# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 98bdac9f-a9de-562b-ab4f-91f73a08588d
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-25
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 25.03.2024 SK.2022.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2022-33_2024-03-25.pdf

## Full Text

Sentenza del 25 marzo 2024 
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Fiorenza Bergomi,  

Giudice unico, 

Cancelliere Lorenzo Rapelli  

Parti  1. MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERA-

ZIONE, rappresentato dalla Procuratrice federale 

Lucienne Fauquex, 

  

2. DIPARTIMENTO FEDERALE DELLE FINANZE, 

rappresentato dal Dr. Christian Heierli, capo del 

Servizio diritto penale,   

  

 
contro 

 
 A., difeso dall’avv. di fiducia Rossella Dressi Petrini. 

Oggetto  Comunicazione d’informazioni false, violazione dell’ob-

bligo di comunicazione 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

Numero dell ’ incarto: SK.2022.33 

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SK.2022.33 

In fatto: 

I. Procedura penale amministrativa 

A. Il 20 marzo 2018, l’organismo di autodisciplina PolyReg Associazione Generale 

di Autodisciplina (di seguito: OAD PolyReg) ha sporto denuncia presso il Diparti-

mento federale delle finanze (di seguito: DFF) nei confronti della società B. SA 

per sospetta comunicazione d’informazioni false in violazione dell’art. 45 LFINMA 

(cfr. act. DFF 10 1-22).   

B. Il 17 febbraio 2021 il DFF, dopo aver ottenuto tutti gli atti concernenti B. SA 

dall’OAD PolyReg, ha aperto un procedimento di diritto penale amministrativo 

contro A. per sospetto di comunicazione d’informazioni false (cfr. act. DFF 40 1). 

Il 5 giugno 2021 il citato Dipartimento ha esteso le ipotesi di reato anche alla 

sospetta violazione dell’obbligo di comunicazione ai sensi dell’art. 37 cpv. 1 LRD 

(cfr. act. DFF 40 2).    

C. Nel processo verbale finale del 25 giugno 2021, il DFF è giunto alla conclusione 

che l’imputato andasse ritenuto colpevole di comunicazione di false informazioni 

ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA, infrazione commessa in data 3 agosto 2015, 

22 dicembre 2016 e 16 gennaio 2017, nonché di violazione dell’obbligo di comu-

nicazione ai sensi dell’art. 37 cpv. 1 LRD, reato commesso tra il 25 giugno 2015 

ed il 17 aprile 2016 (cfr. act. DFF 80 1 e segg.).  

D. Con scritto del 20 agosto 2021, l’imputato si è espresso in merito al contenuto 

del suddetto processo verbale per il tramite del suo difensore, chiedendo, in or-

dine lo stralcio dagli atti del procedimento, rispettivamente, nel caso in cui si fosse 

ritenuto procedere, preliminarmente l’interrogatorio di C., responsabile dell’OAD 

PolyReg all’epoca dei fatti e, nel merito, il suo proscioglimento da ogni e qualsiasi 

ipotesi accusatoria (cfr. act. DFF 80 41). 

E. Mediante decisione di rinvio del 28 gennaio 2022, il DFF, dopo aver raccolto la 

documentazione fiscale e l’estratto del casellario giudiziale relativo ad A., ha re-

spinto la richiesta di complemento istruttorio formulata dall’imputato, chiuso l’in-

chiesta e trasmesso gli atti procedurali alla Capogruppo del Servizio di diritto pe-

nale (cfr. act. DFF 80 47-51). 

F. Il 2 febbraio 2022 il DFF ha emanato un decreto penale riconoscendo l’imputato 

colpevole di comunicazione d’informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 

LFINMA, infrazione commessa il 3 agosto 2015, 22 dicembre 2016 e 16 gennaio 

2017 e di violazione dell’obbligo di comunicazione ai sensi dell’art. 37 cpv. 1 LRD, 

infrazione commessa dal 25 giugno 2015 al 17 aprile 2016. L’imputato è stato 

condannato a una pena pecuniaria di 135 aliquote giornaliere di CHF 220, 

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liberata condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, al pagamento di una 

multa di CHF 3’300.– e, per la violazione dell’obbligo di comunicazione, ad una 

multa di CHF 30’000.–, nonché al pagamento delle spese procedurali per un to-

tale di CHF 3’150.– (cfr. act. DFF 90 1-15).  

G. A seguito dell’opposizione di A., il 15 giugno 2022, il DFF ha emesso una deci-

sione penale ai sensi dell’art. 70 DPA nei suoi confronti (cfr. act. DFF 100 1 e 

segg.), riconoscendolo colpevole di comunicazione d’informazioni false ai sensi 

dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA (infrazione commessa ripetutamente il 3 agosto 2015, 

22 dicembre 2016 e 16 gennaio 2017) e di violazione dell’obbligo di comunica-

zione ai sensi dell’art. 37 cpv. 1 LRD (per fatti intervenuti dal 25 giugno 2015 al 

17 aprile 2016) e lo ha condannato a una pena pecuniaria di 150 aliquote gior-

naliere di CHF 220.–, liberata condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, 

al pagamento di una multa di CHF 15’000.–, nonché al pagamento delle spese 

procedurali per un totale di CHF 4’380.– (cfr. act. DFF 100 1-37).  

H. La predetta decisione penale è stata notificata all’imputato il 20 giugno 2022 (cfr. 

act. DFF 100 42). 

I. Mediante scritto del 24 giugno 2022 (cfr. act. DFF 100 40), A. ha chiesto di essere 

giudicato dal Tribunale penale federale (in seguito: TPF). 

J. Il DFF, in data 15 luglio 2022, ha inoltrato l’incartamento al MPC, proponendo 

anche, quale messa in stato di accusa subordinata, la condanna per negligenza 

(act. SK 4.100.003 e segg.).  

K. Il 17 agosto 2022, il MPC ha trasmesso il dossier per giudizio al TPF con copia 

alla patrocinatrice dell’imputato (act. SK 4.100.001-002). 

II. Procedura giudiziaria 

A. Il 18 agosto 2022, il Presidente della Corte penale del TPF ha comunicato alle 

parti l’avviso di entrata del caso e la composizione della Corte (cfr. act.  

SK 4.110.001). 

B. Il 26 settembre 2022 questo Giudice ha informato le parti in merito alle prove che 

sarebbero state assunte d’ufficio e le ha invitate a presentare, entro il 24 ottobre 

2022, eventuali istanze probatorie (cfr. act. SK 4.400.001 e segg.). Con scritto 

del 30 settembre 2022, il DFF ha comunicato di non avere istanze probatorie da 

proporre (cfr. act. SK 4.511.001); in data 27 ottobre 2022, dopo aver ottenuto una 

proroga, la difesa ha a sua volta comunicato di rinunciare a presentare istanze 

probatorie (cfr. act. SK 4.521.002). Il MPC è rimasto silente. 

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C. Con decreto del 14 aprile 2023, la Direzione della procedura ha deciso l’acquisi-

zione agli atti dell’estratto del casellario giudiziale svizzero dell’imputato, 

dell’estratto del casellario giudiziale italiano dell’imputato, dell’estratto dell’ufficio 

esecuzioni e fallimenti e della documentazione fiscale a far tempo dal 2019 rela-

tivi all’imputato, nonché del formulario relativo alla situazione personale e patri-

moniale dell’imputato (cfr. act. SK 4.250.004). 

D. In data 14 settembre 2023 il DFF ha comunicato di non avere questioni pregiudi-

ziali da sollevare al dibattimento (cfr. act. SK 4.511.003). Con scritto di medesima 

data la difesa ha sollevato due questioni pregiudiziali (cfr. act. SK 4.521.004), 

segnatamente la violazione del principio ne bis in idem e del principio accusato-

rio, poi ribadite in aula (cfr. act. SK 4.720.003-004). 

E. Dopo aver raccolto ulteriore documentazione in applicazione dell’art. 75 cpv. 2 

DPA presso il MPC, il TPF, in data 20 settembre 2023 e 2 ottobre 2023, ha tra-

smesso alle parti copia degli atti acquisiti (verbale di interrogatorio di A. quale 

persona informata sui fatti del 18 aprile 2016; rapporto di analisi finanziaria fo-

rense dell’8 dicembre 2016 in una versione più leggibile; giornale delle operazioni 

di cambio di B. SA relativo al mese di luglio 2015; ordine di perquisizione e messa 

al sicuro emesso del 15 aprile 2016), unitamente agli scritti concernenti le que-

stioni pregiudiziali ed ai mezzi di prova preannunciati con il decreto 18 aprile 2023 

(cfr. act. SK 4.400.012-014). 

F. I pubblici dibattimenti hanno avuto luogo il 27 ottobre 2023 a Bellinzona, presso 

la sede del TPF. L’imputato si è regolarmente presentato in aula.  

G. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le conclusioni seguenti: 

Il DFF, ha chiesto che: 

1. A. venga giudicato autore colpevole di: 

 

a. comunicazione di informazioni false in violazione dell’art. 45 cpv. 1 

LFINMA, infrazione commessa il 3 agosto 2015, 22 dicembre 2016 e 

16 gennaio 2017, 

 

b. violazione dell’obbligo di comunicazione ai sensi dell’art. 37 cpv. 1 

LRD in relazione con l’art. 9 LRD, infrazione commessa dal 25 giugno 

2015 al 17 aprile 2016.  

  

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2. A. venga condannato: 

 

a. ad una pena pecuniaria di 150 aliquote giornaliere di CHF 240.–, libe-

rata condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, per comuni-

cazione di informazioni false secondo il punto 1 lett. a), 

 

b. al pagamento di una multa di CHF 15’000.– per violazione dell’obbligo 

di comunicazione secondo il punto 2 lett. b) e, 

 

c. al pagamento delle spese procedurali del DFF per un totale di  

CHF 4’380 di cui alla decisione penale del 15 giugno 2022, a cui si 

aggiungono le spese per sostenere l’accusa di CHF 1’000,–, nonché 

la tassa di giustizia della procedura giudiziaria dinnanzi alla Corte pe-

nale del Tribunale penale federale. 

 

3. In caso di proscioglimento la tariffa oraria applicabile venga ridotta a  

CHF 230.–/h, non vengano considerate le posizioni riguardanti gli scambi con 

l’OAD FCT e  il numero di ore dedicate al mandato venga adeguatamente 

ridotto.  

La difesa ha invece postulato: 

1. Lo stralcio dagli atti in virtù del principio "ne bis in idem" in merito al reato di 

violazione dell’obbligo di comunicazione ai sensi dell’art. 37 cpv. 1 e 2 LRD. 

E in ogni caso: 

2.  

2.1. In via principale l’integrale proscioglimento per i reati di cui all’art. 45 

LFINMA e all’art. 37 LRD. 

2.2. In via subordinata la derubricazione del reato con quindi la condanna di 

A. per violazione di comunicazione di informazioni false alla FINMA se-

condo l’art. 45 cpv. 2 LFINMA e la condanna ad una multa non superiore 

a CHF 300.–. 

2.3. In via subordinata la derubricazione del reato con quindi la condanna di 

A. per violazione dell’obbligo di comunicazione secondo l’art. 37 cpv. 2 

LRD e la condanna ad una multa non superiore a  

CHF 5’000.–. 

3. Un indennizzo ai sensi dell’art. 99 DPA per l’importo di CHF 25’872.– corri-

spondenti alle spese di patrocinio generate dal presente procedimento. 

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H. In applicazione dell’art. 79 cpv. 2 DPA, alle parti viene intimata la sentenza moti-

vata, non essendo necessaria la comunicazione orale del dispositivo, modalità 

peraltro accettata dalle parti. 

III. Contesto fattuale 

A. A. è giunto in Svizzera nei primi anni ‘90 per lavorare nel settore dei metalli pre-

ziosi. Ha poi lasciato il Paese per farvi rientro nel 2003, dopo aver ottenuto un 

permesso di lavoro per essere impiegato come fattorino presso la D. SA di U. 

(cfr. verbale dibattimentale, act. SK 4.731.002). Dal casellario giudiziale italiano 

si evince che l’imputato ha subito una condanna per falsità ideologica commessa 

da pubblico ufficiale, una per violazione delle norme per la repressione fiscale ed 

una terza per bancarotta fraudolenta (cfr. act. SK 4.231.1.004 - 005). In questo 

contesto egli è stato in carcere in Italia dall’11 settembre 1999 alla primavera del 

2003 (cfr. verbale dibattimentale, act. SK 4.731.006). A. ha seguito un corso di 

base LRD il 21 marzo 2014 e un corso di formazione continua LRD il 7 dicembre 

2015 (cfr. act. DFF 10 120 e 373). Secondo l’ultima decisione di tassazione defi-

nitiva, nel 2020 il suo reddito lordo da attività lavorativa è stato di CHF 130’817.– . 

La sostanza netta dell’imputato ammontava invece a CHF 3’513’817.– (cfr. act. 

SK 4.231.2.049). Al dibattimento, l’imputato ha precisato di guadagnare attual-

mente CHF 10'000.– lordi su tredici mensilità (cfr. verbale dibattimentale, act. 

SK 4.731.002). 

B. Dal 14 ottobre 2014 l’imputato è stato Presidente del consiglio di amministrazione 

di B. SA, società anonima con sede a V. ed avente quale scopo sociale principale 

la negoziazione di valute ed il commercio di metalli preziosi, per poi divenirne 

amministratore unico dal 1° febbraio 2018 (cfr. act. DFF 30 66-67; verbale dibat-

timentale, act. SK 4.731.005). Dal 21 ottobre 2014 al 1° febbraio 2018, nel con-

siglio di amministrazione siedeva anche K., il quale ricopriva la carica di membro 

e, sino 27 luglio 2015, di responsabile LRD. Per quanto attiene al servizio interno 

di lotta contro il riciclaggio, l’imputato fungeva dapprima da supplente (cfr. act. 

DFF 10 244-245, 662 e 710), per poi rilevare il ruolo da K. divenendone l’unico 

responsabile fino al 2017 (cfr. act. 10 70, 588, 640, 690). B. SA, che disponeva 

di diversi uffici in cui venivano eseguiti cambi di valuta, è stata affiliata all’OAD 

PolyReg daI 21 novembre 2014 al 20 febbraio 2018 (cfr. act. DFF 101, 66 e 200; 

verbale dibattimentale, act. SK 4.731.005); attualmente è iscritta all’organismo di 

autodisciplina dei Fiduciari del Canton Ticino (di seguito: OAD FCT; pagg. 30 11-

12).  

A partire dal 7 ottobre 2020, l’imputato figura anche quale presidente del consiglio 

di amministrazione di E. SA, società anonima con sede a V. iscritta al registro di 

commercio dal 14 dicembre 2016, la di cui ragione sociale è la negoziazione di 

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valute ed il commercio di metalli preziosi. Dal 28 ottobre 2020 ne è diventato 

amministratore unico. Al momento della costituzione di E. SA, F. ricopriva la ca-

rica di presidente con diritto di firma individuale. K. era membro del consiglio di 

amministrazione con diritto di firma collettiva a due con la presidente (cfr. Indice 

centrale delle ditte, < https://www.zefix.ch/ >; act. DFF 30 01-10). La società non 

è mai stata attiva (cfr. verbale dibattimentale, act. SK 4.731.004).  

C. Il 27 luglio 2015, a seguito di una segnalazione della FINMA, la società G. SA ha 

effettuato una revisione straordinaria presso B. SA su mandato dell’OAD Poly-

Reg. Al revisore è in particolare stato chiesto di verificare due transazioni so-

spette intervenute il 25 giugno 2015 e che, secondo le ricevute di cambio, avreb-

bero dovuto aver luogo alle ore 17.39 e 17.40: la prima concernente l’importo di 

CHF 5’500.– e la seconda quello di CHF 2’750.– (cfr. act. DFF 10 664-665; 678; 

315). G. SA ha osservato come le stesse non figurassero nella lista delle opera-

zioni giornaliere (cfr. act. DFF 10 679-682) e presentassero un numero di opera-

zione poco probabile (134 e 135). Per quanto concerne in particolare l’operazione 

di CHF 5’500.–, il rapporto faceva pure menzione del fatto che sullo scontrino 

mancassero l’intestazione e le generalità del cliente nonostante il superamento 

della soglia di identificazione. A seguito di ciò, G. SA ha pure scandagliato l’even-

tuale presenza di operazioni di cambio riconducibili all’intenzione di mantenersi 

sotto la soglia di controllo (cosiddetto "smurfing"; cfr. act. DFF 10 679-682). Dal 

rapporto del revisore risulta segnatamente che, il 25 giugno 2015, nel sistema 

informatico sono state registrate delle operazioni di cambio ("anche 4/5") svoltesi 

a pochi secondi di distanza l’una dall’altra, circostanza giudicata anomala in 

quanto il personale di B. SA sarebbe stato in misura di effettuare al massimo due 

transazioni al minuto (cfr. act. DFF 10 664). G. SA ha concluso che, in assenza 

di spiegazioni chiare da parte di A. il giorno del controllo e di una perizia tecnica, 

risultava difficile esprimersi in merito all’esistenza di pratiche di "smurfing" presso 

B. SA (cfr. act. DFF 10 118 e 664-667). 

D. Il 4 agosto 2015 l’OAD PolyReg si è visto recapitare due scritti non datati da B. 

SA.  

Nel primo dei due A. ha segnatamente asserito che "il revisore mi ha riferito di 

aver notato che alcune operazioni parevano registrate in blocco (nello specifico, 

più operazioni erano registrate nello stesso orario tanto da apparire effettuate 

simultaneamente) […], tali blocchi di operazioni si riferiscono alla mensilità di giu-

gno 2015. Durante questo mese abbiamo avuto dei malfunzionamenti del si-

stema informatico. Tali guasti non ci permettevano di registrare all’istante le ope-

razioni, talché le predette venivano registrate in blocco negli attimi in cui il sistema 

riprendeva a funzionare correttamente. Va da sé che a quel punto il sistema re-

gistrava l’orario dell’inserimento e non quello dell’operazione. Si è trattato quindi 

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della conseguenza di un semplice guasto, successivamente risolto. Tanto è vero 

che nelle altre mensilità (precedenti e successive) non compare la stessa proble-

matica (ogni operazione è stata registrata nel file nell’istante stesso in cui è stata 

effettuata)" (cfr. act. DFF 10 657).  

Nel secondo scritto l’imputato si è espresso in merito agli scontrini relativi alle 

transazioni del 25 giugno 2015 (rubricati con i numeri di operazione 134 e 135), 

ammettendo che gli stessi erano effettivamente riconducibili ad un’operazione in 

cui un suo collaboratore "aveva suddiviso il cambio di CHF 5’500.– in 2 cambi di 

CHF 2’750.– ciascuno". L’imputato ha affermato che "l’inesperienza e la legge-

rezza del mio ex dipendente hanno causato un’irregolarità che mai sarebbe stata 

compiuta né dal sottoscritto né dagli altri miei dipendenti" (cfr. act. DFF 10 658-

660). 

E. In data 7 agosto 2015, I’OAD PolyReg ha aperto una procedura di sanzione con-

tro la società, comminando a B. SA una multa di CHF 1’500.– (cfr. act. DFF 10 

511-516).  

F. Nel frattempo, nell’ambito di un’indagine condotta nei confronti di H. (negli stralci 

di interrogatorio talvolta anche: H.) per titolo di sospetta attività di riciclaggio di 

denaro aggravato ai sensi dell’art. 305bis CP, il MPC ha ipotizzato, sulla base 

degli elementi emersi, che nel periodo tra il 2014 e il 2015 in seno a B. SA fossero 

state effettuate delle operazioni di cambio di valuta in violazione delle disposizioni 

legali relative all’identificazione della controparte e dell’avente economicamente 

diritto. In questo contesto, il MPC ha effettuato delle perquisizioni presso B. SA 

in data 18 aprile 2016, 20 aprile 2016 e 27 maggio 2016. Queste misure hanno 

permesso di sequestrare diversa documentazione pertinente per l’inchiesta pe-

nale (cfr. act. DFF 10 120-127), tra cui un elenco delle transazioni intervenute, 

tra l’altro il 25 giugno 2015 (cfr. allegato n. 2 al "Rapporto Analisi Finanziaria 

Forense (FFA)" deIl'8 dicembre 2016 [di seguito: rapporto FFA]; act. DFF 10 135 

e 140-152). Tali transazioni (operazioni n. 1270 a 1437) corrispondono a quelle 

registrate "in blocco" e risultanti dall’allegato n. 2 al rapporto del 27 luglio 2015 di 

G. SA (operazioni n. 1405 a 1584) (cfr. supra, In fatto, III, lett. C), nonostante 

portino una numerazione differente per via dell’utilizzo, da parte di B. SA, di due 

software di registrazione differenti (cfr. act. DFF 10 321). Gli inquirenti hanno 

inoltre rinvenuto dei foglietti che sembravano indicare quante e quali operazioni 

registrare al fine di evitare il superamento della soglia di CHF 5’000.– e delle 

annotazioni nell’agenda in cui venivano indicate le somme di denaro totali (cfr. 

act. DFF 10 120-122).  

Il 18 aprile 2016, l’imputato è stato sentito in qualità di persona informata sui fatti 

dal MPC, dichiarando sostanzialmente di essere stato contattato da H., il quale 

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voleva effettuare cambi da CHF 100’000.– a volta e non sommati nel tempo. A. 

ha affermato di avergli inizialmente indicato che senza pezze giustificative sulla 

provenienza del denaro, non era possibile effettuare tali operazioni. A detta 

dell’imputato, il cliente avrebbe nondimeno tentato di convincerlo ad effettuare le 

operazioni di cambio, pretendendo che il denaro provenisse da una vendita di 

diamanti che si trovavano in precedenza in una cassetta di sicurezza in Svizzera. 

L’imputato gli avrebbe quindi chiesto di fornirgli documentazione al riguardo (se-

gnatamente il contratto di locazione della cassetta di sicurezza con una copia del 

documento del locatario e uno scritto che provenisse dal titolare dei diamanti). 

Non risulta che tale documentazione sia stata consegnata. Sennonché, ad un 

certo punto H. avrebbe cambiato la sua richiesta, chiedendo di poter cambiare 

cifre inferiori, modalità a cui A. avrebbe acconsentito. L’imputato ha così am-

messo di aver effettuato 7-8 operazioni, dai CHF 7’000.– ai CHF 10’000.– per 

operazione, facendo figurare a registro diversi cambi valuta a "carico di passanti", 

chiaramente al di sotto della soglia dei CHF 5’000.–, salvo poi troncare i rapporti 

con H. poiché questi avrebbe voluto cambiare cifre sempre maggiori senza la-

sciare traccia (cfr. verbale MPC 18 aprile 2016, act.  

SK 4.661.067-068).  

Le autorità di perseguimento penale hanno anche proceduto ad interrogare l’in-

sieme dei collaboratori della società, e, il 23 maggio 2016, hanno spiccato un 

decreto d’edizione richiedendo all’OAD PolyReg tutta la documentazione relativa 

alla B. SA (cfr. act. DFF 10 3, 8, 181-183). 

G. Il 23 maggio 2016, l’OAD PolyReg, che non era stato informato da B. SA circa la 

perquisizione ordinata dal MPC, ha aperto una altra procedura di sanzione ed ha 

nuovamente incaricato G. SA di effettuare una verifica speciale per determinare 

l’osservanza delle condizioni di affiliazione della società (cfr. act. DFF 10 4); B. 

SA ha dato mandato all’avv. P. per rappresentarla in tale procedura (cfr. act. DFF 

10 500). 

H. Con uno scritto risalente al 13 giugno 2016 indirizzato all’OAD PolyReg, l’impu-

tato ha fornito una versione dei fatti difforme rispetto a quella sostenuta nell’in-

terrogatorio del 18 aprile 2016 dinanzi al MPC, dichiarando che un suo ex collega 

l’aveva informato che la società I. SA, con sede a U. e a sua volta affiliata al 

medesimo organismo di autodisciplina, era alla ricerca di un partner per effet-

tuare dei cambi di valuta. L’imputato si sarebbe dunque accordato con questo ex 

collega in maniera tale che I. SA mandasse un rappresentante presso B. SA per 

discutere della questione. Qualche giorno dopo si sarebbe presentato lo stesso 

H. dichiarando di essere un dipendente di I. SA. A. avrebbe escluso ogni rischio 

quanto alla provenienza illecita del denaro portato da H. poiché le banconote da 

cambiare erano dei franchi svizzeri. Essendosi inoltre accertato del fatto che I. 

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SA fosse effettivamente affiliata all’OAD PolyReg, l’imputato avrebbe accettato 

di entrare in relazione d’affari con H. e di effettuare le operazioni di cambio valuta, 

nonostante costui non avesse fornito un documento d’identità, salvo scordarsi di 

richiedere la documentazione necessaria alla I. SA in un secondo tempo, in 

quanto occupato da problematiche più importanti (cfr. act. DFF 10 496-497).   

I. Il controllo straordinario richiesto il 23 maggio 2016 dall’organismo di autodisci-

plina (cfr. In fatto, III, lett. G) si è svolto tra il 15 ed il 18 luglio 2016 nell’ambito 

della revisione ordinaria (cfr. act. DFF 10 4). Secondo quanto riportato nel rap-

porto trasmesso da G. SA all’OAD PolyReg il 18 luglio 2016, A. ha preteso di 

aver richiesto a I. SA la trasmissione dei documenti; non avendo ottenuto riscon-

tri, le transazioni di cambio valuta per H. non avevano potuto essere registrate 

nel sistema informatico. In tale occasione, l’imputato ha ammesso di non aver 

inserito i dati nel sistema e si è detto responsabile in prima persona per le ina-

dempienze commesse (cfr. act. DFF 10 559-562). Il revisore ha precisato di non 

aver potuto visionare i dettagli delle transazioni contenute nella documentazione 

sequestrata dal MPC e che "[s]tando alle nostre verifiche le operazioni di cambio 

oggetto di indagini da parte della ministero pubblico non sono mai state imputate 

nel sistema informatico e di conseguenza non risultavano dal giornale messoci a 

disposizione dall’IF" (cfr. act. DFF 10 559-562). Come visto, le operazioni in pa-

rola erano invece state effettivamente contabilizzate, sebbene con una numera-

zione differente (cfr. act. DFF 10 320; supra lett. F). 

J. Con decisione del 5 settembre 2016 l’OAD PolyReg ha appurato l’esistenza di 

diverse violazioni agli obblighi di diligenza, fra cui l’omissione dell’identificazione 

della controparte e dell’avente economicamente diritto durante le operazioni di 

cambio. L’organismo di autodisciplina ha stabilito che l’imputato non era più in 

misura di garantire l’esercizio di un’attività irreprensibile e gli ha ordinato di ces-

sare ogni attività d’intermediazione finanziaria e di abbandonare la sua carica in 

seno a B. SA al più tardi entro il 31 ottobre 2016. L’OAD PolyReg ha inoltre inflitto 

alla società un’ulteriore multa di CHF 10’000.– (cfr. act. DFF 10 3-10, 32, 37, 508-

510).  

K. Frattanto, il 30 settembre 2016 il MPC ha esteso il procedimento ad A. e all’im-

piegata J., entrambi sospettati di carente diligenza in operazioni finanziarie ai 

sensi dell’art. 305ter CP (cfr. act. DFF 10 97-98).  

A. è stato sentito il 14 ottobre 2016 in qualità d’imputato. Durante l’interrogatorio 

costui ha ribadito sostanzialmente il tenore dello scritto da lui indirizzato il 13 giu-

gno 2016 all’OAD PolyReg (cfr. In fatto, III, lett. H). A. ha precisato di aver ritenuto 

in buona fede che il beneficiario economico delle operazioni effettuate per H. 

fosse I. SA. Per questi motivi non avrebbe reputato necessario svolgere ulteriori 

- 11 - 

SK.2022.33 

accertamenti e non vi sarebbe stata alcuna necessità di effettuare "smurfing" (cfr. 

verbale MPC 14 ottobre 2016, act. DFF 10 72 e 74-75). L’imputato ha asserito di 

aver interrotto il rapporto d’affari con H. all’incirca un mese dopo perché quest’ul-

timo continuava a rifiutarsi, nonostante le ripetute richieste, di fornirgli un docu-

mento d’identità necessario per la registrazione delle operazioni (cfr. verbale 

MPC 14 ottobre 2016, act. DFF 10 73).  

L. Sempre il 14 ottobre 2016, l’OAD PolyReg ha aperto una terza procedura di san-

zione contro B. SA, sospettata di non soddisfare più ai requisiti di adesione (cfr. 

act. DFF 10 268-274 e 475-477). 

M. Tramite scritto del 28 novembre 2016, il legale di B. SA, avv. P., ha informato 

l’OAD PolyReg a nome della sua mandante che, a seguito della decisione del  

5 settembre 2016, l’attività di cambio valute allo sportello esercitata dalla B. SA 

sarebbe stata ceduta ad una nuova entità in fase di creazione, ossia E. SA. La 

comunicazione specificava altresì che la B. SA non avrebbe più esercitato alcuna 

attività di cambio allo sportello e che l’imputato aveva già cessato di svolgere tale 

attività. Veniva infine richiesta una proroga del termine fissato per conformarsi 

alla decisione del 5 settembre 2016, scadenza poi effettivamente dilazionata fino 

al 28 dicembre 2016 (cfr. act. DFF 10 11-12 e 450). 

N. A una data indeterminata, B. SA ed E. SA hanno siglato un contratto mediante il 

quale B. SA ha ceduto a E. SA la propria attività di cambio presso gli uffici in via 

[…], W., al prezzo di CHF 70’000.–. Tale contratto prevedeva una diminuzione 

del prezzo di acquisto dell’attività di cambio di B. SA di CHF 10’000.– nell’ipotesi 

in cui il passaggio dell’attività fosse intervenuto tramite una chiusura temporanea 

degli sportelli con conseguente perdita di clientela "e di credibilità" (cfr. act. DFF 

10 446, 15, 286-287). Il 9 dicembre 2016, E. SA ha poi firmato il contratto di 

locazione tramite il quale è subentrata a B. SA, con effetto al 1° gennaio 2017, 

quale nuovo inquilino di tali locali (cfr. act. DFF 10 447-449). 

O. Il 22 dicembre 2016, B. SA ha comunicato all’OAD PolyReg che: "la società E. 

SA, che sarà sottoposta alla vigilanza di PolyReg, ha rilevato tutte le attività di 

cambio della B. SA, che non esercita quindi più alcuna attività di cambio" (cfr. 

act. DFF 10 13). Nel frattempo L., finora impiegata allo sportello di cambio della 

B. SA, è stata licenziata con effetto al 31 dicembre 2016 e direttamente assunta 

da E. SA (cfr. act. DFF 10 85, 163-164, 243). Quest’ultima ha tuttavia continuato 

di fatto a lavorare allo sportello di cambio della B. SA, grazie ad un contratto di 

fornitura del personale concluso tra B. SA ed E. SA il 2 gennaio 2017, con effetto 

fino ad avvenuta affiliazione di E. SA ad un organismo di autodisciplina (cfr. act. 

DFF 10 16, 20, 21).  

- 12 - 

SK.2022.33 

P. Con ulteriore comunicazione del 16 gennaio 2017, l’avv. P. ha dichiarato all’OAD 

PolyReg che E. SA aveva rilevato tutte le attività di cambio della B. SA, ribadendo 

che quest’ultima "non esercita quindi più alcuna attività di cambio con sportello 

al pubblico" e trasmettendo a sostegno unicamente l’accordo di cessione dell’at-

tività di B. SA ad E. SA di cui sopra (cfr. lett. lett. N) e non quello di "prestito del 

personale", circostanza di cui non era stata fatta alcuna menzione (cfr. act. DFF 

10 14-15).  

Q. In data 2 maggio 2017 G. SA è stata nuovamente incaricata dall’OAD PolyReg 

di svolgere verifiche specifiche presso B. SA nell’ambito della revisione ordinaria 

(cfr. act. DFF 10 356-357). Il revisore ha emesso un terzo rapporto in data 11 lu-

glio 2017, dal quale risulta che B. SA, a quel tempo, continuava a svolgere attività 

di cambio valuta allo sportello tramite le impiegate J. e L. (cfr. act. DFF 10 20-

21), mentre che A. si limitava alle transazioni in oro con titoli inferiori alle concen-

trazioni soggiacenti alla LRD, avendo nel frattempo aperto un distributore di ben-

zina con un minimarket e un bar sotto altra ragione sociale. Nel riscontro di G. 

SA è pure indicato che l’imputato ha mantenuto la sua carica di direttore e di 

responsabile LRD in seno a B. SA e che K. disponeva di una patente di fiduciario, 

di cui B. SA non era però in possesso. Sempre secondo quanto accertato in sede 

di revisione, al fine di migliorare il controllo sulle transazioni, B. SA faceva ormai 

capo ad un consulente esterno che forniva servizi in ambito Due Diligence e 

Compliance grazie al quale la società garantiva nuovamente un’attività irrepren-

sibile; E. SA, dal canto suo, non aveva mai operato in tutto il periodo successivo 

alla sua costituzione (cfr. act. DFF 10 19-20, 86 e 550). 

R. Il 12 luglio 2017, in uno scritto indirizzato all’OAD PolyReg, l’imputato ha confer-

mato che la cessione dell’attività di B. SA ad E. SA non era ancora potuta inter-

venire (cfr. act. DFF 10 289). II giorno stesso, le due società hanno siglato un 

nuovo accordo sulla base del quale B. SA si impegnava a garantire la continuità 

dell’attività di cambio e ad impiegare L. fino all’ottenimento dell’affiliazione di E. 

SA presso un organismo di autodisciplina e in ogni caso entro il 31 dicembre 

2017. E. SA avrebbe invece messo a disposizione gli spazi (cfr. act. DFF 10 286-

287).  

S. Il 26 luglio 2017, K. è stato autorizzato dall’autorità cantonale ad esercitare l’atti-

vità di fiduciario limitatamente al cambiavalute in seno E. SA (cfr. act. DFF 30 

17).  

T. II procedimento penale condotto dal MPC è sfociato in due distinti decreti d’ac-

cusa emessi il 15 settembre 2017, con cui l’imputato e l’impiegata J. sono stati 

riconosciuti colpevoli di carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di co-

municazione ai sensi dell’art. 305ter CP. L’imputato è stato sanzionato con una 

- 13 - 

SK.2022.33 

pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere da CHF 230.– cadauna per un totale 

di CHF 11’500.–, sospesa per un periodo di prova di tre anni, nonché con una 

multa di CHF 1’500 (cfr. act. DFF 10 53-62). Dopo i ritiri delle rispettive opposi-

zioni, i decreti di accusa sono cresciuti in giudicato (cfr. act. DFF 10 53, 68).  

L’inchiesta penale ha permesso di stabilire che l’imputato aveva eseguito, rispet-

tivamente autorizzato la sua dipendente J. (che all’epoca non aveva una forma-

zione LRD; cfr. act. DFF 10 75), ad effettuare delle operazioni di cambio valuta 

suddividendo contabilmente somme in più operazioni di valore inferiore a 

CHF 5’000.– (tecnica dello "smurfing"; cfr. infra consid. II, 2.3) con lo scopo di 

eludere le verifiche e gli accertamenti previsti dalla regolamentazione applicabile 

(cfr. act. DFF 10 53-62, 103-104). Gli inquirenti sono giunti alla conclusione che 

il 25 giugno 2015 B. SA aveva cambiato per H. del contante per un importo di 

CHF 105’730.– in euro, senza che questo abbia dovuto fornire i propri dati per-

sonali (registrazioni n. 1277-1311  allegato n. 2 del rapporto FFA, corrispondenti 

alle operazioni n. 1415-1449 del rapporto G. SA del 27 luglio 2015). Sempre per 

la Procura federale, lo stesso giorno, una persona non meglio identificata di nome 

"M." (indicato con la menzione "Tipo occhi blu" nella documentazione seque-

strata) aveva a sua volta potuto convertire un importo di CHF 130’000.– in euro 

senza fornire le proprie generalità (registrazioni n. 1377-1349 allegato n. 2 del 

rapporto FFA, corrispondenti alle operazioni n. 1522-1563 del rapporto G. SA del 

27 luglio 2015; cfr. act. DFF 10 53-62; 10 319-323; 343-344; 347-349). Il MPC ha 

indentificato anche altre operazioni immesse con la medesima tecnica anche nel 

corso del mese di luglio 2015 (cfr. act. DFF 10 323), in particolare due conversioni 

di valuta a favore di H. del 1° e 2 luglio 2015 per il controvalore di EUR 100’000.– 

ciascuna (cfr. act. DFF 10 53-62). In questo contesto, gli analisti hanno rilevato 

che la tesi relativa alla panne informatica sostenuta dall’imputato risultava poco 

verosimile (cfr. act. DFF 10 127, 321-324). 

U. Il 4 ottobre 2017, A., tramite il formulario per la comunicazione di modifiche, ha 

infine informato l’OAD PolyReg che l’impiegata L. lavorava "presso Ia B. SA dal 

02/01/2017 con un contratto di personale in prestito" (cfr. act DFF 10 84). 

 

In diritto: 

I. Questioni pregiudiziali e incidentali 

1. Competenza federale 

1.1 La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza (TPF 2005 142 consid. 

2; 2007 165 consid. 1). 

- 14 - 

SK.2022.33 

1.2 Secondo l’art. 50 cpv. 1 LFINMA, il DFF è l’autorità di perseguimento e di giudizio 

per le infrazioni alle disposizioni penali della FINMA o delle leggi sui mercati fi-

nanziari, tra cui rientra anche la LRD (art. 1 cpv. 1 lett. f LFINMA). In questi casi 

è applicabile la legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo 

(DPA; RS 313.0).  

Giusta l’art. 50 cpv. 2 LFINMA, se è stato chiesto il giudizio di un tribunale o se il 

DFF ritiene adempiute le condizioni per una pena detentiva o per una misura 

privativa della libertà, il giudizio del reato compete alla giurisdizione federale. In 

tal caso il DFF trasmette gli atti al MPC all’attenzione del TPF. La trasmissione 

degli atti funge da accusa. Gli articoli 73-83 della Legge federale del 22 marzo 

1974 sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0) sono applicabili per ana-

logia. 

1.3 In applicazione degli art. 2 cpv. 2 e 35 cpv. 1 della Legge federale sull’organiz-

zazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte 

penale è competente per statuire in primo grado sui casi che sottostanno alla 

giurisdizione federale. 

1.4 Alla procedura dinanzi alla Corte penale sono applicabili per analogia gli art. 73-

80 DPA (cfr. art. 81 DPA). Le pertinenti e non contraddittorie disposizioni del Co-

dice di diritto processuale penale svizzero (CPP; RS 312.0) sono applicabili a 

titolo sussidiario (art. 82 DPA). 

La DPA non regola la questione relativa alla composizione della corte chiamata 

a statuire su un caso di diritto penale amministrativo, ragione per cui è applicabile 

l’art. 19 cpv. 2 CPP, al quale rinvia l’art. 36 cpv. 2 LOAP. In concreto, l’accusa 

chiede che l’imputato venga condannato al pagamento di una pena pecuniaria e 

di una multa. La causa è pertanto di competenza del giudice unico (art. 19 cpv. 

2 lett. b CPP). 

1.5 Giusta l’art. 72 cpv. 1 DPA, chiunque è colpito da una decisione penale o di con-

fisca può, entro dieci giorni dalla notificazione, chiedere di essere giudicato da 

un tribunale. Ai sensi dell’art. 75 cpv. 1 DPA, il tribunale esamina se il suo giudizio 

è stato chiesto in tempo utile. 

La decisione penale del 15 giugno 2022 è stata notificata al difensore di A. il 

20 giugno 2022 (cfr. act. DFF 100 39). La richiesta di essere giudicato da un 

tribunale, presentata dall’imputato in data 24 giugno 2022 e pervenuta al DFF il 

27 giugno 2022 (cfr. act. DFF 100 40, 43), è quindi tempestiva. Dall’esame della 

ricevibilità del rinvio a giudizio non risultano irregolarità o impedimenti a proce-

dere (art. 329 cpv. 1 CPP). 

- 15 - 

SK.2022.33 

1.6 Le condizioni per il rinvio a giudizio giusta la DPA e, a titolo suppletivo, il CPP 

sono dunque adempiute. La decisione penale del 15 giugno 2022, emanata nei 

confronti dell’imputato, che funge da atto d’accusa, enuncia la fattispecie e men-

ziona le disposizioni penali applicabili (art. 73 cpv. 2 DPA). La stessa vincola 

pertanto questa Corte per quanto attiene ai fatti contestati ad A., ma non per 

quanto riguarda la pena erogata (EICKER/FRANK/ACHERMANN, Verwaltungsstra-

frecht und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, 2012, pag. 274). 

1.7 La competenza di questa Corte è quindi data. 

2. Diritto applicabile  

2.1 Le disposizioni generali del Codice penale svizzero (CP; RS 311.0) si applicano 

ai fatti cui la legislazione amministrativa federale commina una pena, salvo che 

non sia altrimenti disposto dalla DPA o dalle singole leggi amministrative (art. 2 

DPA). Giusta l’art. 333 cpv. 1 CP le disposizioni generali del CP si applicano ai 

reati previsti da altre leggi federali, in quanto queste non contengano disposizioni 

sulla materia. 

La DPA è silente quanto alle condizioni per determinare il diritto applicabile 

quando vi è un cambiamento di normativa; per tale aspetto trovano dunque ap-

plicazione le disposizioni del CP (sentenza del Tribunale penale federale 

SK.2018.47 del 26 aprile 2019 consid. 3.1 con riferimenti). 

2.2 L’art. 2 cpv. 1 CP prevede che il diritto penale materiale si applica alle infrazioni 

commesse dopo la sua entrata in vigore, consacrando il principio della non re-

troattività della norma penale; non sarebbe infatti solo iniquo, ma violerebbe al-

tresì il principio nullum crimen sine lege contenuto nell’art. 1 CP, giudicare su 

crimini o delitti secondo una legge non ancora in vigore al momento della loro 

commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d). Determinante è il momento in cui è 

stata compiuta l’azione (RIKLIN, Schweizerisches Strafrecht – Allgemeiner Teil I, 

4a ediz. 2013, §8 n. 5). 

2.3  

2.3.1 Costituisce deroga al principio della non retroattività (cfr. supra consid. I, 2.2) la 

regola della lex mitior di cui all’art. 2 cpv. 2 CP, la quale prevede che il diritto 

penale materiale si applica alle infrazioni commesse prima della data della sua 

entrata in vigore se l’autore è giudicato posteriormente e se il nuovo diritto gli è 

più favorevole della legge vigente al momento dell’infrazione. 

2.3.2 La determinazione del diritto più favorevole si effettua paragonando il vecchio e 

il nuovo diritto, valutandoli però non in astratto ma nella loro applicazione nel 

- 16 - 

SK.2022.33 

caso di specie (DTF 119 IV 145 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6S.449/2005 del 24 gennaio 2006 consid. 2; RIKLIN, Revision des Allgemeinen 

Teils des Strafgesetzbuches – Fragen des Übergangsrechts, AJP/PJA 2006, 

pag. 1473). Qualora la condotta fosse punibile sia in virtù delle previgenti legisla-

zioni che di quella in vigore, bisognerebbe comparare le differenti sanzioni con-

template nella vecchia e nella nuova legge, la pena massima comminabile es-

sendo tuttavia di rilevanza decisiva (DTF 135 IV 113 consid. 2.2). Il nuovo diritto 

trova applicazione se obiettivamente esso comporta un miglioramento della po-

sizione del condannato (principio dell’obiettività), a prescindere quindi dalle per-

cezioni soggettive di quest’ultimo (DTF 114 IV 1 consid. 2a; sentenza del Tribu-

nale federale 6B_202/2007 del 13 maggio 2008 consid. 3.2). In ossequio al prin-

cipio dell’alternatività, il vecchio ed il nuovo diritto non possono venire combinati 

(sentenza del Tribunale federale 6B_312/2007 del 15 maggio 2008 consid. 4.3). 

In questo senso, non si può ad esempio applicare per il medesimo fatto, da un 

lato, il vecchio diritto per determinare l’infrazione commessa e, dall’altro, quello 

nuovo per decidere le modalità della pena inflitta. Se entrambi i diritti portano allo 

stesso risultato, si applica il vecchio diritto (DTF 134 IV 82 consid. 6.2; 126 IV 5 

consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 6B_442/2012 dell’11 marzo 2013 

consid. 3.1). Unicamente le disposizioni di diritto materiale seguono il principio 

della lex mitior, le norme di procedura essendo rette dal principio tempus regis 

actum, che le rende applicabili sin dalla loro entrata in vigore (DTF 117 IV 369 

consid. 4d). 

2.3.3 L’art. 2 CP intende stabilire soltanto quando non sia consentito risolvere in base 

al nuovo diritto se e come l’agente debba essere punito; esso non dice invece 

quando non siano applicabili disposizioni da cui non dipenda la punibilità o la 

misura della pena (DTF 117 IV 369 consid. 4d). Per costante giurisprudenza, il 

principio della lex mitior non si applica alle disposizioni di diritto amministrativo 

puro (DTF 148 IV 298 consid. 6.4.2; sentenza del Tribunale federale 

6B_1355/2020 del 14 gennaio 2022 consid. 5.2.2; sentenza del Tribunale penale 

federale SK.2017.11 del 17 ottobre 2017 consid. 2; per maggiori sviluppi si veda 

anche CAMPUBRI, Ungeschriebene Grenzen der Rückwirkung von Rechtssätzen 

in der Schweiz, 2020, pag. 552).  

2.3.4 Il Tribunale federale ha però avuto modo di precisare che l’art. 2 cpv. 2 CP può 

trovare applicazione in presenza di una disposizione amministrativa che regola 

un determinato comportamento e che forma un’unità con la norma penale che 

prevede una pena; la modifica della regola amministrativa è dunque suscettibile 

di condurre ad una condanna più o meno grave a seconda del caso di specie 

(DTF 97 IV 233 consid. 3). In questi casi, l’Alta Corte considera che il principio 

della lex mitior sia trasponibile unicamente allorquando la modifica della regola 

amministrativa è dovuta ad un cambiamento dei concetti giuridici. Questo poiché 

- 17 - 

SK.2022.33 

l’idea alla sua base è che l’atto appaia, a seguito della modifica di concetti giuri-

dici, meno punibile o non più punibile del tutto (DTF 123 IV 84 consid. 3b; sen-

tenze sentenza del Tribunale penale federale SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 con-

sid. 2.6.2; SK.2020.16 consid. 2.7; POPP/BERKEMEIER, Basler Kommentar, op. 

cit., n. 16 ad art. 2 CP). 

2.4  

2.4.1 Per quanto concerne la comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 

cpv. 1 LFINMA, che non è un reato continuato, l’infrazione è da considerarsi com-

piuta nel momento in cui ogni singola comunicazione è stata effettuata. Le co-

municazioni a cui il DFF attribuisce rilevanza penale sono avvenute il 4 agosto 

2015 (data di notifica), il 22 dicembre 2016 e il 16 gennaio 2017. Dalla sua entrata 

in vigore, il 1° gennaio 2009, al 31 dicembre 2019, i cpv. 1 e 2 dell’art. 45 cpv. 

LFINMA non hanno subito modifiche. La modifica del 1° gennaio 2020, che ha 

introdotto anche gli organismi di vigilanza tra i destinatari delle informazioni, non 

è pertinente per la presente fattispecie e non configura dunque una lex mitior. 

Determinante è dunque la versione dell’art. 45 cpv. 1 e 2 LFINMA in vigore dal 

1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2019 (in seguito: art. 45 LFINMA-2009). 

2.4.2  

2.4.2.1 Tra le ipotesi di reato a carico dell’imputato vi è la violazione dell’obbligo di co-

municazione ex art. 37 LRD. Per costante giurisprudenza, tale reato costituisce 

un reato permanente (DTF 142 IV 276 consid. 5.4.2; sentenza del Tribunale pe-

nale federale SK.2017.38 del 23 novembre 2017 consid. 3.3; ZURBRÜGG, Basler 

Kommentar, 4° ediz. 2019, n. 26 ad art. 98 CP), che perdura fintanto che la co-

municazione non è più oggettivamente giustificata dallo scopo perseguito, ossia 

la scoperta e la confisca dei valori patrimoniali, segnatamente poiché le autorità 

penali sono sufficientemente informate in merito alla situazione (DTF 144 IV 391 

consid. 3.1; sentenza del Tribunale penale federale SK.2014.14 del 18 marzo 

2015 consid. 1, 3.6, 4.5.7 e 4.6). La continuazione nel tempo di un comporta-

mento o di una situazione illecita rappresenta ancora illegalità costitutiva della 

fattispecie del reato (cfr. DTF 135 IV 6 consid. 3.2; DTF 132 IV 49 consid. 3.1.2; 

DONGOIS/LUBISHTANI, Comm. Romand, 2a ediz. 2021, n. 38 e segg. ad art. 2 CP). 

In questo ambito, i fatti proseguiti dopo l’entrata in vigore di nuove norme ven-

gono giudicati secondo queste ultime e non è determinante se essi si sono svolti 

solo in parte posteriormente all’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Tale 

aspetto dovrà però essere considerato nella commisurazione della pena, nella 

misura in cui, secondo le norme previgenti, i fatti non erano punibili o la pena 

prevista era più mite (sentenze del Tribunale penale federale SK.2020.16 del 15 

dicembre 2021 consid. 2.4; SK.2014.8 del 24 luglio 2014 consid. 2.1; 

- 18 - 

SK.2022.33 

POPP/BERKEMEIER, Basler Kommentar, op. cit., n. 11 ad art. 2 CP; DONGOIS/LU-

BISHTANI, op. cit., n. 39 ad art. 2 CP).  

2.4.2.2 Nella decisione penale del 15 giugno 2022, che tiene luogo d’accusa (art. 50 

cpv. 2 LFINMA e art. 73 cpv. 2 DPA), ad A. viene rimproverato di avere violato 

l’obbligo di comunicazione di cui all’art. 37 cpv. 1 LRD dal 25 giugno 2015 al 

17 aprile 2016. Nella lettera di trasmissione del 15 luglio 2022, il DFF ha propo-

sto, quale messa in stato di accusa subordinata, una condanna per negligenza 

ai sensi dell’art. 37 cpv. 2 LRD. Trattandosi di un reato permanente, se l’attività 

illecita avviene in parte prima ed in parte dopo l’entrata in vigore di una nuova 

norma, gli atti si considerano commessi secondo la nuova legge. Di conse-

guenza, sono le disposizioni penali materiali vigenti al momento della cessazione 

dello stato illecito, che secondo la decisione penale è avvenuta al più tardi il 

17 aprile 2016, ad essere applicabili. Tra questa data ed oggi, l’art. 37 LRD non 

ha subito modifiche. Non entrando in considerazione lex mitior, determinante è 

dunque l’art. 37 LRD nella sua versione in vigore dal 1° gennaio 2016. 

2.4.2.3 L’art. 9 LRD determina le condizioni alla base della responsabilità di cui all’art. 

37 LRD. Il principio di cui all’art. 2 cpv. 2 CP va dunque analizzato anche rispetto 

a questa norma (cfr. sentenze del Tribunale penale federale SK.2022.17 

dell'11 ottobre 2023 consid. 2.5.2; SK.2019.76 del 22 ottobre 2020 consid. 4.6).  

Secondo la versione in vigore il 17 aprile 2016, l’intermediario finanziario che (a) 

sa o ha il sospetto fondato che i valori patrimoniali oggetto di una relazione d’af-

fari (1) sono in relazione con un reato ai sensi degli articoli 260ter numero 1 o 

305bis CP, (2) provengono da un crimine o da un delitto fiscale qualificato secondo 

l’articolo 305bis n. 1bis CP, (3) sottostanno alla facoltà di disporre di un’organizza-

zione criminale, o servono al finanziamento del terrorismo (art. 260quinquies cpv. 1 

CP); (b) interrompe le trattative per l’avvio di una relazione d’affari a causa di un 

sospetto fondato di cui alla lettera a; (c) alla luce degli accertamenti svolti se-

condo l’articolo 6 capoverso 2 lettera d sa o ha motivo di presumere che i dati di 

una persona o di un’organizzazione trasmessi dalla FINMA, dalla Commissione 

federale delle case da gioco o da un organismo di autodisciplina coincidono con 

i dati di una controparte, di un avente economicamente diritto o di una persona 

autorizzata a firmare di una relazione d’affari o di una transazione, ne dà senza 

indugio comunicazione all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di de-

naro. 

Il 1° luglio 2021 sono entrate in vigore alcune modifiche di ordine formale deri-

vanti dalla trasposizione della Convenzione del Consiglio d’Europa per la preven-

zione del terrorismo e il relativo Protocollo addizionale (RU 2021 360). Il 1° gen-

naio 2023 è stato introdotto un nuovo cpv. (1quater) che prevede il disciplinamento 

- 19 - 

SK.2022.33 

dell’interpretazione giurisprudenziale della nozione di sospetto fondato (RU 2021 

656). Nella misura in cui, le modifiche dell’art. 9 LRD successive ai fatti di rile-

vanza penale non risultano influenti ed in ogni caso non sono più favorevoli all’im-

putato, è la versione in vigore dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 a trovare 

applicazione (in seguito: art. 9 LRD-2016).  

Va qui altresì osservato che le precisazioni giurisprudenziali volte a definire i con-

torni della nozione giuridica indeterminata di sospetto fondato di cui all’art. 9 cpv. 

1 LRD rientrano ragionevolmente nella concezione originaria della norma, motivo 

per cui la loro considerazione non viola il principio della legalità né il divieto della 

retroattività del diritto penale (DTF 147 IV 274 consid. 2).  

2.4.2.4 Secondo la giurisprudenza di questa Corte, la questione della lex mitior si pone 

di principio anche riguardo all’art. 6 LRD (cfr. sentenze del Tribunale penale fe-

derale SK.2022.17 consid. 2.5.3; SK.2019.76 consid. 4.7; SK.2018.47 del 

26 aprile 2019 consid. 3.5). Anche in questo caso, le modifiche successive al 

17 aprile 2016 risultano però ininfluenti, per il che, anche l’obbligo di svolgere 

chiarimenti dell’imputato va valutato in base al diritto in vigore dal 1° gennaio 

2016 al 31 dicembre 2020 (in seguito: art. 6 LRD-2016). 

2.5 Il 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la revisione del diritto sanzionatorio nel CP 

(RU 2016 1249; FF 2012 4181). Nella presente fattispecie, occorrerà dunque 

determinare quale sia il diritto più favorevole all’imputato, analisi concreta che 

potrà avvenire unicamente nell’ambito della commisurazione della pena (cfr. infra 

consid. IV, 3.1.1 e segg.). Il 1° luglio 2023 è entrata in vigore anche la Legge 

federale sull’armonizzazione delle pene (RU 2023 259; FF 2018 2345) che non 

rappresenta una lex mitior poiché non vi sono state modifiche rilevanti in con-

creto. 

2.6 Determinanti per la fattispecie e da considerare nella loro versione in vigore al 

momento dei fatti sono anche l’ordinanza del 18 novembre 2009 concernente 

l’esercizio a titolo professionale dell’attività di intermediazione finanziaria (OAIF; 

RS 955.071), abrogata il 31 dicembre 2015, l’ordinanza relativa alla lotta contro 

il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (ORD; RS 955.01), entrata 

in vigore il 1° gennaio 2016 e, a livello di autodisciplina, anche il regolamento 

dell’OAD PolyReg ai sensi dell’art. 25 cpv. 2 LRD (di seguito: regolamento Poly-

Reg) nelle versioni del 21 marzo 2014 e dell’11 settembre 2015 (cfr. act. DFF 30 

19-63). 

3. Ne bis in idem 

3.1 Limitatamente all’infrazione di cui all’art. 37 LRD, la difesa ha pregiudizialmente 

eccepito che il perseguimento penale debba essere abbandonato in applicazione 

- 20 - 

SK.2022.33 

del "ne bis in idem". Nonostante l’imputato sia già stato condannato nel 2017 per 

carente diligenza in operazioni d’affari (art. 305ter CP), il DFF non avrebbe prov-

veduto ad ordinare la riunione del procedimento penale con quello penale ammi-

nistrativo come da facoltà di cui all’art. 51 LFINMA. I fatti su cui si fondano i due 

procedimenti sarebbero strettamente collegati tra loro, di modo che, il principio 

risulterebbe violato. 

3.2  

3.2.1 L’art. 11 cpv. 1 CPP disciplina il principio "ne bis in idem", che è inoltre sancito 

dall’art. 4 del Protocollo n. 7 alla CEDU (RS 0.101.07), nonché dall’art. 14 cpv. 7 

del Patto ONU II (RS 0.103.2) e deriva altresì direttamente dalla Costituzione 

(DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2). Secondo l’art. 11 cpv. 1 CPP, chi è stato con-

dannato o assolto in Svizzera con decisione passata in giudicato non può essere 

nuovamente perseguito per lo stesso reato. V’è identità di eventi quando i fatti 

alla base del primo e del secondo procedimento penale sono identici o fonda-

mentalmente uguali. La loro qualifica giuridica non è rilevante. Il divieto di un 

secondo procedimento costituisce un impedimento a procedere, che deve essere 

considerato d’ufficio in ogni stadio della procedura (DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2 

e riferimenti; sentenza del Tribunale federale 6B_111/2022 del 24 agosto 2022 

consid. 2.2.1).  

3.2.2 Sino in tempi relativamente recenti si è ritenuto che il "ne bis in idem" non fosse 

applicabile nel rapporto tra i procedimenti penali "ordinari" dei pubblici ministeri 

per i reati di diritto comune, che sono puniti come delitti o crimini, e quelli delle 

autorità amministrative per i reati di diritto speciale, che sono perseguiti sempli-

cemente come contravvenzioni (ACKERMANN/EBENSPERGER, Der EMRK-

Grundsatz ne bis in idem - Identität der Tat oder Identität der Strafnorm? In:  AJP 

1999, pag. 834, n. marg. 85 e seg.). Alla luce delle pene ipotetiche previste oggi, 

non è più possibile parlare di un effetto meno drastico del diritto penale ammini-

strativo (cfr. BURRI, Swissmedic, Heilmittelgesetz und Strafverfahren Gese-

tzeskonkurrenzen, Zuständigkeitskonflikte und Information der Öffentlichkeit, in: 

Das Verwaltungsstrafrecht im Wandel, 2017 pag. 175), di modo che, il principio 

del ne bis in idem è da considerare anche in ambito di diritto penale amministra-

tivo (ACHERMANN/FRANK, Basler Kommentar, 2020, n. 38 e seg. ad. art. 2 DPA). 

3.2.3 La res iudicata e il principio ne bis in idem presuppongono l’identità della persona 

interessata e dei fatti in questione (DTF 125 II 402 consid. 1b; 120 IV 10 consid. 

2b; sentenze del Tribunale federale 6B_1053/2017 del 17 maggio 2018 consid. 

4.1; 6B_1269/2016 del 21 agosto 2017 consid. 3.3; 6B_857/2013 del 7 marzo 

2014 consid. 5.5; 2C_508/2014 del 20 febbraio 2015 consid. 6), così come la 

presenza di due procedimenti: un primo, in cui l’interessato è stato condannato 

- 21 - 

SK.2022.33 

o assolto con una decisione definitiva che è cresciuta in giudicato e che non può 

più essere impugnata tramite mezzi giuridici ordinari, e un secondo, successivo, 

in cui egli sarebbe stato nuovamente perseguito o punito (sentenza del Tribunale 

federale 6B_279/2018 del 27 luglio 2018 consid. 1.1 e rinvii). La giurisprudenza 

europea in materia di diritti dell’uomo ha indicato che si deve dare un’interpreta-

zione estensiva della nozione di stesso reato e di fatti identici (idem). Il persegui-

mento e la repressione di un comportamento sono esclusi in presenza di una 

fattispecie identica o di una fattispecie sostanzialmente identica per la quale una 

decisione è già stata pronunciata (Corte EDU Sergeï Zolotukhine contro Russia 

del 10 febbraio 2009; HOTTELIER, Commentaire romand, n. 11a ad art. 11 CPP). 

3.2.4 Giusta l’art. 51 cpv. 1 LFINMA se nell’ambito di una causa penale è data sia la 

competenza del DFF, sia quella della giurisdizione federale o cantonale, il DFF 

può ordinare la riunione del perseguimento penale dinanzi all’autorità di perse-

guimento che già se ne occupa, sempreché vi sia stretta connessione materiale, 

la causa non sia ancora pendente presso l’autorità giudicante e la riunione non 

ritardi in misura insostenibile la procedura in corso. Si tratta di una disposizione 

a carattere potestativo che si ispira a quanto previsto all’art. 20 cpv. 3 DPA (SCH-

WOB/WOHLERS, Basler Kommentar, n. 1 ad art. 51 LFINMA). Nonostante il testo 

sembri lasciar intendere il contrario, la riunione del procedimento è possibile solo 

in favore delle autorità di perseguimento penale ordinarie (federali o cantonali) e 

nella sola eventualità in cui entrambe le procedure siano già in corso di istruzione 

(ROUVINEZ, Le droit de recours contre la décision de jonction au sens de l’art. 51 

LFINMA in: SJ 2020 II pag. 265 e seg.). 

3.2.5 Questo Tribunale ha già avuto modo di precisare che, in presenza di due inchie-

ste successive, la prima di diritto penale ordinario di competenza del MPC per 

violazione dell’art. 305bis CP e la seconda di diritto penale amministrativo istruita 

dal DFF e riguardante la violazione dell’art. 37 LRD, il divieto di nuovo persegui-

mento presuppone che l’autorità che conduce la prima procedura sia in misura 

di apprezzare la fattispecie in tutti i suoi aspetti giuridici. Poiché in tal caso sia il 

DFF che il MPC dispongono di poteri decisionali limitati, l’esame della situazione 

di fatto nella sua interezza e in tutti i suoi aspetti giuridici è possibile solo d’in-

sieme (cfr. sentenza del Tribunale penale federale SK.2014.14 del 18 marzo 

2015 consid. 4.3, confermata dal Tribunale federale con sentenza 6B_503/2015 

del 24 maggio 2016 consid. 1.2). 

3.3  

3.3.1 In aula è già stato comunicato alle parti, in evasione all'eccezione pregiudiziale, 

che per la Corte, i fatti alla base del primo e del secondo procedimento non risul-

tavano identici o fondamentalmente uguali. L’art. 305ter CP non copre la 

- 22 - 

SK.2022.33 

violazione di altri doveri di diligenza, ed in particolare l’obbligo di chiarimento ai 

sensi dell’art. 6 LRD (cfr. CASSANI, Commentaire Romand, n. 22 ad art. 305ter 

CP); una condanna per carente diligenza non va di pari passo con una violazione 

dell’obbligo di comunicazione. La procedura condotta dal MPC concerneva il 

mancato accertamento da parte dell’imputato, nonostante la diligenza che s’im-

poneva in quelle circostanze, dell’identità dell’avente economicamente diritto 

delle somme di denaro consegnate tra il 25 giugno 2015 ed il 2 luglio 2015 da H., 

rispettivamente il 25 giugno 2015 dalla persona indicata con il nome "M." e di 

aver autorizzato l’esecuzione stessa delle operazioni di cambio applicando la 

tecnica dello "smurfing’’. Scopo della presente procedura penale amministrativa 

è invece quello di stabilire se l’imputato, in qualità di intermediario finanziario, 

abbia chiarito a sufficienza il contesto economico delle transazioni finanziarie av-

venute e se, malgrado la conoscenza di uno stato di fatto che la imponeva, abbia 

omesso di effettuare una comunicazione all’Ufficio MROS (cfr. DE CAPITANI, in: 

Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, vol. II, 

2002, n. 17 ad art. 37 LRD). Per quanto concerne la pretesa sovrapponibilità dal 

punto di vista temporale, va osservato che sebbene si tratti in entrambi i casi di 

reati continuati (cfr. DTF 136 IV 127 consid. 3.1.1; 142 IV 276 consid. 5.4.2) il 

periodo di riferimento non è lo stesso e lo stato illecito contestato dal DFF per 

quanto concerne la violazione dell’art. 37 LRD perdura ben oltre il 2 luglio 2015, 

data sino alla quale il MPC ha imputato ad A. il delitto di cui all’art. 305ter CP. 

Peraltro, come ha già avuto modo di sottolinearlo la nostra Alta Corte, la vici-

nanza temporale e spaziale dei fatti contestati – periodi di tempo parzialmente 

sovrapposti, stessi locali – non è sufficiente per configurare l’identità di eventi 

determinante ai fini del ne bis in idem (cfr. sentenze del Tribunale federale 

6B_1136/2021 del 7 novembre 2021 consid. 3.4; 6B_775/2020 del 23 novembre 

2020 consid. 2.3).  

3.3.2 Anche nel caso che ci occupa, la competenza per istruire il procedimento penale 

ordinario per carente diligenza in operazioni finanziarie e la presente procedura 

di diritto penale amministrativo differisce. Inoltre, non vi era modo di perseguire 

in modo congiunto i reati di cui all’art. 305ter CP e 37 LRD. Solo il DFF, ossia 

l’autorità di perseguimento e di giudizio per le infrazioni alle disposizioni penali 

della FINMA o delle leggi sui mercati finanziari, tra cui rientra anche la LRD (art. 

1 cpv. 1 lett. f LFINMA), poteva ordinare la riunione del perseguimento penale 

dinanzi al MPC. Poiché l’istruzione del caso da parte del DFF relativamente alle 

ipotesi di reato che soggiacciono alla sua competenza risulta posteriore all’in-

chiesta condotta dal MPC, tale opzione non era in ogni caso data. Ne deriva che 

nell’ambito della procedura per carente diligenza in operazioni finanziare, il MPC 

non era in misura di apprezzare la fattispecie sotto tutti i suoi aspetti giuridici. Da 

questo punto di vista, il fatto che si sia di fronte ad una procedura riguardante la 

violazione dell’art. 305ter CP non muta la situazione. Peraltro, si deve ritenere che 

- 23 - 

SK.2022.33 

l’istruzione di una procedura penale amministrativa susseguente fosse prevedi-

bile per l’imputato, il quale era già rappresentato da un legale nel corso del pro-

cedimento condotto dal MPC e doveva quindi essere al corrente della dicotomia 

di competenze esistente e dell’eventualità di una denuncia al DFF da parte 

dell’OAD-PolyReg, che a quel tempo aveva già istruito diverse procedure di san-

zione nei confronti di B. SA (cfr. in questo senso sentenza del Tribunale federale 

6B_1136/2021 del 7 novembre 2021 consid. 3.4). 

3.4 Per questi motivi e come già illustrato da questo Giudice in sede dibattimentale, 

non si intravvede in specie alcuna violazione del principio del ne bis in idem. 

4. Rinvio a giudizio e principio accusatorio 

4.1 La difesa ha sollevato pregiudizialmente anche una violazione del principio ac-

cusatorio. Il DFF, con la trasmissione degli atti, si sarebbe limitato a rinviare alla 

decisione penale che nei suoi dispositivi non conterrebbe la necessaria indica-

zione ai sensi dell’art. 325 CPP in punto alle ipotesi accusatorie avanzate. Ciò 

con particolare riferimento al fatto che il dispositivo della decisione penale del  

15 giugno 2022 non indicherebbe le circostanze di luogo in cui si sarebbero svolti 

i fatti, né, tantomeno, il riassunto stringato dei fatti alla base dei reati ipotizzati. 

Medesima violazione risulterebbe compiuta con la subordinata del 15 luglio 2022, 

nella misura in cui essa nemmeno conterrebbe il dispositivo. 

4.2  

4.2.1 Nel diritto penale amministrativo, laddove sia stato chiesto il giudizio di un tribu-

nale, il rinvio a giudizio tien luogo d’accusa. Esso deve enunciare la fattispecie e 

le disposizioni penali applicabili, ovvero rimandare alla decisione penale (art. 73 

cpv. 1 e 2 DPA; cfr. sentenza del Tribunale 6B_503/2015 del 24 maggio 2016 

consid. 3.1: ce sont le dossier et la décision finale de l’administration qui font 

fonction d’acte d’accusation). Ciò non significa che l’intera fattispecie debba com-

parire nel rinvio a giudizio nella sola forma di una ripetizione integrale delle con-

siderazioni di cui alla decisione penale o che si debba rinviare integralmente a 

quest’ultima, ma bensì che i riferimenti al contenuto della decisione penale pos-

sano sostituire, in tutto o in parte, un’ulteriore descrizione dei capi d’accusa. Da 

un punto di vista formale, non è richiesto un documento uniforme (sentenza del 

Tribunale penale federale CA.2019.34 del 25 giugno 2020 consid. 5; HEIMGART-

NER/KESHELAVA, Basler Kommentar, n. 18 ad art. 73 DPA). Nell’ambito del rinvio 

a giudizio ai sensi della DPA, la formulazione di un’imputazione alternativa per 

negligenza è ritenuta ammissibile da questa Corte (sentenza del Tribunale pe-

nale federale SK.2021.46 del 19 luglio 2022 consid. 1.3.2 e seg.). 

- 24 - 

SK.2022.33 

4.2.2 L’atto d’accusa ha essenzialmente due funzioni: una funzione informativa nel 

senso di definire la materia di cui si discuterà nel processo e una funzione deli-

mitativa nel senso di delimitare il campo delle accuse in modo tale da permettere 

una difesa effettiva con pieno esercizio del diritto di essere sentito, potendo con-

tare sul fatto che il tribunale è vincolato alle fattispecie descritte nell’atto di accusa 

(DTF 133 IV 235 consid. 6; 126 I 19 consid. 2a, 120 IV 348 consid. 2 e 3). Tale 

principio, che già discende dall’art. 9 CPP, è concretizzato all’art. 325 cpv. 1 lett. 

f CPP, secondo il cui tenore l’atto d’accusa indica in modo quanto possibile suc-

cinto, ma preciso, i fatti contestati all’imputato, specificando dove, quando, come 

e con quali effetti sono stati commessi.  

4.2.3 Nel presente caso, non si vede in che modo, la decisione penale del 15 giugno 

2022, che consta di ben 38 pagine e contiene le necessarie considerazioni fat-

tuali, possa essere ritenuta carente da questo punto di vista. Nulla prescrive del 

resto che tali informazioni debbano essere ripetute nel dispositivo, come sembra 

pretenderlo la difesa. Per il resto, l’atto in questione, cui rimanda il rinvio a giudi-

zio, indica chiaramente quali erano, a mente del DFF, le informazioni false fornite 

dall’intermediario finanziario e i sospetti che avrebbero dovuto condurre l’impu-

tato ad effettuare una comunicazione MROS. Il rinvio a giudizio non presta nem-

meno il fianco a critiche quanto alla localizzazione del reato.  

4.2.4 Al dibattimento, è stato comunicato oralmente che la Corte riteneva vi fossero in 

concreto sufficienti elementi per definire la materia nel senso della funzione in-

formativa, come pure per delimitare le accuse e permettere una difesa efficace. 

Nella medesima circostanza è parimenti stato indicato che le eventuali questioni 

restanti sarebbero state vagliate, nella misura del necessario, con la valutazione 

di merito.  

Il rinvio a giudizio non pone dunque problemi dal punto di vista del principio ac-

cusatorio. 

5. Prescrizione 

5.1 II termine di prescrizione per la comunicazione d’informazioni false ai sensi 

dell’art. 45 LFINMA-2009 è di 10 anni (art. 97 cpv. 1 lett. c CP), mentre, la viola-

zione dell’obbligo di comunicazione ex art. 37 LRD soggiace ad un termine di 

prescrizione di 7 anni (art. 1 cpv. 1 lett. f in combinato disposto con l’art. 52 

LFINMA). 

5.2 Ai sensi dell’art. 98 CP, la prescrizione decorre: dal giorno in cui l’autore ha com-

messo il reato (lett. a), dal giorno in cui è stato compiuto l’ultimo atto, se il reato 

è stato eseguito medianti atti successivi (lett. b), se il reato è continuato per un 

certo tempo, dal giorno in cui è cessata la continuazione (lett. c). La prescrizione 

- 25 - 

SK.2022.33 

si estingue se, prima della scadenza del termine di prescrizione, è stata pronun-

ciata una sentenza di prima istanza (art. 97 cpv. 3 CP).  

5.3 Per quanto concerne in particolare il reato di cui all’art. 37 LRD, quando la rela-

zione d’affari è duratura, l’intermediario finanziario che sa o sospetta che i valori 

patrimoniali oggetto di una relazione potrebbero realizzare le condizioni dell’art. 9 

LRD, e che omette di effettuare una comunicazione, agisce permanentemente in 

modo illecito. Come visto, in siffatte circostanze la violazione dell’obbligo di co-

municazione costituisce un reato permanente o continuo ai sensi 

dell’art. 98 lett. c CP (cfr. supra consid. I, 2.4.2.1 e riferimenti citati). Considerato 

che l’art. 9 LRD deve permettere di perseguire il riciclaggio di denaro – come 

previsto dalla giurisprudenza dell’Alta Corte almeno dal 2008 – l’obbligo di comu-

nicazione non si estingue con la fine della relazione d’affari, ma perdura fintanto-

ché i valori possono essere scoperti e confiscati (DTF 144 IV 391 consid. 3.1; 

142 IV 276; 134 IV 307; ORDOLLI, in: GwG AMLA, commentario [Thele-

sklaf/Wyss/Van Thiel/Ordolli, curatori], 3a ediz. 2019 [in seguito: commentario 

GwG], n. 5 ad art. 37 LRD). A questo riguardo, l’apertura di un’inchiesta non 

mette di principio fine all’obbligo di comunicare; un tale obbligo sussiste fintanto 

che le autorità penali non sono a conoscenza delle sorti dei valori patrimoniali 

che potrebbero essere legati al riciclaggio di denaro, che fino a quel momento 

potrebbero ancora loro sfuggire (DTF 144 IV 391 del 7 agosto 2018 consid. 3.4).  

5.4 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per sentenza di prima istanza, 

a seguito della quale la prescrizione non decorre più, si intende un giudizio di 

condanna o di proscioglimento (DTF 142 IV 276 consid. 5.2; DTF 139 IV 60 con-

sid. 1.5). Nei casi di diritto penale amministrativo, la decisione penale ai sensi 

dell’art. 70 DPA - che succede al decreto penale ai sensi dell’art. 64 DPA - costi-

tuisce, sotto il profilo della prescrizione, una sentenza di prima istanza ai sensi 

dell’art. 97 cpv. 3 CP, che pone fine alla prescrizione (DTF 133 IV 112 consid. 

9.4.4). La prescrizione dell’azione penale si estingue nel momento in cui è reso 

il giudizio e non quando lo stesso è notificato alle parti (DTF 142 IV 276 consid. 

5.2; DTF 130 IV 101 consid. 2.3).  

5.5 In concreto, le comunicazioni rilevanti dal punto di vista dell’art. 45 cpv. 1 

LFINMA-2009 sono intervenute il 4 agosto 2015 (data di notifica), il 22 dicembre 

2016 ed il 16 gennaio 2017. Quo alla violazione dell’art. 37 LRD, si deve partire 

dall’assunto che il termine di sette anni abbia iniziato a decorrere al più presto in 

occasione della perquisizione della sede di B. SA da parte del MPC, ossia il 

18 aprile 2016. La prescrizione sarebbe dunque intervenuta al più presto il 4 ago-

sto 2025 per il reato di cui 45 cpv. 1 LFINMA-2009 ed il 18 aprile 2023 per la 

violazione dell’art. 37 LRD. È dunque pacifico che al momento dell’emissione 

- 26 - 

SK.2022.33 

della decisione penale del 15 giugno 2022, che ha valore interruttivo al pari di 

una sentenza di prima istanza, i reati non fossero prescritti.  

II. Considerazioni preliminari  

1. Qualità di intermediario finanziario di B. SA 

1.1 Secondo l’art. 2 cpv. 3 lett. c LRD, nella versione in vigore al momento dei fatti, 

sono intermediari finanziari in particolare le persone che, a titolo professionale, 

commerciano, per conto proprio o per conto di terzi, biglietti di banca e monete, 

strumenti del mercato monetario, divise, metalli preziosi, materie prime e valori 

mobiliari (cartevalori e diritti valori), nonché strumenti derivati. Sino al 31 dicem-

bre 2015, la soglia per ammettere un’attività svolta a titolo professionale era de-

finita all’art. 7 OAIF. La lett. a del disposto prevedeva segnatamente che era ne-

cessario realizzare un ricavo lordo superiore a CHF 20’000.– annui. Dal 1° gen-

naio 2016 la questione è regolata all’art. 7 cpv. 1 lett. a ORD, ed il ricavo lordo 

minimo è stato portato a CHF 50’000.–. Nel quadro delle attività commerciali di 

cui all’art. 5 ORD, ai fini della valutazione del criterio è determinante l’utile lordo 

e non il ricavo lordo (Circolare FINMA 2011/1 "Attività di intermediazione finan-

ziaria ai sensi della LRD", n. marg. 152). Un altro valore di soglia è quello delle 

transazioni, che deve superare i 2 milioni di franchi per anno civile (art. 7 cpv. 1 

lett. d OAIF; art. 7 cpv. 1 lett. d ORD). Per transazione si intende di principio 

qualsiasi forma di trasformazione e qualsiasi trasferimento di valori patrimoniali. 

L’esecuzione di una transazione unica non è considerata un’attività esercitata a 

titolo professionale, nemmeno se supera i CHF 2’000’000.–. A partire dalla se-

conda transazione, l’attività è tuttavia considerata come esercitata a titolo profes-

sionale se il volume complessivo delle due transazioni supera i 2 milioni di fran-

chi. Per calcolare il volume complessivo delle transazioni non vanno conteggiati 

gli afflussi di valori patrimoniali e i reinvestimenti all’interno del medesimo depo-

sito. Nei contratti che vincolano bilateralmente va considerata unicamente la pre-

stazione fornita dalla controparte (Circolare FINMA 2011/1 "Attività di intermedia-

zione finanziaria ai sensi della LRD", n. marg. 146). 

1.2 L’attività commerciale svolta da B. SA, società avente quale scopo sociale prin-

cipale la negoziazione di valute ed il commercio di metalli preziosi, ed in partico-

lare l’attività di cambio, rientra tra quelle contemplate all’art. 2 cpv. 3 lett. c LRD 

(art. 5 cpv. 1 e 4 OAIF; 5 cpv. 1 lett. a e cpv. 3 ORD; BOVET/BACHARACH, Com-

mentaire Romand, 2022, n. 207 ad art. 2 LRD). Come risulta dai rapporti di revi-

sione straordinaria del 2015 e del 2016, ripresi dal MPC nel rapporto FFA, dal 

novembre 2014 al luglio 2015 B. SA ha effettuato 8’977 operazioni di cambio per 

un controvalore totale di CHF 18’200’000.–; da agosto a novembre 2015 sono 

stati cambiati CHF 14’200’000.– suddivisi in 7’949 operazioni; dal dicembre 2015 

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SK.2022.33 

al luglio 2016 CHF 62’000’000.– in 15’505 transazioni (cfr. act. DFF 10 116). A., 

al dibattimento, ha affermato che presso gli uffici cambio a lui riconducibili veni-

vano cambiati mensilmente diversi milioni di franchi (cfr. verbale dibattimentale, 

act. SK 4.731.011). Sulla base di queste cifre, l'attività di cambiavalute è stata 

svolta a titolo professionale per tutto il periodo di rilevanza penale. B. SA rientra 

dunque tra gli intermediari finanziari ai sensi dell’art. 2 cpv. 3 LRD. Come tale, 

detta società sottostava alla sorveglianza ed era tenuta ad affiliarsi ad un organi-

smo di autodisciplina (art. 14 cpv. 1 LRD); lo è effettivamente stata dal 21 no-

vembre 2014 al 20 febbraio 2018, presso l’OAD PolyReg (cfr. act. DFF 101 66, 

200). Nella decisione penale, il DFF ha rilevato che B. SA era anche assoggettata 

alla vigilanza secondo l’art. 3 lett. a LFINMA (cfr. act. SK 4.100.0024). 

2. Doveri di diligenza e tecnica dello "smurfing" 

2.1 Giusta l’art. 25 LRD, gli organismi di autodisciplina emanano un regolamento che 

concretizza gli obblighi di diligenza degli intermediari finanziari affiliati e stabilisce 

il modo in cui essi devono essere adempiuti. Secondo l’art. 14 del regolamento 

PolyReg, nelle versioni del 21 marzo 2014 e 11 settembre 2015 (cfr. act. DFF 30 

19-63), l’obbligo di identificare una controparte è dato in caso di operazioni di 

cambio, quando si cambia il taglio di banconote o monete, oppure quando si 

cambiano banconote o monete da una valuta ad un’altra valuta e il valore della 

transazione, o di più transazioni che sembrano collegate tra loro, supera 

CHF 5’000.–. In tal caso l’intermediario finanziario si fa rilasciare un documento 

d’identificazione in originale o in copia autenticata. Egli inserisce nell’incarto la 

copia autenticata o fa una copia dei documenti che gli sono stati forniti. Su di 

essa certifica, con data e firma o con una sigla, di aver esaminato il documento 

originale o la copia certificata conforme (art. 15 del regolamento PolyReg). Per 

le operazioni uguali o superiori a CHF 25’000.– (operazione singola o più opera-

zioni che sembrano collegate tra loro), l’intermediario finanziario deve inoltre 

identificare l’avente diritto economico mediante un Formulario A (art. 19 del re-

golamento PolyReg), mentre che, in presenza di operazioni uguali o superiori a 

CHF 100’000.– (operazione singola o più operazioni che sembrano collegate tra 

loro), scatta l’obbligo di diligenza accresciuta ai sensi dell’art. 6 LRD, volto al 

chiarimento del contesto economico e dello scopo della transazione (art. 31 e 33 

del regolamento PolyReg). In considerazione della struttura organizzativa della 

società, il regolamento PolyReg non imponeva l’istituzione di direttive interne a 

B. SA. Non di meno, dagli atti si evince l’esistenza di un promemoria interno in-

dirizzato ai dipendenti, nel quale si evidenziano i principi base per l’effettuazione 

delle operazioni di cambio e compro-oro e l’identificazione dei clienti per opera-

zioni di cambio superiori a CHF 5’000.–, rispettivamente CHF 20’000.–, soglia 

prudenzialmente ridotta rispetto ai CHF 25’000.– previsti dal regolamento Poly-

Reg (cfr. act. DFF 10 117; 10 75). 

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SK.2022.33 

2.2 Nell’interrogatorio cui è stato sottoposto il 18 aprile 2016 nel procedimento per 

carente diligenza in operazioni finanziarie, A. ha ben illustrato l’implementazione 

degli obblighi di identificazione del cliente in seno a B. SA. Egli ha infatti dichia-

rato: "Per operazioni uguali o superiori a CHF 5’000.– […] richiediamo un docu-

mento d’identità della persona che si presenta a effettuare fisicamente il cambio, 

fotocopiandolo ed archiviandolo insieme alla ricevuta di cambio nei nostri archivi 

cartacei, archivi questi presenti presso l’ufficio cambio. Come già detto, per i do-

cumenti d’identità ove non figura un indirizzo della persona, questo viene richie-

sto oralmente e annotato sulla copia del documento d’identità che rimane a noi. 

Per quanto attiene invece operazioni per importi uguali o superiori a 

CHF 20’000.– come detto, oltre a seguire la prassi della copia del documento 

compiliamo un formulario denominato modulo per la dichiarazione di chiarimenti 

supplementari per operazioni singole o ripetitive. In questo formulario A anno-

tiamo i dati personali e l’origine dei fondi, per origine dei fondi è sufficiente che il 

cliente che intende cambiare mi dica da dove vengano, ossia prelevamento in 

banca, denaro custodito al domicilio, giacenza in cassetta di sicurezza, ecc. Vor-

rei dire che noi ci basiamo sulle dichiarazioni dei clienti non potendo far diversa-

mente, è impossibile provare il contrario di quanto viene affermato dai clienti e 

quindi ci basiamo su quanto loro ci dicono. Per quanto attiene a operazioni su-

periori o uguali a CHF 100’000.–, agiamo come prima, ossia copia documento e 

compilazione del modulo citato esigendo la prova del prelevamento rilasciato 

dall’istituto bancario. Anche nel caso in cui il cliente è a noi conosciuto, identifi-

chiamo lo stesso con la procedura indicata prima, fotocopiando il documento 

d’identità e se del caso compiliamo il modulo. Per essere precisi, noi abbiamo 

dei clienti abituali che cambiano importi superiori a CHF 5’000.– e per questi ab-

biamo una copia del documento salvato sul PC e quindi quando lo vediamo au-

tomaticamente stampiamo il documento e lo alleghiamo alla copia della ricevuta 

firmata dal cliente" (cfr. act. SK 4.661.063-065). 

2.3 La tecnica dello "smurfing" è una pratica utilizzata per aggirare il monitoraggio 

delle transazioni finanziarie sospette. Si tratta, in sostanza, di suddividere somme 

di denaro oltrepassanti le soglie di identificazione in importi più piccoli, in modo 

da eluderle e sottrarsi dall’obbligo di identificare il cliente e, di conseguenza, an-

che dagli altri obblighi di diligenza, in particolare quello dell’art. 6 LRD concer-

nente il chiarimento del retroscena economico dei fondi. Lo "smurfing" è un fat-

tore di rischio riconosciuto nel contesto delle attività degli uffici cambio (MINI, Ma-

nuale di diritto finanziario, 2a ed. 2020, n. marg. 199, pag. 559; TEICHMANN, Me-

thoden der Geldwäscherei, 3a ed. 2023, pag. 19; 217 e segg.). 

  

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SK.2022.33 

3. Accertamento dei fatti  

3.1 Principi 

3.1.1 Secondo l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove secondo il 

convincimento che trae dall’intero procedimento. Così come precisato dalla dot-

trina, il principio della libera valutazione delle prove non significa che i fatti pos-

sano venire accertati secondo il "buon volere del giudice" o secondo sue sogget-

tive convinzioni. Esso significa, invece, che chi giudica non è vincolato a regole 

scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente 

sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di 

tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le circostanze a carico e a scarico senza 

essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei diversi mezzi di prova 

(DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c/bb; BERNASCONI, op. cit., n. 15 

e 16 ad art. 10 CPP; SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskom-

mentar, 3a ediz. 2018, n. 4 e 5 ad art. 10 CPP; VERNIORY, Commentaire romand, 

op. cit., n. 27 e segg. ad art. 10 CPP). Semplicemente, dunque, il principio della 

libera valutazione delle prove significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di 

prova: per esempio, la deposizione di un teste non ha, di regola, maggior valore 

probante di quella di una persona informata sui fatti, di quella dello stesso impu-

tato o di quella della parte lesa (sentenze del Tribunale federale 6B_936/2010 

del 28 giugno 2011 consid. 5; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010 consid. 1.2-1-4; 

6B_1028/2009 del 23 aprile 2010 consid. 2.3; BERNASCONI, op. cit., n. 21 ad art. 

10 CPP; PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2a ediz. 2006, n. 744 ad 

§ 100). Così, il giudice deve sempre formare il proprio convincimento unicamente 

sulla valutazione approfondita e oggettiva – di un determinato mezzo di prova 

(HOFER, op. cit., n. 58 e segg. ad art. 10 CPP; SCHMID, op. cit., n. 5 ad art. 10 

CPP). 

3.1.2 Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove – di cui deve dare conto 

in sentenza con una congrua motivazione (sentenza del Tribunale federale 

6B_10/2010 del 10 maggio 2010 consid. 1.2) – il giudice dispone di un ampio 

potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; sentenza 

del Tribunale federale 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.4.1). Esso va-

luta liberamente la sincerità delle dichiarazioni di qualsiasi parte e di altri parteci-

panti al procedimento (art. 104 e 105 CPP) e può decidere di tenere conto sol-

tanto di quelle dichiarazioni dell’imputato che, dopo un procedimento di valuta-

zione rigoroso, fondato su elementi oggettivi di cui deve dare conto nella motiva-

zione della sentenza, appaiono convincenti e respingere quelle che, invece, ap-

paiono dubbie. In questo contesto, la libera valutazione delle prove implica ad 

esempio che, in caso di "la mia parola contro la tua" oppure di versioni successive 

- 30 - 

SK.2022.33 

rese dall’imputato, il giudice può determinare quale sia la versione più credibile 

(VERNIORY, Commentaire romand, 2a ediz. 2019, n. 34 ad art. 10 CPP). 

3.1.3 Giusta l'art. 10 cpv. 3 CPP, se vi sono dubbi insormontabili quanto all'adempi-

mento degli elementi di fatto, il giudice si fonda sulla situazione oggettiva più 

favorevole all'imputato (art. 10 cpv. 3 CPP). Questa norma concretizza il principio 

costituzionale della presunzione di innocenza (in dubio pro reo; art. 32 cpv. 1 

Cost. e art. 6 cpv. 2 CEDU). In materia di valutazione delle prove, il principio in 

dubio pro reo implica che il giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esi-

stenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valu-

tazione oggettiva del materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano 

verificati proprio in quel modo. Poiché sempre possibili, semplici dubbi astratti e 

teorici non sono tuttavia sufficienti, non potendo essere esatta una certezza as-

soluta. Il principio è disatteso solo quando il giudice penale avrebbe dovuto nu-

trire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili 

dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 145 IV 154 consid. 1.1 con rinvii; 

senteza del Tribunale penale federale CA.2019.28 del 25 settembre 2020 consid. 

2.41-2.4.2). 

3.2 Operazioni di cambio  

3.2.1 H. 

3.2.1.1 Presso gli uffici di B. SA è stata ritrovata un’agenda in cui, alla data 25 giugno 

2015, è stato annotato "H. 100’000". Come risulta dal rapporto FFA allestito l’8 

dicembre 2016 dal MPC, sulla stessa pagina dell’agenda sono stati pinzati uno 

scontrino con la dicitura "H." indicante l’operazione di cambio di EUR 100’000 

acquistati contro CHF 105’730.– e un foglietto di calcolo con il dettaglio di alcune 

operazioni per arrivare alla cifra descritta, che secondo gli analisti erano tutte 

inferiori a CHF 5’000.– (cfr. act. DFF 10 120). A. ha ammesso che la dicitura "H.", 

rispettivamente "H.", si riferiva a H. (cfr. verbale MPC 18 aprile 2016, act. 

SK 4.661.071; verbale MPC 14 ottobre 2016, act. DFF 10 77). Sul foglietto di 

calcolo, rovinato dall’usura, si riesce a leggere la cifra totale di CHF 105’730.–, 

pari a EUR 100’000.–; la stessa corrisponde a quella dello scontrino di cambio, 

come pure il tasso di cambio di 0.9458. Secondo il rapporto FFA l’analisi del 

giornale dimostra inequivocabilmente che le operazioni sono state contabilizzate 

come dal foglietto di calcolo (a cui si aggiungono ulteriori sei operazioni non pre-

senti sul foglietto). In effetti, nell’elenco figurano una serie di registrazioni, tutte 

inferiori ai CHF 5’000.–, il cui totale raggiunge complessivamente                          

CHF 105’730.–. Sebbene la carta termica sia solo parzialmente leggibile, è an-

cora possibile identificare delle corrispondenze tra le cifre ivi riportate e le 

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SK.2022.33 

registrazioni a giornale, oltretutto nel medesimo ordine (cfr. act. SK 4.661.027; 

091; 4.721.024).  

3.2.1.2 Nell’agenda rinvenuta presso B. SA figurano, alle date 1° luglio 2015 e 2 luglio 

2015, due altre annotazioni "H. EUR 100’000.–" (cfr. act. SK 4.721.022). Se-

condo il rapporto FFA, l’analisi statistica del giornale ha evidenziato la presenza 

di diverse operazioni registrate in modo conseguente o ravvicinato con lo stesso 

tasso di cambio il 1° luglio 2015 e il 2 luglio 2015. Per gli analisti ciò può  far 

pensare ad una suddivisione degli importi (cfr. act. DFF 10 126).  

3.2.1.3 A., nel suo interrogatorio del 14 ottobre 2016, alla domanda a sapere se, per H., 

il 25 giugno 2015, il 1° luglio 2015 e il 2 luglio 2015 fossero effettivamente stati 

fatti tre cambi di EUR 100’000.– l’uno, ha affermato che erano stati cambiati 

CHF 300’000.– con un utile per il suo ufficio di CHF 1’800.– (cfr. act. DFF 10 80). 

In sede dibattimentale, l’imputato ha confermato di aver effettuato le tre opera-

zioni descritte in favore di H. e di aver registrato i cambi per importi inferiori ai 

CHF 5'000.– in quanto non "sapevamo come fare la registrazione" (cfr. act. 

SK 4.731.012 – 014, 017).  

3.2.1.4 Ne discende che il 25 giugno 2015, il 1° luglio 2015 ed il 2 luglio 2015, presso B. 

SA sono stati effettuati per H. tre distinti cambi valuta superiori ai  

CHF 100’000.– e che dette operazioni sono state registrate in una serie di importi 

inferiori ai CHF 5’000.–. 

3.2.2 Tipo occhi blu 

3.2.2.1 Insieme allo scontrino riconducibile alle transazioni effettuate per H., è stato rin-

venuto anche un secondo foglietto di calcolo con la dicitura "tipo occhi blu" e la 

cifra di cambio di CHF 130’000.– al tasso di 0.9381; sullo stesso è elencata una 

serie di operazioni, che sebbene non siano integralmente visibili per via 

dell’usura, sembrano situarsi anche questa volta tutte al di sotto della cifra di  

CHF 5’000.– (cfr. act. SK 4.721.032; DFF 10 122). Nell’agenda, sempre sulla 

pagina relativa al 25 giugno 2015, è stato annotato "amico", seguito da una pa-

rola scritta in una calligrafia non perfettamente leggibile compatibile con un nome 

proprio con l'iniziale "M." ed il numero 130’000 (cfr. act. SK 4.721.021). Anche in 

questo caso, a giornale si riscontrano 40 registrazioni susseguenti ed inferiori a 

CHF 5’000.–, il cui totale si attesta a CHF 130’000.–; tutte le singole operazioni 

leggibili sul foglietto di calcolo sono identificabili nella lista, ove visibile nel mede-

simo ordine (cfr. act. SK 4.661.056-058; 4.721.032).  

3.2.2.2 Nel corso dell’interrogatorio in qualità di persona informata sui fatti del 18 aprile 

2016 all’imputato è stato mostrato il suddetto foglietto di calcolo con l’annotazione 

"tipo occhi blu" (cfr. act. SK 4.661.070, 086). A. ha affermato trattarsi 

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SK.2022.33 

verosimilmente di un documento riferito a transazioni di compravendita di oro, in 

cui la dicitura "tipo occhi blu", scritta da J., stava probabilmente ad indicare l’im-

piegato M. della N. di X. (cfr. verbale MPC 18 aprile 2016, act. SK 4.661.070). 

Sentito come imputato nel procedimento condotto dal MPC, A. ha inizialmente 

dichiarato di non sapere chi fosse tale "tipo occhi blu", rispettivamente l’"amico" 

annotato sull’agenda; confrontato con quanto verbalizzato nella sua precedente 

deposizione, egli ha affermato "per quanto ricordo, confermo quanto ho dichia-

rato" (cfr. verbale MPC 14 ottobre 2016, act. DFF 10 79). Al dibattimento, A. ha 

dichiarato di non ricordare operazioni di cambio effettuate per conto di tale 

cliente, di non sapere cosa intendesse la segretaria con tale annotazione e di 

non spiegarsi in che modo gli analisti del MPC avessero ricavato le cifre di cui 

sopra, essendo a suo dire possibile estrapolare qualsiasi cifra dai tabulati, a 

fronte dei milioni di franchi cambiati mensilmente. A. ha ammesso di conoscere 

una persona di nome M., impiegata presso la N. Quest’ultimo non avrebbe però 

avuto gli occhi blu essendo "moro". Inoltre, la relazione d’affari con tale società 

sarebbe consistita nella compravendita di oro e non nel cambio valuta. Posto di 

fronte alle cifre a giornale, corrispondenti, per quanto visibile, con quelle di cui al 

foglietto di calcolo, l’imputato non ha saputo dare spiegazioni né ha fornito altri 

dettagli (cfr. verbale dibattimentale, act. SK 4.731.011, 014, 019-021).  

3.2.2.3 La documentazione sequestrata e la ricostruzione svolta nell’ambito del procedi-

mento condotto dal MPC, permettono di concludere che in data 25 aprile 2015 

sia stato effettuato, oltre a quello in favore di H., un ulteriore cambio valuta per 

totali CHF 130'000.– poi frazionato in importi più piccoli. Diversamente da quanto 

preteso dall’imputato, la convergenza tra le cifre riportate sui documenti seque-

strati e le registrazioni contabili, dimostra l’effettivo svolgimento dei cambi ed il 

successivo frazionamento. Al dibattimento A. si è chiamato fuori rispetto a questa 

imputazione. La versione dell'imputato non è credibile, non bisogna infatti dimen-

ticare che il decreto d'accusa per carente diligenza in operazioni finanziarie, ac-

cettato dall'imputato, era riferito anche alla mancata identificazione di tale per-

sona. Inoltre, nessuna documentazione riferita al retroscena economico del cam-

bio di questo importo di CHF 130'000.– è stata rinvenuta. 

3.3 Relazione d'affari con H. 

3.3.1 Nell’ambito del procedimento condotto dal MPC per carente diligenza in opera-

zioni finanziarie, A. è stato interrogato in veste di persona informata sui fatti, con-

testualmente ad una perquisizione svoltasi presso gli uffici della B. SA il  

18 aprile 2016, ossia a circa 10 mesi di distanza dai fatti. In tale occasione, l’im-

putato è stato reso attento del fatto che non fosse obbligato a rendere dichiara-

zioni e che le stesse avrebbero potuto essere utilizzate come mezzi di prova (cfr. 

verbale MPC 18 aprile 2016, act. SK 4.661.060); egli ha liberamente dichiarato 

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di non intravvedere la necessità di essere assistito da un legale (cfr. verbale MPC 

18 aprile 2016, act. SK 4.661.063). A. è stato successivamente interrogato in 

qualità di imputato il 14 ottobre 2016, a distanza di quasi un anno e mezzo dai 

fatti, e sentito ai dibattimenti tenutisi dinanzi a questa Corte.  

3.3.1.1 Nell’interrogatorio del 18 aprile 2016 A. ha affermato che H. "voleva effettuare 

cambi da CHF 100’000.– a volta e non sommati nel tempo. Io gli dissi che senza 

pezze giustificative della provenienza del denaro era impossibile cambiarglieli. 

Lui tentava di convincermi dicendomi che era una persona seria e che c’era una 

società svizzera di mezzo e che il denaro non era di provenienza illecita ma bensì 

frutto della vendita di diamanti che si trovavano in precedenza in una cassetta di 

sicurezza in Svizzera […]. Da parte mia chiesi a questa persona […] di procurarsi 

la copia del contratto di locazione della cassetta di sicurezza con una copia del 

documento del locatario. Oltre a ciò volevo uno scritto che provenisse dal titolare 

dei diamanti, di riflesso del denaro provento della vendita degli stessi, che atte-

stasse l’origine dei fondi. H. mi rispose dicendomi che avrebbe chiesto e quindi 

mi avrebbe fatto sapere e quindi se ne andava […]. Dopo questo primo incontro 

ne sono seguiti diversi altri, durante i quali tentava di convincermi ad effettuare 

le operazioni di cambio. Ad un certo punto ha cambiato la sua richiesta, ossia mi 

chiedeva se poteva cambiare cifre inferiori e da parte mia acconsentivo […]. In-

tendo dire che passava ad esempio la mattina cambiando CHF 10’000.– e il po-

meriggio ulteriori CHF 10’000.– senza presentare un documento o compilare il 

formulario di dichiarazione della provenienza dei fondi, questo era il nostro ac-

cordo […] dopo aver riflettuto posso dire che, rifacendo un paio di calcoli posso 

stimare le operazioni di cambio eseguite a favore di H., nel periodo indicato 

prima, in circa 80 operazioni, per un importo massimo compreso tra i 

CHF 150’000.– e i 200’000.–". Sempre il 18 aprile 2016, l’imputato ha anche 

espressamente asserito "nel registro di cassa facevo figurare diversi cambi va-

luta a carico di passanti, chiaramente al di sotto della soglia dei CHF 5’000.– a 

operazione e ciò senza una regola, vale a dire che magari ne registravo uno e 

dopo una decina di operazioni un altro, di fatto le operazioni venivano registrate 

entro la sera stessa per evitare differenze di cassa […]. Ammetto di aver agito 

infrangendo la legge […] ho deciso di troncare i rapporti con lui perché voleva 

sempre cambiare cifre maggiori, chiaramente sempre senza lasciare traccia". 

Alla domanda degli inquirenti tesa a sapere se le operazioni potevano apparire 

inusuali, A. ha risposto affermativamente, precisando che proprio per tale motivo 

non aveva adottato le misure necessarie all’identificazione del cliente e di aver 

accettato di effettuare i cambi perché guadagnava di più sull’operazione facendo 

un tasso più vantaggioso (cfr. verbale MPC 18 aprile 2016, act. SK 4.661.059-

073). 

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3.3.1.2 Sentito il 14 ottobre 2016 in qualità di imputato, A. è stato confrontato con le sue 

precedenti dichiarazioni ed ha affermato: "dopo la perquisizione […] mi sono 

state mostrate le foto di H. e non avevo realizzato che si parlasse della I. SA. 

Posso dire che nell’estate 2015 sono stato contattato da O., che mi aveva detto 

che aveva un cliente che aveva bisogno di effettuare dei cambi. Questo cliente 

aveva sede sopra i suoi uffici ed era una persona a lui conosciuta. Si trattava 

della I. SA. Mi ha detto che la società era iscritta alla PolyReg e noi abbiamo 

verificato, per cui era sottoposta a un organismo di vigilanza. Mi ha proposto di 

effettuare dei cambi, dicendomi che era già loro cliente e perché era più comodo 

per lui per non venire fino a U. Da lì è iniziato il nostro rapporto con H. che è 

venuto da noi per cambiare del denaro per conto della I. SA […]. Quando ho 

accettato l’operazione, per me era pacifico che era la I. SA che effettuasse l’ope-

razione, per questo ho autorizzato J. ad effettuare le operazioni […] ho autoriz-

zato J. dicendole che sarebbe arrivato un rappresentante della I. SA e le ho detto 

di cambiargli i soldi. Abbiamo interrotto questo rapporto più o meno dopo 1 mese, 

non so se giugno, luglio 2015, comunque entro agosto non l’abbiamo più visto 

[…]. Dopo aver chiesto più volte a H. un documento d’identità e non avendo Io 

stesso acconsentito a fornircelo, abbiamo interrotto i cambi". Rilevando delle con-

traddizioni rispetto a quanto verbalizzato il 18 aprile 2016, gli inquirenti hanno 

anche espressamente questionato A. sul momento in cui avesse relazionato H. 

alla I. SA, quesito a cui ha risposto come segue "Poco dopo il vostro intervento, 

ossia la perquisizione e l’interrogatorio da parte della Polizia giudiziaria federale". 

Quo al motivo per il quale non avesse collegato H. alla I. SA nel corso dell’inter-

rogatorio del 18 aprile 2016, l’imputato ha preteso di essere stato confuso e spa-

ventato e che fosse passato parecchio tempo tra i fatti e la sua prima deposi-

zione. Il MPC ha anche chiesto ad A. se la tecnica di registrazione di importi 

inferiori a CHF 5’000.– "per passanti", tematizzata nel precedente interrogatorio, 

era stata utilizzata anche per altri clienti; l’imputato ha sostenuto non trattarsi di 

una tecnica in uso e, più in generale "di non avere la necessità di effettuare lo 

smurfing in un’operazione del genere, in quanto il soggetto, il beneficiario econo-

mico, era iscritto alla PolyReg". Inoltre, non avrebbe mai dato disposizioni in tal 

senso a J., in quanto "non c’era la necessità di fare smurfing per H." (cfr. verbale 

MPC 14 ottobre 2016, act. DFF 10 71-81). 

3.3.1.3 Al dibattimento, l’imputato ha confermato di aver effettuato i cambi in favore di H. 

Quest’ultimo si sarebbe presentato a tre riprese, il 25 giugno, il 1° luglio ed il 

2 luglio 2015, con circa CHF 100'000.–, per poi lasciare l’ufficio cambi con il cor-

rispettivo in euro. Così facendo, ha ammesso di aver cambiato all'incirca com-

plessivi CHF 300'000.–. A. ha tenuto a precisare che "H. non è arrivato in ufficio 

dal nulla" e di averlo "conosciuto in un altro ufficio cambi" dove gli sarebbe stato 

presentato "come dipendente della I. SA, come una persona molto abbiente". Il 

cliente gli avrebbe promesso di portargli "i documenti della I. SA" in quanto detta 

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SK.2022.33 

società sarebbe stata "iscritta alla PolyReg e non c’è problema". Chiamato a con-

testualizzare il modo in cui tali operazioni fossero state inserite nel sistema, l’im-

putato ha asserito che "all’inizio non è stato registrato perché era in attesa di 

documentazione. Perché se avesse portato la documentazione andava registrato 

in un’altra maniera" e meglio, che i "documenti che doveva portarmi sono rimasti 

lì forse tre o quattro mesi". A. ha puntualizzato di aver detto a H. "mi devi portare 

la tua carta d’identità e l’autorizzazione della I. SA per fare cambi per conto loro. 

Se non mi porti questo mi devi portare i documenti che attestino la provenienza 

dei fondi", offrendogli così "le due possibilità" (cfr. verbale dibattimentale, act. 

SK 4.731.013-017) . A fronte del fatto che "lui non si trovava" e che "I. SA non 

rispondeva al telefono", rispettivamente che "per la I. SA sarei dovuto andare dal 

O. a prendere i documenti ma lui mi diceva di aspettare", alcuni mesi dopo, ve-

rosimilmente 4 o 5, le operazioni sarebbero quindi state registrate splittandole in 

importi inferiori a CHF 5'000.–. Questo perché, in assenza dei documenti "non 

sapevamo come fare la registrazione". A. ha più volte ammesso di aver sbagliato 

ad agire in tal modo. In circostanze normali, nel caso in cui un cliente si fosse 

presentato con CHF 100'000.–, egli avrebbe "dovuto fare il chiarimento speciale", 

chiedendo i documenti e la provenienza dei fondi, ma nel caso di H. il passaggio 

sarebbe stato omesso "perché lavorava alla I. SA", la cui iscrizione all’OAD lo 

avrebbe esentato da ogni obbligo, ferma restando la necessità di "avere il suo 

documento non per giustificare ma in quanto ci voleva l’autorizzazione della I. SA 

per ritirare i soldi per conto di quest’ultima, che era quello che mancava". Anche 

in sede dibattimentale, A. ha ribadito di non aver inizialmente riconosciuto H. 

nelle fotografie sottopostegli dagli inquirenti il 18 aprile 2016. Posto di fronte al 

fatto che in tale occasione aveva risposto negativamente alla questione a sapere 

se avesse effettuato operazioni di cambio per conto di I. SA, società menzionata 

anche nell’ordine di perquisizione regolarmente notificagli, egli ha risposto: "E sì. 

Anche perché non le avevo registrate e se dicevo di sì ed avessero voluto vedere 

non c’erano. Alla fine non le avevo registrate", rispettivamente "Ho detto di no 

perché non c’era niente agli atti. Non posso dire d