# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 51eeaebd-0fb8-5987-a86d-ad677b550b6c
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-05-16
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 16.05.2022 RR.2022.38
**Docket/Reference:** RR.2022.38
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2022-38_2022-05-16

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia; consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia; consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia; consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia; consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP)

Sentenza del 16 maggio 2022 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Daniel Kipfer Fasciati e Patrick Robert-Nicoud, 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

 

Parti  A. SA, rappresentata dall'avv. Pierluigi Pasi, 

 

Ricorrente 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2022.38 
 

 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 18 maggio 2021, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano 

ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria interna-

zionale, completata il 6 dicembre 2021, nell’ambito di un procedimento 

penale a carico di B. e altri per i reati di associazione per delinquere (art. 416 

CP/I), dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per 

operazioni inesistenti (art. 2 d. lgs n. 74/2000), emissione di fatture per ope-

razioni inesistenti (art. 8 d. lgs n. 74/2000) e occultamento o distruzione di 

documenti contabili (art. 10 d. lgs n. 74/2000). In sostanza, gli indagati avreb-

bero creato “un articolato meccanismo fraudolento ai danni dell’erario ita-

liano posto in essere, a partire dal 2015, per il tramite inizialmente di C. S.r.l., 

poi di D. S.r.l. e, infine, di E. S.r.l., società riconducibili, a vario titolo, agli 

odierni indagati. In particolare, il disegno criminoso prevede l’emissione di 

false fatture aventi ad oggetto perlopiù prestazioni di servizi di promozione 

da svolgersi presso fiere e manifestazioni similari sul territorio nazionale, 

emesse, secondo uno schema ampiamente sovrapponibile, dalla C. S.r.l. 

(dal 2015 aI 2017), dalla D. S.r.l. (dal 2017 al 2019) e dalla E. S.r.l. (dal 2019 

ad oggi) nei confronti di clienti italiani, ed il contestuale utilizzo di fatture false 

per abbattere i ricavi e l’Iva a debito e, allo stesso tempo, fornire un’appa-

rente giustificazione agli indebiti trasferimenti all’estero, verso società comu-

nitarie riconducibili agli stessi B., F. e G., delle somme pagate dai predetti 

clienti” (atto 1, pag. 1, incarto del Ministero pubblico del Cantone Ticino, in 

seguito: MP-TI). 

 

Con il suo complemento rogatoriale (v. atto 25 incarto MP-TI), l’autorità 

estera ha chiesto alle autorità elvetiche di procedere all’acquisizione e 

trasmissione di tutta la documentazione concernente svariate relazioni 

bancarie; fra queste, la relazione IBAN 1 intestata ad A. SA, “al fine di rico-

struire i flussi finanziari provenienti dalle società italiane riconducibili agli in-

dagati (e, in particolare, in prima istanza, da C. S.r.l., D. S.r.l. e E. S.r.l.) verso 

le società del territorio svizzero, per ricostruire compiutamente la rete di ope-

razioni in frode all’erario poste in essere dagli odierni indagati” (ibidem, pag. 

4).  

 

 

B. Con decisione di entrata in materia del 16 dicembre 2021, il MP-TI ha 

ordinato alla banca H. l’identificazione della relazione di cui sopra unitamente 

al sequestro della relativa documentazione (v. atto 28 incarto MP-TI). 

 

  

- 3 - 
 
 

C. Con decisione di chiusura del 3 febbraio 2022, il MP-TI ha ordinato la 

trasmissione all’autorità rogante di svariata documentazione bancaria 

concernente, tra l’altro, la relazione n. 1 presso la banca H. intestata ad A. 

SA (v. act. 1.3). 

 

 

D. Il 7 marzo 2022, A. SA ha interposto ricorso dinanzi alla Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale contro la summenzionata decisione, po-

stulandone, in via principale, l’annullamento e “la sua modifica nel senso che 

la consegna da parte del MP-TI all’Autorità rogante della documentazione 

della relazione a lei intestata presso la banca H. è limitata a quella indicata 

nella sua determinazione del 26 gennaio 2022, la restante documentazione 

essendo dissequestrata e quindi a lei restituita”; in via subordinata, essa 

chiede “l’annullamento della decisione di chiusura, e con lei ev. della deci-

sione di entrata nel merito, con la retrocessione della causa al MP-TI per una 

nuova decisione ai sensi dei considerandi” (act. 1, pag. 2).   

 

 

E. Con osservazioni del 16 marzo 2022, il MP-TI ha chiesto che il ricorso sia 

integralmente respinto e la decisione impugnata confermata (v. act. 6). Con 

scritto del 22 marzo 2022, l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha 

postulato la reiezione del gravame (v. act. 9).  

 

 

F. Con replica del 15 aprile 2022, trasmessa al MP-TI e all’UFG per conoscenza 

(v. act. 13), la ricorrente si è riconfermata nelle proprie conclusioni ricorsuali 

(v. act. 12). 

 

 

G. Con duplica spontanea del 22 aprile 2022, trasmessa alla ricorrente e 

all’UFG per conoscenza (v. act. 15), il MP-TI ha ribadito la sua posizione (v. 

act. 14). 

 

 

H. Con osservazioni spontanee del 29 aprile 2022, inoltrate al MP-TI e all’UFG 

per conoscenza (v. act. 17), la ricorrente si è ulteriormente riconfermata nelle 

sue richieste ricorsuali (v. act. 16). 

 

 

Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto 

necessario, nei considerandi di diritto. 

 

  

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 Diritto: 

1.  

1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di 

assistenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti 

(art. 25 cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale 

[AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge 

federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 

RS 173.71] del 19 marzo 2010). 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e 

la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di 

assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 

12 giugno 1962 per l’Italia e il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dal Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre 

2001, entrato in vigore il 1° dicembre 2019 per l’Italia e il 1° febbraio 2005 per 

la Svizzera (RS 0.351.12), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 

che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato 

in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-

svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-

zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non 

pubblicata nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet 

della Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi 

bilaterali”, 8.1 Allegato A). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale 

contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come 

pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello 

pattizio (cosiddetto principio di favore), si applica la legge sull'assistenza in ma-

teria penale, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 

cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 

IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 con-

sid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme 

di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È 

fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 

212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e 

segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando. 

  

- 5 - 
 
 

1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu-

sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) 

possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, 

con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). 

 

1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-

corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. 

Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, la ricor-

rente è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP 

nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 con-

sid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. La ricorrente censura la violazione del principio della proporzionalità, nella 

misura in cui non tutta la documentazione litigiosa presenterebbe un’utilità 

potenziale per gli scopi investigativi dell’autorità rogante, al di là dei quali la 

trasmissione litigiosa violerebbe il divieto della fishing expedition. La decisione 

impugnata non spiegherebbe inoltre, in maniera chiara, il motivo per il quale 

tutta la documentazione in questione sarebbe potenzialmente utile per la Pro-

cura milanese, ciò che violerebbe il suo diritto di essere sentita. 

 

2.1  

2.1.1 L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentito, prevede che 

l'autorità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi che l'hanno indotta a 

decidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle 

condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali 

possibilità di impugnazione presso un'istanza superiore, che deve poter eserci-

tare il controllo sullo stesso (v. DTF 136 I 229 consid. 5.5; 121 I 54 consid. 2; 

117 Ib 481 consid. 6b/bb, nonché più ampiamente ALBERTINI, Der verfassungs-

mässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des moder-

nen Staates, 2000, pag. 400 e segg., con altri rinvii giurisprudenziali). L'autorità 

di esecuzione non è tenuta a discutere in maniera dettagliata tutti gli argomenti 

sollevati dalle parti, né a statuire separatamente su ogni conclusione che le 

viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle questioni decisive per l'esito 

del litigio (DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1; 139 IV 179 consid. 2.2; 134 I 83 con-

sid. 4.1; 130 II 530 consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale 

federale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011 consid. 3.2.1). 

 

2.1.2 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 

136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 

367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se 

le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-

sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, 

- 6 - 
 
 

all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sen-

tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-

sid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi 

sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo 

compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 

rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio 

della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 

pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare 

abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le 

indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 con-

sid. 3.1 e rinvii). 

 

 Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni 

per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di 

regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire 

quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-

sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del 

Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 

del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-

sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di 

tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente 

ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte 

del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (sen-

tenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2). 

Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati 

per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità 

richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base 

di una documentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca 

è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico 

(sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 con-

sid. 4.2). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le 

autorità debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 

consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 

dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esi-

genze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza, 

l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va 

orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta 

l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di 

rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 

- 7 - 
 
 

II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 

consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo cruciale nell'ambito 

dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello 

di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di 

cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di 

aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, ma di svelarne altri, se 

ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che 

giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente 

idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi 

delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale 

federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 

2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internatio-

nale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 723, pag. 798 e seg.). Vietata è per 

contro la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza 

una ricerca generale e indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un 

sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello 

stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii; 

TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è 

inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 

consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio 

2017 consid. 3.1). 

 

2.2  

2.2.1 Il MP-TI ha ampiamente spiegato nella decisione impugnata di 24 pagine (tre 

pagine e mezza interamente dedicate al conto della ricorrente, v. pag. 10 e 

segg.) le ragioni della trasmissione dei documenti litigiosi, affermando, segnata-

mente, che «sulla relazione n. 1 intestata alla società A. SA presso la banca H. 

sono affluiti fondi di possibile origine illecita per un importo totale di circa 

EUR 198’000,00 (come indicato nella rogatoria integrativa del 6 dicembre 2021 

della Procura di Milano) e, più precisamente, sono riscontrabili almeno 16 ope-

razioni in accredito (spalmate su un ampio arco temporale che va da ottobre 

2017 a maggio 2021) provenienti da società bulgare menzionate nella commis-

sione rogatoria integrativa del 6 dicembre 2021, in quanto coinvolte nel mecca-

nismo fraudolento” perseguito dalla Procura di Milano, e meglio dalla I. SRLU 

(v. accredito del 12.10.2017 per EUR 20’000,00), dalla J. SRL (v. accrediti del 

07.03.2019 per EUR 6'090,00; del 04.06.2019 per EUR 11’200,00; del 

13.09.2019 per EUR 9’129,00; tutti provenienti dal conto IBAN n. 2 indicato in 

rogatoria) e (la maggior parte degli ulteriori accrediti) dalla K. EOOD. (conto di 

provenienza IBAN n. 3 indicato nella rogatoria). Oltre alle suddette operazioni 

in entrata sono rilevabili molteplici transazioni in accredito e in addebito con 

persone fisiche e giuridiche (anche) estere che lo scrivente Ufficio non può 

escludere siano anch’esse coinvolte nel vasto e complesso “meccanismo frau-

dolento” oggetto del procedimento penale italiano, come pure sono riscontrabili 

- 8 - 
 
 

numerosi prelevamenti in contanti. Per tali motivi, l’utilità potenziale della docu-

mentazione afferente la surriferita relazione intestata alla società A. SA è palese 

[...]» (act. 1.3, pag. 10). Con la motivazione della propria decisione qui parzial-

mente riportata, il MP-TI ha ossequiato i principi giurisprudenziali sopraesposti 

(v. supra consid. 2.1.1). Non v'è dunque dubbio che gli elementi contenuti sia 

nella domanda d'assistenza, sia nella decisione impugnata, siano stati suffi-

cienti per permettere alla ricorrente di comprenderne la portata e di interporre 

ricorso nel pieno rispetto del suo diritto di essere sentita, ciò che è peraltro di-

mostrato dal ben articolato e dettagliato atto ricorsuale inoltrato alla presente 

autorità. La censura in questo ambito deve quindi essere disattesa. 

 

2.2.2 In considerazione dei contatti intervenuti tra le società estere coinvolte nei fatti 

oggetto d’inchiesta e il conto litigioso, ampiamente e precisamente descritti 

dall’autorità d’esecuzione sia sulla base dei propri accertamenti che di quelli 

dell’autorità rogante, l'utilità potenziale della documentazione litigiosa è certa-

mente data. Vista la natura dei reati contestati, l’autorità estera deve potere 

analizzare personalmente tutta la documentazione litigiosa, al fine di ricostruire 

tutti i flussi di denaro intervenuti tra le soggettività, conosciute o ancora scono-

sciute, coinvolte nei fatti oggetto delle indagini. Spetterà comunque al giudice 

estero del merito valutare nel dettaglio la rilevanza probatoria di tale documen-

tazione. Alla luce della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione 

litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione 

rispetta il principio della proporzionalità e non costituisce una ricerca esplorativa 

e indiscriminata di prove. 

 

2.2.3 Le conclusioni di cui sopra valgono indipendentemente dal fatto che l’autorità 

italiana abbia nel frattempo esteso il procedimento penale estero ai reati di im-

piego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP/I) e di 

autoriciclaggio (art. 648-ter 1 CP/I), come indicato nel complemento rogatoriale 

del 5 febbraio 2022 – documento che non ha potuto evidentemente essere 

preso in considerazione per l’emanazione della decisione di chiusura del 3 feb-

braio 2022 – e riportato dal MP-TI in sede di duplica spontanea (v. act. 14). Non 

avendo il MP-TI prodotto ulteriore documentazione dopo la consultazione degli 

atti effettuata dalla ricorrente in data 23 febbraio 2022, un ulteriore accesso 

all’incarto da parte di quest’ultima, richiesto in caso di nuovi atti, non si giustifica. 

Da disattendere è pure la censura secondo la quale il procedimento estero 

soffrirebbe di gravi lacune e violerebbe il principio della buona fede tra Stati, per 

avere l’autorità estera reiterato, col complemento del 5 febbraio 2022, una 

richiesta di documentazione, riguardante una relazione bancaria di una società 

terza, già inoltrata dall’autorità d’esecuzione elvetica all’autorità rogante. Trat-

tasi tuttalpiù di un problema di trasmissione che non inficia la validità in sé della 

procedura di assistenza.  

- 9 - 
 
 

3. In conclusione, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata. 

 

 

4. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta 

dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato. 

 

 

 

- 10 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.– è messa a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
 
Bellinzona, 17 maggio 2022  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Pierluigi Pasi 

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale 
oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera 
al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il 
rispetto di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha 
eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente 
importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi 
per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta 
gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).