# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 258909c6-b4aa-5c63-8d93-6bbc5e721832
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-02-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.02.2014 35.2013.66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2013-66_2014-02-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2013.66

   

  mm

  	
  Lugano

  12 febbraio
  2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 settembre 2013
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12 luglio
  2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 26
aprile 2008, RI 1 - dipendente della ditta __________ di __________ in qualità
segretaria e consulente alla vendita nonché, nel contempo, membro del consiglio
d’amministrazione della stessa -, é inciampata mentre camminava per strada e,
per proteggersi dalla caduta, ha allungato il braccio destro in avanti,
lamentando in tal modo una rotazione esterna della spalla. 

                                         A causa
di questo evento, ella ha riportato, secondo il rapporto 14 luglio 2008 della
dott.ssa __________, un esito distrattivo/traumatico dal muscolo sovraspinato
della spalla destra (cfr. doc. 13). 

                                         L’artro-RMN
del 4 settembre 2008 ha poi evidenziato la rottura parziale della parte inferiore
del muscolo sottoscapolare, la rottura dell’intervallo e del legamento
gleno-omerale superiore, una lesione slap antero-superiore del labbro e la
rottura del tendine del bicipite lungo intrarticolare (cr. doc. 27). 

 

                                         Nel mese
di novembre 2008, l’assicurata é stata sottoposta a un intervento artroscopico
alla spalla destra con stabilizzazione anteriore (cfr. allegato al doc. 48). 

                                         Il 18
maggio 2010, presso la Clinica __________ di __________, é stato invece
eseguito un intervento di capsulotomia, debridement dell’intervallo dei
rotatori e glenomerale, tenotomia del bicipite, debridement subacromiale e
borsectomia (cfr. doc. 152). 

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto
regolarmente le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 9 luglio
2012, l’amministrazione ha posto l’assicurata al beneficio di un’indennità per
menomazione all’integrità del 10%, mentre le ha negato il diritto a una rendita
di invalidità, posto che ella avrebbe nel frattempo ritrovato una piena
capacità lavorativa nella sua abituale professione. L’CO 1 si é inoltre assunto
2 o 3 cicli di fisioterapia all’anno (doc. 252). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione inteposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (cfr. doc. 254
e doc. 256), in data 12 luglio 2013, l’assicuratore LAINF ha confermato il
contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 304).

 

                                         Da notare
che, con decisione formale dell’8 marzo 2013, cresciuta incontestata in
giudicato, l’Istituto assicuratore ha negato la propria responsabilità
relativamente ai disturbi localizzati alla spalla sinistra (cfr. doc.
19/fasc. 1). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 16 settembre 2013, RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA
1, ha chiesto che, annullata la decisione su opposizione impugnata, gli atti
vengano rinviati all’amministrazione per un complemento istruttorio e nuova
decisione. 

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, la ricorrente fa valere, in merito
all’ulteriore diritto alla cura medica, che “il fatto che il dr. med. __________
nella sua lettera del 29 agosto 2011 (cfr. doc. O) non abbia formulato opzioni
terapeutiche non significa che non ve ne fossero. Va poi evidenziato come la
ricorrente non abbia mai smesso di praticare agopuntura, fisioterapia ed
infiltrazioni al braccio. (…). Agli atti nessun medico, ed in particolare
nessuno specialista, con particolare riferimento al dr. med. __________ ha mai
dichiarato che non vi erano cure atte a migliorare la capacità lavorativa,
ragione per cui, la ricorrente chiede in questa sede che uno specialista si
pronunci al riguardo. (…). La perdita della mobilità é stata tale che nel
gennaio del 2013, gli specialisti della __________ hanno valutato la
possibilità di eseguire un nuovo intervento, al quale tuttavia si sono
dichiarati restii (cfr. doc. R). (…) A mente della scrivente, la diminuzione
della mobilità della spalla destra, dimostra come, contrariamente a quanto
preteso da CO 1, la situazione al 2011 (al momento dell’interruzione del
versamento delle indennità) non si era affatto stabilizzata (purtroppo). Ma al
contrario, era ancora in fase di peggioramento. Tant’é che anche le
infiltrazioni non hanno più avuto l’effetto positivo del passato.” (doc. I, p.
14s.). 

                                         D’altro
canto, per quanto riguarda la capacità lavorativa, l’assicurata contesta
che agli accertamenti compiuti dall’CO 1, in particolare alla valutazione EFL,
possa essere attribuito un sufficiente valore probatorio, siccome “…
inconcludenti, spesso privi di motivazione e contradditori. Inconcludente
poiché non si basano sui risultati dei test (…) come invece avrebbero dovuto
basarsi. Privi di motivazione nella spiegazione di almeno due delle quattro
ragioni per le quali l’attività lavorativa della ricorrente sarebbe
completamente esigibile (…). Contradditori poiché riconoscono delle limitazioni
funzionali nella ricorrente (“sintomatologia e limitazioni funzionali risultano
solo minimamente giustificate dall’obiettività clinica, pag. 6 valutazione,
nelle conclusioni) che però vengono completamente “dimenticate” nell’esame
della capacità lavorativa che risulta essere totale, nonostante le ammesse
(seppur minime a detta della valutazione) limitazioni.” 

                                         Sempre in
questo contesto, relativamente all’indicazione secondo la quale RI 1 si sarebbe
risparmiata durante l’esecuzione dei test, ella ne contesta la fondatezza,
sostenendo invece di essersi “… impegnata anche oltre le sue capacità e
possibilità, tant’é che l’indomani del primo giorno di test ha dovuto farsi accompagnare
dal marito, in quanto impossibilitata a guidare a causa dei lancinanti dolori
ad entrambe le spalle che l’hanno costretta ad una seduta di agopuntura la sera
stessa. Al proposito giova anche evidenziare come la signora RI 1 non abbia mai
riferito di non avere problemi alla guida, la medesima infatti ha grandi
difficoltà, come sempre sostenuto, a guidare per dei tratti lunghi (oltre i
venti minuti), circostanza questa perfettamente evincibile da precedenti
rapporti CO 1, che si troveranno agli atti.” (doc. I, p. 16s.). 

 

                               1.4.   L’assicuratore
LAINF, in risposta, ha chiesto che l’impugnativa venga respinta con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).

 

                               1.5.   Nel mese di
gennaio 2014, il TCA ha invitato la patrocinatrice dell’assicurata a produrre
la documentazione relativa agli accertamenti compiuti nel frattempo presso
l’Ospedale __________ (cfr. doc. V), poi pervenuta in data 3 febbraio 2014
(doc. VIII + allegato). 

 

                               1.6.   In corso di
causa, l’amministrazione ha prodotto copia dell’annuncio di un infortunio
occorso all’assicurata in data 4 dicembre 2013 (cfr. doc. VI + allegato). 

 

                                         L’assicurata
si é espressa in proposito il 10 febbraio 2014 (doc. IX). 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del
26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Nella concreta
evenienza, il TCA deve valutare se l’Istituto assicuratore resistente era o
meno legittimato a dichiarare estinto il diritto alle prestazioni di corta
durata (cura medica + indennità giornaliera) a decorrere dal 1° ottobre 2011,
rispettivamente a negare all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità.

 

 

                               2.3.   Estinzione
del diritto alle prestazioni di corta durata.

 

                            2.3.1.   Giusta l'art.
10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il diritto
all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art.
19 cpv. 1 LAINF): nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto
alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un
miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter,
Commentaire de la loi sur l’assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         L’Alta
Corte ha inoltre precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di
cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto
aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui
quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109
consid. 4.3 e riferimenti).

 

                                         In una
sentenza 8C_211/2009 del 10 luglio 2009 consid. 4, il TF si è al riguardo
espresso nei termini seguenti: 

 

" 
Poiché l'assicurazione sociale contro gli infortuni si riferisce
a persone che svolgono attività lavorativa (si confronti l'art. 1 [dal 1°
gennaio 2003 art. 1a, con testo invariato] e l'art. 4 LAINF), per interpretare
il concetto di "sensibile miglioramento" ("namhafte
Besserung" e "sensible amélioration" nella versione tedesca e
francese dell'art. 19 cpv. 1 LAINF) si farà riferimento ad un incremento
rispettivamente ad un recupero dell'abilità lavorativa, nella misura in cui si
è deteriorata in seguito all'infortunio. L'aggettivo "sensibile"
illustra inoltre che il miglioramento dev'essere importante. Progressi
trascurabili non bastano, così come neppure la mera possibilità di un risultato
positivo (DTF 134 V 109 consid. 4.3 pag. 115; v. pure
sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, in RAMI 2005 no. U 557 pag. 388, consid. 2, non pubblicato, e U 412/00 del 5 luglio 2001,
consid. 2a; cfr. inoltre Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht,
2a ed., Berna 1989, pag. 274). Lo stesso vale per provvedimenti
terapeutici che contribuiscono a lenire i sintomi di un danno alla salute
stazionario per un periodo limitato nel tempo (v. ancora sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, in RAMI 2005 no. U 557 pag. 388 consid. 1, non pubblicato, e 3).“

 

                            2.3.2.   Nel caso di
specie, dalle carte processuali risulta che la decisione dell’CO 1 di ritenere
lo stato della spalla destra dell’assicurata stabilizzato a far tempo dal 1° ottobre
2011, si basa essenzialmente sul rapporto relativo alla visita fiduciaria di
chiusura del 19 luglio 2011. 

 

                                         In
effetti, in quell’occasione, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, ha indicato quanto segue a proposito sull’ulteriore procedere
terapeutico:

 

" 
(…).

Ultimamente situazione invariata con persistenti
dolori movimento- e carico-dipendenti alla spalla dominante destra e in zona
peri-scapolare a destra. Miglioramento della sintomatologia algica e della
mobilità della spalla in seguito a infiltrazione terapeutica intrarticolare.
Molto probabilmente ulteriori interventi chirurgici non porteranno a un
notevole miglioramento sia della sintomatologia algica sia della mobilità. La
fisioterapia intensa non ha portato un importante beneficio per quanto riguarda
la funzione ed i dolori. Da considerare in futuro 2-3 cicli di fisioterapia
all’anno a scopo antalgico e per mantenere la mobilità della gleno-omerale
destra. Si consiglia all’assicurata di eseguire regolarmente gli esercizi
attivi in acqua. Ulteriori accertamenti medici o cure specifiche non sono più
indicate per la problematica della spalla destra. 

(…).

Trattamento funzionale. Fisioterapia specifica
per la spalla destra secondo bisogno, al massimo 2-3 cicli all’anno. Si
consiglia all’assicurata di continuare con gli esercizi attivi a secco e in
piscina in modo regolare. In caso di peggioramento della sintomatologia algica
con di nuovo segni di capsulite da considerare infiltrazione terapeutica
intra-articolare della gleno-omerale destra. Altrimenti ulteriori trattamenti o
cure specifiche non sono necessarie.”

                                         (doc.
217, p. 4)

 

                                         Con
rapporto del 29 agosto 2011, il medico curante dell’assicurata, dott. __________,
spec. FMH in medicina generale, non ha sollevato obiezioni in merito a quanto
sostenuto dal medico di circondario (doc. O, p. 2). 

 

                                         A margine
della valutazione EFL del maggio 2012, i sanitari della __________ di __________
hanno evidenziato che, a quel momento, non erano “… proponibili ulteriori
provvedimenti medico-riabilitativi atti al miglioramento della condizione di
salute.” (doc. 249, p. 6). 

 

                                         Nel
prosieguo, all’insorgente sono state praticate ulteriori infiltrazioni intrarticolari,
grazie alle quali é stata ottenuta una temporanea diminuzione dei dolori
alla spalla destra (cfr. doc. 263, doc. 268 e doc. 279). 

                                         In
occasione del consulto del 16 gennaio 2013, gli specialisti della Clinica __________
di __________ hanno di fatto sconsigliato l’esecuzione di un ulteriore
intervento chirurgico alla spalla destra, considerato l’esito di quello
effettuato nel mese di maggio 2010 (cfr. doc. 279, p. 2). 

 

                                         In corso
di causa, la ricorrente ha prodotto una certificazione, datata 17 ottobre 2013,
del Servizio di chirurgia dell’arto superiore dell’Ospedale __________,
relativa ad accertamenti pluridisciplinari eseguiti nel frattempo a livello
della spalla destra. In quella sede, gli specialisti hanno sottolineato, in
particolare, che non vi era “… alcuna indicazione per procedere con altri
interventi chirurgici che possano cambiare in modo significativo la situazione
clinica della paziente. Sarebbe invece utile per un miglioramento funzionale e
quindi atto a migliorare la capacità lavorativa, proseguire con esercizi
assistiti di stretching, di mobilizzazione articolare ed esercizi di
stabilizzazione della scapola, esercizi propriocettivi mirati al controllo
neuromuscolare e alla stabilità dinamica dell’articolazione gleno-omerale e
scapolo-toracica. Questi esercizi vanno eseguiti a breve-medio termine sino ad
un recupero soddisfacente della funzionalità articolare.” (doc. T, p. 2). 

 

                            2.3.3.   Visto che,
così come verrà meglio dimostrato nei considerandi che seguono, RI 1 ha
ritrovato una piena capacità lavorativa nella sua precedente professione a
decorrere dal 1° ottobre 2011, questa Corte deve concludere che, da quella medesima
data, non vi era più spazio per un “sensibile miglioramento” ai sensi della
giurisprudenza citata al considerando 2.3.1.. 

                                         Per
questa ragione, l’CO 1 era dunque legittimato a dichiarare stabilizzate le
condizioni di salute dell’assicurata e, in ossequio all’art. 19 cpv. 1 LAINF, a
porre termine alle prestazioni di corta durata (in particolare, a quelle di
cura medica). 

 

                               2.4.   Diritto
alla rendita di invalidità.

 

                            2.4.1.   Secondo
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per
cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede che, per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella RAMI 2004 U 529,
citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato le
modalità per la fissazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dal
previgente art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronunzia, la Corte federale ha quindi concluso che
anche in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di incapacità
lavorativa, incapacità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua
validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico). 

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni
deve esserci per giunta un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno
alla salute e l'infortunio.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I
162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

                                         Il grado
di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Ciò
nondimeno, se il danno alla salute non é tale da imporre un cambiamento di
professione, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà valori
superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché si
suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante capacità
lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima
una capacità di guadagno della medesima proporzione (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 100;
DTF 114 V 313, consid. 3b).

 

                            2.4.3.   Nella
concreta evenienza, l’amministrazione ha negato il diritto alla rendita
d’invalidità, siccome l’insorgente avrebbe ritrovato una piena capacità
lavorativa nella sua abituale attività alle dipendenze della ditta __________,
e ciò nonostante il danno residuale alla spalla destra (cfr. doc. 304, p. 6s.).

 

                                         Tale
decisione é fondata sulle risultanze della valutazione delle capacità
funzionali (EFL), seguita il 23 e 24 maggio 2012 presso la __________ di __________.

                                         Dal
relativo referto, datato 20 giugno 2012, si evince che la ricorrente si
lamentava di una “… sintomatologia dolorosa alla spalla destra persistente,
dolore presente anche di notte di tipo posizionale. Sintomatologia dolorosa
migrante in regione sovraclaveare, spalla e regione periscapolare destra.
Dolore che si accentua nel tentativo di elevazione dell’arto superiore destro
sopra l’orizzontale. La paziente riferisce di poter svolgere la sua attività
lavorativa di impiegata d’ufficio e concludente con presenza per gran parte
della giornata ma con rendimento ridotto. Nega (solo durante la visita medica)
difficoltà nella guida dell’automobile.” (doc. 249, p. 3). 

                                         I
sanitari hanno quindi evidenziato l’esistenza di una discrepanza tra la
sintomatologia soggettivamente denunciata e lo status oggettivabile a
livello dell’arto superiore destro, come pure di una scarsa compliance
da parte dell’assicurata nello svolgimento dei test, motivo per cui essi hanno
fondato la loro valutazione dell’esigibilità lavorativa su “riflessioni
medico-teoriche”. In questi senso, essi hanno preso in considerazione:

 

" 
(…).

-   aspetti medico-teorici;

-   il fatto che l’assicurata lavora da tempo al 50% con mansioni
abituali che fa da oltre 20 anni; 

-   la possibilità per la paziente di organizzare il proprio lavoro
e di farsi coadiuvare da collaboratori;

-   della realtà che parte dei lavori sono di supervisione o di
contatto con i clienti;

-   del fatto che il lavoro della paziente é classificabile tra
quelli leggeri.”.

                                         (doc.
249, p. 6)

 

                                         Fatte
queste premesse, i sanitari di __________ hanno espresso le seguenti
considerazioni a proposito della capacità lavorativa dell’insorgente:

 

" 
(…).

La cliente può nel complesso affrontare il lavoro
svolto fino ad oggi. La mobilità della spalla destra é sufficiente per le
mansioni della sua attività professionale. Difficoltà possono sussistere nei
movimenti che richiedono movimenti ampi del braccio destro, soprattutto se
verso l’alto. Causa le auto-limitazioni registrare non abbiamo limiti
indicativi, ma i risultati riportati all’allegato 2 del test EFL indicano che
la cliente può sollevare da terra alla vita e trasportare orizzontalmente
almeno 5 kg e sollevare all’altezza delle spalle almeno 2.5 kg. Possibili, anche se le autolimitazioni osservate durante i test non permettono di
oggettivarli, un affaticamento muscolare e un accumulo di dolore dell’arto
superiore destro a livello della spalla nei movimenti ripetuti e nei lavori
prolungati, ma questi possono essere gestiti dalla cliente grazie alla
flessibilità delle sue mansioni.

Per questo, in conclusione, ritengo che
l’attuale attività della paziente sia esigibile al 100% alternando momenti di
lavoro pratico a momenti di supervisione o altri lavori che non incidono
sull’arto superiore destro, quali ad esempio le telefonate o contatti diretti
con i clienti. Eventuali attività che superano le capacità della cliente,
possono essere delegate ai collaboratori dell’ufficio in cui la cliente lavora,
cosa che già succede.”

                                         (doc.
249, p. 3s. - il corsivo é del redattore)

 

                                         In sede
di ricorso, RI 1 ha preannunciato che si sarebbe sottoposta a nuovi
accertamenti diagnostici alla spalla destra, ordinati dal dott. __________,
medico aggiunto presso il Servizio di chirurgia dell’arto superiore
dell’Ospedale __________ (cfr. doc. I, p. 8). 

                                         In data
23 gennaio 2014, questo Tribunale le ha chiesto di produrre il relativo
rapporto (cfr. doc. V). 

 

                                         Dal
referto datato 17 ottobre 2013 si apprende che gli accertamenti radiologici e
fisiologici compiuti nel frattempo, “… sono risultati negativi sia per una
lesione neurogena sia per una lesione della cuffia dei rotatori.”. Inoltre,
clinicamente, i sanitari hanno refertato “… una mobilità passiva completa con
una motilità attiva di: flessione anteriore 110°, abduzione 60°, rotazione
esterna 10° e rotazione interna alla natica. Non sono evidenti stenie nelle manovre
contrastate manuali per la valutazione della forza.”.

                                         I dottori
__________ e __________ si sono quindi espressi nei seguenti termini: 

 

" 
(…).

A noi risulta molto complicato dare giudizi
sull’attendibilità di quanto descritto nei rapporti medici precedenti, su
eventuali contraddizioni e sulla loro attendibilità.

Quello che noi possiamo affermare secondo scienza
e coscienza é quanto segue: la paziente giunge alla nostra osservazione con una
lunga storia clinica alle spalle sulla quale non torno in quanto a lei nota.

Per una valutazione coscienziosa ed approfondita
dello stato attuale della spalla abbiamo richiesto esami specialistici che non
hanno evidenziato patologie in atto al momento né neurologiche né a carico
delle strutture della cuffia dei rotatori. 

(…).

La paziente può svolgere la propria attività
lavorativa in qualità di segretaria con consulenza tecnica esterna evitando
viaggi in auto molto lunghi. 

L’attività lavorativa dovrebbe lasciare in
ogni caso spazio per poter proseguire con le sedute di fisio-chinesiterapia.”

                                         (doc. T -
il corsivo é del redattore)

 

                            2.4.4.   Secondo la
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare
oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e
a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio
corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero
contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza
valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si
fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è,
del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su
esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.
191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la Corte federale ha stabilito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni
all'amministrazione, il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore
probante, fintantoché non vi sono degli indizi concreti che facciano dubitare
della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353,
consid. 3b/bb).

 

                                         In una
sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno a
proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti.
Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli
assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei
medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra
questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le
certificazioni dei medici curanti.

 

                            2.4.5.   Chiamato ora
a pronunciarsi nell’evenienza concreta, il TCA giudica fondata la decisione
dell’CO 1 di ritenere l’assicurata in grado di svolgere, a tempo pieno e con un
rendimento completo, la sua abituale professione di segretaria e consulente
alla vendita. Ciò risulta giustificato alla luce della valutazione EFL del
maggio 2012, i cui esiti sono stati sostanzialmente avallati dagli specialisti
dell’Ospedale __________ (cfr. il consid. 2.4.3.). 

 

                                         A
quest’ultimo riguardo, questa Corte osserva che i sanitari privatamente
consultati dall’insorgente hanno confermato l’assenza di reperti oggettivabili
correlabili con la sintomatologia da lei denunciata (cfr. doc. T: “… abbiamo
richiesto esami specialistici che non hanno evidenziato patologie in
atto al momento, né neurologiche né a carico delle strutture della cuffia dei
rotatori.” - il corsivo é del redattore), così come era già stato il caso a __________.

                                         Ora,
secondo una costante giurisprudenza, in materia di assicurazione contro gli
infortuni, i disturbi risentiti dall'assicurato vengono di principio presi in
considerazione (ad esempio, nell’ambito della valutazione della sua capacità
lavorativa) soltanto nella misura in cui procedono da un danno alla salute
oggettivamente dimostrabile. Nei casi in cui i dolori avvertiti da un
assicurato non possono trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo, la decisione non può che essere sfavorevole all'interessato (cfr.,
in questo senso, (cfr., in questo senso, la STCA 35.2005.94 del 24 aprile 2006,
35.2002.4 del 22 settembre 2003, 35.2003.26 del 28 luglio 2003, 35.1999.90 del
13 settembre 2001, confermata dal TFA con sentenza U 347/01 del 9
gennaio 2003, 35.1998.57 del 21 settembre 2000, confermata dal TFA con giudizio
U 429/00 del 13 marzo 2001, 35.1998.61 del 22 febbraio 1999 e 35.1998.10 del 19
febbraio 1999).

 

                                         D’altro
canto, questo Tribunale non ignora che i dottori __________ e __________ hanno sostenuto
che, a causa dei disturbi all’arto superiore destro, ella dovrebbe evitare i
“viaggi in auto molto lunghi” (doc. T). 

                                         Tale
aspetto potrebbe potenzialmente avere un’incidenza sulla valutazione della capacità
lavorativa, visto che, secondo quanto si evince dal rapporto ispettivo del 23
luglio 2008, l’assicurata era pure chiamata a recarsi presso le “… case dei
clienti per vedere che soluzioni si possono prendere nelle determinate
situazioni. Per eseguire questo lavoro mi devo spostare spesso con la vettura
della ditta.” (doc. 15, p. 1 e allegato al doc. 241). 

 

                                         In
proposito, è utile rilevare che il TCA ha avuto modo, nel passato, di valutare
il diritto a una rendita di invalidità per degli assicurati titolari di
un’azienda o che in tale azienda rivestivano cariche dirigenziali.

 

                                         Ad
esempio, in una sentenza 32.1998.77
+ 36.1998.203 del 24 luglio 2000, cresciuta in giudicato, concernente un dipendente di un’impresa di
pulizie a conduzione familiare, impedito nel trasporto regolare di pesi superiori ai 10-15 kg, il TCA, in virtù dell’obbligo di ridurre il
danno, ha ritenuto ragionevolmente esigibile che in seno all’azienda si
procedesse a una riorganizzazione del lavoro al fine di offrire all’assicurato
delle mansioni idonee alle sue condizioni di salute.

                                         Questa
Corte ha sviluppato delle considerazioni analoghe in una sentenza 35.1999.57 del 5
ottobre 2000, concernente un assicurato, direttore tecnico-amministrativo,
impossibilitato a sollevare, rispettivamente trasportare, pesi superiori ai
15/20 kg, a compiere movimenti ripetuti sotto sforzo di
reclinazione/inclinazione e torsione del tronco e, infine, a mantenere per
lungo tempo delle posizioni statiche, come pure in una pronunzia 35.2006.42 del
20 marzo 2007, riguardante un assicurato, vicepresidente del Consiglio di
amministrazione, nonché di membro di Direzione di un’impresa di carpenteria,
impedito, secondo i sanitari, a espletare quelle mansioni – concretamente, il
prendere le misure prima di allestire l’offerta -, che implicavano il dover
salire sui tetti a falde delle abitazioni. 

 

                                         Nel caso
di specie, considerato, da una parte, che la consulenza a domicilio costituiva
soltanto una parte dell’attività di “consulente alla vendita” svolta da RI 1,
la quale rappresentava il 30% del totale (cfr. doc. 15) e, d’altra parte, che
non tutte le trasferte implicano dei “viaggi in auto molto lunghi”, in modo
tale che l’organizzazione interna del lavoro della __________ non sarebbe da
rivoluzionare ma piuttosto da ritoccare in una misura tutto sommato marginale,
operazione che appare senz’altro compatibile con il ruolo dirigenziale di
rilievo di cui l’assicurata è investita (membro del consiglio d’amministrazione
di una ditta a conduzione familiare), il TCA giudica ragionevolmente esigibile
che le mansioni di quest’ultima vengano rivedute in modo tale da compensare le
eventuali ripercussioni del danno alla salute infortunistico. 

 

                                         I medici
dell’Ospedale __________ hanno pure fatto valere che “l’attività lavorativa
dovrebbe lasciare in ogni caso spazio per poter proseguire con le sedute di fisio-chinesiterapia.”
(doc. T, p. 2). 

                                         Al
riguardo, questo Tribunale si limita a rilevare che, in una sentenza
9C_937/2008 del 23 marzo 2009 consid. 4.2, il TF ha stabilito che l’impegno in
termini di tempo legato all’esecuzione di provvedimenti terapeutici (in quel
caso, si trattava di una terapia con training medico - MTT), non ha alcun
rilevante significato nell’ambito della valutazione dell’invalidità. 

 

                                         Dalle
tavole processuali risulta che, posteriormente al 30 settembre 2011 e ancora in
tempi recenti, i sanitari della Clinica __________ di __________ hanno
attestato l’esistenza di un’incapacità lavorativa (cfr. doc. 263, p. 2, doc.
268, p. 2, doc. 279, p. 2 e doc. 301, p. 2). 

                                         Tali
certificazioni non appaiono atte a determinare un esito diverso della vertenza.
In effetti, i medici in questione hanno preso in considerazione anche (e
soprattutto) lo stato della spalla sinistra (non di pertinenza dell’CO 1
- cfr. consid. 1.2.) e, in ogni caso, le loro attestazioni contengono una
valutazione del tutto astratta della capacità lavorativa. 

 

                                         In esito
a tutto quanto precede, applicando il criterio della probabilità preponderante
utilizzato abitualmente per l'apprezzamento delle prove nel settore delle
assicurazioni sociali (cfr. STFA U 200/04 del 19 settembre 2005; STFA C 192/04
del 14 settembre 2005; DTF 129 V 181 consid. 3.1, DTF
129 V 406 consid. 4.3.1, DTF 126 V 360 consid. 5b, DTF 125 V 195 consid. 2; RDAT I - 1996 p. 225), si deve concludere che, a far tempo dal 1°
ottobre 2011, RI 1 aveva ritrovato una piena capacità lavorativa nella sua
abituale professione. Vista l’assenza di una qualsiasi perdita di guadagno,
l’assicuratore resistente era quindi legittimato a negarle il diritto a una
rendita di invalidità. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti