# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac599922-b361-5b9d-8fb7-a3109d1c3553
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-06-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 23.06.2010 52.2010.56
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2010-56_2010-06-23.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2010.56

   

  	
  Lugano

  23 giugno
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Stefano Bernasconi, vicepresidente,

  Matteo Cassina e Flavia Verzasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 15 febbraio 2010 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato dagli PA 1 e PA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 26 gennaio 2010 (n. 290) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 24 luglio 2009 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione (ora: della popolazione), in materia
  di rifiuto di rilascio di un permesso CE/AELS per confinanti;

  

 

viste le risposte:

-    22 febbraio 2010 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    23 febbraio 2010 del
Consiglio di Stato;

 

preso atto della replica 9
aprile 2010 del ricorrente e delle dupliche:

-    14 aprile 2010 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    21 aprile 2010 del
Consiglio di Stato;

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. Il 12
aprile 1995, il cittadino italiano RI 1 (1964) ha ottenuto un permesso di dimora
in Svizzera per svolgere l'attività di direttore di una società con sede a C__________.
Il 22 agosto 1997, egli si è sposato a __________ con la cittadina elvetica Y__________
(1950). Nell'anno 2000, l'autorità competente in materia di polizia degli
stranieri è venuta a conoscenza che RI 1 era stato arrestato dalle autorità
italiane. Il 23 giugno 2000, è stata notificata la sua partenza per l'Italia.

 

b. Il 27 maggio 2003, RI 1 ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni il
rilascio di un permesso di dimora CE/AELS per ricongiungersi con sua moglie in
Svizzera.

Interrogato dalla Polizia cantonale in merito
alla sua richiesta, egli ha dichiarato di essere stato arrestato l'11 settembre
 1999 in Italia a seguito di una sentenza del Tribunale di V__________ per
bancarotta fraudolenta e di essere stato scarcerato il 28 marzo 2003. Ha soggiunto di essere al corrente che dal 1996 era aperta nei suoi confronti un'inchiesta
della Procura di B__________ per contrabbando di sigarette, ma che il reato avrebbe
comunque dovuto prescriversi dopo 7 anni e mezzo.

Con decisione 12 agosto 2004, confermata su
ricorso dal Consiglio di Stato il 14 dicembre successivo, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione gli ha negato il permesso richiesto a causa dei suoi
precedenti penali, ritenuto pure che egli non aveva prodotto, nonostante l'esplicita
richiesta, la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta e il verbale
relativo all'udienza tenutasi l'8 giugno 2004 presso il Tribunale di B__________.

Con decreto d'accusa 17 luglio 2006 (DA
2492/06), il Procuratore pubblico ha condannato RI 1 a una multa di fr. 1'000.– per avere guidato, il 3 maggio precedente, in stato di inattitudine.

 

c. I coniugi __________ si sono in seguito separati.

 

 

                                  B.   a. Il 15
aprile 2009, RI 1 ha chiesto nuovamente alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione
il rilascio di permesso CE/AELS, questa volta per confinanti, per lavorare come
fattorino presso un ufficio finanziario di __________.

Il 5 maggio 2009, il dipartimento ha
acquisito agli atti dal Ministero italiano della giustizia il suo certificato
generale del casellario giudiziale, da cui risulta che il 10 aprile 1995 egli era
stato condannato dal Tribunale di C__________ e il 15 gennaio 1997 dal Tribunale
di V__________ (sentenza Corte di appello di V__________ del 19 gennaio 2000)
ad una pena complessiva di 5 anni e 11 giorni di reclusione per bancarotta
fraudolenta in concorso commessa l'11 dicembre 1995.

 

b. Il 24 luglio 2009, l'autorità dipartimentale ha respinto la domanda di RI 1 per motivi di ordine pubblico, fissandogli
un termine con scadenza il 31 agosto 2009 per cessare l'attività lucrativa. La
decisione è stata resa sulla base della legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), dell'ordinanza
sull'ammissione il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA;
RS 142.201), dell'art. 5 Allegato I dell'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera
circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), e 24 dell'ordinanza del 22
maggio 2002 sull'introduzione della libera circolazione delle persone (OLCP; RS
142.203).

 

 

                                  C.   Con
giudizio 26 gennaio 2010, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Il Governo ha ritenuto che vi fossero gli
estremi per non rilasciargli il permesso per confinanti CE/AELS in virtù dei
motivi addotti dal dipartimento e ha considerato la decisione impugnata
conforme al principio della proporzionalità. L'Esecutivo cantonale gli ha
inoltre rimproverato di non avere prodotto la sentenza 25 maggio 2007 del
Tribunale penale di B__________ relativa al suo proscioglimento, per intervenuta
prescrizione dell'azione penale, dall'imputazione di contrabbando.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e, in via del tutto subordinata,
il rinvio degli atti all'autorità inferiore per nuovo giudizio.

Il ricorrente ritiene che i reati per cui è
stato condannato in Italia non siano di una gravità tale da impedirgli l'ottenimento
di un permesso come frontaliere in Svizzera, ritenuto pure che sono lontani nel
tempo. Esclude inoltre il rischio di recidiva. In ogni caso ritiene la
decisione impugnata contraria al principio della proporzionalità, in quanto le
autorità inferiori non avrebbero valutato tutte le circostanze della fattispecie.
Chiede inoltre di concedere l'effetto sospensivo al gravame.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il dipartimento che il Consiglio di Stato, senza
formulare particolari osservazioni al riguardo.

 

 

                                  F.   In sede di
replica e di duplica, le parti hanno ribadito le proprie posizioni. In seguito
il ricorrente ha trasmesso a questo Tribunale un estratto della sentenza 25
maggio 2007 del Tribunale penale di B__________ relativa al suo
proscioglimento, per intervenuta prescrizione dell'azione penale, dall'imputazione
di contrabbando.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della
presente vertenza è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla
legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998
(LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1
della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm;
RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).

Non è infatti necessario richiamare dal
Tribunale penale di B__________ la sentenza 25 maggio 2007 relativa al proscioglimento
del ricorrente, per intervenuta prescrizione dell'azione penale, dall'imputazione
di contrabbando. Come si vedrà in appresso, tale mezzo di prova non
apporterebbe infatti al Tribunale amministrativo ulteriori elementi
determinanti per il giudizio che è chiamato a rendere.

 

 

                                   2.   2.1.
L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi
Stati membri, sulla libera circolazione delle persone, entrato in vigore il 1°
giugno 2002 e direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a
quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea e disciplina il loro
diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività economiche e offrire
la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme
che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno. In
concreto, in quanto cittadino italiano e titolare di un documento di
legittimazione valido, l'insorgente può prevalersi del menzionato accordo
bilaterale.

Ora, l'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I ALC
prevede, quale regola generale, che i diritti conferiti dalle disposizioni
dell'Accordo in parola possono essere limitati soltanto da misure giustificate
da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità. La
direttiva 64/221/CEE, nonché la prassi elaborata in materia dalla Corte di
giustizia delle Comunità europee (CGCE) antecedentemente alla data della firma
dell'accordo contribuiscono poi a definire la portata di questa disposizione
(cfr. art. 16 cpv. 2 ALC e art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC). Secondo la
giurisprudenza della CGCE, le deroghe alla libera circolazione devono essere comunque
interpretate in modo restrittivo. In questo senso, il ricorso da parte di
un'autorità nazionale alla nozione di ordine pubblico per restringere questa
libertà presuppone una minaccia effettiva e abbastanza grave a uno degli
interessi fondamentali della società (DTF 130 II 176 consid. 3.4.1; 129 II 215
consid. 7.3; sentenze CGCE del 27 ottobre 1977 nella causa 30-77, Bouchereau,
Racc. 1977, 1999, n. 33-35, e del 19 gennaio 1999 nella causa C-348/96, Calfa,
Racc. 1999, I-11, n. 23 e 25). La sola esistenza di condanne penali, tuttavia, non
può automaticamente legittimare l'adozione di provvedimenti che limitano la libera
circolazione (art. 3 cpv. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una tale condanna può
essere presa in considerazione soltanto nella misura in cui, dalle circostanze
che l'hanno determinata, emerga un comportamento personale costituente una
minaccia attuale per l'ordine pubblico (sentenze CGCE cit. in re Bouchereau, n.
27-29, e in re Calfa, n. 24). Non è comunque necessario stabilire con certezza
che lo straniero commetterà altre infrazioni in futuro per poter adottare misure
per ragioni di ordine pubblico. D'altro canto, non si deve esigere che il rischio
di recidiva sia nullo per rinunciare a simili misure. Inoltre, come nel caso di
qualsiasi altro cittadino straniero, l'esame dev'essere effettuato tenuto conto
delle garanzie derivanti dalla convenzione del 4 novembre 1950 per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS
0.101) e del rispetto del principio di proporzionalità (DTF 131 II 352 consid.
3.3; 130 II 493 consid. 3.3., 176 consid. 3.4.2; 129 II 215 consid. 6.2).

 

2.2. Giusta l'art. 35 cpv. 1 LStr, il
permesso per frontalieri è rilasciato per un'attività lucrativa entro la zona
di frontiera. L'art. 5 cpv. 1 lett. c LStr indica che lo straniero che intende
entrare in Svizzera non deve costituire un pericolo per l'ordine e la sicurezza
pubblici né per le relazioni internazionali del nostro Paese. L'art. 62 LStr dispone
che l'autorità competente può revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio,
se lo straniero è stato condannato a una pena detentiva di lunga durata
o a una misura penale ai sensi dell'articolo 64 o 61 del Codice penale (lett.
b) o se ha violato in modo rilevante o ripetutamente o espone
a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero o costituisce
una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera (lett. c). L'art. 80 cpv. 1 OASA precisa che vi è violazione della sicurezza e dell'ordine
pubblici - tra l'altro - in caso di mancato rispetto di prescrizioni di legge e
di decisioni delle autorità (a) oppure in caso di mancato adempimento temerario di doveri di diritto pubblico
o privato (b). Secondo il capoverso 2 della medesima norma, vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo se sussistono indizi concreti che il
soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con notevole probabilità
a una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici.

 

2.3. La legge federale sugli stranieri si
applica ai cittadini comunitari soltanto se il menzionato accordo bilaterale non
contiene disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni più favorevoli
(art. 2 cpv. 2 LStr). Ritenuto che l'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I ALC non può
legittimare misure più incisive di quelle previste dal diritto svizzero (cfr. art.
2 ALC), occorre di principio verificare che la revoca del permesso di dimora si
giustifichi tanto dal profilo del diritto interno che nell'ottica del trattato
bilaterale (DTF 130 II 176 consid. 3.2). In pratica, però, la riserva dell'ordine
pubblico e della sicurezza pubblica di cui all'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I
ALC soggiace a criteri meno restrittivi, ragione per cui la legislazione
interna non prevede disposizioni più favorevoli di quelle del menzionato accordo.

 

 

                                   3.   Va
innanzitutto rilevato che in Svizzera l'insorgente ha a carico soltanto una
multa di fr. 1'000.–, inflittagli dal Procuratore pubblico il 17 luglio 2006
per guida in stato di inattitudine, comunque non più iscritta al casellario giudiziale.

Come accennato in narrativa, RI 1 ha dei precedenti penali in Italia. Dal certificato generale del casellario
giudiziale italiano che lo riguarda, risulta che egli è
stato condannato il 10 aprile 1995 dal Tribunale di C__________ e il 15 gennaio
1997 dal Tribunale di V__________ (quest'ultima sentenza parzialmente riformata
dalla Corte di appello di V__________ il 19 gennaio 2000) ad una pena
complessiva di 5 anni e 11 giorni di reclusione, per bancarotta fraudolenta
commessa l'11 dicembre 1995, in concorso. Egli aveva evaso l'IVA per oltre una
decina di miliardi di lire sull'argento importato in Italia e proveniente dalla
ditta in cui lavorava a quel momento.

Ritenuto che anche una condanna pronunciata
all'estero può, di per sé, giustificare misure di ordine pubblico ai sensi
dell'art. 5 dell'Allegato I ALC (DTF 134 II 25, consid. 4.3.1, con rif.), a ragione
l'autorità di prime cure ne ha tenuto conto al momento di decidere se
rilasciare il permesso per confinanti all'insorgente. Tanto più che il reato di
bancarotta fraudolenta è punibile anche in Svizzera
giusta l'art. 163 del Codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 (CP; RS
311.0) ed è qualificato quale crimine giusta l'art. 10
cpv. 2 CP. Ora, il reato di cui l'insorgente si è reso colpevole non va sottovalutato, in
quanto tocca un settore particolarmente delicato dell'ordine pubblico. In
determinate circostanze, anche i crimini e i delitti in materia patrimoniale
possono infatti rappresentare una minaccia sufficientemente grave ad un
interesse fondamentale della nostra società. D'altra parte, però, bisogna
considerare che il reato in parola risale a una quindicina di anni fa e può
quindi essere considerato ormai lontano nel tempo.

Nell'ambito della precedente domanda di ottenimento
di un permesso di dimora CE/AELS nel 2003, era emerso che nei confronti dell'insorgente
era stato aperto un procedimento penale presso la Procura di B__________ per reati commessi il 1° gennaio 1995 (associazione a delinquere,
violazione dei diritti doganali, contrabbando, aggravato, aggravanti penali,
quantitativo di tabacchi) e il 2 aprile 1996 (associazione a delinquere,
concorso, contrabbando, consumato, aggravato, aggravanti penali, quantitativo
di tabacchi, recidività). Tale procedimento è infine sfociato nella sentenza emessa
il 25 maggio 2007 dal Tribunale penale di B__________, che ha prosciolto RI 1
dall'imputazione di contrabbando per intervenuta prescrizione dell'azione
penale. Ora, a prescindere dalla questione di sapere se tali reati siano perseguibili
penalmente anche in Svizzera, bisogna in ogni caso considerare che i medesimi
sono anch'essi ormai lontani nel tempo, tanto che l'azione penale si è prescritta
e l'interessato è stato prosciolto. Cadono pertanto nel vuoto i rimproveri mossi
dal Consiglio di Stato al ricorrente per aver prodotto soltanto il dispositivo
della sentenza del 25 maggio 2007, ciò che avrebbe impedito all'Esecutivo
cantonale di meglio chiarire i fatti per poter formulare, con la necessaria
cognizione di causa, una prognosi precisa in merito alla sua reale pericolosità
e al rischio che egli possa nuovamente delinquere.

Infine, dal menzionato certificato generale
del casellario giudiziale italiano, aggiornato al 5 giugno 2009, non risultano
altri precedenti e procedimenti attualmente pendenti a carico dell'insorgente.

 

 

                                   4.   Quanto
precede non permette quindi di ritenere che, attualmente, RI 1 rappresenti ancora
una minaccia reale e sufficientemente grave per un interesse fondamentale della
società, come prevede la giurisprudenza comunitaria in materia, tale da giustificare
il provvedimento litigioso (cfr. sentenza della CGCE del 27 ottobre 1977 nella
causa 30/77 Bouchereau, n. 35).

Bisogna pertanto concludere che i rimproveri
mossi all'insorgente non sono tali da giustificare il mancato rilascio di un
permesso per confinanti.

 

 

                                   5.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque accolto, annullando la
decisione dipartimentale impugnata e quella governativa che la tutela. Gli atti
sono quindi rinviati alla Sezione della popolazione affinché rilasci un
permesso per confinanti CE/AELS a RI 1.

Con l'emanazione del presente giudizio, la domanda
di concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto
(art. 47 LPamm).

 

 

                                   6.   Visto
l'esito del ricorso, si prescinde dal prelievo di spese e tassa di giustizia.
Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà all'insorgente, assistito da due avvocati
iscritti nell'apposito registro, un'adeguata indennità per ripetibili di
entrambe le sedi (art. 31 LPamm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 2 ALC e 5 del suo Allegato I; 5, 35, 62
LStr; 80 OASA; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 31, 43, 46, 47, 60, 61 e 65 LPamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§.  Di conseguenza sono annullate:

1.1.   la risoluzione 26 gennaio 2010 (n. 290) del Consiglio di Stato;

1.2.   la decisione 24 luglio 2009 (COM 40) della Sezione dei permessi e dell'immigrazione
(ora della popolazione) del Dipartimento delle istituzioni.

 

 

                                   2.   Gli atti
sono retrocessi alla Sezione della popolazione affinché rilasci un permesso per
confinanti CE/AELS al cittadino italiano RI 1 dopo avere sottoposto il caso, se
necessario, all'Ufficio federale della migrazione.

 

 

                                   3.   Non si
prelevano né tasse né spese di giustizia. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà
al ricorrente fr. 1'500.– a titolo di ripetibili per entrambe le sedi.

 

 

                                   4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     5.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente                                                      Il
segretario