# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5153290-94e6-54de-9e57-764d9037db7b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-19
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 19.06.2017 14.2017.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-35_2017-06-19.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.35

  	
  Lugano

  19 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) nella causa __________ (rigetto definitivo dell’opposizione) della Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 4 gennaio 2017 da

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata dall’avv. __________,)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 10 marzo 2017 presentato da RE 1 contro la
decisione emessa il 3 marzo 2017 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con precetto esecutivo n. __________
emesso il 16 novembre 2016 dall’Ufficio di esecuzione di Lugano, CO 1 ha
escusso RE 1 per l’incasso di fr. 8'864.– oltre agli interessi del 5% dal
5 settembre 2016, indicando quale titolo di credito: “Contributi mantenimento figlia G__________ (fr. 812.–)
e assegni famigliari figli (fr. 850.–) marzo-settembre 2016, come ai
decreti cautelari 27.04.2016 e 30.08.2016 Pretura Lugano, sez. 6”.

 

                                  B.   Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 4 gennaio 2017 CO
1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 5, limitando la sua pretesa a fr. 8'784.– (anziché fr. 8'864.–)
oltre agli interessi del 5% dal 5 settembre 2016 e alle “spese e la tassa d’incasso per fr. 73.30”. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni scritte dell’8 febbraio 2017. 

 

                                  C.   Statuendo con decisione del 3 marzo 2017, il Pretore ha accolto l’istanza
e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta, escludendone le spese
esecutive e la tassa d’in­casso e ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 180.– e un’indennità di fr. 100.– a favore dell’istante.

 

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 10 marzo 2017 per ottenerne l’annullamento,
la conferma dell’opposizione da lui interposta al precetto esecutivo per fr. 8'784.–
e la cancellazione dello stesso. Stante l’esito del giudizio odierno, il
reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 10 marzo 2017 contro la sentenza notificata a RE 1 il 6 marzo, in
concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.

 

                                1.2   Il
reclamo dev’essere “motivato” (art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la
Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle
conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della
sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare
perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le
sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). Doglianze
generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non
basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali
condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un
reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la
sentenza impugnata resista alla critica. 

 

                                         La Camera decide in linea di
principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327
cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle
censure motivate (art. 321
cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320
CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del
diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che
sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi
(art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                1.3   Nel
caso specifico, il reclamante non si confronta con la sentenza impugnata, ma si
limita a riproporre, con una sorta di “copia e incolla”, i punti già
sollevati davanti al primo giudice. Non spiega infatti perché la conclusione
cui è giunto il Pretore, secondo cui le allegazioni da lui addotte esulano dal
proprio potere di cognizione, sarebbe errata. Il reclamo potrebbe pertanto essere
considerato irricevibile. Va però esaminato, giacché – come si vedrà – il
magistrato non si è espresso su tutte le doglianze di RE 1 (v. sotto consid.
5.3-5.5 e 6).

 

                                   2.   In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui scopo non è
di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di
un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo
prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza
esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni
liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Pretore ha accolto l’istanza limitandosi a considerare
in modo generale che la documentazione prodotta da CO 1 costituisce un valido titolo
di rigetto definitivo dell’esecuzione, mentre le allegazioni addotte dall’escusso
nelle proprie osservazioni esulano dalla propria competenza poiché non
rientrano tra le eccezioni previste dal­l’art. 81 LEF.

                                   4.   Nel
reclamo RE 1 rimprovera in generale al Pretore di non aver tenuto conto, nella
decisione, di tutti i punti da lui evocati nelle sue osservazioni all’istanza.
Per quanto concerne in particolare i titoli evocati dall’istante, egli critica
il primo giudice per non aver considerato le risultanze delle udienze più
recenti, per cui la misura degli alimenti deve ancora essere definita. Ritiene quindi “ingiusto” basarsi sull’art. 80 LEF per statuire sul
rigetto dell’opposizione in esame, poiché la decisione su cui l’istan­­te fonda la propria pretesa è stata emessa all’inizio della procedura,
quando ancora non erano stati prodotti i documenti relativi all’assetto finanziario,
che dimostrerebbero gli “altissimi
redditi” di CO 1 e i prelievi non autorizzati dal
conto in comune. Reputa i contributi di mantenimento da corrispondere esigibili
solo a partire dal mese di maggio 2016 – ossia un mese dopo la decisione
cautelare – anziché dal marzo 2016 e chiede inoltre che venga dedotto l’importo
relativo agli assegni di settembre 2016 per i tre figli di primo letto dell’istante.

 

                                   5.   In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF
139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                                5.1   Nella fattispecie, l’istante fonda la propria pretesa nei confronti
del convenuto sulla scorta di due decreti, l’uno del 27 aprile 2016 (doc. B), l’altro
del 30 agosto 2016 (doc. D). Col primo, emanato nella procedura a tutela
dell’unione coniugale promossa il 2 marzo 2016 da CO 1 nei confronti di RE 1, il
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha obbligato il reclamante a
versare – “non appena sarà ripristinata l’eroga­­zione
delle indennità di disoccupazione” – un contributo alimentare per la
figlia di fr. 812.– mensili. Il secondo è invece stato emesso in occasione
di un’udienza in cui le parti hanno raggiunto una transazione nelle more
istruttorie, poi omologata dallo stesso giudice. Tra le altre cose, i coniugi
avevano confermato l’importo mensile di fr. 812.– già fissato col precedente
decreto del 27 aprile 2016 in via cautelare quale contributo di mantenimento
per la figlia G__________, oltre a quello per gli assegni famigliari (AF, doc.
D, pag. 2 ad 6), stabilendo altresì che RE 1 avrebbe girato alla moglie tutti
gli eventuali assegni familiari (arretrati e correnti) che avesse percepito per
i tre figli di primo letto della moglie (doc. D, pag. 2 ad 7).

 

                                5.2   Orbene,
sia il decreto cautelare del 27 aprile 2016 – poiché passato in giudicato, come
si evince dal timbro apposto sul retro dello stesso) – sia la transazione del
30 agosto 2016 – siccome debitamente omologata dal Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, dichiarata “immediatamente
esecutiva”, letta, approvata e firmata (doc. D, pag. 5) – costituiscono
validi titoli di rigetto definitivo dell’opposizione nel senso dell’art. 80
cpv. 1 e cpv. 2 n. 1 LEF per l’importo di fr. 8'784.–
richiesto da CO 1 con l’istanza. Come si evince dal calcolo effettuato dall’escutente
(pag. 4 ad 4), tale importo è composto di fr. 4'872.– (pari ai 6
contributi per la figlia G__________ di fr. 812.– per i mesi dall’aprile al
settembre del 2016, il corrispettivo per il mese di marzo essendo già stato versato,
cfr. doc. G), di fr. 2'600.– (riferito agli AF per i tre figli di
primo letto di complessivi fr. 650.– mensili, per il periodo dal maggio all’agosto del 2016, avendo RE
1 corrisposto il dovuto per marzo e aprile, mentre l’istante ha rinunciato a
chiedere la mensilità di settembre 2016, v. istanza pag. 4 ad 4) e di fr. 1'312.–
(pari agli AF di fr. 200.– l’uno per la figlia G__________
per i mesi dall’aprile al settembre del 2016, oltre all’im­­porto di fr. 112.–
ancora scoperto, relativo al mese di marzo).

 

                                5.3   Contrariamente
a quanto sostenuto da RE 1, i calcoli appena esposti tengono conto dei
versamenti da lui già effettuati (contributo e parte dell’AF di marzo per la
figlia G__________, AF di marzo e aprile per i figli di primo letto dell’istante,
doc. C, G e H) e dovuti. D’altronde RE 1 non contesta di aver ricominciato a percepire
indennità di disoccupazione a partire da marzo 2016, come da lui stesso ammesso
nelle email inviate alla moglie (doc. C), sicché in virtù del decreto cautelare
del 27 aprile 2016 – cui la transazione omologata il 30 agosto 2016 si riferisce
– gli alimenti possono essere richiesti retroattivamente da tale mese (doc. B,
dispositivo n. 3), così come gli AF (doc. D, pag. 2 n. 7). Sotto questo
aspetto, il reclamo va pertanto respinto.

 

                                5.4   Nemmeno
il reclamante ha dimostrato che l’esecutività dei decreti in questione sia
stata sospesa né che sia stata modificata né superata da un successivo accordo
transattivo, né tantomeno revocata dal giudice che le ha emanate. Al proposito,
il dibattimento del 1° dicembre 2016 cui egli si avvale per sostenere che “la misura dell’alimento deve essere ancora
definita” non giova alla sua tesi, giacché oltre a
riferirsi all’eventuale alimento dovuto alla moglie, l’unica transazione che il
Pretore aveva omologato in occasione di tale udienza era riferita alla
procedura di diffida ai debitori nel frattempo avviata da CO 1 (doc. I) senza
che l’obbligo alimentare per i figli pattuito col noto decreto venisse modificato
(doc. 6, pag. 2). Anche tale censura risulta quindi infondata.

 

                                5.5   Il
reclamante va invece seguito laddove chiede la deduzione degli AF del mese di
settembre 2016 per i figli di primo letto di CO 1. Invero, già nella sua
istanza la stessa escutente aveva limitato la propria pretesa iniziale,
deducendo l’importo di fr. 650.– relativo a tali AF poiché non le era
chiaro se gli stessi fossero stati versati al marito dalla Cassa di
disoccupazione (istanza, pag. 4 ad 4). Ora, pur avendo fatto riferimento, nella
sua decisione, al conteggio dettagliato dei contributi ancora scoperti
presentato da CO 1 con l’istanza (sentenza impugnata, pag. 2), probabilmente
per una svista il Pretore ha nondimeno rigettato in via definitiva l’opposizione
interposta dall’escusso al precetto esecutivo per l’intero importo di fr. 8'864.–
iniziale, anziché limitatamente a quello di fr. 8'784.– richiesto con l’istanza.
Stante il principio secondo cui il giudice non può aggiudicare
alla parte più di quanto essa abbia domandato (art. 58 cpv. 1 CPC), la
decisione impugnata va modificata nel senso di limitare il rigetto a fr. 8'784.–,
oltre agli accessori.

                                   6.   In virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF l’escusso può
opporsi al rigetto definitivo ove provi con documenti che dopo la sentenza il
debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero
dimostri che è prescritto.

                                6.1   Sono ammissibili solo le eccezioni
esplicitamente sollevate e dimostrate con documenti assolutamente chiari e
univoci (“mit völlig eindeutigen Urkunden”, DTF 115 III 100; sentenza della CEF 14.2004.101 del 27 gennaio 2005,
consid. 5, con rimandi). A differenza di quanto vale per il rigetto provvisorio
(art. 82 cpv. 2 LEF), non è sufficiente rendere l’estinzione del credito
semplicemente verosimile: il titolo di rigetto definitivo (art. 81 cpv. 1 LEF) creando la presunzione che il debito esiste, essa può essere rovesciata
soltanto con la prova rigorosa del contrario. Non spetta al giudice, d’altronde,
statuire su questioni giuridiche delicate o per la cui soluzione il potere d’apprezzamento
gioca un ruolo importante (ad es. abuso di diritto, violazione delle regole
della buona fede), la decisione in merito essendo riservata al giudice del
merito (DTF 124 III 503 consid. 3/a).

                                6.2   Nel caso specifico, il reclamante
ribadisce nuovamente che il calcolo dei “presunti
contributi di mantenimento”
non tiene conto di un prelevamento di fr. 4'510.– effettuato da CO 1 dal
conto postale comune senza la sua autorizzazione. A suo dire, tale importo è da
considerare come (suo) versamento dei contributi alimentari per
la figlia G__________, eccependo così implicitamente la compensazione, “visto che questo
montante copriva ampiamente ogni qual possibile bisogno finanziario per alcuni
mesi”. Al proposito, RE 1 fa riferimento a “tutta la documentazione inerente i pagamenti già
effettuati e agli atti presso la Pretura sez. 6”, che il Pretore non ha considerato e da
cui a suo dire si evincerebbe tale prelevamento. 

                                6.3   Sennonché il reclamante non ha prodotto in prima sede –
come gli incombeva – alcun valido documento atto a comprovare l’as­­serito
prelevamento effettuato dalla moglie senza il suo consenso, un mero rinvio generico
agli atti depositati presso la Pretura di Lugano non essendo sufficiente in
procedura sommaria (sentenza della CEF 14.2016.119 del 10 ottobre 2016 consid.
5). Ed CO 1 non risulta avere riconosciuto di dovere restituire al marito gli
importi posti in compensazione. D’al­­tronde, egli avrebbe dovuto far valere la
compensazione già nella procedura sfociata nella decisione di omologazione del
30 agosto 2016 e non solo in sede di rigetto dell’opposizione (sopra consid. 6
e sentenza della CEF 14.2016.147 del 13 dicembre 2016 consid. 5.1). Anche se l’avesse
esaminata, dunque, il Pretore avrebbe comunque dovuto respingere l’eccezione di
compensazione. 

                                   7.   La tassa del presente giudizio, stabilita in
applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza pressoché totale del reclamante
(art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece questione di ripetibili, la
controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non
essendo incorsa in spese in questa sede. Sempre in considerazione dell’esiguità
della modifica di quanto deciso dal Pretore (fr. 80.–), il dispositivo
sulle spese processuali può rimanere invariato.

                                   8.   Circa i rimedi esperibili
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 8'784.–,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.                     

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è parzialmente accolto e di
conseguenza il dispositivo n. 1 della sentenza impugnata è così riformato:

1.  
L’istanza è parzialmente accolta e di conseguenza l’opposizione
al precetto esecutivo n. __________ dell’Ufficio di esecuzione di Lugano è
rigettata in via definitiva limitatamente a fr. 8'784.–
oltre agli interessi del 5% dal 5 settembre 2016.

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 260.– relative al presente giudizio, già
anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico.

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).