# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6a5d24e5-9c88-5766-82bf-ea6b72b0976c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.12.2004 35.2004.30
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-30_2004-12-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.30

   

  rs/DC/td

  	
  Lugano

  9 dicembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 febbraio 2004 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 2 ottobre
2000, RI 1 - titolare e direttore tecnico dell'impresa di installazione di
impianti elettrici __________ di __________ -  è rimasto coinvolto, al volante
dell'autovettura della ditta, in un incidente della circolazione avvenuto in
territorio di __________ (cfr. doc. 1, 53).

                                         I
sanitari dell'Ospedale __________ di __________ dove l'infortunato è stato
visitato il medesimo giorno, hanno diagnosticato una contusione del cranio e
una leggera distorsione cervicale sinistra, in assenza di lesioni ossee. 

                                         Dal
profilo terapeutico, gli sono stati somministrati degli analgesici. 

                                         Il suo
medico curante Dr. med. __________, spec. FMH in medicina generale, in seguito
gli ha anche prescritto l'assunzione di mielorilassanti e un ciclo di
fisioterapia (cfr. doc. 1; 4; 10; 20).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'CO 1, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni di
legge.

                                         L'assicuratore
infortuni ha dichiarato l'assicurato totalmente abile al lavoro e non più
necessitante di cure mediche a decorrere dal 13 agosto 2001 (cfr. doc. 38).

 

                               1.2.   Il 7 giugno
2002 il datore di lavoro dell'assicurato ha annunciato all'assicuratore LAINF
una ricaduta dell'infortunio del 2 ottobre 2000 (cfr. doc. 40). Essa è stata
assunta dall'Istituto assicuratore convenuto.

                                         Il Dr. med.
__________ nella "Prescrizione di fisioterapia" del 4 giugno 2002 ha
indicato, quale diagnosi, cervicalgia/mialgia in stato dopo distorsione
cervicale del 2 ottobre 2000 (cfr. doc. 44).

 

                                         L'CO 1,
per il periodo dal 1° novembre 2002 al 30 giugno 2003, ha nuovamente
corrisposto al ricorrente delle indennità giornaliere in misura del 25% (cfr.
doc. 53; 59; 71).

 

                               1.3.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, con decisione formale del 17
dicembre 2003 l'CO 1 ha stabilito che non erano più presenti conseguenze
dell'infortunio dell'ottobre 2000, in quanto i disturbi lamentati
dall'assicurato non potevano essere spiegati dal profilo organico come
conseguenza dell'evento traumatico, bensì ne erano responsabili motivi neuropsicologici
che, tuttavia, non erano in relazione di causalità adeguata con l'evento
traumatico. 

                                         L'CO 1 ha
però rinunciato a richiedere il rimborso delle indennità giornaliere versate
dal 1° novembre 2002 al 30 giugno 2003 (cfr. doc. 76).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. RA 1, per conto dell'assicurato (cfr.
doc. 77), l'assicuratore LAINF, il 4 febbraio 2004, ha sostanzialmente
confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. A).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 3 maggio 2004, l'assicurato, sempre patrocinato
dall'avv. RA 1, ha chiesto che la decisione dell'CO 1 del 4 febbraio 2004 venga
annullata, in quanto i disturbi da lui accusati si trovano in una relazione di
casualità naturale e adeguata con l'infortunio del 2 ottobre 2000.

                                         A
motivazione dell'impugnativa l'assicurato ha rilevato:

 

" 
(…)

1.

La decisione impugnata a torto esclude l'esistenza di un nesso
naturale tra l'evento infortunistico del 2 ottobre 2000 ed i disturbi
riscontrati dall'assicurato qui ricorrente.

Dopo la cosiddetta ricaduta del 7 giugno 2002, l'evoluzione della
situazione del medesimo signor RI 1 merita ben altra considerazione.

Infatti, basta pensare alle visite dei collaboratori di CO 1 presso
l'assicurato, il quale non ha mai omesso di evidenziare un disagio palese che
gli impediva di affrontare mansioni specifiche della sua attività lavorativa,
oggetto di attenzione da parte di CO 1 stessa.

II rapporto redatto dal collaboratore di CO 1 signor __________
datato 31 ottobre 2002 evidenzia che "l'assicurato continua ad accusare
una certa "affaticabilità". Dopo l'infortunio, ha ritirato la ditta
del padre con un aumento importante di responsabilità".

 

Poco tempo dopo in data 7 novembre 2002, vi è stata la visita in
ditta. RI 1 ha affermato quanto segue:

"Pur non sentendomi ancora completamente guarito, ho
accettato l'ordine di ripresa al 100%, interpretandolo come una scossa, un
incentivo per cercare di tornare alla normalità. Invece non mi sono mai sentito
come prima dell'incidente. Tuttora non sono lucido al 100%. Ci sono dei momenti
in cui sto bene e altri, dopo aver lavorato per un po', in cui mi sento assente
col pensiero. Mi sento stanco. Non riesco più a riflettere normalmente. Devo
interrompere il mio lavoro. Se sto parlando con un cliente, per esempio di
progetti, qualche volta non mi sento più in grado di gestire il
colloquio".

 

II medesimo rapporto descrive inoltre la realtà lavorativa
dell'assicurato, confrontato a mansioni di responsabilità.

 

Conclude: "rendo circa il 50% di meno". Tuttavia,
"considerato che il medico della CO 1 parlava in occasione della sua
ultima visita di capacità del 100% (pur ammettendo delle turbe neuropsicologiche
ed affaticabilità) e considerato inoltre che ci sono da fare altri esami a __________,
sarei d'accordo di ammettere per ora un'incapacità lavorativa del 25% con
relativo versamento d'indennità giornaliera da parte della CO 1".

Ha inoltre aggiunto: "mi rendo conto che questa sarebbe
una soluzione transitoria. Una valutazione definitiva verrebbe fatta a tempo
debito sulla base di adeguati referti medici".

 

In seguito, il 28 maggio 2003 vi è stata una visita presso la
clinica __________ a __________, dalla quale è emerso quanto segue, ancorato
nel relativo referto del medico __________:

 

"L'esame neuropsicologico di controllo di questo paziente
che ha subito un incidente della circolazione il 2 ottobre 2000 mette in
evidenza la persistenza di deficit di attenzione sostenuta (protratta nel
tempo) e divisa, in particolare permane un'affaticabilità eccessiva. Tali
disturbi sono globalmente invariati rispetto a 2 anni fa e sono di entità
leggera, ma possono avere delle ripercussioni significative nella vita
quotidiana e sono suscettibili di ridurre il rendimento durante l'attività
lavorativa soprattutto quando essa, come nel caso del paziente, è impegnativa a
livello cognitivo".

 

In data 23 luglio 2003 vi è stata un'ulteriore visita presso la
ditta del ricorrente ed il relativo verbale evidenzia come la situazione non
fosse mutata rispetto alla visita del 7 novembre 2002.

 

II 26 agosto 2003 RI 1 è stato visitato dal dottor __________, il
quale ha rilasciato il proprio rapporto, allegato alla decisione oggetto di
opposizione. Questo referto appare quale esempio di superficialità e scarsa
professionalità. Colmo di imprecisioni, ma soprattutto privo di qualsiasi
indicazione sulla visita a __________ presso la clinica __________, è stato poi
adottato quale fondamento della presa di posizione definitiva di CO 1.

 

Da notare come ancora un mese circa prima della decisione del 17
dicembre 2003, vi è stata una visita in ditta di un collaboratore di CO 1, il
quale ha potuto verbalizzare la persistenza del disagio post infortunistico
dell'assicurato.

Serve così interrogarsi sull'utilità di tali verbali e visite, se
poi sono totalmente dimenticati in virtù di una logica che sfugge al buon
senso.

 

2.

La situazione poc'anzi descritta ha condotto CO 1 ad escludere
l'esistenza di un nesso causale naturale.

"In concreto risulta che l'assicurato lamenta disturbi neuropsicologici.
Gli stessi, così come risulta dagli atti, non possono essere fatti risalire ad
un danno di natura organica e soprattutto organico post-infortunistico".

Si contesta in modo deciso tale conclusione, poiché gli atti non
permettono certo di raggiungere tale convinzione.

E' semmai il referto del dott. __________, già sufficientemente
qualificato dal ricorrente, a rappresentare l'unico elemento che supporterebbe
la presa di posizione di CO 1. E gli ulteriori documenti dell'incarto?

 

La giurisprudenza conforta la posizione del ricorrente.

Die Leistungspflicht eines Unfallversicherers gemäss
UVG setzt zunächst voraus,' dass zwischen dem Unfallereignis und dem
eingetretenen Schaden (Krankheit, Invalidität, Tod) ein natürlicher
Kausalzusammenhang besteht. Ursachen im Sinne des natürlichen
Kausalzusammenhanges sind alle Umstände, ohne deren Vorhandensein der
eingetretene Erfolg nicht als eingetreten oder nicht als in der gleichen Weise bzw.
nicht zur gleichen Zeit eingetreten gedacht werden kann.

Inoltre:

Es genügt, dass das schädigende Ereignis zusammen
mit anderen Bedingungen die körperliche oder geistige Integrität des
Versicherten beeinträchtigt hat, der Unfall mit andern Worten nicht weggedacht
werden kann, ohne dass auch die eingetretene gesundheitliche Störung entfiele
(DTF 117 V 359 ss; 119 V 337).

 

Appare dunque evidente che i disturbi del ricorrente non trovano
origine in nessun altro evento.

E non corrisponde a verità l'affermazione che "tutti gli
esami specialistici praticati sono infatti risultati nei limiti della
norma" (DOC A, pag. 4).

 

Per quanto concerne il problema neuropsicologico, si contesta al
di fuori del lavoro svolto dalla dottoressa __________ che vi sono elementi a
sufficienza per raggiungere il convincimento dell'inesistenza di un nesso
causale con il disturbo. Infatti, CO 1 non dispone degli elementi medici
indicati dalla giurisprudenza.

Il rapporto conclusivo ha omesso di citare l'unico referto
convincente in tal senso. Quindi, siamo al limite dell'arbitrarietà, ossia
dinnanzi ad una decisione che poggia su una valutazione incompleta oppure
superficiale della fattispecie.

 

3.

I criteri di giudizio sull'esistenza di un nesso causale adeguato
sono senz'altro dati.

 

In sostanza, nell'esame dell'adeguatezza del nesso causale
occorrerà apprezzare, l'insieme delle circostanze prima e dopo l'infortunio, e
più precisamente la gravità dell'infortunio, la spettacolarità dell'evento, le
circostanze concomitanti, la gravità delle lesioni somatiche lamentate, la
caratteristica delle stesse, la durata e sofferenza fisica della cura medica,
la diminuzione della capacità lavorativa e la durata di tale inabilità nonché
la personalità pretraumatica dell'assicurato; valutato va inoltre il modo in
cui l'assicurato ha elaborato l'infortunio dal profilo psichico, lo stress
psichico da questi vissuto che comunque presuppone l'esistenza di un evento
acuto o di una prolungata situazione di sollecitazione che siano al di fuori
dell'esperienza di tutti i giorni. L'evoluzione post-infortunistica deve quindi
essere messa a confronto valutativo con la personalità pretraumatica
dell'assicurato, vale a dire con lo stato psichico, le malattie sofferte
(segnatamente quelle di natura psicosomatica) e la capacità lavorativa e di
guadagno dell'interessato prima dell'evento. Il risultato di questo paragone
permetterà ad amministrazione e giudice di pronunciarsi sulla questione
dell'adeguatezza.

 

A tal fine da direttiva può servire la seguente formula: più
prevale la personalità pretraumatica dell'assicurato facendo passare
l'infortunio e le circostanze concomitanti in seconda linea, meno si potrà
riconoscere l'adeguatezza del nesso causale; mentre se d'altra parte dal
predetto confronto risulta che l'infortunio nel contesto complessivo non è
relegato all'irrilevanza, difficilmente l'adeguatezza potrà essere negata (DTF
113 V 315).

 

RI 1 non ha mai sofferto di malattie di natura psicosomatica prima
dell'incidente del mese di ottobre 2000.

Inoltre, è stato evidenziato il suo disagio nelle mansioni
lavorative, purtroppo ignorato.

Anche a tal proposito sorge spontaneo il dubbio sull'utilità delle
ispezioni in ditta, le quali risultano poi totalmente ignorate.

La giurisprudenza sottolinea la capacità lavorativa e di guadagno
dell'assicurato quale elemento di attenzione importante.

In casu oltretutto il ricorrente ricopre mansioni di
responsabilità ed è sempre stato motivato dinnanzi alla prospettiva di condurre
la ditta paterna.

Non si tratta oltretutto di un'attività fallimentare. Anzi, lo
stimolo di segnare la continuità della solidità della ditta è frustrato dalle
difficoltà incontrate.

 

RI 1 ha sempre sottolineato la sua volontà di lavorare, non certo
il desiderio di far capo a prestazioni assicurative.

Tuttavia le circostanze impediscono la realizzazione di questo
obiettivo e CO 1 le ha ignorate.

Infatti, per evitare di relegare l'infortunio su un piano di
irrilevanza è indispensabile disporre di documenti particolarmente
attendibili ed espressivi che devono essere loro rassegnati dallo specialista
in psichiatria (a ciò nulla muta il fatto che si tratti di questione di
diritto).

E solo ove le constatazioni del perito psichiatra consentano da
un lato di escludere la presenza di tendenze rivendicative nell'assicurato e
dall'altro, di attribuire all'infortunio nella catena delle circostanze pre- e
post-traumatiche da apprezzare un peso rilevante, l'adeguatezza del rapporto
causale potrà essere ammessa. Un incidente di estrema banalità non sarà
comunque idoneo, senza ulteriori accertamenti, a determinare una neurosi
assicurata; sarebbe in effetti contraddire i principi in precedenza asseriti e
condurrebbe ad aprire il campo dell'assicurazione contro gli infortuni a rischi
probabilmente insopportabili. L'importanza dell'evento non può essere pertanto
disattesa (DTF 113 V 316).

 

Non risulta che via stato un accertamento completo delle
circostanze di fatto che hanno caratterizzato l'incidente, in modo tale da
classificarlo in modo adeguato.

A tal proposito si richiama il relativo incarto dalla polizia
cantonale.

 

Inoltre, gli elementi dal profilo psichiatrico sono scarsi. Gli
unici che possono a giusta ragione fornire indicazioni importanti, o quantomeno
oggetto di approfondimento, sono stati ignorati oppure considerati in modo
inadeguato.

 

Si contestano integralmente le considerazioni sull'incidente
evidenziate nel DOC A a pagina 5 per i motivi sopra esposti.

Il bus che ha colliso con la macchina del ricorrente, la quale era
ferma, viaggiava a km 50.

L'impatto non è stato privo di elementi rilevanti.

 

II giudizio sulle cure mediche è affrettato. Infatti, visite di
pochi minuti con domande formulate al paziente, tali da lasciarlo quantomeno
perplesso, non rientrano in prestazioni professionalmente accettabili. Valga
quale esempio il rapporto del Dr. __________.

 

II decorso è stato sfavorevole, eccome!

Basta leggere i rapporti di CO 1 medesima. Dal 7 giugno 2002 la
situazione non ha mai presentato motivi di miglioramento.

II ricorrente non ha dolori persistenti, ma è sempre stanco e non
riesce a sostenere colloqui, manca di concentrazione.

In altri termini non vi sono differenze tra i dolori ed i disturbi
di RI 1, nell'ottica dell'incapacità di far fronte alle proprie mansioni
lavorative.

 

Relativamente all'incapacità lavorativa, si leggano i rapporti
conseguenti alle visite in ditta." (Doc. I)

 

                               1.5.   L'CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione del ricorso, con argomenti di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.6.   Il 27 maggio
2004 l'avv. RA 1 ha comunicato di non presentare alcun ulteriore mezzo di prova
(cfr. doc. V).

 

                               1.7.   Il doc. V è
stato trasmesso per conoscenza all'assicuratore LAINF convenuto.

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Preliminarmente
va osservato che l’CO 1, con decisione formale del 17 dicembre 2003, ha negato
la sua responsabilità in relazione ai disturbi accusati dall’assicurato a
partire dalla ricaduta del mese di giugno 2002 con effetto ex nunc e pro
futuro.

                                         L’assicuratore
LAINF convenuto ha, infatti, rinunciato a richiedere il rimborso delle
indennità giornaliere versate dal 1° novembre 2002 al 30 giugno 2003 (cfr. doc.
76).

 

                                         Al
riguardo va indicato che con sentenza del 10 maggio 2004 nella causa D., U
199/03, pubblicata in DTF 130 V 380 e in SVR 2004 UV Nr. 16 pag. 53, il TFA ha
stabilito che l’assicuratore infortuni ha la possibilità di porre fine, con
effetto ex nunc e pro futuro, al proprio obbligo prestativo, inizialmente
riconosciuto mediante il versamento d’indennità giornaliere e l’assunzione di
spese di cura, senza doversi richiamare a un motivo di revoca (riconsiderazione
o revisione processuale). Nella fattispecie esaminata dall’Alta Corte, il caso
è stato liquidato invocando il fatto che un evento assicurato – dopo un esame
corretto della situazione – in realtà non si era mai verificato.

                                         Nella
citata sentenza il TFA ha, tuttavia, precisato che sono esclusi i casi relativi
a prestazioni di lunga durata, segnatamente a rendite di invalidità, in quanto
in tali evenienze il principio della protezione della buona fede si oppone
all’atto di porre termine con effetto immediato alle stesse.

                                         In
particolare l’Alta Corte ha rilevato:

 

" 
(…)

2.2 Es fragt sich, ob es dem Unfallversicherer
freigestellt ist, die durch Ausrichtung von Unfallpflege und Taggeld einmal
anerkannte Leistungspflicht ohne die Rückkommenstitel der Wiedererwägung oder
der prozessualen Revision ex nunc et pro futuro mit der Begründung zu negieren,
die Leistungszusprechung sei - in casu wegen Nichtvorliegens eines Unfalls im
Rechtssinne - anfänglich unrichtig gewesen. Die Rechtsprechung ist
diesbezüglich uneinheitlich.

 

2.2.1 Im von der Vorinstanz zitierten RKUV 1998
Nr. U 308 S. 455 f. Erw. 3a führte das Eidgenössische Versicherungsgericht aus,
die Heilbehandlung und Ausrichtung von Taggeldern durch den Unfallversicherer
stellten de facto eine Anerkennung der Leistungspflicht dar, weshalb
hinsichtlich der nachträglichen Verneinung eines Unfalltatbestandes die Wiedererwägungsvoraussetzungen
erfüllt sein müssten. In RKUV 2000 Nr. U 377 S. 183 war der Fall eines
Versicherten zu beurteilen, der am 3. November 1992 beim Treppensteigen
Schmerzen im linken Fuss erlitten hatte. Die SUVA kam für die Heilbehandlung
auf. Nachdem ein Rückfall gemeldet wurde, gab sie am 16. Juli 1993 eine
Deckungszusage ab und richtete die gesetzlichen Leistungen aus. Mit Schreiben
vom 27. Januar 1994 teilte sie dem Versicherten mit, sie komme auf ihre
Erklärung vom 16. Juli 1993 zurück, da es sich bei den gemeldeten Beschwerden
um Krankheitsfolgen handle. Mit Verfügung vom 15. Februar 1994 - bestätigt mit
Einspracheentscheid vom 17. März 1995 - lehnte sie ihre Leistungspflicht ab,
verzichtete aber auf die Rückforderung der bereits ausgerichteten Leistungen.
Das Eidgenössische Versicherungsgericht liess offen, ob nach einer formlosen
Deckungszusage des Unfallversicherers eine formelle Wiedererwägung erforderlich
sei, und ob das Ereignis vom 3. November 1992 ein Unfall gewesen sei. Es
verneinte den natürlichen Kausalzusammenhang zwischen dem Ereignis und den
Beschwerden des Versicherten. Im Ergebnis führte es aus, damit stehe fest, dass
die ursprüngliche Deckungszusage der SUVA, sollte sie als formelle Verfügung
qualifiziert werden, zweifellos unrichtig und ihre Berichtigung von erheblicher
Bedeutung gewesen sei, mithin die Voraussetzungen für ihre Wiedererwägung mit
Verfügung vom 15. Februar 1994 erfüllt gewesen seien. 

 

2.2.2 Gemäss Urteil F. vom 23. Dezember 2002, U
408/00, verneinte die SUVA mit Verfügung vom 3. März 1998 - bestätigt mit
Einspracheentscheid vom 9. Juli 1998 - einen Leistungsanspruch des Versicherten
hinsichtlich der im Februar 1995 als Rückfall gemeldeten Rückenbeschwerden; bei
diesen habe es sich nie um die Folgen versicherter Unfälle gehandelt. Die
Kosten der zu Unrecht übernommenen Heilbehandlung würden zum Teil von der
Krankenversicherung zurückgefordert werden, während "gegenüber Herrn F.
(...) von einer Rückforderung der zu Unrecht erbrachten Leistungen"
abgesehen werde. Das Eidgenössische Versicherungsgericht legte dar, die
Vorinstanz habe die Verfügung der SUVA vom 3. März 1998 (namentlich im Hinblick
auf die darin angekündigte Rückforderung eines Teils der Heilbehandlung
gegenüber der Krankenkasse) zu Recht als Wiedererwägungsverfügung qualifiziert,
mit welcher der Unfallversicherer auf seine formlose Deckungszusage vom 21.
April 1995 bzw. auf die durch das faktische Verwaltungshandeln erfolgte
Anerkennung der Leistungspflicht zurückgekommen sei. In diesem Urteil wurde
mithin auf die Beziehung zwischen der Rückforderung gegenüber der Krankenkasse
und der Berufung auf den Rückkommenstitel der Wiedererwägung hingewiesen.
Unbeantwortet blieb die Frage, ob auf den Rückkommenstitel hätte verzichtet
werden können, wenn einzig die Leistungseinstellung ex nunc et pro futuro
gegenüber dem Versicherten streitig gewesen wäre.

 

2.2.3 Im Urteil S. vom 29. Juni 1954, U 28/54
(publiziert im SUVA-Jahresbericht 1954 Nr. 3a S. 18), wurde ausgeführt, der
SUVA könne bei der grossen Zahl der ihr gemeldeten Bagatellschäden nicht
zugemutet werden, vorgängig deren Übernahme (in casu Bezahlung von
Behandlungskosten) jeweilen eingehende Erhebungen tatbeständlicher Natur
durchzuführen. Vielmehr müsse ihr das Recht zugebilligt werden, bei Fällen, in
denen nachträglich weiter gehende Forderungen erhoben würden, die Gewährung
zusätzlicher Leistungen zu verweigern, wenn die späteren Nachforschungen das
Fehlen eines Unfalltatbestandes ergäben (vgl. auch Rumo-Jungo, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, 3. Aufl., Zürich 2003, S. 22).

 

2.3

2.3.1In Fällen wie dem vorliegenden ist die
Berufung auf die Wiedererwägung oder die prozessuale Revision nicht
erforderlich, da die Leistungseinstellung mit Wirkung ex nunc et pro futuro
kein Rückkommen auf die bisher gewährten Versicherungsleistungen bedeutet. Nur
wenn der Unfallversicherer diese zurückfordert, muss er den hiefür
erforderlichen Rückkommenstitel der prozessualen Revision oder der Wiedererwägung
ausweisen (BGE 129 V 110 Erw. 1.1, 110 V 176). Will er aber nicht so weit
gehen, sondern die bisher zu Unrecht ausgerichteten Leistungen stehen lassen
(BGE 119 V 479 Erw. 1b/cc mit Hinweisen), ist Verfügungsgegenstand nur die
zukünftige Leistungseinstellung, welche - wenn materiellrechtlich begründet und
mit überwiegender Wahrscheinlichkeit nachgewiesen (RKUV 1994 Nr. U 206 S. 328
Erw. 3b) - der Unfallversicherer ohne Rückkommensvoraussetzungen und damit ohne
Bindung an früher ausgerichtete Leistungen vornehmen kann.

 

In diesem Sinne hat das Eidgenössische
Versicherungsgericht auch hinsichtlich der Prüfung der adäquaten Kausalität
zwischen Unfall und Gesundheitsschaden entschieden. Danach kann der
Unfallversicherer trotz vorheriger Ausrichtung von Heilbehandlung und Taggeld
ohne Berufung auf Wiedererwägung oder prozessuale Revision die Adäquanz
verneinen und gestützt hierauf die Leistungen ex nunc einstellen. Denn es ist
erst nach Abschluss des normalen, unfallbedingt erforderlichen Heilungsprozesses
zu prüfen, ob die geklagten Beschwerden zum Unfall adäquat kausal sind. Nur im
Rahmen einer allfälligen Leistungsrückerstattung sind die
Rückkommensvoraussetzungen zu beachten (Urteil K. vom 6. Mai 2003 Erw. 4.2.1, U
6/03, mit Hinweisen). Entsprechendes muss auch hinsichtlich des
Unfalltatbestandes gelten, dessen eingehende Prüfung unter Umständen längere Zeit
beanspruchen kann und oft von zusätzlichen Feststellungen abhängt (Erw. 1
hiervor). Es ist mithin der in Erw. 2.2.3 dargelegten Rechtsprechung zu folgen,
und zwar unabhängig davon, ob eine Bagatell-Unfallmeldung oder eine
Unfallmeldung vorliegt.

 

Vorbehalten bleiben lediglich Fälle, in denen der
Vertrauensschutz (BGE 127 V 258 Erw. 4b mit Hinweisen) einem sofortigen
Leistungsstopp entgegensteht.

 

2.3.2 Das soeben Gesagte (Erw. 2.3.1) gilt nicht
für Invalidenrenten, da deren Aufhebung für die Zukunft unter Anpassungs- oder
- im Rahmen der substituierten Begründung - unter Wiedererwägungs- oder
prozessualem Revisionsvorbehalt (Art. 22 UVG; BGE 125 V 369 Erw. 2) steht.
Analoges gilt für jene über längere Zeit ausgerichteten Dauerleistungen, auf
welche die Rechtsprechung die Regeln über die Rentenanpassung sinngemäss
anwendet (z.B. BGE 113 V 27 mit Hinweisen), soweit der Grund der
Leistungseinstellung in einer Änderung der anspruchserheblichen Tatsachen liegt
(beim Taggeld die für die Arbeitsunfähigkeit und ihre Entwicklung wesentlichen
[gesundheitlichen, leistungsmässigen usw.] Verhältnisse).“ (cfr. DTF 130
V 380= SVR 2004 UV Nr. 16 pag. 53, consid. 2.2., 2.3.).

 

                                         Nel caso concreto, visto
che, a decorrere dall’annuncio di ricaduta del mese di giugno 2002,
all’assicurato sono state erogate delle prestazioni di corta durata (assunzione
costi della fisioterapia, indennità giornaliere dal 1° novembre 2002 al 30
giugno 2003; cfr. consid. 1.2.), l’CO 1 sarebbe, per principio, legittimato (se
non fosse più dato il nesso di causalità) a rifiutare delle ulteriori
prestazioni con effetto ex nunc e pro futuro, senza richiamarsi ai concetti
della riconsiderazione o della revisione processuale.

 

                                         Di conseguenza va
esaminato se l’Istituto assicuratore convenuto ha correttamente o meno negato
la presenza di conseguenze dell’infortunio del 2 ottobre 2000 a far tempo dalla
ricaduta del giugno 2002.

 

                               2.2.   Il 1° gennaio 2003 è entrata
in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose disposizioni contenute nella
LAINF.

                                         Al riguardo va, tuttavia,
segnalato che unicamente le norme di procedura, in linea di principio, entrano
immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr.
25, consid. 1.2., pag. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03;
STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF
117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 pag. 316 consid.
3b). Tali disposizioni pertanto si applicano a tutte le decisioni emesse dopo
il 1° gennaio 2003.

                                         Per quanto concerne invece
le norme di diritto materiale, nel diritto delle assicurazioni sociali, sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF 127 V
466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid.
1.2.).

                                         Di conseguenza nel caso in
esame, visto che l'infortunio in questione ha avuto luogo il 2 ottobre 2000 e
oggetto della vertenza è il nesso di causalità naturale e adeguato tra i
disturbi lamentati posteriormente all'annuncio di ricaduta del mese di giugno
2002 e l’evento traumatico citato, non tornano applicabili le disposizioni di
diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003, eventualmente
pertinenti, bensì le norme della LAINF valide fino al 31 dicembre 2002 (cfr.
STFA del 26 novembre 2003 nella causa J., U 158/03; STFA del 24 maggio 2004
nella causa M., C 205/03 consid. 1).

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato (cfr. art.
19 LAINF): nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla
continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento
sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de
la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione
di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista
un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si
determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid.
3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents
obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella
degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio
insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

 

 

                            2.6.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa
e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss. consid. 4a). 

 

                               2.7.   Va peraltro
ricordato che anche in materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, vige una particolare giurisprudenza relativa alla
questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA considerava che in assenza di deficit neurologici e d’alterazioni
visibili attraverso radiografie, delle lesioni neuropsichiche non erano, in
generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi di natura patologica, di modo
che - trattandosi d’infortuni del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
- senza prova di deficit funzionale organico e senza alterazioni radiologicamente
oggettivabili, l’esistenza di una relazione di causalità adeguata era negata,
facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo
(DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico è caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza,
disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento
della personalità, ecc. Tale giurisprudenza è stata ulteriormente confermata
(DTF 119 V 335; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V 98 = SVR
1997 UV 96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI 1995 U
221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
succitata pronunzia, la Corte federale ha ricordato che, secondo le ultime
pubblicazioni scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna
cervicale, dei deficit funzionali molto diversi possono apparire a distanza di
anni, anche senza uno stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti
casi i disturbi tipici del “colpo di frusta” non siano oggettivabili con gli
attuali mezzi tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri
disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito
dell’assicurazione contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale è, secondo il
corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare
un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit
funzionali non è stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa
l’adeguatezza della relazione di causalità, non è determinante sapere se, da un
profilo medico, i disturbi consecutivi al “colpo di frusta” devono essere
qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una
tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli
difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro
clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento infortunistico
nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista oggettivo, sono
strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un effetto diretto o
indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il corso ordinario delle
cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o aggravare, assieme
all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non è possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, conviene applicare, per
analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche (cfr. DTF 115 V 133
segg.). La Corte federale ha, in effetti, statuito che, dal momento in cui la
causalità adeguata è stata ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno
d’origine psichica anche in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe
contrario al principio dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati
esigere la prova di una tale lesione in caso d’infortunio del tipo “colpo di
frusta” alla colonna cervicale (DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

                               2.8.   Alla luce
dei principi evocati al precedente considerando - qualora ci si trovi
confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico oggettivabile - è
necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della dinamica dell’infortunio
e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza di un infortunio del tipo
"colpo di frusta" alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen müssen somit durch
zuverlässige ärztliche Angaben gesichert sein. Trifft dies zu und ist die
natürliche Kausalität - aufgrund fachärztlicher Feststellungen in einem
konkreten Fall - unbestritten, so kann der natürliche Kausalzusammenhang ebenso
aus rechtlicher Sicht als erstellt gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen
zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE 119 V 340 E. 2b/aa)."

(DTF
122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.)

 

                                         L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come
delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni medico-specialistiche
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.; DTF 122 V
415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa; STFA del 12
maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la
presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di
disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29;
J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der Diskussion,
SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del Canton Lucerna,
pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

 

 

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale è stata ammessa, è ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82)."

(DTF
122 V 417 = SVR 1997 UV 85, p. 310)

 

                               2.9.   Volendo sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi
- si tratta, in primo luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di
un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr.
SVR 1995 UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cerebrale (cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366 consid.
6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza del
nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado medio,
secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa (cfr. RAMI
2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di
disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle
somatiche, giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                                         Deve
ancora essere aggiunto che l'applicabilità della giurisprudenza federale in
materia di causalità adeguata in caso di trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale, giusta la quale è irrilevante determinare se i disturbi accusati
dall'assicurato siano di natura organica e/o psichica (cfr. DTF 117 V 363 consid.
5d/aa), presuppone che questi disturbi siano a tal punto
intrecciati fra loro che "eine Differenzierung angesichts des komplexen
und vierschichtigen Beschwerdebildes in heiklen Fällen gelegentlich grosse
Schwierigkeiten bereitet" (DTF 117 V 363 consid. 5d/aa).
Per applicare questa prassi è dunque necessario che i disturbi psichici siano
stati provocati dall'infortunio e che unitamente ai disturbi somatici,
anch'essi di natura traumatica, formino un complesso di disturbi psicosomatici
difficilmente differenziabili (cfr. SVR 2001 UV 13, p.
47ss. = RAMI 2000 U 397,
p. 327ss.).

                                         Per
contro, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va affrontato
alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce dei
criteri che sono stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna
cervicale (cfr. DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro
tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ancorché, in
parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a marcate turbe
psichiche, in relazione con l'evento assicurato (cfr. RAMI 2000 U 397, p. 327ss., DTF 123 V 98ss. = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.;
STFA del 17 marzo 1995 nella causa Z., STFA del 6 gennaio 1995 pubblicata parz.
in RAMI 1995 U 221, p. 117; STFA 9 settembre 1994 pubblicata parz. in
RAMI 1995 U 221, p. 115; G. Scartazzini "Considérations sur dix ans de
développement en matière de causalité dans les assurances sociales", in
Mélanges en l'honneur de J. L. Duc, Ed. IRAL Losanna
2001, p. 239seg. (270 nota 75)).

 

                                         In una
sentenza del 18 giugno 2002 nella causa W., U 164/01, consid. 3a e b,
parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 465, p. 437ss., la Corte federale ha
ulteriormente precisato la propria prassi. 

                                         Essa ha,
in effetti, stabilito che l'esame della causalità adeguata può essere effettuato
sulla base dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente ad infortunio, conformemente a quanto sancito dalla DTF 123 V 99 consid.
2a, soltanto se la problematica psichica predomina in maniera chiara già
immediatamente dopo l'incidente, ritenuto che, in caso contrario, un'ulteriore
applicazione di tale giurisprudenza in un momento successivo si giustifica solo
se, nel corso dell'intera evoluzione - dall'infortunio fino al momento
determinante per il giudizio -, i disturbi fisici, complessivamente, hanno
giocato un ruolo assai secondario e sono stati completamente relegati in
secondo piano. 

                                         Il TFA ha
così motivato la sua precisazione giurisprudenziale:

 

"  Der Rechtsprechung gemäss
BGE 123 V 99 Erw. 2a liegt der Sachverhalt zu Grunde, dass sehr bald nach einem
Unfall mit Schleudertrauma der HWS oder äquivalenten Verletzungen, gleichsam an
diesen anschliessend, die psychische Problematik derart überwiegt, dass die mit
dem Schleudertrauma einhergehenden gesundheitlichen Beeinträchtigungen (buntes
Beschwerdebild) völlig in den Hintergrund treten. Die Formulierung in BGE 123 V
99 Erw. 2b, «das in den ersten Monaten nach dem Unfall durch die
Schleuderverletzung geprägte Beschwerdebild (habe) in der Folge in eine
psychische Überlagerung umgeschlagen, welche schliesslich eindeutige Dominanz
aufwies», ist insofern nicht unmissverständlich, als die Wendung «in der Folge»
unter Umständen auf eine gewisse zeitliche Distanz zum Unfall schliessen lassen
könnte. Die in BGE 123 V 99 Erw. 2a zitierten Urteile (Urteil C. vom 28.
November 1994, U 107/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 116 Nr. 8 und
F. vom 6. Januar 1995, U 185/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 117
Nr. 9) zeigen aber ganz klar, dass die psychische Problematik unmittelbar nach
dem Unfall eindeutige Dominanz aufweisen muss, damit anstelle von BGE 117 V 351
die zur Adäquanz bei Unfällen mit anschliessend einsetzender psychischer
Fehlentwicklung geltende Rechtsprechung Anwendung findet. Würde auf das
Erfordernis eines nahen zeitlichen Zusammenhangs zwischen Unfall und
überwiegender psychischer Problematik verzichtet, hätte dies zur Folge, dass
der adäquate Kausalzusammenhang bei den meisten Versicherten, die ein
Schleudertrauma der HWS oder eine äquivalente Verletzung erlitten haben und im
Zusammenhang mit diesem Unfall auch an psychogenen Beschwerden leiden, nach BGE
115 V 133 zu beurteilen wäre. Denn bei Opfern eines Schleudertraumas der HWS,
bei welchem keine organischen Befunde vorliegen, steht mit zunehmender zeitlicher
Distanz zum Unfall immer häufiger die psychische Problematik im Vordergrund.
Damit würde jedoch die Rechtsprechung zum adäquaten Kausalzusammenhang bei
Schleudertraumen der HWS ohne organisch nachweisbare Befunde (BGE 117 V 359)
unterlaufen, für deren Anwendung eben gerade nicht entscheidend ist, ob
Beschwerden medizinisch eher als organischer und/oder psychischer Natur
bezeichnet werden."

                                         (RAMI succitata, consid. 3a)

 

                             2.10.   In virtù dell’art. 11 OAINF,
l’assicuratore LAINF è tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni
assicurative in caso di ricadute o conseguenze tardive (cfr. Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht,
Berna 1985, p. 277).

                                         Né la LAINF né l’OAINF
prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa potrà essere
fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive appaiono, per
la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e ciò
indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. 

                                         Rilevante è soltanto
l’esistenza di un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001 nella causa
H., U 122/00).

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che, trattandosi di una
ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non può essere ammessa
soltanto sulla base del nesso di causalità naturale riconosciuto in occasione
del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che rivendica le prestazioni
dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi
disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è
provato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, può essere
riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                             2.11.   Nella
presente evenienza, il 2 ottobre 2000, l'assicurato  è  rimasto coinvolto in un
incidente della circolazione stradale avvenuto a __________.

                                         Dalle
tavole processuali emerge che l'automobile alla guida della quale si trovava
l'assicurato, mentre stava attraversando una via la cui visuale alla propria
destra era ostruita da un autobus fermo, ha colliso con la parte anteriore
destra contro la fiancata sinistra di un altro autobus proveniente da destra (cfr.
doc. 6).

 

                                         L'insorgente
si è immediatamente recato presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale __________
di __________, dove i sanitari, ai quali ha detto di essere stato investito con
la sua auto da destra e di aver battuto la fronte, hanno diagnosticato una
contusione del cranio e una leggera distorsione cervicale sinistra.

                                         Dal
profilo terapeutico, gli sono stati somministrati degli analgesici (cfr. doc.
10). Le radiografie del cranio e della colonna cervicale non hanno rivelato
lesioni traumatiche ossee (cfr. doc. 1).

 

                                         Il 3
ottobre 2000 l'assicurato è stato visitato dal proprio medico curante Dr. med. __________,
spec. FMH in medicina generale.

                                         Il medico
ha indicato che il ricorrente dall'infortunio del giorno precedente ha
riportato un "colpo di frusta cervicale". Egli ha prescritto degli
analgesici, dei mielorilassanti e un ciclo di fisioterapia (cfr. doc. 1; 4; 10;
20).

 

                                         Il Dr. med.
__________ ha inviato l'insorgente presso il Dr. med. __________, spec. FMH
malattie orecchio naso gola, per un consulto specialistico, in quanto dal
giorno dell'evento traumatico avrebbe accusato un fischio nell'orecchio destro
e dolori nucali a predominanza destra (cfr. doc. 5).

                                         Il Dr. __________,
che ha visto l'assicurato il 9 e il 23 ottobre 2000, ha diagnosticato degli
acufeni di origine posttraumatica in via di risoluzione. Egli, in particolare,
nel suo rapporto al Dr. med. __________, ha osservato:

 

" 
(…)

Esame ORL: dopo asportazione di cerume a dx, i timpani appaiono differenziati
e intatti, non vi è perforazione timpanica. Prove con il Diapason fisiologiche,
rimanente status ORL normale.

 

 

Audiogramma tonale: udito intatto con soglia tra 0 e 10 dB bilat.

 

Ho fatto eseguire una TAC
dei seni paranasali, rocche petrose e del cranio il 10.10.00, il risultato
ti è già pervenuto in copia, reperto TAC normale.

 

 

Valutazione: fortunatamente non ho riscontrato alcuna lesione otologica di
rilievo, l'esame audiometrico è risultato normale, gli accertamenti radiologici
del cranio hanno pure dato esito negativo. Al controllo il 23.10. il paziente
afferma di stare nettamente meglio, il tinnito sarebbe di molto diminuito, persistono
i disturbi nucali per i quali è prevista una fisioterapia. Mi potrà ovviamente
riconsultare in caso di necessità." (Doc. 5)

 

 

                                         Il 21
dicembre 2000 il ricorrente è stato visitato dal medico di __________ dell'CO 1,
Dr. med. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale ha così
valutato il suo stato di salute e la sua capacità lavorativa:

 

" 
Attualmente l'assicurato asserisce soprattutto
delle turbe psichiche come riduzione della concentrazione e della memoria. I
dolori alla nuca per lui non sono molto impressionanti.

 

Clinicamente la
colonna cervicale è mobile nella norma, neurologicamente un referto patologico
non è evidenziabile.

 

La TAC cerebrale anamnesticamente era senza
particolarità.

 

Procedere medico:

Una proposta per una cura adeguata in questi casi
è sempre difficile da dare, forse un'assistenza neuropsicologica.

 

Procedere amministrativo e professionale:

L'assicurato attualmente rimane abile al lavoro
nella misura del 50%.

Prevediamo una rivalutazione in agenzia fra 6
settimane." (Doc. 18)

 

 

                                         L'assicurato,
il 6 dicembre 2000, si è sottoposto a un esame neuropsicologico presso la
Clinica __________ di __________. Nel relativo referto è stato concluso che:

 

" 
(…)

 

L'esame neuropsicologico
di questo paziente che ha subito il 2.10.2000 un incidente della circolazione
con colpo di frusta mette in evidenza dei disturbi della concentrazione
caratterizzati da un'affaticabilità eccessiva e delle fluttuazioni
dell'attenzione, come ad es. allo span visuo-spaziale dove il paziente ha avuto
più difficoltà per un compito semplice che per uno più complesso. Le altre
funzioni cognitive esaminate sono nei limiti della norma.

 

Il paziente descrive
inoltre dei disturbi spesso menzionati dopo un trauma cranico leggero: delle
cefalee, un'ipersensibilità al rumore, una maggiore introversione, una labilità
emotiva e dei disturbi del sonno.

 

Secondo la tabella 8 della
SUVA riguardante i danni all'integrità in caso di conseguenze psichiche di
lesioni cerebrali, il paziente presenta una sindrome psico-organica di entità
leggera. Visti i disturbi della concentrazione, in particolare l'importante affaticabilità,
è indicato che l'abilità lavorativa del paziente venga per ora mantenuta al
50%.

 

 

Esame neurologico del
06.12.2000:

L'esame è risultato
completamente nella norma, come anche la motilità della colonna cervicale.
Presente un indurimento dei muscoli paravertebrali cervicali." (Doc. 21)

 

                                         

                                         Su
indicazione dell'CO 1, l'__________ ha effettuato una valutazione bio-meccanica
dell'evento traumatico del 2 ottobre 2000. Il 23 gennaio 2001 il Dr. sc. techn.
__________ ha evidenziato:

 

" 
(…) 

Am sass Herr RI 1 (38 Jahre,186 cm, 84 kg)
angegurtet am Steuer seines Wagens, als ein Bus gegen die rechte Frontecke
fuhr.

Aufgrund der technischen Informationen konnte
festgestellt werden, dass die kollisionsbedingte Geschwindigkeitsänderung (delta-v)
für seinen Wagen innerhalb oder auch leicht unterhalb eines Bereiches von 10 -
15 km/h lag, durch die dabei wirksamen Beschleunigungskräfte bewegte sich Herr RI
1 relativ zu seinem Fahrzeug nach vorne und, bedingt durch die Rotation im
Gegenuhrzeigersinn, nach rechts. Dabei erfolgte offenbar auch ein Kopfanprall.
Der Airbag wurde nicht aktiviert.

 

Nach Angaben im CO 1-Fragebogen sei Herr RI 1
relativ zu seinem Fahrzeug nach links bewegt worden, wobei er den Kopf an der
Sonnenblende und an der linken Seitentür angeschlagen habe. Aufgrund der
technischen Informationen darf davon ausgegangen werden, dass sich ein Insasse
eines Fahrzeuges, dessen Front nach links beschleunigt wird, relativ zum
Fahrzeug nach rechts bewegen wird. Je nach Vorwärtsgeschwindigkeit des
betreffenden Fahrzeuges wird auch eine Relativbewegung nach vorne dazu kommen.
Dabei kann es zu einem Kopfanprall kommen, aber nicht an der linken Tür,
sondern eher am Lenkrad oder am Armaturenbrett. Bei einer sehr geringen
Vorwärtsgeschwindigkeit würde sich ein angeschnallter Lenker vor allem seitlich
bewegen und ein Kopfanprall wäre unwahrscheinlich. Ein Kopfanprall am oberen
Rand der Windschutzscheibe (Sonnenblende) ist unter den gegebenen Umständen nur
dann nachvollziehbar, wenn die Gurten nicht getragen wurden.

 

Da aber ein Kopfanprall (an welche Stelle auch
immer) aufgrund der initial festgestellten Verletzungen stattgefunden hat,
ergibt sich hier aus biomechanischer Sicht aufgrund der technischen Triage und der medizinischen Unterlagen, dass
die anschliessend an das Ereignis beklagten Beschwerden und Befunde durch die
Kollisionseinwirkung eher erklärbar sind. Biomechanisch relevante
Besonderheiten im Sinne einer Abweichung vom Normalfall sind nicht
aktenkundig." (Doc. 22)

 

                                         

                                         Il 13
febbraio 2002 ha avuto luogo un'ulteriore visita __________. Il Dr. med. __________
ha riscontrato una situazione più o meno invariata; solamente durante le
vacanze l'assicurato è infatti stato privo di disturbi (cfr. doc. 26).

 

                                         Su
incarico dell'assicuratore LAINF, la neuropsicologa __________, della Clinica __________,
il 16 marzo 2001, ha proceduto a una valutazione neuropsicologica di controllo,
da cui è risultato che:

 

" 
(…)

L'attuale esame neuropsicologico
di controllo mostra un'evoluzione globalmente favorevole. A livello cognitivo,
rileviamo una diminuzione delle fluttuazioni dell'attenzione messe in evidenza
durante la prima valutazione del 6.12.2000. Per contro, persiste un'affaticabilità
eccessiva sia al test di concentrazione sostenuta che nella vita quotidiana
(attività lavorativa e formazione).Sul piano psichico, il paziente appare più
tranquillo, il tono dell'umore è normale e, soggettivamente, viene riportata
una regressione dei disturbi del sonno, della labilità emotiva e
dell'introversione. A livello fisico, il paziente avvertirebbe ancora, a volte,
un peso alla testa e un fischio all'orecchio.

 

Dopo aver discusso con il
paziente, il Dr. med. __________ della CO 1 e il medico curante Dr. med. __________,
proponiamo che il Sig. RI 1 rimanga abile al lavoro al 50% fino alla prossima
visita alla CO 1, che avrà luogo fra ca. 2 mesi. Egli dovrà però aumentare
progressivamente il suo rendimento lavorativo cercando di mantenere il livello
di benessere psicologico che ha potuto acquisire nelle ultime settimane.
Durante questo periodo, vedrò il paziente ogni 15 giorni per dei colloqui di
sostegno psicologico." (Doc. 30)

 

                                         L'insorgente,
l'8 maggio 2001, ha dichiarato a un ispettore dell'CO 1 in ditta di essere
sempre in cura presso la Clinica __________ e di lavorare solo al 50%, e meglio
di essere attivo tutto il giorno, ma con rendimento ridotto. Inoltre egli ha
indicato di notare sempre un sovraffaticamento e che gli sembrava di non essere
lucido e di essere più lento nei riflessi. Infine l'assicurato ha precisato di
non escludere di provare ad aumentare la capacità lavorativa più tardi, a
dipendenza del decorso (cfr. doc. 32).

 

                                         Il 22
giugno 2001 la neuropsicologa della Clinica __________ ha affermato che
l'assicurato non presentava disturbi di tipo ansio-depressivo e che riusciva a
concentrarsi meglio e più a lungo, anche se persisteva una certa affaticabilità.
Essa ha pure specificato che egli accettava e si adattava maggiormente alla
situazione e che la sua presenza e il rendimento al lavoro erano aumentati,
senza però raggiungere il 100%. Vista l'evoluzione favorevole, la neuropsicologa
ha suggerito di tentare di aumentare progressivamente la sua abilità
lavorativa, mentre ha ritenuto non più necessaria la presa a carico psicologica
(cfr. doc. 35).

 

 

                                         L'assicurato,
l'11 luglio 2001, è inoltre stato ritenuto fisicamente completamente guarito
dal medico __________, anche se il giorno successivo a un lavoro intenso si
sentiva maggiormente stanco. Il Dr. med. __________ ha, di conseguenza,
indicato che dal 16 luglio 2001 l'insorgente sarebbe stato abile al lavoro
nella misura del 75% e dal 13 agosto 2001 al 100% (cfr. doc. 24).

 

                                         Il 7
giugno 2002 l'assicurato ha annunciato all'CO 1 una ricaduta (cfr. doc. 40).

                                         Il Dr. med.
__________ nella "Prescrizione di fisioterapia" del 4 giugno 2002 ha
diagnosticato una cervicalgia/mialgia in stato dopo distorsione cervicale del 2
ottobre 2000 (cfr. doc. 44).

 

                                         Il
ricorrente è, pertanto, stato convocato per una visita medica __________. Dal
relativo rapporto del Dr. med. __________ del 21 agosto 2002 emerge:

 

" 
(…)

DICHIARAZIONI
DELL'ASSICURATO

 

Ogni tanto, dopo un lavoro
che necessita molta concentrazione, il giorno dopo accusa dolori,
affaticamento, stanchezza associata, a volte, con un certo dolore cervicale.

Fa però tuttora sport
senza impedimenti.

La memoria va bene, è solo
questa stanchezza ogni tanto che lo preoccupa.

 

STATO LOCALE

 

Funzione della colonna
cervicale completamente normale.

 

DIAGNOSI

 

-   Minime turbe neuropsicologiche
soprattutto di un'affaticabilità in 

    stato dopo distorsione
della colonna cervicale a seguito di un 

    incidente stradale il
2.10.2000.

 

 

VALUTAZIONE

 

L'assicurato attualmente
sta abbastanza bene e lavora al 100%.

Talvolta il giorno dopo
aver svolto un lavoro che richiede molta concentrazione, il paziente accusa dei
problemi e stanchezza.

L'assicurato riesce a fare
sforzi senza impedimenti.

 

Procedere medico

Fra 6 mesi prevediamo
un'altra valutazione neuropsicologica presso la Clinica __________ di __________."
(Doc. 50)

 

                                         Il 7
novembre 2002 ha avuto luogo un incontro in ditta tra l'assicurato e
l'ispettore dell'assicuratore LAINF, __________. 

 

                                         L'insorgente
ha dichiarato:

 

" 
(…)

Io ho ripreso il lavoro al
75% dal 16.7.2001 e al 100% dal 13.8.2001, come ordinatomi dal medico della CO
1 dopo la visita in agenzia dell'11.7.2001. Pur non sentendomi ancora
completamente guarito, ho accettato l'ordine di ripresa al 100%,
interpretandolo come una "scossa", un incentivo per cercare di tornare
alla normalità.

Invece non mi sono mai
sentito come prima dell'incidente. Tuttora non sono lucido al 100%. Ci sono dei
momenti in cui sto bene e altri, dopo aver lavorato per un po', in cui mi sento
assente col pensiero. Mi sento stanco. Non riesco più a riflettere normalmente.
Devo interrompere il mio lavoro. Se sto parlando con un cliente, per esempio di
progetti, qualche volta non mi sento più in grado di gestire il colloquio.

 

Concludendo e cercando di
quantificare la diminuzione del mio rendimento professionale, io sono
dell'avviso che rispetto a prima dell'infortunio del 2.10.2000 io rendo circa
il 50% di meno. Comunque, considerato che il medico della CO 1 parlava in
occasione della sua ultima visita di capacità del 100% (pur ammettendo delle turbe
neuropsicologiche e affaticabilità) e considerato inoltre che ci sono da fare
nuovi esami a __________, sarei d'accordo di ammettere per ora una incapacità
lavorativa del 25% con relativo versamento di indennità giornaliera da parte
della CO 1.

Mi rendo conto che questa
sarebbe una soluzione transitoria. Una valutazione definitiva verrebbe fatta a
tempo debito sulla base di adeguati referti medici." (Doc. 53)

 

                                         Dal 1°
novembre 2002 l'CO 1 ha ripristinato il versamento dell'indennità giornaliera
in misura del 25% (cfr. doc. 53).

 

                                         Come
prospettato dal Dr. __________ (cfr. doc. 50), il 26 maggio 2003 l'insorgente è
stato nuovamente controllato dalla neuropsicologa della Clinica __________. Quest'ultima
ha apprezzato lo stato di salute dell'assicurato nel modo seguente:

 

" 
(…)

L'esame neuropsicologico
di controllo di questo paziente che ha subito un incidente della circolazione
il 2.10.2000 mette in evidenza la persistenza di deficit di attenzione
sostenuta (protratta nel tempo) e divisa, in particolare permane un'affaticabilità 
eccessiva. Tali disturbi sono globalmente invariati rispetto a 2 anni fa e sono
di entità leggera, ma possono avere delle ripercussioni significative nella
vita quotidiana e sono suscettibili di ridurre il rendimento durante l'attività
lavorativa soprattutto quando essa, come nel caso del paziente, è impegnativa a
livello cognitivo. I leggeri disturbi di memoria verbale a breve termine (span
verbale e prime 2 evocazioni all'apprendimento delle 15 parole di Rey) sono
anch'essi da mettere in relazione con le difficoltà attenzionali; da notare in
effetti che le capacità mnesiche a lungo termine sono nella norma sia in
modalità che visuo-spaziale. Non si rilevano deficit a livello delle funzioni
esecutive." (Doc. 57)

 

                                         Le
indennità giornaliere del 25% non sono più state corrisposte dal mese di luglio
2003 (cfr. doc. 59; 71).

 

                                         L'assicurato,
il 23 luglio 2003, ha comunicato all'ispettore __________ che sostanzialmente
la situazione non era cambiata rispetto a quanto descritto nel rapporto del 7
novembre 200, non avendo notato nessun miglioramento. Egli ha pure
puntualizzato, da un lato, di non assumere medicamenti, ma di effettuare della
fisioterapia alla colonna cervicale, dall'altro, che il 25% di inabilità era
ancora giustificato (cfr. doc. 60).

 

                                         Il 26
agosto 2003 ha avuto luogo la visita medica __________.

                                         Dal
relativo rapporto, allestito dal Dr. __________, si evince che:

 

" 
(…)

DICHIARAZIONI
DELL'ASSICURATO

 

Accusa sempre gli stessi
disturbi, soprattutto mal di testa alla parte destra, sente come una pressione
in fronte anche eseguendo lavori impegnativi.

Sotto stress o svolgendo
lavori che necessitano un'alta concentrazione i disturbi aumentano.

Inoltre accusa ogni tanto
dolori alla colonna cervicale.

Sta facendo fisioterapia
una volta la settimana che serve per alcuni giorni.

Senza fisioterapia la
situazione peggiora.

 

STATO LOCALE 

 

Colonna cervicale

Ben mobile, senza
risparmio.

 

DIAGNOSI

 

-   Turbe neuropsicologiche
di leggera entità, soprattutto di 

un'affaticabilità
e riduzione leggera della concentrazione con mal di testa e cervicalgia in
stato dopo distorsione della colonna cervicale a seguito di un incidente
stradale il 2.10.2000.

 

VALUTAZIONE

 

L'assicurato accusa sempre
gli stessi disturbi di concentrazione, avverte stanchezza, mal di testa e
dolori alla colonna cervicale.

 

Dal lato clinico un referto patologico o post-traumatico non è evidenziabile,
esistono unicamente questi disturbi neuropsicologici.

L'origine di questi
disturbi è però sconosciuta.

 

Tutti gli esami effettuati
non hanno evidenziato un danno organico post-traumatico al cervello, ma per
accettare i disturbi neuropsicologici questo deve essere presente.

 

Di conseguenza
l'assicurato in questo contesto non ha diritto ad un'indennità per menomazione
all'integrità.

 

Per quanto attiene alla
capacità lavorativa, dal punto di vista medico, l'assicurato è abile al lavoro
nella misura completa." (Doc. 65)

 

                                         L'insorgente,
l'11 novembre 2003, ha infine dichiarato all'ispettore __________:

 

" 
(…)

-   Io non ho mai detto al
dr. __________ di lavorare al 100%. Deve esserci 

stato un
malinteso. Infatti io non ho mai lavorato al 100% e continuavo a ritenermi
inabile al 25% come da citato rapporto CO 1 del 26.8.2003.

-
  Il signor __________ mi aveva prospettato una sospensione dell'indennità
giornaliera con la fine di agosto. In seguito la CO 1 avrebbe esaminato se –
come scritto dalla CO 1 all'avv. RA 1 nella lettera del 15.10.2003 – ho diritto
a ulteriori prestazioni.

-
  Io ribadisco che non ho notato un miglioramento. Siamo nella stessa
situazione descritta nel rapporto CO 1 del 7.11.2002 e in quello del 26.8.2003.

-
  La ditta ha sempre una dozzina di dipendenti. Io sono il direttore
amministrativo e tecnico. Mio padre __________ di 68 anni è ora pensionato.

-
  Non timbro nessun cartellino orario e nemmeno i miei operai. Sopra di me non
c'è nessun superiore. Cerco di fare la mia valutazione globale in modo
corretto.

-
  I problemi che ho sono quelli che ho già descritto in passato. Vale quello
che ho elencato nel rapporto CO 1 del 7.11.2002, vale a dire che ho sempre
ansia, facile stancabilità e disturbi di concentrazione, come da rapporto di __________
del 28.5.2003. Questi disturbi influiscono negativamente sul mio rendimento
professionale globale. Il mio dipendente signor __________ ha dovuto
sostituirmi in molti lavori e questo per l'impresa è un costo salariale
supplementare importante.

-
  In conclusione, io ritengo di essere sempre inabile a tempo indeterminato in
una misura almeno del 25%.

-
  Mi aspetto pertanto l'ulteriore versamento di prestazioni in denaro da parte
della CO 1. Resto in attesa di una decisione della CO 1 in merito." (Doc.
70)

 

                                         Con
decisione formale del 17 dicembre 2003 l'CO 1 ha negato la propria
responsabilità assicurativa per i disturbi neuropsicologici accusati dal
ricorrente nel lasso di tempo successivo alla notifica di ricaduta del giugno
2002 (cfr. doc. 76; consid. 1.3.).

                                         Tale
provvedimento è stato confermato con la decisione su opposizione del 4 febbraio
2002 (cfr. doc. A; consid. 1.3.).

 

 

                             2.12.   Una attenta
valutazione della documentazione medica agli atti - riassunta al precedente
considerando - permette di affermare che nessuno degli specialisti che hanno
avuto modo, di interessarsi al caso dell'assicurato, è riuscito ad oggettivare
delle lesioni strutturali di carattere post-traumatico, suscettibili di
spiegare la sintomatologia accusata dall’insorgente.

                                         Al
proposito va ricordato che i sanitari dell'Ospedale __________ di __________,
il 2 ottobre 2000, hanno riscontrato un'escoriazione frontale, un formicolio
temporale sinistro e alla parte sinistra della nuca, mentre il Dr. med. __________,
il 3 ottobre 2000, ha attestato una dolenzia muscolare cervicale. Le
radiografie del cranio e della colonna cervicale effettuate presso il nosocomio
di __________ il medesimo giorno dell'infortunio, non hanno tuttavia rivelato
lesioni traumatiche ossee (cfr. doc. 1; 4; 10; consid. 2.11.).

                                         Inoltre
il Dr. med. __________, specialista FMH in malattie orecchio, naso, gola, il 23
ottobre 2000, in relazione al fischio nell'orecchio destro e ai dolori nucali a
predominanza destra che l'assicurato avrebbe accusato a decorrere
dall'incidente dell'ottobre 2000, basandosi sugli accertamenti esperiti (TAC
dei seni paranasali, rocche petrose e del cranio), non ha riscontrato alcuna
lesione otologica di rilievo; l'esame audiometrico è risultato normale e anche
gli esami radiologici del cranio hanno dato esito negativo (cfr. doc. 5; consid.
2.11.).

                                         Da parte
sua, il medico __________ dell'CO 1, Dr. med. __________, ha esplicitamente
sottolineato, nel suo referto del 21 dicembre 2000, che clinicamente la colonna
cervicale era mobile nella norma, che neurologicamente un referto patologico
non era evidenziabile e che la TAC cerebrale anamnesticamente era senza
particolarità (cfr. doc. 18; consid. 2.11.).

                                         Sempre il
Dr. med. __________, l'11 luglio 2001, ha indicato che clinicamente non era
riscontrabile nessun referto patologico (cfr. doc. 37; consid. 2.11.).

                                         Infine il
medico __________, in occasione della visita __________ del 26 agosto 2003, ha
precisato che dal lato clinico un referto patologico e post-traumatico non era
evidenziabile e che esistevano unicamente dei disturbi neuropsicologici, la cui
origine era sconosciuta. Egli ha pure evidenziato che tutti gli esami eseguiti
non hanno messo in luce un danno organico post-traumatico al cervello (cfr.
doc. 65; consid. 2.11.).

 

                                         Il TCA si
trova, pertanto, confrontato ad un caso in cui i disturbi avvertiti dal
ricorrente non hanno potuto trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. In casi del genere (riservata l'applicazione della particolare
giurisprudenza relativa ai traumi d'accelerazione alla colonna verticale, cfr. consid.
2.7 - 2.9 e 2.13), la decisione non può che essere sfavorevole all’interessato,
nella misura in cui, non essendo stata individuata, dal profilo
medico-scientifico, l’origine dei disturbi, il giudice delle assicurazioni
sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l’esistenza di una relazione
di causalità naturale con l’evento traumatico assicurato (cfr., in questo
senso, la STCA del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,
confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13
marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e
del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr. inoltre, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, SZS 2/1994, p.
105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen organischer
Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden und die Ursächlichkeit
der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen Befundes, nach derzeitigem
Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht
der Unfallversicherer ohne weiteres” - la sottolineatura è del redattore).

                                         In
conclusione, lo scrivente Tribunale ritiene dimostrato, perlomeno secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che l'insorgente,
in coincidenza con l'annuncio di ricaduta del giugno 2002, non presentava più alcun
postumo organico oggettivabile dell'infortunio del 2 ottobre 2000.

 

                                         In simili
condizioni, il TCA ritiene che non è necessario procedere a ulteriori atti
istruttori, che, contrariamente a quanto sostenuto dall'assicurato nel ricorso
(cfr. doc. I), non apporterebbero dei nuovi (e rilevanti) elementi di
valutazione. 

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                             2.13.   Prima di
poter concludere, in ossequio ai principi giurisprudenziali poc'anzi
menzionati, per l'inesistenza di un nesso di causalità naturale con
l'infortunio del 2 ottobre 2000, questo Tribunale deve ancora esaminare
l'applicabilità della prassi elaborata dal TFA in materia di traumi
d'accelerazione alla colonna cervicale. 

 

                                         Al
proposito, è utile ricordare che con la giurisprudenza inaugurata con la nota
sentenza S. (cfr. consid. 2.8.), il TFA si è scostato dal principio appena
evocato relativo ai disturbi senza correlazione sul piano oggettivo (cfr. consid.
2.13.), quando si è in presenza di un trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale (idem per quel che riguarda i traumi equivalenti - cfr. SVR 1995 UV
23, p. 67 consid. 2). In effetti, il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del “colpo di frusta” non siano oggettivabili mediante gli attuali mezzi
tecnici, non deve spingere a qualificarli di puri disturbi soggettivi e,
pertanto, a negare ogni loro rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro
gli infortuni.

 

                                         Dagli
atti all'inserto si evince che l'evento traumatico assicurato ha interessato il
rachide cervicale.

                                         In
particolare, dal certificato medico 17 novembre 2000, redatto dai medici
dell'Ospedale __________ di __________, che per primi hanno visitato
l'assicurato il 2 ottobre 2000, risulta che l'insorgente ha riportato una
leggera distorsione cervicale a sinistra e una contusione del cranio, ma non
una commotio (cfr. doc. 10; consid. 2.11.).

                                         Il medico
curante, Dr. med. __________, ha poi diagnosticato, il 3 ottobre 2000, un colpo
di frusta cervicale (cfr. doc. 4; consid. 2.11.).

                                         Lo stesso
medico __________ dell'CO 1, nei rapporti relativi alle visite di controllo del
21 dicembre 2000, 13 febbraio 2001, 11 luglio 2001, 21 agosto 2002 e alla
visita __________ del 26 agosto 2003, parla di distorsione della colonna
cervicale a seguito dell'incidente del 2 ottobre 2000 (cfr. doc. 18, 26, 37,
50, 65; consid. 2.11.).

 

                                         Secondo
il TCA, in casu, si può ammettere che l'assicurato sia rimasto vittima di un
trauma d'accelerazione alla colonna cervicale o comunque di un trauma
equivalente.

 

                                         Da notare,
a questo proposito, che la
giurisprudenza non opera alcuna distinzione a seconda che l'interessato abbia
accusato un vero e proprio trauma di accelerazione oppure un meccanismo
equivalente con distorsione della colonna cervicale (cfr. RAMI 2000 U 359 p.
29, 1999 U 341 p. 408 consid. 3b e STFA dell'11
aprile 2000 nella causa V.).

                                         Nondimeno,
ciò non è ancora sufficiente per poter applicare i principi elaborati dalla
nostra Corte federale in questo specifico ambito.

 

                                         Infatti,
secondo l'Alta Corte la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss. torna
applicabile qualora sia stato diagnosticato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale e l'interessato abbia presentato il quadro tipico dei
disturbi, contraddistinto da una loro accumulazione (cfr. DTF 117 V 360 consid.
4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e
della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità
affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.).

                                         In questo
ordine di idee, in una sentenza del 19 ottobre 2001 nella causa D., U 142/00,
il TFA ha negato l'applicabilità della specifica giurisprudenza al caso di un
assicurato che, vittima di un incidente della circolazione stradale con
conseguente trauma d'accelerazione, aveva lamentato soltanto dei dolori al
collo con irradiazione in sede occipitale ed alle spalle (cfr., in questo
stesso senso, la sentenza del 30 settembre 1998 nella causa M., U 223/97).

 

                                         In
concreto, dopo l'evento traumatico dell'ottobre 2000 il ricorrente, nella fase
iniziale, ha accusato, in particolare dolori alla zona cervicale, alla nuca,
riduzione della concentrazione e della memoria, affaticabilità eccessiva (cfr.
doc. 5; 18).

                                         Dal
rapporto del 6 dicembre 2000 della neuropsicologa __________ della Clinica __________
emerge, poi, che il ricorrente ha lamentato anche cefalee, disturbi del sonno,
ipersensibilità al rumore, di essere più sensibile a livello emotivo, più
taciturno e introverso (cfr. doc. 21). 

                                         Nel
prosieguo, e meglio dal mese di febbraio 2001, l'assicurato ha ancora accusato
essenzialmente disturbi neuropsicologici, in particolare difficoltà di
concentrazione e facilità a stancarsi (cfr. doc. 26, 30, 32, 35, 37, 50, 52,
53, 57; consid. 2.11.).

                                         Dal
referto della visita __________ del 26 agosto 2003 risulta, peraltro, che
l'assicurato ha dichiarato di soffrire di disturbi di concentrazione,
stanchezza, mal di testa e ogni tanto di cervicalgia (cfr. doc. 65, consid.
2.11.).

                                         L'11
novembre 2003, durante un colloquio in ditta con l'ispettore __________ dell'CO
1, il ricorrente ha, infine, indicato di provare dell'ansia, di stancarsi
facilmente e di avere disturbi della concentrazione (cfr. doc. 70).

 

                                         Alla luce
di quanto appena esposto questa Corte ritiene che il ricorrente ha presentato,
almeno in parte, il quadro clinico tipico di una lesione del tipo "colpo
di frusta" caratterizzato da disturbi multipli (cfr. consid. 2.7.). Essi
si vanno ad aggiungere alla diagnosi di trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale o di un trauma equivalente.

 

                                         Il nesso
di causalità naturale va quindi ammesso sulla base dei  principi elaborati dal
TFA nella sentenza pubblicata in DTF 117 V 369 in materia di infortuni del tipo
"colpo di frusta” alla colonna cervicale senza prova di un deficit funzionale
organico (cfr. consid. 2.7., per un caso in cui la questione è stata lasciata
aperta dal TCA, cfr. STFA dell'11 febbraio 2004 nella causa K., U 97/03).

 

                             2.14.   A proposito
dell’adeguatezza del legame causale va rilevato quanto segue.

 

                                         Dal
rapporto concernente le "Informazioni complementari" redatto dalla
Polizia cantonale sopraggiunta sul luogo dell'incidente risulta:

 

"  (…)

RI 1
alla guida della propria vettura si trovava a circolare su Via __________
proveniente da Via __________ e diretto verso Via __________.

Giunto
allo stop con Via __________, si fermava.

Controllava
il traffico alla propria sinistra e notava che vi era una colonna di veicoli
fermi (colonna causata dalla fermata di un autobus).

Volgeva
lo sguardo a destra e notava l'autobus citato fermo sulla normale corsia di
scorrimento (fermata ubicata poco dopo l'intersezione con Via __________).

Iniziava
così la manovra di attraversamento di Via __________ onde proseguire ancora su
Via __________ benché la visuale alla propria destra fosse parzialmente
ostruita dall'autobus fermo.

Giunto
a metà Via __________ – con la visuale alla propria destra ancora ostruita
dall'autobus fermo intento a far scendere persone – mentre con la parte
anteriore della vettura era già sulla corsia riservata ai bus, non si avvedeva
del giungere dell'autobus (condotto da __________) dalla propria destra.

Con la
parte anteriore della vettura entrava in collisione con la fiancata sinistra
dell'autobus." (Doc. 6c)

 

                                         L'insorgente,
come visto, ha riportato una contusione del cranio e una leggera distorsione
cervicale (cfr. consid. 2.11.).

 

                                         Chiamato
a classificare questo sinistro, lo scrivente Tribunale ritiene che si tratti di
un infortunio di grado medio al limite della categoria degli infortuni leggeri
o insignificanti, conformemente ad una ormai consolidata prassi federale (cfr.
STFA del 6 novembre 2002 nella causa G., U 99/01, consid. 4.1.: "Der erlittene Verkehrsunfall ist mit der Vorinstanz im
mittleren Bereich, hier aber eher an der Grenze zu den leichten Unfällen anzusiedeln.
Dies entspricht auch der Praxis des Eidgenössischen Versicherungsgerichts,
welches Auffahrkollisionen auf ein haltendes Fahrzeug in der Regel als
mittelschweren Unfall im Grenzbereich zu den leichten Unfällen qualifiziert
(Urteil B. vom 22. Mai 2002, U 339/01)" - la
sottolineatura è del redattore; cfr., pure, STFA del 21 giugno 1999 nella causa
E., U 128/98, consid. 3 e riferimenti; U. Müller, Die
Rechtsprechung des EVG zum adäquaten Kausalzusammenhang beim sog.
Schleudertrauma der HWS: Leitsätze, Kasuistik und Tendenzen, in SZS
2001, p. 431ss.).

 

                                         A titolo di raffronto va segnalato che tanto la Corte federale,
quanto questo Tribunale, nel passato, hanno classificato fra gli infortuni di
grado medio all'interno della categoria media incidenti della circolazione più
gravi rispetto a quello ora sub judice, e meglio:

 

                                         -
 STFA del 31 marzo 1994 nella causa M. St., U 119/91, concernente un
incidente della circolazione in cui l’automobile dell’assicurato, a seguito di
un tamponamento, è uscita di strada verso sinistra, ha urtato un palo, si è
girata di 180° ed ha terminato la sua corsa dopo circa 7 metri; 

                                         -  STFA
del 7 agosto 1996 nella causa H., U 191/95, riguardante un incidente in cui
l’autovettura guidata dal marito dell’assicurata è uscita di strada, è salita
su di una scarpata e si è rovesciata sul tetto;

                                         -  STFA
del 19 febbraio 1999 nella causa D., U 115/98, concernente un incidente
della circolazione stradale in cui l'autovettura sulla quale si trovava
l'assicurato è uscita di strada, si è capovolta tre o quattro volte ed ha
terminato la propria corsa ad una distanza di ben 42 metri. L'assicurato ha
riportato diverse ferite lacero-contuse al volto, al naso ed alla regione della
gola, nonché la frattura aperta della mascella
inferiore e la frattura della testa della mascella a sinistra;

                                         -  STCA
del 17 aprile 2001 nella causa G., inc. n. 35.1999.135, concernente un
incidente della circolazione stradale, avvenuto sul tratto autostradale Lugano-Chiasso,
in cui l'autovettura condotta dal ricorrente ha iniziato una manovra di
sorpasso ad una velocità di circa 110/120 km/h, allorquando la vettura che
stava per essere superata si è, anch'essa, improvvisamente spostata sulla
corsia di sorpasso. Onde evitare uno scontro, l'assicurato ha sterzato bruscamente
verso sinistra, entrando con le ruote nel manto erboso laterale. A questo
punto, il conducente ha perso la padronanza del veicolo, il quale, sbandando,
ha attraversato la carreggiata ed è andato a collidere contro il guardrail di
destra. L'automobile ha terminato la propria corsa, più avanti, sulla corsia di
sorpasso. L'assicurato ha riportato una commotio cerebri con amnesia pericircostanziale
completa e diverse contusioni, in particolare a livello del rachide cervicale e
della spalla destra;

                                     -  STCA
del 2 ottobre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.95, riguardante un
incidente della circolazione stradale, avvenuto in autostrada nei pressi di
Pesaro (I), in cui l'autovettura sulla quale si trovava l'assicurata,
all'imbocco di una galleria, ha cominciato a sbandare verso sinistra. L'auto si
è messa di traverso nella carreggiata, con la parte posteriore spostata più a
sinistra. Ha poi cozzato con quest'ultima contro la parete della galleria,
veniva ributtata verso destra e con la parte anteriore colpiva l'altra parete
della galleria. Veniva poi ancora ributtata dall'altra parte della galleria e
cozzava di nuovo contro la parete di sinistra della carreggiata e poi un'altra
volta a destra. Il veicolo si è poi fermato praticamente fuori dall'altra parte
della galleria. A causa del sinistro, l'assicurata ha riportato una frattura diafisaria
distale pluriframmentaria dell'omero destro con paresi totale del nervo radiale
destro con aprassia da compressione;

                                         -  STCA
del 23 aprile 2002 nella causa S., inc. n. 35.2000.15 - confermata dal TFA
con giudizio del 12 febbraio 2003, U 170/02 - concernente un incidente della
circolazione stradale in cui l'assicurato ha perso il controllo del proprio
veicolo ed è andato ad urtare - all'interno di una galleria - frontalmente contro
due vetture che sopraggiungevano sulla corsia di contromano. Esso ha lamentato
una commotio cerebri, una contusione al fianco, una leggera contusione
al rene destro, una sospetta frattura della quarta/quinta costola laterale
destra nonché escoriazioni al braccio destro.

                                         Il
giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.9.; 2.6.3.)

                                         Affinché
possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di
più criteri (cfr. consid. 2.6.4.).

 

                                         Al
riguardo va osservato che nell'apprezzamento dell'adeguatezza della causalità
in materia di infortuni del tipo "colpo di frusta" non deve essere
operata alcune distinzione fra la componente organica e quella psichica (cfr. consid.
2.10.).

 

                                         L'incidente
della circolazione stradale del 2 ottobre 2000 non si è svolto secondo
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o spettacolari, ciò vale
anche nell'ipotesi in cui, come sostiene l'assicurato (cfr. doc. I), l'autobus
contro il quale ha colliso con la sua automobile viaggiava a 50 km/h.

                                         In
proposito occorre evidenziare che nella DTF 129 V 323 = RAMI 2003 pag. 203 il
TFA nel caso di un infortunio in cui un'automobile, a causa dell'esplosione di
un pneumatico ad una velocità di circa 95km/h, si era capovolta in autostrada
ed era rimasta a giacere sul tetto, nonostante abbia riconosciuto che il
sinistro da un certo punto di vista era stato impressionante, ha negato il
carattere particolarmente drammatico dal profilo oggettivo.

 

                                         Il
ricorrente non ha riportato delle lesioni gravi o con caratteristiche
particolari.

                                         Infatti
la diagnosi di un trauma d’accelerazione alla colonna cervicale oppure di un
meccanismo equivalente non è sufficiente per ritenere adempiuto questo criterio,
bensì è necessaria la presenza, per anni, di diversi disturbi di una certa
gravità rientranti nel quadro clinico tipico per un infortunio del tipo colpo
di frusta o di circostanze particolari che possono influire su tali disturbi,
come una posizione del corpo sfavorevole (cfr. SZS 2001 pag. 448-449; STFA del
25 ottobre 2004 nella causa S., U 137/04). 

                                         Il TFA ha,
ad esempio, negato tale criterio nella STFA del 4 settembre 2003 nella causa
D., U 371/02, relativa a un’assicurata che, a seguito di un tamponamento subito
dall’auto che stava guidando, ha riportato un trauma distorsivo della colonna
cervicale. Essa, in effetti, non ha assunto posizioni particolari al momento
dell’incidente, né ha presentato, per lungo tempo, diversi disturbi di una
certa gravità rientranti nel quadro clinico tipico. Questo criterio nemmeno è
stato riconosciuto nella STFA del 6 febbraio 2000 nella causa T., U 61/00, concernente
il caso di un’assicurata che al momento del tamponamento subito dalla sua
vettura, da cui ha riportato un trauma d’accelerazione al rachide cervicale,
aveva sì la testa girata verso destra, ma non l’intera parte superiore