# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4ff788ae-738c-58a0-940f-333a1af95d8b
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-11-18
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 18.11.2015 BB.2015.43
**Docket/Reference:** BB.2015.43
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2015-43_2015-11-18

## Full Text

Sospensione del procedimento (art. 329 cpv. 2 CPP in relazione con l'art. 314 CPP).;;Sospensione del procedimento (art. 329 cpv. 2 CPP in relazione con l'art. 314 CPP).;;Sospensione del procedimento (art. 329 cpv. 2 CPP in relazione con l'art. 314 CPP).;;Sospensione del procedimento (art. 329 cpv. 2 CPP in relazione con l'art. 314 CPP).

Decisione del 18 novembre 2015 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Patrick Robert-Nicoud, 

Cancelliera Susy Pedrinis Quadri  

   

Parti   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Reclamante 

 

   

  contro 

   

A., 

rappresentato dall'avv. Luigi Mattei, 

 

Controparte 

 

TRIBUNALE PENALE FEDERALE, CORTE PENALE, 

 

Autorità che ha reso la decisione impugnata 

 

   

Oggetto  Sospensione del procedimento (art. 329 cpv. 2 CPP in 

relazione con l'art. 314 CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2015.43 

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 Fatti: 

A. Con sentenza del 19 novembre 2012 la Corte penale del Tribunale penale fe-

derale (in seguito: CP-TPF) ha riconosciuto A. autore colpevole di ripetuto rici-

claggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis n. 1 CP, in ordine a tre dei relativi tren-

tadue capi d'accusa, e di ripetuta istigazione in falsità in documenti ai sensi 

dell'art. 251 n. 1 CP in combinato disposto con l'art. 24 cpv. 1 CP, in ordine a 

due dei relativi tre capi d'accusa. Essa lo ha condannato ad una pena pecuniaria 

di 180 aliquote giornaliere di fr. 110.-- ciascuna (di cui 120 aliquote giornaliere 

per la falsità in documenti, aumentate di 60 aliquote giornaliere per gli atti di 

riciclaggio), sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, non-

ché a un risarcimento equivalente di fr. 16'313.20 e di EUR 152'250.--, la cui 

pretesa è stata assegnata all'accusatrice privata B. SpA. A. è pure stato con-

dannato al pagamento di fr. 4'500.-- a titolo di spese procedurali e di fr. 

41'024.20 a titolo di ripetibili in favore di B. SpA. La pretesa civile di C. SpA è 

invece stata respinta. 

 

In vista dell'esecuzione della sentenza in punto al risarcimento equivalente, alle 

spese procedurali e alle ripetibili dell'accusatrice privata, la CP-TPF ha mante-

nuto il sequestro sui valori patrimoniali di cui alla relazione n. 1 intestata a D., 

presso E. SA, Z., a concorrenza di fr. 61'837.40 e EUR 152'250.--, oltre interessi 

al 5%, decorrenti dal 27 febbraio 2006 su fr. 2'540.40, dal 13 marzo 2006 su fr. 

13'772.80 e dal 3 aprile 2006 su EUR 152'250.--. Per il resto è stato deciso il 

dissequestro del conto (act. 1.2). 

 

 

B. Contro la decisione della CP-TPF, sia il Ministero pubblico della Confederazione 

(di seguito: MPC), sia B. SpA unitamente a C. SpA (entrambe in amministra-

zione straordinaria), che lo stesso A., hanno interposto ricorso in materia penale 

al Tribunale federale (v. act. 1.3 pag. 4, act. 1.1 pag. 3).  

 

 

C. Con sentenza del 28 luglio 2014, il Tribunale federale ha respinto il gravame 

presentato da A. (sentenza 6B_219/2013) e, il medesimo giorno (sentenza 

6B_222/2013), ha altresì respinto il ricorso di B. SpA unitamente a C. SpA, nella 

misura della loro ammissibilità (act. 1.3 pag. 4, act. 1.1 pag. 3). 

 

 

D. Il Tribunale federale ha per contro parzialmente accolto il ricorso del MPC, con 

sentenza del 28 luglio 2014 (sentenza 6B_217/2013), annullando i dispositivi 

n. II.1, II.2, nonché VI. della sentenza del 19 novembre 2012, rinviando la causa 

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alla CP-TPF per un nuovo giudizio sulla pena e affinché si pronunci sulle richie-

ste di confisca del MPC relative al prodotto del reato a monte del riciclaggio di 

denaro e quindi sulla sorte del sequestro ancora in essere.  

 

In sostanza, il Tribunale federale ha ritenuto infondata l'attenuazione della pena 

effettuata dal giudice di primo grado avendo l'imputato agito quale autoricicla-

tore, possibilità non prevista in quanto tale dalla legge. In considerazione della 

condanna italiana dell'imputato per i crimini a monte, seppure non cresciuta in 

giudicato, il Tribunale federale ha quindi indicato che i fatti in giudizio avrebbero 

dovuto essere esaminati nell'ottica del concorso retrospettivo giusta l'art. 49 

cpv. 2 CP. A tal proposito l'Alta Corte ha ritenuto che la CP-TPF avrebbe dovuto 

o aspettare che la condanna italiana passasse in giudicato e irrogare una pena 

complementare o, come poteva fare, emanare una sentenza indipendente, che 

non tenesse però conto in senso attenuante degli antefatti del riciclaggio, og-

getto del procedimento italiano (act. 1.3, consid. 6.4).  

Il Tribunale federale ha altresì censurato il fatto che nel fissare l'ammontare 

delle aliquote giornaliere della pena pecuniaria, la CP-TPF abbia tenuto conto 

dei debiti dell'imputato nei confronti dei famigliari, senza indicarne l'entità, né le 

ragioni che lo hanno spinto a contrarli (act. 1.3, consid. 6.4). 

Infine, l'istanza superiore ha ritenuto che vi sia stata una violazione del diritto di 

ottenere una decisione motivata, nei confronti del MPC, non avendo la CP-TPF 

analizzato le richieste di confisca, rispettivamente di risarcimento equivalente e 

assegnamento afferenti il prodotto del reato a monte del riciclaggio di denaro, 

alla luce del reato di amministrazione infedele di cui all'art. 158 CP (act. 1.3, 

consid. 7.2). 

 

E. Con decreto del 15 aprile 2015, la CP-TPF (giudice unico) ha disposto la so-

spensione della procedura fino alla pronuncia di una sentenza irrevocabile delle 

autorità giudiziarie italiane sui reati a monte commessi da A. Essa ha in effetti 

considerato in diritto l'impossibilità per l'interessato di inoltrare una richiesta 

volta alla pronuncia di una pena unica ai sensi dall'art. 34 cpv. 3 CPP, dovendo 

la medesima essere verosimilmente presentata dinanzi al giudice italiano (giu-

dice che ha pronunciato la pena più grave), autorità soggetta all'ordinamento 

giuridico italiano in cui non è previsto il sistema dell'accrescimento ex art. 49 

CP, bensì unicamente quello del cumulo delle pene (act. 1.1 consid. 2.3) 

 In merito alla richiesta di confisca, la CP-TPF ha rilevato che l'ipotesi confisca-

toria era assente dall'atto di accusa, introdotta dal MPC soltanto in sede di re-

quisitoria, senza che l'imputato avesse la possibilità di difendersi contro di essa 

durante il processo e quindi in urto al principio accusatorio. Il primo giudice ha 

reputato ipotizzabile il rinvio del fascicolo al MPC affinché avvii una procedura 

fondata sull'art. 158 CP, ma a tale soluzione, considerati i possibili problemi di 

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economia processuale, ha giudicato più appropriato sostituire la soluzione della 

sospensione del procedimento (act. 1.1 consid. 2.3). 

 

F. Con reclamo del 24 aprile 2015 (act. 1) il MPC è insorto innanzi alla Corte dei 

reclami penali contro il decreto di sospensione del 15 aprile 2015, chiedendo: 

- di annullare il dispositivo n. I del decreto 15 aprile 2015 della CP-TPF e 

quindi la sospensione della causa penale n. SK.2014.15; 

- di rinviare la causa n. SK.2014.15 alla CP-TPF affinché essa emetta un 

giudizio nel merito; 

- di mantenere il sequestro sull’integralità dei valori patrimoniali depositati 

sulla relazione n. 1 intestata alla F. presso la banca E. SA, Z. 

 

G. Con missiva dell'11 maggio 2015, l'accusatrice privata B. SpA ha comunicato 

di non avere osservazioni da formulare (act. 6). 

 

H. In data 19 maggio 2015, il patrocinatore di A. ha formulato le proprie osserva-

zioni al gravame, postulandone la reiezione integrale (act. 9). 

 

I. Il 27 maggio 2015, il MPC, chiamato a pronunciarsi in sede di replica, si è inte-

gralmente confermato nel reclamo del 24 aprile 2015 (act. 12). 

 

L. Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi in diritto. 

 

 Diritto: 

1. Giusta gli artt. 393 cpv. 1 lett. b CPP e 37 al. 1 della Legge federale sull'orga-

nizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la via 

di ricorso è aperta innanzi la Corte dei reclami penali contro i decreti, le ordi-

nanze e gli atti procedurali della Corte penale in qualità di tribunale di prima 

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istanza, fatta esclusione per le decisioni ordinatorie della direzione del procedi-

mento. I reclami contro decisioni comunicate per scritto od oralmente vanno 

presentati e motivati per scritto entro dieci giorni (art. 396 al. 1 CPP). Il Ministero 

pubblico ha qualità per ricorrere giusta l'art. 381 cpv. 1 CPP indipendentemente 

dalla questione di sapere se dispone o meno di un interesse giuridicamente 

protetto all'annullamento o alla modifica della decisione impugnata (RICHARD 

CALAME, Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 

2011 [Commentaire Romand], n. 5 ad art. 381; PIQUEREZ/ MACALUSO, Pro-

cédure pénale suisse, 3a ediz., Ginevra/Zurigo/Basilea 2011, n. 1908). Essendo 

le summenzionate condizioni adempiute, vi è luogo di entrare nel merito. 

 

2.  

2.1 Nel caso di specie, nella propria sentenza 6B_217/2013 del 28 luglio 2014 il 

Tribunale federale ha indicato di avere rinviato la causa alla CP-TPF per un 

nuovo giudizio sulla pena e affinché questa si pronunci sulle richieste di confisca 

del MPC relative al prodotto del reato a monte del riciclaggio di denaro e quindi 

sulla sorte del sequestro ancora in essere (act. 1.3 consid. 10). 

 

In merito al giudizio sulla pena, nei considerandi della propria decisione, l'Alta 

Corte ha considerato:  

 
"i fatti qui in giudizio avrebbero dovuto essere esaminati nell'ottica del concorso 
retrospettivo giusta l'art. 49 cpv. 2 CP, che trova applicazione anche nella fatti-
specie (v. DTF 127 IV 106 consid. 2c). Secondo la giurisprudenza, se il giudice 
dispone già di una sentenza cresciuta in giudicato relativa ai reati dapprima giudi-
cati, egli deve irrogare una pena complementare; altrimenti può, riservato il princi-
pio di celerità, aspettare una sentenza cresciuta in giudicato e quindi infliggere 
una pena complementare oppure pronunciare immediatamente una sentenza in-
dipendente. In quest'ultimo caso, dopo che la decisione emanata nell'ambito della 
prima procedura sia passata in giudicato, l'interessato potrà inoltrare una richie-
sta volta alla pronuncia di una pena unica alle condizioni previste dall'art. 34 cpv. 
3 CPP, norma che ha soppiantato l'abrogato art. 344 cpv. 2 CP (DTF 129 IV 113 
consid. 1.3). Nella fattispecie, il TPF avrebbe dovuto o aspettare che la condanna 
italiana passasse in giudicato e irrogare una pena complementare o, come po-
teva fare, emanare una sentenza indipendente, che non tenesse però conto in 
senso attenuante degli antefatti del riciclaggio, oggetto del procedimento italiano. 
  
Quanto alla fissazione dell'importo delle aliquote giornaliere, il TPF ha menzio-
nato debiti che l'imputato avrebbe nei confronti di familiari, senza peraltro indi-
carne l'entità, né le ragioni che lo hanno spinto a contrarli. Inoltre, di regola, i de-
biti non vanno presi in considerazione nel calcolo dell'ammontare dell'aliquota 
giornaliera, ma tutt'al più nell'ambito dell'apprezzamento della situazione perso-
nale dell'autore (v. DTF 134 IV 60 consid. 6.4). 
  
Sicché, su questo punto, il ricorso del MPC è parzialmente fondato. Il TPF dovrà 
procedere a ricommisurare la pena dell'imputato alla luce di quanto esposto." 

(act. 1.3 consid. 6.4) 

 

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Nel successivo considerando n. 7, l'Alta Corte, trattando delle contestazioni re-

lative all'aspetto della confisca, ha constatato una violazione del diritto di otte-

nere una decisione motivata del MPC in punto alle richieste di confisca, rispet-

tivamente di risarcimento equivalente e assegnamento circa i valori patrimoniali 

frutto dei reati a monte del riciclaggio: 

 
"la pubblica accusa non si sarebbe fondata unicamente sul luogo di situazione 
dei beni per chiederne la confisca, bensì ha richiamato una competenza giurisdi-
zionale svizzera giusta l'art. 8 cpv. 1 CP anche per quel che concerne l'ammini-
strazione infedele aggravata. […] il TPF […] al momento di chinarsi sulla que-
stione, si è limitato a esaminare la confiscabilità dei valori patrimoniali quale pro-
dotto dell'infrazione di cui all'art. 305bis CP, omettendo qualsiasi cenno all'art. 158 
CP. […] Il TPF dovrà quindi pronunciarsi sulle richieste di confisca, rispettiva-
mente di risarcimento equivalente e assegnamento afferenti il prodotto del cri-
mine a monte del riciclaggio di denaro." 

(act. 1.3 consid. 7) 

 

 

2.2 Nel proprio decreto del 15 aprile 2015 la CP-TPF ha inizialmente riportato 

quanto indicato dal Tribunale federale in merito al giudizio sulla pena, ossia che, 

ritenuta la condanna italiana dell'imputato per i crimini a monte – seppure non 

cresciuta in giudicato – i fatti in giudizio avrebbero dovuto essere esaminati 

nell'ottica del concorso retrospettivo giusta l'art. 49 cpv. 2 CP; come pure che, 

a mente dell'Alta Corte, la CP-TPF avrebbe dovuto o aspettare che la condanna 

italiana passasse in giudicato e irrigare una pena complementare, o come po-

teva fare, emanare una sentenza indipendente, che non tenesse però conto in 

senso attenuante degli antefatti del riciclaggio, oggetto del procedimento ita-

liano (act. 1.1 consid. 1.2). Di seguito, dopo aver analizzato le peculiarità 

dell'art. 34 cpv. 3 CPP ed aver constatato che il sistema giuridico italiano non 

prevede il sistema dell'accrescimento (v. art. 49 CP) ma quello del cumulo delle 

pene, la CP-TPF ha ritenuto non percorribile una delle due alternative offerte 

dalla sentenza del Tribunale federale (ossia la pronuncia di una sentenza indi-

pendente) non disponendo in concreto l'imputato la possibilità di chiedere al 

giudice estero – ossia al giudice che ha pronunciato la pena più grave giusta 

l'art. 34 cpv. 3 CPP – la fissazione di una pena unica, istituto sconosciuto all'or-

dinamento italiano e applicabile peraltro soltanto in caso di "pene dello stesso 

genere" (act. 1.1 consid. 2.3). Di conseguenza, essa ha ritenuto di dover obbli-

gatoriamente seguire l'altra via indicata, ossia quella della sospensione in at-

tesa del giudizio definitivo italiano, soluzione più appropriata anche in merito 

alla confisca del prodotto del reato a monte, così da evitare il rischio di giudizi 

contraddittori all'interno dello spazio Schengen (act. 1.1 consid. 2.3).  

 

2.3 Tale conclusione è contestata dal MPC, secondo cui il decreto di sospensione 

della CP-TPF (act. 1): 

- violerebbe manifestamente il principio di celerità previsto dall’art. 5 CPP; 

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- costituirebbe un abuso delle regole in materia di sospensione del proce-

dimento: secondo la giurisprudenza del Tribunale federale la sospen-

sione sarebbe infatti possibile solo in casi eccezionali vista la premi-

nenza del principio di celerità (sentenze TF 1B_57/2009 consid. 2.1.1; 

1B_163/2014 consid. 2.2);  

- sarebbe contrario al principio dell'economia processuale; 

- violerebbe la giurisprudenza in materia di art. 305bis CP: pur costituendo 

la provenienza criminale dei valori patrimoniali uno fra gli elementi costi-

tutivi del reato di riciclaggio, la giurisprudenza avrebbe minimizzato la 

portata di tale elemento quando il reato a monte è commesso all’estero 

proprio in ragione della prevedibile difficoltà a fornire la prova di un’atti-

vità criminale commessa fuori dal territorio svizzero;  

- violerebbe il principio dell’immediata esecutività del giudicato delle sen-

tenze del Tribunale federale sancito dall’art. 61 LTF: la sentenza del Tri-

bunale federale avrebbe in effetti rinviato il processo al giudice di primo 

grado unicamente per rideterminare la pena senza considerare nel cal-

colo un’attenuante non codificata (quella dell’autoriciclaggio) e per sta-

tuire in merito alla confisca; 

- sarebbe contrario agli stessi artt. 34 cpv. 3 CPP e 49 CP, alla base del 

decreto di sospensione, trovando tali norme applicazione solo nel caso 

di pene dello stesso genere; 

- si scontrerebbe infine con gli art. 70 e 71 CP: secondo la giurisprudenza 

del Tribunale federale l’applicazione dell’art. 70 cpv. 1 CP non presup-

porrebbe che il reato che ha prodotto i valori patrimoniali confiscati sia 

stato giudicato e nemmeno che la persona presso la quale sono stati 

confiscati i valori patrimoniali sia stata condannata. 

 

3. In presenza di un rinvio della causa da parte del Tribunale federale, l'autorità 

che si occupa del nuovo giudizio è vincolata dalle considerazioni di diritto svi-

luppate dal Tribunale federale nella sua sentenza di rinvio, le quali devono es-

sere riprese nella nuova decisione (v. sentenza del Tribunale federale 

4C.46/2007 del 17 aprile 2007, consid. 3.1; H. SEILER/N. VON WERDT/ 

A. GÜNGERICH, Handkommentar zum Bundesgerichtsgesetz, Berna 2007, n. 9 

ad art. 107 LTF). Per questa ragione, sia il tribunale rescissorio che le parti non 

possono fondarsi su fatti diversi da quelli già constatati o su opinioni giuridiche 

espressamente respinte mediante la sentenza di rinvio o addirittura non ripor-

tate nei considerandi (v. DTF 131 III 91 consid. 5.2; 116 II 220 consid. 4a; 

ULRICH MEYER/JOHANNA DORMANN, Basler Kommentar, Bundesgerichtsgesetz, 

http://links.weblaw.ch/4C.46/2007

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2a ediz., Basilea 2011, n. 18 ad art. 107 LTF). Fatti nuovi possono essere presi 

in considerazione unicamente se riguardano aspetti oggetto della decisione di 

rinvio, i quali non possono tuttavia né essere estesi né ancorati su di un nuovo 

fondamento giuridico (v. sentenza del Tribunale federale 6B_534/2011 del 

5  gennaio 2012, consid. 1.2, con rinvii). Per pronunciare il nuovo giudizio, non 

deve di conseguenza essere riavviato l'intero procedimento, ma unicamente 

quanto è necessario per ossequiare ai considerandi vincolanti della decisione 

rescindente (sentenza del Tribunale federale 6B_372/2011 del 12 luglio 2011, 

consid. 1.1.2).  

 

Si giustifica pertanto, in concreto, di verificare se effettivamente la conclusione 

a cui è giunto il primo giudice, riguardo al giudizio sulla pena ed in merito alla 

confisca, rientra nel quadro delineato dal Tribunale federale. È pure entro questi 

limiti che questa Corte deve valutare le contestazioni mosse dal reclamante av-

verso il decreto impugnato. 

 

4. Inizialmente, trattando del giudizio sulla pena, il Tribunale federale ha conside-

rato che i fatti oggetto della presente fattispecie avrebbero dovuto essere esa-

minati nell'ottica del concorso retrospettivo giusta l'art. 49 cpv. 2 CP. 

 

4.1 Il principio del concorso retrospettivo prevede che il giudice, se deve giudicare 

un reato che l’autore ha commesso prima di essere stato condannato per un 

altro fatto, determina la pena complementare in modo che l’autore non sia pu-

nito più gravemente di quanto sarebbe stato se i diversi reati fossero stati com-

presi in un unico giudizio. Il giudice è tenuto a fare applicazione di tale disposto 

d'ufficio, senza che vi sia una richiesta da parte dell'imputato. La disposizione è 

inoltre applicabile anche qualora sia già stata pronunciata una condanna all'e-

stero, anche quando quest'ultima tratti dei fatti che esulano dalla giurisdizione 

domestica (v. DTF 115 IV 17 consid. 5a). In una pari eventualità la fissazione 

della pena complementare deve effettuarsi secondo le regole del diritto svizzero 

(v. DTF 109 IV 90 consid. 2c).  

 

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale in ambito di concorso retro-

spettivo, se il giudice dispone già di una sentenza cresciuta in giudicato relativa 

ai reati dapprima giudicati, egli deve irrogare una pena complementare; altri-

menti può, riservato il principio di celerità, aspettare una sentenza cresciuta in 

giudicato e quindi infliggere una pena complementare oppure pronunciare im-

mediatamente una sentenza indipendente. In quest'ultimo caso, dopo che la 

decisione emanata nell'ambito della prima procedura sia passata in giudicato, 

l'interessato potrà inoltrare una richiesta volta alla pronuncia di una pena unica 

alle condizioni previste dall'art. 34 cpv. 3 CPP (DTF 129 IV 133 consid. 1.3; 

sentenza del Tribunale federale 6B_217/2013 del 28 luglio 2014, consid. 6.4).  

http://links.weblaw.ch/6B_534/2011
http://links.weblaw.ch/6B_372/2011

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4.2 L'art. 34 cpv. 3 CPP (che riprende il tenore dell'art. 344 cpv. 3 vCP), prevede 

che se una persona è stata condannata da giudici diversi a più pene dello stesso 

genere, il giudice che ha pronunciato la pena più grave fissa, a richiesta del 

condannato, una pena unica. Tale norma torna applicabile nei casi in cui le re-

gole imposte dall'art. 49 cpv. 2 CP non sono state applicate dal tribunale chia-

mato a commisurare la pena (v. SAMUEL MOSER/ ANNIA SCHLAPBACH, Basler 

Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung – Jugendstrafprozessord-

nung [Niggli/Heer/Wiprächtiger, ed.], 2a ediz., Basilea 2014 [Basler Kommentar 

StPO], n. 15 ad art. 34 CPP; BERNARD BERTOSSA, Commentaire Romand, n. 5 

ad art. 34 CPP). In una pari eventualità, è infatti lo stesso condannato a poter 

richiedere, al giudice che ha pronunciato la pena più grave, la fissazione di una 

pena unica.  

Con l'introduzione dell'art. 34 cpv. 3 CPP, il legislatore ha quindi voluto ovviare 

ai casi nei quali, per un motivo o per un altro, l'art. 49 cpv. 2 CP non aveva 

potuto essere applicato (SONJA KOCH, Asperationsprinzip und retrospektive 

Konkurrenz, in: ZStStr N. 71, 2014, pag. 233). Tuttavia, non risulta dalla giuri-

sprudenza del Tribunale federale che la possibilità per l'imputato di avvalersi 

delle facoltà di cui all'art. 34 cpv. 3 CPP costituisca una condizione sine qua 

non per la pronuncia di una sentenza indipendente, in assenza di una prima 

decisione cresciuta in giudicato; l'Alta Corte indica espressamente infatti: "può, 

riservato il principio di celerità, aspettare una sentenza cresciuta in giudicato e 

quindi infliggere una pena complementare oppure pronunciare immediatamente 

una sentenza indipendente. In quest'ultimo caso, dopo che la decisione ema-

nata nell'ambito della prima procedura sia passata in giudicato, l'interessato po-

trà inoltrare una richiesta volta alla pronuncia di una pena unica alle condizioni 

previste dall'art. 34 cpv. 3 CPP" (sentenza del Tribunale federale 6B_217/2013 

del 28 luglio 2014, consid. 6.4), come pure "Liegt noch kein rechtskräftiges Urteil 

im ersten Verfahren vor, kann der Zweitrichter entweder ein selbständiges Urteil 

fällen, woraus sich später gegebenenfalls die Möglichkeiten nach Art. 350 Ziff. 2 

StGB ergeben, oder die Rechtskraft im ersten Verfahren unter Beachtung des 

Beschleunigungsgebots abwarten und dann eine Zusatzstrafe zu diesem Urteil 

aussprechen" (DTF 129 IV 133 consid. 1.3). 

4.3 Ma indipendentemente da ciò, essendo, secondo la sentenza del Tribunale fe-

derale, il giudice libero nella propria scelta (v. anche JÜRG-BEAT ACKERMANN, 

Basler Kommentar, Strafrecht I, 3a ediz., Basilea 2013 [Basler Kommentar Stra-

frecht I], n. 159 ad art. 49 CP, con rinvii), si impone in casu di verificare se, 

optando per la sospensione della procedura, il primo giudice abbia agito in os-

sequio alla condizione a questa annessa, ossia al principio di celerità.  

 

 

- 10 - 
 
 

5. 

5.1 Il principio di celerità del procedimento di cui all'art. 5 CPP è uno dei principi 

dell'interdizione del diniego di giustizia e della garanzia ad un processo equo ai 

sensi degli art. 29 cpv. 1 Cost, 6 cifra 1 CEDU e 14 cpv. 3 Patto ONU II. Il 

principio di celerità impone alle autorità, dal momento in cui l'imputato è infor-

mato dei sospetti nei suoi confronti, di condurre la procedura penale senza ri-

tardi, per non mantenere inutilmente l'interessato nelle angosce e nell'incer-

tezza da questa suscitate (DTF 124 I 139 consid. 2a; SARAH SUMMERS, Basler 

Kommentar StPO, n. 1 ad art. 5 CPP; MICHEL HOTTELIER, Commentaire Ro-

mand, n. 1 e segg. ad art. 5 CPP). L'imperativo di celerità si manifesta in due 

obblighi a carico delle autorità penali: quello di avviare senza indugio i procedi-

menti penali e quello di portare a termine i procedimenti penali avviati, e ciò 

senza ritardi ingiustificati (PAOLO BERNASCONI, in: Codice svizzero di procedura 

penale [CPP] – Commentario, Bernasconi/Galliani/Marcellini/Meli/Mini/Noseda 

[ed.], Zurigo/San Gallo 2010, n. 3 ad art. 5 CPP). La questione di sapere se il 

principio di celerità sia stato violato, va decisa soprattutto in base ad un apprez-

zamento globale del lavoro effettuato; tempi morti sono inevitabili e, se nessuno 

di essi ha avuto una durata scioccante, è l'apprezzamento globale ad essere 

decisivo. Perché sussista una violazione non è sufficiente che un atto proces-

suale avesse potuto essere compiuto anticipatamente (DTF 124 I 139 con-

sid. 2a-c; sentenza del Tribunale federale 6B_640/2012 del 10 maggio 

2013,consid. 4.1). 

5.2 In una fattispecie non molto dissimile da quella qui in giudizio, concernente l'ap-

plicazione del concorso retrospettivo, l'Alta Corte ha, ad esempio, reputato non 

compatibile con il principio di celerità l'attesa, da parte del secondo giudice, del 

termine di una procedura di reclamo o di appello (DTF 129 IV 113 consid. 1.3). 

La dottrina pare però temperare questo giudizio, laddove considera rispettosa 

di tale principio l'attesa di una procedura dinanzi al Tribunale federale, ritenuta 

la durata media moderata delle procedure dinanzi al medesimo (SONJA KOCH, 

op. cit., pag. 157 e segg., pag. 174 e seg.). La valutazione del rispetto del prin-

cipio di celerità va comunque sempre fatta tenendo conto di tutte le specificità 

del caso in esame. 

 

5.3 Nel caso oggetto della presente impugnativa, risulta dagli atti che le autorità 

italiane si sono già espresse sul reato a monte e sulla confiscabilità del suo 

prodotto in due gradi di giudizio, come pure che esse sarebbero ora apparen-

temente vicine ad un giudizio di ultima istanza dinanzi alla Corte di Cassazione 

(v. act. 1.1 pag. 10). Oltre a ciò, va considerato che, nel proprio decreto del 

15  aprile 2015, la CP-TPF ha ben spiegato i motivi oggettivi per i quali le parti-

colarità della fattispecie impongono in concreto la sospensione della procedura: 

si tratta, da una parte, dell'impossibilità di applicare le norme del concorso re-

trospettivo in relazione ad un sistema giuridico come quello italiano che non 

- 11 - 
 
 

conosce questo strumento – circostanza questa forse non sufficientemente va-

lutata dall'istanza superiore nella sua decisione di rinvio – e, dall'altra, della 

mancanza (invero abbastanza singolare) dell'ipotesi confiscatoria fondata 

sull'art. 158 CP (amministrazione infedele aggravata) nell'atto di accusa, poi 

"recuperata" dal MPC in sede di requisitoria. Infine, di rilievo è pure il fatto che 

la decisione impugnata è stata resa a seguito di un rinvio da parte del Tribunale 

federale, dunque con precise considerazioni di diritto a cui il giudice del rinvio è 

vincolato e che deve rispettare. In simili circostanze, essendo in particolare, 

come detto, le autorità italiane verisimilmente vicine ad un giudizio di ultima 

istanza, non si può ritenere che la CP-TPF, optando per la sospensione della 

procedura, abbia violato il principio di celerità. 

 

 Ciò non toglie che la scelta operata dal primo giudice di sospendere la proce-

dura debba resistere anche alle ulteriori critiche mosse dal reclamante. 

 

 

6. L'insorgente invoca a tale proposito una violazione dell'art. 314 cpv. 1 lett. b 

CPP relativo alla sospensione della procedura. 

 

6.1 Secondo l'art. 314 cpv. 1 lett. b CPP il pubblico ministero può sospendere l'i-

struzione, se l'esito del procedimento penale dipende da un altro procedimento 

di cui appare opportuno attendere l'esito. Ciò vale, anche, nel caso la stessa 

causa sia pendente dinanzi ad un'autorità estera (ESTHER OMLIN, Basler Kom-

mentar StPO, n. 15 ad art. 314 CPP). L’applicazione dell’art. 314 CPP presup-

pone che il procedimento non possa per il momento essere portato avanti o 

concluso giusta gli art. 317 e segg. CPP (Messaggio concernente l'unificazione 

del diritto processuale penale del 21 dicembre 2005, FF 2006 989, pag. 1169; 

OMLIN, op. cit., n. 5 ad art. 314 CPP; NIKLAUS SCHMID, Schweizerische 

Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013 [Pra-

xiskommentar], n. 1 ad art. 314 CPP; NIKLAUS SCHMID, Handbuch des schwei-

zerischen Strafprozessrechts, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013 [Handbuch], n. 

1236). La possibilità della sospensione, che non ha forza materiale di cosa giu-

dicata (OMLIN, Basler Kommentar StPO, n. 10 ad art. 314 CPP; NATHAN 

LANDSHUT/THOMAS BOSSHARD, in: Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur 

Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 

2014 [Kommentar StPO], n. 1 ad art. 314 CPP; SCHMID, Handbuch, n. 1239), 

deve tuttavia essere utilizzata con moderazione, in considerazione dell’impera-

tivo di celerità ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 CPP, secondo cui le autorità penali 

avviano senza indugio i procedimenti penali e li portano a termine senza ritardi 

ingiustificati (SCHMID, Praxiskommentar, n. 1 ad art. 314 CPP; OMLIN, op. cit., 

n. 9 ad art. 314 CPP; LANDSHUT/BOSSHARD, Kommentar StPO, n. 4 ad art. 314 

CPP; decisioni del Tribunale federale 1B_721/2011 del 7 marzo 2012, consid. 

3.2; 1B_57/2009 del 16 giugno 2009, consid. 2.1.1.). Il principio di celerità è in 

particolare violato quando l'autorità ordina la sospensione di una procedura 

- 12 - 
 
 

senza motivi oggettivi. La possibilità di sospendere un procedimento dipende 

da una ponderazione degli interessi in gioco e deve essere ammessa solo con 

moderazione, in particolare se la decisione di un'altra autorità competente per-

metterebbe di risolvere una questione decisiva (sentenza del Tribunale federale 

1B_721/2011 del 7 marzo 2012, consid. 3.2), ovvero se l'esito dell'altra proce-

dura può effettivamente avere importanza per l'esito del procedimento penale 

sospeso e semplificherà in maniera significativa l'amministrazione delle prove 

in tale procedimento (sentenza del Tribunale federale 1B_21/2015 del 1° lu-

glio  2015, consid. 2.1, con rinvii; CAMILLE PERRIER DEPEURSINGE, Code de pro-

cédure pénale suisse [CPP], Basilea 2015, art. 314 CPP). 

 

L'art. 314 CPP fa riferimento esplicito al pubblico ministero ma non vi è ragione 

di non applicare mutatis mutandis gli stessi principi ad un'eventuale sospen-

sione da parte del giudice investito del merito della causa. 

 

6.2 Nel caso di specie, come esposto in precedenza, il primo giudice ha optato per 

la via della sospensione al fine di garantire a A. il rispetto del principio del con-

corso retrospettivo e conseguentemente la possibilità di essere sanzionato tra-

mite una pena complementare giusta l'art. 49 cpv. 2 CP, non prevedendo l'or-

dinamento giuridico italiano il sistema dell'accrescimento (v. supra consid. 2.2).  

 

Per quanto attiene alle richiesta di confisca, rispettivamente di risarcimento 

equivalente e assegnamento afferenti il prodotto del reato a monte del riciclag-

gio di denaro alla luce del reato di amministrazione infedele di cui all'art. 158 

CP, la CP-TPF ha osservato che tale ipotesi confiscatoria era assente nell'atto 

di accusa ed è stata introdotta dal MPC soltanto in sede di requisitoria, senza 

dare all'imputato la possibilità di difendersi contro di essa durante il processo, 

in palese urto con il principio accusatorio. Il fatto di proporre una confisca per 

un reato non contemplato dall'atto d'accusa comporterebbe, sempre secondo 

la CP-TPF, anche chiare deficienze nell'istruzione probatoria, non più sanabili 

nell'ambito di quel procedimento, essendo il Tribunale stato impedito di accla-

rare in fase dibattimentale tutta una serie di questioni sia fattuali che giuridiche, 

motivo questo per cui la CP-TPF non aveva a suo tempo ritenuto necessario 

esprimersi sulla tardiva ed imprevedibile richiesta dell'accusa. La CP-TPF 

aveva pure considerato che un eventuale rinvio del fascicolo al MPC nell'ottica 

di avviare una nuova procedura fondata sull'art. 158 CP, sarebbe entrato in 

conflitto con ancora più gravi problemi di economia processuale (essendosi le 

autorità italiane già espresse sul reato a monte e sulla confiscabilità del suo 

prodotto in due gradi di giudizio ed essendo ora apparentemente vicine ad un 

giudizio di ultima istanza), per cui l'opportunità di aprire una nuova procedura in 

Svizzera, per un reato comunque commesso principalmente e forse addirittura 

esclusivamente in Italia, sarebbe molto dubbia, tanto più che parte non indiffe-

rente delle somme confiscate andrebbe comunque consegnata in via rogato-

- 13 - 
 
 

riale alle autorità italiane, rispettivamente alla B. SpA in quanto parte civile (an-

che) del procedimento italiano. Per evitare il rischio di giudizi contraddittori, per 

di più all'interno dello stesso spazio Schengen, la CP-TPF ha dunque ritenuto 

più appropriato sospendere la procedura in attesa dell'esito del procedimento 

italiano; essa ha pure osservato che, sebbene la sospensione della causa com-

porti necessariamente il mantenimento del sequestro nazionale sui valori patri-

moniali, questo non creerebbe pregiudizi di sorta essendo il loro collocamento 

stato fatto in applicazione dei principi di cui all'art. 1 dell'ordinanza sul colloca-

mento di valori patrimoniali sequestrati (RS 312.057).  

 

6.3 Nel caso di specie, appare chiaramene da quanto indicato nel decreto impu-

gnato che vi sono, sia in merito al giudizio sulla pena che alla confiscabilità del 

prodotto del reato a monte, ragioni serie ed oggettive che giustificano di atten-

dere l'esito del procedimento penale estero, il quale avrà importanti influenze 

sulla presente procedura. Infatti, da un lato sarà possibile applicare l'istituto 

della pena complementare e, dall'altro, la CP-TPF potrà basarsi sul giudizio ita-

liano per attingere alle necessarie considerazioni di ordine fattuale e giuridico 

per decidere sulla validità o meno della richiesta di confisca relativa al reato di 

cui all'art. 158 CP e formulata in sede di requisitoria al pubblico dibattimento. 

Infine, il mantenimento del sequestro non crea pregiudizio ai valori patrimoniali 

sequestrati. 

 

6.4 Ne risulta che, in concreto, a torto il MPC invoca l'assenza di motivi oggettivi 

alla base della decisione di sospensione della procedura. 

 

 

7. Per le medesime ragioni, non può essere seguita la tesi del reclamante che 

vedrebbe nelle conclusioni del decreto impugnato una violazione del principio 

dell'economia processuale. In effetti, come si evince dalla decisione contestata, 

le informazioni sul giudizio definitivo ricercate dalla CP-TPF si riferiscono alle 

indicazioni necessarie alla commisurazione della pena ed alla decisione sulle 

richieste di confisca (condizioni peraltro imposte dal Tribunale federale), non 

invece, come preteso dal MPC, ad elementi relativi ai reati a monte al fine delle 

decisione sul reato di riciclaggio di denaro. 

 

 

8. Lo stesso dicasi sull'asserita contrarietà alla giurisprudenza relativa all'art. 

305bis CP: la CP-TPF non ha infatti inteso attendere la definizione della proce-

dura estera onde poter statuire sul reato di riciclaggio di denaro, bensì per per-

mettere l'applicazione di una pena complementare (v. supra consid. 6.2).  

 

 

9. Quanto appena detto vale anche per l'invocato mancato rispetto della giurispru-

denza relativa agli art. 70 e 71 CP: in effetti, il giudice di prime cure non ha 

- 14 - 
 
 

sospeso la procedura per attendere il giudizio sul reato che avrebbe prodotto i 

valori patrimoniali, né la condanna della persona presso la quale sono stati con-

fiscati i valori patrimoniali, bensì per motivi di economia processuale (v. act. 1.1 

pag. 10; v. supra consid. 6.2). 

 

 

10. Di nessun pregio è poi la contestazione relativa alla possibilità di applicare 

l'art. 34 cpv. 3 CPP e l'art. 49 CP solo a pene dello stesso genere: in effetti, 

essendo in concreto il primo giudice chiamato a ri-commisurare la pena, non 

solo non può oggi essere escluso che egli possa optare anche per una pena 

detentiva, ma egli potrebbe addirittura prescindere dal comminare una pena, ad 

esempio qualora egli consideri che la pena già inflitta dal giudice estero sia più 

severa di quella complessiva secondo la giurisprudenza elvetica (ACKERMANN, 

Basler Kommentar Strafrecht I, n. 170 ad art. 49 CP). 

 

 

11. Infine, l'insorgente lamenta una violazione del principio dell'immediata esecuti-

vità del giudicato delle sentenze del Tribunale federale. A torto; in merito al giu-

dizio sulla pena, nella propria sentenza 6B_217/2013 l'Alta Corte ha infatti espo-

sto due vie percorribili da parte della CP-TPF: aspettare una sentenza cresciuta 

in giudicato, riservato il principio di celerità, oppure pronunciare immediata-

mente una sentenza indipendente (act. 1.3 consid. 6.4). Avendo il primo giudice 

operato la propria scelta tra una di queste due possibilità, egli ha certamente 

rispettato i vincoli imposti dalla sentenza di rinvio. 

  

Relativamente alla pronuncia sulle richieste di confisca, rispettivamente di risar-

cimento equivalente e assegnamento afferenti il prodotto del crimine a monte  

del riciclaggio di denaro, la CP-TPF ha dettagliamene spiegato, nel decreto im-

pugnato, i motivi, segnatamente di economia processuale, per i quali non ha 

ritenuto opportuno decidere in merito, prediligendo la via della sospensione 

(act. 1.1 consid. 2.3; supra, consid. 6.2). Avendo dunque il primo giudice dato 

seguito al proprio obbligo di motivazione, nessuna violazione del principio 

dell'immediata esecutività del giudicato delle sentenze del Tribunale federale 

può essere rilevata nemmeno a tale proposito. 

 

 

12. Alla luce di tutto quanto sopra, la decisione di sospensione della CP-TPF deve, 

in definitiva, essere tutelata e il reclamo respinto integralmente. 

 

 

13. Conformemente all’art. 428 cpv. 1 CPP, le spese processuali sono poste a ca-

rico della parte soccombente. In concreto, non vengono prelevate spese  

(v. art. 423 cpv. 1 CPP e art. 21 cpv. 2 RSPPF). Nell'ambito della presente 

- 15 - 
 
 

procedura, B. in AS non ha presentato osservazioni (act. 6), mentre le conclu-

sioni di A., che ha trasmesso la propria presa di posizione (act. 9), sono state 

condivise. Essendosi egli avvalso del patrocinio di un legale, ha diritto alla cor-

responsione di ripetibili di causa per le spese sostenute ai fini di un adeguato 

esercizio dei suoi diritti procedurali (art. 436 cpv. 1 in relazione con l’art. 429 

cpv. 1 lett. a CPP). Nei procedimenti davanti al Tribunale penale federale le 

ripetibili consistono nelle spese di patrocinio (art. 11 cpv. 1 RSPPF applicabile 

in virtù del rinvio di cui all’art. 10 RSPPF). Nelle procedure davanti alla Corte 

dei reclami penali l’onorario è fissato secondo il libero apprezzamento, se, come 

nella fattispecie, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o ultima memoria, 

non è presentata alcuna nota delle spese (art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nel caso 

concreto, tenuto conto dell’attività presumibilmente svolta dal suo difensore, un 

onorario di fr. 2'000.-- (IVA compresa) appare giustificato. L’indennità per ripe-

tibili è messa a carico del MPC in applicazione dell’art. 21 cpv. 1 RSPPF richia-

mato l’art. 75 cpv. 1 LOAP. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. Non vengono prelevate spese. 

3. Il Ministero pubblico della Confederazione rifonderà a A.  

fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili. 

 
 
Bellinzona, il 19 novembre 2015 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
 
Il Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Ministero pubblico della Confederazione,  

- Tribunale penale federale, Corte penale,  

- Avvocato Luigi Mattei,  

- Avvocato Ivan Paparelli,  

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

 

Contro questa sentenza non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.