# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9adc2fbd-e007-5724-a6bf-bb3486d1fb70
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-23
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 23.10.2015 12.2015.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2015-93_2015-10-23.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2015.93

  	
  Lugano

  23 ottobre 2015/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. SE.2012.458
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4 - promossa con petizione 20
novembre 2012 da

 

	
   

   

  	
  AP
  1 

  rappr. dal RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 1 

   AO 2 

   AO 3 

  tutti rappr. da RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attore ha chiesto
di annullare, dichiarare nulla o inefficace la disdetta 4 giugno 2012 relativa
al contratto di locazione 21 agosto 2000, in via subordinata di prorogare per 6
anni o - come pure preteso con le conclusioni - una prima volta per 4 anni i
contratti di locazione 21 agosto 2000 e 17 settembre 2008 e in via ancor più
subordinata di condannare i convenuti al pagamento di fr. 593'764.55, domanda
avversata dai convenuti, che hanno postulato la reiezione della petizione e in
via riconvenzionale, in caso di accoglimento della domanda subordinata, hanno
chiesto di aumentare i canoni locativi per l’intera durata del periodo di
protrazione a fr. 224'000.- annui per il primo contratto e a fr. 107'100.- annui
per il secondo;

 

sulle quali il Pretore si è
pronunciato, con decisione 14 aprile 2015, con cui ha parzialmente accolto la
petizione nel senso che, accertata la validità della disdetta 4 giugno 2012, ha
concesso una protrazione unica e definitiva di 3 anni e 3 mesi del contratto di
locazione 21 agosto 2000 e una protrazione unica e definitiva di 2 anni e 9
mesi del contratto di locazione 17 settembre 2008, e, dopo aver dichiarato
irricevibile la domanda riconvenzionale, ha respinto la domanda di adeguamento
della pigione per la durata del periodo di protrazione;

 

appellante l'attore con
atto di appello 15 maggio 2015, con cui chiede la riforma del querelato
giudizio nel senso di concedergli, per entrambi i contratti di locazione, una
prima protrazione di 4 anni e in via subordinata una protrazione unica e
definitiva di 6 anni, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre i convenuti con risposta
25 giugno 2015 postulano la reiezione del gravame pure con protesta di spese e
ripetibili;

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

                             1.  AP 1 conduce in locazione,
dal 1° luglio 1987, alcune superfici ad uso commerciale (adibite a negozio di
abbigliamento e di calzature, denominato “__________”) al piano terra ed al
primo piano dello stabile sito in Via __________ __________ a __________ di
proprietà di AO 1, AO 2 e AO 3, sulla base di diversi contratti di locazione,
l’ultimo dei quali, sottoscritto il 21 agosto 2000 (doc. C), prevedeva un corrispettivo
di complessivi fr. 80'000.- e una scadenza al 31 dicembre 2012 con “termine di
disdetta: preavviso di 6 mesi”.

                                  Dal 1° settembre 2005 AP 1 conduce
in locazione anche l’adiacente superficie ad uso commerciale (adibita pure a
negozio di abbigliamento e di calzature, denominato “__________”) al piano
terra del medesimo stabile, ritenuto che l’attuale contratto tra le parti,
sottoscritto il 17 settembre 2008 (doc. B), prevedeva una pigione annua di fr. 48'000.-
e una durata determinata con scadenza al 31 dicembre 2012.

                                  Il 4 giugno 2012 (doc. D) AO 1, AO
2 e AO 3 hanno cautelativamente disdetto con effetto al 31 dicembre 2012 il
contratto di locazione 21 agosto 2000, per il caso in cui lo stesso non fosse reputato
di durata determinata. 

 

 

                             2.  Dopo aver tempestivamente
adito l’Ufficio di conciliazione, che ha provveduto a rilasciargli la
necessaria autorizzazione ad agire (doc. Q), AP 1, con petizione 20 novembre
2012, ha convenuto in giudizio AO 1, AO 2 e AO 3 innanzi alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 4, chiedendo di annullare, dichiarare nulla o
inefficace la disdetta 4 giugno 2012, in via subordinata di prorogare per 6
anni, ossia fino al 31 dicembre 2018, o - come pure preteso con le conclusioni
- una prima volta per 4 anni, ossia fino al 31 dicembre 2016, i contratti di
locazione 21 agosto 2000 e 17 settembre 2008 e in via ancor più subordinata di
condannare i convenuti al pagamento di fr. 593'764.55, somma pari alle opere di
miglioria eseguite negli enti locati e all’anticipo di liquidazione versato per
poter subentrare nel contratto 17 settembre 2008.

                                  I convenuti si sono integralmente
opposti alla petizione e in via riconvenzionale, in caso di accoglimento della
domanda subordinata, hanno chiesto di aumentare a fr. 224'000.- annui
rispettivamente a fr. 107'100.- annui i canoni locativi dovuti durante il
periodo di protrazione per il contratto 21 agosto 2000 rispettivamente per
quello del 17 settembre 2008.

 

 

                             3.  Con la decisione 14 aprile
2015 qui impugnata, il Pretore ha da una parte parzialmente accolto la
petizione nel senso che, accertata la validità della disdetta 4 giugno 2012, ha
concesso una protrazione unica e definitiva di 3 anni e 3 mesi, ossia fino al
31 marzo 2016, del contratto di locazione 21 agosto 2000 e una protrazione
unica e definitiva di 2 anni e 9 mesi, ossia fino al 30 settembre 2015, del
contratto di locazione 17 settembre 2008, e dall’altra, dopo aver dichiarato
irricevibile la domanda riconvenzionale, ha respinto la domanda di adeguamento
della pigione per la durata del periodo di protrazione, il tutto ponendo la
tassa di giustizia di fr. 5'200.- e le spese di fr. 350.- a carico dei
convenuti in solido per 1/3 e per 2/3 a carico dell’attore, tenuto altresì a
rifondere alla controparte fr. 4'000.- per ripetibili. 

 

 

                             4.  Con l’appello 15 maggio
2015 che qui ci occupa, avversato dai convenuti con risposta 25 giugno 2015,
l'attore chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di concedergli,
per entrambi i contratti di locazione, una prima protrazione di 4 anni, ossia
fino al 31 dicembre 2016, e in via subordinata una protrazione unica e
definitiva di 6 anni, ossia fino al 31 dicembre 2018, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi.

 

 

                             5.  Secondo gli art. 272 cpv. 1
e 272b cpv. 1 CO il conduttore di locali commerciali può esigere la protrazione
della locazione per una durata massima di 6 anni se la fine della medesima
produce per lui o per la sua famiglia effetti gravosi che nemmeno si
giustificano tenendo conto degli interessi del locatore. 

                                  Sono considerati effetti gravosi
ai sensi della disposizione le condizioni particolari che rendono impossibile o
difficile trovare locali sostitutivi entro il termine fissato nella disdetta;
non così, invece, i disagi inevitabilmente legati alla disdetta, che mediante
una protrazione non vengono attenuati bensì solamente procrastinati (Lachat, Le bail à loyer, p. 771; SVIT,
Das schweizerische Mietrecht, 3ª ed., n. 11 e 14 ad art. 272 CO). 

                                  Ai fini della decisione sulla
protrazione il giudice pondera gli interessi delle parti tenendo conto, in
particolare, dei fattori elencati dall’art. 272 cpv. 2 lett. a-e CO - le
circostanze che hanno determinato la conclusione del contratto e del contenuto
dello stesso, la durata della locazione, la situazione personale, familiare ed
economica delle parti come pure il loro comportamento, l’eventuale fabbisogno
del locatore o dei suoi stretti parenti od affini come pure la sua urgenza, la
situazione sul mercato locale degli alloggi e dei locali commerciali - e dello
scopo della protrazione, che risiede in sostanza nel concedere al conduttore un
termine più ampio e sufficiente per cercare un’adeguata soluzione alternativa
o, perlomeno, ad attenuare i disagi che la disdetta gli cagiona (DTF 136 III
190 consid. 6; TF 26 gennaio 2009 4A_143/2008 consid. 7.1, 7.1.1 e 7.1.2), senza
tuttavia poterne esigere tutti i vantaggi (SVIT, op. cit., n. 11
segg. ad art. 272 CO; Higi, Zürcher Kommentar, n. 86 ad art. 272 CO; Giger, Die
Erstreckung des Mietverhältnisses (Art. 272-272d OR), p. 80 seg.; Tercier, Les
contrats spéciaux, 3ª ed., n. 2483; DTF
105 II 197; TF 22 dicembre 2004 4C.343/2004 consid. 4.1, 26 giugno 2006 4C.29/2006 consid. 3.1; II CCA 23 dicembre 2008 inc. n. 12.2008.103, 20 febbraio 2009 inc. n.
12.2008.57, 15 settembre 2009 inc. n. 12.2008.235, 11 febbraio 2013 inc. n.
12.2012.95, 2 ottobre 2013 inc. n. 12.2013.12, 18 marzo 2014 inc. n. 12.2013.82,
10 ottobre 2014 inc. n. 12.2014.98).

 

 

                             6.  Sul tema della protrazione
dei contratti di locazione, il solo qui ancora litigioso, il Pretore, nel
querelato giudizio, ha innanzitutto riassunto la dottrina e la giurisprudenza che
reggono la materia. 

                                  Nel prosieguo del suo
esposto, in fatto, ha da una parte osservato, con riferimento agli interessi
dei convenuti, che la disdetta era stata notificata al fine di vendere le
superfici locate, a tale scopo essendo per altro già stato costituito un
diritto di compera esercitabile fino al 30 novembre 2016 (doc. 12). Dall’altra,
nel merito degli interessi dell’attore, ha evidenziato che andavano considerati
la durata delle due locazioni (dal 1987 l’una e dal 2005 l’altra), il fatto che
in questi anni costui si fosse creato una certa clientela legata all’ubicazione
dei negozi, così come la necessità di insediarsi in una determinata zona al
fine di poter vendere marchi di lusso e, non da ultimo, le difficoltà nel
reperire una soluzione alternativa; quanto agli sforzi profusi dall’attore al
fine di reperire spazi sostitutivi, nonostante quest’ultimo avesse dichiarato
di essersi subito attivato in tal senso (cfr. il suo interrogatorio), a suo
giudizio nulla agli atti comprovava che egli avesse intrapreso una ricerca
seria, intensa e sistematica, se del caso anche al di fuori del comparto di Via
__________, ad esempio provvedendo alla pubblicazione di propri annunci e
incaricando un’agenzia immobiliare (cfr. teste __________), tanto più che era
notorio che in questi anni in quella Via si fossero liberate alcune superfici,
come del resto era provato dal fatto che lo stesso attore dal 1° gennaio 2013,
grazie per altro ad una segnalazione datagli nell’estate 2012 (teste __________)
da uno dei convenuti (cfr. interrogatorio AO 2), aveva potuto locare (recte:
condurre in locazione) un’ulteriore superficie ubicata proprio di fronte a
quelle qui oggetto di disamina insediandovi un nuovo negozio (cfr. il suo interrogatorio
e teste __________); circa gli investimenti effettuati dall’attore negli enti
locati, ha rilevato che quelli relativi al primo ente locato risalivano al
1993/1994 (doc. O) ed erano perciò stati ammortizzati, tanto più che la pigione
era stata pattuita tenendo conto dei lavori effettuati (cfr. interrogatorio AO
2), mentre per quelli relativi al secondo ente locato (doc. P) si era pure
tenuto conto dei lavori effettuati (cfr. interrogatorio dell’attore). Ritenuto da
ultimo che l’attore, conduttore di locali commerciali, era a conoscenza delle
intenzioni dei convenuti sin dal dicembre 2011, ossia un anno prima della
scadenza di entrambi i contratti, il giudice di prime cure, in diritto,
soppesati i rispettivi interessi delle parti, ha deciso per una protrazione
unica e definitiva di 3 anni e 3 mesi, ossia fino al 31 marzo 2016, della prima
locazione e per una protrazione unica e definitiva di 2 anni e 9 mesi, ossia
fino al 30 settembre 2015, della seconda locazione, rilevando che in
quest’ultimo caso s’imponeva un maggior rigore poiché quel contratto
(diversamente dall’altro), di durata determinata, non garantiva all’attore una
permanenza nei locali oltre la scadenza del 31 dicembre 2012, e inoltre
l’istruttoria - come detto - aveva dimostrato che l’attore, poco tempo prima
della scadenza di tale contratto, aveva reperito una superficie adeguata
all’insediamento di quel negozio (cfr. verbale di sopralluogo). Egli ha infine
aggiunto che la concessione di un’unica protrazione nei predetti termini
considerava ampiamente gli interessi dell’attore per rapporto a quelli
meramente economici dei convenuti.

 

 

                             7.  In questa sede le parti
rimproverano in primo luogo al Pretore un erroneo accertamento dei fatti: i
convenuti rilevano che anche il contratto relativo al primo ente locato sarebbe
stato di durata determinata; da parte sua l’attore contesta da un lato l’assunto
pretorile secondo cui sarebbe notorio che in questi anni in Via __________ si
fossero liberate alcune superfici, quello secondo cui egli dal 1° gennaio 2013
avrebbe condotto in locazione un’ulteriore superficie ubicata proprio di fronte
a quelle qui oggetto di disamina insediandovi un nuovo negozio e quello secondo
cui egli non avrebbe intrapreso una ricerca seria, intensa e sistematica di
spazi sostitutivi, e dall’altro osserva che il primo giudice non aveva preso in
considerazione alcune circostanze rilevanti, segnatamente il fatto che egli
potesse attendersi ancora il rinnovo del contratto relativo al primo ente
locato e soprattutto altri importanti effetti gravosi che sarebbero derivati a
lui (in punto alla perdita di cifra d’affari e ad altri problemi logistici,
gestionali e amministrativi) come pure ai suoi dipendenti, clienti e fornitori dalla
fine dei contratti di locazione.

 

 

                           7.1  La censura dei convenuti secondo
cui anche il contratto relativo al primo ente locato sarebbe di durata
determinata dev’essere dichiarata irricevibile per carenza di motivazione (art.
311 cpv. 1 CPC). A fronte dell’accertamento pretorile circa l’esistenza di un
contratto di durata indeterminata, fondato sul fatto che nel contratto di cui
al doc. C e meglio al suo punto 3 le parti avevano pattuito dapprima una durata
di 5 anni, dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2005, e successivamente di altri 7
anni, dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2012, barrando le diciture relative
alla durata determinata e alla durata indeterminata, sul fatto che al punto 23
dell’accordo esse avevano poi inserito la clausola “termine di disdetta:
preavviso di 6 mesi” non limitata all’uno o all’altro dei due periodi prevedendo
con ciò la possibilità di disdire il contratto con un tale preavviso a valere
per entrambi i periodi, sul fatto che neppure risultava dagli atti e
dall’istruttoria che le parti avessero inteso concludere un contratto di durata
determinata e infine sul fatto che esisteva una presunzione legale a favore di
un contratto a durata indeterminata, in questa sede i convenuti si sono in
effetti limitati ad affermare, senza per altro offrire prove particolari in proposito,
che l’accordo aveva invece una durata determinata impropria limitatamente al
periodo dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2005, nel senso cioè che esso avrebbe
potuto essere disdetto con preavviso di 6 mesi per bloccare il suo rinnovo
automatico per l’ulteriore durata fissa dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre
2012. In tal modo essi non si sono però confrontati puntualmente con la
motivazione addotta dal Pretore ed in particolare non hanno spiegato (ancor
prima per altro di averlo dimostrato, ciò che pure hanno omesso di fare) per
quali ragioni di fatto e di diritto la stessa non potesse essere condivisa e
dovesse dunque essere modificata (cfr. TF 7 dicembre 2011 4A_659/2011 consid.
4, 10 marzo 2014 4A_474/2013 consid. 3.1 e 3.2; II CCA 22 luglio 2014 inc. n.
12.2012.174, 27 marzo 2015 inc. n. 12.2013.166).

 

 

                           7.2  Con la sua prima censura l’attore
rimprovera al Pretore di aver ritenuto notorio che in questi anni in Via __________
si fossero liberate alcune superfici. La censura è di per sé fondata, visto e
considerato che quella circostanza non costituisce un fatto la cui esistenza è
certa al punto da convincere il giudice che si tratta di un fatto di pubblica
notorietà (“allgemeine notorische Tatsachen”; cfr. II CCA 9 agosto 2010
inc. n. 12.2009.180) e neppure è stato indicato che si tratti invece di un
fatto conosciuto unicamente dal giudice, nella misura in cui, per esempio, la relativa
prova è stata portata in un'altra procedura da lui trattata (“amtskundige
oder gerichtskundige Tatsachen”; cfr. II CCA 9 agosto 2010 inc. n.
12.2009.180). Sennonché, l’accoglimento della censura non migliora in modo rilevante
la posizione dell’attore. Nel querelato giudizio il Pretore non ha in effetti
fondato il suo giudizio tanto su quella circostanza, quanto sul fatto,
debitamente addotto e dimostrato dai convenuti e in definitiva tale da
confermarne la fondatezza a prescindere dalla sua non notorietà, che dal 1°
gennaio 2013 era stato possibile condurre in locazione un’ulteriore superficie
ubicata proprio di fronte a quelle qui oggetto di disamina, tematica di cui si
dirà meglio qui di seguito.

 

 

                           7.3  Come detto, l’attore censura
in seguito l’accertamento pretorile secondo cui egli dal 1° gennaio 2013
avrebbe condotto in locazione un’ulteriore superficie ubicata proprio di fronte
a quelle qui oggetto di disamina insediandovi un nuovo negozio di abbigliamento
e di calzature, obiettando che la stessa sarebbe stata in realtà occupata da
una società terza. L’attore ha senz’altro ragione laddove rileva che
l’ulteriore superficie commerciale in Via __________ __________, in cui dal 1°
gennaio 2013 è poi stato aperto quel nuovo negozio, non era stata presa in
locazione da lui ma da una società terza, e meglio da B__________ __________ SA.
Anche in questo caso l’accoglimento della censura non migliora però in modo rilevante
la sua posizione. Tutt’altro. L’istruttoria di causa ha in effetti permesso di
accertare che la disponibilità di quella superficie era stata segnalata proprio
all’attore nell’estate 2012 da uno dei convenuti (circostanza accertata dal
Pretore e non censurata dalle parti in questa sede); B__________ __________ SA,
la quale aveva poi sottoscritto tra novembre e dicembre 2012 quel contratto di
locazione (teste __________) pagando tra l’altro alla precedente conduttrice una
buona uscita di fr. 500'000.- (cfr. interrogatorio dell’attore, teste __________),
è stata costituita successivamente a quella segnalazione, e meglio nell’ottobre
2012 (doc. 8); e che l’attore era l’azionista di maggioranza di quella società
(cfr. il suo interrogatorio, teste __________), di cui per altro suo figlio era
il gestore / direttore (testi __________ e __________). In tali circostanze, ben
si può ritenere, come in parte fatto dal Pretore, che pochi mesi prima del 31
dicembre 2012 in Via __________ si fosse effettivamente liberata una superficie
commerciale idonea ad essere occupata dall’attore e che la stessa sia in
definitiva stata rilevata da una neocostituita entità giuridica in larga parte
riconducibile a quest’ultimo, senza che costui abbia illustrato le ragioni per
cui non aveva ritenuto di assumersi personalmente quel contratto. 

 

 

                           7.4  L’attore censura poi l’assunto
pretorile secondo cui egli non avrebbe intrapreso una ricerca seria, intensa e
sistematica di spazi sostitutivi, evidenziando come la teste __________ avesse
riferito che sin dalla ricezione della disdetta egli si era informato al fine
di verificare se vi fossero dei locali alternativi da prendere in locazione. La
censura è infondata. Nonostante sia vero che la teste si sia espressa in quei termini,
senza per altro aver spiegato in cosa consistessero le informazioni assunte
dall’attore, ciò non è in effetti sufficiente per rimettere in discussione la
conclusione del giudice di prime cure, per il resto neppure censurata, secondo
cui quest’ultimo non aveva però intrapreso una ricerca seria, intensa e
sistematica di spazi sostitutivi, se del caso anche al di fuori del comparto di
Via __________, ad esempio provvedendo alla pubblicazione di propri annunci e
incaricando un’agenzia immobiliare. Nulla permette del resto di ritenere con
l’attore che quella ricerca non sarebbe stata possibile per mancanza di tempo
sufficiente tra la data della disdetta e la data di scadenza del contratto,
tanto più che nemmeno risulta che essa sia stata effettuata in seguito, nelle
more della procedura di primo o di secondo grado. 

 

 

                           7.5  L’attore rimprovera inoltre
al Pretore di non aver ritenuto che egli potesse attendersi un ulteriore
rinnovo del contratto relativo al primo ente locato dopo il 31 dicembre 2012. A
torto. 

                                  In assenza di migliori
circostanze, neppure evidenziate in questa sede, il solo fatto che il
precedente contratto, con scadenza al 31 dicembre 2000, fosse poi stato
rinnovato per ulteriori 12 anni nei termini di cui al doc. C e che con quel
rinnovo la locazione si fosse in definitiva protratta per 27 anni non è in
effetti sufficiente per far sorgere nel conduttore un affidamento
nell’ulteriore rinnovo della locazione dopo il 31 dicembre 2012. 

                                  Quanto agli investimenti,
di asseriti fr. 300'000.-, che a suo dire sarebbero stati effettuati nell’ente
locato a conferma di quel suo affidamento, la relativa circostanza non può in
realtà essere considerata, l’attore non avendo censurato in questa sede
l’assunto pretorile secondo cui gli stessi risalivano al 1993/1994 ed erano con
ciò stati ammortizzati, rispettivamente secondo cui la pigione era stata
pattuita tenendo conto dei lavori effettuati. In ogni caso, l’effettuazione di
eventuali investimenti da parte del conduttore nel corso della locazione non è
ancora un motivo per poter ammettere un suo affidamento nel rinnovo del
contratto, qualora, come nella fattispecie, egli non abbia allegato e provato
un accordo in tal senso con il locatore o un comportamento di quest’ultimo tale
da poterlo oggettivamente dedurre (II CCA 18 marzo 2014 inc. n.
12.2013.82).

 

 

                           7.6  L’attore ritiene infine che
il primo giudice avesse omesso ingiustificatamente di prendere in
considerazione altri importanti effetti gravosi che sarebbero derivati a lui (specialmente
in punto alla perdita di cifra d’affari e ad altri problemi logistici,
gestionali e amministrativi) rispettivamente ai suoi dipendenti, clienti e
fornitori dalla fine dei contratti di locazione. La censura, pur in parte
fondata, non migliora in modo sostanziale la sua posizione.

                                  L’attore ha di principio ragione
a sottolineare che la fine della locazione dei due enti locati gli avrebbe
causato un’importante diminuzione della cifra d’affari, pari a fr. 1'800'000.-
(teste __________). Non va però scordato che egli disponeva pur sempre di altri
5 punti vendita in Ticino (doc. 3, teste __________) - tra i quali un altro
situato in Via __________, denominato “__________” -, che gli consentivano di
ottenere una cifra d’affari di fr. 5'200'000.- (teste __________), questo a comprova
del fatto che la fine della locazione relativa ai due negozi in esame, pur
comportando degli inconvenienti, segnatamente per quanto riguardava l’esistenza
di ordinazioni sufficienti a mantenere le esclusive con i fornitori in parte condizionate
all’ubicazione dei punti vendita, non era però tale da compromettere la sua sopravvivenza
commerciale (Weber, Basler
Kommentar, 3ª ed., n. 3a ad art. 272 CO; II CCA 28 settembre 2007 inc. n.
12.2007.39, 11 febbraio 2013 inc. n. 12.2012.95). 

                                  Non costituiscono invece effetti
gravosi per l’attore e la sua famiglia derivanti dalla fine dei contratti di
locazione le altre circostanze evocate nell’appello, asseritamente non
considerate dal Pretore, quali la necessità di traslocare la merce, di smontare
l’inventario e di acquistare nuovo mobilio (Giger,
op. cit., p. 82; II CCA 7 novembre 2001 inc. n. 12.2001.63, 16 novembre 2006
inc. n. 12.2005.216, 3 marzo 2008 inc. n. 12.2007.163), l’eventualità
che i suoi dipendenti possano in tal modo perdere il proprio posto di lavoro (non
essendo per altro provato che costoro non siano disposti a seguire l’attore
altrove, Lachat, op. cit.,
p. 772; SVIT, op. cit., N. 25 ad art. 272 CO; TF 26 gennaio 2009
4A_143/2008 e 4A_189/2008 consid. 7.5.2; II CCA 13 gennaio 1994 inc. n.
207/93, 28 settembre 2007 inc. n. 12.2007.39, 3 marzo 2008
inc. n. 12.2007.163, 18 marzo 2014 inc. n. 12.2013.82), o ancora
l’eventuale perdita della clientela che gli derivava dal dover lasciare l’ente
locato (sentenze II CCA 13 gennaio 1994, 28 settembre 2007,
3 marzo 2008 citate). E neppure possono essere considerati
come effetti gravosi derivanti dalla fine dei contratti di
locazione qui rilevanti quelli eventualmente sofferti dai suoi dipendenti per
la perdita dei rispettivi posti di lavoro, o quelli eventualmente patiti dai clienti
per essere stati privati di questi due punti vendita. 

 

 

                             8.  In diritto, l’attore ritiene
scioccante il fatto che il Pretore abbia preso in considerazione i suoi
interessi solo per decidere se la protrazione andasse concessa o meno e non
invece anche per stabilire il tipo di protrazione da accordarsi e la sua
durata. Sempre su questo tema ritiene poi che nelle particolari circostanze il
giudizio reso dal Pretore fosse contrario al diritto federale innanzitutto con
riferimento al tipo di protrazione accordata (proroga unica e definitiva anziché
prima protrazione) e in ogni caso in merito alla sua durata (3 anni e 3 mesi
per il primo ente locato e 2 anni e 9 mesi per il secondo anziché 6 anni o 4
anni - quest’ultima per il caso di concessione di una prima protrazione - per
entrambi gli enti locati). 

 

 

                           8.1  Contrariamente a quanto
ritenuto dall’attore, non è affatto vero che il Pretore avesse considerato i
suoi interessi solo per decidere se la protrazione andasse concessa o meno e non
invece anche per stabilire il tipo di protrazione da accordarsi e la sua durata.
Nella decisione impugnata il giudice di prime cure ha in effetti espressamente
rilevato di aver reso il giudizio su queste ultime questioni “soppesati i
rispettivi interessi delle parti”.

 

 

                           8.2  Il successivo rimprovero
mosso al Pretore di aver nell’occasione optato, oltretutto senza una
motivazione particolare, a favore della concessione di una protrazione unica e
definitiva anziché per una prima protrazione non può a sua volta essere
condiviso.

                                  

 

                        8.2.1  Il rilievo è innanzitutto
infondato già per il solo fatto che in prima istanza l’attore si era sempre
limitato a postulare la concessione di una protrazione di 6 anni (senza aver
mai precisato se prima oppure unica e definitiva) ed è solo in sede
conclusionale che egli aveva poi chiesto alternativamente - e non in via
principale, come egli sembrerebbe ora pretendere - di riconoscergli una prima protrazione
di 4 anni, senza per altro aver minimamente motivato quella sua nuova
richiesta. Egli è pertanto malvenuto a rimproverare in questa sede il primo
giudice per aver poi adottato, egli pure senza una particolare motivazione, una
delle due modalità di protrazione alternativamente postulate, ossia per aver in
definitiva deciso così come da lui richiesto.

 

 

                        8.2.2  È in ogni caso a torto che l’attore
ritiene che la concessione di una protrazione unica e definitiva costituisse
l’eccezione e non invece la regola e che la scelta di una prima protrazione fosse
preferibile nel caso, a suo dire verificatosi, in cui non era sicuro che il
conduttore avrebbe trovato un’altra sistemazione durante il periodo di tempo a
lui concesso e non vi era alcun interesse preponderante del locatore. Il Tribunale federale ha in effetti sottolineato che non dev’essere
conferito un rango preferenziale alla concessione di una prima protrazione e
che per il resto la decisione se concedere una protrazione unica oppure
una prima protrazione si fonda sulla ponderazione degli interessi delle parti,
alla stessa stregua di quella se concedere o meno la protrazione e sulla durata
della medesima (TF 5 giugno 2009 4A_105/2009 consid. 3.2 e 4.4,
13 aprile 2010 4A_62/2010 consid. 6.1.2; II CCA 19 maggio 2014 inc. n.
12.2013.171). È ben vero che l’Alta Corte ha pure affermato che la dottrina
sembra dare una certa preferenza ad una prima proroga quando non è possibile
formulare una prognosi precisa circa la possibilità per il conduttore di
trovare una sistemazione nel periodo accordato (TF 20 novembre 2001 4C.174/2001 consid. 4b, 13 aprile 2010 4A_62/2010 consid. 6.1.2) e che la concessione di una protrazione
unica e definitiva appare invece indicata, qualora non sia possibile formulare
una tale prognosi, in presenza di importanti interessi del locatore in tal
senso (TF 5 giugno 2009 4A_105/2009 consid. 4.4, 13 aprile 2010 4A_62/2010
consid. 6.1.2) oppure nel caso in cui è chiaro quando il conduttore potrà disporre
di una nuova sistemazione (TF 13 aprile 2010 4A_62/2010 consid. 6.1.2); è però
altrettanto vero che la dottrina, fondandosi in modo senz’altro pertinente sulla
sentenza TF 16 gennaio 2007 4C.365/2006, ritiene pure giustificata
l’adozione di una protrazione unica e definitiva nel caso, pacificamente
verificatosi nella presente fattispecie, in cui il conduttore dal ricevimento
della disdetta al momento del giudizio sulla sua domanda di proroga non ha
intrapreso una ricerca seria, intensa e sistematica
di spazi sostitutivi (cfr. Rohrer,
nota alla sentenza TF 7 giugno 2007 4C.445/2006 in MRA 2007 p. 94 seg.). In tali circostanze è pertanto escluso che il Pretore possa aver
abusato dell’ampio potere di apprezzamento di cui disponeva sul tema (TF 20
novembre 2001 4C.174/2001 consid. 4b, 7 giugno 2007 4C.445/2006 consid. 5.2.3).

 

 

                        8.2.3  Oltretutto, a
prescindere da quanto precede, nel caso concreto la concessione di una prima
protrazione di 4 anni risulterebbe di fatto impraticabile. Atteso che al
momento del giudizio pretorile erano già passati oltre 2 anni e 3 mesi dalla
data topica del 31 dicembre 2012 ed altri 5 mesi sono nel frattempo trascorsi prima
della pronuncia di questa Camera, e ritenuto che in base alla dottrina una
prima protrazione potrebbe essere accordata per una durata superiore a 2 anni solo
in casi eccezionali (SVIT, op. cit., N. 10 ad art. 272b CO), nella presente
fattispecie la concessione di una prima protrazione non entrava così in considerazione,
sia per il fatto che erano già trascorsi ormai più di 2 anni e 9 mesi dalla
data determinante, sia per il fatto che il riconoscimento di una prima proroga
superiore a quella durata era esclusa dalla dottrina, a maggior ragione alla
luce delle considerazioni che si esporranno qui di seguito.

 

 

                           8.3  Non ha miglior sorte la
censura in merito alla durata della protrazione unica e definitiva concessa dal
Pretore.

 

 

                        8.3.1  Nella presente fattispecie non
vi è motivo di aumentare la durata della protrazione unica e definitiva del
contratto relativo al primo ente locato oltre al periodo di 3 anni e 3 mesi
concesso dal Pretore. Pur dovendosi ammettere, come accertato da quest’ultimo e
poi meglio illustrato e precisato da questa Camera nei considerandi che
precedono (consid. 6 e 7) a cui si rinvia, che in concreto l’interesse
dell’attore alla prosecuzione di un contratto già durato 27 anni, comunque non
vitale per la sua sopravvivenza commerciale siccome egli disponeva pur sempre
di altri punti di vendita altrove, fosse più importante e meritevole dell’interesse
dei convenuti alla sua immediata conclusione, l’attore misconosce in effetti
l’esistenza di alcune circostanze tali da ridurre la durata della protrazione
da concedere, si pensi al fatto che secondo il primo giudice egli era a
conoscenza delle intenzioni dei convenuti con un certo anticipo, sin dal
dicembre 2011, ossia un anno prima della scadenza del contratto, e soprattutto
al fatto che egli non aveva provato di aver intrapreso una ricerca seria,
intensa e sistematica di locali sostitutivi se del caso anche al di fuori del
comparto di Via __________ (ritenuto che per costante giurisprudenza il
conduttore può esigere una protrazione della locazione, prima o unica e definitiva
che essa sia, unicamente se abbia seriamente tentato di trovare locali
sostitutivi, anche se poi in ambito di prima protrazione il giudice non pone
esigenze troppo rigorose, cfr. DTF 116 II 446 consid. 3a, 125 III 226 consid.
4b e c; TF 16 gennaio 2007 4C.365/2006 consid. 4.1, 25 settembre 2009
5A_522/2009 consid. 3.2, 28 maggio 2014 4A_106/2014 consid. 4.1; in tal senso
pure TF 16 gennaio 2015 4A_279/2014 consid. 5.1, secondo cui la ricerca non può
essere limitata alla medesima ristrettissima zona qui indicata). In tali
circostanze non si può certo ritenere che la concessione di una
protrazione pari a poco più di metà di quella massima legale possa essere
considerata insufficiente e che, decidendo in tal modo, il Pretore possa aver
abusato dell’ampio potere di apprezzamento di cui disponeva sul tema (TF 7
giugno 2007 4C.445/2006 consid. 5.2.3, 26 giugno 2006 4C.28/2006 consid. 3.2,
19 dicembre 2006 4C.242/2006 consid. 5.1). 

                                  Contrariamente
a quanto ritenuto dall’attore, nemmeno il fatto che in un precedente giudizio
(II CCA 19 maggio 2014 inc. n. 12.2013.173) questa Camera abbia concesso una
protrazione unica e definitiva di 3 anni e mezzo in presenza di un contratto di
durata indeterminata durato 13 anni induce a ritenere iniqua l’attuale
conclusione del Pretore: a parte il fatto che a quel momento la scrivente
Camera, chiamata in causa su un appello del relativo conduttore, si era più che
altro limitata a respingere la sua richiesta di aumentare la protrazione unica
e definitiva di 3 anni e mezzo concessa dal Pretore (e non ha confermato la
bontà della valutazione del primo giudice), si osserva in effetti che quella
causa aveva per oggetto la gestione di un locale adibito a negozio
tax-free-shop all’interno di un aeroporto, ossia un’attività assai particolare
per la quale vi erano ben pochi locali sostitutivi, e soprattutto non risultava
che il conduttore avesse allora omesso di effettuare le opportune ricerche.

 

 

                        8.3.2  A maggior ragione, anche nella
concessione di una proroga unica e definitiva sia pure leggermente più breve, di
2 anni e 9 mesi, per quanto riguarda il secondo ente locato il Pretore si è
dimostrato oltremodo generoso con l’attore, senza che il suo giudizio possa ora
essere riformato a favore di quest’ultimo. Oltre a quanto si è appena detto in
merito alla conoscenza da parte dell’attore delle intenzioni dei convenuti con
un certo anticipo già un anno prima della scadenza del contratto ed all’assenza
di una sua ricerca seria, intensa e sistematica di enti sostitutivi, si osserva
in effetti che, nonostante nelle particolari circostanze il suo interesse alla
prosecuzione di un contratto durato solo 7 anni fosse più importante e
meritevole di quello dei convenuti alla sua immediata conclusione, in presenza
di un contratto di durata determinata, come quello in esame, una protrazione sarebbe
stata possibile solo a condizioni particolarmente restrittive (TF 1° febbraio
2010 4A_552/2009 consid. 2.5.1 e 2.5.2, 16 gennaio 2015 4A_279/2014 consid. 4),
fermo restando inoltre che l’istruttoria aveva permesso di accertare che pochi
mesi prima del 31 dicembre 2012 in Via __________ si era liberata una
superficie commerciale idonea ad essere occupata dall’attore poi rilevata da
una neocostituita entità giuridica in larga parte riconducibile a quest’ultimo
senza che costui abbia illustrato le ragioni per cui non aveva ritenuto di
assumersi personalmente quel contratto. Sia aggiunga che l’attore, con
l’emanazione della sentenza odierna, ha di fatto già beneficiato di una
protrazione più lunga di quella accordatagli dal Pretore (TF 16 gennaio 2015
4A_279/2014 consid. 5.4).

 

 

                             9.  Visto quanto precede,
l’appello dell’attore deve pertanto essere respinto nella misura in cui è
ricevibile.

                                  Le spese processuali e le
ripetibili della procedura di secondo grado, calcolate sulla base di un valore
litigioso di fr. 376'000.- (fr. 80'000.- x 2.75 anni + fr. 48'000.- x 3.25
anni, pari alle pigioni e alle spese accessorie dovute nel periodo di
protrazione qui ulteriormente postulato, cfr. DTF 113 II 406 consid. 1),
seguono la soccombenza (art. 106 CPC).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 106 CPC e la LTG

 

 

 

decide: 

 

 

                              I.  L’appello 15 maggio 2015
di AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. 

 

 

                             II.  Le spese processuali di
fr. 5’000.- sono a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 5’000.-
per ripetibili. 

 

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 4

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 Il vicecancelliere          

                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario in materia di locazione con un valore litigioso
superiore a fr. 15'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in
materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in
materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).