# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a04bc5d4-eb2b-535c-9713-0271dc86a1a0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.04.2021 D-434/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-434-2021_2021-04-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-434/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Andreas Trommer, Simon Thurnheer,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

Iraq,   

patrocinato dall'MLaw Zoe Cometti, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; 

decisione della SEM del 22 gennaio 2021 / N (…). 

 

 

D-434/2021 

 

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Fatti: 

A.  

Il 15 dicembre 2020 A._______, cittadino iracheno, ha presentato una do-

manda d’asilo in Svizzera. 

B.  

Le successive indagini svolte dall’autorità inferiore, hanno permesso di ac-

certare che, secondo la banca dati «EURODAC», l’interessato aveva già 

depositato due domande d’asilo  in Ungheria e in Germania, rispettiva-

mente il (…) 2015 e il (…) 2015 (cfr. atto SEM […]-11/1 e 14/2). 

C.  

Nell’ambito di un consulto medico effettuato il 17 dicembre 2020 (cfr. 35/2), 

al richiedente è stato diagnosticato un disturbo – risalente almeno al 2009 

– della memoria e cefalea con peggioramento di quest’ultima negli ultimi 4 

anni.    

D.  

Il 21 dicembre 2020, egli è stato sentito nel corso del verbale di rilevamento 

dei dati personali (cfr. atto 13/10).  

E.  

In data 24 dicembre 2020, si è svolto con il richiedente il colloquio perso-

nale ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di se-

guito: Regolamento Dublino III) (cfr. atto 15/3).   

In tale ambito l’interessato ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di 

rilievo, di essere espatriato nel (…) del 2015 e di essere giunto nel corso 

dello stesso mese in Germania, ove avrebbe depositato una domanda 

d’asilo in data (…) 2015. Le autorità di tale Paese avrebbero dipoi impie-

gato svariati anni per evadere la sua domanda, finché, nel dicembre del 

2019, le medesime si sarebbero determinate negativamente, rifiutandogli 

l’asilo e pronunciando nel contempo il suo allontanamento in Iraq, la cui 

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esecuzione sarebbe stata tuttavia sospesa dagli sviluppi della corrente 

pandemia di coronavirus (Covid-19). Egli ha poi aggiunto di non essere 

riuscito ad impugnare la decisione, essendo il termine di ricorso già sca-

duto. Nondimeno, partiti politici ed associazioni caritatevoli avrebbero rac-

colto firme onde contestare il suo rimpatrio in Iraq, documentazione che 

avrebbe consegnato alle autorità al suo arrivo in Svizzera, avvenuto il (…) 

2020.  

Nel prosieguo del suo esposto, egli ha inoltre negato di aver chiesto asilo 

in Ungheria, riferendo che gli sarebbero state unicamente rilevate le im-

pronte digitali.  

Questionato in merito ad un’eventuale competenza tedesca nella tratta-

zione della sua domanda d’asilo e ad eventuali motivi che si opporrebbero 

ad un suo ritorno in Germania, l’interessato ha spiegato di non volervi fare 

ritorno dal momento che tale Paese gli avrebbe negato la protezione richie-

sta pronunciando altresì il suo allontanamento in Iraq. Oltretutto, a seguito 

della decisione negativa egli avrebbe dovuto lasciare il lavoro, la casa e gli 

amici, ciò che gli avrebbe cagionato gravi scompensi mentali. Ad ogni 

modo, egli si è dichiarato disposto a fare ritorno nel Paese in parola qualora 

vi ricevesse un permesso di soggiorno.  

Circa il suo stato di salute, il richiedente ha affermato di soffrire di gonfiori 

nella parte destra e sinistra del cervello, di disturbi dell’udito e di non meglio 

precisati problemi alle adenoidi. A ciò si aggiungerebbe il fatto ch’egli sa-

rebbe affetto da problemi alle ossa delle gengive – ragion per cui perde-

rebbe i denti – così come alla memoria, nel senso che non sarebbe in grado 

di esprimere coerentemente il proprio pensiero. Infine, egli denoterebbe 

anche una problematica al colon. 

F.  

Su tali presupposti, il 24 dicembre 2020, la SEM ha presentato alle com-

petenti autorità tedesche una richiesta di ripresa in carico di A._______ 

fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto 20/5).  

G.  

Il 28 dicembre 2020, l’interessato si è sottoposto ad un intervento odon-

toiatrico, nel corso del quale gli sono stati estratti due denti (cfr. atto 27/2).  

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H.  

Il 4 gennaio 2021, la Germania ha accettato la richiesta di ripresa in carico 

in applicazione della summenzionata norma di legge (cfr. atto 24/3).  

I.  

Con scritto del 4 gennaio 2021, la patrocinatrice del richiedente l’asilo, ha 

richiesto all’autorità inferiore la restituzione di una chiave USB (cfr. atto 8/1 

e 28/1). 

J.  

Con decisione del 22 gennaio 2021, notificata il 25 gennaio 2021 (cfr. atto 

38/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando nel con-

tempo il trasferimento del richiedente dalla Svizzera verso la Germania 

come pure incaricando il Cantone E._______ dell’esecuzione del trasferi-

mento medesimo. L’autorità inferiore ha oltretutto tolto l’effetto sospensivo 

ad un eventuale ricorso contro la decisione.  

K.  

Il 1° febbraio 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata 2 febbraio 

2021), l’interessato è insorto contro la decisione dell’autorità di prima 

istanza, postulando, in limine, la sospensione dell’esecuzione della deci-

sione in via supercautelare. In via principale, egli ha concluso all’annulla-

mento della decisione avversata e alla ritrasmissione degli atti all’autorità 

inferiore per i necessari complementi istruttori. 

Contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione dell’assistenza 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese proces-

suali e dal relativo anticipo, il tutto con protesta di spese e ripetibili. 

L.  

Con decisione incidentale del 5 febbraio 2021, il Tribunale ha invitato la 

SEM a prendere posizione sulle censure ricorsuali, ed in particolare circa 

l’allegata violazione del diritto di essere sentito.  

M.  

Con missiva del 10 febbraio 2021 (cfr. risultanze processuali; data d’en-

trata: 11 febbraio 2021), l’insorgente ha aggiornato il Tribunale in merito al 

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suo stato di salute, segnatamente trasmettendo l’atto medico F2 del 9 feb-

braio 2021 con il quale gli è stata prescritta una dieta ed un consulto oculi-

stico onde risolvere i disturbi intestinali e visivi lamentati.  

N.  

Facendo uso della facoltà concessagli con la summenzionata decisione 

incidentale (cfr. supra consid. L), la SEM si è determinata con osservazioni 

del 10 febbraio 2021, riconfermandosi nelle proprie conclusioni. 

O.  

Chiamato ad esprimersi in merito a quest’ultime, l’interessato, con replica 

del 18 febbraio 2021, ha in buona sostanza ribadito le proprie conclusioni. 

Nel contempo, egli ha versato agli atti ulteriore documentazione clinica, 

composta da un certificato medico del 4 febbraio 2021, oltre che dall’atto 

medico F2 del 16 febbraio 2021.  

Ai sensi di tale certificazione, egli sarebbe anzitutto afflitto da “una lesione 

iperintensa della testa del nucleo caudato della capsula interna a destra 

sospetta per esito vascolare vs lesione gliale a basso grado” per la quale i 

medici curanti reputano indicato eseguire un follow-up con RM cerebrale 

con mezzo di contrasto a tre mesi di distanza, oltre che un bilancio neuro-

psicologico.  

P.  

Da ultimo, con la comparsa scritta del 17 marzo 2021 il ricorrente ha ri-

messo allo scrivente Tribunale l’atto medico F2 del 4 marzo 2021. 

Nell’ambito di un consulto specialistico, il medico curante avrebbe osser-

vato diverse problematiche. In particolare, la valutazione neuropsicologica 

avrebbe messo in evidenza un quadro cognitivo caratterizzato da un deficit 

attentivo associato ad un rallentamento esecutivo in presenza di alcune 

fragilità a livello di accesso lessicale. Inoltre, nel corso della visita medica 

in parola, sarebbe stata diagnosticata una precoce esauribilità delle risorse 

cognitive con insorgere di fatica cognitiva. Infine, il medico curante con-

clude alla necessità di prendere in carico i disturbi menzionati.  

Q.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la 

fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 

consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

3.1 Nella propria decisione l’autorità inferiore ha anzitutto ritenuto data – in 

virtù della domanda d’asilo ivi depositata dal richiedente, oltreché dell’ac-

cettazione alla sua ripresa in carico – la competenza della Germania per la 

trattazione della domanda d’asilo di cui al presente procedimento. In tal 

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senso, l’asserzione secondo la quale le autorità tedesche avrebbero re-

spinto la domanda d’asilo ivi presentata – ciò che avrebbe cagionato all’in-

sorgente degli scompensi mentali – non permetterebbe diversa valuta-

zione. Del resto, il fatto che in Germania egli abbia dovuto lasciare il proprio 

lavoro, la casa e gli amici, non sarebbe atto a confutare la competenza del 

Paese in parola; in effetti, l’esito negativo di una procedura d’asilo in Ger-

mania non cesserebbe la competenza di tale Stato membro ai sensi 

dell’art. 18 cpv. 1 lett. d Regolamento Dublino III. Inoltre, egli non avrebbe 

fornito alcun elemento a riprova del fatto che la Germania abbia violato i 

suoi impegni in diritto internazionale o che la sua domanda d'asilo non sia 

stata oggetto di una procedura regolare.  

Proseguendo nella sua disamina, la SEM ha considerato che non vi sareb-

bero elementi indicanti che la Germania − Stato firmatario della Conven-

zione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30) nonché della CEDU, e Paese in cui non sussisterebbero carenze 

sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo − non rispetti i suoi obblighi 

internazionali o che non applichi correttamente le procedure di asilo e di 

allontanamento. Di conseguenza, in caso di trasferimento verso detto Stato 

membro, si potrebbe partire dal presupposto che il ricorrente non sarebbe 

esposto a serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento 

Dublino III o art. 3 CEDU, che non verrebbe a trovarsi in una situazione 

esistenziale difficile, o ancora che non verrebbe rinviato nel suo Paese 

d’origine o di provenienza senza che la sua domanda d’asilo venga esami-

nata ed in violazione del principio di non-respingimento.  

Non esisterebbero altresì motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento 

Dublino III, per i quali la domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Sviz-

zera. 

L’autorità di prima istanza ha poi ritenuto che l’applicazione della clausola 

di sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, non sa-

rebbe giustificata nella fattispecie.  

Infine, non vi sarebbero neppure dei motivi umanitari che giustifichereb-

bero l’applicazione della predetta clausola secondo i dettami dell’art. 29a 

cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, 

RS 142.311), ritenuto in particolare che lo stato di salute del richiedente 

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sarebbe chiaro e non contraddistinto da problematiche necessitanti un trat-

tamento urgente, e che, comunque, la Germania disporrebbe di infrastrut-

ture mediche sufficienti alle quali egli avrebbe avuto accesso. 

3.2 Con l’impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, 

l’insorgente avversa le conclusioni dell’autorità resistente. 

 

3.2.1 Anzitutto, A._______ censura una violazione del suo diritto di essere 

sentito. In proposito, sebbene sollecitata in tal senso, la SEM non gli 

avrebbe concesso la visione dei documenti caricati su di una chiave USB 

precedentemente versata agli atti, ciò che gli avrebbe impedito di addurre 

gli argomenti giuridici con cognizione di causa (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 3, punto II).   

3.2.2 L’interessato allega altresì un accertamento incompleto ed inesatto 

del suo stato di salute. L’autorità inferiore avrebbe in effetti considerato 

chiaro il quadro clinico, benché con il referto radiologico del 7 gennaio 2021 

il medico curante abbia espressamente osservato che il risultato fosse 

“d’interpretazione non univoca”. Del resto, poiché lo stesso medico riter-

rebbe necessaria una “valutazione in ambito clinico/specialistico e rivalu-

tazione del reperto a breve distanza con RM ad alto campo (3T) anche con 

studio di perfusione”, la SEM non avrebbe potuto esimersi dall’investigare 

oltre. Allo stesso modo, vista l’esplicita menzione nel referto in parola circa 

una rivalutazione del paziente a breve distanza, mal si comprenderebbe 

l’assenza di ulteriori appuntamenti medici nella comunicazione di Medi-

cHelp (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3-4, punto III).  

3.2.3 Da ultimo, nella misura in cui le autorità tedesche avrebbero respinto 

la sua domanda d’asilo pronunciandone nel contempo l’allontanamento in 

Iraq, si giustificherebbe l’applicazione della clausola di sovranità. D’altro 

canto, le autorità svizzere riterrebbero da tempo inesigibile l’esecuzione di 

un allontanamento verso l’Iraq. Nel caso di specie vi sarebbero vieppiù da 

considerare i problemi di salute affliggenti il ricorrente, per i quali le diagnosi 

e i trattamenti apparirebbero di impossibile attuazione in Iraq. Pertanto, su 

tali presupposti, la SEM avrebbe quindi dovuto svolgere ulteriori approfon-

dimenti (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4-5, punto IV).   

4.  

Preliminarmente, appare necessario esaminare le censure formali solle-

vate dal ricorrente nel gravame, con le quali – come detto – egli evoca da 

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un lato l’accertamento incompleto ed inesatto dello stato del suo stato di 

salute, e dall’altro la violazione del suo diritto di essere sentito in ragione 

del mancato accesso alla visione della documentazione contenuta nella 

chiave USB in possesso della SEM.  

4.1  

4.1.1 In proposito, v’è anzitutto da rilevare che nelle procedure d’asilo ‒ 

così come nelle altre procedure di natura amministrativa ‒ si applica il prin-

cipio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere 

d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa deve procurarsi la documenta-

zione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche 

ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo. Il principio inqui-

sitorio non dispensa comunque le parti dal dovere di collaborare all’accer-

tamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di provare quanto sia in 

loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice non siano in grado di 

delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 con-

sid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze 

nell’accertamento dei fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di 

prima istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e com-

pleto accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° 

ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 

2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una 

violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso l’automatica 

retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che il Tribunale 

resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale so-

luzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 

2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

4.1.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 

34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-

plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: 

Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 

17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità 

è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle 

parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari 

(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde 

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circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-

mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-

rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2). 

Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove 

assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa 

emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fe-

derale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). 

4.1.3 Così, sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il 

diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una 

tale richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della pro-

cedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 

3; sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 di-

cembre 2016 consid. 3.1.3). Nemmeno detta massima impedisce d’altro 

canto all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove 

offerte (« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove 

le stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo 

in altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 

consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settembre 

2014 consid. 3.2; sentenze del Tribunale amministrativo federale A-

6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit 

administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo 

non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 

384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 2C_720/2010 

del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale D-6763/2018 

dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 agosto 2016 consid. 

3.4.2.2).  

4.1.4 I principi esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministra-

zione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del 

Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in partico-

lare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento delle 

questioni di natura medica (cfr. sentenze del Tribunale D-1665/2018 del 27 

gennaio 2021 consid. 8.3.5 e D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.3). 

Con particolare riferimento a quest’ultimo aspetto, la legislazione in materia 

d’asilo prevede, all’art. 26a LAsi alcune disposizioni particolari. In sostanza, 

viene sancito che i problemi medici noti e rilevanti devono di principio es-

sere fatti valere immediatamente dopo il deposito della domanda d’asilo ed 

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al più tardi durante l’audizione sui motivi. In caso contrario possono risul-

tarne svantaggi procedurali nella forma di un accresciuto onere della prova 

a carico dei richiedenti. La portata pratica della norma è contestata in dot-

trina (cfr. HRUSCHKA CONSTANTIN, Migrationsrecht Kommentar, 5a ed. 2019, 

art. 26a n° 1 e seg.).  

4.1.5 Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio fede-

rale sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse 

essere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di trat-

tamento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità 

(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-

bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale 

curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un 

medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella 

forma di un « formulario F2 ». Qualora la documentazione agli atti non per-

metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la 

SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-

zione di un « formulario F4 » da parte del curante. Nulla vieta inoltre al 

ricorrente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente 

di rivolgersi autonomamente ad un medico. Di principio, le autorità svizzere 

non sono dal canto loro tenute a prendere in considerazione il potenziale 

insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o sospettate, es-

sendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione 

(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).  

4.1.6 Il valore probatorio di un certificato medico non si apprezza in fun-

zione della sua origine (ufficiale o di parte) o della sua designazione 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.7) bensì dipende soprattutto dalla sua esat-

tezza, dall’ampiezza delle indagini effettuate, dalla conoscenza del vissuto 

del paziente (anamnesi), dai legami evidenziati tra i presunti disturbi e la 

diagnosi nonché dalla logica che emerge dall’analisi medica e dal grado di 

motivazione di quest’ultima (GICRA 2002 n. 18 consid. 4aa). Per il resto, 

la procedura amministrativa federale è retta dal principio del libero apprez-

zamento delle prove (art. 40 PC [RS 273] applicabile su rinvio dell’art. 19 

PA; DTAF 2019 I/6 consid. 5.7; sul concetto cfr. DTF 130 II 485 consid. 3.2; 

tra le tante le sentenze del Tribunale F-6861/2018 del 6 maggio 2020 e B-

3708/2007 del 4 marzo 2008 consid. 4.1). Così, sebbene l’autorità, in as-

senza di elementi concreti tali da rimetterne in dubbio l’affidabilità, non 

possa scostarsi dalle conclusioni del medico, essa rimane libera di apprez-

zarne liberamente la portata alla luce delle condizioni legali (cfr. DTAF 

D-434/2021 

 

Pagina 12 

 

2007/31 consid. 5.1 e, tra le tante, la sentenza del Tribunale E-4933/2012 

del 21 novembre 2012). 

4.2 Orbene, nel caso in rassegna gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto 

ai quali lo stato valetudinario dell’insorgente funge da discriminante si 

esauriscono nella questione a sapere se il suo trasferimento possa o meno 

configurare una violazione dell’art. 3 CEDU, imponendo l’applicazione 

della clausola di sovranità. 

4.2.1 A questo titolo, v’è da ravvisare che la CorteEDU ha stabilito che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è 

suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la 

malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al 

punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima 

(cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può 

però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la 

persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di 

destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed 

irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle 

intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 

2016, 41738/10, §181 segg.).  

 

4.2.2 In una siffatta valutazione non è certo privo di rilievo il diritto sovra-

nazionale che lega lo stato di destinazione. Gli Stati membri sono invero 

vincolati dalla CartaUE e la CEDU e tenuti ad applicare la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]) la quale prevede, all’art. 19 par. 1,  

che si debba provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assi-

stenza sanitaria che comprende quantomeno le prestazioni di pronto soc-

corso e il trattamento essenziale delle malattie e di gravi disturbi mentali. 

Pure da considerare è l’infrastruttura sanitaria in essere nel Paese di de-

stinazione e le conseguenti possibilità di trattamento.  

4.3 Ferme queste premesse, si può ora valutare se l’accertamento dei fatti 

svolto dall’autorità di prima istanza sia conforme ai principi sopra esposti. 

D-434/2021 

 

Pagina 13 

 

4.3.1 Ebbene, al momento dell’emissione della decisione impugnata, l’in-

carto dell’autorità inferiore conteneva già diversi mezzi di prova concernenti 

la situazione valetudinaria del ricorrente. In tal senso, dagli atti medici F2 

del 17 dicembre 2020 (cfr. atto 35/2) e del 28 gennaio 2021 (cfr. atto 27/2), 

oltre che dal referto radiologico confezionato in data 7 gennaio 2021 

(cfr. atto 32/1), emergeva che il quadro clinico del richiedente fosse con-

traddistinto da alcune problematiche odontoiatriche – nel frattempo risolte 

con l’estrazione dei denti interessati – nonché dalla presenza di una massa 

nell’emisfero cranico destro – riconducibile ad un trauma risalente a tredici 

anni prima – ciò che gli cagionerebbe forti cefalee e disturbi della memoria. 

In merito a quest’ultima patologia, nel menzionato referto radiologico, le 

conclusioni del medico curante recitavano “il reperto descritto in corrispon-

denza del n.caudato/capsula interna dx è di interpretazione non univoca: 

possibile l'origine vascolare, in diagnosi differenziale non escludibile la na-

tura evolutiva. Necessari valutazione in ambito clinico-specialistico e riva-

lutazione del reperto a breve distanza (3 mesi circa) con RM ad alto campo 

(3T) anche con studio di perfusione”. 

Ora, è indubbio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non conte-

nesse indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-

minali ai sensi della giurisprudenza convenzionale. Allo stesso modo, non 

vi erano elementi per sospettare che le patologie diagnosticate potessero 

raggiungere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di peg-

gioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudinario comportante 

delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

in caso di trasferimento. Anzitutto, come rettamente segnalato dall’autorità 

inferiore, la Germania dispone notoriamente di un’infrastruttura sanitaria 

funzionante ed equiparabile a quella elvetica, alla quale il ricorrente può 

avere libero accesso come previsto dal diritto comunitario (art. 19 par. 1 

direttiva accoglienza). Inoltre, la problematica cranica non giustificava in 

casu maggiori approfondimenti da parte della SEM. Del resto, la patologia 

in parola gli è stata diagnosticata già nel 2017 (cfr. atto 35/2) senza che 

questa gli abbia impedito di esercitare un’attività lavorativa in Germania 

(cfr. atto 15/3 pag. 2), e senza che la stessa abbia necessitato la predispo-

sizione di un trattamento di sorta, di modo che non v’era motivo di sospet-

tare la presenza di affezioni gravi a tal punto da iscriversi nella giurispru-

denza menzionata poc’anzi.  

D-434/2021 

 

Pagina 14 

 

La gravità dello stato di salute del ricorrente appariva d’altro canto tanto 

più ridimensionata dalla disponibilità del medesimo a fare ritorno in Germa-

nia qualora gli fosse stato riconosciuto un permesso di soggiorno.  

4.3.2 Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il complesso 

fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del trasferi-

mento dell’interessato in Germania nel contesto di un procedimento Du-

blino, sicché nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non 

ha quindi violato il principio inquisitorio. 

4.4 Vista la doglianza in tal senso, v’è pure da respingere la tesi circa la 

pretesa violazione del diritto di essere sentito.  

4.4.1 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui vio-

lazione implica parimenti, di principio, l’annullamento della decisione impu-

gnata, a prescindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 

I 323 consid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5). Una 

violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima 

istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gra-

vame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di 

una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un 

rinvio all’autorità inferiore allorquando un tale sanzione costituirebbe una 

mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile 

con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della 

causa (DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2). Secondo la 

giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in 

merito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del medesimo potere 

d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). 

In tale ambito, la cognizione dell’autorità ricorsuale non va esaminata in 

maniera astratta ma in base all’oggetto della controversia nel caso con-

creto (cfr. WALDMANN/BICKEL in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxi-

skommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 29 n. 119). Trasposto in materia 

d’asilo, tale principio implica che il Tribunale non potrà procedere alla ripa-

razione di una violazione del diritto di essere sentito in merito a questioni 

che rientrano nella sfera del potere di apprezzamento dell’autorità inferiore 

dal momento che non dispone della facoltà di controllare l’opportunità delle 

decisioni di prima istanza (cfr. DTAF 2014/22 consid. 5.3). Ciò non è tutta-

via il caso per quanto concerne l’esame della verosimiglianza e della rile-

vanza dei motivi d’asilo, non trattandosi infatti di questioni discrezionali ma 

D-434/2021 

 

Pagina 15 

 

di nozioni giuridiche soggette al libero controllo del Tribunale (cfr. THOMAS 

SEGESSENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: 

Asyl 2/13, pag. 11-20; si veda anche sentenza del Tribunale D-410/2017 

del 18 luglio 2017 consid. 5.2). 

4.4.2 Orbene godendo questo Tribunale di pieno potere di cognizione sulla 

questione, un’eventuale violazione sarebbe ad ogni modo da considerarsi 

sanata ritenuto che con ordinanza del 12 febbraio 2021 lo scrivente ha tra-

smesso all’insorgente la documentazione reclamata, assegnandogli nel 

contempo un termine per esprimersi in proposito e completare il ricorso, 

facoltà della quale il ricorrente si è avvalso per mezzo della replica del 18 

febbraio 2021. 

5.  

5.1 Chiariti tali aspetti, occorre ora determinare se la SEM poteva fare ap-

plicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di 

norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può 

partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-

nazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. 

5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.3 Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-

duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una pro-

cedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determi-

nazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è appli-

cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-

mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-

terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-

tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda 

di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III; DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). Contrariamente, nel caso di una 

D-434/2021 

 

Pagina 16 

 

procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie 

– di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello 

Stato membro competente secondo il capo III Regolamento Dublino III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). 

5.4 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-

bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-

sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in 

base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda 

è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-

minazione diventa lo Stato membro competente. 

5.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese 

terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-

tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un 

altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Rego-

lamento Dublino III). 

6.  

Nel caso in rassegna, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», 

che l’interessato ha depositato delle domande d’asilo pregresse in Unghe-

ria e in Germania (cfr. atto 14/2). Di conseguenza, l’autorità inferiore ha 

presentato alle omologhe autorità tedesche una richiesta di ripresa in ca-

rico (cfr. supra consid. F). Con scritto del 4 gennaio 2020 quest’ultime 

hanno espressamente accettato tale domanda (cfr. atto 24/3).   

Pertanto, la competenza della Germania per la trattazione della procedura 

d’asilo e di allontanamento del richiedente, risulta di principio essere data.  

 

D-434/2021 

 

Pagina 17 

 

7.  

7.1 Proseguendo nella disamina, non vi sono fondati motivi di ritenere che 

in Germania sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 

par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III). 

La Germania è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4 

novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-

damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statu-

to dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo 

aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, 

le disposizioni. 

Di conseguenza, la Germania è presunta rispettare la sicurezza dei richie-

denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda 

secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-

forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]). 

Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

7.2 Orbene, anche prendendo in considerazione le argomentazioni artico-

late nel gravame, nulla permette di ritenere l’esistenza di una pratica at-

tuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie minime in 

materia da parte della Germania. In tal senso, dagli atti all’inserto non è 

D-434/2021 

 

Pagina 18 

 

possibile desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il 

trasferimento in Germania esporrebbe effettivamente il ricorrente al rischio 

di vedere insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva 

accoglienza.  

Parimenti dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per 

i quali vi sia da ritenere che la Germania non rispetterebbe il principio di 

non-respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la sua vita, la 

sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi 

menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto 

a recarsi in un Paese di tal genere. Del resto, l’interessato non invoca la-

cune nella trattazione della sua domanda d’asilo in Germania, né tanto-

meno ha apportato indizi oggettivi e concreti che permettano di ammettere 

che tale Stato membro non abbia proceduto ad un esame corretto della 

sua domanda d’asilo, segnatamente tenendo conto delle peculiarità del 

caso di specie. Invero, essendo la Germania uno Stato di diritto, si può 

attendere dal ricorrente che eccepisca eventuali censure in merito all’esito 

della sua procedura d’asilo, dinanzi alle competenti autorità tedesche.  

7.3 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 

3 par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di 

specie. 

 

8.  

8.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete. 

8.2 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda. L’autorità di prima istanza, nell’applicazione dell’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 e seg.); la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere 

d’esame del Tribunale e pertanto quest’ultimo può e deve unicamente con-

trollare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d’apprezza-

mento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d’apprezzamento e se 

l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti. In questi casi il Tribunale 

D-434/2021 

 

Pagina 19 

 

non può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM. Al contrario, 

qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contrav-

venga all'art. 4 CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'autorità 

inferiore è invece obbligata ad applicare la succitata clausola e ad entrare 

nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

8.3 Infine, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione 

contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

le autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e 

ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 

8.2.1).  

9.  

9.1 Poste tali premesse, è quindi ora necessario determinare se le eve-

nienze esposte dal ricorrente siano atte a rendere il suo trasferimento verso 

la Germania contrario all’art. 3 CEDU. 

9.2 All’occorrenza, lo stato di salute dell’interessato non si iscrive nella re-

strittiva giurisprudenza convenzionale (cfr. supra consid. 4.2.1). Difatti, l’ul-

teriore carteggio clinico prodotto in sede ricorsuale – composto dagli atti 

medici F2 del 9 febbraio 2021, del 16 febbraio 2021, del 4 marzo 2021 

oltreché del certificato di data 4 febbraio 2021 – non muta la ponderazione 

già esposta sopra, alla cui disamina si rinvia onde evitare inutili ripetizioni 

(cfr. supra consid. 4.3.1).  

10.  

In altre parole l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe 

tale da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU, all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania. 

11.  

In conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono dunque elementi per 

ritenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria 

il suo potere discrezionale. 

Per sovrabbondanza, è doveroso rimarcare che alla luce di quanto già ar-

gomentato (cfr. supra consid. 7.2), tali considerazioni rimarrebbero immu-

tate per il caso in cui le autorità tedesche avessero effettivamente respinto 

la domanda d’asilo depositata nel loro Paese. 

D-434/2021 

 

Pagina 20 

 

Pertanto, ritenuto che tramite l’esame della domanda da parte di un unico 

Stato membro («one chance only») il Regolamento Dublino III intende far 

fronte proprio al fenomeno delle domande di asilo multiple («asylum shop-

ping»), non vi è ragione di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità). 

12.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da 

parte della Svizzera, la Germania rimane competente per il seguito della 

domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-

mento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-

zioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.  

13.  

Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è 

entrata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso 

la Germania conformemente all’art. 44 LAsi, posto che gli non possiede 

un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a  

OAsi 1). 

14.  

In siffatte circostanze, non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le 

questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-

rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2 

e DTAF 2010/45 consid. 10.2).  

15.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, 

che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-

rimento dell’interessato dalla Svizzera verso la Germania, confermata. 

16.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto. 

D-434/2021 

 

Pagina 21 

 

17.  

Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 16, la domanda ten-

dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-

mibili spese processuali, risulta senza oggetto. 

18.  

Da ultimo, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

19.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

20.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-434/2021 

 

Pagina 22 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: