# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 02936c98-8000-57e9-8d13-c403e60ef131
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-05-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 03.05.2002 17.2002.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2002-25_2002-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2002.00025

  	
  Lugano

  3 maggio 2002/kc

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte
  di cassazione e di revisione penale 

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Cometta

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta,
  cancelliere

  

 

 

sedente per statuire
sul ricorso per cassazione del 17 aprile 2002 presentato da

 

	
   

  	
  __________,  

  e da

  __________,

  (entrambi
  patrocinati dall'avv. __________)

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  sentenza emanata il 12 marzo 2002 dal Pretore del Distretto di Lugano,
  sezione 4, nei loro confronti;

  

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:      1. Se dev'essere accolto il ricorso
per cassazione;

                                          2.
Il giudizio sulle spese.

 

Ritenuto

 

in fatto:                 A.      Con decreto di accusa del 18 giugno 2001 il Procuratore pubblico ha
dichiarato __________ autrice colpevole di lesioni semplici per avere
intenzionalmente colpito __________ con un ombrello in più parti del corpo,
procurandogli le lesioni descritte dalla dott. __________ in un certificato
medico del 3 novembre 2000. In applicazione della pena, egli ne ha proposto la
condanna al pagamento di una multa di fr. 3000.–.

 

                                B.      Con
decreto di accusa dello steso giorno il Procuratore pubblico ha dichiarato anche
__________ autore colpevole di lesioni semplici per avere intenzionalmente fatto
cadere a terra e colpito con pugni e calci in più parti del corpo lo stesso
__________, procurandogli le lesioni descritte dalla dott. __________ in un
certificato medico del 3 novembre 2000. In applicazione della pena, egli ne ha
proposto la condanna al pagamento di una multa di fr. 400.–.

 

                                C.      Statuendo su opposizione dei condannati, con sentenza del 12 marzo
2001 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, ha con­fermato l'accusa di
lesioni semplici nei confronti di __________ e __________, ma ha ridotto la
pena per entrambi a una multa di fr. 300.–.

 

                                D.      Contro la sentenza citata __________ e __________ hanno presentato
il 12 marzo 2002 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di
revisione penale. Nei motivi del gravame, presentati il 17 aprile successivo,
essi chiedono la loro assoluzione o quanto meno, in subordine, l'annullamento
della sentenza impugnata e il rinvio degli atti a un altro Pretore per nuovo
giudizio. Il ricorso non è stato intimato al Procuratore pubblico.

 

Considerando

 

in diritto:               1.      Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto, non destinato
a rimettere in causa l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove
(art. 288 cpv. 1 lett. a CPP), sindacabili unicamente se il giudizio impugnato
denota estremi di arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c e 295 cpv. 1 CPP).
Arbitrario non significa tuttavia discutibile o finanche erroneo, bensì
manifestamente insostenibile o in aperto contrasto con gli atti (DTF 126 I 170
consid. 3a, 125 I 168 consid. 2a, 124 I 2308 consid. 4a). Per motivare un
censura di arbitrio non basta quindi criticare la decisione impugnata, né contrapporre
a quest'ultima una propria versione dei fatti, per quanto preferibile essa appaia.
Occorre invece spiegare per quale ragione l'accertamento dei fatti o la valutazione
delle prove siano manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto
con gli atti, contraddicano in modo urtante il senso di giustizia e di equità
(DTF 125 II 10 consid. 3a, 1234 IV 86 consid. 2a, 123 I 1 consid. 4a, 122 I 61
consid. 3a) o poggino su un'interpretazione unilaterale dei mezzi di prova (DTF
del 25 settembre 2000 in re S., consid. 3b). Secondo giurisprudenza, inoltre,
una sentenza incorre nell'annullamento quando è arbitraria non solo nella motivazione,
ma anche nel risultato (DTF 125 II 129 consid. 5b, 124 II 166 consid. 2a, 124 I
208 consid. 4a, 12 I 253 consid. 6c con rinvii).

 

                                2.      Stando agli accertamenti contenuti nella sentenza impugnata, in
estrema sintesi, la sera del 15 ottobre 2000 i ricorrenti si sono recati
dall'amico __________, residente in via __________. Dopo circa un'ora essi se
ne sono andati poiché il ricorrente lamentava dolori a un piede dovuti a un
infortunio. Scesi in strada, i due si sono imbattuti in __________, con il qua­le
è scoppiata una lite. Al proposito i ricorrenti e __________ si incolpano a vicenda
di aggressione, ma nessuno ha assisti­to alla scena. Sia come sia, quanto è
accaduto in tale fran­gen­te non è stato considerato nei decreti di accusa, i
quali si fon­dano solo sui fatti occorsi in seguito (sentenza impugnata, con­sid.
3). 

 

                                          Per
quanto riguarda il seguito, è stato accertato che __________ ha chiamato la
polizia, mentre i ricorrenti sono entrati precipitosamente nel bar __________.
Usciti dall'esercizio pubblico prima che arrivassero le forze dell'ordine, i
tre si sono di nuovo incontrati. __________ sostiene di avere diffidato allora
i ricorrenti ad attendere la polizia, ma per reazione __________ lo ha colpito
ripetutamen­te con il manico di un ombrello e __________, dopo averlo
scaraventato a terra, gli ha inferto pugni e cal­ci. __________ afferma invece
che lo stesso __________ lo ha aggredito, come ha aggredito __________, e lo ha
percosso con grande violenza. Anzi, saliti in automobile per allontanarsi, essi
si sono visti infran­gere da __________ il cristallo posteriore del veicolo con
un cestino di metallo. __________ non nega di avere sferrato un pugno a
__________, ma pretende di avere agito per legittima difesa. __________ ha
dichiarato da parte sua che, una volta uscita dal bar con __________,
__________ ha aggredito quest'ultimo, sicché essa ha dovuto intervenire,
colpendo __________ con ombrellate alla schiena quando ha visto che __________
stava per soccombere (sentenza, consid. 4). 

 

                                          Sempre
dalla sentenza impugnata risulta che a questa seconda colluttazione ha assistito
__________, il quale ha dichiarato che a un certo punto __________ era finito
per terra e il ricorrente lo colpiva ripetutamente con calci. Nel frattempo,
sempre a detta del testimone, i due uomini sono stati raggiunti da __________,
che ha cominciato a colpire anch'essa il malcapitato, steso per terra,
colpendolo alla testa con l'ombrello. Liberatosi e allontanatosi, __________ –
ha proseguito __________ – è stato invitato dai due a tornare sui suoi passi
per rimediare altre percosse. I ricorrenti sono poi saliti in automobile,
mentre __________, raccolta un cassa in plastica, l'ha scagliava sul lunotto
del veicolo, mandandolo in frantumi (sentenza, consid. 5).

 

                                3.      Nel condannare i ricorrenti per lesioni semplici il Pretore ha rilevato
anzitutto che la deposizione di __________, estraneo ai fatti e perciò
credibile, corrobora la versione di __________. Certo, in un primo momento
questi aveva detto agli inquirenti, a causa del suo stato di agitazione, che i
calci al costato gli erano stati inferti da uno sconosciuto, ma nemmeno gli
imputati pre­tendevano che alla lite avesse partecipato un terzo. Chi aveva
colpito __________ era perciò il ricorrente. La versione del testimone – ha
soggiunto il Pretore – appare peraltro più logica e spiegabile con le lesioni
subìte dal querelante, il quale non aveva motivo per battersi con i ricorrenti,
avendo appena chiamato la polizia. Le lesioni di lui sono compatibili inoltre
con calci al costa­to ricevuti a terra, con il pugno e con colpi d'ombrello
ricevuti sul costato e al capo. Quanto al dolore al piede lamentato dal ricorrente,
il certificato medico prodotto non attestava l'impossibilità di dar calci,
tant'è che a un certo momento l'imputato era riuscito a rifugiarsi nel bar
__________ e, per di più, poteva dar calci con l'altro piede. Né giovava
all'imputato quanto dichiarava __________, amico degli imputati, il quale aveva
ha sì rilevato che lo stesso __________ si trovava sotto l'antagonista, precisando
però di non avere ben capito che cosa stesse succedendo, poiché era lontano e
si era già diretto verso l'automobile del ricorrente per ricondurlo a casa insieme 
con l'amica. L'affermazione di avere notato il querelante  sopra il ricorrente
non appariva perciò circostanziata. Nemmeno i ricorrenti del resto avevano mai
sostenuto un fatto del genere (sentenza, consid. 5). 

 

                                4.      Il primo giudice si è posto anche il quesito di sapere se gli accusati
avessero agito per legittima difesa, ma l'ha riscontrato negativamente. A mente
sua la testimonianza di __________ consente unicamente di accertare che il
ricorrente ha fatto cadere a terra __________, per poi colpirlo a calci, mentre
l'amica colpiva al capo il malcapitato con l'ombrello. Ma, egli ha proseguito,
un conto è respingere un'aggressione e un conto è – come nella fattispecie –
infierire su una persona non più in grado di difendersi. Nelle circostanze
descritte il Pretore ha scartato anche l'ipotesi di un eccesso di legittima
difesa, __________ non avendo aggredito i due, ma essendosi scaduto solo in una
reazione fuori posto, condizionata anche dalla gelosia. Del resto – ha
continuato il Pretore – fosse anche vero che l'imputato avesse fatto cadere la
vittima per respingerne l'attacco, ciò non legittimava i due a colpirlo
ripetutamente con calci e ombrellate, causandogli le ferite riportate nel
certificato agli atti. Infine il Pre­tore ha escluso che gli imputati avessero
agito in stato scusabile di eccitazione o di paura (art. 33 cpv. 2 CP ultima
frase), non essendosi trattato in concreto di reazione a un'aggressione, bensì
di una punizione nei confronti di un uomo a terra, non più in grado di nuocere
(sentenza, consid. 7).

 

                                5.      I ricorrenti asseriscono che la sentenza impugnata si riconduce a
una valutazione unilaterale delle prove e che, in ogni modo, da essa non emerge
un elemento fondamentale, sottolineato nell'arringa del loro difensore, ovvero
che con grande probabilità __________ li ha aspettati per circa un'ora sotto la
casa di __________ per poi affrontarli, come si evince dal testo della denuncia
sporta contro di loro. Nell'esposto __________ ammetteva invero di avere
intrattenuto a suo tempo una relazione con la ricorrente, con la quale in ogni
modo aveva mantenuto buoni rapporti, tanto da essere stato chiamato più volte
da quest'ultima a causa anche del difficile rapporto di convivenza instauratosi
con __________. __________ si sarebbe illuso perciò che __________ potesse
tornare con lui, ma tale sogno è sfumato quando ha visto la donna in compagnia
di __________. Ciò l'ha indotto ad affrontare i due, chiedendo alla donna a che
gioco stesse giocando. __________ abitava al quarto piano dello stabile in via
__________ e deve avere impiegato perciò, secondo i ricorrenti, qualche tempo
per scendere in strada. La tesi secondo cui egli li ha visti entrare nello
stabile, è sceso in strada, li ha attesi per circa un'ora e li ha poi affrontati
è pertanto più credibile rispetto a quella, costruita a posteriori da
__________ e fondata sulla casualità. Ciò dimostrerebbe, sempre secondo i ricorrenti,
l'aggressione da parte di __________, circostanza importante che doveva essere
menzionata nella sentenza impugnata, a meno di trascendere in una valutazione
parziale e unilaterale delle prove.

 

                                          I
ricorrenti disconoscono nondimeno che un'argomentazione come quella testé riassunta
è manifestamente appellatoria. Attraverso supposizioni i ricorrenti si propongono
infatti di rendere verosimile che essi sono stati vittima di una deliberata aggressione,
dovuta in particolare alla gelosia che il querelante provava per avere sorpreso
l'ex amica in compagnia di un altro uomo dopo avere creduto a un riavvicinamento
con lei. In realtà il solo fatto che il querelante si trovasse in uno stato
alterato non doveva infatti necessariamente (ossia sotto pena di arbitrio)
spingere il primo giudice ad accertare quanto prospettato nel ricorso. Per di
più i ricorrenti trascurano che il Pretore non ha completamente sorvolato l'argomento.
Si è visto infatti che egli ha rimproverato a __________ di avere dato sfogo in
modo incivile al suo disappunto, alimentato fors'anche dalla gelosia. Pur
tenendo conto di ciò, il Pretore ha ribadito nondimeno che tale stato di cose
ancora non consentiva di accertare che questi avesse aggredito il rivale. E pur
in siffatta evenienza egli ha soggiunto che nulla giustificava la violenta
reazione degli imputati. Su tali considerazioni il ricorso è del tutto silente.

 

                                6.      I ricorrenti fanno inoltre carico al primo giudice di avere ignorato
il fatto – pacifico – che sotto lo stabile di __________ è avvenuta una prima
collutazione, che essi si hanno cercato riparo nel bar __________, che essi
hanno telefonato allo stesso __________ chiedendo aiuto, perché venisse a
prendere le chiavi dell'automobile e li aiutasse a sfuggire alla furia del
querelante. Il Pretore medesimo ha peraltro constatato che a un certo momento
__________ si stava dirigendo verso l'automobile. Questi elementi, essi
opinano, comprovano che essi sono fuggiti per paura. In realtà ancora una volta
il ricorso denota tutta la sua indole appellatoria. I condannati persistono
infatti nel riaffermare la loro personale valutazione dei fatti e la loro
soggettiva valutazione delle prove come se si trovassero di fronte a
un'autorità munita di pieno potere cognitivo. Anzi, essi nemmeno si confrontano
con la sentenza impugnata, in particolare con i motivi (assenza di prove
concludenti in un senso o nell'altro) che hanno indotto il primo giudice a prescindere
dall'approfondire quanto era accaduto in un esito alla prima colluttazione,
quando i ricorrenti sarebbero fuggiti verso il bar __________ perché spaventati
dal querelante. Se non che, avessero anche cercato rifugio in quell'esercizio
pubblico per paura, ciò non li legittimava ancora – come ha sottolineato il
Pretore – a colpire ripetutamente il querelante inerme, disteso per terra.  

 

                                7.      Nel seguito del memoriale i ricorrenti si diffondono su quanto
reputano essere l'esatto svolgimento dei fatti. Così argomentando essi
dimenticano però, una volta ancora, i limiti di un ricorso per cassazione
fondato sul divieto d'arbitrio. Riassunta l'arringa del loro difensore, essi
tornano sulla loro originaria tesi, quella di essere stati vittime di una
deliberata aggressione che li ha costretti a reagire. Insistono però ulteriormente
con argomentazioni palesemente appellatorie e finanche non pertinenti. Il
problema è infatti quello di sapere se, una volta reso inoffensivo il querelante,
gli accusati avessero ancora motivo per colpire nel modo accertato dal Pretore.
Al riguardo essi non spendono però una parola e si esauriscono nel ribadire i
motivi che li avrebbero obbligati a reagire di fronte al potenziale pericolo
causato dal querelante. Disconoscono tuttavia che il Pretore non ha negato loro
tale diritto. Ha soltanto rilevato che, una volta steso il querelante per
terra, foss'anche perché aggrediti, essi se ne sarebbero dovuti andare.

 

                                8.      I ricorrenti criticano la sentenza impugnata anche nella misura in
cui il Pretore ha preferito fondarsi sulla deposizione di __________ anziché su
quella di __________. Nel motivare la doglianza essi confondono una volta di
più un ricorso per cassazione fondato sul divieto d'arbitrio con un atto
d'appello, dilungandosi in considerazioni che soltanto un'autorità munita di pieno
potere cognitivo potrebbe vagliare. Donde l'inammissibilità del gravame. I
ricorrenti sollevano pure dubbi sulla questione dei calci inferti alla vittima.
Carente di una sostanziata censura di arbitrio, termine al quale essi nemmeno
accennano nonostante i precisi accertamenti del Pretore (sentenza, consid. 5 e
6), il ricorso sfugge a un esame di merito e va perciò di nuovo dichiarato
inammissibile. 

 

                                9.      Infine i ricorrenti espongono svariate considerazioni che consentirebbero,
a loro modo di vedere, di assolverli in virtù dell'art. 33 CP (legittima
difesa) o di ritenere che essi abbiano agito per lo meno in stato di scusabile
eccitazione e sbigottimento. Essi fondano però il gravame su fatti diversi da
quelli accertati in modo vincolante per la Corte di cassazione e di revisione
penale, il Pretore avendo constatato che – comunque fosse – la proposta di pena
formulata nel decreto di accusa in relazione alla gravità del reato compiuto e
al grado di colpa (condanna per entrambi a una semplice multa) tiene ampiamente
conto anche di un certa provocazione da parte della vittima.

 

                              11.      Se ne conclude che il ricorso, non privo di leggerezza, deve essere
dichiarato inammissibile per la sua palese natura appallatoria. Gli oneri
processuali seguono la soccombenza (art. 15 cpv. 1 CPP).

 

Per questi motivi,

 

in applicazione
dell'art. 291 cpv. 1 CPP

 

e visto sulle spese
anche l'art. 39 lett. d LTG,

 

 

pronuncia:           1.      Il ricorso è inammissibile.

 

                                2.      Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr. 600.–

                                          b)
spese                         fr. 100.–

                                                                                 fr.
700.–

                                          sono
posti a carico dei ricorrenti in ragione di metà ciascuno.

 

                                3.      Intimazione
a:

                                          –    __________;

                                          –    __________;

                                          –    avv.
__________;

                                          –    Ministero
pubblico, Lugano;

                                          –    __________;

                                          –    avv.
__________;

                                          –    Pretura
di Lugano, Sezione 4;

                                          –    Dipartimento
delle istituzioni, Casellario giudiziale, Servizio di coordinamento Cantone
Ticino, viale Franscini 3, 6500 Bellinzona;

                                          –    Ufficio cantonale
degli stranieri, 6501 Bellinzona;

                                          –    Ufficio federale
degli stranieri, 3003 Berna.

 

 

Per la Corte di
cassazione e di revisione penale

Il presidente                                                            Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mezzi di ricorso:

Questo giudizio può essere impugnato
mediante ricorso per cassazione al Tribunale federale unicamente per violazione
del diritto federale (art. 269 cpv. 1 PP). Il ricorso per cassazione deve
essere depositato presso il Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica
del testo integrale della decisione. La legittimazione nonché le altre
condizioni per proporre ricorso per cassazione sono regolate dagli art. 268
segg. PP.