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**Case Identifier:** f6cddda2-bfd4-5d89-9acd-ad6fb0629bb2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.05.2021 A-6689/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-6689-2017_2021-05-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Decisione confermata dal TF con 

sentenza del 31.08.2022 (2C_502/2021) 

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-6689/2017 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 2  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Annie Rochat Pauchard, Marianne Ryter,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall’avv. Francesco Barletta,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva (riscossione). 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

La società anonima B._______, con sede a X._______, è stata costituita il 

12 maggio 2011 con un capitale azionario di complessivi 100'000 franchi, 

suddiviso in cento azioni al portatore del valore nominale di 1'000 franchi. 

Detta società, sotto la ragione sociale B._______ in liquidazione, con sede 

a X._______, è poi stata radiata d’ufficio dal Registro di commercio il [data 

2013] a seguito della mancata opposizione nel termine di tre mesi alla 

sospensione della procedura di fallimento per mancanza di attivo 

pronunciata dalla Pretura del Distretto di Y._______ con decreto [data 

2013]. A suo tempo, il suo scopo sociale era: 

« […] ». 

Di fatto, dal 1° luglio 2011 al 28 febbraio 2012 essa ha gestito il postribolo 

denominato « C._______ », ubicato a X._______ in un edificio di proprietà 

del signor A._______ (di seguito: contribuente). In quel periodo, 

l’amministratore unico della società era il signor D._______. 

B.  

B.a Il 18 settembre 2012, il capo della Divisione affari penali e inchieste (di 

seguito: DAPI) dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ha 

ordinato l’avvio di un’inchiesta penale amministrativa per sottrazione 

d’imposta e per truffa in materia di tasse nei confronti del signor E._______ 

e del contribuente, sospettati di aver commesso detti reati finanziari ed aver 

incassato, in qualità di organi di fatto di svariate società – tra cui la 

B._______ – che si sarebbero succedute nella gestione del postribolo 

denominato « C._______ » (camere locate dalle prostitute) e dell’esercizio 

pubblico denominato « F._______ » ad esso connesso (luogo d’incontro 

tra clienti e prostitute), entrambi ubicati a X._______, il profitto distribuito 

da quest’ultime nel corso dei periodi fiscali 2005-2012. 

In data 27 febbraio 2013, l’inchiesta è poi stata estesa al signor G._______, 

sospettato di aver contribuito ai reati fiscali commessi dal contribuente e il 

signor E._______, non contabilizzando una parte dei ricavi attribuiti alle 

società, redigendo documenti falsi e non comunicando all’AFC 

l’ammontare e la scadenza delle distribuzioni dissimulate di utile. 

Detta inchiesta trae origine dall’inchiesta avviata antecedentemente il 

20 febbraio 2012 sempre nei confronti del contribuente e dei signori 

E._______ e G._______ nell’ambito della procedura in materia d’imposta 

diretta. 

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B.b Con decisione 29 aprile 2014, la Divisione Controllo esterno dell’AFC 

– sulla base delle risultanze della succitata inchiesta penale amministrativa 

– ha ritenuto che l’allora B._______ in liquidazione avrebbe omesso di 

incassare e contabilizzare nei propri rendiconti i ricavi di sua spettanza 

derivanti dalla gestione della « C._______ » durante il periodo fiscale dal 

1° luglio 2011 al 28 febbraio 2012, rinunciando agli stessi a favore dei suoi 

due amministratori di fatto nonché unici azionisti, ovvero il contribuente in 

ragione del 78% e il signor E._______ in ragione del 22%. Di conseguenza, 

essa ha ritenuto la sussistenza di distribuzioni dissimulate di redditi 

qualificabili di prestazioni valutabili in denaro soggette all’imposta 

preventiva e giustificanti pertanto una ripresa fiscale. In tale contesto, 

considerando il contribuente quale beneficiario delle prestazioni valutabili 

in denaro nella misura del 78%, sulla base in particolare delle prove testi-

moniali, dei documenti agli atti nonché della ricostruzione della sua situa-

zione patrimoniale contenuta nel cosiddetto « Classificatore Ricostruzione 

A._______ H._______ [Contabilità A._______] » (di seguito: 

« classificatore H._______ »), la Divisione Controllo esterno lo ha poi 

dichiarato debitore dell’imposta preventiva dovuta all’allora B._______ in 

liquidazione per un importo totale di 148'295.35 franchi, oltre accessori. Nel 

contempo, essa ha poi ritenuto a carico del contribuente una responsabilità 

solidale congiuntamente al signor E._______, per il pagamento della 

rimanente parte d’imposta preventiva a carico di quest’ultimo in ragione del 

22%, per un importo totale di 41'826.90 franchi, oltre accessori. 

B.c Avverso la predetta decisione, il contribuente – per il tramite del suo 

patrocinatore – ha inoltrato reclamo 19 maggio 2014 dinanzi all’AFC. 

Protestando tasse, spese e ripetibili, egli ha in sostanza postulato il suo 

annullamento, invocando la violazione del suo diritto di essere sentito e 

dell’onere probatorio, nella misura in cui la Divisione Controllo esterno 

dell’AFC, non solo non gli avrebbe concesso l’accesso agli atti dell’incarto 

prima dell’emanazione della decisione privandolo della possibilità di espri-

mersi al riguardo, ma inoltre non avrebbe provato e motivato in alcun modo 

la sua qualità di azionista e beneficiario economico delle asserite presta-

zioni valutabili in denaro con una quota del 78% della B._______. 

B.d Il 15 giugno 2015 la DAPI ha intimato al contribuente il processo 

verbale finale (di seguito: PVF) relativo alla fattispecie, nel quale ha 

riassunto le risultanze dell’inchiesta penale amministrativa. 

B.e Con decisione su reclamo del 16 ottobre 2017, l’AFC ha respinto il 

reclamo 19 maggio 2014 e confermato la sua precedente decisione 

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29 aprile 2014, spiegando in dettaglio i motivi alla base della sua ripresa 

fiscale. 

C.  

C.a Avverso la predetta decisione, il contribuente (di seguito: ricorrente) – 

per il tramite del suo patrocinatore – ha inoltrato ricorso 22 novembre 2017 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale. Protestando tasse, spese e 

ripetibili, egli ha postulato il suo annullamento, facendo in sostanza valere 

di non avere mai occupato e/o ricoperto, direttamente o indirettamente, 

alcun ruolo in seno alla B._______. Egli contesta recisamente la sua 

qualità di azionista e di persona vicina alla predetta società, nonché di 

beneficiario economico dei redditi non contabilizzati da quest’ultima nei 

propri rendiconti. L’origine del suo patrimonio – quand’anche non 

dichiarato – sarebbe invero riconducibile unicamente ai contratti di 

locazione e alle transazioni immobiliari da lui effettuate in qualità di 

proprietario e locatore di diversi immobili e non agli utili/partecipazioni 

societarie della B._______. A comprova di ciò, egli ha prodotto vari 

documenti (dichiarazioni giuriate di alcuni testi, sentenza cantonale, ecc.), 

contestando la validità delle prove testimoniali e la correttezza delle 

ricostruzioni del suo patrimonio effettuate dalla DAPI, prese in 

considerazione dall’AFC nella decisione impugnata. Egli ha altresì 

censurato la violazione del suo diritto di essere sentito sotto vari aspetti sia 

nei confronti della DAPI che dell’AFC (motivazione lacunosa della 

decisione impugnata, manca assunzione di prove, ecc.), nonché richiesto 

l’assunzione di vari mezzi probatori (perizie fiscali e testimoni) e sollevato 

la prescrizione dei crediti fiscali. 

C.b Con decisione incidentale del 13 marzo 2018, il Tribunale ha concesso 

al ricorrente l’assistenza giudiziaria con il beneficio del gratuito patrocinio. 

C.c Con risposta 7 maggio 2018, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) si è 

essenzialmente riconfermata nella propria decisione, prendendo puntual-

mente posizione sulle censure sollevate dal ricorrente. 

C.d Con replica 30 luglio 2018, ribadendo quanto indicato nel suo grava-

me, il ricorrente – per il tramite del suo patrocinatore – ha in particolare 

prodotto due perizie a comprova della sua tesi secondo lui egli non sarebbe 

mai stato azionista della B._______ e tantomeno il beneficiario economico 

dei redditi non contabilizzati da quest’ultima: la perizia « I._______ » del 

26 luglio 2018 (di seguito: perizia I._______) e il parere fiscale 

dell’ing. J._______ del 27 luglio 2018 (di seguito: parere J._______). Dette 

prove smentirebbe le ricostruzioni del patrimonio effettuate dalla DAPI – in 

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particolar modo così come esposte nel « classificatore H._______ » e nel 

« rapporto A._______ » – e proverebbero non solo ch’esso avrebbe 

dichiarato tutti i suoi redditi, ma anche che detti redditi sarebbero stati 

integralmente da lui conseguiti unicamente grazie alle sue attività im-

mobiliari (locazione e vendita immobiliare). Ciò proverebbe come lo stesso 

non abbia percepito alcuna prestazione valutabile in denaro dalla 

B._______ e dalle altre società coinvolte nella gestione della 

« C._______ » o del « F._______ ». Egli ha poi rinnovato le richieste di 

prova. 

C.e Con duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore ha nuovamente preso 

puntualmente posizione sulle censure del ricorrente, in particolare pronun-

ciandosi sulla perizia I._______, con cui il ricorrente ha contestato la 

ricostruzione del suo patrimonio contenuta nel « classificatore 

H._______ ». Essa ha altresì precisato che il « rapporto A._______ » – a 

cui fa riferimento il ricorrente – non è stato da lei preso in considerazione, 

poiché concernente le imposte dirette e troppo impreciso. L’autorità 

inferiore indica infatti di essersi fondata unicamente sulla ricostruzione 

contenuta nel « classificatore H._______ », ragione per cui non è entrata 

nel merito del parere J._______. 

C.f Con triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente – sempre per il tramite del 

suo patrocinatore – ha ulteriormente preso posizione circa le contestazioni 

sollevate dall’autorità inferiore in merito al « classificatore H._______ » e 

la perizia I._______, ribadendo di non aver mai ricevuto alcuna prestazione 

valutabile in denaro dalle varie società interessate, tra cui la B._______. 

Esso ha tra l’altro contestato per la prima volta la sussistenza stessa di 

prestazioni valutabili in denaro. 

C.g Con quadruplica 29 gennaio 2019, l’autorità inferiore si è riconfermata 

nei suoi precedenti allegati, apportando ulteriori precisazioni. 

D.  

D.a Con scritto 28 maggio 2019, l’autorità inferiore – dando seguito alla 

richiesta del Tribunale del 10 aprile 2019 – ha trasmesso i documenti 

giustificativi alla base della ricostruzione effettuata dalla DAPI nel 

« classificatore H._______ », fornendo precisazioni al riguardo. 

D.b Con scritto 5 luglio 2019, il ricorrente – sempre per il tramite del suo 

patrocinatore – ha preso posizione al riguardo postulando l’accesso agli 

atti prodotti dall’autorità inferiore. Con scritto 8 luglio 2019, il ricorrente ha 

altresì postulato la produzione da parte dell’autorità inferiore dei contratti di 

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locazione firmati dai signori K._______ e L._______, nonché delle relative 

ricevute di pagamento degli affitti. 

A detta richiesta – previa consultazione dell’autorità inferiore, espressosi al 

riguardo con scritto 24 settembre 2019, con cui essa ha peraltro prodotto 

gli atti richiesti dal ricorrente – il Tribunale ha dato seguito il 24 ottobre 

2019, in occasione della quale il ricorrente ha potuto visionare in loco 

l’integralità degli atti prodotti dall’autorità inferiore e fornire alcuni 

chiarimenti orali. 

D.c Con scritto 29 ottobre 2019, il ricorrente – sempre per il tramite del suo 

patrocinatore – ha indicato di non avere ulteriori osservazioni in merito 

all’incarto prodotto dall’autorità inferiore e ha prodotto la nota spese 

d’onorario intermedia del suo avvocato. 

E.  

E.a Con scritto 12 dicembre 2019, l’autorità inferiore ha segnalato che nel 

frattempo sarebbe stata emanata la decisione in materia di imposte 

cantonali di imposta federale diretta concernente il ricorrente, per i periodi 

fiscali 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010, impugnate da quest’ultimo. La 

fattispecie alla base di detta decisione sarebbe essenzialmente la stessa 

di quello oggetto della presente procedura di ricorso. 

E.b Con scritto 18 dicembre 2019, il ricorrente – sempre per il tramite del 

suo patrocinatore – ha preso posizione al riguardo, precisando che le 

decisioni di tassazione sarebbero attualmente oggetto di un ricorso al 

Tribunale federale e sottolineando che in tale contesto esso non avrebbe 

avuto l’occasione di presentare una perizia contabile e puntuali conte-

stazioni come dinanzi al Tribunale amministrativo federale. 

E.c Con scritto 22 marzo 2021, l’autorità inferiore – con riferimento al suo 

scritto 12 dicembre 2019 – ha segnalato allo scrivente Tribunale che, in 

materia d’imposta federale diretta, il Tribunale federale ha emesso la 

propria sentenza 2C_984/2019 del 3 marzo 2021, respingendo integral-

mente il ricorso del ricorrente. 

F.  

Con scritto 7 aprile 2021, il ricorrente ha sollecitato l’emanazione della 

sentenza di merito da parte del Tribunale. 

 

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G.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al 

Tribunale (cfr. art. 39 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta 

preventiva [LIP, RS 642.21], in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il 

Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta 

eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da 

eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio 

retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1 

PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia 

dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva – 

quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso ([tra le 

tante] sentenza del TAF A-2164/2020 del 3 agosto 2020 consid. 1.1). 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (cfr. art. 20 

segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma 

previste dalla legge (cfr. art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione 

dell’AFC fondata sul diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che condan-

na il ricorrente al pagamento di crediti d’imposta preventiva. Poiché la 

decisione impugnata comporta un onere pecuniario per il ricorrente, 

quest’ultimo risulta legittimato a ricorrere ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA.  

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

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impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Nel suo gravame, il ricorrente sostiene che il suo diritto di essere sentito 

sarebbe stato leso a più riprese. Tale doglianza va qui esaminata priorita-

riamente dal Tribunale. 

3.1  

3.1.1 Il diritto di essere sentito è infatti una garanzia di natura formale, la 

cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa 

dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel 

merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 132 V 387 

consid. 5.1; DTAF 2009/36 consid. 7). Detto diritto, sancito dall’art. 29 

cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia 

resa una decisione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il 

diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire 

mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne 

l’assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere 

sulle relative risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla 

decisione (cfr. art. 18 PA applicabile in ogni caso almeno per analogia 

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dinanzi al Tribunale, malgrado la riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA [cfr. {tra le 

tante} sentenza del TAF A-5446/2016 del 23 maggio 2018 consid. 2.2 con 

rinvii]; art. 29 PA), nonché di ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35 

PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 135 II 286 consid. 5.1; [tra le tante] sentenza 

del TAF A-5576/2019 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.1 con rinvii; THIERRY 

TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1528 segg.). 

Il diritto di essere sentito non comporta tuttavia per le parti il diritto di espri-

mersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere le 

loro ragioni per scritto (cfr. DTF 140 I 68 considd. 9.6.1 e 9.6.2; 130 II 425 

consid. 2.1; ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002, 

n. 494; TANQUEREL, op. cit., n. 1537 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜH-

LER, op. cit., n. 3.86), né quello di ottenere – di principio – l’audizione di 

testimoni (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-

777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 1.3.3 con rinvii). In particolare, nelle 

procedure in ambito fiscale e doganale, non sussiste alcun diritto ad 

un’udienza pubblica ex art. 6 n. 1 CEDU (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., n. 3.170). 

3.1.2 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2; sen-

tenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5576/2019 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.3 con rinvii). 

3.2  

3.2.1 Innanzitutto, il ricorrente solleva tutta una serie di vizi procedurali nei 

confronti della DAPI, che avrebbero comportato la violazione del suo diritto 

di essere sentito. In primo luogo, egli censura che la DAPI non gli avrebbe 

consentito di acquisire il materiale probatorio e testimoniale atto a corro-

borare le sue tesi, negando ogni richiesta di complemento probatorio, fatto 

per lui inaccettabile (cfr. ricorso 22 novembre 2017, pagg. 4 seg., pag. 12). 

In particolare, la DAPI avrebbe rifiutato di assumere gli atti costitutivi e i 

verbali assembleari delle varie società coinvolte nella vicenda, senza indi-

care il motivo (cfr. ricorso 22 novembre 2017, pagg. 4 seg.; replica 30 luglio 

2018, pag. 5). In secondo luogo, egli ritiene che sarebbe a torto che la 

DAPI non avrebbe estromesso dagli atti il processo verbale d’interrogatorio 

dell’8 marzo 2012 del signor L._______, svoltosi in francese e senza 

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interprete, in totale violazione dei suoi diritti processuali. Tale evenienza 

sarebbe comprovata dal fatto che nei successivi interrogatori, il signor 

L._______ avrebbe corretto le sue prime dichiarazioni. Peraltro, sarebbe a 

torto che la DAPI e poi l’autorità inferiore si sarebbero fondate sulle false 

dichiarazioni del signor G._______ (cfr. ricorso 22 novembre 2017, pagg. 4 

seg.) e su quelle inattendibili del signor W._______ (cfr. ricorso 

22 novembre 2017, pag. 22). Per finire, egli ritiene che la mancata 

indicazione nel PVF del 15 giugno 2015 dei mezzi di impugnazioni 

violerebbe il suo diritto di essere sentito, sicché lo stesso non sarebbe 

ancora cresciuto in giudicato (cfr. triplica 12 dicembre 2018, pag. 6). 

3.2.2 A tal proposito, il Tribunale osserva come dette censure sollevate 

contro le misure adottate dalla DAPI sono qui chiaramente irricevibili, 

sicché non vi è luogo di entrare nel loro merito. Il Tribunale ricorda infatti 

che la decisione impugnata è fondata sull’art. 12 della legge federale del 

22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo (DPA, RS 313.0). Benché 

detta norma sia contenuta in una legge penale a causa del suo legame con 

il diritto penale, la stessa è una norma di diritto fiscale, applicabile in 

materia di imposta preventiva. La procedura giusta l’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA 

concernente l’obbligo di pagamento dei crediti d’imposta non pagati a 

causa di una infrazione alla legislazione amministrativa è una procedura 

amministrativa che si distingue chiaramente dalla procedura penale 

(cfr. sentenze del TF 2C_492/2017 del 20 ottobre 2017 consid. 7.2; 

2A.602/2003 del 10 maggio 2004 consid. 3.2; sentenza parziale e 

decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 con-

sid. 4.5.1). Il credito fondato sull’art. 12 DPA è un credito fiscale (cfr. sen-

tenza del TF 2A.602/2003 del 10 maggio 2004 consid. 3.5). Ciò premesso, 

l’obbligo di pagamento dei crediti d’imposta può fondarsi su dei fatti stabiliti 

durante la procedura penale avviata dalla DAPI sulla base della DPA. I 

processi verbali e i documenti della procedura penale possono essere 

ripresi dal giudice amministrativo che deve apprezzarli alla luce delle regole 

del diritto amministrativo, in particolare della PA. Ciononostante, gli even-

tuali vizi di procedura penale non fanno parte dell’oggetto del litigio in 

materia di imposta preventiva, ragion per cui il Tribunale non è competente 

per statuire al riguardo (cfr. per analogia [in materia doganale e IVA] sen-

tenze del TF 2C_243/2014 del 9 dicembre 2014 consid. 7.3; 2C_112/2010 

del 30 settembre 2010 consid. 3; 2A.602/2003 del 10 maggio 2004 

consid. 3.2 seg.; [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 3.2.1; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité TVA, 

2009, n. 493, pag. 559). L’eventuale rigetto di una richiesta di complemen-

to d’inchiesta nell’ambito dell’inchiesta penale amministrativa condotta 

dalla DAPI può essere impugnato soltanto insieme con il decreto penale. 

A-6689/2017 

Pagina 11 

Contro la notificazione del processo verbale finale e il suo contenuto, 

nonché il rigetto di una richiesta di complemento d’inchiesta, non v’è infatti 

possibilità di ricorso (cfr. art. 61 cpv. 4 DPA).  

Ora, in casu, tale evenienza è stata chiaramente e correttamente segnalata 

dalla DAPI al ricorrente nello stesso PVF del 15 giugno 2015 (cfr. atto 

« 15016 PVF E._______ A._______ G._______ », in: « Classificatore 

Processo verbale finale e prese di posizione » dell’incarto prodotto 

dall’autorità inferiore su chiavetta USB [di seguito: inc. AFC], pag. 86), così 

come giustamente rilevato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 7 maggio 

2018, pag. 2). In tale contesto, non è ravvisabile alcuna violazione del suo 

diritto di essere sentito del ricorrente, a motivo che detto PVF non 

menzionerebbe i mezzi di impugnazione, dal momento che per l’appunto 

tale atto non è soggetto a ricorso. Di fatto, tale censura è priva di 

fondamento. 

3.2.3 Ciò puntualizzato, a titolo abbondanziale e così come giustamente 

sottolineato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 7 maggio 2018, pag. 2), il 

Tribunale rileva come le censure sollevate dal ricorrente circa la mancata 

assunzione di vari mezzi probatori (testimoni e documenti), il mancato 

contradditorio, nonché la mancata estromissione di determinati processi 

verbali d’interrogatorio, siano peraltro già state evase – e meglio respinte 

in toto – dal Tribunale penale federale con sentenza BV.2014.49 del 

30 settembre 2014 (cfr. atto n. 1 prodotto dall’autorità inferiore con risposta 

7 maggio 2018), ovvero prima dell’emanazione del PVF del 15 giugno 

2015. In tale contesto, si deve ritenere che al momento della notifica di 

detto atto, tutte le questioni pregiudiziali erano già state evase.  

3.3  

3.3.1 Il ricorrente ritiene poi la motivazione della decisione impugnata come 

lacunosa, in quanto l’autorità inferiore non avrebbe indicato in maniera 

esaustiva i motivi alla base della ripresa fiscale in oggetto (cfr. ricorso 

22 novembre 2017, pag. 15 segg.). Peraltro, l’autorità inferiore non 

avrebbe fornito alcuna sufficiente motivazione comprovante la sussistenza 

di prestazioni valutabili in denaro, ovvero di redditi non contabilizzati dalle 

varie società – tra cui la B._______ – e tanto meno ch’egli possa essere 

considerato in qualsiasi modo aver beneficiato di tali prestazioni 

(cfr. replica 30 luglio 2018, pagg. 8 e 20; triplica 12 dicembre 2018, 

pagg. 21 seg.). 

3.3.2 Sennonché, da un esame degli atti dell’incarto, nulla permette al 

Tribunale di ritenere la decisione impugnata come carente dal punto di vista 

A-6689/2017 

Pagina 12 

della motivazione, l’autorità inferiore avendo esposto in maniera dettagliata 

e precisa i motivi e i mezzi di prova su cui essa fonda la ripresa d’imposta 

preventiva in oggetto (cfr. circa le esigenze in materia di motivazione delle 

decisioni, [tra le tante] sentenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 

consid. 3.1.2 con rinvii). Anche ad avere dubbi al riguardo, dal momento 

che in questa sede l’autorità inferiore ha avuto modo di completare esausti-

vamente la motivazione alla base della decisione impugnata, prendendo 

compiutamente posizione pure su tutte le censure sollevate dal ricorrente 

– in particolar modo sulla ricostruzione del patrimonio del ricorrente 

contenuta nel « classificatore H._______» – e che quest’ultimo ha potuto 

visionare l’integralità dell’incarto, produrre i propri mezzi di prova (perizie 

contabili, testimonianze giurate, ecc.) e prendere esaustivamente 

posizione nei suoi numerosi scritti su tutti gli elementi rilevanti ai fini del 

giudizio, ogni eventuale violazione del suo diritto di essere sentito va 

considerata come ampiamente qui sanata (cfr. consid. 3.1.2 del presente 

giudizio). Per tale motivo non vi è ragione di approfondire ulteriormente tale 

questione. 

4.  

Ciò posto, prima di proseguire nell’analisi del ricorso, il Tribunale deve 

altresì sincerarsi dell’eventuale prescrizione dei crediti d’imposta preven-

tiva qui in oggetto, così come peraltro sollevato dal ricorrente (cfr. ricorso 

22 novembre 2017, pag. 16; replica 30 luglio 2018, pag. 18). 

4.1  

4.1.1 La prescrizione è infatti una questione di diritto che va esaminata 

d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato 

(cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del 

4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; MICHAEL BEUSCH, Der Untergang der 

Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in: 

Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30 

LTB). Poiché la prescrizione del credito fiscale – se constatata – comporta 

la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore, pure tale doglianza verrà 

esaminata qui di seguito dal Tribunale. 

4.1.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è 

retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale, 

determinante è invece la DPA, applicabile all’imposta preventiva virtù del 

rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017 

del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e decisione incidentale 

del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 con rinvii). Giusta 

A-6689/2017 

Pagina 13 

l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di pagamento o di restituzione non si pre-

scrive finché non siano prescritte l’azione penale e l’esecuzione della pena. 

Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella sottrazione o nella messa 

in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di una restituzione, di una 

riduzione o di un condono di tasse ai sensi dell’art. 11 cpv. 2 DPA, la 

giurisprudenza ha avuto modo di precisare che – in base al diritto in vigore 

a partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di prescrizione è di 7 anni 

(cfr. art. 11 cpv. 2 DPA in relazione con l’art. 333 cpv. 6 lett. b CP e l’art. 97 

cpv. 1 lett. d CP; DTF 143 IV 228 consid. 4.4 con rinvii; 134 IV 328 con-

sid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 

consid. 4.2.2 con rinvii; BEUSCH/MALLA, in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli 

[ed.], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Bundesgesetz über 

die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di seguito: VStG-Kommentar], n. 51 

segg. ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »). Tale è in particolare il caso in 

presenza di una sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP, verosimil-

mente realizzata allorquando una società anonima fa una prestazione 

valutabile in denaro facilmente riconoscibile come tale dai partecipanti, 

senza tuttavia dichiarare e pagare spontaneamente l’imposta preventiva. Il 

termine di prescrizione di 7 anni è sospeso durante i procedimenti d’op-

posizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo di pagamento o restituzione 

(cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; DTF 143 IV 228 consid. 5 con rinvii; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-2164/2019 del 3 agosto 2020 consid. 4.1.2 con rinvii; 

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e 

decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 

con rinvii; BEUSCH/MALLA, VStG-Kommentar, n. 56 ad « Vorbemerkungen 

zu Art. 61-67 »).  

4.1.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il 

termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha eser-

citato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso in 

conto nel calcolo del termine (cfr. DTF143 IV 228 consid. 4.5; 134 IV 297 

consid. 4.1). Allorquando una società anonima effettua una prestazione 

valutabile in denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui vicina 

dei redditi non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione ammini-

strativa federale, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltanto 

all’indomani della data di consegna del bilancio erroneo, rispettivamente 

del conto erroneo – ovvero, del documento contabile nel quale non sono 

stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti o a persone vicine a quest’ulti-

mi – all’AFC (« [d]ie […] Verjährungsfrist […] beginnt erst nach dem Termin 

zu laufen, an dem die unrichtige Jahresrechnung bei der ESTV eingereicht 

wurde […] » in: sentenza del TF del 26 marzo 1987 consid. 5, in: ASA 56 

A-6689/2017 

Pagina 14 

pag. 203 segg.; cfr. DTF 143 IV 228 considd. 4.6.1-4.6.3; sentenza parzia-

le e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 con-

sid. 4.4.2 con rinvii). In tal caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98 CP 

consiste nella consegna di documenti contabili irregolari alla competente 

autorità (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-2164/2019 del 3 agosto 2020 

consid. 4.1.3; A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.2 con rinvii).  

Qualora invece una società abbia omesso non solo di contabilizzare la 

prestazione valutabile in denaro da lei effettuata, ma anche di allestire e/o 

di consegnare i propri rendiconti all’AFC, la decorrenza del termine di 

prescrizione di 7 anni va calcolata tenendo conto altresì di quanto disposto 

dall’art. 38 cpv. 2 LIP e soprattutto dall’art. 21 cpv. 1 dell’Ordinanza del 

19 dicembre 1966 sull’imposta preventiva (OIPrev, RS 642.211)  in 

combinato disposto con l’art. 699 cpv. 2 CO (società anonima). Più nel 

dettaglio, in virtù dell’art. 21 cpv. 1 OIPrev, ogni società anonima (art. 9 

cpv. 1 LIP) è tenuta a consegnare spontaneamente i propri conti annuali 

all’AFC, nei 30 giorni successivi alla loro approvazione. Ai sensi 

dell’art. 699 cpv. 2 CO, l’assemblea ordinaria – durante la quale vengono 

per l’appunto approvati i conti annuali – si svolge ogni anno, entro sei mesi 

dalla chiusura dell’esercizio annuale. Sulla base di detti disposti di legge, è 

dunque lecito considerare che nel caso in cui una società non ottemperi al 

suo obbligo di consegna dei conti annuali all’AFC, il termine di prescrizione 

inizia a decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine 

dell’esercizio durante il quale detta società ha effettuato una prestazione 

valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva (cfr. sentenza del TAF 

A-2164/2019 del 3 agosto 2020 consid. 4.1.3). 

4.2 In concreto, i crediti d’imposta preventiva oggetto della ripresa fiscale 

dell’autorità inferiore concernono il periodo fiscale 2011-2012 in rapporto a 

delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate 

di reddito effettuate dalla B._______ a persone ad essa vicine, ai sensi 

dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP e dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev. Trattandosi di fatto 

di una sottrazione d’imposta, risulta qui applicabile il termine di prescrizione 

di 7 anni (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio) e non il termine di 5 anni 

dell’art. 17 LIP a cui fa riferimento il ricorrente. Che il ricorrente possa o 

meno essere considerato quale autore di tale sottrazione d’imposta non è 

qui determinante, come non lo è neppure la questione s’egli possa o meno 

essere qualificato di persona che ha beneficiato di tali prestazioni, dal 

momento che in ogni caso vi sono sufficienti elementi tali da far ritenere nei 

confronti della B._______ la sussistenza di una sottrazione d’imposta. 

Detto ciò, occorre stabilire il giorno in cui l’autore ha esercitato la sua attività 

A-6689/2017 

Pagina 15 

colpevole, il termine di prescrizione decorrendo l’indomani di tale data 

(cfr. consid. 4.1.3 del presente giudizio). 

Ora, secondo quanto indicato dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata (cfr. detta decisione, consid. 6.2.3) e dalla DAPI nel PVF del 15 giu-

gno 2015 (cfr. PVF, punto n. 3.1), la B._______ non ha mai inviato i suoi 

conti 2011 e 2012 all’AFC. Tale circostanza non è peraltro contestata dal 

ricorrente (cfr. considd. 7.1.2 e 7.2 del presente giudizio). Nondimeno, la 

società ha effettuato delle prestazioni valutabili in denaro, senza tuttavia 

dichiarare né pagare spontaneamente l’imposta preventiva. In tal caso, 

così come giustamente ritenuto dall’autorità inferiore, si deve considerare 

che il termine di prescrizione di 7 anni ha iniziato a decorrere all’indomani 

dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine dell’esercizio durante il quale la 

società ha effettuato una prestazione valutabile in denaro soggetta 

all’imposta preventiva (cfr. consid. 4.1.3 del presente giudizio). Nel caso in 

esame, i conti 2011 della società avrebbero dovuto essere inviati all’auto-

rità inferiore al più tardi entro il 30 luglio 2012 e i conti 2012 entro il 30 luglio 

2013. Il termine di prescrizione di 7 anni è quindi iniziato a decorrere 

all’indomani di tali date, ovvero il 31 luglio 2012, rispettivamente il 31 luglio 

2013. Esso sarebbe giunto a scadenza il 31 luglio 2019, rispettivamente il 

31 luglio 2020. Sennonché, tale termine è stato validamente sospeso 

dall’autorità inferiore con decisione d’imposizione del 29 aprile 2014 e lo è 

rimasto durante la procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella succes-

siva di ricorso dinanzi al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio). 

Ne discende che tutti i crediti fiscali oggetto della ripresa fiscale dell’autorità 

inferiore non sono ancora prescritti. 

5.  

5.1 Ciò appurato, il Tribunale deve ora occuparsi delle censure di merito 

sollevate dal ricorrente. A tal fine, preliminarmente è qui doveroso precisare 

che la fattispecie alla base della presente procedura (A-6689/2017) è la 

stessa di quella alla base di altre nove procedure parallele (A-6685/2017, 

A-6686/2017, A-6687/2017, A-6688/2017, A-6690/2017, A-6691/2017,  

A-6692/2017, A-6693/2017 e A-6694/2017). Per semplicità e maggiore 

chiarezza, qui di seguito il Tribunale esporrà dapprima il quadro generale, 

riprendendo quanto indicato dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata e dalla DAPI nel PVF del 15 giugno 2015. 

5.2 Di fatto, tra il 1° gennaio 2006 e il 28 febbraio 2012, dieci società anoni-

me – tutte con sede a X._______ e radiate dal Registro di commercio a 

seguito del loro fallimento – si sono succedute nella gestione del postribolo 

denominato « C._______ » e/o dell’esercizio pubblico denominato 

A-6689/2017 

Pagina 16 

« F._______ », entrambi ubicati a X._______, in uno stabile di proprietà del 

ricorrente, così come meglio precisato: 

Periodo di gestione F._______ C._______ 

01.01.2006-30.06.2006 M._______ R._______ 

01.07.2006-31.10.2008 N._______ S._______ 

01.11.2008-30.05.2009 O._______ T._______ 

01.06.2009-30.06.2011 P._______ U._______ 

01.07.2011-28.02.2012 Q._______ B._______ 

 

Più nel dettaglio, il « modus operandi » sarebbe stato il seguente. Di volta 

in volta, due società distinte si sarebbero occupate l’una della gestione del 

« F._______ » e l’altra di quella delle stanze del postribolo « C._______ ». 

Dopo un breve lasso di tempo, di regola circa un anno, dette attività 

sarebbero state tuttavia trasferite alle due successive società, nuovamente 

costituite a tale scopo. Quanto a loro, le vecchie società, praticamente 

vuote, sarebbero state lasciate languire finché, o per un creditore che 

avrebbe chiesto il proseguimento dell’esecuzione o per altre ragioni, il 

Pretore ne avrebbe decretato il fallimento per carenza di attivi. Gli spazi, il 

mobilio e le suppellettili sia delle camere che del bar sarebbero stati di volta 

in volta noleggiati alle società attive in quel momento dal ricorrente perso-

nalmente (immobile) o dalla società V._______ (arredamento e oggettistica 

varia), società sempre a lui riconducibile. La contabilità ufficiale e di « fac-

ciata » sarebbe stata tenuta da un fiduciario, il signor G._______. Ciò 

precisato, durante il loro periodo di attività, dette società avrebbero tuttavia 

omesso di contabilizzare nei propri rendiconti gli utili di loro spettanza e da 

esse realizzati nell’ambito di tale gestione, versandoli al ricorrente e al 

signor E._______, ritenuti dall’autorità inferiore e dalla DAPI quali azionisti 

e amministratori di fatto delle predette società. A mente di dette autorità, vi 

sarebbero infatti indizi lascianti pensare che dette persone erano vicine alle 

società ed erano le uniche a poter aver accesso ai predetti utili e decidere 

del loro impiego. Così facendo, dette società avrebbero dunque effettuato 

delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di « distribuzioni 

dissimulate di utile » ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP nonché dell’art. 20 

cpv. 1 OIPrev, giustificanti una ripresa d’imposta preventiva ex art. 12 

cpv. 2 DPA (cfr. decisione impugnata, pagg. 3 seg.). 

5.3 In tale contesto, con dieci decisioni su reclamo del 16 ottobre 2017, 

l’autorità inferiore ha dunque provveduto a dieci riprese d’imposta preven-

tiva nei confronti del ricorrente. Dette decisioni sono attualmente oggetto 

di ricorso dinanzi al Tribunale (A-6685/2017, A-6686/2017, A-6687/2017, 

A-6689/2017 

Pagina 17 

A-6688/2017, A-6689/2017, A-6690/2017, A-6691/2017, A-6692/2017,  

A-6693/2017 e A-6694/2017). In parallelo, con altre dieci decisioni su 

reclamo del 16 ottobre 2017, l’autorità inferiore ha provveduto a delle 

riprese fiscali analoghe pure nei confronti del signor E._______. Dette 

decisioni sono invece cresciute in giudicato, a seguito della sentenza del 

Tribunale federale 2C_65/2018 del 21 febbraio 2018, che ha confermato le 

dieci sentenze d’inammissibilità dello scrivente Tribunale del 20 dicembre 

2017 (A-6532/2017, A-6556/2017, A-6558/2017, A-6559/2017, A-

6560/2017, A-6563/2017, A-6564/2017, A-6565/2017, A-6566/2017).  

In sostanza, nel PVF del 15 giugno 2015 la DAPI ha ritenuto la sussistenza 

di prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di 

utile per un importo totale pari a 12'059'059 franchi così suddiviso: 

5'575'344 franchi per le cinque società che hanno gestito la « C._______ » 

(cfr. citato PVF, punto n. 3.3.3) e 6'483'715 franchi per le cinque società 

che hanno gestito il « F._______ » (cfr. citato PVF, punto n. 3.2.3). Detti 

importi sono poi stati ripresi e corretti dall’autorità inferiore, la quale nelle 

varie decisioni su reclamo del 16 ottobre 2017 ha ritenuto la sussistenza di 

prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di 

utile per un importo totale pari a 9'970'766.65 franchi così suddiviso: 

4'216'044.40 franchi per le cinque società che hanno gestito la 

« C._______ » e 5'754'722.25 franchi per le cinque società che hanno 

gestito il « F._______ »: 

« C._______ » « F._______ » 

Gestore Prestazioni valu-
tabili in denaro 

Gestore Prestazioni valu-
tabili in denaro 

R._______ fr.    437'880.00 M._______ fr.    763'224.75 

S._______  fr.    820'186.80 

(di cui fr. 50'000 
concernenti solo il 

ricorrente) 

N._______ fr.    938'216.00 

T._______  fr.    553'406.90 

(di cui fr. 10'000 
concernenti solo il 

ricorrente) 

O._______  fr. 1'944'294.90 

U._______  fr. 1'861'364.35 

(di cui fr. 50'000 
concernenti solo il 

ricorrente) 

P._______  fr. 1'479'521.50 

B._______ fr.    543'206.35 Q._______  fr.    629'465.10 

TOTALE fr. 4'216'044.40 TOTALE fr. 5'754'722.25 

 

La ripresa d’imposta preventiva totale dell’autorità inferiore – così come 

risultante dalle decisioni su reclamo citate poc’anzi – è dunque pari a 

3'489'768.30 franchi (fr. 1'475'615.60 per la « C._______ » e 

A-6689/2017 

Pagina 18 

fr. 2'014'152.70 per il « F._______ »), oltre accessori. Sulla base 

dell’art. 12 cpv. 2 DPA, essa è poi stata posta dall’autorità inferiore a carico 

del ricorrente (in ragione del 78%) e del signor E._______ (in ragione del 

22%), in qualità di beneficiari delle prestazioni valutabili in denaro in 

oggetto, come segue: 

« C._______ » 

Gestore Imposta 
preventiva 

Ricorrente E._______ 

  78% 22% 

R._______ fr.    153'258.00 fr.    119'541.25 fr.      33'716.75 

S._______ fr.    287'065.40 fr.    227'761.00 fr.      59'304.40 

T._______ fr.    193'692.45 fr.    151'850.10 fr.      41'842.35 

U._______ fr.    651'477.50 fr.    512'002.45 fr.    139'475.05  

B._______ fr.    190'122.25 fr.    148'295.35 fr.      41'826.90 

TOTALE fr. 1'475'615.60 fr.  1'159450.15 fr.    316'165.45 

 
« F._______ » 

Gestore Imposta 
preventiva 

Ricorrente E._______ 

  78% 22% 

M._______ fr.    267'128.65 fr.    208'360.35 fr.     58'768.30 

N._______ fr.    328'375.55 fr.    260'945.45 fr.     67'430.10 

O._______  fr.    680'503.20 fr.    530'792.50 fr.   149'710.70 

P._______  fr.    517'832.50 fr.    403'909.35 fr.   113'923.15 

Q._______  fr.    220'312.80 fr.    171'844.00 fr.     48'468.80 

TOTALE fr. 2'014'152.70 fr. 1'575'851.65 fr.   438'301.05 

 

Il ricorrente e il signor E._______ sono peraltro stati ritenuti dall’autorità 

inferiore come responsabili solidali dei rispettivi importi da essi dovuti, sulla 

base dell’art. 12 cpv. 3 DPA. Dette riprese fiscali sono qui recisamente 

contestate dal ricorrente, il quale – per i dieci incarti paralleli che lo 

concernono – si è però limitato a contestare in maniera generale la base 

imponibile all’imposta preventiva, senza tuttavia indicare per quali motivi 

essa non sarebbe corretta. Di fatto, il ricorrente contesta infatti in dettaglio 

solo la sua qualità di azionista e/o di amministratore di fatto delle varie 

società interessate, così come la sua qualità di beneficiario delle 

prestazioni valutabili in oggetto. 

A-6689/2017 

Pagina 19 

Ora, oggetto del presente giudizio è la ripresa d’imposta preventiva operata 

nei confronti del ricorrente in rapporto alla società B._______ 

(A-6689/2017) da lui recisamente contestata, di cui il Tribunale verificherà 

la fondatezza. 

6.  

In tale ottica, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi 

applicabili alla fattispecie. 

6.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei 

capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-

ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-

sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

6.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i 

redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-

tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi 

da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP). 

L’art. 20 cpv. 1 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni presta-

zione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di 

partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di 

rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della 

prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di 

partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di 

prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di 

principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c della legge federale del 14 dicem-

bre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD, RS 642.11; cfr. DTF 143 IV 

288 consid. 4.1; sentenze del TF 2C_123/2016 del 21 novembre 2017 

consid. 3.3; 2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2 con rinvii).  

In assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a mettere in 

dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure in 

assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati e 

lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione 

d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3; 

106 Ib 311 considd. 3c e 3d; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 

del 3 agosto 2020 consid. 6.2 con rinvii). 

A-6689/2017 

Pagina 20 

6.2.1 Ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev, nella nozione di prestazione 

valutabile in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata 

di utili » o « distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinausschütun-

gen »). Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile prestazione 

valutabile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni cumulative 

risultano adempiute (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.1; 140 II 88 consid. 4.1; 

138 II 57 consid. 2.2; sentenze del TF 2C_9/2017 del 7 agosto 2020 con-

sid. 4.1; 2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.1 con rinvii):  

(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata 

controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne 

comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha 

carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.  

(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di 

partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società 

(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare 

indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un 

rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione 

deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe 

circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni 

ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la 

prestazione risulta insolita.  

(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione 

tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile 

per gli organi della società. 

A tal proposito, è qui doveroso precisare che nella prassi viene talvolta 

indicato che le condizioni cumulative da adempiere sono invero quattro. 

Ciò è dovuto al fatto che la seconda condizione sopracitata viene talvolta 

suddivisa a sua volta in due: (a) prestazione accordata ad un azionista o a 

una persona a lei vicina; (b) prestazione che non sarebbe stata accordata 

alle medesime condizioni ad un terzo (cfr. sentenze del TF 2C_9/2017 del 

7 agosto 2020 consid. 4.1; 2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 con-

sid. 2.4.2). Ciò posto, va altresì precisato che le prestazioni che la società 

effettua a favore dei suoi azionisti o di terze persone a lui vicine, fondate 

su un’altra base giuridica che il rapporto di partecipazione, ad esempio su 

un contratto di diritto privato che avrebbe potuto essere concluso anche 

con un terzo estraneo alla società, non sono invece soggetti all’imposta 

preventiva (cfr. DTF 144 II 427 consid. 6.1; 119 Ib 431 consid. 2b; sentenza 

A-6689/2017 

Pagina 21 

del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] sentenza 

del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.1 con rinvii). 

6.2.2 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-

zioni dissimulate di utile, valgono anche le rinunce a determinati proventi 

in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente 

riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa 

forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di 

« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile » 

(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la 

sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste 

per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli 

introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati 

direttamente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente 

quando quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società 

esigerebbe da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 

23 consid. 2d; sentenze del TF 2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.1; 

2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.2 con rinvii; 2C_726/2009 del 

20 gennaio 2010 consid. 2.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.2 con rinvii). 

6.2.3 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con 

l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi consi-

dera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo intrat-

tiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle circo-

stanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In parti-

colare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista permette di 

fare uso della società come se fosse la loro (cfr. [tra le tante] sentenze del 

TF 2C_177/2016 e 2C_178/2016 del 30 gennaio 2017 consid. 4.3 con 

rinvii; 2C_377/2009 del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del 

9 maggio 2006 consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.3 con 

rinvii; A-2288/2017 dell’8 maggio 2020 consid. 3.2.1 con rinvii). 

6.3 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il 

quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10 

cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione 

è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta 

preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il 

carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da 

adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta 

A-6689/2017 

Pagina 22 

preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della 

prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.3 con rinvii). 

6.4  

6.4.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-

sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto 

prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o 

compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38 

cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione 

esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei 

questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il 

versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.1 con rinvii). 

6.4.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre/quattro relativi elementi costitu-

tivi (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio) – incombe all’AFC. Il criterio 

della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia 

di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione 

valutabile in denaro. L’autorità fiscale deve in particolare apportare la prova 

che la società ha accordato a un azionista o a una persona vicina una 

prestazione valutabile in denaro senza ottenere una controprestazione 

adeguata. La prova diretta che il beneficiario della prestazione è un azioni-

sta o un terzo vicino alla società contribuente non è tuttavia necessaria, 

essendo infatti sufficiente che non sia possibile spiegare in alcun altro 

modo lo svolgimento dell’insolita operazione (cfr. sentenze del TF 

2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.1; 2C_16/2015 del 6 agosto 2015 

consid. 2.5.3 con rinvii). Se le prove addotte dall’AFC costituiscono degli 

indizi sufficienti in merito all’esistenza di una simile sproporzione, rispetti-

vamente se la stessa rende verosimile la sussistenza di una prestazione 

valutabile in denaro, spetta allora al contribuente dimostrare il contrario. In 

tal caso, il contribuente può contestare il proprio assoggettamento all’impo-

sta adducendo la controprova atta a dimostrare che il criterio dell’uso 

commerciale è adempiuto (cfr. DTF 138 II 57 consid. 7.1; sentenze del TF 

2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.2; 2C_91/2019 del 12 settembre 

2019 consid. 3.3; 2C_16/2015 del 6 agosto 2015 consid. 2.5.3 con rinvii; 

DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.2 con rinvii). La controprova è 

A-6689/2017 

Pagina 23 

apportata, allorquando la prova principale viene rovesciata. Non è tuttavia 

necessario che il Tribunale sia convinto dell’esattezza della contestazione 

(cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.4; 120 II 393 consid. 4b; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.2 con rinvii). 

In linea di massima, il principio dell’autotassazione (cfr. art. 38 LIP; con-

sid. 6.4.1 del presente giudizio) e l’obbligo di collaborare del contribuente 

(cfr. art. 39 LIP; consid. 6.4.3 del presente giudizio) non modificano la sud-

detta ripartizione dell’onere probatorio. Una violazione dell’obbligo di colla-

borare con conseguente mancanza di prove per l’autorità fiscale può però 

eventualmente condurre ad un’inversione dell’onere probatorio (cfr. sen-

tenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 1.6.4 con rinvii). 

6.4.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-

tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo 

dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i docu-

menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). Se 

è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere d’apprez-

zamento a quello della direzione commerciale della società contribuente, 

vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le prestazioni in 

questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal modo, l’auto-

rità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere insolito di 

dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle strette rela-

zioni personali o economiche in essere tra la società e il beneficiario delle 

prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; sentenze del TF 

2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 del 9 maggio 

2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 

2020 consid. 6.4.3 con rinvii). 

Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve 

essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti 

giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso 

risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di 

una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso 

venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro 

soggetta ad imposta preventiva. Inoltre, può sussistere una prestazione 

valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che 

sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non 

è data un’altra spiegazione. Quando la società contribuente fa tutto quanto 

in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti 

dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere 

A-6689/2017 

Pagina 24 

conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 

3 agosto 2020 consid. 6.4.3 con rinvii). 

6.5  

6.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una 

distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente 

quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione 

d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non 

adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle 

indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate. 

Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-

no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita 

d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli 

artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione 

d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul compor-

tamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere all’AFC 

di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. In caso 

di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più favorevole 

al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 con-

sid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.5.1 con rinvii; 

MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii). 

Analogamente a quanto avviene in materia IVA, l’AFC deve scegliere il 

metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le ca-

ratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di stima, 

entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o ricostruire 

una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati sull’espe-

rienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla contabilità. 

Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono essere 

presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi possono 

altresì servire di base di calcolo (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.5.1 con rinvii).  

6.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-

mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre 

d’affari realizzate in quanto tali. Orbene, l’onere della prova in merito alla 

sussistenza dei presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio 

(primo stadio), come pure riguardo ai motivi alla base della conseguente 

stima (secondo stadio), incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare 

A-6689/2017 

Pagina 25 

la correttezza della stima effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale 

amministrativo federale procede con un certo riserbo e non sostituisce il 

proprio potere di apprezzamento a quello di quest’ultima, se non in 

presenza di errori manifesti. Qualora i presupposti per una tassazione 

d’ufficio siano dati, la prova che le valutazioni svolte dall’AFC non sono 

corrette rispettivamente portano a risultati manifestamente errati spetta al 

contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è necessario che il contribuente 

indichi chiaramente in che misura la pretesa fiscale debba essere minore 

di quella valutata dall’AFC, dimostrando che il risultato della valutazione è 

frutto di errori rilevanti. Egli non può limitarsi a criticare in via del tutto 

generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei documenti 

giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente erronea 

(cfr. sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 consid. 2.5). Solo 

in tal caso il Tribunale sostituisce il suo potere d’apprezzamento a quello 

dell’autorità inferiore, correggendo la tassazione (cfr. sentenze del TF 

2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 

2008 consid. 4.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 

2020 consid. 6.5.2 con rinvii). 

6.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni 

dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il 

credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 

cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, 

sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 

fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto 

con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale 

delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preven-

tiva [RS 642.212]; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 

2020 consid. 6.6 con rinvii).  

6.7  

6.7.1 Allorquando la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è stabi-

lita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la riscos-

sione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 DPA 

(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 

consid. 6.7.1 con rinvii).  

6.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla 

legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa, 

essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò 

indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12 

cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito 

A-6689/2017 

Pagina 26 

dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della 

tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione 

valutabile in denaro a favore dei titolari di diritti di partecipazione, o a terze 

persone a lei vicine, senza deduzione dell’imposta preventiva sottratta 

(cfr. art. 20 cpv. 1 OIPrev in correlazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP), 

quest’ultimi sono chiamati, sulla base dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la 

somma di cui hanno indebitamente fruito. Accanto a dette persone bene-

ficiarie della prestazione valutabile in denaro, tenuta al pagamento è altresì 

la stessa società che l’ha erogata (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con 

l’art. 14 cpv. 1 LIP). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre 

che sia oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione 

di questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale 

specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura 

penale. L’art. 12 cpv. 1 DPA permette dunque di procedere al recupero di 

una tassa (o un tributo) che non è stata percepita a seguito di un’infrazione 

alla legislazione amministrativa federale, anche qualora nessuno sia 

punibile. In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la persona che, intenzionalmente, 

ha commesso l’infrazione o vi ha partecipato risponde in solido, con le 

persone obbligate al pagamento secondo il cpv. 2, della somma da pagare 

o da restituire (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 

2020 consid. 6.7.2 con rinvii). 

7.  

Stabiliti i principi applicabili, per poter verificare la fondatezza della ripresa 

d’imposta preventiva in oggetto, il Tribunale deve in primo luogo determi-

nare se per il periodo fiscale dal 1° luglio 2011 al 28 febbraio 2012 l’autorità 

inferiore poteva ritenere nei confronti della B._______, la sussistenza di 

prestazioni valutabili in denaro soggette all’imposta preventiva ai sensi 

dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev, 

in particolare fondandosi sugli elementi di prova raccolti dalla DAPI, così 

come da lei poi ripresi puntualmente nella decisione impugnata.  

Più concretamente, per il Tribunale si tratterà dunque (1) di verificare se 

nel caso della B._______ le tre (quattro) condizioni cumulative alla base 

della sussistenza di una prestazione valutabile in denaro risultano qui 

adempiute (cfr. consid. 7.1 del presente giudizio). In caso affermativo, (2) 

il Tribunale dovrà poi stabilire se vi siano i presupposti per una tassazione 

d’ufficio (cfr. consid. 7.2 del presente giudizio), dal momento che l’autorità 

inferiore – e prima di lei, la DAPI – ha ricorso alla ricostruzione delle cifre 

d’affari non contabilizzate B._______ per stabilire l’entità delle prestazioni 

valutabili in denaro, ovvero la base imponibile all’imposta preventiva. In 

caso affermativo, (3) il Tribunale dovrà poi verificare se la ricostruzione 

A-6689/2017 

Pagina 27 

dell’ammontare delle prestazioni valutabili in denaro erogate dalla 

B._______ è corretta o meno (cfr. consid. 7.3 del presente giudizio). In 

correlazione con quest’ultimo punto, (4) il Tribunale dovrà infine verificare 

l’attribuzione delle prestazioni valutabili in denaro ai relativi beneficiari 

operata dall’autorità inferiore (cfr. consid. 7.4 del presente giudizio). 

7.1 Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto verificare se nel caso della 

società B._______ l’autorità inferiore poteva ritenere la sussistenza di 

prestazioni effettuate senza ottenere un’adeguata controprestazione nella 

forma di distribuzioni dissimulate di utile ai suoi azionisti (cfr. in merito 

all’onere probatorio a carico dell’autorità fiscale, consid. 6.4.2 del presente 

giudizio). Come detto, si tratta qui di esaminare l’adempimento dei 

presupposti alla base di una prestazione valutabile in denaro (cfr. in merito 

ai presupposti, consid. 6.2.1 del presente giudizio).  

7.1.1  

7.1.1.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore – sulla base delle 

risultante dell’inchiesta penale amministrativa della DAPI, così come rias-

sunta nel PVF del 15 giugno 2015 – ha ritenuto nei confronti della 

B._______ la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella forma di 

« distribuzioni dissimulate di utile » ai due presunti azionisti e amministra-

tori di fatto, ovvero il ricorrente e il signor E._______. Nel periodo fiscale 

dal 1° luglio 2011 al 28 febbraio 2012 la società avrebbe infatti rinunciato a 

loro favore ad una parte degli utili di sua spettanza, da lei conseguiti 

mediante l’attività di affittacamere del postribolo « C._______ », omettendo 

di contabilizzarla nei propri rendiconti (cfr. decisione impugnata, con-

sid. 3.1.1).  

7.1.1.2 Più nel dettaglio, l’autorità inferiore ha innanzitutto constatato che 

le società coinvolte nella gestione della « C._______ » e del « F._______ » 

– tra cui anche la B._______ – avrebbero disposto solo di una contabilità 

di « facciata » stilata dal signor G._______, utilizzata ufficialmente e 

riportante solo una parte dei ricavi d’esercizio. In alcuni casi non sarebbero 

neppure stati ritrovati i relativi giustificativi. Confrontando i documenti 

sequestrati con la contabilità delle varie società, nonché prendendo in 

considerazione le varie testimonianze, l’autorità inferiore – così come la 

DAPI prima di lei – ha dunque rilevato la sussistenza di cifre d’affari non 

contabilizzate dalle varie società interessate (cfr. decisione impugnata, 

considd. 3.1.1 e 3.1.2). Essa ha poi ritenuto che si trattava palesemente di 

vantaggi e di prestazioni che non sarebbero mai stati accordati ad un terzo 

esterno alla società, senza controprestazione corrispondente e senza 

essere contabilizzati. Ciò non avrebbe alcuna giustificazione economica e 

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Pagina 28 

troverebbe la sua motivazione solo e unicamente sulla base dello stretto 

legame tra queste persone e la società (cfr. decisione impugnata, 

consid. 3.2.1). Infine, l’autorità inferiore ha ritenuto la mancata 

contabilizzazione dei ricavi della società come talmente insolita che 

difficilmente avrebbe potuto passare inosservata ai suoi organi 

(cfr. decisione impugnata, consid. 3.3). 

Ora, l’autorità inferiore ha ritenuto che i beneficiari delle predette presta-

zioni valutabili in denaro non potevano che essere il qui ricorrente e il signor 

E._______. Essa ha infatti ritenuto che secondo le deposizioni dei gerenti 

e degli impiegati del « F._______ » e della « C._______ » la DAPI sarebbe 

riuscita a percorrere a ritroso il cammino degli utili della B._______ e delle 

altre società coinvolte, constatando uno specifico « modus operandi ». Più 

concretamente, per ognuna delle società coinvolte, il gerente di turno 

avrebbe portato quotidianamente gli incassi e le liste giornaliere con i 

giustificativi del « F._______ » presso l’ufficio del ricorrente e del signor 

E._______, da loro indicati quali persone di riferimento per le attività della 

« C._______ ». Nessuno, a parte il signor E._______ e il ricorrente, 

sarebbe stato presente al momento della suddivisione degli utili e della 

decisione del loro impiego. Sarebbero stati altresì costoro a scegliere i 

giustificativi che avrebbero poi consegnato al signor G._______ affinché li 

registrasse nella contabilità ufficiale delle società. Già per questo motivo, 

l’autorità inferiore – come la DAPI prima di lei – ha dunque considerato il 

ricorrente e il signor E._______ quali beneficiari delle prestazioni valutabili 

in denaro effettuate dalla B._______. Visto poi il ruolo predominante e a 

tratti addirittura esclusivo rivestito dai due succitati nella gestione delle 

società, essa ha poi ritenuto gli stessi pure quali loro azionisti. Essa ha 

ritenuto che il fatto che le società avrebbero effettuato nei loro confronti 

innumerevoli prestazioni senza adeguata controprestazione non potrebbe 

infatti essere spiegato che con il loro legame di partecipazione (cfr. deci-

sione impugnata, consid. 6.3.2.2).  

Per qualificare il ricorrente di azionista e beneficiario delle prestazioni 

valutabili in denaro, l’autorità inferiore – e prima di lei la DAPI – si è fondata 

in particolare su quanto risultante dalle prove testimoniali (cfr. con-

sid. 7.1.1.3 del presente giudizio) e dalla ricostruzione del patrimonio del 

ricorrente (cfr. consid. 7.1.1.4 del presente giudizio). Essa ha altresì tenuto 

conto del rapporto inusuale tra il ricorrente e le società che hanno gestito il 

postribolo e il bar (cfr. consid. 7.1.1.5 del presente giudizio). 

7.1.1.3 Più concretamente, l’autorità inferiore – e prima di lei la DAPI – si è 

fondata sulle prime deposizioni dell’8 marzo 2012 rilasciate dai signori 

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Pagina 29 

G._______, W._______ e L._______, tutte concordanti tra di loro, dalle 

quali sarebbe risultato quanto segue (cfr. processi verbali d’interrogatorio 

[di seguito: PVI], in: Classificatore Interrogatori, di cui all’inc. AFC). 

L’8 marzo 2012, il signor G._______ ha dichiarato di aver ricevuto mandato 

di allestire la contabilità della B._______ dal ricorrente e il signor 

E._______ e che il suo compito era di registrare la documentazione di tutte 

le società a loro riconducibili (cfr. PVI G._______ dell’8 marzo 2012, 

pagg. 4 seg., 9 e 15). Il 20 marzo 2013, egli ha poi indicato, confermando 

pertanto quanto dichiarato da alcuni gerenti/responsabili delle attività della 

« C._______ », che al termine del turno serale i contanti venivano 

depositati in cassaforte in una busta con le relative pezze contabili e che la 

mattina seguente tale busta veniva portata in fiduciaria nell’ufficio del ricor-

rente e del signor E._______. Il signor G._______ trovava poi nella sua 

cassettina le fatture pagate e i giustificativi da inserire in contabilità. In tale 

occasione, egli ha altresì dichiarato che il ricorrente prendeva una parte 

delle azioni al portatore per garantirsi l’affitto delle società (cfr. PVI 

G._______ del 20 marzo 2013, pagg. 3 seg. e 9). Il 27 giugno 2013, egli 

ha poi confermato che 78 azioni al portatore erano detenute dal ricorrente 

per garantirsi l’affitto, mentre le restanti 22 azioni al portatore dal signor 

E._______ per garantirsi lo stipendio (cfr. PVI G._______ del 27 giugno 

2013, pagg. 3-4).  

L’8 marzo 2012, il signor W._______ – amministratore unico di alcune 

società che gestivano la « C._______ », tra cui la B._______, ma che di 

fatto si occupava solo della manutenzione dello stabile – ha dichiarato che 

l’incasso veniva depositato nella cassaforte del bar e che non sapeva cosa 

succedeva con i soldi successivamente ma che li prendevano il ricorrente 

e il signor E._______ (cfr. PVI W._______ dell’8 marzo 2012, pag. 3). 

L’8 marzo 2012, il signor L._______ – amministratore unico di alcune 

società che gestivano la « C._______ », tra cui la B._______, ma che di 

fatto era il gerente/responsabile di tali attività – ha dichiarato che gli incassi 

venivano portati nell’ufficio del signor G._______ e consegnati a lui o al 

ricorrente o al signor E._______. Questi eseguivano poi tutta la parte am-

ministrativa e cambiavano diverse società, circa ogni anno, anno e mezzo. 

Egli ha pure dichiarato di avere dei dubbi sull’irregolarità del loro modo di 

agire e per tale motiva ha tenuto i documenti anche se il signor E._______ 

e il ricorrente gli chiedevano continuamente di distruggerli. Per finire il 

signor L._______ ha pure indicato di presumere che il signor E._______ e 

il ricorrente fossero gli azionisti principali di tutte le società. Erano loro che 

comandavano e decidevano per le società e che chiedevano di ricevere 

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Pagina 30 

tutti gli incassi del giorno precedente, mentre il signor G._______ era 

soltanto il contabile. Per finire egli ha indicato che la busta del bar e della 

residenza veniva consegnata al signor E._______ o al ricorrente, questi la 

aprivano e davano al signor G._______ solo i giustificativi di cassa e spese 

generali. A suo avviso inoltre, la persona che aveva più poteri era 

comunque il ricorrente, proprietario dell’immobile (cfr. PVI L._______ 

dell’8 marzo 2012, pagg. 3-5). 

7.1.1.4 Ad ulteriore comprova della tesi secondo cui il ricorrente sarebbe 

stato l’azionista – o perlomeno una persona vicina – e avrebbe beneficiato 

degli introiti delle società legati alle attività della « C._______ » e del 

« F._______ », l’autorità inferiore ha poi ritenuto che vi sarebbe altresì 

l’analisi della sua situazione patrimoniale, così come risultante dalla rico-

struzione del suo patrimonio effettuata dalla DAPI per gli anni 2003-2011 

contenuta nel « classificatore H._______ ». Più nel dettaglio, sulla base 

della documentazione sequestrata nell’ambito dell’inchiesta penale 

amministrativa, la DAPI sarebbe riuscita a stabilire che il saldo dei redditi 

non dichiarati dal ricorrente al fisco, dal 2003 al 2011, ammonterebbe a 

3'906'635.59 franchi. Tenuto conto delle osservazioni del ricorrente, la 

DAPI ha poi corretto la propria ricostruzione stabilendo il saldo dei redditi 

non dichiarati a 4'629'167 franchi. In tali circostanze, l’autorità inferiore ha 

ritenuto come lampante il fatto che il ricorrente dovesse avere una fonte di 

entrate sconosciuta, dalla quale percepiva almeno mezzo milione di franchi 

all’anno. Tale evenienza non essendo stata sufficientemente giustificata dal 

ricorrente, essa ha dunque ritenuto ch’egli avrebbe indubbiamente 

beneficiato di ingenti entrate provenienti dall’altra fonte, ovvero dalle attività 

legate al bar e al postribolo (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.2.3). 

7.1.1.5 In aggiunta a ciò, l’autorità inferiore ha precisato che, negli anni, il 

ricorrente avrebbe avuto dei rapporti inusuali con le società che gestivano 

la « C._______ » e il « F._______ » (cfr. PVF, punto n. 4.5). A titolo 

d’esempio, l’autorità inferiore indica che la data in cui il ricorrente avrebbe 

firmato molti documenti (tra cui ricevute d’affitto, contratti di locazione e 

conteggi d’energia elettrica) relativi alle attività della « C._______ » 

sarebbe di molto anteriore sia alla data di creazione del documento stesso 

(file created) che alla data di ultima scrittura (last written). Questo 

dimostrerebbe che tali documenti sarebbero stati creati tempo dopo e che 

vi era un rapporto di dominazione tra il ricorrente e le società che gestivano 

il postribolo. Nel suo reclamo, il ricorrente aveva indicato che di regola non 

era lui ad allestire i documenti perché non era in grado di usare il computer, 

salvo poi precisare che « se anche il reclamante ha allestito dei documenti, 

tipo delle ricevute/fatture postdatate o predatate, non lo ha fatto a scopo di 

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Pagina 31 

inganno ». Il ricorrente avrebbe pure confermato che il pc portatile in que-

stione si trovava presso la sua abitazione (cfr. atto DAPI n. 931.100.043; 

decisione impugnata, consid. 6.3.2.3). 

7.1.2 A tal proposito, il Tribunale osserva come l’analisi della DAPI che pre-

cede, così come ripresa dall’autorità inferiore risulti verosimilmente corret-

ta. All’epoca della decisione impugnata, tutti gli elementi a disposizione 

dell’autorità inferiore erano infatti tali ch’essa poteva ritenere la sussistenza 

di prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di 

utile erogate dalla B._______ – così come dalle altre società interessate – 

ai suoi azionisti. In effetti, nel caso della società B._______ la sussistenza 

una contabilità lacunosa/assente risulta chiaramente dal PVF del 

15 giugno 2015, ove « il scriteriato metodo di gestione » delle società è 

stato rilevato in dettaglio, precisando per ogni società coinvolta se i conti 

annuali sono stati presentati all’autorità fiscale oppure se essi sono stati 

ritrovati presso il domicilio della società pur non essendo stati presentati 

all’autorità fiscale, rispettivamente se gli stessi non sono stati allestiti del 

tutto (cfr. PVF, punto n. 3.1). In tale contesto, che la B._______ non abbia 

contabilizzato parte dei ricavi di sua spettanza risulta qui verosimile. 

Peraltro, che le società interessate abbiano tenuto una contabilità lacunosa 

è un fatto non contestato dal ricorrente (cfr. considd. 4.2 e 7.2 del presente 

giudizio), sicché non vi è motivo di mettere in dubbio tale evenienza. La 

mancata contabilizzazione dei ricavi è così insolita, che non poteva essere 

ignorata dagli organi della società. Nella misura in cui il modus operandi 

descritto dall’autorità inferiore trova riscontro negli atti, il Tribunale ritiene 

poi che detta autorità poteva inoltre presumere che i beneficiari delle cifre 

d’affari conseguite e non contabilizzate dalle varie società – e dunque la 

B._______ – non potevano che essere i loro azionisti, ovvero il signor 

E._______ e il qui ricorrente.  

7.1.3 Ciò sancito, per quanto concerne più specificamente la qualità di 

beneficiari delle prestazioni valutabili in denaro del ricorrente e del signor 

E._______, si impongono le seguenti precisazioni. 

7.1.3.1 Al riguardo, il Tribunale ricorda innanzitutto che la prova diretta che 

il beneficiario della prestazione valutabile in denaro è un azionista o un 

terzo vicino alla società contribuente non è necessaria, essendo infatti 

sufficiente che non sia possibile spiegare in alcun altro modo lo svolgi-

mento dell’insolita operazione. In tale senso, basta che vi siano sufficienti 

indizi che una determinata prestazione è stata erogata ad un azionista o 

ad una terza persona (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio). Dal punto di 

vista dell’art. 12 cpv. 2 DPA, per l’imposizione al pagamento dell’imposta 

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Pagina 32 

preventiva elusa, è poi sufficiente che la persona assoggettata possa 

essere ritenuta come colei che ha beneficiato delle prestazioni valutabili in 

denaro (cfr. consid. 6.7.2 del presente giudizio). 

7.1.3.2 Ora, a mente del Tribunale, l’autorità inferiore aveva sufficienti indizi 

per ritenere il ricorrente e il signor E._______ quali beneficiari delle 

prestazioni erogate dalla B._______, nonché delle altre società 

interessate. Più nel dettaglio, a prescindere dalla questione a sapere se il 

ricorrente e il signor E._______ possano o meno essere qualificati di 

azionisti delle varie società interessate, così come ritenuto dall’autorità 

inferiore, il Tribunale ritiene che in ogni caso vi siano sufficienti elementi 

per considerarli quali persone vicine. In effetti, il Tribunale non può fare a 

meno di rilevare la particolare posizione da essi assunta nell’ambito della 

gestione della « C._______ » e del « F._______ », così come risultante dal 

PVF del 15 giugno 2015. Se da un lato, il signor E._______ si occupava 

della gestione del personale, gestiva le liquidità e preparava le pezze 

contabili (cfr. PVF, punti n. 4.4.3 – 4.4.4), il ricorrente era indubbiamente il 

proprietario dello stabile dato in locazione alle varie società che si sono 

susseguite nella gestione della « C._______ » e del « F._______ » 

(cfr. PVF, punto n. 4.4.7). A ciò si aggiunge il fatto che era il ricorrente a 

fornire alle nuove società una parte dei beni necessari per l’esercizio di 

queste due attività, tramite la società V._______ a lui riconducibile. Il 

ricorrente non solo redigeva i contratti di locazione – stabilendo 

autonomamente l’affitto – e (quando redatti) di noleggio delle suppellettili 

delle società, ma sostanzialmente decideva quale società potesse 

svolgere l’attività d’affittacamere e di bar nei suoi locali. Per la DAPI, chi 

firmava i contratti di locazione a nome delle società, erano degli uomini di 

paglia (cfr. PVF, punti n. 4.4.7 e n. 4.5).  

7.1.3.3 Dal PVF del 15 giugno 2015 – a cui si rinviano le parti per i dettagli 

– risulta poi chiaramente che il signor E._______ e il ricorrente 

intrattenevano dei rapporti inusuali con le varie società (cfr. PVF, punto 

n. 4.5), così come rilevato dall’autorità inferiore (cfr. consid. 7.1.1.5 del 

presente giudizio). A titolo esemplificativo, il Tribunale trova 

particolarmente strano il sistema di deposito a garanzia degli affitti messo 

in opera per le varie società, ove lo stesso non veniva versato o versato 

solo in parte. Se il ricorrente avesse agito solo in qualità di proprietario, non 

si spiega allora per quale motivo egli avrebbe dovuto rinunciare alla 

garanzia e/o parte di essa, rispettivamente procedere lui stesso al suo 

versamento in alcuni casi (cfr. PVF, punti n. 4.5.2 – 4.5.7). Anche 

l’influenza del ricorrente nella gestione dell’inventario delle suppellettili del 

« F._______ » e della « C._______ », tramite la società V._______, appare 

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Pagina 33 

alquanto strana (cfr. PVF, punti n. 4.5.1, n. 4.5.8 – 4.5.9). Si noti ad 

esempio come al passaggio dell’inventario da una società all’altra, la 

società venditrice interessata abbia registrato delle perdite consistenti, 

generando invece per il ricorrente in maniera indiretta degli utili (cfr. PVF, 

punto n. 4.5.8). Alquanto bizzarro risulta altresì il fatto che erano le stesse 

società che si sono susseguite nell’occupazione dei locali ad aver 

effettuato, a loro spese, degli importanti lavori di ristrutturazione degli stabili 

e non il ricorrente, in qualità di proprietario (cfr. PVF, punto n. 4.5.18). Ora, 

tenuto conto del periodo relativamente breve di gestione delle varie 

società, non si spiega per quale motivo le stesse avrebbero dovuto 

investire in tali lavori in qualità di locatarie. Per spiegare ciò, il ricorrente ha 

semplicemente indicato che se avesse finanziato lui i lavori, avrebbe 

dovuto aumentare l’affitto. Tale spiegazione non è però qui plausibile. Non 

si spiega poi come sia possibile che le varie società che hanno gestito il 

« F._______ » e la « C._______ » abbiano continuato ininterrottamente 

detta gestione, senza un solo giorno di interruzione; malgrado vi fossero 

dei cambiamenti improvvisi di gestione a seguito del fallimento delle 

società, i loro collaboratori continuavano ad avere accesso ai locali. Ciò 

appare alquanto strano se si pensa che formalmente ogni cambio di 

gestione – qualora il ricorrente fosse stato semplice proprietario – avrebbe 

dovuto comportare un tempo di adattamento, lo stesso dovendo 

segnatamente discutere con le nuove società dei nuovi contratti di 

locazione e della fornitura delle suppellettili (cfr. PVF, punto n. 4.5.16).  

7.1.3.4 A ciò si aggiunge quanto risultante dalla ricostruzione patrimoniale 

del ricorrente effettuata dalla DAPI e contenuta nel « classificatore 

H._______ », poi ripresa dall’autorità inferiore nella decisione impugnata. 

A tal proposito, al fine di evitare ripetizioni, si rinviano le parti al consid. 10 

del presente giudizio, ove detta ricostruzione verrà analizzata in maniera 

approfondita dal Tribunale, tenuto conto delle puntuali censure del 

ricorrente sollevate in questa sede. Per quanto qui necessario, il Tribunale 

si limita a precisare che in base a detta ricostruzione patrimoniale, l’autorità 

inferiore – e prima di lei, la DAPI – ha potuto appurare che durante i periodi 

fiscali 2003-2011 il ricorrente avrebbe percepito redditi di fonte ignota e non 

giustificabili in altro modo se non con un nesso con le distribuzioni 

dissimulate di utile erogate dalle società che si sono susseguite nella 

gestione del « F._______ » e della « C._______ ». Dinanzi all’autorità 

inferiore, chiamato ad esprimersi al riguardo, il ricorrente si era limitato a 

contestare alcuni punti della ricostruzione del suo patrimonio contenuta nel 

« classificatore H._______ », poi ripresi dall’autorità inferiore nella 

decisione impugnata (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.2.3). Detto 

elemento – in aggiunta a quanto già risultante dagli altri elementi 

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Pagina 34 

(cfr. considd. 7.1.3.1-7.1.3.3 del presente giudizio) – annovera dunque 

ulteriormente la tesi secondo cui il ricorrente può essere considerato come 

il beneficiario delle prestazioni valutabili in denaro qui litigiose. Ciò rilevato, 

va qui già sin d’ora sottolineato che questa ricostruzione patrimoniale del 

ricorrente contenuta nel « classificatore H._______ » non è un elemento 

alla base del calcolo delle prestazioni valutabili in denaro in oggetto. Come 

verrà esposto successivamente (consid. 7.3.1 del presente giudizio), 

quest’ultime sono infatti state determinate dall’autorità inferiore sulla base 

di altri elementi. 

7.1.3.5 In definitiva, alla luce degli elementi che precedono, visto il ruolo 

assunto dal ricorrente, non vi è chi non veda come lo stesso possa essere 

qui ritenuto quale persona vicina alle società interessate, che si sono 

susseguite nella gestione « F._______ » e la « C._______ ». Che il 

ricorrente sia o meno (stato) azionista o amministratore unico di fatto, nulla 

cambia al fatto che tutti gli elementi dell’incarto non permettono di 

escludere a priori un suo coinvolgimento nella vicenda e di ritenere che lo 

stesso non abbia percepito – oltre ai canoni di locazione – alcunché dalle 

varie società interessate.  

7.2 Appurata la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro, il Tribunale 

deve ora esaminare se in concreto vi sono i presupposti per una tassazione 

d’ufficio (cfr. consid. 6.5 del presente giudizio), dal momento che l’autorità 

inferiore – e prima di lei la DAPI – ha ricorso alla ricostruzione delle cifre 

d’affari non contabilizzate dalla B._______ per stabilire l’entità delle 

prestazioni valutabili in denaro, ovvero la base imponibile all’imposta 

preventiva. 

Al riguardo, Tribunale osserva come nel caso della società B._______ la 

sussistenza una contabilità lacunosa/assente risulti chiaramente dall’in-

carto in generale, ma più specificamente dagli elementi seguenti: dal PVF 

del 15 giugno 2015, ove « il scriteriato metodo di gestione » delle società 

è stato rilevato in dettaglio, precisando per ogni società coinvolta se i conti 

annuali sono stati presentati all’autorità fiscale oppure se essi sono stati 

ritrovati presso il domicilio della società pur non essendo stati presentati 

all’autorità fiscale, rispettivamente se gli stessi non sono stati allestiti del 

tutto (cfr. PVF, punto n. 3.1). Risulta altresì che pure il ricorrente, il signor 

E._______ e il signor G._______ all’epoca in cui è stato stilato il predetto 

PVF (nel 2015), non avevano ancora presentato tutte le loro dichiarazioni 

fiscali personali (il ricorrente e il signor E._______ dal 2010, il signor 

G._______ dal 2013; cfr. PVF, punto n. 1.1). Peraltro, che le società 

interessate abbiano tenuto una contabilità lacunosa è un fatto non 

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Pagina 35 

contestato dal ricorrente (cfr. considd. 4.2 e 7.1.2 del presente giudizio), 

sicché non vi è motivo di mettere in dubbio tale evenienza. In tali 

circostanze, vista altresì la mancata collaborazione da parte delle persone 

coinvolte nella vicenda e/o nella gestione delle predette società, nonché 

visto il sospetto di reati finanziari in materia d’imposte dirette nonché 

d’imposta preventiva, si deve ritenere che è a giusto titolo che la DAPI e 

poi l’autorità inferiore hanno ricorso ad una stima – ovvero una tassazione 

d’ufficio – per ricostruire le cifre d’affari della B._______ (cfr. consid. 6.5.1 

del presente giudizio). 

7.3 Ciò stabilito, il Tribunale deve ora verificare se la ricostruzione da parte 

dell’autorità inferiore dell’ammontare delle prestazioni valutabili in denaro 

erogate dalla B._______ è plausibile, adeguata e corretta. In tale contesto, 

si precisa che il Tribunale non si discosta dalla stima dell’autorità inferiore, 

se non in presenza di errori manifesti (cfr. consid. 6.5.2 del presente 

giudizio). 

7.3.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore si è essenzialmente 

fondata sulla ricostruzione della DAPI riassunta nel PVF del 15 giugno 

2015. Ora, per stabilire le cifre d’affari delle varie società coinvolte nella 

gestione della « C._______ », la DAPI ha essenzialmente proceduto come 

segue. Per il periodo dal 2006 al 30 giugno 2011, essa ha in primo luogo 

determinato la cifra d’affari realizzata da dette società sulla base della 

documentazione sequestrata, nonché di quanto emerso dall’inchiesta. Da 

detta stima, essa ha poi dedotto la cifra d’affari contabilizzata ufficialmente 

dalle varie società e i costi comprovati dai giustificativi, ottenendo così la 

distribuzione dissimulata di utile a cui aggiungere le distribuzioni attribuibili 

ad ogni singolo azionista. Per il periodo a partire dal luglio 2011, la 

distribuzione dissimulata di utile è stata calcolata deducendo ai presunti 

ricavi realizzati dalla società, i relativi costi (cfr. PVF, punto n. 3.3.3; 

decisione impugnata, consid. 3.1.1).  

Nel caso specifico della B._______, l’autorità inferiore ha precisato che la 

sua attività consisteva nell’affittare le camere della « C._______ » a delle 

prostitute nel periodo 1° luglio 2011 – 28 febbraio 2012. Ciò premesso, 

essa ha indicato che, visto che le attività della « C._______ » si sarebbero 

protratte su più anni, per ricostruire la cifra d’affari complessiva, la DAPI si 

è basata su quanto segue (cfr. circa i dettagli alla base della ricostruzione 

delle cifre d’affari non contabilizzate, PVF, punto n. 3.3, pagg. 25 – 32; 

decisione impugnata, consid. 3.1.1):  

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Pagina 36 

 per il periodo gennaio 2003 – dicembre 2003, nonché maggio e giugno 
2004: sul documento sequestrato al ricorrente (cfr. atto DAPI 
n. 800.300.001); 

 per il periodo gennaio 2006 – marzo 2007 (ad esclusione del mese di 
aprile 2006): sui documenti sequestrati presso il responsabile 
L._______ (cfr. atto DAPI n. 800.300.002-015); 

 per il periodo aprile 2007 – febbraio 2012: poiché non sono più stati 
ritrovati i documenti con gli affitti incassati si è proceduto per apprez-
zamento. In particolare, la DAPI ha effettuato una stima della cifra 
d’affari della « C._______ » in funzione dell’evoluzione della cifra 
d’affari del « F._______ » essendo le due attività complementari. Di 
conseguenza, variazioni nella cifra d’affari del « F._______ » 
corrispondono a variazioni di pari ordine di grandezza nella cifra d’affari 
della « C._______ » (affittacamere). Infatti, il signor L._______ avrebbe 
dichiarato che « […] Le camere erano fr. 140 a camera x 32 camere al 
giorno. Ai tempi c’erano anche dei giorni con molto meno camere, molte 
fluttuazioni, però si lavorava bene. Poi negli anni successivi (2007) si è 
consolidato ed era spesso quasi pieno (2007 era molto conosciuto e 
quasi sempre pieno) » e ancora che « […] Dal 2000 al 2008 c’è stata 
una grande evoluzione, è sempre aumentato. Nel 2000 c’erano 10-
12 persone al giorno, nel 2007 c’erano 32 persone. Il bar si è evoluto 
di pari passo rispetto all’evoluzione dell’affittacamere […] » (cfr. atto 
DAPI n. 315.100.003). Essa ha poi precisato che il numero delle 
camere ed il loro costo troverebbero conferma nei documenti 
sequestrati (cfr. atto DAPI n. 800.300.002-015). 

Nello specifico, basandosi sulle indicazioni summenzionate, la DAPI ha 

considerato che se l’immobile fosse stato al completo, per un affitto medio 

di 140 franchi al giorno, la cifra d’affari annua della « C._______ » sarebbe 

stata di 1'635'200 franchi (= fr. 140 x 365 giorni x 32 stanze). 

Tuttavia, poiché sempre secondo le indicazioni summenzionate, la cifra 

d’affari della « C._______ » e quella del « F._______ » sarebbero evolute 

di pari passo, la DAPI ha calcolato le cifre d’affari annue della 

« C._______ » in altro modo, a favore del ricorrente. In particolare, la DAPI 

ha messo in correlazione la cifra d’affari del « F._______ » dell’anno 2003 

con quella dell’anno 2011, per ottenere la variazione percentuale annua. 

Tale variazione percentuale annua è pure stata utilizzata quale termine di 

paragone per l’anno 2012, poiché nell’anno 2012 il « F._______ » sarebbe 

stato attivo solo pochi mesi. Al riguardo, l’autorità inferiore ha precisato che 

le cifre d’affari prese in considerazione risultano dall’atto della DAPI 

n. 800.400.001-014 e comprendono soltanto la riga « Bar », ossia gli 

incassi relativi alle bibite. Esse non comprendono invece la riga 

« Entrate », ossia i ricavi derivanti dal prezzo di entrata fatto pagare ai 

clienti del « F._______ » nei periodi di massima affluenza. A favore del 

ricorrente, tali variazioni percentuali annue sono poi state diminuite del 5%. 

A-6689/2017 

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Le cifre d’affari della « C._______ » dell’anno 2011 e dell’anno 2012 sono 

poi state calcolate moltiplicando la cifra d’affari della « C._______ » 

dell’anno 2003 risultante dall’atto della DAPI n. 800.300.001 e la 

percentuale così ottenuta. Il risultato è per finire stato suddiviso in funzione 

dei mesi in cui la B._______ ha svolto tale attività. 

In sunto, il calcolo dei ricavi non contabilizzati della « C._______ » della 

DAPI è stato il seguente: 

Cifra d’affari F._______ 2003 fr. 1'347'460.00 
 

(cfr. doc. 800.400.001) 

Cifra d’a