# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 13c89bdf-504f-5900-b168-500debb69693
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-11-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.11.2015 32.2015.117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-117_2015-11-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.117

   

  FS

  	
  Lugano

  6 novembre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 agosto 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 giugno 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisioni 20 giugno 2007, cresciute incontestate in giudicato e preavvisate il 7
maggio 2007 (doc. AI 36/1-2 e 37/1-2), l’Ufficio AI del canton __________ – sulla base della perizia psichiatrica
dell’8 maggio 2006 del Servizio di psichiatria della clinica __________ del
canton __________ (doc. AI 21/1-19), dell’in-chiesta domestica del 30 ottobre
2006 (doc. AI 28/1-7) con nota del 2 febbraio 2007 (doc. AI 33/1) e del
rapporto del consulente del 23 marzo 2007 (doc. AI 34/1) – ha negato a RI 1 il diritto ad una
riformazione professionale e ad una rendita (doc. AI 38/1-2 e 139/1-3).

 

                               1.2.   L’Ufficio
AI del canton __________, visto il trasferimento del domicilio dell’assicurata
nel Canton Ticino (cfr. doc. AI 17/1 e 18/1), con scritto del 4 settembre 2007
ha trasmesso gli atti all’Ufficio AI del nuovo cantone di domicilio (doc. AI
41/1).

 

                               1.3.   Nel
mese di febbraio 2013 l’assicurata ha inoltrato una nuova richiesta di prestazioni
adducendo quale danno alla salute il morbo di Parkinson (doc. AI 44/1-6).

 

                               1.4.   Con
decisione del 18 giugno 2015, preavvisata il 14 ottobre 2014 (doc. AI 83/1-4) – visti il rapporto finale 2 agosto 2013 e
le annotazioni 9 maggio 2014, 24 giugno 2014, 6 marzo 2015 e 16 giugno 2015 del
medico SMR dr. __________ (doc. AI 65/1-3, 75/1, 80/1, 100/1 e108/1); le
domande postele dall’ammini-strazione e le risposte del 30 settembre 2013
dell’assicurata (doc. AI 68/1-2 e 69/1-8); l’inchiesta domestica del 4 marzo
2014 (doc. AI 73/1-7) e la valutazione del consulente in integrazione del 17
giugno 2015 (doc. AI 109/1-2) –
l’Ufficio AI del canton Ticino (di seguito Ufficio AI) ha negato all’assicura-ta
il diritto ad una rendita.

 

                               1.5.   Con
il presente ricorso l’assicurata, tramite l’avv. RA 1, ha contestato la valutazione
medica (mancata esecuzione di una perizia multidisciplinare) e quella economica
(l’effettiva sfruttabilità della capacità lavorativa residua e la ripartizione
tra l’attività salariata e casalinga) chiedendo l’annullamento della decisione
18 giugno 2015 e il riconoscimento del diritto ad una rendita intera, senza
specificare da quando, a tempo indeterminato.

 

                                         Con
ulteriore scritto del 26 agosto 2015 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA, che l’ha
notificato all’Ufficio AI ai fini della risposta di causa (V), il termine del
rapporto di collaborazione della sua assistita quale aiuto domiciliare presso
la signora __________ (IV e doc. F; vedi anche doc. AI 98/2-3).

 

                               1.6.   Con
la risposta di causa, dopo la chiesta proroga del termine (VII e VI/1-3),
l’Ufficio AI – considerata l’annotazione
del 21 settembre 2015 nella quale il medico SMR dr. __________ ha espresso la
seguente valutazione: “(…) In considerazione dell’attuale risposta prof. __________
l’assicurata presenta la seguente residua CL: 3 ore con rendimento ridotto del
50% in attività leggera, prevalentemente sedentaria. Questo in pratica da 4.
2014. (…)” (VIII/2) – ha
postulato il rinvio degli atti al fine di espletare “(…) maggiori accertamenti
per quanto concerne le possibilità di reintegrazione dell’assicurata, nonché
l’esecuzione di un nuovo calcolo della capacità di guadagno residua. (…)”
(VIII).

 

                               1.7.   Con
scritto del 30 settembre 2015 – evidenziato che “(…) preso atto delle osservazioni
del lodevole UAI, richiamate le tesi ricorsuali e ribadito come la capacità
lavorativa residua della signora RI 1 sia di fatto inesistente (oltre che comunque
non sfruttabile sul mercato del lavoro), la stessa postula l’accoglimento
integrale del gravame. (…)” (X) – l’avv. RA 1 ha comunicato al TCA che “(…)
laddove questo lodevole Tribunale dovesse nondimeno ritenere di rinviare gli
atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti, si chiede allora che la
relativa decisione prenda atto dell’acquiescenza del lodevole UAI e ponga ogni
spesa in capo al predetto, con l’obbligo di rifondere congrue ripetibili in
favore della parte ricorrente. (…)” (VI);

 

                               1.8.   Il
doc. X è stato trasmesso per conoscenza all’Ufficio AI (XI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; STF
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato il diritto ad una
rendita. L’assicurata postula il riconoscimento del diritto ad una rendita
intera senza indicare da quando.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno pre-sunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
con-genita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perchè il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicher-heit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag.
1411, n. 46).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'ese-cuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(even-tuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisio-ne su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01
del 13 giugno 2003, consid. 4.1).

 

                               2.4.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado
di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 3 e 4 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione
non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per
contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il
diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della
richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108
consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10). Se l'amministrazione entra nel merito della
nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in
particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile
dall'assicurato si è effettivamente realizzata (STF 9C_80/2013 del 18 settembre
2013, consid. 3.2).

 

                                         In
tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revi-sione di rendite
in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, art. 41 vLAI, art. 87 segg. OAI;
Pratique VSI 1999, pag. 8; Rüedi, Die Ver-fügungsanpassung als Grundfigur von
Invalidenrentenrevi-sionen, in Schaffauser/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen,
Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der
Uni St. Gallen, 1999, pag. 15).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è moti-vo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal mo-mento in cui si può supporre che il miglioramento
costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione al-lorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà
a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinan-te
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre me-si senza interruzione
notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).

                                         Al
riguardo nella DTF 140 V 2 l’Alta Corte ha stabilito che se l'invalidità rinasce
per motivi diversi da quelli che avevano giustificato in passato l'erogazione
di una rendita temporanea (nel frattempo soppressa) ci si trova in presenza di
un nuovo evento assicurato. In tal caso il versamento della nuova rendita
interviene al più presto dopo sei mesi dal nuovo annuncio all'AI (art. 29 cpv.
1 LAI). L'art. 88bis cpv. 1 lett. a OAI non è applicabile, nemmeno per
analogia.

                                         L’art.
88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava
diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid.
5.3 con riferimenti).

 

                               2.5.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di
essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità
di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non
può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid.
2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che
l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge
le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda
un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione
dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete.

                                         A
sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona
senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in
particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta nella comunità.

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato
prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona
lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag.
139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia
domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del
congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di
famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia
che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa
dell'altro.

 

                               2.6.   Nel
caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei
fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile
l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “se l’assicurato esercita un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d’invalidità nei due ambiti.”.

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga, è conforme alla
legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata
in Plädoyer 5/06 pag. 54 segg. e STFA I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata
in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi
compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo
a determinate condizioni.

 

                               2.7.   Al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare,
fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del
danno alla salute, l'assicurato avesse o meno esercitato un'attività
lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell’invalidità e se l'assicurato che non
esercita un’attività lucrativa ne avese esercitata una in futuro se non fosse
subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto modifiche
rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte
le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie,
famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione professionale, le affinità
e la personalità dell’assicu-rato. A nessuno di questi elementi va tuttavia
attribuita un’im-portanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento
del minimo d’esistenza nel caso del mancato esercizio di un’attività lucrativa
rispettivamente alla necessità economica di una simile attività (DTF 130 V 393
consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr. anche la STF
9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e la giurisprudenza ivi citata; vedi
inoltre Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad
art. 5, pagg. 54-58 e 61-62 e Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190 segg.).

                                         Questa
valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurata,
che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi
esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20
dicembre 2006, consid. 4.1.).

                                         Da
ultimo va rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione
si deve infatti accertare quale sarebbe stata l’attività esercitata
dall’assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195,
98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente
pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer, op. cit., pag. 288; Blanc, La procédure
administrative en assurance-invalidité, 1999, pag. 190-191).

 

                               2.8.   Nella
fattispecie in esame, vista l’annotazione del 7 maggio 2013 nella quale il
medico SMR dr. __________ ha concluso che “(…) la certificazione medica
ricevuta giustifica una rivalutazione clinica. (…)” (doc. AI 53/1),
l’Ufficio AI è entrato nel merito della nuova domanda di prestazioni del
febbraio 2013 (cfr. consid. 1.3 e 1.4).

 

                                         Nel
rapporto finale SMR del 2 agosto 2013 –
visti i rapporti medici 4 giugno 2013 del dr. __________ del __________
dell’ospedale __________ di __________ (doc. AI 59/1-6) e 17 giugno 2013 del
dr. __________, FMH in medicina interna (doc. AI 60/1-3) – il dr. __________ ha concluso per
un’incapacità lavorativa, in qualsiasi attività rispettosa dei limiti
funzionali posti, totale dal 15 ottobre 2012 e del 50% dal 25 maggio 2013 in
avanti. Lo stesso sanitario – interpellato
circa la differenza tra la sua valutazione della capacità lavorativa quale
casalinga (50%) e quella attestata dall’assistente sociale nell’inchiesta
domestica del 4 marzo 2014 (32%) (cfr. doc. 65/2, 73/6 e 74/1) –, nell’annotazione 9 maggio 2014 ha rilevato
che “(…) l’appartamento unicamente di 2 locali e di piccolo giardino, fa sì
che la CL valutata dall’AS e che reputiamo plausibile, possa essere superiore a
quella stabilita in sede medico-teorica. (…)” (doc. AI 75/1).

 

                                         Il
dr. __________, direttore del __________ dell’Ospedale __________ di __________,
il 12 maggio 2014 ha certificato un’inabilità lavorativa del 60% dal 23 aprile
2014 (doc. AI 76/1) e nel rapporto del 24 aprile 2014 (doc. AI 78/1-3) ha
espresso la seguente valutazione: “(…) Dall’ultimo controllo vi è un lieve
peggioramento in particolare con un effetto dei medicamenti troppo breve
“wearing off” e anche con un’attesa troppo lunga prima che i medicamenti agiscano.
Dall’altro canto, in buona fase on, non ci sono sintomi significativi. In
questa situazione raccomando la modifica dell’orario dei medicamenti senza aumento
del dosaggio individuale. In particolare la paziente aspetta troppo a lungo la
mattina prima della prima presa di Madopar. Ho spiegato alla signora RI 1, che
si può anche prendere il Madopar prima della colazione, in quel caso almeno ½
ora prima della colazione. Penso che con un 4-5 x ½ cpr. di Madopar la
situazione dovrebbe essere di nuovo soddisfacente. Un aumento della terapia di
Sifrol non è argomentato poiché potrebbe aumentare gli effetti collaterali. La
capacità lavorativa è chiaramente ridotta, anche se i sintomi motori nelle fasi
on sono ben controllati. In particolare c’è un’impos-sibilità di lavorare più
di qualche ora di seguito senza pausa. Il lavoro che inizierà nei prossimi
giorni con 3 ore/die è dunque ben adatto alla situazione. Tuttavia penso che la
capacità lavorativa attuale sia al massimo del 40%. È anche importante che la
paziente segua una terapia di attività fisica e ho consigliato degli esercizi
da fare a casa. Nel lungo termine se i cambiamenti di terapia attuali non sono
abbastanza efficaci, raccomando l’introduzione di Azilect che aumenta la durata
d’azione del Manodopar. (…)” (doc. AI 78/2-3).

                                         Al
riguardo il dr __________, nell’annotazione del 24 giugno 2014, ha rilevato che
“(…) il Professor __________ chiarifica in modo esauriente il peggioramento
intercorso. IL 60% in ogni attività (non casalinga, che permane immutata) dal
23 aprile 2014. Rivalutazione fra 6 mesi. Prognosi valetudinaria incerta. (…)”
(doc. AI 80/1).

 

                                         Sempre
il dr. __________ – interpellato
circa il peggioramento dal 23 aprile 2014 (doc. AI 99/1) visti le osservazioni
del 12 novembre 2014 al progetto di decisione del 14 ottobre 2014 (doc. AI
83/1-4 e 89/1-6), il rapporto del 27 gennaio 2015 nel quale il dr. __________
ha dichiarato di non vedere l’assicurata dal settembre 2014 e il lavoro trovato
di presumibilmente 4 ore alla settimana dal gennaio 2015 (doc. AI 98/1-3) –, nell’anno-tazione del 6 marzo 2015, ha
osservato che “(…) è verosimile considerare un stato di salute invariato dal
luglio 2014, dato il carattere lentamente progressivo della patologia. Ad ogni
buon conto sarebbe utile inviare al professor __________ dell’__________ un
Rapporto Medico AI da compilare. (…)” (doc. AI 100/1).

 

                                         Il
dr. __________, nel rapporto del 3 giugno 2015 (doc. AI 105/1) – dopo aver rilevato che prima di lui la
paziente era in cura dal dr. __________ (dagli atti risulta infatti che
il dr. __________, FMH in neurologia, il 16 ottobre 2012 ha attestato
un’inabilità lavorativa del 100% dal 15 ottobre 2012 [cfr. doc. AI 47/1], che
questa valutazione è stata confermata dal dr. __________, medico assistente
della Clinica __________, il 25 ottobre 2012 [doc. AI 47/2] e dal dr. __________
il 26 novembre 2012, l’11 e il 29 gennaio 2013 [doc. AI 47/3, 47/4 e 47/5] e
che il dr. __________, nel rapporto del 4 giugno 2013 [doc. AI 59/1-6], ha
certificato un’inabilità lavorativa del 50% dal 25 maggio 2013 [doc. AI 59/4
punto 1.6]) –, ha confermato
un’inabilità lavorativa del 100% nell’ultima attività esercitata presso un
ostello della gioventù dall’inizio del 2013 precisando che lo stato è “(…)
migliorato sotto terapia a giugno 2013, dal 23.4.2014 incapacità lavorativa al
60% fino ad oggi, dovuto alla riduzione dell’effet-to della terapia con
“Wearing off” e grande affaticamento. (…)” (doc. AI 105/2 punto 1.6).

                                         Quanto
alla prognosi il dr. __________ ha osservato che “(…) la malattia di
Parkinson è una malattia neurodegenerativa incurabile. Ci sarà un peggioramento
graduale nei prossimi anni, anche se è molto difficile prognosticare la velocità
di questo peggioramento. Anche se la terapia medicamentosa è efficace,
sfortunatamente non permetterà di migliorare la capacità lavorativa. (…)”
(doc. AI 105/2) e negato la possibilità di limitare gli impedimenti grazie all’assunzione
di misure mediche ritenuto che “(…) una misura medica non può migliorare la
situazione attuale, tuttavia con un buon trattamento medicamentoso si può
rallentare la perdita prevista della capacità lavorativa residuale. (…)”
(doc. AI 105/2).

                                         Il
dr. __________, nell’annotazione del 16 giugno 2015 (doc. AI 108/1), ha
confermato il rapporto finale SMR del 2 agosto 2013 e l’annotazione del 24
giugno 2014 e meglio un’incapa-cità lavorativa, in qualsiasi attività
rispettosa delle limitazioni funzionali poste, totale dal 15 ottobre 2012, del
50% dal 25 maggio 2013 e del 60% dal 23 aprile 2014. Quanto all’attività quale
casalinga l’inabilità è stata riconosciuta nella misura del 100% dal 15 ottobre
2012 e del 32% dal 25 maggio 2013.

 

                                         Con
il ricorso l’insorgente ha prodotto il rapporto 28 luglio 2015 indirizzato
all’avv. RI 1 nel quale il dr. __________, in merito alla decisione del 18 giugno
2015 dell’Ufficio AI, si è così espresso: “(…) Sono molto sorpreso di questa
decisione che per me non tiene conto dello stato di salute della signora RI 1.
In particolare mi sembra che l’AI non tiene conto dello stato progressivo di
una malattia neurodegenerativa. Nello specifico utilizza per esempio la parola
“insorgere del danno”, questo non fa senso trattandosi di una malattia neurodegenerativa
che incomincia con dei sintomi appena percettibili e che peggiora col tempo. In
particolare c’è un peggioramento della malattia neurologica dalla prima
valutazione invalidità fino ad oggi. La fluttuazione dei sintomi è aumentata
con delle buone fasi ON più brevi che nella valutazione per l’AI (da parte del
Prof. __________ nel 2013). Anche l’affaticamento è chiaramente peggiorato.
Questo è anche visibile nella tabella che avevo scritto per l’AI il 03.06.2015,
dove questi peggioramenti erano stati dettagliati. Durante un breve controllo
neurologico è molto difficile tradurre questo peggioramento clinico in una
percentuale di lavoro, ma la frase “medicalmente infatti vi è una capacità
lavorativa residua del 40% con pieno rendimento in qualsiasi attività
lucrativa” scritto nella lettera dell’AI non è esatto da un punto di vista
neurologico. Il rendimento è molto ridotto, dovuto all’affaticamento che è
tipico di una malattia di Parkinson. Questo impedisce dei tempi di lavoro
precisi, poiché la presenza di fasi ON e OFF nella malattia di Parkinson è difficilmente
prevedibile. In particolare i bloccaggi sono molto irregolari e possono
disturbare un’attività lucrativa in qualsiasi momento. L’aspetto progressivo
della malattia di Parkinson, come una malattia neurodegenerativa, che peggiora
di anno in anno, permette di dire che questa situazione non migliorerà, ma che
peggiorerà ancora nel futuro. In questa situazione, la capacità lavorativa
residuale non può essere oggettivamente sfruttata nel mondo del lavoro.
Soprattutto l’as-senza di garanzia di continuità, permettono soltanto un lavoro
in un ambiente protetto, dove la paziente può fare delle pause quando ne ha
bisogno e non quando il datore di lavoro lo permette. Avevo scritto nel mio
rapporto all’AI: “anche il 40% di capacità lavorativa residua non può essere
preso in una volta, ma deve essere ripartito su tutta la settimana […] un
attività senza grande carica motoria e fisica e con delle pause, può essere
fatta fino a un totale settimanale del 40%”, per descrivere questa situazione.
Vorrei precisare che questo non permette di garantire una continuità sul piano
lavorativo. (…)” (doc. E).

 

                                         Il
dr. __________, interpellato in merito alla capacità lavorativa residua della
sua paziente, con scritto del 16 settembre 2015 ha risposto quanto segue:

 

"  (…)

Quante ore al giorno può lavorare la signora RI 1?

Come già indicato nella lettera del 28 luglio 2015, non
può essere dato un numero di ore esatto di lavoro giornaliero, trattandosi di
una malattia neurodegenerativa in progressione con sintomi variabili e molto
rirregolari. Mediamente può lavorare ca. 3 ore al giorno, ma senza nessuna
garanzia a causa delle fluttuazioni motorie, questo significa che un giorno
deve fermarsi dopo 2 ore, mentre in un altro giorno potrebbe lavorare 4 ore.

 

Di che tipo di attività si può trattare: attività
leggere, media o pesante?

L’attività dovrebbe essere leggera. Nelle fasi ON, la
paziente potrebbe anche fare un’attività media, ma siccome le fasi OFF con
peggioramento non sono prevedibili e non vi è garanzia, bisogna prevedere
un’attività leggera.

 

Durante queste ore di lavoro il rendimento della
signora è ridotto, se sì in quale misura?

Il rendimento ridotto è dovuto ai sintomi OFF con
fluttuazioni, con difficoltà di concentrazione e sintomi molto rallentati, con
la conseguenza che lavora molto più lentamente. In una fase ON invece la
paziente può lavorare molto meglio con un rendimento poco ridotto. È importante
che la signora RI 1 abbia la possibilità di fare una pausa, quando avvengono
queste fasi di bloccaggio. In media possiamo dire che il rendimento è ridotto
del 50%.

 

Quale tipo di attività non può essere svolta dalla
signora RI 1?

Tutte le attività fisicamente impegnative. Un lavoro da
seduta invece sarebbe indicato.

(…)" (VIII/1)

 

                                         Nell’annotazione
del 21 settembre 2015 il medico SMR dr. __________, ritenute le suddette
risposte del dr. __________, ha espresso la seguente valutazione: “(…) in
considerazione dell’attuale risposta prof. __________ l’assicurata presenta la seguente
residua CL: 3 ore con rendimento ridotto del 50% in attività leggera,
prevalentemente sedentaria. Questo in pratica da 4.2014. (…)” (VIII/2).

 

                                         Viste
le suesposte risultanze, quanto all’aspetto medico, questo Tribunale non ha
alcun motivo per scostarsi dalla valutazione dell’Ufficio AI che, in qualsiasi
attività rispettosa dei limiti funzionali posti, ha stabilito le seguenti
capacità lavorative:

 

                                         -  0%
dal 15 ottobre 2012

                                         -  50%
dal 25 maggio 2013

                                         -  3
ore al giorno con flessione del rendimento del 50% dal mese di aprile 2014.

 

                                         Ritenuto
quindi che dall’aprile 2014 la capacità lavorativa residua non è (come stabilito
nella decisione impugnata e dal consulente in integrazione nella valutazione
del 17 giugno 2015 sub doc. AI 109/1-2) del 40%, bensì di 3 ore al giorno
(ovvero del 37% o del 35% a seconda che si ritenga una giornata lavorativa di 8
o di 8.5 ore) con flessione del rendimento del 50%, questo Tribunale concorda
con l’Ufficio AI – ciò a cui
nemmeno l’insorgente si è inequivocabilemente opposta (cfr. consid. 1.7) – che é necessario esperire ulteriori accertamenti
(quindi interpellare nuovamente il consulente in integrazione professionale) al
fine di verificare se da quel momento (aprile 2014) l’assicurata sia
effettivamente reintegrabile in un mercato del lavoro supposto in equilibrio.

 

                                         In
particolare l’amministrazione, oltre alla ridotta capacità lavorativa con sensibile
riduzione del rendimento, dovrà anche tener conto del fatto che il dr. __________,
nel succitato rapporto del 28 luglio 2015, ha anche precisato che: “(…) Soprattutto
l’assenza di garanzia di continuità, permettono soltanto un lavoro in un
ambiente protetto, dove la paziente può fare delle pause quando ne ha bisogno e
non quando il datore di lavoro lo permette. (…)” (doc. E).

 

                                         Nel
caso in cui, vagliate le suesposte emergenze, l’ammini-strazione dovesse
concludere per la possibilità di una reintegrazione, allora valgono le seguenti
osservazioni.

 

                                         L’Ufficio
AI – anche se dall’inchiesta
domestica del 4 marzo 2014 (doc. AI 73/1-7) risulta che “(…) in assenza del
danno alla salute, lavorerebbe all’80%; afferma di aver ridotto la percentuale
lavorativa al 60% a seguito dell’intervento al ginocchio sinistro del 2010,
poiché non riusciva più a rimanere in piedi a lungo. (…)” (doc. AI 73/2) –, ha ritenuto l’assicurata quale salariata
al 60% vista la sua dichiarazione della prima ora in questo senso resa il 30
settembre 2013 dopo essere stata interpellata al riguardo (cfr. doc. AI 68/12 e
69/1-8).

                                         Questa
conclusione, senza gli ulteriori necessari accertamenti, non può essere
confermata da questo Tribunale. In effetti, dalla prima inchiesta domestica del
30 ottobre 2006 (doc. AI 28/1-7) risulta, in particolare, che senza il danno
alla salute l’assicurata intende continuare a lavorare all’80% e che “(…) la
signora RI 1 si è iscritta all’Ufficio di disoccupazione nell’autunno 2005 e ha
percepito le indennità di disoccupazione. Dal mese di luglio alla fine di
ottobre 2006 ha lavorato all’__________ di __________ all’80% con uno stipendio
mensile lordo di fr. 2'480.-, netto 2'280. Dal mese di novembre si annuncia
nuovamente alla disoccupazione per la ricerca di un nuovo lavoro. (…)”
(doc. AI 28/2). Dagli atti di causa, in particolare dall’incarto
disoccupazione, non è poi possibile stabilire, né quando sia intervenuta la
diminuzione del grado di occupazione dall’80% al 60% (al riguardo, vedi il
tempo di lavoro normale alla settimana di 42.50 ore contro le 22.5 ore
settimanali pattuite contrattualmente di cui al doc. 1/20 dell’incarto di
disoccupazione), né con quale disponibilità al lavoro l’assicurata si è
iscritta al collocamento prima della domanda d’indennità di disoccupazione del
29 luglio 2013 (cfr. doc. 1/7-10 dell’incarto di disoccupazione). Inoltre il
dr. __________, nel rapporto del 24 aprile 2014 (doc. AI 78/1-3), ha attestato
che “(…) prima della malattia di Parkinson [ndr. insorta nel giugno
2012; cfr. doc. AI 59/2 punto 1.1 e 60/1 punto 1.1] lavorava al 60% e aveva
già una riduzione della capacità lavorativa a causa di problemi articolari.
(…)” (doc. AI 78/2).

                                         Viste
le suddette risultanze, conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr.
consid. 2.7), al fine di chiarire la ripartizione tra salariata e casalinga
l’Ufficio AI dovrà appurare, da una parte la disponibilità al lavoro in
occasione della domanda d’indennità di disoccupazione antecedente a quella del
29 luglio 2013 e, dall’altra parte, quando è intervenuta e per quali ragioni la
diminuzione del grado di occupazione dall’80% al 60. Se la disponibilità
indicata fosse dell’80% e la diminuzione riconducibile a dei motivi d’ordine
medico, allora a ragione l’insorgente sostiene che “(…) la ripartizione tra
attività casalinga e salariata non va fissata in ragione del 40%/60%, ma va
piuttosto fissata in ragione del 20%/80%. Quanto indicato nel doc 73-1 UAI
[ndr. si tratta dell’inchiesta domestica del 4 marzo 2014] non è infatti che
una mera precisazione (e non una modifica) dell’indicazione figurante in seno
al doc. 69-1 UAI [ndr. si tratta della risposta del 30 settembre 2013
dell’assicurata], peraltro giustificata da ragioni di ordine oggettivo,
giacché la diminuzione dall’80% al 60% è anch’essa da ricondursi a motivi dei
natura medica. (…)” (I pag. 6).

 

                                         Quanto
al calcolo della capacità di guadagno va innanzitutto rilevato che l’anno di
carenza ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI è iniziato a decorrere dal
mese di ottobre 2012. Di conseguenza i redditi da valido e da invalido da porre
a confronto sono quelli validi per il 2013 ritenuto che gli stessi vanno aggiornati
allorquando vi è una susseguente diversa valutazione della capacità lavorativa
(cfr. consid. 2.3).

                                         Inoltre,
con riferimento alla riduzione del 14% –
“(…) riduzione del 4% dovuta alla necessità di svolgere unicamente attività
leggere e del 10% per altri fattori di riduzione (…)” (doc. AI 110/3); a
prescindere dal fatto che detta conclusione non risulta dalla valutazione del
consulente in integrazione del 17 giugno 2015 (cfr. doc. AI 109/1-2) – deve essere osservato che la
giurisprudenza di questo Tribunale (cfr. STCA del 31 gennaio 2013, 32.2012.36,
confermata dal TF mediante pronuncia del 26 agosto 2013, 9C_179/2013; cfr.
anche le STCA 32.2014.157 del 18 settembre 2015 e 32.2012.265 del 11 giugno
2013) ha osservato che l’Alta Corte ha sempre avallato oppure determinato
autonomamente delle riduzioni percentuali del reddito ipotetico da invalido
comprese fra il 5% e il 25%, ma comunque sempre quantificate in un multiplo di
5 e che le graduazioni tra un massimo e un minimo dei valori di riduzione per
ogni singola eventualità adottate dall’Ufficio AI del Canton Ticino non trovano
conferma nella giurisprudenza federale.

                                         Di
conseguenza il consulente in integrazione dovrà essere interpellato anche su
questo argomento.

 

                               2.9.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata va
annullata e gli atti rinviati all’amministrazione affinché, conformemente a
quanto indicato al consid. 2.8, renda un nuovo provvedimento.

 

                             2.10.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI che rifonderà alla ricorrente patrocinata da un legale (art. 61
lett. g LPGA) fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili.

 

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione del 18 giugno 2015 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
consid. 2.8.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti