# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c7d2d950-9919-52e2-8761-c0014d2a0ea6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.03.2006 35.2005.67
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-67_2006-03-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.67

   

  rs/td

  	
  Lugano

  22 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 agosto 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 23 maggio
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 13
luglio 2004, RI 1 – dipendente della ditta __________ di __________ in qualità
di muratore e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1
– è stato colpito al capo dalla parte superiore del blocco di cemento su cui
egli stata lavorando con il martello pneumatico.

                                         A seguito
di questo sinistro, egli ha riportato – stando al certificato 3 agosto 2004 del
Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________ – un trauma cranico (cfr.
doc. 15).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l’assicuratore infortuni, con decisione
formale del 16 febbraio 2005, tenuto conto dei soli postumi infortunistici
oggettivabili, ha dichiarato l’assicurato abile al lavoro in misura completa a
contare dal 1° marzo 2005 (doc. 71).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc.
80), l’CO 1, il 23 maggio 2005, ha ribadito il contenuto del suo primo
provvedimento (cfr. doc. A1). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 22 agosto 2005, l’assicurato, sempre patrocinato
dall’avv. RA 1, ha postulato, oltre al ripristino dell’effetto sospensivo del
ricorso tolto con la decisione su opposizione, il riconoscimento di prestazioni
nella forma di indennità giornaliere e di misure di cura a far tempo dal 1°
marzo 2005 (cfr. doc. I).

 

                                         A
sostegno delle pretese ricorsuali l’assicurato ha addotto:

 

" 
(…)

1.   II ricorrente non condivide la decisione su opposizione per
diversi 

      motivi.

 

Il primo e fondamentale verte sulla
dinamica, gravità e conseguenze dell'infortunio.

 

A tavolino può apparire facile
affermare che l'infortunio del quale è stato vittima il signor RI 1 non è grave
né tanto meno medio-grave.

 

Occorre tuttavia osservare
attentamente il rapporto di costatazione di infortunio sul lavoro (doc. 10
degli atti CO 1) datato 20 luglio 2004 ed in particolare le fotografie agli
atti.

 

Il signor RI 1 si trovava proprio
nell'insenatura della porta, vale a dire nella zona dove il muro è crollato.

 

Occorre osservare con attenzione la
notevole massa di detriti a terra e pensare che i medesimi si sono abbattuti
sul ricorrente.

 

Occorre pure osservare il martello
pneumatico (alla sinistra delle foto). Il signor RI 1 aveva appena posato
questo attrezzo in quella posizione, quando il muro soprastante è crollato.

Il martello pneumatico ha trattenuto
il blocco intero di muro ad un'altezza tale da impedire allo stesso di
schiacciare il signor RI 1.

Si può tranquillamente affermare che
è un miracolo se oggi il signor RI 1 è ancora vivo.

Non fosse stato presente il martello
pneumatico, l'esito dell'infortunio sarebbe stato ben diverso.

 

Le sopradescritte circostanze
attestano in modo cristallino la gravità dell'infortunio.

 

A mente del ricorrente trattasi di un
infortunio medio-grave la cui gravità raggiunge il punto più alto della
categoria e lo avvicina ad un infortunio di categoria superiore, di modo che
deve essere presente uno solo dei fattori elencati al considerando b. della
decisione impugnata.

 

Le circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche, meglio il serio ed immediato pericolo di vita,
sono certamente presenti.

 

      Così pure i persistenti dolori somatici.

 

Pertanto sarebbe adempiuto anche
quanto richiesto in relazione agli infortuni di media gravità all'interno della
categoria medio-grave, per ammettere l'adeguatezza del nesso causale.

 

Trattandosi di causa sopravveniente,
una comunque denegata predisposizione del ricorrente diviene del tutto priva di
portata.

 

All'infortunio ha assistito un
operaio, allora collega di lavoro del signor RI 1. Si chiede sin d'ora l'audizione
quale teste di questo operaio. Lo stesso non è stato sentito in sede di
inchiesta giudiziaria. Trattasi però dell'unica persona ad aver assistito
all'infortunio, aldilà di chi lo ha vissuto in prima persona

Il ricorrente ritiene che la
deposizione di questo testimone sia fondamentale per il corretto accertamento
dei fatti, sia in relazione alla questione del grado di gravità
dell'infortunio, sia ancora in relazione alla questione a sapere se la spalla
sia stata colpita o meno. Su questo punto ci si soffermerà più per inciso in
seguito.

Il ricorrente si riserva il diritto
di notificare il nome ed il recapito esatto di questo testimone, dati che egli
ancora stà ricercando.

 

Prove:  decisione impugnata,
doc. testi, richiamo dell'intero incarto  

E 0922/05 - 10.11223.04.0 della CO 1, ogni
altra consentita.

 

2.   La CO 1 motiva
la propria decisione poggiando in larga misura sugli accertamenti eseguiti dal
dott. __________ e dal dott. __________, sostanziando come deve essere
riconosciuto pieno valore probatorio ai giudizi dei medici CO 1.

 

II ricorrente in merito al referto
31.1.2005 (doc. 68 degli atti CO 1) del Dott. __________ osserva come non
corrisponde al vero che egli abbia allacciato le scarpe. Ciò è stato fatto
dalla sua ragazza.

                                Lo
stesso vale per la camicia, che è stata infilata solo in un braccio.

Il ricorrente chiede che la sua
ragazza, la signorina __________, venga sentita quale teste in ordine a questi
fatti ed inoltre in relazione allo stato di salute e alle necessità di
assistenza palesate.

 

Il ricorrente inoltre osserva come il
dott. __________ non abbia toccato la schiena e gli arti, ma si sia limitato a
toccare il ginocchio, tanto che egli dopo la vista ha telefonato al
responsabile della CO 1 per lamentarsi della superficialità della visita
("mi ha giusto guardato in faccia....").

 

Il Dott. __________ alla spalla destra
riscontra una "tendinosi con piccola rottura a livello inserzionale del
tendine del sovraspinato ma non transmurale, borsite sotto­acrominale e artorsi
acromio-clavicolare con osteofita," oltre ad "un'osteofita sotto l'acromio",
nutre dubbi e ritiene per nulla indicata una artroscopia solo "data la
situazione generale."

 

Il dott. __________, del Servizio di
Chirurgia Ortopedica e Traumatologia dell'apparato locomotore dell'Ospedale __________
di __________, con il proprio ultimo referto del 10 ottobre 2004,
evidenziava la medesima diagnosi, consigliando al contrario del dott. __________
una valutazione artroscopica della lesione del tendine e una decompressione sottoacrominale
endoscopica (doc. 37 degli atti CO 1). Questo referto è solo l'ultimo di una
serie (cfr. doc. 36 e 15 degli atti CO 1).

 

Tuttavia per motivi assolutamente
ignoti la CO 1 su proposta del dott. __________ non ha ritenuto di dare il
benestare per l'intervento alla spalla destra e ha di fatto esonerato il dott. __________
da ogni ulteriore cura ed approfondimento (doc. 41 e 42 degli atti CO 1).

 

Vi è quindi una profonda divergenza
nelle opinioni di due medici svizzeri sulle modalità di approfondimento della
diagnosi e sulle necessità di cura alla spalla destra.

 

Sotto questo profilo il certificato
medico della dott. __________, dal quale risulta che i dolori alla spalla
costituiscono motivo di inabilità lavorativa al 100% (allegato B
all'opposizione), è un valido sostegno alla tesi del dott. __________.

 

Poco (n.d.r.: importa) pertanto
che successivamente all'opposizione il dott. __________ con rapporto 19 maggio
2005 possa aver evidenziato, alla sola lettura degli atti, che non può essere
ammesso che l'assicurato abbia riportato una contusione alla spalla.

 

Si richiama qui, ed è attestata, la
necessità di sentire quale testimone l'operaio, già collega di lavoro del
ricorrente, che ha assistito all'infortunio onde accertare i fatti per come
avvenuti in particolare anche in relazione al coinvolgimento della spalla nell'infortunio.

 

I dolori alla
spalla sono stati evidenziati al Pronto Soccorso dell'Ospedale __________ di __________
già il 16 luglio 2004, quindi subito dopo l'infortunio (doc. 15 degli atti CO 1).

In tale sede gli esami sono stati
limitati, proprio a causa dei vari dolori (doc. 15 degli atti CO 1).

Quindi già il 10 agosto 2004 il dott. __________
segnalava quale indizio clinico una problematica alla spalla destra (doc. 21
degli atti CO 1). Da qui in avanti la problematica è stata approfondita e
confermata.

Mal si vede come possa il dott. __________
aver potuto concludere per probabilità preponderante che escluda una contusione
alla spalla.

 

Visto quanto esposto si chiede anche
l'audizione del dott. __________ quale teste.

 

Nel frattempo, vale a dire nel lasso
di tempo intercorso fra l'emissione della decisione su opposizione e la data
del ricorso, il signor RI 1 ha voluto provare a riprendere una attività
lavorativa.

Egli ne ha avuto l'occasione iniziando
a lavorare per il signor __________, __________, nell'ambito di lavori edilizi
di costruzione-riattazione di un immobile. Immediatamente si è evidenziata
l'inabilità lavorativa del ricorrente, tanto che il signor __________ ha deciso
di rinunciare ai servigi.

 

Si chiede pertanto l'audizione quale
teste anche del signor __________. Si evidenzia la necessità di allestire una
ulteriore perizia medica.

 

      Prove:  decisione impugnata, doc. testi, richiamo
dell'intero incarto 

E 0922/05 - 10.11223.04.0 della CO 1, ogni
altra consentita.

 

3.   Rimangono poi
sempre ed ancora insolute le cause dei problemi di equilibrio lamentati dal
ricorrente.

 

In data 10.12.2004 il signor RI 1 si è
presentato presso l'Ospedale __________ di __________, per l'esecuzione di un
esame di valutazione stabilometrica, la quale non ha potuto essere eseguita
causa instabilità nell'equilibrio (allegato A all'opposizione).

 

Nelle proprie conclusioni datate
6.12.2004 della valutazione neuropsicologica dal 26.10. al 4.11.2004 (allegato
64 dei documenti CO 1), la Clinica __________ di __________ pone accento sulla
severità dei disturbi cognitivi emersi dalla valutazione, risp. sul fatto che
da due test specifici emergono segni di sovraccarico dei disturbi mnesici.

 

Quo alla discrepanza fra i risultati
ottenuti e i dati oggettivi a disposizione, dallo scritto 29.11.2004 della
Clinica __________ (allegato 65 dei documenti CO 1) comunque di data precedente
il 6.12.2004, emerge una ridotta collaborazione che non permette di obiettivare
la medesima.

 

Dallo scritto 28.12.2004 del Servizio __________
di Neurologia (allegato 65 dei documenti CO 1), risulta come verosimilmente la
cronicizzazione dei disturbi sia probabilmente favorita da una sindrome
ansioso-depressiva reattiva ed in gran parte larvata.

 

Si richiama conseguentemente quanto
già espresso al considerando 1 del presente ricorso, evidenziando che
verosimilmente è necessaria l'esecuzione di una ulteriore perizia medica.

 

      Prove:  decisione impugnata, doc.
testi, richiamo dell'intero incarto 

                  E 0922/05 - 10.11223.04.0 della
CO 1, ogni altra 

                  consentita." (Doc. I)

 

                               1.4.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione sia dell’istanza di ripristino
dell’effetto sospensivo presentata da RI 1, che dell’impugnativa, con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   Con
decisione incidentale del 20 settembre 2005 il Presidente del TCA ha respinto
l'istanza tendente alla concessione dell'effetto sospensivo pendente causa, in
quanto l’interesse dell’Istituto assicuratore a non dovere anticipare il
versamento di prestazioni è preponderante rispetto a quello dell’assicurato a non
dover fare capo, durante la procedura giudiziaria, all’autorità assistenziale (cfr.
doc. IV).

 

                               1.6.   Il
patrocinatore dell’assicurato, il 3 ottobre 2005, ha inviato uno scritto in
merito ai mezzi di prova di cui ha chiesto l’assunzione (cfr. doc. VI). Tale
documento è stato trasmesso per conoscenza al rappresentante dell’assicuratore
LAINF convenuto (cfr. doc. VII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1° giugno
2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione
Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri,
dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in
particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale (art. 8 ALC).

 

                                         L'ALC si
applica alla presente fattispecie, visto che l’evento infortunistico è avvenuto
il 13 luglio 2004 (cfr. DTF 128 V 317 consid. 1b/bb nonché STFA del 12 marzo
2004 nella causa E., H 14/03, consid. 5).

                                         I
presupposti materiali per stabilire se l’assicuratore era legittimato a negare
il postulato versamento di ulteriori prestazioni assicurative, si determinano
in ogni caso secondo il diritto svizzero. 

                                         Infatti,
anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n.
1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi
di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai
loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1
cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa (cfr. STFA dell’11 gennaio
2005 nella causa D., U 271/03, consid. 1.3.). Così, in virtù dell'art. 53 del Regolamento,
le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un infortunio sul
lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato competente - vale a
dire dello Stato membro sul cui territorio si trova l'istituzione competente
(art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate dall'istituzione competente
secondo le disposizioni della legislazione di tale Stato come se l'interessato
risiedesse in quest'ultimo. 

                                         Orbene,
l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i
del Regolamento, RI 1 era assicurato al momento della domanda di prestazioni, è
l’CO 1, l'assicurato in questione trovandosi, nel momento determinante, ad
esercitare esclusivamente un'attività subordinata in territorio elvetico ed
essendo, di conseguenza, assoggettato alla legislazione di tale Stato (art. 13
n. 2 lett. a Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U
76/03, consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati).

                                         Donde
l'applicabilità dell'ordinamento svizzero.

 

                               2.3.   L’oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 era o meno
legittimato a porre termine alle proprie prestazioni a fa r tempo dal 1° marzo
2005.

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio
(cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16
LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6
LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische
Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid.
3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents
obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella
degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.7.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite
in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza
dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio
insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.7.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti
idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.7.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto,
da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse
con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.7.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss. consid. 4a). 

 

                               2.8.   Nella
concreta evenienza, il 13 luglio 2004, mentre l’assicurato stava demolendo con
un martello pneumatico un muro, un blocco di cemento armato si è staccato
colpendolo sul capo. 

                                         Al
momento del sinistro egli portava il casco di protezione (cfr. doc. 1, 10).

 

                                         Il
ricorrente è stato immediatamente soccorso dalla __________ di __________ che
l’ha trasportato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale __________ di __________
(cfr. doc. 73).

                                         I sanitari
del nosocomio __________ hanno diagnosticato un trauma cranico senza commotio (cfr.
doc. 15).

                                         La TAC
cerebrale è risultata nella norma e la TAC alla colonna cervicale non ha
rilevato segni di fratture (cfr. doc. 17).

                                         L’assicurato
è stato dimesso quello stesso giorno (cfr. doc. 15).

                                         Il 16
luglio 2004 l’insorgente si è nuovamente rivolto al Pronto Soccorso
dell’Ospedale __________ di __________, in quanto accusava giramenti di testa,
dolori al capo e alle spalle.

                                         Il
consulto neurologico, limitato a causa di importanti dolori alla spalla, alla
colonna cervicale e lombare, nonché mialgie, è risultato nella norma, ad
eccezione di una retropulsione alla prova di Romberg. Un’ulteriore nuova TAC
cerebrale non ha mostrato segni di lesioni (cfr. doc. 15, 18).

 

                                         L’assicurato
si è recato per la terza volta al Pronto Soccorso il 20 luglio 2004, lamentando
vertigini, nausea, dolori al capo, alle spalle, alla colonna vertebrale e lungo
la gamba destra. I medici del reparto di neurologia che l’hanno vistato hanno riscontrato
un quadro clinico invariato. Egli è comunque rimasto degente fino al 22 luglio
2004 (cfr. doc. 15).

 

                                         Il 4
agosto 2004 l’insorgente è stato esaminato dal Dr. med. __________ medico aggiunto
di ortopedia presso l’Ospedale __________ di __________, il quale,
relativamente ai dolori alla spalla destra, ha indicato di non avere per il
momento indizio clinico supplementare al di là di una contusione della spalla (cfr.
doc. 21).

 

                                         Gli
accertamenti radiologici alla spalla citata effettuati il 4 agosto 2004 non hanno
evidenziato alcuna particolarità (cfr. doc. 27).

 

                                         Il
referto della RM eseguita alla spalla destra il 16 settembre 2004 è, invece, il
seguente:

 

" 
Tendinosi con una piccola rottura parziale a
livello inserzionale del tendine sovraspinato.

Borsite sottoacromiale.

Artrosi acromio-claveare.

Presenza di un osteofita nel margine infero-laterale
dell'acromion." (Doc. 36)

 

                                         Il 16
settembre 2004 è stata esperita anche una RM cerebrale, da cui non sono emersi
segni per lesioni cerebrali, bensì unicamente una possibile lesione post
traumatica nel processo mastoideo di sinistra (cfr. doc. 35).

 

                                         Dal
rapporto del 4 ottobre 2004 del Dr. med. __________, primario del servizio __________
di neurologia dell’Ospedale __________ di __________, si evince:

 

"  si
tratta di un muratore 40enne, vittima di un incidente sul posto di lavoro in
data 13.07.2004. Gli è caduto un blocco di cemento armato sulla testa, il
paziente ha perso conoscenza ed ha ripreso uno stato di vigilanza normale al momento
d'arrivo al Pronto Soccorso (secondo i dati in nostro possesso e quanto
riferitoci dal p.). Non vi è una sicura amnesia retrograda prima
dell'incidente, dato che il p. ricorda quanto successo fino al momento di
essere colpito.

 

Il motivo dell'attuale visita consiste in un peggioramento
dei sintomi. Lamenta una cefalea pulsante cronica/giornaliera, con intensità
fluttuante. Lamenta delle disestesie al capo. In passato non avrebbe mai
sofferto di cefalea/emicrania. Presenta inoltre delle vertigini rotatorie, che
durano fino a 15 minuti, spesso indotte da movimenti del capo. Gli attacchi
vertiginosi avvengono pure di notte, svegliando il paziente. Spesso sarebbe
anche caduto, in parte a causa di un cedimento delle gambe. Soffre di dolori
diffusi, con insonnia secondaria. Di giorno è di conseguenza molto stanco.

L'amica non ha notato un cambiamento del
carattere dopo l'incidente, ma segnala delle difficoltà di memoria. Capita
molto frequentemente, che dimentica anche cose importanti.

 

(…)

 

All'esame neurologico non vi sono dei segni di lateralizzazione.
La qualità dell'esame è stata in parte limitata da dolori diffusi e da un
probabile sovraccarico psicogeno nell'ambito di un importante stato depressivo.

Gli attacchi di vertigini, indotti da bruschi
movimenti del capo, rappresentano probabilmente una vestibulopatia periferica
con vertigini parossistiche posizionali benigne, anche se la prova di posizione
sia risultata negativa.

La RM cerebrale è risultata normale e non ci
spiega quindi la cefalea continua né i disturbi di memoria. I vari disturbi
(cefalea, iperestesia del capo, insonnia con sonnolenza diurna eccessiva,
disturbi di memoria) sono molto verosimilmente legati uno con l'altro e probabilmente
ulteriormente aggravati da un rilevante stato depressivo (reattivo?).
Prescriviamo a titolo di prova l'amitriptilina (Tryptizol, dapprima 10 mg/sera
poi 20 mg) quale terapia di base atta a migliorare la sindrome algica e la polisintomatologia
sovradescritta."

(Doc. 38)

 

                                         Il 12
ottobre 2004 è stata eseguita una RM cervico-dorsale. Dal relativo referto
emerge:

 

" 
Non alterazioni di segnale del midollo osseo.

Non schiacciamenti dei corpi vertebrali.

Lordosi conservata e regolare allineamento dei
corpi vertebrali.

Non segni per emorragie in sede epidurale o intramidollare.

Non segni per ernie di origine traumatica.

Non compressioni midollari.

Spazio prevertebrale normale." (doc. 46)

 

                                         Nella
medesima data il ricorrente è stato nuovamente visitato dal Servizio __________
di neurologia, il quale ha concluso:

 

" 
Sindrome vertiginosa mal sistematizzata e
disturbi visivi soggettivi, cervicalgie e cefalee in corso di cronicizzazione
in paziente 10 settimane dopo trauma cranico senza lesioni visibili alle neuroimmagini
e senza segni deficitari oggettivi; sindrome depressiva probabilmente
reattiva." (Doc. 44)

 

                                         Sempre il
12 ottobre 2004 l’assicurato è stato esaminato dalla Dr. med. __________ del
Servizio di otorinolaringoiatria dell’Ospedale __________ di __________, la
quale l’aveva già visto il 15 settembre 2004.

                                         La
dottoressa ha affermato:

 

" 
In data 15 settembre 2004 non evidenziavo alcun
deficit vestibolare periferico acuto, in particolare erano negative le ricerche
di un nistagmo spontaneo, posizionale, di posizionamento rapido e l'head-shaking
test. Alla stimolazione termica calda, vi era una simmetria vestibolare.
Indicavo quindi ai colleghi della neurologia la possibilità di poter eseguire un’eventuale
stabilometria statica presso il laboratorio del Dr. __________ all'__________
di __________.

Rivedevo in data 12 ottobre 2004 come richiesto
dai colleghi della neurologia il summenzionato a causa di episodi di epistassi
recidivante a sinistra ed eseguivo quindi un’elettrocoagulazione delle varici
anteriori del setto del locus Kiesselbachi." (doc. 51)

 

                                         Il
ricorrente è stato degente presso la Clinica __________ di __________ dal 25
ottobre al 20 novembre 2004.

                                         All’ingresso
sono stati attestati i seguenti deficit funzionali:

 

" 
Deambulazione difficoltosa per riferiti disturbi
dell'equilibrio e cadute recidivanti che lo costringono a mantenere la carrozzina,
toracalgie e lombalgia prevalentemente destra, dolore alla spalla destra,
cefalea con fotofobia, riferiti disturbi di memoria e concentrazione." (Doc.
64)

 

                                         Nella
relativa valutazione allestita dai medici della Clinica è stato indicato,
benché l’assicurato avesse riferito di essere più volte caduto durante la
degenza, picchiando la testa a livello frontale destro, all’uscita non sono
stati evidenziati ematomi o ferite lacero-contuse, se non una lieve dolenza
alla palpazione profonda della zona frontale e periorbitale e alla palpazione
dell’articolazione temporo-mandibolare. Inoltre è stato precisato che è stata
constatata una discrepanza tra i plurimi e variabili disturbi riferiti dal
paziente e gli esami strumentali e neurologico, anche se quest’ultimo non
risultava completamente obiettivabile per la ridotta collaborazione (cfr. doc.
64).

                                         Dal
rapporto attinente alla valutazione neuropsicologica del ricorrente emerge:

 

" 
(…)

La valutazione neuropsicologica
di questo paziente mostra dei disturbi della memoria sia verbale che visuo-spaziale,
dei disturbi dell'attenzione protratta nel tempo associati a un'affaticabilità
mentale eccessiva, un rallentamento psico-motorio, dei disturbi delle funzioni
esecutive e del ragionamento e dei moderati disturbi delle gnosie visive. Il
linguaggio e le prassie sono invece globalmente preservati.

Da notare che diversi test
non hanno potuto essere portati a termine a causa dei disturbi visivi lamentati
dal paziente e che, soggettivamente, egli riferisce degli importanti disturbi
sia sul piano cognitivo che psichico.

 

Colpisce la severità dei
disturbi cognitivi emersi dalla valutazione, la quale appare di difficile
interpretazione. Vi è inoltre una discrepanza fra i risultati ottenuti e i dati
oggettivi a disposizione. Segnaliamo che a due test specifici sono emersi dei
segni di sovraccarico dei disturbi mnesici." (Doc. 64)

 

                                         L’assicurato,
il 15 dicembre 2004, è stato rivisto dal Sevizio __________ di neurologia
dell’Ospedale __________ di __________.

                                         Nel
rapporto indirizzato al medico __________, Dr. med. __________, il Dr. med. __________,
caposervizio di neurologia, si è così espresso:

 

" 
(…) Persistente sindrome vertiginosa mal sistematizzata,
disturbi visivi soggettivi, cervicalgie, cefalee e lombalgie cronicizzate, 18 settimane
dopo trauma cranico senza lesioni visibili alle neuro-immagini e senza segni deficitari
oggettivi; probabile sindrome ansioso-depressiva reattiva con somatizzazione.

 

Malgrado un soggiorno di riabilitazione, il cui
esito era stato giustificato almeno in parte favorevole dall'équipe medico-fisioterapeutica,
il paziente, 3 settimane dopo la sua dimissione, stima i disturbi invariati.

Dal punto di vista neurologico, gli esami clinici
successivi e le indagini neuro-radiologiche, non hanno permesso di mettere in
evidenza un'origine delle vertigini, delle cefalee o delle cervicalgie.

Non avendo ulteriori proposte sul piano
diagnostico, riteniamo dunque il caso chiuso per quel che attiene alle nostre
specifiche competenze (sul piano neurologico).

La cronicizzazione di questi disturbi tuttavia è
probabilmente favorita da una sindrome ansioso-depressiva reattiva ed in gran
parte larvata.

Proponiamo dunque quali ulteriori misure una
presa a carico psichiatrica.

Per ciò che riguarda l'inabilità lavorativa, le lasciamo
cura di rivalutarlo dal punto di vista infortunistico." (Doc. 65)

 

                                         Il 31
gennaio 2005 ha avuto luogo una visita medica __________.

                                         Dal
relativo rapporto si evince:

 

" 
(…)

DICHIARAZIONI
DELL’ASSICURATO

 

Ha dolori alla gamba
destra, al piede destro, alla schiena, alla spalla destra come pure bruciore e
dolori pulsanti alla testa, continua a perdere sangue dal naso, i dolori alla
spalla destra scendono fino al gomito, sta facendo in modo autonomo della
ginnastica.

Non riesce a camminare
senza stampelle perché si sente molto instabile, la giornata la passa
praticamente facendo niente, riesce a fare qualche passo fuori di casa con le
stampelle poi passa dal suocero, beve un caffè altrimenti rientra a casa e
guarda la televisione. Di notte dorme poco. Non sa quali medicamenti prende in
quanto la sua ragazza si occupa di tutto.

 

(…)

 

DIAGNOSI

 

-   Disturbi neurologici non oggettivabili in stato da contusione
alla testa e alla colonna cervicale.

-   Dolori alla spalla destra su impingement sotto-acromiale.

-   Sospetta sindrome depressiva ma anche estremo aggravamento dei
sintomi.

 

VALUTAZIONE

 

Vi è una netta discrepanza tra i reperti oggettivabili
e i sintomi lamentati dall'assicurato, vi è una netta mancanza di
collaborazione e tendenza ad esagerare la sintomatologia algica, in alcuni tests
risulta pure non credibile per esempio cammina con due stampelle senza
appoggiare la gamba destra quindi deve sicuramente sollecitare molto la spalla
che però a suo dire fa molto male, e per quanto attiene alla spalla in un paio
di occasioni durante la visita medico-__________ questa viene anche molto
sollecitata senza che vi siano problemi apparenti, per i dolori alla schiena
l'assicurato, malgrado asserisca fortissimi dolori lombari si piega in avanti
per allacciarsi le scarpe senza lamentare dolori, si riveste muovendo quasi
normalmente la spalla destra, effettua la postergazione senza problemi per
andare a cercare i cinturini della fascia lombare, asserisce di non sentirci
bene però quando gli parlo da tergo con voce abbastanza sommessa mi capisce
perfettamente, lamenta fortissimi dolori alla schiena appena questa viene
sfiorata però con manovre di sviamento riesco a effettuare una forte pressione
alla schiena senza che vi sia reazione e così via.

Tutti gli esami effettuati fin ora non hanno
evidenziato patologie particolari a parte la sindrome di attrito sotto-acromiale
alla spalla destra. Difficile valutare se questa sia di origine post-traumatica
infatti vi sono lesioni degenerative importanti, il meccanismo dell'infortunio
non è chiaro al 100%, non è chiaro se l'assicurato abbia battuto anche la
spalla oppure no. Indipendentemente da questo è anche difficile valutare quanto
importante siano realmente i sintomi dovuti alla spalla destra in quanto vi è
una netta tendenza all'esagerazione e con manovre di sviamento questa spalla si
muove abbastanza bene o comunque meglio di quanto asserito. Anche all'arto
inferiore destro vi è questa iposensibilità diffusa dall'inguine fino al piede
e dolori al piede senza nulla di clinicamente oggettivabile, rammento anche che
i dolori al piede sono insorti settimane dopo l'infortunio in parola."

(Doc. 68)

 

                                         L’assicurato,
il 31 gennaio 2005, su indicazione dell’CO 1, è stato esaminato anche dal Dr. med.
__________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia.

                                         Lo
psichiatra ha formulato la diagnosi e la valutazione che seguono:

 

" 
Diagnosi

Disturbo somatoforme persistente
(F45.4).

 

Valutazione

Si tratta di un disturbo somatoforme
persistente nel contesto di fattori psicosociali ed emozionali che possono
essere individuati come principali fattori causali, in mancanza di un processo
fisiologico evidenziabile oggettivamente.

Il decorso progrediente
dei sintomi è in relazione con eventi spiacevoli (licenziamento) ma esistono
anche dei segni clinici evidenti che depongono per un aggravamento dei sintomi:
l'evidente discrepanza fra la descrizione soggettiva dei disturbi e il
comportamento nella situazione d'esame, la discrepanza tra l'intensità dei
disturbi dichiarati e la vaghezza del racconto, la mancanza di precisione nel
racconto del decorso e la discrepanza tra l'entità dei disturbi lamentati e le
misure terapeutiche intraprese.

Ci sono inoltre dei
benefici secondari (soddisfacimento dei bisogni di dipendenza e delega di
responsabilità a terzi).

Durante il nostro esame
clinico non abbiamo potuto evidenziare delle patologie psichiatriche maggiori
(come ad es. una depressione di grado medio-grave, una sintomatologia
psicotica, un disturbo psicoorganico, una grave ipocondria ecc.)." (Doc.
69)

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta avverso la decisione formale del 16 febbraio 2005
con cui l’CO 1 ha negato il diritto a prestazioni a decorrere dal 1° marzo 2005
(cfr. doc. 71, 80), l’Istituto assicuratore convenuto ha interpellato il Dr. med.
__________ della __________, riguardo ai disturbi alla spalla destra
dell’assicurato (cfr. doc. 85).

                                         Il Dr. med.
__________, il 19 maggio 2005, ha indicato:

 

" 
Ein Kausalzusammenhang zwischen dem Unfall vom
13.07.2004 und den nachträglich geltend gemachten Schulter-Bschwerden rechts
ist unwahrscheinlich.

 

Gemäss Unfallmeldung und Polizei-Rapport (ink.
Protokoll) wurde Herr RI 1 eindeutig nur am Kopf getroffen (Helm getragen,
keine Bewusstlosigkeit). Entsprechend wurde am Unfalltag lediglich ambulant ein
CT des Schädels durchgeführt (normal). Im Bericht über die Hospitalisation vom
20.-22.07.2004 steht ebenfalls nichts von einer Schulter-Verletzung rechts.

 

Herr Dr. __________ hat am 04.08.2004 objektiv
nichts festgestellt, was auf eine Schulter-Verletzung hindeuten würde,
insbesondere keine Prellmarke. Die Annahme eines "trauma contusivo"
ist nur eine nachträgliche Hypothese. Die Röntgenbilder zeigen auch keine
traumatische Läsion. Im MRI finden sich lediglich altersentsprechende
degenerative Veränderungen. Die desktriptive Diagnose "omalgie
post-traumatische" erklärt oder beweist medizinisch nichts. Das
entspricht vielmehr einer rein zeitlichen Kausal-Zuordnung "post
hoc" ohne Kenntnis der echtzeitlichen Akten." (Doc. 86)

 

                               2.9.   Per quanto
concerne specificatamente il danno alla salute alla spalla destra accusata dal
ricorrente, il TCA, chiamato a pronunciarsi su una questione di carattere
medico, non ha valide ragioni per scostarsi dalla valutazione espressa dal Dr. med.
__________, a mente del quale un nesso di causalità naturale tra i disturbi
denunciati dall’insorgente e l’evento traumatico del luglio 2004 è improbabile,
vista la diversa localizzazione dei disturbi rispetto alla regione
traumatizzata, ossia il capo, l’assenza di lesioni visibili dalle radiografie e
la presenza di alterazioni degenerative (cfr. doc. 86).

 

                                         In tale
contesto va ricordato che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B.,
U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Il TFA, nella DTF 122 V 157ss., ha ancora precisato che, nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove, è, in linea di principio, consentito che
l'amministrazione ed il giudice delle assicurazioni sociali fondino la loro
decisione esclusivamente su basi di giudizio interne dell'istituto
assicuratore: in questo caso, devono, però, essere poste esigenze severe per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove.

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la
nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante,
a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati,
di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli
indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il
medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         D'altra
parte, l'Alta Corte ha precisato che i pareri redatti dai medici dell'INSAI
hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in
base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del
10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa
A., U 49/95), contrariamente a quanto sostiene il ricorrente (cfr. doc. I).

 

                                         Questa
Corte sottolinea che nel caso presente quale parte lesa è sempre stata indicata
solo la testa (cfr. doc. 1, 10, 15). 

                                         Inoltre
dagli esami radiologici esperiti il 4 agosto 2004 non è emersa alcuna
particolarità (cfr. doc. 27).

                                         La RM,
del mese di settembre 2004, dal canto suo, ha messo in luce delle alterazioni
degenerative rilevanti, come evidenziato dal Dr. med. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica, nel rapporto relativo alla visita medica __________ del
31 gennaio 2005 (cfr. doc. 36, 68).

                                         In
particolare sono state riscontrate un’artrosi acromio-claveare importante e una
tendinosi, ossia una tendinite cronica espressione di un processo degenerativo
nel tempo legato a deficit di irrorazione che può provocare pure la rottura di
tendini, come la lesione della cuffia dei rotatori (cfr. www.spalla.it).

                                      

                                         L’assicurato
contesta le certificazioni del Dr. med. __________ (cfr. doc. I). Questa Corte
non ha invece motivo per non ritenerle valide.

 

                                         Del resto
il Dr. __________, medico chirurgo, spec. in psichiatria e neurofisiopatologia
di __________, interpellato dall’assicurato, il 5 marzo 2005 ha attestato in
relazione all’infortunio del luglio 2004 “l’aggravamento di una problematica
ortopedica alla spalla destra” (cfr. doc. 77). 

                                         L’aggravamento
menzionato implica che il ricorrente presentasse già prima del sinistro una
patologia alla spalla.

 

                                         Il fatto che
il Dott. __________ attribuisca, il 5 marzo 2005, ossia posteriormente alla
decisione formale del febbraio 2005, l’origine dell’aggravamento all’infortunio
del 2004, non è tale da inficiare la valutazione del Dr. med. __________.

                                         In
proposito va osservato che quale medico attivo quale psichiatra, egli non è da
ritenere particolarmente qualificato a pronunciarsi sull’eziologia
dell’aggravamento della problematica alla spalla. 

                                         Inoltre
occorre ribadire che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che le
certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7
dicembre 2001 nella causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di
prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo
paziente (cfr. RAMI 2001
U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; STFA
del 10 ottobre 2003 nella causa C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Il certificato del 7 marzo 2005 della Dott. __________, alla quale
si è rivolto l’assicurato, non è poi di nessun ausilio per quest’ultimo, in
quanto questo medico ha sì indicato dei disturbi alla spalla destra, tuttavia
nulla ha menzionato in merito all’eziologia degli stessi (cfr. doc. 78).

 

                                         E’ vero che il Dr. med. __________,
il 4 agosto 2004, nella valutazione sullo stato della spalla destra ha indicato
“Non ho per il momento indizio clinico di lesione supplementare al di là
contusione della spalla destra” (cfr. doc. 21), tuttavia egli all’esame
clinico non ha rinvenuto segni di una contusione, come peraltro sottolineato
dal Dr. med. __________ (cfr. doc. 86), bensì ha unicamente menzionato i forti
dolori riferitigli dall’assicurato, precisando che il movimento era
discretamente limitato a causa di dolori di forma attiva, senza limitazioni di
forma passiva e che i test per la cuffia dei rotatori non mostravano deficit (cfr.
doc. 21).

 

                                         In simili
condizioni, non è pertanto necessario dare seguito ai provvedimenti probatori
pretesi dall'insorgente (perizia medica giudiziaria, audizione testi; cfr. I).

                                         Al
riguardo va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti
probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata
delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA dell'11 dicembre
2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02;
STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

                                         In
conclusione, questa Corte considera che in concreto non è dato secondo il grado
della verosimiglianza preponderante richiesto, il nesso di causalità naturale
tra i disturbi alla spalla destra lamentati dal ricorrente e l'evento
traumatico del luglio 2004.

 

                                         Con la propria
impugnativa l’assicurato ha censurato il mancato benestare da parte dell’CO 1
all’intervento di artroscopia alla spalla destra, oltre che quale cura, quale
metodo di approfondimento dello stato della spalla (cfr. doc. I).

                                         Il TCA
ritiene che l'assicuratore infortuni, rinunciando a predisporre nuovi
provvedimenti diagnostici, non ha violato l'art. 43 cpv. 1 LPGA (cfr. 47 cpv. 1
vLAINF).

                                         Ponendo
mente alla regione traumatizzata, ovvero il capo e al fatto che la spalla
presentasse in ogni caso delle importanti alterazioni degenerative, l'assicuratore
LAINF non poteva certo essere chiamato a effettuare ulteriori accertamenti alla
spalla destra. Esso deve sì accertare d'ufficio le circostanze dell'infortunio,
ma è pure tenuto al rispetto del principio di un'amministrazione razionale (cfr.
A. Maurer, op. cit., p. 247s.).

                                         Infatti l’assicuratore
infortuni non è tenuto a dimostrare l’esistenza di una causa
extra-infortunistica che spieghi i disturbi ancora accusati dall’interessato (cfr.
STFA del 18 settembre 2002 nella causa H., U 60/02, consid. 2.1.).

                                         Del
resto, va rammentato che, con riferimento al principio inquisitorio ancorato
nella legge, all'assicuratore contro gli infortuni va riconosciuto un ampio
potere discrezionale nel decidere se e quali prove assumere per delucidare una
determinata fattispecie (A. Maurer, op. cit., p. 248). Quindi, trattandosi di
misure probatorie, l'intervento del giudice si giustifica soltanto qualora
l'autorità amministrativa abbia manifestamente superato il proprio
potere discrezionale (cfr. STFA del 3 luglio 1992 nella causa K., U 18/92, consid.
5b), ciò che non è il caso nella presente fattispecie.

 

                             2.10.   L’assicurato accusa inoltre
altri disturbi, e meglio dolori all’arto inferiore destro, alla schiena, oltre
a problemi di equilibrio, vertigini, cefalee, difficoltà di concentrazione (cfr.
doc. I, 80, 68).

 

                                         L’CO 1 ha negato la
propria responsabilità a decorrere dal 1° marzo 2005 ritenendo che non siano
più evidenziabili postumi infortunistici oggettivabili (cfr. doc. 71, A1).

 

                                         In
materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti da un assicurato
vengono di principio presi in considerazione soltanto nella misura in cui
procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile.

                                         In
effetti, nei casi in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono
trovare una sufficiente correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può
che essere sfavorevole all'interessato. Qualora non sia stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l'origine dei disturbi, il giudice delle assicurazioni
sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l'esistenza di una relazione
di causalità naturale con l'evento traumatico assicurato (cfr., in questo
senso, la STCA del 22 settembre 2003 nella causa B., inc. 35.2002.4; del 28
luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n. 35.2003.26, del 25 novembre 2002 nella
causa A., inc. n. 35.2002.49, confermata dal TFA con sentenza del 28 luglio
2004, U 14/03, del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,
confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13
marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e
del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr., inoltre, U. Meyer-Blaser,
art. cit., p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das
Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden
und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen
Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz sorgfältigen
Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern
die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres” - la sottolineatura
è del redattore). 

 

                                         Nella
concreta evenienza, questa Corte, alla luce dell'abbondante documentazione
medica riassunta al considerando 2.8. (cfr. in particolare doc. 17, 18: referto
delle TAC cerebrale e alla colonna cervicale; doc. 15, 38, 44, 65:
rapporti delle visite neurologiche; doc. 35: RM cerebrale; doc. 46: RM cervico-dorsale;
doc. 51: rapporto della specialista in otorinolaringoiatria; doc. 68 pag. 3: rapporto
del Dr. med. __________, il quale il 31 gennaio 2005, ha indicato, per quanto
riguarda l’arto inferiore destro, che i riflessi osteotendinei erano nella
norma, Lasègue negativo, Babinski negativo, non vi erano gonfiori, né lesioni
cutanee o altre lesioni oggettivabili), constata che la sintomatologia citata
di cui soffre il ricorrente non ha potuto essere spiegata con un danno organico
oggettivabile di natura infortunistica.

 

                             2.11.   Un’eccezione
alla regola appena esposta ed esaminata (cfr. consid. 2.10.) è prevista in
materia di traumi d'accelerazione alla colonna cervicale e in materia di traumi
cerebrali.

 

                                         Nel caso
presente, alla luce dei disturbi di equilibrio, vertigini, cefalee, difficoltà
di concentrazione, prima di poter concludere, in ossequio ai principi
giurisprudenziali poc'anzi menzionati, all'inesistenza di un nesso di causalità
naturale con l'infortunio del luglio 2004, questo Tribunale deve ancora
esaminare l'applicabilità della prassi elaborata dal TFA in materia di traumi
d'accelerazione alla colonna cervicale (ed estesa anche ai traumi
cranio-cerebrali). 

                                         Al proposito
è necessario ripetere che con la giurisprudenza inaugurata con la citata
sentenza del 4 febbraio 1991 nella causa S., pubblicata in DTF 117 V 359segg. e
RAMI 1991 U 121 pag. 95 segg., e costantemente applicata (cfr, STFA del 13 febraio
2006 nella causa A., U 462/04) l'Alta Corte si è scostata dal principio appena
evocato relativo ai disturbi senza correlazione sul piano oggettivo, quando si
è in presenza di un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale (idem per
quel che riguarda i traumi cranio-cerebrali - cfr. DTF 117 V 382s. consid. 4b).
In effetti, il fatto che in molti casi i disturbi tipici del “colpo di frusta”
(disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi
della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi,
irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità
ecc.) non siano oggettivabili mediante gli attuali mezzi tecnici, non deve
spingere a qualificarli di puri disturbi soggettivi e, pertanto, a negare
ogni loro rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni. 

 

                                         Nella
presente fattispecie, in occasione dell'infortunio del luglio 2004,
l'assicurato ha verosimilmente riportato un trauma cranico semplice,
senza interessamento del sistema nervoso centrale (cervello).

                                         In
effetti già i militi della __________ di __________ che sono intervenuti sul
luogo dell’infortunio hanno attestato, quale presunta diagnosi, soltanto un
trauma cranico (cfr. doc. 73).

                                         Il 16
luglio 2004 il Dr. med. __________, del Dipartimento di chirurgia dell’Ospedale
__________ di __________, ha certificato che il trauma conseguito dal
ricorrente non è stato di grave entità (cfr. doc. 10).

                                         Il Dr. med.
__________, allestendo il Certificato medico LAINF relativo alla prima
consultazione dell’assicurato presso il menzionato nosocomio, il 3 agosto 2004
ha altresì precisato quale diagnosi un “trauma cranico senza commotio” (cfr.
doc. 15)

 

                                         Del resto
la TAC cerebrale effettuata il giorno del sinistro è risultata nella norma (cfr.
doc. 17).

 

                                         E’ utile
notare che il 13 luglio 2004 l’assicurato è stato dimesso immediatamente dopo
la visita presso il Pronto Soccorso (cfr. doc. 15).

                                         Qualora
l'insorgente avesse, invece, presentato una commozione cerebrale, egli sarebbe
senz'altro stato trattenuto in ospedale in osservazione neurologica (cfr., in
questo senso, STCA del 24 marzo 2004 nella causa G., inc. n. 35.2003.48, consid.
2.12.)

 

                                         Il trauma
cranico è stato, pure, attestato dal Dr. med. __________, Primario del servizio
__________ di neurologia presso l’Ospedale __________ di __________ nel
rapporto del 4 ottobre 2004, il quale si è fondato anche sui referti della RM
cerebrale eseguita nel mese di settembre 2004 e risultata normale (cfr. doc.
38, 35).

 

                                         Ora, il
TCA, in una sentenza del 25 ottobre 2004 nella causa H., 35.2004.24, passata in
giudicato, ha ricordato, da una parte, che il trauma cranico semplice non va
confuso con il trauma cranio-cerebrale, d'altra parte, che per poter ammettere
l'esistenza di un trauma cranio-cerebrale, è necessario che l'interessato abbia
perso conoscenza e presentato una certa amnesia (cfr., al riguardo, E. Baur/H. Nigst
(Hrsg.), Versicherungsmedizin, 2. Auf., Berna 1985, p. 148). 

 

                                         In casu dagli
atti risulta, per la prima volta nel mese di settembre 2004, l’indicazione che
l’assicurato avrebbe perso conoscenza (cfr. doc. 38, 35). Il Dr. med. __________,
nel suo rapporto del 4 ottobre 2004, ha puntualizzato che “(…) Gli è caduto
un blocco di cemento armato sulla testa, il paziente ha perso conoscenza e ha ripreso
uno stato di vigilanza al momento d’arrivo al Pronto Soccorso (secondo i dati
in nostro possesso e quanto riferitoci dal p.)”(cfr. doc. 38).

                                         Dal
rapporto della __________ che è intervenuta sul luogo del sinistro non emerge
che l’assicurato abbia perso conoscenza. 

                                         I militi,
compilando la cartella sanitaria, hanno comunque specificato, quale prima
valutazione, che l’insorgente presentava uno stato di coscienza alterata, anche
se non assente, e non dava nessuna risposta verbale, che la risposta motoria
era di difesa e lo stato delle pupille era normale. Quale valutazione finale
essi hanno indicato che lo stato di coscienza dell’assicurato era sempre
alterato e la risposta verbale orientata, che lo stesso eseguiva la risposta
motoria e che lo stato delle pupille era normale (cfr. doc. 73).

                                         Il Dr. med.
__________ ha poi precisato che non vi è stata una sicura amnesia retrograda, puntualizzando
che il ricorrente ricordava quanto successo fino al momento di essere colpito (cfr.
doc. 38). Lo stesso, quindi, ha presentato piuttosto un’amnesia circostanziale,
come si evince dal Verbale di interrogatorio dinanzi alla Polizia cantonale del
15 luglio 2004, da cui emerge che ricordava quali mansioni stava svolgendo
precedentemente al sinistro, mentre non era in chiaro su cosa fosse successo dal
momento in cui è stato colpito dal blocco di cemento (cfr. doc. 10).

                                         Unicamente
un’amnesia circostanziale è stata, del resto, attestata dai Dr. med. __________
e __________ del Servizio __________ di neurologia il 4 ottobre 2004 (cfr. doc.
40).

 

                                         In caso
di trauma cranico semplice, senza la prova di un danno organico, la
giurisprudenza federale esclude di principio l'applicazione della prassi
elaborata in materia di traumi d'accelerazione al rachide cervicale. 

                                         Il TFA ha
deciso in questo senso in una sentenza del 28 agosto 2002 nella causa K., U
416/01, consid. 5a e riferimenti ivi menzionati.

                                         Successivamente,
in una sentenza del 6 maggio 2003 nella causa K., U 6/03, consid. 3.2, la
nostra Corte federale ha precisato che la menzionata prassi torna applicabile
soltanto se il caso in questione si situa perlomeno fra la commotio cerebri
e la contusio cerebri. Un leggero trauma cerebrale non è invece
sufficiente. 

 

                                         In una
sentenza del 6 giugno 2003 nella causa G., U 138/02, consid. 3.1, l'Alta Corte,
trattandosi di un assicurato vittima di un trauma cranico semplice, ha
stabilito che, benché in presenza di alcuni elementi del quadro clinico tipico,
l'assenza di gravità del trauma cranico subito non consente di ammettere
l'esistenza di una lesione analoga ad un trauma cervicale del tipo "colpo
di frusta".

 

                                         In una
sentenza del 27 dicembre 2005 nella causa G., U 280/05, il TFA, nel caso di un
assicurato che è stato colpito frontalmente al capo da un carrello per il
trasporto di un pesante elemento di 150 – 200 Kg, ha indicato che, benché
accusasse almeno parzialmente i disturbi tipici, è piuttosto dubbio che egli
sia rimasto vittima di un colpo di frusta o di un trauma cranio cerebrale di
sufficiente gravità secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359, in
quanto gli è stata diagnosticata solamente una commotio cerebri, per cui un lieve
trauma cranio-cerebrale, e non è stata registrata alcuna sicura perdita di
conoscenza o amnesia retrograda.

 

                                         Infine
per un caso in cui un assicurato al quale è caduta sul capo una piattaforma in
legno del peso di 20 kg ha subito una commotio cerebri e una contusio
capitis cfr. STFA del 13 febbraio 2006 nella causa A., U 462/04. 

 

                                         Alla luce
della giurisprudenza appena citata, in concreto, visto che l’assicurato non ha
comunque subito neppure una commotio cerebri, indipendentemente dall’eventuale
breve perdita di conoscenza e dall’amnesia peraltro solo circostanziale,
occorre concludere che non ha riportato un trauma cranio-cerebrale ai sensi
della giurisprudenza federale.

                                         La
questione della causalità, a prescindere dalla questione di sapere se la
sintomatologia lamentata dall’assicurato è sufficiente o meno per concludere
che egli ha presentato il quadro tipico dei disturbi di una lesione del tipo
trauma d’accelerazione alla colonna cervicale, va pertanto risolta secondo le
regole ordinarie, anziché in applicazione della prassi specifica in materia di
infortuni del tipo "colpo di frusta", estesa anche ai traumi
cranio-cerebrali, e, in questo senso - apparendo i disturbi lamentati dal
ricorrente privi di sufficiente sostrato organico - va negata l'esistenza di un
nesso di causalità naturale con l'infortunio assicurato.

                                        

                             2.12.   Il ricorrente
presenta dei problemi a livello psichico.

 

                                         Al
riguardo giova rilevare che il Dr. med. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, nel suo referto del 31 gennaio 2005 relativo alla visita
dell’assicurato, ha formulato quale diagnosi “Disturbo somatoforme
persistente (F45.4)”.

                                         Egli ha
pure indicato, oltre al fatto di avere avuto la sensazione che il ricorrente
aggravasse in misura importante i deficit cognitivi lamentati, che
l’atteggiamento di questi era appellativo-dimostrativo, che il decorso del
pensiero non presentava allucinazioni, deliri o dispercezioni, ma che la sua
personalità era poco differenziata con tratti narcisistici (cfr. doc. 69).

                                         Lo
specialista ha comunque precisato che non sono state evidenziate patologie
psichiatriche maggiori (cfr. doc. 69).

 

                                         Va
osservato che già il 4 ottobre 2004 il Dr. med. __________, Primario del
Servizio __________ di neurologia dell’Ospedale __________ di __________, ha in
ogni caso attestato un probabile sovraccarico psicogeno e che “(…) i vari
disturbi (cefalea, iperestesia del capo, insonnia con sonnolenza diurna
eccessiva, disturbi della memoria) sono molto verosimilmente legati uno con
l’altro e probabilmente aggravati da un rilevante stato depressivo (reattivo?)”
(cfr. doc. 38).

                                         Inoltre
nella stessa data i Dr. med. __________ e __________, sempre del Servizio __________
di neurologia, hanno certificato una sindrome depressiva probabilmente reattiva
(cfr. doc. 39).

                                         Dal
rapporto relativo alla degenza presso la Clinica __________ di __________ dal
25 ottobre al 20 novembre 2004 risulta poi una discrepanza tra i plurimi
disturbi riferiti dall’assicurato e gli esami strumentali ed esame neurologico,
anche se quest’ultimo non risultava completamente obiettivabile per la ridotta
collaborazione. Anche nella valutazione neuropiscologica effettuata presso tale
Clinica è stata indicata una discordanza tra i risultati ottenuti e i dati
oggettivi a disposizione (cfr. doc. 64).

                                         I Dr. med.
__________ e __________, ancora il 28 dicembre 2004, hanno sottolineato che la
cronicizzazione dei disturbi lamentati dal ricorrente (vertigini, disturbi
visivi soggettivi, cervicalgie, cefalee, lombalgie) era probabilmente favorita
da una sindrome ansioso-depressiva reattiva e in gran parte larvata (cfr. doc.
65).

                                         Il Dr. med.
__________, poi, il 31 gennaio 2005 ha attestato una discrepanza tra i reperti
oggettivi e i sintomi lamentati dall’assicurato e una tendenza a esagerare la
sintomatologia algica (cfr. doc. 68).

 

                                         Del resto
anche il Dott. __________, medico chirurgo, spec. in psichiatria e neurofisiopatologia,
a __________, consultato privatamente dall’assicurato, il 5 marzo 2005 ha
indicato che questi ha sviluppato un comportamento tendenzialmente introverso
con sintomi depressivi e con una ridotta soglia al dolore (cfr. doc. 77).

 

                                         Il Dr. med.
__________ ha precisato che si tratta di un disturbo somatoforme persistente
nel contesto di fattori psicosociali ed emozionali che possono essere
individuati come principali fattori causali in mancanza di un processo
fisiologico evidenziabile oggettivamente. Inoltre egli ha affermato che il
decorso progredente dei sintomi è in relazione con eventi spiacevoli , quali il
licenziamento (cfr. doc. 69).

 

                                         Con
decisione su opposizione del 23 maggio 2005 l’CO 1 ha negato che le turbe
psichiche lamentate dall’assicurato costituiscano una conseguenza naturale e
adeguata dell’evento traumatico del luglio 2004 (cfr. doc. A1).

 

                                         Questa
Corte prende atto della valutazione in merito all’eziologia dei disturbi
formulata dal Dr. med. __________, ritenendo comunque di potersi esimere
dall’esaminare più approfonditamente la questione di sapere se l’affezione
psichica di cui soffre l’assicurato costituisce o meno una naturale conseguenza
dell’infortunio del 13 luglio 2004.

                                         In ogni
caso, infatti, così come verrà meglio dimostrato qui di seguito, fa
difetto l’adeguatezza del nesso di causalità, questione di natura giuridica che
va risolta alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V 133segg. (cfr. consid.
2.6.)

 

                             2.13.   A proposito dell’adeguatezza
del legame causale va rilevato quanto segue.

 

                                         Occorre, avantutto,
procedere alla classificazione dell’infortunio occorso all’insorgente.

 

                                         La dinamica del sinistro
del 13 luglio 2004 e lesioni riportate sono già state riportate al consid. 2.8.

                                         Tutto ben
considerato, secondo il TCA, il citato sinistro va classificato tutt’al più fra
gli infortuni di grado medio all’interno della categoria media.

                                         A mero
titolo di raffronto, si osserva che l’Alta Corte ha proceduto a un’identica classificazione
in una sentenza, del 27 dicembre 2005 nella causa G., U 280/05, già citata (cfr.
consid. 2.11.), concernente il caso di un assicurato che era stato colpito
frontalmente al capo da un carrello per il trasporto di un pesante elemento di
150 – 200 Kg, riportando unicamente una commotio cerebri.

                                         In un’ulteriore
sentenza del 13 febbraio 2006 nella causa A., U 462/04, menzionata al consid.
2.11., il TFA ha confermato la classificazione operata dal Tribunale cantonale
delle assicurazioni del Cantone Argovia, che aveva qualificato nella categoria
media l’infortunio relativo a un assicurato che, a seguito della caduta sul
capo di una piattaforma in legno del peso di 20 kg, ha subito una commotio
cerebri, una contusio capitis, una ferita lacero contusa e un colpo
di frusta.

 

                                         D'altro
canto, la stessa nostra Massima Istanza, a conferma della pronunzia cantonale,
ha classificato il sinistro, concernente un’assicurata che si era vista rompere
in testa un pesante piatto da mensa da parte di una collega di lavoro, la
quale, in un secondo tempo, l’aveva colpita ripetutamente al volto con un
coccio, procurandole varie contusioni e ferite da
taglio, fra gli infortuni di grado medio ma al limite della categoria degli
infortuni leggeri (cfr. sentenza del 2 agosto 1994 nella causa G., U 81/94,
pubblicata in RDAT I-1995, p. 251ss.). 

 

                                         Il
Giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.3.

                                         Affinché
possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di
più criteri (cioè almeno due fattori, cfr. STCA del 14 marzo 2005 nella causa
G., inc. 35.2004.28, consid. 2.15.).

 

                                         In
concreto, non è possibile individuare né un fattore concomitante
particolarmente incisivo, né l'esistenza di più fattori.

 

                                         Al
riguardo va innanzitutto ricordato che, nell'apprezzamento dell’adeguatezza del
nesso di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati
unicamente i postumi di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI
1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

 

                                         All’infortunio
occorso all’insorgente, al quale è caduto sul capo un blocco di cemento armato
staccatosi dalla costruzione presso cui stava lavorando con un martello pneumatico
(cfr. consid. 2.7.), va riconosciuta una certa drammaticità, ma non una
particolare drammaticità.

 

                                         Comunque,
anche volendo ritenere particolarmente drammatico l'evento subito
all’assicurato, ciò non basterebbe (essendo l'unico fattore realizzato in
concreto) per ammettere il nesso di causalità adeguata, visto che tale criterio
non sarebbe in ogni caso adempiuto con una particolare intensità (per un caso
analogo cfr. STFA del 27 dicembre 2005 nella causa G., U 280/05; per una
fattispecie in cui tale criterio è stato considerato ossequiato in modo
particolarmente intenso cfr. invece RtiD I-2004 N. 66). 

                                      

                                         Quelle
riportate dal ricorrente - un trauma cranico semplice - non costituiscono delle
lesioni organiche gravi o particolarmente idonee a provocare un'elaborazione
psichica abnorme (cfr. STFA del 28 agosto 2002 nella causa K., U 416/01, consid.
5b: "…, le recourant n'a subi aucune lésion physique
sérieuse à la suite de sa chute; un traumatisme crânien simple, sans lésion
organique ou physique, n'apparaît pas comme une atteinte d'une gravité ou d'une
nature particulières" e STCA del 16 giugno 2003 nella causa K., inc.
35.2002.6, consid. 2.11.).

 

                                         Questa
Corte ritiene, inoltre, che non si possa parlare né di una durata
eccezionalmente lunga della cura medica, né di rilevanti complicazioni, né, tantomeno,
di un trattamento medico errato che avrebbe notevolmente aggravato gli esiti
dell'evento traumatico, ricordato, una volta ancora, che vanno considerati
unicamente i disturbi somatici (cfr. giurisprudenza succitata). 

                                         A questo
proposito dalle tavole processuali emerge che, dopo le prime cure, il
trattamento si è essenzialmente limitato all’assunzione di medicamenti e
fisioterapia (cfr. doc. 40, 57, 68).

                                         È qui
utile ricordare che in una sentenza del 17 maggio 1999 nella causa V. G., U
235/97, il TFA ha negato che la cura medica sia stata eccezionalmente lunga,
anche se il trattamento delle lesioni organiche primarie si era concluso
soltanto a distanza di un anno e cinque mesi dalla data del sinistro.

 

                                         Visto
quanto precede, questo Tribunale non può ritenere soddisfatto nemmeno il
criterio del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta ai soli
esiti somatici dell'infortunio assicurato, così come quello della persistenza
dei dolori somatici. In effetti, non si può prescindere dal fatto che la
situazione somatica è stata sfavorevolmente influenzata dalla problematica
psichica. 

 

                                         In simili
condizioni, occorre concludere, senza che si riveli necessario procedere agli
ulteriori atti istruttori richiesti dal ricorrente (perizia medica, testi, cfr.
doc. I), che l’infortunio assicurato non ha avuto, secondo il corso ordinario
delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per
l’instaurazione dei disturbi psichici di cui l’assicurato soffre: l’adeguatezza
del nesso di causalità non può, quindi, venir ammessa.

                                         Non è
pertanto censurabile il fatto che l'CO 1 abbia ritenuto estinto il diritto del
ricorrente di beneficiare di ulteriori prestazioni assicurative a far tempo dal
1° marzo 2005. 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti