# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b3820e47-8c13-526d-94d3-1c812d381f66
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 22.05.2000 52.1999.224
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1999-224_2000-05-22.html

## Full Text

Incarto n.

  52.1999.00224

   

  	
  Lugano

  22 maggio
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 30 agosto 1999 di

 

 

	
   

  	
  __________,  

  patrocinata dall'avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 6 luglio 1999 (n. 2959) del Consiglio
  di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  decisione 17 marzo 1999 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione permessi
  e immigrazione, in materia di permesso di soggiorno per i figli __________ e
  __________ (ricongiungimento famigliare);

  

 

 

viste le risposte:

-    7 settembre 1999 del Dipartimento
delle istituzioni;

-    14 settembre 1999 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________
(1967), cittadina dominicana, ha lavorato in Svizzera dal giugno al novembre
1992 in qualità di artista/cantante di piano bar grazie a successivi permessi
di dimora di breve durata (permessini). Alla fine di marzo 1993, è rientrata in
Ticino per svolgere nuovamente tale attività. Il 6 agosto 1993 si è sposata a
__________ con il cittadino svizzero __________ (1964). Dalla loro unione è
nata __________ (18 marzo 1994). A seguito del matrimonio, __________ ha
ottenuto un permesso di dimora; dal 6 agosto 1998 è al beneficio di un permesso
di domicilio. La ricorrente ha altri due figli gemelli, __________ e __________
(18 marzo 1989), cittadini dominicani nati da una precedente relazione, i quali
sono rimasti a vivere nel loro Paese d'origine.

 

 

                                  B.   Con
decisione 17 marzo 1999, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento
delle istituzioni ha respinto la domanda di entrata in Svizzera presentata da
__________ in favore di __________ e __________ a titolo di ricongiungimento
famigliare in virtù degli art. 4, 16 LDDS e 8 ODDS. L'autorità ha ritenuto che
non vi fossero rapporti stretti e duraturi con la madre da quando quest'ultima
risiede in Svizzera. Inoltre essa non avrebbe mai indicato di avere figli
residenti all'estero.

 

 

                                  C.   Adìto da
__________, il Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame il 6 luglio 1999.
Secondo l'Esecutivo cantonale, la ricorrente non avrebbe apportato alcun
elemento oggettivo che potesse giustificare il ricongiungimento con i figli di
primo letto. L'autorità ha dato particolare rilievo alla durata pluriennale
della separazione tra madre e figli, alla mancata notifica fino a quel momento
dell'esistenza di quest'ultimi, alla carenza di provate relazioni strette,
durature ed effettivamente vissute, nonché al fatto che essi hanno sempre
vissuto nella Repubblica Dominicana presso i nonni materni. La risoluzione è
stata resa in applicazione degli art. 17 LDDS e 8 CEDU.

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, la soccombente insorge ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che a
__________ e __________ venga rilasciato un permesso per soggiornare in Svizzera.
Sostiene che il legame con i figli sarebbe intatto ed effettivamente vissuto. Asserisce
di non averne precedentemente richiesto il ricongiungimento, in quanto era
intenzione della famiglia di trasferirsi nella Repubblica Dominicana presso i
figli di primo letto. Tale ipotesi sarebbe stata definitivamente scartata nel
1998 per motivi di lavoro del marito e a seguito della nascita di __________.
Adduce di non aver indicato l'esistenza dei due figli residenti all'estero,
perché riteneva che la sua "famiglia" fosse quella costituita con il
matrimonio con __________.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo
al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di
permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.
L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti
delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla
concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un
diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si
fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato
internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).

 

1.3. Non esiste alcun trattato conchiuso tra
la Confederazione Svizzera e la Repubblica Dominicana che regoli in modo specifico
il soggiorno in Svizzera dei cittadini dominicani, dal quale potrebbe scaturire
un diritto al rilascio di un permesso a titolo di ricongiungimento famigliare.

 

 

1.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS i figli
celibi d'età inferiore ai 18 anni hanno il diritto di essere inclusi nel
permesso di domicilio dei genitori, a condizione che essi vivano con
quest'ultimi. In concreto, la ricorrente è domiciliata in Svizzera dall'agosto
1998. La domanda di ricongiungimento famigliare è stata depositata l'11
dicembre 1998, quando __________ e __________ avevano 9 anni: conformemente
alla norma menzionata, di principio, essi dispongono dunque di un diritto al
permesso sollecitato. Se quindi la censura di violazione dell'art. 17 cpv. 2
LDDS fosse sollevata innanzi al Tribunale federale attraverso un ricorso di diritto
amministrativo, la Corte federale la dichiarerebbe ammissibile in applicazione
dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG. Il gravame è pertanto ricevibile anche
avanti al Tribunale cantonale amministrativo. Il quesito di sapere se, in
concreto, la pretesa citata conduca al rilascio del permesso postulato è una
questione di merito e non di ammissibilità.

 

 

1.5. Lo straniero che ha uno stretto legame
di parentela con una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera
può invocare, a protezione della propria vita familiare, l'art. 8 CEDU. In tal
caso, se il legame è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle
autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è
limitata e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto
amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv.
1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93
consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art.
10 lett. a LALPS. La legittimazione a ricorrere compete in questi casi sia allo
straniero a cui è stato negato il permesso, sia al parente con il quale egli
intende ricongiungersi in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c). Nella
fattispecie, la ricorrente sostiene di aver mantenuto con i figli di primo
letto un legame intenso e vivo. Per la soluzione della vertenza non è ad ogni
buon conto necessario esaminare più a fondo la natura e l'intensità del legame
familiare che lega la madre al figlio. In effetti, per le ragioni che seguono
(cfr. consid. 4), nella misura in cui la censura di violazione dell'art. 8 CEDU
fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.

 

 

1.6. Il gravame, tempestivo (art. 10 LALPS e
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Il
Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che l'art. 17 cpv. 2 LDDS non
è stato pensato per regolare il ricongiungimento familiare nell'ambito delle
famiglie monoparentali. Del resto, il testo stesso della norma indica che il
citato diritto sussiste unicamente se i figli "vivono con i
genitori". Nondimeno, lo scopo del disposto impone di ammettere la sua
applicazione anche laddove non è richiesto il ricongiungimento dell'intera
famiglia in quanto i genitori sono separati o divorziati. In questo caso i
figli hanno però diritto di essere inclusi nel permesso del genitore domiciliato
in Svizzera, solo se è con quest'ultimo che essi hanno le relazioni famigliari
più intense. Nella valutazione di tale aspetto, si deve tenere conto non
soltanto delle circostanze passate, ma anche di eventuali cambiamenti
successivi e delle prospettive future (DTF 118 Ib 159 consid. 2b). Va poi
osservato che l'art. 17 cpv. 2 LDDS ha come scopo di concedere ai genitori la
possibilità di vivere in comunione con i propri figli. Esso può di conseguenza
essere invocato solo per favorire una tale convivenza; ciò non è il caso se lo
straniero domiciliato in Svizzera vive separato dai figli per anni e poco prima
che essi compiano i diciotto anni li fa venire nel nostro paese. Un'eccezione
può unicamente sussistere se validi motivi hanno impedito un ricongiungimento
più tempestivo (DTF 119 Ib 88 consid. 3a). Va osservato che, per giurisprudenza,
anche qualora uno dei genitori viva in Svizzera e i figli siano restati al
paese d'origine in cura ad una terza persona o presso un altro famigliare che
non sia né il padre né la madre, valgono per analogia i principi testé esposti
(RDAT II-1998 N. 41 pag. 151). Una situazione di questo genere denota di norma
una profonda rottura del legami famigliari e dà adito a dubbi circa l'intensità
degli stessi (STF 3 dicembre 1997 inedita in re L. consid. 3b).

 

 

                                   3.   In
concreto, __________ è entrata la prima volta in Svizzera nel 1992 per
lavorarvi tramite successivi permessi di soggiorno di breve durata fino alla
fine di novembre dello stesso anno, lasciando i propri figli nella Repubblica
Dominicana presso i nonni materni. L'insorgente non adduce di essere stata
costretta a separarsi da __________ e __________. Nel dicembre 1992 essa è a
suo dire ritornata nel proprio Paese d'origine, ma alla fine di marzo 1993 è
nuovamente ripartita, sempre da sola, ancora alla volta della Svizzera, dove si
è sposata ed ha avuto una figlia. Orbene, a partire dalle nozze celebrate
nell'agosto 1993, essa ha beneficiato di un permesso di dimora annuale ed aveva
quindi la possibilità di richiedere il ricongiungimento famigliare con i due
figli gemelli; tuttavia non ne ha fatto richiesta, preferendo lasciarli in
Patria. E' solo nel dicembre 1998, poco più di 5 anni dopo il matrimonio, che
la madre ha voluto che essi entrassero in Svizzera. La ricorrente giustifica il
ritardo del ricongiungimento, adducendo che era sua intenzione trasferirsi
insieme al marito nella Repubblica Dominicana. Il lavoro di quest'ultimo e la
nascita di __________ li avrebbero fatti definitivamente desistere nel 1998.
Tale argomento, comunque non provato, non è in tutti i casi sufficiente per
giustificare gli oltre 5 anni di ritardo del ricongiungimento. Non risulta che
in precedenza la madre abbia fatto tutti gli sforzi possibili per
ricongiungersi con __________ e __________. In particolare, essa ha preferito
prolungare la loro separazione, fintanto che non fosse presa la decisione
definitiva sul luogo di residenza della famiglia __________. Qualora il legame
tra madre e i due figli gemelli fosse davvero intenso e prioritario su qualsiasi
altra relazione, la madre avrebbe dovuto tentare di ottenere in precedenza il
ricongiungimento, quando essi avevano un'età in cui necessitavano maggiormente
della sua presenza. Durante questo lungo lasso di tempo l'insorgente adduce di
essersi recata uno o due volte l'anno al proprio Paese d'origine, dove ha
trascorso complessivamente oltre 12 mesi, e di non essersi pertanto separata
dai figli per più di 10 mesi (ricorso pag. 7 in alto; doc. 9: dichiarazione
dell'agenzia viaggi __________ prodotto dinnanzi al Consiglio di Stato).
Sostiene pure di aver mantenuto da sempre i contatti con i figli telefonando
loro almeno 2 volte la settimana per sapere come stavano e inviando loro
regolarmente del denaro (v. dichiarazione 18 febbraio 1999 della ricorrente agli
atti; doc. 8: dichiarazione di __________, madre della ricorrente). Sennonché,
a prescindere dal fatto che la semplice documentazione prodotta non è ancora
atta a provare la tesi della ricorrente, va rilevato che è comunque del tutto
naturale che madre e figli mantengano dei rapporti durante gli anni di
separazione e che ciò non basta, da solo, a far apparire questa relazione famigliare
prevalente su quelle esistenti nel proprio Paese d'origine, segnatamente con i
nonni che si occupano della loro cura e della loro educazione almeno dal 1993 e
che la ricorrente indica quali detentori effettivi dell'autorità parentale
(ricorso al Consiglio di Stato ad 5). Inoltre non si può certo sostenere che la
madre abbia dimostrato di essersi assunta la responsabilità dell'educazione dei
figli di primo letto a distanza. Ma vi è di più. La ricorrente indica in
__________ il padre naturale di __________ e __________. Gli atti di nascita
dei figli (doc. 4), del resto registrati soltanto il 18 settembre 1997, non
escludono assolutamente che il padre li abbia riconosciuti e fors'anche
mantenuti. Dall'inserto di causa risulta pure che egli ha ceduto la tutela dei
figli alla ricorrente (v. deposizione giurata 19 novembre 1998, la quale non è
mai stata ritrattata). Non è quindi vero che il padre non esiste. Dalle tavole
processuali non risulta nemmeno che da quando i nonni si sono assunti la cura
dei nipoti, la situazione famigliare di questi ultimi sia mutata al punto tale
da rendere necessario il loro trasferimento presso la madre, unico legame che
hanno in Svizzera. Non esistono dunque interessi preponderanti che impongano
una modifica delle relazioni famigliari esistenti, potendo i figli di primo
letto continuare a vivere presso i famigliari nella Repubblica Dominicana, Paese
in cui si trovano da sempre i loro principali legami sociali, culturali ed
affettivi. Va pure tenuto in debita considerazione l'atteggiamento assunto
dall'insorgente, la quale ha sottaciuto l'esistenza dei due figli di primo
letto alle competenti autorità di polizia degli stranieri, fornendo altresì
informazioni inesatte sulla propria prole (art. 3 cpv. 2 LDDS e 8 cpv. 4 ODDS).
Essa adduce invero di aver creduto che la domanda relativa all'esistenza di
altri membri della famiglia (figli residenti all'estero; v. questionario 10
ottobre 1993 pto 19) si riferisse alla famiglia creata nell'agosto 1993 con
__________. L'errore sarebbe pertanto riconducibile al fatto che all'epoca essa
non padroneggiava ancora la lingua italiana. Sennonché essa, a quel momento, aveva
già trascorso almeno 13 mesi in Ticino nell'arco di un anno e mezzo e prima di
contrarre matrimonio aveva comunque già omesso di indicare di aver figli nella
Repubblica Dominicana (v. questionario 28 giugno 1993, successivamente
annullato con la domanda presentata nell'ottobre seguente). Tale modo di agire
suscita ulteriori dubbi circa l'intensità del legame. In questo senso non si
vedono oggettivamente quali siano potuti essere i fattori che hanno impedito
alla ricorrente, durante tutti questi anni, di avviare le pratiche per ricongiungersi
con i figli di primo letto se non, presumibilmente, la volontà che questi
ultimi trascorressero la loro prima infanzia nella Repubblica Dominicana per in
seguito giungere in Svizzera al fine di avere un futuro migliore, segnatamente
una formazione scolastica e un avvenire professionale più favorevoli di quelli
ottenibili nel loro Paese d'origine. Visto quanto precede, si deve concludere
che i presupposti di cui all'art. 17 cpv. 2 LDDS non sono adempiuti e che il
principio della proporzionalità non è stato violato. Il ricorso, su questo
punto, va dunque respinto.

 

 

                                   4.   Occorre
ora esaminare se la decisione impugnata viola l'art. 8 CEDU.

 

 

4.1. Giusta l'art. 8 CEDU ogni persona ha
diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e
della sua corrispondenza (n. 1). Non può esservi ingerenza della pubblica autorità
nell'esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista
dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica,
è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere
economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o
della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (n. 2).

 

4.2. L'art. 8 CEDU tutela, tra l'altro, la
relazione familiare tra genitori e figli. Non assicura tuttavia alla persona
residente in Svizzera un diritto assoluto di far venire nel nostro paese un suo
familiare, segnatamente quando essa stessa ha preso la decisione di vivere
separata da quest'ultimo per venire a risiedere in Svizzera. Tale principio
vale, a maggior ragione, laddove gli interessati dimostrano con il loro comportamento
che il permesso richiesto non è volto in primo luogo a permettere una vita
familiare comune, bensì al raggiungimento di altri obiettivi (DTF 122 II 392
consid. 4b con rinvii; 119 Ib 91 consid. 4a; 118 Ib 153 consid. 2c). Difatti,
in presenza di un'ingerenza nella vita famigliare giustificata ai sensi
dell'art. 8 n. 2 CEDU dalla politica restrittiva in materia di stranieri
praticata dalla Svizzera - in particolare dalla salvaguardia del mercato
svizzero del lavoro e dal mantenimento di un rapporto equilibrato tra
popolazione svizzera e straniera - appare legittimo rifiutare un permesso di
entrata e di soggiorno sul nostro territorio al figlio di uno straniero quando
la separazione della famiglia risulta dalla libera scelta o volontà del
genitore residente in Svizzera, non sussistono interessi familiari preponderanti
che impongono una modifica delle relazioni esistenti rispettivamente una
modifica si appalesa imperativa, ed infine la continuazione delle relazioni
familiari non è ostacolata dall'autorità (ibidem).

 

 

4.3. In concreto, è da escludere che l'art.
8 CEDU imponga il rilascio del controverso permesso od anche solo appaia
violato. Intanto __________ è partita volontariamente dalla Repubblica
Dominicana ed altrettanto volontariamente si è separata da __________ e
__________. L'insorgente non ha inoltre reso verosimile la sussistenza di interessi
famigliari preponderanti che esigano una modifica delle relazioni esistenti. In
simili circostanze, poiché l'avversato diniego del permesso sollecitato trae
indiscutibilmente origine dalla politica restrittiva in materia di stranieri
praticata dal nostro paese, esso deve essere considerato giustificato. Questa
soluzione si impone a maggior ragione se si tien conto che, come è già stato
spiegato dinanzi, sussistono più che fondati motivi per ritenere che la venuta
in Svizzera dei figli di primo letto non poggi in misura preponderante
sull'intenzione di riunire la famiglia ma risponda semplicemente al soddisfacimento
di obiettivi di natura squisitamente economica, come migliori condizioni
d'insegnamento e un futuro professionale più favorevole. Va infine rilevato che
nulla impedisce alla madre di continuare a mantenere le relazioni personali
come le ha intrattenute con i figli finora. Non risulta del resto che essa
abbia incontrato ostacoli di rilievo recandosi nel proprio Paese d'origine per
render loro visita. Anche da questo punto di vista, la decisione impugnata è
compatibile con l'art. 8 CEDU.

 

 

                                   5.   Sulla
scorta di quanto precede il ricorso deve essere respinto.

Tassa e spese di giustizia seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 17 cpv. 2 LDDS, 8 ODDS; 8 CEDU;
100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 800.–, sono poste a carico della
ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario