# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** af40b5b0-c30b-55ef-86b3-3d9564900aeb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-05-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 02.05.2016 12.2015.152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2015-152_2016-05-02.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2015.152

  Rinvio TF

  	
  Lugano

  2 maggio 2016/rn

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OA.2008.622
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2 - promossa con petizione 26
settembre 2008 da

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. dallo studio legale RA
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dall’ RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attore ha chiesto
la condanna del convenuto al pagamento di fr. 78'500.- oltre interessi al 10%
dal 10 gennaio 2008; 

 

domanda avversata dal
convenuto, che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con
sentenza 13 febbraio 2013 ha integralmente respinto;

 

appellante l'attore con
atto di appello 8 marzo 2013, con cui chiede, in subordine previa assunzione di
una perizia giudiziaria “atta a dimostrare la congruità della pretesa attorea
di fr. 7'500.- (recte: di fr. 78'500.-) e della fattura dettagliata di
cui al doc. V”, la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere la
petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre il convenuto con
risposta 24 aprile 2013 postula la reiezione del gravame pure con protesta di
spese e ripetibili;

 

preso atto della sentenza 29 luglio 2015 (inc. n. 4A_9/2015)
con cui la Prima Corte di diritto civile del Tribunale federale, accogliendo il
ricorso in materia civile presentato l’8 gennaio 2015 dall’attore, ha annullato
la sentenza 20 novembre 2014 (inc. n. 12.2013.43) con cui questa Camera aveva respinto
l’appello, rinviando la causa all’autorità cantonale per una nuova decisione
nel senso dei considerandi;

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

                             1.  Nel corso del 2007 l’arch. AP
1 si è occupato della progettazione delle opere di demolizione parziale, di
ristrutturazione e di ampliamento dell’edificio denominato __________ sito sul
mappale n. __________ __________ di __________, sul quale AO 1 beneficiava di
un diritto di compera.

                                  In data 26 giugno 2007 l’arch. AP
1 e AO 1 hanno inoltrato una prima domanda di costruzione in tal senso (doc.
G), che è però stata immediatamente bloccata dall’autorità comunale siccome non
conforme ai parametri edificatori. 

                                  In data 19 luglio 2007 essi hanno
inoltrato una seconda domanda di costruzione (doc. J), avverso la quale il 25
settembre 2007 l’autorità cantonale, segnatamente l’Ufficio della natura e del
paesaggio, ha interposto opposizione (cfr. doc. rich. I° e II°). Nei mesi
successivi hanno pertanto promosso un incontro di conciliazione con l’Ufficio
opponente, nell’ambito del quale, tra fine novembre e inizio dicembre 2007,
sono stati concordati i termini per una soluzione condivisa (cfr. doc. rich.
II°). Sennonché, il 14 dicembre 2007 (doc. L), dopo l’inoltro della prospettata
variante, l’arch. AP 1 ha chiesto alle autorità preposte di sospendere
temporaneamente l’esame della domanda di costruzione, richiesta che il 7 gennaio
2008 (cfr. doc. rich. II°) AO 1 ha poi chiesto di revocare. 

                                  In assenza di riscontri da parte
di quest’ultimo alle “innumerevoli proposte di varie forme di contratto” ed in
particolare a seguito del suo rifiuto di sottoscrivere il contratto di architettura
sottopostogli il 10 dicembre 2007 (doc. 7), con scritto 10 gennaio 2008 (doc.
N), l’arch. AP 1 gli ha comunicato di ritenere concluso il loro rapporto ed ha
trasmesso al suo indirizzo la fattura finale con cui pretendeva il pagamento di
un onorario di fr. 86'500.-, da cui ha dedotto gli importi di fr. 8'000.- già
ricevuti. 

                                  Il 10 marzo 2008 (doc. T), dopo
aver inoltrato il 27 febbraio 2008 una domanda di esecuzione nei suoi confronti
(doc. B), tramite il suo legale, ha sollecitato il pagamento dell’onorario
rimasto insoluto, con i relativi interessi al 10% dal 10 gennaio 2008.

                             2.  Con petizione 26 settembre
2008, alla quale AO 1 si è opposto, l’arch. AP 1 ha convenuto in giudizio quest’ultimo
innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, per ottenerne la
condanna al pagamento di fr. 78'500.- oltre interessi al 10% dal 10 gennaio
2008. Egli, in estrema sintesi, ha addotto che tra le parti sarebbe venuto in
essere un contratto di architettura, retto concretamente dalle norme sul
contratto di appalto, e che il valore del lavoro e le spese da lui sostenute
ammontavano per l’appunto al saldo da lui azionato. 

 

 

                             3.  Il Pretore, con la sentenza
13 febbraio 2013 qui oggetto di impugnativa, ha respinto la petizione, ponendo
la tassa di giustizia di fr. 2'300.- e le spese di fr. 300.- a carico
dell’attore, tenuto altresì a rifondere alla controparte fr. 7'800.- per
ripetibili.

                                  Il giudice di prime cure ha
accertato che tra le parti era venuto effettivamente in essere un contratto di
appalto per atti concludenti e che pertanto il convenuto era di principio
tenuto a retribuire l’attore per il suo operato, non avendo dimostrato che
quest’ultimo, per la sua attività, avrebbe invece dovuto ricevere una
partecipazione sulle vendite degli appartamenti da edificare. Sennonché, egli
ha poi ritenuto che l’attore, a fronte della contestazione della controparte,
non aveva provato la congruità delle sue spettanze, da lui calcolate applicando
unilateralmente la norma SIA 102 (cfr. doc. 8) nonostante tra le parti nulla
fosse stato pattuito in merito alla modalità di calcolo della mercede, ciò che
impediva l’accoglimento di ogni sua pretesa.

 

 

                             4.  Con l’appello 8 marzo 2013,
che qui ci occupa, l'attore chiede di riformare il querelato giudizio nel senso
di accogliere la petizione, se del caso previa assunzione di una perizia
giudiziaria “atta a dimostrare la congruità della pretesa attorea di fr.
78'500.- e della fattura dettagliata di cui al doc. V” auspicata in via
subordinata. Egli ritiene che il convenuto non aveva contestato negli allegati
preliminari l’ammontare della sua pretesa, che con ciò nemmeno doveva essere
dimostrato, e che in ogni caso la relativa prova era stata apportata, tanto più
che il Pretore avrebbe anche avuto la facoltà di esperire d’ufficio una prova
peritale sulla questione e il non averlo fatto rendeva arbitrario in base alla
giurisprudenza il suo giudizio negativo.

                                  Con risposta 24 aprile 2013 il
convenuto postula la reiezione del gravame, ribadendo che tra le parti non era
venuto in essere un contratto, tanto meno di appalto, e osservando che in ogni
caso lo stesso nemmeno era stato correttamente adempiuto dall’attore, che
neppure aveva ottenuto la licenza edilizia.

                             5.  Con sentenza 20 novembre
2014 (inc. n. 12.2013.43) questa Camera ha esaminato se tra le parti fosse
venuto in essere un contratto e, posto che nessun contratto di architettura era
stato firmato tra loro e che l’attore aveva interrotto la collaborazione
proprio perché il convenuto non aveva dato riscontri al contratto che gli aveva
sottoposto il 10 dicembre 2007, ha escluso alla luce dell’art. 16 CO che un
contratto di quel genere potesse essere stato stipulato per atti concludenti,
aggiungendo poi che nemmeno risultava che allora fossero stati conclusi altri
accordi come quello volto alla formalizzazione della collaborazione nell’ambito
della promozione immobiliare. Ciò detto, ha esaminato se l’attore potesse
eventualmente fondare le proprie pretese di risarcimento su di una culpa in
contrahendo, per avere il convenuto interrotto in malafede le trattative in
vista della conclusione del contratto, ma questa eventualità è stata scartata,
non avendo l’attore allegato, e non risultando nemmeno dagli atti, circostanze
atte a suffragare una responsabilità del genere. La petizione, già da
respingere per queste ragioni, doveva comunque essere disattesa siccome l’attore,
nonostante la contestazione del convenuto, non aveva provato l’entità delle
pretese da lui azionate, la sua richiesta di assunzione di una perizia
giudiziaria in appello dovendo pure essere respinta.

 

 

                             6.  Con
sentenza 29 luglio 2015 (inc. n. 4A_9/2015) la Prima Corte di diritto civile
del Tribunale federale, accogliendo il ricorso in materia civile presentato l’8
gennaio 2015 dall’attore, ha annullato la sentenza 20 novembre 2014 di questa
Camera, rinviando la causa all’autorità cantonale per una nuova decisione nel
senso dei considerandi. L’Alta Corte ha dapprima ritenuto che nelle particolari
circostanze non vi poteva essere spazio per una responsabilità per culpa in
contrahendo. Passando ad esaminare la natura del rapporto instauratosi tra
le parti, ha poi ritenuto manifestamente errate le ragioni che avevano indotto
questa Camera ad escludere l’avvenuta stipulazione di un contratto di
architetto e le ha pertanto rinviato la causa per un nuovo esame e giudizio sul
tema: al proposito ha rammentato che quest’ultima, avendo già escluso altre
forme di collaborazione nell’ambito della promozione immobiliare, avrebbe dovuto
in sostanza verificare l’ipotesi dell’esistenza del contratto di architetto
avallata dal Pretore e che a tale fine avrebbe dovuto tener presente che
l’allestimento di piani da parte dell’architetto poteva essere oggetto di un
contratto di appalto solo a condizione che le parti si fossero accordate sul
carattere oneroso, ritenuto che anche l’obbligo di remunerare poteva essere
pattuito tacitamente, fermo restando che l’appaltatore era gravato del relativo
onere della prova. Essa non ha infine condiviso nemmeno l’assunto di questa
Camera secondo cui il convenuto avesse contestato sufficientemente l’entità
delle pretese attoree. I giudici federali hanno in definitiva concluso che la
Corte cantonale, qualora fosse giunta alla conclusione che l’attore avesse
agito in esecuzione di un contratto d’appalto, avrebbe dovuto dapprima accertare
quali prestazioni egli aveva effettivamente eseguito, entro i limiti delle
allegazioni delle parti (a questo proposito le sole obiezioni del convenuto
sembravano essere quelle formulate al n. 2 della risposta in merito ai “rilievi
dello stabile esistente” e ad alcune “bozze”), e che in seguito l’autorità
cantonale avrebbe dovuto dare atto che per quelle prestazioni il convenuto non
aveva contestato validamente le allegazioni dell’attore concernenti il calcolo
della mercede e trarne le debite conseguenze sulla base del diritto cantonale
che vigeva per il processo di prima istanza. Queste considerazioni rendevano in
ogni caso senza oggetto le critiche dell’attore concernenti la mancata
quantificazione della mercede secondo i dettami dell’art. 374 CO e la mancata
assunzione d’ufficio di una perizia giudiziaria.

 

 

                             7.  La
giurisprudenza sul carattere vincolante di una decisione di rinvio del
Tribunale federale sviluppata in margine all’art. 66 cpv. 1 OG trova
applicazione anche dopo il 1° gennaio 2007 (DTF 135 III 334 consid. 2; TF 22
marzo 2012 4A_458/2011 consid. 2), data in cui è entrata in vigore la nuova
LTF. Si ha così che la cognizione del giudice cantonale, al quale la causa è
rinviata, è limitata dai motivi della decisione di rinvio, ritenuto che costui
è pure vincolato da ciò che è stato deciso definitivamente dal Tribunale
federale e dalle constatazioni di fatto che non erano state impugnate davanti a
quest’ultima Corte (DTF 135 III 334 consid. 1, 131 III 91 consid. 5.2; II CCA
31 maggio 2011 inc. n. 12.2010.160, 5 agosto 2011 inc. n. 12.2009.163, 14
settembre 2012 inc. n. 12.2012.146, 20 febbraio 2013 inc. n. 12.2013.10, 1°
dicembre 2013 inc. n. 12.2012.139).

 

 

                             8.  Conformemente a quanto
stabilito nel giudizio di rinvio questa Camera è innanzitutto tenuta ad approfondire
la natura del rapporto instauratosi tra le parti, ritenuto che, avendo già
escluso altre forme di collaborazione nell’ambito della promozione immobiliare
(con una motivazione non validamente impugnata innanzi al Tribunale federale e
con ciò ormai assodata, cfr. supra consid. 7), si tratterà in sostanza
di verificare l’ipotesi dell’esistenza del contratto di architetto avallata dal
Pretore, il tutto tenendo presente che l’allestimento di piani da parte
dell’architetto può essere oggetto di un contratto di appalto solo a condizione
che le parti si siano accordate sul carattere oneroso, e che anche l’obbligo di
remunerare, come la prestazione principale, può essere pattuito tacitamente,
ritenuto che l’onere della prova incombe in ogni caso sull’appaltatore.

 

 

                           8.1  Nel querelato giudizio il
Pretore ha, come detto, concluso per la venuta in essere di un contratto di
appalto avente per oggetto le prestazioni di progettazione dell’attore per
lavori da eseguire sullo stabile in questione. A suo giudizio la circostanza
era dimostrata dallo scritto indirizzato il 13 luglio 2007 (doc. H) dal
convenuto allo studio di architettura dell’attore con cui quest’ultimo studio
veniva incaricato “di procedere alle modifiche dei piani … al fine di ridurre
l’indice di sfruttamento e farlo rientrare nei parametri di PR”, ciò che
confermava il conferimento di un incarico almeno per l’elaborazione di questi
piani. Dalla risposta 17 gennaio 2008 (doc. 9) allo scritto 10 gennaio 2008
dell’attore risultava inoltre chiaramente che il convenuto si considerava la
controparte contrattuale dell’attore stesso, tanto da qualificarsi come
“mandatario” (recte: mandante). Nella successiva lettera 26 febbraio
2008 (doc. 10) il convenuto aveva poi fatto esplicito riferimento a un mandato,
rilevando che “non è per niente normale che io ad oggi dopo un anno esatto
dalla data del mandato per l’inoltro della domanda di costruzione … non ho
ancora una licenza edilizia”. E ancora, se era vero che nella lettera 17 gennaio
2008 (doc. 9) il convenuto osservava che “nei diversi tentativi di poter
stipulare un contratto tra le parti, mai abbiamo raggiunto un accordo”, era però
altrettanto vero che dallo stesso scritto risultava chiaro che, parlando di
mancato accordo, egli si riferiva sostanzialmente e solo a questioni relative
all’applicazione o meno delle norme SIA e al modo di calcolare l’onorario. E infine
il teste __________, collaboratore dell’attore, aveva dichiarato che riceveva le
“istruzioni circa quanto eseguire sia dall’arch. AP 1 sia dal convenuto, il
quale con insistenza veniva in studio e diceva cosa fare” e che erano state elaborate
anche diverse varianti dei progetti su richiesta dello stesso convenuto.

                                  Con la risposta
all’appello il convenuto non si è confrontato criticamente con l’argomentazione
pretorile appena esposta, limitandosi da una parte a ricopiare il proprio
allegato conclusionale (il che non costituisce però una valida motivazione
d’appello: cfr. art. 311 cpv. 1 CPC; Cocchi/Trezzini/Bernasconi,
Commentario CPC, p. 1367; TF 27 agosto 2012 5A_438/2012 consid. 2.2; II CCA 6
febbraio 2014 inc. n. 12.2012.191, 3 novembre 2015 inc. n. 12.2014.164) e
evidenziando dall’altra, senza per altro averlo minimamente provato, che
l’eventuale contratto di appalto venuto in essere non si riferiva a
“prestazioni di progettazione” ma aveva come prima opera da consegnare la
licenza di costruzione. In tali circostanze non è possibile rimettere in
discussione la conclusione del Pretore.

 

 

                           8.2  Ma, a prescindere da quanto precede,
l’esistenza di un contratto di appalto tra le parti era in ogni caso
incontestabile. La venuta in essere di un tale contratto presuppone in effetti
che l’attore sia stato incaricato di allestire dei piani (ciò che è stato
provato in precedenza cfr. doc. H, 9 e 10) e che l’incarico a lui conferito sia
stato di carattere oneroso. Ora, a quest’ultimo proposito si osserva che il
convenuto, venendo meno all’obbligo di motivazione che gli incombeva (art. 311
cpv. 1 CPC), non si è confrontato criticamente in questa sede con l’argomentazione
pretorile secondo cui alla luce di quanto era stato detto nel querelato
giudizio le parti, e quindi anche lo stesso, erano consapevoli del fatto che le
prestazioni dell’attore andavano retribuite, non costituendo come detto una sufficiente
motivazione la semplice ricopiatura dell’allegato conclusionale. Se ciò non
bastasse, si osserva in ogni caso che il convenuto, confrontato il 26 aprile
2007 con una richiesta di pagamento di acconto per l’attività di progettazione
sul mappale n. __________ RFD di __________ (doc. E), aveva senz’altro provveduto
a versare un importo di fr. 5'000.- (a cui è seguito un ulteriore versamento di
fr. 3'000.-, cfr. doc. N e 9). E oltretutto nello scritto 17 gennaio 2008 (doc.
9) egli aveva lasciato intendere che le prestazioni effettuate dalla
controparte non erano avvenute a titolo gratuito ma erano da remunerare
(rilevando poi che gli acconti versati erano però più che sufficienti) e aveva aggiunto
che le divergenze di opinioni tra le parti riguardavano semmai l’entità
dell’onorario da riconoscere in caso di corretto adempimento del contratto. Il
carattere oneroso dell’incarico conferito all’attore va pertanto ammesso quanto
meno per atti concludenti.

 

 

                             9.  Ammessa con ciò l’esistenza
di un contratto di appalto tra le parti, conformemente a quanto stabilito nel
giudizio di rinvio si tratta di esaminare, beninteso entro i limiti delle
allegazioni delle parti, se l’attore avesse effettivamente eseguito le
prestazioni da lui fatturate. Ora, come evidenziato nel giudizio dell’Alta
Corte, le sole obiezioni sollevate dal convenuto a questo proposito sono quelle
formulate al n. 2 della risposta in merito ai “rilievi dello stabile esistente”
e ad alcune “bozze”. Entrambe sono infondate. Contrariamente a quanto obiettato
dal convenuto, i “rilievi dello stabile esistente”, effettuati da un altro
studio di architettura (cfr. doc. 2), non sono in effetti stati fatturati
dall’attore, che ha invece esposto nella sua fattura (doc. N) le prestazioni
“rilievo terreno per allestimento sezioni” e “rilievo fotografico edificio
esistente”, tutte eseguite personalmente dal suo dipendente arch__________ e
dall’apprendista __________ (teste __________ p. 1 e 3). Quanto alle obiezioni
riferite alle “bozze di idee” (ossia ai progetti di massima allestiti il 20
rispettivamente il 21/22 febbraio 2007), le stesse devono pure essere
disattese: il convenuto non può in effetti contestarne la fatturazione
adducendo che le stesse non sarebbero state eseguite dall’attore, visto e considerato
che per sua stessa ammissione erano opera del suo collaboratore sig. “__________”,
ossia del suo dipendente __________ (teste __________ p. 1); e neppure può
rifiutarne il pagamento adducendo che quei piani (ed anche quelli successivi) non
rispettavano i parametri edificatori, quando è poi risultato che l’attore lo
aveva sempre reso attento dell’avvenuto superamento di quei parametri e che
ciononostante il convenuto gli chiedeva in continuazione di non rispettarli allo
scopo di aumentare i volumi da edificare (doc. W, teste __________ p. 2 e 3).

 

 

                           10.  Stando così le cose, sempre
conformemente a quanto stabilito nel giudizio di rinvio, questa Camera non può
far altro che dare atto che per quelle prestazioni il convenuto non aveva
contestato validamente le allegazioni dell’attore concernenti il calcolo della
mercede e trarne le debite conseguenze sulla base del diritto cantonale che
vigeva per il processo di prima istanza (e meglio dell’art. 170 cpv. 2 CPC/TI),
ossia concludere che il convenuto è tenuto a pagare all’attore l’intero importo
di fr. 78'500.- azionato.

 

 

                           11.  Per completezza, si osserva
che il convenuto aveva pure rimproverato all’attore un inadempimento
contrattuale per non aver ottenuto la licenza edilizia e aveva posto in
compensazione il danno causatogli dal ritardo così risultato. Il rilievo era ed
è infondato. Il mancato ottenimento della licenza edilizia era in effetti
dovuto al fatto, a cui si è già accennato, che il convenuto aveva insistito a chiedere
un progetto non conforme alle norme edilizie in vigore, tentando di “forzare”
alcune disposizioni pianificatorie e cercando di indurre gli enti preposti a
concedergli deroghe, nell’ottica di aumentare le superfici edificabili (doc. W,
teste __________ p. 2 e 3); al momento della sua rinuncia al mandato (doc. N),
l’attore aveva in ogni caso già inoltrato la nuova variante, i cui termini
erano stati in precedenza concordati con le autorità preposte, e che verosimilmente
sarebbe dunque stata approvata (sempre che il convenuto avesse rinunciato ad
alcuni posteggi, ciò che non intendeva fare, cfr. testi __________ p. 2 e __________
p. 1, doc. 12). Quanto poi all’eventuale danno causato al convenuto dal ritardo
così risultato e da lui posto in compensazione, si osserva che lo stesso non è
stato né quantificato né dimostrato (il doc. 11 riportando solo dei dati
ipotetici rimasti privi di riscontri probatori) e che comunque, come detto,
quel ritardo non era riconducibile a un inadempimento o a un cattivo
adempimento dell’attore.

                                  Irricevibile, siccome
formulata per la prima volta solo con le conclusioni (art. 78 CPC/TI), e per
altro non provata, è invece la tesi del convenuto secondo cui il progetto dell’attore
sarebbe stato irrealizzabile o inutilizzabile per l’assenza dei calcoli
statici, di una stima attendibile dei costi o dei requisiti imposti dalle norme
antincendio e per la ridotta altezza del locale mansardato.

 

 

                           12.  Quanto precede non implica
però ancora che la petizione debba essere accolta integralmente. Come già
evidenziato nella sentenza 20 novembre 2014, che del resto su questo punto non
era stata censurata innanzi al Tribunale federale (e che dunque non poteva
essere rimessa in discussione, cfr. supra consid. 7), gli interessi sul
credito dell’attore possono in effetti essere riconosciuti solo nella misura
del 5% (art. 104 cpv. 1 CO) e non del 10% da lui auspicato in causa (nella
domanda di esecuzione di cui al doc. B egli aveva per altro indicato un tasso
del 7%), non potendosi ammettere l'acquiescenza su questo tema del convenuto,
che in effetti si era integralmente opposto alla petizione, e dovendosi
oltretutto evidenziare che l'attore nei propri allegati introduttivi non aveva
addotto alcuna circostanza di fatto, come una pattuizione in tal senso o
l'esistenza di un rapporto tra commercianti, atta a giustificare l'attribuzione
di interessi superiori al tasso legale (II CCA 19 novembre 1997 inc. n.
12.97.57, 19 febbraio 1998 inc. n. 12.97.271, 3 agosto 2001 inc. n. 12.2001.15,
1° giugno 2001 inc. n. 12.2000.195). Quale data della loro decorrenza fa poi
stato il 27 febbraio 2008 (doc. B), prima valida interpellazione agli atti
(art. 102 cpv. 1 CO), e non, come preteso dall’attore, il 10 gennaio 2008,
corrispondente alla data della fattura (doc. N).

 

 

                           13.  Ne discende che l’appello dell’attore
deve essere integralmente accolto, tranne per quanto riguarda il tasso e la
data di decorrenza degli interessi di mora da lui postulati. 

                                  Le spese processuali e le
ripetibili di entrambe le sedi, calcolate sulla base di un valore litigioso di fr.
78'500.-, seguono la pressoché integrale soccombenza del convenuto qui
appellato (art. 148 CPC/TI e 106 CPC).

                                  

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art. 106 CPC e la
TG

 

 

decide:

 

                              I.  L’appello
8 marzo 2013 dell’arch. AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la sentenza
13 febbraio 2013 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, è così
riformata:

 

                                   1.     La petizione è parzialmente accolta.

                                         §      Di
conseguenza AO 1, __________, è condannato a pagare all’arch. AP 1, __________,
la somma di fr. 78'500.- oltre interessi al 5% dal 27 febbraio 2008.

                                         2.     La
tassa di giustizia in complessivi fr. 2’300.- e le spese in fr. 300.-, da
anticipare come di rito, sono a carico del convenuto, che rifonderà all’attore
fr. 7'800.- per ripetibili.

                                      

                                

                             II.  Le
spese processuali di complessivi fr. 2’000.- sono a carico dell’appellato, che
rifonderà all’appellante fr. 2'000.- per ripetibili.

                                

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  Comunicazione alla
  Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2

  

                                  

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 Il vicecancelliere          

 

 

 

                   

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF).