# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 581f3859-d6df-5e69-840a-eccd89726483
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-08-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 23.08.2019 80.2017.145
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2017-145_2019-08-23.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2017.145

  80.2017.146

  	
  Lugano

  23 agosto 2019

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele
  Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi - Gianola, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
   RI
  1  

  ,
  

  
	
   

   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 27 maggio 2017 contro la decisione del 27 aprile 2017 in materia di IC/IFD
  2014.

  

 

 

 

Fatti

 

 

A.    Nel periodo
compreso tra il 1.1.2014 ed il 31.10.2014 RI 1 è stato alle dipendenze della __________,
società della quale era pure socio e gerente (con diritto di firma individuale)
unitamente alla moglie, RI 1, che era socia senza diritto di firma.
Quest’ultima risultava essere, nel 2014 impiegata presso l’agenzia di viaggi __________,
della quale era socia e gerente con diritto di firma individuale. Il marito era
pure socio della stessa.

 

 

B.    Il 6.10.2014
RI 1 stipulava un unico contratto di compravendita con i seguenti acquirenti: __________.
Oggetto dell’accordo era la vendita del marchio __________ (marchio n. __________
__________ figurante all’Istituto federale della proprietà intellettuale), del
numero di telefono __________ ed i nomi a dominio web ed indirizzi di posta
elettronica secondo una lista allegata al contratto. Ognuna delle controparti
avrebbe acquistato un settimo degli oggetti, il cui valore globale era di fr.
200'000.-: un settimo sarebbe rimasto di proprietà del venditore. Ogni
acquirente si sarebbe impegnato a versare al contribuente la somma di fr.
28'571.45, tramite pagamento rateale che prevedeva un primo acconto di fr.
1'000.- e successivi versamenti mensili di fr. 570.- quali “rata minima”.

 

 

                                  C.   Nel periodo fiscale
2014 i coniugi RI 1 dichiaravano un reddito complessivo di fr. 59'556.- ed una
sostanza imponibile di fr. 633'663.-.

 

 

                                  D.   Con decisione del
29.3.2017, l’Ufficio di tassazione di __________ (di seguito UT) commisurava il
reddito imponibile complessivo per l’IC in fr. 240'000.- (reddito determinante
per l’aliquota fr. 251'400.- ) e per l’IFD in fr. 260'800.- (medesimo importo
determinante anche per l’aliquota) e la sostanza imponibile complessiva in fr.
575'000.- (determinante per l’aliquota in fr. 824'000.-). 

                                         In particolare, rispetto a
quanto dichiarato dai contribuenti, l’autorità fiscale aveva aumentato il
reddito da attività indipendente principale esercitata da RI 1 da fr. 5'115.- a
fr. 9'000.-, avendo proceduto alla ripresa di spese private. 

                                         Il fisco aveva aggiunto
pure un reddito da attività indipendente accessoria per fr. 180'000.- derivante
dalla vendita (al netto dei contributi AVS) del marchio “__________”, del
relativo numero di telefono, e pure dei nomi a dominio web e gli indirizzi di
posta elettronica.

                                         Altre modifiche, rispetto
alla dichiarazione presentata, concernevano la ripresa di fr. 3'000.- per
vantaggi provenienti dalla __________ e l’aumento da fr. 26'658.- a fr. 32'958.-
del valore locativo di un’abitazione __________.

                                         Per quanto concerne la
sostanza, i titoli ed i capitali venivano aumentati da fr. 334'418.- a fr.
365'836.- a seguito di una rettifica del valore imponibile della quota
societaria. Veniva di poi aggiunto l’importo di fr. 158'588.- ritenuta
l’esistenza di un “Credito verso gli acquirenti del numero di telefono, marchio
__________, i nomi a dominio web e indirizzi di posta elettronica al
31.12.2014”.

                                  E.   Con reclamo
6/10.4.2017 i contribuenti impugnavano la suddetta decisione, contestando l’aggiunta
di fr. 180'000.- quali redditi derivanti da attività indipendente accessoria
esercitata da RI 1

                                         In particolare indicavano
che i beni oggetto del contratto di compravendita, sebbene dati gratuitamente
in usufrutto alla società __________, sarebbero sempre rimasti di proprietà del
contribuente e non sarebbero mai stati contemplati negli attivi della __________,
che nel frattempo era fallita. Nel caso di specie, secondo gli insorgenti, non
sarebbero state né cedute né vendute quote o diritti di alcun genere dalla RI 1
o ad altri. La vendita in oggetto non si sarebbe neppure potuta considerare
come provento da beni immateriali, ritenuto come non configurasse un “(…)
ricavo da attività lucrativa ma una mera vendita una tantum”. Per tali
ragioni, i contribuenti postulavano lo stralcio dell’importo di fr. 180'000.-, essendo
lo stesso un utile in capitale conseguito nella realizzazione di sostanza
privata, esente da imposte (art. 15 cpv. 3 LT).

 

 

F.    Con
decisione di tassazione dopo reclamo del 27.4.2017 l’UT si riconfermava nei precedenti
dati accertati: 

“(…). In contestazione l’imposizione di sfr. 180'000.-
(già al netto dell’AVS) quale reddito da attività indipendente accessoria
derivante dalla vendita del numero di telefono, marchio __________, nomi,
dominio web e indirizzi di posta elettronica, ritenute dall’Ufficio di
tassazione, legato alla persona giuridica ____________________. I Signori RI 1
chiedono che gli utili conseguiti siano considerati quali realizzazione di
sostanza privata e pertanto esenti da imposta. Il 6.10.2014 il Signor RI 1 ha
stipulato un contratto di compravendita con i Signori __________., __________.,
__________., __________., __________ e __________. i quali il 24.10.2014 (F.U.
85/2014), con lo stesso venditore, costituivano la __________. Il prezzo di vendita
globale degli oggetti è stato determinato in sfr. 200'000.- da suddividere in 7
parti (1 di spettanza del venditore e 6 di spettanza degli acquirenti per un
totale di sfr. 171'428.70 pagabile in rate mensili). Nonostante quanto indicato
nel contratto trovi parziale riscontro nel registro dei marchi svizzeri si
ritiene che lo stesso e gli altri “oggetti” della compravendita siano
indissolubilmente legati alla persona giuridica ed alla sua attività. Già in
occasione della verifica fiscale 2002 della __________ il contribuente non fu
in grado di fornire la documentazione a sostegno di una riattivazione quale
“Ricerca, sviluppo e avviamento” e sostenne che la registrazione in questione
si riferiva al nuovo marchio __________i. La conferma che gli “oggetti” venduti
costituiscano valori immateriali, creati dall’azienda __________ ed utilizzati
nell’ambito della sua attività, trovano riscontro nella contabilità del Signor RI
1 che ha attivato l’importo di sfr. 28'571.45 (pari a 1/7) quale Goodwill a
partire dal 1.11.2014”.

 

 

G.   Con tempestivo
ricorso del 27.5.2017 RI 1 insorgono contro la decisione di tassazione su
reclamo, limitandosi a censurare l’importo di fr. 180'000.- aggiunto ai redditi
e derivante da attività indipendente accessoria. I contribuenti precisano di
non contestare di per sé che il provento della compravendita sia imponibile
quale reddito da attività indipendente accessoria del contribuente, ma
postulano che l’imposizione avvenga al momento dell’effettivo incasso. Secondo
la tesi proposta dai ricorrenti, l’importo ricevuto nel 2014 ammonterebbe a fr.
14'980.- (1000.- x 7 + 14 rate da fr. 570.- cadauna per i mesi di novembre e di
dicembre).

                                         Subordinatamente, e meglio
nel caso in cui la prima richiesta non venisse accolta, gli insorgenti chiedono
di poter dedurre la somma richiesta a RI 1 dallo __________ quale risarcimento del
danno in relazione ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD non pagati dalla __________,
per gli anni 2013 e 2014, per un importo di fr. 45'250.80. In quest’ottica i
ricorrenti domandano pure di poter dedurre il saldo di fr. 13'000.- (pagato il
15.5.2015), versato da RI 1 alla __________ di __________ in relazione a un
prestito accordato dalla __________. Il pagamento era stato richiesto “(…)
in quanto avallante della linea di credito che disponeva la società __________”.
Nella seconda ipotesi subordinata il reddito da imporre dovrebbe pertanto
attestarsi a fr. 121'750.-. 

                                         I ricorrenti concludono
precisando di aver interposto ricorso contro la decisione su reclamo in quanto
l’ammontare dell’imposta dovuta metterebbe la loro famiglia in “(…) grave
difficoltà economica”.

 

 

H.   Con osservazioni
31.8.2017/1.9.2017 l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni
presenta delle precisazioni in relazione alla motivazione della decisione su
reclamo, la quale potrebbe risultare “(…) a prima vista contraddittoria”.
In particolare si rileva che nel gravame il ricorrente non ha eccepito che il
ricavato della vendita costituisca un reddito da attività lucrativa
indipendente. Da un attento esame degli atti dell’incarto fiscale risulta
tuttavia che i beni oggetto della vendita erano in realtà di proprietà della
società. L’Ufficio giuridico sottolinea che, anche se è vero che i beni oggetto
della compravendita sono stati rilasciati a RI 1 “(…) (l’Ufficio federale
delle comunicazioni, con decisione del 21 gennaio 2002 gli ha attribuito il
numero di telefono __________, l’Istituto federale della proprietà
intellettuale, con decisione del 4 marzo 2002, poi confermata il 5 dicembre
2011, ha iscritto il marchio __________ a suo nome, mentre Switch Domain Name
Registration ha registrato a suo nome i domini web e indirizzi di posta
elettronica)”, tuttavia lo stesso ricorrente ha ammesso che i beni in
questione sono poi stati successivamente attivati dalla __________ Motivo per
cui, la Divisione delle contribuzioni ritiene che il contratto di compravendita
del 6.10.2014, stipulato a nome del ricorrente, costituisca invero una
distribuzione dissimulata di utile. In applicazione dell’effetto devolutivo della
procedura ricorsuale, propone pertanto di accogliere parzialmente il gravame e
di imporre il ricavato della vendita (di fr. 200'000.-) quale reddito della sostanza
mobiliare nella misura del 60% (pari a fr. 120'000.-) in applicazione degli
art. 19 LT e 20 LIFD. Sarebbe giustificato prendere in considerazione l’intero
valore dei beni oggetto di vendita, pari a fr. 200'000.- ritenuto che RI 1 ha
attivato l’importo di fr. 28'571.45 (pari ad 1/7) come goodwill a partire dal
1.11.2014 nella nuova società in nome collettivo.

In merito alle
richieste formulate dal ricorrente in sede ricorsuale, l’autorità fiscale
precisa che ad ogni modo il ricavato della vendita non avrebbe potuto essere
imposto al momento del suo incasso. Secondo dottrina e giurisprudenza un
reddito è realizzato quando il soggetto fiscale ne può disporre effettivamente,
sia entrandone in possesso, ovverosia incassando la somma, sia ricevendo sul
medesimo una pretesa giuridica ferma. Di solito, già l’acquisizione di un
credito viene ritenuta costitutiva di reddito, purché l’adempimento non appaia
incerto (in questo senso la sentenza del TF 2C_94/2010 del 10.2.2011 consid.
3.1.). Nel caso di specie non vi sarebbero motivi – a mente dell’autorità
fiscale – per ritenere l’adempimento del credito particolarmente insicuro.
Neppure da accogliere la richiesta di dedurre l’importo di fr. 45'250.80 quale
risarcimento danni che il ricorrente è stato chiamato a pagare alla Cassa
cantonale di compensazione AVS/AI/IPG a titolo di contributi paritetici non pagati
dalla __________. Così come accertato nella decisione del 30.4.2015 della Cassa
cantonale di compensazione AVS/AI/IPG, RI 1 avrebbe infatti commesso una grave
negligenza per rapporto al mancato versamento dei contributi paritetici, tale
da interrompere il nesso di causalità tra l’obbligo di risarcimento e la sia
attività professionale di tassista (sentenza TF 2C.465-466/2011 del 10.2.2012).

 

 

                                    I.   Le osservazioni
sono state trasmesse ai ricorrenti i quali non hanno presentato alcuna replica.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   Nelle proprie
osservazioni al ricorso, l’Ufficio giuridico della Divisione delle
contribuzioni ritiene che i beni oggetto del contratto di compravendita stipulato
tra RI 1 ed __________, __________, __________, __________, __________ e __________
fossero di proprietà della società. Motivo per cui quanto ricevuto in forza di
tale contratto direttamente dal contribuente, socio e gerente della __________
(nel frattempo fallita e radiata dal registro di commercio il 27.3.2017),
costituirebbe una distribuzione dissimulata di utile.

 

                                         Si tratta innanzitutto di
verificare la proprietà dei beni oggetto del contratto di compravendita del
6.10.2014.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         L’Ufficio giuridico della
Divisione delle contribuzioni ha correttamente rilevato che il marchio “__________”,
depositato il 19.01.2002, è stato registrato il 14.02.2002 (con una scadenza
del termine di protezione sino al 19.01.2022). Titolare del marchio era RI 1.

                                         Nelle osservazioni
l’autorità fiscale rileva pure che anche l’Ufficio federale delle comunicazioni,
con decisione del 21.1.2002, ha attribuito al contribuente il numero di
telefono __________ e che Switch Domain Name Registration ha registrato a suo
nome i domini web ed anche gli indirizzi di posta elettronica.

                                         Non risulta tuttavia che
il ricorrente abbia dichiarato né nel periodo fiscale 2014 (limitatamente alla sua
quota parte) né negli anni precedenti i beni oggetto del contratto di
compravendita del 6.10.2014. I coniugi RI 1 si sono limitati ad indicare, senza
produrre alcuna prova, che i beni sarebbero sempre rimasti di proprietà del
contribuente ma che sarebbero stati ceduti “gratuitamente in usufrutto alla
società __________” (cfr. reclamo 6.4.2017).

 

                                         2.2.

                                         2.2.1.

                                         Risulta invece dagli atti che
la proprietà dei beni sia da ricondurre alla società __________

                                         __________ è stata
iscritta a Registro di commercio il 1.2.2002 ed è stata oggetto di una verifica
fiscale da parte dell’Ispettorato fiscale che ha reso un rapporto già in data
26.11.2004. La contabilità della società, era risultata approssimativa: 

                                         Per quanto riguarda la contabilità, abbiamo già
anticipato che la documentazione di sostegno è risultata alquanto lacunosa. In
un primo momento il signor RI 1 ci aveva informati che le schede contabili
relative al primo esercizio (2002) non erano più reperibili (problemi con il
computer). Solo successivamente, dopo averlo informato che sarebbe stata
allestita una tassazione d’ufficio, le schede ci sono state consegnate (!). La
dichiarazione 2003 non è ancora stata allestita. Al riguardo ci limitiamo a
segnalare:    

                                         Bilancio
                                                       2002

                                         Impianti
aziendali                                          25’000

                                         Pubblicità,
fiere, inserzioni                             20’000    

                                         Ricerca,
sviluppo e avviamento                     35’800

                                         (…).
Non ci è stata per contro fornita una chiara giustificazione alla rivalutazione
di fr. 35'000 quale Avviamento, accreditata con contropartita i Ricavi:
il signor RI 1 ha affermato che si riferisce al nuovo marchio __________
Riteniamo semplicemente più probabile la registrazione per evitare la perdita
nel primo esercizio.

 

                                         2.2.2.

                                         Anche nei bilanci della __________,
presentati unitamente alle dichiarazioni fiscali 2011, 2012 e 2013, risultano
sempre quali attivi al bilancio la “Ricerca, sviluppo e avviamento” per fr.
26'908.16 nel 2011, per fr. 25'562.75 nel 2012 per 23'062.75 nel 2013. Nel
bilancio relativo al periodo fiscale 2014, risultano non essere più iscritti
tali attivi.

 

                                         2.3.

                                         Ritenuto come la proprietà
dei beni oggetto del contratto di compravendita del 6.10.2014 è da ascrivere
alla __________ si tratta ancora di valutare le ripercussioni a livello
fiscale, per i qui ricorrenti, dell’accordo indicato, ritenuto come lo stesso è
stato sottoscritto direttamente tra RI 1, socio e gerente della __________, e i
sei acquirenti.

 

 

                                   3.   3.1.

Gli articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT
prevedono, con riferimento all’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che:

                                         1 Costituiscono
utile netto imponibile: 

a.    
il saldo del conto profitti e
perdite, epurato dal riporto dell’anno precedente;

b.    
tutti i prelevamenti fatti prima
del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla
copertura di spese riconosciute dall’uso commerciale, in particolare: 

 -     ...[omissis]... 

     -     le distribuzioni palesi o dissimulate di
utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall’uso commerciale. 

                                         Quanto all’imposizione
delle persone fisiche, gli articoli 19 cpv. 1 LT e 20 cpv. 1 LIFD prevedono da
parte loro che:

                                                      1 Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare,
segnatamente:

                                         c.   i
dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni
valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere
(comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.). 

                                         3.2.

                                         Secondo la giurisprudenza,
vi è distribuzione dissimulata di utili quando sono adempiute cumulativamente
le quattro condizioni seguenti:

                                         1)  la
società fa una prestazione senza ottenere una controprestazione corrispondente;

                                         2)  tale
prestazione è concessa ad un azionista o ad una persona vicina;

                                         3)  tale
prestazione non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;

                                         4)  la
sproporzione tra la prestazione e la controprestazione è tanto palese che gli
organi della società avrebbero potuto rendersi conto del vantaggio che
concedevano

                                         (DTF 131
II 593 consid. 5; 119 Ib 116 consid. 2; 115 Ib 238).

 

                                         3.3.

                                         Quali
prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni
dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono anche le rinunce a
determinati proventi in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina,
con una corrispondente riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel
conto economico. Questa forma di prestazione valutabile in denaro viene
definita con la nozione di prelevamento anticipato dell’utile (Gewinnvorwegnahme;
cfr. Bernardoni/Bortolotto, La
fiscalità dell’azienda, Mendrisio 2010, p. 432; sentenza TF 2C_222/2009 del
24.7.2009 consid. 2.1.). Essa sussiste per l’appunto quando la società non
rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza, che vengono così
incassati direttamente dall’azionista, rispettivamente quando quest’ultimo non
fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un terzo, ad esempio
la vendita di un bene del patrimonio sociale ad un prezzo di favore. La
differenza fra il valore che sarebbe stato possibile ottenere da un terzo e il
valore pattuito con l’azionista rappresenta una distribuzione mascherata di
utile (Bernardoni/ Bortolotto, op.
cit., p. 423; sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007,
consid. 6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 p. 660,
consid. 2.2; sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti;
sentenza TF 2C_882/2011 del 29.5.2012 consid. 2.2.).

 

                                         3.4.

                                         Nel caso che qui ci
occupa, come visto, RI 1 ha sottoscritto a suo nome, con sei acquirenti, un
contratto di compravendita inerente:

                                         1.   Il
numero di telefono 0800 321 321 (Decisione d’attribuzione UFCOM allegato 1);

                                         2.   Il
marchio __________ (…);

                                         3.   I nomi a
dominio web e indirizzi di posta elettronica secondo la lista allegata (…)”.

                                         Considerato come questi
beni appartenessero nel caso concreto alla __________, si rileva che si è in
presenza di un prelevamento anticipato dell’utile. Perché potesse vendere ai
sei acquirenti le quote di sei settimi degli attivi in questione, il socio ha
infatti dovuto prelevarli dalla società. 

 

                                         3.5.

                                         3.5.1.

                                         Si tratta ora di
verificare in quale misura debba essere imposto, dal punto di vista del
contribuente, il ricavato dalla compravendita indicata.

 

                                         3.5.2.

                                         L’art. 20 cpv. 1bis
e l’art. 19 cpv. 1bis (nel testo legale in vigore nel periodo
fiscale 2014) prevedono che i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di
liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da
azioni, quote in società a garanzia limitata o in società cooperative e buoni
di partecipazione (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore
nominale e simili) sono imponibili in ragione del 60 per cento se questi
diritti di partecipazione rappresentano almeno il 10 per cento del capitale
azionario o sociale di una società di capitali o di una società cooperativa.

 

                                         3.5.3.

                                         L’autorità fiscale ha
pertanto pertinentemente concluso – in sede di osservazioni al ricorso – che il
ricavato debbe essere imposto quale reddito dalla sostanza mobiliare, nella
misura del 60% in applicazione degli art. 19 cpv. 1bis LT e 20 cpv.
1bis LIFD.

                                         Il valore determinante per
il calcolo dell’utile in capitale conseguito dalla società è quello attribuito
agli attivi in discussione dal ricorrente (fr. 200'000.–). Poiché i beni
avevano un valore contabile-fiscale di fr. 23'062.75, l’utile conseguito dalla
società ammonta a fr. 176'937.25. Il reddito della sostanza conseguito
dall’insorgente ammonta al 60% di tale importo, cioè a fr. 106'162.35. 

                                   4.   4.1.

                                         In sede ricorsuale gli
insorgenti chiedono di essere imposti, per il 2014, unicamente su quanto
effettivamente incassato a seguito del contratto di compravendita del
6.10.2014, e meglio fr. 14'980.-.

 

                                         4.2.

                                         Un reddito è imponibile
solo quando è realizzato. Questa condizione essenziale costituisce il fatto
generatore dell'imposizione. In base alla giurisprudenza, un reddito è
realizzato quando il contribuente beneficia di una prestazione o acquisisce una
pretesa alla stessa, su cui ha un effettivo potere di disporre (sentenze
2C_372/2015 del 20.7.2016 consid. 4.2.; sentenze TF 2C_785/2013 del 28 maggio
2014 consid. 4.1 e 2C_620/2012 del 14 febbraio 2013, in RDAF 2013 II 197,
consid. 3.4 con ulteriori rinvii).

                                         Di regola, l'acquisizione
di un credito è già considerata come reddito quando l'adempimento non appare
incerto. Il momento dell'adempimento effettivo della prestazione è preso in
considerazione solo quando lo stesso appare poco probabile (DTF 113 Ib 23
consid. 2e pag. 26; sentenze 2C_351/2010 del 6 luglio 2011 consid.3 e
2C_640/2010 del 11 dicembre 2010 consid. 4.1).

 

                                         4.3.

                                         Nella fattispecie, il
reddito litigioso è rappresentato da un prelevamento anticipato di capitale
dalla __________ Sagl. Vantaggi mascherati si considerano realizzati nel
momento in cui il socio esprime chiaramente la volontà di sottrarre dei mezzi
alla società o quando questa sua intenzione diviene univocamente riconoscibile
dall’autorità fiscale (Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3a ediz., Zurigo 2015, n. 73 ad art. 41 LIFD,
p. 799 e giurisprudenza citata).

                                         Non si può seriamente
dubitare della volontà del ricorrente di prelevare dalla società il marchio, il
numero di telefono e gli indirizzi di posta elettronica che le appartenevano,
alla luce del fatto che egli li ha poi rivenduti nella misura di sei settimi. È
pertanto indiscutibile che il relativo reddito sia stato realizzato.

                                         È per contro del tutto
irrilevante la circostanza che il pagamento del prezzo di vendita degli oggetti
acquistati da parte dell’insorgente, in occasione della loro successiva vendita
ai sei acquirenti, sia stato pagato a rate. Questa vendita non ha infatti dato
luogo ad alcun utile imponibile. 

 

 

 

                                   5.   5.1.

                                         In via subordinata, gli
insorgenti postulano di poter dedurre l’importo di fr. 45'250.80 che RI 1 è
stato condannato a versare alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG a
titolo di contributi paritetici non pagati dalla __________.

 

                                         5.2.

                                         Nei confronti della __________
erano stati rilasciati il 6.11.2013, l’8.4.2014, il 27.10.2014 ed il 28.1.2015
degli attestati di carenza beni relativi ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD
e AF non pagati. Con decisione di risarcimento danni del 30.4.2015 la Cassa
cantonale di compensazione AVS/AI/IPG/AD e AF aveva condannato RI 1, in quanto
socio e gerente della __________, a versare l’importo di fr. 45'250.80 per i
contributi rimasti insoluti, ritenendo una grave negligenza. Nella decisione
veniva stabilito quanto segue:

                                         L’art. 52 cpv. 1 LAVS prevede che il datore di lavoro
deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. (…) Nel concreto caso,
l’insolvenza per gli anni 2013 e 2014 della __________ è stata constatata con
il rilascio degli attestati di carenza di beni del 6 novembre 2013. Come già
precedentemente esposto, la procedura di risarcimento dei danni richiede pure
che il datore di lavoro abbia cagionato il danno alla Cassa, violando
intenzionalmente o per negligenza grave le prescrizioni dell’assicurazione. (…)
La negligenza grave (…) è ammessa, a mente del Tribunale federale, quando il
datore di lavoro ha trascurato di fare quanto doveva apparire importante a
qualsiasi persona ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della
diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può
e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro
della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato. (…) Nella fattispecie,
sono chiaramente dati i presupposti per un’azione di risarcimento dei danni
giusta l’art. 52 LAVS intesa al recupero del credito.

 

                                         5.3.

                                         5.3.1.

                                         Per poter qualificare
quali spese generali deducibili le prestazioni di risarcimento, decisivo è il nesso di causalità tra il danno e l’attività
professionale. Ad ogni modo l’Alta Corte ha ritenuto che la gravità della colpa
costituisce comunque un importante indizio per poter determinare se sussista o
meno uno stretto legame tra l’obbligo d’indennizzo e l’attività professionale. Non sono in particolar modo deducibili i pagamenti la cui
origine esula da quanto può essere ancora considerato come un rischio
abitualmente legato all’esercizio dell’attività lucrativa, ad esempio quando
una responsabilità cagionata da errore è legata ad un comportamento colpevole
oppure è la conseguenza di una negligenza grave o addirittura di un
comportamento intenzionale (in merito si veda TF 2C_566/2008 del 16.12.2008
consid. 2.3.; v. anche RJN 2011 p. 431 ss.).

 

                                         5.3.2.

                                         Ora, è stata riconosciuta
una grave negligenza in capo alla __________ per non aver corrisposto i
contributi paritetici: posto come nei confronti della società sono stati emessi
più attestati di carenza beni, la Cassa di compensazione ha chiesto di essere risarcita
del danno cagionato direttamente da RI 1 in applicazione dell’art. 52 cpv. 2
LAVS, secondo cui rispondono sussidiariamente, per il danno, i membri
dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della
liquidazione. Alla decisione in questione, il contribuente non ha presentato
alcuna opposizione poiché: “(…) consapevole delle [sue] responsabilità in
qualità di ex gerente dell’azienda (…)” (cfr. allegato 1 al ricorso
27/29.5.2017). 

                                         Vista la negligenza grave
imputata, in applicazione della giurisprudenza sopraccitata non vi è quindi
margine per poter dedurre la somma richiesta a RI 1 quale risarcimento danno
alla Cassa di compensazione.

 

                                         5.4.

                                         5.4.1.

                                         Il ricorrente chiede di
poter dedurre dai redditi del periodo fiscale 2014, pure l’importo di fr.
13'000.- che __________ si era fatta prestare, il 19.5.2016, da parte di __________
per poter azzerare il saldo negativo del conto corrente della __________ presso
la __________.

                                         RI 1 spiega in sede
ricorsuale di essersi assunto personalmente il debito nei confronti della __________
e di aver rimborsato mensilmente acconti oscillanti tra i fr. 500.- ed i fr. 800.-
per saldare l’impegno in questione, tramite un suo conto privato presso la __________
(allega un “Piano di rimborso” con il quale indica i versamenti da lui
effettuati tra il 30.6.2016 ed il 2.5.2017 per fr. 6'700.-) .

 

                                         5.4.2.

                                         La situazione inerente il
prestito effettuato dalla __________ al ricorrente per azzerare il conto
intestato alla __________ è relativa al periodo fiscale 2016 e non può essere
esaminata nel contesto del ricorso relativo al periodo fiscale 2014. Spetterà all’insorgente
dimostrare, ex art. 47 cpv. 1 LT l’esistenza, nel periodo fiscale 2016
del debito nei confronti della __________ e parallelamente spiegare le sorti
del credito vantato nei confronti della __________.

                                   6.   6.1.

                                         Da ultimo si rileva che,
dal punto di vista della __________ (ormai fallita e radiata), per il periodo
fiscale 2014, la prestazione valutabile in denaro effettuata nei confronti di RI
1 dovrebbe essere reintegrata all’utile per effetto degli art. 58 cpv. 1 lit. b
LIFD e 67 cpv. 1 lit. b LT.

                                         La ragione sociale __________
Sagl in liquidazione è tuttavia stata radiata dal Registro di commercio in data
27 marzo 2017.

                                         Se dopo lo scioglimento di
una persona giuridica emergono ulteriori debiti fiscali o altri obblighi, la
società può essere reiscritta, a meno che il creditore non possa far valere le
sue pretese altrimenti. Tenuto conto della responsabilità solidale del liquidatore,
quest’ultima eventualità dovrebbe verificarsi nella maggior parte dei casi,
rendendo superflua una reiscrizione della società (Locher, Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2017, n. 9 ad
art. 171 LIFD, p. 1026 e giurisprudenza citata).

                                         Nella fattispecie,
l’autorità fiscale cantonale valuterà quali passi intraprendere per ottenere
una corretta tassazione della società liquidata, tenendo conto del principio di
proporzionalità.

 

                                         6.2.

                                         Riguardo poi la
prestazione fatta dalla società a RI 1 vi sono conseguenze anche in ambito di
imposta preventiva giusta gli art. 4 cpv. 1 lit. b Legge federale
sull’imposta preventiva (LIP; RS 642.21) e art. 20 cpv. 1 Ordinanza
sull’imposta preventiva (OIPrev; RS 642.211).

                                         Per questo aspetto, sarà
l’AFC a valutare quali eventuali passi sia necessario adottare. 

 

 

                                   7.   Il ricorso è
parzialmente accolto. Di conseguenza, la decisione su reclamo IC/IFD 2014 è
riformata nel senso che viene stralciato il reddito da attività indipendente
accessoria del contribuente di fr. 180'000.- e viene imposto il reddito da
sostanza mobiliare per la somma di fr. 106'162.-. La tassa di giustizia e le
spese sono poste a carico dei ricorrenti, parzialmente soccombenti in ragione
di 2/3.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

                                         §    Di
conseguenza, la decisione su reclamo IC/IFD 2014 è riformata nel senso che
viene stralciato il reddito da attività indipendente accessoria del
contribuente di fr. 180'000.- e viene imposto il reddito da sostanza mobiliare
per la somma di fr. 106'162.-.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                 fr.    800.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    900.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti in ragione di 2/3 (fr. 600.–).

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: