# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** da0005e2-3254-51d4-b81a-239117ebabf5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.07.2020 D-4595/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4595-2018_2020-07-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4595/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Mia Fuchs,  

cancelliere Manuel Piazza. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM dell’11 luglio 2018 / N (…). 

 

 

 

D-4595/2018 

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Fatti: 

A.  

L'interessato, cittadino afgano con ultima residenza a B._______, è espa-

triato a fine 2015 o inizio 2016 ed è entrato in Svizzera il 21 luglio 2016, 

dove il giorno stesso ha depositato una domanda d'asilo (cfr. atto A14). 

B.  

Sentito sui motivi d'asilo, durante la prima audizione ha dichiarato di aver 

lasciato il suo paese per studiare e alla ricerca di un futuro migliore (cfr. 

atto A14, D7.01). Durante la seconda audizione ha aggiunto che il suo cane 

avrebbe morso il figlio di un parlamentare, di conseguenza dei soldati agli 

ordini di quest’ultimo lo avrebbero picchiato e avrebbero ucciso il cane. Si 

sarebbe poi rifugiato presso sua sorella e i soldati avrebbero informato sua 

madre che lo avrebbero ucciso, se lo avessero trovato (cfr. atto A30, D77). 

C.  

Con decisione dell’11 luglio 2018, la SEM ha respinto la succitata domanda 

d'asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera. Nel 

contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile 

l'esecuzione dell'allontanamento. 

D.  

In data 13 agosto 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

14 agosto 2018), il ricorrente è insorto contro la summenzionata decisione 

con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale), chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione impu-

gnata, il riconoscimento dello statuto di rifugiato nonché la concessione 

dell'asilo, in via subordinata, il rinvio degli atti alla SEM perché prenda una 

nuova decisione e, in via ancor più subordinata, la concessione dell'am-

missione provvisoria. Ha altresì presentato una domanda d'assistenza giu-

diziaria, nel senso della dispensa dalle spese processuali e dal relativo an-

ticipo. 

E.  

Con scritto del 26 agosto 2019, il ricorrente ha inviato alla SEM le fotocopie 

di quattro documenti in lingua straniera. Il 29 agosto 2019 l’autorità inferiore 

ha trasmesso tale scritto al Tribunale. 

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F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 

6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-

zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-

deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

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3.  

I ricorsi manifestamente infondati sono decisi dal giudice in qualità di giu-

dice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) 

e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 

Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti. 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha considerato inverosimili le dichia-

razioni del ricorrente riguardanti le minacce di morte, perché apparirebbe 

sorprendente che fatti di tale importanza sarebbero stati da lui addotti solo 

in occasione della seconda audizione. Anche le dichiarazioni riguardanti il 

soggiorno durante l’ultimo mese prima dell’espatrio sarebbero inverosimili, 

perché il ricorrente avrebbe prima asserito di aver vissuto con la madre, il 

fratello e la sorella, per poi affermare di aver invece vissuto presso la so-

rella in un altro quartiere rispetto alla madre. 

La SEM ha inoltre rilevato che il fatto di voler studiare e avere un futuro 

migliore, non avendo il ricorrente avuto problemi né con le autorità né con 

terzi, non sarebbe rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

4.2 Nel ricorso il ricorrente considera che le proprie dichiarazioni riguar-

danti le minacce di morte sarebbero verosimili, perché ne avrebbe parlato 

solo durante la seconda audizione su invito dell’interprete, che – così egli 

avrebbe immaginato – avrebbe tradotto una richiesta dell’interrogante. Non 

avrebbe continuato, quindi, per rispettare ciò che gli sarebbe stato detto 

dall’autorità. 

La contraddizione su dove avrebbe soggiornato l’ultimo mese prima di 

espatriare non sarebbe inoltre grave, perché la sorella avrebbe lasciato 

l’abitazione di famiglia soltanto pochi mesi prima. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

5.2 Sono rifugiati le persone che, nel paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. 

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Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

5.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

relativi riferimenti). 

6.  

6.1 Per quanto riguarda l'analisi dei motivi d'asilo, vi è da chiedersi se nella 

fattispecie le allegazioni rese dal ricorrente adempiano alle condizioni di 

verosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi. 

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6.2 Innanzitutto, le dichiarazioni dell''insorgente risultano contraddittorie su 

punti essenziali. In particolare, egli ha fornito motivi completamente diversi 

sulle circostanze che l'avrebbero portato all'espatrio. Infatti, nel corso della 

prima audizione il ricorrente ha asserito di essere espatriato unicamente 

per motivi economici, per studiare e avere un futuro migliore. Alle domande 

precise del funzionario se ci fossero altri motivi, se gli fosse successo qual-

cosa, se avesse mai avuto problemi con le autorità o terzi in patria o se 

desiderasse aggiungere altro, egli ha risposto negativamente (cfr. atto A14, 

D 7.02 seg.). Tuttavia, nel corso della seconda audizione, l'interessato ha 

menzionato tutt'altri motivi, ovvero il fatto di essere stato minacciato di 

morte da un parlamentare perché il cane del ricorrente ne avrebbe morso 

il figlio (cfr. atto A30, D77). Va considerato che se determinati avvenimenti 

– come nella fattispecie – vengono invocati in seguito tra i motivi principali 

per la richiesta d'asilo, mentre in sede di audizione sommaria non sono 

stati nemmeno accennati, la contraddizione può essere ritenuta determi-

nante. Inoltre, le spiegazioni fornite dall'interessato – ovvero che voleva 

dirlo ma sarebbe stato interrotto, che era stressato e confuso, che aveva 

sbagliato e che non aveva capito la domanda (cfr. atto A30, D117 e 119) – 

non giustificano una siffatta omissione, avendo egli sottoscritto la corret-

tezza del verbale della prima audizione. 

In seguito, oltre alla tardività, le allegazioni inerenti al soggiorno durante 

l’ultimo mese prima dell’espatrio sono incongruenti su un punto essenziale. 

Segnatamente, il ricorrente si è contraddetto sul luogo. Infatti, inizialmente 

egli ha asserito di aver vissuto dalla nascita fino all’espatrio nel quartiere 

C._______ con la madre, il fratello e la sorella (cfr. atto A14, D2.01), mentre 

in seguito ha indicato che sarebbe stato dalla sorella in un altro quartiere 

(cfr. atto A30, D31 e 114). Al contrario di quanto pretende l’interessato nel 

ricorso, la divergenza non è minore o trascurabile. Essa si riferisce infatti 

all’ultimo mese vissuto in Patria dal ricorrente, prima di abbandonarla po-

tenzialmente per sempre. Inoltre, l’incongruenza riguarda il periodo di 

tempo immediatamente successivo a un avvenimento che, a detta sua, lo 

avrebbe segnato profondamente e ne avrebbe messo in pericolo la vita. 

Inconcepibile, quindi, che egli possa essersi confuso sul luogo dove lo ha 

trascorso. 

6.3 Alla luce delle suesposte considerazioni, la versione dei fatti resa dal 

ricorrente non può essere considerata verosimile. 

7.  

Per il resto, come a giusto titolo ritenuto dall'autorità inferiore nella deci-

sione impugnata, le motivazioni economiche avanzate dall'insorgente non 

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adempiono manifestamente alle condizioni dell'art. 3 LAsi e non sono dun-

que rilevanti in materia d'asilo. 

8.  

In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non sod-

disfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi e nemmeno 

quelle di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la deci-

sione impugnata va confermata. 

9.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata. 

10.  

10.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 

10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'al-

lontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF 

2009/51 consid. 5.4). 

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10.3 Nella propria decisione la SEM ha considerato l’esecuzione dell’allon-

tanamento del richiedente ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi-

bile. Nella fattispecie si sarebbe infatti in presenza di circostanze partico-

larmente favorevoli: il ricorrente sarebbe nato e cresciuto a B._______; di-

sporrebbe di una solida rete sociale composta dalla madre, dal fratello, da 

due sorelle con le rispettive famiglie e da alcuni zii, con i quali manterrebbe 

una buona relazione; possiederebbe una formazione scolastica di 9 anni; 

vanterebbe un’esperienza pluriennale come meccanico d’auto; sarebbe 

giovane e in salute; la famiglia sarebbe proprietaria di una casa, e la madre 

già in passato con il reddito del proprio lavoro avrebbe mantenuto entrambi 

i figli. 

Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. Afferma infatti che 

l’attuale situazione in Afghanistan non permetterebbe un rinvio nella sicu-

rezza e nella dignità e che non potrebbe beneficiare dell’aiuto della sua 

famiglia, sua madre non guadagnando molto e suo fratello studiando. 

Con lo scritto del 26 agosto 2019 il ricorrente aggiunge che i membri della 

sua famiglia avrebbero lasciato l’Afghanistan. 

10.4 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-

zione del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-

dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare l'esi-

stenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiu-

dizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova 

applicazione ed il suo rinvio verso l’Afghanistan è dunque ammissibile sotto 

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l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Convenzione sullo statuto 

dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 

Non vi è inoltre motivo di considerare l'esistenza di un rischio personale, 

concreto e serio per l'insorgente di essere esposto, nel suo paese d'origine, 

ad un trattamento proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tor-

tura. Per quanto attiene ai menzionati fattori di rischio nella fattispecie, 

nell'ambito di una valutazione d'insieme, secondo il Tribunale non vi è da 

ritenere, nonostante il ricorrente abbia chiesto asilo all'estero, che la soglia 

per ammettere un «real risk» sia raggiunta. A tal proposito va rilevato che, 

non essendo stato reso verosimile (cfr. consid. 6.3), non vi è motivo di sup-

porre che il ricorrente sia stato minacciato di morte da soldati agli ordini di 

un parlamentare. 

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

10.5 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono alle condizioni della qua-

lità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono 

da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa 

vale anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento com-

porterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero 

più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con 

ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabil-

mente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una de-

gradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. 

Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quoti-

dianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impie-

ghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare 

una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione 

deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari le-

gati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel 

suo paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

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Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se l’in-

sorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile dell'e-

secuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale vi-

gente attualmente in Afghanistan, da un lato, e della sua situazione perso-

nale, dall'altro. 

Nell’ambito di diverse analisi del Paese dal punto di vista della sicurezza e 

della situazione umanitaria ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, questo Tribu-

nale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan, già critica, 

è ulteriormente peggiorata nell’ultimo periodo. Sotto il profilo umanitario, la 

situazione nelle aree rurali del Paese è a tal punto grave da potersi consi-

derare realizzate le condizioni di minaccia esistenziale ai sensi dell’art. 83 

cpv. 4 LStrI (cfr. sentenze di riferimento del Tribunale D-4287/2017 dell’8 

febbraio 2019 e D-5800/2016 del 13 ottobre 2017). Per quanto concerne 

la città di B._______, la giurisprudenza ha recentemente confermato che, 

pur con le dovute riserve del caso, tale località sia tutt’ora tra le più stabili 

e sicure del paese, di modo che non si debba partire dall’assunto quanto 

ad una generale inesigibilità del ritorno verso la stessa (cfr. sentenza D-

4287/2017 dell’8 febbraio 2019 consid. 7). In altre parole, ciò significa che 

in presenza di elementi particolarmente favorevoli l’esecuzione dell’allon-

tanamento verso la città di B._______ risulti, ora come prima, ragionevol-

mente esigibile. Quali circostanze favorevoli vanno intesi gli usuali fattori 

già vagliati dalla giurisprudenza (segnatamente: giovane età, esperienza 

lavorativa, solida rete di rapporti sociali, possibilità di procacciarsi il minimo 

esistenziale e di trovare un alloggio in loco, buone condizioni di salute), da 

valutarsi nel loro insieme (cfr. DTAF 2011/49 consid. 7.3.5-7.3.8 e 2011/7 

consid. 9.9.2; si vedano anche: sentenza di riferimento del Tribunale D-

5800/2016 del 13 ottobre 2017 consid. 8.4 e sentenza del Tribunale D-

620/2017 del 15 febbraio 2018 consid. 8.2). 

Nella presente disamina, l’insorgente proviene proprio da B._______, ove 

ha vissuto ininterrottamente dalla nascita sino all’espatrio. Questa città può 

quindi essere definita quale centro dei suoi interessi. Stando al ricorrente, 

sua madre e suo fratello avrebbero lasciato l’Afghanistan. Anche pren-

dendo per buona la versione del ricorrente e i documenti prodotti con lo 

scritto del 26 agosto 2019 (le fotocopie del passaporto dei due e due non 

meglio identificati documenti che li riguardano, apparentemente prove-

nienti da autorità turche), comunque, ad oggi nella città risiedono quanto-

meno due sorelle con le rispettive famiglie, due coppie di zii e dei cugini, 

con i quali l’insorgente ha dichiarato d’intrattenere buoni rapporti. Il ricor-

rente possiede una formazione scolastica di nove anni, che potrebbe ri-

prendere. Nonostante la giovane età dispone di un’esperienza lavorativa 

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di quattro anni come meccanico d’auto acquisita nella mezza giornata li-

bera dalla scuola, per il che non vi sono dubbi quanto al fatto che possa 

trovare sbocchi lavorativi nella regione senza essere posto in una condi-

zione di minaccia esistenziale. L’abitazione dove viveva è di proprietà della 

famiglia, inoltre la madre è in grado di dargli, eventualmente e come già 

successo in passato, un aiuto materiale che, se lei effettivamente si trova 

in Turchia, potrà garantire anche a distanza. L’insorgente è d’altro canto 

giovane ed in buona salute e non ha persone dipendenti a carico. Le con-

dizioni favorevoli di cui alla summenzionata giurisprudenza risultano per-

tanto adempiute. 

Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi 

di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria, senza che da un 

esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua perma-

nenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3 e 

2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti). 

In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è 

ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

10.6 In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 

2 LStrI). Il ricorrente dispone infatti della sua taskara originale, emessa dal 

suo paese d’origine e tutt’ora valida. Usando della necessaria diligenza, 

potrà procurarsi ogni ulteriore documento indispensabile al rimpatrio (cfr. 

art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). Inoltre, a causa della pan-

demia di Coronavirus attuale, non risulta che, a parte un’eventuale mag-

giore difficoltà tecnica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di 

rimpatrio, lo stesso sia impossibile. In tale contesto, si rileva come soltanto 

una posticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento non 

conduce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso a titolo esem-

plificativo la sentenza D-2160/2020 del 6 maggio 2020 consid. 9). 

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

10.7 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento 

la decisione dell'autorità inferiore va confermata. 

11.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

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106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-

guata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

13.  

Ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

14.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della pre-

sente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Manuel Piazza 

 

 

Data di spedizione: