# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 50f0456e-19ab-5585-bca5-c19ebb833c61
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-10-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 15.10.2001 INC.2001.52002
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-52002_2001-10-15.html

## Full Text

N. 520.2001.2 M                                                        Lugano,
15 ottobre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
personalmente inoltrata in data 5/8 ottobre 2001 da

__________(difeso
di fiducia dall’avv.__________)

e trasmessa
in data 11 ottobre 2001 con preavviso negativo dal Procuratore Pubblico
avv. Bruno Balestra, Lugano;

concessa
all’accusato ed al suo difensore, con ordinanze 12 rispettivamente 11 ottobre
2001, la facoltà di presentare osservazioni al preavviso negativo del
magistrato inquirente, e letti gli allegati 13 e 15 ottobre 2001;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto

in fatto:

A.

__________, Capo __________, è stato tratto in arresto lo
scorso 25 settembre 2001, siccome sospettato di avere gestito incarti di sua
competenza accettando denaro dalle parti interessate (v. rapporto di arresto 25
settembre 2001, inc. Giar 520.2001.1 doc. 2). Il giorno successivo l’arresto è
stato confermato da questo giudice, con contestuale intimazione della
promozione dell’accusa per titolo di corruzione passiva, accettazione di doni e
violazione del segreto d’ufficio (v. inc. Giar cit., doc. 1 e 3).

 

B.

__________
respinge ogni addebito: ammette di avere trattato degli incarti che gli aveva
segnalato la coaccusata __________, indicandole cosa fare oppure redigendo
lettere o ricorsi, ma nega assolutamente di avere incassato denaro dai
beneficiari delle decisioni da lui preparate o direttamente da __________ (v.,
ad es., verbale Giar 26 settembre 2001, inc. Giar 520.2001.1 doc. 3 p. 1-2).
Dice di aver assecondato la signora __________ con l’intenzione di ottenere da
lei informazioni utili per la sua attività professionale (ibid.), e mantiene la
medesima posizione difensiva anche dopo aver preso atto che è la stessa __________
ad aver dichiarato agli inquirenti di avergli dato del denaro per quanto da lui
fatto nell’ambito degli incarti per permessi agli stranieri (loc. cit., p. 2 in
fine).

 

C.

Con succinta
istanza 5/8 ottobre 2001 (inc. Giar 520.2001.2 doc. 1), __________ postula la
concessione della libertà provvisoria: a suo dire, la paventata necessità di
interrogare quattro persone avrebbe potuto e dovuto venire evasa entro gli
undici giorni di detenzione trascorsi fino al momento dell’inoltro dell’istanza
(loc. cit., pto. 1 p. 1-2), per cui il mantenimento della carcerazione
preventiva contrasterebbe anche con il principio di proporzionalità (loc. cit.,
pto. 3 p. 2); inoltre, non sarebbe lecito far dipendere la durata del carcere
preventivo dalla disponibilità di __________ a svelare i nomi celati sotto
pseudonimo nei suoi diari (loc. cit., pto. 2 p. 2).

 

D.

Il
Procuratore Pubblico, dal canto suo, dopo aver evidenziato gli indizi di
colpevolezza scaturenti dall’incarto (v. preavviso negativo, inc. Giar
520.2001.2 doc. 2 p. 1-2) elenca, a valere quali bisogni istruttori, le
pratiche nelle quali l’accusato avrebbe prestato la propria opera su richiesta
della coaccusata __________ (loc. cit., p. 2), nonché i verbali da esperire per
ogni pratica (loc. cit., p. 3). Questi ultimi riguardano non solo il singolo
richiedente, ma anche le persone a lui vicine “parenti, amici, intermediari,
che in un modo o nell’altro convergono nella necessaria istruttoria” (loc.
cit., p. 2), e sono dunque in numero ben superiore a quanto indicato
dall’accusato (loc. cit., p. 3); ovviamente, queste risultanze istruttorie
dovranno essere successivamente prospettate all’accusato. Il legittimo
atteggiamento negatorio dell’istante e “la gravità anche istituzionale del
reato” (loc. cit., p. 3) fanno infine apparire proporzionato il carcere
preventivo già patito ed ancora prospettabile.

 

E.

Hanno
presentato osservazioni tanto l’accusato medesimo quanto il suo difensore. Il
primo si concentra sugli indizi di colpevolezza, relativizzandone la portata
(v. osservazioni 13 ottobre 2001, inc. Giar 520.2001.2 doc. 5, pto. 1 p. 1-2)
ed evidenziando come egli non disponesse delle competenze decisionali
necessarie affinché sue decisioni possano soddisfare i presupposti della
corruzione passiva (loc. cit., pto. 4 p. 2-3). Nega l’esistenza di bisogni
istruttori, in particolare il pericolo di collusione, affermando di neppure
sapere “chi siano le persone che il P.P. vuole interrogare” (loc. cit., pto. 2
p. 2), e conclude sottolineando la gravità della situazione venutasi a creare
per la moglie ed i figli (loc. cit., pto. 5 p. 3).

Il difensore,
dal canto suo, premesso il parziale rifiuto di accesso agli atti che vige nei
confronti suoi e del suo assistito (v. osservazioni, inc. Giar 520.2001.2 doc.
6, pto. 2 p. 1), ribadisce le sue obiezioni agli indizi di colpevolezza già
espresse in sede di ricorso 8 ottobre 2001 contro l’arresto, rinviando a
quell’allegato (loc. cit., pto. 5 p. 2). Si sofferma indi sulla mancanza di
proporzionalità di un eventuale mantenimento della carcerazione preventiva per
rapporto alla presumibile condanna (loc. cit., pto. 6.1 p. 2-3), e conclude
affermando che nelle tre settimane di detenzione preventiva sinora patite
dall’accusato il magistrato inquirente “avrebbe potuto assumere tutte le prove
che a suo modo di vedere erano tali da poter essere inquinate dall’accusato”
(loc. cit., pto. 6.2 p. 3). Postula pertanto la concessione della libertà
provvisoria, eventualmente affiancata da misure sostitutive “quali il divieto
di contattare determinate persone o gli arresti domiciliari” (loc. cit., pto. 7
p. 3), ed in subordine comunque l’imposizione al Procuratore Pubblico di “un
termine entro il quale procedere all’assunzione di tutte le prove che ritiene
necessarie e che ritiene, a torto, possano essere inquinate dall’accusato”
(ibid.).

Considerato

in diritto:

1.

L'art. 95 CPP
- corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre
1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza:
v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere
preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di
recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep.
132 [1999] n. 116).

I menzionati
presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione,
quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina
la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) –
ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986
pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep.
1980 pag. 128).

 

2.

a)        Con la verosimiglianza sufficiente a questo stadio del
procedimento ed in questa sede (che non è deputata a pronunciarsi sul merito
delle accuse e deve evitare di pregiudicare), si può con tranquillità
concludere per la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico
di __________, e relativi ad un suo coinvolgimento nei fatti inquisiti (v. supra,
consid. B). 

b)        In quale misura gli indizi a suo carico siano seri e
concreti, è questione che non può essere definitivamente risolta in questa
sede. Nondimeno, non si possono sottovalutare le chiare dichiarazioni di
colpevolezza che ha pronunciato __________ a carico di __________, a partire
dal verbale di polizia 24 settembre 2001, ore 08.15, p. 11 (allegato al
rapporto d’arresto 25 settembre 2001 dell’accusato __________, inc. 520.2001.1
doc. 2), ed in seguito costantemente e coerentemente precisate e sostanziate
nei successivi verbali. Queste chiamate in correità appaiono credibili già
perché non sono di beneficio alcuno per chi le ha fatte, ma anzi aggravano la
posizione dell’accusata __________ in punto all’accusa di corruzione attiva; e
con il prosieguo delle indagini, la loro credibilità ha potuto cementarsi sulla
scorta delle iscrizioni nell’agenda di lei rinvenuta presso il __________ di __________
(v. verbale di perquisizione e sequestro 18 settembre 2001) e dell’acquisizione
delle prime conferme delle altre parti interessate.

c)         I dubbi che sollevano l’accusato personalmente ed il suo
difensore, e riguardanti essenzialmente la credibilità delle tesi accusatorie
costruite sulle dichiarazioni della coaccusata __________ (v. osservazioni __________,
cit., pto. 1 p. 1; ricorso 8 ottobre 2001 contro l’arresto, inc. Giar
520.2001.1 doc. 4 pto. 4.1 p. 5-7), rappresentano, a non dubitarne, obiezioni
che vorranno approfondimento. Tuttavia, trattandosi di obiezioni di natura
sostanziale, una valutazione definitiva della loro portata compete alla Corte
di merito e non a questo giudice – nell’ambito delle proprie competenze
limitate alla valutazione della legittimità della carcerazione preventiva,
unicamente autorizzato ad un esame sommario di verosimiglianza del grado di
responsabilità dell’accusato istante (v., come qui, anche la decisione 19
aprile 2000 in re C.F., inc. GIAR 124.2000.2 consid. 2b p. 4).

Almeno
nell’ottica di mera verosimiglianza, comunque, le critiche rivolte nelle
diverse sedi alla credibilità della coaccusata __________ – segnatamente che
ella sarebbe l’unica accusatrice, che ella si sarebbe più volte contraddetta, e
che le sue dichiarazioni e le annotazioni del suo diario sarebbero sprovviste
del necessario “valore fortemente indiziante” (v. ricorso, cit., pto. 4.1 p. 7)
– sono troppo superficiali e generiche per convincere immediatamente
dell’innocenza di __________, rispettivamente per far apparire l’ipotesi
accusatoria sostenuta dal Procuratore Pubblico tendenzialmente o
preponderantemente insostenibile.

 

3.

a)        Non vi sono da spendere molte parole sulle esigenze
istruttorie ancora aperte: come spiega in dettaglio il Procuratore Pubblico (v.
preavviso negativo, cit., p. 2-3), devono ancora essere sentite (in parte
risentite) non solo le “persone che avrebbero consapevolmente finanziato nel
proprio interesse la corruzione dell’accusato __________” (loc. cit., p. 2), ma
anche la più ampia cerchia di parenti o amici coinvolti – in quanto
beneficiari, intermediari o altro – nelle varie fattispecie. Va poi detto che
“in determinati casi sia le pratiche quanto le persone devono essere oggetto di
identificazione” (v. preavviso, cit., p. 2). Queste risultanze dovranno poi
essere prospettate a __________ ed all’accusato istante, fatto salvo il loro
diritto di chiedere il confronto con terze persone.

b)        L’obiezione della difesa, secondo la quale tali prove sono
già state (o avrebbero dovuto essere già) assunte (v. osservazioni, cit., pto.
6.2 p. 3), non trova conforto negli atti (il Procuratore Pubblico, anzi,
precisa di avere espressamente spiegato l'iter previsto all'accusato ed al suo
difensore, v. preavviso negativo, cit., p. 2), ed è comunque infondata: per
l’organica istruzione di un incarto sono di regola ovviamente necessarie più di
un’audizione di ogni persona, secondo un ritmo dettato dalle dichiarazioni
degli altri personaggi coinvolti. Non si può, allora, astrattamente declamare
che gli interrogatori già effettuati devono bastare. Va anche detto che la necessità
oggettiva di acquisire prioritariamente determinate testimonianze può essere
valutata in termini differenti secondo l’atteggiamento che l’accusato assume:
nei confronti di colui che avesse dato prova di desiderio di fare chiarezza,
sarà possibile fare fiducia assumendo talune prove dopo la sua messa in libertà
provvisoria, mentre nei confronti di accusato reticente – quale è il qui
istante – si imporrà la massima prudenza, segnatamente l’anticipata assunzione
anche di prove che potrebbero apparire secondarie (come qui v. decisione 2
agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.a p. 5).

 

4.

a)        Notoriamente non basta che vi siano ancora passi istruttori
da esperire. Il mantenimento della carcerazione preventiva dell’accusato è
giustificato soltanto se – e nella misura in cui – la prematura rimessa in
libertà di lui possa essere di nocumento proprio nell’ottica dell’assunzione
delle prove che ancora mancano. Si è soliti parlare, in questo contesto, di
pericolo di collusione, quando è lecito temere l’intervento dell’accusato su
terze persone (siano esse correi, parti lese o semplici testi), mentre il
termine più ampio di inquinamento delle prove sta ad indicare altri
atteggiamenti suscettibili di falsare l’assetto probatorio, come la
soppressione o l’alterazione di mezzi di prova eccetera (come qui, verbatim,
v. decisione 2 agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.b p. 5).

b)        Nel caso di __________,
tale pericolo appare concreto. Basterà ricordare, in primo luogo, che secondo __________
l’accusato istante, dopo essere stato sentito in re __________, l’aveva
invitata a non mai dichiarare, semmai fossa stata interrogata, di avergli dato
denaro (v. verbale di polizia __________ 24 settembre 2001 ore 08.15, cit., p.
11; l’accusato nega questa circostanza, v. verbale MP 25 settembre 2001 ore
14.45, allegato al rapporto d’arresto 25 settembre 2001, inc. Giar 520.2001.1
doc. 2, p. 9). A favore dell’effettiva esistenza di concreto pericolo di
collusione parla pure il suo atteggiamento processuale, negatorio ad oltranza:
e se tale suo atteggiamento corrisponde senz’altro ad un suo sacrosanto
diritto, visto nella prospettiva della succitata richiesta alla coaccusata __________
di sottacere l’avvenuta dazione di denaro assurge ad indizio che un suo intervento
sulle persone che hanno beneficiato dei suoi indebiti servizi è tutt’altro che
inverosimile, anzi probabile.

Sono
passibili di essere confrontati con atti collusivi tutti coloro che hanno
beneficiato dell’indebito interessamento dell’accusato per ottenere un
trattamento di favore nell’evasione della richiesta di un permesso di
soggiorno, così come coloro che si sono attivati in qualità di intermediari.
Che __________ dica di neppure sapere quali siano le persone che il Procuratore
Pubblico intenda interrogare (v. osservazioni, cit., pto. 2 p. 2), è opinione
di parte che non può fare stato, e che merita solo ridotta credibilità, visto
l’atteggiamento assunto dall’accusato istante in sede d’inchiesta.

 

5.

a)        L’inchiesta è di per sé complessa già per il tutt’altro che
trascurabile numero di incarti “a rischio” (identificati come tali) gestiti
dall’accusato istante nell’ambito della sua funzione – senza parlare
dell’enorme quantità di dossiers che potrebbero astrattamente ancora nascondere
qualche sorpresa. All’ingerenza che ogni inchiesta penale costituisce, sempre
(e massimamente se accompagnata da arresto), per la sfera personale di un
accusato, si affianca nel caso di specie l’estrema rilevanza che la vicenda
riveste per l’opinione pubblica, tenuto conto delle straordinarie implicazioni
etiche. Il tutto si riflette nella necessità di un’inchiesta condotta con
estremo rigore ed in ogni dettaglio, ovviamente non da ultimo nell’interesse
dell’accusato medesimo. Se si tengono presenti, infine, le ulteriori difficoltà
che l’atteggiamento reticente dell’accusato causa, va constatato senza mezzi
termini che l’istruttoria procede nondimeno a ritmo sufficientemente celere, in
consonanza con i dettami di legge.

Il carcere
preventivo sofferto (in termini assoluti, ancora breve – meno di tre settimane)
e prospettabile appare allora ancora rispettoso del principio di
proporzionalità, con riferimento sia alla presumibile pena, sia alla
presumibile durata dell’evasione delle necessità istruttorie ancora incombenti.
E soprattutto con riferimento alla presumibile pena, fanno specie i reiterati
tentativi posti in atto dall’accusato (v. osservazioni, cit., pto. 4 p. 2) e
dalla sua difesa (v. osservazioni, cit., pto. 6.1 p. 2) di minimizzare la
portata penale dei fatti in oggetto: a parte l’apprezzamento della gravità
oggettiva di un comportamento sul genere di quello rimproverato all’accusato
istante – apprezzamento che prima di una condanna da parte della competente
Corte di merito deve essere lasciato alla sensibilità soggettiva di ognuno – ,
si può dare sin d’ora per certo che se sarà riconosciuta la colpevolezza
dell’accusato, la sua condanna contemplerà una pena privativa della libertà di
durata non irrilevante, senz’altro ben superiore alla carcerazione preventiva
già subita ed ancora prospettabile. Che poi questa pena possa ancora ricadere
entro i limiti della sospensione condizionale della sua esecuzione, è
notoriamente fattore di nessuna influenza sulla legittimità del carcere
preventivo.

b)        Per quanto umanamente comprensibili, le difficoltà dei
famigliari nell’affrontare una situazione come quella di un congiunto in stato
detentivo non possono rivestire valenza alcuna nella valutazione della
legittimità della detenzione preventiva di un accusato, ma devono cedere il passo
ai preminenti motivi di interesse pubblico (art. 95 cpv. 2 CPP). Le misure
sostitutive proposte dalla difesa (un divieto di contattare terze persone o gli
arresti domiciliari, v. osservazioni, cit., pto. 7 p. 3) non possono invece
entrare in linea di conto, in quanto per principio atte semmai ad ovviare ad un
pericolo di fuga (qui neppure ipotizzato), ma non ad un pericolo di collusione.

c)         Resta in ogni caso sottinteso l’obbligo, per il magistrato
inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l’accusato è in detenzione
(art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP). E per quanto è dato di sapere, la scaletta
che il magistrato inquirente ha previsto per i prossimi passi istruttori è
pienamente rispettosa dei precetti di legge testé menzionati.

Quanto precede permette di evitare la fissazione di un
termine da parte di questo giudice per l'espletamento degli atti istruttori
ancora necessari (v. osservazioni della difesa, cit., pto. 7 p. 3), con
particolare riferimento a quelli che potrebbero togliere concretezza al
pericolo di collusione in capo all'istante. Sebbene tale possibilità non sia
esclusa dal CPP, non è prassi di questo Ufficio assegnare tali termini,
quantomeno quando non si tratti di un singolo atto facilmente acquisibile.
L'istante ha comunque sempre la possibilità, in caso di ritardo ingiustificato,
di rinnovare la domanda di messa in libertà, che verrà valutata in base alla
situazione del momento, e dunque potrebbe avere esito diverso.

 

6.

In
conclusione, l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente
decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa
e spese.

Per i quali motivi,

visti gli
artt. 95 ss., 107 s., 279 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.   L’istanza di libertà
provvisoria inoltrata in data 5/8 ottobre 2001 da __________ è respinta.

2.   Non si percepiscono né
tassa né spese giudiziarie.

3.   Contro la presente
decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.   Intimazione:

giudice Luca Marazzi