# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27495e51-026f-5f78-8dc6-69686b7f73a3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.03.2024 D-1521/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1521-2024_2024-03-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1521/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  m a r z o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Daniela Brüschweiler;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

  

Parti 
 A._______, nata il (…), 

B._______, nato il (…), 

C._______, nato il (…), 

D._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrenti,  

  
 

 contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

  

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 29 febbraio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-1521/2024 

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Visto: 

la domanda d'asilo che gli interessati hanno depositato in Svizzera il 25 

ottobre 2023 (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. […]-2/2, 3/2, 4/2, 5/2, 6/1), 

i mezzi di prova consegnati in corso di procedura (cfr. mezzi di prova SEM 

[di seguito: mdp SEM] n. 1-10),  

i verbali delle audizioni svolte il 22 e il 23 febbraio 2024 secondo l'art. 29 

della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31; cfr. atti SEM n. 

36/11, 37/11), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM n. 27/2, 30/2, 31/3, 32/2, 

33/2),  

la decisione del 29 febbraio 2024, con la quale la SEM non ha riconosciuto 

agli interessati la qualità di rifugiati, ha respinto la loro domanda d'asilo e 

ha pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera, considerando l’ese-

cuzione di quest’ultima misura come possibile, ammissibile e ragionevol-

mente esigibile,   

il ricorso datato 8 marzo 2024 (data d'entrata: 11 marzo 2024), con il quale 

gli insorgenti chiedono al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) l'annullamento della decisione avversata, il riconoscimento della 

qualità di rifugiati e la concessione dell'asilo in Svizzera; a titolo subordi-

nato, essi postulano l’ammissione provvisoria in Svizzera per l’inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento; essi presentano altresì istanza di as-

sistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

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che, in virtù dell'art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni discrezionali, sono no-

zioni giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS SEGES-

SENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 

2/13, pag. 11-20); che il Tribunale non è inoltre vincolato dai motivi e dalle 

argomentazioni addotte dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considera-

zioni giuridiche della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico con l'approvazione di una seconda 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, di riflesso, la sentenza è motivata sol-

tanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in virtù 

dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, non avendo i ricorrenti addotto nuovi fatti o mezzi 

di prova dirimenti per il giudizio, 

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

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l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 

2 LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di per-

secuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove 

persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta; che 

sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti 

e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono 

pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che, inoltre, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve 

provare, o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato; che 

la qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una 

probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che, nel caso concreto, i richiedenti, cittadini turchi di etnia curda, prove-

nienti dalla città di Istanbul, hanno sostanzialmente addotto di aver subìto 

svariati atti di repressione sociale e persecuzioni in ragione della loro etnia 

curda e dell’origine del signor B._______,  

che quest’ultimo, ha in particolare addotto di non aver mai avuto problemi 

con le autorità turche, di essere incensurato e di non aver mai svolto attività 

politiche in patria (cfr. atto SEM n. 36/11 D11-12, D53); che non avrebbe 

finora svolto il servizio militare poiché, a suo dire, il novanta per cento dei 

soldati cercherebbe di “assimilare” il popolo curdo e di rendere molto diffi-

cile l’esistenza di quest’ultimo nella zona orientale del Paese (idem D28, 

D30); ch’egli non vuole inoltre far parte di un apparato militare, il quale 

avrebbe  falsamente dichiarato il suicidio di un giovane appena sposato 

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durante il servizio militare (idem D30); che teme inoltre l’avvio di un’inda-

gine a suo carico in quanto di etnia curda, oppure la sua uccisione a causa 

delle sue condivisioni sui social media (idem D31); che se arruolato, do-

vrebbe dipoi probabilmente confrontarsi con “i soldati che si trovano in 

montagna”, i quali sarebbero tutti fascisti (idem D30-31); che nei confronti 

di suo fratello sarebbe stata altresì avviata un’indagine penale poiché 

avrebbe messo un like alla foto di un matrimonio curdo e che, per tale ra-

gione, sarebbe stato incarcerato per una settimana durante il servizio mili-

tare (idem D28); che il 27 luglio 2023, l’insorgente sarebbe stato inoltre 

aggredito fisicamente sul posto di lavoro per aver ascoltato della musica 

curda (idem D28); che a seguito di tale evento, avrebbe sporto denuncia 

presso le autorità di polizia conseguentemente alla quale nessuna san-

zione sarebbe stata adottata nei confronti dei colleghi aggressori  e senza 

conoscere, allo stato attuale, gli sviluppi di tale  procedura (idem D44-51); 

che, data l’assenza di informazioni, avrebbe quindi deciso di espatriare 

(idem D50); ch’egli avrebbe dipoi subìto delle pressioni religiose dalla so-

cietà; che, per esempio, durante i periodo del Ramadan, nonostante non 

digiunasse, egli non avrebbe potuto mangiare nulla sul posto lavoro perché 

la mensa sarebbe stata chiusa (idem D28); che quando si recava il venerdì 

in moschea, le persone lo avrebbero costantemente accusato di essere 

infedele (idem D39-41); ch’egli sarebbe espatriato anche a fronte degli 

eventi occorsi nel 1998 e nel 2011, ossia la morte di suo padre, la quale 

sarebbe da ricondurre all’agire  di alcuni soldati che lo avrebbero spinto dal 

tetto, rispettivamente il decesso di 34 suoi cugini per mano dell’esercito 

turco (idem D28, D49),  

che, da parte sua, la signora A._______ ha allegato di aver subìto ripetute 

pressioni religiose sia da parte della famiglia sia nell’ambito della vita so-

ciale (cfr. atto SEM n. 37/11 D31); che da fanciulla sarebbe stata infatti 

obbligata a seguire dei corsi di Corano; che non avrebbe potuto tagliarsi i 

capelli come voleva; che dopo il suo matrimonio le sarebbe stato intimato 

dalla famiglia di indossare il velo e che, durante il Ramadan, la stessa 

avrebbe preteso da lei il rispetto del digiuno nonostante fosse incinta (idem 

D34, D40-41); di non volere che suo marito e i suoi figli svolgessero  il 

servizio militare, poiché sarebbero discriminati in quanto curdi; che in Tur-

chia non sarebbe stata libera di vestirsi e truccarsi a suo piacimento in 

quanto giudicata dai genitori e dagli amici (idem D51); di essere anche 

stata discriminata sia dai vicini, i quali avrebbero anche lanciato un sasso 

in casa, sia dalle persone che incontrava al parco durante i momenti di 

svago con suo figlio (idem D46-49, D60-61), 

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che in merito alle domande d’asilo dei figli, i coniugi hanno affermato di non 

desiderare che essi vivano le loro stesse esperienze e svolgano il servizio 

militare (cfr. atti SEM n. 36/11 D28; n. 37/11 D31),  

che, in estrema sintesi, la SEM ritiene nella decisione avversata che le di-

chiarazioni degli interessati non soddisfino le condizioni richieste per il ri-

conoscimento della qualità di rifugiato previste all’art. 3 LAsi; che, in parti-

colare, l’addotto rifiuto di prestare servizio militare in Turchia, non risulte-

rebbe rilevante ai fini dell’asilo in virtù dell’art. 3 cpv. 3 LAsi (cfr. decisione 

impugnata pag. 5); che le vessazioni, gli insulti e le lesioni subìte sul posto 

di lavoro riguarderebbero inoltre delle persecuzioni inflitte da persone pri-

vate e che, pertanto, non rivestirebbero un carattere determinante per il 

riconoscimento della qualità di rifugiato (cfr. decisione impugnata pagg. 5-

6); che conformemente al principio di sussidiarietà, tale riconoscimento ri-

sulterebbe infatti precluso in quanto, secondo la giurisprudenza del Tribu-

nale, la Turchia è di principio in misura di offrire una protezione contro le 

repressioni non statali come quelle asserite; che le pressioni religiose e 

sociali allegate non soddisferebbero inoltre il criterio di intensità e di attua-

lità per risultare rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi, poiché né l’integrità corpo-

rale né la vita degli insorgenti sarebbero stati concretamente messi in pe-

ricolo; che la distanza di tempo fra alcuni eventi allegati e l’espatrio degli 

interessati ne eliderebbe infine il nesso di causalità, precludendo così la 

concreta necessità di protezione (cfr. decisione impugnata pagg. 6-7),  

che, censurando la violazione del diritto federale (art. 3 LAsi), gli insorgenti 

contestano tuttavia la valutazione dell’autorità opponente, affermando in 

particolare che, in caso di ritorno in Turchia, i figli dovrebbero vivere in un 

sistema politicamente islamico, ciò che non corrisponderebbe alle proprie 

convinzioni (cfr. ricorso pag. 2); che le autorità turche avrebbero “dimo-

strato un’incapacità significativa nel proteggere le vittime di violenza” e 

avrebbero “adottato politiche discriminatorie nei confronti della popolazione 

curda”, negandole segnatamente il diritto all’istruzione nella propria lingua 

e il riconoscimento della propria identità culturale (cfr. ricorso pag. 3); che 

essendo un simpatizzante della causa curda e del PKK, il signor 

B._______ rappresenterebbe un chiaro profilo di rischio in patria e sarebbe 

oggetto di discriminazioni, minacce e violenze; che lo svolgimento del ser-

vizio militare potrebbe esporre l’intera famiglia a ulteriori persecuzioni; che 

in Turchia le autorità non avrebbero inoltre risposto alle sue richieste di 

protezione e non avrebbero preso provvedimenti per garantire la sua sicu-

rezza; che i pregiudizi addotti avrebbero inoltre “un’intensità superiore alle 

difficoltà alle quali può essere esposta la maggior parte della popolazione 

curda in Turchia” (cfr. ricorso pag. 4); che giunto in Svizzera, avrebbe dipoi 

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partecipato a manifestazioni, organizzato eventi di sensibilizzazione e con-

diviso le sue opinioni sui social media contro le politiche discriminatorie del 

governo turco; che, per tale ragione, le autorità turche avrebbero avviato 

nei suoi confronti una causa penale per attività sovversive e propaganda 

terroristica (cfr. ricorso pag. 5); che, infine, le discriminazioni subìte in patria 

comporterebbero per lui una pressione psichica insopportabile (cfr. ricorso 

pag. 6),  

che, ciò posto, il Tribunale giudica tuttavia che le argomentazioni contenute 

nel ricorso non possono intaccare le corrette conclusioni alle quali è giunta 

l’autorità inferiore per i motivi che seguono,  

che le violenze e le persecuzioni riferite non permettono infatti di ricono-

scere l’esistenza di una persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi,  

che, in particolare, i vaghi timori di persecuzione in ragione del prospettato 

svolgimento del servizio militare in Turchia non rappresentano un valido 

motivo d’asilo; che, per invalsa giurisprudenza, sia l’avversione al servizio 

militare sia il timore di perseguimenti penali per aver rifiutato di prestare 

servizio militare, o di aver disertato, non costituiscono infatti un timore fon-

dato di essere esposti a seri pregiudizi (cfr. art. 3 cpv. 3 LAsi; DTAF 2020 

VI/4 consid. 5.1 che ha confermato la giurisprudenza esposta nella DTAF 

2015/3 consid. 5; sentenze del Tribunale D-2804/2020 del 29 agosto 2023 

consid. 8.4; E-4621/2020 del 14 aprile 2022 consid. 5.5.1, E-7080/2018 

dell’11 novembre 2021 consid. 4.7.2, D-2324/2020 dell’8 marzo 2021 con-

sid. 8.2),  

che il signor B._______ non ha inoltre dimostrato di essere stato oggetto o 

di essere oggetto in futuro, di una pena disproporzionata o altamente di-

scriminatoria a causa della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza 

ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche (cfr. DTAF 

2015/3 consid. 5.7.2 e 5.9; sentenze del TAF E-7080/2018 consid. 4.7.2, 

D-2324/2020 precitata consid. 8.2 e D-4909/2020 del 28 giugno 2022 con-

sid. 7.4); che, a tale riguardo, i motivi di renitenza addotti, segnatamente il 

fatto che la maggior parte dei soldati sarebbero dei fascisti nazionalisti  che 

creano problemi ai curdi nella zona orientale del Paese, nonché le presunte 

uccisioni – non comprovate – all’interno degli organi militari in ragione della 

razza curda, non sono infatti sufficienti per ammettere la qualità di rifugiato; 

che l’avvio di un’indagine penale durante il servizio militare in ragione 

dell’appartenenza all’etnia curda poggia inoltre su mere ipotesi personali 

prive di concretezza, 

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che anche in punto alle vessazioni, alle violenze e alle repressioni asseri-

tamente perpetrate dalla famiglia, dai colleghi di lavoro e dai vicini va 

esclusa ogni loro pertinenza per il riconoscimento dalla qualità di rifugiati 

in quanto non perpetrare da organi statali,  

che come perfettamente osservato dalla SEM, le persecuzioni non ricon-

ducibili ad organi governativi, rivestono infatti un carattere determinante 

per il riconoscimento della qualità di rifugiato soltanto nel caso in cui lo 

Stato in questione non accordi la protezione necessaria alla persona inte-

ressata; che, invero, secondo il principio della sussidiarietà della protezione 

internazionale rispetto alla protezione nazionale di cui all’art. 1 della Con-

venzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), la per-

sona interessata deve dapprima aver esaurito nel Paese d’origine le pos-

sibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, prima 

di sollecitare la protezione presso uno Stato terzo; che l’effettiva protezione 

nel Paese d’origine non va inoltre intesa quale garanzia di protezione indi-

viduale a lungo termine contro persecuzioni non statali; che nessuno Stato 

ha infatti la capacità di garantire ovunque e in qualunque momento l’asso-

luta sicurezza ai propri cittadini; che, al contrario, occorre che vi sia a di-

sposizione una struttura di protezione funzionante ed efficiente che renda 

possibile un procedimento penale, segnatamente organi di polizia e ordi-

namento giuridico ottemperanti (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3, cfr. DTAF 

2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; ex mul-

tis sentenze del Tribunale D-3015/2022 del 19 luglio 2022 consid. 8.2; E-

6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3), 

che alle autorità turche è di principio riconosciuta una capacità di prote-

zione e ciò anche nel contesto di episodi di violenza domestica (cfr. sen-

tenza di riferimento del Tribunale E-1948/2018 del 12 giugno 2018 consid. 

5.2.2 – 5.2.5; ex multis le sentenze del Tribunale E-150/2024 del 18 gen-

naio 2024 consid. 6.2.1 con riferimenti; E-4548/2020 del 23 ottobre 2023 

consid. 5.1; E-4548/202E-5271/2013 del 13 marzo 2015 consid. 5.4.1),  

che, nel caso concreto, il signor B._______ non ha esaurito nel Paese d’ori-

gine le possibilità di protezione contro persecuzioni allegate; che, infatti, 

benché abbia inizialmente sporto denuncia per le violenze subìte dai colle-

ghi nel luglio del 2023 (cfr. atto SEM n. 36/11 D28, D44), egli ha rinunciato 

ad ottenere giustizia in Turchia poiché, qualche settimana dopo essersi ri-

volto alla polizia, le indagini sarebbero state, a suo dire, ancora in fase di 

analisi, ciò che lo avrebbe già condotto alla scelta di espatriare (idem D44-

47, D50); che ciò inficia d’acchito la rilevanza della domanda d’asilo in pa-

rola, 

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che non sussistono inoltre validi elementi per concludere che le autorità 

turche non si sono attivate a seguito dell’aggressione ch’egli avrebbe su-

bìto nel 2013 n ragione della sua etnia (idem D27, D43, D49), in quanto i 

documenti agli atti non consentono di determinare l’esito della procedura 

penale avviata (cfr. mdp SEM n. 1-5); che, di riflesso, anche l’asserita as-

senza di protezione nazionale con riferimento a tale evento si esaurisce in 

una mera allegazione di parte,  

che, inoltre, come correttamente indicato nella decisione avversata, alla 

quale si può prestare adesione (cfr. decisione impugnata pag. 7), gli eventi 

occorsi nel 1998, nel 2011 e nel 2013 allegati dal signor B._______ (cfr. 

atto SEM n. 36/11 D13, D26-28, D43, D47-49) non sono rilevanti ai fini della 

domanda d’asilo poiché posti lontani nel tempo; che, infatti il riconosci-

mento della qualità di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi presuppone, di prin-

cipio, la sussistenza di un bisogno di protezione attuale al momento 

dell’emanazione della decisione d’asilo (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2); 

che di riflesso, l’interessato non può ragionevolmente invocare asserite 

persecuzioni accadute più di dieci anni fa per dimostrare un attuale timore 

di persecuzione futura; che, del resto, dopo tali eventi egli ha vissuto in 

patria con la famiglia ancora per molti anni, ciò che preclude ogni causalità 

con la pretesa necessità di protezione internazionale,  

che, ad ogni buon conto, le persecuzioni addotte non raggiungono il grado 

di intensità necessario per essere rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi; che, 

infatti, le pressioni sociali relative al rispetto dei costumi religiosi islamici, 

l’addotta impossibilità di ottenere un pasto durante il Ramadan e le pretese 

vessazioni subìte dai vicini e dai passanti, non hanno infatti comportato una 

concreta messa in pericolo dell’integrità corporale e della vita degli insor-

genti; che occorre quindi escludere che, per tali ragioni, essi possano te-

mere di essere esposti, con tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, 

a una persecuzione,  

che va altresì esclusa una pressione psichica insopportabile, non essendo 

gli interessati vittime di misure sistematiche costitutive di violazioni gravi o 

ripetute delle libertà e dei diritti fondamentali e che, da un apprezzamento 

oggettivo, raggiungono un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, 

o difficile oltre i limiti del sopportabile, condurre un'esistenza degna di un 

essere umano; che, come anzidetto, la fuga all’estero non rappresentava 

inoltre l’unica modalità di sottrarsi alle pretese intimidazioni subìte (cfr. 

DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti), 

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che, anche su questo punto, conviene quindi rinviare alle corrette motiva-

zioni contenute nella decisione della SEM (cfr. decisione impugnata pag. 

6), essendo le censure proposte principalmente appellatorie (art. 109 al. 3 

LTF, per rinvio dell’art. 4 PA), 

che non figurano dipoi mezzi di prova a dimostrazione dell’avvio di un pro-

cedimento penale contro il signor B._______ in Turchia, mai addotto in 

sede di audizione (cfr. atto SEM n. 36/11 D11-12, D53),   

che con il ricorso non sono stati inoltre prodotti ulteriori mezzi di prova, 

che, inoltre, per quanto sia noto al Tribunale che la minorità curda subisca 

abusi e discriminazioni, quest’ultime non raggiungono in generale – nep-

pure all’occorrenza – l’intensità prevista all’art. 3 LAsi, difettando infatti di 

ragioni sufficienti per ammettere una persecuzione collettiva contro i curdi 

in Turchia (cfr. tra molte, le sentenze del Tribunale E-4481/2023 del 7 set-

tembre 2023 pag. 9; D-1972/2023 del 10 maggio 2023 consid. 6); che la 

sola etnia dei ricorrenti non può pertanto portare lo scrivente Tribunale a 

riconoscere la loro qualità di rifugiati, 

che, in ultima analisi, gli asserti relativi alle domande d’asilo dei figli mino-

renni (cfr. atti SEM n. 36/11 D28; n. 37/11 D31) riguardano un ipotetico 

futuro e non si basano su concreti pregiudizi avvenuti direttamente nei loro 

confronti, per il ché va escluso ogni timore di serie persecuzioni,  

che, in esito, la decisione impugnata va pertanto confermata per quanto 

concerne il riconoscimento della qualità di rifugiati e la concessione dell'a-

silo,  

che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle 

quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontana-

mento dalla Svizzera (cfr. artt. 14 cpv. 1 e 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordi-

nanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allontana-

mento,  

 

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che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone che l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l'am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, i ricorrenti non possono, per i motivi già enucleati, 

prevalersi del principio del divieto di respingimento in quanto non sono di-

spongono della qualità di rifugiati (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circo-

stanze, non v’è pure motivo di considerare l’esistenza di un rischio perso-

nale, concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in rela-

zione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105), 

che le problematiche di natura medica risultano inoltre pertinenti in termini 

di ammissibilità solo in casi straordinari e di estrema gravità (cfr. DTAF 

2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6), a cui non è apparentabile la presente fattispe-

cie (cfr. atti SEM n. 27/2, 30/2, 31/3, 32/2, 33/2), 

che l'esecuzione dell'allontanamento risulta pertanto ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un conte-

sto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità 

del territorio, nonostante la ripresa del conflitto curdo-turco e gli scontri ar-

mati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est del Paese dal luglio 

2015 e gli sviluppi successivi al tentativo di colpo di Stato del luglio 2016; 

che ciò non vale tuttavia per le province di Hakkâri e Şırnak in cui il Tribu-

nale ritiene che l'esecuzione dell'allontanamento non sia esigibile come già 

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rilevato con pregressa giurisprudenza (cfr. DTAF 2013/2 consid. 9.6; ex 

multis sentenza del Tribunale E-4670/2023 del 22 settembre 2023 consid. 

8.2 con riferimenti),  

che benché il signor B._______ provenga originariamente dalla regione del 

Şırnak (cfr. atto SEM n. 36/11 D13), duramente colpita dai terremoti, il suo 

allontanamento verso la Turchia si rivela pacificamente esigibile nella mi-

sura in cui egli ha lasciato tale regione all’età di soli 3 anni per recarsi ad 

Istanbul con la famiglia nel 1998, dove egli ha vissuto fino al suo espatrio 

(cfr. atto SEM n. 36/11 D13); che, del resto, egli non ha mai addotto motivi 

a fronte dei quali si imporrebbe attualmente il suo ritorno nel Şırnak; che 

gli insorgenti hanno inoltre dichiarato di aver vissuto per decenni in diversi 

distretti della città di Istanbul ([…]), i quali rappresentano dunque delle va-

lide alternative interne di domicilio (cfr. atti SEM n. 36/11 D13-15; n. 37/11 

D13-16), 

ch’essi non possono nemmeno avvalersi di motivi ostativi individuali, ciò 

tenuto anche conto della presenza dei figli minori; che, invero, essi sono 

delle persone giovani che godono di buona salute (cfr. atti SEM n. 36/11 

D4-5; 37/11 D4-6); che entrambi hanno maturato delle solide esperienze 

universitarie e lavorative; che la moglie dispone infatti di una laurea in (…) 

e di valide pratiche lavorative nel (…) (cfr. atto SEM n. 37/11 D21-30); che 

il marito ha svolto gli studi universitari nel settore (…) e ha lavorato come 

(…) (cfr. atto SEM n. 36/11 D-20-23); che la coppia ha già vissuto per molti 

anni in Turchia con i propri figli minori; che gli interessati possono infine 

fare appoggio a un’ampia rete familiare in patria, segnatamente della ma-

dre, della sorella e degli zii del signor B._______ – che vivono nelle città di 

Istanbul Ankara, Izmir e Urfa – nonché, all’occorrenza, dei genitori, dei fra-

telli e degli zii della signora A._______ – domiciliati a Mardin, Istanbul e 

Şişli (cfr. atti SEM n. 36/11 D25, D56-57; n. 37/11 D18, D20, D55-57), 

che i ricorrenti sono quindi perfettamente in grado di reinserirsi nel mercato 

del lavoro e, tramite le loro conoscenze, di trovare un nuovo alloggio al di 

fuori della regione del Şırnak, 

che circa lo stato valetudinario degli insorgenti, nel merito del quale non è 

stata avanzata alcuna censura nel gravame, le affezioni risultanti dagli atti 

di causa, per la maggior parte guarite (cfr. atti SEM SEM n. 27/2, 30/2, 

31/3, 32/2, 33/2), possono essere pacificamente trattate in Turchia,  

che in detto Paese risulta infatti possibile curare qualsiasi malattia, anche 

di natura psichiatrica (cfr. ex multis la sentenza del Tribunale D-4237/2023 

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pag. 10; D-4498/2020 del 29 giugno 2023 consid. 6.5; E-4698/2020 del 13 

dicembre 2022 consid. 7.3.4), 

che l'esecuzione dell'allontanamento si rivela dunque anche ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi), 

che non risultano dipoi impedimenti dal profilo della possibilità dell'esecu-

zione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi),  

che contrariamente a quanto sembrano generalmente pretendere i ricor-

renti (cfr. ricorso pag. 6), non sussistono pertanto elementi ostativi all'ese-

cuzione del loro allontanamento verso la Turchia; che, di riflesso, la quere-

lata decisione va confermata anche su questo aspetto,  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridi-

camente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la de-

cisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA);  

che il ricorso, manifestamente infondato, va quindi respinto, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto; che essendo le richieste di giudizio sprovviste di pro-

babilità di esito favorevole (art. 65 cpv. 1 PA), la domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-

suali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che, in principio, la sentenza non può essere impugnata con ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 1 

LTF), 

che il presente giudizio è quindi definitivo, 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: