# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a7938d6c-0074-57cc-8b4a-2c39f75dfefd
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-08-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.08.2020 D-4055/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4055-2020_2020-08-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4055/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  a g o s t o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Susanne Genner, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Egitto, alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), alias 

E._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…),  

Siria, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 4 agosto 2020 / N (…). 

 

 

D-4055/2020 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il  

(…) luglio 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di se-

guito: SEM] n. […]-2/2), 

le successive indagini svolte dalla SEM, le quali hanno permesso di accer-

tare che, secondo la banca dati «EURODAC», il richiedente aveva già de-

positato una domanda d’asilo in Germania (a F._______) il (…) (cfr. atti 

SEM n. […]-10/1 e n. 11/1), 

il verbale di rilevamento dei dati personali del (…) luglio 2020 dell’interes-

sato (cfr. atto SEM n. […]-13/9), 

il colloquio personale del (…) luglio 2020 ai sensi dell’art. 5 del regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del  

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dubino III) , 

durante il quale il richiedente asilo è stato in particolare questionato in me-

rito al suo stato di salute nonché all’eventuale competenza dell’G._______ 

e della Germania per la trattazione della sua domanda d’asilo (cfr. atto 

n. […]-18/3), 

la richiesta di ripresa in carico del (…), che la SEM ha presentato alle com-

petenti autorità tedesche, in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b del Re-

golamento Dublino III (cfr. atti SEM n. […]-20/8, n. 21/1, n. 22/2), 

l’accordo di ripresa in carico dell’interessato da parte della Germania datato 

(…), sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d del Regolamento Dublino III (cfr. atti 

SEM n. […]-24/3 e n. 25/3), 

la documentazione medica presente all’inserto (cfr. atti SEM n. […]-15/3 e 

n. 27/3), 

la decisione della SEM del 4 agosto 2020, notificata il 6 agosto 2020 (cfr. 

atto SEM n. […]-30/1) con contestuale cessazione del mandato di rappre-

sentanza legale (cfr. atto SEM n. […]-31/1), mediante la quale la precitata 

autorità, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, non è entrata nel 

merito della succitata domanda d’asilo dell’interessato, pronunciando nel 

contempo il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso la Germania, 

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come pure incaricando il H._______ dell’esecuzione della decisione di tra-

sferimento e togliendo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso contro 

la decisione, 

il ricorso del 13 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali), redatto in lingua 

tedesca, che l’insorgente ha inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata decisione 

dell’autorità inferiore, chiedendo la concessione dell’effetto sospensivo al 

gravame, l’annullamento della decisione impugnata e l’entrata nel merito 

della sua domanda d’asilo; contestualmente ha presentato istanza ten-

dente alla concessione dell’assistenza giudiziaria totale, nel senso della 

dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, 

nonché del gratuito patrocinio, con spese a carico dello Stato, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e alla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a–c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che preliminarmente si osserva come la decisione avversata è stata ema-

nata in italiano – come peraltro in lingua italiana si è svolta l’intera proce-

dura dinnanzi all’autorità inferiore – mentre che il memoriale ricorsuale è 

stato inoltrato in lingua tedesca; che pertanto la presente sentenza è  

redatta in italiano (cfr. art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 

LAsi e dell’art. 37 LTAF), 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi), e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

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che altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti, 

che nel provvedimento impugnato, la SEM ha dapprima ritenuto la Germa-

nia competente per la sua procedura d’asilo fino all’esecuzione del suo rin-

vio, anche se l’interessato non avesse più diritto ad un alloggio, ad un aiuto 

statale o non-statale o all’accesso al mercato del lavoro, poiché la sua pro-

cedura d’asilo è terminata e cresciuta in giudicato, 

che proseguendo nell’analisi ha segnatamente osservato che non vi siano 

dei fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella 

procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo in 

Germania, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(di seguito: CartaUE) e dell’art. 3 CEDU,  

che non sussisterebbero neppure dei motivi, in particolare d’ordine medico 

e personali, che giustificherebbero l’applicazione della clausola di sovra-

nità, né l’esistenza di motivi umanitari,  

che infine, vista la vigente situazione in Germania a causa del Coronavirus 

(detto anche Covid-19), la SEM ha segnalato che un trasferimento verso il 

predetto Stato membro, sarà effettuato unicamente allorché lo stesso sarà 

nuovamente possibile dal profilo tecnico, tenendo conto, se del caso, delle 

esigenze mediche necessarie dell’interessato in rapporto anche alla pro-

blematica del Covid-19, 

che nel suo gravame, l’insorgente allega che i motivi principali – di fatto 

non allegando null’altro – per i quali contesta la decisione della SEM, è 

poiché in Germania avrebbe ricevuto una decisione negativa, nonché che 

le autorità tedesche deterrebbero dei dati falsi riguardo al suo luogo d’ori-

gine, 

che in specie, occorre determinare se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non 

si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

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che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che la procedura di determinazione dello Stato membro competente è av-

viata non appena una domanda di protezione internazionale è presentata 

per la prima volta in uno Stato membro, 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back) – come è il caso nella presente disamina – di principio non viene 

effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro compe-

tente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; sentenza 

della Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause riunite  

C-582/17 e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 68), 

che lo Stato membro competente per l’esame di una domanda di prote-

zione internazionale ai sensi del Regolamento Dublino III è tenuto a ripren-

dere in carico – alle condizioni di cui agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino 

di un paese terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che 

ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel terri-

torio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 

lett. d Regolamento Dublino III), 

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che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (GU C 364/1 del 

18.12.2000), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determina-

zione dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente, 

che, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall’autorità inferiore, 

hanno rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo 

«EURODAC», che l’interessato aveva presentato una domanda d’asilo 

pregressa in Germania il (…), 

che inoltre l’insorgente, ha confermato durante il colloquio personale Du-

blino, di avere richiesto l’asilo in Germania, non avendo però atteso l’esito 

della procedura, in quanto sarebbe rientrato in G._______, 

che a fronte di tali risultanze, il (…), la SEM ha presentato alle autorità 

tedesche competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Du-

blino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. […]-20/8, n. 21/1 e n. 22/2), 

che il (…), le precitate autorità hanno espressamente accettato il trasferi-

mento del ricorrente verso la Germania, in applicazione dell’art. 18 par. 1 

lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. […]-24/3 e n. 25/3), 

che di conseguenza la competenza della Germania è di principio data, 

che tuttavia, l’insorgente sia nel corso della procedura di prima istanza, che 

nel suo ricorso, si oppone al suo trasferimento verso il precitato Stato mem-

bro, in quanto avrebbe fornito dei dati falsi circa la sua identità e la sua 

provenienza alle autorità tedesche, dichiarandosi siriano; che inoltre egli 

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allega nel gravame che avrebbe ricevuto una decisione negativa dalla Ger-

mania, 

che infine egli teme pure di non essere accettato in tale Paese e di non 

trovare un’attività lavorativa nello stesso (cfr. atto SEM n. […]-18/3, pag. 2), 

che a tal proposito il Tribunale osserva dapprima come non vi sono dei 

fondati motivi di ritenere che, in Germania, sussistano delle carenze siste-

miche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richie-

denti in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trattamento inu-

mano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 Regola-

mento Dublino III), 

che del resto il ricorrente non pretende il contrario, 

che a tali condizioni, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino 

III, non si giustifica in specie, 

che proseguendo si rileva ancora come la Germania è legata alla CartaUE 

e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. 

tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei 

rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo ag-

giuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le 

disposizioni, 

che pertanto la Germania è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti, 

in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini 

del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale 

[di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-

glienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva acco-

glienza]), 

che tale presunzione di sicurezza, non è tuttavia assoluta e può essere 

confutata in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale 

Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45  

consid. 7.4 e 7.5); che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di 

violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea 

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o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9  

consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09),  

che nella fattispecie, il fatto per il ricorrente che la sua domanda d’asilo sia 

stata definitivamente rifiutata dalla Germania, non mette in dubbio la com-

petenza delle autorità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del suo tra-

sferimento, rispettivamente per un eventuale regolamento delle condizioni 

di soggiorno se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. 

in tal senso anche la sentenza del Tribunale F-5272/2019 del  

17 ottobre 2019),  

che ad uguale conclusione si giunge per l’argomentazione dell’insorgente 

circa il fatto che egli avrebbe mentito alle autorità tedesche circa il suo 

luogo d’origine,  

che invero, se il ricorrente dovesse ritenere, che le sue allegazioni false 

dinanzi alle autorità tedesche, comportino per lui un qualche pregiudizio 

per la sua procedura d’asilo, apparterrà a lui sollecitare il riesame della sua 

domanda d’asilo presso le autorità tedesche, e poi di indirizzarsi a tutte le 

vie di ricorso interne alla Germania prima di rivolgersi, se del caso, alla 

CorteEDU, 

che in proposito si ricorda inoltre come il Regolamento Dublino III non con-

ferisce al richiedente alcun diritto di scegliere lo Stato membro che offra, a 

suo avviso, le migliori condizioni d’accoglienza come stato responsabile 

per la sua domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3), 

che al contrario, ritenendo il principio dell’esame della domanda d’asilo per 

un solo e stesso Stato membro (“one chance only”), il Regolamento Du-

blino ha come obiettivo la lotta contro le domande d’asilo multiple (“asylum 

shopping”; cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.5.3.3 e tra le altre le sentenze del 

Tribunale F-3594/2020 del 21 luglio 2020 e D-2147/2020 del 5 mag-

gio 2020 consid. 6.5.1); che lo Stato designato come responsabile per il 

trattamento di una domanda d’asilo secondo il Regolamento Dublino III, 

rimane competente per il rinvio dell’interessato, e questo anche nel caso di 

decisione negativa (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.5.3.3), 

che peraltro il ricorrente non ha portato alcun indizio serio e concreto, atto 

a sostenere che le autorità tedesche si rifiuterebbero di procedere nella 

trattazione della sua procedura d’asilo in violazione della direttiva proce-

dura, o che, nel suo caso, sussisterebbero dei motivi per i quali fosse da 

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ritenere che la Germania non rispetterebbe il principio di non-respingi-

mento e pertanto che egli verrebbe rinviato in un Paese dove la sua vita, 

la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei mo-

tivi menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere co-

stretto a recarsi in un Paese di tal genere, 

che egli non ha inoltre sollevato, né dagli atti sono desumibili, degli indizi 

oggettivi, concreti e seri, di essere durevolmente privato del sostentamento 

minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della diret-

tiva accoglienza nel caso di un suo trasferimento in Germania, 

che per di più, in relazione al suo stato di salute, il ricorrente, non ha asse-

rito alcunché nel suo ricorso, né risulta dagli atti all’inserto, che egli soffra 

di problemi di salute che necessitino di una presa in carico medica – es-

sendo le uniche problematiche dentali rilevate, state curate e concluse (cfr. 

atti SEM n. […]-15/3 e n. 27/3) – né tantomeno di poter ritenere che il suo 

stato valetudinario sia ostativo al suo trasferimento verso la Germania, in 

quanto ciò rischierebbe di esporlo a trattamenti contrari alle obbligazioni 

internazionali sottoscritte dalla Svizzera ed incompatibili con la giurispru-

denza in materia della CorteEDU (cfr. sentenze della CorteEDU Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg., N. contro Re-

gno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che sia quel che sia, non è inopportuno ricordare che la Germania, in qua-

lità di Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché 

i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica 

(art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza), 

che peraltro tale Stato dispone di strutture mediche simili a quelle esistenti 

in Svizzera, 

che ad ogni modo se, dopo il suo trasferimento nel precitato Paese, l’inte-

ressato dovesse essere costretto dalle circostanze a condurre un’esi-

stenza non conforme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il 

Paese in questione viola i suoi obblighi di assistenza nei suoi confronti, così 

come la direttiva procedura, o in ogni altro modo leda i suoi diritti fonda-

mentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale violazione dei suoi 

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diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato 

in questione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza), 

che visto tutto quanto sopra, il trasferimento del ricorrente in Germania, 

non appare contrario alle obbligazioni della Svizzera derivanti dal diritto 

internazionale, 

che conseguentemente, in assenza di un rischio di violazione degli obblighi 

internazionali della Svizzera e di elementi che permettano di ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-

prezzamento, l’applicazione della clausola di sovranità non si impone nella 

presente fattispecie, 

che inoltre, l’autorità di prime cure, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, 

RS 142.311) – disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la 

clausola di sovranità – dispone di un ampio potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha 

ristretto difatti il potere d’esame del Tribunale; che in tal senso il Tribunale 

può unicamente esaminare se la SEM ha esercitato il suo potere di apprez-

zamento in modo conforme alla legge, ossia se l’autorità inferiore ha fatto 

uso di tale potere e l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8), 

che qualora la decisione dell’autorità inferiore sia sostenibile, tenuto conto 

dell’interpretazione della nozione di motivi umanitari e sia conforme ai prin-

cipi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, il principio della parità di 

trattamento ed il principio della proporzionalità – il Tribunale non può sosti-

tuire il suo libero apprezzamento a quello della SEM (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8), 

che nella fattispecie, alla luce di tutto quanto già sopra considerato e dagli 

atti, non appaiono elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia eser-

citato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento, 

che peraltro ha stabilito in maniera completa ed esatta i fatti pertinenti e 

non ha commesso né eccesso né abuso del suo potere di apprezzamento 

negando l’esistenza di motivi umanitari ai sensi della disposizione precitata 

in relazione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, 

che quindi è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

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ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il medesimo non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi di cui ai cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI 

(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio 

di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. 

DTAF 2015/18 consid. 5.2 con relativi riferimenti), 

che visto quanto precede, il ricorso è respinto e la decisione della SEM, 

che rifiuta l’entrata nel merito della domanda d’asilo e pronuncia il trasferi-

mento dell’interessato dalla Svizzera verso la Germania confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto, 

che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali, 

è divenuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali, sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta, 

che infine, non essendo stato il ricorrente dispensato dal pagamento delle 

spese procedurali, una delle condizioni necessarie per l’ottenimento del 

gratuito patrocinio con la nomina di un patrocinatore d’ufficio da parte del 

Tribunale, ai sensi dell’art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi, non risulta essere 

adempiuta; che pertanto, pure la richiesta di assistenza giudiziaria in tal 

senso è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

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Pagina 12 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, come pure di gratuito 

patrocinio, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari