# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0708605f-b84f-5116-9ce5-d83d716a51c7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-04-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 16.04.2002 52.2002.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2002-7_2002-04-16.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2002.00007

   

  	
  Lugano

  16 aprile
  2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  7 gennaio 2002 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 18 dicembre 2001 (n. 6112) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 31 ottobre 2001 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
  dei permessi e dell'immigrazione, in materia di mancato rinnovo del permesso
  di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    16 gennaio 2002 del
Consiglio di Stato,

-    24 gennaio 2002 del Dipartimento
delle istituzioni;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) La
cittadina filippina __________ è entrata la prima volta in Svizzera nel luglio
1987, beneficiando di un permesso di dimora di breve durata per lavorare come artista
in un locale notturno. Per gli stessi motivi, la ricorrente ha soggiornato nuovamente
nel nostro Paese durante gran parte degli anni successivi, sempre tramite
permessi di dimora temporanei (L), l'ultimo dei quali valido fino al 31 luglio
1998, con termine di partenza.

 

b) Il __________, __________ si è sposata a
__________ con il cittadino elvetico __________. Per vivere insieme al marito,
la ricorrente ha ottenuto un permesso di dimora annuale, in seguito
regolarmente rinnovato, l'ultima volta con scadenza il 2 luglio 2001.
L'appartamento coniugale è stato notificato in via __________, locato
dall'interessata l'8 marzo 1996. Con decreti 18 febbraio e 11 aprile 2000, il
Pretore del Distretto di __________ ha autorizzato i coniugi __________ a
vivere separati e ha attribuito all'insorgente l'uso dell'abitazione coniugale
(art. 175 e 176 CC). La ricorrente lavora come barista in un locale notturno.

 

c) Il 1° marzo 2000, __________ ha
spontaneamente dichiarato alla Polizia cantonale di non aver mai vissuto con __________,
la quale gli aveva dato del denaro (fr. 10'000.–) affinché la sposasse e le
permettesse di ottenere un permesso di soggiorno annuale in Svizzera.
Interrogata il 9 aprile successivo per far chiarezza su tali emergenze, la
ricorrente ha contestato le dichiarazioni di suo marito, sostenendo tra l'altro
di aver vissuto insieme a quest'ultimo sino alla fine del 1999. Con scritto 4 luglio
2000 __________ ha ribadito all'Ufficio regionale degli stranieri di __________
di non aver abitato insieme a sua moglie e che aveva le chiavi
dell'appartamento per dimostrare la loro apparente convivenza.

 

d) Il 1° aprile 2001, __________ si è
trasferita a __________. Interrogato dalla Polizia cantonale il 19 settembre
2001, __________ ha nuovamente dichiarato di essersi sposato per convenienza e
di aver abitato con sua moglie solo durante un mese. Interrogata a sua volta,
il giorno successivo la ricorrente ha ribadito di aver vissuto sino alla fine
del 1999 insieme a suo marito.

 

 

                                  B.   Fondandosi
sulle premesse emergenze, con decisione 31 ottobre 2001 la Sezione dei permessi
e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha respinto la domanda
presentata da __________ volta al rinnovo del suo permesso di dimora. L'autorità
ha ritenuto che, non vivendo più da tempo insieme a suo marito e non essendovi
elementi comprovanti una riconciliazione dei coniugi, non sussistessero più le
condizioni per le quali era stato concesso il permesso alla ricorrente per
soggiornare in Svizzera. La decisione è stata resa in applicazione degli art.
4, 7, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 18 dicembre 2001 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. Ribaditi i
motivi addotti dal dipartimento, il Governo ha considerato manifestamente abusivo,
da parte dell'insorgente, appellarsi al connubio per continuare a soggiornare
in territorio elvetico. Ha inoltre ritenuto che l'interessata non potesse
invocare la protezione sancita dall'art. 8 CEDU, in quanto la relazione
coniugale non era più intatta, e che fosse esigibile il suo rientro nel proprio
Paese d'origine. Il fatto di avere un lavoro non poteva giovare alla
ricorrente, ha soggiunto l'Esecutivo cantonale, poiché l'autorizzazione ad
esercitare un'attività lucrativa era una diretta conseguenza del ricongiungimento
famigliare e non costituiva lo scopo della sua dimora. Ha quindi considerato il
provvedimento impugnato conforme al principio della proporzionalità. Il
Consiglio di Stato ha inoltre negato all'insorgente il rilascio di un permesso
di dimora ex art. 13 lett. f OLS, in quanto le condizioni del caso
particolarmente rigoroso non erano adempiute.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando, in via provvisionale
l'autorizzazione a risiedere in Ticino e a svolgere nel contempo la propria
attività lucrativa, in via principale che il suo permesso le venga rinnovato e,
in via del tutto subordinata, che gli atti vengano retrocessi al Consiglio di
Stato affinché svolga un complemento istruttorio. Contesta di aver contratto un
matrimonio fittizio, in quanto ha vissuto insieme a suo marito fino alla fine
del 1999. Contesta pure di aver invocato il vincolo matrimoniale in maniera
manifestamente abusiva al fine di soggiornare in Svizzera, sostenendo di
essersi riconciliata con __________. Critica l'Esecutivo cantonale per non
averle permesso, nonostante la sua esplicita richiesta, di replicare e proporre
questo fatto nuovo, violando in tal modo l'art. 6 n. 1 CEDU. Sostiene che a
seguito dell'intervenuta rappacificazione, la causa dev'essere retrocessa all'autorità
inferiore per un nuovo giudizio. A suo dire, il Tribunale non può interferire
nel potere di apprezzamento riservato al Governo in quanto la sua cognizione è
limitata all'arbitrio.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

                                  F.   In fase di
replica e di duplica, le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive,
contrapposte posizioni.

 

 

                                  G.   Il 15 marzo
2002, __________ ha trasmesso al Tribunale uno scritto con cui afferma di
alloggiare a __________, di aver denunciato sua moglie alla polizia per rabbia,
di aver ricevuto soldi da lei soltanto a titolo di prestito, e di voler fondare
ora una famiglia.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione
federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso, solo
laddove tale pretesa si fonda su una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid.
1a con rinvii).

 

1.3. Non esiste tra la Confederazione
Svizzera e la Repubblica delle Filippine alcun trattato che regoli in modo
specifico il soggiorno in Svizzera dei cittadini di quello Stato, accordo dal
quale potrebbe scaturire un diritto al rinnovo del permesso di dimora.

 

1.4. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase
LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e
alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta
norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale
giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg., consid. 2c). In concreto,
l'interessata è sposata con un cittadino elvetico. Di conseguenza essa ha, in
linea di principio, diritto al rinnovo del permesso di soggiorno. Pertanto,
essendo la decisione impugnata suscettibile di essere dedotta davanti all'alta
Corte federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere
che la competenza di questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da
__________ è data. Se il permesso in oggetto possa esserle rifiutato è una
questione di merito, non di ammissibilità.

 

1.5. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e
presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è
pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Non è infatti necessario richiamare dai
rispettivi comuni le dichiarazioni di trasferimento di domicilio da __________
a __________ di __________ e procedere all'audizione dello stesso circa la ripresa
dell'asserita convivenza, in quanto tali mezzi di prova non appaiono idonei a
procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi di rilievo per
il giudizio. Tanto più che __________ ha versato agli atti una dichiarazione
con la quale conferma, tra le altre cose, di alloggiare presso sua moglie. Non
occorre sentire nemmeno l'insorgente. Né la legislazione cantonale né quella
federale, d'altronde, garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente,
essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per iscritto
(DTF 117 II 132 consid. 3b, p. 137 e rinvii; Scolari, Diritto amministrativo,
parte generale, N. 141 e 146).

 

 

                                   2.   La
ricorrente rimprovera all'autorità inferiore di non averle concesso la facoltà
di replicare, violando in tal modo il suo diritto di essere sentita.

 

2.1. La natura ed i limiti del diritto di
essere sentito sono determinati innanzi tutto dalla normativa procedurale
cantonale. In particolare, per quanto qui interessa, l'art. 49 cpv. 3 PAmm prevede
che l'autorità di ricorso può ordinare eccezionalmente un ulteriore scambio di
allegati. Se tuttavia la normativa cantonale risulta insufficiente, valgono le
garanzie minime dedotte dall'art. 29 Cost., norma che assicura all'interessato
il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima
che sia emanata una decisione e che gli garantiscono anche il diritto di partecipare
all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di
determinarsi a riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia
17; STF 7 giugno 1996 in re M.). Per contro, l'art. 6 CEDU (diritto ad un
processo equo) non si applica alle contestazioni in materia di polizia degli
stranieri (v. STF 2A.208/2001, del 12 ottobre 2001, in re T. consid. 4d). Non è
dunque necessario esaminare se l'art. 49 cpv. 3 PAmm sia in contrasto con la
menzionata norma convenzionale.

 

2.2. In concreto, il 10 dicembre 2001 il
dipartimento, in risposta al ricorso dell'interessata al Consiglio di Stato, ha
osservato in particolare che "dagli atti non emerge nessun elemento di rappacificazione".
Il 14/17 dicembre 2001 la ricorrente ha quindi chiesto all'Esecutivo cantonale
di replicare, adducendo questi motivi: "La gravità estrema delle
conseguenze per la ricorrente qualora il ricorso fosse respinto (giudizio
definitivo) nonché la severità d'interpretazione dei fatti da parte della SPI
(abuso di diritto) mi fanno ritenere indispensabile un nuovo scambio di allegati
che chiedo di ordinare". Con decisione 18 dicembre 2001, spedita per
posta raccomandata il 21 successivo, il Consiglio di Stato ha respinto il
ricorso.

 

2.3. Il Governo ha invero emanato il
giudizio impugnato dopo aver ricevuto la richiesta di replicare, senza chinarsi
sull'istanza. Non è comunque necessario esaminare se il Consiglio di Stato, non
procedendo ad un ulteriore scambio di allegati, abbia violato il diritto di
essere sentito della ricorrente e se sia il caso di rinviare agli atti all'autorità
inferiore per nuovo giudizio. L'asserita violazione del diritto di essere sentito
è stata in ogni modo sanata con il gravame dinnanzi al Tribunale. Va ricordato
che, con il ricorso, si possono addurre fatti nuovi e che, contrariamente a
quanto assume la ricorrente, nell'ambito dell'applicazione dell'art. 7 LDDS, il
Tribunale dispone, come l'alta Corte federale, di pieno potere cognitivo (cfr.
STF 27 aprile 1995 inedita in re K., consid. 2c).

 

2.4. Su questo punto, il gravame dev'essere
respinto.

 

 

                                   3.   Come già
indicato in precedenza (consid. 1.4.), l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone
che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla
proroga del permesso di dimora. Questo diritto - soggiunge il cpv. 2 della
medesima norma - non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le
prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente
quelle sulla limitazione del loro effettivo. Il permesso può anche essere
negato in caso di abuso di diritto. L'abuso sussiste quando un diritto viene
invocato per realizzare degli interessi che la legge, che prevede tale diritto,
non vuole proteggere (Häfelin/Müller, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts,
p. 133; Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, n. 74 e 78).
Sono dati segnatamente gli estremi dell'abuso, allorquando lo straniero si
richiama ad un matrimonio che sussiste solo formalmente unicamente per ottenere
il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (cfr. DTF 121 II 97 consid.
4). Tuttavia, una separazione di fatto dei coniugi non provoca necessariamente
la perdita del diritto a un permesso di soggiorno (DTF 118 Ib 150 consid. 3c).
Tale soluzione è stata scelta al fine di evitare che la presenza in Svizzera
dello straniero dipenda dalla volontà del coniuge. Si è infatti inteso
garantire al cittadino straniero il diritto di richiedere egli stesso l'adozione
di misure di protezione dell'unione coniugale, segnatamente anche il diritto
alla separazione giusta l'art. 175 CC, senza per ciò dover temere di essere
allontanato dalla Svizzera. Per statuire sulla questione dell'abuso di diritto,
non vanno tuttavia prese in considerazione le ragioni che hanno condotto al
fallimento del matrimonio se, dopo numerosi anni di separazione di fatto, una
ripresa della convivenza non entra manifestamente più in linea di conto (DTF
127 II 49, consid. 5).

 

 

                                   4.   In concreto,
il Consiglio di Stato ha fondato il proprio giudizio sull'abuso manifesto del
diritto, da parte della ricorrente, nell'invocare il vincolo coniugale (consid.
F., pag. 10 segg.). Cadono pertanto nel vuoto gli argomenti addotti
dall'interessata, segnatamente il fatto di aver vissuto insieme a suo marito
fino alla fine del 1999, al fine di confutare l'esistenza della natura fittizia
delle sue nozze.

 

 

                                   5.   __________
è stata autorizzata a dimorare in Svizzera a seguito del suo matrimonio
celebrato il 2 luglio 1998 con __________. La comunione domestica dei coniugi
__________ è durata tuttavia pochissimo tempo. E' incontestato che essi hanno
vissuto separati, quantomeno già dalla fine del 1999 (v. verbali d'interrogatorio
9 aprile 2000 e 20 settembre 2001 della ricorrente; ricorso ad 2, pag. 2),
organizzando ciascuno autonomamente la propria vita, __________ presso sua
madre in via __________. L'insorgente sostiene che la separazione è stata
causata dal comportamento violento di suo marito, il quale beveva e la maltrattava.
Certo, il 18 febbraio e l'11 aprile 2000 il Pretore del Distretto di Lugano ha
formalmente autorizzato i coniugi __________ a vivere separati sulla base degli
art. 175 e 176 CC, attribuendo all'insorgente l'uso dell'abitazione coniugale e
vietando a suo marito di importunarla in futuro in qualsiasi modo "con
scritti, parole, telefonate, di persona o tramite terzi, in casa, al lavoro o
in altri luoghi" (v. decreto supercautelare 18 febbraio 2000, n. 3
pag. 2). D'altra parte, però, la separazione dura ormai da anni. Già a due
riprese, il 17 maggio 2000 e il 21 maggio 2001, la ricorrente ha infatti
chiesto il rinnovo del suo permesso di dimora annuale, quando il suo matrimonio
era ormai privo di ogni scopo e contenuto ed era esclusa una riconciliazione
con suo marito. Con l'unione coniugale gravemente turbata e da parecchio tempo
esistente solo dal lato formale, __________ ha quindi manifestamente commesso
abuso di diritto, invocando il suo matrimonio per poter continuare a soggiornare
in Svizzera.

 

 

                                   6.   Dinnanzi
al Tribunale la ricorrente adduce un fatto nuovo. Essa sostiene di essersi nel
frattempo riconciliata con suo marito, il quale dal 3 gennaio 2002 alloggia nell'appartamento
in __________ a __________, da essa locato il 1° aprile 2001. A sostegno della
sua tesi, l'insorgente produce una dichiarazione giurata dei coniugi
autenticata da un notaio. Con scritto 15 marzo 2002 al Tribunale, __________ ha
confermato la ripresa della comunione domestica, osservando nel contempo di
aver denunciato sua moglie alla polizia solo per rabbia e precisando che egli
aveva effettivamente ricevuto del denaro da lei, ma solo a titolo di prestito.
Sennonché, risalendo ad almeno un paio di anni fa, la separazione dei coniugi
__________ va manifestamente considerata di lunga durata, in quanto essi hanno
vissuto il maggior tempo della loro vita coniugale separati. Va ricordato che
lo scopo dell'art. 7 LDDS è quello di permettere e assicurare una vita
famigliare in Svizzera. Appare inoltre dubbio che l'asserita, improvvisa,
riconciliazione dei coniugi __________ durante la procedura ricorsuale sia
reale e sincera. Lo dimostrano le dichiarazioni di __________ alla Polizia
cantonale: il 1° marzo 2000, egli ha spontaneamente dichiarato alla polizia -
tra l'altro - che la ricorrente gli aveva versato fr. 10'000.– al fine di
ottenere un permesso di soggiorno per matrimonio e di aver vissuto in seguito
insieme a lei durante un breve periodo; il 19 settembre 2001, dopo aver
confermato che il suo matrimonio era stato contratto per convenienza, egli ha
affermato che non sapeva nemmeno che sua moglie viveva a __________. Ma vi è di
più. I coniugi __________ avrebbero repentinamente deciso di riconciliarsi
proprio poco tempo dopo aver impugnato la decisione dipartimentale del 31 ottobre
2001. Del resto, il solo fatto di vivere allo stesso recapito dopo oltre due
anni di separazione e senza alcun contatto non significa ancora che i coniugi
abbiano la volontà di ricomporre un'autentica unione coniugale; in altre
parole, che tra di loro si sia infine creata una vera e propria relazione sentimentale.
La loro asserita riconciliazione appare quindi piuttosto escogitata per puri
fini di causa. Va infine osservato che l'interessata ha ottenuto un permesso di
dimora al fine di vivere con il marito e non per altri motivi. Il fatto che
essa fosse stata autorizzata a svolgere un'attività lucrativa in Svizzera, è
infatti soltanto una conseguenza dell’unione coniugale e non costituisce lo scopo
della sua dimora.

 

 

                                   7.   La
ricorrente non potrebbe nemmeno invocare la protezione dell'art. 8 CEDU. In effetti,
a dipendenza delle circostanze, lo straniero può prevalersi del diritto al
rispetto della vita privata e famigliare, tutelato dalla norma in oggetto, per
opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia ed ottenere il mantenimento
del proprio permesso di dimora. Per appellarsi alle garanzie sancite dall'art.
8 CEDU, lo straniero deve dimostrare che tra lui e la persona che beneficia del
diritto di risiedere in Svizzera esiste una relazione stretta, intatta ed
effettivamente vissuta (DTF 122 II 5 consid. 1e, 289 consid. 1c, 385 consid.
1c; 118 Ib 145). Orbene, a seguito dell'accertamento della mera natura formale
del vincolo matrimoniale, che non merita tutela alcuna siccome abusivo, non si
può ritenere che esista un legame familiare intatto ed effettivamente vissuto
tra __________ e suo marito. Va osservato infine che l'insorgente non invoca
nemmeno l'impossibilità di un suo rientro in patria, dove è nata e cresciuta e
dove peraltro è tornata anche dopo aver ottenuto un permesso di soggiorno in
Svizzera (v. ricorso al Consiglio di Stato, ad 1 pag. 3).

 

 

                                   8.   Il ricorso
dev'essere pertanto respinto. L'emanazione del presente giudizio rende priva
d'oggetto l'evasione della domanda di provvedimenti cautelari. Tassa e spese di
giustizia seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 7 LDDS; 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett.
b n. 3, 101 lett. d OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 21, 28, 43, 46, 60 e 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§. Di conseguenza, la cittadina filippina
__________ è tenuta a lasciare il territorio cantonale entro il 31 maggio
2002 notificandone la partenza al competente ufficio regionale degli
stranieri.

 

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 1'000.–, sono a carico della ricorrente.

 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario