# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c2ba7d64-fa5a-5602-9d0c-7f270466c7ee
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-04-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.04.2022 D-1865/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1865-2022_2022-04-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1865/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  a p r i l e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice  

Jeannine Scherrer-Bänziger;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

Georgia, alias 

E._______, nato il (…), 

Russia, 

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 19 aprile 2022 / N (…). 

 

 

 

D-1865/2022 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il  

(…) febbraio 2022 (cfr. atto SEM n. [(…)]-4/2), 

il verbale di rilevamento dei dati personali del (…) febbraio 2022 (cfr. 

n. 16/10) dell’interessato e quello relativo al colloquio personale Dublino 

del (…) febbraio 2022 (cfr. n. 19/3), 

la documentazione medica agli atti (cfr. n. 13/2, 24/2, 25/2, 27/2, 29/2, 30/2, 

31/1, 35/2, 36/2, 37/1 e 46/3), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 19 aprile 2022, notificata il giorno seguente (cfr. n. 43/1 e 44/1) ove è 

pure cessato il mandato di rappresentanza alla protezione giuridica (cfr. 

n. 44/1), mediante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del richiedente giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato l’allontanamento (recte: trasfe-

rimento) dell’interessato dalla Svizzera verso i Paesi Bassi, nonché l’ese-

cuzione della predetta misura, precisando inoltre che un eventuale ricorso 

contro la decisione non ha effetto sospensivo, 

il ricorso del 21 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali), inoltrato dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con cui l’insor-

gente ha chiesto di considerare la sua situazione medica e di entrare nel 

merito della sua domanda d’asilo, applicando la clausola di sovranità ex 

art. 17 par. 1 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-

mento Dublino III), 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso 

dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un secondo 

giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommaria-

mente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio 

di scritti, 

che ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito 

di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e di allontanamento; che la SEM, prima di applicare la 

precitata disposizione, esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – 

come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

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che giusta l’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III, qualora sia im-

possibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente de-

signato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condi-

zioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fon-

damentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente, 

che lo Stato membro competente, in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che nel caso in esame, un confronto dell’unità centrale del sistema europeo 

“Eurodac” ha permesso di appurare che l’insorgente ha depositato delle 

domande d’asilo pregresse a quella presentata in territorio elvetico segna-

tamente nei Paesi Bassi il (…) rispettivamente il (…) (cfr. n. 11/3 e 12/2), 

che il ricorrente ha confermato tali riscontri (cfr. n. 19/3), 

che su tali presupposti, il (…) febbraio 2022, la SEM ha presentato alle 

autorità olandesi competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regola-

mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18 

par. 1 lett. b del predetto Regolamento (cfr. n. 21/8), 

che le autorità olandesi hanno risposto affermativamente alla richiesta di 

ripresa in carico, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino 

III e nel termine previsto all’art. 25 par. 1 Regolamento Dublino III, in data 

(…) febbraio 2022 (cfr. n. 26/1), 

che di conseguenza, la competenza dei Paesi Bassi risulta di principio es-

sere data,  

che trattandosi di una domanda di ripresa in carico, l’eventualità secondo 

la quale la domanda d’asilo del ricorrente fosse effettivamente stata re-

spinta nei Paesi Bassi, non mette in dubbio la competenza delle autorità di 

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tale Stato membro per l’eventuale esecuzione del trasferimento dell’inte-

ressato, rispettivamente per un eventuale regolamento delle condizioni di 

soggiorno se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. 

tra le altre le sentenze del Tribunale F-1772/2022 del 20 aprile 2022,  

D-5996/2019 del 21 novembre 2019 e riferimento ivi citato), 

che inoltre, si rammenta all’insorgente che il Regolamento Dublino non 

conferisce ai richiedenti l’asilo il diritto di scegliere lo stato membro nel 

quale essi desiderano che la loro domanda venga esaminata o che offra, 

a loro avviso, le migliori condizioni d’accoglienza come stato responsabile 

per l’esame della loro domanda d’asilo, ma ha precisamente quale scopo 

di determinare – in funzione di un certo numero di criteri – lo Stato membro 

competente per trattare la loro domanda d’asilo conformemente al principio 

dell’esame della domanda da parte di un unico Stato membro (“one chance 

only”), e di far fronte al fenomeno delle domande di asilo multiple (cosid-

detto “asylum shopping”, ovvero l’avvio parallelo oppure successivo di pro-

cedure d’asilo in diversi Stati membri del Regolamento Dublino III; cfr. 

DTAF 2017 VI/7 consid. 6.11, 2017 VI/5 consid. 8.2.1; cfr. anche fra le altre 

le sentenze del Tribunale D-3600/2021 del 31 marzo 2022 consid. 4.8.2 e 

F-1103/2022 del 23 marzo 2022 consid. 6.3.3), 

che per quanto poi riguarda l’opposizione espressa dal ricorrente di ritor-

nare nei Paesi Bassi, in quanto avrebbe litigato con un (…) che viveva con 

lui nel centro per richiedenti e che non sopporterebbe i (…) (cfr. n. 19/3), si 

può senz’altro rinviare per i dettagli (cfr. art. 109 cpv. 3 LTF, applicabile per 

rinvio dell’art. 4 PA) alla motivazione chiara e completa espressa dall’auto-

rità inferiore sul punto in questione (cfr. p.to II, pag. 6 della decisione impu-

gnata), in quanto tali argomentazioni non sono all’evidenza atte a rimettere 

in discussione la competenza dei Paesi Bassi per il prosieguo della sua 

procedura d’asilo, nonché che il memoriale ricorsuale non contiene alcun 

elemento nuovo, atto a rimetterne in causa le conclusioni, 

che altresì i Paesi Bassi sono legati alla CartaUE e sono firmatari della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applicano le disposizioni, 

che pertanto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare 

il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giu-

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sta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed euro-

peo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante proce-

dure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di prote-

zione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che la presunzione testé citata non è però assoluta e può essere confutata 

in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste 

dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: Cor-

teEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09) o di 

indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispettereb-

bero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ciò non è manifestamente il caso nei Paesi Bassi e che il ricorrente 

non ha del resto sostenuto il contrario né nella procedura di prima istanza 

né nel suo gravame,  

che pertanto l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino 

III non si giustifica in specie, 

che ciò nondimeno, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovra-

nità (art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III), se “motivi umanitari” lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

dall’esame risulti che il trattamento della domanda d’asilo compete ad un 

altro Stato giusta il Regolamento Dublino III, 

che l’autorità inferiore, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone 

di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al con-

trario, qualora il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione 

contravvenga all’art. 4 CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

essa è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-

rito della domanda di asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che dapprima, nel caso in esame, non si evincono dalle allegazioni del ri-

corrente indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare che i Paesi Bassi 

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non rispetterebbero il principio del divieto di respingimento e, dunque, ver-

rebbero meno ai loro obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove 

la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese; che anche 

un’eventuale decisione definitiva assortita da un rinvio nel paese d’origine 

non costituirebbe di per sé una violazione del principio di non-respingi-

mento (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-3936/2021 del 7 otto-

bre 2021 consid. 8.3 con rif. cit.), 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciare presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile, peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro  

Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che vista la doglianza in tal senso, e la richiesta da parte dell’insorgente 

nel ricorso di applicare la clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 Regola-

mento Dublino III a causa del fatto che il suo stato di salute sarebbe gra-

vemente compromesso, in quanto un eventuale trasferimento nei Paesi 

Bassi non garantirebbe la continuità del seguito terapeutico e che l’interru-

zione seppure minima delle cure gli sarebbe dannosa pregiudicando i po-

chi miglioramenti raggiunti finora, occorre a questo punto chiedersi se le 

affezioni di cui soffre l’insorgente rientrino o meno nelle casistiche testé 

enucleate, 

che la situazione medica del ricorrente manifestamente non si iscrive nella 

restrittiva giurisprudenza convenzionale succitata, 

che dalla documentazione medica agli atti si evince invero che all’interes-

sato sono stati diagnosticati: una flebite all’arto inferiore (…), per la quale 

gli sono stati prescritti Co-amoximepha 1gr e Irfen 400 (cfr. n. 24/2 e 25/2) 

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ed in seguito Doxium 500 mg (cfr. n. 27/2 e 30/2), ed un edema all’arto 

inferiore (…) (cfr. n. 30/2); una dipendenza da oppiacei in terapia sostitu-

tiva con Ketalgin 35 mg/die (cfr. n. 13/2, 25/2 e 30/2); un’eruzione cutanea 

pruriginosa (cfr. n. 30/2); meteorismo intestinale (cfr. n. 31/1) ed uno stato 

da epatite B e C (cfr. n. 35/2 e 36/2); che per le epatiti, dagli accertamenti 

specialistici effettuati si è segnalata un’epatomegalia senza lesioni focali e 

senza splenomegalia; che le analisi hanno rilevato una pregressa epatite 

B ed un’epatite C possibilmente guarita dopo il trattamento ricevuto in 

F._______ dal ricorrente, vista la viremia negativa (cfr. n. 35/2), per le quali 

nessun trattamento è stato indicato neppure dopo le successive analisi 

ematiche (cfr. n. 36/2); che infine, il ricorrente è stato curato pure per una 

problematica dentale che risulta essersi conclusa (cfr. n. 46/3), 

che pertanto, per quanto concerne l’unica diagnosi per la quale l’insorgente 

risulta attualmente ancora in trattamento, ovvero la dipendenza da oppia-

cei in terapia sostitutiva con Ketalgin 35 mg/die, la stessa potrà senz’altro 

essere proseguita, se ritenuta necessaria, anche nei Paesi Bassi, in quanto 

quest’ultimo paese dispone di infrastrutture mediche sufficienti ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso ed il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. 

art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che non risulta peraltro né dalla documentazione all’incarto né men che 

meno l’insorgente apporta con il gravame degli elementi atti a sostanziare 

la sua motivazione generica che il suo seguito terapeutico non verrebbe 

garantito in caso di trasferimento nel succitato Paese in violazione della 

suddetta direttiva; che difatti egli non ha allegato che nel predetto Stato 

membro non avrebbe ricevuto le cure mediche adeguate durante il suo 

precedente soggiorno, né presenta alcun elemento serio e concreto che 

permetta di mettere in dubbio l’accesso nel predetto Paese ad una presa 

in carico medica adeguata, ove necessaria, 

che al precitato Stato incomberà pertanto di assicurare la presa in carico 

idonea dei bisogni medici attuali dell’insorgente; che a tal proposito i Paesi 

Bassi verranno opportunamente e preventivamente informati in merito allo 

stato di salute del predetto da parte della Svizzera e ciò prima del suo tra-

sferimento (cfr. art. 31 par. 1 e 32 par. 1 Regolamento Dublino III), circo-

stanze che potranno escludere ancor più che vi sia un’ipotetica interruzione 

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– come ventilato genericamente dall’insorgente nel gravame – delle cure a 

lui necessarie nel suddetto Paese, 

che peraltro, agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, l’interessato non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-

bero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento nei Paesi Bassi, 

che ad ogni modo se, dopo il suo trasferimento nel suddetto Stato membro, 

egli dovesse essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza 

non conforme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in 

questione violi i suoi obblighi fondamentali, apparterrà al ricorrente mede-

simo sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, utiliz-

zando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in questione 

(cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che da ultimo, dagli atti non risultano neppure esserci elementi che per-

mettano di ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbi-

traria il potere di apprezzamento di cui dispone nell’applicazione 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.; art. 106 cpv. 1 

lett. a LAsi), 

che a tali circostanze, il Tribunale non può pertanto sostituire il suo apprez-

zamento a quello dell’autorità inferiore, 

che ne discende che non vi è quindi motivo di applicare la clausola discre-

zionale ai sensi della disposizione precitata in relazione all’art. 17 par. 1 

Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di detta norma da 

parte della Svizzera, i Paesi Bassi sono competenti per il seguito della do-

manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente e sono tenuti a riprenderlo 

in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 Regola-

mento Dublino III, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso i Paesi Bassi conformemente 

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all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che con il provvedimento impugnato l’autorità inferiore non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo del ricor-

rente e pronuncia il trasferimento dello stesso dalla Svizzera verso i  

Paesi Bassi, confermata, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: