# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ced5878e-06bc-5e6e-8e13-38cbc2108161
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-01-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 09.01.1997 12.1996.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1996-101_1997-01-09.html

## Full Text

Incarto n.

  12.96.00101

  	
  Lugano

  9 gennaio 1997/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

   

  

 

 

sedente
per statuire nella causa inc. no. OA.94.00351 (già ORD. 1562) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio-sud,
promossa con petizione 27 luglio 1984 da

 

 

	
   

  	
  Fallimento
  __________

  rappr.
  dal curatore __________

  patr.
  dall’avv. __________

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall’avv. __________

   

  

 

con cui l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto
al pagamento di fr. 371’000.- oltre interessi, nonché la conferma del sequestro
no. __________ decretato dalla Pretura di Mendrisio-Sud ed il rigetto in via
definitiva dell’opposizione interposta al PE no. __________ dell’UEF di Mendrisio;

 

domande cui il convenuto si è opposto, e che il
Pretore con sentenza 25 marzo 1996 ha integralmente respinto, caricando
all’attrice la tassa di giustizia di fr. 7’000.- e le spese, come pure
l’indennità per ripetibili di fr. 18’000.-;

 

appellante la parte attrice con atto di appello 6
maggio 1996 con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di
accogliere la petizione con protesta di spese e ripetibili di primo e secondo
grado;

 

mentre il convenuto con osservazioni 17 giugno 1996 ha
postulato la reiezione del gravame, protestando spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

                                  A.   Nell’aprile 1979 la
società italiana __________ (in seguito detta semplicemente: __________),
inoltrò un’offerta al Ministero delle comunicazioni e del trasporto marittimo
__________ per la costruzione di un tratto di autostrada di 182.5 Km tra le
località di __________ e __________. 

                                         Per garantirsi
l’aggiudicazione dell’appalto, la società si rivolse ad __________, influente
uomo d’affari __________, affinché egli tramite le sue conoscenze mettesse in
atto quanto necessario al raggiungimento dello scopo: in base agli accordi, nel
caso in cui l’affare fosse andato in porto, la società avrebbe versato alla
__________ (in seguito detta: __________), società con sede nel __________ ed
appartenente ad __________, una commissione pari al 5% del valore complessivo
del contratto. Grazie all’avvenuta intermediazione, ben presto il governo
__________ comunicò la sua disponibilità a sottoscrivere il relativo contratto
ad un prezzo di __________ 19’504’302.39, somma pari a circa fr. 120’000’000.-
(doc. 3 e 6).

 

                                  B.   Non ritenendosi in
grado di portare avanti l’intera operazione da sola, __________ nel gennaio
1980 si associò con la società italiana __________ (in seguito detta:
__________), ritenuto che in base al contratto di joint-venture la parte
finanziaria dell’affare sarebbe stata curata dalla sola __________ (doc. 6).

                                         Alla __________ venne
tuttavia confermato che la nuova situazione non modificava l’impegno assunto di
versarle la commissione, fermo restando però che ora la stessa sarebbe stata
versata da __________ (doc. 7).

 

                                  C.   Una volta
sottoscritto il contratto di appalto fra lo Stato __________ da una parte ed il
consorzio __________ dall’altra (doc. E) e fornite da quest’ultimo le garanzie
contrattualmente previste (doc. DD), le due consorziate chiesero alle autorità
__________ il pagamento dell’”advance payment” (doc. F, H e I), cioè
dell’anticipo del 20% sulla mercede totale, pari a complessivi fr.
21’176’005.-. Tale somma venne prontamente accreditata su un conto dell’__________
di __________ (doc. J). 

                                         Quell’importo venne quindi
girato su altri conti ed in particolare fr. 1’058’800.- vennero trasferiti a
__________ sul cto. __________, intestato alla società __________, e da questo
sul cto. __________ (doc. 10), di cui era titolare il signor __________.

 

                                  D.   In data 20 novembre 1981,
poco dopo lo scioglimento della joint-venture avvenuto il 14 ottobre dello
stesso anno (doc. E), la Seconda Sezione civile del Tribunale di __________ ha
pronunciato il fallimento di __________ (doc. K).

 

                                  E.   Il 19 luglio 1983 la
massa fallimentare di __________ ha sporto denuncia contro ignoti per
appropriazione indebita, ricettazione e amministrazione infedele alla Procura
Pubblica di __________, essendo emerso che l’acconto di fr. 21’176’005.-
versato dalle autorità __________ non figurava nella contabilità della fallita
(doc. M).

                                         Dall’inchiesta penale si è
potuto ricostruire il tragitto del denaro a suo tempo versato sul conto dell’__________
di __________: le relazioni bancarie sulle quali tale somma è transitata, tra
cui i cti. __________ e __________ di __________ e __________ di __________,
sono state temporaneamente poste sotto sequestro penale, in attesa degli
accertamenti del caso. Al termine dell’inchiesta, questi 3 conti sono tuttavia
stati dissequestrati (doc. 11 e 22).

 

                                  F.   Il 6 luglio 1984, su
istanza della massa del fallimento __________, è stato decretato il sequestro
civile di tutti i beni appartenenti ad __________ presso l’__________ di
__________ sino a concorrenza della somma di fr. 371’000.- oltre interessi
(doc. B).

                                         L’11 luglio 1984 la massa
fallimentare ha in seguito escusso lo stesso __________ con il PE no.
__________ dell’UEF di Mendrisio (doc. A), al quale è stata interposta
tempestiva opposizione.

 

                                  G.   Con petizione 27
luglio 1984 la massa fallimentare ha chiesto la condanna di __________ al
pagamento di fr. 371’000.- oltre interessi, nonché la conferma del sequestro
decretato dalla Pretura di Mendrisio-Sud ed il rigetto in via definitiva
dell’opposizione interposta al PE no. __________ dell’UEF di Mendrisio.

                                         L’attrice ritiene in
sostanza che il versamento di fr. 1’058’800.- effettuato a suo tempo a favore
di __________ e successivamente confluito sul conto personale del convenuto, ed
ancora esistente nella misura dell'importo rivendicato in causa, costituiva
un’illecita distrazione a suo danno, che quel pagamento era avvenuto in
violazione di norme imperative sull’esportazione di capitali, che gli
amministratori e i procuratori avevano agito nell’affare concreto senza
disporre di un valido potere di rappresentanza: di conseguenza, tale somma,
ricevuta senza titolo, le andava senz’altro restituita.

 

                                  H.   Con risposta 7
gennaio 1985 il convenuto ha postulato la reiezione della domanda sia in ordine
che nel merito.

                                         In ordine la petizione
sarebbe irricevibile sia per carenza di potere di rappresentanza da parte del
patrocinatore della massa fallimentare, sia per il fatto che la restituzione
del pagamento effettuato in favore della joint-venture non poteva essere
richiesta dalla sola attrice, bensì unicamente da entrambe le consorziate. Nel
merito la petizione era del tutto infondata: innanzitutto la pretesa di
restituzione dell’indebito arricchimento sarebbe ampiamente prescritta; il
pagamento di fr. 1’058’800.- era inoltre del tutto regolare, siccome fondato su
un valido contratto di mediazione ed atteso che il versamento della commissione
era stato regolarmente richiesto con l’emissione di una fattura (doc. Y) nei
confronti del consorzio.

 

                                    I.   In replica e in
duplica come pure in sede conclusionale, le parti si sono sostanzialmente
riconfermate nelle loro precedenti allegazioni ed impugnative, contestando
quelle di controparte: il convenuto ha tuttavia abbandonato l’eccezione di
carenza di rappresentanza del patrocinatore di parte avversa.

 

                                  L.   Con sentenza 25 marzo
1996 il Pretore ha respinto la petizione, caricando all’attrice la tassa di
giustizia di fr. 7’000.- e le spese, come pure l’indennità per ripetibili di
fr. 18’000.-.

                                         Il giudice di prime cure
ha innanzitutto respinto l’eccezione di carenza di legittimazione attiva formulata
dal convenuto, rilevando come con lo scioglimento della joint-venture (con la
cessione a __________ dei diritti futuri inerenti al contratto di appalto, ma
non di quelli relativi al pagamento dell’anticipo) non spettasse più alle due
società congiunte inoltrare la richiesta per la restituzione degli importi
distratti. Accertato quindi che, giusta l’art. 133 cpv. 2 LDIP, nel caso di
specie era senz’altro applicabile il diritto svizzero, egli ha provveduto ad
esaminare la fondatezza dell’eccezione di prescrizione, giungendo alla
conclusione che essa pure doveva essere respinta, e ciò in quanto l’attrice era
venuta a conoscenza degli elementi essenziali del danno solo alla conclusione
del procedimento penale. Per il resto, non era assolutamente vero che il
versamento della mercede e della commissione costituisse un atto illecito,
siccome avvenuto in violazione di norme valutarie italiane: tali norme,
infatti, per loro natura, non proteggevano i soggetti di diritto, ma unicamente
lo Stato, con la conseguenza che la loro eventuale violazione non costituiva un
delitto civile; contrariamente a quanto ritenuto dall’attrice, non risultava
inoltre che a suo tempo gli organi di __________ avessero agito senza le
necessarie autorizzazioni allorché conclusero il contratto di mediazione; la
circostanza che la fattura in base alla quale __________ aveva chiesto ed
ottenuto il pagamento fosse fittizia non comportava infine la nullità del
pagamento, lo stesso fondandosi su di un valido titolo e meglio sull’atto di intermediazione,
per altro effettivamente svolta.

                                         Ne discende che il
versamento -unico e non doppio, come invece preteso dall’attrice- era avvenuto
a giusto titolo, per cui una sua restituzione non entrava più in linea di
conto.

 

                                  M.   Con appello 6 maggio
1996 l’attrice chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere
la petizione con protesta di spese e ripetibili di primo e secondo grado.

                                         A suo dire, innanzitutto,
alla fattispecie doveva essere applicato il diritto italiano, essendo in Italia
e meglio presso la sede dell’attrice stessa che si era prodotto il danno. Ciò
premesso, gli importi versati a __________, e da questa riversati a favore del
convenuto, andavano restituiti per tutta una serie di motivi: innanzitutto i
procuratori e gli amministratori di __________ non erano autorizzati né
legittimanti a stipulare un accordo di mediazione come quello concluso con la
quella società; il contratto era inoltre nullo giusta gli art. 1343 e 1418 CCI,
siccome le modalità di pagamento avevano chiaramente violato le norme
sull’esportazione di capitali, disposizioni di diritto pubblico, ma che hanno
effetto anche nell’ambito civile; lo stesso era parimenti nullo in applicazione
degli art. 1344 e 1345 CCI, atteso che le modalità di esecuzione del contratto
erano state architettate appositamente per eludere, da parte di tutti, norme
imperative; oltretutto l’impegno di pagare la commissione non incombeva
all’attrice, bensì semmai a __________. In via subordinata l’appellante ha
infine censurato il giudizio di prime cure in merito alle spese ed alle
ripetibili, ritenendo eccessivi gli importi esposti dal Pretore e postulandone
perciò una massiccia riduzione.

 

                                  N.   Delle osservazioni 17
giugno 1996 della parte convenuta con cui si chiede la reiezione del gravame,
protestando spese e ripetibili si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

 

Considerando

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   Preliminarmente si
impone di esaminare l’eccezione di carenza di legittimazione attiva, sollevata
dalla parte appellata con le osservazioni al gravame. A suo dire, il consorzio
era costituito in realtà non da due, bensì da tre società, e meglio __________,
__________ e una terza società denominata “__________ a”: ora, non essendo una
di loro intervenuta -ed in particolare quest’ultima- nella presente causa, se
ne doveva concludere per la reiezione dell’azione per carenza di legittimazione
attiva.

                                         Tale censura non può
essere accolta.

 

                                         L’appellata non contesta
invero il giudizio con cui il Pretore aveva escluso che la presente azione dovesse
essere promossa anche da __________, accanto ad __________: tale questione, del
tutto pacifica, non può perciò più essere oggetto di disamina da parte di
questa Camera (ICCA 25 giugno 1984 in re O./O.; IICCA 16 ottobre
1992 in re O./G., 12 luglio 1993 in re L./P., 10 febbraio 1994 in re E./R., 18
novembre 1996 in re M. S.p.A./A e lc.).

                                         Contrariamente a quanto
affermato dalla parte appellata -per la prima volta, e quindi irritualmente (art.
321 cpv. 1 lett. b CPC), in questa sede-, il fatto che del consorzio facesse
parte una terza società denominata “__________ ” non ha alcuna influenza sulla
legittimazione attiva dell’attrice: quella società, in effetti, non è altro che
una semplice filiale dell’attrice (come risulta espressamente dal doc. 6), la quale
in quanto tale non ha pertanto una personalità giuridica propria (per il
diritto svizzero: cfr. Ottaviani, Le parti nel processo civile ticinese,
Zurigo 1989, p. 14; Sträuli/Messmer, Kommentar zur Zürcherischen Zivilprozessordnung,
Zurigo 1982, § 27/28 N. 3; Meier, Die schweizerische Aktiengesellschaft,
Zurigo 1990, N. 403; Meier-Hayoz/Forstmoser, Grundriss des schweizerischen
Gesellschaftsrechts, 7. ed., Berna 1993, § 19 N. 4 e 9; Forstmoser/Meier-Hayoz,
Einführung in das schweizerische Aktienrecht, 3. ed., Berna 1983, § 44 N. 4 e
10; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, Berna
1996, § 59 N. 8 e 31 e segg.; IICCA 21 luglio 1993 in re I.SA/S., 23
febbraio 1994 in re W. e B./ B., 21 luglio 1994 in re P.C./O.C. Ltd.; DTF
90 II 196, 120 III 11 e segg.; mentre per il diritto italiano: cfr. Pescatore/Ruperto,
Codice civile annotato, Milano 1993, N. 2 ad art. 2197 CCI). Spettava pertanto
in ultima analisi alla sola sede principale far valere i diritti che
eventualmente competevano ad entrambe.

 

                                   2.   In un primo momento,
la parte attrice aveva postulato la restituzione della commissione a suo tempo
versata a __________ (poi confluita a favore del convenuto), asserendo che la
stessa costitutiva un’illecita distrazione di importi di sua pertinenza,
richiamandosi così implicitamente alle norme sull’atto illecito.

                                         In realtà, se vi è stato
un eventuale atto illecito, questo è semmai stato commesso da organi o
rappresentanti della stessa attrice: non è per contro risultato che il
convenuto fosse a conoscenza di tali atti illeciti commessi da terzi, o ancora
che egli abbia a sua volta agito dolosamente a danno della controparte. Dagli
atti di causa, invero, neppure risulta che vi fosse qualcosa di illecito
nell’attività di mediazione svolta in concreto, tanto è vero che l’operazione
di “influenza” nei confronti delle Autorità __________ sembra essere avvenuta
in modo corretto, senza che in particolare siano stati promessi compensi a
terzi funzionari in caso di aggiudicazione dell’appalto o che siano stati
altrimenti violati segreti d’ufficio (cfr. interrogatorio __________ davanti al
PP, inc. penale atto n. 198  p. 3 e 4).

 

                                   3.   A ben vedere, le
richieste dell’attrice si fondano quindi sulle norme dell’indebito
arricchimento, atteso che la restituzione dell’indebito viene postulata in
particolare per il fatto che i procuratori e gli amministratori della società
attrice non disponevano delle necessarie autorizzazioni (cons. 4), per il fatto
che l’adempimento del contratto era avvenuto secondo modalità atte ad eludere,
da parte di tutti, norme imperative (cons. 5) ed in violazione di norme
valutarie italiane (cons. 6) ed infine in quanto la commissione doveva semmai
essere a carico di __________ (cons. 7).

 

                                         Giusta l’art. 128 cpv. 1
LDIP le pretese derivanti da indebito arricchimento sottostanno al diritto
regolatore del rapporto giuridico, esistente o presunto, in base al quale è
avvenuto l’arricchimento: nel caso -come quello che qui ci occupa- in cui è in
discussione un contratto, il diritto determinante sarà perciò quello dello
Stato con il quale il contratto stesso è più strettamente connesso (art. 117
cpv. 1 LDIP), ritenuto che si presume che la connessione più stretta sia quella
con lo Stato in cui la parte che deve eseguire la prestazione caratteristica -che,
in caso di mandato o contratti simili, è la prestazione del servizio (art. 117
cpv. 3 lett. c LDIP)- ha la dimora abituale o la sua stabile organizzazione (art.
117 cpv. 2 LDIP).

                                         Nel caso di specie, la
prestazione di mediazione essendo stata effettuata in __________ da un
cittadino __________ con residenza abituale in quel Paese (cfr. interrogatorio
__________ davanti al PP, inc. penale atto n. 198 p. 4; interrogatorio formale
__________, ad 2), è del tutto chiaro che il contratto e con ciò la questione
circa l’indebito arricchimento (conseguente all’eventuale nullità,
all’annullabilità o ancora alla mancata efficacia del contratto stesso)
sottostiano al diritto __________, e sussidiariamente -se questo non potrà
essere accertato- al diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).

 

                                   4.   L’appellante ritiene
innanzitutto che il contratto di mediazione doveva essere considerato nullo,
siccome il suo procuratore __________ rispettivamente il suo amministratore
delegato __________, che di fatto lo avevano concluso, avevano agito senza
potere di rappresentanza e al di fuori delle loro competenze e autorizzazioni.

                                         La questione particolare,
trattandosi di esaminare l’esistenza di poteri di rappresentanza conferiti a
terze persone o ad organi sociali da parte di una società italiana, sottostà,
evidentemente, al diritto italiano (art. 126 e 155 LDIP).

 

                                         L’istruttoria di causa ha
chiaramente permesso di accertare che, allorché il 23 febbraio 1980 __________
garantì a __________ il pagamento della commissione da parte dell’attrice (doc.
7), egli non disponeva di una procura valida (ciò che tuttavia controparte non
sapeva, né poteva per altro in alcun modo presumere): in effetti, con la
procura conferitagli il 4 maggio 1979 questi era stato unicamente autorizzato a
presentare eventuali offerte per l’acquisizione di appalti in __________ e a
dar corso alle formalità richieste dai relativi bandi di gara (cfr. doc. G);
con la procura 3 luglio 1979 l’efficacia della precedente procura era stata
estesa fino al 31 dicembre 1981 e gli era stato conferito il diritto a
sottoscrivere i contratti relativi agli appalti acquisiti, oltre che a gestire
eventuali conti bancari (cfr. doc. G); tali procure sono tuttavia state
revocate dal Consiglio di amministrazione il 12 luglio 1979 (cfr. inc. penale,
atto n. 22 doc. 1) e non risulta che le stesse siano state ripristinate in
seguito. 

                                         Contrariamente a quanto
ritenuto dall’appellante, ciò non significa comunque ancora che l’impegno
assunto dallo stesso a nome e per conto dell’attrice, nel senso che
quest’ultima dovesse pagare le commissioni (doc. 7), sia nullo: per costante
giurisprudenza un tale atto non è infatti nullo e neppure annullabile, ma
semplicemente “in itinere”, cioè inefficace fino ad avvenuta ratifica (Pescatore/Ruperto,
op. cit., N. 2 ad art. 1398 CCI e N. 1 ad art. 1399 CCI). E nel caso di specie
una ratifica vi è effettivamente stata: ne fa stato da un lato la successiva
consegna, il 12 aprile 1980, di una “procura speciale” da parte
dell’amministratore delegato (cfr. audizione testimoniale __________, controdomanda
rogatoriale ad 1; inc. penale, atto n. 14 e 22 doc. 1) ing. __________, con cui
a __________ veniva conferita la facoltà di svolgere tutte le operazioni di
carattere direttivo e amministrativo dipendenti dall’esecuzione e/o
amministrazione dei contratti di appalto (doc. G), e dall’altro, soprattutto,
il fatto che l’ing. __________ stesso abbia infine autorizzato e personalmente
ordinato il pagamento della commissione dal conto __________ di __________o no.
__________ (a lui solo intestato; cfr. inc. penale, atto. n. 7 e 222) al conto
appartenente alla __________ presso l’__________ di __________ (proprio per
questo motivo, appare difficilmente credibile quanto da lui affermato nella sua
audizione testimoniale, ove egli dichiara di non saper nulla circa l’esistenza
di __________ e neppure in merito alla commissione di intermediazione del 5% ad
essa dovuta (audizione testimoniale __________, domande rogatoriali ad 4, 7,
8), tanto più che egli in seguito ha tuttavia ammesso di sapere (domanda rogatoriale
ad 8) che a qualcuno una commissione per intermediazione era comunque dovuta):
il pagamento dell’importo dovuto costituisce infatti una ratifica per atti
concludenti dell’accordo di cui sopra (Pescatore/Ruperto, op. cit., N. 9
e 11 ad art. 1399 CCI). 

                                         Il fatto che __________
possa eventualmente aver agito a sua volta senza le necessarie autorizzazioni
ed oltrepassando le sue competenze, non modifica in alcun modo la situazione: è
infatti principio giurisprudenzialmente incontestato che la società non può
respingere gli effetti dell’atto dell’amministratore, compiuto nell’esercizio
del potere a lui attribuito, ogni volta che l’atto (anche se, per essere
rischioso e azzardato, ad altri effetti possa essere qualificato eccedente
l’ordinaria amministrazione) sia esteriormente riconoscibile come rivolto a
realizzare, senza deviazioni o esorbitanza dal fine, gli scopi economici della
società (Pescatore/Ruperto, op. cit., N. 1 e seg. ad art. 2384 CCI, N. 9
ad art. 1398 CCI), a meno che -ciò che tuttavia non risulta nella presente
fattispecie- il terzo avesse agito dolosamente (cioè -come precisa Pescatore/Ruperto,
op. cit., N. 10 ad art. 2384 CCI- se da parte sua vi è coscienza e volontà di
stipulare col rappresentante sfornito di potere un quid dal quale possa
derivare oggettivamente un danno alla società, senza che però sia richiesto uno
specifico proposito di recare danno alla stessa).

 

                                         Se ne deve pertanto
concludere per l’infondatezza della censura.

 

                                   5.   A giudizio dell’appellante,
il contratto di mediazione sarebbe inoltre nullo in applicazione degli art.
1344 e 1345 CCI, in quanto le modalità della sua esecuzione erano appositamente
state architettate per eludere, da parte di tutti, norme imperative.

 

                                         A parte il fatto che le
norme italiane appena menzionate non sono assolutamente applicabili alla
fattispecie, ritenuta -come già accennato- l’applicabilità del diritto
__________ (o, sussidiariamente, di quello svizzero), le presunte violazioni
che comporterebbero tale conseguenza non sono state né rese verosimili, né
tanto meno provate.

                                         In particolare, il fatto
che l’incasso dei 21 mio di fr. e il versamento a favore di __________ non
risultassero nei bilanci 31 dicembre 1979 (doc. N) e 30 giugno 1980 (doc. O)
dell’attrice non era dovuto a presunte -ma non comprovate- intenzioni
delittuose commesse dalle parti, bensì semplicemente al fatto che a quel
momento quei due versamenti (avvenuti pacificamente nel luglio 1980) non erano
ancora stati effettuati; per il resto, il fatto che __________ abbia emesso una
fattura per “prestazioni varie” piuttosto che con l’indicazione circa
l’avvenuta intermediazione è stato giustificato dal convenuto con motivi
fiscali (cfr. interrogatorio formale __________, ad 6 p. 6), mentre il fatto
che la fattura (doc. Y) sia stata inviata in __________ piuttosto che in Italia
e ancora che nella stessa non si menzionasse dove effettuare il bonifico
bancario, erano pure facilmente spiegabili da un lato in quanto il domicilio
della joint-venture era effettivamente in __________a (doc. 6 pt. 4 lett. c) e
dall’altro poiché all’ing. __________ in qualità di rappresentante di
__________ era già stato comunicato a suo tempo che la convenuta era detentrice
di un conto presso l’__________ di __________ -dal __________, l’istituto
bancario a cui __________ faceva capo ed al quale tale informazione era stata
data da __________ già nel dicembre 1979 (doc. 4), o comunque
dall’amministratore della stessa, il quale in effetti ricorda da un lato di
essere stato contattato telefonicamente in un’occasione da parte del signor
__________ (interrogatorio formale __________, ad. 6) e dall’altro afferma di
averlo probabilmente concordato con quest’ultimo (interrogatorio formale
__________, ad. 8 e 10), circostanza per altro confermata dal convenuto, il
quale a sua volta precisa che “__________ sapeva che il pagamento doveva essere
fatto a __________ perché così avevo invitato il Dr. __________ a comunicargli,
ciò che egli fece con lettera del dicembre 1979” (interrogatorio formale
__________, ad 6 p. 6)-.

 

                                   6.   L’appellante
ripropone la tesi secondo cui il pagamento della commissione di mediazione
sarebbe avvenuto in violazione di norme valutarie italiane, disposizioni
imperative di diritto pubblico, con tuttavia effetti anche nell’ambito civile.

 

                                         Come accennato a più
riprese in precedenza, dovendosi applicare alla fattispecie il diritto
__________ (o eventualmente quello svizzero, art. 16 cpv. 2 LDIP), tali norme
non sarebbero di principio applicabili. 

                                         Nondimeno, trattandosi di
leggi che lo Stato italiano pretende imperativamente ed esclusivamente di
applicare a protezione dei propri interessi, va esaminato se le stesse
eccezionalmente non debbano comunque essere considerate dall’autorità
giudiziaria elvetica in virtù dell’art. 19 LDIP, norma che prescrive che può
essere tenuto conto di una norma di applicazione necessaria di un diritto
diverso da quello richiesto dalla presente legge qualora, secondo la concezione
giuridica svizzera, interessi degni di protezione e manifestamente
preponderanti di una parte lo richiedano e la fattispecie sia strettamente
connessa con tale diritto (cpv. 1), ritenuto inoltre che per stabilire se si
debba tener conto di tale norma, se ne esaminerà lo scopo e le conseguenze per
una decisione equanime secondo la concezione giuridica svizzera (cpv. 2):
l’applicabilità dell’art. 19 LDIP non implica perciò automaticamente
l’applicazione della norma imperativa del diritto dello Stato terzo, bensì
obbliga il giudice unicamente a prenderla in considerazione, cioè ad esaminare
se la concreta applicazione della stessa al caso specifico possa o meno portare
ad un risultato equo secondo la concezione svizzera del diritto (cfr. Messaggio
LDIP, p. 53; Honsell/Vogt/Schnyder, Kommentar zum schweizerischen Privatrecht,
Internationales Privatrecht, Basilea e Francoforte sul Meno 1996, N. 32 e seg.
ad art. 19 LDIP; Dutoit, Commentaire de la loi fédérale du 18 décembre
1987, Basilea e Francoforte sul Meno 1996, N. 5 e 7 ad art. 19 LDIP; Heini/Keller/Siehr/Vischer/Volken,
IPRG Kommentar, Zurigo 1993, N. 28 e segg. ad art. 19 LDIP).

 

                                         Nel caso di specie appare
chiaro che le premesse per far capo all’art. 19 LDIP sono adempiute, e ciò
anche se l’appellante non ha specificato concretamente in quale ottica
l’adempimento del contratto di mediazione comportasse una violazione di norme
valutarie italiane -verosimilmente di quelle di cui al decreto legge 6 giugno
1956, n. 476, convertito in legge 25 luglio 1956, n. 786 (cfr. Pescatore/Ruperto,
op. cit., N. 7 ad art. 1418 CCI)-: questa Camera, sulla base degli atti di
causa, è perciò giunta alla conclusione che la violazione dovesse unicamente
consistere nel fatto che da parte dell’attrice non era stata richiesta
l’autorizzazione ministeriale per effettuare un tale pagamento all’estero (Pescatore/Ruperto,
op. cit., ibidem), autorizzazione che per altro la stessa società si era
espressamente impegnata a richiedere (cfr. doc. 2 e doc. 7, ove __________ per
conto dell’attrice aveva infatti confermato a __________ che “la ... percentuale
verrà pagata in osservanza delle norme valutarie italiane e con il benestare
degli enti di controllo”).

                                         La dottrina e la
giurisprudenza hanno già avuto modo di stabilire che se una simile
autorizzazione statale, che il debitore si era contrattualmente impegnato a
richiedere, non viene poi concessa, il debitore stesso non è assolutamente
liberato dalla sua obbligazione nei confronti della controparte, e ciò in base
al principio “pacta sunt servanda” (Kleiner, Internationales Devisen-Schuldrecht,
Zurigo 1985, p. 129 e  seg.; Heini, Ausländische Staatsinteressen und internationales
Privatrecht, in ZSR 1981 p. 70; DTF 88 II 203; ZR 83 N.
14). Nel caso che qui ci occupa, ove l’autorizzazione neppure è stata chiesta
dal debitore, la soluzione non potrà pertanto essere diversa da quella appena
esposta: in effetti, se la richiesta eventualmente formulata alle autorità
italiane fosse stata accolta, il pagamento della commissione sarebbe stato
senz’altro dovuto, mentre se essa fosse stata respinta, in applicazione della
giurisprudenza appena evocata, il debitore non sarebbe comunque stato liberato
dal suo obbligo di pagamento.

 

                                         Ne discende che le norme
valutarie italiane non possono trovare concretamente applicazione.

 

                                   7.   L’appellante postula
inoltre la restituzione degli importi contestati, affermando che il relativo
pagamento in realtà incombeva alla __________.

                                         Tale censura, ritenuta
l’efficacia del doc. 7 -per le considerazioni precedentemente esposte (cons.
5)- e con ciò dell’impegno dell’attrice a versare a __________ la commissione
per intermediazione, può di conseguenza essere respinta senza ulteriori
disquisizioni.

 

                                   8.   Quanto all’esistenza
di due versamenti a __________ di fr. 1’058’800.- ciascuno -sostenuta
dall’attrice- la questione non riveste invero una particolare rilevanza
pratica, atteso che le sue richieste petizionali sono comunque state cifrate
nei confronti del convenuto in soli fr. 371’000.- e non in fr. 2’117’600.-.

                                         È comunque evidente, anche
dalla ricostruzione effettuata dall’autorità penale (cfr. inc. penale, atto n.
9, 98, 141 e 222) che la somma di fr. 1’058’800.- venne versata a __________s
in una sola occasione, e meglio sul cto. __________ (cfr. inc. penale, atto n.
23 e 141), l’accredito inizialmente previsto sul cto. 775.141 (cfr. inc.
penale, atto n. 7) non essendo stato possibile, in quanto tale relazione
bancaria disponeva solo di un conto in US$ e di un conto in lit., ma non di un
conto in frs. (cfr. inc. penale, atto n. 23).

 

                                   9.   L’appellante censura
infine l’ammontare della tassa di giustizia esatta e delle ripetibili assegnate
dal Pretore ritenendole eccessive, e ciò per il semplice fatto che la presente
causa risulta essere praticamente identica a quella (congiunta per
l’istruttoria) che contrapponeva l’attrice stessa a __________: sommando il
valore delle due cause, come se esse fossero state formalmente congiunte, ne
sarebbe infatti derivata una tassa di giustizia e un’indennità per ripetibili
ben inferiori a quelle effettivamente fissate.

 

                                9.1   La giurisprudenza più
recente, precisando in tal senso la massima riportata da Cocchi/Trezzini,
CPC, n. 15 ad art. 148 (ove si diceva che non poteva essere modificata
dall’autorità di seconda istanza una tassa di giustizia fissata dal primo
giudice, se la stessa rientrava tra i minimi ed i massimi della LTG), ha
stabilito che nella fissazione della tassa di giustizia la legge concede al
giudice un ampio potere di apprezzamento, che può essere censurato unicamente
in caso di eccesso o di abuso (ICCA 6 novembre 1995 in re B./C. e llcc.;
IICCA 17 luglio 1996 in re C. SA/M. e M., 23 agosto 1996 in re C./G.).

                                         Nel caso di specie, la
fissazione di una tassa di giustizia di fr. 7’000.- per la causa che qui ci
occupa e di fr. 18’000.- per la causa contro __________ non appare francamente eccessiva
o abusiva, e ciò nemmeno se le due cause fossero state congiunte (ciò che in
base all’art. 20 cpv. 2 LTG imponeva di sommare i rispettivi valori di causa):
la tassa di giustizia complessiva che ne è derivata (fr. 25’000.-) rientra
infatti nella tariffa per cause con un valore di fr. 1’429’800.- (fr. 371’000.-
per la presente vertenza, fr. 1’058’800.- per quella contro __________; cfr. l’art.
17 LTG, ove è prescritta una tassa da fr. 5’000.- a fr. 30’000.- per cause con
un valore litigioso da fr. 1’000’001.- a fr. 2’000’000.-) e ben si giustifica
in considerazione della particolare complessità della presente causa, del resto
incontestabile ed oltretutto già dimostrata dalla sua inabituale durata, se
solo si pensa che essa si è protratta in primo grado per quasi 12 anni.

 

                                9.2   Analoghe
considerazioni valgono per le ripetibili.

                                         Nel caso di specie,
l’assegnazione di un’indennità per ripetibili di fr. 18’000.- per la causa che
qui ci occupa e di fr. 42’000.- per quella contro __________ non appare eccessiva
né tanto meno abusiva: l’indennità complessivamente attribuita (fr. 60’000.-)
rientra infatti nella tariffa per cause con un valore di fr. 1’429’000.- (cfr. l’art.
9 TOA , che consente un onorario dal 4 al 7% in caso di valore litigioso tra i
fr. 500’000.- e fr. 1’500’000.-, ritenuto oltretutto che tale importo giusta l’art.
12 lett. b TOA è aumentabile del 10-20% se si tratta di una causa congiunta):
viste le tariffe applicabili, ci si potrebbe semmai chiedere se la somma
riconosciuta dal Pretore non sia eventualmente insufficiente.

 

                                10.   Ne discende la
reiezione del gravame, del tutto infondato.

                                         La tassa di giustizia, le
spese e le ripetibili della procedura di appello seguono la soccombenza (art.
148 CPC).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 6 maggio
1996 del __________ è respinto.

 

                                   II.   Le spese della
procedura d’appello consistenti in

 

                                         a) tassa di giustizia                             fr.    3’400.-

                                         b) spese                                               fr.     
100.-

                                         Totale                                                    fr.  
3’500.-

 

                                         da anticiparsi
dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo di rifondere a controparte
fr. 7’000.- a titolo di ripetibili di appello.

 

 

 

 

                                  III.   Intimazione a:      -   __________

                                         Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Mendrisio-Sud

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario