# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f401f0c4-5835-5196-b6c1-cfd30242ef89
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.07.2020 D-3621/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3621-2020_2020-07-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3621/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Muriel Beck Kadima;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 17 giugno 2020 / N (…). 

 

 

 

D-3621/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, asserito cittadino afghano, ha presentato una domanda 

d’asilo in Svizzera il (…) gennaio 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato 

della migrazione [di seguito: SEM] n. […]-2/3). Il (…), egli ha sottoscritto la 

relativa procura di rappresentanza legale (cfr. atto SEM n. […]-10/1). 

B.  

Nel corso del verbale d’audizione di rilevamento dei dati personali del 

(…) gennaio 2020 (cfr. atto SEM n. […]-11/8; di seguito: verbale 1), il 

richiedente asilo ha segnatamente narrato di essere di etnia hazara, con 

ultimo domicilio nel Paese d’origine a B._______, C._______ (D._______), 

nonché di essere espatriato dall’Afghanistan nel (…) del 2016 verso 

l’E._______, per poi entrare in F._______ e successivamente, nel (…) 

2019, in G._______.  

C.  

Sentito in particolare riguardo al suo stato di salute durante il colloquio 

Dublino del (…) gennaio 2020, egli ha riferito di sentire un po’ di dolore al 

cuore, ma non avrebbe informato della stessa problematica l’infermeria del 

(…) ove risiede, in quanto il dolore sarebbe nel frattempo diminuito ed in 

generale godrebbe di buona salute (cfr. atto SEM n. […]-15/2). Ai fini di 

accertare la provenienza e l’identità del richiedente, l’autorità di prime cure 

ha effettuato, in data (…) febbraio 2020, un esame e la presa di fotografie 

dei tatuaggi e delle cicatrici dell’interessato; mentre che ad un controllo del 

contenuto del suo telefono portatile quest’ultimo si è opposto (cfr. atti SEM 

n. […]-21/1, n. 22/2 e n. 23/2).  

D.  

A seguito della chiusura della procedura Dublino (cfr. atto SEM n. […]-

31/1).), il (…) maggio 2020 (cfr. atto SEM n. […]-40/12; di seguito: verbale 

2), rispettivamente l’(…) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-42/9; di seguito: 

verbale 3), il richiedente è stato questionato segnatamente in merito ai suoi 

motivi d’asilo. 

Nel corso delle predette audizioni egli ha dichiarato, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, di essere nato in E._______, e dopo (…) anni trascorsi 

in quest’ultimo Paese, si sarebbe trasferito con la famiglia in Afghanistan, 

a D._______, dapprima nella zona di “(…)” ed a partire dal nono mese del 

2016 nella zona di “C._______”. Egli ha riferito che la madre sarebbe stata 

impiegata quale (…) per l’(…)“(…)” a partire dal 2013, azienda che avrebbe 

avuto quale presidente “H._______”, al tempo anche sindaco della 

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provincia di I._______, persona molto potente che gestirebbe pure la mafia 

del Paese. Dopo aver ricevuto delle offerte di lavoro maggiormente 

allettanti dal profilo finanziario, la madre avrebbe voluto cambiare datore di 

lavoro, ma avrebbe iniziato a ricevere dei messaggi minacciosi tramite il 

suo telefono da parte di “J._______”, braccio destro del datore di lavoro 

della stessa nonché direttore generale della (…), rispettivamente da 

persone dipendenti dello stesso (cfr. verbale 3, D44, pag. 5), perché ella 

non lasciasse l’azienda. Un giorno, avuto conoscenza di tali messaggi, il 

padre del richiedente si sarebbe recato presso il posto di lavoro della 

moglie ed avrebbe denunciato pubblicamente l’agire nei confronti della 

medesima da parte del datore di lavoro, venendo pure filmato. Nell’(…) 

mese del 2015, dopo che l’interessato era rientrato a casa da un 

allenamento di (...) – disciplina sportiva che egli praticava in seno alla (...) 

dell’Afghanistan –, avrebbe trovato la madre svenuta, i fratelli in lacrime e 

la casa in disordine, oltreché la porta di casa distrutta. La madre gli avrebbe 

riferito che il padre sarebbe stato rapito dal suo datore di lavoro che aveva 

fatto irruzione in casa in loro assenza. Ella avrebbe difatti ricevuto in 

seguito a tali eventi diversi messaggi e telefonate da parte di persone 

mandatate dal suo ex datore di lavoro come pure da “J._______”, che le 

avrebbero ingiunto di recarsi da loro con tutta la sua famiglia, se ella 

desiderava rivedere il marito. In seguito, essi avrebbero cercato di 

denunciare tali circostanze alle autorità afghane, che però non avrebbero 

dato loro ascolto, non appena sentivano i nomi importanti delle persone 

coinvolte. Dopo due giorni, rispettivamente due settimane, dall’irruzione 

presso il loro domicilio, il richiedente con gli altri membri famigliari si 

sarebbero trasferiti in una casa nella zona di “C._______” (situata sempre 

nella […] di D._______), ove la madre non avrebbe più ricevuto messaggi 

o chiamate intimidatori, avendo anche provveduto a disattivare i suoi profili 

nei vari portali mediatici ed il suo numero di telefono, cambiando pure 

quest’ultimo ed il telefono. Dopo aver venduto il (…) del padre, nel (…) 

mese del 2016, l’interessato con la madre, il fratello e la sorella avrebbero 

lasciato il Paese d’origine, per poter vivere in tranquillità e sicurezza. 

Arrivati al confine tra il K._______ e l’E._______, durante un controllo delle 

guardie di confine (…), il richiedente sarebbe stato separato dagli altri 

membri famigliari, i quali avrebbero fatto ritorno a D._______, sempre nella 

stessa abitazione di “C._______”, ove tutt’ora risiederebbero.  

A supporto della sua domanda d’asilo, l’interessato ha presentato delle 

fotocopie del suo passaporto, della sua taskara, di un timbro (cfr. atti SEM 

n. [...]-15/2, n. 17/1, n. 26/3), nonché di tre fotografie che raffigurerebbero 

la porta d’entrata di casa sua forzata (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 6 e 

atto SEM n. [...]-49/-). 

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E.  

Con decisione del 17 giugno 2020, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

SEM n. [...]-52/1), la Segreteria di Stato della migrazione, non ha 

riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente, ha respinto la sua 

domanda d’asilo, pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla 

Svizzera e l’esecuzione dello stesso provvedimento, siccome ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile. 

F.  

Sempre nella data summenzionata, l’interessato ha sottoscritto la 

dichiarazione di cessazione del mandato di rappresentanza legale (cfr. atto 

SEM n. [...]-54/1). 

G.  

Il (…), il succitato è stato visitato per riferito dolore intermittente al cuore, 

con diagnosi di toracalgia muscolo-scheletrica, e la prescrizione di 

assunzione per sette giorni del farmaco “(…)” (cfr. atto SEM n. [...]-53/2). 

H.  

Con ricorso del 16 luglio 2020 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente è 

insorto avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo in via 

principale all’annullamento della decisione impugnata ed alla concessione 

dell’asilo; in primo subordine alla concessione dell’ammissione provvisoria 

per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; ed in secondo 

subordine al rinvio degli atti alla SEM per un supplemento istruttorio. 

Altresì, egli ha presentato istanza d’assistenza giudiziaria, secondo il 

senso, dell’esenzione dal pagamento anticipato delle spese processuali e 

del relativo anticipo; il tutto con protesta di spese e ripetibili. 

Al ricorso, egli ha allegato quali ulteriori documenti: copia di un certificato 

di lavoro del (…) di (…) inerente la madre dell’interessato ed in lingua 

inglese; copia di un’asserita tessera di partito del padre dell’interessato in 

lingua straniera; copia di un asserito mandato d’arresto datato (…) inerente 

l’interessato ed in lingua straniera con annessa una scheda descrittiva di 

traduzione dello stesso documento.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della 

vertenza. 

 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza 

sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del 

1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) contro una 

decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a  

cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ritiene innanzitutto che le 

dichiarazioni dell’insorgente siano inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. 

Questo in quanto, in primo luogo il suo resoconto inerente le circostanze 

dell’irruzione in casa sua risulterebbe essere vago, stereotipato oltreché 

incoerente. Inerente tale evento, neppure le fotocopie delle fotografie 

depositate agli atti, sarebbero di supporto alle sue asserzioni, in quanto le 

stesse potrebbero raffigurare una qualsiasi porta forzata, in seguito ad 

un’irruzione qualunque, nonché egli non avrebbe consegnato altre prove 

fotografiche specifiche circa la sua abitazione, per rendere credibili le 

stesse. In secondo luogo, neppure la narrazione in relazione alle minacce 

che avrebbe ricevuto la madre, che sarebbero riconducibili ai suoi datori di 

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lavoro ed alla scomparsa del padre dell’interessato, non sarebbe da 

considerare plausibile, poiché frutto di mere supposizioni del ricorrente 

inerente gli autori dei messaggi scritti alla madre. Proseguendo nell’analisi, 

la SEM ha ritenuto le altre allegazioni dell’insorgente relative la sua fuga 

dall’Afghanistan assieme alla sua famiglia, per poter vivere in sicurezza e 

tranquillità in seguito alla scomparsa del padre ed alle minacce ricevute 

dalla madre, come irrilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Invero, egli non 

avrebbe mai riscontrato alcun problema personale né con le autorità del 

suo Paese d’origine, né con terze persone. Inoltre, in seguito al loro 

trasferimento nella zona di “C._______” e sino all’espatrio, lui e la sua 

famiglia avrebbero potuto vivere a D._______ senza alcuna problematica. 

Quivi, risiederebbero ancora i suoi famigliari, dopo il tentativo d’espatrio. 

Seppur limitando i loro spostamenti, essi vi vivrebbero senza alcun 

problema. Le minacce fumose ricevute dalla madre da parte di ignoti, prima 

del loro trasferimento a C._______, non costituirebbero quindi un 

pregiudizio pertinente ai sensi dell’asilo, né sarebbero atte a lasciar 

presagire la concretizzazione di misure persecutorie nei confronti 

dell’interessato in Afghanistan. 

4.2 Con il suo gravame, il ricorrente osserva dapprima come la 

verosimiglianza e la coerenza delle sue asserzioni andrebbero considerate 

globalmente, ovvero tenendo conto nel complesso, della situazione in cui 

avrebbe vissuto in patria: di costante timore per la sua vita ed incolumità 

fisica. In seguito, egli contesta alcune considerazioni esposte dall’autorità 

inferiore circa l’inverosimiglianza dei suoi asserti. Riguardo alle 

dichiarazioni da lui rese circa l’irruzione a casa sua, le stesse sarebbero da 

ritenere come coerenti fra loro, e pertanto tale circostanza sarebbe dovuta 

essere valutata a suo favore. Altresì, il motivo per il quale egli non avrebbe 

ripetuto nuovamente quanto esposto nella prima audizione in merito 

all’incursione al suo domicilio, sarebbe da ricercare nel fatto che egli non 

lo ritenesse necessario, in quanto già spiegato in precedenza. Per quanto 

poi atterrebbe gli individui che avrebbero minacciato la madre, egli lo 

avrebbe spiegato in modo limpido e sarebbe peraltro palese che si tratti 

dei dipendenti dell’(…) dove la madre lavorava, anche se i malviventi non 

avrebbero mai firmato i messaggi inviati. I mezzi di prova da lui prodotti 

andrebbero vieppiù considerati nel contesto delle sue allegazioni, 

concorrendo alla dimostrazione della verosimiglianza delle stesse. Infine 

denota che, anche se egli non fosse stato molto chiaro nelle sue asserzioni, 

ciò sarebbe imputabile all’avviso tardivo della tenuta dell’audizione ed al 

fatto che sarebbe stato durante la stessa molto preoccupato per la 

genitrice, all’epoca malata di Coronavirus (detto anche Covid-19). 

Proseguendo, l’insorgente ritiene che avrebbe un fondato timore di essere 

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esposto a pericolo di vita se rientrasse in Afghanistan. Invero, il datore di 

lavoro della madre, sarebbe una persona molto potente e pericolosa. Lo 

stesso sarebbe pure il vice-presidente del partito sunnita L._______, 

storicamente in conflitto con il partito sciita, del quale suo padre ne avrebbe 

fatto parte, nonché il signor H._______ ne sarebbe tutt’ora il presidente e 

collaborerebbe quotidianamente con il presidente afghano. A mente sua, 

poiché dopo la morte del padre egli dovrebbe sostituirlo all’interno del 

partito, il “signor M._______” lo cercherebbe per fargli fare la stessa fine 

del padre. Tali sue asserzioni sarebbero pure confermate dal mandato 

d’arresto emesso nei suoi confronti su richiesta del precitato e recuperato 

dalla madre al loro vecchio indirizzo. Egli ritiene pertanto, che la decisione 

della SEM si fondi su un accertamento inesatto ed incompleto dei suoi 

asserti, che non li abbia analizzati nella loro globalità ed in rapporto con la 

situazione politica del suo Paese d’origine. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

 

Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali 

pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). 

5.2 Chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa 

verosimile quando l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il 

resto, essendo la giurisprudenza in materia invalsa, si ritiene di poter 

rinviare senz’altro alla stessa per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2013/11 

consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata).  

6.  

6.1 Il Tribunale rileva che il ricorrente non ha presentato argomenti o prove 

suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui 

all’impugnata decisione. Le sue allegazioni decisive in materia d’asilo si 

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esauriscono infatti in affermazioni incoerenti, inconsistenti ed illogiche; 

nonché gli elementi di prova presentati non sono atti a corroborare la 

credibilità delle stesse. 

6.2 A titolo esemplificativo, ed a differenza di quanto sostenuto nel 

gravame dall’insorgente, quest’ultimo ha rilasciato delle dichiarazioni 

discrepanti sia riguardo i fautori dei messaggi minatori inviati alla madre 

dell’interessato, che inerente la sequenza temporale tra la presunta 

scomparsa del padre ed il trasferimento dell’interessato con la famiglia in 

un’altra zona di D._______, come pure i problemi che avrebbero 

riscontrato dopo l’irruzione in casa loro. Invero, egli ha dapprima riferito che 

i messaggi ricevuti inizialmente dalla madre sarebbero stati ascrivibili ad 

“J._______” (cfr. verbale 2, D20, pag. 4), braccio destro del direttore del 

(…) per il quale la madre lavorava, di nome H._______ (cfr. verbale 2, D20, 

pag. 3 seg.). Quando poi, invece, ascrive gli stessi probabilmente a delle 

persone alle dipendenze di “J._______” (o “M._______”, nel ricorso) – il 

quale avrebbe svolto un ruolo differente da quanto annunciato in 

precedenza, ovvero il direttore generale della (…) dove lavorava la madre, 

mentre che H._______ sarebbe stato il presidente della stessa azienda 

(cfr. verbale 3, D42 segg., pag. 5) – anche se gli stessi non erano firmati, 

poiché i messaggi sarebbero venuti da numeri appartenenti alla medesima 

(…) (cfr. verbale 3, D44 segg., pag. 5 seg.). Circa invece lo spazio 

temporale che sarebbe intercorso tra il supposto rapimento del padre ed il 

loro trasloco a C._______, nel suo racconto libero il ricorrente ha dapprima 

sostenuto essere trascorsi soltanto due giorni, poiché erano molto 

preoccupati ed avevano molta paura, e quindi si sarebbero trasferiti 

immediatamente, denunciando soltanto successivamente l’evento della 

sparizione del padre in polizia (cfr. verbale 2, D21, pag. 4). Allorché invece, 

su quesito puntuale e poco più avanti nella medesima audizione, egli ha 

narrato che già quando si trovavano a (...) si sarebbero recati due volte per 

sporgere denuncia riguardo gli avvenimenti successi (cfr. verbale 2, D51 

segg., pag. 8 seg.), mentre il trasferimento a C._______, sarebbe avvenuto 

circa due settimane dopo l’irruzione nella loro abitazione (cfr. verbale 2, 

D72, pag. 10). Per di più, egli ha dapprima sostenuto che dal giorno 

dell’irruzione sino al giorno in cui avrebbero lasciato l’Afghanistan, 

avrebbero ricevuto degli SMS e delle telefonate minacciose, non 

riscontrando però altre problematiche (cfr. verbale 2, D39 seg., pag. 7); 

quando invece, senza alcuna spiegazione, egli ha in seguito riferito che 

avrebbero saputo dopo essersi trasferiti a C._______, che essi sarebbero 

stati ricercati presso i loro vicini (cfr. verbale 3, D57, pag. 7).  

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Infine, si rileva come la copia del certificato di lavoro della madre, 

presentato dal ricorrente a supporto delle sue asserzioni con il gravame, 

più che sostenere il suo racconto, instilla ulteriori maggiori dubbi circa la 

credibilità dello stesso. Invero, il contenuto del documento risulta in 

contrasto palese con quanto affermato dall’insorgente, sia riguardo al 

periodo in cui si sarebbero svolti i fatti determinanti il suo espatrio, che 

riguardo il movente dei medesimi. In primo luogo, il certificato prodotto è 

datato (…), periodo successivo all’espatrio del ricorrente asserito essere 

avvenuto nel (…) del 2016 (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 5; atto SEM n. [...]-

15/2; verbale 2, D8, pag. 2; D21, pag. 4 e D37, pag. 6); allorché invece il 

ricorrente aveva dichiarato durante le sue audizioni, che la madre non 

avrebbe più avuto alcun contatto con il suo ex datore di lavoro, né dopo il 

loro trasferimento a C._______, né da quando ella era ritornata a 

D._______ (cfr. verbale 2, D65 segg., pag. 10; verbale 3, D57, pag. 7). 

Altresì, il periodo nel quale la genitrice avrebbe lavorato per (…), sarebbe 

secondo il documento prodotto nel periodo tra il (…) ed il (…), quando 

invece gli eventi determinanti l’espatrio del ricorrente e dei suoi famigliari – 

ovvero la presunta sparizione del padre nonché le minacce e le telefonate 

intimidatorie ricevute – sarebbero ascrivibili all’(…) mese del 2015, 

circostanze dopo le quali la madre non avrebbe più lavorato, anzi si 

sarebbe addirittura trasferita in altra casa e non annunciata per non farsi 

ritrovare dal suo ex datore di lavoro, evitando gli spostamenti, oltreché 

tentando l’espatrio (cfr. verbale 2, D20 segg., pag. 3 segg.; verbale 3, D13, 

pag. 3 e D54 segg., pag. 7). 

6.3 Come a ragione poi considerato dall’autorità inferiore nella decisione 

impugnata, le allegazioni del ricorrente risultano pure generiche e 

stereotipate per quanto attiene il racconto dell’irruzione che sarebbe 

intervenuta presso il domicilio familiare e la sparizione del padre, come 

pure l’insorgente avrebbe reso un esposto confuso di chi sarebbero gli 

autori delle minacce rivolte alla madre. Per il resto, onde evitare inutili 

ripetizioni, si può senz’altro rinviare alla decisione avversata (cfr. art. 109 

cpv. 3 della Legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, 

RS 173.110] per rinvio dell’art. 6 LAsi), che risulta in merito a tali punti 

sufficientemente dettagliata e corretta. Le considerazioni esposte nel 

gravame dall’insorgente, per la loro genericità ed inconsistenza, non sono 

atte a mutare l’apprezzamento del Tribunale circa quanto sopra. In 

particolare, la spiegazione fornita con il ricorso riguardo il fatto che lui non 

sarebbe stato particolarmente chiaro nell’esposizione delle sue 

dichiarazioni poiché sarebbe stato avvisato dell’audizione all’ultimo 

momento, altresì essendo molto preoccupato per la madre malata 

all’epoca di Covid-19, risulta prettamente interlocutoria e non fondata su 

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alcun elemento concreto. Invero, interrogato specificatamente riguardo i 

suoi famigliari, egli non ha mai riferito nel corso delle audizioni che la madre 

sarebbe stata malata di Coronavirus, malgrado la sentisse anche 

giornalmente (cfr. verbale 3, D7 seg., pag. 2). Non è inoltre rilevabile alcun 

indizio nei verbali d’audizione resi, che facciano trapelare uno stato 

particolarmente ansioso del ricorrente – che peraltro ha dichiarato di 

sentirsi benissimo nell’audizione del (…) maggio 2020 (cfr. verbale 2, D76, 

pag. 11) – che possano aver pregiudicato la coerenza o la chiarezza delle 

sue asserzioni, avendo peraltro egli potuto esporre – anche lungamente e 

più volte – i suoi motivi d’asilo nel corso degli stessi verbali.  

6.4 Sono inoltre rilevabili nelle asserzioni presentate dal ricorrente nel 

corso di procedura, diverse illogicità che ne minano fortemente la loro 

credibilità. A titolo d’esempio, appare contrario alla logica dell’agire, che 

d’un canto l’interessato affermi che dopo la presunta irruzione al loro 

domicilio, lui con la madre ed i fratelli si sarebbero trasferiti in un luogo non 

registrato dal governo afghano (cfr. verbale 2, D21, pag. 4), nonché che i 

suoi famigliari vivrebbero, tutt’ora, nascosti ed in clandestinità (cfr. verbale 

2, D62 segg., pag. 10; verbale 3, D46, pag. 6). D’altro canto, alleghi invece 

che essi si sarebbero recati in polizia per denunciare gli eventi a loro 

accaduti, anche dopo il loro trasferimento a C._______ (cfr. verbale 2, D51 

segg., pag. 8), di fatto smentendo quindi il loro presunto vivere nascosti 

anche dalle autorità. Poco plausibile sembra inoltre il modus operandi dei 

presunti autori delle telefonate e delle minacce alla madre, che se 

veramente avessero voluto incontrare la medesima ed i suoi famigliari 

dopo la sparizione del padre, avrebbero per lo meno indicato chiaramente 

il luogo e l’orario di ritrovo agli stessi e non, come sempre affermato 

dall’interessato nei suoi verbali d’audizione, in una generica e non meglio 

specificata ubicazione (cfr. verbale 2, D51, pag. 8 e D68, pag. 10; verbale 

3, D35, pag. 5). Per di più, se veramente dei malviventi avessero loro 

voluto portare pregiudizio (cfr. verbale 2, D21, pag. 4; verbale 3, D35, 

pag. 5 e D46, pag. 6) – in particolare se mandatati dai datori di lavoro della 

madre, persone potenti ed influenti come asserito dal ricorrente anche nel 

gravame – non avrebbero atteso che essi andassero da loro, che 

potessero tranquillamente trasferirsi in altra abitazione e vendere in seguito 

il (…) appartenente al padre dell’interessato, senza ricercarli fattivamente 

ed immantinente. 

6.5 Infine, appaiono tardive e poco plausibili le allegazioni ricorsuali circa il 

fatto che l’insorgente sarebbe stato ricercato dal “signor M._______”, il 

quale avrebbe addirittura fatto spiccare nei suoi confronti un mandato 

d’arresto, per il solo motivo che egli dovrebbe sostituire il padre nel suo 

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ruolo per il partito sciita. Delle stesse asserzioni, non vi è invero alcuna 

menzione nei verbali d’audizione del ricorrente, il quale ha invece asserito 

di non aver mai riscontrato in patria alcuna problematica personale con le 

autorità afghane o con terze persone (cfr. verbale 2, D28 seg., pag. 6), ed 

ha sempre ricondotto le sue problematiche all’attività esercitata dalla 

madre, e non invece ad un motivo di tipo politico, come allegato nel 

gravame. Peraltro, nel ricorso egli non spiega neppure quale sarebbe stata 

la funzione del padre svolta nel partito sciita – che non viene neanche 

nominato – da dover interessare a tal punto “M._______”, da volerlo 

arrestare. Inoltre, in relazione alla fotocopia del presunto mandato d’arresto 

in lingua straniera prodotta dal ricorrente con il gravame, oltreché 

facilmente falsificabile trattandosi di una mera copia, non appare plausibile 

che dopo più di (…) anni dall’espatrio del ricorrente, e dagli eventi che 

avrebbero interessato la sua famiglia, venga emanato un tale ordine di 

arresto (datato […]), senza peraltro specificarne i motivi dello stesso. Le 

dichiarazioni del ricorrente in merito, appaiono pertanto inverosimili ed al 

limite della temerarietà, in quanto paiono essere state confezionate 

unicamente ai meri fini di causa, per poter beneficiare di un apprezzamento 

più favorevole della sua domanda d’asilo.  

6.6 Visto quanto precede, le asserzioni rese dal ricorrente in corso di 

procedura risultano nel loro complesso inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi.  

7.  

Per quanto attiene la pertinenza in materia d’asilo delle ulteriori allegazioni 

dell’insorgente, a fronte dell’inverosimiglianza sopra rilevata, si ritiene di 

poter rinviare integralmente a quanto già motivato compiutamente e 

dettagliatamente dalla SEM nella decisione avversata (cfr. p.to II/2, pag. 6), 

non essendo peraltro ravvisabili ulteriori elementi all’incarto che possano 

mutare tale valutazione. A titolo abbondanziale, si rileva come il Tribunale 

ha già avuto l’occasione di ritenere che gli hazara non sono un gruppo 

sociale determinato che adempie alle condizioni di una persecuzione 

collettiva, la quale sola appartenenza fonderebbe un motivo d’asilo ai sensi 

dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze E-1328/2019 del 27 maggio 2020 consid. 4.2 

e D-5800/2016 del 13 ottobre 2017 [pubblicata quale sentenza di 

riferimento]). Il fatto da egli allegato che non avrebbe potuto partecipare ad 

una competizione in N._______ a causa della sua appartenenza all’etnia 

hazara (cfr. verbale 3, D37 segg., pag. 5), quandanche fosse ritenuto 

verosimile, non risulta pacificamente essere stato un pregiudizio serio di 

particolare intensità tanto da dover essere ritenuto rilevante ai sensi 

dell’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2008/4 consid. 5.2). Stessa argomentazione vale 

per le sottomissioni delle quali egli sarebbe stato vittima come le altre 

D-3621/2020 

Pagina 12 

persone della sua stessa etnia in Afghanistan (cfr. verbale 3, D40, pag. 5), 

le quali, per la loro genericità, non sono atte a fondare un timore di subire 

dei seri pregiudizi ex art. 3 LAsi. 

8.  

In definitiva, v’è dunque da tutelare la conclusione dell’autorità inferiore 

circa l’inverosimiglianza e l’irrilevanza dei motivi d’asilo addotti 

dall’interessato. Per quanto riguarda la concessione dell’asilo ed il 

riconoscimento della qualità di rifugiato, il ricorso non merita pertanto tutela 

e la decisione impugnata va confermata. 

9.  

9.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 

LAsi). 

9.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’Ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è 

pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

10.  

10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione (LStrI, nuova denominazione e parziale revisione del testo 

legislativo, in vigore dal 1° gennaio 2019, RS 142.20), giusta il quale 

l’esecuzione dell’allontanamento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 

LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStrI). 

10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza  

di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24  

consid. 10.2 e relativo riferimento). Inoltre, lo stato di fatto determinante in 

materia di esecuzione dell’allontanamento, è quello che esiste al momento 

in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).  

D-3621/2020 

Pagina 13 

10.3 In tale contesto si rileva come nelle procedure d’asilo si applica il 

principio inquisitorio. Quest’ultimo è però limitato dall’obbligo di collaborare 

delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9; 

CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], 

Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a 

ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9 e ad art. 13 PA, n. 1). Trattasi di un tipico caso 

di applicazione dell’art. 13 cpv. 1 lett. c PA. In particolare, quando 

l’interessato, con il suo comportamento, impedisce all’autorità di accertare 

se egli risulti esposto o meno a pericolo nel paese di provenienza, 

l’esecuzione dell’allontanamento non può essere evitata (cfr. WALTER 

KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, 

pag. 262; si veda anche DTAF 2014/12 consid. 5.9). Segnatamente, nulla 

osta all’esecuzione dell’allontanamento quando il medesimo 

provvedimento è subordinato al soddisfacimento di determinati fattori 

favorevoli ed il ricorrente fornisce indicazioni fuorvianti circa la sua 

situazione personale la cui entità è tale da non permettere all’autorità 

d’asilo di determinare se egli rientra o meno in suddetti criteri. In tale ultima 

eventualità, qualora l’autorità d’asilo giunga a conclusione che l’interessato 

abbia agito di sorta onde occultare l’esistenza di alcuni fattori favorevoli 

(quali ad esempio la presenza di famigliari) essa sarà, per logica 

conseguenza, legittimata a considerare adempiuta la circostanza 

dissimulata (cfr. a titolo esemplificativo le sentenze del Tribunale  

D-4997/2017 del 10 gennaio 2020 consid. 12, D-2640/2017 del 

15 luglio 2019 consid. 6.2-6.3, D-3174/2015 del 17 novembre 2016 

consid. 6.3.4 e E-5724/2014 del 30 marzo 2014 consid. 4.3). Va tuttavia 

riservato che per ammettere una violazione dell’obbligo di collaborare si 

presuppone che la collaborazione sia possibile e che possa essere 

ragionevolmente esatta, conto tenuto delle circostanze.  

10.4 Nella decisione sindacata, l’autorità di prime cure ha ritenuto 

l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente come ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile. Nel proprio gravame, il ricorrente 

contesta tale valutazione, ritenendo essenzialmente l’esecuzione in 

Afghanistan inammissibile ed inesigibile. Segnatamente, egli motiva 

l’illeceità dell’esecuzione della misura, sostenendo che nel predetto Paese 

egli non potrebbe farvi ritorno nella dignità e nella sicurezza, nonché 

rischierebbe di essere sottoposto a dei trattamenti inumani e degradanti 

proscritti dall’art. 3 CEDU. Circa l’inesigibilità dell’esecuzione del 

provvedimento, il ricorrente ritiene che non vi sarebbero dei fattori 

eccezionalmente favorevoli per un suo ritorno a D._______. Invero, la sua 

famiglia vivrebbe nascosta, non uscendo quasi mai, e senza poter 

esercitare alcuna attività lucrativa che possa contribuire al loro 

D-3621/2020 

Pagina 14 

sostentamento. Essi vivrebbero unicamente tramite le liberalità elargite 

dallo zio residente in O._______, le quali però potrebbero cessare in ogni 

momento. 

10.5 Nel caso in parola, il Tribunale rileva che il ricorrente, stante le sue 

dichiarazioni inverosimili ed irrilevanti, non è riuscito a rendere verosimile 

o a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere 

sottoposto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, ed il principio del divieto 

di respingimento non trova pertanto applicazione nella fattispecie. Per gli 

stessi motivi sopra enucleati (cfr. consid. 6 e 7), non v’è nel suo caso 

l’esistenza di elementi seri ed avverati che fondino un rischio reale e 

concreto di essere sottoposto ad un trattamento proscritto ai sensi 

dell’art. 3 CEDU o dell’art. 1 Conv. tortura in caso di un suo ritorno nel 

Paese d’origine. Le censure ricorsuali, generiche e prive di qualsivoglia 

ulteriore elemento, non sono atte a mutare tale conclusione. Ne consegue 

pertanto che, l’allontanamento del ricorrente verso l’Afghanistan, sia da 

considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con 

l’art. 44 LAsi. 

10.6  

10.6.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

10.6.2 Nell’ambito di diverse analisi del Paese dal punto di vista della 

sicurezza e della situazione umanitaria ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, 

questo Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan, 

già critica, è ulteriormente peggiorata nell’ultimo periodo. Sotto il profilo 

umanitario, la situazione nelle aree rurali del Paese è a tal punto grave da 

potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia esistenziale ai sensi 

dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. sentenze di riferimento del Tribunale  

D-4287/2017 dell’8 febbraio 2019 consid. 6.2.2 e D-5800/2016 del 

13 ottobre 2017 che aggiorna l’analisi della situazione in Afghanistan 

esposta nella DTAF 2011/7). Per quanto concerne la (…) di D._______, la 

giurisprudenza ha nella sua sentenza di riferimento D-5800/2016 precitata, 

statuito che sia la situazione securitaria, dovuta alla situazione di 

incertezza ed ai molti attentati, che la situazione umanitaria, in particolare 

dovuta all’arrivo di un alto numero di rifugiati interni, si sono nettamente 

aggravate (cfr. sentenza del Tribunale D-5800/2016 consid. 8). 

Conseguentemente, l’esecuzione dell’allontanamento va pertanto ritenuta 

D-3621/2020 

Pagina 15 

di principio inesigibile anche verso tale luogo, a meno che l’interessato 

possa avvalersi di un insieme di circostanze personali favorevoli quali la 

giovane età, l’assenza di prole, le buone condizioni di salute, l’esistenza di 

una solida rete di rapporti sociali e la possibilità di procacciarsi il minimo 

esistenziale e di trovare un alloggio in loco (cfr. sentenza del Tribunale  

D-5800/2016 consid. 8.4.1; si veda anche DTAF 2011/7). Per quanto 

concerne la rete sociale, essa deve essere in grado di offrire adeguati 

alloggio, assistenza, così come aiuto per una reintegrazione sociale ed 

economica (cfr. sentenza del Tribunale D-5800/2016 consid. 8.4.1).  

10.6.3 Nel caso in esame, il ricorrente si è dichiarato originario della (…) di 

D._______. L’esecuzione dell’allontanamento verso tale luogo risulta di 

regola inesigibile. Occorre però verificare se, nel caso specifico, vi siano 

un insieme di circostanze particolari favorevoli che possano 

eccezionalmente rendere esigibile l’esecuzione del suo allontanamento, in 

linea con la giurisprudenza summenzionata (cfr. supra consid. 10.6.2). 

Va a tal proposito rilevato dapprima che il ricorrente è giovane ed in buona 

salute, non avendo il ricorrente preteso nel gravame di soffrire di gravi 

problemi di salute tali da giustificare un’ammissione provvisoria, senza che 

da un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua 

permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-

8.3 e DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti), non avendo 

segnatamente avuto alcun seguito il problema di toracalgia muscolo-

scheletrica, curata con un trattamento della durata di sette giorni, e 

segnalata con rapporto medico del (…) (cfr. atto SEM n. [...]-53/2). 

L’insorgente non ha inoltre persone dipendenti a carico né in Svizzera 

come neppure nel suo paese d’origine. Inoltre, si può partire dal 

presupposto che egli abbia vissuto per lungo tempo nella (…), avendo 

trascorsi i suoi anni di permanenza in Afghanistan, ovvero pari a circa 

almeno (…) anni (cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2), in compagnia per lo 

meno della sua famiglia nucleare (cfr. verbale 2, D9 segg., pag. 2 seg.). A 

D._______ avrebbe pure frequentato le scuole sino alla decima classe, 

disponendo quindi di una buona formazione, come pure sarebbe stato 

membro quale (…) della (...) dell’Afghanistan, per la quale avrebbe svolto 

anche varie (…) – anche all’estero – come pure percepito un piccolo salario 

(cfr. verbale 3, D14 segg., pag. 3 seg.). Nonostante la giovane età dispone 

pertanto di un sufficiente bagaglio d’esperienza formativa e lavorativa, per 

il che non vi sono dubbi quanto al fatto che egli possa trovare degli sbocchi 

lavorativi nella (…) senza essere posto in una condizione di minaccia 

esistenziale. Per lo meno l’abitazione dove viveva nella zona di (...), risulta 

poi essere tutt’ora di proprietà della famiglia, essendo che lo stesso 

D-3621/2020 

Pagina 16 

ricorrente nel gravame, riferisce che la madre si sarebbe recata presso la 

loro vecchia abitazione per ritirare la posta ivi presente (cfr. ricorso p.to 3), 

nonché i suoi famigliari vivrebbero ancora in un’abitazione a C._______ 

(cfr. verbale 2, D9 segg., pag. 2). Questo, malgrado egli asserisca che a 

causa delle ristrettezze finanziarie – dovute alla contingenza del 

Coronavirus – gli stessi si troverebbero costretti a cambiare spesso casa 

(cfr. verbale 3, D3 segg., pag. 2). Parte delle condizioni di cui alla 

summenzionata giurisprudenza risultano pertanto incontestabilmente 

adempiute.  

Senonché, l’insorgente ritiene nel gravame di non disporre di una rete 

sociale in loco che potrebbe garantirgli il sufficiente sostentamento ed 

aiuto. Al riguardo, occorre dapprima osservare che l’insorgente ha fornito 

delle dichiarazioni contraddittorie, incoerenti ed illogiche in merito a degli 

aspetti centrali circa i suoi motivi d’espatrio (cfr. supra consid. 6), che 

hanno riguardato anche, ed in modo particolare, entrambi i suoi genitori. 

Inoltre nelle dichiarazioni dell’insorgente, sono presenti molteplici ulteriori 

aspetti grossolanamente inverosimili, sia inerenti i fatti che sarebbero 

successi in seguito al suo espatrio – come la malattia della madre o le 

ricerche effettuate nei suoi confronti da M._______ nel suo Paese d’origine 

(cfr. supra consid. 6.3 e consid. 6.5) – che, quandanche non risulterebbero 

strettamente relazionabili alla questione dell’esigibilità dell’allontanamento, 

mettono fortemente in discussione l’attendibilità dell’interessato (cfr. supra 

consid. 10.3). Si può quindi a giusto titolo, concludere in specie che il 

ricorrente abbia violato il suo obbligo di collaborare. Così facendo, egli ha 

posto l’autorità di prime cure nell’impossibilità di determinare se l’insieme 

dei fattori favorevoli – nella fattispecie di una rete sociale appropriata – 

richiesti dalla giurisprudenza fossero o meno adempiuti nella loro 

integralità. Non può infatti essere compito delle autorità d’asilo di dipanarsi 

in valutazioni a valore ipotetico in merito all’esistenza dei medesimi, ed in 

presenza – come in casu – di un’istruzione completa dei fatti determinanti.  

Si può ad ogni modo partire dal presupposto che dietro le varie incoerenze 

relative ai fatti determinanti il suo espatrio, ed in modo particolare legati 

all’attività lavorativa della madre ed alla conseguente sparizione del padre, 

siano identificabili alcuni elementi che lascino presagire come il ricorrente, 

a parte già quanto sopra rilevato in merito, possa sopperire ai suoi bisogni 

primari e che possa disporre di una rete sociale sufficiente a D._______. 

Dalle sue allegazioni, la sua famiglia (madre, sorella e fratello) beneficia 

tutt’ora di una sistemazione abitativa, come pure di un supporto economico 

regolare da parte dello zio vivente in O._______ (cfr. verbale 2, D11 segg., 

pag. 3; verbale 3, D4 segg., pag. 2). Vi sono pure degli indizi concreti 

D-3621/2020 

Pagina 17 

indicanti che la famiglia nucleare del ricorrente, non sarebbe così indigente 

e sola come vorrebbe far credere l’insorgente nelle allegazioni rese in 

corso di procedura. Invero, essa può tutt’ora contare sul sostegno da parte 

di altre persone – non si esclude in tal senso neppure che abbiano dei 

famigliari presenti a D._______ –, malgrado le affermazioni contrarie del 

ricorrente (cfr. verbale 2, D18, pag. 3), o facendo capo direttamente ai loro 

guadagni, per mutare l’abitazione in Afghanistan (cfr. verbale 3, D3, 

pag. 2). Inoltre, stante le affermazioni non veritiere dell’insorgente sia circa 

le problematiche lavorative avute dalla madre – che dal mezzo di prova 

prodotto con il gravame appare aver perlomeno lavorato quale (…) almeno 

sino (…) – sia in relazione con l’irruzione in casa che avrebbe comportato 

la sparizione del padre, sia quest’ultimo che la madre, potrebbero di fatto 

esercitare tutt’ora un’attività lucrativa ed avere delle entrate sufficienti per 

sopperire ai loro bisogni, come in passato (cfr. verbale 2, D14 seg., pag. 3; 

verbale 3, D16, pag. 3). In tal senso, con la formazione e l’esperienza già 

accumulate dall’insorgente, egli potrà pure contare su questi ultimi per un 

aiuto nella sua reintegrazione dal profilo lavorativo. Non vi è pertanto modo 

di dubitare che egli possa essere in misura di sopperire ai suoi bisogni 

vitali, facendo eventualmente capo anche ai sostegni della parentela 

presente all’estero (cfr. verbale 2, D11 e D18, pag. 3), nonché vi sono indizi 

sufficienti che lascino presagire che egli disponga di una rete sociale in 

Afghanistan che possa supportarlo anche per la sua reintegrazione. 

10.6.4 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente, è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi). 

10.7 In ultima analisi, non risultano neppure impedimenti dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. art. 83 cpv. 2 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi), in quanto il ricorrente, usando della necessaria 

diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. 

DTAF 2008/34 consid. 12). Inoltre, l’attuale situazione dal punto di vista 

sanitario dovuta alla propagazione nel Mondo del Coronavirus, non è 

ostativa all’esecuzione dell’allontanamento, in quanto di carattere 

temporaneo. Se nel caso di specie, dovesse ritardare momentaneamente 

l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, la stessa interverrebbe 

necessariamente più tardi, in tempi appropriati (cfr. nello stesso senso a 

titolo esemplificativo la sentenza D-1730/2018 del 14 luglio 2020 

consid. 8.5 con ulteriori riferimenti citati). 

10.8 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

D-3621/2020 

Pagina 18 

11.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e la 

decisione impugnata confermata. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

13.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali (cfr. art. 65 cpv. 1 PA), è respinta. 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

15.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è 

pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

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Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: