# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c2438d63-b7e7-590a-ba1f-f55f396960e9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-04-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.04.2022 F-1785/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1785-2022_2022-04-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1785/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 5  a p r i l e  2 0 2 2   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Gabriela Freihofer; 

cancelliere Dario Quirici. 

   

Parti 

 
A._______, nata il … 1987, 

Turchia,   

patrocinata da SOS Ticino - Caritas Svizzera,  

Via 1° Agosto,  

casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 

  
contro 

  
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6,  

3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino)  

ed allontanamento; decisione della SEM del 6 aprile 2022 /  

N …. 

 

 

 

F-1785/2022 

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Visto che: 

il 12 gennaio 2022, la ricorrente, cittadina turca nata nel 1987 in Svizzera, 

rientrata nel 1993 in Turchia, dove si è poi sposata ed ha avuto due bambini 

tuttora minorenni, nel frattempo divorziata, ha depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera dopo il suo arrivo dalla Francia,   

il 6 aprile 2022, istruito il caso e concluso che la Francia fosse competente 

in materia, la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo (cfr. l'art. 

31a cpv. 1 lett. b LAsi, RS 142.31), pronunciando il trasferimento della 

ricorrente in Francia,    

il 7 aprile 2022, il rappresentante della ricorrente, SOS Ticino – Caritas 

Svizzera, ha ricevuto la decisione, 

il 14 aprile 2022, per il tramite del suo rappresentante, la ricorrente ha adito, 

in lingua tedesca, il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, 

previa esenzione dal versamento delle spese processuali come pure del 

corrispondente anticipo, che l’esecuzione della decisione sia sospesa in 

via supercautelare e che sia concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul 

piano sostanziale, facendo valere di essere minacciata dal suo ex marito, 

la ricorrente chiede che la decisione impugnata sia annullata e la causa 

rinviata alla SEM per completare l’istruttoria ed emanare una nuova 

decisione oppure, in via subordinata, che la competenza della Svizzera sia 

constatata e la domanda d’asilo esaminata, 

il 19 aprile 2022, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e 

ordinato la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento 

della ricorrente, 

il 21 aprile 2022, in seguito ad una contusione del suo piede sinistro 

occorsale il 14 aprile precedente, la ricorrente ha inoltrato un breve referto 

medico con il resoconto della relativa presa a carico ambulatoriale ed uno 

scritto accompagnatorio,      

gli ulteriori fatti rilevanti per il trattamento del ricorso saranno esposti in 

prosieguo, 

 

 

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e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA (RS 172.021), dalla LTAF 

(RS 173.110) e dalla LTF (RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda 

altrimenti (art. 6 LAsi),  

presentato tempestivamente contro una decisione in materia d’asilo della 

SEM (artt. 6, 105 e 108 cpv. 3 LAsi, nonché artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso è 

ammissibile (artt. 5, 48 cpv. 1 e 52 PA);  

i ricorsi manifestamente infondati, come in concreto per i motivi che 

seguono, sono decisi in procedura semplificata dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice, e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (artt. 111 lett. e nonché 111a LAsi),  

secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM non entra, di norma, nel merito 

di una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura d’asilo e dell’allontanamento, 

in questo senso, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal regolamento (UE) n. 

604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

(Regolamento Dublino/RD III), che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013),  

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. la DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

l'art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione internazionale è 

esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15 RD III), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

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par. 1 RD III, quello precedente previsto dal regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),  

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. la 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),  

se il richiedente è titolare di un visto in corso di validità, lo Stato membro 

competente per l’esame della domanda di protezione internazionale è 

quello che ha rilasciato il visto, a meno che il visto non sia stato rilasciato 

per conto di un altro Stato membro nel quadro di un accordo di 

rappresentanza ai sensi dell’art. 8 del regolamento (CE) n. 810/2009 del 

Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un 

codice comunitario dei visti; in tal caso, l’esame della domanda di 

protezione internazionale compete allo Stato membro rappresentato (art. 

12 par. 2 RD III),  

ciascuno Stato membro può decidere, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, di 

esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un 

cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli 

compete (“clausola di sovranità” – art. 17 par. 1 RD III), 

lo Stato membro competente è tenuto a prendere in carico, in ossequio alle 

condizioni poste agli artt. 21, 22 e 29 RD III, il richiedente che ha presentato 

la domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a RD III),   

gli obblighi dello Stato membro competente, descritti all'art. 18 par. 1 lett. 

c–d RD III, vengono meno se l'interessato si è allontanato dal territorio degli 

Stati membri per almeno tre mesi, sempre che l'interessato non sia titolare 

di un titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro 

competente (art. 19 par. 2 RD III), 

in concreto, dall’incarto risulta senza ombra di dubbi, da un lato, che la 

ricorrente ha ottenuto un visto Schengen C, valido dal 20 dicembre 2021 

al 20 marzo 2022, dalle autorità francesi ad Istanbul, e, dall’altro lato, che 

la medesima è entrata in Francia il 6 gennaio 2022, facendo scalo 

all’aeroporto parigino di Roissy Charles-de-Gaulle (cfr. incarto SEM, in 

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particolare le pagg. 5 a 8 e 22 [passaporto con i timbri d’uscita dalla Turchia 

e d’entrata in Francia, nonché Messaggio CS-VIS]), 

il 13 gennaio 2022, in conformità all’art. 12 par. 2 RD III, la SEM ha inoltrato 

una domanda di presa in carico della ricorrente alle autorità competenti 

francesi, che ne hanno accusato ricevimento lo stesso giorno (cfr. incarto 

SEM, pagg. 31 a 34),   

il 14 marzo 2022, con un giorno di ritardo (cfr. art. 22 par. 1 RD III), le 

autorità francesi hanno espressamente accettato il trasferimento della 

ricorrente verso la Francia (cfr. incarto SEM, pagg. 62 a 64),  

di conseguenza, la competenza della Francia ad evadere la domanda 

d’asilo della ricorrente è accertata;  

in relazione al trasferimento della ricorrente verso la Francia, si tratta ora 

di esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che esistano, in 

questo paese, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea/CartaUE (art. 3 par. 2 2a frase RD III),  

a questo proposito è opportuno ricordare che la Francia è vincolata dalla 

CartaUE, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 

0.101), dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), come pure dalla 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il 

relativo Protocollo aggiuntivo (RS 0.142.301), e che ne applica le 

disposizioni,  

pertanto, si deve presumere che la Francia rispetti la sicurezza dei 

richiedenti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione delle loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, che garantisce una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. la direttiva 2013/32/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante 

procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di 

protezione internazionale [direttiva procedura], nonché la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [direttiva accoglienza]; cfr. anche la sentenza TAF F-

1543/2018 del 19 marzo 2018 consid. 6.1); così, la Francia è tenuta, tra 

l’altro, a provvedere affinché i richiedenti l’asilo ricevano la necessaria 

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assistenza sanitaria che comprende quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali 

(art. 19 par. 1 direttiva accoglienza),    

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va d’ufficio 

ammessa se, nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare 

sistematicamente le norme minime dell’Unione europea, o se vi sono seri 

indizi che, nel caso concreto, le autorità dello Stato in questione non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. le DTAF 2011/19 consid. 6 e 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5),   

in quest’ottica è utile ricordare che il RD III non conferisce ai richiedenti 

l’asilo il diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro occhi, le 

migliori condizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda d’asilo 

(cfr., per analogia, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea 

del 10 dicembre 2013 C-394/12 Shamso Abdullahi c. Austria, §§ 59 e 62; 

cfr. anche la DTAF 201/45 consid. 8.3 e la sentenza TAF F-3561/2020 del 

17 luglio 2020 pag. 10),      

in concreto, la ricorrente, che si oppone al suo trasferimento in Francia, 

invoca, da un lato, “die Angst, dass auch die Familienangehörigen des Ex-

Mannes in Frankreich eine Gefahr darstellen können […]”, evidenziando 

che “sie habe jahrelang schlimme Gewalt von ihrem Ex-Mann erfahren 

müssen […]”, e che “auch seit sie in der Schweiz sei, werde sie immer 

wieder bedroht. Auch wenn sie versuche, mit den Kindern zu sprechen, 

mische sich der Ex-Mann ein und bedrohe sie […]” (ricorso, § 6); dall’altro 

lato, in relazione a queste minacce, la ricorrente rimprovera alla SEM di 

non avere tenuto conto di tutti gli elementi rilevanti del suo caso, in 

particolare del fatto che ha chiesto un visto alla Francia “aus einer Notlage”, 

perché riteneva di non poter aspettare ventiquattro giorni per il colloquio al 

Consolato generale di Svizzera ad Istanbul (ricorso, §§ 2 e 15), e che è 

nata ed ha vissuto sei anni in Svizzera, dove dispone tuttora di “zahlreiche 

Kontakte” (ricorso, § 15), come pure di non avere spiegato “inwiefern 

Frankreich überhaupt in der Lage sein soll, der Beschwerdeführerin gegen 

die andauernden Drohungen Schutz zu gewähren” (ricorso, § 16); la 

ricorrente si riferisce all’art. 2 della Convenzione sull’eliminazione di ogni 

forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW, RS 0.108), e 

alla relativa raccomandazione n. 28 del Comitato CEDAW, per mostrare 

che la protezione da esso garantita concerne anche l’azione o l’inazione di 

privati (ricorso, § 17); in conclusione, la ricorrente sostiene che, benché 

finora non abbia richiesto un aiuto psicologico, “ist es absehbar, dass sie 

entsprechende Unterstützung benötigen wird”, ragione per la quale si è 

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annunciata per un colloquio presso il centro di consulenza “Brava” che 

aiuta donne vittime di violenza (www.brava-ngo.ch), e cita un rapporto 

dell’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (OSAR), del 25 gennaio 

2019, secondo cui  “Asylsuchende in Frankreich zunehmend schlechte 

Lebensbedingungen vorfinden. Die Kapazität des französischen 

Aufnahmesystems erlaubt es nach wie vor nicht, alle Asylsuchenden 

unterzubringen”, precisando che l’assistenza psicologica in Francia “nur 

erschwert zugänglich ist, da die Deckung der Kosten für dolmetschende 

Personen nicht vorhanden ist”, ciò che corrisponderebbe ad una violazione 

dell’art. 12 CEDAW (ricorso, §§ 9, 18, 20 e 21),         

ora, pur prendendo atto della gravità e della possibile pericolosità delle 

minacce proferite dall’ex marito, gli argomenti della ricorrente, ancorché  

dettagliati, non sono sufficienti, di per sé, a far supporre che la procedura 

d’asilo in Francia sia caratterizzata da carenze strutturali tali da reputare 

che le domande d’asilo non vengano trattate seriamente dalle autorità 

preposte, che non vi siano effettive vie di ricorso e che i richiedenti non 

siano protetti contro rinvii abusivi verso i paesi d'origine (cfr. la sentenza F-

1543/2018, sopraindicata, consid. 6.2); in più, la ricorrente non fornisce 

elementi specifici suscettibili di rendere plausibile che, nel suo caso 

personale, caratterizzato essenzialmente dalle minacce del suo ex marito, 

le autorità francesi, per una ragione od un’altra, non si conformerebbero al 

diritto europeo ed internazionale, in particolare alla CEDAW (cfr., a puro 

titolo indicativo, il rapporto “Les femmes migrantes en France”, del maggio 

2020, scaricabile all’indirizzo elettronico: https://rm.coe.int/femmes-

migrantes-fr-coe-150520-/16809f1558 [consultato il 22.4.2022]),   

in questo modo, anche il resoconto del suo colloquio avuto presso “Brava” 

il 19 aprile 2022, e riassunto nel suo scritto del 21 aprile 2022, secondo cui 

la ricorrente “sehr wohl psychologische Hilfe bedürfen und wollen würde”, 

non è in grado di far apparire il suo trasferimento in Francia come 

impossibile ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III,    

ne consegue che l'art. 3 par. 2 2a frase RD III non è applicabile alla 

fattispecie, 

così, alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può 

rimproverare alla SEM di aver accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti oppure di aver ecceduto il proprio potere d’apprezzamento o di averne 

abusato nel qualificarli giuridicamente (cfr. art. 106 cpv. 1 LAsi), dimodoché 

la richiesta di procedere ad un complemento istruttorio finalizzato, in 

definitiva, a rinunciare al trasferimento in Francia per motivi umanitari ai 

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sensi dell’art. 17 RD III, si palesa infondata e va perciò respinta (cfr., in 

quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo [OAsi 1, RS 

142.311]; cfr. anche la DTAF 2015/9 consid. 7),    

in conclusione, la SEM non è entrata a giusta ragione nel merito della 

domanda d’asilo della ricorrente, disponendo il suo trasferimento in Francia 

(cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da cui il respingimento del ricorso e 

la conferma della decisione impugnata,  

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA 

nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

la decisione è definitiva e non può, in linea di principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico davanti al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Questo importo deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

Data di spedizione: 

  

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Pagina 10 

Comunicazione: 

– al rappresentante della ricorrente (raccomandata; allegato: bollettino di 

versamento); 

– alla SEM, Centro federale di Chiasso, con l'incarto N … (in copia); 

– all’Ufficio della migrazione del Canton Ticino, Sezione della 

popolazione (in copia).