# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9ab87241-86e2-5090-b073-0e03d7722bc1
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Sonstige Kammern 12.07.2019 V 2017 4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_999_V-2017-4_2019-07-12.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

V 17 4

5a Camera in qualità di Corte costituzionale

presidenza Racioppi
giudici Meisser, Audétat, von Salis, Pedrotti
attuario Paganini

SENTENZA 
del 12 luglio 2019

nella vertenza di diritto costituzionale 

A._____,

rappresentata dall'avv. MLaw Tobias Brändli,

ricorrente

contro 

Comune di X._____,

rappresentato dall'avv. lic. iur. Fabrizio Keller, San Roc,

convenuto

concernente regolamento per la gestione del suolo agricolo (controllo 

normativo astratto)

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1. Il 22 aprile 2016 il Comune di X._____ emanava un regolamento per la 

gestione del suolo agricolo dei comuni aggregati (qui di seguito: 

Regolamento) a sostituzione di tutte le disposizioni dei vecchi Comuni. 

All'art. 5 del Regolamento si prescriveva il divieto del vago pascolo (libera 

pascolazione senza obbligo di recinzione) su tutto il territorio comunale 

tranne che sugli alpi e sui maggesi non falciati a condizione che non 

vengano arrecati danni e disturbi a terzi. 

2. In seguito alle critiche di vari contadini, il 23 giugno 2017 l'Assemblea 

comunale approvava una nuova versione del Regolamento, il quale, in 

particolare, permette il vago pascolo per il bestiame minuto (capre e 

pecore) su tutto il territorio comunale agricolo, escluso le zone abitate, a 

condizione che non vengano arrecati danni; escluso è invece il vago 

pascolo per i bovini. Inoltre, il nuovo Regolamento introduce una limitazione 

temporale del vago pascolo (tranne che per gli alpi e i maggesi) nonché 

delle deroghe risp. limitazioni che il Municipio può prevedere per motivi 

gravi. 

3. Contro il nuovo Regolamento per la gestione del suolo agricolo il 21 agosto 

2017 A._____ (ricorrente) inoltrava ricorso al Tribunale amministrativo del 

Cantone dei Grigioni, chiedendone l'annullamento. Ella sosteneva in sintesi 

che il nuovo Regolamento violerebbe il diritto superiore, ossia il diritto 

cantonale per quanto concernerebbe la reintroduzione del vago pascolo, 

siccome per la modifica del Regolamento non sarebbe dato il consenso 

necessario e mancherebbe ancora l'approvazione del Governo, nonché 

quello federale, concretamente l'ordinanza sui pagamenti diretti. 

4. In seguito alla richiesta di entrambe le parti (della ricorrente e del Comune 

di X._____ [convenuto]), con decreto ordinatorio 28 settembre 2017 il 

Giudice istruttore sospendeva la procedura fino al 31 dicembre 2017.

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5. Il 6 ottobre 2017 si svolgeva un incontro tra i contadini, il direttore del settore 

misure agricole in seno all'Ufficio per l'agricoltura e la geoinformazione 

[UAG], il consulente agricolo del Plantahof, il direttore della consulenza del 

Plantahof, l'allora municipale B._____ e l'allora sindaco comunale C._____ 

in cui si discuteva, fra l'altro, la questione se con il nuovo Regolamento 

deliberato il 23 giugno 2017 si fosse reintrodotto il vago pascolo oppure se 

esso fosse stato soltanto regolato diversamente. 

6. In seguito alla riunione del 6 ottobre 2017, il 21 dicembre 2017 l'UAG 

comunicava al convenuto che i chiarimenti sulle delibere dell'Assemblea 

comunale in merito al vago pascolo spetterebbero al convenuto, mentre la 

questione relativa al diritto ai sussidi per le superfici per la promozione della 

biodiversità (SPB) riguarderebbe l'UAG.

7. Su richiesta della ricorrente, il 20 dicembre 2017 il Giudice istruttore aveva 

prolungato la sospensione della procedura fino al 16 aprile 2018. Il 17 aprile 

2018 il convenuto informava il Giudice istruttore che le parti non si erano 

accordate e chiedeva perciò la riattivazione della procedura.

8. Con presa di posizione del 14 maggio 2018 il convenuto postulava il rigetto 

del ricorso e smentiva una violazione del diritto superiore.

9. Con replica del 18 giugno 2018 la ricorrente riformulava i petiti di ricorso 

chiedendo la constatazione della violazione del diritto superiore e 

l'annullamento parziale, ovvero dell'art. 5, del nuovo Regolamento; per il 

resto ella approfondiva le proprie argomentazioni. 

10. In sede di duplica il 26 giugno 2018 il convenuto confermava il petito di 

ricorso e completava le sue allegazioni.

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Considerando in diritto:

1.1. Oggetto di impugnazione è l'art. 5 del Regolamento per la gestione del 

suolo agricolo (qui di seguito: Regolamento) deliberato dall'Assemblea 

comunale il 23 giugno 2017. Detto Regolamento è un atto normativo 

comunale di carattere generale e astratto. Sul ricorso contro di esso il 

Tribunale amministrativo giudica in veste di Corte costituzionale in 

composizione di cinque giudici (art. 57 cpv. 1 lett. a e cpv. 2 e 3 e contrario 

in combinato disposto con l'art. 43 cpv. 2 lett. b della legge sulla giustizia 

amministrativa [LGA; CSC 370.100]). 

1.2. Contro atti legislativi è legittimato a ricorrere chiunque in un prossimo futuro 

potrebbe essere leso nei propri interessi tutelabili dall'applicazione della 

norma impugnata (art. 58 cpv. 1 LGA). Un interesse virtuale è sufficiente, 

a condizione che vi sia un minimo di probabilità che l'interessato possa 

prima o poi essere toccato direttamente dalla regolamentazione contestata. 

L'interesse degno di protezione non deve essere necessariamente 

giuridico; basta un interesse di fatto (cfr. sentenza del Tribunale federale 

4C_1/2015 del 15 luglio 2015 cons. 1.3 con rinvii).

La ricorrente ha diritto di voto nel Comune convenuto. Ella è proprietaria di 

10.77 ettari di superficie agricola utile (SAU), di cui 5.4 ettari costituiscono 

superficie per la promozione della biodiversità (SPB), nella zona di Y._____ 

del Comune convenuto. La legittimazione al ricorso della ricorrente deriva 

quindi già dal fatto che l'addotta introduzione o reintroduzione del vago 

pascolo con il Regolamento impugnato potrebbe tangere la sua proprietà 

privata attuale o una possibile proprietà (agricola) futura nel territorio 

comunale, indipendentemente da un possibile danno a livello dei 

pagamenti diretti. La legittimazione al ricorso della ricorrente va quindi 

ammessa. 

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1.3. Il ricorso è tempestivo (art. 60 cpv. 1 LGA) e risponde alle condizioni di 

forma (art. 38 LGA). Resta tuttavia da esaminare se il ricorso costituzionale 

è ammissibile. 

1.4.1. Se un atto legislativo è soggetto all'approvazione del Governo o di un 

Dipartimento, il ricorso costituzionale contro l'emanazione è ammesso 

soltanto dopo la comunicazione del decreto di approvazione (art. 57 cpv. 2 

LGA).

1.4.2. Giusta l'art. 128 cpv. 5 della legge d'introduzione al Codice civile svizzero 

(LICC; CSC 210.100) nei comuni dove il pascolo pubblico (cioè pascolo 

vago oppure vago pascolo [n.d.T.]) serve al bene comune, esso potrà 

essere introdotto con l'autorizzazione del Governo, se e in quanto non sia 

già stato revocato o redento mediante riscatto. La decisione del Governo è 

definitiva. L'introduzione può essere decisa solo con il consenso di due terzi 

di tutti i proprietari di fondi, ai quali appartengono almeno i due terzi del 

terreno soggetto al pascolo pubblico.

1.4.3. Il convenuto è del parere che l'art. 128 cpv. 5 LICC non sia applicabile al 

caso di specie mentre la ricorrente ne lamenta una violazione, visto che a 

suo avviso con l'art. 5 del Regolamento impugnato sarebbe stato 

reintrodotto il vago pascolo senza il consenso dei rispettivi proprietari e 

l'approvazione del Governo. 

La ricorrente sostiene che con l'introduzione del Regolamento del 22 aprile 

2016 il vago pascolo sarebbe stato abolito su tutto il territorio comunale. 

Con l'art. 5 del Regolamento impugnato non solo si reintrodurrebbe il vago 

pascolo su tutto il territorio comunale, ma addirittura lo si estenderebbe. 

Giusta l'art. 128 cpv. 5 LICC l'assemblea comunale non sarebbe 

competente per la reintroduzione del vago pascolo. Competenti sarebbero 

soltanto i rispettivi proprietari con l'approvazione del Governo.

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Il convenuto controbatte che il Regolamento in vigore del 22 aprile 2016 

non abolirebbe il vago pascolo, ma lo consentirebbe sul territorio degli alpi 

e dei maggesi non falciati senza limitazioni temporali. L'art. 128 cpv. 5 LICC 

regolerebbe l'introduzione o la reintroduzione del vago pascolo e pertanto 

non troverebbe applicazione.

In sede di replica la ricorrente sottolinea che con il Regolamento in vigore 

del 22 aprile 2016 in merito ai prati ("Heimwiesen") non sarebbe stato 

introdotto il vago pascolo, mentre con il nuovo Regolamento esso verrebbe 

introdotto per la prima volta. Gli alpi, quali pascoli d'estivazione, non 

rientrerebbero nella definizione di vago pascolo e i maggesi – sebbene 

quale superficie permanentemente inerbita verrebbero computati alla 

superficie agricola utile (SAU) – stando al concetto di transumanza non 

figurerebbero fra i prati. Ciò sarebbe ravvisabile anche dal Regolamento 

impugnato, in cui gli alpi e i maggesi vengono regolati separatamente. 

Nella duplica il convenuto risponde che a Y._____ non vi sarebbe una 

grande differenza tra i maggesi e le aree coltivate a ridosso dell'abitato. 

Siccome la frazione di Y._____ si troverebbe a 1'300 m.s.m., vi sarebbero 

addirittura maggesi situati sotto di essa ad un'altezza di ca. 1'200 m.s.m. 

Limitando il vago pascolo ai soli maggesi (e agli alpi [n.d.T.]) il Regolamento 

in vigore avrebbe sottratto al vago pascolo unicamente le aree agricole a 

ridosso delle frazioni abitate, che non sarebbero le aree più importanti. La 

contestata reintroduzione del vago pascolo riguarderebbe poi unicamente 

il bestiame minuto. In rapporto al Regolamento vigente, l'ampliamento del 

vago pascolo sarebbe proporzionale e avrebbe un impatto limitato sulla 

produzione di foraggio.

1.4.4. Secondo l'art. 5 del Regolamento vigente (doc. 5 ricorrente) il vago pascolo 

(libera pascolazione senza obbligo di recinzione) è vietato su tutto il 

territorio comunale tranne che sugli alpi e sui maggesi non falciati a 

condizione che non vengano arrecati danni e disturbi a terzi (lett. a).

Secondo il nuovo, qui impugnato art. 5 del Regolamento (doc. 2 ricorrente) 

il vago pascolo nel bosco è proibito (lett. a). Il vago pascolo per il bestiame 

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minuto (capre e pecore) è ammesso su tutto il territorio comunale agricolo, 

escluso le zone abitate, a condizione che non vengano arrecati danni (lett. 

b). Il vagolo pascolo per il bestiame bovino è vietato su tutto il territorio 

comunale (lett. c). Sono poi previste delle limitazioni temporali (a partire dal 

15 maggio il vago pascolo è vietato su tutte le superfici agricole altrui, 

tranne che sugli alpi e maggesi; a partire dal 15 ottobre è ammesso su tutte 

le superfici agricole) e delle possibilità di deroga e limitazioni da parte del 

Municipio. 

Il Regolamento in vigore definisce le zone ritenute alpi, mentre il nuovo 

Regolamento impugnato non si limita a definire gli alpi (art. 3 cpv. 1), ma 

specifica pure quali zone sono da ritenersi maggesi (art. 3 cpv. 4). 

1.4.5. Da quanto sopra esposto emerge che per il bestiame minuto il vago 

pascolo è stato ampliato alle zone di prati (Heimwiesen), ovvero alle zone 

che non sono né maggesi né alpi o zone abitate. L'argomentazione del 

convenuto secondo cui, vista l'altezza della frazione di Y._____, non ci 

sarebbe una grande differenza tra i maggesi e le aree coltivate a ridosso 

dell'abitato (o prati ["Heimwiesen"] - n.d.T.]) non va approfondita, poiché 

qui si tratta di giudicare una norma nell'ambito di un controllo astratto. E la 

norma in questione comprende tutto il territorio comunale, quindi anche 

zone fuori Y._____, dove è dato parlare di prati nel senso di "Heimwiesen" 

senza che vengano intesi dei maggesi. Il Regolamento impugnato 

introduce quindi il vago pascolo alle zone di prati ("Heimwiesen"). Come 

l'estensione temporale (v. a tal proposito PASSINI, Die bündnerische 

Gemeinatzung, Zurigo 2004, pag. 119), anche l'estensione territoriale del 

vago pascolo deve essere parificata all'introduzione risp. reintroduzione del 

vago pascolo. Pertanto l'art. 128 cpv. 5 LICC è stato a torto inosservato.

1.4.6. Va ancora osservato che con il Regolamento in vigore del 22 aprile 2016 si 

è proceduti ad una limitazione del vago pascolo. Una limitazione può 

essere deliberata in qualsiasi momento non essendo esplicitamente 

regolata. Con l'espansione territoriale del vago pascolo attraverso il qui 

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impugnato art. 5 del (nuovo) Regolamento non si sono invece osservate le 

disposizioni di cui all'art. 128 cpv. 5 LICC. Ciò non significa tuttavia che la 

disposizione impugnata sia nulla, perché l'approvazione dei due terzi dei 

rispettivi proprietari può ancora venir richiesta e la modifica di cui all'art. 5 

sottoposta al Governo per approvazione. 

2. In base al summenzionato art. 57 cpv. 2 LGA, che per atti legislativi come 

quello di specie soggetti all'approvazione del Governo, ammette il ricorso 

costituzionale contro l'emanazione soltanto dopo la comunicazione del 

decreto di approvazione, il ricorso è dunque irricevibile. 

Tuttavia, contrariamente al parere del convenuto che ha chiaramente 

segnalato di non voler applicare l'art. 128 cpv. 5 LICC e quindi di non voler 

sottoporre al Governo la modifica del Regolamento, il Tribunale constata 

che l'art. 5 del Regolamento deliberato dall'Assemblea comunale del 

Comune di X._____ il 23 giugno 2017 deve rispettare le condizioni di cui 

all'art. 128 cpv. 5 LICC.

3. Giusta l'art. 73 cpv. 1 LGA nella procedura di ricorso e nella procedura 

d'azione la parte soccombente deve di regola assumersi le spese. Visto 

tuttavia che il convenuto, come eccepito dalla ricorrente, non ha rispettato 

(risp. non intende rispettare) le disposizioni per l'emanazione della 

disposizione impugnata e oltretutto non ha postulato l'irricevibilità del 

ricorso bensì il rigetto dello stesso, si giustifica in deroga alla citata regola 

l'accollamento dei costi di questa procedura al convenuto. Per lo stesso 

motivo, in deroga alla regola dell'art. 78 cpv. 1 LGA, secondo cui la parte 

soccombente viene di regola obbligata a rimborsare alla parte vincente le 

spese necessarie causate dalla procedura, appare corretto che il 

convenuto indennizzi la ricorrente con un importo forfettario pari a 

fr. 1'000.--. 

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Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è irricevibile. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 194.--

totale fr. 2'194.--

il cui importo sarà versato dal Comune di X._____ entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del 

Cantone dei Grigioni, Coira.

3. Il Comune di X._____ versa ad A._____ fr. 1’000.-- a titolo di ripetibili.

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]