# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 24b227ad-dcbc-5783-877e-2b5df0945bd8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-01-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.01.2021 D-45/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-45-2021_2021-01-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-45/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  g e n n a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Barbara Balmelli;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dalla MLaw Roberta Condemi,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera, 

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; 

decisione della SEM del 24 dicembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-45/2021 

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Visto 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera l'8 dicembre 

2020, 

il rilevamento delle generalità del 15 dicembre 2020 (cfr. atto […]-11/10 [di 

seguito: verbale 1], 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 18 dicembre 2020 

(cfr. atto 14/3 [di seguito: verbale 2]),  

la domanda di ripresa in carico del richiedente del 18 dicembre 2020, da 

parte della Svizzera alle autorità tedesche preposte, in applicazione del 

Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) 

(cfr. atto 16/5),  

l’atto medico F2 di medesima data (cfr. atto 20/2),  

l’accettazione del trasferimento delle autorità tedesche del 23 dicembre 

2020 sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto 

21/2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 24 dicembre 2020, notificata il 28 dicembre 2020 (cfr. atto 27/1), me-

diante la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai 

sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il tra-

sferimento dell'interessato verso la Germania, 

l’atto medico F2 del 30 dicembre 2020 (cfr. atto 28/2),  

il ricorso del 5 gennaio 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata: 

6 gennaio 2021) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM, con il quale 

il ricorrente ha postulato in limine la sospensione dell’esecuzione dell’al-

lontanamento in via supercautelare e la restituzione dell’effetto sospensivo 

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al gravame; a titolo principale egli ha demandato l’annullamento della que-

relata decisione e la trasmissione degli atti alla SEM per una nuova istrut-

toria; contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione dell’assi-

stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di 

giudizio e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese,  

l’atto medico F2 del 30 dicembre 2020 accluso al gravame e già presente 

agli atti del procedimento di prima istanza,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione 

è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che ai sensi dei motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi,  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata 

nel merito di una domanda di asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di 

tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 

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consid. 5); che pertanto, nella presente fattispecie, occorre determinare se 

la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno 

(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che gli obblighi di cui all’art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se l’interes-

sato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, 

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sempre che l’interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di 

validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 2 Rego-

lamento Dublino III), 

che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono altresì meno se 

l'interessato ha lasciato il territorio degli Stati membri conformemente a una 

decisione di rimpatrio o di un provvedimento di allontanamento emessa da 

quello Stato membro a seguito del ritiro o del rigetto della domanda 

(cfr. art. 19 par. 3 comma 1 Regolamento Dublino III); che la domanda pre-

sentata dopo che ha avuto luogo un allontanamento effettivo è considerata 

una nuova domanda e dà inizio a un nuovo procedimento di determina-

zione dello Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 3 comma 2 Regola-

mento Dublino III), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURO-

DAC», che l’interessato aveva già depositato due domanda d’asilo in Ger-

mania, rispettivamente il (…) 2016 e il (…) 2016 (cfr. atto 7/1), 

che nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento 

Dublino III (cfr. atto 14/3), l’insorgente ha confermato di aver demandato 

asilo in Germania, aggiungendo che il procedimento ivi avviato avrebbe 

avuto esito sfavorevole, motivo per cui avrebbe fatto ricorso; ch’egli non 

conoscerebbe tuttavia l’attuale stato della procedura, 

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che in medesima sede, l’insorgente si è opposto ad un ritorno in Germania, 

poiché in tale Paese sarebbe stato alloggiato in un campo profughi dove 

erano frequenti criminalità e uso di droghe,  

che infine, questionato sul suo stato di salute, il richiedente ha sostenuto 

di soffrire di fegato grasso oltre che di dolori allo stomaco,  

che sulla base di tali elementi, il 18 dicembre 2020 la SEM ha presentato 

alle autorità tedesche, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Du-

blino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III (cfr. atto 16/5),  

che il 23 dicembre 2020 tali autorità hanno espressamente accettato di ri-

prendere in carico il ricorrente in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. d Re-

golamento Dublino III (cfr. atto 21/2), 

che la competenza della Germania risulta dunque, di principio, data, 

che in proposito, non vi sono fondati motivi di ritenere che in Germania 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

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che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-

tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di 

violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sen-

tenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande 

Sezione]), 

che anche prendendo in considerazione le generiche allegazioni ai sensi 

delle quali al ricorrente non sarebbe stato attribuito un alloggio confacente 

(cfr. verbale 2), ad oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in 

Germania non venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratteriz-

zata da carenze strutturali tali da concludere che le domande di asilo non 

vengano trattate seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano 

effettive vie di ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii 

abusivi verso i paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro 

Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

che oltracciò, la censura ricorsuale secondo cui la Germania avrebbe re-

spinto la domanda d’asilo del richiedente (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7, 

punto 25), non muta le valutazioni quanto  alla competenza delle autorità 

tedesche, 

ch’egli non invoca lacune nella trattazione della sua domanda d’asilo in 

Germania, né tantomeno ha apportato indizi oggettivi e concreti che per-

mettano di ammettere che tale Stato membro non abbia proceduto ad un 

esame corretto della sua domanda d’asilo, segnatamente tenendo conto 

delle peculiarità del caso di specie, 

che la Germania è uno Stato di diritto e si può attendere dal ricorrente che 

si rivolga alle autorità sovranazionali per l’esame di eventuali censure rela-

tive alla pratica della Germania nell’applicazione della procedura d’asilo, 

che invero, un tale esame oltrepasserebbe l’oggetto della procedura Du-

blino che si limita, in principio, alla determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame della domanda d’asilo, 

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che la SEM era tenuta unicamente a verificare, d’un canto, che la Germa-

nia rispetti in principio i suoi obblighi di diritto internazionale e, d’altro canto, 

che non vi fossero degli indizi di violazione delle sue obbligazioni nella fat-

tispecie, 

che l’autorità inferiore ha succintamente effettuato tale esame, 

che non da ultimo, giova rammentare che l’eventualità ai sensi della quale 

la domanda d’asilo fosse effettivamente stata respinta in Germania, non 

mette in dubbio la competenza delle autorità di tale Paese per l’eventuale 

esecuzione del suo trasferimento, rispettivamente per un eventuale rego-

lamento delle condizioni di soggiorno se un rinvio non fosse eseguibile nel 

suo Paese d’origine (cfr. in tal senso anche: sentenza del Tribunale 

D-5996/2019 del 21 novembre 2019),  

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che proseguendo nell'analisi, ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 − disposi-

zione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità − 

se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel merito della 

domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato 

sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-

torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che 

lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico e a por-

tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-

lazione della direttiva procedura, 

che al di là di generiche argomentazioni, egli neppure ha apportato indizi 

seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua 

vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da 

dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

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che su tali presupposti, anche ammettendo che le autorità tedesche ab-

biano effettivamente pronunciato l’allontanamento del richiedente verso 

l’Afghanistan, nulla permette di ritenere in casu che lo abbiano fatto ve-

nendo meno ai loro obblighi internazionali,  

che con la sua impugnativa, l’insorgente allega inoltre un quadro clinico 

che, a suo dire, non sarebbe stato sufficientemente chiarito dall’autorità 

inferiore (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5, punto 24 e segg.); che in parti-

colare, nella decisione impugnata la SEM non avrebbe atteso gli esami che 

il medico curante avrebbe richiesto nell’atto medico F2 del 18 dicembre 

2020; che d’altro canto con il certificato medico del 30 dicembre 2020 sa-

rebbe stata evidenziata la necessità di esperire maggiori accertamenti,  

che quo alle succitate doglianze ricorsuali, v’è anzitutto da rammentare che 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche valetudi-

narie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi ecce-

zionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia 

dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da 

lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte appaia 

come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che orbene, lo scrivente Tribunale ritiene che dal primo atto medico F2, 

risultava già sufficientemente chiaro che lo stato valetudinario dell’insor-

gente non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza testé enucleata; che 

invero, nel momento in cui la SEM ha emesso il provvedimento impugnato, 

permaneva unicamente un dubbio quanto alla possibile diagnosi di gastrite 

cronica, 

che d’altro canto, neppure l’atto medico F2 del 30 dicembre 2020 permette 

diversa valutazione nella misura in cui non lascia trasparire né l’impellenza 

di procedere con ulteriori investigazioni, così come neppure un quadro cli-

nico suscettibile d’iscriversi nella succitata giurisprudenza, 

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che in specie, alla luce di quanto precede non v’è dunque modo di rimpro-

verare alla SEM un accertamento incompleto dello stato di salute del ri-

chiedente, sicché la censura in tal senso va respinta,  

che per il resto il Tribunale osserva che la Germania dispone notoriamente 

di infrastrutture mediche sufficienti ed in quanto Stato firmatario della diret-

tiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la neces-

saria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di 

pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi 

mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richie-

denti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, ap-

propriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata 

direttiva), 

che non vi sono dunque motivi per ritenere che il ricorrente non potrà – ove 

necessario − cominciare, rispettivamente proseguire, un trattamento far-

macologico in tale Paese; che d’altra parte, a comprova di ciò, il Tribunale 

osserva che dall’atto medico F2 del 30 dicembre 2020 si evince come l’in-

teressato abbia beneficiato di un trattamento farmacologico durante il suo 

soggiorno in Germania,  

che da ultimo, la criminalità che il medesimo avrebbe riscontrato nel campo 

profughi in Germania, non ha alcun influsso nel caso concreto; che la Ger-

mania è uno Stato di diritto con un'autorità di polizia funzionante, disposta 

ed in grado di offrire la protezione adeguata, 

ch’egli può dunque rivolgersi alle autorità di polizia qualora fosse confron-

tato con problematiche di sorta,  

che pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero 

tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania, 

che comunque, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei 

suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che infine, in casu, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l'auto-

rità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi umanitari, 

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che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico del ricor-

rente in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 Regola-

mento Dublino III,  

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del richiedente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede un’autorizzazione di soggiorno 

in Svizzera (art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1),  

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI 

(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio 

di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 consid. 5.2),  

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Germania, confermata,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,  

che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è 

divenuta senza oggetto,  

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

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Pagina 12 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

  

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Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: