# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** de6e90c6-ca4b-525e-8e23-80defbca0b53
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.12.2010 32.2010.123
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-123_2010-12-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.123

   

  cr/DC/sc

  	
  Lugano

  14 dicembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 maggio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 aprile 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1965, in precedenza attivo in qualità di operaio e cameriere, in data 26
agosto 2002 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti, per le
conseguenze di un infortunio occorsogli nel 2001, a seguito del quale ha lamentato un trauma da schiacciamento al pollice e all’indice della mano
sinistra, con conseguente amputazione di quest’ultimo a livello
dell’articolazione metacarpo-falangeale (doc. 1/1-7).

 

                                         Alla
chiusura del caso, l’assicuratore LAINF, con decisione formale del 27 gennaio
2006, poi confermata con decisione su opposizione del 7 giugno 2006, ha riconosciuto all’assicurato una rendita di invalidità del 20% a decorrere dal 1° aprile 2005
e un’indennità per menomazione all’integrità del 10% (doc. 25/1-5 inc. LAINF).

                                         La
decisione su opposizione è cresciuta incontestata in giudicato. 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, con decisione del 22 febbraio 2006, l’UAI ha
ritenute adempiute le condizioni per beneficiare di un aiuto al collocamento,
accordando all’assicurato consulenza e sostegno nella ricerca di un impiego
(doc. 61/1-2).

                                         A seguito
della comunicazione del 4 aprile 2006 dell’assicurato di una totale incapacità
lavorativa a partire dal 1° gennaio 2006 a causa di un infortunio, con decisione del 5 aprile 2006, l’UAI ha stabilito che “il collocamento al momento non è
possibile”, indicando che “la sua pratica di collocamento sarà chiusa. Nel caso
in cui le condizioni dovessero modificarsi, potrà inoltrare una nuova richiesta
in forma scritta” (doc. 65-1).

 

                                         Ricevuto
lo scritto del 28 aprile 2006, con il quale l’assicurato chiedeva nuovamente un
aiuto al collocamento - dato che a partire da metà aprile 2006 era tornato
abile al lavoro al 50% (cfr. doc. 69-1) - con comunicazione dell’8 maggio 2006
l’UAI ha ritenuto ancora una volta adempiute le condizioni per beneficiare di
un aiuto al collocamento (doc. 71-1).

                                         

                                         Con
decisione del 14 giugno 2006, l’UAI - ritenuto che, secondo il SMR,
l’assicurato è stato inabile al lavoro al 100% dal 31 agosto 2001 al 31 marzo
2005 e al 50% dal 1° aprile 2005 al 30 aprile 2005, mentre a partire dal 1°
maggio 2005 riceve dalla __________ una rendita del 20% - ha attribuito all’assicurato
una rendita intera di invalidità (grado AI 100%) limitatamente al periodo
compreso fra il 1° agosto 2002 e il 30 aprile 2005, poi soppressa a partire dal
1° maggio 2005 a seguito del miglioramento delle condizioni di salute (doc.
77/1-8).

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1 (cfr.
doc. 80/1-2), con comunicazione del 28 agosto 2006 l’amministrazione, preso
atto della rinuncia dell’assicurato al collocamento in attesa della decisione
su opposizione, ha stabilito la chiusura della pratica di collocamento
dell’interessato (doc. 85-1).

                                         Con decisione
su opposizione del 24 luglio 2008, l’UAI ha poi annullato la decisione
impugnata, ritenendo necessario approfondire, tramite un accertamento
professionale, quali siano le attività esigibili dall’assicurato (doc. 92/1-6).
L’amministrazione ha così motivato la propria decisione:

 

" 
(…)

In sede di opposizione, spetta all’assicurato
presentare delle prove o perlomeno delle argomentazioni atte a giustificare una
differente valutazione delle circostanze.

 

Ora, le censure dell’opponente sono state
sottoposte (con quanto già agli atti) al giudizio del Servizio integrazione.

Il 15 luglio 2008 il secondo CIP incaricato ha
ritenuto vi siano i presupposti per scostarsi dalle precedenti valutazioni
economiche e meglio:

- “la valutazione effettuata dal servizio
integrazione nel corso del 2004 mi sembra piuttosto carente. Dopo un periodo di
accertamento presso la __________ (durata 3 mesi) non ha rilevato attività
adeguate (tutte le prove effettuate erano influenzate dal danno alla salute)”;

- “viene applicata una riduzione del 25% per
compensare l’influenza del danno alla salute. Tale valutazione è intuitiva e
non valutata approfonditamente (l’esecutore dell’accertamento non specifica
quale sia il rendimento)”;

- “a questo punto, a distanza di 7 anni
dall’infortunio a mio modo di vedere è necessario valutare più attentamente
quali siano effettivamente le attività adeguate. Di conseguenza risulta
necessario un periodo di accertamento professionale (…) con gli scopi:
determinare quali siano le attività nuovamente adeguate da parte
dell’assicurato; determinare la capacità lavorativa in tali attività”.

 

5. Non appare pertanto possibile escludere
un’errata valutazione del grado di invalidità da parte dello scrivente Ufficio.
La procedura amministrativa nell’ambito delle assicurazioni sociali è retta dal
principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono
essere accertati compiutamente d’ufficio dall’amministrazione.

 

In questo senso, la decisione impugnata deve
essere annullata affinché l’amministrazione, previo accertamento professionale,
si pronunci nuovamente sulle pretese dell’assicurato.” (Doc. 92-5) 

                                      

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti del caso, in particolare un accertamento professionale presso il
Centro d’accertamento professionale (CAP) di __________, con progetto di
decisione del 15 gennaio 2009 (doc. 105/1-3), poi confermato con decisione del
28 aprile 2009, l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita intera di
invalidità (grado AI 100%) limitatamente al periodo compreso fra il 1° agosto
2002 e il 30 aprile 2005 (tre mesi dopo la visita medica di chiusura presso la __________),
poi soppressa a partire dal 1° maggio 2005, “in quanto la percentuale di
invalidità successiva (20%) non dà più diritto a questo tipo di prestazioni da
parte del nostro Ufficio” (doc. A). L’UAI ha inoltre indicato di rimanere a
disposizione, su espressa richiesta scritta dell’assicurato, per accordare un
aiuto al collocamento (doc. A).

                                         Tale
decisione, pur recando la data del 28 aprile 2009, è stata inoltrata dalla
competente Cassa di compensazione al patrocinatore dell’assicurato solo il 23
marzo 2010 (cfr. doc. 127-1, doc. 128-4, doc. 131-1).

 

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA
1, ha presentato un ricorso al TCA, chiedendo che la decisione impugnata venga annullata,
gli atti rinviati all’amministrazione per effettuare nuovi accertamenti medici,
fermo restando che “è in tutti i casi riconosciuta una mezza rendita di
invalidità a far tempo dal 1° gennaio 2006” (doc. I).

                                         Sostanzialmente
il patrocinatore ha contestato che l’assicurato possa svolgere, a tempo pieno,
un’attività leggera adeguata, come indicato dall’assicuratore LAINF, dato che
“non vi è un solo esempio di un’attività che possa essere svolta”.

                                         L’avv. RA
1 ha contestato che esista una attività adeguata, che possa essere ritenuta
esigibile dall’interessato in quanto rispettosa delle sue limitazioni funzionali,
sottolineando come “tutte le attività con la mano sono o impossibili o
nettamente compromesse. Orbene ci si dica come può essere esigibile un’attività
leggera se la forza, l’agilità, l’esecuzione e la funzione a pinza sono tutte
indistintamente nettamente compromesse”.

                                         Il
patrocinatore ha inoltre contestato la valutazione economica eseguita
dall’amministrazione, criticando in particolare il riferimento ai dati
statistici nella determinazione del reddito da invalido. Secondo il legale, al
contrario, l’amministrazione avrebbe dovuto fondarsi su “dati disponibili,
sulla base delle DAP più prossime all’attività confacente da invalido al signor
RI 1”, applicando poi le dovute riduzioni (doc. I).

 

                               1.4.   In data 10
maggio 2010 il TCA ha invitato l’UAI ad accertare presso la Posta la data
esatta in cui l’interessato ha ricevuto la decisione impugnata (doc. III).

 

                               1.5.   Con la
risposta di causa l’Ufficio AI - dopo avere espressamente indicato che la
decisione del 28 aprile 2009 è stata intimata al rappresentante legale, tramite
invio raccomandato, soltanto in data 23 marzo 2010 e avere ribadito che
dall’accertamento professionale eseguito presso il CAP è emerso che
l’assicurato è da considerare abile al lavoro al 100% con rendimento pieno in
una serie di attività - ha confermato la propria decisione, postulando la
reiezione del ricorso (doc. V). 

 

                               1.6.   Dopo avere
ottenuto dal TCA alcune proroghe del termine per presentare eventuali altri
mezzi di prova (cfr. doc. VIII, doc. X e doc. XII), con scritto del 7 ottobre
2010, il patrocinatore ha trasmesso al TCA un rapporto medico redatto dallo
psichiatra curante dell’interessato, chiedendo che la decisione impugnata venga
annullata e l’incarto rinviato all’amministrazione perché esegua i necessari
accertamenti di natura psichiatrica, dato che “l’incarto della __________, sul
quale l’UAI ha poggiato per intero la propria valutazione, è silente
sull’aspetto psichiatrico, neppure lo valuta”(doc. XIV + B). 

                               1.7.   Con
osservazioni del 15 novembre 2010, l’UAI, ritenendo che -sulla base delle
annotazioni mediche del SMR, al quale è stato sottoposto per una presa di
posizione il referto dello psichiatra curante dell’’interessato - la nuova
documentazione medica non modifica le conclusioni su cui era fondata la
decisione impugnata, ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (doc. XVII
+ bis).

 

                                         La presa
di posizione dell’amministrazione è stata trasmessa all’assicurato (doc. XVIII),
per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                      

                               2.2.   Preliminarmente
va osservato che, con la risposta di causa, l’UAI ha indicato di avere intimato
la decisione impugnata, datata 28 aprile 2009, al rappresentante legale
dell’assicurato per raccomandata soltanto in data 23 marzo 2010 (cfr. doc. V).

 

                                         Per
l’art. 60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione o della decisione contro cui l’opposizione è
esclusa. Il cpv. 2 prevede che gli articoli 38-41 sono applicabili per
analogia.

 

                                         Nel
caso di specie, il TCA rileva che nonostante la decisione impugnata sia datata 28 aprile 2009, l’UAI ha
riconosciuto di avere provveduto alla trasmissione della stessa al
patrocinatore dell’interessato tramite invio raccomandato solo in data 23 marzo
2010. La questione non necessita quindi di ulteriori approfondimenti.

                                         Non
essendo in discussione la
tempestività del ricorso del signor RI 1, il TCA può
pertanto entrare nel merito dell’impugnativa.

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore
dal 1° gennaio 2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.5.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.6.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que
le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble
de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale
importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de
reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la
fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions
sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence
des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à
une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise
du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne
laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé
qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.7.   Nella
decisione del 28 aprile 2009, l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurato una rendita intera di invalidità dal 1° agosto 2002 al 30 aprile
2005, sopprimendola poi a partire dal 1° maggio 2005, ritenuto che
dall’accertamento professionale disposto presso il CAP è emerso che l’interessato,
che non è affetto da patologie extra-infortunistiche, presenta, come già
stabilito dall’assicuratore infortuni, una capacità lavorativa del 100% in
attività adatte, rispettose delle sue limitazioni funzionali.

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.4.,
2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI
1 a fare tempo dal 1° maggio 2005.

 

                               2.8.   Nel caso di
specie, l’UAI ha fondato, dal profilo medico, la propria decisione di attribuire
all’assicurato una rendita intera di invalidità dal 1° agosto 2002 al 30 aprile
2005, sopprimendola poi a partire dal 1° maggio 2005, sulla valutazione medica
effettuata dal dr__________ del Centro di accertamento professionale CAP di __________.

Nel rapporto del 13 novembre 2008, il dr. __________,
ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “trauma da
schiacciamento importante della mano sinistra con esiti di operazione per
frattura aperta da schiacciamento dislocata F1 pollice e D2 mano sinistra,
sutura tendine estensore D2 (28.8.2001), esiti di amputazione-esarticolazione
D2 mano sinistra all’articolazione metacarpo-falangea (19.9.2001), esiti di
plastica di assottigliamento mano sinistra con resezione subtotale carpo
metà-carpo II raggio, osteosintesi e plastica dispongiosa pollice sinistro
(20.03.02)”, mentre quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
quelle di “reazione depressiva prolungata (2003); impingement sottoacromiale AC
spalla sinistra con stato da artroscopia, acromioplastica e resezione
acromioclavicolare spalla sinistra il 13.04.2007, dr. __________” (doc. 103-2).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato l’interessato “abile nella misura del 100% in attività adeguate
che non richiedono in modo particolare l’uso della mano sinistra specialmente
in lavori di forza; considerata inoltre la patologia alla spalla sinistra
emersa nel 2006 con conseguente intervento di acromioplastica e artropatia AC
nell’aprile 2007 saranno da evitare attività con braccia elevate al di sopra
dell’orizzontale delle spalle in modo prolungato” (doc. 103-3). 

 

Queste valutazioni del dr. __________ concordano
con quanto in precedenza considerato dai medici incaricati di valutare il caso
per conto dell’assicuratore infortuni.

Nel rapporto della visita medica di chiusura del
21 novembre 2002, il dr. __________, spec. FMH in chirurgia e medico di
circondario supplente dell’assicuratore LAINF, poste le diagnosi di “disturbi
funzionali alla mano sinistra dopo infortunio con una pressa il 28.8.2001 con
fratture aperte e dislocate della falange prossimale del pollice e del dito II;
stato dopo revisione della mano sinistra il 28.8.2001 con osteosintesi della
frattura con fili di Kirschner, sutura del tendine estensore del II dito,
revisione dei fascicoli vascolo-nervosi palmari al II dito della mano sinistra;
stato dopo necrosectomia e sutura al pollice e all’indice il 14.9.2001; stato
dopo amputazione ed esarticolazione del dito indice della mano sinistra
all’altezza dell’articolazione metacarpo-falangeale il 19.9.2001; stato dopo
asportazione del materiale di osteosintesi al pollice sinistro il 9.10.2001;
stato dopo plastica d’assottigliamento della mano sinistra con osteosintesi con
placca e trapianto di spongiosa al dito I il 20.3.2002 ”, ha considerato che l’interessato
“non è più in grado di lavorare come cameriere con questa mano. Dovrebbe fare
una riformazione professionale. Per la mano sinistra esiste un handicap di
diminuzione dell’agibilità, di diminuzione della forza rozza, diminuzione della
forza rozza per la presa tra il dito pollice e le dita III, IV e V, per la
diminuzione del vigore con successivamente stancabilità aumentata. Dovrebbe
essere riformato in una professione in cui l’agilità è meno importante che per
un cameriere.” (Doc. 3-7 inc. LAINF)

Nel rapporto della visita medica di chiusura del
2 febbraio 2005, il dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e medico
di circondario dell’assicuratore infortuni, poste le diagnosi di “importanti
disturbi funzionali alla mano sinistra dopo trauma da schiacciamento e stato da
artrodesi dell’interfalangea del pollice avvenuto il 20.3.2002; stato da
amputazione del II raggio della mano sinistra all’altezza dell’articolazione
carpo-metacarpea avvenuta il 19.9.2001”, si è così espresso a proposito
dell’esigibilità lavorativa:

 

" 
Complessivamente la mano sinistra risulta
menomata con un importante rallentamento delle funzioni. La forza è nettamente
diminuita, l’agilità è anche nettamente diminuita, così che risulta un netto
rallentamento nell’esecuzione anche di lavori leggeri che però necessitano
dell’aiuto della mano stessa. L’assicurato non può più utilizzare con la mano
sinistra oggetti vibranti o contundenti. La funzione a pinza è ancora
possibile, ma nettamente compromessa.” (Doc. 7-5 inc. LAINF)

 

Infine, nel rapporto concernente la visita medica
del 30 marzo 2006 - nell’ambito della valutazione dell’annuncio di una ricaduta
- il dr. __________, ribadite le diagnosi di “importanti disturbi funzionali
alla mano sinistra dopo trauma da schiacciamento e stato da artrodesi
dell’interfalangea del pollice avvenuto il 20.3.2002; stato da amputazione del
II raggio della mano sinistra all’altezza dell’articolazione carpo-metacarpea
avvenuta il 19.9.2001”, ha concluso:

 

" 
Non posso esprimermi sullo stato clinico della
mano sinistra nel periodo che intercorreva tra la prima visita del dr. __________
e la visita odierna in __________, posso però dire, senza ombra di dubbio, che
lo stato attuale della mano sinistra è praticamente sovrapponibile a quanto
constatato in occasione della visita medica di chiusura del 2.2.2005.

Anche a livello anamnestico le lamentele
dell’assicurato sono esattamente le stesse per cui, in data odierna, non
constato un peggioramento oggettivabile della situazione. Anche la presenza di
una veramente minima atrofia dell’arto superiore sinistro non depone per un
risparmio veramente importante di questo arto.

Ritengo quindi strano che il dr. __________s
abbia certificato un’inabilità lavorativa del 100% a partire dal 30.1.2006, non
avendo però visitato il paziente in quella occasione non posso pronunciarmi su
un eventuale peggioramento passeggero. 

In ogni caso, a partire da oggi, fa di nuovo
stato la capacità lavorativa nella misura della rendita in quanto non vi è
nessun cambiamento clinico oggettivabile rispetto alla visita medica di
chiusura del 2.2.2005.” (Doc. 66-5)

 

                               2.9.   In corso di
causa l’assicurato ha contestato la decisione del 28 aprile 2009 dell’UAI,
producendo, a comprova delle sue allegazioni, un referto medico, datato 5
ottobre 2010, del dr. A. __________, specialista FMH in psichiatria e
psicoterapia, del seguente tenore:

 

" 
Seguo il paziente succitato dal 24.3.2004 a
tutt’oggi.

 

La diagnosi è F34.1 Distimia (in personalità con
tratti paranoidi). Questo disturbo causa notevoli menomazioni nel funzionamento
globale e incide sulla capacità lavorativa. Il paziente presenta facile
affaticamento, perdita di energie e di autostima, sensazione di inadeguatezza,
difficoltà di concentrazione, talvolta sentimenti di disperazione. I contatti
interpersonali sono difficoltosi ed è difficile la comprensione con la moglie e
i figli. La sua produzione verbale è scarsa, la comprensione è dubbia (anche
nell’ambito terapeutico, sebbene parlo la stessa lingua). Sono stati osservati
i periodi con un’intensa disforia, reazioni di rabbia sproporzionate, la
tendenza di isolamento sociale, talvolta deliri di gelosia.

 

La malattia è cronica ed è classificata tra le
sindromi affettive persistenti. La capacità lavorativa attuale è di 50%. Dopo
lunghi anni di inattività, il paziente è riuscito a trovare un impiego al 50%
nel mese di giugno 2009. Non essendoci alcuna attività per ben otto anni ed
essendo presenti le conseguenze dell’infortunio, è molto difficile esprimersi sulla
percentuale dell’incapacità lavorativa nel passato dal punto di vista
psichiatrico.

 

La prognosi è incerta. Ci sono buone speranze che
il paziente possa mantenere l’attuale capacità.” (Doc. B) 

 

Al riguardo, nelle annotazioni del 20 maggio
2010, il dr. __________ del SMR, specialista FMH in medicina generale e la
dr.ssa __________i, psichiatra del SMR, hanno osservato:

 

" 
Assicurato nato nel 1965, cameriere e operaio
addetto alla raccolta di rifiuti.

28.8.2001: trauma da schiacciamento mano sinistra
(__________) con conseguente quadro ansioso-depressivo

 

2004 Accertamento __________

 

2.2.2005 visita di chiusura della __________:
abile in attività adatta dal 1.4.2005, rendita __________ 20%

 

Decisione UAI: grado AI 100% dal 1.8.2002 al
30.4.2005

 

Segue decisione di collocamento 

 

IL 100% dal 30.1.2006 per infortunio (ricaduta), __________
chiude nuovamente per il 30.4.2006

 

Decisione UAI 14.6.2006: rendita limitata nel
tempo

 

Sentenza TCA del 30.7.2007 (__________): ricorso
accolto, rinvio per accertare se la moglie non poteva lavorare per accudire il
marito

 

2008 Si propone nuovo accertamento professionale __________

 

Decisione 28.4.2009: grado AI 100% dal 1.8.2002
fino al 30.4.2005

 

Ricorso:

 

viene presentato certificato dr. __________
5.10.2010

-         
assicurato in cura dal 24.3.2004, con diagnosi
di distimia F34.1

-         
viene attestata IL 50% (assicurato ha trovato un
impiego al 50% fa giugno 2009)

-         
viene indicato che è molto difficile esprimersi
sulla percentuale dell’incapacità lavorativa nel passato dal punto di vista
psichiatrico.

 

La patologia psichiatrica non era mai stata fino
ad ora citata in causa come influente sulla capacità lavorativa nonostante
venga dichiarata ora una presa a carico dal 2004 da parte del dr. __________.

Lo psichiatra curante non si esprime sull’influenza
medico teorica che questa abbia potuto avere in passato nonostante lo abbia in
cura dal 2004, mentre ora attesta una IL del 50% attuale.

L’attuale documentazione non modifica le
conclusioni su cui si era fondata la decisione AI.” (Doc. XVII/bis)

 

                             2.10.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). 

                                         Spetta
in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228
seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si
ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le
cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause
les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée
dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4
p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I
514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée
par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du
seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.
Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert.(…)”

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                             2.11.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo Tribunale non può confermare l’operato dell’amministrazione,
in quanto le patologie dell’interessato e l’influsso che le stesse hanno sulla
sua capacità lavorativa residua non sono state sufficientemente chiarite.

 

                                         Se è
vero, infatti, che dal profilo somatico il dr. __________ ha potuto confermare
l’esistenza di una capacità lavorativa completa dell’assicurato in attività
adeguate, come già precedentemente valutato in ambito infortunistico, va
tuttavia sottolineato che l’assicurato è affetto anche da patologie
extra-infortunistiche, segnatamente di natura psichiatrica, che non sono state
approfondite dall’amministrazione.

 

L’UAI ha infatti ritenuto che l’assicurato non
presentasse patologie di ordine psichiatrico, sulla base di quanto attestato
dal dr. __________ del SMR nella “proposta medico” del 2 settembre 2003 (nel
quale ha indicato che “per la parte psichiatrica ho rivalutato il rapporto del
dr. __________ psichiatra (che conosce l’assicurato dal 12.3.2003) che considera
apparentemente limitanti solo la parte somatica mentre auspica una
reintegrazione professionale alquanto prima”, cfr. doc. 25-1) e di quanto
indicato dal dr. __________ nel rapporto concernente l’accertamento
professionale svolto presso il Centro di accertamento professionale CAP di ____________________
(cfr. doc. 103-2, nel quale il dr. __________ ha indicato, quale diagnosi senza
ripercussione sulla capacità lavorativa, quella di “reazione depressiva
prolungata) .

                                         Il TCA
non può concordare con queste valutazioni.

                                         Innanzitutto,
questo Tribunale rileva che dopo la “proposta medico” del dr. __________ del
SMR del 2 settembre 2003, l’UAI non si è più preoccupato dell’aspetto medico
relativo all’assicurato, ma ha concentrato la propria attenzione esclusivamente
sull’ambito professionale, predisponendo un accertamento professionale presso
il CAP di __________.

                                         A
proposito della rilevanza da attribuire alla valutazione dell’abilità
lavorativa enunciata dai consulenti per l’accertamento, questa Corte sottolinea
che, in una sentenza 8C_547/2008 del 16 gennaio 2009 consid. 4.2.1, il
Tribunale federale ha stabilito che una valutazione della capacità funzionale
(EFL) non è idonea (e, a maggior ragione, non lo è una valutazione effettuata
presso il Centro di accertamento professionale di __________) a stimare le
capacità cognitive sul posto di lavoro e a oggettivare impedimenti funzionali
riconducibili a patologie che non interessano l’apparato locomotorio,
come è incontestabilmente il caso nella presente fattispecie.

 

                                         Inoltre,
il TCA sottolinea che, in corso di causa, l’assicurato ha prodotto un referto
medico del 5 ottobre 2010 redatto dal suo psichiatra curante, dr. __________,
il quale, posta la diagnosi di “distimia in personalità con tratti paranoidi
(F34.1)”,  ha attestato un’incapacità lavorativa del 50% (doc. B).

                                         Per costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali
valuta la legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di
fatto esistente al momento in cui essa venne emanata, quando si ritenga che
fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento
retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR 2003 IV n. 25
consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V
366 consid. 1b).

                                         In concreto, il referto del dr. __________ del 5 ottobre 2010 (doc. B) è
successivo alla decisione impugnata: esso va tuttavia preso in considerazione,
dato che il dr. __________ ha sottolineato di avere in cura l’assicurato fin
dal mese di marzo 2004 (doc. B).

                                         Pertanto,
potendo questo referto permettere di accertare lo stato di salute
dell’assicurato antecedente al provvedimento contestato, tale rapporto è
rilevante ai fini del presente giudizio. Esso è suscettibile di mettere in
evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione precedente la
decisione impugnata (cfr. STFA U
299/02 del 2 settembre 2003).

 

Il dr. __________ ha considerato l’assicurato
affetto da “distimia in personalità con tratti paranoidi (F34.1)” (doc. B).

A fronte di tale referto redatto dallo psichiatra
curante, il dr. __________ e la dr.ssa __________ del SMR, nelle loro
annotazioni del 26 ottobre 2010, si sono limitati ad indicare che “la patologia
psichiatrica non era mai stata fino ad ora citata in causa come influente sulla
capacità lavorativa nonostante venga dichiarata ora una presa a carico dal 2004
da parte del dr. __________”, aggiungendo che “lo psichiatra curante non si
esprime sull’influenza medico-teorica che questa abbia potuto avere in passato
nonostante lo abbia in cura dal 2004, mentre ora attesta una incapacità
lavorativa del 50% attuale” e concludendo che “l’attuale documentazione non
modifica le conclusioni su cui si era fondata la decisione AI” (doc. XVII/bis).

 

                                         Il TCA
non può concordare con queste considerazioni dei medici del SMR. 

                                         Essi
hanno infatti considerato che la patologia psichiatrica attestata dal dr. __________
non influisca sulle conclusioni su cui era fondata la decisione impugnata,
senza tuttavia spiegare le ragioni di tale apprezzamento.

                                         Alla luce
della certificazione di una presa a carico specialistica fin dal 2004, i medici
del SMR avrebbero dovuto quantomeno approfondire l’aspetto psichiatrico. Tale
soluzione si giustifica tanto più se si pone mente al fatto che nella proposta
medico del 2 settembre 2003 il dr. __________ del SMR aveva già indicato di
avere “rivalutato il rapporto del dr. __________ psichiatra (che conosce
l’assicurato dal 12 marzo 2003) che considera apparentemente limitanti solo la
parte somatica” (doc. 25-1).

                                         In
assenza di ulteriori approfondimenti psichiatrici successivi a tale data e alla
luce di quanto attestato dallo psichiatra curante, il TCA ritiene di non
potere, in mancanza di ulteriori accertamenti specialistici, stabilire con
sufficiente tranquillità se
l’insorgenza dei disturbi di carattere psichiatrico, con influsso sulla
capacità lavorativa residua dell’interessato, segnalati dal dr. __________, sia
intervenuta già prima dell’emissione della decisione impugnata oppure no. 

                                         

                                         Gli atti
vanno quindi rinviati all’UAI affinché faccia allestire una perizia
psichiatrica al fine di chiarire sia l'aspetto diagnostico, sia le
ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del ricorrente.

                                         In tale
contesto, dovrà in particolare essere approfondita la patologia che affligge
l’interessato – definita dal dr. __________ come “F34.1 distimia in personalità
con tratti paranoidi” (cfr. doc. B) - al fine di determinare se la stessa può
essere considerata invalidante, come ritenuto dallo psichiatra curante, oppure
no.

 

                                         A tale
riguardo, il TCA ricorda che, secondo la giurisprudenza federale, la diagnosi di distimia non è, in quanto tale,
invalidante, essa può tuttavia essere considerata invalidante quando è
associata ad altri disturbi gravi della personalità.

 

                                         Ad
esempio in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, il Tribunale federale ha
sviluppato le seguenti considerazioni a proposito della distimia:

 

"  (…)

4.2 In questo contesto,
il Tribunale cantonale ha giustamente esplicitato il concetto per cui un
disturbo psichico non deve necessariamente provocare un’incapacità lavorativa
invalidante. Ciò vale in particolare nel caso – come quello di specie – in cui
la diagnosi pronunciata mette in evidenza un danno di lieve entità.

 

4.3 Secondo il sistema di classificazione ICD-10
convenzionalmente utilizzato, la distimia configura una depressione cronica
dell’umore che non è sufficientemente grave o nella quale singoli episodi non
sono sufficientemente prolungati da giustificare una diagnosi di sindrome
depressiva ricorrente grave, di media gravità o lieve (cifra F34.1). A tal
riguardo il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha già avuto modo di
affermare a diverse riprese che una distimia non esplica di principio – a
seconda delle circostanze – effetti invalidanti (sentenze I 938/05 del 24
agosto 2006, consid. 4.1 e 5; I 834/04 del 19 aprile 2006, consid. 4.1; I
488/04 del 31 gennaio 2006, consid. 3.3). Tale conclusione, che si fonda su
osservazioni medico-empiriche e che pertanto costituisce una questione
giuridica, non ha però valore assoluto. Un disturbo distimico può nel singolo
caso pregiudicare notevolmente la capacità lavorativa se è associato ad altre
diagnosi, come ad esempio a un disturbo serio della personalità (sentenza I
653/04 del 19 aprile 2006, consid. 3). Se per contro lo stato psichico
evidenzia “unicamente” una distimia, ciò può anche comportare una riduzione
dell’attitudine al lavoro, ma non determina, in quanto tale, un danno alla
salute ai sensi di legge (SVR 2008/IV no. 8 pag. 23, consid. 3.3.1 [I 649/06])."

 

                                         Nella sentenza cantonale
del 10 marzo 2008 (inc. 32.2007.158), il TCA aveva rammentato le
caratteristiche della distimia, e meglio:

 

" 
F34.1  Distimia

 

Si tratta di una depressione cronica del tono dell'umore,
della durata di almeno alcuni anni, che non è sufficientemente grave, o nella
quale i singoli episodi non sono sufficientemente prolungati da giustificare
una diagnosi di sindrome depressiva ricorrente grave, di media gravità o lieve
(F33.-).

 

●  Nevrosi depressiva

●  Disturbo di personalità depressivo 

Depressione nevrotica 

Depressione ansiosa persistente

Esclude:
depressione ansiosa (lieve o non persistente)

(F41.2)

 

Note diagnostiche

Sebbene gli attuali sintomi non giustifichino una
diagnosi di sindrome depressiva, una diagnosi di distimia può essere ancora
posta se ciò si è verificato in passato, particolarmente dall'esordio della
malattia. Il bilancio tra le singole fasi di depressione lieve e i periodi intervallari
di relativa normalità è molto variabile. La distimia ha molto in comune con i
concetti di nevrosi depressiva e di depressione nevrotica.

 

 

DCR-10

 

A.   Vi
deve essere un periodo di almeno due anni in umore depresso costante o
costantemente ricorrente. I periodi intervallari di umore normale durano
raramente più di qualche settimana e non vi sono episodi ipomaniacali.

 

B.   Nessuno,
o molto pochi, degli episodi depressivi, durante tale periodo di almeno due
anni, sono di gravità o durata tale da soddisfare i criteri per la sindrome
depressiva ricorrente lieve (F.33.0).

 

C.  Durante
almeno alcuni dei periodi depressivi, debbono essere presenti almeno tre degli
aspetti seguenti:

      (1)   energia o attività ridotta

      (2)   insonnia

      (3)   perdita di fiducia in se stesso o
sentimenti di inadeguatezza

      (4)   difficoltà di concentrazione

      (5)   pianto frequente

      (6)   perdita
di interesse o di piacere nell'attività sessuale e in altre attività piacevoli

      (7)   sentimenti di disperazione o di
sconforto

      (8)   vissuto
di incapacità di far fronte alle ordinarie responsabilità della vita quotidiana

      (9)   pessimismo circa il futuro o
rimuginazioni sul passato

      (10) isolamento sociale

      (11) produzione verbale ridotta.

 

Note diagnostiche

Se lo si considera, si può specificare se
l'esordio è stato precoce (nella tarda adolescenza o nella terza decade di
vita) o tardivo (abitualmente tra i 30 o i 50 anni, dopo un episodio
affettivo)."

 

(cfr. "ICD-10. Classificazione delle
sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali". Ed. Masson, Milano
2003, pag. 136-137).”

 

                                         Questo Tribunale, in una
sentenza 32.2006.7 del 31 gennaio 2007 a proposito di un’assicurata che soffriva anche di una sindrome somatoforme dolorosa, ha stabilito che la diagnosi
di distimia non poteva fare concludere per l'esistenza di una comorbidità
psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata, tanto più se si considera
che la giurisprudenza federale ha già stabilito che uno stato depressivo medio
o leggero (a differenza di quello grave) non può essere ritenuto una
comorbidità psichiatrica visto che gli stati depressivi costituiscono delle
manifestazioni d'accompagnamento del disturbo da dolore somatoforme (cfr. STFA I
567/04 del 16 novembre 2005; DTF 130 V 358 consid. 3.3.1.).

 

                                         In una sentenza I 488/04
del 31 gennaio 2006, il Tribunale federale ha confermato la decisione dei primi
giudici, i quali, scostandosi dalle conclusioni alle quali erano giunti i
medici incaricati di esperire una perizia pluridisciplinare, avevano ritenuto
un’assicurata totalmente abile al lavoro in attività adeguate. La nostra Massima  Istanza ha considerato corretto distanziarsi dalla perizia pluridisciplinare
- che giungeva alla conclusione che l’assicurata, affetta da una sindrome del
dolore somatoforme e da una distimia, fosse inabile al lavoro al 50% - dato che
non vi erano elementi sufficienti per ammettere che l’interessata presentasse
un’invalidità, da un punto di vista psichico, ai sensi della LAI. 

                                         L’Alta Corte ha infatti
ribadito che la diagnosi di distimia non è sufficiente per fare concludere per
l'esistenza di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e
durata, tale da rendere inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa
residua sul mercato del lavoro.

                                         Non erano inoltre
presenti, a mente del TFA (dal 1° gennaio 2007: TF), gli altri criteri
richiesti dalla giurisprudenza per ritenere, eccezionalmente, che la sindrome
del dolore somatoforme avesse carattere invalidante.

 

In un’altra sentenza I 834/04 e I 46/05 del 19 aprile 2006, l’Alta
Corte, contrariamente a quanto deciso dai primi giudici – che sulla base del
parere del SMR avevano considerato un’assicurata, a causa dei suoi disturbi
psichici, abile al lavoro all’80% in attività adeguate - ha ritenuto che la
distimia che affliggeva l’assicurata non costituiva una patologia psichiatrica
sufficiente per comportare una diminuzione della capacità lavorativa residua. 

 

In una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006, il TFA ha confermato
la decisione dei primi giudici, che avevano ritenuto un’assicurata pienamente
abile al lavoro, dato che le sue affezioni psichiche (sindrome somatoforme
dolorosa e distimia a debutto tardivo) non avevano alcuna ripercussione sulla
capacità lavorativa.

 

                                         In una sentenza I 649/06
del 13 marzo 2007, il Tribunale federale ha sottolineato di avere già
evidenziato, a più riprese, che la diagnosi di distimia – che
corrisponde ad una depressione cronica del tono dell'umore, che non è
sufficientemente grave da giustificare una diagnosi di sindrome depressiva
ricorrente grave, di media gravità o lieve - pur potendo dare luogo ad
una diminuzione del rendimento, non è, in quanto tale, invalidante.

                                         L’Alta Corte si è così
espressa:

 

" 
3.3

3.3.1 Die Vorinstanz hat das Gutachten der MEDAS
vom 16. Dezember 2004 und die sich darauf beziehende Stellungnahme des
Regionalen Ärztlichen Dienstes der Invalidenversicherung vom 17. Januar 2005
gewürdigt und das Vorhandensein eines invalidisierenden Gesundheitsschadens
verneint. Sie ist insoweit von den Schlussfolgerungen der Expertise abgewichen.
Im gesamten Verwaltungs- und Verwaltungsgerichtsbeschwerdeverfahren gilt der
Grundsatz der freien Beweiswürdigung. Obgleich also keine Bindung an förmliche
Beweisregeln besteht, hat die Praxis mit Bezug auf bestimmte Formen
medizinischer Berichte und Gutachten Richtlinien für die Beweiswürdigung
aufgestellt (BGE 125 V 351 E. 3 S. 352). Dazu gehört, dass
von einem Gutachten, welches alle Anforderungen hinsichtlich der
Beurteilungsgrundlagen und der Begründung erfüllt und das deshalb als schlüssig
und somit beweiswertig einzustufen ist, nur abgewichen werden darf, wenn
besondere Gründe dies rechtfertigen. Das kantonale Gericht hat in diesem
Zusammenhang zutreffend ausgeführt, dass eine psychische Störung nicht ohne
weiteres eine (invalidisierende) Arbeitsunfähigkeit bewirken muss. Dies gilt
insbesondere dann, wenn – wie vorliegend - einzig eine definitionsgemäss
leichtgradige Beeinträchtigung diagnostiziert wird (zu den körperlichen Leiden
der Versicherten vgl. E. 3.3.2 hiernach). Nach der im gebräuchlichen
Klassifikationssystem ICD-10 enthaltenen Umschreibung ist Dysthymie eine
chronische depressive Verstimmung, die weder schwer noch hinsichtlich einzelner
Episoden anhaltend genug ist, um die Kriterien einer schweren, mittelgradigen
oder leichten rezidivierenden depressiven Störung zu erfüllen
(Ziff. F34.1). Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat denn auch
verschiedentlich angenommen, eine Dysthymie sei den jeweiligen Umständen nach
nicht invalidisierend (Urteile I 938/05 vom 24. August 2006,
E. 4.1 und E. 5; I 834/04 vom 19. April 2006, E. 4.1;
I 488/04 vom 31. Januar 2006, E. 3.3). Diese Schlussfolgerung,
die sich auf medizinische Empirie abstützt (vgl. die Hinweise in den soeben
zitierten Urteilen) und damit eine Rechtsfrage darstellt (E. 3.2 hiervor),
ist freilich nicht absolut zu setzen; eine dysthyme Störung kann die
Arbeitsfähigkeit im Einzelfall erheblich beeinträchtigen, wenn sie zusammen mit
anderen Befunden - wie etwa einer ernsthaften Persönlichkeitsstörung - auftritt
(Urteil I 653/04 vom 19. April 2006, E. 3). Findet sich im
Psychostatus indes nur eine Dysthymie, so kann das wohl eine Einbusse an
Leistungsfähigkeit mit sich bringen, kommt aber für sich allein nicht einem
Gesundheitsschaden im Sinne des Gesetzes gleich. In diesem Sinne hat die
Vorinstanz zu Recht festgestellt, dass die Expertise der MEDAS zwar an sich
uneingeschränkt beweistauglich ist, die Einschätzung der Arbeitsfähigkeit
jedoch nicht mit dem für die Belange der Invalidenversicherung massgeblichen
Beweisgegenstand übereinstimmt. Mit anderen Worten haben die Sachverständigen
ihrer Beurteilung auch Elemente zugrunde gelegt, die nicht einem pathologischen
Substrat im engeren, rechtserheblichen Sinn zuzurechnen sind. Die Einschränkung
der Leistungsfähigkeit ist vielmehr offenkundig direkte Folge psychosozialer Faktoren.
Diese wirken sich allenfalls mittelbar invaliditätsbegründend aus, wenn und
insoweit sie zu einer eigentlichen Beeinträchtigung der psychischen Integrität
führen, welche ihrerseits eine Einschränkung der Arbeitsfähigkeit bewirkt, wenn
sie einen verselbständigten Gesundheitsschaden aufrechterhalten oder den
Wirkungsgrad seiner - unabhängig von den invaliditätsfremden Elementen
bestehenden - Folgen verschlimmern (vgl. BGE 127 V 294 E. 5a S. 299;
Thomas Locher, Die invaliditätsfremden Faktoren in der rechtlichen Anerkennung
von Arbeitsunfähigkeit und Invalidität, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
St. Gallen 2003, S. 253).

Aus dem Gutachten ergibt sich, dass die
Beschwerdeführerin nach jahrelanger Mehrfachbeanspruchung als Mutter, Haus- und
Berufsfrau ausgebrannt und erschöpft wirke. Dieser Befund, dem nicht die
Eigenschaft eines Gesundheitsschadens im Rechtssinn zukommt, ist offenkundig hauptverantwortlich
für die Entstehung der attestierten Leistungseinschränkung.”

 

In una sentenza I 76/07 del 24 gennaio 2008, il TF ha negato che
lo stato depressivo di un’assicurata, affetta da distimia, costituisca una
comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata. L’Alta Corte
ha pure escluso che la fibromialgia presentata dall’assicurata abbia carattere invalidante,
difettando gli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per ritenere,
eccezionalmente, inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa residua
sul mercato del lavoro.

 

Al contrario, in una sentenza I 653/04 del 19 aprile 2006, il TFA,
diversamente da quanto deciso dai primi giudici, ha ritenuto invalidante la
diagnosi di distimia posta dal perito psichiatra, in quanto associata ad altri
disturbi gravi della personalità. Dalla perizia psichiatrica era infatti emerso
che l’assicurato era affetto dalle seguenti patologie:

 

" 
(…) l'assuré présente une dysthymie (F 34.1), une
personnalité émotionnellement labile de type impulsif avec antécédents
dyssociaux (F 60.30) et utilisation d'alcool nocive pour la santé (F 10.1). Il
conclut que l'ensemble du tableau clinique peut être considéré comme une
affection psychique partiellement invalidante. En ce qui concerne la capacité
de travail de l'assuré dans une activité adaptée du point de vue orthopédique,
il estime que les troubles psychiques énoncés ainsi que des perturbations
visibles de ses capacités d'attention lors de l'examen clinique justifient une
incapacité de travail de 40%."

 

Queste conclusioni del perito erano state contestate dal medico
SMR, il quale aveva ritenuto che i disturbi psichici dell’assicurato non
avessero carattere invalidante. 

 

 

Al riguardo, la nostra Massima Istanza si è invece così espressa:

 

" 
(…)

3. Selon le rapport d'expertise du docteur
V.________, le recourant souffre d'une dysthymie (F 34.1); en outre, il
présente une personnalité émotionnellement labile de type impulsif avec
antécédents dyssociaux (F 60.30) et utilisation d'alcool nocive pour la santé
(F 10.1). L'expert explique que la personnalité de l'assuré est avant tout
marquée par une forte impulsivité, une tendance colérique et une recherche
excessive de sensations avec une intolérance à l'ennui, permettant de parler
d'organisation de la personnalité de type psychopatique, mais sur des
fondements fragiles, laissant transparaître des angoisses plus archaïques, de
nature psychotique.

Il note encore que la perception du réel est en
général préservée, sauf lors d'épisodes de stress, où l'expertisé peut
momentanément perdre le contact avec la réalité. La recherche excessive des sensations et le manque de tolérance à l'ennui expliqueraient pourquoi l'assuré supporte mal
l'inactivité et qu'il se laisse aller à une consommation alcoolique régulière à
la limite de l'alcoolisme chronique. Sa personnalité aurait pu s'organiser sur
un mode antisocial s'il n'avait pas bénéficié d'un cadre rassurant en Suisse,
constitué tant par l'influence positive de son épouse que par un ancrage
professionnel solide dans une activité de peintre en bâtiment qui lui
convenait. Ce contexte structurant a permis, selon l'expert, de mettre en
veilleuse la structure psychopatique sous-jacente. Les manifestations du
trouble de la personnalité se sont cependant réactivées lorsque l'équilibre
social s'est modifié, à la suite des accidents et de la perte de gain
consécutive dans la profession exercée jusque-là et dans une moindre mesure, la
maladie physique de son épouse.

 

Les premiers juges ont considéré que ni le
diagnostic de dysthymie, dont ils mettent en doute la présence de symptômes
chez le recourant, ni celui de personnalité émotionnellement labile de type
impulsif avec antécédents dyssociaux, ne constituent en soi une affection
invalidante. Comme le relève cependant à juste titre le recourant, l'expert
explique que l'état dysthymique a une influence significative sur la capacité
de travail parce qu'il est associé à un trouble sévère de la personnalité. C'est donc bien la conjonction de ces troubles psychiques qui entraîne, du
point de vue médico-psychiatrique, une incapacité de travail de 40 % dans toute
activité lucrative que l'on pourrait exiger du recourant d'un point de vue
orthopédique.

 

Sur ce point, les conclusions de l'expert ne sont
infirmées par aucune des pièces médicales versées au dossier; en particulier,
l'appréciation psychologique du docteur B.________, laquelle est antérieure à
celle de l'expert V.________, n'est pas apte à mettre en doute la pertinence de
ses déductions. Au contraire, celles-ci corroborent l'avis du docteur
H.________, lequel avait déjà évoqué une aggravation de la situation par un
état anxio-dépressif (cf. rapport du 9 juin 2001). Par ailleurs, l'expert ne
fonde pas l'incapacité de travail de l'assuré sur des facteurs étrangers à
l'invalidité. Pour le reste, le rapport d'expertise ne contient pas de
contradictions. Aussi n'y a-t-il pas lieu de s'écarter des conclusions du
docteur V.________ dans la mesure où celui-ci attribue au recourant une
incapacité de travail de 40 % en raison de troubles psychiques."

In un’altra sentenza 9C_127/2007 del 12 febbraio 2008, l’Alta
Corte, nel caso di un’assicurata affetta da una sindrome somatoforme dolorosa e
da una distimia, ha stabilito che la distimia, da sola, provocava una
incapacità lavorativa del 30%.

La nostra Massima Istanza ha infatti rilevato:

 

" 
(…)

3.

3.1 Das kantonale Gericht hat aufgrund einer
umfassenden Würdigung der medizinischen Akten, namentlich des Gutachtens der
MEDAS vom 13. Februar 2004 und dessen Ergänzung vom 23. September 2005, in tatsächlicher Hinsicht für das Bundesgericht verbindlich festgestellt, dass die
Beschwerdeführerin aus allein psychischen Gründen in ihrer Arbeitsfähigkeit um
30 % eingeschränkt ist. Dies ist eine auf Beweiswürdigung beruhende
Sachverhaltsfeststellung, welche nur in den Schranken von Art. 97 und 105 BGG
überprüft werden kann (BGE 132 V 393 E. 3.2 S. 397 ff.).

3.2 Zu Unrecht wird in der Beschwerde geltend
gemacht, die Vorinstanz habe sich nur mit dem Zeitraum ab der Begutachtung
durch die MEDAS befasst, wird doch im angefochtenen Entscheid die gesamte
Aktenlage ab August 2000 gewürdigt. Nicht gefolgt werden kann auch dem Einwand,
die Annahme einer Arbeitsunfähigkeit von 30 % sei offensichtlich unrichtig
und der Sachverhalt insoweit unvollständig festgestellt worden, als das Ausmass
der sich aus der somatoformen Schmerzstörung ergebenden Arbeitsunfähigkeit
nicht gutachterlich abgeklärt worden sei. Im Gutachten der MEDAS vom
13. Februar 2004 wurde zwar als einzige Diagnose mit Auswirkungen auf die
Arbeitsfähigkeit eine somatoforme Störung (ICD-10 F45.9) mit Anteilen einer
somatoformen Schmerzstörung und einer dissoziativen Sensibilitäts- und
Empfindungsstörung festgestellt; die Beeinträchtigung der Arbeitsfähigkeit
wurde aber ausschliesslich gestützt auf ein dysphorisches, leicht depressives
Bild mit 30 % angegeben (vgl. Teilgutachten des Dr. med. M.________,
Spezialarzt FMH für Psychiatrie und Psychotherapie, vom 10. Dezember
2003). Auf Anfrage der IV-Stelle erläuterte Dr. med. M.________ in seinem
Schreiben vom 31. Mai 2004, dass er im von ihm erstellten psychiatrischen
Teilgutachten vom 10. Dezember 2003 dem Umstand Rechnung getragen habe,
dass eine einzig auf psychosozialen Belastungsfaktoren beruhende somatoforme
Schmerzstörung keinen invalidisierenden Gesundheitsschaden darstelle;
beeinträchtigt werde die Arbeitsfähigkeit der Versicherten aber durch ein
dysphorisches Stimmungsbild im Sinne einer anhaltenden affektiven Störung
(Dysthymia ICD-10 F34.1).

Aufgrund dieser Präzisierungen des Gutachters im
Schreiben vom 31. Mai 2004 steht fest, dass - entgegen der Auffassung der
Beschwerdeführerin und anders als im angefochtenen Entscheid wiedergegeben - aus
der somatoformen Störung (F45.9) keine Beeinträchtigung der Arbeitsfähigkeit
resultiert; die von der Beschwerdeführerin erhobene Rüge, der Sachverhalt sei
diesbezüglich unvollständig festgestellt worden, stösst damit ins Leere.
Gestützt auf die überzeugenden Aussagen des Dr. med. M.________ im
Teilgutachten vom 10. Dezember 2003 und im Schreiben vom 31. Mai 2004 ist
vielmehr davon auszugehen, dass die Beschwerdeführerin aufgrund der
diagnostizierten Dysthymia (ICD-10 F34.1) in ihrer Arbeitsfähigkeit um 30 %
eingeschränkt ist.

Dass die Vorinstanz bei dieser Sachlage auf die
Durchführung weiterer medizinischer Abklärungen verzichtet hat, lässt sich
nicht beanstanden."

 

Alla luce della giurisprudenza appena esposta, non
è chiaro nella presente fattispecie se la diagnosi posta dallo psichiatra
curante di “F34.1 distimia in personalità con tratti paranoidi” possa
comportare delle ripercussioni sulla capacità lavorativa residua
dell’interessato oppure no. Tale aspetto dovrà essere valutato con particolare
attenzione da parte di uno specialista in materia, nell’ambito dei nuovi
accertamenti che l’UAI dovrà compiere.

 

                             2.12.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

 

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una
sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio
all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i
fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li
avrebbe comunque puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso. 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e l'incarto retrocesso
all'amministrazione per l’allestimento di una perizia psichiatrica che chiarisca sia l'aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei
disturbi sulla capacità lavorativa del ricorrente.

 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione, tenuto conto anche
delle patologie di natura somatica e delle ripercussioni delle stesse sulla
capacità lavorativa residua, si determinerà nuovamente sull’eventuale
soppressione o riduzione della rendita a partire dal 1° maggio 2005.

 

                             2.13.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                           § 
  La decisione del 28 aprile 2009 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.12.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurato fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa).                          

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti