# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 58ee0279-6ab7-5c60-a4c5-9ff8eef4e2a8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 11.09.2014 17.2014.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2014-98_2014-09-11.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2014.98+131

  	
  Locarno

  11 settembre 2014/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
	
   

  	
   

  	 

								

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Stefano Manetti e Chiarella Rei-Ferrari

  

 

	
  assessori giurati:

  	
  AS 1

  AS 2 

  AS 3 

  AS 6 (supplente)

  AS 5 (supplente)

  

 

	
  segretario:

  	
  Ugo Peer, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 3 marzo 2014 e confermata con dichiarazione d’appello
8 maggio 2014 da

 

	
   

  	
  AP 1,

   

  rappr. dall’avv. DI 1, 6901 Lugano

   

  

e con appello incidentale del 3 giugno 2014 presentato dal 

	
   

  	
   

  procuratore pubblico __________, 6500 Bellinzona

   

  contro la sentenza emanata il 20 febbraio 2014 dalla Corte
  delle assise criminali nei confronti di AP 1 e nei confronti di IM 1
  (motivazione scritta intimata il 15 aprile 2014)

  

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che                  con sentenza 20 febbraio 2014 la Corte delle assise criminali ha dichiarato AP 1, autore colpevole di:

 

-     infrazione
aggravata alla LStup per avere,

 

      in parziale
correità con la moglie IM 1, senza essere autorizzato, nel periodo marzo 2012 –
giugno 2013, a __________ e __________, detenuto presso l’appartamento coniugale
e alienato a consumatori locali, per la maggior parte identificati, un
quantitativo complessivo di 1'308,60 grammi di cocaina, nonché detenuto presso l’appartamento coniugale 217,59 grammi netti di cocaina (con un grado di
purezza variante da 5,9% e 18.9%) destinati alla vendita e sequestrati dalla
polizia, sostanza previamente acquistata da un cittadino africano e per la
maggior parte da tali __________ /__________ non meglio identificati;

 

-     riciclaggio
di denaro per avere,

 

      nel periodo 14
marzo 2012 – 20 giugno 2013,

      a __________, __________
e __________,

 

      inviato
all’estero,

      

      nel periodo 14
marzo 2012 – 25 maggio 2013,

      in 22
occasioni,

      tramite __________,

      la somma
complessiva di fr. 9'278.84;

 

      nel periodo 24
luglio 2012 – 12 aprile 2013,

      in 5
occasioni,

      tramite
__________,

      in
correità con IM 1,

      la somma
complessiva di fr. 658.99;

 

      cambiato in
valuta estera,

 

      nel periodo
agosto 2012 – giugno 2013,

      la somma
complessiva di fr. 10'000.-;

 

      nel periodo
agosto 2012 – giugno 2013, 

      in correità
con __________,

      la somma
complessiva di fr. 5'000.-,

 

      denaro
proveniente dal traffico di cocaina.

 

 

La Corte di prime cure ha, invece, prosciolto AP 1
dalle accuse di:

 

-     infrazione
aggravata alla LStup di cui al punto 1. dell’atto d’accusa 138/2013 del 4
dicembre 2013 (di seguito AA) limitatamente alla vendita di 100 grammi di cocaina;

 

-     riciclaggio
di denaro di cui al punto 2.1 e 2.4. dell’AA nonché in relazione agli invii
di denaro all’estero effettuati da IM 1 per complessivi fr. 6'866.27 di cui al punto
2.2 dell’AA.

 

In applicazione della pena, i primi giudici hanno condannato AP 1
alla pena detentiva di quattro anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto.

                                         La Corte ha ordinato la
confisca di tutto quanto in sequestro con contestuale distruzione della
sostanza stupefacente, del materiale per confezionare stupefacenti e di una
bilancia elettronica, mentre ha dissequestrato i telefoni cellulari ed una
macchina fotografica indicati al disp. 7. della sentenza impugnata.

 

Con il medesimo giudizio, la Corte delle assise criminali ha pure ritenuto IM 1 autrice colpevole di:

 

-     infrazione
aggravata alla LStup per avere,

 

      in correità
con il marito AP 1, senza essere autorizzata, nel periodo aprile/maggio 2012 –
giugno 2013, a __________ e __________, detenuto presso l’appartamento
coniugale e alienato a consumatori locali per la maggior parte identificati, un
quantitativo complessivo di 1'248,60 grammi di cocaina, nonché detenuto presso l’appartamento coniugale 217,59 grammi netti di cocaina (con un grado di
purezza variante da 5,9% e 18.9%) destinati alla vendita e sequestrati dalla
polizia;

 

-     riciclaggio
di denaro per avere,

 

      nel periodo 24
luglio 2012 – giugno 2013,

      a __________, __________
e __________,

      inviato
all’estero,

      

      il 24 luglio
2012 e il 12 aprile 2013,

      in 5
occasioni,

      in correità
con il marito AP 1,

      la somma
complessiva di fr. 658.99;

      cambiato in
valuta estera,

 

      nel periodo
agosto 2012 – giugno 2013,

      in correità
con il marito AP 1,

 

      la somma
complessiva di fr. 5'000.-,

 

      denaro proveniente
dal traffico di cocaina.

 

La Corte di prime cure ha,
invece, prosciolto IM 1 dalle accuse
di:

 

-     infrazione
aggravata alla LStup di cui al punto 1. dell’AA limitatamente a 160 grammi di cocaina;

 

-     riciclaggio
di denaro di cui al punto 2.1 e 2.4 dell’AA nonché in relazione agli invii
all’estero di complessivi fr. 6'866.27 da lei effettuati nonché agli invii
all’estero di complessivi fr. 9'278.84 effettuati da AP 1 di cui al punto 2.2.
dell’AA ed in relazione al cambio di complessivi fr. 10'000.- eseguito da AP 1
di cui al punto 2.3 dell’AA.

 

In applicazione della pena, i primi giudici hanno condannato IM 1
alla pena detentiva di tre anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto,
sospesa in ragione di diciotto mesi, con un periodo di prova di quattro anni.

 

 

preso atto che             contro la sentenza della Corte
delle assise criminali AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre
appello.

                                         Dopo avere ricevuto la
motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 8 maggio
2014, completata il 22 maggio 2014, AP 1 ha precisato d’impugnare il
dispositivo n. 1.1. (per quanto concerne il quantitativo di cocaina alienata,
ammessa limitatamente a 908.60 grammi in opposizione ai 1'308.60 grammi accertati dai primi giudici), e quello n. 5.1. (per quanto concerne la commisurazione
della pena, nella misura in cui eccede i tre anni di pena detentiva e non è
posta al beneficio della sospensione condizionale in ragione di 20 mesi con un
periodo di prova non superiore a 4 anni).

 

                                         L’insorgente non ha
presentato istanze probatorie.

 

 

Il procuratore pubblico ha dichiarato il 3 giugno 2014 di
appellare, in via adesiva, i dispositivi n. 3.2, 3.3. e 3.4. della sentenza di
prime cure (chiedendo la conferma delle imputazioni di riciclaggio di cui ai
punti 2.1, 2.2. e 2.4. dell’AA), nonché quello n. 5.1. (postulando che la pena
sia aumentata a cinque anni e tre mesi di detenzione, da dedursi il carcere
preventivo sofferto).

Anche il procuratore pubblico non ha presentato istanze
probatorie.

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento
l’11 settembre 2014, durante il quale:

                                         -     il
procuratore pubblico ha postulato l’integrale reiezione dell’appello presentato
da AP 1 e l’accoglimento del suo gravame 3 giugno 2014;

                                         -     AP
1 si è riconfermato nella dichiarazione d’appello 8 maggio 2014, completata in
data 22 maggio 2014.

 

 

ritenuto

                                    I.   Potere cognitivo della
Corte di appello e di revisione penale

 

                                   1.   Giusta l’art. 398
cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di
primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In
particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del
diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata
o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP -
secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir
d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti
impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e
in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.

Sulla questione della
cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che
l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate
ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad
individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma
deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che
sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766). 

L'appellante può limitare il
suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di prima istanza (art.
399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione
d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il principio soffre ad ogni
modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore dell’imputato, il potere
di esame della Corte di appello si estende anche ai punti non appellati (art.
404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n.
13, pag. 741).

Il TF ha precisato che,
nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati esaustivamente alle lettere
a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della giurisdizione di appello è
nuovo e completo: l’appello parziale non permette, infatti, alle parti di
sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado soltanto alcuni fatti,
sottraendone altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte, un appello parziale
formulato in tal senso non va dichiarato irricevibile ma interpretato in
maniera estensiva, in modo da soddisfare le esigenze dell’art. 399 cpv. 4 CPP,
conformemente alla volontà del legislatore che ha voluto permettere alla
giurisdizione di appello di esercitare un ampio controllo sulla causa che gli
viene sottoposta (STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.2).

 

                                   2.   Per quel che
riguarda il potere cognitivo in tema di commisurazione della pena, sotto
l’egida del previgente ordinamento processuale la Corte di cassazione e di revisione penale - come il Tribunale federale - interveniva con
estremo riserbo, unicamente laddove la sanzione si poneva al di fuori del
quadro edittale, si fondava su criteri estranei all’art. 47 CP, disattendeva
elementi di valutazione prescritti da quest’ultima norma oppure appariva
esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare eccesso o
abuso del potere di apprezzamento (DTF 135 IV 191 consid. 3.1; DTF 134 IV 17
consid. 2.1; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 e riferimenti; DTF 128 IV 73 consid. 3b,
DTF 127 IV 10 consid. 2; STF 6B_78, 81, 90/2008 del 14 ottobre 2008 consid.
3.3; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.3).

Il nuovo CPP federale permette invece di censurare, mediante
l’appello, non solo l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento (art. 398
cpv. 3 lett. a CPP), ma anche l’inadeguatezza (art. 398 cpv. 3 lett. c CPP).

Secondo la dottrina maggioritaria, quest’ultimo motivo di ricorso
- non previsto nel disegno di legge, ma introdotto dalle Camere federali e
definito privo di portata giuridica da Schmid nella misura in cui l’appello è,
comunque, un rimedio giuridico completo e la sentenza dell’autorità di secondo grado
si sostituisce a quella resa dall’autorità inferiore (Schmid, Handbuch des
Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695 con
riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP; Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 9, pag. 767)
- estende (o, nell’opinione di Schmid condivisa da questa Corte, semplicemente,
conferma) la competenza della giurisdizione di appello anche all’errato
apprezzamento, non solo all’eccesso o all’abuso dello stesso.

Esso conferisce, dunque, alla giurisdizione d’appello la facoltà
di rivedere liberamente anche le questioni suscettibili di apprezzamento,
verificando che la decisione adottata in primo grado sia effettivamente la
migliore possibile, senza che il controllo sia più limitato alla conformità
della stessa con l’ordinamento giuridico (cfr., in particolare, Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 398, n. 9, pag. 767 e ad art. 393, n. 17, pag. 759;
Eugster, Basler Kommentar, StPO, ad art. 398, n. 1, pag. 2642: “Auch reine
Ermessensfragen […] unterliegen der freien Überprüfung”;
Stephenson/Thiriet, Basler Kommentar, StPO, ad art. 393, n. 17, pag. 2622-2623;
Mini, Commentario CPP, ad art. 393, n. 37, pag. 732).

Alcuni autori, pur concordando con la dottrina citata sul principio secondo cui
la giurisdizione d’appello deve procedere ad una commisurazione autonoma della
pena (così come, in generale, ad una libera valutazione di tutte le altre
questioni sottoposte ad apprezzamento), senza limitarsi a controllare che il
giudizio di prima istanza rientri nei limiti di apprezzamento conferiti dal
legislatore, ritengono opportuno che, in questi ambiti, la Corte di appello dimostri un certo riserbo (Hug, in Kommentar zum StPO, Zurigo 2010, ad art.
398, n. 20, pag. 1920 seg.; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de
procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 21, pag. 1776; contra,
nella stessa opera ma con riferimento all’identico motivo di reclamo, Rémy, in
Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 393,
n. 18, pag. 1760, che non fa cenno al riserbo che la seconda istanza dovrebbe
imporsi e cita una definizione di Moor [Droit administratif, les actes
administratifs et leur contrôle, Vol. II, Berna 2002, pag. 667]
del controllo dell’opportunità delle decisioni: “contrôler l’opportunité,
c’est intervenir à l’intérieur même du cadre légal dans lequel l’autorité dont
l’acte est attaqué exerce sa libre appréciation”).

L’opinione secondo cui nel suo libero apprezzamento l’autorità di
secondo grado deve dar prova di un certo riserbo rimane, comunque, minoritaria.
Ad essa si oppone (fra gli altri) recisamente Schmid che - ricordando che
l’autorità chiamata a pronunciarsi sull’appello deve, in ogni caso, operare un
apprezzamento proprio che si sostituisce a quello dell’istanza di primo grado -
ha, in particolare, precisato che la Corte di appello, se si autolimitasse nel
suo potere di verificare il primo giudizio, commetterebbe addirittura una
violazione del diritto di essere sentito dell’imputato (Schmid, Handbuch des
Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695 con
riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP).

Recentemente il TF, commentando gli art. 399 e 404 cpv 1 CPP, ha
sposato la tesi della dottrina maggioritaria precisando che l’appello produce,
di principio, un effetto devolutivo completo e conferisce, perciò, alla
giurisdizione d’appello un pieno potere d’esame che le permette di rivedere la
causa liberamente sia in fatto, che in diritto, che in opportunità (STF 6B_548/2011
del 14 maggio 2012, consid. 3).

Tale pieno potere di esame in materia di commisurazione della pena
è dato anche nei casi in cui, a seguito di un appello presentato dal solo
accusatore privato, venga modificato il giudizio sulla colpevolezza del prevenuto
che in prima istanza era stato assolto oppure condannato a seguito di una
diversa qualifica giuridica, e ciò benché l’accusatore privato non sia
legittimato ad interporre appello contro la sanzione inflitta (DTF 139 IV 84,
consid. 1.2, confermato in STF inc. 6B_54/2012 del 14
gennaio 2013, consid. 4). La colpevolezza non può in
effetti venir dissociata dalla pena, per cui, in caso di accoglimento
dell’appello dell’accusatore privato in relazione alla colpevolezza
dell’imputato (anche in assenza di appello interposto dal PP), la Corte di appello deve fissare una nuova pena commisurata alla colpa da lui accertata, se del
caso pronunciando una pena più severa di quella decisa in prima istanza (v.
anche STF inc. 6B_54/2012 del 14 gennaio 2013, consid. 4).

 

 

                                   II.   Principi applicabili
all’accertamento dei fatti

 

                                   3.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Galliani/Marcellini, Commentario
CPP, ad art. 139, n. 1, pag. 297; Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n.
24, pag. 49; Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art.
139, n. 2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer,
Basler Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e segg.) che,
in applicazione dell’art. 10 cpv. 2 CPP, valuta liberamente (Bernasconi,
Commentario CPP, ad art. 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, Praxiskommentar, ad
art. 10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, ad art.
10, n. 35-41, pag. 70-72; DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c/bb;
Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, §
100, n. 744, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches
Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 39, n. 22, pag. 157 e § 62, n. 4, pag. 288;
STF 6B_1028/2009 del 23 aprile 2010; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010; 6B_936/2010
del 28 giugno 2011; Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 21, pag. 49;
Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler Kommentar,
StPO, ad art. 10, n. 58, pag. 173).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove - di
cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione (STF 6B_10/2010 del
10 maggio 2010) - il giudice continua, dunque, come sotto l’egida del diritto
procedurale precedente, a disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129
I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007).

 

                                   4.   In mancanza di prove
dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; STF 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003
consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami, Rep. 1980 pag. 405 consid.
4b). 

L’indizio, per consolidata dottrina e giurisprudenza, è una
circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre,
dopo un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente
logico e preciso, una conclusione circa la
sussistenza o meno del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann,
Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 59, n. 12 a 15 con richiami, pag. 277; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo,
1956, pag. 416 e segg.; Rep. 1980 pag. 192 consid. 3; Rep. 1980
pag. 147 consid. 4).

“   
In
assenza di prove tranquillanti e sicure si può, dunque, fondare un giudizio di
condanna soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente nel loro insieme,
consentano deduzioni precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti
ritenuti nell’atto di accusa non può essere ragionevolmente posta in dubbio
(cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag.
309 cit. in part. in STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in
6P.37/2003 del 7 maggio 2003 consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del 30
marzo 2007 consid. 3.9; cfr. pure sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011
consid. 11; 17.2011.42 del 2 settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8
aprile 2011 consid. 2.5; 17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza
CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF). 

 

                                   5.   Il principio della
presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e
14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione
del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, STF 6B_230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41; 124 IV 86 consid. 2a pag.
88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così come ricordato
dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più
favorevole all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove
conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici -
sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia
inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre
l’applicazione del principio in dubio pro reo. 

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere confuso con il
semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo un’attenta e scrupolosa
valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente di chi è chiamato al
giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere di provare una
convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza delle accuse.
Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come persuasione
schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio ragionevole e
il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il giudizio.

Il principio in dubio pro reo è così disatteso soltanto
quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e
oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza
dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid.
2c; STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre
2009 consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del
13 giugno 2008 consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1;
1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid.
3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del
1. settembre 2011 consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid.
3.3; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des
schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235,
pag. 90-91; Tophinke, Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182;
Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13,
pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97;
Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag.
73).

 

 

                                  III.   L’imputato: vita,
situazione economica, legami con la Svizzera e precedenti penali

 

                                   6.   Sulla vita, sulla
situazione economica e sui legami con la Svizzera di AP 1 si richiama, in
applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, quanto indicato al consid. 1 della
sentenza impugnata, ovvero le relative dichiarazioni rilasciate dall’imputato e
dalla moglie di quest’ultimo agli inquirenti, integrandole laddove necessario
con informazioni supplementari:

 

“ Sono nato a __________
il __________, in una famiglia composta da 2 fratelli e due sorelle. lo sono il
figlio più grande. Dopo di me è nato mio fratello __________ ma non ricordo la
sua età e vive a __________ e lavora in un negozio di elettrodomestici. Tutti i
miei fratelli e sorelle vivono a __________ e non conosco l'età di nessuno di
loro. __________ lavora in un negozio. __________ che lavora in banca e poi so
di avere una sorellina, appena nata e credo che si chiami __________.

Mio padre lavora per un hotel nel
settore food&beverage, mentre mia madre è casalinga. Ho fatto le scuole
dell'obbligo a __________ e sono andato a scuola fino a 14 anni. In seguito ho
fatto un seminario presso la missione dell'ordine dei "redentoris
mater" ed io volevo

prendere i voti ma poi non me la sono sentita. lo
presso la missione ho studiato filosofia per 3 anni e poi 3 anni di teologia e
all'età di 20 anni ho poi lavorato per un'altra missione e ho poi lasciato la
missione a circa 24/25 anni. Successivamente sono andato a vivere in __________
con il cognato (__________) di mia sorella a __________. Inizialmente ero
tranquillo, aiutavo in una parrocchia per la preparazione della cresima dei bambini e poi ho conosciuto IM 1. lo IM 1 la
conosco da 6 anni. lo a __________ ho fatto un corso di stewart. lo prima di
conoscere IM 1 ho lavorato presso un benzinaio autostradale che mi dava vitto
ed alloggio e facevo un po' di tutto. Poi ho conosciuto IM 1, sono tornato a
lavorare presso il benzinaio, poi ho smesso e poi sono tornato. lo a __________
ho iniziato a vivere con IM 1 dopo il nostro matrimonio che avvenuto 2 anni fa.
lo prima di vivere con IM 1 ho vissuto o dal cognato __________ o dal
benzinaio. Dopo essere andato a vivere con IM 1 a __________. IM 1 è venuta a
vivere in Svizzera l'anno scorso, mentre io l'ho raggiunta definitivamente
quest'anno".

 (VI
PP 20.06.2013 pag. 2)

 

fatto questo che, come è emerso dall'inchiesta, è risultato falso
considerato che AP 1 é giunto in Svizzera a dicembre (recte: novembre)
2011 unitamente alla moglie.” (sentenza impugnata, consid. 1, pag. 8).

 

In particolare, come ammesso successivamente da AP 1, e come
deducibile dalle dichiarazioni di sua moglie IM 1, nonché dalla documentazione
acquisita agli atti in corso d’inchiesta (contratto di locazione 25.02.2012,
notifiche arrivo-partenza del Comune ed estratto controllo abitanti MOVPOP),
risulta che l’imputato e la moglie hanno risieduto:

 

“ •   a __________,
in __________ c/o __________, da novembre 2011 fino a metà marzo 2012,

                                          •    a __________,
in Via __________, nell’appartamento subaffittato da __________, da metà marzo
2012 fino al 31 maggio 2012,

                                          •    a __________,
in Via __________, dal 1 giugno 2012 in avanti (fino all’arresto)

D: È corretto questo?

R: Sì, questo è corretto. Confermo pure che in questi 3 diversi
appartamenti con me ha sempre abitato mia moglie IM 1.” (PP 05.08.2013 AP 1,
pag. 12, AI 305)

 

Al dibattimento di primo grado,
i coniugi hanno fatto minime correzioni alle suddette date (a __________ fino a
inizio/metà febbraio 2012, a __________ fino ad aprile 2012 ed a __________ da
maggio 2012), aggiungendo che a metà febbraio 2012, per un paio di settimane,
hanno anche abitato in via __________ a __________ (doc. TPC, verb. dib. di
primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 5, 7-8).

In merito alla situazione finanziaria, AP 1 ha precisato che:

 

“ Attualmente
non svolgo nessuna attività lavorativa, la sto cercando ma non la trovo. Ho da
poco ottenuto il permesso B di soggiorno. Comunque mi mantengo anche grazie ai
soldi che percepisco dalla disoccupazione spagnola (circa EUR 700). Mia moglie
lavorava a __________ in una fabbrica di orologi e questo fino alla fine
dell'anno scorso. Lei è iscritta all'__________ e ogni tanto viene chiamata. Al
nostro sostentamento provvediamo con la disoccupazione spagnola, con i soldi che lei guadagnava a __________ e grazie al
provento della vendita di cocaina e questo per una media di circa CHF
1500-2000 mensili. 

Non ho figli da precedenti relazioni, né con IM 1.

Abitiamo in un appartamento in affitto per il quale versiamo un
canone locativo di CHF 1350.00, comprese le spese accessorie. Di cassa malati pago 230 CHF ma non ricordo il nome. Non abbiamo
veicoli, né beni di valore".

(VI PP 20.06.2013 pag. 2-3)” (sentenza
impugnata, consid. 1, pag. 8 e 9).

 

AP 1 ha, poi, dichiarato:

 

“ ADR: che in Svizzera non ho mai lavorato.” (PS 04.10.2013, pag. 6, AI
440).

 

Sulla decorrenza dell’indennità di disoccupazione a suo favore, AP
1 ha precisato al dibattimento di primo grado quanto segue:

 

“ AP 1:
ADR che confermo quanto detto in precedenza e cioè che io ho ricevuto
l’indennità di disoccupazione. Mi sono iscritto a ottobre 2011 e ho iniziato a
riceverla, se non ricordo male, da dicembre 2011/gennaio 2012.”

(doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 18).

 

La moglie dell’appellante, IM 1, ha asserito che sia lei che suo
marito percepivano un’indennità di disoccupazione:

 

“ In merito alla
loro (n.d.r. di coniugi) condizione finanziaria, l’imputata ha indicato che “al
nostro sostentamento provvediamo con le indennità di disoccupazione che
riceviamo dalla __________, sia io che mio marito (circa complessivi €
1'200.-)” (VI PP 20.06.2013 pag. 3). Ha precisato che dette indennità “ci
vengono versati su dei conti in __________. Per quanto mi riguarda, le mie
indennità vengono ritirate da mia mamma che poi me le consegna quando vado a
trovarla. Le indennità a favore di mio marito lui le ritira qui, con la sua
tessera bancaria” (VI PP 20.06.2013 pag. 3)” (sentenza impugnata, consid. 1,
pag. 9 e 10).

 

Al dibattimento di primo grado, IM 1 ha asserito di avere
beneficiato dell’indennità di disoccupazione “dal 2011, non mi ricordo bene
il mese, fino a febbraio/marzo 2013” (doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014,
all. 1, pag. 19).

In corso d’indagine, AP 1 ha rilasciato dichiarazioni divergenti
sul denaro consegnato mensilmente alla moglie a contanti per le spese correnti.

Egli ha, dapprima, sostenuto che le dava fr. 2'000.- al mese “per
pagare tutte le spese e l’affitto” (PG 29.08.2013, pag. 10, AI 369), poi ha
precisato di avere iniziato a darle mensilmente fr. 1'500.-/2'000.- solo da
giugno 2012 (dal loro arrivo a __________) fino a maggio 2013 “per pagare le
spese correnti” (PG 04.10.2013, pag. 8, AI 440), e successivamente ha
dichiarato che l’importo da lui destinato alle “spese di casa” era di
fr. 1'500.- di cui una parte la dava alla moglie a contanti e con il residuo
pagava personalmente le relative fatture (PP 16.10.2013, pag. 13, AI 444).

Infine, in sede di confronto, AP 1 ha limitato sull’arco di 10
mesi a fr. 700.- al mese il contante dato alla moglie per pagare le spese vive
di casa ed ha asserito che, in pari periodo, egli si è fatto carico delle
fatture nell’ordine di almeno fr. 1'000.- mensili per luce, telefono, cassa
malati, ecc.. Dal canto suo, la moglie IM 1 ha confermato di aver ricevuto
mensilmente dal marito l’importo di fr. 600.-/700.- a contanti per le spese di
casa e che per il resto lui pagava anche le altre fatture, e a volte pure il
suo premio di cassa malati di fr. 320.- al mese (PP 18.10.2013, pag. 4, AI
450). Entrambe le rispettive dichiarazioni sono state in sostanza riconfermate
dai coniugi al dibattimento di prima sede (doc. TPC, verb. dib. di primo grado
19.02.2014, all. 1, pag. 16)

 

In merito ai legami con la Svizzera, AP 1 ha asserito:

 

“ di avere
(n.d.r: in Svizzera) un cugino che vive con sua moglie ed il loro figlio. Mio
cugino si chiama __________. ln data 04.06.2013 siamo partiti, io, mia moglie,
mio cugino __________, sua moglie e loro figlio A. S, per __________ in quanto
mia nonna era deceduta. Nella Repubblica domenicana vivono infatti i miei
parenti come già dichiarato; quelli di mia moglie vivono invece in __________.
Mia moglie è spagnola e ci siamo sposati vicino a __________ " (verbale PP
20.06.2013 pag. 3).” (sentenza impugnata, consid. 1, pag. 9).

 

Entrambi i coniugi hanno dichiarato di essere al beneficio di un
permesso B. 

IM 1 ha precisato di aver trovato lavoro in Svizzera dopo 5 mesi
di ricerche, dando così al marito la possibilità di ottenere il
ricongiungimento familiare. AP 1 ha riferito al procuratore pubblico, nell’ambito
dell’interrogatorio 20 giugno 2013, di avere “da poco ottenuto il permesso B
di soggiorno” (PP 20.06.2013, pag. 2, AI 95).

Agli atti, tuttavia, nulla documenta il rilascio di un permesso B
a favore dell’imputato e di sua moglie.

 

                                   7.   AP 1 è incensurato (estratto del casellario
giudiziale svizzero 20.06.2013, AI 91 e di quello spagnolo 01.07.2013, AI 176),
circostanza da lui in un primo tempo confermata agli inquirenti:

 

“ Non ho
precedenti penali in Svizzera e nemmeno nel mio paese d’origine, né in altri Paesi”
(PP 20.06.2013 pag. 5, AI 95).

 

In quest’ambito, è comunque da segnalare che, come rilevato dal
procuratore pubblico e confermato dallo stesso AP 1, nei suoi confronti è
passata in giudicato una condanna per contravvenzione alla LStup:

 

“ Il PP rileva
che nonostante dall’estratto del mio casellario giudiziale non vi siano
precedenti iscritti, in data 16.01.2013 è stato emesso a mio carico un decreto
d’accusa per titolo di contravvenzione alla LStup (già cresciuto in giudicato).

D: Si ricorda?

R: Sì, mi ricordo e dichiaro che ho già anche pagato la relativa
multa e spese di complessivi CHF 400.-.” (PP 04.05.2013, pag. 4-5, AI 6).

 

 

                                 IV.   Inchiesta

 

                                         Avvio
dell’inchiesta

 

                                   8.   In merito ai fatti
da cui si è sviluppata l’inchiesta penale a carico di AP 1 e di sua moglie IM 1
si richiamano i consid. da 4 a 7 della sentenza impugnata, integrati
all’occorrenza:

 

“  

4.    L'inchiesta
a carico. degli imputati ha preso avvio da informazioni giunte agli
inquirenti che segnalavano una possibile attività di spaccio di cocaina a __________
ad opera di persone di origini sudamericane e più precisamente della Repubblica
Dominicana. Venivano quindi eseguite delle osservazioni dalla Polizia locale su
segnalazione di residenti della zona che avevano notato un andirivieni di persone
conosciute come consumatori di cocaina, dallo stabile di via __________, a __________,
dove è ubicato il ristorante pizzeria __________. Dagli
accertamenti eseguiti, gli inquirenti risalivano ai probabili autori di questo
traffico di cocaina da identificarsi in AP 1 e nella di lui moglie IM 1 i quali occupavano l'appartamento sito al
2° piano del suddetto stabile.

5.    ll 3
maggio 2013 la Polizia Comunale di __________ effettuava il controllo di un
cittadino italiano, __________, conosciuto come consumatore di cocaina, mentre
si stava allontanando dal palazzo di via __________. Dal controllo della
sua persona, __________ veniva trovato in possesso di 5 ovuli da 10 grammi l'uno di cocaina nascosti nelle calze e di diversi altri sacchettini minigrip per un quantitativo complessivo di 63,97 grammi netti di cocaina di cui 48.78 grammi sottoforma di ovuli, per cui veniva
arrestato.

                                        Assunto a
verbale di interrogatorio, dichiarava di aver acquistato la maggior parte della
cocaina di cui era in possesso, poco prima
del suo fermo, a __________, da un cittadino dominicano da lui conosciuto come "__________", che
abitava sopra il ristorante pizzeria __________ e che riconosceva sulla
foto che gli veniva sottoposta, identificato dagli inquirenti nel suddetto AP 1.
__________ ammetteva anche di aver acquistato da "__________", nel periodo tra l'estate del 2012 ed
il 3 maggio 2013, complessivamente 700/800 grammi di cocaina sottoforma di
ovuli del peso di 10 grammi ciascuno, al prezzo di fr. 500.-/600.- I'uno.

 

__________ forniva il numero di telefono del suo fornitore "__________" (__________), per
il quale gli inquirenti inoltravano, il 6 maggio 2013, la richiesta di
autorizzazione per il controllo telefonico in diretta (LIS), autorizzato dal
GPC fino al 7 giugno 2013.

Gli ascolti in diretta confermavano che AP 1 era attivo nella
vendita di cocaina a diversi acquirenti locali, che incontrava per la maggior
parte presso il proprio domicilio di Via __________, a __________.

Durante l'ascolto emergeva anche che AP 1 doveva avere in uso un'altra utenza che utilizzava per lo spaccio
della sostanza stupefacente. Gli accertamenti effettuati dagli inquirenti
portavano alla luce che AP 1 e la di lui moglie IM 1 erano stati fermati e
controllati alla dogana di __________ il 23 aprile 2013 mentre stavano
rientrando in Ticino a bordo di un taxi. In quella circostanza AP 1 era in
possesso di un telefono BlackBerry con inserita la carta SIM corrispondente al
n__________ che risultava intestato alla di lui moglie ma che da accertamenti
tecnici emergeva essere in uso al marito AP 1.

II 21 maggio 2013 gli inquirenti inoltravano anche su questo numero, una richiesta di ascolto in diretta -
autorizzata dal GPC - allo scopo di identificare da un lato tutti gli
acquirenti per poter definire esattamente l'entità del traffico, e dall'altro
di risalire ai fornitori del cittadino dominicano ed ai suoi correi.

Dagli ascolti telefonici risultava il probabile coinvolgimento nel
traffico di cocaina messo in atto da AP 1, anche della moglie IM 1 e del di lui
cugino __________ domiciliato a __________.
Va sin d'ora segnalato che la Pubblica
accusa ha disgiunto il procedimento a carico di __________ da quello a carico dei due coniugi AP 1 /IM 1
(cfr. decisione di disgiunzione del 13.11.2013, AI 465).

 

6.  Il 20 giugno 2013, a mano degli ordini di accompagnamento coattivo e di perquisizione e sequestro emanati dal PP,
la Polizia interveniva a __________ presso l’abitazione dei coniugi AP 1 e IM 1.

Dalla
perquisizione dell'appartamento, la Polizia rinveniva, tra le altre cose, un
quantitativo complessivo di 217,59 grammi netti di cocaina occultata
nella camera da letto, in bagno ed in cantina (cfr. rapporto d'arresto
provvisorio del 20.06.2013; rapporto
d'inchiesta di Polizia giudiziaria del 20.1.1.2013).”
(sentenza impugnata, consid. 4-6, pag. 10-12).

 

Lo stupefacente sequestrato all’imputato AP 1, contenuto in 16
ovuli, 2 mezzi ovuli e 4 confezioni, è stato analizzato: il rapporto di pesata
e analisi preliminare indica che si tratta di cocaina dal peso complessivo
netto di 217.59 grammi con una purezza variante dal 5,9% al 18,9% (rapporto
30.07.2013, AI 304).

 

“
 

7.  Interrogato
dagli inquirenti, AP 1 ammetteva di aver venduto cocaina da novembre 2012 a maggio 2013; negava che il cugino __________ fosse coinvolto nello spaccio di cocaina ma
ammetteva al contrario il coinvolgimento della moglie dichiarando che la stessa
era a conoscenza della droga nascosta in casa e che, anzi, in un paio di
occasioni, in sua assenza, aveva fatto delle consegne ad acquirenti (cfr. verbale
PG 20.06.2013 e verbale PP 20.06.2013).

In
data 21 giugno 2013 il GPC confermava
il suo arresto. L'accusato è rimasto in carcerazione preventiva fino al 23
ottobre 2013. Dal 24 ottobre 2013 è stato posto in anticipata esecuzione della
pena.” (sentenza impugnata, consid. 7, pag. 12).

 

 

Risultanze dell’inchiesta e del dibattimento di
primo grado

 

                                         Traffico di
stupefacenti

 

                                   9.   Nell’ambito
dell’inchiesta, AP 1 ha inizialmente ammesso di avere venduto a terzi 440/500
grammi di cocaina, ovvero 240/300 grammi di cocaina a consumatori locali e 200 grammi a __________ da lui chiamato “__________”, precisando, in una prima fase dell’istruttoria,
che la sua attività di spaccio è perdurata da novembre 2012 a maggio 2013 (PS 20.06.2013, pag. 5-6, AI 394 all. 16; PP 20.06.2013 pag. 3, AI 95).

Gli inquirenti, assunte le deposizioni di diversi suoi acquirenti,
hanno contestato all’imputato nel prosieguo d’inchiesta un maggiore
quantitativo di stupefacente venduto ch’egli ha in massima parte ammesso,
ovvero nella misura di 622/648 grammi di cocaina alienati ad almeno 24 persone,
di cui 200 grammi a __________ e 422/448 grammi ad altri consumatori locali (PS
17.07.2013, pag. 3-14, AI 244; PS 24.07.2013, pag. 3-11, AI 262).

Il procuratore pubblico ha, quindi, contestato a AP 1 dapprima che alcuni acquirenti lo avevano chiamato in causa per
vendite più cospicue rispetto a quelle da lui riconosciute, ciò che ha indotto
l’imputato ad incrementare ulteriormente le ammissioni relative alle vendite a
consumatori locali sino a 477/503 grammi venduti nel periodo estate 2012 –
giugno 2013 (PP 05.08.2013, pag. 2-5, AI 305). Il procuratore ha, poi,
contestato a AP 1 l’accertamento secondo cui egli aveva venduto anche ad altri
consumatori (PS 27.08.2013, pag. 13-20, AI 363, PS 29.08.2013, pag. 6-12, AI
369, PS 04.10.2013, pag. 3 AI 440), ciò che ha portato l’imputato ad ammettere
la vendita di cocaina nel periodo marzo/aprile 2012 – giugno 2013 per
complessivi 907/940 grammi. Secondo le nuove ammissioni, 707/740 grammi erano
vendite “al dettaglio”, mentre 200 grammi erano vendite a __________ (PP 16.10.2013, pag. 2-7, AI 444). Il totale delle vendite
ammesso dall’imputato è, poi, per finire, stato lievemente incrementato sino a
giungere a 908.6/941.6 grammi (PP 28.11.2013, pag. 3, AI 474).

 

AP 1 ha spiegato che
confezionava personalmente la cocaina in dosi da 1 grammo che vendeva al prezzo di fr. 75/80.-, mentre gli ovuli da 10 grammi li alienava a fr. 500.-. 

Suoi rifornitori erano, stando a quanto da lui riferito, un
cittadino africano (per un totale di almeno 60 grammi) e, in massima parte, due dominicani, tali __________ e __________ (detta __________) non
meglio identificati, che gli avevano procacciato cocaina (per un totale di
almeno 1,1 kg) dall’Olanda e da Barcellona a fr. 36.- al grammo. Egli ha
indicato il margine di guadagno in fr. 44 al grammo e, quantificata la cocaina
venduta in 907/940 grammi (poi divenuti 908.6/941.6
grammi), ha ammesso un guadagno di circa fr. 40'000.- (PS 20.06.2013,
pag. 5, 11, AI 394 all. 16; PP 20.06.2013 pag. 3-5, AI 95; PS 27.08.2013, pag.
11, AI 363; PS 29.08.2013, pag. 4-6, AI 369; PS 04.10.2013, pag. 5, AI 440; PP
16.10.2013, pag. 7-8, AI 444).

 

                                10.   Facendo specifico
riferimento alla cocaina venduta a __________, AP 1, già a
conoscenza dell’arresto di questo suo acquirente, l’ha quantificata, fin dal
primo verbale di polizia, in 200 grammi. Egli ha, inoltre, riconosciuto in
fotografia __________ ed ha asserito di conoscerlo da novembre 2012 nonché di
vendergli cocaina da dicembre 2012, aggiungendo che gli era stato indicato da
tale __________ come “un buon cliente”:

 

“ Intendo
chiarire che nelle mie vendite di cocaina avevo trovato un cliente fisso che
acquistava regolarmente 3-4 ovuli. Trattasi di tale __________.

Io avevo anche molti altri clienti, forse una trentina di altri
clienti che però acquistavano quantitativi minori, vale a dire 1 grammo o anche mezzo grammo alla volta.

ADR: che a __________ ho iniziato a vendere cocaina nel periodo dicembre 2012. (…)

Mi viene chiesto quanta cocaina ho venduto a __________ ed io
rispondo che gli ho venduto in dicembre 2012, febbraio 2013, marzo 2013, aprile
e maggio 2013. Ricordo che l’ultima volta gli ho dato 5 ovuli. Complessivamente
gli ho dato una ventina di ovuli da 10 grammi l’uno, per un totale di almeno 200 grammi.

__________ mi pagava Fr. 500.- ogni ovulo.

Questo quantitativo di 200 grammi di cocaina venduti, sono da aggiungere a quanto già dichiarato in precedenza nel verbale. (…)

Mi viene ora sottoposta una fotografia (DOC A) e mi viene chiesto
se riconosco la persona raffigurata.

Rispondo che lo conosco, trattasi del __________. Prendo atto
essere __________.

A domanda rispondo che ho conosciuto __________ verso novembre
2012, ma lo avevo già visto prima in giro a __________.

Mi è poi stato indicato da un dominicano tale __________ che abita
a __________.

__________ me lo indicò dicendo che era un buon cliente per
acquisti di cocaina. Era chiaro che il contatto fattomi da __________ con __________
era appositamente per vendergli della cocaina.

ADR: che __________ un giorno parlando, mi disse che se un giorno
io avessi avuto a disposizione della cocaina, il __________ era un buon
cliente. (…)

Fatto sta che io stesso direttamente, vedendo il __________ in
giro l’ho contattato.

Per le consegne di cocaina ci si vedeva a casa mia o andavo io a
casa sua a __________.

ADR: che so che __________ si trova in arresto.”

(PS 20.06.2013, pag. 6-7, AI 394 all. 16).

 

AP 1 ha confermato nei
termini suindicati la sua deposizione anche dinanzi al procuratore pubblico, quantificando
sempre in 200 grammi la cocaina alienata a __________:

 

“ Ribadisco
integralmente quanto dichiarato in sede odierna in occasione del mio verbale di
Polizia. Ribadisco che almeno dal mese di novembre 2012 al mese di maggio 2013
(…) io ho venduto a __________ (che io conoscevo e chiamavo __________) almeno 200 grammi  (…) Quest’ultimo era per me un ottimo cliente ed i miei fornitori lo sapevano. Le vendite
di cocaina a __________ avvenivano o a casa mia o a casa sua.” (PP 20.06.2013
pag. 3, AI 95).

 

                                11.   Dal canto suo, __________
ha dichiarato agli inquirenti di avere acquistato da AP 1, in diverse
occasioni, nel periodo fine estate 2012 – maggio 2013, complessivi 800 grammi di cocaina (PS 03.05.2013, pag. 3-5, AI 1; PP 04.05.2013, pag. 3-4, AI 6), poi ridotti a 700 grammi (PS 15.05.2013, pag. 3, AI 38; PS 07.06.2013, pag. 9, AI 80; PP 25.06.2013, pag. 2-4, AI
126: avendo precisato di avere acquistato 100 grammi del suddetto quantitativo da altri dominicani). In particolare, __________ ha ammesso di avere
comprato da AP 1 in media circa 60/70 grammi al mese, a volte a credito, al
prezzo di circa fr. 50/60.- al grammo, in ovuli da 10 grammi cadauno. 

                                         Egli ha, inoltre, dapprima
fornito i connotati di AP 1, da lui chiamato “__________”, e poi lo ha riconosciuto
in una fotografia sottopostagli dagli inquirenti. __________ ha precisato di
averlo conosciuto tramite un altro spacciatore di origini dominicane il quale,
non potendo fornirgli la cocaina, lo aveva messo in contatto con “__________”. __________
ha aggiunto che, di solito, gli acquisti  avvenivano nell’appartamento in cui AP
1 viveva con una ragazza, a __________, al secondo piano di una palazzina,
sopra il ristorante __________. __________ ha aggiunto che preavvisava i suoi
arrivi chiamando l’imputato con il telefonino “Samsung” rosso, usato
esclusivamente a questo scopo, poi trovato sulla sua persona al momento
dell’arresto, munito di tessera prepagata (SIM con n. __________), che lo
stesso AP 1 gli aveva consegnato a dicembre 2012 con memorizzato il suo numero
di telefono (PS 03.05.2013, pag. 3-5, AI 1; PP 04.05.2013, pag. 3-4, AI 6; PS
07.05.2013, pag. 2-3, AI 21; PS 15.05.2013, pag. 3-4, 6-7, AI 38; PP
25.06.2013, pag. 6, AI 126).

 

                                12.   Confrontato sia dalla
polizia che dal procuratore pubblico con l’addebito ben più cospicuo fatto da __________,
che ha dichiarato di avere comprato da lui almeno 700 grammi di cocaina, AP 1 si è riconfermato nelle sue precedenti dichiarazioni:

 

“ Le faccio
prendere atto che __________ ha dichiarato di aver acquistato da lei almeno
70/80 ovuli per un totale complessivo di circa 700/800 grammi e la invito a
prendere posizione.

Prendo atto di quanto dichiarato da __________ ma a lui ho venduto
solamente circa 200 grammi di cocaina e non capisco come mai lui affermi di averne
acquistata così tanta. Posso però ipotizzare che __________ dica così perché è
capitato che lui mi chiamasse per chiedermi della cocaina ma io in quel momento
non ne disponevo e pertanto lui doveva acquistarla da altre persone e magari il
quantitativo da lui dichiarato è quello da lui acquistato in generale ma io
ribadisco di avergliene venduti unicamente 200 grammi circa.”

(PP 20.06.2013 pag. 4, AI 95; cfr. anche PS 20.06.2013, pag. 7, AI
394 all. 16)

 

                                13.   Anche nell’ambito
dell’interrogatorio di confronto 25 giugno 2013 dinanzi al procuratore
pubblico, sia AP 1 sia __________ si sono riconfermati nelle loro posizioni.
Per il primo, le vendite al secondo sono da limitarsi a 200 grammi ed iniziano a  novembre 2012. Per il secondo, gli acquisti dal primo ammontano a 700 grammi ed iniziano a fine estate 2012:

 

“ Domanda a
__________:

D: Conferma le sue precedenti
dichiarazioni rese innanzi alla PG e al PP?

R: Ribadisco che il qui presente AP 1 mi ha venduto
complessivamente almeno 700 grammi di cocaina, nel periodo fine estate 2012-03.05.2013 (data del mio fermo).

Preciso che in alcuni casi la cocaina mi è stata venduta "a
credito" poiché fra me e il qui presente AP 1 vi era un rapporto di
fiducia.

 

Domanda a AP 1:

D: Ha sentito quello che afferma __________? Cosa dice al
riguardo?

R: Preso atto delle dichiarazioni rese dal qui presente __________,
dichiaro di ammettere di avergli venduto cocaina a far tempo dal mese di
novembre 2012 in avanti. Ribadisco però che io al __________ avrò venduto al
massimo 200 gr e non 700 come lui dice. Preciso pure che la cocaina io gliela
vendevo a CHF 50.- al grammo. Un ovulo da 10 gr glielo
vendevo a CHF 500.-.

Domanda a __________:

D: Le mantiene le sue dichiarazioni?

R: Sì mantengo le mie dichiarazioni. Ribadisco che il qui presente
AP 1 mi ha venduto almeno 700 gr di cocaina.
È corretto
invece quello che lui dice riguardo al prezzo, vale a dire che la
cocaina mi è stata venduta a CHF 50.- al grammo e che
l’ovulo mi veniva venduto a CHF 500.-.

 

Il PP fa presente a AP 1 che il qui presente __________ non ha
nessun motivo per mentire riguardo i quantitativi che lui afferma di avere acquistato da lei, ritenuto anzi che dalle sue
dichiarazioni, il __________ si autoaccusa di acquisto di importante
quantità di stupefacente.

 

Domanda a AP 1,:

 

D: Lei cosa dice?

R: lo rispondo che con tutto il rispetto sono qui, con
l'intenzione di collaborare. Io continuo a dire che al __________ al massimo ho
venduto 200 gr. Io in PG ho detto che al __________ davo 3 o 4 ovuli da 10 gr
al mese e quindi sono arrivato alla conclusione di avergli dato
complessivamente circa 200 gr.

Domanda a __________:

D: Lei ha qualcosa da
rilevare?

R: lo torno a dire che la
quantità che il qui presente AP 1 mi ha venduto è certamente superiore ai 200
gr. Forse non saranno 700 gr esatti, ma poco ci manca.”

(PP 25.06.2013 pag. 3-4, AI 127).

 

Per il resto, entrambi
concordano sulla circostanza di essere stati messi in contatto da un cittadino
dominicano (per AP 1, tale “__________”, abitante nel __________), sul prezzo
della cocaina (50 fr./grammo), sul fatto che, a volte, tra loro, le
compravendite avvenivano a credito e sul fatto che AP 1, aderendo alla
richiesta del cliente che temeva che il suo cellulare fosse sotto controllo, ne
ha dato uno (con carta prepagata) a __________, affinché questi lo usasse per i
suoi contatti con lui (cfr PP 25.06.2013 pag. 3-6, AI 127).

 

                                14.   AP 1 ha, poi, ribadito
agli inquirenti, anche nel prosieguo dell’istruttoria, essere 200 i grammi di
cocaina venduti a __________ (PP 05.08.2013 pag. 2-3, AI 305; PP 16.10.2013
pag. 2-5, 7, 10, AI 444).

 

Nel riaffermare la propria
posizione, l’imputato ha ipotizzato che __________ intendesse proteggere
qualcuno:

 

“ Ribadisco
comunque che io a __________ non ho venduto più di 200 grammi di cocaina. Secondo me __________ copre qualcuno, anche perché quando l’hanno arrestato
aveva con sé circa 70/80 grammi di cocaina, ma io gliene avevo venduti (a
credito) solo 50. Mi chiedo dunque da dove proviene la differenza.

ADR: anche la confezione della cocaina era diversa. La mia era
confezionata in ovuli di colore blu, mentre mi risulta che la restante cocaina
trovata in possesso di __________ al momento del suo arresto fosse confezionata
diversamente.”

(PP 28.11.2013 pag. 3, AI 474)

 

                                15.   Al dibattimento di
primo grado, l’imputato ha, come aveva già fatto, ma con qualche titubanza, nel
corso dell’inchiesta, integralmente ammesso le vendite di cocaina “al
dettaglio” addebitategli dagli inquirenti. Non così per il quantitativo venduto
a __________.

                                         Al riguardo egli ha, una
volta di più, circoscritto a 200 grammi la cocaina venduta a fronte dei 700 grammi imputatigli. 

 

“ R: Ammetto i
fatti indicati nell’atto d’accusa ad eccezione del quantitativo di sostanza
stupefacente che avrei venduto a __________. Ho sempre detto di avergli venduto
 200 grammi e non 700 grammi di cocaina come da questi indicato.

ADR. che ho iniziato a spacciare a marzo 2012 fino al momento
dell’arresto. Ho venduto complessivamente il quantitativo di 908,60 grammi di cocaina al prezzo medio di fr. 80.- al grammo, sostanza che ho acquistato
inizialmente da un cittadino africano, nel periodo marzo/aprile, e poi da __________
e __________.”

(doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 4).

 

Dal canto suo, __________, sentito come persona informata sui
fatti al dibattimento di primo grado, ha meglio precisato il quantitativo di
cocaina venduto a AP 1:

 

“ D a __________:
Lei è stato sentito anche a confronto con AP 1. In questa occasione lei ha
ribadito l’acquisto di almeno 700 grammi di cocaina nel periodo estate 2012 e fino al suo fermo (03.05.2013). Ha dichiarato tuttavia a pag. 4 (righe 5-6)
testualmente: “Forse non saranno 700 grammi esatti ma poco ci manca”. 

Spieghi come deve essere letta dalla Corte questa sua
dichiarazione e quel “poco ci manca” rispetto ai 700 grammi.

R: Facendo dei calcoli, ho acquistato almeno 600 grammi di sicuro. Indico questo quantitativo di sicuro proprio per dire che ne sono certo. Ho
acquistato circa 60 grammi al mese per 10 mesi. Quindi 6 ovuli al mese.”

(doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 10).

 

__________, alla specifica accusa rivoltagli anche al dibattimento
di prime cure da AP 1 di addebitargli cocaina comprata da un altro fornitore –
comprovata, a detta dell’imputato, dal fatto che dei 70/80 grammi di cocaina
sequestratigli al momento dell’arresto, solo 50 grammi erano confezionati in ovuli di colore azzurro - si è riconfermato nelle proprie posizioni:

 

“ AP 1:
(…) Quando il signore qui presente (__________) è stato arrestato dalla
polizia, gli sono stati sequestrati 70/80 grammi di cocaina, di cui 50 grammi aveva acquistato da me. I miei erano di colore azzurro. Io non so chi gli abbia dato gli
altri ovuli.

__________: Della cocaina che mi è stata sequestrata, solo 50 grammi li avevo acquistati da AP 1. (…)

__________: ADR che io sono convinto di quello che dico.
Non vedo per quale motivo dovrei addebitargli cose che non ha fatto. Confermo
di aver acquistato una media di 60 grammi di cocaina per 10 mesi da AP 1. (…)

AP 1 chiede a __________ di dire la verità e se sta
coprendo altri fornitori.

__________: No. Sto dicendo la verità e non copro nessuno.

AP 1 dichiara di aver saputo dell’arresto di __________ da
una persona che anche __________ conosce. Chiedo a __________ di fare il nome
di questa persona che era invidiosa di me. Io ho saputo due giorni dopo che __________
detto __________ era stato arrestato. __________ sa che questa persona, che si
chiama “__________”, gli passava droga e che quindi era un suo fornitore.

__________: Io non posso sapere che questa persona ha detto
a AP 1 che io ero stato arrestato perché non c’era (recte c’ero). ______
lo conosco da tantissimi anni, compresa la sua famiglia, abbiamo amici comuni,
ma io non ho mai trattato affari di cocaina né di acquisti di cocaina con __________.”

(doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag.
11-12).

 

Rispondendo al difensore dell’imputato, __________ ha escluso di
confondere AP 1 con altri suoi fornitori o di confondere tra loro i
quantitativi acquistati dai diversi suoi fornitori.

Sia __________ che AP 1 hanno dichiarato, nel corso del
dibattimento di primo grado, che non ci sono motivi di inimicizia tra loro
(doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 10).

 

 

                                         Riciclaggio di
denaro

 

                             16.1.   Sull’invio all’estero
(E-__________), in data 08.02.2012, per conto di terzi, della somma di fr.
1'323.-, tramite __________, eseguito, dietro compenso di fr. 200.-, dalla
moglie IM 1 a favore di __________ (detto __________) - risultato persona legata
al mondo della droga, (pto 2.1 AA) - AP 1 ha riferito quanto segue:

 

                                         -     che
l’invio gli era stato commissionato da un dominicano, che non conosceva,
incontrato al negozio __________ di __________, dov’è ubicato lo sportello per
gli invii di denaro;

                                         -     che
il dominicano si era rivolto a lui e a sua moglie per l’invio in quanto aveva
raggiunto il limite massimo di spedizione e non poteva più farne;

                                         -     di
avere chiesto alla moglie IM 1 di provvedere all’invio del denaro, in quanto
egli era “occupato a parlare con un altro dominicano di cose varie, di come
va la vita e il lavoro”;

                                         -     di
avere visto il dominicano richiedente l’invio del denaro andare allo sportello
con sua moglie e di ricordare che era “stato lui a scrivere l’indirizzo”
sul modulo di spedizione;

                                         -     di
non sapere il motivo dell’invio richiesto dal dominicano, né chi fosse il
destinatario del denaro, ma solo che l’avrebbe ricevuto a __________;

                                         -     di
ignorare che l’invio fosse per tale “__________”, persona conosciuta sia da lui
(che, peraltro, l’aveva incontrata in Ticino 6/7 volte) che da sua moglie IM 1;

                                         -     di
non avere mai avuto nulla a che fare __________ (destinatario) per questioni di
droga (“non mi ha mai parlato di droga”);

                                         -     di
ritenere possibile di avere ricevuto un compenso per l’invio del denaro, ma di
non ricordarne l’entità;

                                         -     di
non avere visto “nessun problema” e di non avere “sospettato nulla,
non ne avevo motivo”.

 

                                         (PS
29.08.2013, pag. 7-8, AI 369; cfr. anche PS 04.10.2013, pag.10, AI 440).

 

In seguito, AP 1 si è, in parte, corretto dicendo che a chiedergli
di inviare il denaro era stata una persona che sia lui che la moglie
conoscevano ma di cui non ricordava il nome. Ha ribadito, invece, che al
momento dell’invio, non sapeva che il destinatario del denaro fosse “il papà”,
ovvero __________, né sapeva che questi fosse sospettato di essere coinvolto in
un traffico di stupefacenti (PP 16.10.2013, pag. 11, AI 444; PP 18.10.2013,
pag. 8-9, AI 450).

 

Dal canto suo, la moglie dell’imputato, IM 1, in merito al
suddetto invio di denaro, si è limitata a dire:

 

“ Fu mio marito
ad invitarmi a fare questo invio di denaro, specificando che era stato qualcuno
a richiedere a lui di fare questo invio. Mi è stato consegnato un foglietto da
mio marito con l’indirizzo e mi è stato dato il denaro, io ho fatto quanto
richiesto ed in cambio mi è stato dato un compenso, ma ora non ricordo quanto.

ADR: che io ho fatto quanto richiesto, senza fare domande.”

(PS 27.08.2013, pag. 9, AI 364).

 

IM 1 ha, in seguito, ricordato che il compenso percepito per
l’invio del denaro è stato di fr. 200.-, ma ha ribadito di non sapere da chi
proveniva la richiesta di bonifico. Ella ha riconosciuto in foto colui che le è
stato detto essere il destinatario del denaro, ovvero __________ da lei
conosciuto come “papà” (PP 18.10.2013, pag. 9, AI 450).

Al dibattimento di primo grado, i coniugi hanno confermato, nella
sostanza, le rispettive ultime versioni (doc. TPC, verb. dib. di primo grado
19.02.2014, all. 1, pag. 18).

 

                             16.2.   Sui 46 invii all’estero
(__________e __________), fatti nel periodo 14.03.2012-25.05.2013, tramite __________,
__________ e __________, di complessivi fr. 16'804.10 di cui fr. 9'278.84
inviati da AP 1, in 22 occasioni e fr. 7'525,26 inviati da IM 1, in 24
occasioni (pto 2.2 AA, corretto con accordo delle parti al dibattimento di
primo grado, verbale pag. 2), AP 1 ha dichiarato quanto segue:

                                         

Sugli invii eseguiti da lui personalmente (per cui è stato
condannato e che non sono qui in discussione):

                                         

                                         -     che
ha spedito denaro dalla Svizzera all’estero all’“amica”, “amante”
__________ (n.d.r. __________) “in due occasioni per un totale di 1000.-
euro” (n.d.r. fr. 1'295.-) e ad un amico __________, croupier in un casinò
di __________ (E), da lui considerato “come un fratello” per “un
totale di 1'100.- euro” (n.d.r. complessivi 1'247.43 in data 10.09.2012 e 24.04.2013) (PS 17.07.2013, pag. 12-13, AI 244; PS 29.08.2013, pag.
11-12, AI 369);

                                         -     che
ha inviato alla sua famiglia a __________ “piccole somme di
150.-/100.-/200.- franchi”, precisando in questo caso di non ricordarne
l’ammontare complessivo (PS 17.07.2013, pag. 12, AI 244);

                                         -     che
ha inviato a __________ fr. 1'350.- a __________ e fr. 1'980 a __________ “per pagare dei biglietti aerei” acquistati per suo conto da un terzo (PS
29.08.2013, pag. 11, AI 369);

                                         -     che
ha inviato fr. 1'020.- a sua sorella __________ e fr. 901 a suo fratello __________ per aiutarli finanziariamente (PS 29.08.2013, pag. 11-12, AI 369);

                                         -     di
non ricordare chi è __________ alla quale ha inviato fr. 220.-, né a che scopo
ha trasmesso il denaro (PS 29.08.2013, pag. 11, AI 369);

                                         -     di
avere trasmesso a __________, moglie di suo padre, complessivamente fr. 389.36
(PS 29.08.2013, pag. 11, AI 369);

                                         -     che
“nessuno a __________ o __________ è incaricato di custodire o versare il
denaro da me inviato su conti di cui sono beneficiario” (PS 29.08.2013,
pag. 12, AI 369);

                                         -     che
“tutto questo denaro” da lui inviato tramite agenzie (per complessivi
fr. 9'103.94 corretti al dibattimento di prima sede in fr. 9'278.84; cfr. lista
invii __________, AI 274) “proviene dal mio traffico di cocaina” (PS
29.08.2013, pag. 12, AI 369; PP 16.10.2013, pag. 10, AI 444; PP
18.10.2013, pag. 7, AI 450).

 

Sugli invii eseguiti dalla moglie:

 

                                         -     che
ha chiesto alla moglie di spedire, per suo conto,  “qualche centinaia di
franchi”, “ma questo sempre con destinazione a miei famigliari” (PS
29.08.2013, pag. 8, AI 369);

                                         -     di
“essere sorpreso” di sapere che la moglie ha spedito, a terzi, fr.
7'525.26, precisando di sapere unicamente “che lei inviava soldi a suoi e
miei famigliari, ma non erano delle cifre spropositate” (PS 29.08.2013,
pag. 9, AI 369);

                                         -     “di
non avere nessuna relazione” con __________, destinatario sia in Italia che
a __________ di invii per complessivi fr. 3'932.30, di non avere dato a sua
moglie denaro da inviare a quest’uomo e di ignorare da dove provenga il denaro
spedito (PS 29.08.2013, pag. 10, AI 369);

                                         -     di
avere incaricato la moglie di inviare, in data 22.02.2013 a __________, fr.
660.- a __________, precisando che “lei sa unicamente che la __________ è
una mia conoscente” (PS 29.08.2013, pag. 12, AI 369).

 

IM 1, interpellata sugli invii di denaro da lei eseguiti tramite
agenzia, ha dichiarato:

 

“ ADR: che
all’infuori di __________ e __________, tutti gli altri invii di denaro, li ho
fatti di mia iniziativa e sono tutte mie amiche che risiedono a __________ (…)
questi erano miei risparmi. Li tenevo in casa dentro delle calze. Provenivano
dal mio lavoro o dalla mia disoccupazione.

ADR: che da quando sono arrivata in Svizzera ho sempre percepito
la disoccupazione spagnola, anche nel periodo in cui lavoravo (…) Preciso che ho terminato di ricevere la rendita
di disoccupazione spagnola tra maggio e giugno 2013, siccome è scaduto il
periodo di diritto” (PS 27.08.2013, pag. 10, AI 364).

 

AP 1, confrontato dal procuratore pubblico, sia con gli invii di
denaro da lui eseguiti a favore di terzi a __________ e __________ per
complessivi fr. 9'103.94.- (recte fr. 9'278.84) sia con due
trasferimenti a favore di __________ (uno di fr. 62.- in data 24.07.2012 ed uno
di fr. 100.- in data 12.04.2013), ha ammesso quanto segue: 

 

“ R: Quello che
mi è stato contestato sopra è corretto. È corretto che io ho inviato
personalmente denaro all’estero e l’ho fatto trasferire anche tramite mia
moglie. Questo denaro che io ho trasferito personalmente all’estero,
rispettivamente che ho consegnato a mia moglie per far trasferire all’estero,
era provento di mio traffico di stupefacenti.”

(PP 16.10.2013, pag. 10, AI 444; PP 18.10.2013, pag. 9, AI 450).

 

                             16.3.   In merito all’impiego,
a __________ ed in altre località, su un arco di 10 mesi nel periodo giugno
2012-maggio 2013, per il sostentamento suo e di sua moglie di almeno
complessivi fr. 17'000.- (di cui fr. 7'000.- da lui consegnati alla consorte in
contanti per le spese di casa e fr. 10'000.- da lui utilizzati per pagare le
bollette di luce, telefono, premi cassa malati dei coniugi, ecc. - pto 2.4 AA),
AP 1 ha asserito quanto segue:

                                         -     che
il denaro consegnato alla moglie “proveniva dalla mia disoccupazione e dal
traffico di cocaina”, precisando che dall’assicurazione contro la
disoccupazione riceveva 600/700 euro al mese (PG 29.08.2013, pag.
10, AI 369; PP 16.10.2013, pag. 13-14, AI 444);

                                         -     i
soldi dati alla moglie “erano solo per la spesa” (PS 17.07.2013, pag.
13, AI 244) e che “io fornivo denaro a IM 1 quando doveva far fronte a spese
della casa (bollette da pagare o fare la spesa)” (PG
29.08.2013, pag. 10, AI 369; PG 04.10.2013, pag. 10, AI 440);

                                         -     alla
moglie dava fr. 2'000.- al mese “per pagare tutte le spese e
l’affitto” (PG 29.08.2013, pag. 10, AI 369), poi rettificati a fr.
1'500.-/2'000.- solo da giugno 2012 a maggio 2013 “per pagare le spese
correnti” (PG 04.10.2013, pag. 8, AI 440), poi ancora corretti a una parte
di fr. 1'500.- per le “spese di casa”, ritenuto che con
la restante parte pagava lui le relative fatture (PP 16.10.2013, pag. 13, AI
444), infine ulteriormente rettificati a fr. 700.- al mese
versati per 10 mesi per pagare le spese vive di casa, ritenuto che l’imputato
si faceva carico delle fatture per almeno fr. 1'000.- mensili per luce,
telefono, cassa malati, ecc. (PP 18.10.2013, pag. 4, AI 450).

 

                                              Dal
canto suoIM 1 ha confermato di avere ricevuto mensilmente dal marito l’importo
di fr. 6/700.- a contanti per le spese di casa e che, per il resto, lui pagava
anche le altre fatture e, a volte, pure il suo premio di cassa malati di fr.
320.- al mese (PP 18.10.2013, pag. 4, AI 450).

 

                             16.4.   AP 1 e IM 1 hanno, in
sostanza, riconfermato le loro ultime dichiarazioni rilasciate in
sede d’inchiesta anche al dibattimento di prima sede (doc. TPC, verb.
dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 6, 16, 18, 19).

 

                                      

 

Appello 

 

                                   A   Infrazione
aggravata alla LStup

 

                                17.   AP 1 chiede, in
applicazione del principio in dubio pro reo, il parziale proscioglimento
dall’accusa d’infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti,
ovvero che venga accertato che egli ha venduto 908.60 grammi di cocaina e non i 1'308.60 grammi ritenuti dai primi giudici. L’appellante, in
particolare, quantifica in 200 grammi la cocaina venduta a __________, anziché
in 600 grammi come accertato dai giudici di primo grado. Per il resto, non
contesta che, così come accertato in primo grado, alle altre persone indicate
nell’atto di accusa egli ha venduto 708.60 grammi di stupefacente. Neppure contesta di avere detenuto, nell’appartamento coniugale, i 217,59 grammi sequestrati dalla polizia al momento del suo arresto.

 

                             17.1.   La Corte delle assise
criminali ha ritenuto che la chiamata in correità di __________ a carico di AP
1 è credibile. E ciò, non solo in quanto, con essa, __________ si è accusato
dello spaccio di una parte della cocaina acquistata dall’imputato, ma anche
perché la chiamata è costante e “riferita fin dai primi verbali
d’interrogatori ad un quantitativo importante di cocaina con una versione
circostanziata e dettagliata”. A conferma della costanza della chiamata e
della sua natura circostanziata, i primi giudici hanno ricordato che __________
ha dichiarato di avere acquistato ovuli di cocaina da 10 grammi con una media di 60/70 grammi al mese dall’estate 2012 al 3 maggio 2013 (giorno del suo
arresto) ed ha distinto, fin dai primi interrogatori, i 5 ovuli blu da 10 grammi l’uno di cui era in possesso al momento del suo fermo e che provenivano da AP 1 dal
quantitativo di cocaina rinvenuto, sempre su di lui, ma che aveva acquistato da
altri spacciatori di colore, “senza pertanto fare confusione tra i fornitori”.
Per la Corte di prime cure, l’importante quantitativo (600 grammi) che __________ asserisce di avere comprato in più occasioni da AP 1 è, poi, confermato
dal fatto che, al momento del fermo, egli è stato trovato in possesso di ben 50 grammi di stupefacente proveniente da AP 1, che gli acquisti di __________ dall’imputato sono
avvenuti dall’estate 2012 all’inizio di maggio 2013, ovvero in un periodo
esteso di tempo, che AP 1 gli ha fornito un telefonino con tessera prepagata
per contattarlo e dal fatto che tra i due vi è stato un intenso traffico
telefonico. 

                                         I primi giudici hanno,
inoltre, ricordato che lo stesso AP 1 ha definito __________ “un acquirente
all’ingrosso”, che il prezzo della cocaina scendeva, per tale motivo, a fr.
50.- al grammo e che gli acquisti avvenivano anche a credito. 

                                    Queste circostanze, a detta dei
giudici di prime cure, permettono di ritenere che esistevano “rapporti di
fornitura di cocaina tra i due, ripetuti e consolidati nel tempo e come tali
importanti” e che “l’accusato si fidava di __________”. 

                                    Per il concorso di questi
elementi, la prima Corte ha ritenuto credibile la chiamata in causa di __________
relativa all’acquisto da AP 1 di 600 grammi di cocaina ed ha fissato il quantitativo globale spacciato dall’imputato in gr. 1'308.60, pari ai gr. 908.60 da
lui ammessi, comprensivi di gr. 200
venduti a __________, cui vanno aggiunti gr. 400, non ammessi, venduti sempre a
__________ (sentenza impugnata, consid. 15-16, pag. 17-18).

 

                             17.2.   Questa Corte rileva,
preliminarmente, che l’oggetto della censura è limitato alle vendite di cocaina
che AP 1 ha fatto a __________, circoscritte, come visto, a 200 grammi.

 

                                   a.   __________ ha,
dapprima, dichiarato di avere comprato 800 grammi di cocaina da AP 1 nel periodo intercorso tra l’estate 2012 e maggio 2013 (PS 03.05.2013,
pag. 3-5, AI 1; PP 04.05.2013, pag. 3-4, AI 6).

                                         In seguito, dopo aver
precisato che con 800 grammi si riferiva ai suoi acquisti “in totale”,
ha ridotto a 700 grammi la cocaina acquistata dall’imputato ed indicato in 100 grammi quella comprata da altri dominicani. Questa versione è stata, poi, ribadita costantemente
nel corso dell’inchiesta (PS 15.05.2013, pag. 3, AI 38; PS 07.06.2013, pag. 9,
AI 80; PP 25.06.2013, pag. 2-4, AI 126) fino al verbale di confronto con
l’imputato, in cui __________ ha precisato “forse non saranno 700 gr esatti,
ma poco ci manca” (PP 25.06.2013, pag. 3-4, AI 127), frase ch’egli ha
chiarito al dibattimento di primo grado dicendosi certo di avere acquistato da AP
1 cocaina per “almeno 600 grammi di sicuro”.

 

                                         La riduzione da 700 a 600 grammi è avvenuta in quanto __________ ha ripensato ai criteri di calcolo della cocaina da
lui comprata da AP 1 tra l’estate 2012 e il maggio 2013 (in particolare,
l’entità delle dosi acquistate), passando da 60/70 a 60 grammi al mese (6 ovuli) per dieci mesi (doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1,
pag. 10).

 

Ora, la versione di __________
è credibile innanzitutto in quanto con le sue dichiarazioni egli accusa se
stesso: in questo senso, non si vede perché egli debba ammettere di avere acquistato
un quantitativo superiore a quello effettivamente comprato.

Questa Corte ritiene del tutto
attendibile la chiamata in causa anche perché essa è circostanziata. Dei suoi
rifornimenti di cocaina da AP 1, __________ ha fin dall’inizio specificato il periodo
(estate 2012 – 3 maggio 2013, data del suo arresto), l’oggetto singolo (“ovuli
da 10 grammi l’uno”), il quantitativo mensile (“60/70 grammi” poi
circoscritto a “60 grammi”) e l’utilizzo da lui fatto dello
stupefacente, visto che ha precisato di averne consumato per più della metà e
di avere venduto la rimanenza (PS 03.05.2013, pag. 5, AI 1).

Inoltre, come ricordato dai
primi giudici, __________ ha distinto in modo puntuale e costante i fornitori
della cocaina di cui era in possesso al momento del suo fermo, riconducendo i 5
ovuli blu da 10 grammi l’uno al recente acquisto da AP 1, e quella restante a
suoi rifornimenti presso altri spacciatori di colore.

Il distinguo effettuato da __________
non soltanto dimostra l’infondatezza della tesi dell’appellante secondo cui __________
gli attribuiva la paternità di vendite fatte da altri. Ma dimostra come __________
non sia stato guidato, nel fare le sue ammissioni, da rancori o malevolenza nei
confronti del qui appellante. Se così fosse stato, nulla gli avrebbe, infatti,
impedito di ricondurre tutta la cocaina rinvenuta sulla sua persona a AP 1,
visto che egli è stato fermato proprio mentre usciva dall’appartamento di
quest’ultimo (cfr, anche, doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all.
1, pag. 1). 

 

Il quantitativo complessivo di 600 grammi che __________ sostiene di avere acquistato da AP 1 è, poi, come correttamente rilevato
dai primi giudici, in linea con numerose risultanze istruttorie:

 

-     su __________,
al momento del suo fermo, sono stati ritrovati ben 50 grammi di cocaina (5 ovuli da 10 gr), da poco acquistati da AP 1, che da soli corrisponderebbero
già ad un quarto dei 200 grammi stimati dall’imputato; 

-     AP 1
ha dato in uso a __________, che temeva di essere intercettato dagli
inquirenti, un telefono portatile con tessera prepagata, circostanza che
connota __________ come acquirente importante;

-     fra
l’utenza in uso a AP 1 e quella di __________, come emerge dai tabulati
telefonici, sono intercorsi 173 contatti;

-     AP 1
ha dichiarato agli inquirenti di aver conosciuto __________ tramite tale __________ che lo aveva indicato come “un
buon cliente”;

-     per AP
1, __________ era “un ottimo cliente” ed i suoi fornitori lo sapevano;

-     AP 1
vendeva a __________ cocaina ad un prezzo (fr. 50.- al grammo) notevolmente più
basso di quello praticato agli altri clienti (fr. 80.-);

-     AP 1
vendeva “a volte a credito” la cocaina a __________ (come nel caso dei 5
ovuli da 10 grammi per fr. 2'500.- sequestrati a __________ al momento del suo
fermo).

 

                                  b.   Per contro, AP 1 non
è credibile già solo perché le dichiarazioni che ha rilasciato agli inquirenti
sui quantitativi venduti si sono quasi sempre dimostrate riduttive e sono state
sconfessate da quelle, disinteressate e dettagliate, dei suoi acquirenti la cui
cerchia si è estesa, col progredire delle indagini, a decine di consumatori.
Basti qui ricordare che l’imputato ha inizialmente ammesso vendite per soli
440/500 grammi nel periodo novembre 2012 – maggio 2013, per poi estenderle, ma
solo perché confrontato con evidenti riscontri d’inchiesta, a grammi 908.60
ampliando pure il periodo delle vendite a marzo 2012-giugno 2013. 

 

                                   c.   Del resto, come
visto, AP 1 limita il periodo delle vendite a __________ facendole decorrere da
novembre 2012 (anziché dall’estate 2012 come dichiarato da quest’ultimo).
Tuttavia, la circostanza che AP 1 abitava in via __________ a __________ già
dal 1° giugno 2012, ovvero dall’estate 2012, proprio nel paese in cui __________
era domiciliato, suffraga il più esteso lasso temporale indicato da __________.

 

                                  d.   A conferma che la
credibilità di AP 1 è pari a zero basta leggere il verbale del dibattimento
d’appello da cui risulta, con evidenza, che l’imputato non ha raccontato nulla
che la Corte possa ritenere vagamente attendibile: basta qui ricordare la
risibile l’affermazione secondo cui l’africano, incontrato per caso al bar __________
di __________, lo avrebbe rifornito non solo di 6 ovuli da 10 grammi di cocaina ma anche di piccoli sacchetti di plastica in cui riporre dosi più piccole,
nonché la spiegazione data sul perché alcune decine di clienti lo chiamassero __________
(verb. dib. d’appello, pag. 3 e 4 in fine).

 

                                   e.   Si aggiunga che AP 1
ben poteva procacciare a __________ 600 grammi di stupefacente essendo, come emerso dalle risultanze d’inchiesta, uno spacciatore sempre ben fornito della
sostanza (gr. 217,59 netti quella sequestratagli presso l’appartamento
coniugale) e che poteva contare su un’ampia clientela (una quarantina di
acquirenti) soddisfatta della qualità della cocaina da lui venduta.

 

                                    f.   Ora, accertato che
ogni ovulo di cocaina pesava 10 grammi e che il periodo degli acquisti si è
esteso dall’estate 2012 fino ad inizio maggio 2013, per 10 mesi, con vendite di
6 ovuli al mese pari a 60 grammi, la stima fatta da __________ di 600 grammi è del tutto credibile.

 

                                  g.   Sulla base delle
predette argomentazioni questa Corte non ha motivi per dubitare della bontà
della chiamata in causa fatta da __________, in quanto essa è disinteressata,
puntuale e confermata dalle risultanze istruttorie.

Non si può dare, di contro,
alcun credito alle parole di AP 1, costantemente volte a ridimensionare le sue
responsabilità.

Trova, pertanto, conferma
l’addebito all’appellante della vendita a __________ di 600 grammi di cocaina.

L’appello principale è, su
questo punto, respinto.

 

 

                                  B.   Riciclaggio di denaro

 

                                18.   Il procuratore
pubblico, nel suo appello incidentale, chiede la condanna di AP 1 per titolo di
riciclaggio di denaro non solo nei casi di cui al disp. 1.2. della sentenza
impugnata, ma anche per le imputazioni dell’AA a seguire, ritenendo:

 

                                         a.   per
il pto 2.1 AA:  che l’importo di fr. 1'323.- inviato all’estero (__________),
per conto di terzi, in data 8 febbraio 2012, a favore di __________, dietro compenso di fr. 200.-, tramite la moglie, è provento di un crimine (disp. 3.2
sentenza impugnata);

 

                                         b.   per
il pto 2.2 AA: che anche l’importo di fr. 6'866.27, inviato in 19 occasioni da IM
1 all’estero (__________e __________) per conto del marito, è provento della
vendita di cocaina (disp. 3.3. sentenza impugnata);

 

                                         c.   per
il pto 2.4 AA: che l’impiego di fr. 17'000.-, nel periodo che va da giugno 2012 a maggio 2013, per il sostentamento suo e della moglie integra la fattispecie di cui all’art.
305 bis CP (disp. 3.4 sentenza impugnata).

 

 

                             18.1.   La Corte delle assise
criminali ha prosciolto AP 1 dalle imputazioni di cui sopra, argomentando
quanto segue:

 

                                         a.   per
il pto 2.1 AA : pur esistendo divergenze fra le dichiarazioni dell’imputato
e di sua moglie sulle circostanze dell’invio di fr. 1'323.- all’estero del 8
febbraio 2012 a favore di __________, e pur essendo sproporzionato il compenso
di fr. 200.- percepito rispetto all’entità della somma inviata, vi è un’ “assenza
agli atti di elementi atti a comprovare la sicura provenienza da un crimine
della somma inviata” (sentenza impugnata, consid. 23, pag. 32);

 

                                         b.   per
il pto 2.2 AA: per quanto riguarda i fr. 6'866.27 inviati in 19 occasioni
dalla moglie all’estero, secondo l’ipotesi accusatoria su richiesta del marito,
“la mancanza agli atti di riscontri certi sulla percezione dell’indennità di
disoccupazione da parte dell’accusata – al di là di quanto la stessa ha
percepito dal lavoro svolto lecitamente –, ha impedito alla Corte di stabilire
il denaro che l’accusata aveva a disposizione e quindi la proporzione tra
entrate lecite ed illecite e, di conseguenza, la determinazione degli importi
di denaro eventualmente riciclati con l’invio all’estero” (sentenza
impugnata, consid. 23, pag. 32);

 

                                         c.   per
il pto 2.4 AA:  l’impiego da parte dell’imputato di fr. 17'000.- per far
fronte, direttamente o tramite la moglie, alle spese domestiche non assurge a
riciclaggio di denaro sia in quanto l’utilizzo del denaro per vivere non è un “atto
di occultamento”, sia in quanto, dal profilo soggettivo, “l’impiego di
tali somme di denaro era fatto in primis per il pagamento di spese mensili
necessarie al proprio sostentamento e non al fine di occultare o di vanificare
l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori
patrimoniali” (sentenza impugnata, consid. 23, pag. 33).

 

                             18.2.   Adempie la fattispecie
di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP chi compie un atto
suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la
confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da
un crimine. Il reato di riciclaggio di denaro, punibile con la detenzione sino
a tre anni o con una pena pecuniaria, ha per fine la sottrazione all’autorità
penale del provento di un crimine. Si tratta di un’infrazione di esposizione a
pericolo astratto, il comportamento è dunque punibile a questo titolo anche
laddove l’atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20
consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e; STF 6B_900/2009 del 21 ottobre 2010, consid.
4.2; 6B_334/2007 dell’11 ottobre 2007, consid. 7.1.).

                                      

                                         Secondo la giurisprudenza
e la dottrina dominante, ogni trasferimento di denaro all'estero costituisce un
atto suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine di valori
patrimoniali. Ciò vale anche per ogni operazione di trasferimento di valori
patrimoniali all’estero da un conto ad un altro conto, ed anche in presenza
della tracciabilità delle operazioni (DTF 127 IV 20 consid. 3b; STF 6B_643/2012
dell’11 marzo 2013, consid. 5.2; STF 6B_88/2009 del 29 ottobre 2009 consid. 4.3; Trechsel / Pieth, Schweizerisches Strafgesetzbuch,
Praxiskommentar, 2a ed., Zurigo 2013, ad art. 305 bis, n. 18; Pieth in Basler
Kommentar II, 3°ed., Basilea 2013, ad art. 305bis, N. 49 e rif.;
Schmid/Ackermann/Arzt/Bernasconi/de Capitani, Kommentar Einziehung,
Organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, Band I, Zurigo 1998, pag. 523).

 

È atto
suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la
confisca di valori patrimoniali ai sensi dell’art. 305 bis CP anche il cambio di
denaro sia che si tratti di conversione di banconote in valuta estera, sia che
si tratti di di sostituzione di banconote in altre di differente taglio della
stessa valuta (DTF 136 IV 188 consid. 6.1; STF 6B_879/2013 del 18.11.2013,
consid. 1.1.; Pieth in Basler Kommentar, Strafrecht II, 3 ed., Basilea 2013, ad
art. 305bis, N. 44, pag. 270).

 

Il reato di
riciclaggio di denaro, di contro, non si realizza nei casi di distruzione o
consumo del provento di un crimine. L’art. 305 bis CP è, infatti, volto a perseguire
l’agire di chi provvede a ripulire il denaro derivante da un’attività criminale
per poi poterlo riutilizzare, ciò che non si verifica nei suddetti casi (Pieth
in Basler Kommentar, Strafrecht II, 3 ed., Basilea 2013, ad art. 305bis, N. 44,
pag. 2701; Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume II, 3 ed., Berna
2010, ad art. 305 bis CP, n. 6, pag. 636).

 

Dal profilo
soggettivo, l’autore deve avere agito intenzionalmente o per dolo eventuale.
Egli deve volere o accettare che il comportamento che decide di adottare sia
proprio a cagionare l’atto previsto dall’art. 305 bis CP. Deve, inoltre, sapere
o presumere che il valore patrimoniale di cui dispone proviene da un crimine. A
questo proposito, è sufficiente che abbia conoscenza delle circostanze di fatto
che destano in lui il sospetto sulla provenienza criminale del denaro e che
abbia accettato tale eventualità (DTF 122 IV 211 consid. 2e; DTF 119 IV 242
consid. 2b; STF 6B_879/2013 del 18.11.2013, consid. 2.)

 

                             18.3.   Questa
Corte, sulla base dalle risultanze d’inchiesta esposte ai consid. 16.1.-16.4.,
ritiene quanto segue:

 

                                   a.   in merito al pto 2.1 AA:

 

In forza delle scarne informazioni fornite agli inquirenti
dall’imputato (in sostanza, insieme alle dichiarazioni della moglie, i soli
elementi probatori in atti relativi a quest’imputazione), occorre ritenere
accertato che un dominicano, conosciuto da AP 1 e da sua moglie, ha, in data 8
febbraio 2012, commissionato all’imputato l’invio all’estero (__________) di
fr. 1'323.-, poi eseguito dalla consorte su incarico dell’imputato tramite __________.

Nulla è stato possibile
accertare sull’identità del dominicano richiedente l’invio.

 

Esistono, tuttavia, agli atti
numerosi elementi indizianti che 

provano come l’operazione non
fosse lecita e come l’appellante non potesse non essere consapevole di tale
natura illecita:

 

-     la
pattuizione di un compenso e, soprattutto, l’entità di tale compenso (fr.
200.-), spropositato se rapportato, non solo all’importo spedito, fr. 1'323.-,
ma anche e soprattutto al servizio prestato;

-     il
motivo della richiesta di aiuto, ovvero l’intento del dominicano di non
sottostare agli obblighi identificativi da parte del money transmitter (“il
dominicano aveva raggiunto il limite massimo di spedizione”);

-     il
fatto che __________, ovvero il destinatario dell’invio, è persona legata al
mondo della droga;

-     la
conoscenza da parte dell’imputato di tale destinatario, sotto il nome di “__________o
come __________” (PS 29.08.2013, pag. 7, AI 369), incontrato in Ticino 6/7
volte.

 

Si aggiunge, poi, che, ad ulteriore prova della consapevolezza
dell’appellante, vi è il fatto che egli era vicino al dominicano di cui i due
coniugi non hanno voluto dare il nome quando questi compilava il modulo di
spedizione (con i dati personali del destinatario) allo sportello dell’agenzia
“money transfer” (PS 29.08.2013, pag. 7, AI 369).

 

Questa Corte, sulla base di questi elementi chiari precisi e
concordanti, ritiene accertata la provenienza criminale degli averi oggetto
dell’invio in discussione e qualifica l’operazione come consapevole riciclaggio
di denaro.

Su questo punto, l’appello
incidentale del procuratore pubblico è, pertanto, accolto: AP 1 è, così,
condannato ai sensi dell’art. 305 bis CP per quanto previsto al pto 2.1. AA,
mentre non trova conferma il proscioglimento di cui al disp. 3.2 della sentenza
impugnata.

 

                                  b.   In merito al pto 2.2 AA

 

Dagli atti risulta che i 19 invii di contante all’estero eseguiti
dalla moglie IM 1, per i quali AP 1 è stato prosciolto in prima sede
dall’accusa di riciclaggio di denaro, ammontano a complessivi fr. 6'866.27 e
meglio:

 

	
  mittente

   

  	
  money transmitter

  	
  beneficiario

  	
  Paese destinatario

  	
  Importo

  	
  data

  	
  AI

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    652

  	
  10.10.2012

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  Fr.  684.30

  	
  16.11.2012

  	
  166

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.   200

  	
  20.11.2012

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.   220

  	
  24.11.2012

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.   710.-

  	
  26.11.2012

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.   270.-

  	
  03.12.2012

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.   200.-

  	
  02.02.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.   700

  	
  02.02.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.  240.-

  	
  09.02.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr. 241.75.-

  	
  14.02.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    660.-

  	
  22.02.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    210

  	
  09.04.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    359.22

  	
  10.04.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    250.-

  	
  12.04.2013

  	
  450

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    308.-

  	
  25.04.2013

  	
  181

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    210.-

  	
  01.05.2013

  	
  166

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    210.-

  	
  10.05.2013

  	
  166

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    121.-

  	
  18.05.2013

  	
  166

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  	
  fr.    420.-

  	
  18.05.2013

  	
  166

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
  Totale inviato

  	
  fr. 6'866.27

  	
   

  	
   

  

 

 

IM 1 ha sostenuto di avere eseguito questi invii di denaro “di mia
iniziativa”, con “miei soldi” ovvero “miei risparmi” che “provenivano dal mio
lavoro o dalla mia disoccupazione” ed erano a favore di “mie amiche che
risiedono a __________” (PS 27.08.2013, pag. 10, AI 362; doc. TPC, verb. dib.
di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 17-18). La donna ha aggiunto che gli
unici invii eseguiti con soldi del marito sono stati quelli a favore dei suoi
cognati __________ (fr. 162.-) e __________ (fr. 496.99), per complessivi
658.99. Per questi ultimi invii, i due coniugi sono già stati condannati in
correità per riciclaggio di denaro (cfr. sentenza impugnata ai disp. 1.2.1.2. e
2.2.2. passati in giudicato; questi due invii non sono, di conseguenza, riportati
in tabella).

 

Premesso ciò, occorre
verificare se, per le operazioni indicate nella suddetta tabella, le
dichiarazioni di IM 1 sono credibili, e meglio se il provento del suo lavoro le
ha permesso di effettuare gli invii per complessivi fr. 6’866.27.

 

Dai certificati e conteggi di salario agli atti risulta che IM 1
ha lavorato da quando aveva 16 anni, in modo discontinuo e non sempre a tempo
pieno, percependo stipendi che variavano da circa euro 500/600.- (2007-2008) a
euro 800/1’000.- (2008-2010) (doc. TPC 36). 

                                         All’arrivo in Svizzera,
lei e il marito avevano con sé Euro 1’100/1'200.- (doc. TPC, verb. dib. di
primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 5, 7-8).

                                         Dalle risultanze
d’inchiesta emerge, inoltre, che IM 1 è stata alle dipendenze di __________ e delegata
presso __________ (fabbrica di __________), lavorandovi, in qualità di operaia,
nel periodo 07.05.2012-30.12.2012 percependo complessivi fr. 18'358.- (netti),
per poi essere licenziata dietro direttive di __________ che era insoddisfatta
delle sue prestazioni di lavoro. A questo reddito va, poi, aggiunto un altro
salario netto di fr. 410.- per 21 ore di lavoro prestate, nel periodo
13.05.2013 – 26.05.2013, presso il __________ di __________ (doc. TPC 39).

                                         IM 1 non ha, di contro,
apportato alcuna prova circa la percezione dell’indennità di disoccupazione che
sostiene di avere ricevuto sul conto di sua madre in __________, per qualche
mese, quantomeno fino a marzo 2013.

                                         

Dalle dichiarazioni dei coniugi agli inquirenti risulta, poi, che
era il marito a pagare le spese domestiche (viveri, elettricità, parte dei
premi di cassa malati e delle spese telefoniche della moglie, a volte pigione
della casa) e che da febbraio 2013 la coppia non ha più pagato il canone di
locazione (doc. TPC, verb. dib. di primo grado 19.02.2014, all. 1, pag. 6, 8,
16; PP 18.10.2013, pag. 4, AI 450).

 

                                         Ora, a prescindere
dall’indennità di disoccupazione, se per gli invii effettuati nel 2012,
ritenuto come IM 1 durante quell’anno aveva lavorato e beneficiato di un
reddito complessivo di circa fr. 18'000.-, questa Corte non può escludere, in
applicazione del principio in dubio pro reo, che il denaro inviato (pari a fr.
2'736.30) fosse di provenienza lecita, altrettanto non può fare per gli invii
(per complessivi fr. 4'129.97) eseguiti durante il 2013. Durante questo anno,
infatti, IM 1 è rimasta disoccupata, fatta eccezione, come visto, per poche ore
di lavoro retribuite con compenso irrisorio. Ritenuto che è inverosimile che,
nell’anno precedente, la donna abbia potuto risparmiare sul provento del
lavoro, il denaro inviato all’estero nel 2013 non può che derivare dallo
spaccio di cocaina suo e/o del marito, attività criminale costituente in quel
periodo unica fonte di reddito della coppia.

 

                                         Ciò ritenuto, è accertato
che gli invii all’estero di fr. 4'129.97 eseguiti da IM 1 in correità col
marito attraverso società “money transfer” sono riciclaggio di denaro ai
sensi dell’art. 305 bis CP. 

L’appello incidentale del
procuratore pubblico è, pertanto, accolto limitatamente all’importo di fr.
4'129.97, mentre va confermato il proscioglimento dell’imputato di cui al disp.
3.3 della sentenza impugnata in relazione a fr. 2'736.30.

 

                                   c.   In merito al pto 2.4
AA, non ha da essere spiegato che AP 1, impiegando a __________ ed in altre
località, nel periodo giugno 2012-maggio 2013, fr. 17'000.- provenienti dalla
vendita di cocaina per il sostentamento suo e di sua moglie, non ha riciclato
denaro ai sensi dell’art. 305 bis CP, come ipotizzato dall’Accusa. Il
riciclaggio di denaro presuppone, dal profilo oggettivo, che il provento di un
crimine sussista ancora, pur se celato agli inquirenti. Nel caso concreto,
l’autore, spendendo quanto ricavato dallo spaccio di droga per fare fronte alle
spese correnti, ha consumato il provento della sua attività criminale. Egli non
ha, perciò, realizzato alcun atto idoneo a vanificarne l’accertamento
dell’origine ai sensi dell’art. 305 bis CP.

                                         

L’appello del procuratore
pubblico, anche in relazione a questo punto, è votato all’insuccesso, mentre
trova conferma il proscioglimento di cui al disp. 3.4 della sentenza di primo
grado.

 

 

 

 

 

 

                                         Commisurazione della
pena

 

                                19.   L’appellante, nella
sua dichiarazione di appello 8 maggio 2014, integrata in data 22 maggio 2014, ha chiesto un ridimensionamento della pena, da contenersi quanto meno nel massimo legale di 36
mesi, che ne consenta la sospensione parziale in ragione di 20 mesi, con un
periodo di prova non superiore a 4 anni.

 

                                         Il
procuratore pubblico, con la sua dichiarazione d’appello incidentale 3 giugno 2014, ha postulato che la pena detentiva venga aumentata dai 4 anni decretati in prima sede a 5 anni
e 3 mesi.

 

                             19.1.   La Corte delle assise
criminali ha ritenuto, dal profilo oggettivo, a carico di AP 1:

 

                                         -     l’ingente
quantitativo di cocaina trattato, pari a più di 1 kg e 300 grammi spacciati e a 217 grammi netti detenuti e destinati alla vendita;

                                         -     la
purezza della cocaina, considerato che quella sequestratagli variava dal 5.9 %
al 18.9 % mentre quella in possesso di __________ al momento del fermo e
proveniente dall’imputato variava dal 22% al 26%;

                                    
-  l’intensità e la ripetitività dell’agire delittuoso nel periodo da marzo 2012 a giugno 2013;

                                         -     la
vasta cerchia di clienti da lui riforniti (40 quelli identificati e, fra questi,
__________, acquirente all’ingrosso e, a sua volta, spacciatore);

                                         -
    il ragguardevole illecito profitto “che va bene oltre” i fr.
40'000.- di cui all’AA, considerato l’addebito aggiuntivo accertato in prima
sede di 400 grammi di cocaina;

                                         -     il
suo ruolo primario, rispetto alla moglie, nella vendita di cocaina considerato
ch’egli “tirava le fila dell’attività di spaccio”, “si occupava della
confezione delle dosi di cocaina” e “curava i contatti con i fornitori”;

                                         -     la
sua capacità operativa, ritenuto ch’egli si faceva sostituire dai suoi
fornitori durante le sue assenze.

                                         

La Corte delle assise criminali ha, poi, considerato dal profilo
soggettivo a carico dell’accusato:

                                         -     l’aver
delinquito per mero scopo di lucro, avendo “agito per soldi facili, permettendosi
un tenore di vita senz’altro importante;

                                         -     la
risolutezza nell’agire suffragata sia dall’importante quantitativo di cocaina
sequestrata nel suo appartamento pronto per la vendita, sia dal fatto che
l’arresto di __________, importante acquirente, non ha interferito
sull’intensità dello spaccio che sarebbe proseguito se non fossero intervenuti
gli inquirenti.

 

In relazione ai fattori legati all’autore, la Corte di prime cure,
ha rilevato che AP 1, pur avendo fatto qualche ammissione ad inizio dell’inchiesta,
“ha giocato per diverso tempo al ribasso, sia riguardo all’inizio dello
spaccio sia in merito al quantitativo venduto a __________ come ad altri
consumatori” ed ha celato diversi fatti e circostanze oggetto d’inchiesta.
Per i primi giudici, le ammissioni dell’imputato dei quantitativi poi indicati
nell’AA, con l’eccezione per quanto venduto a __________, sono giunte “solo
grazie al grosso lavoro fatto dagli inquirenti che hanno