# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 47ca314d-85ab-55a8-98c5-634a127a0cf6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-05-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.05.2022 F-32/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-32-2019_2022-05-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-32/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2  m a g g i o  2 0 2 2     

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jenny de Coulon Scuntaro, Regula Schenker Senn,  

cancelliere Dario Quirici.  
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. Fulvio Pezzati,  

Via Soldino 22,  

casella postale 743,  

6903 Lugano,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Naturalizzazione agevolata. 

 

 

 

F-32/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 22 luglio 2005, A._______ (il ricorrente), cittadino … nato il … 1977, ha 

sposato una cittadina svizzera, originaria dei Grigioni e del Ticino, a 

Lugano.    

B.  

Il 13 luglio 2010, il ricorrente ha inoltrato una domanda di naturalizzazione 

agevolata all’Ufficio federale della migrazione (UFM), che l’ha esaminata 

raccogliendo le informazioni necessarie.   

C.  

Il 14 novembre 2011, con decisione cresciuta in giudicato il 16 dicembre 

seguente, l’UFM ha accordato al ricorrente la naturalizzazione agevolata. 

D.  

Il 15 ottobre 2012, i coniugi hanno depositato alla Pretura di Lugano una 

richiesta comune di divorzio.  

Il 18 dicembre 2012, con sentenza passato in giudicato il 1° febbraio 2013, 

la Pretura ha pronunciato il divorzio.  

E.  

Il 20 febbraio 2013, su segnalazione delle autorità migratorie grigionesi, 

l’UFM è venuto a conoscenza del divorzio del ricorrente.   

F.  

L’11 luglio 2013, l’UFM ha informato il ricorrente dell’apertura di una 

procedura d’annullamento della sua naturalizzazione agevolata, 

prefiggendogli un termine fino al 14 agosto successivo per esprimersi in 

proposito e produrre, “se del caso, una copia di tutti i documenti (domanda 

di divorzio, convenzione, verbale d’audizione e di giudizio) relativi alla 

vostra procedura di separazione, rispettivamente di divorzio”.   

G.  

Il 31 luglio 2013, per il tramite del suo legale, il ricorrente si è pronunciato 

sulle intenzioni dell’UFM, esibendo nel contempo copie dell’istanza di 

divorzio, del verbale d’audizione e della sentenza di divorzio.    

H.  

L’11 ottobre 2013, l’UFM ha incaricato le autorità migratorie ticinesi di 

interrogare l’ex moglie del ricorrente. 

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Il 15 ottobre 2013, l’UFM ha informato il ricorrente sull’audizione a venire 

della sua ex moglie, invitandolo a rivolgersi alle autorità migratorie ticinesi 

se avesse voluto parteciparvi.  

Il 7 novembre 2013, in presenza del ricorrente, le autorità migratorie ticinesi 

hanno interrogato l’ex moglie e, il giorno seguente, hanno trasmesso il 

verbale d’audizione all’UFM.  

I.  

Il 22 aprile 2014, il ricorrente ha sposato in … una cittadina …. 

J.  

Il 19 giugno 2014, l’UFM ha chiesto al ricorrente l’autorizzazione a 

consultare “gli atti relativi alla sua separazione o al suo divorzio”.   

Il 1° luglio 2014, il ricorrente ha dato un seguito positivo alla richiesta 

dell’UFM.  

Il 7 luglio 2014, l’UFM ha inoltrato una domanda di consultazione 

dell’incarto matrimoniale del ricorrente alla Pretura, che l’ha soddisfatta.  

Il 19 agosto 2014, l’UFM ha restituito l’incarto matrimoniale alla Pretura.  

K.  

Il 15 ottobre 2015, la moglie … del ricorrente ha partorito una bambina.  

L.  

Il 23 marzo 2016, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), nel 

frattempo subentrata all’UFM, ha sottoposto ventiquattro domande scritte 

al ricorrente, fissandogli un termine entro il 30 maggio successivo per 

rispondervi.  

M.  

Il 30 marzo 2016, il ricorrente ha chiesto alla SEM di poter accedere agli 

atti. 

Il 2 maggio 2016, non avendo ottenuto una risposta dalla SEM, il ricorrente 

ha reiterato la sua richiesta.  

Il 18 maggio 2016, la SEM ha scritto al ricorrente che “le accordiamo il 

diritto di esaminare gli atti […]. La invitiamo a ritornarci l’incarto entro il 25 

maggio 2016”.   

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Il 24 maggio 2016, come richiestogli dalla SEM, il ricorrente le ha restituito 

l’incarto.  

Il 25 maggio 2016, il ricorrente ha inoltrato alla SEM le sue risposte alle 

domande postegli. 

N.  

Il 3 marzo 2017, il ricorrente è stato raggiunto dalla sua moglie … con la 

loro figlia in Svizzera.   

Il 5 febbraio 2018, la coppia ha avuto un secondo figlio.   

O.  

Il 26 aprile 2018, la SEM ha rivolto quattro domande supplementari al 

ricorrente, invitandolo a rispondere entro il 28 maggio seguente.  

P.  

Il 18 maggio 2018, riferendosi all’art. 36 cpv. 2 della legge federale sulla 

cittadinanza svizzera del 20 giugno 2014 (LCit, RS 141.0), il ricorrente ha 

comunicato alla SEM che “la procedura è da considerarsi prescritta”, 

chiedendo di “procedere al relativo stralcio”.   

Q.  

Il 24 luglio 2018, la SEM ha prefisso un nuovo termine al ricorrente, fino al 

24 agosto successivo, per rispondere alle quattro domande supplementari.  

Riguardo alla questione dell’eventuale prescrizione del termine per 

condurre la procedura d’annullamento della naturalizzazione agevolata, la 

SEM, riferendosi all’art. 41 cpv. 1bis della vecchia legge federale 

sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera del 29 settembre 1952 

(vLCit, RU 1952 1119), ha argomentato che “con raccomandata del 18 

maggio 2016, vi abbiamo concesso il diritto di essere sentito, 

trasmettendovi gli atti. Il 25 maggio 2016 avete preso posizione in merito. 

Con raccomandata del 26 aprile 2018, che avete ricevuto il 30 aprile 2018, 

vi abbiamo infine posto ulteriori domande e la possibilità di esprimere una 

vostra ultima presa di posizione. I termini di prescrizione sono quindi stati 

rispettati”.  

R.  

Il 22 agosto 2018, il ricorrente ha comunicato alla SEM che “[…] dopo un 

importante periodo di silenzio, con scritto del 26 aprile 2018 vengono 

sottoposti ulteriori quesiti non pertinenti con l’indagine dei fatti […]. Pertanto 

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tali quesiti non sono atti ad interrompere il termine biennale di prescrizione 

ai sensi dell’art. 36 LCit […]”. 

S.  

Il 21 settembre 2018, venuta a conoscenza della nascita del secondo figlio 

del ricorrente, la SEM l’ha informato della facoltà di esprimersi in proposito 

entro il 9 settembre seguente, precisando che, senza un suo riscontro 

tempestivo, la decisione d’annullamento della sua naturalizzazione 

agevolata sarebbe stata presa in base ai documenti disponibili.     

T.  

Il 30 novembre 2018, in applicazione dell’art. 41 vLCit, la SEM ha annullato 

la naturalizzazione agevolata del ricorrente (dispositivo, punto 1), gli ha 

accollato una tassa di fr. 400.– (dispositivo, punto 2), ed ha rilevato che 

“salvo esplicita decisione contraria, l’annullamento implica la perdita della 

cittadinanza svizzera anche per i membri della famiglia che l’hanno 

acquisita in virtù della decisione annullata” (dispositivo, punto 3).  

In relazione alla problematica della prescrizione, la SEM asserisce che il 

ricorrente “ha ottenuto la naturalizzazione con decisione del 14 novembre 

2011, passata in giudicato il 16 dicembre 2011. La presente decisione di 

annullamento, datata 29 novembre 2018, è stata emanata entro otto anni 

dalla decisione di naturalizzazione. La SEM è venuta a conoscenza dei fatti 

determinanti per un eventuale annullamento il 20 febbraio 2013, tramite 

lettera delle autorità cantonali grigionesi con la quale hanno segnalato alla 

SEM la separazione di fatto e del divorzio. L’apertura della presente 

procedura di annullamento è stata notificata all’interessato con 

raccomandata dell’11 luglio 2013. Ne consegue che nel caso in esame, il 

termine assoluto di otto anni e il termine relativo di due anni previsti dall’art. 

41 cpv. 1bis LCit sono adempiuti” (decisione, § 3 dei considerandi in diritto).  

Quanto al merito della controversia, la SEM considera, in sostanza, che “il 

susseguirsi logico e cronologico degli eventi evidenzia che l’unione 

coniugale non era né effettiva né stabile né al momento della firma della 

dichiarazione comune, né al momento della decisione di naturalizzazione” 

(decisione, § 8 dei considerandi in diritto). I dettagli dell’argomentazione 

della SEM saranno esposti, se e nella misura del necessario, in prosieguo.  

U.   

Il 2 gennaio 2019, rappresentato dal suo legale, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo principalmente, previa 

concessione dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio, che il 

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ricorso sia accolto e la decisione impugnata annullata “per intervenuta 

prescrizione dell’azione” (cfr. ricorso, §§ 4 a 44), oppure, in via subordinata, 

che la decisione impugnata sia annullata per motivi sostanziali (cfr. ricorso, 

§§ 45 a 65).  

In sunto, rispetto alla questione della prescrizione, il ricorrente sostiene, da 

un lato, che “l’atto istruttorio deve essere, ovviamente, un atto d’indagine 

pertinente onde evitare abusi di diritto da parte dell’autorità”, e, dall’altro 

lato, che “l’interruzione della prescrizione biennale non può essere 

ammessa con richieste non pertinenti e strumentali”, concludendo che 

“nemmeno la richiesta di accesso agli atti […] può essere considerato 

quale atto istruttorio comunicato dalla SEM e atto a interrompere la 

prescrizione biennale, poiché semmai può essere solo considerato 

l’esercizio di un diritto da parte del ricorrente” (ricorso, §§ 36, 41 e 43).   

In relazione al merito del litigio, i ragionamenti del ricorrente saranno 

dettagliati, se e per quanto necessario, in seguito.    

V.  

Il 16 gennaio 2019, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

invitato il ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali di fr. 1'000.– entro il 15 febbraio successivo, riservandosi di 

decidere sull’assistenza giudiziaria e il gratuito patrocinio nel prosieguo 

della procedura.  

Il 17 gennaio 2019, il ricorrente ha comunicato a questo Tribunale che la 

domanda di assistenza giudiziaria “era stata formulata principalmente per 

ottenere la dispensa dal versamento dell’anticipo sulle spese di giustizia”.  

L’8 febbraio 2019, mediante nuova decisione incidentale, questo Tribunale 

ha annullato la decisione del 17 gennaio 2019, concedendo l’assistenza 

giudiziaria al ricorrente e designandogli, come patrocinatore, il suo legale, 

ed ha invitato la SEM a rispondere al ricorso entro l’11 marzo seguente. 

W.  

Il 7 marzo 2019, la SEM ha presentato la sua risposta. Esprimendosi 

essenzialmente sul merito della controversia, la SEM afferma che “le 

censure secondo le quali la procedura sia prescritta e sia stato commesso 

un abuso di diritto, risultano prive di ogni fondamento. In effetti, tutte le 

domande poste dalla SEM sono state poste allo scopo di approfondire 

alcune circostanze dubbiose e rilevanti ai fini della presente procedura […]. 

Ogni atto istruttorio comunicato al ricorrente è sempre avvenuto entro i 

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termini legali di prescrizione ed è sempre stato accordato il diritto di essere 

sentito […]”.       

X.  

Il 7 maggio 2019, su invito di questo Tribunale, il ricorrente ha replicato, 

confermando integralmente gli argomenti e le conclusioni formulati nel suo 

gravame.  

Y.  

Il 27 giugno 2019, come richiestole da questo Tribunale, la SEM ha inoltrato 

la duplica, nella quale si limita a sostenere che “la replica dell’interessato 

non contiene nessun nuovo elemento atto a rovesciare la decisione 

contestata”.   

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF. La 

procedura di ricorso è retta dalla PA (art. 37 LTAF).  

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e l’annullamento 

della naturalizzazione agevolata, pronunciato il 30 novembre 2018, che 

non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione 

ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a 

giudicare il presente ricorso in quanto autorità di grado inferiore al Tribunale 

federale (art. 1 cpv. 1 LTAF in combinato disposto con l’art. 83 lett. b a 

contrario della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 

173.110]; cfr. anche la sentenza del Tribunale federale 1C_82/2018 del 31 

maggio 2018 consid. 1).   

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

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contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali deve essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 

PA). 

In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione impugnata e 

beneficiario dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio, ha 

presentato il suo gravame tempestivamente e nel rispetto dei requisiti 

previsti dalla legge, per cui esso è ammissibile e nulla osta quindi all’esame 

del merito del litigio.  

2.  

2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha 

un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).  

 

2.2 Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni 

delle parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del 

litigio, siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in 

melius”) o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 

62 cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: 

Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz 

über das Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 

PA). Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi 

del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto 

o iuris novit curia).   

3.  

Il 1° gennaio 2018, con l’entrata in vigore della nuova legge federale sulla 

cittadinanza svizzera del 20 giugno 2014 (LCit, RS 141.0), la vecchia legge 

federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera del 29 

settembre 1952 (vLCit) è stata abrogata (art. 49 LCit e cifra 1 del relativo 

allegato; RU 2016 2561). Secondo le disposizioni transitorie della LCit, 

l’acquisizione e la perdita della cittadinanza svizzera sono rette dal diritto 

vigente nel momento in cui è avvenuto il fatto determinante (art. 50 cpv. 1 

LCit [irretroattività]).  

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In concreto, considerato che tutti i fatti, in particolare il divorzio del 

ricorrente, sono accaduti nel tempo in cui vigeva la vLCit, è quest’ultima 

legge che si applica (cfr. la sentenza del Tribunale federale 1C_82/2018, 

sopraccitata, consid. 2). Più precisamente, siccome il divorzio è cresciuto 

in giudicato il 1° febbraio 2013 (cfr. consid. D), è applicabile la versione 

della vLCit in vigore dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2017.           

4.  

La naturalizzazione o la reintegrazione può essere annullata entro due anni 

(termine relativo) dal giorno in cui l’Ufficio federale è venuto a conoscenza 

dell’evento giuridicamente rilevante, ma non oltre otto anni (termine 

assoluto) dall’acquisto della cittadinanza svizzera. Dopo ogni atto istruttorio 

comunicato alla persona naturalizzata decorre un nuovo termine di 

prescrizione di due anni (in tedesco: “Nach jeder Untersuchungshandlung, 

die der eingebürgerten Person mitgeteilt wird, beginnt eine neue 

zweijährige Verjährungsfrist zu laufen”; in francese: “Un nouveau délai de 

prescription de deux ans commence à courir après tout acte d’instruction 

signalé à la personne naturalisée ou réintégrée”). Durante la procedura di 

ricorso i termini sono sospesi (art. 41 cpv. 1bis vLCit).  

5.  

A titolo preliminare bisogna risolvere la questione di sapere se la facoltà 

della SEM di annullare la naturalizzazione agevolata del ricorrente sia 

decaduta per aver omesso di effettuare almeno un atto istruttorio entro il 

termine di prescrizione relativo di due anni (cfr. art. 41 cpv. 1bis vLCit). Non 

è invece controversa la questione del rispetto del termine assoluto di otto 

anni. Si noti che, in generale, la prescrizione del termine relativo o assoluto 

implica l’accoglimento del ricorso (cfr. la sentenza del Tribunale federale 

1C_434/2020 del 20 ottobre 2020 consid. 3.4.3),   

Solo nel caso in cui la prescrizione non è intervenuta, occorrerà decidere 

la causa nel merito.   

6.  

Prima di procedere in questo senso è necessario soffermarsi sul significato 

della nozione di “atto istruttorio” e sulla finalità del termine di prescrizione 

di due anni. 

Nel rapporto della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio 

nazionale del 30 novembre 2007, relativo all’iniziativa parlamentare 

concernente la modifica della LCit “Dichiarazione d’annullamento ed 

estensione del termine”, è specificato che “la nozione di atto istruttorio 

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Pagina 10 

include ogni provvedimento istruttorio adottato dall’autorità ai fini 

dell’istruzione di un caso. Poiché solo gli atti istruttori comunicati alla parte 

determinano la decorrenza della nuova prescrizione, la nozione 

abbraccerà in primo luogo gli atti volti ad accertare i fatti (cfr.  art. 12 segg. 

PA) e i provvedimenti che consentono alla parte di esprimersi nell’ambito 

del diritto di essere sentito” (Foglio federale/FF 2008 1103 pag. 1110; cfr. 

https://www.fedlex.admin.ch/eli/fga/2008/287/it). 

Nel medesimo rapporto la Commissione ha precisato che “per evitare che 

i procedimenti di annullamento si protraggano oltre il necessario, l’Ufficio 

federale deve in linea di principio chiuderli entro due anni dal momento in 

cui è venuto a conoscenza dell’evento giuridicamente rilevante. Poiché 

detti procedimenti sono complessi, ciò non sarà sempre possibile: per 

questo motivo dopo ogni atto istruttorio comunicato alla persona 

naturalizzata decorre un nuovo termine di prescrizione di due anni” (FF 

2008 1103 pag. 1110; cfr. anche CELINE GUTZWILLER, Droit de la nationalité 

suisse, Acquisition, Perte et Perspectives, 2016, pag. 79). 

7.  

7.1 Il 20 febbraio 2013, l’UFM è venuto a conoscenza del fatto che il 

ricorrente aveva divorziato (cfr. consid. D e E), dimodoché il primo termine 

di prescrizione di due anni ha cominciato a decorrere da quella data (cfr. 

art. 41 cpv. 1bis 1a frase vLCit).  

L’11 luglio 2013, comunicando al ricorrente l’apertura della procedura 

d’annullamento della sua naturalizzazione agevolata con la richiesta di 

produrre l’incarto matrimoniale, e concedendogli il diritto di essere sentito 

in proposto (cfr. consid. F), l’UFM ha indubitabilmente effettuato il primo 

atto istruttorio della procedura, per cui un nuovo termine di prescrizione di 

due anni ha iniziato a decorrere (cfr. art. 41 cpv. 1bis 2a frase vLCit, nonché 

la sentenza del Tribunale federale 1C_540/2014 del 5 gennaio 2015 

consid. 3.2).   

7.2 Nel novembre 2013, le autorità migratorie ticinesi hanno interrogato, su 

delega dell’UFM, l’ex moglie del ricorrente, effettuando così un nuovo atto 

istruttorio interruttivo della prescrizione biennale (cfr. consid. H).  

Nel luglio 2014, l’UFM si è adoperato per ottenere dalla Pretura l’incarto 

matrimoniale del ricorrente, compiendo perlomeno un atto istruttorio (cfr. 

consid. J). A questo proposito va però rimarcato, da un lato, che copie 

dell’istanza di divorzio, del verbale d’audizione e della sentenza di divorzio 

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Pagina 11 

erano già in possesso dell’UFM (cfr. consid. G). Dall’altro lato, l’incarto 

matrimoniale restituito dall’UFM alla Pretura si componeva, per quanto 

desumibile dagli atti disponibili, soltanto di copie dell’istanza di divorzio, di 

una lettera della Pretura sulla sospensione della comunione domestica e 

della relativa risposta del legale del ricorrente, nonché di un breve scritto 

di quest’ultimo e di un altro breve scritto di due suoi amici.  

Alla luce dei fatti appena descritti, e della tempistica dell’atto istruttorio in 

questione, intervenuto un anno dopo la richiesta dell’incarto matrimoniale 

al ricorrente con l’apertura della procedura (cfr. consid. F), ci si può 

chiedere in che misura esso fosse veramente pertinente per l’avanzamento 

della medesima o se non sia stato effettuato, principalmente, allo scopo di 

far ripartire un nuovo termine di prescrizione di due anni. In effetti, per 

ragioni di celerità (cfr. consid. 4 e 6), l’UFM avrebbe senz’altro potuto 

fissare al ricorrente, dopo che quest’ultimo gli aveva trasmesso copie 

dell’istanza di divorzio, del verbale d’audizione e della sentenza di divorzio 

a fine luglio 2013 (cfr. consid. G), un breve termine suppletorio per l’inoltro 

degli atti mancanti che riteneva necessari, se del caso nominandoli, o 

chiedergli l’autorizzazione di richiamare l’incarto dalla Pretura. Questo per 

dire che, se non si dovesse ammettere che l’UFM ha compiuto un valido 

atto istruttorio nel luglio 2014, l’atto precedente risalirebbe al 7 novembre 

2013 e quello successivo al 23 marzo 2016 (cfr. consid. H e L), per cui il 

termine di prescrizione di due anni non sarebbe stato rispettato già in quella 

fase della procedura.  

Sia come sia, dato quanto segue, questo punto non influisce sull’esito della 

causa, dimodoché può rimanere irrisolto.         

7.3 Dopo gli atti istruttori sporadici del novembre 2013 e del luglio 2014, la 

SEM ha trasmesso al ricorrente, per raccomandata, ventiquattro domande 

il 23 marzo 2016, invitandolo a rispondervi, per scritto, entro il 30 maggio 

successivo (cfr. consid. L). Agendo in questo modo, la SEM ha chiaramente 

manifestato la sua volontà di assumere nuove prove nel quadro del 

procedimento amministrativo in corso, ottenendo dal ricorrente, nella 

migliore delle ipotesi, ulteriori informazioni rispetto a quelle già disponibili, 

e ciò allo scopo di meglio accertare la fattispecie (cfr. art. 12 lett. b PA 

[informazioni delle parti]). La SEM ha comunicato il suo scritto al ricorrente, 

che l’ha ricevuto, dimodoché un nuovo termine di prescrizione di due anni 

ha cominciato a decorrere, al più presto, dal 23 marzo 2016, per scadere, 

senza alcuna susseguente tempestiva interruzione, il 23 marzo 2018 (cfr. 

art. 41 cpv. 1bis vLCit).    

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7.4 Dopo la comunicazione di questo atto istruttorio, il ricorrente ha chiesto 

alla SEM, il 30 marzo 2016, di trasmettergli l’incarto. Non avendo ottenuto 

alcuna risposta, egli ha reiterato la sua domanda il 2 maggio 2016, e la 

SEM si è eseguita il 18 maggio 2016, pregandolo di restituirle l’incarto entro 

il 25 maggio 2016 (cfr. consid. M).  

In proposito si deve sottolineare che la SEM non ha prefisso al ricorrente 

un nuovo termine per rispondere alle ventiquattro domande, limitandosi a 

trasmettergli l’incarto e ad esigerne la restituzione entro una settimana 

circa. In questo senso la mera trasmissione dell’incarto, senza un termine 

per esprimersi sui documenti acclusivi, non può essere assimilata ad un 

nuovo atto istruttorio, ma rientra nelle modalità d’esercizio del diritto di 

essere sentito del ricorrente, concessogli dalla SEM già il 23 marzo 2016 

(cfr. art. 30 cpv. 1 PA). Peraltro, l’elenco degli atti fatti pervenire al ricorrente 

mostra che egli ne era già a conoscenza, se si escludono le note interne, 

ad ogni modo non trasmesse, ma riassunte. Non si può dunque parlare di 

un nuovo atto istruttorio che la SEM avrebbe emanato proficuamente il 18 

maggio 2016, dal quale avrebbe cominciato a decorrere, in conformità 

all’art. 41 cpv. 1bis vLCit, un ulteriore termine di prescrizione di due anni 

fino al 18 maggio 2018.   

Si deve ancora notare che la SEM non si è pronunciata precisamente 

sull’evoluzione della procedura a partire dal 23 marzo 2016 in poi. In effetti, 

essa si è accontentata di formulare argomenti generali, nella decisione 

impugnata e nella risposta al ricorso, sul rispetto dei termini di prescrizione 

assoluto e relativo. Nella decisione impugnata, dopo avere ricordato che 

l’apertura della procedura ha avuto luogo l’11 luglio 2013, la SEM ne 

conclude, senza spiegazioni di sorta, che il termine di prescrizione relativo 

di due anni è stato osservato (cfr. consid. T). E nemmeno nella risposta al 

ricorso la SEM concretizza le sue asserzioni, affermando apoditticamente 

che tutti gli atti istruttori sono stati eseguiti entro i termini di prescrizione 

(cfr. consid. W).     

7.5 Di conseguenza, nella misura in cui tra l’atto istruttorio del 23 marzo 

2016 (cfr. consid. L) e il susseguente atto istruttorio del 26 aprile 2018 (cfr. 

consid. O), sono trascorsi più di due anni, la SEM non ha rispettato il 

termine di prescrizione relativo di due anni per annullare la naturalizzazione 

agevolata del ricorrente, contravvenendo così all’art. 41 cpv. 1bis vLCit (cfr. 

art. 49 lett. a PA). Questo implica che la conclusione principale del ricorso, 

relativa all’annullamento della decisione impugnata in virtù dell’intervenuta 

prescrizione del termine relativo di due anni, deve essere accolta, mentre 

la conclusione subordinata, vertente sul merito del litigio, è inammissibile.              

F-32/2019 

Pagina 13 

8.  

In conclusione, alla luce di quanto procede, il ricorso è accolto nella misura 

della sua ammissibilità e la decisione impugnata annullata.    

9.  

9.1 Le spese processuali sono messe, di regola, a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, tenuto conto dell’esito positivo del ricorso, non si prelevano 

spese processuali, con la precisazione che il ricorrente beneficia, ad ogni 

modo, dell’assistenza giudiziaria.   

9.2 Considerato che il ricorso è ammesso, il ricorrente ha diritto a 

un’indennità per le spese necessarie derivanti dalla causa (spese ripetibili: 

artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF).  Dato che egli non ha presentato 

alcuna nota delle spese fatturategli dal suo patrocinatore, l’indennità deve 

essere fissata sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Ora, in 

base all’ampiezza e al contenuto del ricorso e dei successivi scritti, che 

rispecchiano, in definitiva, la complessità del litigio nel suo insieme, è 

appropriato attribuire al ricorrente un’indennità per spese ripetibili di fr. 

1'800.–, a carico della SEM. 

 

 

 

 

 

 

 

 

F-32/2019 

Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto nella misura della sua ammissibilità e la decisione 

impugnata annullata. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Al ricorrente è attribuita un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'800.–, a 

carico della SEM. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM.  

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

 

F-32/2019 

Pagina 15 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

F-32/2019 

Pagina 16 

Comunicazione: 

– al ricorrente (atto giudiziario);  

– alla SEM (restituzione dell’incarto K …).