# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a2f6e115-0b09-57ad-94f7-574fed639280
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.03.2016 38.2015.76
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2015-76_2016-03-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2015.76

   

  rs

  	
  Lugano

  24 marzo 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 novembre 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 19 ottobre 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione
del 19 ottobre 2015 la Sezione del lavoro ha confermato la precedente decisione
dell’11 maggio 2015 (cfr. doc. 10) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto
all’indennità di disoccupazione dal 17 novembre 2014 per non avere la propria
residenza in Svizzera ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, bensì in Italia.

 

                                         Al riguardo
l'amministrazione ha sottolineato che:

 

" (…)

5. Ora, ritenuto che il signor RI 1, al
momento dell’iscrizione in disoccupazione era residente in Italia, considerato
il suo rientro settimanale (da venerdì sera a domenica sera) in Italia durante
il periodo lavorativo in Svizzera, occorre concludere che egli è da ritenersi
vero frontaliero, e che competente per erogare le indennità in questione è lo
Stato italiano (cfr. punto 2.1 sopra).

 

Pertanto, pur volendo ammettere la dimora (effettiva) dell’assicurato
ad __________ nell’appartamento condiviso con l’amico - anche se l’esito degli
accertamenti di cui nel rapporto di polizia 24 marzo 2015 e quanto indicato
dall'assicurato durante l'audizione (frequente soggiorno in Italia dal 4 marzo
2015 causa lo stato di salute della madre e della moglie) non appaiono deporre
a favore di una simile tesi - in mancanza del centro degli interessi personali
in Svizzera non risultano realizzati i presupposti indispensabili e cumulativi
della residenza ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI.

 

Non sussistendo, come detto, elementi che permetterebbero di
ammettere un cambiamento della situazione tale da riconoscere il trasferimento
del centro degli interessi e relazioni personali in Svizzera dopo l'insorgere
della disoccupazione, non è quindi possibile riconoscere il beneficio delle
indennità di disoccupazione all'assicurato dal 17 novembre 2014.

 

(…)" (Doc. A)

 

                               1.2.   Contro la decisione su
opposizione l'assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA nel quale ha chiesto di essere posto al beneficio
delle indennità di disoccupazione.

                                         A sostegno della propria
pretesa ricorsuale il medesimo ha segnatamente addotto:

 

" (…)

4.   Scopo della
presente procedura è pertanto quello di verificare se il ricorrente abbia la
dimora abituale in Svizzera secondo le tre condizioni della:

      - dimora effettiva;

      - l'intenzione di continuare a risiedere in Svizzera;

      - avere
contemporaneamente in Svizzera il centro delle proprie relazioni personali.

Più precisamente deve essere sciolto
il dubbio se il RI 1 possa essere paragonato alla stregua di un lavoratore
frontaliero a fronte dei dichiarati rientri settimanali in Italia.

 

5.   La
giurisprudenza in materia di codesta lodevole Autorità è conosciuta allo
scrivente che, tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla sezione del
lavoro, non ritiene possa essere applicata alla fattispecie. Al di là di quanto
ricavabile dal verbale di audizione di RI 1, egli può essere pacificamente
considerato come effettivamente e stabilmente dimorante sul suolo ticinese.

6.   Gli
elementi oggettivi quali utenze telefoniche, targhe, iscrizione all'AIRE, etc.,
sono acquisiti e pertanto non meritano di essere ulteriormente esplorato. La
questione cruciale risiede nella momentanea residenza della moglie e figli sul
territorio italiano. Contrariamente a quanto pare emergere dalla documentazione
agli atti, non è assolutamente vero che il ricorrente si ricongiunga
settimanalmente alla famiglia, recandosi sul territorio italiano. Sono infatti
piuttosto moglie e figli che raggiungono l'opponente presso la sua dimora
ticinese. tanto più che la famiglia RI 1 - intesa nella sua globalità -
intrattiene numerosi rapporti sociali sul territorio ticinese frequentando
famiglie con figli durante i weekend. A titolo esemplificativo si indicano i
nominativi dei signori:

      - __________

      - __________

      - __________

      - __________

      - __________

che potranno confermare l'abituale
frequentazione delle loro famiglie con quella del ricorrente, durante i weekend
sul suolo ticinese.

 

7.   Proprio in
virtù di una situazione complessivamente orientata ad una stabile residenza
ticinese, già lo scorso anno il RI 1 aveva pianificato il trasferimento di
moglie e figli in Ticino, prevedendo lo stesso per giugno 2015. La rottura del
tendine da parte della moglie e l'aggravamento delle condizioni della madre
hanno semplicemente ritardato tale trasferimento che è stato pianificato per il
giugno 2016 (cfr. verbale audizione 30.04.2015).

(…)" (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 10
dicembre 2015 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione dell’impugnativa
con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(cfr. doc. III).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto della presente
vertenza è la questione di sapere se l’assicurato abbia diritto oppure no a
indennità di disoccupazione a far tempo dal 17 novembre 2014.

 

                                         Uno dei presupposti da
adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).

 

                                         L'art. 12 LADI precisa che
"in deroga all'articolo 13 LPGA, gli stranieri senza
permesso di domicilio sono considerati residenti in Svizzera, fintanto che vi
dimorano in virtù di un permesso di dimora per l'esercizio di un'attività
lucrativa o in virtù di un permesso stagionale". 

 

                                          In
una sentenza del 20 settembre 1989, pubblicata parzialmente in DTF 115 V 448 e
riprodotta integralmente in D. Cattaneo "Les mesures préventives et de
réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,
Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 422-424, il TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha stabilito che determinante, nel contesto dell'art. 8
cpv. 1 lett. c LADI, non è l'esistenza di un domicilio civile in Svizzera bensì
la residenza effettiva (cfr. DTF 115 V 448-449).

                                         Così, nel caso che era
chiamata a giudicare, la nostra Massima Istanza giudiziaria ha stabilito che un
cittadino svizzero che aveva affittato un appartamento in Francia, ma risiedeva
a Ginevra, adempiva il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. D.
Cattaneo, op. cit., p. 424, n. 685).

 

                                         In un'altra sentenza del 6
settembre 1999, pubblicata in DTF 125 V 465, il TFA ha stabilito che la
giurisprudenza sviluppata a proposito all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non viola
l'art. 20 lett. a della Convenzione n. 168 dell'Organizzazione internazionale
del lavoro (OIL) concernente la promozione dell'impiego e la protezione contro
la disoccupazione del 21 giugno 1988 (RS 0.822.726.8; RU 1991 1914; in vigore
per la Svizzera dal 17 ottobre 1991).

 

                                         L’Alta Corte ha pure
ribadito la validità della propria giurisprudenza che subordina il diritto
all'indennità di disoccupazione alla residenza effettiva in Svizzera, così come
all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne, durante
questo tempo, il centro delle proprie relazioni personali:

 

" (…)

Orbene non si vede come la
suddetta giurisprudenza relativa all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI esigente una
presenza qualificata nel nostro Paese possa essere contraria
alla Convenzione. In effetti, solo restando a diretto contatto con il mondo del
lavoro nel quale intende essere reinserito il disoccupato può dar prova di un
serio e costante impegno nella ricerca di un lavoro. Inoltre la presenza
effettiva garantisce alle autorità competenti la possibilità di verificare
l'idoneità al collocamento e di controllare la disoccupazione. Ridurre tale
presenza a qualche ora al giorno, come richiesto dal ricorrente, equivarrebbe a
non far obbligo agli interessati di mettersi nella situazione di concretamente
poter reperire un impiego. Con un simile sistema verrebbe garantita solo
l'indennizzazione degli assicurati, mentre sarebbe disatteso l'altro intento
contenuto nella Convenzione, quello della promozione del pieno impiego, intento
che può essere concretizzato solo con un disciplinamento che favorisca la
ricerca di un'occupazione. La giurisprudenza di questa Corte che subordina il
diritto all'indennità di disoccupazione, oltre che alla residenza effettiva in
Svizzera, anche all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di
farne - durante questo tempo - il centro delle proprie relazioni personali non
è quindi in contrasto con il diritto convenzionale, questo a prescindere dal
fatto che ciò non esclude necessariamente per l'interessato la possibilità di
avere il domicilio all'estero presso la propria famiglia.” (…)”

 

                                         In
quell’occasione il TFA, accogliendo il ricorso e rinviando gli atti
all'amministrazione cantonale, ha poi concluso che:

 

" (…) 

Nella fattispecie si pone la questione di sapere se C. fosse nel
periodo determinante effettivamente residente nel nostro Paese, ossia presente
sul mercato del lavoro svizzero.

Orbene, per attestare la sua effettiva residenza in Svizzera il
ricorrente rileva in particolare di avere avuto a disposizione una camera
presso il "Personalhaus" dell'ex-datore di lavoro. A comprova di
quanto affermato esibisce una dichiarazione 18 dicembre 1996 di quest'ultimo,
da cui si evince che l'interessato, quale dipendente della ditta L. SA, abitava
durante tutto l'anno nel "Personalhaus". Per contro, nulla si rileva
per quanto concerne il periodo dopo il licenziamento.

 

In effetti, nell'incarto manca qualsivoglia documento attestante
una costante presenza sul mercato del lavoro svizzero per consentire al giudice
di statuire. Si rende pertanto necessario un complemento d'istruttoria.
(…)" (cfr. DTF 125 V 465, consid. 6, pag. 469-470)

 

                                         In una
sentenza 8C_777/2010 del 20 giugno 2011, pubblicata in DLA 2012 Nr. 1 pag. 71, il
Tribunale federale ha concluso che un assicurato non aveva la residenza in
Svizzera, rilevando:

 

" (…)

3.

3.1 Le droit à l'indemnité de chômage suppose, selon
l'art. 8 al. 1 let. c LACI, la résidence effective en Suisse, ainsi que
l'intention de conserver cette résidence pendant un certain temps et d'en
faire, durant cette période, le centre de ses relations personnelles (ATF 133 V 169 consid. 3 p. 172; 125 V 465 consid. 2a p. 466; 115 V 448 consid. 1b p. 449). (…)

 

3.3 (…) Il convient donc, préalablement, de trancher
le point de savoir si l'intimé remplissait ou non la condition prévue par
l'art. 8 al. 1 let. c LACI.

A ce propos, il y a lieu de constater que l'intimé,
même s'il logeait une partie de la semaine en Suisse, comme il l'affirme,
résidait tout de même la plupart du temps en France, où il avait loué
successivement plusieurs appartements à partir de l'année 2000. Il a vécu sans
discontinuer en France voisine avec ses trois enfants, dont il avait la garde
et sur lesquels il exerçait l'autorité parentale. Les trois enfants y étaient
régulièrement scolarisés (cf. sur l'importance dans ce contexte du rôle de
l'établissement de la famille, arrêt 4C.4/2005 du 16 juin 2005 consid. 4.1
publié in : SJ 2005 I p. 501). Par ailleurs, l'intimé bénéficiait en France de
diverses prestations sociales (revenu minimum d'insertion, allocation de
soutien familial, aide au logement), ce qui supposait nécessairement une
résidence dans ce pays. Il disposait certes d'un pied-à-terre à Genève dans
lequel toutefois, en raison de ses dimensions modestes, il ne pouvait
visiblement pas accueillir sa famille. A un contrôleur de la CAF qui s'était interrogé en juillet 2002 sur la résidence effective de l'intéressé, celui-ci
a déclaré qu'il conservait une adresse en Suisse pour bénéficier de la qualité
de résident sur territoire helvétique (déclaration relatée par la CAF dans sa télécopie du 23 octobre 2008). Il signifiait par là clairement que ce seul
intérêt justifiait le maintien d'un point d'attache en Suisse. Au regard de
l'ensemble des circonstances, il ne fait dès lors pas de doute que le centre de
ses intérêts personnels se trouvait en France. 

 

Par conséquent, il n'avait pas droit aux prestations
de l'assurance-chômage en application de la législation interne suisse. (…)“

 

                                         Al
risultato opposto l’Alta Corte è giunta nella sentenza
8C_658/2012 del 15 febbraio 2013 nel caso di un assicurato, in possesso di un
permesso di domicilio (tipo C), che dormiva su un materasso in un appartamento
occupato dai suoi genitori e da sua sorella, senza che vi fossero i suoi
effetti personali.

                                         Il Tribunale
federale ha ritenuto decisive le circostanze che l’indirizzo era stato annunciato
alla polizia degli stranieri, che l’assicurato era presente nell’abitazione
durante un controllo non preannunciato, che l’assicurato ha lavorato
conseguendo un guadagno intermedio e che i genitori e la sorella hanno
confermato per iscritto la presenza nell’appartamento in questione.

 

                                         In un’altra
sentenza 8C_797/2013 del 21 febbraio 2014, a proposito di un'assicurata che aveva svolto la professione di badante e che è rimasta in disoccupazione soltanto per
un mese e mezzo, il Tribunale federale ha stabilito che l'assicurata risiedeva
in Svizzera rilevando:

 

" (…)

4.1. L'argomentazione dell'istanza precedente non può essere
seguita. La Corte cantonale ha in particolare ritenuto che l'assicurata aveva
risieduto in Svizzera a partire dall'ottobre 2009 fino a fine gennaio 2012,
ossia durante quasi due anni e mezzo, per poi interrompere questa sua residenza
durante circa due mesi e mezzo e quindi riprenderla a contare da metà aprile 2012. L'istanza precedente ha evidentemente giudicato che l'assicurata durante il periodo da fine
gennaio a metà aprile aveva risieduto a C.________, in Italia. Simile
accertamento appare contrario al diritto federale, per i seguenti motivi. 

 

La ricorrente sostiene di vivere da lungo tempo separata dal
marito, che abita in Italia. L'affermazione appare senz'altro credibile in
considerazione dell'ininterrotta residenza in Svizzera dell'interessata sin
dall'ottobre del 2009. Le ragioni che avrebbero in siffatte circostanze indotto
quest'ultima a interrompere questa sua residenza per la durata di due mesi e
mezzo appaiono alquanto dubbie, visto in particolare che l'insorgente spiega di
aver potuto soggiornare durante il periodo in parola presso la sua amica
Y.________, la quale conferma tale asserzione. Non appare pertanto plausibile che
l'interessata abbia per quel breve periodo ripreso a convivere con suo marito a
C.________, dopo che ciò non era avvenuto durante i due anni e mezzo precedenti
e neppure in seguito. Dal momento che le relazioni coniugali erano da parecchio
tempo turbate, come la ricorrente espone in maniera credibile, il soggiorno
presso un'amica appare assai più probabile, e anche comprensibile, che non
quello presso il marito, considerata la turbata unione coniugale. (…)"

 

                                         Per una
critica di questa sentenza federale cfr. Daniele Cattaneo, “Assurance-chômage
et droit du travail: quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain
Marchand (ed.), Regards croisés sur la droit du travail: Liber Amicorum pour
Gabriel Aubert, Ginevra/Zurigo 2015, Schulthess Editions Romandes, pag.73 seg.
(75-76: “(…) Malheureusement, dans cet arrêt, la Haute Cour a entièrement omis
d’examiner les motivations (pour éventuellement les rejeter) à la base de la
décision sur opposition du service de l’emploi et de l’arrêt cantonal
(notamment le fait que le domicile à l’étranger avait été signalé par l’ancien
employeur de l’assurée, que cet adresse figurait sur les attestations de
l’autorité administrative étrangère et la circonstance que les prélèvements et
payements avaient été faits tout près de la frontière). (…)"). Vedi
pure lo stralcio per intervenuta transazione della successiva causa STCA
38.2014.31 del 2 ottobre 2014 pag. 3: "(…) e che inoltre i rapporti erano
tali per cui un paio di volte ha portato la signora a casa sua a X. per alcuni
giorni, dove dormiva nella casa dell’ex marito, che spesso non c’era visto che
lavorava fuori. (…)".

 

                                         In un’altra sentenza,
pubblicata in SVR 2014 ALV Nr. 9, il Tribunale federale ha ribadito che il
diritto all’indennità di disoccupazione secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI
presuppone la residenza effettiva in Svizzera, come pure l’intenzione di
conservarla per un certo periodo di tempo e di farne, durante quel periodo il
centro delle proprie relazioni personali.

                                         Questo presupposto è stato
negato nel caso di un assicurato che ha subaffittato uno studio ad una famiglia
di tre persone e che ha dichiarato di avere vissuto in un appartamento con la
sua amica in Francia. L’Alta Corte ha, tra l’altro, sottolineato che appare
difficilmente credibile l’affermazione secondo cui quella all’estero è una
residenza secondaria visto che si tratta di un appartamento di sua proprietà.

 

                                         In una sentenza
8C_405/2015 del 27 ottobre 2015 il Tribunale federale ha ritenuto che un
assicurato di nazionalità svizzera, sposato e padre di due bambini, che ha
lavorato in Svizzera dal 1° novembre 2012 al 31 dicembre 2013 e che è
proprietario di una villa in Francia dove la famiglia si è trasferita nel 2010
soddisfa il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI.

                                         Egli infatti, dopo avere
beneficiato nel settembre 2010 di indennità di disoccupazione quale vero
frontaliere “atipico” già nell’agosto 2012 e quindi ben prima del momento in
cui si è iscritto per il collocamento (dal 1° gennaio 2014) aveva annunciato il
suo ritorno all’indirizzo del padre.

 

                                         L’Alta Corte ha confermato
la sentenza dell’autorità di ricorso, rilevando:

 

" (…) 4.2. La caisse de chômage se plaint d'une constatation
arbitraire des faits et de la violation de l'art. 8 al. 1 let. c LACI.

Elle fait valoir que lorsque l'assuré a annoncé
son retour en Suisse, au mois d'août 2012, son droit aux indemnités était
épuisé et que les mesures auxquelles il aurait pu prétendre, selon la
législation cantonale en matière de chômage, requièrent un domicile en Suisse.
La recourante soutient, par ailleurs, que le centre des intérêts de l'assuré
est là où habite sa famille, soit à E.________. Elle fait valoir que cette
commune ne se situe qu'à 12 kilomètres de l'appartement de C.________ et que
celui-ci ne constituait qu'un pied-à-terre lui facilitant ses recherches
d'emploi et lui permettant de retrouver les siens aisément, à tout le moins le
weekend. En outre, le fait que des travaux ont été entrepris pour accueillir
l'ensemble de la famille ne serait pas déterminant. Cet élément ne
ressortirait, au demeurant, que de simples déclarations de l'intimé. Par
ailleurs, l'implication de celui-ci dans la vie associative du canton et de
Suisse ne serait pas non plus pertinente.

4.3. De son côté,
l'intimé fait valoir qu'en janvier 2015 sa famille a emménagé à C.________,
comme il s'y était engagé, et que son fils cadet y a débuté sa scolarité.

 

5. 

5.1. Par son
argumentation, la recourante se limite à contester la pertinence des faits
retenus pour l'appréciation juridique du cas. Ce faisant, elle ne démontre pas
en quoi les constatations cantonales seraient arbitraires. Partant, il n'y a
pas lieu de s'écarter de l'état de fait retenu par la juridiction cantonale.

 

5.2. S'agissant du
grief tiré de la violation de l'art. 8 al. 1 let. c LACI, il est mal fondé. En
effet, le seul fait que la famille de l'assuré résidait à E.________ ne permet
pas en soi d'exclure que celui-ci ait eu sa résidence effective en Suisse. Il
ne s'agit pas du seul critère à prendre en considération pour déterminer le
centre des relations personnelles de l'assuré (cf. BORIS RUBIN, op. cit., n. 10
et 11 ad art. 8 al. 1 let. c LACI). A ce propos, on ne saurait reprocher à la
juridiction cantonale d'avoir tenu compte du fait que l'intéressé est membre de
plusieurs associations dans le canton de Genève et en Suisse. En effet, cet
élément tend à montrer que l'assuré s'est créé des attaches particulières avec
la Suisse et constitue un critère pertinent pour apprécier la question de la
résidence (cf. supra consid. 3). On ajoutera, par ailleurs, que le point de
savoir si en 2012, l'assuré avait un intérêt - sur le plan de
l'assurance-chômage - à être domicilié en Suisse, n'est pas susceptible
d'influer sur le sort de la cause. En effet, l'intimé ne sollicite l'octroi
d'une indemnité de chômage qu'à compter du 1 er janvier 2014, de sorte que les
raisons qui l'ont poussé à annoncer son retour en Suisse en 2012 ne sont pas
décisives. Vu ce qui précède, la cour cantonale pouvait donc admettre, sans
violer l'art. 8 al. 1 let. c LACI, que l'intimé résidait effectivement à
C.________, qu'il avait l'intention d'y rester et d'en faire le centre de ses
relations personnelles. Le recours est mal fondé. (…)”

 

                                         In una sentenza
8C_592/2015 del 23 novembre 2015, il Tribunale federale, confermando la sentenza
del TCA (cfr. qui sotto al consid. 2.4), ha sottolineato che “è peraltro anche
più probabile che il centro dei propri interessi fosse in Italia, presso la di
lui coniuge, ove disponeva di un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera”
dove viveva in un bilocale con il figlio.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 138 V 186 il Tribunale federale ha ricordato che nella sua
giurisprudenza, il domicilio (in questo contesto: la residenza abituale “der
Wohnort als gewöhnlicher Aufenthalt”) viene determinato sulla base
esclusivamente di criteri oggettivi riconoscibili a terzi e non di quelli
soggettivi (la volontà interna della persona interessata).

                                         La situazione familiare è
soltanto uno dei diversi indizi da ritenere. Rilevanti sono pure la durata e la
continuità del domicilio prima di iniziare un’occupazione; la durata e la
modalità dell’assenza, il tipo di attività svolta nell’altro Stato come pure
l’intenzione del lavoratore, risultante dall’insieme delle circostanze, di
tornare nel luogo in cui si trovava prima di assumere un’occupazione.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 141 V 530 e in SVR 2015 IV Nr. 42 il Tribunale
federale ha rilevato che:

 

" (…)

5.3. Par résidence habituelle au sens de l'art. 13
al. 2 LPGA, il convient de comprendre la résidence effective en Suisse
("der tatsächliche Aufenthalt") et la volonté de conserver cette
résidence; le centre de toutes les relations de l'intéressé doit en outre se
situer en Suisse (ATF 119 V 111 consid. 7b p. 117 et la
référence). 

(…)

5.4 Au regard des
circonstances de la présente affaire, il n'y a pas lieu de considérer que la
recourante a son domicile civil et sa résidence habituelle en Suisse pour la
période du 1er novembre 2012 au 14 mai 2014, seule déterminante en l'espèce.
Les démarches entreprises par les parents de la recourante afin de lui
constituer un nouveau domicile civil en Suisse n'y changent rien. Certes a-t-il
été procédé au dépôt des papiers le 1er février 2012 auprès de l'Office
cantonal de la population. Cet élément ne constituait toutefois qu'un indice
(cf. ATF 125 III 100 consid. 3 p. 102),
insuffisant en l'espèce à établir la volonté de la recourante de faire de la
Suisse le centre de ses relations personnelles. A la lumière des faits retenus
par la juridiction cantonale (consid. 10 du jugement attaqué), lesquels n'ont
pas été remis en cause dans le cadre du présent recours, il convient de
constater que la situation concrète de la recourante ne s'est pas modifiée
entre celle qui prévalait avant sa majorité et celle qui avait cours jusqu'au
14 mai 2014, date de la décision administrative litigieuse: la recourante a
continué, après comme avant, à passer les jours de la semaine dans
l'institution - choisie par ses parents - qui l'a accueillie en Suisse et ses
nuits - à quelques exceptions près - ainsi que ses week-ends chez ses parents
en France. D'un point de vue objectif, on ne saurait y voir la manifestation,
reconnaissable pour les tiers, de la volonté de la
recourante de déplacer le centre de ses intérêts; le lieu de résidence
effective de ses parents, lieu où la recourante dormait, passait son temps libre
et laissait ses effets personnels (arrêt du Tribunal fédéral des assurances K
34/04 du 2 août 2005 consid. 3, in SVR 2006 KV n° 12 p.
38; voir également CHRISTIAN BRÜCKNER, Das Personenrecht des ZGB, 2000, p. 92
n. 319 ss), demeurait l'endroit avec lequel ses liens personnels étaient les
plus intenses. Il importe à cet égard peu que la recourante passait la majeure
partie de son temps éveillé au Centre de jour du foyer G. C'est également pour
les mêmes raisons qu'il faut considérer que la résidence habituelle de la
recourante se situait en France. Le point de savoir si
le changement de domicile de la mère de l'assurée en octobre 2014 est
susceptible de modifier ce résultat n'a pas à être examiné, seules les
circonstances prévalant jusqu'à la date de la décision administrative
litigieuse étant déterminantes. (…)”

 

                                         In
una sentenza 32.2012.285 del 18 novembre 2013, in materia di assicurazione per
l’invalidità, il TCA ha stabilito che il centro degli interessi di
un’assicurata al beneficio di un assegno per grandi invalidi fosse presso il
suo curatore in Italia e non presso il suo domicilio in Svizzera. Decisiva è
stata considerata la circostanza che tra gennaio e agosto 2013 la polizia
cantonale ha eseguito rispettivamente fatto eseguire dalla polizia comunale di
un Comune svizzero 18 controlli presso l’appartamento di cui l’assicurata è
conduttrice in Svizzera senza mai trovare nessuno.

                                         In una sentenza
2C_498/2015 del 9 novembre 2015 relativa alla stessa assicurata il Tribunale
federale ha confermato una decisione della Sezione alla popolazione del
Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino, confermato dal Tribunale
cantonale amministrativo, che ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio
della cittadina straniera intimandole di lasciare la Svizzera.

                                         L’Alta Corte ha ritenuto
che vi sono sufficienti indizi, sostanzialmente concordi fra loro per
concludere, che il centro degli interessi della ricorrente si trova all’estero
e non in Svizzera (controlli nell’appartamento senza mai trovare nessuno, appartamento
non utilizzato con regolarità, verbale dell’interrogatorio del curatore e
compagno della ricorrente).

 

                               2.2.   A livello cantonale in una
sentenza 38.2013.35 del 4 settembre 2013, massimata in RtiD I-2014 Nr. 67 pag.
376-377, questa Corte ha negato dal luglio 2012 il diritto a beneficiare delle
indennità di disoccupazione ad un assicurato, ospitato dal 9 giugno 2012 da un
amico in Ticino, la cui famiglia (moglie e due figli in età scolastica)
risiedeva all’estero e il cui statuto è stato modificato da lavoratore
frontaliero a lavoratore dimorante con permesso CE/AELS (tipo B) secondo
modalità inabituali nell’imminenza del licenziamento e per di più quando il
datore di lavoro era già fallito.

 

                                         Secondo il TCA anche se da
una serie di elementi (versamento mensile all'amico che lo ospitava di fr.
500.--; controllo di polizia – dal 15 al 29 novembre 2012 – da cui è emerso che
l'assicurato risiedeva effettivamente in Ticino; separazione giudiziale chiesta
dal medesimo e dalla moglie il 24 settembre 2012 postulando l'assegnazione dei
figli congiunta e il collocamento stabile presso la residenza della madre;
messa all'asta il 12 novembre 2012 della casa coniugale; autorizzazione
rilasciata il 7 gennaio 2013 ai coniugi di vivere separati; frequentazione da parte
dell'assicurato in Ticino della chiesa evangelica e iscrizione in una palestra;
visite regolari ai figli rientrando sempre la sera in Ticino) risultava che
l’assicurato, almeno dall'inoltro dell'istanza di separazione nel settembre
2012, risiedeva in Svizzera, il centro dei suoi interessi personali,
soprattutto quelli familiari (figli e sorella che gli metteva pure a
disposizione l'auto) ha continuato a essere all'estero.

                                         Del resto in Svizzera
l'assicurato non è membro di nessuna associazione o società, e non è abbonato a
nessun giornale, salvo a quello sindacale che è peraltro destinato a tutti gli
associati (e quindi anche ai lavoratori frontalieri).

 

                                         Dal 23 maggio 2013 questo
assicurato si è trasferito all’estero per occuparsi direttamente dei figli e ha
riacquistato lo statuto di frontaliero.

 

                                         Il presupposto dell’art. 8
cpv. 1 lett. c LADI è pure stato negato dal TCA in una sentenza 38.2012.51 del
30 settembre 2013 massimata in RtiD I-2014 Nr. 68 pag. 377-379, ad un
assicurato con doppia nazionalità svizzera ed estera, nato in Ticino, dove ha
frequentato le scuole dell’obbligo e il liceo.

 

                                         Questa Corte ha rilevato in
primo luogo che l’assicurato, perlomeno nell’ultimo periodo d’impiego
all’estero (iniziato nel gennaio 2010 e concluso nel febbraio 2011) e nei mesi
di marzo e aprile 2011, abitava in un proprio appartamento preso in locazione
in tale Paese estero. 

                                         In secondo luogo, nella
Scheda dati personali del 21 marzo 2011 e nel proprio curriculum vitae egli ha
peraltro indicato quale indirizzo estero quello dell’abitazione appena
menzionata e un numero telefonico con prefisso estero. Durante un colloquio di
consulenza dell’11 aprile 2011 ha pure comunicato di avere in quel momento il
domicilio in Ticino ma di trasferirsi regolarmente all’estero dove è in affitto
in appartamento. Anche una sua amica, nel dicembre 2011, ha affermato che fino
al marzo 2011 l’indirizzo dell’assicurato all’estero corrispondeva a quello
dell’appartamento citato. 

                                         Nei suoi scritti di
candidatura presso potenziali datori di lavoro in Svizzera e all’estero egli,
inoltre, ha sempre indicato di essere «based» all’estero. 

                                         Infine, allorché la
Sezione del lavoro l’ha convocato il 22 novembre 2011 per il 24 novembre 2011,
egli ha chiesto di posticipare l’appuntamento al 5 dicembre 2011 poiché la
documentazione da raccogliere era copiosa. Visto che l’amministrazione ha
risposto, da un lato, che aveva cercato di contattarlo telefonicamente al
domicilio in Ticino senza esito e, dall’altro, che lo invitava comunque a
presentarsi precisando che per i documenti gli avrebbe assegnato un ulteriore
termine, egli, sempre il 23 novembre 2011, ha comunicato che non avrebbe potuto
presenziare poiché aveva dovuto recarsi urgentemente all’estero per un
colloquio professionale. 

                                         Va, d’altra parte,
considerato che dall’estratto del suo conto bancario emerge che nel periodo 1° settembre-5
dicembre 2011, quali addebiti, oltre agli importi destinati alla cassa malati,
risultano unicamente delle transazioni effettuate con la carta di credito.
Dalle stesse non si può evincere dove la carta di credito sia stata utilizzata,
se in Svizzera o all’estero. 

                                         Per comprovare la
residenza effettiva in Svizzera neppure è sufficiente pagare le imposte in
Svizzera. 

                                         La presenza
dell’assicurato in Ticino il 7 ottobre 2011, attestata da un certificato del Pronto
Soccorso, e l’essere in cura presso un medico specialista del Cantone Ticino
non comprovano, poi, una sua residenza effettiva in Svizzera. 

                                         Neppure sono sufficienti a
dimostrare una residenza effettiva in Svizzera l’abbonamento svizzero del
cellulare e l’affiliazione a una cassa malati. Per concludere circa l’esistenza
di un’effettiva residenza in Svizzera non basta in ogni caso che l’assicurato
sia ritornato regolarmente in Svizzera allo scopo di ossequiare i suoi obblighi
di disoccupato, ad esempio recandosi puntualmente ai colloqui con il consulente
del personale. 

 

                                         Il TCA è arrivato alla
medesima conclusione in un'altra sentenza 38.2013.73 del 6 agosto 2014,
cresciuta in giudicato incontestata e massimata in RtiD I-2015 Nr. 53 pag.
781-782, relativa al caso di un assicurato che ha abitato presso un'amica in
Svizzera, senza avere con lei nessuna relazione sentimentale, mentre la sua
famiglia risiedeva in Italia a 37 km dal comune svizzero in cui abitava. La
condizione dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI è, invece, stata ammessa
dall’amministrazione e dal Tribunale in un’epoca posteriore quando sua moglie e
i figli hanno lasciato l’Italia dove vivevano per stabilirsi in un altro Stato
estero e in considerazione del fatto che l’assicurato ha dichiarato di avere da
diversi mesi una relazione sentimentale con la sua amica.

 

                                         Questa
giurisprudenza è poi stata applicata anche in una sentenza 38.2014.15 del 6
ottobre 2014 cresciuta incontestata in giudicato e massimata in RtiD I-2015 Nr.
55 pag. 784, a proposito di un assicurato che aveva quasi sempre lavorato
soltanto in Italia e che aveva un'abitazione di sua proprietà in tale Paese,
presso il quale ritornava settimanalmente, nonché un appartamento in comproprietà
con la moglie, da cui era separato da molti anni, in un'altra località, sempre in
Italia a pochi chilometri di distanza, dove vivevano la moglie e i loro due
figli.

 

                                         Alla medesima conclusione
il TCA è giunto pure in una sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014, massimata in
RtiD I-2015 Nr. 54 pag. 782 seg., nella quale è stato confermato il diniego a
un assicurato del diritto a indennità di disoccupazione dal luglio 2013, in quanto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non era in concreto realizzato.

                                         In primo luogo,
l’assicurato, che si era trasferito in Ticino dal mese di aprile 2012 e che era
in possesso di un permesso B non doveva essere qualificato come falso
frontaliere.

                                         Della categoria dei
lavoratori diversi dai frontalieri (frontalieri "non veri") fanno
infatti parte segnatamente i lavoratori stagionali, i lavoratori operanti nel
settore dei trasporti internazionali, i lavoratori che esercitano normalmente
la loro attività sul territorio di vari Stati membri e i lavoratori occupati da
un'impresa frontaliera.

                                         Questo non era
manifestamente il caso dell'assicurato il quale nell'aprile 2012 si era
stabilito in Svizzera per esercitare un'attività lucrativa dipendente di durata
determinata (1.4.2012-30.6.2013), con possibilità di rinnovo per gli anni
successivi.

                                         In secondo luogo, anche
ammettendo che l'assicurato fosse risieduto effettivamente in Svizzera nel
periodo successivo all'iscrizione in disoccupazione, visto in particolare il
contratto di locazione per l'appartamento in Ticino del 17 luglio 2013 sebbene
già a dicembre 2012 fosse stato licenziato e liberato dall'obbligo di prestare
la propria attività lavorativa fino al termine del contratto di lavoro del 30
giugno 2013, resta il fatto che l’assicurato non aveva l'intenzione di
risiedere in Svizzera durevolmente e non aveva neppure qui il centro delle
proprie relazioni personali.

                                         L’assicurato, infatti,
fino al momento dell'iscrizione per il collocamento, aveva sempre lavorato
all’estero, salvo per il periodo 1° aprile 2012 – 30 giugno 2013 con dispensa
dal prestare la propria attività lavorativa dal 10 dicembre 2012.

                                         L’assicurato, inoltre,
dopo il licenziamento, durante il mese di dicembre 2012 aveva soggiornato
all’estero e pochi giorni in Svizzera.

                                         Dall'incarto URC era emerso,
poi, che le ricerche di lavoro erano state svolte soprattutto sul mercato del
lavoro estero

                                         Nel mese di febbraio 2014
egli aveva sì reperito un impiego a tempo parziale da esercitare in Svizzera ma
per un datore di lavoro estero.

                                         Per quel che riguarda le
relazioni personali del ricorrente, è emerso d’altronde che la moglie e la
figlia ventenne dell'assicurato e i suoi genitori vivevano all’estero, mentre
in Svizzera non aveva parenti ma solo alcune amicizie nate con l'impiego.

                                         Al momento in cui nel
febbraio 2014 ha avuto problemi di salute il ricorrente si è, infine, fatto
curare all’estero pur essendo assicurato presso una cassa malati svizzera.

 

                                         Su questo tema B. Rubin in
"Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, Ginevra-Zurigo-Basilea,
Schultess Editions Romandes, 2014 pag. 77 e 78 ha sviluppato le seguenti
considerazioni: 

 

" (…)

9 L'exigence de la
résidence en Suisse permet d'instaurer une corrélation entre le lieu où les
recherches d'emploi sont effectuées et celui où les conseils des professionnels
du placement sont donnés. Cette exigence garantit ainsi l'efficacité du
placement. Elle permet en outre le contrôle du chômage et de l'aptitude au
placement (ATF 115 V 448 consid. lb p. 449 ; FF 1950 11 546). Si l'exportation
des prestations était possible, de tels contrôles seraient très difficiles à
effectuer, ce qui favoriserait les abus (arrêt du 22 octobre 2002 [C 34/02]
consid. 3). C'est seulement en restant en contact étroit avec le monde du
travail dans lequel il désire être réinséré qu'un chômeur peut faire preuve
d'efforts sérieux et constants dans la recherche d'un emploi (arrêt du 30
novembre 1999 [C 183/99] consid. 2c). C'est à l'assuré qu'il appartient de
rendre vraisemblable qu'il réside en 

Suisse (arrêt du 19 septembre 2000 [C 73/00]). 

 

10 Le domicile
fiscal, le lieu où les papiers d'identité et autres documents offi-ciels ont
été déposés (déclaration d'arrivée) ainsi que d'éventuelles indications dans
des documents officiels ou des décisions judiciaires ne sont que des indices
permettant de déterminer le lieu du domicile (ATF 136 II 405 consid. 4.3 p.
410; arrêt du 13 mars 2002 [C 149/01]). Pour pouvoir localiser le centre des
intérêts personnels, il convient notamment de chercher à savoir où se trouvent
la famille, les amis, les activités professionnelles et sociales, le logement,
le mobilier et les affaires personnelles. Une visite des lieux est parfois
indispensable (art. 12 let. d PA). Par ailleurs, le lieu où les enfants sont
scolarisés joue un rôle. Le droit à des prestations sociales nécessite souvent
d'être domicilié dans le pays qui les verse, de sorte que cet aspect doit
également être pris en compte (DTA 2012 p. 71 consid. 3.3 p. 74). 

 

11 II convient de
donner davantage de poids aux critères objectifs tels que le lieu du logement
et celui des activités professionnelles. Les critères subjectifs tels que
l'intention de s'établir et de créer un centre de vie passent au second plan
car ils sont difficiles à vérifier. Il est cependant parfois nécessaire
d'instruire au mieux l'élucidation des aspects subjectifs tels que les motifs
de licenciement ou les raisons d'un changement de domicile (arrêt du 12 avril
2006 [C 339/05]). Un séjour éphémère ou de pur hasard en Suisse, de même que
l'occupation, dans ce pays, d'un pied-à-terre une à deux fois par semaine, ne
suffisent pas à démontrer que la résidence est en Suisse. Par contre, un séjour
prolongé permanent et inin-terrompu n'est pas indispensable. Mais dans ce cas,
un lien étroit avec le marché du travail suisse est exigé (arrêt du 7 décembre
2007 [8C_270/2007] consid. 2.2).”

 

                               2.3.   I criteri fissati dalla
giurisprudenza federale per ammettere la residenza in Svizzera sono riassunti
dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nella Circolare concernente
l’indennità di disoccupazione (Circolare ID), (modificata su questi punti nel
luglio 2013 conformemente a quanto figura nella Prassi LADI): 

 

" RISIEDERE
IN SVIZZERA

Art. 8 cpv. 1 lett. c e 12 LADI

 

 

             Principio ê

 

B135     Per
aver diritto all’indennità di disoccupazione, l’assicurato deve risiedere in
Svizzera.

             Egli
deve soddisfare questo presupposto non soltanto all’apertura del termine
quadro, ma anche durante tutto il periodo in cui percepisce l’indennità
giornaliera.

 

 

             Nozione di “risiedere in svizzera” ê

 

B136     Secondo
la giurisprudenza costante, l’espressione "risiedere in Svizzera" non
ha esattamente la stessa accezione della nozione di domicilio definita agli
articoli 23 segg. del CC. La nozione di residenza in Svizzera, condizione del
diritto all’indennità, non va quindi intesa nel senso del diritto civile ma
secondo l’accezione fornita dalla giurisprudenza, ossia di dimora abituale. (DTFA
C 290/03 del 6 marzo 2006).

 

             Questa
nozione si applica sia ai cittadini svizzeri sia a quelli stranieri,
indipendentemente dal loro permesso di soggiorno. 

             

             Il
riconoscimento della dimora abituale in Svizzera è subordinato a 3 condizioni:

             ●   risiedere effettivamente in Svizzera;

             ●   avere l’intenzione di continuare a
risiedervi; e

             ●   avervi
contemporaneamente il centro delle proprie relazioni personali. (n.d.r.:
sottolineatura del redattore)

 

             Residenza e idoneità al collocamento ê

 

B137     Gli
stranieri senza permesso di domicilio devono inoltre essere titolari di un
permesso di soggiorno valido che li autorizzi a esercitare un’attività
lucrativa. Se il permesso è scaduto, questa condizione non è più adempiuta,
anche se di fatto continuano a risiedere in Svizzera. Una deroga a tale regola
si impone se il cittadino straniero ne ha chiesto il rinnovo entro i termini
stabiliti e può aspettarsi di ottenerlo se trova un’occupazione adeguata. La
cassa di disoccupazione deve informarsi a tal fine presso le autorità cantonali
preposte al mercato di lavoro e presso le autorità di polizia degli stranieri.

 

             L’autorizzazione
a esercitare un’attività lucrativa condiziona altresì l’idoneità al collocamento
dei cittadini stranieri senza permesso di domicilio (B230 segg. e Circolare ID
883 E15).

             Þ Giurisprudenza

 

             8C_479/2011
del 10.2.2012 (dottorando russo: il permesso di lavoro determina il soggiorno in
Svizzera)

 

             Residenza e reperibilità (cfr. Prassi LADI ID
B342) ê

 

B138     Un
soggiorno non autorizzato all’estero implica la negazione del diritto alle
indennità per tutta la durata del soggiorno stesso, anche se l’assicurato resta
facilmente reperibile ed è in grado di rientrare rapidamente in Svizzera nel
caso di un’assegnazione.

 

             Valutazione
dell’esistenza della residenza effettiva in Svizzera ê

 

B139     Si
constata che la mobilità della popolazione si è al giorno d’oggi notevolmente accresciuta
e che l’attestato rilasciato dal Comune, come pure l’esistenza di un
permesso di soggiorno o di domicilio, non costituiscono più una garanzia di
residenza effettiva in Svizzera (n.d.r. sottolineatura del redattore). In
caso di dubbio, spetta alle autorità esecutive eseguire i controlli necessari
in tal senso.

 

B140     Infatti,
per essere considerati «residenti in Svizzera» ai sensi  della LADI non basta possedere
una cassetta delle lettere o pagare le imposte in una determinata località. Le
autorità esecutive presteranno quindi attenzione in particolare agli elementi seguenti:

             ●   cambiamento
dell’indirizzo estero a favore di uno in Svizzera al momento del licenziamento
o subito prima dell’inizio della disoccupazione;

             ●   indirizzo presso terzi;

             ●   indicazione
nella lettera di candidatura di un numero di telefono o di un indirizzo all’estero
come indirizzo di contatto.

 

B141     Se
la cassa appura uno degli elementi di cui sopra, deve effettuare gli
accertamenti necessari. Spetta tuttavia all’assicurato rendere attendibile o
provare la sua residenza effettiva in Svizzera, e questo con tutti i mezzi a
sua disposizione (fatture dell’elettricità, contratto di locazione, ecc.).

 

             Se la
cassa, dopo aver ascoltato l’assicurato, ha dei dubbi giustificati circa la
residenza di quest’ultimo in Svizzera, deve sollecitare l’intervento della
polizia o dei servizi cantonali competenti nell’ambito dell’assistenza
amministrativa (art. 32 LPGA).

 

             Þ   Esempi

                    Un
assicurato che soddisfa l’obbligo di controllo in Svizzera pur avendo il centro
delle proprie relazioni personali in Francia non ha diritto all’ID. I motivi
per cui, ad esempio, l’assicurato ha acquistato un appartamento in Francia o
per cui sua moglie non ha potuto stabilirsi in Svizzera sono irrilevanti; non è
determinante nemmeno il luogo nel quale l’assicurato paga le imposte o adempie
altri obblighi civici.

                    Uno
straniero titolare di un permesso di domicilio che si reca in Svizzera
unicamente per adempiere l’obbligo di controllo, ma che dimora per il tempo
rimanente presso la sua famiglia in Italia non ha diritto all’indennità di
disoccupazione. Non vi ha diritto nemmeno se fornisce la prova che ha una
possibilità di pernottamento in Svizzera. Il centro delle sue relazioni
personali resta presso la moglie e i figli all’estero. A tale proposito, il
fatto che egli abbia il domicilio fiscale in Svizzera è irrilevante.

 

                    Þ Giurisprudenza

                         -    8C_791/2011
del 31.8.2012 (coppia francese con diversi alloggi in Francia e in Svizzera)

                         -    8C_658/2012
del 15.2.2013 (residenza accettata, nonostante l’assicurato dormisse su un
materasso sistemato nel salotto di un appartamento di tre locali in cui
vivevano i suoi genitori e sua sorella e intrattenesse le sue relazioni
personali altrove) 

                         -    8C_777/2010
del 20.6.2011 (soggiorno in Svizzera non riconosciuto, poiché l’assicurato,
nonostante trascorresse alcune sere a settimana a Ginevra, viveva di fatto in
Francia con i suoi figli, dove questi ultimi erano anche scolarizzati)”

 

                                         Le direttive
amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il
giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012
consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF
137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1
pag. 181). 

                                         Quest’ultimo
deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste
ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 132 V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V
286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229
consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF
125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d,
pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268
= DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

                                         

                                         Il giudice
deve, invece, scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali
in esame (cfr. DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001;
DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR
1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag.
267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid.
4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5,
consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116
V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants
d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de
 la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II
pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,
Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la
giurisprudenza, infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte
limitazioni ad una pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da
leggi e ordinanze (DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una
sentenza 2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato che:

 

" Simili
atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la
parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi
diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o
la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per
le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive
riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in
cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più
specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da
un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i
presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una
determinata prestazione (DTF
133 II 305 consid. 8.1; 133
V 394 consid. 3.3; 130
V 163 consid. 4.3.1; 128
I 167 consid. 4.3)."

 

                               2.4.   Nella presente fattispecie
emerge dagli atti dell’incarto che RI 1, nato il __________ 1969, di
nazionalità italiana e in possesso di un permesso di dimora B valido fino al 31
agosto 2016 (data di entrata 1° settembre 2011; cfr. doc. 7/1), dopo aver
conseguito la maturità scientifica a __________ ed essersi iscritto alla
facoltà di architettura presso il Politecnico di __________ (laureando esami
28/30; cfr. doc. 3), ha svolto alcune esperienze professionali quale
responsabile tecnico commerciale marketing in Italia, dal 1991 al 2007, sia
come libero professionista (prevalentemente a __________) che come dipendente
(a __________ e ad __________; cfr. doc. 3).

 

                                         Dal 2007 al 2009
l’assicurato ha poi lavorato alle dipendenze della __________ di __________,
attiva nell’ambito delle metalcostruzioni, in qualità di direttore di settore
(cfr. doc. 3).

                                         Nell'aprile 2010 egli ha
iniziato una nuova occupazione presso __________ di __________ (che dal gennaio
2014 si è fusa con __________) nel settore vendite Regione Ticino, responsabile
della consulenza tecnica e vendita.

                                         L’impiego è terminato nel
giugno 2014, in quanto l’assicurato ha lasciato l’azienda di sua volontà e per
propria scelta (cfr. doc. 3; 3/3; 3/4).

 

                                         In effetti il 24 aprile
2014 RI 1 è stato assunto dalla ditta __________ di __________ come
responsabile aziendale con inizio dal 18 agosto 2014 (cfr. doc. 3/5).

                                         Il 7 novembre 2014, nel
periodo di prova, la __________ ha disdetto il rapporto di impiego con
l’assicurato per il 14 novembre 2014.

 

                                         RI 1, il 17 novembre 2014,
si è annunciato per il collocamento quale persona alla ricerca di un impiego al
100% in qualità di tecnico aziendale, responsabile degli acquisti, impiegato
nella vendita e capo azienda con un guadagno assicurato di fr. 8'547.-- (cfr.
doc. 2; A).

 

                                         La Polizia comunale di __________
dal 10 febbraio al 20 marzo 2015 ha effettuato dei controlli, su richiesta
dell'Ufficio controllo abitanti di __________, per verificare l’effettiva
presenza dell’assicurato nel Comune. Su 28 controlli svolti in orari serali
dalle 21.00 alle 23.45 solo in cinque occasioni (24, 26 e 27 febbraio 2015 e 8
e 9 marzo 2015) si è potuta riscontrare la luce accesa presso l’abitazione di __________,
rispettivamente la presenza dell’autovettura dell’assicurato (cfr. doc. 4/1).

 

                                         Il 30 marzo 2015 l’Ufficio
regionale di collocamento di __________ ha sottoposto all’Ufficio giuridico
della Sezione del lavoro una richiesta di verifica dell’idoneità al
collocamento, rilevando che:

 

" (…)

E’ stata fatta una verifica/rapporto della
Polizia comunale di __________ e si evince che il signor RI 1 risiede solo
sporadicamente ad __________.

(…)” (Doc. 4)

 

                                         Il 30 aprile 2015
l’assicurato è stato sentito dalla Sezione del lavoro. Dal relativo verbale si
evince segnatamente che:

 

" (…)

D: Da quando si è trasferito qui in Svizzera? Dove risiedeva prima
di trasferirsi? Perché si è trasferito?

R: Dal 01.09.2011. Inizialmente vivevo a __________, dopodiché mi sono
trasferito ad __________.

 

D: Dove risiedeva quando lavorava presso la __________ di __________?

R: Vivevo già ad __________ (dal 01.07.2014).

 

D: Di quanti locali è composto l'appartamento di __________?

R: Si tratta di una casa unifamiliare di 3,5 locali. Ho deciso di
affittare un appartamento così grande, per poter permettere alla mia famiglia
di raggiungermi quando possibile. Proverò a chiedere alla mia vicina, signora __________,
di rilasciarmi una dichiarazione scritta sulla mia effettiva presenza
nell'abitazione. Non dispongo di un posto auto.

 

D: A quanto ammonta l'affitto mensile?

R: 1200.--/mese più spese (acqua ed elettricità - riscaldamento
elettrico)

 

D: ha sottoscritto un contratto di locazione? Chi lo ha stipulato?

R: Sì

 

D: Vive da solo nell'appartamento di __________?

R: Da febbraio ospito un amico che è in cerca di un'altra
abitazione (__________). Non chiedo alcun pagamento.

 

D: Dispone di una camera da letto?

R: Sì, la casa è composta da due stanze, due bagni, cucina,
soggiorno, lavanderia e un piccolo cortile.

 

D: Dove consuma normalmente i pasti?

R: I pranzi principalmente a casa, mentre per le cene sono spesso invitato da
amici (residenti qui in Svizzera - __________, __________ - direttore __________,
__________, __________)

 

 

D: E' sposato? Ha figli? Può fornire le generalità?

R: Sì (__________) e due figli (__________e __________)

 

D: I figli frequentano le scuole? Quali? Dove?

R: Sì, frequentano entrambi le elementari nel comune di __________
(prov. __________ - Italia)

 

D: Dove risiedono sua moglie ed i vostri figli?

R: Attualmente risiedono a __________, l'idea è comunque quella di
trasferirci tutti qui in Svizzera.

 

D: Vivono in casa propria o in affitto?

R: In una casa di mia proprietà, nessuna ipoteca - ereditata dai
nonni. Anche se ci trasferiremo in Svizzera, non ho intenzione di venderla
(questione affettiva). I miei genitori vivono a __________, ma a giugno si
traferiranno a __________ per essere più vicini, considerando la loro età e la
malattia di mia madre (Alzheimer). Sono figlio unico. L'abitazione in cui
vivono i miei genitori a __________ è di mia proprietà. Non abbiamo ancora
deciso cosa farne quando si trasferiranno a __________.

 

D: Sua moglie esercita un'attività lucrativa? Dove?

R: No

 

D: Per quale motivo non vive con sua moglie e i vostri figli?

R: Per una questione di lavoro.

 

D: Siete separati giudizialmente? Quando avete avviato le pratiche
legalmente?

R: No

 

D: Prima della disoccupazione durante quali giorni
soggiornava ad __________ (CH) e in quali presso la sua famiglia a __________
(I)?

R: Normalmente dalla domenica sera fino al venerdì soggiornavo ad __________
e il venerdì sera li raggiungevo a __________.

 

D: Dalla sua iscrizione in disoccupazione durante quali
giorni soggiorna ad __________ (CH) e in quali presso la sua famiglia a __________
(I)?

R: Il venerdì pomeriggio mi reco dalla mia famiglia in Italia,
fino al lunedì mattina.

 

D: Nel merito viene mostrato all'assicurato il rapporto di Polizia
del 24.03.2015 dal quale risulta che su 28 controlli presso il domicilio ad __________,
solo 5 volte era presente. Quali sono e sue giustificazioni in merito?

R: Dal 04.03.2015 sono stato spesso in Italia in quanto mia moglie
ha rotto il tendine d'achille, perciò ho dovuto aiutarla con la gestione dei
figli (questo per circa una settimana). Spesso mi sono recato da mia madre a __________
a causa del suo stato di salute. Durante i fine settimana mi sono recato a __________
(prov. di __________ - Italia), dove ho in affitto una casa di vacanza.

Preciso, inoltre, che, siccome possiedo una moto e spesso lascio
l'auto nel posteggio di un amico, sig. __________, è possibile che nelle
occasioni in cui è passata la Polizia, l'auto non era in zona. Durante il mese
di marzo la mia vettura è stata per una settimana dal meccanico (consegno copia
fattura). Ad inizio aprile ho anche avuto per un giorno un'auto sostitutiva.

 

D: E' iscritto all'AIRE?

R: Sì, dal 10.11.2011

 

D: Possiede beni immobili in Svizzera o all'estero?

R: Sì in Italia. La mia casa di famiglia a __________, la casa di __________
dove vivono i miei genitori e altri 3 appartamenti e un rustico tutti a __________.
In questo momento due delle proprietà sono in affitto.

 

D: Possiede un telefono cellulare? Ci può dare il numero? Che tipo
di contratto ha sottoscritto?

R: Sì, con contratto __________ nr. __________. Non possiedo un
telefono con numero italiano.

 

D: Ha un conto corrente in Svizzera? (banca o posta)

R: __________ e __________ (conto che non utilizzo mai)

 

D: Ha un veicolo? Con quale immatricolazione? (carta bianca
relativa a veicoli sdoganati, modulo 15.30 - richiesta d'immatricolazione CH,
modulo 15.50)

R: Sì, un’auto e una moto acquistate qui in Ticino. Entrambe
immatricolate in Ticino.

 

D: Quale è la sua Cassa malati?

R: __________. Ho anche una polizza di RC per l'economia
domestica.

 

D: E' stato o è attualmente inabile al lavoro? (indicare periodi e
tipo di inabilità)

R: No.

 

D: Chi è il suo medico curante?

R: Il dott. __________ di __________.

 

D: Quali legami ha con la Svizzera?

R: Attualmente sono prettamente lavorativi. Il mio obiettivo
futuro è di trasferire qui la mia famiglia.

 

D: E' membro di società, associazioni o altro enti con i senza
scopo di lucro?

R: Sì, sono presidente della __________, società senza scopo di
lucro. Si occupa di progetti per l'infanzia.

 

D: E' abbonato a giornali o riviste? Quali?

R: No

 

D: Come effettua le sue ricerche di lavoro?

R: Sia di persona che per scritto.

 

D: Ha un collegamento internet?

R: Sì con __________

 

D: Svolge attualmente attività lavorativa? Da quale data? Dove?

R: No.

(…)" (Doc. 7)

 

 

                                         Da questo documento del 30
aprile 2015, firmato anche dall’assicurato, emerge in particolare che
quest’ultimo ha dichiarato, innanzitutto, di vivere dal luglio 2014 in una casa
unifamiliare di 3,5 locali ad __________ dove ospiterebbe un amico dal febbraio
2015 senza chiedergli alcun pagamento.

 

                                         Al riguardo va osservato
che in effetti nel mese di giugno 2014 il ricorrente ha concluso un contratto
di locazione relativo a un’abitazione di 3 locali e ½ ad __________ con effetto
dal 1° luglio 2014. Il contratto prevede che l’ente locato era adibito a uso
personale, che la durata era indeterminata con prima scadenza per giugno 2015,
che la pigione mensile ammontava a fr. 1'200.-- al mese e che le spese erano a
carico dell'inquilino (cfr. doc. 7/3).

                                         Da un controllo effettuato
il 12 ottobre 2015 nel sistema informatico relativo alla banca dati MOVPOP che
gestisce l’anagrafe del Cantone Ticino si evince che nell’abitazione di __________
RI 1 abita con __________, il quale è giunto ad __________ da __________ il 1°
agosto 2014 (a __________ è arrivato nell’aprile 2010 da __________ /Italia;
cfr. doc. 18).

 

                                         L’assicurato ha pure affermato
di aver soggiornato ad __________, nel periodo precedente la disoccupazione,
dalla domenica sera al venerdì e di aver raggiunto la propria famiglia in
Italia a __________ (__________) il venerdì sera. Successivamente
all’iscrizione in disoccupazione egli ha indicato di recarsi dalla sua famiglia
in Italia il venerdì pomeriggio fino al lunedì mattina.

                                         Inoltre risulta che sua
moglie, che non esercita un’attività lucrativa, e i loro due figli nati nel
2004 e nel 2006 abitano in una casa di proprietà dell’assicurato ereditata dai
nonni non gravata da alcuna ipoteca a __________, dove i bambini frequentano le
scuole elementari.

                                         Egli ha, poi, precisato
che i suoi genitori vivono a __________ in un’abitazione di sua proprietà, ma
che nel giugno 2015 si sarebbero trasferiti a __________ per essere più vicini,
in considerazione della loro età, della malattia della madre (Alzheimer) e del
fatto che è figlio unico.

                                         L’assicurato ha asserito
di essere proprietario a __________ di ulteriori tre appartamenti e di un
rustico e che due delle proprietà sono date in locazione.

                                         RI 1 alla domanda “quali
legami ha con la Svizzera?” postagli dalla Sezione del lavoro il 30 aprile
2015 ha risposto che “attualmente sono prettamente lavorativi. Il mio
obiettivo futuro è di trasferire qui la mia famiglia.” (cfr. doc. 7).

 

                                         Dal mese di settembre 2015
il ricorrente ha reperito un nuovo posto di lavoro a tempo indeterminato presso
la __________ di __________ quale consulente nel ramo energetico con uno
stipendio fr. 4'500.-- al mese (cfr. doc.16/1).

 

                                         Chiamato
ora a pronunciarsi il TCA ricorda preliminarmente che è la data della decisione
su opposizione impugnata (nel presente caso: il 19 ottobre 2015) che delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni
sociali (cfr. STF 8C_402/2015 del 29
febbraio 2016 consid. 5.3; STF 8C_661/2013 del 22 settembre 2014 consid.
3.1.2.; STF 9C_5/2012 del 31 gennaio 2012; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1; STFA I 525/04 del 15 aprile
2005 consid. 2).

 

                                         Alla
luce della giurisprudenza appena illustrata, le dichiarazioni contenute nel
verbale del 30 aprile 2015 (cfr. doc. 7), sottoscritto dall'insorgente, e in
particolare quella secondo cui sia durante il periodo in cui ha esercitato
un’attività lucrativa in Svizzera sia dopo l’iscrizione in disoccupazione egli
abitava in Ticino dalla domenica sera/lunedì mattina al venerdì sera o
pomeriggio e soggiornava in Italia nei fine settimana nell’abitazione di __________
di sua proprietà con la moglie e i loro due figli nati nel 2004 e nel 2006, assumono
un'importanza decisiva.

 

                                         E’ vero che nel ricorso
(nell’opposizione nulla è stato indicato al riguardo cfr. doc. 12) l’assicurato
ha specificato che non sarebbe assolutamente vero che si ricongiunge
settimanalmente alla famiglia recandosi sul territorio italiano e che sarebbero
piuttosto la moglie e i figli a venire in Ticino, elencando i nominativi di
persone con cui intratterrebbero rapporti sociali e che frequenterebbero nei
fine settimana (cfr. doc. I p.to 6).

 

                                         E’ altrettanto vero,
tuttavia, in primo luogo, che per costante giurisprudenza, in presenza di due
versioni differenti, la preferenza deve essere accordata alle dichiarazioni che
l'assicurato ha dato nella prima ora, quando ne ignorava le conseguenze
giuridiche. Le spiegazioni fornite in un secondo tempo non possono integrare le
prime constatazioni dettagliate, soprattutto se esse le contraddicono (cfr. STF
8C_399/2014 del 22 maggio 2015 consid. 4.2 ; STCA 38.2009.74 dell'8 marzo 2010;
SVR 2008 UV Nr. 12; RAMI 2004 U 524, p. 546; DTF 121 V 47 consid. 2a, 115 V 143
consid. 3c; RAMI 1998 U 55, p. 363 consid. 3b/aa; STFA del 27
agosto 1992 nella causa M., non pubbl.; RDAT II-1994 p. 189; per una critica,
cfr. U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo
1999, p. 217, n. 546).

 

                                         In secondo luogo, il
ricorrente non ha in ogni caso precisato con che frequenza la moglie e i figli
verrebbero in Ticino.

                                         Per quanto riguarda le conoscenze,
poi, non è certamente escluso intrattenere dei rapporti di amicizia in uno
Stato differente da quello in cui si risiede.

 

                                         In proposito in una
sentenza 8C_656/2009 del 14 aprile 2010 consid. 8.2. il Tribunale federale ha,
del resto, evidenziato come l'esistenza di rapporti d’amicizia sia
una situazione certamente non insolita per la maggior parte dei frontalieri
italiani attivi per un certo periodo nel nostro Paese.

 

                                         Anche la dichiarazione del
2 maggio 2015 rilasciata dalla vicina di casa di __________, __________, (cfr.
doc. 8/1), si rivela ininfluente. In effetti la medesima si limita ad affermare,
in modo generico, che il ricorrente vive e pernotta nell’abitazione di __________
da luglio 2014. Ciò non esclude, tuttavia, che nei fine settimana l'assicurato
fosse altrove.

 

                                         E‘,
peraltro, utile, rilevare che dai tabulati telefonici concernenti il numero
di telefono mobile __________ per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2015
risulta che le chiamate in uscita dall'estero (Italia) sono state molteplici
nel corso di ogni mese e hanno avuto luogo soprattutto durante i giorni feriali
(doc. 7/6).

 

                                         Chiamato a pronunciarsi
nell’evenienza concreta, tutto ben considerato e in applicazione dell’abituale criterio della probabilità preponderante valido nel settore
delle assicurazioni sociali (cfr. STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid.
5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011
consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag.
181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195),
questo Tribunale deve concludere che, a giusta ragione, la Sezione del lavoro ha ritenuto che RI 1 ha mantenuto in Italia il centro delle proprie
relazioni di vita. 

 

                                         Il ricorrente non ha
dunque mai concretizzato un legame con il Ticino, tale da poterlo considerare
il luogo in cui si trova, utilizzando dei criteri oggettivi, la sua residenza
ai sensi della giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.1.), cantonale (cfr.
consid. 2.2.) e della prassi amministrativa (cfr. consid. 2.3.), le quali
esigono come terza condizione che si sia creato nel nostro Paese il centro
delle relazioni personali e non soltanto di quelle professionali (cfr. STF
8C_592/2015 del 23 novembre 2015; DTF 138 V 186 pag. 192: “Lebensmittelpunkt”;
STF C 227/05 dell’8 novembre 2006, consid. 4 non pubblicato in DTF 133 V 137
“Schwerpunkt ihrer Lebensbeziehungen” all’estero nella quale l’Alta Corte ha
precisato che non basta avere amici e conoscenti in Svizzera; DTF 133 V 178:
“Esse vi soggiornano piuttosto per mero scopo lavorativo e una volta terminato
il rapporto di lavoro non hanno più motivo di rimanervi, bensì ritornano nel
loro luogo di residenza, là dove si trova il centro dei loro interessi”).

 

                                         Il centro delle relazioni
professionali è peraltro dimostrato attraverso la realizzazione della prima
condizione (residenza effettiva), che chiede all’assicurato di essere presente
nel nostro mercato del lavoro (cfr. DTF 125 V 465).

                                         

                                         A ragione, dunque, nella
decisione su opposizione del 19 ottobre 2015 la Sezione del lavoro ha stabilito
che il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI in relazione con l’art. 12
LADI, non è in concreto realizzato.

 

                               2.5.   Vista la conclusione alla
quale il TCA è giunto al precedente considerando, si tratta ora di stabilire se
l’assicurato possa derivare il diritto alle prestazioni della LADI sulla base delle
disposizioni di diritto internazionale (cfr. DTF 133 V 172; DTF 131 V 222; STF
8C_273/2015 del 12 agosto 2015; DTF 139 V 88; Rubin, op.cit. p. 683 n. 24).

 

                                         Il 1° giugno 2002 è
entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera,
da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla
libera circolazione delle persone (ALC) e in particolare il suo Allegato II
regolante il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (DTF 130 V 145 consid. 3 pag. 146; DTF 128 V 315, con riferimenti [RS
0.142.112.681]). 

 

                                         Giusta l'art. 1 cpv. 1
dell'Allegato II ALC, elaborato sulla base dell'art. 8 ALC e facente parte integrante
dello stesso (art. 15 ALC),
in unione con la sezione A di tale allegato, le parti contraenti applicano
nell'ambito delle loro relazioni in particolare il regolamento (CEE) n. 1408/71
del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro
familiari che si spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]),
come pure il regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che
stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71
relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori
subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano
all'interno della Comunità (RS 0.831.109.268.11), oppure disposizioni
equivalenti. L'art. 121
LADI, entrato in vigore il 1° giugno 2002, rinvia, alla lett. a,
all'ALC e a questi due regolamenti di coordinamento (SVR 2006 AlV n. 24 pag. 82
consid. 1.1, C 290/03, DTF 133 V 173).

                                         Una decisione n. 1/2012
del Comitato misto del 31 marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il contenuto
dell’Allegato II all’ALC con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo che le
Parti applicheranno tra di loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, modificato dal regolamento (CE) n. 988/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (cfr. DTF 139 V 88;
SVR 2014 ALV N. 9; DTF 140 V 98) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le
modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2014 relativo al
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

                                         Il regolamento (CE) n.
883/2004 (RS 0.831.109.268.1) non permette di far valere alcun diritto per il
periodo anteriore alla data della sua applicazione (DTF 138 V 392 consid.
4.1.3).

 

                                         Questi regolamenti sono
stati modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012 pag. 4) in vigore per la
Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 e 345; RS 0831.109.268.1; (cfr. B.
Kahil.Wolff, “Le Réglement UE 465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et
d’autres développements en termes d’assujettissement aux assurances sociales in
SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1).

 

                                         L’art. 11 del Regolamento
(CE) n. 883/2004 stabilisce al cpv. 1 che le persone sono soggette alla
legislazione di un singolo Stato membro e al cpv. 3 lett. a che una persona che
esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla
legislazione di tale Stato membro.

 

                                         In materia di
assicurazione contro la disoccupazione lo Stato competente è per principio
quello nel quale l’assicurato ha esercitato da ultimo la sua attività lavorativa
dipendente (cfr. DTF 139 V 88; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid.
3.1;    B. Rubin, op.cit., pag. 683).

 

                                         Per quel che concerne i
lavoratori frontalieri il legislatore comunitario ha previsto delle regole
differenti.

 

                                         Secondo l’art. 1 lett. f
del Regolamento (CE) n. 883/2004 si intende per «lavoratore frontaliero»
qualsiasi persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato
membro e che risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di
massima ogni giorno o almeno una volta la settimana.

 

                                         In effetti viene
considerato lavoratore frontaliero anche chi rientra almeno una volta la
settimana nel proprio Stato di residenza (cfr. DTF 133 V 175: “(…) dove, di
massima, ritorna ogni giorno o almeno una volta alla settimana (a tal proposito
il seco ricorda giustamente che il predetto regolamento è applicabile a tutti i
lavoratori che riempiono le suddette condizioni di lavoratore frontaliero,
indipendentemente dal fatto che abbiano la stessa qualifica ai sensi del diritto
della polizia degli stranieri). (…)”).

 

                                         Questi assicurati
beneficiano delle prestazioni dello Stato competente (nel nostro caso: della
LADI) se si trovano in una situazione di lavoro ridotto (cfr. art. 1a cpv. 1
lett. b LADI) alla luce dell’art. 65 par. 1 del Regolamento (CE) 883/2004 (“La
persona che si trova in disoccupazione parziale o accidentale e  che, nel corso
della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato membro
diverso dallo Stato membro competente si mette a disposizione del suo datore di
lavoro o degli uffici del lavoro nello Stato membro competente. Egli beneficia
delle prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro competente, come
se risiedesse in tale Stato membro. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione
dello Stato membro competente.”).

 

                                         Gli assicurati frontalieri
in disoccupazione completa (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. a LADI) devono invece
chiedere le prestazioni di disoccupazione nel loro Stato di residenza (nel
nostro caso: in Italia), sulla base dell’art. 65 par. 2 1a frase del
Regolamento (“La persona che si trova in disoccupazione completa e che, nel
corso della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato
membro diverso dallo Stato membro competente e continua a risiedere in tale
Stato membro o ritorna in tale Stato si mette a disposizione degli uffici del
lavoro nello Stato membro di residenza. Fatto salvo l'articolo 64, la persona
che si trova in disoccupazione completa può a titolo supplementare, porsi a
disposizione degli uffici del lavoro dello Stato membro nel quale ha esercitato
la sua ultima attività subordinata o autonoma.”) e dell’art. 65 par. 5 lett. a
del Regolamento (“Il disoccupato di cui al paragrafo 2, prima e seconda frase,
riceve le prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro di residenza
come se fosse stato soggetto a tale legislazione durante la sua ultima attività
subordinata o autonoma. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione del
luogo di residenza.”; cfr. B. Rubin, op.cit. p. 683).

 

                                         Da notare che i costi per
il rischio disoccupazione dei frontalieri è ripartito fra lo Stato di lavoro e
quello di residenza (cfr. B. Rubin, op. cit., p. 684: “L’institution suisse
rembourse, sur domande de l’institution étrangère, la totalité des prestations
versées aux frontaliers durant les premiers mois d’indemnisation (détails: art.
65 par. 6 a 8 du Regl. [CE] 883/2004)”; risposta del Consiglio federale del 16
novembre 2013 ad un interpellanza 13.3716 del consigliere nazionale Lorenzo
Quadri denominata “Uso improprio, da parte dell’Italia, dei fondi di
disoccupazione dei frontalieri”: “(…) Dal 1° aprile 2012, la Svizzera applica
il regolamento (CE) nr. 883/2004, che prevede segnatamente il rimborso allo
Stato di residenza, competente per l’indennizzo dei frontalieri disoccupati,
delle indennità versate durante i primi tre o cinque mesi di disoccupazione (a
secondo della durata del rapporto di lavoro individuale) (…)”).

 

                                         In una Direttiva del 24
ottobre 2013, denominata Regolamento 883. Fine dello status di "lavoratore
frontaliere vero, atipico", la SECO ha ricordato che:

 

" Ai sensi
dell'art. 65 paragrafo 5 lett. a) del regolamento (CE) n. 883/2004 (regolamento
883) il versamento delle prestazioni di disoccupazione ai veri lavoratori
frontalieri compete allo Stato di residenza. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha precisato la portata di questa disposizione in una
sentenza dell'11.04.2013 sostenendo che la giurisprudenza Miethe, sviluppata
quando era ancora in vigore il regolamento (CEE) n. 1408/71 (regolamento
1408/1), non è più valida in virtù del regolamento 883. Secondo tale
giurisprudenza, un vero lavoratore frontaliero in disoccupazione che aveva
conservato con lo Stato di occupazione legami personali e professionali
particolarmente stretti poteva, come "lavoratore frontaliero
atipico", beneficiare delle prestazioni in quest'ultimo Stato.

 

Il versamento delle prestazioni ai veri lavoratori frontalieri in
disoccupazione completa spetta ormai senza eccezioni allo stato di
residenza."

 

                                         Sul tema e per un
riassunto di casi di applicazione della giurisprudenza Miethe anche relativi al
Canton Ticino, cfr. STF 8C_203/2013 del 23 aprile 2014 pubblicata in SVR 2014
ALV N. 9; vedi pure DLA 2012 N. 1 pag. 71 seg. e la STCA 38.2015.6 del 25 giugno
2015 consid. 2.15 con successiva sentenza del Tribunale federale 8C_592/2015
del 23 novembre 2015 consid. 4.

                                         In applicazione delle
disposizioni del Regolamento appena citate, con sentenza 38.2014.51 del 15
dicembre 2014, questa Corte ha confermato il diniego del diritto a indennità di
disoccupazione ad un assicurato in quanto egli non aveva la residenza in
Svizzera. Avendo dichiarato di tornare presso la propria famiglia in Italia
durante il fine settimana, e quindi rientrando all’estero una volta per settimana,
egli andava considerato, come giustamente stabilito dalla Sezione del lavoro,
un vero lavoratore frontaliere.

                                         L’assicurato aveva così
diritto alle prestazioni di disoccupazione nel suo paese di residenza.

                                         Del resto in quello Stato
si trovava, in applicazione dell’abituale criterio della probabilità
preponderante, il centro dei suoi interessi personali, soprattutto quelli
familiari.

 

                                         Le medesime argomentazioni
sono alla base di una sentenza 38.2014.13 del 30 marzo 2015 nella quale il TCA
ha pure confermato il diniego del diritto all’indennità di disoccupazione in
quanto un’assicurata non risiedeva in Svizzera e rientrava in Italia una volta
per settimana.

 

                                         Con analoghe
argomentazioni il TCA ha respinto il ricorso di un’assicurata in una sentenza
38.2015.9 del 15 giugno 2015 fondandosi sul contenuto di un verbale allestito
da un funzionario della Sezione del lavoro e firmato anche dall’interessata.

                                         Da quel documento,
emergeva in particolare che suo marito viveva a X. (IT) in una casa monofamiliare,
che la ricorrente non viveva con suo marito per motivi professionali (e meglio
per evitare lunghe trasferte giornaliere), che ella, ancora nel settembre 2014,
rientrava settimanalmente presso l’abitazione coniugale durante i giorni di
libero, che l'assicurata aveva con la Svizzera legami professionali, che non
era membro di società, associazioni o altri enti con e senza scopo di lucro e
che non era abbonata a giornali e riviste.

                                         Il successivo ricorso è
stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 8C_521/2015
del 9 settembre 2015, nella quale l’Alta Corte ha sottolineato che “la
ricorrente non si confronta in alcun modo con le motivazioni del Tribunale
cantonale delle assicurazioni, il quale, fondandosi sulla di lei audizione del
18 settembre 2014 dinanzi alla Sezione del lavoro, ha spiegato le ragioni per
cui ella dovesse essere ritenuta frontaliera e quindi con diritto a prestazioni
in Italia.”.

 

                                         In una sentenza 38.2015.6
del 25 giugno 2015 questo Tribunale ha ritenuto vero frontaliere un altro
assicurato, in possesso di un permesso di dimora B, visto che egli rientrava in
Italia una volta per settimana. 

 

                                         Il TCA si è fondato sul
contenuto di un verbale allestito presso la Sezione del lavoro e firmato anche
dall’assicurato oltre che su un Rapporto della polizia cantonale, sulle
dichiarazioni della custode dello stabile nel quale abitava e sull’estratto
conto attestante i prelevamenti in contanti.

                                         L’assicurato ha contestato
la sentenza cantonale davanti all’Alta Corte.

                                         Il
Tribunale federale, con sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, ha respinto
il ricorso dell’assicurato, ritenendolo manifestamente infondato, sulla base
delle seguenti argomentazioni:

 

" (…)
L’apprezzamento dei fatti operato dal Tribunale delle assicurazioni non può
essere criticato con successo, anche sotto il profilo dell’applicazione del
diritto federale. Il giudizio è fondato sulle dichiarazioni della prima ora
espresse dal ricorrente e sui fatti accertati. La pronuncia cantonale si
confronta altresì con le censure già sollevate dal ricorrente nel precedente
grado di giudizio. È peraltro anche più probabile che il centro dei propri
interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di
un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera, ove si vedeva costretto, ospitato
dal figlio, a dividere un bilocale con lui. In tale evenienza, non possono
essere date le condizioni per ammettere la residenza in Svizzera del
ricorrente. (…)”

 

                                         Alla medesima conclusione
il TCA è arrivato sulla base delle stesse argomentazioni sviluppate nelle
decisioni precedenti in una sentenza 38.2015.61 del 16 dicembre 2015, in una
sentenza 38.2015.47 del 20 gennaio 2016, in una sentenza 38.2015.5 del 3
febbraio 2016 e in una sentenza 38.2015.12 del 5 febbraio 2016.

 

                               2.6.   Anche nel caso concreto, come
in quello deciso dal Tribunale federale con sentenza 8C_592/2015 del 23
novembre 2015 (cfr. consid. 2.5.), RI 1, in quanto lavoratore frontaliero (al
riguardo il TCA ricorda che l’assicurato medesimo, in occasione della propria audizione
dinanzi alla Sezione del lavoro del 30 aprile 2015, ha dichiarato di rientrare
in Italia, sia nel periodo antecedente la disoccupazione che in quello successivo
al venerdì e di far ritorno in Svizzera alla domenica sera/lunedì mattina; cfr.
doc. 7; consid. 2.4.) che si trova in una situazione di disoccupazione completa
ha così diritto senza alcuna eccezione (come prima si poteva eventualmente fare
in caso di veri frontalieri, ma atipici; cfr. DTF 133 V 169; STF 8C_203/2013
del 23 aprile 2014 consid. 3.2.4; Direttiva della SECO del 24 ottobre 2013
“Regolamento 883 - Fine dello status di “lavoratore frontaliero vero, atipico”)
alle prestazioni di disoccupazione in Italia.

 

                                         Neppure sulla base delle
disposizioni di diritto internazionale, l’assicurato può quindi beneficiare
delle prestazioni di disoccupazione nel nostro Paese.

                                         È indubbio che tale
soluzione può risultare svantaggiosa per l’assicurato. Ciò deriva tuttavia
dall’assenza di armonizzazione del livello delle prestazioni di sicurezza
sociale a livello europeo (cfr. D. Cattaneo, “Assurance-chômage et droit du
travail: quelques cas tessinois” in op.cit., pag. 90-91) e dalla scelta di
porre a carico dei Paesi di residenza i lavoratori frontalieri in
disoccupazione completa (sui motivi cfr. DTF 133 V 169, consid. 6.2-6.3 pag.
176-178. Vedi pure: STCA 38.2015.30 del 20 novembre 2015, STCA 38.2015.17 del
23 novembre 2015 e STCA 38.2015.53 del 2 dicembre 2015 nelle quali il TCA ha
riconosciuto ad alcuni assicurati lo statuto di falso lavoratore frontaliero
con conseguente diritto di opzione tra le prestazioni di disoccupazione
svizzera e quelle del paese di residenza).

 

                               2.7.   L’insorgente ha chiesto
l’audizione di alcuni testi, e meglio di __________, __________, __________, __________,
__________, __________, __________, __________ e __________, __________, suoi
conoscenti che frequenterebbe unitamente alla sua famiglia nei fine settimana
su suolo ticinese (cfr. doc. I pag. 3 p.to 6 e pag. 4).

 

                                         Considerato
che i documenti già presenti all’incarto consentono al TCA di emanare il
proprio giudizio, questo Tribunale ritiene che l’assunzione delle ulteriori
prove richieste non potrebbe mettere in luce nuovi elementi concreti ai fini
della risoluzione della vertenza. 

 

                                         Di
conseguenza la richiesta del ricorrente concernente l’audizione dei testi deve
essere respinta.

 

A tale proposito va
rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza,
qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il
giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove
(cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STF 9C_737/2012 del 19 marzo 2013; STF 8C_556/2010 del
24 gennaio 2011 consid. 9; STF 8C_845/2009 del 7 dicembre 2009; STF I 1018/06
del 16 gennaio 2008 consid. 5.3.; STFA U 416/04 del 16 febbraio 2006, consid. 3.2.;
STFA H 411/01 del 5 marzo 2003; STFA H 102/01 dell'11 gennaio 2002; STFA H
103/01 dell'11 gennaio 2002; STFA H 299/99 dell'11 gennaio 2002; STFA U 257/01
del 26 novembre 2001; STFA U 82/01 del 15 novembre 2001; RCC 1986 p. 202
consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F.
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                               2.8.   In esito alle
considerazioni di cui ai considerandi precedenti, questo Tribunale ritiene che
il ricorso presentato da RI 1 debba essere respinto, tutelando l’operato della
Sezione del lavoro che a ragione, quindi, gli ha negato il diritto
all’indennità di disoccupazione dal 17 novembre 2014.

 

                                         La decisione su
opposizione del 19 ottobre 2015 impugnata deve, conseguentemente, essere
confermata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti