# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 98420f1f-799d-53c8-8eb7-3895f8d8f18a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.06.2023 D-3576/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3576-2023_2023-06-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3576/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  g i u g n o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice David R. Wenger;  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…),  

Turchia,  

patrocinato da Brian-Roberto Tomat,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 15 giugno 2023 / N (…). 

 

 

 

D-3576/2023 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______, di nazionalità turca, ha presentato in 

Svizzera il 4 gennaio 2023 (cfr. atto Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) n. […]-2/2), 

il questionario Europa della medesima data in cui l’interessato ha dichiarato 

di essere partito dalla Turchia nel mese di dicembre 2022 e di aver rag-

giunto l’Italia nel mese di gennaio 2023, prima di giungere in Svizzera 

(cfr. atto SEM n. 3/2), 

l’estratto dalla banca dati Eurodac del 4 gennaio 2023 dal quale si evince 

che il 30 dicembre 2022 le autorità croate hanno rilevato le impronte digitali 

dell’interessato contestualmente alla sua entrata illegale in Croazia 

(cfr. atto SEM n. 8/2), 

il verbale del colloquio Dublino del 24 gennaio 2023 (cfr. atto SEM n. 15/2), 

la domanda di presa in carico del medesimo giorno della SEM fondata 

sull’art. 13 par. 1 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccani-

smi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) GU L 24/1 del 

27.1.1983 (di seguito: RD III; cfr. atto SEM n. 16/7), inoltrata alle competenti 

autorità croate (cfr. atto SEM n. 17/1, 18/1), 

la risposta del 24 marzo 2023 con la quale le competenti autorità croate 

hanno espressamente accettato tale domanda, fondata sull’art. 13 par. 1 

RD III, nelle modalità stabilite dall’art. 22 par. 1 RD III (cfr. atto SEM 

n. 26/2), 

la decisione della SEM del 15 giugno 2023 (cfr. atto SEM n. 35/17), notifi-

cata all’interessato il giorno successivo (cfr. atto SEM n. 36/1), mediante la 

quale essa non è entrata nel merito della sua domanda d’asilo ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 

142.31) e ha pronunciato il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso 

la Croazia, 

il ricorso del 23 giugno 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato; data di 

entrata: 26 giugno 2023) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

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federale (di seguito: Tribunale), con il quale l’interessato ha concluso, pre-

liminarmente alla sospensione in via supercautelare dell’esecuzione della 

decisione e alla concessione dell’effetto sospensivo; in via principale all’an-

nullamento della precitata decisione e la restituzione degli atti all’autorità 

inferiore affinché questa effettui un esame nazionale della domanda 

d’asilo; in subordine, alla restituzione degli atti all’autorità inferiore per com-

plemento istruttorio; altresì egli ha presentato una domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giusti-

zia e del relativo anticipo con protestate tasse e spese, 

le misure supercautelari del 26 giugno 2023 con cui il Tribunale ha sospeso 

provvisoriamente l’esecuzione dell’allontanamento, 

la documentazione medica trasmessa dall’interessato al Tribunale il 28 giu-

gno 2023 relativa al periodo in cui egli si trovava in Turchia, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si limita 

ad esaminare la fondatezza di tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 3.1), 

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che siccome il ricorso è manifestamente infondato, la decisione è pronun-

ciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e moti-

vata soltanto sommariamente (art. 111 lett. e e 111a cpv. 1 e 2 LAsi); il 

Tribunale rinuncia, inoltre, a uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

che, nel merito, occorre chiedersi se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non 

si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento,  

che, nella procedura Dublino, la SEM non entra nel merito del ricorso ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando conclude, in virtù dell’art. 3 

par. 1 RD III, dopo aver passato in rassegna gli art. 7 - 15 RD III (criteri per 

determinare lo Stato membro competente), che un altro Stato è compe-

tente per l’esecuzione della procedura d’asilo e allontanamento, 

che lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 RD III – il richiedente, 

che la Croazia ha riconosciuto la propria competenza per la trattazione 

della domanda d’asilo del ricorrente, conformemente all’art. 13 par. 1 RD 

III, 

che il ricorrente si oppone tuttavia al suo trasferimento verso il suddetto 

Paese invocando l’art. 3 par. 2 2a frase RD III e l’art. 17 par. 1 RD III, con-

cretizzato in diritto interno dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (RS 142.311, OAsi 1), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti in tale Stato, che implichino il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell’art. 4 CEDU, lo Stato membro che ha avviato la 

procedura di determinazione della competenza prosegue l’esame dei cri-

teri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro può essere 

considerato competente, 

che, secondo il ricorrente, vi sarebbero delle carenze sistemiche nella pro-

cedura d’asilo in Croazia siccome le autorità non sarebbero in grado di 

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garantire una protezione adeguata dei richiedenti d’asilo contro il compor-

tamento violento adottato, nei loro confronti, dalle forze dell’ordine, ciò che 

sarebbe confermato anche dalla CorteEDU; che, infatti, il trattamento al 

quale sarebbe stato sottoposto il ricorrente costituirebbe un esempio suffi-

ciente per inficiare la presunzione secondo cui tale Paese rispetti il diritto 

internazionale; che, inoltre, il Comitato europeo per la prevenzione della 

tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti avrebbe chiesto 

espressamente alle autorità croate delle azioni concrete per impedire il 

maltrattamento dei richiedenti l’asilo; che, d’altronde, il Tribunale avrebbe 

anch’esso riconosciuto l’uso eccessivo di violenza da parte delle autorità 

di polizia croate nella sentenza E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 

9.2 e 9.5 e ammesso che, in casi eccezionali, le autorità svizzere dovreb-

bero rinunciare al trasferimento in presenza di “indizi a sostegno dell’agire 

illegittimo dello stato (recte: Stato) croato”; che, infine, da fonti giornalisti-

che risulterebbe che il sistema d’asilo e di accoglienza sia carente, 

che l’autorità inferiore ha invece escluso che in tale Paese sussistano delle 

carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III, 

che secondo la prassi del Tribunale, nonostante le prese di posizione criti-

che di numerosi organismi – in particolare del Consiglio d’Europa – il si-

stema d’asilo e d’accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che, rispettivamente dei rischi avverati di push-backs alla frontiera con la 

Bosnia ed Erzegovina (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale 

E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.5), 

che, nel caso in esame, il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, con 

degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, 

che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico e a 

portare a termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda di 

protezione in violazione della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale; che 

neppure può essere evincibile dalle sue dichiarazioni né dalla documenta-

zione agli atti, che egli non abbia avuto accesso alla procedura d’asilo in 

Croazia; che le condizioni a cui egli sarebbe stato confrontato nel predetto 

Paese – ovvero di essere stato accolto in un stanza vuota, senza cibo né 

acqua a sufficienza – risultano essere sommarie e poco circostanziate, ol-

tre che in alcun modo provate o rese verosimili; che, fra l’altro, egli non ha 

allegato, né asserito, di essersi rivolto alle autorità preposte croate al fine 

di far valere i suoi diritti se considerava che gli stessi fossero stati violati, 

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che, pertanto, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III nel caso in 

esame non è giustificata, 

che, altresì, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un Paese terzo, anche se tale esame non gli compete 

in base ai criteri stabiliti nel presente regolamento (art. 17 par. 1 RD III, 

cosiddetta clausola di sovranità); che tale disposizione è concretizzata in 

diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, che prevede che, se mo-

tivi umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della domanda 

anche qualora secondo il RD III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda d’asilo; che nell’applicazione di tale norma, la 

SEM dispone di un potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.); che, al contrario, se il trasferimento del richiedente nel Paese di de-

stinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, 

tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata a entrare nel merito 

della domanda d’asilo e il Tribunale dispone di pieno potere di esame al 

riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che, inoltre, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti 

dell’uomo (di seguito: CorteEDU), il respingimento forzato di persone che 

soffrono di problemi medici costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU uni-

camente in circostanze eccezionali (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che, nel caso in esame, nonostante il ricorrente sostenga che le autorità 

croate respingerebbero sicuramente la sua domanda d’asilo costringen-

dolo all’allontanamento verso un Paese in cui rischierebbe di subire dei 

trattamenti inumani e degradanti, non vi sono elementi probanti che indi-

chino che dette autorità non svolgerebbero correttamente la procedura di 

asilo e di allontanamento e che, più in particolare, non fornirebbero al me-

desimo una protezione efficace contro il respingimento (principio di non-

refoulement); che, di conseguenza, si può partire dal presupposto che il 

ricorrente non sarà esposto a una violazione dell’art. 3 CEDU, 

che, in merito al suo stato di salute, dagli atti presenti nell’incarto non risulta 

che la gravità dei suoi problemi di salute sia sufficiente per raggiungere la 

soglia elevata disposta dalla summenzionata giurisprudenza; che, in parti-

colare, è stata a lui diagnosticata una (…) (cfr. atti SEM n. 10/1, 12/3), 

un’ipercolesterolemia (cfr. atto SEM n. 21/2), un problema di insonnia (cfr. 

atto SEM n. 21/2), una sindrome da disadattamento con prevalente 

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disturbo di altri aspetti emozionali (cfr. atti SEM n. 22/1, 23/2, 24/2, 25/2), 

con sintomatologia stabile (cfr. atti SEM n. 27/2, 28/2, 29/2, 30/2. 33/2, 

37/2), come pure una ciste sinoviale relativa al piede destro (cfr. atti SEM 

n. 31/2, 32/2, 40/2); (…); che, dunque, dai referti medici presenti agli atti 

non si evince la necessità per il ricorrente di rimanere in Svizzera, 

che, contrariamente a quanto sostenuto nel suo gravame, considerato che 

al momento dell’emissione della decisione impugnata l’incarto della SEM 

conteneva già ampia documentazione medica attinente alla sua situazione 

valetudinaria e che tali evidenze sono state debitamente prese in conside-

razione dalla SEM nella sua decisione, che si è espressa – in un apprez-

zamento anticipato – anche riguardo alle visite mediche previste in futuro, 

non vi era alcuna obbligo, in virtù del principio inquisitorio (art. 6 LAsi in 

relazione all’art. 12 PA), di istruire maggiormente la  situazione medica me-

diante l’allestimento di un formulario F4; che, in realtà, sollevando tale cen-

sura il ricorrente sembrava piuttosto voler ottenere un apprezzamento di 

merito differente rispetto a quello di cui all’impugnata decisione; che, per 

questi motivi, tale ulteriore censura è da respingere; che per quanto ri-

guarda la documentazione medica trasmessa successivamente al proprio 

ricorso, relativa al periodo in cui egli si trovava in Turchia, spetterà alle au-

torità croate tenerne debitamente conto nell’esame della sua domanda 

d’asilo, 

che, ad ogni modo, la Croazia dispone di infrastrutture mediche adeguate 

(cfr. le sentenze del Tribunale D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 con-

sid. 7.5.1; D-5838/2022 del 9 gennaio 2023 consid. 7.4.3); che, inoltre, 

l’aiuto apportato da organizzazioni non governative permette segnata-

mente di supplire alle lacune delle infrastrutture psicoterapeutiche statali 

presenti in Croazia (cfr. sentenze del Tribunale D-5670/2022 del 3 feb-

braio 2023 consid. 8.3.3; E-4859/2022 del 9 novembre 2022 con-

sid. 6.5.1); che, in quanto Stato firmatario della direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (rifusione) 

GU L 180/96 del 29.6.2013, deve per di più provvedere affinché i richiedenti 

ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le 

prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di 

gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro 

tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se 

necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 

della citata direttiva); che, pertanto, non vi è quindi neppure alcuna ragione 

di richiedere delle garanzie specifiche alla Croazia in merito alla presa in 

carico del ricorrente così come da lui postulato nel ricorso, 

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che, in tali circostanze, la situazione medica del ricorrente non è, all’evi-

denza, suscettibile di costituire un ostacolo ostativo all’esecuzione del suo 

trasferimento verso la Croazia, 

che non traspaiono quindi elementi per ritenere che l’autorità inferiore ab-

bia esercitato in maniera contraria al diritto il suo potere di apprezzamento 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che non risulta pertanto alcun motivo per 

applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III, rispetti-

vamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente per l’esame della domanda 

di asilo del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle 

condizioni poste dal RD III, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il loro trasferimento verso la Croazia conformemente 

all’art. 44 LAsi; che, in conclusione, con il provvedimento impugnato l’au-

torità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere di 

apprezzamento e non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che il ricorso deve quindi es-

sere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata, 

che le misure supercautelari e cautelari statuite dal Tribunale il 26 giu-

gno 2023 decadono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEI-

LER, in: WALDMANN/WEISSENBERGER [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 

2016, n. 54 ad art. 56 PA), 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal pagamento dell’anticipo 

delle spese processuali risulta essere priva d’oggetto, 

che, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta, 

che le spese processuali di CHF 750.– che seguono la soccombenza, sono 

quindi poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 

del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

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che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa è 

pertanto definitiva, 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni