# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8f7390e7-4201-56b7-b9f6-a884dccac94c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-11-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.11.2022 32.2022.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2022-10_2022-11-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2022.10

   

  FC

  	
  Lugano

  28 novembre 2022     

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1. febbraio 2022 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 dicembre 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                      in fatto

 

                          1.1.  RI 1, nato nel 1972, da ultimo
attimo come supervisore di magazzino presso una ditta farmaceutica, nel luglio
2020 ha presentato una domanda di prestazioni per adulti (doc. AI 1). 

                                  Eseguiti i necessari accertamenti
medici ed economici, comprendenti il richiamo degli atti dall’assicurazione
infortuni (__________) e dell’assicuratore per perdita di guadagno dell’ultimo
datore di lavoro, con decisione del 22 dicembre 2021, confermativa di un
progetto del 21 ottobre 2021, l’Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni
avendo stabilito diversi periodi di inabilità lavorativa per differenti gradi
di impedimento dal 13 dicembre 2019 (infortunio con caduta e lesioni alla
schiena) e, quindi, un’inabilità totale nell’attività precedentemente svolta,
con ripresa dal 27 ottobre 2020 di un’abilità totale in attività adeguate alle limitazioni
funzionali (limite di carico e necessità di alternanza della postura). Attuato il
raffronto dei redditi per determinare il grado di invalidità al 13 dicembre
2020 (dopo un anno di attesa), ha concluso per l’assenza di una perdita di
guadagno e, quindi, negato il diritto a prestazioni dell’AI.

 

                          1.2.  Con ricorso al TCA l'assicurato,
assistito dall’avv. RA 1, contesta la decisione, chiedendo il rinvio degli atti
all’Ufficio AI per ulteriori accertamenti medici pluridisciplinari (doc. I,
VII).

 

                          1.3.  Con la risposta di causa l’Ufficio
AI ha chiesto la reiezione del gravame, confermando la valutazione medica posta
alla base del provvedimento impugnato, sulla base anche delle prese di
posizione del medico SMR (doc. IV). 

                                  Con scritti del 21 marzo, 6
aprile e 8 giugno, 28 luglio, 9 settembre e 10 ottobre 2022 il ricorrente,
tramite il suo legale, ha prodotto nuovi atti medici (doc. XIX, XXII), sui
quali si è espresso l’Ufficio AI il 19 agosto e 19 ottobre 2022, allegando due prese
di posizione del SMR, ribadendo la correttezza delle proprie conclusioni (doc.
XVI, XXIV). 

 

considerato                in diritto

 

                                  in ordine

 

                          2.1.  

                       2.1.1.   L'art. 55 LAI (Competenza degli
Uffici Al) dispone che "per

                                  principio, l’ufficio Al
competente è quello del Cantone di domicilio dell’assicurato al momento della
richiesta delle prestazioni. Il Consiglio federale stabilisce la competenza nei
casi speciali” (cpv. 1) precisando inoltre al suo capoverso 2 che "Il
Consiglio

                                  federale può emanare
prescrizioni nell’ambito della

                                  composizione delle
controversie riguardo alla competenza

                                  territoriale e derogare in
tale contesto all’articolo 35 LPGA".

                                  L'art. 40 OAI (competenza degli
Uffici Al) stabilisce quanto

                                  segue:

 

" 1
Per la ricezione e l'esame delle richieste è competente:

a. L'Ufficio Al nel
cui campo d'attività gli assicurati hanno il loro domicilio;

b. L'Ufficio Al per
gli assicurati residenti all'estero, fatti salvi i capoversi 2 e 2bis, se gli
assicurati sono domiciliati all'estero.

2 Per la ricezione e l'esame delle richieste dei
frontalieri è competente l'ufficio Al nel cui campo d'attività essi esercitano
un'attività lucrativa. Questa regola si applica anche ai vecchi frontalieri, a
condizione che al momento della richiesta il loro domicilio abituale si trovi
ancora nella zona di frontiera e il danno alla salute risalga all'epoca della
loro attività frontaliera. L'ufficio Al per gli assicurati residenti all'estero
notifica le decisioni.

 

2bis Per gli assicurati domiciliati all'estero ma che
dimorano abitualmente in Svizzera (art. 13 cpv. 2 LPGA), la ricezione e l'esame
delle richieste sono di competenza dell'ufficio Al nel cui campo d'attività gli
assicurati hanno la loro dimora abituale. Se, durante la procedura, un
assicurato cessa di avere la sua dimora abituale in

Svizzera, la competenza passa all'ufficio Al per gli assicurati
residenti all'estero.

 

2ter Se, durante la procedura, un assicurato
domiciliato all'estero trasferisce la sua dimora abituale o il suo domicilio in
Svizzera, la competenza passa all'ufficio Al nel cui campo d'attività
rassicurato ha la sua dimora abituale o il suo domicilio conformemente al
capoverso 1 lettera a.

 

2quater Se, durante la procedura, un assicurato
domiciliato in Svizzera trasferisce il suo domicilio all'estero, la competenza
passa all'ufficio Al per gli assicurati residenti all'estero.

 

3 L'ufficio Al competente al momento della
registrazione della domanda lo rimane durante tutta la procedura, con riserva
dei capoversi 2bis-2quater.

 

4 In caso di conflitto di competenza, l'UFAS designa
l'ufficio Al competente.”

 

                                  La Circolare sulla procedura
nell'assicurazione per l'invalidità (CPAI), valida dal 1. gennaio 2022, precisa
che la procedura inizia con la registrazione della richiesta da parte
dell'ufficio Al e termina con l'autorità di cosa giudicata della decisione. Di
solito non ha luogo nessun cambiamento dell'ufficio Al durante la procedura
(art. 40 cpv. 3 OAI; Cifre marginali 7010 e 7011). 

 

                       2.1.2.   Nella concreta evenienza, dalle
tavole processuali si evince che RI 1 ha inoltrato la sua domanda di
prestazioni Al nel luglio 2020 e in quel momento era domiciliato a __________. 

                                  Tale fatto ha decretato la
competenza dell'Ufficio Al del Cantone Ticino giusta l'art. 55 cpv. 1 LAI.

                                  Inoltre, in applicazione del
citato art. 40 cpv. 3 OAI l'Ufficio Al del Cantone Ticino, in quanto competente
al momento della registrazione della domanda, lo è rimasto per tutta la durata
della procedura sino alla resa della decisione sulle prestazioni, malgrado il
cambio di domicilio dell'assicurato con il suo trasferimento, dal 1. novembre
2020, a __________ nel Canton __________ (doc. Al pag. 195).

                                  nel merito

 

                          2.2.  Il TCA è chiamato a stabilire se
l’amministrazione ha correttamente o meno rifiutato di assegnare all’assicurato
una rendita di invalidità.

 

                          2.3.  Va rilevato che il 1. gennaio 2022,
ossia dopo l’emanazione della decisione impugnata, ma precedentemente a codesto
giudizio, è entrata in vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI
che concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021 705).

                                  Occorre ricordare che per la
disamina del diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in
precedenza, di norma, occorre rifarsi alle regole generali del diritto
intertemporale secondo cui sono applicabili le disposizioni in vigore al
momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente
o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1, pag. 446 seg.
con riferimento a DTF 130 V 329). 

 

                                  Nella DTF 148 V 162 consid.
3.2.1. il Tribunale federale formulato le seguenti precisazioni circa il
diritto intertemporale:

 

" Gemäss einer allgemeinen prozessualen Grundregel wird das anwendbare
Recht durch den Zeitpunkt der Verfügung respektive – sofern diese angefochten
ist – den Zeitpunkt des Einspracheentscheides bestimmt […]. Bei Sachverhalten
mit intertemporalem Bezug greift diese Grundregel jedoch zu kurz. In solchen
Konstellationen sind weitere Aspekte mit zu berücksichtigen. So stellt sich
insbesondere die Frage nach dem zeitlichen Geltungs- sowie dem zeitlichen
Anwendungsbereich einer Bestimmung. Der zeitliche Geltungsbereich ist die
“Lebensdauer” einer Rechtsnorm. Diese wird durch deren In- und
Ausserkrafttreten bestimmt. Die eingangs genannte prozessuale Grundregel
bezieht sich vorab auf den zeitlichen Geltungsbereich. Davon zu unterscheiden
ist der zeitliche Anwendungsbereich einer Norm; dieser bestimmt den Zeitraum,
in dem sich die vom Tatbestand erfassten Sachverhalte ereignet haben müssen
[…]. Zeitlicher Geltungsbereich und zeitlicher Anwendungsbereich können
zusammenfallen, müssen dies aber nicht; insbesondere bei Dauersachverhalten
sind sie zu unterscheiden. Weil das intertemporale Rechtsetzungsprimat beim
Gesetzgeber liegt […], ist in einem ersten Schritt stets zu prüfen, ob die
anwendbare Rechtsgrundlage Kollisionsnormen enthält. Fehlen solche, kommen auch
hier allgemeine Grundsätze zur Anwendung. Diesbezüglich besagt der
intertemporale Hauptsatz, dass in zeitlicher Hinsicht diejenigen Rechtssätze
massgebend sind, die bei der Erfüllung des rechtlich zu ordnenden oder zu
Rechtsfolgen führenden Tatbestandes Geltung haben. Für zeitlich offene
Dauersachverhalte bedeutet dies, dass sie grundsätzlich nach den jeweils
geltenden rechtlichen Grundlagen zu beurteilen sind. Es ist somit bis zum
Inkrafttreten einer Rechtsänderung das alte Recht und danach (ex nunc et pro
futuro) – sofern die Voraussetzungen hierfür erfüllt sind – das neue Recht
anwendbar (unechte Rückwirkung […]).”

La Circolare sull’invalidità e
sulla rendita nell’assicurazione invalidità (CIRAI), valida dal 1. gennaio
2022, stato al 1. luglio 2022, prevede al marginale 9101 che “Se la
decisione sulla prima concessione di una rendita è emanata dopo il 1° gennaio
2022, ma il diritto alla rendita è nato prima di questa data, sono applicabili
le disposizioni della LAI e dell’OAI nel tenore in vigore fino al 31 dicembre
2021”. Il marginale 9102, afferente, tra l’altro, alla prima concessione di
rendite a tempo determinato, prevede che “Se la modifica determinante
[miglioramento o peggioramento della capacità di guadagno, n.d.r.] avviene
prima del 1. gennaio 2022, si applicano le disposizioni della LAI o dell’OAI
nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021”.

 

I marginali 1007 e seg. della
Circolare concernente le disposizioni transitorie della riforma Ulteriore
sviluppo dell’AI sul sistema di rendite lineare (C DT US AI), edita dall’UFAS,
stato al 1. gennaio 2022 e valido da tale data, prevedono che:

 

"
Conformemente alle DT [Disposizioni transitorie, n.d.r.] LAI, le rendite
AI rette dal diritto anteriore sono le rendite il cui diritto secondo
l’articolo 29 capoversi 1 e 2 LAI è nato al più tardi il 31 dicembre 2021.
Poiché il momento dell’insorgenza dell’invalidità (art. 28 cpv. 1 e 1bis LAI) e
quello della nascita del diritto alla rendita non sono necessariamente identici
(se la richiesta è tardiva in base all’art. 29 cpv. 1 LAI), una rendita AI è
retta dal nuovo diritto, se il diritto alla medesima nasce il 1° gennaio 2022 o
successivamente, anche se l’invalidità è insorta prima di questa data. Le
rendite AI rette dal nuovo diritto sono pertanto le rendite il cui diritto è
nato il 1° gennaio 2022 o successivamente conformemente all’articolo 29
capoversi 1 e 2 LAI.

Per le decisioni di rendita emanate a partire dal 1° gennaio 2022
valgono le regole seguenti:

 

-       in caso di insorgenza dell’invalidità e inizio del
diritto alla rendita al più tardi il 31 dicembre 2021:

- prima fissazione della rendita → DR
[diritto, n.d.r.] in vigore fino al 31 dicembre 2021,

- modifica del grado d’invalidità tra il 1° gennaio
2022 e

  il 31 dicembre 2031 → C DT US AI;

-       in caso di nascita del diritto alla rendita secondo
l’art. 29 cpv. 1 e 2 LAI il 1° gennaio 2022 o successivamente:

- prima fissazione della rendita → DR in
vigore dal 1°

  gennaio 2022.”

 

Inoltre, il marginale 6002 di
quest’ultima Circolare prevede che “La prestazione transitoria dipende per
principio dalla rendita AI soppressa o ridotta. È pertanto fissata in base al
diritto applicabile alla rendita AI soppressa o ridotta. Se il diritto alla
rendita AI è nato prima del 1° gennaio 2022, è applicabile il diritto vigente
fino al 31 dicembre 2021”.

 

Secondo le citate circolari,
dunque, qualora contestualmente ad una prima fissazione di rendita temporanea,
l’asserita invalidità, l’eventuale diritto alla rendita e la modifica
determinante sono insorti al più tardi al 31 dicembre 2021, torna applicabile
il diritto previgente, e ciò anche se la decisione è stata resa nel 2022.

 

Con scritto del 7 settembre 2022
destinato agli uffici AI (21/2022 Informativa per gli uffici AI: diritto
transitorio per la valutazione del grado d’invalidità e la determinazione del
diritto alla rendita (riforma Ulteriore sviluppo dell’AI)) ed inoltrato –
dietro richiesta – il 5 ottobre 2022 al TCA, l’UFAS ha confermato che:

 

"
(…) in caso di prima concessione di una rendita si applicano le
disposizioni in vigore al momento della nascita del diritto alla rendita”, ad
eccezione dei casi di “prima concessione di una rendita con variazione del
grado di invalidità o limitata nel tempo e nei casi di revisione, a
quest’ultima fattispecie applicandosi le disposizioni in vigore al momento
della modifica determinante. Nelle ultime settimane i tribunali cantonali hanno
emanato diverse sentenze che hanno confermato, direttamente o indirettamente,
la summenzionata regolamentazione di diritto intertemporale. Da queste sentenze
si evince inoltre che i tribunali considerano il momento dell’emanazione della
decisione impugnata quale limite temporale importante per l’esame dei fatti;
tuttavia, non si può concludere su questa base che anche la determinazione del
diritto applicabile dipenda dal momento dell’emanazione della decisione. In
questo contesto, anzi, il momento aleatorio dell’emanazione della decisione è
irrilevante per la determinazione del diritto applicabile, dato che presenta
sempre un certo grado di arbitrarietà (DTF 139 V 263). Nell’ottica di
un’applicazione uniforme del diritto a livello nazionale, vi chiediamo pertanto
di esaminare le sentenze cantonali prestando particolare attenzione alla
corretta interpretazione della menzionata regolamentazione di diritto
intertemporale e, in caso di decisioni che vi derogassero, di vagliarne
l’impugnazione dinanzi al Tribunale federale.”

 

                                  In concreto non vi è dubbio che al
ricorso contro la decisione emanata il 22 dicembre 2021, che si è pronunciata
su una domanda di prestazioni presentata dall’assicurato nel luglio 2020, si
applicano le norme sostanziali in vigore fino a quel momento. Ne discende che ogni
riferimento alle norme applicabili in concreto, salvo indicazione contraria, va
inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021.

                                

                          2.4.  Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                  Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.),
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
2007, p. 1411, n. 46). 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata. La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                  Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la
giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido
con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la
residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).                        

                                  Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita e suscettibili di incidere sul diritto alla
rendita (DTF 129 V 222; STF I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I
475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).

 

                                  Va infine menzionato che ai sensi
dell'art. 28 cpv. 1 LAI:

 

" L’assicurato ha diritto ad una
rendita se:

a.   la sua capacità al
guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita,
mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d’integrazione ragionevolmente
esigibili;

b.   ha avuto un’incapacità
al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40 per cento in media durante un anno senza
notevole interruzione; e

c.    al termine di
questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40 per cento."

 

                          2.5.  Per quanto riguarda in particolare
l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b).

                                  Al riguardo l’Alta Corte ha
inoltre avuto modo di precisare che:

 

" (…) Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)"

(STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)

 

                                  In una sentenza I 384/06 del 4
luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007). Nella DTF
130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un
disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di
guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 254-257).

                                  Nella STFA I 770/03 del 16
dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato
che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme
richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri
summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a
sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                  Pertanto, se le limitazioni
nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o
simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto
(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                  Nel 2015 il Tribunale federale ha
modificato la sua prassi per l’accertamento del diritto a una rendita AI in
presenza di disturbi somatoformi senza cause organiche oggettivabili (dolori
somatoformi) e analoghe affezioni psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato
stampa del Tribunale federale del 17 giugno 2015). In questi casi la decisione
sul diritto a una rendita AI deve avvenire attraverso una procedura probatoria
strutturata. In tale ambito, occorre valutare l'effettivo potenziale di
rendimento raggiungibile dalla persona interessata, considerando da un lato i
fattori di carico esterno di diminuzione del potenziale da un altro lato i
fattori positivi di compensazione (risorse) in una valutazione complessiva
commisurata al caso singolo. Determinanti come indicatori sono tra l'altro
l'intensità della diagnosi e dei sintomi, l'assunzione effettiva di una
terapia, il decorso e l'esito di terapie come anche gli sforzi per il
reinserimento professionale, le patologie associate, sviluppo e la struttura
della personalità, il contesto sociale della persona interessata e l'insorgenza
delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti della vita (lavoro e tempo
libero). Come in precedenza la persona assicurata sopporta l'onere della prova (cfr.
comunicato stampa del TF del 14 dicembre 2017).

                                  Inoltre, in due sentenze del 30
novembre 2017 (STF  8C_841/2016 e 8C_130/2017), pubblicate in DTF 143 V 409 e
143 V 418, il Tribunale federale ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata
per i dolori somatoformi persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e
di rendimento della persona interessata siano da accertare alla luce di
indicatori, deve trovare applicazione per tutte le malattie psichiche. Ciò
significa, in particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che il
precedente criterio della “resistenza alle terapie” come condizione
necessaria per la concessione di una rendita AI non
vale più in maniera assoluta (cfr. comunicato stampa del Tribunale
federale del 14 dicembre 2017). In tali due sentenze il TF è giunto alla
conclusione che la descritta procedura deve essere applicata all'esame di tutti
i casi ove è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, ossia
in particolare anche nell'eventualità di depressione lieve fino a medio-grave.
Le malattie psichiche possono essere individuate e dimostrate in linea di
principio soltanto in maniera limitata con criteri oggettivi. Anche se una
classificazione medica è necessaria e secondo la scienza è presupposta una
diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile accontentarsi solo di questo.
Piuttosto è decisiva la questione delle ripercussioni funzionali di un
disturbo. Per la valutazione delle conseguenze di un’affezione psichica la
diagnosi non è più centrale.

                                  Soltanto da tale elemento non
emerge alcuna attestazione sulle prestazioni lavorative della persona toccata.
È proprio per questa ragione che per tutte le malattie psichiche deve essere
applicata una procedura probatoria fondata su indicatori, soprattutto in
presenza di simili disturbi che in sostanza si accomunano per problemi
probatori. Eventualmente si dovrà secondo la specifica sindrome nella valutazione
dei singoli indicatori provvedere ad alcuni adattamenti. Per motivi scaturenti
dal principio di proporzionalità, si potrà prescindere da un procedimento
probatorio strutturato, laddove si dimostrasse inutile o addirittura inadatto.
La realizzazione di questa evenienza deve essere valutata secondo la necessità
probatoria concreta. La prova di un'invalidità pensionabile può in genere
essere ritenuta apportata, se nell'ambito di un esame
complessivo risulta un quadro coerente di limitazione della capacità lavorativa
in tutti gli ambiti della vita. La mancanza di tale indicazione fa comportare
conseguentemente l'assenza di prova atta a dimostrare una limitazione della
capacità lavorativa, aspetto che si ripercuote conseguentemente a sfavore della
persona toccata.

                                  Secondo
la giurisprudenza precedente del TF riguardante le depressioni da lievi a medio
gravi, le malattie corrispondenti potevano essere considerate invalidanti, solo
se era stata dimostrata una "resistenza alle terapie". Con il
cambiamento di prassi adottato questo concetto non vale più in maniera
assoluta.

                                  Ora
invece, come nelle altre malattie psichiche, la questione decisiva è se la
persona interessata riesca a presentare sulla base di un metro di valutazione
oggettivo la prova di un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La
possibilità di terapia, in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi
fino a medio-gravi deve ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente
nell'apprezzamento delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia
conseguente e adeguata (cfr. comunicato stampa del TF del 14 dicembre
2017).

                                  Con
sentenza 9C_845/2016 del 27 dicembre 2017 il TF, con riferimento alle pronunzie
8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017, al consid. 3.5.1., ha ribadito
che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di
per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto
dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e
delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente
sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no
conforme al diritto federale (STCA 32.2017.116 del 22 febbraio 2018, consid.
2.3 e 32.2017.137 del 26 febbraio 2018, consid. 2.3). 

                                  Questa giurisprudenza è stata
confermata con la sentenza pubblicata in DTF 144 V 50 (STCA 32.2017.176 del 14
agosto 2018, consid. 2.6). Del resto, il Tribunale federale ha confermato la
giurisprudenza anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 (consid. 3.3.1 e
3.3.2), 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 (consid. 4.1-4.3), 8C_309/2018 del 2 agosto
2018 (consid. 3.2) e 9C_77/2018 dell'8 agosto 2018 (consid. 2.2). 

 

                                  Deve essere pure precisato che in
una recente sentenza del 17 novembre 2021 (STF 8C_280/2021
pubblicata in
DTF 148 V 49) il Tribunale federale, dopo aver ribadito che di principio solo
un grave disturbo psichico è considerato invalidante in senso giuridico (DTF
143 V 418 consid. 5.2.2. e 141 V 281 consid. 4.3.1.2), esprimendosi
sulla valenza invalidante di disturbi
depressivi di grado leggero fino a medio, ha precisato che un disturbo
depressivo di grado leggero fino a medio senza interferenza notevole con una
comorbidità psichiatrica non può essere generalmente definito come una malattia
psichica grave. Se al riguardo dovesse esserci inoltre un potenziale
terapeutico significativo, ne risulta che è messo in discussione in modo
particolare anche il carattere durevole del danno alla salute. È compito degli
specialisti di indicare poiché, malgrado la presenza di una depressione leggera
o medio grave e del potenziale terapeutico, nel caso particolare ne risultino
delle limitazioni funzionali che si ripercuotono sulla capacità lavorativa (DTF
143 V 409 consid. 4.5.2). In tale eventualità devono sussistere valide ragioni
affinché si possa comunque ammettere la presenza di una malattia invalidante.
Se, in questa costellazione, gli specialisti in psichiatria attestano senza
spiegazione concludente (eventualmente in seguito a una domanda) una diminuzione
considerevole della capacità lavorativa malgrado la negazione di un disturbo
psichico grave, l'assicuratore o il tribunale dispongono di un motivo per
negare la valenza giuridica alla medesima valutazione medico-psichiatrica
dell'impatto del disturbo psichico sulla capacità lavorativa (consid. 6.2.2).

                          2.6.  Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

                                  Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. 

                                  Determinante quindi per stabilire
se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova,
né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto
(DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                  Le perizie affidate dagli organi
dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a
medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti,
dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti
a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'AI, l'Alta
Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è
incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di
partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                  Nella DTF 137 V 210 il TF ha
concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione
attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione
invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è
di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid.
2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto
necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione
a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia;
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e
rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e
3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'AI; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e
4.4.2).

 

                                  Se vi sono dei rapporti medici
contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero
materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto
che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; sul valore probatorio
delle certificazioni dei medici curanti cfr. al consid. 2.9).

                                  

                                  Va poi rilevato che, affinché un
esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere
diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p. 628-629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). In quest’ultima sentenza l'Alta
Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo
questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS/RSAS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                  Il perito deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere
premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita
d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                  Del resto, un rifiuto di una
rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze
tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei
dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,
le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001 e
32.2019.174 del 13 luglio 2020; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in
DTF 130 V 352; STCA, consid. 2.10).

 

                                  A
proposito delle perizie mediche esterne (art. 44 LPGA) eseguite nell'ambito
della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; 122 V 161, 104 V 212; SVR
1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189). 

                                  Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3),
poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico
curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici
curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

                                  

                                  Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato
si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette
già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                  Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                  Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STF
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                          2.7.  Ricevuta la domanda
di prestazioni del luglio 2020 (con la quale l’assicurato, vittima di un
infortunio domestico il 13 dicembre 2019, lamentava un trauma al
bacino e alla colonna vertebrale, erniazione discale subacuta, depressione e
ipertensione arteriosa; doc. AI pag. 90), l’Ufficio AI ha acquisito agli
atti l’incarto dell’assicurazione perdita di guadagno __________ e della __________
e la documentazione medica e radiologica.

                                  L’assicurato ha in particolare
prodotto certificati del curante dr. __________, internista, il quale, senza
indicazione di diagnosi, ha attestato un’inabilità lavorativa del 50% dal 30
dicembre 2019 al 24 novembre 2020 (doc. AI pag. 25, 29, 135, 145, 163, 189 e
190). 

                                  A seguito del suo trasferimento
di domicilio nel Canton __________ nel novembre 2020, l’assicurato è stato
preso in cura dalla dr.ssa __________, internista, la quale ha certificato un’inabilità
lavorativa del 50% dal 24 novembre 2020, quindi del 100% dal 17 dicembre al 7
maggio 2021, e dell’80% in seguito (doc. AI pag. 214 segg, 327). 

                                  Il 27 gennaio 2021 l’assicurato
ha avuto un consulto presso il Centro del dolore presso l’Ospedale __________
di __________ che gli ha prescritto due ulteriori infiltrazioni lombari e
dorsali, eseguite quindi l’11 febbraio e 11 marzo 2021 (doc. AI pag. 276, 289).

                                  

                                  All’inserto è pervenuto un rapporto
medico del dr. __________ del 2 febbraio 2021, del servizio di anestesiologia dell’Ospedale
di __________, che ha posto la diagnosi di “Dolore cervicale cronico come
parte di una sindrome degenerativa da C4 a C7, Sindrome delle faccette
toraciche da T9 a T12 e lombari da L2 a L5, impingement sacroiliaco bilaterale
moderato”. Lo specialista ha riferito che l’esame non aveva mostrato alcuna
diminuzione delle capacità motorie negli arti superiori e inferiori, senza Lasègue
o retro-Lasègue, ma dolore nella zona sacroiliaca sinistra al sollevamento della
gamba, dolore alla palpazione dei processi spinosi da T9 a T12 e da L2 a L5,
test FABER positivo bilateralmente. Nemmeno l'esame cervicale mostrava dolore,
senza deficit sensoriale negli arti superiori e inferiori (doc. AI pag. 288). 

                                  Sempre il dr. __________, l’11
febbraio e 8 marzo 2021, ha riferito dell’evoluzione e l’effettuazione delle
infiltrazioni “del blocco branca mediale bilateralmente a L4-L5-S1” e ha
precisato che l’assicurato non poteva eseguire il “trasporto di carichi
pesanti, movimenti ripetitivi che coinvolgono la rotazione dell'asse del
tronco, ma anche movimenti di flessione/estensione di quest'ultimo e posizioni
in piedi prolungate”, tralasciando tuttavia di esprimersi sulla capacità
lavorativa (doc. AI pag. 303 e 309). 

 

Dal canto suo il dr. __________,
psichiatra curante, interpellato dall’Ufficio AI, nel rapporto del 3 maggio
2021, non ha diagnosticato affezioni psichiatriche invalidanti, ma unicamente
la presenza di “F 43.21 Troubles de l’adaptation, reaction dépressive
prolongé” (doc. AI pag. 320). 

La dr.ssa __________, il 1.
settembre 2021, ha dal canto suo posto le diagnosi di Cervicalgia cronica su
sindrome degenerativa C4-C7 e sindrome faccettaria toracica e lombare e
concluso per un’inabilità del 50% dal 24 novembre 2020, del 100% dal 17
dicembre 2020 e dell’80% dal 16 aprile 2021 (doc. AI pag. 361). 

Il dr. __________, psichiatra
curante fino al trasferimento a __________, ha certificato un’inabilità del
100% dal 3 giugno al 1. settembre 2020 per “F41.2 Sindrome mista ansioso
depressiva da fine 2019” (doc. AI pag. 368). 

 

Come anticipato,
l’amministrazione ha richiamato gli atti dell’assicuratore __________. Fra
questi innanzitutto la perizia eseguita l’11 luglio 2020 dalla dr.ssa __________,
psichiatra (con relativo complemento peritale del 10 agosto 2020, doc. AI pag.
753), la quale, posta la diagnosi di “sindrome mista ansioso- depressiva ICD
10 F41.2 reattiva problemi legati all’occupazione e alla sindrome algica
cervicale, dorsale lombare”, ha rilevato che si trattava di un disturbo
psichico in cui sintomi ansiosi depressivi erano entrambi presenti, ma né gli
uni né gli altri se considerati separatamente erano sufficienti per una
diagnosi. Ha poi osservato che l’assicurato non presentava deficit delle
funzioni dell'lo esecutive, percettive, decisionali, previsionali,
consequenziali, e nemmeno presentava, giusta il test Mini ICF APP, un deficit
delle competenze, dell’assertività, del giudizio, della relazione con gli
altri, della mobilità, ma solo un lieve deficit della persistenza della
flessibilità. Esso non era in ogni modo invalidante. Di conseguenza, dal lato
psichiatrico l’assicurato era abile al 100% (doc. AI pag. 741 e 753).

Agli atti dell’assicuratore __________
figura inoltre una valutazione internistica del 28 luglio 2020 a cura del dr. __________,
il quale, posta la diagnosi invalidante di “Sindrome cervicospondilogena
cronica e sindrome lombospondilogena cronica su processi degenerativi del
rachide, Ipertensione arteriosa, Sindrome ansioso-depressiva, Stato dopo trauma
contusivo della schiena 13.12.2019”, aveva concluso che per le conseguenze
della caduta egli era abile al lavoro dalla fine di marzo 2020. Per le
patologie somatiche, egli era ancora da considerare inabile al lavoro al 50% “almeno
sino alla fine del prossimo mese di agosto” (doc. AI pag. 749).

L’assicurato è pure stato
peritato per __________ dal dr. __________, reumatologo, il quale il 26 ottobre
2020, poste le diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di “Sindrome
panvertebrale con componente cervicospondilogena cronica a sinistra e
lombospondilogena cronica bilaterale, in Alterazioni degenerative
plurisegmentali del rachide cervicale (ernia discale C4/C5 mediana paramediana
a destra, discopatia C5/C6, ernia discale C6/C7 mediana paramediana),
Alterazioni degenerative lombari (osteocondrosi con bulging discale L1/L2 con
leggero restringimento del canale spinale, moderate discopatie da L2 a L5)”
oltre a quelle non invalidanti di “disturbi statici della colonna vertebrale
(ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo, appiattimento della
lardosi lombare, minima emigibbosità lombare a sinistra), Decondizionamento e
sbilancio muscolare, Tendenza fibromialgica (5 su 18 punti fibromialgici
positivi), Genua vara, Obesità”, ha effettuato un accurato esame clinico e
strumentale, illustrando l’anamnesi personale e clinica dell’assicurato. Ha
quindi descritto i vari dolori lamentati, in uno stato con “colonna
cervicale moderatamente ridotta alla flesso-estensione, alle lateroflessioni,
con dolori a fine corsa, accentuati al l'estensione, altamente limitata alla
rotazione globale passiva verso sinistra, oderatainente ridotta a quella verso destra,
sempre con dolori a fine corsa”. Assenti deficit cervicoradicolari, o
indizi per una neuropatia compressiva ai solchi dei nervi ulnari rispettivamente
ai canali carpali dalle due parti. La muscolatura deltoidea omerale appariva
molto ben sviluppata, mobilità passiva delle spalle libera, senza
sintomatologia di attrito, ma con dolori riferiti al rachide dorsale. Quanto ai
dolori lombari lamentati lo specialista ha osservato nondimeno che durante la
visita l’assicurato era rimasto seduto tranquillamente, senza ricercare
posizioni antalgiche e che la colonna dorsale appariva altamente limitata alla
flessione attiva, all'estensione passiva, con deficit lomboradicolari.
L'assicurato lamentava anche dolori inguinali a destra, tuttavia la marcia
avveniva senza zoppia, con segno di Trendelenburg negativo dalle due parti,
mobilità delle anche libera. Tutto ben considerato quindi il perito ha concluso
che “i disturbi accusati dall'assicurato, i deficit funzionali riferiti, in
parte constatabili anche durante l'esame clinico funzionale peritale, si
spiegano parzialmente con le alterazioni strutturali finora evidenziate”.
Poste le menzionate diagnosi, egli ha quindi concluso che l’assicurato non era
più in grado di esercitare la sua professione di magazziniere, ma poteva
esercitare in misura piena un’attività rispettosa delle seguenti limitazioni
funzionali:

 

" Egli può
molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi,
di rado tra 5-10 kg fino all'altezza dei fianchi, mai pesi oltrepassanti 10 kg
fino all'altezza dei fianchi; rassicurato può molto spesso sollevare pesi fino
a 2 kg sopra l'altezza del petto, talvolta pesi tra 2-5 kg sopra l'altezza del
petto, mai pesi oltrepassanti 5 kg sopra l'altezza del petto. L'assicurato può
molto spesso maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso maneggiare
attrezzi molto leggeri, molto spesso maneggiare attrezzi leggeri, talvolta maneggiare
attrezzi di media entità, mai maneggiare attrezzi pesanti. La rotazione manuale
è normale. L'assicurato può di rado effettuare lavori al di sopra della testa,
di rado effettuare la rotazione del tronco, talvolta assumere la posizione
seduta ed inclinata in avanti, di rado la posizione in piedi ed inclinata in
avanti, può spesso assumere la posizione inginocchiata, molto spesso effettuare
la flessione delle ginocchia, di rado assumere la posizione accovacciata.
L'assicurato può assumere talvolta la posizione seduta di lunga durata, talvolta
la posizione in piedi di lunga durata, dovendo tuttavia avere la possibilità di
alternare le posizioni corporee al bisogno. L'assicurato può molto spesso
camminare fino a 50 metri, molto spesso oltre 50 metri, talvolta camminare per
lunghi tragitti, come pure talvolta camminare su terreno accidentato, può
talvolta salire le scale, mai salire su scale a pioli.”

 

                                  Il
dr. __________ ha quindi concluso che “in un lavoro adatto allo stato
di salute, tenente pienamente conto delle risorse fisiche dell'assicurato
sopraindicate, lo giudico abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa
normale di 8-9 ore con rendimento massimo del 100 %, al più tardi a decorrere
dal 27.10,2020, giorno seguente la valutazione peritale reumatologica”. 

In un complemento peritale del
6 aprile 2021 il medesimo reumatologo, chiamato a pronunciarsi sulle conclusioni
della curante dr.ssa __________ (per la quale l’assicurato a dipendenza delle
discopatie e ai relativi dolori, oltre che di un quadro depressivo, non era in
grado di lavorare) e sulle certificazioni dei sanitari del centro per la
terapia del dolore di __________, ha affermato che la nuova documentazione non
conteneva elementi oggettivi in grado di modificare la sua valutazione delle
risorse fisiche presenti nell'assicurato e, di conseguenza, la sua valutazione
della capacità lavorativa (doc. AI pag. 757).

 

Con rapporto del 18 ottobre
2021 la dr.ssa __________ del SMR, riassunta ed esaminata tutta la
documentazione agli atti, ha posto le diagnosi con ripercussione sulla capacità
lavorativa di:

 

" -   Sindrome
mista ansioso-depressiva ICD 10 F 41.2 reattiva a 

problemi legati all'occupazione Z56 e
alla sindrome algica cervicale, dorsale e lombare.

-   Sindrome
panvertebrale con componente cervicospondilogena cronica a sinistra e Iombospondilogena
cronica bilaterale, in Alterazioni degenerative plurisegmentali del rachide
cervicale (ernia discale C4/C5 mediana paramediana a destra, discopatia C5/C6, ernia
discale C6/C7 mediana paramediana) e in Alterazioni degenerative lombari
(osteocondrosi con bulging discale L1/L2 con leggero restringimento del canale
spinale, moderate discopatie da L2 a L5).

-   St.d. trauma contusivo della schiena (13.12.2019).”

 

                                  E quelle senza ripercussioni sulla
capacità lavorativa di:

 

" Disturbi
statici della colonna vertebrale (ipercifosi della dorsale alta con protrazione
del capo, appiattimento della lordosi lombare, minima emigibbosità lombare a
sinistra), Decondizionamento e sbilancio muscolare, Tendenza fibromialgica (5
su 18 punti fibromialgici positivi), Obesità (peso: 93,4 kg / statura: 177,5
cm), Genua vara, Lieve ipercolesterolemia, Ernia iatale (2013), Tachicardia atriale
parossistica in 10.2019, Lipoma coscia sinistra benigno, ipertensione arteriosa
trattata.”

 

                                  Ha quindi posto le seguenti
limitazioni i funzionali:

 

" L'assicurato
può molto spesso sollevare pesi fino a 2 kg sopra l'altezza del petto, talvolta
pesi tra 2-5 kg sopra l'altezza del petto, mai pesi oltrepassanti 5 kg sopra
l'altezza del petto. L'assicurato può molto spesso maneggiare attrezzi di
precisione, molto spesso maneggiare attrezzi molto leggeri, molto spesso
maneggiare attrezzi leggeri, talvolta maneggiare attrezzi di media entità, mai
maneggiare attrezzi pesanti. La rotazione manuale è normale. L'assicurato può
di rado effettuare lavori al di sopra della testa, di rado effettuare la
rotazione del tronco, talvolta assumere la posizione seduta ed inclinata in
avanti, di rado la posizione in piedi ed inclinata in avanti, può spesso
assumere la posizione inginocchiata, molto spesso effettuare la flessione delle
ginocchia, di rado assumere la posizione accovacciata. L'assicurato può assumere
talvolta la posizione seduta di lunga durata, talvolta la posizione in piedi di
lunga durata, dovendo tuttavia avere la possibilità di alternare le posizioni corporee
al bisogno. L'assicurato può molto spesso camminare fino a 50 metri, molto
spesso oltre 50 metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure
talvolta camminare su terreno accidentato, può talvolta salire le scale, mai
salire su scale a pioli.” (doc. AI pag. 382)

 

                                  Ha quindi concluso per inabilità
variabili dal 13 dicembre 2019, ritenuto tuttavia che dal 27 ottobre 2020
l’assicurato restava inabile totalmente nell’attività esercitata in precedenza,
ma era da considerare abile in misura completa in attività adeguate rispettose
delle citate limitazioni funzionali (doc. AI pag. 380).

 

Interpellato il consulente
professionale ed eseguito il confronto dei redditi (concludente per un grado di
invalidità nullo; doc. AI pag. 383), con progetto di decisione del 21 ottobre
2021 l’Ufficio AI ha prospettato il rifiuto di prestazioni (doc. AI pag.
390).   

 

L’assicurato ha quindi
presentato, tramite il suo legale, le sue osservazioni (doc. AI pag. 401),
sulle quali la dr.ssa __________ del SMR il 30 novembre 2021 si è espressa, confermando
il precedente rapporto SMR del 18 ottobre 2021 “in assenza di fatti
nuovi certi rispettivamente modificazioni significative di fatti noti”, affermando,
tra l’altro:

 

" (…)

Considerazioni

Pertanto nella documentazione giunta agli atti successivamente
alla presa di posizione di __________:

-   non esiste un
esame obiettivo condotto sull'A che evidenzi una diagnosi ai sensi dell'ICD 10 diversa
da quelle poste dal Dr. __________ nella sua valutazione peritale del
26.10.2020 e successivo complemento peritale del 06.04.2021; - non esiste la
prescrizione di una nuova terapia farmacologica; la terapia fisica, fisiatrica,
riabilitativa non è diversa da quella finora seguita dall'A per mantenere un
buon trofismo muscolare; - non viene attestato nessun nuovo blocco funzionale; -
non esiste alcuna attestazione di ricovero ospedaliere e/o accesso al pronto
soccorso; - lo psichiatra curante Dr. __________ non annovera attualmente
alcuna patologia psichiatrica con influsso sulla CL ma attesta unicamente una
Sindrome da disadattamento, reazione depressiva prolungata., senza influsso
sulla CL e non certifica alcuna incapacità lavorativa, confermando nella
sostanza la presa di posizione contenuta nella valutazione fiduciaria esperita
dalla Dr.ssa __________.” (doc. AI pag. 413)

 

                                  Sull’ulteriore certificazione del
dr. __________ del 30 novembre 2021 prodotta dall’assicurato (doc. AI pag. 416;
cfr. al consid. 2.8) la dr.ssa __________, con Annotazione del 16 dicembre 2021,
ha fatto osservare che il dr. __________ non documentava alcun esame obiettivo,
che evidenziasse un significativo peggioramento dello stato clinico-valetudinario
o nuove diagnosi rispetto alla valutazione del dr. __________, ma si basava su approfondimenti
diagnostici radiografici già esaminati dal perito reumatologo e non poneva l’indicazione
a trattamenti terapeutici nuovi. Inoltre non indicava alcun nuovo blocco
funzionale o l’attestazione di ricovero ospedaliero e/o accesso al pronto
soccorso. 

                                  Di conseguenza, ha concluso nel
senso che “in assenza di fatti nuovi certi rispettivamente modificazioni
significative di fatti noti, il rapporto SMR del 8.10.2021 è confermato”
(doc. AI pag. 418).

 

                                  Con la decisione del 22 dicembre 2021
l’amministrazione ha quindi negato il diritto a prestazioni, considerando che la
documentazione medica acquisita agli atti aveva permesso di stabilire periodi
di inabilità variabili in ogni attività (100% dal 13 dicembre 2019, 0% dal 19
dicembre 2019, 50% dal 30 dicembre 2019, 100% dal 20 gennaio 2020, 50% dal 13
febbraio 2020, 100% dal 3 giugno 2020, 50% dal 16 luglio 2020), ma dal 27
ottobre 2020, pur perdurando l’inabilità completa nell’attività abituale, era presente
una totale capacità in attività adeguate con una conseguente perdita di
guadagno nulla (doc. B).

 

                                  Con il suo ricorso, l’assicurato
ha contestato le conclusioni dell’amministrazione e ha prodotto nuova documentazione
medica (doc. IX/1; cfr. al consid. 2.7). 

 

                          2.8.  Nel caso concreto, tutto bene
valutato e considerato, secondo questo Tribunale l’Ufficio AI ha correttamente ritenuto
che se l’assicurato aveva avuto periodi di inabilità lavorativa (completa dal 13
al 18 dicembre 2019, del 50% dal 30 dicembre 2019, completa dal 20 gennaio
2020, del 50% dal 13 febbraio 2020, completa dal 3 giugno 2020 e del 50% dal 16
luglio al 26 ottobre 2020), tuttavia a far tempo dal 27 ottobre 2020 aveva
riacquistato una piena capacità lavorativa in attività adeguate rispettose dei
limiti funzionali posti dalla valutazione reumatologica e da quella del SMR.

                                  In particolare questo Tribunale, chiamato
a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato accuratamente vagliato
prima dell’emissione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della
documentazione agli atti, comprendente le valutazioni fatte esperire da __________,
le prese di posizione dei medici curanti, i rapporti radiologici relativi agli
accertamenti eseguiti e i diversi rapporti allestiti dal SMR, da considerare
dettagliati, approfonditi e quindi rispecchianti i ricordati parametri
giurisprudenziali, non può che condividere le conclusioni tratte dall’Ufficio
AI.

 

Deve essere premesso che
l’assicurato – di professione supervisore di magazzino presso una ditta
farmaceutica, con un contratto di lavoro a tempo pieno sciolto con effetto alla
fine del 2020, è quindi stato iscritto alla disoccupazione, percependo le
relative indennità dal mese di aprile 2021 – da alcuni anni lamenta una
sintomatologia dolorosa al rachide cervicale e lombare acuitasi dopo una caduta
nel dicembre 2019 con trauma contusivo alla colonna cervico-lombare ed al
bacino. Conseguentemente ha pure sviluppato una sintomatologia ansiosa e
depressiva con presa in carico psichiatrica dal febbraio 2020.

 

Ora, questo Tribunale ritiene
in particolare che alle conclusioni del medico SMR, chiamato a valutare la
situazione dell’assicurato sulla base dell’ampia documentazione agli atti, vada
prestata adesione.

                                  Non vi sono in effetti ragioni,
per scostarsi dalle convincenti e approfondite considerazioni della dr.ssa __________
del SMR, la quale, nei rapporti del 18 ottobre, 29, 30 novembre e 16 dicembre
2021 (doc. AI pag. 377, 406, 410, 419), dopo accurata valutazione della
documentazione agli atti e dell’anamnesi, ammesse le diagnosi invalidanti di “Sindrome
mista ansioso-depressiva ICD 10 F 41.2 reattiva a problemi legati
all'occupazione Z56 e alla sindrome algica cervicale, dorsale e lombare, Sindrome
panvertebrale con componente cervicospondilogena cronica a sinistra e
Iombospondilogena cronica bilaterale, in Alterazioni degenerative
plurisegmentali del rachide cervicale (ernia discale C4/C5 mediana paramediana
a destra, discopatia C5/C6, ernia discale C6/C7 mediana paramediana),
Alterazioni degenerative lombari (osteocondrosi con bulging discale L1/L2 con
leggero restringimento del canale spinale, moderate discopatie da L2 a L5),
St.d. trauma contusivo della schiena (13.12.2019)”, ha ben descritto la
situazione dell’assicurato, illustrando i vari accertamenti medici effettuati per
conto della __________ (doc. AI pag. 378). 

                                  Ha in particolare ricordato che la
dr.ssa __________, nelle sue valutazioni dell’11 luglio e 10 agosto 2020 aveva
diagnosticato la presenza di una sindrome mista ansioso- depressiva ICD 10
F41.2 reattiva a problemi legati all’occupazione e alla sindrome algica
cervicale, dorsale lombare, ma aveva negato che la stessa avesse effetti
invalidanti. 

                                  D’altra parte, il dr. __________
perito della __________, nella dettagliata valutazione del 26 ottobre 2020
(doc. AI pag. 757), aveva ammesso quali affezioni con influenza sulla capacità
lavorativa “Sindrome panvertebrale con componente cervicospondilogena
cronica a sinistra e lombospondilogena cronica bilaterale, in Alterazioni
degenerative plurisegmentali del rachide cervicale (ernia discale C4/C5
mediana paramediana a destra, discopatia C5/C6, ernia discale C6/C7 mediana
paramediana), Alterazioni degenerative lombari (osteocondrosi con bulging
discale L1/L2 con leggero restringimento del canale spinale, moderate
discopatie da L2 a L5)” , negando invece una valenza invalidante a quelle
di “disturbi statici della colonna vertebrale (ipercifosi della dorsale alta
con protrazione del capo, appiattimento della lardosi lombare, minima
emigibbosità lombare a sinistra), Decondizionamento e sbilancio muscolare,
Tendenza fibromialgica (5 su 18 punti fibromialgici positivi), Genua vara,
Obesità”. Nel suo rapporto il dr. __________, sulla base di un’attenta
valutazione clinica e radiologica ed un accurato esame dell’anamnesi sociale e
clinica, aveva concluso che “i disturbi accusati dall'assicurato, i deficit
funzionali riferiti, in parte constatabili anche durante l'esame clinico
funzionale peritale, si spiegano parzialmente con le alterazioni strutturali
finora evidenziate” (doc. AI pag. 419). 

                                  La dr.ssa __________ del SMR ha quindi
condiviso le conclusioni dello specialista reumatologo per il quale
l’assicurato dal 27 ottobre 2020 (giorno della valutazione reumatologica) andava
considerato inabile in misura completa nella sua attività di magazziniere, ma
abile in misura completa in un’attività adeguata nel quale egli potesse
osservare le limitazioni funzionali elencate legate al sollevamento dei pesi,
il maneggiare attrezzi pesanti, l’effettuazione di lavori al di sopra della
testa, il mantenimento di determinate posizioni o il salire su scale a pioli
(cfr. in esteso al consid. 2.7). Queste conclusioni sono del resto state
confermate dal dr. __________ anche dopo valutazione dei vari certificati
prodotti dall’assicurato nell’ulteriore rapporto del 6 aprile 2021 (doc. AI
pag. 789).

 

                                  La dr.ssa __________ ha pure
opportunamente e nel dettaglio esaminato le svariate certificazioni dei curanti
prodotte agli atti, segnatamente quelle degli psichiatri curanti dr. __________
e, quindi, dr. __________ (del 3 maggio 2021, che non attestava alcuna
inabilità lavorativa, doc. AI pag. 323), e quelle del Centro della terapia del
dolore di __________ (dell’8 e 24 marzo 2021), presso il quale
l’assicurato aveva subito delle infiltrazioni, e della clinica ortopedica di __________
(del 25 maggio 2021), della curante dr.ssa __________ (del 1. settembre 2021)
che annoverava le varie diagnosi invalidanti certificando inabilità lavorative
variabili (80% dal 16 aprile 2021; doc. AI pag. 380).

 

                                  Queste conclusioni sono state ulteriormente
confermate dalla dr.ssa __________, anche dopo accurata valutazione delle osservazioni
dell’assicurato al progetto di decisione del 21 ottobre 2021, in particolare in
relazione alle problematiche cardiache, neurologiche e psichiatriche lamentate,
alle quali ha negato valenza invalidante (cfr. annotazione del 30 novembre 2021;
doc. AI pag. 410).

                                  Sulla patologia cardiaca
ha con pertinenza fatto osservare che dai rapporti medici agli atti, in
particolare quelli del dr. __________ (del 2 febbraio 2021) non si evincevano
problematiche con influenza sulla capacità lavorativa, trattandosi di patologia
cardiaca anamnestica e senza influsso sulla capacità lavorativa e risultando
peraltro che l’assicurato era da alcuni anni in cura farmacologica per
ipertensione arteriosa in buon compenso cardiovascolare, dopo l’episodio di
fibrillazione atriale dell'ottobre 2019. La patologia cardiaca era quindi attualmente
ben controllata dalla terapia farmacologica e non aveva influsso sulla capacità
lavorativa.

                                  Quanto all’aspetto neurologico
e in particolare agli improvvisi svenimenti menzionati dall’assicurato,
a ragione il SMR, esaminata attentamente la documentazione agli atti
(segnatamente il rapporto del pronto soccorso del 13 dicembre 2019, e il rapporto
del dr. __________, anestesista, del 2 febbraio 2021), ha osservato che si
trattava di “un'affezione benigna senza influsso sulla CL”. In effetti
il primo evento (il 13 dicembre 2019) si riferiva ad una caduta accidentale
senza perdita di coscienza, senza disorientamento e con ricordi intatti
dell'accaduto, senza che fossero stati documentati segni neurologici patologici
allo status clinico. Il secondo episodio del luglio 2020 era invece da
ricondurre ad una transitoria perdita di coscienza determinata da una reazione
neuromediata dal nervo Vago, come si può verificare a seguito di vari stimoli
(emozionali o ortostatici), nel caso particolare verosimilmente a causa
dell’infiltrazione alla schiena subita (doc. AI pag. 416). 

 

Quanto alle patologie reumatologiche
accertate, a ragione il SMR ha concluso che non erano stati evidenziati
elementi che permettessero di porre diagnosi diverse da quelle menzionate dal
dr. __________, non essendo peraltro stata prescritta alcuna nuova terapia
farmacologica o fisioterapica e non essendoci stato alcun nuovo ricovero e/o
accesso al pronto soccorso. 

Nemmeno dal punto di vista psichiatrico
poteva essere concluso diversamente, lo psichiatra dr. __________ non avendo annoverato
patologie psichiatriche con influsso sulla capacità lavorativa, ma confermando
nella sostanza la presa di posizione della dr.ssa __________ (doc. AI pag. 413;
cfr. al consid. 2.7).

 

Queste conclusioni,
approfondite e ben motivate, sono del resto state confermate dalla dr.ssa __________
nuovamente il 16 dicembre 2021, dopo valutazione delle ulteriori osservazioni
del legale dell’assicurato e la certificazione del dr. __________,
neurochirurgo, del 30 novembre 2021 (doc. AI pag. 416). Quest’ultimo, valutate
le certificazioni radiologiche che già erano state valutate dal dr. __________,
riportate le diagnosi di disturbi degenerativi cervicali e lombari con
probabile sindrome delle faccette lombari, Malattia del disco C4-5, L5-6
(leggasi: C5-6 = errore di battitura) e C6-7, Stato dopo il trattamento
conservativo di un'ernia C6-7 nel 2012, ha riferito che per il dolore lombare
il paziente poteva trarre giovamento della denegazione delle faccette, mentre
che per la cervicale andava meglio pianificato il procedere, con infiltrazioni,
discografie con blocchi discali ed un’eventuale spondilodesi cervicale (doc. AI
pag. 416). 

La dr.ssa __________ ha in
merito osservato quanto segue:

 

" Relativamente
alla proposta terapeutica d'infiltrazioni, eventualmente discografìe con
blocchi discali per discutere una possibile spondilodesi cervicale proposta dal
Dr. __________ ricordo come il Dr. __________ (26.10.2020), sottolinei:

Il 27.1.2020 veniva redatto un rapporto medico da parte del
centro per la terapia del dolore all'attenzione del medico curante con il quale
si segnalava che l’assicurato era stato valutato il 27.1.2020 con diagnosi di
sindrome degenerativa cervicale a livello C4-C7; all'esame clinico non vi era
limitazione della flesso-estensione, della lateroflessione e della rotazione
laterale del capo. Veniva descritta la risonanza magnetica del rachide
cervicale del 5. 12.2019; veniva discusso con il paziente che a quel momento
non voleva sottoporsi ai test faccettari, per cui si tentava con un U-neck. ...

 

Il 3.4.2020 veniva redatto un rapporto medico da parte del centro
per la terapia del dolore dell'__________: si riferiva che l’assicurato traeva
un lieve beneficio dall'uso dell'U-neck ma purtroppo i dolori erano sempre
presenti, a volte più intensi che perturbavano il sonno di notte; si concordava
di effettuare dei test faccettari cervicali non appena la situazione sanitaria era
migliorata. Tale infiltrazione presso il centro per la terapia del dolore in
Ticino non è mai stata eseguita.

 

Infiltrazione dell'11.02.2021 sotto radioscopia infiltrazione MBB
(Medial Branch Block) L4-L5-S1 bilaterale eseguita dal Dr. __________ del centro
del dolore di __________. Anche la seconda infiltrazione del centro per la
terapia del dolore di __________ preventivata per l'11.03.2021 ma mai stata
eseguita.

 

Dal complemento di perizia del Dr. __________ del 06.04.2021 si
apprende:

Scritto del servizio di anestesiologia e rianimazione
dell'ospedale cantonate di __________ Dr. __________ centro del dolore
(08.03.2021) al RL dell'A: 

indicava di aver esaminato l’assicurato il 27.1 e di aver
eseguito una prima infiltrazione l'11.2.2021; l'anestesista osservava che tutti
i documenti a sua disposizione erano in lingua italiana; non essendo
quest'ultima la sua lingua materna, ha cercato di capire il contenuto di questi
documenti che non erano stati tradotti in precedenza; il medico affermava che
il signor RI 1 soffriva di cervicalgie di lunga durata in un quadra di ernie
discali conosciute ai livelli C4-C5 e C6-C7; soffriva pure di lombalgie che
erano peggiorate al momento in cui era caduto a domicilio a dicembre 2019;
descriveva anche dolori alle articolazioni sacroiliache; il centro intravvedeva
in prima luogo una sindrome faccettarla toracolombare dei livelli TH9-L5,
inoltre un conflitto sacroiliaco bilaterale; era ancora in corso un consulto
neurochirurgico presso il Dr. __________ presso l'ospedale cantonale di __________,
su

richiesta del paziente. Per quanto riguardava l'incapacità
lavorativa, i medici del centro per la terapia del dolore affermavano che
l’assicurato non poteva svolgere lavori richiedenti il sollevamento di carichi
pesanti, caratterizzati da movimenti ripetitivi con rotazione del tronco
rispettivamente con anteflessione ed estensione della colonna vertebrale, non
poteva assumere la posizione eretta prolungata; II medico affermava di non
potersi pronunciare sulla durata dell'incapacità lavorativa in corso
pianificata fino al 14.3.2021 in quanto questa decisione era stata presa dal
suo medico curante, prevedendo di rivedere l'assicuratol'11.3.2021 per una
rivalutazione del primo gesto svolto ossia un'in filtrazione di tipo mediai
branch block lombare tra L4 e S1 bilateralel'11.2.2021; affermava che la
consultazione seguente avrebbe permesso una rivalutazione, ma anche di
realizzare probabilmente ii secondo gesto previsto già in Ticino; per quanto
riguardava la prognosi i medici non potevano esprimersi in quanto il paziente
lamentava problemi in diverse regioni del corpo e anche per il fatto che la
valutazione del rachide cervicale sarebbe ancora avvenuta dal Dr. __________;
veniva anche posta la domanda dal giurista se vi fosse stato un peggioramento
dello stato di salute a confronto con la valutazione del 2020; il medico
affermava di avere incontrato il signor RI 1 per la prima volta nel gennaio
2021, per cui non era in grado di rispondere a questa domanda.

II Dr. __________ così concludeva: 

In sintesi, la documentazione medica giunta ora alla mia
attenzione, dopo la mia valutazione peritale del 26.10.2020, non contiene
elementi oggettivi a me non già noti a quel momento, soprattutto oggettività in
grado di modificare la mia valutazione delle risorse fisiche presenti
nell'assicurato; di conseguenza la mia valutazione della capacità lavorativa
per un lavoro adatto allo stato di salute, espressa nello scritto peritale in
questione, non subisce cambiamenti. Va ricordato che il 26.10.2020 giudicavo
rassicurato nella sua ultima attività lavorativa espletata come magazziniere,
con il mansionario a mia disposizione, inabile al lavoro al 100% in via
definitiva.

 

Riassumendo il Dr. __________ non documenta alcun esame obiettivo,
non esegue alcuna manovra semeiologica, elenca le note diagnosi, visiona
approfondimenti diagnostici radiografici già esaminati dalla valutazione
fiduciaria del Dr. __________ e relativo complemento peritale e pone indicazione
a trattamenti terapeutici conservativi ed eventualmente anche invasivi, già
antecedentemente consigliati dagli altri curanti e disattesi dall'A.

 

Considerazioni

Anche per tale documentazione giunta agli atti successivamente
alla presa di posizione di __________:

-   non esiste un
esame obiettivo condotto sull'A che evidenzi un significativo peggioramento
dello stato clinico-valetudinario o una diagnosi ai sensi dell'ICD 10 diversa
da quelle poste dal Dr. __________ nella sua valutazione peritale del 26.10.2020
e successivo complemento peritale del 06.04.2021;

-   vengono
proposti trattamenti terapeutici conservativi ed eventualmente invasivi, già antecedentemente
consigliati dagli altri curanti e disattesi dall'A;

-   non viene attestato nessun nuovo blocco funzionale;

-   non esiste
alcuna attestazione di ricovero ospedaliere e/o accesso al pronto soccorso;

-   in ogni caso
quanto emerso dalla relazione del Dr. __________ non impedisce lo svolgimento
di un'attività consona allo stato di salute attuale dell'A, così come valutato
dal Dr. __________.” (doc. AI pag. 418)

 

Sulla base di queste
dettagliate e ben motivate considerazioni il SMR ha quindi concluso confermando
pienamente il precedente rapporto del 18 ottobre 2021, considerata l’assenza “di
fatti nuovi certi rispettivamente modificazioni significative di fatti noti”
(doc. AI pag. 421).

 

Queste conclusioni, ben
motivate e che attentamente prendono posizione sulle allegazioni e censure del
ricorrente, vanno confermate. 

                                  Alla valutazione del SMR va del
resto prestata adesione malgrado l’assenza di una visita clinica
dell’assicurato. La giurisprudenza ha in effetti più volte ricordato che di norma una valutazione medica basata sui
soli atti (“Aktengutachten”), senza visitare l’assicurato, esplica
validamente i suoi effetti se si dispone di sufficienti elementi risultanti da
altri accertamenti personali e se si tratta di valutare la fattispecie sulla
base di dati medici oggettivi già accertati, di modo che la valutazione medica
diretta della persona assicurata viene messa in secondo piano (cfr. STF 9C_524/2017
del 21 marzo 2018, consid. 5.1; 8C_184/2013 del 7 giugno 2013 consid. 2.5;
9C_839/2008 del 29 ottobre 2009 consid. 5.4). 

                                  Nella
fattispecie l’amministrazione a ragione ha ritenuto di poter esaurientemente
valutare la situazione valetudinaria dell’assicurato, anche senza ordinare
l’esecuzione di una perizia medica, ritenuto che le valutazioni del SMR, basate
su un approfondito esame della corposa documentazione medica agli atti,
richiamata da __________ e prodotta dall’assicurato, erano da considerare senza
dubbio concludenti, complete e ben motivate. 

 

                                  Alla valutazione della dr.ssa __________,
che appare ben motivata ed approfondita e formulata sulla base di un attento
esame del caso, questo Tribunale ritiene di doversi conformare, considerato
anche come le scarne attestazioni di inabilità lavorativa dell’80% della
curante dr.ssa __________ appaiano formulate assai genericamente e sprovviste
della necessaria motivazione e non forniscono elementi nuovi che permettano di
protrarre l’inabilità lavorativa oltre la fine di ottobre 2020, ricordato
peraltro le riserve che si impongono, giusta la giurisprudenza, nella
valutazione delle certificazioni dei curanti (cfr. STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008 e DTF 125 V 353 consid. 3a con riferimenti; cfr. in esteso al
consid. 2.8). 

 

                          2.9.  Il ricorrente ha contestato tali conclusioni
di fronte a questo Tribunale, producendo nuove certificazioni mediche, e meglio
innanzitutto un referto di una MRI eseguita il 15 giugno 2022 del tratto lombare
che riscontra la presenza di “: Chondropathie étagée, protrusion
circonférentielle du disque L1-L2 a predominance gauche rétrécissant le
neuroforamen gauche. Protrusion discale foraminale gauche en L4-L5, probable
contact avec la racine L4 gauche”, oltre ad un referto di una MRI del
rachide cervicale di medesima data che attesta “Discarthrose étagée de C3 a
C7 rétrécissant les trous de conjugaison” (doc. X/1 e XII/2). 

 

In merito la dr.ssa __________
del SMR, con Annotazione del 9 agosto 2022, ha osservato che “la
nuova documentazione radiografica presentata in sede di ricorso al TCA ed
analizzata dal dr. __________ non riscontra patologie nuove; globalmente i
quadri radiologici cervicale e lombare sono rimasti invariati rispetto i
precedenti del 05.12.2019 e 31.01.2020” (doc. XVI/1). Tale conclusione, che
effettivamente conferma i reperti radiologici agli atti, tratta dalla
dottoressa del SMR che ha più volte analizzato la documentazione medica
all’inserto, va senza dubbio condivisa, ove oltretutto si osservi che i
documenti in oggetto nemmeno si pronunciano sulla capacità lavorativa del
ricorrente. 

 

Il ricorrente ha inoltre
prodotto una certificazione del 7 luglio 2022 del dr. __________, che, posta la
diagnosi di “troubles dégénératifs probablement asymptomatiques cervicaux et
lombaires”, ha invitato i colleghi dell’anestesiologia a convocare il paziente
per una valutazione, affermando quanto segue:

 

" Monsieur RI 1 présente des douleurs multiples en particulier de
l'hémicorps gauche, sans topographie correspondant aux lésions visualisées sur
les IRM. L'IRM Lombaire peut être considérée comme normale hormis une
discopathie L1-2 non compressive, l'IRM cervicale présente des troubles dégénératifs
cervicaux non compressifs avec des discopathies compatibles avec l'âge du patient.

Aucune des lésions visualisées sur l'IRM ne peut
expliquer les symptômes de Monsieur RI 1. Il existe évidemment plusieurs
diagnostics différentiels dont celui d'une fibromyalgie, celui de troubles
psychosomatiques, ou alors de troubles rhumatismaux sous-jacents qui n’ont pas été
élucidés, de maladies inflammatoires chroniques. Je pense qu’une recherche
large devrait être envisagés, il est par contre très clair pour moi qu'il n'y a
aucun geste agressif à programmer et il ne faut plus non plus prévoir d'infiltration
ou dénervation comme cela avait été proposé à la Consultation de la douleur de
l'Hôpital Cantonal. ” (doc. XII/3)

                                  In merito, la dr.ssa __________ del
SMR, nella già citata annotazione del 9 agosto 2022, dopo aver ricordato che
agli atti erano già presenti una MRI del 5 dicembre 2019 alla colonna cervicale
nativa (che riscontrava: al segmento C4-C5 una riduzione minima
dell'ampiezza dello spazio intervertebrale, una desidratazione del disco, una
fessurazione discale posteriormente, una focale erniazione paramediana destra
con estrusione cranio-caudale di circa 10 mm con impronta minima sul midollo
spinale, vi è anche un piccolo focolaio di edema osseo livello dello spigolo
posterosuperiore del soma di C5; al segmento C5-C6 si vede una riduzione minima
dell'ampiezza dello spazio intervertebrale, una desidratazione discale, una
fessurazione discale posteriormente, un'erniazione ad ampio raggio con impronta
minima sul sacco midollare; all'ultimo segmento C6-C7 viene descritta una
riduzione minima dell'ampiezza dello spazio intervertebrale, una desidratazione
discale, un'erniazione minima ad ampio raggio accentuata sinistra con impronta
minima sul sacco midollare, un'osteocondrosi posteriore Madie II.) oltre a
una MRI del 31 gennaio 2020 al rachide lombare (che attestava moderata
discopatia tra L2 e L5 ed una marcata discopatia nel segmento L1-L2 senza
compressioni di strutture nervose. Non fratture livello dell'osso esaminato),
ha osservato:

 

" Il Dr.
med. __________ precisa che i disturbi neurologici patiti dall'A non hanno
nessun correlato anatomo-topografico (come normalmente avviene) con le lesioni
visualizzate alle MRI cervicale e lombare ed anzi più nel dettaglio la
risonanza magnetica lombare può essere considerata normale, ad eccezione di una
profusione circonferenziale L1-2° quindi non compressiva; la risonanza magnetica
cervicale mostra disturbi degenerativi cervicali non compressivi con malattia
discale compatibile con l'età del paziente. Nessuna delle lesioni visualizzate
dalla risonanza magnetica può spiegare i sintomi del signor RI 1. È
necessario ancora una volta sottolineare che le algie accusate dall'assicurato
al Dr. med. __________ sono state tenute in debito conto dai periti Dr. med. __________
e Dr.ssa med. __________.

La psichiatra Dr.ssa med. __________,
dopo aver ampiamente ripercorso anche l'anamnesi dolorosa somatica dell'A, a
ricomprendere gli accertamenti, le cure relative e la sintomatologia accusata
in relazione ai disturbi somatici cervicali, lombari nonché l'evoluzione
dell'infortunio con caduta sul podice del13.12.2019. Infatti nella diagnosi la
Dr.ssa __________ pone: sindrome mista ansiosodepressiva ICD 10 41.2
reattiva problemi legati all'occupazione Z56 e alla sindrome algica cervicale,
dorsale lombare.

Il reumatologo Dr. med. __________
riporta la tendenza fibriomialgica (5 su 18 punti fìbromialgici positivi)
presentata dall'A. A tal proposito il Dr. __________ attesta: Vi è una
tendenza allo sviluppo di un reumatismo delle parti molli con 5 su 18 punti
fibromialgici positivi, in grado di mantenere un quadro algico cronico, poco
modulabile, scarsamente accessibile alle cure farmacologiche fisiatriche improntate.

Così come il Dr. med. __________ anche
il Dr. med. __________ aveva evidenziato come nessuna delle lesioni documentate
dagli accertamenti paraclinici potesse spiegare i sintomi accusati dal signor RI
1.

Infatti il Dr. __________ attestando: i
disturbi accusati dall'assicurato, deficit funzionali riferiti, in parte
constatabili anche durante l'esame clinico funzionale peritale, si spiegano parzialmente
con le alterazioni strutturali finora evidenziate, sottolineava la tendenza
fìbromialgica presentata dall'A.

Similmente si pronuncia il Dr. med. __________ che attesta: Aucune des lesions visualisées sur l'IRM
ne peut expliquer les symptomes de Monsieur RI 1. Il existe évidemment plusieurs
diagnostics différentiels dont celui d'une fibromyalgie, celui de troubles psychosomatiques.

Da ultimo, così come il Dr. Med. __________
attestava: “Non ho proposte terapeutiche da formulare, in grado di
migliorare le risorse fisiche dell'assicurato, anche il Dr. Med. __________
non ravvisa la necessità di ulteriori misure di ordine neurochirurgico.

Infatti: ... il
est... très clair pour moi qu'il n'y a aucun geste agressif a programmer et il ne
faut plus non plus prévoir d'infiltration ou dénervation comme cela avait été proposé
a la Consultation de la douleur de l'Hôpital Cantonal.

 

Conclusioni: Riassumendo, la
documentazione medica giunta in fase ricorsuale al TCA, non contiene elementi oggettivi
nuovi. Da tale documentazione non emergono oggettività in grado di modificare
le conclusioni della valutazione e delle risorse fisiche residue presentate
dall'A, contenute nel Rapporto Finale SMR del 18.10.2021. Di conseguenza la mia
valutazione della capacità lavorativa per un lavoro adatto allo stato di
salute, espressa nel sopracitato Rapporto finale SMR del 18.10.2021 resta immodificata,
con inabilità lavorativa definitiva in attività abituale di supervisore di magazzino.”
(doc. XVI/1)

 

                                  A tale dettagliato e completo
rapporto, reso dal medico SMR dopo accurato esame e che prende approfondita e
motivata posizione sulle singole censure formulate dall’assicurato e sulle
allegazioni del dr. __________, può interamente essere rinviato, non essendovi
motivo di scostarsi. Del resto, i disturbi sottolineati dal dr. __________ erano
già stati approfonditi dai medici incaricati da __________, dr.ssa __________ e
dr. __________, e dalla dr.ssa __________ del SMR nei vari rapporti allestiti
all’attenzione dell’amministrazione e di cui sopra. 

                                  Rispetto alle certificazioni già
prodotte in precedenza quelle allegate al ricorso non aggiungono alcun elemento
nuovo rilevante. 

                                  L’assicurato peraltro nemmeno
adduce e sostanzia le ragioni per cui le conclusioni dell’amministrazione
sarebbero errate. In sostanza quindi tali certificazioni non permettono di
distanziarsi dalle conclusioni del SMR, non apportando nuovi elementi oggettivi
ignorati e vanno tutt’al più intese nel senso di una parziale diversa
valutazione della medesima situazione. 

 

                                  Quanto infine all’ulteriore certificazione
prodotta dal ricorrente, il dr. __________, psichiatra curante dell’assicurato
dal 10 maggio 2022, ha attestato quanto segue:

 

" (…) Nous avons constaté les limitations fonctionnelles suivantes qui
affectent le fonctionnement quotidien du patient, les limitations physiques
dues à la douleur chronique, ayant retrouve dans les études d'imagerie
certaines altérations structurelles au niveau cervical et lombaire (IRM
cervicale et lombaire du 15 juin 2022) comme pour Ia port de charges et le
maintien prolongé d'une même position, et des limitations fonctionnelles
psychiques telles que la capacité de concentration, la capacité d'endurance et
une certaine psychorigidité qui a favorisé une difficulté d'adaptation, qui a
conditionné une détérioration progressive de son état psychique, accentuant la
symptomatologie anxiodepressive. 

Nous apprécions le rapport médical du 7 juillet
2022 du Dr __________, neurochirurgien, où il ouvre un éventail de possibilités
diagnostiques, dont nous attendons toujours les évaluations et rapports des différents
spécialistes concernés pour exclure une autre cause première de douleur, étant
le cas de l'unité de neurologie, rhumatologie et douleur. 

Mais aussi, on peut exprimer la possibilité que
dans révolution du tableau décrit, le patient ait présente des postures et un
comportement antalgique de compensation, ayant développé un autre type de douleur
qui n'est pas lie au niveau des lésions mises en évidence dans l'IRM, mais cela
reste douloureux. Nous ne pouvons pas exclure
catégoriquement que le syndrome douloureux présente par le patient ait un
certain type de relation avec les altérations structurelles trouvées à l'IRM/qui
pourraient donner une symptomatologie algique. Deux affections douloureuses peuvent être envisagées en
concomitance, un syndrome douloureux primaire qui respecte les niveaux et les
dermatomes en relation avec les lésions mises en évidence dans la colonne vertébrale, et un syndrome douloureux secondaire,
d'origine multifactorielle probable, de postures antalgiques compensatrices et
d'expression psychosomatique en rapport avec I’ intensité du stress ressenti par le patient. L'évolution
a montré que le comportement antalgique compensatoire et d'évitement des
efforts modérés-sévères effectués par le patient a été favorable, réduisant les
hernies discales mises en évidence dans l'IRM cervicale du 21 novembre 2012,
par rapport a l'IRM actuelle. IRM cervicale du 21 novembre 2012 : « Hernie
discale subaiguë ou exacerbation subaiguë d'une hernie luxée latente au niveau
C6-C7 du côté gauche. Répercussion directe surtout sur la moelle épinière et sur la racine (foraminal et intraspinal) de C7 gauche. De plus, une réaction
inflammatoire s'étendant dans le récessus antérolatéral
du C8 gauche. Hernie paramédiane droite au niveau C4-C5». Pour tout ce qui a
été décrit, nous considérons que l'état actuel du patient ne lui permet pas de travailler
normalement, mais dans un travail adapté à ses compétences et ressources, il
pourra probablement travailler à 30 % maximum compte tenu de l'altération de la
capacité de concentration, de l'endurance et de la
douleur chronique." (doc. XXII/1)

 

È inoltre stato prodotto un
nuovo scritto indirizzato al paziente dalla curante dr.ssa __________ del 4
ottobre 2022 che afferma:

 

" (…)

Votre état de sante me préoccupe sur deux aspects
;

1) Vous
présentez un syndrome douloureux chronique, dont t'étiologie première retenue
était une discopathie pluri étagée notamment au niveau cervical et lombaire,
documentée lors de plusieurs IRM (dernier examen le 15 juillet 2022) et ayant
motive une prise en charge initiale au Centre de la douleur de l'hôpital
cantonal de __________. Les infiltrations n'ayant permis de soulager vos
douleurs que de manière transitoire un avis neuro chirurgical a été demandé au
Professeur __________ (hernie discale luxée en C6-C7 documentée sur une IRM en
novembre o022). Ce dernier conclut que vos douleurs ne sont pas expliquées par
les altérations décrites au niveau du rachis et qu'un bilan plus exhaustif soit
être effectué. 

Un bilan sanguin est
effectué le 18 aout mettant en évidence un syndrome inflammatoire nouveau,
faisant évoquer ainsi la possibilité d'une maladie rhumatismale sous-jacente.
Nous attendons les conclusions de l'expertise rhumatologique du 7 octobre
prochain.

2)
Hormis les limitations fonctionnelles notoires consécutives à vos douleurs
chroniques, votre état psychique est préoccupant et a motivé une prise en
charge spécialisée au Centre __________. Je vous ai vu à plusieurs reprises en
situation de crise tant sur le plan physique que psychique, les douleurs étant
à l'origine de troubles du sommeil, d'une fatigue chronique et d'un trouble de
l'humeur.

Je vous ai mis au bénéfice d'une incapacité de
travail pour les motifs ci-dessus et je maintiens qu'une activité maximale de
30 % peut être exigée à ce jour." (doc. XXII/2)

 

In merito si è nuovamente
pronunciata la dr.ssa __________ del SMR, il 18 ottobre 2022, come segue:

 

" (….)

Considerazioni

-   Non esiste un
esame obiettivo condotto sull'A che evidenzi una diagnosi ai sensi dell'ICD 10
diversa da quelle poste ne dal Dr. __________ nella sua valutazione peritale del
26.10.2020 e successivo complemento peritale del 06.04.2021, né dalla
psichiatra Dr.ssa __________ (11.07.2020) né tanto meno dal perito di medicina
interna Dr. __________ (28.07.2020);

-   non esiste la
prescrizione di una nuova terapia farmacologica né tanto meno un nuovo
programma di terapia fisica, fisiatrica e riabilitativa;

-   non viene attestato nessun nuovo blocco funzionale;

-   non esiste
alcuna attestazione di ricovero ospedaliere e/o accesso al pronto soccorso;

-   l'ennesimo
attuale psichiatra curante Dr. __________ a cui l'A viene avviato soltanto nel
maggio 2022, documentata un'evoluzione favorevole dell'aspetto somatico con miglioramento
rispetto alle immagini iconografiche del 2012, con riduzione delle ernie discali
rispetto a quelle evidenziate attualmente ed esprime la propria valutazione soggettiva
e di curante circa la capacità lavorativa residua presentata dall'A.

Conclusioni

Riassumendo, anche l'ulteriore documentazione medica giunta in
fase ricorsuale al TCA, non contiene elementi aggettivi nuovi. Da tale
documentazione non emergono oggettività in grado di modificare le conclusioni
della valutazione e delle risorse fisiche residue presentate dall'A, contenute
nel Rapporto Finale SMR del 18.10.2021.

Di conseguenza, anche in questa occasione, la mia valutazione
della capacità lavorativa per un lavoro adatto allo stato di salute, espressa
nel sopracitato Rapporto finale SMR del 18,10.2021 resta immodificata, con
inabilità lavorativa definitiva in attività abituale di supervisore di magazzino.”
(doc. XXIV/1)

 

                                  Le
motivazioni, approfondite e chiare, del medico SMR dr.ssa __________, appaiono
anche in questo caso convincenti.

 

Occorre avantutto sottolineare
che la documentazione prodotta dal ricorrente si riferisce ad accertamenti radiologici
del giugno 2022 e valutazioni mediche eseguite nel luglio, settembre e ottobre
2022 e, quindi, riferiti ad una situazione ampiamente successiva alla data di
emanazione della decisione contestata (del 22 dicembre 2021), la quale, per
giurisprudenza consolidata, delimita il potere cognitivo del giudice delle
assicurazioni sociali (cfr. DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 e
riferimenti). Già per tale motivo la stessa non appare in questa sede
rilevante. 

Ma a prescindere da questa
considerazione, come detto, la stessa non evidenzia elementi che possano
modificare la valutazione operata dall’amministrazione sino al momento
determinante del provvedimento contestato. 

 

                                  A prescindere dal fatto che,
secondo giurisprudenza per l’assicurazione invalidità non è importante la
diagnosi ma le sue conseguenze sulla capacità lavorativa (in argomento STF
9C_49/2012 del 12 luglio 2012 consid. 6 con riferimenti) e che non spetta alla
giurisdizione delle assicurazioni sociali decidere su divergenze mediche
scientifiche ma unicamente di stabilire nel caso concreto il diritto alle
prestazioni secondo le circostanze e tenuto conto delle opinioni mediche (cfr.
STF 8C_874/2011 del 20 gennaio 2012 consid. 5.2 e rinvio alla DTF 134 V 231
consid. 5.3 pag. 234), come ben concluso dalla dr.ssa __________ il 18 ottobre
2022, nei documenti prodotti dal ricorrente non vengono sostanzialmente poste
diagnosi diverse da quelle indicate dal dr. __________ o dalla dr.ssa __________
o dal dr. __________. Inoltre non solo non è stato eseguito alcun ricovero
ospedaliero, ma nemmeno è stata prescritta una nuova terapia farmacologica, fisiatrica
e riabilitativa. 

                                  Quanto in particolare alla
certificazione del 20 settembre 2022 del dr. __________, psichiatra che segue
il ricorrente da maggio 2022 (e quindi ben 5 mesi successivamente alla
decisione contestata), la stessa documenta un'evoluzione favorevole
dell'aspetto somatico con miglioramento rispetto alle immagini iconografiche
del 2012 e riduzione delle ernie discali e si limita in ogni modo ad esprimere
una valutazione soggettiva circa la capacità lavorativa residua dell’assicurato.

A ragione l’amministrazione
sottolinea comunque che l’eventuale peggioramento dello stato di salute del
ricorrente, che avrebbe determinato trattamenti o valutazioni successive alla data
determinante della resa della decisione contestata (segnatamente l’eventuale
insorgenza di una possibile malattia reumatologica ipotizzata dalla dr.ssa __________
alla luce degli esiti dell’esame del sangue del 18 agosto 2022, cfr. doc.
XXII/2) dovrà, se del caso, fare oggetto di una nuova domanda di prestazioni,
corredata dalla necessaria documentazione medica. 

 

                                  Questa Corte ritiene pertanto che
lo stato di salute dell’assicurato sia stato approfonditamente vagliato, prima
dell'emanazione della decisione qui impugnata (in concreto: 22 dicembre 2021)
data che, come detto, segna il limite temporale del potere cognitivo del
giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1
e riferimenti). 

 

                                  Questo Tribunale ritiene di dover
condividere le conclusioni del medico SMR, anche considerando come il ricorrente,
rispettivamente i suoi curanti, non abbiano fatto valere argomentazioni che
possano in qualche modo smentirle. Richiamato il già citato principio
giurisprudenziale per cui in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3),
poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante
attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del
23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a; Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 35