# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8540a959-2860-5f04-83eb-b99456828cc4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-11-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 15.11.2002 INC.2000.29304
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-29304_2002-11-15.html

## Full Text

N. 293.2000.4 LM                                                      Lugano,
15 novembre 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 22/25 febbraio 2002 da

__________(difesa
dal lic. iur. __________ Lugano)

avverso la
decisione 11 febbraio 2002, con la quale il Procuratore Pubblico avv.
Arturo Garzoni ha integralmente respinto un’istanza di complementi istruttori
proposti nell’ambito del procedimento contro di lei condotto per titolo di
infrazione alla LFStup.;

viste le
osservazioni 8 marzo 2002 del Procuratore Pubblico, e preso atto che il
medesimo postula la reiezione del gravame e la conferma della decisione
impugnata;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________

ritenuto

in fatto:

A.

__________ e __________
sono titolari della ditta __________ con sede a __________ e con un ulteriore
negozio a __________. La ditta, dedita al commercio di prodotti derivati dalla
canapa, è saltata agli occhi degli inquirenti del Cantone __________ per aver
acquistato ingenti quantitativi di canapa da persone sottoposte ad inchiesta in
quel Cantone. L’autorità inquirente ticinese, attivatasi su segnalazione della
polizia __________, ha proceduto all’arresto dei due summenzionati in data 11
maggio 2000 (v. rapporto d’arresto 11 maggio 2002, inc. Giar 293.2000.1 doc.
2). Il giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto, con
contestuale intimazione delle rispettive promozioni d’accusa (per la qui
reclamante, v. inc. Giar 293.2000.1 docc. 3, risp. 1), per entrambi gli
accusati estese a verbale MP 18 maggio 2000 (all’inc. MP, docc. 27 e 28) ai
titoli di infrazione aggravata e contravvenzione alla LFStup.

 

B.

L’istruttoria
formale ha seguito il suo corso, ed in data 13 luglio 2000 è sfociata nel
deposito atti (inc. MP doc. 40). In quell’ambito, l’accusata reclamante ha
proposto (v. istanza 10 agosto 2000, inc. MP doc. 46) tre complementi di prova:
l’audizione di un precedente dipendente, l’acquisizione degli atti relativi ad
un furto commesso ai danni del negozio di __________, infine l’acquisizione di
un servizio giornalistico sui canapai ticinesi, fra i quali il negozio __________
di __________.

Con la
decisione qui impugnata, il magistrato inquirente ha respinto le tre richieste,
in quanto tutte irrilevanti, e semmai di facile produzione in sede
dibattimentale (decisione impugnata 11 febbraio 2002, inc. MP doc. 55, passim).

 

C.

__________,
in sede di reclamo (inc. Giar 293.2000.4 doc. 1), riafferma la necessità di
accertare la “consapevolezza dell’accusata di vendere prodotti di canapa
destinati al consumo di stupefacenti” (reclamo, cit., pto. 4 p. 3) e critica la
reiezione delle prove proposte siccome frutto di “una ingiustificata
valutazione anticipata” (ibid.). Non si esprime più, invece, sul rifiuto di
acquisire agli atti l’articolo giornalistico de __________.

 

D.

Il
Procuratore Pubblico, dal canto suo (v. osservazioni 8 marzo 2000, inc. Giar
293.2000.4 doc. 3), ribadisce gli argomenti esposti in sede di censurata
pronuncia, aggiungendovi dettagliata discussione sul perché, a suo modo di
vedere, sia “non solo improponibile, ma pure temerario” (loc. cit., p. 3), da
parte dell’accusata reclamante, appellarsi all’errore di fatto, ma anche
all’errore di diritto (ibid.).

Considerando

in diritto:

1.

            a)        Per
meritare di venire assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al
deposito atti (art. 196 CPP) o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv.
1 e 79 cpv. 1 CPP) devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazione:
esse devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo
in diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato di accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del
giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di
difficile produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189
CPP, inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v.
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re
L.P., inc. Giar 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. Giar 862.93.1, e 14
giugno 1995 in re F.M., inc. Giar 1093.93.5; 18 settembre 1998 in re G., inc.
Giar 601.98.1 consid. 1a, in: Rep. 131 [1998] n. 122).

            b)        Se,
in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è
espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost.
fed. (= art. 4 vCost. fed.; v. DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306,
consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Non è dunque data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice
del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. Giar 55.98.1 consid. 1; v. inoltre
decisione 18 settembre 1998 in re G., inc. Giar 601.98.1 consid. 1b, in: Rep.
131 [1998] n. 122).

 

2.

Notoriamente,
spetta al giudice del merito valutare nella sostanza le accuse mosse dal
Procuratore Pubblico; decidere, in altre parole, se siano adempiuti gli
elementi costitutivi delle fattispecie oggettiva e soggettiva del reato
ipotizzato nell’atto d’accusa. Questo giudice deve astenersi da un tale esame,
già solo per evitare di creare anche solo parvenza di possibile pregiudizio. Il
suo compito si limita a valutare se la decisione del Procuratore Pubblico di
rinunciare all’assunzione di una determinata prova offerta adempia i requisiti
esposti ai considerandi precedenti: in altre parole se, nell’esercizio di un
senz’altro ammissibile apprezzamento anticipato della prova offerta (v. in
proposito la già citata decisione 18 settembre 1998 in re G., inc. Giar
601.98.1 consid. 2a, in: Rep. 131 [1998] n. 122 p. 369), il magistrato
inquirente abbia a ragione maturato il convincimento che la prova medesima non
era nuova, rilevante e pertinente per le future sue conclusioni.

 

3.

a)        Il Tribunale federale ha recentemente avuto occasione di
pronunciarsi su un ricorso per cassazione proposto da una persona condannata in
Ticino per infrazione alla LFStup., sulla base di fatti molto simili a quelli
qui discussi: la ricorrente, infatti, a suo tempo commessa in un negozio di
prodotti derivati dalla canapa, riteneva potersi avvalere dell’errore di
diritto in virtù della presunta tolleranza dell’autorità nei confronti di detta
attività (v. sentenza 24 maggio 2002 della Corte di cassazione penale, inc. TF
6S.46/2002 MDE, consid. 3a).

b)        L’Alta Corte esordisce rammentando che la vendita di fiori di
canapa (“sacchetti odorosi”) è punibile a norma dell’art. 19 cfr. 1 LFStup. se
lo scopo perseguito è quello di estrarre stupefacenti. Tale condizione è
adempiuta se l’agente sa che la canapa sarà usata come droga e, ciononostante,
la vende accettando che sia utilizzata a tale scopo (DTF cit., consid. 2, con
rinvio a DTF 126 IV 60 consid. 2, DTF 126 IV 198 consid. 2).

c)         Nel caso di specie, la consapevolezza
della reclamante che “tanta della canapa venduta” sarebbe stata utilizzata come
stupefacente emerge dagli atti (v. verbale MP 18 maggio 2000, inc. MP doc. 27
p. 2-3), e non è in seguito più stata messa in dubbio. Ne discende che il dolo
del suo agire, fosse anche solo indiretto (v. DTF 126 IV 198 consid. 2 in
fine), è senz’altro dato.

 

4.

a)        L’accusata reclamante pretende di avvalersi dell’errore di
diritto, come già la ricorrente nella discussa sentenza del Tribunale federale.
La massima autorità giudiziaria ha esaminato a fondo tale obiezione. Ha
spiegato che primo requisito per l’ammissione dell’errore di diritto è che
l’agente abbia agito mentre si credeva in buona fede legittimato a farlo poiché
ignorava che l’atto perpetrato fosse illecito o perseguibile, ma anzi abbia
creduto di non fare alcunché d’illecito (DTF cit., consid. 3.b.aa).

Opportunamente,
nemmeno la reclamante pretende di aver positivamente ritenuto di essere
legittimata a vendere canapa incontestatamente destinata ad uso quale
stupefacente. Dunque, per la pretesa ammissione dell’errore di diritto già
viene a mancare il primo requisito.

b)        Questo primo requisito, da solo, comunque non basterebbe.
Nella mente dell’agente devono aggiungersi ragioni sufficienti per credere di
agire nella legalità: espresso negativamente, il reo non deve aver mancato
all’obbligo (imposto dalle circostanze nonché dalla sua situazione personale)
di assicurarsi che aveva il diritto di agire come ha fatto. Quest’ultima
condizione non è soddisfatta se l’agente ha effettivamente dubitato, o avrebbe
dovuto dubitare, della liceità del suo comportamento, e ciononostante non ha
preso le dovute precauzioni (DTF cit., consid. 3.b.bb).

Anche se, per
ipotesi, la reclamante avesse positivamente creduto di agire nel rispetto della
legalità, non potrebbe pretendere di non aver avuto motivi di sospettare che
fosse in errore, né di aver posto in atto le verifiche che si imponevano,
considerata la sua situazione personale. Il carattere illecito del suo agire
era notorio (DTF cit., consid. 4a, con rinvio a Guido Corti, Canapa e
“canapai” fra legalità e illegalità, in: RDAT II – 1999, p. 377 ss.), e quasi
quotidianamente oggetto di articoli sui giornali. La situazione personale della
reclamante, poi, è qui tale da assolutamente non giustificare la mancata
acquisizione delle informazioni che si imponevano, poiché il suo coinvolgimento
nell’attività del negozio era addirittura maggiore che non nel caso discusso
dal Tribunale federale: ella era non semplice commessa, bensì anche contabile,
e poco prima dell’apertura dell’istruttoria era entrata in società con il
coaccusato __________, per lungo tempo suo compagno. Inoltre, era lei medesima
consumatrice di marijuana (v. verbale MP 18 maggio 2000, cit., p. 3).

c)         L’accusata reclamante, a suffragio della propria tesi
difensiva, si concentra sulla tolleranza dimostrata in passato nei confronti
della sua attività, anche da parte dell’autorità di polizia. L’obiezione non è
nuova: già vi aveva fatto capo la ricorrente nella citata sentenza del
Tribunale federale. Quest’ultimo, in proposito (DTF cit., consid. 4b), spiega
la pretesa passività delle autorità inquirenti con la difficoltà di
distinguere, per loro, fra attività lecita ed illecita svolta nei singoli
negozi, e di apportare la prova dell’utilizzazione illegale della canapa: ma
tale pretesa tolleranza non poteva apparire determinante, proprio perché non
riguardava l’attività indubitabilmente illecita svolta in quei negozi. D’altra
parte, aggiunge il Tribunale federale, bastava che l’accusata verificasse la
sua posizione con l’autorità competente – ovviamente, ponendo la giusta domanda
circa la liceità della vendita di sacchetti odorosi nella consapevolezza che il
loro contenuto veniva utilizzato quale stupefacente, e non limitandosi a vaghe
informazioni su altra merce altrettanto manifestamente innocua. Ma ciò, pare,
non è avvenuto.

 

5.

a)        Giusto qui si inserisce la questione dei tre complementi di
prova, asseritamente proposti proprio per avvalorare la tesi dell’errore di
diritto. Tramite essi, l’accusata reclamante vuole in particolare dimostrare la
tolleranza dimostrata da un determinato agente della Polizia comunale (e
dall’autorità di polizia in generale) nei confronti dell’attività del negozio
di __________, derivando da ciò l’esistenza di “circostanze che possano aver
confortato, a quel momento, l’opinione circa la legalità del commercio legato
alla canapa (art. 20 CPS)” (reclamo, cit., pto. 4 p. 3).

b)        La tesi difensiva è insostenibile, per diverse ragioni. In
primo luogo, come dimostrato ai considerandi precedenti, l’insieme delle
circostanze di fatto del caso concreto portano ad escludere già che l’accusata
fosse ignara dell’utilizzo preponderante quale stupefacente che gli acquirenti
facevano del contenuto dei sacchetti odorosi (supra, consid. 3c).
Secondariamente, l’illiceità della vendita di canapa ad uso quale stupefacente
era più che notoria (supra, consid. 4b); confusione, se c’era, era stata
sfruttata ad arte dai gestori dei negozi di canapa, che avevano affiancato
prodotti leciti a prodotti atti ad utilizzo proibito (in realtà quale alibi,
vista la modesta incidenza che l’attività lecita aveva sul fatturato dei loro
negozi, v. ad es. verbale MP __________ 18 maggio 2000, cit., p. 2). Dunque, le
prove proposte non potrebbero in alcun modo sovvertire le conclusioni alle
quali, sulla scorta degli altri elementi di giudizio già all’incarto, si deve
comunque giungere.

 

6.

Abbondanzialmente,
sia anche detto che le prove proposte, oltre che inadatte a modificare le
conclusioni cui è giunto il magistrato inquirente, sono pure – prese
singolarmente – inconferenti.

a)        Nella misura in cui l’audizione del teste __________ appare
finalizzata a chiarire “le modalità, il numero degli interventi e il risultato
degli stessi” (istanza di complemento 10 agosto 2000, inc. MP doc. 44 pto. a p.
1), con particolare riferimento alle visite di un non meglio specificato agente
della Polizia comunale di __________, va detto che qualsiasi siano i rapporti
che questi aveva instaurato con il commesso (ibid.), essi sono del tutto
irrilevanti: primo, non riguardano l’accusata reclamante. Secondo, non era e
non poteva essere il personale atteggiamento di un singolo agente che, in una ponderata
e prudente valutazione delle circostanze, poteva ragionevolmente apparire atto
a spogliare il chiaro testo di legge del suo inequivocabile significato: detto
altrimenti, non era perché si era instaurato un buon rapporto fra un commesso
ed un agente della Polizia comunale che la vendita di sacchetti odorosi nella
consapevolezza che il loro contenuto veniva assunto come stupefacente diveniva
lecito. D’altra parte, come già detto, non risulta – o almeno la reclamante non
lo afferma – che al poliziotto in questione sia stato chiesto se potevano
essere venduti sacchetti odorosi pur sapendo che chi li acquistava ne fumava il
contenuto (o lo utilizzava quale tisana, v. DTF 14 giugno 2001, Corte di
cassazione penale [inc. 6S.15/2001 vlc], consid. 3.b.aa).

Sulla data
d’inizio della vendita dei sacchetti profumati (istanza, cit., loc. cit.), sarà
la Corte di merito a pronunciarsi, atteso che se non dovesse considerare
provato l’inizio della vendita già a ottobre 1996, deciderà ovviamente in
dubio pro reo. In altre parole, l’onere della prova grava sulla pubblica
accusa, che si assume il rischio di non poter provare un’eventuale, pretesa
vendita già da ottobre 1996.

b)        La documentazione di polizia relativa al furto subito dal
negozio di __________ nel gennaio 1999, così come la corrispondenza e gli
accordi con l’assicurazione, non sono atti ad apportare alcun elemento utile ai
fini del presente giudizio: dall’avvenuto risarcimento del danno subito non si
può in alcun modo dedurre la liceità della vendita dei sacchetti odorosi, posto
che non spettava all’assicurazione valutare anticipatamente le modalità con le
quali i sacchetti sottratti sarebbero stati venduti. Sarebbe come dire che se
un’assicurazione indennizza un negozio di bevande alcoliche vittima di un furto,
ciò valga quale garanzia del fatto che là non si vendeva a minorenni.

c)         Da ultimo, sia detto che le analisi del THC riportate
nell’edizione di novembre 1999 della rivista “__________” non hanno alcun
valore probatorio, non essendo dato di sapere – come giustamente rileva il
Procuratore Pubblico (v. decisione impugnata, cit., pto. 3 p. 2-3) – da chi,
dove, come e quando tali analisi siano state effettuate. Anche qui vale,
comunque, che l’onere di dimostrare l’alto contenuto di THC rinvenuto nella
canapa sequestrata nel negozio dell’accusata reclamante incombe alla pubblica
accusa, e che il giudizio in proposito spetterà alla Corte di merito, chiamata
a liberamente valutare le prove raccolte, segnatamente le analisi riportate nel
rapporto d’inchiesta.

 

7.

a)        Precisando, ed in parte relativizzando, quanto esposto sopra
(consid. 1a in fine), va detto che l’assunzione di complementi di prova già in
sede predibattimentale è imprescindibile unicamente qualora tali prove –
soddisfatte le condizioni suesposte (consid. 1a e 2) – appaiano utili per
formare il convincimento del magistrato inquirente. Se la loro utilità si
limita all’influenza che potranno eventualmente esercitare sulla decisione di
merito della Corte, allora una loro assunzione preventiva non si impone. A meno
che non si tratti di prove di impossibile produzione al pubblico dibattimento,
oppure di prove che, se coronate da esito favorevole al richiedente, dovrebbero
avere un influsso immediato già sulla decisione di spettanza del Procuratore
Pubblico: si pensi, per la prima categoria, a una perizia su merce deperibile;
e, per la seconda, alla verifica di un alibi assolutamente liberatorio.

b)        Per tutte e tre le
prove proposte dall’accusata reclamante, vale che la loro assunzione in aula
non rappresenterebbe assolutamente il benché minimo problema. Le obiezioni
della difesa sulla pretesa impossibilità di verificare le dichiarazioni del
teste __________, ed informazioni connesse, appaiono del tutto immotivate e, a
distanza di oltre due anni dai fatti, comunque inverosimili se non pretestuose.

 

8.

Quanto
precede porta all’integrale reiezione del reclamo in oggetto, ciò che avviene
con la presente decisione definitiva, e con conseguenza di tassa e spese
giudiziarie a carico della reclamante soccombente.

*   *   *

 

Per i quali
motivi,

viste le
norme di legge menzionate nonché gli artt. 280 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP e
contrario

d e c i d e :

1.      Il
reclamo inoltrato in data 22/25 febbraio 2002 da __________ è respinto.

2.      La
tassa di giustizia di fr. 250.— e le spese giudiziarie di fr. 50.—, in tutto
fr. 300.—, sono poste a carico della reclamante soccombente.

3.      La
presente decisione è definitiva.

4.      Intimazione:

giudice Luca Marazzi