# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fe2c217a-9547-5983-9706-9c7ff763c20f
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-05-22
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 22.05.2013 RH.2013.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RH-2013-4_2013-05-22.pdf

## Full Text

Sentenza del 22 maggio 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Emanuel Hochstrasser e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., attualmente in detenzione presso il carcere giudiziario 

La Farera, 6901 Lugano, rappresentato dall'avv. Elio 

Brunetti, 

 

Reclamante 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Romania 

 

Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 

AIMP) 

Assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RH.2013.4+RP.2013.19 

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Fatti: 

A. Il 4 aprile 2007 il Tribunale di prima istanza di Barlad (Romania) ha con-

dannato A., nato il 10 gennaio 1975, alle seguenti tre pene detentive: un 

anno e tre mesi per avere guidato senza patente, un anno e tre mesi per 

avere guidato in stato d'ebrietà e due anni per essersi dato alla fuga dopo 

aver causato un incidente stradale. Tali pene sono state confermate dal 

Tribunale d'appello di Vaslui con sentenza del 2 luglio 2007 (v. act. 3.5).   

 

 

B. Mediante segnalazione del 26 novembre 2010, SIRENE Romania ha chie-

sto alle competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio in vista di estradi-

zione di A. 

 

 

C. Il 24 aprile 2013 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha emesso 

un ordine di arresto provvisorio trasmesso alla polizia cantonale ticinese, 

sfociato nel fermo dell'estradando di medesima data. Nel suo interrogatorio 

davanti al Procuratore pubblico ticinese, A. ha confermato di essere la per-

sona ricercata dalla Romania, opponendosi tuttavia alla sua estradizione in 

via semplificata a tale Stato. Il 26 aprile 2013 l'UFG ha emesso nei suoi 

confronti un ordine di arresto ai fini di estradizione.  

 

 

D. Con reclamo del 6 maggio 2013 alla Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale, A. chiede innanzitutto di essere posto al beneficio dell'as-

sistenza giudiziaria gratuita. Nel merito, egli postula, principalmente, l'an-

nullamento dell'ordine di arresto ai fini estradizionali, con la sua immediata 

ed incondizionata liberazione, e, in via subordinata, la sua immediata ed in-

condizionata scarcerazione. 

 

 

E. Con osservazioni del 13 maggio 2013 l’UFG propone di respingere il gra-

vame. Invitato a replicare, il reclamante è rimasto silente.  

 

 

 

Diritto: 

1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazio-

ne delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in rela-

zione con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale 

in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 1 

del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 

RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui 

reclami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro 

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dieci giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2 

AIMP), il gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradan-

do è pacifica. 

 

1.1 L'estradizione fra la Romania e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta 

dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; 

RS 0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese ed il 

9 dicembre 1997 per la Romania, dal relativo Protocollo addizionale del 

15 ottobre 1975 nonché dal Secondo Protocollo addizionale del 17 mar-

zo 1978, entrambi entrati in vigore il 9 giugno 1985 per la Svizzera ed il 

9 dicembre 1997 per la Romania (RS 0.353.11 e 0.353.12). 

 

1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-

tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 

nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale 

(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa 

ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 con-

sid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 

124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 con-

sid. 1a). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 

consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 

 

2. 

2.1 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti del-

la Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo 

ricercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla do-

manda conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato 

sull'art. 48 cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi, 

a questo stadio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma 

solamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estra-

dizione (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108 

consid. 3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, 

Basilea/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative 

a pretese irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione, 

come pure alla sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente 

nell'ambito della procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306 

consid. 2.3; 119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in pri-

ma istanza e, in sede di ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in 

seguito, in ultima istanza e alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il 

Tribunale federale (v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giuri-

sprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la carcerazione della 

persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcerazione rimane 

l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 

consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT 

ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a 

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ediz., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. nonché n. 350 pag. 326 e seg.; 

STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi Zurigo 2002, pag. 57). 

L’ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia essere annullato, ri-

spettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è verosimile che la 

persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né comprometterà 

l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se essa 

può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le 

sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo 

giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i docu-

menti a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1 

AIMP) o ancora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile 

(art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano 

l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve 

essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio 

l’impegno assunto dalla Svizzera di consegnare – ove la domanda di estra-

dizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le persone perseguite dallo 

Stato che ne ha fatto la richiesta (art. 1 CEEstr). In questo senso, la libera-

zione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condi-

zioni più rigorose di quelle applicabili in materia di carcere preventivo (DTF 

130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c). 

 

2.2 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione 

estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 

306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo 

di negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera era-

no indiscussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da 

diciotto anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e 

otto anni, entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Tici-

no), essendo stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna 

a una pena privativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanzia-

rie in cui l'interessato lasciava la moglie e i figli permettevano di considera-

re che il rischio di fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scon-

giurato tramite l'adozione di misure sostitutive (sentenza 8G.45/2001 del 

15 agosto 2001, consid. 3a). Tenuto conto di questa giurisprudenza, il Tri-

bunale penale federale ha quindi confermato l'esistenza del pericolo di fuga 

nel caso di una persona perseguita con moglie, due bambini (di sette anni 

e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera (sentenza 

BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esito nel caso 

di una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci anni, con 

moglie e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto anni (sen-

tenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una persona 

ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli amici più 

stretti (sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1).  

 

2.3 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro norma-

tivo generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di 

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domandarlo e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale 

domanda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). Appli-

cabile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 22). 

Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, ri-

spettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presen-

tata col prescritto corredo (art. 16 n. 4, prima frase), la Convenzione preci-

sa (ibidem, seconda frase) che, tuttavia, la liberazione provvisoria è sempre 

possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le misure da essa ritenu-

te necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto". 

 

 

3. Nel suo gravame, l'insorgente sostiene di aver già interamente scontato in Ita-

lia la pena per la quale la Romania chiede l'estradizione, per cui la segnala-

zione presente nel sistema SIS Schengen emessa in data 26 novembre 2010 

da SIRENE Romania sarebbe manifestamente anacronistica. Con ciò, egli a-

vrebbe quindi prodotto un alibi ai sensi dell'AIMP o quanto meno addotto e 

dimostrato circostanze di fatto equivalenti ad un alibi. 

 

3.1 Secondo l'art. 53 AIMP, se la persona perseguita afferma di poter provare 

che, al momento del fatto, non si trovava nel luogo di commissione, l'Ufficio 

federale procede ai chiarimenti necessari (cpv. 1). Nei casi palesi, l'estradi-

zione è negata. Negli altri casi, le prove a discarico sono comunicate allo 

Stato richiedente invitandolo a dichiarare entro breve termine se intende 

mantenere la domanda (cpv. 2). A tal proposito, giova ricordare che non è 

compito del giudice dell'estradizione ma del giudice estero del merito pro-

nunciarsi sulla colpevolezza della persona oggetto di una domanda d'e-

stradizione (DTF 122 II 373 consid. 1c; 112 Ib 215 consid. 5b; 109 Ib 60 

consid. 5a). L'eccezione a tale principio è appunto data allorquando la per-

sona perseguita è in grado di fornire un alibi ai sensi dell'art. 53 AIMP, os-

sia la prova evidente ch'ella non si trovava sul luogo del crimine al momen-

to della sua commissione (DTF 113 Ib 276 consid. 3b; 112 Ib 215 consid. 

5b; 109 Ib 317 consid. 11b); una versione dei fatti differente da quella de-

scritta nella rogatoria o semplici argomenti a discarico non possono essere 

presi in considerazione a tale titolo. In altre parole, è necessario che il fatto 

invocato come alibi conduca ineluttabilmente ad un giudizio d'innocenza 

nello Stato richiedente e alla messa in libertà, ciò che giustifica la reiezione 

della domanda d'estradizione (v. sentenze del Tribunale federale 

1A.199/2006 del 2 novembre 2006, consid. 2.6; 1A.174/2006 del 2 ottobre 

2006, consid. 4; 1A.159/2006 del 17 agosto 2006, consid. 5; 1A.43/2006 

del 6 aprile 2006, consid. 2). La facoltà prevista all'art. 53 cpv. 2 AIMP non 

implica per l'UFG l'apertura di una procedura speciale e complessa desti-

nata a determinare la realtà dell'alibi invocato (DTF 112 Ib 215 consid. 5b; 

92 I 108 consid. 1). In particolare, l'interrogatorio di persone residenti all'e-

stero non rientra nella sua missione (sentenza 1A.174/2006, consid. 4.5; 

1A.79/1994 del 7 giugno 1994, consid. 3c; 1A.206/1989 del 17 gennaio 

1990, consid. 3c). Occorre comunque diffidare delle testimonianze rese da 

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persone vicine alla persona perseguita, persone che potranno in ogni caso 

essere citate davanti all'autorità di giudizio (sentenza del Tribunale federale 

1A.149/2004 del 20 luglio 2004, consid. 2; 1A.54/1994 del 27 aprile 1994, 

consid. 2b; 1A.88/1990 del 3 maggio 1990, consid. 4b). 

 

3.2 Nella fattispecie, occorre innanzitutto rilevare che l'estradizione del reclamante 

è richiesta per l'esecuzione di una pena detentiva. Questo significa che egli ha 

dunque avuto modo, sia davanti al tribunale di primo grado che davanti al tri-

bunale d'appello, di dimostrare l'esistenza di un alibi che lo avrebbe potuto 

scagionare, ciò che non è avvenuto. Ma nessun elemento in tal senso è stato 

neppure apportato dal reclamante davanti a questa Corte. Il fatto di aver già 

scontato, a suo dire, l'intera pena oggetto dell'avviso di ricerca nel sistema 

SIRENE non può di certo essere invocato mediante l'art. 53 AIMP, disposizio-

ne applicabile esclusivamente in presenza di un alibi in senso stretto (v. con-

sid. 3.1 supra). In definitiva, non essendovi elementi immediatamente disponi-

bili che permettono di confermare in maniera inequivocabile la sussistenza di 

un alibi, la censura relativa alla pretesa violazione dell'art. 53 AIMP va respin-

ta. 

 

 

4. L'estradando afferma che i motivi e le prove documentali forniti dimostrerebbe-

ro altresì l'inammissibilità manifesta della sua estradizione. Il suo arresto non 

si giustificherebbe in nessun modo sulla base dei fatti che sono stati oggetto di 

ponderazione nel loro complesso da parte delle autorità italiane, avendo egli 

già scontato la pena comminata per gli stessi. A suo dire, sostenere il contra-

rio costituirebbe una concreta violazione dell'ordine pubblico svizzero e del 

principio "ne bis in idem" nonché una violazione insanabile dell'art. 5 CEDU.  

 

 Le censure del reclamante non reggono. Nella sua sentenza del 6 ottobre 

2010, la Corte d'appello di Milano ha deciso di eseguire solo una parte della 

pena complessiva inflitta dalle autorità rumene al reclamante, ossia un anno e 

tre mesi, relativa alla guida in stato di ebrietà. Essa ha infatti negato l'adempi-

mento della condizione della doppia punibilità per le altre due fattispecie ad-

debitate al predetto, ossia i reati di guida senza patente e di allontanamento 

dal luogo di un incidente stradale senza danni alle persone, fatti costituenti in 

Italia, al momento della loro commissione, illeciti amministrativi per i quali l'as-

sistenza internazionale in materia penale non viene fornita (v. act. 1.4, pag. 4). 

Orbene, precisato che in Svizzera l'esame della doppia punibilità va effettuato 

sulla base del diritto in vigore al momento della domanda estera (v. sentenza 

del Tribunale penale federale RR.2011.246 del 30 novembre 2011, consid. 

3.2), la guida senza patente, prevista all'art. 95 LCstr, costituisce in Svizzera 

un reato penale per il quale è comminata una pena detentiva sino a tre anni o 

una pena pecuniaria. Essendo le pene privative di libertà pronunciate all'este-

ro superiori a quattro mesi, pacificamente ossequiata è la condizione posta 

dall'art. 2 n. 1 CEEstr. Non essendo dunque l'estradizione del reclamante ma-

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nifestamente inammissibile ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 AIMP, le censure in 

questo ambito vanno respinte. 

 

 

5. L'insorgente, cittadino rumeno, di professione muratore e meccanico, con atti-

vità in proprio, vive a Bellinzago Lombardo (Italia) con la moglie ed la figlia mi-

norenne. Non avendo egli nessun legame con la Svizzera, il pericolo di fuga è 

manifesto (v. supra consid. 2.2). 

 

 

6. Sulla base dell'incarto, non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero 

di ordinare la scarcerazione dell'estradando. In definitiva, sussistendo un 

reale pericolo di fuga e in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi ri-

sultati ma meno incisiva nei confronti dell’interessato, il provvedimento im-

pugnato non può essere considerato lesivo del principio della proporzionali-

tà. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradando ordinando misure 

cautelari sostitutive. 

 

 

7. Il reclamante chiede altresì di essere posto al beneficio del gratuito patroci-

nio. 

 

7.1 La persona perseguita può designare un patrocinatore. Se vi prescinde o 

non è in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, le è nominato 

un patrocinatore d’ufficio (art. 21 cpv. 1 AIMP). Se una parte non dispone 

dei mezzi necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità 

di successo, l’autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell’istruzione 

la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle 

spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA applicabile in virtù dell'art. 39 cpv. 2 

lett. b LOAP). Se è necessario per tutelare i diritti di tale parte, l’autorità di 

ricorso, il suo presidente o il giudice dell’istruzione le designa inoltre un av-

vocato (art. 65 cpv. 2 PA). Il Tribunale federale ha affermato che prive di 

probabilità di successo sono conclusioni le cui prospettive di successo so-

no sensibilmente inferiori a quelle di insuccesso, e che di conseguenza non 

possono essere definite serie. Se le prospettive di successo e di insucces-

so si equivalgono, oppure le prime sono soltanto lievemente inferiori alle 

seconde, la conclusione non può dirsi priva di probabilità di successo. De-

cisivo è sapere se una parte che dispone dei mezzi finanziari necessari af-

fronterebbe ragionevolmente un processo: chi non è disposto ad affrontare 

a proprie spese un processo non deve poterlo fare soltanto perché la pro-

cedura è gratuita. L'esistenza di sufficienti probabilità di successo va giudi-

cata sommariamente in base alle condizioni al momento dell'introduzione 

della domanda (v. DTF 138 III 217 consid. 2.2.4; 133 III 614 consid. 5; sen-

tenze del Tribunale federale 5A_264/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 

4.1; 5A_711/2011 del 21 dicembre 2011, consid. 3.1).  

 

https://www.swisslex.ch/AssetDetail.mvc/Show?assetGuid=6c830548-fa5f-4783-8ec8-27507fdcaf9b&SP=7|hmnhzl

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7.2 Nel caso concreto, il reclamante, in occasione del suo interrogatorio del 25 

aprile 2013 davanti al Ministero pubblico ticinese, ha dichiarato di percepi-

re, assieme alla moglie, la quale lavora saltuariamente, un salario mensile 

di EUR 1'200-1'600, con il quale la coppia provvederebbe al mantenimento 

della famiglia (v. act. 1.10). In sede di reclamo egli ha aggiunto che tali en-

trate servirebbero a provvedere anche al mantenimento anche dell'anziana 

madre che vivrebbe anch'essa in Italia e che la stessa, pur vivendo in un 

appartamento separato, trascorrerebbe i finesettimana con il figlio e la sua 

famiglia. Dall'atto ricorsuale non si comprende però se la madre del recla-

mante percepisce una rendita di vecchiaia e in che misura egli contribui-

rebbe al di lei sostentamento. Tali dubbi non necessitano tuttavia di essere 

dissipati, così come risulta inutile approfondire ulteriormente la questione 

dell'invocato stato d'indigenza del reclamante, in quanto il gravame, alla lu-

ce dei principi giurisprudenziali applicabili in ambito di detenzione estradi-

zionale e della totale assenza di legami del reclamante con la Svizzera, 

appariva sin dal principio privo di probabilità di successo, cosicché il postu-

lato gratuito patrocinio ai sensi dell'art. 65 PA deve essere respinto. 

 

 

8. In conclusione, il reclamo è respinto. Le spese seguono la soccombenza 

(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 di-

cembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La 

tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, 

nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emo-

lumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 

173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La domanda di assistenza giudiziaria gratuita è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 22 maggio 2013  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Comunicazione a: 

- Avv. Elio Brunetti 

- Ufficio federale di giustizia 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o 
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali deci-
sioni non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF). 
 
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali notifi-
cate separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcera-
zione in vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un pregiudizio 
irreparabile o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale 
consentendo di evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF). Se non è 
data facoltà di ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 e 2 LTF 
o se tale facoltà non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate mediante ricorso 
contro la decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 cpv. 3 LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile 
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolar-
mente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari 
principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF). 
 

Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo 
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).