# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3b05ae2d-2abf-5bc3-8a0b-94df9139110d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-09-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 05.09.2019 80.2018.289
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2018-289_2019-09-05.html

## Full Text

RI 1

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarti n.

  80.2018.289/290

  80.2019.69/70

  	
  Lugano

  5 settembre 2019

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele
  Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi - Gianola, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
   RI 1  

   RI 2  

  entrambi
  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 20 dicembre 2018 contro la decisione del 21 novembre 2018 in materia di IC/IFD
  2013 e 2014.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1 è stato amministratore
unico di __________ dal 4.6.2004 sino al momento del suo fallimento. Dopo
essere entrata in mora con il pagamento dei contributi paritetici, la società è
stata sistematicamente diffidata e precettata dall’agosto/settembre 2006. La
Camera di esecuzioni e fallimenti del Tribunale d’appello ha dichiarato, con
decreto 9 marzo 2009, il fallimento della società che è stata poi liquidata
tramite procedura sommaria. __________ è stata affiliata alla Cassa di
compensazione AVS/AI/IPG/AD e AF, quale datrice di lavoro dal 1°.6.2004 al
31.3.2009. La Cassa di compensazione ha insinuato all’Ufficio fallimenti del
Distretto di Lugano il proprio credito per fr. 270'299.65 a titoli di
contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti dal giugno del 2005 al
marzo del 2009. A procedura fallimentare conclusa, l’Ufficio fallimenti del
Distretto di __________ ha versato un dividendo di fr. 48'781.-. Il 7.2.2011
l’Ufficio fallimenti ha rilasciato alla Cassa cantonale di compensazione un ACB
per l’importo rimasto scoperto di fr. 221'518.65, che rappresenta il danno
subito. Con decisione del 31.3.2011 la Cassa cantonale di compensazione ha
stabilito che RI 1, in veste di ex amministratore unico di __________, fosse
tenuto al risarcimento del danno provocato alla cassa di fr. 221'518.65. Questa
decisione è stata oggetto di opposizione da parte di RI 1, che è stata
respinta, sempre dalla Cassa, con decisione del 4.8.2011. Adito con ricorso,
anche il Tribunale cantonale delle assicurazioni, con sentenza del 20.3.2012,
ha confermato la correttezza della decisione impugnata. Con decisione
17.9.2012, pure il Tribunale federale, a cui il contribuente si era rivolto, ha
confermato la sentenza cantonale (sentenza TF inc. 9C_360/2012 del 17.9.2012).

 

 

                                  B.   a. Periodo fiscale
2013

                                         Per il periodo fiscale
2013 i coniugi RI 1 venivano tassati d’ufficio con decisione del 26.7.2017. I
contribuenti non avevano infatti dato alcun seguito alla diffida - contenuta
nella decisione di multa disciplinare inflitta il 19.5.2015 di fr. 900.- - a
voler presentare la dichiarazione d’imposta entro 20 giorni. L’Ufficio di
tassazione di __________ (di seguito UT) accertava per l’IC 2013 un reddito
imponibile di fr. 451'700.- (medesimo importo determinante per l’aliquota) ed
una sostanza di fr. 1'581'000.- (medesimo importo determinante per l’aliquota).
Per l’IFD 2013 il reddito imponibile veniva commisurato in fr. 455'400.-
(medesimo importo determinante per l’aliquota). In calce alla decisione, i
contribuenti venivano resi attenti al fatto che:

                                         “La tassazione d’ufficio è stata eseguita in
applicazione degli art. 204 cpv. 2 della LT e 130 cpv. 2 della LIFD. Il
contribuente può impugnare la tassazione operata d’ufficio soltanto con il
motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo dev’essere motivato e
indicare eventuali mezzi di prova. Ciò significa che al reclamo dev’essere
allegata la dichiarazione d’imposta debitamente compilata e corredata da tutti
i certificati, attestazioni, documenti, ecc. Vi rendiamo attenti che un
eventuale reclamo con modalità e contenuti che non soddisfano i requisiti di
legge verrà dichiarato irricevibile. Di conseguenza la tassazione d’ufficio
diventerà definitiva”.

 

 

                                         b. Periodo fiscale 2014

                                         Anche per quanto concerne
il periodo fiscale 2014 i coniugi RI 1 venivano tassati d’ufficio, con
decisione del 3.8.2017, non avendo dato seguito alla diffida del 18.5.2016, a
loro intimata. L’UT stabiliva pertanto per l’IC un reddito imponibile
complessivo di fr. 458'400.- (medesimo importo determinante per l’aliquota) ed
una sostanza imponibile di fr. 2'238'000.- (medesimo importo determinante per
l’aliquota). Per l’IFD il reddito imponibile veniva quantificato in fr.
461'400.- (medesimo importo determinante per l’aliquota). In calce alla
decisione, come per il periodo fiscale 2013, i contribuenti venivano edotti in
merito alle conseguenze della tassazione d’ufficio.

 

 

                                  C.   a. Periodo fiscale
2013

                                         Con reclamo 2/3.8.2017 i
coniugi RI 1 compiegavano la dichiarazione d’imposta per il periodo fiscale
2013, chiedendo di emanare una nuova decisione che tenesse in considerazione i
dati ivi indicati. In particolare veniva espressamente richiesta la deduzione
delle sopravvenienze passive legate al risarcimento danni alla Cassa di
compensazione AVS, per la questione legata al mancato versamento dei contributi
della __________.

 

                                         b. Periodo fiscale 2014

                                         Con reclamo del 25.8.2017
i contribuenti contestavano la decisione IC/IFD 2014 e allegavano la
dichiarazione fiscale, chiedendo di prendere in considerazione gli elementi ivi
esposti. Anche per tale periodo fiscale veniva espressamente richiesta la
deduzione delle sopravvenienze passive legate al risarcimento danni alla Cassa
di compensazione AVS, per la questione legata al mancato versamento dei
contributi della __________.

 

 

                                  D.   Con scritto del
6.9.2018 veniva richiesta, tra le altre cose, anche copia della sentenza
relativa alla causa __________.

 

 

                                  E.   a. Periodo fiscale
2013

                                         Con decisione di
tassazione dopo reclamo del 21.11.2018 l’autorità di tassazione accoglieva
parzialmente il reclamo presentato dai contribuenti, sulla base anche dei dati
da loro forniti. Il reddito imponibile per l’IC veniva stabilito in fr.
225'300.- (medesimo importo determinante per l’aliquota) e la sostanza in fr.
1'045'000. (medesimo importo determinante per l’aliquota). Per l’IFD 2013 il
reddito imponibile veniva stabilito in fr. 231'000.- (medesimo importo
determinante per l’aliquota).

                                         L’autorità fiscale
precisava, nella motivazione, di non aver riconosciuto le sopravvenienze
passive relative alla causa __________, poiché: 

                                         “(…) a causa di una grave negligenza imputabile al
contribuente, non possono essere considerate costi generati da un ordinario
rischio d’impresa (v. sentenza CDT 80.2015.271/2 del 23 gennaio 2018)”.

 

                                         b. Periodo fiscale 2014

                                         Con decisione di
tassazione dopo reclamo del 7.1.2019 l’autorità di tassazione accoglieva
parzialmente il reclamo presentato dai contribuenti, sulla base anche dei dati
da loro forniti. Il reddito imponibile per l’IC veniva stabilito in fr. 48’200.-
(medesimo importo determinante per l’aliquota) e la sostanza in fr. 1'585'000.
(medesimo importo determinante per l’aliquota). Per l’IFD 2014 il reddito
imponibile veniva stabilito in fr. 51’600.- (medesimo importo determinante per
l’aliquota).

                                         L’autorità fiscale
precisava, nella motivazione, di non aver riconosciuto le sopravvenienze
passive relative alla causa __________, poiché: 

                                         “(…) a causa di una grave negligenza imputabile al
contribuente (v. sentenza 9C_360/2012 del Tribunale Federale datata 17
settembre 2012), non possono essere considerate costi generati da un ordinario
rischio d’impresa (v. sentenza CDT 80.2015.271/2 del 23 gennaio 2018)”.

 

 

                                  F.   a. Periodo fiscale
2013

                                         Il 20/21.12.2018 RI 1
inoltrano ricorso contro la decisione su reclamo. In particolare, contestano il
mancato riconoscimento, quali spese aziendali, delle “sopravvenienze passive
per fr. 73'000.-“ relative alla pratica “__________ Secondo i ricorrenti,
l’autorità fiscale, per decidere in merito alla questione si sarebbe basata, in
maniera erronea sulla sentenza inc. CDT __________ del 23.1.2018 di questa
Camera. Gli insorgenti riconoscono che, seppure il principio di base può essere
lo stesso “(…) gli antefatti del mio caso sono completamente differenti in
quanto dipendenti dal comportamento soggettivo del Direttore/Titolare della società
che, in modo intenzionale, nascondeva la situazione reale della società al
sottoscritto” (ricorso 20/21.12.2018, pag. 2). In particolare il
contribuente ritiene, diversamente dalla fattispecie oggetto della sentenza
citata dall’autorità resistente, non sussistere, nel suo caso i concetti di
“intenzionalità” e di “grave negligenza”. RI 1 riconosce che l’amministratore
di una società ha dei compiti di controllo sull’operato della società, ma, nel
caso in cui il Direttore (titolare e proprietario della società) nasconde o non
trasmette la documentazione societaria all’amministratore, quest’ultimo è “(…)
tenuto all’oscuro, inconsapevolmente, di fatti che potrebbero avere conseguenze
negative per la società stessa e, a maggior ragione, sulle conseguenze che può
avere l’amministratore stesso a dipendenza del comportamento irresponsabile del
proprio Direttore che, di fatto, si assume responsabilità gestionali ed
amministrative in vece dell’amministratore stesso” (ricorso 20/21.12.2018,
pag. 3). RI 1 precisa anche che dalla fondazione della società (avvenuta il
4.6.2004) sino al 12.4.2006 la __________ aveva la propria sede presso il suo
ufficio, ciò che comportava un controllo diretto sulla medesima. Dallo
spostamento di sede tutta la corrispondenza era ricevuta da __________, il
quale lo avrebbe tenuto all’oscuro in merito a ritardi di pagamento, richiami o
dell’esistenza di procedure esecutive nei confronti di __________. Motivo per
il qualeRI 1 è dell’avviso che non possa essergli rimproverata una “grave negligenza”.
In particolare RI 1 spiega che sia lui, sia i propri collaboratori seguivano
con la dovuta attenzione l’evoluzione amministrativa e aziendale di __________:
venivano indicate il numero delle ore di lavoro dedicate alla società. Veniva
inoltre precisato che, se nel 2007, l’esercizio contabile della __________
aveva registrato una perdita di oltre 23'000.- i creditori istituzionali “(…)
pur essendo di una certa entità non destavano preoccupazioni in quanto la
situazione a bilancio non denotava un particolare rischio” (ricorso
20/12.12.2018, pag. 4). Sempre il ricorrente dichiara di aver tenuto un
resoconto dei contatti intrattenuti con __________, che tuttavia non avrebbe
dato a RI 1 e ai suoi collaboratori “(…) le dovute informazioni necessarie all’amministratore
in funzione delle proprie responsabilità (e ciò in ossequio ai disposti di
legge)”. L’insorgente precisa che pure nella decisione di risarcimento
danni ai sensi dell’art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS l’autorità
avrebbe concluso – dopo aver esperito un’istruttoria completa - ritenendo quale
amministratore di fatto __________. Quest’ultimo si sarebbe reso irreperibile
ed il ricorrente sarebbe in possesso di un attestato carenza beni “(…) la
cui legittimità e fondatezza del credito è stato appurato dal Pretore del
Distretto di __________”. 

                                         Con il gravame chiede che
venga riconosciuta la sopravvenienza passiva relativa alla causa __________ per
un ammontare di fr. 73’000.- quali costi generati da un ordinario rischio
d’impresa. In subordine “(…) dato che il sottoscritto non è il solo
responsabile del mancato pagamento dei contributi AVS ma è considerato in modo
solidale con il Signor __________ (…)” chiede che venga almeno concessa la
deduzione del 50% delle sopravvenienze passive (fr. 36'500.-).

                                         b. Periodo fiscale 2014                                             

                                         Con ricorso 6/7.1.2019 i
contribuenti contestano la decisione su reclamo IC/IFD 2014 limitatamente al
mancato riconoscimento, quali spese aziendali dell’importo di fr. 31'971.-
relative alla pratica __________, ritenuta una grave negligenza imputabile al
contribuente. Nel merito del ricorso, RI 1 solleva le medesime argomentazioni
già fatte valere per il precedente periodo fiscale, ritenendo che non possa
essergli nel caso concreto rimproverata alcuna negligenza. Con il gravame
chiede che venga riconosciuta la sopravvenienza passiva relativa alla causa __________
per un ammontare di fr. 31'971.- quali costi generati da un ordinario rischio
d’impresa. In subordine “(…) dato che il sottoscritto non è il solo responsabile
del mancato pagamento dei contributi AVS ma è considerato in modo solidale con
il Signor __________ (…)” chiede che venga almeno concessa la deduzione del
50% delle sopravvenienze passive (fr. 15'985.-).

 

 

                                  G.   Con osservazioni
14/15.1.2019 e 8/12.2.2019 l’UT propone di respingere il reclamo, indicando che
per motivare la decisione si è pure basato sulla sentenza del Tribunale
federale inc. 9C_360/2012 emanata dalla II Corte di diritto sociale, con la
quale i giudici, a fronte delle pressoché medesime censure sollevate in questa
sede, avevano respinto il suo ricorso. 

 

 

                                  H.   In sede di udienza
del 25.7.2019 i ricorrenti producono un memoriale a completazione del ricorso e
due conteggi che riassumono la sua situazione nell’estinzione dei debiti
fiscali e nei confronti dell’AVS. In relazione alla decisione impugnata
ribadisce che la stessa Cassa di compensazione ha riconosciuto__________ era
amministratore di fatto. Tra le cose che quest’ultimo avrebbe tenuto nascoste a
RI 1 vi erano anche i precetti esecutivi che gli venivano intimati. Da ultimo
l’insorgente indica che l’amministrazione di società rientra nella sua attività
professionale. Il pagamento da lui effettuato alla Cassa di compensazione ha
inciso significativamente sulla sua capacità contributiva. 

                                         Per sua parte
l’autorità resistente richiede la conferma delle decisioni impugnate, rilevando
che il TF ha riconosciuto la responsabilità dell’amministratore formale cioè
del ricorrente.

Diritto

 

 

1.    1.1.

Occorre pertanto
pronunciarsi sulla deducibilità, nelle dichiarazioni d’imposta 2013 e 2014 dei
ricorrenti, degli importi di rispettivi fr. 73'000.- e di fr. 31'971.- a titolo
di costi aziendali legati all’attività svolta dal contribuente, il quale ha
dichiarato, nei periodi indicati sia redditi da attività indipendente che
redditi quale amministratore di persone giuridiche.

 

                                         1.2.

                                         Sia
secondo l’art. 24 LT, sia secondo l’art. 25 LIFD, il reddito netto corrisponde
ai proventi lordi meno le spese di acquisizione (le cosiddette deduzioni
organiche) e le deduzioni generali (le cosiddette deduzioni anorganiche,
previste espressamente dagli art. 32 LT e 33 LIFD).

                                         In
caso di attività lucrativa dipendente le deduzioni organiche sono
esaurientemente disciplinate dagli art. 25 LT e 26 LIFD: esse riguardano le
spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro (lett. a), le
spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio od in caso di lavoro a
turni (lett. b), le altre spese necessarie per l’esercizio della professione
(lett. c), le spese inerenti al perfezionamento ed alla riqualificazione
connesse con l’esercizio dell’attività professionale (lett. d).

                                         In
caso di attività lucrativa indipendente sono invece deducibili tutte le spese
aziendali e professionali giustificate (art. 26 LT e 27 LIFD).

 

                                         1.3.

                                         La
nozione di professionali secondo l’art. 26 LIFD non comprende solo le spese
sostenute allo scopo di conseguire il reddito (criterio di finalità) e che sono
in rapporto di connessione diretta con quest’ultimo. Sono anche deducibili le
“spese causali”, cioè quelle che non sono sostenute al fine di conseguire un
reddito, ma che costituiscono una conseguenza dell’attività lucrativa (criterio
di causalità). Queste spese devono essere direttamente provocate dall’attività
lucrativa. Si tratta di spese involontarie, che derivano dalla realizzazione di
un rischio, che è inerente all’esercizio dell’attività lucrativa e che non può
essere evitato senza adottare altre misure. Queste condizioni possono essere
adempiute non solo quando un risarcimento danni è versato per una responsabilità
causale, ma anche in caso di responsabilità per negligenza, come quella degli
organi di una società (sentenza del TF 2C_1176/2016 e 2C_1177/2016 del 1.9.2017,
in RDAF 2017 II p. 625 = RF 72/2017 p. 908, consid. 5.1 e giurisprudenza citata).

 

                                         1.4.

                                         Per
essere deducibile, un’indennità per risarcimento danni deve trovarsi in un
rapporto abbastanza stretto con l’esercizio dell’attività lucrativa. Questo si
verifica se il rischio che si è concretizzato appare come inerente a questa
attività e deve essere ritenuto accettabile. In tal caso infatti la capacità
contributiva, determinante per l’imposizione, ne viene condizionata. Non sono
per contro deducibili le indennità per risarcimento danni che non derivano
dalla concretizzazione di un rischio in cui si incorre abitualmente
nell’esercizio dell’attività in questione. È questo il caso, per esempio, della
responsabilità del contribuente che è provocata da’ infrazione grossolana e
straordinaria oppure da una negligenza grave o addirittura da una condotta
intenzionale (sentenza del TF 2C_819/2009 del 28.9.2010 consid. 2.1, in RDAF
2010 II p. 605, e giurisprudenza citata).

 

                                         1.5.

                                         Per
rapporto alla tipologia di negligenza che entrerebbe in considerazione nella
fattispecie, ai sensi dell’art. 52 cpv. 1 e 2 LAVS il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. Se il datore di lavoro è
una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri
dell'amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della
liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono
solidalmente per l'intero danno. 

                                         Più
nello specifico il Tribunale federale ha già avuto modo di giudicare che la
Cassa di compensazione che constata di avere subito un danno in seguito alla mancata
osservanza delle prescrizioni in merito al pagamento dei contributi da parte
del datore di lavoro, può presumere che questi ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza (DTF 108 V 183 ss., consid. 1b;
sentenza CDT n. 80.98.00300 del 23 aprile 1999,
 in RDAT II-1999 n. 17t, consid. 5.1). In particolare si deve ammettere
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole posta nella
stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo
il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di
gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella cui
appartiene l’interessato. A riguardo occorre ad esempio esaminare se speciali
circostanze legittimassero il datore di lavoro a non versare i contributi o potessero
scusarlo dal procedervi (decisione TF n. H.279/2001 del 12 dicembre 2001,
consid. 2.2 ed ulteriore giurisprudenza citata). Incombe allora al datore di
lavoro di fare valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa,
idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave
delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base alle
circostanze speciali (DTF 108 V 183 ss., consid. 1b). 

                                         In
ambito fiscale, incombe inoltre generalmente al contribuente sostenere e
provare la deducibilità delle spese che intende porre in deduzione (decisione
TF n. 2C.154/2009 del 29 novembre 2009, consid. 5.2 ed ulteriori rimandi).

                                         Ancora
recentemente, il Tribunale federale ha respinto il ricorso di un contribuente,
condannato al risarcimento del danno secondo l’art. 52 LAVS, argomentando che
non aveva provato che il pagamento chiesto in deduzione non fosse riconducibile
a una causa che oltrepassava i limiti di quanto si può considerare un rischio
usualmente legato all’esercizio di un’attività lucrativa dipendente (sentenza
2C_489/2018 del 13.7.2018, consid. 2.4, in RF 73/2018 p. 960).

 

 

                                   2.  2.1.

                                         Nel caso che qui ci occupa
la vertenza relativa al risarcimento danni richiesto dalla Cassa di
compensazione AVS/AI/IPG a RI 1 in applicazione dell’art. 52 LAVS è stata
decisa dal Tribunale federale con sentenza 9C_360/2012 del 17.9.2012.

 

                                         2.2.

                                         In particolare, nella
decisione menzionata (cfr. consid. 3), i giudici del Tribunale federale hanno
dettagliatamente esposto i motivi che li hanno indotti a ritenere giustificata
la condanna del ricorrente al risarcimento del danno: in particolare, dopo aver
ricordato il principio della responsabilità sussidiaria degli organi di una
persona giuridica nel caso di inadempienza degli obblighi contributivi da parte
della stessa, hanno evidenziato gli oneri inalienabili di un consigliere
d’amministrazione (art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO) “(…) incombenti anche
all’interessato per il fatto di aver accettato il mandato”, e hanno
rilevato che lo stesso (RI 1) è venuto meno a tali obblighi, rendendosi
responsabile di grave negligenza per non avere svolto sufficiente controllo e
attività di vigilanza o verifica sul pagamento dei contributi.

                                         Il ricorrente, da parte
sua, non ha addotto argomenti tali da far apparire errati gli accertamenti
esperiti dall’autorità giudiziaria cantonale. In particolare i Giudici della
Suprema Corte hanno indicato che (consid. 4):

                                         “(…) l'insorgente non può, facendo leva sulla
posizione di amministratore di fatto di una terza persona, liberarsi dalle
proprie responsabilità se il suo comportamento costituisce ugualmente una grave
violazione dei doveri che incombono a un organo formale di una società anonima
e non è giustificato da particolari circostanze. Secondo la giurisprudenza,
infatti, se più organi (formali o di fatto) di una persona giuridica hanno
provocato il danno, essi rispondono solidalmente e la Cassa ha la facoltà di
scegliere contro quale dei debitori solidali procedere (sul significato e la
portata del vincolo di solidarietà nel presente contesto cfr. segnatamente la
sentenza H 207/06 del 19 luglio 2007, in SVR 2008 AHV n. 5 pag. 13 consid.
4.2.2). Per contro, i rapporti interni, eventualmente di regresso, tra i
singoli responsabili non la concernono ed esulano dalla procedura di
risarcimento (cfr. DTF 119 V 86 consid. 5a pag. 87 con riferimenti; sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni H 195/95 del 5 marzo 1996, in VSI
1996 pag. 306 consid. 6 pag. 308). In quest'ottica, è quindi a ragione che la
Corte cantonale ha ritenuto ininfluente per la verifica del rapporto esterno
con la Cassa la dichiarazione del 24 agosto 2011 con cui __________ si è
assunto la responsabilità (anche) per il mancato pagamento degli oneri sociali.
Infatti, se - per i motivi rilevati dai primi giudici e qui ripresi in seguito
- una grave negligenza del ricorrente è effettivamente accertabile, tale
dichiarazione esplica tutt'al più effetti interni nei rapporti tra gli organi
societari in causa (v. ad esempio la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni H 208/00 del 28 aprile 2003 consid. 7.2.2). 

                                         

                                         2.3.                                                                          

                                         Sempre
in relazione alla posizione di amministratore unico svolta da RI 1, il
Tribunale federale ha affermato (consid. 4.2.):

                                         “(…) Confrontata per
l'ennesima volta con le medesime (infondate) censure, questa Corte non può
inoltre esimersi dal rammentare all'insorgente che l'organo di una società
anonima deve prestare particolare attenzione alla scelta delle persone alle
quali affida la gestione degli affari importanti della ditta (cura in
eligendo), alle istruzioni che egli impartisce (cura in instruendo) e alla loro
sorveglianza (cura in custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 199 consid. 3a pag. 202; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l'employeur
selon l'art. 52 LAVS, in RSA 1991 pag.
165). Tale dovere risulta accresciuto quando si tratta - come in concreto - di
un amministratore unico, ritenuto che se è vero che quest'ultimo può delegare
compiti - tra cui quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
altrettanto vero che la delega non lo dispensa dal vigilare che le funzioni
delegate siano effettivamente adempiute. In qualità di organo egli è in
sostanza tenuto ad informarsi periodicamente sull'andamento dell'azienda, in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per rimediare a
irregolarità (DTF 114 V 219 consid. 4a pag. 223 e riferimenti). 

                                         4.3 Se anche __________ si
occupava di fatto della gestione degli affari societari e quindi pure degli
aspetti contributivi - circostanza che gli è ugualmente valsa una
condanna al risarcimento del danno in solido con il ricorrente -, ciò non
toglie che quest'ultimo, in forza della sua posizione di amministratore unico e
della giurisprudenza suesposta, doveva comunque controllare personalmente che
venissero pagati regolarmente i contributi alla Cassa. Per giurisprudenza,
l'amministratore di una società non può infatti discolparsi invocando il fatto
che i conti annuali non avrebbero consentito di rendersi esattamente conto
della situazione, dovendosi in effetti attendere da una persona diligente nella
stessa posizione la verifica regolare degli affari della società e non solo
l'esame annuale (o comunque saltuario) dei conteggi (v. per analogia la
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni H 282/01 del 27 febbraio
2002 consid. 5b). L'amministratore formale non può inoltre nemmeno sfuggire
alla propria responsabilità se confrontato all'incapacità di esercitare i
propri compiti a causa della (asserita) resistenza di terze persone manca di
trarne le debite conseguenze (v. sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni H 38/01 del 17 gennaio 2002 consid. 4b in fine). Nella
fattispecie, per quanto accertato senza arbitrio dai giudici cantonali, il
ricorrente non solo non ha tratto le debite conclusioni - rassegnando
immediatamente le dimissioni dalla sua carica - in seguito alla pretesa
impossibilità di eseguire i propri compiti di vigilanza, ma addirittura ha dato
atto di essere stato - al più presto già nel maggio del 2006 - a conoscenza del
lacunoso pagamento dei contributi sociali nonché del fatto che la Cassa di
compensazione richiedeva (anche a lui) documentazione arretrata. In tal modo,
non avendo debitamente agito per rimediare alle irregolarità, egli ha
pienamente e gravemente contribuito alla realizzazione del danno. 

                                         4.4 Il ricorrente ripropone la
censura secondo cui la Cassa di compensazione avrebbe proceduto in ritardo, il
6 ottobre 2011, a chiedere il risarcimento del danno (anche) a __________.
Secondo lui tale ritardo avrebbe impedito alla Cassa di pignorare fr. 60'574.80
e quindi di ridurre il danno. Sennonché la Corte cantonale ha già ricordato nel
giudizio impugnato che è solo dopo avere ricevuto - allegata al ricorso
cantonale del 14 settembre 2011 - l'ammissione di responsabilità di __________
del 24 agosto 2011 che essa è entrata in possesso di un elemento concreto sulla
base del quale è stata indotta ad effettuare ulteriori accertamenti in merito
alla posizione di quest'ultimo e a emanare la decisione risarcitoria anche nei
suoi confronti. Orbene, il ricorrente non si confronta minimamente con questo
accertamento di fatto - peraltro risultante dagli atti - e non spiega pertanto
in quale misura esso integrerebbe gli estremi dell'arbitrio. Da qui
l'inammissibilità della censura. 

                                         4.5 In tali condizioni e in
assenza di (peraltro neppure invocati) seri motivi di giustificazione e di discolpa
ai sensi della giurisprudenza in materia (cfr. sentenza 9C_812/2007 del 12
dicembre 2008), l'apprezzamento della Corte cantonale dev'essere confermato. Le
carenze nell'adempimento dei propri doveri di amministratore appaiono del resto
ancor più gravi se si tiene conto della posizione professionale del ricorrente
- attivo quale titolare di uno studio commerciale - e del fatto che il mancato
pagamento degli oneri sociali si è protratto per un lungo periodo (cfr. la
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni H 282/01 del 27 febbraio
2002 consid. 5b). Preoccupa infine questa Corte l'atteggiamento del ricorrente
il quale, pur dovendo ormai essere ben cognito, visti i non pochi precedenti
giudiziari, della prassi in materia, continua - come evidenzia la sua
argomentazione ricorsuale - a non (volere) coglierne o accettarne il
significato.

 

 

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Nel caso in esame i
ricorrenti contestano che vi sia stata intenzionalità o negligenza grave per
rapporto al mancato pagamento dei contributi. A loro avviso, la responsabilità
del danno creatosi sarebbe da imputare all’operato di __________, riconosciuto
quale amministratore di fatto pure nell’ambito della procedura risarcitoria
avviata dalla Cassa di compensazione.

                                         Ritengono che la
fattispecie sottoposta a giudizio, vistane la particolarità, possa rientrare in
un rischio ordinario d’impresa e che il risarcimento pagato possa essere
considerato un costo deducibile dai redditi.

 

                                         3.2.

                                         Sia
il Tribunale federale sia la Camera di diritto tributario hanno avuto modo di
stabilire che la negligenza grave accertata in ambito civile, penale, od altri
ambiti amministrativi, non comporta “a priori” l’automatica
indeducibilità fiscale della corrispondente spesa. La connessione del danno con
l’attività professionale rimane l’elemento decisivo, da valutarsi
necessariamente in ogni caso specifico, ma laddove la gravità della colpa
costituisce perlomeno un importante indizio al fine di determinare l’esistenza
o meno dello stretto legame tra l’obbligo di indennizzo e l’attività
professionale (sentenza CDT n. 80.2010.156 del 15 febbraio 2012, consid. 2.4;
decisione TF n. 2A.252/2002 del 4 novembre 2002, in: ZStP 2003 p. 80; cfr.
inoltre decisione TF n. 2C.465-466/2011 del 10 febbraio 2012, consid. 2.3;
decisione TF n. 2C.819/2009 del 28 settembre 2010, consid. 2.1).

 

                                         3.3.

                                         Come
visto in precedenza, il Tribunale federale ha stabilito che, proprio
nella sua funzione di amministratore unico, RI 1 ha commesso una grave
negligenza nell’adempimento dei compiti che gli incombevano ex lege. I giudici
dell’Alta Corte hanno inoltre indicato come l’insorgente fosse a conoscenza del
lacunoso pagamento dei contributi sociali di __________ già a far tempo dal
mese di maggio del 2006, e ciononostante non abbia debitamente agito per
rimediare alle irregolarità. Così facendo egli ha “pienamente e gravemente
contribuito alla realizzazione del danno”.

 

                                         3.4.

                                         I ricorrenti, gravati
dell’onere della prova, a parte sostenere che la responsabilità per il danno
alla Cassa di compensazione debba essere ascritta unicamente a __________, il
quale avrebbe impedito de facto a RI 1 di poter prendere conoscenza della
reale situazione della __________, non portano alcun elemento valido a sostegno
della tesi secondo cui non vi sarebbe stata negligenza dell’amministratore
unico nel mancato pagamento dei contributi sociali da parte della società. In
altri termini, non viene spesa una parola sul perché, nonostante fosse a
conoscenza della situazione in cui versava la __________ già dal 2006, egli sia
rimasto del tutto inattivo, compromettendo così ancor più la già precaria
situazione della società da lui amministrata. 

 

                                         3.5.

                                         Come visto sopra, non sono in particolar modo deducibili i pagamenti la cui causa
oltrepassa i limiti di quanto può essere ancora considerato come un rischio
abitualmente legato all’esercizio dell’attività lucrativa, cosa che si verifica
ad esempio quando una responsabilità cagionata da errore è legata ad un
comportamento colpevole oppure è la conseguenza di una negligenza grave o
addirittura di un comportamento intenzionale (in merito si veda TF 2C_566/2008
del 16.12.2008 consid. 2.3.; v. anche RJN 2011 p. 431 ss.; sentenza TF
2C_465/2011 del 10.2.2012, consid. 2.3.).

 

                                         3.6.

                                         Nella sentenza del Tribunale federale, in merito proprio alla
vertenza riguardante la pretesa di risarcimento fatta valere dalla Cassa di
compensazione nei confronti di RI 1, i giudici di Mon Repos hanno imputato al
ricorrente una negligenza grave, tanto da condannarlo al pagamento del
risarcimento danni richiesto. In particolare all’insorgente è stato
rimproverato, in violazione dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO, di non
aver vigiliato e di non aver continuato a vigilare sul pagamento dei
contributi, cosa che ha comportato quindi una sua responsabilità ex 52
LAVS.

 

                                         3.7.

                                         Ne discende pertanto che,
vista la grave negligenza imputabile a RI 1 nel non aver vigilato sul pagamento
dei contributi sociali, il pagamento del risarcimento danni a cui è stato
astretto non può essere ritenuto come ordinario rischio d’impresa, ma il suo comportamento eccede i limiti di quanto può essere
ancora considerato come un rischio abitualmente legato all’esercizio
dell’attività lucrativa.

 

 

                                   4.   I ricorsi sono
respinti. Le decisioni su reclamo IC/IFD 2013 e 2014 sono confermate. La tassa
di giustizia e le spese sono poste a carico dei ricorrenti, soccombenti.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali (già
anticipate) consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                 fr.  3’800.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.    200.–

                                         per un totale di                                                      fr. 4’000.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: