# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c1e6f90e-2752-5425-a8eb-6138a8d3a063
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-02-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.02.2002 33.2001.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2001-35_2002-02-19.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  33.2001.00035

   

  IR/sc

  	
  Lugano

  19 febbraio 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 febbraio 2001
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 25 gennaio 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa cant. di compensazione, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di prestazioni complementari

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 25
gennaio 2001 la Cassa Cantonale di Compensazione AVS (CCC AVS qui di seguito)
ha emanato una decisione con cui ha respinto la richiesta di __________ di
potere beneficiare di una prestazione complementare.

 

                                         In
sostanza la Cassa Cantonale di Compensazione AVS ha ritenuto l’esistenza di un
fabbisogno vitale di CHF 25'320.-, quindi il contributo fisso per
l’assicurazione malattia 

                                         (CHF
6'192.--) e la pigione cifrata in CHF 13'008.-. Per quel che attiene ai
redditi, dopo avere considerato l’esistenza di una sostanza computabile di CHF
180'107.-, l’amministrazione ha considerato la rendita AVS per complessivi CHF
29'208.- il computo della sostanza per CHF 18'010.- e l’interesse su capitali a
deposito (CHF 3'067.-).

 

                               1.2.   Il signor
__________ ha impugnato la decisione contestata con scritto del 24 febbraio
2001 con cui indica di avere aiutato parenti della moglie in __________
spedendo borse di alimentari senza disporre di pezze giustificative. Il
ricorrente ha indicato di soffrire di depressione con necessità di cure in
Ospedale. In sede di ricorso __________ ha indicato la necessità di assentarsi
per ragioni di cura ed ha sottolineato l’aiuto del fratello per fronteggiare le
spese.

 

                                         La Cassa
si è vista intimare il ricorso con atto del 6 aprile 2001 a seguito del quale,
prima ancora di presentare la risposta, ha chiesto informazioni di dettaglio
all’autorità fiscale (doc. _). L’amministrazione ha postulato successivamente
proroga del termine per la presentazione della risposta mentre in data 31
luglio 2001 al TCA è stato recapitata comunicazione recante quale mittente
__________ del seguente tenore:

 

" 
(…) riguarda ricorso no. __________. Dopo aver
parlato con la Cassa (sig. __________) lo ritiro. Mi trovo in vacanza e quando
torno se è caso mi farò vivo.” (Doc. _)

 

 

                                         A tale
missiva ha fatto seguito lo scritto del Giudice delegato di data 28 agosto 2001
del seguente tenore:

 

" 
Egregio signor __________,

 

con scritto 24 febbraio 2001 lei ha inoltrato il
ricorso che annetto in fotocopia.

 

Con scritto pervenuto il 31 luglio 2001 lei
dichiara di ritirare il ricorso (annetto anche di questo atto fotocopia). I due
scritti presentano grafie completamente diverse ed il secondo - redatto in
stampatello - sembra difettare della firma manoscritta.

 

Le sarei grato se mi confermasse il ritiro del
ricorso sottoscrivendo la dichiarazione di cui a pagina 2 della presente che
vorrà spedirmi per mezzo dell'allegata busta risposta." (Doc. _)

 

                                         Alla
missiva ha fatto seguito l’invio di un certificato medico del dott. __________
attestante grave stato depressivo che impediva al ricorrente di occuparsi
convenientemente delle pratiche per la complementare.

 

                                         Il giudice
delegato ha quindi chiesto la trasmissione della risposta di causa alla CCC AVS
mentre il 20 novembre 2001 il signor __________ ha trasmesso al TCA una
lettera, in copia alla Cassa, con cui ha comunicato:

 

" 
(…)

come voi mi avete costretto ritiro la domanda per
la complementare. Grazie per la Vostra umanità." (Doc. _)

 

                                         Il
Giudice delegato del TCA ha comunque ribadito alla Cassa la necessità di una
presa di posizione sul gravame, giunta il 4 dicembre e trasmessa al ricorrente
con facoltà di presentare osservazioni.

 

                                         Il
ricorrente non ha preso posizione in merito.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   Con
l’indicazione del ricorrente quale mittente, ma con grafia diversa da quella
del redattore del ricorso in discussione, scritto in stampatello e senza firma autografa,
è stata recapitata al TCA una lettera, pervenuta il 31 luglio 2001, in cui è
stato annunciato il ritiro dell’impugnativa. Non essendo munita di firma valida
ed essendo redatta da mano diversa da quella del ricorrente il giudice delegato
ha chiesto il 28 agosto 2001 ad __________ di confermare in maniera valida il
ritiro del gravame.

 

                                         Con atto
del 5 ottobre 2001 al TCA è pervenuto un certificato medico del dott.
__________– sempre del 5 ottobre 2001 – in cui si attestava l’impossibilità del
ricorrente di provvedere alla gestione della propria pratica relativa alle
prestazioni complementari.

 

                                         Successivamente,
con data 20 novembre 2001, __________ ha comunicato il ritiro del gravame
siccome a ciò obbligato (“come Voi mi avete costretto”).

 

                               2.2.   Vanno quindi
analizzati in questa sede quali siano gli effetti della comunicazione 20
novembre 2001 del ricorrente che si è ritenuto obbligato ad agire in tale modo
(dichiarazione di ritiro del gravame) verosimilmente interpretando erroneamente
il senso di precedente missiva del giudice delegato (doc. _) rispettivamente a
fronte delle sue condizioni di salute (cfr. certificato medico del 5 ottobre
2001 del dott. __________).

 

                                         Il ritiro
di una impugnativa interposta contro una decisione amministrativa è senz’altro
ammissibile e deve comunque essere frutto della libera scelta del ricorrente,
scelta che non deve essere frutto di errore essenziale o di imposizione. La
giurisprudenza ha affermato che, di massima, il ritiro del ricorso o
dell'appello è irrevocabile e pone immediatamente fine alla lite anche se fu
fatto per una errata valutazione (TFA 1 marzo 2000 in re A, H321/99). La
relativa decisione di stralcio dai ruoli, pur essendo puramente dichiarativa, è
impugnabile per vizio della volontà (TFA 109 V 237 c. 3 e giurisprudenza ivi
citata in particolare DTF 105 Ia 115). Il TFA ha precisato che chi ritira il
suo ricorso manifesta il suo disinteresse a che il giudice statuisca sul
gravame e lascia intendere che non si aspetta che l’autorità di ricorso si scosti
nel suo giudizio dalla decisione impugnata (RCC 1978 559). Sempre l’alta Corte
federale ha ritenuto come:

 

" 
In sostanza, applicando il principio di
disposizione, un ritiro incondizionato del gravame sottrae alla competenza del
giudice l'oggetto controverso. Potrebbe quindi essere affermato che avendo il
ricorrente ritirato il ricorso a questa Corte non rimanga che prenderne atto
stralciando la causa dai ruoli. In questo modo, tuttavia, da un lato non si
modifica una decisione giudiziaria errata e dall'altro si afferma la nullità di
una decisione amministrativa materialmente esatta. Orbene, sempre per la
giurisprudenza un amministrato non deve subire pregiudizio qualora egli, a
dipendenza di un comportamento dell'amministrazione idoneo a suscitare un affidamento
degno di essere tutelato, si astiene dal fare valere i propri diritti omettendo
di continuare normalmente la procedura incoata. La rinuncia o la perdita di
diritti nella procedura sono senza effetto giuridico per l'amministrato qualora
esse siano state determinate da un comportamento affidante dell'autorità. In
particolare l'amministrato deve essere mantenuto nel suo diritto di ricorrere
qualora egli abbia rinunciato ad interporre ricorso o ritirato un gravame in
seguito ad un'affermazione dell'autorità assicurantegli la prossima resa di una
nuova decisione a sua volta impugnabile o che la precedente decisione non
avrebbe esplicato effetti (DTF 75 I 305, 72 I 75; cfr. IMBODEN/RHINOW,
Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, 1976, volume I, pag. 463, 464, 487 e
488). Il Tribunale reputa che i principi contenuti nella menzionata
giurisprudenza siano ancor maggiormente validi quando un assicurato, per la
resa di una decisione nulla e di cui egli ignorava la nullità, è indotto a
ritirare un rimedio di diritto.“ (DTF 109 V 238)

 

                                         D’avviso
di questo TCA questa giurisprudenza deve valere anche per il ritiro di un
gravame a fronte di preteso vizio di volontà, in presenza – in particolare – di
una costrizione esercitata sul ricorrente, sia essa effettiva o ritenuta
soggettivamente dal ricorrente (come nel caso concreto a fronte
dell’interpretazione erronea data a comunicazione del TCA rispettivamente
indotta dallo stato di salute del ricorrente attestato dal dott. __________).

 

                                         La
giurisprudenza del TF (in questo senso la citata DTF 105 Ia 115) ha ritenuto in
effetti arbitrario che non possa essere impugnato mediante un rimedio di
diritto un decreto di stralcio pronunciato da un giudice in seguito alla
dichiarazione dell’interessato a seguito di vizio di volontà e quindi per
errore essenziale. L’Alta Corte ha comunque escluso che un errore di
valutazione costituisse un errore essenziale.

 

                               2.3.   Nel caso di
specie la manifestazione di volontà del ricorrente relativa al ritiro del
gravame appare unicamente nella dichiarazione doc. _ del 20 novembre 2001
mentre il precedente scritto nello stesso senso appariva redatto manifestamente
da terzi e non è stato ritenuto valido ritiro del ricorso. Questa prima lettera
pervenuta al TCA il 31 luglio 2001 ha indotto il giudice delegato ad accertare
compiutamente la volontà di __________. Una prima reazione è stato l’invio al
TCA di certificato medico attestante grave stato depressivo e conseguente
impossibilità ad interessarsi delle pratiche relative alla domanda di PC cui ha
fatto seguito, come indicato, il doc. _ del 20 novembre 2001.

 

                                         Alla luce
del susseguirsi delle corrispondenze e del contenuto delle stesse questa Corte
ritiene – per l’utilizzo in particolare della locuzione (soggettivamente
recepita dal ricorrente) di costrizione al ritiro del gravame utilizzata nel
doc. _ del 20 novembre 2001, e per le condizioni di salute in cui versava il
ricorrente attestate dal dott. __________ (con accertamento di grave stato
depressivo) – di non potere considerare validamente ritirata l’impugnativa per
un manifesto vizio di volontà e di dovere, conseguentemente, entrare nel merito
della fattispecie.

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.4.   Oggetto del
contendere è l'assegnazione di una prestazione complementare mensile in favore
di __________, beneficiario di una rendita AVS. La Cassa ha infatti respinto la
richiesta dell'assicurato, poiché, sulla base del calcolo effettuato, i suoi
redditi supererebbero il fabbisogno. In particolare, l'amministrazione ha
ritenuto un importo di CHF. 220’107.- quale sostanza computabile (cfr. doc. _).
Il ricorrente, dal canto suo, sostiene che tale somma sia stata sostanzialmente
consumata avendo aiutato terzi, in particolare parenti della moglie in
__________ durante il periodo di guerra, per il sostentamento.

 

                               2.5.   Scopo della
prestazione complementare è quello di garantire un "reddito minimo"
per far fronte ai "fabbisogni vitali" ai sensi dell'art. 34 quater
Costituzione Federale (RCC 1992 p. 346). Questa nozione è più ampia rispetto al
"minimo vitale" agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF). La
legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI contiene dunque la
garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste
questioni cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag. 606,
RCC 1986 pag. 143; Cattaneo, "Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo
della sicurezza sociale" in RDAT 1991 II pag. 447ss, spec. pag. 448 nota
12 e pag. 460 nota 83). I limiti di redditi rivestono pertanto una doppia
funzione e meglio quella di limite dei bisogni e di reddito minimo garantito
(DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995 p. 52 e 176; 1994 p. 225; RCC 1992 p. 225).

 

                               2.6.   Nel merito
l’art. 2a LPC prevede che hanno diritto alle prestazioni le persone che
beneficiano di una rendita di vecchiaia dell’AVS, e secondo l’art. 3a LPC

 

"  L'importo
della prestazione complementare annua deve corrispondere alla differenza tra
l'eccedenza delle spese riconosciute e i redditi (cpv. 1)."

 

                                         Per
quanto riguarda le spese riconosciute l’art. 3b LPC, prevede che:

 

"  Per
le persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o
in un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le
seguenti:

 

  a. importo destinato
alla copertura del fabbisogno vitale, per anno:

  1. per le persone
sole, almeno 14 690 franchi e al massimo 16 290             franchi;

  2. per i coniugi,
almeno 22 035 franchi e al massimo 24 435 franchi;

  3. per gli orfani e
per i figli che danno diritto a una rendita per figli                  dell'AVS
o dell'AI, almeno 7745 franchi e al massimo 8545          franchi. Per i due
primi figli si prende in considerazione la                                                     totalità
dell'importo determinante, per due altri figli due terzi                      ciascuno
e per ogni altro figlio un terzo;

 

b. la pigione di un appartamento e le relative spese accessorie. In
caso di presentazione di un conguaglio per le spese accessorie, non si può
tenere conto né di un pagamento di arretrati né di una richiesta di
restituzione."

 

                                         Dal 1
gennaio 1999 e fino al 31 dicembre 2000 l’importo massimo computabile a titolo di
fabbisogno è pari a fr. 16’460 per persone sole, fr. 24’690 per coniugi, fr.
8’630 per il primo e per il secondo figlio o orfano, fr. 5’755 per il terzo e
per il quarto figlio o orfano e fr. 2’880 per il quinto e successivi figli o
orfani (Decreto esecutivo concernente la legge federale sulle prestazioni
complementari all’AVS/AI del 18 novembre 1998).

 

A contare dal 1° gennaio 2001, invece, gli importi
massimi destinati alla copertura del fabbisogno vitale sono aumentati a fr.
16'800.— per persone sole, fr. 25’320.— per coniugi ed a fr. 8'850.-- per
orfani e figli che danno diritto ad una rendita per figli AVS o dell’AI (cfr.
art. 1 dell’Ordinanza 01 sull’adeguamento delle prestazioni complementari
all’AVS/AI del 18 settembre 2000).

 

                                         Per
l'art. 3b cpv. 3 LPC

 

"  Per
le persone che vivono a casa e per le persone che vivono in un istituto sono
inoltre riconosciute le spese seguenti:

  a. spese per il
conseguimento del reddito fino a concorrenza del      reddito lordo
dell'attività lucrativa;

  b. spese di
manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino a      concorrenza del
ricavo lordo dell'immobile;

  c. premi versati
alle assicurazioni sociali della Confederazione,        eccettuata
l'assicurazione malattie;

  d. importo
forfetario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure           medico-sanitarie.
L'importo forfetario deve corrispondere al    premio medio cantonale per
l'assicurazione obbligatoria delle cure                  medico-sanitarie
(compresa la copertura infortuni);

  e. pensioni
alimentari versate in virtù del diritto di famiglia (cpv. 3)."

 

                                         La lista
dei costi di cui può essere tenuto conto ai fini del calcolo della PC è
esaustiva e le disposizioni in esame sono di diritto federale imperativo (E.
Carigiet, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Zurigo 1995, p. 135; e Ergänzungsband,
Zurigo 2000, p. 83). Le spese che non rientrano nell'elenco succitato non
possono quindi essere ammesse.

 

                               2.7.   Secondo
l’art. 3c cpv. 1 LPC, inoltre, i redditi determinanti comprendono:

 

"  a. le
entrate in denaro o in natura provenienti dall'esercizio di            un'attività
lucrativa. Un importo di 1000 franchi per le persone sole    e di 1500 franchi
per i coniugi e le persone con figli che hanno o                               danno
diritto a una rendita è dedotto dal reddito annuo                proveniente
dall'esercizio di un'attività lucrativa, il saldo è computato in ragione di due
terzi. Per gli invalidi ai sensi dell'articolo 2c lettera d, il reddito
dell'attività lucrativa è interamente computato;

  b. il reddito
proveniente da sostanza mobile e immobile;

  c. un quindicesimo
della sostanza netta oppure un decimo per i       beneficiari di rendite di
vecchiaia, nella misura in cui superi per           persone sole 25 000
franchi, per coniugi 40 000 franchi e per      orfani e figli che danno diritto
a rendite per figli dell'AVS o dell'AI     15 000 franchi. Se l'immobile
appartiene al beneficiario delle         prestazioni complementari o a un'altra
persona compresa nel     calcolo della prestazione complementare e serve quale
abitazione             ad almeno una di queste persone, soltanto il valore
dell'immobile                               eccedente 75 000 franchi è preso in
considerazione quale   sostanza;

  d. le
rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le rendite
dell'AVS e dell'AI;

  e. le prestazioni
derivanti da un contratto di vitalizio o da un'altra       convenzione analoga;

  f.  gli assegni familiari

  g. le entrate e
le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato;

  h. le pensioni
alimentari del diritto di famiglia."

 

                               2.8.   Con il suo
gravame __________ censura quindi la decisione della Cassa nella misura in cui
l’autorità amministrativa ha ritenuto l’esistenza di una sostanza ormai
consumata. Dagli atti dell’incarto trasmesso dall’amministrazione risulta come
il ricorrente abbia indicato, quale sostanza, unicamente l’importo di CHF
22'000.- rilevando di non essere in grado di comprovare il consumo di altra
sostanza derivante dal versamento al ricorrente di CHF 285'107,50 da parte del
fratello __________ in conseguenza alla cessione della quota di comproprietà di
½ sul mappale __________RFD __________. Detto danaro, versato nel 1991 – come
evoca l’amministrazione nelle sue osservazioni – risulta correttamente esposto
in sede di tassazione nel biennio 1993/1994 mentre in sede di tassazione nel
biennio 1999/2000 non compaiono che CHF 43'934.-. Richiesto di fornire
spiegazioni in merito l’Ufficio Tassazioni competente ha indicato di avere
ammesso la diminuzione senza richieste al ricorrente.

 

                                         __________
ha avuto modo di esprimersi in merito in occasione degli accertamenti operati
dalla Cassa Cantonale AVS con scritto 30 aprile indicando:

 

" 
Per quanto concerne il consumo dei capitali
passati da Fr. 127'068.- al 1.1.1997 a Fr.2'335.- (+ Fr. 22'000.- al 1.1.2000,
vi comunico che gli stessi sono stati utilizzati per il mantenimento mio e di
mia moglie, economia domestica, affitto, spese per l’auto, cassa malati, ecc.
ecc. Non sono in grado di inviarvi fatture a comprova di tale consumo: ho
sempre pagato tutto in contanti brevi-mano.”

 

                                         La
versione fornita invece in sede di ricorso è diversa, i danari sarebbero stati
invece utilizzati per un aiuto economico a parenti della moglie residenti in
__________ cui sarebbero stati spediti generi alimentari. Tale circostanza, e
comunque in generale la modalità del consumo della sostanza, non è stata
comprovata dal ricorrente che ha indicato di non avere a disposizioni documenti
a dimostrazione dei suoi pagamenti avvvenuti brevi-manu. 

 

                                         Ora, come
detto, lo scopo della LPC è di garantire agli assicurati un reddito minimo
(Pratique VSI 1994 p.225). Di principio, per stabilire il diritto alla PC di un
assicurato, vengono presi in considerazione solo quegli attivi che egli ha
effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza restrizioni (AHI Praxis
1995 p. 166 consid. 2a; RDAT I 1992 p. 154; RCC 1984 p. 189; Werlen, Der
Anspruch auf Ergänzungsleistungen, Baden 1995, p.156/ 166; ZAK 1989 p. 238). È
infatti rilevante la circostanza che l’interessato non dispone dei mezzi
necessari per far fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo che ha
condotto a questa situazione (DTF 115 V 355).

                                         Nell’ipotesi
in cui, tuttavia, l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza esserne
giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata, dispone di un
diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza, non ne fa tuttavia
uso o non fa valere le sue pretese (RCC 1989 p. 350 consid. 3b; 1988 p. 275
consid. 2b) oppure, per motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo meno
a tempo parziale, un’attività lucrativa ammissibile, il succitato principio non
è applicabile (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; Pratique VSI 1994 p. 225
consid. 3a; RCC 1992 p. 348; DTF 115 V 353 consid. 5c; cfr. Anche DTF 122 V 397
consid. 2).

                                         In tal
caso la giurisprudenza considera infatti che vi è rinuncia di sostanza
ai sensi dell’art. 3c cpv. 1 lett. g (cfr. vecchio art. 3 cpv. 1 lett. f LPC;
RDAT I 1994 p. 189 consid. 3a; RCC 1989 p. 350 consid. 3b), lo scopo della
norma consistendo anzitutto nell’evitare che un assicurato si spogli di tutto o
di una parte dei suoi beni a favore di terzi, senza obbligo giuridico ed in
modo da diminuire il reddito che determina il diritto alle prestazioni.

                                         Quando
l’assicurato spende la sua fortuna per acquistare dei beni di consumo o per
migliorare il livello di vita, dispone della sua libertà personale, di
conseguenza l’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC non torna applicabile (DTF 115 V 354).

                                         La
giurisprudenza si è dunque limitata a riconoscere l’applicabilità del citato
articolo, se la rinuncia è avvenuta senza obbligo legale e senza
controprestazione adeguata. Infatti è stato ribadito più volte che il sistema
delle prestazioni complementari non offre la possibilità di procedere ad un
controllo dello stile di vita dell’assicurato e di chiedersi se in passato il
richiedente ha vissuto al di sotto oppure al di sopra della normalità (AHI
Praxis 1995 p. 167 consid. 2b; E. Carigiet, Ergänzungsleistungen, Zurigo 1995,
p. 120).

 

Va considerata una rinuncia nel senso appena
espresso quando una parte considerevole del patrimonio scompare senza che
l’assicurato o circostanze attendibili lo giustifichino mentre se l’assicurato
spende la sua fortuna per acquistare dei beni di consumo o per migliorare il
suo livello di vita, come indicato, e se tale circostanza è resa credibile
all’amministrazione, egli dispone della sua autonomia personale. Di conseguenza
l’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC non torna applicabile (cfr. E. Carigiet/Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/AI, Supplement, ZH 2000, pag. 104 e seg.).

 

                               2.9.   In concreto
va rilevato come nel giro di pochi anni il ricorrente non abbia più
sostanzialmente nulla del cospicuo versamento operato dal fratello a pagamento
della quota di comproprietà di ½ della proprietà immobiliare di __________. Il
versamento operato nel corso del 1991 assommava a CHF 285'107.-. L’iniziale
versione del consumo di tale importo (la cui verifica si impone
all’amministrazione secondo le DPC 2064.3) è stata cambiata in sede di ricorso
e non è stata resa verosimile in alcun modo e ciò nonostante gli inviti in tal
senso da parte della Cassa. __________ ha semplicemente indicato di avere
consumato i danari, indicando di avere vissuto con gli stessi e, soprattutto,
senza apportare la facile prova dell’avvenuto consumo degli stessi.

 

                                         Ora, in
virtù del principio inquisitorio vigente in materia di assicurazioni sociali
(Untersuchungs-grundsatz, SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; AHI praxis
1994 pag. 212; DTF 117 V 263; DTF 117 V 282) è compito del giudice chiarire
d’ufficio in modo corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti.

                                         Questo
principio non é tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato nell’obbligo
delle parti di collaborare (RAMI 1994 pag. 211; AHI praxis pag. 212; DLA 1992
pag. 113; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid. 3c; DTF 115 V 142 consid. 8a; DTF
114 V 234 consid. 5a; DTF 110 V 52 consid. 4a; Meyer, “Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12;
Spira, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure
cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16;
Kurmann, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz”
in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pag. 5
ss.)

 

                                         Questo
obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti
si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere
ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza
o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le
conseguenze dell’assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a;
RAMI 1993 pag. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92;
DTF 115 V 113; cfr. pure sentenza 13 marzo 2001 non pubblicata del TFA in re
M.P e riferimenti; G. Beati, “Relazioni tra diritto civile ... “ in relazioni
tra diritto civile e assicurazioni sociali, Lugano 1993, pag. 1 seg. (3)).

                                         Su questi
aspetti, cfr. in particolare: J. L. DUC, “Les assurances sociales en Suisse”,
Losanna 1995, pag. 827-828 e TH. Locher, “Grundriss des
Sozialversicherungsrecht” Berna 1997, pag. 339-341 il quale rileva che
“besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne
Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”.

 

                                         In merito
al principio inquisitorio e all'obbligo delle parti di collaborare vedi pure le
STFA del 5 giugno 2000 nella causa V.P. contro UAI e TCA, I 76/00 Ws, consid.
3a, pag. 5 e dell'8 novembre 1999 nella causa G.H. contro CCC e TCA, H 74/99
Ws, consid. 5d, pag. 8; DTF 122 V 157, consid. 1a, pag. 158 e i rinvii ivi
contenuti; DTF 121 V 204, consid. 6c, pag. 210; DLA 1999 N. 35, pag. 207,
consid. 3 e DLA 1996/1997, Nr. 17, pag. 83, consid. 2a.

 

                                         Nel
concreto caso, pur se invitato, in particolare dall’amministra-zione, a volere
comprovare il consumo dei capitali, __________ non ha portato nessun elemento
utile, benché lo potesse fare alla luce della natura degli atti che gli
venivano chiesti. Già il fatto di fornire due versioni diverse per i consumi
dei capitali esistenti negli anni passati costituisce la dimostrazione
dell’assenza di una collaborazione per l’accertamento della sorte pertoccata a
quel denaro.

 

                             2.10.   Anche se si
volesse dar credo alla seconda versione relativa all’aiuto dato a persone in
__________, vicine alla moglie di origine __________, va rilevato come le spese
non sono state comprovate (nell’ottica della giurisprudenza poc’anzi evocata)
da un lato, ed anche come le stesse non possano essere ammesse alla luce della
giurisprudenza.

 

 

                                         Nel caso
concreto si è in presenza di una sparizione di ca. 285'107.- in 10 anni con un
consumo medio di CHF 28'500.- medio annuo. Un importo decisamente elevato, non
comprovato ed – assertivamente – destinato a terzi senza adeguata
controprestazione.

 

                                         La
cessione di beni di consumo – come riferito in sede di ricorso – a persone in __________
non può avere quale conseguenza la presa a carico del donante da parte
dell’assicurazione sociale. In altri termini le difficoltà economiche di
parenti della moglie, pur in conseguenza alla guerra che ha colpito la
__________, non possono essere finanziate in via indiretta dalle assicurazioni
sociali che hanno lo scopo di aiutare gli assicurati che non riescono a
soddisfare il proprio fabbisogno vitale riconosciuto dalla legge.

 

                                         In merito
all’obbligo di assistenza tra parenti, quand’anche ci si trovasse in una tale
evenienza, il TFA, in una decisione dell’8 luglio 1993 in re UFAS/S pubblicata
in RDAT I 1994, pag. 188 e seg., ha già avuto modo di ritenere inconcepibile
che qualcuno abbandoni tutta la sua sostanza al punto da cadere nello stato di
bisogno, ritenendo che costituisce rinuncia senza valido motivo il provvedere
al sostegno di un parente oltre i limiti prescritti dal Codice civile. In altri
termini, precisa l’Alta Corte, ciò “rappresenta un obbligo morale che non
costituisce donazione, ma se è tale da comportare uno stato d’indigenza di
colui che si è assunto detto obbligo è pur sempre configurabile quale rinuncia,
senza idoneo motivo, a sostanza o parte di essa”.

 

                                         Occorre
quindi, conformemente a quanto ritenuto dalla Cassa, tenere conto della somma
di CHF. 285’107.- ricevuta dall’assicurato nel 1991 per stabilirne il reddito
determinante.

 

                             2.11.   Per quanto
attiene ora alla modalità di calcolo della sostanza effettuata
dall’amministrazione, si rileva che a norma dell’art. 3c cpv. 7 lett. b LPC il
Consiglio federale disciplina la valutazione dei redditi determinanti, delle
spese riconosciute, nonché della sostanza.

                                         

                                         Per
l'art. 17 cpv. 1 OPC -AVS/AI, nella versione in vigore dal 1 gennaio 1999:

 

" 
La valutazione della sostanza computabile deve
essere effettuata secondo le regole stabilite dalla legislazione sull'imposta
cantonale diretta del Cantone di domicilio.”

 

                                         Inoltre,
secondo l’art. 17a cpv. 1 OPC entrato in vigore soltanto il 1° gennaio 1990,
l’importo computabile delle parti di sostanza alle quali si è rinunciato, è
ridotto annualmente di CHF 10'000.--. Il valore della sostanza al momento della
rinuncia deve essere riportato invariato al 1° gennaio dell’anno seguente la
rinuncia e, in seguito, ridotto ogni anno (cfr. art. 17a cpv. 2 OPC).

Le parti di sostanza alle quali è stato rinunciato prima dell’entrata in vigore
dell’art. 17a OPC sono sottoposte a riduzione solo a partire dal 1° gennaio
1990 (cfr. disposizioni transitorie alla modifica del 12 giugno 1989).

Questa regolamentazione è stata dichiarata conforme alla legge ed alla
Costituzione da parte del TFA (Pratique VSI 1994 pag. 162, RCC 1992 pag. 436).

La giurisprudenza, inoltre, ha precisato che la sostanza dev’essere ripresa
integralmente il 1° gennaio 1990 e ridotta in seguito annualmente, la prima
volta il 1° gennaio 1991 (DTF 119 V 487; STFA non pubbl. del 21 dicembre 1990
in re V.A.).

Dal 1° gennaio 1995 è inoltre modificato il tenore dell’art. 17a cpv. 3 OPC
secondo cui per il calcolo della PC annua è determinante l’importo ridotto
della sostanza al 1° gennaio dell’anno per cui è assegnata la prestazione.

 

                             2.12.   Alla luce
delle disposizioni citate, questa Corte deve concludere che la Cassa ha
erroneamente computato l’importo CHF 220'107.- quale sostanza (da cui dedurre
ancora la parte di sostanza non computabile di CHF 40'000.-), ottenuto
deducendo dal capitale incassato dalla cessione della quota di comproprietà sul
mappale di __________ al fratello da parte del ricorrente (CHF 285'107.-) nel
1991 unicamente l’importo di CHF 6'000.- annui. In realtà la Cassa avrebbe
dovuto, partendo dalla cifra di CHF 285'107.- (di cui CHF 22'000.- elencati
quale titoli per l’avvenuto prestito al figlio della moglie) dedurre la cifra
di CHF 10'000.- annui a partire dal 1. gennaio 1992 sino al 2001, ossia per
complessivi 100'000.-.

 

                                         L’amministrazione
infatti, ha applicato il marginale 2064.3 delle Direttive UFAS sulle
prestazioni complementari all'AVS/AI, in vigore dal 1° gennaio 1990 che recita:

 

" 
Durante la revisione di una PC in corso non si
deve approfondire la questione a sapere se c’è stata una rinuncia alla sostanza
quando quest’ultima è diminuita ogni anno di un importo inferiore ai frs. 6'000
a partire dalla domanda di PC, rispettivamente dall’ultima revisione
periodica.”

 

Questa norma, atta a facilitare il lavoro
dell’amministrazione in caso di revisione della prestazione complementare, non
può essere utilizzata né per evitare di tenere conto di una rinuncia alla
sostanza allorché essa è dimostrata, né tantomeno per diminuire il normale
consumo di sostanza annuale di 

fr. 10'000.— . Quest’ultimo importo deve dunque
essere ritenuto. 

 

Infatti,
secondo la dottrina 

 

"«Für eine vereinfachte Prüfung von Vermögensreduktionen durch
die Durchführungsstellen hat sich folgende Praxis bewährt :

 

  -   Bei
einer Neuanmeldung kann der Berechnung der Zusatzleistungen die
tatsächliche Vermögenssituation zugrundegelegt werden, wenn das Vermögen innert
der letzten fünf Jahre vor der Anmeldung um weniger als Fr. 30'000.—abgenommen
hat.

  -   Bei
der periodischen Ueberprüfung einer laufenden Zusatzleistung braucht die Frage,
ob eine relevante Verzichtshandlung vorliegt, nicht geprüft zu werden, wenn vom
Vermögen nur bis Fr. 6'000.— pro Jahr verbraucht worden sind.»" (cfr. Carigiet/Koch, op. cit., pag. 105 e
seg.)

 

                                         Tuttavia,
anche nel caso di una nuova domanda PC, allorché si è rinunciato a sostanza, la
stessa deve essere computata quale rinuncia anche se negli ultimi cinque anni
dalla domanda PC si è ridotta per un importo inferiore a fr. 30'000.-- (cfr. Carigiet/Koch,
op. cit., pag. 105 e seg.).

 

Inoltre, è bene rilevare che per il marginale 2064.1
delle DPC in vigore dal 1° gennaio 1995, nel caso di nuova domanda PC,
l’ufficio PC verifica se vi è stata una rinuncia a beni patrimoniali. I beni
patrimoniali a cui si è rinunciato sono presi in considerazione nel calcolo
delle PC allo stesso modo in cui è considerata la sostanza alla quale non si è
rinunciato. Secondo l’art. 17a OPC, per il calcolo delle PC si deve diminuire
l’importo degli elementi della sostanza a cui si è rinunciato di 10'000.— ogni
anno (cfr. DPC 2064.4 e 2064.5 in vigore dal 1° gennaio 1996 rispettivamente
1990).

 

Nel
caso di specie, quindi, il calcolo della sostanza computabile deve essere
effettuato sulla base dell’art. 17a OPC.

L’importo
da computare ai fini del calcolo della prestazione complementare mensile del
signor __________ a titolo di sostanza assomma a CHF 145'107.-. Il reddito non
privilegiato assomma così a CHF 46'785.-, ancora superiore al fabbisogno
calcolate in CHF 44'520.-.

 

                                         In simili
condizioni il gravame va respinto e, l’assicurato non può essere posto al
beneficio di una prestazione complementare mensile.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti