# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 03c6d679-3e91-50cb-8658-eabadb4803c7
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-05-30
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 30.05.2011 BB.2011.25
**Docket/Reference:** BB.2011.25
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2011-25_2011-05-30

## Full Text

Ordine di edizione e sequestro (art. 263 CPP); apposizione di sigilli (art. 248 cpv. 1 CPP).;;Ordine di edizione e sequestro (art. 263 CPP); apposizione di sigilli (art. 248 cpv. 1 CPP).;;Ordine di edizione e sequestro (art. 263 CPP); apposizione di sigilli (art. 248 cpv. 1 CPP).;;Ordine di edizione e sequestro (art. 263 CPP); apposizione di sigilli (art. 248 cpv. 1 CPP).

Decisione del 30 maggio 2011 
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Tito Ponti, Presidente, 
Giuseppe Muschietti e Joséphine Contu, 
Cancelliera Susy Pedrinis Quadri 

   
Parti   

1. A., 
2. B., 
3. C. LTD, 
 
tutti rappresentati dall’avv. Rocco Taminelli, 

Reclamanti 
 

   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 
Controparte 

 
   
Oggetto  Ordine di edizione e sequestro (art. 263 CPP); apposi-

zione di sigilli (art. 248 cpv. 1 CPP) 
 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: BB.2011.25/26/27 

 

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 Fatti: 

A. Il 7 gennaio 2009 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di 
Milano ha inviato una commissione rogatoria, la cui esecuzione, unitamente 
ai successivi complementi del 25 febbraio 2009 e del 27 marzo 2009, è stata 
delegata al Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC). Il 
procedimento penale italiano, aperto nei confronti di ignoti, è volto ad indivi-
duare le persone coinvolte nell’ambito della cartolarizzazione dei crediti van-
tati da alcune aziende sanitarie pubbliche nei confronti della Regione Z. e 
gestiti in maniera unitaria dalla società D. S.r.l. attraverso la banca E. Dalle 
indagini emergerebbe che attraverso conti bancari italiani ed esteri e società 
off-shore sarebbero state effettuate transazioni per valori patrimoniali elevati 
a beneficio di funzionari pubblici e soggetti appartenenti al mondo politico ita-
liano. Inoltre, F. è sospettato di avere beneficiato su conti esteri di importanti 
pagamenti indebiti per commissioni in relazione all’emissione di bond della 
Regione Y. Tali compensi versati dalla banca E. sarebbero in contrasto con 
la funzione rivestita da F. in seno alla precitata Regione Y. 

 
B. A seguito di una segnalazione dell’Ufficio di comunicazione in materia di rici-

claggio di denaro (MROS) del 6 agosto 2009, il MPC ha avviato un’indagine 
preliminare di polizia giudiziaria per il reato di riciclaggio di denaro ai sensi 
dell’art. 305bis CP nei confronti di F. 

 
C. Il 23 febbraio 2011 il MPC, al fine di valutare la realizzazione di reati in Sviz-

zera attraverso l’utilizzo di relazioni bancarie presso istituti svizzeri, ha decre-
tato l’acquisizione agli atti del procedimento federale della documentazione 
raccolta in esecuzione dell’attività rogatoriale passiva, e meglio della docu-
mentazione bancaria relativa a persone e società intestatarie di relazioni 
bancarie che risulterebbero coinvolte, a vario titolo, nelle indagini in corso in 
Italia, conti che sarebbero serviti a far transitare ingenti valori patrimoniali 
provenienti direttamente ed indirettamente dalla banca E. Tra queste rela-
zioni figurano il conto n. 1 intestato alla C. Ltd., il conto n. 2 intestato ad A. 
ed il conto n. 3 intestato a B., tutti aperti presso la banca G. SA di Lugano; 
tramite il medesimo decreto, il MPC ha pure acquisito agli atti del procedi-
mento federale alcuni verbali di interrogatorio (v. act. 3.2 degli incarti 
BP.2011.12-14). 

 
D. Il medesimo giorno, il MPC ha emanato e notificato alla banca G. SA un 

“Decreto di edizione e sequestro della documentazione” volto ad acquisire i 
giustificativi completi relativi ad alcune operazioni effettuate sulle suddette 
relazioni bancarie, così da poter ricostruire i flussi di fondi provenienti dalla 
banca E. (v. act. 3.1 degli incarti BP.2011.12-14). Il 24 febbraio 2011 l’istituto 
bancario ha comunicato al legale dei reclamanti la ricezione del decreto di 

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edizione e sequestro summenzionato ed informato della possibilità di inter-
porre reclamo entro 10 giorni alla I Corte dei reclami penali del Tribunale pe-
nale federale (v. act. 1.4); il 7 marzo 2011 la banca G. SA, senza sollevare 
obiezioni, ha inviato al MPC la documentazione richiesta, ricevuta dall’auto-
rità inquirente l’8 marzo 2011 (v. act. 3.4 degli incarti BP.2011.12-14). 

 
E. Con reclamo dell’8 marzo 2011 A., B. e la C. Ltd. sono insorti contro il men-

zionato decreto dinanzi alla I Corte dei reclami penali del Tribunale penale 
federale postulando in via preliminare la concessione dell’effetto sospensivo 
e, in via principale, l’annullamento dell’ordine o, sussidiariamente, la messa 
sotto suggello della documentazione richiesta (v. act. 1). I reclamanti, seb-
bene non ancora in possesso dell’ordine del 23 febbraio 2011 e non cono-
scendone il contenuto, sostengono che le relazioni bancarie ad essi intestate 
non sarebbero state utilizzate per atti illeciti, né vi sarebbe stato versato al-
cun provento illecito, e neppure esse sarebbero state, a loro conoscenza, 
oggetto di malversazioni; conseguentemente, la ponderazione degli interessi 
imporrebbe la tutela del segreto bancario, della personalità e della privacy 
dei reclamanti.  

 
F. Il 9 marzo 2011 la I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ha 

concesso l’effetto sospensivo a titolo supercautelare al reclamo, nella misura 
della messa sotto sigilli della documentazione delle relazioni n. 3, n. 1 e n. 2 
(v. act. 2 degli incarti BP.2011.12-14); la documentazione è pertanto stata 
suggellata l’11 marzo 2011 (v. act. 3.5 degli incarti BP.2011.12-14). Il 14 
marzo 2011 il MPC ha presentato le proprie osservazioni alla domanda di ef-
fetto sospensivo contenuta nel reclamo, postulando che questa venisse di-
chiarata irricevibile o, in via subordinata, respinta, con conseguente revoca 
del decreto di apposizione dei sigilli (v. act. 3 degli incarti BP.2011.12-14). 

 
G. Con decreto del 25 marzo 2011 (v. act. 4 degli incarti BP.2011.12-14) il Pre-

sidente della I Corte dei reclami penali ha revocato l’apposizione dei sigilli 
decisa il 9 marzo 2011, non potendo i reclamanti essere considerati “deten-
tori” dei documenti ai sensi dell’art. 248 cpv. 1 CPP e dunque non essendo 
legittimati a chiedere il suggellamento nella fase di edizione della documen-
tazione. 

 
H. Nel merito, con risposta del 14 aprile 2011 il MPC ha chiesto di respingere 

l’impugnativa e di porre a carico dei reclamanti spese e ripetibili (v. act. 7). In 
particolare, il MPC ha rilevato che con l’ordine del 23 febbraio 2011 esso  
avrebbe proceduto, contestualmente all’edizione della documentazione, an-
che al sequestro della medesima quale mezzo di prova. A mente del MPC, 
detto decreto, sufficientemente motivato, era volto a completare la documen-
tazione già acquisita agli atti in esecuzione della commissione rogatoria 
RH.09.0015, al fine di ricostruire i flussi di denaro e determinare le destina-

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zioni finali dei valori patrimoniali di sospetta origine criminale, in special mo-
do per determinare se F. abbia ottenuto del denaro tramite i conti dei recla-
manti e valutare la posizione di questi ultimi in seno alla procedura. Il MPC 
ha inoltre precisato che le motivazioni dei reclamanti sarebbero prive di og-
getto, avendo esso, prima dell’apposizione dei sigilli dell’11 marzo 2011, già 
preso visione dei documenti editi dalla banca G. SA, come pure della docu-
mentazione dei conti dei reclamanti acquisita in occasione della commissio-
ne rogatoria RH.09.0015. Inoltre, il segreto bancario invocato dai reclamanti 
non sarebbe opponibile ad una procedura penale, ed il loro generico appiglio 
alla “privacy” non sarebbe sufficiente a sostanziare una violazione di interes-
si pubblici o privati al mantenimento del segreto, di modo che questa non po-
trebbe prevalere sugli interessi dell’autorità inquirente. Infine, sebbene copia 
del decreto del 23 febbraio 2011 sia stato trasmesso al rappresentante lega-
le dei reclamanti il 10 marzo 2011 ed il 5 aprile 2011 il legale abbia avuto ac-
cesso agli atti (e copia degli atti da lui richiesti gli sia stata trasmessa il  
7 aprile 2011), non vi sarebbe stata, da parte dei reclamanti, nessuna presa 
di posizione o complemento di motivazione.  

 
I. I reclamanti non hanno presentato la replica nel termine a loro assegnato. 
 
J. Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessa-

rio, nei considerandi seguenti. 
 
 

 Diritto: 

1.  

1.1. Contro le decisioni e gli atti procedurali del MPC può essere interposto re-
clamo dinanzi alla I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale a 
norma degli art. 393 ss CPP (v. art. 393 cpv. 1 lett. a CPP in relazione con 
l’art. 37 cpv. 1 LOAP e con l’art. 19 cpv. 1 del Regolamento del 31 agosto 
2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale [Regolamento 
sull’organizzazione del TPF, ROTPF, SR 173.713.161]). 

 
1.2. Il Tribunale penale federale, analogamente al Tribunale federale, esamina 

d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei reclami che gli sono sotto-
posti senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dal-
le loro conclusioni (v. DTF 132 I 140 consid. 1.1; 131 I 153 consid. 1; 131 II 
361 consid. 1, 131 II 571 consid. 1). 

 

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1.3. Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto o oralmente va presentato 
e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, l’esistenza del 
decreto impugnato datato 23 febbraio 2011 è stata comunicata  al legale dei 
reclamanti il 28 febbraio 2011, mentre il testo dell’ordine gli è stato intimato il 
10 marzo 2011. Il reclamo, interposto l’8 marzo 2011, sarebbe pertanto tem-
pestivo. 

 
1.4. Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che han-

no un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 
stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). L’interesse protetto viene meno in particolare 
quando la misura contestata è stata eseguita, quando ha già esplicato tutti i 
suoi effetti o è divenuta priva d’oggetto (DTF 125 II 86 consid. 5b). 

 
1.5. Adita con un reclamo, la I Corte dei reclami penali del Tribunale penale fede-

rale dispone di un libero potere d’apprezzamento (art. 393 CPP). Giusta 
l’art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le violazioni 
del diritto, compresi l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la de-
negata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei 
fatti (lett. b) nonché l’inadeguatezza (lett. c).  

 
 
2. Giusta l’art. 248 cpv. 1 del Codice di diritto processuale penale svizzero 

(CPP; RS.312.0), qualora il detentore di carte oggetto di un ordine di seque-
stro si opponga invocando la facoltà di non rispondere o di non deporre op-
pure altri motivi, queste saranno poste sotto sigillo; spetterà quindi all’autorità 
penale di presentare, entro 20 giorni, una domanda di dissigillamento 
(art. 248 cpv. 2 CPP). L’apposizione dei sigilli e il deposito in luogo sicuro 
non costituiscono delle misure coercitive suscettibili di reclamo. La perquisi-
zione non può intervenire che quando è possibile prendere conoscenza delle 
carte, ossia dopo la levata dei sigilli. Il sequestro diventa effettivo, dopo la le-
vata dei sigilli, solo quando l’autorità inquirente ha proceduto alla cernita dei 
documenti e ha deciso di conservare quelli che giudica pertinenti per 
l’inchiesta (v. TPF 2006 307). Il proprietario delle carte sequestrate o il terzo 
sequestratario dispongono allora di facoltà di reclamo contro questa misura 
dinanzi alla I Corte dei reclami penali (art. 393 cpv. 1 lett. a CPP). 

 
2.1 Nel caso concreto, nonostante la decisione impugnata sia stata denominata 

“Decreto di edizione e sequestro della documentazione Art. 263 ss. CPP” e 
malgrado il MPC abbia indicato, nelle sue osservazioni, di avere proceduto al 
sequestro della documentazione quale mezzo di prova contestualmente 
all’edizione della medesima (v. act. 6, pag. 3), va considerato che l’ordine del 
23 febbraio 2011 riguardava unicamente l’edizione della documentazione, 
mentre il vero e proprio sequestro è intervenuto unicamente in una fase suc-
cessiva, una volta che il MPC ha preso visione dei documenti editi dalla ban-

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ca G. SA (ricevuti dal MPC l’8 marzo 2011 ed analizzati sino all’11 marzo 
2011 [v. act. 3, pag. 4, e act. 3.4 e 3.5 degli incarti BP.2011.12-14]), ossia al 
più presto dall’8 marzo 2011. 

 
2.2 Il reclamo dell’8 marzo 2011 (act. 1), diretto contro l’ordine del 23 feb-

braio 2011, è dunque stato presentato nella fase dell’edizione e perquisizio-
ne delle carte, prima che i documenti bancari fossero stati analizzati dal MPC 
e che quest’ultimo potesse decidere quali conservare in quanto pertinenti per 
l’inchiesta. In questo senso, la decisione di sequestro è successiva all’ordine 
di edizione. 

 
2.3 Come detto, nella fase dell’edizione delle carte, unicamente il detentore può 

opporsi chiedendo l’apposizione dei sigilli a norma dell’art. 248 cpv. 1 CPP. 
Per detentore va intesa la persona che possiede effettivamente le carte, re-
gistrazioni e altri oggetti; trattandosi di documentazione bancaria, detentore 
sarà la banca, e non invece il titolare del conto o l’avente diritto economico 
(v. CHIRAZI, Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse,  
2011, Basilea, n. 4 ad art. 248; Schweizerische Strafprozessordnung/ 
Schweizerische Jugendstrafprozessordnung, Basler Kommentar, 2010, Basi-
lea, n. 6 ad art. 248; FF 2006 1142). Nel caso concreto, i reclamanti, titolari 
dei conti bancari, non possono essere considerati “detentori” della documen-
tazione, a differenza della banca G. SA, istituto che non ha però fatto valere 
alcuna opposizione a seguito dell’ordine di edizione, e ciò nonostante 
l’ordine sia giunto ai reclamanti il 28 febbraio 2011 e la documentazione sia 
stata spedita al MPC dalla banca detentrice solo il 7 marzo successivo (v. 
act. 3.4 degli incarti BP.2011.12-14). Essi non potevano dunque opporsi 
all’ordine di edizione, né richiedendo l’apposizione dei sigilli (in quanto non 
legittimati), né interporre reclamo contro l’ordine del 23 febbraio 2011, trat-
tandosi di un ordine di edizione non impugnabile (v. decreto del 25 marzo 
2011, act. 4 degli incarti BP.2011.12-14), mentre il vero e proprio sequestro 
– questo sì passibile di reclamo − è intervenuto più tardi, in ogni caso non 
prima dell’8 marzo 2011.  

 
2.4 Da quanto sopra deriva che il reclamo è irricevibile, essendo presentato con-

tro un ordine di edizione non impugnabile (v. sentenza TPF 2006 307; TPF 
BA.2005.9 del 16 novembre 2005 consid. 1; BB.2005.100 del 16 novem- 
bre 2005 consid. 2; BK_B 071/04 del 12 ottobre 2004 consid. 2.3 ; v. anche 
DTF 119 IV 326 consid. 7b; 109 IV 153 consid. 1). 

 
 
3. Ad ogni modo, anche volendo considerare che il reclamo dell’8 marzo 2011 

potesse riguardare anche il sequestro della documentazione (documentazio-
ne volta a completare i documenti bancari già raccolti in ambito rogatoriale 
ed acquisiti agli atti del procedimento federale con decreto del 23 febbraio 

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2011 [v. act. 3.2 degli incarti. BP.2011.12-14]), questo non potrebbe comun-
que essere accolto, e ciò per i motivi seguenti.  

 
 
3.1. La legittimazione dei reclamanti − titolari delle relazioni bancarie oggetto del 

decreto del 23 febbraio 2011 − ad impugnare un decreto di sequestro sareb-
be data. In effetti, trattandosi di una misura di sequestro di un conto banca-
rio, il titolare del conto ha un interesse giuridicamente protetto 
all’annullamento o alla modifica della stessa (v. sentenza del Tribunale pena-
le federale BB.2005.69 del 1° febbraio 2006; BB.2005.25 del 12 agosto 
2005, consid. 1.2 e rinvii; BB.2005.11 del 14 giugno 2005, consid. 1.2 e rin-
vii; cfr. anche sentenza del Tribunale federale 6S.365/2005 dell’8 feb- 
braio 2006, consid. 4.2.1).  

 
3.2. Secondo costanti dottrina e giurisprudenza il sequestro e il blocco del registro 

fondiario per i fondi costituiscono misure processuali provvisionali volte ad 
assicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta e/o la restituzione ai dan-
neggiati, nonché a garantire le spese procedurali, le pene pecuniarie, le mul-
te e le indennità  (v. art. 263 cpv. 1 lett. a-c CPP); parimenti si possono se-
questrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca a 
norma degli art. 69 e segg. CP (v. art. 263 cpv. 1 lett. d CPP; sentenza del 
Tribunale federale 1S.2/2004 del 6 agosto 2004, consid. 2.2 e rinvii); fintanto 
che sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di man-
tenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 
313 consid. 3b e 4; sentenza del Tribunale federale 1B_157/2007 del 25 ot-
tobre 2007, consid. 2.2; SJ 1994 pag. 97, 102). 
 
Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente ritenuto che, di re-
gola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e determi-
nare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali 
che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse 
pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di suf-
ficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che occorre sal-
vaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; la misura ordinata deve 
inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (DONATSCH/HANS-
JAKOB/LIEBER, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung 
(StPO), Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, n. 4 ad art. 263 CPP; Hauser/Schweri/ 
Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Basilea 2005, pag. 
341 n. 3; Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, 2a ediz., Ginevra/Zu-
rigo/Basilea 2006, n. 914). 

 
Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigen-
ti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illeci-
to dei fatti rimproverati appaia verosimile. L’indizio di reato deve però concre-

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tizzarsi e rafforzarsi nel corso del procedimento in modo che “la prospettiva 
di una condanna deve sembrare vieppiù fortemente verosimile” (cfr. senten-
za del Tribunale federale 1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2; sen-
tenza del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005, consid. 2.3; 
TPF BB.2006.16 del 24 luglio 2006, consid. 2.1 e rinvii; DONATSCH/HANS-
JAKOB/LIEBER, op. cit., n. 13 ad art. 263 CPP); le esigenze poste all’intensifi-
cazione dell’indizio di reato man mano che aumenta la durata del provvedi-
mento coercitivo non devono tuttavia essere eccessive (TPF 2006 269 con-
sid. 2.2). Adita con un reclamo, la I Corte dei reclami penali non può statuire 
sul merito del procedimento penale, ma deve limitarsi ad esaminare 
l’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e 7d).  

 
3.3 Nella fattispecie, come detto, il decreto impugnato, datato 23 febbraio 2011, 

era volto a completare la documentazione bancaria dei conti in oggetto già 
ottenuta nell’ambito della rogatoria RH.09.0015 ed acquisita agli atti della 
procedura federale SV.09.0120 unitamente ad alcuni verbali di interrogatorio, 
al fine di dimostrare l’esatta dinamica dei flussi di denaro e determinare le 
destinazioni finali dei valori patrimoniali di sospetta origine criminale. Si trat-
tava in particolare, a mente del MPC, delle somme versate da società 
d’interesse per la procedura svizzera, tra cui la società C. Ltd., i cui conti a-
vrebbero alimentato indirettamente relazioni in Svizzera riconducibili a F. Il 
MPC ha precisato che il decreto in questione ha quale scopo quello “di ac-
quisire e sequestrare la documentazione comprovante la destinazione dei 
versamenti effettuati dalla società H. Ltd. dal suo conto presso la banca I. di 
Londra e dal conto della C. Ltd. pure presso la banca I. di Londra sul conto 
della società C. Ltd. a Lugano (banca G. SA) e poi sui conti n. 2 e n. 3 (pure 
banca G. SA)” (v. act. 7, pag. 3): tale documentazione dovrebbe permettere 
di determinare se F. abbia ottenuto del denaro tramite i conti dei reclamanti, 
come pure di valutare la posizione degli stessi nell’ambito della procedura. 
Attualmente, pertanto, gli indizi di reato appaiono sufficienti a legittimare un 
sequestro, come pure lo è la connessione tra l’ipotesi di reato ed i conti dei 
reclamanti; anche il principio di proporzionalità non è violato, ritenuto che già 
il MPC possiede ed ha visionato la maggior parte della documentazione 
bancaria relativa alle relazioni in questione, e che, pertanto, l’acquisizione di 
ulteriori specifici giustificativi non appare sproporzionata se confrontata con 
l’interesse a progredire nell’indagine, da un lato, e la privacy dei reclamanti 
ed il segreto bancario (che non ha comunque valenza nell’ambito di inchieste 
penali), dall’altro. 

 
 
4. Altre misure provvisorie volte ad impedire che il MPC visioni la documenta-

zione edita dalla banca G. SA, quali l’apposizione di sigilli, non si giustifiche-
rebbero allo stadio attuale, ritenuto che il MPC ha già potuto analizzare e vi-
sionare i documenti prodotti dall’istituto bancario tra l’8 e l’11 marzo 2011 

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(v. act. 3, pag. 5, degli incarti BP.2011.12-14; act. 2, pag. 5), e successiva-
mente al 25 marzo 2011, data del decreto con cui è stato deciso il dissuggel-
lamento della documentazione edita dalla banca G. SA (v. act. 4 incarti 
BP.2011.12-14).  

 
 

5. Conformemente all’art. 428 cpv. 1 CPP, le parti sostengono le spese della 
procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella cau-
sa. Nel caso concreto, i reclamanti devono essere considerati parte soccom-
bente. La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 del Regola-
mento del 31 agosto 2010 del Tribunale penale federale sulle spese, gli 
emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 
(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 4’500.--: essa va 
posta a carico dei reclamanti in ragione di fr. 1'500.-- ciascuno ed è coperta 
dall’anticipo spese già prelevato. 

 

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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è irricevibile. 

2. La tassa di giustizia di fr. 4’500.-- è posta a carico dei reclamanti in ragione 
di fr. 1'500.-- ciascuno. Essa è coperta dall’anticipo delle spese già preleva-
to. 

 

 
 
Bellinzona, il 30 maggio 2011 
 
In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 

Comunicazione a: 
 
- Avv. Rocco Taminelli 
- Ministero pubblico della Confederazione 
 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 
Le decisioni della I Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 
giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 
17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).