# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fce66a39-a6ed-56e5-a515-a6f4db27794d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-05-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.05.2007 32.2006.70
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-70_2007-05-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.70

   

  FC/td

  	
  Lugano

  4 maggio 2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 marzo 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 16
  febbraio 2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel 1952, precedentemente attivo come muratore/giardiniere indipendente,
il 23 agosto 2002 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti (doc.
AI 3).

 

Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 20 ottobre 2004
l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, ritenendo che l’assicurato
era da considerare dal punto di vista medico inabile nella precedente attività
di muratore, ma completamente abile in un’attività lavorativa leggera adeguata,
con la possibilità di conseguire un reddito superiore a quanto ottenuto prima
dell’insorgenza del danno. Non era quindi data alcuna perdita economica né
quindi il diritto ad una rendita di invalidità (doc. AI 41). 

 

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione dell’assicurato, rappresentato dal __________ (doc. AI
51), l'amministra- zione, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica
prodotta al Servizio Medico regionale (SMR) (doc. AI 53-57) e fatta esperire
una perizia medica reumatologica (doc. AI 59-1), ha confermato il rifiuto di prestazioni
con decisione su opposizione 16 febbraio 2006 (doc. AI 66-1).

 

                               1.3.   Contro
il succitato provvedimento amministrativo l’assicurato, sempre assistito dal __________,
ha presentato ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita
intera di invalidità facendo valere, tra l’altro, quanto segue:

 

" 
Motivi

 

1.     A
causa delle pluripatologie di cui é affetto, l'assicurato ha delle importanti
limitazioni funzionali molto evidenti che sono state rilevate sia dal dr. __________
sia dal Dr. __________, entrambi noti professionisti reumatologici. Segnatamente
il Dr. __________ afferma che "il piegarsi in avanti é particolarmente
doloroso, il rimanere per lungo tempo nella medesima posizione gli procura dolori
intensi con irradiazione alle gambe, sente le gambe pesanti e alle volte sono
gonfie, non può guidare il proprio camion (trattasi di furgoncino), disturbi durante
la notte, difficoltà nel roteare il corpo, difficoltà nel piegarsi, vestirsi,
mettere le calze e le scarpe, dolori alla deambulazione dopo 300 metri,
difficoltà nello stare seduto e in piedi dopo ca. 50 minuti, limitazioni nel
porto di pesi, limitazioni nell'abduzione e nell'elevazione a causa della
spalla, difficoltà nel tenere gli oggetti fini in mano con una certa difficoltà
anche nel movimento fine della mano". "Quello che riesce ancora a
fare é l'organizzazione dei lavori, il controllo dei lavori stessi".

 

2.     In sostanza potrebbe svolgere delle attività
dove può alternare la posizione frequentemente, dove non deve camminare a
lungo, dove non é previsto il porto di pesi, dove non deve alzare le braccia
per il problema alla spalla, in un'attività senza l'uso della motricità fine ed
inoltre non deve trattarsi di un lavoro d'autista anche se leggero. Per contro
deve evitare situazioni di stress per la natura "potenzialmente
progrediente" (Dr. Fiori 1.12.2003) dei disturbi cardiaci.

 

3.     Con tali limitazioni appare davvero molto
difficile ricollocarsi anche in un mercato del lavoro equilibrato soprattutto
se si considerano gli aspetti socio professionali. Trattasi infatti di un
lavoratore che non ha una formazione di base ampia, che dal 1970, da quando
risiede in Svizzera, ha sempre svolto la mansione di muratore e che ha già 54
anni.

 

4.     La valutazione sulla residua capacità lavorativa
tra i due specialisti diverge: il Dr. __________ infatti lo ritiene inabile
nella misura del 20/30% mentre il Dr. __________ nella misura del 50%. Il __________
però, lo riteneva abile "per qualche ora al giorno" già nel 2002. In
seguito é intervenuto il peggioramento dello stato di salute per l'aggravarsi
delle condizioni lombari come attestano anche i referti strumentali e dunque la
valutazione del Dr. __________ appare logica, credibile, convincente e
supportata da esami. Del resto il dr. __________ esprime una valutazione
complessiva tenendo conto dei rapporti degli altri specialisti che hanno
visitato l'assicurato.

 

5.     Il signor RI 1, nel quadro della sua attività,
si occupava al 50% d'eseguire opere murarie, del 40% di lavori di giardineria,
mentre per il restante 10% eseguiva compiti amministrativi e contabili
(dichiarazione avv. __________ 3.09.2002). Successivamente all'insorgenza dei
problemi fisici, egli non ha più potuto svolgere queste mansioni, ma per i
pochi lavori che aveva acquisito ha dovuto far capo a personale esterno o in
affitto.

 

6.     Ai sensi della normativa vigente, per
determinare il reddito da invalido deve essere ritenuta in primo luogo la
situazione personale e la situazione salariale e concreta in cui versa
l'assicurato. Appare evidente che per determinare il grado d'invalidità non può
essere utilizzato il metodo del confronto generale dei redditi pena un'ingiusta
penalizzazione per l'assicurato che ovviamente senza invalidità totale, con
questo metodo, non potrebbe mai diventare beneficiario di prestazioni Al date
le sue modeste condizioni di reddito.

 

7.     Come già osservato in sede d'opposizione, nella
fattispecie occorre applicare il metodo straordinario secondo quando previsto
dalla circolare 3112 e dunque bisogna procedere ad una comparazione delle
attività esigibili in relazione alle attività che esercitava prima del danno
alla salute. E palese che il confronto generale dei redditi risulta
eccessivamente sfavorevole per il ricorrente e quindi v'é una chiara disparità
di trattamento verso un lavoratore nelle medesime condizioni di salute ma che
però ha uno statuto da dipendente.

 

8.     Dalla comparazione delle attività, in relazione
con il guadagno di ca. 20000 franchi annui che egli conseguiva, ne deriva il
diritto alla prestazione che a nostro giudizio ammonta almeno al 50% visto che
nell'ambito della sua azienda può svolgere il lavoro amministrativo al 50%
(quindi può guadagnare 10000.-).

Applicando una riduzione del 25% per tenere conto degli
altri elementi personali quali l'età, la difficoltà di collocamento, l'assenza
di formazione e più concretamente nella fattispecie difficilmente é ipotizzabile
un aumento della capacità aziendale da determinare un lavoro amministrativo
nella misura del 50% (questo dato precedentemente ammontava al 10%), si
determina        un'incapacità al guadagno nella misura del 75% ovvero
l'assicurato non può più realizzare
15000.- franchi." (Doc. I)

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha invece postulato la reiezione del ricorso
affermando:

 

" 
Preso atto dell'allegato
ricorsuale, lo scrivente Ufficio richiama i contenuti della decisione
impugnata, della quale postula l'integrale conferma. In particolare, si
richiama l'attenzione sul fatto che pure il ricorrente considera corretto
procedere al confronto dei redditi "in relazione con il guadagno di ca.
20000 franchi annui che egli conseguiva" da valido (ricorso, pag. 3
pto. 8.). " (doc. III)

 

 

 

 

 

considerato,                   in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto ad una rendita
d’invalidità.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%. 

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque
tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se
nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata
una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Va poi ricordato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, nei casi in cui il calcolo dei redditi risulti
particolarmente difficile, la graduazione dell’invalidità può avvenire
ispirandosi al metodo specifico applicabile alla persone non esercitanti
un’attività lucrativa (art. 27 OAI), eccezionalmente secondo il metodo
straordinario.

                                         Capita
in particolare nel caso di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente
preciso dei redditi da porre a confronto sia escluso (Pratique VSI 1998 p. 121;
pag. 255; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e
3c; DTF 104 V 137 consid. 2c; DTF 97 V 57; DTF 104 V 139; DTF 105
V 154ss consid. 2a; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, p.
456).

                                         L’invalidità
è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento nella situazione
concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag. 121s; Valterio, op. cit., p. 199). Perciò l’invalidità sarà valutata
considerando le ripercussioni economiche dovute alla riduzione del rendimento
sulla situazione concreta dove si svolge l’attività dell’assicurato divenuto
invalido (DTF 105 V 151). 

                                         In
tal caso si procede a paragonare le attività svolte prima e dopo la sopravvenienza
del danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato a coloro i
quali non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI 1998 p. 122
consid. 1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo metodo
consiste nel fatto che il grado di invalidità non viene stabilito direttamente
sulla base del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla base di tale
raffronto, si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si valutano gli
effetti di tale impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo straordinario;
Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a; SVR 1996 IV Nr.
74 p. 213ss consid. 2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una
determinata limitazione della capacità produttiva funzionale può, non deve
tuttavia forzatamente, produrre una perdita di guadagno della medesima entità
(Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a).

 

                                         Va
infine fatto presente che la differenza fondamentale tra il metodo
straordinario di graduazione e il metodo specifico (giusta i combinati disposti
di cui agli art. 28 cpv. 3 LAI,  26bis e 27 cpv. 1 OAI) risiede nel fatto che
l'invalidità non è graduata direttamente sulla base di un confronto di attività:
si valuta infatti dapprima l'impedimento cagionato dalle condizioni di salute e
solo successivamente si accertano le ripercussioni di tale impedimento sulla
capacità di guadagno. Una certa diminuzione della capacità funzionale di
rendimento può certo, nel caso di una persona attiva, determinare uno scapito
economico di stessa misura, ma non ha necessariamente una simile conseguenza.
Se si volesse, nel caso di persone attive, fondarsi esclusivamente sul
risultato ottenuto dal confronto delle attività, si violerebbe il principio
legale secondo cui per questa categoria di assicurati l'invalidità deve essere
stabilita in base all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2; VSI 1998 pag. 122 consid. 1a e pag. 257 consid. 2b; cfr. in
particolare STFA inedite del 27 agosto 2004 in re I, I 543/03 e del 12 maggio
2004 nella causa T., I 540/02).

                                         Infine,
secondo giurisprudenza, il metodo straordinario è applicabile
solo eccezionalmente (RCC 1969 pag. 699) e anche se solo uno dei redditi
determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in maniera
affidabile (STFA inedite del 27 agosto 2004 in re I, I543/03, consid. 4.3 e 22 ottobre 2001 in re W., inc. I 224/01, consid. 2b;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 205).

                                                                                

                               2.5.   Ricevuta
la domanda di prestazioni di RI 1, l’amministrazione, dopo
aver acquisito agli atti l’incarto della sua cassa malati e aver esperito una
serie di accertamenti di natura economica, ha interpellato il dr. __________,
FMH in reumatologia, il quale, nel suo rapporto 23 settembre 2002, posta la
diagnosi di “PSH a sx con stato dopo acromio-plastica artroscopica, sindrome
lombo-vertebrale intercorrente su discopatia L4/5, cervicalgie e cardiopatia
ischiemica”, oltre che altre diagnosi senza ripercussione sulla capacità
lavorativa come “stato dopo PTCA, obesità, ipertensione arteriosa, Dupuytren
bilaterale”, ha concluso per un’incapacità lavorativa totale dal 19
giugno al 5 agosto 2001, del 50% sino al 30 novembre 2001 e in seguito e sino
al 31 marzo 2002 al 100% e dall'11 settembre 2002 nuovamente completa. Lo
specialista ha precisato che l’assicurato avrebbe potuto eseguire ancora
l’attività lavorativa attuale di muratore solo per qualche ora al giorno e per
lavori leggeri, evitando posizioni ergonomiche sfavorevoli o statiche
prolungate e lavori di forza con l’arto superiore sx, specificando quanto
segue:

 

" 
4.  Continua a lamentare
dolori alla spalla sx, migliorati dall'intervento ortopedico 

a riposo, ma che non gli permettono alcuna attività
lavorativa pesante. I dolori si riacutizzano non appena solleva o sposta anche
solo una pioda pesante. Nel suo lavoro esegue soprattutto lavori pesanti e solo
pochi lavoretti che non richiedono grossi impegni fisici. A seconda delle
attività lamenta spesso bloccaggio lombare e dolori cervicali. Persiste una
discreta limitazione dolorosa alla spalla sx. Dolori alla mobilizzazione della
colonna cervicale e lombare. Dupuytren IV alla mano sx (è prevista una
aponevrotomia percutanea a ____________________ tra qualche settimana,
intervento conservativo che ha già eseguito con successo completo alla mano
dx).

 

5.  Richiedere p.f. informazioni a Dr. __________.

 

6.  La prognosi mi sembra delicata nel senso
che il paz. da più di un anno non è più in grado di eseguire dei lavori pesanti
che costituiscono la grande maggioranza della sua attività lavorativa e quella che
è più interessante dal punto di vista lucrativo. Vi sono pochi lavoretti
leggeri che può assolvere lui stesso senza assumere altro personale. 

 

     Dal lato terapeutico le possibilità sono state
ampiamente sfruttate. 

     La prognosi è difficilmente valutabile a
medio-lungo termine." (doc. AI 10-2)

                                      

                                         Dall’incarto
della cassa malati risulta che in data 23 ottobre 2002 il dr. __________ ha
certificato un’abilità lavorativa del 30%, limitata comunque a lavori leggeri
con una limitazione del rendimento (doc. AI 2-65). Questa residua abilità
lavorativa è stata in seguito confermata dal medesimo specialista sino al 30
aprile 2003, fatta eccezione per un periodo di totale inabilità dal 24 febbraio
al 17 marzo 2003 (doc. AI 2-45-96). Dal canto suo il dr. __________, FMH in chirurgia
ortopedica, nel suo rapporto all’AI del 20 agosto 2003, confermata la diagnosi
di “Acromioplastica artroscopica alla spalla sx” , intervento eseguito
il 29 marzo 2002, ha dichiarato di non potersi pronunciare sulla capacità
lavorativa dell’assicurato (doc. AI 18-1). Sentito il parere del medico SMR dr.
__________, l’amministrazione ha nuovamente interpellato il dr. __________, il
quale, in data 21 ottobre 2003, ha comunicato di non aver più visto il paziente
dal 21 marzo 2003, momento in cui era giustificata un’incapacità lavorativa del
70%, potendo lavorare solo in lavori leggeri. Ha specificato che in un’attività
lavorativa leggera in cui non sono richiesti lavori di forza con gli arti
superiori potrebbe esserci una capacità lavorativa del 50% o forse anche di più
(doc. AI 23-3).

L’ufficio AI ha anche interpellato il dr. __________, specialista in
medicina interna e cardiologia, il quale nel suo rapporto medico del 1°
dicembre 2003, diagnosticate “cardiopatia ischemica su stato dopo infarto
postero-lat, stato dopo PTCA/STENT del riva e RCX, Dislipidemia”, in merito
alla valutazione sulla capacità lavorativa ha consigliato di rivolgersi al
medico curante, indicato che dal lato cardiologico la capacità lavorativa era
intatta, pur evitando sforzi intensi (doc. AI 24-2). 

Il medico SMR, dr. __________, nel suo rapporto del 29 gennaio 2004,
ha concluso quanto segue:

 

                                                                                                            Rapporto
medico

 

	
  Diagnosi principale

  	
  Impingement spalla sinistra operata  con
  acromioplastica 3.2002 dr. __________

  Sindrome lombare con discopatia L4/5

   

  
	
  Codice ICD 10

  	
   

  	
  Codice AI

  	
   

  
	
  Ulteriore diagnosi con influsso sulla CL

  	
  Cardiopatia ischemica dopo PTCA 5 anni fa 

  Dupuytren bilaterale: operato mano destra
  21.2001

  
	
  Codice ICD 10

  	
   

  	
  Codice AI

  	
   

  
	
   

   Vedi mia nota del 8.10.2003 che riassume
  le patologie sopraesposte

   

  Dopo le informazioni avute:

   

  per la patologia pluridistrettuale
  reumatologica ed ortopedica dopo l'intervento con poco riuscita clinica (vedi
  rapporto dr. __________ del 2003)

  IL 100% per attività pesanti manuali

  IL 0% in attività adeguate leggere : non
  portare / sollevare pesi > 10kg, non stare sempre in piedi/seduto
  specialmente con torsioni/anteflessioni del rachide lombare, non dover
  regolarmente salire/scendere le scale, non manipolare sopra l'orizzontale
  anche saltuariamente.

   

  La patologia cardiaca non
  rappresenta una ulteriore limitazione dell'abilità lavorativa visto
  l'esame da sforzo avuto nel 2003 ed il rapporto medico dr. __________ cardiolgo.

  Per essa si giustifica una IL totale solo
  per sforzi maggiori con carichi ripetitivi mentre in attività  adeguaste e
  leggere senza carico non vi è limitazione.

   

  
						

 

                                         Eseguiti
una serie di accertamenti in merito ad un’attività lavorativa nel frattempo
assunta dall’assicurato, in data 4 ottobre 2004 il capo servizio
dell’amministrazione poneva la seguente valutazione:

 

" 
La documentazione medica
agli atti permette di definire la situazione "stabile" per quanto
riguarda la capacità lavorativa in attività adeguate, già prima della scadenza
dell'anno di attesa (giugno 2002) e questo in base al rapporto medico allestito
il 23.09.2002 dal dr. __________.

 

Se si applica la giurisprudenza per quanto riguarda il
reddito esigibile in attività adeguata, si ottiene un reddito sicuramente
superiore a quanto ottenuto dall'A. prima del danno alla salute e questo anche
applicando la riduzione massima del 35% permesso dalla giurisprudenza; tale
reddito, nel 2002 è di fr. 39'425 (RSS livello 4 quartile 2).

 

Procedere:

scrivere a assicurato chiedendo di indicare, entro 10
giorni dal nostro scritto, genere lavori da lui eseguiti a __________ o altre
località nonché orario di lavoro settimanale e relativo reddito.

Indicare che il mandato 04.02.2004 al nostro Consulente
è al momento annullato e che provvederemo a fornire ulteriori
informazioni/spiegazioni dopo la risposta alla nostra richiesta." (doc. AI
40-1)

                                         

                                         Sulla
base delle risultanze pervenute agli atti, l'amministrazione ha quindi
negato il diritto a prestazioni con decisione del 20 ottobre 2004 motivata come
segue:

 

" 
Esito degli accertamenti:

 

•    Dalla documentazione medica raccolta agli atti risulta
che il signor RI 1 é stato ritenuto totalmente inabile al lavoro in attività
manuali pesanti.

•    Sono per contro ritenute esigibili in misura completa
attività adeguate allo stato di salute dove non vi sia la necessità di:

•    -
sollevare/trasportare pesi superiori a 10 Kg

•    -
stare sempre in piedi o seduto

•    -
torcere/anteflettere il rachide lombare

•    -
salire o scendere regolarmente le scale

•    -
manipolare sopra l'orizzontale

 

•    Esercitando tali attività l'assicurato potrebbe
conseguire CHF 39'425.-- annui (dato 2002). Considerato che
tale reddito é superiore a quanto ottenuto dal signor RI 1 prima dell'insorgenza
del danno alla salute ne deriva che esercitando attività adeguate recupera
pienamente la capacità di guadagno.

 

 

Decidiamo pertanto:

 

•    Non sussistendo una perdita economica
di almeno il 40% la richiesta di prestazioni è respinta." (Doc. AI 44)

 

 

 

In sede di opposizione l’assicurato, tramite il __________, ha contestato
le conclusioni dell’amministrazione facendo tra l’altro valere: 

 

" 
Nella fattispecie si applica il
raffronto generale dei redditi che per la situazione statutaria risulta molto
penalizzante per l'assicurato. A nostro parere in modo in modo più appropriato
deve essere applicato il metodo straordinario considerando quanto segue.

 

5.  Avantutto occorre procedere ad una comparazione
delle attività lavorative rispettivamente ad una ponderazione dei
compiti che l'assicurato ha svolto dopo l'inizio dei suoi problemi di
salute. Egli è stato per lungo tempo inabile al lavoro, alternando periodi a
tempo pieno con periodi a tempo parziale, tanto che ha esaurito le indennità
giornaliere massime. Contestualmente ma soprattutto in seguito all'esaurimento
delle prestazioni della CM, si è dedicato alla gestione dell'attività svolgendo
prevalentemente piccoli lavori leggeri e compiti amministrativi, ricorrendo
all'occorrenza e molto più di prima all'aiuto di personale in affitto per la
consegna dei lavori. Al lavoratori utilizzati in prestito di volta in volta ha
fatto svolgere i lavori più pesanti come per esempio i lavori di gessatura.
Questo compito prima dell'insorgenza del danno alla salute (rammentiamo che
l'assicurato esercita l'attività in proprio da diversi anni) veniva svolto
direttamente ed egli ricorreva all'aiuto di terzi soltanto quando la mole di
lavoro era tale da giustificare un altro operatore. Attualmente l'attività
dell'impresa è ridotta a poco o niente causa il danno alla salute e
l'impossibilità di coprire i costi derivanti dall'assunzione di personale in
sua sostituzione.

 

6.  In secondo luogo rileviamo che vi è un'evidente disparità
di trattamento tra l'assicurato quale lavoratore indipendente ed un lavoratore
invece dipendente che ha le medesime limitazioni funzionali. Un lavoratore
edile dipendente classificato nella categoria qualificati ha un salario annuale
base di franchi 63756 (fr. 4905 x 13) secondo il contratto collettivo di lavoro.
Tale reddito se applicato al signor RI 1 e tenendo conto della valutazione __________
che giudica l'assicurato inabile al 50% in attività confacenti, determina il
diritto a prestazioni AI e quindi il ricorso alla rendita. La categoria del
lavoratore edile dipendente che ha un alto rischio d'invalidità è in ogni caso
percentualmente importante tra i beneficiari di prestazioni AI. E quindi
evidente che nel caso del signor RI 1, applicando il metodo generale del
raffronto dei redditi, tenendo conto delle importati limitazioni, vi è
un'ingiusta penalizzazione ed una disparità di trattamento tra assicurati che
hanno in comune la medesima attività, le medesime patologie ma divergono
unicamente per lo statuto professionale di dipendente o indipendente. E' pur
vero che il signor RI 1 ha corrisposto meno contribuzione AVS rispetto ad un
lavoratore subordinato, ma ciò non è determinante per definire concettualmente
di invalidità." (Doc. AI 52)

 

In
data 23 novembre 2004 il dr. __________ ha inviato uno scritto all’Ufficio AI
del seguente tenore:

 

" 
Ho preso atto della
vostra delibera del 20.10.2004, in cui si ritiene il paz. abile in misura
completa per attività adeguate allo stato di salute.

 

Dal mio punto di vista ritengo che ciò non rifletta le
reali possibilità del paz. che soffre tuttora di un severo impingement della
spalla sx così come di una sindrome lombovertebrale con irradiazione algica
all'arto inferiore sx associata a disturbi della sensibilità e con una chiara
ipotrofia muscolare soprattutto della coscia sx. Essendo nota una discopatia
L4/5 ho dunque richiesto una TAC lombare nell'ipotesi di una sindrome
lomboradicolare L3 L4 a sx. 

Complessivamente riterrei che il Signor RI 1 possa
essere considerato abile nella misura del 50% al massimo in un'attività con i
limiti da voi indicati." (doc. AI 53-1)

 

In
seguito il medesimo sanitario ha fatto pervenire un referto radiologico datato
22 novembre 2004 indicante la presenza di un’ernia discale L4-L5 con compressione
della radice L5 a destra (doc. AI 55-2) oltre ad uno scritto 10 dicembre 2004
del dr. __________, FMH in neurologia, concludente quanto segue:

 

" 
CONCLUSIONE:

All'esame clinico noto una ipotrofia della coscia sin
compatibile con vecchie sofferenze radiocolari, il P. riferisce inoltre un
deficit sensitivo a tutto l'emicorpo sensitivo, con risparmio del viso, di
dubbia interpretazione, forse funzionale. Non vi sono sicuri segni di
compressione radicolare in atto, l'EMG ha dovuto essere interrotto su domanda
del P, permette unicamente di escludere una denervazione in atto del
gastrochemio sin. Penso che legate all'ernia discale L4-L5 anche se posta in
posizione mediana paramediana ds, leggermente lussata verso il basso, con
elementi di claudicatio in assenza però di un vero canale spinale stretto.
Nonostante si tratti sicuramente di una situazione difficile (età, può discutere
una infiltrazione peridurale, non vedo per il momento indicazione a misure
chirurgiche. Da discutere ev. una RM in funzione del decorso." (doc. AI
56-9)

 

In
merito il dr. __________ in data 13 dicembre 2004 ha osservato:

 

" 
Mi riferisco alla
precedente lettera del 23.11.2004 e al risultato della TAC lombare del
19.11.2004 (vidi allegato) che ha evidenziato una voluminosa ernia discale L4/5
con conflitto radicolare L5 d.d.p. più pronunciato a dx, dove
però il paz. non é sintomatico.

 

Faccio presente che il paz. è stato sottoposto ad un
esame neurologico il 10.12.2004 da Dr. __________, di cui vi allego una copia
del referto.

 

Che i dolori all'arto inferiore sx siano di natura
radicolare algica o pseudoadicolare, nulla toglie al fatto che vi è stato un
peggioramento clinico in questo ultimo anno, per cui ritengo giustificato
rivalutare la capacità lavorativa del paz. in particolare per quanto riguarda
un'eventuale attività lavorativa leggera, a mio modo di vedere possibile al
massimo al 50%." (doc. AI 56-7)

 

L’amministrazione
ha quindi ordinato un accertamento medico presso il dr. __________, FMH in
reumatologia, il quale, nella sua perizia all’AI del 20 aprile 2005 ha concluso:

 

" 
4. DIAGNOSI

 

-    sindrome lombovertebrale con componente
spondilogena bilaterale, attualmente più accentuata sul lato sinistro su
alterazioni statiche della colonna vertebrale, con scoliosi destro convessa al passaggio toracolombare,
disturbo di assimilazione lombosacrale, con sacralizzazione di L5 e presenza di un'ernia discale mediana e medio laterale destra a livello dei segmento L41L5

-    periartropatia
omeroscapolare tendinopatica a livello della spalla di sinistra

-    stato dopo
intervento di acromeo-plastica artroscopica il 29.03.2002, nonché presenza attualmente ancora di una lesione parziale della
cuffia dei rotatori - morbo di Dupyutrain
a sinistra interessante il IV e V raggio - adipositas

-    ipertensione arteriosa e stato dopo Stent 5 anni
fa per coronaropatia

 

5. GRADO DI CAPACITA' DI LAVORO IN
% NELL'ESERCIZIO
DELL'ATTIVITA' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITA'
ABITUALE SVOLTA PRIMA DELL'INSORGENZA DEL, DANNO ALLA SALUTE

 

Questo paziente presenta
attualmente una sindrome lombovertebrale, con componente spondilogena
altalenante più marcata ultimamente sul lato sinistro.

L'esame clinico attuale non
mostra segni di compressioni radicolari. Non vi sono segni di instabilità
lombosacrale. All'origine di questa patologia vi è da una parte un'alterazione statica della colonna vertebrale,
con una scoliosi destro convessa toracolombare, vi è un disturbo di assimilazione
lombosacrale e vi è soprattutto una discopatia con ernia discale L4/L5 mediana e para mediana
destra.

Si tratta di un decorso a
carattere altalenante e con una certa cronicità, con dei reperti comunque
clinici piuttosto blandi. Anche un esame neurologico eseguito dal Dr. __________
con
elettromiografia, non ha mostrato reperti sostanziali per un'eventuale irritazione
radicolare o un
deficit sensitivo motorico. Accanto a questa problematica principale per quanto riguarda l'incapacità
lavorativa del paziente, vi è pure una periartropatia omeroscapolare tendinopatica
della spalla di sinistra, con sintomatologia d'impingement. Il paziente era stato operato con acromeo-plastica
artroscopica il 29.03.2002. li decorso di questo
intervento era stato comunque piuttosto negativo, con persistenza di una sintomatologia dolorosa, in particolar modo sotto
sforzo ed alla rotazione del braccio. Un esame di RM della spalla sinistra eseguito dopo l'intervento
chirurgico, aveva evidenziato la
persistenza di una lesione della cuffia dei rotatori di tipo parziale. Accanto
a questi problemi vi è pure un morbo di Dupuytrain a livello della mano
sinistra non particolarmente
invalidizzante attualmente, ma che disturba il paziente nell'apertura completa della mano ed anche in movimenti fini
delle dita delle mani.

 

Tenendo in considerazione questi
aspetti, soprattutto la problematica degenerativa alla colonna lombare e la problematica
di periartropatia della spalla sinistra, ritengo che il paziente presenti un'incapacità
lavorativa almeno del 60% per l'attività professionale svolta di manovale muratore in proprio.

Ritengo che in quest'attività
professionale egli sia limitato, soprattutto nel lavorare in posizioni statiche e fermo in
piedi ed in posizioni non ergonomiche per la colonna vertebrale, nonché nell'utilizzo
dei camion per il trasporto del materiale.

Egli è particolarmente limitato
anche nell'alzare dei pesi. Stimo qui la possibilità di alzare dei pesi al
massimo di 5-10 Kg non ripetutamente. Vi è comunque ancora una capacità
lavorativa residua nel controllo lavori, nel pianificare l'attività degli altri
artigiani e in piccoli lavori di tipo manuale in cui il paziente possa
alternare le posizioni statiche, movendosi e cambiando posizione non dovendo alzare dei pesi
superiori a quelli elencati sopra.

Per quanto riguarda poi
un'attività professionale medio-leggera nella quale il paziente può alternare
la posizione seduta a quella in piedi e alla deambulazione, può evitare di
alzare pesi superiori ai 10 kg ripetutamente, non deve rimanere seduto più di
un'ora e non debba lavorare
in modo continuato con le braccia alzate sopra l'orizzontale soprattutto utilizzando
il braccio sinistro
sotto sforzo vi è a mio modo di vedere ancora una capacità lavorativa residua dei 70%-80%." (Doc. AI 59)

 

Nelle
sue Annotazioni 29 aprile 2005 il dr. __________ del SMR ha osservato:

 

"(…)

Perizia reumatologica dr. __________ del 20.4.2005:

 

Diagnosi:   sindrome lombovertebrale con componente
spondilogena bilaterale, attualmente più accentuata su lato sinistro su
alterazioni statiche della colonna vertebrale, con scoliosi destro convessa al
passaggio toracolombare, disturbo di assimilazione lombosacrale, con sacralizzazione
di L5 e presenza di un'ernia discale mediana e medio laterale destra a livello del segmento
L4/L5 Periartropatia omeroscapolare tendinopatica a livello della spalla di sinistra
Stato dopo intervento di acromio-plastica il 29.3.2002, nonché presenza
attualmente ancora di una lesione parziale della cuffia dei rotatori Morbo di Dupuytrain
a sinistra interessante il IV e V raggio 

                     Adiposità

                     Ipertensione arteriosa

                     Cardiopatia ischemica

 

Conclusione:

IL 60% quale muratore

 

Capacità residua: IL 20-30% in attività adatta: pesi
fino a 5-10 kg, attività manuali medio­leggeri con possibilità di alternare la
posizione seduta con quella in piedi/deambulazione, non stare seduto per oltre
un'ora, non lavorare continuamente con le braccia alzate sopra l'orizzontale
(specialmente il braccio sinistro non può svolgere in questa posizione sforzi).

 

Conclusione: l'attuale perizia conferma un
peggioramento a livello del rachide dorsale con riduzione della capacità
lavorativa in attività adatta del 20-30% (rendimento ridotto). I limiti
funzionali in pratica si sovrappongono a quelli della prima decisione. Il
peggioramento dello stato di salute è databile con il 19.11.2004, data
esecuzione TAC e quindi oggettivazione di modifica dello stato di salute."
(Doc. AI 61)

 

Dopo
aver fatto esperire gli accertamenti di natura economica necessari (doc. AI
65), con decisione su opposizione 16 febbraio 2006 l’Ufficio AI ha confermato
il rifiuto di prestazioni con le seguenti motivazioni:

 

" 
Nella determinazione del
grado d'invalidità, l'amministrazione si basa sui documenti medici per prendere
posizione e, all'occorrenza, su documenti provenienti da altri specialisti. II
compito del medico consiste nel valutare lo stato di salute della persona
assicurata, nonché in quale misura e in quali attività è incapace di lavorare.
Inoltre, le informazioni fornite dai medici costituiscono una base importante
per valutare quali attività possano ancora essere ragionevolmente esigibili
dalla persona assicurata (DTF 105 V 158 f. cons. 1 e DTF 125 V 261 cons. 4).
Per valutare il grado d'invalidità non bisogna attenersi unicamente
all'incapacità di lavoro medico-teorica. Determinante è piuttosto la ripercussione
economica del danno alla salute (art. 16 LPGA).

 

Nella presente fattispecie, occorre sottolineare come
l'amministrazione abbia preso la decisione impostasi dopo un'attenta analisi
della documentazione agli atti da parte del SMR. Per principio, in sede
d'opposizione spetta all'assicurato presentare delle prove atte a giustificare
una differente valutazione delle circostanze.

 

Ora, la nuova documentazione medica è stata sottoposta
al SMR ed in seguito al perito Dott. __________. Con perizia 20 aprile 2005, il
reumatologo ha stabilito un'incapacità lavorativa del 60% quale
muratore/manovale mentre del 20-30% in attività adeguate (medio-leggere).

Il SMR ha pertanto riconosciuto un peggioramento dello
stato di salute dal novembre 2004.

 

II metodo legale di valutazione dell'invalidità è
diverso, a seconda se si tratta di persone con o senza attività lucrativa. Il
grado d'invalidità delle persone assicurate attive si determina tramite il
confronto dei redditi. Il reddito che l'assicurato invalido potrebbe conseguire
esercitando l'attività ragionevolmente esigibile da lui, dopo la cura medica e
l'eventuale esecuzione di provvedimenti d'integrazione e tenuto conto di un
situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che
egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido (art. 16 LPGA).

Per determinare il reddito d'invalido si possono anche
applicare i salari indicativi (Rilevazione svizzera della struttura dei salari
RSS) se, dopo l'insorgere del danno alla salute, la persona assicurata non ha
assunto nessuna attività lucrativa o comunque nessuna attività lucrativa
ragionevolmente esigibile (Pratique
VSI 1999 p. 51; RCC 1989 p. 485
cons. 3b).

Va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale,
per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o
professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro
capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di
regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, confermato in Pratique VSI 2002 p. 64). Tale deduzione non è
automatica, ma deve essere valutata tenendo conto di tutte le circostanze dei
singolo caso. È in ogni caso compito dell'amministrazione motivare l'entità
della deduzione.

 

Se l'assicurato prima dell'invalidità esercitava
un'attività lucrativa indipendente, il salario senza invalidità è determinato
considerando l'evoluzione che l'azienda della persona assicurata avrebbe avuto
se non fosse subentrata l'invalidità (RCC 1963 p. 427). Si tiene conto in
particolare delle attitudini professionali e personali e del genere di attività
della persona assicurata, come pure della situazione economica e dell'andamento
della sua azienda (RCC 1961 p. 338) prima dell'insorgere dell'invalidità. Per
quanto riguarda il reddito d'invalido, dai lavoratori indipendenti si può
esigere un'attività adeguata da dipendente/salariato. Soprattutto se consente
un guadagno nettamente superiore (RCC 1983 p. 246, 1968 p. 434).

 

Nel caso concreto, considerati i redditi dichiarati
dall'assicurato per le imposte, risulta che questi dal 1997 non ha mai
raggiunto i fr. 20'000.- annui. Considerate le esigue
potenzialità dell'azienda ed utilizzato tale importo quale massimo reddito
conseguibile senza invalidità, anche ipotizzando la massima riduzione percentuale
sul salario statistico RSS (25%) e presa in considerazione una capacità di
lavoro residua limitata al 70%, il reddito d'invalido (circa fr. 27'600.--) risulta sempre superiore a quanto
concretamente guadagnato prima del danno alla salute.

 

Stante quanto precede, la capacità di guadagno residua
del Signor RI 1 continua ad essere totale. L'assicurazione invalidità ha
pertanto respinto a giusta ragione le pretese dell'assicurato, non essendo in
particolare realizzati i presupposti basilari per il riconoscimento del diritto
ad una rendita. La decisione impugnata risulta corretta e deve quindi essere
confermata." (Doc. AI 66)

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I
355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U
330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V
176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28
novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR
1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato
rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il
l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso
che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare
considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non
pubbl. 22 maggio 1995
 in re A. C; cfr. anche
DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio
consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su
basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda
l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste
delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno
valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività
e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354). 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole
deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. 

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo
2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre
2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                               2.7.   

                             2.7.1   Nell’evenienza
concreta, questo TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute del
ricorrente sia stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione qui impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio
la valutazione effettuata dal dr. __________, da considerare dettagliata, approfondita
e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati (cfr. consid.
2.6.).

                                         In
effetti, appurato come il richiedente soffrisse di un problema alla spalla
sinistra (Impingement con rottura parziale m.sopraspinato dopo operazione di
acromio plastica il 29 marzo 2002), di una sindrome lombare con discopatia L4/5
oltre che di una cardiopatia ischemica e Dupuytren bilaterale, per meglio
chiarire le effettive ripercussioni sulla capacità lavorativa dell’assicurato,
l’Ufficio AI ha aggiornato gli atti medici e fatto esperire una perizia dallo
specialista reumatologo dr. __________. Quest’ultimo, esaminata tutta la
documentazione medica esistente, posta le seguenti diagnosi 

 

" 
- sindrome lombovertebrale con componente spondilogena
bilaterale, attualmente più accentuata sul lato sinistro su alterazioni
statiche della colonna vertebrale, con scoliosi destro convessa al passaggio toracolombare, disturbo di assimilazione
lombosacrale, con sacralizzazione di
L5 e presenza di un'ernia discale mediana e medio laterale destra a livello dei segmento
L41L5

-    periartropatia
omeroscapolare tendinopatica a livello della spalla di sinistra

-    stato dopo
intervento di acromeo-plastica artroscopica il 29.03.2002, nonché presenza attualmente ancora di una lesione parziale della
cuffia dei rotatori 

- morbo di Dupyutrain
a sinistra interessante il IV e V raggio 

- adipositas

- ipertensione arteriosa e stato dopo Stent 5 anni fa
per coronaropatia (doc. AI 59-4).

 

                                         ha
concluso che tenendo in considerazione soprattutto la problematica degenerativa
alla colonna lombare e la problematica di periartropatia della spalla sinistra,
l’interessato era da considerare limitato nella sua capacità lavorativa, nella
precedente attività di muratore, nella misura del 60%, mentre che in attività
fisicamente medio-leggere l’incapacità scendeva al 20-30%. Con riferimento alla
sua attività di muratore, lo  specialista ha altresì precisato che
l’interessato non dovrebbe sollevare pesi superiori ai 5-10 Kg e non
ripetutamente, rilevando come tuttavia vi sia ancora una capacità lavorativa residua
nel controllo lavori, nel pianificare l’attività degli altri artigiani e in
piccoli lavori di tipo manuale in cui l’assicurato possa alternare la propria
posizione e non debba alzare pesi eccessivi (cfr. sopra consid. 2.5, doc. AI 59). 

 

                                         Contrariamente
a quanto sembra asserire l’interessato, il referto reumatologico agli atti, basato
su un esame dettagliato cui va senz’altro attribuito pieno valore probatorio
conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr. consid. 2.6), appare
senza dubbio approfondito e dettagliato e questo Tribunale non ha motivi per
ritenerlo incompleto o lacunoso e, quindi, per non dare piena conferma a queste
conclusioni. 

 

                                         D’altra
parte, l’amministrazione ha provveduto anche ad interpellare il dr. __________,
cardiologo, in merito alle eventuali conseguenze sulla capacità lavorativa dell’assicurato
della cardiopatia ischemica di cui è affetto. Nel suo rapporto all’Ufficio AI
del 1° dicembre 2003 lo specialista ha concluso per una capacità lavorativa
integra a patto di evitare sforzi intensi (doc. AI 24-2). 

   

                                         A
ragione quindi l’amministrazione ha ritenuto l’assicurato, a dipendenza della
problematica ortopedica e reumatologica, incapace al lavoro nell’attività precedentemente
svolta di muratore/giardiniere nella misura del 70%, in un’attività professionale
medio-leggera, rispettosa dei limiti evidenziati dal perito, nella misura del
20-30%. 

 

                             2.7.2   Questa
dettagliata ed approfondita valutazione non è stata smentita da altri certificati
da parte di medici specialisti attestanti in modo convincente una diversa situazione
clinica o un peggioramento duraturo delle sintomatologie rilevate. 

 

Quanto
prodotto dal ricorrente al fine di dimostrare, a suo modo di vedere, un’inabilità
al lavoro maggiore a causa delle  patologie che lo affliggono, difatti, non è
in grado di sovvertire le conclusioni del perito interpellato
dall’amministrazione o attestare un peggioramento duraturo delle sue affezioni
rispetto a quanto valutato in sede peritale. 

                                         

                                         Innanzitutto,
non possono modificare le suesposte conclusioni le varie certificazioni del dr.
__________, curante del richiedente, di epoca peraltro antecedente la perizia
del dr. __________. In effetti, a prescindere dalle considerazioni generali che
si impongono sul tema dell’attendibilità delle certificazioni dei medici di
fiducia (cfr. copra consid. 2.6), le attestazioni del dr. __________, incluse
quelle del 23 novembre e 13 dicembre 2004 (doc. AI 56-6,7), non apportano
elementi nuovi o considerazioni che possano in qualche modo mutare le
conclusioni tratte dal dr. __________ sulla base di un’accurata e approfondita
valutazione del caso.  In effetti la descrizione del quadro clinico fatta dal
reumatologo curante dell’assicurato coincide essenzialmente con quella del
perito, inclusa la presenza dell’ernia discale. Per il resto, il dr. __________
non evidenzia nuovi elementi clinici, ma si limita essenzialmente a dare una
diversa interpretazione della capacità lavorativa residua dell’assicurato
(stimata nel 50% in attività adeguate) che tuttavia non permette di discostarsi
dalle valide conclusioni cui è giunto il perito incaricato dall’amministrazione
o di indiziare elementi tali da ammettere una sostanziale modifica delle stato
reumatologico rispetto a quanto attestato dal dr. __________ nell’aprile 2005.    

 

                                         Né
del resto l'ulteriore documentazione prodotta dall'interes-sato, segnatamente il
certificato 22 novembre 2004 della Clinica __________ o quello del 10 dicembre
2004 del dr. __________, neurologo, consente di concludere altrimenti, in
quanto non indiziante una conseguente inabilità lavorativa a dipendenza della problematica,
definita dallo specialista di natura pseudoradicolare, legata all’ernia discale
(cfr. in questo senso anche il dr. __________ del SMR nelle sue annotazioni del
18 febbraio 2005, doc. AI 57-1). 

Né infine l’interessato ha fatto valere, nel suo gravame, altre
allegazioni che possano in qualche modo modificare le suesposte conclusioni.   

 

                                         Se
ne deve concludere che il ricorrente non ha in sostanza sollevato argomentazioni
o prodotto alcun certificato medico atti a dimostrare che sino al momento
dell'emanazione dell'atto impugnato (il
giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione
impugnata in base alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento in
cui essa è state resa; cfr. DTF 130 V 140, 129 V 4, 121 V 366 consid. 1b)
i disturbi di cui è affetto incidessero sulla sua capacità lavorativa in
maniera superiore a quanto appurato dal perito incaricato dall’amministrazione.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del dr. __________ tutti i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6.), alla
stessa può esser fatto riferimento. Inoltre, non essendo l’interessato affetto
da altre patologie invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare la sua incapacità al guadagno sino
all'emanazione del querelato provvedimento. Pertanto, richiamato inoltre
l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversiche- rungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer
Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere siccome dimostrato con
il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi
citati; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32
consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b), che sino al momento
dell'emanazione del querelato provvedimento l'assicurato presentava una
capacità lavorativa del 40% nell’attività precedentemente svolta quale muratore,
e del 70-80% in un'attività lavorativa medio-leggera più adatta. 

 

                               2.8.   

                            2.8.1.   Per
quanto riguarda la determinazione del grado di invalidità, richiamato l’art. 16
LPGA e quanto già esposto ai consid. 2.3 e 2.4 che precedono, va ricordato che l'invalidità nell'ambito delle
assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico
e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). I dati economici
risultano pertanto determinanti. 

Al medico compete la valutazione dello stato di salute
del peritando, della misura e del tipo di attività in cui l’interessato è
incapace al lavoro. Il medico stabilisce, quindi, in che misura il danno alla
salute limita l’interessato nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita
in particolare alle funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo
la sua esperienza di vita entrano in linea di conto nel caso concreto
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143
consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 228, Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

                                         In
ogni modo, ai fini
dell'accertamento dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro
equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra
domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser,
op cit. p. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità
congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK
1984 p. 347). 

                                         

                                         Va ancora la pena di rilevare che, secondo la giurisprudenza del
TFA, in applicazione del metodo ordinario del raffronto dei redditi, per
accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito
da valido) è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza
preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del
diritto alla rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa
G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168
pag. 100 consid. 3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a).
Il reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile. Determinante è
dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle
competenze professionali come pure delle circostanze personali per un
prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi,
l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in
merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr.
U 168 pag. 100s. consid. 3b). Considerato come di regola bisogna presumere che
senza il danno alla salute l’assicurato avrebbe continuato la precedente
attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno conseguito, adeguato al
rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000 n. U 400 p.
381 e riferimenti). 

                                         Per
quel che concerne la determinazione del reddito di un indipendente, si
deve tener conto in particolare delle attitudini professionali e personali e
del genere di attività della persona assicurata, come pure della situazione
economica e dell'andamento della sua azienda (RCC 1961 pag. 338) prima dell'insorgere
dell'invalidità. In mancanza di dati affidabili, il reddito medio o il
risultato d'esercizio di aziende simili possono fungere da base per valutare il
reddito ipotetico (RCC 1962 pag. 125). Il reddito di tali aziende non può
tuttavia essere equiparato direttamente al reddito ipotetico senza invalidità
(RCC 1981 pag. 40). In tutti i casi deve essere fatta astrazione del reddito
che non proviene dall'attività personale dell'assicurato, come il good-will,
l'interesse derivante dal capitale investito o la parte di reddito attribuibile
alla collaborazione di famigliari (RCC 1971 pag. 432; cfr. Valterio op. cit.,
pag. 206; Peter, Die Koordination von Invalidenrenten, Zurigo 1997 pag. 65 e il
marginale 3030 della Circolare sull'invalidità e la grande invalidità
nell'assicurazione per l'invalidità (CIGI) edita dall’UFAS, nella versione in vigore
dal 1° gennaio 2000; cfr. al riguardo anche STCA del 29 ottobre 2003 nella
causa W., inc. 32.2002.154, del 27 ottobre 2003 nella causa C., inc.
32.2003.15).

                                      

                                         Per
quel che concerne invece il reddito da invalido, lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto guadagno, in
particolare perché come nel caso in esame l'assicurato non ha intrapreso una
attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a
quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere
ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale
di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro  (Pratique VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino a un massimo del
25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc, recentemente confermato in Pratique VSI 2002
pag. 64).

 

                             2.8.2   Nel
caso in esame, per la determinazione dell’incapacità al guadagno l'amministrazione
ha utilizzato il metodo ordinario mettendo quindi a confronto il reddito che
l’assicurato avrebbe conseguito senza il danno alla salute quale muratore indipendente
(reddito da valido) con quello risultante da un’attività medio-leggera non
qualificata (reddito da invalido). L’Ufficio AI non ha quindi applicato il
metodo straordinario (cfr. sopra consid. 2.4), essendo stato possibile accertare
con cognizione di causa l’utile conseguito dall’assicurato negli ultimi anni
prima dell’insorgenza del danno alla salute tramite i dati fiscali e non
essendo stato addotto nulla circa una eventuale non rappresentatività dei
redditi fiscalmente tassati.

   

                                         Più
precisamente, l’amministrazione, tenuto conto delle limitazioni
funzionali soprattutto dal punto di vista reumatologico, partendo da un reddito statistico di riferimento secondo le
tabelle RSS quale dipendente di fr. 52’566, operate deduzioni sino al (massimo
consentito del) 25% per tener conto delle varie limitazioni da rispettare
indicate dal perito, considerando inoltre una capacità lavorativa del 70%
(secondo il dr. __________ del 70-80%, cfr. sopra consid. 2.5), ha ottenuto un
reddito d’invalido in funzione della capacità lavorativa residua
effettivamente realizzabile di fr. 27'597 (doc. AI 65-1). 

                                         

                                         Per quanto invece
riferito al reddito da valido, osservato come conformemente alle
verifiche fiscali esperite negli ultimi 7 anni il richiedente non avesse mai raggiunto,
nella sua professione indipendente, un reddito tassato di fr. 20'000 annui,
l’Ufficio AI ha concluso che l’interessato non subiva alcuna perdita di
guadagno giacchè comunque il reddito da invalido di riferimento superava quello
da valido. In altre parole, esercitando una professione adeguata al suo stato
di salute, l’assicurato potrebbe recuperare pienamente la capacità di guadagno.

                                         Per le motivazioni
che seguono questo Tribunale non vede ragione per dissentire.  

                                                                                                              

                             2.8.3   Il
ricorrente censura tali conclusioni e in particolare l’utilizzo del metodo
ordinario di raffronto dei redditi ai fini della valutazione dell’invalidità
operato dall’Ufficio AI e invoca in suo luogo l’applicazione del metodo
straordinario, rilevando che un diverso modo di procedere sarebbe contrario al
principio costituzionale dell’uguaglianza di trattamento.  

                                      

                                         Ora,
in proposito, va ribadito (cfr. sopra consid. 2.4) innanzitutto che secondo giurisprudenza, il metodo straordinario è applicabile solo
eccezionalmente (RCC 1969 pag. 699) e meglio solo se uno dei redditi
determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in maniera
affidabile (STFA inedite del 27 agosto 2004 in re I, I543/03, consid. 4.3 e 22 ottobre 2001 in re W., inc. I 224/01, consid. 2b;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 205; cfr. DTF 104
V 136).

 

                                         D’altra
parte, è opportuno ricordare che conformemente ad un principio
generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni sociali,
all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c,
117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht
zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572). In
virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente
esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua
"invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua
capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28
consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo
1995, pag. 296 segg). Non è quindi dato alcun diritto
ad una rendita se la persona interessata dovesse essere in grado di percepire
un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968
pag. 434). 

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti
esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze
personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di
domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb). 

                                         In
tale prospettiva, dunque, ad un assicurato indipendente si può ragionevolmente
richiedere di intraprendere un’attività dipendente nella misura in cui egli
possa mettere a miglior frutto la sua residua capacità lavorativa e che tale
cambiamento di professione  - tenuto conto dell’età, della durata dell’attività
svolta, della formazione, della tipologia dell’attività sin qui esercitata e
della situazione professionale -  sia ragionevolmente esigibile (ZAK 1983 pag.
256; STFA inedita 7 giugno 2006 nella causa K., I 38/06, consid. 3.2 con riferimenti
di giurisprudenza: in quella circostanza l’Alta Corte aveva ritenuto esigibile
un cambiamento di professione da agricoltore indipendente in un’attività
dipendente adeguata. Vedi anche STFA inedita 14 giugno 2005 nella causa S., I
761/04, dove il TFA ha confermato l’esigibilità di un cambiamento professionale
da custode indipendente di diversi immobili). 

                                         Se
ciò si avvera, l'esigibilità di un cambiamento di professione va ammessa e
anche il libero professionista può essere trattato, ai fini della valutazione
del suo reddito da invalido, come se avesse rinunciato alla propria attività
indipendente (cfr. STFA inedite 27 agosto 2004 in re I, I 543/03, consid. 4.3 e
del 22 ottobre 2001 in re W., I 224/01, consid. 3b/bb). In tal caso per
stabilire l'invalidità vengono computate quelle entrate che egli potrebbe
percepire tramite un'attività lavorativa dipendente adeguata al danno alla
salute.

 

                                         Nella
specie, come dianzi esposto, l’Ufficio AI, per determinare il grado
d’invalidità, ha contrapposto al reddito da valido, determinato sulla
base della media degli utili netti e fiscalmente imposti percepiti dal
ricorrente nell’attività di muratore indipendente, esercitata sin dal 1989,
negli anni precedenti all’insorgenza del danno alla salute (circa fr. 20'000), un
reddito da invalido dedotto dai salari statistici. 

                                         Ora,
in proposito deve essere innanzitutto precisato che il TFA ha già avuto modo di
affermare l’ammissibilità di principio di un raffronto tra redditi da attività
dipendente con redditi da attività indipendente (STFA del 27 agosto 2004 nella
causa I., I 543/03 e riferimenti). 

                                         Tale
modo di operare è segnatamente stato avallato nei casi in cui sono disponibili
dati fiscali attendibili (cfr. sentenza citata). Come in quello presente, visto
che i redditi di raffronto sono determinabili o perlomeno stimabili con una
certa affidabilità. In effetti gli atti fiscali riferiscono di un reddito annuo
imponibile medio di poco meno di fr. 20'000 negli anni dal 1997 al 2003 (doc.
AI 64-1) (la giurisprudenza ritiene adeguato tener conto della media dei
redditi percepiti negli ultimi tre esercizi, cfr. AJP 1999 p. 484). Del resto, nel
2002 e nel 2003, periodo in cui l’assicurato, tramite il suo legale, ha dichiarato
di lavorare al 50% (doc. AI 7-1), i redditi imposti si situano a fr. 11'902
rispettivamente fr. 8'900 (doc. AI 64-1), cifre che confermano quindi
l’andamento degli introiti degli anni precedenti svolti a tempo pieno. 

                                         Va
anche osservato che tali dati non sono contestati, ma anzi espressamente
ammessi dall’assicurato. 

                                         Né
del resto egli fa valere elementi tali da lasciar presumere che in futuro la
sua attività avrebbe subito un incremento dell’utile o della cifra d’affari o
che in altra maniera le cifre dedotte dagli atti fiscali non siano rappresentative.

                                         

                                         Certo,
non si può dar torto al ricorrente quando sottolinea l’esiguità dei redditi
conseguiti. Tuttavia va detto in proposito che il TFA ha già avuto modo di considerare
che qualora – come in casu – alla luce delle circostanze concrete bisogna
ritenere che l’assicurato senza invalidità verosimilmente si sarebbe, come in
passato, volontariamente accontentato di una siffatta attività lavorativa poco
redditizia, bisogna fondarsi su tali proventi, anche se di per sé l’interessato
avrebbe avuto la possibilità di accedere ad altre attività lavorative, magari
salariate, meglio retribuite (STFA non pubblicate del 5 dicembre 2003 nella
causa S., I 630/02 e del 4 aprile 2002 nella causa M., I 696/01; RCC 1992 p. 92
consid. 4a;  cfr. con riferimento tuttavia ad assicurati salariati la STCA del
28 febbraio 2007 nella causa R., 35.2006.61 e i riferimenti).

                                         Nella
specie, già si è detto che l’assicurato non ha indicato le ragioni per cui egli
si sia accontentato, negli ultimi anni, benchè ancora in età relativamente
giovane, di redditi così esigui piuttosto di dedicarsi ad altra attività meglio
remunerata. Si deve quindi presumere che tali redditi abbiano la loro ragione
in una libera scelta dell’interessato. Egli non ha del resto mai sostenuto o
lasciato intendere che senza il danno alla salute avrebbe abbandonato
l’attività indipendente per dedicarsi ad un lavoro dipendente.

                                         A
titolo abbondanziale va detto che comunque nella specie l’amministrazione,
avendo considerato, come si è visto, un reddito da invalido applicando la riduzione
massima possibile del 25%, ha contribuito a ristabilire una certa sintonia tra
i due redditi da porre a confronto (cfr. in proposito DTF 129 V 225). Anche
nell’ipotesi maggiormente favorevole per l’assicurato, il tasso d’invalidità complessivo
non potrebbe tuttavia avvicinarsi alla soglia pensionabile del 40%. 

                                         D’altra
parte, considerato come dagli atti non risultano circostanze – soggettive o
oggettive – che impongano di concludere in senso contrario, richiamato il già evocato
principio generale per il quale all’assicurato incombe l’obbligo di ridurre il
danno, anche un cambiamento di professione può ritenersi esigibile in concreto,
segnatamente anche nel senso di intraprendere un’attività dipendente. 

                                         Per
quanto riguarda in particolare l’età dell’assicurato, sottolineata dal medesimo
nel suo ricorso, al momento della presentazione della domanda di prestazioni,
nel 2002, egli era appena cinquantenne ed aveva quindi di fronte a sé perlomeno
ancora oltre dodici anni di attività (cfr. RCC 1968 p. 434 e STFA non pubblicata
dianzi citata). Inoltre, l’attività professionale da lui esercitata era già piuttosto
variegata, occupandosi sia dei lavori di muratura, di giardinaggio e di quelli contabili
e amministrativi della ditta. Rilevato poi come egli non abbia sempre svolto
solo un’attività indipendente, a maggior ragione un cambiamento di professione deve
ritenersi esigibile (cfr. VSI 2001 p. 279 consid. 5). Si deve quindi ammettere
che, richiamato nuovamente il dovere di ogni assicurato di limitare il danno,
dal ricorrente si può anche pretendere di passare ad un’attività lavorativa,
dipendente, adeguata ai suoi limiti funzionali recuperando la sua capacità di
guadagno.

                                         

                                         Infine,
con riferimento alla censura sollevata dall’interessato nel suo gravame, il TFA
ha già avuto modo di precisare che in un tal modo di procedere non è per nulla
ravvisabile una violazione del principio dell’uguaglianza di trattamento (art.
8 Cost). In effetti un cambiamento di professione – e di conseguenza il computo
di un reddito da attività dipendente – è da considerarsi solo se, come in
concreto, è ritenuto esigibile alla luce di criteri soggettivi e oggettivi e delle
circostanze del singolo caso. 

                                         Va
infine ancora aggiunto, con riferimento alle limitazioni da rispettare in
un’attività lavorativa suggerite dai medici, che il mercato del lavoro
accessibile ai lavoratori poco o non qualificati, pur essendo in buona parte
limitato a lavori di manodopera o altre attività fisiche (RCC 1989 p. 331),
offre comunque non poche possibilità a chi non è più in grado di svolgere
attività pesanti, ritenuto che nell’industria e nell’artigianato le attività
pesanti vengono sempre più spesso eseguite tramite macchine, con conseguente
aumento di attività di controllo e sorveglianza (STFA non pubblicata del 22
novembre 2006, I 747/2005).  

 

                                         Ne
discende che a ragione, in applicazione della giurisprudenza del TFA,
l’amministrazione ha ritenuto determinante ai fini della valutazione dell’invalidità
dell’assicurato il metodo ordinario del raffronto dei redditi e negata
l’applicazione del metodo straordinario. 

 

                                         A
titolo abbondanziale va detto che le conclusioni cui è giunta l’amministrazione
non potrebbero mutare nemmeno volendo considerare, nella determinazione del
reddito da valido, la media degli utili imposti fiscalmente maggiorati dei
contributi sociali, e questo per tener conto che i dati statistici salariali
raffrontati come reddito da invalido tengono conto di tali oneri (cfr. in proposito
le STFA già citate sopra I 543/2003 e I 145/01). In effetti la differenza tra i
fr. 20'000 considerati e i fr. 27'597 ritenuti come reddito da invalido dopo
applicazione di tutte le riduzioni percentuali consentite non potrebbe in ogni modo
essere colmata nemmeno ammettendo un ammontare di circa fr. 3’000 di oneri
sociali.  

 

                                         Per
completezza va fatto ancora presente che con sentenza del 5 settembre 2006
nella causa P. (I 222/04), il TFA ha stabilito che “secondo la giurisprudenza,
sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete,
i dati salariali nazionali risultante dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica (cfr, tra altre, sentenza 10 agosto 2001 in re R., I 474/00, consid.
3a/aa). L’inapplicabilità dei valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce
dei valori in relazione alle grandi regioni, è di recente stata decisa dalla
Corte plenaria in data 10 novembre 2005 (cfr. in tal senso sentenza 22 agosto
2006 in re K, I 424/05)”. Pertanto, nella determinazione del reddito da
invalido occorre d’ora in poi applicare i valori nazionali (Tabella TA1) e non
più quelli regionali (Tabella TA13) come sin’ora confermato dal TCA.

                                         Tale
circostanza non ha in ogni modo alcuna ripercussione sul caso in esame. In
effetti, essendo i valori nazionali maggiori di quelli regionali, il reddito
esigibile in un’attività adeguata risulterebbe ancora superiore a quello
calcolato dall’amministrazione e, di conseguenza, ancora maggiore il divario
rispetto ai guadagni conseguiti dall’assicurato e, quindi, il tasso
d’incapacità al guadagno risulterebbe comunque essere inferiore al minimo
pensionabile del 40%. 

                                         Alla
medesima conclusione si giungerebbe con ogni verosimiglianza anche volendo
aggiornare i redditi (da valido e da invalido) fino al 2006 (come visto, occorre
valutare se vi è stata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento sino al momento della
decisione impugnata, cfr. consid. 2.3. in fine).

 

                               2.9.   Visto quanto precede, la conclusione dell’amministrazione di ritenere il
ricorrente invalido in misura inferiore al 40%, essendo basata su sufficienti
approfondimenti, non può che essere confermata.  

Non essendo dato un grado d’invalidità giustificante l’erogazione di una
rendita d’invalidità (art. 28 cpv. 1 LAI), l’Ufficio AI ha di conseguenza
rettamente negato la rendita. La decisione contestata deve essere confermata e
il ricorso respinto. 

 

Si ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non
pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
su opposizione in lite.

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti