# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a651920e-fba9-518c-9f2a-8bf947d0346e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-01-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.01.2006 34.2004.55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2004-55_2006-01-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2004.55

   

  FC/BS/ss

  	
  Lugano

  23 gennaio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 2 novembre
2004 di

 

	
   

  	
  AT 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  CV 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di previdenza professionale

  

 

 

 

ritenuto,                           in fatto

 

                               1.1.   La AT 1 è una
ditta specializzata nel ramo edilizio con sede a __________. 

                                         Ai fini
dell’attuazione della previdenza professionale a favore dei suoi dipendenti,
con effetto a decorrere dal 1° gennaio 1992, la AT 1 si è originariamente affiliata
alla __________ (Fondazione di previdenza del 2° pilastro del __________) sottoscrivendo
in data 15 aprile 1992 la relativa convenzione d'adesione (doc.GG, LII). A seguito
delle cessioni operate dal Gruppo __________, la società si è affiliata alla CV
1 di __________ (in seguito Fondazione). Per garantire l’adempimento dei suoi
obblighi la Fondazione ha a sua volta stipulato con la CV 1, la __________ e l’__________
un contratto d’assicurazione collettiva valido con effetto dal 1. gennaio 1997
(doc. 68).

 

                               1.2.   Nel corso
degli anni e in particolare a far tempo dal 1999 la AT 1 ha accumulato uno
scoperto nel pagamento dei contributi dovuti e scaduti ammontante, nel maggio
2000, a

fr. 1'103'136, importo oggetto di diversi richiami da parte della Fondazione e
dell’avvio di una procedura esecutiva con intimazione del precetto esecutivo n.
__________.

 

                                         In
seguito, 30 novembre/20 dicembre 2000, le parti hanno sottoscritto una
convenzione di pagamento in base alla quale la AT 1 riconosceva di essere
debitrice di un importo di fr. 1'086'367.20 oltre interessi, pari allo scoperto
maturato sino alla fine del 2000 e assicurava il rientro del debito mediante
pagamenti rateali (doc. 2). Visto il solo parziale rispetto della citata
convenzione da parte della debitrice, la fondazione in data 25 giugno 2001 ha
nuovamente sollecitato il versamento di fr. 1'200'546.89, pari al debito
maturato sino al 30 giugno 2001, e per tale importo fatto intimare un nuovo
precetto esecutivo (n. __________; doc. 6).

                                         In
seguito la AT 1 ha proceduto a diversi pagamenti parziali e in data 5 luglio
2001 nuovamente riconosciuto il debito nei confronti dell'istituto di
previdenza (doc. 4).

 

                               1.3.   Considerato
come al 28 luglio 2001 il credito vantato dalla Fondazione ammontasse a fr. 1'200'546.89,
in data 2 ottobre 2001 la creditrice ha chiesto il rigetto dell'opposizione al
PE 

                                         n.
__________ nella misura di fr. 1'100'546.90 (doc. 7). 

                                         A seguito
del ritiro dell'opposizione da parte della debitrice   

                                         (doc. 8),
fra le parti sono intercorse trattative finalizzate a concordare il rientro del
debito (doc. 10) e in data 27 giugno 2002 la Fondazione ha disdetto la
convenzione d'affiliazione con effetto a decorrere dal 31 dicembre 2002 (doc. A/18).

                                         Intimata
in data 2 agosto 2002 la comminatoria di fallimento per 

                                         fr. 725'756.90
e inoltrata la relativa istanza di fallimento il successivo 18 ottobre 2002 per
fr. 625'756.90 (doc. 13), con lettera del 21 gennaio 2003, la AT 1 ha proposto
di pagare lo scoperto di fr. 625'756.90 mediante quattro versamenti parziali
(doc. 15) e in data 3 febbraio 2003 ha formalmente riconosciuto di essere
debitrice nei confronti della Fondazione nella misura di fr. 1'630.677.75 (pari a fr. 1'459'902 per premi scaduti e 

                                         fr. 170'755.30
per interessi e spese) (doc. 16, A/14). Il giorno seguente, il 4 febbraio 2003,
la debitrice ha ulteriormente riconosciuto il debito e promesso di solvere al
più presto una somma di fr. 500'000, versamento questo poi effettivamente
eseguito, assicurando nel contempo l'impegno a versare il saldo di fr. 1'130'677.75
(doc. 17).

                                         La
Fondazione ha quindi ritirato l'istanza di fallimento in data 

                                         10
febbraio 2003 (doc. 20) e con lettere del 17 febbraio e 

                                         8 maggio
2003 ha ribadito Io scoperto, da versare entro il 30 aprile seguente, di fr. 1'130'677.75
(fr. 1'063'649.90 oltre interessi) (doc. 22, 23).

 

                               1.4.   Considerato
come la debitrice non ottemperò in seguito all'impegno preso, nemmeno a seguito
dei solleciti intimati dalla creditrice, in data 13 maggio 2003 la Fondazione
ha fatto spiccare un nuovo PE n. __________ per l'importo di fr. 1'130.677.75
oltre interessi al 5% dal 1. gennaio 2003, al quale l'escussa ha interposto
opposizione (doc. 24).

 

                               1.5.   Con istanza
del 16 giugno 2003 la Fondazione ha postulato il rigetto provvisorio dell'opposizione
interposta al PE __________. Detta istanza è stata accolta dal Pretore di __________,
il quale, con giudizio 12 ottobre 2004, ha pronunciato il rigetto provvisorio
dell'opposizione al precetto esecutivo notificato nei confronti della AT 1 accollando
a quest'ultima fr. 1’500 di tassa di giustizia e fr. 7’000 a titolo di
indennità di ripetibili (doc. A, XXXVII).

                                         Nel
frattempo, con lettera del 3 dicembre 2003, la AT 1 aveva contestato il debito
vantato dalla Fondazione invocando un errore (doc. A/7).

  

                               1.6.   Con
petizione 2 novembre 2004 al TCA nei confronti della CV 1, la AT 1, assistita
dall'avv. RA 1, ha chiesto:

 

" 
(...)

I.       IN VIA PRINCIPALE

 

1.      La petizione 01.11.2004 della AT 1 è
accolta.

 

         Di conseguenza:

 

         1.1
 è accertata l'inesistenza del credito posto in esecuzione dalla CV 1, __________
per Fr. 1'130'677,75 con PE n. ro __________ dell'UEF di __________;

 

         1.2
 è fatto ordine all'UEF di __________ di cancellare il PE succitato;

 

         1.3
 la CV 1, __________, è condannata a versare alla AT 1 l'importo di Fr.
1'394'974,62 oltre a interessi al 5,5 % a partire dal 01.01.2003.

 

                subordinatamente:

 

         1.3
 la CV 1, __________, è condannata a versare alla __________, Istituto
previdenza LPP, l'importo di Fr. 1'394'974,62 da conteggiare a favore della AT
1, __________, oltre a interessi al 5,5 % a partire dal 01.01.2003.

 

 

2.
     Protestate spese e ripetibili per questo incarto come per il procedimento
di rigetto provvisorio dell'opposizione,

inc. __________ __________ Pretura di __________.

 

II.
     IN VIA SUBORDINATA (qualora il credito di Fr. 1'063'649.90 a favore della
convenuta venisse ammesso);

 

 

1.             La
petizione 02.11.2004 della AT 1 è parzialmente accolto.

 

         Di conseguenza:

 

         1.1
 il credito posto in esecuzione dalla CV 1, __________ (ridotto a

Fr. 1'063'649,90) è estinto per compensazione con il credito di Fr.
1'394'974,62 esistente a favore della AT 1 nei confronti della controparte;

 

         1.2
 la CV 1, __________, è condannata a versare alla AT 1 l'importo di Fr.
331'324,72 oltre a interessi al 5,5 % a partire dal 01.01.2003

 

                subordinatamente:

 

         1.2
 la CV 1, __________, è condannata a versare alla Fondazione __________,
l'importo di Fr. 331'324,72 da conteggiare a favore della AT 1, __________;
oltre a interessi al 5,5 % a partire dal 01.01.2003;

 

         1.3
 è fatto ordine all'UEF di __________ di cancellare il PE

n. ro __________;

 

 

2.
     Protestate spese e ripetibili per questo incarto come per il procedimento
di rigetto provvisorio dell'opposizione, inc. __________ __________ Pretura di __________."
(Doc. I, pag. 9-11)

 

                                         A
motivazione delle proprie domande ha fatto, tra l'altro, valere:

 

"  (...)

4.   Come
accennato poc'anzi, a seguito della disdetta del contratto di previdenza
professionale che legava le parti (confermata nel

doc. D), la convenuta ha instaurato un nuovo rapporto di previdenza con la
fondazione LPP della compagnia d'assicurazioni __________, __________ doc. E).

 

Alla convenuta
incombeva pertanto l'obbligo di trapassare alla nuova compagnia gli averi
previdenziali da lei gestiti, con valuta 31.12.2002; trattasi principalmente
del capitale di risparmio, del conto d'attesa di libero passaggio e del
capitale accumulato alla voce "misure speciali".

Se vi fossero stati
crediti vantanti dalla convenuta nei confronti dell'attrice, questi avrebbero
fatto parte dei diritti da trapassare alla nuova fondazione.

Ne consegue che la
convenuta, visto il passaggio di consegne al nuovo assicuratore, non possedeva
più un valido titolo di credito e quindi legittimazione attiva per promuovere
la pratica esecutiva citata in ingresso. Essa non poteva pertanto procedere
all'incasso in nome e per conto proprio, non essendo più creditrice. Questo non
è stato ammesso dalla decisione doc. A.

 

      A doppio titolo dunque va accertata
l'inesistenza del debito:

 

      -    il debito in quanto tale non esiste;

      -    la convenuta non ne sarebbe comunque
la creditrice.

 

      Ne discende la necessità della presente
azione.

 

Come risulta dai
conteggi allestiti dalla convenuta medesima (vedasi in particolare i doc. D, F
e H qui allegati), essa trapassò alla Fondazione __________ solamente quanto da
lei detenuto ed amministrato sotto le voci esposte in precedenza (capitale di
risparmio ecc.).

Ne consegue che, non
essendo stato versato un importo comprendente anche i premi previdenziali posti
in esecuzione col PE doc. T, la convenuta non è più legittimata ad alcun titolo
all'incasso dei medesimi.

 

Ma se anche, per
denegata ipotesi, la convenuta avesse versato più di quanto in effetti da lei
incassato, dato che, per i motivi esposti ai prossimi punti, in ogni caso
l'ammanco a carico dell'attrice non esisteva, essa (la convenuta) avrebbe
dovuto rifarsi sulla Fondazione __________ per indebito arricchimento
(derivante dalla somma trapassata in eccesso), ciò che però non è più possibile
essendo trascorso il termine di cui all'art. 67 CO).

 

La convenuta ha
disdetto il contratto, trapassando (quindi cedendo) ogni avere (crediti ed
accessori) alla nuova compagnia. Dal momento della disdetta in poi è decaduto
ogni (reale o presunto) credito a suo favore nei confronti dell'attrice.

 

A conferma di una
cessione globale vi è il fatto che la convenuta considerò trapassati al nuovo
Istituto di previdenza anche i casi già sfociati in una rendita, ciò che non
era ammissibile e che la costrinse a riprenderli a proprio carico (vedasi i
doc. I, L, M, N).

 

La convenuta (con il
nuovo contratto di previdenza) ha ceduto alla nuova compagnia gli averi LPP
propri dell'attrice e dei suoi dipendenti; sono quindi passati oneri e diritti
(fatti salvi i succitati casi già aperti di rendite assicurative versate ai
dipendenti, che rimangono per legge a carico della CV 1).

Nel caso che ci
occupa, dunque, al di là dell'esistenza o no di un credito per premi scoperti,
in ogni caso dal 01.01.2003 la convenuta perse qualsiasi legittimazione all'incasso
di premi arretrati.

 

In difetto di un
mandato d'incasso conferitole appositamente dalla Fondazione __________, essa
non possedeva nemmeno tali facoltà in via indiretta. Pertanto, non possiede più
alcun titolo per procedere all'incasso del presunto credito.

 

(...)

 

5.
  Oltre a non esistere legittimazione attiva per promuovere l'incasso, non
esiste comunque nemmeno il credito e ciò per vari motivi, ognuno dei quali è
atto ad annullare, rispettivamente a dimostrare l'inesistenza di qualsiasi credito
della convenuta nei confronti dell'attrice.

 

      5.1
    Nei conteggi contabili allestiti dall'istante medesima (vedasi il doc. F)
al conto n. ro 190000 si riporta una perdita di 

Fr. 578'247.67 del tutto ingiustificata e che nemmeno l'istante ha più
fatto valere nei confronti dell'attrice con i conteggi. Ne consegue che nel
totale degli averi da trapassare alla Fondazione __________ detto importo
andava aggiunto.

 

Successivamente
all'allestimento del doc. F, l'attrice versò alla convenuta un importo totale
superiore a Fr. 500'000.--. Questo trova conferma nel doc. S (presentato quale
doc. C dalla convenuta nella procedura di rigetto dell'opposizione). Ne
consegue che il credito (in capitale) teorico era di

Fr. 1'063'649.90 mentre la decisione doc. A ha erroneamente rigettato
l'opposizione per tutto l'importo posto in esecuzione con il PE doc. U.

Abbiamo
pertanto una differenza di Fr. 67'027.85 che va dedotta dal credito posto in
esecuzione.

 

Ecco allora che,
quand'anche (per denegata ipotesi) il conteggio finale allestito dalla
convenuta fosse esatto e fossimo quindi in presenza di premi scoperti per un
totale di Fr. 1'063'649,90, questa somma sarebbe compensata dai crediti a
favore dell'attrice, vale a dire:

 

                -    compenso perdite gestione:                   Fr.
    578'247.67

                -    averi in deposito presso

                    convenuta a titolo
"misure speciali"        Fr.     755'768.60

                -    interessi di mora                                     Fr.
      60'958.35

 

                TOTALE                                                      Fr.   1'394'974.62

 

rimanendo addirittura
un saldo di Fr. 331'324,72 a favore dell'attrice (oltre ad interessi
del 5,5 % su

Fr. 1'334'016'27 a partire dal 01.01.2003; gli interessi vengono infatti
calcolati solo sui crediti in capitale e non sugli interessi di mora di Fr.
60'958.35).

 

Qualora invece
venisse accertata l'inesistenza del credito della convenuta, esiste un credito
di Fr. 1'334.016.27 a favore dell'attrice.

 

Qualora si
considerasse che il credito in questione facesse parte degli averi che la
convenuta doveva versare alla Fondazione __________, la convenuta va condannata
a versare l'importo a questa Fondazione.

 

      

      5.2
    È dunque stata la complessità della materia (e non la reale esistenza di un
debito) che ha portato la convenuta a sottoscrivere i doc. B ed E, che
l'istante utilizza ora quali riconoscimenti di debito.

I documenti prodotti
dall'attrice (e dalla convenuta medesima nell'ambito del rigetto
dell'opposizione) dimostrano come essa, il suo consigliere signor __________ e
la Fondazione __________ medesima poterono rendersi conto solo in data
posteriore alla redazione dei doc. O e P degli errori ed irregolarità commessi
dall'istante. Da qui la legittimità del richiamo dell'attrice all'errore
essenziale ed al timore (ai sensi degli artt. 23 ss, 29, 30 e 31 CO, come
dalla medesima debitamente notificato all'istante, con dichiarazione (doc. G)
di non ritenersi vincolata agli scritti doc. O e P, nonché a qualsiasi altra
dichiarazione interpretabile quale riconoscimento di debito. 

L'attrice si
richiama a queste eccezioni sollevate validamente in precedenza e le fa valere
anche nell'ambito della presente procedura.

I documenti
prodotti dall'istante , in particolare il

doc. O, il doc. P e di conseguenza il doc. Q perdono quindi qualsiasi forza
probatoria riguardo al presunto debito a carico della convenuta.

 

L'attrice era stata
messa sotto pressione dalla convenuta (vedasi ad esempio il doc. T).

 

L'attrice ha
validamente e tempestivamente sollevato le eccezioni di errore essenziale e
timore sia con la citata notifica, sia in via d'eccezione nel procedimento di
rigetto dell'opposizione. Pertanto questa contestazione può essere validamente
ripresentata in questa sede.

 

(...)

 

6.
  L'istante ritardò diversi giorni il versamento degli averi alla Fondazione __________.

Nel doc. D la
convenuta comunicava al signor __________ che un importo di Fr. 6'650'000.--
sarebbe stato versato nei giorni successivi.

Si noti che, nel
medesimo scritto, si attesta che un importo di

Fr. 1'191'603,10 era già stato versato il 3 gennaio. Accettando quindi il 3
gennaio quale tempo tecnico di versamento, sono maturati interessi debitori del
5,5 % (tasso d'interesse di mora applicato dalla CV 1 medesima) sull'ammontare
di 6'650'000.- fino alla data del versamento (da dimostrare da parte
dell'istante). Viste le date delle lettere citate, sicuramente e al minimo gli
interessi sono maturati fino al 3 marzo 2003, visto che a quella data l'avere
citato non era ancora stato versato. Già ora si può calcolare un credito per
interessi di mora pari ad almeno a Fr. 60'958,35 (sotto riserva di adeguamento
in base alla documentazione che verrà prodotta dalla controparte e dalla
Fondazione __________, che permetterà di accertare le date di riferimento
esatte).

 

La convenuta in ogni
caso pone in compensazione questo suo credito con l'eventuale (denegato)
credito dell'istante.

 

(...)

 

7.
  AI momento della conclusione del contratto di previdenza fra l'attrice e la
convenuta, quest'ultima la assicurò che non vi sarebbero state perdite
d'esercizio in quanto gli investimenti sarebbero stati operati col criterio
della prudenza.

 

Come esposto al punto
5.1, dal conto economico allestito dall'istante (doc. F), conto n. ro 190000 si
riporta una perdita di

Fr. 578'247,67 (che congloba quella di Fr. 457'489,60 riportata alla voce n. ro
393000 del doc. H).

      La perdita deriva da errate speculazioni
sui corsi (valute/titoli).

Una perdita di
simile entità (da dimostrare da parte dell'istante) è inconciliabile con una
gestione prudenziale come quella d'obbligo in materia di gestione di averi
previdenziali. Le perdite derivanti da speculazioni sui corsi delle valute
(attività ad alto rischio) è quindi un danno causato dal gestore (convenuta)
all'assicurata (attrice) e va risarcito.

 

V'è dunque stata una
gestione inappropriata del mandato e una lesione degli obblighi di diligenza di
cui agli artt. 71 LPP, 50 OPP 2, 51 OPP 2, 397 e 398 CO.

 

Anche in base
all'art. 49 OPP 2 le perdite non potevano essere considerate a bilancio per il
calcolo del patrimonio da trapassare al nuovo Istituto LPP.

 

Ne scaturisce
pertanto il citato credito di Fr. 578'247,67 a favore dell'attrice che,
analogamente a quanto esposto sopra, viene posto in compensazione con un
eventuale credito dell'istante.

 

(...)

 

8.
  Degli averi spettanti all'attrice (registrati contabilmente dalla convenuta),
fa parte pure l'importo di Fr. 755'768,60 raccolto in base alle disposizioni
sulle "misure speciali" (art. 70 LPP).

Dato che un tale
obbligo contributivo non è ora più previsto dalla LPP, questo capitale rimane a
libera disposizione dell'impresa che lo ha versato. In via subordinata, qualora
cioè il credito della convenuta venisse ammesso, questi averi (pagati alla voce
misure speciali) possono essere considerati come premi versati a titolo di
contributi del datore di lavoro e vanno quindi defalcati dal (presunto) credito
per premi non pagati, oppure rappresentano un credito a favore della Fondazione
__________ e non possono pertanto più essere incassati dalla convenuta.
(...)" (Doc. I)

 

                               1.7.   In data 18
novembre 2004 la Fondazione convenuta, patrocinata dall'avv. RA 2, ha
presentato una domanda di prestazione di cauzione processuale ex art. 153 CPC
(V). La stessa, avversata dall’attrice (VII), è stata evasa dal Vicepresidente
del TCA con giudizio di inammissibilità del 3 dicembre 2004 (IX).

 

                               1.8.   Nel merito,
con risposta del 20 dicembre 2004 la Fondazione, rappresentata dal suo legale, ha
postulato la reiezione integrale della petizione osservando tra l'altro quanto
segue:

 

" 
(...)

L'accusa rivolta alla CV 1 di aver esercitato
pressione sulla AT 1 per farle sottoscrivere non dovuti riconoscimenti di
debito, è completamente priva di fondamento.

 

In particolare il doc. S e gli altri documenti
che la controparte giudica minacciosi, in realtà costituiscono un gesto
indulgente fatto nell'estremo tentativo di salvare la Ditta a seguito delle
incessanti preghiere di quest'ultima (vedi precedente pag. 3, ad 2).

 

Nell'ambito della legge sulla previdenza
professionale gli istituti di previdenza possono strutturare liberamente le
prestazioni, il finanziamento di queste e l'organizzazione (art. 49 cpv. 1
LPP). Le modalità di calcolo sono previste nel piano di previdenza (doc. 33), e
detto conteggio viene effettuato conformemente all'art. 16 LPP per l'accredito
di vecchiaia, e all'art. 70 LPP per le misure speciali.

 

La AT 1 è stata a lungo affiliata alla Fondazione
CV 1, e ogni anno la medesima procedura veniva ripetuta nel modo seguente: al
31 dicembre era presentato un conteggio provvisorio di chiusura che nel corso
dell'anno successivo, a seconda delle uscite e delle entrate dei dipendenti
nonché delle eventuali modifiche del salario, veniva aggiornato definitivamente.

 

I conteggi furono sempre eseguiti
esclusivamente sulle indicazioni fornite dal datore di lavoro.

 

I premi richiesti erano quindi calcolati
provvisoriamente in rate praticamente uguali chiamate " fatture
acconto", con il ricalcolo finale sulla base di quella che a fine anno
risultava essere la reale situazione del personale, (fatture complementari con
saldo positivo o negativo).

 

A questo proposito si veda il predetto doc. 23,
estratto conto 1.1.2001 / 30.5.2003 unitamente alla lista salari all'1.1.2002
compilata, sottoscritta e fornita dalla AT 1; la lista assicurati 2002
elaborata dalla CV 1 sulla base della lista salari; le diverse fatture acconto
per il 2002 con l'indicazione delle relative suddivisioni e cioè rischi,
risparmio, misure speciali, fondo di garanzia nonché i relativi dettagli.

 

Parimenti si vedano i conteggi per gli anni 1999
(doc. 34); 2000

(doc. 35); 2001 (doc. 36), compilati con le medesime modalità.

 

Né la AT 1 né la __________ hanno mai espresso
dubbi sugli importi indicati dalla CV 1, circostanza che se si fosse verificata
sarebbe stata obbligatoriamente discussa direttamente con la CV 1 prima di
intraprendere qualsiasi altro passo.

Come si può quindi constatare dall'esame del
voluminoso doc. 23, nonché dagli altrettanto corposi doc. 34, 35 e 36, la CV 1
ha calcolato con esattezza quanto dovuto dalla AT 1.

Non vi è quindi alcun errore, ma solamente il
tentativo della AT 1 di trovare a tutti i costi un argomento per rimandare nel
tempo il problema costituito dal pagamento di quanto dovuto, e da lei stessa
esplicitamente riconosciuto.

 

(...)

 

Tra la CV 1 e la __________ non vi è stata alcuna
cessione di credito, di cui non esiste né la volontà né tanto meno un
contratto.

 

La Fondazione CV 1 ha dovuto procedere contro la AT
1 per incassare gli importi che quest'ultima doveva pagarle per il periodo
assicurativo trascorso presso di lei.

 

La CV 1 ha quindi trasmesso alla __________ gli
averi LPP che erano coperti secondo il doc. 39.

 

Lo scoperto deve comunque essere ricuperato dalla
Fondazione CV 1, cosa che del resto a suo tempo ella già aveva tentato di fare
tramite il P. E. no. __________ datato 28.6.2001 (doc. 6).

 

Infatti se per ipotesi in futuro la CV 1
riuscisse a ricuperare l'importo di Fr. 1'130'677,75 oltre interessi, dovrebbe
girarlo alla __________.

 

Per quanto riguarda l'importo di Fr. 755'768,60
dovuto per le misure speciali, occorre smentire categoricamente le affermazioni
di controparte la quale nel proprio allegato lo indica testualmente come
"Un avere in deposito presso la CV 1". 

In realtà non esiste alcun avere in deposito
ma bensì unicamente una voce passiva nel bilancio, così come è una voce
passiva l'importo di Fr. 415'878,35 costituito dalla differenza tra il capitale
di risparmio,

Fr. 7'065'878,35 meno l'acconto versato di Fr. 6'650'000.- .

 

Creditore delle suddette voci passive, non è la AT
1, ma bensì sono le persone assicurate; pertanto la AT 1 non ha alcuna
legittimazione per edere tali importi.

 

(...)

 

Per quanto riguarda la questione della perdita di
Fr. 578'247,67 accumulata sugli investimenti, occorre precisare che la
specifica decisione di gestire il patrimonio mediante investimenti fu fatta
dalla Commissione di previdenza rappresentata dallo stesso sig. __________ per
la Ditta, e dal signor __________ per i dipendenti (doc. 40).

 

Il mandato di gestione patrimoniale unitamente al
relativo programma di gestione patrimoniale, (i quali non sono obbligatori, in
quanto si può semplicemente lasciar giacere il Capitale dei fondi
previdenziali, che frutterà in tal modo solo i normali interessi di legge),
furono scelti dai rappresentanti della AT 1 tra varie altre possibilità, e
furono quindi entrambi sottoscritti in data 10.12.1998 (doc. 38).

 

I suddetti documenti vennero stipulati tra la CV
1, i rappresentanti della Commissione di previdenza della AT 1 ed il __________.

 

Quest'ultimo e la CV 1 hanno quindi agito
nell'interesse della AT 1 operando sui mercati esclusivamente secondo le scelte
esplicitamente fatte dalla Commissione di previdenza della AT 1, la quale aveva
optato per un profilo di investimento con scarsa propensione al rischio, (vedi
doc. 41 con schema delle strategie di investimento).

 

Va inoltre specificato che, trattandosi di
investire fondi LPP la gestione fu obbligatoriamente fatta secondo tutte le
limitazioni e le disposizioni dettate dalla Legge Federale e dalla relativa
Ordinanza (art. 53 e seguenti).

 

Purtroppo a causa dei ben noti avvenimenti
internazionali e del crollo dei mercati, come tutti gli investitori di questo
mondo anche la AT 1 cominciò a subire una perdita, che nel caso specifico non
può sicuramente essere attribuita a pretesa cattiva gestione.

 

Tuttavia va fatto notare come nel bilancio finale
al 31.12.2001, alla voce "conto 190000" la perdita riportata
ammontava a Fr. 578'247,67, mentre nel bilancio finale al 31.12.2002, alla
medesima voce conto 190000 la perdita è ridotta ad appena Fr. 1'577,10 (doc.
42).

 

In definitiva il deficit è stato assorbito dal
successivo positivo andamento dei mercati, per cui non esiste alcun: "
compenso perdite di gestione" da imputare, ( comunque in ogni caso a
torto), alla CV 1.

 

Inoltre la AT 1 di ciò mai si era lamentata, e in
particolare mai aveva recriminato nel 2001 quando il disavanzo fu realizzato.

 

Parimenti non esiste alcuna differenza di Fr.
67'027,85 da dedurre dal credito posto in esecuzione.

 

Il suddetto importo costituisce in realtà la
somma degli interessi dovuti al 31.12.2002 sul capitale di Fr. 1'063'649,90
(doc. 43. Vedi anche l'istanza di rigetto doc. R a pag. 3, punto 3 dove ciò veniva
specificato, nonché doc. S).

 

Compensando gli importi di cui al punto 5 della
petizione l'attrice arriva addirittura a chiedere alla CV 1 il versamento di un
saldo a proprio favore di Fr. 331'324,72.

 

Ciò è insensato e costituisce il tentativo di ribaltare
la situazione a favore della AT 1, ben sapendo che essa è debitrice sia sul
conto corrente sia sul conto misure speciali.

 

Nemmeno si può parlare di errore essenziale e di
timore ragionevole; infatti fu a causa del continuo lievitare del debito, nonché
del reiterato silenzio della AT 1 a seguito della proposta di convenzione di
pagamento (doc. 10 e 11), che la CV 1 dovette attirare l'attenzione della Ditta
mediante l'invio della lettera doc. T la quale non costituisce certo una
minaccia, né nel senso letterale del termine, né tanto meno ai sensi del CO.

 

(...)

 

In generale l'importo degli averi speciali,
qualunque esso sia, non spetta mai alla Ditta, ma bensì ai suoi dipendenti, con
privilegio speciale per quelli appartenenti alla generazione di entrata, in
particolare per quelli con stipendio basso, e devono essere ripartite secondo
un preciso piano approvato.

 

L'obbligo dell'accumulo delle misure speciali non
sussisterà più dall'1.1.2005.

 

Tuttavia, per il periodo precedente, l'obbligo
esiste con il preciso scopo stabilito dall'art. 70 LPP.

 

Quindi non è vero che il capitale rimane a libera
disposizione della impresa che lo ha versato; nel nostro caso specifico la
AT 1 non ha mai versato questi contributi, che avrebbero dovuto
accumularsi in Fr. 755'768,60, e comunque, se per denegata ipotesi questi soldi
esistessero veramente, la AT 1 non potrebbe certo conteggiarli per diminuire il
proprio debito.

 

Come detto in precedenza, in particolare il
summenzionato importo costituisce una perdita contabile e non è stato
assolutamente mai versato; esso non esiste. (...)" (Doc. X)

 

                               1.9.   Con replica
del 21 gennaio 2005 la AT 1, assistita dal suo patrocinatore, ha ulteriormente
confermato le sue domande e allegazioni sulla base, tra l’altro, delle seguenti
motivazioni:

 

" 
Dall'esposizione dei fatti della risposta ben si
evince, a suffragio di quanto affermato e fatto valere con la petizione, che:

 

la AT 1 era messa pesantemente sotto pressione
per effettuare i pagamenti calcolati e richiesti dalla controparte; alla
AT 1 era dunque insorto un timore ragionevole (ai sensi dell'art. 29 CO)
a causa del pericolo di fallimento derivante dalla relativa istanza della
convenuta;

 

detto timore si era esteso ai propri
amministratori, vista la minaccia di conseguenze penali (vedasi ad esempio il
doc. 3);

 

la AT 1 era intenzionata a pagare quello
che credeva un suo debito;

 

a quel momento essa non era a conoscenza e
non si rendeva conto di avere dei crediti a suo favore che portavano
all'annullamento del presunto credito dell'attrice.

 

(...)

 

Per contro, nulla toglie alle tesi di parte
attrice l'esistenza di un contratto di intermediazione assicurativa (doc. 26).

Infatti detto contratto venne sottoscritto il 17
aprile 2002, mentre il rapporto contrattuale con la convenuta esisteva dal
1991.

 

Di conseguenza l'intermediario poteva eseguire un
controllo completo ed efficace solamente per le nuove polizze da lui apportate
e quindi da lui seguite fin dall'inizio.

 

(...)

 

L'affiliazione dell'attrice al nuovo Istituto
previdenziale (__________), vista la relativa regolamentazione nelle normative
LPP (con ad esempio l'esplicito obbligo di mantenimento sotto il precedente
Istituto dei beneficiari di rendite) costituisce di fatto l'assunzione di
attivi e passivi di un rapporto contrattuale (fatta appunto eccezione di quanto
la LPP medesima impone di mantenere a carico del precedente assicuratore); ne
consegue che l'eventuale scoperto in premi a carico dell'assicurato passa quale
accessorio del credito al nuovo assicuratore, in base all'art. 170 CO, quindi
pure un eventuale saldo contabile scoperto.

 

Ne consegue che l'assicuratore disdetto trapassa
gli averi in suo possesso al momento del passaggio di consegne e perde il
diritto all'incasso dello scoperto, visto che il relativo credito passa, quale
accessorio, al nuovo Istituto che assume l'assicurato, compresa quindi la sua
situazione contabile, composta pure dell'eventuale credito scoperto.

In nessun disposto della LPP si trova un mandato
d'incasso a favore del precedente Istituto.

 

Da qui la mancanza della qualità di creditrice
e dunque della legittimazione attiva all'incasso a favore della convenuta
poiché non esiste più alcun rapporto contrattuale fra le parti, né un mandato
d'incasso legale (in forza della LPP) o contrattuale (stipulato con la
fondazione LPP della __________).

 

(...)

 

Per la AT 1 era fondamentale (e ciò fu
espressamente pattuito) che la gestione fosse eseguita senza rischi di perdita
delle quote versate; il rischio massimo doveva dunque essere quello di non
guadagnare in interessi o in aumento di valore del patrimonio. Questo era stato
concordato fra le parti ed era inoltre quanto tutti gli assicurati ritenevano
stabilito in base alle complesse regole d'applicazione della LPP. Ogni
cittadino comune in buona fede riteneva che non vi potesse essere una perdita
(al limite un minor guadagno); questo ha trovato conferma nelle reazioni
dell'opinione pubblica al momento che il CF ha deciso la diminuzione dei tassi
di retribuzione sugli averi LPP.

 

Ciò trova pure conferma nel doc. 41; la AT 1 ha
optato per la strategia con il minor rischio possibile, intendendo con ciò,
perché così verbalmente assicurata, che non vi sarebbero mai state diminuzioni
di capitale.

 

La AT 1 avrebbe dovuto quindi poter dormire fra i
due classici guanciali; il primo costituito dalle succitate assicurazioni ed impegni
assunti dalla CV 1, il secondo dalle disposizioni e limitazioni previste dalla
LPP e relativa Ordinanza.

 

Quest'ultimo ordinamento impone la massima
prudenza, a salvaguardia dei diritti degli assicurati. Ne consegue che
quand'anche un istituto assicurativo e la relativa Commissione di previdenza
optassero per una più alta propensione al rischio (ciò che non era il nostro
caso), le parti in causa (Istituto previdenziale e banca d'appoggio) devono mettere
in pratica tutte quelle strategie atte a ridurre al massimo i rischi, poiché un
Istituto previdenziale non è un cliente privato normale.

 

Se ne deduce senz'ombra di dubbio che vi fu
inammissibile negligenza nella gestione degli averi della AT 1. L'affermato
recupero nell'anno successivo doveva andare ad accumularsi ai beni esistenti e
non a compensare l'illecita perdita, del cui ammontare (Fr. 578'247,67) la AT 1
(e, tramite essa, i suoi dipendenti) si trova privata. Detto avere va
bonificato a favore del conto LPP presso __________.

 

(...)

 

Per quanto concerne gli interessi passivi, a
mente nostra e per tutto quanto precede, dato che la convenuta è la sola
responsabile dell'assenza di chiarezza nei conteggi e della perdita discussa in
precedenza, non essendo in realtà creditrice dell'importo da lei vantato (Fr.
1'063'649.-) nemmeno ha diritto a far valere gli interessi passivi, per cui
l'importo di Fr. 67'027,85, va comunque defalcato dal presunto credito della
medesima. Infatti, quand'anche, per denegata ed accademica ipotesi, dovesse
risultare l'esistenza di un credito a suo favore, essendo responsabile per il
ritardo nel pagamento del saldo, dato che i dubbi dell'attrice sono legittimi e
protetti dalla propria buona fede, siamo in presenza di una mora del creditore,
per cui non è legittima l'imposizione di interessi passivi sul credito che, non
essendo chiaro, non era esigibile, difettando del requisito della
determinabilità.

 

 

L'esistenza di un credito a favore dell'attrice è
confermata anche dopo l'esame della risposta.

 

Comunque, anche considerando l'ipotesi che il
credito per "misure speciali" venisse a decadere (se si trattasse
appunto solo di una posta contabile senza riscontro materiali di averi in
deposito), si ridurrebbe comunque di pari importo il presunto credito della
convenuta e rimarrebbe comunque, a favore dell'attrice, il diritto alla
compensazione delle perdite (Fr. 578'247,67 e relativi interessi di mora al 5%
dal 01.01.2003, pari attualmente a Fr. 58'000.-) per cui in ogni caso (al di là
dell'assenza per la convenuta della qualità di creditrice per le ragioni già
esposte), il suo credito si ridurrebbe in detta misura (Fr. 578'247,67 e
relativi interessi di mora al 5% dal 01.01.2003)." (doc. XII)

 

 

                             1.10.   Dal canto suo
la convenuta, con duplica del 24 marzo 2005, ha fatto rilevare:

 

" 
Nel caso in esame i rapporti di dare e avere
risultanti sul conto del contratto in realtà non sono poi così complessi, e
comunque la __________, come di
regola con tutte le ditte a lei affiliate, anche con la AT 1 ha adottato il
sistema della massima chiarezza possibile per fare in modo che il cliente possa
rendersi conto del perché gli vengono chiesti premi di un determinato
ammontare. A questo proposito si vedano i plichi doc. 23 nonché doc. 34; 35; 36
i quali sono stati definiti "corposi " in quanto abbondanti di
dettagli, e non già di difficoltà di lettura ed interpretazione.

 

Sul conto del contratto vengono infatti
bonificati:

 

-   restituzione dei premi;

-   eventuale contributo del fondo di garanzia LPP nel caso in cui
tra personale vi siano più anziani che giovani;

-   credito per prestazione di libero passaggio ricevuta, (al momento
dell'entrata in servizio);

-   credito per prestazione di libero passaggio, (al momento dell'uscita);

-   eventuale bonus da bonificare sui premi futuri;

-   interessi a favore del cliente nel caso in cui il saldo del
conto del contratto sia attivo;

 

Sul medesimo conto vengono d'altra parte
addebitati:

 

-   premi annuali;

-   premi ulteriori (calcolati pro rata);

-   contributi al fondo di garanzia LPP;

-   contributi misure speciali;

-   interessi giornalieri a favore della CV 1 nel caso in cui il saldo del conto del
contratto indichi un credito a favore della CV 1;

 

Tutto il finanziamento della previdenza
applicabile nella fattispecie si trova nel regolamento, (piano di previdenza),
accettato dalla AT 1.

In tale documento si trova anche la descrizione
del metodo di calcolo basato sul salario assicurato, nonché la scala
percentuale per gli accrediti di vecchiaia.

 

La AT 1 o i suoi consulenti avrebbero quindi
potuto esaminare con attenzione i conteggi, e in caso di bisogno farseli
spiegare dalla __________, ben
disponibile in ogni momento.

Il consulente esterno poteva infatti eseguire un
controllo completo della situazione contabile LPP chiedendo senz'altro anche
una discussione con la CV 1 medesima,
procedura che comunque la AT 1 avrebbe potuto postulare essa stessa diverso
tempo prima e direttamente al consulente competente, (per la AT 1), della CV 1.

 

La situazione venutasi a creare non assolve la AT
1, la quale ha palesemente accettato la correttezza dei conteggi e dei dettagli
forniti dalla CV 1. La AT 1
aveva infatti un obbligo di coscienza di controllare i documenti forniti dalla CV
1 ed eventualmente chiedere
chiarimenti.

A questo punto si potrebbe anche pensare che la AT
1 non si interessasse affatto dei propri debiti prima di essere scossa dalla
procedura di fallimento.

 

(...)

 

La disdetta del contratto di affiliazione, (da
parte della CV 1), pone integralmente fine all'assicurazione di previdenza
professionale con il vecchio istituto, in questo caso la __________r.

Al momento in cui il contratto di affiliazione
decade, tutte le pretese reciproche tra le parti diventano esigibili.

 

Queste risultano sempre dal conteggio finale
redatto dal vecchio istituto circa gli averi di previdenza, e comprendono il
saldo sul conto corrente, le eventuali riserve, le eventuali misure speciali,
gli eventuali bonus, nonché il conteggio degli averi di vecchiaia secondo lista
al momento della data di chiusura, nonché le rendite.

 

I nuovo istituto di previdenza può riprendere
solo quello che il precedente istituto di previdenza possiede e quindi gli
trasmette.

Il precedente contratto di affiliazione non va
mai oltre in quanto decade, ed il conteggio finale costituisce la base per una
nuova contabilità presso il nuovo istituto di previdenza.

Una ripresa del contratto non avviene mai.

 

La pretesa cessione di credito non esiste in
quanto non prevista da alcuna nonna della LPP, né nel caso specifico ha avuto
luogo convenzionalmente tra le parti non essendo stato stipulato alcun
contratto in tal senso.

 

La CV 1 non ha ceduto alla __________ nessuna pretesa creditoria ma bensì le
ha trapassato tutti gli attivi che possedeva secondo il conteggio finale
trattenendo i corrispondenti passivi.

Del resto se questa non fosse la procedura, non
si troverebbe nessun istituto di previdenza disposto ad affiliare un nuovo
cliente proveniente da un altro istituto presso il quale ha accumulato dei
passivi che dovrebbe impegnarsi a ricuperare.

Nella LPP, così come non esiste alcun mandato di
incasso a favore del precedente istituto, allo stesso modo non esiste alcun
mandato di incasso a favore del nuovo istituto.

Creditrice dello scoperto è pertanto la CV 1 in quanto la pretesa non è stata ceduta
alla __________ né ex lege, né
contrattualmente.

 

(...)

 

Si riafferma che la gestione del capitale fu
fatta rispettando le norme di legge riguardanti i capitali LPP nell'ottica del
minor rischio possibile, così come deciso dalla Commissione di previdenza della
AT 1.

 

Per annullare ogni rischio la AT 1 avrebbe dovuto
optare per una soluzione di copertura totale; in questo caso tutti i rischi
sarebbero stati riassicurati presso la CV 1 .

Al contrario, con la soluzione scelta il rischio
di una eventuale performance negativa era stato assunto dalla AT 1.

 

Il rischio zero non può essere garantito neppure
dai più attenti gestori e nemmeno nell'ambito della amministrazione dei
capitali LPP, e comunque non vi fu alcuna negligenza in questa particolare
conduzione, affermazione che del resto la controparte non sostanzia
minimamente.

 

Suona inoltre curioso il discorso della
controparte la quale vorrebbe compensare la perdita registrata nel 2001, (che
in realtà è stata completamente assorbita nel 2002).

 

La controparte sembra ignorare che in quel
particolare momento le perdite furono generalizzate, anche con le gestioni più
prudenti.

Quindi sembrerebbe voler dire che cancellando
dalla memoria tale storico evento, la AT 1 avrebbe guadagnato almeno Fr.
578'247,67, per cui ora quei soldi le spettano di diritto.

 

Abbondanzialmente infine la AT 1 afferma che solo
recentemente si è resa conto della " perdita subita" ; ciò non può
essere vero in quanto ha sempre ricevuto regolarmente tutti gli estratti conto
dettagliati." (doc. XV)

 

                             1.11.   In seguito il
TCA ha proceduto ad ulteriori accertamenti presso le parti intimando loro per
osservazioni le relative risultanze, di cui si dirà, ove necessario, nel
prosieguo (XVII, XIX, XXIII).

                                         

A seguito di
un’istanza presentata congiuntamente dalle parti in data 2 agosto 2005 (XXVI),
la causa è stata sospesa sino al

15 settembre 2005 (XXVII).

 

Con scritto
del 15 settembre 2005, l’attrice ha dato seguito ai quesiti posti dal TCA e
prodotto ulteriore documentazione (XXVIII). A sua volta, la Fondazione
convenuta, tramite il suo legale, in data 7 ottobre 2005 ha inoltrato le sue
osservazioni (XXXV). In seguito la Vice-cancelliera ha chiesto alle parti
delucidazioni e la produzione di ulteriore documentazione (XXXVI, XL,XLII, L,
LI). Tali atti sono stati intimati alle pari in causa per una presa di
posizione (XLII, XLIII, XLV,LIV, LV), le quali hanno introdotto le loro
rispettive osservazioni (LII, LIII, LVI, LIX, LXI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   Giusta
l'art. 73 cpv. 1 LPP le controversie tra istituti di previdenza, datori di
lavoro e aventi diritto sono decise da un Tribunale di ultima istanza
cantonale.

                                         Competente
nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni quale istanza
unica (art. 1 del Regolamento provvisorio concernente le controversie in
materia di LPP).

 

                                         L'art. 73
LPP si applica, da un lato, agli istituti di previdenza registrati di diritto
privato o di diritto pubblico, sia per quel che concerne le prestazioni minime
obbligatorie che per quel che attiene alle prestazioni più estese di quelle
minime (art. 49 cpv. 2 LPP) e, d'altro lato, alle fondazioni di previdenza a
favore del personale non registrate, nel campo delle prestazioni che eccedono
il minimo obbligatorio (art. 89bis cpv. 6 CCS; DTF 119 V 443; RDAT I-1994 pag.
195; SZS 1994 pag. 65; RDAT I-1993 pag. 233, DTF 116 V 220 consid. 1a, DTF 115 V 247 consid. 1a, DTF 114 V 104 consid. 1a, DTF 113 V
200 consid. 1a, DTF 112 V 358 consid. 1a = RCC 1987 pag. 179, RCC 1988 pag. 48
= SZS 1988 pag. 47; Viret, "La jurisprudence du TFA en matière de
prévoyance professionnelle: Questions de procédure" in RSA 1989 pag. 84;
Schwarzenbach-Hanhart, "Die Rechtspflege nach BVG" in SZS 1983 pag.
174).

 

                                         Le controversie tra gli assicurati (o gli aventi diritto) e gli
istituti di previdenza competono tuttavia a questo Tribunale unicamente se la
contestazione concerne la previdenza professionale in senso stretto o in senso
lato (SZS 1995 p. 374 consid. 1a;

DTF 125 V 168, 122 V 323, 120 V 18 consid. 1a; 129; DTF 119 V 443; DTF 116 V
112; 221; DTF 112 Ia 613; Meyer, die Rechtswege nach dem Bundesgesetz über die
beruflichen Alters- Hinterlassenen- und Invalidenversicherung, ZSR 1987

I p. 608, 613).

 

                                         Vertenze tra istituti di previdenza e aventi diritto sono
segnatamente quelle concernenti le prestazioni finanziarie degli istituti,
quelle relative a questioni contributive, ad altre prestazioni o a particolari
temi riferiti per esempio alla produzione di atti o al rilascio di
informazioni; pure da annoverare in quest’ambito sono determinate azioni di
accertamento o azioni costitutive (DTF 116 V 113; DTF 115 V 381 consid. 5b-c-d; RDAT I 1994 p. 197 consid. 5 e giurisprudenza ivi citata; H.
Walser, aktuelle rechtliche Probleme im Hinblick auf den Vollzug des BVG,

SZS 1988 p. 293).

 

                                         Nel caso di specie la controversia verte sulle conseguenze della
resiliazione di un contratto d’affiliazione e in particolare sui contributi
previdenziali arretrati che il datore di lavoro deve versare all’istituto di
previdenza in virtù dell’art. 66 LPP (cfr. DTF 119 II 399ss.; Meyer Blaser, Die
Rechtsprechung von Eidgenössichem Versicherungsgericht und Bundesgericht zum
BVG, SZS 2000 p. 316 e SZS 1995 p. 106; cfr. anche SZS 2002 p. 499, 2000 p.
145.).

                                         La stessa
deve quindi essere ritenuta relativa alla previdenza professionale (cfr. U.
Meyer/Blaser, op. cit., SZS 1995 p. 106, cfr. anche DTF 120 V 301 consid. 1a).
Questo TCA, quale istanza giudicante statuita giusta l'art. 73 LPP, è quindi
competente a statuire nel merito della lite.

 

                                         Da questo
punto di vista la petizione dev’essere considerata ricevibile.

 

                               2.2.   In secondo
luogo va rilevato che la petizione tende (anche) all’accertamento
dell'inesistenza del debito posto in esecuzione da parte della convenuta nei
confronti dell'attrice e oggetto della procedura d'incasso forzato n. __________
dell'Ufficio Esecuzioni di __________. 

 

                                         Riguardo
alla ricevibilità della presente azione va preliminarmente rilevato che,
secondo dottrina e giurisprudenza, l'art. 73 cpv. 1 LPP consente di proporre
un'azione di accertamento (RDAT I-1994 p. 198, DTF 119 V 13, DTF 118

V 102, DTF 117 V 320, DTF 115 V 372, DTF 112 Ia 185,

SZS 1992 pag. 234, SZS 1992 pag. 294; Riemer, Das Recht der beruflichen
Vorsorge in der Schweiz, § 6 n° 4, pag. 128; Meyer, "Die Rechtswege nach
dem BVG" in RDS 1987 I pag. 614; Helbing, Les institutions de prévoyance
et la LPP, pag. 401; Schwarzenbach-Hanhart, "Die Rechtspflege nach dem
BVG" in SZS 1983 pag. 183).

                                         Conformemente
alle condizioni alle quali la legge e la giurisprudenza sottopongono la ricevibilità
di un'azione di accertamento in materia amministrativa (DTF 114 V 202,

DTF 110 Ib 215, RAMI 1991 pag. 315, RCC 1990 pag. 469,

RCC 1989 pag. 33-34) e in materia civile (DTF 115 II 482,

DTF 114 II 255, DTF 110 II 253; Poudret, Commentaire de la loi fédérale
d'organisation judiciaire, n° 1.3.2.8 ad art. 43 LOG), tale azione é tuttavia
proponibile solo se l’istante si avvale di un interesse degno di protezione
alla constatazione immediata di un rapporto giuridico litigioso (DTF 119 V 13,
DTF 118 V 102,

DTF 117 V 320, DTF 115 V 231, DTF 115 V 373, SZS 1992

pag. 234). 

                                         Un
interesse di fatto è sufficiente, purché si tratti di un interesse attuale e
immediato (DTF 117 V 320, DTF 115 V 373, DTF 114 V 202-203).

                                         L'esistenza
di un interesse degno di protezione è ammesso quando l'assicurato sarebbe
incline, in ragione della sua ignoranza quanto all'esistenza, all'inesistenza o
all'estensione di un diritto o di un obbligo di diritto pubblico, a prendere
delle disposizioni o, al contrario, a rinunciarvi, con il rischio di subire un
pregiudizio da questo fatto (DTF 118 V 102, SZS 1992

pag. 234, STFA 22 maggio 1991 in re K.).

                                         

                                         L'interesse
degno di protezione fa comunque difetto quando è proponibile un'azione
condannatoria.

                                         Il
diritto di ottenere una decisione di accertamento è sussidiaria a quella
condannatoria (RDAT I-1994 p. 199; DTF 119 V 13,

DTF 108 Ib 546, ZBl 1989 pag. 482; Grisel, Traité de droit administratif, pag.
867; Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
Ergänzungsband, § 36 III d

pag. 110; Moor, Droit administratif, vol. II, pag. 110;
Gueng, "Zur Tragweite des Festellungsanspruchs gemäss Art. 25 VwG" in
SJZ 1971 pag. 373 ad lett. d). In simili casi
l'accertamento del rapporto giuridico è una condizione del giudizio di condanna
e non ha, come tale, portata autonoma (RDAT I-1994 p. 199;

SJ 1988 pag. 589, DTF 96 II 131).

                                         

                                         Nel caso
in esame l'istituto di previdenza cui era affiliata l'attrice sino alla fine
del 2002 ha postulato il pagamento dei contributi rimasti insoluti procedendo
quindi all'incasso dello scoperto in via esecutiva. Avendo l'attrice sollevato
opposizione al precetto esecutivo fattole intimare, la Fondazione convenuta ha
inoltrato istanza tendente al rigetto provvisorio dell'opposizione, istanza
accolta dal Pretore di __________ con giudizio del 12 ottobre 2004 (doc. A).
Ora, in queste condizioni alla AT 1 non restava altra via che l'inoltro, davanti
al giudice del luogo dell'esecuzione (in casu lo scrivente TCA), della presente
azione di accertamento dell'inesistenza del debito ex art. 83 cpv. 2 LEF, al
fine di impedire che il rigetto dell'opposizione al PE n. __________ divenisse
definitivo.

                                         Ne
consegue che l’esistenza di un interesse degno di protezione ad inoltrare
un’azione di accertamento deve essere ammesso. La petizione è dunque
ricevibile.

 

                                         Pure
ammissibile va ritenuta, nella presente procedura, la presentazione di una
domanda condannatoria nei confronti della fondazione di previdenza convenuta,
ove peraltro si ricordi che per la prassi di questa Corte nell’ambito della
previdenza professionale è ammissibile anche la presentazione di un’azione
riconvenzionale, la stessa essendo peraltro conforme all’art. 73 cpv. 2 LPP e
meglio al principio della semplicità e speditezza della procedura. Secondo dottrina
e giurisprudenza questo principio generale delle assicurazioni sociali esclude
un frazionamento delle competenze (U. Kieser, einfache und rasche Verfahren,
insbesondere in Sozialversicherungsrecht, SZS 1992 p. 277).

                                         In
concreto, ammettendo l’azione creditoria della AT 1 viene effettuata un’unica
istruttoria, nel cui ambito vengono risolte due problematiche (cfr. T. Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, p. 382;).

 

                               2.3.   Il principio
indagatorio vigente nell'ambito delle assicurazioni sociali (SVR 1998 UV n. 1;
DTF 117 V 263 consid. 1b) ha i suoi limiti nell'obbligo delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 125 V 195 consid. 2, 122 V 150
consid. 1a con riferimenti). In particolare, nel processo riguardante il versamento
di contributi della previdenza professionale l'istituto di previdenza deve
sostanziare la pretesa in maniera completa al fine di permetterne l'esame.
D'altro canto il datore di lavoro deve sostanziare i motivi per cui la pretesa
non sarebbe fondata. Se la richiesta risulta sufficientemente sostanziata, le
contestazioni immotivate non vengono considerate, ritenuto come i fatti da
dimostrare vanno sostanziati in maniera sufficiente e meglio vanno indicati in
modo completo al fine di poter assumere le prove necessarie (SZS 2003 pag. 500;
SZS 2001 pag. 562).

 

                                         D'altra
parte, se il datore di lavoro promuove azione di disconoscimento del debito ex
art. 83 cpv. 2 LEF, nel processo che ne segue se i ruoli processuali sono
rovesciati, non lo è la posizione giuridica materiale dell'istituto di
previdenza nella sua qualità di creditore dei contributi e del datore di lavoro
quale debitore degli stessi. Di conseguenza, all'istituto di previdenza
convenuto in causa incombe l'onere di sostanziare e provare l'esistenza e
l'entità dei contributi controversi e al datore di lavoro attore l'onere di
contestarne compiutamente la correttezza

(DTF 118 II 526, DTF 128 III 46; STFA dell'11 dicembre 2002 in re S., B 21/02).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.4.   Il 1.
gennaio 2005 è entrata in vigore la 1. revisione della LPP, la quale ha
modificato numerose disposizioni.

                                         In proposito deve essere
precisato che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, dal profilo
temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio le
relative norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto
che deve essere apprezzato giuridicamente oppure che ha delle conseguenze
giuridiche (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid.
1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.; STFA del

10 settembre 2003 nella causa C., B 28/01).

                                         Di conseguenza nel caso in
esame, considerato come litigiosi siano i contributi dovuti dall’attrice alla
Fondazione convenuta sino al 31 dicembre 2002, non tornano applicabili le
disposizioni di diritto materiale della 1. revisione della LPP del 3 ottobre
2003, in vigore dal 1° gennaio 2005, eventualmente pertinenti, bensì quelle
valide fino al 31 dicembre 2004 (cfr. STFA del

26 novembre 2003 nella causa J., U 158/03; STFA del

24 maggio 2004 nella causa M., C 205/03 consid. 1). Né del resto, per quanto
concerne il tema del presente litigio, può essere dedotto altrimenti dalle
disposizioni transitorie della modifica legislativa del 3 ottobre 2003.  

 

                               2.5.   Oggetto del
contendere è l’ammontare dei contributi dovuti per vari anni e in particolare il
saldo relativo al periodo dal 1999 sino alla rescissione del contratto,
divenuta effettiva alla fine del 2002, da parte della AT 1 alla Fondazione convenuta,
a favore della previdenza professionale dei suoi dipendenti. 

                                         In realtà
nella fattispecie concreta non sono contestate le modalità di calcolo dei premi,
ma l’attrice solleva una serie di censure.

                                         Ritiene
innanzitutto che alla Fondazione convenuta difetti la legittimazione materiale
a chiedere il pagamento dei contributi rimasti insoluti, considerato come dal
1. gennaio 2003 alla medesima sia subentrato un altro istituto di previdenza,
la __________, al quale del resto è stato riversato anche il capitale di previdenza
accumulato dalla AT 1. 

                                         Ritiene inoltre
che parte della somma fatta valere in pagamento sia compensata da crediti
vantati dall’attrice nei confronti della convenuta e meglio fr. 528'247.65
quale compenso per perdite di gestione, fr. 755'768.60 quale saldo del conto
misure speciali e fr. 60'958.35 di interessi per complessivi fr. 1’394'974.62. 

                                         Sulla
base delle contestazioni sollevate la AT 1 si rifiuta di versare quanto preteso
a titolo di saldo dei contributi dovuti e anzi pretende il versamento di fr.
1’394'974.62 (subordinatamente fr. 331'324.72).

                                         

                                         La
convenuta, dal canto suo, ribadisce la legittimità del credito vantato e
l’infondatezza delle contropretese sollevate dalla controparte.

                               2.6.   Secondo
l’art. 2 LPP (nella versione in vigore sino al

31 dicembre 2004, applicabile alla fattispecie, cfr. consid. 2.5; in seguito v.
LPP) i lavoratori che hanno compiuto i diciassette anni e riscuotono da un
datore di lavoro un salario annuo maggiore di fr. 19'200 (nel 1990 e 1991, fr.
21'600 nel 1992, fr. 22'560 nel 1993 e 1994, fr. 23'280 nel 1995,  fr. 23'880
nel 1996 e 1997, fr. 24'120 nel 1998, 1999 e 2000, fr. 24'720 nel 2001 e 2002;
cfr. l'art. 5 OPP2 e le relative modifiche) sottostanno all’assicurazione
obbligatoria.

 

                                         L’art. 7
cpv. 2 v. LPP precisa che

 

"  è
tenuto conto del salario annuo determinante giusta la legge federale
sull’assicurazione vecchiaia e superstiti. Il Consiglio federale può consentire
delle deroghe."

 

                                         Al
proposito l’art. 3 v. OPP2 stabilisce che:

 

" 
Nel suo regolamento l'istituto di previdenza può
derogare al salario determinante nell'AVS:

 

a. facendo astrazione di elementi occasionali del
salario;

 

b. fissando anticipatamente il salario coordinato annuo in base
all'ultimo salario annuo noto, si deve tuttavia tener conto dei cambiamenti già
convenuti per l'anno in corso;

 

c. determinando il salario coordinato in modo forfetario, in quelle
professioni in cui le condizioni d'occupazione e di retribuzione sono
irregolari, in base al salario medio di ogni categoria professionale.

 

L'istituto di previdenza può pure derogare al
salario annuo e determinare il salario coordinato basandosi sul salario versato
per un determinato periodo di pagamento. Gli importi limite fissati negli
articoli 2, 7, 8 e 46 LPP devono allora essere convertiti per il corrispondente
periodo di pagamento. Se il salario diventa temporaneamente inferiore
all'importo limite minimo, il salariato resta comunque sottoposto
all'assicurazione obbligatoria."

 

                                         Secondo
l’art. 8 LPP, nel tenore valido nel 1993 e 1994

 

"  Dev’essere
assicurata quella parte di salario annuo tra i 22’560 franchi e i 67’680
franchi. Tale parte è detta salario coordinato."

                                      

(nel 1991 i
salari determinanti erano di fr. 19’200 risp. 57'600, nel 1992 di fr. 21'600
risp. 64'800, nel 1993 e 1994 i salari di fr. 22'560 risp. 67'680, nel 1995 di
fr. 23'280 risp. 69'840, nel 1996 e 1997 di fr. 23'880 risp. 71'640, nel 1998,
1999, 2000 di fr. 24'120 risp.72'360, nel 2001 e 2002 di fr. 24'720 risp.
74’160)

 

Per il cpv. 3
di quest'ultimo disposto quando il salario annuo diminuisce temporaneamente per
malattia, infortunio, disoccupazione o motivi analoghi, il salario coordinato
vigente continua ad essere valido almeno fintanto che sussista l'obbligo del
datore di lavoro di continuare a pagare il salario giusta

l'art. 324a del CO. L'assicurato può tuttavia chiedere la riduzione del salario
coordinato.

 

                               2.7.   D'altra
parte, l'art. 11 v. LPP impone al datore di lavoro che occupa lavora­tori da
assicurare obbligatoriamente di affiliarsi ad un istituto di previdenza regolarmente
registrato.

 

                                         Uno degli
obblighi derivanti dalla legge, così come dal contratto di adesione, consiste
nel pagamento di contributi all’istituto di previdenza (T. Lüthy, das
Rechtsverhältnis zwischen Arbeitgeber und Personalvorsorgestiftung, Zurigo
1989, p. 85/86). In effetti, secondo l’art. 66 LPP, tranne nei casi in cui
assume interamente a suo carico l'onere contributivo, il datore di lavoro
preleva i contributi dei lavoratori e li versa unitamente ai suoi all'Istituto
di previdenza, nella misura stabilita dal regolamento. Egli è infatti l’unico
debitore dei contributi (T. Lüthy, op. cit. p. 32). Sui contributi non pagati alla
scadenza l'istituto può pretendere interessi di mora (art. 66 cpv. 2 v. LPP).

                                      

                                         L’art. 66
cpv. 1 prima frase v. LPP prevede che "l’istituto di previdenza stabilisce
nelle disposizioni regolamentari l’importo dei contributi del datore di lavoro
e dei lavoratori".

Secondo la LPP
gli accrediti di vecchiaia, vengono calcolati annualmente in percento del
salario coordinato (art. 8 v. LPP; tra fr. 19’200 risp. 57'600 negli anni 1990
e 1991, tra fr. 21'600 e 64'800 nel 1992, tra fr. 22'560 e 67'680 nel 1993 e
1994, tra fr. 23'280 e 69'840 nel 1995, tra fr. 23'880 e 71'640 nel 1996 e
1997, tra fr. 24'120 e 72'360 nel 1998, 1999, 2000, tra fr. 24'720 e 74'160 nel
2001 e 2002) sulla base di determinate aliquote che dipendono dall’età (art. 16
v. LPP). A tale importo vanno aggiunti i contributi relativi alle misure
speciali (art. 70 cpv. 1 v. LPP), al rincaro (art. 36 cpv. 1 v. LPP e relativa
ordinanza) e al fondo di garanzia (art. 59 v. LPP e 4 OFG2) così come una
partecipazione ai costi amministrativi. 

                                         Gli
accrediti di vecchiaia maturano degli interessi (art. 12 OPP2). Il premio di
rischio infine, viene di regola determinato in base alle tariffe per
l'assicurazione collettiva approvate dall'Ufficio federale per le assicurazioni
private (art. 68 v. LPP; C. Helbling, Personalvorsorge und BVG, Berna Stoccarda
1990, p. 67; cfr. in concreto l'art. 6 del contratto doc. S).

                                         L’Istituto
di previdenza non è tuttavia obbligato a fissare i contributi con gli stessi
criteri stabiliti dalla LPP per gli accrediti di vecchiaia. Gli istituti di
previdenza possono infatti strutturare liberamente le prestazioni, il
finanziamento di queste e l’organizzazione (art. 49 cpv. 1 v. LPP; Messaggio
del Consiglio federale sulla LPP p. 98; Riemer, op. cit. p. 28/29; Brühwiler,
Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Berna 1989, p. 203; A.
Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea 1994, p. 189, 206; Locher,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea Francoforte 1994, p. 238). Ne discende che i contributi non devono
necessariamente corrispondere agli accrediti di vecchiaia di cui all'art. 16 v.
LPP: i primi servono infatti per il finanziamento del fondo di previdenza, i
secondi a stabilire le prestazioni minime previste dalla legge (Messaggio del
Consiglio Federale sulla LPP, p. 98).  

 

Non è
superfluo ricordare in questa sede che il sistema contributivo e il
finanziamento del rapporto previdenziale tra datore di lavoro e istituto di
previdenza è in linea di massima oggetto dell'autonomia dispositiva concessa
agli istituti di previdenza (art. 49 v. LPP), i quali devono per legge in ogni
tempo offrire garanzia di poter adempiere gli impegni assunti (cfr. art. 65
cpv. 1 e 2 v. LPP). Il consenso del datore di lavoro alle disposizioni
regolamentari o a eventuali cambiamenti degli stessi non è necessario
(Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Berna 1989, pag.
452; Wirth/Saager/Bär, Die zweite Säule, Zurigo 1984, pag. 60; Gerhards,
Grundriss Zweite Säule, Berna 1989, pag. 113).

 

                               2.8.   Nella
fattispecie, il Regolamento per la previdenza applicabile in concreto prevede
che il salario determinante è uguale al salario AVS definito nel regolamento di
previdenza e annunciato dall'impresa. Per l'art. 4.2 del Regolamento
applicabile il salario annuo assicurato è uguale al salario LPP, vale a dire al
salario annuo soggetto ai contributi AVS notificato dalla ditta e diminuito
dell'importo di coordinazione e limitato al salario massimo assicurato secondo
la LPP (doc. 69; cfr. anche il Piano di previdenza, quale parte integrante del
Regolamento, con validità dal 1. gennaio 1995 agli atti come doc. 70).

                                         Inoltre, l'art.
4.1 del Regolamento di previdenza applicabile al contratto tra le parti prevede
che annualmente la ditta rende noto alla fondazione il salario AVS dell’anno
precedente, tenendo  conto delle variazioni già note per l’anno corrente.  In
effetti, il salario assicurato è pari al salario dichiarato e si situa tra gli
importi limite stabiliti dalla legge (salario coordinato; cfr. Helbling,
Personalvorsorge und BVG, Basilea e Francoforte 1995, p. 131). 

                                         Non viene
tenuto conto degli elementi di salario di natura occasionale né delle indennità
per lavoro supplementare (art. 4.4 del Regolamento).

 

                                         La parte
B. del Regolamento dispone inoltre:

 

" 
B    Finanziamento

 

5.   Finanziamento dei contributi

 

Gli esborsi per la
previdenza del personale sono costituiti dai contributi annui alla cassa di
risparmio per la vecchiaia e all'assicurazione rischio; dai contributi annui
alle misure speciali e al fondo di sicurezza oltre che dai contributi di
partecipazione alle spese amministrative.

 

5.1 Contributi di risparmio

 

        Età                                    Età
                                               contributo in % del

        uomini                              donne                                           salario
annuo assicurato

 

        25-34                                25-31                                            7  
%

        35-44                                32-41                                            10
%

        45-54                                42-51                                            15
%

        55-65                                52-62                                            18
%

 

Il finanziamento del
contributo di risparmio viene effettuato per il 50% dalla Ditta e per il 50%
dalla persona assicurata.

 

5.2 Premio rischio

 

Il premio rischio
viene stabilito a seconda dell'età, del sesso, dell'entità delle prestazioni ed
eventualmente dallo stato civile della persona da assicurare.

 

Detto premio viene
finanziato per il 50% dalla Ditta e per il 50% dalla persona assicurata.

 

5.3 Misure speciali

      

I contributi per
misure speciali, dopo il compimento del 25° anno di età, corrispondono al 1%
del salario LPP.

 

Essi vengono
finanziati per il 50% dalla Ditta, per il 50% dalla persona assicurata.

 

5.4 Fondo di garanzia

 

I contributi per il
fondo di garanzia vengono corrisposti dal 25° anno di età dalla persona
assicurata. Essi vengono stabiliti in percento del salario LPP.

 

Essi vengono
finanziati per il 50% dalla Ditta, per il 50% dalla persona assicurata.

5.5 Spese amministrative

 

Le spese amministrative
vengono finanziate per il 50% dalla Ditta e per il 50% dalla persona
assicurata. Esse vengono prelevate assieme agli altri contributi.

 

6.   Inizio e fine del dovere di contribuzione

 

L'inizio e la fine
del dovere di contribuzione si regolano secondo le "Disposizioni
Generali".

 

7.   Impiego della riserva di contributi del
datore di lavoro

 

Per il finanziamento
del contributo della ditta può anche essere utilizzata la riserva dei
contributi (la riserva dei contributi del datore di lavoro), che è stata
espressamente finanziata dalla ditta per questo scopo.

 

8.   Impiego del patrimonio libero di
fondazione

 

I contributi del
datore di lavoro e del dipendente possono essere apportati dal patrimonio
libero di fondazione secondo la misura della partecipazione al
finanziamento." 

 

Analoghe
disposizioni sono contenute nel Piano di previdenza (doc. 70).          

                                         Da quanto
esposto discende che le modalità di calcolo dei contributi previdenziali
previste nel regolamento corrispondono a quanto previsto all’art. 16 v. LPP per
l’accredito di vecchiaia

(cfr. l'art. 5.1 del Regolamento, doc. 69 e l'art.  del contratto
d'assicurazione doc. S). Per quanto riguarda le spese accessorie LPP, esse si
compongono di una quota del salario annuo assicurato come quota di
finanziamento per il fondo di garanzia ai sensi dell'art. 59 v. LPP (0,3%, cfr.
doc. e art. 5.4 del Regolamento; cfr. anche il Piano di previdenza, doc. 70),
di un contributo per le misure speciali - fissato all’1% - corrispondente a
quanto statuito all’art. 70 cpv. 1 v. LPP (art. 5.3), e da un premio
supplementare per l'adeguamento al rincaro delle rendite giusta l'art. 36 v.
LPP (e relativa ordinanza); inoltre il premio di rischio è determinato in base
alle tariffe ratificate ufficialmente (cfr. art. 5.2 del Regolamento, doc. 69 e
doc. 70; cfr. le tariffe per l'assicurazione collettiva approvate dall'Ufficio
federale per le assicurazioni private; C. Helbling, Personalvorsorge und BVG,
Berna e Stoccarda 1990, p. 67). 

 

                               2.9.   Da un
attento esame dell'ampia documentazione agli atti (in particolare i certificati
globali, doc. 23, 34-36, 47, 48-58, 64; certificati individuali, doc. ,
fatture, estratti conto, doc. ), questo Tribunale deve concludere che il
calcolo dei contributi previdenziali dovuti negli anni oggetto della lite è
stato effettuato, in quanto la copertura assicurata corrisponde al minimo LPP

(art. 6, 49 cpv. 1 e 16, 70, 56segg. LPP; cfr. in proposito il

doc. LIII/3), in conformità alle disposizioni del regolamento e della LPP per
quel che riguarda gli accrediti di vecchiaia, il contributo per le misure
speciali e per il fondo di garanzia, l'adeguamento al rincaro e anche il premio
di rischio (cfr. anche doc. 37, XL/ 9 e 10). Quest’ultimo era fissato dalla
Fondazione annualmente in base alla relativa tariffa per l'assicurazione
collettiva approvata dall'UFAP, autorità di vigilanza competente ai sensi
dell'art. 68 v. LPP (cfr. anche XL e XLIX) per ogni assicurato a dipendenza
dell'età e del sesso conformemente all'art. 6 del contratto (doc. S). 

                                         La
convenuta ha del resto compiutamente illustrato come ogni anno al 31 dicembre
era presentato un conteggio provvisorio dei premi che poi veniva aggiornato in
maniera definitiva nel corso dell’anno seguente sulla base delle eventuali
uscite ed entrate di dipendenti o di eventuali modifiche di salario. I premi
erano quindi richiesti sulla base di conteggi provvisori, allestiti sulla base
delle indicazioni fornite dalla datrice di lavoro, in rate praticamente uguali
denominate “fatture acconto”, e poi soggetti a ricalcolo finale sulla base dei
dati effettivi forniti dalla ditta

(cfr. per l’anno 2002 il doc. 23, per il 1999 il doc. 34, per il 2000 il doc.
35, e per il 2001 il doc. 36). 

                                         Detta
procedura non ha mai suscitato, da parte della ditta attrice o da quella della
sua consulente assicurativa, reclamazione alcuna né nel suo principio né per
quanto concerne i calcoli dei contributi di volta in volta eseguiti, i quali
devono quindi ritenersi incontestati da parte dell'attrice.

                                         Ricordato
altresì come l'operato dell'istituto di previdenza sia sottoposto alla
vigilanza della competente autorità, specie per quanto concerne le tariffe per
l'assicurazione di rischio

(cfr. l'art. 68 v. LPP; cfr. doc. XLIX, LIII), e osservato d'altro canto come
l'attrice non abbia saputo concretizzare o precisare alcuna contestazione,
nemmeno sulla base dei certificati personali versati agli atti (cfr. XX; cfr.
in proposito quanto esposto al consid. 2.4. che precede), questo TCA deve
ritenere provata, con il grado della verosimiglianza preponderante, valido
nelle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2, 121 V 47

consid. 2a e 208 consid. 6b; SVR 1996 KV Nr. 85 p. 269;

SVR 1996 LPC Nr. 22 p. 263ss; RAMI 1994 p. 210/211), la correttezza dei calcoli
operati. 

                                      

                                         D'altra
parte, i dipendenti assicurati, i salari erogati e le mutazioni, risultano
chiaramente dai documenti di causa, in particolare dalla lista degli assicurati
versati agli atti (doc.64), dalla quale si evince in modo dettagliato il
calcolo delle deduzioni operato dalla Fondazione. 

 

                                         Visto
quanto sopra, riservato l'esame delle ulteriori singole contestazioni sollevate
dall'attrice e di cui ai considerandi che seguono, poiché non vi è motivo di
ritenere che i dati esposti dalla Fondazione relativamente al calcolo dei
contributi, in particolare i salari assicurati e le percentuali delle
deduzioni, siano errati, né - come verrà esposto nel prosieguo - la AT 1 ha
saputo indicare concretamente in cosa consisterebbe l’errore nel calcolo dei
contributi effettuato dalla convenuta, il calcolo va considerato corretto e
conforme alle suesposte disposizioni della LPP e del regolamento.

Del resto va
rilevato che più volte l’attrice ha formalmente riconosciuto il benfondato dei
conteggi allestiti dalla Fondazione e meglio una prima volta il 20 dicembre
2000 sottoscrivendo il primo piano di pagamento di contributi arretrati (nella
misura di complessivi fr. 1'086'367.20 oltre interessi) poi comunque non
rispettato (doc. 2). In seguito ha ulteriormente riconosciuto la situazione debitoria
il 5 luglio 2001 (doc. 4) e in data 13 novembre 2001, quale segno tangibile di
ulteriore ammissione del debito, l’attrice aveva addirittura ritirato
l’opposizione inizialmente interposta al PE n.  __________ per un importo di
fr. 1'200'546 (doc. 6, 8).  Successivamente, come ha avuto modo di ben
concludere il giudice del rigetto dell’opposizione nel suo giudizio dell’11
ottobre 2004 (doc. A), dall’insieme della corrispondenza intercorsa tra le
parti nel corso del primo semestre del 2003 emerge come l’attrice abbia indiscutibilmente
ammesso e riconosciuto di essere debitrice nella misura del credito, di fr. 
1'130'677.75, posto in esecuzione con la procedura esecutiva n. __________.
Basti citare le lettere del 21 gennaio e 3 febbraio 2003 della AT 1 (doc. 15, 16),
quella del 4 febbraio 2003 (doc. 17), del 5 e 17 febbraio 2003 della Fondazione
(doc.  22). 

 

                              2.10   L’attrice
censura innanzitutto la legittimazione attiva della Fondazione a pretendere il
pagamento dei contributi scoperti. A suo dire infatti essendo stato disdetto
con effetto dalla fine del 2002 il contratto previdenziale in essere con la AT
1 e avendo di conseguenza la convenuta trapassato al nuovo istituto
previdenziale della medesima ditta, la fondazione LPP della __________, i
relativi averi previdenziali, e, quindi, ogni onere e diritto, era privata di
ogni valido titolo per poter procedere all’incasso di ogni eventuale credito
ormai anch’esso trapassato al nuovo istituto di previdenza. Tale facoltà non le
spetterebbe nemmeno in via indiretta ritenuto che essa non beneficia di un
mandato di incasso da parte del nuovo istituto di previdenza dell’attrice.

 

Ora, tale
censura risulta manifestamente infondata.

La convenuta
ha infatti compiutamente esposto come essa abbia proceduto a versare all’__________
la parte di capitale di risparmio coperto a quel momento, oltre che le riserve
tecniche per i casi di invalidità (fr. 1'170'930.45 versati il

3 gennaio 2003 e fr. 21'059.15 il 22 gennaio seguente, e in data    ulteriori
fr. 6'650'000, doc. D). Il saldo del capitale di risparmio non poté invece
essere trasferito, i passivi della AT 1 essendo coperti solo all’81,9%, la
ditta assicurata avendo come si è visto tralasciato di versare una buona parte
dei contributi dovuti (doc. 38 e 39). È quindi ovvio che in seguito la Fondazione
convenuta ha dovuto procedere al recupero dello scoperto ancora esistente e
relativo al periodo in cui l’attrice era ancora legata dal contratto d’adesione
sottoscritto con la medesima. Né del resto risulta dagli atti che il nuovo
istituto di previdenza cui è affiliata la AT 1 si sia assunto in qualche modo
la (gravosa) competenza di procedere all’incasso di contributi fatturati e dovuti
per il periodo anteriore alla decorrenza del contratto d’adesione sottoscritto
con l’attrice con effetto dal 1. gennaio 2003. Tantomeno risulta che la
convenuta abbia concordato con la __________ una cessione di credito.  

La questione
poi relativa al riversamento di tali contributi al nuovo istituto di previdenza
esula manifestamente dal tema del presente contendere giacchè riferita esclusivamente
ai due istituti di previdenza.

 

Il rimprovero
mosso - in modo peraltro del tutto generico - alla convenuta dall'attore si
appalesa di conseguenza infondato, giacché chiaramente smentito dagli atti di
causa (doc. 2 e 16).

 

                             2.11.   In secondo
luogo l’attrice contesta il credito vantato dalla convenuta sulla base di
diverse motivazioni. 

                                         A titolo
generale censura il valore probatorio dei diversi riconoscimenti di debito
sottoscritti a favore della Fondazione appellandosi all’errore essenziale e al
timore ai sensi degli

art. 23, 29, 30 e 31 CO.     

 

Dette
allegazioni non possono essere ritenute decisive e concludenti da questo TCA a
parere del quale esse appaiono addirittura al limite del temerario. Infatti
risulta dagli atti che al più tardi a partire dal mese di aprile 2002 l’attrice
si era dotata di un apposito consulente assicurativo che esaminasse la
situazione della ditta (doc. I, L). Ne discende che al più tardi a quel momento
l’interessata era perfettamente in grado di verificare i conteggi allestiti
dalla Fondazione. Ma anche per il periodo precedente non è immaginabile che una
ditta delle dimensioni e del volume finanziario dell’attrice, con all’attivo
oltre un centinaio di dipendenti, non fosse in grado, sull’arco di oltre dieci
anni di rapporto previdenziale, di prestare la dovuta attenzione al contenuto
di conteggi di pagamenti di premi di entità più che considerevole, e questo non
solo nel suo stesso interesse ma anche in quello dei propri dipendenti
assicurati obbligatoriamente alla LPP. Se così fosse, l’attrice si sarebbe resa
protagonista di una negligenza tale da non meritare comunque alcuna tutela. 

Ma a
prescindere da tali osservazioni va detto che la AT 1 non argomenta minimamente
il presunto errore in cui sarebbe incorsa non descrivendone né natura né
entità, confermando ulteriormente l’assenza di benfondato delle sue
allegazioni. 

Né del resto
possono essere ritenuti dati gli estremi per riconoscere l’esistenza di uno
stato di timore ragionevole ai sensi degli art. 29 e 30 CO, l’attrice non
avendo allegato e tantomeno sostanziato alcun elemento che possa far anche solo
lontanamente reputare data una simile, gravosa, fattispecie. 

 

Né in
proposito la AT 1 può validamente richiamarsi alla corrispondenza intercorsa
tra la convenuta e la Fondazione LPP dell’__________ in merito all’assunzione
dei casi di rendita. In effetti, a prescindere dal fatto che tale problematica
si è poi risolta senza comportare alcun danno per l’attrice e tanto meno per i
suoi dipendenti, non può evidentemente essere interpretata come una
dimostrazione, ma nemmeno come un segno, di una presunta incapacità della
fondazione convenuta a gestire la situazione.

 

                             2.12.   La AT 1 adduce
che a seguito del pagamento di un importo superiore a fr. 500'000 all’inizio di
febbraio 2003, lo scoperto vantato dalla convenuta e posto in esecuzione (di
fr. 1'130'677.75, cfr. doc. 24) si era ridotto a fr. 1'063.649.90. Inoltre,
anche ammettendo l’esistenza di premi scoperti per un ammontare di fr.
1'063.649.90, tale importo sarebbe compensato da crediti a favore dell’attrice
per complessivi fr. 1'134.974.62 così composti:

 

                                         - fr.
578'247.67 quale compenso per perdite di gestione;

                                         - fr.
755'768.60 deposito a titolo “misure speciali”;

                                         - fr.
60'958.35 quali interessi di mora. 

Ne deriverebbe
quindi addirittura un credito a suo favore di

fr. 331'324.72 oltre interessi.

 

Ora, per i
motivi che seguono, tale assunto non può essere tutelato.

 

                             2.13.   Per quanto
riguarda innanzitutto l’entità del credito vantato dalla fondazione, va
rimandato a quanto detto sopra e meglio alla correttezza dei calcoli operati
dalla convenuta in sede di fatturazione dei premi dovuti. 

                                         Quanto al
versamento di fr. 500'000 operato dall’attrice all’inizio di febbraio del 2003
(doc. 18, 19), risulta dagli atti che lo stesso fu effettuato essenzialmente
allo scopo di scongiurare il pericolo del fallimento della ditta giacché la
convenuta, a seguito dei mancati pagamenti da parte della debitrice, malgrado
le varie promesse di versamento, si era vista costretta ad inoltrare istanza di
fallimento in data 18 ottobre 2002 per un importo di 

                                         fr.
625.756.90 (doc. 13, 14). Fu manifestamente solo a seguito delle insistenze
dell’attrice e del rinnovato riconoscimento da parte della medesima dell’importo
scoperto (a quel momento ammontante a complessivi fr. 1'630'677.75, composti da
fr. 1'459’902 di premi e fr. 170'755.30 per interessi e spese, di cui fr. 625.756.90
appunto oggetto di procedura esecutiva e fallimentare; cfr. doc. 16, 17, 18 e
A/4), e il pagamento di fr. 500'000, che la convenuta acconsentì al ritiro,
formulato al competente giudice in data 10 febbraio 2003, dell’istanza di
fallimento (doc. 20).  Pochi giorni dopo, il 17 febbraio 2003, la fondazione
ribadì comunque per scritto all’attrice che entro la fine del mese di aprile
restavano ancora da solvere fr. 1'130'677.75 (fr. 1'063.649.90 di contributi
scaduti oltre interessi e spese), importo questo che era stato formalmente
riconosciuto dalla debitrice in data 4 febbraio 2003 (doc. A/13 e 17). Nemmeno
il successivo sollecito inviato l'8 maggio 2003 riuscì tuttavia ad ottenere
l’effetto sperato, vale a dire il pagamento del dovuto da parte dell’attrice
(doc. 23).

Di
conseguenza, la convenuta fu costretta ad avviare una nuova procedura esecutiva,
la n. __________, per l’incasso dei

fr. 1'130'677.75, oltre interessi, ancora scoperti (doc. 24).

L’importo
fatto valere in via d’incasso forzato risulta dai conteggi prodotti agli atti e
corrisponde esattamente al saldo restante, dopo deduzione del pagamento
dell’attrice di fr. 500'000, dello scoperto vantato alla fine del 2002, di fr.
1'630'677.75, e oggetto di riconoscimento da parte dell’attrice datato 3
febbraio 2003  (cfr. doc. 16, 17, 18; fr. 1'459’902 di premi e fr. 170'755.30
per interessi e spese). Le allegazioni dell’attrice che sostiene che lo
scoperto vantato, dopo il pagamento di fr. 500'000, sarebbe in realtà di “soli”
fr. 1'063'649.90 partono quindi da errati presupposti e omettono di considerare
che all’importo dovuto per contributi andava aggiunto quello per spese e
interessi e che comunque risulta chiaramente che deducendo i fr. 500'000
versati dall’importo scoperto e riconosciuto dalla debitrice nel febbraio 2003
(doc. 16, 17), si ottiene proprio il credito posto in esecuzione dalla creditrice
di fr. 1'130'677.75. 

  

                             2.14.   Quanto alla
posizione di fr. 578'247.67 quale compenso per perdite di gestione, va detto
quanto segue.

La convenuta
ha ampiamente illustrato come tale voce passiva sia da ricondurre ad una
perdita accumulata sugli investimenti effettuati in base ad un preciso mandato
di gestione patrimoniale conferito dalla Commissione di previdenza paritetica
composta dal sig. __________, a quel tempo direttore con diritto di firma
individuale della AT 1, e da un rappresentante dei dipendenti (doc. 40, 41).
Furono proprio i rappresentanti della AT 1 che optarono per un mandato di
gestione patrimoniale del capitale dei fondi previdenziali, mandato attribuito
al __________ e sottoscritto il 10 dicembre 1998 dalla Commissione di previdenza
della ditta, optando per “un profilo di investimento con scarsa propensione al
rischio” (doc. 38, 41). 

Ora, non vi
sono elementi che in concreto permettano di concludere, o anche solo ipotizzare,
che la gestione che fu quindi effettuata dalla Fondazione e dalla Banca in
questione abbia in qualche modo oltrepassato i limiti fissati dal mandato
conferito dalla Commissione di previdenza della AT 1 o configuri una violazione
degli obblighi di diligenza previsti dalla legge. Del resto si ricorda che
trattandosi di investimenti di averi LPP la legge prevede rigide procedure di
controllo e sorveglianza della gestione e dell’investimento patrimoniale

(cfr. l’art. 53 v. LPP e art. 50 segg. OPP2), procedure che nella specie non
risultano essere state violate. In realtà, la convenuta ha pertinentemente
illustrato come la perdita registrata nel 2001 dal patrimonio di spettanza
della AT 1, al 31 dicembre 2001 di fr. 578'247.67 (doc. 42), sia stata in
realtà da ricondurre al noto crollo dei mercati finanziari verificatosi in quel
periodo, mentre che non vi sono indizi che permettano di lasciare concludere
per una errata gestione del patrimonio da parte della convenuta o del __________.
Del resto va detto che l’attrice si è limitata a porre in compensazione un
credito per “compenso perdite gestione” di fr. 578'247.67, ritenendola
derivante da errate speculazioni sui corsi, senza apportare a suo sostegno
nessuna valida e precisa motivazione né prova alcuna. Tralascia pure di
spiegare il motivo per cui omise di sollevare tale contestazione prima della
presente procedura.

 

D’altra parte
la documentazione agli atti attesta come tale perdita fosse stata ridotta, alla
fine dell’anno successivo, ossia al 31 dicembre 2002, a “soli” fr. 1'577.10
(doc. 42). In definitiva quindi la perdita poté essere quasi completamente
riassorbita, fatto questo che rende già di per sé manifestamente improponibile
ogni richiesta di “compenso di perdite di gestione” da parte della AT 1.

 

                             2.15.   Per quel che
concerne invece l’importo di fr. 755'768.60 dovuto a titolo di “misure
speciali” (doc. 60) va detto quanto segue.

 

                                         Secondo
l’art. 70 cpv. 1 v. LPP :

 

" 
1 Ogni
istituto di previdenza deve devolvere l’uno per cento dei salari coordinati di
tutti gli assicurati tenuti a pagare contributi per le prestazioni di vecchiaia
al miglioramento delle prestazioni in favore della generazione d’entrata,
secondo gli art. 32 e 33, e all’adattamento delle rendite in corso
all’evoluzione dei prezzi, secondo l’art. 36 cpv. 2. 

 

2 Nella misura
in cui non possa essere impiegato giusta il cpv. 1 né sia accantonato a tal
fine, detto uno per cento dev’essere utilizzato per aumentare gli accrediti di
vecchiaia degli assicurati o per migliorare le rendite sorte prima dell’entrata
in vigore della presente legge.

 

3 I contributi
che non sono destinati ad aumentare gli accrediti di vecchiaia vanno utilizzati
per la copertura dei rischi."

 

Secondo la
giurisprudenza, nel caso di istituti di previdenza con sottocopertura che hanno
formato accantonamenti per misure speciali non utilizzate per la generazione
d’entrata, detti accantonamenti possono venir utilizzati per annullare la
sottocopertura. Tali mezzi possono in particolare essere travasati nei fondi
liberi e, quindi, venir utilizzati per colmare dei buchi di copertura, ammesso l’apporto
della prova per le misure speciali  secondo l’art. 46 OPP2 . Questo procedere è
consentito anche dopo l’abrogazione dell’art. 70 v. LPP (cfr. Stauffer,
Berufliche Vorsorge, Zurigo 2005, p. 556).

 

La convenuta
ha illustrato come per le misure speciali venisse prelevato l’1% del salario
LPP accumulabile alle fatture trimestrali, posto a carico del 50% del datore di
lavoro e per il resto dei dipendenti.                 

 

 

 

                                         L’attrice
ritiene che tale ammontare andrebbe dedotto dal credito in considerazione del
fatto che  tale obbligo contributivo non esiste più e quindi andrebbe lasciato
a libera disposizione della ditta. Inoltre, tale ammontare andrebbe considerato
come la somma di premi versati a titolo di contributi del datore di lavoro o
comunque costituirebbe un credito che spetta alla fondazione __________ e non
alla convenuta.

 

                                         Tali
argomentazioni sono, nella misura in cui non siano da ritenere addirittura
pretestuose, infondate. 

                                         Innanzitutto
se è vero che la 1. revisione della LPP ha abrogato l’art. 70 v. LPP, la AT 1
omette di considerare che oggetto della presente controversia sono contributi
previdenziali dovuti sino alla fine del 2002 e che, quindi, come è stato già
detto

(cfr. consid. 2.4), non sono applicabili le disposizioni della LPP entrate in
vigore il 1. gennaio 2005 ma quelle valide sino a quella data.

 

Per il resto,
la convenuta fa pertinentemente rilevare che l’ammontare in discussione - che
appunto fa parte dell’importo oggetto di esecuzione forzata in quanto non
versato dall’attrice - non costituisce, come sembra addurre l’attrice, un avere
in deposito presso la Fondazione, bensì di una voce passiva nel bilancio, di
spettanza degli assicurati (con privilegio speciale per quelli appartenenti
alla generazione d’entrata), da ripartirsi conformemente ad un preciso piano
approvato che non è oggetto della presente controversia, e non certo della
datrice di lavoro. È del resto evidente che tale ammontare, dovuto in forza
della legge e del regolamento applicabili nel periodo contributivo in oggetto, fa
parte del patrimonio previdenziale relativo al contratto di previdenza già in
essere tra le parti e deve quindi essere versato dalla ditta affiliata alla
Fondazione di previdenza. Del resto quest’ultima ha espressamente sottolineato
che tale ammontare verrà poi trasferito al nuovo istituto di previdenza cui è
attualmente affiliata l’attrice.

 

                             2.16.   Infine, l’attrice
pretende di mettere in compensazione con il credito vantato dalla fondazione un
ulteriore importo di

fr. 60'958.35 a titolo di “interessi di mora”. L’ammontare sarebbe costituito
dagli interessi del 5,5% maturati dal 3 gennaio al

3 marzo 2003, sull’ammontare di fr. 6'650'000, pari agli averi previdenziali
versati – secondo la AT 1 con ritardo - dalla Fondazione all’__________.

                                         L’attrice,
richiesta in merito dalla Vice-cancelliera, con scritto del 16 novembre 2005, ha
precisato come segue la sua pretesa.

 

" 
1. Calcolo dell' ammontare

 

Come si evince dalla documentazione agli atti
(vedasi ad esempio il doc. D) e dalle allegazioni di entrambe le parti, i loro
rapporti contrattuali vennero disdetti con valuta 31.12.2002.
Questo elemento è fondamentale e determinante per la nascita del diritto agli
interessi di mora.

 

A tale data, secondo i calcoli della convenuta
medesima (doc. D), questa era tenuta a versare alla nuova Compagnia d'
assicurazioni Fr. 9'013'250,05.

 

Fr. 1'171'646,95 (pari alla differenza fra il
succitato importo globale e Fr. 7'841'603,10) erano stati trattenuti quale
riserva per il presunto saldo scoperto dell' attrice nei confronti della
convenuta (vedasi sempre il doc. D).

Come minimo dunque, Fr. 7'841'603,10 avrebbero
dunque dovuto essere versati al più tardi con valuta 01.01.2003.

 

Grazie alle tecnologie di clearing bancario, il
versamento poteva essere eseguito con detta valuta. Tuttavia l’attrice in
petizione ha tenuto conto delle vacanze di fine/inizio anno, ed ha calcolato
(come meglio si vedrà qui di ammontare degli interessi a proprio favore a
partire dal 03.01.2003.

                                      

Dal doc. D si evince che la convenuta bonificò solo Fr. 1'191'603,10
con valuta 03.01.2003, preannunciando il versamento del saldo rimanente (Fr. 6'650'000.-)
"nei prossimi giorni".

 

Il doc. D è di data 28.02.2003

All' attrice è noto che al 03.03.2003 (data nella quale ricevette
copia del doc. D) l' importo di Fr. 6'650'000.- non era ancora stato
versato.

 

Pertanto, dato che:

 

1.   non v' era
alcuna ragione giuridicamente o contrattualmente valida che permettesse alla
convenuta di non versare l' intero importo di Fr. 9'013'250,05 già al
01.01.2003;

 

2.   il rapporto
contrattuale fra attrice e convenuta era stato disdetto con valuta 31.12.2002;

 

3.   il rapporto
contrattuale con la compagnia subentrante ebbe effetto dal 01. 01. 2003 ed al
31.12.2003 alla convenuta erano note le coordinate bancarie per il pagamento
alla __________ LPP. (come dimostra il pagamento parziale del 03.01.2003);

 

a partire dal 01.01.2003 la convenuta era automaticamente
costituita in mora in base all' art. 102 cpv. 2; da quella data, fino a quella
del versamento, decorsero gli interessi di mora.

 

L' art. 104 CO prevede in generale un ammontare del 5 %, a meno di
accordi specifici.

 

La convenuta applicava però, nei confronti dell' attrice come pure
probabilmente degli altri assicurati, un interesse di mora del 5,5 %. Visto che
gli accordi contrattuali stipulati fra attrice e convenuta non hanno stabilito
che detto interesse di mora fosse valido solo a carico dell' assicurato e che
né le norme che regolano la previdenza professionale, né la LCA prevedono
alcunché in questo senso, tenuto conto, ad argomento e contrario, anche di
quanto previsto dall' art. 104 CO ed 1 segg. CO è nato un accordo non scritto
fra le parti secondo il quale l' interesse di mora era reciprocamente del 5,5 %

 

All' importo di Fr. 60'958,35 si giunge quindi con il seguente
calcolo:

 

5,5 x Fr. 6'650'000.-      x     61 gg         =    Fr.
60'958,35

           100                          365
gg

 

Questi sono gli interessi al 5,5 % maturati in 61 giorni.

Trattasi di calcolo provvisorio, che ha tenuto conto del 3
gennaio come data di partenza e del 3 di marzo quale data finale, posto però
che l' accredito sia avvenuto al 4 marzo 2003. Se ciò non fosse, bisognerà
calcolare gli interessi fino al momento dell' avvenuto

accredito di Fr. 6'650'000 ad opera della
convenuta. Come esposto in petizione, sarà solo l'istruttoria
che potrà determinare a quale data e quindi con quale
ampio ritardo ciò sia avvenuto.

All' attrice era solo noto che sicuramente il 3 marzo 2003 l'accredito
non era ancora stato eseguito. Pertanto al termine dell' istruttoria il
calcolo degli interessi andrà rettificato a favore dell' attrice.

 

In realtà la convenuta avrà avuto un beneficio maggiore del 5,5 %,
poiché è logico che essa non abbia tenuto detti averi fermi su un conto o sotto
il classico materasso, ma che nel frattempo i capitali erano sempre rimasti
investiti al pari degli altri fondi a sua disposizione.

 

La convenuta dovrà fornire prova dell' ammontare di questo
arricchimento; qualora esso eccedesse la somma degli interessi, essa dovrà
versare pure l'eccedenza.

 

Si noti bene che l'attrice nella petizione ha avanzato la pretesa
del pagamento degli interessi solo su Fr. 6'650'000.-, omettendo quelli
maturati sulla differenza scoperta di Fr. 1'171'646,95, non perché riconosceva
che quel saldo fosse dovuto alla convenuta, ma solo perché il calcolo degli
interessi su quella parte è conglobato nel calcolo generale di cui al punto
II.1.3 del petitum." (doc. XLIV)

                                       

La convenuta
dal canto suo contesta tale pretesa facendo peraltro rilevare che solo a fine
febbraio 2003 essa ha saputo dall’attrice il numero di conto del nuovo istituto
previdenziale (Fondazione __________) su cui versare il capitale e che tale era
stato depositato presso un conto di transizione __________ che fruttava unicamente
un interesse dello 0,125% (cfr. lettera 30 novembre 2005 al TCA, LIII).

 

                                         Dalla
documentazione agli atti risulta che con lettera del 20 febbraio 2003 la
Fondazione convenuta aveva comunicato alla __________ che al 31 dicembre 2002 il
capitale complessivo di risparmio degli assicurati ammontava a fr. 7'065'878.35
ma che, in considerazione dello scoperto sui premi ancora esistente, poteva per
il momento essere accreditato “solo” l’importo di fr. 6'650'000 (doc. 38). Con ordine
del 3 aprile 2003, con valuta 8 aprile 2003, al nuovo istituto di previdenza è
stato versato quanto preannunciato (doc. 37).       

 

Ora, le
modalità del trasferimento del capitale previdenziale di copertura in caso di
scioglimento del contratto d’affiliazione non sono regolate dalla legge
(nemmeno nell’ambito della nuova normativa in vigore dal 1. aprile 2004, cfr.
gli art. 53e segg. LPP). La giurisprudenza ha comunque avuto modo di precisare
che per il periodo sino all’effettivo trasferimento del capitale è dovuto un
interesse di mora, ritenuto come non sia necessaria un’interpellazione visto
che il capitale di copertura da trasferire diviene esigibile con lo spirare del
contratto d’adesione. Quanto al tasso d’interesse dovuto, lo stesso non è
definito dalla legge, ritenuta la non applicabilità dell’art. 7 OLP. Torna
pertanto applicabile il tasso previsto dal contratto o dal regolamento e, in
assenza di regolamentazione, quello generale del 5% secondo l’art. 104 cpv. 1
CO (DTF 127 V 389s consid. 5e/bb; cfr. anche Stauffer, Berufliche Vorsorge,
Zurigo 2005, p. 475 segg., in particolare p. 482).                                                                         

 

Nella specie, se
da una parte è verosimile che solo a fine febbraio 2003 la Fondazione convenuta
è venuta a conoscenza del conto dell’__________ (i fr.1’191'603,10 concernenti
i casi d’invalidità e la prestazione di libero passaggio per __________ sono
stati versati rispettivamente con valuta 3 gennaio 2003 e 22 gennaio 2003 ai
rispettivi destinatari e non al nuovo istituto previdenziale, cfr. doc. 37 e 74),
dall’altra non va dimenticato che i capitali previdenziali sono stati versati
con valuta 8 aprile 2003.

Se, conformemente alla succitata giurisprudenza, sono sorti degli interessi di
mora, questi non possono tuttavia essere compensati con i contributi arretrati
dell’attrice non essendovi reciproca identità tra debitore e creditore.

Al riguardo va fatto presente che la LPP prevede una norma specifica in materia
di compensazione, secondo cui il diritto alle prestazioni (rendita di
invalidità, di vecchiaia, per i superstiti e prestazione di libero passaggio)
può essere compensato con crediti che il datore di lavoro ha ceduto
all’istituto di previdenza soltanto se questi si riferiscono a contributi, che
non sono mai stati dedotti dal salario (art. 39 cpv. 2 LPP; cfr. DTF 126 V
315). 

                                         Il
divieto di procedere a questo tipo di compensazione è generale ed imperativo,
eccezion fatta per i contributi non dedotti dal salario (DTF 114 V 41 consid. 3b; 111 II 41; H. M Riemer, Das Recht der beruflichen Vorsorge in
der Schweiz, Berna 1985, N 30 p. 118; cfr. anche