# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ee4dfdf0-b649-5ef7-9834-80c9c0e31ddb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-11-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.11.2018 D-7067/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7067-2017_2018-11-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7067/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  n o v e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

David R. Wenger, Walter Lang,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con la figlia 

B._______, nata il (…), 

Eritrea,   

entrambe patrocinate dal Sig. Rosario Mastrosimone,  

SOS Antenna Profughi,  

ricorrenti,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 14 novembre 2017 / N (…). 

 

 

 

D-7067/2017 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadina eritrea di etnia tigrina, ha risieduto a Mendefera dal 

2000 e sino all’espatrio avvenuto nel 2015 svolgendo l’attività di tessitrice 

al proprio domicilio. Il 10 aprile 2002 ha dato alla luce la sua unica figlia 

B._______. Il marito, con il quale aveva contratto matrimonio il 28 gennaio 

2001, sarebbe espatriato nel 2007 per recarsi in Israele dopo essere evaso 

dal carcere ove era recluso per motivi a lei ignoti. Proprio in tale paese il 

coniuge avrebbe iniziato ad esprimere pareri critici sul governo eritreo; 

pareri che avrebbe avuto una certa risonanza anche in patria a causa di 

alcune dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo a delle radio clandestine. 

Sennonché, nel 2014, la ricorrente, che sino a quel momento avrebbe 

ignorato le attività “sovversive” svolte all’estero dal coniuge, sarebbe stata 

arrestata con l’accusa di essere una sua complice. Dopo aver patito 

maltrattamenti di vario genere ed essere rimasta in stato di fermo per ben 

quattro mesi, la richiedente asilo sarebbe stata rilasciata senza accuse 

formali. Un mese e diverse visite dei militari dopo avrebbe lasciato il paese 

con la figlia B._______; figlia alla quale non avrebbe comunicato quanto 

accaduto. Quest’ultima, dal canto suo, ha addotto non conoscere il motivo 

per il quale la madre la avrebbe spinta ad espatriare con lei ne tantomeno 

di essere informata circa le attività in esilio del padre, fatto salvo il fatto di 

averlo visto “parlare qualche volta sul proprio profilo Facebook”. Giunte in 

svizzera nell’ambito di un programma di ricollocamento, madre e figlia 

hanno depositato una domanda d’asilo il 14 settembre del 2017 (cfr. atti 

A9, A10, A14, A15). 

B.  

Con decisione del 14 novembre 2017, notificata il giorno seguente (cfr. 

atto A19), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha 

respinto la succitata domanda d’asilo, pronunciando contestualmente 

l’allontanamento delle interessate dalla Svizzera ed ordinandone 

l’esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile. 

C.  

Il 14 dicembre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 15 

dicembre 2017) le interessate sono insorte contro detta decisione con 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale). In via principale hanno chiesto il riconoscimento dello statuto di 

rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera. In subordine la restituzione 

degli atti all’autorità di prime cure per una nuova valutazione sul punto del 

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riconoscimento dello statuto di rifugiato. In via ancor più subordinata di 

essere ammesse provvisoriamente in Svizzera. Contestualmente hanno 

presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, il tutto con protesta di spese e ripetibili. 

D.  

Con decisione incidentale del 26 luglio 2018, il Tribunale ha accolto la 

domanda di assistenza di giudiziaria presentata dalle ricorrenti invitando 

nel contempo l’autorità di prima istanza ad esprimersi sulle argomentazioni 

sollevate in sede ricorsuale. 

E.  

Il 7 agosto 2018 la SEM ha presentato la propria risposta al gravame, poi 

trasmessa per conoscenza alle insorgenti. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta 

eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità 

inferiore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e 

vantano un interesse degno di protezione all’annullamento o alla 

modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono 

legittimate ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

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2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 

LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima 

residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 

religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 

per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte 

a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo 

della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione 

femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi).  

3.2  Vi è luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione riflessa 

quando dei famigliari di una persona perseguitata sono esposti a delle 

rappresaglie, siano esse finalizzate all’ottenimento di informazioni, 

espletate in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di 

imporre una cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira. In 

tale ambito si necessita di apprezzare l’intensità del rischio di esposizione 

a persecuzioni in funzione delle circostanze del caso in esame. In tal 

senso, occorre prendere in considerazione la situazione nel paese 

d’origine sotto l’aspetto dei diritti umani, dei modelli di persecuzione 

“usualmente” applicati così come del comportamento generale degli organi 

statali nei confronti di determinate persone o gruppi di persone la cui 

situazione è comparabile a quella del richiedente asilo (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 4.1.3 e sentenza del Tribunale D-4120/2014 del 31 maggio 2016 

consid. 5.3.1).  

4.  

4.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha considerato 

inverosimili buona parte delle allegazioni di A._______. La SEM, ha 

segnatamente rilevato che nonostante la richiedente asilo abbia asserito 

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che il marito avrebbe rilasciato dichiarazioni in diversi video reperibili in 

rete, ella non sarebbe stata in misura di mostrarli all’auditrice né tantomeno 

di accedere al proprio profilo Facebook. Non di meno, neanche B._______ 

sarebbe stata in misura di mostrare dei video nei quali il padre criticava il 

governo. 

4.2 In sede ricorsuale, le ricorrenti, che avversano la valutazione 

dell’autorità di prime cure anche su tale aspetto, indicano diversi link che 

farebbero riferimento alle attività del marito e forniscono il nominativo 

Facebook di quest’ultimo. 

4.3 Nella propria risposta, l’autorità intimata si è limitata a riconfermarsi 

nella propria posizione senza esporre alcuna valutazione circa i link 

succitati ed il profilo Facebook.  

5.  

5.1 Nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio 

inquisitorio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio 

all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 

LAsi in relazione con l’art. 12 PA). In concreto, l’autorità deve occuparsi del 

corretto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la 

documentazione necessaria alla trattazione del caso, accertare le 

circostanze giuridicamente rilevanti ed amministrare in tal senso le 

opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i 

fatti, l’autorità si serve, se necessario, di documenti, di informazioni delle 

parti, di informazioni o testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie 

(art. 12 lett. a-e PA). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti 

quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e 

dall’altro lato, v’è un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto 

conto di tutte le circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2 e relativi riferimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, 

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a 

ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.).  

5.2 Dal canto suo, il TAF è tenuto ad effettuare d’ufficio un esteso controllo 

delle circostanze di fatto ritenute nella decisione avversata (art. 106 cpv. 1 

lett. b LAsi e 49 lett. b PA; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor 

dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.188). Qualora in sede 

ricorsuale vengano identificate delle carenze in tal senso, la decisione va 

annullata ed il caso retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che 

questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti 

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(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, sentenza del TAF D-

1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). 

6.  

6.1 Ora, nella presente fattispecie, appare indubbio che la SEM non abbia 

tenuto in debita considerazione alcune circostanze potenzialmente rilevanti 

per l’esito della vertenza. A prescindere infatti dalla verosimiglianza delle 

allegazioni di A._______ circa l’arresto subito ed il fatto di aver udito il 

marito esprimersi in una radio clandestina, v’è da sottolineare che secondo 

la giurisprudenza coordinata del Tribunale, in presenza di un espatrio 

illegale (che l’autorità intimata non ha messo in dubbio nel provvedimento 

avversato) gli elementi supplementari per ammettere una potenziale 

rilevanza in materia d’asilo sono molteplici (cfr. sentenza del Tribunale D-

7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata come sentenza di riferimento] 

consid. 5.1). Pertanto, non è escluso che l’attività in esilio del marito 

rispettivamente padre, se portata a conoscenza delle autorità eritree, 

potrebbe costituire una circostanza atta a rendere invise le richiedenti asilo 

ai loro occhi. Come lo si evince dalla documentazione reperibile su internet, 

il famigliare in questione è effettivamente molto attivo in seno alla diaspora 

eritrea in israele. Egli risulta infatti essere stato intervistato a più riprese 

nell’ambito di programmi televisivi dal 2013 e sino all’anno in corso ed agire 

come uno dei rappresentati de facto degli esiliati eritrei in Israele (cfr. 

risultanze processuali, act. 6 e 7). Ciò è deducibile non solo sulla base dei 

collegamenti web prodotti dalle ricorrenti ma anche da una semplice ricerca 

on-line del nome di quest’ultimo in caratteri ebraici (cfr. risultanze 

processuali, act. 8).  

6.2 Ciò detto, in specie si necessità dunque di passare in rivista 

l’esposizione mediatica del padre rispettivamente marito onde determinare 

se la stessa presenti effettivamente elementi di criticità tali da giustificare, 

per le ricorrenti, un fondato timore di subire una persecuzione riflessa, sia 

essa da intendersi ai sensi della giurisprudenza generica (cfr. DTAF 

2010/57 consid. 4.1.3) o quale elemento supplementare in un contesto di 

espatrio illegale (cfr. sentenza D-7898/2015 consid. 5.). 

6.3 Tenendo in debito conto il grado di esposizione mediatica, occorrerà 

anzitutto esaminare nel dettaglio le dichiarazioni effettuate in pubblico e sul 

web dal marito rispettivamente padre delle insorgenti al fine di valutare la 

presenza di elementi che possano risultare sgraditi alle autorità eritree. 

Sarà poi necessario determinare se detta contingenza sia tale da influire 

sulla situazione delle qui ricorrenti in caso di rientro in patria, e ciò tenendo 

in considerazione l’avvenuto espatrio illegale e la situazione nel paese 

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d’origine sotto l’aspetto dei diritti umani, dei modelli di persecuzione 

“usualmente” applicati nonché del comportamento generale degli organi 

statali. Essendo verosimilmente necessari dei complementi istruttori e non 

volendo questo Tribunale precludere alle ricorrenti un’eventuale 

impugnativa nei confronti di un complesso fattuale ancora da accertare, il 

Tribunale ritiene giudizioso incaricare l’autorità di prima istanza di questa 

incombenza. 

7.  

Pertanto, il ricorso è accolto e la decisione della SEM del 14 novembre 

2017 è annullata. Gli atti di causa sono trasmessi alla SEM (art. 61 cpv. 1 

PA) affinché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.), 

a completare l’istruttoria ed a pronunciare una nuova decisione rispettosa 

dei considerandi della presente sentenza.  

Su tali presupposti non vi è necessità di passare in rivista le restanti 

censure ricorsuali. 

8.  

8.1 Visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63 

cpv. 1 seg. PA). Il Tribunale aveva comunque accolto la domanda di 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con decisione 

incidentale del 26 luglio 2018. 

8.2 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o in 

parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità per 

le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La parte 

vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili 

devono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una 

nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta 

alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa 

l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). Nella 

fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per spese 

ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in CHF 

850.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA compresi) 

(art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF). 

 

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9.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 14 novembre 2017 è 

annullata e gli atti di causa sono trasmessi all’autorità di prima istanza per 

il completamento dell’istruttoria e la pronuncia di una nuova decisione ai 

sensi dei considerandi.  

2.  

Non si prelevano spese processuali.  

3.  

La SEM rifonderà alle ricorrenti CHF 850.– a titolo di indennità ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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