# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 547de9a8-f196-5b37-8e9a-cd17102794c3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.03.2006 32.2005.105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-105_2006-03-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.105

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  22 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 giugno 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA
  1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su
  opposizione del 19 maggio 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio
  assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1
  Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione
  federale per l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, precedentemente attivo quale capo-operaio pulitore, nel
mese di dicembre 2002 ha
inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti - con lo scopo di essere
posto al beneficio di una riformazione professionale o di una rendita - in
quanto affetto da “lombo-sacralgia bilaterale cronica su restringimento del
recesso laterale L4/L5 bilaterale, ernia discale L5/S1 con pseudolisi e antero
listesi di L5” (doc. AI 1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
pluridisciplinare presso il SAM di Bellinzona (doc. AI 23),
con decisioni 25 gennaio 2005 e 14 febbraio 2005 l’Ufficio AI ha accordato
all’assicurato, ritenuto un grado d’invalidità del 43%, una mezza rendita quale
caso di rigore dal 1° marzo 2003 al 31 agosto 2003 e un quarto di rendita dal
1° settembre 2003 (doc. AI 27, 28 e 29).

 

                               1.2.   Con
decisione su opposizione 19 maggio 2005 l’amministrazione ha respinto
l’opposizione 25 febbraio 2005 dell’assicurato, rappresentato dallo RA 1, con
la quale ha contestato sia la valutazione operata dal SAM in merito alla
percentuale dell’80% di abilità al lavoro in attività leggere, sia il calcolo economico
del grado di invalidità (doc. AI 37), ribadendo che il grado di invalidità è
del 43% (doc. AI 48).

                                         Nella
stessa decisione su opposizione 19 maggio 2005 l’Ufficio AI ha inoltre respinto
la richiesta di gratuito patrocinio dell’assicurato, ricordando la severa
prassi esistente in materia ed indicando che nel caso di specie l’intervento di
un legale, seppur innegabilmente utile, non appariva tuttavia indispensabile (doc.
AI 48).

 

                               1.3.   Contro
la succitata decisione amministrativa l’assicurato, sempre rappresentato dallo RA
1, ha presentato un tempestivo atto di ricorso con cui ha chiesto di poter
beneficiare almeno di tre quarti di rendita. 

                                         Contestualmente,
il ricorrente ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale.

                                         Sostanzialmente
in sede ricorsuale egli ha contestato, basandosi su quanto certificato il 1°
febbraio 2005 dal dr. __________, medico generalista e il 14 febbraio 2005 dal
dr. __________, specialista in medicina interna e reumatologica, la valutazione
medica operata dal SAM, rilevando quanto segue:

 

" 
(...)

Nonostante il parere concorde del Dr. __________i e del
Dr. __________ - i quali, dopo a­vere visitato nuovamente il signor RI 1,
confermano i loro rapporti medici prece­denti e auspicano che il grado di
invalidità sia portato al 50% (anche per lavori leg­geri) - il SMR non ha
ritenuto doveroso approfondire maggiormente lo stato di salu­te dell'assicurato
mediante un nuovo accertamento peritale.

Le ragioni addotte dall'Ufficio dell'AI a sostegno
dell'inutilità di nuovi esami medici, paiono alquanto vaghe e arbitrarie.

Il SMR ritiene difatti che "dal profilo medico
la documentazione presentata in sede di opposizione non riveste importanza
significativa" e che "i medici curanti si sono limitati a
valutare in modo differente la capacità lavorativa dell'assicurato",
senza tuttavia indicare quali parametri renderebbero le valutazioni del Dr. __________
e del Dr. __________ meno valide di quelle eseguite dai medici del SMR e dunque
prive di forza probatoria.

 

La stessa giurisprudenza citata nella decisione
impugnata considera che "le perizie mediche eseguite da medici
riconosciuti specializzati hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducano a ritenerle
inaffidabili" (DTF 123 V 176).

 

Mal si comprende pertanto per quale motivo il rapporto
medico stilato dal Dr. __________ - medico specializzato in reumatologia, il
quale ha, a non averne dubbio, e­spresso il suo parere dopo accertamenti
approfonditi - non venga ritenuto sufficien­temente significativo. Lo stesso
non reca difatti assolutamente alcun indizio che in­duca a ritenerlo poco
attendibile e sarebbe altresì grave ritenere a priori che un cer­tificato
redatto da un medico specialista possa essere inaffidabile.

 

La tesi secondo cui, nel dubbio, è da ritenere che il
medico di famiglia attesta a fa­vore del proprio paziente è anch'essa assolutamente
priva di fondamento, e ciò a maggior ragione se si considera che questo
ragionamento potrebbe portare di ri­flesso anche alla conclusione contraria,
ossia che il medico retribuito dall'Ufficio Al, nel dubbio, va ritenuto
attestare contro l'assicurato (DTF 122 V 157).

 

A fronte di due tesi contrarie altrettanto qualificate
e affidabili, sarebbe stato quan­tomeno opportuno approfondire lo stato di
salute del signor RI 1, mediante un ulteriore accertamento peritale, magari
esterno.

In ogni caso il ricorrente ribadisce il proprio precario
stato di salute, così come esposto dai doc. D e E, con la chiara conseguenza -
tenendo per buone le cifre dell'Ufficio Al - di un grado di invalidità pari ad
almeno il 64%, con il conseguente diritto a tre quarti di rendita.

Visto l'esito dell'opposizione si chiede in questa sede
che vengano sanate tali gravi manchevolezze.

 

 

2.                                               Nella
denegata ipotesi in cui non dovesse essere accolta questa prima censura, la
decisione impugnata sarebbe comunque da riformare.

Infatti, come indicato, il SAM ha ritenuto
l'assicurato totalmente inabile al lavoro nel­la sua precedente attività di
operaio di pulizia, come pure in ogni altra attività pe­sante o medio-pesante.
Tuttavia, nell'esercizio di - generiche e non meglio specifi­cate - "attività
leggere", l'assicurato è stato reputato abile al lavoro nella misura
dell'80%.

 

Non avendo il signor RI 1 svolto alcun tipo
di formazione e avendo lo stesso u­nicamente svolto le attività di aiuto cuoco,
giardiniere e impiegato in un'agenzia di pulizia, non si comprende quale tipo
di attività leggera si possa pretendere che egli svolga senza un'adeguata
riformazione professionale.

 

Il signor RI 1 non è quindi ovviamente in
grado di svolgere alcuna funzione am­ministrativa o contabile senza riformazione.
Sembrerebbe dunque che secondo l'Ufficio Al il signor RI 1 sia abile all'80%
per lavori leggeri di manovalanza. Con­statazione questa che stride con gli
atti medici dello stesso Ufficio citati poiché, se­condo quanto ritenuto dai
medici del SAM, la professione del signor RI 1 non de­ve comportare "movimenti
eccessivamente ripetitivi di flessione, estensione e rota­zione del tronco,
posizioni statiche eccessivamente prolungate particolarmente in piedi,
posizioni inginocchiate prolungate o movimenti ripetitivi di flessione ed esten­sione
delle ginocchia in carico, nella quale non vi sia la necessità di sollevare
ripe­tutamente o trasportare carichi superiori ai 10 kg e ove si permettano brevi pause al bisogno per
sgranchirsi".

È veramente difficile immaginare quale tipo
di attività che adempia a questi requisiti possa esercitare il signor RI 1 e
men che meno senza una riqualifica professio­nale. Del resto l'assicurazione
ben si guarda dall'elencare delle mansioni possibili.

 

Nel caso concreto un provvedimento di riformazione atto
a migliorare in modo so­stanziale la capacità di guadagno dell'assicurato (art.
17 cpv. 1 LAI) si giustifica pienamente.

 

Una riqualifica improntata all'apprendimento di un
lavoro cosiddetto leggero, conside­rate le circostanze di fatto e di diritto
del caso in esame, sarebbe senz'altro propor­zionata all'obbiettivo fissato.

Il signor RI 1, nato il __________, è ancora
relativamente giovane e, soprat­tutto, lo stesso ha manifestato la sua ferma
volontà di impegnarsi nel conseguimento di una riqualifica. L'età
dell'assicurato non compromette per nulla la sua facoltà di seguire i corsi di
istruzione necessari all'apprendimento di un lavoro leggero, anche se questi
dovessero protrarsi su un periodo relativamente lungo, e il sostegno finanziario
necessario sarebbe a non averne dubbi ragionevole se paragonato agli effetti favorevoli
(per lui, ma anche e soprattutto per le casse dell'assicurazione invalidità) che
comporterebbe una sua reintegrazione professionale.

 

Giusta l'art. 22 cpv. 1 LAI, durante l'integrazione
l'assicurato ha diritto a un'indennità giornaliera se l'esecuzione dei
provvedimenti d'integrazione gli impedisce di esercita­re un'attività lucrativa
per almeno tre giorni consecutivi o se l'incapacità al lavoro nella sua attività
abituale raggiunge almeno il 50 per cento.

 

Sempre che sussista un'abilità lavorativa in
attività leggere dell'80%, è quindi chiaro che va riconosciuto al signor RI 1
il diritto a una riformazione professionale.

 

 

3.              Ad ogni buon conto, nella
denegatissima ipotesi in cui anche questa seconda cen­sura non dovesse trovare
accoglimento, la decisione impugnata va comunque ri­formata, poiché anche
l'iter istruttorio che ha consentito di definire il grado di invali­dità nella
misura del 43% non è corretto, portando quindi ad una errata conclusio­ne.

 

La giurisprudenza considera che, qualora un assicurato
non eserciti alcuna attività lucrativa, la determinazione del reddito da
invalido deve essere ricavata dai rileva­menti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76).

Sulla base di questi dati statistici è stato ritenuto
che il reddito ipotetico ancora esigibile dal signor RI 1 in attività confacenti
al suo stato di salute è pari a fr. 35'745.--.

La giurisprudenza considera altresì che per gli
assicurati che non possono mettere a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che, pertanto, non rie­scono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico che, a seconda delle circo­stanze, può arrivare fino
ad un massimo del 25% alfine di considerare quei fattori che nel singolo caso
sono suscettibili di influenzare il reddito (DTF 126 V 80).

Visto lo stato di salute attuale del signor RI 1 e
tenuto conto delle considerazioni precedentemente fatte in relazione al suo
scarso livello di istruzione e di formazione (da cui ne discende una scarsa
adattabilità professionale), nonché ritenuto che lo stesso può svolgere solo
attività leggere, il reddito teorico statistico preso in consi­derazione
dall'Ufficio dell'AI va ulteriormente ridotto del 25%.

 

In effetti le possibilità per il signor RI 1 di trovare
un posto di lavoro confacente al suo stato di salute e che gli permetta di
guadagnare fr. 35'745.- lavorando all'80% senza dapprima aver ottenuto una
riqualifica professionale, sono estrema­mente esigue, per non dire nulle.

 

Riducendo quindi il reddito teorico statistico (fr.
35'745.--) del 25%, risulta - a fronte del reddito conseguibile nell'attività
precedentemente svolta, pari a fr. 62'187.-- - una perdita di guadagno
superiore al 50%.

 

(…)

 

5.              Concludendo, il ricorrente
postula l'annullamento del giudizio querelato e il ricono­scimento a tutti gli
effetti di un'incapacità lavorativa quantomeno del 64%, nonché l'ammissione a
corsi di riqualifica professionale." (Doc. I)

 

 

                                         Quanto
al rifiuto di concessione del gratuito patrocinio in sede amministrativa l’assicurato
ha rilevato:

 

"  (…)

La decisione impugnata non mette in dubbio l'esistenza
dello stato di indigenza dell'assicurato - comprovato dal certificato
municipale vidimato dal comune compe­tente - e non sostiene neppure che
l'opposizione formulata dal signor RI 1 fosse di primo acchito votata
all'insuccesso. Viene però contestata l'esistenza dell'ultima condizione
necessaria alla concessione dell'assistenza giudiziaria, a sapere la necessità
dell'assicurato di farsi rappresentare da un legale a questo stadio della
procedura.

 

Seppur pacifico che, oggettivamente, la procedura
amministrativa non raggiunge li­velli di complessità tali da rendere
indispensabile l'ausilio di un legale, nel caso specifico tale aiuto è stato
più che necessario e giustificato per il signor RI 1.

Lo stesso in effetti non è cresciuto nel nostro Paese
e, come detto, ha un livello di istruzione molto basso. Da parte sua dunque -
essendo poco cognito della nostra lingua e ancora meno della procedura
giudiziaria - non si poteva pretendere la ste­sura dell'opposizione senza
l'aiuto di un legale.

 

Attestato dunque come nel presente caso l'intervento
dello scrivente Studio legale sia stato indispensabile per permettere al signor
RI 1 di tutelare i suoi diritti, lo stesso deve essere posto a beneficio
dell'assistenza giudiziaria e del gratuito pa­trocinio.” (Doc. I)

 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso (doc. VI). L’amministrazione ha in
particolare osservato:

 

" 
(...)

Come già indicato nella decisione su opposizione, i
certificati medici del Dr. __________ e Dr. __________ sono stati esaminati dal
Servizio Medico Regionale dell'AI (di seguito SMR), il quale con nota del
19.04.2005 ha potuto sottolineare come questi non evidenziano elementi clinici
oggettivanti un peggioramento dello stato di salute dell'assicurato rispetto a
quanto emerso dalla risultanze peritali SAM del 07.06.2004.

 

In merito alla perizia svolta dal Servizio Accertamento
Medico dell'AI del 07.06.2004 si rileva dalla medesima che l'attività
precedentemente svolta di capo operaio di pulizia non è più esigibile nella
misura in cui l'assicurato debba svolgere personalmente lavori pesanti a
mediamente pesanti. In caso di direzione di una squadra di pulizia e per
eseguire lavori particolarmente leggeri che rispettino i criteri elencati nella
perizia (cfr. pag. 13 della perizia SAM), questa attività sarebbe esigibile in
misura dell'80%. L'assicurato è comunque ritenuto in grado di svolgere la
maggior parte delle professioni leggere e adatte a tempo pieno con un
rendimento ridotto del 20%.

 

A seguito degli accertamenti medici si rinvia, per la
valutazione economica, al rapporto del consulente in integrazione professionale
del 10.11.2004, il quale non ha ritenuto applicabili provvedimenti
professionali, concludendo che è identificabile, nel caso dell'assicurato, una
gamma di attività esigibili di tipo non qualificato sufficientemente ampia, che
giustifica l'applicazione delle statistiche teoriche RSS per la definizione del
reddito ipotetico da invalido. Da notare che è compito dell'orientatore
professionale stabilire, in base alle informazioni del medico relative alle
mansioni ancora possibili, le attività concretamente ammissibili per
l'invalido. Nella fattispecie il medesimo consulente ha evidenziato la presenza
di attività non qualificate sul mercato, ritenute adeguate allo stato di salute
dell'assicurato, ha proceduto alla definizione del redditi, riducendo quello da
invalido determinato in base alle statistiche RSS del 15% (nel caso non si
giustifica una riduzione maggiore) ed ha stabilito in conclusione un grado
d'invalidità del 43%." (Doc. IV)

 

 

                               1.5.   In
data 2 settembre 2005 il TCA, rispondendo ad un’esplicita richiesta del
rappresentante dell’assicurato, ha trasmesso al ricorrente il rapporto 10
novembre 2004 allestito dal consulente in integrazione professionale (doc. VI).

 

                                         Con
scritto 19 settembre 2005 il rappresentante dell’assicurato ha nuovamente
criticato la decisione dell’amministrazione che considera l’assicurato abile
all’80% in attività leggere, contestando in particolare gli esempi di attività
non qualificate ritenute idonee dal consulente in integrazione professionale (doc.
IX). 

 

 

                               1.6.   In
data 20 dicembre 2005 il rappresentante dell’assicurato ha trasmesso al TCA il
certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la
relativa documentazione (doc. XII), completata poi in data 24 gennaio 2006,
così come richiesto dal Tribunale (doc. XIII), con la documentazione attestante
le entrate della moglie e la notifica di tassazione del 2004 (doc. XVI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA;

RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di
principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003
IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid.
4°). Per quanto concerne invece le norme di diritto materiale, in assenza di
disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466
consid. 1).

 

                                         Nella
DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo all'eventuale
insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione per l'invalidità già
prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi ai principi generali
sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano applicabile
l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto
giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il periodo fino al 31 dicembre
2002, l'esame del diritto alla
rendita avviene sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da
questa data esso avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le succitate
nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora
valide (DTF 130 V 343).

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se l’insorgente ha diritto ad una riformazione
professionale o ad una rendita.

 

                               2.4.   L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto
alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la
riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI

 

" 
per riformazione professionale
vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare
sensibilmente la capacità di guadagno al termine della prima formazione
professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione
professionale a causa dell’invalidità." 

 

                                         Con
riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme
delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente
un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta
dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite
del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag.
495 consid. 2a). 

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b). 

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a
carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai
provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita

20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32
consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio.

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e

 

-  la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1
LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi
almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una
mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182 consid. 3, 1990 p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84 consid. 1b).

 

                               2.6.   Nel
caso in esame, nel rapporto 16 giugno 2003 il curante, dr. __________, FMH in medicina
generale, posta la diagnosi di “lombo-sacralgia bilaterale
cronica su restringimento del recesso laterale L4/L5 bilaterale, ernia discale
L5/S1 con pseudolisi e antero listesi di L5, rigidità lombo-sacrale con netta
diminuzione funzionale e sviluppo di una sindrome ansioso-depressiva reattiva”,
ha rilevato:

 

" 
(...)

Conclusione:

 

Si tratta dunque di una sindrome lombo sacrale cronica
mista, con discopatia e radicolopatia L5-S1 ma anche con instabilità segmentaria
superiore all'altezza L4-L5. 

Ciò comporta dolori quasi persistenti ed una netta
diminuzione funzionale del dorso con ripercussioni tanto in posizione eretta
che seduta, per cui li paziente deve cambiare continuamente posizione.

 

Per tanto chiedo:

 

●   secondo il rapporto del __________
che si preveda un reinserimento almeno parziale in un'attività leggera dove si
possa cambiare di frequente posizione, inoltre l'attribuzione di una rendita
per la parte residua (almeno 50%) di diminuita capacità lavorativa.

●   Dato che si tratta di un caso
complesso da un punto di vista ortopedico, aggravato dallo sviluppo di una
sindrome depressiva, e data anche l'età relativamente giovane del paziente,
chiedo venga fatta una valutazione da parte della vostra commissione medica o
che il paziente venga mandato per valutazione in un istituto come la __________."
(Doc. AI 8.2)

 

 

Il sanitario ha
inoltre rilevato che l’assicurato “non può eseguire attività di sforzo
costante del dorso (uomo di pulizia, aiuto cucina o di albergo”, precisando
che l’attività attuale non è più proponibile e che la diminuzione del
rendimento è del 50%. Il dr. __________ ha poi indicato che l’assicurato è in
grado di svolgere altre professioni in tempi “da stabilire”, indicando
che potrebbe trattarsi di “lavori di aiuto, di bricolage, di portiere
notturno, di guardia nella misura del 50% e a condizione di poter cambiare
spesso la posizione”. Rispettando queste indicazioni, l’assicurato può
lavorare al 50%, con rendimento ridotto dato che egli “non può alzare pesi,
non può compiere frequenti movimenti di flessione o pressione del dorso” (doc.
AI 8.1).

 

Su richiesta del
medico curante l’assicurato è stato visitato in data 26 agosto 2003 dal dr. __________,
FMH in neurochirurgia, il quale ha diagnosticato una sindrome lombovertebrale
in presenza di discopatie plurisegmentali e ha ritenuto prematuro un intervento
chirurgico, vista la situazione clinica del paziente (doc. AI 20.6).

 

L’assicurato è poi
stato visitato, sempre su richiesta del medico curante, dal dr. __________, FMH
in medicina interna, specialista in reumatologia, il quale nel rapporto 22
ottobre 2003 ha posto la diagnosi di “sindrome lombovertebrale e
lombospondilogena cronica, invalidizzante su: osteocondrosi flogistica L5/S1 e
soprattutto L4/L5, discopatia L3/L4, spondilodesi L5 senza listesi
significativa, severa spondilartrosi L5/S1, decondizionamento fisico e assenza
di sintomatologia radicolare”. Il dr. __________ ha poi affermato che:

 

" 
(...)

Il paz. lamenta una sintomatologia dolorosa lombare
invalidante agli sforzi, limitante anche in movimento (deambulazione limitata
dopo 20 minuti) o a riposo (non può stare seduto o in piedi a lungo). Per
contro non lamenta dei disturbi che evocano una componente radicolare, bensì
unicamente talvolta un'irradiazione algica sulla parte posteriore delle cosce
appena fin sotto le ginocchia, una sensazione difficile da spiegare sulla parte
anteriore delle cosce.

 

All'esame clinico presenta una limitazione dolorosa
della flessione laterale e della flessione posteriore di 2/3, mentre la
flessione anteriore è libera e dolente solo in fase estrema. Nessun segno
radicolare irritativo o deficitario agli arti inferiori, che presentano
comunque una certa debolezza diffusa che si manifesta con un tremolio ai
movimenti attivi.

 

Dal lato terapeutico il paz. ha finora beneficiato di
numerose fisioterapie ambulatoriali e anche stazionarie senza alcun risultato.
Si proverà ora con un trattamento riabilitativo di ginnastica posturale e
rinforzo muscolare a scopo stabilizzante in delordosi, da iniziare molto
dolcemente e da proseguire a lungo termine.

 

Ho inoltre indirizzato una richiesta alla sua cassa
malati affinché gli riconoscano le spese relative ad un corsetto lombare di
sostegno leggero.

 

Per il momento non ritengo che siano indicate delle
infiltrazioni peridurali o delle faccette articolari, che avrebbero
verosimilmente solo un effetto transitorio. Queste potrebbero essere
utilizzate, se necessario, durante la riabilitazione muscolare nel caso in cui
questa fosse impossibile a causa dei dolori.

 

Riguardo ad un intervento di stabilizzazione
intersomatica sarei molto prudente al momento in presenza di una malattia
bi-segmentale con già una discopatia del segmento prossimale L3/4.
L'indicazione operatoria, come già affermato dal dr. __________, sarebbe per
contro data in caso di disturbi neurologici. Una certa speranza in questo senso
è data dei recenti sviluppi delle "protesi discali"."
(...)" (Doc. AI 20.4)

 

Quanto alla capacità
lavorativa dell’assicurato il dr. __________ ha osservato:

 

"  Confermo
che il paziente è da ritenere inabile in maniera completa nella sua attività
professionale precedente nelle pulizie. Purtroppo anche in attività lavorativa
leggera adeguata difficilmente si potrebbe raggiungere una capacità lavorativa
del 50%”. (Doc. AI 20.4)

 

L’Ufficio AI ha
inoltre chiesto informazioni in merito all’assicurato al dr. __________, FMH in
medicina interna, il quale in data 1° dicembre 2003 ha indicato la diagnosi di “lombo-cruralgia bilaterale cronica persistente su restringimento
del recesso laterale L4-L5 bilaterale ed ernia discale L5-S1 con pseudolisi a
questo livello e anterolistesi di L5 di 6 mm” presente da almeno 10 anni (doc. AI 15.1). Il dr. __________ ha poi precisato di avere
visitato l’assicurato in una sola occasione, in data 17 luglio 2002, in qualità di medico consulente della __________, allorquando lo aveva ritenuto totalmente
inabile a titolo definitivo nella precedente attività di operaio presso
un’impresa di pulizie e in tutte le attività molto gravose per la schiena. Il
dr. __________ ha poi aggiunto che in futuro all’assicurato “resta aperta la
possibilità di una ripresa del lavoro in un’attività confacente, di tipo
leggero, che non preveda il sollevamento ripetuto o il trasporto di carichi
superiori ai 10 kg, non imponga posizioni scomode per la schiena,
non imponga il mantenimento forzato della posizione seduta o della posizione
eretta in modo prolungato: in linea di conto possono entrare attività
nell’ambito della manutenzione o della sorveglianza, ma anche lavori leggeri di
magazzino oppure attività come fattorino, benzinaio, ecc.”, precisando che
un reinserimento professionale sarebbe probabilmente reso più difficile dalla
scarsa scolarizzazione dell’assicurato e che la valutazione della sua residua
capacità lavorativa in un’attività confacente “sarà possibile al termine
della cura stazionaria, se il decorso sarà favorevole. In caso contrario si
dovrà attendere l’esito della rivalutazione da parte del neurochirurgo”
(doc. 15.2).

 

                                         L’amministrazione
ha quindi incaricato il SAM di eseguire una perizia pluridisciplinare.

                                         Nel
dettagliato referto 7 giugno 2004 i periti - sulla base delle risultanze degli
atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti medici eseguiti presso
il SAM - hanno posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome
lombospondilogena cronicizzata con/su: modica discopatia L3/L4, avanzata
osteocondrosi L4/L5 con modica protusione discale senza neurocompressione,
incipiente osteocondrosi L5/S1 con modica protusione discale senza
neurocompressione, incipente spondilartrosi L5/S1 e spondilolisi bilaterale di
L5 con listesi di grado I invariata rispetto al 1990; disturbo d’elaborazione
del dolore nell’ambito del processo di cronicizzazione; stato dopo rottura del
legamento crociato anteriore e del menisco laterale del ginocchio destro con/su
resezione artroscopica del moncone e meniscectomia laterale il 30.06.1995” e
quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quella di “disturbo
depressivo ricorrente, con componente reattiva alla difficile situazione
somatica e socioeconomica, d’intensità tra media e grave, senza sintomi
psicotici” (doc. AI 23 pag. 9).

 

                                         In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti hanno sottolineato
quanto segue:

 

" 
(...)

7         VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE
DELL'ATTUALE CAPACITÀ LAVORATIVA

 

L'attuale grado di capacità lavorativa medico - teorica
globale dell'A., nell'attività da ultimo esercitata come operaio di pulizia, è
da considerare nullo, in quanto attività non più esigibile.

 

Questa valutazione tiene conto
delle patologie reumatologiche e psichiatriche descritte nei capitoli precedenti.

8         CONSEGUENZE
SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Sul piano fisico (reumatologico),
un'attività pesante a mediamente pesante non é più esigibile. Questa conseguenza sulla capacità lavorativa è
giustificata dalla presenza di avanzate alterazioni
degenerative lombari.

Ci troviamo di fronte ad una
sindrome lombospondilogena cronicizzata in presenza di alterazioni degenerative
prevalentemente discali tra L3 e S1, più importanti a livello L4-L5, senza
neurocompressioni.

 

Inoltre, l'A. presenta una spondilolisi bilaterale di
L5, con listesi grado I, invariata rispetto al 1990. A questo proposito ricordiamo che in presenza di una
spondilolisi bilaterale con spondilolistesi vi sono alcuni elementi che possono
predisporre allo sviluppo di lombalgie (l'insorgenza dei dolori prima dei
vent'anni, la spondilolisi a livello L4, un'iperlordosi lombare, uno
scivolamento di oltre 10mm e soprattutto la degenerazione precoce del disco
sottogiacente). Nel nostro caso abbiamo una discopatia L5-S1 che può
contribuire a dolori a livello di questo segmento in presenza di una
spondilolisi bilaterale. Ma soprattutto si tratta di lombalgie cronicizzate,
con un disturbo di elaborazione del dolore, che spiega perché i dolori siano
ora costanti, con discrepanza tra l'importanza soggettiva dei dolori con le
relative ripercussioni funzionali e le lesioni strutturali riscontrate ed il
carattere particolare dei dolori. Sono quindi da evitare movimenti
eccessivamente ripetitivi di flessione/estensione/rotazione del tronco,
posizioni statiche eccessivamente prolungate, particolarmente in piedi, sono
necessarie brevi pause al bisogno per sgranchirsi, senza limitazioni riguardo
agli arti sup., evitando la posizione inginocchiata prolungata o movimenti
ripetitivi di flessione/estensione delle ginocchia in carico. E' da evitare il
sollevamento o il trasporto di carichi sup. ai 10 kg.

 

Sul piano psicologico e mentale, come descritto al
capitolo 6., le patologie riscontrate attualmente non limitano in modo
significativo la capacità lavorativa del periziando.

 

Riassumendo, per le ragioni su esposte dal punto di
vista fisico e psichico, valutiamo il grado di capacità lavorativa globale,
nell'attività da ultimo esercitata di operaio di pulizia, nella misura dello
0%, in quanto attività non più esigibile, e ciò principalmente in conseguenza
delle patologie reumatologiche riscontrate e descritte nei capitoli precedenti.

 

 

Dal 1990 almeno l'A. presenta lombalgie intermittenti e
dal 2002 lombalgie cronicizzate. Il carattere costante, che i dolori hanno
assunto ora, corrisponde ad un disturbo di elaborazione del dolore e non a
nuove alterazioni strutturali o nuovi elementi di qualunque natura che siano
intervenuti nel frattempo. Le alterazioni degenerative lombari sono andate
incontro, secondo una dinamica abituale, a lento peggioramento. Come detto,
tale peggioramento delle alterazioni strutturali non deve essere
automaticamente messo in relazione con un peggioramento clinico. La TAC
lombare del 15.05.2002 mostra la presenza di una possibile piccola ernia
discale L5-S1 mediolat. sin., non più visualizzata alla MRI del 5.08.2003. Tale
evoluzione è abituale nelle ernie discali, che regrediscono nell'arco di alcune
settimane - alcuni mesi nella maggior parte dei casi.

Sulla base di questa evoluzione delle problematiche
reumatologiche, per quanto riguarda la valutazione temporale della limitazione
della capacità lavorativa, concordiamo con la valutazione del medico curante
dr. __________, FMH med. generale, __________, il quale attesta un'incapacità
lavorativa totale dal 28.03.2002 in poi (vedi atto del 16.06.2003). Allora
l'incapacità lavorativa era motivata da un'esacerbazione delle note lombalgie.
Dopo il miglioramento della situazione acuta, la situazione si é stabilizzata e
può essere considerata ora invariata, particolarmente per quanto attiene alla
capacità lavorativa.

 

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

Concordiamo con le proposte fatte dai nostri
consulenti, reumatologo e psichiatra, i quali ritengono possibili provvedimenti
di reintegrazione; anzi, si ritiene indispensabile offrire all'A. misure
professionali.

 

Come esposto nel capitolo precedente, un'attività
pesante fino a mediamente pesante non é più esigibile. In un'attività leggera,
che eviti movimenti eccessivamente ripetitivi di flessione / estensione /
rotazione del tronco, che eviti posizioni statiche eccessivamente prolungate
particolarmente in piedi, che permetta brevi pause al bisogno per sgranchirsi,
senza limitazioni riguardo agli arti sup., che eviti la posizione inginocchiata
prolungata o movimenti ripetitivi di flessione / estensione delle ginocchia in
carico, che non preveda il sollevamento ripetuto o il trasporto di carichi sup.
ai 10 kg, la capacità lavorativa dell'A. é considerata nella misura del 80%.

 

A questo proposito sottolineiamo che l'attività di capo
operaio di pulizia non é più esigibile nella misura in cui l'A. debba svolgere
di persona lavori pesanti a mediamente pesanti. Se si trattasse unicamente di
dirigere una squadra di pulizia, e tutt'al più di eseguire personalmente lavori
particolarmente leggeri che rispettino i criteri precedentemente elencati,
quest'attività sarebbe ancora esigibile nella misura del 80%. 

D'altra parte l'A. é ritenuto in grado di svolgere la
maggior parte delle professioni leggere e adatte a tempo pieno, con un
rendimento ridotto del 20% ca..

 

Per quanto riguarda le possibilità terapeutiche, sono
indicate solo misure conservative sotto la supervisione del reumatologo curante
dr. __________. Tenendo conto del fatto che le alterazioni degenerative
coinvolgono dischi da L3 a S1, ma soprattutto del fatto che si tratta di
lombalgie cronicizzate, con un disturbo di elaborazione del dolore, si ritiene
controindicato qualunque intervento chirurgico, particolarmente di
spondilodesi. Non vi é alcun dubbio circa l'esito catastrofico, almeno dal
punto di vista soggettivo, che un tale intervento avrebbe. 

Dal punto di vista psichiatrico il peritando necessita
ancora di un trattamento verosimilmente a lungo termine e consiste in una
terapia di sostegno e psicofarmacoterapia.

 

Per quanto riguarda la prognosi valetudinaria a medio -
lungo termine, dal punto di vista reumatologico, le lombalgie cronicizzate non
cambiano abitualmente nel tempo oppure tendono a peggiorare. L'inevitabile
involuzione delle alterazioni degenerative descritte non coincide abitualmente
con un drammatico peggioramento clinico, probabilmente in ragione di meccanismi
di adattamento e di guarigione.

Dal punto di vista psichiatrico, il disturbo descritto
é soggetto a ricadute depressive, con dipendenza stagionale e secondo le
condizioni somatiche: la frequenza delle ricadute dipende dal trattamento
psicoterapico e psicofarmacologico. (...)" 

(Doc. AI 23)

 

Nella
procedura d’opposizione l'assicurato ha opposto alla perizia del SAM il
rapporto redatto in data 11 febbraio 2005 dal dr. __________
e quello del 14 febbraio 2005 del dr. __________.

 

Il
dr. __________ ha osservato:

 

" 
(...)

Ho rivisto il paziente, la situazione non é
assolutamente cambiata da quanto da me descritto il 16 giugno 2003, il paziente
presenta gli stessi dolori, la stessa instabilità del dorso ed in particolare
la stessa diminuzione funzionale per cui a livello pratico la sua possibili­tà
d'impiego è nettamente ridotta. Avendo lavorato prima come aiuto in albergo poi
come impiegato in una agenzia di pulizia, il paziente non ha acquisito la
formazione e le conoscenze per potere svolgere un lavoro cosiddetto leggero, in
particolare non è in grado di svolgere una funzione amministrativa o contabile.
A suo livello d'istruzione e di formazione non esistono lavori leggeri ma solo
di manovalanza. La ricerca di un lavoro gli ha permesso di prendere contatti
per un lavo­ro di portineria o in un'altra impresa di pulizia, dove comunque
non potrebbe svolgere un'attività con un rendimento superiore al 50%. 

Esclusi i lavori di artigianato nell'edilizia
(elettricista, idraulico, falegname) che comportano la possibilità di sollevare
pesi e di movimento senza restrizione, non vedo quali altri lavori il signor RI
1 possa svolgere.

 

Ritengo pertanto non giustificata l'attribuzione di una
rendita corrispondente ad una invalidità del 40%, insisto perché al paziente
venga concessa una rendita del 50%.

 

Ritengo quindi giustificata una opposizione alla vostra
decisione." (Doc. AI 37.2)

 

Il dr. __________
si è così espresso:

 

" 
In effetti, non ho
particolari reperti clinici o anamnestici, rispetto al mio precedente rapporto
del 22.10.2003. Il paz. è recentemente stato valutato nell'ambito del SAM e
sembrerebbe che gli sia stato riconosciuto un grado d'invalidità del 43%.
Presumo che questo grado d'invalidità sia dovuto principalmente ad una
valutazione della capacità lavorativa in un'attività leggera (secondo dati
anamnestici del paz. stimata all'80%).

 

Da parte mia, dopo aver esaminato il paz. sulla base
dei precedenti riscontri, sono tuttora dell'opinione che il paz. possa essere
considerato abile in un'attività leggera unicamente al 50%.

 

Dal lato terapeutico il paz. continua la terapia di
massaggi, ginnastica e rinforzo muscolare, ciò d'altronde fa regolarmente già
da anni. Non ho per il momento altre proposte terapeutiche particolari."
(Doc. AI 37.1)

 

A seguito di tali
refertazioni mediche, con nota 19 aprile 2005 il dr. __________ ha osservato:

 

" 
Assicurato sottoposto a
perizia SAM 4.2004.

 

In fase di opposizione vengono presentati:

 

-    certificato dr. __________ del
14.2.2005: che si limita ad esprimere una valutazione differente della capacità
lavorativa rispetto a quella espressa dal SAM senza però che venga fatta valere
una modifica dello stato di salute.

 

-    rapporto dr. __________ del 11.2.2005:
egli conferma uno stato invariato rispetto a quella presente in giugno 2003.

 

Valutazione: i rapporti medici presentati in sede di
opposizione si limitano a valutare in modo differente la capacità lavorativa
residua. Non risulta una modifica dello stato di salute dell'assicurato. La
valutazione SAM va quindi confermata." (Doc. AI 47)

 

                                         Sulla
base della perizia SAM, l’amministrazione ha quindi confermato il grado
d’invalidità del 43% attribuito all’assicurato (doc. AI 48).

                               2.7.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a;
DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352
consid. 3a e riferimenti;
Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A proposito
delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il
TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile
1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA
ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA
al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato
parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe
obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110
consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag.
95).

 

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26
agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03, consid. 5).

 

Per quel che riguarda i rapporti concernenti il
medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve
tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/
01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01
ed S., U 330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nel
caso di specie, secondo la perizia SAM la capacità lavorativa dell’assicurato
dal punto di vista strettamente psichiatrico è da considerare totale, potendo
egli svolgere qualsiasi attività senza limitazione (cfr. in particolare
consulto del dr. __________). Dal punto di vista reumatologico, per contro, l’assicurato
è da considerare totalmente inabile al lavoro in un’attività pesante e
mediamente pesante, mentre è da ritenere abile all’80% in attività leggere,
tenendo conto dei suoi limiti funzionali (cfr. in particolare consulto
reumatologico dr. __________).

                                         A
mente dei periti SAM l’assicurato a causa della problematica reumatologica e
psichiatrica è inabile al 100% nella sua precedente professione di operaio di
pulizia e in qualsiasi attività pesante e mediamente pesante, mentre è da
ritenere abile all’80% in attività leggere, che evitino movimenti
eccessivamente ripetitivi di flessione-estensione-rotazione del tronco, che
evitino posizioni statiche eccessivamente prolungate, particolarmente in piedi,
che permettano brevi pause al bisogno per sgranchirsi, senza limitazioni
riguardo agli arti superiori, che evitino la posizione inginocchiata prolungata
o movimenti ripetitivi di flessione-estensione delle ginocchia in carico, che
non prevedano il sollevamento ripetuto o il trasporto di carichi superiori ai 10 kg (doc. AI 23). 

                                         Di
diverso avviso il curante dr. __________ e il dr. __________, secondo i quali
l’assicurato, a causa delle patologie reumatologiche, è da ritenere inabile al 50%
in attività leggere (doc. AI 37.1 e 37.2).

 

                                         Orbene,
da un attento esame degli atti di causa, questo TCA non ha motivo per scostarsi
dalle conclusioni del SAM.

Nella
fattispecie, infatti, lo stato di salute e le sue conseguenze invalidanti
risultano essere state esaminate e valutate, conformemente alla succitata
giurisprudenza, in maniera completa ed approfondita da parte dei periti SAM (doc. AI 23), i quali dopo esame anamnestico, esposti i dati soggettivi e le
costatazioni obiettive, posta la diagnosi di “sindrome lombospondilogena
cronicizzata con/su: modica discopatia L3/L4, avanzata osteocondrosi L4/L5 con
modica protusione discale senza neurocompressione, incipiente osteocondrosi
L5/S1 con modica protusione discale senza neurocompressione, incipente
spondilartrosi L5/S1 e spondilolisi bilaterale di L5 con listesi di grado I
invariata rispetto al 1990; disturbo d’elaborazione del dolore nell’ambito del
processo di cronicizzazione; stato dopo rottura del legamento crociato
anteriore e del menisco laterale del ginocchio destro con su resezione
artroscopica del moncone e meniscectomia laterale il 30.06.1995”, hanno concluso osservando come l’assicurato, a causa della presenza
di avanzate alterazioni degenerative lombari, non possa più essere sottoposto a
sforzi particolari e come quindi non sia più in grado di esercitare la
professione di operaio di pulizia e ogni altra attività pesante e
medio-pesante. Gli specialisti hanno per contro sottolineato come l’interessato
possa ancora svolgere, nella misura dell’80%, lavori leggeri con la possibilità
di cambiare frequentemente la posizione, di avere brevi pause per sgranchirsi e
che non prevedano il sollevamento ripetuto o il trasporto di carichi superiori
ai 10 kg. Gli specialisti hanno
inoltre sottolineato che l’attività di capo-operaio di pulizia non è più
esigibile nella misura in cui l’assicurato debba svolgere di persona lavori
pesanti e mediamente pesanti, mentre invece sarebbe esigibile all’80% un’attività
consistente nel dirigere una squadra di pulizia, con tutt’al più la necessità
di eseguire personalmente lavori particolarmente leggeri che rispettino i
limiti funzionali dell’assicurato (doc. AI 23).

 

                                         Alla
perizia SAM, su cui l’amministrazione ha fondato il proprio provvedimento, può
quindi essere attribuita forza probatoria piena. Nel contestare le risultanze
peritali l’insorgente ha richiamato anzitutto le certificazioni del dr. __________,
specialista in reumatologia. Dagli atti risulta infatti che il dr. __________ -
che in un rapporto del 22 ottobre 2003 (doc. AI 20.4) all’attenzione del medico
curante, aveva illustrato il quadro diagnostico/anamnestico ed espresso una sua
valutazione circa l’origine dei disturbi lamentati dall’assicurato e sul
decorso, ritenendolo inabile in maniera completa nella sua attività
professionale precedente nelle pulizie ed indicando che “anche in attività
lavorativa leggera adeguata difficilmente si potrebbe raggiungere una capacità
lavorativa del 50%. A questo riguardo si aspetta comunque la decisione dell’AI”
- in un successivo rapporto del 14 febbraio 2005 al medico curante (doc. AI 37.1)
ha indicato di non avere particolari reperti clinici o anamnestici rispetto
alla valutazione 22 ottobre 2003, ribadendo, sulla base dei precedenti
riscontri e della visita 9 febbraio 2005, di ritenere l’assicurato abile in
attività leggera unicamente al 50%, senza ulteriori specificazioni. Nel gravame
è pure fatto riferimento alle attestazioni del medico curante dr. __________,
generalista, il quale - dopo aver attestato (in un certificato del 16 giugno
2003, doc. AI 8) che l’assicurato accusa dolori quasi persistenti ed una netta
diminuzione funzionale del dorso con ripercussioni tanto in posizione eretta
che seduta, per cui il paziente deve cambiare continuamente posizione,
chiedendo “un reinserimento almeno parziale in un’attività leggera dove si
possa cambiare di frequente posizione, inoltre l’attribuzione di una rendita
per la parte residua (almeno 50%) di diminuita capacità lavorativa” e “dato
che si tratta di un caso complesso da un punto di vista ortopedico, aggravato
dallo sviluppo di una sindrome depressiva e data anche l’età relativamente
giovane del paziente, chiedo venga fatta una valutazione da parte della vostra
commissione medica o che il paziente venga mandato per valutazione in un
istituto come la __________” - nel successivo rapporto 11 febbraio 2005
all’Ufficio AI (doc. AI 37.2) ha in sostanza evidenziato come la situazione del
paziente non sia assolutamente cambiata rispetto a quanto descritto il 16
giugno 2003, presentando gli stessi dolori, la stessa instabilità del dorso e
la stessa diminuzione funzionale, concludendo che “la sua possibilità
d’impiego è nettamente ridotta”. Quale giustificazione di tale conclusione
il dr. __________ ha indicato che “avendo lavorato prima come aiuto in
albergo poi come impiegato in un’agenzia di pulizia, il paziente non ha
acquisito la formazione e le conoscenze per poter svolgere un lavoro cosiddetto
leggero, in particolare non è in grado di svolgere una funzione amministrativa
o contabile. A suo livello di istruzione e di formazione non esistono lavori
leggeri ma solo di manovalanza. La ricerca di un lavoro gli ha permesso di
prendere contatti per un lavoro di portineria o in un’altra impresa di pulizia,
dove comunque non potrebbe svolgere un’attività con un rendimento superiore al
50%. Esclusi i lavori di artigianato nell’edilizia (elettricista, idraulico,
falegname) che comportano la possibilità di sollevare pesi e di movimento senza
restrizione, non vedo quali altri lavori il signor RI 1 possa svolgere”. Ora,
le summenzionate non specificatamente motivate e non sufficientemente circostanziate
attestazioni del dr. __________ e del dr. __________ in punto alla capacità
lavorativa residua dell’assicurato - rese precedentemente all’esame peritale e
poi confermate successivamente, indicando che lo stato di salute
dell’assicurato non è nel frattempo mutato - non sono idonee a mettere
validamente in discussione le convincenti conclusioni cui sono giunti i periti
i quali, in esito ad un approfondito e completo esame dello stato
valetudinario, hanno, come visto, esposto nel dettaglio quali sono le
limitazioni funzionali dovute al danno alla salute, concludendo per una abilità
dell’80% dell’assicurato nell’esercizio di attività rispettose dei predetti
impedimenti, dovuti alla presenza di avanzate alterazioni degenerative lombari.

Dal
punto di vista psichiatrico l’assicurato è stato periziato dal dr. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, che dopo aver posto la diagnosi di disturbo
depressivo ricorrente con una componente reattiva alla difficile situazione somatica
e socioeconomica, con un’intensità degli episodi depressivi che si colloca tra
media e grave senza sintomi psicotici, ha rilevato che “i disturbi
psichiatrici constatati hanno un influsso incostante sulla capacità lavorativa
dell’assicurato, indipendentemente dall’attività esercitata e soprattutto nella
fase acuta con inabilità lavorative totali della durata di 1 o 2 mesi a seconda
dell’intensità dell’episodio depressivo”, precisando che “dal punto
strettamente psichiatrico l’attività svolta dall’assicurato è ancora
praticabile tranne negli episodi acuti” e che “non vi è una diminuzione
permanente della capacità lavorativa per motivi esclusivamente psichiatrici”
(doc. AI 23.2).

Il
dr. __________, FMH in reumatologia, cui il SAM ha affidato il consulto
reumatologico, ha invece indicato che “il quadro clinico attuale è, in
sintonia con tutte le valutazioni precedenti, quello di una sindrome
lombospondilogena cronificata in presenza di alterazioni degenerative
prevalentemente discali tra L3 e S1, più importanti a livello L4/L5, senza
neurocompressione”. Nel descrivere l’evoluzione delle problematiche
reumatologiche segnalate agli atti il dr. __________ ha indicato che “il
paziente presenta dal 1990 almeno lombalgie intermittenti e dal 2002 lombalgie
cronificate. Il carattere costante che i dolori hanno assunto ora corrisponde a
un disturbo di elaborazione del dolore e non a nuove alterazioni strutturali o
nuovi elementi di qualunque natura che siano intervenuti nel frattempo. Le
alterazioni degenerative lombari sono andate incontro progressivamente, secondo
una dinamica abituale, a un lento peggioramento. Come detto tale peggioramento
delle alterazioni strutturali non dev’essere automaticamente messo in relazione
con un peggioramento clinico. La TAC lombare del 15 maggio 2002 mostrava la presenza di una possibile
piccola ernia discale L5/S1 mediolaterale a sinistra, non più visualizzata alla
risonanza magnetica del 5 agosto 2003. Tale evoluzione è abituale nelle ernie
discali che regrediscono nell’arco di alcune settimane – alcuni mesi nella
maggior parte dei casi”. Il dr. __________ ha poi
evidenziato che, a causa dei disturbi reumatologici evidenziati, l’assicurato
non è più in grado di svolgere la precedente attività di capo-operaio di
pulizia, nella misura in cui egli debba svolgere personalmente lavori pesanti e
mediamente pesanti. Lo specialista ha invece osservato che se si trattasse
unicamente di dirigere una squadra di pulizia e, tutt’al più, di eseguire
personalmente lavori particolarmente leggeri che rispettino i limiti funzionali
dell’assicurato, l’attività sarebbe invece esigibile a tempo pieno, con una
riduzione del rendimento del 20% circa. Tale riduzione è giustificata dalla
presenza di avanzate alterazioni degenerative lombari (doc. AI 23.1).

In
conclusione, i periti hanno quindi ritenuto che sul piano psicologico e mentale
le patologie riscontrate non limitano in modo significativo la capacità
lavorativa dell’assicurato, mentre sul piano fisico (reumatologico) le
patologie lo rendono totalmente inabile nell’attività da ultimo esercitata di
operaio di pulizia e in altre attività pesanti e mediamente pesanti e abile
all’80% in attività leggere rispettose dei suoi limiti funzionali. I periti
hanno poi spiegato che l’assicurato soffre di lombalgie intermittenti dal 1990
e a partire dal 2002 di lombalgie cronicizzate; che il carattere costante
assunto dai dolori corrisponde ad un disturbo di elaborazione del dolore; che
le alterazioni degenerative lombari sono andate incontro, secondo una dinamica
abituale, a un lento peggioramento, che non deve essere automaticamente messo
in relazione con un peggioramento clinico. I periti hanno infine rilevato,
sulla base dell’evoluzione delle problematiche reumatologiche, di concordare
con la valutazione del medico curante dr. __________, il quale ha attestato
un’incapacità lavorativa totale dal 28.03.2002 in poi, precisando che “allora
l’incapacità lavorativa era motivata da un’esacerbazione delle note lombalgie.
Dopo il miglioramento della situazione acuta, la situazione si è stabilizzata e
può essere considerata ora invariata, particolarmente per quanto attiene alla
capacità lavorativa” (doc. AI 23).

Viste
le chiare motivazioni espresse dai periti a sostegno del loro giudizio circa
un’abilità dell’80% in attività leggere adeguate e ritenuto che le stesse sono
state contestate dai medici curanti sulla base dei medesimi giudizi espressi
prima dell’esame svolto dal SAM, questo TCA non ha motivo per scostarsi dalle
risultanze peritali.

 

                               2.9.   Nell’ambito
dell’istruttoria amministrativa l’assicurato è stato visto dal consulente in integrazione professionale (in seguito: consulente). Con rapporto
10 novembre 2004 il consulente, basandosi sulle risultanze mediche, si è così
espresso in merito ad un possibile
reinserimento professionale:

 

" 
(...)

	
  Consulenza e discussione - progetti, idee, proposte, ecc.

  
	
   

  Ho incontrato l'A. il 09.11.04.

  Riferisce che è praticamente inattivo dal lato
  professionale dal 2002, momento in cui lo stato di salute gli ha impedito di
  continuare l'attività di capo-operaio presso la ditta di pulizie, lavoro che
  gli piaceva particolarmente (anche perché gli permetteva di guadagnare un
  buono stipendio). L'unica attività lucrativa (390.- al mese) che è riuscito a
  mantenere è la portineria della palazzina nella quale vive: si occupa della
  piccola manutenzione interna (pulizia scala e finestre) e esterna (falciare
  il prato). Riesce a svolgere tale attività perché si può gestire come meglio
  crede in funzione delle condizioni di salute del momento e perché si fa
  aiutare dai famigliari.

  

 

	
  Attività esigibili - senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  Visti il percorso scolastico (ha frequentato solo le
  scuole dell'obbligo nel suo paese d'origine) e socio-professionale (nessuna
  formazione professionale di base, difficoltà di espressione nella lingua
  italiana) non ci sono i presupposti perché vengano finanziati provvedimenti
  professionali volti al conseguimento di una qualifica di base. Anche una
  formazione "ad hoc" porterebbe difficilmente a recuperare la
  capacità di guadagno piuttosto alta dimostrata prima dell'insorgere del danno
  alla salute (qualora l'A. trovasse però un'occasione di questo genere ci
  sarebbe il diritto all'applicazione di provvedimenti professionali secondo
  l'art. 17 LAI).

   

  Anche grazie ad una ricerca tramite la banca dati
  della SUVA (schede DPL) si può identificare una gamma di attività esigibili
  di tipo non qualificato sufficientemente ampia. Tali attività permetterebbero
  l'inserimento diretto dell'A. nel ciclo produttivo e il loro numero
  sufficientemente elevato giustifica l'applicazione delle statistiche teoriche
  RSS per la definizione del reddito da invalido.

  Esempi di attività non qualificate nelle quali l'A.
  potrebbe direttamente inserirsi sono: fattorino/addetto alle consegne,
  operaio di fabbrica (ad esempio nell'industria tessile, farmaceutica,...),
  aiuto-meccanico (addetto alla lavorazione dei metalli).

  

 

	
  Capacità di Guadagno Residua - senza (ri)formazione specifica o dopo
  (ri)formazione

  
	
   

  Considerando un reddito ipotetico di 62'187.-, una
  capacità di lavoro residua del  80%, e praticando una riduzione del 5% per
  attività leggera, del 5% per i limiti concernenti l'ergonomia e del 5% per
  salario da primo impiego, sulla base delle statistiche teoriche RSS risulta
  una capacità di guadagno residua del 57.48% (il reddito d'invalido è di 
  35'745.-). Il grado d'invalidità è quindi del 42.52%.

   

  

 

	
  Proposte

  
	
   

  Viste le precedenti considerazioni non si ritiene
  indicata l'applicazione di provvedimenti professionali e si conclude
  determinando un grado d'invalidità del 42.52%.

   

  

(Doc. AI 25)

 

                             2.10.   Orbene,
dall’esame del dettagliato ed esaustivo rapporto 10
novembre 2004 del consulente - in cui è stato evidenziato che nel caso
di specie sono date delle opportunità reintegrative in attività leggere non
qualificate, quali fattorino/addetto alle consegne, operaio di fabbrica (ad
esempio nell’industria tessile, farmaceutica, …), aiuto-meccanico (addetto alla
lavorazione dei metalli) - questo TCA non può che ritenere l’assicurato abile all’80%
in suddette attività, adeguate al suo stato di salute.

 

                                         Occorre
qui ricordare che compito dell’orientatore
professionale è quello di stabilire, in base alle informazioni del medico
riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative ancora
concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., p. 228; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

                                         Ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve quindi fondare su un mercato del lavoro equilibrato
e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le
capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto
teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgericht, op cit., p.
212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale
di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                         Ciò non
è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente
limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se
il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica
di un datore di lavoro medio (ZAK 1989 p. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 124).

                                         Dall’altra
parte, l'art. 8 cpv. 1 LAI
prevede che gli assicurati invalidi o direttamente minacciati d'invalidità
hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione, tra cui i provvedimenti
professionali (art. 15-18 LAI), necessari e atti a ripristinare, migliorare,
conservare o avvalorare la capacità di guadagno.

                                         Ciò non
vuol dire che un assicurato, per il quale sono esclusi provvedimenti
integrativi, non possa svolgere un’attività adeguata mettendo a frutto la
residua capacità lavorativa, verifica che, come detto, spetta al consulente in
integrazione professionale. 

                                         Va
ricordato che in relazione alle
conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa - conformemente a un
principio generale vigente anche nel diritto delle assicurazioni sociali -
all'assicurato incombe l'obbligo di diminuire il danno. In virtù di tale
obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze di una sua
"invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua
capacità lavorativa, se necessario in una nuova professione (DTF 113 V 28
consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, op. cit., p. 221). 

 

                                         Nel
caso concreto non vi sono ragioni per scostarsi dalla valutazione del
consulente, eseguita tra l’altro da una persona versata in questioni
reintegrative.

                                         Va
poi ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, nell’industria e nell’artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite delle macchine, motivo per cui
aumentano le attività di controllo e di sorveglianza (STFA 25 febbraio 2003
nella causa P. [U329/01], consid. 4.5; SVR 2002 U 15 p. 49; RCC 1991 p.
332).

                                         Gli
ambiti lavorativi presi in considerazione dal consulente si riferiscono del
resto ad attività con compiti non qualificati, semplici e ripetitivi: nel
settore dell’industria possono essere eseguite mansioni di controllo e di
sorveglianza o lavori leggeri di montaggio; in quello dei servizi vi sono
attività che non comportano aggravi fisici e possono essere svolti
prevalentemente in posizione seduta (per es. attività d’incasso,
d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità
anche di variare frequentemente la postura (RCC 1980 p. 482; STFA 25 febbraio
2003 nella causa P. [U329/01], consid. 4.7).

                                         Per
questi motivi, questa Corte non può che aderire alle conclusioni riportate dal
consulente nel citato rapporto 10 novembre 2004.

 

                                         Infine,
riguardo ad un’eventuale riformazione professionale occorre ricordare come il
consulente non ha individuato un progetto reintegrativo di qualifica, non
disponendo l’interessato del necessario bagaglio attitudinale e culturale: il
consulente ha infatti indicato che “visti il
percorso scolastico (ha frequentato solo le scuole dell'obbligo nel suo paese
d'origine) e socio-professionale (nessuna formazione professionale di base,
difficoltà di espressione nella lingua italiana) non ci sono i
presupposti perché vengano finanziati provvedimenti professionali volti al
conseguimento di una qualifica di base.” (consid. 2.9.).

Ciononostante
il consulente ha fatto presente che l’Ufficio AI è a disposizione per una
"formazione ad hoc" qualora egli dovesse trovare un datore di lavoro
disposto ad assumerlo e se questa attività dovesse permettere un aumento della
capacità di guadagno residua. Egli ha infatti indicato che “anche una formazione "ad hoc" porterebbe difficilmente a
recuperare la capacità di guadagno piuttosto alta dimostrata prima
dell'insorgere del danno alla salute (qualora l'A. trovasse però un'occasione
di questo genere ci sarebbe il diritto all'applicazione di provvedimenti professionali
secondo l'art. 17 LAI)” (consid.
2.9.).

                                         

Al riguardo nella STCA del 29 agosto 2005 nella causa D. (inc. 32.2005.12) questo
Tribunale ha chiesto all’amministrazione delle delucidazioni:

 

" 
1.  Come dev'essere
intesa questa "messa a disposizione"?

Va intesa all'interno delle misure di ordine professionale. L'Ufficio AI, da
caso a caso, resta a disposizione dell'assicurato per quanto riguarda la
reintroduzione nel ciclo economico, attraverso il versamento di indennità
giornaliere durante un periodo di introduzione a nuove mansioni, così come un
breve periodo di formazione (formazione ad "hoc", corsi
specifici,...), nel caso in cui vi sia un datore di lavoro che garantisce
l'assunzione al termine della misura professionale e allo stesso tempo vi sia
un recupero della capacità di guadagno residua.

 

2.  Su quali basi legali, rispettivamente su
quale norma di prassi si fonda questa "messa a disposizione"?

 

Art. 17 LAI sub riformazione professionale che
comprende, in via di massima, tutte quelle misure di ordine professionale
necessarie ed adeguate per procurare all'assicurato, nel limite del possibile,
la possibilità di realizzare un guadagno sensibilmente equivalente a quello
ottenuto prima del danno alla salute (la riformazione può quindi spaziare dalla
semplice introduzione al posto di lavoro o alla formazione di breve durata
(concordata caso per caso) fino alla formazione organica secondo programma
ufficiale, compresa quella accademica, passando per tutti i possibili stadi
intermedi (formazione empirica, tirocinio ordinario, tirocinio pratico, scuola
professionale pubblica o privata, corsi professionali ad hoc. ecc.).
Generalmente maggiore è la durata del provvedimento, maggiore deve essere il
recupero della capacità di guadagno residua.

3.  Quali sono i presupposti per accedervi (grado d'invalidità, ecc.)?

Assicurati che non realizzano i presupposti per accedere ad una riformazione
professionale per vari motivi (essenzialmente a motivo delle scarse conoscenze
di base e degli appurati limiti intellettivi), ma che raggiungono un grado d'invalidità
del 20% superiore e che trovano un datore di lavoro disposto ad assumerli.

4.  In che cosa consiste l'introduzione al posto di lavoro e la
"formazione ad     hoc"?

L'introduzione al posto di lavoro è la reintroduzione nel circolo economico
dell'assicurato. Pertanto trattasi di misura che può comprendere aiuto
economico (ad es.: se datore di lavoro è disposto a pagare un determinato
reddito, inferiore a quello di norma applicabile, allora l'Ufficio AI versa il
restante quale indennità giornaliera per la durata del breve periodo di
introduzione), mentre per formazione ad hoc si intende la formazione empirica
sul posto di lavoro, quindi l'assicurato in una nuova attività per un periodo
molto più breve (generalmente alcuni mesi) rispetto alla durata di una
formazione teorica (apprendistato, formazione superiore,...). Anche in tal caso
vengono versate delle indennità giornaliere all'assicurato.

 

5.  Non si tratta in effetti di una
riformazione professionale ex art. 17 LAI in quelle professioni ritenute esigibili
da parte della consulente? (P.f. motivare  in dettaglio la risposta).

 

Sì. Infatti la consulente in integrazione professionale,
dopo aver valutato il caso dell'assicurato, ha ritenuto quest'ultimo
integrabile sul mercato libero del lavoro solo in attività qualificate.
Pertanto, a tali condizioni, si è proposto di rimanere a disposizione per
un'introduzione al posto di lavoro o per una formazione ad hoc, solo a
condizione che l'assicurato trovi un datore di lavoro disposto ad assumerlo e
se dette misure permettono un aumento della capacità di guadagno residua."
(STCA citata)

 

Quindi,
anche in caso di assenza dei presupposti personali (quale formazione ecc.) per
predisporre un piano reintegrativo professionale, l’Ufficio AI ha comunque
confermato la propria prassi di "messa a disposizione" per una
formazione ad hoc - con erogazione tra l’altro di un’indennità giornaliera - di
un assicurato invalido almeno al 20%, a condizione che trovi un datore di
lavoro disposto ad assumerlo e che l’attività aumenti la capacità al guadagno
residua.

Ciò
non esclude quindi che l’interessato possa essere integrabile sul mercato del
lavoro, svolgendo attività non qualificate per le quali non necessita di una
particolare formazione.

È in questo contesto che s’inserisce la succitata disponibilità dell’Ufficio AI
a sostenere l’assicurato.

 

                             2.11.   In
concreto, il consulente ha fissato il reddito ipotetico da invalido, ritenuta una capacità
lavorativa residua dell’80% e praticando una riduzione del 5% per attività
leggera, del 5% per i limiti concernenti l’ergonomia e del 5% per salario da
primo impiego, in fr. 35’745.-- (salario RSS).

                                         Tramite
raffronto tra tale dato ed il reddito da valido di fr. 62'187.--, egli ha determinato un’incapacità al
guadagno pari all’42.52% [(62'187 – 35’745) x 100
: 62'187],
percentuale che dà diritto ad un quarto di rendita (doc. AI
25).

 

                                         L’assicurato
ha contestato il reddito statistico preso in considerazione
dall’amministrazione, giudicato troppo elevato, rimproverando all’Ufficio AI di
non aver applicato al reddito di fr. 35'745 una riduzione del 25% per tenere
conto del suo stato di salute, del suo scarso livello di istruzione e di
formazione e del fatto che egli può svolgere solo attività leggere (doc. I).

 

                          2.11.1.   Per quel che concerne il salario da valido, nella decisione
su opposizione l’amministrazione ha preso in considerazione l’importo annuo di
fr. 62'187 percepito nel 2001 e nel 2002 dall’assicurato in qualità di operaio
di pulizia presso la ditta __________, importo del resto non contestato
dall’assicurato (doc. AI 47).

 

                          2.11.2.   Riguardo
al reddito da invalido, va precisato che lo stesso va determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, confermato in Pratique VSI 2002 p. 64).

 

La giurisprudenza
federale relativa alla fissazione del reddito da invalido è stata
oggetto di una completa verifica da parte del
Tribunale federale delle assicurazioni (cfr., a tale proposito, D. Cattaneo,
Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel campo delle assicurazioni
sociali, in: RDAT II-2001, pag. 593 segg. (pagg. 602-606)).

La determinazione di tale reddito può essere
ricavata dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di
statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c; RCC 1989
pag. 485 consid. 3b).

 

Nell’evenienza concreta, vista anche la
giurisprudenza del TFA in materia (STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I
475/01) possono essere ritenuti i salari lordi statistici relativi al Canton
Ticino.

 

Va
a questo proposito rilevato che in una sentenza del 5 giugno 2003 nella causa
B. (Inc. n. 35.2003.6), il TCA
ha inoltre sottolineato come il TFA, che ha posto il principio della priorità
dei dati statistici nazionali rispetto a quelli regionali, in alcune sue
pronunzie ha confermato il reddito da invalido fissato sulla base di valori
regionali.

Ad
esempio, nelle sentenze del 30 novembre 2001 nella causa R., I 226/01 e del 20
novembre 2002 nella causa D., I 764/01, l'Alta Corte ha valutato il reddito da
invalido facendo capo al valore afferente al Cantone Ticino, rispettivamente,
alla regione lemanica.

In
un’altra sentenza sempre del 13 giugno 2003, il TFA ha inoltre ricordato che
"(…) le circostanze del caso concreto determinano quale sia la tabella da
applicare nel caso esaminato. È pertanto ammissibile ad esempio applicare la
tabella TA7, che indica i valori per una determinata attività, se così facendo
è possibile determinare in maniera più precisa il reddito da invalido (in
proposito si veda anche il consid. 4c non pubblicato in DTF 128 V 174).

L’Alta
Corte, come detto, ha pure ritenuto non criticabile applicare la tabella TA13,
che riferisce dei salari in relazione alle grandi regioni (STFA del 13 giugno
2003 nella causa G.,             I 475/01, consid. 4.4.).

Il
TFA ha ancora ribadito questi concetti in una recente sentenza del 20 aprile
2004 nella causa K., I 871/02, consid. 6.3.

                                         In
ossequio alla più recente giurisprudenza federale, occorre dunque, in assenza
di dati salariali concreti, basarsi sui valori statistici e, concretamente,
sull'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari.

 

Conformemente
alla prassi di questa Corte, secondo cui la priorità deve essere attribuita ai
valori statistici regionali (rispetto a quelli raccolti a livello nazionale),
tornano quindi applicabili i dati afferenti al Ticino contenuti nella tabella
TA13.

 

                                         Conformemente ai dati statistici salariali (valore
mediano) relativi al 2000, il salario ipotetico conseguibile in attività semplice
e ripetitiva esercitata a tempo pieno nel Cantone Ticino e prima di
eventuali riduzioni per motivi particolari, riportato su 41,8 ore (La vie économique 9/2004, Tabella B9.2), nel settore privato corrisponde a fr. 50’498.--
(fr. 4’027 : 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'328.-- (fr. 2’897: 40 x
41,8 x 12) per le donne (Tabella TA 13 privato), mentre che nel settore privato
e pubblico l’ammontare è di fr. 51'702.-- (fr. 4’123: 40 x 41,8 x 12) per gli
uomini e fr. 36'679.-- (fr. 2’925: 40 x 41,8 x 12) per le donne (Tabella TA 13
privato e pubblico).

 

Secondo i dati del 2002 (ultima
edizione disponibile della tabella edita dall'Ufficio federale di statistica sull'inchiesta svizzera
sulla struttura dei salari), il
salario lordo mediamente percepito in quell'anno riportato su una media di 41,7
ore settimanali (cfr. per questo aspetto, STFA del 21 luglio 2003 nella causa
D., I 203/03, consid. 4.4 e "La vie économique 4-2005", Tabella B 9.2
pag. 86) per un’attività leggera e
ripetitiva (ossia il livello 4 di qualificazione) nel settore privato
nel Cantone Ticino corrisponde a Fr. 51’266.- (Fr. 4'098.- : 40 x 41,7 x 12)
per gli uomini ed a Fr. 40'945.- (Fr. 3’273.- : 40 x 41,7 x 12) per le donne
(cfr. Tabella TA 13 settore privato).

 

Per
il caso in esame, il reddito da invalido dell’assicurato da
prendere in considerazione sulla base dei recenti citati dati statistici è pari
ad un salario lordo di Fr. 51’266.- percepito dagli uomini nel 2002 nel settore
privato per 41,7 ore settimanali di lavoro.

 

                          2.11.3.   Quanto
alla censura relativa alla riduzione percentuale, va ancora rammentato, che la
questione a sapere se e in quale misura i salari fondati su dati statistici
debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e
professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente (DTF 126 V 80 consid. 5b/bb).

Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permette di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

Il
TFA, in una sentenza del 6 gennaio 2004 nella causa L., U 107/03, ha ammesso
una deduzione globale del 10%, trattandosi di un assicurato frontaliere, nato
nel 1945 che, a causa del danno infortunistico all'occhio sinistro, era stato
giudicato in grado di svolgere a tempo pieno delle professioni sostitutive non
necessitanti di una vista stereoscopica.

La
stessa Corte federale, in una pronunzia del 21 ottobre 2003 nella causa M., U
102/00, ha operato una decurtazione del 15%, trattandosi di un ventinovenne
frontaliere che, in ragione del danno infortunistico, presentava degli
impedimenti anche nell'esercizio di un'attività adeguata e necessitava di
introdurre frequenti pause nell'arco della giornata lavorativa.

Da
parte sua, il TCA, in una
sentenza del 4 settembre 2003 nella causa P., Inc. n. 35.2003.21, cresciuta in
giudicato, ha operato una riduzione del 20% sul reddito da invalido,
trattandosi di una ballerina di night-club - di nazionalità straniera e
completamente priva di esperienza sul mercato del lavoro svizzero, perlomeno su
quello "ordinario" - che presentava una capacità lavorativa limitata
al 70% anche in attività confacenti alle sue condizioni di salute. Ancora
recentemente questo TCA ha
giudicato opportuna - e l’ha conseguentemente ritenuta nel suo calcolo della
capacità di guadagno dell’interessato - la riduzione del 19% praticata da una
Cassa malati su un assicurato di nazionalità italiana nato nel 1950 (STCA del 1° settembre 2004 nella causa L.,
Inc. n. 36.2003.75), rispettivamente del 18% su un assicurato italiano del 1956
(STCA del 9 dicembre 2004 nella
causa N.L., Inc. n. 36.2004.49).

 

                                         In
una recente sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il
TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La
nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di
reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali
derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare
soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu
Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom
4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser
nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend
mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h.
wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5
bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in
gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist
die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die
statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

 

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA
succitata)

 

                                         In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04,
consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio
di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da
un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15 % wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto,
il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha
ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio
2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età
dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non
rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori
ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella
causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato
una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato
di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive
nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des
limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del
redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa
M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio
di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF
(cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra
assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo
di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V
138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa
S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329
+ 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni
importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità,
previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione
contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza
federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la
 STFA del 16 febbraio 2005
nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte
federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%),
trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA
del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata
applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al
danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I
632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per
ragioni di salute). 

La presenza cumulativa d