# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b26ca62c-3480-5ea7-ac7b-04efcf556e39
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 13.03.2006 11.2006.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2006-24_2006-03-13.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2006.24

  	
  Lugano,

  13 marzo 2006/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 325.1996/R.2.2006
(protezione del figlio) della Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
   RI 1  

  (patrocinato dagli  

  e , )

  
	
   

  	
   

  alla

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

  

 

                                         riguardo
ai figli H__________ (1998) e R__________ (2003),

 

giudicando
ora sulla decisione del 23 gennaio 2006 con cui
l'autorità di vigilanza ha respinto un ricorso per denegata giustizia
interposto da RI 1 il 9 gennaio 2006;

 

esaminati gli atti,

posti i  seguenti

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolto l'appello (¿ricorso¿) del 14 febbraio 2006 presentato da RI
1 contro la decisione emessa il 23 gennaio 2006 dalla Sezione degli enti locali
quale autorità di vigilanza sulle tutele;

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                          che
con decisione del 21 febbraio 2005 la Sezione degli enti locali, autorità di
vigilanza sulle tutele, ha respinto un ricorso introdotto da RI 1 contro una
decisione del 22 dicembre 2004 con cui la Commissione tutoria regionale 1 aveva
ordinato il collocamento provvisionale di H__________ e R__________, figli del
ricorrente e di __________, alla __________ di __________;

 

                                         che il 23
giugno 2005 RI 1 ha chiesto alla Commissione tutoria regionale di invitare i
responsabili della __________ a redigere un rapporto entro il 15 luglio 2005 e
di revocare il collocamento provvisionale dei figli entro il 31 luglio seguente;

 

                                         che con
decisione del 20 luglio 2005 la Commissione tutoria regionale ha rifiutato di
esaminare l'istanza, reputando la questione del collocamento ¿già decisa in
sede di ricorso e cresciuta in giudicato¿;

 

                                         che,
adita il 22 luglio 2005 da RI 1, l'autorità di vigilanza ha annullato il
4 agosto 2005 tale decisione e ha sollecitato la Commissione tutoria
regionale a trattare l'istanza;

 

                                         che la
Commissione tutoria regionale risulta avere convocato al­lora il legale dell'istante
a un colloquio (24 agosto 2005), avere intimato all'istante un rapporto ¿sul nucleo
familiare¿ redat­to il 17 ottobre 2005 dal Servizio sociale di __________
con un ter­mine di 15 giorni per formulare eventuali osservazioni (20 ottobre
2005) e avere prorogato poi quel termine di 15 giorni (7 dicembre 2005);

 

                                         che il 9
gennaio 2006 RI 1 si è rivolto all'autorità di vigilanza con un ricorso per diniego
di giustizia, chiedendole di assumere direttamente la decisione del caso, di
indire un colloquio alla presenza di __________ e della figlia H__________, di
ordinare il rientro a casa dei figli e di corrispondergli congrue ripetibili,
adottando sanzioni disciplinari nei confronti della Commissione tutoria regio­nale;

 

                                         che con
decisione del 23 gennaio 2006 l'autorità di vigilanza ha respinto il ricorso in
quanto ricevibile, ponendo la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr.
200.¿ a carico del ricorrente;

 

                                         che
contro tale decisione RI 1 ha presentato un appel­lo (¿ricorso¿) del 14
febbraio 2006 nel quale chiede ¿ previa concessione dell'assistenza giudiziaria
¿ di ingiungere alla Commissio­ne tutoria regionale di statuire ¿sulle
richieste del signor RI 1 di cui al ricorso del 22 luglio 2005 senza ulteriore
indugio¿ e di ordinare il rientro dei due figli al più presto ¿a casa del
padre¿;

 

                                         che il
ricorso non ha formato oggetto di intimazione;

 

e considerando

 

in diritto:                        che
le decisioni emanate dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono impugnabili
nel termine di venti giorni alla Camera civile di appello (art. 48 della legge
sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele [RL
4.1.2.2], richiamata anche dall'art. 39 LAC);

 

                                         che,
consegnato alla posta l'ultimo giorno utile, l'appello in esame (¿ricorso¿) è
tempestivo;

 

                                         che
l'autorità di vigilanza ha respinto il ricorso, in concreto, perché dopo la sua
decisione del 4 agosto 2005 la Commissione tutoria regionale non era rimasta
inattiva, ma aveva convocato le parti e aveva chiesto la consegna di rapporti
¿al fine di poter 

                                         adottare,
con cognizione di causa, una decisione sul merito¿ 

                                         (decisione
impugnata, pag. 2 in fondo);

 

                                         che
inoltre, secondo l'autorità di vigilanza, con il suo comportamento RI 1
sfiorava la temerarietà, avendo egli preferito introdurre ricorso per denegata
giustizia anziché formulare osservazioni al rapporto del Servizio sociale di __________
notificatogli dalla Commis­sione tutoria regionale;

 

                                         che
nell'appello RI 1 si propone di dimostrare come in sostanza egli avesse ragione
di lamentare un diniego di giustizia davanti all'autorità di vigilanza, ¿ma
tale ragione non è stata purtroppo fatta valere nei modi proceduralmente più
idonei¿ (memoriale, pag. 3 in fondo);

 

                                         che tale
impostazione giuridica è errata in partenza, un appellante dovendo spiegare per
quali motivi la decisione impugna­ta sia da riformare, non quali motivi egli avrebbe
dovuto correttamente far valere nell'at­to che è stato respinto dall'autorità;

 

                                         che, ad
ogni buon conto, un ricorso per diniego formale di giustizia (art. 45 LPAmm,
applicabile in virtù dell'art. 21 della citata legge sull'organizzazione e la
procedura in materia di tutele e curatele) poteva essere inteso solo a far sì
che l'autorità di vigilanza ordinasse alla Commissione tutoria regionale di
compiere senza indugio un determinato atto processuale o ¿ dandosi il caso ¿ di
emanare la decisione (Borghi/Corti,
Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 6 ad art. 45
LPAmm);

 

                                         che nella
misura in cui RI 1 chiede più o altro a questa Camera, l'appello esula dall'oggetto
del litigio (consistente, appunto, nel diniego di giustizia in cui sarebbe caduta
la Commissione tutoria regionale) e si rivela d'acchito irricevibile;

 

                                         che ciò
vale non solo per quanto riguarda il postulato rientro dei figli a casa, ma anche
per quanto attiene alla domanda di statuire ¿sulle richieste del signor RI 1 di
cui al ricorso del 22 luglio 2005¿, per tacere del fatto che il ricorso del 22
luglio 2005 è stato accolto dall'autorità di vigilanza (decisione del 4 agosto
2005);

 

                                         che nelle
circostanze descritte la questione è di sapere ¿ in definitiva ¿ se al momento
in cui RI 1 ha interposto il ricorso per diniego di giustizia all'autorità di
vigilanza la Commissione tutoria regionale rifiutasse di compiere o tardasse a eseguire
un determinato atto processuale o, eventualmente, a emanare la decisione;

 

                                         che la
risposta è negativa, giacché il 9 gennaio 2006 la Commissione tutoria regionale
non era inoperosa, ma stava aspettando le osservazioni dello stesso RI 1 al
rapporto del Servizio sociale di __________, il termine prorogato di 15 giorni
giungendo a scadenza proprio quel 9 gennaio 2006;

 

                                         che
nemmeno l'appellante, del resto, indica quale altro atto processuale la Commissione
tutoria indugiasse ad assolvere in quel momento;

 

                                         che, ciò premesso,
correttamente l'autorità di vigilanza ha respinto il ricorso per diniego di
giustizia, tutte le altre considerazioni esposte dall'interessato nell'appello
a questa Camera circa il suo comportamento processuale e la sua situazione
familiare non essendo di alcuna pertinenza ai fini del giudizio;

 

                                         che,
invero, nel ricorso per denegata giustizia all'autorità di vigilanza RI 1
lamentava anche la lentezza con cui la Commissione tutoria regionale procedeva
nelle sue incombenze, la pratica pendente durando ormai da due anni senza che se
ne vedesse la fine;

 

                                         che una doglianza
del genere non poteva essere sollevata in un ricorso per diniego di giustizia,
il quale non è destinato a censurare ritardi commessi dall'autorità nel
passato, i quali potranno essere fatti valere se mai ¿ ove siano ancora di
rilievo ¿ nell'ambito del rimedio giuridico esperibile contro la decisione
finale (Borghi/Corti, op. cit., n.
5 in fine ad art. 45 LPAmm con richiami);

 

                                         che la
decisione impugnata, pertanto, resiste alla critica anche sotto questo profilo;

 

                                         che di
conseguenza l'appello presentato a questa Camera si dimostra largamente
irricevibile e, nella limitata misura in cui è ricevibile, infondato;

 

                                         che
un'altra questione è sapere, certo, se l'autorità di vigilanza non dovesse
trattare il ricorso per denegata giustizia come istanza d'intervento gerarchico
(art. 11 lett. a e f del regolamento di applicazione della legge
sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele; Geiser in: Basler Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 8 in fine alle
osservazioni preliminari degli art. 420¿425), non essendo seriamente
ammissibile che a distanza di due anni i figli dell'interessato si trovassero
ancora collocati in un istituto sulla base di una decisione meramente provvisionale,
per lo meno in mancanza di ragioni oggettive atte a giustificare la remora;

 

                                         che
tuttavia nel quadro di una simile procedura l'istante non ha qualità di parte e
non può impugnare il mancato intervento dell'autorità di vigilanza
(analogamente, per quanto riguarda la vigilanza sulle fondazioni: Grüninger in: Basler Kommentar, op.
cit., n. 18 ad art. 85);

 

                                         che,
comunque sia, dovesse la Commissione tutoria regionale denotare ulteriori indugi,
l'appellante potrà sempre sollecitare 

                                         l'esecuzione
dell'atto da compiere e, risultando infruttuoso il sollecito (Borghi/Corti, op. cit., n. 5 ad art. 45
LPAmm), inoltrare un nuovo ricorso per denegata giustizia all'autorità di
vigilanza;

 

                                         che per
quanto concerne il giudizio odierno gli oneri processuali seguirebbero la
soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), ma che le particolarità del caso inducono a
rinunciare ¿ eccezionalmente ¿ a ogni prelievo;

                                         che non
può entrare in linea di conto invece il beneficio dell'assistenza giudiziaria, l'appello
risultando sprovvisto fin dall'inizio di ogni possibilità di successo (art. 14
cpv. 1 lett. a Lag), tant'è che non ha formato oggetto di intimazione;

 

 

visto l'art. 313bis CPC,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse né spese.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
  ¿ , ;

  ¿  . 

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria