# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12bf27e4-b763-5675-94e4-25b24222a091
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 12.09.2018 15.2018.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2018-59_2018-09-12.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2018.59

  	
  Lugano

  12 settembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) sul ricorso 17 maggio 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Lugano,
o meglio contro il calcolo del minimo d’esistenza eseguito il 30 aprile 2018
nell’esecuzione del sequestro n. __________ decretato
il 6 febbraio 2018 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, su istanza
della ricorrente nei confronti di

 

	
   

  	
  PI 1, I-__________ 

  (patrocinato dall’avv. PA 1, __________)

   

  

ritenuto

 

in fatto:                     A.   Su istanza di RI 1,
con decreto del 6 febbraio 2018 il
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha ordinato il sequestro del salario percepito da PI 1
presso la __________ in Savosa, sino a concorrenza di fr. 20'950.00 oltre
agli interessi del 5% dal 1° aprile 2016 e di fr. 6'174.45 oltre agli interessi
del 5% dal 1° ottobre 2012.

                                  B.   In fase di esecuzione del sequestro, il 30 aprile 2018
l’Ufficio d’esecuzione (UE) di Lugano ha allestito il seguente calcolo del
minimo esistenziale di PI 1:

                                         Redditi

	
  Debitore

  	
  fr.

  	
      2'400.00

  	
   

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      2'400.00

  	
   

  

                                         Minimo
d’esistenza

	
  Minimo base

  	
  fr.

  	
        680.00

  	
  convivenza (ridotto del 20% direttiva CEF)

  
	
  Affitto

  	
  fr.

  	
         773.50

  	
   

  
	
  Pasti fuori domicilio

  	
  fr.                                 

  	
         211.00

  	
   

  
	
  Trasferte

  	
  fr.

  	
         630.00

  	
  2'299 km/mese a 0.274 fr./km = fr. 630.– (v.
  Circolare CEF n. 39/2015, versione 2018)

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      2'294.50

  	
   

  	 

 

                                         L’UE ha quindi sequestrato presso la datrice di lavoro
di PI 1 ogni importo eccedente il minimo vitale di fr. 2'294.50.

                                  C.   Con
ricorso del 17 maggio 2018, RI 1 si aggrava contro siffatto calcolo, chiedendone
la riforma, nel senso di ridurre i costi per l’affitto da fr. 773.50 a un
importo variante tra fr. 400.– e 480.– mensili e le spese di trasferta da fr. 630.–
a fr. 372.65 mensili.

                                  D.   Con
osservazioni del 2 luglio 2018 PI 1 si è opposto al ricorso, mentre l’UE ha proposto
di ridurre le spese di trasferta a fr. 415.– mensili e i costi della
locazione a fr. 386.– mensili.

 

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino
la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato trasmesso
alle parti il 15 maggio 2017 dall’UE di Lugano, il ricorso è in linea di
principio ricevibile (art. 17 LEF).

                                   2.   Giusta
l’art. 93 LEF ogni provento del lavoro può essere pignorato in quanto a
giudizio dell’Ufficiale non sia assolutamente necessario al sostentamento del
debitore e della sua famiglia. Per stabilire l’eccedenza pignorabile, le
autorità di esecuzione devono determinare il reddito globale netto dell’escusso,
deducendo dal totale dei suoi redditi lordi i contributi sociali e le spese di
acquisizione del reddito. Sono poi detratte le spese indispensabili al
sostentamento del debitore e della sua famiglia, fondandosi in linea di massima
sulla Tabella per il calcolo del minimo esecutivo giusta l’art. 93 LEF (detta
in seguito “Tabella”) allegata alla circolare CEF n. 35/2009 (pubblicata sul
Foglio ufficiale cantonale n. 68/2009 del 28 agosto 2009). Redditi e
fabbisogni devono essere accertati d’ufficio alla data dell’esecuzione del
pignoramento o del sequestro (DTF 112 III 19 consid. 2/d; 108 III 12 consid. 3;
sentenza del Tribunale federale 5A_16/2011 del 2 maggio 2011, consid. 2.1),
ritenuto che delle successive modifiche della situazione potrà essere tenuto
conto soltanto mediante riesame del pignoramento (art. 93 cpv. 3 LEF; DTF 108
III 12 consid. 4). 

                                   3.   Nella fattispecie la
ricorrente si duole che nel minimo vitale di PI 1 sono stati conteggiati tutti gli interessi del
mutuo ipotecario gravante l’immobile nel quale egli abita con la convivente,
che ne è l’unica proprietaria, mentre il mutuo ipotecario è stato contratto da
entrambi e PI 1 paga in realtà solo la metà degli interessi, ossia tra € 350.–
e 400.– mensili, pari a una somma variante fra fr. 400.– e 480.–, alla
quale la ricorrente postula di ridurre il supplemento per l’alloggio.

 

                                         L’escusso, da parte sua, afferma
di corrispondere alla convivente fr. 773.50 mensili quale canone di locazione.
Non essendo egli proprietario
dell’appartamento, reputa impossibile imputargli quan­to
versa concretamente la convivente all’istituto bancario che le ha concesso il
mutuo.

 

                                         L’UE evidenzia che la
convivente lavora in Svizzera per un salario di fr. 3'100.– a 3'200.–
netti mensili, sicché appare equo suddividere la somma relativa al costo dell’immobile a metà con il debitore,
al quale deve pertanto essere riconosciuto un costo di fr. 386.– mensili.

 

                                3.1   Nel determinare
il minimo vitale va considerato il canone locatizio conforme all’uso locale per
un alloggio del quale si possa pretendere che l’escusso si accontenti nelle
circostanze concrete, ritenuto l’imperativo categorico di ridurre al minimo le
spese per un’abitazione adeguata alle sue necessità e possibilità (DTF 129 II
527 consid. 2; 114 III 14 consid. 2/a; 104 III 41 consid. 2; sentenza della CEF
15.2013.58 del 29 luglio 2013 consid. 4.1/a). L’importo del canone va messo in
relazione con il reddito dell’e­­scusso (DTF
104 III 38-41, 87 III 102 e 57 III 207; sentenza della CEF 15.2013.30 del 6 maggio 2013 consid. 9.3). Se il debitore
abita in casa propria, in luogo del canone locatizio vanno computate le spese
connesse all’immobile. Esse consistono negli interessi
ipotecari (senza ammortamento), nei contributi di diritto pub­blico e
nelle spese di manutenzione, calcolate sulla media mensile (cfr. punto II/1 della Tabella).

 

                                3.2   Diversamente
da quanto asserito apoditticamente dall’escusso, non è dimostrato ch’egli corrisponda
un canone di locazione alla convivente. Ne consegue che nella determinazione
del suo minimo vitale non può essere considerato l’importo di fr. 773.50.

 

                                3.3   Ciò
posto le spese relative all’abitazione comune dei conviventi devono essere di
regola ripartite a metà tra i concubini (DTF 109 III 101 consid. 2; Vonder Mühll in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010,
n. 26 ad art. 93 LEF). Ciò a maggior ragione nella fattispecie, ritenuto
che in base al “Contratto di mutuo fondiario e di erogazione a
saldo e quietanza” del 21
dicembre 2012 (in seguito: contratto di mutuo), indipendentemente dai rapporti di proprietà sull’appartamento, i mutuatari
risultano essere sia PI 1 sia la convivente.

 

                               3.4   Come
si evince dal contratto di mutuo,
la Cassa di risparmio __________ ha erogato a PI 1 e alla convivente un mutuo
ipotecario di € 150'000.–, destinato all’ac­­quisto della prima casa, di
proprietà della sola convivente. Nel­l’atto notarile i mutuatari, ossia l’escusso
e la convivente, si sono impegnati a restituire il mutuo e a pagare gli
interessi secondo le modalità meglio precisate nel contratto e nell’allegato B.
Come emerge dall’attestazione bancaria del 26 febbraio 2018 l’escusso e la
convivente nel 2017 hanno corrisposto alla creditrice ipotecaria € 3'315.03 per
interessi passivi e € 6'439.16 per il rimborso del capitale di debito residuo, ovvero
€ 9'754.– complessivi, corrispondenti a rate mensili di € 812.80.

 

                                3.5   Ne
consegue che, in accoglimento della censura, nella determinazione del
minimo vitale di PI 1 devono essere riconosciuti costi per l’alloggio di €
406.50 mensili, che al tasso di conversione di €/CHF 1.1968 in
vigore il giorno dell’esecuzione del sequestro, il 30 aprile 2018
(secondo il sito www.fxtop.com
ritenuto di riferimento dalla giurisprudenza: DTF 137 III 625 consid. 3), corrispondono
per arrotondamento a fr. 487.–.

 

                                         Tale
supplemento comprende anche la metà della quota di ammortamento obbligatorio,
che per eccezione può essere riconosciuta nel caso concreto, nella misura in
cui garantisce a PI 1 un alloggio a un prezzo che non appare eccedere il canone
locatizio conforme all’uso locale per un alloggio del quale si possa pretendere
ch’egli si accontenti nelle circostanze concrete
(sentenza della CEF 15.2016.100 del 27 gennaio 2017 con­sid. 4/c). Del resto,
la ricorrente non ha formulato contestazioni al riguardo.

                                   4.   Per la ricorrente la distanza di 2299 km
mensili indicata dall’escus­­so
in merito alle proprie trasferte professionali è eccessiva. Essendo la distanza
tra il suo luogo di domicilio di Como-Sagnino e quello di lavoro di Savosa di
34 km secondo Google Maps, le spese di trasferta assommano in realtà a fr. 372.65
mensili (alla tariffa dello 0.274 fr./km applicata dall’UE). A mente della ricorrente,
inoltre, i chilometri dal luogo di lavoro ai cantieri sui quali l’escusso
effettivamente lavora vengono compensati dal datore di lavoro, il quale mette
del resto a disposizione un veicolo aziendale usato per recarsi sui cantieri
particolarmente distanti (come risulta da una testimonianza del 2015).

 

                                         PI
1 per contro, sostiene nelle proprie osservazioni che le spese necessarie per
raggiungere i cantieri sui quali egli lavora non sono rimborsate dal datore di
lavoro, motivo per il quale il chilometraggio indicato nella decisione
impugnata è corretta. A suo dire, anche le spese di parcheggio durante gli
interventi presso i vari cantieri sono a carico del dipendente.

 

                                         L’UE rileva che il domicilio del debitore dista circa 36 km dal luogo
di lavoro e pertanto allo stesso possono essere riconosciuti giornalmente 72 km
per la trasferta, corrispondenti fr. 415.– mensili per le spese di
trasferta, ulteriori spese come i costi di posteggio non essendo dimostrate.

 

                                4.1   È principio giurisprudenziale e dottrinale indiscusso
che le spese fisse e correnti connesse all’uso di un’automobile rientrano nel
minimo di esistenza del debitore solo se il veicolo viene dichiarato
impignorabile in virtù dell’art. 92 cpv. 1 n. 3 LEF, perché gli è necessario
per conseguire il suo reddito nel senso dell’art. 93 LEF (DTF 119 III 13
consid. 2/a; 117 III 22 consid. 2). Dal 1° dicembre 2015, nella misura in cui
non sono dettagliatamente elencate e comprovate, le spese di trasferta veicolare computabili nel minimo
esistenziale del debitore vanno calcolate
conformemente alla Circolare della CEF n. 39/2015 del 20 novembre 2015 sulla
determinazione delle spese di trasferta mediante un autoveicolo ai fini del
calcolo del minimo esistenziale (v. sito www4.ti.ch/poteri/
giudiziario/giustizia-civile/circolari/).

 

                                4.2   Nella fattispecie, la
distanza tra il domicilio e il luogo di lavoro del­l’escusso è di 34.2 km (v. sito map.search.ch/__________) ed egli la percorre due volte al giorno. In
assenza di dati più precisi nel verbale di pignoramento, secondo la giurisprudenza di questa
Camera (sentenza 15.2015.81 del 22 dicembre 2015 consid. 8.2) il numero medio di giorni
lavorativi all’anno nel Ticino è pari a 230, ovvero 19,16 giorni al mese. La
distanza mensile determinante per il calcolo delle spese di trasferte
professionali è quindi di circa 1311 km.

 

                                         Il
costo delle trasferte non comprende solo le spese di carburante e di usura del
veicolo ma anche tutte le altre spese fisse e variabili indispensabili al
funzionamento del veicolo del debitore (costi di manutenzione, premi di
assicurazione, tasse di circolazione), tranne l’ammortamento, la svalutazione e,
se non sono comprovate, le spese di posteggio. Nella Circolare n. 39/2015 citata sopra (consid. 4), la Camera ha
stabilito, sulla base dei dati del TCS, un costo medio chilometrico scalare
commisurato alla distanza media mensilmente compiuta dal debitore, che per un
veicolo di categoria media che percorre 1'200 km/mese ammonta a 0.31 fr./km,
conformemente all’allegato 1 della circolare contenente i valori determinanti
per il 2018. Ponderato secondo la formula contenuta nella Circolare (per
evitare l’effetto di soglia), il costo dei 1'311 km percorsi dall’escusso nel
caso specifico ammonta a fr. 412.– arrotondati. In questa misura il
ricorso va accolto, come del resto sostanzialmente proposto dall’UE nelle sue
osservazioni.

 

                                         Le
ulteriori deduzioni prospettate dall’escusso per gli asseriti trasferimenti dal
luogo di lavoro ai cantieri ove egli lavora e per le spese di parcheggio non
possono invece essere considerate nella determinazione del minimo vitale di PI
1, dal momento ch’egli non ha dimostrato l’effettività delle spese in questione
e dagli atti non emerge alcun indizio in tal senso.

                                   5.   Sulla
base delle considerazioni che precedono il calcolo del minimo di esistenza di PI
1 va rettificato come segue:

                                         Minimo
d’esistenza

	
  Minimo base

  	
  fr.

  	
        680.00

  	
   

  
	
  Affitto

  	
  fr.

  	
         487.00

  	
   

  
	
  Pasti fuori domicilio

  	
  fr.                                 

  	
         211.00

  	
   

  
	
  Trasferte

  	
  fr.

  	
         412.00

  	
   

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      1'790.00

  	
   

  	 

                                         Di
conseguenza il ricorso va accolto pressoché integralmente nel senso di ridurre
il minimo di esistenza di PI 1 da fr. 2'294.50 a fr. 1'790.– mensili.

                                   6.   Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è parzialmente accolto e di conseguenza il minimo
di esistenza di PI 1 è stabilito in fr. 1'790.– mensili.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   ;

  –     .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Lugano.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.