# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e6b981ce-3217-5760-9dfd-7ea626e2342b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 07.09.2018 16.2016.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2016-16_2018-09-07.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2016.16

  	
  Lugano

  7 settembre 2018/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo 29 febbraio 2016 presentato da

 

	
   

  	
  dott. med. dent.  RE 1  

   

  
	
   

  	
  contro
  la sentenza del 10 febbraio 2016 emessa dal Pretore aggiunto del Distretto di
  Lugano, sezione 1, nella causa SE.2015.285 (mandato) promossa con petizione del
  28 luglio 2015 nei confronti di

  	 

 

	
   

  	
   CO
  1  

  (patrocinato dall'avv.   ),

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 23 maggio 2014 CO 1 si è rivolto al dentista RE 1 per dei
trattamenti consistiti per finire nella cura della radice di un incisivo e
nella posa di un impianto fisso in sostituzione dei denti dell'arcata destra superiore.
Il 20 gennaio 2015 il dentista ha trasmesso al cliente la sua nota professionale
di complessivi fr. 12 945.70 (n. 2907-01), con un saldo in suo favore
di fr. 9945.70. Tale importo è rimasto impagato.

 

                                  B.   Ottenuta
il 27 luglio 2015 l'autorizzazione ad agire (inc. CM.2015.358), con petizione
del 28 luglio 2015 RE 1 ha adito il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1,
per ottenere la condanna di CO 1 al pagamento di fr. 9945.70 oltre interessi
del 5% dal 20 febbraio 2015. All'udienza del 25 agosto 2015, indetta per il
dibattimento, il convenuto ha proposto di respingere la petizione. L'istruttoria,
cominciata il 19 ottobre 2015, è terminata il 4 dicembre successivo e alle
arringhe finali le parti hanno rinunciato limitandosi a memoriali scritti. Nei
loro rispettivi memoriali del 7 e del 18 gennaio 2016 le parti hanno riaffermato
le loro domande. 

 

                                  C.   Statuendo
il 10 febbraio 2016 il Pretore aggiunto, in parziale accoglimento della
petizione, ha obbligato CO 1 a versare all'attore di fr. 7754.75 più
interessi del 5% dal 2 aprile 2015. Le spese processuali, di fr. 500.–, sono
state poste per fr. 125.– a carico dell'attore e per fr. 375.– a carico
convenuto, al quale il primo è stato tenuto a rifondere fr. 350.– per
ripetibili ridotte. Il convenuto è stato astretto a rimborsare all'attore fr.
150.– quale quota delle spese giudiziarie della procedura di conciliazione.

 

                                  D.   Contro
la decisione appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 27
febbraio 2016 in cui chiede di obbligare il convenuto
a versargli ulteriori fr. 1252.55. Nelle sue osservazioni del 13 aprile 2016 CO
1 chiede in via principale di dichiarare il reclamo inammissibile e in via
subordinata di respingerlo.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni
emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di
controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con
reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella
fattispecie la decisione impugnata è stata notificata all'attore l'11 febbraio
2016. Introdotto il 29 febbraio 2016 (cfr. attestazione postale sulla busta d'invio
raccomandato), il reclamo è senz'altro tempestivo. 

 

                                   2.   Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata
l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente
errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di
cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale,
cantonale o estero – da parte della giurisdizione inferiore. Per quanto
concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione
limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in
modo mani-festamente errato (DTF 140 III 88 consid. 2.2 con rinvii).

 

                                   3.   Il
Pretore aggiunto, dopo avere qualificato come mandato la relazione contrattuale
sorta tra le parti, ha accertato che litigioso era l'ammontare della mercede pretesa
dal dentista. Ciò premesso, egli ha in sostanza accertato che l'accordo tra le
parti sul costo della cura era stato raggiunto sulla base di due preventivi del
18 giugno 2014 di complessivi fr. 10 754.75 “inerenti la posa di denti fissi e
non di una protesi mobile”, come espressamente richiesto dal convenuto. A suo
parere, l'accettazione di questi due preventivi da parte del convenuto “è
dimostrata dal fatto che egli si è sottoposto alla cura prevista negli stessi,
vale a dire l'applicazione dei denti fissi”. Per contro, egli ha soggiunto, le
parti non si erano accordate per un compenso forfettario di fr. 5122.55,
come sosteneva il convenuto, già per il fatto che il preventivo 13 ottobre 2014
si riferiva all'applicazione di una protesi mobile “rifiutata e dunque non era
voluta dal convenuto stesso”. 

 

                                   4.   RE 1 rimprovera al
Pretore aggiunto di avere ammesso la sua pretesa limitatamente a fr. 7754.75
trascurando che la somma era relativa alla sola “parte terapeutica” delle sue
prestazioni. Egli assevera che in occasione della prima visita del 23 maggio
2014 ha effettuato una terapia conservativa per attenuare il dolore di cui
paziente soffriva e ha eseguito altresì un'ortopantomografia per una valutazione
generale, il convenuto essendo intenzionato proseguire con la terapia. Tali
interventi, quantificati in fr. 504.–, esulavano dal preventivo per la cura definitiva
e vanno pertanto riconosciuti. Il reclamante evidenzia anche che durante una
visita del 30 maggio 2015 è stata effettuata “una visita approfondita e un'attenta
valutazione delle necessità terapeutiche come chiesto dal paziente”, ciò che
comporta un costo di fr. 73.05, mentre su richiesta del paziente ha “rimediato all'estetica
dell'incisivo centrale 12” per un costo di fr. 297.50. Egli afferma infine che
per tre volte il convenuto ha beneficiato dell'intervenuto di un'igienista dentale
per un costo di complessivi fr. 378.–. In sintesi, tutte queste
prestazioni non erano comprese nei due preventivi ma sono state effettuate come
cure d'urgenza.

 

                                   5.   Nelle sue
osservazioni CO 1 afferma che il reclamo è irricevibile per carenza di
motivazione. A suo parere l'attore si limita a elencare in modo generico le
prestazioni supplementari a quelle indicate nei preventivi del 18 giugno 2014
oltre a tre ‟non meglio contestualizzateˮ sedute dall'igienista,
senza quantificare l'importo totale richiesto né sostanziando le allegazioni.
Per di più, egli soggiunge, l'attore non spiega perché l'importo rivendicato in
seconda sede, di fr. 1252.55, sommato a quanto già riconosciuto dal primo
giudice di fr. 7754.75 per complessivi fr. 9007.30, diverge dalla
domanda iniziale di petizione di fr. 9945.70. Per l'opponente, inoltre, le domande presentate in questa sede sono nuove, e come
tali irricevibili, poiché davanti al Pretore aggiunto l'attore non ha mai
preteso che vi fossero delle prestazioni escluse dai preventivi del 18 giugno
2014 né le avrebbe elencate e nemmeno quantificate in dettaglio.

 

                                         a)   Ora,
che un reclamo debba essere “motivato” (nel senso del­l'art. 321
cpv. 1 CPC) non fa dubbio. Doglianze generiche e
recriminazioni di carattere generale sono quindi insufficienti per motivare un
reclamo. La motivazione di un reclamo, che ha esigenze equivalenti a quella di
un appello (sentenza del Tribunale federale 5D_190/2014 del 12 maggio 2015
consid. 2 con rinvii) dev'essere sufficientemente esplicita per permettere all'autorità
di secondo grado di comprenderla facilmente. In un reclamo non basta quindi
elencare possibili errori nei quali sarebbe caduto il primo giudice, ma – come
sopra esposto (v. consid. 2) – occorre spiegare almeno succintamente in cosa consista
l'errata applicazione del diritto e/o l'accertamento manifestamente errato dei
fatti e quale conseguenza ne derivi ai fini del giudizio. Un reclamo privo di conclusioni ricevibili – così come
un appello – può nondimeno risultare ammissibile se dalla sua motivazione,
eventualmente letta in parallelo con la decisione impugnata, emerge senza
equivoco che cosa il ricorrente intenda ottenere (DTF 136 V 135 consid. 1.2 con
riferimenti; RtiD I-2014 pag. 807 consid. 3d con rinvii). 

 

                                         b)   Nel caso specifico si può desumere dalla motivazione
del reclamo, invero succinta, che l'attore persegue il pagamento di parte della
nota d'onorario del 20 gennaio 2015 (doc. C) non riconosciuta integralmente in
prima sede, elencando dettagliatamente le prestazioni escluse dai preventivi che
ritiene che devono essere pagate oltre all'importo fatturato a titolo di preventivo.
Certo egli non ha indicato l'importo complessivo rivendicato, ma ai fini della
ricevibilità del rimedio, le conclusioni, lette nell'ottica della motivazione e
del rispetto del principio della buona fede, permettono una determinazione precisa
dell'importo richiesto (fr. 1252.55), seppure questo non
sia esposto in modo esplicito. Quanto alle singole censure, ciascuna di
esse sarà oggetto di una disamina particolareggiata.  

 

                                         c)   Per
il resto, già con la petizione l'attore chiedeva il pagamento di fr. 9945.70 riferendosi alla nota professionale n. 2907-01 del
20 gennaio 2015, la quale comprende chiaramente anche le prestazioni del 23 e del 30 maggio 2014 così come le prestazioni dell'igienista.
L'azione non verteva pertanto solo sul pagamento dell'importo preventivato il
18 giugno 2014. Per di più, al dibattimento del 25 agosto 2015, l'attore ha
confermato di avere effettuato altre prestazioni prima di quelle indicate nei
preventivi (verbale pag. 1 in fine). La pretesa del reclamante non è quindi nuova
né è fondata su fatti nuovi. 

 

                                   6.   In concreto, non è
revocato in dubbio che le prestazioni di un dentista intese come interventi
terapeutici sono da considerare appartenenti all'ambito del contratto di mandato
(DTF 110 II 375, consid. 1b; più recentemente: sentenza del Tribunale federale
4A_216/2016 del 26 settembre 2016 consid. 3.1;
v. anche CCR sentenza inc. 16.2011.66 del 9 marzo 2012 consid. 3). Le parti
possono liberamente decidere la remunerazione del mandatario prevedendo, in
particolare, un importo a corpo (forfait) che non dipende dal lavoro
effettivamente necessario ma che poi non potrà essere modificato, in tal caso
alla remunerazione si applica per analogia l'art. 373 cpv. 2 CO in merito alla
mercede prevista a corpo del contratto d'appalto (Werro in: Commentaire romand, 2ª edizione, n. 48 ad art.
394; Tercier/Bieri/ Carron, Les contrats
spéciaux, Basilea 2017, 5a edizione, pag. 658, n. 4597).

                                         

                                         a)   Il
reclamante, come si è detto, sostiene che l'importo di complessivi fr. 10 754.75
indicato nei preventivi del 18 giugno 2015 si riferiva al costo della ‟sola
parte terapeutica dei lavoriˮ, e non includeva “le altre prestazioni, le valutazioni
e le diagnosi effettuate il 23 e il 30 maggio 2014, così come l'intervento dell'igienista”,
poi riportate nella nota d'onorario del 20 gennaio 2015. 

 

                                         b)   Dagli
atti risulta che il primo preventivo del 18 giugno 2014 riguardava la ‟cura
radice dente 11ˮ (doc. C, 4° foglio) mentre il secondo, sempre del 18
giugno 2014, il ‟ponte sopra destraˮ, segnatamente i denti 11-17 (doc.
C, 5° foglio). Dalla nota professionale del 20 gennaio 2015 risulta però che
il 23 maggio 2014, in occasione della prima visita il dentista, dopo la “consultazione”,
è intervenuto sul dente 44 effettuando ‟applicazione diga, 4 o più
dentiˮ, ‟mordenzatura dello smaltoˮ ‟condizionamento
della dentinaˮ ‟composito 2 superfici, su premolareˮ e
‟ulteriore composito, 1 superficieˮ, ha effettuato una radiografia
del dente n. 12 e eseguito una ortopantomografia (doc. C, 1° foglio). Trattandosi
chiaramente di prestazioni effettuate prima dell'allestimento dei due preventivi
senza per altro essere in relazione con le cure poi oggetto degli stessi non è
dato di vedere perché non andrebbero riconosciute. Il convenuto, per altro, non
ha contestato l'esecuzione e la correttezza dell'intervento, limitandosi a lamentare
la mancanza di un avviso della commissione di vigilanza sanitaria “dal quale si
evinca che l'opera sia stata eseguita a regola d'arte e che l'importo fatturato
sia congruo” (verbale del 25 agosto 2015, pag. 3), dimenticando che tale commissione
verifica piuttosto competenze di natura disciplinare verificando
unicamente se l'operatore sanitario è incorso in un errore o una violazione dei
diritti del paziente ma non è competente per dirimere controversie di tipo
finanziario (risarcimento dei danni o contestazioni sull'onorario). Quanto alla
congruità dell'onorario, a fronte di una nota professionale dettagliata, non
basta una generica contestazione per imporre a un mandatario di dimostrare il
costo di qualsiasi prestazione da lui svolta.

 

                                                Relativamente
al costo dell'ortopantomografia al fine di una valutazione generale, il
paziente essendo ‟intenzionato a continuare i lavoriˮ, si tratta di
una radiografia panoramica delle
arcate dentarie che permette di avere un quadro generale dello
stato della dentatura e di capire così quale sia il trattamento da seguire. Non
si può pertanto ritenere che tale esame si riferisse alle sole cure oggetto dei
preventivi anche perché quel giorno il dentista ha proceduto alla cura di un
dente. Ne segue che la pretesa riferita alle prestazioni svolte il 23 maggio
2014, non comprese nei preventivi vanno ammesse per complessivi fr. 504.–.

 

                                         c)   Per
quel che riguarda le prestazioni eseguite il 30 maggio 2014, il dentista
sostiene che la visita era improntata alla valutazione delle necessità terapeutiche
del paziente e rileva altresì di avere rimediato “all'estetica dell'incisivo
centrale n. 12” per fr. 297.50. Che tale intervento sul dente n. 12 sia stato effettuato
non è contestato e, una volta di più, la prestazione esula dal lavoro relativo dell'impianto
dentario fisso di cui ai preventivi. Non vi sono ragioni per non riconoscere i
costi dell'intervento, tanto più che il lavoro è stato compiuto prima dell'allestimento
del preventivo.

 

                                         d)   Più
delicata è la questione di sapere se i costi della visita approfondita e dell'attenta
valutazione delle necessità terapeutiche, specificatamente effettuate ai fini
di diagnosi per poter stilare un preventivo e dare inizio alle cure sono
escluse dai preventivi. Ora, nell'ambito dell'appalto, la giurisprudenza ha già avuto modo di precisare che di regola un appaltatore non
può esigere un compenso per la redazione di un preventivo, nemmeno ove veda
affidare ad altri l'esecuzione dell'opera, salvo che la stesura del documento
gli abbia richiesto uno studio preliminare ben più ampio di quanto sarebbe
stato necessario per presentare una semplice offerta (DTF 119 II 43 consid. 2b).
Tale è il caso, in particolare, ove il preventivo abbia implicato l'elaborazione
di un progetto dettagliato, di rilevante portata tecnica, oppure ove i dati
contenuti nel preventivo potessero essere usati dal committente a fini personali
oppure il richiedente ne potesse trarre vantaggio (DTF 119 II 44 consid. 2d).
Principi del genere possono senz'altro essere applicati, per analogia, al
contratto di mandato in esame (v. RtiD II-2006 pag. 11 consid. 7).

 

                                               Ora
che nei preventivi non figurano le diagnosi e valutazioni preliminari
all'allestimento dei detti preventivi è vero. Sta di fatto che secondo gli usi
e in buona fede in un preventivo devono essere intesi compresi anche i costi di
allestimento dello stesso. Per di più il reclamante si
limita ad addurre generiche valutazioni e diagnosi senza pretendere che
i preventivi in esame abbiano richiesto uno studio di
eccezionale ampiezza. Il tutto senza dimenticare che, per finire, l'incarico è
stato conferito e le cure sono state prestate. Ne
segue che per le valutazioni e diagnosi per l'allestimento dei preventivi il
dentista non può ragionevolmente esigere compensi supplementari. Non
appare perciò manifestamente insostenibile ritenere, come implicitamente ha
fatto il Pretore aggiunto, che i preventivi effettuati dal dentista comprendessero
anche le valutazioni e diagnosi improntate all'allestimento del preventivo. La pretesa secondo cui i
costi di valutazioni e diagnosi possano essere fatturati oltre ai detti
preventivi cade perciò nel vuoto.

 

                                         e)   Quanto
alle prestazioni dell'igienista, dalla nota professionale risultano tre interventi
(il 30 maggio 2014 di fr. 126.–, il 15 luglio 2014 per fr. 151.20 e il 20
gennaio 2015 per fr. 151.20). Le prestazioni dell'igienista svolte contestualmente
e ai fini del lavoro svolto dal dentista tra il 15 luglio 2014 e il 20 gennaio
2015 non possono definirsi straordinarie o imprevedibili. Né il dentista
pretende che tale prestazione sia stata richiesta successivamente dal paziente.
Nell'allestire il preventivo l'attore non poteva disconoscere la necessità di
tale intervento e il paziente non poteva, in buona fede, prevederne il costo
aggiuntivo. Il reclamante non può ora pretendere di ottenere la rifusione da
parte del cliente.

 

                                               Diverso
è l'intervento del 30 maggio 2014, effettuato prima dell'allestimento del
preventivo e dell'inizio delle cure (giugno 2014), la prestazione, così come
quelle di quel giorno, esula dal preventivo sicché, una volta di più non vi sono
ragioni per disconoscere il costo di fr. 126.–. In definitiva il reclamo va parzialmente
accolto e soccorrendo le premesse dell'art. 327 cpv. 3 lett. b CPC, la
decisione impugnata va riformata nel senso che la pretesa di RE 1 va ammessa
per ulteriori fr. 927.50 oltre a quanto già riconosciuto dal Pretore aggiunto. 

 

                                   7.   Il reclamante chiede che infine che il convenuto “copra in
toto le tasse di giustizia e considerato che è solo ed esclusivamente per la
sua condotta che è stata intentata tale causa”. Così argomentando egli
disconosce che le spese giudiziarie sono ripatite secondo l'esito della
procedura (art. 106 cpv. 2 CPC). In concreto, l'azione è stata solo parzialmente
accolta sicché l'attore non può dirsi interamente vittorioso. Non soccorrono le
premesse per addebitare al convenuto l'integralità degli oneri processuali. 

 

                                   8.   Le
spese processuali del reclamo seguono la reciproca soccombenza (art. 106 cpv. 2
CPC). L'attore ottiene l'aumento dell'onorario ma non nella misura richiesta.
Si giustifica di addebitare un quarto degli oneri al reclamante e il resto all'opponente.
Quanto alle ripetibili, l'esito dell'appello ne giustificherebbe l'addebito a CO
1. Davanti a questa Camera tuttavia RE 1 ha proceduto da sé, senza far capo a
un patrocinatore. Né ha reso verosimile di aver dovuto sopportare costi particolari
o di avere subìto perdite di guadagno, ciò che potrebbe legittimare un'indennità
d'inconvenienza (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC). Egli va chiamato perciò a rifondere
alla controparte un quarto delle spese ripetibili da lei incontrate, calcolate
secondo la tariffa applicabile a un legale di fiducia (DTF 140 III 169 consid.
2.3 in fine).

 

                                         Il
pronunciato odierno impone anche di riformare il giudizio sugli oneri
processuali di prima sede, apparendo equo ridurre il
grado di soccombenza dell'attore da un quarto a un ottavo e di ridurre in tale
senso l'indennità per ripetibili ridotte a carico di lui fissata dal Pretore
aggiunto.

 

Per questi motivi,

 

 

decide:                     1.   Il
reclamo è parzialmente accolto e di conseguenza la
decisione impugnata è così riformata:

                                         1.   La petizione è
parzialmente accolta nel senso che CO 1 è obbligato a versare a RE 1 l'importo
di fr. 8682.25, oltre interessi del 5% dal 2 aprile 2015.

                                         2.   Le
spese processuali di fr. 500.–, da anticipare dall'attore, rimangono a suo carico per un ottavo e sono poste per sette ottavi a
carico del convenuto. L'attore rifonderà alla controparte fr. 75.– per
ripetibili ridotte. Il convenuto rimborserà all'attore fr. 180.– per parte
delle spese giudiziarie relative alla procedura di conciliazione. 

 

                                   2.   Le spese processuali del
reclamo di fr. 150.– sono poste per un quarto a carico di RE 1 e per tre quarti
a carico di CO 1. Il reclamante rifonderà alla controparte fr. 100.– per ripetibili
ridotte.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –
  dott. med.   ;

  –
  avv.   . 

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.