# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5b7d255f-4f1f-5a9e-8e0a-a58f61f11db2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.05.2024 D-3282/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3282-2024_2024-05-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3282/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Markus König;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

B._______, nata il (…), 

Georgia,  

(…),   

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (art. 40 in relazione all'art. 6a cpv. 2 

LAsi);  

decisione della SEM del 14 maggio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-3282/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ e la figlia B._______, cittadine con 

passaporto originale georgiano, hanno presentato in Svizzera il 12 

novembre 2022 (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione di 

seguito: SEM o autorità inferiore n. […]-4/2, ID-002/3, ID-003/3),  

il verbale dell’audizione di rilevamento dei dati personali del 

18 novembre 2022 (cfr. atto SEM n. 17/7), 

la decisione incidentale del 23 novembre 2022, tramite la quale l’autorità 

inferiore ha attribuito le interessate al Cantone Ticino (cfr. atto SEM 

n. 19/2), 

il verbale dell’audizione del 22 aprile 2024 relativo ai motivi d’asilo (cfr. atto 

SEM n. 26/13), 

la decisione incidentale del 24 aprile 2024 della SEM di assegnazione alla 

procedura ampliata (cfr. atto SEM n. 27/2), 

i mezzi di prova in possesso delle interessate al momento del loro arrivo in 

Svizzera e quelli ulteriormente prodotti,  

la decisione della SEM del 14 maggio 2024, notificata in giorno seguente 

(cfr. atto SEM n. 34/1), con cui essa non ha riconosciuto loro la qualità di 

rifugiato, ha respinto la loro domanda d’asilo senza ulteriori chiarimenti 

(art. 40 LAsi in combinato disposto con l’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi) e 

pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecuzione di 

tale misura ritenendola ammissibile, esigibile e possibile (cfr. atto SEM 

n. 33/10), 

il ricorso del 23 maggio 2024 (cfr. timbro del plico raccomandato; data di 

entrata: 24 maggio 2024) per mezzo del quale le interessate sono insorte 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), 

postulando implicitamente l’annullamento della decisione avversata, il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in 

Svizzera; in via subordinata, la concessione dell’ammissione provvisoria 

per inammissibilità e inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; 

contestualmente esse chiedono la concessione dell’assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del 

relativo anticipo, con protesta di spese e ripetibili, 

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i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 

142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi da un giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che il Tribunale rinuncia allo scambio degli scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che, in sostanza, la madre ha dichiarato che avrebbe conosciuto il padre 

della loro figlia il (…) in (…), lei avrebbe infatti lavorato nell’(…) quale (…), 

mentre lui sarebbe stato un (…), sposandosi immediatamente a seguito 

della di lui (…); che il 1° gennaio 2021 suo marito si sarebbe recato in 

C._______ per lavoro per tre mesi e poi avrebbe continuato a viaggiare in 

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ragione della propria professione all’interno del Paese; che, il 22 aprile 

2021, il marito, in uno stato di alterazione, l’avrebbe percossa per la prima 

volta, causando al feto che portava in grembo sofferenza per la mancanza 

d’ossigeno; che, il (…), la figlia dei coniugi sarebbe nata, prematura e 

sottopeso; che il 4 agosto 2021, il coniuge si sarebbe spostato nuovamente 

in C._______, dove sarebbe stato pure (…) per la durata di 14 giorni e 

successivamente rimpatriato in Georgia il 24 novembre 2021; che, dal 6 

gennaio 2022 il marito si sarebbe nuovamente recato in D._______, 

tornando poi in Patria nell’aprile 2022; che, da quel momento, vi sarebbero 

stati vari episodi di violenza domestica nei confronti della moglie e della 

figlia da parte del marito, il quale sarebbe stato pure coinvolto in attività 

criminali; che il 29 maggio 2022 la madre l’avrebbe segnalato alla polizia, 

tuttavia, il marito, avendo conoscenze presso il ministero degli affari interni, 

l’avrebbe scoperto e avrebbe stracciato il verbale di denuncia; che l’11 

ottobre 2022 l’interessata, unitamente alla figlia, avrebbero definitivamente 

lasciato l’abitazione coniugale, subendo nuovamente percosse e minacce, 

in particolare il padre avrebbe comunicato alla madre che l’avrebbe trovata 

ovunque e che non si sarebbe salvata; che, in ragione del timore di poter 

essere rintracciate dal marito, il 6 novembre 2022 le ricorrenti avrebbero 

lasciato la Georgia per recarsi in Europa, 

che nella decisione impugnata la SEM ha anzitutto rammentato che la 

Georgia rientra tra gli Stati in cui vi è la presunzione di assenza di 

persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; che inoltre, nel presente 

caso non vi sarebbero indizi che permetterebbero di sovvertire tale 

presunzione; che, per quanto concerne le violenze domestiche, dalle 

dichiarazioni rilasciate si evince che, durante l’intera relazione, la madre 

avrebbe richiesto l’intervento degli agenti in un’unica occasione e non 

avrebbe cercato delle soluzioni alternative per sfuggire alle violenze del 

marito; che, d’altronde, nel caso in cui la polizia dovesse rifiutare di 

accogliere una denuncia o di avviare delle indagini, l’interessata dispone 

della possibilità di rivolgersi ad un’autorità superiore al fine di far valere i 

propri diritti; che, ad ogni modo, le persecuzioni allegate non sono 

costitutive di uno dei motivi esaustivamente enumerati all’art. 3 cpv. 1 LAsi; 

che, infine, l’esecuzione dell’allontanamento delle interessate in Georgia è, 

in virtù delle circostanze del caso di specie, ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile,  

che, in sede di ricorso, le insorgenti criticano implicitamente la valutazione 

della SEM e ritengono invece che dovrebbe essere riconosciuto loro lo 

statuto di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi essendo state vittime di violenza 

domestica in un Paese in cui la protezione offerta dalle autorità non 

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sarebbe sufficiente; che esse avrebbero di conseguenza subito un serio 

pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi, perlomeno nel senso di una 

pressione psichica insopportabile; che, inoltre, la Georgia non offrirebbe un 

sostegno alle vittime di violenza di genere; che, infine, vista la loro 

situazione, l’allontanamento delle interessate nel loro Paese d’origine non 

sarebbe né ammissibile, né ragionevolmente esigibile; che, in particolare, 

l’allontanamento delle ricorrenti in Georgia contravverrebbe a quanto 

sancito dagli artt. 60 e 61 della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla 

prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la 

violenza domestica dell’11 maggio 2011 (Convenzione di Istanbul, 

RS 0.311.35), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); che 

sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile; che occorre tenere conto dei motivi di 

fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di 

misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle 

libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo 

raggiungono un’intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile 

oltre i limiti del sopportabile, condurre un’esistenza degna di un essere 

umano nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può 

sottrarsi a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all’estero 

(cfr. DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti), 

che chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi),  

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi),  

che le persecuzioni che sono dovute a terzi e non ad organi governativi, 

non rivestono un carattere determinante per il riconoscimento della qualità 

di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in questione non accordi la 

protezione necessaria al richiedente; che infatti, secondo il principio della 

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sussidiarietà della protezione internazionale in rapporto alla protezione 

nazionale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 

28 luglio 1951 (Conv. Rifugiati, RS 0.142.30), si può esigere da un 

richiedente asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese d’origine, 

le possibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, 

prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 

consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le tante 

altre anche sentenza del Tribunale D-76/2023 del 13 gennaio 2023 

pag. 5),  

che in una pari eventualità, le autorità d’asilo sono di principio tenute a 

verificare unicamente l’effettività della protezione offerta da parte dello 

Stato d’origine (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3),  

che inoltre, nel caso in cui lo Stato d’origine sia stato designato come sicuro 

ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una presunzione legale di 

protezione contro i pregiudizi da parte di terze entità (cfr. DTF 138 II 513 

consid. 7.3),  

che tale presunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi 

concreti (cfr. tra le tante anche la sentenza D-76/2023 del 13 gennaio 2023 

pag. 5), 

che il Consiglio federale ha inserito la Georgia nel novero dei Paesi esenti 

da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. allegato 2 

all’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]) e si è attenuto a questa 

valutazione nell’ambito delle periodiche verifiche giusta l’art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che vi è dunque una presunzione legale di protezione da parte delle 

autorità georgiane,  

che, secondo prassi, l’effettiva protezione nel Paese d’origine non è d’altro 

canto da intendersi quale garanzia di protezione individuale a lungo 

termine contro persecuzioni non-statali; che nessuno Stato ha la capacità 

di garantire ovunque e in qualunque momento l’assoluta sicurezza ai propri 

cittadini; che occorre al contrario che vi sia a disposizione una struttura di 

protezione funzionante ed efficiente che renda possibile un procedimento 

penale, segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico 

ottemperanti (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3, DTAF 2013/11 consid. 5.1 

con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. tra le altre anche la 

sentenza del Tribunale D-3015/2022 del 19 luglio 2022 consid. 8.2), 

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che, nel caso in esame, le ricorrenti non sono state in grado di fornire 

elementi concreti a sostegno dell’asserita incapacità e/o non volontà di 

protezione da parte delle autorità georgiane; che, in particolare, nonostante 

le violenze fisiche subite da madre e figlia da parte del marito, la ricorrente 

ha dichiarato di aver chiesto l’intervento delle forze di polizia in un’unica 

occasione; che, in tale episodio, il coniuge sarebbe venuto a conoscenza 

della denuncia e avrebbe provveduto a stracciare il contestuale verbale; 

che la stessa non avrebbe cercato delle soluzioni alternative per sfuggire 

alle violenze del marito, quali segnatamente interpellare la polizia, dei 

famigliari, delle organizzazioni tese alla protezione della donna o un 

avvocato, oppure trasferirsi altrove in Georgia con la figlia; che ella avrebbe 

eventualmente potuto intraprendere tali azioni in occasione dei lunghi 

periodi di assenza all’estero del marito; che, per quanto concerne le azioni 

illecite degli impiegati al posto di polizia, il Tribunale ritiene che la madre 

avrebbe dovuto utilizzare le vie di diritto a disposizione al fine di far valere 

i propri diritti, e meglio rivolgendosi eventualmente ad un’autorità superiore; 

che, infine, le persecuzioni allegate non possono essere considerate 

rilevanti ai fini dell’asilo, poiché non si fondano su nessuno dei motivi d’asilo 

esaustivamente enumerati all’art. 3 cpv. 1 LAsi; che, in tale ottica, risulta 

superfluo analizzare l’asserita esistenza di una pressione psichica 

insopportabile delle ricorrenti ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi,  

che, per questi motivi, non vi sono gli estremi per dedurre un’impossibilità 

generalizzata di far capo alla protezione statale, 

che è dunque compito delle ricorrenti, in caso di necessità, rivolgersi alle 

autorità e denunciare le aggressioni, 

che, alla luce di quanto sopra, le allegazioni della madre non risultano 

rilevanti in materia d’asilo, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione, tenendo però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 OAsi 1; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

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che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 dalla legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI),  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la 

prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di 

provenienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera,  

che anzitutto le insorgenti non possono, per i motivi già enucleati, 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che 

altresì, non vi sono indizi seri per ritenere un rischio personale, concreto e 

serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 della 

Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà 

fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o all’art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105; di seguito: Conv. tortura), 

che, d’altro canto, occorre rammentare che le questioni di natura medica 

possono avere influssi sull’ammissibilità dell’allontanamento solo in casi 

straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-

9.1.6), essendo per il resto la problematica da analizzare sotto il profilo 

dell’esigibilità ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI,  

che, alla luce delle circostanze del caso, l’esecuzione dell’allontanamento 

risulta ammissibile, 

che, ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica,  

che la situazione vigente in Georgia – ad eccezione delle regioni 

secessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, dalle quali le ricorrenti 

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non provengono – non è caratterizzata da guerra, guerra civile o violenza 

generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nell’integralità del 

territorio nazionale; che il Paese in parola è del resto stato inserito dal 

Consiglio federale nella lista dei Paesi verso i quali l’esecuzione 

dell’allontanamento è di principio ragionevolmente esigibile (cfr. art. 18 e 

Allegato 2 dell’Ordinanza concernente l’esecuzione dell’allontanamento e 

dell’espulsione di stranieri [OEAE, RS 142.281] in relazione all’art. 83 

cpv. 5 LStrI), 

che per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel 

caso di rientro nel loro Paese d’origine o di provenienza, potrebbero non 

ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime 

d’esistenza; che per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale 

e d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3),  

che se le cure necessarie possono essere assicurate nel Paese d’origine 

dei richiedenti, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti 

in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese deve essere 

considerata ragionevolmente esigibile; che invece non lo è più, ai sensi 

della disposizione precitata, se, in ragione dell’assenza di possibilità di 

trattamento adeguato, lo stato di salute degli interessati si degraderebbe a 

tal punto da condurli in maniera certa alla messa in pericolo concreta della 

loro vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della 

loro integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3),  

che dagli atti presenti nell’incarto si evince che le ricorrenti sono in buona 

salute, ma che la madre ha iniziato a seguire un consulto psicoterapeutico, 

in merito a cui non sono stati prodotti certificati,  

che, per giurisprudenza costante, si considera che, in Georgia, il 

trattamento della maggior parte delle problematiche fisiche e psichiche è 

ora possibile, anche se non corrisponde agli standard medici svizzeri 

(cfr. tra le altre anche la sentenza del Tribunale D-4670/2022 del 

2 novembre 2022 consid. 8.4); che le problematiche sopra descritte non 

permettono dunque di concludere che in caso di allontanamento in Georgia 

lo stato di salute della madre si degraderebbe a tal punto da condurla in 

maniera certa ad una messa in pericolo concreta della vita o ad un 

pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della sua integrità 

fisica; che la ricorrente non ha apportato alcuna prova atta a convincere il 

Tribunale del contrario, 

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che a partire dalla messa in funzione del nuovo sistema finanziario statale 

dell’assicurazione malattia universale, nel febbraio del 2013, la copertura 

dell’assicurazione malattia gratuita è assicurata a tutte le persone che in 

precedenza ne erano sprovviste, e copre un insieme di cure primarie e 

secondarie, come pure l’acquisto di un certo numero di medicamenti; che 

la riforma del 2017 ha introdotto un meccanismo di sostegno finanziario 

limitato per l’acquisto di ulteriori medicamenti per le persone socialmente 

vulnerabili o indigenti (cfr. sentenze del Tribunale D-1165/2023 del 9 marzo 

2023 consid. 8.4; D-2416/2022 del 7 giugno 2022 consid. 8.4); che in caso 

d’incapacità finanziaria, i cittadini possono indirizzarsi alla Referral Service 

Commission, che in alcuni casi completa le prestazioni erogate, in 

particolare per delle famiglie giudicate come vulnerabili (cfr. sentenza del 

Tribunale D-3855/ 2022 del 14 settembre 2022); che per quanto concerne 

i gruppi di persone vulnerabili, i bambini ed i pensionati, essi beneficiano di 

tutte le prestazioni (cfr. sentenza del Tribunale D-2416/2022 del 7 giugno 

2022 consid. 8.4); che, comunque, le ricorrenti potranno richiedere, se 

necessario, un sostegno finanziario per assicurare l’eventuale assistenza 

medica e l’eventuale proseguimento dei trattamenti necessari – ad 

esempio ottenendo una riserva di medicinali prima del loro allontanamento 

dalla Svizzera – per un periodo limitato nel Paese d’origine (cfr. art. 93 

cpv. 1 lett. d LAsi e art. 73 segg. dell’Ordinanza 2 sull’asilo relativa alle 

questioni finanziarie dell’11 agosto 1999 [OAsi 2, RS 142.312]), 

che nemmeno la situazione personale delle interessate giustifica una 

diversa valutazione del caso; che la madre è giovane, ha già vissuto in 

passato in un’altra città nel proprio Paese d’origine per motivi di studio e 

lavorativi e si è formata professionalmente quale (…) (…); che ella vanta 

inoltre diversi anni di esperienza professionale quale (…); che, così stando 

le cose, nulla permette di concludere quanto al fatto che ella non 

riuscirebbe a reintegrarsi nel contesto socio-economico del suo Paese 

d’origine riuscendo a sovvenire ai bisogni della propria figlia,  

che, pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la querelata decisione va confermata, 

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che, pertanto, la SEM con la decisione impugnata, non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che, di conseguenza, il ricorso va respinto, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta priva d’oggetto,  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-3282/2024 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico delle ricorrenti. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: