# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 16dd1cdb-0d40-51af-91df-9512afcb4f2a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-05-07
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 07.05.2007 RR.2007.36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2007-36_2007-05-07.pdf

## Full Text

Sentenza del 7 maggio 2007 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Bernard Bertossa, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A., rappresentata dall'avv. Giacomo Talleri 
Ricorrente 

 
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO 
Controparte 

 
   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2007.36 

 

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 Fatti: 
 

A. L'11 ottobre 2006 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario 
di Roma ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudizia-
ria, completata il 1° dicembre 2006, nell’ambito di un procedimento penale 
avviato nei confronti di B., C., D., E., F. e G. per titolo di corruzione per un 
atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 Codice penale italiano). Gli imputa-
ti sono accusati, nell'ambito di una gara concernente l'assegnazione del 
servizio di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare della H., di 
aver promesso di versare € 50 milioni - di cui 3 effettivamente versati e poi 
restituiti in seguito all'annullamento del concorso – destinati a remunerare 
G. affinché quest'ultimo favorisse la I., società riferibile a B., rispettivamente 
il J. di cui la prima faceva parte. Un'operazione di entrata ed uscita di € 
251'000.-, riferita a F., effettuata mediante la relazione n. K. intestata alla A. 
presso il L., sarebbe da collegare all'operazione incriminata, in particolare 
alla restituzione dei € 3 milioni. 

 
 

B. Con decisione di chiusura parziale del 12 febbraio 2007 il Ministero pubbli-
co del Cantone Ticino, cui l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha 
delegato l’esecuzione della domanda, ha accolto la rogatoria, autorizzando, 
tra l'altro, la trasmissione all'autorità richiedente di due lettere del L., una 
del 25 gennaio 2007 e l'altra del 1° febbraio 2007, con annessa documen-
tazione bancaria, concernente la relazione n. K. intestata a A. ed in partico-
lare il conto M. 

 
 

C. Il 15 marzo 2007 A. ha impugnato la decisione del Ministero pubblico tici-
nese presso la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale. La 
ricorrente, in sostanza, chiede, in via principale, l'annullamento della deci-
sione summenzionata per carenza del requisito della doppia punibilità del 
reato e, in via subordinata, l'annullamento del singolo punto del suo dispo-
sitivo relativo alla trasmissione delle suddette lettere del L., con annessa 
documentazione.  

 
 

D. A conclusione delle sue osservazioni del 10 aprile 2007 l'UFG propone la 
reiezione del gravame. Il Ministero pubblico ticinese, dal canto suo, con 
scritto del medesimo giorno, ribadisce quanto espresso nella decisione im-
pugnata. 

 
 

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E. Il ricorrente, con replica del 2 maggio 2007, conferma le conclusioni e-
spresse nel suo gravame. Non è stata chiesta una duplica al Ministero 
pubblico ticinese e all’UFG. 
 

 
 

Diritto: 
 

1. 
1.1 In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale 

del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71; nuovo testo giusta il n. 14 
dell’allegato alla legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale ammini-
strativo federale, in vigore dal 1° gennaio 2007) e 9 cpv. 3 del Regolamento 
del Tribunale penale federale del 20 giugno 2006 (RS 173.710) la II Corte 
dei reclami penali è competente per statuire sui reclami in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale. 

 
1.2 Il Tribunale penale federale, analogamente al Tribunale federale, esamina 

d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono 
sottoposti, senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle par-
ti o dalle loro conclusioni (v. DTF 132 I 140 consid. 1.1; 131 I 153 consid. 1; 
131 II 571 consid. 1, 361 consid. 1). 

 
1.3 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 
(CEAG; RS 0.351.1). Allo scopo di completare e agevolare l’applicazione di 
questa convenzione multilaterale, Italia e Svizzera hanno altresì concluso 
un Accordo completivo del 10 settembre 1998 (RS 0.351.945.41), entrato 
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo). 
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-
tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello convenzionale, 
si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia pe-
nale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordi-
nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 dell'Accordo; 
DTF 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 
134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). È fatto salvo il rispet-
to dei diritti fondamentali (DTF 123 II 595 consid. 7c, con rinvii dottrinali). 

 
1.4 Secondo la norma speciale dell'art. 25 cpv. 6 AIMP, la Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale non è vincolata dalle conclusioni delle 
parti; essa esamina liberamente se i presupposti per la concessione del-

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l'assistenza sono adempiuti e in quale misura questa debba esser prestata 
(v. DTF 123 II 134 consid. 1d; 118 Ib 269 consid. 2e). Non è tuttavia tenuta, 
come lo sarebbe un'autorità di vigilanza, a verificare d’ufficio la conformità 
delle decisioni impugnate con l'insieme delle norme applicabili (v. DTF 123 
II 134 consid. 1d; 119 Ib 56 consid. 1d). 

 
1.5 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del Ministero 

pubblico ticinese, il ricorso, che contro la decisione di trasmissione ha effet-
to sospensivo per legge (art. 21 cpv. 4 lett. b e 80l cpv. 1 AIMP; DTF 120 Ib 
179), è ricevibile sotto il profilo dell'art. 80g cpv. 1 e 2 in relazione con l'art. 
25 cpv. 1 AIMP. La legittimazione della ricorrente, titolare del conto oggetto 
della criticata misura d'assistenza, è pacifica (v. art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 
547 consid. 1d). 

 
 
2. La ricorrente sostiene che, dato lo statuto di diritto privato della fondazione 

H., il principio della doppia punibilità non sarebbe stato rispettato. A diffe-
renza di quanto potrebbe avvenire all'estero, in Svizzera non sarebbe pre-
visto il reato di corruzione di persone che non ricoprono posizioni in seno 
allo Stato (art. 322ter e segg. CP). 

 
2.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente 
l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG 
e la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settem-
bre 1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 
p. 893 e segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo prevede che l'assistenza giudizia-
ria consistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha 
dato luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due 
Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. 

 
 Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta dall'e-

sposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o al-
tre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 con-
sid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b pagg. 121-122). Il Tribunale non deve proce-
dere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda 
di assistenza e verificare la loro corrispondenza con le norme del diritto 
svizzero. Esso deve vagliare piuttosto, limitandosi a un esame "prima fa-
cie", se i fatti addotti nella domanda estera - effettuata la dovuta trasposi-
zione - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la 
punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle 
particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 
124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 
Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594; ZIMMERMANN, La 

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coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 2004, n. 352, 
pag. 397). I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, 
nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualificazione giuridica 
(DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; ZIMMERMANN, op. cit., n. 353-354, 
pag. 399 e segg.).  

 
 La condizione della doppia punibilità deve essere esaminata secondo il di-

ritto in vigore nello Stato richiesto nel momento in cui la decisione sulla co-
operazione è presa, e non secondo il diritto in vigore al momento della con-
clusione di un trattato, della commissione di un'eventuale infrazione o della 
presentazione della domanda di assistenza (DTF 129 II 462 consid. 4.3 
pag. 465; 122 II 422 consid. 2a; 120 Ib 120 consid. 3b/bb pag. 125; senten-
za TPF RR.2007.34 del 29 marzo 2007, consid. 4.2; ZIMMERMANN, op. cit., 
n. 352-1, pag. 397; POPP, Grundzüge der internationalen Rechtshilfe in 
Strafsachen, Basilea 2001, n. 236, pag. 157). 

 
2.2 Nella fattispecie, l'autorità rogante, nel suo esposto dei fatti, ha ritenuto che 

G., nonostante la privatizzazione della H. a partire dal 1° gennaio 1995, 
abbia agito, dato il suo ruolo di presidente della fondazione nonché di pre-
sidente della commissione istituita per l'espletamento della gara in questio-
ne, in qualità di pubblico ufficiale, contravvenendo all'art. 319 del Codice 
penale italiano. Tale statuto è stato riconosciuto e confermato anche dal 
Giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza di applicazione della 
misura coercitiva degli arresti domiciliari concernente alcuni indagati emes-
sa il 19 settembre 2006 (v. act. 8.1, pagg. 11-12). Non vi è ragione alcuna 
per scostarsi da tali constatazioni. 

 
2.3 Per quanto attiene al diritto svizzero, gli art. 322ter e segg. CP trattano della 

corruzione di pubblici ufficiali svizzeri. La questione centrale è quella di de-
finire la nozione di pubblico ufficiale, più particolarmente quella di funziona-
rio. Secondo l'art. 110 n. 3 CP, per funzionari s'intendono i funzionari e im-
piegati di un'amministrazione pubblica e della giustizia, nonché le persone 
che vi occupano provvisoriamente un ufficio o un impiego o esercitano 
temporaneamente pubbliche funzioni. Il Tribunale federale ha già avuto 
l'occasione di affermare che devono ugualmente essere considerati funzio-
nari, nel senso della disposizione summenzionata, coloro che espletano 
una funzione ufficiale a favore della collettività pubblica, indipendentemente 
dall'esistenza di un rapporto di servizio con la medesima. Non deve, per 
contro, essere considerato un funzionario colui che, nonostante l'esercizio 
di una funzione ufficiale, non è legato alla collettività da relazione di dipen-
denza (in tedesco "Verhältnis der Abhängigkeit"). Decisivo per la qualifica-
zione di funzionario è determinare se l'attività esaminata è di natura ufficia-
le, ossia se essa è svolta per l'adempimento di un compito pubblico a favo-
re della collettività (DTF 121 IV 216 consid. 3a; 76 IV 150 consid. 1; 71 IV 

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139 consid. 1; 70 IV 212 consid. II/1; FF 1999 pag. 4749 e segg.; ROLF 
KAISER, Die Bestechung von Beamten, Zurigo 1999, pag. 92 e segg.; 
PIETH, Commentario basilese, n. 4 e segg. ad art. 322ter CP; 
STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, BT II, § 57 n. 5 e segg.; 
JOSITSCH, Das Schweizerische Korruptionsstrafrecht, Zurigo 2004, pag. 
314 e segg.; CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Vol. II, Berna 2002, n. 
3 e segg. ad art. 322ter CP; d'opinione diversa TIZIANO BALMELLI, Die Be-
stechungstatbestände des schweizerischen Strafgesetzbuches, tesi Basi-
lea 1996, pagg. 104, 107 e segg. e 127).  

 
La H. è un organismo di diritto privato che persegue finalità di pubblico inte-
resse nel settore della previdenza obbligatoria, dell'assistenza, della forma-
zione e qualificazione professionale degli agenti e rappresentanti di com-
mercio (v. act. 1.3). Tali scopi sono perseguiti nel nostro Paese dagli istituti 
di previdenza e dagli istituti dediti alla previdenza professionale (più comu-
nemente denominati casse pensioni). Trasponendo alla realtà elvetica l'e-
sposto dei fatti presentato dall'autorità rogante, vi è da chiedersi se in Sviz-
zera un impiegato attivo presso una cassa pensione privata possa essere 
considerato un funzionario ai sensi delle considerazioni summenzionate. In 
questo ambito, giova innanzitutto rilevare che la previdenza professionale è 
regolata nel nostro Paese dalla legge federale sulla previdenza professio-
nale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP; RS 831.40). Adempiute 
le condizioni previste, essa ha, per i dipendenti, carattere obbligatorio (art. 
113 cpv. 2 lett. b Cost.; art. 2 LPP). Il datore di lavoro che occupa lavoratori 
da assicurare obbligatoriamente dev’essere affiliato a un istituto di previ-
denza iscritto nel registro della previdenza professionale (art. 11 cpv. 1 
LPP). Gli istituti di previdenza registrati devono assumere la forma di una 
fondazione o di una società cooperativa od essere istituzioni di diritto pub-
blico. Devono effettuare le prestazioni secondo le prescrizioni 
sull’assicurazione obbligatoria ed essere organizzati, finanziati e ammini-
strati secondo la legge (art. 48 cpv. 2 LPP). Ogni Cantone designa 
un’autorità che vigila sugli istituti di previdenza e sugli istituti dediti alla pre-
videnza professionale, con sede sul suo territorio (art. 61 cpv. 1 LPP; sino 
al 1985 la vigilanza si basava sull'art. 84 CC). Il Consiglio federale determi-
na a quali condizioni gli istituti di previdenza e gli istituti dediti alla previden-
za professionale sono sottoposti alla vigilanza della Confederazione (art. 61 
cpv. 2 LPP; v. anche art. 3 dell'ordinanza concernente la vigilanza sugli isti-
tuti di previdenza e la loro registrazione [OPP1; RS 831.435.1]; CARL 
HELBLING, Personalvorsorge und BVG, 8a ediz., Berna/Stoccarda/Vienna 
2006, p. 665 e segg.). L'autorità di vigilanza veglia all’osservanza delle pre-
scrizioni legali da parte degli istituti e dispone per questo di appositi stru-
menti preventivi e repressivi (art. 62 LPP; HANS-ULRICH STAUFFER, Die be-
rufliche Vorsorge, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2006, pag. 153 e seg.). 
Le autorità di vigilanza sono a loro volta sottoposte all'alta vigilanza del 

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Consiglio federale (art. 64 LPP). Secondo l'art. 76 cpv. 4 LPP, richiamato 
l'art. 333 CP (conseguentemente alla revisione della Parte Generale del 
Codice penale, entrata in vigore il 1° gennaio 2007, la pena deve essere 
determinata alla luce di tale disposizione), chiunque viola l’obbligo del se-
greto oppure, nell’applicazione della legge, abusa della sua posizione di 
organo o funzionario a danno di terzi o a suo vantaggio, è punito con una 
pena pecuniaria fino a 180 aliquote giornaliere di 3'000.- franchi al massimo 
o con la multa fino a 30'000.- franchi se non si tratta di un delitto o di un 
crimine per cui il Codice penale commina una pena più grave (in generale, 
sulle disposizioni penali della LPP vedi già HANS MICHAEL RIEMER, Die Stra-
fbestimmungen des Bundesgesetzes über die berufliche Vorsorge [Art. 75-
79 BVG], in Schweizerische Zeitschriften für Sozialversicherung und beru-
fliche Vorsorge [SZS] 1985 pag. 94 e segg.). 

 
Da quanto precede, è possibile concludere che le istituzioni di previdenza 
professionale svizzere che sottostanno alla LPP – siano esse a statuto pri-
vato o pubblico – rivestono quella carica ufficiale descritta dalla giurispru-
denza. Il potere di vigilanza dell'autorità amministrativa, con i relativi vincoli 
di dipendenza che ne derivano, unitamente all'obbligatorietà dell'affiliazione 
per una gran parte della popolazione permettono di affermare che tali isti-
tuzioni assolvono senz'altro un compito pubblico a favore della collettività 
(v. del resto art. 111 e 113 Cost.). L'esistenza di norme penali, nel CP e 
nella LPP, che sanzionano gli abusi commessi da funzionari attivi presso 
una cassa pensione, a maggior ragione in caso di corruzione passiva, atte-
stano il rispetto del principio della doppia punibilità.  

 
2.4 A titolo abbondanziale, vi è da rilevare che il Tribunale federale, chinandosi 

su un caso italiano in cui l'amministratore di una società anonima incaricata 
di assolvere un compito pubblico – più precisamente la gestione di un'auto-
strada – aveva accettato delle bustarelle, ha affermato, lasciando indecisa 
la questione di sapere se tale amministratore poteva essere definito un 
funzionario, che il comportamento del corruttore poteva comunque essere 
punito in virtù dei vecchi art. 4 lett. b e 23 della legge contro la concorrenza 
sleale (LCSl, RS 241). Il fatto di concedere ingiustificati vantaggi ad un im-
piegato (nozione che comprende anche gli alti impiegati e i membri di or-
gani di una persona giuridica) di un terzo per farlo mancare ai suoi doveri di 
servizio o d'affari e procurarsi così un profitto è stato considerato un atto 
grave, poiché volto a falsare il gioco normale della concorrenza (sentenza 
1A.213/1995 del 17 maggio 1995, consid. 3b, con i riferimenti dottrinali; 
ZIMMERMANN, op. cit., n. 362-1, pag. 411; QUELOZ/BORGHI/CESONI, Proces-
sus de corruption en Suisse, Vol. I, Basilea 2000, pag. 330). Questo var-
rebbe a maggior ragione oggi, visto che dal 1° luglio 2006 sia la corruzione 
attiva che quella passiva sono punite in maniera ancora più esplicita sulla 
base dei nuovi art. 4a e 23 LCSl (FF 2004 pag. 6213 e segg.), disposizioni 

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che, se il funzionario in questione non fosse considerato un funzionario 
pubblico ai sensi degli art. 322ter e segg., potrebbero senz'altro applicarsi 
alla fattispecie; motivo per cui la doppia punibilità sarebbe in ogni caso da-
ta. 

 
 
3. La ricorrente sostiene che le lettere del 25 gennaio e del 1° febbraio 2007 

del L. concernenti la relazione n. K. a lei intestata, oggetto della decisione 
impugnata, non hanno nulla a che vedere con l'acquisizione d'informazioni 
sulle modalità di restituzione di € 3 milioni nel novembre 2005, dal cui con-
testo esulerebbero completamente. Tale documentazione non sarebbe né 
pertinente né rilevante per i fatti rimproverati a F. e la sua trasmissione al-
l'autorità estera costituirebbe un'esecuzione "ultra petita" della richiesta 
d'assistenza, in violazione del principio della proporzionalità e del divieto di 
ricerca indiscriminata di prove ("fishing expedition"). 

 
3.1 L'assunto ricorsuale, sul quale è imperniato il ricorso, secondo cui il Mini-

stero pubblico ticinese avrebbe agito "ultra petita", non regge. Questo prin-
cipio, desumibile da quello della proporzionalità, vieta all'autorità richiesta di 
andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richiedente (cosiddetto 
"Uebermassverbot", sentenza del Tribunale federale 1A.258/2006 del 16 
febbraio 2007, consid. 2.3; DTF 116 Ib 96 consid. 5b; 115 Ib 186 consid. 4 
pag. 192 in fine, 373 consid. 7). La recente giurisprudenza ha però sostan-
zialmente attenuato la portata di questo principio, ritenendo che l'autorità ri-
chiesta può interpretare in maniera estensiva la domanda qualora sia ac-
certato, come nella fattispecie, che, su questa base, tutte le condizioni per 
concedere l'assistenza sono adempiute; tale modo di procedere può evitare 
in effetti la presentazione di un'eventuale richiesta complementare (DTF 
121 II 241 consid. 3; PAOLO BERNASCONI, Rogatorie penali italo-svizzere, 
Milano 1997, pag. 186 e seg.). Vi è tuttavia da rilevare che l'autorità rogan-
te, pur postulando precise misure istruttorie legate a certi movimenti banca-
ri o a certe persone, ha comunque dichiarato che se dagli atti in questione 
fossero emersi precisi riferimenti a istituti di credito, essa chiedeva ugual-
mente l'acquisizione della documentazione relativa (v. act. 8.2, pto 3). La 
trasmissione delle lettere di cui sopra non può quindi essere interpretata 
come una risposta che va al di là di quanto richiesto. 

 
3.2 Neppure la censura concernente l'asserita lesione del principio di propor-

zionalità, per avere il Ministero pubblico ticinese ordinato la trasmissione di 
documenti bancari non pertinenti o rilevanti per l'inchiesta estera, ha pregio. 
La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-

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tunità di assumere determinate prove e non può sostituire il proprio potere 
di apprezzamento a quello dell'autorità estera che conduce le indagini 
(v. DTF 132 II 81 consid. 2.1). La richiesta di assunzione di prove può es-
sere rifiutata solo se il principio della proporzionalità, nella limitata misura in 
cui può esser applicato in procedure rette dalla CEAG (DTF 121 II 241 
consid. 3c; 113 Ib 157 consid. 5a pag. 165; 112 Ib 576 consid. 13d pag. 
603; ZIMMERMANN, op. cit., n. 476, pag. 513 e segg.), sia manifestamente 
disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c) o se la domanda appaia abusiva, le 
informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini 
(DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). V'è da rilevare, infine, il 
principio dell'utilità potenziale elaborato dal Tribunale federale, secondo il 
quale non vengono trasmessi all'autorità rogante soltanto quei mezzi di 
prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero 
(v. DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 
consid. 3a e b). 
Come rilevato dall'autorità d'esecuzione, nell'ambito della rogatoria riguar-
dante l'inchiesta in corso in Italia è emerso, grazie ad una comunicazione 
del L. (v. act. 8.3), che il conto della ricorrente è stato toccato da un'opera-
zione riconducibile a F. nel quadro della quale è stato fatto uso di un docu-
mento già utilizzato per giustificare il prelevamento in contante, il 14 no-
vembre 2005, di € 3 milioni da un conto intestato alla società N. – società 
riconducibile a F. -, importo che sarebbe servito a restituire l'acconto versa-
to nel maggio 2004. Significativo è pure il fatto che è stata la banca stessa 
a mettere in relazione l'addebito di € 251'000.- del 29 aprile 2005 con l'ac-
credito di € 250'016.25 del 2 maggio 2005 avvenuti sul conto della ricorren-
te. È d'uopo infine sottolineare che gli atti di cui è stata disposta la trasmis-
sione sono quelli relativi all'apertura del conto, alle operazioni di accredito e 
addebito appena menzionate nonché alla giustificazione del prelevamento 
di € 3 milioni di cui sopra. Quanto precede dimostra che l'autorità d'esecu-
zione ha ben ponderato e circoscritto quanto poteva essere utile all'autorità 
rogante, permettendo unicamente la trasmissione di quella documentazio-
ne potenzialmente connessa con i fatti oggetto dell'inchiesta estera. Neppu-
re le ulteriori informazioni apportate dalla ricorrente in sede di replica con-
cernenti le operazioni di addebito e di accredito summenzionate permetto-
no di concludere che tali documenti non siano di rilievo per il procedimento 
penale italiano. La ricorrente stessa si esprime d'altronde in termini di 
"plausibilità" dell'estraneità dell'operazione in esame coi fatti incriminati (v. 
act 12, pag. 5). Nemmeno determinante può risultare una dichiarazione a 
discarico fornita dalla ricorrente medesima (v. act. 12, pag. 5 e act. 12.1). In 
definitiva, la ricorrente parrebbe misconoscere il principio dell'utilità poten-
ziale dei documenti da trasmettere per il procedimento estero; utilità che 
non può manifestamente essere esclusa nella fattispecie. Spetterà infatti al 
giudice estero del merito valutare l'effettiva connessione tra le operazioni di 
accredito e addebito avvenute sul conto della ricorrente e la restituzione 

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dell'anticipo di € 3 milioni relativo al presunto patto corruttivo. La contestata 
trasmissione è giustificata, se del caso, anche allo scopo di permettere al-
l'autorità estera di poter verificare se, sulla base di queste nuove risultanze, 
l'ipotesi accusatoria sia ancora fondata (v. DTF 118 Ib 547 consid. 3a; sen-
tenza del Tribunale federale 1A.252/2002 del 13 marzo 2003, consid. 2.4). 

 
3.3 La “fishing expedition” è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale 

ed indeterminata di mezzi di prova per fondare un sospetto senza che esi-
stano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 
consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo genere di inchieste è vietato in ambi-
to di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità che 
di quello della proporzionalità (POPP, op. cit., n. 103, pag. 72 e n. 309, pag. 
204 e seg.). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissi-
bile procedere a caso nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 
5c). Nella fattispecie l’autorità rogante non si è certo mossa a caso nella 
sua inchiesta: le indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale 
di Roma sono da porre in relazione alla gara d'appalto incriminata; l'ipotesi 
di reato è quella di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio giusta 
l'art. 319 del Codice penale italiano; la relazione bancaria oggetto della ro-
gatoria internazionale riguarda la A., del cui conto in Svizzera, almeno per 
le operazioni di accredito e addebito di € 250'000.- circa, è avente diritto 
economico F., il quale è indagato nel procedimento penale in questione 
perché sospettato di concorso in corruzione di un funzionario dell'H. re-
sponsabile della suddetta gara d'appalto. A queste condizioni non è certo 
possibile parlare di “fishing expedition”. Al contrario la commissione rogato-
ria rispetta tutti i crismi della proporzionalità e della specialità.  

 
 
4. Discende da quanto precede che il ricorso deve essere integralmente re-

spinto. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA richiamato 
l’art. 30 lett. b LTPF). La tassa di giustizia è calcolata giusta l’art. 3 del Re-
golamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 
173.711.32) ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.-. 

 
 La competenza del Tribunale penale federale di disciplinare i dettagli relati-

vi alla determinazione delle tasse di giustizia, pur non essendo esplicita-
mente riservata all’art. 63 cpv. 5 PA, si fonda sull’art. 15 cpv. 1 lett. a LTPF. 
Nello stesso Messaggio concernente la revisione totale dell’organizzazione 
giudiziaria federale, del 28 febbraio 2001, veniva del resto riconosciuta 
l’autonomia amministrativa dell’autorità giudiziaria federale nel calcolo delle 
tasse di giustizia, delle spese ripetibili accordate alle parti e nella determi-
nazione degli onorari e delle spese in caso di patrocinio gratuito (v. FF 
2001 pag. 3962), mentre non risulta dai dibattiti parlamentari che il legisla-
tore, attribuendo la competenza in ambito di AIMP al Tribunale penale fe-

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derale invece che al Tribunale amministrativo federale come originariamen-
te previsto dal Consiglio federale, abbia voluto scostarsi in questo ambito 
dal principio dell’autonomia dell’autorità giudiziaria (v. Boll. Uff. 2004 CN 
pag. 1570 e segg.; 2005 CSt  pag. 117 e segg., CN pag. 643 e segg.). Ne 
consegue che la riserva di cui all’art. 63 cpv. 5 PA va interpretata analogi-
camente come riserva anche nei confronti dell’art. 15 cpv. 1 lett. a LTPF. 

 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.- è posta a carico della ricorrente. Essa è 
coperta con l'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 8 maggio 2007 
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Giacomo Talleri 
- Ministero Pubblico del Cantone Ticino  
- Ufficio federale di giustizia Divisione assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo inte-
grale della decisione (v. art. 100 cpv. 2 lett. b LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale il ricorso è 
ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure 
la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e si tratti di un caso particolarmente im-
portante. Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere 
che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi 
lacune (art. 84 LTF).