# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c193aa15-e4ea-50f4-971d-8d787bc2127a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-01-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.01.2024 32.2023.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2023-38_2024-01-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2023.38

   

  CR

  	
  Lugano

  22 gennaio 2024                       

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, cancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 marzo 2023 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 15 e 17 febbraio 2023 emanate da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  RI
1, nato nel 1962, da ultimo attivo quale direttore della ditta __________, da
lui fondata, specializzata nella programmazione e produzione di processi
operativi informatici per le banche, nel marzo 2009 ha inoltrato una domanda di
prestazioni AI per adulti per le sequele di un ictus occorsogli nel 2007 (doc. 4).

 

                                  Eseguiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
pluridisciplinare a cura del __________ (in seguito: __________) – dalla quale
è risultato che l’assicurato è inabile al lavoro al 100% nell’attività svolta
di informatico bancario, nonché di direttore di un’impresa di programmi
informatici per banche, così come in qualsiasi altra attività (cfr. doc. 23) - con
decisione del 4 aprile 2009, senza eseguire il raffronto dei redditi, ma
fondandosi sul cosiddetto raffronto percentuale, l’Ufficio AI ha posto l’assicurato
al beneficio di una rendita intera di invalidità dal 1° febbraio 2008 e di
quattro rendite per figli (cfr. doc. 30, 33 e 35).

 

                          1.2.  In
occasione della prima revisione del diritto alla rendita, intrapresa d’ufficio
nel 2010, l’amministrazione, basandosi sulla valutazione del dr. __________ del
SMR (secondo il quale, visti i referti del curante, lo stato di salute
dell’interessato è rimasto stazionario, cfr. doc. 55), con comunicazione del 29
aprile 2011 ha confermato il diritto dell’assicurato ad una rendita intera di
invalidità (cfr. doc. 57).

 

                          1.3.  Nell’aprile 2015 la prestazione è
stata oggetto di un’ulteriore revisione, svolta dall’Ufficio dell’assicurazione
per l’invalidità per gli assicurati residenti all’estero (in seguito: UAIE),
visto il domicilio dell’assicurato, a quel momento, nel __________ (cfr. doc.
79). 

                                  Basandosi sulle considerazioni
del medico del SMR __________ (cfr. doc. 78) e sulle informazioni fornite
dall’assicurato nel questionario per la revisione della rendita AI (doc. 82),
con comunicazione dell’11 maggio 2015 l’UAIE ha confermato il diritto alla
rendita intera di invalidità (cfr. doc. 83).

 

                          1.4.  Un’altra revisione d’ufficio è
stata avviata nell’ottobre 2017 da parte dell’Ufficio AI del Cantone Ticino,
divenuto nuovamente competente a seguito del trasferimento di domicilio
dell’assicurato a __________ (doc. 98). 

 

                                  In tale frangente, visto che nel
questionario di revisione della rendita di invalidità l’assicurato ha indicato
di avere percepito fr. 36'000.-- annui quale onorario in quanto membro di
Consiglio di amministrazione (CdA) (cfr. doc. 98 pag. 3), con scritto 30
ottobre 2017 l’Ufficio AI ha chiesto all’interessato di fornire ulteriori
informazioni di natura economica (cfr. doc. 97). 

                                  Egli ha risposto alle domande
dell’amministrazione tramite scritto dell’11 ottobre 2017 (doc. 100). 

 

                                  Dopo avere eseguito gli
accertamenti medici ed economici del caso – incaricando il proprio ispettorato
di eseguire una valutazione economica (dalla quale è emerso come dal 2010
l’assicurato abbia percepito onorari quale membro di CdA di diverse società,
ciò a dimostrazione del fatto che negli ultimi dieci anni l’interessato ha
saputo ripristinare la sua capacità al guadagno, cfr. doc. 122), le cui
conclusioni sono poi state confermate anche dal dr. __________ del SMR (il
quale tramite annotazione del 18 maggio 2020 ha ritenuto verosimile che dal
gennaio 2010 l’assicurato “abbia riacquisito adeguate capacità
neuro-cognitive, del tutto equiparabili allo status quo ante l’accidente
cerebrale del 2007. Dal 01.2010 l’assicurato è verosimilmente in grado di
svolgere attività economico-finanziarie complesse come risulta dall’inchiesta
economica”, cfr. doc. 123) – con decisione del 14 settembre 2020,
debitamente preavvisata (cfr. doc. 126), l’Ufficio AI ha soppresso la rendita
intera di invalidità della quale beneficiava l’assicurato, con effetto
retroattivo al 1° gennaio 2010, non avendo l’assicurato comunicato gli onorari
da membro di CdA percepiti nel corso degli anni. L’Ufficio AI ha, nel contempo,
stabilito la restituzione delle rendite di invalidità indebitamente percepite
dal 1° settembre 2019, precisando che a tale riguardo sarebbe stata emessa una
decisione di restituzione separata con il relativo ammontare soggetto a
restituzione.

                                  Contestualmente l’amministrazione
ha tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso (cfr. doc. 139).

 

                                  Con STCA 32.2020.132 del 26 luglio
2021, questo Tribunale ha ritenuto carente, e quindi priva del necessario
valore probatorio, l’istruttoria eseguita dall’amministrazione, rinviandole gli
atti al fine di procedere ai necessari ulteriori approfonditi accertamenti, sia
di natura medica, che economica.

 

                          1.5.  Eseguiti gli approfondimenti
medico-peritali ed economici indicati dal TCA, con progetto di decisione del 9
dicembre 2022, poi confermato con decisione del 15 febbraio 2023, l’Ufficio AI
ha soppresso la rendita di invalidità con effetto retroattivo a decorrere dal
1° gennaio 2011. L’amministrazione ha, nel contempo, stabilito la restituzione
delle rendite di invalidità indebitamente percepite dal 1° settembre 2019 al 1°
settembre 2020, precisando che a tale riguardo sarebbe stata emessa una
decisione di restituzione separata con il relativo ammontare soggetto a
restituzione. Infine, l’UAI ha aggiunto che un ricorso contro tale decisione
non avrebbe avuto effetto sospensivo per quel che concerne l’interruzione del
versamento delle prestazioni (doc. A2).

 

                                  In data 17 febbraio 2023 è stata
emessa la decisione di restituzione delle prestazioni versate all’assicurato
dal 1° settembre 2019 al 30 settembre 2020, per un totale di fr. 30'810 (doc. A3).

 

                          1.6.  Con tempestivo ricorso del 20 marzo
2023 RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha chiesto l’annullamento delle
decisioni impugnate e, in via principale, che venga ripristinata la rendita
intera di invalidità di cui era al beneficio o, in via subordinata, che gli
atti vengano “rinviati all’amministrazione per il riconoscimento del diritto ad
una rendita intera ininterrotta ad oggi e per il futuro, sub. per la
definizione di un grado di invalidità di almeno l’83.42% (sub. 78.71%, sub.
sub. 66%) dal 1° settembre 2019 (sub. 1.1.2011)”.

 

Sostanzialmente il patrocinatore dell’insorgente ha contestato,
dal profilo medico, la valutazione peritale del dr. __________ e del dr. __________
e, dal profilo economico, il fatto che l’amministrazione non abbia dato seguito
all’istruttoria ordinata dal TCA nella precedente sentenza di rinvio,
accertando in particolare presso le varie società quale fosse la posizione
dell’assicurato.

 

A mente del patrocinatore dell’insorgente l’Ufficio AI avrebbe
fallito nel dimostrare l’asserito recupero della capacità lavorativa e di
guadagno dell’assicurato nella professione precedente il danno alla salute.

A suo modo di vedere, lo stato di salute dell’interessato è
rimasto invariato dal 2011 ad oggi e, pertanto, la valutazione peritale sulla
quale si è fondata l’amministrazione costituisce una diversa valutazione
clinica di una situazione medica rimasta invariata rispetto a quanto a suo
tempo ritenuto dagli specialisti del __________. Ciò non può giustificare, dunque,
la soppressione, in sede di revisione, del diritto alla rendita della quale
beneficiava l’interessato.

Il patrocinatore ha, inoltre, considerato illogiche le conclusioni
in termini di capacità lavorativa alle quali sono giunti i periti, per la
ragione che “un dirigente con limitazioni cognitive, anche lievi, ma che gli
impediscono di svolgere attività complesse, non può fare il dirigente” dato che
“un dirigente è assunto proprio per svolgere mansioni complesse”.

                                  L’avv. RA 1, rifacendosi alla
documentazione medico specialistica dei dottori __________, __________ e __________,
ha ritenuto dimostrato che lo stato di salute neurologico e neuropsicologico
dell’interessato si era stabilizzato al momento della perizia __________ del
novembre 2008 e, da allora, è rimasto stazionario ed inalterato, con
un’incapacità lavorativa del 100%.

 

Il patrocinatore ha poi contestato “la mancata definizione della
reale – ridotta – capacità di reddito da invalido dell’assicurato”, criticando
al contempo l’applicazione da parte dell’UAI del metodo detto del
“Prozentvergleich”, la cui applicazione è ammissibile unicamente in circostanze
del tutto eccezionali, a suo modo di vedere “qui non date”.

A suo parere, l’amministrazione avrebbe, invece, dovuto operare il
consueto raffronto dei redditi, ciò che avrebbe portato, tenuto conto di un
reddito da valido di fr. 210’074 e di uno da invalido statistico, ramo
economico 77-79, e applicata una riduzione del 40% per ragioni mediche e del
10% per contingenze particolari, ad un grado di invalidità almeno dell’83.42%
(tenendo conto di un livello di qualifica 2) o del 78.71% (ritenuto un livello
di qualifica 3).

 

Inoltre, secondo lui, “l’assenza degli accertamenti indicati da
cod. lod. TCA con decisione del 26.07.2021, volti a stabilire se l’assicurato
svolgeva effettivamente un ruolo attivo e remunerato, impediscono di
considerare il realizzarsi di una violazione dell’obbligo di informare da parte
del sig. RI 1”.

 

Il legale ha rilevato quindi che “nulla si può rimproverare al
sig. RI 1, il quale non ha omesso di fornire informazioni atte a modificare i
presupposti giustificanti l’erogazione di una rendita e, di conseguenza, egli non
deve restituire alcunché vista altresì l’assenza di elementi atti a
giustificare una revisione e la conseguente soppressione retroattiva del
diritto a rendita dell’assicurato, né tantomeno la richiesta di restituzione
delle rendite considerate a torto indebitamente percepite”.

 

                                  Alla luce della palese erroneità
della decisione dell’amministrazione, l’avv. RA 1 ha quindi chiesto la
restituzione dell’effetto sospensivo per quel che concerne sia l’interruzione
del versamento della rendita di cui alla decisione del 15.02.2023, sia per quel
che concerne la restituzione della rendita dal 1.09.2019 al 30.09.2020 di cui
alla decisione del 17.02.2023 (doc. I).

 

                          1.7.  Con la risposta di causa l’Ufficio
AI - dopo avere ritenuto, in ordine, che nel caso di specie vi sono dei solidi
motivi a favore dell’immediata esecutorietà della decisione impugnata – ha, nel
merito, sulla scorta di quanto valutato dal dr. __________ e dal dr. __________
nei complementi peritali del 3 e 4 maggio 2023, poi avallati dal dr. __________
del SMR in data 8 maggio 2023 (cfr. doc. VI/1), confermato la correttezza della
decisione di soppressione retroattiva e la richiesta di restituzione. 

                                  A quest’ultimo riguardo,
l’amministrazione ha tuttavia precisato che “da un confronto tra il periodo di
restituzione indicato sia nel progetto di decisione che nelle motivazioni
(corrispondente al lasso temporale 1° settembre 2019 – 1° settembre 2020) e il
periodo di restituzione di cui alla decisione (corrispondente al lasso
temporale 1° settembre 2019 – 30 settembre 2020) emerge che la richiesta di
rimborso contenuta nella decisione impugnata è stata – per una svista – emessa
su 13 mesi invece che su 12. In rettifica a quanto stabilito nella decisione
del 17 febbraio 2023, la richiesta di restituzione va dunque limitata al
periodo dal 1° settembre 2019 al 1° settembre 2020, per un importo complessivo
di fr. 28'440” (doc. VI).

 

                          1.8.  Con replica del 10 luglio 2023, il
legale dell’insorgente ha integralmente contestato il tenore della risposta di
causa, producendo, a comprova delle proprie argomentazioni, degli ulteriori
referti del dr. __________ e della dr.ssa __________ (doc. X + doc. B1-B2).

 

                          1.9.  Con osservazioni del 30 agosto 2023
l’Ufficio AI ha confermato la correttezza della valutazione peritale
bidisciplinare dei dottori __________ e __________, anche alla luce dei
complementi peritali dell’8 agosto 2023 del dr. __________ e del 25 agosto 2023
del dr. __________ (doc. XIV + 1-2).

 

                        1.10.  In data 25 settembre 2023 il legale
dell’insorgente ha ribadito le contestazioni già sollevate in precedenza,
trasmettendo, a conferma delle proprie tesi, un’ulteriore valutazione del dr. __________
(doc. XVIII + C1-C6).

 

                        1.11.  Con osservazioni del 4 ottobre 2023,
l’Ufficio AI ha confermato la propria decisione, anche sulla base delle
annotazioni del 3 ottobre 2023 del SMR (doc. XX + 1).

 

                        1.12.  In data 26 ottobre 2023 l’insorgente
ha ribadito le proprie contestazioni, producendo, quale ulteriore mezzo di
prova, una nuova valutazione medica del dr. __________ (doc. XXII + 1-2).

 

Tale scritto è stato trasmesso all’amministrazione (cfr. doc.
XXIII), per conoscenza.

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Oggetto
del contendere è sapere se a giusta ragione, oppure no, l'Ufficio assicurazione
invalidità ha soppresso, retroattivamente dal 1° gennaio 2011, il diritto alla rendita
intera di cui beneficiava l’assicurato, a seguito della mancata comunicazione
degli introiti percepiti nel corso degli anni quale membro di CdA di diverse
società.

                                  In
caso di risposta affermativa, occorrerà quindi verificare la correttezza della decisione
di restituzione del 17 febbraio 2023 delle rendite di invalidità, ordinaria e
per figlio, percepite indebitamente nel periodo dal 1° settembre 2019 al 30
settembre 2020 (data poi rettificata al 1° settembre 2020 dall’UAI in sede di
risposta di causa, per un importo complessivo di fr. 28'440, cfr. doc. VI). 

 

                          2.2.  Preliminarmente
il TCA rileva che il 1° gennaio 2022, ossia prima dell’emanazione della
decisione impugnata, è entrata in vigore una (importante) modifica della LAI e
dell’OAI denominata “Ulteriore sviluppo dell’AI” e che concerne (anche)
il diritto alla rendita (cfr. RU 2021 705).

                                  

Per la disamina del diritto a una rendita di invalidità eventualmente già
insorto in precedenza, di norma, occorre rifarsi alle regole generali del
diritto intertemporale secondo cui sono applicabili le disposizioni in vigore
al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1,
pag. 446 seg. con riferimento a DTF 130 V 329).

 

                                  Tornando
alla modifica legislativa di cui sopra, si rileva che il calcolo delle rendite,
il cui diritto era sorto sotto l’egida del precedente sistema, viene effettuato
secondo il nuovo sistema se nell’ambito di una revisione il grado d’invalidità
subisce una modificazione ai sensi dell’art. 17 cpv. 1 LPGA (ossia di almeno 5%
o un aumento fino al 100%) e l’assicurato, al momento dell’entrata in vigore
della modifica legislativa di cui sopra, non aveva ancora compiuto 55 anni
(Disposizione transitoria lett. b cpv. 1 della modifica del 19 giugno 2020
(Ulteriore sviluppo dell’AI); cfr. anche Moser, Die Weiterentwicklung der
Invalidenvorsorge in der Ersten und Zweiten Säule - «stufenloses» Rentensystem,
vorsorgliche Leistungseinstellung, in: BVG-Tagung 2022 Aktuelle Fragen der
beruflichen Vorsorge, pag. 7).

                                  Per
contro, qualora al momento dell’entrata in vigore della modifica legislativa
l’assicurato aveva già compiuto (almeno) 55 anni e il suo diritto alla rendita
era sorto sotto l’egida del precedente sistema, quest’ultimo trova applicazione
in virtù della protezione della situazione acquisita (Besitzstandsschutz)
conferita dalla citata Disposizione transitoria, circostanza peraltro
desumibile anche dalla Disposizione transitoria lett. c (cfr. Moser, op. cit.,
pag. 8 e 10; Dupont, Weiterentwicklung der Invalidenversicherung: Was bringt
sie wem?, in: Recht Aktuell: 5. Basler Sozialversicherungstagung
«Sozialversicherungsrecht zwischen Dynamik, Reform und Kontinuität» 2021, pag.
12 [con refuso, n.d.r.]; Hürzeler, Diritto delle assicurazioni sociali, in:
Formazione continua e aggiornamento per giuristi 2021, pag. 29; UFAS,
Bollettino della previdenza professionale nr. 156 del 1. luglio 2021, n. 1067,
p.to B.4.a.; ASIP, Fachmitteilung Nr. 127 del 25 agosto 2021: 7. IV-Revision:
stufenloses Rentensystem, pto. 3.2.).

 

                                  In
tal senso il marg. 9200 CIRAI (Circolare sull’invalidità e sulla rendita
nell’assicurazione per l’invalidità, valida dal 1° gennaio 2022) prevede che “le
rendite correnti delle persone assicurate che il 1° gennaio 2022 non hanno
ancora compiuto 55 anni (persone nate negli anni dal 1967 al 2003) sono
trasferite nel nuovo sistema di rendite lineare (art. 28b LAI), se sono
adempiute le condizioni di cui all’articolo 17 LPGA (modificazione del grado
d’invalidità di almeno 5 punti percentuali)”. 

                                  Secondo
il marg. no. 9102 CIRAI in merito alla determinazione del diritto applicabile
nel caso di prima concessione di rendite con quote decrescenti o a tempo
determinato e casi di revisione, prevede “che se la modifica determinante
avviene prima del 1° gennaio 2022, si applicano le disposizioni della LAI e
dell’OAI nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021. Se la modifica
determinante avviene dopo il 31 dicembre 2021, si applicano le disposizioni
della LAI e dell’OAI nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2022. La data della
modifica determinante è determinata secondo l'articolo 88a OAI (v. N. 5500
segg.).”

 

                                  Infine,
il marg. no. 9200 CIRAI prevede che “le rendite correnti delle persone
assicurate che il 1° gennaio 2022 hanno già compiuto 55 anni (uomini nati negli
anni dal 1957 al 1966; donne nate negli anni dal 1958 al 1966) rimangono nel
vecchio sistema di rendite anche in caso di revisione del diritto alla rendita.
A queste persone restano pertanto applicabili le disposizioni legali nel tenore
in vigore sino al 31 dicembre 2021”.

                                  Nel
caso in esame, all’assicurato, nato nel 1962, beneficiario di rendita dal 1°
febbraio 2008, vanno applicate le norme in vigore fino al 31 dicembre 2021
(cfr. marg. No. 9200 CIRAI).

                          2.3.
  Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con
invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di
rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente
a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411,
n. 46). 

                                  L'art.
28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua
capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può
essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti
d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro
(art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole
interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al
40%.

L’art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                  Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STCA 32.2023.49 del 23
ottobre 2023, consid. 2.3).           

 

                          2.4.  Giova
qui inoltre ricordare che, per il futuro la rendita di invalidità è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta, se il grado
d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione
(art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                  I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

 

                                  La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). Una semplice
valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                  Per
stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto
di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento
della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V
262, 105 V 30).

                                  Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88a cpv. 2 OAI). 

                                  Queste
norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).

                                  

                                  Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 1 lett. a OAI stabilisce che
l’aumento della rendita (o dell’AGI o del contributo per l’assistenza) avviene
al più presto se l’assicurato ha chiesto la revisione a partire dal mese in cui
la domanda è stata inoltrata (lett. a); se la revisione ha luogo d’ufficio, a
partire dal mese in cui è stata prevista (lett. b); se viene costatato che la
decisione dell’Ufficio AI, sfavorevole all’assicurato, era manifestamente
errata, a partire dal momento in cui il vizio è stato scoperto (lett. c).
Giusta il cpv. 2 della medesima norma, la riduzione o la soppressione della
rendita (o dell’AGI o del contributo per l’assistenza) è invece messa in atto
il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della
decisione (lett. a); retroattivamente dalla data in cui avvenne la
modificazione determinante se il beneficiario ha ottenuto indebitamente la
prestazione o ha violato l’obbligo di informare impostogli ragionevolmente
dall’art. 77 OAI (lett. b).

                                  

                                  Va
ancora rilevato che con sentenza 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 pubblicata in
DTF 141 V 9 e SVR 4/5 2015, IV Nr. 21, pag. 62, il Tribunale federale ha
stabilito che se i fatti determinanti per il diritto alla rendita si sono modificati
a tal punto da lasciar apparire una notevole modificazione dello stato di
salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve essere
stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e
completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198
consid. 4b pag. 200; sentenze 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2;
9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova
valutazione dello stato di salute e della capacità di lavoro, un trauma alla
spalla aggiuntivo al quadro clinico esistente non osta alla soppressione di una
rendita (consid. 5 e 6).

Nella recente STF 9C-445/2022 del 27 settembre 2023, il TFA ha inoltre
ribadito, al consid. 4.1, che “se i fatti che giustificano il diritto alla
rendita d’invalidità sono cambiati in misura tale da determinare un cambiamento
significativo delle circostanze che motivano una revisione, il grado di
invalidità deve essere rivalutato sulla base di uno stato di fatto stabilito in
modo corretto e completo, senza fare riferimento a precedenti valutazioni
dell’invalidità (C-486/2022 del 17 agosto 2023 consid. 7.1 con riferimenti).”.

 

                          2.5.  Per costante giurisprudenza, in un
procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02
dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                  Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572),
la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante,
a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati,
di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli
indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il
medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                  Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                  Nella
DTF 135 V 465, l’Alta Corte ha precisato che il giudice delle assicurazioni
sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si
trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista
dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle
conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal
principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha
dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a
mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

                                  Trattandosi
invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati; STCA
35.2020.47 del 1° febbraio 2021, consid. 2.2.4, STCA 35.2021.57 del 20
settembre 2021, consid. 2.8 e STCA 35.2021.75 del 31 gennaio 2022, consid.
2.4.6). 

 

                                  Per
quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante è che
esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi,
che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato
redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione
del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR
2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U
252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti). 

                                  L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente
il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                  È
inoltre utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il
giudice non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro. Al riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal
giudice che raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente
da un punto di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si
evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STF I 811/03
del 31 gennaio 2005, consid. 5 in fine; STF I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR
2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                                  Va
infine evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001
pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in:
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art.
28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29
settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati;
STCA 32.2019.36 dell’11 febbraio 2020, consid. 2.5; STCA 32.2019.127 del 25
maggio 2020, consid. 2.5; STCA 32.2019.189 del 6 luglio 2020, consid. 2.5; STCA
32.2020.8 del 20 agosto 2020, consid. 2.5).

 

                                  Da
ultimo, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D. Cattaneo,
“La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie
giudiziarie, Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pag.
203 e segg. (249-254).

                                  Innanzitutto
la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V
396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann, Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS 1999 pag. 105 segg.).

                                  Il
medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato.

                                  Tale
prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso,
l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri.

                                  Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                  Del
resto, il rifiuto del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza
di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite
dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita
27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352;
cfr. STCA 32.2018.57 del 18 marzo 2019, consid. 2.5; STCA 32.2018.158 del 30
luglio 2019, consid. 2.4 in fine e STCA 32.2019.47 del 24 febbraio 2020,
consid. 2.4, STCA 32.2019.63 del 27 aprile 2020, consid. 2.7 e STCA 32.2019.219
del 15 luglio 2020, consid. 2.4; STCA 32.2020.8 del 20 agosto 2020, consid.
2.4; e STCA 32.2023.3 del 17 aprile 2023, consid. 2.7).

 

                          2.6.  Nel caso concreto l’assicurato,
nato nel 1962, era stato posto al beneficio di una rendita intera di invalidità
dal 1° febbraio 2008 (cfr. consid. 1.1.).

 

                                  Il
diritto alla rendita intera era, poi, stato confermato, a seguito delle
revisioni intraprese d’ufficio, con comunicazioni del 29 aprile 2011 e dell’11
maggio 2015 (cfr. consid. 1.2. e 1.3.).

 

                                  Nell’ambito della terza revisione
d’ufficio, iniziata nell’ottobre 2017, l’amministrazione, preso atto che nel
questionario relativo alla revisione della rendita in corso l’interessato avesse
indicato di percepire fr. 36'000 annui quale “onorario CdA” (cfr. doc. 98), aveva
chiesto al signor RI 1 di fornire ulteriori precisazioni (cfr. doc. 97).

                                  Dopo avere preso atto dei
chiarimenti forniti con scritto del 10 novembre 2017 dall’assicurato (cfr. doc.
100) e avere esperito una valutazione per indipendenti sfociata nel rapporto
d’inchiesta del 13 maggio 2020 (cfr. doc. 122), con decisione del 14 settembre
2020 l’Ufficio AI aveva soppresso la rendita intera di invalidità di cui
beneficiava l’assicurato, con effetto retroattivo al 1° gennaio 2010 (doc.
139). 

 

                                  Con STCA 32.2020.132 del 26
luglio 2021, questo Tribunale aveva annullato tale decisione e rinviato gli
atti all’amministrazione per eseguire ulteriori approfonditi accertamenti, sia
dal profilo medico, che da quello economico, ritenendo carente, e quindi priva
del necessario valore probatorio, l’istruttoria eseguita dall’amministrazione
(cfr. consid. 1.4).

 

                          2.7.  Conformemente a quanto stabilito da
questa Corte nella sentenza di rinvio del 26 luglio 2021, l’Ufficio AI, al fine
di appurare lo stato di salute dell’assicurato, ha ordinato una perizia
neurologica, affidata al dr. __________, ed una neuropsicologica, a cura del
dr. __________ (cfr. doc. 214).

 

                                  Con rapporto peritale del 21
settembre 2022 il dr. __________, neuropsicologo, posta la diagnosi di
“disturbo neurocognitivo di grado lieve da lesione cerebellare del 23.02.2007
con riduzione della memoria di lavoro, dell’attenzione selettiva, della
velocità esecutiva, della denominazione rapida e delle abilità costruttive”, ha
proceduto alla seguente valutazione:

 

" (…) 

7. Valutazione clinico assicurativa

 

7.1 valutazione del percorso di terapie, riabilitazioni,
provvedimenti d’integrazione, ecc. e discussione delle possibilità di
guarigione.

L’assicurato ha svolto un periodo di neuroriabilitazione
prevalentemente motoria. Un trattamento neuropsicologico era stato proposto ma
senza essere accolto dall’assicurato che, in fase di ricovero riabilitativo,
non avvertiva disturbi cognitivi. Un intervento di riabilitazione
neuropsicologica non è ora proponibile poiché, a distanza di 15 anni dal danno
neurologico, i disturbi cognitivi possono essere ritenuti stabili. 

 

7.2. valutazione di capacità, risorse e problemi

L’assicurato appare come una persona con valide capacità e risorse
intellettive, che possono pertanto sostenerlo nel trovare strategie per
affrontare una situazione caratterizzata da un funzionamento diminuito rispetto
a quello premorboso. Tuttavia, in persone con alto profilo e abituate a
sostenere elevati ritmi di vita e lavorativi, la percezione soggettiva della
loro diminuzione di capacità può essere aumentata. Un altro aspetto critico è
rappresentato dalla tendenza dell’assicurato ad accentuare le difficoltà in
sede di esame, che potrebbe riflettere una scarsa motivazione a riprendere
un’attività professionale dopo diversi anni di inattività (fatto salvo per la
sua partecipazione ai consigli di amministrazione di alcune società, come
descritto negli atti).

 

8. Elenco dei quesiti peritali

 

8.1 capacità lavorativa nell’attività svolta finora

-     quante ore
di presenza sono esigibili da parte dell’assicurato nell’attività svolta in
precedenza?

      Sono
stimabili circa 32 ore settimanali, pari a circa 6.5 al giorno

-       
Durante questo periodo di presenza si manifesta anche una limitazione
della capacità di rendimento? In caso affermativo, in che misura e perché?

Sì, il rendimento è diminuito del 20%
a causa dei lievi disturbi cognitivi che possono parzialmente limitare lo
svolgimento di mansioni complesse tipiche di un profilo dirigenziale.

-       
Come valuta complessivamente la capacità lavorativa nell’attività svolta
finora, in rapporto a un grado di occupazione del 100%?

Dal punto di vista strettamente
neuropsicologico la capacità lavorativa dell’assicurato in mansioni
dirigenziali è dell’80%. L’incapacità lavorativa nelle medesime mansioni è del
20%.

-       
Come si sviluppa nel tempo questa capacità lavorativa?

La capacità lavorativa sussiste a mio
avviso dal 10.11.2008, data della perizia __________. In quel contesto la
valutazione neuropsicologica non era stata eseguita da uno specialista in
neuropsicologia ma come parte dell’esame neurologico. La valutazione
dell’attendibilità delle performance ai test neuropsicologici non sembra essere
stata approfondita in quella occasione.

 

8.2 capacità lavorativa in attività adeguata

-     quali
requisiti dovrebbe soddisfare un’attività adeguata in modo ottimale alla
disabilità?

Dovrebbe trattarsi di un’attività
moderatamente stimolante da punto di vista cognitivo e rispettosa del lieve
rallentamento esecutivo che caratterizza l’assicurato. Dovrebbe inoltre
permettere una breve pausa all’incirca ogni 1.5 ore.

-       
Quante ore di presenza al giorno sono esigibili da parte
dell’assicurato?

Sono esigibili 8 ore al giorno.

-       
Durante questo periodo di presenza si assiste anche a una limitazione
della capacità di rendimento anche in un’attività adeguata? In caso
affermativo, in che misura e perché?

No, la possibilità di effettuare pause
e lavorare in assenza di eccessiva pressione temporale appaiono come misure
sufficienti per garantire una capacità di rendimento soddisfacente in
un’attività adeguata.

-       
Come valuta complessivamente la capacità lavorativa in un’attività
adeguata nel libero mercato del lavoro, in rapporto a un grado di occupazione
del 100%?

In un’attività a moderato impegno
cognitivo la capacità lavorativa dell’assicurato è dell’80%, intesa come
riduzione in termini temporali senza diminuzione del rendimento.

-       
Come si sviluppa nel tempo questa capacità lavorativa?

La capacità lavorativa sussiste a mio
avviso dal 10.11.2008, data della perizia __________.

 

8.3 provvedimenti sanitari e terapie con ripercussioni sulla capacità
lavorativa

-       
È possibile migliorare ancora in misura rilevante la capacità lavorativa
mediante l’attuazione di provvedimenti sanitari?

Non credo che un intervento di riabilitazione
neuropsicologica possa determinare cambiamenti tali da migliorare in modo
significativo la capacità lavorativa.

-       
In caso affermativo indicare con precisione le opzioni terapeutiche.

Non fa al caso.

 

8.4. domande inerenti al caso specifico (come contenuto nel
mandato)

Non ci sono domande particolari.” (Pagg. 848-855 inc. AI)

                                  Dal canto suo il dr. __________,
spec. FMH in neurologia, con rapporto peritale del 2 novembre 2022, posta la
diagnosi di “esiti di sindrome di Wallenberg destra con sindrome di Horner,
disestesie nel territorio trigeminale destro, ipoestesia dissociata termoalgica
brachio-crurale e del tronco a sinistra, minima alterazione della voce, minimi
disturbi neuropsicologici di tipo rallentamento, disturbi della concentrazione,
affaticamento, su sub-occlusione dell’arteria vertebrale destra (verosimile
ateromatosi), in A. iperteso, iperlipidemico, tendente all’obesità”, ha
concluso:

 

" 7.
Valutazione medico-assicurativa (prognosi e capacità)

 

7.1 valutazione del percorso di terapie,
riabilitazioni, provvedimenti d’integrazione, ecc. e discussione delle
possibilità di guarigione.

Situazione stabilizzata, verosimilmente da
febbraio 2011 (rapporto del Servizio di Neurologia del __________). Disestesie
all’emifaccia destra trattate con Pregabalin 300 mg al giorno, verosimilmente
con buon effetto terapeutico, possibile leggera stanchezza cronica come effetto
collaterale della terapia. 

Per quel che concerne la capacità lavorativa:
A. verosimilmente non ha più potuto riprendere la sua attività precedente
all’evento ischemico cerebrale, sia per i deficit neurologici, sia per gli
effetti secondari a livello neuropsicologico, un’affaticabilità aumentata, una
sonnolenza. Situazione più o meno stabile dal 2011, con un quadro clinico
neurologico con dei deficit minori, limitati all’equilibrio, una sindrome
dolorosa all’emifaccia di tipo neuropatico, apparentemente abbastanza
controllata con la terapia di Pregabalin, senza limitazioni importanti per quel
che concerne la qualità di vita e le possibilità di spostamento.

Guida l’automobile, senza particolari difficoltà,
riesce a rimanere attivo anche professionalmente, per quel che concerne le
consulenze soprattutto.

Non presenta deficit intellettuali, dal
punto di vista neuropsicologico è stato valutato abile nella misura dell’80%,
con possibilità di lavorare almeno 6 ½ ore al giorno, 32 ore alla settimana.
Dal punto di vista strettamente neurologico non presenta deficit tali da
diminuire questo grado di capacità lavorativa, l’esame neuropsicologico è stato
eseguito sotto terapia di Pregabalin, all’esame neurologico non ha lamentato disestesie
particolarmente intense all’emifaccia destra, né evidenti limitazioni funzionali,
tali da motivare una maggiore incapacità lavorativa.

Attualmente l’A. non è seguito da
specialisti in modo particolare, sembra ben compensato per quel che concerne la
PA, l’iperlipidemia, è calato anche di peso, situazione quindi stabile, non ha
più presentato recidive a livello vertebro-basilare in particolare.

In conclusione, nella sua attività
principale di esperto e consulente informatico, potendo anche lavorare in parte
a domicilio, non vedo una controindicazione perché possa lavorare nella misura
dell’80% attualmente.

Difficile da valutare da quando l’A. ha
raggiunto questo grado di capacità lavorativa. 

Da quanto afferma, aveva ripreso le sue
attività di consulente e Membro di Consiglio di Amministrazione, anche solo a
titolo onorifico, a partire dal 2014.

La situazione neurologica sembra stabile
almeno dal 2011.

Valuterei quindi fra queste due date
l’inizio di una possibile ripresa progressiva della capacità lavorativa, per
raggiungere le condizioni attuali.

 

7.2 valutazione di capacità, risorse e
problemi

Dal punto di vista neurologico l’A.
conserva, dall’episodio ischemico cerebellare, qualche problema legato
soprattutto all’equilibrio, minimamente instabile, senza tendenza alle cadute,
non difficoltà particolari motorie ai membri superiori, soprattutto per quel
che concerne la scrittura e l’uso abituale delle mani, per cui, in un’attività
sedentaria d’ufficio e di consulenza, in assenza di deficit neuropsicologici
maggiori, può sicuramente lavorare in misura almeno dell’80%, con una leggera
riduzione delle ore giornaliere, per permettergli di riposarsi. Non sembra
particolarmente disturbato attualmente, sotto terapia, dalle disestesie
facciali, da quanto afferma e da quanto si è potuto constatare durante le ore
di visita.

La situazione sembra essere
progressivamente migliorata a partire dal 2011, non sembra essere motivato
particolarmente per aumentare le sue attività, è verosimile una certa tendenza
ad accentuare i propri disturbi.

 

8. Elenco dei quesiti peritali

 

8.1 capacità lavorativa nell’attività svolta finora.

-     quante ore
di presenza sono esigibili da parte dell’assicurato nell’attività svolta in
precedenza?

      Stimabile a
circa 32 ore settimanali, circa 6 ½ al giorno.

-       
Durante questo periodo di presenza si manifesta anche una limitazione
della capacità di rendimento? In caso affermativo, in che misura e perché?

Rendimento ridotto, soprattutto per
una certa affaticabilità, difficoltà di concentrazione. 

-       
Come valuta complessivamente la capacità lavorativa nell’attività svolta
finora, in rapporto a un grado di occupazione del 100%?

Capacità del lavoro come Esperto e
Consulente Informatico con funzioni anche dirigenziali, il rendimento e la
capacità lavorativa sono ridotte all’80%, l’incapacità lavorativa nelle stesse
mansioni è del 20%.

-       
Come si sviluppa nel tempo questa capacità lavorativa?

Dal punto di vista neuropsicologico la
situazione sembra essere stabilizzata dal 2008, dal punto di vista neurologico
dal 2011, il quadro non si è più modificato. 

 

8.2 capacità lavorativa e incapacità al lavoro in un’attività
adeguata

-     quali
requisiti dovrebbe soddisfare un’attività adeguata in modo ottimale alla
disabilità?

Per quel che concerne i problemi
neuropsicologici e i minimi disturbi motori, i disturbi secondari al
trattamento con Pregabalin, l’ideale sarebbe un’attività d’Ufficio e
Consulenza, non eccessivamente impegnativa dal punto di vista della tempistica,
permettendo all’A. di prendere delle pause e non sentirsi caricato d’impegni. 

-       
Quante ore di presenza al giorno sono esigibili da parte
dell’assicurato?

Se le premesse sono mantenute potrebbe
lavorare anche 8 ore al giorno, in presenza.

-       
Durante questo periodo di presenza si assiste anche a una limitazione
della capacità di rendimento anche in un’attività adeguata? In caso
affermativo, in che misura e perché?

No, nelle condizioni sopra esposte il
rendimento dovrebbe essere completo. 

-       
Come valuta complessivamente la capacità lavorativa in un’attività
adeguata nel libero mercato del lavoro, in rapporto a un grado di occupazione
del 100%?

In attività adeguata l’A. potrebbe
senz’altro lavorare con un rendimento totale, con tuttavia una riduzione
temporale per permettergli di prendere delle pause. 

-       
Come si sviluppa nel tempo questa capacità lavorativa?

Dal punto di vista neurologico la
situazione sembrerebbe migliorata a partire dal 2011 con una progressiva
ripresa fino al 2014, da allora stabile.

 

8.3 provvedimenti sanitari e terapie con ripercussioni sulla
capacità lavorativa

-       
Secondo i periti è possibile migliorare ancora in misura rilevante la
capacità lavorativa mediante l’attuazione di provvedimenti sanitari?

No, l’A. trae beneficio da una terapia
con Pregabalin, 300 mg al giorno, per quel che concerne i dolori neuropatici all’emifaccia
destra, trattamento apparentemente ben sopportato senza importanti effetti
collaterali. Sotto terapia con antiaggreganti e anti-iperlipidemici non ha più
presentato episodi ischemici nel territorio vertebro-basilare.

Dal punto di vista clinico la
situazione si è stabilizzata, come dal punto di vista neuropsicologico.

 

Domande supplementari per il caso specifico 

 

1.     Rispetto
alla situazione documentata negli atti alla base della summenzionata decisione
determinante, si è verificato un cambiamento dello stato di salute? Quali
cambiamenti emergono dai reperti e dalle diagnosi pertinenti?

Dal punto di vista neurologico la
situazione è migliorata rispetto l’esame peritale per il __________ del 2008,
del Dott. __________, FMH in Neurologia, mentre la situazione è rimasta più o
meno stabile rispetto all’esame del 2011 del Servizio di Neurologia del __________.

In particolare migliorato
l’equilibrio, nettamente ridotti i dolori neuropatici all’emivolto destro sotto
terapia con Gabapentina 300 mg al giorno, nessuna modifica dei disturbi
neuropsicologici, persiste la sindrome di Horner, tuttavia senza disturbi
soggettivi maggiori. 

2.     Quando è
presumibilmente subentrato il cambiamento?

Fra il 2008 e il 2014,
stando ai rapporti.

3.     Il cambiamento
dello stato di salute ha prodotto un cambiamento dell’incapacità al lavoro nel
quadro dell’attività svolta e della capacità lavorativa in un’attività
adeguata? In caso affermativo, da quando e in che misura?

Sì, rispetto al 2008 la
situazione è nettamente migliorata dal punto di vista neurologico, sia per quel
che concerne l’equilibrio, che i dolori neuropatici all’emivolto destro, dal
punto di vista neuropsicologico secondo l’esperto Dott. __________ la situazione
si era stabilizzata a partire dal 2008.

 

Domande supplementari dell’Ufficio AI al perito

 

-       
Dica il perito se (e da quando) l’assicurato – nonostante la
stazionarietà della diagnosi – si è adattato ai suoi limiti funzionali
modificando così la sua capacità di lavoro.

Oltre al miglioramento
clinico, l’A. si è adattato ai suoi minimi deficit funzionali, modificando la
sua capacità di lavoro dal 2014, ha ripreso delle attività di Consulenza e di
presenza nei Consigli di Amministrazione di alcune Società, in cui aveva
partecipato prima dell’evento morboso in causa. Da quanto afferma tuttavia la
sua attività è inferiore, sia dal punto di vista qualitativo, che temporale.” (Pagg.
856-869 inc. AI)

 

Con rapporto finale del 9 novembre 2022 il dr. __________ del SMR
ha confermato le conclusioni peritali, ritenendo che lo stato di salute
dell’assicurato sia migliorato, con le seguenti osservazioni:

 

" (…) dal
punto di vista neurologico, lo stato è migliorato rispetto alla valutazione __________
del 2008; è migliorato l’equilibrio, nettamente ridotti i dolori neuropatici
all’emivolto destro con successo della terapia con Gabapentin. Oltre al
miglioramento clinico, l’assicurato si è adattato ai suoi minimi deficit funzionali.

I disturbi neuropsicologici oggettivati sono compatibili con gli
esiti della lesione cerebellare documentata. Sono globalmente di grado
medio-lieve, con verosimile amplificazione delle difficoltà. Considerate le
attuali valutazioni neurologica e neuropsicologica, in rapporto alla perizia __________
del 2008, in cui non era stata eseguita una valutazione neuropsicologica
specialistica, e al complesso degli atti all’incarto, è giudizioso considerare
una CL dell’80% come riduzione del rendimento dal 2011.” (Doc. 231)

 

                          2.8.  In sede ricorsuale, l’insorgente ha
contestato le risultanze peritali poste alla base della decisione di
soppressione della rendita di invalidità, producendo, a comprova della ancora
attuale compromissione del proprio stato di salute, alcuni referti
medico-specialistici e meglio:

 

-       
referto del 23 febbraio 2023 del dr. __________, specialista in
neurologia, il quale, ritenute le diagnosi di “sindrome di Wallenberg con
sindrome di Horner caratterizzata da disestesie nel territorio del trigemino
dx, ipoestesia algica e termica all’emisoma sx”, ha concluso che:

 

" questa sintomatologia disestesica
appare inalterata rispetto alle valutazioni neurologiche pregresse del 2008 e
del 2011.

Così pure appaiono inalterate le prove
dell’equilibrio o comunque appaiono simili alle precedenti valutazioni (“minima
instabilità, minima atassia, Romberg minimamente instabili”) (Doc. A4);

 

-       
valutazione neuropsicologica del 21 febbraio 2023 eseguita dalla dr.ssa __________,
psicologa clinica, area neuropsicologia, esperta in psicologia giuridica, la quale
ha concluso:

 

" diagnosi neuropsicologica:
sindrome disesecutiva sia sul versante cognitivo con grave deficit della
capacità di dual-tasking e presenza di bizzarrie nella capacità di stima, sia
sul versante comportamentale in difetto e in eccesso. Fragilità della memoria
episodica verbale interrogata” (doc. A5);

 

-       
referto di valutazione medico-legale in tema di assicurazione invalidità
redatto dal dr. __________, specialista in medicina legale e delle
assicurazioni, il quale ha, in particolare, rilevato quanto segue:

 

“ Valutazione
medico-legale

Come si evince dalla
revisione critica dell’attendibile documentazione sanitaria esaminata nel corso
del presente accertamento medico-legale, in seguito all’accidente
cerebrovascolare del 23.02.2007 ebbe a residuare a carico dell’Assicurato RI 1
un severo e complesso quadro deficitario neuropsicologico e neurologico.

Segnatamente, per
quanto attiene all’aspetto neuropsicologico, nell’attualità il soggetto soffre
di una sindrome disesecutiva cognitiva e comportamentale, con deficit della
memoria episodica verbale anterograda, caratterizzata dalla presenza di
bizzarrie nella capacità di stima e grave compromissione della capacità di
dual-tasking. Tale condizione risulta essere stata parimenti rilevata nella
valutazione neuropsicologica a cura del dott. __________ che, nella propria
perizia del 21.09.2022, descrive una condizione di “…riduzione della memoria di
lavoro, dell’attenzione selettiva, della velocità esecutiva, della
denominazione rapida e delle abilità costruttive”.

Relativamente alla
compromissione neurologica, è pacifico che il soggetto sia affetto da una Sindrome
di Horner associata a Sindrome di Wallenberg destra condizionante disestesie
dolorose nel territorio trigeminale destro, iperestesia dissociata termoalgica
brachio-crurale e del tronco a sinistra e deambulazione lievemente instabile
con marcia atassica, trattata con terapia cronica con Pregabalin ad alti
dosaggi, atteso che la condizione neurologica riscontrata alla visita del
2.11.2022 esperita dal dott. __________ risulta assolutamente sovrapponibile a
quanto apprezzato dal dr. __________ il 23.02.2023.

Chiarite le attuali
condizioni neurologiche e neuropsicologiche del soggetto, trattasi quindi di
valutare quando queste hanno raggiunto la caratteristica di stabilità
all’interno della lunga vicenda clinica oggetto di disamina.

Partendo nuovamente
dall’aspetto neuropsicologico, alla valutazione presso la Clinica __________ di
__________, in data 5.4.2007, venne obiettivata una condizione patologica caratterizzata
da “disturbi della memoria anterograda episodica con difficoltà di
apprendimento e di rievocazione differita, leggermente più marcati in modalità
verbale che visuo-spaziale…rendimento moderatamente deficitario ad un test di
attenzione sostenuta ... un risultato deficitario ad un test di astrazione e
flessibilità mentale ... moderate difficoltà all’inibizione di risposte
automatiche..moderata riduzione dell’accesso lessicale alla denominazione..e un
risultato moderatamente deficitario alla fluenza verbale fonemica e alla
denominazione cronometrata..un’irritabilità e una parziale anosognosia dei
disturbi cognitivi”. Successivamente, alla valutazione del 22.10.2008 a cura
del consulente SMR (recte: __________, n.d.r.) dott. __________, fu apprezzato
un quadro neuropsicologico lievemente migliorato rispetto al 2007,
caratterizzato da “..deficit della memoria verbale, principalmente a medio termine
con apprendimento verbale nella norma come anche lo span verbale, netto
rallentamento con nette difficoltà anche nell’attenzione sostenuta e divisa”.

È pertanto di tutta
evidenza come le alterazioni cognitive nell’ambito della memoria, della
velocità esecutiva e dell’attenzione selettiva, unitamente alle alterazioni
comportamentali, siano rimaste invariate dal 2008 ad oggi, come peraltro
rilevato dallo stesso dott. __________ che nella propria perizia del 21.09.2022
fissa la data di stabilizzazione del quadro neuropsicologico al 10.11.2008: a
tale proposito si deve pertanto ritenere che il giudizio attualmente espresso
dal dott. __________ in ordine alla residua capacità lavorativa dell’assicurato
configuri una mera valutazione diversa di una situazione patologica rimasta
invariata rispetto al 2008.

A essere maggiormente
precisi, la valutazione neuropsicologica della dott.ssa __________ evidenzia
come nell’attualità sussista anche un deficit di attenzione divisiva, ossia di
multitasking, scarsamente indagato nelle valutazioni passate, che essendo del tutto
idoneo ad inficiare la produttività cognitiva (anche quando le altre funzioni
sono intatte), ben rende ragione dei problemi riscontrati a carico della
memoria di lavoro e delle funzioni esecutive.

Analizzando l’aspetto
prettamente neurologico, confrontando tra loro le valutazioni del 22.10.2008
(dott. __________), del 25.02.2011 (Ospedale __________), del 2.11.2022 (dott. __________)
e del 23.02.2023 (dott. __________) emerge un’obiettività pressoché
sovrapponibile per la persistenza degli esiti della sindrome di Wallenberg
caratterizzata da disturbi neuropatici alterni (emiviso destro e emicorpo
sinistro) e da alterazione dell’equilibrio e della marcia. Ciò viene
correttamente rilevato dal dott. __________ e, nondimeno, dallo stesso SMR che
con annotazione del 22.4.2011 confermava la sussistenza di “uno stato di salute
stazionario”.

Pertanto, atteso quanto
sopra, non esiste alcuna prova sanitaria che a partire dal 2011 la condizione
patologica del Soggetto sia in qualche modo migliorata, dovendosi ritenere
stabilizzato il quadro clinico neuropsicologico e neurologico al momento della
perizia pluridisciplinare del __________ del 10.11.2008 e del rapporto del SMR
del 23.12.2008.

Nei riguardi dei
riflessi negativi delle menomazioni sulla capacità lavorativa dell’Assicurato,
risulta abbondantemente richiamato in atti che lo stesso, antecedentemente
all’accidente cerebrovascolare del 2007, fosse un informatico bancario, nonché
titolare di un’impresa di sviluppo di programmi informatici per banche, con
mansioni di supervisione generale dell’attività della Società, gestione del
personale (assunzioni, licenziamenti, qualifiche, salari, etc. …), gestione
finanziaria (budgets, consuntivi, bilanci, chiusure, aspetti fiscali, etc. …),
controllo qualità (software e documentale, incluso releasing), coordinazione e
sviluppo software (orientamenti funzionali e tecnologici), gestione diretta
della clientela (definizione budget annuali di sviluppo, workshop tecnici e
funzionali, concetti di sviluppo software, verifica test funzionali,
definizione business case e business rules, etc. …), pianificazione risorse e
pianificazione releasing. Trattasi di mansioni assai complesse, dal profilo
manageriale, che richiedono innegabili competenze tecniche e spiccate facoltà
sociali ad elevato e costante impegno cognitivo e motorio, del tutto perdute
come conseguenza dei deficit neurologici, attentivi, di memoria e
comportamentali allo stato in essere.

Alla luce di quanto
sopra esposto si può pertanto motivatamente ritenere che, sotto il profilo
strettamente sanitario, RI 1 presenti, dal 2008 ad oggi, un’incapacità
lavorativa pari al 100% (cento per cento) nell’esercizio dell’attività
abitualmente svolta prima dell’insorgenza del danno alla salute e/o di altre
consimili attività implicanti analogo impegno ergo-biologico.

Una parziale riduzione
del suddetto grado di incapacità lavorativa potrebbe ottenersi solo affidando
all’Assicurato mansioni esclusivamente e rigorosamente sedentarie, a basso
impegno energetico e cognitivo, consentendo adeguate pause compensatorie
nell’arco della giornata e nella settimana lavorativa, in relazione alla facile
affaticabilità psico-motoria del Soggetto e alla persistenza dei dolori neuropatici.

In tale prospettiva si
dovranno necessariamente escludere dal potenziale campo occupazionale non
soltanto le attività ad elevata specializzazione (non compatibili col deficit
neuropsicologico) ma anche gran parte dei compiti lavorativi “semplici” e
“leggeri” che richiedono elevata efficienza motoria e/o una protratta postura
obbligata, quali il commesso, il fattorino, il benzinaio, l’usciere. Inoltre,
anche attività a carattere più spiccatamente sedentario, con riferimento ad
esempio ad un lavoro impiegatizio (“da ufficio”) semplice e ripetitivo, non
possono garantire il completo rispetto dei già espressi requisiti sanitari,
richiedendo, infatti, una continuità di rendimento che, stante l’impossibilità
di mantenere “normali” ritmi e carichi di lavoro, non può essere in alcun modo
assicurata dal soggetto in presenza delle summenzionate minorazioni.

Sulla scorta di tali
premesse, tenuto conto delle già richiamate limitazioni in termini temporali e
di rendimento riconducibili al quadro deficitario neurologico e
neuropsicologico che affligge l’Assicurato, si deve pertanto concludere che il
grado di capacità lavorativa ipoteticamente raggiungibile da RI 1 in attività
consone adeguate al suo stato di salute possa essere stimato, anche nella più
favorevole delle ipotesi, in misura non superiore al 60% (sessanta per cento),
che equivale, perciò, sotto il profilo strettamente medico-teorico, ad una
incapacità lavorativa pari almeno al 40% (quaranta per cento).” (Doc. A6)

 

Chiamati dall’amministrazione, prima della risposta di causa, a
prendere posizione sulla documentazione medica prodotta in sede ricorsuale, i
periti, attraverso dei complementi peritali, hanno confermato le loro
precedenti valutazioni (cfr. doc. VI/1 e VI/2).

Queste, in particolare, le motivazioni espresse dal dr. __________
nel complemento peritale del 3 maggio 2023:

 

" Per quel
che concerne la valutazione neurologica che mi compete: il rapporto non
differisce molto da quanto scritto dal sottoscritto: nella mia visita
neurologica del 09.09.2022 non avevo messo in evidenza i trigger positivi lungo
le branche superiori del nervo trigemino destro, i riflessi rotulei erano
simmetrici, così come gli achillei. Riflesso cutaneo plantare indifferente a
sinistra, ma normale a destra (segno piramidale accennato a sinistra,
compatibile con la diagnosi). Il membro inferiore destro mostrava una leggera
dismetria, rispetto al sinistro, la prova di Romberg era leggermente instabile
ma possibile, senza abasia, senza tendenza a cadere, né lateralizzazione.

La prova Unterberger era insicura, senza però una lateralizzazione
evidente, né una deviazione. La marcia era leggermente abasica, prudente,
instabile, ma possibile, anche con gli occhi chiusi, più difficoltosa a
funambolo, senza però tendenza a cadere. Riusciva a camminare anche sulle punte
e sui talloni.

L’emisindrome a livello del membro superiore, del tronco e del
membro inferiore a sinistra, coinvolgeva soprattutto la sensibilità dolorosa e
termica, mentre la tattile era normale a destra, la pallestesia era 8/8 ai
membri superiori, 7/8 alle ginocchia, 7/8 alle caviglie. Non sussisteva una
netta difficoltà al mantenimento della stazione eretta a occhi chiusi, ma solo
una leggera instabilità.

Non mi pronuncio per quel che concerne l’esame neuropsicologico,
che lascio valutare al collega Dott. __________, che mi legge in copia.

Nel complesso, dal punto di vista strettamente neurologico, non
esistono discrepanze maggiori rispetto all’esame del Dott. __________, che
valutava le prestazioni dell’equilibrio apparentemente più disturbate.

In considerazione della professione dell’A., destrimane, nella sua
professione, in attività sedentaria, le limitazioni sono soprattutto per la
scrittura oltre alla persistenza di disestesie facciali, al momento del mio
esame abbastanza sopportabili sotto terapia. La problematica neuropsicologica
va valutata dal Dott. __________, dal mio punto di vista non vedo dunque motivo
per modificare le risultanze.

I problemi maggiori nell’attività dell’A. sembrano piuttosto nella
sfera neuropsicologica, che lascio al Dott. __________ rivalutare.

Al momento non vedo dunque un motivo per modificare il mio
rapporto peritale del 2.11.2022.” (Doc. VI/1)

 

Dal canto suo, il dr. __________, con complemento peritale del 4
maggio 2023, ha rilevato:

 

" In merito
a quanto di mia competenza, ritengo che la nuova documentazione non possa
essere considerata idonea per apportare modiche alle conclusioni della mia
perizia.

Relativamente alla valutazione neuropsicologica svolta dalla
Dott.ssa __________, faccio notare, come si evince dalla sua carta intestata,
che si tratta di una “psicologa clinica, area neuropsicologia, esperta in
psicologia giuridica”. L’esame è stato pertanto svolto da una psicologa che si
occupa di neuropsicologia ma senza alcun titolo di specializzazione. In Italia
i neuropsicologi qualificati seguono un percorso accademico e formativo
post-lauream di 5 anni che li porta ad acquisire il titolo di “specialista in
neuropsicologia”, equivalente al titolo svizzero di “neuropsicologo
riconosciuto a livello federale”. La Dott.ssa __________ non è pertanto una
specialista in neuropsicologia, bensì una psicologa che svolge anche test
neuropsicologici. Ciò pone pertanto alcuni dubbi sulla garanzia di qualità
della valutazione da lei svolta.

Analizzando nel dettaglio il rapporto della Dott.ssa __________ si
può trovare prova di tale dubbio di qualità.

La Dott.ssa __________ diagnosticava un “grave deficit specifico
della capacità di dual-tasking”. Giunge a tale diagnosi sulla base di un unico test,
peraltro datato, che non dà informazioni sulla gravità della performance. Un
punteggio di 72.76 al test Dual Task, come quello ottenuto dal signor RI 1, è
inferiore al cut-off di 82.29 ma non è dato sapere se corrisponda ad un deficit
lieve, medio o grave.

La Dott.ssa __________, a pag. 6 del suo scritto, argomenta come
il basso punteggio ottenuto al Dual Task spieghi la difficoltà dell’assicurato
nello svolgere mansioni complesse che richiedono attenzione divisa, selezione
delle informazioni e spostamento dell’attenzione tra più stimoli. La collega,
tuttavia, non spiega come mai vi sia una evidente discrepanza tra il test Dual
Task e tutte le altre prove da lei somministrate che attivano processi
esecutivi di selezione, spostamento alternato dell’attenzione e monitoraggio
(es. Trail Making Test, Fluenze Fonologiche, Wisconsin Card Sorting Test). In
questi test il signor RI 1 ha ottenuto punteggi pienamente nella norma.
L’argomentazione della Dott.ssa __________ appare pertanto priva di fondamento
neuropsicologico.

La Dott.ssa __________, pur essendo in possesso della mia
valutazione, non argomenta quali possano essere le ragioni dell’evidente
discrepanza tra i miei e i suoi risultati. Va fatto notare che il signor RI 1
aveva mostrato alla mia valutazione una riduzione della memoria di lavoro,
dell’attenzione selettiva, della velocità esecutiva, della denominazione rapida
e delle abilità costruttive. Questi disturbi sono scomparsi nella valutazione
della collega ma, di questa remissione nell’arco di pochi mesi, non viene data
alcuna spiegazione, soffermandosi unicamente sul presunto nuovo deficit di
attenzione divisa (dual-tasking). Rispetto al mio esame sembra pertanto che
l’assicurato abbia meno difficoltà rispetto a quanto da me quantificato.

Infine, nell’ambito della perizia da me svolta è stato dimostrato
attraverso specifici test di validazione che il signor RI 1 mostrasse una
tendenza all’amplificazione dei disturbi cognitivi (punto 4.3 del mio referto).
La Dott.ssa __________ non ha tenuto conto di tale aspetto, né ha completato la
sua indagine in tal senso. Nel suo referto non si trova alcuna menzione alla
somministrazione di test di validità da parte sua. In ambito peritale,
tuttavia, l’uso di tali strumenti è d’obbligo.

Sulla base delle argomentazioni sopra discusse, giungo alla
conclusione che la valutazione neuropsicologica della Dott.ssa __________
presenti diverse lacune e non soddisfi i criteri di qualità necessari per poter
essere presa in esame. Ne risentono, conseguentemente, anche le conclusioni del
dott. __________, specialista in medicina legale che si è basato su quanto
asserito dalla Dott.ssa __________.

In conclusione, la nuova documentazione non è pertanto idonea per
apportare modifiche alle conclusioni della mia perizia.” (Doc. VI/2)

 

In sede di replica, l’insorgente ha prodotto ulteriore
documentazione medica a sostegno delle proprie obiezioni:

 

-       
osservazioni medico-legali del 14 giugno 2023 del dott. __________, del
seguente tenore:

 

" nel “complemento peritale” del
3.5.2023 il dr. __________, con apprezzabile onestà intellettuale, riconosce
che nel proprio rapporto peritale del 2.11.2022 “dal punto di vista
strettamente neurologico non esistono discrepanze maggiori” rispetto a quanto
rilevato dal dr. __________ nella propria relazione del 23.2.2023.

Trova pertanto
integrale conferma quanto riportato dal sottoscritto a pag. 23 della relazione
medicolegale del 6.3.2023 secondo cui “relativamente alla compromissione
neurologica, è pacifico che il Soggetto sia affetto da una Sindrome di Horner
associata a Sindrome di Wallenberg destra condizionante disestesie dolorose nel
territorio trigemino destro, iperestesia dissociata termo algica
brachio-crurale e del tronco a sinistra e deambulazione lievemente instabile
con marcia atassica, trattata con terapia cronica con Pregabalin ad alti
dosaggi, atteso che la condizione neurologica riscontrata alla visita del
2.11.2022 esperita dal Dott. __________ risulta assolutamente sovrapponibile a
quanto apprezzato dal Dott. __________ il 23.2.2023”.

Alla luce di ciò
vengono altresì pienamente avvalorate le considerazioni espresse dal
sottoscritto alla successiva pag. 24 della medesima relazione, atteso che
“analizzando l’aspetto prettamente neurologico, confrontando tra loro le
valutazioni del 22.10.2008 (dott. __________), del 25.02.2011 (Ospedale __________),
del 2.11.2022 (dott. __________) e del 23.02.2023 (dott. __________) emerge
un’obiettività pressoché sovrapponibile per la persistenza degli esiti della
sindrome di Wallenberg caratterizzata da disturbi neuropatici alterni (emiviso
destro e emicorpo sinistro) e da alterazione dell’equilibrio e della marcia”,
potendosi così fondatamente affermare che non esiste alcuna prova sanitaria che
dopo il 2008 il quadro neuropsicologico del RI 1 sia in qualche modo
migliorato.

Per quanto attiene alle
critiche espresse dal Dott. __________ nel proprio “complemento peritale” del
4.5.2023, si è ritenuto opportuno acquisire specifiche osservazioni
neuropsicologiche dalla Dott.ssa __________, la cui elevata e provata
professionalità non può in alcun modo essere messa in discussione.

Da tali osservazioni
del 14.6.2023 (che si danno qui per note ed integralmente riprodotte) emerge
inequivocabilmente che la Dott.ssa __________, rilevando l’esiguità del tempo
trascorso tra la valutazione del Dott. __________ (2 settembre 2022) e la
propria (14 e 15 febbraio 2023), al fine di evitare le distorsioni
metodologiche legate al cosiddetto “effetto apprendimento”, ha deciso di non
effettuare test analoghi a quelli già somministrati dal Dott. __________. La
Dott.ssa __________, pertanto, ha recepito ed accettato le conclusioni
testistiche raggiunte dal Dott. __________ in ordine ai deficit riscontrati a
carico della memoria di lavoro, dell’attenzione selettiva, della velocità
esecutiva, della denominazione rapida e delle abilità costruttive e, come la
letteratura richiede, ha integrato tali riscontri testistici con i dati
qualitativi basati sul colloquio clinico con il paziente e con il caregiver
nonché sull’osservazione comportamentale del paziente durante l’esecuzione
delle prove.

La scelta metodologica
della Dott.ssa __________ è stata poi quella di valutare altri aspetti, non
considerati dal Dott. __________ ed invece di notevole importanza nel caso in
esame. Valga per tutti il riscontro di un deficit di attenzione divisa, ossia
di multitasking, non indagato dal Dott. __________ ed invece del tutto idoneo
ad inficiare la produttività cognitiva del soggetto anche a fronte di altre
funzioni intatte o scarsamente compromesse: il tutto, anche in questo caso,
integrato dalla osservazione clinico-comportamentale del Paziente, che resta un
elemento fondamentale per l’attendibilità e completezza del giudizio finale.

Alla luce di quanto
sopra esposto, è pertanto possibile confermare la diagnosi neuropsicologica già
espressa dalla Dott.ssa __________ nei seguenti termini:

“sindrome disesecutiva
sia sul versante cognitivo con grave deficit della capacità di dual-tasking e
presenza di bizzarrie nella capacità di stima, sia sul versante comportamentale
in difetto e in eccesso. Fragilità della memoria episodica verbale
anterograda”.

Sulla scorta di tali
premesse il sottoscritto ritiene di poter integralmente richiamare il contenuto
della propria relazione medicolegale del 6.3.2023, ribadendo in particolare,
con riferimento alle analitiche considerazioni ivi svolte, le seguenti
conclusioni:

o  
che non esiste alcuna prova sanitaria che a partire dal 2011 la
condizione patologica del Soggetto sia in qualche modo migliorata, dovendosi
ritenere stabilizzato il quadro clinico neuropsicologico e neurologico al
momento della perizia pluridisciplinare del __________ del 10.11.2008 e del
rapporto del SMR del 23.12.2008.

o  
che sotto il profilo strettamente sanitario, RI 1 presenti, dal
2008 ad oggi, un’incapacità lavorativa pari al 100% (cento per cento)
nell’esercizio dell’attività abitualmente svolta prima dell’insorgenza del
danno alla salute e/o di altre consimili attività implicanti analogo impegno
ergo-biologico.

o  
Che il grado di capacità lavorativa ipoteticamente raggiungibile
da RI 1 in attività consone adeguate al suo stato di salute possa essere
stimato, anche nella più favorevole delle ipotesi, in misura non superiore al
60% (sessanta per cento), che equivale perciò, sotto il profilo strettamente
medico-teorico, ad una incapacità lavorativa pari almeno al 40% (quaranta per
cento).” (Doc. B1);

 

-       
referto del 14 giugno 2023 con il quale la dr.ssa __________ ha
presentato le seguenti osservazioni neuropsicologiche al complemento peritale
del 4 maggio 2023 del dr. __________:

 

" rispetto alla relazione stilata
dal Dott. __________ preme innanzitutto fare luce sul fatto che lo stesso abbia
messo in dubbio “la garanzia di qualità” della valutazione da me espletata
poiché giudicata solo “una psicologa che svolge anche test neuropsicologici”
non avendo titolo di specialista in neuropsicologia. Evitando per ovvie ragioni
di allegare il mio CV poiché totalmente inappropriato rispetto al contesto, si
rende necessario sottolineare come il mero titolo richiesto non sia sinonimo di
competenza ma come la stessa venga garantita da un aggiornamento continuo e
studio approfondito attraverso master, corsi e convegni che la sottoscritta da
anni e anni non solo segue ma applica concretamente nel campo. Inoltre, lo
stesso Ordine degli Psicologi della __________ non richiede il percorso
accademico e formativo post-lauream di 5 anni di cui fa menzione il collega per
poter professare in tale campo; a tal proposito si riporta testualmente l’atto confermativo
della delibera n. 385/201 del 7.11.2013 linee guida per la definizione dello
Psicologo-Neuropsicologo con Seduta del Consiglio del 11.3.2021 che dichiara
come “le attività di valutazione e riabilitazione neuropsicologica sono
prestazioni effettuabili da parte di tutti gli iscritti all’Albo A 

(…)

La valutazione del
Dott. __________ è avvenuta il 2 settembre 2022 mentre la mia ha avuto luogo
nei giorni 14 e 15 febbraio 2023; per evitare quindi un effetto apprendimento
data l’esiguità del tempo trascorso, la sottoscritta al fine di garantire
un’attendibilità di quanto emerso ha scelto di effettuare test completamente
differenti da quelli proposti dal collega e laddove l’utilizzo della propria
pratica clinica era lo stesso si è deciso di evitarne la somministrazione onde
evitare di inficiarne il dato emerso. Si è quindi ben tenuto conto della
relazione del collega, a differenza di quanto contestato, ma si sono fatte
scelte metodologiche precise.

Il collega inoltre
considera “datato” il test scelto di Dual Tasking di DellaSala del 2010 ma si
rende necessario sottolineare come egli abbia somministrato test ben più datati
per riutilizzare il suo termine quali ad esempio le parole di Rey (Carlesimo
1996); Figura di Rey (Caffarra, 2002) o Token Test (Splinnler e Tognoni, 1987)
per citarne alcuni. I nominativi di cui sopra sono stati ipotizzati ed
estrapolati dalla sottoscritta verificando il calcolo di trasformazione dal
punteggio grezzo a quello equivalente sulla base dei risultati scritti in
relazione dal Dott. __________, e non sulla base di una completa informazione
bibliografica (autore e anno) come le linee guida richiedono, che mancano
invece nella relazione del collega stesso.

Infine, il Dott. __________
impropriamente sottolinea come la sottoscritta abbia diagnosticato un “grave
deficit specifico della capacità di dual-tasking…sulla base di un unico
test…soffermandosi unicamente sul presunto nuovo deficit di attenzione divisa”.
Nuovo poiché il collega nella sua valutazione non ha indagato tale area come si
evince dal suo scritto: “attenzione: l’attenzione selettiva è lievemente
inferiore alla norma così come l’attenzione sostenuta.”

Si riportano
inevitabilmente e letteralmente le mie conclusioni che sono invece ben più
articolate di quanto il collega espone: “diagnosi neuropsicologica: sindrome
disesecutiva sia sul versante cognitivo con grave deficit della capacità di
dual-tasking e presenza di bizzarrie nella capacità di stima, sia sul versante
comportamentale in difetto e in eccesso. Fragilità della memoria episodica
verbale anterograda.”

Le conclusioni inoltre
sono state argomentate non solo dal punto di vista oggettivo scegliendo come
già specificato test idonei con l’accuratezza di non replicare i precedenti e
quindi invalidarli, ma anche come la letteratura richiede integrandoli con i
dati qualitativi basati sul colloquio clinico con il paziente e il caregiver
nonché l’osservazione comportamentale durante tutta l’esecuzione delle prove,
dati ben esplicitati nel paragrafo della mia relazione “analisi del
profilo-quadro clinico e comportamentale” a supporto di quanto evidenziato.” (Doc.
B2)

 

Tale documentazione medica - sottoposta, su richiesta
dell’amministrazione, al vaglio dei periti - è stata considerata ininfluente
sulle conclusioni peritali. 

In particolare, con presa di posizione dell’8 agosto 2023, il dr. __________
ha osservato:

 

" (…) La
dott.ssa __________ e il dott. __________ insistono sulla presenza di un “grave
deficit della capacità di dual-tasking”. Va notato che tale deficit non è mai
emerso né ai test, né clinicamente all’osservazione comportamentale, né
anamnesticamente ai 4 (quattro) accertamenti neuropsicologici ai quali il
signor RI 1 è stato sottoposto tra il 2007 e il 2022. Appare quindi singolare
che, oltre alla mia, vengano indirettamente contestate le valutazioni svolte in
istituti svizzeri qualificati per la neuropsicologia in ambito clinico e
peritale (Clinica __________ di __________, Servizio di Neuropsicologia
dell’Università di __________, __________).

Nelle loro osservazioni il dott. __________ e la dott.ssa __________
non forniscono risposta in merito alla discrepanza tra test, discrepanza che ho
segnalato nella presa di posizione del 04.05.2023. Ripeto pertanto quanto già
espresso: la dott.ssa __________ ritiene che il basso punteggio ottenuto al
Dual Task spieghi le difficoltà dell’assicurato nello svolgere mansioni
complesse che richiedono attenzione divisa, selezione delle informazioni e
spostamento dell’attenzione tra più stimoli. La collega, tuttavia, non spiega
come mai vi sia una evidente discrepanza tra il test Dual Task e tutte le altre
prove da lei somministrate che attivano processi esecutivi di selezione,
spostamento alternato dell’attenzione e monitoraggio (es. Trail Making Test,
Fluenze Fonologiche, Wisconsin Card Sorting Test). In questi test, alla
valutazione condotta dalla stessa dott.ssa __________, il signor RI 1 ha
ottenuto punteggi pienamente nella norma.

Il dott. __________ e la dott. __________ non forniscono neppure
risposta alla discrepanza che ho fatto notare in merito ai risultati ottenuti
dal signor RI 1 ai due recenti accertamenti (il mio e quello della collega __________).
L’assicurato aveva mostrato alla mia valutazione una riduzione della memoria di
lavoro, dell’attenzione selettiva, della velocità esecutiva, della
denominazione rapida e delle abilità costruttive. Questi disturbi sono però
scomparsi, nell’arco di pochi mesi, nella valutazione della dott.ssa __________,
la quale non analizza tale anomalia ma si sofferma unicamente sul presunto
nuovo deficit di attenzione divisa (dual-tasking).

Va inoltre notato che quanto asserito dal dott. __________, ovvero
che la dott.ssa __________ avrebbe accettato e recepito le mie conclusioni
integrandole mediante esame di altri aspetti, non è propriamente corretto. La
dott.ssa __________, infatti, ha svolto una valutazione neuropsicologica
dettagliata anche se con test differenti da quelli da me usati. Non si è quindi
trattato di una semplice integrazione, bensì di una valutazione sufficientemente
dettagliata ma dalla quale, ribadisco, sono emersi risultati contrastanti sia
con i miei, sia al loro interno: aspetti che sarebbero stati meritevoli di
un’attenta analisi circa la validità degli stessi.

Relativamente a questo ultimo punto vale la pena soffermarsi
ulteriormente, poiché anche in merito a ciò la dott.ssa __________ ed il dott. __________
non hanno fornito risposta. Ricordo nuovamente che, nell’ambito della perizia
da me svolta, è stato dimostrato attraverso specifici test di validazione che
il signor RI 1 mostrasse una tendenza all’amplificazione dei disturbi cognitivi
(punto 4.3 del mio referto). La dott.ssa __________ non ha tenuto conto di tale
aspetto, né ha completato la sua indagine in tal senso. La dott.ssa __________,
pur essendo all’interno di un contesto peritale-assicurativo, non ha
somministrato alcun test di validità, pur essendo evidente un’amplificazione
dei disturbi cognitivi alla valutazione precedente (la mia).

La dott.ssa __________, sulla base dei suoi soli risultati, formula
diagnosi di “sindrome disesecutiva sia sul versante cognitivo con grave deficit
della capacità di dual-tasking e presenza di bizzarrie nella capacità di stima,
sia sul versante comportamentale in difetto e in eccesso”. Si tratterebbe, quindi,
di un disturbo importante, definito appunto come “grave”. Ci si chiede,
tuttavia, come una persona con disturbi così marcati ed estesi alla cognitività
e al comportamento possa mantenere l’autonomia del sig. RI 1 che, anche se con
alcune limitazioni riferite, è totalmente autonoma, partecipa a consigli
d’amministrazione, guida l’automobile, si mantiene attivo fisicamente e ha
mantenuto la passione per visitare mostre e musei. Si tratta, quindi,
dell’ulteriore ed evidente discrepanza tra il risultato ad un test ed il
funzionamento dell’assicurato, discrepanza che emerge dall’attenta analisi del
caso e dall’integrazione di tutte le informazioni esistenti, soggettive ed
oggettive.

Per concludere, mi soffermo ancora una volta sul tema “garanzia di
qualità” degli accertamenti. Conosco molto bene la realtà italiana nella quale
la dott.ssa __________ opera, essendo stato socio-fondatore della società degli
Psicologi di Area Neuropsicologica e membro del consiglio direttivo per
numerosi anni. Certamente, come ben specifica la collega, nel contesto italiano
le prestazioni neuropsicologiche possono essere erogate anche da psicologi non
specialisti in neuropsicologia. Tuttavia vi è una differenza tra questi
psicologi e neuropsicologi specialisti, ad esempio nell’accesso ai concorsi
pubblici. La stessa differenza è presente in Svizzera, dove le assicurazioni
malattia (che fanno le veci del Sistema Sanitario italiano) rimborsano
unicamente le prestazioni degli specialisti in neuropsicologia. Parimenti, in
ambito peritale, la normativa elvetica prevede che mandati di accertamento e
perizie possano essere affidati unicamente a neuropsicologi specialisti che
devono sottostare ad un preciso iter di pratica e formazione continua a
garanzia della qualità delle prestazioni.

Sulla base di quanto sopra espresso confermo che, a mio avviso, la
valutazione neuropsicologica della dott.ssa __________ presenti diverse lacune
e discrepanze e che, pertanto, non soddisfi i criteri di qualità necessari per
poter essere presa in esame in un contesto peritale. Ne risentono,
conseguentemente, anche le conclusioni del dott. __________, specialista in
medicina legale che si è basato su quanto asserito dalla dott.ssa __________.

Ribadisco, in conclusione, che la nuova documentazione non è
idonea per apportare modifiche alle conclusioni della mia perizia.” (Doc.
XIV/1)

 

Il dr. __________, dal canto suo, con osservazioni del 25 agosto
2023, ha rilevato:

 

" (…) Nella
sua lettera del 14.06.2023 il dott. __________ scrive “analizzando l’aspetto prettamente
neurologico, confrontando tra loro le valutazioni del 22.10.2008 (dott. __________),
del 25.02.2011 (Ospedale __________), del 2.11.2022 (dott. __________) e del
23.02.2023 (dott. __________) emerge un’obiettività pressoché sovrapponibile
per la persistenza degli esiti della sindrome di Wallenberg caratterizzata da
disturbi neuropatici alterni (emiviso destro e emicorpo sinistro) e da
alterazione dell’equilibrio e della marcia”.

Nella mia perizia ho chiaramente scritto nella mia valutazione
(pag. 9, 6.2 Valutazione della coerenza e della plausibilità): “faccio notare
una certa discrepanza da quanto l’A. affermava di essere disturbato dalle algie
facciali, dall’assenza clinica di un’evidente iperpatia locale, assenza di
disturbi a livello della lingua e dei denti e del cavo orale, la sindrome di
Horner destra non provocava particolari disturbi di vista. Per quel che
concerne i disturbi dell’equilibrio il quadro clinico era nettamente migliorato
rispetto a quanto descritto dal dott. __________ nel 2008 e sovrapponibile a
quanto scritto nel 2011 nel Servizio di Neurologia del __________. Presenza di
alcune discrepanze sulla lateralità, eventualmente su componente funzionale”.

Il quadro clinico si è dunque nettamente modificato rispetto al
rapporto del dott. __________, eseguito un anno dopo l’evento acuto, in una
fase di progressivo recupero dei deficit, chiaramente migliorato.

Nel complesso, dal punto di vista strettamente neurologico, in
considerazione della professione dell’A destrimane, piuttosto sedentaria, non
vedo un motivo per modificare le conclusioni della mia Perizia.” (Doc. XIV/2)

 

In corso di causa, l’insorgente ha prodotto un ulteriore referto
dell’11 settembre 2023 del dr. __________, del seguente tenore:

 

" (…) Venendo
quindi a discutere circa l’aspetto neuropsicologico della vicenda, come più si
addice all’attività di un professionista sanitario in ambito peritale, si
ritiene di dovere innanzitutto ribadire quanto già puntualizzato nelle
precedenti osservazioni del giugno 2023 in ordine ai deficit cognitivi
(“riduzione della memoria di lavoro, dell’attenzione selettiva, della velocità
esecutiva, della denominazione rapida e delle abilità costruttive”) già
riscontrati dal dott. __________.

Contrariamente a quanto erroneamente affermato dal dott. __________,
tali deficit cognitivi non sono “scomparsi” nella relazione peritale della
dott.ssa __________: semplicemente la dottoressa ha ritenuto superflua la
duplicazione dei test già effettuati dal dott. __________ e, dopo aver preso
atto dei deficit cognitivi già inequivocabilmente accertati da tali test, ha
esteso la propria indagine ad altri rilevanti aspetti di natura neurocognitiva.

In buona sostanza, in aggiunta a quanto già rilevato dal dott. __________
(“riduzione della memoria di lavoro, dell’attenzione selettiva, della velocità
esecutiva, della denominazione rapida e delle abilità costruttive”) la dott.ssa
__________ ha individuato il “grave deficit della capacità di dual-tasking” che
(per rispondere alle capziose critiche del dott. __________) non era mai emerso
nei precedenti accertamenti neuropsicologici ai quali il sig. RI 1 era stato
sottoposto per la semplice ragione che non era mai stato adeguatamente
indagato; in altri termini la dott.ssa __________ ha valutato il decremento
delle prestazioni all’inserimento di un compito da eseguire in contemporanea,
condizione mai misurata dai test effettuati in precedenza.

Giova al proposito precisare che molti autori affermano che il
manifestarsi di deficit nel quotidiano potrebbe essere proprio dovuto ai
continui compiti doppi da eseguire a livello ecologico. Il paziente potrebbe
quindi avere attenzione selettiva e sostenuta e riuscire a spostare
l’attenzione in modo sufficiente ma, quando alle prese con compiti
contemporanei, perdere di performance con risultato di non riuscire a svolgere
l’attività.

Ciò spiega adeguatamente la presenza di punteggi “nella
norma" nei test che misurano l'attenzione selettiva e la capacità di
spostamento della medesima in presenza, tuttavia, di un chiaro deficit di dual
tasking, chiarendo in quali termini gli aspetti definiti dal collega “contrastanti”
siano in realtà non inusuali. In tal senso questo deficit si inserirebbe nella
nota sindrome disesecutiva cognitiva e comportamentale, sulle cui specifiche si
rimanda alla relazione medico-legale integrale.

Sulla scorta di quanto argomentato, non appare quindi
contraddittorio che I'Assicurato sia in grado di compiere atti quotidiani della
vita anche complessi, se eseguiti singolarmente, come guidare, visitare mostre
e musei ecc...ma che non sia in grado di affrontare in maniera funzionale la
realtà lavorativa manageriale, che per definizione si compone da molteplici
compiti sovrapposti che, pertanto, il Soggetto non riesce a portare
efficacemente a termine. A riguardo della capacità dell’Assicurato di
partecipare ai consigli di amministrazione, si cita un estratto della Relazione
della Dott.ssa __________ del 21-02-2023, capitolo Analisi del profilo - quadro
clinico e comportamentale: "Questo disordine di attenzione divisa correla
significativamente con la difficoltà di reinserimento lavorativo secondo i
precedenti canoni di rendimento produttivo legato alla sua attività dirigenziale,
e con le diverse attività di vita quotidiana. È noto infatti che il deficit
attentivo può ridurre la produttività cognitiva anche quando le altre funzioni
sono intatte. Anche il prendere parte a una semplice conversazione avanza
diverse richieste simultanee... Se la capacità di far fronte a tali domande è
deficitaria, ne consegue che anche la partecipazione sociale ne soffra. Il sig.
RI 1 a tal proposito riporta come non gli sia più possibile per lui partecipare
in maniera efficace ad eventuali riunioni o situazioni in cui diversi
interlocutori si sovrappongono nello svolgere compiti cognitivamente complessi
con una riduzione drastica della sua performance lavorativa".

Risulta dimostrato, pertanto, come la mera presenza fisica del
Soggetto in corso dei consigli di amministrazione non si possa tradurre in una
sua attiva partecipazione alle dinamiche lavorative.

Sotto il profilo neurologico, in risposta alle osservazioni
avanzate dal Dott. __________, si richiama quanto attestato dal Dott. __________
nella valutazione del 22-10-2008, da porre in rapporto alla sovrapponibile
obiettività neurologica rilevata dallo stesso Dott. __________ e dal Dott. __________.

Ciò che si denota è una lieve modifica alle prove di equilibrio,
che, se dapprima era caratterizzato da "...Stazione eretta con nette
oscillazioni pluridirezionali, tenuta a base allargata. Romberg positivo.
Deambulazione base allargata e moderatamente atassica...", alla visita del
Dott. __________ si componeva di “Netta difficoltà al mantenimento della
stazione eretta a occhi chiusi. A occhi aperti il pz mantiene una base
lievemente allargata..."Romberg lievemente positivo...”. Tali prove di
equilibrio, unitamente alla sintomatologia disestesica, ancorché con risultanze
lievemente difformi, appaiono dunque pressoché sovrapponibili, o comunque molto
simili, come sottolineato dallo stesso Dott. __________ a fine relazione.

In buona sostanza, pur rilevandosi uno sfumato miglioramento nelle
prove di equilibrio, si ritiene che questo sia di entità tale da non modificare
in maniera sostanziale il quadro clinico, la cui stabilità, si ribadisce, è
stata attestata dallo stesso SMR con annotazione del 22-04-2011, che, fatta propria
la valutazione neurologica del 25-02-2011 presso I’Ospedale __________ di __________,
confermava lo stato di salute stazionario.

Sulla scorta di tali premesse il sottoscritto ritiene di poter
integralmente richiamare il contenuto della propria relazione medicolegale del
06-03-2023, ribadendo in particolare, con riferimento alle analitiche
considerazioni ivi svolte, le seguenti conclusioni:

-       
Che non esiste alcuna prova sanitaria che a partire dal 2011 la condizione
patologica del Soggetto sia in qualche modo migliorata, dovendosi ritenere
stabilizzato il quadro clinico neuropsicologico e neurologico al momento della
perizia pluridisciplinare del __________ del 10-11-2008 e del rapporto del SMR
del 23-12-2008.

-       
Che, sotto il profilo strettamente sanitario, RI 1 presenti, dal 2008 ad
oggi, un'incapacità lavorativa pari al 100% (cento per cento) nell'esercizio
dell'attività abitualmente svolta prima dell'insorgenza del danno alla salute
e/o di altre consimili attività implicanti analogo impegno ergo-biologico.

-       
Che il grado di capacità lavorativa ipoteticamente raggiungibile da RI 1
in attività consone adeguate al suo stato di salute possa essere stimato, anche
nella più favorevole delle ipotesi, in misura non superiore al 60% (sessanta
per cento), che equivale perciò, sotto il profilo strettamente medico-teorico,
ad una incapacità lavorativa pari almeno al 40% (quaranta per cento).” (Doc.
C3)

 

Al riguardo, con annotazione del 3 ottobre 2023 il dr. __________
del SMR ha osservato:

 

" Ho preso
visione della seguente documentazione:

-       
rapporto dell'11 settembre 2023 del Dr. med. __________, il quale
riafferma il suo noto apprezzamento senza apportare elementi nuovi rispetto a
quanto già messo a disposizione dei periti e da loro ampiamente analizzato in
modo esaustivo nel complemento pervenuto il 29.08.2023

-       
rapporto del 9 febbraio 2022 del Dr. med. __________ o, meglio,
prescrizione per occhiali del 09.02.2022 e prescrizione per occhiali del Dr.
med. __________ del 08.02.2022; non è, invece, allegato alcun rapporto del Dr.
med. __________ da cui, secondo il rappresentante legale, si desumerebbe che la
palpebra destra resta costantemente socchiusa e che la vista, nell'insieme, è
fortemente regredita.

Tale documento non rappresenterebbe comunque
un elemento di una condizione significativamente diversa o modificata rispetto
a quanto verificato dai periti; la perizia è stata eseguita successivamente al
febbraio 2022, con visite in settembre 2022 e chiusa in novembre 2022

-       
curriculum vitae della Dott. __________, documento non di interesse
medico.

In conclusione, in assenza di nuovi elementi medici o nozione di
modificazioni significative di quanto noto, confermo la presa di posizione del
SMR.” (Doc. XX/1)

 

                          2.9.  Chiamato ora a pronunciarsi, attentamente
vagliata la documentazione medica riprodotta ai considerandi 2.7. e 2.8. (in
parti