# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32e46444-583c-57b7-969a-0e28a17de769
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-04-04
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 04.04.2002 12.2001.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2001-95_2002-04-04.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2001.00095

  	
  Lugano

  4 aprile 2002/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente 

  Chiesa e Pellegrini (quest'ultimo in sostituzione del giudice Rusca, assente)

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. no.
OA.1998.00062 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud - promossa con
petizione 19 giugno 1998 da

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall'avv. dott. __________

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv. __________ 

   

  

con cui
l’attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 127'341.50
oltre interessi; 

 

domanda
avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione e che
il Segretario assessore con sentenza 16 maggio 2001 ha respinto;

 

appellante
l'attrice con atto di appello 2 luglio 2001, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e ripetibili
di entrambe le sedi;

 

mentre la
convenuta con osservazioni 14 agosto 2001 postula la reiezione del gravame con
protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   Nella
primavera del 1992 la casa di spedizioni svizzera __________ è stata incaricata
dalla ditta __________ di organizzare il trasposto dalla Germania all'Italia di
un macchinario per la trafilatura di rame e alluminio, del valore di Lit.
793'000'000, destinata alla ditta __________.

 

 

                                   2.   Il
10 giugno 1992, su richiesta dello spedizioniere, la destinataria della merce
ha provveduto a anticipargli l'importo di Lit. 150'700'000, pari all'IVA del
19% da corrispondere all'autorità doganale italiana per l'importazione.
__________ G ha consegnato la somma all'intermediario da lei designato per le
pratiche in Italia, la ditta __________, la quale - come è stato appurato solo
in seguito - non l'ha versata alla Dogana. Quest'ultima, preso atto del mancato
pagamento dei diritti doganali, si è rivalsa sulla garante __________,
incassando così quanto di sua spettanza (doc. O).

 

 

                                   3.   Nel
frattempo, a seguito dei ritardi nella consegna della merce, causati tra
l'altro dall'errato trasporto in Italia di altri colli rispetto a quelli
previsti e dal conseguente sequestro dell'IVA - poi revocato -  da parte della
Procura della Repubblica, l'acquirente e destinataria dei macchinari ha
comunicato alla venditrice la rescissione del contratto di compravendita.

 

 

                                   4.   Con
la petizione in rassegna __________, preso atto come l'autorità doganale
italiana non la riteneva legittimata a percepire il rimborso di Lit.
150'700'000 (doc. O), ha convenuto in causa __________, ora __________,
postulandone la condanna alla rifusione del controvalore in franchi dell'IVA a
suo tempo anticipata, il tutto rimproverandole una violazione del contratto
venuto in essere tra le parti.

                                         La
convenuta si è opposta a qualsiasi richiesta, contestando, in particolare sulla
base delle condizioni generali degli spedizionieri richiamate nel contratto, di
essere responsabile del danno subito dalla controparte, oltretutto ampiamente
prescritto.

 

 

                                   5.   Il
Segretario assessore, con la sentenza qui oggetto di impugnativa, ha respinto
la petizione.

                                         Il
giudice di prime cure, accertata l'applicazione nella fattispecie delle
condizioni generali cui la convenuta aveva fatto accenno durante lo scambio di
corrispondenza, ha esaminato se quest'ultima poteva essere resa responsabile
del danno subito dall'attrice, concludendo per la negativa: il fatto che la
convenuta si fosse rivolta a uno spedizioniere intermedio non costituiva
innanzitutto una violazione contrattuale; la scelta di far capo alla ditta
__________ non poteva a sua volta fondare una sua responsabilità, non essendo
state evidenziate a quel momento circostanze tali da mettere in dubbio la
capacità, la competenza e l'affidabilità del vettore scelto; infine,
quand'anche si volesse ammettere una colpa della convenuta per l'errore nel
trasporto, non era in ogni caso provato che lo stesso avesse comportato anche
l'erronea esazione dei diritti doganali e quindi il danno di cui si chiede il
risarcimento.

 

 

                                   6.   Con
l'appello che qui ci occupa, avversato dalla convenuta, l'attrice chiede di
riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione. Essa
contesta in primo luogo l'applicabilità delle condizioni generali e chiede
invece di far riferimento alle norme del CO. Ciò posto, a suo giudizio, la
convenuta era già responsabile nei suoi confronti in quanto non aveva provato
di aver agito diligentemente nella scelta del vettore, ai sensi dell'art. 399
cpv. 2 CO. Essa era in ogni caso tenuta al risarcimento poiché era stato
l'errore di trasporto ed i conseguenti ritardi, a lei imputabili, che avevano
portato alla rescissione del contratto di compravendita e con ciò alla
difficoltà nella restituzione dell'IVA da parte dell'autorità doganale,
problemi che altrimenti non si sarebbero mai posti.

 

 

                                   7.   Pacifica
nella fattispecie, stante la sede in Svizzera della casa di spedizioni
convenuta, cui compete la prestazione caratteristica (art. 117 cpv. 3 LDIP, Staehelin,
Basler Kommentar, N. 27 ad art. 439 CO), l'applicazione del diritto svizzero e
in particolare delle norme sul contratto dello spedizioniere ex art. 439 CO
rispettivamente del contratto di mandato (cfr. pure appello p. 6), si tratta in
primo luogo di esaminare se la convenuta possa o meno prevalersi delle
condizioni generali degli spedizionieri (doc. 27). 

                                         La
questione non necessita in definitiva di essere risolta, atteso che - come
vedremo - l'esito della causa non sarebbe diverso nemmeno nel caso in cui esse
trovassero applicazione.

                                   8.   L'attrice,
facendo riferimento all'art. 399 cpv. 2 CO (applicabile per altro anche al
contratto dello spedizioniere, cfr. Staehelin, op. cit., N. 20 ad art.
439 CO) - che corrisponde sostanzialmente all'art. 27 delle condizioni generali
degli spedizionieri - norma secondo cui se, come in concreto, il mandatario è
autorizzato a farsi sostituire egli è responsabile soltanto della debita diligenza
nel scegliere e nell'istruire il terzo, rimprovera alla convenuta di non aver
dato prova di sufficiente diligenza nella scelta della ditta __________. A
torto.

                                         In
realtà, diversamente da quanto ritenuto dall'attrice, l'onere della prova circa
l'eventuale violazione contrattuale nella scelta del sostituto non incombe al
mandatario bensì al mandante (Fellmann, Berner Kommentar, N. 53 e 66 ad
art. 399 CO; Weber, Basler Kommentar, N. 32 ad art. 398 CO), per cui
spettava in definitiva all'attrice provare che al momento in cui la convenuta
si era rivolta a __________ essa sapeva o doveva sapere che tale ditta aveva un
contenzioso con l'autorità doganale italiana rispettivamente versava in una
situazione economica talmente grave che avrebbe portato presto al suo
fallimento. Agli atti non vi è tuttavia alcuna prova in tal senso. La convenuta
ha anzi reso verosimile il contrario, dimostrando che per anni fino a quel
momento quella ditta aveva sempre dato prova di affidabilità e di competenza,
segnatamente curando senza problemi analoghe mansioni per altri clienti (cfr.
doc. 18; Fellmann, op. cit., N. 61 ad art. 399 CO), mentre che i
problemi di cui si è detto le sono stati comunicati per la prima volta solo
l'anno seguente (doc. 18, 20 e 21). Non è dunque provata una violazione
contrattuale da parte sua.

 

 

                                   9.   L'attrice,
a prescindere da quanto precede, ritiene anche in questa sede che il danno è
stato in definitiva provocato dai ritardi e dall'errore di trasporto,
imputabili alla convenuta, che hanno comportato la rescissione del contratto di
compravendita, ed osserva che lo stesso non si sarebbe invece assolutamente
prodotto se la controparte avesse agito conformemente al contratto, dacché la
sua responsabilità. Non è così.

                                         Se è vero
che a seguito della rescissione del contratto l'autorità doganale era di
principio tenuta a restituire l'IVA a chi gliel'aveva anticipata, ovvero alle
__________ da lei escussa (cfr. doc. O) e quindi non all'attrice, che di fatto
doveva incassare la perdita, è però altrettanto vero che la posizione di
quest'ultima non sarebbe stata migliore nemmeno nel caso - comunque non
realizzatosi - di mantenimento del contratto di compravendita e conseguente
importazione della merce in Italia: in tale evenienza era in effetti ovvio che
l'IVA anticipata rimaneva attribuita all'autorità doganale italiana e che, in
forza della giurisprudenza italiana (sentenza 499/93 del 19 gennaio 1993 della
Corte di cassazione, pubblicata in Repertorio generale annuale 1993
2856 n. 46), la garante escussa __________ subentrava nella posizione di
quest'ultima e poteva dunque pretendere il rimborso di quanto anticipato non
solo dal vettore, ma anche dal proprietario-importatore, ovvero ancora una
volta dall'attrice (cfr. doc. I), che dunque sarebbe stata chiamata nuovamente
alla cassa. Se ne deve pertanto concludere che la rescissione del contratto,
quand'anche dovesse essere ascrivibile a negligenze della convenuta, non è
assolutamente in relazione di nesso causale con il danno subito dall'attrice,
cosicché la circostanza è in definitiva irrilevante per il pregiudizio da lei
subito.

 

 

                                10.   Ne
discende la reiezione del gravame.

                                         La tassa
di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

                                    I.   L’appello 2 luglio 2001 di __________ è respinto. 

 

                                   II.   Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.    2'450.-

                                         b) spese                                                      fr.        
50.-

                                         Totale                                                           fr.   
2'500.-

 

                                         da
anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo di rifondere
alla parte appellata fr. 2'500.- per ripetibili.

 

                                  III.   Intimazione a:      -   __________

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario