# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 219138cf-c7fc-5ddf-8cc0-98927fa16917
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.09.2015 32.2014.186
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-186_2015-09-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.186

   

  TB

  	
  Lugano

  7 settembre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 dicembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 12 novembre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                                  A.   Il
26 marzo 2013 (doc. 1) RI 1, nata nel 1951, ha chiesto prestazioni AI per
adulti a causa di problemi alla schiena, che dal 4 novembre 2012 l'hanno resa
inabile al lavoro inizialmente al 100%, poi all’80% e al 60% (docc. 9 e 14).

 

                                  B.   L'Ufficio
assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici (docc. 19,
20, 29, 43) e professionali (doc. 21 e 44), ha sottoposto l'assicurata a perizia
medica l’11 marzo 2014 (doc. 50), ha fatto allestire l'8 aprile 2014 (doc. 51)
un rapporto finale dal Servizio Medico Regionale e il consulente in integrazione
professionale ha infine reso una valutazione (doc. 54).

                                  C.   Con
decisione del 12 novembre 2014 (doc. A1), preavvisata il 18 giugno 2014 (doc. 55)
inizialmente sulla base di altri parametri portanti ad un grado di invalidità
del 38%, l'Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni a motivo che,
potendo esercitare a metà tempo l’attività precedente e per l’altra metà del
tempo un'attività adeguata rispettosa di determinati limiti funzionali, il
paragone fra il reddito da valido (Fr. 76'948.- nel 2012 come responsabile team
pulizie) e il reddito ipotetico da invalido (Fr. 68'000.- come responsabile
team pulizie e addetta al servizio di sala) dà un grado di invalidità del 12%
che, essendo inferiore al grado minimo pensionabile (40%), non dà luogo a una
rendita di invalidità né a provvedimenti professionali.

 

                                  D.   Il
10 dicembre 2014 (doc. I) RI 1, rappresentata RA 1, si è rivolta al Tribunale
chiedendo di concederle il diritto ad un quarto di rendita AI stante un grado
di invalidità del 43%, calcolato ritenendo un reddito da valida di Fr. 76'948.-
come stabilito dall’Ufficio AI, ma riportando il reddito da invalida ai Fr.
44'120.- statistici fissati inizialmente (contro i Fr. 68'000.- determinati in
un secondo momento dall’amministrazione). A dire della ricorrente, e come
attestato dal suo medico curante (doc. A2), il lavoro propostole di servizio di
sala non sarebbe compatibile con le limitazioni funzionali di cui soffre.
Inoltre, il cambio di valutazione operato dall’UAI sul reddito da invalida si
sarebbe basato su una mera dichiarazione del suo datore di lavoro e non sarebbe
dunque supportato da una valutazione medica sull’esigibilità dell’attività di
addetta al servizio di sala.

 

                                  E.   Nella
risposta del 19 gennaio 2015 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha
proposto di respingere il ricorso, evidenziando che per la valutazione dello
stato di salute dell'assicurata si è fondato sulla perizia affidata al dr. med.
__________ e che la capacità lavorativa residua ritenuta (del 60% nell.ttività
abituale e del 100% in attività adeguate) non è stata contestata
dall’assicurata.

Quanto alla censura che l’attività
aggiuntiva indicata non sia adeguata ai limiti funzionali stabiliti dal perito,
l’Ufficio AI ha rilevato come il datore di lavoro le abbia proposto un’attività
alternativa “in piena conoscenza dei limiti funzionali indicati dalla
cassa malati”. Tuttavia, l’assicurata ha deliberatamente scelto di non
provare a svolgere questa attività ritenuta adeguata dal suo datore di lavoro.
Pertanto, l’amministrazione ha giudicato che non fosse necessario sottoporre nuovamente
l’incarto al medico per la valutazione dell’attività proposta dal datore di
lavoro.

La ricorrente non ha prodotto nuovi
mezzi di prova (doc. V).

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria
(STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).

 

 

nel merito

 

                                   2.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e
Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

L'art. 28 cpv. 1 LAI
prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al
guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli
assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%,
a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al
40%.

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1,
104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere
qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione
oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a
trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA
[dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

 

Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini,
op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende,
d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità
di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

Al proposito va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione) ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in
regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (DTF 129 V 222; DTF 128 V 174).

L'Alta Corte ha anche precisato che l'amministrazione è comunque tenuta,
prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all'inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

 

Tale principio è poi stato esteso anche all'assicurazione per l'invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003 consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio
2003, pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, I 761/01 del 18 ottobre 2002 consid.
3.1, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e I 26/02 del 9 agosto 2002 consid. 3.1;
cfr., inoltre, STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.2).

 

                                   3.   Nel
caso di specie l'UAI, dopo aver richiamato gli atti medici ritenuti
determinanti e avere sottoposto l'interessata ad una perizia medica, con il progetto di decisione ha dapprima negato alla ricorrente il
diritto a una rendita d'invalidità.
Il raffronto fra il reddito conseguito senza invalidità (Fr. 71'535.-) e il
reddito ottenibile in un'attività
ragionevolmente esigibile malgrado determinate limitazioni funzionali (Fr.
53'804.-), tenuto inoltre conto di una riduzione personale dell’8% per la possibilità
di svolgere soltanto delle attività leggere con delle limitazioni indicate dal
perito dr. med. __________ e del 10% per altri fattori di riduzione (Fr.
53'804.- - 18% = Fr. 44'120.-), ha infatti dato luogo a una perdita di guadagno
(grado d'invalidità) del 38%.

Con la decisione
impugnata l’amministrazione ha accolto la richiesta dell’assicurata di
modificare in Fr. 76'948.- il reddito conseguito da valida, ma ha anche
modificato autonomamente il reddito da invalida basandosi sulla nuova
documentazione prodotta dal datore di lavoro dell’interessata, secondo cui quest’ultima
avrebbe potuto esercitare al 50% l’attività precedente di responsabile del team
pulizia e per il restante 50% avrebbe potuto lavorare quale ausiliaria di sala
(doc. 62).

In tale evenienza, ha
osservato il datore di lavoro, il salario annuo sarebbe rimasto invariato in
Fr. 68'000.-. L’UAI ha quindi ritenuto questa somma quale reddito da invalida e
l’ha confrontata con il reddito da valida, per giungere ad una perdita di
guadagno di Fr. 8'948.- e dunque ad un grado di invalidità del 12%.

 

Nel ricorso l'assicurata ha affermato che il lavoro proposto di
servizio di sala non sarebbe compatibile con le limitazioni funzionali, così
come attestato anche dal suo medico curante (doc. A2). Inoltre, il cambiamento
di attività propostole non sarebbe supportato da una valutazione medica, ma si
baserebbe soltanto sulle dichiarazioni del suo datore di lavoro. Per questi
motivi, non trattandosi di un’attività adeguata, l’attività di addetta al servizio
in sala sarebbe improponibile e la sua capacità lavorativa residua dovrebbe dunque
essere confermata in Fr. 44'120.-, ciò che fisserebbe il grado di invalidità
nel 43%.

 

                                   4.   L’Ufficio
AI ha sottoposto l’assicurata ad una perizia reumatologica eseguita dal dr.
med. __________ l’11 marzo 2014, data in cui lo specialista FMH in reumatologia
ha reso anche il proprio referto (doc. 50).

Esposti l’anamnesi
(familiare, personale, sociale e del lavoro, sistemica, attuale), i dati
soggettivi dell’assicurata, le constatazioni oggettive e gli esiti della radiologia,
il perito ha posto la diagnosi di sindrome lombovertebrale cronica recidivante
su delle alterazioni statiche e degenerative della colonna lombare con discopatia
L3/L4, osteocondrosi L5/S1 con spondilartrosi L5/S1, con possibili segni di
instabilità a questo livello, facendola risalire al 4 novembre 2012. Dal luglio
2011 è presente una periatropatia omeroscapolare tendinotica con sintomatologia
d’impingement della spalla sinistra. Quale diagnosi senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa, l’esperto ha riscontrato l’esistenza, da qualche mese, di una periartropatia
omeroscapolare tendinotica della spalla destra e di metatarsalgie su
appiattimento dell’arco plantare anteriore e alluce valgo.

Nella sua valutazione, il
reumatologo ha riscontrato che l’assicurata era limitata nei lavori eseguiti
con la spalla sinistra sopra l’orizzontale, anche se un’operazione avrebbe potuto
portare ad un miglioramento sintomatico, sebbene i tempi di recupero siano poi
molto lunghi. D’altronde, ha affermato lo specialista, il miglioramento della
capacità lavorativa legata alla spalla non avrebbe inciso in maniera
sostanziale sulla capacità lavorativa dell’interessata, poiché i problemi alla
schiena sembravano essere quelli principali. Concordando con il dr. med. __________
sui limiti lavorativi della paziente, il perito ha ritenuto che nell’attività
di donna delle pulizie v’era una limitazione della capacità lavorativa nella
misura del 75%, mentre un’attività amministrativa poteva essere svolta in
misura completa e normale.

Rispondendo alle domande
peritali il reumatologo ha affermato che l’assicurata poteva continuare a
svolgere l’attività attuale, ma in misura parziale. Inoltre, essa poteva
svolgere delle attività in cui poteva cambiare posizione da seduta (massimo
un’ora) a in piedi o camminare (massimo 30 minuti), doveva evitare posizioni
inergonomiche del rachide mantenute a lungo, sollevare pesi superiori a 5kg in
maniera ripetuta, lavorare accovacciata/inginocchiata, salire e scendere frequentemente
scale, lavorare su terreni dissestati, evitare di lavorare con le braccia (in
particolare il sinistro) sopra l’orizzontale e sopra l’orizzontale non poteva
portare pesi superiori a 1-2 kg con la spalla sinistra, fino a 5kg con la
spalla destra. In conclusione, l’attività precedente era esigibile dal 4
novembre 2012 in misura del 60% e questo 60% si suddivideva nell’80% di
attività amministrativa e nel 20% di attività di pulizia. Quanto alla sua
capacità di integrazione, provvedimenti ergonomici erano già stati attuati e
non v’erano ulteriori provvedimenti atti a migliorare la capacità lavorativa
dell’interessata. Quest’ultima poteva dunque ancora svolgere l’attività di
donna delle pulizie in misura limitata al 25% (2 o 3 ore al giorno al massimo,
con ulteriore limitazione per attività troppo pesanti o svolte con le braccia,
in particolare la sinistra, sopra l’orizzontale) fermo restando i limiti indicati
dal perito. Un’attività amministrativa e/o rispettosa dei medesimi limiti poteva
invece essere svolta al 100%, senza limitazioni.

 

Preso atto del suesposto
referto peritale, l'8 aprile 2014 (doc. 51) il dr. med. __________, medico SMR,
ha posto le medesime diagnosi individuate dal perito e ha stabilito nel 40% il
grado di incapacità lavorativa nell’attività abituale, mentre sempre dal 4
novembre 2012 l’inabilità lavorativa era nulla in attività adeguate, fermo
restando i limiti funzionali stabiliti dal reumatologo.

 

Il medico curante, dr.
med. __________, FMH medicina generale, a seguito dell’emanazione della
decisione impugnata, il 29 novembre 2014 (doc. A2) ha certificato che
l’assicurata presentava sempre dolori alla colonna lombovertebrale con
difficoltà alla deambulazione se prolungata, dolori alla spalla sinistra (minori
alla spalla destra) con impossibilità agli sforzi, dolori alle mani
(metatarsalgie bilaterali) a certi lavori. Il curante ha inoltre ritenuto che la
paziente non era adatta alla nuova mansione di lavoro propostale nella funzione
di aiuto nella sala per colazione, pranzo e cena, in quanto non compatibile con
gli sforzi previsti.

                                   5.   Per
costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare
in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure
nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori
siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito
al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto alla valenza probante di un
rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato
approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del
contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto
(DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332).

 

In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA
ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove
definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e
perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la
giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi
dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione
del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista
medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un
tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V
31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in
sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora
TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle
opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" (…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence
a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et
de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La
valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf.
consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR
ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif
que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du
déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu
de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière
propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir
de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto
ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni tra medici curanti e periti
interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:

 

" (…)

On
ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants,
il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle
expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit
bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A
cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4
p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I
514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée
par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du
seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.
Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).

 

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile
2007).

 

                                   6.   Sia
il perito sia il medico del Servizio Medico Regionale che hanno avuto modo di
valutare tutta la documentazione medica raccolta giungono entrambi alla medesima
conclusione, ovvero che l'assicurata era totalmente abile al lavoro in
qualsiasi attività lavorativa che tenga conto dei citati determinati limiti
funzionali e di carico, mentre nella sua attività di responsabile del team pulizie
l’interessata manteneva una capacità lavorativa del 60%.

 

L’Ufficio AI ha quindi
dapprima calcolato il grado di invalidità dell’assicurata fondandosi sulla sua
capacità lavorativa residua totale in attività adeguate al suo stato di salute
facendo riferimento ai dati statistici per il reddito da invalida (Fr. 53'804.-).

In seguito, basandosi
sulla possibilità offerta dal datore di lavoro di cambiare attività e quindi di
lavorare come ausiliaria di sala al 50% e come responsabile team pulizia al 50%
(doc. 62), l’UAI ha ricalcolato il grado di invalidità fondandosi sul salario
annuo che essa avrebbe conseguito (Fr. 68'000.-).

 

A questo proposito, il
TCA evidenzia che, come ha osservato la ricorrente, l’amministrazione ha
modificato la sua presa di posizione basandosi unicamente sulla predetta
dichiarazione del 3 novembre 2014 (doc. 62) del suo datore di lavoro. Per
contro, nessuna valutazione medica è alla base della fattibilità della soluzione
proposta, ossia di continuare ad esercitare al 50% l’attività in essere, mentre
per l’altro 50% di espletare un’altra attività giudicata sì adeguata, tuttavia
dal (solo) direttore della struttura presso cui l’assicurata era impiegata.

 

A tale
proposito non va però dimenticato che, come visto (cfr. consid. 5), è necessario
disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente
da altri specialisti per potere graduare l’invalidità dell’assicurata, il
compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro
come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali
lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurata.

 

Nell’evenienza concreta, questo
Tribunale rileva innanzitutto che il perito non si è espresso sulla
possibilità, per la ricorrente, di esercitare due diverse attività in
contemporanea.

 

Da un lato, continuare ad esercitare la
professione di responsabile team pulizie al 50% rientra perfettamente nel grado
del 60% di capacità lavorativa individuato dal dr. med. __________.

 

D’altro lato, resta per contro incerto
sapere se la preparazione dei pasti quale ausiliaria di sala a metà tempo sia per
l’interessata un’attività adeguata che rispetti i limiti funzionali e di carico
individuati dal perito.

Il TCA rileva, infatti, che il
reumatologo ha sì attestato una capacità lavorativa completa e normale per
l’assicurata, ma “in attività amministrativa e/o rispettosa dai limiti
esposti in precedenza”.

Non è dunque chiaro se, dal profilo
medico, l’attività proposta dal datore di lavoro fosse medicalmente esigibile da
parte dell’insorgente e rientrasse quindi nella capacità lavorativa del 100%
individuata dal perito.

 

A tale riguardo va inoltre rilevato che
il medico curante dell’interessata ha ritenuto che quest’ultima non fosse
adatta ad esercitare la nuova attività proposta, poiché non compatibile con le
sue patologie alla schiena, alla spalla e alle mani.

Tuttavia, né il perito né il medico del
Servizio Medico Regionale si sono pronunciati sul certificato medico del 29
novembre 2014 (doc. A2), perciò l’Ufficio AI non era legittimato a trarre la
conclusione impugnata senza prima avere sottoposto ad una persona competente in
materia l’obiezione di carattere esclusivamente medico formulata dal curante
dell’assicurata.

 

Per di più, nessun medico nemmeno si è
espresso sulla reale e concreta possibilità, sempre dal punto di vista medico,
che l’interessata esercitasse in contemporanea due diverse attività
lavorative, sebbene una fosse quella già praticata.

Va quindi verificato se, qualora
l’attività di ausiliaria di sala fosse ritenuta compatibile con l’abilità
lavorativa del 100% stabilita dal perito, la stessa potesse poi comunque essere
esercitata parallelamente all’attività di responsabile team pulizie.

 

Infine, questo Tribunale rammenta che
un medico può esprimere soltanto un giudizio medico sulle condizioni di salute
di un assicurato e non può invece pronunciarsi anche sul grado di invalidità,
visto che è il risultato di un puro calcolo economico che spetta al consulente
in integrazione sulla scorta delle indicazioni e limitazioni mediche;
quest'ultimo valuta infatti quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili. Spetta al consulente, e non al medico, valutare l'esigibilità e
la possibilità per l'assicurato di cercare un nuovo impiego su un mercato
equilibrato del lavoro e a proposito degli elementi da prendere in considerazione
(DTF 125 V 256 consid. 4; RtiD II-2008 pag. 274; STDA 32.2012.315 del 30 settembre
2013).

 

In queste circostanze, gli atti vanno
rinviati all’amministrazione affinché, dopo avere esperito i necessari
accertamenti medici sopra descritti in merito alla capacità lavorativa
medico-teorica della ricorrente non solo come responsabile team pulizie, ma anche
come ausiliaria di sala – attività esercitabile separatamente e/o in
contemporanea alla precedente -, si ripronunci sul diritto dell’assicurata di ottenere
una rendita di invalidità.

 

Stanti così le cose, il ricorso deve
essere accolto e all’insorgente, rappresentata da un sindacato, vanno attribuite
delle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

 

                                   7.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in
caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L'entità delle spese è determinata fra
Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

Visto l'esito della vertenza, le spese
per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell'amministrazione.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

 

                                    §   Di conseguenza, la
decisione impugnata è annullata e gli atti sono rinviati all’Ufficio AI per
esperire gli accertamenti medici indicati e per emanare, in seguito, una nuova
decisione.

 

                                   2.   Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà
all’assicurata Fr. 1'500.- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il giudice delegato                                                Il
segretario

 

Ivano Ranzanici                                                   Gianluca
Menghetti