# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 50041d3f-b0a7-58ad-ac87-d54ee1f15343
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 05.08.2003 80.2003.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2003-86_2003-08-05.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2003.86

  	
  Lugano

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
	
   

  composta dai giudici:

  	
   

  Alessandro Soldini, presidente,

  Stefano Bernasconi,
  Ivo Eusebio

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Fiorenzo Gianinazzi

  

 

statuendo sul ricorso del 19 giugno 2003

 

in materia di:                   IC/IFD 2003A

 

	
  presentato da:

  	
  __________ __________ - __________, __________ __________ __________ __________ 

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Il
10 marzo 2003 l’Ufficio di tassazione persone giuridiche (UTPG) notificava a
__________ __________ con sede a __________ le tassazioni IC 1997, IC 1998, IC
1999, IC 2000 e IC 2001, mediante le quali imponeva alla società il capitale di
fr. 18'000.- nel 1997 e di               fr. 20'000.- nei successivi periodi
con l’aliquota del 2.6o/oo risp. del 2o/oo per un’imposta
complessiva di fr. 46.80 nel 1997, di fr. 52.- nel 1998 e 1999 e di fr. 40.-
nel 2000 e nel 2001.

 

                                         1.2.

                                         __________
__________ presentava reclamo in tempo utile, osservando di avere la sede
sociale nel Canton __________ e di essere imposta in quel Cantone e allegando
la tassazione __________ del 2003. Contestava inoltre che il conto “Aumento
diffusione” sia da considerare una perdita d’esercizio.

                                         L’UT
respingeva il reclamo contro le tassazioni IC dal 1997 al 2001, argomentando
che, secondo l’accertamento effettuato dall’Ispettorato fiscale, l’imposizione
in Ticino è giustificata in quanto tutta l’attività di redazione della rivista
e l’attività amministrativa sono svolte negli uffici di __________ in via
__________ __________ e che a __________ vi è soltanto la sede formale. Quanto
al fatto di considerare il conto “Aumento diffusione” un attivo fittizio
l’autorità fiscale osserva che possono essere attivate tutte le spese
sopportate per acquistare o costruire dei beni economici, ai quali, a fine
anno, può essere ancora assegnato un valore commerciale per l’azienda, ma che
tali non sono quelle di carattere pubblicitario.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Con
il presente, tempestivo ricorso __________ __________ rinnova le contestazioni
già sollevate nel reclamo.

                                         Quanto
all’imposizione da parte del Canton Ticino, osserva che le è indifferente
pagare le imposte in un cantone piuttosto che nell’altro, ma che occorre
evitare la doppia imposizione. Ribadisce inoltre la richiesta di considerare
quali valori immateriali la cartoteca degli abbonati, dal momento che la
vendita per abbonamento copre il 97% delle vendite.

 

                                         2.2.

                                         L’UT
propone invece di respingere il ricorso, ribadendo, da un lato, che l’intera
attività viene svolta e gestita in Ticino e, dall’altro, che le spese di
carattere pubblicitario non rientrano tra quelle attivabili.

 

 

                                   3.   3.1

                                         Secondo
l’art. 60 LT, le persone giuridiche sono assoggettate all’imposta in virtù
della loro appartenenza personale quando hanno sede o amministrazione effettiva
nel Cantone.

 

                                         3.2.

                                         Dall’esame
del rapporto della verifica fiscale del 10 febbraio 2003, che ha fatto seguito
all’ispezione effettuata nei giorni 21 e 22 gennaio, emerge chiaramente e al di
là di ogni dubbio che la società, pur avendo formalmente sede nel Canton
__________, svolge la propria attività ed è amministrata nel Canton Ticino
negli uffici situati in __________ __________ a __________. È d'altra parte la
ricorrente stessa ad aver spiegato all'Ispettorato fiscale, come risulta dal
rapporto di verifica del 10 febbraio 2003, che la scelta di istituire la sede a
__________ è stata determinata da motivi precauzionali legati al possibile
insorgere di cause legali nei confronti della società stessa e dall'asserita influenzabilità
della giustizia ticinese quando sarebbero coinvolti personaggi pubblici o
persone influenti (sic).

                                         E`
quindi del tutto evidente che a __________ esiste solo la sede formale della
società e che tutta l'attività, quella amministrativa inclusa, viene svolta in
Ticino. Non può pertanto essere messo in dubbio l’assoggettamento fiscale della
ricorrente per l’imposta cantonale nel Canton Ticino per gli anni dal 1997 al
2001.

                                         Su
questo punto il ricorso appare manifestamente infondato e deve essere respinto.

 

                                         3.3.

                                         Sarà
semmai compito della ricorrente, che d’altronde si dichiara indifferente a
dover pagare le imposte cantonali nell’uno o nell’altro cantone, a sollevare
nell’opportuna sede la censura di doppia imposizione nella misura in cui fosse
già stata imposta per l’IC nel Canton __________. Alla ricorrente si rammenta
che ha ancora la facoltà di sollevare l'eccezione derivante dall'art. 127 cpv.
3 CF (in precedenza: art. 46 cpv. 2 Cost. fed.) nel termine di 30 giorni dall'ultima
decisione cantonale, mediante ricorso di diritto pubblico al Tribunale
federale.

 

 

                                   4.   La
ricorrente contesta inoltre le decisioni su reclamo dell’UT in relazione al
conto “Aumento diffusione”, che dovrebbe essere attivato invece di essere
considerato una perdita fiscale a tutti gli effetti.

 

                                         4.1.

                                         Per
costante giurisprudenza del Tribunale federale, l'autorità materiale di cosa
giudicata si riferisce soltanto al dispositivo della decisione e non si estende
invece ai motivi, poiché in un simile caso, al contribuente manca un interesse
attuale degno di protezione a poter contestare il calcolo del riporto delle
perdite contenuto nei motivi di una decisione (STF del 9 maggio 2001 in
re X. SA. cit.; RDAF 2002 p. 263; StE 2002 B 96.11 n. 6; CDT
n. 80.2002.051 del 19 dicembre 2002 in re R. M. sagl; Reimann/ Zuppinger/Schärrer,
Kommentar zum Zürcher Steuergesetz, Bd. II, Bern 1963, p. 377; Baur/Klöti-Weber/Koch/Meier/Ursprung,
Kommentar zum Aargauer Steuergesetz, Muri-Bern 1991, p. 605). 

 

                                         4.2.

                                         Ci
si potrebbe pertanto chiedere se il ricorso, su questo punto, non sia privo
d’oggetto per carenza d’un interesse concreto e attuale alla contestazione in
assenza di utile imponibile, ritenuto che comunque l'autorità di tassazione, in
assenza di una decisione formale che constati la reale natura dell'ammontare in
gioco, se perdita o non, dovrà se del caso riesaminare la questione in
occasione di una successiva tassazione (Baur/Klöti-Weber/Koch/Meier/

                                         Ursprung, loc. cit.; Richner/Frei/Kaufmann, Kommentar
zum harmonisierten Zürcher Steuergesetz, Zurigo 1999, p. 635 s.; Agner/Jung/Steinmann,
Kommentar zum Gesetz über die direkte  Bundessteuer, Zürich 1995, p. 279 s.; CDT
n. __________.__________.__________ del 19 dicembre 2002 in re R. M. Sagl).

                                         Ciò
nonostante appare giustificato entrare nel merito della contestazione non
appena si consideri che, se fosse accolta la tesi della ricorrente,
occorrerebbe allora chiedersi se gli ammortamenti effettuati sulle attivazioni
contenute nel conto “Aumento diffusione”, definiti in modo tale da presentare
un risultato d’esercizio pari a zero, siano fiscalmente giustificati e ammissibili.

 

                                         4.3.

                                         Il
ricorrente chiede che la sua cartoteca di abbonati alle riviste, che
rappresenta il 97% delle vendite, venga considerata un “valore immateriale”,
rifacendosi alla circolare n. 6 dell’ Amministrazione federale delle
contribuzioni, del 6 giugno 1997, concernente il capitale proprio occulto delle
società di capitali e cooperative.

                                         Nessuno
mette in discussione che “di regola, si considera che la società possa
ottenere, con i propri mezzi, dei fondi di terzi a concorrenza” di una
percentuale, calcolata sul valore venale dell’attivo in questione, del 70% per
la voce “altri attivi immateriali”.

                                         Il
problema è tuttavia quello di sapere se la posizione in questione “Aumento
diffusione” possa e debba essere fiscalmente considerata un attivo immateriale.

 

                                         4.4.

                                         Secondo
l'art. 665 CO, l’attivo fisso non può essere valutato con un importo superiore
al prezzo d’acquisto o di costo, da cui vanno dedotti gli ammortamenti
necessari. L'art. 665a CO
precisa, dal canto suo, che fanno parte dell’attivo fisso anche le partecipazioni e gli altri
investimenti finanziari (cpv. 1). Per partecipazioni s’intendono quote del
capitale di altre imprese, che sono possedute a titolo d’investimento durevole
e che procurano un’influenza determinante (cpv. 2).

                                         Secondo
la dottrina, dal profilo del diritto commerciale, la valutazione della sostanza
deve avvenire al massimo al prezzo di costo o di fabbricazione per gli impianti
permanenti (terreni, edifici, forze motrici, macchinari, mezzi di trasporto,
utensili, mobilia). Medesimo criterio per le partecipazione azionarie e i
valori immobiliari, come diritti concessioni, brevetti, procedimenti speciali
di fabbricazione, licenze, marchi, ecc.

                                         La
dottrina pone condizioni restrittive all'attivazione di beni immateriali. Essi
devono chiaramente appartenere al patrimonio aziendale ed offrire così la
possibilità di essere utilizzati o valorizzati. In secondo luogo, essi devono
poter essere chiaramente distinti dagli altri valori patrimoniali. Infine, si
richiede che essi denotino o abbiano un potenziale d'utilizzazione. Proprio
quest'ultima condizione è estremamente delicata per l'azienda, che deve valutarla
secondo criteri improntati alla prudenza (Widler, Aktivierungspflicht immaterieller
Güter, in ZStP 1997 p. 94 s.). L'art. 664 CO consente comunque di
iscrivere nel bilancio le spese di costituzione, d’aumento del capitale e
d’organizzazione necessarie per la costituzione, l’ampliamento o la
trasformazione dell’ impresa. Esse vanno indicate separatamente e devono essere
ammortizzate nel termine di cinque anni.

                                         Tuttavia
il diritto fiscale non è vincolato da questa valutazione: le spese di fabbricazione, d'acquisizione e di
miglioramento di immobilizzi sono infatti da attribuire all’utile netto imponibile.
Una tale divaricazione è d’altronde giustificata dalle diverse finalità
perseguite dalla legislazione tributaria in materia di imposte dirette, che
mira a colpire la capacità contributiva (cfr. art. 58 lett. b LIFD; art. 67
cpv. 1 lett. b LT; Widler, op. cit., pp. 99 s.). Non va comunque perso
di vista che nemmeno dal profilo del diritto commerciale l’attivazione si
giustifica in caso di carente potenzialità d’utilizzazione (cfr. Widler,
loc. cit.). Tutte le spese di una società di capitali, atte a creare o incrementare
il valore aziendale originario, devono pertanto essere caricate al conto
perdite e profitti. Esse non rappresentano nemmeno costi amministrativi secondo
l'art. 664 cpv. 2 CO, suscettibili d'attivazione e di ammortamento quinquennale
obbligatorio (Känzig, Die direkte Bundessteuer, 2.a ed., vol. II, Basilea
1992, p. 255). Non diversamente ne va dei costi di natura promozionale (pubblicità,
acquisizione clientela) in mancanza di valore patrimoniale certo (Känzig,
op. cit., p. 297 s.).

 

                                         4.5.

                                         L’Ispettorato
fiscale ha esaminato minuziosamente la posizione “Aumento diffusione”, evidenziando
la seguente evoluzione:

 

                                     __________

                                         Al
riguardo l’Ispettorato ha osservato che, a detta del signor __________, il
conto “Aumento diffusione” registrerebbe tutte le attivazioni relative ai costi
inizialmente contabilizzati sotto le voci "Spese pubblicitarie" e
"Spese di tipografia", poi attivate a bilancio a fine anno. Tali
spese deriverebbero dall'invio di copie gratuite delle varie riviste al
pubblico (denominato servizio __________), nel tentativo di aumentare la fetta
di mercato.

                                         L’Ispettorato
ha poi rilevato le difficoltà incontrate nel rilevare il sistema di calcolo
adottato per la definizione quantitativa delle attivazioni  - la contabilità
non lo consentirebbe -  giungendo alla conclusione che, da un punto di vista
strettamente fiscale, tali attivazioni rappresentano un attivo fittizio, un
"non valeur", che non può venir allibrato in quanto tale a bilancio e
non può pertanto nemmeno venire ammortizzato. Le stesse sono pertanto da
considerare come perdite fiscali a tutti gli effetti, che potranno semmai venir
computate su utili futuri solo nei termini previsti dall'art. 75 cpv. 1 LT e dall'art.
67 cpv. 1 LIFD (cfr. Rapporto di verifica, p. 11).

                                         L’Ispettorato
(cfr. Rapporto, p. 13) ha fondato la sua posizione sui principi generalmente
ammessi dalla pratica commerciale che sono attualmente contenuti nel Manuale
Svizzero di Revisione 1998 (MSR), per le quali (cfr. Vol. I, p. 183),
costituiscono attivi immateriali le concessioni, le patenti, particolari
processi di fabbricazione, le ricette, le licenze, [...], costi di ricerca e
sviluppo legati ai prodotti, know how e programmi E ED. Si è anche chiesto, con
la ricorrente, se le attivazioni relative al servizio di __________ (spedizione
gratuita) non avrebbero potuto essere considerate come costi sviluppo ed
incremento/mantenimento della cifra d'affari annua. Dopo aver ricordato la
normativa applicabile, segnatamente l’art. 665 CO, i principi invalsi in questo
ambito ed aver valutato l'evoluzione della situazione reddituale e della
liquidità della __________ __________ durante gli anni dal 1997 al 2001, constatando
come la stessa non sia conforme ai principi di una sana gestione aziendale e
subisca un processo di deterioramento continuo, l’Ispettorato fiscale è
pervenuto alla conclusione di non poter concedere l'attivazione delle spese
registrate sotto la voce "Aumento diffusione" e di dover considerare
le stesse come delle perdite effettive dell'anno in cui sono venute a scadenza.

 

                                         4.6.

                                         Queste
considerazioni meritano di essere condivise.

                                         La
situazione della ricorrente, come ben evidenziato dall’Ispettorato fiscale è
tale da indurre l’autorità di tassazione a correggere il bilancio e a negare
l’attivazione del conto “Aumento diffusione”.

                                         Non
va inoltre dimenticato, qualora si volesse esaminare la questione sollevata nel
ricorso dal profilo del goodwill, che al momento della sua costituzione, la
__________ __________ ha corrisposto al signor __________ __________, a titolo
di avviamento derivato, un importo di  fr. 225'662.-, mediante assunzione di
debiti, importo che è poi stato progressivamente ammortizzato tra il 1997 e il
1999 (cfr. Rapporto p. 7). Anche da questa angolazione, l’ ”Aumento diffusione”
o, come sostenuto nel ricorso, la cartoteca non può che configurare un godwill
originario, creato in proprio dalla società stessa, che, secondo la dottrina
dominante, non può essere riattivato, trattandosi di un utile non ancora
realizzato (cfr. Bernardoni/Duchini, La fiscalità dell’azienda, Agno
1998, p. 59).

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art.
144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese processuali consistenti:

                                         a.
nella tassa di giustizia di                                     fr.     300.–

                                         b.
nelle spese di cancelleria di complessivi            fr.       80.–

                                         per
un totale di                                                         fr.     380.–

                                         sono
a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Intimazione
alle parti.

 

 

                                   4.   Per
l'IC il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT).

                                         Per
l'IFD è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art.
146 LIFD).

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                         Il
segretario: