pattuizione di cui erano dati tutti gli elementi essenziali per
essere valida, salva l'esistenza di vizi giuridici come quelli addotti in causa
dall'attore. Che poi l'attore intendesse svolgere la sua attività nella forma
di una società anonima è tutt'altra questione, dal momento che la
collaborazione di __________ e l'uso del suo nome avrebbero potuto attuarsi
anche in forme giuridiche diverse.

 

                                         Ma anche
nell'ipotesi descritta non sarebbe possibile individuare motivi per cui
all'attore si possa rimproverare di aver assunto dei rischi, ossia di essersi comportato
in modo tale da escludere la possibilità di appellarsi all'errore. Vistosi
cedere l'uso del nome __________ direttamente dal suo avente diritto e
apparentemente libero di agire in tal modo, nemmeno la successiva discussione
sulla ragione sociale era motivo di preoccupazione: basti pensare al succo
della consulenza fornita alle parti dal notaio nell'ambito delle sue incombenze
d'ufficio (art. 4 cpv. 2 LN). Egli infatti, malgrado chiare indicazioni
giurisprudenziali (cfr. ad. es. Rep. 1995, 210), non ha spinto l'esame
della problematica oltre la constatazione del nulla osta per la ragione
sociale da parte dell'Ufficio federale del Registro di commercio, così come si
è espresso nei confronti di __________; è vero che ha indicato alle parti la
possibilità della __________ di intraprendere iniziative nei confronti della
nuova società, ma nella convinzione che ciò non sarebbe avvenuto (teste
__________). Tutto ciò sarebbe bastato per offrire alle parti un quadro
tranquillante della situazione, per cui non appare sostenibile che comunque
l'attore si sarebbe assunto dei rischi concludendo il negozio in questione con
il convenuto; né può essere del tutto dimenticata, da una parte, la sua (incontestata)
carente esperienza negli affari e, dall'altra, la particolarità dell'ambito
giuridico nel quale si sarebbe collocata la questione (concorrenza sleale,
protezione del nome, ecc.).

 

                                10.   Al dilà
delle allegazioni di parte, il segretario assessore ha affrontato il tema
dell'evizione, considerando il contratto litigioso come una compravendita. Egli
ne esclude tuttavia l'attualità poiché il notaio __________ non avrebbe
garantito la passività della __________ di fronte alla costituzione della nuova
società. L'applicazione concorrente delle norme sull'errore essenziale e delle
norme sulla garanzia nel contratto di compravendita è in sé senz'altro data (Schwenzer,
op. cit., art. 23-31 CO, N. 9 e segg.). Nel caso particolare tuttavia, a
dipendenza del carattere eminentemente obbligatorio dei diritti dei terzi e
della particolarità delle norme che in sostanza hanno ostacolato giuridicamente
l'operazione, la soluzione appare prima facie insostenibile (Honsell H.,
in Comm. di Basilea cit., art. 192 CO, N. 2); comunque, per quanto esposto ai considerandi
precedenti, una disamina del tema può restare senza risposta.

 

                                11.    In
virtù dell'art. 62 CO chi si trova arricchito senza causa legittima a danno dell'altrui
patrimonio è tenuto a restituire l'arricchimento. A dipendenza del fatto che la
conseguenza dell'impugnazione di un contratto viziato da errore è la sua
inefficacia, o carenza dell'effetto obbligatorio (art. 23 CO), si deve
concludere che il versamento della somma di fr. 180'000.- al convenuto è
avvenuto senza una causa valida  e deve perciò essere restituito alla controparte
(Guhl / Merz / Koller, Das Schweizerische Obligationenrecht, ed.
8, p. 206). Non v'è pertanto ragione per non accogliere la petizione,
condannando il convenuto a rifondere la somma ricevuta, sulla base dei disposti
sull'indebito arricchimento. Né il convenuto si è in alcun modo espresso
sull'eventuale applicazione di queste norme.

 

                                12.   L'appello
di __________ dev'essere pertanto accolto con la riforma della sentenza di
primo grado e con la conseguente modifica della decisione sulle spese e le
ripetibili; questioni che, per quanto riguarda l'appello, vengono decise in
concordanza con la soccombenza della parte resistente.

                                      

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati per le spese gli art. 148 CPC, la TG e
la TOA

 

 

pronuncia:

 

                                    I.   L'appello
5 luglio 1999 __________ è accolto.

                                      

                                         Di
conseguenza il dispositivo n. 1 della sentenza 14 giugno 1999 del Segretario
assessore della Pretura di Lugano - Sezione 1 è così riformata:

 

                                   1.   La
petizione di __________ è accolta e di conseguenza __________, è condannato a
rifondere all'attore l'importo di fr. 180'000.- oltre interessi del 5% dal 7
gennaio 1998.

 

                                         §.     La
tassa di giustizia in fr. 1'800.- e le spese in fr. 140.-, da anticiparsi
dall'attore, sono poste a carico del convenuto.

                                                 Questi
verserà a __________ anche la somma di fr. 10'000.- a titolo di ripetibili.

 

                                   II.   Le spese e la tassa di giustizia della sede d'appello, per
complessivi fr. 2'500.-, già anticipati dall'appellante, sono posti a carico di
__________ che verserà inoltre alla controparte l'importo di fr. 4'500.- a
titolo di ripetibili.

 

                                  III.   Intimazione
a:   - __________

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, Sezione 1.

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario