# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6c67dd62-1561-571a-8a24-ff74efeabe1f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-01-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.01.2021 D-6557/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6557-2020_2021-01-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6557/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  g e n n a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Simon Thurnheer,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria, 

rappresentata dall’avv. lic. iur. Michael Adamczyk,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 16 dicembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-6557/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessata, asserita cittadina siriana, ha depositato una domanda d’asilo 

in Svizzera il (…) settembre 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della 

migrazione [di seguito: SEM] n. [{…}]-1/2 e n. 12/10, p.to 1.09 segg., 

pag. 3). Dalle investigazioni effettuate successivamente dalla SEM, è risul-

tato che secondo la banca dati europea «EURODAC», la richiedente aveva 

già presentato una domanda d’asilo pregressa in Romania il (…) (cfr. atti 

SEM n. 8/1, n. 9/1 e n. 11/2).  

B.  

Il (…) settembre 2020 l’interessata è stata questionata dalla SEM nell’am-

bito di un verbale sul rilevamento dei dati personali (cfr. atto SEM n. 12/10). 

Nel corso della stessa, ella ha in particolare sostenuto di essere coniugata 

dal (…) con B._______ che risiederebbe in Svizzera, a C._______ (dossier 

SEM N […]), ed ha espresso il desiderio di alloggiare presso lo stesso du-

rante la sua procedura d’asilo. Ha riferito inoltre di essere partita dalla Siria 

nel (…) del 2020, ove sarebbe considerata straniera, e pertanto non le sa-

rebbe stato rilasciato alcun documento che provi la sua identità, ma unica-

mente un documento di riconoscimento. Quale primo Paese europeo sa-

rebbe giunta in D._______ tra (…) e (…) del 2020. 

C.  

La richiedente, in data (…) settembre 2020 ha svolto un colloquio secondo 

l’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III). Durante quest’ultimo le è stata offerta la possibilità anche di 

esprimersi in merito al suo stato di salute – che sarebbe buono – nonché 

circa gli eventuali motivi che si opporrebbero ad una competenza della Ro-

mania (cfr. atto SEM n. 15/3). In tale contesto, ella ha confermato che du-

rante il viaggio per giungere in Svizzera dalla D._______, ove avrebbe so-

stato per tre mesi, in un Paese del quale non conosceva il nome, le sareb-

bero state prelevate le impronte digitali. Tuttavia, ella ha riferito non voler 

tornare in Romania, poiché nel predetto Stato, ove avrebbe soggiornato 

due o tre giorni, non avrebbe richiesto asilo. Difatti, allorché le sarebbero 

state prelevate le impronte, le sarebbe stato riferito che tale procedere 

fosse per motivi di sicurezza interna e non d’asilo. Ella ha aggiunto che il 

D-6557/2020 

Pagina 3 

marito, con il quale sarebbe sposata dal (…) del (…), con un matrimonio 

avvenuto a E._______, si troverebbe su suolo elvetico, e quindi ella desi-

dererebbe vivere in Svizzera con lui. In merito al suo matrimonio, ella ha 

sostenuto che sarebbero state celebrate due cerimonie, una religiosa e 

l’altra civile, e che i documenti attestanti l’unione coniugale sarebbero stati 

registrati al tribunale. Tale unione sarebbe avvenuta mediante le loro fami-

glie, ma con il marito, con il quale non avrebbero mai convissuto, si sareb-

bero conosciuti e amati già prima di sposarsi. Ha inoltre aggiunto che, al 

suo arrivo in Svizzera, si sarebbe recata a casa del marito, ove avrebbe 

trascorso una notte, prima di annunciarsi il giorno seguente presso il Cen-

tro per richiedenti l’asilo. Ella ha infine dichiarato che avrebbe consegnato 

alla SEM il certificato di matrimonio originale fra lei ed il marito non appena 

sarebbe giunto in suo possesso. 

D.  

L’interessata, il 7 ottobre 2020 ha presentato, per il tramite del suo rappre-

sentante legale, copia dei seguenti mezzi di prova (cfr. atti SEM n. 19/- e 

n. 22/1): il suo certificato di riconoscimento (cfr. atto SEM n. 19/-, mezzo di 

prova n. 1 con la relativa traduzione), l’atto di registro famigliare per stra-

nieri (cfr. atto SEM n. 19/-, mezzo di prova n. 2 con la relativa traduzione), 

una dichiarazione manoscritta relativa il contratto di matrimonio datato (…) 

(cfr. atto SEM n. 19/-, mezzo di prova n. 3 con la traduzione annessa) ed 

una decisione emanata dal “(…)” del (…) (cfr. atto SEM n. 19/-, mezzo di 

prova n. 4 con la relativa traduzione). 

E.  

L’autorità elvetica preposta, il (…) ha richiesto all’omologa autorità rumena 

competente, la ripresa in carico della richiedente l’asilo ai sensi dell’art. 18 

par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. 24/6 e n. 25/4). La 

Romania ha dal canto suo risposto affermativamente alla richiesta in data 

(…), tuttavia fondandosi per la ripresa in carico della richiedente sull’art. 18 

par. 1 lett. c Regolamento Dublino III, in quanto la richiedente, dopo aver 

richiesto asilo nel succitato Paese sarebbe scomparsa ed avrebbe ritirato 

per difetto la sua domanda d’asilo. Pertanto, il (…), le autorità rumene 

avrebbero proceduto alla chiusura della sua procedura d’asilo (cfr. atti SEM 

n. 28/1 e n. 29/1). 

F.  

Con decisione del 16 dicembre 2020 – notificata il 18 dicembre 2020 (cfr. 

atto SEM n. 40/1) – la SEM non è entrata nel merito della succitata do-

manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi, 

D-6557/2020 

Pagina 4 

RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento (recte: il trasfe-

rimento) dell’interessata verso la Romania, nonché statuendo che un even-

tuale ricorso contro la decisione non abbia effetto sospensivo. 

G.  

Per il tramite del plico raccomandato del 28 dicembre 2020 (cfr. risultanze 

processuali), l’interessata è insorta con ricorso dinanzi al Tribunale ammi-

nistrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro il succitato provvedi-

mento dell’autorità inferiore, chiedendo a titolo principale l’annullamento 

della decisione avversata, il riconoscimento della competenza della Sviz-

zera per la trattazione della domanda d’asilo e l’esame nel merito della 

stessa, nonché a titolo eventuale che la causa sia rinviata alla SEM per 

nuovo esame. Dal profilo processuale, la ricorrente ha presentato una do-

manda di concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché quale 

provvedimento cautelare di ordinare alle autorità d’esecuzione dell’allonta-

namento di rinunciare a misure d’allontanamento dell’insorgente sino a de-

cisione in merito all’effetto sospensivo. Contestualmente ha presentato 

un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo. Al ricorso, quale 

nuovo documento, è stata allegata copia dello scritto della SEM dell’11 di-

cembre 2020 inerente la ricezione della domanda di riconoscimento di apo-

lidia introdotta dalla ricorrente presso la stessa autorità. 

H.  

Il 30 dicembre 2020, il Tribunale ha sospeso l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente quale misura supercautelare (cfr. risultanze proces-

suali). 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra 

D-6557/2020 

Pagina 5 

dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della 

decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua, il procedimento 

può svolgersi in tale lingua. 

Nel caso in parola, la decisione avversata è stata resa in italiano, allorché 

invece il ricorso è stato inoltrato in lingua tedesca. La presente sentenza 

può pertanto essere redatta in italiano. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

4.  

Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la 

fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 

consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). In tal senso, non essendo oggetto del 

provvedimento avversato, le considerazioni esposte nel ricorso (cfr. p.to 

II/13, pag. 8) e l’allegato allo stesso (rubricato sub doc. 4) inerente una do-

manda della ricorrente pendente presso la SEM in ordine al riconoscimento 

di apolidia per la stessa ed alla concessione di un permesso di dimora ex 

art. 31 cpv. 1 della legge sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicem-

bre 2005 (LStrI, RS 142.20; cfr. atti della SEM nel dossier apolidia), non 

verranno esaminati oltre nella presente sentenza. 

D-6557/2020 

Pagina 6 

5.  

Altresì il Tribunale rinuncia, ex art. 111a cpv. 1 LAsi, allo scambio di scritti. 

6.  

6.1 Nella propria decisione, l’autorità sindacata ha in primo luogo ritenuto 

data – in virtù della domanda d’asilo ivi presentata dalla richiedente l’asilo, 

oltreché della sua accettazione di ripresa in carico – la competenza della 

Romania per la trattazione della domanda d’asilo di cui al corrente proce-

dimento. In tal senso non vi sarebbe alcun dubbio circa la presentazione 

della sua domanda d’asilo in tale Paese, malgrado ella abbia negato la 

medesima. Allo stesso modo, la presenza del suo presunto marito in Sviz-

zera sarebbe ininfluente per il trattamento della sua domanda d’asilo nel 

quadro di una procedura di ripresa in carico. Sotto questo aspetto, reste-

rebbe quindi soltanto da valutare se il suo allontanamento verso la Roma-

nia sia costitutivo di una violazione dell’art. 8 CEDU (RS 0.101). Prose-

guendo nell’analisi, la SEM ha considerato che in Romania – Stato che in 

particolare applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo 

e del  Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (di 

seguito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del 

Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini 

di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione interna-

zionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo 

a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-

tezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: di-

rettiva qualificazione); nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-

ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-

glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-

glienza) – non sussisterebbero carenze sistemiche nel sistema di acco-

glienza e di asilo dei richiedenti. Conseguentemente, in caso di trasferi-

mento verso il precitato Stato membro, si potrebbe partire dal presupposto 

che ella non sarebbe esposta a serie violazioni dei diritti dell’uomo ai sensi 

dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III e dell’art. 3 CEDU, che non ver-

rebbe a trovarsi in una situazione esistenziale difficile, o ancora che non 

sarebbe rinviata nel suo Paese d’origine o di provenienza senza che la sua 

domanda d’asilo venga esaminata in violazione del principio di non-respin-

gimento. Non sussisterebbero altresì motivi che impongano di esaminare 

la sua domanda d’asilo in Svizzera in applicazione dell’art. 16 par. 1 Rego-

lamento Dublino III. Proseguendo nell’analisi, l’autorità inferiore ha ritenuto 

che l’applicazione dell’art. 17 par. 1 del precitato Regolamento, nonché 

dell’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedu-

rali (OAsi 1, RS 142.311) in relazione con la predetta norma non sarebbe 

D-6557/2020 

Pagina 7 

giustificata nella fattispecie. Anzitutto, in assenza di documenti originali – 

avendo presentato la richiedente unicamente due copie di documenti – che 

permettano di verificare l’autenticità dell’unione con il presunto marito 

B._______ (di seguito: B._______), non sarebbe possibile concludere con 

certezza che ella sia la moglie di quest’ultimo. Dal profilo dell’art. 8 CEDU, 

la sua relazione con B._______, non potrebbe essere considerata né 

stretta né effettiva. Anche sotto l’aspetto dell’art. 1 lett. e OAsi 1, non si 

potrebbe concludere per una relazione che possa essere equiparata a 

quella coniugale né per la sua durata, né per l’intensità, oltreché il loro nu-

cleo familiare non si sarebbe costituito in patria. Inoltre il suo presunto ma-

rito non beneficerebbe di un diritto di presenza assicurato o duraturo in 

Svizzera, essendo che ha ottenuto unicamente un’ammissione provvisoria 

su suolo elvetico dal (…). Pertanto, il suo allontanamento verso la Romania 

non sarebbe contrario all’art. 8 CEDU. Altresì, a mente della SEM, l’obiet-

tivo dell’interessata non sarebbe stato quello dell’esame della sua do-

manda d’asilo, bensì di un ricongiungimento familiare ai sensi della legge 

federale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, 

RS 142.20), ciò che la procedura d’asilo non ha quale scopo. Potrebbe 

quindi esserle richiesto, o al supposto marito, di introdurre una domanda di 

ricongiungimento presso le competenti autorità, come pure di attendere il 

risultato di tale procedura in Romania. Tale misura sarebbe proporzionale, 

in quanto la separazione geografica sarebbe limitata e di durata tempora-

nea. Oltracciò, neppure il suo stato di salute giustificherebbe l’applicazione 

della clausola di sovranità. Peraltro, la Romania disporrebbe di un’infra-

struttura medica sufficiente, e non vi sono elementi che inducano a pensare 

che la Romania – ove avrà la possibilità di riprendere la sua procedura 

d’asilo e di beneficiare ex art. 19 par. 1 della direttiva accoglienza – 

l’avrebbe privata o che lo farebbe in futuro di cure mediche adeguate.  

6.2 Con la sua impugnativa, la ricorrente avversa le conclusioni a cui è 

giunta l’autorità resistente. Ella pone innanzitutto l’accento sulla presenza 

in Svizzera del suo supposto marito, rilevando che ella adempirebbe ai cri-

teri di un legame reale e vissuto con il medesimo per l’applicazione 

dell’art. 8 CEDU sotto l’aspetto dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III. 

L’insorgente, da dichiarazioni rilasciate in preparazione al ricorso, avrebbe 

difatti sostenuto di aver conosciuto il marito in Siria già nel corso dell’anno 

(…), e sino alla partenza del medesimo nel (…), si sarebbero incontrati di 

nascosto due volte, l’uno nel contesto di un matrimonio e l’altro di un fune-

rale. Durante tali anni essi avrebbero inoltre avuto contatti telefonici e tra-

mite WhatsApp. Un matrimonio non sarebbe potuto allora avvenire in 

quanto il marito era perseguitato. Dopo la partenza di quest’ultima dalla 

Siria, avrebbero mantenuto dei contatti regolari telefonici e da circa l’anno 

D-6557/2020 

Pagina 8 

(…) pure contatti quasi giornalieri via WhatsApp. Tuttavia, la prova di questi 

ultimi non potrebbe essere da lei portata, in quanto il suo cellulare sarebbe 

andato perso in D._______. Altresì, se si rammenterebbe bene, il (…), il 

matrimonio religioso sarebbe avvenuto tramite una connessione online. 

Dei duplicati dei documenti di matrimonio sarebbero inoltre in arrivo via 

posta dalla Siria, mentre che gli originali degli stessi sarebbero andati per-

duti. In tal senso, l’insorgente chiede di attendere la venuta di tali docu-

menti rilevanti prima di statuire in merito. Da quando sarebbe giunta in 

Svizzera, avrebbe inoltre pernottato durante i fine settimana, a volte con-

cessole altre no, presso il coniuge. Peraltro quest’ultimo si sarebbe ben 

integrato in Svizzera ed avrebbe locato un proprio appartamento. Per 

quanto attiene poi il suo stato di salute, ella dovrebbe essere visitata da 

una ginecologa – per una problematica legata al (…) – in data ancora da 

definire, essendo che il precedente appuntamento sarebbe stato annullato. 

Proseguendo, a mente dell’insorgente la presente procedura non sarebbe 

contraria alla LStrI, in quanto in primo luogo la SEM non avrebbe conside-

rato che ella proviene dalla Siria e che avrebbe pertanto eventuali suoi mo-

tivi d’asilo da far valere rispettivamente contrari all’esecuzione di un suo 

allontanamento. Pertanto, se il marito della richiedente avesse presentato 

una richiesta di ricongiungimento familiare, una sua eventuale accetta-

zione non avrebbe più permesso alla ricorrente di presentare una domanda 

d’asilo in Svizzera. In secondo luogo, andrebbe pure ritenuto che il coniuge 

dell’insorgente sarebbe dovuto fuggire dalla Siria e che contro la decisione 

della SEM di accordo dell’ammissione provvisoria sarebbe stato interposto 

ricorso. Alla luce di tali elementi, gli interessi privati della ricorrente e del 

marito sarebbero preminenti rispetto a degli interessi pubblici contrari. Un 

allontanamento della ricorrente verso la Romania violerebbe pertanto 

l’art. 8 par. 1 CEDU. Inoltre, una sua separazione dal coniuge, rappresen-

terebbe una restrizione sproporzionata di un’eccessiva severità, e pertanto 

già solo per tale motivo occorrerebbe entrare nel merito della domanda 

d’asilo della ricorrente. Proseguendo nella sua analisi, l’insorgente ritiene 

che un rinvio in Romania potrebbe comportare il rischio di una violazione 

dell’art. 3 CEDU. A suo dire, come riportato in un rapporto di (…) del mese 

di (…), le condizioni igieniche presenti in parte nel sistema di accoglienza 

rumeno sarebbero lacunose, come pure l’atteggiamento dell’opinione pub-

blica sarebbe mutata negli ultimi anni verso i richiedenti l’asilo da un iniziale 

empatia ad una crescente ostilità nei loro confronti. Tale agire sarebbe 

stato sottolineato dalla ricorrente al suo rappresentante legale durante il 

colloquio in preparazione al ricorso, in quanto ella avrebbe dichiarato che 

al suo arrivo in Romania, sarebbe stata condotta in un posto che pareva 

D-6557/2020 

Pagina 9 

un “luogo di smaltimento” (“Entsorgungsstelle”) ed inoltre avrebbe consen-

tito alla presa delle sue impronte, soltanto poiché l’avrebbero minacciata di 

un arresto in caso contrario.  

A titolo eventuale, la ricorrente osserva come l’autorità inferiore non 

avrebbe istruito la causa in maniera completa, in punto alla relazione con 

il marito, violando di convesso il principio inquisitorio nonché il suo diritto di 

essere sentita. La SEM non avrebbe peraltro verificato l’applicazione 

dell’art. 9 Regolamento Dublino III alla fattispecie, malgrado al marito della 

ricorrente sia stata concessa un’ammissione provvisoria, violando pertanto 

il principio inquisitorio come pure motivando soltanto in modo incompleto 

la sua decisione. 

7.  

Preliminarmente occorre chinarsi sulle censure formali sollevate dall’insor-

gente, in quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione im-

pugnata. 

7.1 Il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101) 

comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, 

di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di par-

tecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella mi-

sura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; 

135 I 279 consid. 2.3). 

7.2 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione ne è inoltre corolla-

rio fondamentale. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari 

e a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impu-

gnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di eser-

citare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 

136 I 184 consid. 2.2). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronun-

ciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; 

essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. 

DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessa-

rio che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la 

sua decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la por-

tata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; 

DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del Tribunale 

federale 2C.1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

7.3 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

D-6557/2020 

Pagina 10 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-

tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-

che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1; 2012/21 consid. 5). L’autorità incorre in un ac-

certamento inesatto quando fonda la propria decisione su fatti incorretti e 

non conformi agli atti. Un accertamento incompleto è invece da constatare 

quando non è tenuto conto di tutti gli elementi fattuali giuridicamente rile-

vanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Il principio inquisitorio non è illimi-

tato, in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. AUER/BINDER, in: Kommentar zum Bundesge-

setz über das Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, ad art. 12 n. 9).  

7.4 Nella presente disamina, le doglianze mosse dalla ricorrente, devono 

essere recisamente respinte. Invero, come si vedrà d’appresso, d’un canto 

la relazione famigliare della quale l’insorgente si è avvalsa nel corso di pro-

cedura non rientra nel campo d’applicazione dei disposti che l’autorità è 

tenuta a vagliare nell’ambito della procedura Dublino (cfr. infra consid. 8.7). 

D’altro canto, nella procedura di prima istanza ella non ha allegato alcun 

elemento o argomento che necessitasse per l’autorità inferiore di svolgere 

ulteriori accertamenti in punto alla supposta relazione con il coniuge (cfr. 

nello stesso senso le sentenze del Tribunale D-6168/2020 del 15 dicem-

bre 2020 consid. 6.4 e F-6463/2019 del 7 settembre 2020 consid. 2.3), e 

dei quali la predetta autorità non ne abbia tenuto debitamente conto nella 

decisione impugnata. Inoltre, dal momento che le questioni relative all’esi-

stenza di un impedimento all’esecuzione del trasferimento ai sensi dei 

cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20) risultano indissociabili dal giudizio 

di non entrata nel merito (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2), salvo casi parti-

colari, non si necessita che l’autorità analizzi puntualmente l’adempimento 

o meno di tutte le norme protettive. Peraltro, dalla strutturata argomenta-

zione risultante dal memoriale ricorsuale, si evince come l’assenza di rife-

rimenti espliciti all’art. 9 Regolamento Dublino III, come pure di ulteriori 

chiarimenti della relazione tra la ricorrente ed il supposto marito da parte 

dell’autorità inferiore, non ha in alcun modo influito sui diritti d’impugna-

zione effettiva dell’insorgente, la quale ha potuto impugnare con cognizione 

di causa il provvedimento avversato come pure presentare tutte le sue ar-

gomentazioni con il ricorso (cfr. nello stesso senso le sentenze precitate  

D-6168/2020 consid. 6.4 e F-6463/2019 consid. 3.2). 

D-6557/2020 

Pagina 11 

Il provvedimento impugnato non presta pertanto il fianco a critiche sotto il 

profilo formale e merita pertanto tutela. Per il che le conclusioni eventuali 

esposte nel gravame vanno conseguentemente respinte. 

8.  

Ciò posto, occorre ora determinare se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non 

si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento. 

8.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

8.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La procedura 

di determinazione dello Stato membro competente è avviata non appena 

una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta 

in uno Stato membro. Nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-

glese: take back) – come nel caso in parola – di principio non viene effet-

tuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente 

secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; sentenza della 

Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause riunite C-582/17 

e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 68). 

8.3 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

D-6557/2020 

Pagina 12 

8.4 Lo Stato membro competente per l’esame di una domanda di prote-

zione internazionale ai sensi del Regolamento Dublino III è tenuto a ripren-

dere in carico – alle condizioni di cui agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino 

di un paese terzo o un apolide che ha ritirato la sua domanda in corso 

d’esame e che ha presentato una domanda in un altro Stato membro o che 

si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno 

(art. 18 par. 1 lett. c Regolamento Dublino III). 

8.5 Nel caso in rassegna, vista la richiesta di ripresa in carico, nonché 

l’espressa accettazione della medesima da parte delle autorità rumene fon-

data sull’art. 18 par. 1 lett. c Regolamento Dublino (cfr. supra lett. E) – en-

trambe nel rispetto dei termini regolamentari disposti dall’art. 23 par. 2 ri-

spettivamente dell’art. 25 par. 1 Regolamento Dublino III – la competenza 

della Romania per la trattazione della procedura d’asilo e di allontanamento 

della ricorrente, risulta di principio essere data. 

8.6 La questione sollevata dall’insorgente, sia nel colloquio Dublino che nel 

gravame, di non avere volontariamente richiesto asilo nel sopra citato 

Paese, risulta del tutto ininfluente, atteso che il meccanismo del Regola-

mento Dublino III non offre il diritto di scegliere autonomamente lo Stato 

nel quale la domanda debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 con-

sid. 8.3). 

8.7 Neppure la presenza in Svizzera del presunto marito, non è atta a ri-

mettere in discussione la succitata competenza della Romania. In tale con-

testo si rileva anzitutto che anche se il presunto marito B._______ rientre-

rebbe nella definizione di “familiari” ai sensi dell’art. 2 lett. g del Regola-

mento Dublino III, tuttavia poiché come si vedrà in seguito la ricorrente non 

intrattiene con il medesimo alcuna relazione stretta ed effettiva (cfr. infra 

consid. 10.6), ed inoltre il supposto marito della medesima non avrebbe 

espresso per iscritto alcun desiderio per l’esame della domanda di prote-

zione internazionale in Svizzera della ricorrente, che risulta tuttavia essere 

pure una condizione imprescindibile per l’applicazione degli art. 9 e 10 Re-

golamento Dublino III, in ogni caso i predetti disposti non trovano alcuna 

applicazione nei suoi confronti. Il fatto quindi che il supposto marito della 

ricorrente sia beneficiario di un’ammissione provvisoria in Svizzera come 

pure che risulti essere pendente un ricorso al Tribunale avverso la deci-

sione dell’autorità di prime cure da parte del medesimo, non giustifica in 

alcun modo l’applicazione delle precitate norme alla fattispecie. D’altro 

canto, trattandosi in concreto di una procedura di ripresa in carico, non va 

di norma effettuato un nuovo esame dello Stato membro competente se-

condo il capo III, di cui tali disposizioni risultano essere parte integrante 

D-6557/2020 

Pagina 13 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2, 2012/4 consid. 3.2; sentenza del 

Tribunale D-2954/2019 del 18 luglio 2019 consid. 5).  

9.  

Per quanto attiene alla procedura d’asilo e di accoglienza dei richiedenti 

l’asilo in Romania, non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano 

carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o 

degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III). 

9.1 La Romania è difatti legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della 

Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o tratta-

menti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Con-

venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di con-

seguenza, la Romania è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti 

l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo 

una procedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo (cfr. fra le tante la sentenza del Tribunale  

F-4486/2020 del 16 settembre 2020 consid. 4.1.1). 

9.2 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltra scartata d’ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

9.3 Nel caso di specie, dagli atti all’inserto non è possibile desumere indizi 

oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il trasferimento in Romania 

della ricorrente la esporrebbe al rischio di vedere insoddisfatti i suoi bisogni 

esistenziali minimi secondo la direttiva accoglienza. Nel caso in cui vi fosse 

una eventuale e temporanea restrizione dei suoi diritti – ad esempio con la 

censurata possibilità di essere condotta in un centro con delle precarie con-

dizioni igieniche o con una condotta scorretta o discriminatoria da parte di 

terzi o di singoli funzionari delle autorità d’asilo rumene – potrà in caso di 

necessità indirizzarsi alle autorità competenti rumene e far valere i suoi 

diritti per le vie legali (cfr. art. 26 direttiva accoglienza). In relazione a tale 

punto occorre inoltre osservare come la ricorrente, secondo le sue stesse 

D-6557/2020 

Pagina 14 

dichiarazioni, si sia fermata in Romania soltanto due o tre giorni ed in tale 

Paese le sarebbero state prelevate le impronte digitali. Malgrado abbia di-

chiarato di non aver presentato volontariamente una domanda d’asilo in 

tale Stato, tuttavia ella non ha accennato in alcun modo dinnanzi all’autorità 

inferiore, anche se ha avuto la possibilità di farlo, di essere stata condotta 

in un luogo non consono per la procedura d’asilo o di essere stata minac-

ciata di arresto nel caso in cui non avesse ottemperato alla richiesta, pe-

raltro legittima, di farsi prendere le impronte digitali. Di fatto ella in Romania 

– anche fosse stato contro il suo volere – è stata registrata come richie-

dente l’asilo, ma ha tuttavia potuto lasciare il Paese liberamente, prima che 

la sua domanda d’asilo potesse essere trattata, senza aver sollevato mal-

trattamenti di sorta. In tal senso, non si ravvisano nemmeno motivi per i 

quali vi sia da ritenere che la Romania non rispetterebbe il principio di non-

respingimento rinviando l’insorgente in un Paese dove la sua vita, la sua 

integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi men-

zionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretta a 

recarsi in un Paese di tal genere. Non si giunge a diversa conclusione nella 

fattispecie neppure prendendo in considerazione i citati rapporti nel gra-

vame. A complemento v’è pure da rilevare come né lo scrivente Tribunale 

come neppure la Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) – ed in 

aggiunta neppure la CGUE – non abbia sino ad ora riconosciuto sussistere 

delle carenze sistemiche nel sistema d’asilo rumeno (cfr. tra le altre le sen-

tenze del Tribunale F-6222/2020 del 16 dicembre 2020 consid. 7.3,  

F-5474/2020 del 13 novembre 2020 consid. 4.1). Per un cambiamento 

della giurisprudenza o una valutazione attuale della situazione generale in 

tale Paese non risulta esserci, anche nell’esame delle considerazioni ap-

portate nel gravame dalla ricorrente, alcun elemento che possa fondare lo 

stesso.  

9.4 Conseguentemente, visto tutto quanto precede, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

10.  

Nel proseguo occorre esaminare se – come auspicato nel gravame dalla 

ricorrente – l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), concretizzato in diritto interno svizzero all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

trovi applicazione nella fattispecie.  

D-6557/2020 

Pagina 15 

10.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III in deroga ai criteri di 

competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esami-

nare una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino 

di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli compete. 

10.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore dispone 

di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito dell’abroga-

zione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° febbraio 2014), 

dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). 

Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato il suo po-

tere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l’autorità in-

feriore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri oggettivi e 

trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia sosteni-

bile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi umanitari e sia 

conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, il princi-

pio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il Tribu-

nale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. ibidem; sentenza del Tribunale D-5666/2017 del 19 marzo 2018 con-

sid. 4.4). 

10.3 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 

8.2.1). 

10.4 Dapprima si osserva come quanto rilevato nel gravame che ella, in 

quanto donna sola, si troverebbe in caso di rinvio in Romania esposta al 

rischio di violazione dell’art. 3 CEDU, risulta essere pura speculazione, non 

fondata su alcun elemento reale e concreto. Invero, come già sopra rile-

vato, ella non ha mai sollevato maltrattamenti di sorta dinnanzi all’autorità 

inferiore, men che meno dovuti alla sua condizione di donna sola. Neppure 

con il suo gravame, a parte un’allegazione del tutto generica, non ha so-

stanziato in alcun modo tale suo asserto. Tale censura non può pertanto 

trovare accoglimento. 

D-6557/2020 

Pagina 16 

10.5 Dagli atti all’inserto non è inoltre possibile desumere uno stato di sa-

lute cagionevole a tal punto che sarebbe messo gravemente e irrimediabil-

mente a rischio da un trasferimento verso la Romania e che renderebbe 

pertanto lo stesso contrario all’art. 3 CEDU (cfr. sentenza della CorteEDU 

N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1, giurisprudenza precisata dalla CorteEDU successivamente nella 

sentenza Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 

segg.). Il fatto che la ricorrente nel gravame abbia segnalato che, in data 

ancora da determinare, dovrebbe avere un consulto medico poiché il suo 

(…) sarebbe (…), non è atto a mutare tale conclusione, in quanto segna-

tamente dai controlli ginecologici e medici sino ad ora effettuati dalla ricor-

rente, non sono state rilevate problematiche rilevanti in tale contesto (cfr. 

atti SEM n. 23/2, n. 32/2 e n. 36/2). In tal senso, e come già rettamente 

sottolineato dalla SEM nella decisione avversata, l’eventuale appunta-

mento previsto dalla richiedente, non appare avere lo scopo di chiarire al-

cuna problematica medica grave che possa condurre ad un apprezza-

mento differente della presente disamina. Dipoi, l’insorgente può essere 

rinviata in Romania, giacché non vi sono motivi di dubitare che l’autorità 

d’esecuzione preposta comunichi, se del caso, allo Stato in questione la 

sua situazione medica e le misure di accompagnamento necessarie (cfr. 

art. 31 e 32 Regolamento Dublino III). 

10.6  

10.6.1 Tra le norme imperative di cui sopra rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. 

DTAF 2013/24 consid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al ri-

spetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corri-

spondenza e il cui scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni 

con la famiglia nucleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr. 

DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribu-

nale D-2393/2019 del 22 maggio 2019). 

10.6.2 Seppure detto disposto, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garanti-

scano il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto 

della vita famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero, 

la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e 

con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1). 

La protezione conferita dalla norma convenzionale in oggetto non è asso-

luta. Un’ingerenza nella vita familiare è invero ammissibile se questa è pre-

vista dalla legge e se costituisce una misura che, in una società democra-

tica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere 

economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o 

della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. art. 8 par. 2 

D-6557/2020 

Pagina 17 

CEDU). A questo titolo, incombe alle autorità procedere alla ponderazione 

dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da una parte l’interesse dello 

Stato all’allontanamento dello straniero e, dall’altra, l’interesse di quest’ul-

timo a mantenere le sue relazioni familiari. 

10.6.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per poter invo-

care il diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU lo straniero non 

soltanto deve provare la presenza di una relazione stretta ed effettiva con 

una persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima sia beneficiaria 

di un diritto di presenza garantito o duraturo in Svizzera, nonché che per 

l’interessato non sia possibile, rispettivamente non sarebbe ragionevole, 

proseguire la sua vita famigliare altrove (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1 seg.; 

139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti, DTF 137 I 351, consid. 3.1, 135 I 143 

consid. 1.3.1; DTAF 2013/49 consid. 8.4.1 con rinvii, 2012/4 consid. 4.3 

con giurisprudenza ivi citata). Occorre tuttavia sottolineare che la prassi 

giurisprudenziale relativa al diritto di presenza garantito o duraturo in Sviz-

zera, è stata elaborata nell’ambito dei casi di rifiuto del rinnovo di permessi 

soggiacenti alla legislazione ordinaria sugli stranieri, ed è trasponibile solo 

con le dovute riserve nell’ambito delle fattispecie riguardanti i meccanismi 

del Regolamento Dublino III (cfr. in questo senso segnatamente le sen-

tenze del Tribunale D-6168/2020 consid. 12.3, E-8349/2015 del 23 ago-

sto 2017 consid. 5.2, E-2457/2016 del 9 maggio 2016 consid. 3.2;  

D-7410/2014 e D-7547/2014 del 24 agosto 2015 consid. 7.7, E-6169/2014 

e E-6167/2014 del 16 dicembre 2014 consid. 5.3; MONNET JEAN-PIERRE, 

La jurisprudence du Tribunal administratif fédéral en matière de transferts 

Dublin, in Schengen et Dublin en pratique, questions actuelles, 2015, 

pag. 433). I segni indicatori di una relazione stretta ed effettiva, sono se-

gnatamente il fatto di coabitare, la dipendenza finanziaria, dei legami fami-

gliari particolarmente stretti e dei contatti regolari (cfr. DTF 135 I 143 con-

sid. 3.1; sentenza del Tribunale federale 2C.1045/2014 consid. 1.1.2; cfr. 

anche sentenze del Tribunale F-4726/2020 del 30 settembre 2020 con-

sid. 4.2.1, D-4075/2020 del 24 agosto 2020 consid. 8.3.1).  

10.6.4 Lo scrivente Tribunale considera, alla stessa stregua della SEM, 

che la relazione tra la ricorrente e B._______, beneficiario unicamente di 

un’ammissione provvisoria – e l’evenienza sollevata dall’insorgente nel 

gravame che sia pendente una procedura ricorsuale al Tribunale per il me-

desimo non è atta a mutare lo stato di fatto attuale – non sia stretta ed 

effettiva come esatto dalla norma summenzionata. 

10.6.4.1 In primo luogo, come a giusta ragione concluso dall’autorità resi-

stente, dalla documentazione presentata dalla ricorrente come pure dalle 

D-6557/2020 

Pagina 18 

sue allegazioni non è possibile determinare l’autenticità del suo legame 

coniugale con B._______. Oltreché aver presentato due documenti che at-

testerebbero del suo matrimonio con il predetto unicamente in copia – ed 

il fatto che starebbero giungendo dei duplicati dei medesimi come asserito 

nel gravame dalla ricorrente, non muta la conclusione esposta d’appresso 

non essendo degli originali – e quindi facilmente manipolabili e falsificabili, 

gli stessi presentano diversi elementi tra loro discordanti, come pure di-

screpanti con le stesse dichiarazioni rese dall’insorgente. Anzitutto se nella 

dichiarazione manoscritta, si dà atto di una registrazione di un contratto 

matrimoniale avvenuto tra le due parti in data (…) nel villaggio di 

F._______, per una dote di (…) di (…); nella decisione del (…) si evoca 

invece un contratto di matrimonio avvenuto tra le due parti al di fuori del 

tribunale, il (…) a G._______, per un importo di una dote immediata di (…) 

ricevute ed altra dota rimandata “sulla responsabilità del marito” (secondo 

la traduzione). Oltreché esservi un’incoerenza tra i due documenti, per 

quanto attiene sia il luogo del matrimonio che la data dello stesso, come 

pure riguardo alla dote pattuita, di quest’ultimo contratto che sarebbe stato 

stipulato a G._______ il (…), non v’è neppure traccia agli atti né pare es-

sere stato presentato dinanzi al tribunale di cui alla decisione del (…). Inol-

tre, anche se il periodo nel quale la ricorrente si sarebbe sposata secondo 

il contratto avvenuto il (…) corrisponderebbe a quanto da lei dichiarato in 

corso di procedura, tuttavia il luogo della cerimonia da lei asserito durante 

la stessa non risulta coincidente. Invero, dapprima ella ha riferito essersi 

sposata a H._______ (cfr. atto SEM n. 12/10, p.to 1.14, pag. 3), mentre 

che nel corso del colloquio Dublino ha riferito che il matrimonio sarebbe 

avvenuto a E._______ (cfr. atto SEM n. 15/3). Ora, tali sue dichiarazioni, 

oltreché essere tra loro discrepanti, risultano indubitabilmente pure incoe-

renti con i documenti da lei presentati. V’è inoltre da denotare come le ge-

neralità del marito presenti nella decisione del tribunale del (…), risultino 

essere parzialmente illeggibili secondo la traduzione, riportando unica-

mente il nome “I._______” del medesimo, ma senza alcuna indicazione del 

cognome. Peraltro appare quantomeno strano che, se nel corso del collo-

quio Dublino ella ha dichiarato che avrebbe consegnato alla SEM il certifi-

cato di matrimonio originale, nel ricorso, senza alcuna spiegazione plausi-

bile in merito a tale mutamento, ha asserito invece che gli originali dei do-

cumenti sarebbero andati persi. Ulteriore elemento perlomeno atipico nelle 

dichiarazioni della medesima, è che ella ha sostenuto che il matrimonio 

religioso sarebbe avvenuto tramite una connessione online con il marito, 

ma tuttavia non sarebbe certa di ciò, né vi sarebbe traccia alcuna di tale 

presenza del marito via mediatica nei documenti presentati. Da ultimo si 

evidenzia come la registrazione del matrimonio non appare essere stata 

effettuata secondo la procedura normalmente in vigore in Siria, ovvero 

D-6557/2020 

Pagina 19 

presso una (…), nonché secondo la documentazione che deve essere pre-

sentata imperativamente per la registrazione di un matrimonio (in partico-

lare il permesso rilasciato dalle autorità militari per gli uomini astretti al ser-

vizio militare ovvero tra i 18 ed i 42 anni d’età; cfr. Landinfo, Syria: marriage 

legislation and traditions, 22.08.2018, < https://landinfo.no/wp-con-

tent/uploads/2018/10/Report-Syria-Marriage-legislation-and-traditions-

22082018.pdf >, consultato da ultimo il 4 gennaio 2020). Da tutti gli ele-

menti succitati, il Tribunale giunge alla conclusione che l’autenticità del ma-

trimonio tra la ricorrente e B._______, non solo non è stata dimostrata, ma 

pure che vi sono dei seri indizi dell’inverosimiglianza del medesimo.  

10.6.4.2 Ciò posto, occorre ancora esaminare se la ricorrente possa pre-

valersi dell’art. 8 CEDU, in mancanza di un’unione coniugale regolarmente 

stipulata con B._______ In tale ambito si rileva dapprima come, secondo 

la giurisprudenza del Tribunale federale, i fidanzati o i concubini non sono, 

in principio, abilitati ad invocare l’art. 8 CEDU, a meno che la coppia non 

intrattenga da molto tempo delle relazioni strette ed effettive e che non esi-

stano degli indizi concreti di un matrimonio seriamente voluto ed immi-

nente. Per determinare se una relazione al di fuori di un matrimonio possa 

essere equiparata ad una “vita famigliare”, secondo la giurisprudenza della 

CorteEDU, v’è luogo di tener conto di un certo numero d’elementi, come il 

fatto di sapere se la coppia convive, da quanto tempo e se vi sono dei 

bambini in comune (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Serife 

Yigit contro Turchia del 2 novembre 2010, 3976/05, §§94 segg. con ulte-

riori riferimenti ivi citati; cfr. anche DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2012/4 

consid. 3.3.3 con riferimenti menzionati). Ora, tornando al caso in parola, 

seppure dalle allegazioni presentate unicamente con il gravame dall’insor-

gente ella abbia addotto di avere avuto dei contatti telefonici e via Wha-

tsApp regolari con B._______ dal (…) in avanti, come pure di aver incon-

trato il medesimo nell’ambito di due eventi, tuttavia dei medesimi non ha 

apportato alcuna prova a sostegno delle stesse. Ella in merito ha riferito 

che il suo cellulare sarebbe andato perso in D._______ e pertanto non po-

trebbe apportare la documentazione inerente i messaggi intercorsi tra lei 

ed il marito via WhatsApp. Tuttavia, nulla si dice riguardo al telefono di 

B._______ che pure dovrebbe aver ricevuto ed inviato dei messaggi all’in-

sorgente secondo il medesimo canale. Ciò, unito alle dichiarazioni apparse 

soltanto in fase ricorsuale della ricorrente, fanno seriamente dubitare che 

tali contatti siano avvenuti. In ogni caso, anche fossero realmente inter-

corsi, non sono di per sé soli sufficienti per riconoscere alla ricorrente un 

legame reale e vissuto con il ricorrente. Neppure le sue asserite visite al 

domicilio di B._______ durante i fine settimana dacché ella sarebbe giunta 

in Svizzera, sono atte a provare una relazione particolarmente stretta con 

D-6557/2020 

Pagina 20 

il medesimo, in particolare per la loro corta durata, in mancanza di ulteriori 

elementi concreti. A fronte di tali evenienze, nella presente fattispecie, 

all’ora attuale si può concludere per l’assenza di una relazione stretta ed 

effettiva come richiesto dalla giurisprudenza in materia tra la ricorrente e 

B._______. 

10.6.4.3 In tale contesto il Tribunale osserva per di più che il trasferimento 

dell’insorgente in Romania, non comporterebbe comunque l’interruzione di 

ogni legame con il presunto marito, bensì rimarrebbero possibili contatti 

telefonici (o via Skype) e tramite messaggi elettronici. Inoltre, come retta-

mente denotato dalla SEM nella decisione impugnata è possibile per lei o 

per il supposto marito presentare presso le autorità competenti una do-

manda di ricongiungimento familiare. Le allegazioni ricorsuali contrarie pre-

sentate dalla ricorrente, non sono atte a mutare la predetta conclusione. In 

proposito si ricorda come il Regolamento Dublino III non conferisce al ri-

chiedente alcun diritto di scegliere lo Stato membro che offra, a suo avviso, 

le migliori condizioni d’accoglienza come stato responsabile per la sua do-

manda d’asilo (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3). Al contrario, ritenendo il 

principio dell’esame della domanda d’asilo per un solo e stesso Stato mem-

bro (“one chance only”), il Regolamento Dublino ha come obiettivo la lotta 

contro le domande d’asilo multiple (“asylum shopping”; cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.5.3.3 e tra le altre le sentenze del Tribunale F-3594/2020 del 

21 luglio 2020 e D-2147/2020 del 5 maggio 2020 consid. 6.5.1). Pertanto, 

anche se venisse ritenuta un’ingerenza nella vita famigliare della ricorrente, 

contraria all’art. 8 CEDU, tuttavia la stessa non può essere ritenuta spro-

porzionata in una ponderazione degli interessi in presenza. 

10.7 In definitiva, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-

bero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE o all’art. 3 CEDU in caso 

di esecuzione del trasferimento in Romania. I presupposti per appellarsi 

all’art. 8 CEDU ed all’art. 9 Regolamento Dublino III non sono inoltre in 

concreto riuniti. Pertanto, non v’è un obbligo di applicare la clausola di so-

vranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. Nemmeno le 

condizioni previste dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III risultano es-

sere adempiute. 

11.  

Infine, alla luce di quanto già sopra considerato, nel caso in disamina non 

sussistono elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in 

maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento in merito all’esistenza di 

D-6557/2020 

Pagina 21 

motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Pertanto, non vi è mo-

tivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clausola 

di sovranità) Regolamento Dublino III. 

12.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle succitate norme da 

parte della Svizzera, la Romania rimane competente per il seguito della 

domanda d’asilo e d’allontanamento della ricorrente ai sensi del Regola-

mento Dublino III ed è tenuta a riprenderla in carico in ossequio alle condi-

zioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto. 

13.  

Visto tutto quanto sopra, è dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata 

nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso 

la Romania conformemente all’art. 44 LAsi, posto che ella non possiede 

un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

14.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, 

che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-

rimento dell’interessata dalla Svizzera verso la Romania, confermata. 

15.  

Con la presente sentenza, le misure supercautelari ordinate dal Tribunale 

il 30 dicembre 2020 sono revocate. 

16.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo è divenuta senza oggetto.  

17.  

Altresì, per il medesimo motivo summenzionato, la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, risulta pure senza oggetto. 

18.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

D-6557/2020 

Pagina 22 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire 

dal presupposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere la do-

manda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

19.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-6557/2020 

Pagina 23 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 30 dicembre 2020 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dalle spese 

processuali, è accolta. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: