# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1561d955-8304-5609-8017-1bbb6da54345
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-03-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.03.2007 D-1109/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1109-2007_2007-03-07.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1109/2007
vav/pom/bet
{T 0/2}

Sentenza del 7 marzo 2007

Composizione: Giudici Valenti, Cotting-Schalch e Bovier,
Cancelliere Poretti

A._______, _______, Nigeria, _______,
Ricorrente

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna,
Autorità inferiore

concernente

la  decisione  dell'8  febbraio  2007  in  materia  di  non  entrata  nel  merito, 
allontanamento ed esecuzione dell'allontanamento / N._______

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

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Ritenuto in fatto: 

A. Il  1°  gennaio 2007,  l'interessata  ha presentato  domanda d’asilo  in Svizzera.  Ha 
allegato, nella sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. verbali d'audizione del 16 
gennaio e del 1° febbraio 2007),  che alla morte del padre avrebbe ereditato un 
cospicuo  patrimonio  che  avrebbe  destato  la  cupidigia  dello  zio  paterno. 
Quest'ultimo,  desideroso  d'impossessarsi  dei  citati  beni,  sarebbe  stato  pronto  a 
qualsiasi  azione  contro  di  lei,  dalla  mutilazione  genitale  fino  all'uccisione.  Per 
sfuggire allo zio si sarebbe dapprima rifugiata presso un'amica, che sarebbe poi 
stata fatta uccidere dallo zio, in seguito presso un pastore ed infine a B._______. 
Temendo per la sua vita, avrebbe lasciato il Paese [...].

B. L'8 febbraio 2007, l'UFM non è entrato nel merito della succitata domanda ai sensi 
dell’art.  32  cpv.  2  lett.  a  della  legge  sull'asilo  del  26  giugno  1998  (LAsi,  RS 
142.31).  L'UFM  ha  pure  pronunciato  l’allontanamento  dell’interessata  dalla 
Svizzera  e  l’esecuzione  dell’allontanamento  verso  la  Nigeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile. 

C. Il  12  febbraio  2007,  l'interessata  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  citata  decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto 
l’annullamento della decisione impugnata e la conseguente entrata nel merito della 
domanda d’asilo. Ha altresì presentato una domanda di dispensa dal versamento 
dell'anticipo sulle presumibili spese processuali.

Considerato in diritto:

1. Il  TAF decide definitivamente  in  merito  ai  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in 
materia d'asilo (art. 31 e 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale 
del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32)], art. 105 cpv. 1 LAsi e art. 83 lett. d della 
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). 

2. V'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le  condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48 e all'art.  52 della  legge federale  sulla  procedura 
amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021) nonché all'art. 108a LAsi.

3. Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  che  la  richiedente  non  ha 
addotto motivi atti a giustificare la mancata consegna di documenti d'identità o di 
viaggio.  Le  sue  dichiarazioni  relative  al  mancato  possesso  di  documenti  e  al 
viaggio d'espatrio – non avrebbe personalmente subito alcun controllo malgrado la 
partenza per via aerea – non sono state ritenute verosimili.  Inoltre, non avrebbe 
intrapreso nulla alfine di procurarsi siffatti documenti. L'UFM ha poi ritenuto che la 
ricorrente non ha la qualità di rifugiato ai sensi degli art. 3 e 7 LAsi e che dagli atti 
non  risulta  la  necessità  d'effettuare  ulteriori  atti  istruttori.  Avrebbe  rilasciato 
dichiarazioni discordanti in merito agli indicati incontri con lo zio (alcuni giorni o tre 
settimane  dopo il  decesso del  padre)  ed al  periodo  durante  il  quale  si  sarebbe 
rifugiata presso un'amica (per pochi giorni o per parecchi mesi). Infine, l'UFM ha 
considerato  inverosimile  l'allegata  minorità,  ritenuta  l'inconsistenza  delle 

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informazioni biografiche fornite.

4. Nel  ricorso,  l'insorgente  ribadisce  l'allegata  minorità  sostenendo  che  la  sua età 
costituirebbe un motivo sufficiente  per entrare  nel merito  della  domanda d'asilo, 
così come lo sarebbe la mutilazione alla quale avrebbe potuto essere sottoposta, 
che  violerebbe  pure  i  diritti  umani.  Non  avrebbe  mai  posseduto  documenti 
d'identità. Segnala, inoltre, che pure la rappresentante delle istituzioni di soccorso 
presente alla seconda audizione ha proposto per i citati motivi l'entrata nel merito 
della domanda d'asilo in esame.

5. Il  TAF constata che le affermazioni dell'insorgente concernenti  la propria minore 
età  s'esauriscono  in  mere  affermazioni  di  parte,  non  sostanziate  dal  benché 
minimo elemento di seria consistenza. Basti rilevare che la stessa non è stata in 
grado  d'indicare  in  quali  anni  avrebbe  frequentato  la  scuola  ([...])  e  ha  fornito 
versioni discordanti sul periodo in cui avrebbe svolto dell'attività lavorativa (dall'età 
di  13  anni  al  febbraio  2006,  [...];  oppure  dall'età  di  14  anni  sino  al  2005,  [...]). 
Inoltre,  dal  rapporto del  3 gennaio 2007 sull'esame delle  ossa della  mano della 
ricorrente  risulta  un  età  ossea  superiore  ai  18  anni  contro  un'età  cronologica 
dichiarata  di  17  anni  (recte:  [...]).  Nella  sostanza,  l'insorgente  si  è  limitata  a 
sostenere – senza sostanziare – d'essere minorenne. Non la soccorre, pertanto, la 
generica  ed  imprecisa  osservazione  della  rappresentante  delle  istituzioni  di 
soccorso presente all'audizione del 1° febbraio 2007 giusta la quale l'insorgente 
sarebbe,  fino  a  prova  contraria,  minorenne,  ritenuto  che  non  sussiste  una 
presunzione  a  favore  della  minorità  di  un  richiedente  l'asilo,  cui  compete,  per 
contro,  di  rendere  perlomeno  plausibile  l'allegata  minorità  (Giurisprudenza  ed 
informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2004 
n. 30 consid. 5). Pertanto, conto tenuto dell'insieme delle circostanze del caso di 
specie,  non  v'è  ragione  di  scostarsi  dall'apprezzamento  dell'UFM.  La  mancata 
designazione alla ricorrente di una persona di fiducia per la durata della procedura 
d’asilo può dunque considerarsi legittima.

6. Giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una domanda d’asilo 
se il richiedente non consegna alle autorità alcun documento di viaggio o d’identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda. Giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 
2 lett.  a non si applica se il  richiedente può rendere verosimile di non essere in 
grado, per motivi scusabili,  di consegnare documenti di viaggio o d'identità entro 
48 ore dalla  presentazione della  domanda (lett.  a),  se la  qualità  di  rifugiato  del 
ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in base agli art. 3 e 7 LAsi (lett. 
b), o se l'audizione rileva che sono necessari ulteriori chiarimenti per accertare la 
qualità  di  rifugiato  o  l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontana-
mento (lett. c). 

6.1 Il TAF osserva che la ricorrente non ha tempestivamente presentato documenti di 
viaggio o d'identità ai sensi di legge, benché l'UFM l'abbia invitata ad esibirli  sin 
dal  16  gennaio  2007.  Bisogna  altresì  convenire  con  l’autorità  inferiore  che  la 
ricorrente non ha fornito valide giustificazioni per la mancata esibizione di siffatti 
documenti.  Non  v’è,  infatti,  ragione  di  ritenere  che  se  la  ricorrente  avesse 
effettuato  dei  seri  e  concreti  tentativi  per  procurarsi  tempestivamente  simili 
documenti,  questi  tentativi  non  avrebbero  potuto  avere  esito  favorevole.  Basti 
rilevare  che  –  quand'anche  realmente  sprovvista  di  documenti  d'identità  o  di 

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viaggio  (ciò di  cui  v'è  motivo di  dubitare dal  momento che avrebbe viaggiato  in 
aereo)  –  l'insorgente  avrebbe  potuto  richiederne  l'emissione  ad  una 
rappresentanza nigeriana all'estero, visto che non ha allegato delle persecuzioni 
statali.  Infine,  il  TAF osserva che se un richiedente  non aveva motivi  validi  per 
giustificare la mancata esibizione di documenti di viaggio o d'identità in procedura 
di prima istanza, non vi è motivo d’annullare la decisione di non entrata nel merito 
quand’anche  avesse  a  presentare  un  siffatto  documento  in  sede  di  ricorso  (v. 
GICRA 1999 n. 16).

6.2 Il  TAF  rileva,  altresì,  che  la  ricorrente  non  ha  presentato  argomenti  o  prove 
suscettibili  di  giustificare  una  diversa  valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui 
all’impugnata  decisione,  delle  allegazioni  decisive  presentate  in  corso  di 
procedura.  [...].  L'insorgente  non  è  riuscita,  fra  l'altro,  a  quantificare  in  modo 
sufficientemente preciso l'entità dell'eredità paterna che tanto avrebbe interessato 
lo zio e questo malgrado l'indicata scolarizzazione e il fatto che il padre le avesse 
fatto vedere tutti i suoi beni ([...]). Inoltre, come rettamente rilevato dall'UFM nella 
decisione impugnata,  l'insorgente ha rilasciato dichiarazioni  discordanti  in merito 
alla durata del soggiorno presso l'amica ([...]). S'osserva che un soggiorno di più 
mesi  ([...])  in  un luogo conosciuto  dallo  zio  e  presso il  quale  già  sarebbe stata 
cercata non è compatibile con l'evocato timore d'essere scovata ed uccisa. Infine, 
non  è  seriamente  credibile  che  non conosca  il  nome del  pastore  che l'avrebbe 
ospitata ed aiutata né che ignori  quanto avrebbe pagato per finanziare l'espatrio 
([...]).  [...].  Di  conseguenza,  e  allo  stato  attuale  degli  atti  di  causa,  l'UFM  ha 
rettamente considerato come del tutto inconsistenti  le allegazioni della ricorrente 
per quanto attiene alla vantata qualità di rifugiato giusta gli art. 3 e 7 LAsi (art. 32 
cpv. 3 lett. b LAsi).

6.3 Dalle audizioni stesse non emergono neppure elementi da cui dedurre la necessità 
d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della determinazione della  qualità di rifugiato della 
ricorrente  medesima  rispettivamente  dell'esistenza  d'impedimenti  all'esecuzione 
dell'allontanamento  (art.  32  cpv.  3  lett.  c  LAsi).  Certo,  la  ricorrente  ha  chiesto 
genericamente  l'effettuazione d'ulteriori  accertamenti,  ma non ha indicato con la 
dovuta  precisione  in  cosa  dovrebbero  consistere  simili  chiarimenti  e  perché 
sarebbero necessari.

6.3.1 Per  i  motivi  indicati  al  considerando  6.2  del  presente  giudizio,  le  allegazioni 
decisive presentate dalla ricorrente in corso di procedura dal profilo dell'art. 3 LAsi 
sono, in effetti, manifestamente inconsistenti. Per gli stessi motivi, non emergono 
altresì neppure elementi da cui dedurre che l’esecuzione dell’allontanamento della 
ricorrente  possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 (Conv.,  RS 0.142.30), 
l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 14a cpv. 3 della legge federale 
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS, RS 
142.20) o esporre la ricorrente in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti 
contrari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle 
libertà  fondamentali  del  4  novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della 
Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105).

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6.3.2 Per  il  resto,  può  essere  lasciata  indecisa  la  questione  di  sapere  se  per 
impedimenti  all'esecuzione  dell'allontanamento  ai  sensi  dell'art  32  cpv.  3  lett.  c 
LAsi debbano intendersi anche quelli di diritto nazionale (riguardanti l'esigibilità e 
la  possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento)  oltre  a  quelli  di  diritto 
internazionale  pubblico  (esaminati  al  considerando  6.3.1).  In  effetti,  anche  in 
materia d'esigibilità e di possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento non emerge 
dalle  carte  processuali  alcun  elemento  suscettibile  d'imporre  degli  ulteriori 
chiarimenti, ritenuto altresì, come già accennato, che la ricorrente non ha indicato 
nel  gravame  che  tipo  d'accertamenti  sarebbero  ancora  necessari.  Infine,  non 
soccorrono  la  ricorrente  neppure  le  osservazioni  della  rappresentante  delle 
istituzioni  di  soccorso  presente  all'audizione  del  1°  febbraio  2007,  secondo  cui 
sarebbero necessari ulteriori chiarimenti dei dati anagrafici e dello stato di famiglia 
della  ricorrente  che  fino  a  prova  del  contrario  risulterebbe  essere  minorenne, 
orfana e minacciata di mutilazione genitale ([...]),  ritenuto che dette osservazioni 
sono generiche ed imprecise, fermo restando che non sussiste una presunzione a 
favore  della  minorità  della  ricorrente,  del  suo  statuto  d'orfana  e  di  un  fondato 
timore d'esposizione a mutilazione genitale da parte dello zio. Quanto ad ostacoli 
all'esecuzione dell'allontanamento riconducibili all'art. 14a cpv. 4 LDDS, s'osserva 
che  in  Nigeria  non  vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o 
violenza generalizzata che coinvolge l'insieme della popolazione nella totalità del 
territorio  nazionale.  Inoltre,  la  ricorrente  è  giovane,  celibe  e  ha  dell’esperienza 
professionale ([...]). Non risulta altresì che la ricorrente soffra di problemi di natura 
medica suscettibili  d'ostare alla pronuncia dell’esecuzione dell’allontanamento (v. 
sulla  problematica  GICRA 2003 n.  24).  Essa ha,  invero,  menzionato  nell'ambito 
della procedura di prima istanza d'essere stata morsa da un serpente sette anni fa 
e  di  soffrire,  da  allora,  di  dolori  alla  gamba  ([...]).  Sennonché,  da  un  lato 
l'insorgente non ha sollevato nel gravame la censura dell'inesigibilità del rimpatrio 
per motivi  medici.  Dall'altro lato, va osservato che il  citato problema non è stato 
dimostrato  con  idonea  documentazione  -  che  la  ricorrente,  usando  della 
necessaria diligenza, avrebbe potuto e dovuto esibire di moto proprio - come non è 
stato  dimostrato  che  le  cure  necessarie  non  siano ottenibili  in  patria.  In  siffatte 
circostanze,  l’autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome  adempiti  i 
presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive 
possibilità per l’insorgente di un adeguato reinserimento sociale in Nigeria.

6.3.3 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità  dell'esecuzione 
dell'allontanamento  (art.  14a  cpv.  2  LDDS).  Peraltro,  usando  della  necessaria 
diligenza, la ricorrente potrà procurarsi ogni documento necessario al rimpatrio.

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

7. Da quanto esposto, discende che, in materia di non entrata nel merito, il ricorso, 
destituito d’ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e che la decisione 
impugnata va confermata. 

8. La ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe dovuto 
astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 e art. 
44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32  dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni 
procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

9. L'esecuzione  dell'allontanamento  è  lecita,  esigibile  e  possibile  per  le  ragioni 

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indicate al consid. 6.3. 

10. Di  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  ed  esecuzione 
dell’allontanamento il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.

11. Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura semplificata (art. 111 
cpv. 1 e 3 LAsi). 

12. Il  TAF  avendo  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda  d’esenzione  dal 
versamento dell’anticipo a copertura delle presumibili spese processuali è divenuta 
senza oggetto. 

13. Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccombenza, 
sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1, 4bis e 5 PA). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia:

1. Il ricorso è respinto.

2. La  domanda  di  dispensa  dal  versamento  dell'anticipo  sulle  presumibili  spese 
processuali è divenuta senza oggetto ai sensi dei considerandi.

3. Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico della ricorrente.

4. Comunicazione: 

- alla ricorrente (plico raccomandato con avviso di ricevimento)

- all'autorità inferiore (in copia, n. di rif. _______)

- al C._______ (in copia)

Il Giudice: Il Cancelliere:

Vito Valenti Marco Poretti

Data di spedizione: