# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 04045aa5-8a13-5cde-aa77-aaea78d4ce67
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.05.2013 39.2012.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2012-4_2013-05-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2012.4

   

  rs

  	
  Lugano

  22 maggio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 maggio 2012 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1

    

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2 maggio
  2012 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1

   

   

  in materia di assegni di famiglia ai
  salariati

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La Cassa CO
1 (in seguito la Cassa), con decisione del 15 dicembre 2011, ha ordinato a RI 1 di restituire l’importo di fr. 9'833.35 percepiti a torto a titolo di
assegni familiari dal 1° settembre 2009 2010 al 17 maggio 2011.

 

                                         L’amministrazione
ha motivato il proprio ordine di rimborso, rilevando che l’assicurata, inabile
al lavoro al 100% per infortunio dal 17 maggio 2009, ha continuato a percepire gli assegni familiari fino al 17 maggio 2011, ossia anche
successivamente al periodo di diritto previsto dall’art. 10 cpv. 1 OAFami,
secondo cui se il salariato è impossibilitato a lavorare, segnatamente, per infortunio,
gli assegni familiari sono versati ancora per il mese in cui è iniziato
l’impedimento al lavoro e per i tre mesi seguenti anche se il diritto legale al
salario è estinto.

                                         La Cassa,
al riguardo, ha pure precisato di essere stata informata della totale
incapacità lavorativa per infortunio dell’assicurata soltanto ad ottobre 2011
(cfr. doc. 7). 

 

                               1.2.   Con
ulteriore decisione del 8 febbraio 2012 la Cassa ha respinto la domanda di
condono formulata il 20 gennaio 2012 da RI 1, rappresentata dallo RA 1, (cfr.
doc. 8.d.), poiché non poteva esserle riconosciuta la buona fede.

 

                                         In
proposito l’amministrazione ha precisato:

 

" 
(…)

Nel presente caso le
motivazioni addotte per il riconoscimento della buona fede non possono essere
legittimate per i seguenti motivi.

Il formulario Richiesta
assegni familiari per le salariate ed i salariati per l’ottenimento del
diritto agli assegni familiari in favore dei suoi figli __________ e __________,
è stato da lei sottoscritto in data 17 agosto 2009, da ciò ne discende che
nonostante quanto sostenuto in sede di domanda di condono, segnatamente che “(…)
si è venuta a trovare in gravissime ambasce, ma soprattutto in uno stato di
confusione tale da non essere in grado di intendere e di volere, o quantomeno
di interpretare in modo corretto gli eventi esterni di vita. (…)”, lei è
pur stata in grado di allestire e depositare una richiesta di prestazioni,
peraltro senza ricorrere a un rappresentante.

Inoltre, neppure in un
lasso di tempo ragionevole, successivo alla notifica della decisione di diritto
2 settembre 2009 della nostra Cassa – la quale riporta l’obbligo di informare e
le disposizioni che regolano il diritto agli assegni familiari durante il
periodi di impedimento al lavoro del salariato per malattia o infortunio – lei
non ha ottemperato il suo obbligo, sebbene stante quanto emerge dal certificato
19 gennaio 2012 del suo medico curante dr. med. __________, il suo stato di
salute risultava compromesso durante il periodo primavera – estate 2009.

(…)” (Doc. 8.b.)

 

                               1.3.   A seguito
dell’opposizione dell’assicurata, sempre assistita dallo RA 1 (cfr. doc. 9.f.), la Cassa, il 2 maggio 2012, ha emesso una decisione su opposizione con la quale ha ribadito il
contenuto del provvedimento del 30 maggio 2012 (cfr. doc. B).

                                         In
particolare nella decisione su opposizione è stato osservato che:

 

" 
(…) la signora RI 1 non si è limitata a non
ottemperare il suo obbligo nel periodo primavera-estate 2009 in cui si è trovata nello stato di salute compromesso medicalmente certificato, ma non vi ha
provveduto neppure successivamente, in particolare né in un lasso di tempo
ragionevole dopo la notifica della prima decisione di diritto agli assegni 2
settembre 2009 ma neppure dopo la notifica della nuova decisione aggiornata 15
settembre 2010, avvenuta un anno dopo il periodo in cui, stante quanto
certificato dal medico curante, il suo stato di salute risultava compromesso.

 

                                        Al
contrario la signora RI 1 si è attivata per ottenere le prestazioni,
sottoscrivendo la prima volta il formulario Richiesta per assegni familiari per
le salariate e i salariati in data 17 agosto 2009 e inoltrando alla Cassa a
settembre 2010 il certificato di studio onde ottenere il prolungamento del
diritto che era giunto a scadenza.

 

                                        Ed è
parere della Cassa che neppure sia difendibile quanto affermato circa il
ritenersi su una retta via, tanto da voler approfondire la questione, poiché lo
scritto 12 ottobre 2011 del rappresentante legale all’indirizzo della Cassa,
pur menzionando – per la prima volta – l’inabilità al lavoro della signora RI 1,
non era focalizzato su tale evento, con riguardo alle relative disposizioni
menzionate sulla decisione di diritto, bensì era esplicitamente inteso
all’ottenimento degli assegni.

(…)” (Doc. B)

 

                               1.4.   La decisione
su opposizione del 2 maggio 2012 è stata tempestivamente impugnata davanti al
TCA dall’assicurata, rappresentata dallo RA 1, chiedendo, in via principale, di
non essere tenuta alla restituzione della somma di fr. 9'833.35 essendo dati i
presupposti del condono (buona fede e onere troppo grave), in via subordinata,
di rinviare l’incarto alla Cassa per statuire circa l’onere troppo gravoso
(cfr. doc. I pag. 10-11).

 

                                         A
sostegno delle proprie pretese ricorsuali la stessa, dopo aver esposto di
essere cittadina svizzera per matrimonio, in origine __________, di essersi
trasferita in Svizzera con la famiglia alla fine degli anni 90 in provenienza dall’__________ e di avere, dopo il conseguimento di una formazione come ausiliaria
di cure, prestato la sua opera, dapprima, presso l’Istituto per anziani di __________
e, in seguito, presso la Casa di cura __________, ha indicato, da un lato, che
nel maggio 2009 è stata vittima di una gravissima aggressione in ambito di una
violenza domestica che le ha impedito di esercitare nuovamente la sua attività
nel settore delle cure per anziani. Dall’altro, che lo stato di prostrazione
iniziale, medicalmente accertato dal Dr. med. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, è stato immane, poiché alle conseguenze dirette sul
piano psico-fisico della violenza subita si è subito accompagnata la
consapevolezza dell’impossibilità di riprendere il proprio lavoro a cui era
molto legata e per il quale ha investito tanto anche sul piano del
coinvolgimento personale (cfr. doc. I pag. 2-3).

 

                                          La
ricorrente ha, inoltre, segnatamente addotto che:

 

" 
(…) 

Ad a.

Nel periodo
“primavera-estate 2009” la mia assistita versava in una situazione di ambascia
e angustia tale da inscenare una scemata responsabilità medicalmente comprovata
(si richiama l’ALLEGATO C, nonché quanto chiosato in precedenza quo
all’oggettiva incapacità di reazione appropriata di fronte alle questioni di ordine
complesso).

 

Ad b.

Durante i periodi
menzionati il datore di lavoro riconosceva gli AF via stipendio ordinario,
ragione per la quale la mia assistita non si poteva rendere conto di eventuali
palesi anomalie in ambiti procedurali di per sé complessi. Né potevano nascere
in lei evidenti segnali che la spingessero ad agire, o semplicemente concludere
per ragionamento deduttivo, diversamente. La consapevolezza che albergava
legittimamente in lei era che se l’amministrazione del datore di lavoro – un
datore di lavoro importante – agiva in tal senso, significava che anche la questione
degli AF, collateralmente alle altre implicazioni (effetti ROC e
dell’assicurazione infortuni), si svolgeva ai sensi dei crismi della correttezza
non solo procedurale e formale, ma financo sostanziale.

In altri termini, il
ragionamento della mia assistita era che se il datore di lavoro avesse
individuato ambiti che non dovevano essere coperti attraverso il salario ordinario,
certamente avrebbe sospeso i versamenti o addirittura non avrebbe proceduto ad
alcun versamento di cotal natura ab initio. Come del resto è avvenuto in
altri segmenti dopo l’infortunio, attraverso la conseguente modifica dell’impostazione
del conteggio salariale.

 

Solo lo stato di assoluta
necessità l’ha portata, in un secondo tempo e solo con l’ausilio dei servigi
del sottoscritto, a mettere a fuoco la vera entità di una situazione
oggettivamente complessa in una marea di altre situazioni complesse con le
quali si è trovata confrontata la mia assistita (prime fra tutte, la questione
della risoluzione dell’unione coniugale).

 

Ad c.

In parte vale quanto
espresso sub Ad b. V’è poi da dire che durante il periodo infausto non è che la
mia assistita fosse integralmente interdetta. Essa agiva e reagiva nelle
situazioni ordinarie della vita, senza tuttavia essere nella misura di gestire
le conseguenze astratte legate a situazioni complesse.

In altri termini: un conto
è inoltrare una certa istanza perché in questo senso certamente consigliata da
qualcuno in sede della pratica di risoluzione dell’unione coniugale; un altro è
rendersi conto in modo autonomo, attraverso un ragionamento induttivo proprio,
di un’anomalia di dettaglio in procedure complesse, quando tutto all’esterno,
lasciava presagire uno svolgimento ordinario, con l’avallo autorevole in questo
senso da parte di un importante datore di lavoro, dotato di servizi
amministrativi di prim’ordine.

(…)” (Doc. I pag. 8-9)

 

                               1.5.   La Cassa, in
risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, ribadendo che, a fronte
dell’attestazione del Dr. med. __________, spec. FMH in psichiatria, secondo
cui lo stato di salute dell’assicurata era compromesso unicamente durante il
periodo estate - primavera 2009 e a fronte delle azioni che l’insorgente è
stata in grado di compiere dal 17 agosto 2009, non sussistono le condizioni per
il riconoscimento della buona fede (cfr. doc. III). 

 

                               1.6.   RA 1, a nome
e per conto dell’assicurata, si è espresso nuovamente in merito alla
fattispecie il 29 giugno 2012 (cfr. doc. V).

 

                               1.7.   Il 20 luglio
2012 la Cassa ha presentato le proprie osservazioni al riguardo (cfr. doc.
VII).

 

                               1.8.   Il doc. VII
è stato trasmesso per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. VIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se la Cassa abbia correttamente o meno
negato a RI 1 il condono dell’obbligo di restituire l’importo di fr. 9'833.35
percepito a torto a titolo di assegni familiari dal 1° settembre 2009 al 17
maggio 2011.

 

                               2.2.   L'art. 2
della legge federale sugli assegni familiari (LAFam) del 26 marzo 2006 (in
vigore dal 1° gennaio 2009), dedicato alla definizione e agli scopi degli
assegni familiari prevede che gli assegni familiari sono prestazioni in denaro,
uniche o periodiche, versate per compensare parzialmente l'onere finanziario
rappresentato da uno o più figli".

 

                                         Giusta
l’art. 3 cpv. 1 LAFam gli assegni familiari ai sensi della LAFam comprendono:

 

                                         a.   l’assegno
per i figli, versato dal mese in cui il figlio nasce sino alla fine del mese in
cui il figlio compie il 16° anno d’età; se il figlio presenta un’incapacità al
guadagno (art. 7 LPGA7), l’assegno è
versato fino al compimento del 20° anno d’età;

                                         b.   l’assegno
di formazione, versato dalla fine del mese in cui il figlio compie il 16° anno
d’età fino alla conclusione della formazione, ma al più tardi sino alla fine
del mese in cui il figlio compie il 25° anno d’età.

 

                                         L’art. 5
LAFam prevede che l’assegno per i figli ammonta ad almeno 200 franchi mensili
(cpv. 1), l’assegno di formazione ammonta ad almeno 250 franchi mensili (cpv.
2).

                                         Il
Consiglio federale adegua al rincaro gli importi minimi degli assegni allorché
procede all’adeguamento delle rendite dell’assicurazione vecchiaia e superstiti
(AVS), sempre che l’indice nazionale dei prezzi al consumo sia aumentato almeno
di 5 punti dopo l’ultima determinazione (cpv. 3).

 

                                         L’art. 13
LAFam enuncia che hanno diritto agli assegni familiari, tra l’altro, i salariati assicurati obbligatoriamente all’AVS e dipendenti da un
datore di lavoro assoggettato alla presente legge. Le prestazioni sono
disciplinate dall’ordinamento sugli assegni familiari del Cantone di cui
all’articolo 12 capoverso 2. Il diritto agli assegni nasce e si estingue con il
diritto allo stipendio. Per il periodo successivo all’estinzione del diritto
allo stipendio, il diritto agli assegni è disciplinato dal Consiglio federale
(cpv. 1).

                                         Inoltre
secondo il cpv. 4 lett. a di tale disposto il Consiglio federale disciplina il
diritto agli assegni e il coordinamento con altre prestazioni in caso di
incapacità o impedimento al lavoro.

 

                                         Ai sensi
dell’art. 10 dell’Ordinanza sugli assegni familiari OAFami, concernente la
durata del diritto agli assegni familiari per il periodo successivo
all’estinzione del diritto allo stipendio:

 

"  1 Se il salariato è impossibilitato a lavorare
per uno dei motivi elencati all’articolo 324a
capoversi 1 e 3 del Codice delle obbligazioni (CO), gli assegni
familiari sono versati ancora per il mese in cui è iniziato l’impedimento al
lavoro e per i tre mesi seguenti, anche se il diritto legale al salario è
estinto.

1bis Se il salariato prende un congedo non pagato, gli assegni familiari
sono versati ancora per il mese in cui è iniziato il congedo e per i tre mesi
successivi.

1ter Dopo un’interruzione giusta il capoverso 1 o 1bis il diritto agli assegni familiari
sussiste dal primo giorno del mese in cui il salariato riprende il lavoro.

2 Il diritto agli assegni familiari continua a sussistere anche senza
diritto legale allo stipendio durante:

a. un congedo di maternità
di al massimo 16 settimane;

b. un congedo giovanile secondo l’articolo 329e
capoverso 1 CO.

3 Se il
salariato decede, gli assegni familiari sono versati ancora per il mese
corrente e per i tre mesi successivi."

 

                               2.3.   La
Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale, nel
suo Rapporto complementare dell'8 settembre 2004 sull' "Iniziativa
parlamentare / Prestazioni familiari" (cfr. FF 2004 pag. 6103 segg.) a
proposito dell’art. 13 LAFam (cfr. consid. 2.3.) ha indicato che:

 

" 
(…)

Il Consiglio federale
determina il periodo durante il quale sussiste il diritto agli assegni
familiari, dopo l’estinzione del diritto al salario. Attualmente vigono
normative cantonali diverse per quanto concerne il diritto agli assegni in caso
di malattia o incidente, oppure in caso di morte. Queste diverse normative
devono essere uniformate
e coordinate con le altre prestazioni delle assicurazioni sociali." 

(FF 2004 pag. 6124).

 

                                         L'Ufficio
federale delle assicurazioni sociali (UFAS) nelle Direttive concernenti la
legge federale sugli assegni familiari (DAFam), nella versione del 1° aprile 2010, a pag. 51, marginale 517 a proposito dell'art. 10 cpv. 1 OAFami prevede che:

 

" 
Se il salariato è impossibilitato a lavorare per
motivi come malattia, infortunio, gravidanza o adempimento di un obbligo
legale, gli assegni familiari gli sono versati ancora per il mese in cui è
iniziato l’impedimento al lavoro e per i tre mesi seguenti, indipendentemente
dal fatto che egli percepisca un salario o una prestazione assicurativa.
Qualora al termine dei tre mesi continui ad essere versato un salario,
l’erogazione degli assegni prosegue. Il diritto agli assegni si estingue invece
se al termine dei tre mesi sono versate prestazioni da un’assicurazione
d’indennità giornaliera secondo l’articolo 324a capoverso 4 CO. I
salariati licenziati durante un periodo in cui sono impossibilitati a lavorare
per i motivi succitati hanno diritto agli assegni familiari anche dopo la conclusione
del rapporto di lavoro. 

Un lavoratore che percepisce un salario di almeno
570 franchi mensili ha diritto all’intero importo degli assegni familiari,
anche qualora riceva indennità giornaliere dell’assicurazione contro gli
infortuni, che includono già gli assegni familiari. La possibilità di cumulare
gli assegni familiari e le indennità giornaliere non è limitata nel tempo.
Conformemente all’art. 10 cpv. 1 OAFami un lavoratore ha diritto agli assegni
familiari ancora per tre mesi, anche qualora il diritto legale al salario sia
estinto. Se allo scadere dei tre mesi il lavoratore percepisce ancora un
salario gli assegni continuano a essere versati.”

 

                                         La versione valida dal 12
maggio 2011 a pag. 52 marginale 517 enuncia che:

 

"  1/11 a) Se il salariato è impossibilitato a lavorare per malattia,
infortunio, gravidanza o adempimento di un obbligo legale, gli assegni
familiari gli sono versati ancora per il mese in cui è iniziato l’impedimento
al lavoro e per i tre mesi seguenti, indipendentemente dal fatto che egli
percepisca un salario o una prestazione assicurativa. 

 

b) Gli assegni familiari continuano a essere
versati se, scaduti i tre mesi, il lavoratore riceve ancora un salario e/o
indennità giornaliere secondo la LIPG, la LAI o la LAM per un totale di almeno
580 (570) franchi mensili. Non sono invece prese in considerazione le indennità
giornaliere dell'assicurazione contro gli infortuni e dell'assicurazione
malattie. La possibilità di cumulare gli assegni familiari e le indennità
giornaliere non è limitata nel tempo. 

c) Se non sono versati un salario e/o indennità
giornaliere secondo la LIPG, la LAI o la LAM per un totale di almeno 580 (570)
franchi mensili, il diritto agli assegni familiari si estingue allo scadere dei
tre mesi successivi all'inizio dell'impedimento al lavoro. 

d) Se il salariato è licenziato durante
l'impedimento al lavoro per i motivi summenzionati, il diritto agli assegni
familiari per i tre mesi successivi all'inizio dell'impedimento continua anche
oltre la data di cessazione del rapporto di lavoro. Scaduto questo periodo, gli
assegni familiari non vengono più versati, nemmeno se continuano a essere
versate indennità giornaliere secondo la LIPG, la LAI o la LAM per almeno 580
(570) franchi mensili.”

 

                                         La nota marginale 517
della versione valida dal 1° gennaio 2013 delle Direttive
concernenti la legge federale sugli assegni familiari (DAFam), attualmente
disponibile soltanto in lingua francese e tedesca (cfr. www.bsv.admin.ch/vollzug),
corrisponde a quella del 12 maggio 2011 salvo per l’adeguamento dell’importo di
fr. 580 a fr. 585.--.

 

                                         Sulla portata delle
direttive amministrative, cfr. DTF 132 V 121 consid. 4.4 pag. 125; STF
2C_105/2009 del 18 settembre 2009; STF E 1/06 del 26 luglio 2007 consid. 4.3).

 

                                         A
proposito dell'art. 10 OAFami cfr. pure U. Kieser e M. Reichmuth,
"Bundesgesetz über die Familienlagen". Ed.
Dike Verlag AG, Zurigo-San Gallo 2010, ad art. 13 n. 53 segg., pag. 208 segg.
(in particolare pag. 211-214).

 

                                         Al riguardo cfr. STCA
39.2012.10 del 15 aprile 2013.

 

                               2.4.   L’art. 8
della legge cantonale sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996 (LAF), in
vigore fino al 31 dicembre 2008, prevedeva che in caso di malattia o
infortunio, cessato il diritto al salario, l'assegno di base era corrisposto
per ulteriori dodici mesi.

 

                                         Il tenore
dell’art. 8 vLAF era il seguente:

 

" 
1 In caso di malattia o infortunio, cessato
il diritto al salario, l'assegno è corrisposto per ulteriori dodici mesi
consecutivi di incapacità al lavoro; dall'importo dell'assegno è dedotta la
quota-parte corrisposta allo stesso titolo dall'ente assicuratore.

 

2 Il diritto all'assegno si estingue con l'inizio del diritto ad una
rendita intera dell'assicurazione invalidità; l'assegno viene proporzionalmente
ridotto con l'inizio al diritto ad una rendita parziale dell'assicurazione
invalidità.

 

3 Il capoverso 1 è applicabile, per analogia, quando per malattia o
infortunio vengono a cessare le indennità dell'assicurazione contro la
disoccupazione."

 

                                         La nuova
legge cantonale sugli assegni di famiglia (Laf) del 18 dicembre 2008, entrata
in vigore il 1° gennaio 2009, originariamente all’art. 5 cpv. 2 prevedeva,
analogamente all’art. 8 vLAF, che “richiamato l’art. 10 OAFami, gli assegni
familiari sono versati ancora per il mese in cui è iniziato l’impedimento al
lavoro e per i dodici mesi seguenti, in caso di malattia o infortunio.
Dall’importo dell’assegno è dedotta la quota-parte corrisposta allo stesso
titolo dall’ente assicuratore.” (cfr. BU 7/2009 del 10 febbraio 2009 pag. 60).

 

                                         Il
Consiglio di Stato con il Messaggio del 17 marzo 2009 relativo alla modifica
della Legge sugli assegni di famiglia (n. 6186) ha, però, formalmente proposto
al Gran Consiglio di abrogare l’art. 5 cpv. 2 Laf, poiché tale disposto risultava
contrario al diritto federale che agli art. 13 cpv. 4 LAFam e 10 OAFami
disciplina in via esaustiva il diritto agli assegni familiari in caso di
impedimento al lavoro per malattia o infortunio.

 

                                         Nella
seduta del 17 dicembre 2009 il Gran Consiglio ha approvato la proposta del
Consiglio di Stato. 

                                         L’art. 5
cpv. 2 Laf è stato abrogato con effetto retroattivo al 1° gennaio 2009.

 

                                         Con
Messaggio del 1° giugno 2010 concernente la modifica della legge sugli assegni
di famiglia (n. 6364) è stato, poi, proposto il riconoscimento del diritto ad
assegni familiari per 12 mesi in caso di incapacità al lavoro per malattia dei
salariati non a carico delle casse per gli assegni familiari, bensì a carico
del Cantone.

 

                                         Con
questo Messaggio il Consiglio di Stato ha risposto all’invito espresso dalla Commissione della gestione e delle finanze e
ribadito dal Parlamento il 17 dicembre 2009, e meglio di “… voler inserire
nella Legge sugli assegni di famiglia del 18.12.2008 una normativa che preveda
una clausola di sussidiarietà, garantendo le prestazioni famigliari
facoltative” nel senso degli “assegni di famiglia in caso di malattia a partire
dal quarto mese di impedimento al lavoro fino al dodicesimo mese, con effetto
1° gennaio 2009”.

                                         Il
Messaggio n. 6364 è stato approvato dal Parlamento cantonale e il 1° gennaio
2011 sono entrati in vigore i nuovi art. 45a-45g Laf, relativi alle prestazioni
familiari in caso di malattia (cfr. BU 57/2010 del 10 novembre 2010 pag.
435-436).

 

                                         In
particolare l’art. 45a Laf ha il seguente tenore:

 

"  1Se
il salariato è impossibilitato a lavorare a causa di malattia e il suo diritto
agli assegni familiari è estinto in applicazione dell’art. 10 cpv. 1 OAFami,
egli ha ancora diritto a prestazioni familiari per il periodo successivo fino al
dodicesimo mese dall’inizio dell’impedimento, anche se il diritto legale al
salario è estinto.

2Dall’importo dell’assegno è dedotta la quota-parte
corrisposta allo stesso titolo dall’ente assicuratore.”

 

                                         Il 26
settembre 2011 il Granconsigliere Gianni Guidicelli ha presentato un’iniziativa
parlamentare elaborata per la modifica dell’art. 45a Laf (diritto agli assegni
per i disoccupati in malattia).

                                         Egli ha
chiesto che il cpv. 2 dell’art. 45a Laf abbia la seguente formulazione:

 

" 
2Il medesimo diritto è riconosciuto
ai disoccupati che beneficiavano del supplemento di cui all'art. 22 cpv. 1
LADI, esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione in caso di malattia
ai sensi dell'art. 28 cpv. 1 LADI.”

 

                                         e che l’attuale
cpv. 2 diventi il cpv. 3 (cfr. www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/inizelaborate/pdf/IE364.pdf).

 

                                         Al riguardo cfr.
STCA 39.2012.10 del 15 aprile 2013

 

                                         Con
Messaggio n. 6785 del 16 aprile 2013 il Consiglio di Stato ha risposto
all’iniziativa parlamentare del 26 settembre 2011, invitando il Parlamento a
non dar seguito alla stessa, ritenendo non opportuna un’estensione del diritto
alle prestazioni familiari cantonali ai disoccupati in malattia.

                                         Il
Consiglio di Stato ha così motivato la propria risposta:

 

" 
(…)

Considerando l’ipotesi più onerosa a livello di
numero di beneficiari (49 disoccupati in malattia che hanno esaurito le
prestazioni della LADI) ed il periodo massimo di diritto (11 mesi), nonché un
importo medio ponderato di prestazione di CHF 210.- al mese[i] e considerando 1 figlio per singolo beneficiario, la spesa per il Cantone può essere stimata in ca. CHF 0.12 mio all’anno
(CRB 210 Istituto delle assicurazioni sociali; nuovo compito). Nell’ipotesi di
2 figli per singolo beneficiario, la spesa sarebbe di CHF 0.24 mio.

A fronte di tale spesa, il Consiglio di Stato
rammenta nuovamente come l’impatto amministrativo potrebbe in concreto rivelarsi
del tutto sproporzionato, se confrontato, in particolare, con il numero dei
casi da trattare. La necessità di risorse supplementari può essere stimata in
0.2 unità.

Si ricorda infine che il costo andrebbe
interamente posto a carico del Cantone, trattandosi di prestazioni familiari
extra LAFam, con la sola partecipazione delle Casse di
compensazione per gli assegni familiari alle spese amministrative della Cassa cantonale di compensazione per gli assegni familiari,
organo che sarebbe preposto all’esecuzione e alla gestione di queste nuove
prestazioni.

(…)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/m6785.DOC)

 

                                         E’,
inoltre, utile evidenziare che nel presente caso gli art. 45a Laf segg. non
tornano applicabili all’assicurata che ha percepito a torto gli assegni
familiari dal settembre 2009 al 17 maggio 2011 poi chiestile in restituzione
dalla Cassa.

                                         Infatti,
la modifica della Laf in questione, come visto, è valida dal 1° gennaio 2011 e
concerne soltanto assicurati impediti a lavorare a causa di malattia.

                                         L’insorgente,
per contro, era inabile al lavoro a seguito di un infortunio occorsole nel
maggio 2009.

                                         Abbondanzialmente
va osservato che il 1° gennaio 2011 dall’inizio dell’impedimento a lavorare
erano comunque già trascorsi più di 12 mesi.

                                         La
ricorrente, pertanto, dal 1° gennaio 2011 non poteva in ogni caso vantare
alcuna pretesa di assegni familiari sulla base della Laf.

 

                               2.5.   L’art. 25
LPGA, afferente alla restituzione e applicabile agli assegni familiari in virtù
del rinvio di cui all’art. 1 LAFam, stabilisce che le prestazioni indebitamente
riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se
l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

                                      

                                         I
principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati
dal TFA anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto
l’egida di questa legge (cfr. STF 8C_938/2008 del 22 settembre 2009 consid.
3.1.; DTF 130 V 318 consid. 5). 

                                         L'obbligo
di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una
riconsiderazione o di una revisione della decisione con la quale sono state
attribuire le prestazioni (cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V
110 consid. 1.1; DLA 2006 p. 218 et DLA 2006 pag. 158).

 

                                         La
riconsiderazione e la revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53
LPGA, che ha codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore
(cfr. STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K
147/03 del 12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8
febbraio 2005).

 

                                         Analogamente
alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione
deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in
giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad
indurre ad una conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF
U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N°
14; DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).

 

                                         Più
precisamente le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore
scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non
potevano essere prodotti in precedenza (cfr. STF 8C_257/2011 del 14 giugno 2011
consid. 4).

 

                                         Inoltre,
l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza
dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2
LPGA, STF U 408/06 del 25 giugno 2007).

 

                                         Questi
principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza
una decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di
cosa giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid.
1.1).

 

                                         Circa
l'ulteriore presupposto necessario per poter riconsiderare una decisione,
ovvero quello dell'importanza particolare che deve rivestire la rettifica, vedi
pure la STFA C 24/01 e C 137/01 del 28 aprile 2003; STFA C 44/02 del 6 giugno
2002 e DLA 2000 N. 40, pag. 208. 

 

                               2.6.   L'art. 4
OPGA regola il condono.

                                         Se il
beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l’assicuratore
rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni
indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).

 

                                         Determinante
per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione
di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).

                                         Il
condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei
necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in
cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).

                                         Sul
condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).

 

                                         L'art. 5
OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:

 

"  1 La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25
capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge
federale del 19 marzo 1965 sulle
prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e
l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i
redditi determinanti secondo la LPC.

 

2 Per il calcolo delle spese
riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:

a. per le persone che vivono a casa:

    1.  quale
importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale: l’importo massimo
secondo le categorie di cui all’articolo 3b
capoverso 1 lettera a LPC,

    2.  quale
pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le categorie di cui
all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;

b. per le
persone che vivono in un istituto: quale importo per le spese personali, 4800
franchi l’anno;

c. per tutti,
quale importo forfetario per l’assicurazione obbligatoria delle cure
medico-sanitarie: il premio massimo per la rispettiva categoria secondo la
versione vigente dell’ordinanza del DFI3 sui
premi medi cantonali dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il
calcolo delle prestazioni complementari.

 

3 La franchigia per gli
immobili conformemente all’articolo 3c capoverso 1 lettera c LPC ammonta a 75
000 franchi. Il computo della sostanza nel caso di beneficiari di una rendita
di vecchiaia che vivono in un istituto o un ospedale (art. 3c cpv. 1 lett. c LPC)
ammonta a un decimo. Nel caso di persone parzialmente invalide è computato solo
il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è tenuto conto di
un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno in un istituto.

 

4 Sono computati come spese
supplementari:

a. per le persone sole, 8000 franchi;

b. per i coniugi, 12 000 franchi;

c. per gli
orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o
dell’AI, 4000 franchi per figlio.”

 

                                         Secondo
la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,
è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:

 

                                         -     l'interessato
ha percepito la prestazione indebita in buona fede;

                                         -     la
restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.

 

                                         Quindi,
qualora difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere
accordato.

 

                               2.7.   La buona
fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata indebitamente.
Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è stata determinata
da sua negligenza.

                                         Per quel
che concerne la buona fede, la giurisprudenza ha precisato che la stessa,
intesa come presupposto del condono, deve essere esclusa qualora i fatti che
hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di
annunciare o di informare) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza
grave. Viceversa, l'assicurato può prevalersi della buona fede quando l'atto o
l'omissione colpevole siano costitutivi solo di una violazione lieve
dell'obbligo di annunciare o di informare (cfr. STF 8C_865/2008 del 27
gennaio 2009 consid. 4; STFA del 16 giugno 2003 nella causa
C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29, consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N.
38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18, consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N.
14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7, consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V
97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176, consid. 3c, pag.
180).

 

                               2.8.   L'art. 28
LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

                                         Gli
assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente
all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1
LPGA).

                                                      Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire
gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e
per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).

 

                                                     Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di
lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo
caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il
diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le
informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

 

                                         L'art. 31
LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle
condizioni".

 

                                         L’avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

                                                      Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle
assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che
le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto
modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).

 

                                         Il dovere
di informare deve essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di
prestazioni.

                                         Devono
essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare
l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità
(cfr. STFA C 104/01 del 25 luglio 2001 consid. 2 in fine).

                                         Secondo
la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni
inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni
assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; DLA
1993/1994 N. 3 pag. 21).

 

                               2.9.   Nell’evenienza
concreta la Cassa ha negato la buona fede dell’assicurata, poiché non ha
comunicato di essere inabile al lavoro dal maggio 2009 a causa di un infortunio, non solo nel periodo primavera-estate 2009 quando si è trovata in uno
stato di salute compromesso – benché abbia potuto comunque sottoscrivere, il 17
agosto 2009, il formulario Richiesta assegni familiari per le salariate e i
salariati per l’ottenimento del diritto agli assegni familiari –, ma nemmeno
dopo l’emanazione della decisione di diritto agli assegni del 2 settembre 2009,
rispettivamente della nuova decisione aggiornata del 15 settembre 2010 (cfr.
doc. B; 8.b.; consid. 1.2.; 1.3.).

 

                                         La
ricorrente, per contro, dopo aver evidenziato, da una parte, di essere svizzera
per matrimonio ma di origini __________, trasferitasi in Svizzera alla fine
degli anni 90, dall’altra, di aver conseguito una formazione di assistente di
cure che le ha permesso di lavorare in tale settore, sostiene che la gravissima
aggressione subita nel maggio 2009 non le ha più permesso di riprendere il suo
lavoro e le ha causato uno stato di ambasce e angustia tale da impedirle -
seppur ancora in grado di agire nelle situazioni ordinarie di vita - di
rendersi conto di anomalie di dettaglio in procedure complesse, come attestato
dal Dr. med. __________.

                                         La stessa
ha, inoltre, fatto valere che nel periodo in questione il datore di lavoro le
versava gli assegni di famiglia via stipendio ordinario, per cui non potevano
nascere in lei dubbi riguardo alla correttezza della corresponsione di tali
prestazioni (cfr. doc. I; consid. 1.4.).

 

                             2.10.   Chiamata a
pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte rileva dapprima che il 17
maggio 2009 l’assicurata ha effettivamente subito un infortunio, e meglio un’aggressione
nell’ambito familiare (cfr. doc. I), con conseguente incapacità al lavoro al
100% perdurata fino al maggio 2011 (cfr. doc. 6.g. - 6.y.) che è stato assunto
dalla __________ (cfr. doc. 6.aa.).

 

                                         Al
momento del sinistro l’insorgente era alle dipendenze della __________ di __________
presso la quale lavorava dall’8 marzo 2007 con un grado di occupazione del 70%
e un salario annuo soggetto all’AVS di fr. 39'700.-- (cfr. doc. 1).

 

                                         Il 17
agosto 2009 la ricorrente ha firmato il formulario prestampato “Richiesta
assegni familiari per le salariate e i salariati” al fine di ottenere gli
assegni di famiglia in favore dei suoi figli __________ (__________.1986) e __________
(__________.1994), poi sottoscritta dall’Agenzia comunale AVS di __________ il
20 agosto 2009 (cfr. doc. 1).

 

                                         Il 2
settembre 2009 la Cassa ha emesso una decisione, indirizzata all’insorgente, con
cui le ha riconosciuto il diritto agli assegni familiari a far tempo dal 1° maggio
2009 (cfr. doc. 6.cc.).

 

                                         Questo
provvedimento indica esplicitamente, riguardo alla durata del diritto, che, in
caso di impedimento al lavoro del salariato per malattia o infortunio, gli
assegni sono versati per il mese in cui è iniziato l’impedimento e per i tre
mesi successivi, come pure l’obbligo di informare degli assicurati, ossia che “il
richiedente, il datore di lavoro e il beneficiario, devono informare immediatamente
la Cassa per gli assegni familiari di ogni e qualsiasi cambiamento che potrebbe
modificare il diritto all’assegno, in particolare ogni modifica che dovesse
subentrare rispetto alla situazione indicata sul formulario di richiesta (es.:
modifica della situazione familiare, personale, economica e/o lavorativa del
richiedente o di altri membri indicati, modifica e/o interruzione della
formazione della /e persone/e per la/e quale/i sono stati richiesti gli assegni
di formazione)” (cfr. doc. 6.cc.; la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Il datore
di lavoro ha versato all’assicurata, con lo stipendio/ind. infortuni, gli
assegni familiari in favore dei due figli dal mese di settembre 2009 (unitamente
agli arretrati da maggio 2009) al mese di maggio 2011 (cfr. doc. 6.hh-6bbb).

 

                                         Il 15
settembre 2010 la Cassa ha emanato nei confronti della ricorrente una nuova
decisione di attribuzione degli assegni familiari con effetto dal 1° gennaio
2010 (cfr. doc. 6.ccc).

 

                                         Tale
decisione riporta le medesime informazioni generali. Segnatamente la durata del
diritto e l’obbligo di informare, stampate sul provvedimento del 2 settembre
2009 menzionato sopra (cfr. doc. 6.ccc).

 

                                         L’assicurata,
tuttavia, mai ha comunicato alla Cassa la sua situazione di salute a seguito
dell’infortunio del maggio 2009, né la relativa inabilità al lavoro al 100%.

 

                                         L’amministrazione
è, infatti, venuta a conoscenza dell’incapacità lavorativa totale
dell’insorgente a far tempo dal maggio 2009 soltanto tramite lo scritto del 12
ottobre 2011 che il patrocinatore di quest’ultima ha inviato alla Cassa con
l’invito a intervenire, visto che nel calcolo della prestazione assistenziale
dell’assicurata venivano computati gli assegni familiari, benché dal maggio 2011, a seguito del termine del versamento delle indennità da parte dell’assicuratore LAINF, non venissero
più corrisposti alla medesima (cfr. doc. D).

 

                                         La Cassa,
conseguentemente, con decisione del 15 dicembre 2011, ha ordinato alla ricorrente di restituire l’importo di fr. 9'833.35 percepiti a torto a titolo
di assegni familiari dal 1° settembre 2009 al 17 maggio 2011 (cfr. doc. 7).

 

                                         L’assicurata,
dal canto suo, per sostanziare l’istanza di condono del rimborso richiesto
interposta il 20 gennaio 2012 (cfr. doc. 8.d.), in particolare per comprovare
la sua buona fede, ha prodotto un certificato medico del 19 gennaio 2012
rilasciato dal 

                                         

                                         Dr. med. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, del seguente tenore:

 

" 
Certifico che la sig.ra RI 1, __________.1954, __________
si trovava in mia cura durante tutto l’anno 2009. Posso anche certificare che,
durante il periodo della primavera – estate 2009, dopo il suo infortunio al ginocchio,
la paziente era in uno stato di ambasce e di sofferenza psichica tale che non
aveva coscienza dei propri obblighi particolari, in particolare dei dettagli
delle procedure amministrative complesse a cui sarebbe stata assoggettata.”
(Doc. 8.i. = doc. C)

 

                             2.11.   Attentamente
esaminati gli elementi fattuali del caso di specie, il TCA ritiene che per il periodo
dal 1° settembre 2009 alla fine del 2009 la documentazione agli atti non
consenta né di escludere né di ammettere con la necessaria tranquillità la
buona fede dell’assicurata.

 

                                         In
effetti, da una parte, la ricorrente, che ha firmato il formulario “Richiesta
assegni familiari per le salariate e i salariati” il 17 agosto 2009 (cfr. doc.
1; consid. 2.10.), non ha tempestivamente comunicato alla Cassa di aver subito
il 17 maggio 2009 un’aggressione che l’ha resa inabile al lavoro al 100%.

                                         Al
contrario dopo che la Cassa, a seguito della sua domanda dell’agosto 2009, le
ha riconosciuto il relativo diritto con decisione del 2 settembre 2009, la
quale, come visto, indica espressamente sia il limite temporale del diritto
agli assegni di tre mesi successivi al mese dell’inizio dell’impedimento al
lavoro a causa di infortunio, che l’obbligo di informare ogni cambiamento che
potrebbe modificare il diritto all’assegno (cfr. doc. 6.cc), ha percepito
mensilmente gli assegni familiari senza avvisare di alcunché l’amministrazione
(cfr. consid. 2.10.).

 

                                         Dall’altra,
il Dr. med. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha però attestato
che l’assicurata, la quale è stata in sua cura per tutto il 2009, durante la
primavera-estate 2009 si trovava in uno stato di ambasce e di sofferenza
psichica tale che non aveva coscienza dei propri obblighi particolari,
segnatamente riguardo a procedure amministrative complesse (cfr. doc. 8.i. =
doc. C; consid. 2.10.).

 

                                         Al
riguardo giova rilevare che il TCA con sentenza PC 81/93 del 12 gennaio 1995 ha accolto il ricorso di un assicurato, invalido e rimasto vedovo dopo aver vissuto di persona
le sofferenze della moglie malata, inoltrato contro un provvedimento di rifiuto
di condonare la restituzione di un importo di prestazioni complementari
percepite a torto dal marzo 1988 all’ottobre 1991.

                                         E'
infatti stato considerato che il ricorrente non aveva dichiarato determinati
redditi in buona fede, visto che, a causa del suo stato depressivo, la sua
capacità di discernimento era carente, anche se aveva continuato ad occuparsi
di sé stesso e del figlio dodicenne e a lavorare a tempo parziale presso il suo
precedente datore di lavoro.

                                          In
particolare questa Corte ha rilevato:

 

" 
(…)

Nel caso di specie,
l'istruttoria ha però permesso di accertare che il ricorrente, al momento della
richiesta della prestazione complementare e del ricevimento delle relative
decisioni, si trovava in una situazione sia fisica che psichica del tutto
particolare. In effetti, non più in giovane età ed invalido per motivi fisici
(problemi al cuore), si è trovato vedovo con un figlio di appena dodici anni,
dopo aver vissuto di persona per diversi mesi le sofferenze della moglie malata
di cancro (Doc. V). Lo stato depressivo in cui il ricorrente è caduto a seguito
di tali avvenimenti è stato accertato dal Dottor G. nel primo certificato
medico versato agli atti e riconfermato nel secondo (Doc. A). Malgrado i
problemi psichici, il ricorrente, come da lui stesso ammesso in sede di
verbale, ha continuato ad occuparsi personalmente di sé stesso e del figlio
anche dopo la morte della moglie. Posteriormente alla dichiarazione
dell'invalidità ha parimenti svolto parzialmente attività lavorativa presso il
suo precedente datore di lavoro.

Tali circostanze
parrebbero lasciar intendere che il ricorrente era ed è in grado di badare a se
stesso, malgrado la sua depressione.

A mente del TCA occorre
invece giungere ad un'altra conclusione. Infatti, le mansioni che era chiamato
a svolgere giornalmente vanno considerate elementari e ripetitive. Lo stesso
vale per quel che concerne gli atti quotidiani. La richiesta della prestazione
complementare e l'esame della decisione ad essa relativa comportava, invece,
un'attenzione superiore, difficilmente esigibile dal ricorrente in quelle
particolari circostanze. Ciò emerge pure più chiaramente dal secondo
certificato medico del Dottor G., secondo cui egli non ha potuto escludere che
i "disturbi di cui soffriva il ricorrente dopo la morte della moglie
abbiano potuto ripercuotersi negativamente anche sul modo di essere e di agire
di allora nella fattispecie".

In tali circostanze sulla
base del principio del libero apprezzamento delle prove (art. 85 cpv. 2 lett. c
LAVS e art. 9 cpv. 1 della legge cantonale) e di quello della verosimiglianza
preponderante che vige in ambito delle assicurazioni sociali (RAMI 1994 p.
210), il TCA ritiene che è perlomeno probabile che lo stato depressivo del
ricorrente abbia influito a tal punto sulla comprensione del formulario
relativo alla domanda di prestazione complementare e della decisione, da
escludere un suo comportamento colpevole. Come già suesposto, infatti, in caso
di carenza nel discernimento non può esservi da un punto di vista soggettivo la
violazione di un obbligo.

Vista l'assenza di colpa,
la buona fede del ricorrente va così protetta. (...)" (STCA PC 81/93 del
12 gennaio 1995 pag. 9-11)

 

                                         In
concreto, ritenuto, da un lato, che la domanda di assegni familiari è stata
sottoscritta il 17 agosto 2009 (cfr. doc. 1) e che la decisione di
riconoscimento del relativo diritto con l’indicazione della durata del diritto
e dell’obbligo di informare risale al 2 settembre 2009 (cfr. doc. 6.cc), ossia
al periodo estivo, dall’altro, che il Dr. med. __________ ha certificato che
nella primavera-estate 2009 l’assicurata si trovava in uno stato di ambasce e
di sofferenza psichica tale da non avere coscienza dei propri obblighi
particolari, si impongono degli ulteriori accertamenti volti a meglio determinare
se i disturbi di cui soffriva l’assicurata erano effettivamente tali da
compromettere la sua capacità di comprensione di formulari o decisioni e, in
tale caso, fino a quando esattamente è sussistita la menzionata incapacità.

 

                                         E’ vero
che, come esposto sopra, il Dr. med. __________, nel certificato del 19 gennaio
 2012, ha indicato che la ricorrente ha sofferto psichicamente in misura
maggiore nella primavera-estate 2009.

                                         E’
altrettanto vero, tuttavia, che lo psichiatra ha pure precisato di aver avuto
in cura l’assicurata per l’intero anno 2009 (cfr. doc. 8i = C; consid. 2.10).

 

                                         Pertanto
per maggiore tranquillità su questo punto si giustifica una verifica dello
stato di salute psichica dell’insorgente, in particolare della sua capacità di
intendere i suoi obblighi nei confronti dell’amministrazione, in relazione al
lasso di tempo da quando ha inoltrato la domanda di assegni familiari
nell’agosto 2009 al dicembre 2009.

 

                                         Più
specificatamente, dopo aver ottenuto lo svincolo dal segreto professionale da
parte della ricorrente, andrà interpellato il Dr. med. __________ al fine di
conoscere la reale situazione psichica dell’assicurata per il lasso di tempo agosto
– dicembre 2009, nonché le effettive implicazioni dal profilo della
comprensione di formulari (di richiesta di prestazioni sociali) e decisioni,
che richiedono un’attenzione superiore rispetto ad atti ordinari quotidiani.

 

                                         Qualora
dovesse emergere che l’insorgente per l’intero periodo indicato (agosto –
dicembre 2009), rispettivamente per un arco di tempo inferiore, presentava una
carenza nel discernimento, non può esservi da un punto di vista soggettivo la
violazione di un obbligo, in particolare dell’obbligo di informare, per cui
andrebbe riconosciuta la buona fede dell’assicurata per l’arco di tempo 1°
settembre – 31 dicembre 2009 o, se del caso, per un periodo più limitato con
inizio dal 1° settembre 2009.

 

                                         In caso
contrario, la buona fede della stessa deve essere negata.

 

                             2.12.   In una
sentenza 9C_675/2009 del 28 maggio 2010, il Tribunale federale ha ricordato che
l'accertamento dei fatti incombe in primo luogo
all'amministrazione in forza dell'obbligo derivante dall'art. 43 LPGA, secondo
il quale l'assicuratore esamina le domande, intraprende d'ufficio i necessari
accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha bisogno (cfr. per analogia
la sentenza 8C_122/2008 del 10 marzo 2008 consid. 3).

 

In simili condizioni, secondo il TCA si
giustifica nel caso concreto l'annullamento della decisione su opposizione impugnata nella misura in cui all’assicurata è stato negato
il condono della restituzione degli assegni familiari percepiti a torto per il
periodo settembre - dicembre 2009 e il rinvio degli atti alla Cassa perché
disponga indagini approfondite sulla base di quanto indicato da questa Corte al
consid. 2.11.

 

Sulla scorta delle relative risultanze, l’amministrazione si
pronuncerà nuovamente circa la buona fede o meno della ricorrente nel lasso di
tempo settembre - dicembre 2009.

 

                                         Qualora
sia da ammettere la sua buona fede, andrà pure esaminato l’ulteriore
presupposto del condono, ossia l'onere troppo grave (cfr. art. 25 LPGA e 4
OPGA; consid. 2.5., 2.6.).

 

                             2.13.   Per quanto attiene, invece, al
periodo dal mese di gennaio 2010 al 17 maggio 2011, considerato che il
Dr. med. __________ ha avuto in cura l’assicurata per il solo anno 2009 e che
quest’ultima mai ha fatto valere di aver continuato una terapia psichiatrica
presso un altro medico specialista, il comportamento della ricorrente non può
essere tutelato e ciò anche nel caso in cui per il periodo precedente dovesse
esserle riconosciuta la buona fede.

 

                                         In effetti, in primo
luogo, se da settembre a dicembre 2009 non dovesse essere ammessa la buona fede
dell’insorgente, in quanto, nonostante fosse in cura da uno psichiatra,
presentava comunque un’incapacità di discernimento che le impediva di
comprendere la portata e le conseguenze di richieste di prestazioni, di
decisioni al riguardo e di informazioni relative ai suoi obblighi, a maggior
ragione la buona fede non va riconosciuta per il periodo successivo.

 

                                         A seguito dell’emanazione
della decisione del 2 settembre 2009 l’assicurata avrebbe dovuto essere ben al
corrente sia della durata del diritto agli assegni in caso di impedimento al
lavoro per infortunio limitata al mese di inizio dell’impedimento e ai tre
successivi, che del suo obbligo di comunicare alla Cassa ogni avvenimento
particolare riguardante la sua situazione personale, lavorativa.

                                         Pertanto la stessa avrebbe
dovuto perlomeno contattare la Cassa per informarsi al riguardo.

 

                                         In secondo luogo, nell’ipotesi
in cui da settembre a dicembre 2009, o per un periodo più limitato da settembre
2009 (cfr. consid. 2.11.), dovesse essere ammessa la sua buona fede, risulta
ragionevolmente ammissibile che la ricorrente nel periodo seguente, consapevole
che a causa dei disturbi psichici in precedenza non era stata in grado di
gestire i suoi affari amministrativi e che comunque ogni mese riceveva gli assegni
familiari, rivedesse l’intera documentazione concernente le prestazioni
sociali, in particolare gli assegni familiari, comprensiva della decisione del
2 settembre 2009, per verificare i suoi diritti e i suoi doveri.

                                         Una volta appresa, dopo
attenta lettura non solo della prima pagina della decisione del 2 settembre
2009, bensì anche delle informazioni generali, la durata limitata del diritto
agli assegni in caso di impedimento al lavoro per infortunio, la medesima
avrebbe dovuto informare la Cassa circa la sua condizione di incapacità
lavorativa o perlomeno chiedere all’amministrazione ragguagli in merito.

 

                                         L’insorgente, tuttavia,
non ha proceduto in tale senso, violando il proprio obbligo di informare (cfr.
consid. 2.8.).

 

                                         L’assicurata,
del resto, nemmeno ha interpellato la Cassa dopo l’emanazione nei suoi
confronti della nuova decisione del 15 settembre 2010 con cui le è stato
rinnovato il diritto agli assegni familiari dal gennaio 2010 e dove veniva
ribadita la durata del diritto in caso di impedimento al lavoro per infortunio
limitata a tre mesi dopo il mese di inizio dell’impedimento, nonché l’obbligo
di informare ogni cambiamento che avrebbe potuto modificare il diritto agli
assegni (cfr. doc. 6.ccc).

 

                                         Il fatto
che il datore di lavoro abbia continuato a versarle gli assegni familiari non è
di alcun ausilio per la ricorrente.

 

                                         Infatti,
come chiaramente indicato sulle decisioni del 2 settembre 2009 e 15 settembre
2010 emesse dalla Cassa (cfr. doc. 6.cc; 6.ccc), l’obbligo di informare è a
carico del richiedente gli assegni familiari, del datore di lavoro, come pure
del beneficiario degli stessi.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, poi, l'errore dell’amministrazione non rimedia alla
mancanza di buona fede del ricorrente (cfr. DLA 2006 N. 29 pag. 312).

 

                                         Lo stesso
vale nel caso in cui il datore di lavoro, quale persona o servizio che
partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA;
U. Kieser e M. Reichmuth, op. cit., ad art. 1 n. 76,
pag. 52), ha concorso colpevolmente (violando intenzionalmente o per negligenza
grave i suoi doveri) alla corresponsione a torto di assegni familiari a un
assicurato.

                                         In tale
caso non è esclusa una pretesa di risarcimento danni nei confronti del datore
di lavoro in applicazione dell’art. 25 lett. c LAFam combinato con l’art. 52
LAVS (cfr. U. Kieser e M. Reichmuth, op. cit., ad art.
25 n. 29, pag. 355).

 

                                         Va,
altresì, ricordato che per negare la buona fede di un assicurato non è
necessario un comportamento doloso, né fraudolento (cfr. STFA C 103/06 del 2
ottobre 2006).

 

                                         L’asserzione ricorsuale
secondo cui l’assicurata non possiede una perfetta conoscenza della lingua
italiana (cfr. doc. I pag. 2) si rivela, infine, ininfluente.

                                         In proposito va osservato
che la ricorrente si è comunque trasferita in Svizzera dall’__________ da molti
anni, ovvero dalla fine degli anni 90 (cfr. doc. I pag. 2).

                                         Inoltre, nel caso in cui
non le fosse stato chiaro quanto contemplato nelle decisioni del 2 settembre
2009 e del 15 settembre 2010, avrebbe dovuto informarsi al riguardo presso la
Cassa stessa.

 

                             2.14.   Alla luce di
quanto sopra esposto, il TCA, non potendo riconoscere la buona fede della
ricorrente per il periodo gennaio 2010 - 17 maggio 2011, primo presupposto per
ottenere un eventuale condono, deve confermare la decisione su opposizione
nella misura in cui ha negato il condono della restituzione degli assegni
familiari percepiti indebitamente dal mese di gennaio 2010 al 17 maggio 2011.

 

                                         A titolo
abbondanziale giova rilevare che un'eventuale soluzione confacente alle
esigenze dell’assicurata deve essere concordata con la Cassa. 

                                         Questo
tema non è, comunque, oggetto della presente vertenza e pertanto il TCA non è
tenuto ad occuparsene (cfr. DTF 123 V 230 consid. 3e; STCA 39.2012.14 del 20
febbraio 2013 consid. 2.16.; STCA 39.2009.1 del 10 settembre 2009 consid.
2.13.; STCA 39.2005.10 del 22 marzo 2006 consid. 2.21.).

 

                             2.15.   La
ricorrente, risultando parzialmente vincente in causa ed essendo patrocinata da
__________ dello RA 1, il quale può essere ritenuto persona qualificata per la
questione giuridica considerata, ha quindi diritto all’importo di fr. 700.-- a
titolo di ripetibili (cfr. STF 9C_217/2007 del 8 aprile 2008 consid. 6, STFA
U 284/99 del 13 gennaio 2000 consid. 6; DTF 126 V 11; RDAT II-1993, N. 67; RCC
1992 pag. 433 consid. 2a; RCC 1985 pag. 411 consid. 4; DTF 108 V 271 = RCC 1983
p. 329; STCA 39.2010.18-19 del 7 marzo 2011; STCA 36.2010.124 del 24 febbraio
2011).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi .

                                         §    La decisione su
opposizione impugnata è annullata nella misura in cui a RI 1 è stato negato il
condono della restituzione degli assegni familiari percepiti da settembre a
dicembre 2009.

                                         §§ Gli atti sono rinviati
alla Cassa affinché proceda come indicato ai consid. 2.11.; 2.12.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La Cassa CO
1 verserà alla ricorrente fr. 700.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti