# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d5980d31-2437-5fe0-b145-602fc38c9b64
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-05-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 25.05.2004 INC.2002.20711
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-20711_2004-05-25.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2002.20711

  	
  Lugano

  25 maggio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 13 febbraio
  2004 da

  
	
   

  	
  __________

  (entrambi rappresentati dall’avv__________)

   

  	 

	
   

  	
  contro

  	 

								

 

	
   

  	
  la decisione 2 febbraio 2004 della Procuratrice pubblica Claudia
  Solcà, che ha respinto la richiesta di dissequestro del conto n. __________
  presso il __________, del quale sono gli aventi diritto economico,
  sequestrato nell’ambito del procedimento penale a carico di __________ di cui
  all’inc. MP __________;

  

 

 

viste le osservazioni
dell’accusato __________ (20 febbraio 2004), della magistrata inquirente (1
marzo 2004), come pure delle parti civili __________ (6 maggio 2004), __________
(10 maggio 2004), __________ (14 maggio 2004), __________ (21 maggio 2004) e __________
(21 maggio 2004);

 

 

letto ed esaminato l’inc. MP __________;

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

A.

 

Nei confronti di __________ è
pendente un procedimento penale per titolo di appropriazione indebita,
amministrazione infedele aggravata subordinatamente semplice, falsità in
documenti e riciclaggio di denaro, per avere nelle sue attività di fiduciario
malversato fondi di clienti e compiuto atti suscettibili di vanificare
l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la confisca di valori
patrimoniali, sapendo o dovendo presumere che provenivano da crimini commessi
da terze persone.

In questo contesto la
Procuratrice pubblica ha emanato diversi ordini di perquisizione e di sequestro
bancari. Per quanto qui concerne si tratta della decisione del 10 aprile 2002,
concernente il conto n. __________ presso il __________, Lugano (di seguito: __________),
di cui i reclamanti sono gli aventi diritto economico. La decisione, che non è
stata oggetto di impugnativa da parte di __________ e __________, non esplicita
lo scopo del sequestro e meglio non indica che lo stesso è avvenuto a titolo
probatorio, confiscatorio oppure risarcitorio, limitandosi a decretare in modo
generico il sequestro del conto.

 

 

B.

 

Durante l’interrogatorio di
Polizia del 21 agosto 2002, i reclamanti sono stati informati “che in data
30.01.2002 __________ ha versato per contanti sulla relazione __________ la
somma di Lit. 2.25 miliardi pari a Euro 1'156'240.-“ e che “è stato accertato
che questi fondi sono di illecita provenienza ed è per questo motivo che la
relazione __________ presso __________” è stata posta sotto sequestro.

 

 

C.

 

Con istanza 2 ottobre 2002 (AI
207), i reclamanti hanno chiesto alla magistrata inquirente di dissequestrare
il conto __________ di loro pertinenza. L’evasione dell’istanza è stata
ripetutamente sollecitata tra il 29 novembre 2002 e il 9 gennaio 2004 (17
solleciti rimasti inevasi).

 

 

D.

 

Con decisione 2 febbraio 2004, la
Procuratrice pubblica ha respinto l’istanza di dissequestro, motivando il
proprio diniego con il fatto che “__________ ha confermato che ha usato dei
contanti che risultano essere provento di reato” allorquando in data 30 gennaio
2002 ha versato sul conto __________ l’importo di Lit. 2.25 miliardi (v.
decisione punto 1) e che “dalla documentazione bancaria del conto __________ e
dalla ricostruzione contabile si evince una perdita netta (teorica) per la
gestione dei titoli ... di FRS 1'583'103.38” ed “essendo questa la situazione
fattuale, non è possibile allo stadio attuale emettere una decisione di merito”
non avendo la magistrata inquirente “gli elementi per ricondurre ad un reato
imputabile a __________ le perdite subite dai suoi clienti sul conto __________”
(v. decisione punto 2).Dopo generico richiamo alla giurisprudenza di questo
ufficio, la Procuratrice pubblica conclude la motivazione di diniego del
dissequestro evidenziando che, “pur volendo partire dal presupposto della buona
fede dei signori __________”, con riferimento alle condizioni stabilite
dall’art. 165 cpv. 2 e 3 CPP, “ribadita l’eccezionalità di un dissequestro a
favore della parte lesa senza il consenso delle parti prima della decisione di
merito” il magistrato non potrebbe far ricorso in modo indiscriminato ad un
simile dissequestro, “la pretesa formulata” dai reclamanti non risulterebbe
“essere, allo stadio attuale, manifesta e liquida, dunque a fronte di dubbio”
si dovrebbe “optare per il mantenimento dello status quo” e “la conclusione
della procedura ordinaria” sarebbe “possibile in tempi ragionevoli” e quindi
“nemmeno l’argomento dell’urgenza” potrebbe “essere richiamato a sostegno della
richiesta di dissequestro” (v. decisione punto 3).

 

 

 

 

 

 

 

E.

 

Con reclamo 13 febbraio 2004, i
coniugi __________ e __________ postulano che venga ordinato il dissequestro
del conto __________ presso la__________, di loro pertinenza. Con riferimento
alla giurisprudenza della CRP, i reclamanti rilevano di essere stati in
perfetta buona fede al momento in cui sul conto __________ in data 30 gennaio
2002 è affluito l’importo di Lit. 2.25 miliardi, “nel senso che di tale
versamento essi non sapevano nulla e, anche effettuando tutte le verifiche del
caso, non potevano avere alcun sospetto, visto che__________ si è premunito di
mostrare loro e al loro commercialista degli estratti fasulli, da cui non
risultavano le perdite di gestione”. L’importo suddetto costituirebbe inoltre
la controprestazione adeguata alla quale avevano diritto in ragione del contratto
di gestione patrimoniale (mandato) che vincolava __________ nei loro confronti
e risulterebbe che “gli importi depositati dai coniugi __________ dal 2000 non
siano inferiori, dedotto quanto da loro regolarmente prelevato, a quanto
presente attualmente sul conto”. Il riferimento fatto dalla magistrata
inquirente all’”eccezionalità del dissequestro a favore della parte lesa senza
il consenso delle parti e prima della decisione di merito” sarebbe
argomentazione che non trova alcun riscontro nella fattispecie in esame. Forti
dubbi vengono pure sollevati sull’affermazione della Procuratrice pubblica di
una conclusione della procedura “in termini ragionevoli” e quindi
sull’estraneità del “presupposto dell’urgenza”.

 

 

F.

 

Con osservazioni 20 febbraio
2004, __________ si rimette al giudizio di questo giudice.

Con osservazioni 1. marzo 2004,
la magistrata inquirente si sofferma invece sul ruolo del commercialista __________,
rilevando che non solo non ha ritenuto di dover informare i clienti
dell’ammontare delle perdite a fine 2001, “ma non lo ha fatto neppure dopo
avere reintegrato il conto __________ con denaro affidatogli da __________”;
rileva inoltre che “il fatto che vi sia una perdita netta tra il 1999 e il 2002
per la gestione dei titoli di FRS 1'583'103.38 per altro inferiore all’importo
di Euro 1'156'240.-- di cui i reclamanti chiedono il dissequestro, non comporta
automaticamente che detta perdita possa essere imputata direttamente e
completamente a __________ come risultato di un’amministrazione infedele” e
conclude per la reiezione del reclamo.

La parte civile __________ (con
osservazioni 6 maggio 2004) chiede la reiezione del reclamo, rilevando che “ha
un sicuro interesse al mantenimento del sequestro a scopo di restituzione a suo
favore (qualora risultasse che la somma in questione provenga direttamante dal
suo conto) o, quantomeno, a scopo di confisca risarcitoria, con conseguente
assegnazione pro quota alle parti civili riconosciute”. Le parti civili __________
e __________ (con osservazioni 10 maggio 2004 e 14 maggio 2004) chiedono per
contro l’accoglimento del reclamo. Le parti civili __________ e __________ (con
osservazioni 21 maggio 2004, per altro non tempestive in quanto il termine
scadeva il 20 maggio 2004) chiedono pure l’accoglimento del reclamo. Le parti
civili __________ e __________ non hanno presentato osservazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Considerato

 

in diritto:

 

 

1.

 

L’art. 161 cpv. 1 CPP impone al
magistrato penale di ordinare il sequestro di tutti gli oggetti che possono
avere importanza per l’istruzione del processo, alternativamente o
cumulativamente come mezzi di prova o in quanto passibili di confisca o
devoluzione allo Stato. Il sequestro, per la sua qualità di provvedimento
eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli oggetti di
cui sopra al seguito della procedura e quindi per le necessità dell’istruzione
preliminare, per le decisioni del magistrato requirente e quelle del giudice
del merito, come evidenziato nella duplice prospettiva - alternativa o
cumulativa - della produzione e valutazione delle prove (sequestro probatorio)
e delle decisioni di confisca, restituzione o devoluzione (sequestro
confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR 516.97.3, in: Rep. 131
[1998] nr. 117, consid. 1a p. 359), ritenuto che, come in tutti gli istituti
procedurali tali da intaccare eccezionalmente i diritti individuali per
prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in
presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo
e l'oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell'autorità
requirente ed inquirente, con sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante
approssimantesi alla verità materiale, a partire dal sospetto all’apertura del
procedimento, che va in seguito ed indilatamente approfondito con gli
accertamenti probatori del caso (v., in contesto più generale, Piquerez,
cit., margin. 1116 ss.).

 

 

2.

 

Nella rinnovata forma in vigore
dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca penale (artt. 58 ss. CPS)
ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale
ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori patrimoniali di cui
all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti dottrina e giurisprudenza
(v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in:
RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii [qui di
seguito citato: Schmid RPS]). “Valori patrimoniali” non sono soltanto
beni corporali, ma anche crediti (depositi bancari), carte valori e persino
diritti immateriali e diritti reali limitati: essenziale è che essi abbiano un
proprio, determinabile valore economico (v. Niklaus Schmid, nota 19 ad
art. 59 CPS, in: Schmid (Hrsg.), Kommentar Einziehung, organisiertes
Verbrechen und Geldwäscherei, Band I, Zürich 1998, qui di seguito citato: Schmid
Kommentar) e che il loro illecito trasferimento nel patrimonio del reo conduca,
quale conseguenza, ad un aumento dei suoi attivi o una diminuzione dei suoi
passivi (v. Schmid, Kommentar, nota 17 ad art. 59 CPS). Sottostanno a
tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti
valori sostitutivi, sia propri che impropri (“echte und unechte Surrogate”, v. Schmid,
RPS, pto. 4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106). Beni
sostitutivi impropri possono essere bloccati unicamente in presenza di una
traccia cartacea che li riconduca all’originario provento di reato, mentre per
i beni sostitutivi propri deve essere dimostrato che essi hanno preso il posto
del bene originale (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107). Il bene da confiscare
deve essere facilmente identificabile nel patrimonio dell’autore,
rispettivamente del terzo beneficiario (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107,
con rinvio a DTF 4 maggio 1999 in re Z., consid. 2b). La confisca non può
essere ordinata nei confronti del terzo, se questi ha acquisito i valori
patrimoniali ignorando i fatti che l’avrebbero giustificata, nella misura in
cui abbia fornito una controprestazione adeguata o se la confisca costituisce
nei suoi confronti una misura 

 

 

eccessivamente severa (art. 59
cifra 1 cpv. 2 CPS). Il diritto di proprietà acquisito da un terzo
contemporaneamente o dopo la commissione del reato sarà quindi rispettato
soltanto alle condizioni cumulative previste da questa disposizione. La
confisca sarà allora pronunciata quando l’acquirente si è reso colpevole di
ricettazione, oppure quando, benché non colpevole di ricettazione, l’acquirente
ha agito sapendo che i valori patrimoniali acquistati erano il prodotto o la
ricompensa di un reato o che avrebbe dovuto, viste le circostanze, presumere
l’origine delittuosa dei valori patrimoniali acquistati; ossia quando
l’acquirente ha agito in mala fede. Il dolo eventuale è sufficiente e il terzo
è da considerarsi in mala fede anche quando non ha applicato la dovuta
diligenza nelle verifiche che gli incombevano. La confisca non sarà invece
ordinata se l’acquirente, ignorando i fatti che giustificherebbero la misura,
ha fornito controprestazione adeguata, ad esempio acquistando l’oggetto al
prezzo usuale; prestazione e controprestazione devono essere economicamente
equivalenti. Al terzo in buona fede possono quindi essere confiscate
prestazioni a titolo gratuito come donazioni e commissioni non pattuite (v.
decisione CRP 27 agosto 2002 in re P.B., cons. 2.2 p. 4 e riferimenti
dottrinali ivi menzionati). Non può invece essere confiscata la restituzione al
mandante dell’importo affidato al mandatario nell’ambito di un “mandato di
gestione generale”, secondo il quale il mandatario si impegnava ad effettuare
operazioni di investimento finanziario con fondi depositati dal mandante. Il
mandatario ha infatti l’obbligo di render conto del suo operato e di restituire
tutto ciò che per qualsiasi titolo ha ricevuto in forza del mandato; questo obbligo
è la conseguenza dell’originario affidamento in gestione (v. decisione CRP 27
agosto 2002 in re P.B., cons. 2.4/2.4.1 p. 7). Il valore della
controprestazione deve essere stimato in base a criteri oggettivi e con
riferimento al momento dell’acquisizione dei beni.

 

 

3.

 

Completamente rivisto è
l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS:
essa permette al giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in favore
dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in
applicazione dell’art. 60 CPS), se – pur essendo dati i presupposti per una
confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS – i valori patrimoniali di cui all’art.
59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v. Schmid, RPS, pto.
4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti
direttamente alla parte lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima
frase CPS (v. Schmid, RPS, pto. 4.4.1, p. 339). In tal caso, i beni
passibili di confisca sono necessariamente di provenienza lecita; il loro
sequestro si distingue da quello di beni provento di reato (o sostitutivi) per
la sua natura più prossima al sequestro LEF (v. Schmid, Kommentar, nota
171 ad art. 59 CPS), ciò che si traduce – fra l’altro – nel fatto che deve
rispettare le regole di diritto esecutivo sul minimo esistenziale (art. 92 LEF;
Schmid, Kommentar, nota 174 ad art. 59 CPS). Nei confronti di un terzo,
tuttavia, conformemente all’art. 59 cifra 2 cpv. 2 CPS, il risarcimento può
essere ordinato soltanto se non sia escluso giusta l’art. 59 cifra 1 cpv. 2
CPS.

 

 

4.

 

Va detto in primo luogo che
sussistono indizi sufficienti per ritenere che l’importo di Lit. 2.25 miliardi
versato da __________ per contanti in data 30 gennaio 2002 sul conto __________,
presso la __________, sia di provenienza illecita. Le circostanze nelle quali __________
è giunto in possesso del suddetto importo e la presunzione di illecita
provenienza (personaggi facenti capo all’organizzazione criminale __________
della __________ __________), sono spiegate e ammesse dall’accusato stesso nei
propri verbali di interrogatorio (v. in particolare verb. PP 9.4. 2002, AI A 1
p. 10-15; verb. PP 12.6.2002, AI A 7 p. 7-9; verb. PP 

 

 

21.11.2002, AI A 15 p. 4-5) e
sono oggetto di inchiesta e di promozione d’accusa per titolo di riciclaggio a
carico dello stesso __________. Dagli atti non emerge per contro alcun elemento
che permetta di far risalire detto importo ai conti delle altre parti civili
del procedimento contro __________.

 

 

5.

 

Il mantenimento del sequestro dei
fondi ancora depositati sul conto __________ non appare essere dettato da
esigenze probatorie; la decisione di sequestro del 10 aprile 2002 è in
proposito silente e nessun riferimento ad un sequestro probatorio è fatto dalla
magistrata inquirente nella decisione del 2 febbraio 2004 (qui impugnata) e
nelle sue osservazioni del 1 marzo 2004. Del resto i contanti, originariamente
contenuti in borsoni, non esistono più e le esigenze probatorie sono
salvaguardate dalla documentazione prodotta dalla __________, di cui non è
stato chiesto il dissequestro. 

 

 

6.

 

Benché non espresso in termini
chiari (la decisione iniziale di sequestro è silente e la decisione qui
impugnata è alquanto ermetica), il mancato dissequestro parrebbe essere
motivato da esigenze confiscatorie (per il riferimento al provento di reato) e
risarcitorie in favore dello Stato o di altre parti lese (per il riferimento al
mancato consenso delle parti al dissequestro).

Il primo quesito da affrontare è
dunque quello a sapere se i reclamanti, ricevendo sul conto __________
l’importo di Lit. 2.25 miliardi, di provenienza illecita, fossero o meno in
buona fede. La Procuratrice pubblica, nella decisione impugnata parte dal
presupposto della buona fede dei coniugi __________ (v. decisione 2 febbraio
2004 punto 3). Il riconoscimento della buona fede da parte della magistrata
inquirente trova conferma anche nelle osservazioni al reclamo, là dove rileva
che i coniugi __________ non furono informati dal commercialista __________ né
dell’ammontare delle perdite a fine 2001, né di essere stati reintegrati con il
denaro affidato da __________. Gli atti dell’inchiesta messi a disposizione di
questo giudice, segnatamente i verbali di interrogatorio di __________, dei
reclamanti e del commercialista __________ non permettono di giungere a
conclusioni diverse da quelle a cui è giunta la magistrata inquirente
sull’esistenza del presupposto della buona fede. Del resto non risulta che la
magistrata inquirente abbia dato seguito agli “ulteriori approfondimenti presso
i beneficiari economici noti”, che erano consigliati dal perito contabile __________
(v. relazione peritale 14 luglio 2003, non repertata nell’elenco atti, p. 10) e
che forse avrebbero fornito altri elementi utili per il giudizio. La buona fede
dei reclamanti può comunque trovare conferma nel fatto che, dopo aver ricevuto
la somma in questione sul loro conto in data 30 gennaio 2002, abbiano lasciato
la medesima per quasi due mesi e mezzo sul conto bancario e meglio fino al
momento del sequestro, intervenuto in data 10 aprile 2002.

 

 

7.

 

Il riferimento fatto dalla
Procuratrice pubblica all’art. 165 cpv. 2 e 3 CPP appare poi improprio, in
situazioni come quella ora in esame nelle quali sono stati sequestrati fondi di
origine illecita giunti nelle disponibilità di terzi in buona fede.
Riconosciuta la buona fede dei terzi, la magistrata inquirente non può infatti
rinviare la propria decisione al consenso (mancato) delle parti e alla
decisione di merito, ma deve affrontare il quesito della sussistenza o meno di
una controprestazione adeguata e, in caso di risposta affermativa, procedere
indilatamente al 

 

 

dissequestro dei fondi sui quali
le (altre) parti nulla hanno da dire o pretendere. Nella fattispecie in esame
emerge dagli atti che la relazione __________ è stata aperta dai reclamanti
presso la __________ in data 29 maggio 2000. Dall’apertura del conto e fino al
2 agosto 2001 esisteva una procura amministrativa per gestori patrimoniali
esterni a favore di __________, signori __________ e __________; dal 2 agosto
2001 detta procura è stata trasferita a __________, signori __________, __________
e __________ (v. relazione peritale __________, p. 9). Con le suddette procure
i signori __________ e __________ (mandanti), autorizzavano i procuratori
(mandatari) ad amministrare senza alcuna restrizione i valori patrimoniali
depositati sul conto; non è dato sapere se tra mandanti e mandatari siano
esistite altre pattuizioni scritte extra bancarie. Durante l’interrogatorio del
9 aprile 2002, l’accusato __________ ha ammesso di aver depositato sul conto __________
circa 2 miliardi di Lit di provenienza illecita “a copertura di grosse perdite
dovute alla gestione __________” (AI A 1 p. 14); negli ulteriori interrogatori
di __________ da parte della magistrata inquirente non si ritrovano altre
dichiarazioni o contestazioni sulla precisa entità e sull’origine delle
perdite. Sta comunque il fatto che la già menzionata relazione peritale di __________
quantifica in FRS 1'583'103.38 la “perdita netta (teorica) della gestione
titoli 1999-2002” della relazione __________. Nella decisione impugnata la
magistrata inquirente dà atto della perdita quantificata dal perito giudiziario
e nelle osservazioni 1 marzo 2004 evidenzia che l’importo della perdita è per
altro inferiore agli Euro 1'156'240.- di provenienza illecita giunti sul conto __________
in data 30 gennaio 2002. Nella relazione peritale del 14 luglio 2003, __________,
soffermandosi sugli ingenti movimenti operati anche a contanti sul conto __________,
raccomandava cautela, ciò anche “in virtù del versamento a favore di __________
avvenuto in data 6 febbraio 2001 (ed apparentemente mai contestato dagli aventi
diritto)” e, “onde sbloccare questa relazione”, che il 17 aprile 2002 (momento
del sequestro) era in attivo di FRS 1'938'640.76, consigliava di procedere “ad
ulteriori approfondimenti presso i beneficiari economici noti”. Nessun
approfondimento è stato eseguito dopo la consegna della suddetta relazione
peritale. La decisione impugnata, non si sofferma né sugli interrogativi
sollevati dalla relazione peritale né sui limiti entro i quali sarebbe adeguata
la controprestazione offerta da __________ con il versamento sul conto __________
del 30 gennaio 2002. La decisione impugnata, pur partendo dal presupposto della
buona fede dei reclamanti, si limita, a torto, a negare in via generale
l’esistenza delle condizioni per un dissequestro, rinviando alla conclusione
della procedura ordinaria, che sarebbe “possibile in tempi ragionevoli”.
Quest’ultima affermazione della Procuratrice pubblica appare però smentita
dalla situazione di stallo in cui sembra trovarsi l’istruttoria, per lo meno
dalla consegna del referto peritale 14 luglio 2003 del perito __________. Vista
l’impossibilità di questo giudice di sostituirsi alla magistrata inquirente
negli accertamenti che ancora restano da fare per quantificare i limiti entro i
quali la controprestazione fornita da __________ sia adeguata, la decisione
impugnata deve essere annullata, con invito alla Procuratrice pubblica a
procedere indilatamente alle contestazioni e agli accertamenti ancora necessari
e a definire, con ulteriore decisione, i limiti della controprestazione
adeguata e del dissequestro del conto __________.

 

 

8.

 

Alla luce di quanto sopra
esposto, la decisione impugnata va pertanto annullata, come ai considerandi,
con la presente decisione impugnabile alla Camera dei ricorsi penali entro
dieci giorni dall’intimazione (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP), senza carico di
tassa e spese giudiziarie, ma con riconoscimento di ripetibili ai reclamanti in
ragione del sostanziale accoglimento del reclamo (art. 9 cpv. 6 CPP).

 

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

richiamati i citati articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

 

1.      Il
reclamo è accolto ai sensi dei considerandi.

1.1 Di conseguenza la decisione 2 febbraio 2004 è annullata.

 

2.      La
tassa di giustizia e le spese restano a carico dello Stato, che rifonderà FRS
300.-- ai reclamanti a titolo di ripetibili.

 

3.      Contro
la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali, Lugano
entro dieci giorni dall’intimazione.

 

Intimazione a:

 

 

 

 

                                                                              giudice
Franco Lardelli