# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ae1ff242-47c9-50ff-bd1d-f1488daf4161
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.04.2025 F-2970/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-2970-2025_2025-04-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-2970/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 9  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Claudia Cotting-Schalch, giudice unica,  

con l’approvazione della giudice Regula Schenker Senn; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (...), alias 

A._______, nato il (...), 

Tunisia, 

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 17 aprile 2025 / N (...). 

 

 

 

F-2970/2025 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 

(…) aprile 2025, 

l’estratto della banca dati europea “Eurodac” dell’11 aprile 2025, da cui si 

evince che il richiedente aveva depositato delle domande d’asilo pregresse 

il (…) nei B._______ rispettivamente il (…) in Germania, 

la domanda di ripresa in carico del richiedente dell’11 aprile 2025, che 

l’autorità svizzera competente ha indirizzato alla sua omologa tedesca, 

fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i 

criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide 

(rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.06.2013; di seguito: RD III), 

la risposta positiva della Germania del 15 aprile 2025 alla suddetta 

richiesta di ripresa in carico basata sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III, 

il verbale del colloquio Dublino del (…) aprile 2025 dell’interessato, 

la decisione della SEM del 17 aprile 2025, notificata il 22 aprile 2025  

(cfr. [atto della SEM] n. [{…}]-23/1) – nell’ambito della quale è pure cessato 

il mandato di rappresentanza legale del richiedente da parte della (…) – di 

non entrata nel merito giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con 

conseguente trasferimento dell’interessato verso la Germania, 

il ricorso datato 23 aprile 2025 (ma inviato il 24 aprile 2025; cfr. risultanze 

processuali), inoltrato dall’insorgente dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale o TAF) contro la summenzionata decisione 

della SEM, con richieste procedurali tendenti d’un canto alla concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, all’accoglimento 

dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali, 

la pronuncia della sospensione dell’esenzione dell’allontanamento quale 

misura supercautelare da parte del Tribunale in data 25 aprile 2025, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

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e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA, 

che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso 

dalla giudice unica, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi); che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti, 

che ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito 

di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), 

che la SEM, nel contesto della procedura Dublino e nel caso di una 

procedura di ripresa in carico (inglese: take back), come è il caso di specie, 

non entra nel merito di una domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III RD III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione espressa o 

tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro stato è 

competente per l’esecuzione della procedura e l’allontanamento, 

che inoltre ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III, lo Stato membro è tenuto 

a riprendere in carico – alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un 

cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata respinta la 

domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure 

si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno, 

che in concreto è assodato e incontestato che il ricorrente è giunto in  

Europa nel (…), depositando una domanda d’asilo dapprima nei 

B._______ il (…) ed in seguito in Germania, dai riscontri dattiloscopici il 

(…) – mentre secondo le dichiarazioni dell’insorgente il (…) (cfr. n. 18/3) – 

e che la sua domanda d’asilo nel predetto Paese sarebbe stata rifiutata 

(cfr. n. 9/2, 10/2, 17/2 e 18/3); che inoltre risulta dagli atti di causa, come 

l’autorità tedesca competente abbia risposto positivamente il 

15 aprile 2025 – entro il termine disposto dall’art. 25 par. 1 RD III – alla 

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domanda di ripresa in carico della Svizzera dell’11 aprile 2025 (cfr. n. 13/8), 

fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. n. 17/2), 

che in considerazione di quanto precede, la competenza della Germania 

risulta dunque di principio data, 

che tuttavia, per contestare l’ammissibilità del suo trasferimento, il 

ricorrente sollecita esplicitamente l’applicazione della clausola 

discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), 

disposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.31), che prevede che se “motivi 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda 

anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda,  

che in tal senso egli ritiene, facendo riferimento a diversi rapporti di 

organismi internazionali e organizzazioni non governative, che nel 

suddetto Paese, alla luce delle politiche più restrittive in materia migratoria 

da parte delle autorità tedesche, ed altresì un aumento dei respingimenti 

sommari alle frontiere, come pure un uso eccessivo della detenzione 

amministrativa per i richiedenti l’asilo ed un accesso limitato alla procedura 

d’asilo per questi ultimi, vi sia il rischio reale che i suoi diritti fondamentali 

possano essere violati, in particolare rispetto agli art. 3 e 8 CEDU,  

che peraltro, egli allega di necessitare di cure mediche costanti, che il 

sistema sanitario tedesco, attualmente in crisi, non sarebbe in grado di 

garantirgli, 

che il Tribunale innanzitutto ricorda che la Germania, membra dell’UE, è 

vincolata dalla CartaUE, dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati con il 

relativo Protocollo aggiuntivo, dalla CEDU e dalla Convenzione contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; che 

pertanto, si deve presumere che la Germania rispetti la sicurezza dei 

richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della loro domanda 

d’asilo secondo una procedura giusta ed equa, e che garantisca una 

protezione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. le direttive 

2013/32/UE [direttiva procedura] e 2013/33/UE [direttiva accoglienza]); che 

questa presunzione non è irrefragabile e non va ammessa se, nello Stato 

di trasferimento, è prassi comune violare sistematicamente le norme 

minime dell’UE, o se vi sono seri indizi che, nel caso concreto, le autorità 

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dello Stato in questione non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. la 

DTAF 2011/19 consid. 6), 

che in concreto, è cosa notoria che la procedura d’asilo in Germania 

rispetta le garanzie formali poste dal diritto internazionale e che non vi sono 

fondati motivi di ritenere che nel predetto Stato membro sussistano delle 

carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti l’asilo, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.01.2000; cfr. a tal proposito ex 

multis le sentenze del TAF F-2454/2025 del 10 aprile 2025 consid. 4.1,  

F-1498/2025 del 21 marzo 2025 con rif. cit.), 

che né le dichiarazioni del ricorrente rilasciate durante il colloquio Dublino 

(cfr. n. 18/3), né le argomentazioni del tutto generali fornite dall’insorgente 

nel gravame, non risultando essere in alcun modo dimostrate con elementi 

sostanziati e circostanziati, sono in grado di rimettere in discussione la 

conclusione succitata, 

che peraltro non vi sono né agli atti all’inserto né presentati neppure con il 

ricorso dall’insorgente, degli indizi supportati da qualsivoglia concretezza e 

sostanza, atti a ritenere che la Germania non rispetterebbe il principio di 

non-respingimento, 

che a tal proposito va ancora rimarcato che la SEM, avendo constatato nel 

provvedimento impugnato a giusta ragione che la Germania è competente 

per condurre il seguito della procedura d’asilo e d’allontanamento del 

ricorrente e che tale procedura era esente da carenze sistemiche (cfr. p.to 

II, pag. 3 seg. della decisione impugnata), come già considerato anche 

sopra, non appartiene alle autorità svizzere di pronunciarsi sulla questione 

di una violazione del principio di non-respingimento (cfr. la sentenza della 

Corte di Giustizia dell’Unione europea del 30 novembre 2023, cause 

congiunte C-228/21, C-254/21, C-297/21 e C-281/21 

[ECLI:EU:C:2023:934], §129-142 e cifra 2 del dispositivo; cfr. anche la 

sentenza del TAF F-7928/2024 dell’8 gennaio 2025 consid. 4.5), 

che si sottolinea peraltro come, essendo la Germania uno stato di diritto 

con un sistema giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere che 

l’insorgente non possa far valere i suoi diritti di fronte alle istanze superiori 

in tale Paese – e perfino adire la Corte europea dei diritti dell’uomo  – ciò 

che non ha mai addotto di aver fatto durante il suo soggiorno in Germania 

(cfr. n. 18/3), se ritenesse che le autorità tedesche siano venute meno ai 

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loro obblighi derivanti dal diritto internazionale in passato, o ancora se in 

futuro i suoi diritti non venissero rispettati, 

che per di più non si ravvede come l’art. 8 CEDU verrebbe violato a causa 

del suo trasferimento in Germania, in quanto in particolare egli non dispone 

di alcun famigliare o parente in Svizzera (cfr. n. 18/3); che del resto, non 

avendo il ricorrente presentato alcuna motivazione maggiormente concreta 

in merito nel suo gravame, il Tribunale può esimersi dall’esaminare 

ulteriormente tale censura, 

che ne discende pertanto che la presunzione del rispetto della sicurezza 

dei richiedenti l’asilo da parte dello Stato in questione, non è confutata in 

specie e che pertanto l’art. 3 par. 2 RD III non trova applicazione, 

che proseguendo, dal profilo medico, l’incarto rivela che al ricorrente sono 

state poste le diagnosi di depressione e di insonnia e che egli è noto per 

autolesionismo nel passato, con la prescrizione di un trattamento 

farmacologico (cfr. n. 20/5); che stando così le cose, il suo stato di salute, 

non è classificabile quale grave ai sensi della giurisprudenza 

convenzionale in materia (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti 

dell’uomo, [Grande Camera], N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 

segg.; Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §§121 

segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1), e pertanto lo stesso non osta ad un suo 

rinvio in Germania, 

che del resto, le problematiche di salute del ricorrente potranno essere 

trattate anche in Germania, che dispone di strutture mediche adeguate e 

sufficienti (cfr. sentenze del Tribunale F-1417/2025 del 10 marzo 2025 

consid. 2.2.1; F-6995/2024 del 13 novembre 2024 consid. 3.2); che a tal 

proposito, anche se la direttiva accoglienza non trova più applicazione nella 

fattispecie, visto che l’insorgente ha ricevuto dalle autorità tedesche una 

decisione di respingimento della sua domanda d’asilo ed è tenuto a 

ritornare nel suo Paese d’origine (art. 3 par. 1 della suddetta direttiva), 

nonché che l’assistenza alla quale può pretendere fino all’esecuzione del 

suo trasferimento rileva del diritto nazionale tedesco; nessun elemento 

concreto e sostanziato né all’incarto né apportato nel ricorso, permette di 

considerare che la Germania gli rifiuterebbe l’accesso alle cure in caso 

d’urgenza o di problemi gravi, essendo che le cure mediche essenziali in 

tale paese sono garantite anche alle persone in situazione irregolare, 

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che sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che non vi 

è quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste 

all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1,  

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da 

parte della Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico 

dell’insorgente in ossequio alle condizioni poste nel RD III, 

che considerato quanto precede, il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione della SEM confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda 

procedurale tendente alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, è 

divenuta senza oggetto; che altresì con la presente sentenza, le misure 

supercautelari pronunciate dal Tribunale il 25 aprile 2025, sono revocate, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali è respinta; che le spese 

processuali di fr. 750.–, sono quindi poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente)   

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente. 

 

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Claudia Cotting-Schalch Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: