# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5c640f86-6381-55c1-b4c5-22aafab85ae4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-03-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.03.2014 52.2013.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2013-96_2014-03-27.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2013.96

   

  	
  Lugano

  27 marzo 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Flavia Verzasconi, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sarah Socchi, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 25 febbraio 2013 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 RI 2 RI 3 

  che compongono la CE __________

  patrocinati da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 6 febbraio 2013 del Consiglio di Stato
  (n. 624) che accoglie l'impugnativa interposta da CO 1 avverso la decisione
  29 ottobre 2012 con cui il municipio di Sorengo ha rilasciato agli insorgenti
  la licenza edilizia per costruire un edificio plurifamiliare (part. __________);

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. RI 1, RI
2 e RI 3, qui ricorrenti, erano comproprietari di un vasto terreno (part. __________;
1'616 mq) situato nel comune di Sorengo, all'interno della zona residenziale,
frattanto divenuto di proprietà unica di RI 1 (divisione ereditaria del 4 marzo
2013, cfr. estratto SIFTI). A valle (sud-ovest) del terreno, vi è una strada d'accesso
(rampa) a fondo cieco, che scende dalla soprastante via Cremignone. La mezzeria
di questa rampa, larga circa 4 m, segna il confine con il fondo vicino (part. __________,
in comproprietà coattiva), sul quale vi è un'autorimessa al servizio di più
stabili (part. __________). 

b. Il 16 aprile 2012, RI 1 ha chiesto al municipio il permesso di costruire sul
suo terreno uno stabile plurifamiliare a pianta essenzialmente rettangolare (ca.
 36 m x 13 m), suddiviso in 5 unità abitative, articolate su due piani. L'edificio
verrà realizzato su un ampio zoccolo sistemato a giardino, che si estende fino
alla citata rampa. Secondo i piani, la parte centrale di questo zoccolo è
costituito da un corpo denominato piano autorimessa (destinato ad
autorimessa, locale fitness condominiale, locale tecnico e cantina), coperto
da uno strato di terra, che verso valle si sviluppa per oltre 12 m dalla facciata dell'edificio sovrastante. Sui lati nord-ovest e sud-est,
lo zoccolo è invece costituito da due terrapieni, addossati al corpo centrale e
sorretti da muri di sostegno. 

c. Nel termine di pubblicazione, alla domanda si sono opposti alcuni vicini tra
cui CO 1, comproprietario del fondo contermine (part. __________), censurando
il progetto dal profilo degli indici, delle distanze e delle altezze.

d. Nel corso di settembre 2012, l'istante in licenza ha inoltrato una modifica
progettuale, che riduce in particolare di m 0.64 l'altezza a valle dello zoccolo su cui insiste l'edificio, mediante inclinazione dello strato di
terra che lo ricopre, rispettivamente del terrapieno. 

La variante non è stata pubblicata, ma è stata notificata a CO 1, il quale ha
ribadito la propria opposizione. 

e. Richiamato l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del 3
agosto 2012, con decisione 29 ottobre 2012 il municipio ha rilasciato a RI 1 il
permesso richiesto, come alla variante, respingendo le opposizioni dei vicini. L'esecutivo
comunale ha in particolare ritenuto che l'autorimessa fosse assimilabile ad una
costruzione sotterranea che non chiama di-

stanza. Il suo ingombro, ha precisato, sarebbe peraltro speculare a quello del
garage presente sul lato opposto della rampa (part. __________). 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 6 febbraio 2013, il Consiglio di Stato ha accolto l'impugnativa interposta
da CO 1 avverso la predetta risoluzione, che ha annullato. 

Dopo aver disatteso una censura riferita all'indice di sfruttamento, il Governo
ha ritenuto che l'autorimessa non potesse essere considerata sotterranea,
poiché sporgerebbe dal terreno fino a 3.00, su almeno due lati. Sporgerebbe
inoltre anche verso via Cremignone, seppur in misura minore. In quanto tale, il
manufatto dovrebbe essere computato nell'indice di occupazione e nell'altezza
dell'edificio retrostante - aspetti che, ha argomentato, andrebbero nuovamente verificati.
L'istante in licenza, ha aggiunto, dovrebbe inoltre tenere
debitamente conto delle distanze dell'autorimessa da altri edifici e dai
relativi confini: vi sarebbero infatti 1.30 metri di distanza dal confine di proprietà. I piani annessi alla variante sarebbero peraltro
di difficile lettura e ci si potrebbe anche domandare, ha concluso, come
mai non siano stati inoltrati al Cantone e se il vicino opponente sia a
conoscenza di tali varianti. 

 

                                  C.   Con ricorso
25 febbraio 2013, RI 1, RI 2 e RI 3 impugnano ora il predetto giudizio
governativo dinnanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia
annullato e che sia ripristinata la licenza edilizia. 

L'autorimessa, argomentano, dovrebbe essere assimilata ad un'opera interrata,
così come ritenuto dal municipio. Lesiva del diritto sarebbe l'opposta
conclusione tratta dal Governo. Il corpo non sporgerebbe infatti su tre lati
dal terreno sistemato, ma solo verso la rampa. Questo versante (sud-ovest)
costituirebbe inoltre una sorta di trincea, che permette l'accesso all'autorimessa
e non dovrebbe pertanto essere considerato ai fini dell'altezza. La costruzione
non potrebbe sporgere verso via Cremignone, né verso il terreno (part. __________)
a sud-est: su questi lati vi sarebbero infatti due terrapieni, sorretti da muri
di sostegno. Il corpo auto-

rimessa sarebbe oltretutto speculare a quello presente sul fondo (part. __________)
del vicino resistente - al di là della rampa - che è stato autorizzato nel 1999.
Un eventuale diniego lederebbe il principio della parità di trattamento. Nella
denegata ipotesi in cui non fosse sotterranea, la costruzione sarebbe comunque
accessoria e, come tale, conforme alle norme sulle distanze. Anche l'indice di
occupazione, come pure le norme sulle altezze, sarebbero rispettate. La
variante riduttiva, accompagnata da piani chiari e congruenti, non soggiaceva a
particolari formalità e non avrebbe dovuto essere sottoposta all'autorità
dipartimentale.

 

 

                                  D.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari
osservazioni. 

Ad opposta conclusione perviene il municipio, che aderisce alle domande dei
ricorrenti. CO 1 non formula domande di giudizio, contestando tuttavia
puntualmente le conclusioni degli insorgenti. Delle loro rispettive tesi si
dirà, per quanto occorre, in appresso. 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1
della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). Abilitato a
ricorrere contro la decisione governativa che ha annullato la licenza edilizia
è di per sé unicamente RI 1, quale istante in licenza. L'art. 21 cpv. 2 LE conferisce
in effetti il diritto di impugnare le decisioni del municipio soltanto
all'istante, agli opponenti, al Dipartimento ed in seconda istanza al Comune. Non
lo conferisce anche al proprietario (cfr. al riguardo STA 52.2002.344 del 9
gennaio 2012, consid. 1.1). A RI 2 e RI 3, in quanto semplici (ex) comproprietari
in comunità ereditaria del fondo dedotto in edificazione, può essere
riconosciuta unicamente la legittimazione ad impugnare il dispositivo del giudizio
che addebita loro le spese processuali. 

Con questa annotazione il ricorso, tempestivo (art. 46 cpv. 1 legge di
procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; BU 1966, 181),
è ricevibile in ordine. 

1.2. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
18 cpv. 1 LPamm). La situazione dei luoghi e dell'oggetto della lite emerge con
sufficiente chiarezza dai piani e dalle diverse fotografie agli atti. Il sopralluogo
chiesto dagli insorgenti non è idoneo a portare ulteriori rilevanti ai fini del
presente giudizio. 

 

 

2.Variante di progetto

2.1. Per principio, le varianti soggiacciono alla procedura ordina-ria di
rilascio del permesso di costruzione. In quest'ottica, l'art. 16 cpv. 1 LE
dispone che la procedura di pubblicazione deve esse-re ripetuta se i progetti
vengono modificati nel corso della proce-dura di approvazione o
successivamente. L'obbligo di pubbliciz-zare la domanda di variante mira
essenzialmente a salvaguarda-re i diritti di opposizione di eventuali
interessati. 

La regola non è tuttavia assoluta. Se i progetti rimangono immu-tati nelle loro
caratteristiche essenziali, dispone l'art. 16 cpv. 2 LE, è applicabile la
procedura della notifica. Differenze che non superano un grado di tolleranza
ragionevolmente ammissibile, conclude la norma in esame, non soggiacciono a
nessuna for-malità. Lo scopo di questa precisazione è essenzialmente quello di
evitare procedure sproporzionate all'entità dei cambiamenti da apportare. 

Dall'art. 16 LE si evince dunque che la procedura ordinaria è ap-plicabile
soltanto in caso di varianti che modificano in misura ri-levante il progetto
approvato o in via di approvazione. Qualora le modifiche, pur essendo di lieve
entità, richiamino l'applicazione di disposizioni del diritto federale o
cantonale rimesse al giudizio dell'autorità cantonale, va comunque raccolto il
preavviso di que-st'ultima (cfr. STA 52.2004.311 del 26 ottobre 2004, consid.
2; 52.2000.261 del 14 dicembre 2000, consid. 2).

2.2. Nel caso concreto, l'istante in licenza ha inoltrato dinnanzi al municipio
una variante al progetto accompagnata da tre piani, volta in sostanza a ridurre
leggermente (- 0.64 m) l'altezza a valle dello zoccolo su cui insiste l'edificio
progettato. La variante, riduttiva, ha lasciato immutate le caratteristiche del
progetto inizia-

le: non occorreva pertanto procedere ad una nuova pubblicazione della domanda.
Non richiamando l'applicazione di disposizioni sottoposte al vaglio dell'autorità
dipartimentale, non doveva neppure esserle sottoposta per un ulteriore
preavviso. 

Dagli atti risulta per contro che la variante è stata, a giusta ragione, notificata
al vicino CO 1, il quale ha - contrariamente a quanto assunto dal Governo - potuto
esprimersi in merito, mantenendo la propria opposizione (cfr. incarto del
municipio, doc. J e N). Da questo profilo, immune da critiche è la decisione
del municipio. 

3.Distanze 

 

3.1. Le distanze da confine dipendono
essenzialmente dalla natura dell'opera edilizia. Esse variano a seconda che la
costruzione sia principale, accessoria o sotterranea. 

3.1.1. Secondo l'art.
5 NAPR di Sorengo, dove non sia diversamente stabilito le distanze minime
dei fabbricati (principali) dai limiti dei fondi sono: 

-  3.00 m nella zona residenziale e residenziale con servizi;

-  4.00 m nella zona residenziale intensiva e mista. 

Destinate a
suddividere le distanze tra edifici in funzione del confine tra due fondi,
queste distanze corrispondono alla metà di quelle prescritte dall'art. 4 NAPR
tra edifici. 

3.1.2. A
differenza delle costruzioni principali, quelle accessorie possono
invece sorgere a confine, a condizione che non abbiano aperture e che
rispettino la distanza di m 3.00 dalle costruzioni principali su fondi
adiacenti (art. 12 cpv. 4 NAPR). Sono considerate accessorie le costruzioni che
risultano poste al servizio di un edificio principale, che non siano utilizzate
od utilizzabili per l'abitazione ed il lavoro e che non eccedano per dimensioni
a quanto è oggettivamente necessario all'edificio al quale sono annesse (art.
12 cpv. 1 e 2 NAPR). 

3.1.3. A confine
possono pure sorgere le costruzioni sotterranee, a condizione che non
siano indicate linee di allineamento o di arretramento (art. 13 cpv. 2 NAPR).
Il diritto comunale non definisce la nozione di costruzione sotterranea. Fa
dunque stato 

l'art. 42 cpv. 1 del regolamento di applicazione della legge edilizia del 9
dicembre 1992 (RLE; RL 7.1.2.1.1), giusta il quale, salvo diversa disposizione
del regolamento edilizio o del PR, le distanze dal confine non si applicano
agli edifici e impianti sotterranei, ovvero che sporgono dal terreno meno di m
1.50. 

L'art. 42 cpv.
1 RLE non precisa se con il termine di terreno occorra intendere il terreno
naturale o quello sistemato. Considerato che la LE ritiene per principio determinante, ai fini della misurazione dell'altezza, l'ingombro verticale della
costruzione che fuoriesce dal terreno sistemato mediante escavazione o
mediante innalzamento (cfr. art. 40 cpv. 1 LE), appare logico, dal profilo
della sistematica legislativa, riferirsi al terreno sistemato e non a quello
naturale (cfr. in tal senso: STA 52.2008.413 del 26 gennaio 2009, consid. 2.1
con rinvii; 52.2005.312 del 19 ottobre 2005, consid. 2; 52.2002.435 del 28
aprile 2003, consid. 4). Diversamente, finirebbero per essere considerate
sotterranee anche opere che sporgono dal terreno sistemato mediante escavazione,
ma che non oltrepassano il livello del terreno naturale esistente prima dell'intervento
con cui è stato abbassato. È ben vero che, dal profilo degli ingombri
verticali, se si fa dipendere la natura sotterranea dell'opera dalla misura in
cui sporge dal terreno sistemato, il pregiudizio derivante ai fondi confinanti
dal suo sviluppo verticale fuori terra va ad aggiungersi a quello derivante
dall'ingombro conseguente alla sistemazione del terreno. In assenza di una
normativa specifica, che deroghi al criterio di misurazione sancito dall'art.
40 LE, l'altezza delle costruzioni sotterranee va tuttavia misurata a partire
dal terreno sistemato. 

3.1.4. Giusta l'art.
17 cpv. 2 NAPR di Sorengo, i muri di sostegno a confine sono
considerati muri di cinta e non possono avere un'altezza superiore a m 2.50.
Essi possono essere sormontati da parapetti di tipo leggero; l'altezza
complessiva non deve superare i m 3.00. Muri di altezza superiore sono
considerati corpi di fabbrica e devono rispettare le distanze da confine. 

Per principio, muri destinati a
contenere terrapieni possono dunque sorgere a confine o all'interno della
fascia definita dalla distanza da confine prescritta per le costruzioni
principali soltanto se rispettano l'altezza massima di m 2.50 dal terreno sistemato
al loro piede (rispettivamente di m 2.00 qualora siano sormontati 

da parapetti di tipo leggero). Se il loro sviluppo verticale supera questi
limiti, sono considerati corpi di fabbrica, ovvero edifici e sono tenuti a
rispettare la distanza minima di m 3.00 o 4.00 dal confine, prescritta - a
seconda del tipo di zona - dall'art. 4 NAPR per i fabbricati. 

 

3.2. Nel caso
concreto, lo zoccolo qui in discussione è costituito da un manufatto in cemento
armato, che occupa quasi l'intero fondo. 

I muri
perimetrali sono completamente interrati sul lato (nord-ovest) verso via Cremignone,
mentre sporgono in misura più o meno rilevante dal terreno sugli altri tre
lati. La soletta superiore è ricoperta da uno strato di terra, volto a
permetterne l'uso come giardino. Il piano sottostante è invece adibito ad
autorimessa, locale fitness condominiale, locale tecnico e cantina. I lati nord-ovest e nord-est dello
zoccolo non pongono particolari problemi. La verifica di conformità va quindi
circoscritta agli altri due lati. 

3.2.1. Sul lato
sud-est, lo zoccolo è essenzialmente costituito da un terrapieno, largo da m 3.70 a circa 6 m, sorretto da un muro, alto da m 2.01 a m 2.20, eretto sul confine verso le part. __________
e __________. Sulla sommità del muro è prevista la posa di un parapetto, che
corre ad una quota di m 3.00 dal livello del terreno dei fondi confinanti. 

Su questo
versante, il manufatto rispetta l'art. 17 NAPR. L'altezza della parte muraria è
infatti contenuta nel limite di m 2.50, mentre l'altezza complessiva dell'opera
rispetta il limite di m 3.00 prescritto da tale disposizione. 

3.2.2. Controverso
è essenzialmente il lato sud-ovest dello zoccolo, formato a sua volta da un
muro, posto a m 2.00 dal confine verso la part. __________, che coincide con la
mezzeria della rampa di collegamento fra l'autorimessa e via Cremignone. L'altezza
di questo muro misurata dal terreno sistemato ai suoi piedi varia come segue: 

-  nel tratto che corrisponde alla rampa aumenta progressivamente
sino a raggiungere il valore di m 3.00 in corrispondenza del varco da cui si accede all'autorimessa; 

-  nel tratto seguente, che comprende il varco dell'autorimessa, il
locale tecnico comune e metà del locale fitness la sporgenza dal terreno sistemato si mantiene sui 3.00 m; 

-  nel tratto successivo, che interessa l'altra metà del locale fitness, si
riduce da m 3.00 a m 2.64; 

-  nel tratto, lungo circa 6 m, che sorregge il terrapieno si riduce ulteriormente a m 2.00, grazie alla costituzione, ai suoi piedi, di
un terrapieno inclinato alto m 0.64 e largo m 2.00. 

L'altezza
complessiva dello zoccolo è costituita dall'altezza del muro, aumentata dall'altezza
del parapetto (m 1.00), computabile giusta l'art. 40 cpv. 1 LE (STA 52.2009.314
del 3 febbraio 2010, consid. 2), che il progetto prevede di posare sulla sua
sommità. 

Ferme queste
premesse, il manufatto non può essere autorizzato, perché, superando - comunque
lo si qualifichi - l'altezza massima prescritta per le costruzioni accessorie e
per quelle sotterranee, verso la part. __________, non può sorgere ad una distanza
(m 2.00) dal confine inferiore a quella prescritta per le costruzioni
principali (m 3.00). 

Fatta
astrazione del primo tratto (rampa), gli ulteriori due tratti (varco di accesso
– locale fitness), della
costruzione sporgono in effetti almeno m 3.64 dal terreno sistemato al piede
della sua facciata. Non rientrano dunque nel limite d'altezza (m 3.00) fissato
dall'art. 12 NAPR per le costruzioni accessorie. Tanto meno rispettano l'altezza
massima (m 1.50) prescritta dagli art. 13 NAPR e 42 RLE per le costruzioni
sotterranee. Nemmeno l'ultimo tratto, quello che si estende dal locale fitness all'angolo sud dello zoccolo, è
conforme al diritto. L'altezza del muro che sorregge il terrapieno retrostante
non è infatti di m 2.00 (come indicano i piani), ma di m 2.64, poiché l'altezza
del terrapieno (m 0.64), che verrebbe costituito alla sua base, non può essere
portata in deduzione, in quanto lo stesso è largo meno di m 3.00 (cfr. art. 41
LE). Il muro e il parapetto superano quindi l'altezza massima (m 2.50,
rispettivamente m 2.00 + m 1.00 di parapetto leggero), prescritta dall'art. 17
NAPR. 

Invano si
richiamano il municipio e gli insorgenti all'art. 38 cpv. 3 LE, che esclude dal
computo della superficie edificata la superficie delle autorimesse interrate,
sporgenti dal terreno naturale al massimo su di un lato ed aventi una copertura
praticabile ricoperta di vegetazione. Tanto questa disposizione, quanto i
giudizi che citano non giovano alla causa dei ricorrenti, poiché non vertono
tanto sulle distanze da confine per rapporto alla sporgenza dal terreno, quanto
piuttosto sulla computabilità di queste opere 

nella superficie edificata, ovvero nell'indice di occupazione, stabilendo, in
particolare, che le autorimesse interrate sono escluse dal computo della
superficie edificata anche quando l'interramento è fatto mediante sistemazione
ammissibile del terreno (cfr. STA 52.2009.72 citata, consid. 4.1; 52.2002.435
del 28 aprile 2003, consid. 4; Adelio
Scolari, Commentario, II. ed., Cadenazzo 1996, ad art. 38 n. 1138),
ovvero quando non sporgono più di m 1.50 dal terreno sistemato. Ipotesi,
questa, che in concreto non è data. 

Parimenti da respingere è la pretesa dei ricorrenti di assimilare la strada d'accesso
ad una trincea, da non considerare ai fini dell'altezza. La stessa non
costituisce infatti una fossa scavata nel piano di campagna per formare un'area
di disimpegno (cfr. Scolari, op.
cit., ad art. 40/41 LE, n. 1229). Anche se lo fosse, andrebbe comunque
computata nell'altezza, poiché la sua larghezza (> a 30 m) supera di gran lunga il 50% della lunghezza della facciata retrostante (cfr. art. 15 NAPR). 

3.3. Nulla possono infine dedurre gli insorgenti dalla circostanza che sul
fondo opposto (part. __________), al di là della rampa di collegamento, è
presente un manufatto destinato ad autorimessa - autorizzato dal municipio nel
1999 -, che pure non rispetterebbe le distanze da confine. A prescindere dal
fatto che a quel momento era vigente un altro ordinamento pianificatorio, anche
se le due situazioni fossero paragonabili, una precedente violazione del
diritto non conferirebbe comunque ai ricorrenti un diritto alla parità di
trattamento nell'illegalità, ammessa dalla giurisprudenza solo a titolo
eccezionale (cfr. al riguardo: DTF 139 II 49 consid. 7.1; 136 I 65 consid. 5.6;
134 V 34 consid. 9 pag. 44). 

3.4. In conclusione, è dunque certo che il progetto, così come concepito, non
può essere autorizzato poiché lesivo delle norme sulle distanze. 

Già solo per questo motivo, la licenza edilizia - sebbene per altri motivi da
quelli addotti dal Governo - non può dunque essere confermata. 

 

 

4.4.1. Sulla base delle considerazioni che
precedono, nella misura in cui è ricevibile, il ricorso deve dunque essere
respinto. 

4.2. La tassa di giustizia (art. 28 LPamm) è posta a carico degli insorgenti,
in solido. Non si assegnano ripetibili al resistente, che non si è avvalso dell'assistenza
di un legale (art. 31 LPamm). 

 

 

Per questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Nella
misura in cui è ricevibile, il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di fr. 1'500.- è posta a carico di RI 1, RI 2 e RI 3, in
solido. 

Non si assegnano ripetibili. 

 

 

                                   3.   Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al
Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua
notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005;
LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria