# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cad25210-91ae-529b-a95b-7a8dfef39a30
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1995-03-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 02.03.1995 11.1995.49
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-49_1995-03-02.html

## Full Text

Incarto n.

  11.95.00049

  	
  Lugano

  2 marzo 1995

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta
  dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

   

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti, vicecancelliera

  

 

sedente
per statuire nella causa ordinaria inc. no. __________ (responsabilità del
proprietario, rapporti di vicinato) della Pretura del Distretto di Bellinzona
promossa con petizioni 16 settembre 1991 e 28 febbraio 1992 da

 

	
   

  	
  __________, __________

  __________,
  __________

  (patrocinate dall’avv. __________, __________)

  
	
   

  	
   

  contro

   

  	 

	
   

   

  	
  __________,
  __________

  __________,
  __________

  (patrocinati dall’avv. __________, __________)

  	 

 

letti ed
esaminati gli atti,

 

posti i
seguenti

 

punti di questione :

 

                                   1.   Se
deve essere accolta l'appellazione 28 settembre 1993 di __________ e __________
__________ contro la sentenza 6 settembre 1993 del Pretore del Distretto di Bellinzona;

                                   2.   Il
giudizio su spese e ripetibili.

 

 

Ritenuto

 

 

in
fatto:                    A.   __________
e __________ sono comproprietarie in ragione di ½ ciascuna della particella n.
__________ RFD del Comune di __________. I coniugi __________ e __________
__________ sono comproprietari in ragione di ½ ciascuno della particella n.
__________ RFD, sulla quale sorge la loro casa di abitazione e che confina, a
monte, con la particella n. __________. I fondi sono separati per tutta la
lunghezza da un muro a secco parzialmente rinforzato con malta e che, nel suo
punto più alto, raggiunge un'altezza di cm 185 (perizia __________ ottobre
1990, cm 190 secondo il profilo longitudinale di cui al doc. 3). Lo spessore
del manufatto, misurato alla corona, varia tra 30 e 40 cm (perizia __________
ottobre 1990). La quota delle fondazioni è di poco inferiore al terreno situato
a valle e in alcune sezioni del muro appare persino più alta.

 

                                  B.   Nel
1990, durante l'edificazione della casa unifamiliare sul fondo di proprietà
__________ e la sistemazione esterna della particella, il terreno è stato
rialzato ed è stata creata una scarpata (schizzo di cui alla perizia __________
ottobre 1990). In corrispondenza del muro il riempimento ha aumentato il
livello del terreno, tra i 20 e i 40 cm (completazione perizia __________ 26
novembre 1990, pag. 6, risposta al controquesito n. 3 e delucidazione perizia
__________ 22 febbraio 1991, alle risposte d e 3). 

                                         Nel
corso del maggio 1990 __________ e __________ hanno inoltrato una domanda di
costruzione per l'innalzamento del muro, accolta in data 18 maggio 1990 dal
Comune di Bellinzona. Prima del rilascio della licenza edilizia, le
comproprietarie del fondo confinante hanno invitato i richiedenti a procedere
ad un esame della stabilità del muro (lettera 8 maggio 1990) che a loro parere
aveva le caratteristiche statiche di una semplice opera di cinta e non poteva
quindi sopportare il peso di un contenimento né sopraelevazioni, tanto più che
già le opere di riempimento eseguite durante la sistemazione esterna del
terreno avrebbero provocato cedimenti ed infiltrazioni di acqua (richiamo
documenti di cui all'inc. n. __________/90).

 

                                  C.   Il
3 luglio 1990 __________ e __________ hanno inoltrato alla Pretura un’istanza
di assunzione di prova a futura memoria tendente all'accertamento
dell’instabilità del muro, degli inconvenienti creati per il fondo inferiore,
nonché alla definizione degli interventi necessari all'eliminazione
dell'inconveniente. Tale istanza è stata accolta con decisione 4 luglio 1990 e
sono state allestite la prova peritale e le relative delucidazioni richieste.

 

                                  D.   Con
petizione e istanza provvisionale 16 settembre 1991, proposta nei confronti di
__________ e successivamente completata dalla petizione e istanza provvisionale
28 gennaio 1992 di uguale tenore, che ha sanato l'omissione di convenire in
causa anche __________, comproprietaria della particella n. __________,
__________ e __________ hanno denunciato la pericolosità e il rischio
rappresentato per il loro fondo da cedimenti e infiltrazioni di acqua dovuti
all'opera muraria e in applicazione degli art. 641 cpv. 2, 679 e 684 CC hanno chiesto
che fosse ingiunto ai proprietari dell'opera, con la comminatoria penale (art.
292 CP), il ripristino dell'equilibrio statico, con coefficienti di sicurezza
adeguati, in particolare procedendo a scavi settoriali sul fondo n. __________
e a ridosso del muro per una lunghezza di circa 30 cm e su tutta la sua
altezza, riempiendo poi lo scavo di calcestruzzo. Le medesime domande sono
state formulate in via provvisionale. La procedura cautelare è stata sospesa
dopo l'istruzione probatoria, su richiesta delle stesse attrici, che ne hanno
riconosciuto l'improponibilità per mancanza del requisito dell'urgenza (udienza
preliminare 10 settembre 1992). Con risposte 20 e 31 gennaio 1992 di uguale
tenore, entrambi i convenuti hanno contestato le tesi delle attrici, escludendo
che il riempimento della scarpata avesse modificato la situazione anteriore
dell'opera muraria, per essi elemento di sostegno oltre che di cinta. Essi
hanno negato che il leggero rialzamento del terreno a ridosso del muro e la
creazione della scarpata causino pericolo di cedimenti e di infiltrazioni di
acqua verso il fondo inferiore, mentre hanno addebitato i pretesi inconvenienti
alle attrici stesse che avrebbero asportato terreno dal loro fondo. Essi hanno
asserito infine che il deflusso di acqua verso il fondo inferiore sarebbe
normale e hanno postulato la reiezione delle petizioni e delle istanze
cautelari con protesta di spese e ripetibili. Con repliche 18 febbraio 1992 le
attrici si sono riconfermate essenzialmente nelle loro tesi, sottolineando
tuttavia che, dal sopralluogo eseguito in data 5 dicembre 1991 nell'ambito
dell'istruzione probatoria cautelare, il perito __________ ha rilevato
un'invasione del muro sulla loro proprietà. Hanno chiesto quindi una verifica
peritale della situazione postulando, con l'azione negatoria, l'arretramento
del muro entro i confini della particella n__________. Con atti di duplica 1°
giugno 1992 i convenuti si sono riconfermati nelle loro posizioni, contestando
segnatamente l'importanza attribuita dalla controparte all'invasione dell'opera
sul fondo. Esaurita l'istruttoria cautelare e quella di merito, le parti si
sono riconfermate con i rispettivi atti conclusivi scritti nelle loro
allegazioni e domande.

                                      

                                  E.   Con
sentenza 6 settembre 1993 il Pretore ha ingiunto ai convenuti, sotto la
comminatoria dell'art. 292 CP, di procedere alla demolizione del muro di
sostegno e alla sua ricostruzione secondo le regole dell'arte. La tassa di
giustizia di fr. 1 800.– e le spese di fr. 4 100.– comprese quelle relative alla
prova a futura memoria, sono state poste a carico delle attrici nella misura di
1/8 e dei convenuti di 7/8, con l’onere per quest’ultimi di rifondere alle
attrici l'importo di fr. 3 500.– a titolo di ripetibili. Ritenendo accertati
sia il pericolo di cedimento del muro sia le infiltrazioni causate dalla
modifica del deflusso di acqua sul terreno, in applicazione degli art. 679, 684
e 689 cpv. 2 CC e in virtù del principio secondo il quale in questi casi il
giudice non è vincolato dalle domande delle parti ma decide secondo equità e il
suo libero convincimento, il Pretore ha considerato la demolizione del
manufatto come l'intervento più sicuro e ragionevole. Egli ha aggiunto inoltre
che la medesima soluzione si impone, in applicazione dell'art. 641 cpv. 2 CC,
relativamente alla sporgenza dell'opera sul fondo vicino poiché i convenuti non
si erano avvalsi dell'art. 674 cpv. 3 CC.

 

                                  F.   Con
appello 28 settembre 1993 i convenuti insorgono contro la sentenza pretorile
chiedendone la riforma nel senso di respingere integralmente le petizioni e
protestando le spese di primo e di secondo grado. Essi ritengono in sostanza
che il Pretore abbia commesso un'errata valutazione delle prove, giungendo a
torto ad ammettere i presupposti della violazione dei diritti di vicinato e
dell'azione negatoria e adottando una soluzione comunque sproporzionata e
iniqua, in contraddizione con le risultanze peritali, tanto più che le
richieste della controparte costituirebbero un abuso di diritto.

 

                                  G.   Con
osservazioni 29 ottobre 1993 le appellate chiedono la reiezione del gravame e
la conferma del giudizio pretorile, con protesta di spese e ripetibili.

 

 

Considerando

 

in
diritto:

 

I. In
ordine

 

                                   1.   I
convenuti ritengono che il Pretore stesso avrebbe ammesso nella propria
sentenza l'appellabilità della vertenza, comunque indiscutibile considerando
l'onere di un'eventuale conferma del pronunciato pretorile. Il valore di causa,
esaminato d'ufficio dal giudice (art. 13 CPC) è decisivo per la determinazione
degli oneri processuali e delle ripetibili e per definire l'appellabilità della
lite. Giusta l'art 5 CPC, se l'oggetto della lite è valutabile in denaro, come
nelle vertenze inerenti a rapporti di vicinato (art. 9 cpv. 3 CPC; DTF
45 II 402), il valore è determinato dalla domanda. Il Pretore ha effettivamente
lasciato che le parti procedessero secondo le norme del processo ordinario e ha
fissato oneri processuali e ripetibili elevati, lasciando così presupporre
l'esistenza di un valore litigioso appellabile. 

 

                                         Secondo
l'art. 15 CPC quando l'appellabilità della causa dipende dal valore delle
domande, questo è determinato dalle conclusioni prese dall'appellante
nell'ultimo atto di causa davanti al giudice di prima istanza. Mancando
indicazioni in tal senso e in caso di dubbi, la causa va rinviata al Pretore
affinché esegua tale accertamento. Nel caso concreto il valore appare
manifestamente superiore al limite di fr. 8 000.– (Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura civile ticinese annotato, ad art. 15, n. 1 e 4). Le attrici
hanno infatti chiesto con l'allegato conclusivo di riportare il muro entro il
confine della particella n. __________ di proprietà dei convenuti e di
sistemare l'opera secondo le regole dell'arte, aumentandone il peso e lo
spessore su tutta la sua lunghezza – pari ad oltre 34 metri – in modo da
raggiungere coefficienti di sicurezza adeguati. L’insieme di tali lavori
oltrepassa manifestamente l’importo di fr. 8 000.–, motivo per cui l’appello è
ricevibile.

 

                                   2.   In
sede di appello è esclusa la facoltà di addurre nuovi fatti, prove ed eccezioni
(art. 321 lett. b CPC). La documentazione fotografica prodotta dalle attrici
con le osservazioni all’appello deve pertanto essere estromessa dagli atti di
causa (Cocchi/Trezzini, op. cit., ad art. 321,
n. 7).

 

                                   3.   Con
l'allegato di replica le attrici hanno addotto, riferendosi alla deposizione
resa il 5 dicembre 1991 dal perito giudiziario __________ durante l'istruttoria
provvisionale, che il muro sporgeva sul loro fondo e hanno chiesto
l'accertamento peritale di tale circostanza (cfr. verbale di udienza
preliminare del 10 settembre 1992), estendendo poi la domanda di causa
all'arretramento della costruzione entro il confine del fondo contiguo. I
convenuti non hanno contestato la nuova domanda in sede di duplica e neppure si
sono opposti all'allestimento della perizia richiesta dalle controparti,
limitandosi a insistere che si trattava di una sporgenza marginale, del tutto
normale per il tipo di costruzione.

                                         Comunque,
secondo la giurisprudenza, l'allegato di replica non è più limitato alla funzione
di completazione o rettifica delle adduzioni di fatto e di diritto della
petizione. Facendo ancora parte dello stadio di causa delle allegazioni delle
parti, ben si ammette che il convenuto sia ancora in grado di contrapporre alla
mutazione della domanda le sue ragioni ed i suoi mezzi di difesa senza
violazione dei principi procedurali (Cocchi/Trezzini,
op. cit., ad art. 175 n. 1; ad art. 176, n. 1). Pertanto, le nuove allegazioni
di fatto e l'estensione della domanda sono, a maggior ragione, ammissibili.

 

II.
Nel merito

 

                                   4.   Il proprietario di un fondo ha la facoltà di
proteggere il suo diritto reale con l'azione negatoria (art. 641 cpv. 2 CC)
contro chiunque lo perturbi direttamente (Meier-Hayoz,
Berner Kommentar, ad art. 641, n. 89/101; DTF 111 II 24/26; 107 II
134/138; 100 II 307/309; 88 II 252/269; 83 II 198). Se l'ingerenza è invece la
conseguenza indiretta dell'esercizio del diritto di proprietà su di un altro
fondo, si applica l'art. 679 CC (DTF
88 II 252/256; 104 II 15/20; 106 II 304/309; Steinauer,
op. cit., n. 1896).

                                         L'art.
679 CC rappresenta una legge speciale
rispetto all'art. 641 cpv. 2 CC. Se la responsabilità è fondata su un eccesso
dell'esercizio del diritto di proprietà sarà l'art. 679 CC ad applicarsi. In un
conflitto tra due proprietari l'applicazione dell'art. 641 cpv. 2 CC a fianco
dell'art. 679 CC non è esclusa, anche se non conferisce al proprietario vittima
di un pregiudizio, diritti più estesi che l'art. 679 CC (DTF 88 II 252
c. 4; 73 II 151). L'art. 679 CC non impedisce pertanto al vicino di invocare
altri casi di responsabilità distinti dall'eccesso nell'esercizio del diritto
di proprietà (DTF 88 II 252). Nel quadro dei diritti di vicinato, le
turbative causate da vicini rientrano nell'ambito dell'art. 641 cpv. 2 CC
unicamente se sono usurpazioni dirette sul fondo dell'attore (DTF 111 II
24/26; 100 II 307/309).  

                                         Nel
caso in esame il Pretore ha distinto , a giusta ragione, tra il pericolo di
cedimenti e di infiltrazioni di acqua dovuti alla sistemazione esterna del
fondo dei convenuti, rappresentanti una violazione dei diritti di vicinato ai
sensi dell'art. 679 Cc, e la sporgenza dell'opera sul fondo delle attrici, che
costituisce un'ingerenza diretta nella sostanza del diritto di proprietà ai
sensi dell'art. 641 cpv. 2 CC. 

 

                                   5.
  Secondo il Pretore, lo sconfinamento del manufatto, anteriore
all'edificazione della casa sulla particella n. __________, costituisce un
pregiudizio immediato al diritto di proprietà delle attrici di cui queste
chiedono validamente la soppressione in virtù dell'art. 641 cpv. 2 CC, in
assenza di un'esplicita domanda da parte dei convenuti di attribuzione di un
diritto reale sulla superficie occupata (art. 647 cpv. 3 CC). A mente degli
appellanti l'accertato e incontestato sconfinamento del muro di cinta sulla
proprietà delle vicine corrisponde invece ad una situazione normale per il
genere di opera e ad ogni modo non sarebbe di intensità tale da costituire
un'usurpazione ai sensi dell'art. 641 cpv. 2 CC. La sporgenza sarebbe dovuta al
tracciamento semplicistico della linea di confine, non causerebbe nessun
pregiudizio alle vicine e comunque è stata, secondo gli appellanti, invocata
intempestivamente.

 

                                         a)  Il proprietario di un fondo leso direttamente nel
proprio diritto reale dalla sporgenza dovuta a una costruzione sul fondo vicino
può normalmente esigere la soppressione dell'ingerenza con l'azione negatoria
(art. 641 cpv. 2 CC; Steinauer, op. cit., n. 1647). Nel caso
di sconfinamento sul fondo altrui, la legge accorda tuttavia al
"costruttore" il diritto di ottenere l'attribuzione della proprietà
della superficie usurpata o la costituzione di una servitù se il proprietario
leso non si è opposto all'usurpazione in tempo utile (art. 674 cpv. 3 CC). Se
al contrario il proprietario si è opposto tempestivamente, egli potrà, senza
limiti di tempo, promuovere l'azione negatoria per ottenere la soppressione
dell'ingerenza (Steinauer, op. cit. n. 1653a e 1654).
L'opposizione è tempestiva se fatta valere dal momento che l'opera sporgente è
riconoscibile, anche se il proprietario leso ne viene conoscenza più tardi (DTF
101 II 360/364; 95 II 7; 53 II 221; Meier-Hayoz,
op. cit., ad art 674, n. 40).

 

                                         b)  Nel caso in esame il muro di confine, che serve di
sostegno al terreno del fondo superiore, è di proprietà dei convenuti (perizia
__________, rispettivamente alla domanda n. 2, pag. 2). Il referto peritale ha
permesso di appurare che la sporgenza del muro interessa il manufatto in
corona, su tutta la sua lunghezza e per una superficie totale di 1,50 m2 (perizia
__________, rispettivamente alla domanda n. 3, pag. 3 che indica i singoli
valori). L'arretramento entro il confine deve quindi interessare tutto il muro
per i valori indicati dal perito (perizia __________, pag. 4). Dalle
dichiarazioni del perito giudiziario emerge che durante il controllo–tracciamento
esperito nel febbraio del 1990 era già stato notato uno sconfinamento del muro
sul fondo delle attrici, anche se in quel caso la verifica era stata limitata
ai due punti in corrispondenza degli spigoli della costruzione (delucidazione
orale 1.04.1993, ad 1). Non è invece possibile risalire all'origine esatta
della sporgenza.

 

                                         c)   Secondo quanto si può desumere dalle risultanze
peritali, la sporgenza del muro divisorio era riconoscibile oggettivamente già
all'inizio della costruzione sul fondo __________. Anche se le attrici sono in
realtà venute a conoscenza della situazione solo più tardi, precisamente
durante l'esame del perito __________, secondo la giurisprudenza citata esse
avrebbero potuto opporsi alla sporgenza già prima. In sé, quindi, il reclamo in
sede di replica sarebbe intempestivo. Sennonché, i convenuti hanno eccepito
l'intempestività della notifica per la prima volta con l'appello, quindi
tardivamente e, in più, non con riferimento all'opposizione delle attrici, ma
all'azione negatoria che invece è imprescrittibile (DTF 111 II 24; Meier-Hayoz; op. cit., ad art. 641, n. 89). 

                                              Ne
consegue che l'opposizione delle attrici alla sporgenza deve essere comunque
considerata valida, tanto più che gli appellanti hanno espressamente e a più
riprese dichiarato di rinunciare a prevalersi dell'art. 674 cpv. 3 CC. A
prescindere dalla tardività dell'opposizione, la rinuncia unilaterale dei
convenuti non può limitare i proprietari lesi nel loro diritto legittimo e
assoluto di chiedere la soppressione della turbativa in virtù dell'art. 641
cpv. 2 CC.

 

                                         d)  L'ingerenza nell'esercizio di un diritto assoluto
costituisce di principio una turbativa illecita. L'illiceità può essere sanata
unicamente se esiste un motivo giustificativo fondato sulla legge o sul
consenso del proprietario leso, come un atto giuridico che conferisca
all'autore dell'usurpazione un diritto reale limitato o un diritto personale
anche a titolo precario (Steinauer, Les droits réels, I, n. 1036
segg. e referenze). 

 

                                         e)  Nel caso in esame non sussistono motivi giustificativi
atti a fondare un diritto dei convenuti a mantenere la situazione del muro come
tale. Non costituiscono una giustificazione in particolare le dichiarazioni dei
convenuti circa l'asserita infondatezza della pretesa delle attrici, la
presunta normalità della situazione e la minima intensità della turbativa o
ancora, l'assenza di pregiudizio per i proprietari del fondo inferiore. Del
resto, come si vedrà in seguito, l’abbattimento e la ricostruzione del muro
litigioso decisi dal Pretore si impongono anche per altri motivi, di guisa che
il comportamento delle appellate non può essere definito abusivo ai sensi
dell'art. 2 cpv. 2 CC, visti i concreti rischi del manufatto e la fondatezza
dell'azione.

 

                                   7.   Il
Pretore ha constatato l'esistenza di un concreto pericolo di cedimento del
manufatto in base alle prove assunte nel corso dell’istruttoria di causa, in
specie alla perizia a futura memoria, validamente richiamata nella procedura
qui in esame. Gli appellanti contestano tale circostanza, asserendo che la
sistemazione esterna del loro fondo non è causa di alcun pericolo per le
vicine, tanto che nessun cedimento si è verificato finora.

 

                                         a)  Per
l'art. 679 CC chiunque è danneggiato o minacciato di danno perché un
proprietario trascende nell'esercizio del suo diritto di proprietà, può
chiedere la cessazione della molestia o un provvedimento contro il danno o il
risarcimento di quest'ultimo. La violazione dei diritti di vicinato (art. 684
segg. CC) implica l'esistenza di un eccesso nell'esercizio del diritto di
proprietà, un effetto dannoso attuale o altamente verosimile (Meier-Hayoz, op. cit., ad art. 679, n. 111; Steinauer, op. cit., n. 1925) e l'esistenza di un
nesso di causalità tra l'eccesso e il pregiudizio (Steinauer,
op. cit., pag. 180 segg.). Vi è eccesso nell'esercizio del diritto di proprietà
se un comportamento umano, commesso in relazione con l'uso o lo sfruttamento di
un fondo, determina una violazione del diritto di vicinato (Steinauer, op. cit., pag. 140/181; Meier-Hayoz, op. cit. ad art. 679, n. 85). Il giudice
dovrà fondarsi su criteri oggettivi, sostituendosi ad un uomo ragionevole e
mediamente sensibile tenuto conto dell'insieme delle circostanze della
fattispecie e misurare gli interessi in gioco (Meier-Hayoz,
op. cit. ad art. 684, n. 90; DTF 88 II 10/14).

 

                                         b)  Già nel maggio 1990 l’architetto __________,
interpellato dalle attrici in seguito al rilascio del permesso di costruzione
per la sopraelevazione del muro, sosteneva che il manufatto aveva le
caratteristiche statiche di un semplice muro di cinta (doc. F, inc. no.
__________/90) ed era quindi inadatto a sopportare il peso di un muro di
contenimento. Sulla natura del muro i periti giudiziari __________ e __________
conveNgono, affermando che oltre a delimitare i fondi, esso serve da sostegno
al terrapieno del fondo sovrastante (perizia __________ 19.1.1993, pag. 2;
perizia __________ 26.06.1990, ad 2.1 b e 2.2 n. 2). È ben vero, come
asseriscono ripetutamente gli appellanti, che la sistemazione esterna della
particella n. __________ non ha toccato la struttura stessa del muro, ma è
anche accertato che è stata creata una scarpata sul terreno naturale del fondo
con l'apporto di un ingente quantitativo di materiale alluvionale proveniente
da un altro cantiere (teste __________ pag. 7 e 8; teste __________, pag. 9;
schizzo allegato alla perizia __________, ottobre 1990) e che in corrispondenza
del muro il terreno è stato sopraelevato da 20 a 40 cm (perizia __________
ottobre 1990 pag. 3; complemento 26.11.1990, pag. 6; complemento 22.02.1991,
pag. 3 punti. d e 3). Anche se il teste __________ ha affermato che questi
lavori non avrebbero compromesso la situazione del muro, in grado di resistere
secondo i suoi calcoli statici, egli ha altresì ammesso di non essere stato
presente durante la sistemazione esterna della particella e che qualora fosse
stato depositato materiale alluvionale (per un'altezza di un metro) a ridosso
del muro, questo avrebbe dovuto essere consolidato adeguatamente (teste
__________, pag. 9 e 10).

 

                                              La
perizia giudiziaria __________ ha d’altra parte chiaramente stabilito
l'esistenza di un rischio concreto di cedimenti del muro. Lo stato del
manufatto sarebbe da attribuire all'instabilità della struttura, dovuta a un insufficiente
peso statico esistente già prima della costruzione ma intensificatosi con
l'apporto di materiale che ha aumentato la spinta del terreno (complemento di
perizia __________ 26.11.1990 ad 2.1 b. e 2.2). Il perito ha dichiarato che il
muro, come dimostrato dalla verifica statica esperita, non presenta la
necessaria sicurezza e lo ha definito “palesemente non a regola d'arte”. Ha
pure dichiarato che il manufatto è sicuramente soggetto, nel tempo, a modifiche
negative della stabilità (perizia ottobre 1990), senza tuttavia che sia
possibile determinare come e quando ciò possa avvenire (complemento 26.11.1990,
pag. 5 ad e). Il rischio di cedimenti è poi aggravato dalle infiltrazioni di
acqua che favoriscono la fuoriuscita di materiale e l'erosione della struttura
(perizia __________ ottobre 1990; complemento 22.02.1991 punto. d; teste
__________ 5.12.1991, pag. 12). Nella sua audizione il perito __________ ha
ribadito la necessità di interventi sull'opera, anche se risulta dal
sopralluogo effettuato in vista della perizia che il muro non ha subito
modifiche né presenta segni di grossi cedimenti (verbale 5 febbraio 1991, pag.
11). La degradazione del manufatto, a detta del perito, è inoltre ben visibile
anche dall'abbondante documentazione fotografica assunta agli atti.

 

                                              L'istruttoria
non ha invece permesso di dimostrare la tesi dei convenuti, secondo cui le
attrici avrebbero aggravato la situazione asportando a ridosso del muro
materiale dal loro terreno. Nessuno dei testi ha infatti potuto confermare tale
tesi, né i periti hanno accertato questa circostanza (cfr. esame testi;
complemento perizia __________ 26.11.1990, pag. 6 ad 6.1, 6.2 e 6.3; perizia
__________ 19.1.1993, pag. 4 a 6). Il perito __________, incaricato di
verificare il livello dei fondi, ha affermato che in base ai dati a
disposizione non era possibile provare l’asportazione di materiale dalla
particella n. __________ e che la deduzione in tal senso, elaborata in
considerazione delle curve di livello, era puramente teorica (delucidazione orale
di perizia 1.4.1993, pag. 3). Comunque a suo parere un'eventuale asportazione
di terreno non avrebbe contribuito ad aggravare la situazione del muro, che a
ogni modo non corrisponde alla normalità secondo la sua esperienza
(delucidazione orale, pag. 3).

 

                                         c)  Ne consegue che le conclusioni tratte dal Pretore
appaiono oggettivamente corrette ed inopinabili alla luce di tutte le
risultanze istruttorie. La sistemazione esterna del fondo __________, avvenuta
senza il necessario consolidamento del muro divisorio, costituisce nel caso
concreto un eccesso nell'esercizio del diritto di proprietà ai sensi dell'art.
684 CC, oltrepassando il limite della tolleranza che si devono i vicini. La
pericolosità dell'opera, rappresentata dalla sua instabilità e dai rischi
concreti di cedimento, conferma pure l’alto rischio di un effetto
pregiudizievole per le attrici e giustifica la richiesta di eseguire opere di
prevenzione sul fondo superiore. Anche l'esistenza di un nesso causale tra
l'eccesso e l'effetto dannoso deve essere confermato. La sistemazione esterna
del fondo dei convenuti senza prendere le necessarie misure di sicurezza
imposte dalla maggior spinta di terreno a cui un muro è soggetto è sicuramente
atta, secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, a
causare un serio e concreto rischio di cedimento dell'opera divisoria sul fondo
contiguo (DTF 109 II 310/312). Al contrario non sono stati dimostrati
con riscontri oggettivi, preponderanti fattori atti ad interrompere il nesso di
causalità. La circostanza che un danno non si sia ancora verificato è del resto
ininfluente, non potendosi pretendere che le attrici abbiano ad attendere il
crollo del muro per agire a tutela della loro proprietà. 

 

                                   8.   A
detta degli appellanti il deflusso delle acque meteoriche dal fondo superiore
al fondo inferiore è sempre esistito e la sistemazione esterna della particella
n. __________ non ha modificato la situazione preesistente. Per le appellate,
al contrario, l'innalzamento del terreno provocherebbe un intollerabile
deflusso di acqua al punto da rendere inagibile il loro giardino. Il Pretore ha
giustificato l'applicazione dell'art. 689 cpv. 2 CC sostenendo che gli
interventi sul fondo dei convenuti hanno modificato il deflusso naturale
dell'acqua, causando un'effettiva maggiore fuoriuscita di liquido verso il
fondo inferiore.

                                         Per
costituire una violazione del diritto di vicinato, la modifica del deflusso
dell'acqua naturale dal fondo superiore (art. 689 CC) deve causare un
pregiudizio sensibile al vicino e non deve essere stata resa necessaria da uno
sfruttamento razionale del fondo superiore (Steinauer,
op. cit., n. 1841 a 1842c). Non può essere contestato, nel caso in esame, che
con la creazione di una scarpata, peraltro non necessaria per un’utilizzazione
razionale del fondo, i convenuti abbiano modificato il deflusso naturale
dell'acqua, che prima della costruzione defluiva verso ovest-est, sulle
particelle n. 3268 e 3524 RFD, provocando così un maggior deflusso di acqua sul
fondo inferiore (complemento perizia __________ 26.11.1990 pag. 5). Il perito
__________ ha constatato che la degradazione del muro causa importanti
fuoriuscite di acqua, senza però costituire un pericolo di allagamento del
fondo sottostante e che le infiltrazioni di acqua attraverso il muro
contribuiscono al processo di erosione del manufatto peggiorando di fatto la
sua stabilità già carente (perizia __________ ottobre 1990, audizione peritale
__________, 5.12.1991, pag. 11 e 12).

 

                                         Accertata
la modifica del deflusso naturale delle acque e la pericolosità del manufatto,
legittimamente il Pretore poteva quindi porre a carico dei convenuti le misure
atte a eliminare gli inconvenienti, ovvero, nella fattispecie, la ricostruzione
del muro secondo le regole dell’arte.

 

                                   9.   Gli
appellanti ritengono infine che nell'ordinare il totale rifacimento dell'opera
il Pretore abbia abusato del principio della proporzionalità. Il primo giudice
ha imposto la demolizione del muro fondandosi in parte sui principi procedurali
deducibili dall'art. 679 CC, che permettono alle parti di esporre le domande in
modo generale, delegando al giudice di determinare le misure necessarie tenendo
conto degli interessi delle parti. D'altro canto la soluzione, a mente del
primo giudice, si deduce anche dall'art. 641 cpv. 2 CC in ragione della sola
violazione del diritto assoluto, a prescindere dal pericolo rappresentato dal
manufatto. 

 

                                         Nel
quadro degli art. 679 e 684 CC, l'attore può formulare le sue conclusioni in
termini generali, lasciando al giudice di determinare le misure che si
impongono per evitare pregiudizi futuri (DTF 102 Ia 96; 111 II 429).
Questi adotterà i provvedimenti più consoni e atti, nel limite del possibile,
ad eliminare la turbativa (Meier-Hayoz, op. cit.
ad art. 679, n. 124; DTF 111 II 445). Il giudice a cui una parte si
rimette dovrà quindi apprezzare liberamente gli interessi in causa, evitando di
creare una sproporzione tra i vantaggi ridondanti all'attore e gli oneri
imposti al proprietario responsabile dell'eccesso pregiudizievole. Nell'ambito
dell'art. 641 cpv. 2 CC, il proprietario che si è opposto in tempo utile
all'ingerenza (art. 674 cpv. 3 CC), può esigere in ogni tempo che la sporgenza
sia tolta (DTF 111 II 360; 53 II 221, Meier-Hayoz,
op. cit., ad 674, n. 42 e 48).

 

                                         In
un primo tempo le attrici hanno fondato la loro azione sull'art. 679 CC,
postulando, con la comminatoria dell'art. 292 CP, la ristrutturazione
dell'opera nel modo indicato nella perizia a futura memoria dell'ing.
__________. Solo in un secondo tempo, conosciuto lo sconfinamento del muro sul
loro fondo, ne hanno chiesto l'arretramento entro confine della particella n.
__________. Esse non hanno per contro chiesto esplicitamente il rifacimento
completo della struttura, lasciando, con una formulazione in termini generali,
un margine di apprezzamento al giudice. L'esecuzione dell'insieme delle misure
postulate dalle attrici, anche concesso che siano eseguibili singolarmente,
corrisponde materialmente al totale rifacimento dell'opera. Come rilevato dal
Pretore, solo la demolizione del muro e la sua ricostruzione nel rispetto dei
coefficienti di sicurezza, del volume e del peso statico di un muro di sostegno
consente una soluzione definitiva della controversia. In termini di lavoro
questa soluzione appare inoltre meno complessa, senza peraltro escludere, come
sottolineato dal primo giudice, la riutilizzazione del materiale esistente,
parametri tecnico-costruttivi permettendo. Non si evincono invece dall'incarto
i presumibili costi degli interventi, anche se, vista la complessità di un intervento
settoriale, anche a parità di costi, il totale rifacimento dell'opera appare
comunque più proporzionato e più equo per le parti. 

 

                                         Ne
consegue che il Pretore non ha violato il principio di proporzionalità, né ha
oltrepassato il proprio margine di apprezzamento, valutando in modo adeguato
l’abbondante materiale istruttorio. La sentenza deve pertanto essere
integralmente confermata e l'appello respinto in ogni sua parte.

 

 

 

III.
Sulle spese le ripetibili

 

                                10.   Gli
oneri processuali seguono la soccombenza degli appellanti (art. 148 cpv. 1 CPC)

 

 

 

 

Per
questi motivi,

vista
sulle spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia

 

                                   1.   L'appello è respinto e la sentenza impugnata è
confermata.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in

                                         a)
tassa di giustizia                    fr.      900.–

                                         b)
spese                                      fr.        50.–

                                                                                              fr.      950.–

 

                                         sono
a posti in solido a carico degli appellanti, che rifonderanno, in solido, alle
attrici l'importo complessivo di fr. 1 500.– per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione
a :

                                         –
avv. __________, __________

                                         –
avv. __________, __________ 

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona. 

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria