# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 70addcd6-886f-593a-93ca-a63b684df3df
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-06-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.06.2002 35.2002.14
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2002-14_2002-06-19.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2002.00014

   

  mm

  	
  Lugano

  19 giugno 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 febbraio 2002
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 novembre 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 15
marzo 2001, __________ ha comunicato all'__________ che il proprio dipendente,
__________, buralista postale a __________, il 14 dicembre 2000, nello
scaricare un pesante pacco, è inciampato in uno scalino, procurandosi una
contusione ossea alla caviglia destra (cfr. doc. _).

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che __________, la prima volta nel corso del mese di
gennaio 2001, ha consultato il dottor __________, il quale, predisposta una artro-risonanza
magnetica della caviglia destra, ha diagnosticato un focolaio di contusione
ossea al bordo anteriore della tibia (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l'Istituto assicuratore, con
decisione formale del 31 luglio 2001, ha negato la propria responsabilità,
sostenendo che non si sarebbe in presenza né di un infortunio ai sensi di legge
né di una lesione parificata ai postumi di un infortunio (cfr. doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dalla __________ per conto dell'assicurato (cfr.
doc. _ e allegato), l'__________, in data 2 novembre 2001, ha confermato la sua
prima decisione. 

                                         Secondo
l'assicuratore LAINF, ammesso ma non concesso che l'assicurato fosse rimasto
vittima di un infortunio ex art. 9 cpv. 1 OAINF, farebbe comunque difetto una
relazione di causalità naturale con i disturbi localizzati alla caviglia destra
(cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con tempestivo
ricorso del 19 febbraio 2002, __________, patrocinato dall'avv. __________, ha
chiesto che l'impugnata decisione dell'__________ venga annullata, osservando,
in particolare, quanto segue:

 

" 
(…).

… La __________ __________ ha negato la propria
responsabilità sostenendo che l'assicurato non sarebbe stato vittima di un
infortunio. 

Nelle argomentazioni esposte nella decisione
avversata la __________ si limita a citare l'art. 9 cpv. 1 OAINF, indicando
come per il caso di specie non sono dati gli elementi costitutivi
dell'infortunio.

Ben comprensibilmente invece non cita l'art. 9
cpv. 2 OAINF e l'art. 6 cpv.2 LAINF, come invece inizialmente fatto nella
decisione del 31.7.2001.

 

(…).

 

Orbene alla luce della documentazione medica agli
atti dell'incarto __________ che qui si richiama, risulta come per il signor
__________ i problemi alla caviglia destra siano di natura traumatica e non di
tipo degenerativo.

Pertanto, il caso rientra se non già nella
definizione stessa di infortunio, perlomeno e senza ombra di dubbio nella
definizione di lesioni corporali parificabili ad infortunio, rientrando il
citato trauma tra quelli indicati.

Nel discende pertanto l'obbligo per
l'assicuratore LAINF di corrispondere le prestazioni assicurative. 

 

(…).

 

 

… Nella decisione avversata la __________ pur
ammettendo il carattere di infortunio per il caso di specie, esamina la
questione dell'esistenza del nesso causalità naturale ed adeguato, negando ad
ogni buon conto il diritto a prestazioni assicurative - in presenza di infortunio
- in quanto non sussisterebbe alcun nesso di causalità naturale ed adeguato.

 

(…).

 

Per il caso di specie, i rapporti allestiti dal
Dr. __________ sono perfettamente chiari nell'indicare i problemi lamentati dal
ricorrente come essere di natura traumatica e conseguenti all'infortunio. Anche
gli altri esami cui è sottoposto l'assicurato, in cui si fa costantemente
riferimento ad un "pregresso trauma in iperflessione dorsale" (cfr.
anche ultimo referto RM del 8.10.2001 eseguito presso la clinica __________),
sono univoci nell'indicare la chiara origine post-traumatica.

 

Pertanto le argomentazioni esposte dalla
__________ non possono essere condivise.

Il ricorrente chiede venga espertita una perizia
giudiziaria atta a confermare la valutazione esposta dal Dr. __________, messa
in dubbio dalla __________ sulla base del referto del proprio medico di
fiducia.

 

(…)" (I)

 

 

                               1.4.   L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. VI). 

 

 

                               1.5.   In replica,
__________ ha versato agli atti il certificato 3 aprile 2002 del dottor
__________ (doc. _), il quale è stato immediatamente intimato all'__________
per osservazioni (cfr. IX).

 

                                         L'Istituto
assicuratore convenuto ha, da parte sua, preso posizione il 15 aprile 2002 (X).

 

 

                               1.6.   In corso di
causa, il TCA ha interpellato il dottor __________, al quale sono state chieste
precisazioni in merito alle modalità secondo le quali sarebbe insorta la
pretesa contusione ossea (cfr. XII).

 

                                         La
risposta del succitato specialista data del 6 maggio 2002 (XIII).

 

                                         Alle
parti è stata accordata la facoltà di presentare delle osservazioni (XIV).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   __________
sostiene di avere subito una lesione parificata ai postumi di un infortunio ai
sensi dell'art. 9 cpv. 2 (cfr. I, p. 4: "Pertanto, il caso rientra, se non
già nella definizione stessa di infortunio, perlomeno e senza ombra di dubbio
nella definizione di lesioni corporali parificabili ad infortunio, rientrando
il citato trauma tra quelli indicati").

 

                                         Questa
tesi si rivela infondata.

 

                                         L’art. 9
cpv. 2 OAINF - nella versione introdotta con la modifica del 15 dicembre 1997,
applicabile, in casu, in forza dell’art. 147a OAINF (cfr. DTF 123 V 71
consid. 2 e riferimenti ivi menzionati) - prevede che se non attribuibili
indubbiamente a una malattia o a fenomeni degenerativi, le seguenti lesioni
corporali, il cui elenco é definitivo, sono equiparate all’infortunio, anche se
non dovute a un fattore esterno straordinario:

 

                                         a.   fratture;

                                         b.   lussazioni
di articolazioni;

                                         c.   lacerazioni
del menisco;

                                         d.   lacerazioni
muscolari;

                                         e.   stiramenti
muscolari;

                                         f.    lacerazioni
dei tendini;

                                         g.   lesioni
dei legamenti;

                                         h.   lesioni
del timpano.

 

                                         L'elenco
è esaustivo: esso non può essere fatto oggetto di un'interpretazione estensiva,
in particolare per analogia (DTF 114 V 208ss. consid. 3c; RAMI 1988 p. 372 e
375; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA),
Losanna 1992, p. 58; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p.
202). 

                                         La
nozione di lesione parificata ad infortunio persegue lo scopo d’attenuare, in
favore dell’assicurato, il rigore risultante dalla distinzione che il diritto
federale opera fra malattia ed infortunio. Gli assicuratori infortuni LAINF
devono assumersi un rischio che, in ragione della succitata distinzione,
dovrebbe in principio essere coperto dall’assicurazione malattie (SVR 1998 UV
22, p. 81s.; DTF 123 V 44 e 45 consid. 2b, 116 V 155 consid. 6c, 114 V 301
consid. 3c; RAMI 1988 U 57 p. 373 consid. 4b; A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung,
in SZS 1996, p. 84).

                                         Per
ammettere l’esistenza di un nesso di causalità naturale, é sufficiente che un
evento infortunistico si trovi parzialmente all’origine del danno alla salute,
anche solo quale fattore scatenante (cfr. DTF 123 V 45 consid. 2b, confermata
recentemente con la RAMI 2001 U 435, p. 332ss.). 

                                         D’altro
canto, le lesioni enumerate all’art. 9 cpv. 2 OAINF lett. a-h devono avere
avuto una causa esterna, senza la quale non si può parlare di lesione
assimilata ad infortunio (DTF 123 V 45 consid. 2b, 116 V 147s consid. 2c, 114 V
301 consid. 3c; RAMI 1988 U 57 p. 373 consid. 4b; RAMI 2001 U 435, p. 332ss.; Bühler,
op. cit., p. 8).

 

                                         In casu,
è evidente che non si è in presenza di una lesione parificata ai postumi di un
infortunio, nella misura in cui il danno alla salute di cui l'assicurato è
portatore non rientra fra le diagnosi esaustivamente enumerate all'art. 9 cpv.
2 OAINF. 

                                         La RM
dell'8 ottobre 2001 ha permesso d'accertare che i legamenti della caviglia
destra sono perfettamente integri (donde l'inapplicabilità dell'art. 9 cpv. 2
lett. g OAINF). D'altro canto, dal relativo rapporto emerge che __________
lamenta un edema intra osseo a carattere diffuso che interessa l'intera epifisi
e la zona metafiso-diafisaria dell'estremità distale della tibia, con
delimitazione di un focolaio di probabile necrosi parziale (doc. _), reperto
che non è assimilabile ad una frattura ossea ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 lett.
a OAINF. 

 

                               2.2.   Con la
propria decisione, l'__________ ha sostenuto che i disturbi alla caviglia
destra non sarebbero da porre in relazione con un infortunio ai sensi di legge.

                                         Ora, la
questione a sapere se l'evento del dicembre 2000 - così come l'ha descritto
__________ il 14 maggio 2001 (cfr. doc. _) - presenti o meno le caratteristiche
di un infortunio giusta l'art. 9 cpv. 1 OAINF, meriterebbe di essere
approfondita. Lo scrivente TCA può comunque esimersi dall'esaminare più da
vicino questo aspetto, difettando, come si vedrà meglio in seguito, il nesso di
causalità naturale. 

 

                               2.3.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, in effetti, l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.4.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale
fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli
infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un
ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio,
dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più
singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica
(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   In data 15
marzo 2001, il datore di lavoro dell'assicurato ha annunciato all'__________ un
infortunio-bagatella avvenuto nel corso del mese di dicembre 2000. 

                                         Dal
relativo formulario emerge che __________ ha lamentato una contusione alla
caviglia destra, inciampando in uno scalino (cfr. doc. _).

                                         In
realtà, le cose sono andate ben diversamente. Sentito da un ispettore dell'__________
il 14 maggio 2001, l'insorgente ha infatti dichiarato che, schiacciando con il
piede destro il dispositivo frenante posto sulla ruota di un carrello, il
medesimo piede gli è scivolato di lato. Apparentemente, egli non ha riportato
alcun urto diretto al piede (cfr. doc. _).

                                         In data
16 gennaio 2001, __________ ha consultato il dottor __________, spec. FMH in
chirurgia, il quale ha predisposto l'esecuzione di un'artro-RM alla caviglia
destra. Dal rapporto 6 marzo 2001 del dottor __________ si evince la presenza
di un "… focolaio di edema intra-osseo nella porzione distale anteriore ed
intermedia dell'estremità distale della tibia, possibilmente riferibile a
pregressa contusione endomidollare" (cfr. doc. _). 

                                         Con
certificato del 14 marzo 2001, il medico curante dell'assicurato ha affermato,
con esplicito riferimento al reperto della RM, che i disturbi alla caviglia
destra hanno una "chiara origine traumatica" (cfr. doc. _).

                                         Nell'ambito
della procedura d'opposizione, __________ ha prodotto un nuovo certificato del
dottor __________, mediante il quale quest'ultimo ha espresso la convinzione
che "… si tratti di un residuo post-traumatico e non degenerativo"
(cfr. certificato 30.8.2001 accluso al doc. _).

                                         Su ordine
dell'Istituto assicuratore convenuto, l'assicurato, in data 8 ottobre 2001, è
stato nuovamente sottoposto ad una RM della caviglia destra, la quale ha messo
in luce un focolaio di 1.8 cm di lunghezza di probabile necrosi parziale a
livello dell'estremità distale della tibia nonché un esteso edema intra osseo
(doc. _).

                                         Prima di
procedere all'emanazione della decisione su opposizione, l'__________ ha
raccolto il parere del proprio medico di circondario, il dottor __________,
spec. FMH in chirurgia, il quale ha giudicato semplicemente possibile
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra la patologia presente
all'arto inferiore destro e l'evento del dicembre 2000. 

                                         Qui di
seguito il contenuto del suo referto 23 ottobre 2001:

 

" 
L'assicurato sul lavoro, verso metà dicembre
2000 (non riesce a precisare la data), schiacciando con il piede destro un
apposito dispositivo frenante (pomello di gomma), il piede destro scivola di
lato, finendo al suolo, senza riportare alcun urto diretto all'arto
inferiore.

Il dr. __________, interpellato dalla __________,
il 30.8.2001 descrive "alle rx un piccolo becco al bordo anteriore della
tibia che spiegava abbastanza bene la sintomatologia del paziente".

Data la persistenza dei disturbi al piede destro,
il dr. __________ in aprile 2001 ventila la possibilità di artroscopia con
asportazione del "tessuto cicatriziale sul bordo anteriore della tibia e del
becco osseo sporgente". Si dichiara convinto che si tratta di "un
residuo post-traumatico e non degenerativo".

Tuttavia, il dr. __________ non fornisce
una motivazione particolareggiata, indubbiamente necessaria in questa
fattispecie iniziale banale (nessun evento infortunistico, decisione
dell'amministrazione).

Effettivamente già l'esame di risonanza magnetica
del 6.3.2001 aveva evidenziato un edema intraosseo in zona anteriore-distale
della tibia, a suo tempo interpretato come "possibilmente riferibile a
pregressa contusione endomidollare".

Abbiamo negato la causalità, dopo la
ricostruzione della dinamica dell'evento e visto morfologicamente un edema
osseo localizzato e delimitatosi ulteriormente, sempre in zona anteriore (MRI
dell'8.10.2001), evoluzione caratteristica per un'osteocondrosi,
rispettivamente necrosi ossea senza note di frattura/lesione trabecolare
o intrarticolare.

In base a tutta la documentazione medica,
clinica e strumentale, non è possibile stabilire un nesso causale più che
possibile fra l'attuale patologia ben documentata e l'evento fatto valere nella
prima metà del dicembre 2000." (doc. _).

 

                                         In corso
di causa, __________ ha trasmesso al TCA il rapporto 3 aprile 2002 del dottor
__________, da cui è utile riprendere i seguenti passaggi:

 

" 
(…).

È stata fatta una nuova RM in data 8.10.01, cioè
a 7 mesi dal primo, e il focolaio era limitato a 1.8 cm con probabile necrosi
parziale, segno di continua pressione alla flessione del piede.

Questo è secondo me sempre ancora un segno di
cronificazione post-traumatica.

Sono del resto ancora convinto che si tratti di
un residuo post-traumatico e non degenerativo, contrariamente a quanto asserito
dalla __________. Accetto comunque che il Dott. __________ possa essere di
parere opposto e sono più tollerante di lui rispetto alle opinioni altrui.

Rifiuto la frase del collega: "le
conclusioni del Dott. __________ prive di ogni spiegazione e emesse senza
essere stato edotto in merito alla dinamica esatta dei fatti non permettono di
mettere in discussione la valutazione del medico di circondario".

Metto sì in discussione la valutazione del medico
di circondario ma soprattutto vorrei sottolineare che in qualità di medico
sportivo valuto anche la dinamica del trauma e la ritengo primordiale. Se un
medico specialista in medicina sportiva non contempla il meccanismo
dell'incidente ha sbagliato la professione.

Mi limito a questa puntualizzazione non volendo
entrare nel merito di problemi di collegialità.

Ammetto che potrebbe essere valida la valutazione
del collega ma penso che per emettere un giudizio esatto ci vorrebbe una
perizia in sede universitaria o almeno la valutazione dell'ulteriore decorso.
"

                                         (doc. _)

 

 

                               2.6.   Con il
proprio gravame, __________ ha criticato l'apprezzamento enunciato dal dottor
__________, sostenendo - con esplicito riferimento alle certificazioni emananti
dal proprio medico curante - che i disturbi localizzati alla caviglia destra
devono costituire una naturale conseguenza dell'evento del dicembre 2000 (cfr.
I, p. 5).

 

                                         Attentamente
esaminata la documentazione presente all'inserto, questo TCA non ritiene di
dover dare seguito alle censure sollevate dall’insorgente. Infatti, l’opinione
del dottor __________ può validamente costituire da supporto probatorio al
presente giudizio, senza che si riveli necessario procedere a degli ulteriori
atti istruttori (perizia medica giudiziaria). 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Occorre
considerare che, per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo
sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; sentenze inedite 5 gennaio 1993 in re S., 5 aprile
1984 in re M. e 2 novembre 1983 in re M.; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in
der Sozialversicherung, in BJM 1989 pag. 30 seg.).

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che i pareri redatti dai medici dell'_________ hanno pieno
valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in base
agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del
10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa
A., U 49/95).

                                         D'altro
canto, la nostra Massima Istanza ha ripetutamente stabilito che le
certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7
dicembre 2001 nella causa M, U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di
prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo
paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R.
Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur
de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.). 

 

                                         Il TCA
non ignora il fatto che il dottor __________ abbia parlato di un danno alla
salute di origine traumatica, rispettivamente, post-traumatica. 

                                         Nondimeno,
l'apprezzamento enunciato dal summenzionato sanitario si appalesa come assai
poco convincente.

                                         In primo
luogo, il curante di __________ non ha minimamente sostanziato la sua opinione
divergente. In particolare - considerato come il medico di circondario
__________ abbia negato l'eziologia traumatica basandosi principalmente sulla
dinamica dell'evento incriminato (assenza di un trauma diretto
interessante l'estremità inferiore destra, secondo quanto dichiarato dallo
stesso insorgente) - ci si sarebbe aspettato che il dottor __________, anziché
semplicemente dichiararsi convinto della natura traumatica del danno alla
salute, perlomeno spiegasse secondo quali altre modalità sarebbe insorta
la pretesa contusione ossea al bordo anteriore della tibia.

                                         Del
resto, interpellato a questo preciso proposito dal TCA, il dottor ________ ha
fornito una versione dei fatti completamente diversa da quella descritta, in
più di un'occasione (l'ultima volta ancora in sede di ricorso 19 febbraio
2002), dallo stesso assicurato. 

                                         Se
__________ ha sempre sostenuto che, schiacciando con il piede destro il
dispositivo frenante posto sulla ruota di un carrello, il medesimo piede gli è
semplicemente scivolato di lato, il dottor __________ ha, da parte sua, così
descritto l'evento incriminato: "… premendo il pedale di un carrello-gabbia
della posta, un collega, non accorgendosi che il signor __________ frenava il
carrello stesso, ha dato una spinta che ha provocato l'iperflessione del
ginocchio con contusione del bordo anteriore della tibia e successiva
contusione ossea. Per me si tratta di un trauma diretto" (XIII - la
sottolineatura è del redattore). 

                                         Partendo
da presupposti decisamente errati, all'opinione del dottor __________ non può
essere riconosciuto valore probante.

 

                                         D'altro
canto, allorquando, in data 14 marzo 2001, il dottor __________ ha affermato
che dal referto della RM del 2 marzo 2001 risulterebbe "… chiara
l'origine traumatica" (cfr. doc. _ - la sottolineatura è del redattore),
egli é manifestamente andato oltre la valutazione enunciata dal radiologo
__________. In effetti, quest'ultimo ha indicato che il focolaio di edema intra-osseo
era soltanto possibilmente riferibile ad una contusione endomidollare
(cfr. doc. _). 

 

                                         Infine,
con il suo ultimo certificato datato 3 aprile 2002, lo specialista privatamente
consultato dall'assicurato ha espressamente riconosciuto che il parere del
dottor __________ potrebbe pure essere corretto (cfr. doc. _ ). Ciò
significa - così come ha pertinentemente osservato l'Istituto assicuratore
convenuto (cfr. X) - che, a mente del dottor_________, quella dell'eziologia
traumatica dei disturbi accusati da __________, è una possibilità fra
altre. 

 

                                         Posto
come non si sia potuto accertare, perlomeno con il grado della verosimiglianza
preponderante, un legame causale con l'evento di metà dicembre 2000, non può
neppure essere ammessa la responsabilità dell'assicuratore LAINF convenuto,
senza che si debba indagare oltre l'eziologia dei disturbi alla caviglia destra
annunciati nel 2001.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti