# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 21d4783d-d4bc-5a99-b6ad-55ace9f52691
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.10.2010 32.2010.47
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-47_2010-10-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.47

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  11 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 febbraio 2010
di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 26 gennaio 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1960, da ultimo attivo quale portiere di notte presso un hotel (doc.
AI 8/1-3), nel febbraio 2004 ha presentato una richiesta di prestazioni AI
segnalando quale danno alla salute “(…) depressioni (…)” (doc. AI 1/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso – in particolare sulla base
della perizia psichiatrica 2 dicembre 2005 della dr.ssa __________ (doc. AI
27/1-5), sul rapporto 24 maggio 2007 del dr. __________ (doc. AI 55/1-3), sul
rapporto di sorveglianza e finale 21 dicembre 2007 del consulente in integrazione
professionale (doc. AI 81/1-2) e sulle annotazioni 6 ottobre 2008 del dr. __________
(doc. AI 87/1) – l’Ufficio AI, con decisione 13 febbraio 2009 (doc. AI 90/1-3),
preavvisata con progetto 2 dicembre 2008 (doc. AI 88/1-3), ha negato all’assi-curato
il diritto ad una rendita essendo il grado d’invalidità non pensionabile.

 

                                         Il
ricorso inoltrato dall’assicurato contro la decisione 13 febbraio 2009 è
sfociato nel decreto di stralcio 20 aprile 2009 con il quale il vicepresidente
del TCA ha omologato la transazione intervenuta tra le parti e rinviato gli
atti all’Ufficio AI per ulteriori accertamenti medici e resa di una nuova
decisione (doc. AI 95/1-2).

 

                               1.2.   Con
decisione 26 gennaio 2010 (doc. AI 109/1-3), preavvisata con progetto 30
novembre 2009 (doc. AI 103/1-2) – sulla base della perizia 4 giugno 2009
del Centro peritale per le assicurazioni sociali (doc. AI 100/1-10) e delle annotazioni
21 luglio e 21 dicembre 2009 del dr. __________ (doc. AI 101/1 e 107/1) –, l’Ufficio AI
ha negato nuovamente il diritto ad una rendita essendo il grado d’invalidità
non pensionabile.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA con il
quale – contestate, con argomentazioni di cui si dirà se necessario nel merito,
la valutazione medica ed economica e preavvisata la produzione di un ulteriore
certificato dopo la visita dal dr. __________ fissata per il 1. di aprile 2010 –, ha chiesto
“(…) che venga stabilito in modo chiaro rendita si o no, riqualifica si o no
(…)” (doc. AI 111/6).

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha confermato la valutazione economica e,
quanto a quella medica, ha osservato che “(…) ritenuto che dal mese di febbraio
2003 al mese di novembre 2005 l’assicurato presenta un’inabilità lavorativa del
100% per qualsivoglia attività lucrativa, a quest’ultimo va riconosciuta una
rendita intera (grado AI del 100%) transitoria per il lasso di tempo che va dal
1° febbraio 2004 (art. 29 cpv. 1 lett. b vLAI) al 28 febbraio 2006 (art. 88a
cpv. 1 OAI). Limitatamente a questo aspetto, il ricorso presentato
dall’assicu-rato merita pertanto parziale accoglimento. (…)” (IV).

 

                               1.5.   Con
scritto 18 marzo 2010 l’assicurato ha sostenuto che la sua posizione presso
l’ultimo datore di lavoro era quella di “(…) Night Auditor (…)”, ha messo in
dubbio l’oggettività e l’imparzialità di medici specialisti che si trovano in
un rapporto di dipendenza con l’assicuratore e ha osservato che nel campo
alberghiero i salari in Ticino sono più bassi.

                                         Con
scritto 22 aprile 2010 l’assicurato ha ancora trasmesso al TCA copia dello
scritto del medesimo giorno con il quale invitava l’Ufficio AI ha trasmettere
al dr. __________ il suo incarto completo.

 

                                         Con
lettera 27 aprile 2010 il TCA ha comunicato all’assicurato che l’incarto AI può
essere visionato da lui personalmente e dal suo medico curante (munito
dell’autorizzazione scritta) presso la cancelleria del Tribunale.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che   
esplica degli effetti (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446
seg. con riferimento a DTF 130 V 329). Ne consegue che nel caso in esame sono applicabili le norme
materiali in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo stato di
fatto realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo dal 1° gennaio 2008 sino
alla decisione impugnata, che delimita temporalmente il potere cognitivo del
giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti),
trovano applicazione le nuove norme. In concreto la questione non ha comunque
particolare portata pratica, poiché la 5a revisione dell'AI non ha modificato
in maniera sostanziale le disposizioni legali sulla valutazione del grado
d'invalidità. La giurisprudenza fondata sulle norme precedenti mantiene pertanto
la sua validità (cfr. STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009 consid. 4 con riferimento
a STF 8C_76/2009 del 19 maggio 2009 consid. 2).

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 26 gennaio 2010, con la quale l’Ufficio
AI ha negato all’assicurato il diritto a una rendita, è conforme o meno alla
legislazione federale.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI (cpv. 1 fino al 31 dicembre 2007) gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il
grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto
del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con
quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è
portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla
nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli
può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità
lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali
del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione
della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento
o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con nella STFA U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto
dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I
600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003,
consid. 4.1; STFA I 761/01 del 18 ottobre 2002, consid. 3.1, pubblicata in SVR
2003 IV Nr. 11 e STFA I 26/02 del 9 agosto 2002, consid. 3.1).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique
VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile
per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi
citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999;
STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 133 V 545, 131 V 164, 131 V 120 e
125 V 143). 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343. consid. 3.5 pag. 349-352).

 

                                         Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibili di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta
l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al
guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni,
non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88a cpv.
2 OAI).

                                         Queste
norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STF 8C_886/2009 del 13 aprile 2010 consid. 2.2 che rinvia alla DTF 121 V
264 consid. 6b/dd pag. 275 con riferimenti).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta dagli atti di causa risulta che, a seguito del decreto di stralcio 20
aprile 2009 con il quale il vicepresidente del TCA ha omologato la transazione
intervenuta tra le parti e rinviato gli atti all’Ufficio AI per ulteriori accertamenti
medici e resa di una nuova decisione (doc. AI 95/1-2), l’amministrazione ha
ordinato una perizia a cura del Centro Peritale delle Assicurazioni Sociali
(CPAS) (doc. AI 98/1-2).

 

                                         Nella
perizia 4 giugno 2009 (doc. AI 100/1-10) il dr. __________, direttore del CPAS
e FMH in psichiatria e psicoterapia, dopo aver esposto dettagliatamente
l’anamnesi, i dati soggettivi e quelli oggettivi, non ha posto alcuna diagnosi
con ripercussioni sulla capacità lavorativa e, senza ripercussioni sulla
capacità lavorativa, quella di “(…) F61.0: disturbo di personalità misto, con
tratti dipendenti ed immaturi (…)” (doc. AI 100/7).

                                         Il
dr. __________, ha sviluppato la seguente discussione:

 

" 
(…)

Questo Assicurato non presenta alcuna malattia
psichiatrica attuale, tale da giustificare una qualsivoglia inabilità
lavorativa.

La valutazione fatta nel 2003 dalla Dr.ssa __________,
psichiatra, per __________ evidenziava una reazione depressiva prolungata
legata al problema con la moglie.

Nella valutazione della psichiatra Dr.ssa __________
del dicembre 2005, si poneva ancora una diagnosi di depressione grave, senza
sintomi psicotici. Alcuni elementi di discrepanza rispetto alla certificazione
del gennaio 2005, prodotta dallo psichiatra curante, facevano supporre un
quadro clinico non ancora stabilizzato, ma evolvente verso uno stato di
cronicità. Anche all'epoca si ribadiva che l'A. non aveva seguito una
farmacoterapia in maniera costante. Nonostante il quadro depressivo, egli
veniva reputato abile al 100% per attività esecutive, preferibilmente a basso
rendimento, che non implicassero particolari sforzi fisici.

In entrambi gli elaborati peritali citati, si faceva
riferimento anche ad un disturbo di personalità con tratti immaturi e
dipendenti. La diagnosi formulata dallo psichiatra curante di disturbo di
personalità emotivamente instabile di tipo impulsivo, non trova invece alcuna
conferma anamnestica e neppure clinica attuale. Il disturbo di personalità
presentato rappresenta un fattore di vulnerabilità per scompensi psichiatrici
maggiori, ma non ha mai precluso, di per sé stesso, la capacità lavorativa di
questo soggetto.

Una certa tendenza a vedere i rapporti sociali in modo
eccessivamente rigido ed un atteggiamento di evidente dipendenza verso i
famigliari, possono spiegare la difficoltà che l'A. ha avuto nell'interazione
con gli altri, come anche il notevole attaccamento verso la madre, che
rappresenta attualmente il centro della sua vita di relazione. Se lo stile di
vita attuale può essere interpretato come conseguenza del disturbo della
personalità, non si può tuttavia ritenere che esso produca     un'incapacità
lavorativa in termini medico-teorici.

Per quanto concerne il problema depressivo valgono
invece delle considerazioni distinte. In primo luogo non ho degli elementi di
certezza per pronunciarmi sulla modalità di evoluzione della sintomatologia
depressiva nel corso degli anni precedenti ed il mio ragionamento si basa
allora su ipotesi soltanto verosimili.

Posso ritenere verosimile una reazione da
disadattamento, con componente depressiva, nel 2003. Posso ritenere corretto
anche che i sintomi depressivi si siano prolungati fino alla fine del 2005. Infatti
i motivi di stress che hanno causato il primo crollo psichico si sono protratti
per lungo tempo, con un estenuante iter legale e l'allontanamento del figlio,
che è stato disconosciuto. Alle problematiche famigliari dell'epoca si sono
inoltre sommati dei disturbi fisici di vecchia data, che hanno proiettato l'A.
in uno stato di sconforto e di arrendevolezza. 

Detto questo, non posso condividere le diagnosi di
sindrome depressiva citate tanto dalla Dr.ssa __________ quanto dallo
psichiatra curante. Tale diagnosi presupporrebbe un andamento ricorrente ed
un'importante componente “endogena” nella genesi della malattia. In questa
situazione siamo invece confrontati con un quadro completamente reattivo che,
esordito nel 2003 e si è protratto per la persistenza di conflitti coniugali
irrisolti.

Faccio inoltre notare che, già a partire dal 2004, la
depressione non sembrava più grave e le prove a disposizione tendono
effettivamente tutte a ridimensionarne la gravità. L'A. infatti ha interrotto
allora la presa a carico psichiatrica, ritenendola inutile. Ha rifiutato
qualsiasi farmaco antidepressivo e non si è mai più rivolto ad uno specialista.

Inoltre non vi sono stati mai ricoveri in ambiente
psichiatrico o gravi comportamenti di tipo depressivo. Lo stile di vita
ritirato e passivo è interamente spiegabile come una risposta disadattiva di
fronte ad un evento di vita stressante. Essa è inquadrabile e prevedibile
nell'ambito del disturbo di personalità descritto e non necessita la formulazione
di una diagnosi separata di depressione.

Infine si tenga presente che nell'attualità l'A. non
mostra alcun sintomo depressivo, e questo nonostante egli non abbia mai fatto
alcuna cura.

Per tutte queste ragioni, ho qualche perplessità che
una depressione maggiore fosse presente ancora nel 2005. Se così fosse stato,
essa comunque non era tale da precludere le attività lavorative adeguate, con
le caratteristiche descritte in perizia dalla Dr.ssa __________. 

Per quanto concerne l'attualità, I' A. descrive una
certa riduzione delle frequentazioni sociali e delle prospettive lavorative per
il proprio futuro. Egli ha un atteggiamento rinunciatario e passivo, in parte
legato alla consapevolezza che, alla sua età, non è facile reinserirsi nel
circuito lavorativo. Inoltre si ancora con tenacia ai propri disturbi fisici,
portandoli come un ostacolo insormontabile in qualsiasi attività. Un simile
atteggiamento è molto difficile da scalfire, ma rimane pur sempre un aspetto
della personalità, che non preclude la capacità di riattivarsi, di ridurre il
danno alla salute, di collaborare con percorsi reintegrativi. 

Il fatto che, di fronte alle difficoltà di vita, l'A.
abbia scelto di ritirarsi, di evitare gli stress, di ridurre le frequentazioni,
non configura comunque una patologia, quanto piuttosto un'inclinazione
personale presente da anni, che contiene molti elementi discrezionali e che và
a toccare degli aspetti di motivazione generale.

Per questa ragione, quando l'A. mi dice che non ha mai
sostenuto regolarmente una terapia psichiatrica, non ritenendola necessaria,
posso condividere questa sua opinione, a patto che poi egli non adduca dei
fantomatici sintomi psichici per giustificare un'ipotetica inabilità
lavorativa. Il fatto che egli abbia delle difficoltà nell'interazione con gli
altri non significa che le relazioni personali siano precluse oppure
impossibili (alcune sono conservate). Il fatto che nei posti di lavoro egli
abbia difficoltà ad accettare i comportamenti ritenuti scorretti degli altri,
non significa che egli non possa sopportare un contesto occupazionale. Il fatto
che si sia sentito umiliato dalla proposta di integrazione fatta dall'AI, non
significa che egli non possa rivedere criticamente questo suo atteggiamento un
po' troppo estremo e ritornare saggiamente sui suoi passi.

L'esame di realtà di questa persona è integro. L'A. è
in grado di sentire e cercare ciò che lo fa star bene, anche quando dice che
preferisce limitarsi alla frequentazioni delle poche persone sopra elencate.
L'A. è in grado di esprimere le proprie preferenze e di assumere comportamenti
congrui con esse. Non ci sono limiti alla possibilità di collaborare con una
cura o in un percorso integrativo. L'unico “limite” potrebbe stare in una
scarsa motivazione della persona. L'Assicurazione tuttavia non dovrebbe
accettare un simile atteggiamento rinunciatario e può pretendere
ragionevolmente un maggior impegno da parte di questo soggetto.

L'ansietà che l'A descrive nei “sintomi soggettivi” in
parte non è per nulla attendibile e contiene delle esagerazioni palesi. La
scarsa attendibilità generale di alcune affermazione del signore è confermata
anche dalle molte discrepanze tra l'anamnesi raccontata dal paziente e quanto è
stato ricostruito attraverso gli atti, soprattutto riguardo alle mansioni che
egli ha occupato ed ai motivi di alcuni licenziamenti. L'ansia attuale è in
gran parte riconducibile agli evitamenti delle situazioni stressanti che l'A. mette
in atto. Qualora egli riprendesse ad esporsi alle situazioni che gli generano ansietà,
in quel caso l'ansietà stessa troverebbe una progressiva risoluzione.

Qualora l’A. non riuscisse a risolvere autonomamente il
problema dell'esposizione alle situazioni ansiogene, sarebbe comunque esigibile
che egli si facesse aiutare con la cura presso personale medico qualificato.

(…)" (doc. AI 100/7-9)

 

                                         e,
circa le conseguenze sulla capacità di lavoro e d’integra-zione, si è così espresso:

 

" 
(…)

B.    CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' DI
LAVORO 

 

1.     Descrizione di risorse e deficit

 

        Non vedo limiti attuali, per ragioni
psichiatriche, in nessun lavoro.

 

2.     Capacità dl lavoro nell'attività
attuale o da ultimo svolta

 

Capacità lavorativa piena anche per l'ultima
attività svolta e nel campo alberghiero o a contatto con la gente.

 

3.     Periodi di inabilità lavorativa
accertabili

 

Si ammette come verosimile un'inabilità
lavorativa al 100% per qualsiasi attività fino al momento della perizia della
Dr.ssa __________, per una reazione depressiva prolungata. Tuttavia la discontinuità
delle cure non é accettabile. L'A era in grado di capire la necessità di
curarsi per ridurre l'impatto sulla salute della depressione. Dinamiche legate
a vantaggi secondari hanno fatto si che egli fosse molto discontinuo ed
interrompesse le cure. Pertanto la collaborazione per ridurre il danno é stata,
a mio avviso, del tutto insufficiente. Per quanto riguarda la perizia della
Dr.ssa __________, penso che ella abbia sopravvalutato l'entità di una reale depressione.
Credo che abbia interpretato come sintomi depressivi quelli che invece erano
atteggiamenti passivi e deresponsabilizzanti legati al disturbo della
personalità. Ad ogni buon conto, in maniera del tutto abbondanziale, voglio
comunque riconoscere un limite nei medesimi termini indicati dalla collega,
fino al momento della mia perizia. Ribadisco che però I'A era sicuramente
idoneo ad attività analoghe a quella proposta presso euromoda. Il rifiuto a
continuare l'accertamento lavorativo é inaccettabile sotto il profilo
strettamente psichiatrico.

 

Non entro nel merito del problema di
emicrania che non mi compete.

Dal momento dell'attuale perizia in avanti é
abile al 100% per qualsiasi attività, senza alcuna limitazione per ragioni
psichiatriche.

 

 

C.    CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' D'INTEGRAZIONE

 

1.     Indicazioni mediche per interventi di
Integrazione

 

Nessuna controindicazione psichiatrica, a
patto che mostri buona volontà e motivazione. 

 

2.     Possibilità di migliorare la capacità
di lavoro sul posto dl lavoro attuale 

 

        Nessun posto di lavoro attuale

 

3.     Capacità di lavoro per altre attività

 

        Abile al 100%.

(…)" (doc. AI 100/9-10)

 

                                         Dagli
atti risultano ancora le seguenti evenienze:

 

                                         -     il dr. __________,
FMH in medicina interna, nel questionario 7 maggio 2003 all’intenzione della __________
(doc. 1/8-9 dell’incarto cassa malati), ha attestato un’incapacità totale al
lavoro dal 10 febbraio 2003 a data da determinare;

 

                                         -     visto che il dr. __________
– a differenza del rapporto medico 23 marzo 2004 (doc. AI 10/1-3)
dove, quale diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa, aveva posto
solo la diagnosi di “(…) grave stato depressivo ansioso, da marzo 2003 (…)”
(doc. AI 10/1) –, nel rapporto
medico 15 novembre 2006 (doc. AI 43/1-3), ha aggiunto, quale ulteriore diagnosi
con ripercussioni sulla capacità lavorativa, la “(…) sindrome spondilogena
con alterazioni statiche degenerative (…)” (doc. AI 43/1) e proposto una
visita peritale reumatologica, l’Ufficio AI ha ordinato una valutazione
reumatologica a cura del dr. __________, medico SMR (doc. AI 44/1);

 

                                         -     nel rapporto medico
24 maggio 2007 (doc. AI 55/1-3), dopo l’esame medico del giorno precedente, il
dr. __________ – posta la diagnosi di “(…) sindrome lombospondilogena con
alterazioni statiche degenerative (…)” e ritenuti i seguenti limiti
funzionali: “(…) può mantenere la posizione statica seduta o in piedi per
massimo 30 minuti. Può sollevare fino a 15 kg. Può sollevare solo saltuariamente da 15 a 25 kg. Non può sollevare pesi superiori ai 25 kg. Deve evitare movimenti ripetitivi di flessione, estensione e torsione del rachide. Limitazioni
nel salire e scendere le scale. Evitare situazioni di precario equilibrio. Evitare
di deambulare su terreni sconnessi (…)” (doc. AI 55/1) – ha espresso
la seguente valutazione: “(…) assicurato di 47 anni in buone condizioni
generali. L’assicurato presenta incapacità lavorativa del 100% dal 2003 per uno
stato depressivo ansioso di tipo reattivo. Dal punto di vista reumatologico
l’assicurato lamenta dall’età di 17 anni una lombalgia cronica con
riacutizzazioni rare nel tempo e medeste nell’intensità. Riferisce
sintomatologia dolorosa al rachide lombare di scarsa entità ma costante nel
tempo. Risulta ben conservata la mobilità complessiva dell’assicura-to. Riesce
a mantenere la posizione seduta per 30 minuti durante la raccolta anamnestica.
Trascorso tale periodo   inizia a lamentare la riacutizzazione della lombalgia.
I cambi posturali avvengono senza difficoltà. Risulta possibile ma rigida la
mobilizzazione del rachide in tutti i distretti. Non vengono identificati
tender points fibromialgici. La muscolatura paravertebrale risulta un poco tesa.
Le prove di carico determinano un limite nel sollevamento di pesi che risulta
possibile solo saltuariamente tra i 15 e 25 kg e risulta impossibile sollevare pesi superiori ai 25 kg. L’assi-curato riferisce ricorrenti disturbi
dell’equilibrio. Tali disturbi non sono obbiettivabili durante l’esame clinico.
L’assicura-to lamenta inoltre dolore durante i movimenti di flessione,
estensione e torsione del tronco. La valutazione reumatologica e funzionale
odierna permette di determinare una capacità lavorativa del 100% nel rispetto
dei limiti sopra citati. In attività svolta in precedenza dall’assicurato come
impiegato alberghiero con mansioni dirigenziali, si può stabilire una IL del
50% su intera giornata. La valutazione della documentazione clinica permette di
stabilire che la sintomatologia riferita alla lombalgia è dal 2004 invariata
nel tempo. (…)” (doc. AI 55/3);

 

                                         -     nelle annotazioni 21
luglio 2009 il dr. __________, medico SMR, si è così espresso: “(…) E’ stata
eseguita la perizia psichiatrica (dr. __________, CPAS, 04.06.2009. Si
trattava di vedere se fosse presente una patologia psichiatrica che non
rendesse possibile gli accertamenti professionali intrapresi (Stage c/o __________,
azienda virtuale, interrotto dall’A. senza motivazione ritenuta da parte nostra
giustificata). Il perito non evidenzia una patologia psichiatrica che influisca
sulla CL. Non trova elementi per uno stato depressivo attuale, ma solo
comportamenti da attribuire al disturbo di personalità misto con tratti
dipendenti ed immaturi (F61.0) che sono ritenuti superabili con un adeguato
sforzo di volontà, ritenuto alla portata dell’A. Annota il fatto che il
contenzioso sulla paternità e la relazione con la moglie sono state la causa
dell’episodio depressivo diagnosticato in passato, che però non è presente
attualmente.

                                              Ai tempi c’era anche
il fatto di una presunta grave malattia della moglie (tumore al seno) poi non
confermata. In conclusione: sono possibili, da giugno 2009 tutte le
attività che non risultano controindicate dai limiti reumatologici
(23.05.2007). Quelle svolte in precedenza: venditore, portiere, dirigente
d’albergo, sono possibili. Fino a maggio 2009 valgono le restrizioni della
perizia psichiatrica del 01.12.2005, cioè IL 100% in attività con responsabilità
e a contatto con il pubblico. In conclusione: l’A. non presenta attualmente una
patologia psichiatrica con influsso sulla CL, ma solo un comportamento,
modificabile da parte sua, che non giustifica la IL. Le misure intraprese da parte dell’AI erano adatte per l’A. e la sua interruzione non giustificata.
(…)” (doc. AI 101/1).

 

                               2.8.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle  inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V
161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986
pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 453).

 

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Il
TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a
admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de
l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"

(cfr. STFA I 938/05 del 24 agosto 2006, consid. 3.2)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che
stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del SMR può essere
riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto senza aver
visitato personalmente l’assicu-rato.

 

                               2.9.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurispru-denza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti il dr. __________ e
la dr.ssa __________ nelle rispettive perizie psichiatriche del 2 dicembre 2005
e del 4 giugno 2009 (doc. AI 27/1-5 e 100/1-10). In particolare il dr. __________
– ammessa un’inabilità lavorativa del 100% per qualsiasi attività
fino alla perizia della dr.ssa __________ – ha motivato diffusamente
e in modo convincente le ragioni per le quali il disturbo di personalità non ha
mai precluso la capacità lavorativa e, pur esprimendo alcune perplessità circa
la presenza di una depressione maggiore ancora nel 2005, ha confermato la capacità lavorativa in attività adeguate rispettose delle caratteristiche
poste dalla dr.ssa __________ e concluso che “(…) dal momento dell’attuale
perizia in avanti è abile al 100% per qualsiasi attività, senza alcuna
limitazione per ragioni psichiatriche. (…)” (doc. AI 100/10). Dal canto suo
la dr.ssa __________ aveva concluso che “(…) il quadro psicopatologico,
caratterizzato da energia e rallentamento rende l’A. inabile allo svolgimento
di un’occupazione che comporti assunzioni di responsabilità e relazioni con il
pubblico, cioè egli è attualmente inabile per l’occupazione lavorativa svolta
in passato, ma la capacità lavorativa permane integra (100%) per
attività esecutive, preferibilmente a basso rendimento, che non implichino
particolare sforzi fisici. (…)” (doc. AI 27/4-5).

                                         Questo
Tribunale deve fare proprie anche le conclusioni del dr. __________ – confermate
del resto dal dr. __________ nelle annotazioni 6 ottobre 2008 e 21 luglio 2009
(doc. AI 87/1 e 101/1) – che, nel rapporto 24 maggio 2007 (doc. AI 55/1-3, riprodotto in
parte al consid. 2.7), dopo l’esame medico del giorno precedente, ha concluso
che “(…) la valutazione reumatologica e funzionale odierna permette
di determinare una capacità lavorativa del 100% nel rispetto dei limiti sopra
citati. In attività svolta in precedenza dall’assicurato come impiegato
alberghiero con mansioni dirigenziali, si può stabilire una IL del 50% su intera
giornata. La valutazione della documentazione clinica permette di stabilire che
la sintomatologia riferita alla lombalgia è dal 2004 invariata nel tempo. (…)”
(doc. AI 55/3).

 

                                         Le
dettagliate ed approfondite valutazione peritali, le conclusioni e le
risultanze della visita del medico SMR non sono state del resto validamente
smentite da altri certificati da parte di medici specialisti attestanti nuove
patologie.

 

                                         In
particolare non è possibile concludere differentemente per il solo fatto che l’assicurato
é stato scartato dal servizio militare e dichiarato abile al servizio
complementare (doc. AI 115/15). Per quanto riguarda le cefalee, il dr. __________,
FMH in neurologia, nel rapporto 6 marzo 2003 indirizzato al dr. __________, non
ha attestato alcuna inabilità lavorativa per questa ragione. Inoltre, il dr. __________,
nel rapporto medico 15 novembre 2006 (doc. AI 43/1-3), ha ritenuto l’emicrania
da adolescente e l’ipertensione arteriosa borderline quali diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa e, nel certificato medico 17 febbraio
2010, si è limitato ad attestare in modo del tutto generico che l’assicurato “(…)
è inabile al lavoro dal 24.02.2003 a tutt’ora per tempo indeterminato (…)”
(doc. AI 111/19).

 

                                         Quanto
alla preannunciata visita presso il dr. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, l’assicurato non ha dato seguito alla preavvisata produzione
della relativa documentazione medica e, anche se invitati in tale senso, né lui
né il medico curante hanno preso visione dell’incarto presso la cancelleria del
TCA.

 

                                         Va
qui ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto
che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di
prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Visto
quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti valutazioni mediche
sopra enunciate, è da ritenere dimostrato che da un punto di vista somatico
l’assicurato è abile al lavoro al 100% in qualsiasi attività rispettosa delle
limitazioni funzionali poste dal dr. __________ nel rapporto 24 maggio 2007.
Quanto alla patologia extra-somatica, la stessa ha giustificato un’inabilità
totale al lavoro in qualsiasi attività dal febbraio 2003 al novembre 2005, dopodiché
l’assicurato va ritenuto abile al 100% in un’attività con le caratteristiche
poste dalla dr.ssa __________ e in qualsiasi attività dal giugno 2009.

 

                                         Quanto
al dubbio, sollevato dal ricorrente, circa “(…) l’oggetti-vità e l’imparzialità
(…)” (VI) dei medici specialisti che si trovano in un rapporto di dipendenza
con l’assicuratore, valgono le seguenti considerazioni.

                                         Nella
DTF 125 V 351, lo si ribadisce, la nostra Corte
federale ha stabilito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Per
quel che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (STFA U
168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

                                         Nella
DTF 135 V 465 il TF ha concluso che anche tenendo conto della più recente
giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, nelle procedure concernenti
l’assegnazio-ne o il rifiuto di prestazioni di assicurazioni sociali non sussiste
un diritto formale di essere sottoposto a perizia medica esterna da parte
dell’ente assicuratore. Una perizia deve tuttavia essere ordinata qualora sussistono
anche solo minimi dubbi riguardo all’attendibilità e alla concludenza delle attestazioni
mediche interne dell’assicurazione.

                                         Ancora
nella STF 9C_400/2010 del 9 settembre 2010 il TF – avuto riguardo al parere
giuridico dell’11 febbraio 2010 del Prof. Dr. Iur. Jörg
Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich, intitolato "Rechtsgutachten
zur Vereinbarkeit der bundesgerichtlichen Rechtsprechung zur medizinischen
Begutachtung durch Medizinische Abklärungsstellen betreffend Ansprüche auf
Leistungen der Invalidenversicherung mit Art. 6 der Konvention vom 4. November
1950 zum Schutze der Menschenrechte und Grundfreiheiten" e al principio della parità delle armi nonché alla legittimazione a
ricorrere dell’amministrazio-ne e alla sua conseguente posizione di parte – ha
sviluppato, in particolare, le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

Zu bedenken ist indessen, dass die Verwaltung aufgrund
von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt ist, wenn
der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen
kann. Daraus ist offenkundig nicht abzuleiten, jede - meist vorgängige - Sachverhaltsabklärung
im nichtstreitigen Verwaltungsverfahren durch die betreffende
Verwaltungseinheit sei Parteihandeln und das gerichtliche Abstellen darauf
EMRK-widrig. Der rechtsgutachterlichen Schlussfolgerung liegt nicht die
dargelegte rechtliche Konzeption zugrunde, wonach das Durchführungsorgan der
Sozialversicherung als Behörde auch nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren
- trotz seiner formellen Parteistellung - an die rechtsstaatlichen Grundsätze
(Art. 5 BV) gebundenes Verwaltungsorgan bleibt, welches zur Neutralität und
Objektivität verpflichtet ist (vgl. nebst den in E. 4.1.2 zitierten Urteilen
BGE 105 V 186 E. 1 S. 188; Isabelle Häner, Die Beteiligten im Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsprozess, Zürich 2000, Rz. 281 ff., 388 ff. und 391 ff.; Stéphane
Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Freiburg 1999, S.
11 ff. und 121 f.; Franz Schlauri, Grundstrukturen des nichtstreitigen
Verwaltungsverfahrens in der Sozialversicherung, in: Schaffhauser/Schlauri
[Hrsg.], Verfahrensfragen in der Sozialversicherung, St. Gallen 1996, S. 26 f.; Vera Marantelli-Sonanini/Said Huber, Praxiskommentar zum VwVG, Zürich 2009, N 53 zu Art. 6;
Merkli/Aeschlimann/Herzog, Kommentar zum Gesetz vom 23. Mai 1989 über die
Verwaltungsrechtspflege des Kantons Bern [VRPG], N 5 und 26 zu Art. 12 VRPG/BE;
André Grisel, Traité de droit administratif, Vol. II, Neuchâtel 1984, S. 838 f.). Im Hinblick auf diese verfassungsrechtliche Lage darf aus der formellen Parteieigenschaft
der Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur
Erhebung von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten nicht
gefolgert werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)
nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer
(formellen) Partei. Denn das Verfügungsverfahren zählt nicht zur
Verwaltungsrechtspflege im Sinne des Anfechtungsstreitverfahrens, das heisst
des Beschwerdeverfahrens (Fritz Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2. Aufl.
Bern 1983, S. 14, 16 und 169; Rhinow/Koller /Kiss, Öffentliches Prozessrecht
und Justizverfassungsrecht des Bundes, Basel/Frankfurt a.M. 1996, S. 7 Rz. 25,
S. 8 Rz. 31 und S. 144 Rz. 748). Was vor der IV-Stelle stattfindet, ist ein
Einparteienverfahren mit dem/der Leistungsgesuchssteller/in als Partei und der
IV-Stelle als Behörde, welche nach den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft
über das Verfahren innehat (SVR 2007 IV Nr. 22 S. 77 E. 2.2.4.3; Peter Saladin,
Das Verwaltungsverfahrensrecht des Bundes, Basel/Stuttgart 1979, S. 87 Ziff.
11.22, S. 113 ff. und 119 ff.; Häner, a.a.O., S. 147 Rz. 263; Benoît Bovay,
Procédure administrative, Bern 2000, S. 87; Blaise Knapp, Précis de droit administratif,
4. Aufl. Basel/Frankfurt a.M. 1991, S. 217 Ziff. 953; Pierre Moor, Droit
administratif, Vol. II, Bern 1991, S. 126 f.; zur Frage der Rechtsanwendung von Amtes wegen und des Amtsbetriebs statt vieler: Alfred Kölz/Isabelle Häner, Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2. Aufl. Zürich 1998, Rz. 112 ff. und 117 f.; Urs Müller, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung, Bern 2010, Rz. 911 ff. und
292 ff.).

(…)" (STF 9C_400/2010 del 9 settembre 2010, consid.
4.2.1).

 

                             2.10.   Occorre
ora esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita e della modifica
dello stesso (DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003,
consid. 3.1), per cui nel caso concreto sarebbero determinanti i dati del 2004
e del 2006 visto che, dopo un’inabilità totale da febbraio 2003 a novembre 2005, dal dicembre 2005 l’assicurato è abile al 100% in un’attività con le caratteristiche
poste dalla dr.ssa __________ e dal giugno 2009 totalmente in qualsiasi
attività (art. 28 cpv. 1 lett. b LAI [art. 29 cpv. 2 lett. b LAI fino al 31
dicembre 2007] e art. 88a cpv. 1 OAI).

 

                                         Va
qui innanzitutto osservato che dal febbraio 2004, dopo l’anno di carenza, ritenuta
l’inabilità totale al lavoro in qualsiasi attività e quindi un reddito da
invalido nullo, all’assicurato va riconosciuto il diritto ad una rendita
intera.

 

                                         Per
il 2006 valgono invece le seguenti considerazioni.

 

                          2.10.1.   Per
quel che concerne il reddito da valido, va ricordato che, è decisivo
stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto
l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita e/o della modifica del
diritto alla rendita, se fosse sano (STFA inedite del 13 giugno 2003 I 475/01 e
del 23 maggio 2000 U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con
riferimenti, vedi anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere
fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che
l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze
professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato
avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi
ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (DTF 96 V
29; ZAK 1985 pag. 635 consid. 3; RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100 consid. 3b). Considerato
come di regola bisogna presumere che senza il danno alla salute l’assicurato
avrebbe continuato la precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo
guadagno conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita
dei salari (RKUV 2000 n. U 400 pag. 381 e riferimenti; DTF 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224) o comunque il salario che potrebbe
essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in
un'azienda simile (cfr. ad esempio la Circolare edita dall'UFAS, sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità, cifra marg.
3025).

 

                                         Il
Tribunale federale, in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio 2008 consid. 5.1,
ha ribadito che:

 

" 
(…) occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi
concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe
di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività
precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid.
2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro
considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una
carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168
pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente;
necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi concreti,
quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161
consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata). (…)"

 

                                         Conformemente
alla succitata giurisprudenza – ritenuto che prima del danno alla salute nella sua ultima attività
di portiere di notte presso il __________, nel 2004, avrebbe potuto conseguire
un reddito annuo di fr. 58'500.-- (doc. AI 8/1-3, in particolare il punto 7: salario mensile di fr. 4'500.-- per tredici mensilità come si evince
dai fogli paga per gli anni dal 2002 al 2004 sub doc. AI 8/4-6) – il reddito da
valido per l’anno 2006 ammonta a fr. 59'794.02 (fr. 58'500.-- aumentati del
1.2% per il 2005 e del 1.0% per il 2006; cfr. la tabella B10.2 relativa all’evoluzione
dei salari nominali settore G,H commercio, riparazioni, alberghi e
ristorazione, pubblicata in La Vie économique 7/8-2010 pag. 91).

 

                          2.10.2.   Per
quel che concerne il reddito da invalido, in assenza di dati salariali va ricordato che lo stesso è determinato
sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a
condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Se invece
non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha
intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid.
3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

 

                                         Se
una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito
considerevolmente inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente
accontentata, si procede in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone.
In pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido aumentando
in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure facendo capo ai
valori statistici oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante una
riduzione adeguata del valore statistico. In una seconda fase, occorre
esaminare la questione di una deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla
base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va tenuto presente che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo dei redditi di raffronto non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali (DTF 134 V 322). Quando il reddito da valido differisce considerevolmente dal salario
statistico riconosciuto nello specifico settore economico, il TF ha nel
frattempo stabilito, anche in casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che se il guadagno effettivamente
conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario statistico usuale nel settore,
esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid.
4 pag. 325 e può giustificare – soddisfatte le ulteriori condizioni – un
parallelismo dei redditi di paragone, fermo restando però che questo
parallelismo si effettua soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia
del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid. 5.5).

 

 

 

                          2.10.3.   Utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 un’attività semplice
e ripetitiva, livello di qualifica 4, avrebbe potuto realizzare un reddito
annuo ipotetico da invalido pari a fr. 59’193.32 (fr. 4'732.--
riportati su 41.7 ore [cfr. tabella B 9.2, pubblicata in
 La Vie économique, 7/8-2010, pag. 90], moltiplicati
per 12 [ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U
274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a]).

 

                                         Questo
Tribunale constata che il salario che l’assicurato     avrebbe conseguito nel
2006 quale portiere di notte presso un hotel al 100% (fr. 59'794.02, cfr. consid.
2.10.1), è superiore a quello realizzato, nello stesso anno, in media a livello
svizzero dai lavoratori del settore alberghi e ristorazione (Tabella TA1 2006,
p.to 55 alberghi e ristorazione, livello di qualifica 4: fr. 3'611.-- riportati
su 42.1 ore/settimana x 12 mesi; cfr. la tabella B9.2 relativa alla durata
settimanale normale del lavoro nelle imprese settore H alberghi e ristorazione,
pubblicata in La Vie économique 7/8-2010 pag. 90 = fr. 45’606.93).

                                         Nel
caso in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido conformemente alla giurisprudenza federale citata.

                                         Va
qui ancora osservato che – a prescindere dal fatto che l’asserita funzione di “(…) Night
Auditor (…)” (VI) presso il suo ultimo datore di lavoro è rimasta alla stregua
di una semplice allegazione di parte – se, per pura ipotesi di
lavoro, si volesse applicare il livello di qualifica 3 della Tabella TA1 2006,
p.to 55 alberghi e ristorazione, anche in questo caso il reddito annuo a
livello svizzero risulterebbe inferiore rispetto a quello che l’assicurato
avrebbe conseguito nel 2006 (fr. 4'127.-- riportati su 42.1 ore/settimana x 12
mesi; cfr. la tabella B9.2 relativa alla durata settimanale normale del lavoro
nelle imprese settore H alberghi e ristorazione, pubblicata in La Vie économique 7/8-2010 pag. 90 = fr. 52’124.01 contro i     fr. 59'794.02).

                                         Anche
in questa evenienza non vi sarebbero pertanto i presupposti per ridurre il
reddito statistico da invalido.

 

                                         Applicata
poi la riduzione del 20% ritenuta dal consulente in integrazione professionale
nel rapporto di sorveglianza e finale 21 dicembre 2007 (doc. AI 81/1-2) – “(…)
vi raccomando le seguenti riduzioni: per ragioni sociali, il 20% (la riduzione
è suffragata dal fatto che l’A dovrà reintegrarsi in un ambito di lavoro specifico
tale da contenere nel migliore dei modi i suoi limiti invalidanti) (…)”
(doc. AI 81/2) – e ricordato che il giudice non può senza valido motivo
sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF
126 V 80 consid. 5b/cc), il reddito ipotetico da invalido si attesta in      fr.
47'354.65 (fr. 59’193.32 ridotti del 20%).

 

                          2.10.4.   Ritenuto
il reddito da valido di fr. 59'794.02 (cfr. consid. 2.10.1) e quello ipotetico
da invalido di fr. 47'354.65 (cfr. consid. 2.10.3) si ottiene un grado
d’invalidità del 21% ([59'794.02 - 47'354.65] x 100 : 59'794.02 = 20.80% arrotondato
al 21% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2) che non
da diritto ad alcuna rendita d’invalidità (cfr. consid. 2.4).

 

                             2.11.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede la decisione impugnata va annullata
e riformata nel senso che dal 1. febbraio 2004 (dopo l’anno di carenza ex
art. 28 cpv. 1 lett. b LAI (art. 29 cpv. 2 lett. b LAI fino al 31 dicembre
2007): come visto al consid. 2.7 nel questionario 7 maggio 2003 sub doc. 1/8-9
dell’incarto cassa malati il dr. __________ ha attestato un’incapacità
lavorativa totale dal 10 febbraio 2003 e il dr. __________ nella perizia 4
giugno 2009 sub doc. AI 11/1-10 ha confermato un’inabilità lavorativa del 100%
in qualsiasi attività fino alla perizia della dr.ssa __________ del 2 dicembre
2005) fino al 28 febbraio 2006 (tre mesi dopo il
miglioramento ai sensi dell’art. 88a cpv. 1 OAI: come visto al consid. 2.9 la
dr.ssa __________ nella perizia 2 dicembre 2005 sub doc. AI 27/1-5 ha attestato un miglioramento e concluso per una capacità lavorativa del 100% per attività
esecutive, preferibilmente a basso rendimento, che non implichino particolari
sforzi fisici) l’assicurato ha diritto ad una rendita intera.

 

                             2.12.   Per
quanto riguarda infine la possibilità di una riqualifica professionale il TCA
non può che fare propria la valutazione del consulente in integrazione professionale
che, nel rapporto di sorveglianza e finale 21 dicembre 2007 (doc. AI 81/1-2),
ha rilevato: “(…) è altrettanto buona cosa sapere che provvedimenti professionali
AI hanno senso e significato allorquando vi è un grado di motivazione
dell’interessato che consente d’affrontare la meta riabilitativa. In questo
specifico caso bisogna asserire che malgrado gli intenti propositivi espressi
oralmente dall’A e malgrado l’alta correlazione comunicativa tra CIP e l’A, …
ecco, malgrado tutto ciò, è stato un fallimento! D’altra parte 3 ore
d’accertamento, sono troppo poche per poter asserire che l’A non è in grado di
fare! Ciò che mi preoccupa è che l’A non ha in alcun modo proposto alternative
oppure rivisto la sua decisione oppure telefonato al Consulente per fare il
punto dell’attuale situazione. Tutto tace. Un vero peccato poiché l’A è una
Risorsa su cui sono convinto che sia possibile esigere una tenuta lavorativa
anche solamente parziale. Ed è per questo che il suddetto rapporto non
rappresenta in alcun modo una garanzia di perenne chiusura nei confronti
dell’entrata in esame dei provvedimenti professionali AI. Per ora mi limiterò a
seguire l’iter assicurativo, per un'eventuale riapertura della pratica attendo
un segnale forte da parte dell’A o di Coloro che sostengono il sig. RI 1. (…)”
(doc. AI 81/1).

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1. luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese, per complessivi fr. 200.--, sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto nel senso che

dal 1.
febbraio 2004 al 28 febbraio 2006 l’assicurato ha diritto ad una rendita intera.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti