# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88f43a3e-c844-58d9-aa42-29f93f109b4f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-09-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 08.09.2005 11.2005.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2005-12_2005-09-08.html

## Full Text

Incarti n.

  11.2005.12

  11.2005.90

  	
  Lugano

  8 settembre
  2005/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2004.247 (modifica
sentenza di divorzio) della Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con istanza
del 4 giugno 2004 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinato dall'  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 1  

  (patrocinata dall'  PA 2 )

  in sostituzione processuale dei figli

  Sa__________ (1993), St__________ (1995) e R__________
  (1995)

  

 

e nella causa DI.2005.113 (diffida ai debitori) della
medesima Pretura promossa con istanza dell'11 maggio 2005 dalla convenuta nei
confronti dell'ex marito;

esaminati gli atti,

posti i seguenti

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolto l'appello del 21 gennaio 2005 presentato da AP 1 contro la
sentenza emessa il 10 gennaio 2005 dal Pretore del Distretto di Bellinzona nella
causa DI.2004.247;

                                         2.   Se
dev'essere accolto l'appello del 5 luglio 2005 presentato da AP 1 contro la
sentenza emessa il 23 giugno 2005 dal Pretore supplente del Distretto di Bellinzona
nella causa DI.2005.113;

 

                                         3.   Se
devono essere accolte le richieste di assistenza giudiziaria presentate con i
due appelli; 

 

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
sentenza del 19 ottobre 2001 il Pretore del Distretto di Bellinzona ha pronunciato
il divorzio tra AP 1 (1972) e AO 1 (1977), cittadini italiani. I figli Sa__________
(nata il 29 novembre 1993), St__________ e R__________ (nati il 9 febbraio
1995) sono stati affidati alla madre. AP 1 è stato obbligato a versare un contributo
di mantenimento per i figli di fr. 1235.– mensili complessivi (compreso
l'assegno familiare), adeguato annualmente al rincaro nella stessa proporzione
del suo salario, suddiviso in ragione di un terzo per ciascun figlio,
rispettivamente a metà per i due figli cadetti dopo la decadenza dell'obbligo
di mantenimento nei confronti della primogenita. Il 18 ottobre 2002 AP 1 si è
risposato con __________ nata __________ (1968), madre di due figli, K__________
(15 luglio 1987) e J__________ (6 gennaio 1991), nati da un precedente
matrimonio. Dalle nuove nozze è nato A__________, il 15 dicembre 2003. 

 

                                  B.   Con
istanza del 4 giugno 2004 AP 1 ha promosso davanti al Pretore del Distretto di
Bellinzona un'azione di modifica per ottenere – previo conferimento
dell'assistenza giudiziaria – la riduzione dei contributi di mantenimento a
complessivi fr. 549.– mensili, pari agli assegni di famiglia, facendo valere la
sua nuova situazione familiare e la diminuzione del proprio reddito.
All'udienza del 19 luglio 2004, indet­ta per la discussione, la convenuta ha
proposto di respingere l'istanza, postulando in via riconvenzionale l'aumento
dei contributi a complessivi fr. 1485.90 mensili, inclusi gli assegni
familiari, e ha sollecitato a sua volta l'assistenza giudiziaria. Esperita
l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, inoltrando
conclusioni scritte. Nel suo allegato del 9 novembre 2004 la convenuta ha
proposto una volta ancora di respingere l'istanza, chiedendo in via
riconvenzionale di aumentare i contributi per i figli a complessivi fr. 1611.75
mensili. L'istante ha ribadito la propria domanda con memoriale del 18 novembre
2004. Statuendo il 10 gennaio 2005, il Pretore ha respinto tanto l'azione
principale quanto la riconvenzione, senza riscuotere tasse o spese. Le ripetibili
sono state compensate (inc. DI.2004.247).

 

                                  C.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 21 gennaio 2005 per
ottenere – previo conferimento dell'assistenza giudiziaria – che in riforma del
giudizio impugnato la sua istanza sia accolta e la riconvenzione respinta.
L'appello non ha formato oggetto di intimazione.

 

                                  D.   L'11
maggio 2005 AO 1 si è rivolta a sua volta al Pretore chiedendo – previa ammissione
all'assistenza giudiziaria – di ordinare alla ditta __________, __________ (recte:
__________), per cui l'ex marito lavora, di trattenere dallo stipendio di lui
il contributo per i figli di complessivi fr. 1235.– e di riversarlo nelle sue
mani. All'udienza del 20 giugno 2005, indetta per la discussione, AP 1 ha
proposto di respingere l'istanza, postulando a sua volta il beneficio
dell'assistenza giudiziaria. Non essendovi prove da assumere, le parti hanno
proceduto seduta stante al dibattimento finale, confermandosi nelle rispettive
posizioni. Con sentenza del 23 giugno 2005 il Pretore supplente ha poi accolto
l'istanza e ha ordinato alla __________ di dedurre dallo stipendio del dipendente
fr. 1235.– mensili dal 1° luglio successivo, riversandoli a AO 1. Non sono
state prelevate tasse o spese (inc. DI.2005.113).

 

                                  E.   AP 1
ha appellato il 5 luglio 2005 la sentenza predetta, chiedendo di modificarla –
previo conferimento dell'effetto sospensivo e dell'assistenza giudiziaria – nel
senso di ridurre la trattenuta di stipendio a fr. 549.– mensili. Con decreto
del 14 luglio 2005 il presidente della Camera ha respinto la domanda di effetto
sospensivo. L'appello non è stato intimato a AO 1.

 

Considerando

 

in diritto:                   I.   Sull'appello
del 21 gennaio 2005

 

                                   1.   La
legittimazione dell'istante a chiedere la soppressione del contributo alimentare
per i figli nati dal primo matrimonio è pacifica (Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 7 in
fine ad art. 286). Meno evidente è la legittimazione passiva di AO 1. In
effetti, dopo l'entrata in vigore del nuovo diritto – e all'azione in esame si
applica la legge nuova (art. 7a cpv. 3 tit. fin. in fine CC) – per tutto
quanto riguarda i figli l'art. 134 cpv. 2 CC rinvia ora alle norme sugli
effetti della filiazione, in specie all'art. 286 CC. Di conseguenza,
trattandosi di modificare una sentenza di divorzio sul contributo alimentare
per figli minorenni, il genitore obbligato non deve più convenire l'altro
genitore, bensì il figlio stesso (Sutter/Freiburghaus,
Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 52 ad
art. 134 CC). Tutt'al più l'azione può essere diretta contro il genitore al
quale è stata attribuita l'autorità parentale sul figlio, ma solo come sostituto
processuale del minorenne (Hegnauer
in: Berner Kommen­tar, edizione 1997, n. 63 ad art. 286 CC; I CCA, sentenza
inc. 11.2004.10 del 18 febbraio 2004 consid. 1, citata in: Cocchi/ Trez­zini, CPC ticinese
commentato e massimato, appendice 2000/2004, n. 6 ad art. 425 CPC; v. anche BOA
n. 28 pag. 18). Con tale precisazione, in concreto la legittimazione passiva di
AO 1 può reputarsi data.

 

                                   2.   Secondo
l'art. 286 cpv. 2 CC, applicabile – come detto – in virtù dell'art. 134 cpv. 2
CC, il contributo di mantenimento che un genitore non affidatario è tenuto a
stanziare al figlio può essere mo­dificato se fatti nuovi e rilevanti impongono
una regolamentazione diversa rispetto a quella iniziale e se il cambiamento di
situazione è duraturo (DTF 120 II 178 consid. 3a; Hegnauer, op. cit., n. 82 segg. ad art.
286 CC; Wullschleger in:
FamKommentar Scheidung, Basilea 2005, n. 5 ad art. 286 CC). La procedura è retta dal principio inquisitorio illimitato (Wullschleger, op. cit., n. 18 e 20
delle osservazioni generali agli art. 276–293 CC), di modo che il giudice di
ogni grado non è vincolato né alle allegazioni, né alle prove offerte, né alle
richieste di giudizio e chiarisce la fattispecie di propria iniziativa (DTF 128
III 413 in alto). Nella sua entità il contributo dev'essere commisurato ai
bisogni del figlio, alla situazione sociale e alle possibilità dei genitori,
come pure alla sostanza e ai redditi del minorenne, sen­za trascurare le eventuali
prestazioni fornite in natura dal genitore non affidatario (art. 285 cpv. 1
CC). Esso non può eccedere in ogni modo la disponibilità del debitore, nel
senso che questi non può essere ridotto a vivere con una somma inferiore al
proprio fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con rinvii).

 

                                         Resta il
fatto che, sotto questo profilo, determinante non è il reddito effettivo conseguito
dal genitore, ma il reddito che il genitore potrebbe conseguire dando prova di
buona vo­lon­tà, tenuto conto della sua formazione professionale, dell'età, del
tempo a disposizione, dello stato di salute e della situazione sul mercato
dell'impiego (cfr. DTF 128 III 5 consid. 4a con richiami di dottrina e di
giurisprudenza; Hegnauer, op.
cit., n. 58 ad art. 285 CC). Se il debitore si risposa, il nuovo coniuge ha
l'obbligo di assisterlo a titolo sussidiario nell'adem­pi­mento dei suoi doveri
contributivi verso l'ex coniuge e i figli (art. 159 cpv. 3 CC; SJ 114/1992
pag. 133 consid. 3e/aa con riferimenti), al punto da poter essere tenuto –
dandosene gli estremi – a estendere o a riprendere un'attività lucrativa (DTF
127 III 72 consid. 3 con richiami).

 

                                   3.   In
concreto il Pretore ha ritenuto l'istante corresponsabile dell'in­tervenuta
diminuzione del proprio stipendio a fr. 2050.– mensili lordi, stimandone il
reddito ipotetico in fr. 3338.– mensili netti. Quanto al fabbisogno minimo,
egli l'ha calcolato in fr. 1649.60 mensili (metà del minimo esistenziale del
diritto esecutivo per coniugi, di fr. 775.–, metà dei costi dell'abitazione con
le spese di riscaldamento e l'assicurazione dell'economia domestica, di fr.
660.–, il premio della cassa malati, di fr. 90.–, l'assicurazione RC
dell'automobile, di fr. 33.60, l'imposta di circolazione, di fr. 41.–, e le
spese per il carburante di fr. 50.–). Dedotto dal reddito di 

                                         fr.
3338.– il fabbisogno minimo di fr. 1649.60, il primo giudice ha ottenuto un
margine disponibile di fr. 1688.40 mensili, che ha ripartito fra i quattro
figli, confermando il contributo di fr. 1235.– mensili complessivo in favore
dei tre figli avuti dal primo matrimonio. Onde il rigetto dell'azione
principale e della riconvenzione.

 

                                   4.   Dalla sentenza di divorzio del 19 ottobre 2001 risulta che l'istante
percepiva uno stipendio di fr. 3547.– netti mensili, compresi gli assegni
familiari, e che il suo fabbisogno minimo ammontava a fr. 2312.– mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, pigione fr. 950.–,
premio della cassa malati fr. 262.–). In simili circostanze egli disponeva di
un margine di fr. 1235.– mensili che il Pretore aveva destinato al mantenimento
dei figli in ragione di un terzo ciascuno (doc. A, consid. 7). Ciò premesso,
occorre verificare se nel frattempo la situazione economica dell'appellante si
sia modificata rispetto ad allora in modo rilevante e duraturo.

 

                                   5.   Per
quanto attiene al proprio reddito, l'appellante si duole che il Pretore gli
abbia imputato un guadagno ipotetico di fr. 3338.– mensili. A suo dire,
esaurite le indennità di disoccupazione, egli non è più riuscito a trovare
impieghi stabili, non avendo alcuna formazione professionale. Ha dovuto
accettare così la diminuzione di stipendio impostagli dal datore di lavoro per
vedersi confermare il contratto dopo il periodo di prova. Dal febbraio del 2004
il suo stipendio netto ammonta così a fr. 2578.05, assegni familiari inclusi.

 

                                         a)   Dagli
atti risulta che l'istante, operaio generico nella metalcostruzione (interrogatorio
formale: verbale del 12 ottobre 2004, risposta n. 1.1), al momento del divorzio
lavorava come operaio di carrozzeria con uno stipendio mensile netto di fr.
3547.–, assegni familiari inclusi (sentenza del 19 ottobre 2001: doc. A). Rimasto
senza impiego, egli ha svolto sporadiche attività di breve durata presso alcuni
garage della zona (dichiarazione d'imposta 2003A nel fascicolo richiami), esaurendo
le indennità di disoccupazione nel marzo del 2003 (doc. P). Dall'aprile al
giugno successivo egli ha lavorato per la __________ di __________ (interrogatorio
formale: loc. cit., risposta n. 1.1) e in seguito per la __________, agenzia di
lavoro temporaneo (doc. P). Nel gennaio del 2004 ha nuovamente lavorato per la __________
con uno stipendio netto di fr. 3338.– mensili, assegni inclusi (doc. F). Il 12
gennaio 2004 la ditta ha comunicato di poter assumere l'appellante, dopo il
periodo di prova, solo ove questi avesse accettato uno stipendio di fr. 2050.–
mensili lordi (doc. E), pari a fr. 2578.05 netti, assegni inclusi (doc. F e Q).
La decurtazione di stipendio sarebbe stata motivata dal poco lavoro e dalle
limitate capacità del dipendente (interrogatorio formale: loc. cit., risposta
n. 6).

 

                                         b)   Il
Pretore ha espresso dubbi sulla veridicità della decurtazione. Considerato che
il rapporto d'impiego con la __________ è ripreso nel gennaio 2004, dopo un'interruzione
di sei mesi, la comunicazione della ditta appare nondimeno conforme al termine
di disdetta durante il periodo di prova (un mese) previsto dall'art. 335b cpv.
1 CO. D'altro lato mal si capisce come mai, compilando il certificato per
l'ammissione all'assistenza giudiziaria, il 24 marzo 2004 l'appellante abbia
ancora dichiarato un reddito netto di fr. 3338.– mensili. Sia come sia, a
prescindere dall'ammontare effettivo dello stipendio, la questione è di sapere
se il reddito potenziale valutato dal Pretore sia ragionevolmente esigibile
nelle circostanze concrete (sopra, consid. 2). Il primo giudice ha rileva­to
che lo stipendio dell'istante è inferiore di un terzo ai salari minimi previsti
per lavoratori non qualificati impiegati nel settore dell'edilizia e della
ristorazione. A dire dell'appellante un simile riferimento non è pertinente e
invero non risulta che l'interessato abbia la benché minima esperienza in quei
settori. Ci si potrebbe domandare tuttavia se non sia lecito imporgli un
cambiamento di orientamento professionale.

 

                                         c)   A
prescindere dal quesito testé accennato, che può restare indeciso, è pacifico
che l'istante – trentatreenne – non ha una particolare formazione
professionale, ma ha maturato vari anni di esperienza come operaio nella
metalcostruzione. Ora, il contratto collettivo di lavoro per l'artigianato del
metallo prevede per manovali che svolgono lavori semplici un salario minimo di
fr. 3050.– mensili lordi (FF 2005 pag. 415), mentre per dipendenti senza
attestato di fine tirocinio dai 23 anni di età lo stipendio nel settore della
carrozzeria contempla un salario minimo di fr. 3250.– mensili lordi (FF 2005
pag. 268 e 2003 pag. 2766). Oltre a ciò, nulla suffraga l'asserzione secondo
cui l'agenzia di lavoro temporaneo presso la quale l'appellante ha guadagnato
da luglio a dicembre 2003 una media di fr. 4306.50 netti mensili (doc. P) non
avrebbe più offerto occasioni d'impiego. In ultima analisi, nelle circostanze
descritte, uno stipendio pari a quello conseguito nel gennaio 2004 appare
senz'altro alla portata dell'istante, il quale deve vedersi così imputare un
reddito di fr. 3338.– mensili netti, inclusi fr. 732.– di assegni familiari
(doc. F). Su questo punto la sentenza impugnata resiste alla critica.

 

                                         d)   L'istante
fa valere che, pur ammettendo lo stipendio imputatogli dal Pretore, egli
guadagna oggi fr. 209.– mensili in meno rispetto al reddito percepito al momento
del divorzio (doc. A). Se non che, come si è visto (consid. 2 in fine), in
concreto occorre tenere conto anche del fatto che la seconda moglie è tenuta ad
assistere il (nuovo) marito nell'adempimento dei propri obblighi contributivi
verso i figli nati prima del matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC). Il Pretore ha
totalmente trascurato ciò, giudicando come se l'istante non si fosse risposato.
In realtà, solo un raffronto tra la situazione dell'istante al momento del
divorzio e quella odierna di uomo sposato consente di valutare se sia
intervenuta una modifica delle circostanze suscettibile di giustificare la
soppressione totale o parziale dei contributi per i figli nati dal primo
matrimonio.

 

                                   6.   L'appellante
quantifica il proprio fabbisogno minimo in fr. 2585.60 mensili, così composti:
minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, costo dell'alloggio (se
vivesse da sé solo) fr. 800.–, spese di riscaldamento fr. 140.–, premio della
cassa malati fr. 90.–, assicurazione RC dell'automobile fr. 33.60, imposta di
circolazione fr. 41.–, carburante e pasti fuori casa fr. 200.–, assicurazione
dell'economia domestica fr. 31.– mensili. Le poste vanno esaminate
singolarmente, anche perché – come si illustrerà subito – decisiva è la
situazione del nuovo nucleo familiare.

 

                                         a)   Il
coniuge (o l'ex coniuge) non affidatario tenuto a versare contributi di mantenimento
ha il diritto di conservare – per principio – l'equivalente il proprio fabbisogno
minimo (sopra, consid. 2). Secondo la giurisprudenza di questa Camera, tale
importo si calcola in base al minimo esistenziale del diritto esecutivo per un
debitore che vive da solo (fr. 1100.– mensili: FU 2/2001 pag. 74), anche se poi
vive in comunione domestica con un figlio maggiorenne o in concubinato con una
terza persona (a titolo di esempio: FamPra.ch 1/2000 pag. 135). Il costo dell'alloggio,
a sua volta, è commisurato a quello che andrebbe riconosciuto nelle circostanze
concrete a un debitore solo. Lo scopo di tale prassi, definita “corretta e per
nulla arbitraria” dal Tribunale federale (sentenza 5P.101/2001 del 30 aprile
2001, consid. 4 in principio), è di evitare che figli maggiorenni o concubini,
i quali – salvo eccezioni (art. 328 CC) – di regola non hanno obblighi verso il
debitore, siano chiamati indirettamente a sussidiare i figli minorenni di lui.
Si vedesse riconoscere un fabbisogno minimo sufficiente solo per vivere insieme
con un figlio maggiorenne o una persona concubina, il debitore dovrebbe far
capo almeno indirettamente a questi ultimi per sostentare sé medesimo. D'altro
lato la persona concubina e il figlio maggiorenne non possono accampare diritti
– o diritti prevalenti – verso il debitore rispetto a quelli dell'(ex) coniuge
o dei figli minorenni. Di conseguenza, né il reddito né il fabbisogno di figli
maggiorenni o concubini vanno considerati per determinare la capacità contributiva
di lui.

 

                                         b)   In
alcuni casi questa Camera ha invero applicato lo stesso principio anche a un
coniuge (o a un ex coniuge) non affidatario, tenuto a versare contributi di
mantenimento, che nel frattempo si era risposato (I CCA, sentenza inc.
11.1999.32 del 21 dicembre 2001, consid. 6; inc. 11.2000.125 del 10 aprile
2002, consid. 6; inc. 11.2002.81 del 29 ottobre 2002, consid. 7; inc. 11.2002.2
del 30 dicembre 2002, consid. 12c). Non giova tuttavia che si continui su
quella via, dal momento che – diversamente dal figlio maggiorenne o dalla
persona concubina – il nuovo coniuge è tenuto per legge ad assistere il
debitore nell'adem­pimento dei propri obblighi contributivi verso l'ex coniuge
e i figli nati prima del matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC; consid. 2). In
concreto l'appellante si è – appunto – risposato. La nuova moglie ha quindi
doveri verso di lui e lui ha doveri verso la nuova moglie (art. 163 CC), i cui
redditi e il cui fabbisogno minimo entrano in linea di conto. All'appellante e
alla seconda moglie va dunque riconosciuto il minimo esistenziale che il
diritto esecutivo prevede per coppie conviventi (fr. 1550.– mensili: FU 2/2001
pag. 74).

 

                                         c)   Per
l'alloggio il Pretore ha riconosciuto all'istante un costo di fr. 660.–
mensili, pari alla metà della pigione, delle spese di riscaldamento e del
premio per l'assicurazione dell'economia domestica. L'appellante espone fr.
800.– mensili di locazione, stimando il costo che egli dovrebbe sopportare
vivendo da sé solo, fr. 140.– per i costi di riscaldamento e fr. 31.– mensili
per l'assicurazione dell'economia domestica e la responsabilità civile. In
realtà occorre fondarsi sugli oneri effettivi di entrambi i coniugi, previa
deduzione delle quote che rientrano nel fabbisogno in denaro dei figli. Ora,
dagli atti risulta che i coniugi pagano una locazione di fr. 1150.– mensili
(doc. I), inclusi fr. 100.– di acconto per le spese accessorie (contratto di
locazione annesso al certificato per l'ammissione all'assistenza giudiziaria).
Nel 2003 essi hanno dovuto corrispondere inoltre un conguaglio semestrale di
fr. 483.35 (doc. G), ragione per cui nel complesso i costi di locazione
assommano a fr. 1230.– mensili (arrotondati). Dedotte le quote a carico dei due
figli minorenni (un terzo per il primo e un quarto per il secondo:
Empfehlungen zur Bemessung von Unter­halts­beiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto), nel fabbisogno dei coniugi va
inserita una spesa di fr. 512.– mensili, più la posta di fr. 31.– mensili per
l'assicurazione del­l'economia domestica e la responsabilità civile (DTF 114 II
395 consid. 4c).

 

                                         d)   L'appellante
chiede che nel suo fabbisogno minimo si inseriscano fr. 200.– mensili per le
trasferte e i pasti fuori casa, rilevando che con i fr. 50.– mensili riconosciutigli
dal Pretore egli non può percorrere più di 200 km mensili, ciò che a suo dire
“appare assurdo”. Se non che, per giurisprudenza, i costi per l'uso di un
veicolo privato pos­sono essere riconosciuti solo ove il mezzo sia necessario
per trasferte professionali, per motivi di salute o per l'esercizio del diritto
di visita (Rep. 1994 pag. 145, 1993 pag. 226). Se tali spostamenti possono essere
ragionevolmente compiuti facendo capo ai mezzi pubblici, si riconosce – soprattutto
in caso di ristrettezze economiche – il relativo costo dell'abbonamento. Nella
fattispecie non risulta, né l'appellante pretende, che per le trasferte
professionali (da __________ a __________ e viceversa) egli non possa far capo
all'autopostale. Non solo non gli può essere riconosciuto il maggior onere per
il carburante, ma – il fabbisogno per i figli del primo matrimonio rimanendo
ampia­mente scoperto (sotto, consid. 9) – vanno espunti dal suo fabbisogno
minimo in forza del principio inquisitorio che governa il diritto di filiazione
(consid. 2) anche i costi d'automobile (assicurazione, imposta di circolazione,
carburante). Nel fabbisogno minimo va computato, in loro vece, il costo
dell'abbonamento per il trasporto pubblico, di fr. 40.– mensili (tariffe in:
‹www.arcoba­leno.ch›). All'appellante va riconosciuta invece l'indennità di fr.
200.– mensili per pasti fuori casa, giacché usando i mezzi pubblici egli non
disporrebbe sul mezzogiorno di tempo sufficiente per pranzare a domicilio.

 

                                         e)   L'istante
chiede infine che nel suo fabbisogno minimo si includa l'onere fiscale. In DTF
126 III 356 consid. 1a/aa il Tribunale federale ha avuto modo
di stabilire nondimeno – con ampi riferimenti di dottrina – che il carico
tributario del debitore tenuto al versamento di contributi alimentari “non deve
essere considerato in presenza di ristrettezze economiche”. Tale orientamento è
stato ancora ribadito in DTF 127 III 70 consid. 2b e in DTF 127 III 292 consid.
2a/bb. Nella fattispecie l'appellante non risulta in grado di contribuire
adeguatamente al mantenimento dei figli avuti dal primo matrimonio (sotto,
consid. 9). Non può dunque vedersi riconoscere oneri d'imposta.

 

                                         f)    In
ultima analisi il fabbisogno minimo dell'appellante e della seconda moglie
ammonta a complessivi fr. 2855.– mensili: minimo esistenziale del diritto esecutivo
fr. 1550.–, locazione e spese accessorie fr. 512.– (senza la quota che rientra
nel fabbisogno in denaro dei figli minorenni che vivono nell'economia domestica),
premio della cassa malati del marito fr. 90.–, premio della cassa malati della
moglie fr. 432.05 (premio totale per la famiglia, dedotti i tre figli:
attestato accluso al certificato per l'ammissione all'assistenza giudiziaria),
spese di trasferta fr. 40.–, pasti fuori casa fr. 200.–, assicurazione
dell'economia domestica e contro la responsabilità civile fr. 31.–.

 

                                   7.   Quanto
ai redditi della seconda moglie, dagli atti emerge che essa percepisce una
rendita AI di fr. 1671.– mensili, una rendita completiva di fr. 530.– per il
figlio A__________ e una rendita di fr. 501.– per il marito (certificato per
l'ammissione all'assistenza giudiziaria). Inoltre essa dovrebbe ricevere una
rendita completiva AI di fr. 530.– mensili anche per ognuno dei figli avuti dal
primo matrimonio, o almeno per J__________, ancora minorenne (art. 35 LAI con
rinvio all'art. 25 LAVS). Non risulta invece che il padre di tali figli versi
alcunché per il mantenimento (dichiarazione d'imposta 2003A nell'incarto
fiscale richiamato, posizione 12b), anche se nell'agosto del 2002 l'interessata
dichiarava ancora di ricevere fr. 750.– mensili per alimenti (motivazione della
decisione di condono dell'11 dicembre 2002, nell'incarto fiscale richiama­to).
Comunque sia, come si vedrà in appresso (consid. 8), ai fini del presente
giudizio i fabbisogni in denaro di K__________, maggiorenne, e di J__________ non
possono essere considerati nel bilancio familiare. Non possono dunque essere
considerate nemmeno le rendite che la madre riscuote per loro.

 

                                         Per quel
che è della capacità lucrativa della seconda moglie, non è noto il relativo
grado d'invalidità. Tuttavia, anche nel­l'ipotesi in cui fosse parzialmente
abile al lavoro, essa deve pren­dersi cura di A__________, che ha appena due
anni. E secondo i principi che fanno stato in materia di divorzio (applicabili
per analogia in materia di filiazione: Hegnauer,
op. cit., n. 56 ad art. 285 CC; v. anche
Wull­schleger, op. cit., n. 62 ad art. 285 con riferimenti; I CCA,
sentenza inc. 11.2001.132 del 20 novembre 2003, consid. 7a), di regola una
madre non va tenuta a esercitare un'attività lucrativa – nemmeno a tempo parziale
– finché il figlio a lei affidato non abbia compiuto i 10 anni (DTF 115 II 10
consid. 3c e 11 consid 5a; SJ 116/1994 pag. 91). La ripresa di un'attività
lucrativa potrebbe dunque entrare in linea di conto nel gennaio del 2014, ma a
quel mo­mento i figli nati dal primo matrimonio dell'istante saranno tutti
maggiorenni. Ciò posto, i proventi dell'interessata computabili nel reddito
familiare ammontano a fr. 2732.– mensili (rendita AI per sé di fr. 1671.–,
rendita completiva per A__________ fr. 530.–, rendita completiva per il marito
fr. 531.–).

 

                                   8.   L'appellante fa valere che nella sua economia domestica vivono,
oltre al figlio comune A__________, anche K__________ e J__________, che la
moglie ha avuto dal primo matrimonio. I loro fabbisogni in denaro di fr. 1510.–
mensili ciascuno (rispettivamente di fr. 500.– e fr. 350.– mensili secondo il
diritto esecutivo) vanno inclusi perciò, a mente sua, nel bilancio familiare,
come quello di A__________, che ammonta a fr. 1230.– mensili. L'argomentazione
non è fondata. Intanto K__________ ha compiuto i 18 anni in pendenza di appello
e l'obbligo di mantenimento verso figli maggiorenni deve cedere il passo a
quello nei confronti di minorenni (Hausheer/Spycher,
Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 450 n. 08.35). A parte ciò, nel
bilancio familiare rientra solo il fabbisogno in denaro di figli comuni. Ai
figli della moglie l'appellante è tenuto a fornire assistenza solo a titolo sussidiario,
nella misura in cui, dopo avere sop­perito al fabbisogno proprio e a quello in
denaro dei figli suoi, disponga ancora di mezzi (sentenza del Tribunale
federale inc. 5C.82/2004 del 14 luglio 2004, consid. 3.2 con rinvio a DTF 66 I
170; Hegnauer, op. cit., n.
21, 22, 47 e 52 ad art. 278 CC). Alle necessità di J__________ e –
eventualmente – K__________ deve provvedere anzitutto la madre con la propria
quota di eccedenza, oltre che con le rendite completive AI in loro favore e con
eventuali contributi di mantenimento ricevuti dal padre. Altrettanto vale, del
resto, per i figli che l'appellante ha avuto dal primo matrimonio.

 

                                         Quanto al
fabbisogno in denaro di A__________, esso va calcolato – per prassi invalsa
della Camera (Rep. 1994 pag. 298 consid. 5) – in base alle raccomandazioni
pubblica­te dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del
Canton Zurigo, non secondo i minimi esistenziali del diritto esecutivo
(definiti inidonei finanche dal Tribunale federale: sentenza 5P.338/2001 del 5
novembre 2001, consid. 2b). Ora, secondo l'edizione 2005 della relativa tabella
(in: ‹www.ajb.zh.ch›), il fabbisogno in denaro di un figlio fino al 6° anno di
età che vive con un fratello (consanguineo o uterino che sia) ammonta a fr.
1660.– mensili, da cui si devono dedurre fr. 565.– per cura e educazione,
forniti in natura dalla madre. Per quel che è dell'alloggio, se è nota la spesa
effettiva occorre sostituire l'importo tabellare di fr. 320.– con la quota a
carico del genitore affidatario (un terzo per il primo figlio e un quarto per
il secondo: Empfehlungen zur Bemessung von Unter­halts­bei­trä­gen für
Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto). Dandosi una locazione
di fr. 1230.– mensili, in concreto la quota a carico del figlio minore risulta
così di fr. 307.– mensili. Il fabbisogno in denaro di A__________ riesce così,
in definitiva, di fr. 1082.– mensili.

 

                                   9.   Il fabbisogno in denaro di Sa__________, St__________ e R__________,
secondo i principi esposti poc'anzi (consid. 8), può essere valutato come
segue. Per quanto concerne la Sa__________ (1993), il fabbisogno di un figlio
dopo il 13° anno che vive con due fratelli ammonta a fr. 1600.– mensili. Da
tale importo vanno tolti nella fattispecie fr. 95.–, pari alla metà della posta
per cure e educazione, la madre lavorando a metà tempo (Rep. 1996 pag. 119
consid. 5). Quanto al costo dell'alloggio, occorre sostituire l'importo
tabellare di fr. 275.– con la quota della spesa effettiva a carico del genitore
affidatario, ossia fr. 345.– (un terzo di fr. 1030.–: doc. 4), di modo che il
fabbisogno risulta di fr. 1573.– mensili. Per quel che è dei gemelli (1995), il
fabbisogno di un figlio fra il 7° e il 12° anno di età che vive con altri due
fratelli è di fr. 1440.– mensili, cui si devono dedurre fr. 95.– dalla posta
cura e educazione, come pure fr. 40.– e fr. 90.– dalla posta per l'alloggio (un
quarto e un quinto di fr. 1030.– invece dell'importo tabellare di fr. 295.–).
Il fabbisogno di St__________ riesce dunque di fr. 1305.– mensili e quello di R__________
di fr. 1255.– mensili. L'attuale contributo dell'appellante (fr. 411.– ciascuno)
si rivela quindi largamente insufficiente a coprire tali fabbisogni.

 

                                         Né la
madre è in grado di finanziare lo scoperto. Dagli atti risulta infatti che,
senza attività lucrativa al momento del divorzio (doc. A), essa lavora oggi
come cameriera a ore per la __________ di __________ con un grado d'occupazione
attorno al 50% (doc. 4). Retribuita fr. 17.– l'ora, fra marzo e dicembre del
2003 essa ha guadagnato una media di fr. 1180.– mensili netti (doc. 6–13).
Considerata l'età dei figli (sopra, consid. 7), essa non può nemmeno essere
tenuta a incrementare l'attività lucrativa. Quanto al suo fabbisogno minimo,
esso può essere calcolato in fr. 1790.– mensili (minimo esistenziale del
diritto esecutivo fr. 1250.–, locazione [dedotte le quote che rientrano nel
fabbisogno in denaro dei tre figli] fr. 325.–, premio della cassa malati fr.
215.75: doc. 4). Con un reddito finanche insufficiente a coprire il proprio fabbisogno
minimo, la madre non è quindi in grado di contribuire al mantenimento dei
figli. Dopo il febbraio del 2011 (16° compleanno dei figli minori), essa potrà estendere
la sua attività a tempo pieno, ma ciò andrà fatto valere a tempo debito, fermo
restando che un eventuale miglioramento della situazione del genitore affidatario
deve andare in primo luogo a favore dei figli il cui fabbisogno non risulta interamente
coperto dai contributi dell'altro genitore (sentenza del Tribunale federale
inc. 5C.27/2004 del 30 aprile 2004, consid. 4.2 con rimando a DTF 108 II 83).

 

                                10.   Da tutto quanto precede si evince, in sintesi, la situazione seguente.

                                         reddito (ipotetico) del marito (consid. 5)                fr.
3338.—

                                         reddito
della seconda moglie (consid. 7)               fr. 2732.—

                                                                                                                 fr.
6070.— mensili

                                         fabbisogno
minimo dei coniugi (consid. 6)            fr. 2855.—

                                         fabbisogno
in denaro di A__________ (consid. 8)  fr. 1082.—

                                                                                                                 fr.
3937.— mensili

                                         eccedenza                                                        fr.
2133.— mensili

                                         metà
eccedenza                                                fr. 1066.50 mensili.

 

                                         L'appellante
disporrebbe così di una quota d'eccedenza di fr. 1066.50 mensili da destinare
al mantenimento dei figli nati dal primo matrimonio, mentre la moglie dovrebbe
usare la propria quota per il mantenimento dei suoi figli (sopra, consid. 8).
Il problema è che, ci si fermasse a questo punto, A__________ risulterebbe
indebitamente privilegiato rispetto ai figli nati dal primo matrimonio
dell'appellante.

 

                                11.   L'istante
pretende invero che il fabbisogno in denaro di A__________ vada compreso nel
proprio e, dipartendosi dagli accertamenti del Pretore, calcola tale fabbisogno
in fr. 3879.60 mensili. Contrariamente a quanto egli asserisce, però, il fabbisogno
in denaro di A__________ non è per nulla prioritario rispetto a quello dei
figli nati dal primo matrimonio. Anzi, un simile assunto offenderebbe la
giurisprudenza del Tribunale federale, in ossequio alla quale i figli che hanno
un padre comune hanno diritto nei confronti di lui a un identico livello di
vita e a contributi di mantenimento proporzionalmente uguali per rapporto ai
loro bisogni oggettivi (DTF 120 II 291 consid. 3b/bb; 116 II 114 consid. 4a).
Poco importa che essi vivano insieme al genitore o separati (Rep. 1999 pag. 60
in alto). L'interessato non può quindi pretendere di corrispondere tutto il
necessario al figlio A__________ e nulla ai figli del primo matrimonio. Il
calcolo esposto poc'anzi (consid. 10), pertanto, va adeguato di conseguenza, in
modo da ripartire proporzionalmente fra tutti figli dell'appellante la somma a
disposizione del padre. Ne risulta quanto segue:

 

                                         reddito
(ipotetico) del marito (consid. 5)                fr. 3338.—

                                         reddito
della seconda moglie (consid. 7)               fr. 2732.—

                                                                                                                 fr.
6070.— mensili

                                         fabbisogno
minimo dei coniugi (consid. 6)            fr. 2855.—

                                         eccedenza                                                        fr.
3215.— mensili

                                         metà
eccedenza                                                fr. 1607.50 mensili.

 

                                         Con tale quota l'appellante dovrebbe provvedere ai fabbisogni in
denaro di A__________ (fr. 1082.– mensili:consid. 8), Sa__________ (fr. 1573.–
mensili), St__________ (fr. 1305.– mensili) e R__________ (fr. 1255.– mensili:
consid. 9), che ammontano a complessivi fr. 5215.–, mentre la moglie con la propria
quota dovrebbe far fronte ai fabbisogni di A__________, J__________ ed
eventualmente K__________. Non essendovi risorse sufficienti, la somma a
disposizione dell'istante va ripartita proporzionalmente tra i figli di lui
(FamPra.ch 2001 pag. 648 con rinvio a DTF 127 III 71 consid. 2; Rep. 1999 pag. 152),
secondo il calcolo in appresso:

                                         contributo per Sa__________: fr. 1573.–
x (1607 : 5215) = 485.– mensili (arrotondati);

                                         contributo per St__________: fr. 1305.–
x (1607 : 5215) = 400.– mensili;

                                         contributo per R__________: fr. 1255.– x
(1607 : 5215) = 385.– mensili;

                                         somma
da destinare a A__________: fr. 1082.– x (1607 : 5215) = fr. 335.– mensili.

 

                                         Ne
deriva, in ultima analisi, che nel complesso i contributi di mantenimento in
vigore per i tre figli maggiori (fr. 1235.– mensili) si rivelano finanche
leggermente inferiori a quelli calcolati dianzi (fr. 1270.–). La nuova
situazione familiare dell'appellante non giustifica pertanto alcuna riduzione
dei contributi per i figli nati dal primo matrimonio. Né il (relativo)
miglioramento della situazione economica della madre consente a quest'ultima di
partecipare al mantenimento di tali figli, sgravando il padre (consid. 9). Se
ne conclude che, seppure per motivi diversi, la sentenza impugnata resiste alla
critica.

 

 

                                   II.   Sull'appello
del 5 luglio 2005

 

                                12.   Se i genitori trascurano i propri doveri verso il figlio, il giudice
può ordinare ai loro debitori che facciano i pagamenti, del tutto o in parte,
nelle mani del rappresentante legale del figlio (art. 291 CC). La richiesta può
emanare dal figlio o – nel caso dell'art. 289 cpv. 1 CC – dall'ente pubblico (Hegnauer in: Berner Kommentar, edizione
1997, n. 10 ad art. 291 CC). Per salvaguardare il diritto del minorenne al mantenimento,
inoltre, il genitore che detiene l'autorità parentale può agire in proprio nome,
come sostituto processuale del figlio (Hegnauer,
op. cit., n. 126 ad art. 279/280 CC). La procedura è quella sommaria
contenziosa di camera di consiglio (art. 4 cpv. 1 n. 1b e art. 5 LAC), in esito
alla quale il giudice statuisce con sentenza impugnabile entro 10 giorni (art.
370 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie il convenuto ha ritirato la sentenza del
Pretore supplente il 30 giugno 2005. Il termine d'impugnazione sarebbe scaduto
pertanto la domenica 10 luglio 2005 e si sarebbe protratto all'indomani (art. 2
cpv. 3 della legge che disciplina la scadenza dei termini di diritto cantonale:
RL 3.3.4.1). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                13.   Il
Pretore supplente, rammentato che l'azione intesa alla riduzione dei contributi
in favore dei figli è stata respinta il 10 gennaio 2005, ha ritenuto seria la
trascuranza degli obblighi di mantenimento da parte del debitore, il quale non
ha mai versato contributi e pretende di non poterne erogare nemmeno in futuro.
Considerato che nulla è mutato nella situazione finanziaria di lui rispetto al
momento in cui è stata emanata la sentenza predetta, egli ha decretato la
trattenuta dell'importo di fr. 1235.– fissato nella sentenza di divorzio (art.
291 CC). L'appellante asserisce che quest'ultimo provvedimento deve rispettare,
in applicazione analogica dell'art. 93 LEF, l'impignorabilità dei redditi che
servono a garantire il minimo vitale di lui e non può essere commisurato al
reddito ipotetico, ma solo al reddito effettivamente conseguito di fr. 2578.05 mensili
netti. Inoltre egli accampa un fabbisogno minimo di almeno fr. 3158.35 mensili,
oltre agli oneri di man­tenimento per i figli nati dal primo matrimonio della
moglie, il che non lascerebbe spazio a trattenute, se non limitatamente agli assegni
familiari da lui percepiti (fr. 549.– mensili). In ogni modo, a suo parere, la
trattenuta non può superare fr. 1026.– mensili, visto che nella sentenza del 10
gennaio 2005 è stato accertato un suo reddito ipotetico inferiore di fr. 209.–
mensili rispetto a quello considerato nella sentenza di divorzio.

 

                                14.   Secondo
giurisprudenza l'avviso ai debitori giusta gli art. 291 o 177 CC costituisce
una misura di esecuzione privilegiata sui generis (DTF 110 II 13 consid.
1d e 1e; 130 III 492 consid. 1.3 con rimandi), cui si applicano per analogia i
principi applicabili al pignoramento dei redditi in materia esecutiva (DTF 110
II 15 consid. 4; sentenza del Tribunale federale 5P.414/2004 del 21 marzo 2005,
consid. 3.3). Sulla questione di sapere se in sede di trattenuta il debitore
possa invocare il diritto di conservare l'equivalente del proprio fabbisogno
minimo non vi è unità di dottrina (Hausheer/Reus­ser/Geiser
in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 9d ad art. 177 CC). Recentemente il
Tribunale federale ha tuttavia avuto modo di precisare che, dandosi una
convenzione fra le parti o una sentenza, di regola la trattenuta va pronunciata
per l'importo fissato in tale titolo. Il giudice dell'avviso ai debitori deve
vegliare tuttavia a che l'obbligato alimentare non sia posto in una situazione
che viola i diritti fondamentali della persona. Ciò non significa che egli
debba riesaminare liberamente il titolo alla base dell'obbligo alimentare, la
sua cognizione dovendosi limitare ai casi in cui, rispetto alle circostanze
prese in considerazione in tale giudizio, la situazione del debitore sia peggiorata
al punto che l'avviso intacchi il di lui fabbisogno minimo (sentenza del
Tribunale federale 5P.138/2004 del 3 maggio 2004, consid. 5.3 con rimandi). La
procedura di trattenuta avendo indole sommaria, l'intervento di tale giudice si
limita in ogni modo ai casi in cui il minimo esistenziale del debitore appaia leso
già a un primo esame, di mera verosimiglianza (in tal senso: I CCA, sentenza
inc. 11.2005.80 del 18 luglio 2005, consid. 5).

 

                                         a)   Nella
fattispecie, la situazione dell'appellante è appena stata riesaminata con pieno
potere cognitivo nell'ambito dell'azione di modifica (consid. 5 a 11). E se
all'obbligato ali­mentare è stato computato un reddito ipotetico, i limiti al
pignoramento dei redditi giusta l'art. 93 LEF non trovano applicazione analogica,
né si comprenderebbe in caso contrario l'utilità di determinare un guadagno
virtuale (Hausheer/Reus­ser/Gei­ser, op.
cit., n. 21 ad art. 177 CC con rimando; contra Bräm in: Zürcher Kommentar, 3ª edizione, n. 23a ad art. 177).
Come si è visto inoltre (consid. 6), nella fattispecie la diminuzione del
reddito dell'interessato non è determinante, dovendosi esaminare l'intera
situazione della nuova famiglia.

 

                                         b)   Quanto
al fabbisogno minimo, l'appellante espone un totale di fr. 3158.35 (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, minimo esistenziale per il
figlio A__________ fr. 500.–, locazione fr. 750.–, spese di riscaldamento fr.
100.–, assicurazione dell'economia domestica e contro la responsabilità civile
fr. 31.05, assicurazione RC auto fr. 33.60, imposta di circolazione fr. 41.–,
spese di benzina fr. 200.–, premio della cassa malati fr. 252.70 mensili),
oltre a fr. 500.– per la partecipazione al mantenimento dei figli nati dal
primo matrimonio della moglie. Ora, sul fabbisogno minimo dell'interessato ci
si è già diffusi (consid. 7 e 8c). Dagli atti emerge invero che il 

                                               1°
febbraio 2005 l'appellante ha locato un nuovo appartamento di 4½ locali a __________
per un costo di fr. 2000.– mensili, oltre a un acconto sulle spese accessorie
di fr. 200.– (doc. 1). Egli non assume tuttavia che la precedente sistemazione
fosse inadeguata. Per di più, dato il mercato dell'alloggio nella regione, egli
avrebbe potuto reperire un'abitazione dignitosa a una pigione più consona alle
sue possibilità. Considerata la sua precaria situazione finanziaria, tale
scelta pregiudica il mantenimento dei figli nati  dal primo matrimonio e non
merita tutela.

 

                                         c)   Per
il rimanente, l'interessato non contesta l'inadempimento dell'obbligo di mantenimento
verso i figli. E dagli atti risulta che in effetti egli non ha mai versato nulla,
sicché la madre ha ormai esaurito il diritto a ottenere l'anticipo dei
contributi da parte dell'autorità (doc. A). Come ha rilevato il Pretore
supplente, la trascuranza dell'obbligo alimentare è dunque seria (Hausheer/Reusser/Geiser, op. cit., n. 8
ad art. 177 CC). Ne segue che l'appello, inconsistente, è destinato all'insuccesso.

 

                                  III.   Sulle
spese e le ripetibili

 

                                15.   Gli
oneri dei due ricorsi seguono la soccombenza dell'appellante (art. 148 cpv. 1
CPC), mentre non si giustifica di attribuire ripetibili alla controparte, cui i
memoriali non sono stati intimati e non hanno causa­to costi apprezzabili.
Quanto alle richieste di assistenza giudiziaria dell'interessato, esse non
possono essere accolte. Il beneficio dell'art. 3 cpv. 1 Lag presuppone che la
procedura non sia sfornita per il richiedente di esito favorevole (art. 14 cpv.
1 lett. a Lag). In concreto gli appelli apparivano senza probabilità di buon
diritto fin dall'inizio, tant'è che non sono stati notificati alla controparte.
Certo, questa Camera ha sostanzialmen­te rielaborato le motivazioni della
sentenza 10 gennaio 2005, ma per ragioni che l'appellante non ha neppure accennato.
Della difficile situazione in cui l'appellante versa si terrà conto, nondimeno,
moderando volutamente l'ammontare della tassa di giustizia.

 

Per questi motivi

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC

 

e vista sulle spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
del 21 gennaio 2005 è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
di tale appello, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 300.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
350.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   L'appello
del 5 luglio 2005 è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   4.   Gli oneri
di tale appello, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 200.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   5.   Le
richieste di assistenza giudiziaria presentate dall'appellante sono respinte.

 

                                   6.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione:

                                         – , 
(dispositivo n. 3);

                                         – .

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria