# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f91fb7bd-c3b2-53ea-9208-9857fb52242c
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-05-07
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 07.05.2014 RH.2014.5
**Docket/Reference:** RH.2014.5
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RH-2014-5_2014-05-07

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).

Sentenza del 7 maggio 2014 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Giorgio Bomio e Roy Garré,  

Cancelliera Susy Pedrinis Quadri  

   

Parti   

A., attualmente in detenzione presso il carcere giudizia-

rio La Farera, 6965 Cadro, rappresentato dall'avv. Yasar 

Ravi,  

Reclamante 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI, 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 

AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RH.2014.5 

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 Fatti: 

A. In data 8 luglio 2011, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribuna-

le di Firenze ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere 

(n. 2476/11 R.G.N.R, n. 9869/11 R.G. GIP; act. 3.3) nei confronti, tra altri, 

di A. per i reati di associazione per delinquere, introduzione nello Stato di 

prodotti contraffatti e ricettazione (art. 416 cpv. 1, 2 e 3 c.p. italiano e art. 4 

della legge del 16 marzo 2006, n. 146; art. 81 cpv. e 474 c.p. italiano;  art. 

81 cpv. e 648 c.p. italiano).  

 

 

B. Mediante segnalazione del 17 dicembre 2013, SIRENE Italia ha richiesto 

l'arresto ai fini di estradizione del predetto (act. 3.1).  

 

 

C. Con comunicazione del 22 dicembre 2013, SIRENE Svizzera ha informato 

l'autorità richiedente di soprassedere all'arresto in quanto non v'era pericolo 

di fuga poiché il ricercato, titolare di un permesso per stranieri, risiede in 

Svizzera. Un tale pericolo non essendo concreto fintantoché il ricercato non 

fosse al corrente della ricerca, l'autorità svizzera ha invitato l'autorità italia-

na a inoltrare la domanda formale di estradizione (act. 3.2). Il 7 marzo 

2014, il Ministero della Giustizia italiano ha trasmesso all'Ufficio federale di 

giustizia (di seguito: UFG) la richiesta formale di arresto provvisorio e di e-

stradizione nei confronti del reclamante, datata 28 febbraio 2014 (act. 3.3).  

 

 

D. Il 28 marzo 2014 l'UFG ha emesso un ordine di arresto ai fini di estradizio-

ne, trasmesso al Ministero pubblico del Cantone Ticino e sfociato nel fermo 

dell'estradando il 31 marzo 2014 (act. 1.2 e act. 3.7). Nel suo interrogatorio 

del 1° aprile 2014 davanti al Procuratore pubblico ticinese, A. si è opposto 

alla sua estradizione in via semplificata (act. 3.7).  

 

 

E. Il 9 aprile 2014, il legale del reclamante ha chiesto all'UFG la produzione 

degli atti – non ancora in suo possesso – di cui all'incarto dell'autorità fede-

rale n. 6, 7, 8, 10, 12, 12b e 12a (act. 1.3). 

 

 

F. Con reclamo del 10 aprile 2014 indirizzato alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale, A. ha postulato, in via principale, l'annullamento 

dell'ordine d'arresto ai fini di estradizione nonché la sua immediata scarce-

razione e, in via subordinata, la sua immediata scarcerazione e l'adozione 

di misure cautelari sostitutive alla carcerazione. In aggiunta ai documenti 

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già richiesti, con missiva del 9 aprile 2014, egli ha inoltre postulato la pro-

duzione del documento n. 4a. 

 

 

G. Il 15 aprile 2014, l'UFG ha trasmesso al patrocinatore del reclamante copia 

dei documenti n. 10, 12 e 12b. È per contro stato rifiutato l'accesso agli atti 

n. 7 e 12a in quanto trattasi di atti interni, come pure all'atto n. 8 in quanto 

inerente ad una commissione rogatoria e all'atto n. 6, trattandosi di una co-

pia dell'atto n. 5 (v. act. 3.11). 

 

 

H. Con osservazioni del 17 aprile 2014 l’UFG ha proposto la reiezione del ri-

corso. Mediante replica del 24 aprile seguente, il reclamante ha sostan-

zialmente confermato le sue conclusioni ricorsuali (act. 4).  

 

 

I. Mediante scritto del 30 aprile 2014, il legale del reclamante ha prodotto 

spontaneamente e al di fuori dei termini fissati per gli scambi di scritti, il cer-

tificato dei carichi pendenti rilasciato il 4 ottobre 2013 dalla Procura della 

Repubblica di Pistoia, il certificato generale del casellario giudiziale italiano 

del 24 aprile 2012 e i "boarding pass" relativi ai frequenti viaggi di A. nella 

Repubblica Dominicana (act. 6, act. 6.1, act. 6.2, act. 6.3). Lo scritto del 

30 aprile è stato trasmesso per informazione all'UFG il 2 maggio 2014 (act. 

7). 

 

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazio-

ne delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in rela-

zione con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale 

in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 1 

del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 

RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui 

reclami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro 

dieci giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2 

AIMP), il gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradan-

do è pacifica.  

 

1.2 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è an-

zitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 

(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Repubbli-

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ca italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Protocollo 

addizionale alla CEEstr del 17 marzo 1978, entrato in vigore per la Repub-

blica italiana il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, nonché, a 

partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,  

L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione 

di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS). 

 

1.3 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto na-

zionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale 

(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa 

ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 con-

sid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 

124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 con-

sid. 1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti 

norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti 

fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 

24 consid. 1.1). 

 

 

2. 

2.1 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti del-

la Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo 

ricercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla do-

manda conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato 

sull'art. 48 cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi, 

a questo stadio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma 

solamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estra-

dizione (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108 

consid. 3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, 

Basilea/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative 

a pretese irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione, 

come pure alla sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente 

nell'ambito della procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306 

consid. 2.3; 119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in pri-

ma istanza e, in sede di ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in 

seguito, in ultima istanza e alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il 

Tribunale federale (v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giuri-

sprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la carcerazione della 

persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcerazione rimane 

l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 

consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT 

ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 

3a ediz., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. nonché n. 350 pag. 326 e 

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seg.; STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi Zurigo 2002, pag. 57). 

L’ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia essere annullato, ri-

spettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è verosimile che la 

persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né comprometterà 

l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se essa 

può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le 

sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo 

giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i docu-

menti a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1 

AIMP) o ancora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile 

(art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano 

l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve 

essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio 

l’impegno assunto dalla Svizzera in virtù dell'art. 1 CEEstr di consegnare – 

ove la domanda di estradizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le per-

sone perseguite dallo Stato che ne ha fatto la richiesta (v. JdT 2012 IV 5 

n. 142). In questo senso, la liberazione provvisoria dalla carcerazione ai fini 

estradizionali soggiace a condizioni più restrittive di quelle applicabili in ma-

teria di carcere preventivo (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 con-

sid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c). 

 

2.2 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro norma-

tivo generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di 

richiedere l'arresto e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su 

tale domanda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). 

Applicabile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 

22). Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà 

e, rispettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è pre-

sentata col prescritto corredo (art. 16 n. 4, prima frase), la Convenzione 

precisa (ibidem, seconda frase) che, tuttavia, la liberazione provvisoria è 

sempre possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le misure da es-

sa ritenute necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto".  

 

 

3.  Nel suo gravame, l'insorgente contesta innanzitutto una violazione del suo 

diritto di essere sentito, non essendogli stata garantita la facoltà di esami-

nare tutti gli atti di causa. In particolare, egli richiede di poter accedere ai 

documenti n. 7, 12a, 8 e 4a di cui all'incarto dell'UFG. 

 

3.1 Il diritto di accedere agli atti è un aspetto del diritto di essere sentito 

(DTF 129 I 85 consid. 4.1; 129 II 497 consid. 2.2; 127 I 54 consid. 2b e giu-

risprudenza citata). L'accesso agli atti dell'estradando si limita tuttavia ai 

documenti decisivi per l'esito del gravame e non a tutto l'incarto (v. senten-

za del Tribunale penale federale RR.2012.277 del 6 febbraio 2013, con-

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sid. 2.1 e riferimenti citati). L'art. 80b AIMP (relativo alla "piccola" assisten-

za, ma applicabile nella sua sostanza anche all'estradizione) prevede infatti 

che gli aventi diritto possono partecipare al procedimento ed esaminare gli 

atti sempreché ciò sia necessario alla tutela dei loro interessi (cpv. 1). Tali 

diritti possono essere limitati soltanto nell'interesse del procedimento este-

ro, per la protezione di un interesse giuridico essenziale a domanda dello 

Stato richiedente, per la natura o il carattere urgente delle misure da pren-

dere, per la protezione di interessi privati essenziali, nell'interesse di un 

procedimento svizzero (cpv. 2). Infine, il diniego d'esame o di partecipazio-

ne al procedimento dev'essere ristretto agli atti e operazioni soggetti a se-

greto (cpv. 3). 

 

3.2 Nel caso concreto, con scritto dell'8 aprile 2014, l'UFG ha rifiutato l'acces-

so, tra altri, all'atto n. 4a, indicandolo come atto interno (v. act. 1). Il 15 apri-

le 2014, l'UFG ha pure negato l'accesso agli atti n. 7 e 12a, in quanto trat-

tasi di atti interni, ed all'atto n. 8, concernendo quest'ultimo una commissio-

ne rogatoria (v. act. 3.11).  

 

 Contrariamente a quanto asserito dal reclamante, l'UFG ha preso posizione 

su tutte le richieste di accesso agli atti da egli presentate. L'Autorità federa-

le ha inoltre prodotto e concesso l'accesso ai documenti sui quali si fonda 

l'ordine di arresto impugnato, segnatamente la domanda di arresto provvi-

sorio e d'estradizione del 28 febbraio 2014 prodotta dall'autorità richiedente 

(v. act. 3.1-3.11 oltre agli act. 1.6 e 1.7 già in possesso dell'insorgente). 

L'estradando ha pertanto potuto debitamente valutare la portata ed i fon-

damenti della decisione impugnata; tant'è che egli ha tempestivamente 

presentato dinanzi a questa Corte un reclamo motivato nel quale, peraltro, 

non sostiene di non possedere gli elementi necessari per poter valutare la 

portata ed i fondamenti dell'ordine di arresto ai fini di estradizione (v. act. 1 

e act. 4). Di conseguenza, ritenute le peculiarità del diritto di accesso agli 

atti qui sopra esposte (supra consid. 3.1), nella fattispecie non è ravvisabile 

alcuna violazione del diritto di essere sentito. La richiesta di accesso ad ul-

teriori atti e il gravame invocato dal reclamante sono manifestamente da 

respingere.   

 

 

4. Il reclamante contesta la validità della documentazione prodotta dalle auto-

rità italiane a sostegno della richiesta di arresto provvisorio e di estradizio-

ne. In particolare egli critica la mancata corrispondenza tra la sua attuale 

posizione processuale – l'imputazione per il reato di associazione per de-

linquere sarebbe decaduta (v. act. 1.6) – e l'ordinanza di custodia cautelare 

in carcere dell'8 luglio 2011. L'insorgente chiede inoltre che venga prodotta 

l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emanata dal Giudice per le in-

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dagini preliminari presso il Tribunale di Firenze l'8 luglio 2013 citata 

dall'UFG nella decisione impugnata (v. act. 1.2). 

 

4.1 In merito all'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2013, va 

rilevato che l'incarto mostra chiaramente il lapsus calami nel quale è incor-

so l'UFG nel riportare nell'ordine d'arresto la data dell'ordinanza italiana. 

Tant'è che l'UFG medesimo indica, nelle sue osservazioni al reclamo, la 

data corretta dell'8 luglio 2011 (act. 1.2 e act. 3). Inoltre, nella segnalazione 

di Sirene Italia del 17 dicembre 2013 è indicato quale incarto di riferimento 

il procedimento n. 9869/11 R.G. GIP, ossia il numero dell'ordinanza di cu-

stodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011 (act. 3.1, act. 3.3). Infine, sia la 

richiesta di estradizione e di arresto provvisorio della Procura della Repub-

blica presso il Tribunale di Firenze del 21 gennaio 2014, che la richiesta di 

arresto provvisorio ed estradizione del Ministero della Giustizia datata 

28 febbraio 2014, con il relativo scritto di trasmissione del 7 marzo 2014, si 

fondano sull'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011 

(v. act. 3.3). Di conseguenza, la richiesta del reclamante va respinta.  

 

4.2 Per quanto concerne l'incongruenza tra la sua attuale posizione processua-

le e l'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011, il recla-

mante solleva prematuramente una censura non pertinente alla presente 

procedura. Tale censura va semmai sollevata nella procedura d'estradizio-

ne vera e propria, all'occorrenza impugnando la decisione di estradizione 

quando sarà pronunciata, e non nell'ambito di un ricorso contro l'ordine di 

arresto in vista di estradizione (supra consid. 2.1). Il gravame in esame non 

appare prima facie tra quelli che portino a concludere che l'estradizione sia 

manifestamente inammissibile ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 AIMP messo in re-

lazione con gli art. da 2 a 5 AIMP. In effetti, il reato di associazione per de-

linquere è esplicitamente menzionato nella richiesta di estradizione e di ar-

resto provvisorio del 21 gennaio 2014 emessa dalla Procura della Repub-

blica presso il Tribunale di Firenze ed anche nella richiesta di arresto prov-

visorio ed estradizione del Ministero della Giustizia del 28 febbraio 2014 

(v. act. 3.3). Anche questa censura è da respingere.  

 

 

5. Il reclamante solleva, in un ulteriore gravame, l'irregolarità della notifica 

dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011, trasmessa 

a suo dire dalle autorità richiedenti ad un indirizzo risalente ad 11 anni ad-

dietro nonostante egli si fosse regolarmene iscritto sin dal 2004 all'Anagrafe 

Italiani residenti all'estero (AIRE).  

 

Anche questa censura non è di rilievo ai fini della presente procedura di ri-

corso contro il mandato d'arresto in vista di estradizione (v. consid. 2.1 su-

pra). Ad ogni modo, nell'ambito del suo interrogatorio del 1° aprile 2014 di-

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nanzi al Procuratore pubblico, il reclamante ha comunque preso conoscen-

za, tra altri documenti, dell'ordinanza dell'8 luglio 2011 (v. act. 3.7) ed ha 

potuto determinarsi in merito all'ordine di arresto ai fini di estradizione inol-

trando il presente reclamo. La censura deve, pertanto, essere respinta. 

 

 

6. Il reclamante sostiene inoltre che l'ordine di arresto ai fini di estradizione del 

28 marzo 2014 violerebbe l'art. 48 cpv. 1 lett. a AIMP, non indicando i reati 

contestatigli.  

 

6.1  L'art. 48 cpv. 1 lett. a AIMP prevede che l'ordine di arresto deve contenere 

le indicazioni dell'autorità straniera sulla persone perseguita e sul reato 

contestatole. A tale riguardo, il Tribunale federale ha rilevato che, nell'ordi-

ne di arresto ai fini di estradizione, l'UFG deve normalmente menzionare, 

sia pure in modo molto succinto, tutte le imputazioni, onde permettere una 

doverosa informazione dell'estradando e consentirgli eventualmente una 

più sollecita difesa già in questo stadio (DTF 111 Ib 147, consid. 1; ROBERT 

ZIMMERMANN, op. cit., n. 349 nota 843).  

  

6.2 Nella fattispecie, l'ordine di arresto impugnato riassume le informazioni con-

tenute nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere e nella richiesta di ar-

resto provvisorio e di estradizione emesse dalle autorità italiane. L'ordine di 

arresto impugnato menziona in maniera sufficiente sia l'identità dell'estra-

dando che i fatti a lui contestati. Esso riporta che A., nato a Palermo, domi-

ciliato in U., avrebbe fatto parte di un'associazione criminale finalizzata alla 

produzione e al commercio internazionale di manufatti con il marchio con-

traffatto B. Risulta pure che la citata organizzazione si sarebbe avvalsa di 

un cittadino francese, C., per avere indicazioni precise sui dettagli delle 

borse B. in modo da poter produrre degli oggetti identici agli originali. Le 

borse contraffatte sarebbero poi state collocate sul mercato internazionale 

grazie ad una serie di rapporti consolidati con soggetti operanti a Singapo-

re, Hong Kong, Taiwan, Russia, oltre che sul territorio italiano. In merito al 

ruolo di A., l'ordine impugnato specifica che egli, insieme a D., sarebbe sta-

to uno dei principali venditori del gruppo. In data il 18 maggio 2011, i pre-

detti sarebbero inoltre stati visti dalla polizia giudiziaria italiana, quando, a 

bordo dell'autovettura in uso a D. raggiungevano la E. e un altro magazzino 

in V. (I), dove avrebbero ritirato tre grandi scatole contenenti dieci borse 

contraffatte, per consegnarle alla F. per ulteriore consegna alla G. V'è inol-

tre da rilevare che l'estradando e il suo difensore hanno ricevuto, in sede 

dell'interrogatorio del reclamante dinanzi al Procuratore pubblico, sia l'ordi-

nanza di custodia cautelare in carcere dell'8 luglio 2011, che le richieste di 

arresto provvisorio e di estradizione del 21 gennaio e 28 febbraio 2014, le 

quali menzionavano ancora più dettagliatamente i fatti contestati e le norme 

del diritto italiano che sarebbero state violate dal ricercato (v. act. 3.3). 

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Visto quanto precede non è ravvisabile nessuna violazione dell'art. 48 

cpv. 1 lett. a AIMP. Ne consegue che la censura deve essere respinta.  

 

 

7. Il reclamante chiede infine che si prescinda dalla sua carcerazione, non 

essendovi ragioni per dubitare che egli si sottrarrà all'estradizione né di ri-

tenere che egli comprometterà l'istruzione penale. Egli vivrebbe in Ticino 

dal 2006 e, dal 2013, sarebbe al beneficio di un permesso di domicilio, ciò 

che dimostrerebbe la sua intenzione di continuare a risiedere in Svizzera. A 

comprova di quanto asserisce, egli rileva che sebbene fosse al corrente 

dell'apertura di un procedimento penale in Italia nei suoi confronti, non a-

vrebbe intrapreso nulla per lasciare il territorio svizzero, anzi egli avrebbe 

richiesto ed ottenuto un permesso di domicilio in Svizzera nel novembre 

2013 iscrivendosi all'AIRE, dopo una prima iscrizione nel 2004 quando ri-

siedeva a Santo Domingo. Egli vivrebbe e lavorerebbe in Ticino alle dipen-

denze della H. Sagl (con uno stipendio di CHF 5'000.-- mensili), società di 

cui sarebbe socio e la cui esistenza economica dipenderebbe solo da lui, 

pena il rischio del fallimento. In merito al rischio di collusione, essendo il 

procedimento penale in Italia stato avviato nel 2011, non vi sarebbero ra-

gioni per temere che, a distanza di tre anni, egli tenti di compromettere l'i-

struzione penale, la quale sarebbe ampiamente conclusa in quanto non sa-

rebbe più indagato dalla Procura di Firenze. La circostanza secondo cui e-

gli sarebbe l'unico degli imputati a non essere ancora stato giudicato, non 

dipenderebbe da esigenze istruttorie, bensì unicamente da formalità di noti-

fica. Il reclamante sostiene infine che, nonostante le autorità italiane sapes-

sero già dal 2011 che risiedeva in Svizzera, nulla avrebbero intrapreso per 

notificargli, in Svizzera o a Santo Domingo, l'apertura di un procedimento 

penale nei suoi confronti. Pertanto, a suo dire, l'ordine di arresto ai fini di 

estradizione sarebbe inadeguato e andrebbe revocato.  

 

7.1 Come già rilevato, per costante giurisprudenza, durante tutta la procedura 

di estradizione la carcerazione della persone perseguita costituisce la rego-

la mentre la scarcerazione rimane l'eccezione (v. consid. 2.1 supra e riferi-

menti ivi citati). Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può tuttavia pre-

scindere dall'emettere un ordine di arresto in vista d'estradizione segnata-

mente se la persona perseguita verosimilmente non si sottrarrà all'estradi-

zione né comprometterà l'istruzione penale. Queste due condizioni sono 

cumulative; se l'interessato si prevale unicamente della realizzazione di una 

delle stesse non potrà pretendere che si rinunci alla detenzione estradizio-

nale (DTF 109 Ib 58 consid. 2).  

 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione 

estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 

306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo 

- 10 - 
 
 

di negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera era-

no indiscussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da 

diciotto anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e 

otto anni, entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Tici-

no), essendo stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna 

a una pena privativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanzia-

rie in cui l'interessato lasciava la moglie e i figli permettevano di considera-

re che il rischio di fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scon-

giurato tramite l'adozione di misure sostitutive (sentenza del Tribunale fede-

rale 8G.45/2001 del 15 agosto 2001, consid. 3a). In un altro caso, è stato 

considerato che l'ampiezza dell'attività delittuosa (costituzione di un'asso-

ciazione criminale allo scopo di perpetrare truffe fiscali) e l'eventualità di 

una pena privativa della libertà di lunga durata costituivano elementi suffi-

cienti a rendere verosimile il rischio che il reclamante potesse sottrarsi 

all'estradizione, sebbene egli avesse legami importanti con la Svizzera, es-

sendo titolare di un permesso B, coniugato con una cittadina svizzera e 

stesse per diventare padre. Tale rischio, acutizzato dalla sua giovane età, 

non veniva sminuito dal fatto che, come ritenuto anche nelle altre cause, 

fosse a conoscenza del suo perseguimento e non fosse nondimeno fuggito: 

soltanto con l'ordine di arresto in vista d'estradizione si erano infatti concre-

tate sia le accuse sia la possibilità effettiva di essere estradato (sentenza 

8G.49/2002 del 24 maggio 2002, consid. 3b). Tenuto conto di questa giuri-

sprudenza, il Tribunale penale federale ha quindi confermato l'esistenza del 

pericolo di fuga nel caso di una persona perseguita con moglie, due bam-

bini (di sette anni e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera 

(sentenza BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esi-

to nel caso di una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci 

anni, con moglie e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto 

anni (sentenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una 

persona ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli 

amici più stretti (sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In 

una sentenza del 24 novembre 2009 il Tribunale penale federale ha per 

contro ordinato la liberazione di un uomo di 76 anni residente in Francia 

accusato negli Stati Uniti di aver commesso in quel Paese, nel 1978, atti 

sessuali con una minorenne, e adottato misure sostitutive della detenzione 

(sentenza del Tribunale penale federale RR.2009.329, parzialmente pub-

blicata in RStrS - BJP 1/2010 pag. 9). In quell'occasione, l'autorità giudican-

te ha considerato che il pericolo di fuga non era così marcato da impedire 

l'adozione di misure sostitutive della detenzione (v. ibidem consid. 6.3). Vi-

sto anche che la pena massima comminabile all'estero era di due anni di 

detenzione, il Tribunale ha ritenuto che il pagamento di una elevata cauzio-

ne corrispondente alla metà dei beni patrimoniali dell'estradando, unita-

mente all'utilizzo di un braccialetto elettronico ("Electronic Monitoring"; 

sull'applicabilità di questo sistema di sorveglianza v. DTF 136 IV 20), costi-

- 11 - 
 
 

tuivano misure atte a scongiurare il pericolo di fuga (v. sentenza 

RR.2009.329 consid. 6.6.6). Parimenti, il Tribunale federale ha ordinato la 

liberazione di una donna americana di 47 anni residente a Zurigo dal 1955, 

con stretti legami affettivi e professionali in Svizzera. L'Alta Corte ha consi-

derato che le precarie condizioni di salute della donna, unitamente al fatto 

che la stessa, una volta al corrente dell'inchiesta penale in Italia e dell'ordi-

ne di arresto spiccato nei suoi confronti dalle autorità di quel Paese, non 

abbia intrapreso nulla per lasciare la Svizzera, fossero elementi importanti 

per concludere che il pericolo di fuga era estremamente esiguo. Quest'ulti-

mo è stato in definitiva scongiurato con l'adozione di misure sostitutive quali 

il deposito di una cauzione di fr. 50'000.-- nonché la consegna dei docu-

menti d'identità (v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 

3c). 

 

7.2 Discende dalla prassi menzionata, che in concreto non si è manifestamente 

in presenza di circostanze particolari che imporrebbero di derogare, in via 

eccezionale, alla regola della carcerazione. Il reclamante è cittadino italiano 

con permesso di domicilio dal 2013 e risiede in Svizzera dal 2006; egli è 

socio della H. Sagl, società per la quale lavora percependo uno stipendio 

mensile di CHF 5'000.-- (v. act. 1.4 e act. 1.5). Tali constatazioni, non pos-

sono tuttavia essere considerate sufficienti ed idonee a dimostrare legami 

tali da scongiurare il pericolo di fuga, tanto più che, nel caso concreto, l'e-

stradizione è richiesta per infrazioni gravi la cui pena massima comminabile 

è di otto anni di detenzione (v. act. 3.1). Oltre a ciò, il reclamante non ha 

asserito né dimostrato di avere legami familiari o affettivi sul territorio elve-

tico; anzi, egli ha dichiarato di non essere sposato e di non avere figli, e di 

avere una fidanzata, cittadina Uzbeka, residente a Milano (v. act. 3.7). Va 

infine rilevato che, come lo dimostrano anche i "boarding pass" prodotti 

dall'estradando (act. 6.3), quest'ultimo si è sovente recato nella Repubblica 

Dominicana dove sembra godere di contatti. Non è quindi da escludere 

che, di fronte alla possibilità di un'estradizione all'Italia ed alla possibile 

condanna, l'estradando si avvalga dei suoi contatti all'estero per l'asciare 

l'Europa qualora fosse messo in libertà. 

 

7.3 Il reclamante propone di sostituire la carcerazione con provvedimenti cau-

telari, ossia il versamento di una cauzione di CHF 30'000.-- contestualmen-

te alla predisposizione di una sorveglianza tramite braccialetto elettronico, il 

blocco dei documenti di identità e l'obbligo di annunciarsi regolarmente ad 

un ufficio pubblico nonché il divieto, sotto la comminatoria penale ex art. 

292 CP, di avere contatti con determinate persone.  

 

La sorveglianza tramite braccialetto elettronico (che non impedisce una fu-

ga, ma permette eventualmente solo di constatarla a posteriori: v. sentenza 

del Tribunale penale federale RR.2009.329, consid. 1.1.2 e riferimenti cita-

- 12 - 
 
 

ti), la consegna dei documenti di identità e l'obbligo di annunciarsi non sono 

di per sé sufficienti a scongiurare un pericolo di fuga. Il versamento di una 

cauzione, seppur combinato con la sorveglianza tramite braccialetto elet-

tronico, avrebbe anch'esso solo un'incidenza minima sul pericolo in que-

stione, ritenuta la possibilità di condanna ad una pena detentiva di lunga 

durata. Per quanto concerne la cauzione, il Tribunale federale ha precisato 

che l'assenza di una dettagliata esposizione della situazione finanziaria 

dell'estradando impedisce all'autorità preposta di fissare l'importo della 

cauzione, ritenuto pure che, in assenza di dati completi, anche una cauzio-

ne elevata non sarebbe sufficiente a scongiurare il pericolo di fuga (v. sen-

tenza del Tribunale federale 8G.11/2003 del 21 febbraio 2003, consid. 5; 

v. anche sentenza del Tribunale penale federale RR.2010.76 del 5 maggio 

2010, consid. 4.3). Nel caso concreto, le decisioni di tassazione per i mesi 

luglio-dicembre 2012 ed i conteggi di salario per i mesi di gennaio-marzo 

2014 (v. act. 1.5), non sono sufficienti per valutare esattamente la situazio-

ne patrimoniale del reclamante. Dai dati forniti egli risulta essere socio della 

H. Sagl, di cui peraltro non è noto il patrimonio. Non è dunque chiaro come 

egli potrebbe versare detto importo e, se ciò avvenisse per il tramite di una 

terza persona, non è parimenti nota la situazione patrimoniale di quest'ulti-

ma. In simili evenienze, non risulta possibile fissare l'importo di una cauzio-

ne concretamente dissuasiva in modo da evitare ogni pericolo di fuga.  

 

Ne consegue che il provvedimento impugnato deve essere tutelato.  

 

 

8. In conclusione il ricorso è integralmente respinto. Le spese seguono la 

soccombenza  

(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 

20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b 

LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 

cpv. 4
bis

 PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle 

spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale fe-

derale (RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a 

CHF 2'000.--. 

- 13 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 

 
 
Bellinzona, l'8 maggio 2014.  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Yasar Ravi 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o 
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali decisioni 
non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF). 
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali notificate 
separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcerazione in 
vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un pregiudizio irreparabile 
o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale consentendo di 
evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF). Se non è data facoltà di 
ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 e 2 LTF o se tale facoltà 
non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate mediante ricorso contro la decisione finale 
in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 cpv. 3 LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile 
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo 
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).