# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 16883cc2-1cc4-506b-a584-119fb2c93198
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.05.2017 D-3074/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3074-2015_2017-05-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3074/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  m a g g i o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Sylvie Cossy, Gérald Bovier  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato (…),  

Sudan, alias 

B._______, nato (…), alias 

C._______, nato (…), 

Eritrea,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 14 aprile 2015 / N (…). 

 

 

 

D-3074/2015 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il richiedente – dichiaratosi cittadino eritreo – sarebbe nato a Golluj, nel 

distretto omonimo (che secondo le dichiarazioni verbalizzate a seguito 

dell’audizione sulle generalità viene indicata come Galouja). Secondo le 

sue stesse indicazioni egli si sarebbe trasferito in una prima occasione 

dall’allora Etiopia in Sudan con i genitori già nel 1974, a causa della mili-

tanza del padre nel Fronte di Liberazione Eritreo, per restarvi sino al 1988. 

Dopo essere stato scolarizzato in Sudan, all’età di 14 anni egli avrebbe a 

sua volta aderito al Fronte di Liberazione Eritreo facendo ritorno in patria e 

dopo l’indipendenza sarebbe stato attivo nelle forze dell’ordine presso Tes-

seney. Nel 1995 l’interessato sarebbe poi nuovamente espatriato legal-

mente per recarsi questa volta in Arabia Saudita, ove sarebbe rimasto sino 

al 2009, facendo però regolarmente ritorno nel paese d’origine. Nel 2009 

sarebbe rientrato un’ultima volta in Eritrea per poi espatriare definitiva-

mente in Sudan due giorni dopo. Nel 2014 il richiedente avrebbe poi otte-

nuto illegalmente un passaporto sudanese, per mezzo del quale e previo 

pagamento di una certa somma ad un passatore, gli sarebbe stato possi-

bile ottenere un visto per la Libia, dopo aver tentato senza successo di 

ottenerne uno per la Francia con le stesse generalità. In seguito egli 

avrebbe raggiunto l’Italia via il mediterraneo, per poi giungere in Svizzera 

e depositare la propria domanda d’asilo (cfr. verbale d'audizione del 1° set-

tembre 2014 [di seguito: verbale], pagg. 3 e segg.) 

Nella stessa occasione, il richiedente ha dichiarato di essere fuggito dal 

suo paese d’origine per paura di essere reintegrato al servizio militare, in 

quanto avrebbe ricevuto una convocazione intimantegli di presentarsi al 

ministero della difesa esattamente due giorni dopo il suo rientro in Eritrea 

avvenuto nel 2009. Sarebbe stata la persona atta al controllo documenti 

dell’aeroporto a comunicarglielo (cfr. verbale pag. 13). 

A sostegno della sua domanda d'asilo il richiedente ha addotto in sede di 

prima istanza una fotocopia del proprio passaporto eritreo, una carta 

d’identità eritrea in originale ed un “certificato di guerrigliero”.  

B.  

In medesima data, il 1° settembre 2014, l’UFM (ora Segreteria di Stato 

della migrazione, SEM), preso atto del riscontro dattiloscopico dal quale è 

risultato che il richiedente sarebbe un cittadino sudanese, ha concesso 

all'interessato il diritto di essere sentito giusta l'art. 36 cpv. 1 lett. a della 

legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31). In tale occasione l'interessato ha ribadito 

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Pagina 3 

che avrebbe comprato il passaporto per necessità, al fine di poter lasciare 

il Sudan, ma di essere cittadino eritreo. 

C.  

Con decisione del 14 aprile 2015, notificata il 16 aprile 2015 (cfr. atto A26), 

la SEM ha respinto la succitata domanda d'asilo ed ha pronunciato nel con-

tempo l'allontanamento dell'interessato nonché l'esecuzione dello stesso 

siccome lecita, esigibile e possibile.  

L'autorità inferiore ha considerato che il richiedente avrebbe ingannato le 

autorità sulla propria identità e pertanto, ai sensi dell'art. 36 cpv. 1 

lett. a LAsi, non ha svolto un'audizione federale. Invero, a mente dell’auto-

rità di prime cure il richiedente avrebbe dichiarato di essere cittadino eri-

treo, fornendo delle generalità contrastanti con quelle risultanti dal riscontro 

dattiloscopico CIS-VIS. Quest’ultimo dimostrerebbe infatti che l’interessato 

sarebbe in possesso di un passaporto sudanese con tanto di impronte di-

gitali e fotografia, rilasciato dall’Autorità centrale del Sudan. Confrontato 

alle incongruenze tra le dichiarazioni e il riscontro in possesso della SEM, 

il richiedente avrebbe continuato a ribadire la propria identità eritrea. Rela-

tivamente alle copia del passaporto fornita, la SEM rileva anzitutto come si 

tratti di semplici fotocopie inadatte a comprovare o supportare le dichiara-

zioni inerenti alle generalità di una persona. Inoltre, la data di rinnovo as-

serita non corrisponderebbe con quella di rilascio ed infine, l’interessato 

non avrebbe saputo riportare i dati anagrafici presenti nel supposto docu-

mento. Il certificato di guerrigliero sarebbe invece illeggibile e mal ritagliato 

allorché la carta d’identità, oltre a risultare degradata, non dovrebbe essere 

accettata come prova in quanto l’identità ivi riportata non corrisponderebbe 

con quella asserita dal richiedente. Infine, il richiedente non sarebbe stato 

nemmeno in misura di indicare la suddivisione amministrativa del luogo di 

residenza né tantomeno la zoba di riferimento. Da ultimo, nonostante l’in-

teressato abbia asserito essere in possesso del passaporto in originale, 

non lo avrebbe trasmesso, giustificandosi sulla sola base del fatto che l’uf-

ficio postale non permetteva di spedire documenti in originale. 

Alla luce di tali considerazioni e considerato che il richiedente non avrebbe 

espresso alcun timore in merito ad un eventuale rimpatrio in Sudan, egli 

non sarebbe riuscito a rendere verosimile il suo bisogno di protezione dalle 

persecuzioni ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 e 2 LAsi. Pertanto la sua domanda 

d'asilo è stata respinta. La SEM ha poi pronunciato l'allontanamento dell'in-

teressato dalla Svizzera e ritenuto che l'esecuzione dello stesso fosse am-

missibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

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D.  

In data 13 maggio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

15 maggio 2015), l’interessato è insorto contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). Egli 

ha altresì presentato una domanda di esenzione dal pagamento anticipato 

delle presunte spese processuali. 

L'insorgente – richiamati i fatti esposti in corso di procedura – ribadisce 

anzitutto la propria cittadinanza eritrea, sottolineando ch’egli avrebbe otte-

nuto un valido e regolare passaporto eritreo a comprova della sua versione. 

Al momento dell’inoltro del gravame, lo stesso si sarebbe trovato presso 

un parente. Egli aggiunge inoltre di essere perfettamente a conoscenza 

delle generalità ivi figuranti contrariamente a quanto sostenuto dall’autorità 

di prime cure, dal momento che lo avrebbe utilizzato a più riprese per re-

carsi in Arabia Saudita. Anche la carta d’identità da lui prodotta tenderebbe 

a confermare quanto precede. La confusione tra il suo nome e quello rite-

nuto dalla SEM sarebbe invece da imputare al fatto che il secondo si riferi-

rebbe al nome del nonno. Infine, egli conferma anche in sede ricorsuale 

che il passaporto sudanese la cui traccia è stata registrata nel sistema CS-

VIS sarebbe stato da lui acquistato al solo scopo di lasciare il Sudan. Sulla 

base di queste considerazioni, il ricorrente chiede che le sue affermazioni 

circa l’asserita cittadinanza eritrea siano considerate veritiere e non ingan-

nevoli, per il che, tale motivo di rifiuto della qualità di rifugiato andrebbe 

cassato. 

Ad ogni modo, il richiedente, in subordine ed alla luce della situazione in 

Eritrea ed in particolare del rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU, 

ritiene che l’esecuzione dell’allontanamento non sia da considerarsi am-

missibile. Oltracciò, egli si esprime anche in merito alla situazione in Su-

dan, ritenendo che anche l’esecuzione dell’allontanamento verso tale 

paese sia contrario all’art. 5 cpv. 1 LAsi ed all’art. 83 cpv. 3 e 4 LStr. 

E.  

Con decisione incidentale del 17 giugno 2015, il Tribunale, non ritenendo 

sussistere motivi particolari, ha invitato il ricorrente ha versare un anticipo 

di CHF 600.– a copertura delle presunte spese processuali. A seguito di 

una richiesta in tal senso, il Tribunale ha poi accordato al ricorrente la pos-

sibilità di corrispondere ratealmente suddetto importo. Ciò nonostante, il 

ricorrente ha saldato l’integralità dell’importo il 1° luglio 2015. 

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F.  

Con scritto del 10 luglio 2015, l’insorgente ha trasmesso il proprio passa-

porto eritreo in originale, auspicando che tale mezzo di prova fosse atto a 

fugare ogni dubbio circa l’asserita cittadinanza. 

G.  

La SEM, chiamata a prendere posizione in merito al gravame ed all’ulte-

riore mezzo di prova, ha poi rilevato, con osservazioni del 13 agosto 2015, 

anzitutto che l’atto ricorsuale non conterebbe fatti o mezzi di prova nuovi 

giustificanti una modifica della decisione impugnata ed in secondo luogo, 

circa il passaporto eritreo, che lo stesso sarebbe facilmente ottenibile, per 

esempio mediante pagamento. La SEM rileva poi che il fatto di aver pre-

sentato un passaporto eritreo non vorrebbe ancora dire che il ricorrente 

non sia parimenti cittadino sudanese, dotato di doppia nazionalità. 

H.  

In sede di replica, l’insorgente sottolinea come non sia vero che tali docu-

menti siano facilmente ottenibili dietro pagamento e come tale argomenta-

zione risulterebbe paradossale, alla luce del fatto che incomberebbe alla 

SEM di fornire la prova dell’invocata falsità. 

I.  

Viste le contrastanti posizioni delle parti, il Tribunale, in data 8 ottobre 2015, 

ha richiesto al competente servizio preposto (Forensisches Institut Zürich) 

un rapporto breve circa l'autenticità del passaporto addotto. I risultati di tale 

analisi, che non ha rilevato alcun indizio di falsificazione, sono poi stati 

messi a disposizione dell’autorità di prime cure e del ricorrente, con facoltà 

per entrambi di esprimersi in merito. 

J.  

La SEM, esprimendosi in duplica il 18 novembre 2015, ha constatato come 

tali risultati non avrebbero alcuna portata in quanto la stessa autorità di 

prima istanza avrebbe già riconosciuto che il documento poteva essere de-

gno di far ritenere l’interessato quale persona di doppia cittadinanza. Con-

siderata quindi l’incontestabile cittadinanza sudanese, tale pase dovrebbe 

farsi carico della necessità di protezione dalle persecuzioni dell’insorgente. 

K.  

Il ricorrente, con scritto del 4 dicembre 2015, si è riconfermato nelle proprie 

posizione, sottolineando come il servizio preposto abbia confermato l’au-

tenticità del passaporto eritreo. 

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Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra tra dette au-

torità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Come si evince dalla stessa decisione impugnata, l’allora UFM, fon-

dandosi sull’art. 36 cpv. 1 lett. a LAsi, ha rinunciato ad effettuare un'audi-

zione federale a norma dell'art. 29 LAsi motivando la propria scelta sulla 

base del fatto che il richiedente avrebbe ingannato le autorità sulla propria 

identità. Alla luce di ciò si pone dunque in limine la questione di sapere se 

l’autorità di prime cure abbia correttamente applicato la procedura prevista 

all'art. 36 LAsi. 

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3.2 A tal proposito, occorre in primo luogo rilevare che il 1° febbraio 2014 

sono entrate in vigore le modifiche della LAsi del 14 dicembre 2012. A 

norma della nuova versione legislativa, in caso di inganno circa l'identità, 

nonché di altre violazioni gravi dell'obbligo di collaborare da parte del ri-

chiedente, non si tratta più di emanare una decisione di non entrata nel 

merito come in precedenza (cfr. v.art. 32 cpv. 2 lett. b e lett. c LAsi). In una 

pari eventualità, l'autorità ha però la possibilità di rinunciare ad un audi-

zione sui motivi d'asilo ai sensi dell'art. 29 LAsi (art. 36 cpv. 1 lett. a 

e lett. c LAsi), accordando all'interessato solo il diritto di essere sentito, 

così da emanare rapidamente una decisione materiale visto che il compor-

tamento abusivo del richiedente dimostra di non abbisognare della prote-

zione della Svizzera (cfr. Messaggio concernente la modifica della legge 

sull'asilo, FF 2010 3889, 3929). Nonostante tale modifica legislativa, es-

sendo il concetto invariato, al fine di determinare la nozione di “inganno 

sulla propria identità” è tuttora opportuno fare riferimento alla prassi giuri-

sprudenziale in vigore nell’ambito della precedente procedura di non en-

trata nel merito ai sensi del v.art. 32 cpv. 2 lett. b e lett. c LAsi (cfr. sentenze 

E-5177/2015 consid. 3.2 e E-4594/2015 consid. 3.2). In tal senso, va dap-

prima rilevato che è onere dell’autorità apportare la prova dell’inganno circa 

l'identità (cfr. Ibidem e Giurisprudenza e informazioni della Commissione 

svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2003 n. 27 consid. 4a). La 

regolamentazione legale prevede a tal proposito che l’autorità possa avva-

lersi dei risultati dell'esame dattiloscopico così come di altri mezzi di prova, 

tra i quali figura  in particolare l'esame-LINGUA (cfr. art. 36 cpv. 1 lett. a LAsi 

e GICRA 1999 n. 19). La prova è da considerarsi addotta quando l’autorità 

giudicante, sulla base di criteri oggettivi, si persuade con sufficiente cer-

tezza delle circostanze di fatto asserite (qui: dell’esistenza di un inganno 

sull’identità). Non è invece sufficiente che quest’ultima ritenga una tale fat-

tispecie avveratasi secondo la logica della verosimiglianza preponderante 

(cfr. GICRA 2003 n. 27 consid. 4a, e, mutatis mutandis DTF 128 III 271 

consid. 2a-b). Dal canto suo, la nozione di identità è invece regolamentata 

dall’Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1; RS 

142.311) e comprende cognomi, nomi, cittadinanze, etnia, data di nascita, 

luogo di nascita e sesso (cfr. art. 1a lett. a OAsi 1).  

3.3 Altresì opportuno in questa sede è rilevare che ai sensi della giurispru-

denza la sola constatazione dell’esistenza di una diversa identità già regi-

strata da parte dell’autorità non permette di ritenere automaticamente una 

dissimulazione della stessa (cfr. OSAR [ed.], Manuel de la procédure d'a-

sile e de renvoi, Berna 2009, pag. 123). Perché si possa ritenere un in-

ganno si presuppone infatti che il richiedente l’asilo abbia occultato la pro-

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Pagina 8 

pria identità nell’ambito di una procedura d’asilo dinanzi alle autorità sviz-

zere competenti nella materia e non innanzi ad altre autorità svizzere o 

straniere (cfr. GICRA 1996 n. 32 consid. 3a; FLORENCE ROUILIER, in : AMA-

RELLE / NGUYEN [ed.], Code annoté de droit des migrations, Vol. IV: Loi sur 

l’asile [LAsi], 2015, n. 20 ad art. 36 LAsi). In tal senso, la giurisprudenza ha 

attestato ad esempio che non vi è dissimulazione di identità allorquando il 

richiedente si presenta nell’ambito della procedura d’asilo con altre gene-

ralità rispetto a quelle fornite in occasione di un’entrata illegale (cfr. GICRA 

1996 n. 32 consid. 3c). In altri termini, non si può parlare di inganno se 

l’interessato, al momento dell’audizione sommaria, dichiara di essere già 

stato in Svizzera avvalendosi di un’altra identità e se tale soggiorno prece-

dente sotto altra identità è di fatto comprovato mediante l’esame dattilosco-

pico o altri mezzi di prova (cfr. Messaggio a sostegno di un decreto federale 

concernente misure urgenti nell’ambito dell’asilo e degli stranieri, FF 1998 

2537). La giurisprudenza ha parimenti precisato che il solo fatto che un 

richiedente abbia fornito generalità diverse in un altro Stato, prima di do-

mandare l’asilo in Svizzera, non permette di concludere che egli abbia in-

gannato le autorità svizzere in materia d’asilo sulla propria identità (cfr. GI-

CRA 2003 n. 27 consid. 4b-d). Sempre secondo suddetta decisione, in una 

pari eventualità, il richiedente che già ha utilizzato un'altra identità in un 

altro Stato non è tenuto ad intraprendere sforzi supplementari per rendere 

verosimile l'identità attuale in quanto, come detto, è onere dell’autorità ap-

portare la prova dell’inganno (cfr. GICRA 2003 n. 27 consid. 4d).  

3.4 Se ne può dunque a giusto titolo dedurre che il semplice fatto che 

l’identità fornita in sede di procedura d’asilo non coincida con quella riscon-

trata dal confronto del risultato dell’esame dattiloscopico con la banca dati 

CIS-VIS non permette di concludere senza ulteriori chiarimenti che il richie-

dente abbia ingannato le autorità svizzere in materia d’asilo sulla propria 

identità. In un tale caso, perché l’autorità di prima istanza possa avvalersi 

della procedura di cui all’art. 36 cpv. 1 lett. a LAsi, occorre ancora che essa 

possa stabilire, conformemente all’onere della prova a lei imputabile, che 

l’identità fornita in sede di procedura d’asilo non corrisponda a quella reale. 

Ciò è infatti la logica conseguenza del fatto che nel caso in cui il richiedente 

si sia legittimato in una o più precedenti occasioni con false generalità al di 

fuori della procedura d’asilo e per i motivi più disparati (ad esempio al fine 

di ottenere un visto), nulla potrà essergli imputato se dinnanzi alle autorità 

d’asilo egli sveli invece la sua reale identità dichiarandolo apertamente (e 

non ingannando quindi le stesse). Del resto, ritenere il contrario equivar-

rebbe a considerare che il richiedente sia meglio tutelato qualora conti-

nuasse a fruire di una tale falsa identità, perpetrando quindi l’artificio anche 

innanzi alle autorità d’asilo. Ora, ciò non significa ancora che ogni qualvolta 

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si presenti una tale fattispecie l’applicazione dell’art. 36 cpv. 1 lett. a LAsi 

sia da escludersi ma, molto più semplicemente, che in questi casi, la SEM, 

prima di optare per una rinuncia all’audizione federale ai sensi dell’art. 29 

LAsi, abbia a determinare con sufficiente certezza che l’identità fornita nella 

procedura d’asilo sia effettivamente illusoria. Nello svolgere le verifiche che 

le incombono, l’autorità non potrà inoltre imputare al ricorrente di non es-

sere riuscito a provare la veridicità delle sue dichiarazioni in merito alla 

pretesa cittadinanza in quanto ciò corrisponderebbe ad un’ingiustificata in-

versione dell’onere della prova. 

3.5 Nel caso che ci occupa, il ricorrente, secondo le sue stesse dichiara-

zioni, avrebbe effettivamente tentato di ottenere un visto presso l’amba-

sciata francese di Khartoum legittimandosi mediante un passaporto suda-

nese acquistato illegalmente proprio in tale ottica (cfr. atto A5, num. 2.05). 

Come da prassi, tale identità è quindi stata inserita nel sistema CS-VIS. 

Nonostante ciò, sin dalla sua registrazione al CRP di Chiasso e per tutta la 

durata della procedura d’asilo, l’interessato ha invece sostenuto di essere 

un cittadino eritreo (cfr. atto A1) fornendo anche un certo numero di mezzi 

di prova al riguardo. La SEM non ha tuttavia ritenuto opportuno procedere 

con ulteriori accertamenti optando per l’applicazione dell’art. 36 cpv. 1 

lett. a LAsi e concedendo al ricorrente il solo diritto di essere sentito sulla 

base del fatto ch’egli avrebbe ingannato le autorità in merito alla propria 

identità. Anche in tale sede, l’interessato ha ribadito la sua cittadinanza eri-

trea, rendendo inoltre edotta la SEM, che aveva esternato i propri dubbi in 

proposito, circa la possibilità di far verificare la veridicità della carta d’iden-

tità presso il consolato eritreo (cfr. atto A16). La SEM risulta poi aver con-

ferito mandato per una determinazione della provenienza (cfr. atto A18) 

salvo poi non svolgere l’esame Lingua per ragioni interne. L’autorità di 

prime cure ha quindi emanato la propria decisione, concludendo che 

agendo in tal modo, il ricorrente non sarebbe stato in misura di rendere 

verosimile il proprio bisogno di protezione. 

Considerato quanto precede, il Tribunale rileva come l’autorità di prime 

cure abbia ritenuto, a comprova dell’inganno circa l'identità, unicamente il 

fatto che le generalità fornite dal ricorrente in sede di procedura d’asilo non 

siano risultate corrispondenti con quelle precedentemente registrate nel si-

stema CS-VIS, imputando nel contempo al ricorrente il fatto di non essere 

riuscito a provare la veridicità delle sue dichiarazioni in merito alla pretesa 

cittadinanza nonostante l’onere della prova non gli sia imputabile. Per di 

più, l’autorità di prime cure non pare aver dato particolare peso alle dichia-

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Pagina 10 

razioni del ricorrente circa le modalità di ottenimento del passaporto suda-

nese né tantomeno tenuto debitamente conto dei numerosi mezzi di prova 

adotti. 

3.6 Orbene, alla luce delle considerazioni già esposte (cfr. supra consid. 

3.2-3.4), un tale modus operandi non può essere tutelato. L’autorità di 

prima istanza, omettendo di effettuare un’audizione ai sensi 

dell’art. 29 LAsi senza determinare con sufficiente certezza l’esistenza di 

un inganno sull’identità, ha infatti violato i disposti in materia di diritto di 

essere sentito (art. 29 PA e 29 cpv. 2 Cost.) ed il principio inquisitorio (art. 

6 LAsi e 12 PA) (cfr. sentenze del Tribunale E-5177/2015 del 12 maggio 

2016 consid. 3.3 e E-4594/2015 del 5 settembre 2016 consid. 3.3).  

4.  

Pertanto, il ricorso è accolto e la decisione della SEM del 14 aprile 2015 è 

annullata. Gli atti di causa sono trasmessi alla SEM (art. 61 cpv. 1 PA) af-

finché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.), a com-

pletare l'accertamento dei fatti rilevanti e a pronunciare una nuova deci-

sione rispettosa dei considerandi della presente sentenza. In particolare, 

la SEM viene invitata a determinare con sufficiente certezza e sulla base 

di criteri oggettivi (cfr. supra consid. 3.2-3.4) se sia in specie riscontrabile 

un inganno sull’identità compiuto durante la procedura d’asilo e nel caso in 

cui ciò non sia possibile a procedere ad un audizione ai sensi 

dell’art. 29 LAsi. 

4.1 Va altresì ritenuto che nel presente caso, alla luce del mezzo di prova 

in originale depositato in sede ricorsuale e per il quale l’ente preposto non 

ha rilevato indizi di falsificazione, l’asserita cittadinanza eritrea del ricor-

rente appare quantomeno verosimile. Considerato quindi il tenore delle 

prese di posizione inoltrate dall’autorità di prime cure nel corso della pro-

cedura ricorsuale, appare già sin d’ora giudizioso raccomandare a quest’ul-

tima che essa – nel caso in cui non sia in misura di dimostrare l’esistenza 

di un inganno sull’identità – abbia se del caso a tenere debitamente conto 

della valenza dei mezzi di prova adotti anche nell’ambito della propria ana-

lisi di merito.  

5.  

5.1 Visto l'esito della procedura non si prelevano spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 seg. PA). L’anticipo spese versato il 1° luglio 2015 è conse-

guentemente restituito al ricorrente. 

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Pagina 11 

5.2 Ai ricorrenti, non patrocinati in questa sede, non viene assegnata al-

cuna indennità di spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con 

l'art. 7 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

6.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

D-3074/2015 

Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 14 aprile 2015 è annullata 

e gli atti di causa sono trasmessi alla SEM per il completamento dell’istrut-

toria e la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi. 

2.  

Non si prelevano spese processuali e non vengono assegnate indennità 

ripetibili. 

3.  

L’anticipo spese di CHF 600.– versato il 1° luglio 2015 è restituito al ricor-

rente. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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