# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4417a3af-6fb9-5612-8afd-a0f2a967acf6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-11-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 25.11.1999 17.1999.53
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-1999-53_1999-11-25.html

## Full Text

Incarto n.

  17.1999.00053

  	
  Lugano

  25 novembre 1999/kc

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte di
  cassazione e di revisione penale 

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Cometta

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta, cancelliere

  

 

 

sedente per statuire sul ricorso per
cassazione del 10 agosto 1999 presentato da

 

 

	
   

  	
  ____________,  

   

  (patrocinato dall'avv. __________)

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  la sentenza emanata il 14
  luglio 1999 dalla Corte delle assise criminali in Mendrisio nei suoi
  confronti;

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:      1. Se dev'essere accolto il ricorso per cassazione;

                                          2.
Il giudizio sulle spese.

 

Ritenuto

 

in fatto:                 A.      Il
18 dicembre 1997 sono stati arrestati nel Granducato del Lussemburgo
____________, conosciuto come __________, e __________. Il fermo era dovuto al
sequestro di una lettera spedita da Chiasso il 27 ottobre 1997 da un certo
__________ "(c/o __________), via __________ " a __________, con la
quale il mittente offriva materiale pornografico raffigurante ragazze e ragazzi
minorenni. Alla lettera aveva fatto seguito, nel dicembre successivo, l'invio
di una videocassetta che riproduceva immagini di atti sessuali tra adulti e
minorenni (act. A7/1). 

 

                                          Il
21 gennaio 1998 il Giudice istruttore del Granducato del Lussemburgo ha chiesto
all'autorità giudiziaria ticinese di perquisire l'appartamento di Chiasso e di
interrogare eventualmente ____________, la persona che ____________ aveva
indicato come conduttore. In realtà l'appartamento era stato appigionato il 12
settembre 1994 dallo stesso ____________, che aveva firmato il contratto con il
falso nome di ____________ esibendo una carta di identità italiana contraffatta
procuratasi in Venezuela (act. 133/1). La perquisizione ha consentito di
rinvenire numerosi apparecchi di videoregistrazione, videocamere e altri
oggetti, in particolare 2 apparecchi TV, una tastiera per video, 2 apparecchi
video Sharp, 6 telecomandi, 2 adattatori per cassette, 5 trasformatori con cavi
di raccordo e prolunghe, 2 titolatrici e altri accessori. Sono pure stati
trovati articoli pornografici, riviste, fotografie, ritagli di giornali,
cataloghi di vendita per corrispondenza di videocassette pornografiche
infantili nonché 147 videocassette, per la maggior parte di carattere
pedopornografico, salvo talune riproducenti temi di famiglia o filmati diversi
registrati da canali televisivi (act. 133/4, 135 e 140). 

 

                                          Il
30 aprile 1998 è stata notificata a ____________ la richiesta di estradizione
presentata il 9 aprile 1998 dal Procuratore pubblico ticinese al Granducato del
Lussemburgo, ove il prevenuto si trovava in detenzione preventiva dal 18
dicembre 1997. In seguito all'accoglimento della richiesta, ____________ è
stato trasferito nel Ticino per il seguito del procedimento penale.

 

                                B.      Nel
corso degli interrogatori davanti agli inquirenti del Granducato del
Lussemburgo ____________ aveva chiamato in causa il cugino – in realtà si
trattava del fratello – ____________, dichiarando che la videocassetta
all'origine del proprio arresto era stata girata da costui in Italia, ad
__________. L'accusa ha comportato l'avvio da parte della Procura di Trapani di
un procedimento penale contro ____________ per atti sessuali commessi con
fanciulli (act. 136). Pur ammettendo di essere l'autore della videocassetta,
come pure di altri filmini trovati in casa sua e riproducenti atti sessuali da
egli medesimo compiuti con minori, oltre a scene di sesso tra adolescenti,
____________ ha contestato di averne fatto uso commerciale, accusando il
fratello __________ di avere riprodotto a sua insaputa la videocassetta
sequestrata in Lussemburgo, quando soggiornava ad __________ nel 1994 (act.
96). Nell'ambito della medesima inchiesta ____________ ha pure dichiarato di
essere stato costretto dal fratello – che lo ricattava con copie di
videoregistrazioni in suo possesso – a trasportare droga dal Brasile alla Svizzera.
Per reati legati al traffico di stupefacenti, e in particolare per avere
importato dal Brasile in Svizzera 1758.7 g di cocaina, ____________ (arrestato
il 7 maggio 1996 all'aeroporto di Zurigo-Koten) è stato condannato il 10
ottobre 1996 dal Tribunale distrettuale di Bülach a 3 anni e 3 mesi di
reclusione (act. 99). La condanna è poi stata ridotta a due anni e mezzo dal
Tribunale di appello del Canton Zurigo con sentenza del 18 giugno 1997 (act.
17). ____________ ha scontato parte della pena nel Penitenziario cantonale
della Stampa, da dove è poi stato liberato condizionalmente il 3 gennaio 1998
ed espulso verso l'Italia. Da allora ____________ risiede a __________.

 

                                C.      Nel
corso delle indagini svolte in Lussemburgo gli inquirenti hanno notato nell'agenda
sequestrata a ____________ il nome, fra altri, del cittadino svizzero
__________, residente nel Canton Turgovia. Chiamati ad approfondire le indagini
su rogatoria delle autorità del Lussemburgo, gli inquirenti turgoviesi hanno
interrogato __________ per sapere quali rapporti egli intrattenesse con
____________. L'inchiesta si è conclusa con un non luogo a procedere per quanto
riguarda l'imputazione di reati sessuali. __________ è stato condannato
tuttavia il 29 marzo 1999 dal Tribunale distrettuale di Frauenfeld a 24 mesi di
detenzione, sospesi a scopo di trattamento ambulatoriale giusta l'art. 44 CP,
per avere riconosciuto di avere consumato stupefacenti e acquistato vari grammi
di cocaina da ____________ tra il 1995 e il 1997 (act. 18 e 158 e 159).
____________ si è visto infliggere da parte sua, con sentenza 6 dicembre 1996
del Tribunale distrettuale di Unterrheintal Alstätten, 2 anni di detenzione e 8
anni di espulsione dalla Svizzera per avere, tra il maggio e l'agosto del 1995,
venduto a San Gallo e a St. Margrethen 100 g complessivi di cocaina (pura) a
__________, suo conoscente (act. 129).

 

                                D.      Con
sentenza del 14 luglio 1999 la Corte delle assise criminali in Mendrisio ha riconosciuto
____________ autore colpevole di:

                                          –   infrazione
aggravata alla legge federale sugli stupefacenti, per avere tenuto in deposito,
offerto e venduto almeno 482 g di cocaina a __________ e a __________,
realizzando un profitto di almeno fr. 30'000.–; 

                                          –   pornografia,
per avere fabbricato, importato, tenuto in deposito, messo in circolazione,
propagandato e offerto scritti, registrazioni visive e sonore, immagini e altri
oggetti e rappresentazioni vertenti su atti sessuali con fanciulli a scopo di lucro;

                                          –   ripetuta
violazione del bando, per essere ripetutamente entrato in Svizzera, soggiornandovi
nonostante che nei suoi confronti fosse stata pronunciata l'espulsione per 8
anni; 

                                          –   falsità
in documenti, per essersi qualificato a più riprese con una carta di identità
italiana a nome di ____________, ma recante la propria effigie;

                                          –   violazione
della legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri, per avere
indebitamente ottenuto il permesso di risiedere nel Comune di Chiasso come turista,
esibendo alle autorità di polizia degli stranieri del Comune la carta di identità
contraffatta intestata ad ____________.

 

                                          La
Corte ha prosciolto ____________ invece dall'accusa di infrazione aggravata
alla legge federale sugli stupefacenti relativa al trasporto di 1'758 g di
cocaina sequestratigli il 6 maggio 1996 all'aeroporto di Zurigo-Kloten.

 

                                          In
applicazione della pena e in considerazione della recidiva specifica
____________ è stato condannato a 4 anni di reclusione (computato il carcere preventivo
sofferto in Svizzera e nel Lussemburgo) a valere come pena parzialmente
aggiuntiva a quella di 2 anni di detenzione inflittagli con sentenza 6 dicembre
1996 dal Tribunale distrettuale di Unterrheintal Alstätten, al pagamento di una
multa di fr. 3'000.– e all'espulsione a vita dal territorio svizzero. La Corte
lo ha condannato inoltre a versare allo Stato la somma di fr. 15'000.– come
risarcimento compensatorio dell'illecito profitto conseguito. Infine essa ha
ordinato la confisca degli oggetti sequestrati, disponendo pure la conferma del
sequestro conservativo sulle somme di denaro contante e sul conto n. __________
presso il __________ in vista dell'esecuzione del risarcimento compensatorio
allo Stato. 

 

                                E.      Contro
la sentenza di assise ____________ ha presentato il 15 luglio 1999 una dichiarazione
di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nei motivi del
gravame, presentati il 10 agosto successivo, egli chiede di essere prosciolto
dalle imputazioni di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti
e di pornografia per fine di lucro, riducendogli la pena a 3 mesi di detenzione
e all'espulsione per 15 anni, sollecitando altresì il dissequestro degli
oggetti e degli averi non attinenti ai reati per i quali è condannato. 

 

                                          Nelle
sue osservazioni del 16 agosto 1999 il Procuratore pubblico propone di respingere
il ricorso. 

 

Considerando

 

in diritto:               1.      Il
ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto, non destinato a rimettere
in causa l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove (art. 288 cpv. 1
lett. a CPP). Problemi del genere sono sindacabili unicamente se il giudizio
impugnato denota gli estremi dell'arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c). Arbitrario,
ovvero lesivo dell'art. 4 Cost., non significa tuttavia opinabile o finanche erroneo,
bensì chiaramente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo o
in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (Rep. 1990 pag. 351
consid. 1, 360 consid. 2.2a; sulla nozione di arbitrio: DTF 124 I 208 consid.
4, 174 consid. 2g, 123 I 5 consid. 4a, 121 I 114 consid. 3a, 120 Ia 40 consid.
4b).

 

                                2.      Il
ricorrente sostiene anzitutto che nell'apprezzamento dei fatti e nella
commisurazione della pena la sentenza impugnata non considera adeguatamente la
sua infanzia e la sua vita particolarmente travagliata. A prescindere dal fatto
però che la critica appare prematura, per lo meno nella misura in cui riguarda
la commisurazione della pena (tema ripreso – giustamente – alla fine del
gravame), nell'esposto che segue il ricorrente evoca i suoi trascorsi
dall'infanzia sino al momento in cui egli è rimasto coinvolto in un traffico di
droga a San Gallo, ma non spiega perché ciò imporrebbe un giudizio diverso. Così
com'è formulata, la critica si rivela pertanto inammissibile. Il ricorrente
afferma poi che egli era intenzionato sin dal 1995 a cessare l'attività di
guida turistica in Amazzonia e a occuparsi solo di consulenze. Proprio a tale
scopo, e per migliorare i suoi contatti con l'Europa (segnatamente con l'Italia
del nord), egli ha locato alla fine del 1994 l'appartamento di Chiasso. A suo
parere inoltre la Corte di merito sarebbe trascesa in arbitrio lasciando
intendere che l'uso della carta di identità contraffatta sia stato più
frequente rispetto a quanto egli aveva ammesso. Se non che, davanti alla Corte
di assise il ricorrente ha esplicitamente ammesso di avere commesso i
cosiddetti reati minori illustrati nei punti 3. 4. e 5 dell'atto di accusa;
egli ha pertanto anche ammesso di essersi in più occasioni qualificato con la
carta di idendità contraffatta, segnatamente nelle occasioni precisate nei
punti 4 e 5 dell'atto di accusa (sentenza, pag. 6 e 49). D'altro canto, egli
nemmeno impugna i dispositivi n. 1.4 e 1.5 della sentenza di assise, con la
quale la prima Corte lo ha ritenuto colpevole di falsità in certificati e di ripetuta
infrazione alla legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri a
dipendenza dell'illecito uso del citato documento. La censura non può pertanto
essere vagliata nel merito. Il ricorrente considera inoltre faziosa la sentenza
impugnata, nella misura in cui i primi giudici insinuano che la scelta
dell'appartamento a Chiasso era legata al traffico di droga e di pornografia. A
prescindere dal fatto però che egli nemmeno indica dove i primi giudici si
sarebbero espressi in tal modo, il ricorrente non sostanzia alcun arbitrio.
Ancora una volta il ricorso sfugge perciò a un esame di merito.

 

                                3.      Il
ricorrente si diffonde sui suoi trascorsi penali e in particolare sulla
condanna inflittagli dalla giustizia francese nel 1983 e 1984 per presunto
coinvolgimento in un traffico di droga, sottolineando che il fatto di non avere
più delinquito in materia di stupefacenti fino alla condanna a 2 anni di
detenzione pronunciata nei suoi confronti con sentenza del 6 dicembre 1996 dal
Tribunale distrettuale di Unterreheintal Alstätten (act. 129) dimostra l'efficacia
educativa dell'esperienza francese. Ciò induce a presumere che una volta
scontata la pena irrogatagli nel Canton San Gallo egli non ha più recidivato.
Trascurando tale presunzione, la prima Corte sarebbe caduta in arbitrio. Se non
che, puramente appellatorio, l'argomento è inammissibile in un ricorso per cassazione
fondato sul divieto dell'arbitrio. Quanto al rimprovero che la prima Corte
avrebbe senza valida ragione considerato come fattore aggravante, al momento di
commisurare la pena, il carcere scontato in Francia per reati risalenti molto
lontano nel tempo, la questione sarà ripresa, dandosene il caso, in appresso
(consid. 17).

 

                                4.      Riferendosi
ai rapporti con il fratello Claudio, il ricorrente rimprovera ai primi giudici
di avere arbitrariamente sottovalutato alcuni fatti importanti al momento di
stabilire la sua posizione processuale. Egli fa valere che grazie alla sua
attività di allenatore e direttore sportivo di una squadra di calcio, come pure
di osservatore e ricercatore di nuovi talenti, ____________ aveva molte occasioni
per viaggiare all'estero, dove si è sempre destreggiato con le lingue, che il
fratello ha beneficiato di 13 congedi dal Penitenziario cantonale durante
l'espiazione degli ultimi mesi di detenzione inflittigli dal Tribunale di
Bülach, congedi durante i quali egli ha potuto raggiungere Chiasso, fare
spedizioni e trattare ordinazioni senza problemi. Il ricorrente assevera
altresì che prima dell'intensificarsi dei contatti con il fratello (1994) non
esisteva un appartamento come quello locato a Chiasso, accessibile a entrambi,
che dal 1994/95 entrambi avevano deciso di ridurre e trasformare le proprie
attività professionali per le quali dovevano tenere contatti con l'Italia del
nord, che impronte di ____________ sono state rilevate appunto
nell'appartamento di Chiasso, che il custode __________ ha confermato di avere
visto il fratello a Chiasso, che questi aveva una chiave dell'appartamento e
che al riguardo la sentenza impugnata si fonda su motivazioni insufficienti,
limitandosi ad affermare che il fratello risulterebbe più credibile di lui. Ciò
sarebbe arbitrario, giacché ____________ non è stato creduto quando lo ha
accusato di averlo costretto, con il ricatto, a fungere da corriere di droga
dal Brasile alla Svizzera nel 1996.

 

                                          Il
mero richiamo alla circostanza che l'accusa rivoltagli dal fratello durante gli
interrogatori in Italia non ha avuto seguito (il ricorrente è stato prosciolto
dall'imputazione di avere partecipato al trasporto in Svizzera di 1'748 g di
cocaina) non basta a dimostrare il preteso arbitrio. Non può dirsi infatti che
i primi giudici abbiano errato manifestamente nel credere alle altre dichiarazioni
di ____________, in particolare quando accertano che, pur avendo abusato di
minori e filmato scene riproducenti atti sessuali con minori, costui non ha
commercializzato videocassette in Italia o all'estero. Il proscioglimento dalla
citata imputazione non è infatti stato pronunciato perché ____________ avrebbe
mentito agli inquirenti italiani, ma perché è venuta a mancare – secondo la
Corte di merito – una vera e propria chiamata in correità secondo i criteri
posti dalla dottrina e dalla giurisprudenza. Può invero destare qualche
perplessità che da un lato la Corte ritenga credibili i ricatti di cui
____________ sarebbe rimasto vittima e dall'altra scagioni il ricorrente perché
l'accusa – rivolta soltanto a pena espiata – non sarebbe stata sufficientemente
sostanziata (sentenza, pag. 29–31). Di ciò beneficia tuttavia il ricorrente
medesimo, sicché ai primi giudici non può essere rimproverato di non avere
riconosciuto al ricorrente la facoltà di avvalersene ulteriormente. Per altro,
il ricorrente trascura che il fratello è stato anche giudicato credibile anche
per le ragioni indicate nei considerandi 1.3, 4.1.1 e 4.2.3.1 della sentenza
impugnata. Con tali motivazioni egli non si confronta.

 

                                          Il
ricorrente soggiunge che il fratello è stato condannato in Italia con il rito
del patteggiamento a una pena mite soltanto per i reati ammessi, ovvero per
alcuni atti di pedofilia ripresi su videocassette per uso proprio, senza che
sia stata verificata la fondatezza delle accuse che il fratello gli ha mosso.
Il che sarebbe stato possibile unicamente coinvolgendolo nel procedimento,
ossia garantendogli il contraddittorio. Ma ciò non è avvenuto, sicché le accuse
rivoltegli in Italia non possono valere nel procedimento penale svizzero. La
censura non può essere condivisa, ove soltanto si consideri che ____________ è
stato interrogato l'8 febbraio 1999 davanti al GIP del Tribunale di Trapani in
presenza anche del difensore del ricorrente, e cioè in contraddittorio (act. 136).
Egli considera tale formalità del tutto platonica, dato che a suo giudizio
____________ non avrebbe mai mutato la versione dei fatti data ai fini del
patteggiamento. Fondandosi sulle dichiarazioni di lui la Corte di merito non
gli avrebbe garantito perciò un equo processo (art. 6 CEDU). Il ricorrente
dimentica però di non essersi opposto, né in sede istruttoria né tantomeno al dibattimento
(v. il verbale del processo) all'uso delle risultanze processuali italiane,
compreso il verbale di rogatoria 8 febbraio 1999 menzionato a pag. 15 della
sentenza impugnata. Non avendo sollevato il preteso vizio con tempestività, il
ricorrente non può rimediarvi davanti alla Corte di cassazione e di revisione
penale (art. 288 cpv. 1 lett. b CPP). Anche su questo punto il ricorso è
pertanto inammissibile. 

 

                                5.      Il
ricorrente critica le modalità dell'inchiesta che ha condotto alla sua
estradizione dal Lussemburgo, facendo valere tra l'altro valere che il mancato
ricorso contro tale provvedimento è da attribuire al patrocinatore d'ufficio
lussemburghese e all'impossibilità di farsi assistere da un legale di fiducia,
il Giudice dell'istruzione e dell'arresto avendogli negato i mezzi per far
fronte ai costi della difesa. Alla recriminazione non fa seguito però alcuna
conclusione concreta, né si chiede che la sentenza delle assise sia annullata
perché conseguente a una procedura di estradizione illegale. Sia come sia, non
risulta che a suo tempo il ricorrente abbia impugnato la decisione del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto. Tanto meno egli spiega perché l'estradizione
non sarebbe conforme al diritto. Il ricorrente contesta anche la legittimità
delle risultanze processuali scaturite dall'istruttoria condotta dalle autorità
del Lussemburgo e insiste nel rifiutare il contenuto dei relativi verbali,
contestando persino di averli sottoscritti, ma la sua censura cade nel vuoto. A
prescindere dal fatto invero che egli non si è opposto alla lettura in aula del
verbale di polizia citato nel ricorso, risulta che – contrariamente a quanto
egli pretende ora nel ricorso – in occasione degli interrogatori del 19
dicembre 1997 e del 1° aprile 1997 il ricorrente ha sostanzialmente confermato
le dichiarazioni rilasciate al Giudice istruttore lussemburghese (sentenza,
pag. 22). Il ricorrente obietta di essere stato sentito da quel magistrato
soltanto per questioni procedurali. L'argomento non è serio. Come si evince dai
citati verbali, e in particolare da quello del 19 dicembre 1997, gli
interrogatori vertevano infatti sull'oggetto dell'inchiesta e in specie sulle
dichiarazioni rilasciate dal prevenuto alla polizia il 18 dicembre 1997
(classificatore, act. 93). Il ricorrente si duole anche che i primi giudici gli
hanno attribuito un comportamento reticente e di ostacolo all'accertamento dei
fatti, nonostante che – ad esempio – essi lo abbiano prosciolto da uno dei capi
di imputazione (infrazione aggravata della legge fedele sugli stupefacenti), e
fa carico alla Corte di merito di avere violato la procedura e il diritto sostanziale
punendolo per l'esercizio dei suoi legittimi diritti di accusato. Egli non
dimostra tuttavia alcun arbitrio, né spiega quali norme di procedura sarebbero
state concretamente violate. E inoltre, sia come sia, il suo comportamento
processuale non gli ha comportato alcun aggravamento di pena (sentenza, pag.
55). 

 

                                6.      Al
punto 3 del gravame il ricorrente si diffonde sui principi che regolano il
processo indiziario, sul precetto in dubio pro reo, sulla pressione che
sarebbe stata esercitata sulla Corte di assise dagli organi di stampa e
dall'opinione pubblica per la delicatezza del processo e per la visione di
cassette nel corso del dibattimento, come pure sulle reazioni che avrebbe
suscitato una sentenza di proscioglimento. In assenza di una precisa censura,
l'esposto non è tuttavia proponibile e sfugge nondimeno a un esame di merito.

 

                                7.      Il
ricorrente si duole della condanna per violazione aggravata della legge
federale sugli stupefacenti conseguente alle rivelazioni di __________ e di
__________, argomentando che tale giudizio si fonda sulle sole accuse dei due
e, quindi, su prove insufficienti. Esso risulterebbe pertanto arbitrario. 

 

                                          a)  I
primi giudici hanno tratto convincimento circa la colpevolezza dell'imputato in
primo luogo dalle dichiarazioni che __________ ha rilasciato nei primi mesi del
1998 alle autorità turgoviesi, durante gli interrogatori che hanno fatto
seguito alla rogatoria delle autorità lussemburghesi, le quali intendevano
approfondire il caso dopo avere trovato il nome di __________ nell'agenda di
____________. Benché interrogato su questioni di pornografia infantile – ha
spiegato la prima Corte – __________ ha ammesso spontaneamente di avere
consumato cocaina fino all'ottobre del 1997 e di avere conosciuto circa quattro
anni prima il ricorrente in un campeggio estivo di St. Margrethen, quando
costui alloggiava presso la famiglia di __________. __________ – ha soggiunto
la Corte – ha poi indicato nel ricorrente il fornitore della droga e ha
descritto  in modo circostanziato i contatti e gli incontri con lui, tanto da
essere condannato il 29 marzo 1999 dal Tribunale distrettuale di Frauenfeld a 2
anni di detenzione per violazione aggravata della legge federale sugli stupefacenti
(act. 159). In seguito __________ ha confermato le accuse anche davanti al Procuratore
pubblico ticinese e al ricorrente durante un confronto del 12 aprile 1999,
ammettendo di avere acquistato fra il settembre del 1995 e l'ottobre del 1997
circa 392 g di cocaina e di avere funto da intermediario nella vendita di altri
100 g di tale sostanza a __________. Il ricorrente – ha rilevato la Corte di
merito – ha quindi trafficato anche dopo la liberazione condizionale del 30
settembre 1997, dopo avere scontato due terzi della pena irrogatagli dal Tribunale
distrettuale di Unterrheintal Alstätten il 6 dicembre  1996 (sentenza, pag.
31–37). Per quanto riguarda la vendita di 100 g di cocaina a __________, i
primi giudici hanno rilevato che ciò è confermato dallo stesso acquirente, il
quale ha chiamato in causa in modo circostanziato e credibile il ricorrente,
dicendo che costui gli aveva offerto ulteriori 100 g di cocaina, ma che la cosa
non era andata in porto (sentenza, pag. 37–39).

 

                                          b)  il
ricorrente assume anzitutto che __________ e __________, benché citati dalla
difesa, non si sono presentati al dibattimento, impedendo in tal modo un vero e
proprio contraddittorio. Dalla sentenza impugnata risulta però che solo
__________ è stato citato al processo, al quale non è comparso giustificando
l'assenza per motivi di salute attestati da certificato medico. Ciò premesso,
le parti hanno consentito ad acquisire agli atti le dichiarazioni rese da
__________ al Magistrato inquirente (sentenza, pag. 39). Così facendo, tuttavia,
il ricorrente si è precluso il diritto di contestare l'uso di quelle risultanze
istruttorie (art. 288 cpv. 1 lett. b CPP). D'altro canto egli trascura che
__________ è stato sentito il 9 aprile 1999 in presenza del suo difensore,
ovvero in contraddittorio (act. B1). Anche __________ è stato sentito in
contraddittorio il 12 aprile 1999, durante l'istruzione. Il ricorrente obietta
che a quel momento egli non disponeva ancora di tutti gli elementi per
difendersi efficacemente, ma trascura di non essersi opposto, al dibattimento
alla lettura del verbale richiamato nella sentenza impugnata (protocollo del
processo, pag. 3). La presunta limitazione dei diritti della difesa è quindi,
una volta ancora, tardiva (art. 288 cpv. 1 lett. b CPP).

 

                                          c)  Il
ricorrente fa presente che sia __________ sia __________ sono stati sentiti
senza delazione di giuramento, poiché perseguiti per violazione della legge federale
sugli stupefacenti, e che è stata loro garantita la facoltà di non rispondere,
ciò che impone di valutare le loro deposizioni con cautela. Si è già spiegato
però che l'apprezzamento delle prove può essere censurato in cassazione solo
per arbitrio (sopra, consid. 1). Senza alcun richiamo al divieto dell'arbitrio,
l'argomento in questione è pertanto irricevibile. Asserisce il ricorrente che
__________ e __________ sono stati tossicodipendenti almeno fino al momento dei
fatti, che proprio per questo motivo ____________ si è visto riconoscere lo
stato di scemata responsabilità (art. 11 CP) dal Tribunale turgoviese che lo ha
condannato a 2 anni di detenzione per violazione della legge federale sugli
stupefacenti e che verosimilmente la medesima attenuante è stata riconosciuta
anche a ____________, sempre che sia stato condannato anch'egli per i reati in
questione. Nemmeno al proposito il ricorrente dimostra però un qualsivoglia
arbitrio nell'apprezzamento delle deposizioni, onde l'inconsistenza delle
critiche.

 

                                          d)  Secondo
la sentenza impugnata, inoltre, ____________ è apparso al processo riabilitato
fisicamente, socialmente e professionalmente, tant'è che non consuma più droga
da un anno e mezzo (sentenza, pag. 32 e 36). Non si è quindi arbitrario
ritenere che al momento di chiamare in causa il ricorrente egli fosse in
possesso delle sue facoltà mentali. È vero che egli ha riferito di fatti
risalenti all'epoca in cui le sue condizioni psicofisiche risentivano
verosimilmente del consumo di cocaina, ma ciò non basta – né basta la
presumibile tossicodipendenza di ____________ – per intravedere estremi di arbitrio
nella sentenza impugnata. La Corte di merito ha del resto evocato altri
elementi suscettibili di confortare le chiamate di correo, come il fatto che in
quel periodo il ricorrente vendeva droga a Urs Walt, il fatto che gli
inquirenti hanno accertato versamenti per fr. 23'500.– e movimenti bancari
effettuati a Frauenfeld l'11-12 e il 28-29 settembre 1995 sul conto BPS/CS di
Chiasso spiegabili solo con un'attività più redditizia di quella pretesa dal
ricorrente, il fatto che siano state rinvenute nell'appartamento di Chiasso due
bilance elettroniche recanti tracce di cocaina e sacchetti minigrip, oltre il
fatto che lo stesso ricorrente aveva ammesso davanti agli inquirenti del
Lussemburgo di avere dato ad ____________ "come amico" un po' di
cocaina (sentenza, pag. 37 e 40). Senza incorrere in arbitrio, i primi giudici
hanno inoltre considerato a favore dell'attendibilità della chiamata in
correità la circostanza che ____________ ha confessato reati per i quali non
era nemmeno indagato (sentenza, pag. 32 e 36) e ha saputo indicare in modo
puntuale e preciso la qualità della droga venduta prima e dopo l'arresto del
ricorrente (sentenza, pag. 37). 

 

                                          e)  Prosegue
il ricorrente asseverando che sia ____________ sia ____________ hanno
beneficiato di riduzioni di pena per avere collaborato immediatamente con la
giustizia dando il nome del fornitore e che, sapendo di essere interrogati su rogatoria
per reati legati al mondo della pedofilia, essi avevano interesse a liberarsi
da tale procedimento, incolpando il ricorrente di traffico di droga. Si tratta
però di argomenti del tutto appellatori, inammissibili in un ricorso per
cassazione fondato sul divieto d'arbitrio. Il ricorrente fa altresì valere che
la convergenza delle dichiarazioni rilasciate da ____________ e ____________
non può costituire elemento decisivo, poiché essi hanno potuto concordare le
loro versioni quando si sono incontrati il 29 febbraio 1998 in un esercizio
pubblico, incontro cui hanno accennato essi medesimi nell'ambito degli interrogatori
relativi alla rogatoria commissionata dal Granducato del Lussemburgo (act. 18).
Il richiamo a quegli interrogatori – che comunque non hanno la portata pretesa
nel ricorso – non basta però a dimostrare che la Corte di assise abbia errato manifestamente
nel considerare nondimeno attendibili le contestate chiamate di correo,
segnatamente alla luce dei riscontri illustrati nella sentenza impugnata
valutati nel loro complesso. 

 

                                          f)   Il
ricorrente asserisce inoltre che quanto rinvenuto nell'appartamento di Chiasso
(due bilance elettroniche, sacchetti minigrip, scatole di cioccolata) non prova
un suo coinvolgimento nel traffico preteso da ____________ e da ____________,
potendo solo indiziare l'importazione e il trasporto di droga in scatole di
cioccolata, per i quali è già stato condannato a 2 anni di detenzione il 6
dicembre 1996 dal Tribunale distrettuale di Unterrheintal Alstätten. Su questo
punto il ricorso sfiora la temerarietà, né durante l'istruttoria né durante il
dibattimento il ricorrente avendo attribuito tali rinvenimenti all'attività
delittuosa precedente, ma addirittura agli stessi inquirenti (sentenza, pag.
40). L' accusa è per certi versi da mettere in relazione al fatto che egli
aveva dichiarato che la bilancia di marca Tanita (sulla quale sono state
trovate tracce di cocaina) era stata acquistata poco prima del suo arresto in
Lussemburgo e che i sacchetti minigrip erano stati prelevati dal carcere di
Lenzburg. Tali fatti sono però successivi alla carcerazione per i fatti
giudicati con sentenza del 6 dicembre 1996. Comunque che sia, il richiamo ai citati
oggetti costituisce soltanto un indizio del coinvolgimento del ricorrente in
affari di droga. Considerando tale circostanza accanto alle altre – in
particolare alla chiamata in correità di ____________ e di ____________ – i
giudici di merito non hanno affatto abusato del loro potere di apprezzamento. Secondo
il ricorrente la Corte di assise avrebbe in ogni modo violato il principio ne
bis in idem nella misura in cui ha collegato gli oggetti ritrovati
nell'appartamento di Chiasso alle imputazioni figuranti ai punti 1.2.1, 1.2.2.,
1.2.3 e 1.2.4 dell'atto di accusa, antecedenti la sua condanna nel Canton San
Gallo. La tesi è inconsistente. Il  reato per il quale il ricorrente è stato
condannato con sentenza del 6 dicembre 1996 riguardava la vendita di 100 g di
cocaina a __________ (sentenza, pag. 13); la condanna da parte della Corte di
assise si riferisce per contro alla cocaina venduta a ____________ e
____________. Di nuovo il ricorso è pertanto destinato all'insuccesso.

 

                                          g)  Il
ricorrente sostiene che il grado di purezza delle droga che gli si imputa di
avere trafficato non può essere considerato superiore al 50%, e ciò anche
nell'ipotesi in cui la droga venduta tra il 1995 e il 1996 fosse, come dice
____________, di buona qualità. Nella commisurazione della pena ciò andava
considerato. L'argomento riguarda, appunto, la commisurazione della pena. Sarà
quindi trattato più avanti (consid. 17). 

 

                                          h)  Al
punto  6 del ricorso il ricorrente si diffonde sulle singole imputazioni,
facendo valere che nel verbale di interrogatorio del 12 aprile 1999 (act. B2) ____________
ha ammesso di avere acquistato tra settembre del 1995 e marzo del 1996 al
massimo 120 g di cocaina, cioè 20 g al mese. Fondandosi sul rapporto interno
della polizia cantonale turgoviese del 2 aprile 1998 la prima corte ha
arbitrariamente accertato invece acquisti per 382 g. Il ricorrente trascura
però che proprio durante quell'interrogatorio ____________ ha confermato i
quantitativi indicati nel rapporto di polizia (sentenza, pag. 35). Mal si
comprende quindi perché la prima Corte sarebbe trascesa in arbitrio. Il
ricorrente espone in seguito i motivi che farebbero apparire arbitrari anche
gli accertamenti relativi al suo ulteriore coinvolgimento nel traffico di
droga. Ancora una volta tuttavia egli si avvale di argomentazioni spiccatamente
appellatorie, nel senso ch'egli si limita a contrapporre la propria versione
dei fatti al giudizio impugnato, come se si trovasse davanti a un'autorità di
ricorso con pieno potere cognitivo anche nella valutazione delle prove.
Formulato come atto di appello, al proposito il gravame va pertanto dichiarato
inammissibile.

 

                                8.      Il
ricorrente insorge anche contro la condanna per pornografia infantile
conseguente al materiale rinvenuto nell'appartamento di Chiasso e al sequestro
della lettera e delle videocassette in occasione del suo arresto nel
Lussemburgo il 18 dicembre 1997. Egli ribadisce anzitutto di avere sempre
sostenuto e dichiarato di avere autorizzato il fratello ____________a occupare
il citato appartamento; fa poi valere che il materiale illecito ritrovato è
stato importato dall'Italia e dall'estero per opera del fratello, noto
pedofilo, il quale si è procurato anche le apparecchiature tecniche e
quant'altro. Egli avrebbe tollerato il deposito del materiale, ma sarebbe
rimasto estraneo alle altre attività figuranti nell'atto di accusa. Inoltre
l'impostazione dell'atto di accusa e il metodo seguito dagli inquirenti insieme
con la stessa Corte di assise sarebbe stato inteso a colpevolizzarlo sotto ogni
punto di vista, facendo sì che gli oggetti rinvenuti nell'appartamento
apparissero d'acchito come corpo e prova di reato, indipendentemente dalla loro
provenienza e dall'uso possibile. In sintesi – lamenta l'imputato – tutto
l'atto di accusa è costruito attorno al sequestro della videocassetta nel Lussemburgo,
unico elemento sul quale non è possibile fondare però un traffico internazionale
di materiale pedopornografico. Ora, le considerazioni del ricorrente si esauriscono
in generiche doglianze appellatorie, improponibili in un ricorso per cassazione
fondato sul divieto dell'arbitrio. Basti rilevare che egli non indica nemmeno
quale singolo accertamento contenuto nella sentenza impugnata risulterebbe insostenibile
o manifestamente contrario alle risultanze istruttorie. Ciò non permette di
ravvisare alcun possibile titolo di cassazione.

 

                                9.      Riferendosi
all'accusa di avere importato il materiale sequestrato a Chiasso il ricorrente
allega che esso non può essere interamente definito pornografico in senso
giuridico. Egli non spiega però quale degli oggetti sequestrati non adempirebbe
i requisiti dell'art. 197 CP. Confondendo il ricorso per cassazione con un atto
di appello egli torna poi sugli elementi che coinvolgerebbero il fratello e che
lo scagionerebbero dal relativo capo di accusa, ravvisato a suo dire
arbitrariamente dalla Corte di assise. Il fatto è che, invece di confrontarsi
partitamente con le motivazioni – e non sono poche – contenute nella sentenza
impugnata (consid. 4.2.3.1) e anziché illustrare perché queste sarebbero manifestamente
insostenibili se non singolarmente, quanto meno nel loro intero, egli si limita
a narrare la fattispecie dal suo punto di vista, a richiamare atti istruttori e
singole risultanze processuali suscettibili a suo giudizio di inquadrare la
fattispecie altrimenti e di fornire un altro quadro d'insieme rispetto a quello
accertato dalla Corte di assise. Ciò non basta tuttavia per inficiare quanto i
primi giudici hanno constatato valutando diversamente le prove raccolte.

 

                                          Esaminando
il consid. 4.2.3.1 non è comunque riscontrabile arbitrio negli accertamenti ivi
contenuti, fondati sulle ammissioni del ricorrente davanti alle autorità del
Lussemburgo, sulle dichiarazioni del fratello ____________nel corso degli
interrogatori in Italia (apparse alla Corte di assise credibili), sui numerosi
riscontri che attestano i legami del ricorrente con la Polonia (da cui proviene
parte del materiale pedopornografico), su due pacchi indirizzati a ____________
sequestrati presso l'ufficio postale di Chiasso, nel quale sono state trovate
equivoche riviste di naturismo e disegni di bambini o bambine nudi, sulla
ricevuta del corriere incaricato di una spedizione a __________, Varsavia, con
mittente "____________ c/____________", sul nastro verde di una
macchina per scrivere rinvenuta a Chiasso (che reca il testo di una lettera
probabilmente inviata al citato __________), sull'annotazione nell'agenda
sequestrata al ricorrente dell'indirizzo di un certo "__________" a
Varsavia e sul sequestro di una busta spedita a un signor ____________ dalla
Germania, sulla quale figura la scritta "nuovi cataloghi 97 per x Ls e Bs
(FKK e soft)". Ora, Ls sta per Lolitas e Bs per Boys
(sentenza, pag 22 e 48), mentre la sigla FKK identifica – apparentemente –
un'associazione di naturismo.

 

                              10.      Il
ricorrente assevera che le apparecchiature ritrovate a Chiasso (televisori,
videoregistratori, adattatori, titolatrici ecc), acquistate indistintamente da
lui e dal fratello, non sono mezzi tecnici atti a riprodurre o fabbricare solo
materiale pornografico. Ricorda inoltre che il fratello ____________ha eseguito
copie di cassette, a dimostrazione che sa utilizzare perfettamente gli
strumenti necessari alla duplicazione di filmini, e che lo stesso fratello ha
ammesso di avere una propria apparecchiatura in Italia, onde la possibilità che
ne potesse avere una anche a Chiasso. Sempre a parere del ricorrente, sul
nastro verde della già citata macchina per scrivere si ritrova un passaggio
contenente istruzioni per l'uso degli apparecchi, possibile dunque anche da
parte del fratello Claudio, il quale non ha escluso di averle utilizzate. Come
operatore turistico, del resto, il ricorrente sottolinea di avere senz'altro
potuto adoperare i mezzi tecnici per fini leciti. Una volta di più tuttavia il
ricorrente non si confronta con i motivi che hanno spinto la prima Corte a
rimproverargli di avere riprodotto e fabbricato videocassette raffiguranti atti
sessuali tra e con fanciulli (consid. 4.2.3.3), ma insiste nel voler rendere
verosimile un scenario diverso dipartendosi da una personale valutazione delle
prove. Ciò non è sufficiente per sostanziare una violazione del divieto
dell'arbitrio.

 

                              11.      Per
quanto riguarda l'accusa di avere tenuto in deposito materiale pedopornografico
il ricorrente asserisce che anche in proposito le dichiarazioni del fratello
non possono essere ritenute disinteressate né spontanee. Con la sua
argomentazione appellatoria egli disconosce però che i primi giudici non si
sono fondati soltanto sulle accuse di ____________, ma anche sul fatto che in
fin dei conti il materiale incriminato si trovava nell'appartamento da egli
locato, sul fatto che a tergo di un poster di carattere pedofilo trovato
nell'abitazione si trova il timbro "____________" e sul fatto che
davanti alle autorità del Lussemburgo egli aveva ammesso la predilezione del
fratello per i maschietti (mentre egli preferiva le bambine). Ora, il materiale
rinvenuto nell'appartamento di Chiasso coinvolge piuttosto bambine (consid.
4.5). Inoltre, sempre secondo la Corte, la documentazione pedopornografica è in
diverse lingue, tra cui il tedesco e il francese, che il fratello
____________non conosce (consid. 4.2.3.3). Con tali argomentazioni il
ricorrente, ancora una volta, non si confronta.

 

                              12.      Il
ricorrente dissente altresì dalla condanna per propaganda, offerta e messa in
circolazione di materiale pornografico “duro”. Assevera che essa si fonda sulla
videocassetta spedita a J.-M.____________ in Lussemburgo nel dicembre del 1997,
sul nastro verde della macchina per scrivere trovata a Chiasso e sulla sua agenda,
troppo poco per sostanziare l'accusa. 

 

                                          a)  Il
ricorrente trascura i veri motivi che hanno spinto la Corte di assise a
ritenerlo colpevole anche di tale reato. Nella sentenza impugnata si richiama
anzitutto una lettera in francese spedita nell'ottobre del 1997 dal ricorrente
(“____________”) a ____________, nella quale egli comunicava l'indirizzo cui
inviare materiale sur Ls ou Bs e scriveva che "in Brasile si può
fare ancora molto, sia per Ls che per Bs", concludendo nel senso che quand
j'ai quelque chose je te l'envoie avec plaisir. Inoltre i primi giudici
hanno rilevato che il ricorrente aveva dichiarato agli inquirenti
lussemburghesi di avere inviato a____________ una videocassetta registrata dal
fratello ____________con bambini di 13-14 anni e che il fratello – interrogato
per rogatoria – aveva ammesso di avere conosciuto____________ per telefono,
precisando che costui trattava videocassette pornografiche con il fratello
Italo. La Corte ha anche evocato la ricevuta del corriere EMS delle PTT
relativa alla spedizione di documenti inviata a __________, Varsavia, dove figura
come mittente ____________ c/o ____________, Frauenfeld, con timbro postale di
Lugano 1. Ha pure fatto riferimento all'agenda (contrassegnata con le iniziali
IN, ossia ____________) sequestrata al ricorrente e ai numerosi nomi e indirizzi
con accanto le sigle Ls e Bs, alla circostanza che in Lussemburgo egli aveva
indicato fra i suoi potenziali clienti persone che erano più interessate ai ragazzi
e alle ragazze e gli ha rimproverato di aver tentato di far credere che nell'agenda
vi erano anche annotazioni del fratello (sentenza, consid. 4.2.3.5).

 

                                          b)  Il
ricorrente fa notare che l'autorità inquirente ha ordinato in extremis una
perizia calligrafica limitatamente ad alcuni documenti, peraltro non compromettenti
(act. 141), limitando il raffronto da un foglio trovato in suo possesso in
Lussemburgo ad altri sei rinvenuti nell'appartamento di Chiasso. Trattasi però–
egli soggiunge – di documenti riferiti a elenchi di oggetti che non dimostrano
alcuna messa in circolazione, offerta o propaganda di materiale pornografico.
Se non che, il considerando 4.2.3.5 della sentenza impugnata, riferito alla
contesta imputazione, nemmeno menziona ciò. In realtà il ricorrente si confonde
verosimilmente con la precedente imputazione riferita alla fabbricazione di
ulteriori videocassette (sentenza, pag. 46).

 

                                          c)  Per
quel che è del testo risultante dalla lettura del nastro verde della macchina
per scrivere rinvenuta a Chiasso, il ricorrente obietta che con tale macchina è
stata scritta non solo la lettera spedita il 27 ottobre 1997 a ____________ (sentenza,
pag. 47), ma anche quella inviata a __________ in Polonia, alla quale si
riferisce la ricevuta del corriere EMS delle PTT (sentenza, pag. 44). Con ciò
egli non sostanzia però alcun arbitrio. Egli si duole bensì che l'accusa gli ha
attributo tutti i testi per il semplice fatto che essi sono scritti in varie
lingue, mentre il fratello ____________ha dichiarato di conoscere solo
l'italiano, lo spagnolo e un po' il francese, circostanza tuttavia non
verificata minimamente. Eppure – egli soggiunge – ____________ aveva un'agenda
ricca di nomi di tutto il mondo, sicché doveva sapersi destreggiarsi con le
lingue. Anche al riguardo il ricorrente non apporta elementi suscettibili di dimostrare
arbitrio. Anzi, confondendo ancora una volta il ricorso per cassazione per un
atto di appello egli si diffonde ulteriormente sulla scarsa rilevanza della
prova costituita dalla lettura del nastro verde della macchina per scrivere,
sulla mancanza di prove attestanti che la lettera del 27 ottobre 1997 sia stata
firmata e spedita da lui da Chiasso il 27 ottobre 1997 e che la videocassetta
sequestrata nel dicembre del 1997 sia stata spedita separatamente dalla citata
lettera. La natura appellatoria degli argomenti sollevati è nondimeno evidente.
Si volesse come che sia entrare nel merito delle censure, il ricorso si rivela
sfiorare la temerarietà, ove soltanto si rammentino le compromettenti
ammissioni del ricorrente di fronte agli inquirenti del Lussemburgo (sentenza,
pag. 22) e gli infruttuosi tentativi di ritrattazione posti in atto
dall'accusato (sentenza, consid. 2.2.2). Anche sotto questo profilo la sentenza
impugnata resiste pertanto alla critica. 

 

                                13.   Il ricorrente fa
carico alla Corte di assise di avere violato l'art. 197 n. 3 CP per avere
trascurato che il legislatore non ha inteso reprimere l'acquisto e il possesso
di pornografia “dura” per consumo personale. Avendo egli tutt'al più tollerato
che il materiale illecito del fratello ____________fosse importato e
depositato, eventualmente acquistato per uso personale, la condanna per
pornografia inflittagli dai primi giudici offenderebbe perciò il diritto
federale. Ora, l'art. 197 n. 3 CP punisce con la detenzione o con la multa
chiunque fabbrica, importa, tiene in deposito, mette in circolazione,
propaganda, espone, offre, mostra, lascia o rende accessibili oggetti o rappresentazioni
di carattere pornografico vertenti su atti sessuali con fanciulli, animali,
escrementi umani o atti violenti. Il ricorrente non contesta – a ragione – che
buona parte del materiale sequestrato a Chiasso contiene pornografia
nell'accezione della citata norma. Chiede tuttavia di essere prosciolto
dall'imputazione perché il materiale incriminato era destinato a uso personale
del fratello. E l'acquisto o il possesso di pornografia “dura” per uso
personale non ricadrebbe sotto l'art. 197 n. 3 CP (DTF 124 IV 106 consid. 3b).

 

                                         L'assunto è infondato.
Giovi ricordare che – contrariamente all'opinione del ricorrente – la fabbricazione
e l'importazione di pornografia dura sono punibili anche se l'agente non ha
agito con l'intenzione di diffonderla, ma solo per consumo personale (DTF 124
IV 106 consid. 3a). Per di più il ricorrente dimentica che – secondo gli accertamenti
dei primi giudici – il materiale pornografico sequestrato era destinato alla
diffusione (sentenza, pag. 52). Giustamente la prima Corte ha ravvisato,
quindi, anche un deposito di pornografia “dura” nel senso dell'art. 197 n. 3
CP. Diversa sarebbe stata la fattispecie qualora il ricorrente si fosse
limitato a detenere immagini pedopornografiche senza la volontà di diffonderle
(DTF 124 IV 106 consid. 3c/bb; cfr. anche Jenny
in: Kommentar zum schweizerischen Strafrecht, Besonderer Teil, vol. 4, n. 23 ad
art. 197). Così come stanno le cose, la sentenza impugnata non presta il fianco
alla critica. 

 

                              14.      Il
ricorrente chiede l'esenzione da ogni pena per pornografia, dicendo di avere
avuto fondati motivi per credere che ____________ facesse uso proprio del
materiale sequestrato e di avere mantenuto tale convinzione fino al momento
dell'arresto, versando in un errore sui fatti (art. 19 CP). Già si è visto però
che i primi giudici non sono caduti in arbitrio rimproverando al ricorrente – e
non al fratello – di avere importato, tenuto in deposito, messo in
circolazione, propagandato e offerto pornografia “dura” giusta l'art. 197 n. 3
CP. Fondato su fatti diversi da quelli accertati in modo vincolante sentenza
impugnata, il gravame non può essere oggetto di ulteriore disamina. 

 

                              15.      Il
ricorrente si vale anche dell'errore in diritto ai sensi dell'art. 20 CP. Fa
valere che la normativa italiana, come pure quella europea e internazionale che
reprimono i reati connessi alla pedofilia sono di recente promulgazione e
comunque posteriori all'attività per la quale è stato condannato, sicché per un
profano non era affatto evidente sapere con certezza quale attività fosse
vietata dalla legge e da quando, tanto più che le predette normative reprimono
il reato di pornografia “dura” più severamente che, ad esempio, nel
Lussemburgo, da dove era partita la commissione rogatoria. E al riguardo i
primi giudici non si sono nemmeno pronunciati. Ora, dal verbale del dibattimento
risulta che il difensore ha effettivamente invocato, tra l'altro, l'errore in diritto
per quanto riguarda l'accusa di pornografia, e in particolare il deposito di
materiale pornografico. L'argomentazione non è quindi nuova. Se non che, avesse
realmente confidato sull'impunità delle azioni descritte nell'atto di accusa,
non si vede perché il ricorrente avrebbe tentato di attribuire ogni
responsabilità al fratello. Già a prima vista la conclamata buona fede appare
quindi dubbia. Oltre a ciò, il ricorrente non dà alcun elemento che permetta di
scorgere l'errore e pretende in sostanza di essere creduto sulla parola. Ciò
non permette ancora di applicare l'art. 20 CP.

 

                              16.      Il
ricorrente ritiene inoltre che i primi giudici siano trascesi in arbitrio dando
per acquisito che egli abbia agito per lucro giusta l'art. 197 n. 4 CP, non sussistendo
in realtà il benché minimo commercio di materiale pornografico dietro
retribuzione. Egli trascura tuttavia che – come ha correttamente rilevato la
Corte di assise – dalla diffusione di pedopornografia l'autore non deve
necessariamente trarre guadagno; la sola intenzione basta (Jenny, op. cit. n. 17 ad art. 197 CP
con rinvii di giurisprudenza). E in concreto i primi giudici hanno accertato
che l'attività incriminata denota desiderio di arricchimento e sete di guadagno
(sentenza, pag. 52). Certo, il ricorrente censura di arbitrio tale accertamento,
ma a torto. Visto il gran numero di videocassette sequestrate, come pure gli
apparecchi tecnici idonei alla duplicazione, la Corte poteva dedurre senza
arbitrio che il ricorrente mirasse a fare commercio del materiale. Né
altrimenti si spiegherebbe la consistente spesa profusa nelle apparecchiature.
Ancora una volta il ricorso è destinato pertanto all'insuccesso.

 

                              17.      Il
ricorrente si duole anche della pena irrogatagli, definendola sproporzionata, e
rimprovera ai primi giudici di non avere indicato l'entità della pena
aggiuntiva a quella di 2 anni inflittagli dal Tribunale distrettuale di
Unterrheintal Alstätten, essendosi essi limitati a rilevare che per la
violazione aggravata della legge federale sugli stupefacenti si giustificava
una pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione. Anche la pena restante (18 mesi di
detenzione) per il reato di pornografia e per i reati  minori – egli soggiunge
– è carente di motivazione, né consente di stabilire il peso attribuito a ogni
infrazione. Infine il ricorrente lamenta che la Corte di merito ha conferito
soverchia importanza alla recidiva specifica in materia di stupefacenti.

 

                                          a)  Il
giudice commisura la pena alla colpa del reo tenendo conto dei motivi a delinquere,
della vita anteriore e delle condizioni personali di lui (art. 63 CP). La gravità
della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena. A tale riguardo
entrano in considerazione numerosi fattori: movente e circostanze esterne,
intensità del proposito (determinazione) o della negligenza, risultato
ottenuto, assenza di scrupoli, modo d'esecuzione del reato, entità del
pregiudizio arrecato volontariamente, durata o reiterazione dell'illecito,
ruolo in seno a una banda, recidiva, difficoltà personali o psicologiche e così
via. Per quanto riguarda l'autore, in particolare, occorre considerare la sua
situazione familiare e professionale, l'educazione ricevuta e la formazione
seguita, l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione
in genere. Anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in
linea di conto, compresa la collaborazione con gli inquirenti, il pentimento e
la volontà di emendamento (DTF 124 IV 47 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112
consid. 1, 116 IV 289 consid. 2a). Criteri ispirati alla parità di trattamento
con casi analoghi hanno invece una portata relativa ( DTF 124 IV 47 consid.
2c), mentre esigenze di prevenzione generale svolgono solo un ruolo di
second'ordine (DTF 118 IV 350 consid. 2g). 

 

                                          b)  Quando
per uno o più atti un delinquente incorre in più pene privative delle libertà
personale, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato più grave
aumentandola in misura adeguata, ma senza oltrepassare nell'aumento la metà
della pena massima comminata (art. 68 n. 1 cpv. 1 CP). A tal fine occorre
dipartirsi dal reato con la pena edittale più elevata (Trechsel, Kurzkommentar zum StGB, 2ª edizione, n. 12 ad art.
68; DTF 116 IV 304, 93 IV 10; CCRP, sentenza del 28 aprile 1998 in re P. e
coimputati, consid. 22c). Se si deve giudicare di un reato punito con pena
privativa della libertà personale che il colpevole ha commesso prima di essere
stato condannato a una pena privativa delle libertà personale per altro fatto,
inoltre, il giudice determina la pena in modo che il colpevole non sia punito
più gravemente di quanto sarebbe stato se i diversi reati fossero compresi in
un unico giudizio (art. 68 n. 2 CP). Nella fattispecie il reato con comminatoria
più elevata è quello di violazione aggravata della legge federale sugli
stupefacenti, che prevede pene fino a una massimo di 20 anni (art. 19 Lstup).
Occorre dipartirsi perciò da tale fattispecie.

 

                                          c)  Nella
commisurazione della pena il giudice di merito fruisce di ampia autonomia. Egli
deve indicare nondimeno quale peso attribuisce ai vari elementi considerati,
non necessariamente in cifre o in percentuali, ma in modo che l'autorità di
ricorso possa – pur rispettando la sua latitudine di apprezzamento – seguire il
suo ragionamento e controllare l'applicazione della legge (Queloz, Commentaire de la jurisprudence
du Tribunal féderal en matière di fixation et de motivation de la peine, in:
RPS 116/1998 pag. 136 segg.). Sapere se la pena risponda a tali esigenze e
rientri nei limiti edittali è una questione di diritto, che va quindi esaminata
liberamente dalla Corte di cassazione e di revisione penale; nella commisurazione
della pena, per contro, la Corte di cassazione e di revisione penale interviene
solo – come il Tribunale federale – ove il giudice di merito sia stato esageratamente
severo o esageratamente mite, al punto da cadere nell'eccesso o nell'abuso del
potere di apprezzamento (DTF 123 IV 152 consid. 2a con richiami).

 

                                          d)  Nel
caso in esame la Corte di assise ha rilevato anzitutto, commisurando la pena,
che l'attività delittuosa dell'imputato si è protratta a lungo, sia per quanto
attiene alle vendite di cocaina (dal settembre 1995 al giugno 1996 e dal
settembre al dicembre 1997) sia per quanto concerne i reati di pornografia, sia
per quel che è degli illeciti minori compiuti prima e dopo la sentenza emanata
il 6 dicembre 1996 dal Tribunale distrettuale di Unterrhein Alstätten. Occorre
dunque pronunciare – essa ha soggiunto – una pena parzialmente aggiuntiva a
quella di 2 anni di detenzione inflitta da quel tribunale. Ciò posto, i primi
giudici hanno considerato di sicura e particolare gravità l'attività
delittuosa. Essi hanno rilevato la non indifferente quantità di cocaina messa
in circolazione, prima dell'arresto del 1° giugno 1996 e anche dopo la liberazione
condizionale conseguente alla condanna del 6 dicembre 1996, concludendo nel
senso che l'imputato risultava un vero trafficante animato solo da fini di
lucro (sentenza, pag. 54). Sempre secondo la Corte, per l'imputato la
professione di guida turistica costituiva soltanto un paravento per loschi
traffici di droga e di materiale pornografico a carattere pedofilo, gestito
dall'appartamento di Chiasso. Inquietante è apparso altresì che a delinquere
pesantemente sia stato un uomo sessantenne, nonostante l'esperienza carceraria
in Francia. Richiamata la recidiva specifica sul traffico di stupefacenti, la
Corte ha inoltre considerato grave che l'accusato abbia delinquito anche in
altri campi, segnatamente in quello della pornografia "dura",
dimostrando bassezza, povertà di principi morale e una mentalità fuori del
comune. L'accusato – ha proseguito la Corte – ha approfittato delle debolezze
altrui, tossicodipendenti e persone con devianze sessuali (sentenza, pag. 54),
non ha per nulla collaborato, anzi ha ritrattato senza valida giustificazione
anche le poche ammissioni fatte davanti alle autorità del Lussemburgo,
dimostrando mancanza di consapevolezza e di ravvedimento (sentenza, pag. 55).
Al ricorrente essa non ha riconosciuto alcuna attenuante particolare.

 

                                               Nella
fissazione della pena la Corte di assise ha ritenuto che solo il traffico di
cocaina, così come accertato e commesso da un recidivo, tenuto conto dei massimi
e dei minimi edittali, potrebbe giustificare di per sé una pena di almeno due
anni e mezzo di reclusione. Aggiungendo in applicazione dell'art. 68 n. 1 CP i
reati di pornografia e quelli minori (peraltro ritenuti influenti), la cui pena
è stata valutata attorno ai 18 mesi di reclusione, la prima Corte ha stabilito
la pena complessiva in 4 anni di reclusione, a valere come sanzione
parzialmente aggiuntiva a quella di 2 anni di detenzione inflitta con sentenza
del 6 dicembre 1996 dal Tribunale distrettuale di Unterrheintal Alstätten
(sentenza, pag. 55 e 56). 

 

                                          e)  Come
si è accennato, il ricorrente si duole che la prima Corte non ha indicato in
quale misura la pena inflitta per violazione aggravata della legge federale
sugli stupefacenti (2 anni e 6 mesi di reclusione) si riferisca all'attività
messa in atto prima dell'arresto del 1° giugno 1996 (che ha comportato la nota
condanna a 2 anni di detenzione), rispettivamente al traffico di droga
perpetrato dall'ottobre del 1997 (per il quale può entrare in considerazione la
recidiva). Ora, di regola, il giudice non è tenuto a precisare in termini matematici
o percentuali il peso attribuito ai vari elementi considerati nella commisurazione
della pena (sopra, consid. c). In alcuni casi, però, la giurisprudenza esige
che il giudice indichi in termini chiari l'incidenza conferita a un fattore
rilevante. Ravvisata – per esempio – una violazione del principio di celerità,
il giudice è tenuto a spiegare in che modo e in che misura egli ha tenuto conto
di ciò, specificando la pena che egli avrebbe inflitto senza la citata
attenuante (DTF 117 IV  129). Identico principio vale anche nel caso in cui sia
stata condotta un'inchiesta mascherata (DTF 118 IV 115 consid. 2). Rigore nella
commisurazione della pena si impone altresì in caso di concorso retrospettivo,
ove occorre prima fissare chiaramente la pena (teorica) addizionale dipendente
dal reato o dai reati commessi prima dell'originaria condanna, e poi
determinare l'aumento della pena per tenere conto dei reati commessi in seguito
(DTF 118 IV 121 consid. 2c). Il giudice deve procedere analogamente qualora
consideri più grave il reato successivo alla prima condanna: quantificata la
pena per tale illecito, egli ne determinerà l'aumento per tenere conto del
reato commesso in precedenza (118 IV 121 con riferimento a DTF 116 IV 17
consid. 2b). Solo in tal modo l'autorità di ricorso potrà determinarsi sulla
corretta applicazione dell'art. 68 n. 2 CP (CCRP, sentenza dell11 settembre
1996 in re A., consid. 2b/bb).

 

                                          f)   In
concreto la prima Corte si è limitata a fissare la durata complessiva della
pena determinata in base all'art. 68 n. 1 cpv. 1 e 2 CP, senza precisare in che
misura la sanzione si riferisca all'applicazione dell'art. 68 n. 2 CP e ai
reati che il soggetto ha commesso prima della sentenza 6 dicembre 1996. Tanto
meno essa ha stabilito se i reati più gravi siano stati commessi prima o dopo
tale condanna. Nella prima ipotesi essa avrebbe dovuto stabilire anzitutto la
pena (addizionale) per tali reati e aggiungere in seguito la pena per le nuove
infrazioni. Nella seconda, per contro, la pena che ne scaturiva sarebbe servita
come base per la determinazione della pena complessiva e avrebbe dovuto essere
cumulata con quella per i reati anteriori (DTF 116 IV 17). Né la Corte ha
spiegato se la pena di 2 anni e 6 mesi fissata per la violazione aggravata
della legge federale sugli stupefacenti (sentenza, pag. 55 in fondo) si
riferisse (solo) al quantitativo di cocaina spacciato dopo la condanna del 6
dicembre 1996, segnatamente dopo la liberazione condizionale del 30 settembre
1997 – come potrebbe sembrare dal riferimento alla recidiva (sentenza, loc.
cit.) – o anche al traffico messo in atto prima della citata condanna. Ne segue
che i primi giudici non hanno rispettato i requisiti di motivazione della pena
in caso di concorso reale retrospettivo e simultaneo (DTF 118 IV 121 consid.
2c). Rimane da verificare se la Corte di cassazione e di revisione penale sia
in grado di integrare essa medesima la motivazione o se debba rinviare la
sentenza impugnata ai primi giudici perché sanino il difetto (art. 296 cpv. 2
CPP).

 

                                          g)  Il
reato più grave commesso dal ricorrente è quello di violazione aggravata della
legge federale sugli stupefacenti, punibile con una pena fino a 20 anni di reclusione
(art. 19 LStup). L'imputato è infatti stato ritenuto colpevole (oltre che di pornografia,
punibile con la detenzione fino a tre anni, e di altri reati minori) di un traffico
di 482 g di cocaina con un profitto illecito di almeno fr. 30'0000.–. Tale
attività criminosa è durata però dal 1995 al 1997; fino al suo primo arresto, e
quindi fino alla sentenza 6 dicembre 1996 del Tribunale distrettuale di
Unterrheintal Alstätten, il ricorrente ha venduto, rispettivamente trattato
complessivamente 270 g di cocaina (punti 1.2.1.,1.2.2, 1.2.3, 1.2.4 dell'atto
di accusa); successivamente egli ha trafficato altri 212 g di tale sostanza
(punti 1.2.6, 1.2.7,1.2.8 dell'atto di accusa). Se dal profilo prettamente oggettivo
più gravi sembrerebbero essere le infrazioni commesse prima della citata
sentenza (spaccio di un maggior quantitativo di cocaina di migliore qualità; v.
sentenza, pag.  37; v. anche sentenza 6 dicembre 1996 del Tribunale
distrettuale di Unterrheintal Alstätten, act. 129, pag. 43 e 44), dal profilo
soggettivo la posizione del ricorrente risulta sicuramente più compromessa per
la successiva attività. Pur avendo spacciato o tentato di spacciare quantità
minori di droga di qualità verosimilmente inferiore (sentenza, pag. 37), egli
ha delinquito come recidivo specifico (art. 67 CP) e per di più durante la
liberazione condizionale conseguente alla condanna a 2 anni di detenzione per
reati analoghi. Più grave appare quindi il reato compiuto in quel periodo.

 

                                               Ciò
posto, parrebbe doversi determinare prima la pena (base) per lo spaccio di
cocaina successivo alla sentenza del 6 dicembre 1996 e fissare poi l'aumento
della medesima tenendo conto di quella – teoricamente addizionale – riguardante
il traffico di droga anteriore. Non bisogna dimenticare però che il ricorrente
è stato ritenuto colpevole anche di pornografia, reato cominciato nel 1994 e protrattosi
fino all'arresto nel Lussemburgo (dicembre 1997). La sentenza impugnata non
accerta partitamente i periodi in cui l'accusato ha importato, tenuto in deposito,
propagandato, offerto il materiale pornografico sequestrato. Come detto, essa
si limita a constatare che tale attività ha avuto inizio dal 1994. Ora, il sequestro
del  materiale e delle apparecchiature destinate alla riproduzione di videocassette
è avvenuto nel 1998, dopo cioè la condanna del dicembre del 1996. Certo, gli
oggetti si trovavano a Chiasso da tempo, ma ciò non toglie che gli illeciti più
qualificanti, destinati alla diffusione e alla messa in circolazione di pornografia
"dura" siano stati commessi (anche) dopo la citata condanna. Nella prospettiva
degli art. 68 n. 1 cpv. 1 e 68 n. 2 CP non è quindi fuori luogo considerare più
gravi i reati di pornografia commessi dopo la sentenza del 6 dicembre 1996, o
tutt'al più attribuire la medesima portata sia ai reati commessi prima, sia
quelli commessi dopo. Se ne conclude che il ricorrente ha compiuto i reati più
gravi (violazione aggravata delle legge federale sugli stupefacenti e
pornografia) dopo la predetta condanna. Poco o nulla incidono invece, nella ponderazione,
la ripetuta violazione del bando (compiuta ad ogni modo nel 1997), la falsità
in certificati (compiuta a partire dal 1994) e la ripetuta infrazione alla LDDS
(compiuta tra il 1994 e il 1997). 

 

                                          h)  Per
la sola violazione aggravata della legge federale sugli stupefacenti successiva
al 6 dicembre 1996 (traffico di 212 g di cocaina per scopo di lucro) il ricorrente
– recidivo specifico – avrebbe senz'altro potuto aspettarsi, nell'ipotesi a lui
più favorevole (ossia tenendo conto anche della qualità meno buona della droga
rispetto al passato: DTF 122 IV 301 consid. 2c) una pena non inferiore ai 2
anni e 4 mesi (28 mesi) di reclusione. Basti ricordare che per avere trattato
complessivamente 200 g di cocaina pura al 50%, ovvero 100 g di prodotto puro
(l'imputato aveva addirittura quantificato il grado di purezza tra il 70 e
l'80%) egli era stato condannato il 6 dicembre 1996 a 2 anni di detenzione
(act. 129, pag. 43 e 44). Per la parte più consistente e rilevante del reato di
pornografia e per i reati di ripetuta violazione del bando, come pure per
falsità in certificati e ripetuta infrazione alla legge federale sul domicilio
e la dimora degli stranieri, nella misura in cui essi sono stati perpetrati
dopo la citata sentenza, un aumento di pena di circa 10 mesi giusta l'art. 68
cpv. 1 CP sarebbe rientrato nel legittimo potere di apprezzamento dei giudici
del merito. Donde una pena di circa 38 mesi (28 mesi circa più 10 mesi circa).
Per giungere alla pena complessiva stabilita dai primi giudici (4 anni di
reclusione) rimangono all'incirca 10 mesi di reclusione. Considerati i reati
compiuti prima del 6 dicembre 1996, in particolare la violazione aggravata
della legge federale sugli stupefacenti (vendita di ulteriori 270 g di cocaina
di buona qualità: sentenza, pag. 55) e – in misura minore – quelli di
pornografia, falsità in certificati e infrazione alla legge federale sul
domicilio e la dimora degli stranieri, compiuti per l'appunto prima del 6
dicembre 1996, una pena addizionale di 10 mesi circa a quella di 2 anni di
detenzione stabilita dal Tribunale distrettuale di Unterheintal Alstätten (e pertanto
a quella di 38 mesi circa di reclusione fissata ex art. 68 n. 1 cpv. 1 CP) non
avrebbe sicuramente ecceduto il potere discrezionale della prima Corte. Non vi
è dunque motivo perché la Corte di cassazione e di revisione penale rinvii la
causa in prima sede.

 

                              18.      Il
ricorrente chiede la restituzione della somma di denaro e degli averi bancari sequestrati,
facendo valere che non vi è prova che tali valori costituiscano il prodotto del
guadagno illecito derivante dal traffico di droga e dalla messa in circolazione
di  pornografico. Egli trascura però che il provvedimento in questione è stato
ordinato a norma dell'art. 59 n. 2 cpv. 3 CP in garanzia del risarcimento
compensatorio dovuto allo Stato per l'indebito profitto di fr. 15'000.–
conseguito nel traffico di droga (sentenza, pag. 57 e 58). La sua motivazione
cade dunque nel vuoto. Infine il ricorrente chiede che si prescinda dal
confiscare taluni oggetti (televisori, videoregistratori, videocamere,
telefonini) che non hanno attinenza con i reati commessi. Già si è visto però
che le apparecchiature tecniche sequestrate sono state usate, rispettivamente
erano destinate a produrre e duplicare cassette di pornografia infantile
(sentenza, consid. 4.2.3.3; v. anche pag. 57). La confisca di questi oggetti va
pertanto esente da critiche. Per quanto riguarda il telefonino, la sentenza
impugnata si limita a rilevare che anch'esso è servito per delinquere e
potrebbe essere usato ancora a tale scopo (sentenza, pag. 57). La laconicità di
simile motivazione può invero destare interrogativi, ma il ricorrente non
spiega perché tale accertamento sarebbe manifestamente insostenibile (con
particolare riferimento ai reati di droga). Anche su questo punto la sentenza
impugnata sfugge pertanto alla critica.

 

                              19.      Gli
oneri processuali del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 9 cpv. 1 e
15 cpv. 1 CPP). 

 

Per questi motivi,

 

visto sulle spese l'art. 39 lett. d
LTG,

 

 

pronuncia:           1.      Nella
misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

 

                                2.      Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr. 1'500.–

                                          b)
spese                         fr.    100.–

                                                                                 fr.
1'600.–

                                          sono
posti a carico del ricorrente.

 

                                3.      Intimazione
a:

                                          –   ____________,
c/o Penitenziario cantonale, 6904 Lugano;

                                          –   avv.
__________;

                                          –   Procuratore
pubblico avv. __________;

                                          –   Corte
delle assise criminali di Mendrisio;

                                          –   Comando
della polizia cantonale, 6501 Bellinzona;

                                          –   Dipartimento
delle istituzioni, Casellario, 6501 Bellinzona;

                                          –   Dipartimento
delle istituzioni, Ufficio esecuzione pene e misure, casella postale 238, 6807
Taverne;

                                          –   Ufficio
giuridico della circolazione, 6528 Camorino;

                                          –   Dipartimento
delle opere sociali, 6501 Bellinzona;

                                          –   Ufficio
cantonale degli stranieri, 6501 Bellinzona;

                                          –   Direzione
del Penitenziario cantonale, 6904 Lugano;

                                          –   Ministero
pubblico della confederazione, 3003 Berna;

                                          –   Ufficio
centrale svizzero di polizia, Sezione stupefacenti, 3003 Berna.

 

 

Per la Corte di cassazione e di revisione penale

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B.:
L’indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la comunicazione del
dispositivo.