# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9cecd54b-ccd6-578c-92fc-4e09e3fac615
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-10-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.10.2025 D-7168/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7168-2025_2025-10-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7168/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  o t t o b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Giulia Marelli, giudice unica,  

con l'approvazione della giudice Daniela Brüschweiler; 

cancelliere Randy Mulangala.  
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Costa d'Avorio,   

patrocinata dall'MLaw Alfred Ngoyi Wa Mwanza,  

Swiss Immigration Law Office (SILO),  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 18 agosto 2025. 

 

 

 

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visto: 

la domanda d'asilo che l'interessata ha presentato in Svizzera in data 

22 gennaio 2023,  

la procura del 7 febbraio 2023, con la quale l’interessata ha conferito man-

dato alla Protezione giuridica della Regione Svizzera (…), 

l’attribuzione dell’interessata al Canton B._______ in data 15 giugno 2023, 

la conclusione della procedura Dublino il 23 novembre 2023, 

le audizioni sui motivi d’asilo del 2 aprile 2024 e del 21 febbraio 2025, 

la decisione della SEM del 9 aprile 2024 di passaggio alla procedura am-

pliata della domanda d’asilo, 

la comunicazione del 12 giugno 2025 della SEM, tramite la quale l’autorità 

ha informato l’interessata di essere stata riconosciuta quale potenziale vit-

tima di tratta di essere umani, concedendole un periodo di recupero e ri-

flessione di 30 giorni, conclusosi con la dichiarazione dell’interessata del 

25 giugno 2025 di non voler acconsentire a essere contattata dalle autorità 

di perseguimento penale, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 18 agosto 2025, notificata lo stesso giorno, che non riconosceva la qua-

lità di rifugiata alla richiedente, respingeva la sua domanda d’asilo, la al-

lontanava dalla Svizzera, le imponeva di lasciare il territorio elvetico così 

come lo spazio Schengen entro il giorno successivo alla crescita in giudi-

cato della decisione ed incaricava il Canton B._______ dell'esecuzione 

della misura,  

il ricorso inoltrato dinanzi il Tribunale amministrativo federale il 17 settem-

bre 2025 (cfr. timbro del plico raccomandato) per il tramite del quale l’insor-

gente ha concluso, in via principale, all’annullamento della decisione impu-

gnata, al riconoscimento della qualità di rifugiato e alla concessione 

dell’asilo; in subordine, alla concessione dell’ammissione provvisoria in 

Svizzera per inammissibilità e inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-

mento; in ulteriore subordine, al rinvio della causa all’autorità inferiore per 

un’ulteriore istruzione e nuova decisione ai sensi della motivazione del ri-

corso,   

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le contestuali richieste processuali di concessione dell'assistenza giudizia-

ria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del 

relativo anticipo, e di gratuito patrocino nella persona del rappresentante 

legale; inoltre, di concessione dell’autorizzazione di attendere l’esito della 

procedura di ricorso in Svizzera, 

lo scritto del 26 settembre 2025, tramite il quale la ricorrente ha inoltrato un 

rapporto medico datato 16 settembre 2025, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, art. 48 cpv. 1 

lett. a–c e art. 52 PA e occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata dalla giudice unica, con l'approva-

zione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata 

soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5),  

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),  

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che la richiedente, proveniente da C._______ in Costa d’Avorio, a soste-

gno della sua domanda d’asilo ha fatto valere, in sostanza e per quanto qui 

di rilievo, di essere stata picchiata dai suoi famigliari quando aveva (…) o 

(…) anni, poiché si sarebbe rifiutata di sposare un uomo più anziano di lei, 

che nel 2009 o nel 2010 avrebbe conosciuto il suo ex compagno, con il 

quale avrebbe avuto una figlia nel (…), 

che nello stesso anno, il suo ex compagno sarebbe tornato in Congo (Kin-

shasa) a causa della guerra in Costa d’Avorio e perché i suoi genitori avreb-

bero avuto bisogno di lui, mentre lei avrebbe continuato a vivere ad 

C._______, cominciando a lavorare come (…) per mantenere sé stessa e 

la figlia, 

che nel 2015 avrebbe raggiunto il suo ex compagno a D._______ in Congo 

(Kinshasa) insieme alla figlia, 

che nell’(…) 2016 sarebbe stata rapita, insieme al suo ex compagno, da 

membri dell’M23 e portata in una delle loro basi, dove sarebbero stati trat-

tenuti per due giorni, durante i quali ella sarebbe stata abusata sessual-

mente dai ribelli; che il secondo giorno sarebbero riusciti a fuggire e avreb-

bero lasciato immediatamente il Paese, lasciando la figlia presso la madre 

dell’ex compagno, 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto che, a prescindere dai 

dubbi che si potrebbero nutrire sulla credibilità delle relative allegazioni 

della ricorrente, il suo timore di essere costretta a sposare l’uomo che 

avrebbe rifiutato anni fa, sarebbe palesemente irrilevante dal punto di vista 

dell’asilo, 

che invero, seppure in seguito al suo rifiuto di sposare l’uomo in questione 

abbia litigato con i genitori e sarebbe stata picchiata, avrebbe comunque 

avuto una certa libertà ed autonomia, potendo uscire con le sue amiche, 

cosa che le avrebbe permesso di conoscere il suo ex compagno, di fre-

quentarlo e di rimanere incinta di lui; che benché suo padre non fosse d’ac-

cordo con la gravidanza, alla fine avrebbe dovuto accettarla, 

che l’interessata stessa avrebbe asserito che in seguito all’inizio della 

guerra nel Paese nel 2011, nessuno avrebbe più pensato a tale matrimonio 

forzato; che dopo la guerra le tensioni con la famiglia sarebbero riemerse, 

ma lei avrebbe preferito lasciare la casa dei genitori e cercare un lavoro 

come (…) per distanziarsi dalla famiglia e provvedere a sua figlia, 

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che in seguito, ella avrebbe potuto vivere in Costa d’Avorio sino al 2015, 

da sola con la figlia, senza problemi particolari relativi al matrimonio forzato 

prospettato dalla famiglia, e senza che sia accaduto nulla di rilevante con 

l’uomo in questione, 

che di conseguenza, non vi sarebbero indizi per cui, in caso di rientro nel 

Paese più di dieci anni dopo i fatti narrati, ella sarebbe costretta a sposarsi 

o possa andare incontro a conseguenze rilevanti dal punto di vista dell’asilo 

per il mancato adempimento del volere dei suoi familiari; che per di più, la 

richiedente non saprebbe nemmeno se l’uomo che avrebbe dovuto spo-

sare è ancora in vita, 

che per quanto riguarda l’allegazione di essere stata rapita e trattenuta dai 

membri dell’M23, i quali avrebbero abusato sessualmente dell’interessata 

quando si trovava in Congo (Kinshasa), la SEM ha rilevato che, a prescin-

dere dalla verosimiglianza degli asserti, tali fatti sarebbero avvenuti in un 

Paese terzo, 

che fatti occorsi in uno Stato terzo sarebbero pertinenti in materia d’asilo 

se avessero una conseguenza rilevante nel Paese d’origine della persona; 

che ciò non sarebbe pertinente nel caso specifico, e le relative allegazioni 

non rilevanti, 

che altresì, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allontanamento ammissi-

bile, ragionevolmente esigibile e possibile, 

che segnatamente, per quanto riguarda l’identificazione dell’interessata 

quale potenziale vittima del reato di tratta di essere umani, l’autorità infe-

riore ha sottolineato che gli sfruttatori erano jihadisti che operavano in Libia, 

e che quanto accaduto in quest’ultimo Paese non avrebbe alcun legame 

con il Paese d’origine dell’interessata, 

che altresì, la richiedente avrebbe vissuto la maggior parte della sua vita 

ad Abidjan, la capitale economica del Paese, dapprima con i suoi familiari 

e poi in modo indipendente; che avrebbe acquisito esperienza lavorativa 

quale (…) e (…) nel proprio Paese, pur non possedendo una formazione 

scolastica; che in Costa d’Avorio vivrebbe tutt’ora la sua famiglia, con la 

quale potrebbe riallacciare i rapporti in caso di necessità, segnatamente 

con la sorella, 

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che per i problemi di salute fatti valere, ossia pressione alta, insonnia, 

stress, depressione e frequenti mal di testa, vi sarebbero strutture mediche 

adeguate disponibili ad Abidjan, 

che nel suo ricorso, la ricorrente contesta la valutazione effettuata dall’au-

torità inferiore, 

che segnatamente, la SEM non avrebbe tenuto conto delle dichiarazioni 

consistenti e dettagliate per cui ella avrebbe subito pressioni e violenze 

fisiche da parte di suo padre in seguito al suo rifiuto di sposare un uomo 

molto più grande, già poligamo, in cambio di una dote; che finché ella vi-

vrebbe in Costa d’Avorio, secondo i costumi di tale Paese, dovrebbe spo-

sare questo uomo,  

che quindi tale matrimonio forzato resterebbe attuale in caso di ritorno, no-

nostante l’uomo in questione avrebbe oggi circa 70 anni, avendo egli già 

versato i soldi, 

che inoltre, “le persone” avrebbero un certo potere nel Paese e legami con 

i servizi di sicurezza e la giustizia, 

che la ricorrente sottolinea altresì di aver dovuto lasciare la casa familiare 

per sottrarsi alle pressioni; che il fatto che sia riuscita a sopravvivere per 

alcuni anni lontano dalla famiglia non significherebbe che il pericolo sia 

cessato, ma piuttosto evidenzierebbe gli sforzi costanti che avrebbe dovuto 

fare per appunto evitarlo,  

che di conseguenza, non avrebbe potuto vivere in tutta libertà, ma pren-

dere sempre delle precauzioni per evitare di essere trovata; che non po-

trebbe tornare a vivere in tali condizioni, 

che in seguito, per quanto riguarda il vissuto in Congo (Kinshasa), la ricor-

rente sostiene che, contrariamente alla motivazione della SEM, ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi, la qualità di rifugiato non verrebbe valutata unica-

mente in relazione al Paese d’origine ma anche al Paese di ultima resi-

denza, 

che ella avrebbe vissuto in Congo (Kinshasa) con il suo ex compagno e la 

di lui famiglia prima del rapimento da parte dell’M23; che di conseguenza, 

le persecuzioni ad opera di tale gruppo sarebbero pertinenti nell’ambito 

dell’asilo, avendo ella peraltro fornito un racconto coerente e consistente 

in merito, 

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che per quanto attiene alla questione dell’esecuzione dell’allontanamento, 

la ricorrente sostiene che dei motivi personali gravi si opporrebbero a tale 

misura, 

che infatti, ella non sarebbe più in contatto con la sua famiglia dal 2015, e 

la constatazione della SEM che ella potrebbe riallacciare i contatti sarebbe 

di natura meramente speculativa senza riscontro negli atti; che al contrario, 

ella sarebbe completamente isolata e vulnerabile, 

che nel ricorso viene altresì contestata la valutazione della situazione me-

dica: la ricorrente soffrirebbe di problemi psichici gravi legati alla violenza 

sessuale e le altre violenze subite e le strutture mediche menzionate dalla 

SEM sarebbero insufficienti, difficilmente accessibili e non garantirebbero 

una presa a carico adeguata, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifu-

giato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 LAsi), 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 

2 LAsi); che occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condi-

zione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi), 

che chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosi-

mile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi); che la qualità di rifugiato 

è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che il Tribunale ha stabilito ed elaborato le (ulte-

riori) condizioni di verosimiglianza in diverse sentenze e le applica in prassi 

costante, alla quale si può rinviare in questa sede (cfr. DTAF 2015/3 consid. 

6.5.1 con ulteriori rif. cit.),  

che dopo l’esame degli atti il Tribunale constata che la decisione dell’auto-

rità inferiore dev’essere confermata, in quanto le argomentazioni sollevate 

nel ricorso non sono atte ad inficiare le considerazioni esposte dalla SEM, 

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che di conseguenza, si rinvia dapprima alle motivazioni pertinenti conte-

nute nella decisione impugnata, con le seguenti integrazioni, 

che in merito al timore sollevato dalla ricorrente in relazione al matrimonio 

forzato, il Tribunale constata che al momento del suo espatrio nel (…) 

2015, l’interessata non ha più avuto problemi concreti legati a tale que-

stione per diversi anni (cfr. atto SEM 52/18, D68, D72), 

che inoltre, ella ha dichiarato di aver lasciato la Costa d’Avorio nel 2015 

per ricongiungersi con il suo compagno dell’epoca (cfr. atto SEM 29/15, 

D18), 

che di conseguenza, il nesso temporale e causale tra i problemi con la 

famiglia e l’espatrio non è dato, 

che con le contestazioni generiche sollevate nel ricorso, la ricorrente non 

riesce a rendere verosimile da una parte che oggi, trascorsi più di dieci 

anni, tale matrimonio forzato è di nuovo rispettivamente ancora attuale e, 

dall’altra, se così fosse, che ella non riuscirebbe a sottrarsi ad eventuali 

pressioni in tal senso, come in passato in (…) età, 

che a titolo abbondanziale, si constata che l’interessata non sa se l’uomo 

che avrebbe dovuto sposare è ancora in vita (cfr. atto SEM 52/18, D108); 

che non è nemmeno dato sapere se la famiglia dell’interessata non si sia 

messa d’accordo con lui in un altro modo negli ultimi dieci anni, 

che per quanto riguarda gli avvenimenti in Congo (Kinshasa), il Tribunale 

constata che, come già rilevato correttamente dalla SEM e contrariamente 

a quanto sostenuto nel ricorso, i richiedenti l’asilo che dispongono di una 

cittadinanza (ossia che non sono apolidi) possono essere riconosciuti 

come rifugiati soltanto se sono perseguitati nello Stato di cui possiedono la 

cittadinanza,  

che misure di persecuzione subite o temute da una persona richiedente 

l’asilo al di fuori dello Stato di cui è cittadina sono invece irrilevanti ai fini 

del riconoscimento della qualità di rifugiato (cfr. art. 3 cpv. 1 LAsi in rela-

zione con l’art. 1A cpv. 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 

luglio 1951 [Conv. rifugiati, RS 0.142.30]; UNHCR Austria, Manuale sulle 

procedure e sui criteri per la determinazione dello status di rifugiato, nuova 

versione 2003, n. 90; WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, pag. 

34 segg.), 

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che alla luce di quanto sopraesposto, le dichiarazioni della ricorrente non 

soddisfano le condizioni di cui all’art. 3 cpv. 1 LAsi, a prescindere dalla loro 

verosimiglianza, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell'asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-

lontanamento, 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l'ese-

cuzione dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-

missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 

LStrI), 

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che anzitutto la ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposta ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 della CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 di-

cembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che gli atti non contengono inoltre alcun indizio serio e convincente che 

renda verosimile l'esistenza di un probabile rischio per cui la ricorrente 

possa subire un trattamento contrario alle norme succitate, 

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che in merito sua alla condizione di potenziale vittima di tratta di essere 

umani, si rinvia alla motivazione esposta nella decisione impugnata (cfr. 

decisione impugnata, pt. III 1.), e peraltro non contestata nel ricorso, 

che l'esecuzione dell'allontanamento risulta pertanto ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che anzitutto, in Costa d’Avorio non vige una tale situazione riguardante 

l'integralità del territorio nazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-6256/2025 

del 28 agosto 2025 consid. 6.3 con rif. cit.); che l’esecuzione dell’allonta-

namento è considerato ragionevolmente esigibile in particolare ad Abidjan, 

luogo dal quale proviene la ricorrente e nel quale ha vissuto fino all’espatrio 

(cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-2349/2016 del 16 ottobre 2017 

consid. 7.3.6),  

che quo alla situazione personale della ricorrente, si rinvia dapprima ai ri-

lievi della decisione impugnata (cfr. decisione impugnata, pt. III 2.), condi-

visi da questo Tribunale con le seguenti precisazioni,  

che anzitutto, va sottolineata che la ricorrente già in (...) età, fino all’espatrio 

nel 2015, era riuscita a vivere lontano dai familiari, nonché trovare e svol-

gere un lavoro come (…) che le ha permesso di mantenere sé stessa e la 

figlia, risparmiando al contempo soldi per l’espatrio (cfr. atto SEM 52/18, 

D74) 

che ciò posto, e alla luce degli atti all’incarto, si parte dal presupposto che 

ella sarà in grado di (ri)costruirsi un’esistenza anche dopo il ritorno in patria, 

che inoltre, in merito alla rete familiare, si aggiunge che la ricorrente ha, da 

una parte, affermato di non aver sempre comunicato ai suoi familiari dove 

si trovasse dopo aver lasciato casa nel 2012 e che non avrebbero in se-

guito mantenuto i contatti a causa dei problemi legati alla questione del 

matrimonio forzato (cfr. atto SEM 52/18, D69, D70), 

che dall’altra, ha allegato di aver avuto l’ultimo contatto con i familiari nel 

2015 quando ha lasciato il Paese poiché in Congo (Kinshasa) non avrebbe 

avuto un telefono e così avrebbe perso il contatto con loro (cfr. atto SEM 

29/15, D18), 

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che anche a mente di questo Tribunale vi è dunque la possibilità che lei 

possa riprendere i contatti con i familiari (o alcuni di loro) una volta tornata, 

che in merito alla questione medica, nel ricorso, la ricorrente sostiene – ge-

nericamente – di soffrire di gravi problemi psichici, 

che agli atti si trova un rapporto medico psichiatrico del 24 settembre 2024 

(cfr. atto SEM 51/3), nel quale è stata effettuata la diagnosi di disturbo post 

traumatico da stress (ICD-10: F43.1), confermata nell’ulteriore rapporto 

medico psichiatrico del 16 settembre 2025,  

che nell’ambito dell’audizione del 21 febbraio 2025 la ricorrente ha affer-

mato di assumere pastiglie prescritte dalla psichiatra e contro la pressione 

alta (cfr. atto SEM 52/18, F8); che nel rapporto medico del 16 settembre 

2025 viene indicata (unicamente) l’assunzione di Trittico (…) una volta al 

giorno,  

che il Tribunale constata che nel rapporto medico del 16 settembre 2025 

non vi sono indicazioni in merito a un’eventuale terapia svolta con l’interes-

sata nell’ultimo anno o un’eventuale terapia (concreta) in corso, 

che invece, nell’anamnesi è descritto che l’interessata vivrebbe con il com-

pagno, con in quale avrebbe una figlia, in un appartamento comune e che 

la relazione sarebbe stabile; che tuttavia, ciò non corrisponde agli atti, 

avendo la ricorrente con scritto alla SEM del 22 luglio 2025 – tramite la sua 

precedente rappresentante legale – dichiarato di essersi separato dal com-

pagno (cfr. atto SEM 62/2), 

che di conseguenza, e in assenza di altri rapporti medici agli atti, si parte 

dal presupposto che attualmente l’interessata non svolge (più) colloqui di 

psicoterapia/psichiatria e che non ha attualmente bisogno di particolari 

cure o trattamenti,  

che tuttavia, se la ricorrente dovesse necessitare di assistenza medica in 

futuro, potrà rivolgersi alle strutture sanitarie nel suo Paese, segnatamente 

quelle ad Abidjan elencate dalla SEM (cfr. decisione impugnata, pt. III 2.), 

che infatti, questo Tribunale conferma che la Costa d’Avorio dispone di un 

sistema sanitario il quale, seppur limitato, offre cure mediche essenziali, 

comprese per le problematiche di natura psichiatrica (cfr. sentenza del Tri-

bunale E-4376/2025 del 18 settembre 2025 pag. 11-12),  

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che del resto, le affermazioni ricorsuali in merito all’accessibilità e alle pre-

stazioni delle strutture mediche indicate si esauriscono in contestazioni ge-

neriche, senza fornire ulteriori motivazioni o prove, 

che di conseguenza, non vi sono i presupposti per ritenere che nel caso di 

rientro nel suo Paese d'origine l’insorgente potrebbe non ricevere le cure 

essenziali che le garantiscano delle condizioni minime d'esistenza (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 8.3), 

che l'insorgente potrà inoltre richiedere, se necessario, un sostegno finan-

ziario per assicurare l'assistenza medica e l'eventuale proseguimento dei 

trattamenti necessari – ad esempio ottenendo una riserva di medicinali 

prima del suo allontanamento dalla Svizzera – per un periodo limitato nel 

Paese d'origine (cfr. art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi e art. 73 segg. dell'ordinanza 

2 sull'asilo relativa alle questioni finanziarie dell'11 agosto 1999 [OAsi 2, 

RS 142.312]),  

che l'esecuzione dell'allontanamento si rivela dunque ragionevolmente esi-

gibile, 

che infine, non risultano impedimenti sotto l'aspetto della possibilità dell'e-

secuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), poiché spetta all’insorgente procurarsi i documenti indispensabili al 

rimpatrio, usando della necessaria diligenza (cfr. art. 47 cpv. 1 LAsi; 

DTAF 2008/34 consid. 12), 

che ciò posto, la decisione avversata va confermata anche in materia di 

esecuzione dell'allontanamento,  

che, considerato quanto sopra, nel caso in disamina non si giustifica la 

retrocessione della causa alla SEM, non essendo peraltro la relativa cen-

sura ricorsuale motivata ulteriormente, 

che in esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale o in 

un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-

guata (art. 49 PA); che il ricorso va quindi respinto e la decisione avversata 

confermata,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto,  

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che infine, ritenute le allegazioni sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, le domande di concessione dell'assistenza giudiziaria (art. 65 cpv.1 

PA) e di gratuito patrocinio (art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi) sono respinte, 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– vanno 

poste a carico della ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché 

art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]), 

che infine, la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impu-

gnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le domande di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio sono respinte. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

La giudice unica: Il cancelliere: 

  

Giulia Marelli Randy Mulangala 

 

 

Data di spedizione: