# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3e3146b2-087b-5e3f-8862-43b50e11258b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-03-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 28.03.2014 72.2013.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2013-51_2014-03-28.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2013.51

  	
  Lugano,

  28 marzo 2014/rs 

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone Ticino

  
	
  La Corte
  delle assise correzionali di Lugano

  
	
   

  
						

 

	
  composta da:

  	
  giudice Amos Pagnamenta, Presidente

  
	
   

  	
  MLaw Cristina Laghi, segretaria

  

 

sedente nell’aula penale
minore di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

nella causa penale      Ministero
Pubblico

 

	
  contro

  	
  IM 1

  rappresentato dall’avv. DUF 1 

  

 

	
  imputato, a norma dell'atto
  d'accusa 46/2013 del 24.5.2013 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

  

 

 

Infrazione grave alle norme della circolazione 

per avere,

in data 2 marzo 2013,

a __________, lungo l’autostrada __________, all’altezza
dell’uscita di __________,

viaggiando in direzione di __________,

non osservando gravemente i limiti di velocità consentiti,

segnatamente circolando a bordo del veicolo VW Polo GTI, targato
TI __________ alla velocità di 151 km/h (già dedotti i 5 km/h di tolleranza) lungo un tratto stradale in cui il limite consentito era di 80 km/h, superando pertanto la velocità concessa di 71 km/h,

violato intenzionalmente le norme elementari della circolazione
stradale,

correndo con ciò il forte rischio di causare un incidente della
circolazione con feriti gravi o morti;

 

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo suindicate;

reato previsto: dagli art. 90 cpv. 3 LCStr e art. 90 cpv. 4
LCStr;

 

 

Presenti:                     -   il Ministero pubblico, rappresentato
dalla Procuratrice Pubblica PP 1; 

                                     -   l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1.

 

 

Espletato il
pubblico dibattimento dalle ore 09:30 alle ore 11:25.

 

 

Sentiti:                        -   la Procuratrice Pubblica PP
1, la quale formula e motiva le seguenti conclusioni: 

La novità legislativa del 2013 per quanto riguarda i pirati della
strada è un fatto nuovo per le nostre aule. L’evoluzione degli incidenti
stradali sulle strade ha portato il legislatore svizzero ad inasprire le pene
per i casi gravi, tra i quali rientra il superamento grave della velocità
permessa. Quando la legge è chiara, come nel caso specifico, non può che essere
interpretata alla lettera. Tra i motivi di applicazione dell’art. 90 cpv. 3
LCStr vi è, secondo il legislatore, il grave superamento del limite di velocita
e ciò indipendentemente dalla tipologia della strada. La dottrina è al
proposito univoca. Nell’art. 90 cpv. 4 LCStr la distinzione viene effettuata
sulla base delle velocità massime consentite, e non sulla base delle diverse
tipologie di strada. La PP riassume il rapporto di Polizia. L’accertamento è
stato effettuato tramite un regolare e riconosciuto apparecchio laser.
L’indicazione del limite era ben visibile, su entrambi i lati della strada. La
pregiudiziale difensiva, ovvero di aver visto il cartello indicante 100 Km/h quale limite, è di sicuro tardiva ai fini dell’odierno dibattimento. I segnali erano ben
visibili da chiunque e l’obbligo di IM 1 era quello di rispettare i limiti e
dunque di non guidare ad una velocità superiore agli 80 km/h. L’imputato, al contrario, ha superato di oltre 60 km/h la velocità consentita di 80 km/h, adempiendo così alle condizioni d’applicazione dell’art. 90 cpv. 4 lett. c
LCStr. 

L’imputato è peraltro partito da fermo dalla rotonda, o comunque
da una velocità minima, raggiungendo in breve tempo i 156 km/h. Ciò sta ad indicare che ha compiuto una forte accelerazione. 

Per quanto attiene alla pena, l’art. 90 cpv. 3 LCStr prevede una
pena detentiva minima di 12 mesi. IM 1 è un neopatentato con licenza di
condurre in prova, non ancora definitiva. Non ha precedenti penali, ma ha già
in passato superato i limiti consentiti in un’occasione. La Procuratrice
Pubblica propone quindi una pena detentiva di 15 mesi. Non essendovi precedenti
e non potendo formulare una prognosi negativa, chiede che la pena venga sospesa
per un periodo di prova di 3 anni;

 

 

                                     -   l’avv. DUF 1,
difensore d’ufficio dell’imputato IM 1, la quale formula e motiva le seguenti
conclusioni: 

L’imputato viaggiava a 156 Km/h su un tratto autostradale sul quale il limite di velocità è di 100 km/h, e non 80 km/h. Non sono quindi dati i presupposti per l’applicazione dell’art. 90 cpv. 3 LCStr. Non vi è
prova che su tutto il tratto stradale, dopo i cartelli indicanti 80 km/h visibili sulla fotografia agli atti, vigesse questo limite. Chiede pertanto il
proscioglimento dal reato di cui all’AA. 

In via subordinata, nella denegata ipotesi in cui la Corte fosse
convinta che il limite di velocità fosse di 80 km/h, la difesa ritiene che la definizione di pirata della strada non ritorni applicabile in
concreto. Cita l’USTRA, secondo cui in caso di infrazioni commesse in
autostrada, le norme contro i pirati della strada sono applicabili solo in caso
di superamenti di almeno 80 km/h. Anche secondo l’UPI è pirata della strada
chi, sull’autostrada, effettua un superamento di almeno 80 km/h. Nel caso specifico IM 1 si trovava in autostrada. Il limite di velocità non  è stato
superato di almeno 80 km/h e dunque le norme di cui all’AA non sono
applicabili. Cita Mizel, PJA, vol. 22, pag. 196. Cita poi le raccomandazioni
della CAIS sulla commisurazione della pena, la quale si basa sul luogo in cui
avviene il superamento della velocità. 

Ribadisce quindi che il superamento di velocità di IM 1 non
rientra nel campo d’applicazione delle norme che sanzionano i pirati della
strada, ritornando semmai applicabile unicamente l’art. 90 cpv. 2 LCStr, reato
punibile con una pena pecuniaria. 

Evidenzia come le nuove norme dovrebbero essere applicate
restrittivamente. La definizione di pirata della strada risulta altamente
problematica anche secondo Hans Giger. Secondo questo autore, il cpv. 4
dell’art. 90 LCStr, con il suo automatismo, vorrebbe ignorare completamente
l’elemento soggettivo; tuttavia, sempre secondo Giger, una norma con una pena
minima talmente elevata non deve prescindere dall’apprezzamento della Corte. Le
sanzioni del cpv. 4 sarebbero dunque, secondo detto autore, unicamente da
applicare ai casi in cui siano adempiuti pure i requisiti di cui al cpv. 3. 

La difesa argomenta inoltre che l’autore di un delitto di
pirateria della strada deve avere infranto intenzionalmente le norme elementari
della circolazione. Nel caso concreto, l’intenzionalità  non è data, essendo IM
1 convinto che il limite di velocità in quel tratto fosse di 100 km/h. Non era inoltre consapevole di andare ad una velocità così sostenuta. La difesa rileva
infine che la situazione sull’autostrada, come risulta dal rapporto di polizia,
al momento dei fatti non era tale da creare un pericolo per gli altri utenti
della strada. Bisogna inoltre ricordare la motivazione che ha spinto IM 1 a
premere il piede sull’acceleratore, ovvero il fatto che il nonno materno si
trovava in ospedale. Ritenuta l’insussistenza di base legale, la difesa chiede
quindi il proscioglimento di IM 1 per i reati di cui all’AA.

 

 

 

Considerato,                  in
fatto ed in diritto

 

 

                                    I.   vita e precedenti
penali

 

                                   1.   IM 1 è nato il __________
ed è cresciuto a __________ con i genitori, un fratello ed una sorella,
entrambi più grandi di lui. Dopo le scuole dell’obbligo ha frequentato il
tirocinio quale impiegato di commercio presso il __________, al termine del
quale ha lavorato presso la ditta __________ fino al 2011. Da allora è
impiegato di commercio di vendita al dettaglio presso il __________, percependo
un salario lordo di CHF 3'751.00, corrispondente a circa CHF 3'300.00 netti.
Non ha debiti eccettuato quello derivante dal leasing dell’automobile (VI
23.04.2013, AI 8, pag. 3).

 

Dal punto di vista famigliare egli è sposato e padre di una figlia
di 3 mesi (VI 28.03.2014, all. 1 al verbale del dibattimento, pag. 1).

 

Quo ai suoi precedenti penali, risulta incensurato (AI 11).

 

In qualità di automobilista é titolare della licenza di condurre
in prova rilasciata il 16 aprile 2010, con scadenza il 14 aprile 2013. Non è
stato oggetto di provvedimenti amministrativi (doc. TPC 8), sebbene egli stesso
dichiari di aver ricevuto una multa nel 2010 per un eccesso di velocità (VI
23.04.2013, AI 7, pag. 3; VI 28.03.2014, allegato 1 al verbale del
dibattimento, pag. 2,).

 

 

                                   II.   Circostanze del fermo

 

                                   2.   IM 1 è stato fermato
il 2 marzo 2013 alla guida della vettura WV Golf GTI targata __________
nell’ambito di un controllo di velocità svolto sulla tratta autostradale che
conduce all’uscita della A2 in territorio di __________. Da tale controllo è
emerso che l’imputato viaggiava a 151 km/h su di un tratto in cui la velocità massima consentita era 80 km/h prescritti. 

 

Le condizioni atmosferiche erano buone ed il manto stradale
asciutto. Non risultano agli atti indicazioni particolari concernenti il
traffico, sebbene la presenza di altri utenti della strada risulta dalla
documentazione fotografica allegata al rapporto di Polizia (AI 4, allegato 4).

 

 

 

 

                                  III.   Risultanze
predibattimentali e dibattimentali

 

                                   3.   Considerata l’entità
dell’eccesso di velocità rilevata dalla Polizia, IM 1 è stato verbalizzato
circa 1 ora dopo il fermo alla presenza del difensore d’ufficio. In tale occasione
gli sono state contestate le risultanze del controllo di velocità e in
particolare che l’apparecchio laser TruCam aveva registrato una velocità
punibile, previa deduzione della tolleranza, di 151 km/h, in luogo degli 80 km/h prescritti, ovvero con un superamento di 71 km/h (cfr. AI 4, allegato 1).

 

L’imputato così ha spiegato le circostanze di detto eccesso di
velocità: 

 

"
venivo da __________ ed ero diretto all’__________, dove ero
stato chiamato dai miei genitori che erano sul posto, in quanto mio nonno si
trovava li ricoverato” 

(VI 2.03.2013, AI 4, allegato 1, pag. 3).

 

Interrogato in punto alla sua consapevolezza del limite vigente
sul tratto di strada oggetto del controllo, IM 1 ha risposto: 

 

"
sinceramente ero convinto che il limite fosse di 100 km/h” 

(VI 2.03.2013, AI 4, allegato 1, pag. 4).

 

Alla domanda a sapere se avesse qualcosa da aggiungere sui fatti,
l’imputato ha risposto: 

 

"
Da parte mia non ho nulla da aggiungere. Vorrei precisare che la
mia elevata velocità è stata causata dalla chiamata dei miei genitori per lo
stato psico-fisico di mio nonno che si trova tutt’ora ricoverato presso l’__________”

(VI 2.03.2013, AI 4, allegato 1, pag. 4).

 

                                   4.   Interrogato dalla
Procuratrice Pubblica (in seguito PP) il 23 aprile 2013 alla presenza del
difensore d’ufficio, IM 1 ha confermato quanto dichiarato davanti alla Polizia,
precisando di possedere la licenza di circolazione dal 16.04.2010, che la
stessa era in prova fino al 14.04.2013 e che la vettura non era di sua
proprietà bensì in leasing (VI 23.04.2013, AI 8, pag. 1 righe 29 e segg., pag.
2, righe 4 e segg. 2).

 

Confrontato dalla PP alle risultanze del controllo laser,
segnatamente che il radar aveva registrato una velocità punibile di 151 km/h su un tratto di strada “in cui vi è il limite prescritto di 80 km/h”, l’imputato ha risposto “sì, ne ho già preso atto” (VI 23.04.2013, AI 8, pag. 2,
righe 10 e segg.).

 

IM 1 ha precisato poi che il motivo per il quale stava circolando
a detta velocità era riconducibile al fatto che: 

 

"
qualche giorno prima di essere fermato mio nonno è stato
ricoverato per una polmonite, circostanza che io conoscevo. Il giorno dei fatti
qui in oggetto, poco prima di partire da casa, nel primo pomeriggio, ho
ricevuto una telefonata dai miei genitori. Io avevo capito che la situazione di
mio nonno si era aggravata e quindi mi è venuta l’ansia. Ho poi capito di aver
inteso male la chiamata di mia mamma perché la salute di mio nonno era stabile.
Il nonno nel frattempo è stato dimesso dall’ospedale e si trova in cura in casa
anziani” 

(VI 23.04.2013, AI 8, pag. 2, righe 15 e segg.).

 

L’imputato ha dichiarato di essere a conoscenza del fatto che
dall’inizio del 2013 erano entrate in vigore le norme relative ai cosiddetti “pirati
della strada” (VI 23.04.2013, AI 8, pag. 2, righe 24 e segg.).

 

Confrontato alla contestazione della PP secondo cui tali nuove
disposizioni ritornassero applicabili a chi supera di almeno 60 km/h il limite consentito di 80 km/h, IM 1 ha affermato:

 

"
mi scuso di essere andato così veloce. ADR che non mi ero proprio
reso conto che andavo così veloce” 

(VI 23.04.2013, AI 8, p. 2, righe 32 e segg.).

 

L’imputato ha dichiarato in fine di essere già incorso, nel 2010, in un controllo radar, ricevendo una multa di CHF 120.00 per un superamento di velocità di 11 km/h (VI 23.04.2013, AI 8, p. 3, righe 1 e segg.).

 

                                   5.   In occasione
dell’interrogatorio dibattimentale del 28 marzo 2014 l’imputato ha riferito che
la licenza di condurre gli è stata nel frattempo revocata per la durata di due
anni e che tale fatto non ha comportato ripercussioni sulla sua attività
professionale, rimasta quella di cui aveva riferito nel verbale
d’interrogatorio dinnanzi al PP 23.04.2013 (VI 28.03.2014, pag. 2, allegato 1
al verbale del dibattimento).

 

Egli è peraltro chiamato a partecipare, nell’ottica del
riottenimento della licenza, a tre corsi di guida sicura (il cui primo si era
svolto il giorno prima del pubblico dibattimento) e a dodici sedute presso lo
psicologo dell’__________ (VI 28.03.2014, pag. 2, allegato 1 al verbale del
dibattimento).

L’imputato ha precisato peraltro che la pregressa infrazione da
egli menzionata davanti alla PP aveva avuto luogo a __________ nel corso del
2010, senza tuttavia essere in grado di precisare la data (VI 28.03.2014, pag.
2, allegato 1 al verbale dibattimentale, pag. 2).

 

Confrontato all’accusa, ai fatti e alle risultanze della procedura
preliminare, l’imputato ha ammesso di aver circolato alla velocità di 151 km/h punibili, aggiungendo che “pensavo però che il limite fosse 100 km/h” (VI 28.03.2014, allegato 1 al verbale del dibattimento).

 

Interrogato dal Presidente a sapere se non avesse visto il cartello
indicante il limite di 80 km/h, IM 1 ha dichiarato: 

 

"
Ho visto quel cartello con indicato 80 km/h. Mi sembrava però anche di aver visto il cartello di 100 km/h successivamente” 

(VI 28.03.2014, pag. 2, allegato 1 al verbale del dibattimento).

 

Alla domanda della PP volta a chiarire per quale motivo tale
circostanza non fosse stata riferita in occasione dei precedenti verbali, IM 1 ha
risposto: 

 

"
Mi pareva di averlo detto” 

(VI 28.03.2014, pag. 2, allegato 1 al verbale dibattimentale, pag.
2).

 

Per quanto concerne il pubblico dibattimento, nel corso del
medesimo, la difesa ha chiesto di versare agli atti un filmato (girato dalla
stessa legale il giorno precedente il dibattimento) da cui risulta che il
limite oggi vigente su quel tratto di strada è di 100 km/h. Da parte sua la Procuratrice Pubblica ha chiesto di produrre il rapporto di complemento
della Polizia Cantonale di data 27.03.2014. Tali mezzi probatori sono stati
acquisiti agli atti quali doc. dib. 1 e doc. dib. 2. 

 

                                   6.   A seguito
dell’accettazione da parte dell’Assemblea Federale del programma Via Sicura,
il 1° gennaio 2013 è entrato in vigore il primo “pacchetto” della
revisione delle norme della circolazione stradale. Tra le modifiche introdotte
figurano i nuovi capoversi 3 e 4 dell’art. 90 LCStr, norme chiamate a
sanzionare i comportamenti particolarmente gravi (e pertanto pericolosi)
assunti dai cosiddetti “conducenti spericolati” (Raser, chauffards).

 

Il nuovo art. 90 cpv. 3 LCStr prevede che: ”è punito con una
pena detentiva da uno a quattro anni chiunque, violando intenzionalmente norme
elementari della circolazione, corre il forte rischio di causare un incidente
della circolazione con feriti gravi o morti, segnatamente attraverso la grave
inosservanza di un limite di velocità, l'effettuazione di sorpassi temerari o
la partecipazione a gare non autorizzate con veicoli a motore”. 

 

Tale norma viene quindi a descrivere una forma
qualificata dell’infrazione grave delle regole della circolazione di cui
all’art. 90 cpv. 2 LCStr (DTF 1B 98/2013; DTF 1B 275/2013; vedasi anche Alain
Macaluso, Des contraventions à la violation grave des règles de la
circolation routière, Franz Werro / Thomas Probst, Journées du droit de
la circulation routière, 2012; Cédric Mizel, Le délit de chauffard et sa
répression pénale et administrative, PJA 2013, pag. 189 e segg. ;
Julien Délèze/Hervé Dutoit, Le délit de chauffard au sens de l’art. 90 al. 3
LCR : éléments constitutifs et proposition d’interprétation, PJA 2013,
pag. 1202).

 

Gli elementi costitutivi del reato di cui all’art. 90 cpv. 3 LCStr
sono, come nel caso dell’art. 90 cpv. 2 LCStr, l’infrazione intenzionale e
oggettivamente grave di una norma fondamentale della circolazione e,
cumulativamente, la creazione di un forte rischio d’incidente con feriti gravi
o morti (Cédric Mizel, op. cit, PJA 2013, p. 189).

 

Nella sua decennale giurisprudenza il Tribunale Federale ha più
volte ribadito che, tenuto conto delle circostanze concrete del caso, tutte le
norme della circolazione possono risultare “fondamentali”. Analogamente,
l’infrazione di ognuna di tali norme può, potenzialmente, risultare “grave”
(DTF 119 IV 243). Per quanto attiene al forte rischio di causare un
incidente con feriti gravi o morti, risulta sufficiente una messa in pericolo
astratta accresciuta (RDAF 1974 303; Cédric Mizel, op.cit.).

 

Dal profilo soggettivo, l’art. 90 cpv. 3 LCStr richiede
l’infrazione intenzionale delle norme della circolazione, il dolo eventuale
risultando tuttavia sufficiente (DTF 6B 284/2011). 

 

                                  7.   In ambito di
inosservanza di un limite di velocità, l’art. 90 cpv. 4 LCStr stabilisce che il
capoverso 3 “è in ogni caso applicabile se la velocità massima consentita è
superata:

a. di almeno 40 km/h dove la velocità massima consentita è di 30 km/h;

b. di almeno 50 km/h dove la velocità massima consentita è di 50 km/h;

c. di almeno 60 km/h dove la velocità massima consentita è di 80 km/h;

d. di almeno 80 km/h dove la velocità massima consentita è più
di 80 km/h”.

 

L'utilizzazione da parte del legislatore dei termini "in tutti
i casi" ("in jedem Fall", "toujours")
indica la volontà di creare un automatismo di applicazione del capoverso 3
dell'art. 90 LCStr allorquando i limiti di velocità di cui al capoverso 4 della
medesima disposizione sono raggiunti e superati.

 

Secondo la dottrina maggioritaria, attraverso tale formulazione,
il legislatore ha previsto una presunzione legale irrefutabile ai sensi della
quale l’art. 90 cpv. 3 LCStr è sempre applicabile quando le sopracitate soglie
sono raggiunte e superate (Cédric Mizel, op. cit.). Peraltro, seppur tentando
di proporre una differente interpretazione alle norme entrate in vigore il 1°
gennaio 2013, anche Délèze e Dutoit riconoscono che “riprendendo, di fatto,
lo schematismo imposto dal Tribunale Federale nel quadro dell’art. 90 cpv. 2
LCStr, vi è da ritenere che il legislatore ha voluto creare una presunzione
legale irrefutabile, basata sul solo elemento oggettivo della velocità. Risulta
dunque sufficiente che l’automobilista superi i limite posti dall’art. 90 cpv.
4 LCStr per renderlo perseguibile sulla base dell’art. 90 cpv. 3 LCStr”.
(Julien Délèze / Hervé Dutoit, op. cit., PJA 2013, p. 1202).

 

Analogamente, Weissenberger indica che l’applicazione dell’art. 90
cpv. 3 LCStr interviene non appena le soglie limite di cui al capoverso 4 sono raggiunte
e superate e ciò indipendentemente dalle particolarità del caso. Queste andranno poi considerate nell’ambito della commisurazione
della pena: “Sobald die in der Raser-Strafnorm festgelegte Geschwindigkeitsüberschreitungen
erreicht oder überschritten sind, ist die Qualifikation zwingend erfüllt. Das
gilt somit unabhängig davon, ob besonders günstige Strassenverkehrsverhältnisse
oder entlastende individuelle Umstände beim Lenker vorliegen. Die Umstände des
Einzelfalls sind aber bei der Strafzumessung zu berücksichtigen” (Philippe
Weissenberger, Reformpaket „Via Sicura“: Wichtigste Neuerungen und
Adwendungsprobleme, Jahrbuch zum Strassen-verkehrsrecht 2012).

 

Così come ha avuto modo di decidere il Tribunale
Cantonale di San Gallo “Die Qualifikation ist unabhängig davon, ob besonders
günstige Strassen- oder Verkehrsverhältnisse vorlagen, erfüllt. Das Lenken
eines Motorfahrzeugs mit solchen Geschwindig-keiten birgt ex lege das Risiko
eines Unfalls mit Schwerverletzten oder Todesopfern (Maurer in: Kommentar StGB,
Donatsch/ Flachsmann/ Hug/ Maurer/Riesen-Kupper/Weder, 2013, Art. 90 SVG N 29
und N 33)” (AK 2013.89, 29.05.2013).

 

Il Messaggio del Consiglio Federale, elaborato
nell’ambito dell’analisi dell’iniziativa “Protection contre les chauffards”,
i cui princìpi sono confluiti nel testo legale entrato in vigore, è del resto
esplicito su questo punto: “les excès de vitesse particulièrement importants
doivent être systématiquement considérés comme une infraction pénale qualifiée
afin que la définition d’un chauffard et la peine à prononcer en conséquence ne
soient pas laissées à la seule appréciation des juges” (FF 2012
5066)".

 

Del resto, nell’ambito del superamento dei limiti di velocità, con
giurisprudenza costante, il Tribunale Federale ha stabilito - in particolare
con l’obiettivo di assicurare la parità di trattamento - che, indipendentemente
dalle buone condizioni di circolazione o dell’eccellente reputazione di
conducente dell’automobilista trasgressore, vi è un caso grave di violazione
delle norme della circolazione stradale ai sensi dell’art. 90 cpv. 2 LCStr
quando il superamento del limite di velocità raggiunge all’interno dell’abitato
i 20 km/h e, fuori da località abitate e sulle autostrade, rispettivamente i 30 km/h e i 35 km/h (CCRP 17.2009.4; CARP 17.2011.81 e relativi riferimenti).

 

Giusta l’art. 27 cpv. 1 LCStr, l’utente della strada deve
osservare i segnali e le demarcazioni stradali, mentre in ossequio dell’art. 32
cpv. 1 LCStr, la velocità deve sempre essere adattata alle circostanze, in particolare
alle peculiarità del veicolo e del carico, come anche alle condizioni della
strada, della circolazione e della visibilità. Giusta i cpv. 2 e 3 dell’art. 32
LCStr, il Consiglio Federale limita la velocità dei veicoli a motore su tutte
le strade, ritenuto che la velocità massima stabilita può essere ridotta o
aumentata, per determinanti tratti di strada, dall’autorità competente, di
principio, salvo eccezioni, soltanto in virtù di una perizia. 

 

Conformemente all’art. 4a ONC, sulle autostrade la velocità
massima dei veicoli può raggiungere, se le condizioni della strada, della
circolazione e della visibilità sono favorevoli, i 120 km/h. Se dei segnali indicano altre velocità massime, esse sono applicabili al posto delle
limitazioni generali di velocità. Giusta l’art. 108 OSStr, per evitare o
attenuare pericoli particolari della circolazione stradale, per ridurre un
carico ambientale eccessivo o per migliorare la fluidità del traffico,
l’autorità o l’Ufficio federale può ordinare deroghe alle limitazioni generali
della velocità su determinati tratti di strada. La riduzione della velocità
sulle autostrade può arrivare fino a 60 km/h (art. 108 cpv. 5 lett. a OSStr).

 

 

                                   8.   Nella presente
fattispecie IM 1 ha accettato le risultanze del controllo di velocità e la
velocità imputatagli, contestando tuttavia in occasione del pubblico
dibattimento che sul tratto stradale vigesse il limite di 80 km/h.

 

Nella propria arringa il difensore ha infatti sostenuto che: 

 

"
L’imputato viaggiava a 156 km/h su un tratto autostradale sul quale il limite di velocità è di 100 km/h, e non 80 km/h” 

(VI 28.03.2014, pag. 4, allegato 1 al verbale dibattimentale).

 

Si impone pertanto in primo luogo di esaminare tale contestazione
inerente una circostanza fattuale.

 

                               8.1.   A mente della Corte
non sussiste dubbio alcuno che, all’epoca dei fatti, sul tratto di strada in
oggetto vigeva il limite di 80 km/h.

 

In primo luogo, il rapporto di Polizia 3 marzo 2013 indica: 

 

"
velocità rilevata 156 km/h; velocità consentita 80 km/h; velocità punibile 151 km/h (dedotta tolleranza di 5 km/h). Vista la velocità eccessiva punibile superante di almeno 60 km/h la velocità massima consentita di 80 km/h, si applicava il capoverso 3 dell’art. 90 LCStr” 

(AI 4, pag. 2). 

 

Tali circostanze sono peraltro state oggetto di puntuali
contestazioni in occasione del primo verbale d’interrogatorio dell’imputato
(cfr. VI 02.03.2013, AI 4, allegato 1, p. 3).

 

In secondo luogo, la documentazione fotografica allestita come da
prassi in occasione di controlli di velocità attesta che all’uscita della
rotonda “__________” in direzione di __________ erano ben visibili due cartelli
indicanti la velocità massima consentita di 80 km/h (vedasi AI 4, allegato 5, seconda fotografia).

 

In terzo luogo, il certificato della segnaletica stradale conferma
che sul tratto stradale oggetto del controllo di velocità, il limite vigente
era di 80 km/h. In particolare, all’uscita della rotonda era prevista la
presenza di due segnali no. 2.30, corrispondenti al predetto limite di velocità
(AI 4, allegato 8). 

 

In fine, il rapporto di complemento di data 27 marzo 2014 (doc.
dib 1) conferma ulteriormente che il limite vigente era di 80 km/h, segnalato non solo dai due cartelli di cui già si è detto, ma pure da un ulteriore cartello:

 

"
i segnali, come si può vedere nella documentazione fotografica
allegata al precedente rapporto, si trovavano sia a destra della carreggiata
che a sinistra dello spartitraffico centrale. Dopo circa 500 metri, a destra della carreggiata, vi era la ripetizione del segnale velocità massima 80 km/h (2.30). I segnali erano perfettamente visibili e in alcun modo occultati da oggetti o
veicoli” 

(doc. dib. 2).

 

Quanto alle dichiarazioni della difesa, non si può non evidenziare
come le stesse appaiono strumentali. Di fatto, IM 1 ha riferito per la prima
volta in occasione del pubblico dibattimento del 28 marzo 2014 (e comunque in
forma dubitativa) di aver visto il cartello indicante 100 km/h.

 

Mai, in precedenza, l’imputato ha eccepito l’errata contestazione
della velocità massima vigente. Egli ha infatti affermato davanti alla Polizia
che: 

 

"
sinceramente ero convinto che il limite fosse di 100 km/h” 

(allegato 1 a VI 2.03.2013, AI 4, pag. 4).

 

Orbene, se davvero IM 1 avesse visto (o creduto di aver visto) un
cartello indicante il limite di 100 km/h (posato, comunque, in spregio del certificato della segnaletica stradale), questa sarebbe stata con ogni evidenza
la prima obiezione che avrebbe sollevato già durante il primo verbale di
Polizia, immediatamente dopo aver preso atto che gli veniva rimproverato un
superamento di velocità pari a 71 km/h “dove il limite è fissato in 80 km/h” (cfr. VI 2.03.2013, AI 4, allegato 1, p. 3, righe 32 e segg).

 

Tale obiezione non è evidentemente stata sollevata nell’ambito di
detto verbale, ma neppure comunicata informalmente al proprio legale, ritenuto
che in tali ipotesi il difensore avrebbe giocoforza sollecitato seduta stante
una verifica della segnaletica presente in loco.

 

                               8.2.   Neppure in occasione
del verbale del 23.04.2013 dinanzi al Magistrato inquirente (e dunque dopo aver
preso ulteriormente atto della gravità dell’infrazione rimproveratagli), IM 1
ha dichiarato di aver visto un diverso limite di velocità. Al contrario, egli
neppure ne fa più menzione, limitandosi a dichiarare alla PP che gli contesta
di aver superato di almeno 60 km/h il limite consentito di 80 km/h: 

 

"
mi scuso di essere andato così veloce. ADR che non mi ero proprio
reso conto che andavo così veloce” 

(VI 23.04.2013, AI 8, p. 2, righe 32 e segg.).

 

Come già in occasione del verbale di Polizia, pure il 23.04.2013
l’imputato ed il difensore avrebbero potuto sollecitare una verifica dei limiti
vigenti sul tratto stradale in oggetto. Ciò non è avvenuto, avendo per contro IM
1 dichiarato “unitamente al mio legale, di non avere complementi di
inchiesta da fare” (VI PP 23.04.2013, AI 8, p. 3, righe 29 e segg.). Ancora
il 13.05.2013 la difesa comunicava di non “necessitare di ulteriori
complementi probatori” (AI 12).

 

Si dirà, in fine, che nel citato verbale dinanzi alla PP
l’imputato chiedeva di procedere con rito abbreviato ciò che – per definizione
– implica l’ammissione dei fatti ai fini dell’apprezzamento giuridico (art. 358
cpv. 1 CPP). 

 

In realtà, l’argomentazione secondo cui “mi sembrava però anche
di aver visto il cartello di 100 km/h successivamente” o l’ancora meno
incerta formulazione adottata dal difensore “viaggiava a 156 km/h su un tratto autostradale sul quale il limite di velocità è di 100 km/h, e non 80 km/h” è emersa per la prima volta nell’ambito del pubblico dibattimento del 28
marzo 2014.

 

                               8.3.   E’ del tutto
irrilevante che – come emerge dal filmato prodotto dalla difesa (doc. dib. 1) –
oggi sul medesimo tratto stradale vige il limite di 100 km/h. Non è affatto inusuale (anzi) che tratti autostradali siano limitati, per periodi più o
meno lunghi, a velocità inferiori ai 120 km/h. Dette limitazioni sono evidentemente cogenti (cfr. art. 4a cpv. 4 ONC), trovando peraltro fondamento in ragioni
di accresciuta sicurezza sia per gli utenti della strada, sia per terzi (come
per esempio, in concreto, gli eventuali operai presenti sui cantieri, cfr. doc.
dib. 2, cfr. art. 108 OSStr). 

 

Orbene, il fatto di sostenere per la prima volta nel corso del
dibattimento (ovvero oltre 1 anno dopo i fatti, dopo aver constatato che nel
frattempo la segnaletica è stata modificata e quanto evidentemente non sono più
possibili puntuali verifiche) la tesi secondo cui al momento dei fatti vigeva
il limite di 100 km/h, appare pretestuoso. 

 

Ne discende che la fattispecie va valutata, nell’ambito dell’applicazione
degli art. 90 cpv. 3 e 4 LCStr, ritenendo appurato che su quel tratto stradale
vigeva il limite di 80 km/h.

 

                                   9.   Nel caso in oggetto,
IM 1 ha circolato a 151 km/h (punibili) su un tratto stradale in cui vigeva il
limite di 80 km/h. Avendo superato la soglia di 60 km/h sancita dall'art. 90 cpv. 4 lett. c LCStr, è data l'applicazione dell'art. 90 cpv. 3 LCStr ed
in particolare della pena edittale ivi menzionata.

 

Si tratta oggettivamente di un’infrazione grave, costituita da una
crassa violazione del limite di velocità vigente, superato di ben 71 km/h e che, per inciso, avrebbe configurato un’infrazione grave anche qualora il limite fosse
stato di 100 km/h. Pacifico che tale eccesso di velocità accresce
esponenzialmente il pericolo di incidenti e che, in tale sventurata ipotesi, le
conseguenze si rivelerebbero di estrema gravità per i protagonisti, con il
rischio (se non addirittura la certezza) di morti o feriti gravi.

 

Come già indicato e richiamata la giurisprudenza sviluppata dal
Tribunale Federale nell’ambito dell’art. 90 cpv. 2 LCStr, a fronte di un
superamento del limite di velocità di tale entità sussiste una presunzione
legale irrefutabile. 

 

Le argomentazioni della difesa secondo cui l’infrazione commessa
dall’imputato non sarebbe stata tale da creare pericoli per gli altri utenti
della strada è dunque irrilevante quanto errata.

 

Di fatto, IM 1 era un giovane automobilista, possessore di una
licenza di circolazione in prova da meno di 3 anni. Egli era già in precedenza
incorso in un’infrazione della circolazione per superamento dei limiti di
velocità, dacché una reputazione quale automobilista non certo irreprensibile.
Il tratto di strada in cui è stata commessa l’infrazione, come evidenziato nel
rapporto di complemento 27.03.2014 è curvilineo e in parte privo di corsia
d’emergenza. Il limite di 80 km/h era dettato dalla presenza di lavori sui
cantieri del __________ e __________ (doc. dib. 2). Sebbene il manto stradale
fosse asciutto ed i fatti hanno avuto luogo di giorno, risulta chiaro dalle
fotografie agli atti che circolavano (anche) altri veicoli. In particolare,
proprio l’immagine rilevata dall’apparecchio radar (AI 4, allegato 4), attesta
come l’imputato si trovava sulla corsia di sorpasso, mentre sull’altra vi erano
due altre vetture che circolavano regolarmente. 

 

A questo proposito occorre ricordare che in virtù del principio
generale dell’affidamento (dedotto dall’art. 26 LCStr), chi circola rispettando
le norme della circolazione confida in un analogo comportamento da parte degli
altri utenti della strada.

 

Orbene, viaggiare ad una velocità nettamente superiore a quella
degli altri utenti della strada che si sono adeguati al limite imposto,
significa creare una situazione di pericolo. Grosse differenze di velocità
impongono infatti maggiore attenzione al traffico, non solo da parte di chi
infrange i limiti, ma pure per chi li rispetta. Essendo però questi ultimi
ignari dell’eccesso altrui, il pericolo aumenta esponenzialmente (CCRP
17.2009.4; sentenza della Pretura Penale 10.2008.324;). In tali circostanze
possono infatti insorgere errori di valutazione della velocità altrui, dei
tempi di percorrenza, delle distanze e dei tempi di reazione, in particolare in
occasione di procedure di avvicinamento, di sorpasso o di cambio di corsia (v.
DTF 113 IV 123). Rischi insorgono pure quando chi viaggia a velocità elevata
sulla corsia di sorpasso incontra sulla sua strada veicoli che procedono entro
i limiti dovendo quindi rallentare bruscamente o rientrare sulla corsia di
destra con manovre avventate (cfr. sentenza della Pretura Penale 10.2008.324).

 

In tale contesto, anche tenendo conto delle circostanze specifiche
del caso, si impone di concludere che il comportamento dell’automobilista ha
configurato una messa in pericolo accresciuta, giustificante l’applicazione
degli art. 90 cpv. 3 e 4 LCStr.

 

                                10.   Dal profilo
soggettivo, procedendo all’elevata velocità di 151 km/h, IM 1 ha dimostrato di non aver riguardo delle regole della circolazione, violando i più
elementari doveri di cautela. La giustificazione apportata secondo cui egli
pensava che il limite fosse di 100 km/h non può essere ritenuta. Anche volendo
ritenere tale indicazione nell’ottica dell’errore sui fatti ex art. 13 CP, in
considerazione dell’elevato grado di concentrazione alla strada e alla
circolazione che si esige dal conducente (art. 3 cpv. 1 ONC), detto errore non
sarebbe comunque scusabile in quanto avrebbe potuto essere evitato usando le
debite precauzioni (art. 13 cpv. 2 CP; cfr. Jeanneret, Les dispositions pénales
de la LCR, ad art. 90, n. 64 pag. 61; CARP 17.2013.59).

L’imputato si è necessariamente reso conto del fatto che stava
superando nettamente la velocità massima autorizzata, sicché occorre ammettere
che egli ha volontariamente violato le norme della circolazione stradale.
L’imputato ha del resto risposto affermativamente alla domanda a sapere se si
era reso conto che stava procedendo a una velocità così elevata (VI 2.03.2013,
allegato 1 ad AI 4 p. 4), smentendo così la tesi difensiva secondo cui non
sarebbe stato consapevole della propria velocità. 

 

Quale motivo posto a giustificazione del suo agire, la difesa ha
fatto riferimento alle condizioni del nonno materno, ricoverato in Ospedale.

 

Si dirà che tale circostanza è rimasta una semplice allegazione di
parte di cui non v’è alcun riscontro oggettivo agli atti. Ad ogni buon conto,
nella misura in cui la difesa, seppur senza esplicitarlo, intendesse richiamare
lo stato di necessità esimente (art. 17  CP), si osserva che tale norma ritorna
applicabile se l’infrazione è stata commessa per preservare un bene giuridico
da un pericolo imminente ed impossibile da evitare in altro modo. Nel caso
concreto, nessuna di queste due condizioni è oggettivamente data: il nonno
materno non era in pericolo di vita e anche se lo fosse stato, l’infrazione
commessa non poteva certo influenzarne lo stato di salute essendo egli già
ricoverato presso l’__________. 

 

                                11.   L'imputato ha
contestato l'applicabilità dell'art. 90 cpv. 3 LCStr al caso concreto,
richiamando le indicazioni dell'UPI, dell'USTRA e della CAIS, secondo cui nel
caso di superamento dei limiti di velocità in autostrada dovrebbe ritornare
applicabile l'art. 90 cpv. 4 lett. d LCStr e non, come applicato in concreto,
il cpv. 4 lett. c LCStr, nonché le critiche mosse da parte della dottrina
all’applicazione letterale delle norme entrate in vigore il 1° gennaio 2013,
peraltro ampiamente note alla Corte.

 

Tale argomentazione non appare fondata.

 

Come già si è avuto modo di indicare, la formulazione del testo
legale implica “in tutti i casi” l'applicazione del cpv. 3 dell'art. 90
LCStr quando i limiti del cpv. 4 sono raggiunti e superati.  Tale disposizione
non contiene distinzioni relativamente al luogo in cui l’infrazione viene
commessa (come invece indicano verosimilmente per ragioni di semplificazione le
tabelle UPI e CAIS), ritenendo unicamente il principio oggettivo della velocità
registrata in contrapposizione al limite vigente.

 

A tale conclusione si giunge sia attraverso la lettura del chiaro
testo della norma in questione, sia dall’esame dei lavori preparatori che hanno
portato alla sua adozione.

 

                                12.   Nel corso del 2010,
dando seguito a molteplici interventi parlamentari, il Consiglio Federale ha
pubblicato il Messaggio Via Sicura “programma d’intervento della
Confederazione volto ad aumentare la sicurezza stradale” (FF 2010 7705).
Tale documento, pur facendo riferimento al concetto di conducente spericolato,
non indicava quali infrazioni erano tali da configurare tale comportamento.

 

Parallelamente, il 14 aprile 2010, l’organizzazione RoadCross ha
lanciato un’iniziativa popolare denominata “protection contre les chauffards”.
Il testo prevedeva di sanzionare con una pena detentiva da uno a quattro anni
chi avesse superato i limiti di velocità “di almeno 60 km/h fuori dalle località e di almeno 80 km/h sulle autostrade”. 

 

In tale contesto, la Commissione (CCT-E), chiamata ad elaborare il
Messaggio dell’Esecutivo, ha formulato una sorta di contro-progetto, integrando
in sostanza nel progetto governativo i punti principali dell’iniziativa
popolare. In particolare, il testo di quello che veniva definito art. 90 cpv.
2ter LCStr, riprendeva le soglie di velocità limite proposte dall’iniziativa
popolare, modificando tuttavia la formulazione della norma nel seguente modo “di
almeno 60 km/h dove la velocità massima consentita è di 80 km/h; d. di almeno 80 km/h dove la velocità massima consentita è più di 80 km/h” (BO 2011 E 679). 

 

Si osserverà, in particolare, che è stato eliminato di ogni
riferimento al luogo di commissione dell’infrazione.

 

In tale forma il testo è stato approvato dal Consiglio degli Stati
il 16 giugno 2011 e sottoposto all’Assemblea Federale il 20 dicembre 2011. La Consigliera Federale Doris Leuthard nel corso del dibattito
parlamentare si è così espressa: “In Absatz 2bis haben der Bundesrat, der
Ständerat und auch Ihre Kommission geregelt, wie man mit massiven Verletzungen
der Höchstgeschwindigkeit umgeht. Wir möchten neu festlegen, dass mit einer
Freiheitsstrafe von einem bis zu vier Jahren bestraft wird, wer durch vorsätzliche
Verletzung elementarer Verkehrsregeln das hohe Risiko eines Unfalls eingeht. In
Absatz 2ter ist dann definiert, welches die zulässige Höchstgeschwindigkeit ist
und ab wann man, wenn sie überschritten wird, in die Kategorie der Raser fällt”
(BO 2011 N 2152). 

 

Il testo legale, nella sua forma attuale e senza ulteriori
discussioni, è quindi stato approvato dall’Assemblea Federale il 15 giugno
2012. 

 

Peraltro, nel fissare al 1° gennaio 2013 l’entrata in vigore primo
“pacchetto” di modifiche della LCStr, il DETEC indicava che: “en vertu de la
loi, est réputé un “chauffard” quiconque dépasse la vitesse prescrite de (…)
 60 km/h hors des localités (80 km/h), 80 km/h sur les autoroutes (120 km/h)” (foglio d’informazione DETEC, ottobre 2012). Tale indicazione precisa quindi
che la lettera d) dell’art. 90 cpv. 4 LCStr ritorna applicabile unicamente
sulle autostrade, purché il limite non sia limitato a velocità inferiori ai 120 km/h.

 

 

                                13.   La dottrina su questo punto ha avuto modo di indicare che: “Die
Raser-Strafnorm gilt nach Art. 90 Ziff. 4 SVG n.F. in jedem Fall als erfüllt,
wenn die zulässige Höchstgeschwindigkeit überschritten wird um:  (…) c.
mindestens 60 km/h, wo die Höchstgeschwindigkeit höchstens 80 km/h beträgt (d.h. ab einer Fahrgeschwindigkeit von 140 km/h in Zonen mit einer signalisierten oder allgemeinen Höchstgeschwindigkeit von nicht mehr als 80 km/h); d. mindestens 80 km/h, wo die Höchstgeschwindigkeit mehr als 80 km/h beträgt (Beispiel: auf Autobahnen mit Beschränkung auf 120 km/h ab einer Fahrgeschwindigkeit von 200 km/h). (…) Auch wer – allein im Auto – z.B. auf einer
geraden, übersichtlichen Autobahnstrecke ohne Verkehr auch nur kurz die
allgemeine Höchstgeschwindigkeit um 80 km/h überschreitet, erfüllt die Strafnorm, obschon er damit kaum das «hohe Risiko eines Unfalls mit Schwerverletzten
oder Todesopfern eingeht», wie dies Art. 90 Ziff. 3 SVG voraussetzt”
(Philippe Weissenberger, in Jahrbuch zum Strassenverkehrsrecht 2012).

 

Per quanto attiene alla giurisprudenza, si rileva
che il Tribunale Cantonale di San Gallo ha avuto modo di indicare che: “Eine
besonders krasse Missachtung der zulässigen Höchstgeschwindigkeit liegt in
jedem Fall dann vor, wenn die Höchstgeschwindigkeit von 80 km/h um mindestens  60 km/h überschritten wird (Art. 90 Abs. 4 lit. c SVG); oder anders formuliert bei einer
Fahrgeschwindigkeit von mindestens 140 km/h bei einer signalisierten oder allgemeinen Höchstgeschwin-digkeit von 80 km/h” (AK 2013.89, 29.05.2013, sottolineatura a cura dello scrivente).

 

La genesi della norma, nonché la sua interpretazione dottrinale e
giurisprudenziale permettono quindi di ritenere che il legislatore, ha voluto
scostarsi in modo significativo da quanto ritenuto nell’ambito dell’art. 90
cpv. 2 LCStr laddove, determinante oltre alla velocità registrata, era il
genere di strada in cui l’infrazione veniva constata (cfr. CCRP 17.2009.4; CARP
17.2011.81 e relativi riferimenti), giungendo – come detto – a ritenere
unicamente il criterio dell’entità del superamento della velocità massima
consentita. 

 

A fronte di un superamento oggettivo di 71 km/h del limite vigente di 80 km/h, ne consegue che al caso concreto ritornano applicabili, come
sopra indicato, gli art. 90 cpv. 3 e 4 LCStr.

 

 

                                  V.   La pena

 

                                14.   L'art. 47 CP
stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la pena alla colpa
dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni personali di
lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in
sostanza aggiunto la necessità di prendere in considerazione l’effetto che la
pena avrà sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza
secondo la quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata alla
colpa del reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono
eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 con
rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4 pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101). Questi
aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo delle riduzioni
marginali, la pena dovendo essere sempre adeguata alla colpa; il giudice non
potrebbe ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti gravi
(Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, AT II, Strafen und Massnahmen, n. 72
ad § 6; Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 17 e 18 ad art. 47 CP). Secondo
l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa è determinata secondo il grado di lesione o
esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità
dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché tenuto conto delle
circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di
evitare l’esposizione a pericolo o la lesione. La norma riprende, mutatis
mutandis, la giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP (Stratenwerth/Wohlers,
op. cit., n. 4 ad art. 47 CP) a mente della quale per valutare la gravità della
colpa entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno
indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito
(determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto,
l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del
pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione
dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà
personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato
(collaborazione, pentimento, volontà di emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1
pag. 20; 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1
pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).

 

Vanno inoltre considerati - sempre secondo la citata
giurisprudenza - la situazione familiare e professionale dell’autore,
l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale,
gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44
consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288
consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale
all’espiazione della pena (Strafempfindlichkeit) per rapporto allo stato
di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai
rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3 pag. 233; DTF 6B.14/2007 del
17 aprile 2007, consid. 6.4; 6P.152/2005 del 15 febbraio 2006, consid. 8.1 e
6S.163/2005 del 26 ottobre 2005, consid. 2.1 con rinvii; Stratenwerth, op.
cit., n. 53 segg. ad § 7). Esigenze di prevenzione generale, per converso,
svolgono solo un ruolo di secondo ordine. Dice, espressamente, al riguardo il
TF: "Considerazioni di prevenzione generale possono influenzare la
commisurazione della pena soltanto quando non diano luogo a una pena superiore
a quella che corrisponde alla colpa” (DTF 118 IV 342).

 

L’art. 90 cpv. 3 LCStr dispone che l’infrazione qualificata alle
norme della circolazione così come indicato, per quanto attiene agli eccessi di
velocità, all’rt. 90 cpv. 4 LCStr, debba essere sanzionata con una pena
detentiva da 1 a 4 anni.

 

 

                                15.   La colpa di IM 1 è
oggettivamente e soggettivamente grave. 

 

A carico dell’imputato pesa in maniera importante la gravità
dell’eccesso di velocità avendo egli raggiunto 151 m/h, dedotto il margine di
tolleranza, ove vigeva un limite di velocità di 80 km/h, con un superamento del limite punibile pari a 71 km/h.

 

Egli ha raggiunto tale spregiudicata velocità effettuando
un’importante accelerazione uscendo dalla rotonda “__________”, nonostante sul
tratto stradale circolavano altre automobili, malgrado il fatto che la
carreggiata non fosse rettilinea, che non vi era la corsia d’emergenza e che
all’epoca era palese a chiunque vi transitasse che nella zona erano in atto
importanti opere viarie.

 

IM 1 era peraltro chiamato a mostrare particolare prudenza, sia
perché circolava sull’autostrada, fatto che da solo esige una particolare
attenzione (6B 565/2010; 6B 786/2011), ma soprattutto poiché aveva scarsa
esperienza alla guida avendo egli ottenuto la licenza il 16.04.2010.

 

Non si può ignorare a questo proposito che IM 1 disponeva di una
licenza di condurre ancora in prova. Egli non poteva ignorare il fatto che
l’ottenimento della licenza di condurre era subordinata ad un puntuale rispetto
delle norme della circolazione. 

 

Se è vero che l’imputato non ha precedenti amministrativi in
ambito di circolazione stradale, egli stesso ha riferito, sia dinanzi alla
Procuratrice Pubblica (AI 8), sia nell’interrogatorio dibattimentale del
28.03.2014 di aver ricevuto una multa disciplinare nel corso del 2010 per un
superamento del limite di velocità. Ciò non può che testimoniare, ulteriormente,
un’attitudine poco rispettosa quanto meno dei limiti di velocità.

 

Da ultimo, neppure il comportamento processuale giova
all’imputato, il quale ha evitato di assumersi precise responsabilità,
preferendo dapprima sostenere che di pensare che il limite fosse di 100 km/h e di aver superato il limite poiché preoccupato per le condizioni di salute del nonno
materno (cfr. VI 2.03.2013), giungendo in  sede di dibattimento a sostenere,
per la prima volta, di aver visto il cartello recante il limite di velocità di 100 km/h. Unicamente gli si può dare atto di essersi scusato davanti alla PP (AI 8, p. 35).

 

Egli si trova oggi in stato di revoca della licenza, aspetto,
questo, che non gli arreca comunque disagi dal profilo professionale. E’ ben
vero che IM 1 si sottopone ora ai programmi organizzati in vista del
riottenimento della licenza di condurre, il cui primo ha avuto luogo soltanto
il giorno prima del dibattimento. Si tratta comunque di un inconveniente cui
egli si sottopone volontariamente al fine di poter riottenere la licenza di
condurre. Da cui la considerazione che tale aspetto non può avere rilevanza
nella commisurazione della pena.

 

Come emerge dal rapporto di complemento della Polizia (doc. dib.
2), il limite di 80 km/h era verosimilmente dovuto alla presenza di un
cantiere. Orbene, tale elemento sarebbe stato tale da giustificare un
importante aumento della pena in ragione del pericolo che egli avrebbe creato
agli eventuali operai. Dagli atti non emergono tuttavia elementi che permettano
di stabilire dove esattamente fosse ubicato il cantiere. La questione può
restare indecisa ritenuto che la Corte non ha considerato tale aspetto
nell’ambito della commisurazione della pena essendo il 3 marzo 2013 un sabato.

 

L’art. 90 cpv. 3 LCStr sanziona con una pena detentiva da 1 a 4 anni chi supera la velocità massima consentita di almeno 60 km/h dove il limite vigente è di 80 km/h. Nel caso concreto, tenuto conto delle argomentazioni che
precedono e del fatto che IM 1  ha superato detto limite di 71 km/h, la Corte ha ritenuto che la pena adeguata fosse di 15 mesi.

 

A favore di IM 1 si può tuttavia ritenere la sua incensuratezza,
la sua buona situazione sociale-professionale e la giovane età.

 

La Corte ha inoltre considerato il fatto che l’infrazione ha avuto
luogo in autostrada, ovvero su di una tratta in cui non vi era traffico in
senso inverso, velocipedi e/o pedoni.

 

In fine, si è voluto ritenere che la legge era entrata in vigore
da poco più di 2 mesi e che, malgrado l’imputato abbia dichiarato di essere a
conoscenza delle modifiche intervenute alla Legge sulla Circolazione Stradale a
fare tempo dal 1° gennaio 2013, le gravi conseguenze in termini di pena che queste
comportavano non facevano ancora parte del “bagaglio culturale” degli
automobilisti. 

 

Tutto ciò considerato e ben ponderato la Corte ha ritenuto
corretta e adeguata alla colpa di IM 1 una pena detentiva di 13 mesi.

 

Giusta l’art. 42 cpv. 1 CP il giudice sospende di regola
l’esecuzione di una pena pecuniaria, di un lavoro di pubblica utilità o di una
pena detentiva da sei mesi a due anni se una pena da scontare non sembra
necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti.
L’art. 44 cpv. 1 CP prevede che, se il giudice sospende del tutto o in parte
l’esecuzione della pena, al condannato è impartito un periodo di prova da due a
cinque anni.

Nel quadro fissato dalla legge, la durata del
periodo di prova si determina in funzione delle circostanze del caso concreto,
in particolare tenendo conto della personalità e del carattere del condannato,
così come del rischio d'una sua recidiva. Più questo pericolo è importante, più
lungo deve essere il periodo di prova e la pressione che esso esercita sul
condannato affinché rinunci a commettere delle nuove infrazioni (STF
14.04.2009, inc. 6B_16/2009, consid. 2; DTF 95 IV 121 consid. 1): la durata del
periodo di prova deve essere determinata in modo tale da garantire, nella
misura del possibile, che non vi sia recidiva (Stratenwerth, Schweizerisches
Strafrecht, AT II, 2a ed. 2006, § 5 n. 60; Schneider/Garré, Basler Kommentar,
2a ed. 2007, ad art. 44 CP n. 4 e rif.).  

 

 

Nel presente caso, si giustifica di contenere il periodo di
periodo di prova in 2 anni.

 

 

                                  V)   Retribuzione del
difensore d’ufficio

 

                                16.   Giusta l’art. 135 cpv.
2 CPP l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione del
difensore d’ufficio (art. 132 CPP) al termine del procedimento (SCHMID,
op. cit., art. 135 n. 4, RUCKSTUHL, Basler Kommentar Schweizerische
Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2011, art. 135 n. 9
segg. HARARI/ALIBERTI, Commentaire Romand, Code de procédure pénale
suisse, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2010, art. 135 n. 1 segg. e GALLIANI/MARCELLINI,
Codice svizzero di procedura penale Commentario, Dike Verlag AG, Zurigo/San
Gallo 2010, art. 135 n. 6 segg.), fermo restando come ai sensi dell’art. 135
cpv. 4 CPP non appena le sue condizioni economiche glielo permettano,
l’imputato condannato a pagare le spese procedurali (art. 416 segg. CPP) è
tenuto a rimborsare la retribuzione al Cantone (art. 135 cpv. 4 lett. a CPP)
rispettivamente a versare al difensore la differenza tra la retribuzione
ufficiale e l’onorario integrale (art. 135 cpv. 4 lett. b CPP). Un’eventuale
reclamo contro la quantificazione della retribuzione è da inoltrare, in un termine
di 10 giorni (art. 396 cpv. 1 CPP), alla Corte dei reclami penali (art. 135
cpv. 3 lett. a e 393 cpv. 1 lett. b CPP).

 

All’avvocato è riconosciuto l’onorario per le prestazioni
necessarie per lo svolgimento del patrocinio, calcolato secondo i principi e le
disposizioni del regolamento (art. 2 cpv. 1 Rtar). La retribuzione della difesa
d’ufficio copre dunque il dispendio di tempo essenziale ad un’efficace difesa
nel procedimento penale (BSK StPO – N. Ruckstuhl, art. 135 CPP n. 3; ZK StPO –
V. Lieber, art. 135 CPP n. 3/6; N. Schmid, StPO Praxiskommentar, art. 135 CPP
n. 3; Commentario CPP – Galliani / Marcellini, art. 135 CPP n. 4): deve essere
indennizzato l’onorario proporzionale e necessario, che è in nesso causale con
la tutela dei diritti del difeso (BSK StPO – N. Ruckstuhl, art. 135 CPP n. 3;
ZK StPO – V. Lieber, art. 135 CPP n. 6).

L’onorario dell’avvocato è calcolato secondo il tempo di lavoro
sulla base della tariffa di CHF 180.--/ora (art. 4 cpv. 1 Rtar; tariffa
confermata anche dall’Alta Corte, decisione TF 6B 810/2010 del 25.5.2011
consid. 2.4.). Se la pratica è stata particolarmente impegnativa, per esempio
avendo richiesto studio e conoscenze speciali o avendo comportato trattazioni
di nuove e complesse questioni giuridiche, l’onorario può essere aumentato sino
a CHF 250.--/ora (art. 4 cpv. 2 Rtar). L’onorario dell’avvocato per la
partecipazione a interrogatori fuori dall’orario di lavoro usuale (tra le ore
20.00 e le ore 08.00 dei giorni feriali, nei giorni festivi ufficiali e di
sabato) è fissato a CHF 250.--/ora (art. 5a Rtar).

Per la determinazione dell’onorario a favore del difensore
d’ufficio, tenute presenti le citate tariffe orarie, fanno stato i principi
dell’art. 21 cpv. 2 della legge sull’avvocatura (art. 1 cpv. 2 Rtar), secondo i
quali l’avvocato ha riguardo alla complessità ed all’importanza del caso, al
valore ed all’estensione della pratica, alla sua competenza professionale ed
alla sua responsabilità, al tempo ed alla diligenza impiegati, alla situazione
personale e patrimoniale delle parti, all’esito conseguito ed alla sua
prevedibilità (decisione TF 6B_810/2010 del 25.5.2011 consid. 2.). In forza
alla pluriannuale giurisprudenza dell’allora Giudice dell’istruzione e
dell’arresto quale autorità di tassazione delle note professionali prima
dell’1.1.2011, si ricorda come la retribuzione del patrocinatore debba essere
fissata tenendo in considerazione l’importanza della pratica, l’impegno
difensivo, le difficoltà giuridiche e fattuali così come il tempo impiegato (DTF
122 I 2), non essendo decisivo per il calcolo il tempo effettivamente impiegato
ma il dispendio medio di un patrocinatore diligente secondo la comune
esperienza nella trattazione di un mandato di analoga complessità. Inoltre non
vengono rimunerati interventi oltre lo stretto necessario o che sono da
considerare eccessivi, ricordato che nell’assistenza giudiziaria lo Stato non
deve assumersi prestazioni di sostegno morale o di aiuto sociale (CRP,
07.10.2013, 60.2013.166). 

Il difensore ha inoltre diritto al rimborso delle spese necessarie
allo svolgimento del patrocinio, riservato l’art. 6 Rtar (art. 2 cpv. 2 Rtar).
Quest’ultima norma prevede che possa essere riconosciuto un importo forfetario
in per cento dell’onorario quale rimborso per le spese di cancelleria, di spedizione,
di comunicazione, di fotocopie e di apertura e archiviazione dell’incarto (art.
6 cpv. 1 Rtar).

 

                                17.   L’avv. DUF 1 ha
prodotto le proprie note il 23.05.2013, il 12.03.2014 ed il 28.03.2014, per un
importo totale, comprensivo di spese, onorario ed i IVA, di CHF 5'113,45 con un
dispendio di 23,79 ore, equivalenti a 1'427 minuti a CHF 180.00 all’ora , salvo
le prestazioni del 2.03.2013, fatturate a CHF 250.00/h trattandosi di un
sabato. Le spese sono state applicate forfettariamente nella prima nota ed in
modo puntuale nelle successive due.

 

In merito alle tre parcelle la Corte ha proceduto alle seguenti
decurtazioni:

 

                                  a)   periodo 02.03.2013 -
23.05.2013 (nota del 23.05.2013)

 

                                  1)   La posta 04.03.2013 “esame
doc. da cliente” appare ingiustificata, posto che dopo aver colloquiato di
persona con il cliente il 2.03.2013 per 15 minuti (0,25h), telefonicamente il
4.03.2013 per 10 minuti (0,17h) e di persona il 4.03.2013 per 20 minuti
(0,33h), quale documentazione l’imputato aveva ragione di sottoporre che richiedesse
un esame di 10 minuti (0,17h). Tale documentazione, peraltro mai versata agli
atti, appare verosimilmente concernere i provvedimenti amministrativi assunti
dall’Ufficio giuridico della circolazione, esulanti quindi dal procedimento
penale.

 

Le stesse considerazioni valgono per l’ulteriore esame di
documentazione, anche questa mai prodotta agli atti, che sarebbe intervenuta il
25.03.2013 e per l’e-mail che l’imputato ha inviato al difensore il medesimo
giorno.

 

                                  2)   I numerosi contatti
telefonici intervenuti non appaiono giustificati e quindi eccessivi per
raffronto alle particolarità fattuali e giuridiche del caso. In particolare,
vanno stralciate le telefonate del 7.03.2013, 11.03.2013, 12.03.2013,
21.03.2013, 25.03.2013 e 8.05.2013 intervenute tra i gli unici due atti
istruttori di rilievo (VI di Polizia del 2.03.2013 e VI del PP del 23.04.2013).

 

La telefonata del 22.04.2013 appare pure eccessiva così come
esposta in 10 minuti e ridotta a 5 minuti (0,08h). 

 

                                  3)   Pure ingiustificato appare
essere il colloquio con il cliente del 27.03.2013 durato 25 minuti (0,42h). Si
osserva infatti che in vista dell’interrogatorio del 23.04.2013, risulta già
esservi un colloquio svoltosi quello stesso giorno. Stante l’oggetto del
verbale e le imputazioni mosse, già ammesse nel primo verbale di Polizia, tale
incontro è da ritenersi sufficiente per la preparazione della deposizione.

 

                                  4)   Le poste del 30.04.2013 per
“ricerca giuridica” e del 16.05.2013 per “ricerca dottrinale esame
incarto”, per totali 3 h 30 min (3,50h) devono essere ridotte a complessive
1 ora. La fattispecie fattuale e giuridica essendo estremamente chiara a fronte
di un eccesso di velocità non giustifica il dispedio orario esposto. Si rileva,
peraltro, che gli atti istruttori (già noti alla difesa avendovi partecipato)
erano costituiti da una ventina di pagine, ivi compresa la documentazione
fotografica. Il tempo ritenuto di 1 ora è dunque sufficiente sia per la
(ri)lettura del dossier, sia per una verifica dei presupposti d’applicazione
delle norme applicabili. 

 

                                  5)   Le voci di cui al
13.05.2013, 14.05.2013 (lettera a cliente), 14.05.2013 (e-mail da cliente),
15.05.2013 (tel. da cliente) e del 23.05.2013 appaiono eccessive e devono
essere ridotte da 10 minuti cadauna a 5 minuti cadauna. Tali atti nono sono
giustificati dalle particolarità dell’incarto. Non può inoltre essere ammessa
la sistematica indicazione di 10 minuti (0,17h) per ogni prestazione,
prescindendo quindi dal reale ed effettivo tempo impiegato.

 

                                  6)   la posta “varie tel con
SG__________” in data 17.05.2013, per complessivi 10 minuti (0,17h) è
troppo generica per essere ammessa e comunque non giustificata dalle
circostanze. Di fatto, il 21.05.2013 la difensore ha comunicato di ritirare la
richiesta di rito abbreviato, sicché non vi era ragione per effettuare “varie”
telefonate con la segretaria giudiziaria del PP.

 

Ne discende che la nota 23.05.2013 deve essere ridotta di
complessive 5,22 h, da cui un primo onorario di CHF 1'490.00
(corrispondente a 5,97 h a CHF 180.00/h, eccezion fatta per le prestazioni del
2.03.2013 a cui va applicata una tariffa di CHF 250.00/h trattandosi di un
sabato), oltre a spese forfettarie al 10% e IVA al 8%.

 

                                  b)   periodo 27.05.2013 –
12.03.2014 (nota del 12.03.2014)

 

                                  1)   Le poste 8.07.2013 e
3.09.2013 devono essere ridotte da 10 minuti a 5 minuti cadauna, ritenuto che
non appare giustificato, a fronte delle peculiarità del caso, un dispendio
orario superiore. Si rileva nuovamente che al sistematica esposizione di 0,17h
per ogni lettera non può essere ammessa. 

 

                                  2)   La posta del 03.09.2013 per
30 minuti (0,50h) relativa a “tel da cliente, esame incarto, tel a TPC e
lettera a TPC” deve essere ridotta a 15 minuti (0,25h). Nuovamente, appare
ingiustificata l’esposizione di dispendio orario superiore per l’esame di un incarto
costituito da due brevi verbali cui lo stesso difensore aveva partecipato e di
cui aveva ottenuto copia (il cui contenuto era dunque oltremodo noto), nonché
da poche altre pagine parzialmente rappresentate da scritti inoltrati dalla
difesa stessa.

 

                                  3)   Non può essere ammessa la
posta di cui al 10.03.2014 (esame doc. da TPC) ritenuto che si trattava
verosimilmente dei doc. TPC 6 ed 8, ovvero della citazione al dibattimento, già
comunque anticipata telefonicamente il 27.02.2014 (esposto pure per 5 minuti) e
del breve scritto della Sezione della circolazione.

 

                                  4)   Ingiustificata risulta
essere la posta dell’11.03.2014 per “esame incarto e ricerca
giurisprudenziale” della durata di 40 minuti (0,67h). Non essendovi stati
nuovi atti istruttori rispetto a quanto già precedentemente agli atti, non si
comprende perché l’incarto avrebbe dovuto essere nuovamente esaminato.
L’istruttoria era in sostanza concluso dal maggio 2013, con tutti gli atti
essenziali già ampiamente noti alla difesa. Analogamente, già chiara doveva
essere la problematica giuridica alla base del procedimento. Si richiama a
questo proposito l’ammissione di 1 ora (cfr supra) per le ricerche
giuridiche del caso ed il riconoscimento di un ulteriore esame atti il
12.03.2014 presso il TPC, ove la difesa non poteva che prendere atto che nulla
di nuovo era stato assunto all’incarto. 

 

Ne consegue che la nota di data 12 marzo 2014 deve essere ridotta
di 1,09 h, da cui un onorario di CHF 325,80 (0,81h a CHF 180.00/h),
oltre a spese esposte e riconosciute per CHF 39,00 e IVA al 8%.

 

                                   c)   periodo 17.03.2014 –
28.03.2014 (nota del 28.03.2014)

 

                                  1)   Va in primo luogo premesso
che il “sopralluogo autostrada __________” del 27.03.2013 appare del
tutto sprovvisto di rilevanza. Come già indicato nelle motivazioni che
precedono, neppure si comprende quale conseguenza la difesa avrebbe preteso di
trarre dal fatto che oggi, ad oltre 1 anno dai fatti, il limite di velocità è
diverso da quello che è stato imputato al IM 1. Tale sopralluogo avrebbe avuto
un senso, se del caso, immediatamente a ridosso dei fatti e ciò nell’ipotesi
(comunque disattesa) in cui l’imputato avesse sostenuto di aver visto il
cartello indicante il limite di 100 km/h. Tale posta deve essere integralmente stralciata.

 

                                  2)   Le poste di data 17.03.2013,
25.03.2013 e 27.03.2013, per complessive 5 h e 15 minuti per la preparazione
dell’arringa vanno massicciamente ridotte. La fattispecie di fatto e di diritto
era estremamente chiara e la difesa conosceva perfettamente l’incarto, sia per
aver partecipato agli unici due atti istruttori (due brevi verbali), sia per
l’esiguità della documentazione che lo formano, ampiamente costituita da
scritti interlocutori. Inoltre, alla difesa sono già stati riconosciuti
sufficienti lassi di tempo per lo studio ed esame dell’incarto, così come per
verificare il fondamento dell’accusa. In tale contesto, anche considerato che
il pubblico dibattimento è durato meno di 2 ore e che l’intervento della difesa
è durato circa 15 minuti, appare assolutamente sproporzionata l’esposizione di
5 ore per la preparazione dell’arringa. Tale voce può dunque essere ammessa
unicamente in ragione di 30 minuti (durata che va comunque ad aggiungersi al
tempo già riconosciuto di 1 ora per esame incarto, cfr. supra).

 

                                  3)   Le poste del 24.03.2014 (tel
da cliente per processo, 15 min.) e del 28.03.2014 (colloquio con cliente prima
del processo, 40 min.), vanno ridotte a complessivi 30 min. La semplicità
fattuale e giuridica del caso, unitamente al fatto che a fronte delle
dichiarazioni già rese da un lato e le risultanze oggettive dall’altro non
necessitavano di particolare preparazione dell’imputato in vista del
dibattimento.

 

                                  4)   La Corte ha aggiunto
all’orario esposto 2 ore, corrispondenti alla durata del pubblico dibattimento,
nonché 30 minuti complessivi per la trasferta da e per l’ufficio.

 

                                  5)   Per quanto attiene alle
spese, quella esposta per “telefono” quantificato in CHF 3,00 non
appaiono giustificate posto che la voce 24.03.2014 indica “tel da cliente”.
Essendo una chiamata in entrata non si vede perché tale atto avrebbe generato
spese. Relativamente alle spese di viaggio (CHF 14.00) non è dato a sapere a
cosa si riferiscano. In considerazione del fatto che nelle note 23.05.2013 e
12.03.2014 tale spesa non figura malgrado la legale abbia sostenuto verbali ed
abbia ispezionato atti presso il TPC, vi è da ritenere che non si tratta certo
di costi di trasferta con mezzi pubblici da e per l’ufficio, bensì che faccia
riferimento al “sopralluogo autostrada”, la cui irrilevanza già è stata
esposta. Ne discende che detta spesa, non necessaria, non può essere ammessa.
Si osserva in tutti i casi che pure sulla nota 28.05.2014 viene riconosciuto il
rimborso forfettario del 10%.

 

Conseguentemente, la nota 28 marzo 2014 deve essere ridotta a
complessivi CHF 540.00 (3 ore a CHF 180.00/h) oltre a spese pari al 10%
e IVA al 8%, per totali 

 

Ciò conduce a:

 

onorari (fr. 1'490,00 + 325,80 +
540,00)                    fr.     2’355.80

spese (10% sugli onorari 23.5.2013
e 28.3.2014)      fr.          203.--

                                         spese fatturate (sull’onorario 12.03.2014)                fr.             39.--

IVA (8% di fr. 2'591.40)                                               fr.        210.65

totale                                                                           fr.     2’808.45

                                                                                     ===========

 

Giova poi ricordare che ciò che è determinante il dispendio medio
di un patrocinatore diligente secondo la comune esperienza. Orbene,
prescindendo dal fatto che l’art. 90 cpv. 3 LCStr ha fissato una pena minima di
una certa entità, l’incarto in quanto tale e la preparazione che questo
presuppone non è certo differente dalle comuni pratiche concernenti superamenti
gravi dei limiti di velocità che, nell’ambito dell’art. 90 cpv. 2 LCStr sono
comunemente di competenza della Pretura Penale e vengono svolti senza la
presenza di un difensore (d’ufficio).

 

Si rileva in fine che, a fronte della decisione della CRP del 6
maggio 2014 di cui ad inc. 60.2013.455, neppure l’IVA aveva ragione di essere
riconosciuta.

 

 

 

Visti gli art.                     12, 34 segg., 40,
42, 44, e 47 CP;

90 cpv. 3,
90 cpv. 4 LCStr;  

80 segg., 84
segg., 335 segg., 422 segg. CPP e 22 TG sulle spese;

 

dichiara
e pronuncia:

 

IM 1 

 

                                   1.   è autore colpevole di:

 

grave infrazione alle norme della circolazione

 

per avere, in data 2 marzo 2013, a __________, non osservando gravemente i limiti di velocità consentiti,

segnatamente circolando a bordo del veicolo VW Polo GTI, targato __________
alla velocità di 151 km/h (già dedotti i 5 km/h di tolleranza) lungo un tratto stradale in cui il limite consentito era di 80 km/h, superando pertanto la velocità concessa di 71 km/h,

violato intenzionalmente le norme elementari della circolazione
stradale, correndo con ciò il forte rischio di causare un incidente della
circolazione con feriti gravi o morti;

 

e meglio come
descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

 

 

 

                                   2.   Di conseguenza,

 

                               2.1.   IM 1 è condannato alla pena
detentiva di 13 (tredici) mesi;

 

                               2.2.   al pagamento della tassa di giustizia
di Fr. 500.-- e dei disborsi.

 

 

                                   3.   L’esecuzione della pena
detentiva è sospesa e al condannato è impartito un periodo di prova di anni 2
(due).

 

 

                                   4.   Le note professionali
23.05.2013, 12.03.2014 e 28.03.2014 dell’avv. DUF 1 sono approvate per fr.
2’808.45 comprensive di onorario e spese.

 

                                    §   La quantificazione della
retribuzione del difensore è impugnabile alla Corte dei reclami penali nel
termine di 10 giorni (art. 135 cpv. 3 e 393 cpv. 1 lett. b CPP).

 

 

                                   5.   Questo giudizio può essere
impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.
L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise correzionali,
per iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione
della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e
di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

 

 

 

 

Per la Corte delle assise
correzionali

Il Presidente                                                          La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese:

Tassa di giustizia                              fr.           500.--

Inchiesta preliminare                       fr.           200.--

Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.)       fr.             72.--

                                                             fr.           772.--

                                                             ===========