# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5cc83cb1-6f72-51c2-a395-97b9a7fd1888
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 28.08.2009 11.2007.142
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2007-142_2009-08-28.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2007.142

  	
  Lugano,

  28 agosto
  2009/sc

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Pontarolo, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2003.67 (rettifica
del registro fondiario) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord
promossa con petizione del 23 giugno 2003 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  (patrocinata da  PA 1 ) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 5 

   AP 6,  

  (patrocinati da  PA 2 )

   AP 1  

   AP 2  

    AP 3 , e 

   AP 4 

  CE 1 

  (1921-2001), già in ;

  
	
    

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 6 settembre 2007 presentato da AP 5 e AP 6 contro la sentenza
emessa il 21 agosto 2007 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord;

 

                                         2.
  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il
16 marzo 1969 è deceduto __________ (1900), con ultimo domicilio a __________, celibe,
senza lasciare testamento. Tra i beni relitti, passati in comunione ereditaria
a numerosi nipoti e pronipoti, figurano le particelle n. 503, 801 e 804
(cui competono anche due quote di un quarto sulla comproprietà coattiva formata
dalla particella n. 802) RFD di __________. In vista di sciogliere la comunione
ereditaria AO 1 ha rilasciato procura il 2 giugno 1997 alla coerede __________ (sua
zia) “per la firma dell'atto di divisione”, affinché “tutti i beni relativi alla successione, compresi gli immobili”, fossero assegnati alla coerede __________
(1921), sorella di __________. In luogo dell'atto di divisione è stato firmato
invece, il 3 marzo 1998, un contratto mediante il quale 24 eredi, compresa __________
agente per sé e in rappresentanza di AO 1, hanno ceduto le loro ragioni ereditarie
ad __________. In seguito a tali cessioni la comunione ereditaria si è ridotta
a otto membri: __________, __________, __________, __________, __________, __________,
__________ e __________.

 

                                  B.   __________
è deceduta il 1° febbraio 2001, nubile, legando per testamento la sua
interessenza sulle particelle n. 503 e 801 al nipote AP 5 e quella sulla
particella n. 804 al nipote AP 6. Una petizione del 24 aprile 2002
presentata da questi ultimi contro la comunione ereditaria fu CE 1 per ottenere
la consegna dei legati e il trasferimento a loro nome nel registro fondiario
della spettanza ere­ditaria della defunta sulle particelle n. 503, 801 e 804 è stata accolta dal Pretore della
giurisdizione di Mendrisio Nord con sentenza del 10 no­vembre 2003 (inc. OA.2002.50).

 

                                  C.   Nel
frattempo, il 4 marzo 2003, i membri rimanenti della comunione ereditaria fu __________
(__________, __________, __________, __________, __________ e __________ __________)
hanno convenuto la comunione ereditaria fu CE 1 (formata da AP 6, AP 5, AP 4, AP
3, AP 2, AP 1 e AO 1) davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord,
chiedendo la divisione dell'eredità fu __________. In tale ambito il Pretore ha
nominato il 16 maggio 2003 l'avv.
__________ in qualità di notaio divisore (inc. DI.2003.33).

 

                                  D.   Il 23 giugno 2003 AO 1 ha promosso davanti al medesimo Pretore un'azione
intesa alla rettifica del registro fondiario (art. 975 cpv. 1 CC) nei confronti
della comunione ereditaria fu CE 1 per essere reintegrata fra i membri della
comunione ereditaria fu __________, tuttora iscritti come proprietari in comune
delle particelle n. 503, 801 e 804 (oltre alle due quote di proprietà coattiva
sulla particella n. 802). A sostegno della richiesta essa ha fatto valere, in
sintesi, di avere rilasciato procura il 2 giugno 1997 a __________ per firmare
un atto di divisione, non un contratto di cessione di ragioni ereditarie. Non
avendo essa inteso sottoscrivere un negozio del genere, il suo nome andava
reinscritto fra i membri della comunione ereditaria fu __________. Il Pretore
ha indetto un'udienza per il 30 settembre 2003, nel corso della quale i coeredi
AP 5 e AP 6 hanno proposto di respingere l'azione. Gli altri membri della
comunione ereditaria fu CE 1 non si sono costituiti in giudizio (inc.
DI.2003.67).

 

                                  E.   Il
29 novembre 2003 AO 1 ha instato a titolo cautelare, nel quadro dell'azione appena
citata, per essere iscritta provvisoriamente nel registro fondiario (art. 961
CC) fra i proprietari comuni dei tre fondi appartenuti a __________. In subor­dine
essa ha postu­lato una restrizione della facoltà di disporre (art. 960 CC)
sulle tre particelle. Con decreto cautelare del 16 marzo 2004, emesso previo
contraddittorio, il Pretore ha ordinato all'ufficiale del registro fondiario di
iscrivere provvisoriamente AO 1 tra i proprietari comuni dei predetti immobili.
Un appello introdotto da AP 6 e AP 5 contro tale decreto è stato respinto da
questa Camera con sentenza del 

                                         22 giugno 2006 (inc. 11.2004.43).

                                         

                                  F.   AO 1
ha chiesto al Pretore, il 26 settembre 2006, di proseguire la causa di merito con la procedura ordinaria, abbandonando
la procedura sommaria applicata erroneamente fino ad allora. AP 5 e AP 6 si
sono opposti alla domanda, definita inattuabile. Con “decreto” del 9
gennaio 2007 il Pretore ha deciso di continuare la causa con la procedura sommaria,
nessuna irregolarità essendo stata eccepita prima di allora. Un appello
presentato da AP 5 e AP 6 contro il dispositivo sulle spese e le ripetibili di tale
decisione, poste a loro carico, è stato dichiarato irricevibile da questa
Camera il 5 febbraio 2007, l'atto impugnato configurando
in realtà un'ordinanza e non un decreto (inc. 11.2007.16).

 

                                  G.   Il
30 maggio 2007 ha avuto luogo
il dibattimento finale della causa. L'attrice ha ribadito la propria domanda.
AP 5 e AP 6 hanno proposto una volta ancora di respingerla. Statuendo il 21
agosto 2007, il Pretore ha accolto l'azione e ha ordinato all'ufficiale del registro fondiario di iscrivere AO 1 “quale membro della comunione ereditaria fu __________,
proprietaria in comune delle particelle n. 503, 801 e 804 RFD di __________”. La tassa di giustizia di fr. 1200.– e le
spese sono state poste a carico di AP 5 e AP 6 in solido, tenuti a rifondere a AO
1, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 1800.– per ripetibili.

 

                                  H.   Contro la sentenza appena citata AP 5 e AP 6 sono insorti il 6
settembre 2007 a questa Camera per ottenere, previa concessione dell'effetto
sospensivo all'appello, la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere
l'azione. La richiesta di effetto
sospensivo è stata dichiarata irricevibile dal presidente della Camera con decreto
dell'11 settembre 2007. Nelle sue
osservazioni all'appello del 5 ottobre 2007 AO 1 propone di rigettare l'impugnazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Solo due convenuti su sei hanno impugnato la sentenza del Pretore.
Nel quadro di un litisconsorzio necessario come quello formato da una comunione
ereditaria, nondimeno, i litisconsorti diligenti si presumono rappresentare gli
altri (art. 46 CPC). AP 5 e AP 6 si reputano quindi agire anche per AP 1, AP 2,
AP 3 e AP 4. L'appello in esame vincola così tutti i convenuti e il presente
giudizio avrà effetti verso tutti loro.

 

                                   2.   Nella
sentenza del 22 giugno 2006 questa Camera aveva ricordato che le azioni fondate
sull'art. 975 CC vanno trattate con la procedura ordinaria, mentre sono rette
dalla procedura sommaria quelle fondate sull'art. 977 CC (sentenza inc.
11.2004.43, consid. 1). In concreto il Pretore ha deciso, nonostante il richiamo
di questa Camera, di proseguire la causa inc. DI.2003.67 con il rito sommario. Ciò
non toglie che la sentenza impugnata sia appellabile secondo le norme della
procedura ordinaria (art. 307 segg. CPC), comprese quelle sul valore litigioso.
Ora, nella sentenza del 22 giugno 2006 questa Camera aveva accertato che
la quota rivendicata da AO 1 nel­l'eredità fu __________ è pari ad almeno 1/27 del valore venale attribuito alle particelle n. 503, 801 e 804
RFD di __________, stimato in complessivi fr. 320 000.– (consid. 2). Il valore
minimo di fr. 8000.– ai fini dell'art. 36 cpv. 1 LOG (art. 13 vLOG) è dunque
dato.

 

                                   3.   Senza
trarre conclusioni precise, gli appellanti invitano anzitutto la Camera a valutare
gli effetti legati all'irritualità della procedura seguita dal Pretore.
L'irregolarità formale è assodata (sentenza inc. 11.2004.43, consid. 2). L'art. 101 CPC non disciplina tuttavia gli
effetti di una simile disattenzione. L'ipotesi che in concreto gli atti compiuti siano nulli è esclusa, poiché
il giudice adito era 

                                         senz'altro
competente a decidere e il principio del contraddittorio è stato ossequiato,
seppure in modo informe (art. 142 cpv. 1 CPC). Del resto, per quanto si sia tenuto
alle forme della camera di consiglio (art. 361 segg. CPC), il Pretore non ha
limitato l'istruzione probatoria (come prevedono gli art.
365 e 366 CPC) né ha emesso un pronunciato di mera verosimiglianza,
ma ha statuito nel merito con pieno potere cognitivo in fatto e in diritto. Alle
parti non è derivato così alcun pregiudizio dall'erronea procedura applicata
(analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.1999.83 del 

                                         4 settembre 2000, consid. 3b; inc. 11.2004.1 dell'11 aprile 2006,
consid. 3). Diverso sarebbe stato il caso qualora AP 5 e AP 6 avessero chiesto invano
al Pretore l'applicazione della procedura ordinaria. Se non che, al­l'udienza
del 

                                         29
novembre 2006 essi medesimi hanno preteso che il rito di camera di consiglio
non fosse tramutabile in rito ordinario (sentenza inc. 11.2007.16 del 5
febbraio 2007, lett. C). Non possono dolersi pertanto che il Pretore abbia
portato a termine la causa con la procedura sommaria.

 

                                   4.   Nel
giudizio impugnato il Pretore ha rammentato che l'azione dell'art. 975 CC (“iscrizioni indebite”) riguarda operazioni eseguite nel registro fondiario senza causa
legittima, ovvero senza che ne fossero adempiute le condizioni sostanziali.
L'attrice lamenta il fatto – ha continuato il Pretore – che il contratto di
cessione di ragioni ereditarie nella successione fu __________ sia stato firmato
il 3 marzo 1998, per quanto la concerne, da una rappresentante senza poteri.
Nella procura del 2 giugno 1997 essa 

                                         aveva abilitato infatti __________ a firmare un “atto di divisione” (art. 604 cpv. 1 CC) perché tutti i beni del­l'eredità fu __________
fossero “assegnati in esclusiva
proprietà alla signora __________” (doc. G). Sua zia aveva sottoscritto invece una cessione di ragioni
ereditarie (art. 635 cpv. 1 CC) che lasciava sussistere
una comunione ereditaria di otto membri: __________, __________,
__________, __________, __________, __________, __________ e __________ (doc.
I). Per di più, dopo la firma dell'atto l'avv. __________ aveva modificato a
sua insaputa il testo della procura prima di far 

                                         iscrivere
il contratto nel registro fondiario, sostituendo il termine “divisione” con quello di “cessione” (doc. M). Il Pretore ha concluso che in simili circostanze
l'attrice fosse stata espunta dalla comunione ereditaria fu __________ senza
causa legittima, credendo anzi, al momento di siglare la procura del 2 giugno
1997, che gli altri eredi fossero tutti d'accordo di dividere la successione assegnando
i beni del­l'eredità ad __________. La cessione della
sua ragione ereditaria risultando inefficace, AO 1 andava reintegrata pertanto tra
i proprietari in comune delle particelle n. 503, 801 e 804 RFD di __________.

 

                                   5.   Essendo
stato indebitamente iscritto un diritto reale o essendo stata indebitamente
cancellata o modificata una giusta iscrizione, ognuno che ne sia pregiudicato
nei propri diritti reali può chiedere che l'iscrizione sia cancellata o modificata
(art. 975 cpv. 1 CC). L'iscrizione o la cancellazione è “indebita” – per principio – se è tale sin dall'inizio perché difettavano i
presupposti sostanziali dell'operazione, ovvero se il titolo di acquisto (o di
radiazione) del diritto reale non era valido. Ciò si verifica, ad esempio, ove
il trasferimento immobiliare risulti simulato o inefficace per inesatta
indicazione del prezzo di vendita, ove il certificato ereditario alla base di
un trapasso fondiario risulti erroneo o il contratto risulti stipulato da un
rappresentante senza poteri. Nel quadro di un'azione fondata sull'art. 975 CC il
giudice esamina la validità del titolo in via pregiudiziale (Steinauer, Les droits réels, vol. I, 4ª edizione, pag. 332 n. 954 e 954a con
richiami). Quanto alla legittimazione, l'azione dell'art. 975 cpv. 1 CC compete
a “ognuno che sia pregiudicato
nei propri diritti reali”
dall'indebita iscrizione o cancellazione e va diretta contro tutti coloro che
traggono beneficio – diretto o indiretto – dall'operazione indebita (op. cit.,
pag. 339 n. 979 segg. e pag. 341 n. 984 segg. con rinvii). L'azione in sé non
si prescrive (RtiD I-2008 pag. 1033 consid. 6d con rinvio), ma non può più
essere promossa contro un terzo che abbia acquisito il diritto reale in buona
fede (come pure in altre ipotesi, tutte estranee alla fattispecie: Steinauer, op. cit., pag. 341 n. 987
con riferimenti).

 

                                   6.   In
concreto l'attrice si ritiene depauperata della sua ragione ereditaria nella
successione di __________ per essere stata indebitamente cancellata dal
registro fondiario come proprietaria comune delle particelle n. 503, 801 e 804
(incluse le due quote di un quarto sulla comproprietà coattiva formata dalla
particella n. 802) RFD di __________. Chi ha tratto beneficio da tale operazione
era __________, che ha ricevuto la ragione ereditaria dell'attrice, e in sua
vece i di lei aventi causa, membri della relativa comunione ereditaria. Gli
altri proprietari in comune delle particelle n. 503, 801 e 804 non sono stati
favoriti dall'operazione. In un precedente di anni addietro questa Camera ha reputato,
per vero, che ai fini dell'art. 975 cpv. 1 CC l'inefficacia di un titolo di
acquisto o di radiazione dal registro fondiario debba essere accertata giudizialmente
(sentenza inc. 10.2001.20 del 31 gennaio 2006, consid. 2). L'assunto è
corretto, ma va precisato nel senso che – come si è appena visto – per l'art.
975 cpv. 1 CC è sufficiente un accertamento pregiudiziale.
Non occorre dunque che l'inefficacia del titolo formi oggetto di una sentenza
apposita.

 

                                   7.   Nell'appello
AP 5 e AP 6 sostengono che la procura sottoscritta il 2 giugno 1997 dall'attrice tendeva sì alla firma di un “atto di divisione”,
ma non solo, l'attrice essendo d'accordo che tutti i
beni del­l'eredità fu __________ – immobili compresi – fossero “assegnati in esclusiva proprietà alla signora
__________”. Quella procura manifestava
dunque una volontà di cessione che l'avv. __________ si è limitato a 

                                         esplicitare,
rettificando il termine improprio di “divisione”. Del resto
– continuano gli appellanti – una procura solo per sciogliere la comunione ere­ditaria
non sarebbe stata necessaria, poiché a AO 1 sarebbe bastato non opporsi
all'azione di divisione. L'attrice
era dunque d'accordo, a loro avviso, di cedere la sua ragione ereditaria ad __________,
alla stessa stregua degli altri 23 eredi che hanno preso parte al negozio
giuridico del 3 marzo 1998 senza ripensamenti. Né la procura era condizionata
al fatto che tutti i membri della comunione ereditaria fu __________ fossero unanimi
nell'intento di sciogliere l'indivisa. Se mai l'attrice si è ricreduta per non
essersi vista gratificare dal testamento di __________, ma ciò non basta – essi
epilogano – per rimettere in discussione la procura rilasciata a __________.

                                      

                                   8.   La
procura cui si è accennato è così redatta (doc. G):

                                         La sottoscritta AO 1, 13.03.1954, da __________
in __________, coniugata,

                                         nella sua
qualità di coerede nella successione del defunto __________, celibe, __________,
da e già in __________, nato il 13 aprile 1900 e deceduto il 16 marzo
1969, conferma:

                                         –  di
essere d'accordo con l'assegnazione di tutti gli attivi ed i passivi, compresi
gli immobili e meglio le particelle 801, 804 e 503 in ragione di ½ RFD __________, alla coerede __________, da ed in __________, nubile;

                                         –  di
prendere atto che la coerede __________ ha regolato tutte le tasse, spese,
imposte, non una esclusa, relative alla successione ed al mantenimento dei beni
facenti parte della successione e che la stessa si assumerà pure tutte le spese
future;

                                         –  di
prendere pure atto che nessuna spesa mi sarà addebitata per le operazioni di
trapasso, divisione ed iscrizione a registro fondiario relativa alla
successione;

                                         –  di
conferire procura a __________, 1917, __________, da ed in __________, per la
firma dell'atto di divisione, nel senso che tutti i beni relativi alla
successione, compresi gli immobili succitati, vengano assegnati in esclusiva
proprietà alla signora __________.

                                         La nominata
procuratrice è autorizzata a sottoscrivere ogni altro documento volto al
perfezionamento dell'iscrizione del trapasso di proprietà a registro fondiario.

                                         In fede

                                         __________, 2
giugno 1997

 

                                         Dopo la
firma del “contratto di
cessione di ragione ereditaria”, avvenuta il 3 marzo 1998 (doc. I), ma prima di insinuare l'atto all'ufficiale
del registro fondiario (dieci mesi più tardi, il 1° dicembre 1998), l'avv. __________
ha cancellato nella procura la locuzione “in ragione di ½” (erronea)
riferita alla particella n. 503 e ha sostituito entrambe le parole “divisione” con il
termine “cessione”.

 

                                   9.   La giurisprudenza ha già avuto modo di rammentare, per quanto
attiene alla portata di dichiarazioni scritte, che seppure a prima vista il tenore
di una clausola contrattuale appaia chiaro, può risultare dalle altre
condizioni del documento, dallo scopo perseguito dalle parti o da altre
circostanze che il testo della clausola non renda l'esatto senso dell'accordo.
In tal caso il significato della dichiarazione va interpretato, mentre non è lecito
scostarsi dal testo ove non sussista alcun serio motivo per ritenere ch'esso
non sia conforme alla volontà degli interessati (sentenza del Tribunale federale
5A_31/2009 del 30 aprile 2009 consid. 3.3.1 con richiamo
a DTF 130 III 611 consid. 4.2 e 130 III 425 consid. 3.2). Nella fattispecie la
procura attestava che l'attrice era “d'accordo con l'assegnazione di tutti gli
attivi ed i passivi [della successione fu __________], compresi gli immobili
(…), alla coerede __________” e che a tale scopo essa
autorizzava __________ a firmare “l'atto di divisione, nel senso che tutti i beni
relativi alla successione” fossero “assegnati in esclusiva proprietà alla
signora __________”. Il significato del­l'enunciazione era chiaro. Non v'era alcun
aspetto contraddittorio, ambiguo o oscuro: l'attrice era d'accordo che si
sciogliesse la comunione ereditaria fu __________ e che __________ ricevesse l'intero
compendio della successione. Nulla lasciava spazio all'equivoco.

 

                                10.   Ciò
posto, la questione è di sapere se, nonostante la chiarezza del testo, la
procura non rendesse il vero senso dell'accordo e non rispecchiasse la reale
volontà dell'attrice. È quanto sembrano affermare gli appellanti, stando ai
quali l'intento di AO 1 (e degli altri 23 eredi che hanno preso parte al noto
“contratto di cessione di ragione ereditaria”) era di devolvere tutti i beni
della successione ad __________, come ha dichiarato l'avv. __________ al
Procuratore pubblico in sede penale (doc. S). Se non che, gli appellanti
tentano di equivocare sui termini. Non fa dubbio invero che la volontà
dell'attrice fosse quella di “cedere” ad __________ la propria spettanza nella
comunione ereditaria fu __________. Un conto però è “cedere” unilateralmente la
propria quota ereditaria (art. 635 cpv. 1 CC), un altro è “cedere” la propria
quota nel quadro di un atto di disposizione che coinvolge l'intera comproprietà
comune, insieme con gli altri eredi (art. 607 cpv. 2 CC). Nel caso in esame l'operazione
sarebbe avvenuta, come specificava la procura, “nel
senso che tutti i beni relativi alla successione, compresi gli immobili,” sarebbero stati “assegnati in esclusiva proprietà alla signora __________”. Il trasferimento fondiario doveva avvenire pertanto nel quadro
dello scioglimento e della completa liquidazione della comunione ereditaria fu __________,
operazione che per sua natura implicava il trasferimento dei beni in proprietà
comune (art. 602 cpv. 2 CC) a singoli titolari, eredi o non eredi che fossero. Il
contratto firmato da __________, invece, lascia sussistere la comunione ereditaria,
ancorché ridotta a otto membri. Non era quindi il negozio giuridico che la rappresentante
era autorizzata a sottoscrivere.

 

                                11.   Che
per sciogliere una comunione ereditaria non occorra rilasciare procura, ma basti
aderire (o non opporsi) all'azione di divisione promossa da altri eredi – come
sottolineano gli appellanti – è vero. Nel caso specifico però non si trattava
di approvare solo lo scioglimento della comunione ereditaria (accertamento del diritto alla divisione: art. 604 cpv. 1 CC), ma anche di disciplinare il riparto effettivo della successione
(art. 634 CC). Come avrebbe potuto __________ firmare un contratto del genere
per conto di AO 1 senza disporre di una procura non è dato di comprendere. Certo,
gli appellanti eccepiscono che, non fosse stata l'attrice d'accordo con la
cessione della sua quota 

                                         ereditaria, l'avv. __________ non avrebbe fatto iscrivere il contratto
del 3 marzo 1998 nel registro fondiario. Essi dimenticano però quanto il legale
ha ammesso davanti al Procuratore pubblico, ovvero che al momento di
trasmettere il “contratto di cessione di ragione ereditaria” all'Ufficio dei
registri egli si è avveduto del termine “divisione” figurante in talune procure
e l'ha sostituito con quello di “cessione”. Non perché il termine “divisione” non
riflettesse la reale volontà dei firmatari, ma perché, non essendo stato
possibile giungere a uno scioglimento della comunione ere­ditaria, la modifica
non gli appariva “di natura sostanziale” e non avreb­be recato pregiudizio agli
interessati (doc. S, pag. 3 nel mezzo).

 

                                12.   Gli
appellanti insistono nel sostenere che, fosse stata d'accordo solo di dividere
l'eredità, l'attrice non avrebbe consentito all'assegnazione di tutto il
compendio successorio ad __________. Così argomentando, nondimeno, essi cercano
una volta ancora di far passare la tesi per cui la divisione di un'eredità si esaurirebbe
nell'assenso di principio allo scioglimento della comunione ereditaria e che ogni
accordo sulla divisione effettiva costituirebbe una “cessione” di ragioni
ereditarie. L'asserto è manifestamente insostenibile, la divisione di
un'eredità comprende anche – come si è appena spiegato – la divisione effettiva,
giudiziaria o convenzionale che sia (sulle varie fasi della procedura giudiziaria:
I CCA, sentenza inc. 11.2001.87 del 29 luglio 2002, consid. 5). Obiettano
gli appellanti che, ad ogni modo, AP 1 ha
visto anch'essa modificare la sua procura dall'avv. __________, alla
stessa stregua dell'attrice, eppure non ha contestato che la sua volontà fosse
quella di “cedere” la propria ragione ereditaria. A prescindere dalla
circostanza però che AP 1 sembra essersi accomodata del fatto compiuto, la sua
idea iniziale essendo quella di liquidare la comunione ereditaria (sentenza
impugnata, pag. 9 a metà), ciò che gli appellanti non contestano, la volontà di
lei non si identificava necessariamente con quella dell'attrice. Anche al
riguardo l'appello manca pertanto di consistenza.

 

                                13.   Il
Pretore ha ritenuto infine che il termine “cessione” non rispondesse alla reale
volontà dell'attrice, la quale mirava proprio – come altri 14 eredi che avevano
firmato una procura identica – alla “divisione” dell'eredità, salvo ignorare
che taluni cugini la rifiutavano (sentenza impugnata, pag. 9). Gli appellanti
negano che l'attrice non sapesse della resistenza opposta da altri eredi. Anzi,
a loro parere niente dimostra che la volontà dell'attrice fosse quella di estinguere
la comunione ereditaria. Su questo punto tuttavia l'appello sfiora il pretesto.
Nella procura AO 1 abilitava __________ – come detto – alla “firma dell'atto di divisione, nel senso che tutti i beni relativi
alla successione (…) vengano assegnati in esclusiva proprietà alla signora __________” (sopra, consid. 8). L'autorizzazione
investiva quindi “tutti i beni”, non solo parte di essi e nemmeno la sola quota
dell'attrice nell'indivisa. Che l'attrice sapesse o non sapesse della
contrarietà espressa da taluni eredi alla divisione, in ultima analisi, poco interessa.
Il testo chiaro della procura dava atto che AO 1 intendeva sciogliere la
comunione ere­di­taria fu __________ e attribuire tutto il compendio
successorio ad __________. Nulla prova che i suoi reali propositi fossero
diversi, né che lei fosse d'accordo di dividere l'eredità solo in parte né –
tanto meno – che fosse pronta a cedere la sua ragione ereditaria ad __________
senza riguardo alla analoga disponibilità degli altri eredi.

 

                                14.   All'attrice
gli appellanti rimproverano di avere promosso causa contro di loro per non
essersi vista gratificare dal testamento di __________.
A prescindere dal fatto però che il biasimo non trova alcun riscontro probatorio,
i motivi che possono avere indotto AO 1 a far valere i suoi legittimi diritti
non sono di rilievo. Ai fini del presente giudizio importa che la procura
rilasciata dall'attrice non risulta scostarsi dalla reale volontà della
medesima e che quindi __________ ha firmato il “contratto di cessione di ragione ereditaria” senza poteri di rappresentanza, l'attrice non avendone ratificato
l'opera (art. 38 cpv. 1 CO). Onde – come ha concluso il Pretore – l'inefficacia
della firma (si veda un caso affine in: Zeitschrift für Walliser Rechtsprechung
32/1998 pag. 129 consid. 4b) e l'indebita cancellazione dell'attrice dai
proprietari in comune delle particelle n. 503, 801 e 804 (con due quote di
un quarto sulla comproprietà coattiva formata dalla particella n. 802) RFD di __________.
Che in un decreto di non luogo a procedere emanato il 1° luglio 2003 nei
confronti dell'avv. __________ il Procuratore pubblico sia stato di altro
avviso, opinando che la volontà dell'attrice fosse quella di cedere la propria
ragione ereditaria, nulla muta, un decreto di non luogo a procedere non vincolando il giudice civile (se non per quanto riguarda l'inapplicabilità
della prescrizione più lunga del diritto penale: I CCA,
sentenza 11.2004.43 del 22 giugno 2006, consid. 9c con richiamo a DTF 106 II 215 consid. 3). Destituito di fondamento, anche su quest'ultimo punto l'appello è
destinato perciò all'insuccesso.

 

                                15.   Gli oneri del giudizio odierno
seguono la soccombenza dei convenuti in solido (art. 148 cpv. 1 e 4 CPC),
litisconsorti necessari rappresentati dagli appellanti (sopra, consid. 1).
L'attrice, che ha presentato osservazioni per il tramite di un legale, ha diritto
inoltre a un'equa indennità per ripetibili.

 

                                16.   Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul
piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso sotto il
profilo dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF non raggiunge la soglia di fr. 30 000.– (sopra,
consid. 2) per un eventuale ricorso in materia civile.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche
la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello è respinto e la sentenza impugnata è
confermata.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr.  600.–

                                         b)  spese                       fr.   
50.–

                                                                                fr. 
650.–

                                         da
anticipare dagli appellanti, sono posti a carico dei convenuti in solido, che
rifonderanno a AO 1, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 2000.– complessivi per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –   
  ;

  –   
  ;

  –   ;

  –   ;

  –    ;

  –   .

  

                                         Comunicazione alla Pretura della
giurisdizione di Mendrisio Nord.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i
motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito
dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere
pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore
litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ri­correre è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.