# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 92698bc6-b4ff-581e-bc8c-1fd085d6b239
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-04-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.04.2000 52.1999.325
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1999-325_2000-04-26.html

## Full Text

Incarto n.

  52.1999.00325

   

  	
  Lugano

  26 aprile
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Alessandro Soldini, quest'ultimo in sostituzione del
  giudice Stefano Bernasconi, astenuto

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 2 dicembre 1999 di

 

 

	
   

  	
  __________ e __________

  patr. da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 10 novembre 1999, no. 4664, del
  Consiglio di Stato che ha respinto l'impugnativa dei ricorrenti avverso la
  decisione 20 luglio 1999 con la quale il municipio di __________ ha loro
  intimato di rimuovere la siepe di lauro messa a dimora al mappale no.
  __________ RFD;

  

 

 

viste le risposte:

-    14 dicembre 1999 del
municipio di __________ e del Consiglio di Stato;

-    14 gennaio 2000 della
Dipartimento del territorio, Sezione dei beni monumentali e ambientali, Ufficio
protezione natura;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________
e __________ sono proprietari della particella no. __________ di
__________, la quale ad ovest confina con il sentiero di cui al mappale no.
__________, che delimita il comprensorio del piano di protezione del lago di
__________.

 

 

                                  B.   Nell'ambito
di alcuni lavori di sistemazione, nell'aprile 1999 i ricorrenti hanno messo a
dimora una siepe di lauro lungo il confine con il sentiero pubblico, a ridosso
della recinzione metallica che sorge su un muro di sostegno di modesta altezza.
L'11 maggio 1999 il municipio di __________ ha ordinato loro di rimuovere la
siepe entro 30 giorni poiché in urto con l'art. 19 NAPR, il quale prevede che
le particelle a confine ed a cavallo con la zona di protezione cantonale del
laghetto possono essere recintate solo con siepi formate da piante di specie
indigena, caratteristica che difetta al lauro. 

Il 21 maggio 1999 i ricorrenti hanno
contestato l'ordine ed hanno chiesto al municipio di __________ di riesaminare
la questione. L'8 giugno 1999 l'autorità comunale ha riconfermato l'ordine di
rimozione, spostando il termine d'esecuzione al 30 giugno 1999. Su richiesta
degli insorgenti il 23 giugno 1999 si è tenuto un sopralluogo in presenza di
alcuni rappresentati del municipio. Il giorno seguente l'esecutivo comunale ha
comunicato agli interessati che la decisione 8 giugno 1999 "era sospesa
per un riesame della pratica (…). Vi sarà pertanto trasmessa una nuova
decisione, con i relativi termini ricorsuali." Con decisione 20 luglio
1999 il municipio di __________ ha poi riconfermato l'ordine di rimozione
impartito in precedenza ed ha assegnato agli insorgenti un termine scadente il
31 agosto 1999 per procedere in tal senso. 

 

 

                                  C.   Il 10
novembre 1999 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso inoltrato dagli insorgenti
avverso tale risoluzione. Raccolto il parere dell'Ufficio protezione natura, secondo
il quale la siepe in parola è un prunus laurocerasus, comunemente chiamato
lauro, pianta estranea alla flora indigena, il Governo ha ritenuto che essa
disattendesse l'art. 19 cpv. 3 NAPR. L'ordine di ripristino è stato a sua volta
considerato adeguato e sorretto da un interesse pubblico preponderante. 

 

 

                                  D.   Contro tale
pronuncia __________ e __________ insorgono ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, postulandone l'annullamento. Sottolineano come il lauro sia
comunemente utilizzato in Ticino come siepe viva e che dunque deve essere considerato
una pianta indigena. Censurano l'applicabilità dell'art. 19 cpv. 3 NAPR,
in quanto la siepe non è posta a confine della zona di protezione, bensì a
ridosso della recinzione che a sua volta confina con il sentiero pubblico.
Soltanto quest'ultimo confinerebbe con la zona di protezione. Contestano
inoltre la costituzionalità dell'art. 19 cpv. 3 NAPR, che sarebbe troppo vago e
negano che le piante posate possano nuocere alla zona di protezione cantonale
del laghetto. 

 

 

                                  E.   Richiamate
le osservazioni già formulate davanti al Governo, il municipio di __________
propone la reiezione del gravame. Ad identica conclusione giunge il Consiglio
di Stato, riconfermandosi nelle argomentazioni contenute nella decisione
impugnata. L'Ufficio protezione natura ribadisce che il lauroceraso è una
specie neofita per la flora svizzera e che non ha alcun valore ecologico e che
di conseguenza non è idonea a tutelare e valorizzare i contenuti naturali del
comprensorio protetto del lago d'__________.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 21 LE. La
legittimazione attiva dei ricorrenti è certa. Il ricorso, tempestivo, è dunque
ricevibile in ordine. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 PAmm). La situazione dei luoghi e dell'oggetto della
contestazione risulta chiaramente dai piani e dalle fotografie contenuti nell'incarto.
Un sopralluogo non appare quindi atto a procurare a questo tribunale la
conoscenza di ulteriori elementi di fatto rilevanti per il giudizio. 

 

 

                                   2.   Preliminarmente
giova osservare che le decisioni 11 maggio ed 8 giugno 1999 sono state annullate
dalla decisione 24 giugno 1999, con la quale il municipio di __________ ha
comunicato agli insorgenti che la vertenza era sospesa per riesame della
pratica e che pertanto sarebbe stata loro trasmessa una nuova decisione con i
relativi termini ricorsuali. La decisione 24 giugno 1999 costituisce dunque un
atto di revoca delle due precedenti risoluzioni. Ora, sebbene la prima facesse
riferimento soltanto alla decisione dell'8 giugno 1999, con ogni evidenza essa
si riferiva anche a quella di maggio di pari contenuto. A giusta ragione dunque
l'Esecutivo cantonale ha ritenuto che il gravame interposto dai ricorrenti
avverso l'ordine di rimozione concerneva la decisione 20 luglio 1999 e che
dunque lo stesso era tempestivo. 

 

 

                                   3.   3.1. I
ricorrenti hanno dapprima censurato l'applicabilità alla fattispecie dell'art.
19 cpv. 3 NAPR, il quale prevede che le particelle a confine e a cavallo con la
zona di protezione cantonale del lago di __________, "possono essere
recintate solo con siepi formate da specie indigene". Sul confine con
il sentiero pubblico essi hanno infatti eretto un muro di sostegno di modesta
altezza sul quale si trova una recinzione metallica, a ridosso della quale
hanno fatto posare la siepe contestata. Tra la siepe e il sentiero pubblico, che
delimita la zona di protezione del laghetto, si trova dunque la recinzione.
Malgrado ciò, si deve tuttavia ritenere che la siepe si trova in ogni caso sul
confine ai sensi della norma sopracitata. Infatti una rete metallica dello spessore
di pochi millimetri non rende certamente inapplicabile l'art. 19 cpv. 3
NAPR. Inoltre dalle fotografie in atti si evince che i rami della siepe sono
ormai abbondantemente passati attraverso gli interstizi della rete,
nascondendola completamente alla vista, e fuoriuscendo sul sentiero pubblico.
La siepe si trova dunque a confine con la zona di protezione ed è pertanto
applicabile la norma in questione.

 

3.2. I ricorrenti sostengono che il prunus
laurocerasus sarebbe una piana indigena. 

Si deve ammettere che potrebbe apparire
dubbio che il lauro non possa essere considerato una pianta indigena giusta
l'art. 19 cpv. 3 NAPR, ritenuto che, come sostenuto dagli insorgenti, tale
arbusto viene comunemente utilizzato in Ticino quale siepe. 

Il concetto di "pianta indigena
" è di natura indeterminata (Imboden / Rhinow, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, V ed., N. 66 B I seg.). In quanto tale, esso riserva
all'autorità comunale una certa latitudine di giudizio ai fini dell'individuazione
del suo contenuto precettivo. Nella misura in cui è riferito ad una norma del diritto
autonomo comunale, l'autorità superiore è tenuta a rispettare questo margine
d'interpretazione. Essa può scostarsi dall'interpretazione data dal municipio
soltanto quando questa appare insostenibile, sprovvista di valide ragioni o
lesiva dei diritti costituzionali dei cittadini. Ove non sussista una simile
violazione del diritto, l'autorità cantonale di ricorso non può annullare una
decisione del municipio senza esporsi al rimprovero di essersi arrogata un potere
di cognizione che contraddice il principio dell'autonomia comunale (DTF 96 I
369 seg., consid. 4). 

Nella fattispecie, l'interpretazione data
dal municipio di __________ al concetto in discussione appare certamente sostenibile.
Essa collima con l'interpretazione grammaticale dell'aggettivo "indigeno",
il quale significa "essere originario del paese in cui si vive"
(Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 10. ed.). Inoltre essa trova
pieno riscontro nella letteratura specifica ed è pure confortata dal parere dell'Ufficio
protezione natura. 

 

 

                                   4.   Gli
insorgenti hanno pure contestato la costituzionalità dell'art. 19 cpv. 3
NAPR, in quanto, a loro dire, violerebbe la garanzia della proprietà di cui
all'art. 26 cpv. 1 Cost. 

 

4.1. Essi ritengono che la limitazione
prevista dalla norma comunale non poggia su una base legale sufficiente in
quanto formulata in modo impreciso. La censura è infondata.

Secondo il Tribunale federale il principio
della precisione delle norme giuridiche non dev'essere inteso in modo assoluto.
Il legislatore non può rinunciare completamente all'utilizzo di termini
astratti, in quanto senza tale ausilio egli non sarebbe in grado di formulare
leggi capaci di regolare i rapporti più diversi. È pertanto inevitabile che
molte leggi contengano concetti più o meno vaghi, la cui interpretazione viene
lasciata agli organi preposti alla sua applicazione (DTF 117 Ia 480 e rinvii). 

Nel caso concreto l'art. 19 cpv. 3 NAPR fa
riferimento a piante di specie indigena, concetto che nella letteratura
specifica ha un chiaro significato. La norma è dunque formulata in modo
preciso. È ben vero che il cittadino non esperto della materia può non sapere
quali sono le specie neofite e quali quelle indigene. Spetta tuttavia a
quest'ultimo adoperarsi per raccogliere le informazioni necessarie presso le
autorità competenti. D'altronde non può essere preteso che le NAPR contengano
un elenco esaustivo delle specie indigene. La normativa in discussione
costituisce pertanto una base legale sufficiente. 

 

4.2. Gli insorgenti sostengono pure che
l'imposizione contenuta all'art. 19 cpv. 3 NAPR non sarebbe sorretta da un
interesse pubblico preponderante. A torto.

Appare infatti chiaro che la limitazione in
discussione mira esclusivamente a salvaguardare l'equilibrio ecologico del
laghetto di __________, a conferma della legislazione cantonale. Con l'adozione
del piano regolatore cantonale di protezione del lago di __________ nel 1991
(PRPLO) le autorità cantonali hanno infatti inteso riconoscere i valori
naturalistici e paesaggistici di tale comprensorio (cfr. art. 2 NAPRPLO),
vietando, tra l'altro, l'introduzione di specie vegetali ed animali estranee
all'ambiente e potenzialmente pericolose per l'equilibrio biologico
(art. 7 cpv. 3 lett. b NAPRPLO). È dunque evidente che la norma comunale
concretizza gli obiettivi cantonali di salvaguardia dell'ambiente e che
pertanto riveste un importante interesse pubblico. 

 

4.3. La restrizione imposta dall'art. 19
cpv. 3 NAPR è pure proporzionata. Essa limita unicamente il cittadino nella
scelta delle piante da utilizzare per la formazione di una siepe sul proprio
fondo. Egli resta tuttavia libero di chiudere la propria particella per mezzo
di una siepe, scegliendo la specie di pianta che meglio gli aggrada tra quelle
indigene. La restrizione imposta è dunque di lieve entità. Considerato l'interesse
pubblico che essa persegue, la misura si rileva certamente proporzionale. 

 

4.4. L'art. 19 cpv. 3 NAPR non lede la
garanzia della proprietà invocata dai ricorrenti. 

 

 

                                   5.   5.1.
Giusta l’art. 43 cpv. 1 LE il municipio ordina la demolizione o la rettifica
delle opere edilizie eseguite in contrasto insanabile con il diritto
materialmente applicabile. Da un ordine di ripristino di una situazione
conforme al diritto si può prescindere soltanto nella misura in cui la
violazione materiale sia minima e senza importanza per l'interesse pubblico o
per i vicini (cfr. Scolari, Commentario, II. ed., ad art. 43 N. 1 seg.). 

 

5.2. Nell’evenienza concreta, la siepe
posata dai ricorrenti si pone in contrasto insanabile con l'art. 19 cpv. 3
NAPR, in quanto il prunus laurocerasus è una pianta neofita. Contrariamente a
quanto sostenuto dai ricorrenti la violazione materiale posta in essere è di
rilevanza dal profilo dell’interesse pubblico come è stato evidenziato dall'ufficio
protezione natura, il quale ha precisato che "il Lauroceraso non ha
alcun valore ecologico. Questa specie (…) difficilmente fiorisce e fruttifica
(non offre quindi nicchie per animali), inoltre la diversità vegetale è
annullata (difficilmente altre specie riescono a insediarsi naturalmente
all'interno della siepe di questo tipo). Se poi, per caso, dovesse fruttificare
vi è il pericolo di una dispersione di semi con conseguente invasione e
pregiudizio di ambienti naturali da parte della specie." La siepe di
lauro degli insorgenti viola dunque l'interesse della collettività alla salvaguardia
del comprensorio del lago di __________, che prevale su quello soggettivo del
privato. 

L'ordine di ripristino è infine da
considerasi proporzionato; per ristabilire una situazione conforme al diritto
non esiste altra alternativa che l'eliminazione delle piante contestate. 

Sulla scorta di tali considerazioni questo
tribunale ritiene che l'ordine di ripristino impugnato regge alle critiche dei
ricorrenti e che sia rispettoso del principio di proporzionalità. 

 

 

                                   6.   Il ricorso
va pertanto respinto. La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza
(art. 28 PAmm). 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 26 cpv. 1 Cost.; 1 segg. NAPRPLO; 19
cpv. 3 NAPR; 21 LE; 1 segg. PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese per complessivi fr. 800.-- sono a carico dei ricorrenti in
solido.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria