# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 33d46fe5-bf66-5cd1-9c02-a1db0fad2856
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.09.2009 39.2009.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2009-1_2009-09-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2009.1

   

  rs

  	
  Lugano

  10 settembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 giugno 2009 di

 

	
   

  	
  1. RI 1 

  2. RI 2 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 15 maggio
  2009 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Questa
Corte, con sentenza 39.2008.2 del 29 maggio 2008, ha confermato la decisione su reclamo del 5 febbraio 2008 con cui la Cassa cantonale assegni
familiari (di seguito la Cassa) aveva ordinato a RI 1 e RI 2 la restituzione
dell’importo di fr. 27'776.-- a titolo di assegni integrativi e di prima
infanzia percepiti indebitamente dal mese di gennaio al mese di dicembre 2006.

                                         In
particolare il TCA, dopo aver stabilito che il diritto di esigere il rimborso
degli assegni familiari non era perento, ha deciso, da una parte, che a seguito
dell’emanazione della notifica di imposte relativa ai coniugi RI 1 per l’anno
2006 da cui emergeva un reddito da attività indipendente di fr. 47'000.-- - quindi
più elevato di quello di fr. 12'000.-- per i mesi da gennaio ad agosto, risp.
fr. 22'000.-- per i mesi da settembre a dicembre 2006 computato dalla Cassa -,
gli stessi per il lasso di tempo in questione, da un profilo oggettivo, avevano
effettivamente percepito a torto gli assegni integrativi e di prima infanzia.

                                         Dall’altra,
che l’ammontare di fr. 27'776.-- richiesto dall’amministrazione non prestava il
fianco a critiche.

 

                               1.2.   Con
decisione su reclamo del 15 maggio 2009 la Cassa ha, poi, confermato la
precedente decisione del 17 luglio 2008 con la quale aveva respinto la
richiesta di condono degli assicurati. L’amministrazione ha motivato il proprio
diniego, rilevando che non poteva essere riconosciuta la buona fede dei signori
RI 1, avendo il marito, nell’ottobre 2005 e nell’agosto 2006, sottoscritto una
dichiarazione con cui si è impegnato a restituire quella parte di prestazioni
alla quale non avrebbe avuto diritto computando il reddito da attività
indipendente stabilito dall’Ufficio tassazione per il periodo in questione
(cfr. doc. 4; 14).

 

                               1.3.   Gli
assicurati hanno impugnato la decisione su reclamo del 15 maggio 2009 dinanzi
al TCA, rilevando, segnatamente, di non avere mai avuto intenzione di
nascondere i dati fiscali per l’anno 2006. Essi hanno precisato che il fatto di
non avere informato tempestivamente la Cassa non era dovuto a una reticenza, ma
piuttosto al fatto che essi non avevano ancora a disposizione gli elementi
tangibili, ossia la contabilità dell’ufficio. Inoltre i ricorrenti hanno
indicato che prima del 27 giugno 2007, ossia prima del momento in cui hanno
ricevuto la notifica di tassazione per l’anno 2006,era difficile tenere
costantemente informato l’ufficio competente di eventuali cambiamenti del
reddito da attività indipendente.

                                         Gli
stessi hanno affermato di non avere, pertanto, avuto coscienza
dell’irregolarità commessa e che nemmeno si può insinuare che non hanno fatto
uso dell’attenzione richiesta.

                                         A mente
degli assicurati l’eventuale omissione colpevole che dovesse essere riconosciuta
va considerata lieve.

                                         Gli
insorgenti hanno, infine, evidenziato di presentare una situazione finanziaria
assai critica (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   In risposta
la Cassa si è riconfermata nella propria decisione su reclamo del 15 maggio
2009 e ha postulato la reiezione dell’impugnativa (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   Pendente
causa questa Corte ha invitato la Cassa a trasmettere la “Dichiarazione per
lavoratori indipendenti” afferente al periodo settembre 2005-agosto 2006
sottoscritta dagli assicurati l’11 ottobre 2005 (cfr. doc. V).

 

                                         L’amministrazione
ha dato seguito a quanto richiesto il 28 luglio 2009 (cfr. doc. VI, 6-8).

 

                               1.6.   I doc. VI,
6-8 sono stati trasmessi ai coniugi RI 2 per osservazioni (cfr. doc. VII).

 

                                         Gli
assicurati sono, tuttavia, rimasti silenti.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Il Il 1°
gennaio 2009 è entrata in vigore la Legge federale sugli assegni di famiglia
(LAFam) del 24 marzo 2006 e la relativa Ordinanza (OAFam; cfr. RU 2008 pag. 131
segg.).

                                         Nel
diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento legale in
vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie giuridicamente
rilevante (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr.
3;SVR 2003 IV  Nr. 25; STFA del 23 gennaio 2002 nella causa L., H 114/01; STFA
20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01; DTF 122 V 35 consid. 1; DTF
118 V 110 consid. 3; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid. 2).

                                         Nel caso
in esame la lite verte sul condono o meno della restituzione di assegni
integrativi e di prima infanzia percepiti dai ricorrenti nel lasso di tempo
gennaio-dicembre 2006. 

                                         Di
conseguenza i nuovi disposti della LAFam non sono applicabili in concreto.

 

                               2.3.   L’assegno
integrativo è regolato dagli art. 24segg. LAF.

                                         L'art. 24
LAF stabilisce come segue le condizioni per poter beneficiare dell'assegno
integrativo:

 

" 
Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto
all’assegno, per il figlio, se cumulativamente: 

a)   coabita, anche soltanto in forma parziale,
con il figlio; 

b)   ha il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni; 

c)   soddisfa
i requisiti della Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps). (cpv. 1)

Se entrambi i genitori coabitano con il figlio,
ha diritto all’assegno la madre o il padre. (cpv. 2)

... (cpv. 3)."

 

                                         L'art. 27
LAF prevede altresì che

 

" 
Richiamati gli articoli 10 e 11 Laps, l’importo
massimo dell’assegno corrisponde ai limiti minimi di reddito del o dei figli,
definito dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, per i
quali l’assegno è riconosciuto. (cpv. 1)

In ogni caso, dall’importo erogabile vanno
dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)."

 

                               2.4.   Gli art. 31
e 32 LAF fissano le condizioni per poter beneficiare dell’assegno di prima
infanzia.

 

                                         L’art. 32
LAF, che si riferisce alla famiglia biparentale, stabilisce quanto segue:

 

" 
I genitori hanno diritto all’assegno, per il
figlio, se cumulativamente: 

a)   sono domiciliati nel Cantone al momento
della richiesta; 

b)   coabitano costantemente
con il figlio; (cpv. 1)

c)   il padre o la madre ha il domicilio nel
Cantone da almeno 3 anni; 

d)
  il reddito disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di cui il
nucleo familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai limiti posti
dall’art. 24 cpv. 1 lett. c). 

Al genitore che non esercita un’attività
lucrativa o ne esercita una solo a tempo parziale, senza giustificati motivi, è
computabile un reddito ipotetico, pari al guadagno di un’attività a tempo
pieno, da lui esigibile. (cpv. 2)

 

 

Il reddito ipotetico minimo è pari al doppio del
limite minimo per persona sola secondo la legislazione sulle prestazioni
complementari all’AVS/AI. (cpv. 3)"

                                         L’art. 35
LAF enuncia inoltre che:

 

" 
Richiamati gli articoli 4, 10 e 11 Laps,
l’importo massimo dell’assegno è pari alla differenza fra il reddito
disponibile residuale ai sensi della Laps e il limite minimo di reddito
previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI,
cumulativamente, per il genitore o i genitori, i figli di età superiore ai tre
anni e i figli per i quali sussiste il diritto all’assegno di età inferiore ai
tre anni. (cpv. 1)

2Dall’importo
erogabile vanno dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)" 

 

                                         Dal
tenore di queste norme legali, risulta che la LAF, per quanto attiene al calcolo
degli assegni integrativi e di prima infanzia, rinvia alla Laps.

 

                               2.5.   Giusta
l'art. 27 Laps, relativo alla revisione,

 

" 
Il diritto alle prestazioni sociali è soggetto a
revisione su iniziativa dell’organo amministrativo competente o su domanda
dell’utente. (cpv. 1)

L’organo amministrativo competente effettua: 

a) revisioni periodiche delle prestazioni sociali ricorrenti di
durata superiore ad un anno e 

b) revisioni straordinarie in caso di segnalazione di cambiamenti
rilevanti ai sensi dell’art. 30 e di prestazioni indebitamente percepite. (cpv.
2)

L’utente può sempre chiedere una revisione
straordinaria. (cpv. 3)

Ogni revisione periodica o nuova domanda che
aggiorna il reddito disponibile residuale o l’importo di una prestazione
sociale di complemento armonizzata o della partecipazione al premio
dell’assicurazione malattia comporta, per principio, l’adeguamento delle
prestazioni sociali già assegnate. (cpv. 4) 

L’adeguamento delle prestazioni interviene: 

a) dal primo giorno del mese successivo alla revisione
periodica; 

b) dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è
verificato l’evento all’origine della revisione in caso di revisione
straordinaria ad opera dell’organo amministrativo competente; 

c) dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata
depositata la domanda in caso di revisione chiesta dall’utente. (cpv. 5)."

 

                               2.6.   Secondo
l'art. 41 cpv. 2 LAF, concernente l'obbligo di informare

 

"Per l'assegno integrativo e di prima
infanzia si applica altresì l'art. 30 Laps."

 

                                         L'art. 30
cpv. 1 Laps prevede che

 

"Le persone che compongono l'unità di
riferimento sono tenute a informare tempestivamente gli organi amministrativi
competenti per l'applicazione della legge e delle leggi speciali qualsiasi
cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per
l’erogazione di una prestazione."

                                      

                                         In
proposito l'art. 10 Reg. Laps precisa che

 

" 
E' considerato cambiamento rilevante:

      a)                               un
cambiamento pari ad un importo di almeno fr. 1200.-- annui del

                                        reddito
disponibile residuale dell'unità di riferimento rispetto a quello determinante
per la decisione più recente;

      b)                               una
variazione della composizione dell'unità di riferimento."

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda l'obbligo di restituzione e il condono, l'art. 44 cpv. 4 LAF prevede
che

 

" 
Resta riservato l'art. 26 Laps per quanto
concerne l'assegno integrativo e di prima infanzia."

 

                                         L'art. 26
Laps sancisce:

 

" 
La prestazione sociale indebitamente percepita
deve essere restituita. (cpv. 1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento
dopo un anno dal momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto
conoscenza dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in
parte, se il titolare del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento
al momento della restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo
grave. (cpv. 3)

I coniugati e i conviventi sono solidalmente
tenuti alla restituzione. (cpv. 4) "

 

                                         Il
Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per
quanto attiene all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni
percepite indebitamente e il relativo condono, è applicabile la consolidata
giurisprudenza del TCA e del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr.
Messaggio N. 4773, p.to 12 ad art. 26).

 

                                         Secondo
l'art. 21 cpv. 4 Reg.Laps

 

"L'organo designato dalla legge speciale è
inoltre competente per le revisioni e per le decisioni di restituzione delle
prestazioni indebitamente percepite."

 

                                         Ai sensi
dell'art. 54 LAF competente in merito al calcolo e al pagamento degli assegni integrativi
e di prima infanzia è la Cassa cantonale per gli assegni familiari.

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
alla LPC e quindi, secondo il tenore del Messaggio del 1° luglio 1998 menzionato
sopra (cfr. consid. 2.6.), anche alla Laps, la richiesta di rimborso è
subordinata ai presupposti della revisione processuale o del riesame. In
effetti l’amministrazione può riesaminare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è
senza dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante oppure deve
procedervi se si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a
indurre ad una conclusione giuridica differente. Solo in tali casi può
richiedere una restituzione (cfr. STFA del 20 ottobre 2000 nella causa C., C
25/00; DTF 122 V 21; RCC 1989 p. 547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad
art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. È infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         È tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto l'indebita
prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung
unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea
1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA del 20
ottobre 2000 nella causa C., C 25/00).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se
il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la
persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS
e art. 79 OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et
survivants, pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dall'art. 26 cpv. 3 Laps

(cfr. consid. 2.7.).

 

                               2.9.   Per quanto
riguarda i presupposti del condono, va innanzitutto ricordato che la
giurisprudenza, relativamente al concetto di buona fede, distingue la mancanza
di coscienza dell’irregolarità commessa dalla questione a sapere se, nelle
circostanze concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe
dovuto, facendo prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di
diritto commesso. Il TFA ha stabilito che la problematica relativa alla
coscienza dell'irregolarità commessa è una questione di fatto, per contro
quella concernente l'attenzione esigibile è di diritto (cfr. STFA del 15 marzo
2004 nella causa P.-B., C 292/02, consid. 2.3.; SVR 2003
IV Nr. 4 pag. 10; SVR 2002 EL Nr. 9 pag. 21-22; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF
122 V 221 = Pratique VSI 1996 pag. 269).

                                         La buona fede non è compatibile con un comportamento di grave
negligenza da parte dell'assicurato (U. Meyer-Blaser,

"Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in RSJB 1995, pag.
481).

 

                                         Secondo
l'art. 3 cpv. 2 CCS, che è applicabile analogicamente, 

 

"  nessuno
può invocare la propria buona fede quando questa non sia compatibile con
l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui." 

 

                                         Compete
al Giudice inoltre, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente
dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il
grado dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59).

 

                                         La buona
fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato
l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare)
siano imputabili a comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato.

                                         Viceversa,
l'assicurato può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi unicamente di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare

(cfr. STFA del 20 giugno 2005 nella causa C., P. 42/04,

consid. 2.2.; STFA del 15 marzo 2004 nella causa P.-B., C 292/02, consid. 2.3.;
SVR 2003 IV Nr. 4 pag. 10; Pratique VSI 1994, pag. 125ss; DTF 118 V 218, 112 V
105, 110 V 180 consid. 3 c, 102 V 245 consid. a) oppure se non ha violato tale
obbligo

(U. Meyer-Blaser, op. cit., 481/482). 

                                         Infatti,
la buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è
versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa
è stata determinata da sua negligenza (STFA non pubbl. del 31 agosto 1993 in re
I. R p. 3).

                             2.10.   Il requisito
dell'onere gravoso è intimamente legato alla situazione economica della persona
tenuta a restituire l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità
finanziarie.

                                         Dovrà
pertanto essere stabilito concretamente, tenendo conto della particolare
situazione patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire.

 

                             2.11.   Nell’evenienza
concreta la Cassa ha negato la buona fede degli assicurati, poiché
sottoscrivendo le dichiarazioni 11 ottobre 2005 e 9 agosto 2006 essi si sono
impegnati a trasmettere le decisioni di tassazione rilevanti e a restituire
quella parte di assegno accordata loro e alla quale non avrebbero avuto diritto
computando il reddito da attività indipendente stabilito in modo definitivo
dall’ufficio di tassazione (cfr. doc. 14, 4).

 

                                         Gli
insorgenti, per contro, sostengono, in buona sostanza, di adempiere i requisiti
della buona fede e dell’onere gravoso. Più precisamente essi hanno indicato di
non avere mai avuto intenzione di non mettere a disposizione della Cassa la
tassazione per l’anno 2006 e di essere in una situazione finanziaria assai
critica (cfr. doc. I).

 

                                         La Cassa,
in proposito, ha tuttavia affermato che i coniugi RI 1 non le hanno inviato la
decisione di tassazione 2006, la quale è stata reperita direttamente dalla
parte resistente, in occasione di un controllo (cfr. doc. 4, 14).

 

                                         Questa
Corte constata che, in effetti, dalle tavole processuali non emerge che i
ricorrenti abbiano inoltrato senza indugio all’amministrazione la notifica di
tassazione emessa il 27 giugno 2007. 

                                         Quest’ultima
è, d’altronde, presente agli atti sotto forma di “copia per il Comune” e non
quindi quale copia della decisione che viene notificata ai contribuenti (cfr.
doc. 3N).

 

                                         Tale
questione non merita, in ogni caso, di ulteriori approfondimenti. 

                                         La
tassazione determinante in concreto si riferisce comunque all’anno 2006. Essa
è, dunque, in relazione agli assegni percepiti prima del 2007, e meglio nel
2006. Di conseguenza anche una comunicazione tempestiva dell’emissione della
medesima nel giugno 2007 non avrebbe permesso alla Cassa di evitare di versare
delle prestazioni non dovute, in quanto tali prestazioni erano già state da
tempo versate.

 

                                         Nel caso
in esame, pertanto, l’adempimento del presupposto della buona fede non deve
essere esaminato facendo riferimento all’obbligo di annunciare ogni cambiamento
rilevante (cfr. art. 41 cpv. 2 LAF e 30 Laps; consid. 2.6.), bensì in relazione
alle dichiarazioni firmate da RI 2 l’11 ottobre 2005 e il 9 agosto 2006 con cui
si è impegnato a restituire gli assegni a cui lui e la moglie non avrebbero
avuto diritto se, fin dall’inizio dell’assegnazione di tali prestazioni, fosse
stato computato il reddito da attività indipendente definitivo (cfr. doc. 7, 8,
1; STCA 39.2006.8 del 15 febbraio 2007 consid. 2.12.).

 

                             2.12.   Con la
sottoscrizione da parte di RI 2 dell’attestazione 11 ottobre 2005 gli
insorgenti hanno accettato che gli assegni integrativi e di prima infanzia,
ritenuta l’attività indipendente del marito, venissero erogati di un
determinato importo a titolo provvisorio, fino a che non venisse accertato in
modo definitivo il reddito effettivamente conseguito (cfr. doc. 8).

 

                                         Visto che
l’assicurato ha continuato a svolgere un’attività indipendente anche nel 2006 e
che, dunque, era impossibile determinare all’inizio dell’anno il suo guadagno
complessivo, ai ricorrenti, già dal mese di gennaio 2006, doveva e poteva
essere chiaro che gli assegni integrativi e di prima infanzia sarebbero stati
sempre versati provvisoriamente in attesa dell’emanazione della notifica di
tassazione per il 2006.

                                         In
effetti nel mese di agosto 2006 l’insorgente ha, poi, firmato una dichiarazione
analoga a quella dell’ottobre 2005 (cfr. doc. 7=1).

 

                                         Nel
momento in cui il reddito afferente al 2006 fosse stato fissato
definitivamente, la famiglia RI 2 non avrebbe più avuto diritto all'assegno
integrativo e all’assegno di prima infanzia.

 

                                         L'erogazione
degli assegni di famiglia è stata, pertanto, sottoposta, a condizione
risolutiva, la quale implica che la cessazione di un effetto giuridico è
subordinata alla realizzazione di una determinata condizione (cfr. art. 154
cpv. 1 CO; Gauch/Schluep/Tercier, Partie générale du droit des obligations,
Vol. II, Zurigo 1982, n. 2641).

 

                                         Di regola
tale condizione non ha effetto retroattivo (cfr. art. 154 cpv. 2 CO), ma può
essere convenuto il contrario (cfr. Gauch/Schluep/Tercier, op. cit., n. 2677).

 

                                         Se dopo
aver fissato la condizione, si ha la certezza che essa non possa mai realizzarsi,
l'atto diventa non condizionale.

                                         Fino
all'attuazione della condizione o alla sicurezza che essa non possa
verificarsi, l'atto subordinato a condizione risolutiva è in sospeso. Tuttavia,
essendo immediatamente valido, esso produce, durante questo lasso di tempo, gli
stessi effetti di un atto non condizionale (cfr. Gauch/Schluep/Tercier, op.
cit., n. 2678-2680).

 

                                         Per
quanto concerne il versamento di prestazioni delle assicurazioni sociali sotto
condizione risolutiva, giova rilevare che il condono dell'obbligo di
restituire è escluso, poiché il debitore, dovendo aspettarsi di essere
tenuto a rimborsare le prestazioni, non può invocare la sua buona fede (cfr.
DTF 126 V 42 consid. 2; RCC 1988 pag. 550).

 

                                         In
particolare in una sentenza del 27 marzo 2000 nella causa D. SA (C 328/99),
pubblicata in DTF 126 V 42, relativa a un caso di restituzione da parte del
datore di lavoro di assegni per il periodo di introduzione, il TFA ha
osservato:

 

" 
(…)

2.- a) Dans ses décisions des 30 décembre 1997 et 13
mars 1998, l'office régional de placement a réservé l'éventualité d'une
restitution des prestations si le contrat de travail était résilié, en dehors
du temps d'essai et sans justes motifs, pendant la période d'initiation ou dans
les trois mois suivant celle-ci. Une telle réserve doit être comprise en ce
sens que le versement des allocations a lieu sous condition résolutoire,
appelée aussi réserve de révocation (cf. ATF 111 V 223 consid. 1; Grisel,
Traité de droit administratif, vol. I p. 408). Elle est tout à fait admissible
au regard du but de la mesure, qui est de favoriser l'engagement durable de
personnes au chômage dont le placement est fortement entravé; il s'agit
également d'éviter une sous-enchère sur les salaires, ainsi qu'un
subventionnement des employeurs par l'assurance-chômage (ATF 112 V 251 sv.
consid. 3b; Nussbaumer, Arbeits- losenversicherung, in : Schweizerisches
Bundesverwaltungs- recht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch. 583; Daniele Cattaneo,
Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, thèse Genève
1992, n° 780 ss, p. 467 ss). L'autorité cantonale peut même exiger que la
condition légale d'un engagement aux conditions usuelles dans la branche et la
région, après la période d'initiation (art. 65 let. c LACI), fasse l'objet d'un
contrat écrit (art. 90 al. 3 OACI). L'employeur peut ainsi être tenu à
restituer les allocations perçues si les rapports de travail sont résiliés sans
justes motifs avant l'échéance du délai indiqué par l'administration dans sa
décision; cette restitution s'opère conformément à l'art. 95 al. 1 LACI (Gerhards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. II, note 30 ad art. 65-67). Quant à la notion de justes motifs, elle est, dans le présent contexte,
la même que celle définie à l'art. 337 CO (Dieter
Freiburghaus, Präventivmassnahmen gegen die Arbeitslosigkeit in der Schweiz,
Berne 1987, p. 51). La restitution ne peut toutefois pas
être exigée quand le contrat de travail est résilié pendant le temps d'essai,
attendu que celui-ci a notamment pour but de permettre aux parties de réfléchir
avant de s'engager pour une plus longue période (ATF 124 V 246). 

 

b) Selon l'art. 95 al. 1 LACI, la caisse est tenue
d'exiger du bénéficiaire la restitution des prestations de l'assurance
auxquelles il n'avait pas droit (première phrase). Si le bénéficiaire des
prestations était de bonne foi en les acceptant et si leur restitution devait
entraîner des rigueurs particulières, on y renoncera, sur demande, en tout ou
partie (art. 95 al. 2 LACI). En matière d'assurances sociales, la restitution
de prestations suppose, en règle ordinaire, que soient remplies les conditions
d'une reconsidération ou d'une révision procédurale de la décision par laquelle
les prestations en cause ont été allouées (ATF 122 V 21 consid. 3a, 368 consid.
3, et la jurisprudence citée). L'administration peut reconsidérer une décision
formellement passée en force de chose jugée et sur laquelle une autorité
judiciaire ne s'est pas prononcée quant au fond, à condition qu'elle soit sans
nul doute erronée et que sa rectification revête une importance notable (ATF
122 V 21 consid. 3a, 173 consid. 4a, 271 consid. 2, 368 consid. 3 et les arrêts
cités). En outre, par analogie avec la révision des décisions rendues par les
autorités judiciaires, l'administration est tenue de procéder à la révision
d'une décision entrée en force formelle lorsque sont découverts des faits
nouveaux ou de nouveaux moyens de preuve, susceptibles de conduire à une
appréciation juridique différente (ATF 122 V 21 consid. 3a, 138 consid. 2c, 173
consid. 4a, 272 consid. 2). Cependant, quand le versement de prestations a eu
lieu, comme en l'espèce, sous condition résolutoire, l'administration peut en
demander la restitution sans être liée par les conditions susmentionnées
relatives à la révocation des décisions (ATF 117 V 139 consid. 4b; Moor, Droit
administratif, vol. II, p. 48). En outre, une remise de l'obligation de
restituer selon l'art. 95 al. 2 LACI est exclue, car le débiteur doit
s'attendre à devoir rembourser les prestations en cas de non-respect des
conditions fixées, ce qui ne lui permet pas d'invoquer sa bonne foi (RCC 1988
p. 550). (…)" 

(DTF 126 V 42 consid. 2 e 3)

 

                                         E'
inoltre utile segnalare che l'Alta Corte, pronunciandosi in merito a una
vertenza in cui un assicurato aveva impugnato la decisione di togliere
l'effetto sospensivo a un'eventuale opposizione contro un provvedimento di
riduzione delle indennità giornaliere dell'assicurazione contro gli infortuni,
ha in particolare rilevato:

 

" 
(…)

4.1 Wie das kantonale Gericht zutreffend erwogen
hat, würde der Beschwerdeführer bei Wiederherstellung der aufschiebenden
Wirkung bis zum Abschluss des Hauptverfahrens weiterhin ein volles Taggeld
beziehen und müsste im Unterliegensfall materiell zu Unrecht bezogene
Leistungen zurückerstatten, wobei er sich nicht mit dem Hinweis auf den guten
Glauben gegen die Rückforderung wehren könnte (BGE 105 V 269 Erw. 3). (…)" 

(STFA del 16 aprile 2004 nella causa D., U 75/04
consid. 4.1., pubblicata in RAMI 2004 U 521 pag. 447 segg.)

 

 

                                         Secondo il
TFA per negare la buona fede è, dunque, decisivo il fatto che fin dall'inizio
della procedura un assicurato doveva contare su una possibile restituzione.

 

                                         Alla luce
della giurisprudenza appena esposta, anche nel caso di specie, i ricorrenti,
avendo RI 2 sottoscritto l’11 ottobre 2005 la dichiarazione sottopostagli dalla
Cassa e avendo lo stesso pure nel 2006 esercitato un’attività a titolo indipendente,
hanno accettato che gli assegni di famiglia relativi al 2006 fossero loro
versati sotto condizione risolutiva (cfr. doc. 8). 

                                         Conseguentemente
essi si sono impegnati, perlomeno implicitamente per i mesi da gennaio ad
agosto 2006, a restituire le prestazioni che avrebbero percepito a torto.

                              Per
il periodo settembre-dicembre 2006 essi, firmando il marito l’attestazione del
9 agosto 2006, hanno, in effetti, espressamente accettato l’obbligo di
rimborsare quanto ricevuto indebitamente a seguito della determinazione
definitiva del reddito conseguito nel 2006 (cfr. doc. 7=1).

                                         Pertanto
i coniugi RI 1, già dal gennaio 2006, dovevano attendersi un'eventuale
decisione di restituzione.

                                         La loro
buona fede non può, perciò, essere ammessa per il lasso di tempo dal mese di gennaio
al mese di dicembre 2006 (per alcuni casi analoghi cfr. STCA 39.2007.8 del 21
febbraio 2008; STCA 39.2006.8 del 15 febbraio 2007; STCA 39.2005.3-4 del 18
luglio 2005).

 

 

                             2.13.   Alla luce di
quanto sopra esposto, il TCA, non potendo riconoscere la buona fede dei
ricorrenti (cfr. consid. 2.12.), primo presupposto per ottenere un eventuale condono
(cfr. consid. 2.7.; 2.9.), deve negare il condono dell'obbligo di restituzione
degli assegni integrativi e di prima infanzia percepiti a torto dalla famiglia RI
2 dal mese di gennaio al mese di dicembre 2006.

 

                                         La
decisione su reclamo del 15 maggio 2009 emanata dalla Cassa cantonale per gli
assegni familiari va, pertanto, confermata.

 

                                         A titolo
abbondanziale va segnalato che nel ricorso gli assicurati hanno chiesto di
poter restituire la somma dovuta ratealmente (cfr. doc. I).

 

                                         Al
riguardo giova ribadire che un'eventuale soluzione confacente alle esigenze dei
ricorrenti deve essere concordata con la Cassa. Questo tema non è comunque
oggetto della presente vertenza e pertanto il TCA non è tenuto ad occuparsene
(cfr. DTF 123 V 230 consid. 3e; STCA 39.2005.10 del 22 marzo 2006 consid. 2.21.).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio Zocchetti