# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f7d6de02-795c-5476-b9c8-3b7d5a3f25c5
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 31.12.2004 PVG 2004 15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2004-15_2004-12-31.pdf

## Full Text

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Imposta fondiaria. Fondazione ecclesiastica.
– L’esonero dall’imposta fondiaria comunale può riguardare 

soggetti fiscali, ma anche oggetti fiscali, indipendente- 
mente dalla questione di sapere chi sia proprietario di tali 
immobili (cons. 1).

– La destinazione a esclusivo scopo della parrocchia dell’im- 
mobile presuppone una destinazione diretta e immediata a 
favore della parrocchia; il fatto che la fondazione perse- gua 
uno scopo d’interesse pubblico è nell’evenienza irrile- vante 
(cons. 2).

– Il fatto di non aver mai corrisposta l’imposta in preceden- za 
non giustifica un ulteriore esonero; la prescrizione per il 
diritto di tassare è quinquennale (cons. 3).

Grundsteuer. Kirchliche Stiftung.
– Die Grundsteuerbefreiung kann Steuersubjekte aber auch 

Steuerobjekte betreffen, unabhängig davon, wer Eigentü- mer 
der Liegenschaft ist (E.1).

– Die ausschliessliche bestimmungsgemässe Nutzung der 
Gebäude für kirchgemeindliche Zwecke rechtfertigt noch 
keine Steuerbefreiung, sondern setzt eine direkte und un- 
mittelbare Bestimmung zugunsten der Kirchgemeinde 
voraus; dass die Stiftung öffentlichrechtliche Interessen 
verfolgt, ist in casu nicht entscheidend (E. 2).

– Die Tatsache, dass bisher die Steuer nie bezahlt wurde, 
rechtfertigt eine weitere Steuerbefreiung nicht; für die 
Einleitung der Veranlagung gilt die fünfjährige Ver- 
jährungsfrist (E.3).

Considerandi:
1. a) La questione litigiosa riguarda l’esonero della fonda-

zione ricorrente dall’imposta fondiaria per gli anni 1998 –2002. Le 
parti concordano nel considerare applicabile alla presente fattispe- 
cie le disposizioni della vecchia legge fiscale comunale (vLIc), ri- 
masta in vigore fino al 2003. L’imposta in questione viene prelevata 
annualmente su tutti i fondi siti sul comprensorio comunale (art. 10 
vLIc). Giusta l’art. 10 lett. c vLIc, ripreso poi immutato dal nuovo art. 
12 LIc, sono esonerati dall’imposta fondiaria le chiese e gli altri edi- 
fici adibiti al culto, le case parrocchiali e i fondi destinati ad esclu- 
sivo scopo della parrocchia. Per il comune convenuto, l’immobile 
della fondazione ricorrente non potrebbe essere esonerato dall’im- 
posta già in considerazione del fatto che la proprietaria sarebbe

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una fondazione del diritto privato. In questo senso la tesi di parte 
convenuta non merita protezione. Nell’ambito dell’esonero dall’im- 
posta fondiaria vanno distinti gli esoneri in  base  al  soggetto  e  
quelli in base all’oggetto fiscale (M. Troll, Besteuerung von Verein, 
Stiftung und Körperschaft des öffentlichen Rechts, pag. 208s e Rich- 
ner/Frei/Kaufmann, Kommentar zum harmonisierten Zürcher Steu- 
ergesetz, § 218 marginale no. 4). La prima categoria riguarda i sog- 
getti fiscali che come tali vanno esenti da imposta, la seconda si 
riferisce ai fondi ed è indipendente dalla questione di sapere chi ne 
sia il proprietario; determinante per questa categoria è solo la 
destinazione oggettiva dell’immobile. Nel caso in parola, anziché 
definire, come per le eccezioni di cui all’art. 10 lett. a (Confedera- 
zione) e b (cantone, comune politico e  comune  patriziale)  vLIc,  
quali siano i soggetti fiscali esonerati dall’imposta, nella lett. c il 
disposto propone un elenco di immobili, quindi  di  oggetti  fiscali,  
che sono da esonerare dall’imposta.  Questa  sistematica,  anche  se 
in contrasto con quanto viene proposto dal modello cantonale di 
legge fiscale – che definisce quali siano i soggetti fiscali che vanno 
esenti da imposta (le due chiese cantonali e il comune parrocchiale)
– non permette di concludere che il beneficio dell’esonero fiscale a 
livello comunale sia riservato unicamente alle Chiese di Stato ed al 
comune parrocchiale come vorrebbe il comune convenuto.

b) Come si è detto, il testo della disposizione comunale non 
definisce chi è esonerato dall’imposta, ma solo che cosa lo sia. Il le- 
gislatore ha voluto pertanto esonerare dall’imposta fondiaria un 
particolare tipo di edifici, la cui natura o destinazione oggettiva è 
strettamente connessa all’esercizio del culto. In questa accezione è 
evidente che la casa in parola non rientra tra gli oggetti esenti da 
imposta, poiché è data in affitto a terzi e non svolge alcuna fun- 
zione, almeno attualmente, che possa essere in qualche modo 
messa in relazione con il culto o con un concreto scopo del co- 
mune parrocchiale. In principio, il fondo appartenente alla fonda- 
zione ricorrente non può pertanto rientrare tra le eccezioni di cui 
all’art. 10 lett. c vLIc.

2. a) Giusta i propri statuti, la fondazione ricorrente è desti- 
nata alla conservazione del complesso immobiliare sul fondo no. 
1046 onde poter mettere a disposizione una confacente abitazione 
di un piano qualora alla frazione in parola venisse assegnato un 
cappellano. Fintanto che la frazione resterà senza cappellano, il 
reddito netto dato dalla casa verrà destinato in ragione del 75% 
agli studi di un chierico povero domiciliato entro il territorio co- 
munale o in assenza di chierico cittadino e domiciliato nel comune

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e residente nella frazione a un chierico povero della diocesi (cfr. art.
4 degli Statuti). Per la fondazione, la destinazione dei proventi 
dell’immobile sito sulla particella no. 1046 a favore della diocesi 
comporterebbe indubbiamente l’esenzione fiscale in virtù di 
quanto sancito all’art. 10 lett. c vLIc. La tesi non merita protezione.

b) L’imposta fondiaria è giustificata dal fatto che sulla co- 
munità ricadono dei costi più ingenti legati alla proprietà fondiaria 
quali costi di pianificazione, urbanizzazione, allacciamenti ecc. La 
disposizione di cui all’art. 10 lett. c vLIc è un’eccezione al principio 
dell’assoggettamento all’imposta fondiaria di tutti i fondi siti sul 
territorio comunale e come tale deve essere interpretata in modo 
restrittivo (cfr. DTF 124 II 203 cons. 5e e 377 cons. 6a). Concreta- 
mente si pone pertanto la questione si sapere se con l’espressione
«fondi destinati ad esclusivo scopo della parrocchia» la disposi- 
zione comprenda i fondi che servono direttamente lo scopo della 
parrocchia o anche quelli che lo servono solo indirettamente sia 
per la destinazione dell’immobile come tale sia per il concetto 
stesso di parrocchia. La fondazione ricorrente chiede un’interpre- 
tazione estensiva sia nell’uno che nell’altro senso.Tale pretesa non 
può essere accolta.

c) Per il semplice fatto che i proventi di un immobile ven- 
gano destinati prevalentemente al finanziamento di un chierico po- 
vero della diocesi, un fondo non può essere considerato cadere 
sotto la normativa di cui art. 10 lett. c vLIc. L’esonero riguarda infatti
«i fondi destinati ad esclusivo scopo della parrocchia», cioè quelli   
che  in virtù della loro destinazione concreta servono direttamente  
gli scopi della parrocchia (chiese, case parrocchiali, cappelle, ossari 
ecc.) o detto diversamente, quei fondi senza i  quali  la parrocchia 
non sarebbe in grado di svolgere le proprie funzioni. In PTA  1998    
no. 41, ilTribunale amministrativo, statuendo su di un caso analogo    
a quello qui in discussione relativamente all’interpretazione della 
norma d’esenzione fiscale, considerava che  il  termine  «esclusivo» 
(in tedesco ausschliesslich) andasse interpretato nel senso «diret- 
tamente destinato a» o in senso ancora più restrittivo. Per l’esonero 
occorre pertanto che il fondo abbia concretamente una determinata 
destinazione e che quindi svolga direttamente una precisa funzione 
(cfr. per gli analoghi principi che vigono per l’imposta sul trapasso 
immobiliare ZBl 83, 229 e 60, 228, StR 38, 538 e Richner/Frei/Kauf- 
mann, op. cit., § 218 marginale no. 9). In questa accezione, è evi- 
dente che un immobile i cui proventi vengono destinati alla diocesi 
non può essere considerato come un immobile destinato oggetti- 
vamente al culto o comunque agli scopi della parrocchia, una

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destinazione mediata non cade sotto l’eccezione in discussione 
(nello stesso senso PTA 2003 no. 9 e 1995 no. 61 nonché sulla 
destinazione di proventi a dei fini di utilità pubblica R. Kuster, 
Steuerbefreiung von Institutionen mit öffentlichen Zwecken, pag. 
206s).

d) Nel caso concreto poi, i proventi non vengono neppure 
destinati alla parrocchia, ma alla diocesi, non essendo contestato 
che sul territorio comunale non vi siano persone poco abbienti in- 
teressate a farsi preti e che beneficerebbero pertanto dei fondi 
messi a disposizione dalla fondazione. Il fatto che nel suo com- 
plesso, la formazione di nuovi chierici e quindi la destinazione dei 
mezzi in discussione possa tornare in qualche modo a favore an- 
che della parrocchia locale non giustifica l’esonero preteso per i 
motivi del resto già richiamati nel considerando che precede. Am- 
mettere la possibilità di esonerare dall’imposta qualsiasi fondo per 
quanto i suoi proventi possano in qualche modo tornare anche 
solo indirettamente a favore della parrocchia non può essere con- 
siderato corrispondere al senso della normativa comunale. Que- 
st’ultima deve invece essere intesa nel senso che o la casa serve da 
abitazione ad un cappellano ed allora è esonerata dall’imposta 
nella misura di questa destinazione o invece è affittata a dei privati 
che corrispondono il regolare affitto e sottostà all’imposta fon- 
diaria come qualsiasi altro stabile sul territorio comunale.

e) Per la ricorrente, la fondazione perseguirebbe anche uno 
scopo d’interesse pubblico per cui si giustificherebbe comunque 
l’esonero preteso. Anche questa tesi non può essere seguita. L’eso- 
nero in virtù del carattere pubblico dell’attività svolta dalla persona 
giuridica quale la fondazione in parola è espressamente regolato 
all’art. 10 lett. d vLIc. Tale disposizione prevede un esonero dall’im- 
posta per le persone giuridiche che svolgono un’attività d’interesse 
pubblico per i fondi destinati allo scopo in maniera immediata, es- 
clusiva e irrevocabile. Come però è già stato esposto in prece- 
denza, sul fondo in parola è edificata una casa d’appartamenti af- 
fittata a terzi. Evidentemente, non si tratta pertanto di un fondo 
destinato immediatamente e esclusivamente ad uno scopo d’utilità 
pubblica. Da tale disposizione la fondazione non può pertanto 
trarre alcunché a suo favore. L’art. 10 lett. c vLIc non contempla 
l’aspetto dell’interesse pubblico separatamente. Come si è detto, 
questa disposizione è rivolta ai fondi oggettivamente destinati al 
culto o comunque agli scopi della parrocchia, indipendentemente 
dalla persona giuridica che ne è proprietaria. Che la proprietaria 
persegua uno scopo d’interesse pubblico è in quest’ottica pertanto

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irrilevante. Ne risulta che la decisione di tassare l’immobile della ri- 
corrente con l’imposta fondiaria sfugge a qualsiasi critica.

3. a) La fondazione si appella al fatto che finora non sa- 
rebbe mai stata pretesa alcuna imposta fondiaria per l’immobile di 
cui è proprietaria. Da tale argomentazione la ricorrente non può 
però trarre alcunché a suo favore. L’imposta fondiaria è pretesa 
ogni anno e ogni volta vanno da parte dell’autorità comunale 
esperiti i necessari accertamenti onde definire chi e quali immobili 
sottostiano all’imposta e a quanto ammonti di debito fiscale. Per 
ogni anno deve pertanto essere emanata una nuova decisione im- 
pugnabile. Questa imposizione annuale non consente di fondarsi 
sull’omessa tassazione precedente per perorare l’esonero dall’im- 
posta anche per il futuro. Questo riesame completo della situa- 
zione che spetta annualmente all’autorità chiamata a emettere le 
decisioni di tassazione comporta implicitamente la possibilità di ri- 
valutare ogni volta la situazione dei contribuenti, eccezione fatta 
naturalmente per quelle questioni che si ripetono e che sono state 
già decise in via giudiziaria e sono cresciute in giudicato. Trattan- 
dosi poi di un’imposta periodica annuale, il diritto di tassare cade 
in prescrizione dopo cinque anni dalla fine del periodo fiscale (art. 
125 cpv. 1 LIG, applicabile in virtù del rinvio di cui agli art. 3 cifra 1 
vLIc e 2 LIc). Questo significa che per il periodo fiscale 1998, la de- 
cisione di tassazione poteva ancora essere emessa fino alla fine  
del 2003. Per questo, le decisioni di tassazione dell’11 settembre 
2003 per gli anni 1998 – 2003 vanno in questa sede confermate. In- 
fatti, la prescrizione non decorre per la durata della procedura di 
reclamo, ricorso, gravame o revisione (art. 125 cpv. 2 lett. a LIG). 
Avendo interposto reclamo il 20 ottobre 2003, le pretese riguar- 
danti gli anni dal 1998 al 2003 non sono ancora andate prescritte. 
A 04 13 Sentenza del 3 giugno 2004