# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2359e96d-5fab-5d05-8d23-b47c69f1e790
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-30
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 30.05.2013 R 2012 190
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2012-190_2013-05-30.pdf

## Full Text

Comunicata in data

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 12 190

5a Camera

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dal giudice Audétat e dalla 

giudice Moser, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 30 maggio 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

Comunione ereditaria A._____ composta da: B._____, C._____ 
e D._____, nonché E._____ e F._____, 
tutti rappresentati dall'Avvocato lic. iur. Martino Luminati, 

ricorrenti
contro 

Comune di Poschiavo, 
convenuto

e

G._____ e H._____, 
rappresentati dall'Avvocato lic. iur. Piercarlo Plozza, 

convenuti

concernente opposizione edilizia

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1. In data 14 agosto 2012, G._____ e H._____ introducevano formale domanda 

di costruzione per l’erezione a N._____ sulla particella no. 1026, in zona 

residenziale del territorio del Comune di Poschiavo, di un complesso abitativo 

composto da due parallelepipedi con tetto a falda, di tre appartamenti 

ciascuno, uniti tra di loro da un corpo centrale in vetro di minori dimensioni 

con integrate le scale d’accesso agli appartamenti e con tetto piano. Queste 

due unità laterali con il corpo centrale erano progettate occupare due 

profondità, nel senso che rispetto alla strada di quartiere no. 1045 - con cui la 

particella confina a ovest - la prima unità verrebbe ubicata a circa quattro 

metri più vicina alla strada rispetto all’elemento centrale ed alla seconda unità. 

Per il resto sei parcheggi erano previsti nell’autorimessa sotterranea ed i 

restanti lungo il lato nord e sud dell’edificio. La particella no. 1026 conta 1309 

m2 e, come del resto tutti gli altri fondi confinanti con la particella stradale no. 

1045, ad eccezione della proprietà no. 859, fa parte del piano di quartiere 

N._____ 

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Giusta il piano delle strutture del quartiere, per ogni particella inclusa nel 

piano di quartiere veniva definita una superficie edificabile (area grigia sul 

piano) che per il fondo no. 1026 si presentava come segue:

2. Contro il progetto di costruzione, il 17 settembre 2012 insorgevano la 

Comunione ereditaria A._____, proprietaria della particella no. 859, 

E._____ con F._____, proprietari del fondo no. 870 e I._____ in qualità di 

proprietario della particella no. 1047 e di comproprietario, accanto a 

K._____ pure insorgente, della particella no. 1046. Gli opponenti 

adducevano il mancato rispetto della distanza da confine con la facciata 

principale, il contrasto che creerebbe l’edificazione in parola con il quadro 

paesaggistico locale, l’inaccettabile soluzione scelta per i parcheggi e gli 

accessi al fondo, la gravità delle immissioni che verrebbero prodotte e la 

non conformità del progetto al nuovo articolo costituzionale sulle 

residenze secondarie. 

3. Il 12/14 novembre 2012, l’opposizione veniva respinta e alla committenza 

veniva rilasciata la richiesta licenza edilizia a condizione che venissero 

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corrette le distanze della scarpata e del muro di sostegno lungo la strada 

di quartiere. In sostanza, l’autorità edilizia non riteneva applicabili i 

disposti sulle distanze della facciata principale dal confine, dopo che nel 

piano di quartiere sarebbero state espressamente definite per ogni 

particella delle finestre di costruzione, corrispondenti alle aree sulle quali 

sarebbe stato possibile edificare. Per il resto l’eterogeneità che 

caratterizzerebbe la zona non permetterebbe di ritenere che il nuovo 

elemento edile potrebbe portare pregiudizio al quadro locale e le 

immissioni in relazione al traffico che potrebbero derivare dalle nuove 

abitazioni si conformerebbero indubbiamente ai limiti di zona. Il progetto 

presentato non potrebbe neppure essere considerato eludere le 

disposizioni in materia di costruzioni secondarie, essendo fino alla fine del 

2012 possibile edificare case secondarie, senza contravvenire all’articolo 

costituzionale accettato dal popolo l’11 marzo 2012. Per contro il muro e 

la scarpata previsti erano dall’autorità edilizia ritenuti in dovere di 

rispettare le disposizioni comunali sulle distanze dalle strade per cui la 

licenza edilizia veniva rilasciata a condizione che tali impianti venissero 

retrocessi di 60 cm rispetto ai piani presentati. 

4. Il 14 dicembre 2012, B._____, C._____ e D._____, membri della 

Comunione ereditaria, e E._____ con F._____ interponevano ricorso al 

Tribunale amministrativo contro la licenza rilasciata. Come già 

nell’opposizione, i ricorrenti chiedevano l’applicazione al caso concreto 

delle disposizioni sulle distanze dal confine di 7 m per la facciata 

principale. Essendo tale distanza ossequiata verso il lato sud, la facciata 

principale dell’edificio andrebbe rivolta a sud anziché a ovest come 

nell’evenienza. In ogni caso all’interno del piano di quartiere andrebbero 

osservate le legali distanze da confine contenute nell’attuale ordinamento 

di base. Non contenendo poi il piano di quartiere una linea di struttura, ma 

semplicemente delle linee di allineamento, la posizione della facciata 

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principale non dovrebbe essere messa imperativamente lungo questa 

linea. In ogni caso tale linea di arretramento non potrebbe sostituire delle 

disposizioni sulle distanze da confine più severe. Il rispetto delle regolari 

distanze si imporrebbe poi in ogni caso nei confronti del fondo no. 859 

sito esternamente al perimetro del piano di quartiere, benché separato 

dalla particella no. 1026 dalla strada di quartiere. Il progetto, sia per 

dimensioni che per materiali, non si inserirebbe poi nel quadro locale. Con 

il piano di quartiere in oggetto si sarebbe certamente inteso dare un 

assetto paesaggistico migliore alla zona. Permettendo l’edificazione 

dell’anomalo progetto in discussione, e della conseguente modifica del 

terreno, tale scopo verrebbe però chiaramente disatteso. Per il resto il 

progetto contravverrebbe anche alle disposizioni sul numero, l’ubicazione 

e la concentrazione dei posteggi permanenti ed i posti macchina previsti, 

oltre ad essere in parte inagibili, verrebbero a necessitare di due sbocchi 

sulla via di quartiere, a scapito della sicurezza stradale. Anche il numero 

di unità abitative che il progetto prevedrebbe, comporterebbe un 

inammissibile aumento del traffico e delle relative immissioni e l’erezione 

della costruzione renderebbe necessario il previo risanamento del muro di 

sponda sul confine della particella no. 859. 

5. Nella risposta di causa del 21 gennaio 2013, il Comune di Poschiavo 

chiedeva la reiezione del ricorso essenzialmente per i motivi già esposti 

nella decisione impugnata. A complemento delle argomentazioni già 

addotte nell’impugnativa, il comune aggiungeva che, con la definizione 

della finestra di costruzione, il piano di quartiere avrebbe già creato delle 

specifiche superfici edificabili con delle distanze dal confine a volte 

superiori a quelle previste dall’ordinamento di base. Entro tali aree 

l’edificazione sarebbe possibile senza riguardo all’orientamento degli 

edifici e senza la necessità di ossequiare dei supplementi di distanza per 

la facciata principale degli edifici. I nuovi piani dei parcheggi approvati in 

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seguito dall’autorità giusta le condizioni poste nella licenza edilizia si 

conformerebbero pienamente all’ordinamento applicabile, mentre gli 

istanti contesterebbero tali strutture sulla base dei piani non più attuali. 

Per il resto le censure sollevate quanto all’aumento del traffico ed alla 

sicurezza dei posteggi sarebbero infondate, ossequiando il progetto le 

condizioni poste a questo proposito dall’ordinamento di base e per quanto 

necessario dalle relative norme VSS dell’associazione svizzera dei 

professionisti della strada e dei trasporti (qui di seguito semplicemente 

norme VSS).

6. Anche G._____ e H._____ concludevano alla reiezione del ricorso, 

adducendo essenzialmente gli stessi motivi di quelli invocati dall’autorità 

edilizia comunale, precisando però che l’attuale domanda di costruzione 

sarebbe stata preceduta dalla presentazione di un progetto di massima, 

onde stabilire i parametri da rispettare nel contesto dell’introduzione della 

domanda di fabbrica, e dubitando della legittimazione dei ricorrenti a 

contestare l’estetica della costruzione. 

7. Nell’ambito del secondo scambio di scritti processuali le parti si 

riconfermavano essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e 

proposte. Per i ricorrenti, non conformandosi più all’attuale ordinamento 

edilizio comunale e cantonale, il piano di quartiere in oggetto non sarebbe 

più valido e avrebbe dovuto subire in ogni caso un aggiornamento. Per il 

resto non solo i parcheggi esterni sarebbero in parte inagibili, ma anche 

l’accesso all’autorimessa sotterranea. Dal canto suo il Comune di 

Poschiavo e la committenza ribadivano la conformità del progetto alla 

normativa applicabile e richiamavano la possibilità, per l’autorità 

comunale, di concedere delle eventuali deroghe alle distanze da confine 

qualora non vi si fossero opposti, come nell’evenienza, interessi 

preponderanti. Nell’ambito di un successivo scambio di corrispondenza le 

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parti al presente procedimento disquisivano su quali fossero i piani 

definitivamente omologati dall’autorità comunale, piani che non 

corrispondevano più a quelli pubblicamente esposti, essendo stata la 

licenza edilizia rilasciata alla precisa condizione di una modifica della 

sistemazione esterna. 

8. Già in data 8 gennaio 2013 al presente ricorso il giudice dell’istruzione 

accordava l’effetto sospensivo. In seguito la committenza chiedeva di 

poter procedere alla posa di tre sonde riguardanti l’impianto di 

riscaldamento geotermico previsto. La richiesta veniva accolta e il 27 

marzo 2013 l’esecuzione di tali sondaggi veniva permessa. Il 1. maggio 

2013, la committenza chiedeva di poter procedere con i lavori di 

sbancamento iniziati con il rilascio della licenza edilizia e ritenuti non 

pregiudizievoli all’esito della vertenza, richiesta a cui non veniva però dato 

alcun seguito. 

9. Il 28 maggio 2013 il Tribunale amministrativo esperiva un sopralluogo a 

Poschiavo, nell’ambito del quale ognuna delle parti aveva ancora una 

volta modo di esporre il proprio parere. Su quanto visto e sentito in detta 

sede si tornerà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di 

merito che fanno seguito. 

Considerando in diritto:

1. E’ controversa la liceità della licenza edilizia rilasciata ai privati convenuti 

per l’edificazione di un complesso di sei appartamenti. 

2. a) Nella decisione impugnata l’autorità edilizia ritiene indifferente la 

questione di sapere se gli appartamenti in oggetto siano delle residenze 

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secondarie, in quanto fino alla fine del 2012 sarebbe ancora stato 

possibile il rilascio di una licenza di costruzione anche per tali progetti 

edilizi. Dopo quanto deciso dal Tribunale federale in data 22 maggio 2013 

(sentenze 1C-614 e 646/2012), l’affermazione fatta dall’autorità comunale 

si rivela però errata. Infatti, per il Tribunale federale l’art. 75b della 

Costituzione federale (Cost.; RS: 101) esplica i propri effetti già a partire 

dalla data della votazione sulla limitazione delle residenze secondarie l’11 

marzo 2012. Essendo incontestato che il comune convenuto conti già una 

percentuale di residenze secondarie superiore al 20% è pertanto esclusa 

la possibilità di rilasciare una licenza di costruzione per abitazioni 

secondarie. 

b) Per quanto addotto in sede di sopralluogo, la committenza intende però 

nell’evenienza creare delle residenze primarie. In applicazione all'art. 6 

dell'ordinanza sulle abitazioni secondarie (RS: 702), entrato in vigore il 1. 

gennaio 2013, l'autorità preposta al rilascio dell'autorizzazione edilizia 

dovrà d'ora in poi stabilire nell'autorizzazione per la costruzione di una 

nuova abitazione l'obbligo di utilizzare la stessa come residenza primaria 

o quale abitazione sfruttata a scopi turistici qualificati e incaricare l'Ufficio 

del registro fondiario di apporre la relativa menzione. Nel caso in esame, 

la licenza edilizia non arreca alcuna precisazione a questo riguardo, 

essendo stata rilasciata prima del 1. gennaio 2013. Poiché però sul 

territorio del comune convenuto la licenza edilizia impugnata potrebbe 

essere concessa unicamente per delle residenze primarie ed essendo gli 

appartamenti in oggetto da ritenere tali, secondo le asserzioni fatte in 

sede di sopralluogo, qualora il ricorso fosse respinto, tale mancanza 

andrebbe corretta in questa sede, senza che per questo motivo si 

giustifichi un ritorno della pratica all’autorità comunale. 

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3. a) Materialmente, gli istanti contestano la validità stessa del piano di 

quartiere risalente al 1998 - allorquando era in vigore la legge edilizia del 

19 giugno 1983 (vLE) - dopo l’entrata in vigore dell’attuale legge edilizia 

del 2001 (LE) e delle successive modifiche che si sono rese necessarie 

per adattare la normativa comunale alla nuova legge sulla pianificazione 

territoriale del Cantone dei Grigioni (LPTC; CS: 801.100) e alla relativa 

ordinanza (OPTC; CS: 801.110), queste ultime entrate in vigore il 1. 

novembre 2005. A questo proposito gli istanti invocano gli art. 126 cpv. 3 

(abrogazione di tutte le precedenti disposizioni in contrasto con la nuova 

normativa) e 95 cpv. 2 cifra 1 LE (possibilità di derogare alle disposizioni 

sulle distanze per i piani di quartiere che adempiono determinati 

presupposti). In principio, al Tribunale amministrativo è dato statuire sulla 

legalità di un piano di quartiere cresciuto in giudicato solo a ben precise 

condizioni (vedi PTA 1996 no. 44 e riferimenti), potendo simili strumenti 

adempiere alle funzioni per i quali sono previsti solo se possono contare 

sul principio della stabilità dei piani sancito all’art. 21 della legge federale 

sulla pianificazione del territorio (LPT; RS: 700). Fermo restando che un 

piano di quartiere va considerato come un piano regolatore (vedi per tutte 

la decisione del Tribunale federale 1C_518/2010 del 22 marzo 2011), ai 

sensi dell'art. 21 cpv. 2 LPT, la modifica di un piano regolatore può allora 

avvenire solamente a condizione che le circostanze siano cambiate, che 

questi mutamenti concernano i criteri determinanti della pianificazione, 

che i cambiamenti siano notevoli e che un adattamento del piano di 

utilizzazione si renda necessario (vedi anche sentenza del Tribunale 

amministrativo R 06 36 del 14 luglio 2006). 

b) Attualmente, ovvero dopo l’entrata in vigore della nuova LPTC e 

dell’OPTC nel 2005, le procedure di adozione e modifica dei piani di 

quartiere sono rette esclusivamente dal diritto cantonale (PTA 2011 no. 

17 e 2008 no. 19). Giusta l’art. 21 OPTC, qualora dal momento 

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dell'emanazione le condizioni siano notevolmente cambiate, i piani di 

quartiere vengono verificati e, se necessario, adeguati d'ufficio o su 

richiesta degli interessati dal piano di quartiere. Un adeguamento va 

effettuato in particolare quando un piano di quartiere non ancora attuato 
non corrisponde più alle prescrizioni modificate dell'ordinamento base. 

Già dal testo di tale disposto è evidente che una modifica 

dell’ordinamento di base non comporta l’annullamento del piano di 

quartiere, che in assenza di una chiara disposizione contraria mantiene 

quindi la propria validità. Per contro, resta possibile, qualora fosse 

necessario e le condizioni per operare in questo modo fossero date, 

modificare tale piano per conformarlo alle mutate esigenze 

dell’ordinamento di base. 

c) Nell’evenienza, al momento attuale è evidente che le condizioni per 

procedere ad una modifica del piano di quartiere per conformarlo 

all’ordinamento di base non sono date già per il fatto che non si tratta di 

un piano di quartiere non ancora attuato. Dei sei appezzamenti inclusi nel 

perimetro del piano di quartiere, solo la particella della committenza e il 

fondo no. 1047 non sono edificati. Il piano di quartiere è 

conseguentemente già in gran parte attuato e quindi il principale 

presupposto per la sua modifica fa già difetto. In principio quindi, anche 

attualmente il piano di quartiere in parola mantiene intatta la sua validità 

ed esplica tutti i suoi effetti. 

d) Resta da stabilire se, come sembrano pretendere i ricorrenti, il piano di 

quartiere sia stato abrogato o modificato con l’adozione della nuova LE 

del 2001 e prima della successiva revisione del 2005. Per il periodo tra 

l’adozione della nuova normativa edilizia comunale nel 2003 (anno 

dell’approvazione da parte del Governo) e il suo adeguamento al diritto 

cantonale (2005), l’art. 126 cpv. 2 LE enunciava quali erano gli atti che le 

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nuove disposizioni erano reputate abrogare. Poiché il piano di quartiere in 

oggetto non veniva esplicitamente abrogato, lo stesso manteneva la 

propria validità. Anche in questa eventualità però i ricorrenti reputano che 

i confini definiti nel piano delle strutture avrebbero dovuto 

automaticamente adattarsi alla nuova LE, non essendo comunque 

nell’evenienza giustificata una deroga alle regolari disposizioni sulle 

distanze da confine come previsto all’art. 95 cpv. 2 cifra 1 LE. La pretesa 

non può però essere condivisa. Una diretta applicazione delle nuove 

disposizioni sulle distanze a correzione del piano delle strutture del 

quartiere non è possibile, senza una previa procedura di modifica. La 

nuova normativa trova invece applicazione in tutti gli ambiti che il piano di 

quartiere non ha disciplinato separatamente (altezze, indice di 

sfruttamento, volumi, materiali ecc.). Pretendere che l’autorità avrebbe 

dovuto al momento dell’introduzione della nuova LE operare anche una 

modifica del piano di quartiere è pure fuori discussione. Come si è visto, 

già in virtù del diritto federale una modifica del piano di quartiere su 

questioni già espressamente regolate è possibile solo se riguarda i criteri 

determinanti della pianificazione e se i cambiamenti sono notevoli oltre 

che necessari. Poiché però l’art. 95 e anche l’art. 94 cpv. 2 LE 

contemplano la possibilità per un piano di quartiere di derogare alle 

norme edilizie generali ed alle distanze da confine, anche se in parte a 

condizioni diverse da quelle conosciute sotto la vLE, le modifiche 

apportate dalla LE sarebbero allora anche in quest’ottica difficilmente 

qualificabili come dei cambiamenti che avrebbero mutato 

fondamentalmente i criteri pianificatori vigenti in precedenza e che 

avrebbero quindi richiesto imperativamente un adattamento del piano di 

quartiere. 

e) Malgrado la sua indubbia semplicità, il piano di quartiere in oggetto 

adempie poi anche ai presupposti formali richiesti dal diritto cantonale. 

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Giusta i combinati disposti di cui agli art. 51 cpv. 2 e 52 cpv. 2 e 3 LPTC, 

infatti, il piano di quartiere è composto dalle disposizioni del piano di 

quartiere e, a seconda dello scopo, dal piano delle strutture di quartiere e 

dal piano di urbanizzazione di quartiere. Il piano delle strutture di quartiere 

stabilisce l'inserimento di costruzioni e impianti e le superfici da 

mantenere libere. Per quanto riguarda le volumetrie, la loro utilizzazione e 

strutturazione, una relativa normativa nel piano di quartiere ha carattere 

facoltativo. Dal profilo formale pertanto, il piano di quartiere è munito di 

quanto è indispensabile ad un tale strumento urbanistico. Determinante 

per dirimere la presente controversia sono le specifiche disposizioni del 

piano di quartiere (DPdQ) ed i relativi piani, in particolare quello delle 

strutture del quartiere. 

4. a) Viene innanzitutto contestato il calcolo delle distanze da confine e quindi 

la definizione di superficie o finestra edificabile. Per le parti convenute, 

con la determinazione della superficie edificabile nel rispettivo piano delle 

strutture sarebbe stata definita l’area da edificare e questa sostituirebbe 

tutte le altre disposizioni sulle distanze, mentre per i ricorrenti, la finestra 

edificabile non esonererebbe la committenza dal rispetto anche della 

distanza da confine di 7 m lungo il lato ovest, essendo questo il lato sul 

quale verrebbe a trovarsi la facciata principale dell’edificio (vedi art. 53 

LE). In conformità all’art. 2.3.1 DPdQ, le nuove costruzioni all’interno 

dell’area edificabile devono essere erette rispettando i limiti della 

superficie edificabile e le linee di allineamento riportati nel piano delle 

strutture. La superficie edificabile è definita come l’area all’interno di una 

particella sulla quale può essere costruito. Il posizionamento della 

costruzione non viene regolato dal piano di quartiere; sono comunque da 

rispettare i limiti della superficie edificabile e le linee di allineamento 

riportati sul piano delle strutture, così come le norme della legge edilizia in 

vigore di volta in volta (art. 2.3.2 DPdQ). In conformità all’art. 2.5 DPdQ, 

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all’interno dell’area di quartiere sono concesse deroghe alle prescrizioni 

edilizie per i supplementi di distanza (solo per i limiti della superficie 

edificabile e per le linee di allineamento). I “supplementi di distanza” della 

vLE erano le maggiori distanze in caso di facciata principale superiore a 

12 m. 

b) Sulla scorta delle disposizioni che precedono ed in base alla chiara 

indicazione contenuta nel piano delle strutture, per questo Giudice non vi 

sono dubbi che la finestra di costruzione definita nel piano delle strutture 

del quartiere, nella misura in cui definisce i limiti entro i quali può avvenire 

la nuova edificazione, vale come l’area che può essere edificata e che 

l’edificazione entro tale area non possa aggiuntivamente sottostare ad 

altre disposizioni sulle distanze. Del resto le DPdQ non riservano solo il 

regime derogatorio per la superficie edificabile e le linee di allineamento 

alle quali non si applicano i supplementi di distanza, ma prevedendo pure 

espressamente la possibilità di costruire all’interno delle singole superfici 

edificabili delle case congiunte (art. 2.3.2 cpv. 2 DPdQ), alle quali 

evidentemente non possono essere imposte i supplementi di distanza. 

Che la determinazione di tali superfici sia vincolante anche attualmente è 

del resto giustificato dal fatto che queste finestre contenute nel piano delle 

strutture andavano ben oltre le legali distanze da confine della vLE che 

erano - come attualmente - di 3 m per la distanza minore e di 7 m per 

quella maggiore. Le superfici edificabili venivano stabilite in base ad una 

distanza di 7 m lungo il lato sud ed una distanza di 5 m lungo il lato nord, 

distanza massima altrimenti imponibile alle costruzioni la cui facciata 

superava una lunghezza di 12 m (art. 73 vLE). In generale poi, queste 

superfici edificabili contano delle distanze dalla strada di quartiere e da 

confine lungo le linee di arretramento quasi sistematicamente superiori ai 

regolamentari 3 m. Queste linee di arretramento intendono indubbiamente 

dare un chiaro indirizzo all’edificazione, lasciando libera da costruzioni 

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tutta una larga fascia che attraversa da nord a sud il perimetro del 

quartiere, dividendo lo stesso in un comparto a monte ed uno a valle della 

strada di quartiere. Imporre in queste condizioni alla committenza delle 

ulteriori limitazioni sulle distanze da confine nel senso proposto nel ricorso 

è improponibile. 

c) In qualità di proprietari della particella no. 859 - non inclusa nel perimetro 

del piano di quartiere – parte dei ricorrenti chiede comunque il rispetto 

delle prescritte distanze dai confini, in conformità a quanto previsto all’art. 

95 cpv. 3 LE. Ai sensi dell’art. 60 LE, quale distanza dal confine vale la 

distanza più corta misurata orizzontalmente tra il muro esterno dell’edificio 

e il confine con il fondo. Nell’evenienza, la particella no. 859 non è inclusa 

nel perimetro del piano di quartiere e la stessa non confina neppure con il 

fondo no. 1026. Lungo il lato ovest, la particella da edificare confina con la 

strada di quartiere. Pertanto, oltre a non poter invocare il rispetto delle 

distanze da confine, non essendo confinati, questi ricorrenti non possono 

neppure pretendere l’applicazione dell’art. 95 cpv. 3 LE poiché la 

particella no. 1026 lungo il lato ovest confina con una proprietà inclusa nel 

perimetro del piano di quartiere. Semmai i proprietari del fondo no. 859 

avrebbero potuto invocare il rispetto delle disposizioni sulle distanze, 

qualora - rispetto al loro fondo - la distanza complessiva tra il loro confine 

e la facciata esterna della prevista costruzione fosse stata inferiore a 7 m. 

Come però è stato misurato anche in sede di sopralluogo e per quanto 

risulta dai piani allegati, la distanza tra la facciata esterna della prevista 

costruzione e il fondo no. 859 è di 7.5 m, per cui anche in quest’ottica, le 

censure sollevate sono prive di fondamento.  

d) Ispirandosi a quanto precedentemente previsto all’art. 77 vLE, gli istanti 

ritengono che i supplementi di distanza di 7 e 5 m lungo i lati nord e sud 

determinerebbero anche l’orientamento degli edifici, nel senso che 

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all’interno del piano di quartiere le facciate principali andrebbero rivolte a 

sud e non a ovest, come prevederebbe il progetto in discussione. In 

questo senso gli istanti pretendono che vada nell’evenienza applicata una 

norma d’inserimento di cui però non vi è alcun riscontro nei documenti del 

piano di quartiere e che, come si è visto in sede di sopralluogo, collide 

palesemente con il quadro locale, giacché praticamente tutte le 

costruzioni, incluse le due degli istanti, nelle immediate adiacenze di 

quella progettata e oggetto del presente ricorso, sono rivolte 

sostanzialmente a ovest verso la sottostante borgata. Anche la 

costruzione dei ricorrenti proprietari del fondo no. 870 era del resto rivolta 

verso il borgo e non orientata a sud già all’epoca dell’elaborazione del 

piano di quartiere. Se quindi l’orientamento delle costruzioni avesse 

dovuto seguire la logica delle maggiori distanze da confine anziché quella 

degli edifici circostanti, tale pretesa avrebbe dovuto trovare la debita 

regolamentazione nelle disposizioni del piano di quartiere. Invece le 

distanze da confine di 5 m a nord e di 7 m a sud (del resto non applicabili 

alla particella qui in oggetto, che conta una distanza da confine sul lato 

nord di 15 m) non sono state accompagnate da alcuna norma 

d’inserimento che permetterebbe di trarre conclusioni nel senso di quanto 

perorato dai ricorrenti. 

e) I ricorrenti rimproverano all’autorità comunale di confondere le linee di 

struttura e quelle di allineamento. Che le linee di allineamento contenute 

nel piano delle strutture non siano delle linee di struttura sulle quali va 

tassativamente eretta la facciata degli edifici risulta però già dal progetto 

dell’edificio approvato, previsto contare due profondità e del quale solo la 

facciata del primo blocco è posta sulla linea di allineamento. In questo 

senso, il rimprovero fatto all’autorità comunale è immotivato. Per i motivi 

esposti in precedenza, può invece nell’evenienza restare aperta la 

questione di sapere quale sia la portata dell’art. 55 cpv. 2 LPTC, stando al 

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quale le linee di arretramento hanno la precedenza su tutte le altre 

prescrizioni di diritto pubblico sulla distanza, non essendo tale questione 

più rilevante dopo quanto già esposto in precedenza riguardo le distanze 

da confine determinanti. 

5. a) Giusta i piani prodotti dall’autorità edilizia al Tribunale amministrativo e 

approvati dalla commissione edilizia il 22 novembre 2012, sono previsti 

cinque posteggi esterni sul lato sud della particella e due a nord. I 

ricorrenti contestano la validità di questi piani, ritenendo che possano 

essere decisivi ai fini della vertenza solo i piani esposti pubblicamente e 

non quelli modificati successivamente. In realtà, la licenza edilizia era 

stata rilasciata alla precisa condizione che venissero corrette le distanze 

della scarpata e del muro di sostegno lungo la strada di quartiere. Queste 

correzioni venivano dalla committenza trasmesse all’autorità comunale 

due giorni dopo il rilascio della licenza di costruzione del 12/14 novembre 

2012 e le modifiche venivano approvate il 22 novembre successivo. 

Anziché però indicare sui piani esposti le correzioni apportate in seguito in 

colore rosso e datare solo tali modifiche con la data 22 novembre 2012, 

ovvero con una data successiva al rilascio della licenza di costruzione, 

l’autorità comunale ha integrato le modifiche apportate - senza lasciare la 

situazione precedente - e ha datato i piani 22 novembre 2012, lasciando 

quindi erroneamente supporre una intera modifica degli stessi, mentre in 

realtà era stata corretta solo la sistemazione esterna, nel senso richiesto 

dalla licenza di costruzione. Da questo fatto agli istanti non ne è 

comunque derivato alcun notevole svantaggio. Nell’ambito del presente 

procedimento, la modifica approvata il 22 novembre 2012 veniva 

trasmessa agli istanti e gli stessi potevano prenderne visione e 

determinarsi al riguardo. Ne consegue che l’agire dell’autorità edilizia, 

anche se formalmente non del tutto corretto, non ha comunque 

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pregiudicato agli istanti la possibilità di impugnare con la dovuta 

cognizione di causa la definitiva sistemazione esterna dell’edificio. 

b) Giusta l’art. 2.4.2 DPdQ, per i posteggi vanno osservate le prescrizioni 

della legge edilizia. Essi devono essere disposti all’interno delle rispettive 

particelle e non sono previsti posteggi d’interesse comune. 

Materialmente, non è contestato che il progetto preveda 

complessivamente due posteggi per ogni unità abitabile, superando la 

superficie utile lorda (SUL) di ogni appartamento i 100 m2 (art. 29 cpv. 2 

LE). La LE non prevede la necessità di creare posteggi per i visitatori o 

che i posti macchina siano coperti, anche se giusta la prassi comunale 

almeno la metà dei posteggi è da ubicare in un’autorimessa. 

Nell’evenienza, sei posteggi sono previsti al coperto e sette all’aperto. Per 

i cinque posteggi esterni ubicati a sud del fondo e la cui larghezza è di 

2.70 m per 5 m di profondità, lo spazio di manovra di 5.5 m rispetta 

ampiamente le disposizioni VSS e quindi tali infrastrutture non danno 

adito ad alcuna rimostranza. Per contro, gli istanti contestano lo spazio di 

manovra dei due posteggi a nord e l’accesso al garage. Come 

giustamente precisato dall’autorità comunale, le norme VSS per i 

parcheggi nonché per le entrate e uscite da un’autorimessa sotterranea 

vanno applicate ad edifici e impianti con forte afflusso d’utenza come 

centri d’acquisto, discoteche, grossisti, centri industriali e di vendite ecc. 

(art. 29 cpv. 5 LE). Il fatto quindi che i due posteggi privati qui in 

discussione possano anche non soddisfare le disposizioni VSS non è 

come tale un motivo sufficiente per non approvare il progetto. Per gli 

istanti, simili accessi potrebbero però in queste condizioni rappresentare 

un pericolo. Anche questa tesi non merita protezione. L’uscita e l’entrata 

per l’autorimessa posta sul lato nord del fondo, come pure i due posteggi 

esterni, sono ubicati in modo tale che le manovre ad essi connesse 

vengano eseguite interamente sulla particella da edificare. Per tutti gli altri 

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utenti della strada quindi, la disposizione di questi impianti all’interno della 

particella non può comportare né uno svantaggio e tantomeno un 

pericolo. L’immissione sulla strada di quartiere avviene alcuni metri dopo 

l’uscita dal garage sotterraneo, situazione che rende inapplicabile l’art.28 

cpv. 1 LE, e la manovra d’entrata e d’uscita dai due posteggi esterni siti a 

nord viene eseguita sul fondo stesso. È poi indiscusso che questi due 

posti macchina esterni possano essere convertiti anche in un solo 

posteggio, sempre nel rispetto del numero minimo richiesto dalla LE. Ne 

consegue che la situazione dei garage non contravviene ad alcuna 

diversa disposizione della LE e non giustifica alcun intervento correttivo 

nel senso perorato nel ricorso. 

c) Anche le censure rivolte al numero e alla posizione degli accessi sulla 

strada di quartiere non meritano protezione. L’8 novembre 2012, l’ufficio 

tecnico comunale regolava nel permesso rilasciato la geometria degli 

accessi giusta quanto previsto all’art. 28 LE e chiedeva alla committenza 

la realizzazione dell’opera d’intesa con lo stesso ufficio. Per il resto, la 

strada di quartiere conta circa 110 m di lunghezza e la particella no. 1026 

confina con la stessa per una tratta di oltre la metà di questa lunghezza, 

ovvero per circa 75 m. Essendo prevista l’edificazione di due blocchi di tre 

appartamenti ciascuno, anche la scelta di ricorrere a due separati accessi 

sulla strada di quartiere è comprensibile. La strada è un rettilineo, la 

visibilità è buona e non sono ravvisabili motivi per imporre alla 

committenza una scelta diversa. Per il resto, anche l’accesso a nord, 

contrariamente a quanto pretendono i ricorrenti, non sbocca su di 

incrocio, ma si immette sulla strada di quartiere circa 15 m prima del bivio 

stradale. In termini di sicurezza pertanto anche tale accesso non presta 

fianco a critiche. Per le censure rivolte alla pretesa pericolosità della 

pendenza degli accessi, pendenze che comunque attualmente divergono 

dal progetto iniziale a seguito dei cambiamenti apportati alla sistemazione 

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esterna, gli istanti non sono in grado di invocare la violazione di una 

relativa disposizione edilizia comunale. Pertanto le critiche sollevate si 

rivelando infondate.  

d) Relativamente alla strada, gli istanti invocano poi un intollerabile aumento 

delle immissioni dovute al traffico, giacché il complesso edilizio 

comprenderebbe ben sei appartamenti. La censura cade però a lato. La 

strada di quartiere è prevista urbanizzare un limitatissimo numero di 

particelle e il relativo traffico su detta tratta, anche dopo l’erezione dei sei 

appartamenti, resterebbe alquanto modesto. La zona è una zona 

residenziale con grado di disturbo 1 (corrispondente al grado di sensibilità 

fonica II) giusta quanto previsto dai combinati art. 33 cpv. 2 cifra 1 e 53 

cpv. 2 LE. In tali zone sono ammesse anche attività di servizio come studi 

medici, panetterie, ristoranti, pensioni, scuole, musei ecc., tutti servizi che 

comporterebbero certamente una maggiore affluenza di vetture di quella 

che è dato attendersi dai sei appartamenti. In quest’ottica, la progettata 

costruzione non può oggettivamente essere considerata come fonte di 

molestia a causa del traffico, come vorrebbero i ricorrenti. Per garantire la 

viabilità del quartiere è stata prevista e ampliata l’attuale particella no. 

1045. Il principale sbocco sulla strada di quartiere dell’autorimessa e dei 

posti macchina all’aperto è previsto a 15 m circa dall’inizio di detta tratta. 

Essendo poi indubbio che le particelle site all’interno del piano di quartiere 

siano da allacciare tramite la strada di quartiere, non vi sono dubbi che le 

nuove unità abitative possano far capo alla strada di quartiere senza che 

si rendano necessarie altre indagini sull’impatto di tali residenze in 

termine di traffico e immissioni prodotte dalla strada, trattandosi di 

un’abitazione in zona residenziale. Infatti, lo sfruttamento previsto è del 

tutto conforme alla funzione prevista per la zona di utilizzazione e il 

numero di unità abitative rientra pienamente nello sfruttamento 

ammissibile. 

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6. a) Contrariamente a quanto preteso dalla committenza, gli istanti possono di 

massima presentare anche censure concernenti l'estetica delle 

costruzioni e la loro integrazione nel paesaggio per quanto ciò possa 

avere un'influenza sulla loro situazione di vicini. Infatti, i vicini possono 

chiedere il riesame di una licenza di costruzione alla luce di qualsiasi 

disposizione che possa legalmente o di fatto ripercuotersi sulla loro 

situazione, ovvero dalla quale possono trarre un vantaggio pratico in caso 

di annullamento o modifica della decisione contestata (DTF 133 II 400 

cons. 2.2, 133 II 249 cons. 1.3 e 120 Ib 48 cons. 2a). Il vantaggio pratico 

è un elemento importante per decidere sull'entrata nel merito del ricorso e 

per evitare una selezione delle possibilità di ricorso secondo le censure 

invocate (DTF 137 II 33 cons. 2.2.3). Come precisato dal Tribunale 

federale, non è ammissibile ammettere o negare settorialmente la 

legittimazione al ricorso sulla base delle motivazioni fatte valere (vedi sul 

tema STF 1C_492/2010 del 23 marzo 2011, cons. 3.2 con i riferimenti 

dottrinali e giurisprudenziali), come nell’evenienza sembra proporre la 

committenza.

b) Ai sensi dell’art. 73 cpv. 1 LPTC, le costruzioni devono essere costruite 

ed inserite nell'ambiente e nel paesaggio secondo le regole dell'arte di 

costruire, in modo tale da creare un buon effetto generale. Lo stesso 

principio è contenuto all’art. 20 cpv. 1 LE il quale sancisce che gli edifici 

devono essere architettonicamente ben strutturati e inseriti nel loro 

ambiente urbanistico e paesaggistico. Malgrado la loro valenza positiva, 

queste norme non vanno interpretate come se il legislatore avesse 

preteso un inserimento globale ottimale (cfr. per la disposizione cantonale 

il Messaggio del Governo al Gran consiglio dell’11 maggio 2004, fascicolo 

no. 3/2004-2005, pag. 343). La nozione di buon effetto generale 

costituisce una nozione giuridica indeterminata che come tale conferisce 

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all'autorità edilizia un certo margine di apprezzamento ai fini 

dell'individuazione del suo contenuto normativo. Questa latitudine di 

giudizio va rispettata anche dalle istanze di ricorso (vedi per tutte la 

sentenza del Tribunale amministrativo R 12 10 ed i riferimenti). In questo 

contesto, se la valutazione estetica è plausibile essa merita conferma, 

non essendo compito dell'autorità di ricorso sostituire il proprio 

apprezzamento a quello dell’autorità edilizia (RtiD I-2012 n. 11, cons. 

2.2.1).

c) Per questo Giudice le considerazioni espresse dall’autorità comunale, alle 

quali può essere fatto ampiamente riferimento, sono pertinenti, 

convincenti e oggettivabili. La zona è effettivamente caratterizzata da 

costruzioni per una o per più famiglie, le forme, i materiali, i colori, gli stili, 

le volumetrie e la direzione del tetto sono alquanto eterogenei e in ogni 

caso nella zona vi sono anche altri grandi complessi residenziali. Non vi 

sono pertanto per questo Giudice motivi per intervenire nella valutazione 

fatta. In particolare è indiscusso che anche con la costruzione delle due 

particelle del piano di quartiere non ancora edificate, il carattere della 

zona non potrà certo venire essenzialmente cambiato. All’interno del 

piano di quartiere stesso gli stili, i colori e le dimensioni degli edifici sono 

alquanto diversi e non hanno grandi caratteristiche in comune. In sede di 

sopralluogo, soprattutto fondandosi sul parere dell’architetto che 

accompagnava i ricorrenti, veniva più volte ribadita la presunta volontà 

degli allora incaricati della stesura del piano di quartiere di promuovere 

l’edificazione di case per una sola famiglia e non di complessi residenziali 

come quello in parola. A questo proposito va però precisato che il piano di 

quartiere non contiene alcuna disposizione in questo senso e che, nella 

misura in cui permette la costruzione di case congiunte, promuove 

propriamente un tipo di costruzione come quella in parola. In ogni caso 

costruzioni congiunte non sono solitamente per una sola famiglia. Come 

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si è poi ampiamente visto in sede di sopraluogo, quasi tutte le case che 

caratterizzano i dintorni sono di dimensioni importanti, indipendentemente 

dalla questione di sapere quante famiglie vi abitino. Infine, anche la 

costruzione a monte, lungo il lato est della particella no. 1026, condivide il 

carattere residenziale del progetto qui in discussione. L’effetto generale 

che l’inserimento della nuova costruzione può avere sulle adiacenze va in 

queste condizioni considerato buono e non sono ravvisabili ragioni 

estetiche che possano ostare al rilascio della licenza di costruzione.

7. I ricorrenti invocano ancora l’instabilità del muro di sponda, di cui è dotata 

la strada di quartiere in prossimità della particella no. 859. Con un 

incremento del traffico come quello che è dato attendersi dall’edificazione 

di sei nuovi appartamenti, la strada di quartiere verrebbe ulteriormente 

sollecitata e di conseguenza aumenterebbe la pericolosità del muro in 

parola. Come giustamente addotto dal comune convenuto questa censura 

non è opponibile alla committenza e non può giustificare il rifiuto della 

licenza di costruzione. All’epoca della realizzazione del piano di quartiere, 

la strada no. 1045 era stata ampliata e adattata alle esigenze della 

viabilità del quartiere. Per quanto già esposto in precedenza, in base alle 

disposizioni del piano di quartiere non è in ogni caso dato trarre 

conclusioni nel senso proposto nel ricorso quanto al possibile 

sfruttamento a scopo di casette per una sola famiglia delle particelle 

incluse nel perimetro del quartiere. Per questo non vi sono motivi per 

considerare che la struttura viaria non vada considerata consona a 

sopportare lo sfruttamento legalmente ammissibile dei fondi. Che la 

strada non sia atta a sopportare carichi superiori a 18 t non è contestato. 

Sulla tratta vige conseguentemente anche una corrispondente limitazione. 

Altri motivi che si opporrebbero al rilascio della licenza edilizia per questo 

motivo non ve ne sono.

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8. In conclusione, la licenza edilizia rilasciata si palesa conforme 

all’ordinamento in materia di pianificazione e viene in questa sede 

confermata alla condizione che le unità abitative siano a scopo di 

residenze primarie. Il ricorso è respinto e le spese occasionate dalla 

presente procedura seguono la soccombenza giusta quanto previsto 

all’art. 73 cpv. 2 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS: 

370.100). I ricorrenti sono pure tenuti a rimborsare alla parte vincente le 

spese necessarie causate dalla procedura (art. 78 cpv. 1 LTA). 

Il Tribunale decide:

1. a) Il ricorso è respinto. 

b) La licenza edilizia del 12/14 novembre viene confermata alla condizione 

che tutti i sei appartamenti progettati siano delle residenze primarie. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 4'000.--

- e le spese di cancelleria di fr.    544.--

totale fr. 4'544.--

========

il cui importo sarà versato per metà da B._____, C._____ e D._____, 

responsabili in solido, e per l’altra metà da E._____ e F._____, pure 

responsabili solidalmente, entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

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3. Alla cresciuta in giudicato della presente sentenza, all’Ufficio del registro 

fondiario Valposchiavo viene fatto ordine di procedere alla seguente 

menzione:

Particella no. 1026, piano no. 9 a N._____, Comune di Poschiavo

- Vincolo di residenza primaria per tutte le sei unità abitative. 

4. Le ripetibili a favore di G._____ e H._____ vanno in ragione di fr. 3'307.50 

(IVA inclusa) a carico di B._____, C._____ e D._____, responsabili in 

solido, e in ragione di fr. 3'307.50 (IVA inclusa) a carico di E._____ e 

F._____, responsabili in solido.

5. [Vie di diritto]

6. [Comunicazioni]