# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4b2ce94e-cabe-5cf1-8c94-364e48b0e388
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-10-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 10.10.2025 52.2024.423
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2024-423_2025-10-10.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2024.423

   

  	
  Lugano

  10
  ottobre 2025     

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia Verzasconi, presidente,

  Matteo Cassina, Sarah Socchi

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Barbara Maspoli 

  

 

 

statuendo sul ricorso del 18 novembre
2024 dell'

 

 

	
   

  	
    RI
  1   

  patrocinata
  da:   PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 ottobre 2024 (n. 525) con cui la
  Commissione di disciplina degli avvocati le ha inflitto una multa di fr.
  1'000.- a titolo di sanzione disciplinare;

  

 

 

ritenuto,                         in
fatto

 

A.   a. Il 23 ottobre 2023
l'avv. __________ ha segnalato alla Commissione di disciplina degli avvocati
(Commissione) il comportamento dell'avv. RI 1, cui ha rimproverato di essere
incorsa in un doppio conflitto di interesse. Da un lato, rappresentando
contemporaneamente, nonostante i loro divergenti interessi, F__________ e sua
madre T__________ (poi deceduta il __________), in particolare nelle questioni
inerenti alla collocazione di quest'ultima presso un istituto di cura e alla
contestazione della curatela istituita nei suoi confronti. Dall'altro,
patrocinandoli nonostante suo padre e collega di studio avesse confezionato il
brevetto notarile con cui la madre aveva conferito una procura generale al figlio.

b. Preso atto di tale segnalazione, il 24 ottobre 2023 la Commissione ha aperto
nei confronti dell'avv. RI 1 un procedimento disciplinare per possibile
violazione del divieto di incorrere in conflitti d'interessi.

c. Chiamata a
pronunciarsi in merito, l'interessata ha respinto ogni addebito. 

d. In sede di replica, la denunciante ha
essenzialmente ribadito le sue critiche, precisando che la collega sarebbe
incorsa in un ulteriore conflitto intimando per lettera a S__________ (fratello
di F__________) di lasciare la casa familiare contro il volere della madre. 

Con la duplica la
segnalata, oltre a ribadire e ulteriormente sviluppare le sue osservazioni di
merito nonché contestare la nuova accusa, ha
sollevato alcune obiezioni di natura formale (legittimazione della segnalante,
ricusa dei membri della Commissione). 

 

 

B.   Con decisione del 10
ottobre 2024, la Commissione ha condannato l'avv. RI 1 al pagamento di una
multa disciplinare di fr. 1'000.- per i fatti segnalati, che ha ritenuto solo
in parte costitutivi di una violazione delle regole professionali. 

Dopo aver disatteso le
obiezioni di ordine formale, nel merito la precedente istanza ha in particolare
concluso che la denunciata fosse incorsa in un conflitto d'interessi nella
procedura di reclamo contro la curatela istituita a favore di T__________, non
essendosi astenuta dal rappresentare entrambi i mandanti malgrado il rischio di
salvaguardare maggiormente gli interessi del figlio F__________ a discapito di
quelli della madre. Per il resto (e meglio per la decisione relativa al luogo
di soggiorno della madre e del figlio S__________ nonché per la rappresentanza
di entrambe le parti durante il brevetto notarile con cui la madre ha conferito
la procura generale al figlio F__________) l'autorità inferiore ha invece
disatteso siccome infondati tutti gli altri addebiti avanzati dalla
denunciante. La sanzione è stata commisurata tenendo conto della gravità media
dell'infrazione, dell'assenza di segni di autocritica e dell'assenza di
precedenti.

 

 

C.   Avverso la predetta
decisione, l'avv. RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando, subordinatamente, che
la sanzione sia limitata all'avvertimento. 

L'insorgente - che ritiene che T__________ fosse perfettamente in grado di
decidere autonomamente se continuare a delegare al figlio F__________ la
gestione delle proprie questioni personali, finanziarie e amministrative - nega
essenzialmente l'esistenza di un conflitto d'interessi tra i suoi mandanti a
proposito dell'istituzione della curatela. Contesta in particolare di non avere
nell'occasione agito con l'estrema prudenza esatta dalla Commissione:
dapprima chiedendo per il tramite del figlio F__________ l'intervento dell'Autorità
regionale di protezione (ARP) e, in seguito, avuta conoscenza del rapporto
positivo dell'infermiera specializzata in geriatria e demenze, impugnando la
decisione d'istituzione della curatela sollevando la violazione del diritto di
essere sentita della madre. Ritiene in ogni caso sproporzionata la sanzione
inflittale.

 

 

D.  
In sede di risposta la
Commissione, riconfermandosi integralmente nel provvedimento impugnato, si è rimessa al giudizio del Tribunale.

 

 

E.   In replica la ricorrente ha ribadito le sue tesi e
conclusioni. La Commissione non ha presentato un allegato di duplica. 

 

 

Considerato,                  in diritto

 

                                   1.
  La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 28 cpv. 1 della legge sull'avvocatura
del 13 febbraio 2012 (LAvv; RL 951.100). Certa
è la legittimazione attiva dell’insorgente, personalmente e direttamente toccata dalla decisione impugnata, di cui
è destinataria (art. 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del
24 settembre 2013; LPAmm; RL
165.100). Il gravame, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque
ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).

 

 

                                   2.
  2.1. Giusta l'art. 12 lett. c
della legge federale sulla libera circolazione degli avvocati (LLCA; RS 935.61),
l'avvocato evita qualsiasi conflitto tra gli interessi del suo cliente e quelli
delle persone con cui ha rapporti professionali o privati. Il divieto di
rappresentare e patrocinare interessi contrastanti è un principio fondamentale
della professione forense. È collegato alla clausola generale dell'art. 12
lett. a LLCA - secondo cui l'avvocato
esercita la professione con cura e diligenza -, al precetto d'indipendenza
sancito dall'art. 12 lett. b LLCA, come pure all'art. 13 LLCA relativo
al segreto professionale (cfr. DTF 145 IV 218 consid. 2.1 e rimandi). 

2.2. Per costante giurisprudenza, l'avvocato
deve segnatamente evitare il doppio patrocinio, che consiste nel rappresentare
contemporaneamente clienti con interessi contrapposti, poiché in tal caso non
sarebbe più in grado di rispettare appieno i suoi doveri di fedeltà e diligenza
nei confronti di ognuno di essi (cfr. DTF 145 IV 218 consid. 2.1 e rif.;
STF 2C_293/2021 del 27 luglio 2021 consid. 4.1 e rimandi). 

Il divieto di incorrere in conflitti d'interessi
tende in primo luogo a proteggere gli interessi dei clienti dell'avvocato,
assicurando loro una difesa esente da conflitti d'interessi. Esso mira però
anche a tutelare la corretta amministrazione della giustizia, garantendo in
particolare che nessun avvocato sia limitato nella propria capacità di
difendere un cliente, e ha quale conseguenza che qualsiasi situazione
potenzialmente suscettibile di comportare un
conflitto d'interessi dev'essere evitata (cfr. DTF 145 IV 218 consid. 2.1; STF
2C_315/2024 del 5 agosto 2025 consid. 3.2 e rimandi, 2C_293/2021 citata
consid. 4.1 e rif.). 

2.3. Un rischio meramente astratto
o teorico non è sufficiente; occorre che tale rischio sia concreto. Non è
tuttavia necessario che il rischio si sia
concretizzato e che l'avvocato abbia già eseguito il mandato in maniera
discutibile o a discapito del proprio
cliente (cfr. DTF 145 IV 218 consid.
2.1; STF 2C_315/2024 citata consid. 3.2 e rif.).

2.4. I principi testé esposti, oltre
ad essere ricordati dall'art. 16 LAvv, sono
essenzialmente recepiti anche a livello di norme deontologiche, le quali, pur
non avendo valore normativo, nella misura in cui riflettono una concezione
largamente diffusa a livello nazionale, costituiscono una fonte d'ispirazione
per l'interpretazione delle regole professionali sancite dallo Stato (cfr. DTF
136 III 296 consid. 2.1, 130
II 270 consid. 3.1.1; François Bohnet/Vincent Martenet, Droit de la profession d'avocat, Berna 2009, n.
296). Essi sono in particolare ripresi dall'art. 5
del codice svizzero di deontologia del 9 giugno 2023 (CSD, che ha sostituito il
previgente codice con effetto al 1° luglio 2023), giusta il quale, nello
svolgere il mandato conferitogli, l'avvocato non deve confondere gli interessi
dei propri clienti con quelli propri o di terzi (cpv. 1). Non può
rappresentare, consigliare o difendere più clienti nella stessa fattispecie se
sussiste un conflitto d'interessi tale da porre ostacolo allo svolgimento
indipendente del mandato oppure se, considerate le circostanze specifiche del
caso, esiste un rischio concreto e grave di un simile conflitto; in caso di
conflitto o di rischio concreto e grave di conflitto di interessi, dovrà porre
fine ai mandati di tutti i clienti interessati (cpv. 2). 

 

 

                                   3.   3.1. 

3.1.1. In concreto, come accennato in narrativa e per quanto qui interessa, la
ricorrente era da tempo la legale di T__________ (1930) e del figlio F__________,
che abitava con lei nella casa di cui erano comproprietari e che si è sempre
occupato di organizzare la presa a carico personale della madre (ipovedente e
costretta a letto) e di gestire tutti gli aspetti amministrativi e finanziari
che la riguardavano, vedendosi a tal fine conferire nel corso degli anni
procure sui conti bancari e postali (cfr. doc. U e V)  e per finire, il 25
ottobre 2022, una procura generale (per rappresentarla […] in tutte le
questioni economiche e finanziarie che la concernono, cfr. doc. Z). Nella
stessa casa, in un locale concessogli in comodato, pernottava anche il figlio S__________.
I rapporti tra i due fratelli erano conflittuali. 

3.1.2. Il 16 maggio 2023, così come anche risulta dalla sentenza pubblicata del
7 marzo 2024 (n. 9.2023.110) della Camera di protezione, citata e nota alla
ricorrente (cfr. ricorso, pag. 13), F__________ ha segnalato all'ARP la
situazione di declino della madre chiedendole di intervenire con adeguate
misure di protezione (allegando uno scambio di email con il medico curante, dr.
med.  P__________). Il 24 maggio 2023 anche il fratello S__________ ha adito l'ARP
con un'istanza cautelare di adozione di misure di protezione, chiedendo l'istituzione
di una curatela generale a favore della madre con la nomina di una terza
persona esterna alla cerchia famigliare quale curatore. Su richiesta dell'ARP,
con rapporto del 31 maggio 2023, il dr. med. P__________ ha in seguito
certificato lo stato di salute dell'interessata, confermando uno stato di
bisogno della paziente. Il 20 giugno 2023 l'ARP ha quindi istituito a favore di
T__________ una curatela di rappresentanza con amministrazione del reddito e
del patrimonio ex art. 394 e 395 del codice civile svizzero del 10 dicembre
1907 (CC; RS 210), designando una curatrice (avv. S__________). La decisione è
stata dichiarata immediatamente esecutiva e a un eventuale reclamo è stato
negato l'effetto sospensivo. 

Contro tale decisione, il 7 agosto 2023 la ricorrente - che il 6 luglio 2023
aveva invano domandato all'ARP una sospensione della procedura - è insorta
dinnanzi alla Camera di protezione, agendo per conto sia di F__________ sia di
T__________: preliminarmente ha chiesto la restituzione dell'effetto sospensivo
al reclamo; in via principale, ha postulato l'annullamento della misura e, in
via subordinata, la nomina di F__________ quale curatore della madre. Con il
rimedio ha fatto valere una violazione del diritto di essere sentita della
madre (siccome non ascoltata da parte dell'ARP) e contestato nel merito la
necessità della misura adottata. 

Il 24 agosto 2023 la Camera di protezione ha respinto la richiesta di
restituzione dell'effetto sospensivo. Dopo un ulteriore scambio di allegati,
con decisione del 7 marzo 2024 la stessa Camera ha accolto il reclamo,
annullato la decisione dell'ARP e retrocesso gli atti per procedere all'audizione
della madre rispettando il diritto di essere sentita e statuire nuovamente sul
caso ai sensi del consid. 4.1 (nel quale ha comunque invitato l'ARP ad adottare
senza indugio le necessarie misure di protezione a favore dell'interessata,
così come si dirà ancora in appresso, cfr. infra). 

In base a quanto riportato nel gravame, il 1° ottobre 2024 l'ARP ha infine
riconfermato la misura di protezione, che F__________ avrebbe nuovamente
contestato, tuttavia per il tramite di un altro legale in quanto l’insorgente avrebbe
declinato il mandato temendo che la decisione disciplinare potesse
involontariamente influenzarla nel patrocinio (cfr. ricorso, pag. 13). 

3.2. Per quanto qui interessa, nella decisione impugnata la Commissione
ha ritenuto che la ricorrente fosse incorsa in una violazione dell'art. 12
lett. c LLCA, per aver patrocinato sia T__________ sia il figlio F__________
nella procedura di reclamo contro la curatela adottata nei confronti della
prima. Ha in particolare osservato come in un tale contesto, per la natura stessa
e lo scopo protettivo della misura, sussista il forte rischio di non agire,
almeno in parte, nel vero e proprio interesse di entrambe le persone coinvolte
e come l'avvocato debba procedere con estrema cautela, soprattutto laddove alla
cliente è stato diagnosticato almeno in un'occasione un declino cognitivo,
seppur lieve, che comporta una scemata capacità di discernimento generale
(scritto del 10 agosto 2023 del geriatra, dr. med.  O__________), evidenziando
poi il carattere sempre relativo di questa capacità, da esaminare per rapporto
a un determinato atto (essere in grado di stabilire il luogo di dimora non
significa esserlo anche per la delega di questioni finanziarie e
amministrative). La precedente istanza ha quindi disatteso il richiamo della
ricorrente alle dichiarazioni del badante o a quella generica del 21 (recte:
28) settembre 2023 del nuovo medico curante, ricordando anche la durata
potenziale della procedura di reclamo e l'incertezza che doveva sussistere
sulle capacità decisionali dell'interessata; ha infine pure annotato come
pendente procedura il figlio F__________ avesse sì potuto continuare a gestire
i conti della madre, ma con un obbligo di rendiconto bimensile alla curatrice.
Ha quindi concluso che, in tali circostanze, dato in particolare il rischio di
salvaguardare maggiormente gli interessi di F__________ a discapito di quelli
della madre, l'insorgente si sarebbe dovuta astenere spontaneamente dal
rappresentare alcuna persona coinvolta nella procedura. 

3.3. La ricorrente contesta come detto tale deduzione, negando che gli
interessi della madre e del figlio F__________ fossero divergenti. Ritiene di
avere dato prova proprio dell'estrema cautela richiesta dalla Commissione. Da
un lato, chiedendo lei per prima, per il tramite di F__________, l'intervento
dell'ARP. Dall'altro, impugnando (per di più per questioni formali) la misura
di protezione adottata nei confronti dell'interessata che considerava, alla
luce anche di un rapporto dell'infermiera inviata dal dr. med. O__________,
perfettamente capace di decidere autonomamente se continuare a delegare al
figlio F__________ la cura dei propri interessi, così come aveva sempre fatto
in passato. Evidenzia infatti di essere venuta a
conoscenza della posizione del dr. med. O__________ solo il 31 agosto 2023,
dopo l'inoltro del reclamo. In ogni caso, sostiene, essendo stato valutato di
grado lieve, il declino accertato non avrebbe comunque pregiudicato la facoltà
d'intendere e di volere di T__________ che, del resto, anche la Camera di
protezione, sconfessando il dr. med. P__________ e confermando l'opinione del
nuovo medico curante, avrebbe ritenuto capace di confrontarsi adeguatamente con
un'audizione. 

3.4. Ora, contrariamente a quanto eccepisce l'insorgente, è da escludere che
nell'ambito della procedura in questione gli interessi di madre e figlio
potessero senz'altro essere ritenuti convergenti. L'interesse del figlio F__________
(beneficiario di procure sui conti e per tutte le questioni economiche e
finanziare) a ottenere l'annullamento della curatela (o a essere semmai
nominato egli stesso quale curatore) non coincideva necessariamente con quello
della madre, di cui era stata messa in dubbio la capacità di discernimento (in
particolare nella comprensione e gestione delle attività amministrative) e che
poteva aver bisogno di un provvedimento idoneo a tutelare la sua persona e i
suoi interessi patrimoniali, per il tramite di un curatore esterno alla
famiglia (cfr. dichiarazioni del 31 maggio 2023 del dr. med. P__________ e del
10 agosto 2024 del geriatra dr. med. O__________, pag. 2). Pure eloquente è in
tal senso come la Camera di protezione - dopo aver rifiutato di restituire il 24
agosto 2023 l'effetto sospensivo al gravame insinuato dalla ricorrente - nella
sua decisione del 7 marzo 2024 non si sia in realtà limitata ad annullare la
decisione dell'ARP per violazione del diritto di essere sentita dell'interessata,
ma le abbia rinviato gli atti per nuova decisione ai sensi del consid. 4.1, in
cui ha in particolare rilevato che, a fronte dell'evidente situazione di
fragilità psicofisica in cui si trovava la madre, affetta da seri problemi di
salute e al centro di un'accertata situazione famigliare conflittuale,
sussistessero indubbiamente dei motivi validi per introdurre misure immediate
di protezione a suo favore (peraltro, ha aggiunto, a maggior ragione alla luce
dei più recenti sviluppi delle circostanze e di una recente procedura penale in
corso nei confronti del figlio F__________), invitando quindi l'ARP ad adottare
senza indugio le necessarie misure (supercautelari o cautelari) atte a
garantire la protezione della sua persona e dei suoi interessi patrimoniali e a
valutare inoltre l'opportunità di istituire anche una curatela di
rappresentanza ex art. 449a CC (viste le eccezioni sollevate dall'ARP e
dalla curatrice circa la sua capacità di stare in giudizio). 

Non porta ad altra conclusione il fatto che in un primo tempo sia stato lo
stesso F__________, anche su consiglio della ricorrente, ad adire l'ARP, visto
che ne ha poi contestato l'intervento, che era comunque stato richiesto anche
dal fratello. La segnalazione all'ARP da parte di F__________ (come visto pure
titolare di procure e quindi mandatario della madre) andrebbe peraltro
relativizzata anche alla luce dell'art. 397a del codice delle
obbligazioni del 30 marzo 1911 (CO; RS 220) che, a tutela del mandante, pone in
capo al mandatario un obbligo di avviso alla competente autorità di protezione per
il caso in cui il mandante sia affetto da durevole incapacità di discernimento;
in un tal caso gli interessi del mandante sono in effetti potenzialmente messi
a repentaglio dal momento ch'egli non è più in grado di sorvegliare, impartire
istruzioni rispettivamente modificare o revocare il mandato. Del resto pure nel
quadro dell'incontro conciliativo del 26 settembre 2023 tra la curatrice e i
figli è stato stabilito che, per i beni e conti comuni a madre e figlio, a F__________
veniva transitoriamente consentita la continuazione della gestione, ma con l'obbligo
di rendiconto bimensile alla curatrice per la parte riguardante la madre, cosi
come ricordato dalla Commissione. 

Irrilevante è inoltre la circostanza che la ricorrente sia venuta a conoscenza
del parere espresso dal geriatra sulla scemata capacità di discernimento di T__________
solo dopo aver insinuato il reclamo (con cui negava la necessità della
curatela, appoggiandosi alle dichiarazioni del badante e dell'infermiera
inviata dal geriatra). A prescindere dal fatto che già solo il parere del
medico curante inizialmente interpellato da F__________ (su suo consiglio)
avrebbe invero dovuto indurla a dubitare della capacità di discernimento di T__________
nell'amministrazione dei suoi beni e, viste le circostanze, a desistere dall'agire
in giudizio patrocinando contemporaneamente madre e figlio contro la misura
adottata a suo favore, non può comunque essere ignorato come l'insorgente non
abbia rinunciato al mandato neppure dopo aver preso conoscenza del parere del
medico specialista.

Da tutto quanto sopra discende che, agendo contemporaneamente in giustizia per
conto di due persone che potenzialmente non avevano gli stessi interessi, la
ricorrente è incorsa in un conflitto d'interessi vietato dall'art. 12 lett. c
LLCA.

 

                                   4.   Ferme queste premesse,
resta da verificare l'entità della sanzione da infliggere all’insorgente.

4.1. In caso di violazione della LLCA, l'art. 17 cpv. 1 prevede
le misure disciplinari seguenti:

a.    l'avvertimento;

b.    l'ammonimento;

c.    la multa fino a fr. 20'000.-;

d.    la sospensione dall'esercizio dell'avvocatura per due anni al massimo;

e.    il divieto definitivo di esercitare. 

La multa
può essere cumulata con la sospensione dall'esercizio dell'avvocatura o con il
divieto definitivo di esercitare (art. 17 cpv. 2 LLCA).

 

La
Commissione gode di un certo margine di apprezzamento
nella scelta della misura disciplinare, nella fissazione dell'importo di
un'eventuale multa o della durata della sospensione dall'esercizio della
professione. L'autorità deve tuttavia attenersi al rispetto dei principi della
proporzionalità e della parità di trattamento e, in generale, la sanzione deve
rispondere a un interesse pubblico. Il provvedimento deve tenere conto in
maniera appropriata della natura e della gravità della violazione delle regole
professionali. Inoltre, il numero di violazioni gioca evidentemente un ruolo.
Occorre poi considerare lo scopo che la sanzione disciplinare deve raggiungere
nel caso concreto e scegliere il provvedimento adatto, necessario e
proporzionato a tale fine. Così come peraltro avviene nel diritto penale (cfr.
art. 47 e 48 del codice penale svizzero del 21 dicembre 1937; CP; RS 311.0),
l'autorità terrà in particolar modo conto anche degli antecedenti, così come
del comportamento tenuto dall'avvocato durante la procedura disciplinare (cfr.
STA 52.2021.6/7 del 24 gennaio 2022 consid. 5.1; Bohnet/Martenet, op. cit., n. 2178, 2183-2187; Tomas Poledna, in: Walter
Fellmann/Gaudenz G. Zindel [curatori], Kommentar zum Anwaltsgesetz, II ed.,
Zurigo 2011, n. 23 segg. ad art. 17).

4.2. In
concreto, la ricorrente ha disatteso una regola professionale fondamentale qual
è quella che vieta di incorrere in conflitti d'interessi. La
sua violazione dev'essere reputata di media entità, se solo si considera che, agendo in giustizia per
due clienti con interessi potenzialmente divergenti, ha creato una situazione
in cui il rischio di incorrere in un conflitto d'interessi era concreto (se non
addirittura materializzato). Vista la sua lunga esperienza
professionale, l'insorgente avrebbe dovuto accorgersi della delicata situazione in cui si era venuta a trovare, rinunciando a
rappresentare l'uno e l'altro mandante nell'ambito della contestazione della
curatela. Depone per contro a suo favore il fatto di non essere mai stata,
durante la sua lunga carriera, oggetto di una sanzione disciplinare. 

Alla luce di tutto quanto esposto e tenuto conto del margine di apprezzamento che va riconosciuto alla
Commissione in questo ambito, si giustifica pertanto di
confermare la multa di fr. 1'000.- inflitta dalla precedente istanza per la
violazione di cui si è detto. La sanzione
così commisurata, situata attorno al limite inferiore di quanto
prescritto dalla norma, risulta adeguatamente ragguagliata alle
circostanze del caso concreto e rispettosa del principio della proporzionalità.
Tiene adeguatamente conto dell'incensuratezza dell'insorgente e appare
sufficiente a richiamarla al rispetto dei principi deontologici che sono
stati in concreto disattesi. Considerata l'importanza
della violazione in questione, non si può invece dar seguito alla domanda della
ricorrente di pronunciare solo un avvertimento (cfr. petitum) rispettivamente
un ammonimento (cfr. ricorso, ad n. 9, pag. 24), ritenuto che tali misure sono
di principio riservate alle sole violazioni deontologiche di lieve entità,
rispettivamente che non raggiungono la soglia dei casi di media gravità (cfr.
STA 52.2024.298 del 10 dicembre 2024 consid. 5.2 e rimandi, 52.2018.152 del 20
giugno 2018 consid. 4.2). 

 

 

                                   5.   5.1. Sulla base delle
considerazioni che precedono, il ricorso deve essere respinto, con conseguente
conferma della decisione impugnata. 

5.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm) è posta
a carico dell'insorgente, secondo soccombenza. Non si assegnano ripetibili
(cfr. art. 49 cpv. 1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.    Il ricorso è
respinto.

 

 

2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'500.-, già anticipata dalla ricorrente, resta interamente a
suo carico. 

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  Commissione
  di disciplina degli avvocati, 6602
  Muralto, 

   

  	 

				

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

La
presidente                                                         La cancelliera