# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a7354de2-581f-5e00-87b6-e88acd4d39a8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-11-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.11.2021 D-4937/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4937-2021_2021-11-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4937/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  n o v e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jenny de Coulon Scuntaro, Walter Lang,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Etiopia, 

rappresentato dal signor Davide Borgni,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 3 novembre 2021 / N (…). 

 

 

 

D-4937/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino etiope, ha presentato una domanda d’asilo in  

Svizzera il (…) settembre 2021 (cfr. atti della SEM n. […]-3/2 e 15/10, p.to 

5.05, pag. 6). 

B.  

Le indagini eseguite il (…) settembre 2021 dalla SEM, hanno permesso di 

appurare che, secondo la banca dati europea «CS-VIS», al richiedente sa-

rebbe stato rilasciato un visto italiano valido dal (…) al (…) per gli Stati 

Schengen (cfr. atti SEM n. 10/2, 11/1 e 16/2). 

C.  

Il (…) settembre 2021, l’interessato è stato sentito nell’ambito di un verbale 

sul rilevamento dei dati personali (cfr. atto SEM n. 15/10). Nel corso del 

medesimo egli ha segnatamente dichiarato di essere partito dal suo Paese 

d’origine circa nel (…), raggiungendo l’Italia quale primo Stato europeo (cfr. 

atto SEM n. 15/10, p.to 5.01 seg., pag. 6). A sostegno delle sue allegazioni, 

egli ha presentato una copia della sua tessera di residenza (cfr. atto SEM 

n. 25, mezzo di prova n. 1). 

D.  

Sempre alla stessa data succitata, il richiedente asilo ha avuto un primo 

consulto medico (cfr. atto SEM n. 18/2), ove gli sono state poste le diagnosi 

di: asma bronchiale; possibile diabete mellito tipo 2; sindrome ansioso-de-

pressiva reattiva; esiti di trauma al pene, da accertare con urologo; dolori 

poliarticolari di origine non chiara. Quale terapia, è stata impostata: per 

l’asma, è stato prescritto (…) al bisogno; è stato fatto un prelievo ematico 

per la glicemia e Hba1c, inoltre per valutare i dolori poliarticolari. Infine, il 

medico internista consultato, ha consigliato una presa in carico psichiatrica 

dell’interessato, nonché una visita urologica. Nel corso della stessa visita 

medica, il predetto ha in particolare riferito di essere stato torturato in pri-

gione, di avere problemi di memoria, dimenticherebbe facilmente le cose e 

si sentirebbe giù di morale, triste, angosciato ed ansioso. Ha inoltre osser-

vato di essere stato picchiato nelle zone intime circa (…) mesi prima, 

avendo avuto inizialmente macroematuria ed attualmente dolori alla min-

zione, getto minzionale deviato ed in caso di (…). 

E.  

Il (…) settembre 2021 (cfr. atto SEM n. 23/2), con l’interessato, si è tenuto 

un colloquio personale secondo l’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce 

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i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-

sione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III). In tale contesto, egli ha 

segnatamente asserito di essere entrato in Europa attraverso l’Italia nel 

(…), provenendo via aerea da C._______, legalmente e munito del suo 

passaporto con visto italiano. La figlia, che vivrebbe in Italia, lo avrebbe 

accompagnato da D._______, dove sarebbe atterrato, a E._______ (in 

F._______). Ivi avrebbe poi soggiornato legalmente con il visto italiano fino 

al (…), giungendo successivamente in Svizzera. Avrebbe depositato una 

domanda d’asilo soltanto nel predetto Stato. In Italia avrebbe vissuto ar-

rangiandosi da solo per mantenersi, ed avrebbe affittato una stanza a 

E._______. Interrogato riguardo ad un’eventuale competenza dell’Italia 

nella trattazione della sua domanda d’asilo, il richiedente si è opposto ad 

un suo ritorno nel predetto Paese, in quanto non avrebbe un lavoro, né un 

alloggio, né altro. La figlia non potrebbe inoltre aiutarlo, poiché farebbe fa-

tica lei stessa a mantenersi. Questionato anche riguardo al suo stato di 

salute, egli ha affermato di essere malato alle ossa; che quando sarebbe 

stato in carcere lo avrebbero picchiato pesantemente e per questo motivo 

avrebbe dei dolori alla schiena ed alle parti intime. Ha inoltre asserito di 

avere dei problemi a livello psicologico e dimenticherebbe le cose. Per le 

predette patologie sarebbe già stato visitato da un medico, ed avrebbe un 

appuntamento dallo psichiatra.  

F.  

F.a In riscontro agli accertamenti effettuati, l’autorità inferiore ha presentato 

all’autorità italiana competente, il (…) (cfr. atti SEM n. 20/7, 21/1 e 22/3), 

una domanda di presa in carico dell’interessato in virtù dell’art. 12 par. 2 

Regolamento Dublino III.  

F.b L’Italia, ha risposto negativamente alla suddetta domanda di presa in 

carico in data (…), in quanto nella medesima, per la persona richiedente, 

le autorità elvetiche competenti non avrebbero incluso le prove necessarie 

e le circostanze indiziarie come neppure i risultati delle ricerche Eurodac e 

dei riscontri dattiloscopici (cfr. atto SEM n. 28/1). 

F.c L’autorità preposta elvetica, in risposta, ha quindi trasmesso all’Italia, il 

(…), i documenti attestanti le impronte digitali dell’interessato, come nuo-

vamente il confronto Eurodac e CS-VIS, chiedendo altresì all’omologa au-

torità italiana di rispondere entro il 14 ottobre 2021 (cfr. atti SEM n. 29/1 e 

30/1). 

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G.  

Dopo un consulto medico per ricevere la prima dose di vaccino contro il 

Covid-19 il (…) (cfr. atto SEM n. 31/2), il giorno successivo l’interessato è 

stato visitato nuovamente da un medico internista, che ha posto le seguenti 

diagnosi: diabete, con ridotta tolleranza al glucosio, ma senza indicazione 

per una terapia medicamentosa ed un controllo dei livelli di HbA1c tra circa 

tre mesi; una lesione traumatica del pene, che sarebbe stata occasionata 

da un calcio violento ai genitali intervenuto qualche mese prima, che dopo 

iniziale macroematuria e dolori, attualmente sarebbe franca da dolore, ma 

sarebbe fastidiosa la (…), in particolare in caso di (…). Per quest’ultima 

patologia, il medico consultato, ha consigliato una valutazione urologica. 

Da ultimo, è stato constatato un disturbo del sonno. In merito l’interessato 

ha riferito che soprattutto durante la notte presenterebbe spesso circolo di 

pensieri e mancanza di prospettiva. Il medico non ha tuttavia rilevato alcun 

segno depressivo reale, e non vi sarebbe alcun desiderio da parte dell’in-

teressato di una cura farmacologica (cfr. atto SEM n. 32/2).  

H.  

H.a In data (…), l’autorità svizzera preposta ha richiesto all’omologa ita-

liana, un riesame del loro rifiuto del (…) concernente la richiesta di presa 

in carico della persona succitata ai sensi dell’art. 5 par. 2 del regolamento 

(CE) n. 1560/2003 della Commissione del 2 settembre 2003 recante mo-

dalità di applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio che 

stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli 

Stati membri da un cittadino di un paese terzo. Nella stessa, la succitata 

autorità ha riformulato la richiesta di ammissione dell’interessato su suolo 

italiano fondandosi sull’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM 

n. 35/2, 36/1 e 37/1). 

H.b L’Italia ha risposto affermativamente alla summenzionata richiesta di 

ammissione dell’interessato il (…), accettando il trasferimento di quest’ul-

timo su suolo italiano, pure sulla base dell’art. 12 par. 2 Regolamento Du-

blino III (cfr. atto SEM n. 39/1). 

I.  

Il 2 novembre 2021 la SEM ha richiesto al (…) preposto di trasmettere gli 

appuntamenti passati e futuri previsti per il richiedente; ciò che è stato ese-

guito dal predetto Servizio il medesimo giorno (cfr. atti SEM n. 40/1 e 41/1). 

Lo stesso giorno, l’interessato ha ricevuto la seconda dose di vaccino con-

tro il Covid-19 (cfr. atto SEM n. 42/2). Il giorno successivo, la funzionaria 

incaricata della SEM, ha richiesto alcune specificazioni al (…), in rapporto 

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al consulto dermatologico che il ricorrente avrebbe effettuato in data (…) e 

per il quale l’autorità inferiore non avrebbe ricevuto il relativo foglio di tra-

smissione di informazioni mediche (cosiddetto F2). L’infermeria del centro 

federale dove era alloggiato il richiedente, ha risposto in merito lo stesso 

giorno, asserendo che il richiedente sarebbe stato visitato il (…) per una 

lesione dermatologica alla gamba ed il medico gli avrebbe prescritto una 

terapia con ricetta stilata in medesima data (cfr. atti SEM n. 43/2 e 44/2). 

J.  

Con decisione del 3 novembre 2021, notificata il giorno successivo (cfr. 

atto SEM n. 46/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo dell’interessato, ha pronunciato il suo allontanamento (recte: 

trasferimento) verso l’Italia, nonché l’esecuzione della predetta misura. Ha 

altresì statuito che un eventuale ricorso contro la decisione non abbia ef-

fetto sospensivo. 

K.  

Dall’(…) fino al (…), l’interessato è stato ospedalizzato per esiti da coleci-

stite acuta in colelitiasi. Durante la degenza ha subito un intervento di co-

lecistectomia laparoscopica il (…). Per il procedere, dopo la dimissione in 

buono stato generale, i medici curanti hanno indicato un controllo dal me-

dico nei prossimi cinque giorni ed è stata introdotta una terapia farmacolo-

gica (cfr. atti SEM n. 49/1, 50/2, 51/2, 52/2 e 53/3). 

L.  

Per il tramite del plico raccomandato dell’11 novembre 2021 (cfr. risultanze 

processuali), l’interessato si è aggravato con ricorso al Tribunale ammini-

strativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso la summenzionata deci-

sione della SEM, chiedendo ai fini procedurali, la concessione dell’effetto 

sospensivo al ricorso e la sospensione dell’esecuzione della decisione a 

titolo supercautelare. Nel merito, ha concluso all’annullamento del provve-

dimento impugnato, con conseguente restituzione degli atti alla SEM per 

completamento dell’istruzione ed un nuovo esame delle allegazioni. Nel 

contempo, ha pure presentato istanza di concessione dell’assistenza giu-

diziaria, secondo il senso, dell’esenzione dal versamento di spese proces-

suali e del relativo anticipo. 

M.  

Il 12 novembre 2021 il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’esecu-

zione dell’allontanamento dell’insorgente, quale misura supercautelare (cfr. 

risultanze processuali). 

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N.  

Con scritto del 15 novembre 2021, l’insorgente ha inoltrato al Tribunale co-

pia della lettera d’uscita di dimissione dell’(…) del (…) (già agli atti SEM, 

cfr. atti n. 51/2 e 53/3 e supra lett. K), come pure copia del F2 dell’(…) ine-

rente lo stesso evento di cui alla lettera d’uscita precedente (pure già agli 

atti SEM, cfr. atto n. 52/2 e supra lett. K). 

O.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA, prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto risulta legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

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consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 Nel suo provvedimento, l’autorità avversata ha in primo luogo ritenuto 

come, a fronte delle insorgenze di causa, l’Italia sarebbe competente per 

condurre il seguito della procedura di asilo e di allontanamento dell’interes-

sato. In secondo luogo, ha osservato come si potrebbe partire dal presup-

posto che egli, in caso di ritorno nella vicina Penisola, non verrebbe espo-

sto a delle serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento 

Dublino III e dell’art. 3 CEDU (RS 0.101), che lui non verrà a trovarsi in una 

situazione esistenziale difficile e che non sarà trasferito nel suo Paese 

d’origine o di provenienza, senza che la sua domanda d’asilo sia esaminata 

o in violazione del principio di non-respingimento. In Italia non sussistereb-

bero inoltre delle carenze sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo 

ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III. In terzo luogo non vi sa-

rebbero neppure nella fattispecie, dei motivi giustificanti l’applicazione degli 

art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III. Ad uguale conclusione 

la SEM è giunta per quanto concerne l’applicazione della clausola per mo-

tivi umanitari secondo l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), in rela-

zione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, che è stata negata in 

specie. In rapporto a queste ultime disposizioni, l’autorità inferiore ha se-

gnatamente rilevato come l’Italia applicherebbe la direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza di richiedenti protezione internazionale (di seguito: di-

rettiva accoglienza), e non vi sarebbero indizi di una violazione sistematica 

da parte del predetto Stato membro della stessa. Pertanto, il richiedente, 

al suo ritorno in Italia potrà formalizzare la sua domanda d’asilo e rivolgersi 

alle autorità preposte per ottenere un alloggio, un’assistenza sociale e se 

desidererà beneficiare di un aiuto nella ricerca di un impiego. Inoltre, se-

condo la SEM, nella misura in cui non v’è una presunzione di una viola-

zione degli obblighi europei in materia d’asilo da parte dell’Italia, ed in as-

senza di un caso appartenente alle fattispecie considerate vulnerabili, il 

trasferimento verso lo Stato membro non necessiterebbe di investigazioni 

supplementari. Ripercorrendo difatti le risultanze in merito allo stato di sa-

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lute dell’insorgente, la SEM ha concluso che lo stesso sia stato sufficiente-

mente chiarito per poter valutare l’esigibilità di un trasferimento dell’insor-

gente verso l’Italia. Invero, non vi sarebbe motivo di supporre che dalla 

visita medica urologica prevista per il prossimo (…), possa emergere una 

diagnosi così grave da cambiare la valutazione della SEM, ovvero che non 

sussista in specie un’emergenza medica e che si possa escludere che il 

suo stato valetudinario peggiori drasticamente nel caso di un suo rientro in 

Italia. Altresì, quest’ultimo Paese disporrebbe di un’infrastruttura sanitaria 

sufficiente, e sarebbe tenuto, in applicazione della direttiva accoglienza, a 

prestare le cure mediche necessarie ed adeguate. In un passo successivo, 

la SEM ha analizzato i cambiamenti legislativi e pratici intervenuti nel frat-

tempo nel sistema d’asilo e d’accoglienza italiano, concludendo che attual-

mente tale assetto offrirebbe delle cure mediche adatte e garantirebbe ai 

richiedenti l’asilo l’accesso ai trattamenti medici necessari. Pertanto, una 

volta trasferito in Italia, spetterà all’interessato presentare una domanda 

d’asilo, e far valere le sue problematiche di salute, per poter beneficiare 

delle prestazioni mediche a cui ha diritto ai sensi della direttiva accoglienza. 

Infine, solo la capacità al trasferimento sarebbe decisiva per il seguito della 

procedura Dublino, che verrà valutata in modo definitivo poco prima del 

suo trasferimento. 

4.2 Dal canto suo, il ricorrente nel suo gravame, presenta dapprima la si-

tuazione secondo lui previgente dei richiedenti l’asilo in Italia, in particolare 

coloro che ritornano tramite la procedura Dublino, citando anche giurispru-

denza del Tribunale e della Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: 

CorteEDU), come pure un rapporto dell’(…) (di seguito: […]). In seguito, 

considera, in rapporto al suo stato di salute, che la SEM non avrebbe 

adempiuto un’istruzione medica completa, sia circa la problematica urolo-

gica, come neppure in relazione alla mancata effettuazione della visita psi-

chiatrica – prevista per il (…), poi annullata e non ancora effettuata – e di 

quella dermatologica, che sarebbe pure stata prevista il (…), ma tuttavia 

sarebbe stata annullata in ragione del trasferimento del ricorrente, il (…), 

presso il Centro federale di G._______, e non ancora riprogrammata. Il 

rappresentante legale dell’insorgente denota in merito come non avrebbe 

modo di appurare, verificare e comprovare se e quante volte l’interessato 

sia entrato in contatto presso l’infermeria del Centro presso il quale allog-

gia, né come mai non vi sia documentazione relativa alla visita dermatolo-

gica da lui effettuata, o ancora di entrare in contatto con il (…) direttamente, 

onde acquisire la lista che il servizio infermieristico tiene per ciascuna con-

sultazione. Inoltre, tali lacune nell’istruzione medica dell’insorgente, sareb-

bero di maggiore importanza, considerato come dagli atti risulterebbe che 

quest’ultimo abbia riferito di essere stato torturato in prigione e di essere 

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stato picchiato pesantemente nelle zone intime, senza tuttavia che le prime 

diagnosi siano state effettuate da uno specialista e quindi abbiano una va-

lenza soltanto sommaria. Pertanto, al contrario di quanto ritenuto nella de-

cisione sindacata, secondo il ricorrente in assenza di tali visite specialisti-

che – e quindi di diagnosi esatte – non ci si potrebbe esprimere riguardo al 

suo attuale stato valetudinario, né soprattutto in rapporto ai trattamenti ne-

cessari e/o urgenti per scongiurare un possibile ulteriore peggioramento 

delle sue condizioni, e quindi pure se ed in che misura il suo trasferimento 

possa produrre esiti, temporaneamente o permanentemente, rilevanti sulla 

sua salute già compromessa. In tal senso, la SEM avrebbe dovuto proce-

dere all’allestimento di un rapporto medico di dettaglio (cosiddetto F4), in 

modo da disporre di un’istruzione medica completa. Sulla scorta poi di al-

cuni passi di sentenze del Tribunale (cfr. sentenze D-1861/2019 del 

26 aprile 2019 e F-3791/2019 del 31 luglio 2019), osserva come lo stesso 

Tribunale si sia pronunciato circa l’esigenza che l’autorità decidente, già 

prima di pronunciarsi sulla domanda di protezione, valuti in modo esaustivo 

i problemi di salute ed il trattamento necessario, ai fini della valutazione dei 

rischi conseguenti ad un eventuale allontanamento. Altresì, riferendosi a 

giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (di seguito: 

CGUE), osserva come la valutazione dello stato di salute dell’insorgente 

sia necessaria già in sede di esame della competenza Dublino – e non 

soltanto prima di procederne al trasferimento – non potendo essere invero 

demandata esclusivamente all’autorità competente per l’esecuzione del 

trasferimento. Ne discenderebbe quindi che, allo stato attuale degli atti, un 

trasferimento dell’insorgente verso l’Italia risulterebbe contrario all’art. 3 

CEDU. Alla luce di tali evenienze, il ricorrente conclude, come la SEM 

avrebbe violato il principio inquisitorio, stabilendo in modo incompleto ed 

inesatto i fatti giuridicamente rilevanti, e pertanto violando l’art. 106 cpv. 1 

lett. a e lett. b LAsi. 

In un passo successivo, fondandosi sull’art. 14 della Convenzione del 

10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-

mani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), e sull’interpretazione data a 

tale disposizione dal Comitato contro la tortura, nonché citando il Protocollo 

di Istanbul dell’ONU del 9 agosto 1999, il ricorrente osserva come vi sa-

rebbe l’obbligo a carico degli Stati di provvedere alla rapida identificazione 

delle vittime di tortura ed alla loro riabilitazione, mediante l’implementa-

zione di adeguate cure mediche e psicologiche, come pure di servizi legali 

e sociali idonei. A tal proposito, avendo il ricorrente esposto durante il col-

loquio Dublino di essere stato picchiato pesantemente in carcere e risul-

tando dagli atti medici che egli ha allegato di essere stato vittima di tortura 

in prigione, l’autorità inferiore avrebbe dovuto accertare, prima di emettere 

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una decisione in merito, se egli dovesse essere qualificato quale vittima di 

tortura secondo la definizione data dal Comitato contro la tortura e rileva-

bile nel Protocollo di Istanbul. Successivamente, se fosse stata accertata, 

la SEM avrebbe dovuto comunicare tale circostanza alle autorità italiane 

preposte, se un rinvio in Italia del ricorrente fosse dato. Tutto ciò, anche 

alfine di poter avviare con l’insorgente un percorso riabilitativo in conformità 

con le prescrizioni in materia del suddetto Comitato. L’interessato ritiene 

altresì come, subordinatamente, la SEM al momento dell’emissione della 

decisione di non entrata nel merito avrebbe quantomeno dovuto comuni-

care allo Stato ritenuto competente che il richiedente ha dichiarato di es-

sere vittima di tortura, trasmettere al predetto Stato la documentazione (an-

che medica) contenente l’accertamento effettuato in proposito dalle auto-

rità elvetiche; richiedere allo Stato competente di fornire le garanzie ri-

guardo all’implementazione di un percorso riabilitativo così come previsto 

dalla Conv. tortura; e da ultimo di verificare, prima dell’emissione di una 

decisione, che le garanzie fornite dallo Stato ritenuto competente siano 

sufficienti per adempiere agli obblighi internazionali assunti dalla Svizzera 

con la ratifica della predetta Convenzione. In casu, a mente del ricorrente, 

la SEM non avrebbe adempiuto ai predetti accertamenti e verifiche, mal-

grado egli avrebbe allegato di essere vittima di tortura, violando conse-

guentemente con la decisione avversata pure gli obblighi internazionali che 

la Svizzera si è impegnata a rispettare. 

5.  

Nel suo ricorso l’insorgente censura essenzialmente un accertamento in-

completo ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti sia rispetto al suo 

stato di salute, che riguardo alle sue allegazioni di essere stato vittima di 

tortura; censure formali che risultano d’uopo da esaminare, in quanto po-

trebbero condurre all’annullamento della decisione avversata. 

5.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

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retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribu-

nale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 

22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non 

implica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità infe-

riore, dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi 

necessari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di 

economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 con-

sid. 5.1). 

5.2 Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio federale 

sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse es-

sere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di tratta-

mento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità 

(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-

bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale 

curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un 

medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella 

forma di un «formulario F2». Qualora la documentazione agli atti non per-

metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la 

SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-

zione di un «formulario F4» da parte del curante. Nulla vieta inoltre al ricor-

rente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente di 

rivolgersi autonomamente ad un medico (cfr. sentenze del Tribunale  

D-114/2021 consid. 4.5 e D-291/2021 consid. 7.3.4). Di principio, le auto-

rità svizzere non sono dal canto loro tenute a prendere in considerazione il 

potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o so-

spettate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della 

decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6). 

5.3 Venendo al caso in parola, riguardo all’istruzione relativa alla situazione 

valetudinaria del ricorrente, il Tribunale ravvisa dapprima nell’incarto della 

SEM, già al momento dell’emanazione della decisione avversata, diversa 

documentazione medica (cfr. atti SEM n. 17/1, 18/2, 31/2, 32/2, 42/2, 43/2 

e 44/2), che è già stata ripresa sopra alle lett. D e lett. G, alle quali si rinvia 

senz’altro onde evitare inutili ripetizioni. Seppure dalle stesse sia evincibile, 

come notato rettamente dal rappresentante legale dell’insorgente nel gra-

vame, che in un primo momento, in esito alla visita medica effettuata il (…) 

dall’interessato, erano stati predisposti oltreché il consulto urologico spe-

cialistico, pure un consulto dermatologico ed uno psichiatrico rispettiva-

D-4937/2021 

Pagina 12 

mente il (…) ed il (…) (cfr. atti SEM n. 40/1, 43/2 e 44/2), in seguito annul-

lati; gli stessi non risultano essere stati riprogrammati, in quanto non sono 

stati ritenuti necessari. Invero, attinente la problematica dermatologica – 

che secondo gli atti all’inserto si trattava di una lesione dermatologica alla 

gamba per il quale il medico avrebbe prescritto all’insorgente una terapia 

dopo un consulto avvenuto il (…) (cfr. atto SEM n. 43/2) – successivamente 

alla predetta data non si trova più alcun accenno della summenzionata pro-

blematica né da parte dell’insorgente (cfr. in particolare il colloquio Dublino, 

atto SEM n. 23/2), né allegato da quest’ultimo o rilevato dal medico nella 

visita effettuata successivamente il (…) dall’insorgente, allorché quest’ul-

timo era già alloggiato nel Centro federale di G._______. In merito, inoltre, 

il ricorrente non asserisce nel suo gravame di soffrire tutt’ora di un qualche 

problema dermatologico, né men che meno apporta alcun elemento con-

creto e circostanziato atto a desumere che egli ne sia affetto. Pertanto, su 

tale punto, l’accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti è stato adem-

piuto adeguatamente dalla SEM e non si ravvisa quindi in tal senso alcuna 

violazione del principio inquisitorio da parte della medesima autorità. Tale 

valutazione non muta neppure considerando come effettivamente per la 

visita dermatologica del (…), non sia stato depositato agli atti, un F2 rela-

tivo a tale consulto, in quanto le informazioni in merito allo stesso risultano 

essere comunque evincibili dalle insorgenze di causa (cfr. atti SEM n. 43/2 

e 44/2), e non avendo per di più apportato l’insorgente neppure con il suo 

gravame elementi che ne comprovino l’erroneità o incompletezza. Tuttavia, 

anche se venisse constatato un accertamento incompleto da tale profilo da 

parte della SEM, tale lacuna non comporterebbe comunque di per sé sola 

l’annullamento del provvedimento avversato, in quanto tale problematica 

dermatologica, come visto sopra, risulterebbe essersi nel frattempo com-

pletamente risolta, e pertanto non appare essere di alcuna rilevanza ai fini 

della determinazione in merito della fattispecie. Per quanto concerne poi la 

visita medica psichiatrica dapprima programmata e poi annullata, si os-

serva quanto segue. Se nell’ambito del primo consulto medico avvenuto il 

(…), in esito alle allegazioni dell’insorgente, il medico curante aveva dia-

gnosticato pure una sindrome ansioso-depressiva reattiva e consigliato 

una presa in carico psichiatrica (cfr. atto SEM n. 18/2), che era stata di 

conseguenza fissata il (…), e nel corso del colloquio Dublino ha dichiarato 

di avere dei problemi psicologici e di dimenticare le cose; tali problematiche 

non sono invece più state osservate nell’ultimo consulto medico effettuato 

dall’insorgente il (…) (cfr. atto SEM n. 32/2). Invero nel medesimo, l’insor-

gente ha lamentato delle problematiche di sonno, tuttavia esprimendo il 

desiderio di non essere trattato farmacologicamente, ed il medico non ha 

constatato degli indizi depressivi reali (cfr. atto SEM n. 32/2). A fronte di tali 

D-4937/2021 

Pagina 13 

risultanze, quest’ultimo non ha pertanto ritenuto che l’insorgente necessi-

tasse di una visita psichiatrica specialistica, come invece inizialmente pre-

disposta. Non è inoltre rilevabile dal predetto consulto medico, come nep-

pure da ulteriori atti all’inserto, come l’insorgente abbia espresso il deside-

rio di essere visitato a livello psichiatrico da uno specialista, poiché presen-

tante ulteriori disturbi rispetto a quanto rilevato da ultimo dal medico inter-

nista consultato riguardo allo spettro psicologico-psichiatrico, ovvero agli 

allegati disturbi del sonno (cfr. atto SEM n. 32/2). Anche in merito a tale 

aspetto, non potendo né l’autorità inferiore, né il Tribunale sostituirsi per il 

medesimo all’apprezzamento compiuto dai medici consultati dall’insor-

gente, che non hanno osservato la necessità da ultimo di riprogrammare 

un consulto psichiatrico specialistico per lo stesso, né appare che il richie-

dente ne abbia espresso in tale contesto il desiderio, la SEM poteva ben 

partire dall’assunto che fosse stato sufficientemente acclarato. Inoltre su 

tale punto in questione l’insorgente non apporta neppure con il gravame, a 

parte delle generiche lamentele, alcun elemento concreto e circostanziato 

atto a dimostrare che egli tutt’ora soffra di patologie dal profilo psichiatrico 

che non siano già state accertate nell’ambito dell’ultimo consulto medico 

effettuato. L’autorità di prime cure, da questo profilo non ha quindi compiuto 

alcun accertamento incompleto e/o inesatto dei fatti giuridicamente rile-

vanti. Nemmeno la sola evenienza che l’insorgente debba essere visitato 

per le problematiche urologiche già diagnosticate, è in grado di mutare la 

conclusione predetta. Il Tribunale ritiene difatti, alla stessa stregua dell’au-

torità inferiore, che non vi sia alcuna gravità particolare od urgenza di trat-

tamento del medesimo disturbo, perché vi sia da attendere l’esito del pre-

detto consulto medico, tale da risultare ostativa all’emanazione di una de-

cisione in merito ad un trasferimento dell’insorgente in Italia prima 

dell’eventuale esecuzione della stessa. Invero, a parte i disturbi lamentati 

di (…) alla minzione ed in caso di (…), con i quali del resto il ricorrente 

convivrebbe almeno già da diversi mesi senza aver ricorso ad alcun soste-

gno medico in tal senso allorché si trovava in Italia, egli nell’ultimo consulto 

medico non presentava più dolori ai genitali. Pertanto, né la gravità né l’ur-

genza di un eventuale trattamento non risultano essere stabiliti, che non 

possa per di più essere effettuato anche in altro contesto rispetto a quello 

elvetico, come in quello italiano che dispone di infrastrutture mediche suf-

ficienti (cfr. anche in merito infra consid. 8.4.2). Neppure con il gravame, 

l’insorgente ha fornito degli elementi di qualsivoglia sostanza che riescano 

ad invalidare tale conclusione. Attinente la diagnosi di colecistite acuta in 

colelitiasi – che risulta essere sopravvenuta soltanto dopo l’emissione della 

decisione avversata – a causa della quale il ricorrente ha subito un’ospe-

dalizzazione dall’(…) al (…), ed un’operazione di colecistectomia laparo-

D-4937/2021 

Pagina 14 

scopica durante la medesima, si rileva come dalle insorgenze di causa ap-

pare che la stessa abbia avuto un esito favorevole (cfr. atto SEM n. 51/2), 

e che il ricorrente non presenti per tale patologia più alcuna problematica 

di nota, assumendo tuttavia ancora dei medicamenti per la stessa (cfr. atto 

SEM n. 50/2). Avendo per il resto il ricorrente presentato per la medesima 

problematica della documentazione anche in corso di procedura ricorsuale, 

non risulta necessario attendere ulteriori aggiornamenti in proposito come 

ventilato nel gravame dall’insorgente (cfr. p.to II, pag. 5 del ricorso). Infine, 

per quanto concerne il passaggio presente nella decisione avversata, che 

fa riferimento ad altri richiedenti l’asilo rispetto al presente ricorrente (cfr. 

p.to II, pag. 5 della decisione impugnata), pur risultando effettivamente 

scorretto poiché non avente alcuna attinenza con la fattispecie, appare 

chiaramente risultare un refuso da parte dell’autorità inferiore. Lo stesso 

non è quindi in grado di modificare la valutazione del Tribunale sopra rite-

nuta, riguardo alla completezza ed esattezza dell’istruzione adempiuta 

dall’autorità inferiore in ordine allo stato valetudinario dell’insorgente. 

5.4 Riassumendo, senza volere in alcun modo sminuire lo stato di salute 

fisico e psicologico dell’insorgente, allo stato attuale degli atti, appare in-

dubbio come il substrato fattuale non contenga indicatori quanto all’esi-

stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-

denza convenzionale applicabile, che possano comportare una violazione 

di disposizioni internazionali così come postulato nel gravame dall’insor-

gente (cfr. anche infra consid. 8.4). Non vi sono difatti elementi agli atti per 

sospettare che le patologie diagnosticate – e ciò vale anche in esito alle 

problematiche urologiche e dopo l’intervento di colecistectomia laparosco-

pica – possano raggiungere un tale livello di gravità da configurare un ri-

schio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudina-

rio comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita in caso di trasferimento dell’interessato in Italia. Alla luce 

delle risultanze testé enucleate neppure si considera, al contrario di quanto 

postulato nel gravame dall’insorgente, fosse necessario effettuare degli ac-

certamenti supplementari dal profilo medico, in particolare l’allestimento di 

un rapporto F4 per potersi determinare sulla fattispecie e riguardo segna-

tamente l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente in Italia tenuto 

conto delle questioni giuridiche che si ponevano al momento dell’emissione 

del provvedimento querelato. Con una documentazione medica sufficien-

temente completa ed esatta anche dal profilo dello stato di salute dell’in-

sorgente, secondo i principi sopra esposti (cfr. supra consid. 5.1–5.2) – ed 

in tal senso i riferimenti giurisprudenziali citati nel gravame dall’insorgente 

risultano differire dal caso di specie e quindi non trovare alcuna applica-

D-4937/2021 

Pagina 15 

zione – l’autorità inferiore non è quindi venuta meno al suo obbligo di pro-

cedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente 

rilevanti, e non ha di convesso violato neppure il principio inquisitorio. Le 

censure formulate nel gravame in tal senso, vanno quindi recisamente re-

spinte. 

5.5  

5.5.1 Venendo ora all’istruzione relativa alle dichiarazioni dell’insorgente di 

aver subito della tortura e dei maltrattamenti allorché era in prigione, come 

affermato nel gravame, emerge dal carteggio delle insorgenze agli atti, 

come le stesse si riassumano in vaghe allegazioni, sprovviste di ogni pre-

cisione quanto alle circostanze che hanno attorniato tali avvenimenti (ad 

esempio: il luogo e la data degli stessi, lo svolgimento dei fatti, la descri-

zione precisa degli atti di maltrattamento che egli avrebbe presuntivamente 

subito e riguardo agli autori degli stessi) e dei dettagli significativi di 

un’esperienza realmente vissuta. Invero, è soltanto nel F2 del (…) che egli 

ha allegato di essere stato “torturato in prigione”, senza tuttavia fornire in 

merito ulteriori elementi, asserendo per il resto di essere stato picchiato 

(…) mesi prima nelle zone intime che avrebbero occasionato le problema-

tiche urologiche di cui egli soffrirebbe (cfr. atto SEM n. 18/2). Durante il 

colloquio Dublino, egli ha tuttavia dichiarato in proposito come allorché si 

sarebbe trovato in carcere, sarebbe stato “picchiato pesantemente e per 

questo motivo ha dolori alla schiena e alle parti intime” (cfr. atto SEM 

n. 23/2) senza tuttavia neppure in tale sede fornire maggiori informazioni 

in proposito, in particolare dove tali eventi sarebbero occorsi e quali sareb-

bero stati gli autori. Tuttavia v’è luogo di dubitare seriamente che le pre-

dette supposte circostanze siano avvenute su territorio italiano – e quindi 

di convesso non avrebbero alcuna incidenza sulla presente procedura se 

avvenuti in altro Paese (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale 

F-2380/2021 del 27 maggio 2021 consid. 3.3) – in quanto nel medesimo 

colloquio Dublino, il ricorrente ha riferito di aver vissuto in una stanza in 

affitto a E._______ subito dopo il suo arrivo in Italia e fino alla sua partenza 

per la Svizzera, e non ha fatto valere alcuna permanenza in carcere in Italia 

né qualsivoglia contatto con le autorità italiane, avendo per il resto 

espresso la sua opposizione a rientrare nel predetto Stato soltanto per mo-

tivi essenzialmente economici (cfr. atto SEM n. 23/2), e non ha sollevato 

alcun tipo di maltrattamento. Tale conclusione è maggiormente confermata 

dall’ultimo F2 del (…), dove il ricorrente ha unicamente indicato di avere 

ricevuto qualche mese prima un forte calcio ai genitali che avrebbe com-

portato la lesione traumatica al pene (cfr. atto SEM n. 32/2), senza tuttavia 

anche in tale contesto fornire maggiori dettagli in merito, né men che meno 

asserire che sarebbe avvenuto in un contesto carcerario in Italia. Neppure 

D-4937/2021 

Pagina 16 

con il gravame l’insorgente ha fornito ulteriori precisioni in merito, malgrado 

ne avesse la possibilità e tenuto in ordine al suo dovere di collaborare a 

delucidare meglio tali accadimenti se realmente avvenuti e ritenuti rilevanti 

(cfr. anche supra consid. 5.1), accontentandosi nel suo ricorso unicamente 

di esporre, per il tramite del suo rappresentante legale, delle ipotesi ri-

guardo alla sua fattispecie e considerazioni generiche in relazione alle in-

combenze spettanti agli Stati firmatari come la Svizzera della Conv. tortura, 

senza tuttavia neppure allegare e concretizzare che tali eventi di maltratta-

mento, se effettivamente svolti, siano intervenuti su suolo italiano. 

5.5.2 Visto quanto precede, nulla lascia pensare che il ricorrente sia stato 

personalmente vittima di atti di maltrattamento o di tortura secondo quanto 

definito dall’art. 1 cpv. 1 Conv. tortura durante il suo soggiorno in Italia. Si 

rileva inoltre come, nella misura in cui il ricorrente non ha formalmente de-

positato una domanda d’asilo nel predetto Paese, non ha dato alcuna pos-

sibilità alle autorità italiane di esaminare i suoi motivi d’asilo. Quanto alle 

autorità italiane, che si rammenta sono pure segnatarie della Conv. tortura 

ed a tale titolo ne applicano le disposizioni – non essendo peraltro appor-

tato con il gravame degli indizi concreti che ne sostanzino una conclusione 

contraria – non essendo state interpellate dall’insorgente né nell’ambito di 

una domanda d’asilo, né men che meno il ricorrente ha fatto valere di aver 

denunciato qualsivoglia atto di maltrattamento subito su suolo italiano, non 

erano tenute agli obblighi che derivano dalla succitata Convenzione né da-

gli altri obblighi internazionali ed europei in materia. Apparterrà quindi al 

ricorrente, al suo arrivo in Italia, di annunciarsi per tempo presso le autorità 

competenti, facendo valere in tale contesto anche gli eventuali maltratta-

menti subiti, e di conformarsi alle loro istruzioni, ed in caso di eventuale 

violazione, di adire le vie legali adeguate per far valere i suoi diritti (cfr. in 

proposito anche infra consid. 8.1 e 8.3.1).  

5.5.3 Alla luce di quanto sopra, l’autorità inferiore non aveva in specie alcun 

obbligo di accertare se il ricorrente andasse qualificato quale vittima di tor-

tura e di comunicarne le eventuali conclusioni alle autorità italiane, come 

pure di richiederne delle garanzie all’Italia per verificare se essa adempie 

agli obblighi internazionali assunti dalla Svizzera ratificando la Conv. tor-

tura, come postulato nel gravame dall’insorgente. L’accertamento in tal 

senso appare quindi essere completo ed esatto da parte dell’autorità sin-

dacata, non avendo di convesso neppure violato il principio inquisitorio. 

Conseguentemente, le censure espresse nel ricorso in merito, devono pure 

essere integralmente respinte. 

 

D-4937/2021 

Pagina 17 

6.  

6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di applicare la precitata dispo-

sizione, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una do-

manda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in 

base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per 

l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico del richiedente 

l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.2 Ciò posto, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la do-

manda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, 

ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La 

determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). 

Nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come 

nella presente evenienza – anche detta di ammissione, ogni criterio per la 

determinazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – 

è applicabile se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-

mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Contra-

riamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take 

back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione 

dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2 e 8.2.1). 

6.3 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato 

membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-

dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-

dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza di richiedenti, che implichino 

il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-

cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 Regolamento  

Dublino III). 

D-4937/2021 

Pagina 18 

6.4 Ai sensi dell’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, se il richiedente è 

titolare di un visto in corso di validità, lo Stato membro competente per 

l’esame della domanda di protezione internazionale è quello che ha rila-

sciato il visto, a meno che il visto non sia stato rilasciato per conto di un 

altro Stato membro nel quadro di un accordo di rappresentanza ai sensi 

dell’art. 8 del regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del 

Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti. 

In tal caso, l’esame della domanda di protezione internazionale compete 

allo Stato membro rappresentato. Altresì, secondo l’art. 18 par. 1 lett. a Re-

golamento Dublino III, lo Stato membro competente in forza del precitato 

Regolamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni 

poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in 

un altro Stato membro. 

6.5 In deroga all’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti dal Regolamento 

(cfr. art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, detta anche “clausola di sovra-

nità”). Inoltre, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concre-

tizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” 

lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda. Al contrario, se il trasferimento del richiedente 

nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto 

internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad 

applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda 

d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

7.  

Nella presente disamina, un confronto con la banca dati dell’unità centrale 

del sistema europeo «CS-VIS» ha permesso di constatare che il ricorrente 

era beneficiario di un visto rilasciato dalle autorità italiane il  

(…) e valido dal (…) al (…) (cfr. atto SEM n. 10/2), quindi ancora in corso 

di validità al momento del deposito della domanda d’asilo in Svizzera da 

parte dell’insorgente, intervenuta il (…) settembre 2021 (cfr. atto SEM 

n. 3/2). Tali insorgenze sono pure state confermate dal ricorrente nell’am-

bito del suo colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 23/2). Dopo un primo rifiuto 

della richiesta di ammissione dell’autorità inferiore del (…), le autorità ita-

liane hanno accettato la stessa in data (…) (cfr. atto SEM n. 39/1) nell’am-

bito di una richiesta di riesame da parte della Svizzera del (…) (cfr. atti SEM 

n. 35/2 e 36/1). L’agire della SEM, che si è premurata entro le tre settimane 

D-4937/2021 

Pagina 19 

successive al ricevimento della risposta negativa da parte delle autorità 

italiane come previsto dall’art. 5 par. 2 Regolamento di applicazione Du-

blino, di ricevere una risposta da parte delle autorità italiane, che è giunta 

entro le due settimane successive (cfr. art. 5 par. 2 Regolamento di appli-

cazione Dublino), è rispettoso del disposto precitato. Di conseguenza, la 

competenza dell’Italia risulta di principio essere data. 

8.  

8.1 Proseguendo nell’analisi, l’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino 

III non è applicabile nel caso di specie, in quanto non v’è alcuna ragione di 

ritenere che sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti in Italia, che implichino il rischio di 

un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei 

diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di se-

guito: CartaUE), come ritenuto da giurisprudenza costante di questo Tribu-

nale, malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di as-

sistenza sociale in tale Stato membro soffrano di certe carenze (cfr. sen-

tenze del Tribunale F-4849/2021 del 9 novembre 2021; F-4693/2021 del 

1° novembre 2021 consid. 5.1 e riferimenti citati; sentenza di riferimento 

del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6.3 [prevista quale 

pubblicazione nelle DTAF]). Inoltre, a differenza di quanto parrebbe soste-

nere il ricorrente nel suo gravame, l’entrata in vigore del decreto-legge 

n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 convertito in legge il 20 dicembre 2020 

(legge del 18 dicembre 2020 n. 173/2020), ha contribuito al miglioramento 

importante delle condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo in Italia, an-

che ed in particolare per i casi di persone che vengono trasferite nel pre-

detto Paese in applicazione del Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di 

riferimento del Tribunale F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 consid. 10.5; cfr. 

anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-2926/2021 del  

19 luglio 2021 consid. 10.2.7). Occorre ancora osservare in merito come 

l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Conv. tortura, 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di con-

seguenza, l’Italia è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti l’asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-

cedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto inter-

nazionale ed europeo, segnatamente riconoscendo ed applicando le 

norme previste nella direttiva accoglienza e nella direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

D-4937/2021 

Pagina 20 

internazionale (rifusione) (GU L 180/60 del 29.6.2013; di seguito: direttiva 

procedura). 

8.2 La presunzione testé riportata non è tuttavia assoluta e può essere 

confutata in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previ-

ste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito:  

CorteEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09) 

o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispette-

rebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). 

8.3  

8.3.1 Ciò non appare essere il caso di specie. Invero il ricorrente, non 

avendo formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornava in Italia, incom-

berà a lui presentarvi in primo luogo, al suo rientro nel predetto Paese, una 

domanda d’asilo presso le autorità italiane competenti e di conformarsi alle 

loro istruzioni (cfr. anche supra consid. 5.5), ciò che gli permetterà in parti-

colare di beneficiare delle prestazioni previste secondo la direttiva acco-

glienza e nell’eventualità fosse stato effettivamente vittima di maltratta-

menti, di esporre tali circostanze, già nell’ambito della prima accoglienza, 

dove vengono accertate segnatamente le condizioni di salute della per-

sona ed eventuali vulnerabilità (cfr. la sentenza di riferimento del Tribunale 

F-6330/2020 consid. 10.5; cfr. anche la sentenza D-2926/2021  

consid. 10.2.7). Inoltre l’interessato non ha fornito, neppure con il gravame, 

nessun elemento concreto e circostanziato suscettibile di stabilire che le 

autorità italiane rifiuterebbero di prenderlo in carico e di esaminare la sua 

domanda di protezione internazionale, una volta che egli l’avrà depositata, 

né che le stesse non rispetterebbero il principio di non-respingimento, e 

quindi violerebbero i loro obblighi internazionali rinviandolo in un paese 

dove la sua vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero seriamente 

minacciate, o ancora che rischierebbe di essere costretto a recarsi in un 

paese siffatto. L’insorgente, neppure con il suo ricorso, è riuscito nell’in-

tento di dimostrare, né di rendere perlomeno verosimile, che le condizioni 

di esistenza in Italia rivestirebbero un tale grado di difficoltà e di gravità da 

costituire un trattamento contrario agli art. 3 CEDU o ancora all’art. 3 Conv. 

tortura. Difatti, le sue allegazioni in merito al non avere alcun alloggio, la-

voro od altro sostegno in Italia che si opporrebbero ad un suo rientro nel 

medesimo Paese (cfr. atto SEM n. 23/2), risultano essere quantomeno 

contraddittorie, con quanto affermato nel medesimo contesto, ovvero di es-

sersi sempre arrangiato nell’anno in cui avrebbe soggiornato in Italia – mal-

grado vi risiederebbe legalmente una sua figlia – alloggiando in una stanza 

in affitto a E._______. Tali asserzioni discrepanti, fanno dunque dubitare 

D-4937/2021 

Pagina 21 

seriamente della veridicità delle prime. Inoltre, egli in tale contesto, non ha 

apportato degli indizi oggettivi, concreti e seri atti a dimostrare che sarebbe 

lui stesso privato durevolmente, una volta che avrà depositato una do-

manda d’asilo in Italia, dell’accesso a delle condizioni materiali minime 

d’accoglienza così come previste dalla direttiva accoglienza e che non po-

trà beneficiare dell’aiuto, anche rivolgendosi in caso di necessità alle varie 

organizzazioni caritative presenti su suolo italiano, per far valere i suoi di-

ritti. Se poi, dopo il suo trasferimento in Italia, l’interessato dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il suddetto paese viola nei suoi 

confronti i suoi obblighi di assistenza, come pure la direttiva summenzio-

nata, o in ogni altro modo mini i suoi diritti fondamentali, apparterrà a lui di 

far valere i suoi diritti direttamente presso le autorità italiane preposte, 

usando delle vie di diritto adeguate (cfr. art. 26 direttiva accoglienza), e ciò, 

se del caso fino alla CorteEDU. Si rammenta altresì in merito come se-

condo giurisprudenza della CorteEDU, l’art. 3 CEDU non sarebbe interpre-

tabile nel senso di obbligare gli Stati contraenti a garantire un diritto all’al-

loggio ad ogni persona che rileva della loro giurisdizione, né a fondare un 

dovere generale di fornire ai rifugiati un’assistenza finanziaria perché que-

sti ultimi possano mantenere un certo livello di vita. Inoltre, il semplice al-

lontanamento di una persona verso un paese ove la sua situazione econo-

mica sarebbe peggiore che non nello Stato contraente che lo espelle, non 

risulta essere sufficiente per raggiungere la soglia dei trattamenti inumani 

o degradanti proibiti dall’art. 3 CEDU, in quanto le persone che non sono 

cittadini di tale Stato ed ai quali è imposto un obbligo di lasciare il paese 

non possono, in principio, rivendicare il diritto di restare sul territorio di uno 

Stato contraente alfine di continuare a beneficiare dell’assistenza e dei ser-

vizi medici, sociali o altri che sono forniti loro da tale Stato (cfr. le sentenze 

della CorteEDU, Naima Mohammed Hassan contro Paesi Bassi e Italia del 

27 agosto 2013, 40524/10, par. 180; Mohammed Hussein e altri contro 

Paesi Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 27725/10, par. 65-73; N. contro Re-

gno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05, par. 42; Müslim contro Turchia 

del 26 aprile 2005, 53566/99, par. 85). 

8.4  

8.4.1 Per quanto attiene poi le problematiche di salute fatte valere dall’in-

sorgente, si osserva dapprima come il respingimento forzato di persone 

che soffrono di problematiche valetudinarie, costituisce una violazione 

dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezionali secondo la giuri-

sprudenza della CorteEDU. Ciò risulta essere il caso segnatamente lad-

dove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato 

o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua 

D-4937/2021 

Pagina 22 

morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-

teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 

consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere 

qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di 

trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad 

un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle 

condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa 

riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). Non si tratta 

quindi di determinare se lo straniero beneficerà, nel paese dal quale viene 

allontanato o trasferito, di cure equivalenti a quelle dispensate nel paese 

d’accoglienza, ma di esaminare se il grado di gravità che implica l’allonta-

namento, rispettivamente il trasferimento, raggiunga la soglia disposta 

dall’art. 3 CEDU, ovvero che comporti un pericolo per la vita o un declino 

grave, rapido ed irreversibile della salute sia sul piano fisico che psichico 

(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili precitata; DTAF 2017 VI/7  

consid. 6.2 e riferimenti giurisprudenziali citati; tra le altre le sentenze del 

Tribunale F-4097/2021 del 21 settembre 2021 consid. 5.2 e F-4849/2021). 

8.4.2 All’occorrenza, senza voler in alcun modo sminuire le problematiche 

di salute dell’insorgente, già diffusamente esposte sopra ed al quale quindi 

si rimanda senz’altro (cfr. supra consid. 5.3), non si ravvede nelle stesse 

dei gravi problemi di salute, né sul piano somatico, né su quello psichico – 

ai sensi della giurisprudenza testé citata – che necessiterebbero imperati-

vamente di cure urgenti o particolarmente specializzate che possano es-

sere dispensate unicamente in Svizzera. Dalle insorgenze di causa non 

risultano difatti elementi che lascino presagire che il trasferimento dell’inte-

ressato verso l’Italia sarebbe eventualmente suscettibile di esporlo ad un 

rischio di declino grave, rapido ed irreversibile del suo stato di salute (cfr. 

nello stesso senso anche la sentenza del Tribunale F-4097/2021 con-

sid. 5.3). A tali circostanze, neppure risulta nel suo caso applicabile la giu-

risprudenza referenziata anche nel gravame di cui alla sentenza di riferi-

mento del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 (in particolare con-

sid. 7.4.2 e 7.4.3), e di convesso delle garanzie scritte pregresse all’Italia 

di presa a carico immediata del richiedente asilo non risultano quindi es-

sere necessarie. La comunicazione dello stato di salute del ricorrente e 

delle cure e dei trattamenti di cui egli eventualmente necessiterà anche in 

futuro alle autorità italiane, avverrà per il resto prima del suo trasferimento 

da parte della Svizzera, come previsto dagli art. 31 e 32 Regolamento Du-

blino III. Una tale informativa, prima del trasferimento, risulta essere in spe-

cie sufficiente, anche considerato che le allegazioni di tortura e di maltrat-

D-4937/2021 

Pagina 23 

tamenti che il ricorrente ha dichiarato aver subito devono essere forte-

mente relativizzate, in quanto come già sopra considerato non appare ve-

rosimile in particolare che tali atti si siano verificati nel contesto italiano. V’è 

altresì da osservare come l’Italia, in quanto Stato firmatario della direttiva 

accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria 

assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e 

fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con 

esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate 

misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della precitata direttiva). 

Va inoltre a tal proposito rammentato che l’Italia dispone di infrastrutture 

mediche sufficienti e che, dopo l’entrata in vigore del decreto-legge 

n. 130/2020, il sistema d’accoglienza dei richiedenti asilo è paragonabile a 

quello precedente al “decreto Salvini”, di modo che si possa ritenere come 

tali strutture siano pure da ritenere sufficientemente adeguate (cfr. sen-

tenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 consid. 10.5; sentenze del 

Tribunale F-4849/2021 e D-2926/2021 consid. 10.2.7). In tale contesto, oc-

corre nuovamente denotare come, apparterrà all’insorgente, una volta tra-

sferito in Italia, presentarvi una domanda d’asilo, per poter beneficiare di 

tali servizi, e per segnatamente avere diritto all’iscrizione anagrafica – che 

a differenza di quanto sostenuto nel ricorso, appare essere nuovamente 

stato sancito quale diritto nel nuovo decreto-legge n. 130/2020 (cfr. art. 3 

del predetto decreto-legge) – che in particolare gli permetterà di accedere 

a tutta la gamma di cure mediche, non urgenti, alle medesime condizioni 

degli altri cittadini residenti su suolo italiano (cfr. sentenza di riferimento  

F-6330/2020 consid. 10.5; sentenza del Tribunale D-2926/2021 con-

sid. 10.2.7 e consid. 12.1).  

9.  

Alla luce di tutto quanto sopra considerato, è a giusto titolo che la SEM ha 

escluso l’applicazione della clausola di sovranità nella fattispecie, in quanto 

non si ravvisano dei motivi né legati al rispetto della Svizzera dei suoi ob-

blighi internazionali, né a delle ragioni umanitarie, perché le clausole di-

screzionali previste all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento 

Dublino III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 trovino applicazione. 

In siffatte circostanze, non traspaiono neppure elementi per ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-

prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). 

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale disposizione da 

parte della Svizzera, l’Italia è competente per la presa in carico dell’insor-

gente in ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III. 

D-4937/2021 

Pagina 24 

10.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che il succitato non possiede un’autorizza-

zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

11.  

In siffatte circostanze non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le 

questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-

rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/8 consid. 5.2 

e DTAF 2010/45 consid. 10.2). 

12.  

In conclusione, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia 

il trasferimento del ricorrente dalla Svizzera verso l’Italia, confermata. 

13.  

La domanda dell’insorgente tendente alla concessione dell’effetto sospen-

sivo al ricorso, risulta essere senza oggetto, posto che il Tribunale ha sta-

tuito nel merito dello stesso. 

14.  

Per lo stesso motivo esposto al considerando precedente, pure la do-

manda dell’insorgente tendente alla concessione dell’esenzione dal versa-

mento di un anticipo sulle spese processuali, risulta essere senza oggetto. 

15.  

Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 12 novembre 2021 

decadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:  

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

16.  

Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono 

la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

D-4937/2021 

Pagina 25 

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-

clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di esito favorevole e potendo partire 

dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la 

domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

17.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4937/2021 

Pagina 26 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento di spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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