# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 98b2631a-5dce-5b03-a7c5-66d480531b5c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-09-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.09.2021 32.2021.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2021-32_2021-09-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2021.32

   

  TB

  	
  Lugano

  13 settembre 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 marzo 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'8 febbraio 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Nel 2016 RI 1, 1965, attivo
come gessatore con la ditta __________ della quale era socio e gerente, è stato
vittima di un infortunio e nel novembre 2017 (doc. 14) ha fatto richiesta di
prestazioni dall'assicurazione invalidità per ernia discale a livello C5-C6 con
componente intraforaminale bilaterale.

L'Ufficio assicurazione invalidità ha raccolto la documentazione
medica ed economica necessaria e l'ha sottoposta al Servizio Medico Regionale,
il quale il 19 luglio 2019 (doc. 55) ha ritenuto opportuno fare esperire una
perizia pluridisciplinare.

                               1.2.   Il rapporto peritale del 1°
ottobre 2020 (doc. 90) del Servizio Accertamento Medico è stato fatto proprio
dal dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale nel suo rapporto finale
del 5 ottobre 2020 (doc. 91) e, dopo avere sentito il consulente in
integrazione professionale (doc. 97) e il Servizio ispettorato (doc. 94), il 28
ottobre 2020 (doc. 99) l'Ufficio AI ha emesso un progetto di decisione di
attribuzione di una rendita.

Alle osservazioni del 27 novembre 2020 (doc. 104) formulate
dall'assicurato limitatamente contro la concessione di tre quarti di rendita
dal 1° settembre 2020 ha fatto seguito la decisione dell'8 febbraio 2021 (doc.
A2), con cui l'amministrazione ha confermato l'attribuzione di una mezza
rendita di invalidità dal 1° giugno 2017 (grado AI 50%), di una rendita intera
dal 1° ottobre 2019 (grado AI del 100%) e di tre quarti di rendita dal 1°
settembre 2020 (grado AI 69%).

 

                               1.3.   Il 10 marzo 2021 (doc. I) RI
1, sempre patrocinato dall'avv. RA 1, si è rivolto al Tribunale chiedendo di
togliere l'effetto sospensivo al ricorso per potere beneficiare del versamento
della rendita di invalidità, visto che la sua contestazione è limitata al
diritto dal 1° settembre 2020, che il ricorrente ha chiesto di riconoscergli in
ragione di una rendita intera anziché di tre quarti.

L'assicurato ha evidenziato che a causa dell'infortunio sul lavoro
del 15 giugno 2016, le sue condizioni di salute sia dal profilo somatico sia
psichico sono tali da non potere più esercitare l'attività abituale di
gessatore, ma neppure l'impiego amministrativo che svolgeva parzialmente in
seno alla sua ditta, non avendo alcuna formazione specifica in quest'ultimo
ambito.

Secondo l'insorgente, il grado di invalidità del 69% valido dal 1°
settembre 2020 non è corretto e in particolare le limitazioni funzionali
indicate nel rapporto finale SMR del 5 ottobre 2020 sono in netto contrasto con
un'attività semplice e ripetitiva che consentirebbe di conseguire un salario
mensile ipotetico mediano di Fr. 5'466,39. Un'attività lavorativa negli ambiti indicati
nella decisione in cui sarebbe reintegrabile non è invece adeguata ai suoi
limiti funzionali.

Ripercorrendo la perizia SAM, il ricorrente ha rilevato che tanto
la sua psichiatra quanto il perito specialista erano concordi che le
problematiche somatiche e la consapevolezza dell'impossibilità di riprendere
l'attività lavorativa hanno ostacolato, e addirittura aggravato, il suo stato
psicopatologico.

Inoltre, la sindrome cervicovertebrale con componente
cervico-brachiale ha un notevole impatto sulla sua capacità lavorativa, tanto
che è totalmente inabile come gessatore.

Per l'assicurato, poi, non disponendo di alcuna formazione
specifica, un impiego dirigenziale e amministrativo come svolto nella sua
ditta, tuttavia fallita nel 2017 e cancellata nel 2020, è del tutto
improbabile.

Non vanno infatti inoltre dimenticate le numerose limitazioni
figuranti nel rapporto SMR del 5 ottobre 2020, che sono state evidenziate pure
dalla consulente in integrazione professionale.

Stante il solo attestato professionale AFC come gessatore e la sua
età (54 anni), egli è difficilmente reintegrabile nel mondo del lavoro, tanto
che l'Ufficio AI stesso non ha ritenuto possibile una riformazione
professionale. Il reddito mensile da invalido stabilito dall'amministrazione non
è dunque realizzabile, anche perché le attività lavorative indicate dalla
consulente non sono adeguate ai suoi limiti funzionali e sono contestate. A suo
dire, è per contro ipotizzabile un'attività meno pesante, come un'attività nel
servizio della ristorazione.

Anche la riduzione sociale del 10% operata dall'Ufficio AI non
tiene conto sufficientemente della sua situazione personale, avendo 56 anni e
non possedendo alcuna formazione specifica se non quella di gessatore, per la
quale è però inabile al 100%. Inoltre, le limitazioni alla capacità lavorativa
hanno un grande impatto, in particolare sul suo stato psichico in costante
declino che influenza negativamente la capacità lavorativa e quindi la
possibilità di trovare un nuovo lavoro.

Considerato un salario statistico nella ristorazione di Fr.
4'282.- mensili (Fr. 51'384.- annui) e una riduzione del 25%, con una capacità
lavorativa del 70% egli avrebbe diritto a una rendita intera. Ad ogni modo,
anche se si confermasse il reddito annuo ipotetico di Fr. 68'361,39, con la
riduzione del 25% si avrebbe un grado AI del 74% e quindi comunque diritto a
una rendita intera.

 

                               1.4.   Nella risposta del 13 aprile
2021 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha proposto al TCA di
respingere il ricorso e di confermare la decisione impugnata.

Sulla richiesta ricorsuale di togliere l'effetto sospensivo al
ricorso l'amministrazione ha precisato che il provvedimento adottato era nei
fatti immediatamente esecutivo, nel senso che ha già versato all'assicurato le
rendite riconosciutegli e continuava a versargli tre quarti di rendita proprio
per evitargli difficoltà economiche.

Sull'aspetto medico l'Ufficio AI ha confermato le conclusioni
tratte dal Servizio Medico Regionale il 5 ottobre 2020 (capacità lavorativa del
70% in attività adeguate da giugno 2020), che si è fondato su una completa ed
esaustiva perizia pluridisciplinare e che serve validamente quale base di
giudizio, non essendo stata smentita in modo convincente da altri certificati
medici.

Per la questione economica, l'amministrazione ha osservato che
essendo esigibile che dal 1° giugno 2020 l'assicurato sfrutti la sua residua
capacità lavorativa del 70% in attività adeguate e stante il suo obbligo di
ridurre il danno, come rilevato dalla consulente in integrazione professionale il
20 ottobre 2020 all'assicurato può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare
la sua residua capacità lavorativa in quei settori d'attività accessibili a
lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive che non
richiedono una preparazione professionale specifica. Sul mercato del lavoro
esistono delle attività che il ricorrente è in grado di esercitare al 70%
malgrado il danno alla salute. Vi sono attività di sorveglianza, fisicamente
leggere, che possono essere svolte sia in piedi sia da seduti e con la
possibilità di variare di frequente la postura, perciò le valutazioni della
consulente, che ha enumerato molteplici attività che egli potrebbe esercitare
tenuto conto delle limitazioni funzionali indicate, sono corrette.

In merito alla riduzione percentuale del reddito da invalido,
l'Ufficio AI ha ricordato che essa avviene con un esame globale (doc. 93) e che
trattandosi di una capacità lavorativa del 70% intesa come presenza durante
tutto il giorno, ma con una riduzione complessiva del rendimento del 30%, non
si può applicare un'ulteriore riduzione percentuale per tenere conto del fatto
che l'assicurato è in grado di lavorare a tempo parziale. Anche la nazionalità
svizzera e l'età di 54 anni al momento della definizione medica della capacità
lavorativa residua del 70% non permettono un'ulteriore deduzione del reddito
statistico. Neppure la circostanza di avere una formazione limitata giustifica
una riduzione, visto che le attività adeguate possibili non richiedono
un'esperienza professionale diversificata. La riduzione globale del 10% va
perciò confermata, così pure il calcolo della perdita di guadagno che giunge a
un grado AI del 69%.

 

                               1.5.   Chiesta (doc. VI) e ottenuta
una proroga (doc. VII), con le osservazioni del 10 maggio 2021 (doc. VIII) il
ricorrente ha prodotto dei certificati medici (docc. A3 e A4), che comprovano
l'attuale incapacità lavorativa e la persistenza di notevoli limiti funzionali.
Dal 1° settembre 2020 egli ha perciò diritto a una rendita intera con un grado di
invalidità di almeno il 74%.

 

                               1.6.   Il 27 maggio 2021 (doc. X)
l'Ufficio AI ha chiesto al TCA una proroga per potere sottoporre la nuova
documentazione medica ai periti del SAM (doc. X/1) e, non appena ha ottenuto il
loro parere (docc. XII/1-4), il 18 giugno 2021 (doc. XII) ha preso posizione
affermando che la stessa non apportava elementi tali da modificare le
conclusioni della perizia.

                               1.7.   Il ricorrente ha informato il
24 giugno 2021 (doc. XIV) il TCA di non avere ulteriori osservazioni da
formulare e di riconfermarsi nelle proprie conclusioni.

 

                               1.8.   L'amministrazione non ha più
preso posizione (doc. XV).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
verifica del diritto del ricorrente a una rendita di invalidità dal 1°
settembre 2020, che l'Ufficio assicurazione invalidità gli ha riconosciuto in
ragione di tre quarti con grado AI del 69%, ma che egli pretende intera con un
grado AI di almeno il 74%. L'assicurato ha infatti espressamente accettato il
diritto a una mezza rendita di invalidità con grado AI del 50% riconosciutagli
dal 1° giugno 2017 e il diritto a una rendita intera con grado AI del 100% dal
1° ottobre 2019.

La richiesta ricorsuale di togliere l'effetto sospensivo al
ricorso è diventata priva di oggetto con la risposta di causa.

 

                               2.2.   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro s'intende
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella
professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di
lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili
in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.

Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
agli artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Secondo la giurisprudenza, per il raffronto
dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (DTF 129 V 222).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la
 Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta
a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente
formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non
riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata con
STFA U 156/05 del 14 luglio 2006,
consid. 5).

 

                               2.3.   Nel mese di novembre 2017
l'assicurato ha inoltrato una domanda di prestazioni a causa di ernie discali
presenti dal 2016 che lo rendevano inabile al lavoro di gessatore dapprima al 100%
e poi al 50%.

L'Ufficio AI ha subito raccolto presso i medici curanti dr. med. __________,
FMH medicina interna generale, e __________, FMH psichiatria e psicoterapia, la
documentazione determinante e l'ha completata con i referti specialistici richiamati
dall'assicuratore infortuni che si era inizialmente assunto l'evento del 15
giugno 2016.

 

Sulla scorta di queste informazioni, il 19 luglio 2019 (doc. 55)
il Servizio Medico Regionale (dr. __________ e dr. __________) ha ritenuto
opportuno fare esperire una perizia pluridisciplinare in ambito reumatologico,
psichiatrico e internistico.

 

Nel rapporto peritale del 1° ottobre 2020 (doc. 90) il Servizio
Accertamento Medico, a cui è stato affidato tale compito, ha vagliato
attentamente lo stato di salute dell'assicurato fondandosi sia sulla
documentazione medica in possesso dell'Ufficio AI sia su esami radiologici e
neurologici eseguiti durante la valutazione peritale.

Esposta l'anamnesi (familiare, personale-sociale, professionale,
patologica, sistemica), i disturbi soggettivi e le affezioni attuali, la
descrizione della giornata e la constatazione obiettiva, il rapporto riporta le
conclusioni peritali che si fondano su un'esauriente discussione avvenuta il 29
settembre 2020 alle ore 11.45 in teleconferenza fra gli specialisti in
psichiatria e psicoterapia, in reumatologia, in neurologia e in medicina
interna generale.

La diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa era di
sindrome cervicovertebrale con componente cervicobrachiale soprattutto a
sinistra con possibile stato dopo sindrome irritativa radicolare C6 sinistra
per una discopatia con ernia discale C5-C6 e stato dopo intervento chirurgico
di fissazione intersomatica ACDF C5-C6 da sinistra il 12 luglio 2019;
periartropatia omero-scapolare tendinopatica residua alla spalla sinistra con
leggera sintomatologia d'impingement e interessamento soprattutto del tendine
del subscapolare in stato dopo intervento chirurgico di artroscopia diagnostica
della spalla sinistra, tenotomia del capolungo del bicipite e acromioplastica
il 13 febbraio 2020.

Oltre a queste diagnosi reumatologiche è stata indicata quale
diagnosi psichiatrica una sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di
gravità media (ICD-10: F33.1).

Sono state inoltre rilevate delle diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa dal profilo reumatologico, neurologico e internistico.

Evidenziate le ripercussioni funzionali di queste diagnosi e
discussi gli aspetti della personalità e i fattori di stress, i periti hanno
definito nel 50% la capacità lavorativa dell'assicurato in qualità di
direttore/proprietario di una ditta di gessatura per le attività di tipo
amministrativo intesa come riduzione del rendimento sull'arco di una giornata
lavorativa intera, mentre nello 0% per l'attività di gessatore.

In un'attività adeguata la capacità è stata stabilita nel 70%,
intesa come riduzione del rendimento sull'arco di una giornata.

I periti hanno osservato che le incapacità lavorative descritte da
ciascuno (dal profilo psichiatrico, inabile al 50% nella sua attività di
responsabile di azienda, mentre in attività semplici, ben strutturate e senza
responsabilità decisionali, era abile al 70%; per il reumatologo l'assicurato
era totalmente inabile come gessatore dall'intervento chirurgico alla colonna
cervicale, mentre dalla visita peritale in un'attività di tipo amministrativo
come direttore e proprietario di una ditta di gessatura abile al 75%, così pure
in attività lavorativa adeguata che tenesse in considerazione le limitazioni
funzionali descritte; dal profilo neurologico non v'erano patologie
determinanti limitazioni funzionali e il grado di capacità lavorativa era del
100% sia in attività da ultimo svolta che in altre attività) non dovevano essere
sommate, integrandosi vicendevolmente con compensazioni reciproche, essendo
tutte all'origine di riduzione del rendimento con rallentamento d'esecuzione e
diminuita caricabilità.

Nel descrivere l'evoluzione nel tempo della capacità lavorativa,
gli esperti hanno in particolare indicato che da giugno 2020, ovvero quando è
stata eseguita la valutazione reumatologica, permaneva un'incapacità lavorativa
totale nell'attività di gessatore, mentre per le attività di tipo
amministrativo quale direttore/proprietario di una ditta di gessatura la
capacità lavorativa era del 50% e in attività adeguate era del 70%.

 

Preso atto della suesposta perizia pluridisciplinare, il 5 ottobre
2020 (doc. 91) il dr. __________ del Servizio Medico Regionale ha confermato le
diagnosi con e senza conseguenze sulla capacità lavorativa individuate dai
periti, come pure tutti i gradi di inabilità lavorativa certificati dai medici
curanti prima della valutazione peritale e dal 1° giugno 2020 dagli specialisti
come gessatore, direttore/proprietario di una ditta e in attività adeguate,
precisando trattarsi di riduzione del rendimento.

Riprendendo le limitazioni funzionali e di carico individuate
dallo specialista in reumatologia, il medico SMR ha indicato che l'assicurato
era limitato in attività lavorative pesanti e non ergonomiche per la colonna
vertebrale, nel mantenere posizioni statiche prolungate con la colonna
cervicale e nei movimenti ripetitivi di rotazione e flessione della colonna
cervicale, nel mantenere la posizione seduta per un tempo superiore a 30
minuti, la posizione in piedi cambiando appoggio non era particolarmente
limitata, mentre la posizione statica eretta soprattutto era ridotta a pochi
minuti soprattutto se la colonna cervicale era leggermente flessa in avanti.
Poteva alzare sino all'altezza del corpo carichi di 10 kg. Per i disturbi alla
spalla sinistra era limitato in attività lavorative ripetitive in particolar
modo sopra l'orizzontale di elevazione e abduzione del braccio e di rotazione. Soprattutto
la rotazione interna era dolorosa, poteva raramente alzare pesi sopra
l'orizzontale superiori a 3,5-5 kg, era limitato nel tenere oggetti alzati
sopra l'orizzontale e nello svolgere attività manuali che richiedono movimenti
ripetitivi di rotazione e di elevazione e abduzione del braccio sinistro.

Per gli aspetti psichici, l'SMR ha ricordato che il corteo
sintomatologico ascrivibile alle diagnosi descritte interferiva sulle
prestazioni lavorative, sulla capacità di sopportare lo stress e sui tempi di
recupero, sulla costanza degli obiettivi da perseguire e sulla capacità di
tradurre in atto i propri propositi con riduzione della caricabilità psichica e
della resistenza.

Tenuto conto dei limiti funzionali e di carico indicati dall'SMR,
nel rapporto finale del 20 ottobre 2020 (doc. 97) il Servizio Integrazione
Professionale ha elencato una serie di attività esigibili riconducibili alla
categoria delle statistiche svizzere in attività semplici e non specializzate
alle quali l'assicurato avrebbe potenzialmente accesso. Considerata poi la sua età
e che una riformazione professionale richiederebbe tre anni, la consulente non
ha ritenuto date le premesse per la concessione di provvedimenti di natura
professionale, ma restava a disposizione per un aiuto al collocamento vista la
necessità di cambiare attività.

 

Con il progetto di decisione del 28 ottobre 2020 (doc. 99)
l'Ufficio AI ha concesso all'assicurato una mezza rendita di invalidità dal 1°
giugno 2017, intera dal 1° ottobre 2019 e di tre quarti dal 1° settembre 2020.

 

Alla luce delle osservazioni dell'interessato a questo progetto
(doc. 104), il 3 dicembre 2020 (doc. 108) il dr. med. __________ ha evidenziato
che le stesse non contestavano le valutazioni clinico/funzionali espresse dai
periti né che è stata aggiornata la documentazione medica con nuove diagnosi o
relazioni che giustificassero un modificato stato clinico successivo alla
perizia.

 

La decisione dell'8 febbraio 2021 (doc. A2) dell'amministrazione ha
perciò confermato integralmente il progetto.

 

Con il ricorso al TCA l'assicurato non ha prodotto ulteriore
documentazione medica, che è invece stata trasmessa pendente causa con le
osservazioni alla risposta dell'Ufficio AI.

 

I certificati del 2 aprile 2020, del 13 maggio 2020 e del 7 luglio
2020 (doc. A4) si riferiscono al controllo clinico e radiologico post
intervento di artroscopia e alla successiva infiltrazione della spalla
sinistra, che non ha avuto alcun effetto e quindi i dolori nella estremità
superiore sinistra provenivano verosimilmente dall'irritazione della colonna
cervicale soprattutto tra C3 e C6, per cui è stato chiesto un consulto
neurochirurgico.

 

Il 28 settembre 2020 (doc. A4) la dr.ssa med. __________ ha
riferito all'esame neurologico una debolezza del braccio sinistro M4/5 di tutti
i muscoli. Eseguita una RX cervicale e una RM cervicale, il 26 novembre 2020
(doc. A4) la neurochirurga ha rivisto il paziente rilevando una buona fusione
ossea e una buona decompressione canalare sul livello C5-C6, ma le stenosi
foraminali bilaterali con conflitto delle radici C6 spiegavano la sua
sintomatologia persistente. Essendo i sintomi resistenti al trattamento
conservativo e infiltrativo, essa gli ha consigliato un intervento chirurgico,
sul quale l'interessato avrebbe riflettuto.

 

Il dr. med. __________, specialista in medicina interna generale,
ha riferito il 6 maggio 2021 (doc. A4) che dopo aprile 2020 la situazione
critica era discretamente peggiorata, visto che l'intervento ortopedico alla
spalla sinistra non era riuscito a risolvere completamente la problematica
dolorosa che si era accentuata in autunno e che era causata da restringimento
foraminale a livello cervicale bilateralmente. Le procedure infiltrative non
hanno permesso di migliorare la situazione, perciò l'unica alternativa
possibile era un intervento neurochirurgico di foraminectomia cervicale
bilateralmente a livello del restringimento che si situava a C5-C6. L'interessato
stava riflettendo sull'eventualità di farsi operare.

 

Il 4 maggio 2021 (doc. A3) la dr.ssa __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, ha certificato che l'assicurato seguiva un trattamento
psichiatrico/psicoterapeutico integrato dal 30 ottobre 2003 per un disturbo
affettivo ricorrente di notevole intensità (ICD-10: F33) e che negli ultimi sei
mesi le sue condizioni erano peggiorate ed era stata necessaria
l'intensificazione della farmacoterapia (psicostabilizzatori: gabapentin e sali
di litio).

L'interessato era inabile al lavoro al 100% in qualsiasi attività
e la prognosi lavorativa era negativa.

 

A richiesta dell'Ufficio AI (doc. X/1), i periti del Servizio
Accertamento Medico si sono pronunciati su questi referti.

 

Il reumatologo, dr. __________, ha osservato che la sintomatologia
dolorosa evocata era già presente alla sua valutazione peritale e che si è
protratta dopo la sua visita, portando l'ortopedico ad eseguire delle nuove
infiltrazioni sub-acromiali che egli aveva peraltro già postulato. Esse non
hanno comunque dato risultati soddisfacenti e il consulto neurochirurgico ha
riferito i disturbi prevalentemente a una problematica cervicale. Egli non ha
perciò riscontrato una modifica direzionale dei disturbi dell'assicurato e
delle patologie già evidenziate e valutate nel suo esame del 22 giugno 2020. Il
perito ha quindi considerato attuali le limitazioni funzionali e la capacità
lavorativa espresse in precedenza almeno fino a quando si deciderà di
intervenire chirurgicamente nuovamente alla colonna cervicale (doc. XII/2).

Il dr. med. __________, FMH in neurologia, ha ritenuto che i
certificati medici prodotti erano molto vaghi, ricordando che i dolori alla
spalla sinistra e la debolezza diffusa del braccio difficilmente potevano
essere spiegati da un problema neurogeno. L'assicurato presentava in primo
luogo una problematica algica di origine reumatologico-ortopedica con un
deficit diffuso di origine antalgica. Non sono pertanto emersi nuovi reperti
neurologici, non sono descritti deficit sensitivi né alterazioni di riflessi
osteotendinei e il vago reperto di debolezza di tutti i muscoli al braccio
sinistro parlava piuttosto in favore di una debolezza di origine antalgica e
non radicolare (doc. XII/3).

 

Nemmeno il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha
riscontrato elementi sufficienti per rivedere le conclusioni della sua
precedente valutazione (doc. XII/4).

 

Nel complemento peritale del 15 giugno 2021 (doc. XII/1) il
Servizio Accertamento Medico, alla luce dei singoli pareri che ha riportato per
esteso, ha pertanto concluso che la nuova documentazione non apportava elementi
tali da modificare le conclusioni della perizia pluridisciplinare del 1°
ottobre 2020.

 

                               2.4.   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134;
114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Per quel che concerne il valore probatorio di un rapporto medico,
determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno
studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.

Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore
di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

Per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo
sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale, mentre nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1).

 

Nella DTF 125 V
351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni
e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività
e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (cfr. anche Pratique VSI 2001 pag. 108 segg.).

 

Il Tribunale federale ha poi precisato
nella DTF 135 V 465 che il giudice delle assicurazioni
sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici
interni che si trovano alle dipendenze dell'amministrazione, a condizione
che non sussista un minimo dubbio sull'affidabilità e sulla concludenza delle
conclusioni contenute in tali rapporti (cfr., fra le ultime, STF 9C_168/2020 consid.
5.1; STF 8C_583/2020 del 4 marzo 2021, consid. 4.1). Sempre secondo l'Alta
Corte, dal principio della parità delle armi che la
 Corte europea dei diritti dell'uomo ha dedotto dall'art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l'affidabilità
dei rapporti dei medici interni all'amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni
(DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Ancora recentemente (STF
9C_168/2020 del 17 marzo 2020, consid. 3.2; STF 8C_532/2020 del 3 febbraio
2021, consid. 4.1), l'Alta Corte ha ribadito che diversamente dai (semplici)
rapporti medici interni all'assicuratore, ove è sufficiente un minimo dubbio
sull'affidabilità e sulla concludenza degli stessi perché l'assicurato sia
sottoposto a esame medico esterno, alle perizie esperite nell'ambito della
procedura amministrativa (art. 44 LPGA) o giudiziaria da medici specialisti
esterni deve essere riconosciuta piena forza probante nell'ambito dell'accertamento
dei fatti, nella misura in cui non si presentano indizi concreti sull'affidabilità
della perizia stessa (DTF 135 V 465 consid. 4.4 pag. 470; 125
V 351 consid. 3b/bb pag. 353; DTF 123 V
176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, 1994,
pag. 332). Tali perizie non possono essere messe in dubbio soltanto perché
esse dovessero giungere a conclusioni diverse dai medici curanti. Rimangono
riservati i casi in cui si dovesse imporre un complemento al fine di chiarire
alcuni aspetti o direttamente una conclusione opposta, poiché i medici curanti
lasciano emergere aspetti importanti e non solo un'interpretazione medica
puramente soggettiva. A tal riguardo occorre ricordare la natura differente del
mandato di cura e di perito (fra tante sentenze cfr. 8C_55/2018 del 30 maggio
2018 consid. 6.2 e 8C_820/2016 del 27 settembre 2017 consid. 5.3).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR
nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di
divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio
necessario procedere ad una nuova perizia.

In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la
seguente considerazione:

 

" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la
jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration
et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par
le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès
lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer
celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical
régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique
pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève,
du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité
de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…)".

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la
giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi
dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a
disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un
punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non
fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni
contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti
validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti
citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio
2003).

 

In merito ai rapporti del medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/ 2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, a suo favore (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer,
Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353). Inoltre,
il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un'opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, trattandosi delle divergenze di
opinione tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal
giudice, ha precisato quanto segue:

 

" (…) On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et
médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en
oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur
reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au
vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat
thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration
ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert. (…)".

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.5.   Va ancora rilevato che affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve
adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D.
Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti
dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la
nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo,
“Le perizie nelle assicurazioni sociali”, in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).

 

Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista
in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V
49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann,
Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS
1999 pag. 105 segg.).

Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato.

Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all'insieme dei succitati criteri.

L'esperto deve inoltre esprimersi sull'aspetto
psicosociale della persona esaminata.

 

Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve
ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori
descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui
descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti
divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti
dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto
insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente
psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

Inoltre, per quanto riguarda in particolare l'invalidità
cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo
al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid.
4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998
consid. 3b; Locher/Gächter,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

 

Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30
giugno 2004 al consid. 3.2 l'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:

 

" (…) Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni
della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di
buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere
apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in
quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute
mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre,
tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere
quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire
l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute
psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".

 

Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro
per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti).

 

Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che "(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica
presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid.
4). (…)".

Con DTF 130 V 352 la nostra Massima Istanza ha precisato i criteri
per potere concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4)
provoca un'incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, Le perizie nelle
assicurazioni sociali, op. cit., pagg. 254-257).

 

Nella STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V
49, il Tribunale federale, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività
risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un
danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione.

Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra
i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato
afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago;
l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti
dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana,
nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich
zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische
Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434, con riferimento ad uno studio
approfondito di Winchkler e Foerster).

 

Questa giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre
affezioni, come risulta dalla DTF 137 V 64 sull'ipersonnia, nella quale l'Alta
Corte si è così pronunciata:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)".

 

Con la STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V
281, il Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell'ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso
particolare e senza risultati predefiniti.

In particolare, la presunzione secondo cui
questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di
volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

In due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e DTF 143 V
418), il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura
probatoria illustrata nella DTF 141 V 281 per i dolori somatoformi persistenti,
secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona
interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve ora essere
applicata non solo in caso di depressioni da lievi fino a medio-gravi
(DTF 143 V 409), ma anche per tutte
le malattie psichiche (DTF 143 V 418).

 

Secondo la giurisprudenza precedente del Tribunale federale
riguardante le depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr., fra
le ultime, STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.2; STF 8C_650/2016 del 9
marzo 2017 consid. 5.1.3 = SVR 2017 IV Nr. 62; STF 9C_434/2016 del 14 ottobre
2016 consid. 6.3; DTF 140 V 193 consid. 3.3), le malattie corrispondenti
potevano essere considerate invalidanti solo se era dimostrata una “resistenza
alle terapie”, condizione necessaria per la concessione di una rendita AI.
Con il cambiamento di prassi adottato dal Tribunale federale questo concetto
non vale più in maniera assoluta. Ora, invece, come nelle altre malattie
psichiche, la questione decisiva è sapere se la persona interessata riesca a
presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di
un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia,
in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi
deve ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento
delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata
(cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch).

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie, chiamato
a verificare se l'Ufficio AI abbia accuratamente vagliato le condizioni di
salute dell'assicurato prima dell'emanazione della decisione impugnata, questo
Tribunale conferma l'operato dell'amministrazione.

 

Raccolti gli atti presso i curanti e l'assicuratore infortuni, il
medico SMR ha ritenuto di sottoporre l'assicurato a una perizia pluridisciplinare
aleatoriamente affidata al Servizio Accertamento Medico.

Gli specialisti internista, reumatologo, neurologo e psichiatra
hanno personalmente visitato l'assicurato nel giugno 2020 e valutato le sue
condizioni di salute prendendo in considerazione i referti resi dai curanti che
li hanno preceduti ed effettuando esami laddove ritenuto necessario.

I rapporti che ciascun perito ha allestito sono stati integrati
nella perizia pluridisciplinare del 1° ottobre 2020, che analizza in modo
dettagliato e compiuto lo stato di salute del ricorrente, dalla anamnesi ai
disturbi soggettivi, dalle constatazioni oggettive alle diagnosi con e senza
influsso sulla capacità lavorativa, fino a rispondere alle domande peritali
sottoposte loro dall'Ufficio AI per definire la capacità di lavoro
dell'assicurato sia nell'attività abituale sia in attività adeguate.

 

I periti, dopo avere discusso insieme i risultati a cui sono
giunti, hanno concluso che le incapacità lavorative stabilite da ognuno non
dovevano essere sommate, integrandosi vicendevolmente con compensazioni
reciproche.

Essi hanno dunque spiegato chiaramente e nel dettaglio le loro
valutazioni e conclusioni e il rapporto finale che le riassume è convincente e
non contraddittorio.

 

Lo specialista in reumatologia ha tenuto conto degli interventi
chirurgici a cui l'assicurato si è sottoposto e delle patologie tuttora
presenti che lo limitano nell'esercizio di un'attività lavorativa, perciò egli valutato
le conseguenze che ne derivano ponendo dei limiti funzionali e di carico
nell'esigibilità di un'attività lavorativa adeguata al suo stato di salute.

 

Lo psichiatra ha ritenuto importante che l'assicurato potesse
usufruire di un percorso psicoterapico mirato all'accettazione dei suoi
problemi somatici, rilevando che le cure di cui ha beneficiato in passato gli
hanno consentito di contenere la sintomatologia più acuta.

 

I referti prodotti pendente causa, in parte già agli atti
dell'amministrazione e quindi già valutati dai periti, forniscono un quadro
sostanzialmente simile a quello analizzato dagli esperti nel giugno 2020 e
quindi non sono tali, secondo i periti stessi, di modificare le loro
valutazioni riportate nel rapporto del 1° ottobre 2020. In merito alla
ventilata possibilità, nel novembre 2020, di sottoporsi a un intervento con
approccio posteriore con foraminotomia posteriore bilaterale C5-C6 secondo
Frykholm e decompressione delle radici C6 bilaterali, il dr. med. __________ si
è espresso il 10 giugno 2021 osservando che fino a quando non si interverrà
chirurgicamente sulla colonna cervicale, le limitazioni funzionali che egli ha
individuato nel giugno 2020 e la capacità lavorativa allora espressa rimangono
tuttora valide. Nel caso in cui l'assicurato deciderà per l'operazione si dovrà
prevedere una temporanea inabilità lavorativa e rivalutare l'assicurato.

 

Nemmeno il dr. __________ ha ritenuto determinanti le informazioni
rese dalla dr.ssa __________ sullo stato psichico del ricorrente, che dal 2003
risulta affetto da un disturbo affettivo ricorrente di notevole intensità, le
cui condizioni sono peggiorate negli ultimi sei mesi, ma che il perito non ha
giudicato incidere sulla sua valutazione del mese di giugno 2020.

 

Sulla scorta di quanto precede, non sussistono gli estremi per
scostarsi dalle conclusioni peritali del SAM e, di conseguenza, pure da quelle
del dottor __________ del Servizio Medico Regionale, che le ha riprese nel suo rapporto
finale del 5 ottobre 2020 e che sono state ribadite nel complemento peritale
del 15 giugno 2021.

                               2.7.   Quanto alle conseguenze
economiche del danno alla salute del ricorrente, l'amministrazione ha calcolato
la perdita di guadagno che si avrebbe con una capacità lavorativa residua del
70% in attività adeguate.

Il reddito da valido di Fr. 136'955.- annui stabilito dal Servizio
ispettorato (doc. 94) è stato paragonato al reddito da invalido di Fr.
68'361,39 determinato sulla base dei dati statistici del 2018 aggiornati al
2019 per quanto concerne le attività semplici e ripetitive, considerato che per
la consulente in integrazione professionale l'assicurato era reintegrabile nel
mondo del lavoro in numerosi ambiti professionali che non richiedono una
particolare formazione (doc. 97). Preso poi al 70% e diminuito del 10% per
tenere conto della limitazione di svolgere attività leggere (5%) e per altri
fattori di riduzione (5%), dal reddito ipotetico da invalido risultante di Fr.
43'067,67 (doc. 93) è scaturito un grado AI del 69% ([Fr. 136'955 - Fr.
43'067,67] : Fr. 136'955 x 100).

 

L'insorgente ha contestato il reddito ipotetico da invalido e la
riduzione sociale del 10%, chiedendo che il primo valore sia riferito, semmai,
al settore della ristorazione che terrebbe maggiormente in considerazione i
limiti funzionali stabiliti dal perito e che quindi sia fissato in Fr. 51'384.-
(Fr. 4'282 x 12); la riduzione va poi in ogni caso ritenuta nella misura
massima del 25% stante la sua età avanzata e la scarsa formazione. Così
facendo, anche volendo ipotizzare il reddito statistico stabilito dall'Ufficio
AI in Fr. 68'361,39, si avrebbe comunque un grado AI di almeno il 74%.

 

                               2.8.   L'obbligo
dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri
ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA. In relazione alle conseguenze
economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui
l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative
del danno alla salute.

In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto
quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle
conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua
residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V
22 consid. 4a pag. 28; Landolt,
Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi
Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad una
rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da
escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).

Dalla persona assicurata possono tuttavia essere
pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze
oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa
residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione
professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro
equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22
consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

Occorre anche ricordare che il concetto d'invalidità
è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica
ed astratta implicante da una parte un certo equilibrio tra offerta e domanda
di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da
offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si
dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue
residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il
diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà
essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una
forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale
o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità
occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (STF 8C_670/2009 del 7 aprile 2010 consid. 8; STF
8C_641/2008 del 14 aprile 2009 consid. 5.2; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009
consid. 2.3; DTF 110 V 273 consid. 4b pag. 276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e
1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 n. 1 pag. 67 consid. 5c).

 

Al riguardo, come ricordato nella STF 8C_709/2008
del 3 aprile 2009 al considerando 2.3, il Tribunale federale ha ripetutamente
stabilito che in considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici
e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi (cfr. Tabella
TA1 edita dall'Ufficio federale di statistica, livello di esigenze 4 [attuale
livello di competenze 1]) – un numero significativo di queste attività sono
infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto
adatte al danno alla salute che impone di lavorare in posizione alternata -
esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità
lavorativa residua. Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per
personale non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in
cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non
comportano aggravi fisici e che consentono il frequente cambiamento di
posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2).

Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato
costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può pretendere
soltanto l'esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto della sua
formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed
intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione per lui (Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, pag. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; Omlin,
Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag.
205 segg., secondo cui: “Bei einem Wechsel
muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart des Versicherten
angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen Fähigkeiten sowie den
Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin, La rente d'invalidité dans
l'assurance-accidents selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances, in: SZS 1990, pag. 255 segg.).

 

In questo ordine d'idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di
lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un'attività
manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di
manovalanza oppure altre attività fisiche (Omlin,
op. cit., p. 206; RCC 1989, p. 331 consid. 4a).

L'Alta Corte ha tuttavia anche precisato che il mercato del lavoro
accessibile a questi assicurati non è limitato a tali attività.

Nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano
le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC
1991, p. 332 consid. 3b, STFA U 871/02 del 20 aprile 2004, consid. 3; STFA U
329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.5).

Anche in questo ambito vi sono aperte delle opportunità di lavoro
per lavoratori ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni
di servizio.

 

Va infine rilevato che, per giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (STF 8C_399/ 2007 del
23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01
del 25 febbraio 2003, consid 4.7).

Da ultimo, va ricordato che la determinazione del grado AI è il
risultato di un puro calcolo economico che spetta al consulente in integrazione
professionale sulla scorta delle indicazioni e limitazioni mediche; egli valuta
infatti quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta
quindi al consulente, e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare l'esigibilità e la possibilità per l'assicurato di cercare
un nuovo impiego su un mercato equilibrato del lavoro e a proposito degli
elementi da prendere in considerazione (DTF 125 V 256 consid. 4;
RtiD II-2008 pag. 274; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                               2.9.   Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona
assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), come
ricordato nella STF 9C_151/2020 del 5 maggio 2020 al considerando 6.1, decisivo
non è il guadagno realizzato nell'ultima attività svolta, bensì il reddito che
la persona assicurata conseguirebbe, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante, se non fosse diventata invalida. Tale reddito deve essere
determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonda sull'ultimo
reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla
salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (DTF
144 I 103 consid. 5.3; DTF 134 V 322 consid. 4.1), o comunque sul salario che
potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda
o in un'azienda simile.

Questo perché normalmente, in base all'esperienza
comune, la persona interessata avrebbe continuato la precedente attività in
assenza del danno alla salute (RAMI 2000 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto
la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata. Tuttavia gli
indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e percepito un salario
più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168
pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto
sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi
concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi, ecc. (Pratique VSI 2002
pag. 161 consid. 3b [I 357/01]).

 

In concreto, l'amministrazione ha dato mandato al Servizio
ispettorato di determinare il reddito da valido dell'assicurato (doc. 95) che,
sulla scorta dei dati economici risultanti dai conti e dai bilanci della Sagl
di cui era socio e presidente della gerenza, l'ha stabilito in Fr.
136'955.- lordi annui.

Questo importo non è stato contestato dall'insorgente e il TCA non
ha motivo di scostarsene.

                             2.10.   Per quanto concerne il reddito
da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati
nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75, che al considerando 3b/aa ha stabilito che ai fini della fissazione del reddito da invalido è determinante la situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn").

Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali ufficiali,
edite dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi
medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid.
3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

 

Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, in passato questo Tribunale
aveva deciso che nell'applicazione dei dati statistici per determinare il
reddito da invalido - se necessaria la sua determinazione teorica - occorreva
utilizzare la tabella che rifletteva i salari versati nella nostra regione
(TA13).

L'Alta Corte ha però successivamente
stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di
riferimento TA1 dell'inchiesta sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio
federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV Nr. 17, STFA
I 222/04 del 5 settembre 2006).

 

Con sentenza del 7 aprile 2008
(32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza federale U 8/07 del 20
febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando
il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è
inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il
reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L.
Grisanti, art. cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag.
326-327) (…)”.

 

Questo tema è stato
definitivamente risolto dalla nostra Massima Istanza nella sentenza 8C_44/2009
del 3 giugno 2009, in cui ha ricordato che:

"
3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio
2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale,
precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito
effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario
statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere
considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V
322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un
parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si
procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia
determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza
confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver
tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione una
seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e
professionali." (…).

 

In seguito, nella STF
9C_21/2014 del 2 aprile 2014 l'Alta Corte ha ribadito al considerando 4.2 che i
dati di riferimento vanno adeguati in base al principio del parallelismo dei
redditi soltanto se è comprovato che l'assicurato non intendeva accontentarsi
di un salario modesto. Inoltre, il TF ha ricordato che non vi è una presunzione
in tal senso.

 

                             2.11.   Per il 2020,
anno di eventuale riduzione del diritto alla rendita (DTF 128 V 174 = RAMI 2002
U 467 pag. 511 segg.), in assenza di dati salariali concreti occorre basarsi
sui dati statistici nazionali e dall'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2018, edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla
tabella TA1 2018_tirage_skill_level - Rami economici (NOGA08) (denominata
Salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello
di competenze e il sesso – Settore privato; DTF 142 V 178), si osserva che il salario lordo mediamente
percepito in quell'anno dagli uomini per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di
competenze; STF 9C_632/2015)
per 40 ore settimanali corrisponde a un importo di Fr. 65'004.- (Fr. 5'417 x 12 mesi).

 

Adattando all'evoluzione dei salari nominali questo dato fino a porsi al momento in cui l'assicurato dovrebbe
(continuare a) ricevere la rendita (DTF 126 V 81 consid. 7a; STF U 8/07
del 20 febbraio 2008; STCA 36.2008.148 del 12 dicembre 2008; STCA del 13 febbraio 2006, 36.2005.55), per
l'indicizzazione dei salari nell'ambito dell'accertamento del reddito ipotetico
da invalido si ha per gli uomini che partendo dal dato del 2018 il salario lordo
statistico svizzero adeguato al rincaro ammonta nel 2020 a Fr. 66'055,44
(Fr. 65'004 : 105,1 x 106,8)
(cfr. Tabella T1.1.10 Indice dei salari nominali, Uomini, 2011-2020, pubblicata
dall'Ufficio federale di statistica in: https://www.bfs.admin.ch/bfs/it/ home/statistiche/lavoro-reddito/salari-reddito-lavoro-costo-lavoro/evoluzione-salari.assetdetail.255182.html;
STF 8C_671/2013 del 20 febbraio 2014, consid. 4.2).

 

Questo dato si riferisce, però,
a un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana. Riportando ora questa cifra su
un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel
2020 (cfr. per questo
aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4; cfr. anche
sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e
la Tabella sulla durata normale del lavoro nelle aziende secondo la divisione
economica, in ore per settimana (T 03.02.03.01.04.01), pubblicata dall'Ufficio
federale di statistica, aggiornata al 2020: https://www.bfs.admin.ch/bfs/fr/home/statistiques/travail-remuneration/activite-professionnelle-temps-travail/tedmps-travail/heures-normales-statistique-duree-normale-travail.assetdetail.2967269.html), il salario lordo medio ipotetico nazionale da
invalido per un uomo è di Fr. 68'862,80 (Fr. 66'055,44 : 40 x
41,7), ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA
U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

 

                             2.12.   L'insorgente non
si è detto d'accordo con il reddito mensile statistico ipotetico ottenuto da un
uomo in attività semplici e ripetitive stabilito dall'Ufficio AI, ritenendolo
eccessivo a causa delle sue limitazioni fisiche e i disturbi psichici, giacché
non gli avrebbero permesso di raggiungere un simile salario.

A suo dire, sarebbe piuttosto pensabile un'attività
meno pesante, come un'attività nel servizio della ristorazione che gli
permetterebbe di evitare il sollevamento di carichi pesanti, non vi sarebbe il
rischio di posizioni statiche prolungate come pure l'attribuzione di compiti in
aspetti organizzativi o amministrativi.

 

Le limitazioni stabilite dal perito il 22 giugno
2020 concernono il carico massimo (fino a 10kg) e i lavori con le braccia. In
particolare, a causa della patologia alla spalla sinistra, l'assicurato poteva
sollevare pesi fino a 10 kg fino all'altezza del corpo, era limitato in
attività lavorative ripetitive in particolar modo sopra l'orizzontale di
elevazione e abduzione del braccio e di rotazione, la rotazione interna era
dolorosa. Era poi limitato nel tenere oggetti alzati sopra l'orizzontale e
nello svolgere attività manuali che richiedono movimenti ripetitivi di
rotazione e di elevazione e abduzione del braccio sinistro. L'assicurato doveva
inoltre cambiare la posizione da seduto (massimo 30 minuti), mentre quella in
piedi cambiando appoggio non era particolarmente limitata. Egli poteva invece
stare fermo in piedi soltanto pochi minuti.

 

Tenendo conto di questi limiti funzionali, il 20
ottobre 2020 (doc. 97) la consulente in integrazione
professionale ha stilato un elenco di attività semplici, non specializzate e
non necessitanti di alcuna formazione (addetto alla qualità nella
produzione di oggetti di peso inferiore ai 10 kg; addetto all'imballaggio di
prodotti finiti a cottimo, con adeguamento ergonomico della postazione e la
possibilità di pause supplementari e l'utilizzo di specifici carrelli o muletti
per lo spostamento della merce; operaio generico nell'industria alimentare,
nella produzione di bibite, nel centro di produzione che prevede il controllo
che i fluidi continuino a scorrere e l'avviso ai tecnici in caso di guasti;
operaio non qualificato nell'industria manifatturiera ad esempio piccole viti o
bulloni, con dotazione ergonomica; autista/fattorino per consegna a domicilio
di farmaci o fiori; addetto alla sorveglianza video di strutture amministrative
o industriali; aiuto in attività amministrative collaterali semplici quali
scansione di documenti, duplicatura, raccolta della posta e preparazione per la
spedizione).

 

All'assicurato va ricordato l'obbligo di ridurre il
danno appena esposto e quindi l'obbligo di mettere a frutto la sua residua
capacità lavorativa, medicalmente accertata nel 70%, in un'attività che gli
permetta di conseguire un reddito tale da escludere il diritto alla rendita di
invalidità.

Il Tribunale federale ha infatti ribadito in più
occasioni che vi sono numerose attività semplici e ripetitive nei settori della
produzione e dei servizi che sono di natura leggera, che permettono di
alternare la posizione e che perciò esiste un mercato del lavoro sufficiente in
cui gli assicurati con limitazioni fisiche, come il ricorrente, possono
lavorare ancora, per esempio in attività di sorveglianza e di controllo. Queste
mansioni, semplici e ripetitive, rientravano nel livello 4 di competenze
previsto dalla Tabella TA1 edita dall'Ufficio federale di statistica, in
seguito denominato livello 1 con l'introduzione della Tabella TA1 2012_tirage_
skill_level, che si riferisce ora alle attività semplici di tipo
fisico o manuale.

Di conseguenza, non v'è motivo per cui si debba
ritenere che il ricorrente sfrutterebbe al meglio la sua capacità lavorativa
residua esercitando un'attività nel campo del servizio della ristorazione - in
genere, si tratta di lavori fisicamente impegnativi e che richiedono anche
movimenti ripetitivi con le braccia che il medico SMR ha proprio escluso -, piuttosto
che in una delle attività previste dalla consulente in integrazione
professionale, anche di sorveglianza e controllo, che risulta certamente più
semplice, leggera e che non necessita di una specializzazione.

In effetti, alla luce delle condizioni di salute
dell'insorgente e meglio della sua capacità lavorativa residua del 70%,
l'elenco di dette attività esercitabili va considerato come sostenibile.

 

In altre parole, le succitate limitazioni funzionali
non sono di alcun ostacolo alla sua reintegrabilità nel mondo equilibrato del
lavoro dopo una breve istruzione interna all'azienda.

 

Ne discende che la richiesta del ricorrente di considerare
un'attività nella ristorazione non può quindi essere presa in considerazione e pertanto è corretto che l'Ufficio AI si sia riferito ai dati statistici
per le attività semplici di tipo fisico o manuale.

 

                             2.13.   L'insorgente ha
inoltre contestato la riduzione del 10% per motivi personali dal reddito da invalido
(5% per attività leggere e 5% per altri fattori di riduzione), affermando che
si dovrebbe adottare una riduzione del 25%.

Infatti, l'Ufficio AI avrebbe dovuto considerare che
ha 56 anni e nessuna formazione ulteriore dopo l'attestato di capacità di
gessatore, attività che però non può più svolgere dopo tanti anni, perciò
difficilmente riuscirebbe a reinserirsi nel mondo del lavoro.

 

Secondo la
giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e
tipo di permesso di dimora, grado di occupazione, ecc.), non possono mettere
completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che
pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul
mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico.

 

L'Alta Corte ha precisato, al
riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc).

 

Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della
riduzione del salario statistico tramite l'utilizzo di multipli di 5, il Tribunale
federale ha affermato che nella sua prassi applica abitualmente alle deduzioni a
titolo di circostanze particolari dei multipli di 5. L'applicazione di tassi
più frazionati si rivelerebbe invece problematica, poiché siffatte riduzioni
sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente
verificabili in sede giudiziaria.

 

Nella STF 8C_80/2013 del 17
gennaio 2014 l'Alta Corte ha rammentato che non è necessario procedere con
deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le
limitazioni legate all'età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria
del permesso di soggiorno o il tasso d'occupazione.

Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei
limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito
da invalido, tenuto conto dell'insieme delle circostanze concrete. Non è dunque
possibile procedere separatamente, in maniera schematica, sommando i singoli
fattori di deduzione, ma la deduzione va fatta complessivamente tenendo conto
di tutte le circostanze del singolo caso, ma non può superare il 25% (STF
9C_211/2016 del 18 ottobre 2016 consid. 6.2.1).

 

Nelle STF 8C_730/2019, 8C_765/2019 e 8C_9/2020,
tutte del 10 giugno 2020 e concernenti casi ticinesi, ribadite da ultimo nella
STF 8C_59/2021 del 18 maggio 2021, il Tribunale federale ha riaffermato al
considerando 4.4.1 che se un reddito da invalido è stabilito in base ai dati
statistici, bisogna chiedere se tale ammontare non debba subire una riduzione.
L'influsso di tutti i fattori sul reddito (limitazioni relative al danno alla
salute, età, anni di servizio, nazionalità/tipo di permesso di residenza e
grado di occupazione) deve essere valutato nel suo insieme considerando tutte
le circostanze del caso concreto, facendo corretto uso del proprio potere di apprezzamento,
senza che occorra procedere a una quantificazione separata di ogni fattore di
riduzione. In ogni caso, la riduzione non deve superare il 25% (DTF 135 V 297 consid.
5.2 pag. 301; 134 V 322 consid. 5.2
pag. 327 seg.; 126 V 75 consid. 5b/bb
pag. 80).

Inoltre il TF (cfr. consid. 4.4.3), riferendosi all'art. 57 LPGA,
ha ricordato che il giudice delle assicurazioni sociali non può, senza motivi
pertinenti, sostituire semplicemente il suo apprezzamento a quello dell'autorità
amministrativa; egli deve appoggiarsi sulle circostanze che sono di natura a
dimostrare il proprio apprezzamento come il più appropriato (DTF 137 V 71 consid.
5.2 pag. 73 con riferimento).

Soprattutto, l'Alta Corte ha osservato quanto segue:

 

" 4.4.4.
Una riduzione del reddito da invalido può essere applicata soltanto se nel caso
concreto sussistono elementi a sostegno della circostanza che la persona
assicurata a causa dell'uno o dell'altro criterio (o di più criteri) non può
sfruttare professionalmente in un mercato equilibrato del lavoro se non in
maniera inferiore alla media la sua restante e limitata capacità lavorativa (DTF
135 V 297 consid. 5.2 pag. 301; sentenza 8C_82/2019 del 19 settembre 2019
consid. 6.2.2 con riferimento). Occorre ricordare che le limitazioni mediche
già incluse nell'esame della capacità lavorativa residua non devono influire
ulteriormente nella disamina della riduzione del reddito da invalido e a un
conteggio doppio del medesimo aspetto: la sola circostanza che per l'assicurato
siano esigibili soltanto attività leggere fino medio complesse non giustifica
anche in caso di una capacità lavorativa limitata una riduzione aggiuntiva
dovuta alle limitazioni personali (sentenze 8C_805/2016 del 22 marzo 2017
consid. 3.1 e 3.4.2 e 9C_846/2014 del 22 gennaio 2015 consid. 4.1.1 con
riferimenti). Il livello di qualifica 1 dei dati RSS comprende già tutta una
serie di attività leggere, che tengono conto di molte limitazioni. In altre
parole, possono essere considerate sotto il cappello delle limitazioni
funzionali solo circostanze che in un mercato equilibrato del lavoro devono
essere considerate come eccezionali (sentenze 8C_495/2019 dell'11 dicembre 2019
consid. 4.2.2 con riferimento e 8C_82/2019 del 19 settembre 2019 consid.
6.3.2).".

 

                             2.14.   Nell'evenienza concreta, il ricorrente
non comprova né pretende in alcun modo che vi siano circostanze eccezionali in
un mercato equilibrato del lavoro che nella fattispecie permetterebbero di
affermare che subisca uno svantaggio tale da trovarsi in una situazione
inferiore alla media. Pertanto, l'aumento della deduzione dal reddito da
invalido, basato esclusivamente sulle limitazioni derivanti dal danno alla
salute, non può essere in concreto concessa (cfr. citate STF
8C_730/2019, 8C_765/2019 e 8C_9/2000, consid. 4).

 

Va inoltre osservato che il fatto di avere una limitata formazione
professionale non giustifica ulteriori decurtazioni, considerato che le
attività adeguate entranti in linea di conto (livello di qualifica 1, attività
semplici di tipo fisico o manuale - in precedenza denominato livello 4,
attività semplici e ripetitive) non richiedono né un’esperienza professionale
diversificata, né un grado di istruzione particolare (cfr., tra le tante, la
STF 8C_603/2020 del 4 dicembre 2020 consid. 6.2, 8C_122/2019 del 10 settembre 2019
consid. 4.3.2 e la 8C_46/2018 dell’11 gennaio 2019 consid. 4.4; cfr. in questo
senso anche la DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR 2002 n. U 15 p. 49 consid. 3b;
RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid. 2.3).

 

La circostanza che egli dispone unicamente del titolo AFC di
gessatore e che non ha alcuna altra formazione, non dà quindi luogo a delle
limitazioni funzionali, poiché il ricorrente è in grado comunque di svolgere
delle attività semplici contemplate dai settori della produzione e dei servizi
previste nella Tabella TA1 edita dall'Ufficio federale di statistica, livello
di competenze 1, visto che un numero significativo di queste attività sono di
natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto adatte al
danno alla salute che impone di lavorare in posizione alternata; esse
permettono di eseguire mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano
aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione.

 

Per quanto concerne la lamentela legata all'età, occorre rilevare
che la giurisprudenza ha ammesso in maniera restrittiva come l'età, benché sia
un elemento estraneo all'invalidità, possa condurre – cumulata a circostanze
personali e professionali – a rendere inesigibile, ricordato che il concetto di
mercato equilibrato del lavoro è teorico e astratto (DTF 134 V 64 consid.
4.2.1), la ricerca di un nuovo impiego (STF 9C_318/2014 del 10 settembre 2014
consid 5.2; STF 9C_918/2008 del 28 maggio 2009 consid. 4.2.2).

 

Nella STF 9C_1013/2008 del 23 dicembre 2009, in cui la ricorrente
era 56enne al momento dell'emanazione della decisione amministrativa, l'Alta
Corte ha affermato che l'età non solo non si ripercuote negativamente sul
reddito ipotetico da invalido, ma addirittura incide favorevolmente su di esso.

I lavoratori ausiliari, attivi in quei settori di attività
accessibili a lavoratori non qualificati, sono richiesti indipendentemente
dalla loro età in un mercato del lavoro equilibrato (cfr. anche la sentenza I
594/04 del 14 febbraio 2005).

 

Infatti, in un caso ticinese il Tribunale federale ha confermato
la conclusione dei giudici cantonali secondo cui la realizzazione della
capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro equilibrato è stata
considerata, inoltre, ammissibile, malgrado l'assicurato avesse compiuto
sessant'anni (STF 9C_916/2009 del 30 agosto 2010 consid. 7.1; STF 9C_918/2008
del 28 maggio 2009 consid. 4.2.1 e 4.2.2).

Al riguardo va rilevato che sebbene l'età avanzata
venga considerata un fattore estraneo all'invalidità, la giurisprudenza
riconosce che essa, insieme ad altri fattori di carattere personale o
professionale, può ostare alla realizzazione della capacità lavorativa residua
sul mercato del lavoro equilibrato per mancanza di richiesta di tale forza
lavoro (sentenza citata 9C_918/2008 consid. 4.2.2, anche DTF 132 V 393 consid. 3.2). In che misura l'età influisca sulla possibilità di
realizzare la capacità lavorativa residua non si valuta alla luce di un
principio generale, bensì tenuto conto delle esigenze delle attività di
riferimento (sentenza citata 9C_918/2008 consid. 4.2.2).

L'Alta Corte ha infatti stabilito, nella DTF 138 V 457, che la
capacità lavorativa residua dipende dalle condizioni del singolo
caso. Determinanti possono essere la natura e lo stato dei danni della salute e
le sue conseguenze, il prevedibile dispendio per l'adattamento e l'introduzione
e in questo contesto anche la personalità, i talenti esistenti e le abilità, la
formazione, la carriera professionale o l'applicabilità dell'esperienza
professionale dal tradizionale campo lavorativo (cfr. consid. 3.1). Di
conseguenza, la reintegrabilità dipende non da ultimo dal periodo durante il
quale l'assicurato è ancora disponibile per
un'attività lavorativa e soprattutto anche per un eventuale cambiamento di
attività (cfr. consid. 3.2).

Inoltre, l'Alta Corte ha precisato che la questione della messa in
atto della capacità di lavoro rispettivamente della capacità residua di lavoro,
in caso di età avanzata, si esamina al momento in cui l'esigibilità medica di una
capacità di lavoro totale o parziale è constatata (cfr. consid. 3.3). In altre
parole, occorre basarsi sull'età dell'assicurato al momento in cui viene
valutata, dal profilo medico, la sua capacità lavorativa (STF 9C_88/2013 del 4
settembre 2013 consid. 4.3).

 

Nella STF 8C_910/2015 del 19 maggio 2016, pubblicata in SVR 2016
IV Nr. 58, il Tribunale federale si è pronunciato sul caso di un assicurato,
nato nel 1952, che nel maggio 2011 ha chiesto prestazioni dall'assicurazione
invalidità per problemi cardiaci. Sulla base dell'esito di una perizia medica
del 5 agosto 2013, con decisione del 12 settembre 2014 l'Ufficio AI ha negato
una rendita per assenza di un grado AI pensionabile.

Al considerando 4.2 l'Alta Corte ha esposto la nozione di mercato
equilibrato del lavoro, evidenziando che è caratterizzato da un certo
equilibrio tra domanda e offerta di forza lavoro. Non si può parlare di
un'opportunità di lavoro se l'attività esigibile è possibile in una forma
talmente limitata che praticamente non esiste sul mercato equilibrato del
lavoro (cfr. consid. 4.2.1).

Il Tribunale federale ha inoltre ricordato che l'età avanzata è
certamente un fattore estraneo all'invalidità, essa viene però presa in
considerazione allorquando si tratta di rispondere alla questione di sapere se
la capacità lavorativa residua può essere realisticamente sfruttata sul mercato
equilibrato del lavoro (cfr. consid. 4.2.2).

Infine, la Massima Istanza ha posto delle esigenze relativamente
alte per ammettere la non sfruttabilità della capacità di lavoro residua di
persone di età avanzata (cfr. consid. 4.3.4).

 

In un caso ticinese del 30 ottobre 2017 (STF 8C_428/2017), l'Alta
Corte ha ritenuto non dati i presupposti per l'eccezione giurisprudenziale che
considera l'età avanzata, di norma fattore estraneo all'invalidità, quale
possibile ostacolo alla realizzazione della capacità lavorativa residua sul
mercato del lavoro equilibrato, ritenuto che la giurisprudenza ha ammesso in
maniera restrittiva che l'età possa condurre a rendere inesigibile la ricerca
di un nuovo impiego. Nel caso esaminato, la ricorrente, attiva presso il datore
di lavoro dal 2008, aveva 52 anni al momento in cui il medico ha concluso per
la persistenza di una capacità lavorativa residua per lavori sedentari al
massimo del 50% ed era ad almeno 12 anni dall'età pensionabile AVS.

 

Nella sentenza pubblicata in SVR 2019 IV Nr. 7, il Tribunale
federale ha ricordato che l'età avanzata è un criterio che può incidere sullo sfruttamento
della capacità lavorativa residua (cfr. consid. 3.2). In quel caso, nonostante
l'età di 62 anni, l'accesso al mercato del lavoro nell'ambito di un'attività di
pianista (da bar) oppure di un'attività leggera sino a medio-pesante non
risultava di impedimento all'accesso al mercato del lavoro (cfr. consid. 5).

 

Nella DTF 146 V 16 (= SVR 2020 IV Nr. 34) il Tribunale federale ha
precisato che il fattore "età" deve parimenti essere valutato
prendendo in considerazione tutte le circostanze concrete. Ciò vale in
particolare nell'ambito dei lavori ausiliari sull'ipotetico mercato equilibrato
del lavoro, dove un'età avanzata non deve forzatamente agire quale fattore di
riduzione del salario (cfr. consid. 7.2.1).

 

Nel caso ticinese trattato nella recente STF 8C_59/2021 del 18
maggio 2021, l'assicurato aveva 51 anni e il Tribunale federale ha affermato
che questa età non giustifica in ogni caso una decurtazione a causa dell'età.

 

Alla luce dell'illustrata giurisprudenza (per una
maggiore esposizione di sentenze sul tema, cfr. STCA 32.2020.33 del 7 ottobre
2020), il TCA deve respingere la lamentela del ricorrente, poiché al momento
determinante, ossia quando la sua capacità lavorativa residua è stata valutata
medicalmente (DTF 138 V 457 consid. 3.3), nel giugno 2020 l'assicurato aveva 54
anni e mezzo e quindi l'età non gli era pregiudizievole nel mondo del lavoro.

 

Inoltre, nessuna deduzione è stata giustamente concessa per le
limitazioni funzionali, visto che la limitazione del rendimento determinato in
sede medica le tiene già in considerazione, poiché nel caso di specie la
capacità lavorativa del 70% è da intendere quale riduzione del rendimento del
30% nell'ambito di una presenza durante tutto il giorno (cfr. perizia
reumatologica).

 

Al riguardo, va evidenziato che alla luce di quanto sottolineato dall'Alta
Corte nella STF 9C_359/2014 del 5 settembre 2014, la riduzione del rendimento non
dà luogo ad un'ulteriore riduzione per motivi personali:

 

" 5.4. En ce qui concerne le taux d'abattement
sur le salaire statistique, la jurisprudence considère que lorsqu'un assuré est
capable de travailler à plein temps mais avec une diminution de rendement,
celle-ci est prise en considération dans la fixation de la capacité de travail
et il n'y a pas lieu, en sus, d'effectuer un abattement à ce titre (arrêts
9C_677/2012 du 3 juillet 2013 consid. 2.2; 8C_93/2013 du 16 avril 2013
consid. 5.4 et les références).".

 

Anche nella STF 8C_163/2015 del 16 giugno 2015 il Tribunale
federale ha ricordato che non è possibile, nel momento in cui si valuta l'entità
della riduzione percentuale da applicare al reddito da invalido, tenere conto
nuovamente della riduzione di rendimento già constatata a livello medico e
inclusa nella valutazione della capacità lavorativa residua, onde evitare di
prendere in considerazione due volte lo stesso punto di vista (STCA 32.2019.118
del 27 aprile 2020; STCA 32.2018.65 del 13 marzo 2019; STCA 32.2018.51 dell'11
febbraio 2019; STCA 32.2018.31 del 4 febbraio 2019; STCA 32.2017.124 del 22
febbraio 2017; STCA 32.2017.42 del 5 ottobre 2017).

La nostra Massima Istanza ha espressamente indicato che:

 

"
(…)

3.2.2. Bestehen über das ärztlich
beschriebe Beschäftigungspensum hinaus zusätzliche Einschränkungen, wie
beispielsweise ein vermindertes Rendement pro Zeiteinheit wegen verlangsamter
Arbeitsweise oder ein Bedarf nach ausserordentlichen Pausen oder ist die
funktionelle Einschränkung ihrer besonderen Natur nach nicht ohne weiteres mit
den Anforderungen vereinbar, wie sie sich aus den gewöhnlichen betrieblichen
Abläufen ergeben, kann dies bei der Bemessung des leidensbedingten Abzugs vom
statistischen Tabellenlohn berücksichtigt werden (Urteil 8C_260/2011 vom 25.
Juli 2011 E. 5.5 mit Hinweisen). Allerdings ist zu beachten, dass allfällige
bereits in der Beurteilung der medizinischen Arbeitsfähigkeit enthaltene
gesundheitliche Einschränkungen nicht zusätzlich in die Bemessung des
leidensbedingten Abzuges einfliessen können, weil damit ein- und derselbe
Gesichtspunkt bei der Bestimmung des Invalideneinkommens doppelt angerechnet
würde. Die Vorinstanz hat zutreffend erkannt, dass Dr. med. B. die
Arbeitsfähigkeit in der angestammten oder einer anderen adaptierten Erwerbstätigkeit
in der Bandbreite von 50 % - 70 % angab, wobei aus der (mehrfachen)
Unterstreichung des höheren Niveaus (70 %) zu schliessen war, dass die
Versicherte eher in diesem Umfang ohne Leistungseinschränkung arbeiten könnte.
Unter diesen Umständen hat das kantonale Gericht zu Recht erkannt, dass kein
triftiger Grund bestand, in das Ermessen der Verwaltung einzugreifen, zumal
auch sonst kein abzugsbegründendes Merkmal gemäss BGE 126 V 75 vorlag, welches
die Vorinstanz, auf deren Entscheid im Übrigen verwiesen wird, nicht
berücksichtigt hätte.".

 

Infine, lo svolgimento dell’attività di gessatore per decenni e l’assenza
di conoscenze in altri campi d’attività non sono di pregiudizio al ricorrente.
Si può ritenere, secondo il grado della verosimiglianza preponderante valido
nelle assicurazioni sociali (DTF 129 V 56 consid. 2.4; DTF 138 V 218 consid. 6),
che l’assicurato sia in grado di svolgere almeno delle attività leggere,
semplici e non specializzate come indicato dalla consulente in integrazione
professionale.

Infatti, questi lavori non contrastano né con le sue condizioni di
salute né tanto meno con la sua età (STCA 32.2020.33 del 7 ottobre 2020; STCA
32.2019.194 del 3 agosto 2020; STCA 32.2017.222 del 26 novembre 2018; STCA
32.2017.63 del 6 novembre 2017; STCA 32.2017.18 del 27 luglio 2017).

Attività di questo tipo non richiedono peraltro particolari
conoscenze professionali, potendo perciò l'assicurato essere subito attivo dopo
una breve introduzione teorica e concreta direttamente sul posto, e ciò anche
se simili attività lucrative esulano dal suo consueto ambito lavorativo ed egli
non ha acquisito una formazione post scuola obbligatoria.

 

                             2.15.   In virtù delle considerazioni
esposte, tenuto conto che sì l'età avanzata viene presa in considerazione
quando si tratta di sapere se la capacità lavorativa residua può essere
realisticamente sfruttata sul mercato equilibrato del lavoro (SVR 2016 IV Nr.
58 consid. 4.2.2), ma che il Tribunale federale ha posto delle esigenze relativamente
alte per ammettere la non sfruttabilità della capacità di lavoro residua di
persone di età avanzata (SVR 2016 IV Nr. 58 consid. 4.3.4), va ritenuto che con
una capacità lavorativa residua del 70% il ricorrente, poco più che 54enne, è
reintegrabile in un mercato equilibrato del lavoro.

 

Alla luce di quanto precede, il tasso di riduzione del 10%
stabilito dall'Ufficio assicurazione invalidità è adeguato. Non v'è quindi
alcun motivo per modificare le conclusioni cui è pervenuta l'amministrazione nell'applicazione
della riduzione concessa, percentuale che si trova del resto entro i limiti
riconosciuti dalla giurisprudenza.

 

                             2.16.   Da quanto
precede discende che il reddito statistico ipotetico da invalido
rivalutato ammontante nel 2020 a Fr. 68'862,80 va ritenuto nella misura del 70% stante
la ridotta capacità lavorativa
esigibile dell'assicurato (Fr. 68'862,80 x 70 : 100
= Fr. 48'203,96) e in seguito questo nuovo reddito va diminuito del 10% per tenere conto delle circostanze
personali, ottenendo così l'importo
di Fr. 43'383,56 (Fr.
48'203,96 - [Fr. 48'203,96 x 10 : 100]).

Confrontando questo
dato con l'ammontare di Fr.
136'955.- corrispondente al
reddito (ipotetico) da valido che l'assicurato avrebbe potuto conseguire
nell'anno 2020 come gessatore al 100% senza il danno alla salute,
risulta dunque una perdita di guadagno del 68,32% ([Fr. 136'955 -
Fr. 43'383,56] : Fr. 136'955 x 100), che va arrotondata al 68%
(DTF 130 V 121).

 

Questo grado di invalidità, che differisce leggermente da quello
stabilito dall'Ufficio AI (69%) poiché i dati sono stati aggiornati al 2020,
momento in cui lo stato di salute dell'assicurato è mutato, dà diritto a tre
quarti di rendita d'invalidità dal 1° settembre 2020.

 

                             2.17.   Da quanto precede discende che
il ricorrente ha diritto a tre quarti di rendita dal 1° settembre
2020, giusta l'art. 88a cpv. 1 OAI, tenuto conto di una
capacità lavorativa residua del 70% in attività adeguate dal 1° giugno 2020.

Il ricorso deve quindi essere integralmente
respinto.

 

                             2.18.   Il 1° gennaio 2021 è entrata
in vigore una modifica della LPGA.

L'art. 61 lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura
deve essere semplice, rapida e, di regola, pubblica.

Alla medesima data è entrato in vigore l'art. 61 lett. fbis
LPGA, secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura
è soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede, il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

Per l'art. 69 cpv. 1bis LAI nel tenore in vigore dal 1° gennaio
2021, la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle
assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell'AI è soggetta
a spese. L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

 

Visto l'esito della vertenza,
le spese per complessivi Fr. 500.- vanno poste a carico del ricorrente.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese di Fr. 500.- sono
poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schwe