# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 95ac216b-a1ee-5daa-94ea-8c327c3b8114
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 00.00.0000 PVG 2021 5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2021-5_0000-00-00.pdf

## Full Text

3/5  Steuern  PVG 2021

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Sovranità fiscale. Rendita estera da pensione.
– Basi legali (consid. 4.1, 4.2).
– Analisi nel caso concreto. La pensione versata al ricor- 

rente dall‘INPS non è da ritenersi una pensione (statale) 
proveniente da un ente locale rientrante nel campo di ap- 
plicazione dell‘art. 19 cpv. 1 CDI CH-I, bensì una pensio- ne 
INPS (privata) sottostante all‘art. 18 CDI CH-I e quindi 
all‘imposizione fiscale da parte dello stato di residenza, 
in questo caso da parte della Svizzera (consid. 4.4).

Steuerhoheit. Ausländische Pensionsrente.
– Gesetzliche Grundlagen (E.4.1, 4.2).
– Überprüfung im Einzelfall. Die vom INPS dem Beschwer- 

deführer überwiesene Pension ist nicht als (staatliche), 
von einer lokalen Körperschaft stammende Pension an- 
zusehen, die in den Anwendungsbereich von Art. 19 Abs. 
1 DBA CH-I fällt, sondern eine (private) INPS-Pension, die 
vom Art. 18 DBA CH-I erfasst wird und deshalb der Be- 
steuerung durch den Ansässigkeitsstaat, in diesem Fall 
durch die Schweiz, unterliegt (E.4.4).

Considerandi:
4. Controverso è se la rendita estera da pensione percepita

dal ricorrente dall‘INPS sia una rendita che soggiace alla sovranità 
fiscale italiana oppure a quella svizzera in base alla relativa conven- 
zione per evitare le doppie imposizioni (CDI).

4.1. Giusta l‘art. 18 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra 
la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le 
doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia 
di imposte sul reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41 qui di se- 
guito: CDI CH-I), fatte salve le disposizioni dell’art. 19, le pensioni e 
le altre remunerazioni analoghe, pagate a un residente di uno Stato 
contraente in relazione a un cessato impiego, sono imponibili sol- 
tanto in questo Stato. Secondo l‘art. 19 CDI CH-I le remunerazioni, 
comprese le pensioni, pagate da uno Stato contraente o da una 
sua suddivisione politica o amministrativa o da un suo ente locale, 
oppure ancora da una persona giuridica o da un ente autonomo 
di diritto pubblico di detto Stato, sia direttamente sia mediante 
prelevamento da un fondo speciale, a una persona fisica che ha 
la nazionalità di detto Stato a titolo di servizi resi presentemente o 
precedentemente, sono imponibili soltanto nello Stato contraente 
da dove provengono dette remunerazioni.

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4.2. Secondo la giurisprudenza, per interpretare le conven- 
zioni di doppia imposizione occorre rifarsi alle regole previste dalla 
Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 23 maggio 1969 (RS 
0.111). In questo ambito, la stessa indica tra l‘altro: che ogni trattato 
in vigore vincola le parti e queste devono eseguirlo in buona fede 
(art. 26); che un trattato deve essere interpretato in buona fede in 
base al senso comune da attribuire ai termini del trattato stesso (in- 
terpretazione letterale), nel loro contesto (interpretazione sistema- 
tica) ed alla luce del suo oggetto e del suo scopo (interpretazione 
teleologica) (art. 31 cpv. 1); che, oltre al contesto (art. 31 cpv. 2), oc- 
corre in particolare considerare ogni accordo ulteriore intervenuto 
tra le parti circa l‘interpretazione del trattato o l‘attuazione delle 
disposizioni in esso contenute (art. 31 cpv. 3 lett. a), nonché ogni 
ulteriore pratica seguita nella sua applicazione, con la quale venga 
accertato l‘accordo delle parti relativamente all‘interpretazione del 
trattato (art. 31 cpv. 3 lett. b). Quando l‘interpretazione data giusta 
l‘art. 31 della Convenzione non permette di dissipare le ambiguità 
del testo o conduce a un risultato chiaramente assurdo o irragione- 
vole, è infine possibile riferirsi ai lavori preparatori e alle circostan- 
ze nelle quali il trattato è stato concluso (interpretazione storica) 
(art. 32). In questo contesto, la giurisprudenza permette anche di 
considerare elementi d‘interpretazione ulteriori e, in particolare, il 
modello di convenzione contro le doppie imposizioni dell‘OCSE ed 
il suo commentario (STF 2C_180/2018 consid. 6.1 con riferimenti).

4.4.1. Nello scritto del 21 maggio 2021 (doc. B5 ricorrente) 
l‘Agenzia di tutela della salute (ATS) della Città Metropolitana di 
Milano certifica che il ricorrente dal 1954 al 1983 sarebbe stato un 
dipendente della disciolta „A.N.N.C“ (recte: ANCC [Associazione 
nazionale per il controllo della combustione]). Dal 1983 egli sareb- 
be stato assegnato agli Enti Sanitari confluiti nell‘ATS, presso cui 
ha lavorato fino ad agosto 1997 come „Operatore Professionale Di- 
rigente - Funzioni Organizzative – Personale Vigilanza Ispezione“. 
Nell‘Estratto Conto Previdenziale dell‘INPS (doc. B3 ricorrente) fi- 
gura che il ricorrente era dapprima dipendente di un ente (sanita- 
rio), ovvero della ANCC dal 1974 al 1982; in seguito è stato impie- 
gato due anni presso l‘Unità socio sanitaria locale n. 75 di Milano 
(1982-1984) e dal 1984 fino al pensionamento nel 1997 ha lavorato 
presso l‘Azienda USSL, Ambito territoriale n. 38. Va osservato che 
l‘ATS della Città Metropolitana di Milano è stata istituita il 1. genna- 
io 2016 subentrando all‘ASL. L‘Azienda USSL, Ambito territoriale n. 
38 presso cui ha lavorato il ricorrente apparteneva all‘ASL. Come 
descritto in Wikipedia (v. https://it.wikipedia.org/wiki/Azienda_sa-

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nitaria_locale; da ultimo visitato l‘8 luglio 2021) e come in parte 
anche esposto dal ricorrente, attraverso la legge del 23 dicembre 
1978 n. 833, i servizi sanitari divennero totalmente a carico statale 
ed erano di competenza delle „Unità Sanitarie Locali“ (USL) isti- 
tuite dalla stessa legge del 1978. Successivamente, col d.lgs. 30 
dicembre 1992, n. 502, le USL vennero trasformate in aziende sani- 
tarie locali (ASL), dotate di autonomia e svincolate da un‘organiz- 
zazione centrale a livello nazionale, poiché dipendenti dalle regioni 
italiane. Le ASL fanno parte del servizio sanitario nazionale; sono 
aziende con personalità giuridica pubblica, dotate di autonomia 
organizzativa, gestionale, tecnica, amministrativa, patrimoniale e 
contabile nonché centri di imputazione di autonomia imprendito- 
riale; infatti secondo l‘art. 3 d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502: „in fun- 
zione del perseguimento dei loro fini istituzionali, le Unità Sanitarie 
Locali si costituiscono in Aziende con personalità giuridica pubbli- 
ca e autonomia imprenditoriale“. Secondo il tenore letterale della 
norma, esse avrebbero natura di enti pubblici economici; tuttavia 
dall‘inizio del 1993, secondo la prevalente giurisprudenza, l‘ASL è 
un organo di competenza delle regioni, che possiede una propria 
soggettività giuridica con un‘autonomia che ha in seguito assun- 
to anche carattere imprenditoriale (cfr. sentenza TAR Toscana del 
17 settembre 2003 n. 5101). Il personale in servizio presso i dipar- 
timenti di prevenzione delle ASL, come medici dirigenti, medici 
veterinari dirigenti, assistenti sanitari e tecnici della prevenzione 
nell‘ambiente e nei luoghi di vita e di lavoro che esplica funzioni di 
ispezione e vigilanza, svolge attività di polizia amministrativa e, se 
delegati dalle autorità competenti, di polizia giudiziaria. Da questa 
descrizione in Wikipedia emerge che l‘ASL, presso cui il ricorrente 
ha lavorato negli ultimi anni prima del pensionamento, non è un 
ente locale nel senso di una provincia, comune o simili, quale unità 
del decentramento verticale, bensì è parte della decentralizzazione 
orizzontale quale unità autonoma a cui è affidato l‘adempimento 
di un compito pubblico (servizio sanitario). In una sentenza del 20 
aprile 2017 (VGE 100.2014.12/13 e 100.2014.17 cons. 5.6) concernen- 
te l‘applicazione del CDI con la Tailandia (in concreto dell‘art. 17 
seg.), nell‘interpretazione del termine „enti locali“ il Tribunale am- 
ministrativo del Canton Berna ha ritenuto, sulla scorta del modello 
di convenzione contro le doppie imposizioni dell‘OCSE e il suo com- 
mentario, che un ente locale deve essere direttamente attribuibile 
allo Stato e che in questo senso le unità a cui sono trasferiti compiti 
pubblici nell‘ambito della decentralizzazione orizzontale non rien- 
trano sotto questo termine (cfr. BVR 2017/2 n. 51 segg., consid. 5.2

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e 5.6 della sentenza). Queste considerazioni sono applicabile anche 
al caso di specie. Di conseguenza, va ritenuto che il ricorrente non 
ha lavorato per un ente locale e che la pensione pagatagli dall‘INPS 
non è una pensione statale ai sensi dell‘art. 19 cpv. 1 CDI CH-I.

4.4.2. Inoltre, stando ai riepiloghi d‘imposta relativi agli anni 
2018 e il 2020 dei certificati che il ricorrente ha ricevuto dall‘INPS 
(cfr. Certificazione Unica [CU] 2019 e 2021 [doc. 3 convenuta e B4 
ricorrente] – per quanto intravedibile agli atti manca la CU 2020 re- 
lativa all‘anno 2019), la sua pensione imponibile è dichiarata quale 
pensione INPS e non „EX INPDAP“. Agli ex INPDAP appartengono, 
fra gli altri, gli ex dipendenti degli Enti Locali risp. gli affiliati alla 
Cassa pensione dipendenti Enti locali (CPDEL). Dopo la soppres- 
sione dell‘INPDAP nel 2011 le relative funzioni sono state trasferite 
all‘INPS, che quindi gestisce anche la CPDEL. Il ricorrente stesso 
afferma di non aver appartenuto all‘INPDAP, ma di essere iscritto 
alla CPDEL qual ex dipendente di un ente locale (v. ricorso pag. 4 
in fondo). Tuttavia, dall‘Estratto Conto Previdenziale INPS (doc. B3 
ricorrente) a pag. 4 si evince che la CPDEL aveva la gestione per 
non definiti contributi di pensione dal 1983 al 1987. Nel periodo 
esposto sull‘Estratto vi è inoltre la nota 18 („Periodo da accerta- 
re“) a margine, indicante criticità sulle informazioni presenti nella 
banca dati dell‘Istituto (cfr. pag. 5 dell‘Estratto). Anche per questi 
motivi il ricorrente non può essere ritenuto un ex dipendente di un 
ente locale ai sensi dell‘art. 19 cpv. 1 CDI CH-I.

4.4.3. Per inciso, si noti che la sigla di identificazione del- 
la pensione del ricorrente „PI“ non significa „pubblico impiego“ 
come sostenuto dal ricorrente nel suo reclamo del 28 dicembre 
2020 (doc. 8.1), bensì „personale a rapporto d‘impiego dell‘INPS 
(ex INAM, ex Cassa mutua, artigiani, commercianti, coltivatori di- 
retti ecc.). Si rileva inoltre che nemmeno nei passaggi della Legge
n. 833 del 23 dicembre 1978 di Riforma Sanitaria, riportati dal ri- 
corrente a pag. 2-4 del ricorso, è possibile riscontrare un‘esplicita 
menzione secondo cui il datore di lavoro del ricorrente fosse un 
ente locale.

4.4.4. Va dunque ritenuto che la pensione versata al ricor- 
rente dall‘INPS non sia una pensione (statale) proveniente da un 
ente locale rientrante nel campo di applicazione dell‘art. 19 cpv. 1 
CDI CH-I, bensì una pensione INPS (privata) sottostante all‘art. 18 
CDI CH-I e quindi all‘imposizione fiscale da parte dello stato di resi- 
denza, in questo caso da parte della Svizzera.
A 21 14 sentenza del 21 maggio 2021