# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c7b3d25-7cab-547d-b234-8eb51660d00a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 09.03.2010 (pubblicato) 16.2003.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2003-51_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2003.51

  	
  Lugano

  5 maggio 2004/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di cassazione civile del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente per giudicare il ricorso per cassazione 19
maggio 2003 presentato da

 

 

	
   

  	
  RI1 

  patr. dall' RA1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

 

la sentenza 6 maggio 2003 del Pretore del Distretto di
__________, nella causa a procedura speciale in materia di contratto di lavoro
(inc. n. CL.2002.119) promossa con istanza 25 ottobre 2002 da

 

 

	
   

  	
  CO1 

  rappr.
  dall'RA2

   

  

 

 

 

con la
quale l'istante ha chiesto il pagamento di fr. 4'768.- oltre interessi a titolo
di pretese salariali, domanda parzialmente accolta dal giudice,

 

 

 

letti ed
esaminati gli atti,

 

 

considerato

 

in
fatto e in diritto:

 

                                1.      __________ CO1 è stato assunto alle dipendenze della società
RI1 in qualità di impiegato d'ufficio dal 19 gennaio 2002 per un salario
mensile lordo di fr. 1'200.- oltre alle provvigioni dopo il periodo di prova
(doc. B). Il 29 maggio 2002, durante un periodo di inabilità lavorativa del
dipendente dovuto a malattia attestata mediante certificato medico dal 15
maggio al 12 giugno 2002 (doc. C e D), la datrice di lavoro gli ha notificato
la disdetta con effetto immediato del rapporto di lavoro, non ritenendo giustificata
la sua assenza dal posto di lavoro, la malattia addotta dal dipendente essendo
pretestuosa indipendentemente dal contenuto dei certificati medici dallo stesso
prodotti (doc. E). Nella lettera di licenziamento la datrice di lavoro ha
inoltre rimproverato al lavoratore la mancata partecipazione a un corso
tenutosi a Milano e la mancata osservanza da parte sua delle istruzioni
contenute nel manuale della __________ (doc. E). Il lavoratore ha contestato la
disdetta (doc. F).

                                      

                                   2.   Con
istanza 25 ottobre 2002 __________ CO1 ha convenuto in giudizio RI1 postulandone
la condanna al pagamento di fr. 4'768.- oltre interessi rivendicati a titolo di
salario per il periodo di protezione di cui all'art. 336 cpv. 1 lett. b CO (dal
mese di maggio a luglio 2002), oltre alla tredicesima pro rata temporis
e al pagamento delle indennità di trasferta. La convenuta si è opposta
all’istanza ritenendo ingiustificata l'assenza del lavoratore dal posto di
lavoro da 14 maggio al 12 giugno 2002 e quindi legittimo il suo licenziamento
in tronco.

 

                                   3.   Con
sentenza 6 maggio 2003 il Pretore, previa valutazione delle risultanze
istruttorie dalle quali ha dedotto che l’assenza dell’istante dal posto di
lavoro era da ascrivere a malattia attestata da due certificati medici, che la
convenuta non ha dimostrato non essere conformi al vero, ha escluso che
sussistessero nella fattispecie gli estremi per un valido licenziamento in
tronco del lavoratore, gli ulteriori addebiti mossi allo stesso non essendo
stati sostanziati dalla datrice di lavoro. Ciò premesso, l’istanza è stata
accolta limitatamente all'importo di fr. 3’600.- lordi oltre interessi del 5%
dal 1° agosto 2002, pari al salario dovuto per i mesi da maggio a luglio 2002,
mentre non sono state riconosciute all'istante le ulteriori pretese relative al
pagamento della tredicesima mensilità e delle indennità di trasferta, siccome
non provate.

 

                                   4.   Con
il presente tempestivo gravame RI1 è insorta contro il predetto giudizio postulandone
l'annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all'art. 327 lett. g
CPC. La ricorrente rimprovera al primo giudice di aver arbitrariamente valutato
le risultanze istruttorie ed erroneamente applicato il diritto materiale, in
particolare per non aver ritenuto  giustificato il licenziamento in tronco
dell’istante alla luce di tutti i motivi dalla stessa addotti e provati, ossia
la sua assenza ingiustificata dal posto di lavoro per una pretesa malattia e la
violazione del dovere di diligenza per non essersi attenuto alle direttive
delle datrice di lavoro e per non aver partecipato al corso di formazione a
Milano.

 

Con
scritto 2 giugno 2003 la controparte postula la reiezione del ricorso. 

 

                                   5.   Giusta
l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere
annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale
o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa
o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è
arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed
indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della
giustizia e dell’equità. Arbitrio e violazione della legge non vanno confusi;
per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta
(o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella
circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile;
è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come
insostenibile, in contraddizione palese con la situazione reale, non sorretta
da ragione oggettiva o lesiva di un diritto certo (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 128
I 27 consid. 3b; 127 I 60 consid. 5a).

 

                                6.      Controversa nella fattispecie è la sussistenza di gravi motivi atti
a giustificare il licenziamento in tronco del lavoratore.

 

                                          L'art.
337 CO permette sia al datore di lavoro che al lavoratore di recedere immediatamente
dal rapporto di lavoro per cause gravi, ovvero per cause che, secondo il
principio generale della buona fede, rendono oggettivamente intollerabile la
prosecuzione del contratto sino al normale termine di disdetta (art. 337 cpv. 2
CO; DTF 129 III 380; Streiff/von Kaenel, Arbeitsvertrag, 1992, n. 2 ad art. 337
CO; Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. Auflage, 1996, n. 1 e 7
ad art. 337 CO; JAR 1989 213). Ciò è il caso quando il rapporto di fiducia tra
le parti è così compromesso da non permettere una collaborazione costruttiva,
di modo che la disdetta immediata sembra essere l'unica soluzione praticabile.
Manchevolezze minori possono assurgere a motivo di licenziamento immediato solo
se vengono reiterate nonostante un avvertimento circa le conseguenze estreme
del ripetersi del medesimo comportamento anticontrattuale (DTF 127 III 153, 117
II 560; Brühwiler, op. cit., n. 9 ad art. 337 CO; Rapp, Die fristlose Kündigung
des Arbeitsvertrages, in BJM 1978, p. 176; Decurtins, Die fristlose Entlassung,
1981, p. 27). Se sono dati i presupposti del licenziamento in tronco, questo
può essere notificato anche durante un periodo di malattia (Streiff/von Kaenel,
op. cit., n. 4 ad art. 337 CO; Brühwiler, op. cit., n. 4 ad art. 337 CO). L’onere
della prova circa le circostanze invocate a fondamento del licenziamento in
tronco compete alla parte che se ne prevale, mentre spetta al giudice
esaminare, secondo il suo libero apprezzamento e tenendo conto della singola
fattispecie con particolare riferimento alla qualifica del lavoratore, alla
natura e alla durata del contratto così come al genere e alla gravità delle
mancanze che hanno dato luogo al provvedimento, se queste circostanze
costituiscono una causa grave ai sensi dell’art. 337 CO (art. 337 cpv. 3 CO;
DTF 127 III 313, cons. 3, 108 II 446; Brühwiler, op. cit., n. 7 ad art. 337
CO). 

 

                                7.
     Nella fattispecie, la principale causa grave posta a fondamento del
licenziamento in tronco del lavoratore risiederebbe nel fatto per quest’ultimo
di non essersi recato sul posto di lavoro adducendo un'inabilità lavorativa
dovuta a malattia, che non gli ha però impedito di uscire la sera, di andare a
fare la spesa e a passeggio con la fidanzata (cfr. doc. E). Contrariamente a
quanto preteso dalla ricorrente, la conclusione del Pretore secondo la quale
l'istante avrebbe provato l'effettiva sussistenza di un'inabilità lavorativa
dal 15 maggio al 12 giugno 2002, non è arbitraria. Facendo fronte all'onere
della prova che gli competeva (Favre/Munoz/Tobler, Le contrat de travail, Code
annoté, 2001, n. 1.13 ad art. 324a CO), l'istante ha infatti prodotto due
certificati medici (doc. C e D) dai quali si evince che in quel periodo egli
era inabile al 100% causa malattia. A proposito della fedefacenza di questi
documenti, va rilevato che di principio un certificato medico che attesta
l’incapacità al lavoro ha pieno valore probatorio (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad
art. 90, m. 30). Ciò non esclude che la sua attendibilità possa essere messa in
discussione in sede giudiziaria in presenza di risultanze contrarie dedotte da
fatti concreti ed affidabili (Cocchi/Trezzini, ibidem), le diagnosi mediche
essendo giudizi opinabili quando non possono basarsi su riscontri oggettivi
compiuti dal medico (Cocchi/ Trezzini, op. cit., ad art. 90, m. 29). In
quest'ottica spettava quindi alla convenuta, che mette in dubbio
l'attendibilità dei certificati medici, dimostrare che l'inabilità lavorativa
dagli stessi attestata era in realtà fasulla, prova che contrariamente a quanto
dalla stessa preteso non è emersa dalla risultanze istruttorie, tantomeno dalla
deposizione di __________ __________. A proposito di questa testimonianza va
rilevato che contrariamente a quanto preteso dalla ricorrente il Pretore, in
perfetta sintonia con il precetto di cui all'art. 343 cpv. 4 CO, l'ha
considerata unitamente a tutte le altre prove addotte dalle parti e l'ha
valutata secondo il libero potere di apprezzamento delle prove che gli compete
in virtù di questo medesimo disposto. La conclusione cui egli è giunto, escludendo
che dalla stessa si potesse evincere un qualsiasi indizio concreto a sostegno
della pretesa assenza ingiustificata del lavoratore, non può certo essere
considerata arbitraria. In effetti, il fatto di aver visto l'istante più
volte in giro in macchina e di averlo visto un giorno di sabato che mi è
sembrato pronto per il "samedi soir" (cfr. verbale 13 febbraio
2003), non basta da solo a dimostrare che egli non fosse effettivamente
inabile al lavoro a dipendenza delle patologie attestate dai due certificati
medici, anche perché la teste __________ ha invece confermato che durante il
mese di maggio 2002 l'istante aveva dei problemi alla schiena tanto da essere
nervoso ed insopporta-bile. Come detto egli stava troppo male per questi
problemi alla schiena ed è pure capitato che dovessi essere io (…) a dovergli
mettere le scarpe escludendo inoltre che durante il periodo di malattia
dell'istante noi uscissimo alla sera rispettivamente andavamo a fare la spesa (cfr.
verbale 13 febbraio 2003). 

 

                                          A fronte di queste deposizioni divergenti e in assenza di altri riscontri
oggettivi atti a comprovare che l'istante fosse abile al lavoro per il periodo
dal 15 maggio al 12 giugno 2002, non può essere considerato arbitrario il
giudizio pretorile, che non ha ritenuto di doversi discostare dai certificati
medici attestanti la totale inabilità lavorativa dell'istante,
indipendentemente dal tipo di affezione di cui questi soffriva. La malattia
dell'istante, come correttamente concluso dal primo giudice, rende pertanto giustificata
la sua assenza dal posto di lavoro, rispettivamente nulla la disdetta con
effetto immediato allo stesso notificata durante questo periodo (art. 336c cpv.
1 lett. b e cpv. 2 CO; Brühwiler, op. cit., n. 2 ad art. 337 CO). 

                                          

                                   8.   Per
quanto attiene agli ulteriori addebiti mossi al dipendente, ovvero la sua
mancata partecipazione al corso di formazione tenutosi a Milano e il mancato
utilizzo del manuale allestito dalla convenuta, va rilevato che contrariamente
a quanto da questa preteso il Pretore non li ha ignorati ma li correttamente
valutati nell'ambito della verifica della fondatezza o meno della disdetta con
effetto immediato del rapporto di lavoro. La conclusione cui è giunto il
Pretore, secondo la quale la mancata partecipazione dell'istante al corso di
formazione tenutosi a Milano (mancata partecipazione peraltro mai messa in
discussione) e la pretesa violazione del manuale __________ da parte di
quest'ultimo, foss'anche provata, non basterebbero a giustificare la grave misura
del licenziamento in tronco del lavoratore, non è errata e tantomeno
arbitraria. La stessa è infatti conforme ai principi dottrinali e giurisprudenziali
sopra evidenziati, secondo i quali violazioni minori giustificano il licenziamento
in tronco del lavoratore solo se egli è stato richiamato dal datore di lavoro e
reso attento circa le conseguenze del suo comportamento, nel senso che
l'eventuale ripetizione di questo suo agire comporterebbe la disdetta immediata
del contratto (Brühwiler, op. cit., n. 9 ad art. 337 CO). In concreto, non solo
non vi è stato da parte della convenuta alcun richiamo del lavoratore
all'ossequio delle direttive contenute nel suo manuale, ma per di più ella ha
atteso un mese prima di dolersi della mancata partecipazione dell'istante al
corso di formazione tenutosi il 29 aprile 2002 (doc. E), a dimostrazione del
fatto che i rimproveri rivolti allo stesso non erano di una gravità tale da
compromettere il rapporto di fiducia alla base del contratto. In altre parole,
la reazione tardiva della convenuta evidenzia la gravità del tutto relativa
degli episodi descritti, tanto più a fronte del suo obbligo di reagire
immediatamente in presenza di un motivo grave di disdetta come espressione
soggettiva dell'insostenibilità della continuazione del contratto, pena la perenzione
del diritto alla disdetta immediata (Brühwiler, op. cit., n. 10 ad art. 337
CO). Ne consegue, come correttamente accertato dal primo giudice, l'assenza dei
presupposti di legge perché la disdetta immediata dell'istante si giustifichi
ai sensi dell'art. 337 CO.

 

                                9.
     Alla luce di quanto sopra esposto il ricorso, che non ha evidenziato
nessun titolo di cassazione in particolare non quello dell'art. 327 lett. g CPC
la ricorrente essendosi limitata a riproporre in questa sede la propria personale
interpretazione dei fatti senza che ciò basti a dimostrare che quella fornita
dal pretore sarebbe arbitraria, deve essere respinto.

 

                                10.   Il
presente giudizio è esente da tasse e spese mentre non si giustifica di
riconoscere ripetibili alla controparte, le osservazioni 2 giugno 2003
consistendo nella sola richiesta di conferma del giudizio pretorile.

 

 

 

Motivi per i quali,

richiamati gli art. 327 segg. CPC, per le spese
l'art. 417 lett. e CPC

 

pronuncia:                 

 

                                   1.   Il
ricorso per cassazione 19 maggio 2003 di RI1 è respinto.

 

                                   2.   Il
presente giudizio è esente da tasse e spese. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         -;

                                         - 

                                         .

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di __________.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale
d’appello

La presidente                                                        La
segretaria