# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** afb6926f-93b8-5f10-9724-6fe3950f0d40
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-10-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 06.10.1998 52.1998.117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-117_1998-10-06.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00117

   

  	
  Lugano

  6 ottobre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  30 aprile 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________

  __________

  patrocinati
  da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 8 aprile 1998, no. 1490, del Consiglio di Stato che respinge
  l'impugnativa presentata dagli insorgenti avverso la risoluzione 23 luglio
  1997 con cui il municipio di __________ ha negato loro la licenza in
  sanatoria per interventi edilizi volti a rendere abitabile il fabbricato
  destinato a darsena/deposito esistente sulla part. no. __________ RFD (sub F
  e G), ordinando nel contempo il ripristino della destinazione originaria;

  

 

 

viste le risposte:

-    13 maggio 1998 del Consiglio di
Stato;

-    14 maggio 1998 del municipio di
__________

-      9 giugno 1998 della comunione
ereditaria fu __________;

 

 

esperita una visita in luogo,

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                         che il 30 maggio 1986
__________ ed __________ hanno venduto a __________ la part. no. __________ RFD
di __________: un fondo situato lungo il lago, comprendente un esercizio
pubblico (ristorante con alloggio) ed una piccola costruzione (darsena; sub G e
F), destinata al ricovero di piccole imbarcazioni (livello lago), rispettivamente
a deposito/magazzino con locale doccia/WC (livello strada);

 

 

                                         che la darsena/deposito è
situata lungo il confine verso il fondo della comunione ereditaria fu
__________, qui resistente (part. n. __________ RFD);

 

 

che l’acquirente ha provveduto a riattarla, risanando in
particolare il locale doccia/WC;

 

 

che il 5 ottobre 1993 __________ ha rivenduto il fondo a
__________;

 

 

che è incerto se a quel momento il locale deposito
sovrastante la darsena vera e propria fosse già diventato abitabile in seguito
a trasformazioni abusive messe in atto tra il 1987 ed il 1993;

 

 

che è per contro certo che alla fine del 1996 il locale deposito
era adibito ad alloggio con servizi (doccia / WC);

 

 

che, su sollecitazione del municipio, il 12 febbraio 1997
__________, titolare dell'esercizio pubblico, ha chiesto il rilascio della
licenza in sanatoria per la trasformazione attuata abusivamente;

 

 

che alla domanda si è opposta la comunione ereditaria qui resistente,
proprietaria del fondo confinante (part. no. __________ RFD);

 

 

che, raccolto il preavviso favorevole dell'autorità
cantonale, il 23 luglio 1997 il municipio ha respinto la domanda, ritenendo
l'intervento contrario alle distanze dal lago, dalla strada e dal confine verso
il fondo della resistente;

 

 

che con la stessa decisione il municipio ha ordinato il
ripristino dello status quo ante, mediante eliminazione di tutti gli elementi
che rendevano abitabile il locale sovrastante la darsena;

 

 

che con giudizio 8 aprile 1998 il Consiglio di Stato ha
respinto l'impugnativa presentata da __________ e da __________ contro la
predetta risoluzione municipale, che ha confermato con alcune precisazioni in
merito agli interventi di ripristino che il proprietario avrebbe dovuto
attuare;

 

 

che il Governo ha ritenuto che la trasformazione abusiva si ponesse
in contrasto con le norme sulle distanze dal lago e dal confine verso il fondo
della resistente e che non potesse essere autorizzata in quanto eccedente i
limiti dell'art. 39 RLE;

 

 

che l'Esecutivo cantonale ha ritenuto legittimo, ancorché
formulato in termini troppo generici, anche l'ordine di ripristino, sostanzialmente
rispettoso del principio di proporzionalità;

 

 

che i soccombenti impugnano ora il predetto giudizio
governativo davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che venga
annullato e riformato con conseguente rilascio della licenza in sanatoria ed
eventuale sostituzione dell'ordine di ripristino con una sanzione pecuniaria;

 

 

che gli insorgenti rimproverano al Consiglio di Stato di non
aver accertato in modo adeguato i fatti rilevanti, di aver omesso di
considerare che la trasformazione era avvenuta prima dell'acquisto del fondo da
parte del ricorrente __________ e di aver confermato un ordine di ripristino
lesivo sia del principio di proporzionalità, sia di quello della buona fede; a
loro avviso, le violazioni commesse non sarebbero gravi, non pregiudicherebbero
interessi pubblici o privati degni di protezione e sarebbero state tollerate
per anni tanto dal municipio, quanto dalla vicina qui resistente;

 

 

che il ricorso è avversato dal Consiglio di Stato, che non
formula osservazioni;

 

 

che il municipio si riconferma nelle osservazioni presentate
in prima istanza, mentre la comunione ereditaria resistente rileva che le tre
finestre sono state aperte soltanto recentemente;

 

 

che delle risultanze della visita in luogo esperita da una
delegazione di questo tribunale si dirà per quanto necessario nei seguenti
considerandi;

 

 

considerato,                   in
diritto

 

                                         che  il ricorso,
tempestivo, è ricevibile in ordine giusta gli art. 21 e 45 LE, pacifiche
essendo sia la competenza del Tribunale cantonale amministrativo, sia la
legittimazione attiva degli insorgenti;

 

 

che il giudizio può essere reso sulla base degli atti,
integrati dalle risultanze del sopralluogo esperito;

 

 

che giusta l'art. 22 cpv. 2 NAPR, le costruzioni accessorie
non possono essere trasformate in costruzioni principali senza uniformarsi alle
prescrizioni delle NAPR relative a quest’ultime;

 

 

che nella zona residenziale a lago (RL), che qui ne occupa,
le costruzioni devono rispettare una distanza minima di 5 m dal confine,
rispettivamente dal livello medio del lago (art. 42 NAPR);

 

 

che giusta l'art. 39 RLE, le costruzioni esistenti in
contrasto con il nuovo diritto possono essere riparate e mantenute, esclusi i lavori
di trasformazione sostanziali; trasformazioni più importanti possono essere
autorizzate se il contrasto con il nuovo diritto non pregiudica in modo
apprezzabile l'interesse pubblico o quello dei vicini;

 

 

che quando è entrato in vigore il PR di __________ (10 dicembre
1981) la darsena con deposito si configurava come una costruzione accessoria a
diretto contatto con il lago e confinante con il fondo della comunione
ereditaria qui resistente (part. no. __________ RFD);

 

 

che con la trasformazione del deposito in un locale
abitabile, avvenuta in epoca imprecisata, ma comunque dopo l'entrata in
vigore del PR, l'edificio ha perso il carattere di costruzione accessoria; per
definizione, le costruzioni accessorie non devono infatti servire
all’abitazione;

 

 

che nella misura in cui è diventata di natura principale, la
costruzione disattende clamorosamente la distanza di 5 m prescritte dall'art.
42 NAPR tanto dal confine verso il fondo della resistente, quanto dal livello medio
del lago;

 

 

che, trattandosi di una trasformazione sostanziale, non entra
nemmeno lontanamente in considerazione il rilascio di un permesso in sanatoria
fondato sull'art. 39 cpv. 1 RLE;

 

 

che di conseguenza, nella misura in cui conferma il diniego
della licenza in sanatoria, il giudizio governativo impugnato non presta il
fianco a critiche di sorta;

 

 

che ulteriori accertamenti volti a stabilire esattamente
l'epoca in cui le trasformazioni abusive sono state poste in essere non
porterebbero a diversa conclusione;

 

 

che entro questi limiti il ricorso va quindi senz'altro
respinto;

 

 

che giusta l'art. 43 LE, il municipio ordina la demolizione o
la rettifica delle opere eseguite senza permesso in contrasto insanabile con il
diritto edilizio materialmente applicabile;

 

 

che i provvedimenti di ripristino devono rispettare il
principio di proporzionalità; differenze minime e senza importanza per l'interesse
pubblico giustificano un ordine di ripristino soltanto se ledono l'interesse di
un vicino che abbia tempestivamente reclamato;

 

 

che l'ordine di ripristinare una situazione conforme al
diritto va di principio impartito al proprietario dell'opera abusiva, che è tenuto
a darvi seguito anche se l'abuso è stato commesso dal precedente proprietario
del fondo;

 

 

che la buona fede dell’acquirente di un’opera abusiva non lo
pone al riparo da simili provvedimenti (cfr. Scolari, Commentario, II ed, N
1307);

 

 

che la prestazione richiesta con l'ordine di ripristino
dev'essere formulata in modo chiaro e preciso; devono essere indicate
esattamente quali opere e quali parti di opere devono essere rimosse e/o
rettificate (Scolari, op. cit., N 1301);

 

 

che non è sufficiente ordinare genericamente il ripristino
dello status quo ante: tanto meno quando la situazione preesistente non è nota
nei particolari;

 

 

che nel caso in esame la trasformazione realizzata senza permesso
comporta una significativa lesione dell'interesse pubblico sotteso all’art. 42
NAPR, che impone alle costruzioni principali una distanza minima di 5 m dal
livello medio del lago;

 

 

che la violazione è importante, poiché la costruzione non
rispetta nemmeno parzialmente la distanza prescritta;

 

 

che anche la disattenzione della distanza di 5 m prescritta
dalla stessa norma dal confine pregiudica in modo rilevante gli interessi di
quest'ultima;

 

 

che essendo diventata una costruzione principale a confine,
la darsena impone infatti alla resistente di rispettare maggiori arretramenti
in caso di edificazione del suo fondo;

 

 

che, così stando le cose, non appare per nulla lesivo del
principio di proporzionalità esigere il ripristino dello status quo ante;

 

 

che l'ordine di ripristino non è nemmeno contrario al
principio della buona fede; nel fatto che né il municipio, né la comunione
ereditaria resistente abbiano omesso di intervenire con maggior sollecitudine
per contestare le trasformazioni abusive realizzate alla chetichella dal
precedente proprietario e portate a compimento dal ricorrente __________ non
può essere ravvisata alcuna rinuncia ad esigere il rispetto della legge (cfr.
Scolari, op. cit. N. 1296);

 

 

che l’irrogazione di una sanzione pecuniaria sostitutiva
dell’ordine di ripristino non entra in linea di conto già perché,
contrariamente a quanto presuppone l’art. 44 LE, la misura del ripristino non
appare né impossibile, né sproporzionata;

 

 

che nella misura in cui è rivolto contro l'ordine di
ripristino in quanto tale, il ricorso va quindi senz’altro respinto;

 

 

che resta da stabilire quali provvedimenti debbano essere concretamente
adottati;

 

 

che con il giudizio impugnato il Consiglio di Stato ha
imposto agli insorgenti di rendere inabitabile la darsena, eliminando l’angolo
cucina, gli impianti sanitari (con chiusura degli scarichi), chiudendo le
finestre realizzate abusivamente e smantellando l’impianto di riscaldamento
elettrico;

 

 

che nella misura in cui si riferisce all’angolo cucina ed al
riscaldamento elettrico il ricorso è privo d’oggetto, perché il locale in
contestazione è del tutto privo di queste infrastrutture;

 

 

che nella misura in cui impone l’eliminazione degli impianti
sanitari l’impugnativa va invece accolta, poiché la darsena è sempre stata
dotata di una doccia/WC;

 

 

che in quanto riferito alla chiusura di finestre realizzate
abusivamente l’ordine in contestazione è fondato soltanto nella misura in cui
ha per oggetto la finestra rivolta verso il fondo della comunione ereditaria
resistente, aperta abusivamente in tempi relativamente recenti dietro la grata
di mattoni che caratterizza la corrispondente facciata;

 

 

che per rendere effettivamente inabitabile la darsena i
ricorrenti dovranno in ogni caso eliminare l’arredamento del locale; in particolare
il letto matrimoniale, mobile che più degli altri ne rende possibile
l’utilizzazione a scopi abitativi;

 

 

che, ferme queste premesse, l’ordine di ripristino riformato
dal Consiglio di Stato va ulteriormente precisato ai sensi dei considerandi;

 

 

che il ricorso, in quanto non privo d’oggetto, può quindi essere
accolto soltanto nella misura in cui concerne l’ordine di eliminare gli
impianti sanitari;

 

 

che la tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza;

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 21, 43 LE; 42 NAPR di __________; 3, 18, 28, 31, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   In quanto non privo
d’oggetto, il ricorso è parzialmente accolto.

§.  di conseguenza:

1.1.   la decisione 8 aprile 1998 del
Consiglio di Stato è annullata e riformata nel senso che:

1.2.   la decisione 23 luglio 1997 del municipio
di __________ è confermata nella misura in cui nega la licenza in sanatoria per
rendere abitabile la darsena ed ordina ad __________ di eliminare tutti gli
elementi che la rendono tale, ovvero l’arredamento e la finestra verso la part.
n. __________ RFD.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
800.- è a carico dei ricorrenti in solido nella misura di fr. 600.- e dei
membri della comunione ereditaria resistente per il resto.

 

 

                                   3.   I ricorrenti rifonderanno
alla comunione ereditaria resistente fr. 600.- a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________ 

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario