# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0c0df0cd-3045-5523-95b9-9272995a57d4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-07-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.07.2023 D-3874/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3874-2023_2023-07-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3874/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  l u g l i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Manuel Borla;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il, alias 

A._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato da Bianca Sonnini,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 4 luglio 2023. 

 

 

D-3874/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) gennaio 2023, dopo essere stato fermato dalle (…) il giorno prece-

dente. 

A.b Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del sistema europeo “Eu-

rodac”, del 10 gennaio 2023, è risultato che il richiedente era entrato ille-

galmente e gli erano state prelevate le impronte dattiloscopiche in Croazia 

il (…). 

A.c Il (…) gennaio 2023, l’interessato ha sottoscritto la procura per il man-

dato alla rappresentanza legale, che riporta segnatamente la data di na-

scita del (…), data già precedentemente dichiarata. 

A.d Il (…) gennaio 2023, il richiedente l’asilo è stato sentito nell’ambito di 

un colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce 

i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-

sione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.06.2013; di seguito: RD III). Nello stesso egli ha in particolare potuto 

presentare i motivi che si opporrebbero ad un suo trasferimento in Croazia 

e circa il suo stato di salute. Alla fine dell’audizione, egli ha contestato la 

data di nascita a lui imputata, affermando di avere (…) anni e (…) mesi e 

rettificando anche il suo nome, il quale sarebbe “E._______”. 

A.e Sempre alla data summenzionata, la SEM ha presentato all’autorità 

croata preposta, una domanda di presa in carico del richiedente, sulla base 

dell’art. 13 par. 1 RD III. Poco dopo, in medesima data, tale richiesta è stata 

revocata dall’autorità svizzera preposta con messaggio elettronico, indi-

cando alle autorità croate che dovevano essere effettuati degli accerta-

menti riguardo alla minore età nel frattempo allegata dall’interessato.  

A.f Il 7 marzo 2023, la Svizzera ha reiterato la richiesta di presa in carico 

del richiedente, sempre basandosi sull’art. 13 par. 1 RD III. La Croazia ha 

risposto positivamente alla stessa il 18 marzo 2023, fondando l’accetta-

zione sulla medesima norma precitata. 

A.g Il (…) aprile 2023, si è tenuta con il richiedente l’asilo la prima audi-

zione per richiedenti minorenni non accompagnati (di seguito anche: 

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verbale RMNA), nella quale egli è stato in particolare questionato riguardo 

alla sua data di nascita, alla sua biografia ed alle sue relazioni famigliari; 

nonché gli è stata data la possibilità di esprimersi riguardo all’eventuale 

competenza della Croazia nella trattazione della sua domanda d’asilo non-

ché circa il suo stato di salute. Gli sono inoltre stati elencati i motivi per i 

quali la SEM ritenesse la sua minore età inverosimile, e per questo lo 

avrebbe considerato per il seguito della procedura come maggiorenne, con 

una data di nascita modificata al (…). Data che è stata registrata nel Si-

stema d’informazione centrale sulla migrazione (SIMIC) il medesimo giorno 

dell’audizione. 

B.  

Con decisione del 4 luglio 2023, notificata il medesimo giorno (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-33/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo dell’interessato giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31), con conseguente pronuncia del trasferimento del me-

desimo verso la Croazia ed esecuzione della predetta misura, nonché os-

servando che un eventuale ricorso contro la decisione non ha effetto so-

spensivo.  

C.  

Tramite il ricorso dell’11 luglio 2023 (cfr. risultanze processuali), l’insor-

gente ha impugnato il suddetto provvedimento dinanzi al Tribunale ammi-

nistrativo federale (di seguito: il Tribunale), con richieste procedurali ten-

denti d’un canto alla sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento in 

via supercautelare ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e 

d’altro canto, all’accoglimento dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo. Nel merito, egli ha postulato, a titolo principale, l’annullamento 

della decisione avversata e l’esame della sua domanda d’asilo in Svizzera; 

ed a titolo subordinato, il rinvio degli atti di causa alla SEM per completa-

mento istruttorio. 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,  

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in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il profilo 

degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel 

merito del gravame. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scam-

bio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 Appare innanzitutto opportuno esaminare le censure formali sollevate 

dal ricorrente nel suo gravame in ordine ad un accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

con conseguente implicita violazione del principio inquisitorio (art. 6 LAsi in 

relazione all’art. 12 PA; cfr. per maggiori dettagli la DTAF 2019 I/6 con-

sid. 5.1), nonché del suo diritto di essere sentito (consacrato all’art. 29 

cpv. 2 Cost.; cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e giurisprudenza ivi citata; 

DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTAF 2019 VII/6 consid. 4.1; ed a titolo 

esemplificativo la sentenza del Tribunale E-1684/2022 dell’11 gen-

naio 2023 consid. 3.1). In particolare, l’insorgente lamenta che l’autorità in-

feriore non avrebbe effettuato una valutazione della verosimiglianza della 

sua minore età tenendo conto nel loro complesso delle allegazioni da lui 

rese, sia a favore che a sfavore della sua minore età, bensì soltanto i punti 

incongruenti. La SEM non avrebbe segnatamente considerato dei dati bio-

grafici da lui allegati, i quali sarebbero coerenti con la minore età asserita. 

Altresì, i fatti narrati dall’insorgente circa il suo stato di salute, avrebbero 

dovuto essere integrati nel suo profilo di vulnerabilità. Fra l’altro, se l’auto-

rità voleva, come ha fatto, introdurre nella decisione la circostanza che il 

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ricorrente aveva allegato un errore contenuto nella taskara, avrebbe do-

vuto questionare in merito l’insorgente durante il verbale RMNA. Inoltre, 

l’autorità inferiore avrebbe dovuto effettuare maggiori accertamenti per ap-

purare che le informazioni rilevanti per la determinazione della competenza 

fossero state recepite e valutate dalla Croazia. Altresì, le violenze subite 

dall’insorgente da parte delle autorità croate sarebbero state analizzate in 

modo sommario dalla SEM. Pertanto, l’autorità inferiore non avrebbe 

adempiuto in modo completo ad un accertamento dei fatti rilevanti per la 

causa, al fine di valutare integralmente sia il rischio che una riammissione 

in Croazia si ponga in contrasto con l’art. 3 CEDU, sia la necessità dell’ado-

zione delle clausole discrezionali. 

4.2 Il Tribunale ritiene, a titolo preliminare, che le censure sollevate dal ri-

corrente circa la valutazione adempiuta dall’autorità inferiore della sua mi-

nore età, come pure in relazione al suo stato di salute, ed alla competenza 

della Croazia, si confondano in realtà con il merito della vertenza, ovvero 

sono rivolte contro l’apprezzamento svolto dalla SEM in specie. In quanto 

tali, verranno quindi trattate nei considerandi successivi. Ciò nondimeno, 

occorre sottolineare che, al contrario di quanto lamentato dal ricorrente nel 

gravame, dal provvedimento impugnato si evince chiaramente che gli ele-

menti portanti sulla sua minore età – sia a favore che a sfavore – sono stati 

integrati e presi in considerazione dall’autorità inferiore, anche ed in parti-

colare per quanto attiene al suo percorso scolastico e ad alcuni dati sui 

suoi famigliari (cfr. p.to II, pag. 4 segg.). La SEM ha peraltro esposto in 

modo chiaro e completo le ragioni che l’hanno condotta a considerare il 

richiedente maggiorenne, determinandosi sugli elementi essenziali dedu-

cibili dall’incarto. La questione poi di sapere se tale valutazione è effettiva-

mente corretta, rileva del merito, ma non della forma. Concernente poi la 

circostanza che l’insorgente non sarebbe stato confrontato – prima della 

decisione avversata, in particolare già in sede di verbale RMNA – anche 

con la sua allegazione contenuta nel colloquio Dublino circa la taskara (cfr. 

ricorso, p.to 1, pag. 7), si osserva quanto segue. Nel verbale RMNA, sep-

pure sia corretto che l’autorità inferiore non abbia presentato tale elemento 

d’incoerenza all’insorgente, tuttavia si evidenzia che allo stesso sono state 

poste delle domande specifiche in merito alla taskara (cfr. n. 28/11, p.to 

1.06, pag. 3 seg.). In tale frangente egli ha asserito che sulla taskara vi 

sarebbe stato scritto che aveva (…) anni, ma non è riuscito a dare un’indi-

cazione della data in cui sarebbe stata stabilita la taskara, e ha asserito 

che la stessa sarebbe andata persa (cfr. n. 28/11, p.to 1.06, pag. 3 seg.). 

Viste tali risposte date dall’insorgente, non si vede quindi come l’autorità 

inferiore, avrebbe dovuto già contestare i predetti asserti in tale sede. Sotto 

questo profilo, non si ravvisa quindi alcuna violazione del diritto di essere 

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sentito del ricorrente da parte dell’autorità inferiore. L’insorgente, nell’am-

bito del suo gravame, ha peraltro avuto piena possibilità di esprimersi an-

che su tale elemento presentato esplicitamente dall’autorità inferiore 

nell’ambito della decisione impugnata. Pertanto, anche se una violazione 

del diritto di essere sentito fosse ritenuta – circostanza non avvenuta in 

specie – la stessa sarebbe comunque stata completamente sanata in que-

sta sede. Inoltre, risulta essere meramente pretestuosa la censura del ri-

corrente riguardo al fatto che la SEM avrebbe dovuto tenere conto dell’(…) 

nel quale egli sarebbe rimasto ferito in Afghanistan e del suo successivo 

ricovero, per il suo profilo di vulnerabilità (cfr. p.to 2, pag. 12 del ricorso). 

Invero, è soltanto nel verbale RMNA che l’insorgente ha allegato tali pro-

blematiche dal profilo medico (cfr. n. 28/11, p.to 8.02, pag. 10 seg.), mentre 

in precedenza aveva asserito di stare bene di salute (cfr. n. 14/3). In totale 

assenza di documentazione medica che attesti però che il ricorrente sof-

frisse di qualsivoglia patologia non già completamente curata e trattata, o 

che fossero previsti degli appuntamenti medici in tal senso (cfr. n. 29/1 e 

30/1), l’autorità inferiore non aveva alcun obbligo di integrare tali aspetti 

nella sua valutazione. Da ultimo, alla luce di quanto precede, nonché che 

dalla decisione impugnata si evince in modo limpido che l’autorità inferiore 

ha preso in considerazione gli elementi giuridicamente rilevanti per la 

causa, per motivare il suo rifiuto di applicare, in casu, le clausole di sovra-

nità (cfr. p.to II, pag. 10 segg. della decisione avversata) come pure che 

non vi sia una violazione dell’art. 3 CEDU nel caso di un suo trasferimento 

in Croazia (cfr. p.to II, pag. 8 segg. del provvedimento impugnato), non si 

ravvede anche in tal senso alcuna violazione del principio inquisitorio da 

parte della SEM. 

4.3 Le doglianze formali, vanno così respinte in toto. 

5.  

5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in 

carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

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5.3 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3 

LAsi) sia nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per 

l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 RD III; DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 

con riferimenti citati). 

5.4 Appare d’uopo rammentare all’insorgente che, per quanto concerne la 

minore età, à al richiedente l’asilo che incombe l’onere della prova al ri-

guardo. In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la 

valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’inte-

ressato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le 

conseguenze, venendo pertanto considerato maggiorenne (cfr.  

DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. ivi citati). Salvo casi particolari, la SEM ha 

il diritto di pronunciarsi a titolo pregiudiziale sulla questione. Per giungere 

ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui documenti d’iden-

tità autentici depositati agli atti così come sui risultati delle audizioni relati-

vamente al quadro personale dell’interessato nel paese d’origine, alla sua 

cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico. Se necessario, ordina 

una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis 

in relazione all’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 

consid. 4.2 e rif. cit.). Una volta esperita l’istruttoria, la SEM procede ad un 

apprezzamento globale degli elementi in presenza in ossequio ai principi 

sopra esposti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. cit.). 

5.5 Tornando ora alla presente disamina, il Tribunale non può che condivi-

dere le argomentazioni esposte in modo dettagliato dall’autorità inferiore 

nella decisione avversata circa l’inverosimiglianza della minore età dell’in-

sorgente (cfr. p.to II, pag. 3 segg.), alla quale si rimanda quindi per ulteriori 

dettagli e per quanto qui non verrà specificatamente motivato. In partico-

lare, non si può in alcun modo dar credito alla tesi esposta nel ricorso 

dall’insorgente, che egli “[…] visto il suo livello d’istruzione e la sua carenza 

nella conoscenza del calendario”, non sarebbe riuscito a fornire né una 

data di nascita esatta, né altri elementi della sua biografia quali la data 

esatta della sua partenza, la data in cui avrebbe iniziato a frequentare la 

scuola, o ancora le date di nascita dei genitori e dei fratelli (cfr. p.to 1, pag. 6 

seg. del ricorso). Invero, dai suoi stessi asserti si evince che lui ha frequen-

tato la scuola per (…) anni (cfr. n. 28/11, p.to 1.06, pag. 3), e quindi non si 

può seguire la rappresentante legale dell’insorgente laddove indica che vi 

sarebbe uno “[…] scarso (non sufficiente) e dubbio livello di scolarizza-

zione” (cfr. ricorso, p.to 1, pag. 7) di questi, per spiegare la vaghezza e 

l’incoerenza delle sue dichiarazioni. Inoltre, tali allegazioni sono smentite 

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ancor più, dal fatto che nel colloquio Dublino, il ricorrente è riuscito a fornire 

delle date esatte – di essere entrato in Croazia il (…), di essersi recato in 

F._______ il (…) e di averla lasciata per la Svizzera il (…) (cfr. n. 14/3) – 

peraltro nel calendario gregoriano, senza alcuno sforzo. Inoltre, egli non 

era obbligato in alcun modo a fornire le date nel calendario gregoriano, in 

particolare nel corso della procedura dinnanzi all’autorità inferiore dove di-

sponeva sia di un interprete sia dall’inizio anche di un rappresentante le-

gale, ma avrebbe potuto benissimo presentarle nel calendario a lui cono-

sciuto. Pertanto non si può seguire il ricorrente nei suoi asserti, riproposti 

anche in fase ricorsuale (cfr. p.to 1, pag. 6 del ricorso), dove dichiara che 

si sarebbe confuso al momento di fornire una data di nascita alle (…) (il 

[…]), o ancora di imputare a dei suoi connazionali la presenza sia sul foglio 

d’entrata al Centro federale d’asilo (cfr. n. 1/1), sia nel foglio personale dei 

dati (cfr. n. 2/2) o ancora sulla procura firmata per la rappresentanza legale 

(cfr. n. 11/1), della data di nascita del (…) (cfr. n. 28/11, p.to 1.06, pag. 4 

seg.). In realtà, anche il fatto di fornire dei nomi e dei cognomi differenti al 

momento del controllo da parte delle (…) e rispetto a quanto registrato dalle 

autorità croate (cfr. n. 24/1), confrontato con quello che è stato poi dichia-

rato dal ricorrente nel corso della procedura dinnanzi all’autorità inferiore, 

agli occhi del Tribunale non può essere spiegato con l’assenza di un inter-

prete e di informazioni legali così come motivato nel ricorso (cfr. p.to 1, 

pag. 6). Invero, anche interrogato in merito, il ricorrente non è riuscito a 

fornire alcuna spiegazione coerente con quanto dichiarato, aggiungendo 

invece maggiori contraddizioni ai suoi asserti (cfr. n. 28/11, p.to 1.06, 

pag. 4). Inoltre, egli neppure con il gravame è riuscito a spiegare le incon-

gruenze delle sue dichiarazioni in riferimento alla taskara, dove d’un canto 

ha affermato che il padre avrebbe inserito una data di nascita sbagliata 

nella taskara (cfr. n. 14/3), e d’altro canto invece che sulla medesima vi 

sarebbe stato unicamente scritto che aveva (…) anni (cfr. n. 28/11, p.to 

1.06, pag. 3), e non una data di nascita esatta, come anche poco prima 

lasciato intendere (cfr. n. 28/11, p.to 1.06, pag. 3). Peraltro sorprende che 

egli ha dichiarato che vi fosse ad esempio il libretto delle vaccinazioni e dei 

documenti medici, andati persi, che avrebbero attestato della sua data di 

nascita (cfr. n. 28/11, p.to 1.06, pag. 3); ma che egli non la conosca ed 

abbia fornito un’età soltanto approssimativa alla fine sia del colloquio  

Dublino che durante il verbale RMNA (cfr. n. 14/3; n. 28/11, p.to 1.06, 

pag. 3 seg.). Visti poi i diversi e troppi elementi incoerenti presenti nelle 

dichiarazioni dell’insorgente a proposito della sua data di nascita ed alla 

sua biografia, non si può neppure ritenere che le stesse siano dovute alla 

situazione stressante o ancora al suo contesto socio-culturale di prove-

nienza, o alla sua presunta minore età (cfr. ricorso, p.to 1, pag. 7).  

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5.6 Nelle surriferite circostanze, anche il Tribunale, in un’attenta valuta-

zione globale di tutti gli elementi presenti all’incarto, ritiene dunque fondata 

la valutazione di cui all’avversata decisione, e considera che non vi fosse 

in particolare alcuna necessità di ordinare una perizia medico-legale al fine 

di accertare la sua età anagrafica, così come invece argomentato dal suo 

rappresentante legale sia alla fine del verbale RMNA (cfr. n. 28/11, p.to 

9.01, pag. 11), sia nel gravame (cfr. p.to 1, pag. 5 e pag. 8). Il Tribunale non 

può quindi che sottoscrivere la conclusione alla quale l’autorità resistente 

è giunta, nel senso che il ricorrente non ha reso credibile di essere mino-

renne al momento del suo arrivo in Svizzera, ciò che comporta che egli 

venga ritenuto maggiorenne in conformità con la giurisprudenza succitata 

(cfr. consid. 5.4), per il che le disposizioni normative inerenti ai minorenni 

non gli erano applicabili ed egli non se ne può a ragione avvalere. Invero, 

a differenza di quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, oltreché non 

essere riuscito a rendere verosimile la stessa, a fronte della ponderazione 

degli elementi succitati, il Tribunale giunge al convincimento per una vero-

simiglianza preponderante di maggiore età del ricorrente, senza ulteriori 

dubbi fondati che ne incrinino la prima, o che si debba ricorrere ad ulteriori 

atti istruttori per fugare i secondi. In tal senso, tale valutazione si discosta 

dalla fattispecie presente nella sentenza del Tribunale citata nel ricorso 

dall’insorgente, ed egli non può quindi prevalersi della stessa a ragione. 

Ciò posto, alla luce di quanto precedentemente concluso, non risulta es-

servi spazio in specie per un’applicazione del principio “in dubio pro minor” 

a cui si riferisce il ricorrente nella sua impugnativa (cfr. nello stesso senso 

tra le tante la sentenza del Tribunale D-5278/2022 del 28 novembre 2022 

consid. 4.3.4.4), e la SEM, non doveva quindi tenerne conto nella sua va-

lutazione. 

6.  

6.1 Proseguendo nell’analisi, la SEM, nel contesto della procedura Dublino 

e nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), come 

è il caso di specie, non entra nel merito ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi quando, dopo aver passato in rassegna gli art. 7–15 RD III, e previa 

accettazione espressa o tacita di presa in carico del richiedente l’asilo da 

parte dello Stato in questione, conclude che un altro Stato è competente 

per l’esecuzione della procedura d’asilo e allontanamento (cfr.  

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). Inoltre, lo Stato membro competente, 

in forza del RD III è tenuto a prendere in carico, alle condizioni specificate 

agli art. 21, 22 e 29, il richiedente che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro (cfr. art. 18 par. 1 lett. a RD III). 

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6.2 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, che 

all’insorgente erano state rilevate le impronte dattiloscopiche in Croazia il 

(…) (cfr. n. 7/1 e 8/1). Evenienza che è stata confermata pure dall’insor-

gente (cfr. n. 14/3). Su tali presupposti, in data 19 gennaio 2023, l’autorità 

inferiore ha formulato all’indirizzo delle autorità croate una richiesta di 

presa in carico del ricorrente, basandosi sull’art. 13 par. 1 RD III (cfr. 

n.15/7). Lo stesso giorno, la SEM ha informato la preposta autorità croata 

del ritiro della sua richiesta di presa in carico, in quanto a causa dell’asse-

rita minore età nel frattempo dichiarata dall’insorgente, dovevano essere 

effettuati maggiori accertamenti riguardo alla stessa (cfr. n. 18/1 e 19/7). Il 

7 marzo 2023 l’autorità competente elvetica ha nuovamente inviato una 

domanda di presa in carico del ricorrente alle autorità croate sempre fon-

dandosi sull’art. 13 par. 1 RD III (cfr. n. 21/8), ed entro i termini disposti 

dall’art. 21 par. 1 secondo comma RD III. Queste ultime, hanno esplicita-

mente accolto la richiesta di presa in carico in data 18 marzo 2023 (cfr. 

n. 24/1), nel rispetto del termine ex art. 22 par. 1 RD III. A tali condizioni, la 

Croazia è quindi tenuta, in principio, a prendere in carico l’insorgente, al 

fine di trattare la sua domanda d’asilo e d’allontanamento. 

6.3 Le censure sollevate in sede ricorsuale non sono atte ad inficiare la 

predetta conclusione. Invero, a differenza di quanto sostenuto nel suo gra-

vame (cfr. p.to II, pag. 9 del ricorso), a parte la citazione della data della 

domanda di presa in carico del 19 gennaio 2023 invece di quella del 

7 marzo 2023, nella risposta delle autorità croate del 18 marzo 2023 (cfr. 

n. 24/1), non v’è alcun indizio agli atti che faccia dubitare del fatto che le 

autorità croate abbiano avuto conoscenza del ritiro della prima domanda di 

presa in carico (cfr. n. 18/1) e dell’inoltro della seconda domanda di presa 

in carico del 7 marzo 2023 (cfr. n. 21/8). Piuttosto, vi sono elementi concreti 

che propendono per la conclusione che le autorità croate fossero venute a 

conoscenza delle stesse. Invero, dagli atti risulta che sia il messaggio elet-

tronico del 19 gennaio 2023, che la nuova domanda di presa in carico, 

sono state notificate con successo alle prime (cfr. n. 19/7 e 23/1). Inoltre, 

la Croazia ha risposto successivamente alla domanda di presa in carico 

del 7 marzo 2023, e non invece dando seguito a quella del 19 gen-

naio 2023 (cfr. n. 24/1). Su tali presupposti, ed avendo la SEM fornito tutte 

le informazioni relative anche alla dichiarata minore età dell’insorgente alla 

Croazia, l’autorità inferiore non aveva alcun obbligo di appurare ulterior-

mente se la Croazia avesse ricevuto e valutato anche le nuove informazioni 

trasmesse, così come proposto invece nel ricorso (cfr. p.to 2, pag. 10). Da 

ultimo, ininfluenti ai fini della determinazione della competenza, risultano le 

circostanze asserite dall’insorgente che egli non volesse rimanere in  

D-3874/2023 

Pagina 11 

Croazia, ivi non abbia domandato asilo o ancora che gli siano state prele-

vate le impronte digitali con la forza (cfr. n. 14/3), e che egli non vedrebbe 

alcun futuro in Croazia (cfr. n. 28/11, p.to 8.01, pag. 10). Invero, in merito 

si osserva come il ricorrente non ha la possibilità di scegliere autonoma-

mente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo verrà esaminata (cfr. 

DTAF 2010/45 consid. 8.3) e che quo all’obbligo di fornire le impronte digi-

tali, tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte digitali 

di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 

par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Con-

siglio del 26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per il confronto delle 

impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). Per il resto, si può 

senz’altro rinviare alla decisione della SEM, che risulta sul punto completa 

e corretta (cfr. p.to II, pag. 7 seg.), non avendo il ricorrente censurato nulla 

in merito nel suo ricorso. 

6.4 Visto tutto quanto sopra, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha rite-

nuto la competenza della Croazia di principio data. 

7.  

7.1 Il ricorrente si oppone tuttavia ad un suo trasferimento verso il suddetto 

Paese, in quanto nello stesso sarebbe già stato vittima di trattamenti inu-

mani e degradanti. La violenza subita da parte degli agenti non potrebbe 

inoltre essere ridotta all’agire illegittimo di singoli funzionari, bensì alla luce 

delle informazioni attuali sulla situazione in Croazia, vi sarebbero dei seri 

indizi circa la sussistenza di carenze sistemiche ex art. 3 par. 2 RD III nel 

sistema di accoglienza croato. Vi sarebbero pertanto fondati motivi di rite-

nere che nel caso in cui il ricorrente venisse trasferito in Croazia, egli possa 

essere nuovamente vittima di trattamenti inumani e degradanti proscritti 

dall’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 

364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE) e dall’art. 3 CEDU (cfr. p.to 2, 

pag. 10 segg. del ricorso). 

7.2 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha certo ammesso che 

delle violenze eccessive da parte di agenti di polizia possano prodursi re-

golarmente in Croazia ai danni dei richiedenti che entrano per la prima volta 

sul territorio croato (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 

del 22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Al contrario, per quanto attiene ai richie-

denti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, il Tribunale è giunto alla 

conclusione, che questi hanno in principio accesso alla procedura d’asilo 

nel predetto Paese. Alla luce di tale constatazione, ha considerato che sia 

nel quadro di una procedura di presa in carico (“take charge”) sia in una di 

ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite non rischiano, secondo 

D-3874/2023 

Pagina 12 

un’alta probabilità, di essere esposte ad un rischio di violazione dei loro 

diritti derivanti dal principio di non-respingimento. Il Tribunale ha inoltre ne-

gato l’esistenza, nella procedura d’asilo e nelle condizioni d’accoglienza in 

Croazia, di carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III, che 

farebbe ritenere un trasferimento dei richiedenti come generalmente inam-

missibile. Ha inoltre precisato che non si deve rinunciare ad un trasferi-

mento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il richiedente dimostra, 

con degli argomenti fondati, che il principio sopra enunciato non si applica 

alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 

del 22 marzo 2023 precitata consid. 9.5; cfr. anche tra le altre la sentenza 

del Tribunale D-134/2023 dell’11 maggio 2023 consid. 5.5). Quanto ad-

dotto nel ricorso da parte dell’insorgente, non permette di giungere ad un 

diverso apprezzamento. Invero, a differenza di quanto da lui argomentato, 

le sue dichiarazioni di essere stato detenuto con la forza in una camera 

freddissima per (…) da degli agenti, senza bere né mangiare (cfr. n. 14/3; 

n. 28/11, p.to 5.02, pag. 8 seg. e p.to 8.01, pag. 10), o ancora che la polizia 

croata lo avrebbe picchiato (cfr. n. 28/11, p.to 5.02, pag. 8), non risultano 

essere delle allegazioni sufficientemente concrete e sostanziate per rite-

nerle verosimili. Tuttavia, anche se le si ritenesse tali, queste dichiarazioni 

non sono decisive dal profilo della conformità del trasferimento del richie-

dente in relazione agli art. 3 CEDU, all’art. 4 CartaUE o ancora all’art. 3 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-

mani o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, Conv. tortura), in 

quanto non esiste alcuna ragione seria e concreta di ritenere che un tra-

sferimento a Zagabria dell’insorgente (cfr. l’accettazione del 

18 marzo 2023 delle autorità croate, n. 24/1), rischierebbe di esporlo ad 

una situazione simile a quella nella quale si sarebbe trovato in quanto per-

sona straniera in situazione irregolare su suolo croato dopo la sua interpel-

lazione. Anche considerando quanto riportato nel ricorso dall’insorgente, 

alla stessa stregua dell’autorità inferiore, il Tribunale non ha alcuna ragione 

di mettere in dubbio che la Croazia sia uno Stato di diritto, con un sistema 

di giustizia funzionante. Al quale l’insorgente potrà indirizzarsi, ciò che non 

ha allegato di aver fatto in passato, per denunciare l’agito di alcuni funzio-

nari di polizia nei suoi confronti, o se in futuro i suoi diritti non venissero 

rispettati (cfr. art. 26 direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-

chiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), an-

che con l’eventuale aiuto di organizzazioni non governative, tutt’ora pre-

senti su suolo croato. Altresì, nel caso in esame, il ricorrente non ha dimo-

strato in nessun modo, con degli elementi concreti e circostanziati, né è 

desumibile dagli atti all’inserto, che lo Stato di destinazione – che si ricorda 

ha accettato espressamente la sua presa in carico – non sia intenzionato 

D-3874/2023 

Pagina 13 

a prenderlo in carico ed a portare a termine correttamente la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva 

2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante 

procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di 

protezione internazionale (di seguito: direttiva procedura), o ancora che lui 

non avrebbe avuto accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato o 

non l’avrà in futuro. A tal proposito si ricorda che il ricorrente, non avendo 

formalmente depositato una domanda d’asilo nel precitato Paese durante 

il suo soggiorno, peraltro durato secondo i suoi asserti soltanto (…) giorni 

(cfr. n. 14/3) rispettivamente (…) (cfr. n. 28/11, p.to 8.01, pag. 10), incom-

berà a lui, al suo ritorno nel predetto Stato, depositare una domanda d’asilo 

presso le autorità competenti e di conformarsi alle loro istruzioni, ciò che 

gli permetterà in particolare di beneficiare delle prestazioni previste dalle 

direttive procedura e accoglienza. Prestazioni alle quali non aveva invece 

diritto di accedere allorché si trovava in situazione irregolare su suolo 

croato. Neppure la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (di 

seguito: CorteEDU) Daraibou contro Croazia del 17 gennaio 2023 

(n. 84523/17) citata nel ricorso dall’insorgente (cfr. p.to 2, pag. 10) è in 

grado di mutare le predette conclusioni. A differenza di quanto argomentato 

dalla rappresentante legale dell’insorgente, anche tenuto conto delle di-

verse fonti in seguito citate nel gravame (cfr. p.to 2, pag. 11 seg.), il Tribu-

nale ritiene che la CorteEDU si sia espressa su un caso del tutto specifico, 

senza tuttavia generalizzare il comportamento delle autorità croate, che 

non avrebbero indagato a sufficienza sulle responsabilità statali nel caso 

in oggetto, a tutte le inchieste effettuate dalle autorità croate. Si rammenta 

poi che la giurisprudenza resa da un altro Stato membro del RD III, in casu 

citato è un tribunale (…) ([…], cfr. p.to 2, pag. 11 del ricorso), non risulta in 

alcun modo contraente per il Tribunale. Da ultimo non è evincibile né dagli 

atti all’incarto né dal gravame alcun indizio serio e concreto suscettibile di 

dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del 

divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi interna-

zionali rinviando il ricorrente in un paese dove la sua vita, integrità corpo-

rale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di 

essere respinto in un tale paese. 

7.3 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Resta ancora da esaminare se l’autorità inferiore, malgrado la compe-

tenza di principio della Croazia sia data, dovesse entrare nel merito della 

domanda d’asilo dell’insorgente in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III 

D-3874/2023 

Pagina 14 

(“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno sviz-

zero all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-

durali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311; cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). 

8.2 Per i motivi già sopra addotti (cfr. supra consid. 7.2), il Tribunale non 

ritiene che gli asserti generici di maltrattamenti che il ricorrente avrebbe 

subito durante la sua corta permanenza su suolo croato da parte di poli-

ziotti, siano in grado di provare che, nel caso di un suo ritorno in Croazia, 

sussista un serio rischio di subire dei trattamenti contrari all’art. 3 CEDU, 

all’art. 3 Conv. tortura o ancora all’art. 4 CartaUE, come invece argomen-

tato dall’insorgente nel suo gravame (cfr. p.to 2, pag. 12).  

8.3 Anche dal punto di vista medico, a fronte di quanto già sopra osservato 

(cfr. supra consid. 4.2), il ricorrente non soffre di alcuna problematica di 

salute che sia classificabile come grave ai sensi della giurisprudenza con-

venzionale in materia (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, Grande Camera, n. 26565/06; Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, Grande Camera, §181 segg.; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1), non essendo rilevabili concretamente agli atti problematiche va-

letudinarie inerenti al ricorrente, né provate in alcun modo in fase ricor-

suale. Nel caso tuttavia l’insorgente necessitasse di cure o di un sostegno 

psicologico o psichiatrico in futuro, anche tenuto conto del rapporto dell’(…) 

citato nel ricorso (cfr. p.to 2, pag. 12), non vi sono fondati motivi perché il 

Tribunale riveda la sua giurisprudenza costante in materia che ritiene che 

in Croazia vi siano delle strutture mediche sufficienti (cfr. tra le tante la sen-

tenza del Tribunale F-665/2023 del 9 maggio 2023 consid. 5.5). 

8.4 In siffatte circostanze, non si ravvisano quindi indicatori per ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-

prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), come sollevato invece nel 

suo gravame dall’insorgente (cfr. p.to 2, pag. 12 del ricorso). Visto quanto 

sopra, la SEM non ha violato gli obblighi internazionali della Svizzera, pro-

nunciando il trasferimento dell’insorgente verso la Croazia. Non v’è quindi 

alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 

RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte della 

Svizzera, la Croazia è competente per la trattazione della domanda d’asilo 

e d’allontanamento del ricorrente in ossequio alle condizioni poste nel RD 

III. 

D-3874/2023 

Pagina 15 

10.  

In conclusione, con il provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione dell’autorità inferiore confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia le richieste di prov-

vedimento supercautelare sia di concessione dell’effetto sospensivo al ri-

corso, come pure d’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presu-

mibili spese processuali, formulate dal ricorrente nel gravame, sono dive-

nute prive d’oggetto. 

12.  

Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-3874/2023 

Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: