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**Case Identifier:** 88294702-5138-5a62-b344-c4b2896330af
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-03-12
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 12.03.2013 BV.2012.39
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BV-2012-39_2013-03-12.pdf

## Full Text

Decisione del 12 marzo 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Andreas J. Keller e Tito Ponti, 

Cancelliere Davide Francesconi 

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Massimiliano Schiavi, 

Reclamante 

 

   

  contro 

   

 

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE 

CONTRIBUZIONI, 

Controparte 

 

   

Oggetto  Sequestro (art. 46 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

Numero dell’incarto: BV.2012.39 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. In data 10 luglio 2012, l'Amministrazione federale delle contribuzioni (di 

seguito: AFC), Divisione affari penali e inchieste (di seguito: DAPI) ha 

avviato un procedimento penale amministrativo nei confronti di A. e B., 

azionisti della società C. SA, per sottrazione d'imposta ai sensi dell'art. 61 

della legge federale del 13 ottobre 1965 sull'imposta preventiva (LIP; 

RS 642.31) e truffa fiscale giusta l'art. 14 della legge federale sul diritto 

penale amministrativo (DPA; RS 313.0). 

B. Nell'ambito della suddetta inchiesta, la DAPI, in data 11 luglio 2012, ha 

emesso diverse decisioni di sequestro concernenti immobili di proprietà del 

reclamante (v. act. 2.2), tra i quali figurano la part. no. 1 RFD di Z. e la part. 

no. 2 RFD di Y. (sottoforma di blocco a registro fondiario) e concernenti 

valori patrimoniali depositati presso, tra le altre, la Banca D. e Banca E. (v. 

act. 2.4). 

C. Con reclamo del 16 luglio 2012, pervenuto all'AFC il giorno successivo, A. è 

insorto contro le predette decisioni - limitatamente ai beni di cui al punto B - 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 

postulandone l'annullamento. Il reclamante censura la scarsa motivazione di 

entrambe le decisioni di sequestro, nonché la mancanza di proporzionalità 

delle stesse (v. act. 1). 

D. In data 19 luglio 2012 il Direttore dell'AFC ha trasmesso alla scrivente Corte 

copia del reclamo interposto, con le proprie osservazioni, postulando la 

reiezione del gravame. L'AFC, ritenuti i sospetti di reato gravanti sul 

reclamante, considera la misura del sequestro giustificata e proporzionata, 

avuto particolare riguardo all'ammontare delle presunte infrazioni fiscali (v. 

act. 2). 

E. Con osservazioni di duplica [recte: replica] del 20 agosto 2012, il reclamante 

considera tardive le argomentazioni dell'AFC addotte in sede di risposta, 

siccome le stesse avrebbero dovuto essere parte integrante dell'originaria 

decisione di sequestro. A tal proposito, egli postula la restituzione di un 

congruo termine per potersi determinare in relazione a quanto esposto 

dall'AFC in sede risposta (v. act. 9). 

F. Le ulteriori argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del 

necessario all'emanazione del presente giudizio, nei successivi considerandi 

in diritto.  

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 Diritto: 

1.  

1.1. Contro i provvedimenti coattivi giusta gli art. 45 e segg. DPA e le operazioni e 

omissioni connesse può essere proposto reclamo alla Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale (art. 26 cpv. 1 DPA in relazione con 

l’art. 37 cpv. 2 lett. b della legge federale del 19 marzo 2010 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;  

RS 173.71] e l’art. 19 cpv. 1 del Regolamento del 31 agosto 2010 

sull’organizzazione del Tribunale penale federale [Regolamento 

sull’organizzazione del TPF, ROTPF; RS 173.713.161]). Il diritto di reclamo 

spetta a chiunque è toccato dall’operazione impugnata e ha un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modifica (art. 28 cpv. 1 DPA). Il 

reclamo deve essere presentato per scritto all’autorità competente, con le 

conclusioni e una breve motivazione, entro tre giorni a contare da quello in 

cui il reclamante ha avuto conoscenza dell’operazione o ha ricevuto 

notificazione della decisione (art. 28 cpv. 3 DPA). Se la misura impugnata 

non emana dal direttore o capo dell’amministrazione in causa, il reclamo 

deve essere presentato a quest’ultimo (art. 26 cpv. 2 lett. b DPA), il quale, se 

non rettifica l’operazione o rimedia all’omissione in conformità delle 

conclusioni proposte, deve trasmetterlo alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale, con le sue osservazioni, al più tardi il terzo giorno 

feriale dopo il suo ricevimento (art. 26 cpv. 3 DPA).  

1.2. Nel caso di specie, le decisioni impugnate emanano da un funzionario 

subordinato all'AFC e sono giunte a conoscenza del destinatario in data 

12 luglio 2012 (v. act. 2.3 e 2.4).  Pertanto, presentato correttamente al 

Direttore dell'AFC (art. 26 cpv. 2 lett. b DPA), entro il termine di tre giorni 

previsto dall'art. 28 cpv. 3 DPA, il reclamo è tempestivo (tenuto conto 

dell'art. 20 cpv. 3 PA, applicabile su rinvio dell'art. 31 DPA). 

1.3. Il reclamante, nella sua qualità di proprietario dei beni oggetto delle 

impugnate decisioni di sequestro, ha senza dubbio un interesse degno di 

protezione all'annullamento o alla modifica delle stesse. La sua legittimazione 

ad agire è dunque data (art. 28 cpv. 1 DPA).  

 

2.  

2.1. A. censura in primo luogo la scarsa e sommaria motivazione di entrambe le 

decisioni di sequestro, sostenendo in particolare che a fronte di una così 

incisiva misura nei suoi confronti non basterebbero poche righe, che 

evidenzierebbero solo vaghi indizi e generiche supposizioni riguardo alla 

realizzazione dei reati ipotizzati.  

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2.2. Dal diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza 

ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione 

motivata. L'obbligo di motivazione impone di menzionare, almeno 

brevemente, i motivi che hanno indotto a decidere in un senso piuttosto che 

nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto 

della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione 

presso un'istanza superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso 

(DTF 125 II 369 consid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a). 

L'autorità chiamata ad emanare una decisione non deve confrontarsi con tutti 

gli argomenti sollevati, ma è sufficiente che essa si esprima su quelli rilevanti 

per il giudizio (sentenza del Tribunale federale 1A.95/2002 del 16 luglio 2002, 

consid. 3.1; TPF 2009 49 consid. 4.3 e i riferimenti ivi citati). 

Nel caso in esame, le avversate decisioni di sequestro soddisfano le 

esigenze di motivazione sopraesposte. Entrambe le decisioni impugnate 

contengono infatti, seppur in maniera sintetica, un esposto del contesto 

fattuale all'interno del quale si inscrive l'indagine condotta dalla DAPI e i 

motivi che hanno portato all'emanazione dei suddetti provvedimenti. Inoltre, 

come emerge dagli atti, le decisioni di sequestro sono state emesse il giorno 

dopo l'avvio della procedura penale amministrativa da parte dell'AFC, motivo 

per il quale, quanto all'esposizione dei fatti e dei motivi alla base delle stesse 

non ci si può mostrare eccessivamente severi. Intervenendo nelle battute 

iniziali dell'inchiesta, entrambi i provvedimenti contengono nondimeno tutte le 

indicazioni necessarie e resistono alla censura di carente motivazione mossa 

da A. 

Il reclamante è stato dunque correttamente posto nella condizione di 

comprenderne la portata e di impugnare le decisioni - come poi 

effettivamente avvenuto - dinanzi alla scrivente Corte. Cosi facendo, e 

disponendo questa autorità di un pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (v. 

TPF 2007 57), un'eventuale violazione del diritto di essere sentito del 

reclamante sarebbe stata comunque sanata dalla presente procedura (v. 

DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 

1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3; TPF 2008 172 consid. 2.3). 

In siffatte circostanze, la censura di carente motivazione deve pertanto 

essere respinta.  

2.3. Con la sua duplica [recte: replica], il reclamante contesta altresì la 

tempestività delle osservazioni presentate dall'AFC, le cui argomentazioni, a 

suo dire, avrebbero dovuto figurare già nelle originarie decisioni di sequestro. 

Ribadendo dunque la carente motivazione dei provvedimenti, egli postula 

inoltre "la restituzione di un congruo termine" per poter "adeguatamente 

rispondere a quanto esposto" (v. act. 9 pag. 2). 

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L'assunto non regge. Innanzitutto, come esposto sopra, le avversate 

decisioni di sequestro soddisfano le esigenze di motivazione e resistono alla 

censura di violazione del diritto di essere sentito del reclamante (cfr. n. 2.2 

supra). Ne discende che le osservazioni al reclamo presentate dall'AFC non 

sono affatto tardive, bensì tempestivamente presentate nell'ambito della 

vertenza pendente dinanzi alla Corte dei reclami penali, e avviata su reclamo 

di A. 

Non si comprende, inoltre, per quale motivo il reclamante non abbia potuto 

replicare alle considerazioni espresse dall'AFC nel termine impartitogli. A 

questo proposito, infatti, egli non adduce alcuna valida argomentazione a 

sostegno della sua richiesta, espressa invero in maniera assai vaga. L'art. 24 

cpv. 1 PA - applicabile su esplicito rinvio dell'art. 31 cpv. 1 DPA - avente 

quale oggetto la restituzione dei termini, prevede che se il richiedente o il suo 

rappresentante è stato impedito senza sua colpa di agire nel termine stabilito, 

quest'ultimo è restituito in quanto, entro 30 giorni dalla cessazione 

dell'impedimento, ne sia fatta domanda motivata e sia compiuto l'atto 

omesso. Condizione necessaria per la restituzione è che l'inadempiente, che 

può essere la parte o il suo rappresentante legale, non abbia rispettato un 

termine o una scadenza contro la sua volontà e che da ciò derivi un 

irrimediabile pregiudizio giuridico (ad esempio la perdita di una possibilità di 

ricorso). È in particolare importante che non vi sia alcuna colpa, neppure 

lieve, nel mancato rispetto dei termini; una colpa, anche se leggera, esclude 

la possibilità di restituzione. La restituzione è pertanto possibile unicamente 

quando vi siano motivi oggettivamente riscontrabili, che abbiano reso 

impossibile alla persona di rispettare i termini, rispettivamente le scadenze 

(GALLIANI/MARCELLINI, Codice svizzero di procedura penale CPP – 

Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, n. 1 e segg. ad art. 94 CPP). Quale 

motivo di inosservanza, giurisprudenza e dottrina citano ad esempio 

l'incapacità passeggera di discernimento, l'incidente e le sue conseguenze, la 

malattia improvvisa e grave, la ricezione tardiva di una decisione notificata 

correttamente, le indicazioni erronee fornite dall'autorità competente in merito 

alle vie di ricorso a condizione tuttavia che il destinatario non potesse 

rendersi subito conto che l'indicazione era inesatta (DTF 98 Ia 602 consid. 4; 

STOLL, Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 

2011, n. 6 ad art. 94 CPP).  

Nel caso di specie, appare subito evidente che la richiesta di restituzione del 

termine è manifestamente infondata, siccome priva di qualsiasi 

argomentazione e giustificazione a supporto, motivo per il quale essa è da 

respingere.  

Occorre ancora osservare che non sarebbe possibile nemmeno trattare tale 

richiesta come un'istanza di proroga del termine per presentare il memoriale 

- 6 - 
 
 

di replica, ritenuto come il reclamante abbia inteso far dipendere 

quest'evenienza dall'esito del gravame relativamente alla censura di carente 

motivazione delle decisioni di sequestro, ciò che evidentemente non è 

possibile, poiché tali censure vengono trattate nell'ambito della presente 

decisione, e non preliminarmente ad essa. In altre parole, il reclamante, se 

questa fosse stata effettivamente la sua intenzione, avrebbe dovuto 

presentare, prima della scadenza del termine, una normale richiesta di 

proroga, come previsto dall'art. 22 cpv. 2 PA, senza però subordinarla 

all'esito del gravame. 

3.  

3.1. Il reclamante lamenta altresì una lesione del principio di proporzionalità 

siccome non vi sarebbe alcun riferimento preciso in merito all'ammontare 

delle presunte infrazioni fiscali. A suo dire, il sequestro "a tappeto" di tutti i 

suoi beni non sarebbe né necessario né proporzionale, bastando al 

proposito, a garanzia dell'eventuale provento delle infrazioni, limitare il 

sequestro agli altri beni (immobili e valori patrimoniali) non oggetto della 

presente impugnativa.  

3.2. Il sequestro previsto all’art. 46 DPA è una misura processuale provvisionale 

che permette di mettere in sicurezza gli oggetti che possono avere 

importanza quali mezzi di prova, rispettivamente gli oggetti e gli altri beni che 

saranno presumibilmente confiscati. In una sentenza del 26 settembre 2005 

l’Alta Corte ha espressamente ammesso che i risparmi d’imposta illegali 

possono essere oggetto di confisca (sentenza del Tribunale federale 

1S.5/2005 del 26 settembre 2005). Il sequestro è giustificato in presenza di 

sufficienti indizi che permettano di sospettare che i valori patrimoniali sono 

serviti a commettere l’infrazione, che ne sono il prodotto oppure che questi 

serviranno a garantire il pagamento di un risarcimento (art. 46 cpv. 1 lett. a e 

b DPA in relazione con l’art. 70 cpv. 1 CP per rinvio dell'art. 2 DPA; DTF 124 

IV 313, consid. 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenze del Tribunale federale 

1B_419/2010 del 1° aprile 2011; 1S.9/2005 e 1S.10/2005 del 6 ottobre 2005, 

consid. 6; sentenza del Tribunale penale federale BV.2006.22 del 13 luglio 

2006, consid. 3.2 e rinvii). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta non ci si dovrà 

mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti 

sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile 

(sentenze del Tribunale penale federale BV.2007.9 del 7 novembre 2007, 

consid 2; BV.2005.16 del 24 ottobre 2005, consid 3; BV.2004.19 

dell’11 ottobre 2004, consid. 2; DTF 124 IV 313 consid. 4; 120 IV 365 

consid. 1; HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 

6a ed., Basilea 2005, pag. 340 n.
.
 1); la misura ordinata deve inoltre essere 

rispettosa del principio della proporzionalità (sentenze del Tribunale penale 

federale BV.2005.30 del 9 dicembre 2005, consid. 2.1 e BV.2005.13 del 

http://links.weblaw.ch/ATF-120-IV-365
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2007.9
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2005.16
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2004.19

- 7 - 
 
 

28 giugno 2005, consid. 2.1 e rinvii). In quanto semplice misura procedurale 

provvisoria, il sequestro non pregiudica la decisione materiale di confisca. 

Diversamente dal giudice del merito, la Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale non deve esaminare in modo definitivo le questioni di fatto e 

di diritto (DTF 124 IV 313 consid. 3b e 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenza del 

Tribunale penale federale BB.2005.11 del 14 giugno 2005, consid. 2 e rinvii). 

Per costante giurisprudenza, fintanto che persiste una possibilità di confisca, 

l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro (sentenza del Tribunale 

penale federale BB.2005.28 del 7 luglio 2005, consid. 2). I valori patrimoniali 

che sottostanno a confisca giusta l’art. 70 cpv. 1 CP sono tutti i vantaggi 

patrimoniali che derivano direttamente o indirettamente dal reato; a norma 

dell’art. 71 cpv. 1 CP, se detti valori patrimoniali non sono più reperibili, il 

giudice ordina in favore dello Stato un risarcimento equivalente. In caso di 

sottrazione fiscale, il vantaggio patrimoniale consiste nel controvalore 

dell’imposta sottratta (DTF 126 I 97, consid. 3c e 3d; 120 IV 365; sentenza 

del Tribunale penale federale BV.2009.8 del 30 marzo 2009, consid. 2.1 e 

rinvii). 

3.3. Occorre innanzitutto osservare che nel caso concreto gli avversati sequestri 

poggiano le proprie basi su fondati e sufficienti indizi di reato a carico del 

reclamante, al quale l'AFC contesta, con precisione e dovizia di dettagli, 

diverse infrazioni fiscali commesse nella sua qualità di azionista della società 

C. SA. In particolare A. è sospettato di aver intenzionalmente omesso di 

contabilizzare la totalità della cifra d'affari realizzata grazie alla gestione della 

menzionata società, allestendo a questo scopo rendiconti inesatti 

all'attenzione dell'autorità fiscale. Il reclamante avrebbe altresì omesso di 

versare al fisco l'imposta preventiva sugli utili che egli percepiva dalla società, 

disattendendo così il principio dell'autotassazione. Le asserzioni dell'AFC 

trovano inoltre sostanziale riscontro nelle dichiarazioni dello stesso A. (cfr. 

act. 2.6). 

Per quanto riguarda l'ammontare delle presunte infrazioni fiscali, i sequestri 

non appaiono lesivi del principio di proporzionalità, in particolare alla luce 

della dettagliata esposizione effettuata dall'AFC in sede di risposta, e della 

cui attendibilità e veridicità non v'è motivo di dubitare, circostanza che 

peraltro nemmeno il reclamante solleva. Le stime effettuate dall'autorità 

inquirente federale riguardo all'ammontare delle presunte infrazioni fiscali 

imputabili al reclamante - effettuate sulla base dei dati raccolti nel corso 

dell'inchiesta, nonché delle dichiarazioni dello stesso A. - porterebbero a 

quantificare l'illecito provento nell'ordine di un milione di franchi svizzeri. A 

fronte di questo importo, il valore dei beni di pertinenza di A. posti sotto 

sequestro dalla DAPI - su riserva di un'apposita stima ufficiale per quanto 

attiene agli immobili - si attesta su importi inferiori. Da rilevare inoltre, come 

rettamente ricordato dalla stessa AFC, che gli immobili di Z. e Y. 

http://links.weblaw.ch/BSTGER-BB.2005.28

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(quest'ultimo, oltretutto, di proprietà del reclamante solo in ragione di un 

mezzo) oggetto della presente impugnativa sono gravati da ipoteche. Ne 

consegue che, allo stato attuale del procedimento, il valore dei beni sotto 

sequestro non è sproporzionato per rapporto al presunto ammontare delle 

infrazioni fiscali contestate a A., cosicché la relativa censura deve essere 

respinta siccome infondata. 

4. Alla luce di tutto quanto esposto, il reclamo deve essere respinto. 

Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle spese per la procedura 

di reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si determina secondo l’art. 73 

LOAP. L’art. 73 LOAP rinvia al Regolamento del 31 agosto 2010 del 

Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), 

regolamento che tuttavia non contiene indicazioni in merito all’attribuzione 

delle spese giudiziarie. Trovano pertanto applicazione, in analogia, le 

disposizioni della LTF, ciò che peraltro corrisponde alla normativa vigente 

sinora (v. ad esempio la sentenza del Tribunale penale federale BV.2010.79 

del 10 dicembre 2010). In quanto parte soccombente, il reclamante deve 

sopportare le spese giudiziarie (art. 66 cpv. 1 LTF per analogia). La tassa di 

giustizia è calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 RSPPF ed è fissata nella 

fattispecie a fr. 1’500.--: essa è coperta dall’anticipo spese già prelevato. 

 

 

 

 

 

 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico del reclamante ed è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato.  

 

 

Bellinzona, il 13 marzo 2013 

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

Il Presidente: Il Cancelliere: 

 

 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Massimiliano Schiavi 

- Amministrazione federale delle contribuzioni 

 

 

 

 

Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 

dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 

17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 

dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).