# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f297ece-6c9f-5622-874b-b47e99f8dcee
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-06-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.06.2020 32.2019.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2019-51_2020-06-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2019.51

   

  cs

  	
  Lugano

  30 giugno 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 febbraio 2019 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

  rappr. da: RA 2   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 gennaio 2019 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 2013, è stato
posto al beneficio di misure sanitarie per la cura delle infermità congenite n.
387 e 390 dell’Ordinanza sulle infermità congenite (OIC), della fisioterapia,
dell’ergoterapia, della presa a carico di medicamenti contro l’epilessia e per
l’alimentazione ipercalorica, con le limitazioni indicate nelle rispettive
decisioni (doc. 40, 43, 44, 57, 82 e 87 incarto AI). 

 

                               1.2.   Il 7 dicembre 2017 RI 1 ha
inoltrato una domanda di assegno per grandi invalidi (doc. 61, incarto AI).
Esperiti gli accertamenti ritenuti necessari, tra cui un’inchiesta a domicilio
del 1°/2 ottobre 2018 (doc. 84 e 85 incarto AI), con progetto di decisione del
16 novembre 2018, l’amministrazione ha proposto il riconoscimento del diritto
ad un assegno per grandi invalidi per minorenne di grado lieve da novembre 2017
e di grado medio da febbraio 2018, con diritto al supplemento per cure
intensive per un’assistenza di 6 ore (doc. 88 incarto AI). 

                                         La necessità di maggiore
aiuto rispetto ad un coetaneo è stata riconosciuta nel compimento di quattro
atti ordinari della vita, ossia “vestirsi/svestirsi” da novembre 2016
(dai 3 anni), “mangiare” da dicembre 2014 (dai 13 mesi), “lavarsi”
da novembre 2016 (dai 3 anni), “spostarsi” da novembre 2017 (dai 4
anni), con sorveglianza intensiva da novembre 2017 (a partire dai 4 anni). 

 

                               1.3.   Con osservazioni del 31
dicembre 2018 l’assicurato ha chiesto di riconoscere l’atto dello “spostarsi
in casa o fuori casa” già a partire da 2 anni in applicazione dell’allegato
III annesso alla Circolare sull’invalidità e la grande invalidità (di seguito:
CIGI), precedente quello attualmente in vigore dal 1° gennaio 2018. È inoltre
stato chiesto il riconoscimento del supplemento per cure intensive per 6 ore da
novembre 2017 e non da febbraio 2018 (doc. 91 incarto AI). 

 

                               1.4.   Esaminate le censure, l’UAI
ha riconosciuto l’atto dello “spostarsi” dai 3 anni, ossia da novembre
2016, con sorveglianza intensiva dai 4 anni, ossia da novembre 2017, in
applicazione della CIGI, Allegato III, in vigore al momento dell’esame del
caso, ossia la versione valida dal 1° gennaio 2018. Con decisione del 28
gennaio 2019 l’UAI ha riconosciuto il diritto all’assegno per grande invalido
di grado medio e del supplemento per cure intensive con effetto dal mese di
novembre 2017, dopo un anno di attesa (doc. 93 incarto AI). 

                                         L’UAI ha stabilito che
l’interessato necessita di maggiore aiuto rispetto ad un coetaneo per compiere
4 atti della vita quotidiana per:

                                         -
vestirsi/svestirsi, dai 3 anni (novembre 2016);

                                         - mangiare, dai 13
mesi (dicembre 2014);

                                         - lavarsi, dai 3
anni (novembre 2016);

                                         - spostarsi, dai 3
anni (novembre 2016).

 

                               1.5.   RI 1, rappresentato dalla
madre RA 1, a sua volta rappresentata dal __________ __________ e da __________,
__________, della RA 2, è insorto al TCA contro la predetta decisione,
chiedendone l’annullamento e domandando di essere posto al beneficio di un
assegno per grandi invalidi di grado medio dal 1° dicembre 2016 (doc. I). 

 

                                         Dopo aver riassunto la
fattispecie, il ricorrente rileva che controversa è la questione di sapere da
quale età media la funzione parziale di salire le scale dell’atto
ordinario della vita quotidiana di “spostarsi in casa o all’esterno/curare i
rapporti sociali” deve essere preso in considerazione per il maggior
bisogno di aiuto dovuto all’invalidità rispetto a un minorenne non invalido
della stessa età e dunque se è da riconoscere all’assicurato la grande
invalidità di grado medio già dal mese di novembre 2015. 

 

                                         Per il ricorrente la
decisione impugnata è errata ed arbitraria e dunque viola l’art. 9 della
Costituzione federale nella misura in cui riconosce solo a partire dal 1°
novembre 2017 un assegno per grandi invalidi di grado medio. Nella fattispecie,
la necessità di un maggiore aiuto rispetto ad un suo coetaneo non invalido per
l’atto ordinario di spostarsi deve essere riconosciuto almeno a partire
dal compimento dei suoi due anni, ossia dal novembre 2015. 

 

                                         L’allegato III della CIGI
in vigore dal 1° gennaio 2018 è stato modificato rispetto all’età media per
prendere in considerazione il notevole impegno supplementare dovuto
all’invalidità della funzione parziale di salire le scale; fino al 31 dicembre
2017 era fissato a 2 anni e dal 1° gennaio 2018 è stato portato a 3 anni.

 

                                         L’assicurato sostiene che
la presa di posizione dell’operatrice sociale, su questo preciso punto,
relativo all’aumento dell’età media della funzione parziale di salire le scale,
non poggia su alcuna base legale o giurisprudenza in merito. Per l’insorgente
anche se si volesse riconoscere a tale prassi una portata più ampia, poiché non
si basa concretamente su alcun fondamento legale, e quindi per analogia
applicarle la giurisprudenza inerente le direttive e le circolari
amministrative, non si giungerebbe ad un risultato diverso. Esse non hanno
infatti una portata contraente per il giudice. Tali ordinanze amministrative
non possono uscire dal quadro previsto dall’applicazione della legge e
prevedere altro rispetto a quanto stabilito dalla legislazione o dalla
giurisprudenza. Inoltre tale ordinanza non vincola in alcun modo il giudice,
che non deve tenerne conto se non nella misura in cui essa permetta
l’applicazione corretta delle disposizioni legali. Deve invece distanziarsene
quando stabilisce delle norme che non sono conformi alle disposizioni legali
applicabili. 

 

                                         In concreto, secondo il
ricorrente, la modifica dell’allegato III della CIGI pone uno stato
peggiorativo delle condizioni per l’ottenimento del diritto a un assegno per
grandi invalidi minorenni. Nel caso specifico il mancato riconoscimento della
funzione parziale dell’atto ordinario della vita quotidiana non permette, per
un ulteriore anno, la soddisfazione delle condizioni per aver diritto a un
assegno per grandi invalidi di grado medio senza alcuna base legale ma solo su
direttive amministrative. A tale proposito, secondo l’assicurato, non risulta
alcuna modifica di legge, giurisprudenza o dottrina che giustifichi tale
cambiamento. Inoltre la modifica sembra concludere, senza alcuna base
scientifica, per un peggioramento delle capacità motorie dei bambini. Anche le
fonti alla base dell’edito riguardanti le direttive sul calcolo della grande
invalidità determinante per i minorenni citate alla fine dell’allegato III
della CIGI valida dal 1° gennaio 2018 non sono state modificate e risultano
identiche a quelle citate nell’allegato III della CIGI valida fino al 31
dicembre 2017. 

 

                                         Il ricorrente cita a suo
sostegno varia letteratura medico-scientifica secondo cui un bambino attorno ai
due anni di età a livello motorio è in grado di correre, restare sulle punte
dei piedi, calciare una palla, tirare le persone per mano per mostrare loro
qualcosa, salire e scendere dai mobili senza aiuto, ecc. A livello fisico
cambiano invece le proporzioni del corpo con l’aumento dell’altezza degli arti
inferiori e il rallentamento della crescita della testa, come anche la postura
che diventa sempre più eretta (miglior tono muscolare). L’insorgente evidenzia
che per quanto concerne l’acquisizione della capacità di salire e scendere le
scale da soli a partire dai 2 anni di età, da bambini che non presentano un
danno alla salute, è confermata dalla fonte più importante riportata alla fine
dell’allegato III della CIGI (Herzka/Ferrari/Reukauf, Das Kind von der Geburt
bis zur Schule, Schwabe & Co. AG Verlag, Basel 2001, pag. 27). Anche altri
autori confermano la medesima tendenza (Marcello Bernardi, l’avventura di
crescere. Una guida per i genitori di oggi, Fabbri Editori, Milano, 1995, pag.
119). In siti internet specializzati si giunge alla medesima conclusione. 

                                         L’assicurato rileva
inoltre che all’inizio dell’allegato III CIGI è indicato che “le seguenti
direttive riportano dati indicativi concernenti l’età da non applicare
rigorosamente. Nella maggior parte dei casi possono esservi differenze per
difetto o per eccesso che sono <<normali>>, ossia non determinate
da una malattia, e che non devono essere prese in considerazione nel calcolo
del bisogno di aiuto. In questo senso le direttive vanno seguite in maniera
flessibile.”

 

                                         Il ricorrente rammenta poi
che affinché un cambio di prassi sia legale, occorre rispettare le seguenti
condizioni: vi devono essere motivi oggettivi e importanti a sostegno della
nuova prassi, quali una condizione più approfondita dell’intenzione del
legislatore, la modifica delle circostanze esterne o un cambiamento della
concezione giuridica; inoltre il cambiamento di prassi deve avvenire di
principio; l’interesse alla diversa applicazione della legge deve prevalere su
quello della sicurezza del diritto; infine il cambiamento di prassi non deve
violare il principio della buona fede.

 

                                         La prima condizione fa
difetto poiché tra il 2017 ed il 2018 non vi sono state modifiche sostanziali.
Il limite di età di 2 anni è stato introdotto dal 1° gennaio 2000 quando è
stato concepito l’allegato III della CIGI. 

 

                                         La volontà del legislatore
va inoltre nella direzione di sostenere maggiormente i genitori che si occupano
dei loro figli gravemente disabili e non il contrario, ossia inserire limiti
per rendere più difficile l’accesso alla prestazione posticipandone l’età dalla
quale poterne beneficiare (cfr. progetto preliminare e rapporto esplicativo
della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio
Nazionale relativi all’iniziativa parlamentare 12.470). L’iniziativa
parlamentare adottata il 18 novembre 2017 e la rispettiva modifica della LAI
entrata in vigore il 1° gennaio 2018 riconosce un importo maggiore del
supplemento per cure intensive, non più dedotto dal contributo per l’assistenza
AI per coloro che beneficiano di quest’ultima prestazione. 

 

                                         Secondo l’insorgente,
considerare l’aiuto di terzi nell’atto ordinario della vita “spostarsi in
casa o all’esterno/curare i rapporti sociali”, soltanto a partire dal terzo
anno di età, è privo di qualsiasi fondamento legale, giuridico o scientifico, e
giunge ad un risultato ingiusto ed iniquo. 

 

                                         Il ricorrente, rammenta
che in due recenti sentenze, una del TCA (32.2015.146 del 24 novembre 2016) ed
una del Tribunale federale (sentenza 9C_112/2017 del 14 giugno 2017) il
contenuto dell’allegato III della CIGI e la prassi dell’UAI sono stati
sconfessati. Nella prima sentenza all’assicurato è stato riconosciuto un
maggior bisogno dell’atto di alzarsi/sedersi/coricarsi (funzione
parziale dell’autonomia nel gestire il ritmo del sonno e di veglia) già dagli
11 anni anziché dai 15 anni e nella sentenza federale è stato riconosciuto un
maggior bisogno nell’atto dell’”igiene personale” (funzione di
spazzolarsi i denti, girare il rubinetto, lavarsi e asciugare le mani) già a
partire dai 3 anni al posto dei 6 anni stabilito dall’allegato III della CIGI. 

 

                                         In concreto, secondo
l’insorgente, a partire dai due anni egli ha necessità di maggiore aiuto
rispetto ai coetanei per lo svolgimento di due atti ordinari della vita
(mangiare e spostarsi) inoltre a 3 anni ha bisogno pure di aiuto per
vestirsi/svestirsi e lavarsi. Egli ha dunque diritto ad un assegno per grandi
invalidi di grado medio a decorrere dal 1° novembre 2016. Visto il deposito
tardivo della richiesta, l’assegno per grandi invalidi parte dal 1° dicembre
2016.

 

                               1.6.   Il 1° marzo 2016 l’avv. __________,
della RA 2, ha depositato un’istanza di assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio (doc. IV). 

 

                               1.7.   Con risposta del 28 marzo
2019 l’UAI propone di respingere il ricorso (doc. VI). L’amministrazione
rammenta di essere vincolata all’applicazione delle Circolari in vigore al
momento dell’emanazione della decisione. Le critiche circa l’assenza di motivi
per modificare la Circolare non devono essere fatte all’UAI ma semmai all’UFAS.

 

                               1.8.   In data 2 maggio 2019, l’avv.
__________ e __________ per la RA 2, hanno ribadito la loro presa di posizione,
evidenziando che l’allegato III alla CIGI è stato modificato dopo 17 anni senza
alcuna motivazione e base scientifica. La nuova versione, secondo il
ricorrente, è arbitraria (doc. X). 

 

                               1.9.   Il 13 febbraio 2020 il TCA ha
interpellato l’UFAS, chiedendo:

 

" (…)

il nostro Tribunale è chiamato a statuire in merito ad una causa
in ambito AI relativa all’assegnazione di un assegno per grandi invalidi per
minorenni.

Questo Tribunale rileva che mentre nell’allegato III (Direttive
sul calcolo della grande invalidità determinante per i minorenni) della
circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per
l’invalidità (CIGI) in vigore dal 1° gennaio 2018 al punto 6 (Spostarsi in casa
o all’esterno, curare i rapporti sociali) figura che il bambino a 3 anni
sa salire le scale da solo, nelle versioni precedenti (in vigore dal 1° gennaio
2000) tale limite era fissato a 2 anni.

Ai fini del giudizio vi chiediamo di voler precisare il motivo per
il quale il citato limite è stato aumentato, producendo la relativa
documentazione che ha portato alla modifica della CIGI su questo preciso punto.”
(doc. XIII) 

 

                             1.10.   Il 21 febbraio 2020 l’UFAS ha
affermato:

 

" (…)

Vi ringraziamo per la vostra lettera del 13 febbraio 2020 nella
quale ci chiedete di precisare il motivo per cui dal 1° gennaio 2018 l’UFAS ha
modificato il punto 6 dell’allegato III della circolare sull’invalidità e la
grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) aumentando da due
a tre anni l’età in cui si considera che un bambino sia in grado di salire le
scale da solo.

Nel corso del 2016 e 2017 un gruppo di lavoro composto da
specialisti di vari uffici AI e dell’UFAS ha vagliato attentamente le età di
riferimento e il tempo necessario a compiere un atto sia per un bambino sano
che per un bambino affetto da handicap. Il risultato di queste discussioni è
confluito nella versione valida dal 1° gennaio 2018 degli Allegati III e IV
della circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per
l’invalidità (CIGI).

Le età di riferimento si basano su diverse fonti, le più
importanti delle quali sono elencate nella circolare. Nella maggior parte dei
casi queste fonti indicano lassi di tempo. L’UFAS ha ripreso il valore medio
oppure il limite superiore badando a creare il numero più basso possibile di
classi di età. I valori sono stati discussi approfonditamente in seno al gruppo
di lavoro e in seguito verificati e sottoposti a test.

La tabella è pure stata sottoposta per parere alla Società
svizzera di pediatria.

Per quel che concerne l’attività di salire le scale, l’UFAS si è
basata principalmente sulle indicazioni seguenti:

 

. Ferland, Francine (2004). Le développement de
l’enfant au quotidien. Du berceau à l’école primaire. Editions de l’Hôpital
Sainte-Justine (v. Allegato 1):

 

        . da 2 a 3 anni: scende le scale
da solo, tenendosi alla ringhiera e senza alternare i piedi sale e scende le
scale un gradino alla volta

 

        . da 3 a 4 anni: sale e scende le scale alternando i piedi

 

. Dixon, Suzanne D.; Stein, Martin T. (2006).
Encounters with children: pediatric behavior and development (4th ed.). Philadelphia:
Mosby Elsvier (allegato 2):

. A 2 anni: sale e scende le scale (un gradino alla volta)

. A 3 anni: sale le scale (alternando i piedi)

. A 4 anni: sale e scende le scale (alternando i piedi)

 

. Le principali tappe dello sviluppo tra i tre mesi e i sei anni

(http://old.iss.it/auti/?lang=1&id=400&tipo=32) (allegato
3)

. da 2 a 3 anni: sale e scende le scale tenendosi a un supporto

. da 3 a 4 anni: sale e scende le scale alternando i piedi (un
piede per ogni scalino)

 

. Tabella Pflegeaufwand eines gesunden Kindes della MDK
Deutschland (Allegato 4):

 . 4 anni: nessun bisogno di aiuto

 

. Herzka, Heinz S.; Ferrari, Bernardo; Reukauf, Wolf (2001). Das
Kind von der Geburt bis zur Schule (7a edizione rielaborata e ampliata). Basel:
Schwabe & Co. AG Verlag (allegato 5):

. Da 16 a 18 mesi: sale e scende le scale se si può tenere alla
ringhiera

. Da 22 a 24 mesi: sale e scende le scale appoggiando entrambi i
piedi sullo stesso scalino

. Da 2 anni ½ a 3 anni: sale e scende le scale alternando i piedi

 

Nelle versioni precedenti della CIGI ci si era basati unicamente
sulle indicazioni di Herzka, ragion per la quale il limite era stato fissato a
2 anni (“da 22 a 24 mesi sale e scende le scale appoggiando entrambi i piedi
sullo stesso scalino”). Va notato che la prima edizione di quest’opera risale
al 1972 e malgrado le varie riedizioni le età di riferimento non sono state
modificate. I cambiamenti sociali intervenuti nel frattempo hanno tuttavia
anche delle conseguenze sullo sviluppo dei bambini. In effetti questi hanno in
genere meno possibilità e occasioni di muoversi oggigiorno rispetto agli anni
70, il che influisce sulle loro acquisizioni motorie. Analizzando le altre
fonti è inoltre emerso che la maggior parte degli autori indicava che fino a 3 anni
il bambino doveva ancora attaccarsi a una ringhiera o un supporto, quindi non
si può ancora parlare di autonomia in questo atto (non sempre una ringhiera è
disponibile, è quindi necessaria la presenza / controllo / aiuto di un adulto).
La tabella del medizinische Dienst der Krankenversicherung tedesco, indica
addirittura che solo a partire da 4 anni un bambino sano non ha più bisogno di
aiuto. 

Sulla base di queste fonti, si è quindi deciso di aumentare l’età
in cui un bambino non ha più bisogno di aiuto per salire e scendere le scale a
tre anni.” (doc. XIV)

 

                             1.11.   In data 24 febbraio 2020 il
TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare osservazioni
scritte in merito (doc. XV). 

 

                             1.12.   Il 3 marzo 2020 l’UAI ha
confermato la richiesta di reiezione del ricorso (doc. XVI). La presa di
posizione è stata trasmessa al ricorrente per conoscenza (doc. XVII).

 

                             1.13.   Con osservazioni del 12 marzo
2020 (doc. XVIII), trasmesse all’UAI per conoscenza (doc. XIX), l’insorgente
contesta le risposte dell’UFAS, sostenendo che già nell’allegato III della CIGI
con validità dal 1° gennaio 2015 figurava che “le direttive e i dati
concernenti le età si basano su diverse fonti, le più importanti delle quali
sono elencate qui di seguito. Nella maggior parte dei casi queste fonti
indicano lassi di tempo. L’UFAS ha ripreso il valore medio oppure il limite
superiore badando a che venga creato il numero più basso possibile di classi di
età. La tabella è stata sottoposta per parere alla Società svizzera di pediatria”,
mentre fino al 31 dicembre 2014 era invece indicato che “per le direttive e
le indicazioni delle età si è tenuto conto del lavoro del Prof. Herzka: Das
Kind von der Geburt bis zur Schule”. Per cui le età di riferimento valide
dal 1.1.2018 erano già state rivalutate in precedenza in funzione di un numero
maggiore di fonti, di considerazioni e riflessioni. Secondo l’insorgente il
cambiamento da 2 a 3 anni dell’età di riferimento per la funzione parziale di
salire le scale da solo dell’atto di spostarsi a partire dal 1° gennaio 2018
non trova giustificazione, poiché il cambiamento di metodologia di valutazione
era già avvenuto in precedenza con le risultanze riscontrabili nelle direttive
valide dal 1° gennaio 2015. Discorso diverso, secondo il ricorrente, per
l’Allegato IV con validità dal 1° gennaio 2018, che è stato effettivamente
completamente rivisto, anche sulla base di nuove modalità e fonti. 

                                         L’insorgente sostiene
pertanto che la prima asserzione da parte dell’UFAS non è ricostruibile
temporalmente e non giustifica il passaggio da 2 a 3 anni dell’età media per
prendere in considerazione il notevole impegno supplementare, poiché non
corrisponderebbe ai fatti. Tant’è che l’UFAS con la sua risposta non ha
proposto, come mezzo di prova, i risultati del gruppo di lavoro in relazione
alle discussioni, alle verifiche e ai test dei valori in questione ma si è
limitata a riproporre le fonti, già utilizzate per la modifica delle direttive
dal 1° gennaio 2015. L’assicurato sostiene che “l’UFAS asserisce di aver
ripreso il limite superiore e ricercato il numero più basso di classi d’età,
modalità che risulta dunque arbitraria per rapporto al concetto di età media
per prendere in considerazione il notevole impegno supplementare dovuto
all’invalidità negli atti ordinari della vita. Nel concreto, significa che
l’età soglia obbligatoriamente tenuta in considerazione dagli uffici AI non
risulta di fatto sempre quella mediana, ma corrisponde a una età anche
superiore o addirittura aumentata così da avere il minor numero di classi di
età. Ne risulta uno scollamento con la realtà (età media a partire dalla quale
un bambino normodotato è in grado di compiere una funzione parziale di un atto
ordinario della vita) o i dati medico-scientifici.” Il ricorrente critica
anche l’affermazione secondo cui le indicazioni contenute nel libro di Herzka
risalirebbero al 1972 e non sarebbero mai state modificate. Secondo
l’insorgente anche questa affermazione non poggerebbe su alcun mezzo di prova.
Anzi, secondo il ricorrente questa circostanza è confutata dal fatto che sia il
libro di Ferland che riporta, a differenza di quanto affermato dall’UFAS, che
già da 1 a 2 anni un bambino sale le scale a quattro zampe, sale le scale,
senza alternare i piedi e tenendosi alla ringhiera, scende le scale a quattro
zampe, all’indietro, sia quello di Dixon/Stein/Martini che indica che a 2 anni
il bambino sale e scende le scale con uno scalino alla volta confermano quanto
stabilito da Herzka. Solo gli altri due documenti, che non sono peraltro citati
nell’Allegato III perché non ritenuti fonti principali, indicano un’età di
riferimento da uguale o poco più (2-3 anni) a molto più alta (4 anni). Dato che
queste due ultime fonti non risultano indicate nell’Allegato III della CIGI, il
ricorrente afferma che “per quanto ne possiamo essere a conoscenza,
potrebbero essere state presentate solo ora per giustificare a posteriori
l’aumento dell’età soglia per l’attività contestata”. Il ricorrente non
riesce a spiegarsi “come mai l’UFAS abbia ancora tenuto in considerazione
l’opera di Herzka/Ferrari/Reukauf come principale attinenza se la reputa oramai
superata e non più declinabile ai giorni nostri”. 

 

                                         Il ricorrente afferma poi:

 

" (…)

Si potrebbe forse disquisire sulla modalità con cui un bambino scende
e sale le scale da solo verso i 2 anni. L’UFAS riporta che dall’analisi
delle fonti sarebbe emerso che fino a tre anni un bambino deve ancora
attaccarsi a una ringhiera o corrimano. Supporti che secondo l’UFAS non
sarebbero sempre disponibili con la necessità di un aiuto da parte di un adulto
e quindi non sarebbe per questo motivo autonomo. Ciò non toglie che un bambino
almeno dall’età di 2 anni, anche se come già detto anche prima dei 2 anni, è in
grado di salire le scale da solo. Inoltre, ricordiamo che secondo disposizioni
di legge per essere abitato o utilizzato ogni edificio deve rispettare le norme
di abitabilità. In altre parole è altamente probabile che un bambino ha
sempre a disposizione una ringhiera o un corrimano come supporto per fare le
scale. In ogni caso, anche in assenza di un appoggio un bambino salirà e
scenderà le scale trovando alternative. Ad esempio le farà, sulla base
dell’esperienza generale della vita, a gattoni (come lo faceva in precedenza
tra 1 e 2 anni). Pertanto, l’attività sarà comunque eseguita e senza un bisogno
supplementare da parte di un adulto. Non da ultimo due fonti principali su tre
che figurano nell’Allegato III della CIGI indicano che a 2 anni un bambino sale
e scende le scale appoggiando entrambi i piedi sullo stesso scalino.

A paragone dell’esecuzione o meno di un atto, rispettivamente
delle funzioni parziali che compongono l’atto, possiamo per esempio prendere
quello di lavarsi/pettinarsi/fare il bagno o la doccia che con sentenza
del TF 9C_112/2017 del 14.6.2017 ha riconosciuto che già a 3 anni (invece dei 6
precedenti) un bambino dovrebbe spazzolarsi i denti, girare il rubinetto,
lavarsi e asciugarsi le mani nonostante un po' d’aiuto. Ciò significa che a una
determinata età, per la maggior parte dei bambini, è data la capacità di
compiere un atto (funzione parziale) anche se il bambino debba essere ancora
aiutato oppure l’esecuzione non è ancora affinata al meglio.

A complemento presentiamo in allegato il test di Griffith che
viene utilizzato anche alle nostre latitudini, nello specifico dal __________ __________
di __________ (all. 11). Da questo esame emerge che un bambino a:

 

- 18 mesi fa le scale a quattro zampe;

- 19 mesi sale le scale appoggiandosi;

- 21 mesi può salire e scendere le scale con appoggio;

- 23 mesi fa le scale da solo e può saltare da uno scalino in
basso.

 

Per il tramite di questa ulteriore prova si nota ulteriormente
come i più importanti riferimenti scientifico-letterari e applicativi siano
tutti concordi nello stabilire che almeno a 2 anni un bambino sale le scale
da solo.

Nonostante la recente risposta dell’UFAS, continuiamo a non capire
per quale motivo vi sia stato questo innalzamento dell’età nella funzione
parziale di salire le scale da solo. Di fatto, non vi sono motivazioni
valide, basi scientifico-letterarie e alcun nuovo elemento che lo giustifichi.
Ne consegue che l’Allegato III della CIGI in merito all’aumento dell’età soglia
di salire le scale da solo risulta arbitrario.

In ragione di tutto quanto esposto finora, si insiste
nell’accoglimento del ricorso, nel senso di confermare il diritto a un Assegno
per grandi invalidi minorenni AI di grado medio a decorrere dal 1.11.2016 (con
versamento dal 1.12.2016 per deposito tardivo della domanda), vale a dire già a
partire dai 2 anni di età dell’assicurato.” (doc. XVIII)

 

                             1.14.   In data 20 aprile 2020 il TCA
ha nuovamente interpellato l’UFAS, affermando:

 

" (…)

con riferimento al vostro scritto del 21 febbraio 2020, di cui vi
ringraziamo e con il quale avete risposto alla nostra lettera del 14 febbraio 2020
che vi chiedeva spiegazioni in merito alla modifica apportata all’allegato III
della circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per
l’invalidità (CIGI) dal 1° gennaio 2018 al punto 6 dove ora figura che il
bambino a 3 anni sa salire le scale da solo, vi chiediamo di voler trasmettere
a questo Tribunale anche il parere della Società svizzera di pediatria (che
sarà trasmesso alle parti in causa per garantire loro il diritto di essere
sentite) da voi citato nella risposta.

Ai fini del giudizio, vi domandiamo inoltre di voler prendere
posizione sulla circostanza che il test di Griffith, utilizzato in Ticino dal __________
__________ di __________, sembra scostarsi dalla conclusione cui sono giunti
gli esperti degli uffici AI e dell’UFAS.

Esso prevede infatti che un bambino a 18 mesi fa le scale a
quattro zampe, a 19 mesi sale le scale appoggiandosi, a 21 mesi può salire e
scendere le scale con appoggio e a 23 mesi fa le scale da solo e può saltare da
uno scalino in basso.

A questo proposito ricordiamo che __________ (cfr. __________).”
(doc. XX)

 

                             1.15.   Dopo aver chiesto (doc. XXI)
ed ottenuto (doc. XXII), una proroga, con scritto del 18 maggio 2020 l’UFAS ha
affermato:

 

" (…)

Purtroppo le nostre ricerche negli archivi elettronici non hanno
dato esito e non abbiamo potuto ritrovare il parere della Società svizzera di
pediatria sulla modifica intervenuta il 1° gennaio 2018. È con grande rammarico
che non possiamo quindi trasmettervi tale documento. Vi alleghiamo tuttavia la
loro ultima presa di posizione, di settembre 2019. Sebbene avessimo chiesto
loro di prendere posizione solo sugli ultimi cambiamenti che intendevamo
apportare agli Allegati III e IV, riteniamo che se avessero visto qualcosa di
veramente sbagliato nel resto dei due Allegati ce l’avrebbero comunicato.

Per quel che riguarda la vostra seconda domanda, vogliamo
premettere che non ci è possibile conoscere tutti i test che vengono utilizzati
nei vari servizi di pediatria o dai vari medici. Il test di Griffith, come
molti altri, è inoltre disponibile solo a pagamento, corredato dal materiale,
manuale e protocolli di registrazione e per poterlo usare è necessario seguire
una formazione abilitante. Malgrado ciò, siamo riusciti a trovare le
informazioni seguenti: il test di Griffith è uno strumento per individuare il
quoziente di sviluppo dei bambini ed è stato sviluppato da Griffith nel 1954 e
modificato da Ingeborg Brandt nel 1983 e nel 2001. L’ultima versione, Griffith
III, data del 2016 e prende in considerazione 5 categorie (rispetto alle 6 in
precedenza) e la fascia d’età da 0 a 6 anni, più ristretta rispetto allo
strumento precedente che era rivolto a due gruppi di età (0-2 e 2-8).

In base alla vostra descrizione, presumiamo che il __________ di __________
non utilizzi la versione più recente del test (indicate 6 ambiti di sviluppo e
la fascia d’età da 0 a 2 anni). Non siamo tuttavia in grado di sapere che
versione viene utilizzata da questo servizio e se fra queste due versioni siano
intervenuti dei cambiamenti nelle età di riferimento. Viste queste premesse ci
risulta molto difficile prendere posizione sul test in questione.

Dalle nostre ricerche è emerso che le scale di sviluppo di
Griffith sono un metodo per misurare lo sviluppo dei bambini in cinque aree
diverse fra le quali figurano anche le abilità motorie. I compiti sono
classificati in base alla loro difficoltà, iniziando con compiti leggermente
meno difficili (metodo passo dopo passo). Per ogni mese di vita, sono
disponibili dieci compiti nelle aree delle abilità motorie, delle abilità
personali-sociali, ecc. Sulla base dei risultati, è possibile determinare un
quoziente di sviluppo tradizionale e un’età di sviluppo per l’intero test o per
singoli domini. I risultati possono fornire indicazioni di anomalie
neurologiche. Dal numero di compiti risolti, viene calcolato un quoziente di
sviluppo per ogni area, e poi viene calcolato un quoziente di sviluppo
complessivo.

Per quel che concerne la capacità di fare le scale, il test
prevede che un bambino a 18 mesi fa le scale a quattro zampe, a 19 mesi sale le
scale appoggiandosi, a 21 mesi può salire e scendere le scale con appoggio e a
23 mesi fa le scale da solo e può saltare da uno scalino in basso. 

Vogliamo sottolineare che lo scopo di questo test è misurare lo
sviluppo del bambino, vedendo che capacità acquisisce in che momento.
L’Allegato III invece funge da riferimento per stabilire a partire da che
momento il bambino non ha più bisogno di aiuto diretto o indiretto per eseguire
una determinata attività. Si tratta quindi di due approcci e prospettive
diverse. Il primo mira a vedere a partire da quando un’abilità è acquisita,
mentre il secondo valuta quando questa abilità può essere svolta in modo
completamente autonomo, senza aiuto di terzi.

Come già indicato nella nostra lettera del 21 febbraio, la maggior
parte delle fonti da noi consultate indicava che da due a tre anni il bambino
scende le scale da solo, tenendosi tuttavia a un supporto. Sulla base di questi
dati abbiamo supposto che un bambino di due anni ha ancora bisogno di aiuto
diretto quando le scale non sono dotate di una ringhiera e di aiuto indiretto
sotto forma di sorveglianza/controllo da parte dei genitori durante questa
attività. Il test di Griffith prevede invece che già a 23 mesi il bambino
faccia le scale da solo. Questo limite si allinea a quello che figura in
Herzka, che indica che il bambino sale e scende le scale tenendosi a una
ringhiera a 18 mesi e senza appoggio a partire da 22 – 24 mesi. Sia il test di
Griffith che lo studio di Herzka sono opere datate (anni ’50 risp. ’70).
Nonostante le revisioni di queste opere, le età di riferimento non sono state
mai modificate in Herzka, mentre non abbiamo informazioni in merito per quel
che concerne le scale di Griffith. Come già spiegato nella lettera del 21 febbraio,
i cambiamenti sociali intervenuti nel frattempo hanno tuttavia anche delle
conseguenze sullo sviluppo dei bambini, ragion per cui abbiamo preferito
riprendere le età di riferimento di opere più recenti. Inoltre, visto che lo
scopo dell’Allegato III è stabilire a partire da che età un bambino senza
problemi di salute non ha più bisogno di aiuto, la tabella del medizinischer
Dienst der Krankenversicherung tedesco assume in quest’ottica un’importanza
maggiore rispetto a un test volto a misurare il quoziente di sviluppo di un
bambino che non tiene tuttavia in considerazione il suo bisogno di aiuto
(accompagnamento, controllo) da parte dei genitori.” (doc. XXIV)

 

                             1.16.   Con scritto del 20 maggio 2020
il ricorrente evidenziato che l’UFAS il 21 febbraio 2020 ha indicato che “La
tabella è pure stata sottoposta per parere alla Società svizzera di pediatria”
(SSP) ed ha dunque chiesto una copia della presa di posizione direttamente alla
SSP (doc. XXIII). L’insorgente evidenzia che dallo scambio di e-mail allegato
emerge che non vi è stata alcuna presa di posizione in merito alle modifiche
degli allegati III e IV CIGI in vigore dal 1° gennaio 2018 (“[…] entre
septembre 2014 et septembre 2019, la SSP n’a donné aucune réponse officielle
concernant ce sujet n’etant pas être consultée”). Secondo l’insorgente “non
vi è concordanza temporale tra le dichiarazioni dell’UFAS con scritto del
21.2.2020 e quanto modificato nell’Allegato III, rispettivamente l’Allegato IV,
della CIGI validi dal 1.1.2018. Non vi è dunque nessuna giustificazione
all’aumento dell’età soglia in discussione (…) il grande cambiamento di
metodologia e valutazione e l’aggiunta di fonti bibliografiche erano già
avvenuti in precedenza con le risultanze riscontrabili nelle direttive valide
dal 1.1.2015. Addirittura, ora, risulterebbe che l’importante modifica relativa
all’aggiunta di tetti massimi (comunque discutibili, come già sollevato in
un’altra vertenza tuttora pendente presso questo lodevole Tribunale)
nell’Allegato IV, non sarebbe stata neppure sottoposta alla Società svizzera di
pediatria. Alla luce di quanto esposto, le dichiarazioni dell’UFAS con lettera
del 21.2.2020, rispettivamente quanto riportato negli Allegati III e IV della
CIGI, di aver sottoposto le tabelle alla Società svizzera di pediatria non
corrisponde ai fatti. Già solo per questo elemento non si giustifica il
passaggio da 2 a 3 anni dell’età media per prendere in considerazione il
notevole impegno supplementare nell’atto ordinario della vita di spostarsi”.

 

                             1.17.   In data 4 giugno 2020 (doc.
XXVII) e 5 giugno 2020 (doc. XXX), le parti si sono espresse in merito alla
presa di posizione del 18 maggio 2020 dell’UFAS, ribadendo le loro tesi. 

 

                             1.18.   Il 9 giugno 2020 il TCA ha
scritto all’UFAS affermando:

 

" (…)

con riferimento al vostro scritto del 18 maggio 2020, di cui vi
ringraziamo, e nel quale avete affermato che “purtroppo le nostre ricerche
negli archivi elettronici non hanno dato esito e non abbiamo potuto ritrovare
il parere della Società svizzera di pediatria sulla modifica intervenuta il 1°
gennaio 2018”, vi comunichiamo quanto segue.

La rappresentante della persona qui ricorrente ha trasmesso al
nostro Tribunale uno scambio di e-mail del 20/21 aprile 2020 con il
Segretariato della Società Svizzera di Pediatria (SSP), relativo al parere
emesso dalla SSP in merito all’annesso III della CIGI.

Il 20 aprile 2020 la rappresentante aveva tra
l’altro domandato: “selon les Annexes III et IV à la Circulaire sur
l’invalidité (CIIAI), vous probablement auriez dû donner d’autres réponses
également avant septembre 2019. Plus précisément entre celle du 30.9.2014 et
celle-ci du septembre 2019. Est-il autant possible de recevoir une copie de ces
communications?”.

Il segretariato della SSP il 21 aprile 2020 ha
risposto che “non, entre septembre 2014 et septembre 2019, la SSP n’a donné
aucune réponse officielle concernant ce sujet n’étant pas être consultée”. 

In relazione a quanto sopra esposto vi assegniamo un breve termine
scadente il prossimo 18 giugno 2020 per, se lo ritenete
necessario, prendere posizione su questo aspetto.” (doc. XXIX)

 

                             1.19.   Con scritto 18 giugno 2020
l’UFAS ha affermato:

 

" (…)

Nella vostra lettera del 9 giugno 2020, ci chiedete di prendere
posizione sull’affermazione della Società svizzera di pediatria, interpellata
dalla rappresentante della persona assicurata, che dichiara di non essere stata
consultata in merito all’Allegato III entro settembre 2014 e settembre 2019.

Nei nostri processi di lavoro è previsto che in caso di questioni
di natura medica, le rispettive società professionali della FMH vengano
consultate. Ci atteniamo a questa procedura, come dimostra, ad esempio, la
consultazione del settembre 2019. A causa della chiara dichiarazione della
Società svizzera di pediatria e del fatto che non abbiamo trovato prova della
consultazione nei nostri archivi, non possiamo escludere la possibilità che la
consultazione della SSP sia stata eccezionalmente dimenticata quando le
modifiche sono state effettuate nel 2018. Ci scusiamo per questo malinteso e
per la confusione derivatene. Attenderemo ora la decisione del vostro
tribunale.” (doc. XXXII)

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se l’assicurato ha diritto ad un assegno per grandi
invalidi di grado medio dal mese di novembre 2016 con versamento dal dicembre
2016 oppure se a giusta ragione l’UAI ha stabilito che l’insorgente necessita
di maggiore aiuto rispetto ad un coetaneo per compiere l’atto dello spostarsi
dai 3 anni (novembre 2016) ed ha di conseguenza diritto all’assegno di grado
medio dal mese di novembre 2017.

 

                               2.2.   Secondo l'art. 9 LPGA - che
ha ripreso la definizione contenuta nell’art. 42 vLAI (DTF 133 V 450) -, è
considerato grande invalido colui che, a causa di un danno alla salute, ha
bisogno in modo permanente dell'aiuto di terzi o di una sorveglianza personale
per compiere gli atti ordinari della vita.

 

La giurisprudenza ha precisato
che l'aiuto di cui abbisogna l'assicurato può essere inteso sia come aiuto
diretto di terzi che come sorveglianza dell'assicurato durante il compimento
degli atti ordinari rilevanti della vita, per esempio quando la persona che lo
sorveglia lo esorta a compiere un atto che rimarrebbe incompiuto senza
l'espresso incitamento di un terzo a causa dello stato psichico dell'assicurato
(cosiddetto aiuto indiretto; DTF 133 V 463; STF 8C_479/2007 del 4 gennaio 2008;
DTF 121 V 91; 107 V 149).

 

Gli atti ordinari della vita
sono i seguenti (DTF 127 V 97; DTF 125 V 303; DTF 117 V 146 consid. 2):

 

                                         -
vestirsi/svestirsi

                                         -
alzarsi/sedersi/coricarsi

                                         -
mangiare

                                         -
provvedere all'igiene personale (cura del corpo)

                                         -
andare al gabinetto (fare i propri bisogni)

                                         -
spostarsi (in casa e all'esterno) e stabilire contatti sociali.

 

Per atti che permettono di
stabilire dei contatti sociali con l'ambiente la giurisprudenza ha precisato
che bisogna intendere il comportamento normale all'interno della società così
come richiesto dall'esistenza quotidiana (DTF 117 V 27 e 146, 105 V 52, 104 V
127).

 

                               2.3.   L’art.
42 cpv. 1 LAI prevede che l’assicurato grande invalido (art. 9 LPGA) con
domicilio e dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera ha diritto a un assegno
per grandi invalidi.

La grande invalidità può essere
di grado elevato, medio o lieve (art. 42 cpv. 2 LAI).

Giusta l’art. 42 cpv. 3 LAI, è
considerato grande invalido anche chi a causa di un danno alla salute vive a
casa e necessita in modo permanente di essere accompagnato nell’organizzazione
della realtà quotidiana. Chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica
ha diritto almeno a un quarto di rendita. Chi ha bisogno unicamente di essere
accompagnato in modo permanente nell’organizzazione della realtà quotidiana è
considerato grande invalido di grado lieve.

 

L'art 37 cpv. 1 OAI stabilisce
che la grande invalidità è reputata di grado elevato se l'assicurato è
totalmente grande invalido. Ciò è il caso quando necessita dell'aiuto regolare
e notevole di terzi per compiere tutti gli atti ordinari della vita e il suo
stato richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza personale.

 

Per il capoverso
2 dell’art. 37 OAI, la grande invalidità è di grado
medio se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari, necessita:

 

                                         a.   di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita,

                                         b.  di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna,
inoltre, di una sorveglianza personale permanente,

                                         c.   di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna,
inoltre, di un accompagnamento permanente nell'organizzazione della realtà
quotidiana ai sensi dell'art. 38 OAI.

 

Infine, l'art. 37
cpv. 3 LAI stabilisce che la grande invalidità è di grado lieve se
l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari:

 

a.   è
costretto a ricorrere in modo regolare e considerevole, all'aiuto di terzi per
compiere almeno due atti ordinari della vita;

b.  necessita di
una sorveglianza personale permanente;

c.
  necessita, in modo durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste
dalla sua infermità;

d.
 a causa di un grave danno agli organi sensori o di una grave infermità fisica,
può mantenere i contatti sociali con l'ambiente solamente grazie a servizi di
terzi forniti in modo regolare e considerevole; oppure

e.
 è costretto a ricorrere a un accompagnamento costante nell'organizzazione
della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38.

 

A norma dell'art. 38 cpv. 1
OAI, esiste un bisogno di accompagnamento nell'organizzazione della realtà
quotidiana ai sensi dell'art. 42 cpv. 2 LAI quando un assicurato maggiorenne
non vive in un'istituzione e a causa di un danno alla salute:

 

a.    non può vivere
autonomamente senza l'accompagnamento di una terza persona;

b.    non può compiere
le attività della vita quotidiana e intrattenere contatti fuori casa senza
l'accompagnamento di una terza persona; oppure

c.    rischia
seriamente l'isolamento permanente dal mondo esterno.

 

Per l'art. 38 cpv. 3 OAI, nel
testo in vigore dal 1° gennaio 2015, è considerato unicamente l'accompagnamento
nell'organizzazione della realtà quotidiana che è regolare e necessario in
relazione a una delle situazioni di cui al capoverso 1.

Fra queste non rientrano in
particolare le attività di rappresentanza e di amministrazione nel quadro delle
misure di protezione degli adulti conformemente agli articoli 390-398 del
Codice civile.

 

Per quanto
concerne i minorenni, secondo l’art. 37 cpv. 4 OAI si considera
unicamente il maggior bisogno d’aiuto e di sorveglianza personale che il
minorenne invalido necessita rispetto a un minorenne non invalido della stessa
età.

 

Per calcolare la grande
invalidità dei minorenni, si applicano le direttive dell’allegato III
concernenti il calcolo della grande invalidità determinante dei minorenni (N.
8086 della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione
per l’invalidità [CIGI]: SVR 2009 IV Nr. 30 pag. 85 consid. 4.2.1
[9C_431/2008]; STF 9C_112/2017 del 14 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF
8C_158/2008 del 15 ottobre 2008 consid. 5.2.2).

 

L’art. 42bis LAI tratta
specificatamente dei minorenni e, al suo considerando 5, prevede che i
minorenni non hanno diritto a un assegno per grandi invalidi se necessitano
soltanto di essere accompagnati nell'organizzazione della realtà quotidiana.

 

Secondo l’art. 42
cpv. 4 LAI, l’assegno per grandi invalidi è accordato al più presto dalla
nascita e al più tardi fino alla fine del mese in cui l’assicurato ha fatto uso
del diritto al godimento anticipato della rendita secondo l’articolo 40
capoverso 1 LAVS o in cui raggiunge l’età di pensionamento. L’inizio del
diritto è retto, a partire dal compimento del primo anno di età, dall’articolo
29 capoverso 1.

 

Va qui rilevato che nella
sentenza pubblicata in DTF 137 V 351 il TF ha precisato che contrariamente al rinvio dell'art. 42 cpv. 4
 in fine LAI, l'inizio del diritto all'assegno per grandi invalidi non è disciplinato
dall'art. 29 cpv. 1 LAI. Continua invece ad essere applicabile, per analogia,
l'art. 28 cpv. 1 LAI sui presupposti del diritto alla rendita.

 

Giusta l’art.
42ter cpv. 1 LAI il grado personale di grande invalidità è
determinante per stabilire l'importo dell'assegno per grandi invalidi:
l’assegno mensile in caso di grande invalidità di grado elevato ammonta
all’80%, in caso di grande invalidità di grado medio al 50% e in caso di
grande invalidità di grado lieve al 20% dell’importo massimo della rendita
di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS. L'assegno
per gli assicurati minorenni è calcolato sotto forma di importo
giornaliero.

I minorenni grandi
invalidi che necessitano inoltre di un’assistenza intensiva hanno diritto,
secondo l’art. 42ter cpv. 3 LAI, ad un supplemento per cure intensive, non
accordato in caso di soggiorno in un istituto. 

 

Nel tenore della norma in
vigore fino al 31 dicembre 2017, tale supplemento ammonta se il bisogno di
assistenza dovuto all’invalidità è di almeno 8 ore al giorno, al 60 per cento,
in caso di un bisogno di almeno 6 ore al giorno, al 40 per cento e, in caso di
un bisogno di almeno 4 ore al giorno, al 20 per cento dell’importo massimo
della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS. Dal 1°
gennaio 2018 il testo legale è il seguente: il supplemento ammonta, se il
bisogno di assistenza dovuto all'invalidità è di almeno 8 ore al giorno, al 100
per cento, in caso di un bisogno di almeno 6 ore al giorno, al 70 per cento e,
in caso di un bisogno di almeno 4 ore al giorno, al 40 per cento dell'importo
massimo della rendita di vecchiaia secondo l'articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS.
Il supplemento è calcolato sotto forma di importo giornaliero. Il Consiglio
federale disciplina i dettagli.

 

                               2.4.   Ai
sensi dell’art. 69 cpv. 2 OAI l’Ufficio AI esamina le condizioni
assicurative, fra l’altro, mediante l’esecuzione di sopralluoghi.

 

Secondo la
giurisprudenza, un rapporto d’inchiesta circa la grande invalidità (art.
9 LPGA) o la necessità di cure deve adempiere i seguenti criteri. L’estensore
dell’inchiesta deve essere una persona qualificata, che conosca il contesto in
cui la persona bisognosa di cura vive, nonché le affezioni (diagnosi) e
limitazioni mediche e le necessità di cura. Nel rapporto devono essere
contenute le indicazioni ricevute dall’assicurato e, se è il caso, le opinioni
divergenti delle parti coinvolte nell’inchiesta. Il testo del relativo rapporto
deve essere inoltre plausibile, dettagliato e motivato in merito ai singoli
provvedimenti di cura ed assistenza da prendere in considerazione e inoltre
deve corrispondere alle indicazioni acquisite in loco. Se ciò è il caso, allora
il rapporto d’inchiesta acquisisce valore probatorio pieno. Il giudice delle
assicurazioni sociali interviene solo in presenza di valutazioni chiaramente
insostenibili, errate. Questo in considerazione del fatto che la persona
competente che ha eseguito l’inchiesta possiede una conoscenza maggiore della
fattispecie che il Tribunale chiamato in causa a seguito di un ricorso (DTF 140
V 543 consid. 3.2.1. con riferimenti).

 

                               2.5.   In
concreto unico oggetto del contendere è la questione di sapere se la maggiore
limitazione rispetto ad un bambino della medesima età relativa l’atto dello
spostarsi, funzione parziale del salire le scale da solo, va riconosciuto da
quando il ricorrente ha compiuto i due anni come chiesto con il ricorso, oppure
dai tre anni come stabilito dall’UAI.

 

                                         Nel
caso di specie nell’inchiesta effettuata dall’assistente sociale e datata 1°
(doc. 84 incarto AI) e 2 (doc. 85 incarto AI) ottobre 2018, quando l’assicurato
stava per compiere 5 anni, emerge che l’insorgente dalla nascita è affetto
dalla sindrome di Dravet che gli causa regolari attacchi epilettici, attacchi
tonico-clonici, preceduti da “assenze”. Circa l’atto dello spostarsi in casa o
fuori casa (comprese le scale) e mantenere i contatti sociali, emerge che
l’insorgente sa camminare e correre, anche se il suo equilibrio è precario.
All’interno della sua abitazione e in spazi chiusi a lui conosciuti si muove
liberamente. Sale e scende le scale con la vicinanza dell’adulto, che comunque
lo accompagna sempre e lo sorveglia dappertutto, per il pericolo delle crisi
epilettiche che lo colpiscono ancora almeno una o due volte alla settimana
(pag. 141 e 151 incarto AI). 

 

                                         Il
3 gennaio 2019 l’assistente sociale, circa l’atto dello spostarsi, ha affermato
che “a contare dai 3 anni (CIGI Allegato III), si può considerare l’atto se
il minore non sa ancora salire/scendere le scale in autonomia, ed è il caso del
piccolo RI 1; come ben spiegato e sostenuto in fase di osservazione. Non è
invece possibile applicare, in virtù del principio di uguaglianza di
trattamento, una giurisprudenza diversa da quella attuale, datata appunto
gennaio 2018” (doc. 92 incarto AI).

 

                                         L’allegato
III della CIGI nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2017 prevedeva,
circa l’atto dello spostarsi in casa o all’esterno, che il bambino a 2 anni sa
salire le scale da solo (punto 6 allegato III CIGI, cfr. doc. A3). 

 

                                         Nella
versione valida dal 1° gennaio 2018 il medesimo allegato prevede che il bambino
a 3 anni sa salire le scale da solo (punto 6 allegato III CIGI, cfr. doc. A4).

 

                                         Il
TCA ha chiesto spiegazioni circa questa modifica all’UFAS (consid. 1.9 e 1.14),
che ha risposto il 21 febbraio 2020 (consid. 1.10) ed il 18 maggio 2020
(consid. 1.15).

 

                               2.6.   Va
qui ricordato che, al pari di ogni altra Ordinanza amministrativa, le Direttive
dell'UFAS (incluse le circolari), pur non avendo valore vincolante di legge, si
prefiggono comunque di esplicitare l'interpretazione attribuita da un'autorità
amministrativa a determinate disposizioni legali al fine di favorire
un'applicazione uniforme del diritto e di garantire la parità di trattamento
(DTF 137 V 82 consid. 5.5 = SVR 2012 EL Nr. 1). Esse costituiscono delle
istruzioni dell'autorità di vigilanza all'indirizzo degli organi esecutivi
dell'assicurazione sul modo di svolgere le loro competenze. Volte ad assicurare
un'applicazione uniforme delle prescrizioni legali da parte
dell'amministrazione, tali istruzioni non hanno valore di legge e, di
conseguenza, non vincolano né gli amministrati né i Tribunali, ma esplicano
effetto solo nei confronti dell’amministrazione. Servono a creare una prassi
amministrativa uniforme e presentano per tale scopo una certa utilità; non
possono tuttavia uscire dal quadro stabilito dalla norma superiore che sono
tenute a concretizzare. In altri termini, in assenza di lacune, le direttive
non possono prevedere qualcosa di diverso da ciò che deriva dalla
giurisprudenza o dalla legge (DTF 141 V 175 consid. 4.1; DTF 133 V 346 consid.
5.4.2). Non creano inoltre delle nuove regole giuridiche e rappresentano il
punto di vista dell’amministrazione sull’applicazione di una norma di diritto e
non un'interpretazione vincolante delle stesse. Il giudice ne controlla
liberamente la costituzionalità e la legalità e se ne deve scostare nella
misura in cui esse stabiliscono delle norme non conformi alle disposizioni
legali applicabili (DTF 139 V 125 consid. 3.3.4, 133 V 257
consid. 3.2, 131 V 45 consid. 2.3,
130 V 172 consid. 4.3.1, 232 consid. 2.1, 129 V 204 consid. 3.2, 127 V 61
consid. 3a, 126 V 68 consid. 4b, 427 consid. 5a). 

 

                               2.7.   Nel
caso di specie, interpellato dal TCA, l’UFAS ha affermato che nel corso del
2016 e del 2017 un gruppo di lavoro composto di specialisti dell’AI e della
stessa autorità di vigilanza, ha esaminato nel dettaglio le età di riferimento
e il tempo necessario che impiega un bambino sano ed un bambino affetto da un
problema di salute per compiere un atto ordinario della vita quotidiana (doc.
XIV). 

 

                                         I
nuovi valori, che si fondano su numerose fonti, le più importanti delle quali
citate nella CIGI, sono stati stabiliti dall’UFAS prendendo il valore medio
oppure il limite superiore e cercando di creare il numero più basso possibile
di classi di età (cfr. doc. XIV).

                                         L’UFAS
afferma che i valori, discussi approfonditamente all’interno del gruppo di
lavoro, verificati e sottoposti a test, sono pure stati trasmessi alla Società
svizzera di pediatria per un parere (doc. XIV). 

 

                                         I
risultati di questa ampia consultazione sono sfociati nella nuova versione
degli Allegati III e IV della CIGI (doc. XIV). 

 

                                         Per
quanto concerne più specificatamente l’attività di salire le scale, l’UFAS,
nella risposta del 21 febbraio 2020, ha elencato la letteratura scientifica
esaminata per aumentare l’età di riferimento da 2 a 3 anni (Ferland, Francine
(2004). Le développement de l’enfant au quotidien. Du berceau
à l’école primaire. Editions de l’Hôpital Sainte-Justine [doc. XIV/1]; Dixon,
Suzanne D.; Stein, Martin T. (2006). Encounters with children: pediatric
behavior and development (4th ed.). Philadelphia: Mosby Elsvier [doc. XIV/2];
http://old.iss.it/auti/?lang=1&id=400&tipo=32 [doc. XIV/3]; Tabella
Pflegeaufwand eines gesunden Kindes della MDK Deutschland [doc. XIV/4];
Herzka, Heinz S.; Ferrari, Bernardo; Reukauf, Wolf [2001], Das Kind von der
Geburt bis zur Schule (7a edizione rielaborata e ampliata), Basel: Schwabe
& Co. AG Verlag [doc. XIV/5]). 

 

                                         L’Autorità
di sorveglianza ha inoltre spiegato che nelle precedenti versioni della CIGI ci
si era fondati unicamente sull’opera di Herzka, Heinz S.; Ferrari, Bernardo;
Reukauf, Wolf, Das Kind von der Geburt bis zur Schule, dove figurava un limite
di 2 anni (“da 22 a 24 mesi sale e scende le scale appoggiando entrambi i
piedi sullo stesso scalino”) e che questa opera, edita per la prima volta
nel 1972, malgrado le sue riedizioni, non ha modificato le età di riferimento
(doc. XIV).

 

                                         Secondo
l’UFAS, i cambiamenti sociali intervenuti nel frattempo hanno anche delle
conseguenze sullo sviluppo dei bambini, che hanno oggi in genere meno
possibilità ed occasioni di muoversi rispetto agli anni ‘70. Ciò ha
un’incidenza sulle funzioni motorie (doc. XIV). 

                                         Nell’esame
delle altre fonti è poi emerso che la maggior parte degli autori indicava che
fino a 3 anni il bambino doveva ancora attaccarsi a una ringhiera o ad un
supporto e di conseguenza non si può parlare di autonomia per questo atto.
L’autorità di vigilanza sottolinea inoltre che la tabella del “medizinischer
Dienst der Krankenversicherung” tedesco, indica che solo a partire da 4
anni un bambino sano non ha più bisogno di aiuto (doc. XIV).

 

                                         Interpellato
nuovamente dal TCA, l’UFAS non è stato in grado di produrre la presa di
posizione della Società svizzera di pediatria (SSP) e si è espresso in merito
alla circostanza che anche il test di Griffith, utilizzato presso il __________
__________ di __________, prevede che un bambino a 18 mesi fa le scale a
quattro zampe, a 19 mesi sale le scale appoggiandosi, a 21 mesi può salire e
scendere le scale con appoggio e a 23 mesi fa le scale da solo e può saltare da
uno scalino in basso (doc. XXIV).

 

                                         Il
20 maggio 2020 il ricorrente ha prodotto uno scambio di e-mail con la società
svizzera di pediatria, da cui emerge che quest’ultima non è stata consultata in
merito alle modifiche degli annessi III e IV della CIGI (doc. XXIII/A12).

 

                                         Il
TCA ha nuovamente interpellato l’UFAS per eventualmente esprimersi in merito
entro il 18 giugno 2020 (doc. XXIX). Il 18 giugno 2020 l’autorità di vigilanza
ha affermato di non poter “escludere la possibilità che la consultazione
della SSP sia stata eccezionalmente dimenticata quando le modifiche sono state
effettuate nel 2018” (doc. XXXII).

 

                               2.8.   Questo
Tribunale, anche alla luce delle osservazioni del 12 marzo 2020 (doc. XVIII) e
del 20 maggio 2020 (doc. XXIII) del ricorrente, ritiene che le modifiche
apportate dall’UFAS all’età di riferimento della funzione parziale di
salire/scendere le scale non siano giustificate. 

 

                                         Le
spiegazioni fornite dall’autorità di vigilanza non sono soddisfacenti. I
cambiamenti, contrariamente a quanto affermato, non sono del resto stati
sottoposti, per una presa di posizione, alla Società svizzera di pediatria
(doc. XXIII/A12).

 

                                         Già nell’allegato III della
CIGI, con validità dal 1° gennaio 2015, figurava che “le direttive e i dati
concernenti le età si basano su diverse fonti, le più importanti delle quali
sono elencate qui di seguito. Nella maggior parte dei casi queste fonti
indicano lassi di tempo. L’UFAS ha ripreso il valore medio oppure il limite
superiore badando a che venga creato il numero più basso possibile di classi di
età. La tabella è stata sottoposta per parere alla Società svizzera di
pediatria”. Prima, fino al 31 dicembre 2014, era invece indicato che “per
le direttive e le indicazioni delle età si è tenuto conto del lavoro del Prof.
Herzka: Das Kind von der Geburt bis zur Schule”.

 

                                         Ciò significa, come rileva
l’insorgente, che già in precedenza le età di riferimento erano state
rivalutate in funzione di un maggior numero di fonti, considerazioni e
riflessioni e che il cambiamento di metodologia di valutazione era avvenuto
antecedentemente al 1° gennaio 2018. Non è pertanto intervenuta alcuna
fondamentale modifica a giustificazione dell’aumento dell’età di riferimento da
2 a 3 anni.

 

                                         Non va poi sottaciuto che
l’autorità di vigilanza non ha prodotto le risultanze del gruppo di lavoro
relativo alle discussioni avvenute tra le parti, né il parere della Società
svizzera di pediatria (SSP). A questo proposito dallo scambio di e-mail del
20/21 aprile 2020 tra la rappresentante del ricorrente e la SSP emerge al
contrario che non è stata fornita alcuna risposta ufficiale circa le modifiche
agli Allegati III e IV della CIGI nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2018
(doc. XXIII/A12). Da cui l’assenza di tale documentazione, richiesta dal TCA
(doc. XX), tra gli atti dell’autorità di vigilanza (doc. XXIV; cfr. anche doc.
XXXII). Ciò che indebolisce ulteriormente le argomentazioni a sostegno di un
cambiamento delle età di riferimento figuranti nei citati allegati a partire
dal gennaio 2018.

 

                                         Inoltre
il ricorrente rileva che secondo Ferland (Le développement de l’enfant au
quotidien. Du berceau à l’école primaire. Editions de l’Hôpital
Sainte-Justine; doc. XIV/1) già a partire da 1 a 2 anni un bambino sale le
scale a quattro zampe, sale le scale, senza alternare i piedi e tenendosi alla
ringhiera, scende le scale a quattro zampe, all’indietro, e secondo  Dixon/Stein/Martini
(Encounters with children: pediatric behavior and development (4th ed.).
Philadelphia: Mosby Elsvier; doc.XIV/2) a 2 anni il bambino sale e scende le
scale con uno scalino alla volta, confermando quanto stabilito da Herzka. 

 

                                         Solo gli altri due
documenti (http://old.iss.it/auti/?lang=1&id=400&tipo=32; doc. XIV/3) e
Tabella Pflegeaufwand eines gesunden Kindes della MDK Deutschland (doc. XIV/4),
che non sono peraltro citati nell’Allegato III e dunque non sono ritenuti fonti
principali, indicano un’età di riferimento da uguale o poco più (2-3 anni) a
molto più alta (4 anni). 

 

                                         Infine, non va dimenticato
che dal test di Griffith, allegato dal ricorrente ed utilizzato anche dal __________
__________ di __________, emerge che il bambino a 18 mesi fa le scale a 4
zampe, a 19 mesi sale le scale appoggiandosi, a 21 mesi può salire e scendere
le scale con appoggio e a 23 mesi fa le scale da solo e può saltare da uno
scalino in basso. 

 

                                         Le fonti citate ed
evidenziate dal ricorrente mettono in dubbio le modifiche apportate alla CIGI
circa l’atto parziale del salire e scendere le scale, anche perché il
cambiamento non è stato sottoposto per un parere alla Società svizzera di
pediatria contrariamente a quanto fatto intendere inizialmente dall’Autorità di
vigilanza.

 

                                         In concreto il ricorrente
è affetto dalla sindrome di Dravet, ossia
da un'encefalopatia epilettica refrattaria (cfr. orpha.net), che gli
causa regolari attacchi epilettici, attacchi tonico-clonici, preceduti da
“assenze”.

                                         Il decorso della malattia è caratterizzato da ritardo dello
sviluppo psicomotorio, dalla comparsa di disturbi del comportamento e
atassia (cfr. orpha.net), ossia un disturbo neurologico che si manifesta o
nell’esecuzione dei movimenti, che vengono effettuati senza misura o con errori
di direzione (a. dinamica), oppure nella conservazione delle posizioni del
tronco e degli arti (a. statica; cfr. treccani.it).

                                         Le
crisi epilettiche compaiono ogni 1-2 mesi e spesso all'inizio si associano alla
febbre. È comune uno stato epilettico generalizzato o emiclonico. Altri tipi di
crisi (di solito mioclonie, assenze atipiche, crisi parziali complesse) si
manifestano nel secondo o nel terzo anno di vita e, sebbene la durata di queste
crisi diminuisca in questo periodo, la loro frequenza aumenta (orpha.net).

 

                                         Dal
referto dell’assistente sociale del 1°/2 ottobre 2018 allestito per valutare la
grande invalidità, figura circa l’atto dello spostarsi in casa o fuori
casa (comprese le scale) e mantenere i contatti sociali, che il bambino sa
camminare e correre, anche se il suo equilibrio è precario. All’interno della
sua abitazione e in spazi chiusi a lui conosciuti si muove liberamente. “Sale
e scende le scale con la vicinanza dell’adulto, che comunque lo accompagna
sempre e lo sorveglia dappertutto, appunto per il pericolo delle crisi
epilettiche che purtroppo lo colpiscono ancora almeno una o due volte alla
settimana” (pag. 141 e 151 incarto AI). 

 

                                         Il
3 gennaio 2019 l’assistente sociale, circa l’atto dello spostarsi, ha affermato
che “a contare dai 3 anni (CIGI Allegato III), si può considerare l’atto se
il minore non sa ancora salire/scendere le scale in autonomia, ed è il caso del
piccolo RI 1; come ben spiegato e sostenuto in fase di osservazione. Non è
invece possibile applicare, in virtù del principio di uguaglianza di
trattamento, una giurisprudenza diversa da quella attuale, datata appunto
gennaio 2018” (doc. 92 incarto AI).

 

                                         Nel caso concreto il
rifiuto è dovuto alle modifiche apportate alle CIGI e non tenendo conto di
tutti gli aspetti del caso concreto. 

                                         All’inizio dell’allegato
III CIGI figura tuttavia la precisa indicazione secondo cui “le seguenti
direttive riportano dati indicativi concernenti l’età da non applicare
rigorosamente. Nella maggior parte dei casi possono esservi differenze per
difetto o per eccesso che sono <<normali>>, ossia non determinate
da una malattia, e che non devono essere prese in considerazione nel calcolo
del bisogno di aiuto. In questo senso le direttive vanno seguite in maniera
flessibile.” (sottolineature del redattore).

                                         In concreto numerosi
autori citati dal ricorrente (Dixon/Stein/Martini; Herzka), che sono di
supporto per definire la grande invalidità per i minorenni (cfr. la lista
dell’allegato III CIGI e sentenza 9C_112/2017 del 14 giugno 2017) ed il test di
Griffith pongono attorno ai due anni l’abilità dei bambini nel salire e
scendere le scale senza alternare i piedi, uno scalino alla volta, senza
l’aiuto di terzi.

                                         Alla
luce della grave patologia di cui è affetto il ricorrente, occorre pertanto concludere
che il piccolo necessitava dell’aiuto di un adulto per salire le scale già a
partire dai due anni, e ciò per evitare cadute derivanti da improvvisi attacchi
epilettici, la cui frequenza, proprio tra i due e i tre anni, aumenta in
maniera importante (cfr. orpha.net). Ciò esclude che l’interessato potesse
muoversi, salendo e scendendo le scale, come un bambino della sua età.

 

                                         Senza
l’aiuto di un terzo l’assicurato non avrebbe potuto svolgere l’atto ordinario
della vita relativo al salire le scale. 

 

                                         Egli
aveva di conseguenza bisogno di un maggiore aiuto rispetto ad un minorenne non
invalido della stessa età come lo richiede l’art. 37 cpv. 4 OAI (cfr. anche
sentenza 9C_112/2017 del 14 giugno 2017). 

 

                                         Ne
segue che l’interessato necessita di maggiore aiuto rispetto ad un coetaneo per
compiere 4 atti della vita quotidiana, con sorveglianza intensiva da novembre
2017, nei seguenti termini:

 

                                         -
vestirsi/svestirsi, dai 3 anni (novembre 2016);

                                         - mangiare, dai 13
mesi (dicembre 2014);

                                         - lavarsi, dai 3
anni (novembre 2016);

                                         - spostarsi, dai 2
anni (novembre 2015).

 

                               2.9.   Va ora stabilito a partire da
quando l’assicurato ha diritto all’assegno per grandi invalidi di grado medio.

 

                                         L’insorgente
ritiene di aver diritto ad un assegno per grandi invalidi di grado medio a decorrere
dal 1° novembre 2016 e che alla luce del deposito tardivo della richiesta, il
versamento ha effetto dal 1° dicembre 2016. 

 

                                         In una recente sentenza
32.2019.172 del 19 giugno 2020 questo Tribunale ha già affrontato la medesima
questione ed ha in particolare osservato quanto segue.

 

                                         Riguardo alla nascita del
diritto all’AGI la cifra marginale 8092 prevede:

 

" In linea
di principio, il diritto all’assegno per grandi invalidi, in applicazione
analogica dell’articolo 28 capoverso 1 lettera b LAI, nasce dopo la scadenza di
un anno d’attesa. In questo caso, le regole concernenti la nascita del diritto
alla rendita di cui all’articolo 29 capoverso 1 LAI non sono applicabili (BGE
137 V 351).”

 

                                         La cifra marginale 8093
CIGI precisa:

 

" La
percentuale dell’assegno da accordare è stabilita in base al grado della grande
invalidità prima e dopo il periodo di attesa. La grande invalidità è quindi
considerata di grado elevato se è stata di grado elevato durante tutto il
periodo di attesa e se presumibilmente rimarrà tale (cfr. N. 4001 seg.). In
caso di modifiche della grande invalidità durante l’anno di attesa, come per il
calcolo dell’incapacità lavorativa media per il diritto alla rendita (N. 2017
segg.), occorre determinarne il grado medio, determinante per il calcolo
dell’assegno per grandi invalidi all’inizio del diritto, tenendo conto delle
percentuali di cui all’articolo 42ter LAI,
vale a dire 20 per cento per la grande invalidità di grado lieve, 50 per cento
per quella di grado medio e 80 per cento per quella di grado elevato (Pratique
VSI 1999 pag. 252). 

 

Esempio: 

Un’assicurata è grande invalida di grado lieve dall’1.5.2016 al
31.7.2016. Nell’agosto del 2016, il suo stato di salute peggiora causando una
grande invalidità di grado elevato. Dopo la scadenza del termine di attesa nel
maggio del 2017, il grado medio della grande invalidità durante il periodo di
attesa è del 65 per cento (3 x 20% più 9 x 80% = 780%, 780%: 12 = 65%). Visto
che dopo il periodo di attesa l’assicurata continua a essere grande invalida
almeno di grado medio, dall’1.5.2017 ha diritto a un assegno per grandi
invalidi di grado medio. Dall’1.8.2017 può esserle versato un assegno per grandi
invalidi di grado elevato applicando l’articolo 88a capoverso 2 primo periodo
OAI (l’art. 88a cpv. 2 secondo periodo OAI non entra in linea di conto, poiché
il grado di grande invalidità di almeno l’80% necessario per il diritto ad un
assegno più elevato non esisteva al momento della nascita del diritto,
l’1.5.2017; cfr. Pratique VSI 2001 pag. 274).

 

                                         Nell’ambito della
“Revisione – modifica del diritto” la cifra marginale 8113 CIGI stabilisce che:

 

" Per la
modifica della grande invalidità e dell’onere d’assistenza in relazione al
supplemento per cure intensive per i minorenni (N. 8074 segg.), si applicano
per analogia le vigenti disposizioni concernenti la modifica del diritto alla
rendita (N. 4008 segg. e 5001 segg.; art. 17 cpv. 2 LPGA). In caso di modifica
del grado di grande invalidità per motivi di età (secondo la tabella
dell’Allegato III), in analogia al N. 4008.1 si deve rinunciare al periodo di
attesa di tre mesi di cui all’articolo 88a capoverso 2 OAI. Inoltre
queste disposizioni si applicano anche al momento del passaggio da un assegno
per grandi invalidi per minorenni a quello per adulti (9C_395/2011).”

 

La cifra marginale 4008.1 CIGI, a sua volta, prevede che:

 

" È
possibile rinunciare al periodo di attesa di tre mesi (art. 88a cpv. 2
OAI) se l’aumento della rendita non è dovuto a un cambiamento dello stato di
salute dell’assicurato, bensì a una situazione globale stabilizzata (p. es. in
caso di cambiamento di statuto dell’assicurato) (I 599/05 consid. 5.2.3; I
930/05).”

 

                                         Nella sentenza I 930/05
del 15 dicembre 2006, concernente un’assicurata alla quale l’amministrazione
aveva rifiutato il diritto ad una rendita di invalidità in applicazione del
metodo misto – decisione poi avallata dai giudici cantonali - il Tribunale
federale ha ritenuto che il diritto a prestazioni fosse da valutare secondo il
metodo misto in un primo momento, poi secondo il metodo ordinario del raffronto
dei redditi - avendo l’assicurata dimostrato che, senza il danno alla salute, a
partire dal mese di marzo 2005 avrebbe lavorato a tempo pieno. 

                                         Così facendo,
l’amministrazione le ha riconosciuto il diritto ad un quarto di rendita dal 1°
gennaio 2005 (scadenza dell’anno d’attesa), poi aumentato ad una mezza rendita
a partire dal 1° marzo 2005. Il TF, riprendendo quanto già deciso nella STF I
599/05 del 6 febbraio 2006 consid. 5.2.3, ha precisato che nello stabilire il
momento a partire dal quale riconoscere il diritto ad una mezza rendita di
invalidità si dovesse fare astrazione dal termine di attesa di tre mesi di cui
all’art. 88a cpv. 2 OAI, trattandosi di un cambiamento non dovuto
all’evoluzione dello stato di salute, da considerare stabile (cfr. sentenza
citata, consid. 5 in fine: “Comme la révision de la rente
n'est pas justifiée par une évolution de l'état de santé de la recourante, à
savoir par un phénomène pathologique labile, mais qu'elle s'inscrit dans un
contexte où celui-ci apparaît comme stabilisé, il peut être fait abstraction du
délai de trois mois prévu à l'art. 88a al. 2 RAI pour fixer la naissance du
droit à la demi-rente (arrêt H. du 6 février 2006, I 599/05, consid. 5.2.3 et
les références). Il s'ensuit que la recourante a droit à une demi-rente
d'invalidité à compter du 1er mars 2005.”).

 

                              2.10   In
concreto, allo scadere dell’anno di attesa, nel novembre 2016, il ricorrente ha
adempiuto le condizioni necessarie per avere diritto ad un AGI minorenni di
grado lieve (necessitando di aiuto per il compimento di due atti ordinari della
vita: mangiare, spostarsi). 

 

Allo scadere dell’anno di carenza, nel novembre 2016, in seguito
al compimento dei tre anni, egli ha diritto ad un assegno per grandi invalidi
di grado medio, necessitando in quel momento di aiuto per il compimento di
ulteriori due atti ordinari della vita: lavarsi, vestirsi/svestirsi.

 

L’aumento del grado di grande invalidità non è determinato da un
peggioramento delle condizioni di salute - nel qual caso andrebbe applicato il
periodo di attesa di tre mesi ex art. 88a cpv. 2 OAI al fine di assicurarsi che
il peggioramento abbia carattere duraturo e non passeggero – ma è dovuto alla
circostanza che con il compimento dei tre anni di età – esattamente nel mese di
novembre 2016, che coincide pure con il termine dell’anno di attesa, il
ricorrente abbisogna di maggiore aiuto da parte di terzi rispetto ad un
coetaneo sano anche nell’atto di “vestirsi/svestirsi” e “lavarsi”,
computabili a partire da suddetta età.

 

Trattandosi quindi di un cambiamento di grado di grande invalidità
a seguito del raggiungimento di un determinato limite di età (in casu: 3 anni),
non vi è ragione di verificarne la persistenza nel tempo, avendo
automaticamente carattere duraturo (analogamente a quanto previsto alla cifra
marginale 4008.1 CIGI nel caso di cambiamento causato non da motivi di salute,
ma a seguito di una situazione globale stabilizzata).

 

Il diritto ad un AGI minorenni di grado medio va riconosciuto,
quindi, da novembre 2016. Accertato che la domanda è stata inoltrata nel corso
del mese di dicembre 2017, il diritto al versamento della prestazione ha inizio
dal 1° dicembre 2016 (art. 48 cpv. 1 LAI e DTF 137 V 351).

 

In queste condizioni il ricorso va accolto e la decisione
impugnata modificata nel senso che RI 1 ha diritto ad un assegno per grandi
invalidi di grado medio dal 1° novembre 2016, con diritto al versamento della
prestazione dal 1° dicembre 2016.

 

                             2.11.   Secondo l'art. 29 cpv. 2
Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è
determinata fra 200.- e 1'000.- franchi in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile
2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

In concreto, visto l’esito del ricorso, le spese per fr. 500.- vanno messe a
carico dell’Ufficio AI, il quale verserà pure le ripetibili al ricorrente. 

 

                                         Ciò
rende priva di oggetto la richiesta di ammissione all’assistenza giudiziaria
con concessione di gratuito patrocinio (DTF 124 V 309, consid. 6 e, tra le
tante, sentenze 9C_274/2014 del 30 settembre 2014 consid. 5; 9C_335/2011 del 14
marzo 2012 consid. 5; 9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5; STCA 32.2017.99
dell'8 gennaio 2018).

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

1.    Il ricorso è accolto.

§ La decisione impugnata è modificata nel senso che RI 1 ha
diritto ad un assegno per grandi invalidi di grado medio dal 1° novembre 2016,
con diritto al versamento della prestazione dal 1° dicembre 2016.

 

                                   2.   Le spese per fr. 500.--
sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà all’insorgente fr. 2'500.--
di ripetibili (IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti