# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 35404c9f-7a04-5dc7-8d0f-8032e2b01b12
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-08-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 07.08.2018 12.2016.198
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2016-198_2018-08-07.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2016.198

  	
  Lugano

  7 agosto 2018/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa inc. n. OA.2009.794
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione 16/17
dicembre 2009 da

 

	
   

  	
   AP
  1  

  rappr. dall’  RA 1  

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dall’  RA 2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui, con contestuale denuncia
di lite nei confronti di M__________, l’attrice ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento di fr. 184'877.- oltre interessi al 5% dal 14 gennaio
2009, subordinatamente dal 25 marzo 2009, a titolo di risarcimento per il furto
del suo veicolo, di fr. 2'938.70 oltre interessi al 5% dal 27 marzo 2009 a
titolo di rimborso delle spese per il veicolo sostitutivo, e di fr. 13'500.-
oltre interessi al 5% dalla data della petizione per temerarietà della lite ex
art. 152 CPC-TI e 42 CO; 

 

domanda avversata dalla
convenuta, che pure ha denunciato la lite a M__________ e che ha postulato la
reiezione della petizione; 

 

mentre M__________ non ha
dato seguito alle due denunce di lite;

 

domande sulle quali ha
statuito il Pretore con decisione 28 ottobre 2016 respingendo la petizione e
condannando l’attrice al pagamento della tassa di giustizia di fr. 8'000.- e
delle spese di fr. 1'500.-, nonché alla rifusione alla convenuta di fr.
14'000.- a titolo di ripetibili;

 

appellante l'attrice
con appello 30 novembre 2016, con cui ha chiesto in via principale la riforma
del querelato giudizio nel senso di accogliere parzialmente la petizione per fr.
184'877.- oltre interessi al 5% dal 14 gennaio 2009, subordinatamente dal 25
marzo 2009 e fr. 13'500.- oltre interessi al 5% dal 17 dicembre 2009,
protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre la convenuta con
risposta 26 gennaio 2017 ha postulato la reiezione del gravame e con
contestuale appello incidentale ha chiesto che la sentenza impugnata
venga riformata nel senso che la petizione sia respinta già per mancanza della
legittimazione attiva dell’attrice, il tutto pure con protesta di spese e
ripetibili;

 

rilevato che la scrivente
Camera ha notificato la risposta con appello incidentale all’attrice,
precisando che “per il momento non è richiesta una risposta all’appello
incidentale”;

 

preso atto della replica
spontanea 27 febbraio 2017 dell’attrice e della duplica spontanea 14 marzo 2017
della convenuta; 

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

in fatto e in
diritto:

 

 

1.In data
24 novembre 2007, __________ C__________ ha concluso con M__________ un
contratto di compravendita avente per oggetto un’automobile M__________, colore
nero, al prezzo netto finale (dedotti sconti) di fr. 169'492.-, IVA esclusa,
con un termine di consegna previsto per “ca. novembre 2007” (doc. III,
n. 3). 

 

Il 2/5 aprile 2008 __________
C__________ ha stipulato un contratto di leasing con M__________ avente per
oggetto il predetto automezzo, dal prezzo base indicato di fr. 181'977.-, IVA
inclusa. La durata del contratto è stata concordata in 48 mesi, dal 1. aprile
2008 al 31 marzo 2012, con un corrispondente numero di rate mensili, suddivise
in una prima da fr. 18'000.- e altre 47 da fr. 3'191.40 (doc. 2 e doc. VI, n. 2
e 3).

Sottoscrivendo il
contratto, __________ C__________ (utilizzatore del leasing) ha confermato alla
società di leasing di avere stipulato un’assicurazione casco totale presso la
compagnia AO 1 (in seguito __________), cedendo contestualmente a M__________
le sue pretese nei confronti di quest’ultima, come previsto dal punto G-1 delle
condizioni generali annesse al contratto (doc. C nonché doc. VI n. 2 e n. 5).

                                         In data 7 aprile 2008 il
veicolo è stato consegnato dal fornitore M__________, succursale di __________,
all’utilizzatore del leasing (doc. 2).

 

                                         In realtà, l’assicurazione
casco totale con la parte convenuta, avente per oggetto l’automobile da lui
acquistata in leasing, non è stata stipulata da __________ C__________, bensì
da sua moglie AP 1 in C__________ (di seguito AP 1) (doc. IV). Il contratto è
stato concluso con effetto a partire dal 3 aprile 2008. Dal testo dello stesso
risulta che la qui attrice ha assunto il ruolo di contraente, pagatore dei
premi e si è notificata essere il conducente principale, mentre la cerchia
dichiarata dei conducenti è stata definita in quelli della comunione domestica
con licenza di condurre definitiva (doc. IV, pag. 2). 

 

                                         La M__________, di colore
nero, è stata immatricolata in Ticino, con il numero di targa TI __________, a
nome di AP 1, con la nota n. 178 sulla licenza di circolazione (divieto di
cambiamento di detentore), il 3 aprile 2008 (doc. A).

 

                                         In data 12 dicembre 2008, RA
1 ha denunciato alla Questura di __________ il furto dell’auto in questione,
avvenuto, secondo le indicazioni da lui fornite ai verbalizzanti (doc. V, n. 5)
tra le ore 10:00 e le 19:00 del giorno stesso, proprio a __________, in __________,
dove era stata da lui regolarmente parcheggiata e chiusa e nella quale era
rimasto un trolley contenente un computer portatile marca IBM-Lenovo, indumenti
e un paio di occhiali da sole (doc. F).

                                         Il 15 dicembre 2008, egli
si è poi recato anche presso la Polizia Cantonale a Lugano, ove ha reiterato la
denuncia del furto (doc. G), specificando sul formulario che al momento dello
stesso non aveva compagni di viaggio e che l’antifurto era in funzione.

                                         Lo stesso giorno, il
marito dell’attrice ha annunciato il sinistro con l’apposito formulario alla AO
1, ratificato pure da AP 1 (doc. H) ed ha consegnato alla compagnia
assicurativa le due chiavi in suo possesso, sempre con apposito formulario,
sottoscritto anche dalla moglie e nel quale ha indicato che i conducenti
abituali dell’automobile erano entrambi i coniugi (doc. I).

                                         Nel questionario
complementare allestito il 23 febbraio 2009 per la AO 1, __________ C__________,
ha sostenuto di essere stato accompagnato per il viaggio sino a __________ da __________
C__________ (smentendo quindi quanto asserito agli agenti in occasione della
denuncia), un suo dipendente, e che l’automobile, a quel momento, aveva
percorso circa 22'000 km (doc. P1). Inoltre ha spiegato che il leasing e il
contratto di assicurazione erano stati conclusi solo ai primi di aprile 2008
nonostante il contratto di compravendita della M__________ fosse stato
sottoscritto il 24 novembre 2007 perché egli era stato fatto oggetto di un
ritiro della licenza di guida di 4 mesi, sicché aveva preso possesso del mezzo
solo alla scadenza di questa misura (doc. P1, pag. 7 seg.) ed ha chiarito che
il leasing era stato da lui contratto perché era lui quello della coppia che
aveva un reddito. Nel questionario ha infine dichiarato che la moglie possedeva
anche un’altra automobile (Audi A6).

 

                                         In data 24 novembre 2009, __________
C__________ ha effettuato, in forma scritta, una cessione di credito a favore
della moglie AP 1 concernente “ogni mia pretesa nei confronti della AO 1, __________,
con Agenzia a __________ (…) in relazione al furto dell’automobile M__________
TI __________ avvenuto a __________ il 12 dicembre __________, segnatamente con
riguardo ai miei effetti personali che si trovavano nel veicolo (un trolley
nero Tumi, un PC IBM Lenovo, un paio d’occhiali da sole marca Oakley, un IPod
Touch Apple, nonché indumenti personali), nei limiti della copertura
assicurativa” (doc. AA). 

                                      

2.Con
petizione 16 dicembre 2009, AP 1 ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 3, AO 1, per ottenerne la condanna al
pagamento di fr. 184'877.- oltre interessi al 5% dal 14 gennaio 2009,
subordinatamente dal 25 marzo 2009, a titolo di risarcimento per il furto del
suo veicolo, di fr. 2'938.70 oltre interessi al 5% dal 27 marzo 2009 a titolo
di rimborso delle spese per il veicolo sostitutivo, e di fr. 13'500.- oltre
interessi al 5% dalla data della petizione per spese preprocessuali e per i
danni causati dal comportamento dei funzionari della convenuta e per
temerarietà della lite ex art. 152 CPC-TI e 42 CO. Parimenti ha formulato una
denuncia di lite nei confronti di M__________ AG.

                                         La convenuta, che pure ha
formulato denuncia di lite nei confronti di M__________, si è integralmente
opposta alla petizione.

 

                                   3.   Nelle more della
causa, per quanto qui interessa, in data 22 novembre 2011, il perito designato
dal Pretore (__________, tecnico di M__________) ha reso il suo referto in
merito alle possibilità di eludere il sistema antifurto dell’automobile
dell’attrice, rispettivamente allo stato del veicolo ed a sue eventuali
manomissioni. 

 

                                   4.   Con la decisione 28
ottobre 2016 qui impugnata, il Pretore ha respinto la petizione (dispositivo n.
1), ponendo la tassa di giustizia di fr. 8’000.- e le spese, incluse quelle
peritali, di fr. 1’500.- a carico dell’attrice, tenuta altresì a rifondere alla
controparte fr. 14'000.- per ripetibili (dispositivo n. 2).

                                         Egli ha ritenuto
anzitutto che la legittimazione attiva dell’attrice si giustifica già solo in
base alla cessione, fattale dal marito, di ogni pretesa nei confronti della
compagnia assicurativa ed ha così respinto, in via preliminare, la relativa
eccezione di carenza di legittimazione attiva sollevata dalla parte convenuta.
Ciò posto, il giudice ha rigettato le pretese della procedente dopo aver preso
atto che ella non è riuscita a dimostrare, con un grado di verosimiglianza
preponderante come quello richiesto per i casi di furto dalla giurisprudenza,
la sottrazione illecita del veicolo, essendo la prova, al limite, riuscita al
livello di mera verosimiglianza.

                                         

                                   5.   Con l’appello 30
novembre 2016 che qui ci occupa, avversato dalla convenuta con risposta con
appello incidentale 26 gennaio 2017 (a cui hanno fatto seguito la replica
spontanea 27 febbraio 2017 e la duplica spontanea 14 marzo 2017), l'attrice ha
ribadito la fondatezza della pretesa di condanna della convenuta al pagamento
di fr. 184'877.-, oltre interessi dal 14 gennaio 2009, subordinatamente dal 25
marzo 2009, e di fr. 13'500.- oltre interessi dal 17 dicembre 2009, ribadendo
la propria legittimazione attiva e sostenendo che la prova della verosimiglianza
preponderante del furto è stata rettamente apportata.

 

                                         Con la sua risposta, la
convenuta ha per contro postulato la conferma del giudizio impugnato, ribadendo
che il furto del veicolo non è stato dimostrato con la necessaria
verosimiglianza preponderante. Inoltre, essa sostiene, con il contestuale
appello incidentale, che la legittimazione attiva della procedente non è data,
avendo ella concluso un’assicurazione per conto terzi ai sensi dell’art. 16
LCA.

 

                                   6.   Per sua natura, l’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e
di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC).
L‘appellante deve pertanto confrontarsi criticamente con la decisione impugnata
spiegando per quali motivi di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con
ciò da riformare (Reetz/Theiler
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, ZPO Kommentar, 2a ed., n.
36 ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel, Kunz,
n. 92 ad art. 311; sentenza TF 4A_659/2011 del 7 dicembre 2011 consid. 4;
sentenza II CCA del 18 aprile 2013, inc. n. 12.2011.119 e riferimenti). I
lunghi e, a tratti, prolissi appello e appello incidentale qui in esame non
contengono, in vari passaggi, delle critiche puntuali al giudizio di prima
istanza ma ripropongono, a tratti anche testualmente (con un procedimento di
copia e incolla), le motivazioni addotte in prima sede, limitandosi nel
contempo a fornire una propria tesi ed una propria lettura dei fatti. L’appello
e l’appello incidentale in esame vengono quindi esaminati nella misura in cui
rispettano i principi sopraindicati e espongono critiche circostanziate al
giudizio pretorile, mentre non verranno analizzati e sono irricevibili quei
passaggi che non contengono alcuna critica al giudizio impugnato.

 

                                   7.   Il 1° gennaio 2011 è
entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC).
Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella
data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto
cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura
civile ticinese (CPC/TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna,
che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo
quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).

 

                                   8.   Preliminarmente
occorre esaminare se siano date le premesse per l’accoglimento dell’istanza di produzione
di nuovi mezzi di prova presentata - in maniera a tratti contraddittoria - dall’appellante
contestualmente all’appello 30 novembre 2016, avente per oggetto la richiesta
di richiamare le registrazioni dell’impianto video del parcheggio Park &
Fly di __________, quella di audizione dei testi H__________, R__________ e W__________,
respinta in primo grado, quella di allestimento di una perizia per dimostrare
la correttezza del calcolo dell’ammontare dell’indennizzo dovuto e
dell’adeguatezza/congruità dei costi di assistenza legale antecedenti l’avvio
della procedura giudiziaria, nonché di ispezione oculare dei luoghi del furto e
del ritrovamento, cui ha aggiunto quella di una nuova perizia sulle possibilità
di neutralizzare, eludere e/o aggirare il sistema di antifurto istallato sulla Mercedes.

 

                                         L'autorità
giudiziaria adita in sede di appello può di per sé procedere all'assunzione di
prove (art. 316 cpv. 3 CPC). Entrano in considerazione sia nuovi fatti e nuovi
mezzi di prova ex art. 317 cpv. 1 CPC - che contemplano tanto quegli eventi
realizzatisi dopo il dibattimento (cosiddetti “nova”) quanto quelli
preesistenti se, facendo uso della diligenza ragionevolmente esigibile nelle
circostanze concrete non le si poteva già addurre in primo grado (ossia “pseudo
nova”) (Verda Chiocchetti in Commentario pratico al Codice di
diritto processuale civile svizzero, IIa ed. 2017, Vol. 2, n. 3 e segg. e 70
segg. ad art. 317 CPC, con rinvii) - sia la possibilità di riassumere di nuovo
prove già acquisite dal Pretore come anche quella di assumere prove da lui
respinte (Reetz/ Hilber, in:
Sutter-Somm/Hasenböhler /Leuenberger, ZPO Kommentar, 2010, n. 47 ad art. 316 e
n. 32 ad art. 317). In linea di principio una parte ha diritto all’assunzione
delle prove offerte, ma l’autorità può rinunciare a esperire mezzi istruttori
il cui presumibile risultato non porterebbe con ogni verosimiglianza elementi
di rilievo (“apprezzamento anticipato delle prove”: DTF 134 I 148 consid. 5.3 e
richiami).

 

                                         Nel caso concreto, la
richiesta di assunzione delle perizie sull’ammontare dell’indennizzo e delle
spese legali, respinta dal Pretore, è stata inclusa genericamente nella
formulazione “reiterando in questa sede la richiesta di assunzione di quelle
prove che sono state a torto negate” che si trova a pag. 4 dell’allegato
d’appello, dopo che proprio in merito ad esse la stessa attrice aveva
dichiarato, a pag. 3 dello stesso scritto, di “rinunciare a chiedere in
questa sede dei mezzi di prova negati in prima istanza, per ovvie ragioni di
economicità ed economia processuale”. La prova richiesta è ininfluente per
il giudizio e quest’ultima frase attesta come anche per la richiedente non sia
un elemento fondamentale. D’altronde l’appellante, venendo meno all’onere di
motivazione che le incombe, nemmeno spiega perché dovrebbe essere assunta.

                                         La richiesta di richiamo
delle registrazioni video, a quasi 10 anni dai fatti, è indubbiamente
irrealizzabile (come ammesso dalla richiedente stessa), sia perché tali
registrazioni non sono più disponibili (cfr. tra le altre cose la normativa
italiana denominata Provvedimento in materia di videosorveglianza dell’8 aprile
2010, in Gazzetta Ufficiale n. __________ del __________), sia perché l’istanza
è formulata in maniera generica, essendo impensabile poter richiamare e
visionare filmati giornalieri, 24 ore su 24, relativi a 10 mesi. In effetti
ella non invoca di ottenere i video del giorno del furto, ma in maniera
indeterminata quelli utili per chiarire quando il veicolo rubato vi è stato
parcheggiato. Inoltre, questa prova avrebbe dovuto essere notificata
correttamente già al momento della petizione, non essendo sufficientemente
preciso far riferimento ad “atti e registrazioni relativi alla gestione del
parcheggio nel periodo tra il 12 dicembre 2008 e il 30 ottobre 2009”
(verbale d’udienza preliminare 8 giugno 2010).

 

                                         L’audizione di __________
V__________ ha dovuto essere annullata perché la teste non è stata __________.
Inoltre la stessa appellante ha affermato che è lecito considerare che la prova
sia stata supplita dagli interrogatori degli altri due testi dipendenti del
parcheggio dell’aeroporto come lei.

 

                                         I testi che avrebbero
dovuto fare chiarezza sui problemi legati ai ritardi nei pagamenti, rifiutati
in prima sede, non appaiono necessari per il giudizio, essendo state chiarite
le circostanze del ritardo della registrazione di quello del mese di novembre
2008 e non avendo ora allegato cosa essi avrebbero potuto spiegare, cioè quali
aspetti del rapporto tra __________ C__________ e la società di leasing
avrebbero dovuto sviscerare.

 

                                         Il sopralluogo sui luoghi
del furto e del ritrovamento del veicolo, la cui domanda è stata motivata in
maniera insufficiente dalla richiedente, non appare comunque atto a fornire
elementi indispensabili per il giudizio. 

 

                                         La nuova perizia sulle
possibilità di neutralizzare, eludere e/o aggirare il sistema di antifurto
della M__________ in oggetto, non è una prova nuova e non adempie i requisiti
di cui all’art. 317 cpv. 1 CPC. Le domande sulla tematica erano già state poste
al perito giudiziario e, a fronte delle sue risposte, che l’attrice considera
insufficienti ed espressione di carente formazione, non risulta abbia chiesto
alcun complemento o delucidazione, nonostante questa possibilità le sia stata
offerta dal Pretore ai sensi dell’art. 252 CPC-TI.

 

                                         Ne consegue che l’istanza
probatoria formulata con l’appello deve essere integralmente respinta. 

                                         D’altra parte le prove
richieste risulterebbero del tutto inutili ritenuto l’esito dell’appello, e
meglio come ai considerandi che seguono.

 

 

 

I.Sull’appello
principale

 

                                   9.   Nella sua decisione,
il Pretore ha innanzitutto sciolto positivamente il nodo della legittimazione
attiva dell’attrice, stabilendo che, nonostante il contratto di assicurazione
casco totale fosse stato da lei sottoscritto a proprio nome ma a favore del
marito, ritenuto il vero titolare dell’interesse economico assicurato ai sensi
dell’art. 16 LCA, grazie alla cessione del 24 novembre 2009 (doc. AA), con la
quale __________ C__________ le ha ceduto ogni pretesa nei confronti della
compagnia assicurativa AO 1, ella ha in ogni caso acquisito legittimazione
attiva per far valere il credito nei suoi confronti.

 

                                         Con il suo allegato
ricorsuale, l’appellante si è soffermata a lungo a disquisire della sua
legittimazione attiva, sostenendo che essa è pacifica, ma non per le ragioni
indicate dal Pretore, quanto invece perché trattasi di legittimazione propria,
diretta, quale detentrice del veicolo, contraente e titolare della polizza di
assicurazione per la quale pagava i premi.

 

                                         Queste esposizioni sono
palesemente inammissibili (Trezzini in Commentario pratico al Codice di
diritto processuale civile svizzero, IIa ed. 2017, Vol. 2, n. 2 ad art. 59 CPC)
considerato che l’appellante non dispone di un interesse degno di protezione a
ricorrere su questo tema (il cosiddetto gravamen, art. 59 cpv. 2 CPC).
Interesse che, appunto, oltre che personale ed attuale, deve essere pratico,
poiché l’esito del giudizio di seconda sede deve essere tale da influenzare la
situazione di fatto o giuridica della parte che intende impugnare la decisione
di primo grado (TF 5A_916/2016 del 7 luglio 2017 consid. 2.3). E’ in questo
senso irrilevante che il primo giudice abbia deciso di ammettere la
legittimazione attiva dell’attrice e di respingere la petizione, con argomenti
diversi da quelli invocati, le motivazioni non partecipando nel caso concreto
all’effetto di res iudicata (Verda
Chiocchetti, op. cit., Vol. II, n. 56 ad Osservazioni preliminari agli
art. 308-334; DTF 106 II 117 consid. 1).

 

                                10.   Con riferimento a
quello che l’appellante chiama il merito (ma anche la questione della
legittimazione delle parti è di merito), ella ha contestato la conclusione del
Pretore che ha ritenuto che l’ipotesi di furto fosse altrettanto plausibile di quella
di simulazione della sottrazione del veicolo, sicché non sarebbe stata
apportata la dimostrazione della verosimiglianza preponderante del furto
necessaria per considerare la petizione fondata. 

                                         In effetti, per il primo
giudice, non sono sufficienti a rendere verosimile in maniera accresciuta il
furto le circostanze che il marito dell’attrice l’ha subito denunciato in
Questura a __________ e poi in Gendarmeria a __________, che ha allertato
telefonicamente l’agente principale di AO 1 e che AP 1 ha annunciato poi il
sinistro alla convenuta, oltre al fatto che l’allora dipendente di __________ C__________,
__________ C__________, ha potuto confermare di essere da lui stato prelevato
con la __________ e di averlo accompagnato fino a __________, ove questi ha
parcheggiato il veicolo in C.so __________, dove i due si sono poi separati,
nonché di essere in seguito stato da lui richiamato al telefono dopo che egli
aveva costatato la sparizione della macchina, affinché lo raggiungesse con un
mezzo della ditta, lo accompagnasse in Questura per la denuncia e, infine, lo
portasse a casa a __________. Vi sono invero, secondo il primo giudice, delle
ulteriori circostanze che, prese nel loro insieme, costituiscono un complesso
fattuale oggettivo atto a sollevare dubbi di rilievo sui fatti così come
addotti dall’attrice, che rende la tesi del furto semplicemente verosimile, ma
non connotata di un grado di verosimiglianza preponderante. Questi elementi
sono in particolare le contingenze del ritrovamento dell’automobile in un
posteggio pubblico a pagamento, l’impossibilità (verificata peritalmente) di
eludere il sistema antifurto – allarme e immobilizzatore – e quindi di avviare
e spostare la __________ senza fare capo ad una delle chiavi originali,
l’inesistenza di copie di tali chiavi, la mora e l’inadempimento contrattuale
dell’utilizzatore del leasing, oggettivamente indizianti di una difficoltà
economica.

 

                                11.   Per l’appellante, il
Pretore, seguendo la tesi della convenuta e concludendo che l’ipotesi di una
simulazione del furto non poteva essere esclusa, ha fondato il proprio giudizio
su una valutazione delle prove che non trova riscontro negli atti. Ella
sostiene che, per poter avvalorare un coinvolgimento di __________ C__________
nella scomparsa della sua __________, è necessario e imprescindibile dimostrare
che l’automobile è arrivata al parcheggio P__________ del terminal 2
dell’aeroporto di M__________ quando ancora egli, rispettivamente la moglie, ne
detenevano le chiavi, ossia prima del 15 dicembre 2008, giorno in cui entrambe
le chiavi sono state consegnate alla AO 1. Inoltre, a suo dire, non è per nulla
verosimile che un veicolo il cui furto era stato annunciato nella banca dati
del SDI e nel SIS (doc. 6 del fascicolo V) possa essere passato inosservato per
quasi 11 mesi, laddove i responsabili del parcheggio in questione effettuavano
regolarmente controlli per verificare se vi fossero veicoli di sospetta
provenienza furtiva. 

                                         A questo si aggiunge il
fatto che, tenuto conto che al 1. ottobre 2008 l’auto in questione aveva
percorso 23'732 km (che, in considerazione del fatto che la consegna del
veicolo è avvenuta il 5 aprile precedente, porta ad una media mensile di 3’955
km, n.d.r.) e che il chilometraggio indicato dalla strumentazione di bordo al
momento della perizia, ammontava a 34'048 km, vi è almeno una differenza di
3’000/4'000 km rispetto al giorno in cui il veicolo è sparito, che attesta
inequivocabilmente che esso è stato utilizzato da terzi e non può essere
certamente stato condotto il giorno stesso al parcheggio. Sulla scorta di
quest’ultimo riscontro sarebbe a suo dire possibile determinare con certezza
l’insostenibilità delle conclusioni del Pretore.

                                         Inoltre, l’appellante
sostiene che il fatto che il perito non abbia individuato segni di manomissione
non significa che essa non vi sia stata, così come che è errato concludere che
non sia possibile neutralizzare o aggirare il sistema antifurto dal semplice
fatto che il perito, a esplicita domanda, abbia dichiarato di non sapere,
rispettivamente di non avere nessuna conoscenza di una simile possibilità. In
effetti, se con questa risposta il perito ha voluto escludere qualsiasi
possibilità di mettere in moto il veicolo con una chiave diversa
dall’originale, allora, per l’appellante, non si può che desumere una
insufficiente competenza e formazione del perito stesso, poiché “è noto
risaputo che anche i sistemi antifurto installati sulla __________ intestata a AP
1 sono vulnerabili come altri”. Su quest’ultimo tema ella rinvia, nel suo
allegato, ai contenuti di due siti internet.

                                         Infine, pur considerandolo
un aspetto privo di significato per il giudizio, l’attrice contesta che dai
ritardi nei pagamenti delle rate leasing da parte di __________ C__________ si
possano desumere sue difficoltà economiche e costruire un ipotetico movente per
la simulazione del furto.

 

                                         Le argomentazioni
sono in gran parte irricevibili (art. 311 cpv. 1 CPC), sia perché formulate in
maniera generica e senza confrontarsi compiutamente con le motivazioni addotte
dal Pretore nella sentenza impugnata, sia perché in parte nuove. 

 

                                         In ogni caso, a
prescindere dalla ricevibilità di parte delle contestazioni sollevate,
l’appello è destinato all’insuccesso, per i motivi che seguono.

 

                                12.   L'appellante, in
sintesi, rimprovera al Pretore d’avere applicato in maniera scorretta le regole
probatorie del diritto federale in merito al verificarsi dell’evento
assicurato, in special modo d’avere giudicato erroneamente comprovate
circostanze atte a mettere seriamente in dubbio la versione resa
dall’assicurato e di aver così negato la qualifica di preponderatamente
verosimile al furto in disamina. 

 

                                13.   In base agli art. 8 CC
e 39 LCA, la prova del sinistro spetta di principio all'assicurato, mentre l'assicuratore
deve provare i fatti che gli permettono di ridurre o rifiutare la prestazione
contrattuale (DTF 130 III 321 consid. 3.1; TF 4A_191/2016 dell’8 agosto 2016
consid. 3.1; 5C.261/2003 del 25 febbraio 2004 consid. 3.2). Atteso che, con
riferimento al verificarsi dell'evento assicurato - segnatamente nell'ambito dell'assicurazione
contro i furti - una prova rigorosa non può di regola essere apportata,
rispettivamente non può essere ragionevolmente esatta, la giurisprudenza
ritiene giustificata una facilitazione della prova (DTF 130 III 321 consid. 3.2;
sentenza del Tribunale federale 25 febbraio 2004 5C.261/2003 consid. 3.2). Il grado della prova richiesta all'avente diritto è pertanto ridotto alla
verosimiglianza preponderante, da valutarsi in base all'andamento generale
delle cose e alla comune esperienza della vita (cfr. TF 4A_61/2011 del 26
aprile 2011 consid. 2.1.1.; 4A_445/2010 del 1. dicembre 2010 consid. 2.3; 5C.79/2000 del 8 gennaio 2001; 5C.240/1995 del 1° febbraio 1996; JdT 1997 I 811; RUA XVIII n. 31; II
CCA sentenza inc. no. 12.98.185 del 7 gennaio 1999; Nef, Kommentar zum schweizerisches Privatrecht, VGG 2001,
no. 21 ad art. 39 LCA e n. 56 ad art. 40 LCA; Suter,
L'assurance des choses, Zurigo 1984, pag. 178; Hauswirth/Suter,
Sachversicherung, Berna 1990, pag. 271). 

                                         Quest'ultima, che
non deve essere confusa con la semplice verosimiglianza, non esclude la
possibilità che un fatto si sia realizzato in modo diverso o solo parziale o
non si sia del tutto prodotto; tuttavia la possibilità di un diverso
svolgimento dei fatti non deve entrare ragionevolmente in linea di conto (DTF
130 III 321 consid. 3.3; TF 5C.261/2003 del 25 febbraio 2004 consid. 3.2). Il
Tribunale federale ha però esplicitamente rifiutato l'applicazione di un
cosiddetto grado della prova variabile, giusta il quale le esigenze da porre
alla prova di un fatto diverrebbero tanto più elevate quanto più inverosimile
appaia la versione dell'assicurato (DTF 130 III 321 consid. 3.3 cpv. 3 e 3.4;
TF 5C.261/2003 del 25 febbraio 2004 consid. 3.2). Ha infine rilevato che l'art.
8 CC include anche il diritto alla controprova dell'assicuratore: a
quest'ultimo deve essere permesso di apportare prove su circostanze atte a
suscitare notevoli dubbi sulla versione fornita dall'avente diritto, in modo da
impedire che tale versione venga considerata come preponderantemente verosimile
(DTF 130 III 321 consid. 3.4; TF TF 4A_191/2016 dell’8 agosto 2016 consid. 3.1;
 5C.261/2003 del 25 febbraio 2004 consid. 3.2).

 

                                14.   Nella fattispecie, gli
elementi a favore della tesi del furto sono limitati. Oltre alle dichiarazioni
di __________ C__________, vi sono in effetti la denuncia di furto del veicolo
alla Questura di __________ del 12 dicembre 2008, ore 20.18 (doc. F), la
chiamata di quel giorno al referente dell’assicurazione__________ P__________ (verbale
di interrogatorio di __________ P__________ in Verbale di udienza 4 ottobre
2012, pag. 2), la denuncia di furto fatta il 15 dicembre 2008 alla Polizia
Cantonale (doc. G) e l’annuncio di sinistro alla convenuta del 15 dicembre 2008
(doc. H). A queste si aggiunge la deposizione del teste __________ C__________,
che ha confermato che una mattina d’inverno si è recato con __________ C__________,
suo datore di lavoro, a bordo della M__________ dell’attrice a __________, ove
l’auto è stata parcheggiata, prima che entrambi si separassero, nonché di
essere stato chiamato la sera dal principale che gli ha chiesto di andare a
prenderlo perché gli era stata rubata l’auto. Egli ha pure attestato che
insieme si sono recati a sporgere denuncia e che poi lui lo ha riaccompagnato
con l’auto della ditta a __________ (verbale di interrogatorio rogatoriale di __________
C__________ dell’11 febbraio 2013).

 

                                15.   Sull’altro fronte, vi
sono vari fattori che indeboliscono la verosimiglianza che gli eventi si siano
svolti come sostenuto dall’assicurata e da suo marito.

 

                             15.1.   In primo luogo, le
circostanze della sparizione dell’automobile sono già di per sé atipiche. In
effetti, non può passare inosservato che un’automobile del valore di quasi fr.
200'000.- venga lasciata con noncuranza in uno stallo non ufficiale  -__________
C__________ stesso lo ha definito “marciapiedi con posteggio”, senza
segnaletica particolare, dove le macchine vengono lasciate “una dietro
l’altra a tappeto” (vedi questionario complementare della AO 1 23 febbraio
2009, doc. III) -, non sorvegliato, su un viale molto trafficato come Corso __________
a __________, per esservi lasciata tutto il giorno. Pure anomalo è che in
nessuna delle denunce, sporte a breve distanza temporale dai fatti, egli ha
specificato il punto esatto dove ha parcheggiato, cosa che ha fatto poi solo il
23 febbraio 2009 di fronte ai funzionari di AO 1 (doc. III): l’indicazione
“Corso __________” come luogo del furto è alquanto vaga e di certo questa
vaghezza iniziale, certamente non casuale, non rafforza la tesi della
fondatezza della scomparsa. 

                                         Il fatto che in un
secondo tempo, oltre due mesi dopo, sia stato fornito un numero civico almeno approssimativo,
non sgombera il campo dai dubbi.

 

                                         Inoltre, pure fonte di
qualche dubbio è il fatto che non è stato fornito alcun motivo per il quale il
dipendente __________ C__________ è stato prelevato da __________ C__________,
portato a __________ e, dopo aver parcheggiato l’automezzo, subito congedato.
Alla stessa stregua non aiuta di certo il comportamento di quest’ultimo, che si
è rifiutato di fornire dettagli su quanto fatto durante la giornata del furto a
__________ e, soprattutto, di proporre prove in merito. Suo diritto,
certamente, ma considerato che l’onere della prova circa la verosimiglianza
preponderante del furto è a carico dell’attrice, questo atteggiamento non ha
giovato alla tesi di AP 1.

 

                             15.2.   Come rettamente
ritenuto dal primo giudice, pure il fatto che un veicolo di lusso, protetto da
sofisticati sistemi d’allarme, sia stato ritrovato aperto, senza segni
particolari di scasso, nel parcheggio coperto __________ di un aeroporto,
scalfisce in qualche modo la tesi del furto. In effetti, appare illogico che
un’automobile di quel genere e di quel valore venga sottratta solo per un
semplice furto d’uso. Le difficoltà tecniche che la neutralizzazione del
sistema d’allarme e l’ipotetica messa in moto senza chiave comporta, inducono a
considerare che il furto avrebbe potuto essere commesso solo da persone
esperte. Esperti del crimine che difficilmente affronterebbero un’operazione
del genere senza l’intenzione di rivendere l’oggetto e trarne profitto.

                                         L’alternativa al movente
del lucro potrebbe esser stata quella dell’utilizzo dell’automobile per la
commissione di altri reati, ma si tratta di un’ipotesi che, viste le
circostanze del ritrovamento, non trova alcun appiglio concreto con i fatti.

 

                                         Infine, un’auto di lusso –
con targhe svizzere per di più - attrae indubbiamente più facilmente
l’attenzione, sicché rende il furto d’uso più a rischio, così come qualsiasi
altro tipo di utilizzo illecito. 

 

                             15.3.   Di rilievo è il fatto
che non vi sono segni di scasso, come detto, ad eccezione di una piccola tacca
sulla serratura esterna della portiera del conducente, che tuttavia riguarda
solo la placchetta esterna, poiché la serratura, dopo essere stata smontata ed
esaminata in tutte le sue componenti dal perito (referto peritale, risposta 2,
pag. 16), non mostra segni di manomissione. Neppure i componenti per
l’abilitazione all’avviamento (blocchetto di accensione elettronico, centralina
motore, servomodulo intelligente e centralina cambio automatico) presentano
tracce di manipolazione (referto peritale, pag. 3).

                                         Inoltre, tutti gli eventi
memorizzati dalla centralina elettronica dell’antifurto hanno delle cause che
nulla hanno a che vedere con l’apertura della porta conducente; in particolar
modo sono dovuti allo scarseggiare del livello dell’alimentazione delle
centraline (referto peritale, risposta 2, pag. 17).

 

                                         Il perito ha parimenti
accertato che la chiave utilizzata l’ultima volta è stata la n. 1 delle due
ufficiali (e uniche) esistenti, nonché che l’immobilizzatore elettronico non è
stato riprogrammato.

                                         L’auto non aveva un
sistema d’accensione senza chiave, cosiddetto “keyless”, così che, per
metterla in moto, era necessario inserire la chiave nel blocchetto apposito
(referto peritale, pag. 3 e contratto di vendita con accessori, doc. B). 

 

                                         Alla domanda se il veicolo
poteva o aveva potuto essere stato messo in moto con un’altra chiave al di
fuori delle due originali, il perito ha risposto con un perentorio “no”
(referto peritale, pag. 21).

 

                                         L’esperto giudiziario, che
si ricorda è attivo in seno al servizio tecnico dell’importatore generale __________
per la Svizzera a S__________, alla domanda se esiste la possibilità di
neutralizzare, eludere o aggirare il sistema di antifurto istallato sul veicolo
in oggetto, ha risposto “non noto, nessuna conoscenza” (referto
peritale, pag. 2). Stessa risposta ha dato alla domanda circa eventuali costi
di apparecchiature atte a raggirare l’antifurto (referto peritale, pag. 3).
Provenendo da una persona indubbiamente ferrata in materia e attiva presso
l’importatore, queste due risposte non possono essere, come vorrebbe
l’appellante, interpretate come prova di mancanza di preparazione, quanto
piuttosto come attestazione che a quel momento non erano note - né a lui né in
genere - concrete possibilità di infrangere i sistemi di protezione della
vettura e sottrarla contro la volontà del conducente.

                                         L’attrice si è sempre
limitata ad affermare che esiste la possibilità di mettere in moto veicoli
dotati di un sistema di antifurto come quello in dotazione all’automobile
intestatale anche senza le chiavi, ma non è mai andata oltre l’allegazione. Non
risulta d’altronde che ella, a fronte di risposte a suo dire inadeguate, abbia
chiesto una delucidazione o un completamento del referto.

                                         Gli articoli di internet
citati nell’allegato d’appello, sono di ben 8 anni dopo il denunciato furto e
trattano comunque sia di furti di veicoli dotati del sistema “keyless”
(come si può vedere già dall’indirizzo internet indicato) di cui l’auto qui in
oggetto non disponeva. Questi contributi, sono stati indicati per la prima
volta nell’ambito della presente procedura di impugnazione, cosa che rende la
loro ricevibilità dubbia ( v. art. 317 cpv. 1 CPC); visto quando appena
rilevato, non è tuttavia necessario chinarsi sulla questione.

 

                                         Lo specialista nominato
dal Pretore ha inoltre confermato che l’allarme dell’automobile dell’attrice
era dotato anche di un sistema antirimozione, che si sarebbe innescato se esso
fosse stato caricato su un altro mezzo (referto peritale, pag. 25). La presenza
di questo tipo di protezione, la cui entrata in funzione avrebbe comportato
l’attivazione delle sirene, rende difficilmente ipotizzabile la commissione del
furto tramite caricamento del veicolo su un altro mezzo, quale ad es. un carro
attrezzi, considerato che questo sarebbe dovuto avvenire su un viale molto
frequentato, in pieno giorno e con traffico continuo.

                                         

                             15.4.   Anche a volerla
considerare ipoteticamente ammissibile quale censura, la nuova argomentazione
del chilometraggio avanzata dall’appellante - in base alla quale il veicolo,
dopo il furto, avrebbe circolato per almeno altri 3’000/4'000 km, di modo che
sarebbe provato un uso da parte di terzi dopo il 12 dicembre 2008 poiché una
simile distanza non può essere percorribile in un sol giorno - non muterebbe
l’esito del giudizio. 

 

                                         In effetti, dalla fattura
per il servizio M__________ del 2 ottobre 2008 (doc. III, n. 3), risulta un
chilometraggio del veicolo in disamina di 23'732 km. Considerato che la
consegna al cliente è avvenuta il 5 aprile 2008, cioè sei mesi prima, risulta
una media mensile di 3’955 km percorsi. Al momento del ritrovamento, il
contachilometri dell’automobile segnava 34'048 km (referto peritale, pag. 27).
Sommando i chilometri medi percorsi nei due mesi e dieci giorni che separano
l’ultimo accertamento dal furto, si raggiungono 32'960 km (23'732 km + 3'955 km
di ottobre + 3'955 km di novembre + 1'318 km dei 10 giorni di dicembre = 32'960
km), cui andrebbero aggiunti quelli dei tre o quattro giorni che mancano per il
calcolo preciso. Già solo con un calcolo fondato sulla media, quindi, si arriva
molto vicino ai dati rilevati dopo la denunciata sottrazione del mezzo. 

                                         Il chilometraggio
riscontrato al momento del ritrovamento dell’automobile è compatibile con l’uso
fattone dal proprietario sino alla sua sparizione: in effetti una differenza di
1'000 km rispetto ai dati medi usuali, accumulata in un lasso temporale di
oltre due mesi, non costituisce nulla di eccezionale per una persona che
viaggia molto. Pertanto, contrariamente a quanto pretende l’appellante, non è
assolutamente possibile escludere con certezza dai dati chilometrici che l’auto
possa essere stata portata al parcheggio della M__________ già il 12 dicembre
2008.

 

                             15.5.   Il Pretore ha altresì
considerato che le inadempienze contrattuali nel pagamento delle rate leasing
contestuali all’apparente precoce disinteresse verso il veicolo potevano
oggettivamente indiziare una situazione di difficoltà economica
dell’utilizzatore, ciò che contribuiva a minare ulteriormente la preponderante
verosimiglianza necessaria all’ammissione del furto (v. decisione impugnata
pag. 10 e 11).

                                         La contestazione al
riguardo risulta avantutto inammissibile, dato che l’appellante non si
confronta compiutamente con la motivazione del primo giudizio, ma in ogni modo
il riferimento al doc. U non è certo sufficiente a smentire le inadempienze
contrattuali, con le relative conseguenze nel contesto specifico, messe in luce
dal Pretore.

 

                                16.   Per tutto quanto
precede, è dunque a ragione che il giudice di prime cure ha considerato che
simili circostanze di fatto, prese nel loro insieme, sono atte ad intaccare a
tal punto la prova principale concernente l’avvenuto furto (DTF 130 III 321
consid. 3.4) da non far più apparire la versione fornita dall’assicurata come
preponderantemente verosimile ai sensi degli art. 8 CC e 39 LCA, riducendola
semmai al grado di semplice verosimiglianza, entrando ragionevolmente in linea
di conto la possibilità che vi sia stata una simulazione del furto.

 

                                         L’appello principale risulta
pertanto infondato, nei limiti della sua ricevibilità.

 

II.   Sull’appello
incidentale

 

                                17.   Con l’appello
incidentale (sui generis), la convenuta ha chiesto la conferma dell’esito della
sentenza di primo grado, cioè la reiezione della petizione, “già per
mancanza della legittimazione attiva dell’attrice”. 

 

                                         Questa richiesta rende
l’appello incidentale manifestamente inammissibile (Trezzini, op. cit., Vol. 2, n. 2 ad art. 59 CPC), per lo
stesso motivo per cui lo è quello principale nella misura in cui concerne la
tematica della legittimazione attiva dell’attrice, poiché nemmeno la convenuta
dispone di un interesse degno di protezione a ricorrere (gravamen, art.
59 cpv. 2 CPC). In altre parole non vi è alcun interesse degno di protezione ad
ottenere la reiezione della petizione per un motivo diverso rispetto a quello
stabilito dal primo giudice. In effetti ciò non porterebbe ad alcuna modifica
della situazione di fatto nonché di diritto in capo alla convenuta nel senso
che il risultato di causa sarebbe il medesimo (TF 5A_916/2016 del 7 luglio 2017
consid. 2.3), fermo restando, come già sopra esposto, che le motivazioni non
partecipano all’effetto di res iudicata, sicché il fatto che la
petizione sia stata respinta con altre motivazioni è ininfluente (Verda Chiocchetti, op. cit., Vol. 2, n.
56 ad Osservazioni preliminari agli art. 308-334;
DTF 106 II 117 consid. 1).

                                         

 

                                18.   A titolo puramente
abbondanziale si può comunque precisare che la legittimazione attiva di AP 1
avrebbe in realtà dovuto essere negata. Infatti, con la cessione di credito 24
novembre 2009 alla consorte di ogni pretesa nei confronti della convenuta, __________
C__________ ha disposto di un diritto che non possedeva più dalla
sottoscrizione del contratto di leasing __________ del 2/5 aprile 2008, avendo
ceduto a detta società le sue pretese nei confronti di AO 1 relative
all’assicurazione casco totale (doc. C).

 

                                         La cessione del credito
istituita dall'art. 164 segg. CO comporta un trasferimento dei relativi
diritti, sicché solamente il cessionario è legittimato a farlo valere
giudizialmente (DTF 130 III 417 consid. 3), a meno di una retrocessione della
pretesa, che avrebbe dovuto avvenire nella forma scritta (DTF 71 III 170) e che
qui mai è stata neppure ipotizzata.

 

                                         Una legittimazione attiva
dell’attrice non trova nemmeno fondamento nell’applicazione dell’art. 17 cpv. 2
LCA, poiché il terzo a favore del quale è stato concluso il contratto di
assicurazione è la società di leasing (proprietaria del veicolo), non __________
C__________. Al limite, si potrebbe anche ipotizzare di trovarsi di fronte ad
un contratto di assicurazione misto, in parte a favore di quest’ultimo ed in
parte a favore della M__________, questione che può rimanere aperta poiché,
anche se così fosse, nulla muterebbe.

                                      

III. Sulle spese giudiziarie

 

                                19.   Da tutto quanto
precede discende che l’appello dell’attrice deve essere respinto nella misura
in cui è ricevibile.

                                         L’appello incidentale
della convenuta è inammissibile.

 

                                         Le spese giudiziarie della
procedura di secondo grado relativa all’appello dell’attrice, calcolate sulla
base del valore qui ancora litigioso di fr. 198'377.- (fr. 184'877.- + fr.
13'500.-), determinante anche ai fini di un eventuale ricorso al Tribunale
Federale, seguono la soccombenza (art. 106 CPC). L’appellante rifonderà
all’appellata congrue ripetibili.

 

                                         Viste le particolarità
della fattispecie, si prescinde dal prelevare le spese giudiziarie dell’appello
incidentale, così come dal riconoscere ripetibili all’appellata incidentale,
tenuto conto anche del fatto che essa nemmeno è stata chiamata a formulare una
risposta in merito.

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il
RTar

 

 

decide:

 

                                    I.   L’appello
30 novembre 2016 di AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. 

                                      

                                   II.   Le
spese processuali di fr. 8’000.-, già anticipate dall’appellante, restano a suo
carico, con l’obbligo di rifondere alla parte appellata fr. 12'000.- per
ripetibili di appello.

 

                                  III.   L’appello
incidentale 26 gennaio 2017 di AO 1 è inammissibile. 

 

                                 IV.   Non
si prelevano spese processuali per la procedura di appello incidentale. Non si
assegnano ripetibili.

                                  V.   Notificazione:

	
   

  	
  -      

  -      

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle
cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta
a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e
a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori inferiori il
ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso
in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario
in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare
una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).