# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 141fa18c-6d9f-581b-9c8a-7501eba4f79e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.07.2013 35.2013.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2013-9_2013-07-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2013.9

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  24 luglio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 gennaio 2013
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 18
  dicembre 2012 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 28
ottobre 1997, RI 1 - di professione gerente/cameriera del Bar __________ -,
mentre portava un vassoio inciampava nella pedana e cadeva procurandosi una
lesione della fibrocartilagine del polso sinistro (cfr. doc. 1).

 

                                         Il caso è
stato assunto dalla CO 1, la quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni
assicurative.

 

                               1.2.   Con
decisione formale del 16 luglio 2002, cresciuta incontestata in giudicato, RI 1
è stata posta al beneficio di una rendita d’invalidità del 50% a decorrere dal
1° luglio 2002 e un’indennità per menomazione all’integrità del 20% (doc. 113).

 

                               1.3.   Nell’ambito
della revisione della rendita avviata nel mese di giugno 2012 l’Istituto
assicuratore ha sottoposto l’assicurata ad una visita peritale presso il Dr. __________
(doc. 135).

 

                               1.4.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 27
agosto 2012, la CO 1 ha soppresso la rendita  all’assicurata essendo il tasso
d’invalidità inferiore al 10% (doc. 136).

 

                                         Secondo
l’Istituto assicuratore le circostanze all’origine dell’assegnazione della
rendita d’invalidità sono mutate, in quanto l’assicurata ha ceduto, alla fine
del 2002, il proprio esercizio pubblico e da allora non ha più svolto alcuna
attività lavorativa. Nella misura in cui è possibile esigere una piena capacità
lavorativa in un’attività adatta – secondo quanto indicato dal Dr. __________ –
è dunque posto fine alla rendita d’invalidità con effetto al 31 agosto 2012
(doc. 142).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1, per conto dell’assicurata (doc.
141), in data 18 dicembre 2012 l’amministrazione ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (doc. 142).

 

                               1.5.   Con
tempestivo ricorso del 22 gennaio 2013, RI 1i, sempre rappresentata dall’avv. RA
1, ha postulato in via principale il riconoscimento di una rendita d’invalidità
del 58% dal 1° settembre 2012, mentre in via subordinata di continuare a
beneficiare di una rendita del 50% (doc. I).

 

                                         A mente
della ricorrente i motivi per una revisione della rendita non sono dati, in
quanto – secondo la perizia del Dr.  del 2012 – la situazione del polso
sinistro non ha subìto alcuna evoluzione dal 2002, anno in cui la CO 1 ha
attribuito la rendita d¿nvalidità del 50% (doc. I).

 

                                         Secondo
la ricorrente è irrilevante che l’assicurata ha ceduto a fine 2002 l’esercizio
pubblico perché “l’incapacità lavorativa è medico-teorica e prescinde dal
fatto che l’assicurata eserciti effettivamente tale professione” (doc. I,
pag. 13).    A mente dell’avv. RA 1 “…dal momento che il danno al polso
sinistro e il grado di inabilità lavorativa sono rimasti invariati dal 2002, la
CO 1 deve attenersi ai medesimi parametri di calcolo per definire se siano dati
gli estremi per una revisione. Se nel 2002 ha ritenuto di non dover prendere in considerazione delle attività sostitutive, esse non possono essere tenute in
conto nel 2012 per giustificare una revisione, avuto riguardo al fatto che
l’attività di gerente / cameriera è ancora esercitabile al 50% (incapacità
medico-teorica) ora come allora” (doc. I, pag. 14).

 

                                         L’insorgente
ha quindi contestato il calcolo economico svolto dall’Istituto assicuratore, in
particolare il reddito da invalido (doc. I).

 

                               1.6.   La CO 1, in
risposta, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).

 

                               1.7.   In data 8
maggio 2013 il TCA ha richiamato all’assicurazione invalidità gli atti
concernenti l’assicurata (doc. V) e assegnato alle parti un termine di 10
giorni per visionare l’incarto AI e presentare eventuali osservazioni (doc.
VII).

 

                                         La CO 1 si
è riconfermata nelle proprie argomentazioni non presentando ulteriori
osservazioni (doc. VIII), mentre l’avv. RA 1 è rimasto silente.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26
ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Revisione
della rendita di invalidità in vigore

 

                            2.2.1.   Secondo
l'art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado di invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente, oppure soppressa, d'ufficio o su richiesta.

 

                                         L'istituto
della revisione ha per scopo l'adeguamento della rendita di invalidità alle
mutate circostanze e non la correzione di errori di commisurazione
dell'invalidità di cui sia stata viziata la decisione iniziale o una revisione
successiva (Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l’assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 114).

 

                                         La revisione
presuppone, dunque, che l'invalidità abbia subìto sostanziali mutamenti dopo la
costituzione della rendita o una sua successiva revisione (DTF 113 V 275
consid. 1a e riferimenti ivi menzionati).

 

                            2.2.2.   L'invalidità
può modificarsi essenzialmente per due ordini di motivi: sia perché cambia lo
stato di salute, sia perché il danno alla salute, pur rimanendo immutato, si
ripercuote diversamente sulla capacità lucrativa dell'assicurato, ossia sulla
sua capacità di procurarsi un guadagno col proprio lavoro (DTF 130 V 343
consid. 3.5; 113 V 273 consid. 1a; 109 V 116, consid. 3b). 

 

                                         L'assicurato
può, infatti, migliorare, in prosieguo di tempo, le proprie attitudini
professionali, acquisire conoscenze che gli consentano l'inserimento in
attività meglio rimunerate, reperire un posto confacente in modo ideale al suo
stato di salute e alle sue attitudini, ben pagato e sicuro, mettendo in atto
una situazione non prevedibile al momento di stabilire il reddito ipotetico da
invalido.

                                         Oppure le
sue capacità di guadagno possono, per motivi diversi, peggiorare.

 

                            2.2.3.   Per rivedere
una rendita di invalidità non basta un semplice cambiamento passeggero: le
circostanze di base devono mutare presumibilmente a lungo termine.

                                         In
particolare, non è motivo di revisione un temporaneo aumento di guadagno
dell'assicurato (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 114).

 

                            2.2.4.   Determinante
per la revisione è il raffronto tra le condizioni attuali e quelle esistenti al
momento in cui la rendita fu costituita o successivamente riveduta (DTF
133 V 108, consid. 5.4, 130 V 343 consid. 3.5.2 e 125 V 368
consid. 2 con riferimento). 

 

                                         Non si
tiene conto, né prima né dopo, di fattori estranei al danno della salute. Ad
esempio le scarse conoscenze scolastiche, le difficoltà linguistiche, le
insufficienti attitudini professionali, ecc., non sono rilevanti ai fini della
commisurazione dell'invalidità.

                                         Ciò che
importa é la diminuzione della capacità di guadagno, presunta permanente o di
rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infortunio. Sola conta, infatti, per la determinazione
dell'invalidità, l'incapacità lucrativa in nesso causale con il danno alla
salute (che, a sua volta, nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni,
dev'essere in nesso causale adeguato con l'infortunio).

 

                            2.2.5.   L'art. 22
LAINF - analogamente all'art. 22 cpv. 1 seconda frase vLAINF - recita che, in
deroga all'articolo 17 cpv. 1 LPGA, la rendita non può più essere riveduta dal
mese in cui gli uomini compiono 65 anni e le donne 62 (su quest’ultimo aspetto,
si veda la DTF 134 V 131). 

 

                            2.2.6.   Nella
concreta evenienza con la decisione del 16 luglio 2002 la CO 1 ha attribuito
all’assicurata una rendita d’invalidità del 50%, sulla base della valutazione
peritale del 6 aprile 2001 del Dr. __________, spec. FMH in chirugia
ortopedica, il quale ha posto la diagnosi di “Status après distorsion du
poignet gauche avec lésion du fibro-cartilage triangulaire distal et
instabilité radio-cubitale distale. Status après
trois interventions chirurgicales, plastie ligamentaire de stabilisation en
janvier 1998, arthrodèse radio-cubitale distale et résection distale du cubitus
en juin 1999, et apriès ténodèse du moignon cubital distal en septembre 2000.
Etat douloureux résiduel avec arthrose radio-carpienne débutante” (doc. 73, pag. 7).

 

                                         Per
quanto riguarda l’attività lavorativa residua lo specialista ha ritenuto che
l’assicurata, attiva a quel momento al 33,3% come barista, avrebbe potuto aumentare
rapidamente al 50% il proprio tasso d’occupazione (doc. 73, pag. 9).

 

                                         Nella successiva
valutazione medica del 17 gennaio 2002 il Dr. __________ ha ripreso la medesima
diagnosi della precedente perizia e rilevato che l’assicurata aveva aumentato il
tasso d’attività al 50% come da lui suggerito nel 2001. Il medico ha quindi
stimato la capacità lavorativa residua dell’assicurata tra il 33% e il 50% considerando
l’insieme delle mansioni svolte nella sua professione (doc. 99, pag. 2, 4,5).

                                      

                                         L’assicurata
sarebbe invece abile in misura piena in attività “n’exigeant pas des efforts
physiques, des travaux pesants ou des activités répétitives au niveau du membre
supérieur gauche” (doc. 99, pag. 6).

 

                                         Nella
decisione del 16 luglio 2002 l’Istituto assicuratore ha quindi calcolato un
grado d’invalidità del 50% sulla base dell’attività lavorativa di
esercente/cameriera, a quel momento non ancora cessata (doc. 113).

 

                            2.2.7.   Quelle esposte al precedente
considerando sono, in sintesi, le circostanze che hanno condotto la CO 1 ad assegnare una rendita d’invalidità del 50% dal 1° luglio 2002.
Non resta dunque che esaminare la situazione esistente al 2012.

 

                                         In sede di revisione della
rendita nel 2012 l’Istituto assicuratore ha predisposto un nuovo accertamento
medico specialistico. 

                                         Nel referto del
18 luglio 2012 il Dr. __________ ha posto la diagnosi di “Status après
distorsion du poignet gauche avec lésion du fibro-cartilage et instabilité
radio-cubitale, status après trois interventions chirurgicales au niveau du
poignet gauche en 1998, 1999 et 2000, avec arthrose radiocarpienne discrète (Z
98.8)” (doc. 135, pag.
7).

 

                                         Il
perito si è così espresso in merito alla capacità lavorativa residua nella
precedente professione:

 

" 
Déjà dans mon expertise de 2002, j’avais estimé que
la capacité de travail était de l’ordre de 50%, pour le travail de
restauratrice-serveuse, en ne prenant en considération que la pathologie du
poignet gauche. Vous indemnisez d’ailleurs Mme RI 1 avec une rente de 60%, pour
sa pathologie du poignet gauche. 

 

Depuis 2002, l’arthrose et la mobilité du poignet
gauche ne sont pas modifiées. Mais comme je l’ai dit ci-dessus, la dépendance
d’une attelle rigide limite l’usage et la fonction du poignet, de telle sorte
je dirais que globalement, la situation de Mme RI 1 s’est un peu aggravée.
Cette aggravation n’est cependant telle qu’elle modifie la capacité de travail
de 50%, dans le activités habituelles.

 

Il faut relever ici qu’il s’agit d’une appréciation
de travail, purement médico-théorique, d’une part parce que Mme RI 1 n’exerce
plus ce métier et d’autre part, parce qu’elle souffre d’une affection du
poignet droit, qui entraîne une incapacité de travail totale pour le métier de
restauratrice” (doc. 135, pag. 6/7).

 

                                         Per
quanto riguarda invece le attività adeguate il Dr. __________ ha così concluso:                                        

 

" 
J’avais répondu à cette question dans mon expertise
AI de 2004, en disant que Mme RI 1 n’est plus ou mesure d’exercer tout métier
exigéant des activités lourdes et répétitives au niveau des membres supérieurs.

 

Dans une activité respectant ces limitations, una
capacité entière serait exigible sur le plan médico-théorique. J’avais cité
comme exemple, des activités de gardien de musée ou de réceptionniste” doc. 135, pag. 9).

 

                                         Il
Dr. __________ ha quindi concluso indicando quanto segue:

 

" 
En conclusion, je dirais que la situation de Mme RI
1 ne s’est pas radicalement modifiées depuis 2002. Elle s’est un peu aggravée,
non pas sur le plan objectif, mais par le fait que la dépendance d’une attelle
rigide limite l’usage et la fonction du membre supérieur gauche” (doc. 135, pag. 6/7).

 

                                         Con
la decisione formale del 27 agosto 2012 (doc. 136), in seguito confermata con
la decisione su opposizione del 18 dicembre 2012 (doc. 142) l’Istituto
assicuratore ha soppresso a decorrere dal 31 agosto 2012 il diritto alla
rendita rilevando che dalle conclusioni del Dr. __________ si evince che non vi
è una modifica della capacità lavorativa residua nella professione
d’esercente/cameriera dal 2002 (50%), ma la capacità lavorativa è totale “nell’ambito
di una professione che non richieda attività pesanti e ripetitive coinvolgenti
gli arti superiori: questo a decorrere dall’anno 2004” (doc. 136).

 

                            2.2.8.   Chiamato a pronunciarsi nella
concreta evenienza questa Corte non ha motivo per discostarsi dalle conclusioni
del Dr__________ del 18 luglio 2012.

 

                                         Il perito ha ritenuto
invariata - dal 2002 - l’artrosi e la mobilità del polso sinistro. Un leggero
aggravamento è unicamente da ricondurre all’utilizzo di una stecca rigida.
Aggravamento che comunque non ha modificato il grado d’incapacità del 50% nella
precedente attività. Mentre in attività adeguate e rispettose dei limiti
funzionali vi è una piena abilità lavorativa. Lo specialista ha citato come
esempio di attività esigibili: “des activités de gardien de musée ou de
réceptionniste” (doc. 135, pag. 9).

 

                                         Anche
il ricorrente fondandosi sulla valutazione del Dr. __________ ritiene immutato,
dal 2002, l’apprezzamento medico-teorico dello stato di salute di RI 1 (doc.
I).

                                                                                

                                         Essendo
il quadro clinico dell’assicurata incontestato, è quindi superfluo dilungarsi
su questo punto, non essendovi contestazione tra le parti.

 

                            2.2.9.   Controversa è invece la
questione se l’assicuratore LAINF era legittimato a giustificare la revisione
della rendita con la cessione dell’esercizio pubblico, da parte dell’assicurata,
alla fine del 2002. Circostanza che costituisce, secondo la CO 1, una modifica delle circostanze all’origine dell’assegnazione della
rendita.

 

                                         Conformemente
ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni
sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre
il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572) e, quindi, anche l’obbligo
di intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel
miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità",
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg).

 

                                         In
talune circostanze si può dunque richiedere ad un assicurato
indipendente di intraprendere un’attività dipendente.  

                                         Questo
avviene allorché egli può mettere a miglior frutto la sua residua capacità
lavorativa e quando tale cambiamento di professione - tenuto conto dell’età,
della durata dell’attività svolta, della formazione, della tipologia
dell’attività sin qui esercitata e della situazione professionale - sia
ragionevolmente esigibile. Se ciò si avvera, l'esigibilità di un cambiamento di
professione va ammessa e il libero professionista può essere trattato, ai fini
della valutazione del suo reddito da invalido, come se avesse rinunciato alla
propria attività indipendente (cfr. STFA inedite 27 agosto 2004, I 543/03,
consid. 4.3 e del 22 ottobre 2001, I 224/01, consid. 3b/bb). In tal caso per
stabilire l'invalidità vengono computate quelle entrate che egli potrebbe
percepire tramite un'attività lavorativa dipendente adeguata al danno alla salute.

 

                                         Ad
esempio l’Alta Corte aveva ritenuto esigibile un cambiamento di professione da
agricoltore indipendente in un’attività dipendente adeguata (ZAK 1983 pag. 256;
STFA I 38/06 del 7 giugno 2006, consid. 3.2 con riferimenti di giurisprudenza).
Vedi anche STFA I 761/04 del 14 giugno 2005, dove il TFA ha confermato
l’esigibilità di un cambiamento professionale da custode indipendente di diversi
immobili. 

                                         Nella
STFA I 782/03 del 24 maggio 2006, pubblicata in RtiD II-2006, pag. 214, il
reddito ipotetico senza il danno alla salute conseguibile da un’assicurata di
professione parrucchiera con attività lucrativa indipendente, che quando è
rimasta vittima di due incidenti della circolazione aveva avviato da poco il
proprio esercizio, non poteva essere determinato fondandosi sull’evoluzione che
l’azienda avrebbe avuto se non fosse subentrata l’invalidità, in quanto i dati
contabili a disposizione erano pochi e inattendibili. Pertanto, esso è stato
correttamente accertato sulla base di un esame comparativo dei redditi
conseguiti da aziende simili nella regione. Il reddito da invalida è poi stato
ottenuto facendo capo alla situazione salariale concreta dell’assicurata quale
assistente di cura. Siccome i due redditi di riferimento sono stati determinati
in maniera attendibile secondo il metodo ordinario, l’invalidità
dell’assicurata non doveva essere stabilita secondo il metodo straordinario.

 

                                         In una sentenza
9C_924/2011 del 3 luglio 2012, a proposito di un garagista indipendente
dall’inizio degli anni 1990, capace al lavoro al 50% sia nella precedente
attività che in attività confacenti al suo stato di salute (poi aumentata al
70%), il TF ha rammentato che nell’ambito dell’assicurazione invalidità vige il
principio generale secondo il quale una persona invalida deve, prima di
domandare prestazioni, intraprendere tutto quanto gli è possibile per attenuare
le conseguenze della sua invalidità. Per questo motivo un assicurato non ha
diritto ad una rendita quando è capace, cambiando professione, di ottenere un
reddito escludente un’invalidità che gli darebbe il diritto ad una rendita. Ciò va esaminato alla luce delle circostanze oggettive e soggettive del
caso di specie (“5.2 Au vu des arguments du recourant, il convient cependant
d'examiner si le Tribunal fédéral doit s'écarter des constatations faites par
la juridiction cantonale sur l'exigibilité d'un changement de profession de la
part du recourant ou du raisonnement suivi par celle-ci, dans les limites de
son pouvoir d'examen (cf. consid. 1 supra). 5.2.1 Dans le domaine de
l'assurance-invalidité, on applique de manière générale le principe selon
lequel une personne invalide doit, avant de requérir des prestations,
entreprendre de son propre chef tout ce qu'on peut raisonnablement attendre
d'elle pour atténuer le mieux possible les conséquences de son invalidité;
c'est pourquoi un assuré n'a pas droit à une rente lorsqu'il serait en mesure,
au besoin en changeant de profession, d'obtenir un revenu excluant une
invalidité ouvrant droit à une rente. La réadaptation par soi-même est un
aspect de l'obligation de diminuer le dommage et prime aussi bien le droit à
une rente que celui à des mesures de réadaptation. L'obligation de diminuer le
dommage s'applique aux aspects de la vie les plus variés. Toutefois, le point
de savoir si une mesure peut être exigée d'un assuré doit être examiné au
regard de l'ensemble des circonstances objectives et subjectives du cas concret
(ATF 113 V 22 consid. 4a p. 28 et les références) »).

                                         Tra le circostanze
soggettive vi sono la capacità lavorativa residua o i fattori personali come
l’età e la situazione professionale concreta. Fra le circostanze oggettive vi
sono l’esistenza del mercato equilibrato del lavoro e la durata prevedibile del
rapporto di lavoro (“Par circonstances subjectives, il faut entendre en
premier lieu l'importance de la capacité résiduelle de travail ainsi que les
facteurs personnels tels que l'âge, la situation professionnelle concrète ou
encore l'attachement au lieu de domicile. Parmi les
circonstances objectives doivent notamment être pris en compte l'existence d'un
marché du travail équilibré et la durée prévisible des rapports de travail
(arrêts du Tribunal fédéral 9C_540/2011 du 15 mars 2012 consid. 3.2 et les
arrêts cités, destiné à la publication, et 9C_578/2009 du 29 décembre 2009
consid. 4.2.2 et les arrêts cités). Par ailleurs, plus la mise à contribution
de l'assureur est importante, plus les exigences posées à l'obligation de
réduire le dommage devront être sévères. C'est le cas, par exemple, lorsque la
renonciation à des mesures destinées à réduire le dommage conduirait à l'octroi
d'une rente ou au reclassement dans une profession entièrement nouvelle (ATF
113 V 22 consid. 4d p. 32 et les références citées; arrêt du Tribunal fédéral
9C_578/2009 du 29 décembre 2009 consid. 4.2.3 et les références
citées). »).

 

                                         Nel caso giudicato dal TF
l’interessato, per diminuire il danno, avrebbe dovuto cambiare lavoro,
guadagnando un importo superiore. Disponendo di una capacità di lavoro residua
del 70% poteva esercitare altre attività come quella di gestore della
logistica, nel commercio al dettaglio o come ricezionista di un garage.
Inoltre, avendo 53 anni al momento in cui la questione dell’esigibilità si è
posta, il ricorrente non aveva ancora raggiunto la soglia a partire dalla quale
la giurisprudenza considera generalmente che non esiste più alcuna possibilità
reale di sfruttare la capacità residua di lavoro in un mercato equilibrato (“5.2.2
En l'espèce, les juges cantonaux ont constaté que le revenu d'invalide que le
recourant aurait été en mesure de réaliser était plus élevé que celui perçu
dans son métier de garagiste. Contrairement à ce que
soutient ce dernier, une augmentation notable du revenu d'invalide auquel il
pourrait prétendre en cas de changement de profession n'est pas exigé. En
effet, pour diminuer son dommage, il suffit, au sens de la jurisprudence sus
exposée (consid. 5.2.1 supra), qu'un assuré puisse réaliser, dans une activité
adaptée, un revenu d'invalide supérieur à celui provenant de la poursuite de
son métier.

                                         Par
ailleurs, les premiers juges ont constaté que la poursuite de l'entreprise du
recourant était menacée à terme et que la liquidation de cette dernière se
ferait sans difficulté, celle-ci n'ayant que très peu d'actifs. Ces
constatations ne sont pas remises en cause par le recourant. N'étant pas
manifestement inexactes, elles lient par conséquent le Tribunal fédéral (cf.
consid. 1 supra). Compte tenu des circonstances ainsi constatées, on peut
raisonnablement attendre du recourant qu'il change de profession pour diminuer
son dommage puisque sa demi-rente d'invalidité s'en verrait réduite. En effet,
en exerçant une activité salariée (voir consid. 5.2.3 infra), celui-ci serait
en mesure d'augmenter sa capacité de gain de telle sorte que seul le droit à un
quart de rente lui serait ouvert.

                                         5.2.3 Les
autres arguments avancés par le recourant ne sont pas plus pertinents. Les
juges cantonaux ont constaté qu'il disposait d'une capacité résiduelle de
travail de 70 % et qu'il pouvait l'exercer dans une activité adaptée comme
celle de gestionnaire en logistique ou de commerce de détail ou encore comme
réceptionniste dans un garage. Il existe ainsi une large palette d'activités au
profit desquelles celui-ci peut mettre à disposition sa capacité résiduelle de
travail qui est relativement importante. Le recourant ne conteste pas que ce
genre d'activité est compatible avec son état de santé. De plus, sa capacité
résiduelle de travail fixée à 70 % tient déjà compte de ses problèmes de santé
et n'est pas de nature à l'empêcher de trouver une telle activité sur un marché
du travail équilibré. En effet, selon la jurisprudence, il n'y a pas lieu
d'examiner la question de savoir si un invalide peut être placé eu égard aux
conditions concrètes du marché du travail, mais uniquement de se demander s'il
pourrait encore exploiter économiquement sa capacité résiduelle de travail
lorsque les places de travail disponibles correspondent à l'offre de la main
d'?uvre (ATF 110 V 276 consid. 4b; arrêt I 350/89 du 30 avril 1991 consid. 3b,
in RCC 1991 p. 332; cf. ATF 130 V 346 consid. 3.2; arrêt du Tribunal fédéral 9C_695/2010 du 15 mars 2011 consid. 5 et les arrêts
cités). Au demeurant, âgé de 53 ans au moment où la question de l'exigibilité
d'un changement de profession se posait, le recourant n'avait de loin pas
atteint le seuil à partir duquel la jurisprudence considère généralement qu'il
n'existe plus de possibilité réaliste d'exploiter la capacité résiduelle de
travail sur un marché du travail supposé équilibré (cf. arrêt du Tribunal
fédéral 9C_695/2010 du 15 mars 2011 consid.
6.2 et les arrêts cités). Par ailleurs, on ne voit pas en quoi l'argument selon
lequel il s'est constitué une clientèle fidèle l'entraverait pour trouver un
nouveau travail. »).

 

                                         Da notare che, in questo
caso i giudici cantonali hanno sottolineato che l'attività indipendente
dell'assicurato era seriamente minacciata nella sua stessa esistenza (cfr.
consid. 4: 

 

" 
Les premiers juges ont constaté qu'il était
raisonnablement exigible du recourant qu'il abandonne son métier de garagiste
indépendant au profit d'une activité salariée dès le 1er octobre 2009. Ils ont
en effet constaté que, même si un tel changement de profession était discutable
- le revenu d'invalide que le recourant aurait pu réaliser dans une activité
adaptée exercée à 70 % étant particulièrement proche de celui qu'il continuait
de percevoir à 50 % -, il ressortait du rapport d'enquête économique que la
poursuite de son entreprise était menacée à terme. Le bâtiment dans lequel se
trouvait le garage allait être transformé par le propriétaire. Le contrat de
bail que le recourant avait conclu, renouvelable tous les six mois, était ainsi
relativement précaire. Le recourant n'avait par ailleurs plus que très peu
d'actifs à réaliser en cas de cessation d'activité. Les premiers juges ont donc
déterminé son invalidité en fonction du salaire qu'il pourrait réaliser dans
une activité adaptée à hauteur de 70 %, ce qui donnait un taux de 48 % et
justifiait la réduction de la demi-rente d'invalidité à un quart de rente.)"

 

                                         In
un'altra sentenza 9C_501/2009 del 12 maggio 2010 relativa ad un assicurato che
aveva ottenuto il diploma d’ingegnere all’estero e che, arrivato in Svizzera
nel 1979, aveva esercitato diverse attività, tra le quali quella di autista per
cinque anni e che dal 1988 ha lavorato come indipendente nel ramo della
ristorazione (specializzato nella cucina orientale), il TF ha stabilito che
erano realizzati i presupposti per procedere ad una revisione e al consid. 3 ha evidenziato:

 

«  L'intimé a mis un
terme à son activité lucrative indépendante en juin 

2005, invoquant des
problèmes de santé. La cessation de cette activité justifie de procéder à une
révision du droit à la demi-rente d'invalidité, en vertu de l'art. 17 LPGA. En
effet, comme les champs d'activités professionnels comparés ont disparu, la
méthode extraordinaire d'évaluation qui tenait compte de la réalité concrète de
l'activité de traiteur indépendant n'a plus de fondement.

Le degré de l'invalidité
doit ainsi être revu et déterminé désormais selon la méthode générale de
comparaison des revenus, ce qui n'est d'ailleurs pas contesté.»

 

                                         Quando si tratta di esaminare in che misura un assicurato può ancora
sfruttare economicamente la sua capacità lucrativa residua sul mercato del
lavoro che entra in linea di conto per lui (art. 16 LPGA), non si possono porre
delle esigenze eccessive. L’esame dei fatti va effettuato in modo tale da garantire
nel caso particolare che il grado di invalidità venga stabilito con certezza.
Se ne deduce che per valutare l’invalidità, non si deve analizzare la questione
di sapere se un invalido possa essere occupato tenuto conto della condizioni
concrete del mercato del lavoro, ma soltanto chiedersi se egli potrebbe ancora
sfruttare economicamente la sua restante capacità lavorativa nel caso in cui i
posti disponibili corrispondano all’offerta di manodopera (VSI 1998, p. 293
consid. 3b e riferimenti).

                                         Se è vero
che fattori quali l’età, la mancanza di formazione oppure le difficoltà
linguistiche giocano un ruolo non marginale per determinare in un caso di
specie le attività che possono ancora essere ragionevolmente richieste da un
assicurato, essi non rappresentano delle circostanze supplementari che, a parte
il carattere ragionevolmente esigibile di un’attività, sono suscettibili di
influenzare l’entità dell’invalidità, anche se rendono talvolta difficile, se
non impossibile la ricerca di un’occupazione e, pertanto, lo sfruttamento della
capacità lavorativa residua (VSI 1999, p. 246 consid. 1 e riferimenti).

                                         Tuttavia,
nel caso in cui si tratti di valutare l’invalidità di un assicurato che si
trova prossimo all’età pensionabile, si deve procedere a un’analisi globale
della situazione e chiedersi se tale assicurato è (o era) realisticamente in
grado di reperire un impiego sul mercato equilibrato del lavoro. 

                                         In altri
termini, indipendentemente dall’esame della condizione relativa al
summenzionato obbligo di ridurre il danno, occorre stabilire se un potenziale
datore di lavoro consentirebbe oggettivamente ad assumere l’assicurato, tenuto
conto, segnatamente, delle attività che rimangono esigibili in ragione del
danno fisico o psichico, dell’eventuale adattamento del posto di lavoro
all’andicap, della sua esperienza professionale e della sua situazione sociale,
delle sue capacità di adattamento a una nuova occupazione, del salario e dei
contributi padronali alla previdenza professionale, nonché della durata prevedibile
dei rapporti di lavoro (STFA I 401/01 del 4 aprile 2002, I 462/02 del 26 maggio
2003 = SVR 2003 IV Nr. 35, p. 107, I 617/02 del 10 marzo 2003, I 376/05 del 5
agosto 2005, I 293/05 del 17 luglio 2006, I 831/05 del 21 agosto 2006 e I
304/06 del 22 gennaio 2007). 

 

                                         Nella decisione del 16
luglio 2002 con la quale è stata attribuita la rendita d’invalidità del 50% la CO
1 aveva fatto riferimento all’inchiesta del 17 maggio 2002
dell’esperto sinistri __________ (doc. 113, 107).

 

                                         Sulla base di questa valutazione
l’assicuratore LAINF aveva ritenuto che non fosse ragionevole esigere
dall’assicurata la cessione dell’attività indipendente a favore di un’altra
attività lavorativa. Conseguentemente la rendita del 50% è stata assegnata in
considerazione dell’attività di gerente / cameriera presso il Bar __________.

 

                                         Nella concreta evenienza,
l’assicurata è nata nel dicembre del 1957, quindi al momento determinante
dell’emanazione della decisione su opposizione (18 dicembre 2012) aveva 55
anni.

                                         Dopo le scuole
dell’obbligo la ricorrente ha svolto l’apprendistato quale impiegata d’ufficio
conseguendo l’attestato federale di capacità (AFC) nel 1975. Ella ha lavorato
presso diverse ditte quale impiegata d’ufficio sino al 1993. In seguito, dopo aver frequentato la scuola esercenti, ha iniziato l’attività indipendente di
gerente presso il Bar __________, svolta prima nella misura del 100% e in
seguito al 50% sino alla fine del 2002. Dopo di che l’assicurata non ha più
svolto alcuna attività lucrativa (cfr. inchiesta economica del 2002, inc. AI). 

                                         

                                         L’Alta Corte nella
sentenza 9C_695/2010 del 15 marzo 2011, nel caso di un assicurato nato nel
1948, che ha lavorato quale rappresentante/autista dal 1988 come dipendente
della medesima società, ha in sostanza ritenuto che, sia prendendo in
considerazione il momento della modifica del diritto alla rendita (58 anni),
sia quello della decisione impugnata (60 anni), l’interessato non poteva
invocare la giurisprudenza secondo la quale, in considerazione dell’età
avanzata, non gli poteva essere richiesto di cambiare professione.

 

                                         Nella sentenza 9C_13/2007 del
31 marzo 2008 il TF riguardo all'esigibilità e alla
possibilità per l'assicurato di cercare un nuovo impiego su un mercato
equilibrato del lavoro, ha ricordato che al momento determinante della
decisione su opposizione in lite, l'opponente aveva 59 anni. Dal profilo
dell'età, le condizioni per ammettere una incapacità di lavoro e di guadagno
per mancanza di possibilità reale di sfruttarne la residua capacità non erano
pertanto realizzate.

 

                                         Il TF nella sentenza
9C_835/2009 del 27 maggio 2010 riguardante un allevatore di cavalli
indipendente, abile in attività adeguate al 100%, ha considerato  che, sia
prendendo in considerazione il momento della nascita del diritto alla rendita
(41 anni), sia quello della decisione impugnata (50 anni), era esigibile un
cambio di professione.

                                         

                                         Nella sentenza 32.2012.165
del 29 novembre 2012 relativa ad un gerente di un ristorante, nato nel 1953,
questa Corte ha concluso che “da un punto di vista oggettivo nulla osta ad
un cambiamento dell’attività lavorativa giacché l’insorgente non ha ancora
raggiunto l’età a partire dalla quale la giurisprudenza considera generalmente
che non esistono possibilità per valorizzare la capacità lavorativa residua in
un mercato del lavoro ritenuto equilibrato (cfr. sentenza 9C_578/2009 del 29
dicembre 2009, pubblicata in SVR 6/2010 IV n. 37, consid. 4.3.2). Inoltre, i
posti di lavoro esigibili non sono così limitati da rendere incerta la
possibilità di trovare un’occupazione in un luogo prossimo al domicilio del
ricorrente che vive in una zona densamente popolata e con numerosi posti di
lavoro (cfr. sentenza 9C_578/2009 del 29 dicembre 2009, pubblicata in SVR
6/2010 IV n. 37, consid. 4.3.2; nonché la già citata sentenza 9C_924/2011 del 3
luglio 2012)”.

 

                                         In considerazione del
contesto personale e professionale, in particolare dell’età dell’assicurata (55
anni) e dalla sua formazione professionale e delle precedenti esperienze
lavorative, secondo questa Corte è da ritenere ragionevolmente esigibile da RI
1 l’esercizio di un’attività rispettosa dei limiti funzionali
indicati dal Dr. __________r nella misura del 100%.

 

                                         L’avv. RA 1 ha contestato
la conclusione dell’ammini-strazione, secondo cui l’assicurata può svolgere a
tempo pieno tutte le attività contemplate dalla Tabella TA1, nonché quelle
amministrative citate. Il Dr.  infatti aveva indicato una piena abilità in
attività che non sollecitano gli arti superiori, citando a titolo di esempio la
sorveglianza in un museo e l’attività di ricezionista. Per cui diverse attività
del settore produttivo e nel settore amministrativo non potrebbero essere
esercitate al 100% (doc. I, pag. 16/17).

 

                                         Se è vero che il perito ha
indicato che l’assicurata non è più in grado di svolgere attività pesanti e
ripetitive a livello degli arti superiori e precisato che lavori di
segretariato e al computer sono esigibili solo 4 ore al giorno (cfr. perizia AI
del 4 febbraio 2004, pag. 9), va comunque rilevato che il ventaglio di attività
esigibili sul mercato del lavoro rimane comunque apprezzabilmente esteso. Il
Dr. __________ ha citato, a titolo di esempio, il sorvegliante di musei e la
ricezionista, tuttavia in ambito AI il consulente in integrazione professionale
aveva indicato anche mansioni di vendita, senza qualifica, laddove non vi siano
carichi superiori ai 3 kg (cfr. rapporto 10 settembre 2004).

                                         Si può dunque concludere
che nella fattispecie si giustifica la revisione messa in atto
dall’amministrazione in quanto – contrariamente a quanto sostiene la ricorrente
– il danno alla salute, pur rimanendo immutato, si ripercuote
diversamente sulla capacità lucrativa dell'assicurata (cfr. consid. 2.2.2.).

 

                                         Il
presupposto del sostanziale mutamento delle circostanze che avevano portato alla
costituzione della rendita – la cessazione dell’attività indipendente – è
realizzato nel caso di specie.

 

                               2.3.   Si
tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute
infortunistico.

 

                            2.3.1.   Quanto al reddito
da valido, secondo l’assicuratore infortuni resistente, senza il
danno alla salute, l’assicurata avrebbe percepito un
reddito di fr. 30'500.-- calcolato sulla base della media dei redditi dei 4
anni precedenti all’infortunio, prendendo come riferimento i conteggi AVS (doc.
128). L’amministrazione ha poi aggiornato il dato a fr. 37'287.-- (doc.
136).

 

                                         Questo
dato non è stato contestato dal ricorrente (doc. I, pag. 17), può senz’altro
essere fatto proprio dal TCA.

 

                            2.3.2.   Per quanto
riguarda il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si
fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in
DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

 

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

 

                                         L’Alta
Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).

 

                            2.3.3.   Dalle tavole processuali
risulta che l’amministrazione per calcolare il reddito da invalido ha fatto
riferimento ai dati statistici, tabella TA1 2010, nelle attività di servizio
amministrativo (fr. 4'960.--), attività di posta e di spedizione (fr.
3'677.--), commercio al dettaglio (fr. 4'164.--), assicurazioni (fr. 5'705.--)
ottenendo una media di 4'626.-- mensili su 40 ore, pari a fr. 4'811.-- su 41.6
che corrispondono a fr. 57'732.-- annui. 

 

                                         L’assicuratore
resistente nella propria decisione ha erroneamente indicato l’importo di
fr. 52'728.--) (doc. 136).

 

                                         Applicando invece la
tabella TA1 2010, livello di qualifica 4, attività semplici e ripetitive, la CO
1, è giunta all’importo di fr. 4'225 x 41.6 : 40 = fr.
4'394.-- mensili, pari a fr. 52'728.--  annui (doc. 136).

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza federale di cui si è detto al precedente considerando, per
la determinazione del reddito ipotetico da invalido tornano applicabili i dati
statistici nazionali contenuti nella Tabella TA 1.

 

                                         Utilizzando i dati forniti da questa tabella, l’assicurata,
svolgendo nel 2010 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV
15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 4'225.--

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 6-2013, p. 90), esso ammonta a fr. 4'394.--  mensili oppure a fr. 52'728.--
per l'intero anno (fr. 4'394.-- x 12). Dopo adeguamento all'indice dei salari nominali (+1% per il
2011 e +0,8% per il 2012, cfr. tabella B 10.2,
pubblicata in La Vie
économique, 6-2013, p. 91), si ottiene, per il 2011, un reddito annuo di
fr. 53'255.28 e, per il 2012, un reddito annuo di fr. 53'681.32. 

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         Nella
concreta evenienza, l’Istituto assicuratore non ha operato decurtazioni sul
reddito statistico da invalido, mentre la ricorrente ha postulato una riduzione
percentuale del 15% (10% per cambio di attività e 5% per attività più leggera)
(doc. I, pag. 17).

 

                                         Tenuto
conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali
nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF
137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), questo Tribunale ritiene che, non operando
decurtazioni dal reddito da invalido la CO 1 non abbia abusato del proprio
potere di apprezzamento. 

 

                                         Tuttavia,
come vedremo, anche applicando la riduzione richiesta dalla ricorrente, la
soluzione finale non cambia.

 

                                         In conclusione, il grado di invalidità
dell'insorgente - determinato confrontando i fr. 53'681.32. al reddito che
avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto l’infortunio, e cioè 

                                         fr. 37'287.--,
risulta nullo e dunque l’assicurata
non ha diritto ad una rendita d’invalidità.

                                                                                

                                         Anche tenendo
conto di una decurtazione del 15% il reddito da invalido ammonta a fr.
45'629.12 (53'681.32 meno il 15%), importo che
confrontato a quanto l’assicurata avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto
l’infortunio, e cioè 

                                         fr. 37'287.--
non permette comunque l’erogazione di una rendita.

 

                                         A giusta
ragione dunque l’assicuratore resistente ha soppresso a RI 1 il diritto alla
rendita.

 

 

 

                                      

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti