# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ce149e45-32ae-5be5-825c-a3c9bc1d1b92
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-18
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 18.11.2008 R 2008 75
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2008-75_2008-11-18.pdf

## Full Text

R 08 75

3a Camera

SENTENZA
del 18 novembre 2008

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente diritto d'espropriazione

1. Giusta il piano generale di urbanizzazione traffico del Comune di …, la tratta 

più elevata della zona … nella frazione di … era prevista disporre di due 

“accessi carrozzabili (solo confinanti)/pedonali” (particelle ni. 1239 e 1368). 

Nel corso del 2007, il Comune di … intendeva migliorare una di queste tratte, 

per rendere accessibili con veicoli - in zona edilizia - la particella no. 1357, 

sopraedificata con una casa d’abitazione di recente costruzione, e la no. 1358, 

sopraedificata con una vecchia stalla. L’accesso era poi reputato servire 

anche le particelle ni. 1242, 1361 e 1362 in zona agricola e viticola. 

Attualmente, questi fondi confinano direttamente con la strada comunale con 

pavimentazione naturale (particella no. 1239) la cui tratta iniziale è costituita - 

per circa 20 m - da una pista in terra battuta che corre tra gli alberi e che rende 

l’accesso praticabile senza alcun disagio ai pedoni, ma non ai veicoli. Il 

progetto prevedeva di collegare la particella stradale comunale no. 1239 con 

la sottostante via pubblica (particella no. 1368), tramite la creazione di una 

parte di tornante. Questa parte dell’accesso - dove dovrebbe venire realizzata 

la rampa che collegherebbe le due strade - appartiene alla particella no. 1356 

di …. La particella no. 1356 - in zona edilizia e forestale - conta 

complessivamente 2747 m2 e verrebbe toccata dalla costruzione dell’accesso 

lungo un angolo di 108 m2 in zona forestale e più precisamente in una selva 

di piante di castagno.

2. Con decreto 27 marzo 2007, l’esecutivo apriva una procedura di 

espropriazione, nell’ambito della quale veniva pubblicato il progetto di 

costruzione, il piano di acquisto dei fondi e la tabella dei fondi e proprietari 

toccati dall’espropriazione. Nelle intenzioni del comune era l’acquisto di 108 

m2 di superficie - nonché del diritto d’uso temporaneo durante la realizzazione 

dei lavori di 32 m2 – a scapito della particella no. 1356. Parallelamente, per il 

miglioramento della strada veniva formulata domanda per edifici e impianti 

fuori dalle zone edificabili (EFZ) e per il suo finanziamento veniva dato avvio 

ad una procedura di comprensorio. Il 18 aprile 2007, … si opponevano al 

progetto. Per i due proprietari, l’accesso attuale sarebbe sufficiente e non vi 

sarebbe la benché minima necessità di dover abbattere due piante di 

castagno, come prevederebbe il progetto presentato. Non consentendo i 

proprietari alla realizzazione del progetto, la procedura EFZ veniva sospesa 

fino a giudizio conosciuto sull’esito della procedura d’espropriazione. 

3. Poiché tra il comune e i proprietari non era possibile trovare un accordo sulla 

cessione del terreno necessario al miglioramento dell’accesso malgrado due 

incontri tra le parti, in data 22 gennaio 2008, il Comune di … domandava al 

Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste dei Grigioni (DCTF) il 

conferimento del diritto di espropriazione. Dopo aver esperito un sopralluogo, 

il 12 agosto 2008, il DCTF accoglieva la domanda d’espropriazione per 

l’acquisto di 108 m2 e per l’uso temporaneo di 32 m2 della particella no. 1356 

per l’ampliamento della strada d’accesso. La Commissione d’espropriazione 

II veniva incaricata di avviare la procedura di stima e di eventualmente 

decidere, dopo aver eseguito un sopralluogo, l’immissione anticipata in 

possesso. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto - erroneamente al DCTF e da questi fatto 

proseguire - al Tribunale amministrativo in data 15 settembre 2008, … 

contestavano l’esistenza di un interesse pubblico alla costruzione della tratta 

d’accesso, poiché da anni la pista attuale basterebbe a soddisfare i bisogni 

dei proprietari locali, come del resto confermerebbe anche l’edificazione 

avvenuta di recente sulla particella no. 1357 e per la realizzazione della quale 

sarebbero transitati sulla tratta in oggetto anche automezzi pesanti. 

L’ampliamento della sola rampa d’accesso sarebbe poi del tutto ingiustificato, 

poiché non sarebbe comunque tecnicamente possibile allargare la tratta 

stradale comunale della particella no. 1239 a causa del limitato tonnellaggio 

consentito e dei muri di sostegno posti ai suoi lati. Sostanzialmente, 

l’ampliamento servirebbe un solo privato, mentre gli altri proprietari fondiari 

non sarebbero neppure interessati all’intervento previsto. Anche il carattere 

della strada, giusta quanto previsto nella pianificazione di base, non 

giustificherebbe un ampliamento nel senso previsto. Controversa sarebbe poi 

anche l’assegnazione di zona della strada, che per i ricorrenti sarebbe in zona 

forestale, mentre per il comune sarebbe in zona edilizia. Inaccettabile per gli 

istanti sarebbe poi la necessità di abbattere due piante di castagno sane e 

vecchie di oltre 80 anni in una selva protetta e facente parte di un progetto 

cantonale. Queste piante sarebbero sopravissute già al transito di automezzi 

pesanti in occasione dell’edificazione della particella no. 1357 e la proposta 

fatta dal comune di sostituire gli alberi con due piante più giovani non sarebbe 

accettabile. Dello stesso parere sarebbero anche Pro Natura e la Fondazione 

svizzera per la tutela del paesaggio che si sarebbero espresse negativamente 

sul progetto presentato. Infine, i ricorrenti mettono in dubbio l’oggettività 

dell’ing. …, membro della commissione di espropriazione, responsabile 

dell’elaborazione del progettato di accesso e già autore di una proposta 

contraria agli interessi dei ricorrenti nell’ambito di una precedente procedura 

di misurazione catastale. 

5. Nella risposta al ricorso del 7 ottobre 2008, il DCTF concludeva alla reiezione 

del ricorso per i motivi già esposti nella decisione impugnata. Chiamato a 

determinansi sulla questione, l’ufficio cantonale per lo sviluppo del territorio 

(ARE) confermava la validità del tracciato dell’accesso riportato nella 

pianificazione di base e ventilava la possibilità del rilascio di un permesso EFZ 

per la realizzazione dell’opera. Anche se una domanda di dissodamento per 

sole due piante di castagno non era dal DCTF reputata necessaria, dal punto 

di vista del diritto forestale l’autorità cantonale non intravedeva ostacoli 

neppure al rilascio di una simile autorizzazione.  

6. Dal canto suo, il 30 settembre 2008, la Commissione d’espropriazione II 

comunicava al Tribunale amministrativo di rinunciare a prendere 

materialmente posizione sul ricorso, pur precisando che l’ing. … e il 

presidente della commissione di stima, precedente patrocinatore dei due 

ricorrenti, non avrebbero partecipato al processo decisionale. 

7. Il 13 ottobre 2008 anche il Comune di … chiedeva che il ricorso fosse, per 

quanto ammissibile, respinto. L’interesse pubblico al miglioramento 

dell’accesso pubblico sarebbe dato, trattandosi di un’opera inclusa nel piano 

generale di urbanizzazione traffico. Gli altri proprietari che verrebbero a 

beneficiare dell’accesso non sarebbero contrari al miglioramento della via 

pubblica come preteso dagli istanti, ma censurerebbero la mancata inclusione 

nella procedura di comprensorio di altri proprietari o chiederebbero un 

ulteriore ampliamento della tratta. Quanto alle due piante di castagno, queste 

sarebbero di dimensioni normali che potrebbero conseguentemente essere 

rimpiazzate da due piante più giovani senza indubbiamente nuocere né al 

bosco né al paesaggio. La possibilità di mantenere una delle due piante 

comporterebbe dei costi sproporzionati al fine perseguito. Per il resto, 

l’eventuale necessità di una domanda di dissodamento sarebbe determinante 

nell’ambito della procedura EFZ, ma non in quella espropriativa. Infine, la 

larghezza della strada progettata si conformerebbe a quanto previsto dal 

piano generale d’urbanizzazione, contrariamente a quanto affermato da Pro 

natura. 

8. In data 18 novembre 2008, il Tribunale amministrativo indiva un sopralluogo 

a … In detta occasione, le parti che prendevano parte all’incontro, ad 

eccezione della commissione d’espropriazione II, potevano ancora una volta 

esporre il loro punto di vista. Su quanto è emerso in sede di sopralluogo si 

tornerà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di merito che 

fanno seguito.  

Considerando in diritto:

1. L'espropriazione è compatibile con la garanzia della proprietà - prevista 

dall'art. 26 della Costituzione federale (CF), che riprende essenzialmente il 

previgente art. 22ter vCF - solo se si fonda su una base legale sufficiente, è 

giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispetta il principio della 

proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 CF; DTF 121 I 117 cons. 3b, 119 Ia 362 cons. 

3a, concernenti l'art. 22ter vCF; Jörg Paul Müller, Grundrechte in der Schweiz, 

3a ed., Berna 1999, p. 607). Nel caso di una restrizione grave alla proprietà il 

Tribunale federale esige una base legale chiara e univoca (DTF 124 I 6 cons. 

4b/aa, 121 I 117 cons. 3b/bb). Una restrizione è grave segnatamente nel caso 

di soppressione forzata della proprietà fondiaria, oppure qualora prescrizioni 

positive o divieti rendano impossibile, o quantomeno molto più difficile, 

un'utilizzazione, presente o futura, del fondo conformemente alla sua 

destinazione (DTF 121 I 65 cons. 2a inedito, 115 Ia 363 cons. 2a). 

2. L’esistenza di una base legale non è giustamente contestata. Infatti, ai sensi 

dell’art. 2 della legge sulle espropriazioni del Cantone dei Grigioni (LCEspr), 

l’espropriazione è ammissibile solo per opere pubbliche o di pubblica utilità, 

se e in quanto essa risulti necessaria a raggiungere lo scopo e un accordo 

bonario non sia possibile o sia possibile solo con spese eccessive. Il diritto 

d’espropriazione può essere esercitato per la costruzione, la trasformazione, 

la manutenzione e l’esercizio di un’opera nonché per il futuro ingrandimento 

della stessa (art. 5 lett. a LCEspr). Il diritto di espropriazione può essere 

esercitato dai comuni ed è in questi casi il DCTF che decide in merito al 

conferimento del diritto di espropriazione (cfr. art. 3 cpv. 1 e 3 LCEspr). Come 

non è neppure contestato, il piano generale di urbanizzazione traffico 

stabilisce in modo giuridicamente vincolante quali opere viarie siano 

nell’interesse pubblico e debbano essere accessibili al pubblico, ma non 

rappresenta un titolo di espropriazione. In questo senso, tale strumento 

pianificatorio apre unicamente la possibilità di dar avvio ad una procedura 

d’espropriazione, come è avvenuto nell’evenienza in esame (PTA 2000 no. 

50). 

3. a) Sostenendo l’assenza di un interesse pubblico al miglioramento dell’accesso, 

i ricorrenti rimettono sostanzialmente in discussione il piano generale di 

urbanizzazione traffico. In base a questo infatti, la tratta in oggetto fa parte 

della rete di strade comunali ed è definita quale “accesso carrozzabile (solo 

confinanti)/pedonale”. A questo riguardo i ricorrenti ritengono di non aver 

potuto contestare il piano generale di urbanizzazione non essendo stati al 

momento della sua adozione a conoscenza della portata concreta dello 

stesso. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, in linea di principio, 

il piano va contestato al momento della sua adozione. Una contestazione 

successiva, sollevata, in via pregiudiziale, in occasione di un'applicazione 

concreta, può avvenire solo eccezionalmente e cioè, quando i proprietari 

colpiti non si fossero potuti rendere pienamente conto, al momento 

dell'adozione del piano, della limitazione imposta loro, quando la procedura 

non avesse offerto loro in quella sede la possibilità di tutelare adeguatamente 

i loro diritti o quando si pretenda che le circostanze, segnatamente l'interesse 

pubblico, che avevano giustificato l'adozione del piano si fossero nel frattempo 

radicalmente mutate (DTF 123 II 337 cons. 3a, 121 II 317 cons. 12c, 116 Ia 

207 cons. 3b, 115 Ia 1 cons. 3). Per stessa ammissione degli istanti, durante 

la pubblicazione dei piani della revisione della pianificazione locale, gli istanti 

non avrebbero realizzato l’ingerenza che il piano comportava per il loro fondo. 

Non è contestato che il piano in oggetto poteva essere consultato anche dai 

ricorrenti, ai quali, in quanto proprietari di un fondo sul territorio comunale, 

incombeva peraltro il compito di informarsi costantemente riguardo alla 

situazione giuridica della loro particella (DTF 106 Ia 310 cons. 1a). Avuta 

notizia della revisione della pianificazione locale, spettava infatti ai ricorrenti - 

in virtù del principio della buona fede - assumere le necessarie informazioni 

circa l’ingerenza del piano esposto e, se del caso, contestarne il contenuto 

(DTF 107 Ia 72 cons. 4a, 102 Ib 91 cons. 3). Per il resto, gli istanti non 

pretendono neppure che le circostanze siano radicalmente cambiate 

dall’adozione del piano, ma solo che non sarebbe dato un interesse pubblico 

alla creazione dell’accesso, affermazione come tale in contrasto con il 

contenuto del piano stesso. 

b) Sostanzialmente i ricorrenti considerano che l’accesso venga eseguito 

nell’interesse del solo proprietario della particella no. 1357. L’affermazione 

non può essere condivisa. Come si è visto anche al sopralluogo, non si tratta 

di creare un nuovo accesso carrozzabile, ma di garantire in particolar modo 

ai confinanti della particella stradale no. 1239 il necessario allacciamento al 

resto della rete viaria comunale. Infatti, giusta la situazione attuale, 

l’utilizzazione della particella comunale no. 1239 con degli autoveicoli è resa 

alquanto difficoltosa dall’insufficienza dell’accesso a questa strada comunale 

e non per il carattere della strada stessa. Lungo i circa 20 m di pista sulla 

particella degli istanti il transito con dei veicoli è possibile con un fuoristrada, 

ma disagevole per qualsiasi comune autovettura, a prescindere dal fatto che 

la sistemazione attuale rende impossibile un imbocco diretto dalla particella 

stradale no. 1368 alla no. 1239, in mancanza di un sufficiente spazio di 

manovra. In questo senso la sistemazione della tratta risponde già ad un 

criterio logico, quello cioè di poter utilizzare la strada comunale 

conformemente al fine per il quale è stata costruita, ovvero come strada 

carrozzabile per i confinanti. Poiché la strada comunale prosegue oltre la 

proprietà no. 1357 e confina poi direttamente anche con i fondi ni. 1358, 1361, 

1362 e 1242 è evidente che l’accesso non è a favore di un solo privato. In 

particolare il fondo in zona edificabile no. 1358 che confina direttamente con 

la via pubblica ha parimenti diritto all’acceso carrozzabile. Che per le due 

proprietà ni. 1357 e 1358 l’attuale pista tra i castagni non corrisponda ai canoni 

di un accesso carrozzabile in zona edilizia è innegabile, indipendentemente 

dal fatto che alla particella no. 1357 sia stata concessa la licenza edilizia. 

Giova poi rilevare che al limite della zona edificabile non è cosa rara ed è nella 

logica delle cose che gli accessi carrozzabili servano solo un numero limitato 

di fondi, soprattutto quando la tratta stradale non ha uno sbocco su altre 

strade. Questo non è però un motivo per negare ai fondi edificabili una 

confacente viabilità e neppure per vietare de facto l’utilizzazione della via 

pubblica anche per i fondi in zona agricola e viticola. Per i ricorrenti neppure i 

proprietari in zona agricola e viticola avrebbero un interesse all’accesso. 

Come giustamente addotto dal comune, i motivi che hanno spinto alcuni dei 

proprietari fondiari ad opporsi all’avvio della procedura perimetrale erano la 

mancata inclusione nella procedura di comprensorio di altri proprietari o la 

richiesta di un ulteriore ampliamento della tratta. In questo contesto non è dato 

dedurre che anche gli altri confinanti non avrebbero alcun interesse 

all’accesso. Ne consegue che l’interesse pubblico all’esecuzione dell’opera 

deve nell’evenienza essere ammesso. 

4. a) Sulla controversa questione della proporzionalità dell’espropriazione decisa è 

bene in questo contesto ricordare che la superficie da espropriare è situata in 

zona forestale e oltre i limiti statici del bosco stabiliti nell’ambito della 

pianificazione locale. Ne consegue che per la realizzazione dell’opera 

pubblica è - ai sensi dell’art. 15 della legge cantonale forestale (LCFo) - in 

ogni caso necessaria un’autorizzazione a dissodare e d’eccezione giusta la 

legge federale sulla pianificazione (LPT), indipendentemente dal fatto che 

vadano eventualmente abbattute solo due piante. In ogni caso, le competenti 

autorità cantonali hanno ventilato la possibilità del rilascio dei permessi EFZ 

e per il dissodamento. In questa sede è allora consentito partire dal 

presupposto che tali permessi dovrebbero essere rilasciati e che pertanto 

l’opera sia in linea di massima realizzabile. Evidentemente, se nel corso della 

procedura dovesse palesarsi l’impossibilità di procedere agli interventi edilizi 

progettati per motivi pianificatori o forestali, agli istanti rimarrebbe 

impregiudicata la possibilità di chiedere la retrocessione del diritto espropriato 

giusta quanto previsto agli art. 29 ss. LCEspr. E’ bene a questo proposito 

ricordare che la pretesa inconciliabilità del progetto con i dettami del diritto 

forestale e della pianificazione territoriale non possono essere esaminati in 

questa sede, ma vanno proposti nell’ambito della procedura in vista 

dell’ottenimento di un’autorizzazione a dissodare e per EFZ.

b) L'espropriazione litigiosa non viola d'altra parte il principio della 

proporzionalità, il quale esige, da un lato, che il mezzo usato sia proprio a 

conseguire lo scopo che l’autorità si prefigge e che, d’altro canto, esista un 

rapporto ragionevole tra il risultato che si vuole raggiungere e le restrizioni che 

sono necessarie per il conseguimento di tale risultato (DTF 126 I 222 cons. 

2c in fine, 125 I 474 cons. 3, 124 I 107 cons. 4c/aa e 44 cons. 3e, 119 Ia 353 

cons. 2a, 118 Ia 397 cons. 2b). Tuttavia il principio della proporzionalità non 

esclude che la restrizione alla proprietà possa estendersi a quanto 

necessario, dal profilo tecnico e da quello giuridico, all'esecuzione adeguata 

dell'opera litigiosa. L'interesse pubblico impone infatti che i rapporti giuridici 

siano regolati in modo chiaro, semplice e preciso, al fine di evitare difficoltà 

ulteriori e oneri sproporzionati (DTF 105 Ia 187 cons. 6a e rinvii). 

c) Gli istanti più che contestare la necessità di migliorare le condizioni della tratta 

sul loro fondo, si oppongono fermamente all’ampliamento dell’accesso così 

come previsto e che richiederebbe l’abbattimento delle due piante di 

castagno. Giusta la misurazione operata in sede di sopralluogo, la distanza 

tra le due piante di castagno permette attualmente di transitare su di una pista 

larga al massimo 2.10 m. Tale misura non tiene però in nessun conto la 

necessità di porre uno strato di fondazione che richiede di sacrificare del 

terreno fino ad una profondità minima di 60 cm (vedi relazione tecnica del 23 

luglio 2007 dello studio di progettazione … SA). Considerato che le radici delle 

due piante si intravedono già in superficie è chiaro che un simile intervento 

sarebbe proprio a danneggiare questa parte delle piante. Danneggiamento 

che qualora dovesse comportare l’essiccamento dell’albero, potrebbe 

costituire un pericolo anche per la strada ed i suoi utenti. Inoltre, l’ubicazione 

delle due piante, nelle immediate adiacenze della tratta, verrebbe col tempo 

a compromettere anche l’attuale larghezza del campo stradale e il suo 

fondamento, giacché notoriamente con il passare del tempo le circonferenze 

dei tronchi delle piante aumentano e le radici si estendono. Anche la 

possibilità di mantenere almeno una delle due piante è stata vagliata 

nell’ambito della relazione tecnica richiesta al progettista. Per raggiungere tale 

obiettivo sarebbe in ogni caso necessaria la costruzione di un muro di 

sostegno dal costo di fr. 15'000.00. Rispetto ai costi generali dell’opera, 

preventivati a fr. 25'000.00, l’ulteriore spesa è stata giustamente dall’autorità 

comunale ritenuta del tutto sproporzionata. Tale soluzione non offre poi 

alcuna garanzia che la rimanente pianta possa sopravvivere agli interventi 

edilizi che verranno eseguiti nelle sue immediate vicinanze. Per questo 

Giudice, il miglioramento dell’accesso tramite l’allargamento della pista e la 

posa di un adeguato sottofondo stradale non danno in queste circostanze 

adito a critiche e appaiono giustificati, mentre l’alternativa proposta dagli 

istanti non sembra tenere in alcun conto la naturale evoluzione del bosco 

circostante. 

d) Prendendo spunto dal piano generale di urbanizzazione traffico, gli istanti e 

Pro Natura contestano la larghezza progettata della nuova rampa d’accesso 

di 4.00 m, ritenendola decisamente superiore ai 2.50 m previsti nel piano 

esposto. La tesi non merita protezione. In primo luogo, il campo stradale è 

previsto avere una larghezza di 3.00 m (vedi anche quanto esposto nel 

considerando che segue) e la tratta più larga corrisponde al punto di 

immissione nella sottostante particella stradale. Mentre poi per la tratta di 

strada esistente è dal piano deducibile la larghezza del campo stradale, ciò 

non vale per la parte qui in discussione. Lungo l’angolo qui in discussione, il 

piano evidenzia solo una superficie a forma di triangolo, reputata 

corrispondere al punto d’intersezione tra le due strade comunali. Nel progetto 

di allargamento esposto invece, si intende dare la preferenza ad una pista che 

si immette nella sottostante particella stradale no. 1368 alcuni metri più a 

monte. Non è in queste circostanze dato intravedere una contraddizione - in 

termini di superficie destinabile ad accesso o alla larghezza dell’accesso 

stesso - tra il progetto esposto e il piano dell’ordinamento di base, ma solo 

una leggera modifica dell’iniziale tracciato, del tutto conforme alla legislazione 

cantonale. Infatti, giusta quanto prevede l’art. 45 cpv. 4 della legge cantonale 

sulla pianificazione del territorio (LPTC), nella progettazione di impianti 

pianificati sono ammesse piccole divergenze rispetto al piano generale delle 

strutture di urbanizzazione, per quanto siano preservate le direttive 

concettuali. 

e) Per i ricorrenti le dimensioni del progettato accesso sarebbero comunque 

sproporzionate anche rispetto al resto della tratta. Il progetto prevede una 

carreggiata stradale di 2.50 m e banchine di 50 cm. La larghezza complessiva 

del tratto di 3.00 m corrisponde a quella della sottostante particella stradale 

no. 1368 nella quale la rampa si immette. Giustamente i ricorrenti non 

pretendono che la larghezza di tre metri sia per un accesso esagerata, ma 

ritengono che le caratteristiche del tratto successivo, con una larghezza nel 

punto più stretto di 2.10 m, renda superflua la creazione di un accesso così 

ampio. Come è già stato esposto in precedenza, nella progettazione 

dell’opera l’autorità gode di un ampio margine di apprezzamento. La 

questione di sapere se il tratto andava meglio adattato al resto della rete viaria 

o alla rimanente particella no. 1239 è sostanzialmente una questione che 

rientra nell’apprezzamento dell’autorità comunale. In ogni caso, pretendere la 

creazione di un nuovo accesso la cui larghezza si conformerebbe al punto più 

stretto della tratta e quindi di soli 2.10 m non giova alla causa degli istanti: 

anche una riduzione della larghezza a 2.10 m non cambierebbe, per i motivi 

esposti in precedenza, le sorti dei due castagni. Inoltre, la necessità di un 

allargamento della tratta era uno dei motivi principali che avevano spinto 

l’esecutivo a voler intervenire. Come poi si è visto in sede di sopralluogo, 

l’attuale carreggiata della parcella no. 1239 con una riduzione della larghezza 

del campo stradale fino a 2.10 m e con una larghezza comunque non 

superiore a 2.50 m non è soddisfacente. Se però la restrizione si limita ad 

alcuni punti, è per le vetture e per i pedoni ancora possibile incrociarsi senza 

pericolo lungo le tratte leggermente più ampie. Seguendo invece il 

ragionamento degli istanti, gli aspetti più negativi dell’attuale strada sterrata 

comunale dovrebbero determinare anche il suo tratto iniziale e questa pretesa 

non appare giustificata nell’interesse pubblico. In questo modo l’incrocio tra 

una vettura e dei pedoni sarebbe lungo tutta la tratta iniziale improponibile, 

anche in considerazione della morfologia del terreno nelle immediate 

adiacenze della prevista pista. E’ pertanto del tutto difendibile la tesi 

dell’autorità comunale che intende costruire un accesso per quanto possibile 

agevole e sicuro di una larghezza complessiva di 3.00 m. Per questi motivi, il 

progetto non può essere considerato necessitare di cessioni di terreno 

ingiustificate dal profilo della proporzionalità. Ne consegue che anche la 

superficie di cui viene chiesta la cessione merita in questa sede conferma.

5. Procedendo infine ad una ponderazione dei contrastanti interessi in gioco, 

forza è di constatare che l’interesse pubblico all’ampliamento dell’accesso 

deve essere considerato prevalere su quello dei privati ricorrenti al 

mantenimento dello stato attuale. La rinuncia definitiva ad un angolo di 108 

m2 di terreno (e a titolo temporaneo ad una superficie di 32 m2) per una 

particella che conta un’area di 2747 m2 non costituisce a prima vista una 

enorme ingerenza nei diritti degli istanti. Per i ricorrenti, determinante sarebbe 

però l’aspetto qualitativo e non quello quantitativo della sottrazione. Nei 

considerandi che precedono sono stati esposti i motivi d’interesse pubblico a 

sostegno dell’ampliamento progettato che riguardano principalmente la 

necessità di rendere carrozzabile la strada d’accesso a due particelle in zona 

edilizia e ad altri fondi in zona agricola e viticola, mediante un’opera conforme 

ai canoni tecnici, di sicurezza e di viabilità che una strada carrozzabile è tenuta 

ad adempiere. Da parte dei privati vi è la volontà di mantenere per quanto 

possibile intatta la struttura della selva ed in particolare di non privare la stessa 

di due vecchi castagni che darebbero riparo anche ad altri animali che 

vivrebbero in questo piccolo ecosistema. In questo senso l’interesse degli 

istanti è essenzialmente finalizzato alla salvaguardia dell’ambiente e assume 

anche un carattere di tipo affettivo. Avendo riguardo anche a questi aspetti, il 

comune ha proposto ai ricorrenti la posa di due piante di castagno con un 

diametro del tronco di circa 20 cm (misura massima reperibile sul mercato) in 

sostituzione dei due vecchi alberi. Per gli animali invece, è evidente che la 

perdita dei due vecchi tronchi avrà delle indubbie implicazioni logistiche, non 

va però dimenticato che i due alberi si trovano in una selva di castagni e che 

pertanto il loro allontanamento non è proprio a debilitare l’intero ecosistema. 

Del resto, come esposto dai ricorrenti stessi al sopralluogo, alcune delle 

piante di castagno circostanti vanno abbattute per motivi di polizia forestale. 

Infine, le due piante in oggetto non si trovano nelle immediate vicinanze della 

casa dei ricorrenti, in questo senso il loro eventuale abbattimento non modifica 

le condizioni d’abitazione degli istanti. Per questo Giudice, pur comprendendo 

le perplessità dei ricorrenti da un punto di vista soggettivo, oggettivamente 

l’intesse alla realizzazione dell’ampliamento va considerato predominare 

sull’interesse dei privati al mantenimento dello status quo. 

6. Nel proprio ricorso gli istanti chiedono la ricusa di uno dei membri della 

commissione d’espropriazione. Anche se tale censura esula dal contesto della 

presente vertenza, la questione è divenuta comunque priva di portata dopo 

che il diretto interessato e il precedente patrocinatore dei ricorrenti hanno 

dichiarato per mano della commissione d’espropriazione convenuta in ricorso 

di non prendere parte al procedimento che vede coinvolti i due ricorrenti. 

Potendo detta commissione contare su due supplenti, le ricuse in oggetto non 

sono atte a pregiudicare la capacità decisionale di detta autorità. 

7. In conclusione, la concessione del diritto di espropriazione non dà adito a 

critiche e il ricorso deve essere respinto. Giusta l’art. 73 cpv. 1 LGA nella 

procedura di ricorso, la parte soccombente deve di regola assumersi le spese. 

Per le ripetibili, l’art. 78 cpv. 2 LGA prevede che al cantone e ai comuni non 

vengano di regola assegnate ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle 

loro attribuzioni ufficiali. Ne consegue che gli istanti sono tenuti a sopportare 

le spese del presente procedimento, mentre il comune convenuto non hanno 

diritto alle ripetibili. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 448.--

totale fr. 2'448.--

il cui importo sarà versato da … responsabili in solido, entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone 

dei Grigioni, Coira. 

3. Non vengono assegnate ripetibili. 

L’interposto ricorso al Tribunale federale nella misura in cui è stato dichiarato 

ammissibile è stato respinto in data 24 novembre 2009 (1C_58/2009).