# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 78c5e64f-d0f2-5abf-babb-84758e23301f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.11.2014 11.2014.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2014-8_2014-11-17.html

## Full Text

Incarti n.

  11.2014.8

  11.2014.10

  	
  Lugano,

  17 novembre 2014/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2007.7 (divorzio su richiesta unilaterale, poi su richiesta
comune con accordo parziale) della Pretura
del Distretto di Vallemaggia promossa con petizione dell'11 giugno 2007 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (ora
  patrocinato dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 31 gennaio 2014 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il
23 dicembre 2013 (inc. 11.2014.8) e sull'appello del 6 febbraio 2014 presentato
da AO 1 contro la medesima sentenza (inc. 11.2014.10);

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AP 1 (1950) e AO 1 (1944) si
sono sposati a __________ il 24 aprile 1981, dopo sette anni di vita in comune.
Dal matrimonio non sono nati figli. Tra il 1981 e il 1982 il marito e – in
seguito – la moglie si sono trasferiti da __________ a __________, in una casa appena
costruita sulla particella n. 295 (ora RFD di __________, sezione di __________),
proprietà del marito. Questi lavorava per il __________ a __________, occupandosi parallelamente di una propria azienda
agricola. Segretaria di professione, dopo il trasferimento nel Ticino la moglie
non ha più esercitato attività lucrativa, limitandosi a collaborare nell'azienda
agricola del marito, a fungere saltuariamente da collaboratrice domestica e a custodire
sporadicamente bambini. In costanza di matrimonio AP 1 ha avuto da R__________ (1961) una figlia, T__________, nata il 13 ago­sto
1991.

 

                            B.  I coniugi vivono separati
dalla fine di febbraio del 2005, quando su ingiunzione emanata il 25 gennaio
2005 “nelle more istruttorie” dal Pretore del Distretto di Vallemaggia in una
procedura a tutela dell'unione coniugale promossa dalla moglie il 21 ottobre
2004 (inc. DI.2004.50), AP 1 ha dovuto lasciare l'abitazione coniugale per
trasferirsi – sempre a __________, dovendo egli accudire all'azienda agricola –
in un rustico preso in locazione dalla sorella e, durante l'estate, in un
rustico di sua proprietà sui monti di __________, sopra il paese. Statuendo in
esito alla procedura citata e a una nuova istanza del 31 marzo 2005 a 

                                  tutela dell'unione coniugale promossa da AO 1 (inc. DI.2005.26),
con sentenza del 15 giugno 2005 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere
separati dal 1° marzo 2005, ha attribuito l'abitazione familiare alla
moglie, ha obbligato AP 1 ad assumere direttamente tutte le spese correlate all'immobile
(interessi e ammortamenti ipotecari, assicurazioni, riscaldamento) e a versare
alla moglie un contributo alimentare di fr. 1500.– mensili.

 

                            C.  L'11 giugno 2007 AP 1 ha promosso
azione di divorzio davanti al medesimo Pretore, offrendo alla moglie un contributo
alimentare di fr. 1000.– mensili fino al pensionamento di lei, postulando la liquidazione
del regime dei beni mediante suddivisione a metà del mobilio coniugale e
versamento da parte di AO 1 di fr. 55 000.–
a titolo di partecipazione agli acquisti, chiedendo che ogni coniuge rientri in
possesso dei beni propri e proponendo la suddivisione a metà degli averi
accumulati dai coniugi durante il matrimonio presso il rispettivo istituto di
previdenza professionale. Nella sua risposta del 12 ottobre 2007 AO 1 ha
aderito al principio del divorzio e alla suddivisione a metà degli averi di
previdenza, ma ha sollecitato un contributo alimentare di fr. 3400.–
mensili, il versamento di fr. 111 291.–
in restituzione di suoi beni propri, fr. 100 000.–
per la metà del plusvalore relativo all'abitazione familiare, fr. 20 000.– per la metà del plusvalore inerente
a un rustico, fr. 74 200.– per la
metà dei contributi ali­mentari versati dal marito alla figlia T__________,
fr. 2500.– per la metà del valore dell'automobile del marito e fr. 32 680.35 per la metà del conto di previdenza
“terzo pilastro” di lui, oltre a fr. 42 000.–
come indennità per il lavoro prestato nell'azienda agricola, riservandosi il
diritto di adeguare tali importi al termine del­l'istrut­toria. Nelle
motivazioni del memoriale essa ha chiesto inoltre un diritto d'abitazione per
vent'anni nell'alloggio coniugale.

 

                            D.  Con ordinanza del 16 ottobre
2007 il Segretario assessore ha deciso di trattare la causa come richiesta di divorzio
comune con accordo parziale, invitando i coniugi a esprimersi sulle conseguenze
litigiose del divorzio e a indicare le prove. AO 1 si è confermata il 18
ottobre 2007 nel memoriale di risposta e nelle offerte di prova ivi indicate. AP
1 ha ribadito a sua volta il 29 ottobre 2007 le proprie richieste di giudizio,
salvo offrire alla moglie un importo imprecisato in liquidazione del regime dei
beni per gli averi di “terzo pilastro” accumulati dai coniugi durante il matrimonio,
pretendere la metà di quanto depositato sui conti bancari intestati alla moglie,
come pure il versamento di complessivi fr. 52 650.–
a vario titolo, il riparto a metà del mobilio coniugale e il rientro in
possesso dei rispettivi beni propri da parte di ogni coniuge, in particolare dell'abitazione
familiare sulla sua particella n. 295.

 

                            E.  A un'udienza del 28 novembre
2007 il Pretore ha sentito i coniugi, che hanno ribadito la volontà di sciogliere
il matrimonio e di demandargli la decisione sulle conseguenze litigiose del
divorzio. La procedura è stata sospesa per trattative dal 22 gennaio al 29
maggio 2008. Decaduti infruttuosi i negoziati, il Pretore ha disposto il 7
luglio 2008 un secondo scambio di atti scritti. AO 1 ha reiterato il 21 agosto
2008 le sue richieste di giudizio. AP 1 è rimasto silente. Decorso il termine
bimestrale di 

                                  riflessione, l'udienza
preliminare si è tenuta il 28 aprile 2009 e l'istruttoria è terminata il 14
settembre 2012. Nel mentre, il 1° ottobre 2008, AO 1 è stata posta a beneficio di
una rendita AVS. Adito da AP 1, con decreto del 23 giugno 2009 il Pretore
ha ridotto il contributo prov­visionale per lei a fr. 920.– mensili retroattivamente dal settembre del 2008 (inc.
DI.2008.51). Un'istanza presentata il 14 dicembre 2009 da AP 1 per
ottenere l'assegnazione dell'alloggio coniugale in modifica della sentenza 15
giugno 2005 a tutela dell'unione coniugale è stata respinta dal Pretore con
decreto cautelare del 29 dicembre 2010 (inc. DI.2009.94). Contro tale decreto AP
1 è insorto a questa Camera mediante appello del 4 gennaio 2011, tuttora
pendente. AP 1 ha cessato il 30 giugno 2011 di lavorare per il __________, conseguendo
il pensionamento anticipato dal luglio del 2011.

 

                             F.  Al dibattimento finale le
parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nelle proprie, del 15
ottobre 2012, AO 1 ha rivendicato in liquidazione del regime dei beni l'attribuzione
dell'alloggio coniugale (particella n. __________ RFD) dietro versamento a AP 1
di fr. 75 000.– e restituzione
di fr. 18 000.– o, in subordine,
l'assegnazione di un diritto d'abitazione ventennale nell'immobile, sempre dietro
versamento di fr. 75 000.– e
restituzione di fr. 18 000.– o, in
via ancora più subordinata, la rifusione di fr. 93 198.–
e la restituzione del mobilio di sua proprietà. Essa ha chiesto inoltre il pagamento di fr. 93 000.–,
fr. 1745.–,

                                  fr. 22 500.–, fr. 1738.–, fr. 2500.– e
fr. 37 500.– a vario titolo,
oltre un'indennità di fr. 175 000.–
giusta l'art. 124 cpv. 1 CC e un contributo alimentare di fr. 800.– mensili in
caso di assegnazione a lei dell'abitazione familiare o di fr. 1500.–
mensili nell'ipotesi in cui l'abitazione fosse assegnata al marito.

 

                                  Nel suo memoriale del 17 ottobre
2012 AP 1 ha rivendicato in liquidazione del regime matrimoniale i suoi beni
propri (in specie le particelle n. __________ __________ __________, __________,
__________ RFD di __________, sezione di __________), determinati effetti
personali e mobilio domestico, come pure la quota di un ottavo nella
successione di sua madre V__________ (1915-2004). Alla moglie egli ha proposto
di assegnare l'automobile, tre conti bancari, i di lei effetti personali e il
resto del mobilio domestico, offrendo un conguaglio di fr. 12 199.01 (o in subordine di fr. 77 301.01) giusta l'art. 215 CC, come pure un'indennità
indeterminata come suddivisione degli averi di previdenza professionale. Egli
ha rifiutato invece ogni contributo alimentare e ha preteso il rimborso di fr. 5800.–
versati in eccesso a titolo cautelare, chiedendo altresì di rientrare in
possesso dell'abitazione familiare (particella n. 295) e di ingiungere alla
moglie – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di lasciare l'immobile entro due
mesi.

 

                            G.  Statuendo il 23 dicembre
2013, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha condannato AP 1 a versare alla
moglie un contributo alimentare indicizzato di fr. 800.– mensili fino al 30
giugno 2015 e di fr. 600.– mensili dopo di allora, ha accertato la
proprietà esclusiva di lui sull'abitazione familiare, ordinando a AO 1 – sotto
comminatoria dell'art. 292 CP – di andarsene entro tre mesi dal passaggio in
giudicato della sentenza, ha obbligato AP 1 a versare alla moglie fr. 131 205.98 in liquidazione del regime dei beni,
ha assegnato al medesimo determinati mobili, suppellettili ed effetti
personali, specificando che ogni coniuge è riconosciuto proprietario degli altri
beni in suo possesso, e ha ordinato alla cassa pensione del marito di corrispondere
a AO 1 una prestazione in capitale di fr. 241 407.70.
La tassa di giustizia di fr. 5000.– e le spese (comprensive quelle
peritali di fr. 8629.50) sono state poste a carico delle parti in ragione
di metà ciascuno, compensate le ripetibili. 

 

                            H.  Contro la sentenza appena
citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 31 gennaio 2014 per
ottenere la sop­pressione del contributo alimentare a suo carico, la riduzione
a fr. 42 820.32 della somma dovuta
alla moglie in liquidazione del regime dei beni e a fr. 133 333.– dell'indennità dovuta alla medesima a
titolo di “secondo pilastro” (da versare sotto forma di rendita nella misura di
fr. 791.– mensili vita natural durante), così come la condanna di AO 1 a restituirgli
fr. 5800.– per contributi alimentari provvisionali pagati in esubero. AO 1 ha
appellato a sua volta il 6 febbraio 2014 la sentenza del Pretore,
rivendicando l'assegnazione dell'alloggio coniugale o, in subordine, un diritto
d'abitazione per due anni dietro versamento di fr. 500.– mensili e postulando
l'aumento a fr. 185 049.98 della
sua spettanza in liquidazione del regime dei beni. Con osservazioni del 1°
aprile e del 9 aprile 2014 i coniugi propongono vicen­devolmente di respingere l'appello
avversario.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Alle impugnazioni si applica il
diritto in vigore al momento della
comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). Le sentenze
intimate dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011 in materia di divorzio sono
appellabili pertanto entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC),
sempre che – dandosi controversie esclusivamente patrimoniali – il valore litigioso
raggiunga fr. 10 000.– secondo l'ultima
conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In
concreto tale requisito è senz'altro adempiuto, ove appena si consideri l'entità
dei contributi alimentari in discussione e l'ammontare contestato in
liquidazione del regime matrimoniale. Quanto alla tempestività degli appelli,
la decisione impugnata, spedita il 30 dicembre 2013, è pervenuta alla legale di
AP 1 il 2 gennaio 2014 e al legale di AO 1 il 7 gennaio 2014 (data dei timbri
postali sulle buste d'intimazione). Consegnati alla posta il 31 gennaio e il 6
febbraio 2014, i ricorsi in esame sono pertanto ricevibili.

 

                             2.  Litigiose rimangono in
questa sede talune controversie legate alla liquidazione del regime dei beni,
compresa l'attribuzione dell'alloggio coniugale, così come l'indennità dovuta alla
moglie in virtù dell'art. 124 cpv. 1 CC e il contributo alimentare per quest'ultima.
Il principio del divorzio e gli aspetti non litigiosi della liquidazione del
regime matrimoniale sono passati in giudicato (art. 315 cpv. 1 CPC). Per ordine
espositivo è opportuno trattare prima l'appello di AO 1.

 

                              I.  Sull'appello di AO 1

 

                             3.  L'appellante chiede anzitutto
l'assegnazione dell'alloggio coniugale o, in subordine, un diritto d'abitazione
nello stabile per alme­no due anni contro versamento di fr. 500.– mensili. Nella
sentenza impugnata il Pretore, ricordato che la casa è proprietà del marito anche
se la moglie ha continuato a occuparla pendente causa, ha ravvisato in AP 1 una
più forte affezione e un maggior interesse all'immobile. La convenuta obietta
di essere a sua volta attaccata all'abitazione familiare, in cui risiede da
oltre un trentennio e che è divenuta il suo “unico centro di vita”. Essa sottolinea
di avere 70 anni e che, lasciato tutto fra il 1981 e il 1982 per trasferirsi nel
Ticino, non ha più modo di ricominciare un'esistenza altrove, mentre il marito ha
ulteriori possibilità di sistemazione “già attuali oppure in aspettative ereditarie”.

 

                                  a)   Nelle
sue osservazioni del 9 aprile 2014 AP 1 sostiene che su tal punto l'appello è
irricevibile, poiché si limita a riprodurre
il contenuto del memoriale conclusivo (pag. 7 verso l'alto). Ora, un appello dev'essere “motivato” (art. 311
cpv. 1 CPC), dal medesimo dovendo risultare non solo che la sentenza di
primo grado è impugnata, ma anche per quali ragioni essa debba essere riformata
(DTF 137 III 618 consid. 4.2 con riferimenti). In concreto è vero che determinati
passaggi dell'appello riprendono il contenuto di memoriali di primo grado, ma è
altrettanto vero che sull'assegnazione dell'alloggio coniugale l'interessata non
manca di confrontarsi – seppure concisamente (pag. 3 in alto) – con le
motivazioni del Pretore, altrettanto succinte (consid. 31). In sé l'appello non
può dirsi quindi privo di sufficiente motivazione.

 

                                  b)  L'appellato
eccepisce che la pretesa della moglie è ugualmente irricevibile, poiché nella risposta
essa si era limitata a chiedere un compenso per il plusvalore maturato sugli
investimenti eseguiti nell'abitazione familiare e non poteva mutare la domanda in
sede di duplica né, tanto meno, cambiare nuovamente posizione nel memoriale
conclusivo. Per di più – 

                                       soggiunge
– nell'appello AO 1 ha modificato una volta ancora le richieste di giudizio, postulando
l'assegnazione dell'immobile senza più offrire alcuna indennità e limitando a due
anni la durata del diritto d'abitazione prospettato in subordine (osservazioni,
pag. 3 in basso).

                                       In
realtà occorre distinguere. Quanto alle richieste di giudizio formulate da AO 1
– da ultimo – nel memoriale conclusi­vo davanti al Pretore, lo stesso AP 1 ha
rinunciato al dibattimento finale, precludendosi la facoltà di sollevare obie­zioni.
Non può lamentare adesso, pertanto, irregolarità
che avrebbe dovuto far valere all'udienza (I CCA, sentenza inc.11.2011.169
del 15 ottobre 2013, consid. 2a con rinvii). Quanto alle richieste di appello,
ci si potrebbe domandare se instando per l'assegnazione dell'alloggio coniugale
senza più offrire indennizzi, l'interessata non avanzi davvero una richie­sta
nuova, come tale irricevibile (art. 317 cpv. 2 lett. b CPC). Dato il presumibile
esito dell'appello al riguardo, la questione può nondimeno rimanere aperta. La
riduzione della durata del diritto d'abitazione chiesta dietro versamento di un'indennità
che risulta proporzionalmente più alta di quella offerta in primo grado,
invece, rientra senz'altro nei limiti di quanto postulato davanti al Pretore ed
è proponibile.

 

                                  c)   Ciò
premesso, la convenuta chiede che l'abitazione familiare situata sulla nota particella
n. __________ le sia “assegnata”. Non è chiaro se in proprietà o semplicemente
in uso. Comunque sia, dandosi un'abitazione familiare in proprietà di un coniuge,
dopo il divorzio l'art. 121 cpv. 3 CC prevede unicamente la possibilità di attribuire
all'altro coniuge – contro indennizzo – un diritto d'abitazione, per altro di
durata limitata. Il legislatore ha scientemente rinunciato invece a prevedere un
trasferimento di proprietà (Gloor
in: Basler Kommentar, ZGB I, 4ª edizio­ne, n. 1 ad art. 121). L'art. 205
cpv. 2 CC, che autorizza l'attribuzione di un bene a un coniuge dietro compenso
all'altro coniuge, si applica unicamente a beni in comproprietà o in proprietà
comune (Gloor, op. cit., n. 12 ad
art. 121 CC; Hausheer/Aebi-Mül­ler
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 10 ad art. 205 CC; Steinauer in: Commentarie romand, CC I, Basilea 2010, n. 16
ad art. 205). La particella n. 295 è pacificamente in proprietà esclusiva
del marito. La possibilità di assegnare tale fondo dopo il divorzio in proprietà
esclusiva alla moglie non entra così in considerazione.

 

                                  d)  In
subordine l'appellante sollecita un diritto d'abitazione di almeno due anni
dietro versamento di fr. 500.– mensili. Come si è appena visto, l'art. 121 cpv.
3 CC stabilisce che qualora l'abitazione familiare appartenga a uno dei coniugi,
il giudice può attribuire all'altro coniuge un diritto d'abitazione per una
durata limitata e contro adeguata indennità o computazione sul contributo di
mantenimento “quando lo giustifichino la presenza di figli o altri gravi motivi”
(art. 121 cpv. 1 CC). Spetta al giudice verificare quest'ultima
condizione, tenendo conto di tutte le circostanze del caso e ponderando i contrapposti interessi (Gloor, op. cit., n. 13 ad art. 121 CC; Scyboz in: Commentaire romand,
op. cit., n. 12 ad art. 121 CC). In concreto le parti non hanno figli comuni, né
l'appellante, pensionata dal 2008, può valersi di ragioni professionali, avendo
cessato da tempo di custodire bambini. Essa neppure adombra, del resto, motivi di
salute (cfr. Gloor, op. cit., n. 13
e 5 ad art. 121; Scyboz, loc. cit.).
Invoca il suo attaccamento al paese e alla casa, così come paventa le
presumibili difficoltà dovute all'esigenza di integrarsi altrove. Ragioni di carattere
affettivo possono anche essere di rilievo (Scyboz,
loc. cit., rimandi alla nota 24). AP 1 oppone tuttavia che la mo­glie non si è
mai inserita nell'ambiente di __________ e che in paese si fa vedere di rado, mentre
lui è fortemente legato al luogo d'origine, dove ha esercitato cariche
pubbliche e associative, dove ha voluto tornare dopo gli anni di lavoro trascor­si
nella Svizzera tedesca, dove ha costruito l'abitazione, dove esercita tuttora un'attività
agricola e ha continuato a vivere, quantunque il giudice a protezione dell'unione
coniugale l'abbia obbligato a uscire di casa, costringendolo a locare nei mesi
invernali un rustico della sorella e a occuparne d'estate uno di sua proprietà
sui monti (osservazioni, pag. 6 in basso fino a pag. 17).

 

                                       Non
si disconosce che per la convenuta può essere penoso lasciare l'abitazione familiare
in cui ha vissuto per più di un trentennio. Mal si intravede, tuttavia, come il
fatto di procrastinare di due anni il trasferimento possa giovarle. Se mai con
l'avanzare dell'età l'impegno di un trasloco risulterebbe più gravoso. A parte il
fatto poi che non risulta oggettivamente impossibile per lei sistemarsi altrove
in paese (ha avuto sei anni, dopo avere consentito al divorzio il 12 ottobre
2007, per trovare un altro alloggio), come ha sottolineato il Pretore anche il
marito è fortemente radicato – e per di più da sempre – a __________, dove
continua a esercitare un'attività agricola per la quale necessita degli
attrezzi depositati finanche nell'abitazione familiare. Contrariamente a quanto
sostiene l'appellante, inoltre, AP 1 non consta disporre di una sistemazione logistica
alternativa comparabile all'alloggio coniugale. In circostanze del genere non
si riscontrano pertanto gravi motivi – o per lo meno interessi preponderanti –
che giustifichino un diritto d'abitazione in favore dell'appellante nella casa
che appartiene al marito. Quanto al termine di tre mesi impartito a AO 1 dal primo
giudice per trasferirsi altrove, l'appellante non lo contesta né si scorgono
elementi che inducano a reputarlo inadeguato.

 

                             4.  Relativamente alla
liquidazione del regime dei beni, l'appellante chiede di portare da fr. 131 205.98 a fr. 185 049.98 il conguaglio in suo favore. Fa valere in
particolare che negli acquisti del marito vanno calcolati fr. 186 000.– complessivi di proventi dall'azien­da
agricola, denaro che AP 1 ha depositato dopo svariati prelevamenti e
trasferimenti in contanti per fr. 130 000.–
circa su un conto alla Banca __________ di __________ e per fr. 56 000.– su un conto n. __________ al __________
di __________.

 

                                  a)   Una
volta ancora l'interessato censura preliminarmente l'appello di irricevibilità
per difetto di motivazione, affermando che l'appellante non si confronta con la
sentenza impugnata, ma si limita a riprendere stralci della medesima e a
riprodurre il di lei memoriale conclusivo (pag. 18 in basso). Che ampi passaggi
dell'appello riprendano testualmente il memoriale conclusivo è vero. Che su
talune questioni l'allegato risulti generico, non circostanziato e, di
conseguenza – come si vedrà oltre (consid. d) – irricevibile è altrettanto vero.
Non si deve trascurare però che l'appellante rimprovera al Pretore di avere
sorvolato sulle sue argomentazioni inerenti alla provenienza dei fondi
transitati sui conti litigiosi (pag. 7 in basso). In simili circostanze il
rimedio non può essere dichiarato già di primo acchito inammissibile.

 

                                  b)  Per
quanto attiene al conto presso la Banca __________ a __________, il Pretore ha
ricordato che la relazione è stata aperta il 16 ottobre 2004 ed è stata
chiusa il 25 aprile 2007, quando l'intero saldo è stato bonificato a L__________,
sorella dell'appellato, cui spettava la gestione degli averi appartenenti alla
comunione ereditaria fu V__________ (madre di AP 1) depositati su quel conto. A
mente del Pretore, quantunque l'istruttoria non sia riuscita a chiarire appieno
la provenienza e la destinazione finale del denaro, questo non risulta derivare
dal provento del lavoro del marito né da altre fonti di reddito riconducibili
alla massa degli acquisti (sentenza impugnata, consid. 21.5 e 21.5.1). L'appellante
obietta di avere recato prove concrete circa il modo in cui tali conti sono
stati alimentati, avendo essa rintracciato prelevamenti e depositi in contanti atti
a dimostrare che i fondi transitati sui conti provenivano dalla relazione
bancaria intrattenuta dal marito presso il __________ di __________, sulla
quale confluivano i ricavi dell'attività agricola. A sostegno di ciò essa menziona
taluni estratti dai quali risultano prelevamenti e depositi in contanti sui
conti citati in date concomitanti. L'attore nega di avere eseguito i prelevamenti
dal suo conto a __________ per occultare fondi in vista del divorzio. Ribadisce
che si tratta di beni appartenenti alla successio­ne materna, aperta proprio
nel 2004, e più precisamente di canoni di locazione relativi a stabili della
madre a __________ da lui usati per l'azienda agricola, canoni che si erano
accumulati fin dal 1984 per un totale di circa fr. 130 000.– e che egli ha trasferito alla Banca __________
di __________ per poi riversarli alla sorella incaricata di amministrare i beni
dell'eredità. 

 

                                  c)
  Lo scioglimento del regime dei beni si dà per avvenuto il giorno della
presentazione dell'istanza di divorzio (art. 204 cpv. 2 CC), sicché decisivo
per accertare gli acquisti dei coniugi (compresi gli averi bancari e postali) è
in concreto l'11 giugno 2007. Per quanto attiene al conto presso la Banca __________ di __________, a quel momento esso era già stato estinto e il saldo riversato
a L__________. L'appellante non prospetta una liberalità
soggetta a reintegra in applicazione dell'art. 208 CC. Contesta che i
beni trasferiti dal marito alla sorella appartengano alla successione della
suocera, lasciando intendere che il trasferimento è avvenuto a titolo fiduciario
o per simulazione, di modo che un credito di pari importo va reintegrato negli
acquisti del marito. Ora, contrariamente a quanto reputa il Pretore (sentenza
impugnata, consid. 21.5.1), l'origine dei fondi depositati presso la Banca __________ a __________ è dimostrata. Che quel denaro provenga dal conto intestato a AP
1 presso il __________ a __________, alimentato anche da sussidi per l'attività
agricola di lui, risulta non solo dalla concomitanza di prelevamenti e depositi
in contanti attestati dalla documentazione bancaria (doc. 4 a 8 allegati al
memoriale conclusivo della moglie), ma anche dalle dichiarazioni dello stesso AP
1 all'interrogatorio formale (verbale del 1° febbraio 2010, pag. 3, risposte n.
2, 3 e 6), che l'appellante non censura di falso. La vera questione è di sapere
a chi appartenesse realmente il denaro depositato sul conto presso il __________
a __________.

                                       

                                       AP
1 ha dichiarato, sempre all'interrogatorio formale, che l'importo di fr. 130 000.– circa finito alla Banca __________ di
__________ costituisce l'arretrato di canoni di locazione da lui dovuti alla
madre – e dopo la morte di lei, alla comunione 

                                       ereditaria
– per l'uso di immobili a scopo agricolo (loc. cit.). La convenuta ripete che
quel denaro non appartiene alla comunione ereditaria e che il marito non ha dimostrato
trattarsi di fondi che provengono dall'eredità materna. Non contesta tuttavia che
l'attore abbia adoperato immobili della madre per la propria attività agricola,
né che dovesse versare un canone per il relativo uso, né che tali canoni siano
stati pagati solo dopo la morte della madre, né tanto meno discute l'ammontare degli
stessi. Di fronte alle spiegazioni particolareggiate del marito all'interrogatorio
formale essa si limita a ricostruire la provenienza dei fondi, per altro
ammessa da AP 1, e a sostenere generica­mente che quelle somme non pertengono
alla comunione ereditaria. Ma ciò non basta per accreditare la tesi che gli
averi confluiti presso la Banca __________ a __________ siano stati trasferiti
alla sorella dell'attore per essere occultati nella prospettiva del divorzio. In
proposito la sentenza impugnata resiste alla critica.

 

                                  d)  Per
quel che è del conto n. __________ presso il __________ a __________, il
Pretore ne ha accertato il saldo allo sciogli­mento del regime dei beni in fr. 2042.82,
constatando tuttavia che tale somma non apparteneva a AP 1, bensì alla di lui
madre V__________ e alla di lui sorella L__________, avente diritto economico
del deposito titoli intestato a AP 1 presso il medesimo istituto, sul quale erano
investiti i fondi depositati in conto. L'appellante chiede che si reintegrino
negli acquisti del marito fr. 56 000.–
da lui prelevati in contanti il 29 dicembre 2006, sostenendo che l'operazione è
stata eseguita “per togliere definitivamente ogni traccia dei risparmi accumulati
con la moglie” e contesta che quel denaro appartenesse alla cognata o alla
comunione ereditaria fu V__________. Nelle osservazioni all'appello l'interessato
eccepisce che avente diritto economico del conto era la madre e in seguito la
di lei successione, giacché sul conto finivano i canoni di locazione relativi agli
stabili agricoli di __________, conto che è stato impiegato anche per il transito
di averi spettanti alla sorella L__________.

 

                                        Interrogato
sul prelevamento del 29 dicembre 2006, AP 1 ha riconosciuto che quel denaro non
apparteneva alla comunione ereditaria materna e non era destinato al conto
presso la Banca __________ di __________ (verbale citato, pag. 4, risposta n.
13). Del resto l'importo di fr. 130 000.–
era già stato versato su quel conto prima del 31 dicembre 2005 (doc. 8 e 9
acclusi al memoriale conclusivo della moglie). Egli ha assicurato tuttavia di
non avere intascato la somma, giacché gli averi depositati presso il __________
di __________ non erano suoi e “potrebbero essere stati dati alla sorella L__________
in quanto in quel periodo stava costruendo un'aggiunta alla sua casa” (verbale
del 1° febbraio 2010, loc. cit.). Ciò posto, risulta dagli atti che presso il __________ a __________ l'attore deteneva
tre relazioni: il conto n. __________ “personale A”, il conto n. __________
“separato ronchini” e il deposito titoli n. __________ “separato ronchini”.
Secondo i “formulari A” per la determinazione degli aventi diritto
economico, le due ultime relazioni facevano capo a una terza persona (presumibilmente
la sorella L__________: fascicolo “documenti prodotti da parte attrice il 21
luglio 2009”). Per quanto attiene al conto “personale A”, non figura invece alcun
dato d'appartenenza.

 

                                       Comunque
sia, da un estratto bancario del 31 dicembre 2006 (doc. 9 accluso al memoriale
conclusivo di AO 1) si 

                                       evince
che il saldo sul conto n. __________ “separato ronchini” (facente capo
alla terza persona) prima del preleva­mento del 29 dicembre 2006 era stato
alimentato da una “ven­di­ta titoli” del 3 novembre 2006 riconducibile al
deposito omonimo. Ciò induce a scartare l'ipotesi che gli averi prelevati quel
29 dicembre 2006 appartenessero a AP 1. Per il resto l'interessata non
avanza pretese sul saldo del conto “personale A” al momento in cui è stata introdotta

                                       l'azione
di divorzio. Al proposito essa si esaurisce in contestazioni generiche, limitandosi
a sostenere che quegli averi non appartenevano alla comunione ereditaria fu V__________
o alla cognata, ma non prende posizio­ne né su quanto emerge dai citati
“formulari A” né sulla relazione esistente fra i vari conti e depositi presso
il __________ di __________, cui il Pretore si riferisce esplicitamente (consid.
21.3 e 21.4). In simili circostanze l'appello si rivela finanche carente di motivazione
(nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC) e non può essere vagliato oltre.

 

                             II.  Sull'appello di AP 1

 

                             5.  Per quel che riguarda lo
scioglimento della partecipazione agli acquisti, l'appellante chiede di ridurre
il conguaglio da lui dovuto alla moglie in liquidazione del regime dei beni da
fr. 131 205.98 a fr. 42 820.32. Nella sentenza impugnata il
Pretore, accertato che a AO 1 spettano fr. 52 894.–
come “partecipazione costruzione casa”, ha calcolato gli acquisti del marito in
complessivi fr. 78 311.98 (fr.
3750.– per il mobilio domestico, fr. 1560.07 sul conto presso il __________ a __________,
fr. 67 900.91 sul conto previdenza “terzo
pilastro”, fr. 5100.– per premi “terzo pilastro 

                                  AO 1”, fr. 1.– per l'automobile,
nulla per l'azienda agricola) e quelli della moglie in fr. 22 913.96 (fr. 3750.– per il mobilio domestico,
fr. 18 484.07 su un conto presso
 la Banca __________, fr. 479.09 su un conto previdenza “terzo pilastro”, fr.
200.– per la quota sociale della Banca __________). Nelle condizioni descritte
egli ha ritenuto spettare a AP 1 fr. 11 456.98
per “acquisti AO 1 (½)” e a AO 1 fr. 131 205.98,
di cui fr. 78 311.98 per
“acquisti AP 1 (½)” e fr. 52 894.–
per “partecipazione costruzione casa”, onde un conguaglio di fr. 131 205.98 in favore di lei. Nell'appello AP 1
riprende diffusamente – se non verbosamente – la motivazione del giudizio
impugnato (memoriale, da pag. 6 a pag. 15), ma l'esame del ricorso va limitato
ai punti di rilievo per l'esito della domanda, ossia quelli riguardanti la
partecipazione della moglie all'investimento per la costruzione dell'alloggio
coniugale, alla composizione delle masse degli acquisti, al calcolo della partecipazione
all'aumento e del conguaglio.

 

                                  a)   Quanto
all'investimento nella costruzione dell'alloggio coniu­gale a __________, bene
proprio del marito, il Pretore ha accertato che il valore venale del fondo il
29 settembre 2010 (stima del perito), di fr. 211 200.–, risultava inferiore a quello di fr. 440 000.– relativo al momento in cui l'opera
era stata ultimata. Per quanto attiene al finanziamento di complessivi fr. 185 788.15, il Pretore ha stabilito che un
primo anticipo di fr. 50 000.– era
stato versato da un conto intestato a entrambi i coniugi, un secondo di
fr. 80 000.– da un conto intestato
al solo marito, mentre non era data di conoscere l'origine dei fr. 55 788.15 pagati a saldo. Ne ha desunto che
la moglie ha partecipato con fr. 25 000.–
al pagamento del primo anticipo e con fr. 27 894.07
al pagamento del saldo, in particolare grazie a fr. 70 000.– ricavati dalla vendita dell'appartamento a __________,
comperato dalle parti prima di sposarsi.

 

                                       L'appellante
fa notare che il valore del fondo alla liquidazione del regime dei beni è
inferiore a quello al momento dell'edificazione, sicché nulla egli deve a
titolo di maggior valore. Sia come sia, il Pretore non ha riconosciuto a AO 1 alcuna
partecipazione per il maggior valore dell'immobile. Le ha garantito unicamente il
rimborso dell'investimento da lei finanziato per la costruzione. E in casi del
genere l'art. 206 cpv. 1 seconda frase CC prevede – appunto – che il credito
del coniuge finanziatore corrisponde all'entità del contributo prestato. Per il resto l'appellante non discute l'ammontare dell'investimento
sovvenzionato dalla moglie né contesta che l'operazione sia stata finanziata
con il ricavo della vendita dell'appartamento a __________, ossia con beni
propri. Su questo punto l'appello cade dunque nel vuoto.

 

                                  b)  Per
quanto concerne i propri acquisti, l'appellante chiede di stralciare dal
calcolo l'importo di fr. 5100.– per “premi terzo pilastro AO 1”, facendo valere
un identico credito nei confronti della
moglie e sottolineando che quest'ultima ha estinto il conto in pendenza
di causa. Al riguardo il Pretore ha ricordato che la moglie era titolare di un
conto “terzo pilastro” presso il __________ a __________ e che al momento in
cui è stata promossa causa quel conto registrava un saldo di fr. 5579.09,
dei quali almeno fr. 5100.– versati dal marito, di modo che ha inserito
tale importo negli acquisti di lui e la differenza di fr. 479.09 negli acquisti
della moglie (sentenza impugnata, consid. 27.6, 28.2 e 28.4). Il Pretore stesso
ha accertato nondimeno che il versamento di fr. 5100.– era “volto in particolare
a retribuire l'attività svolta dalla moglie nell'ambito dell'azienda gestita
dal marito”, ciò che AP 1 non contesta. Ne segue che l'importo di fr. 5100.– va
sì stralciato dagli acquisti dell'appellante, ma – come si vedrà oltre (consid.
e) – va incluso negli acquisti della moglie, giacché frutto del lavoro di lei nel­l'azienda
agricola del coniuge (art. 197 cpv. 2 n. 1 CC).

 

                                  c)   L'appellante
si duole altresì che il Pretore abbia suddiviso il mobilio domestico, comproprietà
delle parti, nella misura di soli fr. 1100.– a lui e di fr. 6400.– alla
moglie, onde il suo diritto a un conguaglio di fr. 2650.–. Nella sentenza
impugnata il Pretore ha ravvisato nel mobilio una comproprietà dei coniugi
(art. 205 cpv. 2 CC), al che ha inserito la metà del relativo valore negli
acquisti di ciascuno, salvo poi assegnare un oggetto al marito e tutti gli
altri alla moglie (sentenza impugnata, consid. 20.1, 20.2, 28.2 e 28.4). Nelle
sue osservazioni del 1° aprile 2014 la convenuta argomenta che gli oggetti a
lei assegnati non sono stati rivendicati dal marito e sono sempre stati considerati
beni suoi. Non contesta tuttavia che giuridicamente si tratti di acquisti in comproprietà.
È vero che davanti al Pretore essa non ha postulato l'attribuzione del mobilio
in proprietà esclusiva, ma su questo punto essa non ha nemmeno impugnato il
giudizio di primo grado. Quanto ai valori venali di fr. 1100.– e di fr. 6400.–,
essi corrispondono alle stime del perito giudiziario (act. LVII, referto del 30
settembre 2010, pag. 11).

 

                                       Sciolta
la comproprietà, il risultato della liquidazione va ricon­dotto all'una o all'altra
massa dei coniugi assoggettati al regime della partecipazione agli acquisti
(DTF 138 III 154 consid. 5.2). In concreto il valore del mobilio assegnato a ciascun
coniuge va inserito così nei rispettivi acquisti: fr. 1100.– in quelli del
marito e fr. 6400.– in quelli della moglie, mentre il conguaglio di fr.
2650.– in favore del primo grava gli acquisti della seconda (art. 209 cpv. 2
CC; I CCA, sentenza inc. 11.2012.37 del 16 settembre 2013, consid. 7b). Tenuto calcolo
di ciò, gli acquisti di AP 1 risultano in definitiva di complessivi fr. 70 561.98: fr. 1100.– per il mobilio
domestico, fr. 1560.07 per il conto presso il __________ a __________ (non contestato),
fr. 67 900.91 per il conto
previdenza “terzo pilastro” (non contestato), fr. 1.– per l'automobile (non contestato)
e nulla per l'azienda agricola (non contestato).

                                       

                                  d)
 Nelle sue osservazioni del 1° aprile 2014 AO 1 ribadisce essenzialmente che negli
acquisti del marito vanno reintegrati i fondi depositati a suo tempo presso la Banca __________ di __________, così come la somma di fr. 186 000.–
complessivi prelevata dal __________ a __________. Tali argomenti sono già
stati esaminati trattando l'appello di lei e non è il caso di ripetersi (sopra,
consid. 4). Ciò vale anche laddove l'interessata lamenta che, dopo l'annuncio
della separazione, fra il 24 e il 27 settembre 2004 il marito ha
azzerato un conto di 

                                       lei
presso il __________, ritirando complessivi fr. 14 600.–
(fr. 5000.–, fr. 5000.–, fr. 4600.–: doc. 23), e ha prelevato il
3 gen­naio 2006, sempre dal suo conto, altri fr. 1500.– per riversarli
senza indugio sullo stesso conto a titolo di contributo ali­mentare (doc. 26).
Per tacere che l'autore dei prelievi – effettuati all'erogatore automatico (doc.
25) – non è stato identificato, come l'interessata stessa ha addotto nel memoriale
conclusivo (pag. 11 in basso), tali cifre sono semmai confluite nel capitale di
fr. 186 000.– citato dianzi, del
quale già si è detto (consid. 4).

 

                                  e)   Relativamente
agli acquisti di AO 1, l'appellante chiede anzitutto – a ragione – di includere
nel calcolo il saldo del menzionato conto previdenziale, di fr. 5579.09 (sopra,
consid. b). Come si è visto, inoltre, negli acquisti della moglie occorre
portare il valore del mobilio a fr. 6400.–, cui si aggiunge il conguaglio di
fr. 2650.– a debito della massa degli acquisti (sopra, consid. c). L'appellante
rimprovera poi al 

                                       Pretore
di avere qualificato come acquisto della moglie il conto n. __________ e
il deposito n. __________ presso il __________ di __________ (a lei
intestati) per complessivi fr. 39 246.19,
salvo annoverare quelle relazioni bancarie tra i beni propri di lei al momento
di ricapitolare gli averi dei coniugi, senza per altro accertarne il saldo il
giorno in cui è stata promossa causa (sentenza impugnata, consid. 27.1, 28.3 e
28.4). La convenuta obietta che in realtà tali relazioni erano gestite dal marito,
il quale le ha estinte in pochi giorni trasferendo i fondi alla Banca __________
di __________. Essa ripete altresì, una volta ancora, quanto allegato nel proprio
appello, ma su tali argomenti non giova tornare (sopra, consid. 4).

 

                                       Nella
sentenza impugnata il Pretore ha fatto carico a AO 1 di non avere dimostrato che
il saldo delle citate relazioni bancarie provenisse dalla vendita dell'appartamento
a __________, di modo che ha qualificato tali fondi alla stregua di acquisti,
tranne considerarli – effettivamente – come beni propri nel riepilogo
complessivo. L'interessata non nega di non essere riuscita a provare l'esistenza
di beni propri. Che l'appellante gestisse a piacimento i conti di lei poco importa.
Ciò premesso, dalla documentazione fiscale risulta che il saldo sul conto n. __________
al momento in cui è stata avviata la causa ammontava a fr. 1539.54
(estratto bancario dal 21 maggio 2007 al 20 giugno 2007, nella dichiarazione
d'imposta 2007 di AO 1). Tale importo va inserito così fra gli acquisti di lei.
Estratti relativi al conto di deposito, invece, non figurano né fra la
documentazione esibita dalle parti né fra quella prodotta da terzi (in
particolare dal __________, __________: doc. XII). Nemmeno l'appellante indica,
per altro, dove si troverebbero i documenti dai quali egli desume l'importo che
pretende di inserire fra gli acquisti della moglie. E in que­stioni rette dal
principio dispositivo non incombe al giudice del divorzio vagliare di propria
iniziativa la ponderosa documentazione agli atti (art. 277 cpv. 1 CPC). 

 

                                       In
ultima analisi, gli acquisti di AO 1 vanno rivalutati a fr. 29 552.70, così composti: fr. 6400.– per il
mobilio domestico, fr. 18 484.07 per
il conto presso la Banca __________ (non contestati), fr. 5579.09 per il conto
previdenza “terzo pilastro”, fr. 200.– per la quota sociale della Banca __________
(non contestati), fr. 1539.54 per il conto presso il __________ di __________,
dedotti fr. 2650.– per il conguaglio spettante al marito in seguito alla minore
attribuzione di mobilio.

                                       

                                  f)   L'appellante
si duole dipoi che AO 1 ha ritirato indebita­mente da un conto presso la Banca __________, intestato a entrambi, fr. 5300.– complessivi
(fr. 3000.– il 30 di­cembre 2004 e fr. 2300.– il 27 dicembre
2005). Adduce che su tale conto erano accreditate le indennità versate dalla
Fondazione __________ per lo sfalcio dei prati ch'egli eseguiva, sicché il
conto perteneva alla sua azienda agricola. Il Pretore non si è espresso al
riguardo. Nelle osser­vazioni all'appello l'interessata dà atto che i prelevamenti
litigiosi “riguardano la gestione dell'azienda agricola” (memoriale, pag. 4 in basso), ma sottolinea che l'appellante ammette di avere ritirato da un suo conto fr. 1993.45
per sostituire il boiler dell'abitazione familiare. Che i prelevamenti in
questione siano stati effettuati dalla moglie è un dato di fatto (estratto
conto della Banca __________, nel fascicolo “documenti prodotti dalla convenuta
il 29 aprile 2011”). Che AO 1 collaborasse all'attività agricola del marito è assodato.
Ciò ancora non la autorizzava tuttavia a ritirare il 30 dicembre 2004
fr. 3000.– dai fondi dell'azienda, tanto meno senza dichiarare la destinazione
della somma e senza nemmeno pretendere che il denaro fosse necessario per i
bisogni correnti dell'economia domestica. Analoga considerazione vale per il
secondo prelevamento, di fr. 2300.–, avvenuto il 27 dicembre 2005, non
risultando per di più che dopo la separazione (febbraio del 2005) la moglie si sia
ancora occupata del­l'azienda agricola. AO 1 va tenuta così a rifondere al
marito fr. 5300.– complessivi.

 

                                       Da
parte sua l'appellante non contesta di avere pagato il 15 mar­zo 2006 la
menzionata fattura di fr. 1993.45 per la sostituzione del boiler facendo capo a
un conto della moglie, ma nel memoriale conclusivo ha giustificato l'operazione
sostenendo che AO 1 aveva deciso la spesa senza interpellarlo (osservazioni del
17 ottobre 2012, pag. 49). Seppure ciò fosse, tuttavia, egli non poteva disporre
unilateralmente del conto della moglie (doc. 30 e 31), men che meno dopo la separazione,
quantunque la fattura fosse intestata a lei. 

                                       L'abitazione
familiare essendo per di più un suo bene proprio, l'appellante va tenuto di
conseguenza a rifondere a AO 1 fr. 1993.45, il che riduce a fr. 3306.55 quanto
essa gli deve per gli indebiti prelevamenti presso la Banca __________.

 

                                  g)  A
ragione l'appellante fa valere altresì che il primo giudice è caduto in errore
calcolando l'aumento dei beni coniugali, sia per non avere suddiviso a metà la
partecipazione di AO 1 agli acquisiti di lui, sia per avere omesso di
compensare la partecipazione di lui con quanto dovuto alla moglie. AO 1 ha
diritto invero alla metà degli acquisti del marito, di complessivi fr. 70 561.98, ossia a fr. 35 280.99, e AP 1 alla metà degli acquisti della
moglie, di complessivi fr. 29 552.70,
ossia a fr. 14 776.35 (art. 215 cpv.
1 CC). Com­pensati i crediti (art. 215 cpv.
2 CC), il marito deve alla moglie fr. 20 504.64. A ciò si aggiunge il compenso di fr. 52 894.– che spetta a AO 1 per i beni propri
investiti nell'abitazione familiare, bene proprio del marito (art. 206 cpv. 2
CC), mentre va dedotto il conguaglio di fr. 2650.– per la maggiore attribuzione
di mobilio domestico (art. 205 cpv. 2 CC), oltre all'indebito prelevamento di
fr. 3306.55 dalla Banca __________. Per concludere, dunque, l'appellante deve a
AO 1 fr. 67 442.10 (rispetto ai fr.
131 205.98 stabiliti dal Pretore). Circa
le modalità di pagamento, l'appellante propone di confermare quelle fissate dal
primo giudice (due rate, di cui la prima entro 60 giorni e la seconda entro 10
mesi dal passaggio in giudicato dell'attuale sentenza). La convenuta non esprimendosi
al riguardo, non è il caso di decidere altrimenti, tranne adattare le date al
tempo trascorso.

 

                             6.  L'appellante chiede inoltre
che AO 1 sia condannata a restituirgli fr. 5800.–, corrispondenti alla
differenza tra il contributo ali­mentare provvisionale di fr. 1500.– mensili ch'egli
ha versato dal settembre del 2008 al giugno del 2009 e quello di fr. 920.–
mensili decretato dal Pretore il 23 giugno 2009 con effetto retroattivo dal
settembre del 2008. L'interessata contesta la pretesa, opponendo il suo diritto
di esigere “il rimborso derivante dai prelievi abusivi effettuati dal marito”
(osservazioni all'appello, pag. 11). Sulla richiesta di AP 1, formulata nel
memoriale conclusivo del 17 ottobre 2012 (pag. 67 e 73), il Pretore non ha
statuito. Ora, questioni di dare e avere successive all'avvio della causa di divorzio
esulano dalla liquidazione del regime dei beni (il cui scioglimento si dà per avvenuto il giorno in cui è promossa l'azione
di divorzio: art. 204 cpv. 2 CC). Sono suscettibili però di influire sugli effetti
del divorzio legati alla situazione finanziaria in cui vengono a trovarsi i
coniugi dopo lo scioglimento del matrimonio. E nell'ambito di una sentenza di
divorzio devono regolarsi tutte le pretese pecuniarie correlate allo
scioglimento del vincolo (principio dell'unità
di giudizio: I CCA, sentenza inc. 11.2009.12 del 26 maggio 2011,
consid. 2 con rinvio). Ciò posto, AO 1 si limita a definire la pretesa dell'appellante
alla stregua di “presunti alimenti pagati in eccesso” (osservazioni all'appello,
loc. cit.), ma non nega di avere ricevuto
un contributo provvisionale di fr. 1500.– mensili dal settembre del
2008 al giugno del 2009 (compresi). Quanto al prospettato “rimborso derivante
dai prelievi abusivi effettuati dal marito”, giovi richiamare quanto già detto
e ripetuto (consid. 5d con rinvio al consid. 4). Tenuto conto di ciò, l'importo
dovuto dall'appellante a AO 1 va ulteriormente ridotto a
fr. 61 642.10 (fr. 67 442.10 dedotti fr. 5800.–).

 

                             7.  Circa il riparto degli
averi previdenziali, il Pretore ha ordinato alla Cassa pensione del __________,
cui l'appellante è affiliato, di corrispondere a AO 1 una prestazione in capitale
di fr. 241 407.70 al momento in
cui sarebbe passata in giudicato la decisione. L'appellante chiede di ridurre la
somma a fr. 133 333.–, scaglionando
il versamento in rate di fr. 791.– men­sili. In primo grado per vero egli si
era limitato a offrire “un'indennità LPP maturata in costanza di matrimonio a favore
di AO 1”, senza formulare cifre e rimettendosi così al giudizio del Pretore (memoriale
conclusivo, pag. 72). Nella misura in cui contesta per la prima volta l'ammontare
della somma in appello, egli parrebbe quin­di
avanzare una richiesta irricevibile (art. 317 cpv. 2 CPC). Sta di fatto
che laddove si tratti di verificare l'entità di una prestazione d'uscita
o l'insorgere di un caso di previdenza fa stato il principio inquisitorio
illimitato, essendo di pubblico interesse che dopo il divorzio un coniuge benefici
di un'appropriata copertura per la vecchiaia, l'invalidità e i superstiti (DTF
129 III 486 consid. 3.3). In proposito questa Camera non è dunque vincolata
alla decisione impugnata, anche perché – come si vedrà tosto – l'ordine
impartito dal Pretore alla Cassa pensione del __________ appare già a
prima vista inattuabile.

 

                                  a)   Il
Pretore ha accertato che in concreto un caso di previdenza è sopraggiunto per
entrambi i coniugi. Il 30 giu­gno 2011 AP 1, che aveva accumulato una
prestazione d'uscita di fr. 482 815.55,
è stato posto in pensionamento anticipato con una rendita mensile di fr.
3979.75, la quale si ridurrà a fr. 2819.75 mensili il 20 giugno 2015 (pensionamento
ordinario). AO 1 ha riscattato la propria cassa pensione presso la __________ già
nel 1982, incassando il capitale di fr. 23 198.– (sentenza impugnata, consid. 33). Vista la lunga durata
del matrimonio, il riparto dei ruoli assunto dai coniugi durante la vita in
comune e la difficile situazione economica della moglie, il Pretore ha ritenuto
di assegnare a quest'ultima un'indennità pari a un mezzo della prestazione di
libero passaggio accumulata da AP 1 dal 24 aprile 1981 (data del matrimonio) fino
al 30 giugno 2011 (data del prepensionamento), ovvero fr. 241 407.70, salvo condannare al versamento la cassa
pensioni di lui (senza per altro comunicare l'ordine all'istituto). Ciò risulta
già di primo acchito inese­guibile, la prestazione di libero passaggio non
potendo più essere suddivisa una volta che è intervenuto un caso di previdenza
(sia pure di pensionamento anticipato: Pichonnaz
in: Commentaire romand, op. cit., n. 9 in fine,
58 e 59 ad art. 124 CC).

 

                                  b)  L'appellante
si duole anzitutto che per stabilire l'ammontare della propria prestazione di
libero passaggio il Pretore si sia fondato su un certificato risalente a oltre
due anni prima del­l'emanazione della sentenza. Fa valere altresì – in sintesi
– che se fosse tenuto a versare alla moglie l'importo fissato dal Pretore, egli
non potrebbe più sopperire al proprio fabbisogno dopo il divorzio, mentre la
moglie disporrebbe di un margine di fr. 1374.89 mensili oltre il proprio e
fruirebbe di sostanza per almeno fr. 158 076.29
(memoriale, pag. 24). In simili circostanze l'indennità da lui dovuta a AO 1 non
dovrebbe eccedere – egli opina – un terzo della prestazione di libero passaggio
acquisita durante il matrimonio, da lui prudentemente stimata in fr. 400 000.–. Per quanto attiene alle modalità di
pagamento, egli chiede di versare l'indennizzo sotto forma di rendita mensile
calcolata secondo le aspettative di vita della moglie. Nelle sue osservazioni
all'appello quest'ultima eccepisce, da parte sua, che AP 1 ha sollecitato il pensionamento
anticipato proprio per evitare la suddivisione degli averi previdenziali e
lamenta di non avere più risparmi, consumati per far fronte al proprio sostentamento
in pendenza di causa, sicché non si giustifica – a mente sua – di derogare al
principio del riparto a metà.

 

                                  c)   A
norma dell'art. 122 cpv. 1 CC, se un coniuge o ambedue i coniugi sono affiliati
a un istituto di previdenza professionale e non è sopraggiunto alcun caso d'assicurazione,
ciascuno ha diritto alla metà della prestazione d'uscita dell'altro calcolata
per la durata del matrimonio secondo le disposizioni della legge sul libero
passaggio. Se è già sopraggiunto – come in concreto – un caso di previdenza per
uno dei coniugi o per entrambi o se le pretese in materia di previdenza
professionale acquisite durante il matrimonio non possono essere divise per
altri motivi, l'art. 124 cpv. 1 CC conferisce al coniuge cui spetterebbe la
metà della prestazione d'uscita il diritto a “un'adeguata indennità”. Per definire
tale indennità occorre dipartirsi dal principio per cui tutte le
prestazioni acquisite dai coniugi in costanza di matrimonio vanno divise a metà
e considerare tutti gli elementi che caratterizzano la situazione 

                                       economica di ambedue, a cominciare dalle esigenze previdenziali. Si
procede pertanto in due fasi: prima si calcola l'ammontare della prestazione d'uscita
al momento del divorzio o al momento in cui è sopraggiunta l'impossibilità di
dividere la prestazione medesima e poi si commisura tale somma alle concrete
esigenze previdenziali delle parti (DTF 133 III 404 consid. 3.2). L'art. 123
cpv. 2 CC è applicabile per 

                                       analogia
(DTF 137 III 52 consid. 3.1; sentenza del Tribunale federale 5A_782/2010 del 2
febbraio 2012 consid. 3.5.1).

 

                                  d)  Nella
fattispecie è pacifico che AO 1 non dispone (più) di averi previdenziali.
Quanto all'appellante, decisiva non è – come egli crede – la prestazione d'uscita
che avrebbe maturato al momento del divorzio, bensì quella da lui acquisita al
momento in cui è sopraggiunto l'evento previdenziale, cioè 

                                       il pensionamento anticipato (Pichonnaz,
op. cit., n. 49
ad art. 124 CC). E, come detto, dopo l'evento quel capitale non può più
essere suddiviso. Giustamente perciò il Pretore si è fondato sull'ammontare
della prestazione di libero passaggio acquisita da AP 1 il 30 giu­gno
2011, quando la prestazione d'uscita è stata convertita in rendita vitalizia. A
quel momento la prestazione da lui accumulata durante il matrimonio ammontava a
fr. 482 815.55 (act. 155: lettera 12 di­cembre
2011 della Cassa pensione del __________). Non vi sono ragioni pertanto di
esperire ulteriori accertamenti al riguardo, come egli parrebbe chiedere.

 

                                  e)   La
questione è di sapere, nelle condizioni illustrate, quale 

                                       “indennità
adeguata” vada riconosciuta a AO 1 giusta l'art. 124 cpv. 1 CC. In concreto il
matrimonio è stato senz'altro di lunga durata (32 anni). Quanto ai redditi, l'appellata
percepisce solo una rendita AVS di fr. 1311.– mensili, mentre il suo
fabbisogno personale dopo il divorzio (“debito mantenimento” nel senso dell'art.
125 cpv. 1 CC) è stato calcolato dal Pretore in fr. 1926.– mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio
fr. 600.– stimati, tasse varie fr. 35.–, imposte fr. 91.–: sentenza
impugnata, consid. 36.4). L'appellante non muove contestazioni al riguardo. AO 1
chiede invece che il suo fabbisogno sia rivalutato a fr. 2100.– mensili nell'ipotesi
in cui le sia assegnata l'abitazione familiare (minimo esistenziale del diritto
esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 600.– stimati, premio della cassa
malati fr. 100.–, spese d'automobile fr. 100.–, imposte fr. 100.–), rispettivamente
a fr. 2800.– mensili nel caso in cui essa sia costretta a trasferirsi altrove
(costo dell'alloggio stimato in fr. 1300.– mensili: osservazioni all'appello,
pag. 9 in fondo).

 

                                       Relativamente
al costo dell'alloggio, il Pretore ha reputato un canone di fr. 600.–
mensili sufficiente per locare in __________ un appartamento destinato a una
persona sola. L'interessata assume che, considerata la sua sistemazione
attuale, occorrerebbero almeno fr. 1300.– mensili per appigionare un alloggio
analogo. Ora, la fine della vita in comune non preclude a un coniuge il
diritto di mantenere – per quanto le condizioni economiche della fa­miglia lo permettano – il tenore di vita
precedente (RtiD II-2005 pag. 702 consid. 3, II-2004 pag. 581 consid. 4c
con richiami). Durante la vita in comune la convenuta abitava con il marito in una
casa di 133 m² (act. LVIII: perizia, pag. 2). Per conservare lo stesso tenore
di vita essa dovrebbe poter disporre, seppure da sé sola, di almeno due o tre
locali con cucina e servizio. Se si considera che durante la separazione il
marito pagava, in inverno, fr. 1100.– mensili alla sorella per un rustico a __________
(doc. 6 nell'inc. CA. 2011.12) e fr. 850.– mensili per l'Agriturismo __________
alla Fondazione __________ (doc. 7 nell'inc. CA. 2011.12 e doc. 4 nell'inc. CA.
2011.8), la spesa di

                                       fr.
600.– mensili stimata dal Pretore non appare realistica. Pur commisurata al
livello dei costi nella regione della Vallemaggia, la pigione per un alloggio adeguato alla situazione della moglie va
rivalutata ad almeno fr. 1100.– mensili, spese accessorie comprese.

 

                                       Il
Pretore non ha inserito nel “debito mantenimento” dell'interessata alcuna spesa
per la cassa malati, ritenendo che AO 1 non avesse dimostrato di dover pagare nulla
oltre il sussidio cantonale. La convenuta sostiene che in realtà rimane una
differenza di fr. 350.– mensili a suo carico. Davanti al Pretore tuttavia essa aveva
fatto valere unicamente una spesa di fr. 100.– mensili (memoriale
conclusivo, pag. 18). Né essa pretende che – per avventura – la maggior
differenza sia fondata su fatti nuovi (art. 317 cpv. 2 CPC). Nella misura in
cui chiede di riconoscerle più di fr. 100.– mensili, essa 

                                       avanza
pertanto una pretesa irricevibile. Chiarito ciò, dai documenti prodotti nell'inc.
CA. 2011.12 risulta che nel 2011 

                                       l'istanza
di sussidio di lei per l'assicurazione contro le malattie è stata accolta, ma
che a quel momento l'Ufficio non era in grado di calcolare l'ammontare del
sussidio. Considerato in ogni modo che nel 2010 AO 1 già pagava fr. 651.60
annui per la polizza complementare (dichiarazione della cassa malati __________, nell'inc. CA. 2011.12), una spesa di fr. 100.–
mensili per il premio non coperto dal sussidio cantonale è sicuramente
giustificata.

                                       

                                       La
spesa di fr. 100.– mensili per costi d'automobile che AO 1 aveva fatto valere
già nel memoriale conclusivo (pag. 18) è stata ignorata dal Pretore (sentenza
impugnata, consid. 36.4). Ora, dovunque la moglie decida di risiedere, è
pacifico che durante la comunione domestica costei disponeva di una vettura, il
cui uso rientrava nel suo tenore di vita. E la fine della comunione domestica
non preclude a un coniuge il diritto di mantenere – come detto – il livello di vita precedente (RtiD I-2010 pag.
699 n. 20c). In simili condizioni è
senz'altro legittimo inserire un'indennità di fr. 100.– mensili nel
fabbisogno dell'appellata, già alla luce del premio dell'assicurazione contro
la responsabilità civile del veicolo e dell'imposta di circolazione (doc. 15).

 

                                       Relativamente
all'onere fiscale, l'interessata fa valere che esso ammonta a fr. 100.–
mensili, come attesterebbe la documentazione da lei prodotta il 24 ottobre
2011. Dalla tassazione 2009 (nell'inc. CA. 2011.12) risulta in realtà un'imposta
cantonale di fr. 487.95 e un'imposta federale di fr. 113.20. Applicato un
moltiplicatore d'imposta comunale del 95%, la cifra di fr. 91.– mensili
riconosciuta dal Pretore risulta sufficiente per coprire l'obbligo tributario.

 

                                       Per
il suo “debito mantenimento”, in definitiva, AO 1 abbisogna di fr. 2626.– mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio
fr. 1100.–, premio della cassa malati fr. 100.–, costi d'automobile fr.
100.–, tasse varie fr. 35.–, imposte fr. 91.–).

 

                                       Riepilogando,
AO 1 ha redditi per fr. 1311.– mensili e un fabbisogno personale di fr. 2626.–
mensili. Registra così un ammanco di fr. 1315.– mensili. Quanto alla liquidazione
che le spetta in esito allo scioglimento del regime dei beni, l'aspettativa non
eccede apprezzabilmente fr. 61 000.–.
Sul fronte dei risparmi, poi, l'interessata risulta pressoché senza risorse, gli
atti confermando che i suoi averi presso la Banca __________ si erano assottigliati a circa fr. 40 000.– già
nel luglio del 2009 (doc. VIII richiamato) e quelli presso la __________ si
erano ridotti nel luglio del 2011 a fr. 245.– (doc. XV richiamato), mentre
il marito medesimo ammette che il “terzo pilastro” di lei si è azzerato dopo la
separazione. Quanto ai fondi presso il __________, al momento in cui è stata
promos­sa la causa di divorzio essi erano di appena fr. 1500.– (sopra, consid.
5e in fine). Né AO 1 consta possedere altri beni mobili o immobili di qualche
valore, l'automobile essendosi se mai deprezzata nel frattempo.

 

                                  f)   Per
quanto concerne AP 1, il Pretore ne ha accertato il reddito in fr. 4146.–
mensili (rendita ponte della cassa pensione fr. 3979.75 mensili, proventi medi
dell'attività agricola fr. 166.65 mensili), non senza precisare che dal
luglio del 2015 la pensione si ridurrà a fr. 2819.75 mensili, ma che a quel
momento l'interessato percepirà la rendita AVS. L'appellante sostiene che il
reddito della sua azienda agricola negli ultimi quattro anni è risultato trascurabile
(fr. 77.37 mensili in media). Il Pretore, constatato che l'autorità fiscale aveva
tassato quel reddito in fr. 416.– mensili nel 2008, in fr. 500.– mensili nel 2009 (decisione oggetto di reclamo) e
in fr. 166.65 mensili nel 2010, per “opportunità” si è fondato sul dato
più recente (sentenza impugnata, consid. 36.1). AO 1 obietta nelle sue
osservazioni all'appello che durante la vita in co­mune l'azienda ha sempre generato un'entrata di fr. 15 000.­­–/ 20 000.– annui
e sottolinea che i versamenti dell'azienda a S__________, cui il marito è
legato sentimentalmente, non si giustificano, la maggior parte del lavoro agricolo
essendo svolta dall'appellante stesso, mentre
S__________ risiede durante la settimana nella Svizzera tedesca, sicché
il reddito dell'azienda va stimato in almeno fr. 1000.– mensili.

 

                                       L'appellante
lamenta che il Pretore abbia accertato il reddito dell'azienda in fr. 166.65
mensili rispetto ai fr. 77.37 mensili da lui fatti valere, ma non spiega
perché, fondandosi sugli accertamenti più recenti dell'autorità tributaria, il
primo giudice avrebbe apprezzato erroneamente le prove. Per di più, egli non
indica nemmeno quali atti documentino le cifre relative al rendimento aziendale
degli ultimi quattro anni da lui asserito, ciò che rende l'appello già a prima
vista irricevibile per carenza di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1
CPC). La convenuta da parte sua pretende di imputare al­l'azienda agricola un
reddito analogo a quello precedente la separazione dei coniugi, ma dimentica
che a quel tempo il marito poteva contare sulla sua collaborazione essenzialmente
gratuita, la quale gli è venuta a mancare. Quanto ai versamenti in favore di S__________,
riconosciuti dall'autorità fiscale, le obiezioni dell'appellata non bastano per
definirli ingiustificati o esagerati.

 

                                        Circa
il “debito mantenimento” di AP 1 dopo il divorzio, il Pretore lo ha calcolato in
fr. 2468.– mensili (minimo 

                                      esistenziale
del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 600.–, premio
della cassa malati fr. 292.–, premio del “terzo pilastro” dato a pegno del
debito ipotecario fr. 123.02, contributo AVS fr. 72.10, imposte cantonali
fr. 78.47, imposte comunali fr. 88.20, IFD fr. 14.35). L'appellante chiede
di portarlo a fr. 2714.04 mensili per tenere conto del fatto ch'egli dovrà reintegrare
il “terzo pilastro” posto a pegno del debito ipotecario, “terzo pilastro” cui
egli dovrà attingere per versare alla moglie la liqui­dazione del regime dei
beni. Una volta ancora però egli trascura qualsiasi indicazione sugli atti dai
quali risulterebbe ch'egli sarà tenuto a ricostituire il “terzo pilastro” a
ridosso del pensionamento ordinario. Tutto si ignora poi sui calcoli da lui svolti
per determinare l'eventuale premio supplementare. Motivato una volta di più in modo
insufficiente (sotto il profilo dell'art. 311 cpv. 1 CPC), l'appello sfugge così
a ulteriore disamina. Ne segue che l'appellante dispone di entrate per fr.
4150.– mensili a fronte di un fabbisogno personale dopo il divorzio di fr.
2468.– mensili, ciò che gli garantisce un margine di circa fr. 1680.– mensili. Il
1° luglio 2015 egli si vedrà ridurre la pensione a fr. 2819.75, ma potrà
contare sulla rendita AVS, che può essere prudentemente stimata in un importo
pari a quello percepito dalla moglie (fr. 1311.– mensili). Anche volendo supporre
che con l'avanzare degli anni egli dovrà rinunciare all'attività agricola, i
suoi redditi non dovrebbero risultare inferiori perciò a fr. 4130.– a
fronte di un fabbisogno personale (da cui vanno dedotti i contributi AVS di fr.
72.10 mensili) stimabile in fr. 2396.– mensili. Ciò gli lascerà un agio presumibile
di circa fr. 1730.– mensili.

 

                                       Dal
profilo della sostanza, è vero che l'appellante sarà tenuto a versare alla moglie
circa fr. 61 000.– in liquidazione
del regime dei beni e che tale esborso potrebbe azzerare i suoi risparmi. È
altrettanto vero però ch'egli possiede immobili a __________, tra cui l'abitazione
familiare stimata fr. 211 200.– (oltre
a fr. 75 200.– per il solo
terreno: sentenza impugnata, consid. 9), sia pur gravata di un'ipoteca di fr.
150 000.–, e un rustico stimato fr. 38 000.– (perizia, pag. 10), per tacere di altre
particelle (n. __________, n. __________ e n. __________: doc. S, V, Z). Egli
conserva una spettanza inoltre nell'eredità materna, seppure in comunione con sette
fratelli, sui noti attivi transitati presso la Banca __________ a __________, su circa fr. 90 000.– depositati su conti
della madre e sugli immobili di lei a __________ (doc. X richiamato dall'Ufficio
delle imposte di successione e donazione). Non fa dubbio in definitiva che la
sua situazione finanziaria sia di gran lunga migliore rispetto a quella della moglie.

 

                                  g)  Non
si disconosce che nel caso specifico la moglie ha quasi sei anni più del
marito, ma l'aspettativa di vita di lei (17.8 anni per una donna di 70 anni) per
rapporto a quella dell'appellante (19.9 anni per un uomo di 64 anni) tempera
notevolmente le conseguenze legate alla differenza d'età (Statistica svizzera, Speranza
di vita, tabelle in: www.bfs.admin.ch/bfs/portal/ it/index/themen/01/.../04.html). Sta di fatto che per integrare la rendita AVS fino a coprire il
proprio fabbisogno tenendo conto della sua aspettativa di vita AO 1 necessiterebbe
di un capitale addirittura più alto della metà di quanto il marito ha accumulato
durante il matrimonio (fr. 15 780.–
annui per 17.8 anni). Tutto ponderato, in ultima analisi non si intravedono ragioni
per scostarsi dal principio per cui l'“inden­nità adeguata” spettante alla
moglie secondo l'art. 124 cpv. 1 CC debba ammontare alla metà di quanto accumulato
dal marito in costanza di matrimonio, ossia a fr. 241 407.70. Tanto meno ove si pensi che qualora
un caso di previdenza intervenga per il coniuge debitore poco prima della
sentenza di divorzio, il criterio del riparto a metà assume particolare importanza
(Pichon­naz, op. cit., n. 44 ad
art. 124 CC).

 

                                  h)  Rimane
da esaminare se l'appellante sia in grado di versare l'indennità appena citata
e in che modo. Ora, un versamento di fr. 241 407.70
in capitale non può equamente essergli imposto, già per il fatto che AP 1 non ha
liquidità sufficiente. Certo, egli potrebbe realizzare i propri immobili e cedere
la propria spettanza nella successione materna, ma ciò richiederebbe tempo e lo
priverebbe di un alloggio (la casa costruita sulla particella n. 295) a un costo
particolarmente modico. Quanto all'alternativa di un pagamento rateale, la
soluzione appare impraticabile, la scarsa liquidità del debitore implicando
centinaia di scadenze mensili, con tutti gli inconvenienti e i rischi che
deriverebbero alla creditrice.

 

                                       In
circostanze del genere non resta che far capo alla possibilità – sussidiaria –
di una rendita (Pichonnaz, op.
cit., n. 65 ad art. 124 CC). A tal fine bisogna dipartirsi dall'ammontare dell'indennità
adeguata (nel senso dell'art. 124 cpv. 1 CC), che va convertita in rendita secondo
i coefficienti della tavola n. 1 pubblicata da Stauffer/Schae­t­zle
(Pichonnaz, op. cit., n. 68 e 69
ad art. 124 CC). L'appellante reputa applicabile il coefficiente 14.04 riferito
a una donna di 70 anni. Se non che, il pagamento della rendita si estingue alla
morte del debitore. La capitalizzazione deve avvenire pertanto secondo il
coefficiente applicabile al marito, ossia a un uomo di 64 anni (esempio di
calcolo in: Baumann/Lauter­burg,
FamKom Scheidung, 2ª edizione, n. 77 ad art. 124 CC). Dipartendosi da un capitale
di fr. 241 407.70, suddiviso per il
coefficiente 13.65 (Stauffer/Schae­t­zle,
Tables de capitalisation, 5ª edizione, tavola n. 1), si ottiene una
rendita annua di fr. 17 685.55,
pari a fr. 1475.– mensili (arrotondati). Si tratta di una somma che con la propria
disponibilità di fr. 1680.– mensili (sopra, consid. f) l'appellante è senz'altro
in grado di corrispondere. Di per sé inoltre la rendita andrebbe ancorata all'indice
nazionale dei prezzi al consumo, ma i redditi di AP 1 non sono – né saranno –
necessariamente adeguati al rincaro. Si giustifica così di prevedere un adeguamento
limitato alla misura in cui seguiranno l'evoluzione dei prezzi al consumo anche
le rendite del debitore. In parziale accoglimento dell'appello, il dispositivo n. 6
della sentenza impugnata va perciò modificato di conseguenza.

 

                             8.  In merito al contributo alimentare
per la moglie dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) il Pretore ha ribadito che,
vista la lunga durata del matrimonio, AO 1 ha diritto di conservare il tenore
di vita raggiunto durante la comunione domestica. Accertati i 

                                  red­diti e i fabbisogni personali
delle parti, dedotti tali fabbisogni dall'insieme dei redditi egli ha ottenuto un'eccedenza
di

                                  fr. 1026.– mensili in base
alla quale ha stabilito un contributo 

                                  alimentare di fr. 800.– mensili per AO 1 fino al 30 giugno
2005 e di fr. 600.– mensili in seguito, senza limiti di tempo.

 

                                  a)   I
criteri che presiedono allo stanziamento di un contributo ali­mentare dopo il
divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare
(art. 125 cpv. 2 CC) sono già stati diffusamente illustrati da questa Camera
(RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferimenti). Ai fini dell'attuale
giudizio basti ricordare che un contributo alimentare è dovuto se il matrimonio
ha influito in modo concreto sulla situazione finanziaria del coniuge creditore.
Ciò è il caso di regola quando un matrimonio sia durato oltre dieci anni, come
in concreto, sicché entrambi i coniugi hanno diritto – per 

                                       prin­cipio
– di conservare anche dopo il divorzio il tenore di vita sostenuto durante la
comunione domestica (sopra, consid. 7e). L'art. 125 CC non conferisce
automaticamente, tuttavia, un diritto al mantenimento: il principio dell'autonomia
prevale sul diritto al contributo, come si arguisce dall'art. 125 CC. Un
coniuge può pretendere un contributo             ali­mentare, di conseguenza,
solo qualora non sia in grado di provvedere da sé al proprio “debito
mantenimento” e l'altro coniuge disponga di una capacità contributiva
sufficiente (DTF 137 III 105 consid. 4.1.2, 135 III 61 consid. 4.1 con rinvii).

 

                                        Per
definire il contributo alimentare dovuto a un coniuge in caso di matrimonio con
influsso concreto sulla sua situazione finanziaria delle parti si procede così
in tre tappe (DTF 137 III 106 consid. 4.2 con rinvii). In primo luogo si
determina il livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica,
livello che entrambi hanno diritto di conservare per quanto possibile anche in
seguito, a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una lunga separazione
(oltre dieci anni), facendo stato allora il tenore di vita sostenuto durante la
separazione. In secondo luogo si esamina in che misura ogni coniuge
possa sopperire da sé al proprio mantenimento fissato come si è appena
descritto. In terzo luogo, sempre che in esito alla seconda tappa il
coniuge richiedente non risulti poter finanziare da sé il proprio mantenimento
oppure ciò non possa essere ragionevolmente preteso da lui, si valuta equamente
la capacità contributiva dell'altro coniuge e si fissa il contributo in base al
principio della solidarietà (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2011.191
del 16 dicembre 2013, consid. 7).

 

                                  b)  Nella
fattispecie la vita in comune dei coniugi è durata, senza contare la convivenza
previa, 23 anni e il riparto dei ruoli ha influito manifestamente sulla
situazione finanziaria della moglie, la quale dopo il matrimonio ha esercitato
un'attività lucrativa meramente sporadica. Ch'essa abbia optato per il governo
della casa di sua spontanea volontà poco interessa. Importa che per atti
concludenti AP 1 si sia accomodato di tale stato di cose. Ora, per quanto attiene
al primo stadio del ragionamento illustrato dianzi, il Pretore ha omesso di
accertare il tenore di vita dei coniugi durante la comunione domestica,
limitandosi a calcolare i loro fabbisogni personali dopo il divorzio. AO 1 non
contesta ad ogni modo che il suo “debito mantenimento” dopo lo scioglimento del
matrimonio corrisponda a tale fabbisogno, né l'appellante muove obiezioni al
proposito, né tanto meno spetta a questa Camera indagare d'ufficio, in materia
di contributi alimentari fra coniugi applicandosi il principio dispositivo (art.
277 cpv. 1 CPC). Ne discende che per conservare il livello di vita acquisito
durante la comunione domestica AO 1 abbisogna di fr. 2626.– mensili (sopra,
consid. 7e).

 

                                  c)   L'art.
125 cpv. 1 CC subordina lo stanziamento di un contributo alimentare dopo il
divorzio – come detto – alla condizione di non potersi pretendere che un
coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento, “inclusa un'adeguata
previdenza per la vecchiaia”. In concreto AO 1 percepisce una rendita AVS di
fr. 1311.– mensili. Se a ciò si aggiunge la rendita fissata da questa Camera in
fr. 1473.80 mensili come “adeguata indennità” a norma dell'art. 124 cpv. 1 CC, AO
1 disporrà dopo il divorzio di complessivi fr. 2784.80 mensili che le
consentiranno di finanziare il suo “debito mantenimento” di fr. 2626.– mensili.
Ciò non lascia spazio a un contributo alimentare fondato sull'art. 125 cpv. 1
CC. Su questo punto l'appello merita dunque accoglimento e il contributo di mantenimento
fissato dal Pretore va annullato.

                            III.  Sulle spese processuali e le
ripetibili

 

                             9.  Le spese dell'appello presentato
da AO 1 seguono il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). L'attore, che ha formulato osservazioni all'appello per il tramite di
un avvocato, ha diritto a un'equa indennità per ripetibili, commisurata all'entità
dei valori in gioco (ulteriori fr. 53 844.– in liquidazione del regime dei beni, diritto
d'abitazione vitalizio nell'abitazione familiare dietro versamento di fr. 500.–
mensili).

 

                                  Le spese dell'appello presentato AP
1, non scevro di prolissità, vanno suddivise secondo il vicendevole grado di
soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). L'appellante vede accogliere il suo ricorso sul
contributo alimentare per la moglie (soppresso) e sul rimborso dei contributi
provvisionali pagati in eccesso. Vede ridurre altresì quanto spetta a AO 1 in
liquidazione del regime matrimoniale (seppure non nella misura richiesta), mentre
vede respingere la riduzione dell'“indennità adeguata” da lui dovuta giusta l'art.
124 cpv. 1 CC, ancorché ottenga il diritto di pagare sotto forma di rendita.
Considerati i valori in gioco, nel complesso si giustifica di suddividere equitativamente
le spese a metà e di compensare le ripetibili. 

 

                                  L'esito del giudizio odierno non
influisce apprezzabilmente, per contro, sul dispositivo di primo grado inerente
agli oneri processuali (ripartiti a metà) e alle ripetibili (compensate), tanto
meno ove si pensi che nelle cause del diritto di famiglia va annessa
particolare importanza in materia di spese giudiziarie al criterio dell'equità (Rep.
1996 pag. 137 consid. 7; altri riferimenti in: Cocchi/Trezzini,
CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 34 ad art. 158 CPC).

 

                            IV.  Sui rimedi giuridici a livello
federale           

 

                           10.  Circa i rimedi esperibili
contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), nel
caso specifico il valore litigioso raggiunge ampiamente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                  I.  Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello di AO 1 è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                             II.  Le spese processuali
di tale appello, di fr. 2500.–, sono poste a carico di AO 1, che rifonderà a AP
1 fr. 3500.– per ripetibili.

                                

                            III.  Nella misura in cui è ricevibile,
l'appello di AP 1 è parzial­mente accolto, nel senso che i dispositivi n. 3, 5
e 6 della sentenza impugnata sono così riformati:

                                   3.   Non
sono dovuti contributi di mantenimento fra coniugi.

                                  5.   AP
1 è condannato a versare a AO 1, in liquidazione del regime dei beni, la somma
di fr. 61 642.10 in due rate di
fr. 30 821.05 ognuna, la prima entro 60 giorni e la seconda
entro 10 mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza.

                                         6.   AP
1 è condannato a versare a AO 1, a titolo di indennità ade­guata giusta l'art.
124 cpv. 1 CC, una rendita vitalizia fr. 1475.– mensili. L'ammontare della rendita è ancorato al rincaro nella stessa
misura in cui risulteranno adeguate al rincaro le rendite AVS e LPP percepite
dal debitore.

 

                           IV.  Le spese di tale appello, di fr. 2500.–
da anticipare dall'appellante, sono poste a carico delle parti in ragione di metà
ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                            V.  Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Vallemaggia.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).