# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ad5ae0a-a916-5016-a5ad-8da353528232
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-05-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.05.2015 D-2497/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2497-2015_2015-05-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-2497/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  m a g g i o  2 0 1 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Esther Karpathakis;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Tunisia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 27 marzo 2015 / N […] 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera in data 

20 febbraio 2015; 

i verbali d'audizione del 25 febbraio 2015 (di seguito: verbale 1) e del 

18 marzo 2015 (di seguito: verbale 2); 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM; già Ufficio 

federale della migrazione, UFM) del 27 marzo 2015, notificata al richie-

dente il medesimo giorno (cfr. atto A14/1); 

il ricorso del 22 aprile 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 23 aprile 2014); 

ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti che verranno ripresi nei consi-

derandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; 

 

e considerato 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e 52 PA; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA  

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 5); 

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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2); 

che nel corso dell'audizione sulle generalità il richiedente ha dichiarato di 

essere cittadino tunisino, nato e cresciuto a B._______, Kairouan e con 

ultimo domicilio a Susa (Sousse – Tunisia) (cfr. verbale 1, pagg. 3 e 4); 

che sarebbe espatriato a seguito di problemi economici e politici (cfr. ver-

bale 1, pag. 6; verbale 2, D35, D37, pag. 5); che la pensione del padre non 

sarebbe sufficiente per mantenere la sua numerosa famiglia; che pertanto 

sarebbe espatriato per migliorare la sua situazione economica e aiutare la 

sua famiglia (cfr. verbale 1, pag. 6);  

che per quanto riguarderebbe i problemi politici egli ha allegato che il pa-

dre, ex-direttore di un carcere, avrebbe subito a più riprese delle minacce 

nei confronti suoi e dei suoi figli (cfr. verbale 1, pagg. 8-9; verbale 2, D35-

D39, pag. 5); che due mesi prima dell'espatrio il ricorrente avrebbe ricevuto 

una lettera di minaccia indirizzata a lui stesso e al fratello (cfr. verbale 2, 

D58, pag. 7); che per timore, egli sarebbe espatriato (cfr. verbale 2, D35, 

pag. 5, D70-D72, pag. 8); 

che nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimili nonché 

irrilevanti le dichiarazioni dell'interessato circa i suoi motivi d'asilo; 

che in particolare sarebbero contraddittorie le allegazioni concernenti le mi-

nacce subite; che egli avrebbe inizialmente dichiarato di non essere mai 

stato minacciato direttamente, per poi allegare nel corso della seconda au-

dizione di avere ricevuto personalmente una lettera di minacce; che la giu-

stificazione fornita in merito sarebbe una mera giustificazione di parte;  

che per ciò che attiene al ricovero del fratello in ospedale, egli avrebbe 

dapprima affermato che il fratello sarebbe stato pestato a sangue, mentre 

in seguito avrebbe affermato che gli avrebbero sparato;  

che inoltre sarebbe incompatibile con la logica dell'agire e l'esperienza ge-

nerale di vita l'attesa di due mesi prima dell'espatrio; che, dal momento che 

per entrare in Libia non sarebbe necessario un visto, se egli avesse dav-

vero temuto per la sua sicurezza personale si sarebbe adoperato prima per 

espatriare; che anche l'aver affermato che sarebbe rimasto in Tunisia qua-

lora avesse avuto un lavoro stabile, indicherebbe che la sua partenza sa-

rebbe motivata da ragioni di natura esclusivamente economica;  

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che inoltre, una volta giunto in Europa, il suo disinteresse per una richiesta 

d'asilo, dimostrato nel corso del suo lungo soggiorno in Italia, porterebbe a 

pensare che se la sua incolumità fosse stata effettivamente in pericolo al 

momento dell'espatrio si sarebbe adoperato tempestivamente ad inoltrare 

una domanda di protezione;  

che pertanto le sue dichiarazioni non soddisferebbero le condizioni di ve-

rosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi;  

che, infine, le sue allegazioni non sarebbero rilevanti in materia d'asilo poi-

ché situazioni sfavorevoli riconducibili a condizioni di vita politiche, econo-

miche o sociali di carattere generale in uno Stato non costituirebbero una 

persecuzione ai sensi dell'art. 3 LAsi; 

che pertanto, la SEM ha respinto la domanda d'asilo ed ha pronunciato 

l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dello stesso 

verso la Tunisia siccome lecita, esigibile e possibile; 

che, nel ricorso, l'insorgente ha contestato la decisione della SEM circa 

l'inverosimiglianza e la rilevanza dei suoi motivi d'asilo; che le sue dichia-

razioni non sarebbero contraddittorie; che per quel che riguarda le mi-

nacce, già nel corso della prima audizione avrebbe affermato di aver pre-

sentato denuncia contro questa minaccia ricevuta personalmente; che per 

quanto attiene al fratello, egli avrebbe già avuto modo di precisare la por-

tata delle sue dichiarazioni in occasione della seconda audizione; che circa 

il fatto di aver atteso due mesi prima di espatriare sarebbe giustificabile, 

come peraltro avrebbe già dichiarato, dal fatto che avrebbe dovuto procu-

rarsi del denaro per poter espatriare; che non avrebbe depositato una do-

manda d'asilo in Italia poiché la situazione dei rifugiati sarebbe altamente 

critica; che inoltre, una volta giunto in Europa la sua incolumità non sarebbe 

più stata minacciata, pertanto non aveva la necessità di inoltrare tempesti-

vamente una domanda d'asilo;  

che per quanto attiene l'esecuzione dell'allontanamento l'insorgente rileva 

che la valutazione effettuata dall'autorità inferiore sarebbe assolutamente 

carente; che la situazione umanitaria e di sicurezza in Tunisia non gli ga-

rantirebbe un'esistenza dignitosa e la sua vita sarebbe in pericolo; 

che in conclusione, il ricorrente ha chiesto, in via principale l'accoglimento 

del ricorso e l'annullamento della decisione della SEM del 27 marzo 2015, 

il riconoscimento della qualità di rifugiato nonché la concessione dell'asilo; 

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che, in via sussidiaria, ha chiesto la concessione dell'ammissione provvi-

soria; che ha altresì presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel 

senso dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, con protestate spese e ripetibili;  

che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati; che l'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a per-

sone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che esso include 

il diritto di risiedere in Svizzera; che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati 

le persone che, nel Paese d'origine o di ultima residenza, sono esposte a 

seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, apparte-

nenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, 

ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi; che sono 

pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi); 

che, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda l'asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il richiedente 

stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-

duta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue 

allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette 

fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di 

procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne 

introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella proce-

dura oppure nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispen-

sabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove 

rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nu-

trendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

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che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata); 

che, come rettamente ritenuto nella querelata decisione, questo Tribunale 

ritiene che le dichiarazioni decisive in materia d'asilo rese dal ricorrente in 

corso di procedura sono irrilevanti ed inverosimili; 

che in primo luogo, le allegazioni circa l'asserita minaccia subita due mesi 

prima dell'espatrio sono palesemente contraddittorie; che invero, nel corso 

della prima audizione egli ha affermato che né lui né i fratelli sono mai stati 

direttamente e personalmente minacciati; che solo al padre sono arrivate 

minacce dirette (cfr. verbale 1, pag. 9); che, contrariamente, nel corso 

dell'audizione sui motivi d'asilo, egli ha dichiarato aver ricevuto una lettera 

di minacce indirizzate a lui stesso e ad un fratello (cfr. verbale 2, D35, D37, 

D40, D45, D57-D70, pag. 5 segg.); che non soccorre l'insorgente la spie-

gazione fornita in sede d'audizione e ripetuta in sede ricorsuale secondo 

cui non vi sarebbe nessuna contraddizione poiché nel corso della prima 

audizione ha affermato di essersi rivolto alle autorità per denunciare le mi-

nacce ricevute direttamente (cfr. verbale 2, D129, pag. 13), in quanto nel 

corso della prima audizione egli ha ripetutamente affermato di non essere 

mai stato personalmente minacciato (cfr. verbale 1, pag. 9);  

che in secondo luogo, sono divergenti le dichiarazioni riguardanti la causa 

del ricovero in ospedale del fratello, egli ha infatti asserito la prima volta 

che il fratello era stato pestato a sangue (cfr. verbale 2, D6, pag. 2), per poi 

dire che gli avevano sparato (cfr. verbale 2, D120, D127, pag. 13); che la 

spiegazione fornita in merito a tale divergenza, ovvero che nel suo linguag-

gio si usa il verbo "pestare" con il significato di "sparare" (cfr. verbale 2, 

D127, pag. 13), non soccorre l'insorgente;  

che in aggiunta, malgrado in sede d'audizione abbia affermato che po-

trebbe procurarsi i documenti necessari per provare le minacce ricevute, 

come ad esempio la lettera di minaccia oppure la denuncia depositata 

presso le autorità (cfr. verbale 2, D46, D48-D52, pag. 6), a tuttora non ha 

fornito alcun elemento o mezzo di prova a sostegno delle sue allegazioni; 

che l'interessato non ha neppure fornito una spiegazione convincente che 

giustificasse la sua inazione, limitandosi ad affermare che la paura di una 

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eventuale decisione negativa gli aveva impedito di prendere iniziativa e 

farsi spedire i documenti (cfr. verbale 2, D53-D56, pag. 7);  

che inoltre, se davvero avesse temuto di subire delle persecuzioni in Patria, 

dopo aver ricevuto la lettera di minacce non avrebbe atteso due mesi prima 

di espatriare (cfr. verbale 2, D46, pag. 6), ritenuto poi che per recarsi in 

Libia non è necessario ottenere un visto (cfr. verbale 2, D82, pag. 9); che 

per di più, l'asserito timore, è in evidente contraddizione con l'allegazione 

secondo cui se avesse avuto un lavoro stabile in Patria "naturalmente" non 

sarebbe espatriato (cfr. verbale 1, pag. 9); che pertanto le persecuzioni al-

legate sono inverosimili; 

che infine, i problemi economici e la disoccupazione (cfr. verbale 1, pag. 8; 

verbale 2, D35, D37, pag. 5, D102, D115, pagg. 11-12) sono, come pale-

semente riconoscibile, irrilevanti ai sensi delle norme in materia di conces-

sione dell'asilo, segnatamente giusta l'art. 3 LAsi; 

che, in considerazione di quanto esposto, il ricorso in materia di riconosci-

mento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, destituito di fon-

damento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata; 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione; che tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); 

che le ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1); 

che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-

lontanamento; 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della legge 

federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'al-

lontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); 

che nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d'asilo dell'insorgente, quest'ultimo non può 

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prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), ge-

neralmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed 

espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei ri-

fugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30); 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (cfr. art. 83 

cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

che, inoltre, la situazione vigente in Tunisia non risulta caratterizzata da 

guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

popolazione nell'integralità del territorio nazionale; 

che, i motivi d'asilo derivanti da difficoltà consecutive ad una situazione di 

crisi socio-economica (povertà, condizioni di vita precarie, difficoltà a tro-

vare un impiego o un alloggio, reddito insufficiente, assenza di prospettive 

per il futuro) oppure dovute alla disorganizzazione, alla mancanza d'infra-

strutture o a problemi analoghi, ai quali ogni persona, nel Paese in que-

stione, può essere confrontata, non sono determinanti in materia d'esecu-

zione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2010/41 consid. 8.3.6; 2009/52 con-

sid. 10.1); 

che per di più si trova nella situazione favorevole di essere giovane, lau-

reato ed avere una solida rete sociale nel Paese d'origine (cfr. verbale 1, 

pag. 5); 

che, a titolo abbondanziale, ci si può poi attendere un certo sforzo da parte 

del ricorrente per superare le eventuali difficoltà iniziali (cfr. DTAF 2010/41 

consid. 8.3.5); 

che, in aggiunta, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi 

problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 consid. 9.3.2); 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 

Paese d'origine è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); 

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che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 

LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12); che l'esecuzione dell'allontanamento è 

dunque pure possibile; 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, ra-

gionevolmente esigibile e possibile; che, di conseguenza, anche in materia 

di allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e la que-

relata decisione dell'autorità inferiore confermata; 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto; 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto; 

che essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità d'esito favo-

revole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA); 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-

TAF, RS 173.320.2]);  

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva; 

 

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(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 600.–, sono poste a carico delle ricorrenti. 

Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della pre-

sente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all'autorità can-

tonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

 

Data di spedizione: