# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0cc5c6ff-9de3-539b-a7d5-b82e1c4ef5fa
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.05.2024 F-5967/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-5967-2022_2024-05-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-5967/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 4  m a g g i o  2 0 2 4     

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yannick Antoniazza-Hafner, Gregor Chatton,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

…,  

…,   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Visto Schengen; decisione della SEM del 23 novembre 2022. 

 

 

 

F-5967/2022 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

B._______ (in seguito: l’interessato), cittadino della Federazione russa 

(Russia) nato il … 1990, celibe e senza figli, residente a Mosca con sua 

madre, riconosciuto nel 2013 solo parzialmente idoneo al servizio militare, 

lavora dall’agosto 2020 in qualità di funzionario istruttore presso il Centro 

culturale “…” (https://....ru), entità subordinata al Dipartimento della cultura 

della città di Mosca (www.mos.ru/kultura; cfr. incarto SEM, pagg. 66 e 71 a 

76).    

B.  

Il 27 settembre 2022, A._______ (in seguito: la ricorrente), sorellastra della 

madre dell’interessato (zia), cittadina binazionale russo-svizzera nata il … 

1970, divorziata dal …, impiegata nel settore finanziario e proprietaria di 

un appartamento a ..., dove vive, ha scritto una lettera d’invito in Svizzera 

a favore dell’interessato per un soggiorno previsto durante il periodo dal 1° 

novembre 2022 al 4 aprile 2023, mettendo in risalto “lo scopo di visita 

familiare, senza alcun scopo di lucro”, e precisando che “dichiaro e 

garantisco che tutte le spese di viaggio ed eventuali prestazioni medicali 

saranno unicamente a mio carico” (cfr. incarto SEM, pag. 69).     

C.  

Il 10 ottobre 2022, l’interessato ha quindi compilato per l’Ambasciata di 

Svizzera in Russia (ASR) a Mosca una richiesta di visto Schengen di breve 

durata (fino a 90 giorni su un periodo di 180 giorni) per più ingressi, 

corredata dei documenti necessari, tra cui la lettera d’invito, i biglietti 

d’aereo andata e ritorno, l’assicurazione malattia e infortuni per il viaggio e 

un estratto del suo conto bancario, indicando come scopo del soggiorno 

quello di visitare la ricorrente dal 1° novembre 2022 al 20 gennaio 2023 

(“Visit of family or friends”; cfr. incarto SEM, pagg. 47 a 51 e 70 a 76).           

L’11 ottobre 2022, l’ASR ha rifiutato il visto richiesto, argomentando che 

l’interessato non avrebbe reso verosimili lo scopo e le condizioni del suo 

soggiorno, e che non avrebbe potuto essere stabilita la sua volontà di 

lasciare il territorio degli Stati membri dello spazio Schengen prima della 

scadenza del visto (cfr. incarto SEM, pagg. 33, 34 e 85).   

D.  

Il 19 ottobre 2022, la ricorrente ha inoltrato alla Segreteria di Stato della 

migrazione (SEM) un’opposizione al rifiuto del visto da parte dell’ASR, 

allegandovi i documenti 1 a 9, di cui si dirà, per quanto necessario, in 

prosieguo.  

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In sostanza, la ricorrente ha indicato di attraversare “un periodo difficile 

(forte stress), dovuto al recente cambio del posto di lavoro”, e che “la 

presenza di mio nipote, comunque limitata nel tempo, mi permetterebbe di 

meglio organizzare la mia vita personale a breve (gestione domestica, 

ecc.)”. La ricorrente ha precisato che “mio nipote – in considerazione delle 

mie momentanee difficoltà – ha ottenuto dal suo datore di lavoro un 

permesso speciale di poter terminare le sue attuali mansioni professionali 

al suo rientro in Patria. Viste le difficoltà di trovare un posto di lavoro in 

Russia, mio nipote è molto interessato a mantenere il suo impiego, che lo 

soddisfa molto. Egli vive con la madre (sola e vedova) a Mosca e ha una 

fidanzata in Russia, con la quale intende convolare a nozze all’inizio del 

prossimo anno” (cfr. incarto SEM, pagg. 30 e 32 nonché 78 a 83). 

E.  

Il 23 novembre 2022, la SEM ha rigettato l’opposizione, adducendo come 

motivo principale che “dall’insieme degli elementi dell’incarto, dalla 

situazione personale del richiedente (giovane, celibe, senza figli a carico), 

nonché dalla situazione socioeconomica prevalente nel suo Paese 

d’origine […] la partenza dallo spazio Schengen alla fine del soggiorno 

previsto non può essere considerata sufficientemente garantita. La SEM 

non può infatti escludere che, una volta giunto nello spazio Schengen, il 

richiedente desideri protrarvi il proprio soggiorno nella speranza di trovarvi 

condizioni di vita migliori di quelle che conosce in patria”. La SEM ha inoltre 

sottolineato che neanche la dichiarazione di garanzia della ricorrente 

poteva indurla a rivedere la “correttezza di tale valutazione” (cfr. decisione 

su opposizione, pag. 3).      

F.  

Il 23 dicembre 2022, con un “ricorso di diritto amministrativo”, la ricorrente 

ha adito il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo di annullare 

la decisione su opposizione impugnata e di concedere all’interessato 

l’autorizzazione di entrata multipla nello spazio Schengen di 90 giorni per 

un periodo di sei mesi. All’impugnativa ha allegato, oltre alle copie della 

decisione della SEM con busta di intimazione e dell’opposizione (doc. A a 

C), anche una copia del libretto militare russo dell’interessato (“doc. D).  

In compendio, la ricorrente informa questo Tribunale che ha “superato la 

situazione di stress” e che “nel frattempo è decaduta l’autorizzazione 

speciale di mio nipote di astenersi per tre mesi dal posto di lavoro” (cfr. 

consid. D), per cui chiede un visto Schengen multiplo della durata di 90 

giorni per un periodo di sei mesi, dal 1° gennaio al 30 giugno 2023 (ricorso, 

punto 2). La ricorrente precisa che l’interessato “non è a rischio di chiamata 

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alle armi (mobilitazione parziale in Russia)”, dato che “ha ormai compiuto 

32 anni; non ha mai prestato servizio militare; è stato militarmente 

qualificato nella categoria “B” (ossia “parzialmente inabile al servizio”)”, e 

che “se avesse desiderato evitare il rischio di un reclutamento, avrebbe 

certo scelto una strada più comoda, ad esempio quella di recarsi in un 

Paese confinante con la Russia, senza obbligo di visto” (ricorso, punto 4). 

La ricorrente rimprovera la SEM di aver violato i diritti dell’interessato a 

“poter far visita alla zia (di cui è l’unico nipote)”, nonché i diritti della 

medesima ricorrente, “cittadina svizzera dal 2008 […]; godo di buona 

reputazione e di condotta irreprensibile; pago regolarmente le imposte […]; 

svolgo un’attività professionale da oltre 26 anni e percepisco un buon 

stipendio […]; sono proprietaria di un appartamento in ..., in cui vivo da 

sola; penso sia mio diritto ospitare parenti prossimi in casa mia (per poter 

mantenere regolari contati con famigliari all’estero)” (ricorso, punto 7).       

G.  

Il 13 gennaio 2023, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

invitato la ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali di fr. 700.–, ciò che è avvenuto il 19 gennaio seguente.     

H.  

Il 9 marzo 2023, a richiesta di questo Tribunale, la SEM ha risposto al 

ricorso, limitandosi a proporne il respingimento.  

I.  

Il 13 aprile 2023, questo Tribunale ha trasmesso una copia della risposta 

della SEM alla ricorrente, concedendole la possibilità di esprimersi in 

proposito entro il 16 maggio successivo. La ricorrente non si è tuttavia più 

manifestata.   

 

 

 

 

 

Diritto: 

1.  

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1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei 

casi previsti all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 

LTAF.    

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 23 novembre 2022 (conferma del rifiuto del visto), che non rientra 

peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare 

il presente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione in materia 

di diritto degli stranieri concernente l’entrata in Svizzera di una persona che 

non è cittadina di uno Stato membro dell’Unione europea (UE), la presente 

sentenza non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è 

quindi definitiva (cfr. l’art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale 

del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). 

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve 

essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA). 

In concreto, la ricorrente, destinataria della decisione su opposizione della 

SEM, l’ha impugnata tempestivamente, nel rispetto dei requisiti previsti 

dalla legge, versando peraltro nel termine impartitole l'anticipo di fr. 700.– 

relativo alle presunte spese processuali. Ne discende che il ricorso è 

ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo 

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luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali).  

3.  

La presente causa verte sul rifiuto della SEM di rilasciare all’interessato un 

visto Schengen di breve durata allo scopo di rendere visita a sua zia, la 

ricorrente, in Ticino.     

Si tratta dunque di verificare se le condizioni per l’emissione di tale visto, 

secondo la normativa Schengen, siano o non siano soddisfatte.  

4.  

Riguardo al diritto applicabile è necessario sottolineare che, in seguito allo 

scoppio della guerra tra la Russia e l’Ucraina il 24 febbraio 2022, sono 

intervenuti dei cambiamenti nella procedura in materia di visti Schengen 

rilasciati dall’UE e dalla Svizzera a cittadini russi.    

4.1 Il 9 settembre 2022, il Consiglio dell’UE ha sospeso completamente 

l’“Accordo tra la Comunità europea e la Federazione russa di facilitazione 

del rilascio dei visti ai cittadini dell’Unione europea e della Federazione 

russa” del 2007 (Gazzetta ufficiale [GU] L 129 del 17 maggio 2007, pagg. 

27 a 34; cfr. la decisione del Consiglio UE 2022/1500; cfr. anche il sito: 

https://sanctionsmap.eu/#/main). Si osservi che, in un suo “briefing” datato 

settembre 2022 (PE 733.644), alla nota a piè di pagina n. 4, il Parlamento 

europeo ha rilevato che “Denmark, Norway, Iceland, Switzerland and 

Liechtenstein, which have bilateral visa facilitation agreements with Russia 

are expected to suspend their bilateral agreement as well”.    

Dal canto suo, lo stesso 9 settembre, la Commissione europea (CE) ha 

pubblicato delle “Guidelines on general visa issuance in relation to Russian 

applicants” (Communication from the Commission, C [2022] 6596 final). 

Posto il principio che l’UE “must remain open to Russian visa applicants 

travelling for essential purposes, including notably family members of EU 

citizens, dissidents, indipendent journalists, and civil society 

representatives”, queste Istruzioni CE (I-CE) sono finalizzate a favorire un 

approccio armonizzato (“harmonised approach”) dell’esame delle richieste 

di visto formulate da cittadini russi, in modo da garantire coerenza, 

chiarezza e trasparenza (“coherence, clarity and transparency”) durante la 

procedura (I-CE, § 4). In quest’ottica, tenuto conto dell’aumento 

(“aggravation”), dovuto alla guerra, dei rischi e delle minacce nel campo 

della sicurezza e dell’ordine pubblici degli Stati membri dello spazio 

Schengen, la verifica dello scopo del soggiorno in caso di visite turistiche 

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si rivela, rispetto alle visite per scopi essenziali (“essential purposes”) come 

le visite di famiglia (“family visits”), più difficile (I-CE, § 5). Così, gli Stati 

dello spazio Schengen “should examine whether Russian visa applicants 

whose stated purpose of travel is tourism could be connected to or 

otherwise support the regime and therefore constitute an increased risk in 

terms of promoting propaganda for the war and/or lobbying for the interests 

of the Russian government” (I-CE, § 21). Pertanto, un approccio molto 

severo (“very strict”) in ambito di visti turistici è appropriato dato che è più 

difficile valutare (“it is more difficult to assess”) lo scopo del soggiorno se 

paragonato ad altri scopi come i viaggi d’affari (“business trips”), le visite 

familiari (“family visits”) e gli appuntamenti medici (“medical appointments”; 

I-CE, § 23). Si aggiunga ancora che le I-CE contengono anche delle note, 

in particolare, sull’assicurazione di viaggio (“In the case of policies issued 

by Russian insurers, such insurance could be considered inadequate due 

to the EU restrictive measures currently in place”), sull’opportunità di 

rilasciare dei visti di durata ridotta e/o ad un’entrata piuttosto che ad entrate 

multiple (“visas with shorter validity and/or single entry-visas instead of 

multiple-entry visas”), poiché i possibili sviluppi politici in Russia potrebbero 

aumentare la verosimiglianza (“increase the likelihood”) che i richiedenti 

non soddisfino più le condizioni d’entrata col tempo (“over time”), e sui 

mezzi di sussistenza sufficienti (“it is to be expected that applicants residing 

in Russia are no longer able to use international credit or payment cards 

when travelling in the EU. This puts into doubt their ability to possess 

sufficient means of subsistence”; I-CE, § 18).               

4.2 Il 16 settembre 2022, allineandosi ai provvedimenti dell’UE, il Consiglio 

federale ha pure sospeso completamente l’“Accordo tra il Consiglio 

federale della Confederazione Svizzera e il Governo della Federazione 

russa di facilitazione del rilascio di visti ai cittadini della Federazione russa 

e della Confederazione Svizzera” (AFV), in vigore dal 1° febbraio 2011 (RS 

0.142.116.652). Si osservi, in relazione alla presente fattispecie, che l’art. 

4 par. 1 lett. j AFV (documenti comprovanti lo scopo del viaggio) prevedeva 

che i “parenti stretti”, ossia i “coniugi, figli (inclusi i figli adottivi), genitori 

(inclusi i tutori), sorelle e fratelli, nonni e nipoti”, necessitavano, per 

giustificare lo scopo del viaggio consistente nel rendere visita a cittadini 

della Svizzera e della Russia residenti legalmente nel territorio russo o 

svizzero, soltanto di “una richiesta scritta della persona ospitante”, e i visti 

erano “rilasciati secondo la procedura semplificata, senza che siano 

necessari ulteriori inviti, giustificazioni o conferme dello scopo del viaggio 

previsti dalla normativa della Confederazione Svizzera o della Federazione 

russa” (art. 4 par. 3 AFV), e senza il prelevamento di emolumenti per il 

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trattamento delle domande di visto depositate da parenti stretti (art. 6 par. 

3 lett. a AFV).     

A proposito della sospensione dell’AFV, il Consiglio federale ha notato che 

è “nell'interesse della Svizzera contribuire a una politica comune e 

armonizzata in materia di visti in Europa. In caso contrario, manovre di 

elusione potrebbero generare un notevole aumento delle richieste di visti 

di cittadini russi presso le rappresentanze svizzere”, precisando che la 

sospensione dell’AFV “non significa, però, che sarà bloccato in generale il 

rilascio di visti ai cittadini russi, bensì soltanto che per questi ultimi la 

procedura torna a essere retta dalle regole ordinarie del Codice dei visti” 

(Comunicato stampa del 16 settembre 2022, disponibile sul sito 

www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale, alle rubriche “Documentazione” e 

“Comunicati stampa). 

4.3 In concreto, rilevato che lo scopo del soggiorno dell’interessato è quello 

di rendere visita a sua zia (visita familiare [“essential purpose”]), e non di 

effettuare un viaggio come turista, ciò che implicherebbe un approccio 

molto severo nella verifica delle condizioni per il rilascio del relativo visto, 

per riprendere le parole delle I-CE (cfr. consid. 4.1, pag. 7), è comunque la 

normativa Schengen usuale che si applica, vale a dire senza le facilitazioni 

(assenza di emolumenti o emolumenti ridotti per i visti, minore durata della 

procedura, visti di 90 giorni a più ingressi validi per sei mesi, ecc.) che 

erano previste dall’AFV.      

5.  

5.1 È utile ricordare, in primo luogo, che “la politica in materia di visti riveste 

un ruolo importante nel contesto della prevenzione dell’immigrazione 

illegale. Essa può tuttavia esplicare tutta la sua efficacia unicamente nel 

contesto di un coordinamento internazionale […] Come tutti gli altri Stati, la 

Svizzera non è di principio tenuta a consentire l’entrata sul suo territorio a 

persone straniere. Fatti salvi gli impegni di diritto internazionale pubblico, 

le pertinenti decisioni sono prese autonomamente” (Messaggio del 

Consiglio federale relativo alla legge federale sugli stranieri dell’8 marzo 

2002 [Messaggio LStr], Foglio federale 2002 3327, pagg. 3351, 3390 e 

3391).      

In questo senso, né la legislazione svizzera sugli stranieri, né la normativa 

Schengen garantiscono un diritto all’ottenimento di un visto d’entrata per la 

Svizzera, rispettivamente per lo spazio Schengen. Peraltro, nel valutare se 

le condizioni per il rilascio di un visto siano adempiute, le autorità 

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competenti godono di un ampio margine d’apprezzamento, che devono 

tuttavia esercitare nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, tra i quali 

spiccano l’uguaglianza giuridica e la protezione dall’arbitrio (cfr. le DTF 135 

I 143 consid. 2.2 e 135 II 1 consid. 1.1, nonché la DTAF 2014/1 consid. 

4.1.1 e 4.1.5 e 2009/27 consid. 3).  

5.2 In generale, la procedura relativa all’entrata in Svizzera e alla partenza 

dalla Svizzera è retta dalla legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 

2005 (LStr), ridenominata, con effetto dal 1° gennaio 2019, legge federale 

sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20), e dall’ordinanza 

concernente l’entrata e il rilascio del visto del 15 agosto 2018 (OEV, RS 

142.204).       

5.3 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo 

2008, tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità 

europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione, 

all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura 

in cui esso contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl (cfr. artt. 2 

cpv. 4 LStrl e 1° cpv. 2 OEV nonché l’art. 2 AAS; cfr. anche la sentenza del 

TAF F-190/2017 del 9 ottobre 2018 consid. 3). 

Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i 

seguenti (cfr. https://eur-lex.europa.eu/):   

- il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di 

attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere 

Schengen, GU L 77 del 23 marzo 2016, pagg. 1-52), modificato dal 

regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 

marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 2017), nella sua versione consolidata 

dell’11 giugno 2019; 

- il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei 

visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009), nella sua versione consolidata 

del 2 febbraio 2020; 

- il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più 

volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono 

essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere 

esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo 

(GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 2018, 

abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del 

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Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 novembre 2018), 

nella sua versione consolidata del 15 maggio 2023.   

5.4 Dal canto suo, l’OEV, specifica che le condizioni d’entrata per soggiorni 

di breve durata (fino a 90 giorni su un periodo di 180 giorni) sono rette 

dall’art. 6 del codice frontiere Schengen, mentre le procedure e le 

condizioni per il rilascio dei visti per i detti soggiorni sono disciplinate dagli 

artt. 4 a 36 del codice dei visti (artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv. 1 OEV). 

5.5 Le condizioni d’ingresso per i cittadini di paesi terzi secondo l’art. 6 § 1 

del codice frontiere Schengen sono, essenzialmente, le seguenti: (a) 

disporre di un documento di viaggio valido; (b) disporre di un visto valido; 

(c) giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno e disporre dei mezzi 

di sussistenza sufficienti (anche per il ritorno nel paese d’origine) ovvero 

essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi; (d) non essere segnalati 

nel Sistema d’informazione Schengen (SIS) ai fini della non ammissione; 

(e) non essere considerati come una minaccia per l’ordine pubblico, la 

sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli 

Stati membri.  

In particolare, la valutazione della disponibilità di mezzi di sussistenza 

sufficienti può basarsi sul possesso di contanti, assegni turistici e carte di 

credito da parte del cittadino di paese terzo. Le dichiarazioni di presa a 

carico, qualora siano previste dalle legislazioni nazionali, e, nel caso di 

cittadini di paesi terzi che vengano ospitati, le lettere di garanzia delle 

persone ospitanti, quali definite dalle legislazioni nazionali, possono altresì 

costituire una prova della disponibilità di mezzi di sussistenza sufficienti 

(art. 6 § 4 codice frontiere Schengen). 

Si osservi che queste condizioni corrispondono, sostanzialmente, a quelle 

previste agli artt. 5 cpv. 1 e 6 cpv. 3 LStrI.   

5.6 Secondo il codice dei visti, il richiedente deve presentare un documento 

di viaggio valido, indicare la finalità del suo viaggio, provare che dispone 

dei mezzi di sussistenza sufficienti o che è in grado di ottenerli legalmente, 

fornire informazioni che consentano di valutare la sua intenzione di lasciare 

il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto, avere 

un’assicurazione sanitaria di viaggio valida (artt. 12, 13, 14, 15 e 21 del 

codice dei visti). Nell’esaminare una domanda di visto uniforme è 

accordata particolare attenzione alla valutazione se il richiedente presenti 

un rischio di immigrazione illegale o un rischio per la sicurezza degli Stati 

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membri e se il richiedente intenda lasciare il territorio degli Stati membri 

prima della scadenza del visto richiesto (art. 21 § 1 del codice dei visti).  

Si noti che queste condizioni coincidono, fondamentalmente, con quelle 

previste all’art. 5 cpv. 1 e 2 LStrI. 

5.7 Un visto Schengen può essere rifiutato, in particolare, qualora vi siano 

ragionevoli dubbi sull’autenticità dei documenti giustificativi presentati dal 

richiedente o sulla veridicità del loro contenuto, sull’affidabilità delle 

dichiarazioni fatte dal richiedente o sulla sua intenzione di lasciare il 

territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto (art. 32 

§ 1 lett. b del codice dei visti).  

 

5.8 Se le condizioni per emettere un visto Schengen non sono adempiute, 

in casi eccezionali è possibile concedere un visto con validità territoriale 

limitata (VTL). Lo Stato membro interessato può fare uso di questa 

possibilità per motivi umanitari, di interesse nazionale o in virtù di obblighi 

internazionali (art. 6 § 5 lett. c del codice frontiere Schengen e art. 25 § 1 

lett. a del codice dei visti).  

    

5.9 Per i soggiorni di lunga durata in Svizzera (visto nazionale “D”), ossia 

superiori a 90 giorni su un periodo di 180 giorni, valgono gli artt. 2 lett. f, 4 

e 8 OEV.  

6.  

In concreto, essendo di nazionalità russa, l’interessato ha l’obbligo di 

ottenere un visto per poter entrare in Svizzera, a prescindere dalla durata 

(breve o lunga) del soggiorno che intende intraprendere, e quindi nello 

spazio Schengen (cfr. artt. 3 cpv. 1, 4 cpv. 1 e 2, 8 cpv. 1, 9 cpv. 1 e 21 cpv. 

1 lett. c OEV, nonché l’art. 1 §§ 1 e 2 del regolamento CE 539/2001 e 

l’allegato I del regolamento UE 2018/1806).      

7.  

Per valutare se l’uscita di uno straniero dallo spazio Schengen nel rispetto 

del termine di validità del visto richiesto risulti sufficientemente assicurata, 

e dunque ponderare il rischio d’immigrazione illegale (cfr. art. 21 § 1 del 

codice dei visti), bisogna riferirsi alla situazione generale del suo paese di 

residenza, nella misura in cui non si può escludere che una situazione 

meno favorevole, sul piano politico, economico o sociale, di quella degli 

Stati dello spazio Schengen, e in particolare della Svizzera, possa influire 

sul suo comportamento. Si osservi che, in caso di stranieri provenienti da 

paesi o da regioni dove la situazione socioeconomica o politica è difficile, 

F-5967/2022 

Pagina 12 

s’impone una verifica critica di tutti gli elementi disponibili in accordo con 

una prassi restrittiva nel concedere i visti richiesti, tenuto conto del fatto 

che gli interessi privati delle persone in questione si rivelano essere, 

sovente, incompatibili con l’obiettivo e lo scopo di un’autorizzazione 

d’entrata nello spazio Schengen limitata nel tempo. La situazione generale 

del paese di residenza dello straniero deve quindi essere messa in 

relazione con i dati conosciuti sulla sua situazione personale, familiare e 

professionale, nonché sul suo comportamento prevedibile, in funzione di 

questi dati, una volta giunto nello spazio Schengen. In effetti, se si 

traessero conclusioni soltanto in funzione della situazione socioeconomica 

generale, statistica, del paese di residenza, la valutazione della fattispecie 

risulterebbe troppo astratta. Per questa ragione è necessario esaminare 

l’insieme delle circostanze del caso concreto: in particolare, la situazione 

personale, familiare, sociale e professionale (finanziaria) dello straniero 

può fornire elementi o indizi utili a formulare una previsione favorevole 

riguardo alla partenza regolare dallo spazio Schengen; in assenza di tali 

elementi o indizi, il rischio che lo straniero non intenda lasciare lo spazio 

Schengen, secondo i termini del visto, può essere considerato elevato (cfr., 

fra le tante, le sentenze del TAF F-557/2018 del 20 agosto 2018 consid. 

8.3 e F-6572/2015 del 9 agosto 2016 consid. 5.1 con i riferimenti 

giurisprudenziali).  

È bene sottolineare, in aggiunta a queste riflessioni, che il rischio di un 

abuso nel campo del diritto migratorio, come in qualsiasi altro ambito 

giuridico, non può mai essere, di per sé, escluso completamente (cfr. la 

sentenza del TAF F-2032/2016 del 23 gennaio 2017 consid. 8).       

8.  

Rispetto alla situazione socioeconomica della Federazione russa, che la 

SEM non ha minimamente tematizzato nella decisione impugnata, bisogna 

evidenziare quanto segue.    

8.1 Secondo i dati del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo 

(PNUS) relativi al 2021, la Russia ha totalizzato un prodotto interno 

lordo/PIL (“Gross National Income”) annuo per abitante di USD 27’166.–. 

Nella classifica di 191 paesi, stilata dalla PNUS in funzione dell’indice di 

sviluppo umano (“Human Development Index”/HDI) nel 2021, la Russia 

occupava il 52esimo rango (“very high classification”: HDI = 0.822), essendo 

precisato che l’HDI è ricavato in base ai tre criteri seguenti: durata della 

vita e stato di salute (“a long and healthy life”), accesso alla conoscenza 

(“access to knowledge”) e tenore di vita dignitoso (“a decent standard of 

living”; cfr. https://hdr.undp.org/, alla rubrica “Data Center”). Nel 2021 la 

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Pagina 13 

Russia ha conosciuto una crescita del PIL (“GDP Growth”) del 5,6%, nel 

2022 una diminuzione del 2.1% e nel 2023 un nuovo aumento del 2.2% 

(cfr. https://data.worldbank.org, alle rubriche “Date”, “Economy” e “GDP 

Growth”; https://www.imf.org, alle rubriche “Datasets”, “World Economic 

Outlook – October 2023” e “Real GDP Growth”). Il tasso di disoccupazione 

corrispondeva, nel mese di agosto 2023, al 3% circa della popolazione 

attiva (cfr.: https://eng.rosstat.gov.ru/ [Servizio federale di 

statistica/Rosstat], https://gogov.ru/articles/unemployment-rate e 

https://www.statista.com/statistics/277043/monthly-unemployment-rate-in-

russia/). Nella classifica delle più grandi economie del mondo in termini di 

PIL, relativa al 2022, la Federazione russa occupava l’8° rango, dietro gli 

Stati Uniti, la Cina, il Giappone, la Germania, l’India, il Regno Unito e la 

Francia (cfr. https://www.worlddata.info/largest-economies.php).  

 

Dal canto suo, secondo il PNUS, la Svizzera ha registrato nel 2021 un PIL 

pro capite di USD 66'933.– ed ha occupato il primo posto della classifica di 

191 paesi in base all’indice di sviluppo umano (“very high classification”: 

HDI = 0.962; cfr. https://hdr.undp.org/, alla rubrica “Data Center”). Nel 2021 

la Svizzera ha conseguito una crescita del PIL del 5,4%, nel 2022 del 2,7% 

e nel 2023 dello 0.9% (cfr. https://data.worldbank.org, alle rubriche “Date”, 

“Economy” e “GDP Growth”; https://www.imf.org, alle rubriche “Datasets”, 

“World Economic Outlook – October 2023” e “Real GDP Growth”).  

 

Per quanto concerne gli altri 26 membri dello spazio Schengen, il PIL pro 

capite varia, approssimativamente, da un minimo di USD 29'000.– (Grecia) 

ad un massimo di USD 84'650.– (Lussemburgo), i paesi restanti situandosi, 

grosso modo, tra USD 32'000.– e 55'000.– (cfr. https://hdr.undp.org/, alla 

rubrica “Data Center”, paese per paese; N.B.: tutti i siti menzionati in questo 

considerando sono stati consultati il 28.11.2023).    

8.2 Alla luce di questi dati economici e di sviluppo umano, che definiscono 

il profilo statistico medio dell’abitante della Federazione russa in paragone 

a quello di un cittadino dello spazio Schengen, è lecito affermare che il 

rischio teorico che l’interessato potrebbe essere tentato di non lasciare la 

zona Schengen, e segnatamente la Svizzera, entro il termine di scadenza 

del visto richiesto, non può essere a priori escluso (cfr. gli artt. 21 § 1 e 32 

§ 1 lett. b del codice dei visti [consid. 5.6 e 5.7]). Ciò premesso, si deve 

considerare che diversi paesi dello spazio Schengen non godono, secondo 

il PNUS, di una situazione economica significativamente migliore di quella 

russa, e non sono dunque suscettibili di rappresentare una meta attrattiva 

agli occhi di un cittadino russo che vorrebbe emigrare per ragioni di lavoro. 

Tanto più nel caso dell’interessato che risiede a Mosca, dove il livello di vita 

F-5967/2022 

Pagina 14 

è ben più elevato che in molte altre regioni del paese, ed era paragonabile 

in termini di PIL, nel 2021, a quello riscontrabile nella Repubblica ceca (cfr. 

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_federal_subjects_of_Russia_by_GDP

_per_capita, dove sono ripresi dati statistici di Rosstat [consultato il 

29.11.2023]).         

9.  

Dal punto di vista della situazione personale, familiare e finanziaria 

dell’interessato, menzionata astrattamente ma non analizzata dalla SEM 

nella decisione impugnata, si deve osservare quanto segue.     

9.1 L’interessato, cittadino russo di 33 anni, celibe e senza figli, vivente con 

sua madre a Mosca, lavora come funzionario istruttore (“методист” 

[metodist]) dell’amministrazione comunale di questa città, percependo, 

secondo i dati da lui forniti per il 2020, un salario medio mensile di circa 

RUB 68'185.–, equivalenti suppergiù, al cambio attuale, a fr. 650.– (cfr. 

consid. A). Questa fonte di reddito era completata da averi bancari che 

ammontavano, nell’ottobre 2022, a RUB 187'156.–, corrispondenti più o 

meno, al cambio attuale, a fr. 1'790.– (cfr. consid. C; cfr., per il calcolo del 

cambio, www.oanda.com/currency-converter [4.12.2023]).        

9.2 In base ai dati anagrafici dell’interessato non appare che egli abbia dei 

legami affettivi, a parte beninteso quello con sua madre, che lo vincolano 

strettamente al suo paese, come sarebbe il caso, perlomeno in teoria, di 

una persona sposata e con prole. Il fatto che l’interessato abbia asserito di 

essere “ormai prossimo al matrimonio a Mosca” e che, riguardo al fatto di 

non avere figli, “potrebbe generarli, durante l’imminente matrimonio” 

(ricorso, punto 7), non permette di valutare diversamente, al momento 

attuale, e in mancanza di informazioni più recenti, la sua situazione.       

 

Dai dati finanziari forniti dall’interessato risulta, in modo chiaro, che egli non 

dispone personalmente dei mezzi di sussistenza sufficienti per effettuare 

la sua prevista visita familiare in Svizzera (cfr. consid. 9.1). Questo implica 

che sussistono dubbi ragionevoli sulla sua intenzione di lasciare lo spazio 

Schengen alla scadenza del visto da lui richiesto, ciò che di riflesso 

permette di affermare che il rischio d’immigrazione clandestina non è 

trascurabile (cfr. gli artt. 21 § 1 e 32 § 1 lett. b del codice dei visti [consid. 

5.6 e 5.7]). A ciò si aggiunge inoltre il problema dell’impossibilità di utilizzare 

carte di credito o di debito nello spazio Schengen a causa delle sanzioni 

dell’UE contro la Russia (cfr. consid. 4.1). Nondimeno l’interessato ha 

indicato di essere in grado di ottenere legalmente i mezzi di sussistenza 

sufficienti grazie alla garanzia che la ricorrente, sua zia binazionale russo-

F-5967/2022 

Pagina 15 

svizzera, ha esplicitamente formulato nella lettera d’invito (cfr. consid. B). 

In relazione a questo fatto va osservato che la ricorrente lavora al 90% nel 

settore finanziario, con un salario annuale lordo di fr. 95'000.–, ed è 

proprietaria, nel quadro di una proprietà per piani, del suo appartamento a 

..., il quale consta di un atrio, una cucina, un soggiorno, tre camere, un 

bagno, un wc e due balconi (cfr. incarto SEM, pagg. 21 a 25 e 46). L’offerta 

di garanzia appare dunque, a prima vista, convincente sotto il profilo del 

reddito e della sostanza della ricorrente.     

9.3 Considerato il contesto particolare attuale segnato dalla guerra tra la 

Russia e l’Ucraina, riveste un’importanza considerevole la questione, che 

la medesima ricorrente solleva e commenta (cfr. ricorso, punto 4), di sapere 

se l’interessato non voglia sottrarsi, grazie all’ottenimento di un visto 

Schengen, al possibile rischio, in caso di nuova mobilitazione parziale o 

addirittura di mobilitazione totale, di essere arruolato nell’esercito russo e 

mandato a combattere sul fronte ucraino.  

In proposito si deve rilevare che sottostanno all’obbligo di effettuare la 

scuola reclute i cittadini russi di sesso maschile di età dai 18 ai 27 anni (cfr. 

l’art. 22 § 1 lett. a della legge federale del 28 marzo 1998 N. 53, in vigore, 

sull’obbligo di prestare servizio militare e sul servizio militare ["О воинской 

обязанности и военной службе" [O voinskoj objazannosti i voennoj 

sluzhbe]; cfr. https://constitution.garant.ru/act/right/178405/ [consultato il 

30.11.2023]). Questa legge conosce cinque categorie di idoneità o meno 

al servizio militare (cfr. art. 5 § 2 legge N. 53), e prevede che non devono 

effettuare la scuola reclute, in particolare, i cittadini russi che ne sono stati 

esentati in conformità alle norme della medesima legge (cfr. art. 22 § 2 

legge N. 53), per esempio se sono stati riconosciuti solo parzialmente 

idonei al servizio per ragioni di salute (cfr. art. 23 § 1 lett. a legge N. 53). 

Questi cittadini “scartati” sono iscritti per legge, insieme ad altre categorie 

di cittadini, nelle cosiddette “scorte” (“запас” [zapas]) dell’esercito, che si 

suddividono nelle “riserve” (“резерв” [reserv]) e nelle “risorse” (“ресурс” 

[resurs]; cfr. artt. 51 § 2 e 52 § 1 legge N. 53). Le riserve sono costituite dai 

cittadini “riservisti” (“резервысты” [reservysti]), i quali sono “mobilitabili” 

su base contrattuale (cfr. art. 57 legge N. 53).          

In concreto, come si evince dal libretto militare (“Военный билет” [voennyj 

bilet]) dell’interessato (cfr. consid. F), il Commissariato militare della città di 

Mosca l’ha riconosciuto, il 13 aprile 2013, solo parzialmente idoneo al 

servizio militare (“ограниченно годен к военной службе” [ogranichenno 

goden k voennoj sluzhbe]), in conformità alla categoria “В” (“V”, secondo 

l’alfabeto latino), dimodoché egli è stato iscritto nelle “scorte” dell’esercito, 

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Pagina 16 

più precisamente delle cosiddette “risorse”, e non nelle “riserve” (cfr. 

https://юрист.рф/prizyv_v_armiyu/kategoriya_v_ogranichenno_goden_k_

voennoj_sluzhbe/ [consultato il 30.11.2023]). D’altra parte, egli è oramai 

trentatreenne e si trova quindi al di fuori delle categorie d’età (18 – 27 anni) 

che sono sottoposte, in linea di principio, all’obbligo di effettuare la scuola 

reclute.     

Stando così le cose, si può ritenere improbabile che l’interessato, in quanto 

cittadino russo scartato dall’esercito, intenda ottenere un visto Schengen 

per sottrarsi ad un’eventuale chiamata alle armi, tanto più che se egli 

avesse avuto e avesse un tale proposito avrebbe già potuto e potrebbe 

recarsi in un paese confinante con la Russia che non prevede l’obbligo di 

visto, per esempio la Georgia (cfr. www.evisa.gov.ge) o il Kazakistan (cfr. 

www.egov.kz), come argomenta sensatamente la ricorrente (cfr. ricorso, 

punto 4).    

9.4 Si deve ancora aggiungere, sulla base dei documenti che compongono 

l’incarto, che il ricorrente non risulta essere segnalato nel Sistema 

d’informazione Schengen (SIS) e che, inoltre, non vi è alcun elemento per 

credere che egli potrebbe rappresentare, ad esempio come propagandista 

dell’attuale regime politico in Russia (cfr. consid. 4.1), una minaccia per 

l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni 

internazionali di uno degli Stati dello spazio Schengen (cfr. art. 6 lett. d 

codice frontiere Schengen [consid. 5.5]). Anche una ricerca effettuata da 

questo Tribunale in Internet non ha dato esiti che possano far temere il 

contrario.    

9.5 Ora, valutando la situazione personale dell’interessato nel suo insieme, 

è essenzialmente la sua dimensione finanziaria che fa temere dei rischi 

ragionevoli di immigrazione clandestina nello spazio Schengen. Questo 

implica che il visto Schengen da lui richiesto “può esser[gli] rifiutato” (art. 

32 § 1 lett. b codice dei visti [consid. 5.7]). In più, data la gravità e la 

particolarità della situazione venutasi a creare con la guerra tra la Russia 

e l’Ucraina, il cui divenire è imprevedibile, e alla luce della sospensione 

degli AFV nonché delle sanzioni dell’UE contro la Russia, alle quali la 

Svizzera ha aderito, è necessario far prova di prudenza, anche se, come 

visto, non sussistono indizi che permettano di dire che l’interessato possa 

costituire una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute 

pubblica o per le relazioni internazionali degli Stati membri dello spazio 

Schengen, Svizzera compresa.   

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Pagina 17 

In questo quadro d’imprevedibilità, di grave crisi in Europa e di perdita di 

fiducia tra gli Stati, l’accesso allo spazio Schengen per i cittadini della 

Federazione russa è stato, come esposto in precedenza, ristretto (cfr. 

consid. 4). Questo vale anche per coloro che chiedono, come l’interessato, 

un visto a scopo di visita familiare, ossia per un motivo essenziale 

(“essential purpose”), e non per una visita turistica, la quale avrebbe invece 

uno scopo di mero diletto giustificante un approccio molto più severo per 

verificarne l’attendibilità (cfr. consid. 4.1 e 4.2). Così, anche se l’interessato 

sembrerebbe, prima facie, in grado di rimediare all’insufficienza dei suoi 

mezzi finanziari grazie alla dichiarazione di garanzia, apparentemente 

solida e seria, di sua zia (cfr. consid. 9.2), il rischio di immigrazione illegale 

in Svizzera e, più in generale, nello spazio Schengen, appare 

preponderante rispetto all’asserita volontà di lasciare il loro territorio prima 

della scadenza del visto richiesto.         

10.  

In conclusione, respingendo l’opposizione della ricorrente contro la 

decisione di rifiuto dell’ASR di rilasciare un visto Schengen di breve durata 

(90 giorni) all’interessato, la SEM non ha violato la normativa Schengen e 

il diritto federale (cfr. art. 49 lett. a PA). Pertanto, il ricorso deve essere 

respinto e la decisione su opposizione confermata.  

11.  

Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF). 

In concreto, considerato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali 

di fr. 700.– sono poste a carico della ricorrente e prelevate sull’anticipo, 

dello stesso importo, da lei già versato.   

Alla ricorrente non sono assegnate spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 

7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si osservi ancora che la SEM, in quanto autorità 

federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-

TAF). 

 

F-5967/2022 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.   

2.  

Le spese processuali di fr. 700.– sono poste a carico della ricorrente e 

prelevate sull’anticipo, dello stesso importo, da lei già versato.   

3.  

Non si attribuiscono indennità per spese ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente e alla SEM. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

 

Daniele Cattaneo 

 

Dario Quirici 

 

  

 

 

 

Data di spedizione: 

 

 

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Pagina 19 

Comunicazione: 

– alla ricorrente (raccomandata);  

– alla SEM (n. di rif. …).