# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec4d6de3-8462-5a8e-8806-9c0831c7ad2d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-06-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.06.2009 D-3751/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3751-2009_2009-06-17.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3751/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 7  g i u g n o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Hans Schürch; 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, Mongolia, alias 
B._______, Repubblica popolare Cinese, alias 
C._______, Repubblica popolare Cinese, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento, 
decisione dell'UFM del 5 giugno 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3751/2009

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data 
6 aprile 2009 in Svizzera,

il  verbale  d'audizione  del  15  aprile  2009  (audizione  sommaria  al 
Centro di registrazione e di procedura di Chiasso [di seguito: Centro]), 
in cui il richiedente ha dichiarato di essere cittadino della  Repubblica 
popolare  Cinese  (di  seguito:  Cina),  da  dove  sarebbe  espatriato  il 
22 marzo  2009,  poiché  sarebbe  stato  discriminato  e  torturato  dalla 
popolazione locale e da ultimo dalle milizie cinesi,

l'analisi LINGUA effettuata il 5 maggio 2009 e il  relativo rapporto del 
27 maggio 2009 dell'esaminatore che l'ha effettuata,

il  verbale  d'audizione  del  3  giugno  2009,  in  occasione  del  quale  al 
richiedente è stato conferito il diritto di essere sentito sulle risultanze 
del  rapporto  LINGUA,  nonché  in  merito  all'applicazione 
dell'art. 32 cpv. 2  lett.  b  della  legge  sull'asilo  del  26  giugno  1998 
(LAsi, RS 142.31),

la  decisione  dell'UFM del  5  giugno  2009,  notificata  all'interessato  il 
medesimo giorno (cfr. avviso di notifica e di ricevuta agli atti),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 10 giugno 2009 (cfr. timbro del plico 
raccomandato),

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  LAsi  non  preveda 
altrimenti (art. 6 LAsi),

Pagina 2

D-3751/2009

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF),

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito nei 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie le condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 
PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nella decisione del 5 giugno 2009, l'UFM ha considerato che, in 
virtù delle risultanze del rapporto sull'esame LINGUA, il richiedente ha 
ingannato le autorità svizzere in materia d'asilo sulla propria identità ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  essendo  emerso  che  la  sua 
socializzazione  si  sarebbe  compiuta  molto  probabilmente  nella 
Mongolia dell'Ovest e non ad Hami in Cina,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Mongolia  siccome  lecita, 
esigibile e possibile,

che, nel ricorso, l'insorgente ha allegato, in sostanza e per quanto qui 
di  rilievo,  di  non  aver  ingannato  le  autorità  svizzere,  ribadendo  di 
essere cittadino della Cina d'etnia mongola; che, inoltre, contesterebbe 
l'esame LINGUA, in quanto non avrebbe tenuto conto della sua scarsa 
formazione scolastica nonché si sarebbe indirizzato su domande che 
richiederebbero una cultura che non avrebbe e quindi non gli avrebbe 

Pagina 3

D-3751/2009

consentito  di  dare  tutte  le  informazioni  possibili  in  merito  alla  vita 
quotidiana ad Hami; che,  peraltro,  non avrebbe avuto  l'occasione di 
leggere più a fondo le domande postegli per poter così chiarire certe 
lacune  nonché  di  verificare  quanto  riferitogli  nell'audizione  del 
3 giugno  2009,  quando  il  contenuto  dell'esame  LINGUA gli  sarebbe 
stato esposto in modo molto sintetico e troppo astratto per far sì che 
riuscisse a poter dare tutte le spiegazioni necessarie; che, in aggiunta, 
confermerebbe di conoscere la città di Hami soltanto con tale nome e 
di  non  essere  d'etnia  uguri;  che,  per  di  più,  le  domande  postegli 
sarebbero  state  formulate  in  modo  molto  veloce  e  complesso;  che, 
infine,  saprebbe  il  cinese,  in  quanto  avrebbe compilato  il  foglio  dati 
personali in lingua cinese,

che, inoltre, il ricorrente ha chiesto che prevalga l'interesse alla tutela 
dei diritti umani ed alla protezione dalle persecuzioni sulle ragioni che 
legittimerebbero un respingimento della sua domanda d'asilo, giacché, 
in caso di rientro in Cina, sarebbe esposto a gravi pregiudizi,

che,  in  conclusione,  l'insorgente  ha  chiesto  l'annullamento  della 
decisione impugnata e la  trasmissione degli  atti  di  causa all'autorità 
inferiore per una nuova decisione nel merito della sua domanda d'asilo 
nonché  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  sussidaria,  l'ammissione 
provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda d'esenzione dal 
versamento dell'anticipo a copertura delle spese processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  inganna  le  autorità  sulla  propria 
identità e tale fatto è stabilito dai risultati  dell'esame dattiloscopico o 
da altri mezzi di prova,

che l’esame LINGUA va sussunto al mezzo di prova dell’informazione 
giusta  l’art.  12  lett.  c  PA (v.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 14, 
tuttora applicabile); che esso soggiace al libero apprezzamento delle 
prove e costituisce peraltro un mezzo idoneo a dimostrare l’inganno 
sull’identità ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi (GICRA 1999 n. 19 e 
n. 20 e GICRA 1998 n. 34) e, dunque, a giustificare la pronuncia di una 
decisione  di  non  entrata  nel  merito  di  una  domanda  d’asilo;  che  è 
tuttavia consentito ammettere un inganno sull’identità solo allorquando 
l’esame  LINGUA  consenta  d’escludere  inequivocabilmente  che  il 
richiedente l’asilo provenga dal Paese di cui sostiene di possedere la 
cittadinanza (GICRA 2004 n. 4),

Pagina 4

D-3751/2009

che  il  ricorrente  ha  censurato  lo  svolgimento  dell'esame  LINGUA, 
segnatamente  in  relazione  alla  prospettazione  del  contenuto 
essenziale  dell'esame  ed  alla  facoltà  d'esprimersi  al  riguardo, 
dichiarando che il contenuto dello stesso gli sarebbe stato esposto in 
modo  molto  sintetico  e  troppo  astratto  nonché  non  avrebbe  avuto 
l'occasione di leggere più a fondo le domande postegli,

che, ai sensi dell'articolo 36 cpv. 2 LAsi, in vista di una decisione ai 
sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi, al ricorrente è concesso il diritto di 
essere sentito,

che,  in  tale  ambito,  il  ricorrente  è  stato  sentito  su  tutti  i  punti 
dell'esame LINGUA che l'UFM ha successivamente utilizzato nella sua 
decisione di non entrata nel merito (cfr. audizione del 3 giugno 2009),

che, pertanto, l'insorgente ha potuto correttamente esercitare il proprio 
diritto  di  essere sentito  in  relazione ai  punti  rilevanti  della  decisione 
presa dall'UFM ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi,

che,  dalle  risultanze dell'esame LINGUA contenute  nel  rapporto  del 
27 maggio  2009,  da  un  lato,  è  emerso  con  certezza  che  la 
socializzazione  del  ricorrente  è  stata  compiuta  in  un  ambiente 
mongolo, molto probabilmente nella Mongolia occidentale, e dall'altro, 
è stato escluso con altrettanta certezza che la stessa non sia avvenuta 
ad  Hami  in  Cina (cfr. rapporto  LINGUA del  27  maggio  2009  pag. 1 
[A 11/8 agli atti]),

che, infatti, l'esaminatore (cognito, in particolare, della lingua mongola 
con profonde conoscenze dei vari dialetti della Mongolia [cfr. agli atti]) 
ha  indicato  che le  caratteristiche linguistiche dell'insorgente  rilevano 
dalla  lingua  dialettale  parlata  nella  Mongolia  occidentale,  quale 
segnatamente  il  Khalkh  dell'ovest  (cfr.  rapporto  LINGUA  del 
27 maggio 2009 pag. 5 [A 11/8 agli atti]); che, nonostante il ricorrente 
abbia sostenuto di aver vissuto dalla nascita fino al 23 marzo 2009 ad 
Hami in Cina (cfr. verbale d'audizione del 15 aprile 2009), il suo modo 
di  esprimersi  non  presenta,  inoltre,  alcun  tratto  caratteristico  della 
lingua  parlata  in  Cina,  di  cui  egli  non  conosce  nemmeno  la  parola 
"shan",  ovvero  montagna,  peraltro,  aggiunta  a  quasi  ogni  nome  di 
montagna  (cfr.  rapporto  LINGUA  del  27  maggio  2009  pag.  3 
[A 11/8 agli atti]),

Pagina 5

D-3751/2009

che, inoltre, l'insorgente, non è stato in grado di  dimostrare di  avere 
delle conoscenze particolari  della zona di  Hami, come è emerso dal 
rapporto  dell'esame  LINGUA,  in  cui  l'esaminatore  ha  segnalato  che 
egli  non  ha  saputo  indicare,  a  titolo  d'esempio,  la  montagna  Qarliq 
Shan,  che,  con  un'altezza  di  4900  metri  ed  a  soli  50  chilometri  da 
Hami, è certamente visibile; che egli avrebbe quindi dovuto essere in 
grado di esporre l'esistenza di una montagna nelle vicinanze di Hami, 
oppure avrebbe almeno dovuto indicare la catena montuosa del Tien 
Shan di cui fa parte la suddetta montagna (cfr. rapporto LINGUA del 
27 maggio 2009 pag. 3 [A 11/8 agli atti]),

che,  d'altronde,  il  ricorrente  -  sia  in  occasione  del  diritto  di  essere 
sentito, sia in sede di ricorso - non ha fatto valere alcun argomento o 
mezzo  di  prova  suscettibile  di  contestare  la  fondatezza  dell'esame 
LINGUA così come delle risultanze dello stesso,

che, in particolare, l'insorgente non ha sollevato alcuna censura tranne 
la generica allegazione di non essere formato adeguatamente e quindi 
di  non  poter  conoscere  “la  cultura  e  altre  cose”  (cfr.  audizione  del 
3 giugno 2009 pag. 2 e ricorso); che, di conseguenza, non è stato in 
grado  di  fornire  alcuna  spiegazione  plausibile  per  la  sua  ignoranza 
socioculturale, geografica e linguistica della zona di Hami,

che non v'è  quindi  motivo di  censurare le conclusioni a cui  è giunto 
l'esaminatore nel rapporto LINGUA del 27 maggio 2009, e neppure di 
scostarsi  dalla  decisione  dell'UFM  qui  impugnata  che  rettamente  si 
fonda su tali conclusioni,

che, in virtù delle emergenze processuali,  ne discende che l’UFM ha 
rettamente  considerato  siccome  adempiti  i  presupposti  per  la 
pronuncia  di  una  decisione  di  non  entrata  nel  merito  ai  sensi 
dell’art. 32  cpv.  2  lett.  b  LAsi  per  inganno  sull'identità  giusta 
l'art. 1a lett. a  dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni 
procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311),

che, pertanto, in materia di non entrata nel merito il ricorso, destituito 
d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la decisione 
impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 

Pagina 6

D-3751/2009

Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente  esigibile  (art.  83  cpv. 4  LStr);  che  la  questione  del 
carattere  possibile,  ammissibile  e  esigibile  dev'essere  esaminata 
d'ufficio;  che,  tuttavia,  questo  principio  è  limitato  dall'obbligo 
dell'interessato  di  collaborare  all'accertamento  dei  fatti  giusta 
l'art. 8 cpv. 1 LAsi (v. la sentenza del Tribunale amministrativo federale 
D-3975/2007 del 15 giugno 2007, consid. 3.4;  WALTER KÄLIN,  Grundriss 
des  Asylverfahrens,  Basel  und  Frankfurt  am Main,  1990,  pag. 262); 
che si tratta di un tipico caso d'applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. c 
PA,

che, avendo il ricorrente violato l'obbligo di collaborare segnatamente 
con riferimento all'indicazione della sua vera cittadinanza, a lui senza 
dubbio nota, non spetta alle autorità in materia d'asilo determinare il 
vero  Paese  d'origine  dell'insorgente  ed  eventuali  ostacoli 
all'esecuzione dell'allontanamento verso suddetto Paese,

che, nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 
di  non  entrata  nel  merito  dell'UFM relativa alla  domanda d'asilo  del 
ricorrente, quest'ultimo non può prevalersi  del  principio del divieto di 
respingimento  (art.  5  cpv.  1  LAsi),  generalmente  riconosciuto 
nell'ambito  del  diritto  internazionale  pubblico  ed  espressamente 
enunciato  all'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30),

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di 
un  rischio  personale,  concreto  e  serio  per  il  ricorrente  di  essere 
esposto,  in  caso  di  allontanamento  nel  suo  Paese  d'origine,  ad  un 
trattamento  proibito,  in  relazione  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105; 
GICRA 1996 n. 18),

Pagina 7

D-3751/2009

che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  è 
ammissibile,

che, d'altronde, in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStr, avendo dissimulato 
la sua nazionalità, il ricorrente ha reso impossibile la ricerca di pericoli 
concreti e suscettibili di minacciarlo nel suo effettivo Paese d'origine,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 
Paese d'origine deve essere considerata ragionevolmente esigibile,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio;  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  spese 
processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

Pagina 8

D-3751/2009

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...])
- D._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

Pagina 9