# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 269424cf-689e-5a31-8f82-7479b04ffae6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.05.2013 35.2012.78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2012-78_2013-05-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2012.78

   

  cr/DC

  	
  Lugano

  23 maggio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 settembre 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22 agosto
  2012 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 14 giugno
2010 RI 1 - dipendente della ditta __________ di __________ quale perforatore e
macchinista e assicurato contro gli infortuni presso l’CO 1 - è rimasto vittima
di un infortunio.

                                         Più
precisamente, mentre stava regolando lo specchietto esterno del camion di un
collega, è scivolato e, per evitare di finire per terra, si è aggrappato allo
specchietto con il braccio destro, riportando, come risulta dal referto del 5
luglio 2010 del dr. __________, la “rottura tendine bicipite distale a
destra” (doc. 3).

                                         

                                         L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di
legge.

                                         

                                         Il dr. __________
ha ritenuto l’assicurato nuovamente abile al lavoro al 100% a partire dal 1°
settembre 2010 (doc. 15).

 

                               1.2.   Il 7 marzo
2011 l’assicurato ha annunciato una ricaduta del sinistro del 14 giugno 2010 (doc.
20).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di
legge.

 

                                         Il dr. __________
ha ritenuto l’assicurato nuovamente abile al lavoro al 100% a partire dal 21
marzo 2011 (doc. 24 e 32).

 

                               1.3.   Il 19
gennaio 2012 l’assicurato ha annunciato una nuova ricaduta del sinistro del 14
giugno 2010 (doc. 44).

 

                                         In data 5
luglio 2012, il dr. __________, dopo avere constatato che dalla RM alla spalla
destra è emersa una rottura del tendine sovraspinato, ha sottoposto
l’assicurato ad una ricostruzione artroscopica della cuffia.

 

                                         L’assicuratore
LAINF, con decisione del 15 giugno 2012, ha comunicato all’assicurato che i disturbi lamentati alla spalla non erano da ritenersi in nesso causale sicuro o
probabile con l’evento infortunistico del 14 giugno 2010 e che, pertanto, le
prestazioni assicurative richieste non potevano venire corrisposte.

 

                                         RI 1 ha inoltrato opposizione contro la decisione appena menzionata, contestando il mancato
riconoscimento del nesso causale tra la ricaduta del 13 gennaio 2012 e il
sinistro del 14 giugno 2010 e rivendicando il diritto alle cure (cfr. doc. 67).

 

                                         Con
decisione su opposizione del 22 agosto 2012, l’CO 1 ha confermato il contenuto del provvedimento del 15 giugno 2012 (cfr. doc. A1).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 24 settembre 2012 RI 1, ha chiesto che “la CO 1 sia tenuta al pagamento delle prestazioni LAINF”, ritenuto che vi è un
chiaro nesso causale tra i disturbi alla spalla e l’infortunio del 14 giugno
2010, come del resto attestato dal dr. __________ e dal dr. __________.

                                         L’assicurato
ha poi preannunciato di volersi sottoporre “ad un ulteriore esame medico quale
comprova dell’esistenza del nesso causale tra l’infortunio a suo tempo subito e
i danni annunciati a seguito della ricaduta” (doc. I).

                                1.5   L’ICO 1, in risposta, ha chiesto la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto
occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. IV).

 

                               1.6.   In corso di
causa, il TCA ha interpellato il dr. H. Ufenast, chiedendogli alcune
precisazioni (doc. VIII).

 

                                         Il dr. Ufenast
ha risposto con scritto del 22 marzo 2013 (doc. IX), che è stato immediatamente
sottoposto alle parti per una presa di posizione (doc. X).

 

                               1.7.   Con scritto
del 12 aprile 2013, l’assicuratore LAINF ha rilevato che “il dr. Ufenast parte
dal principio del post hoc, ergo propter hoc che, come è noto, nulla comprova.
Il suo parere è quindi irrilevante e per altro risulta del tutto immotivato”
(doc. XI).

                                         Queste
considerazioni dell’assicuratore infortuni sono state trasmesse al ricorrente
(doc. X), per conoscenza.

 

                                         L’assicurato,
dal canto suo, è rimasto silente.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

                                         

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’Istituto assicuratore resistente era legittimato a
negare il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi annunciatigli
nel corso del mese di gennaio 2012 quale ricaduta del sinistro del giugno 2010
oppure no.

 

                               2.3.   L’art. 6
cpv. 1 LAINF recita che, per quanto
non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono
effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e
di malattie professionali.

                                         Secondo
l’art. 7 cpv. 1 LAINF, sono infortuni professionali quelli (art. 4 LPGA) di cui
è vittima l’assicurato nell’eseguire lavori per ordine del datore di
lavoro o nell’interesse di quest’ultimo (lett. a) oppure durante le pause, come
pure prima o dopo il lavoro se autorizzato a rimanere sul luogo di lavoro o
entro la zona di pericolo inerente alla sua attività professionale (lett. b).

                                         Sono pure infortuni
professionali quelli di cui sono vittima gli occupati a tempo parziale, la cui
durata di lavoro è inferiore al minimo previsto dal Consiglio federale, e
occorsi sul tragitto per recarsi al lavoro o sulla via di ritorno (cpv. 2). 

                                         Giusta l’art. 8 cpv. 1
LAINF, sono infortuni non professionali
tutti quelli (art. 4 LPGA) che non rientrano nel novero degli infortuni
professionali. Gli occupati a tempo parziale ai sensi dell’articolo 7 capoverso
2 non sono assicurati contro gli infortuni non professionali (cpv. 2). 

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                        La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o
conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità è provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.8.   Dalla documentazione agli
atti si evince che il 19 gennaio 2012 RI 1 e il datore di lavoro, ditta __________,
hanno annunciato un infortunio occorso all’assicurato in data 13 gennaio 2012,
descritto come ricaduta dell’evento del 14 giugno 2010 preso a carico dall’CO 1
(doc. 44).

 

                                         Nel rapporto relativo alla
risonanza magnetica del 19 gennaio 2012, il PD dr. __________, Primario di
radiologia dell’Ospedale regionale di __________, ha concluso che:

 

"  I
reperti sono compatibili con una rottura del tendine e muscolo sovraspinato,
con estensione transmurale nella parte anteriore del tendine vicino
all’inserzione del tuberculum maggiore, discreti segni di tendinopatia
dell’infraspinato. Non segni di atrofia muscolare.

Reperti di normalità a livello del tendine
e muscolo sottoscapolare e del tendine prossimale del capolungo del muscolo
bicipite, fino all’inserzione.

Alterazioni degenerative dell’articolazione
acromio-claveare.” 

(Doc. 57)

 

                                         Con
certificato medico del 28 febbraio 2012, il dr. __________, spec. FMH in
medicina interna, posta la diagnosi di “dolori persistenti alla spalla destra
in/con: stato dopo trauma distorsivo alla spalla dx al 14.6.2010; MRI
19.1.2012: rottura del tendine e muscolo sovraspinato”, ha rilevato che “la
rottura del tendine del sovraspinato è compatibile con la clinica attuale e da
mettere in relazione con l’infortunio del 14.6.2010, come riferito in anamnesi
dal paziente”, ritenendo necessario “un aggancio specialistico con valutazione
di un’eventuale opzione chirurgica” (doc. 56).

 

                                         Nel
referto del 26 marzo 2012, il dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica
e ortopedia della Clinica __________, constatato un chiaro deficit del tendine
sovraspinato, ha posto l’indicazione per una riparazione della cuffia rotatoria
tramite modalità artroscopica (doc. 67b).

 

                                         Il
21 maggio 2012 l’assicurato è stato visitato dalla dr.ssa__________, spec. FMH
in medicina generale e medico fiduciario dell’Istituto assicuratore resistente.

                                         Dal relativo rapporto del 23
maggio 2012 emerge quanto segue:

 

" 
3. Beurteilung

Der Pateient zog sich am 14.06.2010 durch
Festhalten an einem Spiegel und damit Vermeiden eines Falles eine Verletzung am
rechten Arm zu.

Es wurde von diversen orthopädischen
Spezialisten gesehen und als einzige Verletzung wurde ein distaler Ausriss des
Bizeps festgestellt. Eine Schulterproblematik wurde nie erwähnt.

Auch bei der kreisärtlichen untersuchung im
Tessin am 15.06.2011 erfolgten keinerlei Beschwerdeangaben bezüglich der
Schulter (zwar liegt kein Untersuchungsbefund der Schulter vor, jedoch gehe ich
davon aus, dass der Kollege, wenn die Schulter in der Bewegung eingeschränkt gewesen
wäre, sich dazu geäussert hätte).

                                        Der Patient hat seit dem
angeschuldigten Unfallereignis immer wieder mehrere Monate voll gearbeitet.

 

                                        Damit bleibt festzuhalten:

-         
Beschwerden der rechten Schulter sind erstmalig im Januar 2012, d.h. 1 ½
Jahre nach dem Unfallereignis dokumentiert (echtzeitlich nie erwähnt!).

-         
Das MRI vom 19.1.2012 zeigt eine Teilläsion des Supraspinatus bei
ausgedünnter übriger Sehne und AC-Gelenksproblematik ohne Sehneretraktion oder
Musckelatrophie (typischer degenerativer Befund).

-         
Klinisch wird eine Impingementsymptomatik festgehalten.

 

                                        Sowohl der klinische
Verlauf als auch die MRI-Befunde sprechen dagegen, dass die aktuell bestehende
Läsion des Supraspinatus in einem ausreichend wahrscheinlichen Zusammenhang mit
dem Ereignis vom 14.06.2010 zu sehen ist.” (Doc. 69)

 

                                         Chiamata ora a
pronunciarsi, questa Corte ritiene che l’apprezzamento enunciato dalla dr.ssa __________,
in base al quale la rottura
della cuffia dei rotatori della spalla destra non è imputabile all’evento
infortunistico del 14 giugno 2010, possa
validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che
si riveli necessario procedere a ulteriori atti istruttori.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, una ricaduta viene assunta da un assicuratore
infortuni, allorché la sintomatologia ponte fra l’infortunio e i disturbi
accusati è evidente. Disturbi occasionali non sono sufficienti, come ad
esempio quando gli stessi non sono così rilevanti da richiedere un trattamento
(cfr. STFA U 344/03 del 9 dicembre 2004 consid. 3.2.2.; 3.3.). 

                                        

                                         In occasione dell’infortunio
del 14 giugno 2010, l’assicurato aveva subito, come attestato dal dr. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, una “rottura del tendine
bicipite distale a destra”, accusando dolori al gomito destro (cfr. doc. 2).

                                         Egli era stato quindi
curato dal dr. __________ per i disturbi al gomito destro e, a seguito di un
“decorso favorevole due mesi dopo trattamento conservativo della summenzionata
lesione”, come indicato nel referto del 9 agosto 2010, era stata interrotta la
fisioterapia e l’interessato aveva potuto riprendere la propria attività
lavorativa a partire dal 1° settembre 2010 (doc. 11).

                                         

                                         Dopo la ricaduta del marzo
 2011, in occasione della visita fiduciaria del 15 giugno 2011, il dr. __________,
spec. FMH in chirurgia generale e della mano, non aveva evidenziato alcun
problema relativo alla spalla destra. 

                                         Quale motivo della visita
medica in agenzia, egli aveva infatti indicato “valutazione stato attuale
gomito/braccio destro dominante, caviglia destra dopo recente trauma,
determinazione della capacità lavorativa e ulteriore procedere e chiusura del
caso” (doc. 39).

                                         Nel riportare le
dichiarazioni dell’assicurato, il dr. __________ aveva indicato che “i dolori vengono
indicati anteriormente al gomito nei due terzi distali del braccio destro
dominante”, aggiungendo che “nessuna fisioterapia, già conclusa per il braccio
destro, attualmente non assunzione di farmaci antalgici” (doc. 39).

                                         Analizzando il braccio destro,
il dr. __________ aveva posto la diagnosi di “rottura tendine
bicipite-brachiale distale arto superiore dominante destro su infortunio del
14.6 2010, su desiderio dell’assicurato terapia conservativa”, concludendo che
“al braccio destro nessun problema a parte l’asimmetria dovuta alla
prossimalizzazione del ventre muscolare del bicipite su rottura del tendine
distale non operata. Debolezza al movimento di supinazione attiva che è
completo” (doc. 39).  

                                         Lo stesso medico __________
aveva rilevato uno stato del gomito destro stabilizzato e aveva dichiarato
chiuso il caso d’infortunio (cfr. doc. 39). 

                                         

                                         Dalla documentazione
all’incarto, è solo a partire dal 2012 che emerge l’esistenza di disturbi,
importanti, alla spalla, tanto da richiedere, dapprima, l’esecuzione di una RM
della spalla destra, eseguita in data 19 gennaio 2012 (doc. 57) e,
successivamente, in data 5 luglio 2012, l’attuazione di un intervento di
ricostruzione artroscopica della cuffia rotatoria ad opera del dr. __________.

 

                                         La
documentazione appena citata dimostra che, dopo la chiusura del caso con la
totale ripresa dell’attività lavorativa a partire dal 1° settembre 2010, l’assicurato
ha lamentato la comparsa di disturbi, importanti, alla spalla destra soltanto all’inizio
del 2012, quindi a distanza di quasi un anno e mezzo, periodo durante il quale
non risulta che RI 1 sia stato costretto a consultare un
medico, rispettivamente a interrompere la propria attività lavorativa in
ragione di problemi a quella parte del corpo. 

                                         Il TCA rileva infatti che,
come sopra esposto, dopo la chiusura del caso a seguito dell’infortunio del
giugno 2010, l’assicurato aveva ripreso la propria attività lavorativa al 100%
a partire dal 1° settembre 2010, come attestato dal dr. __________ (doc. 15).

                                         In seguito, egli aveva
dovuto interrompere nuovamente l’attività lavorativa dal 2 marzo 2011 al 20
marzo 2011 (doc. 24 e doc. 32), in quanto, dopo avere tirato un lungo tubo
durante il lavoro, aveva risentito nuovamente dolori al gomito, senza tuttavia
manifestare dolori necessitanti di cure a livello della spalla destra (cfr.
referto del 21 giugno 2011 concernente la visita medica __________ del dr. __________,
doc. 39).

                                         Una nuova interruzione
dell’attività lavorativa, dal 10 maggio 2011 al 5 giugno 2011, era, infine,
stata causata dall’infortunio subito in data 10 maggio 2011, allorquando
l’interessato era inavvertitamente entrato in una buca, provocandosi un trauma
distorsivo alla caviglia destra (doc. 39).

 

                                         Secondo
questo Tribunale, non può quindi essere ammesso che vi sia stata una chiara
sintomatologia a ponte ai sensi della giurisprudenza appena citata. L’Alta
Corte ha ad esempio deciso in questo stesso senso in una sentenza U 458/00 del
24 ottobre 2001, in cui l’assicuratore LAINF non è stato giudicato responsabile
della ricaduta fatta valere nel 1995 da un assicurato che nel 1991, in occasione di incidente della circolazione, aveva subito una contusione di un ginocchio,
poiché, benché durante i quattro anni intercorsi tra il sinistro e la nuova
problematica, egli avesse avuto dei disturbi, essi non potevano valere quali
sintomi ponte per il riconoscimento di una relazione di causalità naturale. Infatti
tali disturbi non avevano mai necessitato di cure, né condotto a un’inabilità
lavorativa (cfr. anche la STFA U 296/03 del 24 maggio 2004 consid. 2.1.1.).

 

                                         Il
referto del 28 febbraio 2012 del dr. Pometta (doc. 56) non é suscettibile di
sminuire il valore probatorio riconosciuto all’apprezzamento enunciato dal medico
di __________ dell’CO 1, posto che lo stesso curante ha indicato che
l’interessato “lamenta una sintomatologia alla spalla dx, persistente dal
14.6.2010, quando ha avuto un trauma distorsivo. Il successivo decorso è stato
altalenante, con periodi più dolorosi e periodi più calmi”. Queste considerazioni
del dr. __________ si basano, infatti, su una errata anamnesi, ritenuto che,
come sopra esposto, l’esistenza di disturbi alla spalla destra necessitanti di
cure prima del gennaio 2012 non trova riscontro nella documentazione agli atti.

 

 

                                         Neppure
suscettibile di sminuire il valore probatorio riconosciuto all’apprezzamento
del medico di circondario dell’CO 1 è il referto del 30 luglio 2012 (doc. 87),
nel quale il dr. __________ si è limitato ad indicare che “il paziente mi
accenna alla problematica di non riconoscimento del caso dell’infortunio della
spalla operata da parte della CO 1. Rispondo al paziente che secondo il mio
parere, alla luce dell’anamnesi e del reperto riscontrato artroscopicamente, si
tratta di una problematica derivata dalla caduta del 14 giugno 2010”, senza ulteriori motivazioni.

                                         Questa
conclusione non viene smentita neppure dalle motivazioni fornite dal dr.
Ufenast, in risposta ad una esplicita richiesta di chiarimenti da parte del TCA
(doc. VIII), nelle osservazioni del 22 marzo 2013, del seguente tenore:

 

" 
Posso motivare la mia conclusione in merito al
paziente sopracitato come segue:

 

-   il
paziente non ha presentato problemi alla spalla destra prima dell’infortunio
del 14.06.2010;

-   ho
tenuto conto dello stato di salute delle strutture muscolari e tendinee alla
risonanza magnetica pre-operatoria e all’esame artroscopico del 05.07.2012, non
vi sono indizi per pensare che in assenza dell’infortunio il paziente avrebbe
dovuto sviluppare una lesione dei tendini della cuffia rotatoria;

-   per
questi motivi sono del parere che, in assenza dell’infortunio del 14.06.2010,
il paziente non avrebbe avuto bisogno di un intervento ripartivo alla spalla
destra.” (Doc. IX) 

 

                                         D’altro
canto, non risulta decisiva nemmeno la circostanza che il ricorrente prima del
sinistro non avrebbe mai accusato disturbi alla spalla destra. In effetti, la
regola “post hoc, ergo propter hoc” (dopo questo, dunque a causa di
questo) non ha valenza scientifica. La giurisprudenza federale ha stabilito che
per il solo fatto d’essere insorto dopo l’infortunio, un disturbo alla salute
non può già essere ritenuto una sua conseguenza. Tale argomento è insostenibile
dal profilo della medicina infortunistica e inammissibile da quello probatorio
(cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013 consid. 7.2.2:
“Der Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst,
wenn nicht vom Unfall aus dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an
der linken oberen Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage
angerufene Beweisregel "post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V
335 E. 2b/bb S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar
und beweisrechtlich nicht zulässig, …”; sul tema vedi
pure Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des
Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96; A.
Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 41). 

 

                                         Tutto ben
considerato, il TCA non ritiene quindi dimostrato, secondo il grado della
verosimiglianza preponderante caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), un legame causale naturale tra
i problemi alla spalla destra annunciati all’CO 1 nel mese di gennaio
2012 e l’infortunio occorso all’assicurato il 14 giugno 2010.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti