# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** df7fd6f4-99d1-5f02-b731-ad0d6a00bf7c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-12-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.12.2017 D-4396/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4396-2015_2017-12-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4396/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  d i c e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Gérald Bovier,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._____, nato il (…), con la moglie 

B._____, nata il (…),  

Iran,   

entrambi patrocinati dall’avv. Urs Ebnöther,  

Advokatur Kanonengasse,  

Postfach 4115, 8021 Zürich,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 15 giugno 2015 / N (…). 

 

 

 

D-4396/2015 

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Fatti: 

A.  

I ricorrenti, A._____ e B._____, cittadini iraniani con ultimo domicilio a Te-

heran, sono espatriati illegalmente nell’agosto del 2013 presso Orumieh 

con due loro figli maggiorenni di nome C._____ e D._____ ed oggetto di 

separata procedura. Dopo aver brevemente soggiornato in Turchia, essi si 

sono recati in Svizzera, depositandovi una domanda d’asilo il 16 settembre 

2013 (cfr. atti A3 e A4). 

B.  

B.a L’ulteriore figlio dei richiedenti, E._____, anch’egli facente oggetto di 

una separata procedura d’asilo, è giunto in Svizzera già nel luglio del 2005 

dopo essersi sposato una prima volta a Teheran con una cittadina elvetica. 

Nel dicembre del 2006 egli ha poi fatto ritorno in Iran, salvo ritrasferirsi de-

finitivamente in Svizzera nel luglio del 2007. Nel dicembre dello stesso 

anno si è separato dalla compagna elvetica. Il suo permesso di soggiorno 

è successivamente giunto in scadenza il (…) proprio a causa di tale sepa-

razione (cfr. dossier d’appoggio N […], in particolare atti A1 e A17).  

B.b Il (…) E._____ ha depositato una domanda d’asilo presso il CRP di 

Kreuzlingen. A sostegno della stessa egli ha addotto provenire da una fa-

miglia riformista critica verso la classe politica iraniana e di essere stato a 

sua volta attivo politicamente sin da quanto aveva quattordici anni segna-

tamente distribuendo volantini e svolgendo attività informative. L’interes-

sato ha poi dichiarato che successivamente egli avrebbe iniziato a rendere 

pubblico il suo pensiero politico dapprima inoltrando alcuni scritti per posta 

elettronica ai conoscenti ed in seguito pubblicando le proprie riflessioni su 

dei giornali riformisti e su alcuni blog. Tali attività sarebbero perdurate an-

che durante il suo primo soggiorno in Svizzera nel 2005-2006 laddove l’in-

teressato avrebbe anche gestito direttamente alcune pagine web. A causa 

di tali attività, dopo essere rientrato in Iran nel dicembre del 2006 egli 

avrebbe avuto i primi problemi con le autorità. A suo dire i servizi di sicu-

rezza lo avrebbero infatti contattato tramite il padre e convocato per alcuni 

chiarimenti. Recatosi presso gli uffici dell’autorità preposta il (…), egli 

avrebbe appreso che i servizi di sicurezza sarebbero stati al corrente di 

tutte le attività da lui svolte. I funzionari lo avrebbero interrogato approfon-

ditamente in merito ad eventuali contatti con gruppi di oppositori all’estero. 

Egli sarebbe stato rilasciato con preghiera di volersi ripresentare due giorni 

dopo munito di passaporto. Presentatosi in tale seconda occasione, 

E._____ sarebbe stato condotto bendato in un altro edificio. Giunto in loco, 

il soggetto si sarebbe reso conto di trovarsi presso la sede del Ministero 

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delle Informazioni e della Sicurezza Nazionale (Vezarat-e Ettela’at Jom-

huri-ye Eslami-ye Iran, VAJA). Le domande postegli dai funzionari sareb-

bero state dello stesso tenore. Nella stessa occasione gli sarebbe anche 

stato ritirato il passaporto. Dopo essere stato rilasciato E._____ sarebbe 

riuscito a tornare in Svizzera grazie all’aiuto di un collaboratore della VAJA 

che gli avrebbe permesso di riottenere il suo documento d’identitià. Egli ha 

poi dichiarato che dopo il suo espatrio e meglio il (…), il VAJA avrebbe 

perquisito la casa di famiglia a Teheran, sequestrando alcuni suoi scritti. In 

tale occasione le forze di sicurezza avrebbero anche fermato il padre per 

chiedergli informazioni. Per tale ragione E._____ avrebbe interrotto ogni 

contatto telefonico con la famiglia. Sempre secondo quanto addotto da 

E._____ in tale occasione, dei membri del VAJA si sarebbero ripresentati 

nuovamente a una decina di giorni di distanza, prelevando il padre per un 

ulteriore interrogatorio. Ciò sarebbe avvenuto anche in due altre occasioni 

(cfr. dossier d’appoggio N […], in particolare atti A1 e A17). 

B.c Prima che l’autorità di prima istanza decidesse al riguardo, E._____, 

con scritto del (…), ha ritirato la sua domanda d’asilo, e ciò dopo aver nuo-

vamente contratto matrimonio con un’altra cittadina svizzera il (…). Visto il 

conseguente stralcio della procedura d’asilo, gli esposti raccolti nelle audi-

zioni riguardano i soli avvenimenti precedenti al (…) (data dell’ultima audi-

zione svolta; cfr. dossier d’appoggio N […], atto A17). Dalle tavole proces-

suali si può quantomeno evincere che il (…), l’attuale moglie di E._____ si 

è rivolta all’ambasciata svizzera di Teheran con uno scritto trasmesso per 

posta elettronica. Secondo quanto riportato in tale documento E._____ 

avrebbe fatto rientro in Iran il (…) e, una volta giunto in loco, gli sarebbe 

stato ritirato il passaporto iraniano. In un ulteriore scritto indirizzato alla 

SEM dallo stesso E._____ e volto al rilascio di un documento di viaggio si 

può inoltre leggere che quest’ultimo, a seguito del suo ritorno in Iran il (…), 

sarebbe stato incarcerato il (…) e rilasciato il (…) dopo deposito a titolo 

cauzionale dell’atto di proprietà della casa famigliare da parte del padre 

(cfr. dossier d’appoggio N […]: scambio email del […] e istanza del […]). 

C.  

C.a Dal canto suo, A._____, padre di E._____, ha dichiarato, in sostanza 

e per quanto qui di rilievo, di essere stato attivo politicamente sin dalla ri-

voluzione islamica iraniana. A tal riguardo egli ha addotto che nei primi anni 

80 le autorità gli avrebbero inizialmente impedito di frequentare l’università 

per poi riammetterlo a patto che evitasse di svolgere attività politiche. Egli 

sarebbe inoltre stato spesso nel visore delle autorità che talvolta sarebbero 

venute a cercarlo. Sempre a causa di questo suo profilo l’interessato sa-

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rebbe stato sfavorito nella sua carriera in seno all’agenzia statale delle te-

lecomunicazioni. Parimenti, sia lui che i suoi famigliari sarebbero stati 

messi sotto pressione dalle autorità. In particolare il figlio C._____ avrebbe 

incontrato alcune problematiche nel corso del servizio militare e la figlia 

D._____ sarebbe stata esclusa dagli studi. Dopo aver presentato questi 

presupposti, il richiedente ha proseguito il suo esposto riallacciandosi ai 

fatti riguardanti il figlio E._____. A tal riguardo egli ha anzitutto addotto che 

tra il 2006 ed il 2007, dopo che E._____ aveva fatto una prima volta ritorno 

in patria per disciplinare il suo divorzio, i servizi di sicurezza si sarebbero 

presentati presso il suo domicilio al fine di sequestrare della documenta-

zione che lo riguardava. Nella stessa occasione E._____ sarebbe stato a 

sua volta trattenuto dalle autorità, le quali gli avrebbero anche ritirato il pas-

saporto. Nel 2008, quando il figlio aveva già lasciato il paese, il VAJA 

avrebbe arrestato il richiedente in due occasioni chiedendogli informazioni 

su quest’ultimo ed esortandolo a comunicargli la necessità di un suo rientro 

in patria per chiarire la situazione. In seguito il contesto si sarebbe appa-

rentemente normalizzato. Sennonché, nel (…) del 2013, in coincidenza 

con un’ulteriore rientro in patria di E._____ susseguente ad un ricovero in 

ospedale del richiedente, la situazione sarebbe definitivamente precipitata. 

In tale occasione, E._____, una volta giunto all’aeroporto sarebbe stato 

fermato dalla polizia la quale gli avrebbe comunicato l’esistenza di un di-

vieto di lasciare il paese che lo riguardava. Il richiedente avrebbe quindi 

sottoscritto un impegno per permettere il rilascio del figlio. Per evitare che 

lo rintracciassero, i famigliari avrebbero quindi deciso di non far rientrare 

E._____ al domicilio ma di condurlo presso un amico di famiglia. Non es-

sendo successo nulla nei 10 giorni seguenti quest’ultimo sarebbe infine 

ritornato presso l’abitazione di famiglia. Due giorni dopo, membri in civile 

del VAJA si sarebbero presentati per prelevarlo. Dopo alcune ricerche, il 

richiedente avrebbe appreso che E._____ era detenuto presso la prigione 

di Evin e si sarebbe attivato per ottenerne la scarcerazione. La settimana 

seguente l’autorità giudiziaria avrebbe pertanto proposto il deposito di una 

cauzione per il suo rilascio. Al fine di ottenere la liberazione del figlio, 

A._____ avrebbe consegnato l’atto di proprietà dell’abitazione famigliare a 

titolo di garanzia. Susseguentemente al suo rilascio e dopo essersi consul-

tato con la rappresentanza svizzera – in quanto il passaporto del figlio sa-

rebbe stato sequestrato dalle autorità iraniane – l’interessato avrebbe or-

ganizzato la fuga di E._____ prendendo contatto con un passatore di 

stanza a Orumieh. Successivamente a tale ulteriore espatrio e più precisa-

mente il 25 marzo del 2013 il figlio sarebbe stato convocato dal Tribunale. 

Vista la sua assenza e la conseguente impossibilità ad ottemperare all’or-

dine di comparizione, le autorità avrebbero prelevato A._____ in sua vece 

conducendolo a sua volta presso il penitenziario di Evin. In occasione 

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dell’interrogatorio il richiedente sarebbe stato percosso, umiliato e minac-

ciato. Gli sarebbe in particolare stato detto che nel caso in cui non avesse 

consegnato il figlio la loro casa sarebbe stata confiscata. Dopo essere stato 

liberato l’interessato avrebbe subito un ulteriore arresto nel (…) del 2013. 

Le minacce proferite in tale sede sarebbero state ancor più gravi. Dopo tre 

giorni di interrogatori, il richiedente sarebbe nuovamente stato rilasciato. 

Susseguentemente a tale secondo episodio, egli avrebbe quindi preso la 

decisione di non tornare più a casa, concentrandosi sulla pianificazione 

dell’espatrio con la moglie ed i restanti figli (cfr. atto A17). 

C.b Chiamata a sua volta ad esprimersi nell’ambito dell’audizione ex 

art. 29 LAsi, B._____ ha sostanzialmente confermato la versione fornita 

dal marito in particolare a proposito di quanto accaduto a seguito del rientro 

in patria del figlio E._____ che ella ha collocato nel (…) del 2013 ma altresì 

in prossimità delle (…). La ricorrente ha inoltre precisato non aver avuto 

direttamente problemi in patria. Le pressioni e le traversie riguardanti i 

membri della sua famiglia la avrebbero tuttavia toccata indirettamente (cfr. 

atto A18). 

D.  

D.a Con decisione del 15 giugno 2015 (cfr. avviso di ricevimento: data di 

notifica 16 giugno 2015) la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM) ha respinto la domanda d’asilo degli interessati, pronunciando con-

testualmente il loro allontanamento dalla Svizzera ed ordinandone l’esecu-

zione siccome lecita, esigibile e possibile. La SEM, con separata decisione 

ha parimenti respinto le domande d’asilo ed ha ordinato l’esecuzione 

dell’allontanamento dei due restanti figli degli interessati D._____ e 

C._____. 

D.b L’autorità di prime cure ha anzitutto concluso all’inverosimiglianza della 

circostanza secondo la quale il figlio dei ricorrenti, E._____, sarebbe stato 

ricercato dalle autorità iraniane per via delle sue attività di blogger. A mente 

della SEM, se ciò corrispondesse al vero, non sarebbe comprensibile che 

quest’ultimo abbia preso il rischio di far ritorno legalmente in Iran nel 2013. 

Sempre a tal riguardo, l’autorità di prima istanza constata poi che A._____ 

avrebbe dichiarato essere stato dimesso dall’ospedale qualche giorno 

prima dell’arrivo di suo figlio E._____, per il che, mal si comprenderebbe 

come mai l’interessato non abbia desistito dal fare ritorno in Iran. Infine, la 

SEM aggiunge che se il figlio dei ricorrenti fosse veramente stato ricercato 

dalle autorità iraniane per le sue attività politiche, esse non lo avrebbero 

mai rilasciato su cauzione con il rischio che lasciasse illegalmente il paese, 

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come già successo nel 2007. Su tali presupposti, la SEM conclude all’in-

verosimiglianza anche per quanto riguarda gli arresti di A._____ avvenuti 

nel 2008. Infatti, se comparato a quello dei 2013, mal si comprenderebbe 

l’atteggiamento poco ostile delle autorità in quelle occasioni, soprattutto dal 

momento che queste ultime erano al corrente delle attività del figlio ed 

erano a quel tempo già entrate in possesso di materiale compromettente. 

In tal senso, la circostanza secondo la quale le autorità aspettavano un 

imminente ritorno di E._____ in Iran per poterlo perseguire non sarebbe 

condivisibile. Di più, anche a supporre la veridicità delle allegazioni circa 

gli arresti del 2008, si vedrebbe rafforzata la tesi di illogicità sostenuta pre-

cedentemente circa il ritorno in patria di E._____ nel (…) del 2013. Per 

queste ragioni, sarebbe lecito dubitare sin dal principio del fatto che il ricor-

rente abbia subito delle misure persecutorie per via delle attività del figlio. 

Del resto, anche le dichiarazioni, circa gli arresti del 2013 non sarebbero 

convincenti. Infatti, mal si capirebbe il motivo per cui l’interessato non sia 

espatriato già dopo il primo arresto. A riguardo, A._____ avrebbe affermato 

meramente che solo durante il secondo arresto egli si sarebbe reso conto 

della gravità delle minacce contro la sua famiglia, allorché le presunte ri-

torsioni patite dagli altri due suoi figli, e meglio l’esclusione di D._____ 

dall’università e i problemi di C._____ al militare, avevano già avuto luogo. 

Avrebbe inoltre aggiunto che non sarebbe stato facile organizzare nel 

breve termine una fuga dal paese. A mente della SEM, anche questo argo-

mento non sarebbe valido, dal momento che dopo iI secondo arresto all’in-

teressato sarebbero serviti meno di due giorni per preparare l’espatrio in-

sieme alla sua famiglia. Da ultimo, secondo l’autorità di prime cure sarebbe 

stato lecito attendersi la produzione da parte degli interessati di documenti 

a sostegno delle loro allegazioni.  

D.c Per il resto, le restanti problematiche di cui si è avvalso A._____ ed in 

particolare l’interruzione forzata degli studi universitari, la mancanza di 

stima da parte dei superiori sul posto di lavoro e le percosse ricevute 

nell’ambito di una manifestazione non sarebbero rilevanti in materia d’asilo.  

E.  

E.a In data 16 luglio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-

trata: 17 giugno 2015) gli interessati sono insorti contro detta decisione con 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il TAF) chie-

dendone l’annullamento e la ritrasmissione degli atti all’autorità inferiore 

per un nuovo accertamento dei fatti e l’emanazione di una nuova decisione. 

In primo subordine hanno postulato il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell’asilo ed in secondo subordine la concessione 

dell’ammissione provvisoria. Hanno inoltre richiesto il coordinamento della 

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presente procedura con quella riguardante i figli maggiorenni oggetto di 

separata decisione ed il richiamo dell’incarto riguardante il figlio E._____ 

con contestuale facoltà di esprimersi al riguardo. Da ultimo essi hanno pre-

sentato un’istanza volta alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del 

gratuito patrocinio con protestate spese e ripetibili. 

E.b Gli insorgenti, dopo aver precisato i fatti oggetto della presente proce-

dura e quanto riconducibile al vissuto di E._____, hanno motivato il proprio 

gravame prendendo anzitutto posizione in merito alle argomentazioni della 

SEM. Essi hanno in limine constatato come le stesse avrebbero principal-

mente fatto riferimento al vissuto di del figlio. Alla luce di ciò, i ricorrenti si 

sono chiesti il motivo per il quale quest’ultimo non sia stato coinvolto nella 

procedura di prima istanza. Considerate le circostanze, sarebbe stato irra-

gionevole attendersi che i famigliari fossero a conoscenza di tutti i motivi 

della condotta di E._____. Le versioni dei ricorrenti e gli atti relativi alla sua 

procedura d’asilo dimostrerebbero del resto chiaramente in quale dimen-

sione quest’ultimo fosse politicamente attivo. Su tali presupposti si giustifi-

cherebbe un’ulteriore audizione di E._____ fermo considerato che quest’ul-

timo non sarebbe mai stato sentito in merito ai fatti avvenuti nel 2013. D’al-

tra parte, il ricorrente avrebbe dichiarato che la ragione della visita del figlio 

era da ricondurre al fatto che quest’ultimo avrebbe pensato che egli si tro-

vasse in fin di vita. Partendo da tali presupposti sarebbe dunque compren-

sibile ch’egli abbia messo in secondo piano la propria incolumità al fine di 

giungere al capezzale del padre. Oltracciò, dal momento che E._____ 

avrebbe ottenuto senza particolari problemi un documento di viaggio 

dall’ambasciata iraniana di Berna, egli si sarebbe convinto, a torto, di non 

essere più ricercato in patria. Secondo i ricorrenti andrebbe quindi chiarito 

direttamente con quest’ultimo quali altre precauzioni egli abbia adottato 

prima del rimpatrio. Non di meno, il fatto che E._____ abbia intrapreso il 

proprio viaggio nonostante il padre fosse già stato dimesso dall’ospedale 

sarebbe da ricondurre alla circostanza secondo la quale egli avrebbe in-

teso che tali informazioni gli sarebbero state fornite allo scopo di non allar-

marlo e per evitare che questi compisse azioni irrazionali. Per il resto, oc-

correrebbe considerare che diversamente da quanto avvenuto nel 2007, il 

rilascio di E._____ nel 2013 sarebbe stato possibile solo grazie alla cau-

zione depositata dal ricorrente ed all’intervento di una persona influente. 

Agli occhi delle autorità iraniane una tale garanzia sarebbe stata percepita 

come sufficientemente estesa per impedire l’espatrio del soggetto. Ad ogni 

buon conto, la reazione alla successiva fuga sarebbe stata cruenta. Il ricor-

rente sarebbe infatti stato arrestato in ben due occasioni e nella seconda 

anche maltrattato e minacciato. Gli argomenti della SEM al riguardo risul-

terebbero poco chiari ed inadeguati. Dalle dichiarazioni del ricorrente si 

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evincerebbe infatti che lui stesso sarebbe stato convocato per poi venir 

minacciato e reso edotto circa la gravità della situazione. Andrebbe inoltre 

tenuto conto del fatto che in Iran la pressione esercitata sui famigliari di 

persone ricercate sarebbe nota. Inoltre, la circostanza secondo la quale i 

ricorrenti avrebbero atteso il secondo arresto di A._____ per espatriare per 

via delle difficoltà ad organizzare il viaggio nel breve termine non corrispon-

derebbe a quanto da loro dichiarato. Il ricorrente avrebbe infatti enunciato 

chiaramente i motivi di tale attesa riconducendoli al fatto che a quel tempo 

la proporzione del rischio incorso non gli sarebbe stata ancora chiara. Ol-

tracciò, egli avrebbe addotto di aver trovato difficile dover imporre alla sua 

famiglia la necessità di lasciare il paese. Lo stesso andrebbe ritenuto anche 

per B._____, ferma considerata la sua attività commerciale. Il ricorrente 

risulterebbe inoltre aver chiarito anche la ragione per la quale egli non sa-

rebbe stato in misura di documentare le proprie allegazioni. I documenti in 

questione si troverebbero infatti presso la loro abitazione a Teheran e non 

sarebbe chiaro se la stessa sia finalmente stata confiscata o meno. Non si 

potrebbe inoltre chiedere ai parenti di recarsi in loco dal momento che ciò 

equivarrebbe ad esporli a loro volta al rischio di ritorsioni.  

E.c Nel loro memoriale ricorsuale gli insorgenti si sono successivamente 

determinati in merito all’irrilevanza constatata dalla SEM circa le traversie 

riconducibili alla già antecedente attitudine critica del ricorrente nei con-

fronti delle autorità. A loro dire occorrerebbe rilevare che A._____ avrebbe 

indicato quale causa preminente del suo espatrio proprio la situazione ve-

nutasi a creare susseguentemente al ritorno del figlio nel 2013 e che ad 

ogni modo al momento del suo arresto l’insorgente (e la sua famiglia) sa-

rebbe a sua volta stato accusato di costituire un pericolo per la pubblica 

sicurezza. Per questi motivi l’assunto dell’autorità intimata al riguardo non 

sarebbe condivisibile. 

E.d In diritto i ricorrenti hanno censurato l’accertamento incompleto dei fatti 

giuridicamente rilevanti ai sensi dell’art. 106 LAsi ed hanno proposto la 

conseguente cassazione della decisione impugnata. Siffatta mancanza si 

configurerebbe infatti allorquando l’autorità non chiarisca o chiarisca solo 

parzialmente la fattispecie alla base del caso. Ora, nonostante i ricorrenti 

avrebbero in più occasioni fatto presente che i loro motivi sarebbero stati 

da ricondurre alle attività del figlio E._____, tale occorrenza non sarebbe 

stata sufficientemente considerata dalla SEM. L’autorità di prima istanza, 

omettendo di sentire quest’ultimo nonostante la centralità del suo vissuto, 

avrebbe pertanto tralasciato elementi fondamentali nella trattazione della 

fattispecie. Agendo di sorta la SEM avrebbe violato il principio inquisitorio 

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negando nel contempo ai ricorrenti il loro diritto ad essere sentiti al ri-

guardo. Relativamente invece alla verosimiglianza dei motivi d’asilo alle-

gati, la SEM non avrebbe dato il giusto peso alle esigenze ridotte in ambito 

probatorio prescritte in materia d’asilo. Le motivazioni circa l’inverosimi-

glianza dei motivi d’asilo dei ricorrenti si baserebbero infatti su un applica-

zione troppo restrittiva dell’art. 7 LAsi. La SEM avrebbe del resto violato lo 

stesso art. 3 LAsi in quanto i ricorrenti avrebbero reso verosimile che la loro 

vita, la loro integrità e la loro libertà sarebbe messa in pericolo in caso di 

rimpatrio a causa delle attività politiche del figlio. In particolare si configu-

rerebbe in specie la sussistenza di una persecuzione riflessa. 

F.  

Il TAF, con decisione incidentale del 14 gennaio 2016, ha accolto le do-

mande di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio presentate dai ricor-

renti, esentandoli dal versamento dell’anticipo spese e nominando l’avv. 

Urs Ebnoter quale loro patrocinatore d’ufficio. 

G.  

Con scritto del 1° marzo 2016, gli insorgenti hanno trasmesso al TAF due 

documenti in lingua straniera.  

H.  

Per mezzo di ulteriore comunicazione facente data al 20 maggio 2016, i 

ricorrenti hanno inviato al TAF le traduzioni in lingua tedesca di suddetti 

documenti. Secondo il tenore delle stesse, dalla documentazione prodotta 

si evincerebbe che i ricorrenti ed i figli, segnatamente C._____, D._____ e 

E._____, dopo essere stati convocati infruttuosamente, sarebbero stati 

condannati da un tribunale iraniano per reati politici di varia natura a pene 

detentive comprese tra i 2 ed i 12 anni di reclusione. 

I.  

Chiamata ad esprimersi in merito al gravame ed ai mezzi di prova sum-

menzionati, la SEM ha richiesto al TAF una proroga di un mese al fine di 

compiere un ulteriore atto istruttorio. L’autorità di prima istanza ha quindi 

richiesto all’ambasciata svizzera di Teheran delucidazioni in merito all’au-

tenticità dei documenti giudiziari prodotti dai ricorrenti e circa la modalità di 

consegna degli stessi nonché qualsiasi altra precisazione al riguardo.  

J.  

Lo studio legale incaricato di svolgere i necessari chiarimenti dall’amba-

sciata svizzera, ha trasmesso a quest’ultima il proprio rapporto il 30 set-

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tembre 2016. L’ambasciata lo ha quindi reindirizzato alla SEM. In tale re-

ferto viene anzitutto confermata l’identità dei ricorrenti e dei loro figli, così 

come il precedente impiego di A._____ in seno all’agenzia delle telecomu-

nicazioni. Sennonché, l’esposto giunge alla conclusione che i mezzi di 

prova prodotti dai ricorrenti sarebbero incontestabilmente falsi. Secondo le 

informazioni in possesso del referente dell’ambasciata svizzera, le convo-

cazioni sarebbero infatti generalmente individualizzate e non collettive 

come nel caso di specie. La fraseologia del documento analizzato designe-

rebbe inoltre a tratti il tribunale ed a tratti la pubblica accusa risultando a tal 

punto confusa da non permettere di comprendere quale sia l’autorità inti-

mante. Del resto la sezione del Ministero pubblico indicata sarebbe errata 

ratione loci, visto che, considerato il domicilio degli interessati, la tratta-

zione del caso avrebbe dovuto competere al 14° distretto e non al 3°. La 

formula “sottodivisione” sarebbe inoltre inesistente ed il testo stesso della 

convocazione risulterebbe bizzarro ed in contrasto con il frasario di rito. Il 

timbro sarebbe inoltre manifestamente falso, essendo privo dell’epiteto 

“islamica” (in riferimento alla repubblica) e non sarebbe ad ogni modo ri-

conducibile all’autorità convocante. Per di più, l’intervallo di un solo giorno 

entro la data di emanazione della convocazione e quella della sua conse-

gna risulterebbe del tutto irrealistico. Nello stesso tempo la data della noti-

fica, a suo dire fondamentale per il computo dei termini, non figurerebbe 

nemmeno nel documento. Inoltre, il mezzo di prova conterebbe alcune in-

dicazioni temporali contraddittorie e degli ulteriori elementi incompatibili 

con l’aspetto di una convocazione effettuata in conformità ai prescritti in 

vigore. Quanto alla sentenza, il referente fa anzitutto notare che capi d’im-

putazione richiamati si esaurirebbero in un coacervo di elementi eterogenei 

ed incongruenti. Le indicazioni riferite all’autorità chiamata a pronunciarsi 

sulla questione sarebbero contraddittorie. L’atto giudiziale conterrebbe 

inoltre diversi errori d’ortografia. Il diritto iraniano non prevedrebbe peraltro 

alcuna responsabilità penale per le azioni dei famigliari (Sippehaft), per il 

che, mal si capirebbe a quale titolo tutti i membri della famiglia siano stati 

condannati per le azioni di E._____. Vi sarebbero inoltre altre importanti 

difformità. Da ultimo, anche la modalità di notifica invocata dai ricorrenti 

non sarebbe conforme alle norme procedurali applicabili. 

K.  

Con risposta del 26 ottobre 2016, l’autorità inferiore ha anzitutto rinviato 

alla decisione impugnata confermandone il tenore. Sulla scorta della sum-

menzionata relazione di cui ha riportato i passaggi più salienti, la SEM ha 

parimenti concluso che i mezzi di prova presentati dai ricorrenti sarebbero 

dei falsi. La presa di posizione dell’autorità di prima istanza è poi stata tra-

smessa agli insorgenti con facoltà di esprimersi al riguardo. 

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L.  

A seguito di suddetta presa di posizione, i ricorrenti hanno richiesto al TAF, 

con istanza di esame degli atti e di proroga del termine, di poter prendere 

visione della relazione fatta allestire dalla rappresentanza elvetica. Il 12 

dicembre 2016 il TAF ha invitato l’autorità di prime cure a trattare senza 

indugio la domanda d’esame degli atti presentata dai ricorrenti. Il 20 dicem-

bre 2016 la SEM ha quindi trasmesso al TAF una copia anonimizzata della 

domanda d’ambasciata e della relativa relazione dei referenti chiamati ad 

esprimersi. La stessa è stata inoltrata ai ricorrenti così come predisposta 

dalla SEM con facoltà di prendere posizione in merito. 

M.  

Con scritto del 17 gennaio 2017, i ricorrenti hanno rilevato che le risultanze 

di suddetta relazione sarebbero ampiamente da relativizzare sia per que-

stioni formali che di merito. Essi hanno anzitutto constatato come l’anoni-

mizzazione effettuata dalla SEM non lasci trasparire informazioni circa la 

persona chiamata ad esprimersi al riguardo ed in particolare non permet-

terebbe di comprendere se quest’ultima abbia agito indipendentemente e 

senza condizionamenti nei loro confronti. A loro dire la persona in que-

stione è infatti stata in misura di accedere a documentazione ufficiale, il che 

lascerebbe intendere ad una possibile connivenza con le autorità iraniane. 

L’obbiettività e la neutralità del referente sarebbe inoltre messa in dubbio 

anche dal posizionamento radicale di quest’ultimo relativamente alla “Sip-

penhaft”. Nella giurisprudenza del TAF sarebbe del resto già stato ampia-

mente riconosciuto il rischio di ritorsioni per i famigliari di attivisti politici 

iraniani. Non parrebbe inoltre che il referente abbia messo a disposizione 

materiale comparativo. Il fatto stesso che quest’ultimo abbia argomentato 

le proprie conclusioni in modo acritico sulla base degli standard procedurali 

iraniani lascerebbe presagire inoltre una certa vicinanza al regime. Anche 

a tal riguardo il TAF nella DTAF 2009/28 avrebbe determinato infatti che la 

qualità del sistema giudiziario iraniano così come delle decisioni emanate 

sarebbe miserabile e non adempirebbe agli standard internazionali e nem-

meno a quanto previsto dalla stessa legislazione iraniana. Per tutti questi 

motivi, i ricorrenti hanno asserito aver preso contatto con il Deutsche 

Orient-Institut al fine di sottoporgli i mezzi di prova litigiosi. Per questo mo-

tivo hanno chiesto una proroga di almeno un mese. 

N.  

Con ordinanza del 1° marzo 2017 il TAF ha richiesto al ricorrenti di voler 

comunicare per iscritto le modalità di trasmissione dell’annunciata contro-

perizia. Il 16 marzo 2017 i ricorrenti, sulla scorta di uno scambio di email 

con il Deutsche Orient-Institut, hanno informato il TAF circa le difficoltà a 

D-4396/2015 

Pagina 12 

trovare una persona con le necessarie conoscenze, lasciando quindi 

aperta la questione. 

O.  

In data 24 marzo 2017, il TAF, dopo aver trasmesso la comunicazione dei 

ricorrenti alla SEM per conoscenza, ha concluso lo scambio di scritti. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi in diritto qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 
 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il TAF, in virtù dell’art. 31 

LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle 

autorità menzionate all’art. 33 LTAF. L’UFM rientra tra dette autorità 

(art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al TAF possono essere invocati, in materia d’asilo, la violazione 

del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridica-

mente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il TAF non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della deci-

sione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). I principi della massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio 

D-4396/2015 

Pagina 13 

del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede difatti spon-

taneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto 

solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. 

DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 con-

sid. 3.3). 

3.  

3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi).  

3.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come 

rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (ele-

mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5). 

3.3 Vi è luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione riflessa 

quando dei famigliari di una persona perseguitata sono esposti a delle rap-

presaglie, siano esse finalizzate all’ottenimento di informazioni, espletate 

in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di imporre una 

cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira. In tale ambito 

si necessita di apprezzare l’intensità del rischio di esposizione a persecu-

zioni in funzione delle circostanze del caso in esame. Vi è altresì luogo di 

prendere in considerazione la situazione nel paese d’origine sotto l’aspetto 

dei diritti umani, dei modelli di persecuzione “usualmente” applicati così 

come del comportamento generale degli organi statali nei confronti di de-

terminate persone o gruppi di persone la cui situazione è comparabile a 

quella del richiedente (cfr. DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e sentenza del TAF 

D-4120/2014 del 31 maggio 2016 consid. 5.3.1).  

D-4396/2015 

Pagina 14 

3.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

3.5 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

4.  

4.1 Come si evince dalle tavole processuali, nel caso in disamina i ricorrenti 

sono espatriati a causa delle presunte rappresaglie facenti seguito alle at-

tività politiche del figlio, E._____. Quest’ultimo, come detto, ha fatto l’og-

getto di una separata procedura d’asilo poi stralciata dai ruoli dall’allora 

Ufficio federale della migrazione su sua espressa richiesta.  

4.2 A proposito di E._____ è avantutto opportuno fare osservare come la 

richiesta di protezione da questi depositata sia intervenuta susseguente-

mente la scadenza di un precedente permesso di dimora da lui ottenuto in 

D-4396/2015 

Pagina 15 

virtù della legislazione sugli stranieri (cfr. ricorso, pag. 5). Peraltro, anche 

circa il successivo ritiro della domanda d’asilo, si può constatare come la 

stessa sia avvenuta a seguito del matrimonio di E._____ con una seconda 

cittadina elvetica (cfr. ricorso, pag. 6). Dipoi, per quanto concerne il suo 

primo rientro in patria, occorre anzitutto rilevare che secondo quanto di-

chiarato dagli interessati, E._____ avrebbe svolto attività politiche di vario 

genere già precedentemente al suo provvisorio rientro a Teheran nel 2006 

(cfr. ricorso, pag. 4-5). Ora, in tale occasione egli avrebbe quantomeno de-

ciso di tornare una prima volta nel proprio paese d’origine nonostante non 

fosse tenuto a farlo, con il rischio di esporsi ad atti pregiudizievoli altrimenti 

evitabili (cfr. ricorso, pag. 4-5). Per di più, malgrado i ricorrenti avessero 

addotto che proprio durante il suo rimpatrio del 2006/2007, il figlio sarebbe 

già stato oggetto di svariate misure da parte delle autorità iraniane (cfr. atto 

A17, pag. 4 e 14), dal gravame è parimenti deducibile che E._____ in 

quell’occasione sarebbe espatriato munito di passaporto senza incontrare 

problemi particolari (cfr. ricorso, pag. 5). Non di meno, successivamente 

alla sua partenza dal paese nel 2007, le forze di sicurezza avrebbero arre-

stato lo stesso A._____ in ben due occasioni onde ottenere informazioni 

sul figlio, rendendolo edotto circa il fatto che quest’ultimo avesse attirato le 

loro attenzioni (cfr. ricorso, pag. 5). Ebbene, nonostante tutto ciò E._____ 

avrebbe preso la decisione di rientrare una seconda volta in Iran nel (…) 

del 2013 (cfr. ricorso, pag. 5 e atto A17, pag. 7 e segg.). Ora, già solo per 

questi motivi, il TAF ha ragioni per dubitare del fatto che E._____ fosse 

realmente alla ricerca di protezione in Svizzera poiché ricercato dalle au-

torità iraniane in ragione delle sue attività politiche.  

4.3 Tale dubbio è del resto rafforzato anche dalle evanescenti dichiarazioni 

rilasciate dai ricorrenti in corso di procedura e dagli stessi argomenti ricor-

suali. Invero, per quanto concerne le ragioni all’origine del ritorno di 

E._____ in Iran nel 2013, A._____ ha addotto che i motivi sarebbero da 

ricercare nel fatto ch’egli, il padre, si sarebbe trovato in coma all’ospedale 

(cfr. atto A17, pag. 7) di modo che quest’ultimo avrebbe creduto che fosse 

in pericolo di vita (cfr. atto A17, pag. 14). Sennonché, l’insorgente ha anche 

asserito che il rientro di E._____ avrebbe avuto luogo il 5 (…) 2013, ossia 

successivamente alla sua degenza in ospedale, ch’egli ha dichiarato es-

sere durata una settimana (cfr. atto A17, pag. 12). A conferma di ciò, l’inte-

ressato ha parimenti allegato essersi recato lui stesso in aeroporto ad ac-

cogliere il figlio al suo arrivo (cfr. atto A17, pag. 7). Su tali presupposti, può 

essere facilmente dedotto che la situazione di salute dell’insorgente, quan-

danche realmente critica, fosse sensibilmente migliorata già prima che 

E._____ intraprendesse il suo viaggio. Del resto, l’argomentazione ricor-

D-4396/2015 

Pagina 16 

suale secondo la quale E._____ avrebbe ritenuto non veritiere le informa-

zioni circa il miglioramento del padre, non risulta supportata da alcun ele-

mento concreto a suo sostegno. Ciò a maggior ragione se consideriamo 

che secondo le informazioni riportate nel gravame, E._____ avrebbe fatto 

rientro in Iran il 18 (…) 2013, ovvero a ben un mese di distanza dal ricovero 

del padre (cfr. ricorso, pag. 6). Pertanto, non essendo de facto identificabile 

in specie alcun motivo precipuo che permetta di collimare l’ultimo ritorno di 

E._____ a Teheran con le asserite vicissitudini a lui ascritte dagli insorgenti, 

ed essendo proprio tale rientro incontestato, quanto risulta in specie incerto 

è proprio il tenore delle attività politiche pregresse da lui svolte ed il relativo 

interessamento nei suoi confronti da parte delle autorità iraniane. 

4.4 Venendo poi alle dichiarazioni dei ricorrenti a proposito delle presunte 

traversie e rappresaglie subite da A._____ è inoltre possibile rilevare un’ul-

teriore serie di elementi dissonanti. Anzitutto, per quanto concerne i fermi 

subiti, le versioni rese dal diretto interessato nel corso delle due audizioni 

paiono differire su alcuni aspetti. In particolare, risulta difficile comprendere 

se alcune delle circostanze allegate vadano ricondotte ai due arresti collo-

cati nel 2008 o a quelli del 2013. Nello stesso senso, occorre constatare 

come le allegazioni rese dei richiedenti asilo possano parimenti essere ri-

tenute poco sostanziate. Invero, nell’ambito dell’audizione sulle generalità, 

A._____ ha dichiarato essere stato arrestato in ben due occasioni nel 2008 

per la durata di due, rispettivamente di due giorni e mezzo e di essere, in 

entrambi i casi, stato rilasciato a causa dei suoi problemi di salute e segna-

tamente dell’aumento del tasso insulinico (cfr. atto A3, pag. 10). Nel corso 

della successiva audizione sui motivi d’asilo, l’insorgente ha invece 

omesso ogni riferimento spontaneo a quanto avvenuto nel 2008. A precisa 

domanda dell’auditore, egli ha finalmente addotto essere stato fermato in 

due distinte occasioni rimanendo in entrambi i casi sotto interrogatorio solo 

per un breve periodo. Invero, nonostante il quesito postogli riguardasse 

precisamente le circostanze della sua liberazione, egli non ha fatto men-

zione alcuna della sua situazione medica (cfr. atto A17, pag. 13). Ora, 

quanto lascia perplessi è il fatto che la precedente caratterizzazione del 

rilascio ricompare anche nell’ambito della seconda audizione, salvo fare 

questa volta inspiegabilmente riferimento agli arresti del 2013. Invero, il 

richiedente aveva poco prima dichiarato che durante il secondo arresto col-

locabile nel 2013, egli sarebbe stato liberato dopo alcuni giorni di prigionia 

proprio a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute dovute 

all’aumento del tasso insulinico (cfr. atto A17, pag. 6). Nello stesso senso, 

anche il riferimento al penitenziario di Evin, è nella prima occasione stato 

fatto dal richiedente a proposito dell’arresto del 2008 (cfr. atto A3, pag. 9) 

e non del 2013, come nell’audizione sui motivi d’asilo (cfr. atto A17, pag. 

D-4396/2015 

Pagina 17 

6). Al riguardo va anche tenuto conto del fatto che B._____, dal canto suo, 

non ha fatto alcuna menzione spontanea degli avvenimenti del 2008, limi-

tandosi poi, a precisa domanda e dopo essersi riservata del tempo per ri-

flettere al proposito, a confermare che il marito sarebbe stato arrestato in 

due occasioni anche in quell’anno. Infine, come l’ha rettamente rilevato 

l’autorità di prime cure, risulta poco logico che il ricorrente abbia atteso 

un’ulteriore arresto primo di decidersi per l’espatrio. Al riguardo, la tesi del 

mancato apprezzamento del rischio incorso mal si sposa con le sue stesse 

dichiarazioni a proposito delle metodologie d’azione delle autorità iraniane 

e con le circostanze stesse del precedente fermo. 

4.5 Quanto ai documenti allegati in sede ricorsuale a riprova del fatto che i 

ricorrenti ed i figli sarebbero finiti nel collimatore delle autorità iraniane, il 

discorso non muta. Come attestato infatti dalla perizia fatta allestire dalla 

rappresentanza svizzera a Teheran su richiesta dell’autorità di prima 

istanza, i documenti giudiziari addotti contengono numerose difformità con 

il materiale comparativo sia sotto l’aspetto della forma che del merito. L’en-

tità degli elementi che lasciano propendere per una falsificazione è inoltre 

tale da non potersi spiegare, come lo vogliono i ricorrenti, sulla sola base 

del precario stato del sistema giudiziario iraniano. Parte delle incongruenze 

rilevate è inoltre facilmente verificabile, per il che, nemmeno si giustifica 

l’argomentazione secondo la quale vi sarebbe una possibile connivenza tra 

il referente ed il regime iraniano. A titolo esemplificativo, pur essendo inne-

gabile che vi possano essere delle divergenze imputabili alla scarsa qualità 

della giustizia anche nella documentazione autentica, è molto difficile cre-

dere che un tribunale giunga a condannare espressamente un’intera fami-

glia sulla base di atti compiuti da un solo membro della stessa allorché le 

norme applicabili non prevedono una tale possibilità. Del resto, il materiale 

comparativo prodotto dal referente della rappresentanza svizzera in pos-

sesso del TAF differisce formalmente su svariati punti. Ad ogni buon conto, 

essendosi i ricorrenti limitati a sollevare alcune congetture circa l’obbietti-

vità e la neutralità del referente senza tuttavia essere in misura di fornire 

elementi concreti al riguardo, non vi è alcuna ragione di discostarsi da 

quanto stabilito dal rapporto. Particolarmente interlocutorio risulta inoltre il 

fatto che i ricorrenti, patrocinati in sede ricorsuale, nonostante abbiano in 

più occasioni prospettato l’allegazione di ulteriori elementi atti a confutare 

le risultanze della perizia, non sono riusciti in tale intento. 

5.  

5.1 In sunto, v’è dunque luogo di ritenere che la versione addotta dai ricor-

renti non sia stata resa verosimile. Come detto, vi sono già dubbi quanto al 

D-4396/2015 

Pagina 18 

tenore delle attività politiche svolte da E._____ ed al fatto ch’egli fosse ef-

fettivamente ricercato dalle autorità iraniane. Inoltre, l’attendibilità perso-

nale dei ricorrenti va considerata fortemente compromessa, stante la pro-

duzione di mezzi di prova rivelatisi dei falsi. Da ultimo, le stesse allegazioni 

degli insorgenti non ossequiano i criteri di cui all’art. 7 LAsi e come tali 

vanno considerate inverosimili. Infine, per quanto concerne le presunte tra-

versie di cui avrebbero fatto oggetto i due altri figli dei ricorrenti, C._____ e 

D._____, si rinvia a quanto esposto nelle rispettive decisioni di cui ai ruoli 

D-4399/2015 e D4398/2015. 

5.2 Per scrupolo di esaustività, è inoltre d’uopo sottolineare come le ulte-

riori circostanze menzionate da A._____ e riconducibili alla sua visione po-

litica critica verso il sistema iraniano (cfr. atto A17, pag. 3-4 e 11: interru-

zione degli studi, difficoltà sul luogo di lavoro, intervento e controllo da parte 

delle autorità, percosse in occasione di una manifestazione), quandanche 

corrispondenti alla realtà dei fatti, non giustificano il riconoscimento della 

qualità di rifugiato in quanto non causali all’espatrio (cfr. sentenza del TAF 

D-7745/2016 dell’11 settembre 2017 consid. 5.4 e riferimenti citati) e non 

configuranti pregiudizi seri ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi. 

6.  

Si necessita ora di passare in rassegna le ulteriori doglianze di cui ricorrenti 

si sono avvalsi in sede ricorsuale che se accolte potrebbero luogo all’an-

nullamento della decisione impugnata.  

7.  

7.1 Va al riguardo rammentato che nelle procedure d’asilo – cosi come 

nelle altre procedure di natura amministrativa – si applica il principio inqui-

sitorio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio 

all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 

LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, 

l’autorità deve occuparsi del corretto e completo accertamento della fatti-

specie, procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

accertare le circostanze giuridiche ed amministrare in tal senso le oppor-

tune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, 

l’autorità si serve, se necessario, di documenti, di informazioni delle parti, 

di informazioni o testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 

lett. a-e PA).  

7.2 D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la decisione si 

fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro lato, v’è un ac-

D-4396/2015 

Pagina 19 

certamento incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le circo-

stanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 e re-

lativi riferimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwal-

tungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pagg. 369 seg.). 

7.3 Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito, disciplinato 

dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-

zera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) e ancorato, per quanto concerne 

la procedura amministrativa federale, all’art. 29 PA e segg., comprende il 

diritto per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su 

punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla stessa e di po-

tersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire 

sulla decisione (DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3). La por-

tata della facoltà di esprimersi non può essere determinata in maniera ge-

nerale ma dev’essere definita sulla base degli interessi concretamente in 

gioco (cfr. sentenza del TAF D-5501/2013 del 19 novembre 2014 consid. 

3.2.1).  

7.4 Il concetto a monte è che alla parte in causa debba essere concessa 

la facoltà di mettere in evidenza il suo punto di vista in maniera efficace 

(cfr. DTF 111 Ia 273 consid. 2b e 105 Ia 193 consid. 2b/cc). In via generale, 

il diritto di essere sentito dev’essere posto in relazione con l’accertamento 

dei fatti. A titolo eccezionale è tuttavia necessario interpellare le parti anche 

quando il Giudice si appresta a fondare la propria decisione su una norma 

o un principio giuridico non evocati in precedenza (DTF 130 III 35 consid. 

5). 

8.  

8.1 In primo luogo, quanto al presunto accertamento incompleto dei fatti 

giuridicamente rilevanti a cui si appellano i ricorrenti censurando il mancato 

coinvolgimento di E._____, occorre anzitutto rilevare che dai disposti ap-

plicabili non è deducibile alcun obbligo espresso per l’autorità di agire in tal 

senso. Invero, la necessità di procedere ad una corretta amministrazione 

delle prove derivante dal principio inquisitorio, impone all’autorità di ammi-

nistrare i soli mezzi di prova necessari alla delucidazione dei fatti rilevanti 

per la decisione. Lo stesso obbiettivo dichiarato del disposto è infatti quello 

di giungere alla “verità materiale” (cfr. KIENER/RÜTSCHE/KUHN, Öffentliches 

Verfahrensrecht, n° 92) e non di far capo a tutte le fonti d’informazione di-

sponibili. Alla luce di ciò e considerato quanto sin qui esposto, è a giusto 

titolo che l’autorità di prime cure ha considerato che non vi fosse la neces-

sità di procedere all’audizione di E._____ dal momento ch’essa era già in 

possesso di sufficienti elementi per fondare la propria decisione.  

D-4396/2015 

Pagina 20 

8.2 Per queste stesse ragioni, nemmeno può essere dato seguito in questa 

sede alla richiesta di richiamo formale dell’incarto riguardante E._____ for-

mulata dagli insorgenti. Come si evince dai considerandi precedenti, gli atti 

relativi ai ricorrenti si sono rivelati sufficienti per giungere ad una valuta-

zione completa anche nell’ambito della presente procedura ricorsuale. 

8.3  Del resto, neppure il generico richiamo ad una presunta violazione del 

diritto di essere sentito è destinato a mettere in subbio il ben fondato del 

provvedimento avversato. Invero, dal momento che E._____ non era parte 

in causa nella presente procedura, egli non disponeva di una pretesa pro-

pria ad essere ascoltato in sede di prima istanza. Allo stesso modo, non 

necessitandosi la sua audizione in applicazione del principio inquisitorio, i 

qui ricorrenti nemmeno potevano vantare un diritto ad essere sentiti al pro-

posito delle sue eventuali dichiarazioni, posto che tale prerogativa dev’es-

sere posta in relazione con l’accertamento dei fatti. Anche a tal riguardo, 

una siffatta eventualità non si impone neppure in questa sede. 

9.  

Ne consegue che in materia di statuto di rifugiato e concessione dell’asilo, 

il ricorso, destituito di fondamento, non meriti tutela e vada respinto. I ricor-

renti non sono infatti riusciti a rendere verosimile di aver subito atti pregiu-

dizievoli a causa delle attività politiche del figlio, il cui tenore può del resto 

già essere messo in dubbio alla luce degli elementi all’inserto. A miglior 

esito non sono inoltre giunte neppure le ulteriori critiche dei ricorrenti, se-

gnatamente per quanto riguarda il mancato coinvolgimento dello stesso 

E._____ nell’ambito della procedura d’asilo che li riguardava. 

10.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell’allontanamento 

la decisione impugnata va confermata. 

D-4396/2015 

Pagina 21 

11.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 LStr pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste 

condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStr). Secondo prassi costante del TAF, circa l’apprezzamento 

degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova 

consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente 

deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo 

all’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStr l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli. Spetta all’interessato di rendere plausibile l’esi-

stenza di siffatte serie e concrete ragioni (DTAF 2008/34 consid. 10; Giuri-

sprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in mate-

ria d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b 

lett. ee).  

Nel caso in esame, visto che gli interessati non sono riusciti a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposti a tali pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del non respingimento non trova 

applicazione ed il rinvio degli insorgenti verso L’Iran è dunque ammissibile 

sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. In siffatte circostanze non v’è inoltre 

motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio 

per gli insorgenti di essere esposti, nel loro Paese d’origine ad un tratta-

mento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 1 Conv. tortura. Confor-

memente alla CorteEDU ed il Comitato dell’ONU contro la tortura, spetta 

all’interessato rendere plausibile l’esistenza di un reale rischio ("real risk") 

di essere sottoposto a trattamenti contrari a detti articoli (sentenza della 

CorteEDU Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 

e relativi riferimenti). Altresì la situazione generale circa il rispetto dei diritti 

dell’uomo in Iran non conduce attualmente a poter considerare l’esecu-

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

D-4396/2015 

Pagina 22 

zione dell’allontanamento come inammissibile (cfr. segnatamente sen-

tenza della CorteEDU R.C. contro Svezia del 9 marzo 2010, 41827/07, 

§49). 

Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi. 

11.2 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  

Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence", ov-

vero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifugiato, 

poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da situazioni 

di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale anche nei 

confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporterebbe un pe-

ricolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più ricevere le 

cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, 

condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in stato di to-

tale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione grave 

del loro stato di salute, all’invalidità o persino la morte. Per contro, le diffi-

coltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità d’una re-

gione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di 

formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla situazione 

nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese sono tali 

da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con 

rinvii).  

Al momento, in Iran non vige una situazione di guerra, guerra civile o vio-

lenza generalizzata che coinvolga l’insieme del territorio nazionale. 

Circa la situazione personale degli interessati, occorre rilevare come non 

emerga in specie nemmeno la necessità di una loro permanenza in Sviz-

zera per motivi medici. Invero, per quanto riguarda la patologia diabetica di 

cui risulta soffrire A._____, egli avrà la possibilità di accedere ad un tratta-

mento medico in patria, come del resto avvenuto sino all’espatrio. Altresì, 

giova ricordare al ricorrente che ha la possibilità di richiedere un aiuto al 

ritorno per motivi di salute ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi. Non vi 

D-4396/2015 

Pagina 23 

sono inoltre altri motivi personali ostativi all’esecuzione dell’allontana-

mento. 

Di conseguenza, l’esecuzione dell’allontanamento dei ricorrenti è ragione-

volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione all’art. 44 LAsi). 

11.3 Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo 

della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in 

relazione all’art. 44 LAsi).  

12.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

13.  

13.1 Giusta l’art 10 cpv. 4 LAsi, la SEM o l’istanza di ricorso possono con-

fiscare o mettere al sicuro, a destinazione dell’avente diritto, documenti 

falsi o falsificati nonché documenti autentici che sono stati utilizzati abusi-

vamente. Scopo della confisca è quello di impedire un’ulteriore utilizza-

zione abusiva dei documenti. La confisca può riguardare segnatamente: 

sentenze, ordini d’arresto, atti d’accusa, documenti di viaggio e documenti 

d’identità inoltrati dai richiedenti l’asilo a riprova della persecuzione o di un 

timore fondato di persecuzione (cfr. Messaggio relativo alla revisione totale 

della legge sull’asilo nonché alla modificazione della legge federale con-

cernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 4 dicembre 1995, FF 

1996 II 1). 

13.2 Nella presente fattispecie, i documenti addotti dai ricorrenti in sede 

ricorsuale si sono rivelati dei falsi (cfr. supra consid.  4.3). In considerazione 

di ciò, si giustifica la confisca dei mezzi di prova prodotti dai ricorrenti con 

scritto del 2 marzo 2016. 

14.  

Avendo il TAF dato ampiamente seguito alla richiesta di coordinamento con 

le procedure ricorsuali concernenti i figli C._____ (D-4399/2015) e D._____  

(D-4398/2015), segnatamente per mezzo di istruzione congiunta, non vi è 

più luogo di esprimersi al riguardo in questa sede.  

D-4396/2015 

Pagina 24 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciononostante, avendo il TAF, con decisione in-

cidentale del 14 gennaio 2016, accolto l’istanza di assistenza giudiziaria 

giusta l’art. 65 cpv. 1 PA, non sono riscosse le spese processuali. 

Con la medesima decisione incidentale il TAF ha altresì accolto la richiesta 

di concessione del gratuito patrocinio fondata sull’art. 110a cpv. 1 LAsi e 

nominato l’avv. Urs Ebnöther in qualità di patrocinatrice d’ufficio. Per prassi 

del TAF, nei casi in cui è stato nominato un patrocinatore d’ufficio, la tariffa 

oraria per gli avvocati oscilla tra i CHF 200.– ed i  

CHF 220.– (art. 12 ed art. 10 cpv. 2 TS-TAF). Il TAF ritiene pertanto ade-

guato, in assenza di una nota dettagliata e tenuto conto del lavoro utile e 

necessario svolto dal rappresentante dei ricorrenti (art. 14 cpv. 2 TS-TAF), 

il versamento di un’indennità per patrocinio d’ufficio di CHF 3’500.– (di-

sborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA compresi). 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbandona-

to in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-4396/2015 

Pagina 25 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

I mezzi di prova prodotti con scritto del 2 marzo 2016 sono confiscati. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La cassa del Tribunale verserà al patrocinatore d’ufficio un’indennità di 

complessivamente CHF 3’500.– a titolo di spese di patrocinio.  

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

 

 

 

 

 

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli