# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a4dd2f0-07de-53f1-9be8-be2e8c823884
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-11-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 12.11.2001 52.2001.334
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-334_2001-11-12.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00334

   

  	
  Lugano

  12 novembre
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso  18 settembre 2001 di

 

 

	
   

  	
  __________ patr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 4 settembre 2001 (n. 4057), con  cui il
  Consiglio di Stato ha sospeso il ricorrente dalla funzione e lo ha privato
  dello stipendio nella misura del 30%; 

  

 

 

 

vista la risposta 5 ottobre
2001 della Sezione delle risorse umane;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                         che il
ricorrente __________ lavora dal 1982 alle dipendenze dello Stato quale laboratorista
presso l'Istituto batteriosierologico cantonale di __________;

 

 

che il 7 agosto 2001 il Procuratore pubblico
l'ha posto in detenzione preventiva con l'accusa di ripetuto furto, ripetuto
danneggiamento e ripetuta violazione di domicilio;

 

 

che con decisione 4 settembre 2001 il
Consiglio di Stato ha sospeso il ricorrente dalla funzione, privandolo nel
contempo dello stipendio nella misura del 30% per tempo indeterminato; 

 

 

che contro la predetta risoluzione
__________, tuttora in carcere, insorge davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando di essere reintegrato
nella funzione e nello stipendio;

 

 

che secondo l'insorgente il provvedimento
sarebbe prematuro e disattenderebbe la presunzione di innocenza; ometterebbe
inoltre di considerare l'inappuntabilità del servizio prestato a favore dello
Stato, la funzione subalterna che ricopre e la difficile situazione economica
in cui verrebbe a trovarsi;

 

 

che il ricorso è avversato dal Consiglio di
Stato con argomenti che saranno discussi qui appresso;

 

 

considerato,                   in
diritto

 

                                         che la
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 67 cpv. 1
lett. a LOrd; la legittimazione attiva dell'insorgente è certa; il ricorso,
tempestivo, è dunque ricevibile in ordine;

che il giudizio può essere reso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm);

 

 

che se l'interesse dell'amministrazione o
dell'inchiesta disciplinare promossa a carico di un dipendente cantonale lo
esige, il Consiglio di Stato ha la facoltà di sospenderlo anche immediatamente
dalla carica e privarlo totalmente o parzialmente dello stipendio (art. 38 cpv.
1 LOrd); 

 

 

che la sospensione dalla carica è una misura
cautelare volta a salvaguardare gli interessi della pubblica amministrazione e
quelli specifici dell'inchiesta; essa si giustifica nei casi in cui v’è da
temere che la permanenza in servizio del dipendente possa rendere più difficile
la conduzione delle indagini o pregiudicare l’interesse del servizio coinvolto
(cfr. Guido Corti, Illecito penale, procedimento disciplinare e sospensione
provvisionale del dipendente durante l'inchiesta, RDAT II 1998, 453 seg.);

 

 

che la privazione temporanea dallo
stipendio, abbinata all’esonero provvisorio dalla funzione, serve invece a
tutelare gli interessi economici dell'ente pubblico nel caso in cui il procedimento
disciplinare si concluda con la destituzione; essa presuppone quindi che la
trasgressione addebitata al dipendente, se confermata dall’inchiesta, sia atta
a dar luogo ad un licenziamento disciplinare (cfr. RDAT I-1996 N. 3);

 

 

che tanto la sospensione provvisoria dalla
carica, quanto la privazione temporanea dello stipendio non presuppongono che
la violazione di doveri di servizio sia già stata compiutamente accertata;
trattandosi di misure cautelari è sufficiente che il quadro della trasgressione
ipotizzata risulti sommariamente tracciato; 

 

 

che il potere d'apprezzamento di cui dispone
l'autorità in ordine all'adozione di tali provvedimenti, pur essendo
particolarmente esteso, non è assoluto; anche la sospensione dalla carica e la
privazione dello stipendio devono rispettare il principio di proporzionalità;
esse devono quindi porsi in un rapporto adeguato con gli interessi che
intendono salvaguardare; 

 

 

che per la sospensione dalla carica basta
che la misura risulti giustificata dalla necessità di garantire un'indisturbata
assunzione delle prove e di assicurare l’ordinato andamento del servizio;

 

 

che per la privazione totale o parziale
dello stipendio, occorre invece che il provvedimento appaia giustificato dalla
prospettiva di un possibile licenziamento disciplinare e dalla conseguente necessità
di salvaguardare gli interessi economici del datore di lavoro;

 

 

che la privazione totale o parziale dello
stipendio non può quindi fondarsi soltanto sulla sospensione provvisionale
dalla carica; anche questo provvedimento ha infatti valore di misura cautelare;
non è una sanzione e non è nemmeno destinata a compensare la perdita della
prestazione lavorativa subita dall'ente pubblico in seguito all’esonero temporaneo
dal servizio (STA inedite  20.12.1999 in re B. e 18.2.2000 in re B.); il
dipendente sospeso mantiene per principio il diritto allo stipendio che gli
viene trattenuto; lo perde solo se il procedimento disciplinare sfocia nella
destituzione; se il dipendente viene invece prosciolto o punito con una
sanzione meno grave, lo stipendio trattenuto deve invece essergli versato (cfr.
Bellwald, Die disziplinarische Verantwortlichkeit der Beamten, pag. 111); 

 

 

che la privazione temporanea dello stipendio
è quindi soltanto una misura cautelare volta ad evitare al datore di lavoro di
versare al dipendente uno stipendio che in caso di licenziamento disciplinare
difficilmente potrebbe ripetere (cfr. RDAT I-1996 N. 3; STA inedita 16.2.2000
in re B.);

 

 

che, nell'evenienza concreta, il controverso
provvedimento di sospensione dalla carica e di privazione parziale dello
stipendio è stato adottato a seguito dell'incarcerazione del ricorrente, disposta
dal Procuratore pubblico che procede penalmente nei suoi confronti per i reati
di ripetuto furto, ripetuto danneggiamento e ripetuta violazione di domicilio;

 

 

che già l'accusa promossa dal Procuratore
pubblico nei confronti del ricorrente legittima la sospensione dalla funzione
per violazione del dovere di comportamento irreprensibile nella vita privata
sancito dall'art. 23 cpv. 1 LOrd; le esigenze di tutela dell'immagine della
pubblica amministrazione verso l'esterno giustificano ampiamente il provvisorio
allontanamento dal servizio, pur tenendo conto della funzione subalterna
ricoperta dal ricorrente;

che altrettanto giustificata è la parziale
privazione dello stipendio; il provvedimento, destinato a tutelare gli
interessi economici dello Stato nel caso in cui il procedimento disciplinare
sfoci in un licenziamento, regge alla critica del ricorrente;

 

 

che contrariamente a quanto questi assume,
la parziale riduzione dello stipendio, disposta a titolo provvisionale dal
Consiglio di Stato, non viola la presunzione d'innocenza di cui questi beneficia;

 

 

che al pari della detenzione preventiva a
scopo d'inchiesta, anche la parziale privazione dello stipendio, costituisce un
semplice provvedimento cautelare, dettato dalla necessità di tutelare gli
interessi economici dello Stato, che non scalfisce minimamente la suddetta
presunzione; 

 

 

che la prospettiva di un licenziamento in
caso di condanna penale appare inoltre tutt'altro che remota; 

 

 

 

che l'entità dalla riduzione (30%) appare
infine modesta, rispettosa del principio di proporzionalità e adeguatamente
commisurata al fabbisogno esistenziale dell'insorgente e della sua famiglia; 

 

 

che, peraltro, lo stato di detenzione
dell'insorgente potrebbe addirittura giustificare la privazione totale del
salario, essendo egli impossibilitato per sua colpa a fornire la propria
prestazione lavorativa (cfr. decisione 23.10.1998 della Commissione federale di
ricorso in materia di personale federale, in GAAC 63.43);

 

 

che, in esito alle considerazioni che
precedono, il ricorso va quindi respinto; la tassa di giustizia, commisurata
alle condizioni economiche del ricorrente, segue la soccombenza. 

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 23, 38, 60, 67 LOrd; 3, 18, 28, 60, 61
PAmm;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 400.-- è carico del ricorrente. 

 

 

 

 

 

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario