# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39640f19-f9f0-514a-be7f-2d2d13601869
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-03-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 28.03.2007 72.2006.14
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2006-14_2007-03-28.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2006.14

  	
  Lugano,

  28 marzo 2007/nh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Corte delle assise correzionali

  
	
  di Lugano

  
	
   

  
						

 

	
  Presidente:

  	
  giudice Claudio Zali

  

 

	
  Segretaria:

  	
  Sonja Federspiel, vicecancelliera

  

 

 

Sedente nell’aula penale minore di questo Palazzo di giustizia, senza intervento degli assessori giurati, avendovi l’accusato, con
l’annuenza del difensore e del procuratore pubblico, rinunciato,

 

	
  per giudicare

  	
  AC 1

  e domiciliato a  

   

  	
   

  

 

prevenuto colpevole di:

 

                                   1.   omicidio colposo 

                                          per avere,

                                         a __________, in data
11.11.2004 

per imprevidenza colpevole cagionato la morte di __________, 

e meglio nottetempo circolando in stato di ebrietà su via __________
alla guida del veicolo Seat Ibiza targato TI  non adeguando la velocità
(attestata in 81km/h vigente il limite massimo di 50Km/h) alle condizioni del
manto stradale bagnato e con i pneumatici posteriori privi del richiesto
profilo legale, affrontando una curva per lui piegante a sinistra, 

                                         aver perso il controllo
della vettura, tanto da invadere la corsia 

di contromano ed ostruire la carreggiata alla sopraggiungente
vettura Suzuki Baleno targata TI, condotta da PL 2, con la conseguenza che
quest’ultima, pur frenando, collise contro il veicolo Seat Ibiza, che iniziò
una rotazione su sé stesso, durante la quale il passeggero anteriore __________
venne sbalzato fuori dall’abitacolo, riportando lesioni tali che ne causarono
il decesso;

 

                                   2.   lesioni colpose 

                                          per avere, 

nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al punto 1

e quale conseguenza dell’urto tra i due veicoli,

                                         cagionato per imprevidenza
colpevole un danno al corpo di PL 2 e meglio, la frattura diafisaria del radio
destro dislocata così come da certificato medico di data 9.05.2005
dell’Ospedale __________ agli atti;

 

                                   3.   grave infrazione alle
norme della circolazione 

                                          per avere, 

nelle circostanze di tempo e di luogo di cui punto 1,

                                         violato gravemente le
norme della circolazione stradale cagionando un serio
pericolo per la sicurezza di PL 1, passeggero anteriore della vettura Suzuki
Baleno, targata TI, il quale a seguito dell’urto tra i due veicoli,
riportava una contusione costale e al ginocchio destro così come da certificato
medico di data 6.05.2005 dell’Ospedale __________ agli atti;

 

                                   4.   circolazione in stato di
ebrietà 

                                          per avere,

                                          a __________, sulla strada
cantonale in direzione __________,

                                         in data 11.11.2004
circolato alla guida del veicolo Seat Ibiza targato TI  in stato d’ebrietà
(tenore minimo 1,19 g/Kg – tenore massimo 1,31 g/Kg);

 

                                   5.   circolazione con veicolo
difettoso

                                          per avere,

                                         in data 11.11.2004 sulla
tratta __________, condotto il veicolo Seat Ibiza targato 

TI  sapendo, prestando tutta l’attenzione richiesta dalle
circostanze, che il profilo dei pneumatici posteriori non era conforme alle
prescrizioni;

 

                                   6.   circolazione senza
licenza di condurre

                                          per avere circolato,

                                         in data 8.09.2004, sulla
tratta __________ 

alla guida del motoveicolo marca Cagiva Mito 125, 

senza essere in possesso della relativa licenza di condurre;

 

 

                                   7.   conducenti senza
l'assicurazione di responsabilità civile 

                                          per avere, 

nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al punto 6,

                                         condotto il motoveicolo
marca Cagiva Mito 125, privo di targhe 

di controllo e della licenza di circolazione richiesta e sebbene
sapesse, prestando l’attenzione dovuta, che non sussisteva la prescritta
assicurazione responsabilità civile;

 

fatti avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti artt. 117, 125 cpv. 1 CP, 90 cfr. 2, 93 cfr.
2 cpv. 1, 95 cfr. 1, 96 cfr. 1 e 2 cpv. 1 LCStr, 91 cpv. 1 vLCStr (ora 90 cfr.
2, 93 cfr. 2 cpv. 1, 95 cfr. 1, 96 cfr. 1 e 2 cpv. 1 LCStr, 91 cpv. 1 LCStr);

 

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 13/2006 del 13 febbraio 2006, emanato dal Sostituto Procuratore pubblico.

 

 

	
  Presenti

  	
  §  Il
  sostituto procuratore pubblico.

  §  L'accusato AC 1 assistito dal difensore
  di fiducia avv.dr. DF 1.

  §  L'avv.
  RC 1 in rappresentanza della PC PC 1.

  §  L'avv.
  RC 2 in rappresentanza della PC PC 2.

   

  

 

Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 14:15 alle ore 16:30.

 

 

Sentiti                        §   Il Sostituto Procuratore pubblico, per
la sua requisitoria, il quale ripercorre i fatti che hanno portato alla morte
di __________. Sottolinea le crasse violazioni alla LCS commesse dall’accusato
prima dell’incidente. Il nesso di causalità è certamente dato. L’imputato è
responsabile di tutti i reati elencati nell’AA. L’accusa sottolinea
l’immaturità e la sconsideratezza di AC 1. Nulla inoltre sembra egli aver
imparato dalle sanzioni sin qui inflittegli dall’autorità. 

Il SPP conclude chiedendo, confermato integralmente l’atto
d’accusa, la condanna ad una pena detentiva di 18 mesi, da espiare, oltre ad
una multa fr. 1000.-. Nei confronti dell’accusato deve infatti essere formulata
una prognosi sfavorevole, ex art. 42 CP, sia in considerazione della sua
persona che dei gravi ed innumerevoli precedenti amministrativi a suo carico.

 

 

                                    §   L'avv. RC 1,
rappresentante della PC PC 1, il quale si associa alle richieste dell’accusa e
chiede la conferma della sua istanza (doc. dib. 2); pone inoltre in risalto il
legame della vittima con la famiglia al cui sostentamento essa contribuiva col
suo lavoro.

 

                                    §   L'avv. RC 2,
rappresentante della PC PC 2, il quale si associa alle richieste dell’accusa e
si conferma nella sua istanza (doc. dib. 1); egli osserva come sino ad ora
l’accusato non si sia scusato con la famiglia

 

                                    §   Il Difensore,
il quale pone in risalto la personalità, la figura e la vita anteriore
difficile del suo assistito, al quale sono mancati dei veri punti di
riferimento. Egli sottolinea come il suo patrocinato sia rimasto molto colpito
dai fatti in esame; a seguito degli stessi egli è però maturato, ha portato a
compimento una formazione ed ha pagato col suo lavoro i debiti che aveva. I
fatti oggetto dell’AA non sono contestati. La difesa si batte affinché sia
inflitta una pena detentiva sospesa condizionalmente, se del caso di durata
anche superiore a quella proposta dall’accusa, sino ad un massimo di 24 mesi.
Seppure "a denti stretti" la prognosi può ancora essere favorevole,
se del caso con il periodo di prova massimo di 5 anni. La difesa non si oppone
a che la pena venga se del caso affiancata da misure di accompagnamento o da un
divieto di condurre autoveicoli.

Ricorda inoltre come questi fatti avranno delle conseguenze
finanziarie importanti per il suo patrocinato in ragione dell’azione di
regresso fatta valere dall’assicurazione; egli sta già rimborsando parte dei
soldi alla __________. La difesa si rimette al giudizio del presidente per
quanto attiene le pretese di parte civile.

 

 

Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti 

 

quesiti:                          AC 1

 

                                   1.   E’ autore colpevole di:

 

                               1.1.   omicidio colposo

per avere, l’11 novembre 2004, a __________, 

per negligenza, al volante della vettura Seat Ibiza TI  circolando
in stato di ebrietà, a velocità inadeguata e con i pneumatici posteriori lisci,
provocato la collisione con il veicolo Suzuki Baleno a seguito della quale il
passeggero __________ 

ha riportato lesioni tali da causarne il decesso? 

 

1.2.  lesioni
colpose

per avere, l’11 novembre 2004, a __________, 

per negligenza, causato un danno al corpo di PL 2?

 

                               1.3.   grave infrazione alle
norme della circolazione

per avere, l’11 novembre 2004, a __________, 

violato gravemente le norme della circolazione stradale cagionando
un serio pericolo per la sicurezza di PL 1, 

il quale a seguito della collisione di cui al punto 1 AA, 

riportava contusioni al ginocchio e al costato?

 

                               1.4.   circolazione in stato di
ebrietà

per avere, l’11 novembre 2004, a __________, 

circolato alla guida del veicolo Seat Ibiza TI  in stato di
ebrietà (alcolemia min. 1.19 g/kg – max. 1.31 g/kg)? 

 

                               1.5.   circolazione con veicolo
difettoso

per avere, l’11 novembre 2004, sulla tratta __________, 

condotto la vettura Seat Ibiza TI, sapendo che il profilo 

dei pneumatici posteriori non era conforme alle prescrizioni?

 

                               1.6.   circolazione senza licenza
di condurre

per avere, l’8 settembre 2004, sulla tratta __________, 

circolato alla guida del motoveicolo Cagiva Mito 125, 

senza essere in possesso della relativa licenza di condurre?

 

                                1.7.   conducenti
senza l’assicurazione di responsabilità civile

per avere, l’8 settembre 2004, sulla tratta __________, 

condotto il motoveicolo Cagiva Mito 125 privo di targhe di
controllo e della licenza di circolazione richiesta e senza l’assicurazione
responsabilità civile prescritta?

 

E meglio come descritto nell’atto di accusa.

 

                                   2.   Può beneficiare della sospensione
condizionale?

 

                                   3.   Deve un risarcimento alle
PC e se sì in che misura?

 

                                      

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   AC 1 è nato il 18
novembre 1980 a __________ ed è cresciuto in __________ con la madre e i nonni
materni, non avendo mai conosciuto il padre. E’ figlio unico. Ottenuta la
licenza media, ha frequentato per 5 anni la __________ per diplomarsi come
gessatore, senza però concludere il ciclo di studi, interrotto per prestare
servizio militare e poi a seguito di un periodo di disoccupazione. Nel 2004 è
andato a vivere con un amico a __________. All’epoca dei fatti lavorava come
muratore per la ditta __________ per uno stipendio di fr. 3'800.- mensili
lordi, pignoratogli in ragione di fr. 1'200.- mensili per non precisati debiti,
nel frattempo pagati. 

Da allora egli ha conseguito il diploma di muratore e ha
continuato a lavorare per la ditta __________ sino a pochi giorni prima,
allorché ha sciolto consensualmente il rapporto di lavoro.

L'ultimo salario era di fr. 4'400.- lordi mensili. Ha un domicilio
proprio a __________ e intende nel futuro lavorare come muratore indipendente,
offrendosi in prestito ad altre ditte del ramo per l'esecuzione di determinati
appalti.

Circa i suoi numerosi precedenti amministrativi come conducente di
veicoli a motore, e penali in relazione ad infrazioni alla LCS, si rinvia ai
considerandi che seguono.

 

                                   2.   Il 12 aprile 1996,
all’età di 16 anni, l’accusato ha investito un pedone a __________ in sella ad
un ciclomotore manomesso, con il quale circolava a velocità eccessiva ed
inadeguata.

Per questo motivo il 6 febbraio 1997 gli è stata revocata per 3
mesi la licenza della categoria M, da lui conseguita appena poco più di un mese
prima dell’incidente (cfr. doc. TPC 8 e plico doc. TPC 10).

 

                                   3.   Il 30 settembre 1999
il prevenuto ha conseguito la licenza di condurre della categoria B, sia pure
con qualche difficoltà, avendo egli fallito per 3 volte l’esame teorico, per il
che ha dovuto sottoporsi ad un esame attitudinale prima di essere ammesso ad un
quarto tentativo, che ha avuto esito favorevole. L’esame pratico è di contro
stato superato al primo tentativo (cfr. plico doc. TPC 10).

 

                                   4.   Il 24 aprile 2000 il
AC 1 è stato coinvolto in un primo incidente della circolazione mentre era al
volante della propria vettura VW Golf, accompagnato da tre amici.

L’incidente risulta essere stato causato in primo luogo
dall’errata manovra della donna al volante dell’altro veicolo, pesantemente
ubriaca, ma dagli atti si evince come l’elevata velocità del AC 1 non sia stata
estranea al verificarsi del sinistro.

L’accusato ha così descritto l’episodio (verbale 25 aprile 2000,
pag. 1 e 2, in: Rapporto di constatazione incidente della circolazione con
ferimento 30 aprile 2000, in: plico doc. TPC 10):

 

" 
Passate le ultime case dell’abitato di __________, dove la strada
descrive una curva piegante verso destra (nella mia direzione di marcia),
mentre procedevo alla velocità di ca. 60/70 km/h, improvvisamente a termine
curva, mi trovavo una vettura posizionata completamente di traverso rispetto la
mia direzione di marcia. La stessa era ferma e non accennava ad alcun
movimento. Da parte mia, vista la pericolosità, frenavo immediatamente e nel
contempo sterzavo verso destra per evitare l’impatto. Purtroppo, visto che
l’auto in oggetto occupava ca. ¾ della mia corsia, non riuscivo ad evitare di
collidere contro. Infatti avveniva l’urto iniziale (in leggera sbandata), con
la parte posteriore sinistra della mia vettura, contro la parte posteriore
dell’altro veicolo. Dopo questa collisione, la mia auto procedeva alcuni metri,
collidendo frontalmente con la barriera di protezione di un bacino
raccogli-acque, posto sulla destra della carreggiata. Terminavo poi la mia
corsa a ridosso della barriera."

 

Nella circostanza, la polizia cantonale ha misurato le tracce di
frenata del veicolo del AC 1, rilevando 23 metri di striscia nera per la ruota
di sinistra, e ben 30 metri per la ruota sinistra (rapporto citato, pag. 6 e
schizzo dell’incidente).

Ora, a mente della Corte, una striscia di frenata di 30 metri
depone per una velocità ben superiore ai 60/70 km/h dichiarati dal AC 1,
velocità comunque d’acchito anch’essa inadeguata tenuto conto che -secondo le
parole dello stesso accusato- si trattava della velocità di percorrenza di una
curva a destra senza visuale, ciò che deve essere dedotto dal fatto che egli
sostiene di essere stato sorpreso (“improvvisamente”) all’uscita della
curva dalla presenza di un veicolo di traverso in mezzo alla carreggiata,
veicolo che si trovava comunque ad almeno a 30 metri (quelli della traccia di
frenata) dall’uscita della curva.

A mente della Corte, pertanto, l’incidente va ascritto in parte
anche alla velocità eccessiva del AC 1 nell’affrontare una curva senza visuale,
per il che egli all’uscita della stessa non è stato in grado di evitare un
ostacolo situato almeno a 30 metri di distanza, ciò che invece sarebbe stato
senz’altro fattibile se avesse rispettato il precetto relativo alla possibilità
di arrestarsi entro lo spazio visibile.

Ciò nonostante, non risulta che siano state adottate sanzioni a
suo carico per questo incidente, in cui uno dei suoi amici ha riportato ferite
leggere.

 

                                   5.   Il 28 maggio 2000, a
meno di un anno dal conseguimento della licenza di condurre e a poco più di un
mese dal primo incidente, l’accusato è incorso in un nuovo, serio incidente
della circolazione, questa volta a lui pienamente ascrivibile.

Dopo una notte di festa, tenutasi in un capannone sul __________,
il AC 1, che era in compagnia di tre giovani amici, sostiene di avere riposato
in auto per un paio d’ore, dalle 03.30 alle 05.20 circa, e di essersi poi messo
al volante per tornare al domicilio “ritenendo di essere abbastanza riposato”
(cfr. il suo verbale 28 maggio 2000, pag. 1, in: Rapporto di constatazione
incidente della circolazione con ferimento 22 giugno 2000, in: plico doc. TPC
10).

In realtà così non era, e il prevenuto è in effetti riuscito a
fare ben poca strada, specie per uno che sostiene di avere dormito un paio
d’ore e di essersi sentito “abbastanza riposato”, visto che già in
territorio di __________, all’altezza dell’ufficio postale (e perciò a non più
di 5 km dalla sommità del __________) egli, nonostante la presenza di ben tre
passeggeri, si è addormentato al volante, ha invaso la corsia di contromano e
si è scontrato frontalmente con un veicolo che procedeva regolarmente in senso
inverso. L’accusato e il passeggero anteriore, non allacciati con la cintura di
sicurezza, hanno sfondato il parabrezza con la testa. Il AC 1 si è rotto il
naso e ha subito contusioni varie, il passeggero, oltre alle contusioni varie,
ha riportato una commozione cerebrale. L’esame dell’alcol ha rilevato una
concentrazione nel sangue del AC 1 compresa tra 0.56 e 0.76 g/kg, mentre che
l’esame medico ha valutato che egli fosse in modo “medio” sotto l’influsso
dell’alcol. 

L’esame tossicologico delle urine ha inoltre riscontrato la
presenza di derivati della cannabis.

 

                                   6.   In conseguenza del
predetto incidente, il 27 luglio 2000 la Sezione della circolazione ha emesso a
carico del prevenuto un provvedimento di revoca della licenza di condurre della
durata di 4 mesi, valevole per il periodo 27 maggio – 26 settembre 2000 (doc.
TPC 8), imponendogli altresì di sottoporsi a controlli medici settimanali
durante tre mesi per fare attestare l’astensione dal consumo di stupefacenti.

 

 

                                   7.   L’accusato non ha
ritenuto di doversi attenere alla misura amministrativa pronunciata a suo
carico.

Il 10 agosto 2000, poco prima della mezzanotte, egli è infatti
stato fermato a __________ in sella ad una motocicletta Yamaha TZR 125. 

Dal verbale di interrogatorio stilato nell’occasione traspare la
futilità del motivo della guida (verbale 11 agosto 2000, pag. 1, in: plico doc.
TPC 10):

 

" 
Era mia intenzione sistemare la mia motocicletta, Yamaha TZR 125
targata TI, in quanto è mia intenzione cominciare a correre in pista. Verso le
ore 2340, in compagnia di due amici siamo partiti da __________ per recarci in
un locale di __________ per bere qualcosa. Visto che non dovevo percorrere
molta strada e che volevo provarlo, decidevo di utilizzare il mio motoveicolo."

 

Nell’occasione egli ha anche dichiarato (verbale citato, pag. 1)
che “prima di questa volta non ho mai condotto veicoli a motore durante il
periodo di revoca”. 

Agli atti vi è però anche uno scritto 9 agosto 2000 del Municipio
di __________, piccolo comune del __________ la cui realtà locale è quella per
cui tutti conoscono tutti, che segnalava alla Sezione della circolazione che il
AC 1 “è stato visto circolare su strade pubbliche all’interno del nostro
Paese con una motocicletta”.

 

                                   8.   Il 14 settembre 2000
la Sezione della circolazione ha modificato il precedente provvedimento
amministrativo a carico dell’imputato, prolungando di 6 mesi, e perciò sino al
26 marzo 2001, il periodo di revoca della licenza di condurre (doc. TPC 8).

 

                                   9.   Con decreto d’accusa
del 18 settembre 2000, il Ministero pubblico, per i fatti del 27 maggio 2000
(ivi compresa la guida in stato d’ebrietà) e per i pregressi consumi di canapa,
ha proposto a carico del AC 1 la pena di 15 giorni di detenzione sospesi per
tre anni e una multa di fr. 1'000.- (cfr. plico doc. TPC 7).

 

                                10.   Il 9 ottobre 2000 il
prevenuto è stato oggetto di un secondo decreto d’accusa, per il predetto
episodio di guida nonostante la revoca, e nei suoi confronti è stata proposta
la pena, aggiuntiva alla precedente, di 20 giorni di arresto, sospesi per un
anno, e della multa di fr. 300.- (cfr. plico doc. TPC 7).

 

 

                                11.   Tutto ciò non è stato
sufficiente per indurre l’accusato al rispetto del provvedimento di revoca
della licenza di condurre.

Il 28 gennaio 2001, poco dopo mezzogiorno, egli è stato fermato a __________
da un agente di polizia mentre era alla guida della vettura Seat Ibiza targata
TI. Ciò nondimeno, alle ore 13.45 del medesimo giorno egli è stato nuovamente
visto al volante di detta vettura a __________.

Assunto a verbale, ha ammesso di avere guidato nonostante la
revoca sia il giorno precedente, sulla tratta __________, che quella mattina
sul tragitto __________, che ancora il pomeriggio -dopo essere stato fermato a
mezzogiorno- da __________, sempre per motivi professionali (verbale citato,
pag. 1, in: rapporto di segnalazione 10 febbraio 2001, in: plico doc. TPC 10).

 

                                12.   Con provvedimento 19
aprile 2001 la Sezione della circolazione ha ulteriormente prorogato il
provvedimento di revoca a carico del AC 1, aggiungendovi altri 8 mesi, con
scadenza perciò al 26 novembre 2001, e portando così ad un totale di
complessivi 18 mesi consecutivi il periodo di revoca a suo carico (27 maggio
2000 – 26 novembre 2001) (doc. TPC 8).

 

                                13.   Anche il Ministero
pubblico ha prontamente reagito al nuovo reato del prevenuto, e con decreto
d’accusa del 23 aprile 2001 ha proposto a suo carico la pena di 30 giorni di
arresto da espiare, la multa di fr. 500.-, nonché la revoca della sospensione
condizionale delle precedenti condanne a 15 giorni di detenzione e a 20 giorni
di arresto, per il che il AC 1 si è trovato a dovere espiare complessivi 65
giorni di pena detentiva, ciò che egli ha fatto a partire dal 10 settembre 2001
(cfr. inc. 2001.1535 in: plico doc. TPC 7).

 

                                14.   Nemmeno l’espiazione
di 65 giorni di pena detentiva è servita ad evitare nel tempo nuove infrazioni
alla LCS da parte del prevenuto.

L’8 settembre 2004, infatti, egli è stato fermato mentre conduceva
una motocicletta Cagiva Mito 125, priva di targhe e di assicurazione RC, sulla
tratta __________, senza inoltre essere in possesso della licenza di condurre
per motoveicoli di quella cilindrata.

Sentito a verbale il giorno successivo, ha ammesso di non
possedere la licenza di condurre della categoria A1 e ha affermando che (Inc.
2004.8851, AI 1, pag. 1):

 

" 
A precisa domanda rispondo che è la prima volta che conduco una
motocicletta 125 cc. Infatti l’ho appena presa, allo scopo di poter richiedere
la licenza di allievo conducente Cat A1 e fare il necessario esame."

 

L’affermazione contrasta apertamente con quelle del 2000, allorché
il prevenuto già si vedeva a correre in pista in sella ad una 125 cc, motivo
per il quale ne aveva acquistata una e l’aveva provata in strada (cfr. il
consid. 7 che precede), per il che si rileva la disinvoltura con la quale il AC
1 non si è fatto scrupolo di mentire all’interrogante.

Posti i successivi, tragici avvenimenti dell’11 novembre, non vi è
stato neppure il tempo per sanzionare l’accusato per questo ennesimo episodio
di violazione della LCS, e pertanto le relative imputazioni sono confluite
nell’atto di accusa oggi a giudizio (punti 6 e 7 AA) e, si può già anticipare,
trovano conferma, avendo l’accusato confermato la propria responsabilità per
l’episodio dell’8 settembre 2004.

 

                                15.   E’ ben vero che dopo
l’espiazione di 65 giorni di pena detentiva nell’autunno del 2001, e sino al
predetto episodio del settembre 2004, il AC 1 non risulta essere stato oggetto
di provvedimenti amministrativi o di procedimenti penali. Ciò non comporta
tuttavia ancora di dovere ammettere che egli avesse nel frattempo maturato
un’attitudine ragionevole ed adeguata nei confronti dell’utilizzo del veicolo a
motore, risultando nell’incarto (oltre alla concludente indicazione in tal
senso fornita dall’episodio di settembre 2004) pesanti indizi di segno
contrario.

Egli nel corso dell’inchiesta per i fatti oggi a giudizio ha
infatti ammesso di avere fatto proprio, da anni, il divertimento consistente
nel guidare l’autovettura sulla pubblica via in maniera volutamente inadeguata
(e pericolosa), provocando deliberatamente delle sbandate controllate (almeno
nelle intenzioni) del retrotreno della vettura, sfruttando consapevolmente a
tal fine i pneumatici degradati montati sull’asse posteriore del veicolo allo
scopo di aumentare l’intensità delle sbandate per effetto della minore aderenza
delle gomme lisce (eloquenti in tal senso le fotografie in AI 18, foto n. 19, e
AI 7, pag. 5), ciò che egli ha definito come andare a fare dei “freno a mano”.

Queste le dichiarazioni predibattimentali dell’accusato al
riguardo delle sue abitudini di guida sulla pubblica via, messe puntualmente in
pratica anche la sera dell’incidente mortale (verbale di interrogatorio 19
novembre 2004 di AC 1, in: AI 16, pag. 3)

" 
Poco dopo io e l’amico __________ decidevamo, visto che pioveva,
di andare con la mia auto a fare dei “freno a mano” ossia dei testa-coda
intenzionali provocati con l’ausilio dello sterzo e del freno a mano
contemporaneamente. Onestamente devo dire che non era la prima volta che io e
altri amici, approfittando della pioggia, ci eravamo “divertiti” facendo queste
evoluzioni su tratti di strada relativamente poco trafficati. Cito ad esempio
il tratto di strada a __________ nei pressi del Garage __________ o sullo
stesso piazzale annesso al __________. Di fatto si decideva per fare queste
sciocchezze di prendere la mia auto la quale aveva anche le gomme posteriori lisce
e “scivolava meglio”."

 

Avanti al PP l’accusato ha confermato l’episodio, quantificando
inoltre l’intensità di questo suo divertimento e precisando la funzione delle
gomme lisce a questo fine (verbale 20 aprile 2005, pag. 3):

 

" 
Effettivamente io da quando ho la patente più volte ho fatto
queste manovre con il freno a mano. In totale in cinque anni almeno un
centinaio, anche con altre macchine e con altri amici. (...) ...se le ruote
sono lisce questa manovra riesce meglio e quindi è più divertente. Lo scopo è
quello di divertirsi."

 

                                16.   L’ammissione di 100
episodi del genere, di manifesta pericolosità, sull’arco di 5 anni è ritenuta
dalla Corte particolarmente inquietante, indice di un’attitudine alla guida
totalmente immatura, scriteriata e soprattutto radicata, assurta a
consuetudine, quasi si trattasse di normalità. Dichiara infatti l’accusato al
Procuratore pubblico che “...prima dell’incidente non trovavo strano fare
queste manovre di testa-coda” (verbale citato, pag. 4).

Ne emerge, unitamente ai ripetuti episodi di guida nonostante la
revoca, la figura di un prevenuto incorreggibile ed irriducibile, del tutto
dimentico dei propri doveri di automobilista, incapace di conformarsi ai
precetti di guida corretta e sicura, sordo ai provvedimenti amministrativi,
ancorché incisivi, come pure a quelli penali, ivi compreso un non breve periodo
di detenzione effettiva di oltre due mesi.

 

                                17.   L’11 novembre 2004
l’accusato ha incontrato l’amico __________ verso le 18.30 presso l’ampio
parcheggio del __________ in quanto i due intendevano trascorrere la serata
insieme. Come aperitivo hanno bevuto 4 birrini (inteso con ciò consumazioni di
birra da 0.2 litri) presso quell’esercizio pubblico. Quindi si sono recati a
cena presso il bar __________. Per la breve trasferta hanno deciso di
utilizzare la vettura dell’accusato, e non invece la Jeep Suzuki di __________,
benché essa -si presume- fosse dotata di pneumatici degni di questo nome.
Interrogato dal Presidente sul motivo dell’utilizzo di una vettura con le gomme
lisce in luogo di una in corretto stato di circolazione, l’imputato si è
limitato a rilevare che a quel momento non pioveva ancora per il che, secondo
il suo errato ragionamento, il pericolo causato dalle gomme distrutte sarebbe
stato inesistente o comunque minore rispetto ad una situazione di fondo
stradale bagnato. A cena i due hanno continuato ad assumere alcolici,
l’accusato rammenta di avere bevuto due bicchieri di vino bianco e un digestivo
Ramazzotti (cfr. il suo verbale 19 novembre 2004, pag. 2, in: plico doc. AI
16). Dopo cena i due hanno fatto tappa al bar __________, dove l’accusato ha
incontrato __________, con cui all’epoca divideva l’alloggio, oltre ad altri
amici della compagnia. Nell’occasione il prevenuto si è bevuto un altro birrino
(cfr. verbale citato, pag. 2).

Il passaggio a __________ è stato di breve durata, il tempo
appunto di un saluto e di una birra, mentre che la meta successiva era il bar __________,
dove il prevenuto sostiene di essere giunto, sempre con __________, poco dopo
le 23.

 

                                18.   L’imputato sostiene di
non avere bevuto nulla al __________. Secondo l’accusato, dopo un breve saluto
agli amici incontrati in questo locale, a lui e al __________, visto che nel
frattempo si era messo a piovere abbondantemente, sarebbe venuta l’idea di
movimentare la serata partendosene in auto per andare a fare un po’ di “freni a
mano” (cfr. l’estratto dal cennato verbale già trascritto al consid. 15). Così
è stato, e per quanto rammenta l’accusato sarebbe stato proprio __________ a
mettersi per primo al volante della Seat Ibiza del prevenuto e ad esibirsi in
un “testa-coda”, probabilmente all’altezza dell’intersezione tra la strada
cantonale __________ e la strada che conduce al __________ (ovvero, se così
fosse, su una delle strade di maggior transito del luganese).

L’accusato rammenta poi di essersi messo lui alla guida, mentre
che __________ ha preso posto di fianco a lui, ma a partire da questo punto
egli non ha più ricordo dell’accaduto.

 

                                19.   Secondo la
ricostruzione degli avvenimenti effettuata in base agli altri elementi
disponibili, ed in particolare la relazione peritale (AI 31) e la deposizione
della conducente della vettura coinvolta nella collisione (in AI 16 e verbale
20 aprile 2005 avanti al PP), si ha che alle ore 23.25 circa la Seat Ibiza di
proprietà dell’accusato, che egli conduceva in stato d’ebrietà (in AI 16:
minimo 1.19 – massimo 1.31 g/kg), superata la rotonda detta “delle 5 vie”, in
territorio di __________, ha affrontato, a forte velocità, il tratto di strada
in salita in direzione di __________. Raggiunta la curva ad ampio raggio sulla
sinistra posta circa 200 metri dopo la predetta rotonda, le ruote posteriori
(completamente lisce) della vettura guidata dall’accusato, in quel momento alla
velocità di circa 81 km/h in luogo dei 50 km/h consentiti, hanno perso
l’aderenza all’asfalto bagnato. Il conducente ha così perso la padronanza della
vettura, sulla quale si è innescata una situazione di sovrasterzo che ha fatto
sì che la vettura compisse una rotazione di 90 verso destra, invadendo nel
contempo la corsia di contromano. Nella direzione contraria a quella della
vettura del prevenuto procedeva regolarmente PL 2 al volante della propria
vettura Suzuki Baleno. Essa, che rammenta che in quel momento pioveva
abbastanza forte, si è vista la propria corsia di marcia improvvisamente
sbarrata dal veicolo del AC 1, messosi di traverso. La frenata ha consentito
alla signora PL 2 di ridurre la velocità del suo veicolo dagli iniziali circa
53 km/h, ma non di evitare l’impatto, che è avvenuto tra la parte anteriore
della Suzuki, con una velocità residua di circa 23 km/h, e la fiancata destra
della Seat, che ancora procedeva (di traverso) a circa 71 km/h, in
corrispondenza della portiera lato passeggero.

In conseguenza del violento impatto __________, che occupava il
sedile anteriore destro della Seat (zona della vettura che in pratica ha
cessato di esistere per effetto dell’urto; cfr. AI 18, foto n. 16), ha
riportato ferite tali da causarne la morte. PL 2 ha invece riportato una
complessa frattura del braccio destro, la cui riduzione ha necessitato un
intervento chirurgico, con degenza ospedaliera di una settimana. PL 1, che si
trovava a bordo della vettura condotta dalla madre, ha per sua parte riportato
delle contusioni.

 

                                20.   La collisione è manifestamente
ascrivibile all’invasione di corsia da parte della vettura Seat, sfuggita al
controllo del conducente. La perdita di controllo è a sua volta la chiara
conseguenza della triplice, macroscopica violazione di norme della circolazione
stradale da parte del AC 1, che circolava in stato di ebrietà, a velocità molto
superiore a quella consentita -ritenuto comunque che per le circostanze
(pioggia, alcol e gomme lisce) essa avrebbe dovuto essere ben inferiore a
quella massima consentita- e con il veicolo gravemente difettoso, laddove il
difetto, costituito dalle gomme posteriori completamente lisce, era
suscettibile di creare un acutissimo pericolo proprio nella situazione data di
asfalto bagnato e forte pioggia.

Dal profilo giuridico va nella fattispecie ammessa la correttezza
delle imputazioni di cui ai punti 1-5 dell’atto di accusa. AC 1 è pertanto
autore colpevole di omicidio colposo in relazione alla morte di __________, di
lesioni colpose per il danno arrecato al corpo di PL 2, di grave infrazione alle
norme della LCS giusta il suo art. 90 cifra 2 per avere messo in serio pericolo
la sicurezza di PL 1 con le predette infrazioni delle norme della circolazione,
di guida in stato d’ebrietà e di circolazione con veicolo difettoso, riferita
allo stato dei pneumatici posteriori.

 

                                21.   Dovendosi commisurare
la pena alla colpa del AC 1, non è difficile rilevare come essa sia
particolarmente grave. Pesano innanzitutto, nel giudizio della Corte, i
ripetuti precedenti, sempre in tema di circolazione stradale, reiterati al
punto di dovere espiare la terza condanna subita, oltre che le prime due per
effetto della revoca delle precedenti sospensioni condizionali. Non va poi
dimenticato che il AC 1, prima dei più drammatici fatti dell’11 novembre 2004,
era già ricaduto nella guida senza licenza, oltre che senza assicurazione, già
con l’episodio dell’8 settembre 2004, che se giudicato da solo gli sarebbe
valso una sanzione significativa.

Quanto alle imputazioni principali, è addirittura sconsolante
rimarcare quanto sia stata enorme la misura della scriteriata negligenza del AC
1. L’episodio che porta alla morte di __________ è un autentico assommarsi di
idiozia del suo autore. La corsa fatale è infatti totalmente inutile e futile:
non si deve andare in nessun luogo, ma si utilizza invece la vettura al solo
fine di divertirsi commettendo gravi violazioni delle norme di circolazione.
Guida in stato d’ebrietà, 81 km/h invece dei 50 km/h consentiti (nota bene:
ebbro, nottetempo, nella pioggia battente e con le gomme lisce), vettura in
stato difettoso. Ognuna di queste tre violazioni ai precetti di guida prudente
e sicura avrebbe da sola potuto causare la morte di un individuo e non vi è
perciò sorpresa alcuna nel fatto che il AC 1, negligente sino ai limiti
dell’intenzionalità eventuale per avere assommato in sé ben tre macroscopiche
violazioni dei propri obblighi di diligenza, da autentica mina vagante per le
strade che era (e non solo quella sera, vista l’usuale prassi dei “freni a
mano”), sia alfine esploso, uccidendo il proprio amico __________.

In queste circostanze la Corte non ha difficoltà alcuna nel
giustificare la pena detentiva inflitta di 12 mesi, ai fini della quale,
secondo la prassi delle Corti giudicanti, sarebbe stato sufficiente il reato di
omicidio colposo provocato dalla “sola” guida in stato d’ebrietà. Se difficoltà
vi è per la Corte, è semmai per l’opposto motivo che si tratta di pena
suscettibile di essere considerata troppo mite rispetto alla colpa dell’autore.
Il Procuratore Pubblico aveva in effetti richiesto una non eccessiva pena di 18
mesi e la difesa, per sua parte, avrebbe addirittura ritenuto accettabile il
suo aumento sino a 24 mesi (a condizione di ottenere la sua sospensione
condizionale), per il che essa sarebbe ora malvenuta a dolersi di una pena
commisurata in 12 mesi.

Il mite pronunciamento della Corte, che costituisce la
compressione di una pena che doveva essere ben più lunga, è in effetti motivato
dal fatto che si tratta di pena detentiva non sospesa, ricondotta al limite di
12 mesi all’unico motivo di dare al AC 1, qualora ne ricorreranno le
condizioni, la possibilità di eventualmente espiarla in regime di semilibertà
invece che in condizioni di carcere chiuso. Alla pena detentiva viene inoltre
cumulata, per le contravvenzioni commesse, la multa di fr. 1'000.-, non
esorbitante per rapporto alla situazione reddituale dell’accusato (che peraltro
nulla ha eccepito in proposito), con la comminatoria della sua sostituzione con
una pena detentiva di 30 giorni per il caso di mancato pagamento.

 

                                22.   Il vero punto di
questione dell’odierno processo è, come rettamente individuato dalla difesa,
quello relativo alla decisione circa la sospensione condizionale della pena,
ossia quello concernente la prognosi da formulare circa la futura condotta del AC
1.

La stessa difesa si è, con realismo, avveduta della delicatezza
della situazione, essendosi essa espressa in termini di prognosi che può essere
formulata positivamente seppur “a denti stretti”, e proponendo essa stessa, in
tale eventualità (a riprova perciò di ampie perplessità sul tema) l’imposizione
del periodo di prova massimo di 5 anni.

La Corte, per sua parte, ritiene invece che per il AC 1 debba
essere formulata una prognosi negativa, e che egli debba perciò essere chiamato
a scontare la pena detentiva inflittagli.

L’esame, nell’ottica della prognosi, dei fatti posti a giudizio
letti alla luce dei precedenti del AC 1 è a dire poco sconfortante.

L’imputato ha infatti dato tangibile prova di non comune
pervicacia nel dimostrarsi ineducabile alla corretta circolazione stradale. Del
tutto sordo ad ogni monito, ancorché severo, egli può rivendicare la qualifica
di irriducibile, di vero e proprio teppista della circolazione stradale.

A 24 anni, infatti, (questa la sua età al momento dell’incidente
mortale), egli aveva già subito ben quattro procedimenti di revoca di licenza
di condurre, assommanti a complessivi 18 mesi solo per la categoria B
(autoveicoli). Non era nuovo agli incidenti della circolazione, avendone già
vissuti due, di cui almeno uno piuttosto grave (una collisione frontale), da
lui provocato in stato di spossatezza ed ebrietà, ed in cui sia lui che il
passeggero anteriore avevano riportato ferite. L’unico insegnamento che ne ha
tratto sembra essere quello per cui dei provvedimenti di revoca della licenza
ce ne si può tranquillamente fregare. Nemmeno le sanzioni penali hanno sortito
su di lui migliore effetto. Le prime due condanne sospese sembrano essere
scivolate su di lui come acqua fresca, perché in tempi brevi ha nuovamente
infranto la LCS. Sintomatico il fatto che egli non abbia neppure saputo
superare un periodo di prova di un solo anno. Ne è seguita, nell’autunno del
2001, l’espiazione di complessivi ben 65 giorni di carcerazione. Alla prova dei
fatti, si deve essere trattato di sanzione insufficiente, o comunque priva
della capacità di educare il AC 1. Non va infatti disatteso che prima ancora di
provocare la morte dell’amico, egli aveva nuovamente violato la LCS nell’agosto
del 2004, circolando con un motoveicolo non assicurato e alla cui guida non era
abilitato. Poi, pochi mesi dopo, a dispetto dell’inchiesta in corso per i fatti
di agosto, laddove l’essere in attesa di una nuova sanzione penale ed
amministrativa avrebbe dovuto consigliare prudenza anche ad un soggetto poco
rispettoso delle norme di circolazione, l’episodio clamoroso dell’11 novembre
2004. Ai fini della prognosi negativa, il clamore dell’episodio non risiede
tanto nella tragicità dell’esito, peraltro ampiamente prevedibile, ma
nell’accresciuto sprezzo delle norme di circolazione dimostrato dal AC 1 nella
circostanza. Alcol, velocità, veicolo lanciato sull’acqua con le gomme lisce,
ancora non danno la giusta misura della stolida attitudine dell’accusato. Al
micidiale cocktail occorre ancora aggiungere la constatazione del fatto che il AC
1 quella sera, nelle predette condizioni sue e del veicolo, perseguiva il
proprio divertimento per mezzo di corse sulla pubblica via finalizzate a fare
deliberatamente sbandare la propria vettura, provocando il “testa-coda” con lo
sterzo e il freno di stazionamento, scimmiottando così le tecniche dei piloti
di rally. E siffatta attitudine, si badi bene, non era per nulla episodica, ma
costituiva al contrario un radicato malvezzo del AC 1, messo in pratica, a suo
dire, circa 100 volte negli ultimi 5 anni. Il pensiero che ciò possa essere
letto come la prova più lampante della sua totale incapacità di condurre
civilmente un veicolo a motore non ha mai sfiorato il prevenuto: nei verbali
predibattimentali ha definito normale questa forma di divertimento; chiamato a
giustificarsi dal Presidente, ha saputo solamente argomentare che altri
avrebbero praticato questa forma di divertimento in misura ancor maggiore
rispetto a lui. 

Il AC 1 è, in conclusione, né più né meno di un bullo motorizzato.
Del tutto impenitente in questa sua attitudine, incurante di pregressi
incidenti, con o senza feriti, delle revoche della licenza, delle multe, dei
procedimenti penali, delle condanne a pene detentive sospese, e addirittura a
quelle da espiare. Il suo vago ispirarsi agli sport dei motori (le manovre da
rallysta, le cinture sportive montate sulla vettura in vista di partecipare
allo slalom di __________, il dichiarato intento di correre in moto) è un
offesa per i praticanti e gli appassionati di questi sport. AC 1 era una mina
vagante sulle strade di tutti, che purtroppo è puntualmente esplosa. Per quanto
abbia esaminato a fondo l’incarto, la Corte non ha trovato un solo elemento
positivo di prognosi. Anche al dibattimento, l’accusato non si è certo
stracciato le vesti nel tentativo di dare di sé un immagine positiva, che
difatti non ha dato. Distaccato, quasi assente, parzialmente dimentico dei suoi
trascorsi e dei precedenti, è sembrato mostrare solo verbale solidarietà nei
confronti dei familiari della vittima, mai contattati in precedenza. Nel
frattempo non ha più guidato, perché gli è stato vietato, ed ha accantonato del
denaro, seppure poco, in favore della sua assicurazione in vista del sicuro
regresso per colpa grave che lo attende. Nulla più del suo dovere.

Certo, si potrebbe argomentare che ora, finalmente, dopo un morto
ed un ferito, dopo averla fatta veramente grossa, egli ha finalmente capito la
lezione, e che una pesante pena detentiva sospesa potrebbe fungere da
sufficiente deterrente, che la prognosi favorevole potrebbe trovare ulteriore
sostegno in un provvedimento accompagnatorio di divieto di condurre veicoli a
motore.

Il ragionamento non può essere accettato dalla Corte, perché se
valevole, oltre ad essere troppo comodo, osterebbe a qualsiasi condanna ad una
pena da espiare, potendosi sempre affermare legittimamente che la sospensione
condizionale della pena abbia un effetto risocializzante.

La Corte, oltre a riaffermare i propri precedenti argomenti,
ravvisa invece una manifesta debolezza di carattere dell’accusato, che, unita a
menefreghismo, gli impedisce di conformarsi alle sanzioni e di dare riscontri
positivi laddove messo alla prova. Ne consegue, che la comprensione
dell’illecito può nel suo caso solo passare attraverso l’effettività della sanzione,
laddove una diversa soluzione costituirebbe unicamente espressione di malinteso
pietismo nei confronti di un ancor giovane ragazzo. Di questo, del resto, la
Corte ha già dato sufficiente prova riconducendo la sanzione entro i limiti
della possibile espiazione in forma agevolata. Di più, francamente, l’accusato
non merita.

Si ha perciò che la prognosi è negativa, e la pena detentiva di 12
mesi non può pertanto essere posta al beneficio della sospensione condizionale.

 

                                23.   L’art. 67b CP, dal
titolo marginale “divieto di condurre”, stabilisce che se l’autore ha
utilizzato un veicolo a motore per commettere un crimine o un delitto e
sussiste il rischio di un ulteriore abuso, il giudice con la pena (o la misura)
può ordinare il ritiro della licenza di condurre sino ad un massimo di cinque
anni. La Corte non ha ritenuto di avvalersi di tale prerogativa. Essa ha
rilevato da un lato che è già in corso il procedimento amministrativo nei
confronti del AC 1, nel cui contesto gli è cautelativamente già stata revocata
la licenza di condurre a tempo indeterminato sin dal momento dell’incidente
(cfr. plico doc. TPC 8), d’altro lato essa non ha ritenuto nella specie di
potersi contentare di una revoca limitata a 5 anni, motivo per cui preferisce
esprimere qui l’auspicio all’indirizzo dell’Autorità amministrativa della
revoca al AC 1 della licenza di condurre a titolo definitivo.

 

                                24.   I genitori di __________
hanno tra l’altro postulato il risarcimento del torto morale da loro subito.

Sull’enormità del pregiudizio arrecato loro non vi è necessità di
dilungarsi. 

La Corte ha comunque inteso considerare, quale motivo di
aggravamento dell’offesa alla personalità, la particolare circostanza
dell’assoluta gravità della negligenza dell’autore e della futilità delle
motivazioni che hanno causato il decesso del loro figlio. L’accaduto non può
essere definito una tragica fatalità, a fronte della quale può alla fine essere
possibile rassegnarsi. Si è trattato invece di una morte evitabile, frutto di
crasse violazioni dei più elementari principi di prudenza, tali da provocare
sgomento ed ulteriore sofferenza.

E’ così parsa del tutto adeguata la pronuncia di un risarcimento
per torto morale di fr. 30'000.- per ciascun genitore, importo peraltro in
linea con gli orientamenti della più recente giurisprudenza, volta ad un lento
ma costante aumento degli indennizzi (cfr. Hütte/Ducksch, Die Genugtung,
3. edizione, I/6.10).

Ad ognuno di essi la Corte riconosce inoltre l’importo,
determinato in forma presumibile ed equitativa riducendo proporzionatamente le
note onorari dei patrocinatori, di fr. 5'000.- per spese di patrocinio legale.
Per il rimanente delle loro pretese le parti civili sono rinviate al competente
foro civile.

 

                                25.   La tassa di giustizia
di fr. 500.- e le spese processuali sono poste a carico del condannato.

 

Rispondendo                 affermativamente ai quesiti
posti, meno che al n. 2;

 

visti gli art.                       10, 12, 40, 42,
47, 49, 103, 106 cpv 2, 117, 125 CP;

                                          90
cfr. 2, 91 cpv. 1, 93 cfr. 2 cpv. 1, 95 cfr. 1, 96 cfr. 1. e 2 LCStr;

                                          9
segg. CPP e 39 TG sulle spese;

 

dichiara e
pronuncia:

 

 

                                   1.   AC 1 è autore colpevole di:

 

                               1.1.   omicidio colposo

per avere, 

l’11 novembre 2004, a __________, 

per negligenza, al volante della vettura Seat Ibiza TI  circolando
in stato di ebrietà, a velocità inadeguata e con i pneumatici posteriori lisci,
provocato la collisione con il veicolo Suzuki Baleno TI  a seguito della quale
il passeggero __________ ha riportato lesioni tali da causarne il decesso;

 

                               1.2.   lesioni colpose

per avere, 

l’11 novembre 2004, a __________, 

per negligenza, causato un danno al corpo di PL 2;

 

                               1.3.   grave infrazione alle
norme della circolazione

per avere, 

l’11 novembre 2004, a __________, 

violato gravemente le norme della circolazione stradale cagionando
un serio pericolo per la sicurezza di PL 1, 

il quale a seguito della collisione di cui al punto 1 AA, 

riportava contusioni al ginocchio e al costato;

 

                               1.4.   circolazione in stato di
ebrietà

per avere, 

l’11 novembre 2004, a __________, 

circolato alla guida del veicolo Seat Ibiza TI  in stato di
ebrietà (alcolemia min. 1.19 g/kg – max. 1.31 g/kg);

 

                               1.5.   circolazione con veicolo
difettoso

per avere, 

l’11 novembre 2004, sulla tratta __________, 

condotto la vettura Seat Ibiza TI, sapendo che il profilo dei
pneumatici posteriori non era conforme alle prescrizioni;

                               1.6.   circolazione senza licenza
di condurre

per avere, 

l’8 settembre 2004, sulla tratta __________, 

circolato alla guida del motoveicolo Cagiva Mito 125, 

senza essere in possesso della relativa licenza di condurre;

 

                               1.7.   conducenti senza
l’assicurazione di responsabilità civile

per avere, 

l’8 settembre 2004, sulla tratta __________, 

condotto il motoveicolo Cagiva Mito 125 privo di targhe di
controllo e della licenza di circolazione richiesta e senza l’assicurazione responsabilità
civile prescritta;

 

e meglio come descritto nell’atto di accusa.

 

 

2.Di conseguenza AC
1 è condannato:

 

                               2.1.   alla pena detentiva di 12
(dodici) mesi;

 

                               2.2.   alla multa di fr. 1000.-,
ritenuto che in caso di mancato pagamento sarà sostituita con una pena
detentiva sostitutiva di 30 giorni;

 

                               2.3.   al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 500.- e delle spese processuali.

 

 

3.     
AC 1 è condannato a versare:

 

                                3.1   alla PC PC 2 l’importo di fr.
30'000.- per torto morale 

e fr. 5'000.- per spese legali;

 

                                3.2   alla PC PC 1 l’importo di fr.
30'000.- per torto morale 

e fr. 5'000.- per spese legali.

 

 

                                   4.   Le PC sono rinviate al foro
civile per il rimanente delle loro pretese.

 

 

                                    5.   Questo
giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la
dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte
entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla
notificazione della sentenza integrale.

	
  Intimazione a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  1. PC 1 

  2. PC 2 

  3. PL 1 

  4. PL 2 

   

  

Per la Corte delle assise correzionali

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese:               

Tassa di giustizia                              fr.           500.--

Inchiesta preliminare                         fr.        2'670.15

Perizie                                                fr.        4'111.90

Multa                                                   fr.        1'000.--

Spese postali,tel.,affr. in blocco       fr.              50.--

                                                             fr.        8'332.05

                                                             ============