# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc94c70d-1ebf-5dce-87d1-b8857399a407
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2004.404
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-404_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.404

   

  	
  Lugano

  17 maggio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 10 dicembre 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 23 novembre 2004 (n. 5260) del
  Consiglio di Stato, che conferma la decisione 29 luglio 2004 con cui il
  municipio di CO 2 gli ha negato la licenza edilizia in sanatoria per la ricostruzione
  di una legnaia nel nucleo (part. n. 270 RF);

  

 

 

viste le risposte:

-    16 dicembre 2004 del Dipartimento
del Territorio, UDC;

-    20 dicembre 2004 di CO 1;

-    30 dicembre 2004 del
municipio di CO 2;

-    11 gennaio 2005 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI 1 è
proprietario di un’abitazione situata nel nucleo di __________ in località __________
(part. n. 270 RF). A ridosso della sua abitazione c’era una vecchia legnaia in
legno (sub. C), confinante con il muro di sostegno della resistente CO 1 (part.
n. 269 RF), che forma uno spazio aperto davanti alla sua abitazione, posta a
monte del fondo del ricorrente. Originariamente la legnaia era coperta da lastre
ondulate a falda pendente verso l’interno del giardino, con la quota del colmo
del tetto inferiore all’altezza del muro a confine e la facciata sud parallela al
fondo della vicina più corta del muro di sostegno a monte.

 

 

                                  B.   All'inizio
di settembre 2003 il ricorrente ha chiesto al municipio il permesso di rifare
la legnaia esistente, realizzando una struttura intonacata coperta con un tetto
ad una falda. Stando ai piani della costruzione, il colmo del tetto avrebbe
dovuto situarsi a 2.35 m, ossia ad una quota inferiore del muro di sostegno
della resistente ed a 55 cm dalla grondaia. Fra l’abitazione primaria e la
costruzione accessoria era previsto uno spazio di 43 cm, mentre il lato ovest
di quest’ultima s’insinuava per circa 2 m verso l’interno del fondo dove il
terreno forma un angolo di 45°. In mezzo alla facciata sud di 5.55 m era
prevista una porta di 1.40 m x 1.40 m.

Il 14 ottobre 2003 il municipio ha
rilasciato la postulata licenza, ponendo la condizione che la copertura del
tetto fosse in tegole di cemento grigie ondulate. Il permesso è cresciuto in
giudicato.

 

 

                                  C.   Scostandosi
dai piani approvati, RI 1 ha prolungato la facciata sud fino a collimare sia con
l’abitazione primaria sia con il confine rientrante, edificando quindi anche nel
predetto angolo del fondo. Nella nuova lunghezza di 6.06 m della facciata
rivolta verso valle, l’istante ha aperto una porta di 84 cm ed una finestra di
1.29 m di larghezza. Il colmo del tetto è stato spostato a 62 cm dalla gronda innalzata
a 1.88 m, evitando nel contempo che sporgesse oltre il filo del muro reggente
il piazzale antistante lo stabile della resistente.

Il 3 luglio 2004 il ricorrente ha chiesto al
municipio di rilasciargli il permesso in sanatoria per le modifiche apportate
abusivamente.

Alla domanda, pubblicata dal 16 al 30 luglio
2004, si è opposta il 29 luglio la vicina CO 1, obiettando che la falda del
tetto doveva essere abbassata di 20 cm e la lunghezza della legnaia ridotta di
50 cm.

Il 29 luglio 2004 il municipio ha respinto
la domanda in sanatoria per violazione degli articoli 49 e 50 NAPR.

 

 

                                  D.   Il 23
novembre 2004 il Consiglio di Stato ha confermato il diniego della licenza, dichiarando
irricevibile l’impugnativa 21 settembre 2004 dell’istante siccome tardiva. Il
Governo ha comunque ritenuto che le modifiche apportate senza permesso (ampliamento
e congiunzione della legnaia alla propria abitazione) violassero il divieto di ampliare
gli edifici ricostruiti (art. 49 NAPR) ed il principio che ammette ricostruzioni
soltanto se è nell’interesse del ripristino del tessuto urbanistico del villaggio
(art. 50 NAPR).

 

 

                                  E.   Contro il
predetto giudizio governativo il soccombente si aggrava davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendo il rilascio della licenza rifiutata. Dopo
aver rilevato la tempestività del gravame, contesta che la costruzione
accessoria possa integrarsi nell’abitazione primaria e che le sue dimensioni divergano
dal primo progetto approvato.

 

 

                                  F.   All’accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. Ad
identica conclusione giungono sia il municipio sia l’opponente, quest’ultima contestando
in dettaglio le tesi dell’insorgente con argomenti che per quanto necessario
saranno esaminati qui appresso.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1 La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La
legittimazione attiva dell’insorgente è certa.

Il ricorso, tempestivo (art. 46 PAmm), è
quindi ricevibile in ordine.

Il giudizio può essere reso sulla base degli
atti (art. 18 PAmm). I piani e le fotografie rendono infatti superfluo
l'esperimento di un sopralluogo.

 

1.2. Il Consiglio di Stato ha dichiarato tardivo
il ricorso 21 settembre 2004, poiché la decisione impugnata porta la data 29 luglio
2004. In questa sede l’insorgente ha comprovato che la risoluzione municipale
avversata gli è stata intimata il 6 settembre 2004 e che il ricorso è stato inoltrato
al Governo il 22 settembre. L’Esecutivo comunale non contesta queste date, per
cui si può ritenere che il termine ricorsuale di 15 giorni sia stato rispettato.

Avendo il Consiglio di Stato comunque
statuito nel merito, si prescinde da un rinvio all'istanza inferiore.

 

 

                                   2.   2.1.
Secondo l’art. 49 NAPR __________, nella zona del nucleo di __________ (NV1)
devono essere salvaguardati i valori architettonici ed ambientali tradizionali
(cpv. 2). Sono ammessi, prosegue la norma (cpv. 3), il riattamento, la
trasformazione e la ricostruzione. Dalle precise definizioni degli interventi
ammissibili nei nuclei date dall’art. 48 NAPR, si evince che possono essere
autorizzati soltanto lavori che non comportano ampliamenti né orizzontali, né
verticali. Qualsiasi aumento delle volumetrie è di principio escluso.

A differenza di quanto dispone l’art. 50
NAPR per gli altri nuclei (NV2) del comune, non v’è una norma specifica per le
costruzioni accessorie nel nucleo NV1, per cui le condizioni poste dall’art. 49
NAPR vanno intese per qualsiasi tipo di costruzione. Inoltre, sempre nel NV1 non
sono ammessi nemmeno piccoli ampliamenti, limitati a reali bisogni tecnici o
funzionali dello stabile e durante gli interventi, le facciate devono essere
mantenute. La ricostruzione di un edificio è concessa solo nell’interesse
del ripristino del tessuto urbanistico del villaggio o in caso di distruzione o
di evidenti difficoltà di natura statica, mentre le costruzioni pericolanti
devono essere consolidate nella struttura e nel tetto. Solo previo accordo
dell’autorità cantonale competente è permesso demolire, se la proposta di sistemazione
dell’area reca manifesti vantaggi ambientali (cpv. 3). Per quanto riguarda le
coperture, vanno inoltre mantenute le falde e le pendenze. Anche le aperture devono
mantenere le proporzioni di quelle esistenti, mentre le porte d’entrata devono
essere in legno (cpv. 4).

La norma in esame, appartenente al diritto
comunale autonomo, riserva al municipio un potere discrezionale assai limitato.
I vincoli di natura conservativa che istituisce lasciano ben poco spazio
all’apprezzamento. Il confronto con l’art. 50 NAPR dimostra quindi chiaramente
che anche piccole modifiche sono di principio escluse.

 

2.2. Con la licenza 14 ottobre 2003, il
municipio ha in concreto autorizzato l’insorgente a ricostruire una legnaia con
struttura in mattoni intonacati. Scostandosi dai rigidi vincoli che caratterizzano
l’art. 49 NAPR, i quali permettono soltanto di consolidare una costruzione
pericolante, l’autorità comunale ha ritenuto ammissibile la demolizione della
costruzione accessoria in legno e la sua ricostruzione, di pari dimensioni, con
altri materiali.

Senza chiedere alcun permesso, l’istante ha allungato
la facciata a valle di ben 50 cm, sia verso la parete ovest della sua abitazione,
con la quale ora collima, sia verso il confine est del fondo, inglobando
l’angolo di terra che nel primo progetto era rimasto escluso. Questo
prolungamento risulta distintamente dalle fotografie agli atti ed in quanto
tale disattende manifestamente la citata norma comunale che non permette di
ampliare gli edifici ricostruiti. Inoltre, proprio nel mezzo della facciata
sud, il ricorrente ha aperto una finestra di notevoli dimensioni non prevista
nel primo progetto approvato dall’autorità comunale, impiegando pure, come per
la porta d’entrata che deve essere eseguita in legno, un materiale non autorizzato.
La resistente lamenta pure, a ragione, che il colmo del tetto è stato innalzato,
creando un ampliamento della volumetria interna. D’altronde, gli stessi piani riportano
misure differenti: dai 2.30 m inizialmente previsti il colmo del tetto è stato
posto a 2.50 m, modificando di conseguenza e la pendenza della falda e la
volumetria interna della costruzione accessoria. RI 1 sostiene in proposito che
il terreno davanti alla legnaia sia stato abbassato per motivi pratici,
cosicché l’aumento dell’altezza del tetto sarebbe solo apparente. Per contro, i
riscontri fotografici e le stesse planimetrie evidenziano una maggiore altezza
della costruzione, che ora raggiunge, se non anche supera, il muro di sostegno della
vicina situato a monte.

Con la realizzazione di queste varianti, l’istante
in licenza ha disatteso il divieto di ampliare gli edifici e di mantenere sia
le facciate che le pendenze della copertura esistente.

Sia che le si considerino per rapporto
all’edificio preesistente, sia che le si esaminino con riferimento all’edificio
previsto dal primo progetto approvato, dal profilo dell’art. 49 NAPR le
modifiche attuate abusivamente non possono quindi in nessun caso essere poste
al beneficio di una licenza a posteriori. Negando la licenza in sanatoria,
il municipio non ha pertanto violato il diritto, siccome la decisione di
diniego non procede da alcun abuso del potere d’apprezzamento. Per quanto
concerne i summenzionati divieti ed obblighi, l’art. 49 NAPR non riserva
infatti all’autorità comunale alcun margine discrezionale.

 

 

                                   3.   In esito
alle considerazioni esposte, il ricorso va quindi respinto.

La tassa di giustizia e le spese sono poste
a carico del ricorrente, secondo soccombenza.

 

 

Per questi motivi,

visti gli artt. 21 LE; 49 NAPR __________; 3, 18, 28, 43,
46, 60 e 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi Fr. 800.-, sono a carico del ricorrente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

  3. CO 3 

  4. CO 4 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria