# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e80e861-bba0-5481-91ae-12b2169cd231
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-02-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.02.2014 32.2013.92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-92_2014-02-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.92

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  27 febbraio 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 marzo 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1955, attiva a
tempo parziale presso __________ e casalinga, in data 4 marzo 2010 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per una “Severa
coxartrosi a destra sintomatica. Protesi totale dell’anca destra del
18.11.2009. Sospetto per una poliartrite siero negativa” (doc. AI
1-1/12-2).

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, in particolare una valutazione reumatologica ad
opera del Dr. __________ (doc. AI 39-1) e un’inchiesta economica per le persone
che si occupano dell’economia domestica (doc. AI 45-1), l’UAI con decisione del
13 dicembre 2011 (doc. AI 67-1), preavvisata con progetto del 10 agosto 2011
(doc. AI 50-1), ha attribuito all’assicurata una rendita intera d’invalidità (grado
100%) limitatamente al periodo di tempo compreso tra il 1° settembre 2010 e il
31 gennaio 2011 e un quarto di rendita (grado 41%) tra il 1° febbraio 2011 e il
30 giugno 2011.

 

                               1.3.   Contro questa decisione
l’assicurata, a quel momento rappresentata dal __________, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
il riconoscimento di un’incapacità lavorativa del 50% (doc. AI 70-3).

 

                               1.4.   In risposta l’UAI, sulla base
della perizia del Dr. __________, del rapporto del SMR e dell’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica, ha confermato
il provvedimento impugnato e postulato la reiezione integrale del ricorso (doc.
AI 72-1).

 

                               1.5.   Dopo lo scritto del 1° marzo
2012 del __________ (doc. AI 74-2) e le osservazioni del 15 marzo 2012
dell’Ufficio AI (doc. AI 75-1), questa Corte – in data 4 marzo 2012 – ha
interpellato il Dr. __________, in merito all’intervento protetico all’anca
destra a cui si è sottoposta l’assicurata. In particolare, il TCA ha chiesto al
perito se vi è stato oggettivamente un miglioramento dello stato di salute
reumatologico di RI 1, dopo tale intervento, o se il quadro valetudinario è da
ritenersi stabile (doc. AI 76-2).

 

                               1.6.   Il Dr. __________ ha risposto
il 18 maggio 2012 indicando un effettivo e progressivo miglioramento dello
stato di salute della paziente, a partire dal mese di novembre 2009 (data
dell’intervento) (doc. AI 76-3).

 

                               1.7.   Nelle osservazioni del 30
maggio 2012 l’UAI, alla luce della risposta del Dr. __________, ha confermato
il proprio provvedimento (doc. AI 77-1).

 

                               1.8.   Con scritto del 31 maggio
2012 il __________ ha prodotto il rapporto del 25 maggio 2012 del Dr. __________
(doc. AI 78-2, 78-5).

 

                               1.9.   L’UAI, dopo aver interpellato
il SMR, nelle osservazioni del 13 giugno 2012 ha postulato il rinvio degli atti per nuovi accertamenti di ordine psichiatrico (doc. AI 81-1).

 

                             1.10.   Il __________, con lettera del
27 giugno 2012, ha aderito alla proposta di rinvio, ma postulando un
accertamento multidisciplinare e non solo psichiatrico (doc. AI 82-3).

 

                             1.11.   Nelle osservazioni dell’11
luglio 2012 l’UAI, sentito il parere del SMR, si è dichiarato d’accordo con
l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare (reumatologica, psichiatrica e
internistica/ epatologica) (doc. AI 85-1).

 

                             1.12.   Il TCA, con decreto del 19
luglio 2012 (inc. 32.2012.23), ha stralciato la causa dai ruoli per intervenuta
transazione consistente nell’annullamento della decisione impugnata e nel
rinvio degli atti all’Ufficio AI, affinché proceda ad una rivalutazione
peritale a livello psichiatrico e somatico e all’emissione di una successiva
nuova decisione (doc. AI 86-1).

 

                             1.13.   Esperito questo accertamento,
a cura del Servizio Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità
(doc. AI 98-1), l’UAI con decisione del 21 marzo 2013 (doc. AI 110-1),
preavvisata con progetto del 14 gennaio 2013 (doc. AI 102-2), ha attribuito all’assicurata
una rendita intera (grado 100%) limitatamente al periodo di tempo compreso tra
il 1° settembre 2010 e il 31 gennaio 2011 e un quarto di rendita (grado 41%)
tra il 1° febbraio 2011 e il 30 giugno 2011.

 

                             1.14.   Contro questa decisione
l’assicurata, rappresentata dal sindacato RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
l’attribuzione alla ricorrente di una mezza rendita d’invalidità a decorrere
dal mese di novembre 2010 (doc. I).

                                         

                                         L’insorgente ha dapprima
riassunto gli sforzi messi in atto, anche grazie alla collaborazione del datore
di lavoro, per mantenere l’impiego presso __________. In particolare,
modificando le mansioni lavorative in seno all’azienda (doc. I).

 

                                         RA 1 ha quindi contestato
la valutazione medica svolta dal SAM di Bellinzona, in particolare viene
giudicata incomprensibile l’abilità fissata di 5 ore al giorno (60% su 42 ore) all’interno
del posto di lavoro, mentre in attività adeguate viene indicata una diminuzione
di un terzo del rendimento (doc. I).

 

                                         Il ricorrente ha quindi
contestato il metodo utilizzato dall’UAI per calcolare il grado di invalidità
che “fa completamente astrazione dal confronto dei redditi e non tiene conto
del reddito ipoteticamente realizzabile in attività adatta”. L’insorgente
si chiede quindi se non sia il caso di ritenere l’assicurata definitivamente
inabile al 50% in ogni attività. Nello specifico il rappresentante ha postulato
il riconoscimento di un’inabilità del 50% su un grado d’occupazione del 74%
(doc. I, pag. 3/4).

 

                                         Per quanto riguarda le
attività di tipo leggero RI 1, grazie all’accordo con il datore di lavoro ha
ridotto l’occupazione al 50% (3 ½ ore al giorno) svolgendo mansioni
identificabili come attività di tipo leggero. Secondo il sindacato RA 1
l’assicurata, di 58 anni e portatrice di disturbi medici rilevanti,
difficilmente troverebbe un’altra occupazione confacente se ella decidesse di
abbandonare l’attività presso __________. Di conseguenza – sempre secondo la
ricorrente – il mercato del lavoro attuale per l’assicurata non è più da
considerare in equilibrio e quindi ella andrebbe considerata collocabile
soltanto in misura del 50% e non al 74% (doc. I, pag. 4/5).

 

                                         L’insorgente ha quindi
ritenuto incomprensibile la differenza posta dai periti tra l’attività
abituale, da considerare di tipo semplice, leggero e ripetitivo, che RI 1
potrebbe svolgere 5 ore al giorno, e un’attività adeguata di tipo
prevalentemente sedentario, ossia semplice, leggera e ripetitiva, dove la
riduzione del rendimento è invece di un terzo (doc. I, pag. 5).

 

                                         Infine, il ricorrente non
ha ritenuto corretto il calcolo del grado d’invalidità svolto
dall’amministrazione, per la parte salariata, che non si basa sul confronto dei
redditi (doc. I, pag.5).

 

                             1.15.   In risposta l’UAI si è
riconfermato nel proprio provvedimento difendendo la valutazione medica del SAM
e la valutazione della capacità lavorativa di 5 ore al giorno senza alcuna
riduzione di rendimento in qualsiasi attività adatta, compresa quella attuale (doc.
V).

 

                                         Per quanto riguarda
l’aspetto economico, l’UAI ha confermato il grado d’invalidità del 7% e
rilevato di aver accertato anche il grado d’invalidità di RI 1 nello
svolgimento di attività adeguate (47,31% nel novembre 2010 e 36.87% nel marzo 2011).
L’assicurata presenta tuttavia un discapito economico minore nella propria
attività che continua a svolgere (doc. V).

 

                             1.16.   Il 14 giugno 2013 RA 1 ha
comunicato di non disporre di ulteriori mezzi di prova (doc. VII).

 

                                         Il doc. VII è stato inviato
all’UAI per conoscenza (doc. VIII).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del
TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al
momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido
e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222, cfr. anche cfr.
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio
2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto
2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno
2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246
consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31
dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:

 

" Per
mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata
nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici,
l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per
mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla
comunità."

 

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c).

                                         Si paragona quindi
l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla
salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si
può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances sociales en
Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola si presume che
non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo
nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono.

                                         Questa presunzione può
tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è
ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei
lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139; Valterio, op.
cit. pag. 211).

                                         L'importanza dell'attività
della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura
familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella
con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un
coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in cui invece
l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI secondo cui

 

" Se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o
collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa
attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni
consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e
valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

 

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita in una STF_9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07
del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto.

 

                                         Una eventuale ridotta
capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle
mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         L’Alta Corte
in una sentenza dell’8 luglio 2011, pubblicata in DTF 137 V 334, ha riconfermato la sua giurisprudenza relativa al metodo misto. 

 

                               2.5.   Un danno
alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da
non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha sottolineato che:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i
danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette
- le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti
di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui
l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto
è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per
poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in
un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 6.2. A
determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella
categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia
psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni
economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr.
sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento
ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano
psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti,
egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente
dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid.
2c)."

 

                                         Anche in
un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato
che:

 

" 5.2 In una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se
le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. 

                                         Questa
situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti
e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere
afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non
fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano
ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire
gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale
sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,
Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische
Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di
Winchkler e Foerster).

 

                                         In una
sentenza 9C_1040/2010 del 6 giugno 2011 pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 1, l’Alta
Corte ha ribadito che un episodio depressivo lieve non costituisce una
comorbidità di rilevante gravità e intensità (consid. 3.4.2.1) e che fattori
psicosociali e socioculturali che non possono essere chiaramente distinti dalla
problematica psichica, parlano a sfavore del carattere invalidante del disturbo
(consid. 3.4.2).

 

                                         La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"
(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in
una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla
pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha
stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere
in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di
controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia
presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si
giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di
applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di
disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere
invalidante di una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia
si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (…)”
(STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)

 

                                         Il Tribunale Federale, in
una sentenza 9C_871/2010 del 25 febbraio 2011 pubblicata in DTF 137 V 64, ha poi esteso l’applicazione della giurisprudenza relativa ai disturbi somatoformi all’ipersonnia
(sonnolenza diurna), patologia che rientra nel quadro dei disturbi privi di
sostrato organico oggettivabile non chiari dal profilo patogenetico ed
eziologico.

                                         In tale contesto
l’Alta Corte si è così espressa:

 

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung (Schleudertrauma)
ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend wirkt. (…)”

 

Affinché un rapporto medico in ambito psichiatrico
sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D.
Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le
perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008
pag, 203 e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto la diagnosi
deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri
posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF
130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il medico deve
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. 

                                         Tale
prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso,
l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto
del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i
quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per
un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I
597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre
2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04;
STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004
nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al riguardo cfr. STCA
32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.

 

                               2.7.   L’art. 17 cpv. 1 LPGA
stabilisce che:

 

" Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una
notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime
del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA
(DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                                         In una sentenza del 12
ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65,
il TFA ha esposto i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione
di decisioni amministrative ed ha ribadito che  

                                         una diversa valutazione di
uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente
esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di
riconsiderazione.

 

                                         Alle stesse conclusioni è
arrivato il TF in una sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 nella quale l’Alta
Corte ha ritenuto che il perito amministrativo non aveva documentato con il
grado della verosimiglianza preponderante il miglioramento del disturbo depressivo
ed ha rinviato gli atti al TCA al fine di allestire una perizia giudiziaria.

 

                               2.8.   Per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice
in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. 

                                         Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01
ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul
Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte è arrivata
alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione
(consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che
attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie
procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti
dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica
(consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare
dei correttivi:

                                         (a livello amministrativo)

                                         - assegnazione a caso dei
mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         - differenze minime delle
tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         - miglioramento e
uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

                                         - rafforzamento dei
diritti di partecipazione:

                                         -- in caso di divergenze
l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale
impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale
federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza
secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla persona assicurata
spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad
esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a livello dell’autorità
giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA
1997 

                                         Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi
sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine, il Tribunale
federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard
processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà
decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Al riguardo la giurisprudenza federale sottolinea costantemente che
occorre tenere conto della differenza, a livello probatorio, tra mandato di
cura e mandato peritale (cfr. STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Al fine di stabilire il grado d’invalidità,
l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 74% la parte
dedicata all’attività salariata e al 26% la quota dedicata alle mansioni
domestiche. 

 

                                         Tale
suddivisione deve essere confermata. La stessa è stata indicata dalla ricorrente
nel formulario per la richiesta di prestazioni (cfr. doc. AI 1-5) e durante
l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
(cfr. doc. AI 45-2).

 

                                         In sede
ricorsuale il rappresentante di RI 1 non ha contestato la percentuale di
ripartizione, ma ha rimproverato all’amministrazione di non aver considerato
l’impossibilità per l’assicurata, sia dal profilo medico che personale, di
trovare un’occupazione al 74%. A suo dire l’insorgente andrebbe considerata
collocabile solo al 50% (doc. I).

 

                             2.10.   Nella decisione del 13
dicembre 2011 l’UAI ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera
d’invalidità dal 1° settembre 2010 al 31 gennaio 2011 fondandosi sulla
documentazione medica agli atti (Dr. __________,
Dr. __________, doc. LAINF 29-1, 30-1), riducendola poi a un quarto di rendita
dal 1° febbraio 2011 al 30 giugno 2011 sulla base della perizia reumatologica
del Dr. __________ (doc. AI 39-1).

 

                                         Nella decisione del 21
marzo 2013 l’UAI, dopo aver esperito l’accertamento pluridisciplinare SAM,
oggetto del decreto del TCA del 19 luglio 2012 (inc. 32.2012.23), ha confermato
l’attribuzione di una rendita intera d’invalidità dal 1° settembre 2010 al 31
gennaio 2011 e di un quarto di rendita dal 1° febbraio 2011 al 30 giugno 2011
(doc. 110-1).

 

                             2.11.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni peritali
che l’amministrazione ha fatto esperire (Dr. __________ e successivamente
quella del SAM), da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti
i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Il Dr. __________, spec.
FMH in reumatologia e medicina interna, nella perizia del 31 marzo 2011 ha posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “Poliartrosi delle mani
con: - artrosi di Heberden e Bouchard; - artrosi articolazioni MCP III d.d.p.;
- rizartrosi sx; Sindrome lombovertebrale cronica senza neurologia con/su: - nozione
di discopatia L3/4 e L4/5 (vedi rapporto d'uscita __________); - lieve scoliosi
dorso-Iombare. Iniziale gonartrosi, rispettivamente meniscopatia compartimento
mediale a dx” (doc. AI 39-8). 

 

                                         Il Dr. __________ ha
riferito che dopo l'intervento protetico all'anca destra l’assicurata ha potuto
riprendere il lavoro a partire dal 1° novembre 2010 in ragione del 50% del proprio tempo dedicato all’attività salariata (74%), ciò che corrisponde
in pratica a 3 ½ ore al giorno per 5 giorni la settimana, “attività
tuttavia svolta nell'ufficio postale alla "preparazione dei giri" ed
incasellamento” (doc. AI 39-10). A mente dello specialista la paziente “ha
effettivamente dei limiti funzionali oggettivi, dal lato reumatologico, per cui
non sarebbe più adatta a lavori di distribuzione esterna della posta” (doc.
AI 39-10).

 

                                         Secondo lo specialista nell'attività
lavorativa attuale l’assicurata è da ritenere abile in ragione di 4½ - 5 ore
al giorno con un rendimento completo, a partire dalla data della perizia (marzo
2011) (doc. AI 39-10). 

 

                                         In attività adeguata e
rispettosa dei limiti funzionali il perito ha indicato una capacità lavorativa
di 2/3, per un'attività a tempo pieno con rendimento ridotto a partire
dal momento della perizia (marzo 2011) (doc. AI 39-11).

 

                                         In data 16 maggio 2011 il
Dr. __________ ha quindi precisato che nell’attività attuale “l’assicurata
può lavorare fino a 5 ore al giorno con un rendimento completo” (doc. AI
41-1).

 

                                         A seguito del decreto del
19 luglio 2012 (inc. 32.2012.23), l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di
esperire una perizia pluridisciplinare. Nel contesto della perizia SAM i medici
hanno valutato la patologia reumatologica (Dr. __________), quella psichiatrica
(Dr. __________) e quella gastroenterologica (Dr. __________).

 

                                         Globalmente nel rapporto
peritale del 3 gennaio 2013 i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei
singoli consulti e delle visite ambulatoriali della ricorrente presso il citato
centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con influenza sulla
capacità lavorativa di “Sindrome lombospondilogena cronica bilaterale in: -
alterazioni degenerative della colonna lombare (condrosi L4/L5 con minima
anterolistesi di L4 su L5, spondilosi e spondilartrosi plurisegmentale); -
disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale, scoliosi
toracolombare); - tendenza fibromialgica; - decondizionamento e sbilancio
muscolare. Poliartrosi delle dita. Esiti da impianto di protesi totale all’anca
ds. il 20.11.2009. Iniziale gonartrosi a ds” (doc. AI 99-16).  

 

                                         Quale diagnosi senza influenza
sulla capacità lavorativa è stata invece posta quella di “Piedi
traversopiatti bilaterali con: - dita a martello dalle due parti; - alluce
valgo a sin. Epatopatia steatosica non cirrotica di origine multifattoriale su
consumo moderato di etile, sindrome metabolica con ipercolesterolemia ed
inattività fisica, medicamentosa (AIMS e Triptizol). Esofagite da riflusso
stadio II, secondo Savary-Miller, senza metaplasia intestinale con una gastrite
da HP” (doc. AI 99-16).

 

                                         Quanto alla capacità
lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno concluso che
l’assicurata non può più eseguire lavori di distribuzione esterna, mentre è in
grado di svolgere lavori leggeri all’interno dell’ufficio postale, durante al
massimo 5 ore al giorno con rendimento completo (doc. AI 99-21).

 

                                         In un’attività adeguata la
ricorrente è abile sull’arco di una giornata lavorativa normale (8-9 ore) con
la diminuzione del rendimento di 1/3 (doc. AI 99-22).

 

                                         Per quanto
riguarda l’aspetto psichiatrico l’assicurata è stata sottoposta al
consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, il quale nel rapporto del 18 ottobre 2012 non ha posto alcuna
diagnosi psichiatrica e ha ritenuto RI 1 abile al lavoro al 100% dal lato
strettamente psichiatrico (doc. AI 99-42).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi da tale valutazione peritale.

 

                                         La valutazione del Dr. __________
ha quindi permesso di escludere una patologia di natura psichiatrica, oggetto
in parte del rinvio atti richiesto dall’amministrazione, dopo che il Dr. __________
nel referto del 25 maggio 2012 aveva diagnosticato una fibromialgia (doc. AI
78-5, 81-1, 86-1). 

 

                                         Dal profilo della
patologia gastroenterologica-epatologica l’assicurata è stato
sottoposta al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in gastroenterologia,
il quale nel rapporto del 5 dicembre 2012 ha diagnosticato, senza influsso sulla capacità lavorativa, una “Epatopatia steatosica non cirrotica di origine
multifattoriale su consumo moderato di etile, sindrome metabolica con
ipercolesterolemia ed inattività fisica, medicamentosa (AIMS e Triptizol).
Esofagite da riflusso stadio II, secondo Savary-Miller, senza metaplasia
intestinale con una gastrite da Helicobacter Pylori” (doc. AI 99-37).

 

                                         Dal punto di vista
strettamente gastroenterologico l’assicurata è ritenuta abile al 100% senza
limitazioni funzionali (doc. AI 99-37).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi nemmeno da tale valutazione peritale.

 

                                         Infine, dal profilo
reumatologico l’assicurata è stata sottoposta al consulto
specialistico del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia e medico perito
certificato SIM, il quale nel rapporto del 15 ottobre 2012 ha posto la diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di “Sindrome lombospondilogena
cronica bilaterale in: - Alterazioni degenerative della colonna lombare
(condrosi L4/L5 con minima anterolistesi di L4 su L5, spondilosi e spondilartrosi
plurisegmentale); - Disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale,
scoliosi toracolombare); 

                                         - Tendenza fibromialgica;
- Decondizionamento e sbilancio muscolare. Poliartrosi delle dita. Esiti da
impianto di protesi totale all’anca destra il 20.11.2009. Iniziale gonartrosi a
destra” (doc. AI 99-32).  

 

                                         Il perito ha quindi
confermato che RI 1 non può più svolgere lavori di distribuzione esterna della
posta, mentre è in grado di svolgere lavori leggeri all’interno dell’ufficio
postale al massimo 5 ore al giorno, con rendimento completo, dal 2 marzo 2011
(doc. AI 99-35).

 

                                         In attività adeguata, per
contro, l’assicurata è ritenuta abile al lavoro sull’arco di una giornata
normale di lavoro (8-9 ore), ma con una riduzione del rendimento di 1/3 (doc.
AI 99-35).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi dalle conclusioni del Dr. __________ che non sono del resto state
smentite da certificati medico-specialistici e si sovrappongono a quanto aveva
già indicato il Dr. __________ nella sua valutazione del 2011 (cfr. doc. AI
39-1).

 

                                         L’insorgente ha contestato
l’esigibilità lavorativa indicata dai periti di 5 ore al giorno, in
considerazione del fatto che la resa attuale di 3 ½ ore, già non è ritenuta
ottimale (doc. I, pag. 5).

 

                                         Queste contestazioni non
sono fondate su documentazione medica specialistica.

 

                                         Dal profilo economico il consulente
in integrazione professionale, nel rapporto del 2 agosto 2011, aveva indicato
che RI 1, dopo l’interruzzione per il danno alla salute, dal 1° novembre 2010
aveva ripreso a lavorare al 50% del suo tempo lavorativo (74%)
nell’incasellamento e smistamento della posta e non più uscendo all’esterno per
la consegna (doc. AI 47-2).

                                         

                                         Dal
verbale del colloquio del 12 settembre 2011 tra datore di lavoro e l’assicurata,
quest’ultima asseriva che “Fino a che riesco a svolgere l’attività posso
continuare ad essere impiegata nelle stesse mansioni” (doc. AI 54-3).

                                         Anche
il diretto superiore riferiva un miglioramento: “Dai controlli eseguiti
durante i mesi di gennaio e febbraio 2011 si è avvicinata notevolmente alle
medie di spartizione richieste raggiungendo un rendimento soddisfacente. A
volte ha anche superato la media” (doc. AI 54-3).

 

                                         Sennonché
i responsabili de __________, nel medesimo colloquio, hanno deciso di
ridefinire le mansioni lavorative di RI 1 sulla base del progetto di decisione
del 10 agosto 2011. L’assicurata doveva, in buona sostanza, per un totale di 5
ore giornaliere occuparsi dell’incasellamento al mattino e della vuotatura
delle bucalettere al pomeriggio (doc. AI 54-3).

 

                                         Tuttavia,
l’insorgente ha dovuto interrompere già il 20 settembre 2011 (la ripresa del
lavoro era avvenuta il 19 settembre 2011) con la nuova mansione e ritornare ad
occuparsi solo dell’incasellamento per una durata lavorativa di 3½ ore a causa
dei dolori (cfr. annotazioni del 26 settembre 2011, doc. AI 58-1).

 

                                         Nel frattempo la
ricorrente ha trasmesso all’amministrazione lo scritto del 27 settembre 2011
del Dr. __________, FMH in medicina generale e Medicina Manuale (SAMM), dunque
non specialista in reumatologia, il quale ha riferito che la nuova attività ha
generato “un aumento dei dolori a livello della colonna lombare, a livello
della colonna cervicale e ad entrambe le mani” Egli ha indicato che il
lavoro svolto in mattinata è esigibile, contrariamente a quello svolto nel
pomeriggio e ha poi fissato il 60% di inabilità (doc. AI 60-1).

 

                                         Nel
successivo verbale del 28 settembre 2011 tra datore di lavoro e assicurata
emerge che RI 1 ha riscontrato le seguenti difficoltà:

 

" (…)

nel sollevare pesi e nell’esecuzione del lavoro: aprire la buca
delle lettere, afferrare con le mani gli invii e metterli nella cassa e in
seguito sollevare la cassa. Operazione che si ripete davanti ad ogni buca delle
lettere. In particolare sono la sensibilità e la forza nelle mani che mi
mancano per poter eseguire quest’operazione. L’attività è diversa da quella che
eseguo alla mattina dove mi occupo dell’incasellamento degli invii prendendo un
mazzetto alla volta, appoggiandolo sul braccio e con la mano destra inserisco
una lettera alla volta nel casellario. Attività che riesco a svolgere comunque
parzialmente. Inoltre anche la guida del veicolo contribuisce ad aumentare la
problematica. Preciso che nella vita privata non faccio uso dell’automobile a
meno che non ci sia un’ergenza. Dal domicilio al posto di lavoro mi reco a
piedi” (doc. AI 61-2).

 

Alla luce della documentazione agli atti il TCA non ha motivo per
distanziarsi dalla valutazione peritale del Dr. __________ e di quella del SAM
(Dr. __________).

 

                                         Entrambi
gli specialisti hanno chiaramente indicato che l’assicurata ha dei chiari
limiti funzionali oggettivi che non la rendono più adatta a lavori di distribuzione
esterna della posta. Per contro, ella è in grado di svolgere lavori leggeri
all’interno dell’ufficio postale per un massimo di 5 ore al giorno (doc. AI
39-10, 99-35).

 

                                         La mansione di vuotatura
delle bucalettere era stata espressamente sconsigliata dal perito Dr. __________
(doc. AI 39-10) e successivamente dal Dr. __________ (doc. AI 99-35). La stessa
ha poi aumentato i dolori “a livello della colonna lombare, a livello della
colonna cervicale e ad entrambe le mani” indicati anche dal medico curante
Dr. __________, il quale, allineandosi a quanto evidenziava il Dr. __________
aveva ritenuto esigibile il lavoro svolto in mattinata (incasellamento
all’ufficio postale) contrariamente a quello svolto nel pomeriggio (vuotatura
delle bucalettere) (doc. AI 59-1).

 

                                         Va poi detto che la prova
di lavoro del mese di settembre 2011 è durata solo un giorno (doc. AI 61-1) e
da sola non permette, malgrado l’esito negativo, di sconfessare le conclusioni
dei periti.

 

                                         Alla luce di quanto sopra
esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze dei periti
interpellati dall’amministrazione, le quali hanno permesso di vagliare
accuratamente lo stato di salute dell’interessata e richiamato inoltre
l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato
con il grado della verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che
l'assicurata è inabile al 50% (del 74%) in ogni attività dal mese di novembre
2010 (cfr. valutazione Dr. __________ e SMR, doc. AI 39-1, 43-1), mentre dal
mese di marzo 2011 RI 1 è considerata inabile al 100% nella precedente attività
di distribuzione all’esterno della posta, mentre è considerata abile al 96%,
ovvero per 5 ore al giorno, all’interno dell’ufficio postale. 

                                         In attività adeguate vi è
piena abilità al lavoro, ma con una riduzione del rendimento di 1/3.

 

                             2.12.   Per quel che concerne la
valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga, l’Ufficio AI ha
fatto esperire un’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica. Nel rapporto del 20 giugno 2011 l’assistente sociale
ha stabilito una limitazione complessiva del 16% (cfr. doc. AI 45-1).

 

                                         Come visto (cfr. consid.
2.3.; 2.4.) l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o
parzialmente) dell'economia domestica, è stabilita confrontando le
singole attività nell'economia domestica ancora accessibili al richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nella Circolare
concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità
(CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di garantire
un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra 3097), ha
previsto una ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di un
minimo ed un massimo attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In particolare la cifra
3095 prevede:

 

" Di regola,
si ammette che i lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica
costituiscono le seguenti percentuali della sua attività complessiva:

 

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione
  dell'economia domestica (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro,
  controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione
  (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia
  dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti,
  pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti
  e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato,
  manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare,
  rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire
  i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre
  attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il giardino, tenere
  animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento,
  attività creative)*

  	
             

          0

  	
             

        50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

                                         Mentre alle cifre 3096 e
ss. si legge ancora:

 

" Il totale
delle attività dev'essere sempre del 100 % (Pratique VSI 1997 p. 298).

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e la
valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una persona deve
contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria capacità
lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione di impianti e
apparecchi domestici adeguati N. 1045 e 3045 segg.). Essa deve ripartire meglio
il suo lavoro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua famiglia, nella misura
abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità,
non sarà tenuto conto, al momento della valutazione dell'invalidità, della
diminuzione della capacità di lavoro nell'ambito domestico."

 

In una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000, l'Alta Corte ha nuovamente confermato la legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo
dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività
domestica secondo l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni
nelle circostanze concrete.

 

                                         Per quanto riguarda la
determinazione dell'invalidità di persone occupate nell'economia domestica, il
TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in linea di massima e senza
valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle
inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori
specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (cfr. DTF
128 V 93, AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC
1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001 nella causa C.G., consid. 4, I
102/00). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento
della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in
cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA 11 agosto
2003 nella causa S. consid. 2, I 681/02).

 

                                         Il TFA ha inoltre
precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli
accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio
1999 nella causa M.J.V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una
presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole
mansioni accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA 11 agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003
nella causa S., I 685/02).

 

                             2.13.   Nella presente fattispecie l’Ufficio
AI ha incaricato l’assistente sociale di esperire un’inchiesta economica per le
persone che si occupano dell’economia domestica sfociata in un rapporto del 20
giugno 2011 (cfr. doc. 45-1 e segg.).

 

                                         Per quanto riguarda le
singole attività nell’economia domestica la consulente ha fissato al pto. 5.1.
“Conduzione dell’economia domestica” una percentuale del 5% per
importanza e dello 0% di impedimenti. Al pto. 5.2 “Alimentazione” è
stata attribuita un’importanza del 40% con una percentuale di impedimenti del
20% e d’invalidità dell’8%.

                                         Al pto. 5.3. “Pulizia
dell'appartamento” è stata attribuita un’importanza del 20% con una
percentuale di impedimenti del 30% e d’invalidità del 6%, mentre al pto. 5.4. “Spesa
e acquisti diversi” l’importanza è stata fissata al 10% con una percentuale
di impedimenti del 10% e d’invalidità dell’1%. 

                                         L’assistente sociale al
pto. 5.5. “Bucato, confezione e riparazioni di indumenti” ha fissato
un’importanza del 20% con una percentuale di impedimenti dello 0% e d’invalidità
dello 0%.

                                         Infine, l’assistente
sociale al pto. 5.7. “Diversi” ha fissato un’importanza del 5% con una
percentuale di impedimenti del 20% e d’invalidità dell’1%.

 

                                         Sulla base degli accertamenti
fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato gli impedimenti di
ogni singola mansione casalinga, l'assistente sociale ha dunque stabilito una
limitazione complessiva del 16%. 

 

                                         Valutando i singoli
impedimenti, con motivazioni pertinenti, la responsabile ha tenuto conto delle
dichiarazioni dell’assicurata in merito alle limitazioni ad eseguire talune
mansioni domestiche.

                                         

                                         Va innanzitutto rilevato
che nell’inchiesta economica in questione è stata correttamente stabilita una
ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei parametri di
cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un valore complessivo del 100%
all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito
dell'economia domestica.

                                         D’altra parte, esaminate
singolarmente le valutazioni dell’assi-stente sociale circa gli impedimenti
dovuti all’invalidità, questo Tribunale ritiene che non siano ravvisabili
elementi che consentano di mettere in dubbio l’attendibilità della valutazione
operata dall’assistente sociale, la quale non appare arbitraria e risulta conforme
alle circostanze ed ai riscontri concreti e in particolare alle indicazioni
fornite dall’assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta domiciliare, le
quali risultano infatti del tutto attendibili. Inoltre, é da ritenere che le
valutazioni degli impedimenti relativi alle singole mansioni domestiche siano
del tutto affidabili e compatibili con gli impedimenti accertati in sede
medica.  

 

                                         Nella fattispecie, già è
stato detto che per quanto riguarda l’aspetto medico, la perizia del Dr. __________
e del SAM hanno compiutamente valutato il danno alla salute lamentato
dall’assicurata sulla base di accertamenti approfonditi e completi (sul valore
probatorio di rapporti medici cfr. in particolare DTF 125 V 352 consid. 3a con
riferimenti, 123 V 176, 122 V 161; cfr. consid. 2.10.).

 

                                         Per quanto d’altro canto
riguarda la valutazione operata dall'assistente sociale, giova anzitutto
rilevare che, posta la conformità ai succitati parametri delle percentuali di
ripartizione applicate in concreto con riferimento alle singole mansioni
componenti l'attività domestica, nei casi come quello in esame occorre tenere
conto anche della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo
di reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione coniugale consacrato
dal diritto matrimoniale (art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163 CC; Pratique VSI 1996
pag. 208; DTF 117 V 197), ciò che in casu permette senz'altro di ritenere
sicuramente adeguate le percentuali d'impedimento evidenziate con riferimento
alle mansioni comportanti un maggior impiego e sforzo fisico, le quali tengono
giustamente conto della collaborazione del marito e dei figli maggiorenni, che
risultano peraltro giustificate anche alla luce delle suevocate risultanze
mediche. 

                                         A tal proposito va
nuovamente attirata l’attenzione della ricorrente sull’obbligo per l’assicurato
di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale delle
assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285 consid. 3). In virtù di tale
obbligo anche le persone occupate nell’economia domestica devono contribuire,
di loro propria iniziativa e in misura ragionevolmente esigibile, al
miglioramento della loro capacità al lavoro, segnatamente ripartendo meglio le
incombenze e in generale ricorrendo all’aiuto dei familiari nella misura usuale
secondo le particolari circostanze (RCC 1984 p. 143 consid. 5; precitate sentenze
del TFA I 407/92 e I 35/00).

 

                                         Alla luce delle
considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le circostante concrete,
questo TCA non può che ritenere corretto il grado d'invalidità dell'assicurata
quale casalinga stabilito dall'UAI sulla base dell'accertamento domiciliare.

 

                             2.14.   Essendo quindi esigibile che
l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa:

 

                                         - del 50% dal mese di
novembre 2010 nella sua attività abituale e in attività adeguate:

                                         - del 96% dal mese di
marzo 2011, nella sua attività, ovvero 5 ore al giorno (prima del danno
alla salute lavorava 5,17 ore al giorno, cfr. questionario del datore di
lavoro, doc. AI 10-3, dopo l’insorgenza del danno sono dunque esigibili 5 ore
al giorno: 

                                         5 x 100: 5,17); 

                                         - del 67%, sempre dal mese
di marzo 2011, in attività adeguate (riduzione del rendimento di 1/3), ricordato
inoltre che l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275
consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal
profilo economico.

 

                             2.15.   Per quanto riguarda il periodo
da novembre 2010, viste le quote parti tra attività salariata (74%) e
mansioni casalinghe (26%) stabilite dall’amministrazione nella querelata
decisione, il grado di invalidità globale è così del 41,1% (74 X 50% + 26 X
16%) in applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che permette
l’attribuzione di un quarto di rendita come stabilito dall’amministrazione.

 

                                         Per quanto riguarda invece
il periodo da marzo 2011, viste le quote parti tra attività salariata
(74%) e mansioni casalinghe (26%) stabilite dall’amministrazione nella
querelata decisione, il grado di invalidità globale è così del 7,12% (74 X 4% +
26 X 16%) in applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che non
permette la concessione di prestazioni dell’assicurazione invalidità come
stabilito dall’amministrazione.

 

                                         Il ricorrente ha
contestato, a torto, la mancata applicazione del raffronto dei redditi (cfr.
doc. I, pag. 5/6), in quanto l’utilizzo del raffronto percentuale è ammesso
dalla giurisprudenza federale.

 

                                         Ad esempio il Tribunale
federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al massimo al 30% sia
nella sua professione abituale, che in altre attività, presenta un grado di
invalidità del 30%. 

                                         Alla medesima soluzione
l'Alta Corte è arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un
assicurato inabile al lavoro al 50% nella sua professione; in una sentenza
9C_444/2009 del 16 settembre 2009, nella quale il TF, confermando la precedente
sentenza 32.2008.73 del 23 aprile 2009 del TCA, ha confermato il diritto ad una
mezza rendita di invalidità per un assicurato, abile al lavoro al 50% sia nella
sua attività, sia in altre; in una sentenza 9C_559/2009 del 18 dicembre 2009 per
un’assicurata inabile al lavoro al 50% nella sua professione. Vedi sul tema
anche la STF 9C_22/2014 del 18 febbraio 2014.

 

                                         Procedendo comunque al
raffronto dei redditi, per il periodo da novembre 2010, partendo da un
salario da invalido di fr. 52'865.97,
applicando una deduzione del 50% e ammettendo la riduzione del 16%, il reddito
ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 22'203.70 confrontando ora
questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 53’567.--
si ottiene un grado d’invalidità del 59%.

 

                                         Viste le quote parti tra
attività salariata (74%) e mansioni casalinghe (26%) stabilite
dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale
è così del 47,7% (74 X 59% + 26 X 16%) in applicazione del metodo misto.

 

                                         Procedendo invece al
raffronto dei redditi, per il periodo da marzo 2011, partendo da un
salario da invalido di fr. 53'394.63
applicando una deduzione del 33% e ammettendo la riduzione del 16%, il reddito
ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 30'050.49 confrontando ora
questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 54'102.67
si ottiene un grado d’invalidità del 44,4%.

 

                                         Viste le quote parti tra
attività salariata (74%) e mansioni casalinghe (26%) stabilite
dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale
è così del 36,7% (74 X 44% + 26 X 16%) in applicazione del metodo misto.

 

                                         Alla luce del grado
d’invalidità, dopo il confronto dei redditi, del 47,7% in attività adeguate nel
novembre 2010 e del 36,7% nel marzo 2011, il TCA deve concludere che l’assicurata
è in grado di sfruttare al meglio la sua capacità lavorativa residua nella
precedente attività, nella quale il grado d’invalidità è rispettivamente del
41,1% e del 7,12%.

 

                                         L’UAI ha pertanto
giustamente ridotto le prestazioni a partire dal 1° febbraio 2011 e soppresso
dal 1° luglio 2011, in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la
capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni
consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta
all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare  (cfr. STF 9C_971/2009
del 14 giugno 2011 consid. 3.1) .

 

                                         Nella misura in cui l’UAI ha
attribuito all’assicurata una rendita intera dal 1° settembre 2010 al 31
gennaio 2011 e un quarto di rendita dal 1° febbraio 2011 al 30 giugno 2011, la
decisione del 21 marzo 2013 merita conferma.

 

                             2.16.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca
e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'assicurata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese per complessivi fr.
500.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.

                                         

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti