# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 81ef547e-2559-5078-9ef6-b3b52f64b28a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-01-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.01.2001 11.2000.140
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2000-140_2001-01-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2000.00140

  	
  Lugano,

  11 gennaio 2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire
nella causa n. __________.__________ (inabilitazione) della Divisione degli
interni, Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, promossa
con istanza del 9 marzo 1999 da

 

	
   

  	
  __________ __________, __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________
  __________, __________)

  

 

                                         nei
confronti di

 

	
   

  	
  __________ __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________);

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 6 novembre 2000 presentato da __________ __________ contro la
decisione emessa il 

                                              17
ottobre 2000 dalla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità
di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 9 marzo 1999 __________ __________ si è rivolto alla Delegazione
tutoria di __________ perché designasse a sua madre __________ __________
(1926) un curatore con mandato di rappresentarla in due cause promosse nei di
lui confronti in materia di locazione (art. 392 n. 1 CC), come pure con
l'incarico di assicurare l'amministrazione degli averi materni (art. 393 n. 2
CC). Sentita l'interessata il 3 maggio 1999, con decisione del 27 agosto 1999
la Delegazione tutoria ha respinto l'istanza, reputando __________ __________
capace di provvedere adeguatamente ai propri interessi. La tassa di giustizia
di fr. 100.– è stata posta a carico dell'istante.

 

                                  B.   Contro la decisione citata __________ __________ ha introdotto
ricorso il 10 settembre 1999 alla Divisione degli interni, autorità di
vigilanza sulle tutele, chiedendo che __________ __________ fosse inabilitata (art.
395 cpv. 1 CC) e che il giudizio della Delegazione tutoria fosse riformato di
conseguenza. Il 19 aprile 2000 egli ha sollecitato altresì il beneficio
dell'assistenza giudiziaria. L'autorità di vigilanza ha commissionato un
rapporto medico al Servizio psico-sociale di __________, dopo di che ha sentito
l'interessata personalmente e ha tenuto un'udienza, l'8 agosto 2000, per la
delucidazione orale del rapporto medico sulla base dei quesiti posti dall'istante.
Conferita alle parti la possibilità di formulare osservazioni conclusive, con
decisione del 17 ottobre 2000 essa ha poi respinto il ricorso, senza prelevare
spese. __________ __________, ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria,
è stato tenuto a rifondere a __________ __________ fr. 1500.– per ripetibili.

 

                                  C.   Insorto il 6 novembre 2000 con un appello contro la decisione
predetta, __________ __________ postula – previa concessione dell'assistenza
giudiziaria – l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti
all'autorità di vigilanza affinché assuma due testimonianze, acquisisca agli
atti una verifica patrimoniale eseguita dalla Delegazione tutoria, richiami dal
Servizio psico-sociale l'elenco delle domande poste a __________ __________ e
ordini una “perizia medica multidisciplinare”. L'appello non è stato oggetto di
intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni prese dalla Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele sono impugnabili dinanzi a questa Camera con appello (art.
54a LAC), ovvero con un rimedio di carattere riformatorio in fatto e in
diritto. L'appellante non può quindi limitarsi a richieste di mera indole cassatoria,
come in concreto, ma deve formulare le sue proprie conclusioni di merito (art.
309 

                                         cpv. 2
lett. e CPC; Cocchi/Trezzini, CPC
massimato e commentato, Lugano 2000, n. 13 ad art. 309). Ciò premesso, ci si
potrebbe interrogare sulla ricevibilità del gravame (art. 309 cpv. 5 CPC). Dato
nondimeno che davanti all'autorità di vigilanza l'istante postulava
l'inabilitazione della madre, si può ragionevolmente presumere che in questa
sede egli persegua il medesimo fine. Ancorché nel dubbio, l'appello può
pertanto ritenersi ammissibile.

 

                                   2.   Nel
Cantone Ticino l'inabilitazione va chiesta all'autorità di vigilanza sulle
tutele, salvo in caso di inabilitazione volontaria (art. 79 cpv. 1 e 2 RTC: RL
4.1.2.2). Che l'inabilitazione sia coatta o volontaria, in ogni modo, la
persona di cui si tratta deve avere domicilio nel Cantone, deve dimorare cioè
nel Ticino con l'intenzione di stabilirvisi durevolmente (art. 23 cpv. 1 CC).
__________ __________ risiede per la maggior parte dell'anno presso la sorella
__________ __________ __________ -__________ a __________ (decisione impugnata,
consid. A; rapporto medico, act. 5, pag. 2 a metà) e rientra a __________
soltanto per sbrigare gli affari correnti o per sottoporsi a visite mediche
(osservazioni all'autorità di vigilanza, act. 2, pag. 3, punto 6), ciò che
l'appellante non nega. Ci si può seriamente domandare, di conseguenza, se la
Sezione degli enti locali fosse competente per occuparsi del caso. Sul piano
internazionale, difatti, sono abilitate a prendere misure di protezione
anzitutto le autorità del luogo in cui si trova la dimora abituale della
persona (art. 1 della convenzione dell'Aia concernente la competenza delle
autorità e la legge applicabile in materia di protezione dei minorenni, RS
0.221.231.01, applicabile per analogia ai maggiorenni in virtù dell'art. 85
cpv. 2 LDIP). Dato che l'appello è – come si vedrà oltre – destinato all'insuccesso,
la questione può nondimeno rimanere aperta.

 

                                   3.   L'appellante
si duole anzitutto che l'autorità di vigilanza abbia rifiutato quattro prove da
egli offerte: l'audizione di __________ __________ __________ -__________
(sorella di __________ __________), quella del dipendente di una fiduciaria a
__________ (la __________ __________) che “si occupa degli aspetti patrimoniali
e gestionali per la signora __________ __________ ”, il richiamo di una
“verifica patrimoniale” eseguita dalla Delegazione tutoria di __________ e
l'edizione del questionario contenente le domande poste alla peritanda dal Servizio
psico-sociale di __________. L'autorità di vigilanza ha rinunciato ad assumere
tali mezzi istruttori perché la situazione risultava “sufficien-temente chiara,
tenuto conto delle risultanze peritali e dell'esito dell'audizione di
__________ __________ ”, mentre le testimonianze apparivano “inidonee ad
aggiungere elementi determinanti per il (...) giudizio” (decisione impugnata, consid.
2 in fine). L'appellante obietta che l'escussione di __________ __________
__________ -__________ era destinata a chiarire “se il legame che la lega alla
sorella è disinteressato e se effettivamente la signora __________ __________
si occupa della sorella”, che l'escussione del dipendente della fiduciaria era
intesa ad appurare se questi era “effettivamente stato incaricato degli aspetti
patrimoniali e gestionali della signora __________ __________ ”, che il
richiamo della verifica patrimoniale era volto alla consultazione della stessa
e che l'edizione del noto questionario era diretto a conoscere il tenore delle
domande poste (appello, punto 2).

 

                                         In realtà
le motivazioni appena riassunte tradiscono la vera finalità dei mezzi di prova
proposti, che non è dimostrativa, bensì eminentemente inquisitoria.
L'appellante non dà elementi particolari che lascino presagire una
circonvenzione di __________ __________ da parte della sorella, non allega
indizi concreti che facciano apparire la madre trascurata o abbandonata a sé
stessa, non pretende che il dipendente della citata fiduciaria sia inidoneo a
gestire l'una o l'altra pratica affidatagli, non asserisce che la verifica
patrimoniale eseguita dalla Delegazione tutoria denoti atti di disposizione
inadeguati da parte della madre, né sostiene che le domande poste dal Servizio psico-sociale
fossero improprie ad accertare la capacità di intendere e di volere della
genitrice. Egli mira a far assumere i  testimoni, a consultare la verifica
patrimoniale e a vagliare il questionario delle domande per trovare elementi
oggettivi con cui rendere verosimile la tesi secondo cui la madre sarebbe ormai
di scarso intelletto e totalmente soggiogata dalla sorella __________. Tant'è
ch'egli non è in grado di addurre alcun pregiudizio concreto subìto dalla madre
in seguito alle prospettate influenze della sorella o in seguito all'incarico
conferito alla __________ __________. Chiedendo di esaminare la verifica
patrimoniale della Delegazione tutoria, di sentire il dipendente della
fiduciaria, di escutere __________ __________ __________ -__________ e di
richiamare il formulario delle domande poste dal Servizio psico-sociale egli
intende manifestamente scoprire in che modo la madre amministra i propri beni,
cercando di trovare indizi per rendere verosimile la di lei incapacità di
gestione. Ma tale non è lo scopo legittimo di un'assunzione probatoria.

 

                                         Certo,
l'appellante evoca – di scorcio – una propensione della madre al gioco d'azzardo
(memoriale, pag. 5 in alto; verbale dell'8 agosto 2000, act. 10, pag. 2, risposta
n. 8). Una semplice “propensione” non basta tuttavia per giustificare
provvedimenti tutori, a meno che tale predilezione trascenda nel vizio e quindi
in cattiva amministrazione. Nemmeno l'appellante però adombra estremi del
genere. Che poi il Servizio psico-sociale di __________ abbia redatto il
proprio rapporto fondandosi anche sulla “verifica patrimoniale” della
Delegazione tutoria (appello, pag. 5 nel mezzo) non risulta dagli atti. In sede
di delucidazione orale il medico estensore ha precisato bensì che la
Delegazione tutoria aveva “fatto delle verifiche sul piano patrimoniale e che
non erano emersi passivi particolari” (verbale dell'8 agosto 2000, act. 10,
pag. 2, risposta n. 8), ma non che tali verifiche siano state messe a
disposizione del Servizio psico-sociale né che quest'ultimo abbia compiuto
accertamenti a tale riguardo. La Delegazione tutoria, da parte sua, neppure ha
annoverato la “verifica patrimoniale” tra gli elementi considerati ai fini
della decisione (osservazioni all'autorità di vigilanza, act. 3, pag. 3) e
l'autorità di vigilanza non ne fa alcun cenno. Mal si comprende perciò quale
sarebbe l'utilità di un simile richiamo, se non quello di consentire all'appellante
– come detto – di indagare sulla situazione economica della madre. Il che può
spiegarsi pensando allo stato di grave ristrettezza in cui egli versa
(l'autorità di vigilanza gli ha conferito del resto il beneficio
dell'assistenza giudiziaria), ma non giustifica l'assunzione della prova. Ne
segue che su questo primo punto l'appello si rivela già a prima vista infondato.

 

                                   4.   Per
quanto riguarda le prove esperite nel caso specifico, l'appellante afferma che
il noto rapporto del Servizio psico-sociale disconosce la sordità pressoché
totale di cui soffre __________ __________, che le tre semplici domande poste
per scritto a costei davanti all'autorità di vigilanza non bastano a valutare
la relativa capacità di intendere e di volere, che dagli atti nulla emerge
circa la situazione patrimoniale della madre e che solo dopo avere esperito una
perizia multidisciplinare – psicologica, neurologica e medica – sarà possibile
valutare l'opportunità di eventuali misure protettive (appello, punto 3). La
questione è di sapere, ciò premesso, se l'autorità di vigilanza abbia valutato
correttamente le risultanze delle prove assunte. Ora, ai fini del giudizio la
Sezione degli enti locali si è fondata in primo luogo sul noto rapporto del
Servizio psico-sociale, dal quale si desume in sintesi che, sebbene colpita da
sordità bilaterale, __________ __________ è in grado di provvedere ai propri
interessi, non essendo affetta da patologie psichiche suscettibili di ridurre
la sua capacità di intendere e di volere, né da altri disturbi caratteriali
atti a menomare tale capacità (act. 5). La Sezione degli enti locali si è
fondata dipoi sulla constatazione che, convocata e interpellata per scritto,
l'interessata dimostrava di capire le domande a lei rivolte e rispondeva in
modo congruo. Infine, secondo l'autorità di vigilanza, __________ __________
non risulta mettere a repentaglio la propria situazione patrimoniale con
comportamenti inadeguati. Donde l'inopportunità di qualsiasi provvedimento, anche
solo di curatela (decisione impugnata, consid. 4).

                                         

                                         Contrariamente
all'opinione dell'appellante, il rapporto del Servizio psico-sociale non
trascura la sordità dell'interessata; anzi, la ricorda esplicitamente (“La
paziente risulta portatrice di ipoacusia ingravescente bilaterale, sequela
della meningite pneomococica del 1990. Per questo motivo è possibile comunicare
con la paziente solo per iscritto”: act. 5, pag. 3 a metà). Per il resto il rapporto
è chiaro, univoco e non lascia spazio a interpretazione di sorta, sicché
ordinare una formale perizia, anche multidisciplinare, non porterebbe alcun
verosimile elemento di rilievo. Invero l'appellante obietta che per valutare
appieno il rapporto occorrerebbe conoscere le domande poste all'interessata, ma
a tal fine egli ha già ottenuto sufficiente soddisfazione. Sentito l'8 agosto
2000, il medico estensore ha precisato in effetti che “si trattava di domande
molto semplici, tipo minimentaltest, indirizzate a verificare la
memoria, l'orientamento. Le domande erano del tipo: ‘che giorno è oggi?’, ‘dove
siamo?’ ecc. Vi erano poi anche delle domande più specifiche, del tipo ‘quando
è morto suo padre?’, ‘quando è morta sua madre?’, ‘quando si è sposata?’ ecc.
Vi erano poi delle domande qualitative sulle relazioni, tipo: ‘come era stato
il matrimonio?’, ‘che tipo di relazioni vi era con il figlio?’ ecc.” (verbale
dell'8 agosto 2000, act. 10, pag. 1, risposta n. 2). D'altro lato l'appellante
nemmeno indica quali domande il medico avrebbe omesso di porre all'interessata
o quali risposte egli avrebbe tralasciato di approfondire. Sottoporre
__________ __________ a ulteriori analisi significherebbe, nelle condizioni
descritte, far peritare una persona che già uno psichiatra e psicoterapeuta ritiene
capace di provvedere a sé stessa.

 

                                         L'appellante
sottolinea che davanti all'autorità di vigilanza __________ __________ è stata
sentita senza essere ammonita circa le conseguenze penali di una falsa dichiarazione
(art. 306 CP). Dagli atti risulta però ch'essa è stata assunta non come testimone
in causa propria, ma solo a titolo informale (manoscritti allegati all'act.
10), alla stessa stregua di una parte interpellata dal giudice per scopi
meramente chiarificatori (art. 178 cpv. 1 CPC). È l'audizione che la legge
prescrive prima di pronunciare un'inabilitazione (Schnyder/Murer in: Berner Kommentar, 3ª edizione, n. 77 ad art.
374 CC; Geiser in: Kommentar zum Schweizerischen
Privatrecht, Basilea 1998, ZGB II, n. 11 in fine ad art. 374) e che l'autorità
di vigilanza è libera di disporre quand'anche la persona sia già stata sentita
dalla Delegazione tutoria. Invano l'appellante si vale perciò delle norme
sull'istituto dell'interrogatorio formale (art. 270 segg. CPC, cui rinvia l'art.
19 cpv. 2 LPAmm). Ne discende che in concreto, fondandosi sul rapporto medico
agli atti e sull'audizione dell'interessata, l'autorità di vigilanza ha
apprezzato correttamente le prove e giustamente ha rinunciato a ulteriori mezzi
istruttori.

 

                                   5.   Da
ultimo l'appellante ritiene che “l'importo delle ripetibili accordato alla
controparte, ancorché contestato, è la riprova che tutto è valutato alla
stregua di puro egoismo del figlio verso la madre” (memoriale, pag. 7). Così
argomentando, tuttavia, egli mostra di disconoscere i costi causati a
__________ __________ dal suo ricorso privo di fondamento. L'autorità di
vigilanza si è limitata ad applicare l'art. 54b LAC, che la abilita a
condannare la parte soccombente al pagamento di ripetibili. Quanto all'ammontare
dell'indennità, basti rammentare che la legale di __________ __________ ha
dovuto redigere un memoriale di osservazioni (9 pagine: act. 2) e accompagnare
la cliente a __________ per assistere alla delucidazione orale del rapporto
medico. Già a un sommario esame l'importo di fr. 1500.–, che equivale alla remunerazione
di un avvocato per circa 6 ore di patrocinio in una causa relativamente
semplice, non copre il pregiudizio economico derivato all'interessata.

 

                                   6.   Gli
oneri del giudizio odierno, contenuti in ragione della difficile situazione
finanziaria in cui versa l'appellante, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1
CPC), mentre non si attribuiscono ripetibili, l'appello non essendo stato
oggetto di intimazione. Quanto al beneficio dell'assistenza giudiziaria
postulato dall'appellante, esso non può entrare in linea di conto giacché l'impugnazione
appariva palesemente sprovvista di ogni probabilità di buon esito (art. 157
CPC). Davanti all'autorità di vigilanza poteva sussistere qualche perplessità,
ove appena si consideri che la decisione della Delegazione tutoria non
conteneva chiari accertamenti di fatto (si limitava a un semplice riassunto del
procedimento) né indicava su quali elementi si fondava il giudizio (precisati
unicamente nelle osservazioni al ricorso: act. 3, pag. 3). Nonostante l'età avanzata
e la totale sordità dell'interessata, poi, nessun rapporto medico indipendente
e imparziale era stato ordinato in prima sede. Per finire, tuttavia, l'autorità
di vigilanza ha statuito in modo chiaro e debitamente circostanziato, sicché
l'appello appariva risolversi sin dall'inizio in un vuoto esercizio di giurisdizione.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC

 

e vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello è respinto e la decisione impugnata è confermata. 

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 200.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   4.   Intimazione:

                                         – avv.
__________ __________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.     

                                         Comunicazione:

                                         –
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza;

                                         –
Delegazione tutoria di __________.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

La presidente                                                        Il
segretario