# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2e964edf-c743-58a8-8f73-66ada6ebccc7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.10.2015 32.2015.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-6_2015-10-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.6

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  8 ottobre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 dicembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 17 novembre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1965,
precedentemente attiva in qualità di ausiliaria di pulizie, in data 18 luglio
2013 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per
adulti, per le sequele dell’infortunio del 10 aprile 2012 (contusione alla
spalla sinistra) (cfr. doc. AI 1-1/7, doc. LAINF 1-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, in particolare una valutazione pluridisciplinare
SAM del 17 marzo 2014 (doc. AI 38-1) e un’inchiesta economica per le persone
che si occupano dell’economia domestica (doc. AI 43-1), l’Ufficio AI con la
decisione del 17 novembre 2014 (doc. AI 60-1), preavvisata con il progetto del
10 settembre 2014 (doc. AI 45-1), ha respinto la richiesta di prestazioni
dell’assicurata essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%.

 

                               1.3.   Contro questa decisione
l’assicurata, rappresentata dalla RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al
TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e l’esecuzione di una
nuova perizia pluridisciplinare (doc. I).

                                         

                                         In primo luogo
l’insorgente ha contestato l’applicazione del metodo misto per la definizione
dell’invalidità. A suo parere l’assicurata deve essere considerata salariata al
100% e non al 70% salariata e al 30% casalinga. Se fosse in buona salute ella
lavorerebbe a tempo pieno, la riduzione al 70% “è però stata decisa dal
datore di lavoro per motivi organizzativi” (cfr. doc. I, pag. 3/4).

                                         

                                         Per quanto riguarda invece
l’aspetto medico la ricorrente ha contestato la valutazione peritale del Dr. __________
ritenuta “non conciliabile” con quanto rilevato dal Dr. __________ della
Clinica __________ di __________ e successivamente anche dal Dr. __________ e
dal Dr. __________, che hanno diagnosticato un “Frozen Shoulder
postraumatico a sinistra” (cfr. doc. I, pag. 4/5).

                                        La rappresentante
dell’assicurata ha inoltre lamentato la mancata presa in considerazione delle
allergie di cui soffre quest’ultima, oltre che di un’ernia cervicale e di una
gastroduodenite (cfr. doc. I, pag. 5/6).

 

                                         La ricorrente ha quindi
chiesto l’esecuzione di una nuova perizia medica pluridisciplinare (doc. I,
pag. 6).

 

                                         La RA 1 ha inoltre
postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
per la presente procedura (doc. I).

 

                               1.4.   In risposta, l’Ufficio AI si
è riconfermato nel proprio provvedimento dal punto di vista medico, confermando
la valutazione SAM. 

 

                                         Per contro, in
considerazione della documentazione prodotta in sede di ricorso e della
situazione dell’assicurata prima del danno alla salute ha ritenuto più corretta
l’applicazione del metodo ordinario di raffronto dei redditi che conduce a un
discapito economico del 29.72% insufficiente per permettere l’erogazione di
prestazioni (doc. IV+1/3).

                               1.5.   In data 2 febbraio 2015
l’insorgente ha ribadito le proprie censure riguardo l’aspetto medico chiedendo
l’espletamento di una nuova perizia medica pluridisciplinare e censurando – dal
profilo economico – la mancata applicazione delle riduzioni percentuali sul
salario statistico “nell’ordine di multipli di 5” come da giurisprudenza
consolidata (doc. VI). 

                                      

                                         Il doc. VI è stato
inviato all’UAI per osservazioni (doc. VII).

 

                               1.6.   Nelle osservazioni del 17
febbraio 2015 l’UAI ha difeso la valutazione del Dr. __________ in merito alla
diagnosi di “Frozen Schoulder” e quella del SMR sulle ulteriori
problematiche. Per quanto riguarda la riduzione dal reddito da invalido “anche
attuando la riduzione del 5% risulta un grado d’invalidità inferiore al 40%”
(doc. VIII).

 

                                         Il doc. VIII è stato
trasmesso alla RA 1 per conoscenza (doc. IX).

 

                               1.7.   Il responsabile della RA 1, __________,
in data 27 febbraio 2015 ha ribadito la necessità di una nuova valutazione
(perizia giudiziaria pluridisciplinare) per quanto concerne la “Frozen
Schoulder”. Egli ha quindi allegato un nuovo referto del Dr. __________
(doc. X+A).

 

                                         Il doc. X e l’allegato
sono stati trasmessi per conoscenza all’UAI (doc. XI).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del
31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12
marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e
H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00
del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29
gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre
1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

                                      

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurata il diritto a prestazioni dell’assicurazione invalidità oppure
no.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art.
28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de
l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò
il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del
TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al
momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido
e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222, cfr. anche cfr.
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio
2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto
2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno
2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246
consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

 

                                         A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31
dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:

 

" Per
mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata
nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici,
l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per
mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla
comunità."

 

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c).

                                         Si paragona quindi
l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla
salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si
può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances sociales en
Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola si presume che
non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo
nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono.

                                         Questa presunzione può
tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è
ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei
lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139; Valterio, op.
cit. pag. 211).

                                         L'importanza dell'attività
della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura
familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella
con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un
coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in cui invece
l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI secondo cui

 

" Se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o
collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa
attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni
consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e
valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

 

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita in una STF_9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07
del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto.

 

                                         Una eventuale ridotta
capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle
mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         L’Alta Corte
in una sentenza dell’8 luglio 2011, pubblicata in DTF 137 V 334, ha riconfermato la sua giurisprudenza relativa al metodo misto. 

 

                               2.5.   Al fine di determinare il
metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità (cfr. consid. 2.2. -
2.4), si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività
lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in
seguito verificare, fondandosi sull’insieme delle circostanze,
se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o
meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V
262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata
in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op.
cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La
procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                                         Nel caso
concreto l’Ufficio AI ha in un primo momento considerato RI 1 salariata al 70%
e casalinga al 30% (cfr. decisione impugnata, doc. 60-1). 

                                         In sede di
ricorso l’insorgente ha contestato tale ripartizione sostenendo che la
riduzione della percentuale d’impiego al 70% era stata decisa dal datore di
lavoro per motivi organizzativi (cfr. doc. I).

 

                                         Con la
risposta l’Ufficio AI, in considerazione della documentazione prodotta in sede
di ricorso e la situazione dell’assicurata prima del danno alla salute, ha
corretto la propria precedente valutazione ritenendo che RI 1, se non
fosse insorto il danno alla salute, sarebbe stata salariata a tempo pieno (doc.
IV).  

                                      

                                         Visto che le parti
concordano su questo punto (cfr. scritto 2 febbraio 2015, doc. VI), la
questione è da ritenere risolta.  

                                         

                               2.6.   Un danno
alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da
non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha sottolineato che:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini.
In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui
ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di
guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA I 148/98
del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per
poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4)
provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo,
“Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).

 

                                         Tali criteri
sono stati così riassunti in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in
lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 6.2. A
determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante
nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una
perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le
ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza
del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla
pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]).
Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto
tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare
luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare
pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto
soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo
gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente
non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità
lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse
insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con
riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile
inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia
l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad
es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi
sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano
psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti,
egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente
dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid.
2c)."

 

                                         Anche in
un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato
che:

 

" 5.2
In una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale
inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità
psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante
e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti
affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale
con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare
allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del
conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I
870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V
49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di
un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della
situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono
considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se
le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti
dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato
sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il
contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         In una
sentenza 9C_1040/2010 del 6 giugno 2011 pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 1, l’Alta
Corte ha ribadito che un episodio depressivo lieve non costituisce una
comorbidità di rilevante gravità e intensità (consid. 3.4.2.1) e che fattori
psicosociali e socioculturali che non possono essere chiaramente distinti dalla
problematica psichica, parlano a sfavore del carattere invalidante del disturbo
(consid. 3.4.2).

 

                                         Questa
giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la DTF
137 V 64 sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”)

 

                                         In una sentenza
9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il Tribunale federale
ha modificato la propria giurisprudenza relativa ai disturbi somatoformi dolorosi
persistenti.

                                         L’Alta Corte ha
abbandonato la presunzione secondo cui i disturbi derivanti da sindrome
somatoforme dolorosa o i loro effetti possono essere superati con uno sforzo di
volontà ragionevolmente esigibile (cambiamento della giurisprudenza; consid.
3.4 e 3.5). La prassi fondata sul modello regola/eccezione è sostituita da uno
schema di valutazione normativo strutturato, sulla base di un catalogo di
indicatori.

 

Affinché un rapporto medico in ambito psichiatrico
sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D.
Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le
perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008
pag, 203 e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto la diagnosi
deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri
posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF
9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V
294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il medico deve
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. 

                                         Tale
prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso,
l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto
del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i
quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre
2001).

 

                               2.7.
  Per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di
ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né
l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o
rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF
122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         In
una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137
V 210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich
dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte è
arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione
(consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che
attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie
procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti
dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica
(consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare
dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         --
in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         --
alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione
alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In
caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o
il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare
una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 

                                         Nr.
18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile
2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità
(consid. 4.4.2).

 

                                         L’art.
72bis OAI, in vigore dal 1° marzo 2012, dedicato alle perizie mediche
pluridisciplinari stabilisce al cpv. 1 che “Le perizie che interessano tre o
più discipline mediche sono eseguite da un centro peritale con cui l'Ufficio
federale ha concluso una convenzione” e al cpv. 2 che “i
mandati sono attribuiti con metodo aleatorio”.

 

                                         Per
mettere in pratica quanto prescritto all’art. 72bis cpv.2 OAI l’UFAS ha
allestito il sistema di attribuzione “Suisse MED@P” (cfr. R. Kocher,
SuisseMed@P a deux ans: où en sommes-nous?” in Sécurité sociale 5/2014, pag.
288 e seg.; vedi DTF 138 V 271).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 140 V 508, consid. 3.1 e 3.2.1. il Tribunale
federale ha ribadito che la scelta del perito in ambito di perizie mediche
pluridisciplinari deve sempre avvenire secondo il metodo aleatorio (vedi pure
DTF 139 V 349 consid. 5.2.1; DTF 138 V 271 consid. 1.1.).

 

A proposito dei rapporti del medico curante, l’Alta Corte ha stabilito
che secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del
fatto che, alla luce del legame di fiducia esistente con il paziente, il medico
curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_947/2011 del 27 gennaio 2012; 8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del
15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc). 

 

                                         La giurisprudenza federale sottolinea così costantemente la
necessità di tenere conto della differenza, a livello probatorio, tra mandato
di cura e mandato peritale (cfr. STF 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid.
3.2.; 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 consid. 4.4. con riferimenti; 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2.).

 

                                         Il
Tribunale federale ha comunque già avuto modo di sottolineare che non va dimenticata
la potenziale forza dei rapporti del medico curante, alla luce del fatto che
quest’ultimo ha l’occasione di osservare il paziente durante un periodo di
tempo prolungato (cfr. Pladoyer 3/09 p. 74 e sentenza 9C_468/2009 del 9
settembre 2009, consid. 3.3.1; D. Cattaneo, in “Les expertises en
droit des assurances sociales”, in Cahiers genevois et romands de sécurité
sociale n° 44-2010 pag. 124).

                                      

                                         Questa giurisprudenza
viene applicata da questo Tribunale (cfr. ad esempio sentenza 32.2013.183 del
20 ottobre 2014, attualmente pendente davanti al Tribunale federale; sentenza
32.2012.185 del 14 febbraio 2013; sentenza 32.2011.326 del 31 maggio 2012;
sentenza 32.2011.200 del 19 gennaio 2012; sentenza 32.2010.308 del 19 maggio
2011; sentenza 32.2010.137 del 21 marzo 2011) e dal Tribunale amministrativo
federale (cfr. sentenza C-2693/2007 del 5 dicembre 2008).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.8.   Nella decisione del 17
novembre 2014, l’amministrazione ha negato la richiesta di prestazioni
dell’assicurata fondandosi, dal profilo medico, sulla perizia pluridisciplinare
SAM del 17 marzo 2014 (doc. AI 38-1).

 

                                         Nel
contesto della perizia SAM i medici hanno valutato la patologia psichiatrica, reumatologica
e quella neurologica.

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 17 marzo 2014 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la seguente diagnosi
con influenza sulla capacità lavorativa:

 

" Diagnosi
psichiatriche 

 

Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di grado lieve
(ICD-10 F-33.0).

 

Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F45.4).

 

Diagnosi reumatologica

 

Sindrome dolorosa cronica generalizzata, predominante alla spalla
sin. e atteggiamento di risparmio della spalla sin. nell’ambito di un processo
psicogeno/fibromialgico” (doc. AI 38-39).

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa è stato invece
indicato:

 

" Diagnosi
neurologica

 

Contrattura dolorosa della spalla sin., senza evidenti amiotrofie,
né segni radicolari o troncolari oggettivabili, dopo un trauma banale della
spalla (aprile 2012) e sviluppo secondario di dolori diffusi” (doc. AI 38-39).

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico-teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% sia nell’attività di
ausiliaria di pulizie che in un’attività lavorativa leggera e adatta (doc. AI 38-41+42).

 

                               2.9.   Questo Tribunale, chiamato a
verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente
vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata,
dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, non può confermare l’operato
dell’amministrazione, in quanto i disturbi di natura reumatologica
dell’assicurata non sono stati chiariti in modo soddisfacente.

 

                                         Se
da una parte, infatti, il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione
della patologia psichiatrica e da quella neurologica approfonditamente vagliate
dai medici del SAM (Dr. __________ e Dr. __________), analogo discorso non può
invece valere con riferimento ai disturbi di natura reumatologica
dell’assicurata, che necessitano, per contro, di essere ulteriormente indagati.

 

                            2.9.1.   Per quanto riguarda la
patologia psichiatrica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione
specialistica da parte del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria, il quale
nel rapporto del 13 dicembre 2013 ha posto la diagnosi di “sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di grado lieve (ICD-10 F-33.0).
Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F45.4)” e indicato
un’inabilità al lavoro del 30% (doc. AI 38-50+51+52).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione
peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                            2.9.2.   Per quanto riguarda la
patologia neurologica, l’assicurata è stata sottoposta ad una valutazione
specialistica da parte del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, il quale
nella perizia dell’11 dicembre 2013 ha diagnosticato una “contrattura
dolorosa della spalla sinistra, senza evidenti amiotrofie né segni radicolari o
trombolari oggettivabili, dopo un trauma banale della spalla (aprile 2012) e
sviluppo secondario di dolori diffusi” (doc. AI 38-62).

 

                                         Il perito, dal punto di
vista strettamente neurologico, non ha riscontrato gli estremi per un grado
d’incapacità lavorativa (doc. AI 38-65).

 

                                         Il
TCA non ha ragioni per scostarsi neppure da questa valutazione.

 

                            2.9.3.
  Quanto all’aspetto reumatologico, per contro, il TCA non può, in mancanza di
ulteriori approfondimenti, prestare piena adesione alla valutazione peritale
eseguita dal Dr. __________, per le ragioni che seguono.

 

                                         Nella
perizia del 15 gennaio 2014 il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, ha
posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome dolorosa cronica generalizzata, predominante alla
spalla sinistra e atteggiamento di risparmio della spalla sinistra nell’ambito
di una sindrome dissociativa motoria (psicogena)/fibromialgia” (doc. AI
38-58).

 

                                         Secondo
il perito, in considerazione della sindrome da dolore cronico generalizzata
predominante alla spalla sinistra/ fibromialgia, l’assicurata è abile a tempo
pieno come ausiliaria di pulizie con un rendimento ridotto del 5%. La riduzione
della capacità lavorativa è presente dall’infortunio del 10 aprile 2012 (un
mese al 100%, poi l’inabilità è del 5%). “La diminuzione della capacità
lavorativa è dovuta ai dolori cronici generalizzati, alla stanchezza, ai
disturbi del sonno e alla lieve atrofia muscolare al cinto scapolare di
sinistra”. Secondo il perito, questi problemi possono ridurre molto
leggermente il rendimento in attività pesanti a mediamente pesanti e ripetitive
con l’arto superiore sinistro in una paziente destrimane (doc. AI 38-58+59).

 

                                         In
un’attività leggera e adatta, che eviti movimenti eccessivamente ripetitivi
attorno e sopra l’orizzontale, vi è piena capacità lavorativa (doc. AI 38-60).

 

                                         Nella
valutazione SAM del 17 marzo 2014, a pagina 42, i periti hanno poi fatto la
seguente precisazione:

 

" Facciamo notare che durante la teleconferenza del
14.3.2014 il Dr. med. __________ ha confermato come il rapporto del 21.1.2014
dell’__________ di __________ non modifichi la sua valutazione specialistica.
Egli ritiene che al momento della sua valutazione non vi era un Frozen
Schoulder, in quanto tale diagnosi comporta una diminuzione della motilità alla
rotazione passiva esterna, ciò che non mostrava l’A. Vi era una diminuzione
della motilità, non in relazione ad una problematica dell’apparato locomotorio.”
(doc. AI 38-42)

 

                                         Con
le osservazioni al progetto di decisione del 10 settembre 2014 (doc. AI 47-1)
l’assicurata ha prodotto un certificato medico del 27 luglio 2014 e due scritti
del 17 settembre 2014 e 2 ottobre 2014 del Dr. __________ (doc. AI 47-4, 46-1 e
49-1), i referti del 17 giugno 2014 e del 22 settembre 2014 del Dr. __________
della __________ (doc. AI 46-2, 49-2) e un certificato medico del 29 luglio
2014 del Dr. __________ (doc. AI 47-5).

 

                                         Nello
scritto del 17 settembre 2014 il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, dopo
aver contestato la decisione dell’amministrazione, ha diagnosticato un’”ernia
cervicale e Frozen Shoulder spalla sx” (doc. AI 46-1) e indicato che con
delle terapie particolari è stato ottenuto “un minimo di mobilizzazione
della spalla sx che è però ancora praticamente inutilizzabile per lavori
proficui in quanto l’abduzione dell’arto superiore sinistro arriva a malapena e
con grande sforzo alla linea orizzontale, in un quadro di importante astenia e
dolore, a cui si associano anche i sintomi determinati dall’ernia discale
cervicale e dalla sindrome miofasciale secondaria, derivata da una
insufficiente terapia specifica iniziale per cui lo stato della paziente, oltre
a peggiorare ha teso alla cronicizzazione del disturbo” (doc. AI 46-1). 

 

                                         Il
Dr. __________ ha anche fatto riferimento alle valutazioni del Dr. __________, spec.
FMH in ortopedia e traumatologia, dell’__________ di __________, il quale sia
nel referto del 21 gennaio 2014 che in data 17 giugno 2014 ha anch’egli
diagnosticato una “- Posttraumatische Frozen Schoulder links nach Schulterkontusion
links vom April 2012 mit massiver Bewegungseinschränkung; - Reaktive Myogelosen
periscapulär links mit ausgeprägtem, myofaszialem Syndrom linke obere
Extremität” (doc. AI 38-66 e 46-2). Il sanitario dell’__________ ha quindi
indicato un’inabilità lavorativa completa fino alla fine di settembre (doc. AI
46-3). 

 

                                         Agli
atti vi è quindi il certificato medico del 25 luglio 2014 del Dr. __________
che attesta un’inabilità al lavoro completa (100%) “sino a sblocco della
situazione patologica che al momento è in condizione di stallo” (doc. AI
47-4), oltre che del medico curante Dr. __________, il quale in data 29 luglio
2014 ha indicato un’inabilità al lavoro completa (doc. AI 47-5).

 

                                         Nel
successivo referto del 22 settembre 2014 il Dr. __________ ha posto la diagnosi
di “- St. n. intensiver Triggerpunktmassage und Blockade des N.
Suprascapularis links bei: St. n. posttraumatischer Frozen Schoulder links nach
Schulterkontusion links vom April 2012 mit massiver Bewegungseinschränkung; -
Reaktive Myogelosen periscapulär links mit ausgeprägtem, myofaszialem Syndrom
linke obere Extremität” e dopo aver constatato un chiaro miglioramento ha comunque
prolungato l’inabilità lavorativa sino a fine ottobre (doc. AI 49-2+3).

 

                                         Il
miglioramento del quadro clinico è stato confermato anche dal Dr. __________ il
2 ottobre 2014, il quale ha comunque rilevato che “la paziente è inabile ad
ogni lavoro proficuo con prognosi ancora imprevedibile” (doc. AI 49-1).

 

                                         Questa
documentazione è stata sottoposta dal Dr. __________ del Servizio Medico Regionale
(SMR) al SAM “per le osservazioni dei periti” (cfr. annotazione del SMR
del 14 ottobre 2014, doc. AI 51-1).

 

                                         La
Dr.ssa __________ del SAM, in data 21 ottobre 2014, ha rinunciato a prendere
visione della nuova documentazione:

                                         “Considerato
l’imponente numero di nuovi atti medici, consigliamo l’esecuzione di una nuova
perizia medica di decorso” (doc. AI 53-1). 

 

                                         Nell’annotazione
del 5 novembre 2014 il Dr. __________ ha censurato la risposta del SAM
rilevando che “per quanto riguarda ‘l’imponente numero di nuovi atti medici’
faccio notare che si tratta di 2 rapporti per 3 pagine e 2 certificati di IL,
quindi la motivazione non è data da questo punto di vista” (doc. AI 54-1).

                                         Il
Dr. __________ ha quindi preso posizione sulla documentazione medica rilevando
che “la spalla congela post traumatica” non era stata evidenziata in
sede peritale. Egli ha quindi confermato la precedente valutazione (doc. AI
54-1).

 

                                         Il
TCA non può confermare questo modo di procedere, anche in considerazione del
successivo scritto del Dr. __________ che in data 27 febbraio 2015, rispondendo
al rappresentante dell’assicurata, forniva una sua spiegazione sulla divergenza
di diagnosi riguardo la spalla sinistra. 

 

                                         A
suo dire, dopo i primi accertamenti che refertano un quadro normale “in data
2.10.2013, in assenza di ulteriori traumi e con sintomatologia sempre presente
e perdurante, risulta da altre immagini eseguite all’ars medica distacco
parziale del labbro glenoideo e una lesione capsulare sul versante anteriore
della spalla sinistra” (doc. 13). Il Dr. __________ si riferisce alla
Arto-MRI alla spalla sinistra svolta il 1° ottobre 2012 alla Clinica __________
di __________ (cfr. doc. 39-99).

 

                                         Secondo
il Dr. __________ questa valutazione contrasta con gli esami precedenti, ma non
con l’esame clinico “per cui probabilmente è più logico pensare che la
valutazione radiologica corretta sia questa e non la precedente” (doc. 13).

                                         In
subordine, il medico curante ha ipotizzato che la perdurante infiammazione
abbia generato la lesione in maniera progressiva ed inizialmente non visibile
(doc. 13).

 

                                         Va
poi aggiunto che il Dr. __________ ha preso posizione sulla questione della “Frozen
Schoulder”, unicamente in sede di teleconferenza il 14 marzo 2014 e non
dopo aver nuovamente visionato gli atti e visitato l’assicurata.

 

                                         Alla
luce di tutta la documentazione medico specialistica agli atti, in particolare
i referti del Dr. __________ e del Dr. __________ che hanno diagnosticato una “Frozen
Schoulder” post traumatica (spalla congelata o capsulite adesiva, vedi su
questo tema:  http://informa.fisiomedica.org/anatomia/articolo/spalla/20/spalla-bloccata-frozen-shoulder.htm),
secondo questa Corte la patologia alla spalla sinistra va ulteriormente
indagata.

 

                                         Non
è infatti possibile, senza prima procedere ad un complemento peritale da parte di
uno specialista in reumatologia concludere con sufficiente tranquillità che lo
stato valetudinario dell’assicurata, dal profilo strettamente reumatologico, con particolare riferimento alla “Frozen
Schoulder”, giustifichi un’abilità a tempo pieno come ausiliaria di pulizie con un rendimento
ridotto del 5% e una piena abilità in attività adeguate un mese dopo l’infortunio
del 10 aprile 2012.

 

                                         Non
può, per contro, essere seguito l’insorgente quando chiede il rinvio anche per
le patologie a livello cervicale, per le allergie e la gastroduodenite.

 

                                         L’assicurata
ha prodotto una RM cervicale, eseguita il 30 giugno 2014, che ha messo in
evidenza una piccola protrusione discale C6-C7 senza conflitti radicolari (cfr.
doc. I +6) che, secondo il Dr. __________ del SMR, si tratta di alterazioni di
tipo degenerativo compatibili con l’età dell’assicurata (doc. IV)

 

                                         Per
quanto riguarda infine la questione delle allergie (referto Dr.ssa __________) e
della gastroduodenite (referto Dr. __________) (cfr. doc. I, pag. 5 e 6) non vi
sono ragioni per discostarsi dalla valutazione del Dr. __________ del Servizio
Medico Regionale (SMR) che ritiene le problematiche prive di influsso sulla
capacità lavorativa (doc. IV).

 

                             2.10.   Nella già citata sentenza
9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (cfr. consid. 2.7.) il Tribunale federale ha
precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una
perizia giudiziaria e in quali casi può rinviare gli atti all'assicuratore per
un complemento istruttorio.

                                      

                                         Nella
concreta evenienza, ritenuto come vi siano degli accertamenti peritali svolti
dall’amministrazione che necessitano un complemento (“Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen”), si giustifica il rinvio degli atti
all’UAI ai sensi della giurisprudenza citata.

 

                                         La decisione impugnata va
quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché metta in atto
un approfondimento a livello reumatologico con il perito del SAM inteso a
delucidare sia l’aspetto diagnostico (presenza o meno di una “Frozen Schoulder”), sia le eventuali
ripercussioni sulla capacità lavorativa dell’assicurata.

 

                                         I periti del SAM dovranno
poi determinarsi sul grado complessivo di incapacità lavorativa.

 

                                         A proposito della
valutazione globale delle patologie (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012;
STF 9C_913/2012 del 9 aprile 2013; SVR 2008 IV Nr. 15, STCA 32.2011.236 del 17
giugno 2013 e 32.2012.187).

 

                                         Quindi
in esito a tali complementi istruttori, l’amministrazione si pronuncerà
nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurata.

 

                             2.11.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata dalla RA 1, ha diritto ad un’indennità per
ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

                                         La domanda di assistenza
giudiziaria per la procedura ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF
124 V 309, consid. 6 e, tra le tante, STF 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid.
5, STF 9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5, STF 9C_352/2010 del 30 agosto
2010 consid. 3).

 

                             2.12.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio
AI.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                           § 
  La decisione del 17 novembre 2014 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.10..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza
giudiziaria del 23 dicembre 2014.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti