# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59e0decd-0c7c-5e0d-abc8-4ef5ffd261f9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-02-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.02.2005 34.2004.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2004-40_2005-02-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2004.40

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  15 febbraio 2005

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 8 luglio 2004
di

 

	
   

  	
  AT 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  Personalvorsorgestiftung CV 1 

   

  in materia di previdenza professionale

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   AT 1, classe
1945, ha svolto attività lucrativa presso la ditta __________ AG (__________)
in qualità di montatore di linee di contatto elettriche dal 1° aprile 1989 al
30 settembre 1999, data in cui il rapporto di lavoro è stato sciolto in seguito
ad una riorganizzazione aziendale (doc. A2).

 

                                         Nel
frattempo la succitata ditta ha operato una fusione con la __________ di __________
(doc. 2), quest’ultima modificando in seguito la ragione sociale dapprima __________
AG (doc. 3) e poi in __________ AG __________ (doc. 4).

                                         Ai fini
dell’attuazione della previdenza professionale dei suoi dipendenti, il datore
di lavoro era originariamente affiliato alla Personalvorsorgestiftung __________,
__________ e, dopo la succitata fusione, alla Personalvorsorgestiftung __________
AG, __________ (doc. XI/3 inc. TCA 34.2003.55 relativo ad una precedente causa
introdotta dall’attore con petizione 7 ottobre 2003, cfr. consid. 1.6).
Quest’ultima fondazione ha poi modificato i suoi statuti in data 16 novembre
2001, ciò che ha anche implicato un cambiamento del nome in
Personalvorsorgestiftung CV 1 (doc. 5).

 

                                         Il
contratto d’assicurazione collettiva concluso originariamente dalla
Personalvorsorgestiftung __________ in data 21 novembre 1989 con la __________
(contratto n. 1115, doc. XI/1 inc. TCA 34.2003.55) è rimasto in vigore senza
modifiche materiali dopo la fusione e il cambiamento di nome della fondazione
(cfr. doc. XI/1, p.to 6 inc. 34.2003.55 ). 

 

                               1.2.   AT 1, dopo
un periodo d’incapacità lavorativa al 100% (dal 1° ottobre 1998, doc. A2 inc. TCA
34.2003.55 ), durante il quale è stato sottoposto ad un intervento chirurgico
di artroprotesi totale dell’anca sinistra di tipo non cementato (doc. A4 inc.
34.2003.55), ha inoltrato una richiesta di prestazioni all’Ufficio
dell’assicurazione invalidità (UAI).

                                         Con
decisione del 14 aprile 2000 (doc. A6), l’UAI ha riconosciuto all’assicurato il
diritto ad una mezza rendita d’invalidità a far tempo dal 1° ottobre 1999
(grado d’invalidità: 62%).

 

                               1.3.   Scaduto il
periodo di attesa regolamentare, con effetto dal 1° gennaio 2000 AT 1 è stato
posto al beneficio di una rendita d’invalidità della previdenza professionale
per un grado d’invalidità del 62 % ed una rendita per il figlio __________, il
tutto con effetto dal 1° ottobre 2000, erogate dalla  Personalvorsorgestiftung
der __________ AG, __________, divenuta in seguito (2001) Personalvorsorgestiftung
CV 1 (doc. 11).

 

                               1.4.   Adducendo un
peggioramento delle proprie condizioni di salute, nell’ottobre 2001 AT 1 ha
presentato una domanda di revisione della rendita AI.

                                         Sulla
base del rapporto medico allestito dal dr. __________ (doc. A10), con decisione
6 maggio 2002 l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato il diritto ad una
rendita intera (grado d’invalidità del 70%) a far tempo dal 1° ottobre 2001 (doc.
A15). 

 

                               1.5.   Con scritto
del 21 maggio 2002 AT 1, rappresentato dall’RA 1, ha chiesto alla __________,
Fondazione Collettiva LPP (__________), di voler rivedere le prestazioni della
previdenza professionale in seguito alla decisione emessa dall’Ufficio AI (doc.
A 16).

                                         Con una
prima presa di posizione del 17 gennaio 2003, la __________ (__________),
società gerente della succitata fondazione, ha comunicato all’assicurato che
non poteva prendere in considerazione la possibilità di aumentare le
prestazioni d’invalidità della previdenza professionale (doc. A 17), cio’ che è
stato ribadito il 9 aprile 2003 (doc. A 18).

                                         Le
successive rivendicazioni formulate dall’RA 1 in data 25 giugno 2003 (doc. A 19)
non sono state accetate dall’assicurazione (doc. A 20).

 

                               1.6.   Con
petizione del 7 ottobre 2003 introdotta al TCA, AT 1, sempre rappresentato
dall’RA 1, ha convenuto la __________ chiedendo “la condanna all’erogazione,
con effetto dal 1 ottobre 2001, analogicamente alla decisione AI, una rendita
intera d’invalidità della previdenza professionale secondo il contratto di
adesione concluso con la __________ SA ed il relativo regolamento, oltre agli
interessi di mora del 5%, così come di una rendita per il figlio __________.”

 

                                         La
petizione è stata respinta, con sentenza 12 dicembre 2003, dallo scrivente
Tribunale per carenza di legittimazione passiva (inc. 34.2003.55).

In particolare il TCA aveva rilevato che la petizione andava introdotta nei
confronti della Fondazione previdenziale per il personale del CV 1 e non contro
la __________, quest’ultima non competente per l’attuazione del contratto di
previdenza professionale in esame.

 

 

                               1.7.   Dopo aver
rivolto invano alla Personalvorsorgestiftung der CV 1 la richiesta di erogazione
di una rendita intera (doc. A 24), AT 1, per il tramite dell’RA 1, ha
nuovamente presentato al TCA una petizione postulante:

 

" 
1.   La petizione è accolta,

§   di
conseguenza le decisioni emanate dalla __________, su incarico della Fondazione
per la previdenza a favore della Personalvorsorgestiftung CV 1, 17 gennaio e 2
luglio 2003, della __________, sono annullate.

 

2.      AT 1, con effetto dal 1 ottobre 2001, analogicamente alla decisione
AI, ha diritto ad una rendita intera d’invalidità della previdenza professionale,
oltre agli interessi di mora del 5%, così come di una rendita per il figlio __________.

 

3.      Ripetibili protestate.”

 

                                         A
motivazione della propria pretesta l’attore ha fatto valere:

" 
L'assicurato non contesta che:

 

dagli atti AI ed in particolare dal "Rapporto
medico", di data 22 ottobre 2001, il Dott. __________ indichi come
diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa, da un canto, la coartrosi
sinistra e dall'altro incipiente coxartrosi destra;

 

come neppure che il diritto alla mezza rendita d'invalidità
sia insorto per le patologie concernenti l'anca sinistra.

 

È però altrettanto vero ed inoppugnabile che a AT
1 già alla fine degli anni '80, come si evince dal referto 22.12.1989 del
servizio di Radiodiagnostica dell'Ospedale di __________ e quello del 18.8.1991
dell'Ospedale __________ di __________, sia stata diagnostica una coxartrosi
bilaterale.

 

Ergo! Alla luce delle circostanze mediche
succitate, l'assegnazione di una rendita intera è, quindi, riconducibile a
patologie di cui egli era portatore in costanza di assicurazione e che era
causa di incapacità lavorativa.

 

A mente di AT 1, quindi, non può trovare tutela
la negativa decisione della __________, giacché, poca importa se il
peggioramento dello stato di salute e il relativo riconoscimento della rendita
intera sia intervenuto a distanza di qualche anno, essendo accertato che la
sopravvenienza dell'incapacità lavorativa è intervenuta durante un periodo in
cui egli era assicurato. (...)" (Doc. I)

 

                               1.8.   Con risposta
20 settembre 2004 la Personalvorsorgestiftung CV 1 (Fondazione) ha invece
chiesto la reiezione della petizione.

Sostanzialmente la Fondazione sostiene che l’aumento del grado d’invalidità non
è dovuto all’affezione per cui l’attore era assicurato (coxartrosi all’anca
sinistra), evidenziando in particolare:

 

" 
(...)

14. II
riconoscimento di un grado d'invalidità più elevato da parte dell'ufficio
dell'AI competen­te mediante la decisione
del 6 maggio 2002, con effetto retroattivo a partire dal 1° otto­bre 2001, è dovuto a varie cause non legate in
alcun rapporto di causalità materiale con la causa della prima incapacità
lavorativa del 1998 (coxartrosi sinistra). Si tratta di una serie di
disturbi di salute quali la incipiente coxartrosi destra polare inferiore (cfr.
rapporto del 6 ottobre 2001 del Dott. __________
per l'ufficio dell'AI), dolori anche anca destra, gomiti, mani, gotta e
crampi gamba sinistra (cfr. questionario
per la revisione della rendita riem­pito dall'attore il 29 ottobre
2001), una sindrome del canale carpale
soprattutto a destra (cfr. lettera
del 1 "febbraio 2002 del dott. __________ all'ufficio dell'AI).

 

Nella determinazione del nuovo grado d'invalidità sembrano inoltre avere
avuto un ruolo anche
argomenti estranei all'invalidità. In particolare, sia i medici sia l'Ufficio
dell'AI competente non hanno considerato solo il fatto che dopo l'operazione
all'anca non si poteva pretendere dall'attore che si arrampicasse sui pali
dell'elettrico (cfr. rapporto del 31 ottobre 2001 del
dottor __________ per l'Ufficio dell'AI) bensì anche che una reintegrazione
professionale dell'attore appariva impossibile a causa della sua età e della
mancanza di formazione professionale. In tal senso esprime chiaramente la sua
valutazione l'orientatore dell'istituto delle assicurazioni sociali di __________
nel rapporto finale del 17 gennaio 2000
(cfr. anche l'allegato al rapporto medico del 2 novembre 2001 del dott__________
e la sua lettera del 1° febbraio 2002
all'ufficio dell'AI). (...)" (Doc. IV, pto. 14)

 

                                         Nel caso
il TCA dovesse stabilire un obbligo di versamento della rendita d’invalidità,
la convenuta ha tuttavia rimarcato:

 

"  (...)
Dalla descrizione regola­mentare dell'invalidità risulta infatti che il
regolamento non considera un rischio assicura­to
l'incapacità lavorativa quanto piuttosto l'incapacità di guadagno (cfr. 5 (1)
del regola­mento, allegati 6 e 6a). Secondo la giurisprudenza (SZS 2000
pag. 301, 1995 pag, 462; ASM 1995 LPP n. 43
pag. 127) è pertanto escluso l'aumento dell'obbligo di versare le prestazioni al termine del rapporto di previdenza
nell'ambito della previdenza sovraobbli­gatoria (art. 49 LPP). Visto che
il peggioramento dello stato di salute è manifestamente subentrato solo dopo la
scadenza del prolungamento della copertura assicurativa se­condo l'art. 10 cpv.
3 LPP, in mancanza di una copertura assicurativa derivante dalla previdenza sovraobbligatoria
l'attore non può richiedere ulteriori prestazioni della convenuta per il grado
d'invalidità che supera il 62% (cfr. sentenza del TFA del 19 agosto 2004, B 57/02).

La rendita d'invalidità a cui l'attore avrebbe
diritto secondo le disposizioni della LPP am­monterebbe al 7,2% dell'avere di
vecchiaia legale secondo l'art. 24 cpv. 2 LPP, quindi al 7,2% di CHF 93'010.00, ossia a CHF 6'697.00
all'anno risp. al 38% di essi, vale a dire a CHF 2'545.00. Anche la rendita per figli d'invalidi dovrebbe essere
calcolata sulla stessa base e ammonterebbe a CHF 509.00 all'anno." 

(Doc. I, pto. 15)

 

                               1.9.   In sede
d’istruttoria il TCA ha richiamati dall’UAI gli atti riguardanti l’attore,
dando alle parti in causa la possibilità di consultarli e di presentare delle osservazioni
in merito.

Entrambe hanno rinunciato a tale consultazione.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale
e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è l’assegnazione a AT 1 di una rendita d'invalidità intera (dal 1°
ottobre 2001) da parte della Fondazione convenuta - succeduta alla “Personalvorsorgestiftung
__________” presso la quale il succitato era assicurato al momento dell’erogazione
della mezza rendita - a seguito dell’aumento del grado d’incapacità al guadagno
al 70%, così come stabilito il 6 maggio 2002 dall’Ufficio AI.

La Fondazione si oppone a tale richiesta, facendo presente che la revisione
della rendita, rispettivamente l’aumento del grado d’invalidità, sono dovuti ad
affezioni invalidanti diverse da quelle che hanno dato origine all’erogazione
della mezza rendita. In via subordinata, essa fa valere che, in caso di obbligo
assicurativo, l’assicurato avrebbe diritto solo ad una rendita intera della
previdenza professionale obbligatoria. 

 

                               2.3.   L’art. 23
LPP, che è una disposizione minima (art. 6 LPP), prevede che hanno diritto alle
prestazioni d’invalidità le persone che, nel senso dell’AI, sono invalide per
almeno il 50% ed erano assicurate al momento in cui è sorta l’incapacità di
lavoro la cui causa ha portato all’invalidità. Non è per contro necessario che
l’interessato sia assicurato al momento della nascita dell’invalidità (SVR 1998
LPP no. 19; SZS 1995 p. 464 consid. 3b; SVR 1995 BVG
Nr. 43 p. 128 consid. 2a; DTF 120 V 116 consid. 2b;
Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995, p. 403; DTF 118 V
898, 35; Maurer, Bundessozialver-sicherungsrecht, Basilea 1994, p. 209). 

                                         

                                         Per
poter aver diritto ad una rendita di invalidità ai sensi
dell'art. 23 LPP occorre dunque essere assicurati al momento in cui si registra
un'incapacità lavorativa o una diminuzione di rendimento di una certa
importanza (ossia, secondo la giurisprudenza, di almeno il 20%; cfr. Pratique
VSI 1998 pag. 126; STFA non pubblicate del 16 febbraio 2001 in re V., B 100/00
e del 2 agosto 2000 in re B., B 78/99). Non è invece decisivo essere assicurati
quando sorge l'invalidità vera e propria (DTF 123 V 264 consid. 1b; SZS 1994 p.
469 consid. 5a; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re  R. consid. 2). 

                                         Il
richiedente dev'essere quindi assicurato al momento dell'insorgenza
dell'incapacità lavorativa che ha condotto all'invalidità, non necessariamente
quando insorge l'invalidità oppure il peggioramento della stessa  (SZS 2002
pag. 155; DTF 123 V 264 consid. 1b; STFA non pubbl. del 6 marzo 1996 in re S.P;
SZS 1995 p. 465 consid. 4a; SZS 1994 p. 469; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994
in re R consid. 2).

                                         Questa
soluzione è stata introdotta per sopperire ad eventuali lacune assicurative,
nel caso in cui il datore di lavoro disdica il contratto precedentemente alla
decorrenza dell’anno di attesa necessario ai fini dell’erogazione della rendita
AI e quindi della rendita LPP (art. 29 cpv. 1 lett. b LAI; DTF 123 V 263
consid. 1a; DTF 120 V 116 consid. 2b; STFA del 6 marzo 1996 in re S.P, citata
anche in bollettino UFAS no. 36).

 

                                         Di
conseguenza il fondo di previdenza presso cui era assicurato il dipendente al
momento dell’intervenuta incapacità lavorativa è obbligato a versare le
prestazioni di invalidità, anche se al momento del riconoscimento della stessa
il rapporto assicurativo era già stato sciolto (cfr. SVR 1998 LPP no. 14; SVR
1994 p. 38; DTF 118 V 98). 

                                         I
medesimi principi valgono in materia di previdenza più estesa, in assenza di
disposizioni statutarie divergenti (SVR 1994 p. 38 consid. 2b, DTF 117 V 332
consid. 3).                                                               

                                      

                                          Qualora,
inoltre, esista il diritto ad una prestazione di invalidità per un'incapacità
lavorativa intervenuta in costanza di assicurazione, l'istituto di previdenza è
tenuto a versare prestazioni di invalidità anche se l'invalidità si modifica,
per i medesimi motivi, dopo la fine del rapporto previdenziale (SZS 1995 p. 465
consid. 4a; DTF 118 V 45 consid. 5; cfr. Moser,
Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p. 426 N 49 cfr. RDAT 1996
II, p. 248 seg.; STFA non pubbl. del 

                                          20 luglio 1994 in re R. p. 4 consid. 3a; STCA non pubbl. del 15
marzo 2000 in re N., 34.1999.17).

 

                                         Va
altresì ulteriormente ricordato che in una sentenza emessa nel Canton Ginevra è
stato precisato che l'art. 23 LPP non presuppone che l'interessato fosse
assicurato all'inizio del decorrere del termine di carenza di cui all'art. 29
cpv. 1 LAI; è sufficiente invece che egli fosse affiliato all'istituto di
previdenza al momento in cui è insorta l'incapacità lavorativa che ha condotto
all'invalidità (SVR 1997 BVG N° 80).

 

                               2.4.   Secondo la
giurisprudenza del TFA, l’art. 23 LPP persegue anche lo scopo di delimitare la
responsabilità tra più istituti di previdenza. La questione si pone ad esempio
nel caso in cui il lavoratore, già colpito nella sua salute in una misura atta
a influenzare la sua capacità di lavoro, entra al servizio di un nuovo datore
di lavoro e viene in seguito posto al beneficio di una rendita di invalidità.
In tale ipotesi, a determinate condizioni, le prestazioni vanno  versate dal
precedente istituto di previdenza e non dall'attuale (DTF 123 V 264 consid. 1c,
120 V 117 consid. 2c e 120 secondo cui "l'art. 23 LPP vise quant à lui à
prolonger la responsabilité de l'institution de prévoyance au-delà de
l'affiliation, lors de la survenance de l'éventualité assurée"; cfr. anche
SZS 2002 pag. 156 consid. 2b; STFA non pubblicata del 6 giugno 2001 in re B., B
64/99).

                                         Secondo
la giurisprudenza federale come accennato, affinché il precedente istituto di
previdenza sia tenuto a versare la prestazione d’invalidità, l’incapacità di
lavoro deve essersi manifestata in un’epoca in cui l’assicurato era affiliato
presso quell’istituto e deve inoltre sussistere fra detta incapacità e
l’invalidità uno stretto nesso materiale e temporale. 

                                         Vi è connessione
materiale se il danno alla salute all’origine dell’invalidità è
essenzialmente lo stesso che si è già manifestato durante l’affiliazione al
precedente istituto di previdenza e che ha causato un’incapacità di lavoro. 

                                         La connessione
temporale presuppone che l'assicurato, dopo l'insorgenza dell'inabilità
lavorativa, non sia ridivenuto abile al lavoro per lungo tempo. Tale
connessione è interrotta se, durante un certo periodo, l'assicurato è
nuovamente abile al lavoro, ritenuto comunque che un breve periodo di
remissione non basta per interrompere il rapporto di connessione temporale (SZS
2002 pag. 156; DTF 123 V 264 consid. 1c, 120 V 117 consid. 2c; già citata STFA
non pubblicata del 6 giugno 2001). In effetti secondo il TFA:

 

" 
l’ancienne institution de prévoyance ne saurait, en
effet, répondre de rechutes lointaines ou de nouvelles manifestations de la
maladie plusieurs années après que l’assuré a recouvré sa capacité de
travail." (DTF 120 V 117 consid. 2c)

 

                                         In tal
caso il vecchio istituto di previdenza è liberato da qualsiasi obbligo (DTF 120
V 117; Moser, Die zweite Säule und ihre Tragfähigkeit, Basilea 1993, p. 210). 

                                         

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nel caso di interruzione dell’incapacità di lavoro, non
si può procedere ad un’applicazione schematica, analogamente a quanto previsto
agli art. 29ter e 88a cpv. 1 OAI (DTF 123 V 264 e 120 V 118 consid. 2c/bb),
mitigando il tenore di una precedente sentenza, in cui aveva stabilito che il
nuovo istituto di previdenza è obbligato a versare la rendita solo se
l’assicurato ha lavorato per tre mesi interi, dopodiché si è ripresentata
un’incapacità di lavoro (cfr. sentenza del TFA non pubbl. del 30 novembre 1993
B 38/92 in Plädoyer 4/94 p. 66/67). 

                                         Per
risolvere tale questione si dovrà quindi tener conto delle circostanze del caso
concreto, e meglio della natura della malattia, del pronostico del medico e dei
motivi che hanno indotto ad assumere l’interessato (SZS 2002 pag. 156 consid. 

                                         2b; SVR
2001 BVG no. 18 pag. 69segg.; DTF 123 V 264 consid. 1c e 267 consid. 2c; cfr.
anche DTF 120 V 118 consid. 2b).

 

Si osservi
infine che il requisito della connessione materiale e temporale quale criterio
per l'obbligo prestativo di un istituto di previdenza non è applicabile solo
quando si tratti di delimitare la responsabilità tra due istituti di
previdenza. Tale criterio vale in ogni caso, in particolare anche
nell'eventualità in cui un assicurato diventa incapace al lavoro in un periodo
in cui è assicurato e successivamente, in un momento in cui ancora non si è
affiliato ad un nuovo istituto di previdenza, diventa invalido (SVR 2001 BVG
no. 18 pag. 69segg.).

 

                               2.5.   L’art. 26
LPP stabilisce che, per la nascita del diritto alle prestazioni d’invalidità,
sono applicabili per analogia le pertinenti disposizioni della legge federale
sull’assicurazione invalidità (art. 29 LAI). L'istituto di previdenza può
inoltre stabilire nelle sue disposizioni regolamentari, che il diritto alle
prestazioni sia differito, fintanto che l'assicurato riscuote il salario pieno
(SZS 1995 p. 464 consid. 3b).

Per l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI il diritto alla rendita nasce tra l'altro il
più presto nel momento in cui l'assicurato è stato per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro almeno il 40% in media.

                               2.6.   L’art. 4 LAI
in relazione con l'art. 16 LPGA prevede che l’invalidità è l’incapacità al
guadagno, presunta permanente o di rilevante durata cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Con incapacità di guadagno si intende quell’incapacità di eseguire
un’attività che si può esigere dall’interessato in un mercato del lavoro
equilibrato e quindi non solo quella di effettuare il proprio lavoro (DTF 117 V
335 consid. 5c, DTF 109 V 28; SZS 1995 pag. 476, Maurer, op. cit., p. 140/141).

                                         In ambito
AI va pertanto valutato se l’assicurato dispone ancora di capacità di guadagno
nella sua professione e parimenti se vi è possibilità di guadagno in altre
professioni ammissibili in un mercato del lavoro equilibrato (DTF 109 V 28; DTF
111 V 21; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, 1989 p.
488). Le attività considerate non si limitano quindi a quelle che coincidono
con l’ultima attività svolta o ad attività affini, ma anche ad attività
diverse.

                                         Per la
stretta relazione esistente tra la rendita d’invalidità dell’AI e quella del
secondo pilastro emerge che, il concetto d’invalidità nell’ambito della
previdenza obbligatoria e quello dell'assicurazione invalidità, è di principio
il medesimo (DTF 115 V 210; RDAT I 1995 consid. 2.2 p. 229; a determinate
condizioni l’istituto previdenziale può scostarsi dalle conclusioni
dell’assicurazione invalidità se queste appaiono di primo acchito
insostenibili, DTF 123 V 271 consid. 2a, SVR 1995 BVG nr. 22 pag. 57 consid.
2°, DTF 115 V 208 consid. 2c). 

Va infine fatto presente che, ai sensi dell’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

 

                               2.7.   In virtù
dell’art. 6 LPP le fondazioni di previdenza, oltre alla possibilità di
introdurre la previdenza più estesa (art. 49 cpv. 2 LPP; SZS 1995 p. 465/466
consid. 4b/aa), sono libere di estendere il concetto di invalidità a favore
dell’assicurato oppure di concedere prestazioni anche quando il grado d’invalidità
è inferiore al 50%. Ciò non significa tuttavia che i fondi di previdenza
dispongono di un margine di apprezzamento illimitato (SZS 1995 p. 466 consid.
4b/aa; DTF 118 V 35). Se essi infatti fanno espresso riferimento al concetto di
invalidità previsto dall’AI, sono vincolati dalla valutazione dell’invalidità
fatta dall'assicurazione invalidità, a meno che la stessa appaia di primo
acchito insostenibile (SZS 2002 pag. 155; SZS 1996 p. 48 consid. 2b e 2d; SVR
1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15 consid. 3c; DTF 115 V 208
consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c).

                                         Inoltre,
se essi adottano nei loro statuti o nei regolamenti un certo metodo di
valutazione, devono conformarsi, nell'applicazione dei criteri, ai concetti
delle assicurazioni sociali (per l'incapacità di esercitare la propria
professione abituale: DTF 111 V 239 consid. 1b) e ai principi generali (DTF 113
II 347 consid. 1a). In altri termini se dispongono di piena libertà nella
scelta della nozione, devono comunque assegnarle il significato usuale e
riconosciuto in ambito assicurativo (STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993
consid. 3).    

Nel caso in esame, ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 del regolamento della
Personalversorgestiftung __________ (ripreso dalla fondazione convenuta), il
concetto d’invalidità è lo stesso della LAI. Analogamente all’assicurazione per
l’invalidità, il regolamento non prevede il diritto a delle prestazioni inferiori
al quarto di rendita (art. 5 cpv. 3).

 

                               2.8.   Oggetto controverso
della presente vertenza è il diritto dell’attore a percepire una rendita intera,
a seguito dell’aumento del grado d’invalidità al 70% stabilito dall’Ufficio AI,
della previdenza professionale.

La Fondazione convenuta non contesta che vi sia stato un aumento del grado
d’incapacità al guadagno. Essa fa tuttavia presente che il peggioramento della
situazione invalidante è da ricondurre unicamente ad affezioni diverse da
quelle per le quali l’assicurato è stato precedentemente posto al beneficio di
una mezza rendita, motivo per cui essa non è tenuta a corrispondere
all’assicurato una rendita intera d’invalidità. 

 

                               2.9.   Dagli atti
di causa risulta che la precedente mezza rendita AI è stata accordata a seguito
di una coxartosi sinistra diagnostica dal dr. __________, specialista in
chirurgia ortopedica, nel suo rapporto 27 maggio 1999 all’attenzione
dell’Ufficio AI, in cui l’inizio di una totale inabilità lavorativa duratura è
stato fatto risalire al 1° ottobre 1998 (cfr. incarto AI).

Nel medesimo atto il sanitario, che aveva eseguito un intervento chirurgico di artroprotesi
all’anca sinistra nel 1998, ha evidenziato che oltre ai problemi deambulatori
dell’anca sinistra, il paziente presentava anche una distorsione del ginocchio
sinistro avvenuta nel 1996, precisando in seguito che non vi sono altre
affezioni degne di nota.

Egli ha poi ritenuto l’assicurato non abile nella sua originaria professione di
montatore di linee elettriche, poiché impossibilitato ad arrampicarsi sui
tralicci, evidenziando tuttavia la possibilità di eseguire attività senza
carichi di rilievo e senza dover percorrere terreni troppo accidentati.

Sulla scorta dei summenzionati dati medici, con rapporto 5 novembre 1999 il
consulente in integrazione professionale dell’AI ha proceduto al raffronto dei
redditi, giungendo ad un grado d’invalidità del 62% (cfr. incarto AI).

L’Ufficio AI ha conseguentemente riconosciuto all’assicurato una mezza rendita,
scaduto l’anno di attesa ai sensi dell’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, dal 1°
gennaio 1999.

                                         La
rendita d’invalidità LPP è stata invece erogata, in applicazione delle
disposizioni regolamentari, dal 1° gennaio 2000 (doc. 11).

                                         

                             2.10.   A seguito
della domanda di revisione presentata nel mese di ottobre 2001 da AT 1,
l’Ufficio AI ha raccolto la documentazione medica pertinente.

Dagli atti AI risulta che con rapporto 15 febbraio 2000 del dr. __________ aveva
attestato un buon recupero dell’anca sinistra grazie all’intervento di
artroprotesi totale eseguita nel 1998, tant`è che egli aveva sostenuto che dal
profilo medico il paziente potrebbe essere integrato in un’attività lavorativa
adeguata dal mese di agosto 1999.

Egli aveva poi fatto presente che “ la funzione dell’anca destra è
conservata e si osserva radiologicamente leggere alterazioni artrosiche che non
hanno assunto finora un carattere evolutivo” (sottolineatura del redattore,
cfr. incarto AI).

Nel successivo rapporto 31 ottobre 2001 lo stesso specialista ha tuttavia evidenziato
l’apparizione di altri disturbi (“ Si sono presentati dolori coxofemorali
pure a destra. Dolorosità ai gomiti e alle mani”) e posto di conseguenza quale
diagnosi aggiuntiva quella di incipiente coxartrosi destra, valutando nel
contempo il paziente inabile (dall’ottobre 1999) al 70% nella professione di
montatore di linee elettriche, ma abile in un lavoro sedentario (doc. A 10). 

In data 1 febbraio 2002 il dr. __________ ha infine segnalato delle difficoltà
sorte durante l’attività occupazionale svolta dal paziente nonché la presenza
di una sindrome del canale carpale soprattutto a destra, confermando il grado
d’incapacità lavorativa del 70% nell’abituale professione (cfr. inc. AI).

Con decisione 6 maggio 2002 l’UAI, accertato un aumento del grado d’invalidità
al 70%, con effetto dal 1° ottobre 2001, ha riconosciuto il diritto ad una
rendita intera (doc. A6).

In queste circostanze, appare evidente che i motivi per la revisione del grado
d’invalidità sono da far risalire alla coxartorsi all’anca destra ed alla
sindrome del canale carpale, che hanno procurato all’assicurato un’incapacità
al guadagno del 70% con diritto alla rendita intera a partire dal 1° ottobre
2001, e non ad un peggioramento dei disturbi all’anca sinistra.

 

                             2.11.   La
documentazione medica prodotta dall’attore con la petizione non è suscettibile di
modificare la succitata conclusione.

Vero che nel referto 22 dicembre 1989 del servizio di radiodiagnostica
dell’Ospedale di __________ e in quello del 18 agosto 1991 dell’Ospedale __________
è stata diagnosticata una coxartrosi bilaterale. Ma è altrettanto vero che da questi
due atti medici non può essere desunto che la citata coxartrosi bilaterale, in
particolare quella all’anca destra, causasse già a quell’epoca un’incapacità
lavorativa rilevante. Nel primo si parla infatti di “coxartrosi bilaterale
d’entità moderata” (doc. A 21), nel secondo di “ iniziale coxartrosi dx e
coxartrosi sn di discreta entità” (doc. A 22). 

Con certificato 28 febbraio 2002 il dr. __________ ha fra l’altro attestato che
dal 17 novembre 1992 l’assicurato era in cura per “una coxartrosi sinistra
importante e coxartrosi destra allora importante” (doc. A 23). A
prescindere dal fatto che ciò contrasta con quanto certificato dallo stesso
medico curante nel precedente rapporto 6 ottobre 2001 all’Ufficio AI - in quell’occasione
egli aveva riferito dei dolori all’anca destra del suo paziente sorti “da
fine 2000” (incarto AI) -, determinante è comunque che al momento
dell’inizio dell’incapacità lavorativa (1999) all’origine del riconoscimento di
una mezza rendita LPP, la coxartrosi destra non provocava all’attore alcuna
inabilità al lavoro. 

D’altronde lo stesso assicurato, nella domanda di revisione della rendita AI
del 29 ottobre 2001, ha indicato l’estate 2000 quale momento in cui egli ha
accusato il peggioramento del suo stato di salute.

Pertanto, come detto, l’inizio dell’incapacità lavorativa dovuta all’affezione
all’anca destra non può essere fatto risalire al 1999, anno in cui
l’attore era ancora assicurato presso la Fondazione di previdenza della __________
AG.

Concludendo, in base alle certificazioni mediche agli atti, risulta provato con
il grado della verosimiglianza preponderante, valida nelle assicurazioni
sociali (DTF 125 V 195 consid. 2; SVR 1996 KV Nr. 85 p. 269; SVR 1996 LPC Nr.
22 p. 263ss; DTF 121 V 47 consid. 2a e 208 consid. 6b; RAMI 1994 p. 210/211),
che il peggioramento dello stato di salute dell’assicurato ed il relativo
aumento del grado d’invalidità non possono essere posti a carico della
Fondazione convenuta, nella sua qualità di ente previdenziale succeduto alla
Personalvorsorgestiftung der __________ AG presso cui l’attore era assicurato quando
era sorta l’inabilità lavorativa che ha condotto a riconoscergli la mezza
rendita, poiché riconducibile ad una nuova causa.

La Personalvorsorgestiftung der CV 1 non può pertanto
essere condannata al versamento di una rendita intera, ma dovrà continuare a
versare la mezza rendita d’invalidità.

Ne consegue la reiezione della petizione.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione è respinta.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti