# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** baaf7292-902b-5f9c-af46-1d8ca22c6c68
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-05-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.05.2019 32.2018.79
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2018-79_2019-05-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2018.79

   

  TB

  	
  Lugano

  28 maggio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 maggio 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 17 aprile 2018 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                                1.1   Nell’ottobre 2011 (doc. 3) RI
1, nata nel 1979, attiva da ultimo come venditrice e casalinga e dal 2005 solo
come casalinga, ha chiesto prestazioni dall’assicurazione invalidità a causa di
una scoliosi di torsione presente dal 1997 e operata l’anno seguente con la
fissazione di 6 vertebre.

Raccolta una prima documentazione medica (doc. 7), il Servizio
Medico Regionale ha ritenuto opportuno convocarla (doc. 9) e visitarla, cosicché
il dr. med. __________ ha reso il 19 dicembre 2011 (doc. 12) il suo rapporto
finale con esame.

                                1.2   Il 14 febbraio 2013 (doc. 22)
è stata effettuata un’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica e in seguito gli atti medici sono stati aggiornati
presso il medico curante dr. med. __________ che ha continuato a ritenerla
inabile al 60% nella sua attività, finché il 10 ottobre 2013 (doc. 40) il dr.
med. __________ dell’SMR l’ha esaminata un’altra volta aumentando da quel
giorno al 70% il grado di inabilità lavorativa nell’attività precedente e
confermando al 40% l’incapacità lavorativa in altre attività adeguate dal 2006 e
al 30% come casalinga dal febbraio 2013.

 

                                1.3   Sentita la consulente in
integrazione professionale (doc. 41, 42), con progetto di decisione del 21
marzo 2014 (doc. 43) l’Ufficio AI le ha negato una rendita di invalidità,
poiché sulla scorta del metodo misto si giungeva a un grado di invalidità del 20%.

 

Con le osservazioni al progetto di decisione l’assicurata ha
trasmesso all’amministrazione diversi atti medici che hanno dato luogo ad
ulteriori accertamenti da parte dell’Ufficio AI, sulla scorta dei quali il 23
maggio 2014 (doc. 56) il dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale ha
ritenuto opportuno fare esperire una perizia pluridisciplinare, che è stata
posticipata a giugno 2015 (doc. 75) a causa dell’intervento di decompressione
microchirurgica del 13 gennaio 2015 (doc. 69).

Il dr. med. __________ ha reso il 15 settembre 2015 (doc. 81) il
suo rapporto finale, il 26 ottobre 2015 (doc. 84) l’assistente sociale ha preso
posizione sulle contestazioni formulate contro la sua inchiesta domiciliare e
il 7 gennaio 2016 (doc. 88) si è a sua volta pronunciato il consulente in
integrazione professionale.

 

I nuovi certificati medici di inizio anno 2016 (doc. 89) sono
stati trasmessi all’SMR il quale, dopo un aggiornamento presso il neurochirurgo
dr. med. __________ (doc. 97), il 26 agosto 2016 (doc. 99) ha ritenuto
opportuno sottoporre l’assicurata a una perizia reumatologica da parte del dr.
med. __________ quale complemento della perizia del 25 giugno 2015, al fine di
capire l’evoluzione dello stato di salute dal giugno 2015 – se c’è stato un
peggioramento -, i limiti funzionali e le risorse.

Nel frattempo, v’è stato un aggiornamento anche in ambito psichico
presso lo psichiatra curante dr. med. __________ (doc. 106).

 

Il 18 ottobre 2016 (doc. 108) il dr. __________ dell’SMR ha ripreso
le conclusioni della perizia reumatologica del 12 ottobre 2016 (doc. 107), secondo
cui lo stato di salute era sostanzialmente invariato rispetto alla perizia pluridisciplinare
di un anno prima.

Il 20 dicembre 2016 (doc. 110) è stata effettuata una nuova
inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica che
ha stabilito un’invalidità del 29,5% e la consulente in integrazione
professionale ha confermato il 6 giugno 2017 (doc. 113) la sua precedente
posizione del 2014 e ha effettuato i calcoli del grado di invalidità (docc.
115-119).

 

                                1.4   Con progetto di decisione del
31 agosto 2017 (doc. 120) l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurata un quarto
di rendita provvisoria dal 1° aprile 2012 al 31 luglio 2015 dopo avere
calcolato dal 2007, ossia dalla scadenza dell’anno d’attesa, e per ogni anno
fino al 2015, la perdita di guadagno per la parte salariata e come casalinga,
per giungere a un grado di invalidità totale arrotondato al 40%, mentre dal 16
aprile 2015 il grado di invalidità totale era del 35,5% e non raggiungeva quindi
più il minimo richiesto.

 

Il dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale, FMH
psichiatria e psicoterapia, si è pronunciato il 22 novembre 2017 (doc. 135) sui
nuovi rapporti medici prodotti dall’assicurata unitamente alle osservazioni del
20 ottobre 2017 (doc. 133), concludendo che non erano atti a modificare i
precedenti rapporti finali SMR.

Pertanto, il 17 aprile 2018 (doc. A) l’Ufficio assicurazione
invalidità ha emesso una decisione con cui ha confermato integralmente il
progetto anche dopo avere aggiornato il calcolo della perdita di guadagno al
2018.

 

                                1.5   Il 17 maggio 2018 (doc. I) RI
1, sempre patrocinata dallo RA 1, ha chiesto al Tribunale di riconoscerle il
diritto a una rendita di tre quarti o intera dal 1° aprile 2012 stante un grado
di invalidità variabile da almeno il 60% al 100% a dipendenza del periodo di
malattia.

La ricorrente ha ricordato che le è stata diagnosticata una seria
scoliosi dorsolombare destro-convessa di circa 25° nel 1996 e di essere stata
operata nel 1998 senza tuttavia ottenere beneficio, tanto che a causa dei ricorrenti
problemi alla schiena ha continuato a lavorare come cassiera e venditrice fino
al maggio 2005. Le tre gravidanze (2006, 2008 e 2012) hanno peggiorato la
situazione, tanto che nel febbraio 2011 il marito è rientrato da __________ per
occuparsi della famiglia e nell’ottobre 2011 ha inoltrato una domanda AI.
Tuttavia, l’assicurata ha fatto notare che i vari rapporti medici allestiti sia
dal medico curante dr. med. __________ sia dal dr. med. __________ come pure
dal medico SMR non indicano alcunché in merito alla sua inabilità lavorativa
nelle mansioni consuete, che quindi non è stata indagata in modo approfondito
tenuto conto delle difficoltà di accudimento dei figli.

L’assicurata ha altresì messo in dubbio l’indipendenza
dell’assistente sociale che ha effettuato le due inchieste domiciliari, essendo
una funzionaria dell’Ufficio AI e non un perito esterno come avviene per le
perizie mediche. Peraltro, le inchieste si sono svolte a tavolino, ovvero sono
state poste solo delle domande alle quali l’assicurata ha risposto passando in
continuazione dalla posizione seduta a quella eretta, ma non è stata valutata
nello svolgimento delle mansioni consuete. Inoltre, neppure è stata informata
dell’esito della perizia, né ha potuto vederla e prendere posizione per tempo,
ciò che viola il suo diritto di essere sentita.

Ad ogni modo, il risultato dell’inchiesta sarebbe manifestamente
sbagliato, giacché l’importanza assegnata alle varie attività non teneva conto
della situazione reale di una famiglia con bambini piccoli e il relativo grande
carico di lavoro (N. 3085 CIGI) e non è stata accertata la sua effettiva
inabilità lavorativa in ambito domestico né quantificato il tempo di lavoro
prestato dal marito per supplire ai suoi impedimenti. L’esigibilità della
collaborazione del coniuge è stata fissata dall’assistente sociale, valutazione
che invece dovrebbe spettare al TCA. Il grado di importanza per la cura dei
bambini avrebbe poi dovuto essere di almeno il 50% contro il 20% ritenuto
dall’assistente sociale. Va considerato che il marito ha dovuto lasciare il
posto di lavoro in Svizzera interna, dove i salari sono più alti, per rientrare
in Ticino ad occuparsi al 100% della famiglia dal febbraio 2011 al gennaio 2016
e quindi il suo apporto supera ampiamente ciò che viene ritenuto come
normalmente esigibile dalla giurisprudenza. Egli ha continuato a occuparsi
esclusivamente della famiglia e non ha più esercitato alcuna attività lucrativa
a causa dell’impossibilità della moglie di fare fronte ai suoi compiti di madre
e casalinga. Dal gennaio 2016, il nuovo lavoro del marito con orari dalle 15
alle 24 gli ha permesso di conciliare l’attività lavorativa con la necessità di
occuparsi in modo sempre più importante della famiglia (doc. G).

La ricorrente ha rilevato che il nuovo intervento del 13 gennaio
2015 ha sostanzialmente peggiorato l’intensità dei dolori irradianti nel
polpaccio e sul versante laterale del piede sinistro.

Nell’agosto 2016 (doc. H) il dr. med. __________ ha stabilito
un’incapacità lavorativa del 100% come venditrice e a settembre 2016 (doc. I)
lo psichiatra dr. __________ ha attestato un disturbo emotivamente instabile
tipo Borderline (F60.31), un disturbo depressivo ricorrente di grado medio-grave
con sintomi biologici (F33.11), una modificazione duratura della personalità
secondaria a malattia cronica e dolore cronico, ciò che dava luogo a
un’incapacità lavorativa del 100% dal 21 aprile 2015 al 27 settembre 2016.

La ricorrente ha rilevato come anche questo rapporto medico non
chieda esplicitamente informazioni riguardo all’inabilità lavorativa in
attività domestiche.

Quanto alla seconda perizia neurologica del dr. __________ del 10
ottobre 2016, essa non prenderebbe in considerazione altre comorbidità, come quella
neurologica e quella psichica.

Come la prima del 2013, l’insorgente ha altresì contestato la
seconda inchiesta domiciliare avvenuta il 20 dicembre 2016 (doc. L), poiché
essendo subentrate delle patologie psichiatriche l’inchiesta avrebbe dovuto
tenere conto che se la riduzione della capacità lavorativa è dovuta ad aspetti
psichici o cognitivi, allora deve essere dato maggior peso ai pareri dei medici
specialisti (N. 3083 CIGI). Seguendo poi il N. 3086 CIGI, occorre dare maggior
peso alle indicazioni fornite dai medici specialisti e dunque al dottor __________,
che con lettera del 25 settembre 2017 (doc. M) ha confermato quanto esposto nel
rapporto del 30 settembre 2016 e quindi un’inabilità lavorativa del 100%, non
senza sottolineare il trattamento ad altissimo dosaggio di Venlafaxina,
analgesici e neurolettici con scopo ansiolitico e analgesico.

Nell’ottobre 2017 (doc. N) il neurochirurgo dr. med. __________ ha
constatato un peggioramento della lombalgia e della radicolopatia, ribadendo la
necessità di un intervento chirurgico e considerando l’interessata non abile al
lavoro al 100%, mentre non si è pronunciato sulla capacità in attività
domestiche. Da parte sua, lo psichiatra curante ha ribadito il 15 maggio 2018
(doc. P) che l’assicurata era completamente inabile anche nella attività di
casalinga dal 21 aprile 2015 in poi.

In conclusione, l’insorgente ha evidenziato come la sua inabilità
lavorativa sia in attività professionale sia in attività adatte, come anche
nell’attività di madre e casalinga, sia stata accertata in modo lacunoso e
arbitrario e che i formulari forniti dall’Ufficio AI per i rapporti medici non
siano idonei all’accertamento della capacità lavorativa in ambito domestico non
prevedendo neppure la domanda su questa tematica. Anche le inchieste per
l’economia domestica hanno indagato la sua inabilità lavorativa in modo
arbitrario, assegnando l’importanza alle varie attività senza tenere conto
della tenera età dei bambini e quindi del relativo grande carico di lavoro.
Nemmeno viene accertata l’effettiva inabilità lavorativa della ricorrente né
quantificato il tempo in ore dell’aiuto prestato dal marito, valutazione che
spetta all’autorità giudicante e non all’assistente sociale, né tiene conto del
parere dei medici specialistici in ambito psichico. Le inchieste sono state
allestite senza la necessaria indipendenza e imparzialità del perito, ledendo
poi il suo diritto di essere sentita.

Pur peggiorando la situazione dal punto di vista neurologico,
reumatologico e psichiatrico, la ricorrente ha rimproverato all’amministrazione
di avere ritenuto come dal 16 aprile 2015 il suo grado di incapacità lavorativa
sia solo del 30% in attività adeguate, perciò la decisione impugnata non
considera affatto i pareri specialistici del neurochirurgo dr. med. __________
e dello psichiatra dr. __________ che, entrambi, hanno certificato un’inabilità
lavorativa totale dal 2015 ad oggi. Malgrado ciò, nemmeno è stata richiesta una
perizia pluridisciplinare aggiornata, l’unica agli atti essendo risalente al
2015.

Infine, l’insorgente ha fatto presente come nel calcolo della
rendita non sia stato considerato il periodo di inabilità lavorativa del 100%
dal 16 gennaio al 16 aprile 2015.

 

                                1.6   Sentito il dr. med. __________
del Servizio Medico Regionale che si è pronunciato sulla validità
dell’inchiesta a domicilio per casalinghe e sul rapporto del collega psichiatra
curante (doc. VIII/1), con risposta del 12 giugno 2018 (doc. VIII)
l’amministrazione ha proposto di respingere il ricorso, contestando in primo luogo
la pretesa violazione del diritto di essere sentita dell’assicurata, avendo
essa avuto la possibilità di prendere visione dell’incarto e di esprimersi al
riguardo dopo il progetto di decisione del 2017.

L’Ufficio AI ha osservato di avere fondato la valutazione della
residua capacità lavorativa sulla dettagliata, completa e approfondita perizia
pluridisciplinare effettuata dal Servizio Accertamento Medico e sulla successiva
perizia reumatologica di decorso del dr. med. __________, i quali hanno tenuto
conto delle valutazioni specialistiche esterne oltre che dei propri personali accertamenti.
Alla perizia SAM del 13 agosto 2015 va dunque conferita piena forza probatoria
avendo tenuto conto di tutte le affezioni invalidanti di cui era affetta
l’assicurata e giungendo a una conclusione logica della sua capacità lavorativa.
Nel rapporto del 12 ottobre 2016 il perito reumatologo ha constatato che lo
stato di salute dell’assicurata risultava sostanzialmente invariato rispetto alla
sua precedente valutazione e si era espresso pure sull’abilità come casalinga.

Alla luce del parere del dr. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, in assenza di prove atte a inficiare la valutazione del SAM e
dell’SMR, le stesse sono valide basi di giudizio e non è dunque giustificato
esperire ulteriori accertamenti di natura medica. È quindi da ritenere
dimostrato che dal 16 aprile 2015 l’assicurata risultava abile al lavoro al 30%
nell’attività abituale di venditrice e al 70% in attività adeguate rispettose
dei limiti funzionali così pure al 70% come casalinga.

Il grado di invalidità è stato determinato con il metodo misto.

In merito alla valutazione effettuata dall’assistente sociale come
casalinga attraverso le due inchieste economiche secondo la giurisprudenza in
materia, l’Ufficio AI ha osservato che sulla base degli accertamenti fatti
presso il domicilio dell’assicurata e dopo avere fissato gli impedimenti per
ogni mansione consueta, nei due rapporti l’assistente sociale ha stabilito una
limitazione complessiva del 29% e del 29,5%. Le singole attività domestiche
sono state ripartite conformemente al N. 3086 CIGI ed è stato tenuto conto
della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall’obbligo di reciproca
assistenza e cooperazione alla prosperità dell’unione coniugale conformemente
all’art. 163 CC, ciò che qui ha permesso di ritenere sicuramente adeguate le
percentuali di impedimento evidenziate per le mansioni che comportavano un
maggior impiego e sforzo fisico, che tenevano giustamente conto della
collaborazione del marito. Secondo l’Ufficio AI, valutando i singoli
impedimenti, con motivazioni pertinenti l’assistente sociale ha tenuto conto
delle dichiarazioni dell’assicurata riguardo alle limitazioni ad eseguire
alcune attività domestiche, impedimenti che sono compatibili con le difficoltà
accertate dal profilo medico. Non va poi dimenticato che le conclusioni
dell’assistente sociale sono state confermate dallo psichiatra dell’SMR e ciò
conformemente alla giurisprudenza, che richiede una valutazione da parte di uno
specialista quando si è in presenza di disturbi psichici. Peraltro, di massima,
alla perizia specialistica in ambito psichiatrico occorre dare maggiore valenza
rispetto all’inchiesta economica per casalinghe, poiché per l’assistente
sociale è più difficile valutare le limitazioni derivanti da una patologia
psichica (STF 9C_201/2011 del 5 settembre 2011). Nel caso concreto, il grado di
invalidità del 29% determinato a seguito dell’inchiesta domiciliare equivale a
quello del 30% emerso dalla valutazione peritale e va così confermato.

Per la parte salariata, nel raffrontare i redditi la ricorrente
non ha contestato i dati statistici utilizzati, perciò l’amministrazione ha
rinviato integralmente ai calcoli esposti nella decisione.

Infine, in merito al periodo di inabilità lavorativa completa in
qualsiasi attività dal 16 gennaio al 16 aprile 2015, l’Ufficio AI non l’ha
considerato ai fini della determinazione del diritto alla rendita, perché il
peggioramento intercorso non è durato oltre i tre mesi (art. 88bis OAI).

 

                                1.7   Chiesta (doc. X) e ottenuta
una proroga (doc. XI), il 23 agosto 2018 (doc. XII) la ricorrente ha prodotto
un nuovo certificato medico del 30 luglio 2018 (doc. O) del dr. med. __________
(doc. O) e del 22 agosto 2018 (doc. W) del dr. med. __________ (doc. W), sulla
scorta dei quali ha ribadito le proprie pretese.

In via subordinata, ha chiesto che dopo l’interruzione al 31
luglio 2015 del diritto al quarto di rendita, dal 1° gennaio 2018 rinasca il
diritto a una mezza rendita di invalidità.

La ricorrente ha criticato la presa di posizione del dr. med. __________,
imputandogli di non avere sufficientemente considerato le sue difficoltà nella
cura dei figli e nei lavori domestici, tanto che i figli, seppure ancora
piccoli (6, 9 e 12 anni), hanno iniziato a collaborare ai lavori domestici
accanto al marito che si è accollato tutte queste incombenze oltre al lavoro di
cuoco che svolge dalle 15 alle 24.

In seguito, l’assicurata ha nuovamente evidenziato l’incompletezza
e l’inattendibilità delle perizie, in particolare delle inchieste economiche e
della perizia psichiatrica.

A suo dire, nell’inchiesta economica del 2013 e in quella del 2016
non v’è alcun paragone riguardante l’attività dell’assicurata prima del danno
alla salute con quella che può svolgere in seguito. Non è stato detto che prima
dell’insorgenza del danno l’interessata si occupava da sola dei due figli
piccoli perché il marito lavorava fuori Cantone per garantire un’entrata
economica maggiore e nemmeno che egli ha dovuto rinunciare a tale lavoro per
tornare a casa nel febbraio 2011 per occuparsi al 100% della famiglia.
L’assistente sociale non ha proceduto a un confronto delle attività domestiche
prima e dopo il danno alla salute e nemmeno ha quantificato l’aiuto del marito
e dei bambini, valutando invece, seppure non di sua competenza, l’esigibilità
dell’aiuto del marito. Anche l’importanza assegnata alle varie funzioni
nell’economia domestica dipende dalla struttura familiare e dall’analisi
dell’attività della persona prima del danno alla salute; in specie, le
inchieste economiche sono contraddittorie e hanno assegnato delle percentuali
di importanza e di impedimento ridicole per la cura dei bambini. Non sono
inoltre stati elencati tutti i lavori che vengono delegati al marito e neppure
quantificate le ore che egli presta per la cura dei figli e della casa. La
ricorrente ha quindi proposto una diversa ripartizione dei compiti e degli
impedimenti, per giungere a un’invalidità complessiva (salariata e casalinga)
del 42%.

Anche la perizia psichiatrica della dr.ssa __________ non è
dettagliata a sufficienza, perché non analizza nello specifico l’inabilità
nella cura dei figli e nell’attività domestica, ma solo in ambito
professionale. La ricorrente ha evidenziato una contraddizione: pur avendo la
perita ripetutamente constatato che il marito ha lasciato il lavoro di cuoco
per accudire la famiglia, ha ritenuto che essa era abile al 100% nell’attività
di casalinga potendo organizzarsi nei tempi e nei compiti come già faceva e per
di più dopo avere affermato che doveva continuare le cure psichiche.

Inoltre, la prognosi indicata dalla psichiatra stride con quella,
favorevole, esposta dal dr. med. __________ dell’SMR nel 2016.

L’insorgente ha infine criticato il calcolo del grado AI,
affermando che sulla scorta del nuovo metodo misto di calcolo si ottiene un
risultato di 50,181% dal 1° gennaio 2018, contro i 35,615% della decisione
impugnata.

 

                                1.8   Il 10 settembre 2018 (doc.
XIV) l’amministrazione ha preso posizione sulle contestazioni della ricorrente
dopo avere sentito il dr. med. __________ sui due nuovi referti medici prodotti
(doc. XIV/1) e ha ribadito che l’assistente sociale ha debitamente spiegato i
motivi per i quali ha attribuito una determinata percentuale di impedimento
considerando i limiti funzionali accertati dai medici e l’esigibilità di aiuto
da parte dei familiari. Inoltre, le inchieste sono state esaminate e approvate
dai medici.

L’Ufficio AI ha infine confermato il calcolo del grado di
invalidità, ricordando che i redditi da valida e da invalida sono stati
riportati alla percentuale di impiego del 50%, ma che anche se si riportassero
entrambi al 100% il risultato non cambierebbe.

 

                                1.9   Nello scritto del 24
settembre 2018 (doc. XVI) la ricorrente ha nuovamente contestato il metodo
misto di calcolo utilizzato dall’amministrazione riproponendo la sua soluzione,
che sarebbe conforme all’art. 27bis OAI modificato dal 1° gennaio 2018 e che giungerebbe
a un grado AI totale del 50,181%.

Inoltre, con il nuovo metodo il grado di invalidità delle mansioni
consuete è determinato mediante il confronto delle attività, ciò che invece
l’assistente sociale non ha proceduto a fare, non confrontando le attività
svolte prima e dopo l’aggravarsi del suo stato di salute, ma limitandosi a una
lacunosa descrizione delle attività casalinghe a quel momento, sia nella prima
inchiesta del 2013 sia nella seconda del 2016, dove, in quest’ultima, il
raffronto è stato addirittura fatto con le attività svolte al momento della
prima inchiesta e non prima dell’aggravarsi del suo stato di salute. La
circostanza che i medici abbiano avallato dette inchieste non è determinante,
avendo i medici ambiti di competenza diversi dagli assistenti sociali.

Da ultimo, la ricorrente ha puntualizzato alcuni aspetti sollevati
dai suoi due medici curanti confrontandoli con il parere del dr. med. __________
del Servizio Medico Regionale.

 

                              1.10   Il 29 aprile 2019 (doc. XVIII)
il giudice delegato ha informato la ricorrente della possibilità di una reformatio
in pejus dandole la possibilità di ritirare il ricorso, ma con scritto del
17 maggio 2019 (doc. XIX) l'insorgente ha comunicato di mantenere il ricorso.

considerato                    in diritto

 

                                2.1   Oggetto del contendere è
sapere se, correttamente, l’Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito
all’assicurata, salariata al 50% e casalinga al 50%, una rendita di invalidità
temporanea di un quarto solo per il periodo intercorrente dal 1° aprile 2012 al
31 luglio 2015, poiché sulla base della perizia pluridisciplinare del 13 agosto
2015, del complemento peritale del 12 ottobre 2016 e dell’inchiesta domiciliare
del dicembre 2016, dal profilo medico è stato riscontrato che la situazione era
stazionaria dal profilo reumatologico, mentre era migliorata in ambito psichico.
La ricorrente sarebbe inabile al lavoro al 60% nella sua attività di venditrice
al dettaglio dal 2006 e al 70% dal 16 aprile 2015, mentre abile al 40% dal
gennaio 2006 e al 70% dal 16 aprile 2015 in altre attività adeguate così come
casalinga. Dal calcolo effettuato con il metodo misto di raffronto risulterebbe,
tenuto conto del grado di invalidità come casalinga del 29% dal 2007 e del 29,5%
dal 2015, un grado AI complessivo, arrotondato, del 40% dal 2007, ma del 35%
dall’aprile 2015, perciò tre mesi dopo il miglioramento la rendita di
invalidità decadrebbe in virtù dell’art. 88a cpv. 2 OAI.

 

                                2.2   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid.
1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini,
op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende,
d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità
di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1°
gennaio 2007: TF] con sentenza U
156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

 

                                2.3   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto di incapacità di guadagno non è
possibile, poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica
l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al
guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità; SVR 1996 IV Nr.
76 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136).

 

In questo senso, l'art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità
dell'assicurato che non esercita un'attività lucrativa ma svolge
le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che
intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in deroga all'articolo 16 LPGA,
in funzione dell'incapacità di svolgere le mansioni consuete.

L’art. 27 cpv. 1 prima frase OAI, nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2017, precisa a sua volta che per mansioni consuete di una persona
senza attività lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in
particolare gli usuali lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le
attività artistiche e di pubblica utilità.

 

Secondo la prassi amministrativa, per il confronto si considerano
soltanto attività assimilabili a quelle lucrative (come il lavoro domestico,
amministrazione di patrimoni, attività benevole gratuite, ecc.). Sono quindi
escluse le attività del tempo libero (N. 3082 delle Direttive concernenti
l'invalidità e la grande invalidità (CIGI), edite dall'UFAS, in vigore dal 2015
nel tenore in essere fino al 31 dicembre 2017). L'invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un'inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quelle che può svolgere posteriormente,
applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, 1995,
pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).

Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità
se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno
parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia
essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è
ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei
lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

Va qui segnalato che nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2018, l’art. 27 cpv. 1 OAI prevede che per mansioni
consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di assicurati occupati
nell'economia domestica s'intendono gli usuali lavori domestici nonché la cura
e l'assistenza ai familiari.

Il nuovo art. 27 cpv. 2 OAI stabilisce che per
mansioni consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di membri di comunità di
religiosi s'intende ogni attività svolta nella comunità.

 

Con la modifica dell’Ordinanza sono state adeguate
le attività nell’ambito delle mansioni consuete svolte dalle persone occupate
nell’economia domestica (cfr. R. Leuenberger
- G. Mauro, “Changements dans la méthode mixte”, in Sécurité sociale
1/2018 pag. 40 seg (45-46)).

Come emerge dalle spiegazioni pubblicate
dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali alla Modifica dell’ordinanza
del 17 gennaio 1961 sull’assicurazione per l’invalidità (OAI) – Valutazione
dell’invalidità per gli assicurati che esercitano un’attività lucrativa a tempo
parziale (metodo misto) – in merito agli adeguamenti dal 1° gennaio 2018
concernenti l’applicazione del metodo misto in seguito alla sentenza 7186/09
della Corte europea dei diritto dell’uomo del 2 febbraio 2016, si è dunque
posto l’accento sulle attività che possono essere equiparate a un’attività
lucrativa ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 LAI.

Si tratta delle attività che soddisfano il criterio
dei terzi, vale a dire che, in caso di impossibilità dell’assicurato di
svolgerle da sé, possono essere tipicamente eseguite da terzi dietro pagamento.
Le attività volontarie svolte al di fuori dell’economia domestica, come le
attività artistiche o di pubblica utilità, non possono invece essere equiparate
a un’attività lucrativa e quindi riconosciute come mansioni consuete, se non in
casi speciali (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2). Queste occupazioni non vanno
dunque disciplinate in modo generale dall’OAI e pertanto non sono più
espressamente menzionate nell’Ordinanza (cfr. punto 1.2 pag. 6 delle citate
spiegazioni dell’UFAS).

 

Come evidenziato dall’Ufficio federale sugli
adeguamenti del metodo misto (cfr. punto III pag. 9), dal 1° gennaio 2018 il
nuovo art. 27 OAI pone quindi l’accento sui lavori domestici necessari che
possono essere equiparati ad un’attività lucrativa.

Per stabilire se un’attività nell’ambito delle
mansioni consuete possa essere equiparata a un’attività lucrativa, è
determinante il criterio dei terzi e quindi bisogna chiedersi se si
tratti di un’attività che può essere eseguita da terzi (persone o ditte) dietro
pagamento.

È per esempio il caso di lavori domestici necessari
come la pianificazione e l’organizzazione della conduzione dell’economia
domestica, la preparazione dei pasti (inclusa la pulizia della cucina), la
pulizia dell’abitazione, gli acquisti e le altre mansioni nonché il bucato e la
manutenzione dei vestiti. Se non possono essere ripartite tra gli altri
familiari nel quadro dell’obbligo di ridurre il danno, infatti, queste attività
dovranno essere affidate a servizi esterni a pagamento (persone di servizio).

Oltre ai citati classici lavori domestici, va
considerata anche la cura e l’assistenza ai familiari; rilevante è però che
essi vivano nella stessa economia domestica dell’assicurato.

 

Va ancora osservato che sia per i lavori domestici
che per la cura e l’assistenza ai familiari, non si tiene però conto delle
attività che vengono già svolte da terzi. Sono infatti prese in considerazione
esclusivamente le attività che vengono affidate a terzi a proprie spese solo dopo
l’insorgere del danno alla salute. Se, per contro, l’assicurato ricorreva a
prestazioni di terzi a proprie spese già prima dell’insorgere del danno
alla salute, allora per queste attività non v’è una limitazione di cui tenere
conto, dato che continuano ad essere svolte da terzi come prima.

 

Ritenuto come la modifica riguardante le mansioni
consuete nell’economia domestica ha dunque lo scopo di porre l’accento sulle
attività fondamentali di ogni economia domestica, le attività puramente
ricreative – le attività artistiche e di pubblica utilità vanno qualificate
quali attività puramente ricreative, se non possono essere eseguite da terzi
dietro pagamento - non rientrano tra le attività da considerare nell’ambito
delle mansioni consuete (DTF 125 V 157 consid. 5c/bb).

Le nuove norme dell’Ordinanza hanno comportato la
modifica della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità
nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) la quale, valida dal 1° gennaio 2015
e nella versione in vigore dal 1° gennaio 2018, ai NN. 3081 segg. spiega come
deve procedere l’assistente sociale nella sua inchiesta
domiciliare per calcolare il grado di invalidità in generale.

Per ciò che concerne il caso in esame, di regola si ritiene che i
lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica comprendono queste
cinque attività usuali: pasti, pulizia e ordino dell’alloggio, acquisti e altre
commissioni, bucato e cura dei vestiti, cura e assistenza ai figli e/o ai
familiari, per le quali è assegnato un rispettivo limite massimo (N. 3087
CIGI).

Il grado di disabilità per ogni singola attività risulta dal
confronto percentuale tra la ponderazione senza disabilità – stabilita
dall’assistente sociale (N. 3083 CIGI) - e la limitazione dovuta alla
disabilità (N. 3085 CIGI).

                                2.4   Nel
caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza
dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna
applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato
esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente
nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa attività è valutata secondo
l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per
questa attività è determinata secondo il capoverso 2.
 In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa o della
collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte dello svolgimento
delle mansioni consuete e valutare il grado di invalidità nei due ambiti.

Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal
TFA in DTF 125 V 146.

Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo
misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a
tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all'attività casalinga, è
conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata
una violazione dell'art. 8 CEDU (STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151).

Questa giurisprudenza è stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137
V 334, DTF 133 V 504 e DTF 133 V 477.

 

In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato
la propria giurisprudenza e ha ammesso la possibilità di prendere in
considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello
svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo
misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

Ricordato che il metodo misto è previsto per le persone che
esercitano un’attività lucrativa e che oltre a questa conducono un’economia
domestica o svolgono altre mansioni ai sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5
cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002), secondo
giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione esigibile in un’attività
lucrativa senza che questo tempo libero venga consacrato allo svolgimento delle
mansioni consuete è irrilevante ai fini del metodo di valutazione dell’invalidità.
In quest’ultima fattispecie è applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V
51).

Chiamata a pronunciarsi in un caso in cui si trattava di valutare l'invalidità per gli assicurati che esercitano un'attività lucrativa a
tempo parziale senza consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle
mansioni consuete, l’Alta Corte, nella DTF 142 V 290, ha stabilito che la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che concerne il metodo di confronto
dei redditi applicabile alle persone che esercitano un'attività lucrativa a
tempo parziale senza consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle
mansioni consuete, deve essere precisata, nel senso che la limitazione
nell'ambito lucrativo - in funzione dell'estensione del tasso ipotetico
d'attività lucrativa parziale - deve essere considerata in modo proporzionale (cfr.,
al riguardo, STCA 32.2015.119 e STCA 32.2015.120, entrambe del 2 agosto 2016).

 

Ancorché non applicabile alla presente fattispecie, va ricordata
la giurisprudenza sviluppata dal TF dopo la sentenza 7186_09 del 2 febbraio
2016 nella causa Di Trizio contro Svizzera - divenuta definitiva a seguito del
rifiuto, in data 4 luglio 2016, da parte della Grande Camera della Corte
europea dei diritti dell’uomo, della richiesta avanzata dalla Svizzera di un
riesame della stessa -, nella quale la seconda sezione della Corte europea dei
diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una fattispecie in cui il TF
aveva confermato la soppressione del diritto alla rendita nel caso di
un’assicurata che, dopo la nascita di due gemelli, con l’applicazione del
metodo misto non raggiungeva più un grado di invalidità pensionabile (STF
9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4 voti contro 3)
che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU, che non
va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 6
CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione dell’art. 8
CEDU preso da solo.

La Corte europea - ricordato che non incombe a lei annullare e/o
abrogare delle disposizioni di diritto interno riconosciute contrarie alla CEDU
e che le sue sentenze hanno essenzialmente un carattere declaratorio - ha
precisato che la Svizzera può scegliere liberamente, nella misura in cui queste
soluzioni siano compatibili con le conclusioni di questo giudizio, in quale
maniera conformarsi all’art. 46 CEDU evidenziando che, avuto riguardo
all’insieme delle circostanze e al principio della sicurezza del diritto, la
violazione della CEDU ravvisata nel caso esaminato non esige che si rimettano
in discussione gli atti o le situazioni giuridiche analoghe stabilite
precedentemente a questa sentenza (sul tema vedi pure la STCA 32.2015.66 del 17
marzo 2016).

 

Nella STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016, pubblicata in DTF 143 I
50, pronunciandosi sulla domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 20
luglio 2008 a seguito della succitata sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016
della Corte europea dei diritti dell’uomo, la nostra Massima istanza ha
evidenziato che la pronuncia della Corte europea concerneva un’assicurata che,
al beneficio del diritto ad una rendita quale salariata al 100%, si è vista in
seguito negare il diritto alle prestazioni solo perché, ritenuta la nascita dei
figli e la conseguente riduzione del grado di occupazione, è stata considerata
come una lavoratrice a tempo parziale con mansioni consuete (conduzione di
un’economia domestica).

Questo nuovo status, essendo un motivo di revisione, ha avuto come
conseguenza il cambiamento del metodo da applicare per il calcolo del grado di
invalidità - dal metodo ordinario del confronto dei redditi (valido nei casi di
assicurati con un’occupazione a tempo pieno) si è passati al metodo misto
(valido nei casi di attività a tempo parziale e svolgimento di mansioni
consuete) - che, nel caso concreto, ha portato alla soppressione della rendita
in via di revisione rispettivamente alla limitazione temporale del diritto alla
rendita riconosciuta con effetto retroattivo.

L’Alta Corte ha perciò concluso che vi è una violazione dell’art.
14 combinato con l’art. 8 CEDU allorquando le scelte (rientranti nella sfera di
protezione dell’art. 8 CEDU) prese dalla persona assicurata costituiscono la sola
causa del cambiamento di status e a seguito dell’applicazione del nuovo metodo
di calcolo del grado d’invalidità (metodo misto) risulta la soppressione
della rendita in via di revisione rispettivamente la limitazione temporale del
diritto alla rendita riconosciuta con effetto retroattivo.

In una tale costellazione, allorquando questa è riconducibile unicamente
ad un cambiamento di status e meglio al passaggio da assicurato con
un’occupazione a tempo pieno a quella di assicurato attivo parzialmente con
mansioni consuete, per ristabilire uno stato conforme alla CEDU bisogna
rinunciare alla soppressione della rendita ai sensi dell’art. 17 LPGA.

Il Tribunale federale ha pertanto concluso che in questo
caso la soppressione del diritto ad una rendita non è conforme alla CEDU. Per
la ricorrente ciò ha significato che il diritto alla mezza rendita andava
ripristinato anche dopo il 31 agosto 2004.

 

La nostra Massima istanza - rilevato che le precedenti considerazioni
portavano all’accoglimento della domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 28
luglio 2008 e rinviando alla Lettera circolare n. 355 del 31 ottobre 2016
dell’UFAS - ha infine specificato che il giudizio del 2 febbraio 2016 della
Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, all’infuori della
costellazione descritta al considerando 4.1, nulla mutava all’applicabilità del
metodo misto (STCA 32.2016.21 del 17 febbraio 2017).

 

L’interpretazione data dal Tribunale federale nella DTF 143 I 50
(STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016) è stata criticata dalla dottrina (u. Kieser, Gemischte Methode: ein Blick
auf die bisherige Rechtsprechung, in: HAVE 2016 pag. 471 seg. (474);
A. Mengis, IV Mutloser Entscheid
des Bundesgerichts, in: Plädoyer 1/17 pag. 12 seg.).

 

Con sentenza 9C_604/2016 del 1° febbraio 2017, pubblicata in DTF
143 I 60, il Tribunale federale ha confermato il contenuto della DTF 143 I 50,
aggiungendo al considerando 3.3.3 che la stessa non si applica soltanto nel
caso di soppressione di una rendita in caso di revisione allorquando questa è
riconducibile unicamente ad un cambiamento di status e meglio al passaggio da
assicurato con un’occupazione a tempo pieno a quella di assicurato attivo
parzialmente con mansioni consuete, ma anche nel caso di riduzione della
prestazione in caso di revisione.

 

Nella STF 9C_525/2016 del 15 marzo 2017 il TF ha sottolineato come
l'UFAS medesimo nella direttiva n. 355 del 31 ottobre 2016 ha segnalato che il
Consiglio federale sta cercando di trovare una soluzione adeguata al problema (sull’argomento
vedi la STCA 32.2017.53 del 13 novembre 2017 e la STCA 32.2016.86 del 15 maggio
2017).

 

Come detto, il 1° gennaio 2018 sono entrati in vigore gli articoli
27 e 27bis cpv. 2-4 OAI nel loro nuovo tenore (cfr. RU N. 107 del 19
dicembre 2017, pagg. 7581-7582). Al riguardo, dal comunicato stampa del 1° dicembre
2017 dell’UFAS intitolato “Maggiore equità nel calcolo del grado
d’invalidità dei lavoratori a tempo parziale”, risulta che “(…) il Consiglio federale introduce un nuovo modello
di calcolo per determinare il grado d'invalidità dei lavoratori a tempo
parziale, che contribuisce a migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro
e soddisfa anche le richieste della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nella
sua seduta del 1° dicembre 2017, il Consiglio federale ha fissato l'entrata in
vigore della relativa modifica d'ordinanza al 1° gennaio 2018. (…)”.

 

                                2.5   Al fine di determinare il
metodo di calcolo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa.

Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non
esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non
fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto modifiche
rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte
le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie,
familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale, le affinità
e la personalità dell'assicurato.

 

A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un'importanza
decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d'esistenza
nel caso del mancato esercizio di un'attività lucrativa rispettivamente alla
necessità economica di una simile attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996
AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30
agosto 2012 consid. 3 e la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 61-62 e Blanc,
La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la
volontà ipotetica dell’assicurato che, in quanto fatto interno, deve essere in
regola generale dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012
consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1).

 

Va ancora rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad
ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l'attività
esercitata dall'assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF
117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer,
op. cit., pag. 288; Blanc, op.
cit., pag. 190-191).

 

                                2.6   Trattandosi infine
dell’attribuzione di una rendita limitata nel tempo, per costante
giurisprudenza, quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per
un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V
120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04
del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005;
I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).

 

L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del
beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la
rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta.

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a
proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in
caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a
cpv. 2 OAI).

 

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e
STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI
è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il
diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).

 

Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa
dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa
origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo
d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato
ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di
revisione né di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005 pubblicata in
Plaidoyer 1/06, pag. 64).

 

                                2.7   Nel caso di specie, a seguito
della domanda di prestazioni del 2011 e dopo avere richiamato gli atti medici ritenuti
determinanti, il Servizio Medico Regionale ha reputato necessario, il 23 maggio
2014 (doc. 56), sottoporre l’assicurata a una perizia pluridisciplinare
(neurologica, reumatologica e psichiatrica).

 

La perizia è stata allestita il 13 agosto 2015 (doc. 79), dopo che
il Servizio Accertamento Medico ha avuto modo di visitare l’assicurata i giorni
9, 11, 15, 18 e 25 giugno 2015 per accertamenti pluridisciplinari
ambulatoriali. Riassunti i certificati medici messi a sua disposizione
dal 1998 al 2015, il SAM ha esposto l’anamnesi familiare, personale-sociale e
professionale, patologica, sistemica, le affezioni attuali, la descrizione
della giornata e la terapia.

Nelle constatazioni obiettive il perito ha descritto lo status
dell’assicurata, gli esiti degli esami di laboratorio effettuati il 31 marzo
2015 e degli esami radiologici del 14 novembre 2014.

 

Il 15 giugno 2015 il dr. med. __________, specialista FMH in
reumatologia, ha sottoposto l’assicurata a una valutazione e nel suo rapporto
del 19 seguente (doc. 79 pag. 275) ha esposto l’anamnesi reumatologica da terzi
dal 1998 al 2015, i dati soggettivi (dolori brucianti cervicali irradianti
occipitofrontali associati a dolori brucianti alla muscolatura dei trapezi
bilaterali, omerali bilaterali, a formicolii a tutte le dita delle mani, dolori
alla coscia sinistra che irradiano tutto l’arto, camminare 10min), i dati oggettivi
con lo stato generale, il sistema locomotore (colonna vertebrale e
articolazioni periferiche) e quello nervoso cursorio.

Il reumatologo aveva individuato 10 su 18 punti fibromialgici
positivi e aveva osservato che durante l’anamnesi del dolore l’assicurata era
rimasta seduta spostandosi ogni tanto sulla sedia, movimenti eseguiti anche
quando stava seduta sul bordo del lettino durante l’esame clinico; in posizione
eretta manteneva l’arto inferiore sinistro scaricato. Inoltre, prima e dopo
l’esame clinico l’interessata si era spogliata e rivestita autonomamente;
mostrava una zoppia antalgica a sinistra che si risolveva dopo alcuni passi.

Lo specialista ha posto la diagnosi con ripercussione sulla
capacità lavorativa di emisindrome del dolore cronico a sinistra in: discopatie
L4/L5 e L5/S1, importanti disturbi statici del rachide tendenzialmente piatto
con scoliosi destroconvessa dorsale e sinistroconvessa lombare, esiti da
spondilodesi di derotazione TH11-L4 il 6 gennaio 1998, esiti da decompressione
microchirurgica osteolegamentosa L5/S1 a sinistra per claudicatio neurogena S1
a sinistra, prevalente, il 13 gennaio 2015, decondizionamento e sbilancio
muscolare. Periartropatia omeroscapolare a destra.

Quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa è
stata individuata una sindrome fibromialgica generalizzata.

Nella sua valutazione il perito ha riassunto l’iter medico a cui
si è sottoposta l’assicurata con le visite e le operazioni chirurgiche e ha esposto
di volta in volta i dati soggettivi lamentati. Egli ha rilevato che l’esito
dell’intervento chirurgico del 1998 è stato inizialmente favorevole, con
tuttavia recrudescenza dei dolori dorsolombari in occasione delle prime due
gravidanze nel corso del 2005 e del 2008 e infine un netto peggioramento dei
dolori con pure apparizione dell’irradiazione nell’arto inferiore sinistro nel
corso del 2012. Anche il decorso della decompressione microchirurgica
osteolegamentosa L5/S1 a sinistra del 13 gennaio 2015 ha avuto un decorso
sfavorevole. A suo dire, i documentati 10 su 18 punti fibromialgici positivi
ripartiti con una certa simmetria alla parte superiore e inferiore del corpo,
che definivano la diagnosi di sindrome fibromialgica generalizzata fino a quel
momento mai descritta dai curanti, erano in grado di spiegare gran parte dei
dolori riferiti dall’assicurata.

L’esperto non aveva opzioni terapeutiche reumatologiche da
proporre in grado di migliorare la capacità funzionale e di carico residua,
secondo cui l’assicurata poteva molto spesso sollevare e portare pesi fino a
5kg all’altezza dei fianchi, talvolta fino a 5kg sopra l’altezza del petto;
poteva maneggiare molto spesso attrezzi di precisione, spesso attrezzi di media
entità, di rado attrezzi pesanti; la rotazione manuale era normale.
L’assicurata poteva di rado effettuare lavori al di sopra della testa, di rado
effettuare la rotazione del tronco, talvolta assumere la posizione seduta e
inclinata in avanti, di rado la posizione in piedi e inclinata in avanti,
poteva spesso assumere la posizione inginocchiata, molto spesso effettuare la
flessione delle ginocchia, di rado assumere la posizione accovacciata. Essa
poteva assumere talvolta la posizione seduta di lunga durata e in piedi di
lunga durata, dovendo tuttavia avere la possibilità di alternare le posizioni
corporee al bisogno. Infine, l’interessata poteva molto spesso camminare fino a
50 metri, talvolta oltre 50 metri, come pure talvolta camminare su terreno
accidentato e salire le scale, ma mai quelle a pioli.

Il reumatologo ha da ultimo ricordato che l’assicurata era stata
valutata il 10 ottobre 2013 dal dr. med. __________, specialista FMH in
medicina interna attivo presso il Servizio Medico Regionale, il quale era
giunto alla conclusione che l’interessata era inabile al lavoro nella misura
del 70% nella sua attività di venditrice, mentre in un’attività medio
leggera era inabile al 30%, lo stesso come casalinga. Secondo il perito,
tale valutazione era applicabile fino al giorno dell’intervento neurochirurgico
di decompressione osteolegamentosa L5/S1 a sinistra del 16 gennaio 2015;
successivamente, e per la durata di tre mesi, l’assicurata andava considerata
inabile al lavoro totalmente, quindi dal 16 gennaio al 16 aprile 2015; dal 16
aprile 2015 l’esperto ha riconfermato l’inabilità lavorativa del 70%
come venditrice e l’incapacità lavorativa del 30% sia in attività adatta
allo stato di salute attuale tenendo conto di tutti i limiti funzionali e di
carico indicati, sia come casalinga, sempre dal 16 aprile.

 

Il 18 giugno 2015 il dr. med. __________, FMH neurologia, ha
visitato l’assicurata e il giorno seguente (doc. 79 pag. 269) ha redatto la sua
perizia esponendo l’anamnesi, lo stato neurologico con la documentazione
radiologica del 2012 e del 2014 e la sua valutazione, in cui ha evidenziato di
non avere trovato, all’esame neurologico, deficit a livello dei nervi cranici e
degli arti superiori, agli arti inferiori non v’erano deficit motori, ma un
deficit sensitivo alla gamba sinistra piuttosto a chiazze concernente la
coscia, il polpaccio latero-posteriore, con una distribuzione chiaramente non radicolare;
v’era poi assenza del riflesso achilleo sinistro che indicava una pregressa
lesione radicolare S1.

Nelle sue conclusioni lo specialista ha ritenuto che l’assicurata
presentava una sintomatologia algica diffusa, insorta progressivamente oltre 8
anni dopo un intervento per scoliosi toracolombare, non riferibile a una
patologia neurologica specifica, ma di competenza principalmente reumatologica,
alla quale si doveva aggiungere una molto probabile residua componente
radicolare L5 e S1 a sinistra con deficit sensitivi, ma non motori e con una
probabile componente dolorosa. La sintomatologia alla gamba sinistra non si
associava a deficit motori e il solo deficit sensitivo come pure la componente
algica determinava sintomi che potevano causare al massimo un’incapacità
lavorativa medico-teorica del 20% - da intendere come riduzione del
rendimento poiché avrebbe dovuto evitare un carico eccessivo della colonna lombare
come pure attività particolarmente pesanti - soprattutto per l’attività di
venditrice, che tende a sollecitare in modo relativamente costante la colonna
vertebrale durante il giorno in posizione principalmente eretta, dal novembre
2014. Per un’attività adeguata che permetteva all’assicurata di non sollecitare
in modo rilevante la colonna vertebrale, che fosse particolarmente leggera, era
abile al lavoro al 100%. Il neurologo ha infine segnalato che teoricamente
dal punto di vista neurologico sarebbero stati possibili provvedimenti di
integrazione professionale, tenendo soprattutto presente della componente
algica alla gamba sinistra, che più rilevanti risultavano gli aspetti
reumatologico-ortopedici nel determinare limitazioni funzionali e che l’interessata
lamentava cefalee di tipo principalmente tensivo che non comportavano
limitazioni funzionali maggiori.

Nel rispondere ai quesiti posti dall’Ufficio AI il perito ha
diagnosticato, con influsso sulla capacità lavorativa, una sindrome
lombovertebrale cronica in: stato dopo stabilizzazione di scoliosi
toracolombare da TH11 e L4 nel 1998, probabile residua sindrome radicolare mista
L5 e S1 a sinistra su stenosi foraminale di origine anche discale L5/S1 a
sinistra, stato dopo intervento di microdiscectomia L5/S1 a sinistra e sindrome
radicolare algica con lievi deficit sensitivi. Le cefalee tensive e la sindrome
algica cronica a tutto il corpo non spiegata da patologia neurologica
costituivano le diagnosi senza influsso.

Inoltre, egli ha precisato che dal 2011 fino a quel momento v’era
stato un certo peggioramento degli aspetti neurologici e che soprattutto da
allora erano apparsi i sintomi irradianti alla gamba sinistra riferibili almeno
in parte alla componente radicolare. Non aveva proposte terapeutiche specifiche
dal profilo neurologico.

 

Infine, l’11 e il 25 giugno 2015 la dr.ssa med. __________,
specialista in psichiatria, ha avuto due colloqui con l’assicurata della durata
di 80 rispettivamente 35 minuti e nel suo rapporto dell’8 luglio 2018 (doc. 79
pag. 254) ha presentato i dati clinici, con l’esame clinico secondo AMDP
8-System in cui ha esposto l’anamnesi, il referto psichico (in cui non ha
rilevato disturbi dello stato di coscienza o vigilanza o fenomeni fobici,
compulsivi o ossessivi, sintomi psicotici quali produzioni deliranti o disturbi
della percezione, ma disturbi dell’attenzione, umore depresso con dichiarazione
di malessere per la condizione attuale, sentimenti di colpa per non riuscire a
rispondere alle richieste dei figli e del marito che le dava un grande aiuto, ha
riferito un sentimento di insufficienza personale e di inadeguatezza in quanto
l’assicurata avvertiva la sensazione di valere molto poco o di essere diventata
un’incapace, viveva un ritiro sociale poiché si sentiva giudicata male dalle
altre persone e ciò le faceva nascere una certa rabbia per la sua condizione,
completamente diversa da quella che era prima del suo matrimonio e prima della
nascita dei figli, insonnia da risvegli notturni multipli accompagnati dalla
presenza di dolori, riduzione del desiderio sessuale) e il referto somatico.

La psichiatra ha analizzato le conseguenze sulla capacità di
lavoro secondo lo schema MINI ICF-APP che descrive le risorse e i deficit,
riscontrando nessun grado di disabilità per il rispetto delle regole e
nell’integrazione nel gruppo, una disabilità lieve nell’emettere giudizi,
nell’assertività, nel contatto con gli altri e nelle relazioni intime, un grado
di disabilità moderato nell’organizzazione dei compiti, nella flessibilità,
nelle competenze, nella persistenza non essendo in grado di assolvere
pienamente i compiti per tutto il periodo necessario, nella cura di sé, un
grado di disabilità tra moderato e grave nelle attività spontanee, mentre tra
grave e completa nella mobilità non uscendo più da sola avendo paura di stare
male, le girava la testa. In conclusione, dal lato psichiatrico nella
professione precedente di venditrice/cassiera nelle condizioni attuali avrebbe
potuto avere qualche difficoltà, mentre per altri lavori, tenendo presenti le
sue limitazioni, in un ambiente adatto avrebbe potuto giovare per un aiuto
all’evoluzione della condizione psicopatologica in atto.

La perita ha evidenziato nell’anamnesi psicofarmacologica che dal
2014 l’interessata assumeva psicofarmaci, poi ha descritto le attività e le
abitudini dell’assicurata e il trattamento psichiatrico attuale (Venlafaxina e
colloqui settimanali con lo psichiatra).

Sono infine state esposte le constatazioni e le conclusioni, in
cui la psichiatra ha espresso il suo punto di vista dopo avere anche avuto un
colloquio con il dr. __________, psichiatra curante. La perita ha confermato la
diagnosi provvisoria del collega - anche perché aveva in cura da pochissimo
tempo l’interessata - di un disturbo di personalità emotivamente instabile tipo
Borderline (ICD-10: F60.31) derivante dalla storia della sua infanzia e dalle
figure dei suoi genitori i cui comportamenti potevano essere probabilmente la
causa dell’insorgenza di un disturbo di personalità.

L’esperta ha osservato che tutto andava bene sino alle gravidanze,
con l’esacerbazione della problematica algica somatica. Prima di allora,
durante la giovinezza, era felice, solare, aperta e allegra, mentre oggi c’è
stata questa caduta depressiva che, a suo dire, aveva una causa
multifattoriale. La componente algica aveva una sua parte, ma molto era da
ascrivere a questa completa trasformazione della sua vita da “libera” a
“chiusa” in casa con i tre figli e il marito. L’assicurata non ha saputo
rispondere alla domanda del perché ha fatto altri figli dopo l’emergere della
situazione dolorosa successiva alla prima gravidanza; da ciò è seguito che il
marito ha rinunciato al suo lavoro di cuoco per trasformarsi in casalingo, ma a
lungo andare questa situazione, secondo l’interessata, si stava rivelando
controproducente: reattività e rabbia in lei e nel marito, sensi di colpa e
recriminazioni, ma tutto questo con una sicura ricaduta sui figli. Come non
avere una deflessione del tono dell’umore, anche se, d’avviso dell’esperta, non
così intensa come dichiarato dal dr. med. __________, tanto che al secondo
colloquio, probabilmente anche con l’aumento dell’antidepressivo, l’assicurata
già dichiarava un miglioramento delle sue condizioni psichiche e la sospensione
del neurolettico forse già stava determinando una riduzione dell’astenia.

Nel secondo colloquio l’assicurata ha informato la psichiatra che se
il marito non trovava lavoro rischiava la perdita del permesso di soggiorno,
lavoro che stava già cercando da tempo, ma era in dubbio viste le sue (di lei) condizioni
di salute. L’interessata ha detto alla perita che la ripresa del lavoro da
parte del marito avrebbe giovato a tutti, ma lei avrebbe avuto bisogno di aiuto
per portare i figli a scuola a causa delle sue condizioni fisiche. L’esperta ha
affermato di non essere d’accordo con il dr. med. __________ nel valutare la
capacità lavorativa psichica nulla, primo perché non corrispondeva al vero circa
le capacità dell’assicurata di attingere alle sue risorse endopsichiche che
avrebbero potuto aiutarla anche a fronteggiare la componente algica somatica e
secondo la ricaduta sui figli sarebbe stata dal punto di vista
educativo/formativo un modello disadattivo circa le modalità di fronteggiare
gli eventi avversi della vita. Perciò la dr.ssa __________ ha suggerito che il
marito trovasse assolutamente un lavoro, anche perché era angosciante per
l’interessata il solo pensiero che lui rientrasse in __________ lasciando la
famiglia da sola, che vi fosse un supporto per accompagnare i figli a scuola e
che l’assicurata fosse aiutata a trovare un’occupazione di lavoro al domicilio
inizialmente per un tempo di lavoro limitato in base alle sue attuali
disponibilità psico-fisiche, poi da valutare.

Le diagnosi sono state di disturbo borderline di personalità
(ICD-10: F60.3) e di disturbo depressivo maggiore, episodio ricorrente, lieve
(ICD-10: F33.0). La perita ha spiegato di essere d’accordo con l’anamnesi
riportata dal curante, ma non per l’intensità. Per il disturbo di personalità
si ritrovava l’instabilità nelle relazioni interpersonali, nell’umore e
nell’impulsività, la rabbia con alle volte anche la perdita di controllo. Per
il disturbo depressivo la psichiatra ha confermato la presenza di deflessione
del tono dell’umore, pensieri pessimistici e di autosvalutazione e di colpa.

Nell’attività da ultimo esercitata quale venditrice/cassiera la
capacità lavorativa era del 70% sia per una limitazione del tempo di
lavoro sia del rendimento, determinato dalla presenza di tensioni, di
irritabilità, accompagnato dalla facile stancabilità che determinano
un’esecuzione delle mansioni con più lentezza e anche con una ridotta
attenzione e concentrazione. A suo dire, una riduzione della capacità
lavorativa era presente dal 2014 e l’evoluzione fino a quel momento era
stazionaria.

La prognosi a medio-lungo termine era difficile da evidenziare, ma
l’esperta ha preventivato una prognosi stazionaria con una però possibilità di
miglioramento o peggioramento a seconda del decorso delle affezioni somatiche e
del mantenimento comunque della presa in carico psicoterapeutica e
psicofarmacologica. A suo avviso, in questo caso anche la condizione familiare
avrebbe potuto avere un grosso influsso sia positivo che negativo sulle
condizioni psichiche dell’assicurata.

Quali misure terapeutiche per migliorare lo stato di salute la
perita ha indicato che l’assicurata doveva continuare la presa in carico
psichiatrica e psicoterapeutica oltre che un sostegno per la gestione dei
figli; tutto ciò avrebbe potuto avere un influsso positivo sulla capacità
lavorativa dal profilo psichico e sulla ripresa totale al 100% della funzione
psichica in 12 mesi, come pure un’integrazione alla psicoterapia con un
approccio specifico sul trauma/integrazione della personalità quale la terapia
EMDR.

Non erano invece necessari provvedimenti integrativi o
professionali, visto che l’assicurata presentava comunque conservate capacità
di rispettare le regole, una certa flessibilità e competenza.

In una attività in cui poteva gestire la sua ridotta persistenza,
la facile affaticabilità e i tempi di esecuzione dei compiti che a quel momento
avevano una latenza piuttosto lunga, l’assicurata era abile al 70%,
inteso come limite funzionale e di rendimento.

Come casalinga non v’era alcuna limitazione a svolgere tale
attività in ragione del 100%, in quanto poteva organizzarsi nei tempi e
nei compiti come già faceva.

 

Il 12 agosto 2015 alle ore 11 i periti del Servizio Accertamento
Medico e i dr. med. __________, __________ e __________ hanno avuto modo di
discutere del caso in teleconferenza in modo esaustivo. Alla luce delle
consultazioni dei tre specialisti, il SAM ha posto le diagnosi con e senza
influsso sulla capacità lavorativa stabilite dai singoli esperti.

Nella valutazione medico-teorica globale dell’attuale
capacità lavorativa della ricorrente nella precedente attività svolta, gli
esperti hanno ritenuto che dal 16 aprile 2015 l’assicurata presentava una
capacità lavorativa del 30% (limiti funzionali, di carico, di rendimento
con necessità di pause supplementari) come venditrice diplomata presso un
negozio di scarpe a causa delle patologie di tipo reumatologico, neurologico e
psichiatrico.

Su piano psichiatrico la presenza di facile esauribilità
psicofisica, la deflessione del tono dell’umore, l’irritabilità e la presenza
di tensioni oltre che un ridotto livello di attenzione e concentrazione
comportavano un ridotto rendimento e del tempo di lavoro per la necessità di pause
supplementari. Sul piano neurologico le limitazioni comportavano la non
esigenza di mansionari che sollecitavano in modo relativamente costante la
colonna vertebrale durante il giorno in posizione principalmente eretta. Dal
profilo reumatologico valevano le limitazioni di carico e funzionali stabilite
dall’esperto. I periti hanno precisato che le limitazioni di ordine psichiatrico
e somatico non andavano considerate cumulabili, in quanto l’importante
limitazione per l’attività di venditrice evidenziata dal lato reumatologico
copriva ampiamente anche quelle psichiatriche e reumatologiche.

Per quanto concerne l’evoluzione cronologica della capacità
lavorativa della ricorrente, gli esperti del SAM hanno ricordato che essa era
stata valutata dal Servizio Medico Regionale come abile al 40% dal 2006
e poi al 30% dall’ottobre 2013, valutazioni con le quali i periti concordavano
pienamente. Successivamente, dall’intervento di chirurgia della schiena
effettuato il 16 gennaio 2015, e per la durata di tre mesi e quindi fino al 16
aprile 2015, l’assicurata andava considerata inabile al lavoro in misura totale
per qualsiasi attività lucrativa. Dopodiché, abile al 30%.

 

La sua capacità lavorativa in attività adeguate, tenendo
conto delle limitazioni funzionali elencate dal perito reumatologo, era del 70%
intesa come rendimento globalmente ridotto sull’arco di un’intera giornata
lavorativa, ma con la necessità di pause supplementari. Attività adeguate erano
quelle in cui l’assicurata poteva gestire la sua ridotta persistenza, la facile
affaticabilità e i tempi di esecuzione dei compiti che a quel momento avevano
una latenza piuttosto lunga. Inoltre, il mansionario doveva rispettare
pienamente tutti i limiti funzionali e di carico espressi in ambito
reumatologico e neurologico. Così come per la capacità in attività precedente,
tale capacità esisteva dal 2006 (valutazione SMR), fatta eccezione per il
periodo dal 16 gennaio al 16 aprile 2015, in cui l’assicurata andava
considerata totalmente inabile in qualsiasi attività.

Come casalinga, la capacità lavorativa medico-teorica
globale era del 70% (giornata lavorativa usuale con limiti funzionali,
di carico e di rendimento) e ciò a decorrere dal marzo 2013, ossia da quando
c’è stata la prima inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica.

Quali provvedimenti professionali medicalmente sostenibili è stato
indicato l’aiuto al collocamento in attività meglio adatte al suo attuale stato
di salute sin da subito, tenendo conto della valutazione della consulente in
integrazione professionale del 30 dicembre 2013. Inoltre, dal lato psichiatrico
l’assicurata doveva continuare con la presa a carico in corso e necessitava di
un sostegno per la gestione dei figli. Era possibile un miglioramento psichico
se c’era una presa a carico psichiatrico-psicoterapeutico e l’appoggio
familiare, con la possibilità anche di una ripresa totale della funzione
psichica nell’arco di un anno.

 

Sulla scorta di questa perizia pluridisciplinare, il 15 settembre
2015 (doc. 81) il dr. med. __________, specialista FMH in medicina interna,
attivo presso il Servizio Medico Regionale, nel rapporto finale SMR ha confermato
le diagnosi stabilite dagli esperti del Servizio Accertamento Medico, così come
i gradi di incapacità lavorativa (nell’attività precedente: 60% dal 2006
al 9 ottobre 2013, 70% dal 10 ottobre 2013 al 15 gennaio 2015, 100%
dal 16 gennaio al 16 aprile 2015 e 70% dal 17 aprile 2015 in poi; in
attività adeguate: 40% dal 2006 al 15 gennaio 2015, 100% dal 16
gennaio al 16 aprile 2015 e 30% dal 17 aprile 2015 in poi; come
casalinga: 30% dal 1° marzo 2013 al 15 gennaio 2015, 100% dal 16
gennaio al 16 aprile 2015 e 30% dal 17 aprile 2015 in avanti; in tutti i
casi intese come riduzione del rendimento fermo restando determinate
limitazioni funzionali sia dal punto di vista psichico sia reumatologico),
osservando che la prognosi era stazionaria dal profilo reumatologico e
favorevole dal punto di vista psichiatrico. Sul piano neurologico la capacità
lavorativa non era limitata, mentre l’inabilità lavorativa stabilita dalla
psichiatra era coperta anche da quella evidenziata dalla perizia reumatologica,
perciò non erano cumulabili.

 

Il 24 agosto 2016 (doc. 97) il dr. med. __________, FMH in
neurochirurgia, espressamente interpellato dall’amministrazione, si è pronunciato
sullo stato di salute dell’assicurata.

Essa presentava una sintomatologia dolorosa radicolare L5 bilateralmente,
in un territorio di lombalgie. Era emersa una discopatia sottogiacente la
stabilizzazione realizzata fino a L4, cioè una discopatia L4-L5, L5-S1 come
segni di scompenso inferiore della stabilizzazione realizzata nel 1998.

L’intervento di prolungamento della stabilizzazione che egli ha
proposto non è stato realizzato. Come venditrice l’assicurata risultava inabile
al 100% dal 2005 in poi, ma anche in qualsiasi altra attività.

 

Alla luce di ciò, il medico SMR ha ritenuto necessario il 26
agosto 2016 (doc. 99) un complemento della perizia del 25 giugno 2015 in ambito
reumatologico da parte del dr. med. __________, il quale avrebbe dovuto
esaminare l’evoluzione dello stato di salute dal giugno 2015, i limiti
funzionali e le risorse, accertando se v’era stato un peggioramento delle
condizioni di salute, visto che il dr. med. __________ aveva affermato che
l’intervento del gennaio 2015 non aveva dato il miglioramento aspettato né in
termini di radicolopatia né in termini di lombalgia.

 

Nel frattempo, l’Ufficio AI ha interpellato il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, curante dell’assicurata dall’aprile 2015, il
quale il 30 settembre 2016 (doc. 106) ha diagnosticato un disturbo emotivamente
instabile tipo borderline (ICD-10: F60.31), un disturbo depressivo ricorrente
di grado medio-grave con sintomi biologici (ICD-10: F33.11) e una modificazione
duratura della personalità secondaria a malattia cronica e dolore cronico.

Lo psichiatra ha osservato che all’ultimo incontro di tre giorni
prima le condizioni dell’assicurata apparivano sofferenti nonostante
l’importante psicofarmacoterapia sostenuta; essa presentava diverse
comorbidità, perciò era in dubbio se affrontare un altro intervento chirurgico
proposto dal dr. med. __________. Era in cura con 300mg di Venlafaxina e in
alcuni momenti 450mg, Vimovo 2/die e Seroquel 25mg, Stilnox.

L’inabilità lavorativa era del 100% dalla sua presa a
carico a causa dei disturbi dell’umore e del carattere, oltre che per la
malattia ortopedica, e non era possibile una ripresa lavorativa.

Egli ha altresì rilevato che la paziente era a quel momento “praticamente inidonea anche all’accudimento dei figli,
accudimento di cui in realtà è caricato quasi a tempo pieno il marito della
paziente.”.

 

Nella perizia del 12 ottobre 2016 (doc. 107) il dr. med. __________,
che ha esaminato l’interessata due giorni prima, ha riproposto l’anamnesi
personale dal 1998 fino al referto del 24 agosto 2016 del neurochirurgo,
l’anamnesi sistematica, sociale con l’esito della perizia pluridisciplinare, i
dati soggettivi e le constatazioni oggettive con l’esame della colonna
vertebrale, delle articolazioni periferiche (12 su 18 punti fibromialgici
positivi) e l’esame neurologico cursorio.

Il perito ha osservato che durante l’anamnesi del dolore, durata
25 minuti, l’interessata si muoveva ogni tanto sulla poltrona; al termine, si è
riavviata prontamente, senza esitazione e senza segni di risparmio né del
rachide né degli arti superiori e inferiori, recandosi senza zoppicare verso la
sala visite dove si è svestita e rivestita autonomamente. Durante la
valutazione in posizione eretta, ogni tanto muoveva l’arto inferiore sinistro
piegando il ginocchio.

Nella sua valutazione il reumatologo ha esposto i risultati del
suo esame oggettivo paragonandoli alla situazione riscontrata il 15 giugno 2015
e ha concluso che “in sintesi, lo stato di
salute dell’assicurata rispetto alla valutazione peritale precedente del
15.6.2015, non è sostanzialmente mutato.”. I sintomi accusati, i
deficit funzionali fatti valere e poi dimostrati durante l’esame clinico si
spiegavano, in parte, con le alterazioni strutturali dimostrate fino a quel
momento. Il perito ha osservato che, come già il 15 giugno 2015, il fabbisogno
analgesico non era proporzionato all’intensità dei sintomi accusati
dall’assicurata sull’arco delle 24 ore; a quel momento ella beneficiava di una
psicofarmacoterapia utile ad aumentare la soglia del dolore in presenza di una
sindrome fibromialgica generalizzata. Inoltre, sebbene muscolarmente
decondizionata, egli ha rilevato che l’interessata non veniva sottoposta a un
trattamento fisioterapico adatto, limitandosi a un’elettroterapia peraltro
iniziata poco prima la perizia.

Lo specialista ha quindi posto la diagnosi di sindrome
panvertebrale con componente spondilogena prevalentemente lombare cronica a
sinistra, cronica, in note discopatie L4/L5 e L5/S1, esiti da decompressione
microchirurgica osteo-legamentosa L5/S1 a sinistra il 13 gennaio 2015, esiti da
spondilodesi di derotazione TH11-L4 il 6 gennaio 1998, importanti disturbi
statici del rachide, tendenzialmente piatto con scoliosi destroconvessa
dorsale, sinistroconvessa lombare, decondizionamento e sbilancio muscolare,
metatarsalgie a sinistra, in piedi cavi bilaterali, neurinoma di Morton inter-metatarsale
II-III a sinistra, sindrome fibromialgica generalizzata.

Il trattamento analgesico in corso, a dire del perito, andava
potenziato rendendolo proporzionale alla sintomatologia algica generalizzata
presente 24 ore su 24 e andava avviata una riabilitazione attiva della
muscolatura, in grado di stabilizzare la colonna vertebrale rispettivamente le
articolazioni periferiche.

Tuttavia, queste opzioni terapeutiche non erano in grado di
migliorare la capacità funzionale e di carico residua vista la stabilità dello
stato di salute rispetto alla visita peritale del 2015, che rimaneva
sovrapponibile a quella allora accertata.

Questi limiti, ha precisato il reumatologo, non prendevano in
considerazione eventuali comorbidità neurologiche e psichiatriche ed erano applicabili
sia durante le ore lavorative sia durante il tempo libero. V’erano dunque
risorse fisiche che permettevano di reintegrare l’assicurata professionalmente.

Pertanto, anche dopo tale rivalutazione peritale reumatologica, il
dr. __________ ha riconfermato che l’assicurata, dal 16 aprile 2015, risultava
inabile al lavoro in misura del 70% per l’attività di venditrice e del 30%
sia in attività adatta allo stato di salute, che teneva pienamente conto dei
limiti funzionali e di carico indicati, sia come casalinga, sempre dal 16
aprile 2015.

 

Nel rapporto finale SMR del 18 ottobre 2016 (doc. 108) il dr. med.
__________, FMH medicina interna, ha aggiornato la diagnosi sulla scorta della
nuova valutazione del dottor __________, ha confermato i gradi di incapacità
lavorativa e i limiti funzionali come pure la prognosi, rilevando che lo stato
di salute era sostanzialmente invariato alla seconda perizia e che era
raccomandabile un potenziamento del trattamento analgesico e una riabilitazione
attiva della muscolatura.

 

Il 20 dicembre 2016 (doc. 110) l’assistente sociale ha effettuato
una nuova inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia
domestica stabilendo il grado d'invalidità al 29,5%.

 

A seguito del progetto del 31 agosto 2017 (doc. 120) di
attribuzione di una rendita temporanea di un quarto dal 1° aprile 2012 al 31
luglio 2015, unitamente alle sue osservazioni (doc. 133) l’assicurata ha
prodotto all’amministrazione quattro documenti.

 

Il certificato del 19 settembre 2017 del dr. med. __________
indicava che l’assicurata era in terapia con Lyrica 100mg e Co-Dafalgan 30mg
come rimedio contro il dolore e che aveva seguito 4 cicli di fisioterapia dal 3
ottobre 2016 all’11 luglio 2017, così come risultava dalle relative
prescrizioni allegate.

 

Nel referto del 25 settembre 2017 il dr. med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia, ha confermato quanto affermato nel suo precedente
di un anno prima. Le condizioni di salute dell’assicurata erano caratterizzate
da un disturbo depressivo ricorrente di grado medio-grave con sintomi biologici
e fasi ricorrenti di gravità medio grave nell’ambito di un disturbo instabile
tipo borderline e una modificazione duratura della personalità secondaria a
malattia cronica e a dolore cronico.

Lo psichiatra ha osservato che agli ultimi incontri le condizioni
dell’assicurata apparivano sempre sofferenti con poco beneficio dalle terapie
antalgiche proposte dai chirurghi, secondo cui le prospettive erano quelle di
un probabile nuovo intervento. La paziente continuava con un trattamento alto
dosato di Venlafaxina 300mg/die, in alcuni momenti 450mg/die, analgesici e
neurolettici con scopo ansiolitico e analgesico.

Dal suo punto di vista, l’assicurata non era in grado di svolgere
l’attività di venditrice a causa dei problemi di salute. A suo dire, valutare
una ipotetica probabilità della capacità di lavoro in un’attività differente era
un esercizio senza scopo, non essendo raggiunte ancora le condizioni di
stabilità clinica necessarie (vedi intervento chirurgico) per potere ipotizzare
eventuali progetti di reinserimento lavorativo.

Anche come casalinga l’assicurata si doveva appoggiare
costantemente al marito essendo impossibilitata a farlo in maniera adeguata da
sola.

Lo psichiatra si è poi espresso sulla perizia della collega,
confermando che a fronte delle diagnosi da lui poste, esisteva una diversa
valutazione della capacità lavorativa dell’interessata con argomentazioni che,
a suo modo di vedere, risultavano alquanto incoerenti e confuse.

 

Il dr. med. __________ ha reso un referto il 20 ottobre 2017 in
cui, come nel 2014, ha ritenuto giustificata la soluzione chirurgica.

Il neurochirurgo ha altresì giudicato che l’assicurata non era
abile nella sua attività professionale in ragione del 100% e anche
nell’attività di casalinga, poiché la sintomatologia dolorosa non le permetteva
in quel momento di essere completamente attiva. Egli ha infine osservato che
l’interessata era stata valutata anche dallo psichiatra dr. __________ e sul
piano anche reumatologico in ambito peritale e che vi era una certa
concordanza.

 

Il 22 novembre 2017 (doc. 135) il dr. med. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, si è pronunciato per conto del Servizio Medico
Regionale sia sull’inchiesta per casalinghe, ritenendola completa ed esaustiva
dal lato medico-assicurativo, sia sui referti allegati alle osservazioni al
progetto di decisione.

 

A proposito del rapporto del dr. med. __________, il medico SMR ha
rilevato che il curante si è limitato ad affermare che l’assicurata non sarebbe
stata completamente attiva come casalinga a causa dei dolori, ma non ha
ulteriormente approfondito l’argomento.

Sul rapporto del dr. med. __________ ha osservato che ha elencato
la terapia medicamentosa a bassa posologia, ma che non v’era alcuna menzione di
risorse, limiti, inabilità lavorativa in genere.

Infine, per il medico SMR lo psichiatra dr. __________ ha
confermato il suo precedente apprezzamento e ha rilevato che l’assicurata
faceva riferimento al marito nell’attività di casalinga, ma ciò era già noto ed
era stato indicato dall’assistente sociale nell’inchiesta del 2016.

 

Pertanto, nessuno di questi documenti presentava fatti nuovi
rispettivamente modificazioni significative di fatti noti tali da modificare le
precedenti prese di posizione dell’SMR.

 

La decisione del 17 aprile 2018 (doc. A) dell'Ufficio AI ha
confermato il progetto di decisione di attribuzione temporanea di un quarto di
rendita.

 

Con il ricorso l’assicurata ha presentato diversa documentazione
risalente agli anni 2011 (docc. C e D), 2012 (doc. E) e 2013 (doc. F), come
pure i più recenti citati referti del 2016 e del 2017 dei dr. med. __________ (docc.
H e N) e __________ (docc. I e M).

 

Il nuovo rapporto del 15 maggio 2018 (doc. P) dello psichiatra
curante ribadisce che le condizioni dell’assicurata erano ancora instabili a
causa della nota patologia. A suo dire, l’interessata era completamente inabile
al lavoro soprattutto come venditrice a causa della problematica grave
invalidante legata al disturbo psichiatrico e alle note condizioni ortopediche.
Questa condizione si riferiva anche all’attività di casalinga e di madre,
essendo evidenti le limitazioni presentate dall’assicurata, che doveva ricorrere
in maniera continua e sostanziale all’aiuto del marito. La condizione era
ancora lungi dall’essere stabilizzata anche perché era in previsione, non
appena le condizioni l’avessero permesso, un ennesimo intervento chirurgico per
permetterle di recuperare una qualità di vita e una riduzione della sofferenza
legata ai dolori cronici. Inoltre, il dr. med. __________ ha ricordato che l’interessata
riceveva una terapia alto dosata con antidepressivi con effetto anche
analgesico a livello centrale proprio per permetterle di avere una condizione
più sopportabile. I cambiamenti terapeutici psicologici avvenuti dalla sua
presa a carico dal 21 aprile 2015, se da una parte hanno permesso di innalzare
la soglia di sofferenza, per quanto riguarda particolarmente le percezioni dei
dolori non hanno comportato delle riduzioni dell’incapacità lavorativa, che
rimaneva totale sin dall’aprile 2015.

Per quanto concerne l’opinione della perita psichiatra, egli ha
ribadito essere incoerente la sua valutazione, che a fronte delle diagnosi
poste ha reso una valutazione del tutto ottimistica delle capacità di recupero
somatiche e psichiche dell’assicurata. Il curante ha ricordato che la diagnosi
di disturbo di personalità borderline difficilmente permetteva che le
ipotetiche risorse dell’interessata potessero essere messe a frutto in senso
prognostico e terapeutico. Anzi, il disturbo e l’evoluzione che egli ha
attestato di modificazione duratura della personalità rendeva conto di una cronicizzazione
peggiorativa delle sue condizioni.

In conclusione, a causa delle diverse comorbidità presentate e la
prospettiva di dover affrontare nuovi interventi chirurgici, lo psichiatra
curante ha ritenuto assolutamente utopistico pretendere dall’interessata una
residua capacità lavorativa tenendo conto anche delle difficoltà determinate
dalle patologie accertate di poter inserire in un contesto di lavoro normale
una persona presentante tali limitazioni.

 

Per il dr. med. __________ dell’SMR, che il 29 maggio 2018 (doc.
VIII/1) si è pronunciato sul parere del collega, appariva inverosimile
un’inabilità completa nei lavori domestici e come madre, perché se ciò fosse
stato vero, allora si sarebbe dovuto annunciare il caso all’Autorità regionale
di protezione, giacché i figli sarebbero rimasti abbandonati a se stessi dal
primo pomeriggio a notte inoltrata, visto che il padre lavorava dalle 15 alle
24. In nessun documento è stata, anche solo ipotizzata, una condizione di questo
genere.

Inoltre, lo psichiatra ha osservato che il dr. med. __________ non
si è espresso in modo chiaro ed oggettivo in termini di risorse e limiti
funzionali sia in una qualsiasi attività lavorativa sia nelle attività
consuete, cosicché il suo certificato appariva come un diverso apprezzamento
del curante dello status noto e già valutato in sede di Servizio Medico
Regionale.

In conclusione, in assenza di fatti nuovi rispettivamente modificazioni
significative di fatti noti, per il dottor __________ rimanevano valide le
precedenti prese di posizione dell’SMR.

 

Il dr. med. __________ ha reso il 30 luglio 2018 (doc. O) una valutazione
più dettagliata riguardo alla capacità lavorativa dell’assicurata nella sua
attività di venditrice, in attività lavorative adeguate e come casalinga e
nella cura dei figli, esprimendo per ciascuna ipotesi i gradi di inabilità
lavorativa che egli ha rilevato in occasione dei consulti del 29 settembre
2014, del 24 agosto 2016, del 20 maggio 2017 e del 28 luglio 2018.

In sostanza, l’inabilità lavorativa come venditrice era
inizialmente dell’80%, poi è salita al 100% dal 2016, mentre in attività
adeguate e come casalinga è sempre stata del 50% sin dalla visita del 2014.

 

Il 22 agosto 2018 (doc. W) il dr. med. __________ si è espresso
sulla terapia farmacologica adottata sin dall’inizio della presa a carico da
parte sua dell’assicurata, rilevando che la Venlafaxina era arrivata al
dosaggio massimo efficace nelle prime settimane del trattamento iniziato il 21
aprile 2015 e che tale dosaggio era ancora quello attualmente dispensato
(300mg/die), con eccezionali puntate massime a 450mg/die nei periodi di
particolare esacerbazione dei dolori della colonna vertebrale. Occasionalmente
erano stati pure dispensati ansiolitici, ipnotici, antidolorifici e protettori
della mucosa gastrica. Il curante ha spiegato che tale trattamento era
principalmente indicato con una duplice funzione: da una parte riequilibrare lo
stato timico della paziente, dall’altra agire sulla soglia di percezione del
dolore migliorando possibilmente la sua qualità di vita e potenzialmente
riducendo il dosaggio di farmaci analgesici e antiinfiammatori ad azione
centrale. Questa terapia dava occasionalmente nausea, vertigini, insonnia,
disturbi dell’apparato digerente e sudorazioni profuse soprattutto la notte. Lo
psichiatra ha osservato che dovere sopravvivere grazie a dosaggi impegnativi di
farmaci psicotropi non era una prospettiva allettante, anche se era una scelta
obbligata almeno fino a quando non sarebbe stato possibile trovare una
soluzione di carattere chirurgico.

Quanto all’opinione espressa dal dottor __________, il curante ha
precisato che l’assicurata poteva contare sulla presenza del marito che lavorava
il pomeriggio e la sera, eccetto il giovedì e il venerdì che era sempre in
casa. Quanto ai tre figli, l’ultimo di sei anni avrebbe iniziato la prima
elementare e l’anno precedente frequentava l’asilo con servizio mensa.
Pertanto, le abilità di casalinga erano limitate a un’attività di controllo e
supervisione, potendo contare su una buona collaborazione dei bambini.

Infine, lo psichiatra ha ripreso le diagnosi poste dalla dr.ssa __________
affermando che essa aveva confermato quanto da lui diagnosticato come pure i
limiti funzionali, quali facile esauribilità psico-fisica, deflessione del tono
dell’umore con un’aumentata irritabilità reattiva e deficit di attenzione e
concentrazione. Come in precedenza, il dr. __________ ha ritenuto che a causa
delle patologie sofferte la capacità lavorativa dell’assicurata in ambito
domestico e di cura dei figli era pressoché nulla.

In conclusione, il complesso quadro clinico presentato
dall’interessata con una patologia dell’apparato osteoarticolare e una
concomitante patologia psichiatrica legata a un disturbo dell’umore e a un
disturbo della personalità, con la prospettiva a medio termine di dover
affrontare ennesimi interventi chirurgici alla colonna vertebrale, rendevano a
suo dire del tutto inverosimile e utopistico pretendere da lei una residua
capacità di guadagno.

 

Su questi ultimi due referti dei curanti della ricorrente si è
pronunciato il 5 settembre 2018 (doc. XIV/1) il dr. med. __________.

A proposito del parere del neurochirurgo, il medico SMR ha affermato
che l’apprezzamento dello specialista non si era modificato dal 24 agosto 2016
e quindi da prima della perizia del dr. med. __________ del 12 ottobre 2016. Di
conseguenza, si trattava di un diverso apprezzamento del curante dello stato di
salute valutato in perizia e confermato dall’SMR nel rapporto finale del 18
ottobre 2016.

Quanto al rapporto del dr. med. __________, lo stesso non
aggiungeva nuove informazioni mediche e prendeva posizione sulle risorse come
casalinga, affermando al termine della prima pagina che queste erano limitate,
mentre nella seconda pagina erano pressoché nulle. In assenza di una oggettiva
descrizione dello status, si trattava di una posizione ben poco chiara che non
era in grado di modificare la sua precedente presa di posizione del 29 maggio
2018, che il dr. med. __________ ha confermato integralmente.

 

                                2.8   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01