# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7cd1b8af-e749-5d89-ba01-03b5ce8a76c2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 09.03.2010 (pubblicato) 12.2003.61
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2003-61_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2003.61

  	
  Lugano

  12 maggio
  2004/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Chiesa e Epiney-Colombo

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.1997.534
(azione di rendiconto) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1
promossa con petizione 10 luglio 1997 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  patrocinata da: PA
  2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  patrocinato da: PA 1 

   

  nella quale è intervenuto in lite in favore del convenuto

   

  IN 1 

  patrocinato da: PA 3 

   

  

 

con cui
l'attrice ha chiesto di far ordine al convenuto di rendere conto dell'operato
nell'ambito dell'esecuzione di ogni mandato a lui conferito dal de cuius prof. __________
(1910-1993) e di consegnarle un rendiconto scritto e dettagliato di tutti gli
averi documentari e bancari relativi al mandato del defunto prof. __________,
con particolare riferimento alla __________ e __________ con sede a _____e alla
__________ con sede a______, descrivendo tutti i beni appartenenti alle citate
fondazioni e società e le situazioni bancarie e allegando i relativi estratti
conti patrimoniali e i documenti di apertura dei vari conti bancari concernenti
gli averi facenti capo alle citate fondazioni e società;

 

domanda
avversata dal convenuto e dall'intervenuto in lite __________, che hanno
postulato la reiezione della petizione e che il Pretore, con sentenza 26
febbraio 2003, ha accolto; 

 

appellante
il convenuto con atto di appello con cui chiede la riforma del querelato
giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili
di entrambe le sedi,

 

mentre
l'attrice, con osservazioni, propone la reiezione del gravame con protesta di
spese e ripetibili,

 

letti
ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,

 

 

 

Ritenuto 

 

in fatto:                    A.   __________, cittadino italiano, è deceduto a Pisa il 6 dicembre
1993, lasciando quali eredi legittimi la vedova __________ __________ e i figli
__________, __________, __________ e __________. Nel testamento olografo del 15
ottobre 1988, completato con un codicillo 15 settembre 1990 e pubblicato il 23
dicembre 1993, __________ ha nominato il figlio __________ erede universale, ha
lasciato alla moglie e alle tre figlie la porzione legittima e ha nominato suo
esecutore testamentario __________ (doc. C). __________, __________, __________
e __________ hanno sottoscritto il 20 maggio 1994, nello studio dell'avv. __________
a __________, una convenzione nella quale hanno preso atto di tutte le
risultanze di cui alle fondazioni __________ e __________, hanno riconosciuto
la proprietà esclusiva di __________ sulla __________ e sulla __________ __________,
si sono dati atto che la __________ di __________ era a libera disposizione di __________
__________ e si sono impegnati a dare istruzioni alle amministrazioni per
destinare i fondi di __________ e __________ (doc. 5). La vedova __________ __________
ha rinunciato all'eredità il 9 dicembre 1994 (comparsa di costituzione 21.2.2001
al Tribunale di __________, fascicolo corrispondenza diversa). Il 21 dicembre
1994 __________, __________, __________ e __________ hanno dichiarato di
"accettare e fare piena e incondizionata acquiescenza alle disposizioni
testamentarie del padre prof. __________ ", nato a __________ il 22.2.1910
e defunto il 6.12.1993, "di cui al testamento olografo 15 ottobre 1988 e
codicillo 15 settembre 1990" (doc. 4). Il 2 febbraio 1995 i quattro eredi __________
hanno diviso le azioni della __________, __________ e della __________ Sarl,
Lisbona (doc. 2 e 3). __________ e __________ hanno promosso il 21 febbraio
1997 una causa civile davanti al Tribunale di __________ per accertare la
lesione della loro legittima, la conseguente inefficacia delle attribuzioni operate
illecitamente e l'obbligo di restituzione da parte di __________ e risarcitorio
da parte di __________ (doc. I).

 

                                  B.   Con petizione 10 luglio 1997 __________ e __________ hanno convenuto
in causa __________ davanti alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1,
affinché fornisse un rendiconto scritto e dettagliato di tutti gli averi
documentari e bancari relativi al mandato del defunto prof. __________, con
particolare riferimento alla __________ e __________ con sede a Vaduz e alla __________
con sede a Lussemburgo, descrivendo tutti i beni appartenenti alle citate
fondazioni e società e le situazioni bancarie e allegando i relativi estratti
conti patrimoniali e i documenti di apertura dei vari conti bancari concernenti
gli averi facenti capo alle citate fondazioni e società. La causa è stata
sospesa il 28 agosto 1997 ed è poi stata riattivata con ordinanza 5 dicembre
1997. Con istanza dell'8 gennaio 1998 __________ ha dichiarato di intervenire
in lite a favore di __________. Il Pretore ha accolto l'istanza il 18 febbraio
1998. Nella risposta del 15 maggio 1998 __________ ha sollevato eccezione di
improponibilità per la convenzione 20 maggio 1994 sottoscritta dagli eredi __________,
ha negato di aver ricevuto un mandato da __________ e ha chiesto di respingere
la petizione. Nella propria risposta del 22 maggio 1998 __________ ha proposto
la reiezione della petizione. Nella replica del 25 giugno 1998 __________ e __________
hanno riproposto le domande di petizione. Nella duplica 14 settembre 1998 __________
ha confermato la propria risposta, così come __________ nella proprio duplica
del 12 ottobre 1998. All'udienza preliminare del 1° dicembre 1998 le parti
hanno mantenuto le rispettive domande di giudizio e hanno offerto mezzi di
prova. Un'istanza di assunzione suppletoria di prove presentata il 22 aprile
1999 da __________ è stata respinta dal Pretore il 23 luglio 1999. Con
ordinanza del 24 gennaio 2000 il Pretore ha ordina la congiunzione della causa
con quella avviata dalle attrici contro la società __________ __________ con
petizione 16 marzo 1998 (inc. OA.98.197).

 

                                  C.   In
corso di istruttoria __________ ha presentato il 16 febbraio 2001 un'istanza di
assunzione suppletoria delle prove/restituzione in intero, che il Pretore ha
accolto con decreto 8 agosto 2001, ammettendo l'audizione della teste __________,
da lui ritenuta necessaria in seguito all'impossibilità di __________ di
rispondere alle domande di interrogatorio formale siccome vincolato dal segreto
di funzione. Con decreto di stessa data il Pretore ha poi dimesso dalla lite
l'attrice __________, desistente. L'appello interposto il 29 agosto 2001 da ______
__________ contro il decreto 8 agosto 2001 relativo all'assunzione suppletoria
di prove/restituzione in intero, è rimasto in attesa, il Pretore non avendo
conferito al gravame l'effetto sospensivo. Esperita l'istruttoria, le parti
hanno presentato i loro memoriali scritti il 4 , 5 e 7 febbraio 2003 e al
dibattimento finale del 13 febbraio 2003 hanno confermato le loro rispettive
domande di giudizio.

 

                                  D.   Statuendo il 26 febbraio 2003, il Pretore ha accolto l'azione di
rendiconto e ha fatto ordine a __________ di produrre all'attrice entro 30
giorni un rendiconto scritto e dettagliato di tutti gli averi documentari e/o
bancari relativi al mandato del defunto prof. __________, con particolare
riferimento alla __________ __________ e __________, con sede a __________ e
alla __________, con sede a __________, descrivendo tutti i beni appartenenti
alle citate fondazioni e società e le situazioni bancarie e allegando i
relativi estratti conti patrimoniali e i documenti di apertura dei vari conti
bancari concernenti gli averi facenti capo alle citate fondazioni e società,
con la comminatoria dell'art. 292 CPS. La tassa di giustizia e le spese sono state
poste a carico del convenuto, tenuto a rifondere all'attrice fr. 6'000.- per
ripetibili. Il Pretore ha emanato lo stesso giorno un'analoga sentenza nella
causa parallela avviata contro __________ (inc. OA.98.197), passata
incontestata in giudicato.

 

                                  E.   __________
è insorto contro la citata sentenza pretorile con atto di appello del 12 marzo
2003, con cui chiede in riforma del giudizio impugnato la reiezione della
petizione e conferma il precedente appello presentato il 29 agosto 2001 contro
il decreto che ammetteva l'assunzione della testimone __________. Nelle proprie
osservazioni del 15 maggio 2003 l'attrice propone sia la reiezione dell'appello
12 marzo 2003 sia la reiezione dell'appello del 29 agosto 2001, e la conferma
del giudizio pretorile.

 

 

e considerando

 

in diritto:                  1.   Prima
di entrare nel merito dei due appelli, è necessario evadere la censura d'ordine
relativa alla facoltà di produrre nuova documentazione in questa sede. La
procedura di appello, volta a verificare la decisione del primo giudice, senza
che le emergenze processuali possano essere mutate (Cocchi/Trezzini, CPC
massimato e commentato, m. 1 ad art. 321), implica il divieto di produrre in
questa sede nuova documentazione (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC; Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 20 e 23 ad art. 321). Ne discende che i documenti prodotti
dall'appellante l'11 luglio 2003 e il 29 ottobre devono essere estromessi
dall'incarto, trattandosi di documentazione nuova, pacificamente mai prodotta
in causa davanti al Pretore, come per altro ammette il convenuto medesimo. 

 

                                         Appello
contro il decreto 8 agosto 2001

 

                                   2.   Con
decreto 8 agosto 2001 il Pretore ha disposto in accoglimento dell'istanza 16
febbraio 2001 di parte attrice l'audizione della teste __________, poiché tale
prova si era resa necessaria in seguito al rifiuto di __________ di rispondere
alle domande di interrogatorio formale, ritenendosi legato dal segreto
professionale. Il convenuto rimprovera al Pretore di aver ammesso tale prova
nonostante la negligenza dell'attrice, che era a conoscenza dell'esistenza
della testimone e del suo ruolo nella vicenda già prima di promuovere la causa,
come dimostrato dal doc. R di causa, dal quale risulta che __________ è nel
consiglio di amministrazione di __________ dal 26 febbraio 1992. L'attrice sapeva
inoltre che il convenuto si sarebbe prevalso del segreto professionale, come
annunciato sin dai primi atti processuali, di modo che il non avere indicato la
testimone in questione all'udienza preliminare costituisce una palese
negligenza, che non può essere sanata. 

 

                                         Il
convenuto ha ammesso di aver agito come mandatario di persone giuridiche e
fisiche estranee al padre dell'attrice e di essersi occupato della costituzione
e dell'amministrazione di società di diritto estere (cfr. conclusioni, pag. 5).
Un'attività di questo tipo non rientra nell'esecuzione di un mandato di
avvocato in senso stretto e sfugge pertanto alla protezione del segreto
professionale (Jean-Pierre Gross, Le secret professionnel de l'avocat,
pag. 11 e 12, CFPG Lugano 2003), di cui può prevalersi solo la persona titolare
del brevetto di avvocato che svolge attività in regime di monopolio. Avviando
un'azione di rendiconto nei confronti di una persona che aveva svolto attività
di amministrazione societaria, non soggetta al monopolio dell'avvocato,
l'attrice non aveva motivo di ritenere che il convenuto potesse insistere nel
prevalersi di un segreto professionale estraneo alle attività da lui svolte,
ciò che non poteva ignorare proprio per la sua formazione giuridica e
professionale. È ben vero che l'attrice era al corrente sin dall'avvio della
causa dell'esistenza di __________ attiva in __________ dal 1992, come
attestato dal documento R agli atti, ma l'audizione non si sarebbe resa
necessaria se l'interrogatorio formale del convenuto si fosse svolto in altro
modo. L'appello 29 agosto 2001 deve dunque essere respinto.

 

                                         Appello
12 marzo 2003

 

                                   3.   Nella fattispecie il Pretore ha esaminato i requisiti dell'azione di
rendiconto ai sensi dell'art. 400 CO, vale a dire l'esistenza di un rapporto di
mandato tra il de cuius et il convenuto e la qualità di eredi di coloro
che richiedono il rendiconto. Egli ha constatato che il convenuto aveva agito
come mandatario del padre dell'attrice, in particolare occupandosi delle entità
giuridiche oggetto dell'azione di rendiconto anche dopo la loro costituzione,
come confermato dalle deposizioni testimoniali dell'esecutore testamentario___,
dell'avv. __________, di __________ e dalle risultanze dell'edizione di
documenti dal______, attestanti che le segretarie del convenuto erano coinvolte
nelle due fondazioni del Liechtenstein. Non era quindi intervenuta la
prescrizione dell'azione di rendiconto. Sulla qualità di erede dell'attrice, il
Pretore ha analizzato la situazione dal profilo del diritto italiano applicabile,
ed è giunto alla conclusione che l'attrice aveva interesse ad ottenere il
rendiconto per avere le informazioni necessarie all'azione di riduzione da lei
promossa in Italia, la divisione dell'eredità non potendosi ritenere
completata. Infine, il primo giudice ha ritenuto che il padre dell'attrice era
l'avente diritto delle due fondazioni del Liechtenstein e della società
lussemburghese, così che le informazioni chieste al convenuto, detentore della
documentazione rilevante delle stesse, rientrano nell'obbligo di rendiconto, al
quale non può essere opposto il segreto professionale. 

 

                                   4.   Il
convenuto ribadisce nel proprio appello del 12 marzo 2003 di avere tutt'al più
prestato consulenza per la costituzione delle due fondazioni __________ e __________,
nel lontano 1984 e 1989, e di essere stato depositario dei duplicati degli atti
costitutivi e degli statuti accessori delle fondazioni (appello, pag. 3), ma di
non aver avuto dopo la costituzione delle fondazioni un rapporto di mandato con
il padre dell'attrice, che conduceva personalmente i propri rapporti d'affari.
A titolo abbondanziale egli sostiene che l'attrice non ha alcun interesse
all'azione di rendiconto, poiché essa ha accettato le disposizioni
testamentarie del padre, ha firmato atti divisionali con gli altri eredi e non
ha comunque pretese ereditarie sui beni delle fondazioni del Liechtenstein, una
delle quali estinta nel 1996 a opera del beneficiario. Infine, l'appellante
rileva che nel dispositivo figurano società di cui egli mai ebbe a occuparsi,
lamenta l'assenza di prove al riguardo e si duole della genericità del
dispositivo laddove lo obbliga al rendiconto su società non menzionate. 

 

                                   5.   Giusta
l'art. 400 CO il mandatario, a ogni richiesta del mandante, è obbligato a
rendere conto del suo operato. Il diritto di rendiconto sussiste anche dopo la
conclusione del rapporto contrattuale (Fellmann, Berner Kommentar, n. 63
ad art. 400 CO). Esso ha carattere imperativo ed è inalienabile, tanto che
nemmeno il segreto bancario vi può fare ostacolo (Fellmann, op. cit., n.
58 ad art. 400 CO; ZR 101/2002 n. 26 pag. 100). La dottrina interpreta in modo
ampio il concetto di rendiconto, che comprende tutte le informazioni utili al
mandante (Fellmann, Berner Kommentar, n. 19 ad art. 400 CO) e si estende
a tutte le informazioni che il mandatario deve al mandante sulle attività
svolte per l'esecuzione del mandato (Werro, Commentaire romand, n. 4 ad
art. 400 CO; Renate Pfister-Liechti, Mesures provisionnelles et droit des
successions, Journée 1995 de droit bancaire et financier, pag. 116 e rif. alla
nota 18; Aubert/Haissly/Terracina, Responsabilité des banques suisses à
l'égard des héritiers, in: SJZ 92/1996 pag. 137). 

 

                                  a)   Alla morte
del mandante, il diritto al rendiconto passa ai suoi eredi, che possono
esercitarlo individualmente (Werro, op. cit., n. 9 ad art. 400 CO; Fellmann,
op. cit., n. 103 ad art. 400 CO). Ogni singolo erede del mandante ha quindi il
diritto di ricevere informazioni sul rapporto contrattuale che lo legava al
mandatario nell'ambito del rendiconto (Béguin, Secret bancaire et successions,
in: Bernasconi, Les nouveaux défis du secret bancaire suisse, Losanna e Bellinzona,
1996, pag. 23 ss.). Il mandatario deve di principio dare a un erede legittimo
le medesime informazioni che avrebbe dovuto dare al suo mandante (Rep. 1999 p. 215) e ciò già per il
solo fatto che gli eredi, stante il principio dell’universalità della
successione, subentrano nella posizione contrattuale del cliente stesso (Aubert/Béguin/Bernasconi/ Graziano-von Burg/Schwob/ Treuillaud,
Le secret bancaire suisse, 3. ed., Berna 1995, p. 308 e segg., in particolare
p. 345; Aubert/Haissly/Terracina, Responsabilité des banques suisses à
l’égard des héritiers, in SJZ 1996 p. 139 e segg.; Béguin, op. cit.,
p. 24 e 27 e segg.; Cocchi, Commentaire - L’obligation de la banque de renseigner
les héritiers, in Bernasconi, op. cit., p. 44; Taisch, Persönlichkeitsschutz
und Bankgeschäft - Aspekte aus schweizerisch-liechtensteinischer Sicht, in SJZ
1996 p. 275; DTF 74 I 485, 89 II 93; Rep. 1993 p. 206; ICCA 3 aprile 1998 in re H./H.; cfr.
pure Stanislas, Ayant droit économique et droit civil: le devoir
de renseignements de la banque, in SJ 1999 II p. 437 e seg.; Cretti,
Le gérant de fortune face aux héritiers, in ST 1998 p. 914; Frigerio,
La convenzione di conto congiunto solidale e i diritti degli eredi del titolare
defunto, in Rep. 1994 p.180).

 

                                  b)   Nei
confronti degli eredi legittimi, il mandatario ha l'obbligo di informarli degli
elementi che permettono loro di promuovere un'azione in riduzione o di far
rispettare l'obbligo di collazione previsto dal diritto applicabile alla
successione (DTF 90 II 365, JdT 1965 I 325). È controverso in dottrina il
quesito a sapere se il mandatario deve informare un singolo erede su conti e
relazioni non con il mandante, ma con entità a scopo successorio costituite dal
defunto o su suo ordine (Stanislas, op. cit., pag. 440 e ss.). La Cour
de justice del Canton Ginevra ha ammesso il diritto di rendiconto di un erede
nel caso di una fondazione di famiglia i cui beni appartenevano senza ombra di
dubbio al defunto e rientravano quindi nella sua massa successoria (ACJC n. p.
no 965 del 7 agosto 1997). In un altro caso la Cour de Justice ha riconosciuto
a un erede legittimo non solo il diritto di esigere informazioni sui conti di
cui il defunto era avente diritto economico, ma anche quello di esigere i nomi
delle persone beneficiarie di versamenti provenienti da conti di cui il defunto
era titolare o avente diritto economico, tali informazioni essendo indispensabili
per permettere all'erede di avviare i passi necessari alla ricostituzione della
sua porzione legittima (ACJC/965/1997 nella causa C/I0154/1997; Stanislas,
op. cit., pag. 442). Secondo la dottrina più recente, il mandatario che ha
partecipato alla costruzione giuridica allestita per eludere la legittima degli
eredi ha l'obbligo di rendere conto all'erede legittimo che ne fa richiesta (Aubert/Haissly/Terracina,
op. cit., pag. 147/148; Béguin, op. cit., pag. 39). 

 

                                   6.   In
concreto il convenuto ha ammesso di aver prestato consulenza in occasione della
costituzione delle fondazioni di Vaduz, da ultimo nel 1989, negando ogni altra
sua prestazione professionale nei confronti del padre dell'attrice.
L'istruttoria ha tuttavia dimostrato che il coinvolgimento dell'appellante
nelle attività delle note fondazioni si è protratto anche dopo la loro
costituzione. __________, alle dipendenze del convenuto dal 1972, è stata
amministratrice della __________ dal 1992 al 1996 (doc. R). Essa ha invero
deposto di non aver mai ricevuto istruzioni dal convenuto per la ____ed ha
riferito di essere stata all'oscuro delle attività e dei mezzi finanziari della
società, di cui si limitava a pagare le fatture, inviate dallo studio dell'avv.
__________ a quello dell'avv. __________, all'attenzione di __________
(deposizione testimoniale 5 ottobre 2001, pag. 2). Quest'ultima era entrata nel
1991 anche nel consiglio di amministrazione della __________ __________, che
figura nel consiglio di amministrazione di __________ e di __________, ma ha
affermato di non essere stata al corrente di conti bancari di __________, né
della sua attività, di non aver mai rilasciato procure generali a terzi per
operare con la ditta e di ignorare "chi ci sia dietro la __________ "
(verbale, pag. 4). La testimone ha ammesso che il convenuto era informato della
sua attività di amministratrice, negando nondimeno che egli le avesse dato
istruzioni e rifiutando di rispondere a determinate domande per non infrangere
il segreto professionale verso terzi attivi con la __________. L'esecutore
testamentario della successione _____in Italia, prof. __________, ha dato atto
che "il prof. __________ si serviva dell'attività __________ "
(deposizione rogatoriale 5 aprile 2001) anche se non ha saputo precisare quale
tipo di mandato avesse conferito né la durata dello stesso. L'avv. __________,
rappresentante legale e membro fondatrice della______Stiftung, ha precisato che
la __________ è stata membro del consiglio di fondazione di __________ fin
dalla sua costituzione, e che le fatture per quest'ultima (onorari, imposte)
venivano inviate all'avv. __________, al quale erano stati inviati i documenti
della costituzione (deposizione rogatoriale 20 marzo 2001, risposte 5, 6).
L'avv. __________ ha altresì riferito che il prof. __________ __________ era in
vita il beneficiario principale di ogni diritto patrimoniale per capitale
interessi ed averi della __________, come pure che egli era indirettamente il
vero fondatore, anche se il mandato di costituzione non proveniva direttamente
da lui (risposta 9). La situazione era analoga per la __________, di cui l'avv.
__________ era fondatrice fiduciaria e membro del consiglio di fondazione dalla
sua costituzione al suo scioglimento, avvenuto il 13 marzo 1996 (risposta 13,
15). Anche per la __________ la corrispondenza e le fatture da pagare venivano
inviate all'avv. __________, al quale era stata inviata la documentazione di
costituzione (risposta 18 e 19) e anche in questo caso il beneficiario
principale era in vita il prof. __________, indirettamente fondatore (risposta
21).

 

                                   7.   Un'altra
segretaria del convenuto, __________, ha preso atto durante la sua audizione
testimoniale di non essere stata svincolata dal segreto professionale a opera
degli interessati e ha quindi rifiutato di rispondere a quasi tutte le domande
che le sono state rivolte sui rapporti intercorsi tra il prof. __________ e il
convenuto (deposizione testimoniale del 6 giugno 2000). Come si è visto,
tuttavia, non ogni attività professionale dell'avvocato – e di riflesso delle
persone che con lui lavorano – è coperta dal segreto professionale. Nella
fattispecie il convenuto ha ammesso di aver prestato consulenza al prof. __________
nella costituzione di fondazioni a Vaduz, attività questa che non rientra in
quelle di monopolio devolute agli avvocati e non soggiace pertanto al segreto
professionale dell'avvocato (Jean-Pierre Gross, op. cit., pag. 11 e 12).
La circostanza che il convenuto e le sue collaboratrici abbiano rifiutato di
rispondere alle domande sull'esistenza di rapporti successivi alla costituzione
delle note fondazioni, pretestando il segreto professionale dell'avvocato,
dimostra che i rapporti contrattuali non si sono interrotti nel 1989, come
asserisce l'appellante, ma sono proseguiti fino alla morte del prof. __________.
Lo attesta anche il fatto che il convenuto, pur non avendo svolto attività di
gestione dei conti e delle relazioni bancarie, ha nondimeno fornito al padre
dell'attrice servizi commerciali, mettendo a disposizione le proprie segretarie
come "donne di paglia" presenti formalmente nei consigli di
fondazione (doc. R, fascicolo edizione dal __________, formalità di apertura
della relazione intestata alla __________; doc. S), anche se del tutto ignare
della loro attività (deposizione __________), e occupandosi di fatto
dell'amministrazione delle fondazioni, di cui aveva gli statuti e pagava gli
onorari del legale di Vaduz e le imposte (deposizione rogatoriale __________),
anche dopo il decesso del prof. __________ e almeno fino al 20 maggio 1994,
data alla quale i figli di quest'ultimo si sono incontrati nello studio del
convenuto per esaminare le fondazioni e gli statuti accessori (cfr. appello,
pag. 3, 5). 

 

                                         Il
mandato è un contratto che ha per oggetto servizi (Werro, op. cit., n. 1
all'introduzione agli art. 394-406h CO, n. 3 ad art. 394 CO) e che può sorgere
anche per atti concludenti, non essendo necessaria una forma particolare per la
sua validità (Werro, op. cit., n. 12 ad art. 395 CO). Nelle circostanze
sopra descritte non può essere seriamente messa in dubbio l'esistenza di un
contratto di mandato tra il convenuto e il prof. __________ fino al momento
della morte di costui, il convenuto essendosi pacificamente occupato delle note
fondazioni almeno fino al 20 maggio 1994, data alla quale i figli del prof. __________
si sono incontrati nel suo studio. Sono quindi irrilevanti le argomentazioni
del convenuto su quest'ultima riunione (doc. 5), posteriore al decesso del
mandante e che riguarda, eventualmente, il contratto di mandato sorto per atti
concludenti con i nuovi beneficiari delle note fondazioni, e non quello
concluso in precedenza con il defunto padre di questi ultimi. Accertata
l'esistenza del contratto di mandato con il defunto e la sua continuazione fino
alla morte del mandante, l'eccezione di prescrizione sollevata dal convenuto si
rivela del tutto infondata.

 

                                   8.   L'appellante
sostiene che l'attrice non ha un interesse degno di protezione all'azione di
rendiconto, poiché essa ha accettato le disposizioni testamentarie del padre,
ha firmato atti divisionali con gli altri eredi e non ha in ogni caso pretese
ereditarie sui beni delle fondazioni del Liechtenstein, così che la sua domanda
di rendiconto travalica i limiti della buona fede. Il Pretore ha spiegato con
dovizia di motivazioni e di citazioni (sentenza impugnata, pag. 5 a 8) per
quali motivi l'attrice aveva un legittimo interesse al rendiconto anche dopo
aver firmato il 21 dicembre 1994 l'accettazione del testamento (doc. 4) e il 20
maggio 1994 la convenzione sulle fondazioni (doc. 5). Al riguardo l'appellante
si limita a riprendere le proprie contestazioni in modo sintetico, senza
tuttavia esporre per quale motivo le argomentazioni del Pretore sarebbero
errate. Ci si potrebbe quindi finanche interrogare sulla ricevibilità
dell'appello su questo punto. A ogni buon conto, l'accettazione dell'eredità e
delle disposizioni testamentarie non impediscono, anche nel diritto italiano,
l'avvio di una causa di riduzione per la ricostituzione della legittima, come
ha ricordato con pertinenza il primo giudice. 

 

                                  a)   Nella
fattispecie è indiscusso che l'attrice ha accettato le disposizioni
testamentarie del padre, che riducevano alla legittima la moglie e le figlie e
istituivano erede universale l'unico figlio (doc. C, verbale di pubblicazione
del testamento olografo). L'attrice sostiene nondimeno che il padre avrebbe
leso la sua quota di riserva con attribuzioni di beni al fratello e ha pertanto
avviato contro quest'ultimo un'azione di riduzione e di restituzione il 21
febbraio 1997 (doc. I, L, M, N), tuttora pendente davanti al Tribunale di __________
per quanto risulta dagli atti. Nell'ambito dell'azione di riduzione e di
restituzione l'attrice ha un evidente interesse a far accertare quale era
l'entità della sostanza paterna al momento della morte (cfr. doc. I, pag. 26),
così da poter procedere al calcolo della quota disponibile dell'asse
ereditario, nel quale rientrano le donazioni eseguite dal de cuius (Corrado
Cardarello, La successione mortis causa, Giuffrè, Milano, 2003, pag.
32 ss). 

 

                                  b)   Dagli atti
di causa risulta invero che gli eredi hanno proceduto alla divisione di
determinati beni successori, come le azioni della __________. con sede in S.
Paolo del Brasile (doc. 2 prodotto dall'interveniente in causa) e della __________
__________ con sede a Lisbona (doc. 3 prodotti dall'interveniente in causa), e
i beni della __________. Panama (doc. 5). La successione di __________
comprendeva tuttavia numerosi altri beni, quali proprietà immobiliari e
partecipazioni azionarie (cfr. elenco doc. C), sulla cui divisione tutto si
ignora. Non si può dunque affermare, come sostiene l'appellante, che l'attrice
non avrebbe un interesse degno di protezione al rendiconto perché entrata in
possesso dei beni della successione.

 

                                   c)   Il
convenuto sostiene infine che la convenzione 20 maggio 1994, sottoscritta anche
dall'attrice, è determinante, poiché la __________ e la __________ sono
fondazioni rette dal diritto del Principato del Liechtenstein e i beni a loro
attribuiti non rientrano nella composizione della massa successoria del defunto
__________ L'attrice non avrebbe di conseguenza nessun legittimo interesse
all'azione di rendiconto. La censura è infondata. L'istruttoria ha dimostrato
che __________ era di fatto il fondatore delle note fondazioni di Vaduz, e ne
era in vita l'unico beneficiario (deposizione avv. __________). In altri
termini, egli le dominava totalmente e aveva predisposto un montaggio
finanziario per gli scopi del suo gruppo farmaceutico (cfr. doc. U, aumento di
capitale della società brasiliana tramite una delle fondazioni di Vaduz) con
una rete tra le diverse fondazioni di Vaduz e le società panamensi e
lussemburghesi, come si evince dalle relazioni che emergono dagli atti di causa
tra la __________, che detiene __________. __________, e tra la __________ e __________
e __________ (doc. 5). Se da un lato le fondazioni di __________, entità
giuridiche autonome, erano formalmente estranee al defunto padre dell'attrice,
dall'altro esse erano in realtà un suo strumento, modificabile e adattabile a
suo piacimenti (cfr. statuti accessori, doc. I prodotto dall'avv. __________). 

 

                                  d)   L'interesse
degno di protezione dell'attrice, erede legittima, ad ottenere il rendiconto
dal convenuto è pertanto palese e innegabile. La consistenza dei beni
trasferiti dal de cuius ad altre persone, fisiche o giuridiche, è di
primaria importanza per accertare l'asse successorio (cfr. Druey, Grundriss
des Erbrechts, 5. ed., Berna 2002, §13 N. 14). Ora, tra i beni di cui il de cuius
era titolare potrebbero rientrare nel suo asse successorio quelli eventualmente
intestati a un suo fiduciario (Stanislas, op. cit., p. 447)
rispettivamente a una società anonima di cui egli sia il detentore
maggioritario d'azioni (Stanislas, op. cit., ibidem; Béguin, op. cit.,
p. 34). Il diritto italiano prevede che la tutela dei legittimari è assicurata
anche quando il de cuius, con atto tra vivi o disposizione per causa di
morte, ha costituito entità di pianificazione familiare, come i trust (Amedeo
Venditti, Nozioni sui diritti dei legittimari, in: Il notaio e la tutela
della volontà del testatore nei due ordinamenti, atti del 4° Convegno di studi
del Comitato dei notariati lombardo e ticinese, 1999, pag. 33). In concreto
l'attrice ha un interesse degno di protezione a conoscere quale fosse la
situazione delle note fondazioni, interamente dominate dal padre, al momento
del decesso di quest'ultimo (cfr. la sentenza non pubblicata della Cour de Justice
di Ginevra del 7 agosto 1997 ACJC/1965/1997, citata in Stanislas, op. cit.,
pag. 442, in un caso analogo). Lo stesso convenuto, del resto, ammette – e non
potrebbe del resto fare altrimenti - che il de cuius aveva trasferito nel
patrimonio di ____Stiftung e di ___Stiftung beni di sua proprietà (cfr. appello
pag. 8-9). La conclusione del Pretore, che ha ammesso l'azione di rendiconto,
si rivela dunque fondata nel suo risultato. L'eccezione di prescrizione
sollevata più volte dal convenuto in questa sede si rivela di conseguenza
inconsistente, alla luce degli accertamenti istuttori dai quali è emersa la
prestazioni di servizi del convenuto al defunto padre dell'attrice fino alla
sua morte (cfr. consid. 7 e 8).

 

                                   9.   Il
convenuto adduce ancora che l'azione è improponibile per quel che riguarda la __________,
estinta a sua insaputa il 13 marzo 1996 dal beneficiario __________. Ora, il
Pretore ha precisato nel dispositivo n. 1 che il convenuto doveva produrre un
rendiconto scritto e dettagliato di tutti gli averi al momento del decesso e
alla data della sentenza, descrivendo i beni e le situazioni bancarie e
allegando – se in suo possesso – i relativi estratti conti e i documenti di
apertura. Non si vede quindi come l'avvenuta estinzione nel 1996 della __________
possa impedire all'appellante di redigere il rendiconto che gli è stato
chiesto, nel quale deve in particolare descrivere la situazione al 6 dicembre
1993, data del decesso di __________.

 

                                         L'appellante
si duole poi del fatto che il Pretore ha menzionato anche altre società (__________,
__________ __________) di cui egli non si è mai occupato e di cui manca ogni prova,
tanto più che nella parallela causa promossa dall'attrice contro __________ quest'ultima
è stata condannata a render conto per le citate società, a comprova del fatto
che l'azione promossa nei suoi confronti è sprovvista di fondamento. Nella
sentenza impugnata, il Pretore ha diffusamente spiegato che ammetteva l'azione
di rendiconto nella misura indicata dall'attrice perché le società indicate
rientravano nel gruppo farmaceutico __________ e l'azione poteva avere
carattere esplorativo. L'appellante ripropone la doglianza in modo generico.
Senza esito. Dalla convenzione 20 maggio 1994 risulta infatti che __________ e ____erano
componenti del "gruppo" __________ e dai documenti agli atti
affiorano anche i nomi delle altre entità e società associate a bonifici
bancari in relazione con il "gruppo" __________ (doc. S, T, U,
V). Il rendiconto, per sua natura, è da intendersi in senso ampio, come si è
detto in precedenza (consid. 5) e il convenuto deve dunque dare all'attrice il
rendiconto delle sue attività per il de cuius nell'ambito dell'amministrazione
delle note fondazioni e società.

 

                                         Da
ultimo, l'appellante rimprovera al Pretore la genericità del dispositivo n.
1.1, che lo costringe al rendiconto anche su società "fantasma", non
nominate. Il rimprovero non ha fondamento. La mancata indicazione del nome
delle entità giuridiche collegate al "gruppo" __________ non
impedisce la loro individuazione da parte del mandatario (cfr. Rep. 1999 n. 55
pag. 218). L'appello 12 marzo 2003, infondato in ogni suo punto, deve di
conseguenza essere respinto. 

 

                                10.   Gli
oneri processuali di entrambi gli appelli seguono la soccombenza (art. 148 cpv.
1 CPC) e sono dunque a carico dell'appellante, tenuto inoltre a rifondere alla
controparte un'equa indennità per ripetibili di appello.

 

Per questi motivi,

richiamati per le spese gli art. 148 CPC e la LTG

 

pronuncia:              1.   L'appello
29 agosto 2001 di __________ è respinto.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali dell'appello 29 agosto 2001, consistenti in fr. 500.- di tassa di
giustizia e fr. 50.- di spese sono a carico dell'appellante, il quale rifonderà
a __________ fr. 1'200.- per ripetibili.

 

                                   3.   L'appello
12 marzo 2003 di __________ è respinto.

 

                                   4.   Gli oneri
processuali dell'appello 12 marzo 2003, consistenti in fr. 950.- di tassa di
giustizia e fr. 50.- di spese, da anticiparsi da __________, sono posti a suo
carico, con l'obbligo di rifondere a __________ fr. 3'000.- per ripetibili di
appello.

 

 

 

 

                                   5.   Intimazione:

	
   

  	
  -;

  -;

  -.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario