# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 130a1744-14c4-51da-a1c8-56ce7a53b7bc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 31.10.2005 52.2005.293
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-293_2005-10-31.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.293

   

  	
  Lugano

  31 ottobre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 6 settembre 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 17 agosto 2005 (n. 3907) del
  Consiglio di Stato, che dichiara irricevibile l'impugnativa presentata
  dall'insorgente avverso la decisione 4 maggio 2005 del Dipartimento delle
  istituzioni, Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rinnovo
  di un permesso di dimora;

  

 

 

 

viste le risposte:

-    4 ottobre 2005 del
Consiglio di Stato,

-    5 ottobre 2005 del
Dipartimento delle istituzioni;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Con decreto
d'accusa 9 agosto 2000, confermato il 10 aprile 2001 dal Pretore del Distretto
di Lugano, il Procuratore pubblico ha condannato la cittadina slovacca RI 1
(1973) a 3 giorni di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico per
una durata di 3 anni, pene entrambe sospese con un periodo di prova di 2 anni,
nonché a una multa di fr. 300.–, per infrazione alla LDDS per avere soggiornato
illegalmente nel nostro Paese e esercitato un'attività lucrativa in maniera abusiva.

Per questi motivi, il 9 agosto 2000 l'Ufficio
federale degli stranieri (ora della migrazione) le ha vietato l'entrata in
territorio svizzero sino all'8 agosto 2002.

 

 

                                  B.   a) Il 29
settembre 2000 la ricorrente è stata autorizzata a rientrare in Svizzera perché
intendeva sposarsi con il cittadino elvetico S__________ (1961).

Le nozze sono state celebrate il 2 ottobre
2000 a B__________. Per permetterle di vivere con il marito nel nostro Paese,
la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni
le ha rilasciato un permesso di dimora annuale e il 23 ottobre 2000 l'autorità
federale ha revocato il divieto d'entrata emesso nei suoi confronti il 9 agosto
precedente.

Il 25 agosto 2001 è stata raggiunta in
Svizzera dalla figlia E__________ (1993), nata da un precedente matrimonio.

 

b) Il 28 febbraio 2002 il dipartimento ha
deciso di non rinnovare il permesso di dimora a RI 1, perché nel corso del mese
di agosto del 2001 aveva cessato la vita in comune con il marito e la separazione
appariva definitiva.

Pendente il ricorso dinnanzi al Consiglio di
Stato, ritenuto che nel frattempo l'interessata aveva affermato di essersi
riconciliata con il marito e di essere tornata a vivere insieme a lui a O__________,
il dipartimento ha annullato la propria decisione e le ha rinnovato
l'autorizzazione di soggiorno.

Il 15 maggio 2002, la figlia E__________ è tornata
definitivamente in Slovacchia.

 

c) Nel novembre 2003, S__________ ha
trasferito il proprio domicilio a B__________. Dal canto suo, il 1° dicembre
2003, la ricorrente ha preso in locazione un monolocale in via __________ a P__________,
con prima scadenza per la disdetta fissata per il 30 ottobre 2004.

Il 20 gennaio 2004 i coniugi RI 1 hanno informato
l'Ufficio regionale degli stranieri di __________ che la loro separazione era
dettata unicamente da motivi lavorativi e che avrebbero ricomposto la comunione
domestica non appena trovata una sistemazione a loro più confacente. Preso atto
di tale dichiarazione, il dipartimento ha rinnovato il permesso di dimora alla
ricorrente sino al 1° ottobre 2004, avvertendola comunque di trovare un appartamento
in comune con il marito entro tale scadenza.

Il 27 gennaio 2004 RI 1 è stata assunta
quale portinaia presso lo stabile in cui dimorava; poco più di un mese dopo, è
stata licenziata.

 

d) Interrogato il 26 marzo 2005 dalla
Polizia cantonale in merito alla sua situazione matrimoniale, S__________ ha in
sostanza dichiarato di non vivere più insieme alla moglie dal giugno 2002 e di volere
chiedere il divorzio.

Interrogata a sua volta, il 1° aprile 2005 RI
1 ha affermato di avere sempre abitato con il marito a O__________ fino al
momento di trasferirsi a P__________ alla fine di novembre del 2003, a parte un
periodo trascorso in Slovacchia e nonostante avesse locato una stanza nel
palazzo __________ adiacente alla discoteca __________ a Pa__________ a partire
dal marzo 2003. Ha soggiunto di avere conservato la camera a Pa__________ anche
in seguito per potersi riposare dalle serate passate in discoteca quando era
troppo stanca per raggiungere l'abitazione di P__________.

Inoltre ha imputato il fallimento del
matrimonio al marito perché beveva.

 

 

                                  C.   a) Fondandosi
sulle premesse emergenze, il 4 maggio 2005 il dipartimento ha risolto di non
rinnovare il permesso di dimora a RI 1, ritenendo in sostanza che si richiamasse
in modo manifestamente abusivo ad un matrimonio da tempo ormai privo di ogni
contenuto (art. 4, 7, 9, 12, 16 LDDS e 8 ODDS).

Alla stessa è stato fissato un termine con
scadenza il 30 giugno 2005 per lasciare il territorio cantonale.

La decisione, inviata lo stesso giorno per
raccomandata, non è stata ritirata dall'interessata ed è stata retrocessa al
mittente.

 

b) Il 2 giugno 2005 il patrocinatore della
ricorrente ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di
trasmettergli la predetta decisione, affermando di averne preso conoscenza
della sua esistenza soltanto il giorno precedente.

Il 9 dello stesso mese il dipartimento gli
ha inviato la risoluzione, indicando che la stessa era cresciuta in giudicato.

 

 

                                  D.   a) Il 13
giugno 2005 RI 1 ha inoltrato alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione un
atto denominato "domanda di restituzione in intero ex art. 14 PAmm, in via
subordinata: ricorso", che è stato trasmesso d'ufficio al Servizio dei
ricorsi del Consiglio di Stato per competenza (art. 4 PAmm).

 

b) Con giudizio 17 agosto 2005 il Consiglio
di Stato ha dichiarato irricevibile l'impugnativa, in quanto tardiva. Ha
considerato che anche se l'interessata avesse effettivamente preso conoscenza
della decisione dipartimentale il 1° giugno 2005 come ella aveva sostenuto, la
stessa sarebbe a quel momento in ogni caso già cresciuta in giudicato.

Entrando comunque nel merito della domanda,
il Governo ha ritenuto che il gravame fosse da respingere per i motivi addotti
dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione.

 

 

                                  E.   Contro la
predetta pronunzia governativa RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento con l'esenzione dal pagamento
delle spese ricorsuali e postulando il rinnovo del permesso di dimora.

Ritiene che il Governo abbia violato il suo
diritto di essere sentita per avere dichiarato il suo ricorso tardivo,
impedendole in tal modo di determinarsi sui motivi per cui il dipartimento le
ha negato il rinnovo del permesso. Sostiene di non avere trovato nella
bucalettere l'invito al ritiro dell'invio raccomandato con cui il dipartimento ha
risolto di non rinnovarle l'autorizzazione di soggiorno e di avere comunque preso
conoscenza della decisione quando la stessa non era ancora cresciuta in
giudicato. Per dimostrare i suoi argomenti, chiede che vengano sentiti i
funzionari dell'ufficio postale di P__________ e della Sezione dei permessi e
dell'immigrazione.

Nel merito afferma che la disunione è
avvenuta solo a partire dalla fine del 2003 con il suo trasferimento a P__________.
Soggiunge che la separazione dev'essere addebitata a suo marito, in quanto egli
si è invaghito di una donna sudamericana, beve e intende chiedere il divorzio al
solo scopo di allontanarla dalla Svizzera. Sottolinea di essere cittadina
dell'Unione Europea e di soggiornare in Svizzera ormai da cinque anni.

 

 

                                  F.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove
un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione
particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv.
1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).

 

1.3. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase
LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e
alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta
norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale
giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c).

In concreto, la ricorrente risulta sempre
sposata con il cittadino elvetico S__________. Di conseguenza ella ha, in linea
di principio, diritto al rinnovo del permesso di dimora.

Pertanto, potendo la decisione impugnata
essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto
amministrativo, si deve concludere che la competenza di questo tribunale a
statuire sull'impugnativa inoltrata da RI 1 è data. Infatti, se il permesso
sollecitato non possa esserle rinnovato è una questione di merito.

 

1.4. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1
PAmm) e presentato da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è
pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

Per i motivi che verranno esposti nel
considerando 2, si può infatti rinunciare a raccogliere la testimonianza degli
impiegati dell'ufficio postale di P__________ e dei funzionari della Sezione
dei permessi e dell'immigrazione, che l'insorgente chiede di sentire per dimostrare
di avere inoltrato tempestivamente il suo ricorso al Consiglio di Stato.

Non risulta nemmeno necessario richiamare dall'Ufficio
circondariale di tassazione e dalla Sezione della circolazione gli incarti relativi
a S__________, né dall'ufficio controllo abitanti di B__________, O__________ e
P__________ e dalla Polizia cantonale i dossier concernenti la ricorrente, in
quanto non appaiono atti a procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori
fatti rilevanti per il giudizio.

 

 

                                   2.   Bisogna
innanzitutto osservare che il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile il gravame
di RI 1 per avere inoltrato l'impugnativa dopo la scadenza del termine ricorsuale.

Ora, sapere se il ricorso dinnanzi
all'autorità inferiore fosse effettivamente tardivo può rimanere indeciso, dal
momento che l'Esecutivo cantonale, seppure a titolo abbondanziale, è entrato
nel merito della vertenza e l'insorgente ha potuto prendere posizione sulla risoluzione
governativa nell'ambito del suo gravame al Tribunale cantonale amministrativo.

Su questo punto, non è pertanto necessario
procedere all'audizione degli impiegati dell'ufficio postale di P__________ e
dei funzionari della Sezione dei permessi e dell'immigrazione per verificare se
il ricorso al Consiglio di Stato era tempestivo.

Non è nemmeno necessario chinarsi
sull'asserita violazione del diritto di essere sentita sollevata dalla
ricorrente (art. 29 cpv. 2 Cost.) per non avere potuto determinarsi in merito
ai motivi per cui il dipartimento le ha negato il rinnovo del permesso, ritenuto
che è stata in ogni caso sanata con l'inoltro del suo gravame al tribunale.

 

 

                                   3.   L'art. 7
cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino
svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo
diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il
matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e
domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro
effettivo.

Per costante giurisprudenza, vi è abuso di
diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare
interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367,
consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge
straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste
solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un
permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli
tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato
che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di
far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano più intenzionati
a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e
rif.).

 

 

                                   4.   4.1. In
concreto, il 2 ottobre 2000 la ricorrente ha ottenuto un permesso di dimora a
seguito del suo matrimonio con il cittadino elvetico S__________.

Secondo l'insorgente, la separazione
risalirebbe solo a partire dalla fine 2003 e non nel 2002 come sostiene suo
marito.

Ai fini del presente giudizio non è comunque
necessario accertare a quando risale la loro disunione. Ritenuto che la cessazione
della comunione coniugale tra RI 1 e S__________ dura tuttora, che è pendente
la procedura di divorzio e che essi hanno da tempo ormai organizzato ciascuno
la propria vita autonomamente, si può infatti ritenere che la loro separazione sia
definitiva.

Da quanto precede risulta pertanto in modo
manifesto l'abuso da parte dell'insorgente nell'invocare il proprio matrimonio,
svuotato da tempo di ogni contenuto e scopo, al fine di continuare a beneficiare
del permesso di soggiorno ottenuto per vivere con il consorte.

Sapere poi se la crisi matrimoniale sia imputabile
al marito perché beve e si è invaghito di una cittadina sudamericana è irrilevante
ai fini del giudizio, i motivi che hanno condotto alla separazione non essendo
determinanti (STF 20 aprile 2001, 2A.178/2001, in re I. consid. 3a).

 

4.2. RI 1 risiede in Svizzera regolarmente
da quattro anni. In effetti la sua presenza a partire dal 1° ottobre 2004, data
di scadenza del permesso, è unicamente tollerata. Il suo soggiorno va quindi
considerato ancora di breve durata. Inoltre ella ha i suoi legami sociali,
culturali e famigliari, tra cui la figlia E__________, in Slovacchia dove è
nata e cresciuta e risiedeva prima di giungere regolarmente in Svizzera all'età
di 27 anni (v. anche curriculum vitae 14 ottobre 2000, agli atti).

Per questi motivi, il suo rientro nel paese
d'origine non le pone alcun problema di riadattamento.

 

 

                                   5.   Visto
quanto precede, la ricorrente non potrebbe nemmeno prevalersi di una vita
familiare intatta e vissuta ai sensi dell'art. 8 CEDU al fine di conservare il
proprio permesso di soggiorno in base a questo disposto, non essendovi più vita
coniugale.

Infine, pur essendo cittadina slovacca, RI 1
non beneficia ancora di un diritto autonomo di risiedere in Svizzera in qualità
di lavoratrice ai sensi dell'ALC, in quanto il menzionato Accordo, sebbene sia
già stato esteso alla Repubblica Slovacca non è ancora entrato in vigore.

 

 

                                   6.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va pertanto respinto.

La tassa e le spese di giustizia seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm). La ricorrente non può essere mandata esente dal pagamento
degli oneri processuali, in quanto il suo ricorso era manifestamente infondato sin
dall'inizio (M. Borghi / G. Corti, Compendio di procedura amministrativa
ticinese, ad art. 28 PAmm).

Si può comunque porle a carico una tassa di
giudizio contenuta, dal momento che ha inoltrato il gravame senza essere patrocinata
da un avvocato.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a
LALPS; 7, 9 LDDS; 3, 18, 28, 43, 46, 60 e 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa
di giustizia e le spese, di complessivi fr. 800.-, sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dal- l'intimazione. 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario