# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed53d56e-f74a-5833-b449-a5ca24fc8fe7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-02-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 20.02.2001 17.2001.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2001-3_2001-02-20.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2001.00003

  	
  Lugano

  20 febbraio
  2001/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte
  di cassazione e di revisione penale 

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta, cancelliere

  

 

 

statuendo sul
ricorso per cassazione 9 gennaio 2001 inoltrato da

 

	
   

  	
  __________,

  (già patrocinata
  dall'avv. __________)

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  sentenza emessa il 5 dicembre 2000 dal Pretore del Distretto di Lugano,
  sezione 4, nei confronti di

   

  __________,

   

  (patrocinato
  dall'avv. __________);

   

  

esaminati
gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:      1. Se deve
essere accolto il ricorso per cassazione;

                                          2. Il giudizio
sulle spese.

 

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                 A.      Il 6 agosto 1998 __________, in gita con la moglie e il figlio sulla
vetta del __________, ha deciso di scendere il primo tratto a piedi, fino alla
__________. In attesa del trenino che li riportasse a __________, essi sono
entrati nel ristorante omonimo e hanno ordinato due caffè, pagando la
consumazione con una banconota da Lit. 50'000 al marito della gerente
__________, il quale ha restituito Lit. 40'000 e qualche spicciolo in moneta
svizzera. In quel mentre essi hanno udito la gerente esprimere apprezzamenti
ingiuriosi, del genere “soliti italiani morti di fame”. A dire di __________,
uscito dal locale egli si è seduto su una panchina in attesa del trenino, salvo
poi rientrare nel ristorante per chiedere spiegazioni sul tasso di cambio applicato.
Egli sostiene che la gerente lo ha allora insultato pesantemente e, per reazione,
egli ha battuto un pugno sul bancone del bar, facendo cadere per terra alcuni
piattini. Sempre a detta di _____________, a quel momento _____________ lo ha
afferrato per la giacca, intenzionata a non non lasciarlo uscire senza fargli
pagare i danni ed egli, nel divincolarsi, l'aveva leggermente colpita. Secondo
_____________, invece, il diverbio era nato dal fatto che _____________ aveva
reclamato in modo violento per il cambio applicato, nonostante nel locale si
trovasse un cartello indicante che non si accettavano pagamenti in lire. Per
questo motivo egli si era adirato e aveva picchiato forte sul bancone, facendo
cadere piattini e bicchieri. A questo punto essa gli aveva afferrato un braccio
per impedirgli di partire senza risarcire il danno, me egli le aveva inferto un
pugno al costato, provocandole le lesioni constatate in un certificato medico
rilasciato il 7 agosto 1998 dal dott. __________.

 

                                B.      Con decreto di accusa dell'8 marzo 1999 il Procuratore pubblico ha
riconosciuto _____________ autore colpevole di lesioni semplici e di
danneggiamento, condannandolo a una multa di 

                                          fr.
400.–. _____________, costituitasi parte civile, è stata rinviata a far valere
le sue pretese davanti al foro competente. Statuendo su opposizione di entrambe
le parti, con sentenza del 5 dicembre 2000 il Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 4, ha prosciolto _____________ dall'accusa di lesioni semplici,
infliggendogli una multa di fr. 200.– per danneggiamento.

 

                                C.      Contro
la sentenza predetta _____________ ha presentato il 6 dicembre 2000 una
dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella
motivazione scritta del 9 gennaio 2001 essa chiede la conferma del decreto di
accusa e il pagamento di di 2'390.– in rifusione del danno, del torto morale e
delle spese di patrocinio. Il ricorso è stato oggetto di intimazione al
Procuratore pubblico unicamente per quanto riguarda le spese processuali.
Quest'ultimo non ha èerò presentato osservazioni (vedi suo scritto del 7
febbraio 2001).

 

 

Considerando

 

in diritto:               1.      Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto, non destinato
a rimettere in causa l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove
(art. 288 cpv. 1 lett. a e 295 cpv. 1 CPP). Problemi del genere sono
sindacabili unicamente se il giudizio impugnato denota gli estremi
dell’arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c CPP). Arbitrario non significa tuttavia
opinabile o finanche erroneo, bensì chiaramente insostenibile, destituito di
fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il sentimento di giustizia ed
equità (Rep. 1990 pag. 352 consid. 1, pag. 360 consid. 2.2a; sulla nozione di arbitrio:
DTF 126 I 170 consid. 3a, 125 I 168 consid. 2a, 124 I 316 consid. 5a, 123 I 5
consid. 4a, 121 I 114 consid. 3a, 120 Ia 40 consid. 4b).

 

                                2.      Il Pretore ha accertato che, in concreto, tutto traeva origine da un
banale litigio sul tasso di cambio applicato a un importo modesto, ma che in
seguito a ciò le parti erano trascese. Quanto alle versioni dei fatti, esse
erano contrastanti e mancavano riscontri oggettivi che permettessero di
ricostruire con precisione l'accaduto. Da un lato non appariva credibile che
l'imputato fosse rientrato nel bar dopo avere udito le ingiurie della gerente
solo per informarsi pacificamente sul tasso di cambio, mal comprendendosi come
mai chi desideri evitare fastidi torni sul luogo dell'offesa e pretenda di
ottenere soddisfazione battendo pugni sul piano del bar. Dall'altro la versione
della querelante si contraddiceva con quella del testimone di __________,
allora frequentatore abituale del ritrovo pubblico: l'una asseriva infatti di
essere stata percossa mentre ingiungeva all'imputato di non lasciare il bar
senza pagare i danni, mentre l'altro dichiarava addirittura che l'imputato si
era diretto verso la gerente, dietro il bancone, colpendola al costato.

 

                                          Ciò
premesso, il primo giudice ha ritenuto che l'imputato ha commesso tutt'al più
vie di fatto, poiché quel giorno la querelante non aveva detto alla polizia di
avere sofferto particolare dolore, la sua preoccupazione essendo quella di
farsi pagare il danno. Inoltre essa si è recata dal medico solo il giorno dopo,
mentre se avesse patito un gran male si sarebbe rivolta al pronto soccorso.
Infine il certificato medico attesta unicamente ciò che diceva la paziente,
senza che il dott. __________ riscontrasse ematomi, tumefazioni o lesioni
cutanee, tanto da rinunciare a esami più approfonditi. Quanto all'altro
certificato medico prodotto dalla querelante, della dott. __________, esso non
indica nemmeno la data della visita e si limita anch'esso a riportare quanto
dichiarava la paziente, ossia che non stava bene e che era in stato depressivo,
ma senza alcun accertamento scientifico. In definitiva, di fronte
all'ammissione della querelante che ammetteva di avere preso il querelato per
un braccio, il primo giudice ha ritenuto più verosimile che l'imputato le
avesse inferto il colpo divincolandosi. Se non che – ha soggiunto il Pretore –
il reato di vie di fatto era ormai caduto in prescrizione assoluta, onde la
sentenza di assoluzione.

 

                                3.      La ricorrente rimprovera al Pretore di essersi sospinto in un arbitrario
accertamento dei fatti ritenendo che il 6 agosto 1998 essa non abbia preteso di
sentire alcun male. Essa invoca il rapporto di polizia, da cui risulta che quel
giorno essa aveva un braccio fasciato per una contusione asseritamente subìta
nel litigio e fa valere di essersi recata solo l'indomani dal medico perché,
trattandosi di un colpo ricevuto alle costole, il dolore si era manifestato
solo durante la notte. Arbitrariamente il Pretore si sarebbe perciò sostituito
al dottor __________, il quale ha stilato il certificato basandosi sulle
proprie constatazioni e indicando in modo preciso ove essa lamentava dolori
rilevanti. Arbitrariamente il Pretore non avrebbe dato credito al certificato
della dottoressa __________, la quale ha formulato la propria diagnosi riferendola
all'aggressione. A torto, quindi, il Pretore avrebbe negato gli estremi delle
lesioni semplici e derubricato l'illecito in vie di fatto. Ciò risulterebbe
inattendibile anche considerando che l'imputato era rientrato nel locale dopo
decina di minuti con fini aggressivi, visto il pugno sferrato sul bancone, che
all'arrivo della polizia essa portava un braccio al collo, che da parte sua non
risultava essere intervenuta provocazione alcuna, che l'imputato si era divincolato
con violenza sproporzionata e che, infine, la differenza di mole fisica tra lei
e l'imputato è manifesta.

 

                                4.
     Gli argomenti testé riassunti impongono di precisare che per incorrere
nell’annullamento nell'ambito di un ricorso per cassazione una sentenza deve
essere arbitraria non solo nella motivazione, ma anche nel suo risultato (DTF
126 I 170 consid. 3a, 125 I 168 consid. 2a, 123 I 5 consid. 4a, 122 II 130
consid. 2a, 122 I 253 consid. 6c, 61 consid. 3a, 120 Ia 369 consid. 5a). In concreto
la ricorrente contrappone il proprio punto di vista a quello del Pretore come
se argomentasse davanti a un'autorità munita di pieno potere cognitivo non solo
in diritto, ma anche nell'accertamento dei fatti. Ciò è inammissibile. Alla
ricorrente incombeva di spiegare come, dove e perché il primo giudice sarebbe
incorso, oltre che in presunti errori, in sbagli qualificati. In realtà essa
non spende una parola per contestare l'accertamento del Pretore, secondo cui
all'arrivo della polizia essa nemmeno aveva preteso di essere stata colpita con
un pugno (sentenza, consid. 4). A suffragio della propria versione
dell'accaduto essa si vale inoltre di un fatto che non risulta dal giudizio
impugnato, ossia che l'agente di polizia intervenuto sul posto avrebbe
constatato che lei aveva un braccio fasciato. Che ciò fosse da ascrivere a una
contusione riportata nella lite non risulta però dagli atti e contrasta anzi
con quanto si legge nella querela penale e nel certificato del dottor
__________, ove le lesioni sono riferite al torace, rispettivamente a una
costola (act. 1, pag. 2 con annesso). 

 

                                          Per
di più, la ricorrente assevera di essere stata colpita con un pugno e di avere
trattenuto l'imputato solo per evitare altri danni, ma non spiega perché
sarebbe arbitraria la conclusione del Pretore, secondo cui l'imputato l'ha
colpita mentre si liberava dalla presa. Certo, essa sottolinea la forza e
l'impeto usato nei suoi confronti, ma non spiega perché il primo giudice sia
caduto nell'arbitrio ritenendo che se davvero essa avvertiva dolore, non v'era
ragione perché essa non si recasse subito al pronto soccorso. Del resto essa
non pretende che il dolore si sia manifestato durante la notte, ma solo che
durante la notte esso si è acuito. Né i certificati medici appaiono idonei a
dimostrare l'arbitrarietà dell'accertamento, per cui la ricorrente è stata colpita
dall'imputato che si divincolava: quello del dottor __________ conferma se mai
che la ricorrente ha subìto un colpo e quello della dottoressa __________
attesta uno stato depressivo, ma senza indagarne la causa. Carente di
motivazione idonea a suffragare il preteso arbitrio nell'accertamento dei fatti
da parte del primo giudice, il gravame si rivela pertanto irricevibile. 

 

                                5.      La ricorrente chiede altresì che l'imputato, riconosciuto dal Pretore
autore colpevole di danneggiamento, sia condannato a versarle fr. 3'390.– in
risarcimento del danno materiale, del torto morale e delle spese di patrocinio.
A suo dire il Pretore avrebbe dovuto applicare la legge federale concernente
l'aiuto alle vittime di reati (RS 312.5) e fissare il risarcimento del danno
sulla base del proprio prudente criterio, in applicazione dell'art. 42 cpv. 2
CO. Ora, in concreto il primo giudice ha rinviato la ricorrente a far valere le
sue pretese davanti al foro civile. Contro tale rinvio non è dato però alcun
rimedio sul piano cantonale (art. 267 

                                          cpv.
1 seconda frase CPP). Al proposito il ricorso si rivela quindi, una volta ancora,
inammissibile.

 

                                6.      La ricorrente censura di arbitrio infine la condanna al pagamento di
un terzo della tassa di giustizia e delle spese dell'intero procedimento,
sottolineando che l'imputato è stato prosciolto dall'accusa di vie di fatto per
intervenuta prescrizione dell'azione penale e non per cause a lei imputabili.
Il Pretore ha motivato la ripartizione assumendo che la lite si concludeva in
sostanziale parità, con la condanna dell'imputato per danneggiamento, ma con il
proscioglimento dall'imputazione di lesioni semplici. Donde l'addebito di un
terzo degli oneri processuali a ciascuna delle parti, mentre la rimanenza è
stato posto a carico dello Stato. 

 

                                          a)  Nei
processi di azione privata le spese possono essere messe a carico del querelante
in caso di desistenza, di abbandono del procedimento o di assoluzione (art. 9
cpv. 3 CPP), mentre nei processi di azione pubblica le spese sono addebitate
allo Stato anche in tali casi (art. 9 cpv. 4 CPP). Per converso, le spese vanno
sempre poste a carico del procedente, tanto nei processi di azione privata
quanto nei processi di azione pubblica, se il querelante o la parte civile ha
provocato il procedimento “con dolo o per negligenza grave” (art. 9 cpv. 5
CPP). Il perseguimento per lesioni semplici secondo l'art. 123 n. 1 CP avviene
solo a querela di parte. In caso di proscioglimento quindi le spese “possono”,
ma non devono necessariamente essere caricate alla parte civile. L'art. 9 cpv.
3 CPP è, come si è accennato, una norma potestativa. Imperativo è soltanto
l'art. 9 cpv. 5 CPP.

 

                                          b)  I
criteri in base ai quali la parte civile può essere tenuta a sopportare le
spese di un procedimento concluso per desistenza, abbandono o assoluzione non
figurano nella legge. Il rapporto della Commissione speciale per l'esame del
CPP sul messaggio 11 marzo 1987 e sul messaggio aggiuntivo bis del 9
luglio 1992 del Consiglio di Stato concernenti la revisione totale del CPP
precisa quanto segue: “Il principio è che chi ha provocato con una denuncia
avventata o con un comportamento leggero e negligente un procedimento penale a
carico di un terzo, può essere condannato a pagare tutte o una parte delle
spese cagionate” (Raccolta dei verbali del Gran Consiglio, sessione ordinaria
autunnale 1994, vol. 2, pag. 1223). Nessuno pretende che nella fattispecie la
ricorrente abbia provocato il procedimento con dolo o per negligenza grave. La
questione è dunque di sapere se essa abbia provocato il procedimento “con una
denuncia avventata o con un comportamento leggero e negligente”. In caso
contrario le spese vanno assunte dallo Stato.

 

                                          c)  Nella
fattispecie riesce impossibile scorgere avventatezza o leggerezza nella
denuncia della ricorrente. Intanto è fuori discussione che costei ha subìto una
botta, tanto che lo stesso Pretore ha riconosciuto l'imputato “colpevole di vie
di fatto” (sentenza, consid. 4, pag.  5 in alto). Oltre a ciò, la ricorrente
non ha sporto querela solo per lesioni semplici, ma – sussidiariamente – anche
per vie di fatto. Non si può dunque rimproverarle di avere agito con
avventatezza o con leggerezza solo per non essere stata in grado, nella
querela, di qualificare con precisione l'illecito dal profilo giuridico. In
concreto non soccorrevano dunque i presupposti per addebitarle gli oneri
processuali, come ha fatto il Pretore. Su questo punto il ricorso è fondato e
la sentenza impugnata va riformata (art. 296 cpv. 1 CPP), nel senso che il
terzo delle spese caricato dal primo giudice alla parte civile va assunto dallo
Stato.

 

                                7.      Gli oneri del presente giudizio seguono la soccombenza della
ricorrente nella misura in cui il gravame è irricevibile, che può equamente
essere stimato in tre quarti; devono invece essere poste a carico dello Stato
per il resto, ovvero per quanto riguarda le spese di prima sede (art. 15 cpv. 1
CPP).

 

 

 

Per questi motivi,

 

visto per le spese
l'art. 39 lett. d LTG,

 

 

pronuncia:           1.      Il ricorso è parzialmente accolto, nel senso che il
dispositivo sugli oneri processuali di prima sede è così riformato:

 

                                          La tassa di giustizia di fr. 250.– e le spese
del procedimento, di complessivi 

                                          fr. 110.–,
sono poste per un terzo a carico di _____________ e per il resto a carico dello
Stato.

 

                                          Per
il resto il ricorso è irricevibile.

 

 

                                2.      Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr. 600.–

                                          b)
spese                         fr. 100.–

                                                                                 fr.
700.–

                                          sono
posti per tre quarti a carico della ricorrente e per il resto a carico dello
Stato.

 

                                3.      Intimazione
a:

                                          –
_____________, Mendrisio;

                                          –
avv. __________, per sé e per _____________;

                                          –
Ministero pubblico, Lugano;

                                          –
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4;

                                          –
Dipartimento delle istituzioni, Casellario, Bellinzona.

 

 

 

Per la Corte di
cassazione e di revisione penale

Il presidente                                                            Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B.: L’indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la
comunicazione del dispositivo.