# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1705f8aa-8edc-58c8-b734-9b8556ba37d8
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-10-10
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 10.10.2012 RH.2012.12
**Docket/Reference:** RH.2012.12
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RH-2012-12_2012-10-10

## Full Text

Estradizione alla Romania. Ordine di arresto in vista di estradizione (Art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Estradizione alla Romania. Ordine di arresto in vista di estradizione (Art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Estradizione alla Romania. Ordine di arresto in vista di estradizione (Art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Estradizione alla Romania. Ordine di arresto in vista di estradizione (Art. 48 cpv. 2 AIMP).

Sentenza del 10 ottobre 2012 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Emanuel Hochstrasser e Tito Ponti,  

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Edy Salmina,  

 

Ricorrente 

 

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Estradizione alla Romania 

 

Ordine di arresto in vista di estradizione (Art. 48 cpv. 2 

AIMP) 

 

 

 

      
 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RH.2012.12+RP.2012.62 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Con sentenza del 6 novembre 2006 il Tribunale di Vrancea, Romania, ha 

condannato A. nato il 27 settembre 1987, alla pena di 3 anni e 6 mesi di de-

tenzione per il reato di rapina ai sensi dell'art. 211 del Codice penale rume-

no. 

 

 

B. Mediante segnalazione del 17 novembre 2010 SIRENE Romania ha chiesto 

alle competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio in vista di estradizione 

di A.. 

 

 

C. In data 17 settembre 2012 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) ha 

emesso un'ordinanza di arresto provvisorio trasmessa al Comando della Po-

lizia cantonale ticinese, sfociata nel fermo dell'estradando di medesima data. 

Nell'ambito dell'interrogatorio al cospetto del Procuratore Generale del Can-

tone Ticino, A. ha confermato di essere la persona ricercata dalle autorità 

rumene, opponendosi tuttavia alla sua estradizione in via semplificata alla 

Romania. Mediante due messaggi SIRENE, entrambi del 17 settem-

bre 2012, la Romania ha confermato la richiesta di arresto del ricorrente. In 

data 18 settembre 2012 l'UFG ha quindi emesso nei suoi confronti un ordine 

di arresto ai fini di estradizione.  

 

 

D. Con ricorso del 25 settembre 2012 alla Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale, A. postula, in via principale, la sua incondizionata ed imme-

diata scarcerazione, e in via subordinata chiede che la stessa sia subordina-

ta a delle misure sostitutive, per la scelta delle quali si rimette al giudizio di 

questa Corte. Contestualmente egli postula la concessione dell'assistenza 

giudiziaria gratuita. 

 

 

E. Con osservazioni del 2 ottobre 2012 l'UFG postula la reiezione del gravame, 

con argomenti che verranno ripresi, nella misura del necessario all'emana-

zione del presente giudizio, nei successivi considerandi in diritto. Con replica 

del 4 ottobre 2012 il ricorrente si è sostanzialmente riconfermato nelle pro-

prie conclusioni formulate in sede di ricorso. 

 

 

 

 

 

- 3 - 
 
 

 Diritto: 

 

1.  

1.1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione 

delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in relazione 

con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale in mate-

ria penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 1 del rego-

lamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 

RS 173.713.161, nuovo testo giusta il n. I dell'ordinanza del 23 agosto 2011, 

RU 2011 4495), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui re-

clami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro dieci 

giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2 AIMP), il 

gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradando è pacifica. 

 

1.2. L'estradizione fra la Romania e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta 

dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; 

RS 0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese ed il 

9 dicembre 1997 per la Romania, dal relativo Protocollo addizionale del 

15 ottobre 1975 nonché dal Secondo Protocollo addizionale del 17 mar-

zo 1978, entrambi entrati in vigore il 9 giugno 1985 per la Svizzera ed il 

9 dicembre 1997 per la Romania (RS 0.353.11 e 0.353.12). 

 

1.3. Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto na-

zionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale (co-

siddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa ordi-

nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 130 II 337 consid. 1; 

128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 

consid. 2, 373 consid. 1a). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali 

(DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 

 

2.  

2.1. Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti della 

Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo ri-

cercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla doman-

da conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato 

sull'art. 48 cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi, a 

questo stadio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma so-

lamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estradizio-

ne (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108 consid. 

3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, Basile-

a/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative a prete-

se irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione, come pure 

http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F130-II-337%3Ait&number_of_ranks=0#page337
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F123-II-595%3Ait&number_of_ranks=0#page595

- 4 - 
 
 

alla sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente nell'ambito 

della procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 

119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in prima istanza e, in 

sede di ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in seguito, in ultima 

istanza e alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il Tribunale federale 

(v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giurisprudenza, durante tut-

ta la procedura di estradizione la carcerazione della persona perseguita costi-

tuisce la regola mentre la scarcerazione rimane l’eccezione (DTF 130 II 306 

consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 

58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire 

internationale en matière pénale, 3a ed., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. 

nonché n. 350 pag. 326 e seg.; STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, 

tesi Zurigo 2002, pag. 57). L’ordine di arresto in vista di estradizione può tut-

tavia essere annullato, rispettivamente la liberazione ordinata, segnatamente 

se è verosimile che la persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né 

comprometterà l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 

159), se essa può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b 

AIMP), se le sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri 

motivi lo giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i 

documenti a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1 

AIMP) o ancora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile 

(art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano 

l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve 

essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio l’impegno 

assunto dalla Svizzera di consegnare – ove la domanda di estradizione sia 

accolta e cresciuta in giudicato – le persone perseguite dallo Stato che ne ha 

fatto la richiesta (art. 1 CEEstr). In questo senso, la liberazione provvisoria 

dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condizioni più rigorose di 

quelle applicabili in materia di carcere preventivo (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 

111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c). 

 

2.2. La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione  

estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 

306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo di 

negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera erano in-

discussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da diciotto 

anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e otto anni, 

entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Ticino), essendo 

stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna a una pena pri-

vativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanziarie in cui l'inte-

ressato lasciava la moglie e i figli permettevano di considerare che il rischio di 

fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scongiurato tramite l'ado-

zione di misure sostitutive (sentenza 8G.45/2001 del 15 agosto 2001, con-

sid. 3a). Tenuto conto di questa giurisprudenza, il Tribunale penale federale 

- 5 - 
 
 

ha quindi confermato l'esistenza del pericolo di fuga nel caso di una persona 

perseguita con moglie, due bambini (di sette anni e mezzo e due anni e mez-

zo) e altri parenti in Svizzera (sentenza BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, 

consid. 2.2.2). Medesimo esito nel caso di una persona ininterrottamente re-

sidente in Svizzera per dieci anni, con moglie e quattro bambini, di un anno e 

mezzo, tre, otto e diciotto anni (sentenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, con-

sid. 2.3) e in quello di una persona ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, 

con la sua partner e gli amici più stretti (sentenza BH.2006.4 del 

21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In una sentenza del 24 novembre 2009 il Tri-

bunale penale federale ha per contro ordinato la liberazione di un uomo di 76 

anni residente in Francia accusato negli Stati Uniti di aver commesso in quel 

Paese, nel 1978, atti sessuali con una minorenne, e adottato misure sostituti-

ve della detenzione (sentenza del Tribunale penale federale RR.2009.329, 

parzialmente pubblicata in RStrS - BJP 1/2010 pag. 9). In quell'occasione, 

l'autorità giudicante ha considerato che il pericolo di fuga non era così marca-

to da impedire l'adozione di misure sostitutive della detenzione (v. ibidem 

consid. 6.3). Visto anche che la pena massima comminabile all'estero era di 

due anni di prigione, il Tribunale ha ritenuto che il pagamento di una elevata 

cauzione corrispondente alla metà dei beni patrimoniali dell'estradando, uni-

tamente all'utilizzo di un braccialetto elettronico ("Electronic Monitoring"; 

sull'applicabilità di questo sistema di sorveglianza v. DTF 136 IV 20; v. inoltre 

NATHALIE BERLOVAN, L'electronic monitoring en Suisse, in Jusletter 19 mar-

zo 2012), costituivano misure atte a scongiurare il pericolo di fuga (v. senten-

za RR.2009.329 consid. 6.6.6). Parimenti, il Tribunale federale ha ordinato la 

liberazione di una donna americana di 47 anni residente a Zurigo dal 1955, 

con stretti legami affettivi e professionali in Svizzera. L'Alta Corte ha conside-

rato che le precarie condizioni di salute della donna, unitamente al fatto che 

la stessa, una volta al corrente dell'inchiesta penale in Italia e dell'ordine di 

arresto spiccato nei suoi confronti dalle autorità di quel Paese, non abbia in-

trapreso nulla per lasciare la Svizzera, fossero elementi importanti per con-

cludere che il pericolo di fuga era estremamente esiguo. Quest'ultimo è stato 

in definitiva scongiurato con l'adozione di misure sostitutive quali il deposito di 

una cauzione di fr. 50'000.- nonché la consegna dei documenti d'identità 

(v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 3c). 

 

2.3. La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro normativo 

generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di do-

mandarlo e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale do-

manda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). Applicabile 

è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 22). Dopo 

aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, rispettiva-

mente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presentata col 

prescritto corredo (art. 16 n. 4, prima frase), la Convenzione precisa (ibidem, 

seconda frase) che, tuttavia, la liberazione provvisoria è sempre possibile "in 

- 6 - 
 
 

quanto la Parte richiesta prenda tutte le misure da essa ritenute necessarie 

per evitare la fuga dell'individuo richiesto". 

 

 

3.  

3.1. Nel suo ricorso, l'insorgente sostiene che il comportamento da egli già dimo-

strato nell'ambito di una precedente procedura estradizionale che lo ha visto 

coinvolto in Italia  - e nel contesto della quale ha scontato qualche giorno di 

detenzione prima di essere rilasciato con obbligo di firma - sarebbe significa-

tivo in questa sede della sua intenzione di non sottrarsi alle sorti della proce-

dura di estradizione. In altre parole, il fatto che il ricorrente abbia già atteso in 

libertà, al beneficio di misure sostitutive alla detenzione, l'evolversi di una 

procedura estradizionale senza darsi alla fuga, costituirebbe motivo sufficien-

te per ritenere che egli si comporterebbe allo stesso modo in questa situazio-

ne. Inoltre, a mente del ricorrente, l'efficacia del sistema SIRENE e la collabo-

razione tra autorità a livello europeo sarebbero elementi certamente dissuasi-

vi, ritenuto che un'eventuale fuga terminerebbe, con ogni probabilità, con un 

nuovo arresto in un altro Paese, da cui l'inutilità di una simile scelta. Infine, la 

condanna a tre anni e sei mesi di carcere non costituirebbe una pena di im-

portanza tale da far presumere che il ricorrente vi si sottragga mediante la fu-

ga.  

 

3.2. Nel caso concreto, questa Corte non ritiene siano dati i presupposti per dero-

gare al regime restrittivo vigente in materia di detenzione estradizionale, e 

porre quindi il ricorrente in libertà, al beneficio di misure sostitutive. La totale 

assenza di legami con la Svizzera fanno apparire il rischio di fuga come  

estremamente elevato, il quale non può che essere scongiurato tramite la 

carcerazione del ricorrente. Occorre infatti rilevare che A. non ha in Svizzera 

né la propria residenza (o dimora) né il proprio posto di lavoro, né alcun le-

game di tipo famigliare o affettivo. Egli risiede in Italia, più precisamente a 

Roma, e ivi esercita la propria attività professionale in qualità di artista circen-

se. E' proprio con particolare riferimento all'Italia, paese nel quale può co-

munque disporre di una serie di conoscenze e contatti e al quale potrebbe 

accedere con relativa facilità, che deve essere valutato il rischio di fuga nella 

presente fattispecie. Il fatto che il ricorrente, confrontato ad una situazione 

simile, non si sia sottratto con la fuga alle sorti del procedimento, non può co-

stituire motivo, in questa sede, per concedere analogo trattamento. Le due si-

tuazioni, infatti, se possono essere considerate simili con riferimento al tipo di 

procedimento e alle sue finalità, si differenziano in maniera sostanziale pro-

prio in merito alla questione della carcerazione, che in Svizzera obbedisce a 

precise norme e ad un preciso orientamento giurisprudenziale (v. consid. 2.2. 

supra) al quale non può essere derogato adducendo motivazioni sviluppate in 

tutt'altro contesto e riferibili ad un quadro normativo e giurisprudenziale non 

necessariamente simile. Senza considerare che non sono noti, a questa Cor-

- 7 - 
 
 

te, i motivi che hanno indotto i giudici italiani a concedere allora la libertà al ri-

corrente. Motivi che, come visto, non necessariamente sarebbero applicabili 

mutatis mutandis nell'ambito della presente procedura. A prescindere da ciò, 

il comportamento tenuto dal ricorrente in quell'occasione non costituisce co-

munque un indizio sufficientemente sicuro del fatto che egli, in Svizzera, non 

sarebbe incline alla fuga, ritenuta l'assenza di qualsivoglia legame con il terri-

torio svizzero, a differenza, invece, di quanto avvenuto in Italia, paese nel 

quale il ricorrente risiede con la propria compagna e ivi esercita la propria at-

tività professionale, ciò che rende le due situazioni sostanzialmente differenti 

e non paragonabili. L'esame della detenzione in vista di estradizione del ricor-

rente deve riferirsi esclusivamente alle circostanze e agli elementi propri del 

caso concreto, senza procedere a forzate analogie. La giurisprudenza ri-

chiamata dal ricorrente non può del resto essergli di maggiore aiuto. Nella 

sentenza del 14 novembre 2011 (8G.76/2001) l'Alta Corte non si era limitata 

alla sola analisi del comportamento della ricorrente, la quale a conoscenza 

dell'inchiesta avviata nei suoi confronti e dell'ordine di arresto spiccato dalle 

autorità italiane non avrebbe fatto nulla per lasciare la Svizzera, ma era giun-

ta alla conclusione di concedere la liberazione anche e soprattutto in conside-

razione degli stretti legami affettivi e professionali della donna con la Svizzera 

e delle sue precarie condizioni di salute. In altre parole, l'attitudine di una per-

sona confrontata con un procedimento penale può certo essere utilizzata co-

me indizio circa la sua propensione alla fuga, ma quest'aspetto, preso singo-

larmente, non basta a fondare una prognosi favorevole. Scopo della deten-

zione estradizionale è quello di mantenere intatta, sino alla decisione d'estra-

dizione, la possibilità, se le condizioni sono adempiute, di consegnare l'estra-

dando allo Stato richiedente, ciò che neI caso concreto non può che avvenire 

mediante la carcerazione del ricorrente. 

 

3.3. Sulla base dell'incarto, non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero 

di ordinare la scarcerazione dell'estradando. In particolare, contrariamente a 

quanto sostiene l'insorgente, la durata della pena di 3 anni e 6 mesi di carce-

re a lui inflitta in Romania, non appare di così lieve entità da poterlo dissuade-

re dalla latitanza, ritenuto in particolar modo il fatto che la stessa è da espiare 

integralmente (cfr. a tal proposito DTF 117 IV 359, consid. 2b). In definitiva, 

sussistendo un reale pericolo di fuga in ragione dell'assenza di legami col ter-

ritorio svizzero e in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi risultati ma 

meno incisiva nei confronti dell’interessato, il provvedimento impugnato non 

può essere considerato lesivo del principio della proporzionalità. Non vi è 

quindi ragione di scarcerare l'estradando ordinando misure cautelari sostituti-

ve. In particolare, per sua stessa ammissione, il ricorrente non dispone di ri-

sorse sufficienti per offrire un'adeguata cauzione in grado di dissuaderlo dalla 

fuga.  

 

 

- 8 - 
 
 

4.  

4.1. Il ricorrente chiede altresì di essere posto al beneficio del gratuito patrocinio. 

 

4.2. La persona perseguita può designare un patrocinatore. Se vi prescinde o non 

è in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, le è nominato un 

patrocinatore d’ufficio (art. 21 cpv. 1 AIMP). Se una parte non dispone dei 

mezzi necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità di 

successo, l’autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell’istruzione la 

dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle spe-

se processuali (art. 65 cpv. 1 PA applicabile in virtù dell'art. 39 cpv. 2 lett. b 

LOAP). Se è necessario per tutelare i diritti di tale parte, l’autorità di ricorso, il 

suo presidente o il giudice dell’istruzione le designa inoltre un avvocato 

(art. 65 cpv. 2 PA). 

 

4.3. Nel caso concreto, il ricorrente ha scarsamente allegato e documentato la 

sua difficile situazione finanziaria (v. incarto RP.2012.62, act. 2.1), la quale ri-

sulta tuttavia credibile, in considerazione della sua giovane età e della pro-

fessione svolta. Tuttavia il ricorso, alla luce dei principi giurisprudenziali appli-

cabili in ambito di detenzione estradizionale e della totale assenza di legami 

del ricorrente con la Svizzera, appariva sin dal principio privo di probabilità di 

successo, cosicché il postulato gratuito patrocinio ai sensi dell'art. 65 PA de-

ve essere respinto.  

 

 

5. In conclusione, il ricorso è respinto. Le spese seguono la soccombenza 

(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 

20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). 

La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis 

PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli 

emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 

(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 500.--. 

 

 

- 9 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 500.-- è posta a carico del ricorrente.  

 
 
Bellinzona, l'11 ottobre 2012 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:  Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Edy Salmina  

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o 
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali deci-
sioni non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF). 
 
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali notif i-
cate separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcera-
zione in vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un pregiudizio 
irreparabile o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale 
consentendo di evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF). Se non è 
data facoltà di ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 e 2 LTF 
o se tale facoltà non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate mediante ricorso 
contro la decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 cpv. 3 LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile 
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolar-
mente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari 
principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF). 
 

Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo 
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).