# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9af30917-fe1d-52bf-8fed-7356f3e2919e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-07-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.07.2019 D-2954/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2954-2019_2019-07-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2954/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 8  l u g l i o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Walter Lang, Jürg Marcel Tiefenthal, 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,   

patrocinato dal lic. iur. Mario Amato,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 3 giugno 2019. 

 

 

 

D-2954/2019 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadino iracheno proveniente dal governatorato di B._______ 

ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il 30 aprile 2019 (cfr. atto 

[…]). 

B.  

Le indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM), hanno permesso di acclarare che secondo la banca dati EURODAC 

l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo in Germania il 26 

aprile 2016. 

C.  

Il 13 maggio 2019 l’interessato è stato sentito nell’ambito di un’audizione 

durante la quale la SEM lo ha informato quanto alla possibile competenza 

della Germania per il trattamento della sua domanda d’asilo in base al re-

golamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) e 

prospettato una possibile non entrata nel merito della sua domanda i ap-

plicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b Lasi. Egli ha quindi ribadito la sua vo-

lontà di rimanere in Svizzera in quanto la sua presunta moglie ed il suo 

presunto figlio risiederebbero in Svizzera (cfr. atto 1040285-16/3). 

D.  

Il 13 maggio 2019 la SEM ha presentato alle autorità tedesche, nei termini 

fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in 

carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III.  

E.  

Con scritto del 14 maggio 2019 il richiedente asilo ha versato agli atti un 

documento in lingua straniera ch’egli ha definito quale “certificato di matri-

monio”. 

F.  

Il 23 maggio 2019, l’interessato è stato sentito nell’ambito di un’audizione 

complementare nel corso della quale gli sono state poste ulteriori domande 

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Pagina 3 

in merito ai presunti famigliari risiedenti in Svizzera. In tale contesto egli ha 

prodotto un documento dell’ospedale di Lachen (SZ) attestante la nascita 

di un neonato designato come C._______.  

G.  

Con decisione del 3 giungo 2019, notificata il 6 giugno 2019 (cfr. atto 

1040285-40/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda 

d’asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi pronunciando nel con-

tempo il trasferimento dell’interessato verso la Germania. 

L’autorità di prima istanza ha ritenuto data la competenza di tale paese per 

la trattazione della domanda d’asilo in forza ai criteri di cui al Regolamento 

Dublino III. La SEM ha poi considerato l’art. 8 CEDU non ostativo al trasfe-

rimento del richiedente verso la Germania. Infatti, l’insorgente non avrebbe 

presentato alcun documento giuridicamente valido a sostegno della sua 

unione matrimoniale. I documenti versati agli atti sarebbero stati delle sem-

plici copie senza alcun valore probatorio. Del resto, la sua presunta moglie 

non avrebbe mai menzionato l’interessato nel corso della sua procedura 

d’asilo. L’applicazione dell’art. 8 CEDU sarebbe ad ogni modo esclusa in 

quanto sia D._______ che il presunto figlio non beneficerebbero di un di-

ritto di presenza garantito in Svizzera. 

H.  

L’11 maggio 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata 13 

maggio 2019) l’interessato è insorto contro la suddetta decisione dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chiedendo in li-

mine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare e la conces-

sione dell’effetto sospensivo al gravame; in via principale l’annullamento 

della decisione avversata e la ritrasmissione degli atti alla SEM per un 

nuovo esame e la trattazione nazionale della procedura d’asilo; contestual-

mente e con protesta di spese e ripetibili la concessione dell’assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giusti-

zia e del relativo anticipo. 

L’insorgente chiede la ritrasmissione degli atti alla SEM per il completa-

mento dell’istruttoria ed una nuova valutazione circa l’esistenza di motivi 

tali da imporre l’applicazione di una delle clausole di sovranità previste dal 

Regolamento Dublino III in ragione della presenza in Svizzera di moglie e 

figlio. Invero, sebbene sia lui che la congiunta avrebbero inizialmente avuto 

timore di riferire tale aspetto alle autorità dei rispettivi paesi, il legame co-

niugale emergerebbe chiaramente dal certificato di matrimonio consegnato 

in originale allo stato civile del Canton Svitto, che la SEM avrebbe potuto 

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richiedere in visione a detta autorità. Ad ogni modo, prosegue il ricorrente, 

quandanche si volesse negare l’esistenza di un matrimonio formale, si do-

vrebbe partire dal presupposto che l’esistenza di un concubinato antece-

dente all’espatrio dall’Iraq sia stata resa verosimile. Occorrerebbe dunque 

considerare D._______ quale moglie del ricorrente. La decisione impu-

gnata non avrebbe pertanto tenuto in debita considerazione il principio 

dell’unità della famiglia. Dal momento che il trasferimento dell’interessato 

si porrebbe in contrasto con l’art. 8 CEDU, la SEM avrebbe dovuto appli-

care la clausola di sovranità. Ad analoga conclusione si giungerebbe anche 

considerando la presenza del figlio del ricorrente in Svizzera. Pur non es-

sendo al momento formalmente attestata, la paternità dell’interessato an-

drebbe considerata verosimile. Questi avrebbe invero ottenuto un per-

messo speciale per assistere al parto. Su tali presupposti, andrebbero al-

tresì riservate le disposizioni di cui alla Convenzione sui diritti del fanciullo. 

In quest’ottica potrebbe altresì trovare applicazione anche l’art. 16 Regola-

mento Dublino III. A sostegno delle sue allegazioni l’insorgente ha prodotto 

in copia un documento compilato a mano in lingua straniera che egli asse-

risce aver consegnato in originale presso lo stato civile di Svitto (di seguito: 

doc. a); si tratterebbe di un atto attestante il matrimonio civile tra quest’ul-

timo e D._______ emesso il 28 maggio 2019 dalle autorità irachene. 

I.  

Il 17 giugno 2019 il Tribunale ha sospeso l’allontanamento in via supercau-

telare. 

J.  

Il 24 maggio 2019 la SEM ha presentato la propria risposta al gravame.  

L’autorità intimata ha posto l’accento su alcune incongruenze tra i dati ri-

portati nel doc. a e le dichiarazioni rilasciate dall’insorgente in corso di pro-

cedura. A suo dire sussisterebbero dei dubbi residui circa il fatto che gli 

insorgenti siano o meno sposati, dubbi confortati anche dal comportamento 

sorprendente dei diretti interessati, i quali, nell’ambito delle rispettive pro-

cedure d’asilo, non avrebbero menzionato di essere sposati. Ad ogni modo, 

ha proseguito l’autorità intimata, il fatto che i ricorrenti fossero o meno co-

niugati formalmente sarebbe ininfluente, dal momento che in assenza di 

un diritto di presenza garantito l’art. 8 CEDU non troverebbe applicazione 

e ciò quandanche si voglia tenere in considerazione la nascita del presunto 

figlio. D’altronde, non essendo quest’ultimo dipendente dall’insorgente, 

neanche l’art. 16 Regolamento Dublino III sarebbe decisivo. 

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Pagina 5 

K.  

Lo scambio scritti si è concluso con la replica dell’insorgente del 28 giugno 

2019, pervenuta al Tribunale il 1° luglio 2019. 

In tale contesto l’interessato chiarisce innanzitutto i motivi alla base della 

parziale incongruenza tra le informazioni contenute nel doc. a e le sue di-

chiarazioni. Egli asserisce in particolare di essersi sposato religiosamente 

già nel paese d’origine salvo poi dover ripetere la cerimonia una volta 

all’estero in quanto la trascrizione in matrimonio civile sarebbe possibile 

unicamente entro un anno dalla. Illustra poi le ragioni che lo avrebbero por-

tato ad espatriare successivamente alla moglie ed a richiedere asilo dap-

prima in Germania e poi in Svizzera. In buona sostanza, sarebbe stata in-

tenzione del ricorrente ricongiungersi con i famigliari in Germania, laddove 

si attendeva regole meno restrittive.  

L’interessato allega quindi dei nuovi mezzi di prova in copia, asserendo 

che gli originali sarebbero stati nuovamente trasmessi allo stato civile. Si 

tratterebbe di degli estratti anagrafici conformi emessi recentemente dal 

registro civile iracheno riguardanti da una parte il ricorrente (di seguito: doc. 

c) e dall’altra D._______ (di seguito: doc. d) e dai quali si evincerebbe la 

loro unione coniugale. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) 

e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura ammi-

nistrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità com-

petente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,  

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve occuparsi del cor-

retto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la documenta-

zione necessaria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridi-

che ed amministrare in tal senso le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 

2012/21 consid. 5). V’è un accertamento inesatto quando la decisione si 

fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e un accertamento incom-

pleto quando non è tenuto conto di tutte le circostanze giuridicamente rile-

vanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Ver-

waltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, 

n. 1043, pag. 369 segg.). In tale contesto il Tribunale è tenuto ad effettuare 

d’ufficio un esteso controllo delle circostanze di fatto ritenute nella deci-

sione avversata (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi e 49 lett. b PA; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a 

ed. 2013, n. 2.188). Qualora in sede ricorsuale vengano identificate delle 

carenze, la decisione va annullata ed il caso retrocesso all’autorità di prima 

istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e completo ac-

certamento dei fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, 

sentenza del Tribunale D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2).  

4.  

4.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

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4.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1). 

4.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-

terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-

tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda 

di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). Con-

trariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take 

back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione 

dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2 e 8.2). 

4.4 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). 

5.  

Nel caso di specie l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Ger-

mania il 26 aprile 2016. Su tali presupposti, il 13 maggio 2019, la SEM ha 

presentato alle autorità tedesche, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Rego-

lamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 

1 lett. b Regolamento Dublino III.  

Il 15 maggio 2019 le autorità tedesche hanno accolto la succitata richiesta. 

Di conseguenza, la competenza della Germania, risulta di principio essere 

data nella fattispecie. 

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Pagina 8 

D’altro canto, è a giusto titolo che l’autorità inferiore non ha esaminato l’ap-

plicabilità dell’art. 9 Regolamento Dublino III, trattandosi di una procedura 

di ripresa in carico per la quale non si necessita un nuovo dello stato mem-

bro competente secondo il capo III (cfr. supra consid. 4.3 e DTAF 2012/4 

consid. 3.2).  

La questione non è del resto espressamente contestata in sede ricorsuale. 

6.  

6.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete.  

6.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato 

il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l’au-

torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri og-

gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia 

sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi umani-

tari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, 

il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il 

Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. ibidem; sentenza del Tribunale D-5666/2017 consid. 4.4). 

6.3 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 

8.2.1). Tra le disposizioni in questione rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. 

DTAF 2013/24 consid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al ri-

spetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corri-

spondenza e il cui scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni 

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con la famiglia nucleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr. 

DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribu-

nale D-2393/2019 del 22 maggio 2019). 

6.4 Seppure l’art. 8 CEDU, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garantiscano 

il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto della vita 

famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero, la cui fa-

miglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e con ciò 

viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1). La pro-

tezione conferita dalla norma convenzionale in oggetto non è assoluta. 

Un’ingerenza nella vita familiare è invero ammissibile se questa è prevista 

dalla legge e se costituisce una misura che, in una società democratica, è 

necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere eco-

nomico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o 

della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. art. 8 par. 2 

CEDU). A questo titolo, incombe alle autorità procedere alla ponderazione 

dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da una parte l’interesse dello 

Stato all’allontanamento dello straniero e, dall’altra, l’interesse di quest’ul-

timo a mantenere le sue relazioni familiari.  

6.5 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per poter invocare il 

diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU lo straniero non sol-

tanto deve provare la presenza di una relazione stretta ed effettiva con una 

persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima sia beneficiaria di un 

diritto di presenza garantito o duraturo in Svizzera (cfr. tra le altre DTF 137 

I 351, consid. 3.1; 135 I 143 consid. 1.3.1; DTAF 2013/49 consid. 8.4.1 con 

rinvii, 2012/4 consid. 4.3 con giurisprudenza ivi citata). Occorre tuttavia sot-

tolineare che tale prassi giurisprudenziale è stata elaborata nell’ambito dei 

casi di rifiuto del rinnovo di permessi soggiacenti alla legislazione ordinaria 

sugli stranieri ed è trasponibile solo con le dovute riserve nell’ambito delle 

fattispecie trattanti i meccanismi del Regolamento Dublino III (cfr. in questo 

senso segnatamente sentenze del Tribunale E-8349/2015 del 23 agosto 

2017 consid. 5.2, E-2457/2016 del 9 maggio 2016 consid. 3.2; D-

7410/2014 e D-7547/2014 du sel 24 agosto 2015, consid. 7.7, E-6169/2014 

e E-6167/2014 del 16 dicembre 2014 consid. 5.3 ; MONNET JEAN-PIERRE, 

La jurisprudence du Tribunal administratif fédéral en matière de transferts 

Dublin, in Schengen et Dublin en pratique, questions actuelles, 2015, pag. 

433).  

7.  

7.1 Ora, nel caso in disanima l’autorità intimata ha posto l’accento sull’as-

senza di diritto di presenza garantito o duraturo in Svizzera della presunta 

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moglie e del presunto figlio del ricorrente. La SEM ha invece solo in parte 

esaminato la possibile incidenza dell’asserito matrimonio religioso che a 

mente del ricorrente sarebbe poi stato trasposto in civile e per il quale una 

procedura di riconoscimento risulta a tutt’oggi pendente in Svizzera. In 

primo luogo, va ricordato che qualora l’unione coniugale venga ricono-

sciuta, il figlio andrebbe con ogni probabilità ritenuto comune, cosa che 

implicherebbe un certo riserbo nella valutazione della strettezza della rela-

zione. Del resto, va sottolineato che i matrimoni religiosi contratti nei paesi 

musulmani possono, in determinate circostanze, già essere apparentati a 

quelli civili (cfr. sentenza del Tribunale D-3202/2019 del 27 giugno 2019). 

Oltremodo, l’insorgente ha prodotto diversi documenti in originale a soste-

gno dell’asserita unione coniugale. Ebbene, quand’anche le allegazioni 

dell’interessato potessero in parte risultare contraddittorie rispetto ai me-

desimi, non si pu prescindere dal valutarli accuratamente posta la poten-

ziale rilevanza sull’esito della procedura. Si denoti in particolare il doc. a, 

che la SEM non sembra aver richiesto in visione in originale alle autorità 

dello stato civile, accontentandosi di esprimere le proprie riserve sulla base 

di valutazioni meramente contenutistiche ed a tratti generiche, che non 

possono avere quale risultanza quella di privare di ogni valenza i mezzi di 

prova per la sola eventualità di una possibile contraffazione, che andrebbe 

piuttosto apprezzata sulla base di indizi concreti dopo aver preso in conse-

gna la documentazione in originale. Così facendo, la SEM è venuta meno 

al suo obbligo di accertare d’ufficio i fatti giuridicamente rilevanti. 

7.2 Pertanto, appare in specie quantomeno giudizioso, anche in conside-

razione degli ulteriori documenti prodotti all’attenzione dello stato civile di 

Svitto (doc. b e c), retrocedere l’incarto all’autorità inferiore per un comple-

mento dell’istruzione, posto che il Tribunale non è attualmente in misura di 

esprimersi con cognizione di causa sull’integralità degli elementi da giudi-

care privando inoltre l’insorgente del beneficio della doppia istanza (cfr. 

DTAF 2012/21 consid. 5). Il ricorso è dunque accolto, la decisione della 

SEM del 3 giugno 2019 è annullata e gli atti di causa sono trasmessi all’au-

torità inferiore per completamento dell’istruttoria e l’emanazione di una 

nuova decisione (art. 61 cpv. 1 PA).  

7.3 L’autorità inferiore avrà premura di esaminare l’integralità dei docu-

menti prodotti a sostegno della presunta unione coniugale (in particolare i 

doc. a, doc. b, doc. c, oltre alla documentazione già prodotta in corso di 

procedura), idealmente chiedendo in visione gli originali presso le autorità 

dello stato civile. Essa ne verificherà l’autenticità così come l’esistenza dei 

presupposti che possano condurre ad un riconoscimento in Svizzera 

dell’unione coniugale e della – se del caso consequenziale - paternità. Si 

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coordinerà con le altre autorità svizzere competenti in materia avendo pre-

mura di sincerarsi circa l’avanzamento delle procedure avviate dinanzi alle 

medesime. Potrà in seguito statuire nuovamente avendo raccolto tutte le 

informazioni necessarie per esprimersi in merito al trasferimento del ricor-

rente verso la Germania, tenendo conto dell’incidenza dei legami con i pre-

sunti famigliari presenti in Svizzera nell’ambito dell’applicazione dell’art. 8 

CEDU alle condizioni sopracitate (cfr. supra consid. 7.5; caso analogo nella 

sentenza D-3202/2019).  

7.4 Si rammenta che le istruzioni a margine risultano vincolanti, nella mi-

sura in cui il dispositivo della sentenza prevede l’annullamento ai sensi dei 

considerandi (cfr. BENOÎT BOVAY, Procédure administrative, 2a ed. 2015, 

pag. 63; sentenza del Tribunale federale 9C_522/2007 del 17 giugno 2008, 

consid. 3.1) 

8.  

Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 PA). Inoltre che ai sensi dell’art. 111ter LAsi non sono attri-

buite indennità ripetibili quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante 

legale designato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi. 

9.  

La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

D-2954/2019 

Pagina 12 

 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto.  

2.  

La decisione della SEM del 3 giugno 2019 è annullata. 

3.  

Gli atti di causa sono ritrasmessi alla SEM per il completamento dell’istrut-

toria e la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi.  

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

6.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli