# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 63f0159c-96b2-5132-941f-ef91acddd11a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-12-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 14.12.2005 12.2004.187
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2004-187_2005-12-14.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2004.187

  	
  Lugano

  14 dicembre
  2005/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2001.25
della Pretura della giurisdizione di Locarno-Città promossa con petizione 4
maggio 2001 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  AP 2 

  entrambi rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  AO 2 

  AO 3 

  AO 4 

  AO 5 

  AO 6 

  AO 7 

  AO 8 

  AO 9 

  AO 10 

  AO 11 

  AO 12 

  AO 13 

  AO 14 

  AO 15 

  CC 1 composta da: 

  AO 16 

  AO 17 

  AO 18 

  AO 19 

  tutti rappresentati
  dall’a RA 2 

   

  

chiedente la condanna dei convenuti al pagamento di fr. 54'239,10
oltre interessi quale risarcimento del danno, domanda alla quale i convenuti si
sono opposti e che il Pretore ha respinto con sentenza 8 ottobre 2004;

 

appellanti gli attori, che con atto di appello del 28
ottobre 2004 chiedono la riforma del querelato giudizio nel senso dell’accoglimento
integrale della petizione;

 

mentre la convenuta AO 1, con le proprie osservazioni,
postula la reiezione del gravame e i singoli comproprietari con appello adesivo
30 novembre 2004, chiedono la condanna degli attori a rifondere loro in solido
l’importo complessivo di fr. 2’700.- per ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

in fatto:                    1.   La società semplice formata da AP 1 è proprietaria della
particella n. __________ RFD di __________, sita in via __________, sulla quale
sorge una casa d’abitazione. Nel corso del mese di ottobre 2000 la regione del
L__________ fu investita da forti precipitazioni che causarono la fuoriuscita
delle acque del Lago Maggiore. Il fondo degli attori fu anch’esso interessato
dall’esondazione e, dopo il ritiro delle acque, vi fu riscontrata, in
particolare nel giardino, la presenza di idrocarburi. Essi si rivolsero quindi ai
responsabili del AO 1 chiedendo, invano, il risarcimento del danno causato
dalla nafta asseritamente proveniente dai serbatoi del Condominio medesimo.   

 

 

                                   2.   Con
petizione 4 maggio 2001 AP 1 ha chiesto la condanna della AO 1 e dei
proprietari delle singole quote di PPP al pagamento dell’importo di fr.
54'239,10 oltre interessi al 5% dalla data della petizione. L’attore sostiene
che il suo fondo è stato danneggiato dall’olio combustibile fuoriuscito dalle
cisterne del AO 1 a causa di un vizio di costruzione o di un difetto di
manutenzione dell’edificio e di conseguenza i proprietari ne sarebbero
responsabili in applicazione dell’art. 58 CO e dell’art. 679 CC. L’attore
afferma pure che le piogge cadute verso la metà del mese di ottobre 2000 non avevano
carattere di eccezionalità, rientrando nelle medie stagionali calcolate
sull’arco di 10 anni, e di conseguenza esse non costituirebbero forza maggiore,
ritenuto altresì che l’esondazione del Verbano sarebbe fenomeno ricorrente da
tempo immemorabile. 

 

                                   3.   Con
risposta 27 agosto 2001 i convenuti hanno chiesto la reiezione integrale della
petizione. Contestata avantutto la legittimazione attiva dell’attore perché la
particella n. 3704 è proprietà comune di due persone formanti un litisconsorzio
necessario sicché AP 1 non può agire da solo, essi contestano poi la
legittimazione passiva dei singoli condomini, perché, la causa essendo fondata
sulla responsabilità del proprietario dell’opera per danni provocati da parti
comuni, può essere convenuta in causa solo la comunione dei comproprietari.

                                         Nel
merito, i convenuti contestano poi la propria responsabilità, rilevando l’imprevedibilità
delle precipitazioni dell’autunno 2000, che avevano superato per intensità e
durata le previsioni provocando un rapido aumento del livello del Verbano fino
a quota di 197.55 msm, livello raggiunto l’ultima volta nel 1868 . Essi negano
inoltre l’esistenza di un vizio di costruzione, contestando che gli idrocarburi
provenissero dal proprio serbatoio, rilevando come l’esondazione del lago aveva
causato fuoriuscite di idrocarburi da diversi impianti in tutta la zona e contestando
tanto l’esistenza del preteso danno quanto il suo ammontare. 

 

 

                                   4.   Con
gli allegati di replica e duplica le parti hanno sostanzialmente confermato le
rispettive domande ed allegazioni, parte attrice completando in sede di replica
l’indicazione della parte in causa con la litisconsorte AP 2 e abbandonando in
sede di conclusioni la domanda nella misura in cui era diretta contro i singoli
condomini.  

 

 

                                   5.   Con
sentenza 8 ottobre 2004 il Pretore ha dapprima considerata sanata la mancata
partecipazione iniziale di AP 2 con l’allegato di replica, lasciando poi indeciso
se la legittimazione passiva competesse pure ai singoli condomini perché nei
loro confronti la petizione era stata abbandonata. Nel merito egli ha respinto
la petizione ritenendo non provata la responsabilità del AO 1, non essendo stato
possibile stabilire la provenienza della nafta all’origine del danno e ciò in
considerazione del fatto che l’esondazione aveva provocato la fuoriuscita da
numerosi stabili della zona. 

 

 

                                   6.   Con
appello 28 ottobre 2004 gli attori chiedono di riformare la sentenza impugnata
nel senso di accogliere integralmente la petizione.

                                         Con
osservazioni 30 novembre 2004 la comunione dei comproprietari del AO 1 postula
la reiezione del gravame e, con appello adesivo di medesima data, i singoli
comproprietari chiedono la revisione della sentenza del Pretore, avendo questi
omesso di pronunciare sulla domanda di attribuzione di ripetibili formulata dai
condomini nei confronti dei quali la petizione è stata abbandonata, chiedendo
la condanna della parte attrice a rifondere ai condomini complessivamente fr.
2'700.- per tale titolo. 

 

considerato

 

in diritto:                  7.   Giusta
l’art. 58 cpv. 1 CO il proprietario di un edificio o di un’altra opera è tenuto
a risarcire i danni cagionati da vizio di costruzione o difetto di
manutenzione. Un’opera si reputa difettosa quando non garantisce una sicurezza
sufficiente per un uso conforme al suo scopo e alla sua funzione. L’ammissione
di un difetto dipende dalle circostanze del caso concreto (DTF 130 III 736 consid.
1.3 e cit.; Rep. 1993 pag.
135; Brehm, Berner Kommentar n.
65 all’art. 58 CO), la difettosità di un’opera essendo da
determinare da un punto di vista oggettivo, secondo l’esperienza della vita nel
luogo in cui essa si trova e secondo lo scopo a cui la stessa è deputata
servire (DTF 130 III 736 consid. 1.3). 

 

                                   8.   L'art. 8 CC impone a chi intende dedurre il proprio diritto da una
circostanza di fatto l'obbligo di provare detta circostanza. In mancanza della
prova delle circostanze di fatto costitutive del diritto il giudice deve
decidere in sfavore di chi ha asserito l'esistenza del diritto stesso (Kummer, Berner Kommentar, n. 20 ad art.
8 CC). Spettava quindi agli attori provare, oltre al danno, la responsabilità
della convenuta in relazione al medesimo.

 

                                         Nel caso
concreto non è contestato che il serbatoio dell’olio combustibile per il
riscaldamento del AO 1, sia quale oggetto a sé stante sia considerato
nell’insieme della costruzione quale sua parte costitutiva o accessoria, è da
considerare quale opera ai sensi dell’art. 58 CO. Trattandosi di un impianto
stabile esso è in effetti parte dell’immobile sia fisicamente sia dal profilo
funzionale. È quindi da esaminare se esso fosse difettoso, vale a dire affetto da
vizio di costruzione (difetto originario) oppure da vizio di manutenzione
(difetto successivo o susseguente), conditio sine qua non per fondare la
responsabilità del proprietario in applicazione dell’art. 58 CO. 

                                         Parte
attrice sostiene che i serbatoi, i relativi impianti tecnici e le condotte non erano
state sistemate in modo da non recare danni, parte convenuta avendo omesso di
scollegare le condotte e di sigillare i serbatoi in modo appropriato,
rispettivamente di vuotarli dopo le prime avvisaglie dell’imminente esondazione
(replica pag. 7).

 

                                   9.   Dall’istruttoria
risulta che il serbatoio in questione era stato revisionato il 27 gennaio 1997 e
il relativo rapporto ne attesta l’idoneità (doc. 8). Vero è che nel corso della
revisione successiva, eseguita dopo l’esondazione, sono state riscontrate delle
manchevolezze (doc. richiamati dalla sezione della protezione dell’aria e
dell’acqua), ma non risulta che le stesse fossero già presenti prima
dell’esondazione né che siano state in qualche modo causali per la fuoriuscita
della nafta (teste M__________ S__________, verbale 7 aprile 2003, pag. 7). Tuttavia,
il fatto che il serbatoio fosse conforme alle prescrizioni amministrative non è
da solo sufficiente per poterlo considerare privo di difetti; essendo però tali
prescrizioni intese proprio ad evitare inquinamenti conseguenti a fughe di
idrocarburi, il rispetto delle medesime costituisce perlomeno un indizio a
favore dell’assenza di difetti (Oftinger/Stark,
Schweizerisches Haftpflichtrecht, vol. II/1, pag. 207).

                                         La
difettosità di un’opera si determina da un punto di vista oggettivo, secondo l’esperienza
della vita, nel luogo in cui essa si trova e secondo lo scopo a cui la stessa è
deputata servire. È quindi da esaminare se il serbatoio di cui trattasi fosse
conforme al suo scopo ed alla sua funzione, tenuto conto non solo delle
menzionate prescrizioni ma anche della situazione concreta che impone di considerare
anche gli eventi naturali che potrebbero comprometterne la sicurezza, quale l’esondazione
del Verbano, fenomeno che notoriamente si è già manifestato a varie riprese
creando importanti problemi nella zona del Locarnese. L’istruttoria di causa
non permette invero di verificare la frequenza di questo fenomeno né il livello
raggiunto dalle acque; se ne ricavano però alcuni dati significativi,
risultando che il livello delle acque si elevò a 200,23 msm nel 1868, a 195,6
msm nel 1987, a 197,23 msm nel 1993 e che il 17 ottobre 2000 le acque salirono
a 197,58 msm (doc. 9). Se ne può dunque concludere che un’esondazione
dell’importanza di quella del 2000 si era verificata in precedenza solo nel 1868,
vale a dire oltre 130 anni prima. Non risulta per contro, e neppure è stato
sostenuto, che a seguito delle esondazioni precedenti quella dell’anno 2000 vi
siano state fuoriuscite di nafta dai serbatoi del AO 1. In particolare ciò non
risulta essere stato il caso nel 1993, quando il lago raggiunse la comunque
ragguardevole altezza di 197,23 msm. Poiché questa quota non è stata raggiunta
o superata nell’intervallo di tempo tra il 1868 e il 2000, si deve concludere
che il lago è salito ad un livello tale da creare problemi al serbatoio del AO
1 solo due volte in oltre 130 anni. Ciò permette tranquillamente di affermare
che il fenomeno poteva effettivamente essere considerato imprevedibile nella
sua ampiezza, tanto che il non aver predisposto il serbatoio del AO 1 in modo
tale da poter resistere a questo fenomeno non consente di considerarlo
difettoso. Non si può in effetti ragionevolmente pretendere che un impianto di
questa natura debba essere tale da poter fronteggiare un fenomeno che si
manifesta con un’ampiezza tale da poter creare i danni di cui trattasi solo a scadenza
ultrasecolare. In siffatte circostanze neppure è possibile ravvisare un vizio
di manutenzione per il fatto che parte convenuta non ha provveduto a chiudere
ermeticamente il serbatoio e a staccare i collegamenti con il bruciatore,
rispettivamente ha deciso di farlo quando ormai un intervento degli specialisti
non era più possibile, neppure dovendosi essa attendere che il livello del lago
sarebbe salito come poi avvenuto.

                                         In
conclusione, non essendovi motivi per poter ritenere che il serbatoio non
garantisse una sicurezza sufficiente, conforme al suo scopo e alla sua funzione
e considerato che la fuoriuscita di nafta dal serbatoio non è stata cagionata
da un difetto dell’opera, bensì dall’esondazione, che risulta esserne stata
l’unica causa, l’opera non può essere considerata difettosa e di conseguenza la
convenuta non può essere ritenuta responsabile in base all’art. 58 CO. 

 

 

                                10.   Esclusa
la responsabilità della convenuta quale proprietaria dell'opera fondata
sull’art. 58 CO, non entra neppure in considerazione una sua responsabilità
sulla base dell'art. 41 CO, disposto che permette alla parte lesa di ottenere
il risarcimento del danno patito a seguito di un agire illecito di un terzo,
non avendo gli attori provato i presupposti di quest’azione risarcitoria,
ovvero l'illecito, la colpa della convenuta e il nesso causale adeguato tra
l'agire della convenuta e il preteso danno. 

                                         Da
ultimo, proprio con riferimento alla causa del danno subìto dagli attori, è
pure da escludere l'applicazione dell'art. 679 CC che permette a chi è
danneggiato o minacciato di un danno perché un proprietario trascende
nell’esercizio del suo diritto di proprietà, di ottenere la cessazione della
molestia o un provvedimento contro il danno temuto e il risarcimento del danno
(Meier-Hayoz, Berner Kommentar,
n. 111 ad art. 679 CC), ciò perché, come già si è detto, in concreto il danno è
stato cagionato dall’esondazione del Verbano.

 

 

                                11.   Stante quanto precede, la petizione essendo comunque da
respingere per i motivi testè illustrati, non è necessario approfondire le
censure mosse degli appellanti al giudizio del Pretore che ha ritenuto non
provata la provenienza degli idrocarburi all’origine del danno, anche se, su
questo punto, alla luce delle risultanze istruttorie la sentenza impugnata
appare ad un sommario esame comunque sostenibile.

                                         Ne
discende che l’appello dev’essere respinto.

 

 

                                12.   Con
l’appello adesivo i singoli comproprietari chiedono la revisione della sentenza
del Pretore, dolendosi che, malgrado la desistenza manifestata dagli attori che
in sede di conclusioni hanno abbandonato le domande in quanto erano dirette
contro di loro, egli ha omesso di darne atto nella sentenza e di pronunciare
sulla domanda di attribuzione di ripetibili e chiedono che, dato atto della
desistenza nei loro confronti, parte attrice sia condannata a rifondere loro
complessivamente fr. 2'700.- per tale titolo.

 

                                         L’art.
315 CPC dispone che i litisconsorti dell’appellante o dell’appellato possono
appellare adesivamente nei medesimi termini entro i quali la parte appellata
può presentare le proprie osservazioni all’appello e l’appello adesivo. Di
principio l’appello adesivo è quindi ricevibile.  

 

 

                                13.   Giusta
l’art. 352 CPC, la desistenza di una parte pone fine alla lite e ha forza di
cosa giudicata. Il giudice ne da atto alle parti e stralcia la lite dai ruoli. In
applicazione dell’art. 151 CPC, se la causa è stata tolta per desistenza,
transazione o acquiescenza, le spese e le ripetibili sono stabilite e ripartite
a richiesta di parte, dal giudice adito.

 

                                         Nel caso
concreto la parte attrice ha rinunciato in sede di conclusioni alle proprie
pretese nei confronti dei singoli condomini. Di conseguenza nella misura in cui
era stata promossa nei loro confronti la causa non era da respingere bensì,
dando atto della desistenza, da stralciare dai ruoli. In tal senso la domanda
degli appellanti adesivi di completare formalmente il dispositivo - rimanendo
immutata la sostanza della decisione - con l’indicazione dell’avvenuta
desistenza appare corretta ma è comunque da completare pronunciando lo lo
stralcio dai ruoli.

 

                                         Per
quanto concerne le ripetibili, che in applicazione dell’art. 148 CPC sono da
mettere a carico della parte soccombente, il Pretore ha attribuito fr. 4'900.-
alla AO 1, ma ha omesso di decidere in merito a quelle chieste dai singoli
comproprietari. È ben vero che in casi di stralcio per desistenza la
ripartizione di spese e ripetibili è fatta solo su richiesta di parte, come
dispone l’art. 151 CPC; va però rilevato che questo è necessario perché essendo
l’atto di desistenza medesimo a porre fine alla lite (art. 352 cpv. 1 CPC)
attuandosi lo stesso vengono meno le domande a giudizio e di conseguenza il
giudice si limita a darne atto e stralcia la causa dai ruoli (art. 352 cpv. 2
CPC). Sarebbe un eccesso di formalismo pretendere dalla parte convenuta che ha
confermato in sede di conclusioni la domanda di attribuzione di ripetibili una
rinnovata richiesta in tal senso dopo che controparte con le proprie
conclusioni aveva abbandonato la petizione nei suoi confronti, considerato che tale
domanda appare superflua, dovendosene comunque presumere la conferma (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad art 151 m
5, 6), non da ultimo in considerazione del fatto che in caso di desistenza gli
oneri processuali sono di principio a carico di chi recede dalla lite (Cocchi/Trezzini, CPC-TI App., ad art
148 m. 70).

                                         Di
conseguenza, in applicazione dell’art. 148 CPC, agli appellanti adesivi è da
attribuire un congruo importo a titolo di ripetibili, da stabilire tenendo conto
dei disposti della TOA. Tenuto conto che tutti i convenuti sono stati
rappresentati dal medesimo patrocinatore per lo stesso titolo, difendendosi con
allegati comuni, e non risultando che ciò abbia causato un particolare onere
supplementare per la conduzione della causa, si giustifica di attribuire loro
un importo complessivo. In tal senso, tenendo conto dell’art. 12 lettera b TOA,
che prevede in caso di pratica che coinvolge più parti oppure se che è condotta
da più clienti ugualmente e nello stesso modo, un aumento dell’onorario dal 10
al 20%, appare giustificato, in parziale accoglimento dell’appello, un aumento
dell’importo attribuito dal Pretore, che va fissato in fr. 6'000. Poiché la
controparte non ha formulato osservazioni all’appello adesivo, che è stato
causato da una dimenticanza del primo giudice, si prescinde dal prelevare oneri
processuali e dall’attribuire ripetibili. 

 

Per
i quali motivi,

 

pronuncia:               I.    L'appello
principale è respinto. 

 

                                   II.    Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

      a)
tassa di giustizia                             fr.    750.-

      b)
spese                                               fr.      50.-

 totale                                                     fr.  
800.-  

 

                                         sono poste a carico degli appellanti, con
l’obbligo di rifondere alla controparte fr. 2'500.- per ripetibili di appello.

 

                                  III.    L’appello
adesivo è parzialmente accolto.

                                          §    Di conseguenza la sentenza 8
ottobre 2004 della Pretura di Locarno-Città è modificato come segue:

 

                                          1.   La petizione è
respinta in quanto proposta nei confronti della AO 1 e, dato atto della desistenza
di parte attrice, è stralciata dai ruoli nella misura in cui riguarda i singoli
condomini.  

 

                                          2.   __________ e AP 1
rifonderanno in solido alla AO 1 e ai singoli comproprietari l’importo
complessivo di fr. 6'000.- a titolo di ripetibili.

         IV.    Non si prelevano tasse né spese per l’appello adesivo e non si
assegnano ripetibili.

 

                                  V.   Intimazione:

	
   

  	
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                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Città

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario