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**Case Identifier:** 32ab8039-3f87-5705-968c-d6a41f206138
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-11-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.11.2018 D-1076/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1076-2018_2018-11-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1076/2018 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  n o v e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Esther Marti,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 29 gennaio 2018 / N (…). 

 

 

 

D-1076/2018 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato il (…) novembre 2015 in 

Svizzera (cfr. atto A2/2 e atto A22/17, p.to 5.5, pag. 9), 

i verbali di audizione del richiedente rispettivamente del 16 maggio 2017 

(cfr. atto A22/17, di seguito: verbale 1) e del 10 gennaio 2018 (cfr. atto 

A29/9, di seguito: verbale 2), 

una lettera minatoria dei talebani e la taskara che egli ha consegnato quali 

mezzi di prova a supporto della sua domanda d’asilo (cfr. atto A21), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 29 gennaio 2018, notificata il più presto il 30 gennaio 2018, con cui 

l’autorità precitata non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente 

ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo 

allontanamento dalla Svizzera, tuttavia ammettendolo provvisoriamente su 

suolo elvetico, in quanto l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe 

ragionevolmente esigibile, 

il ricorso del 21 febbraio 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 22 febbraio 2018) con cui l’interessato è insorto al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso la decisione 

dell’autorità di prime cure, chiedendo a titolo principale che gli sia concesso 

l’asilo in Svizzera; a titolo subordinato ha postulato che gli atti siano 

restituiti alla SEM per una nuova decisione; altresì ha presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria, secondo il senso, della dispensa dalle 

spese processuali e del relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi ai considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 

5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

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che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che come verrà motivato dappresso, il ricorso è manifestamente infondato 

e pertanto la decisione verrà presa dal giudice, in qualità di giudice unico, 

con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la 

decisione sarà motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo il ricorrente stato 

posto al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento con la decisione impugnata, e non 

avendo egli censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio 

in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione 

riguardante il rifiuto della sua domanda d’asilo ed il mancato 

riconoscimento dello statuto di rifugiato, 

che nel corso dell’audizione sulle generalità l’interessato ha dichiarato di 

essere cittadino afghano, di etnia D._______, con ultimo domicilio a 

E._______, Distretto di F._______, nella Provincia di G._______ (cfr. 

verbale 1, p.to 2.01, pag. 6); che egli non sarebbe mai andato a scuola a 

causa della situazione di guerra vigente e che sin da giovane avrebbe 

lavorato quale contadino sulle terre di terzi (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, 

pag. 5 e p.to 1.17.05, pag. 5 seg.); che egli sarebbe espatriato illegalmente 

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due anni ed (…) mese prima dell’audizione sulle generalità in H._______, 

partendo da E._______ (cfr. verbale 1, p.to 5.1, pag. 8) rispettivamente da 

I._______ (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag.11); che in seguito avrebbe 

proseguito per l’Europa passando dall’J._______ e dalla K._______ e 

giungendo in Svizzera il (…) novembre 2015 (cfr. verbale 1, p.to 5.1 segg., 

pag. 8 seg.); che egli ha allegato quali motivi d’asilo di temere di essere 

ucciso dalla famiglia, di etnia L._______, di una ragazza di nome 

M._______, la quale già da due anni e mezzo prima lo avrebbe importunato 

giornalmente con delle avances a scopo sessuale; che il padre della 

ragazza, di nome N._______, sarebbe stato il suo datore di lavoro ed un 

talebano, come pure talebano sarebbe stato il marito della ragazza; che il 

medesimo giorno in cui egli avrebbe visto per l’ultima volta M._______, che 

lo avrebbe minacciato di conseguenze se non avesse accettato le sue 

proposte, lo zio di quest’ultima sarebbe accorso nel campo vedendoli 

insieme e gli avrebbe sparato, non colpendolo; che per questi eventi egli 

sarebbe fuggito il medesimo giorno; che egli avrebbe appreso 

successivamente che sotto tortura la ragazza avrebbe confessato che egli 

avrebbe voluto violentarla; che pure suo padre, (…) giorni dopo la sua fuga, 

sarebbe stato condotto via dal suo domicilio e torturato da parenti della 

ragazza, il quale sarebbe stato poco dopo liberato per intercessione degli 

anziani del villaggio; che dopo una settimana o due dalla sua liberazione, 

il padre avrebbe ricevuto una lettera di minacce dove gli si intimava di 

consegnare il figlio, altrimenti sarebbe stato processato lui (cfr. verbale 1, 

p.to 7.1 segg., pag. 9 segg.), 

che nell’audizione sui motivi d’asilo il richiedente ha dichiarato di richiedere 

asilo in Svizzera, in quanto egli avrebbe avuto timore di essere ucciso dalla 

famiglia di M._______, famiglia presso la quale viveva e per cui lavorava, 

poiché lo avrebbero accusato di aver violentato la ragazza e la pena 

prevista sarebbe stata la lapidazione; che M._______ sino al giorno in cui 

egli sarebbe fuggito, avrebbe insistito per consumare dei rapporti sessuali 

con lui, minacciandolo altrimenti di ritorsioni; che egli non avrebbe invece 

mai accettato, pensando potesse accadere anche qualcosa di spiacevole 

alla sua famiglia; che nell’ultima occasione che la ragazza si sarebbe 

avvicinata a lui sempre con le stesse intenzioni, sarebbe accorso sul posto 

uno zio della ragazza, di nome O._______, al quale la ragazza avrebbe 

riferito che la voleva violentare; che lo zio gli avrebbe sparato mentre egli 

tentava la fuga, non colpendolo; che egli in seguito avrebbe appreso che il 

padre sarebbe stato torturato dai talebani, mentre di M._______ non 

avrebbe più avuto alcuna notizia dall’ultimo giorno in cui l’avrebbe vista (cfr. 

verbale 2, D13 segg., pag. 3 segg.); che a seguito del suo espatrio, 

l’interessato sarebbe stato avvisato dal padre che quest’ultimo avrebbe 

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ricevuto una lettera dove gli si intimava di consegnare il figlio ai capi dei 

talebani, altrimenti avrebbero ucciso quest’ultimo (cfr. verbale 2, D7 segg., 

pag. 2 seg.), 

che inoltre egli ha allegato che in Afghanistan non vi sarebbe legge e che 

nella zona comanderebbero i talebani (cfr. verbale 2, D14, pag. 4), 

che nella decisione impugnata, l’autorità di prime cure, ha in primo luogo 

rilevato che su punti fondamentali, le dichiarazioni dell’interessato relative 

ai suoi motivi d’asilo sarebbero inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che 

invero le allegazioni da lui esposte sia relative al modo in cui egli avrebbe 

appreso che M._______ lo accusava di volerla violentare, come pure in 

merito alle modalità con cui egli avrebbe saputo della cattura del padre e 

la tempistica in cui tale evento sarebbe successo, presenterebbero delle 

importanti divergenze; che queste ultime non sarebbero state appianate 

neppure dalle asserzioni, irrilevanti e non pertinenti dell’insorgente, dopo 

che l’autorità inferiore gli avrebbe richiesto delucidazioni in merito alle 

stesse, 

che proseguendo nell’analisi, a mente della SEM, la lettera di minacce dei 

talebani, prodotta quale mezzo di prova dall’interessato, avrebbe un valore 

probatorio esiguo, in quanto sarebbe facilmente acquistabile ai fini di 

causa; che altresì, un esame concreto dei documenti depositati agli atti dal 

richiedente, non sarebbe necessario, vista la pregressa inverosimiglianza 

delle sue allegazioni, 

che infine, riguardo alle sue asserzioni di essere espatriato 

dall’Afghanistan anche poiché i talebani comanderebbero e non vi sarebbe 

legge, le stesse in quanto generiche, non rappresenterebbero secondo 

l’autorità inferiore una persecuzione rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che nel ricorso, il ricorrente rileva dapprima che la prima audizione 

l’avrebbe in realtà sostenuta in lingua tedesca a P._______ e che della 

stessa non vi sarebbe erroneamente alcuna menzione nella decisione 

impugnata; che inoltre il tempo trascorso tra la sua domanda d’asilo e 

l’audizione sulle generalità avrebbe pregiudicato la sua possibilità di 

ricostruire e di narrare alcuni fatti e dettagli; che in seguito egli non 

condividerebbe le incongruenze, peraltro marginali e spiegabili, che 

l’autorità di prime cure avrebbe constatato nella decisione avversata; che 

invero le stesse potrebbero essere state influenzate dalla traduzione 

dell’interprete (…), che si esprimeva però in farsi afghano; che in 

particolare nel corso della seconda audizione l’interprete si sarebbe difatti 

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corretto sul significato esatto o la pronuncia di alcuni termini, che non 

sarebbero però stati verosimilmente rettificati nel medesimo modo nel 

verbale reso precedentemente; che oltracciò il ricorrente contesta le 

singole contraddizioni sottolineate della decisione avversata; che 

segnatamente, le divergenze riscontrate nelle due audizioni federali circa 

le modalità in cui egli sarebbe venuto a conoscenza che la donna lo 

avrebbe accusato di volerla violentare, sarebbero imputabili alla diversa 

natura e tipologia dei quesiti delle due audizioni; che in merito alla supposta 

incongruenza relativa alle modalità causali e temporali in cui egli avrebbe 

appreso del fatto che il padre sarebbe stato condotto via dai parenti di 

M._______, egli avrebbe già spiegato e completato la stessa nel corso 

della prima audizione sulle generalità e per questo non gli sarebbe stato in 

seguito chiaro il motivo della contestazione durante la seconda audizione; 

che anche per quanto concerne il momento in cui il padre sarebbe stato 

prelevato, il ricorrente afferma che ciò sarebbe avvenuto (…) giorni dopo 

la sua fuga dal domicilio e che avrebbe appreso degli altri dettagli dal 

padre, sentendolo telefonicamente quando egli già si trovava in J._______; 

che infine l’insorgente censura pure che la SEM non si sia chinata 

sull’esame materiale della lettera da lui prodotta, escludendone 

aprioristicamente la sua portata quale mezzo probatorio, 

che in primo luogo il Tribunale rileva che la “prima audizione” che il 

ricorrente sostiene di avere avuto dinnanzi alla SEM, trattasi in realtà della 

breve audizione del 4 dicembre 2015 inerente il diritto di essere sentito del 

richiedente circa l’eventuale non entrata in materia della SEM ed 

esecuzione dell’allontanamento del medesimo secondo il regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino 

III), verbale in merito che è stato registrato e si trova agli atti (atti A5/3 e 

A6/1), a differenza di quanto sostenuto dall’insorgente nel gravame, 

che tale breve verbale sul diritto di essere sentito del ricorrente, dato che 

non inerente i motivi d’asilo dell’interessato, non è stato a giusta ragione 

citato dalla SEM nella decisione impugnata; che inoltre il ricorrente non 

adduce alcun argomento a favore del contrario o che la non menzione dello 

stesso nella decisione impugnata gli abbia arrecato qualsivoglia 

pregiudizio, 

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che pertanto la censura mossa dal ricorrente circa la mancata citazione del 

predetto verbale nella decisione avversata, risulta infondata, 

che nel merito, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo 

le disposizioni della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi); che l’asilo comprende la 

protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro 

qualità di rifugiati; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 

cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

che pertanto è necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo 

senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, 

che è altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una persona 

attendibile, ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, 

in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone 

consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione, 

che infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo 

siano sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che 

l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune 

affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti, 

sia in preponderanza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non 

deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di 

ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra 

gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà 

dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

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preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e riferimenti 

ivi citati), 

che nella presente fattispecie, come rettamente rilevato dall’autorità di 

prime cure nella decisione impugnata, le dichiarazioni rese dall’insorgente 

in merito ai suoi motivi d’asilo, risultano in più punti determinanti 

contraddittorie, incoerenti ed incongrue all’esperienza generale di vita, 

che in particolare, circa le modalità in cui avrebbe appreso delle accuse 

che muoveva la ragazza contro di lui, egli ha fornito una versione 

nettamente divergente nel corso delle due audizioni federali, 

che invero, durante la prima audizione sulle generalità egli ha asserito che 

sarebbe venuto a conoscenza del fatto che avrebbero torturato la ragazza 

e che ella avrebbe confessato che egli la volesse violentare, da suo padre 

(cfr. verbale 1, p.to 7.1 seg., pag. 9 seg.); che invece nell’audizione 

successiva, egli ha sostenuto di aver sentito direttamente che M._______ 

riferiva allo zio che lui l’avrebbe violentata, e che da quel giorno non 

avrebbe avuto più alcuna notizia in merito alla sorte della donna (cfr. 

verbale 2, D13, pag. 3 e D24, pag. 4), 

che tali importanti contraddizioni nelle sue allegazioni, non sono state 

minimamente appianate dall’insorgente nel corso della seconda audizione 

(cfr. verbale 2, D35, pag. 5 seg.); che le stesse non sono neppure spiegabili 

con l’asserzione esposta dal ricorrente nel gravame in merito alla diversa 

natura delle due audizioni ed alla differente tipologia dei quesiti posti 

durante le medesime; che invero egli, nel corso delle due audizioni già 

durante l’esposto libero sui motivi d’asilo si è contraddetto circa tale punto 

in questione (cfr. verbale 1, p.to 7.1, pag. 9 e verbale 2, D13, pag. 3); che 

risulta essere piuttosto incomprensibile, anche tenuto debitamente conto 

dello scopo dell’audizione sulle generalità, che tale evenienza 

determinante per il suo espatrio non sia stata narrata coerentemente 

dall’interessato nelle due audizioni, 

che oltracciò pure in merito alla concatenazione temporale e spaziale in cui 

egli sarebbe venuto a conoscenza che i parenti di M._______ avrebbero 

prelevato il padre dal suo domicilio, le dichiarazioni del ricorrente non 

risultano coerenti, 

che nel corso della prima audizione egli ha difatti asserito che il padre 

sarebbe stato condotto via dai famigliari della ragazza (…) giorni dopo che 

lo zio della ragazza li avrebbe sorpresi discutendo assieme (cfr. verbale 1, 

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p.to 7.02, pag. 10), ciò che sarebbe avvenuto (…) mese prima il suo 

espatrio (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10); che nel corso della medesima 

audizione egli si è in seguito contraddetto senza alcuna plausibile 

spiegazione su tale punto, asserendo che quando avrebbero portato via 

suo padre, egli si trovasse già in J._______ (cfr. verbale 1, p.to 7.02, 

pag. 11), rispettivamente a I._______ (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 11), 

che l’incompatibilità di tali diverse allegazioni, non può essere ascrivibile 

come sostenuto nel gravame dall’insorgente, al carattere sommario 

dell’audizione breve; che invero le contraddizioni rilevate, risultano essere 

inconciliabili, 

che anche circa la descrizione del viaggio d’espatrio, l’insorgente è risultato 

incoerente, adducendo dapprima di essere partito da E._______ a piedi 

sino a Q._______ nella provincia di R._______, da dove avrebbe poi 

proseguito il suo viaggio in auto verso il H._______ (cfr. verbale 1, p.to 5.1, 

pag. 8), per successivamente, nel tentativo di spiegare un’altra incoerenza 

contestatagli dall’auditore, affermare di essersi recato subito dopo 

Q._______ a I._______, da cui sarebbe espatriato dopo (…) giorni (cfr. 

verbale 1, p.to 7.02, pag. 11); che nel corso della seconda audizione, egli 

ha fornito un’ulteriore versione, asserendo di essersi recato dopo 

I._______ a S._______, prima di espatriare (cfr. verbale 2, D13, pag. 3), 

che proseguendo nell’analisi, anche circa il nome del suo datore di lavoro 

e padre di M._______, egli si è contraddetto, affermando dapprima che egli 

si chiamasse N._______ (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10), ed in seguito 

invece T._______(cfr. verbale 2, D15 seg., pag. 4); che interrogato in 

merito a tale incongruenza, il ricorrente ha asserito aver riferito durante la 

rilettura del primo verbale che il nome scritto non sarebbe stato corretto 

(cfr. verbale 2, D16, pag. 4); che tale spiegazione non può essere seguita, 

in quanto, anche ponendo mente al fatto che l’insorgente sia analfabeta, 

nel verbale dell’audizione sulle generalità, da lui debitamente sottoscritto, 

non vi è traccia di tale presunto errore di traduzione, mentre invece vi si 

trova la rettifica, da parte del ricorrente medesimo, del nome dello zio di 

M._______, che si chiamerebbe U._______ e non V._______ come in 

precedenza sempre asserito dallo stesso (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 12 

e p.to 7.02 segg., pag. 10 seg.), 

che anche in relazione alle generalità del marito di M._______, l’insorgente 

si è dimostrato nelle sue dichiarazioni incoerente, sostenendo nel corso 

della prima audizione di non conoscerlo, in quanto non sarebbe mai stato 

a casa ma aggiungendo parimenti che sarebbe figlio di una persona 

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importante della zona (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10); che invece nella 

successiva audizione ha in modo inspiegabile fornito le esatte generalità 

dello stesso (cfr. verbale 2, D22, pag. 4), sostenendo che non glielo 

avessero chiesto durante la prima audizione (cfr. verbale 2, D23, pag. 4), 

che le incoerenze e contraddizioni summenzionate, non possono neppure 

essere dipanate con le giustificazioni addotte con il ricorso dall’insorgente, 

circa il tempo che sarebbe trascorso tra i fatti occorsi e la prima audizione 

sulle generalità come pure sull’eventuale scorretta traduzione da parte 

dell’interprete di alcuni termini nel primo verbale d’audizione; che invero le 

contraddizioni rilevate risultano inconciliabili su dei punti determinanti; che 

inoltre non vi è alcuna menzione nei verbali delle audizioni federali, che 

sono stati ritradotti all’insorgente prima della sottoscrizione degli stessi da 

parte del medesimo, di difficoltà o errori in cui sarebbe incorso nella 

traduzione il traduttore; che tra l’altro l’insorgente ha sempre dichiarato di 

comprendere bene rispettivamente molto bene il medesimo (cfr. verbale 1, 

pag. 3 e p.to 9.2, pag. 13; verbale 2, D1, pag. 1 e D39, pag. 7); che 

pertanto tali argomentazioni risultano pure infondate, 

che infine non si può non rilevare che il comportamento ascritto a 

M._______ da parte dell’insorgente, risulta illogico ed incompatibile con 

l’esperienza generale di vita; che risulta infatti a dir poco sorprendente che, 

nel contesto politico e culturale afghano, la medesima rischiasse, sia in 

pieno giorno che durante la notte, e questo nel corso di due anni e mezzo, 

di avvicinarsi all’insorgente con propositi sessuali, senza che 

apparentemente la medesima non temesse di essere colta in flagrante da 

terze persone e di subire delle ripercussioni negative, malgrado come 

sostiene lo stesso insorgente, potesse essere perseguibile per adulterio, 

venire torturata ed anche uccisa (cfr. verbale 2, D13, pag. 3 e D33, pag. 5), 

che in definitiva, le allegazioni del ricorrente circa gli eventi addotti a motivo 

del suo espatrio, non risultano essere verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, 

che nello stesso senso, anche i mezzi di prova prodotti dal ricorrente, non 

risultano tali da giustificare una diversa valutazione; che segnatamente, la 

presunta lettera dei talebani, può annoverarsi tra le dichiarazioni di parte, 

fermo considerata l’inverosimiglianza dei fatti occorsi all’insorgente in 

relazione con la figlia del suo datore di lavoro, che ne mettono in dubbio 

seriamente la sua autenticità, oltre alla notoria facilità di ottenere siffatti 

mezzi di prova contro pagamento o di fabbricarli personalmente; che in 

merito le allegazioni esposte nel gravame non apportano alcun elemento 

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concreto e determinante a favore di una diversa conclusione; che le stesse 

vanno pertanto disattese, 

che v’è parimenti luogo di condividere la posizione dell’autorità di prime 

cure circa l’irrilevanza in materia d’asilo delle asserzioni dell’insorgente in 

merito al fatto che non vi sarebbe legge in Afghanistan e che la sua zona 

sarebbe sotto il comando dei talebani (cfr. verbale 2, D14, pag. 4), 

che per tali elementi, onde evitare inutili ripetizioni e non essendo espressa 

nel memoriale ricorsuale alcuna censura in merito, il Tribunale rinvia alle 

pertinenti motivazioni contenute nella decisione impugnata (cfr. punto II, 2, 

pag. 3), 

che alla luce di tutto quanto sopra, per quanto riguarda il punto in questione 

circa il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo 

al ricorrente, vi è pertanto da confermare la decisione dell’autorità di prime 

cure, 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il ricorso va pertanto respinto, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta priva d’oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

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(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: