# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f60a47c-c71b-553a-a0de-44a2e4073a90
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.09.2015 35.2015.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2015-33_2015-09-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2015.33

   

  mm

  	
  Lugano

  8 settembre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 marzo 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30 gennaio 2015 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 2 novembre 2009, RI 1,
nato nel 1972, dipendente della ditta __________ di __________ in qualità
d’installatore elettricista e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni
presso l’CO 1, è caduto mentre stata camminando lungo un sentiero nel bosco e
ha riportato, secondo il rapporto di uscita 26 novembre 2009 dell’Ospedale __________
di __________, la frattura trimalleolare della caviglia destra (cfr. doc. 8). 

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. 

                                         L’assicurato ha ritrovato
una piena capacità lavorativa a far tempo dal 24 dicembre 2010 (cfr. doc. 53). 

 

                               1.2.   Nel corso del mese di
settembre 2012, a causa di una riacutizzazione dei dolori alla caviglia destra,
RI 1 si è visto costretto a consultare di nuovo un medico e a sottoporsi a
misure fisioterapiche (cfr. doc. 67). 

 

                                         L’amministrazione ha
riconosciuto la propria responsabilità al riguardo a titolo di ricaduta (cfr.
doc. 68).

 

                               1.3.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 28 novembre 2014,
l’assicuratore ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a
decorrere dall’8 settembre 2014, in quanto i disturbi denunciati
dall’assicurato erano imputabili ormai esclusivamente a malattia (cfr. doc.
102).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 106), in data 30
gennaio 2015, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr.
doc. 107). 

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 4
marzo 2015, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che,
annullata la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 venga condannato a
riconoscergli le prestazioni assicurative anche dopo il 7 settembre 2014,
argomentando in particolare quanto segue:

 

" (…).

A mente del qui ricorrente, l’artrosi tibiotarsica (riconosciuta
dalla CO 1) e l’artrosi sottoastragalica hanno in casu la stessa origine, ossia
sono delle conseguenze post-traumatiche.

D’altro canto non si comprende per quale motivo i due tipi di
artrosi che concernono la stessa regione del piede sarebbero di origine
diversa, una post-traumatica ed un’altra degenerativa, tenuto inoltre conto
dell’età del ricorrente poco più che quarantenne.

 

La Dr.ssa __________, sul cui parere si è basata la CO 1 per
respingere la richiesta di prestazioni, sostiene che nella fattispecie
l’artrosi sottoastragalica non sarebbe legata all’infortunio, poiché lo stesso
non aveva causato alcuna lesione post-traumatica dell’astragalo o del calcagno
(v. apprezzamento medico Dr.ssa __________ del 4.11.2014).

 

Basta tuttavia fare una ricerca su internet per trovare conferma
del fatto che nella maggior parte dei casi l’artrosi sottoastragalica è proprio
la conseguenza di fratture malleolari (a titolo di esempio si produce doc. C). 

 

Inoltre tutti i certificati medici agli atti confermano che i
dolori di cui soffre ancora attualmente il ricorrente siano riconducibili
all’infortunio del 2009.

In particolare si rimanda al certificato medico della Dr.ssa __________
del 14 ottobre 2014, e a quello del Dr. __________ del 31.10.2014, secondo cui
anche l’artrosi sottoastragalica è conseguenza dell’infortunio (doc. C).

Dal referto del Dr. __________ del 26.11.2014 emerge inoltre
un’incipiente artrosi della caviglia e dell’articolazione sottoastragalica a
seguito della frattura trimalleolare e ai susseguenti interventi di
osteosintesi.”

                                         (doc. I)

 

                               1.5.   L’CO 1, in risposta, ha
chiesto che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.6.   In corso di causa,
l’insorgente ha prodotto un’ulteriore certificazione della dott.ssa __________
(doc. V + allegato). 

 

                                         L’assicuratore resistente
si è espresso in proposito in data 21 aprile 2015 (cfr. doc. VII).

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   L’oggetto della
lite è circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare
la propria responsabilità per i disturbi denunciati dall’assicurato
all’estremità inferiore destra a contare dall’8 settembre 2014, oppure
no. 

 

                               2.3.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA)
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento
se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di
salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19
cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).

 

                               2.4.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano 

                                         un ruolo causale.
Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in
due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.5.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39). 

 

                               2.6.   Dalle carte processuali emerge che l’amministrazione ha
dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi
presentati dall’assicurato all’estremità inferiore destra a partire dall’8
settembre 2014, fondandosi sul parere enunciato in proposito dal medico __________
(cfr. doc. 107, p. 5s.).

 

                                         In effetti, nel rapporto
relativo alla visita di controllo dell’8 settembre 2014, dopo aver rilevato che
l’assicurato presentava un’articolazione tibiotarsica con mobilità
simmetrica mentre la sottoastragalica a destra era completamente
bloccata con dolore allo stress assiale e, inoltre, che gli esami radiologici
avevano evidenziato sclerosi e irregolarità a quest’ultimo livello, la dott. ssa
__________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, ha sostenuto che RI 1 soffriva
“… di una problematica a livello della sottoastragalica dal 18.09.2012, motivo
per cui tutte le terapie effettuate dopo questa data non sono più di competenza
CO 1 ma di competenza Cassa malati. Per quanto riguarda la tibiotarsica, vi è
da aspettarsi in un futuro una artrosi, di competenza CO 1.” (cfr. doc. 92). 

 

                                         Con certificazione datata
14 ottobre 2014, la dott.ssa __________, spec. FMH in chirurgia generale e
traumatologia, la quale nel 2009 eseguì l’intervento chirurgico di osteosintesi
(cfr. doc. 7), ha affermato che, a suo avviso, “… i problemi nella regione
sottoastragalica sono dovuti al grave trauma avvenuto il 02.11.2009 e non sono
inerenti ad una semplice degenerazione.” (cfr. doc. 99, p. 2). 

 

                                         Invitata
dall’amministrazione a prendere posizione in proposito, la dott.ssa __________
ha osservato che “l’infortunio del 02.11.2009 non ha causato nessuna lesione
post-traumatica oggettivabile dell’astragalo o del calcagno bensì una frattura
trimalleolare. Si sa che tale frattura porta ad un’artrosi precoce in questa
articolazione. Inoltre nella radiografia effettuata nello stesso giorno si
evince un’iniziale artrosi talo-navicolare. Ribadisco quindi che tutte le
argomentazioni enumerate e soprattutto l’assenza di una lesione post-traumatica
oggettivabile in sede sottoastragalica affermano e verificano la mia presa di
posizione. Sottolineo che la dott.ssa __________ non motiva la sua
contestazione.” (doc. 101). 

 

                                         Nel corso del mese di
novembre 2014, il ricorrente ha consultato il dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica del piede. Dal relativo referto si evince che, in
quell’occasione, egli lamentava “una aumentata rigidità della caviglia nei
movimenti di flessione/estensione come anche alla prova del cassetto sia
anteriore che laterale. S’apprezza un crepitio osseo. Inoltre è riscontrabile
un raccorciamento degli estensori del piede.”. Lo specialista ha quindi
disposto l’esecuzione di un’infiltrazione intra-articolare di derivati
cortisonici (cfr. doc. 105).

 

                                         In corso di causa,
l’insorgente ha prodotto una nuova certificazione della dott.ssa __________,
per la quale “… l’inizio di artrosi sotto astragalica è dovuta presumibilmente
anche all’incidente accaduto in data 02.11.2009 a causa della combinazione tra
trauma diretto, ipersupinazione e rotazione che portavano almeno
temporaneamente ad una sublussazione della caviglia; in quanto in una
sublussazione o lussazione della caviglia viene coinvolta sia la parte
tibio-tarsica sia quella sottoastragalica. Le lesioni inizialmente visibili
coinvolgevano solo i malleoli laterali, mediali e il triangolo di Volkmann.
L’incidente portava anche ad un’importante lesione della cartilagine a livello
del talo, conseguenza di ciò è un inizio d’artrosi al livello sotto
astragalico.” (allegato al doc. V). 

 

                               2.7.   Secondo la giurisprudenza, il
giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i
mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e a decidere se la
documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio corretto
sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra
loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle
prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto
che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia
completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga
conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in
piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la Corte federale ha stabilito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Per quel che riguarda le perizie
allestite da specialisti esterni all'amministrazione, il TFA ha pure
loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli indizi
concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del
10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

 

                                         In
una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno,
nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni
contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della
parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto
dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere
in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione
mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea
di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                               2.8.   Chiamato a pronunciarsi nella
concreta evenienza, questo Tribunale osserva che, secondo la valutazione del
medico __________, su cui l’amministrazione ha poi fondato la decisione su
opposizione impugnata, a partire dal mese di settembre 2012, i disturbi
lamentati dall’assicurato all’estremità inferiore destra deriverebbero da una
problematica interessante l’articolazione sottoastragalica (e non quella
tibiotarsica), la quale non costituisce una conseguenza naturale
dell’infortunio del 2 novembre 2009 (cfr. doc. 92).

 

                                         A proposito della tesi
difesa dalla dott.ssa __________, il TCA sottolinea innanzitutto che, al
momento dell’annuncio della ricaduta del settembre 2012, lei stessa aveva
indicato che i dolori risentiti dall’insorgente si trovavano probabilmente
in nesso di causalità naturale con l’evento traumatico assicurato (cfr. doc.
68). 

 

                                         D’altro canto, occorre
rilevare che agli atti figurano certificazioni specialistiche attestanti che i
disturbi sarebbero in realtà localizzati piuttosto alla caviglia
(articolazione tibiotarsica) e non più in basso, a livello dell’articolazione
sottoastragalica, come sostenuto dal medico di fiducia dell’CO 1. 

                                         In effetti, a margine
della consultazione dell’11 dicembre 2013, il dott. __________ ha refertato che
RI 1 accusava “… un importante dolore a livello della caviglia destra
dopo frattura trimalleolare nel 2009.”. Egli ha di conseguenza consigliato, in
particolare, l’esecuzione di stretching a domicilio per “… migliorare la
mobilità della caviglia durante la deambulazione.”, l’applicazione di
cerotti analgesici sulla parte laterale della caviglia, la continuazione
della fisioterapia per sbloccare la caviglia, nonché un’infiltrazione con
cortisone nell’articolazione sottoastragalica e tibio talare (doc. 77 –
il corsivo è del redattore). Ancora in occasione della visita del 26 novembre
2014, lo stesso chirurgo del piede ha certificato che la caviglia si
presentava rigida nei movimenti di flessione/estensione come pure alla prova
del cassetto anteriore e laterale, disponendo quindi un’infiltrazione con
cortisonici a quel livello (cfr. doc. 105). 

 

                                         È vero che, a margine
della visita circondariale dell’8 settembre 2014, la dott.ssa __________ ha refertato
un’articolazione tibiotarsica priva di problemi e, invece, una sottoastragalica
completamente bloccata con dolore allo stress assiale, ciò che l’ha indotta a
concludere che “… l’assicurato soffre di una problematica a livello della
sottoastragalica…” (cfr. doc. 92, p. 4), tuttavia, alla luce di quanto attestato
dal dott. __________, la questione relativa all’origine dei disturbi denunciati
dall’insorgente non può dirsi senza alcun dubbio delucidata. Chiarire questo
specifico aspetto è tanto più importante se si considera che, a detta del
medico di circondario, i disturbi all’articolazione sottoastragalica non si
troverebbero in relazione causale naturale con il sinistro del 2009 (tesi
invero contestata dalla dott.ssa __________ – cfr. doc. 99 e allegato al doc.
V), mentre lo sarebbero quelli che riguardano l’articolazione tibiotarsica.

 

                                         Confrontata a una
questione di natura squisitamente medica, questa Corte non é quindi in grado di
derimere, con la necessaria tranquillità, la presente vertenza sulla base della
sola documentazione agli atti, ragione per la quale s’impone un approfondimento
peritale. 

 

                               2.9.   In una sentenza di principio
9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche rivolte alla giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; art. 72bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione. In quella pronunzia, l’Alta Corte ha pure precisato in quali casi
il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in
quali altri può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento
istruttorio.

                                         Il TF ha, al riguardo,
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…).

4.4.1.1 Ist das Gutachten einer
versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene
Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das
Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die
Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit
diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines
Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den
kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61
lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen
auszuschöpfen (BGE 136 V 376 E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen
Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung
delegieren dürfen.

4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten
(anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des
Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte
Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko
von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren
multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick
auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche
funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der
Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet,
Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (BGE 131 V 407 E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation
schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.

4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der
Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die
Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter
Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im Zusammenhang
mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG; vgl. oben E.
3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei, derweil das
Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine
Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo
dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige
Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat,
bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten
(vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil
vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.

4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen
noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens,
die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts
fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines
Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS
von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür.
Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein
Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig
erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich
abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem
rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der bisherigen
Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die betreffende
Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend reformatorisch
entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine Rückweisung an die
Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie
allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage
begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der
Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine
Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen
erforderlich ist (siehe beispielsweise das Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar
2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S. 151 E. 3.5, 9C_85/2009)”. 

                                         (DTF 137 V 263-265)

 

                                         In
una sentenza 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 - dunque successiva a quella
pubblicata in DTF 137 V 210 -, emanata in materia di assicurazione contro gli
infortuni, il Tribunale federale ha ribadito i principi sviluppati nella DTF
135 V 465, in particolare che, in presenza di dubbi circa l’affidabilità di
rapporti allestiti da medici di fiducia, il giudice (cantonale) é libero
di scegliere se ordinare direttamente una perizia giudiziaria oppure rinviare
gli atti all’amministrazione affinché disponga essa stessa una perizia seguendo
la procedura di cui all’art. 44 LPGA:

 

" Um solche Zweifel auszuräumen, wird das Gericht entweder ein
Gerichtsgutachten anzuordnen oder die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen haben, damit dieser im Verfahren nach Art. 44 ATSG eine
Begutachtung veranlasst (BGE 135 V 465 E. 4.6 S. 471).”

                                         (STF
8C_59/2011 consid. 5.2)

 

                                         Nella presente
fattispecie, il TCA ritiene che siano soddisfatti i presupposti per un rinvio
degli atti all’amministrazione (cfr. STF 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 e DTF
135 V 465), già per il solo fatto che essa ha fondato la decisione impugnata
esclusivamente sul parere del proprio medico __________ (per un caso
analogo, si veda la STF 8C_757/2014 del 16 gennaio 2015 consid. 3.2). 

 

                                         Per le ragioni esposte al considerando 2.8., si
giustifica pertanto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata. 

                                         L’assicuratore
resistente, a cui gli atti vengono dunque retrocessi, dovrà disporre una
perizia esterna (cfr. art. 44 LPGA) volta a chiarire l’origine e la natura dei
disturbi denunciati dall’assicurato all’estremità inferiore destra e, sulla base delle relative risultanze, definire nuovamente il diritto
a prestazioni a far tempo dall’8 settembre 2014.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione impugnata è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono retrocessi all’CO 1 per complemento istruttorio e nuova decisione.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         L’CO 1 verserà
all’assicurato l’importo di fr. 2'000 (IVA inclusa) a titolo d’indennità per
ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti