# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 354e4cef-1664-5822-8eed-d477fd19ad36
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.07.2005 38.2005.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-40_2005-07-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.40

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  14 luglio 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 22 aprile 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 15 aprile 2005 la Cassa  CO 1 (in seguito: la
Cassa) ha confermato  la sospensione per 31 giorni dal diritto alle indennità
di disoccupazione precedentemente inflitta a __________, argomentando:

 

" 
La sig.na RI 1 si è annunciata in disoccupazione
in data 3 gennaio 2005.

L'assicurata sulla domanda di indennità di
disoccupazione, ha indicato che si è licenziata dall'__________ di __________
in data 29 ottobre 2004 per il 31 dicembre 2004.

Dalla lettera di licenziamento si rileva che,
dopo aver lavorato per 7 anni con l'__________, l'assicurata è arrivata alla
conclusione che è tempo di percorrere nuove strade, prefiggere nuovi e
stimolanti orizzonti che possano riportare giovamento e stimolo personale alla
sua sfera professionale. Indica inoltre che all'interno dell'organico non le
sono state date le possibilità di evolvere maggiormente e non le è stato
concesso di dimostrare le sue veloci capacità di apprendimento in un campo
diverso da quello attuale.

Su richiesta della Sezione, l'assicurata in data
18 gennaio 2005 ha ribadito che, dopo 7 anni di lavoro come collaboratrice
dell'ufficio informazione, non vedeva più nessuna possibilità di avanzamento e
l'ambiente che si era creato negli ultimi mesi era diventato ostile e
disarmonico.

La Sezione di __________ ha deciso di sospendere
l'assicurata dal diritto alle indennità di disoccupazione per 31 giorni a
decorrere dalla fine dell'attività lavorativa in quanto è disoccupata per
propria colpa ed ha disdetto il rapporto di lavoro senza previamente
assicurarsi un altro impiego.

Nell'atto di opposizione la Sig.na RI 1 indica
che in tutti questi anni di lavoro non ha mai dovuto ricorrere all'aiuto della
disoccupazione in quanto ha sempre fortunatamente trovato lavoro. Nel mese di
dicembre ha immediatamente iniziato le ricerche che purtroppo non hanno
fruttato un posto immediato ma per il 7 febbraio ha trovato un impiego. Infine
evidenzia che a causa della disarmonia creatasi presso l'__________, altri
dipendenti si sono visti costretti a dimissionare.

Da costante giurisprudenza federale si esige che
un assicurato mantenga il proprio posto di lavoro finché né abbia trovato un
altro anche malgrado il disaccordo con i colleghi di lavoro, la divergenza di
vedute con i superiori o se non ama il tipo di attività che è chiamato a
svolgere e non gradisce l'ambiente di lavoro. Analogamente il Tribunale
Federale ha già più volte affermato che un assicurato deve mantenere un posto
di lavoro adeguato fino al reperimento di un nuovo impiego anche se non ama il
tipo di attività che è chiamato a svolgere e non gradisce l'ambiente di lavoro.
L'assicurato deve dunque mantenere provvisoriamente il proprio impiego anche se
l'attività esercitata non corrisponde pienamente alle proprie aspettative ed ai
suoi desideri.

In considerazione di quanto sopra la Cassa non
può che confermare la decisione presa dalla Sezione di __________ e quindi la
sospensione del diritto alle indennità rimane a 31 giorni di disoccupazione
controllata." (Doc. A2)

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel
quale si è così espressa:

 

" 
(...)

Avevo iniziato a lavorare presso l'__________ di __________
in data 22.10.1997 e in data 29.10.2004 avevo inoltrato regolare disdetta per
il 31.12.2004.

 

Durante tutti questi anni di lavoro, eccetto gli
ultimi periodi lavorativi, non ho mai alcun problema nell'ambito dell'ambiente
lavorativo.

 

Purtroppo, in questi ultimi mesi oltre alla
sottoscritta, ci sono state altre tre partenze dall'__________. Sono
perfettamente a conoscenza che per me è impossibile dimostrare che all'interno
degli uffici in questione ci fosse un certo malcontento generale (mobbing???).

 

Visto quanto sopra vi chiedo egregi signori che
la decisione di opposizione sia annullata anche perchè mi sono iscritta in
disoccupazione in data 17.01.2005 chiedendo il pagamento dal 3.1.2005 e dal
7.2.2005 sono alle dipendenze dell'__________ di __________.

Vi faccio notare che per non approfittare della
disoccupazione ho accettato un contratto con un salario mensile di fr. 2'925.--
rispetto ai fr. 3'901.-- che percepivo.

 

Certa che da parte vostra vi sia la massima
comprensione della mia problematica e una certa riservatezza nel chiedere
eventuali informazioni su quanto avveniva all'interno del mio ex posto di
lavoro.

 

Come già fatto notare poco sopra la
disoccupazione non deve essere a me imputata in quanto mi sono impegnata a
reperire un posto di lavoro in modo celere affinché io potessi abbandonare al
più presto le liste della disoccupazione." (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 17 maggio 2005 la Cassa chiede di respingere il ricorso e osserva
in particolare:

 

" 
(...)

In conformità con quanto sopra riportato la Cassa
ha confermato la decisione presa dalla Sezione di __________ in quanto l'Assicurata
avrebbe potuto attendere il ritrovamento di una nuova occupazione prima di
interrompere il precedente rapporto di lavoro con un preavviso di disdetta.

A maggior ragione si evidenzia che dopo solo 1
mese e qualche giorno di disoccupazione l'assicurata ha trovato una nuova
attività, dimostrando di avere ottime possibilità di collocamento che si sono
concretizzate in brevissimo tempo.

Tali argomentazioni purtroppo non possono però
essere tenute in considerazione per un alleggerimento della decisione
intrapresa in quanto la legge non prevede collegamenti tra la sospensione del
diritto per essere disoccupati per propria colpa ed il periodo di permanenza in
disoccupazione dell'assicurata stessa.

 

A titolo abbondanziale rileviamo inoltre che
l'assicurata, è rimasta in disoccupazione per l'esattezza 25 giorni lavorativi
di cui 5 sono stati coperti dal periodo di attesa generale che deve essere
scontato da tutti gli assicurati che, senza figli a carico, hanno una guadagno
assicurato superiore a Frs. 3'000 al mese.

Ne deriva pertanto che anche una eventuale
penalità più mite comporterebbe un pagamento nullo o ridottissimo di indennità
spettanti all'assicurata oggetto del presente ricorso." (Doc. IV)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale
e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   L'assicurato
che è disoccupato per colpa propria è sospeso dal diritto a indennità (cfr.
art. 30 cpv. 1 lett. a LADI).

                                         E'
segnatamente senza lavoro per colpa propria l'assicurato che ha disdetto il
contratto di lavoro senza essersi preventivamente garantito un'altra
occupazione, a meno che non si potesse esigere che conservasse il suo posto di
lavoro primitivo (cfr. art. 44 lett. b OADI).

                                         Secondo costante
giurisprudenza federale non è più ragionevolmente esigibile la continuazione
del rapporto di lavoro, in particolare, quando l'occupazione è o è divenuta
inadeguata ai sensi dell'art. 16 LADI (cfr. STFA dell'8 ottobre 2004 nella
causa B., C 22/04; STFA del 24 febbraio 2003 nella causa G., C 170/02; DLA
1998, N. 9, consid. 2b, pag. 44 e DLA 1986 N. 23, pag. 90 e N. 24, consid. 2,
pag. 95).

                                         La costante giurisprudenza
del Tribunale Federale delle Assicurazioni (TFA) esige invece che un assicurato
mantenga il proprio posto di lavoro finché ne abbia trovato un altro anche
malgrado il disaccordo con i colleghi di lavoro, la divergenza di vedute con i
superiori o l'intimazione di una multa disciplinare da parte del datore di
lavoro (cfr. DLA 1953 N. 80, DLA 1954 N. 33; DLA 1968 N. 10, DLA 1976 N. 4; DLA
1976 N. 18; DLA 1977 N. 8; DLA 1986 N. 23).

                                         Analogamente, il TFA ha
già più volte affermato che un assicurato deve mantenere un posto di lavoro
adeguato fino al reperimento di un nuovo impiego anche se non ama il tipo di
attività che è chiamato a svolgere e non gradisce l'ambiente di lavoro (cfr. DLA
1986 N. 24: "Come un disoccupato non può rimandare l'accettazione di un
lavoro ritenuto adeguato a norma del diritto sull'assicurazione contro la
disoccupazione fin quando abbia trovato un'occupazione che gli sia gradita
sotto tutti i punti di vista - DLA 1982 N. 5 - tanto meno può essere
giustificato l'abbandono di un impiego adeguato per analoghi motivi
soggettivi").

                                         L'assicurato deve dunque
mantenere provvisoriamente il proprio impiego anche se l'attività esercitata
non corrisponde pienamente alle proprie aspettative ed ai suoi desideri
("in tempi di disoccupazione non è possibile realizzare tutti i propri
ideali", cfr. DLA 1977 N. 6, N. 13, N. 14, N. 31; DLA 1980 N. 43; DLA 1987
N. 1 e art. 16 cpv. 1 lett. b LADI).

 

                                         Nella già citata sentenza
dell'8 ottobre 2004 nella causa B., 

                                         C 22/04 l'Alta Corte si è
così espressa a proposito dell'art. 44 lett. b OADI:

 

"  (...)

Cette disposition réglementaire est compatible avec
l'art. 20 let. c de la Convention n° 168 de l'Organisation internationale du
travail (OIT) concernant la promotion de l'emploi et la protection contre le
chômage du 21 juin 1988 (ATF 124 V 234).

Aux termes de l'art. 20 let. c de cette convention,
les indemnités auxquelles une personne protégée aurait eu droit dans les
éventualités de chômage complet ou partiel, ou de suspension du gain due à une
suspension temporaire de travail sans cessation de la relation de travail,
peuvent être refusées, supprimées, suspendues ou réduites dans une mesure
prescrite lorsque, selon l'appréciation de l'autorité compétente, l'intéressé a
quitté volontairement son emploi sans motif légitime.

Il découle de l'art. 16 al. 2 phrase introductive
LACI qu'un travail qui  n'est pas réputé convenable est exclu de l'obligation
d'être accepté (ATF 124 V 63 consid. 3b et les références). Ainsi, il peut
arriver qu'un emploi qui répondait à tous les critères d'un travail convenable
à un moment donné perde cette qualité à la suite d'un changement de
circonstances. Dans une telle éventualité, on ne peut exiger d'un salarié qu'il
conserve son emploi sans s'être préalablement assuré d'en avoir obtenu un autre
et il ne sera donc pas réputé sans travail par sa propre faute (art. 44 al. 1
let. b OACI; SVR 1999 AlV n° 22 p. 53; DTA 1998 n° 9 consid. 2b p. 44).
(...)"

 

                                         Va ancora
precisato che la terza revisione della LADI  del 22 marzo 2002, in vigore dal
1° luglio 2003, non ha modificato il principio di sanzionare gli assicurati che
sono disoccupati per loro colpa, poiché, senza essersi preventivamente
garantiti un'altra occupazione, hanno disdetto il contratto di impiego, la cui
continuazione era ancora ragionevolmente esigibile, di cui agli art. 30 cpv. 1
lett. a LADI e art. 44 cpv. 1 lett. b OADI (cfr. Messaggio concernente la
revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28
febbraio 2001, FF N. 23 del 12 giugno 2001, pag. 2007). 

                                         Pertanto
resta valida la giurisprudenza elaborata al riguardo fino al 30 giugno 2003.

 

                               2.3.   La
seconda revisione della LADI del 23 giugno 1995 ha profondamente modificato la
disposizione legale relativa all'occupazione adeguata (art 16 LADI). 

                                         L’art 16 cpv. 1 LADI
prevede così che "al fine di ridurre il pregiudizio l'assicurato è tenuto
di norma ad accettare senza indugio qualsiasi occupazione".

 

                                         L'art. 16 cpv. 2 LADI
stabilisce poi che: 

 

" 
non è considerata adeguata e di conseguenza è esclusa dall'obbligo di
accettazione un'occupazione che:

a.    non è conforme
agli usi professionali e locali, in particolare alle condizioni dei contratti
collettivi o normali di lavoro;

b.    non tiene convenientemente
conto delle capacità e dell'attività precedente dell'assicurato;

c.    non è conforme
all'età, alla situazione personale o allo stato di salute dell'assicurato;

d.    compromette
considerevolmente la rioccupazione dell'assicurato nella sua professione, sempre
che una simile prospettiva sia realizzabile in tempi ragionevoli;

e.    è svolta in
un'azienda in cui non si lavora normalmente a causa di un conflitto collettivo
di lavoro;

f.      necessita
di un tragitto di oltre due ore sia per recarsi sul posto di lavoro, sia per il
rientro e che non offre la possibilità di un alloggio conveniente nel luogo di
lavoro o che, in questo secondo caso, rende notevolmente difficile
l'adempimento dell'obbligo di assistenza verso i familiari da parte
dell'assicurato;

g.    implica da parte
del lavoratore un tenersi costantemente a disposizione che supera l'ambito
dell'occupazione garantita;

h.    è svolta in
un'azienda che ha effettuato licenziamenti al fine di procedere a riassunzioni
o a nuove assunzioni a condizioni di lavoro considerevolmente più sfavorevoli;

i.      procura
all'assicurato un salario inferiore al 70 per cento del guadagno assicurato,
salvo che l'assicurato riceva prestazioni compensative giusta l'articolo 24
(guadagno intermedio); con il consenso della commissione tripartita, l'ufficio
regionale di collocamento può eccezionalmente dichiarare adeguata
un'occupazione la cui rimunerazione è inferiore al 70 per cento del guadagno
assicurato."

 

                                         (Per un
commento cfr.: Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marginale 234-250,
pag. 93-98; G. Gerhards, “Grundriss des neuen Arbeitslosenversicherungsrechts”,
Ed. Paul Haupt, Berna-Stoccarda-Vienna 1996, pag. 113-114, n° 92f; KIGA des
Kantons Aargau, "Arbeitslosenversicherung", Aarau, 1996, pag. 25-27,
vedi pure: DLA 2000 pag. 48; DTF 124 V 62 consid. 3b pag. 63 e DTF 122 V
41).           

 

                               2.4.   In una
sentenza del 5 aprile 2004 nella causa L., C 8/04 il TFA ha confermato una
sanzione di 34 giorni di sospensione inflitti ad un assicurato che aveva
lasciato un posto di lavoro, senza essersi previamente procurata un altro
impiego a seguito di rapporti tesi con i suoi colleghi di lavoro, che avrebbero
esercitato del mobbing nei suoi confronti.

                                         L'Alta
Corte ha al riguardo sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(...)

2.1  Der Versicherte bringt im Wesentlichen vor,
er sei von seinen Kollegen schikaniert und in seinen Augen gemobbt worden.
Obwohl er erst drei Tage an jenem Arbeitsplatz gearbeitet habe, hätten diese
von ihm verlangt, er müsse schon alles wissen; wenn er etwas gefragt habe, sei
er arrogant niedergemacht worden. Weiter macht er gesundheitliche Beschwerden
(Asthma) geltend, die sich durch das Mobbing akzentuiert hätten.

 

2.2  Ob die Fortführung eines
Arbeitsverhältnisses zumutbar war, beurteilt sich aufgrund der konkreten
Umstände des Einzelfalls.

 

2.2.1  Bezüglich des geltend gemachten Mobbing
ergibt sich aus den Akten, dass sowohl der Stellenvermittlerin (Firma
Y.________) als auch der Firma X.________ solche Vorwürfe nicht bekannt waren.
Selbst wenn mit dem Beschwerdeführer davon ausgegangen wird, dass auf
persönlicher Ebene zwischen ihm und seinen Kollegen erhebliche Spannungen
bestanden, reichen solche Schwierigkeiten rechtsprechungsgemäss nicht aus, um
den (vorläufigen) weiteren Verbleib an der Arbeitsstelle als unzumutbar
erscheinen zu lassen  (SVR 1997 ALV Nr. 105 S. 324 Erw. 2a mit Hinweis). Zwar
kann im Falle eines in ausgeprägtem Masse belasteten Betriebs- und
Arbeitsklimas aus medizinischen Gründen ein sofortiges Ausscheiden aus dem
Betrieb angezeigt sein, um schwerwiegende gesundheitliche Störungen abzuwenden
(Urteil D. vom 10. Februar 2003, C 135/02; vgl. Art. 16 Abs. 2 lit. c AVIG).
Solche Umstände ergeben sich jedoch nicht aus den Akten. Mit Zeugnis vom 5.
August 2003 bestätigte Dr. med. A.________, Allgemeine Medizin FMH, zwar, der
Versicherte  habe die Stelle bei der Firma X.________ Ende Mai 2003 aus
gesundheitlichen Gründen gekündigt, genauere Angaben könne Hausarzt Dr. med.
N.________ machen. Dr. med. N.________ attestierte zunächst eine von ca. 24.
bis 31. Mai 2003 bestehende vollständige Arbeitsunfähigkeit, führte aber auf entsprechende
Frage der Arbeitslosenversicherung am 30. August 2003 aus, das ärztliche
Zeugnis lediglich auf Ersuchen des Versicherten ausgestellt zu haben. Letzterer
sei im Mai 2003 gar nicht bei ihm in Behandlung gewesen, weshalb die
Arbeitsunfähigkeit nicht medizinisch habe überprüft werden können. Er habe dem
Beschwerdeführer nicht geraten, die Stelle aus gesundheitlichen Gründen aufzugeben.
Dr. med. W.________, FMH Innere Medizin, teilte der Arbeitslosenkasse mit
Schreiben vom 14. Oktober 2003 mit, der Versicherte habe ihn im März 2003
aufgesucht, wobei die pneumologische Beurteilung ein allergisches Asthma
bronchiale ergeben habe. Trotz  antiasthmatischer Behandlung habe mit einer
bleibenden Asthmaproblematik gerechnet werden müssen, weshalb Arbeiten in einer
Umgebung mit inhalativen Noxen in Form von Stäuben, Dämpfen oder Gasen zu
meiden seien. Angesichts des deutlich anstrengungsindizierten Asthmas seien
auch schwere körperliche  Belastungen nicht zumutbar. Dies habe er im März 2003
mit dem Versicherten besprochen. Gemäss seinen Aufzeichnungen sei aber im April
2003 ein Arbeitsabbruch nicht diskutiert oder beschlossen worden, auch wenn ein
solcher aus medizinischen Gründen sehr gut begründbar gewesen wäre. Mit Schreiben
vom 3. November 2003 präzisierte Dr. med. W.________, aufgrund der medizinischen
Untersuchung vom 20. März 2003 sei das Verbleiben an der  bisherigen
Arbeitsstelle medizinisch verantwortbar gewesen. Längerfristig habe er eine
Arbeitsstelle in einer Umgebung ohne inhalative Noxen empfohlen. 

Eine unmittelbare Arbeitsunfähigkeit habe er aber
nicht attestiert; die  fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses erachte er
als nicht indiziert.

 

2.2.2  Aus den Akten ergibt sich somit deutlich,
dass die aufgegebene Stelle nicht - wie vom Versicherten behauptet - aus
gesundheitlichen Gründen unzumutbar gewesen wäre. Die Vorinstanz ist daher zu
Recht von einer selbstverschuldeten Arbeitslosigkeit ausgegangen.

 

3.

3.1  Nach Art. 45 Abs. 3 AVIV liegt ein schweres
Verschulden vor, wenn der Versicherte ohne entschuldbaren Grund eine zumutbare
Arbeitsstelle ohne Zusicherung einer neuen aufgegeben oder eine zumutbare
Arbeit abgelehnt hat.

Schweres Verschulden führt zu einer Einstellung
in der Anspruchsberechtigung von 31 bis 60 Tagen (Art. 45 Abs. 2 lit. c AVIV).
Rechtsprechungsgemäss ist das Ermessen von Verwaltung und
Sozialversicherungsgericht nicht auf eine Einstellungsdauer im Rahmen eines
schweren Verschuldens beschränkt, sondern  lässt beim Vorliegen besonderer
Umstände auch eine mildere Sanktion zu (ARV 2000 Nr. 8 S. 42 Erw. 2c).

 

3.2 Der Beschwerdeführer sah sich an seinem
Arbeitsplatz keinen idealen Bedingungen ausgesetzt, indem das Verhältnis zu
seinen Kollegen offenbar von Beginn weg spannungsgeladen war. Angesichts der
Tatsache, dass lediglich ein zeitlich beschränktes Vertragsverhältnis vorlag
(zur strengeren Beurteilung der Zumutbarkeit bei befristeten Verträgen vgl.
Urteil D. vom 10. Februar  2003, C 135/02), stellen diese Schwierigkeiten
jedoch keine Ausnahmegründe  zur Regel des Art. 45 Abs. 3 AVIV dar (SVR 1997
ALV Nr. 105 S. 323). Die verfügte Einstellung in der Anspruchsberechtigung von
34 Tagen, somit im unteren Bereich des schweren Verschuldens, lässt sich im
Rahmen der  Ermessenskontrolle nicht beanstanden. (...)"

 

                                         In
un'altra sentenza del 12 aprile 2005 nella causa F. (C 185/04) il TFA ha
confermato una sospensione di 31 giorni ed ha in particolare rilevato:

 

"  (...)

3.2  Le recourant prétend que la continuation des
rapports de travail lui était devenu insupportable. Outre le refus de
l'employeur d'augmenter son salaire, l'inobservation des conditions
d'engagement et des promesses faites avait généré un climat que l'on pouvait
qualifier de mobbing avec vexation, humiliation et souverain mépris des efforts
entrepris; il reconnaissait néanmoins que son état de santé n'avait pas été
altéré au point de devoir suivre un traitement médical.

Des désaccords sur le montant du salaire ou un
rapport tendu avec des supérieurs ou des collègues de travail ne suffisent pas
à justifier l'abandon d'un emploi. Dans ces circonstances, on doit, au
contraire, attendre de l'assuré qu'il fasse l'effort de garder sa place jusqu'à
ce qu'il ait trouvé un autre emploi (Stauffer, Bundesgesetz über die obligatorische
Arbeitslosenversicherung und Insolvenzentschädigung, p. 41 ad art. 30 et les références;
SVR 1997 AlV n° 105 p. 323 consid. 2a; DTA 1986 n° 23
p. 90 consid. 2b). Par contre, on ne saurait en règle
générale exiger de l'employé qu'il conserve son emploi, lorsque les manquements
d'un employeur à ses obligations contractuelles atteignent un degré de gravité
justifiant une résiliation immédiate au sens de l'art. 337 CO (Rubin,
Assurance-chômage,  Droit fédéral, Survol des mesures de crise cantonales,
Procédure, Delémont 2005, p. 275; Munoz, La fin du contrat individuel de
travail et le droit aux indemnités de l'assurance-chômage, Lausanne 1992, p.
182).

En l'espèce, les motifs invoqués par le recourant,
qui relèvent pour

l'essentiel de divergences d'opinion entre lui et
son employeur, ne sont pas de nature à justifier qu'il fût mis fin aux rapports
de travail sans garantie d'un nouvel emploi. On ne saurait en particulier voir
dans les allégués du recourant un juste motif de résiliation. A cet égard,
l'accusation de mobbing n'est étayée par aucun indice pertinent. En réalité,
tout porte à croire que la continuation des rapports de travail restait
exigible de la part du recourant. Preuve en est le fait qu'il aurait été
disposé à travailler jusqu'à l'expiration du délai légal de congé si son
employeur ne lui avait pas demandé de quitter sur le champ son lieu de travail
après avoir été informé de la résiliation. (...)"

 

                               2.5.   Secondo
l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è determinata in base alla
gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al
massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.

                                         La
sospensione del diritto a indennità va da 1a 15 giorni in caso di colpa lieve,
da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di
colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).

                                         La sua
durata é determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI),
soggiace in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V
150).

                                         In virtù
dell'art. 45 cpv. 2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal
diritto all'indennità entro il termine quadro per la riscossione della
prestazione, la durata della sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45
cpv. 3 OADI stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato
senza valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha
rifiutato un lavoro idoneo.                                       

 

                                         In una
sentenza del 15 febbraio 1999 nella causa B., pubblicata in DLA 2000 N. 8, pag.
38, l'Alta Corte ha così riassunto la propria giurisprudenza sulla durata delle
sospensioni inflitte agli assicurati sulla base dell'art. 30 cpv. 1 lett. a
LADI ,in relazione con l'art. 44 lett. b OADI:

 

" 
c) Nach Art. 45 Abs. 3 AVIV (eingefügt mit der
auf den 1. Januar 1996 in Kraft getretenen Verordnungsänderung vom 11. Dezember
1995, AS 1996 295) liegt ein schweres Verschulden vor, wenn der Versicherte
ohne entschuldbaren Grund eine zumutbare Arbeitsstelle ohne Zusicherung einer
neuen aufgegeben oder eine zumutbare Arbeit abgelehnt hat. Bei schwerem
Verschulden dauert die Einstellung in der Anspruchsberechtigung 31 bis 60 Tage
(Art. 45 Abs. 2 lit. c AVIV in der ab 1. Januar 1997 gültigen Fassung, AS 1996
3071).

 

In einem nicht veröffentlichten Urteil U.
vom 9. November 1998, C 386/97, in dem es um die Ablehnung zumutbarer Arbeit
ging, hat des Eidgenössische Versicherungsgericht die Bestimmung von Art. 45
Abs. 3 AVIV als gesetzmässig qualifiziert und einen kantonalen Entscheid
aufgehoben, mit welchem die von der Verwaltung verfügte Einstellungsgrundes von
31 auf 28 Tage herabsetztet worden war. Der Begründung des Urteils ist
zu entnehmen, dass eine Einstellungsdauer von weniger als 31 Tagen im Rahmen
dieses Einstellungsgrundes generell unzulässig ist und sich das Ermessen von
Verwaltung und Sozialversicherungsrichter auf die Festsetzung einer
Einstellungsdauer zwischen 31 und 60 Tagen beschränkt. Demgegenüber hat das
Gericht im nicht veröffentlichten Urteil W. vom 16. September 1998, C 199/98,
in einem Anwendungsfall von Art. 44 Abs. 1 lit. b AVIV (Kündigung ohne
Zusicherung einer neuen Stelle) eine vom kantonalen Richter verfügte
Herabsetzung der Einstellungsdauer von 39 auf 25 Tage geschützt mit der
Feststellung, dass entschuldbare Gründe im Sinne von Art. 45 Abs. 3 AVIV
vorlägen. Dabei wurde berücksichtigt, dass die Kündigung des
Arbeitsverhältnisses während der Probezeit erfolgte. In gleichem Sinn war
bereits in dem in RJJ 1998 S. 213 publizierten Urteil B. vom 28. November 1997,
C 282/97, entschieden worden. Das Urteil U. vom 9. November 1998 hat an dieser
Rechtsprechung nichts geändert. Beim Einstellungsgrund der Auflösung des
Arbeitsverhältnisses ohne Zusicherung einer neuen Stelle kommt dem konkreten
Sachverhalt für die Verschuldensbeurteilung im Allgemeinen eine grössere
Bedeutung zu als bei der Ablehnung einer zugewiesenen zumutbaren Arbeit
(Art. 30 Abs. 1 lit. d AVIG) wo Tatsache und Schwere des Verschuldens meist
klar feststehen. Bei Einstellungen nach Art. 44 Abs. 1 lit. b AVIV kann
Art. 45 Abs. 3 AVIV lediglich die Regel bilden, von welcher beim Vorliegen
besonderer Umstände im Einzelfall abgewichen werden darf. Insoweit ist das
Ermessen von Verwaltung und Sozialversicherungsrichter nicht auf eine
Einstellungsdauer im Rahmen eines schweren Verschuldens beschrankt, sondern
lässt auch eine mildere Sanktion zu. Im übrigen fragt sich, ob ‑ unter
dem Titel der entschuldbaren Gründe ‑ nicht auch bei der Ablehnung
zumutbarer Arbeit Ausnahmen vorzubehalten sind, so wenn die Zumutbarkeit nach
den gesamten Umständen (Art der Tätigkeit, Entlohnung, Arbeitszeit etc.) nur
als Grenzfall zu bejahen ist. Dies kann im vorliegenden Fall indessen
offen bleiben." 

(cfr. DLA 2000 N. 8, consid. 2c,
pag. 41-42)

 

                                         Nel caso che era chiamato
a giudicare il TFA ha poi stabilito quanto segue:

 

" 
d) Hier geht es nicht um den klassischen, nach
der bisherigen Rechtsprechung in der Regel als schwer zu qualifizierenden Fall,
wo der Versicherte zunächst das Arbeitsverhältnis auflöst und sich erst
anschliessend um eine neue Stelle bemüht. Nach den glaubhaften und von der
Verwaltung nicht bestrittenen Angaben des Beschwerdeführers hat er die
bisherige Stelle auf den 11. Oktober 1997 gekündigt, nachdem ihm auf den 1.
November 1997 eine andere Stelle mündlich zugesichert worden war. Nach den
ebenfalls unbestritten gebliebenen Angaben des Beschwerdeführers ist das
Arbeitsverhältnis in der Folge nur deshalb nicht zustande gekommen, weil er
sich mit einer vom Arbeitgeber erst nachträglich verlangten Konkurrenzverbotsklausel nicht einverstanden erklären wollte. Indem der
Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf eine bloss mündliche Zusicherung hin
aufgelöst hat, verschuldete er die Arbeitslosigkeit nach dem Gesagten zwar
selbst. Es liegt jedoch kein schweres Verschulden im Sinne von Art. 45 Abs. 2
lit. c AVIV vor. In vergleichbaren Fällen wurde bisher auf ein mittelschweres
Verschulden erkannt (nicht veröffentlichtes Urteil B. vom 23. März 1983, C
16/82), was auch vorliegend als richtig erscheint. Es rechtfertigt sich daher,
die verfügte Einstellungsdauer ermessensweise von 33 Tagen auf 20 Tage
herabzusetzen." 

(cfr. DLA 2000, N. 8, consid. 2d, pag. 42-42)

 

                                         In una
sentenza del 2 marzo 1999 pubblicata in RJJ 1999 pag. 54 seg. il TFA ha inoltre
confermato una sospensione di 16 giorni inflitta ad un'assicurata che aveva
lasciato il suo impiego a seguito di problemi di salute provocati dalla
malattia di sua madre.

                                         In una
sentenza dell'8 aprile 1999, pubblicata in DLA 2000 N. 9, pag. 45, la nostra
Massima istanza ha ribadito che:

 

" 
(…) Zwar hat das Eidgenössischen
Versicherungsgericht im nicht veröffentlichten Urteil U. vom 9. November 1998
(C 386/97), in welchem es um die Ablehnung einer amtlich zugewiesenen
zumutbaren Arbeit von unbefristeter Dauer ging, ausgeführt, dass eine
Einstellung von weniger als 31 Tagen im Rahmen von Art. 45 Abs. 3 AVIV generell
unzulässig ist und sich das Ermessen von Verwaltung und
Sozialversicherungsrichter auf die Festsetzung einer Einstellungsdauer zwischen
31 und 60 Tagen beschränkt. Dagegen hat das Eidgenössische Versicherungsgericht
im nicht veröffentlichten Urteil B. vom 15. febbraio 1999 (C 226/98) unter
Hinweis auf die bisherige Rechtsprechung (nicht veröffentlichtes Urteil W. vom
16. September 1998 [C199/98] sowie in RJJ 1998 S. 213 publiziertes Urteil B.
vom 28.November 1997 [C 282/97]), an welcher das erwähnte Urteil U. nichts
geändert hat, entschieden, dass beim Einstellungsgrund der Auflösung des
Arbeitsverhältnisses ohne Zusicherung einer neuen Stelle dem konkreten
Sachverhalt für die Verschuldensbeurteilung im Allgemeinen eine grössere
Bedeutung zukommt als bei Ablehnung einer zugewiesenen zumutbaren Arbeit (Art.
30 Abs. 1 lit. d AVIG)), wo Tatsache und Schwere des Verschuldens meist klar
feststehen. Art. 45 Abs. 3 AVIV kann daher bei Einstellungen nach Art. 44 Abs.
1 AVIV lediglich die Regel bilden, von welcher beim Vorliegen besonderer
Umstände im Einzellfall abgewichen werden kann. Insoweit ist das Ermessen von
Verwaltung und Sozialversicherungsrichter nicht auf eine Einstellungsdauer im
Rahmen eines schweren Verschuldens beschränkt, sondern lässt auch eine mildere
Sanktion zu. Diese Überlegungen haben - unter dem Gesichtspunkt entschulbaren
Gründe - auch ihre Gültigkeit, wenn es - wie Hier - um die Ablehnung einer
(nicht amtlich zugewiesenen) zumutbaren Arbeit von bloss befristeter Dauer
geht. (…)." (cfr. DLA 2000, N. 9, consid. 4 b)aa),
pag. 50)

 

                                         In una
sentenza del 17 marzo 2003 nella causa J. (C 278/01), citata in RtiD I-2004
pag. 213 il Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato una
sospensione di 25 giorni inflitta ad un'altra assicurata che, senza essersi
previamente garantita una nuova occupazione, aveva lasciato il proprio posto di
lavoro oltre Gottardo per seguire il fidanzato - con il quale aveva convissuto
per tre anni -, trasferitosi in Ticino per intraprendere un'attività
professionale.

 

                                         In un'altra sentenza
dell'11 novembre 2003 (C 288/02) pubblicata in RtiD I-2004 pag. 212 l'Alta
Corte ha stabilito che deve essere fissata in 25 giorni la sospensione
concernente un'assicurata che, pendente la procedura di divorzio, ha
abbandonato senza aver previamente reperito un nuovo impiego, il suo posto di
lavoro in Svizzera interna, ritenuto ancora adeguato, per venire a vivere in
Ticino dove risiedono i suoi genitori - apparentemente non bisognosi
d'assistenza -, non documentando con attestati medici la necessità di lasciare
impellentemente il tessuto socio-lavorativo nel quale ha vissuto per molti
anni, né di prevenire un possibile esaurimento nervoso.

 

                                    Nonostante il
principio generale enunciato all'art. 45 cpv. 3 OADI, la giurisprudenza
federale appena citata ha dunque stabilito che,  trattandosi di un assicurato
che si licenzia senza essersi preventivamente procurato un nuovo posto di
lavoro, l'esame delle circostanze del caso concreto riveste un'importanza
fondamentale. Il potere di apprezzamento dell'amministrazione e dei tribunali
delle assicurazioni sociali nel decidere la durata di una sanzione non è dunque
limitato a quanto previsto in caso di colpa grave all'art. 45 cpv. 2 lett. c
OADI, bensì permette in taluni casi di infliggere anche penalità più miti (cfr.
RTiD I- 2004 pag. 212 seg.;  DLA 2000 pag. 41 seg.; DLA 2000 pag. 50; STFA
dell'11 novembre 2003 nella causa SECO c/ B.-D., C 288/02; STFA del 4 agosto
2003 nella causa SECO c/ S., C 221/02; STCA del 17 marzo 2003 nella causa SECO
c/ J., C 278/01).

 

                                    Ciò vale
peraltro anche per le sanzioni fondate sull’art. 30 cpv. 1 lett. d LADI (cfr.
DTF 130 V 125 seg. e D. Cattaneo, "Assicurazioni sociali : alcuni temi
d’attualità" in RtiD I-2004 pag. 215 seg.,in particolare pag. 237-239)

 

 

                               2.6.   Nella
presente fattispecie è incontestato che l'assicurata ha sciolto di propria
iniziativa il contratto di lavoro senza essersi preventivamente procurata un
altro impiego. 

                                         Essa deve
dunque venire sospesa dal diritto all'indennità di disoccupazione sulla base
degli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e 44 lett. b OADI, a meno che la prosecuzione
del rapporto di lavoro, almeno fino al reperimento di una nuova occupazione,
non fosse più ragionevolmente esigibile.

                                         Dagli
atti dell'incarto risulta che RI 1 ha lavorato presso l'__________ come
collaboratrice nel settore informazione dal 22 ottobre 1997 al 31 dicembre 2004
(cfr. Doc. 2, Doc. 3, Doc. 7).

                                         Nella
lettera di disdetta del 29 ottobre 2004 inviata al Direttore __________
l'assicurata si è così espressa:

 

" 
Sono passati ormai sette anni da quando, nel
mese di novembre dell'anno 1997, è iniziata la mia collaborazione con l'__________.

Durante questo periodo lavorativo ho avuto la
possibilità di perfezionare le mie conoscenze professionali, soprattutto grazie
alla varietà del lavoro propostomi.

Lavorare all'__________ è stata un'esperienza
fondamentale per la mia crescita lavorativa.

L'impegno, la serietà, la puntualità, la presenza
continua sono parti integranti della mia personalità così come l'innata
capacità di comunicare con il pubblico.

A retrospettiva di quanto fatto fino ad oggi sono
arrivata alla conclusione che è tempo di percorrere nuove strade, prefiggere
nuovi e stimolanti orizzonti che possano riportare giovamento a stimolo
personale alla mia sfera lavorativa.

All'interno del nostro organico non mi sono state
date le possibilità di evolvere maggiormente e, purtroppo, non mi è stato
concesso di dimostrare le mie veloci capacità di apprendimento in un campo
diverso da quello attuale.

Inoltro pertanto regolare disdetta del contratto
di lavoro per il prossimo 31 dicembre 2004.

Tengo a sottolineare che lascio il mio impiego
senza nessun rancore e che porterò sempre con me il bagaglio di esperienza che
l'__________ ha saputo offrirmi.

Voglia rilasciare per favore l'usuale attestato
di servizio." (Doc. 5)

 

                                         Nell'attestato di lavoro del
novembre 2004 il Presidente e il Direttore dell'__________ hanno in particolare
rilevato:

 

"  (...)

Conosciamo la signora RI 1 come una persona disponibile,
affidabile e puntuale. Ha sempre svolto il suo lavoro a nostra piena
soddisfazione dimostrando competenza, interesse e impegno.

Sono da sottolineare la sua spiccata predisposizione per il
contatto con gli ospiti e la sua presenza continua sul posto di lavoro."
(Doc. 6)

 

                                         Nelle sue osservazioni
alla Cassa di disoccupazione l'assicurata ha ancora così motivato la
rescissione del contratto di lavoro:

 

"  (...)

Era da sette anni che ero impiegata come collaboratrice
dell'ufficio informazione. Era un lavoro che mi è sempre piaciuto, ma purtroppo
non vedevo più nessuna possibilità di avanzamento e l'ambiente che si era
creato negli ultimi mesi era diventato ostile e disarmonico. Oltre a questo,
nel mondo del lavoro odierno un'esperienza lavorativa in vari settori e da vari
datori di lavoro è sempre più richiesta. Spinta dalla convinzione di poter
offrire le mie conoscenze al di fuori dell'__________, decisi di dare le
dimissioni per fine anno 2004.

Sono convinta che con le mie esperienze lavorative e le mie
conoscenze sia linguistiche che informatiche accompagnate dalla mia buona
volontà mi aiuteranno a trovare a breve termine un impiego che mi soddisfi
appieno." (Doc. 9)

 

                                         Nella sua opposizione
l'assicurata ha ancora aggiunto che:

 

"  (...)

Personalmente trovo ingiusto l'ammonimento inflittomi: a titolo
strettamente confidenziale la informo che, a causa della disarmonia creatasi
presso l'__________, altri dipendenti si sono visti costretti a dimissionare.
La mia richiesta di aiuto si limita al mese di gennaio, visto che, da febbraio
via, ho un nuovo impiego." (Doc. 11)

 

                                         Dalla documentazione
appena esposta emerge che la ricorrente ha principalmente sciolto il contratto
di lavoro in quanto cercava nuovi stimoli professionali, visto anche che presso
l'__________ si erano esaurite le possibilità di un avanzamento professionale.

                                         Questa legittima
aspirazione dell'assicurata non è tale, secondo la giurisprudenza federale, da
giustificare lo scioglimento del rapporto di lavoro. Come visto (cfr. consid.
2.2) l'assicurato deve mantenere provvisoriamente il proprio impiego anche se
esso non corrisponde (o non corrisponde più) ai propri desideri.

 

                                         Alla medesima conclusione
si deve giungere riguardo alle difficoltà riscontrate sul posto di lavoro che
"negli ultimi tempi era diventato ostile o disarmonico" e che avrebbe
portato alla partenza anche di altri collaboratori. Infatti, sempre secondo la
giurisprudenza federale, l'assicurato deve mantenere il proprio impiego anche
in caso di rapporti tesi con i superiori e i colleghi (cfr. consid. 2.2 e 2.4).

                                         D'altra parte l'assicurata
non invoca nessun motivo di salute (il quale peraltro dovrebbe essere adeguatamente
comprovato da certificati medici) alla base della disdetta del rapporto di
lavoro.

 

 

 

 

                                         In simili condizioni il
TCA ritiene che la prosecuzione, almeno temporanea del rapporto di lavoro (e
cioè fino al reperimento di un nuovo impiego), era ragionevolmente esigibile
dall'assicurata. 

                                         Di conseguenza, a ragione,
la Cassa l'ha sospesa dal diritto all'indennità di disoccupazione sulla base
degli art. 30 cpv. 1 lett.  a LADI e 44 lett. b OADI.

 

                                         A mente
del TCA non esistono inoltre motivi che giustificano una sanzione inferiore ai
31 giorni, per cui la decisione su opposizione deve essere confermata (cfr.
consid. 2.4; SVR 2005 ALV Nr. 3; STFA del 5 aprile 2004 nella causa L., C 8/04;
STFA del 5 maggio 2004 nella causa S., C 51/04; STFA del 30 settembre 2004
nella causa O., C 169/03; STFA del 12 ottobre 2004 nella causa L., C 228/02;
STFA del 16 febbraio 2005 nella causa B., C 212/04; STFA del 9 marzo 2005 nella
causa S., C 255/04; STFA del 31 gennaio 2005 nella causa S., C 165/03; STFA del
12 aprile 2005 nella causa F., C 185/04).

 

                                         Irrilevante
è in particolare il fatto che l'assicurata dal 7 febbraio 2005 ha ritrovato un
nuovo impiego. Infatti il TFA, in una sentenza pubblicata in DLA 1999 pag. 184
seg., confermando la giurisprudenza pubblicata in DTF 113 V 154, ha stabilito
che la durata della sospensione viene fissata esclusivamente in base alla colpa
e non in base alla durata effettiva della disoccupazione. Secondo l'Alta Corte
se la durata della disoccupazione, provocata dal comportamento colpevole,
determinasse o influenzasse la durata della sospensione, gli assicurati che per
caso ottengono rapidamente una nuova occupazione, sebbene siano altrettanto o
più responsabili della propria disoccupazione rispetto a coloro che non trovano
un nuovo lavoro a breve termine, verrebbero trattati meglio.

 

                                         Per
completezza va ancora aggiunto che il TFA, in una sentenza del 21 novembre 2001
nella causa I. (C 48/01), commentata criticamente dal Seco in Prassi ML/AD
2002/2 foglio 3, ha stabilito che deve essere ridotta l'entità di una sanzione
da infliggere ad un assicurato che non si annuncia immediatamente in
disoccupazione, in quanto non annunciandosi immediatamente alla disoccupazione
assume egli stesso una parte del danno.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti