# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 540e947e-1de3-5ca5-84d9-1cefee054c7b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.05.2019 38.2019.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2019-7_2019-05-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2019.7

   

   

   

  RS/sc

  	
  Lugano

  22 maggio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1 febbraio 2019 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 17 dicembre 2018 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione
del 17 dicembre 2018 la Cassa cantonale di assicurazione contro la
disoccupazione (in seguito: la Cassa) ha confermato il proprio ordine di
restituzione del 1° dicembre 2017 (cfr. doc. 17) con cui aveva chiesto a RI 1
di rimborsare la somma di fr. 53'265.65 corrispondenti a indennità di
disoccupazione percepite a torto dal 1° maggio 2014 al 30 luglio 2015.

 

                                         Dalla decisione su
opposizione emerge quanto segue:

 

" (…)

Nel caso concreto la Cassa ha potuto
prendere visione della documentazione componente sia l’incarto della sezione
del lavoro sia quella relativa al procedimento penale aperto nei confronti
dell’assicurata (MP inc. n. __________). Visto che è emerso che, contrariamente
a quanto dichiarato, l’opponente avesse potere decisionale in seno ad alcune
società (ex datori di lavoro), l’attenzione della Cassa si è quindi concentrata
sulle dichiarazioni rilasciate nel corso dei verbali d’interrogatorio e sulla
documentazione contabile delle società presso le quali l’assicurata ha
dichiarato di aver prestato la sua attività lavorativa: __________.
L’istruttoria effettuata ha permesso di appurare come l’opponente non abbia saputo
rispondere all'autorità inquirente in merito ai numerosi rapporti di lavoro
avuti, sia per quanto concerne il dettaglio delle sue mansioni, così come sul
luogo di lavoro. Inoltre gli accertamenti esperiti in sede di opposizione dalla
Cassa hanno permesso di rilevare come anche il pagamento degli stipendi per le
varie società non possa essere in alcun modo dimostrato. La Cassa rimarca che,
a fronte della documentazione parziale consegnata dall'opponente per comprovare
il versamento dello stipendio, si è rivolta all'autorità inquirente al fine di
visionare la documentazione contabile (tra l'altro come richiesto
dall'opponente stessa), e valutare d'ufficio se vi fosse la comprova del reale
percepimento dei presunti stipendi, tuttavia senza successo. Invero la
documentazione contabile acquisita dal Ministero pubblico per le tre società
sopraccitate è totalmente silente sul versamento. di stipendi a favore
dell'opponente. 

La Cassa prende quindi atto di come
l'opponente non abbia potuto fornire la comprova del reale versamento di un
salario e pertanto, alla luce anche degli elementi sopradescritti, ha deciso
(come concesso dalla giurisprudenza) di non attendere l'esito della procedura
penale aperta nei suoi confronti. Infatti la fattispecie esaminata, malgrado abbia
un aspetto penale, può essere risolta nella presente procedura amministrativa,
indipendentemente dall'esito della procedura penale, questo poiché
l'assicurata, contrariamente a quanto richiesto dalla direttiva, non è stata in
grado di comprovare il versamento di un salario e di conseguenza l'esistenza
dei rapporti lavorativi dichiarati al fine di ottenere le prestazioni di
disoccupazione. Pertanto, la Cassa è legittimata a ritenere con sufficiente
verosimiglianza che gli stessi non siano mai esistiti. (…)” (Doc. B)

 

                               1.2.   Il 1° febbraio 2019 RI 1,
rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA,
chiedendo l’annullamento della decisione di restituzione.

                                         A sostegno della propria
pretesa ricorsuale la patrocinatrice dell’insorgente ha addotto:

 

" (…) È forse vero che la ricorrente è apparsa confusa in occasione
della sua audizione. La ricorrente ha comunque avuto modo di spiegare e
riconferma ora sulla scorta del certificato medico che già figura agli atti, ma
di cui si allega nuovamente copia, che essa risulta assai emotiva e che
quindi quando deve rispondere, va in confusione. 

 

Ad 2. Contestato 

che al fine di ottenere prestazioni siano
state prospettate attività lavorative non esercitate. Lo sono state, come
risulta dalla documentazione da tempo presentata. 

 

Ad 3. Agli atti, 

 

con la precisazione che a più riprese la
ricorrente ha sottolineato la necessità che venga concluso il procedimento
penale aperto ormai da anni e tuttora in fase di istruzione, così che ne possa
derivare il chiarimento da tempo auspicato. La lentezza con la quale il
procedimento penale avanza, pregiudica pesantemente la ricorrente: le istanze
amministrative, per il solo fatto che sia stata aperta un'inchiesta penale, le
imputano infatti manchevolezze, di cui non è per nulla responsabile.

(…).

 

A differenza di quanto sostenuto nella decisione contestata, è in
effetti assolutamente necessario attendere l'esito della procedura penale per
chiarire i dubbi manifestati dalla Cassa.

Agli atti risulta in effetti che gli stipendi sono stati
regolarmente versati. 

Per quanto concerne le deposizioni della ricorrente, si rinvia a
quanto precisato al punto precedente. 

Viene quindi allegato quale doc. D lo schema riassuntivo delle
attività svolte negli anni oggetto d'esame dalla ricorrente, ove risultano le
società per le quali essa ha lavorato. Se nella documentazione acquisita dal
Ministero pubblico i dati sugli stipendi non si trovano, ciò non significa che
gli stipendi non siano stati erogati: è evidente che i documenti raccolti non
lo sono stati nel loro complesso. (…)” (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 22
febbraio 2019 la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa, osservando
segnatamente:

 

" (…) Nella
fattispecie si è chiesto alla signora RI 1, a fronte delle indicazioni
inveritiere fornite al momento della richiesta di prestazioni, di comprovare di
aver realmente esercitato le attività lavorative dichiarate, e quindi di
adempiere al periodo contributivo minimo di un anno al fine di ottenere le
prestazioni richieste.

Ciò che non è stata in grado di dare, né in
sede d’istruttoria, né in sede di opposizione, né tanto meno nella pendente
procedura. La Cassa invece si è attivata per far luce sulla situazione,
compulsando anche la documentazione contabile sequestrata nell’ambito del
procedimento penale aperto a carico della signora RI 1, senza tuttavia poter
ottenere elementi a suffragio delle dichiarazioni della ricorrente. La Cassa
ritiene pertanto, a fronte della documentazione raccolta, di poter decidere
anche in assenza di una sentenza penale, sia essa in suo favore o sfavore.

La Cassa rileva infine che il certificato
medico prodotto dalla ricorrente nulla modifica alla decisione avversata. (…)”
(Doc. III)

 

                               1.4.   La patrocinatrice
dell’insorgente, l’11 marzo 2019, ha in particolare chiesto di richiamare dal
Ministero pubblico “n.__________, aperto tra l’altro a nome della ricorrente
RI 1” (cfr. doc. V).

 

                               1.5.   La Cassa, il 22 marzo 2019,
ha comunicato di non avere ulteriori osservazioni da formulare e di riconfermarsi
integralmente con quanto esposto nella risposta di causa (cfr. doc. VII).

 

                               1.6.   Il doc. VII è stato trasmesso
per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. VIII).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se RI 1 deve o meno restituire l’importo di fr. 53'265.65 corrispondente ad
indennità di disoccupazione percepite nel periodo 1° maggio 2014 – 30 luglio
2015, poiché da alcune verifiche esperite dalla Sezione del lavoro e dalla
Cassa è risultato non comprovato lo svolgimento di un’attività lavorativa
dipendente presso __________ dal 1° marzo al 30 giugno 2012, dal 5 ottobre al
30 novembre 2012, dal 1° marzo al 31 ottobre 2013 e dal 1° febbraio al 30
aprile 2014, presso __________ dal 1° dicembre 2012 al 28 febbraio 2013 e
presso __________ dal 1° novembre 2013 al 31 gennaio 2014. 

 

                                         L'art. 95 LADI regola la
restituzione di prestazioni. Secondo il cpv. 1 di questo articolo la domanda di
restituzione è retta dall'art. 25 LPGA, ad eccezione dei casi di cui
all'articolo 55.

 

                                         Dal 1° aprile 2011 il
tenore dell’art. 95 cpv. 1 LADI è il seguente:

 

" La domanda
di restituzione è retta dall’articolo 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui agli
articoli 55 e 59cbis capoverso 4."

 

                                         L'art. 25 cpv. 1 LPGA
stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite.
La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

 

                                         I principi
giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati dal TFA
anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto l’egida
di questa legge (cfr. STF 8C_938/2008 del 22 settembre 2009 consid. 3.1.; DTF
130 V 318 consid. 5). 

 

                                         L'obbligo di restituzione
presuppone che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una
revisione della decisione con la quale sono state attribuire le prestazioni
(cfr. STF 8C_294/2018 del 28 giugno 2018 consid. 4.1.; STF C 128/06 del 10
maggio 2007; DTF 129 V 110 consid. 1.1; DLA 2006 p. 218 e DLA 2006 pag. 158).

                                         La riconsiderazione e la
revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53 LPGA, che ha
codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore (cfr. STF U
408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K 147/03 del
12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8 febbraio
2005).

 

                                         Analogamente alla
revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione deve
procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in giudicato
quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre a una
conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA; STF 8C_549/2015 del
28 ottobre 2015 consid. 4; STF U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10
maggio 2007; SVR 2004 ALV N° 14; DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).

 

                                         Più precisamente le
decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono
essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono
successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano
essere prodotti in precedenza (cfr. STF 8C_257/2011 del 14 giugno 2011 consid.
4).

 

                                         Inoltre l’amministrazione
può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata
oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza dubbio errata e la
correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2 LPGA, STF
8C_624/2018 dell’11 marzo 2019 consid. 2.2.; STF 8C_113/2012 del 21 dicembre
2012 consid. 5.1.; STF U 408/06 del 25 giugno 2007).

 

                                         Questi principi si
applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza una
decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di cosa
giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid. 1.1).

 

                                         Circa l'ulteriore
presupposto necessario per poter riconsiderare una decisione, ovvero quello
dell'importanza particolare che deve rivestire la rettifica, si veda pure la
STFA C 24/01 e C 137/01 del 28 aprile 2003; STFA C 44/02 del 6 giugno 2002 e
DLA 2000 N. 40, pag. 208. 

 

                               2.2.   Nella presente evenienza la
Cassa ha ricevuto dalla Sezione del lavoro un “Rapporto di Constatazione”
allestito il 30 settembre 2016 da cui risulta in particolare che in occasione
dell’audizione dell’assicurata del 18 settembre 2015 in merito alle sue
attività lavorative presso __________ di __________ (__________; dal 1° marzo
al 30 giugno 2012, dal 5 ottobre al 30 novembre 2012, dal 1° marzo al 31
ottobre 2013 e dal 1° febbraio al 30 aprile 2014), presso __________ di __________
(dal 1° dicembre 2012 al 28 febbraio 2013) e presso __________ di __________
(dal 1° novembre 2013 al 31 gennaio 2014) la medesima non ha saputo fornire
alcuna indicazione circa i datori di lavoro, le persone con le quali ha
stipulato il contratto di lavoro, i luoghi di lavoro, il proprio salario - che
sarebbe sempre stato pagato in contanti - e le persone (o datori di lavoro)
che, quotidianamente, la contattavano per indicargli dove recarsi per prestare
la propria attività lavorativa (cfr. doc. 178; 180; 17).

 

                                         L’8 aprile 2016 la Polizia
cantonale aveva del resto trasmesso alla Sezione del lavoro un “Rapporto di Segnalazione”
redatto dopo aver esperito alcuni accertamenti in relazione in particolare alla
__________, alla __________ e alla __________, da cui si evince che:

 

" (…) Tutte
le società risultano essere titolari di caselle postali (alcune hanno indirizzi
di comodo presso abitazioni private) oppure ancora sono cosiddette
società-bucalettere, in nessun caso si è constatata l’esistenza di propri
uffici. (…).” (Doc. 189-190)

 

                                         La Sezione del lavoro nel
novembre 2015 aveva, inoltre, segnalato al Ministero pubblico, tramite uno
scritto denominato “Infrazione alla LF sull’assicurazione contro la
disoccupazione (art. 105 LADI)”, oltre ad altri, il nominativo dell’assicurata,
osservando:

 

" (…) L’istruttoria
amministrativa svolta, condotta sia attraverso l’audizione delle persone
indicate a margine, che l’esame della documentazione raccolta, ci induce a
ipotizzare l’esistenza di un sistema artificioso mediante il quale diversi soggetti
maturavano in modo fittizio il periodo di contribuzione (art. 13 cpv. 1 LADI),
necessario per ottenere le indennità di disoccupazione. In concreto si sospetta
che le persone interessate non abbiano realmente lavorato, in tutto o in parte,
per le società in relazione alle quali hanno dichiarato di avere adempiuto il
periodo contributivo. (…)” (Doc. 230)

 

                                         Tra le società interessate
identificate dalla Sezione del lavoro figuravano, tra l’altro, la __________, la
__________ e la __________ (cfr. doc. 230) presso cui l’insorgente ha asserito
di avere lavorato.

 

                                         La Cassa, a seguito delle
informazioni di cui sopra e dopo aver effettuato degli accertamenti (cfr. doc.
56; 54; 52; 51; 95), ha chiesto a RI 1 la restituzione delle indennità di
disoccupazione percepite nel periodo 1° maggio 2014 – 30 luglio 2015, pari a fr.
53'265.65, in quanto ha stabilito che la medesima non aveva diritto alle stesse
dal 1° maggio 2014, data corrispondente all’inizio della disoccupazione (cfr.
doc. 17; 425; consid. 1.1.).

 

                                         Si tratta, dunque, come
visto sopra, di stabilire se a ragione l’amministrazione poteva ordinare il
rimborso delle prestazioni LADI a seguito dei fatti emersi dall’inchiesta
interna della Sezione del lavoro, nonché della Cassa e dagli accertamenti della
Polizia Cantonale, e cioè che l’assicurata nel termine quadro per il periodo di
contribuzione (1° maggio 2012 - 30 aprile 2014) non aveva svolto un’attività
lavorativa presso la __________, la __________ e la __________.

 

                               2.3.   Un assicurato ha diritto all'indennità
di disoccupazione, tra l’altro, se ha compiuto o è liberato dall'obbligo di
compiere il periodo di contribuzione (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. e LADI).

 

                                         Secondo l'art. 13 cpv. 1
LADI, ha adempiuto il periodo di contribuzione colui che, entro il termine
quadro (art. 9 cpv. 3 LADI), ha svolto durante almeno 12 mesi un'occupazione
soggetta a contribuzione.

                                         L'art. 2 cpv. 1 lett. a
LADI stabilisce che è tenuto a pagare i contributi all'assicurazione contro la
disoccupazione (assicurazione) il salariato (art. 10 LPGA) che è assicurato
obbligatoriamente ed è tenuto a pagare contributi per il reddito di un'attività
dipendente giusta la legge federale del 20 dicembre 1946 sull'assicurazione per
la vecchiaia e per i superstiti (LAVS).

                                         L'obbligo di adempiere al
periodo di contribuzione è dunque ossequiato quando l'assicurato, quale
dipendente, prova di aver svolto, nel pertinente termine quadro, un'occupazione
soggetta a contribuzione durante almeno dodici mesi (cfr. DTF 122 V 249,
consid. 2b, pag. 250-251 e la giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Ai fini dell’applicazione
di tale articolo, non è necessario che il datore di lavoro, quale organo nella
procedura di percezione, abbia effettivamente trasferito alla cassa di
compensazione i contributi del salariato (cfr. DTF 113 V 352; DLA 1988 N. 88,
consid. 3a, pag. 88-89; vedi inoltre Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
Soziale Sicherheit, cifra marginale 67, pag. 27-28 e 161, pag. 64-65 e
Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, (AVIG), Berna 1987,
Vol. 1, Ad. art. 13, N. 29, pag. 174).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 131 V 444 l’Alta Corte ha stabilito, precisando
la propria giurisprudenza, che, dal profilo del periodo di contribuzione, la
sola condizione per il diritto all'indennità di disoccupazione è, di principio,
l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo di
contribuzione. La giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e le
sentenze che ne sono seguite) non deve essere intesa nel senso che, in aggiunta
a ciò, deve pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un
salario è stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante per la
prova dell'esercizio effettivo di una attività dipendente.

                                         In secondo luogo, allorché
un assicurato non comprova di aver effettivamente percepito un salario,
segnatamente in assenza di bonifici periodici di una remunerazione su un conto
bancario o postale a suo nome, il diritto all’indennità di disoccupazione non
potrà essergli negato in applicazione degli art. 8 cpv. 1 lett. e e 13 LADI, a
meno che venga stabilito che il medesimo ha rinunciato al salario relativo al
lavoro effettuato.

 

                                         Al riguardo cfr. anche STF
8C_749/2018 del 28 febbraio 2019 consid. 3.2.; DTF 133 V 515 e STF 8C_226/2007
del 16 maggio 2008 e D. Cattaneo, “Nouvautés en matière d’assurance-chômage” in
Quoi de neuf en droit social? Ed. Stämpfli SA, Berna 2009 pag. 76-79.

 

                                         In una sentenza
8C_820/2017 del 29 dicembre 2017 il Tribunale federale ha confermato il
giudizio 38.2017.47 del 19 ottobre 2017, con il quale il TCA ha approvato
l’operato di una Cassa disoccupazione che aveva ritenuto non comprovato
l’esercizio di un’attività lucrativa (“siccome l’assicurata non ha prodotto nessun
documento comprovante il reale versamento dei salari”).

 

                                         In quell’occasione l’Alta
Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato ed ha sviluppato le
seguenti considerazioni:

 

" (…)

2.

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni, dopo aver esposto le
disposizioni legali ritenute applicabili, si è chinato diffusamente sul periodo
minimo di contribuzione in materia di disoccupazione, riferendosi anche alla
Prassi LADI. In seguito, la Corte cantonale ha precisato i criteri per
calcolare il guadagno assicurato. I giudici ticinesi hanno osservato che la
ricorrente non ha adempiuto il periodo minimo di contribuzione. Ammesso e non
concesso che la ricorrente disponesse di un guadagno assicurato, quest'ultimo
non era ad ogni modo determinabile in modo sufficientemente attendibile. A
sostegno della sua conclusione, la Corte cantonale ha ripercorso
cronologicamente tutta la situazione professionale della ricorrente, in modo
particolare il verbale di audizione dell'assicurata. Il Tribunale cantonale
delle assicurazioni ha accertato che la ricorrente, dal momento che nel maggio
2015 aveva terminato le indennità di disoccupazione, ha ricominciato
un'attività lavorativa come dipendente in società personalmente collegate con i
suoi ex datori di lavoro, due società avendo peraltro sede in un monolocale nei
pressi di Mendrisio. Ai giudici ticinesi ha colpito inoltre l'ammontare del
salario mensile, il quale negli ultimi sei mesi, periodo determinante per il
salario assicurato, era superiore ai fr. 10'000.-, mentre in precedenza era di
molto inferiore. La Corte di merito ha considerato non credibile tale salario,
che al dire della ricorrente sarebbe stato versato in contanti e usato per far
fronte alle spese mensili. Nemmeno il percorso professionale non ha convinto i giudici
ticinesi, non avendo seguito alcuna formazione da rappresentante a promotrice
immobiliare. La ricorrente secondo la Corte cantonale oltretutto non ha
debitamente motivato le sue mansioni lavorative e non ha fornito nessuna prova
relativa al lavoro svolto. Infine, neanche ha saputo indicare se vi fossero
altri impiegati presso le ditte in questione. Per terminare, i giudici ticinesi
hanno precisato che i conteggi individuali dei contributi AVS rimangono indizi,
ma non la prova di un effettivo pagamento. 

 

3. 

3.1. La ricorrente, il cui atto di ricorso non indica
alcuna norma di legge, critica l'accertamento dei fatti operato dalla Corte
cantonale sotto diversi aspetti. Tuttavia, il Tribunale federale non rivede i
fatti stabiliti dalla Corte cantonale, se non in maniera molto limitata
(consid. 1). Nell'ambito dell'accertamento dei fatti, dinanzi al Tribunale
federale non basta criticare liberamente la decisione precedente come se ci si
trovasse in grado di appello, opponendo semplicemente la propria tesi a quella
dell'autorità inferiore, bensì occorre spiegare almeno succintamente, ma
puntualmente, perché gli accertamenti dei primi giudici sono manifestamente
errati, per giungere a dimostrare che la decisione impugnata è insostenibile
nel suo risultato (DTF 137 I 1 consid.
2.4 pag. 5). In concreto, la ricorrente si limita a contestare gli accertamenti
dei giudici cantonali con ipotesi e deduzioni, o facendo singole
estrapolazioni, senza tuttavia dimostrare perché gli accertamenti del Tribunale
delle assicurazioni siano manifestamente inesatti o contrari al diritto
federale.  

 

3.2. Contrariamente alle tesi sostenute nel ricorso,
il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha reso il proprio giudizio,
ricordando in maniera precisa tutte le circostanze al fascicolo relative al
caso concreto. La Corte cantonale ha già detto che l'avvenuto pagamento degli
oneri sociali non prova il versamento del salario. A ciò si aggiunga, secondo
gli accertamenti dei giudici ticinesi, che soltanto nei sei mesi precedenti
l'inizio della disoccupazione la ricorrente avrebbe beneficiato di un forte
aumento di stipendio, senza peraltro dimostrare in maniera convincente, ove
avesse usato il denaro versato asseritamente in contanti. È peraltro
inconferente la circostanza che la ricorrente non sia mai stata oggetto di
procedimenti penali. La Corte cantonale non ha rinfacciato alla ricorrente
comportamenti penalmente punibili e il giudizio (consid. 2) non trova
fondamento su di un agire illecito. Per quanto attiene all'audizione davanti
all'amministrazione, la ricorrente pare misconoscere che tale pratica non è
un'esclusiva delle autorità inquirenti, ma deriva da un lato dal diritto
dell'interessato a partecipare alla procedura e da un altro lato dall'interesse
dell'autorità decidente di chiarire i fatti, sentendo personalmente
l'assicurato. Infatti, anche i giudici civili sono soliti procedere ad
interrogatori di parti o di testimoni. Le poche critiche invero generiche della
ricorrente cadono nel vuoto. Il giudizio impugnato non è pertanto lesivo del
diritto federale. (…)” 

 

                                         Per completezza giova
rilevare che con sentenza 8C_495/2017 del 31 gennaio 2018 la nostra Massima
Istanza ha respinto il ricorso della Cassa cantonale vallesana di
disoccupazione interposto contro un giudizio della Corte delle assicurazioni
sociali del Tribunale cantonale del Vallese che aveva stabilito, da una parte,
che l’assunzione di un’assicurata da parte di una Sagl, fondata dal figlio, non
era fittizia, dall’altra, che la medesima doveva essere considerata quale
salariata alle dipendenze della Sagl per l’intero termine quadro per il periodo
di contribuzione.

                                         In quel caso di specie
l’assicurata, per alcuni mesi prima di diventare inabile al lavoro al 100% a
causa di problemi alla schiena (periodo in cui ha percepito indennità
giornaliere per perdita di guadagno), era stata pagata dalla Sagl tramite
versamento su un suo conto bancario.

 

                               2.4.   La Prassi LADI sull’indennità di disoccupazione
(Prassi LADI ID) edite dalla direzione del lavoro della SECO, nella versione in
vigore da ottobre 2012 (pt. B144 e B145) prevede in relazione al periodo minimo
di contribuzione e la percezione effettiva di un salario quanto segue:

 

" (…)

Periodo minimo di contribuzione di 12 mesi

 

art. 2 cpv. 1 lett. a e art. 13 cpv. 1 LADI

 

Percezione effettiva di un salario

 

B144  Oltre ad
aver esercitato un’attività soggetta a contribuzione, l’assicurato deve aver
effettivamente percepito il salario convenuto. Anche se la riscossione effettiva
di un salario non è di per sé un presupposto del diritto all’indennità, si
tratta pur sempre di un criterio determinante per riconoscere l’esistenza di
un’attività soggetta a contribuzione. Se l’assicurato non ha percepito il
salario in seguito a insolvenza del datore di lavoro secondo l’art. 51 cpv. 1
LADI, il periodo corrispondente ai crediti salariali è considerato periodo di
contribuzione.”

 

                                         Il tenore
dei p.ti B144 - B148 della Prassi LADI ID sopra citati è rimasto invariato
anche nella versione valida dal 1° gennaio 2019 (cfr. https://www.arbeit.swiss/secoalv/it/home/service/publikationen/kreisschreiben---avig-praxis.html).

 

                                         Le direttive amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono
vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del
13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid.
4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

 

                                         Quest’ultimo
deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste
ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 144 V 195 consid. 4.2.; STF
8C_834/2016 del 28 settembre 2017 consid. 6.2.1.; DTF
138 V 50 consid. 4.1; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF
132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45
consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.).

                                         Il giudice
deve, invece, scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali
in esame (cfr. STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1.; STF
8C_834/2016 del 28 settembre 2017 consid. 6.2.1.; DTF 130 V 229 consid. 2.1.;
STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b;
DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; vedi
inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ
1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la
 Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II
pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,
Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

 

                                         Secondo la
giurisprudenza, infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte
limitazioni ad una pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da
leggi e ordinanze (cfr. DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         Nella già citata sentenza
8C_226/2007 del 16 maggio 2008 la nostra Massima Istanza ha ricordato che, in
una sentenza C 233/06 del 2 luglio 2007, lo stesso Tribunale federale ha
stabilito che la direttiva della Seco che ritiene adempiuto il periodo
contributivo minimo soltanto se è stato dimostrato un pagamento effettivo del
salario per dodici mesi, viola la giurisprudenza pubblicata in DTF 131 V 444 e
quindi non è applicabile.

 

                                         Nel caso affrontato nella
sentenza C 233/06 del 2 luglio 2007 si trattava di un assicurato che occupava
una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e al quale, durante
alcuni mesi, non è stato versato alcun salario. L'Alta Corte ha comunque
ritenuto adempiuto il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. e LADI.

 

                                         Al riguardo giova
evidenziare che la Prassi LADI/B144-B148, in vigore dall’ottobre 2012 - che ha
sostituito i p.ti B144-B148 della Circolare ID del 2007 - corrisponde
sostanzialmente al tenore del testo precedente.

 

                                         Ne discende, in
applicazione della sentenza 8C_226/2007 del 16 maggio 2008 menzionata sopra,
che anche la Prassi LADI/B144-B148, valida dall’ottobre 2012, prevedendo che se
un assicurato non stabilisce chiaramente di aver percepito il salario, il
diritto all’indennità di disoccupazione deve essergli negato per mancato
adempimento del periodo di contribuzione, viola la giurisprudenza pubblicata in
DTF 131 V 444 e non è quindi applicabile.

 

                                         In proposito va rilevato
che la Prassi LADI/B144-B148, in vigore dall’ottobre 2012, contempla quale
elemento di novità rispetto alla Circolare ID del gennaio 2007 il riferimento a
una sentenza 8C_913/2011 del 10 aprile 2012 con l’unica annotazione che “in
mancanza sia di libri contabili tenuti in maniera regolare e trasparente, sia
di giustificativi di pagamenti bancari, postali o in contanti oppure di
testimonianze che permettono di stabilire il reddito come richiesto dalla
legge, il versamento del salario non può essere formalmente dimostrato”.

 

                                         Il TCA si limita a rilevare
che la sentenza 8C_913/2011 del 10 aprile 2012 riguarda, tuttavia, soltanto la
determinazione del guadagno assicurato ed è stato evidenziato espressamente che
non era più contestato l’adempimento del periodo di contribuzione da parte
dell’assicurato - che era stato socio e gerente della Sagl sua ex datrice di
lavoro - riconosciuto tramite l’esercizio di un’attività lavorativa.

 

                               2.5.   Secondo l’art. 23 cpv. 1 LADI
è considerato guadagno assicurato il salario determinante nel senso della
legislazione sull’AVS, normalmente riscosso durante un periodo di calcolo nel
corso di uno o più rapporti di lavoro, compresi gli assegni contrattuali
periodici che non siano indennità per inconvenienti connessi al lavoro.
L’importo massimo del guadagno assicurato (art. 18 LPGA) corrisponde a quello
dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni. Il guadagno non è
considerato assicurato se non raggiunge un limite minimo. Il Consiglio federale
stabilisce il periodo di calcolo e il limite minimo.

 

                                         In virtù e nell’ambito
della delega legislativa, in particolare per quanto attiene al periodo di
calcolo per il guadagno assicurato, il Consiglio federale ha stabilito che il guadagno assicurato è calcolato in
base al salario medio degli ultimi sei mesi di contribuzione (art. 11) che
precedono il termine quadro per la riscossione della prestazione (art. 37 cpv.
1 OADI).

                                         Il
guadagno assicurato è calcolato in base al salario medio degli ultimi dodici
mesi di contribuzione che precedono il termine quadro per la riscossione della prestazione
se tale salario è più elevato del salario medio di cui al capoverso 1 (cfr.
art. 37 cpv. 2 OADI).

 

                                         Il
periodo di calcolo decorre dal giorno che precede l’inizio della perdita di
guadagno computabile, indipendentemente dalla data dell’annuncio alla
disoccupazione. A quel momento, l’assicurato deve aver versato contributi per
almeno dodici mesi durante il termine quadro per il periodo di contribuzione
(cfr. art. 37 cpv. 3 OADI).

 

                                         Se il
salario varia in seguito all'orario di lavoro usuale nel ramo, il guadagno
assicurato è calcolato conformemente ai capoversi 1-3, al massimo tuttavia in
base all'orario annuo medio convenuto contrattualmente (cfr. art. 37 cpv. 3bis
OADI).

 

                                         Il Consiglio federale ha
pure stabilito che per periodi che, secondo l’art. 13 cpv. 2 lett. b-d LADI,
sono computati come periodi di contribuzione, è determinante il salario che
l’assicurato avrebbe normalmente ottenuto (cfr. art. 39 OADI).

                                         L’art. 13 cpv. 2 lett. c
LADI stabilisce che sono computati quali periodi di contribuzione i periodi in
cui l’assicurato è vincolato da un rapporto di lavoro, ma, per malattia (art. 3
LPGA) o infortunio (art. 4 LPGA), non riceve salario e non paga quindi i
contributi.

 

                               2.6.   Per costante giurisprudenza,
determinanti ai fini del calcolo del guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23
LADI sono i redditi effettivamente percepiti sotto forma di
salario durante il periodo di calcolo (cfr. DTF 123 V 72 consid. 3; DLA 1995
Nr. 15 pag. 81 consid. 2c).

 

                                         Il Tribunale federale
delle assicurazioni, in una sentenza C 180/01 del 5 giugno 2002, pubblicata in
DTF 128 V 189, ha confermato il principio secondo il quale il
guadagno assicurato è stabilito in funzione dei redditi effettivamente
percepiti sotto forma di salario durante il periodo di calcolo. Soltanto in
casi eccezionali e giustificati il guadagno assicurato è determinato fondandosi
sull'accordo salariale tra il datore di lavoro e il lavoratore. Più
precisamente è possibile derogare al reddito effettivamente percepito
unicamente qualora possa essere escluso un abuso nel senso di accordi in merito
a salari fittizi.

 

                                         Al riguardo
cfr. pure STFA C 9/02 del 19 novembre 2002; STCA 38.2011.3 del 5 settembre
2011, massimata in RtiD I-2012 N. 83 pag. 460-461.

                                         In una sentenza C 284/05
del 25 aprile 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 46 (vedi pure la sentenza C
183/06 del 16 luglio 2007), l'Alta Corte ha stabilito che la mancanza della
prova del salario esatto non comporta la negazione del diritto all'indennità di
disoccupazione, ma deve essere presa in considerazione nel calcolo del guadagno
determinante.

 

                                         Inoltre con
sentenza 8C_913/2011 del 10 aprile 2012, già citata sopra (cfr. consid.
2.4.), il Tribunale federale, chinandosi su una fattispecie in cui litigiosa
era soltanto la questione concernente la determinazione del
guadagno assicurato, mentre non era più contestato l’adempimento del periodo di
contribuzione riconosciuto tramite l’esercizio da parte dell’assicurato di
un’attività lavorativa, ha stabilito che in quel caso, siccome non era
definibile l’entità del salario (difettavano libri contabili tenuti in
maniera regolare e trasparente, giustificativi di pagamenti bancari, postali o
in contanti oppure testimonianze che permettessero di stabilire il reddito come
richiesto dalla legge), il guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23 LADI non
era determinabile in modo sufficientemente attendibile.

                                         Ciò ha comportato il
diniego della pretesa di prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione.

 

                                         Con giudizio 8C_505/2018
del 2 aprile 2019 l’Alta Corte ha, poi, confermato, sulla base dell’estratto
conto bancario dell’ex datore di lavoro, l’importo del guadagno assicurato pari
a fr. 1'255.-- lordi stabilito da questo Tribunale (STCA 38.2018.17 dell’11
giugno 2018), respingendo il ricorso dell’insorgente che chiedeva di fissare il
guadagno assicurato in fr. 4'000.-- lordi.

                                         Al riguardo il TF ha
rilevato:

 

" 4.2. Contrariamente
a quanto sembra concludere il ricorrente, il guadagno assicurato, pur facendo
riferimento alla definizione di cui all'AVS, non può essere desunto
innanzitutto dal conto individuale AVS o dalle decisioni di tassazione.
Decisivo rimane, proprio per non dare spazio a possibili abusi convenuti
bilateralmente tra il dipendente e il datore di lavoro, il pagamento effettivo
del salario. Il ricorrente non dimostra la manifesta erroneità (consid.1.1)
dell'accertamento del Tribunale delle assicurazioni, il quale si è fondato
innanzitutto, come previsto dalla giurisprudenza (consid. 4.1), sui
prelevamenti dai conti bancari del datore di lavoro. Alla luce di ciò,
correttamente l'autorità giudiziaria ticinese ha relegato in secondo piano le
altre prove presentate dall'assicurato, le quali non mettono seriamente in
dubbio quanto risulta dalle chiare movimentazioni bancarie. (…)”

 

                                         In proposito cfr. pure STF
8C_387/2015 dell’11 agosto 2015 consid. 3 in fine; STF 8C_75/2013 del 25 giugno
2013 consid. 3.5.

 

                               2.7.   Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte rileva, innanzitutto, che dagli Attestati
del datore di lavoro risulta, in primo luogo, che RI 1, coniugata con __________
(cfr. doc. 97; 86), avrebbe lavorato presso__________ di __________ (__________)
dal 1° marzo al 30 giugno 2012 quale impiegata con un salario di fr. 540.--
mese (cfr. doc. 367-368), dal 5 ottobre al 30 novembre 2012 come impiegata di
pulizie a tempo parziale con uno stipendio di fr. 900.-- mensili (cfr. doc. 380-381),
dal 1° marzo al 31 ottobre 2013 quale impiegata di portineria a tempo parziale
con un salario di fr. 560.-- mensili (cfr. doc. 396-397) e dal 1° febbraio al
30 aprile 2014 come aiuto contabile a tempo pieno percependo uno stipendio
mensile di fr. 4'900.-- (cfr. doc. 392-393).

                                         In secondo luogo, che
l’assicurata avrebbe lavorato alle dipendenze della __________ di __________
dal 1° novembre 2013 al 31 gennaio 2014 in qualità di impiegata amministrativa
a tempo pieno con una retribuzione di fr. 4'900.-- al mese (cfr. doc. 416-417).

                                         Infine che l’insorgente,
dal 1° dicembre 2012 al 28 febbraio 2013, avrebbe lavorato presso la __________
di __________ come impiegata amministrativa a tempo pieno con un salario di fr.
4'200.-- al mese (cfr. doc. 382-383).

 

                                         Dal verbale di audizione
davanti alla Sezione del lavoro del 18 settembre 2015 emerge, poi, quanto
segue:

 

" (…) Da
settembre-ottobre 2010 abbiamo preso in gestione il __________ a __________ ma
ha aperto solamente a febbraio 2011. Da quel periodo ho cominciato a lavorare.
Mentre la fine dell’attività non me la ricordo. Ho smesso in quanto non avevo
un bel rapporto con la clientela benché il lavoro mi piacesse. Viviamo nello
stabile del Ristorante.

Mio marito ha ceduto l’attività a una
Società alla ditta __________ non mi ricordo quando. Mio marito erra dipendente
di questa società.

Dopo aver smesso di lavorare per il
ristorante ho iniziato un corso di contabilità cantonale (corsi per adulti) ma
non ricordo esattamente quando. Ho preso il certificato.

Il mio ultimo impiego non ricordo se era
presso la __________ o la __________, non ricordo la data d’inizio e fine
dell’impiego. Mi occupavo di contabilità. Percepivo 4'200 fr lordi. Per
entrambe le società mi occupavo di registrazioni contabili, come per la __________.
Ero solo dipendente per le tre ditte.

(…).

Per la società __________ ho svolto
mansioni di portineria e poi sono riuscita ad entrare nelle mansioni d’ufficio.
I contratti erano di breve durata in quanto si tratta della contabilità annuale
di chiusura. Utilizzavo nelle mie attività contabili i programmi Banana ed
excel.

Presso le ditte __________ e __________
svolgevo le stesse mansioni di contabilità e registrazioni. Le sedi erano __________
a __________ (__________), __________ a __________ e la __________ ad __________.

Quando venivo licenziata dalla società
avevo contratto a termine o avvenivano a voce.

__________ e __________ si occupavano di
manutenzioni edili e gestioni immobiliare. La __________ unicamente di
ristorazione.

 

D: Dove e con chi lavorava?

R:

__________ di __________:

Non ricordo dov’era l’ufficio, parcheggiavo
vicino a un bar che non ricordo il nome, entravo in un ufficio (appartamento)
al piano terra dove lavoravo sola. Non incontravo mai nessuno degli altri
dipendenti. Mi lasciava anche svolgere il mio lavoro da casa. Aveva 7
dipendenti.

 

__________ di __________ (__________):

anche qui non ricordo dov’era l’ufficio né
la via, lavoravo da sola senza mai incontrare nessuno e non rispondevo al
telefono. Era una palazzina lavoravo al piano terra ma non ricordo quanti piani
aveva. Qui ho lavorato in portineria e penso siano 4 piani, poi il signor
Spagnoli (n.d.r.: dal febbraio 2013 __________ è presidente del CdA con
diritto di firma individuale della __________ e della __________; cfr. estratti
RC reperibili nel sito www.zefix.ch) mi ha assunto in ufficio con mansioni
contabili. Anche qui potevo lavorare spesso da casa. Lavoravo solo io, ero
l’unica dipendente della ditta. Sistemavo scontrini di parcheggio e benzina e
lavoravo tutti i giorni a 4'200 fr al mese.

La disdetta del 23.05.2012 che mi è stata
mostrata era per le mansioni di portineria.

 

__________ di __________:

ho lavorato solamente da casa, svolgendo
mansioni contabili. Il contratto l’ho firmato a casa mia. Qui lavoravano 4
dipendenti.

 

Per tutte e tre le società percepivo lo
stipendio in contanti. __________ mi portava i soldi a casa o al __________ di __________.”
(cfr. doc. 234-235)

 

                                         Interrogata dalla Polizia
Cantonale il 13 luglio 2016, la ricorrente ha indicato di non ricordare i nomi
degli impiegati delle varie società presso le quali si occupava dell’allestimento
dei conteggi dei salari, che gli stipendi le venivano corrisposti dalle società
in contanti e che firmava la busta paga quando riceveva il denaro, ma di non
averne le copie poiché le lasciava alla società, per cui dovrebbero essere
nella contabilità. La medesima ha pure precisato di avere tenuto una copia
senza firma del foglio stipendio (cfr. doc. 96 segg.).

 

                                         Agli atti non figura, del
resto, alcun estratto conto postale o bancario dell’insorgente o delle SA, sue
ex datrici di lavoro, che comprovi il versamento dei salari. 

                                         Nemmeno in sede ricorsuale
l’insorgente ha prodotto della documentazione idonea a dimostrare la
corresponsione degli stipendi per il periodo 2012-2014 precedente
all’iscrizione in disoccupazione del maggio 2014.

 

                                         L’omissione
della ricorrente configura una violazione del dovere delle parti di collaborare
all’istruzione della causa che limita la portata del principio inquisitorio
reggente la procedura nell’ambito delle assicurazioni sociali e che comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare - ove ciò fosse
ragionevolmente esigibile - le prove necessarie, avuto riguardo alla natura
della disputa e ai fatti invocati (cfr. art. 61 lett. c LPGA;
art. 16 cpv. 1 Lptca; STF 8C_832/2017 del 13 febbraio 2018 consid. 3.1.; STFA C
107/04 del 9 giugno 2005 consid., 3; STFA H 223/03 del 21 gennaio 2005 consid.
4.3.1.; STFA C 271/02 del 9 maggio 2003; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; DLA 2001
N. 12 pag. 145; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001; DTF 125 V 195 consid. 2;).

 

                                         L’insorgente deve, perciò,
sopportare le conseguenze della carenza di prove riguardo al fatto di
avere ricevuto gli stipendi da parte della __________, della __________ e della
__________ (cfr. STF 8C_59/2017 del 28 settembre 2017 consid. 5.2.; STF
9C_694/2014 del 1° aprile 2015 consid. 3.2.; DTF 125 V 195 consid. 2; STFA C 107/04 del 9 giugno 2005 consid. 3; STFA H 223/03 del 21 gennaio
2005 consid. 4.3.1.).

 

                                         Ne consegue che in
concreto non risulta comprovata la reale riscossione dei salari che la
ricorrente ha asserito di aver percepito presso le società menzionate.

 

                                         In proposito è utile
rilevare che la prova che un salario è stato realmente pagato costituisce in
ogni caso un indizio importante e significativo per dimostrare l’esercizio
effettivo di un’attività dipendente, soprattutto nei casi critici (cfr. consid.
2.3.).

 

                                         Non va d’altronde
dimenticato che dagli accertamenti esperiti dalla Polizia cantonale in
relazione, segnatamente, alle società __________, __________ e __________ è
emerso che tali società sono titolari di caselle postali (alcune hanno
indirizzi di comodo presso abitazioni private) oppure sono cosiddette “società-bucalettere”,
in nessun caso è stata constatata l’esistenza di propri uffici (cfr. doc.
189-190).

 

                                         Sorprende,
peraltro, il fatto che negli ultimi sei mesi di attività lavorativa prima
dell’annuncio in disoccupazione del maggio 2014 la ricorrente avrebbe percepito
dalla __________ e dalla __________ per un’attività a tempo pieno quale
impiegata amministrativa, rispettivamente aiuto contabile uno stipendio mensile
di fr. 4’900.-- (cfr. doc. 392-393; 416-417), quando nei mesi precedenti - in
particolare da marzo a ottobre 2013 - avrebbe guadagnato fr. 560.-- al mese
quale impiegata di portineria a tempo parziale per la __________ (cfr. doc.
396-397; cfr. STF 8C_820/2017 del 19 dicembre 2017 citata al consid. 2.3.).

 

                                         Il certificato medico
redatto dalla Dr.ssa med. __________, FMH Psichiatria e psicoterapia, il 29
gennaio 2019 e prodotto con il ricorso (cfr. doc. C) non è infine atto a
sovvertire l’esito della presente vertenza.

                                         Da un lato, infatti, la
specialista ha indicato che l’insorgente è stata in sua cura dal settembre 2010
al gennaio 2011, per cui in un periodo antecedente ai fatti in questione.

                                         Dall’altro, la Dr.ssa med.
__________, ha comunque attestato che la ricorrente è “capace di far fronte
alle richieste essenziali della vita di ogni giorno”. In ogni caso, a
prescindere da un eventuale confusione durante l’audizione davanti alla
Sezione del lavoro fatta valere nell’impugnativa (cfr. doc. I), l’insorgente
non ha comunque comprovato nemmeno in seguito la riscossione di salari e lo
svolgimento di attività lavorativa.

 

                               2.8.   Stante quanto
precede, questa Corte, in applicazione dell’abituale criterio della probabilità
preponderante valido nel settore delle assicurazioni sociali (cfr. STF
8C_651/2018 del 1° febbraio 2019; STF 8C_794/2016 del 28 aprile 2017
consid. 4.1.; STF 8C_738/2016 del 28 marzo 2017 consid. 2; STF 8C_220/201 del
10 febbraio 2017 consid. 7.3., STF 9C_316/2013 del 25 febbraio
2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10
marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177
consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2
pag. 195), ritiene che non sia comprovato lo svolgimento da parte
dell’insorgente di un’attività lavorativa presso __________
dal 1° marzo al 30 giugno 2012, dal 5 ottobre al 30 novembre 2012, dal 1° marzo
al 31 ottobre 2013 e dal 1° febbraio al 30 aprile 2014, presso __________ dal
1° dicembre 2012 al 28 febbraio 2013 e presso __________ dal 1° novembre 2013
al 31 gennaio 2014 (cfr. STF 8C_820/2017 del 29 dicembre 2017 citata al consid.
2.3. che ha confermato la STCA 38.2017.47 del 19 ottobre 2017; STCA 38.2017.71
del 20 aprile 2018; STCA 38.2017.67 del 18 aprile 2018). 

 

                                         In simili
condizioni, la ricorrente non ha, nel termine quadro dal 1° maggio 2012 al 30 aprile
2014, compiuto il periodo minimo di contribuzione ai sensi dell’art. 13 cpv. 1
LADI secondo cui ha adempiuto il periodo di contribuzione colui che, entro il
termine quadro, ha svolto durante almeno 12 mesi un’occupazione soggetta a
contribuzione (cfr. consid. 2.1.).

                                      

                                         Al riguardo
cfr. STF 8C_820/2017 del 29 dicembre 2017 citata e parzialmente riprodotta al
consid. 2.3.

 

                               2.9.   Va, infine, osservato, in
relazione all’asserzione ricorsuale secondo cui l’incarto penale sia ancora in
fase di istruzione (cfr. doc. I), che in concreto è stato stabilito che RI 1
non ha comprovato di aver svolto un’attività lavorativa soggetta a contribuzione
e quindi di aver compiuto il periodo minimo di contribuzione ai
sensi dell’art. 13 cpv. 1 LADI tenendo conto, vista la criticità della
fattispecie in cui, in particolare, le società __________, __________ e __________
non hanno propri uffici, ma sono titolari di caselle postali (alcune hanno
indirizzi di comodo presso abitazioni private) o sono cosiddette “società-bucalettere”
- come accertato dalla Polizia Cantonale (cfr. doc. 189-190) -, della mancata
prova dell’effettiva riscossione dei salari quale indizio importante e
significativo.

 

                                         In proposito
giova ribadire che la riscossione dei salari è in ogni caso determinante
per calcolare, nel caso in cui sia comprovato l’esercizio di un’attività
soggetta a contribuzione per almeno dodici mesi nel termine quadro per il
periodo di contribuzione, il guadagno assicurato ai sensi dell’art. 23 LADI
(cfr. consid. 2.5.).

                                         Qualora il guadagno
assicurato non sia determinabile in modo sufficientemente attendibile, la
pretesa di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione va comunque negata
(cfr. consid. 2.6.).

 

                                         Pertanto, indipendentemente
dall’esito finale della vertenza penale, la restituzione delle indennità di
disoccupazione s’impone già per ragioni connesse alla LADI.

                                         Nemmeno va, perciò, dato
seguito alla richiesta dell’insorgente di richiamare dal Ministero pubblico
l’incarto “n.__________, aperto tra l’altro a nome della ricorrente RI 1”
(cfr. doc. V; cfr. STCA 38.2017.67 del 18 aprile 2018 consid. 2.9.).

 

A tale proposito va rammentato che conformemente alla
costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca
l'amministrazione o il giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata
predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare
il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere
altre prove (cfr. STF 9C_847/2017 del 31 maggio 2018 consid. 5.1.; STF
9C_35/2018 del 29 marzo 2018 consid. 6; STF 9C_588/2017 del 21 novembre
2017 consid. 7.2.; STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.4.; STF 8C_794/2016
del 28 aprile 2017 consid. 4.2.; STF
9C_737/2012 del 19 marzo 2013; STF 8C_556/2010 del 24 gennaio 2011 consid. 9;
STF 8C_845/2009 del 7 dicembre 2009; STF I 1018/06 del 16 gennaio 2008 consid.
5.3.; STFA U 416/04 del 16 febbraio 2006, consid. 3.2.), senza che ciò
costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv.
2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b; 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                             2.10.   Alla luce di quanto esposto al
considerando precedente, occorre concludere che la ricorrente, nei mesi da maggio
2014 a luglio 2015, ha beneficiato di indennità di disoccupazione a cui non
aveva oggettivamente diritto, visto che non ha comprovato di aver svolto
un’attività lavorativa soggetta a contribuzione e dunque di aver compiuto il periodo minimo di contribuzione ai sensi dell’art. 13 cpv. 1 LADI
(cfr. consid. 2.8.).

 

                                         In simili
condizioni questa Corte ritiene che nella presente evenienza siano adempiuti i
presupposti di una revisione processuale ex art. 53 cpv. 1 LPGA delle decisioni
iniziali con le quali sono state attribuite le indennità di disoccupazione
all’insorgente per l’arco di tempo maggio 2014 – luglio 2015 (in proposito, si
veda la giurisprudenza citata al consid. 2.1.; STF 8C_600/2015 dell’11 maggio
2016 consid. 4.3.).

                                         La
circostanza che dalle verifiche condotte dalla Sezione del lavoro e dalla Cassa
sia emerso che lo svolgimento di un’attività lavorativa presso le società __________,
__________ e __________ non è stato debitamente comprovato costituisce,
infatti, un fatto nuovo che, qualora fosse stato portato fin da subito a
conoscenza della Cassa, l’avrebbe indotta a prendere una decisione differente
in merito al diritto dell’insorgente alle indennità di disoccupazione.

 

                                         Ne discende
che in concreto sono realizzate le condizioni per quanto attiene al principio
della restituzione delle prestazioni percepite indebitamente durante il periodo
maggio 2014 – luglio 2015 (cfr. STCA 38.2017.67 del 18 aprile 2018; STCA
38.2016.55 del 24 aprile 2017 consid. 2.9.; STCA 38.2015.8 del 7 dicembre 2016
consid. 2.7.; STCA 38.2015.36 del 9 novembre 2015 consid. 2.6.; STCA 38.2013.77
del 1° settembre 2014 consid. 2.7.).

 

                             2.11.   A proposito dell’importo da
restituire e della relativa correttezza questo Tribunale rileva che la Cassa ha
chiesto alla ricorrente il rimborso di fr. 53'265.65, corrispondenti alla somma
delle indennità di disoccupazione percepite da maggio 2014 a luglio 2015 (cfr.
consid. 1.1.; doc. 17).

 

                                         Ritenuto che l’insorgente
non aveva diritto a prestazioni LADI nel lasso di tempo citato, a ragione la
Cassa ha richiesto la restituzione dell’integralità delle prestazioni erogate.

 

                                         La parte ricorrente, del
resto, non ha formulato specifiche censure in merito all’entità della somma
chiesta da rimborsare.

 

                             2.12.   In
esito alle considerazioni di cui ai considerandi precedenti, questo Tribunale
non può che confermare la decisione su opposizione impugnata del 17 dicembre
2018.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti