# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 70c8cac1-ef2d-50c2-b7c2-d4ebc4b83d27
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-02-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.02.2015 32.2014.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-60_2015-02-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.60

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  27 febbraio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 maggio 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 aprile 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1951, con decisioni 13 febbraio 2002 (doc. AI 66) e 12 aprile
2002 (doc. AI 74) è stata posta al beneficio di una mezza rendita dal 1° febbraio
2000, per un grado d’invalidità del 60%, tenuto conto di una problematica psichiatrica
rilevata dalla perizia 9 settembre 2001 del dr. __________, il quale aveva
valutato un’incapacità lavorativa del 60% in qualsiasi attività (doc. AI 51). 

 

                                         In
esito alla procedura di revisione avviata d’ufficio nel novembre 2002, per
decisione 13 ottobre 2004, confermata con successiva decisione su opposizione
18 luglio 2005, l’Ufficio AI - non riscontrando, sulla base di una perizia
psichiatrica eseguita dal dr. __________, un peggioramento della situazione
invalidante - ha confermato il grado d’invalidità del 60% precedentemente accertato
ed ha erogato ¾ di rendita sulla base della 4° revisione dell’AI (doc. AI 111).
La decisione amministrativa è stata confermata dal TCA con sentenza del 24 marzo
2006 (inc. 32.2005.126) e dal TF con pronunzia del 10 luglio 2007 (I 376/06). 

 

                                         Nel
marzo 2010 la dr.ssa __________, medico curante dell’assicurata, ha chiesto la
revisione della rendita sostenendo un peggioramento dello stato di salute (doc.
AI 136). Esaminata la documentazione prodotta, con annotazioni 14 luglio 2010
il dr. __________ del SMR (Servizio medico regionale dell’AI) ha concluso che
la situazione clinica non risulta essere modificata (doc. AI 141), motivo per cui
con decisione 23 settembre 2010 (preavvista il 15 luglio 2010) l’Ufficio AI non
è entrato nel merito della nuova richiesta di prestazioni (recte: domanda di revisione;
cfr. doc. AI 143).

                                         

                               1.2.   Avviata
d’ufficio nel luglio 2013 un’ulteriore procedura di revisione (doc. AI 145),
l’amministrazione ha raccolto la pertinente documentazione medica, tra cui il rapporto
30 luglio 2013 del dr. __________, specialista in endocrinologia e diabetologia
(doc. AI 148) e quello datato 14 ottobre 2013 della dr.ssa __________ (doc. AI
151). Preso atto come con annotazioni 29 febbraio 2014 il dr. __________ del
SMR, esaminata la succitata documentazione medica, non avesse riscontrato elementi
per giustificare la presenza di ulteriori limitazioni funzionali (doc. AI 153),
con comunicazione 28 febbraio 2014 l’Ufficio AI ha confermato i ¾ di rendita
(doc. AI 154). Richiesta dall’as- sicurata l’emissione di una decisione (doc.
AI 156), con pronunzia del 2 aprile 2014 l’amministrazione ha respinto
l’aumento della rendita essendo la situazione clinica rimasta invariata (doc.
AI 157). 

 

                               1.3.   L’assicurata,
per il tramite dell’avv. RA 1, ha inoltrato il presente ricorso contro la
succitata decisione, postulandone l’annullamento ed il riconoscimento del
diritto ad una rendita intera dal 1° maggio 2013. In via subordinata chiede il rinvio degli atti all’Ufficio AI per l’esecuzione di nuovi
accertamenti con susseguente emissione di una nuova decisione. Oltre a
contestare la valutazione medico-teorica operata dal SMR, l’insorgente rileva
come anche dal punto di vista della residua capacità lavorativa sia
giustificata l’erogazione di una rendita intera. Dei singoli motivi verrà
detto, per quanto necessario, nel prosieguo.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, fatto esaminare dal SMR il certificato medico
allegato al ricorso, ribadisce la correttezza della valutazione medica, confermando
di conseguenza l’assenza di un rilevante peggioramento della situazione valetudinaria.
L’amministrazione ha pertanto postulato la conferma della decisione impugnata e
la reiezione del ricorso.

 

                               1.5.   Il
13 giugno 2014 l’insorgente ha preso posizione sulla risposta di causa (VI). 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto o meno, in via di revisione,
ad una rendita maggiore di quella attualmente percepita.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato
stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe,
dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi
essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la
giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale
vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione
formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova
decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che
la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi
è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

                                         L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione
della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto
retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se
l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per
l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli
ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.

                                         

                                         Va
infine ricordato che l’art. 31 LAI, in vigore dal 1. gennaio 2008, che regola
la riduzione o soppressione della rendita, stabilisce che se un assicurato che
ha diritto a una rendita consegue un nuovo reddito lavorativo o se il suo reddito
lavorativo attuale aumenta, la sua rendita è riveduta conformemente
all’articolo 17 LPGA soltanto se il miglioramento del reddito supera 1500 franchi
all’anno (cpv. 1). Solo i due terzi dell’importo che supera questo limite di
1500 franchi sono presi in considerazione per la revisione della rendita (cpv.
2; questo capoverso è stato abolito con effetto dal 1° gennaio 2012 a seguito della 6a revisione della LAI, primo pacchetto di misure).

 

                               2.5.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente,
che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione
del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben
motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di
prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122
V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi
medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che
a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è
stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.

 

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_323/2009
del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti).
(…)" 

(STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nel
caso in esame, nell’ambito della revisione della rendita avviata nel 2010, dal
punto di vista somatico, con annotazioni 14 luglio 2010 il dr. __________ del
SMR aveva concluso:

 

" 
Dagli atti medici ricevuti si
evince che l'A., affetta da stenosi carotidea dx nella misura dell'85%, peraltro
asintomatica, è stata sottoposta ad intervento di tromboendoarterectomia della
carotide comune, esterna ed interna dx in data 23.03.2010 con ricovero
ospedaliero dal 22.03 al 01.04.2010 (Ospedale __________).

Possiamo dire che l'intervento di cui sopra, peraltro
con decorso post-operatorio descritto senza complicanze (valutato in fase
pre-dimissione con un esame ecocolordoppler dei trochi sovraortici a parametri
morfologici e/o emodinamici soddisfacenti e lo stesso dicasi dal punto di vista
internistico), non ha aggravato lo stato di salute dell'A. se non
transitoriamente, considerando i giorni di degenza e un periodo che possiamo
circolare di due mesi di convalescenza dalla data della dimissione ospedaliera,
stato di salute peraltro non peggiorato dal punto di vista della CL in quanto
la malattia vascolare era asintomatica e l'intervento di cui sopra è stato
eseguito a scopo preventivo in paziente con fattori di rischio cardiovascolari presenti
e già recidiva di problematiche arteriose.

Pertanto, alla luce di quanto sopradescritto, i nuovi
rapporti medici non soddisfano la richiesta di peggioramento dello stato di
salute tale da entrare in materia di revisione del grado di invalidità, rispettivamente
di rendita di cui l'A. ne è già beneficiaria." (doc. AI 141/1)

 

                                         È
poi seguita la decisione 23 settembre 2010 di non entrata in materia, cresciuta
in giudicato (doc. AI 143; cfr. consid. 1.1).

 

                                         Nell’ambito
dell’ultima revisione, l’assicurata ha prodotto i rapporti 30 luglio 2013 del
dr. __________ (doc. AI 148) e 14 ottobre 2013 della curante dr.ssa __________
(doc. AI 151).

                                         Esaminati
tali atti, con annotazioni 28 febbraio 2014 il dr. __________ del SMR ha
osservato:

 

" 
Revisione di prestazioni di A.ta
che beneficia di R ¾ (IL 60% per ogni tipo di attività per patologia psichiatrica
in presenza di arteriopatie multi vascolari ed ora anche diabete mellito II).

Per riassunto vedi annotazioni del 29.9.2005.

 

Assenza di ospedalizzazioni o apparizione di
significativi motivi tali da giustificare un degrado con IL totale per ogni attività.

Ricordo che il diabete mellito II non presenta
ulteriore limitazione a quanto noto (come descritto dal MC dr. med. __________).

 

Proposta

 

In definitiva si giustificano le limitazioni come fino
ad ora senza necessità di procedere ad ulteriori accertamenti peritali o
clinici neutrali." (doc. AI 153/1)

 

                                         In
primo luogo l’insorgente stigmatizza il comportamento dell’Ufficio AI. In effetti,
nonostante che nello scritto 28 marzo 2014 l’assicurata, dichiarata la propria disponibilità
a sottoporsi a degli accertamenti medici, abbia chiesto di attendere “ancora
qualche tempo” prima dell’emissione della decisione formale “cossiché
possa raccogliere e trasmetterVi ulteriori attestazioni mediche a suffragio
della mia situazione (doc. AI 156), nel giro di pochi giorni l’amministrazione
ha proceduto ad emettere la presente pronunzia impugnata, datata 2 marzo 2014. Vero
che l’assicurata non ha specificato il tempo di attesa, ma è altrettanto vero
che l’Ufficio AI avrebbe dovuto rispondere alla succitata richiesta, magari assegnando
un termine per produrre quanto preannunciato oppure spiegando il motivo per cui
non riteneva necessaria la trasmissione di ulteriore documentazione medica. Sia
come sia, anche volendo ammettere una violazione del diritto di essere sentito,
la stessa è tuttavia da ritenersi sanata visto che l'interessata ha
avuto la facoltà di esprimersi innanzi al TCA, mediante il presente ricorso, autorità
di ricorso che gode di piena cognizione (cfr. al riguardo DTF 127 V 431 consid.
3d/aa pag. 437).

 

                                         L’assicurata
contesta inoltre le succitate annotazioni 28 febbraio 2014 del SMR, ritenendole
lacunose. 

                                         A
tal riguardo questa Corte non può che confermare l’assenza di una qualsiasi
rilevante modifica ai sensi dell’art. 16 LPGA, come in sostanza evidenziato dal
SMR. Dal rapporto 14 ottobre 2013 del medico curante non risultano infatti documentate
patologie non conosciute e non già precedentemente valutate, a parte il diabete
mellito di cui si dirà nel prosieguo. La dr.ssa __________ ha anche attestato un’incapacità
lavorativa del 100% dal 2004. Va tuttavia ricordato che dal 1999 l’assicurata è
stata giudicata inabile al 60%, con diritto alla rendita dal 1° febbraio 2000, per
motivi psichiatrici, e non al 100%. Non va poi dimentico che l’importante arteriopatia
multivascolare era stata esaminata dal SMR il 14 luglio 2000, la cui
valutazione aveva portato all’emissione della decisione di non entrata nel
merito 23 settembre 2000 (doc. AI 142). Nuova è invece, come accennato, la
diagnosi di diabete mellito II. A tal riguardo, dal summenzionato rapporto 30
luglio 2013 del dr. __________ non risulta che tale patologia provochi
un’incapacità lavorativa, avendo egli rinviato al medico curante una simile
valutazione in quanto “ … il diabete non essendo motivo di limitazione funzionale”
(doc. AI 148/2).  

 

                                         Per
quel che concerne la situazione extra somatica, con referto 19 febbraio 2004 il
dr. __________ aveva diagnosticato una sindrome depressiva, episodio attuale
leggero-medio con sintomi biologici (F 32.01), valutando un’inabilità
lavorativa del 60% (doc. AI 92). Tale perizia è stata posta alla base della
decisione su opposizione 18 luglio 2005, confermata sia dal TCA che dal TF
(cfr. consid. 1.1). Successiva certificazione psichiatrica non è stata
prodotta. Solo in sede di ricorso l’assicurata ha prodotto lo scritto 9 maggio
2014 del medico curante che a tal riguardo ha unicamente certificato che la suo
paziente “mostra una sintomatologia di isolamento sociale, grave insonnia,
mancanza di qualsiasi incentivo e progettualità per cui viene affidato alle
cure di uno psichiatria (Dr. __________)” (doc. G). A prescindere dal fatto
che la maggior parte della succitata sintomatologia era sostanzialmente già presente
nella perizia del 2004 (Dati soggettivi: …. l’assicurata lamenta
un’importante insonnia..; l’assicurata descrive periodi di alti e bassi, di un’importante
labilità emozionale, alternati a delle chiusure in cui rifiuta di esprimersi e
di stare con le persone”; doc AI 92/4), la ricorrente, la quale è da
diversi anni in cura specialistica, non ha prodotto alcun rapporto del suo psichiatra
curante atto a rendere perlomeno verosimile un rilevante peggioramento della
componente psichiatrica. Al proposito va ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta
dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio
devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo
principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere
delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid.
1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di
collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‑
ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑ le prove necessarie, avuto
riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         In
queste circostanze un rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti
non è necessario. Infatti, se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10
pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                               2.7.   L’assicurata
ritiene che non possa ragionevolmente sfruttare la sua residua capacità
lavorativa a motivo delle sue limitazioni sia fisiche che psichiche, dell’assenza
di una formazione specifica e dell’oramai prossima età di pensionamento, per
cui essa ritiene giustificata l’erogazione di una rendita intera.

 

                                         Il
concetto d’invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione
quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio
tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro
strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati.
Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso
stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno
e conseguire un reddito tale da escludere il diritto ad una rendita. In
particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora
le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta
da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo
in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin
dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC
1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag.
67 consid. 5c). Secondo la giurisprudenza, il fattore età, rispettivamente
il quasi raggiungimento dell’età pensionabile, può ostacolare
alla realizzazione della capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro
equilibrato per mancanza di richiesta di tale forza lavoro (sentenza
9C_918/2008 del 28 maggio 2009 consid. 4.2.1 e 4.2.2,
anche DTF 132 V 393 consid. 3.2). 

 

                                         In
risposta alle succitate considerazioni della ricorrente, va fatto presente che nel
caso concreto la valutazione dell’integrazione è stata fatta al momento del
riconoscimento del dritto alla rendita. In quell’occasione l’amministrazione,
in applicazione del cosiddetto raffronto percentuale dei redditi (cfr. al riguardo
DTF 137 V 337 consid. 3.1.1 con riferimento a DTF 114 V 313 consid. 3a) – senza
quindi confronto dei redditi (cfr. consid. 2.3) – aveva determinato un grado
d’incapacità al guadagno del 60% (cfr. decisione 26 ottobre 2001; doc. AI 57),
ritenendo esigibile che l’assicurata potesse mettere a maggior frutto la sua
residua capacità lavorativa del 40% nella sua attività d’impiegata di commercio
(in particolare quale contabile; cfr. perizia 9 settembre 2001 del dr. __________,
pag. 51) piuttosto che, tenuto conto di un mercato equilibrato del lavoro, in
un’altra attività lucrativa, valutazione che è stata più volte confermata nelle
successive revisioni non essendo stata riscontrata una modifica della situazione
valetudinaria (cfr. consid. 1.2). 

                                         Per
quel che concerne le limitazioni d’ordine mediche, come visto al considerando precedente,
le stesse sono state valutate nell’ambito della domanda di revisione. Come
accennato sopra, il fattore dell’età prossima alla pensione è generalmente
valutato nell’ambito dell’esigibilità in altre attività adeguate, circostanza
che non corrisponde alla fattispecie concreta.

                                         In
ogni modo va rilevato che l’età avanzata non costituisce motivo di revisione
(sui singoli motivi di revisione cfr. Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, 2003, nn.421 –
429, pagg. 117 ss), motivo per cui non vi è una valutazione economica. Una
rivalutazione dell’esigibilità lavorativa è invece eseguita in caso di
soppressione o riduzione della rendita in via di revisione (cfr. Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundegerischts zum IVG, 2014, n. 60, pag. 435), ciò che non
è il caso in esame ove la rendita è stata confermata.

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, non risultando un peggioramento, rispettivamente
una modifica dello stato di salute rispetto alla situazione presente in
occasione della decisione di non entrata in materia del 23 settembre 2010, rettamente
l’Ufficio AI ha respinto la domanda di aumento del grado d’invalidità
confermando i ¾ di rendita.

 

                                         Ne
consegue che la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.

                                      

                               2.8.   Secondo l’art.
69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso
di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità
delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso. 

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese di complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’assicurata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per complessivi fr. 500.--, sono poste a carico della ricorrente. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti