# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8e264d9c-8bc7-52cd-a476-a48d09316bd8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.06.2023 D-3549/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3549-2023_2023-06-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3549/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  g i u g n o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Barbara Balmelli;  

cancelliera Francesca Bertini-Tramèr. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

CFA Chiasso,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 14 giugno 2023 / N (…). 

 

 

 

D-3549/2023 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) marzo 

2023, 

l'estratto dalla banca dati dattiloscopica EURODAC del 9 marzo 2023, da 

cui si evince che il richiedente aveva già depositato due domande d'asilo 

pregresse in Bulgaria ed in Croazia il (…) febbraio 2023 rispettivamente il 

(…) marzo 2023, 

la procura conferita dall’interessato in data 10 marzo 2023 alla rappresen-

tanza legale assegnatagli, 

il verbale del 16 marzo 2023 del colloquio personale conformemente 

all'art. 5 Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-

nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: RD III),  

la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III pre-

sentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle 

competenti autorità bulgare del 16 marzo 2023,  

il rifiuto del 23 marzo 2023 da parte delle precitate autorità bulgare,  

la domanda di riesame basata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III della SEM 

inoltrata in stessa data alle autorità bulgare e il successivo rifiuto del 

7 aprile 2023,  

la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III pre-

sentata dalla SEM alle competenti autorità croate dell’11 aprile 2023,  

l'accettazione del 24 aprile 2023 delle autorità croate della richiesta di ri-

presa in carico, in applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III, 

la documentazione medica agli atti,  

la decisione della SEM del 14 giugno 2023, notificata il 15 giugno 2023, 

mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda 

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d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferi-

mento dell’interessato verso la Croazia, 

la cessazione del mandato con la rappresentanza legale del 15 giugno 

2023,  

il ricorso del 22 giugno 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato) inoltrato 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o TAF) 

contro la menzionata decisione della SEM con il quale il ricorrente ha con-

cluso, preliminarmente alla sospensione in via supercautelare dell’esecu-

zione della decisione e alla concessione dell’effetto sospensivo; in via prin-

cipale all’annullamento della precitata decisione e l’accoglimento dell’im-

pugnativa, 

altresì l’insorgente ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, 

nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del re-

lativo anticipo,  

la sospensione, in via supercautelare, dell'esecuzione dell'allontanamento 

del 23 giugno 2023, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 Lasi 

[SR 142.31]),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett.  

a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica, 

con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-

sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

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che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel corso del colloquio Dublino l’interessato ha asserito di essere stato 

fermato in Croazia dalla polizia e di essere stato portato in un campo pro-

fughi, dove avrebbero rilevato le impronte digitali; che egli non avrebbe ri-

cevuto alcuna informazione, sarebbe stato rinchiuso per 24 ore in una ca-

mera con altre 12 persone e successivamente sarebbe stato rilasciato e 

portato ad una stazione (cfr. atto SEM 13/3),  

che dipoi, posto di fronte alla possibile competenza della Croazia per l’ana-

lisi della sua domanda d’asilo, l’interessato ha dichiarato di non voler es-

sere rinviato in Croazia poiché le autorità di polizia non si sarebbero inte-

ressate alla sua critica situazione, nemmeno se avesse voluto presentare 

una domanda d’asilo; che inoltre, egli non riterrebbe la Croazia un paese 

sicuro e non sarebbe comunque stata sua intenzione chiedere asilo in tale 

Paese (cfr. atto SEM 13/3),  

che nella querelata decisione l'autorità inferiore, ha innanzitutto constatato 

la competenza della Croazia per il prosieguo della procedura; che in se-

guito, è stata esclusa la sussistenza nello Stato di destinazione di carenze 

sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti con-

trari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 

delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di vio-

lazione del principio del divieto di respingimento; che inoltre, non sussiste-

rebbero motivi che obbligherebbero la Svizzera ad esaminare la domanda 

d'asilo giusta l'art. 16 par. 1 RD III né che giustificherebbero l'applicazione 

della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 RD III e dell'art. 29a 

cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali 

dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che in particolare, in riferimento 

alle affermazioni di trattamenti illegali in Croazia, l’autorità di prima istanza 

ha osservato come il comportamento scorretto di alcuni membri delle forze 

di sicurezza croate non significa un uso sistematico della violenza contro i 

migranti; che inoltre, per quanto concerne il suo lo stato di salute, la SEM 

ha ritenuto l’accertamento dei fatti sanitari concluso ed ha costatato come 

la situazione medica dell’interessato non rappresenterebbe un ostacolo ad 

un trasferimento in Croazia,  

che in sede ricorsuale, l’insorgente contesta la competenza croata al trat-

tamento della domanda d’asilo; che in primo luogo, egli osserva come le 

autorità bulgare avrebbero respinto la richiesta di ripresa in carico ritenen-

dolo un minore non accompagnato; che a suo dire, la SEM avrebbe dovuto 

svolgere un accertamento più preciso in merito alla sua età; che inoltre, il 

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ricorrente ribadisce che in Croazia egli non avrebbe ricevuto nessuna in-

formazione; che infatti, una volta registrato, non avrebbe più avuto alcun 

contatto con le precitate autorità; che altresì, egli sarebbe stato vittima di 

maltrattamenti e soffrirebbe di problematiche psicosomatiche riconducibili 

a tali violenze; che dipoi, l’autorità inferiore non avrebbe intrapreso gli ac-

certamenti sufficienti riguardo al sistema d’accoglienza in Croazia; che a 

suo dire, in caso di rinvio, il suo stato di salute rischierebbe di essere com-

promesso seriamente; che a tal proposito, egli rileva come nel suddetto 

Paese vi sarebbe una possibilità limitata di ricevere cure psichiatriche; che 

dunque, l’autorità di prima istanza non avrebbe preso sufficientemente in 

considerazione la sua situazione individuale; che pertanto, la SEM avrebbe 

dovuto rinunciare al suo trasferimento verso la Croazia adottando la clau-

sola di sovranità,  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come nel caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2019 VI/7 consid. 4 a 6, 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, che il ricorrente ha depositato due domande d'asilo pregresse in 

Bulgaria e in Croazia, il 14 febbraio 2023 rispettivamente il 3 marzo 2023 

(cfr. atto SEM 8/1), riscontro fra l’altro da lui confermato durante il colloquio 

Dublino (cfr. atto SEM 13/3), 

che inoltre, il Tribunale osserva che, sebbene il richiedente in Bulgaria ha 

dichiarato di essere nato il (…) e pertanto di essere minorenne, in seguito 

– sia in Croazia che in Svizzera – si è presentato con altre date di nascita, 

rispettivamente il (…) e (…) (cfr. atti SEM 2/2, 32/2); che dunque, egli per 

ben due volte si è dichiarato maggiorenne; che oltretutto, nel corso della 

procedura di prima istanza, non ha mai asserito di essere un minore; che 

pertanto, la censura ricorsuale in merito ad un accertamento incompleto 

della sua età risulta pretestuosa,  

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che altresì, l’autorità di prima istanza ha presentato – dopo il rifiuto da parte 

delle autorità bulgare e nei termini fissati all'art. 23 par. 2 RD III – una ri-

chiesta di ripresa in carico dell’interessato fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b 

RD III alle competenti autorità croate (cfr. atto SEM 26/6),  

che il 24 aprile 2023, queste autorità hanno espressamente accettato il tra-

sferimento del ricorrente verso la Croazia, in applicazione dell'art. 20 

cpv. 5 RD III (cfr. atto SEM 32/2), 

che di conseguenza, la competenza della Croazia è di principio data, 

che, giusta l'art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 CartaUE, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

di determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei 

criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere 

designato come competente, 

che per il resto, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario 

della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. sentenza del TAF E-5883/2022 

del 15 marzo 2023 consid. 6.2 con relativi riferimenti), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

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dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Corte 

europea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso 

concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che lo scrivente Tribunale – confrontato con casi di procedura di ripresa in 

carico («take back») – ha già avuto modo di evidenziare come il sistema 

d’accoglienza croato, benché oggetto di diverse critiche da parte di svariati 

enti, non sia contraddistinto da carenze sistemiche né presenti comprovati 

rischi di respingimenti («push-backs»; cfr. la sentenza di riferimento del 

TAF E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.5; fra le altre anche le sen-

tenze del TAF D-5273/2022 dell’8 novembre 2022; F-3903/2022 del 16 set-

tembre 2022 consid. 4; F-1653/2022 del 21 aprile 2022 consid. 6.2), 

che conseguentemente, le allegazioni ricorsuali non permettono di sovver-

tire la suesposta presunzione,  

che di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se motivi 

umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che la Croazia infatti, nel suo scritto del 24 aprile 2023, ha accettato di 

continuare l'esame della procedura in accordo con la summenzionata 

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direttiva, in particolare si è impegnata a continuare la determinazione della 

responsabilità per il trattamento della domanda di protezione dell'insor-

gente («to continue to determine responsibility for the above mentioned 

person») (cfr. atto SEM 32/2), 

che il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che altresì, agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,  

che inoltre, con la sua impugnativa, l’insorgente allega uno stato di salute 

precario e la necessità di una continua presa in carico medica,  

che in proposito, v’è anzitutto da ricordare che il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problematiche mediche, costituisce una violazione 

dell’art. 3 CEDU unicamente in casi eccezionali; che ciò risulta essere il 

caso segnatamente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno sta-

dio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito 

del trasferimento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima 

(cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che una violazione dell’art. 3 CEDU può, però, anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che essendo decisivo e visto quanto eccepito in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre il ricorrente sia stato o meno 

esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo rientri o meno nelle casisti-

che testé enucleate, 

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che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-

tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che il ricorrente in sede di colloquio Dublino ha dichiarato di essere stato 

dal medico e di stare bene di salute (cfr. atto SEM 13/3),   

che nella decisione impugnata, alla quale si rimanda, l’autorità inferiore ha 

preso in considerazioni la totalità degli atti medici all’incarto (cfr. decisione 

impugnata pt. II, pag. 6-7; cfr. atti SEM 22/2, 29/2, 30/2, 31/3, 33/2, 34/2, 

36/2, 37/3); che altresì, il Tribunale osserva che prima dell’emanazione del 

procedimento sindacato l’autorità inferiore ha consultato presso l’inferme-

ria del Centro Medic Help (cfr. atto SEM 39/1), 

che pertanto, alla luce dei referti medici di cui all’inserto il substrato fattuale 

non conteneva indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affe-

zioni terminali ai sensi della giurisprudenza convenzionale; che allo stesso 

modo, non v’erano elementi per sospettare che i disturbi in parola potes-

sero raggiungere un livello di gravità tale da configurare un rischio reale di 

peggioramento rapido ed irreversibile dello stato di salute comportante 

delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

in caso di trasferimento,  

che il quadro clinico dell’insorgente risultava dunque sufficientemente ac-

clarato e non ostativo all’esecuzione del trasferimento,  

che per quanto riguarda lo stato di salute attuale dell’insorgente, si riscon-

tra che in data 15 e 16 giugno 2023 egli ha avuto due crisi conversive 

(cfr. atti SEM 44/2 e 45/2); che a seguito di entrambi le visite egli è stato 

dimesso in condizioni generali buone ed è stato informato in merito al com-

portamento da adottare nella continuità delle cure, 

che ad ogni modo, è opportuno evidenziare come in linea di principio la 

Croazia disponga di infrastrutture mediche adeguate ed in quanto Stato 

firmatario della direttiva accoglienza, debba provvedere affinché i richie-

denti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto 

meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di ma-

lattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o 

di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

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comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica 

(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva; cfr. nello stesso senso sentenze 

del TAF E-3217/2022 del 2 agosto 2022 consid. 5.3); che non vi sono dun-

que motivi per ritenere che il ricorrente non potrà beneficiare – ove neces-

sario – di trattamenti e di accertamenti medici supplementari,  

che altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità competenti 

per l’esecuzione dell’allontanamento informare in maniera precisa e com-

pleta le autorità croate dell’arrivo e dei problemi di salute dell’interessato 

(cfr. art. 31 RD III); ciò che peraltro è già stato fatto mediante il documento 

«modalità di trasferimento»,  

che, pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero 

tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Croazia, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza), 

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità), 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Croazia è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi RD III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 RD III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia conformemente 

all'art. 44 LAsi,  

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della Legge fe-

derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, 

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RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 consid. 5.2), 

che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre 

non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento 

dalla Svizzera verso la Croazia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che per il medesimo motivo, anche la domanda di esenzione dal versa-

mento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è dive-

nuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 23 giugno 2023 deca-

dono con la presente sentenza (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Waldmann/Weis-

senberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad art. 56 PA), 

che la sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-3549/2023 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Francesca Bertini-Tramèr 

 

 

Data di spedizione: