# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0a96c7bb-b581-5f70-b87d-746207baf64f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-08-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.08.2019 D-4076/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4076-2019_2019-08-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4076/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  a g o s t o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Lorenz Noli, 

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato (…), alias 

B._______, nato (…), alias 

C._______, nato (…), 

Iraq,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 7 agosto 2019 / N (…). 

 

 

 

D-4076/2019 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 3 luglio 

2019, 

il verbale del rilevamento dati personali del 9 luglio 2019 (di seguito: 

verbale 1) ed il verbale d'audizione secondo l'art. 29 LAsi del 26 luglio 2019 

(cfr. atto […]-28/15, di seguito: verbale), 

la bozza di decisione negativa della Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) del 5 agosto 2019, 

il parere sulla bozza di decisione del 6 agosto 2019,  

la decisione della SEM) del 7 agosto 2019, notificata il medesimo giorno, 

(cfr. atto […]-33/1), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda 

d'asilo, pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera 

ammettendolo tuttavia provvisoriamente per inesigibilità dell'esecuzione 

dello stesso, 

il ricorso del 13 agosto 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 14 agosto 2019), con cui il ricorrente ha concluso 

all'annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità 

di rifugiato ed alla concessione dell'asilo in Svizzera; in subordine al rinvio 

degli atti alla SEM per una nuova decisione; altresì ha presentato una 

domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso 

dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo con protestate tasse, spese e ripetibili, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

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che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che preliminarmente occorre rilevare che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell'ammissione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento con decisione del 7 agosto 2019, e non avendo in 

specie censurato la pronuncia dell'allontanamento, oggetto del litigio in 

questa sede risulta essere esclusivamente la questione del riconoscimento 

della qualità di rifugiato e della concessione dell'asilo, 

che il richiedente, cittadino iracheno proveniente da Kirkuk, lavorava come 

capo reparto in un'azienda (…); che egli ha dichiarato essere espatriato 

per i problemi avuti con H., ufficiale (…), il quale lo minacciava per 

permettergli di prendere del (…) senza pagarlo; che inoltre, (…) aprile 2018 

mentre era alla guida della sua auto, un altro veicolo si sarebbe affiancato 

e sarebbero stati esplosi dei colpi di arma da fuoco nella sua direzione; che 

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egli sarebbe rimasto ferito e dopo le dimissioni dall'ospedale si sarebbe 

trasferito dal fratello poiché H. avrebbe continuato a minacciarlo 

telefonicamente; che infine, il richiedente sarebbe pure stato ricercato al 

suo domicilio e la sua abitazione sarebbe stata perquisita (cfr. verbale, 

D38),   

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo 

senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che 

il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli 

fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 

LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera 

falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza 

o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso 

interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che 

infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano 

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sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in 

preponderanza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, 

infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni 

singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli 

elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque 

determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

preponderanti nella fatti-specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi 

riferimenti), 

che nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha ritenuto le allegazioni 

del richiedente inverosimili in quanto non sufficientemente motivate nei 

punti essenziali e non compatibili con l'esperienza generale di vita o la 

logica dell'agire,  

che con ricorso, l'insorgente avversa la valutazione della SEM; che in 

particolare, egli ritiene che il fatto che non sia riuscito a fornire il nome 

completo di H. o il numero di incontri non potrebbe mettere in discussione 

la verosimiglianza delle sue allegazioni; che nel complesso, le sue 

dichiarazioni dovrebbero essere ritenute verosimili, 

che la tesi ricorsuale non può essere seguita e come rettamente ritenuto 

nel provvedimento impugnato, le dichiarazioni decisive rese dall'insorgente 

in corso di procedura non adempiono alle condizioni di verosimiglianza di 

cui all'art. 7 LAsi, 

che innanzitutto, le allegazioni del ricorrente risultano contraddittorie; che 

segnatamente, in merito al numero di incontri con H. il ricorrente nel corso 

del racconto spontaneo ha riferito di non ricordarsi il numero preciso di 

incontri, ma sarebbero stati circa 5 (cfr. verbale, D38); che contrariamente, 

a domanda precisa avrebbe riferito di averlo incontrato 7 o 8 volte (cfr. 

verbale, D56-D57), 

che in seguito, pure incongruenti risultano le dichiarazioni in merito alle 

coordinate temporali degli incontri con H.; che l'insorgente ha da una parte 

collocato l'inizio dei problemi a marzo 2018, due mesi dopo il trasferimento 

(cfr. verbale, D38, D39), che dall'altra ha però dichiarato di essere rimasto 

soltanto due mesi nell'azienda (cfr. verbale, D38); che in seguito, egli ha 

una volta dichiarato aver incontrato per la prima volta H. il giorno del 

trasferimento, ovvero il 5 gennaio 2018, mentre in un'altra occasione ha 

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chiaramente collocato tale avvenimento dopo il trasferimento (cfr. verbale, 

D60, D38), 

che in seguito, le allegazioni del ricorrente risultano stereotipate e non 

sufficientemente dettagliate; che egli non è stato in grado di riferire di aver 

subito qualcosa di concreto né ha saputo riportare alcun insulto se non 

quello di ricordarsi di essere sunnita (cfr. verbale, D67-D68); che lo stesso 

vale anche per quanto riguarda le minacce telefoniche, le quali non sono 

state né concretizzate né quantificate (cfr. verbale D79-D81), 

che per quanto concerne l'incidente della circolazione nel quale è rimasto 

coinvolto l'insorgente, egli non saprebbe chi avrebbe sparato al suo veicolo 

(cfr. verbale, D73-D75) e lo avrebbe scoperto soltanto dopo che H. gli 

avrebbe telefonato (cfr. verbale, D78),  

che altresì, egli non è stato in grado di riferire quando avrebbe dato le sue 

dimissioni dall'azienda (cfr. verbale, D91-D92); che ciò risulta oltretutto 

poco credibile,  

che alla luce di tutto quanto sopra, la versione dei fatti resa dal ricorrente 

non potrebbe essere considerata, nel complesso, in preponderanza 

veritiera, 

che neppure quanto allegato in sede ricorsuale permette una diversa 

valutazione della fattispecie,  

che pertanto, che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non 

ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che pertanto il ricorso in materia di 

riconoscimento della qualità di rifugiato e della concessione dell'asilo, 

destituito di fondamento, va respinto e la decisione impugnata confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

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e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: