# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 42f1b541-5e34-520c-8273-424f156dbfe6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.12.2004 11.2004.159
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2004-159_2004-12-16.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2004.159

  	
  Lugano

  16 dicembre
  2004/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
   Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 330.2004/R.51/80.2004
(nomina di un curatore) della Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinata dal  , 

  studio   PA 1 )

   

  

                                         a

	
   

  	
   

    CO 2  

  (ora
  patrocinata dall’ __________, )

   

   e alla

   

   Commissione tutoria regionale 15, Giubiasco;

  
	
   

  	
   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 2 dicembre 2004 presentato da AP 1 contro la decisione emessa
l'11 novembre 2004 dalla Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza
sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Dal matrimonio tra CO 2 (1964) e AP 1 (1969) sono nati E__________, il
20 marzo 2001, e N__________, il 14 giugno 2003. Statuendo il 3 febbraio 2004
su un'istanza a protezione dell'unione coniugale introdotta dal marito (inc.
SP.2003.46), il Pretore del Distretto di Bellinzona ha – tra l'altro – affidato
i figli alla madre e ha stabilito il diritto di visita del padre in un giorno
la settimana, alternativamente il sabato o la domenica, dalle ore 9.00 alle
19.00, prelevando i figli al loro domicilio e ivi riportandoli agli orari
stabiliti. Un appello presentato da AP 1, non riguardante però l'affidamento
dei figli né la disciplina delle relazioni personali, è tuttora pendente
davanti a questa Camera (inc. 11.2004.19).

 

                                  B.   Sorte
difficoltà in merito all'esercizio del diritto di visita, il 25 feb­braio 2004 CO
2 si è rivolto alla Commissione tutoria regionale 15 affinché fosse designato
ai figli un curatore con poteri speciali per sorvegliare il corretto
mantenimento delle relazioni personali. AP 1 si è opposta il 27 maggio 2004
alla misura richiesta e ha instato per il beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Le parti sono state personalmente sentite all'udienza del 28
maggio 2004, in occasione della quale l'autorità tutoria ha fissato le date del
diritto di visita, avvertendo la madre che in caso di comprovata inosservanza
l'autorità avrebbe adottato misure accompagnatorie. Vista l'inadempienza di
lei, CO 2 si è nuovamente rivolto il 7 giugno 2003 alla Commissione tutoria,
postulando una volta ancora la nomina di un curatore educativo. All'udienza del
14 luglio 2003, indetta per la discussione, AP 1 non si è più opposta al
provvedimento, purché fosse designata una persona “competente”.

 

                                  C.   Con
decisione del 2 settembre 2004 la Commissione tutoria re­gionale ha istituito
in favore di E__________ e N__________ una curatela a norma dell'art. 308 cpv.
2 CC, designando come curatore PI 1, operatore sociale del Comune di __________,
incaricato di assicurare il rispetto delle decisioni prese dal giudice
sull'esercizio del diritto di visita. Nel frattempo, con risoluzione del 16
giugno 2004 l'autorità tutoria ha rifiutato a AP 1 il beneficio dell'assistenza
giudiziaria.

 

                                  D.   Contro
le decisioni appena citate AP 1 è insorta il 1° luglio e il 13 settembre 2004
alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, postulando
il beneficio litigioso e l'istituzione in favore dei figli di una curatela
educativa con mandato al curatore, specificatamente formato, di compiere una
mediazione fra genitori. Statuendo l'11 novembre 2004, l'autorità di vigilanza
ha respinto i ricorsi, senza prelevare spese o tasse di giustizia. La ricorrente,
cui è stato rifiutata l'assistenza giudiziaria, è stata tenuta a versare a CO 2
fr. 300.– per ripetibili.

 

                                  E.   Il 2
dicembre 2004 AP 1 ha impugnato con appello la decisione predetta per ottenerne
la riforma nel senso di vedere istituita una curatela educativa secondo l'art.
308 CC con mandato al curatore di operare una mediazione fra genitori, assistendoli
e consigliandoli attivamente nel loro rapporto con i figli. L'appello non è
stato oggetto di intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele, comprese
quelle a protezione del figlio (art. 307 segg. CC), sono appellabili nel
termine di venti giorni a questa Camera (art. 48 della legge sull'organizzazione
e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, cui rinvia
l'art. 39 LAC). La procedura è quella degli art. 307 segg. CPC, con le
particolarità dell'art. 424a CPC. Tempestivo, l'appello in esame è
dunque ricevibile.

 

                                   2.   La Commissione tutoria regionale, accertato che la ricorrente
disattendeva con manifesta intenzione le disposizioni del Pretore
sull'esercizio del diritto di visita, ha istituito in favore dei figli una
curatela giusta l'art. 308 cpv. 2 CC. Come curatore essa ha designato PI 1,
operatore sociale del Comune di __________, incaricato di assicurare il
rispetto di quanto il Pretore aveva deciso circa le visite del padre ai figli.
L'autorità di vigilanza ha confermato il provvedimento, rilevando che
l'incapacità dei genitori di risolvere autonomamente i loro conflitti
giustificava il provvedimento. Essa ha rilevato che compito del curatore non è
solo quello di vigilare l'esercizio del diritto di visita, ma anche quello di
sorvegliare, curare e intervenire a salvaguardia del medesimo. La gestione del
conflitto tra i genitori, per contro, esula dal compito del curatore e va
affidata – se mai – a una mediazione familiare. Quanto alla figura del
curatore, l'autorità di vigilanza ha rilevato che in mancanza di un caso di
esclusione e di motivi di inidoneità, PI 1 era in grado di assumente il compito
affidatogli, poco importando che egli non avesse esperienza nel campo della
mediazione familiare.

 

                                   3.   L'appellante
rammenta che il suo rapporto con il marito è fortemente conflittuale e che gli
aspri disaccordi rendono oggettivamente difficile l'esercizio del diritto di
visita. A suo avviso la curatela deve comprendere una mediazione attiva dei
conflitti che pregiudicano il corretto sviluppo delle relazioni tra genitori e
figli, non limitarsi a vigilare l'esercizio del diritto di visita. Il curatore
dovrebbe pertanto occuparsi anche di mediazione familiare, sicché quello
designato dall'autorità tutoria, senza specifica formazione, non è idoneo.
L'appellante rimprovera infine all'autorità tutoria di avere designato un
curatore con compiti di poliziotto e non con poteri tali da trovare un modus
vivendi fra genitori.  

                                      

                                   4.   I
criteri per l'adozione di misure a protezione del figlio sono già stati
diffusamente enunciati dall'autorità di vigilanza (sentenza impugnata, consid.
2.1). Basti rammentare che l'istituzione di una curatela per la vigilanza delle
relazioni personali (art. 308 cpv. 2 CC) si impone, in particolare, ove
l'esercizio del diritto di visita denoti una conflittualità tale da pregiudicare
il bene del figlio (Breitschmid in:
Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 14 all'inizio ad art. 308 CC con
rimandi), inteso come corretto sviluppo fisico, psichico o morale (Hegnauer, Grundriss des Kindesrechts, 5a edizione, pag. 206 n. 27.14). Ogni misura di
protezione giusta l’art. 307 segg. CC deve, per altro, tendere al bene del
figlio ed è indipendente da eventuali colpe dei genitori o di terzi, né
costituisce una for­ma di sanzione nei loro confronti (Breitschmid, op. cit., n. 4 ad art. 307).  

 

                                   5.   Nel
caso specifico entrambe le parti riconoscono le difficoltà nell'esercizio del
diritto di visita. Gli atti confermano dissidi tra loro sulle date e gli orari
delle visite, così come sulla presenza di terzi agli incontri (doc. 18, 19, 21,
25, 26, 27, 33 e 35). I conflitti fra genitori palesano una flagrante incapa­cità
di dialogo e di sop­portazione, sicché nell'interesse dei figli l'istituzione
di una curatela educativa appare non solo ragionevole, ma necessaria. Quanto
alle funzioni, il curatore chiamato a vigilare il diritto di visita (come in
concreto quello fissato dal Pretore con sentenza del 3 febbraio 2004) deve
vegliare a che le relazioni tra il genitore non affidatario e figli si svolgano
conformemente a quanto ha deciso l'autorità, rego­lando se necessario le
modalità pratiche (RDAT II-2001 n. 69; Breit­schmid,
op. cit., n. 14 ad art. 308). Contrariamente a quanto sostiene l'appellante,
egli ha non semplici mansioni di “poliziotto”, né il suo compito si esaurisce
nell'accertare l'avvenuto esercizio del diritto di visita. Nei limiti del suo
ufficio egli deve attivarsi di propria iniziativa, risolvendo i problemi pratici
che si presentano, con effetto vincolante per tutti gli interessati, anche se
ciò costituisce per i genitori una restrizione dell'autorità parentale (Breitschmid, op. cit., n. 2 ad art. 308
CC). Tra i suoi compiti rientra anche quello di instaurare – per quanto
possibile – un rapporto di fiducia con tutte le parti in causa, soprattutto in
caso di conflitto fra genitori (Biderbost,
Die Erziehungsbeistandschaft nach Art. 308 ZGB,
Friburgo 1996, pag. 440; Breitschmid,
op. cit., n. 4 ad art. 308 CC), né egli può sottrarsi a tale incombenza (DTF
118 II 242 consid. 2d). Nel caso in esame nulla induce a supporre che PI 1, operatore
sociale del Comune di __________, sia incapace di assolvere il compito
affidatogli dall'autorità tutoria. Ch'egli non sia formato come mediatore –
come si vedrà in appresso – poco giova.

 

                                   6.   L'appellante
postula la designazione di un curatore idoneo a mediare e ad assistere i
genitori, come pure a consigliarli attivamente nel rapporto con i figli. Se non
che, come ha rilevato l'autorità di vigilanza, ciò significa chiedere
l'intervento di un mediatore familiare. Non fa dubbio che nel caso in esame l'idea
possa essere felice. E nulla osta a che i coniugi facciano capo a una tale
figura. Questa non va confusa però con una curatela educativa, la cui finalità
è di rendere possibile l'esercizio del diritto di visita, anzitutto,
nell'interesse dei figli. Certo, tra i compiti del mediatore
si annovera anche quello di garantire ai figli relazioni stabili e serene con
entrambi i genitori, come pure di aiutare la coppia a trovare soluzioni
concordate che regolino i rapporti tra genitori e figli. Non incombe tuttavia al curatore educativo aiutare
i coniugi a trovare accordi durevoli e vicendevolmente accettabili per risolvere,
nel rispetto di ognuno, un conflitto legato a questio­ni familiari. All'autorità
tutoria spetta salvaguardare le modalità di esercizio delle
relazioni personali con la presenza di un curatore che assicuri il rispetto
della regolamentazione del diritto di visita fissato dall'autorità. I contrasti
fra genitori, che si acuiscono durante i diritti di visita, vanno rimediati in
primo luogo dalle parti medesime, seguendo le direttive precise e puntuali che
il curatore è tenuto a impartire, intervenendo senza indugio e regolando in maniera
obbligatoria i particolari delle visite (DTF 118 II 242 consid. 2d; SJ 1979
pag. 292). Ove l'uno o l'altro dei genitori si dimostrasse inadempiente o
incapace di seguire tali indicazioni, il curatore si rivolgerà all'autorità
tutoria per i provvedimenti del caso.

 

                                   7.   Se
ne conclude che l'appello, infondato, è destinato all'insuccesso. Gli oneri del
giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC),
mentre non si giustifica di attribuire ripetibili, l'appello non essendo stato
oggetto d'intimazione. 

 

Per questi motivi,

in applicazione
dell'art. 313bis CPC

 

e vista sulle spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la decisione impugnata è confermata. 

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 200.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
  ;

   ; 

  – Commissione tutoria
  regionale 15, Giubiasco.

  Comunicazione a:

  –
  Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
  vigilanza sulle tutele;

  – , .

  
	
   

  	
   

  

 

	
  terzi implicati

  	
   PI 1  

   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria