# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 91e73ffa-639d-5591-9902-777525100d07
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-10
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 10.07.2013 S 2013 19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2013-19_2013-07-10.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 13 19

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dalla giudice Moser e dal giudice 

Audétat, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 10 luglio 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

rappresentata dall'Avvocato Dr. iur. Alberto Agustoni, 

ricorrente

contro

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, 

Ufficio AI, 

convenuto

concernente rendita AI

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1. A._____, presentava in data 9 ottobre 2006 domanda in vista 

dell’ottenimento di prestazioni da parte dell’assicurazione per l’invalidità per 

disturbi alla schiena. L’assicurata era stata operaia di fabbrica, cameriera e 

da ultimo era impiegata presso la Casa Anziani di O.1._____ in qualità di 

aiuto cucina con anche altre mansioni (lavanderia, sala da pranzo). Sulla 

scorta di una prima valutazione nell’ottobre 2007 e di due nuove indagini 

peritali il 17 aprile 2008 e il 9 febbraio 2009 nonché di un’indagine a 

domicilio, con decisione 7 dicembre 2010, alla petente veniva riconosciuto il 

diritto ad una rendita intera d’invalidità dal 1. maggio 2007 al 30 settembre 

2008 ed a una redita di un quarto a partire dal 1. ottobre 2008, sulla base di 

un grado d’invalidità complessiva in funzione della disabilità patita nei due 

ambiti del 42%. La valutazione si fondava su di una restante abilità lucrativa 

(90%) in attività adatta del 50% e su di un grado d’impedimento in qualità di 

casalinga (10%) del 18%. 

2. Il tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo (procedimento S 

11 11) il 21 gennaio 2011 e con il quale l’assicurata chiedeva il 

riconoscimento di una rendita intera d’invalidità anche dopo il 1. ottobre 

2008 veniva, in data 8 marzo 2011, accolto nel senso dei considerandi e gli 

atti erano rinviati all’Ufficio AI del Cantone dei Grigioni (qui di seguito Ufficio 

AI) per l’espletamento di ulteriori accertamenti onde operare una nuova 

valutazione della residua abilità lucrativa dell’assicurata a partire dal 1. 

ottobre 2008. Nell’ambito di detto procedimento l’Ufficio AI si dichiarava 

disposto ad ordinare ulteriori accertamenti per definire l’eventuale grado del 

peggioramento fatto valere dall’assicurata dal 1. ottobre 2010. In questo 

senso restava presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni controverso il 

grado d’invalidità tra il 1. ottobre 2008 e il 30 settembre 2010. Nel citato 

giudizio S 11 11 veniva confermata l’esattezza dell’applicazione del metodo 

misto e del grado d’impedimento riscontrato nell’esecuzione dei lavori 

domestici. Per contro, le conclusioni mediche agli atti non erano reputate 

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considerare tutta la gamma dei disturbi presentati e neppure permettere un 

giudizio conclusivo in merito alla residua abilità lucrativa dell’assicurata. 

3. L’11 luglio, il 25 agosto nonché il 19 e 29 settembre 2011 A._____ era 

sottoposta ad un esame pluridisciplinare presso il Servizio Accertamento 

Medico (SAM). In funzione del risultato degli accertamenti condotti, il 16 

gennaio 2013 l’Ufficio AI non riteneva subentrato alcun peggioramento dello 

stato di salute e manteneva la rendita d’invalidità di un quarto sulla base di 

un grado d’invalidità complessivo del 42%, ovvero del 40.63% in attività 

adatta (90%) e dell’1.55% in qualità di casalinga (10%). 

4. Il 14 febbraio 2013, A._____ adiva di nuovo il Tribunale amministrativo 

postulando l’annullamento della decisione 16 gennaio 2013 e l’attribuzione 

di una rendita intera d’invalidità dal 1. ottobre 2008 oltre al riconoscimento 

dell’assistenza giudiziaria e del patrocinio gratuiti. In primo luogo, l’istante 

reputava che la sua domanda di aggravamento con effetto dal 1. ottobre 

2010 meritasse una separata evasione, come del resto espressamente 

riconosciuto dalla parte convenuta nell’ambito del precedente procedimento 

giudiziario. A proposito della valutazione della residua abilità lucrativa, 

l’assicurata contestava le conclusioni peritali del SAM, non tenendo queste 

in considerazione l’aggravamento intervenuto ed essendo le stesse 

contraddittorie. Per il resto veniva nuovamente contestata l’applicazione del 

metodo misto, avendo l’istante svolto un’attività lavorativa in ragione del 

100% e non solo del 90%, e l’ammontare del reddito conseguibile senza 

invalidità, che giustamente andrebbe attualmente quantificato a fr. 

54'647.96. Utopica, considerate le limitazioni funzionali di cui soffrirebbe 

l’assicurata, sarebbe per contro la possibilità di conseguire da invalida e 

lavorando al 50% un reddito di fr. 24'205.--, come preteso dall’Ufficio AI. Che 

poi la valutazione operata nell’ambito dell’economia domestica fosse del 

tutto priva di oggettività lo dimostrerebbe la discrepanza tra il grado 

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d’invalidità del 100%, rispettivamente dell’80% in qualità di aiuto cuoca, e 

l’abilità dell’85% in qualità di casalinga, pur essendo le mansioni domestiche 

per molti versi anche più pesanti di quelle di un aiuto cuoca. Nel calcolo del 

grado d’invalidità andrebbe poi applicata la riduzione massima consentita 

del 25%.

5. Nella propria presa di posizione del 4 marzo 2013, l’Ufficio AI chiedeva la 

reiezione del ricorso per i motivi esposti nel provvedimento impugnato. Sulle 

specifiche questioni sollevate nel ricorso, la parte convenuta considerava 

che l’aggravamento fatto valere non fosse attendibile dopo il risultato 

dell’indagine eseguita presso il SAM. Per il resto, l’attività di aiuto cuoca in 

una casa anziani non potrebbe certo essere equiparata al lavoro che deve 

svolgere una casalinga per una famiglia di tre persone e senza costrizioni di 

tempo.

6. Il 7 marzo 2013, l’istante rinunciava a replicare. 

Considerando in diritto:

1. E’ controverso il grado d’invalidità dell’assicurata a far stato dal 1. ottobre 

2008. Evidentemente dopo l’annullamento della decisione 7 dicembre 2010 

per quanto riguardava il grado d’invalidità a partire dall’ottobre 2008 ed in 

considerazione del fatto che questo Giudice aveva ordinato l’espletamento 

di nuovi accertamenti medici, la questione legata all’eventuale 

aggravamento della situazione dell’assicurata dal 1. ottobre 2010 veniva a 

dipendere dal risultato di queste nuove indagini mediche, che per costrizioni 

temporali avevano luogo nel corso dell’autunno del 2011 e quindi un anno 

dopo l’insorgenza del preteso aggravamento. Necessariamente pertanto, 

l’indagine medica presso il SAM doveva considerare anche lo stato di salute 

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dell’assicurata durante l’anno precedente il consulto. Poiché in base all’esito 

dell’indagine clinica la residua abilità dell’istante era stata reputata sussistere 

praticamente immutata dall’ottobre 2008 a tutt’oggi, un aggravamento delle 

condizioni di salute non poteva su tale base essere evidenziato. Si rendeva 

allora completamente superflua l’evasione separata della relativa richiesta. A 

giudizio conosciuto sulle conclusioni della perizia SAM, giustamente l’Ufficio 

AI non era tenuto ad ordinare nuovi accertamenti o ad evadere 

separatamente la richiesta di aggravamento fatto valere nell’ambito del 

procedimento precedente. Come poi giustamente precisato da parte 

dell’ufficio convenuto, il preteso aggravamento non poteva essere oggetto di 

una formale domanda di revisione, essendo all’epoca e attualmente ancora 

in fase di definizione, davanti a questo Giudice, il grado d’invalidità della 

richiedente dal 1. ottobre 2008. Evidentemente però, la correttezza di questo 

modo di procedere presuppone che le valutazioni operate dai medici del 

SAM resistano alle censure di ricorso, ciò che sarà esaminato nelle 

considerazioni che fanno seguito. 

2. a) Nel precedente giudizio dell’8 marzo 2011 (S 11 11), il Tribunale 

amministrativo ha già esposto le norme e i principi giurisprudenziali 

disciplinanti la materia, ricordando in particolare la nozione d'invalidità (art. 4 

cpv. 1 dalla legge federale su l’assicurazione per l’invalidità [LAI, RS 831.20] 

in relazione con l’art. 8 della legge sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali [LPGA, RS 830.1]), i presupposti e l'estensione del 

diritto alla rendita (art. 28 LAI), nonché i vari metodi di valutazione 

dell'invalidità: metodo ordinario sulla base del confronto dei redditi per le 

assicurate esercitanti un'attività lucrativa (art. 16 LPGA); metodo specifico 

sulla base del confronto delle mansioni consuete per le assicurate non 

esercitanti un'attività lucrativa e in particolare per le assicurate che si 

occupano dell'economia domestica (art. 28a LAI in relazione con gli art. 27 

dell’ordinanza sull’assicurazione per l’invalidità [OAI; RS 831.201] e 8 cpv. 3 

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LPGA) nonché metodo misto per le assicurate AI esercitanti solo 

parzialmente un'attività lucrativa (art. 28a cpv. 3 LAI in relazione con gli art. 

27bis OAI e 16 LPGA; cfr. pure DTF 130 V 97). 

b) Nell’ambito del precedente procedimento era pure già stata evasa la 

questione della liceità del metodo misto applicato e veniva confermata la 

correttezza dell’indagine economica svolta. Nel proprio ricorso, l’istante torna 

su queste questioni adducendo che con l’accoglienza del ricorso le stesse 

non sarebbero comunque state deferibili al Tribunale federale. La tesi non è 

del tutto corretta in quanto il precedente giudizio era un giudizio di rinvio per 

quanto aveva tratto alla necessità di procedere ad ulteriori accertamenti di 

carattere medico. Per questi motivi il dispositivo indicava che l’accoglienza 

era solo parziale. Ad ogni buon conto, visto che anche l’Ufficio AI ha ritenuto 

necessario procedere ad una nuova indagine economica in data 2 maggio 

2012, anche in considerazione dell’aggravamento fatto valere a partire 

dall’ottobre 2010, si giustifica ritornare brevemente su questi due argomenti.

c) Nel proprio ricorso l’istante contesta la scelta del metodo misto, ritenendo di 

aver svolta concretamente e di voler continuare a svolgere un’attività 

lavorativa in misura completa e chiedendo pertanto l’applicazione dell’art. 

27bis OAI. Non è contestato che giusta il contratto di lavoro sottoscritto il 20 

dicembre 2005, il grado d’impiego fosse del 90% con una retribuzione 

mensile in base alle ore prestate. Il salario lordo orario era all’epoca di fr. 

19.55. La ricorrente confermava il grado d’impiego anche in occasione 

dell’annuncio in vista dell’ottenimento di prestazioni da parte dell’AI il 9 

ottobre 2006. Sollecitando poi l’esecuzione di un’inchiesta a domicilio per 

casalinghe (vedi scritti del 24 luglio nonché dell’11 e 30 settembre 2009), 

occorre presupporre che anche il legale dell’istante ritenesse l’assicurata 

impiegata in parte in un’attività retribuita e in parte nell’economica 

domestica. Dal canto suo, il datore di lavoro confermava il grado d’impiego 

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dell’assicurata indicando circa il 90% e con una mole di lavoro tra le 5 e le 7 

ore giornaliere per 6 giorni a settimana, ovvero tra le 30 e le 42 ore 

settimanali. In occasione delle due indagini a domicilio, l’assicurata 

confermava infine di voler continuare il proprio lavoro con il grado 

d’occupazione avuto in precedenza, anche se riteneva che invece di essere 

occupata al 90% lavorasse effettivamente al 100%. Concretamente però 

veniva indicato un tempo effettivo di lavoro corrispondente ad una media di 

36 ore settimanali in rapporto ad un normale tempo di lavoro di 42 ore 

settimanali (vedi indagine economica del 27 ottobre 2009, pag. 3, e del 2 

maggio 2012, pag. 3), ciò che sosterrebbe le indicazioni fornite dal datore di 

lavoro. A sostegno della propria tesi, la ricorrente invoca i redditi 

effettivamente conseguiti tra il 2003 e il 2005, redditi che corrisponderebbero 

a una prestazione lavorativa completa. Poiché la stipulazione di un grado 

d’occupazione del 90% è stata sottoscritta dalle parti nel dicembre del 2005, 

i salari conseguiti nei precedenti anni dal 2003 al 2005 non possono essere 

ritenuti idonei a dimostrare il grado d’impiego a partire dal 2006 o per il 2007, 

anche se è vero che la stipulazione del contratto a fine 2005 intendeva 

regolarizzare la situazione dell’impiegata che era alle dipendenze della casa 

anziani già dal 2001, senza che fosse possibile stabilire l’intenzione di 

ridurre il grado d’occupazione. Giusta le indicazioni fornite poi dal datore di 

lavoro, l’assicurata avrebbe conseguito nel 2007 un reddito - sulla base di un 

salario orario incluse vacanze e tredicesima di fr. 22.93 – di fr. 46'226.00 (fr. 

22.93 x 42 ore settimanali a 48 settimane all’anno). Se questo è il reddito 

che sarebbe stato conseguibile nel 2007 per un lavoro a tempo pieno, ecco 

però che i redditi conseguiti dall’assicurata dal 2003 al 2005, che 

raggiungono e superano tale importo, sosterrebbero più propriamente la tesi 

di ricorso. Per contro, in base alla distinta delle ore prestate per il 2006 non è 

dato concludere nel senso proposto nel ricorso. Il mese di gennaio 

l’assicurata lavorava spesso tra le sette ore e le sette ore e mezzo al giorno, 

ma almeno durante sette giorni lavorativi le ore erano decisamente meno 

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(tra le quattro e le cinque ore) e i sei giorni di riposo ottenuti erano superiori 

ad un giorno alla settimana. A partire da metà febbraio, l’abilità lavorativa era 

del 50% e l’assicurata lavorava cinque ore e mezzo al giorno, ma era in 

riposo per almeno un giorno ogni due giorni. L’attività lavorativa per il mese 

di marzo era a tempo pieno fino all’11 del mese, mentre in seguito i giorni di 

riposo si susseguivano ogni tre o quattro giornate lavorative. In queste 

circostanze è difficile stabilire la mole di lavoro effettivamente svolta 

dall’assicurata. Sicuramente a seconda dei bisogni, l’assicurata è stata 

impiegata anche di più di quanto contrattualmente stabilito, ma dalla 

stipulazione del contratto a fine 2005 la scelta del 90% corrisponde pertanto 

alla reale situazione dell’istante prima dell’insorgere dell’invalidità. 

d) Il 2 maggio 2012 aveva luogo un nuovo accertamento per verificare il grado 

l’impedimento dell’istante nell’ambito dell’economia domestica, anche in 

considerazione del fatto che era stato fatto valere un aggravamento a partire 

dal 2010. La situazione era a grandi tratti rimasta immutata rispetto a quanto 

riscontrato il 27 ottobre 2009, allorquando il grado d’impedimento era 

valutato al 18.35% (vedi sulla questione quanto esposto al cons. 2d della 

sentenza S 11 11). Unici cambiamenti di rilievo e che si sono leggermente 

ripercossi sul grado d’impedimento nell’esecuzione dei lavori domestici sono 

il rientro - a partire dal 2011 - della figlia dell’assicurata, nata nel 1985, che 

era tornata a vivere con i genitori per motivi personali, e l’acquisto di un 

aspirapolvere robotizzato. Il sensibile aiuto fornito dalla figlia e il nuovo 

elettrodomestico avevano effettivamente alleggerito le mansioni domestiche 

a carico dell’istante e il grado d’impedimento si riduceva al 15.55% rispetto 

al precedente 18.35%. Per l’istante tale grado d’impedimento sarebbe in 

palese contraddizione con l’impedimento pressoché totale riscontrato nella 

precedente attività benché le incombenze nei due ambiti fossero per certi 

versi analoghe. Questa critica non può essere condivisa, essendo l’attività 

domestica caratterizzata dall’esecuzione di tutta una gamma differenziata di 

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attività, per poco tempo e con l’aiuto della figlia e del marito, quest’ultimo 

pure a beneficio di una rendita d’invalidità. Il fatto di cucinare per due o tre 

persone a casa propria non può evidentemente essere paragonato a quanto 

un aiuto cuoca è tenuta a eseguire sul posto di lavoro. Basti pensare al 

diverso impegno in termini di tempo per pulire, sbucciare o comunque 

preparare le vivande, al carico che subisce la schiena dal dover trasportare, 

travasare, rimestare ecc. grosse quantità di cibo oltre naturalmente dalla 

diversa mole di lavoro che richiede il rigoverno della cucina. Non è parimenti 

paragonabile l’attività di fare il bucato per tre persone, con quella di dover 

stendere o stirare la biancheria di interi settori di un gerontocomio. Tali 

mansioni richiedono la prolungata stazione eretta, il sollevamento di pesi 

importanti e l’assunzione di posizioni poco ergonomiche per la schiena. Non 

va poi dimenticato che a casa l’assicurata può contare sull’aiuto del marito e 

della figlia e gestire l’economia domestica in funzione delle proprie forze, 

mentre tali libertà le sono indubbiamente in larga misura precluse sul posto 

di lavoro, dove anche solo per ragioni organizzative sarebbe impensabile 

adattare l’andamento della cucina ai bisogni della collaboratrice. Il grado 

della limitazione del 15.55% riferito all’attività di casalinga esercitata in 

ragione del 10% risulta indubbiamente da una valutazione severa del grado 

d’impedimento, soprattutto se paragonato al grado teorico d’impedimento 

riscontrato dai medici che era del 30% e del 50%. Non vi sono però elementi 

per intervenire nella valutazione operata che essendo logica e scevra da 

contraddizioni merita pertanto protezione e corrisponde ad un grado 

d’invalidità dell’1.5%.

3. a) Relativamente alla relazione del SAM del 4 gennaio 2012 (qui di seguito 

perizia SAM), l’assicurata ne contesta le conclusioni. Nella sentenza di 

principio del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210), il Tribunale federale si è 

dettagliatamente espresso sulle innumerevoli critiche rivolte alla piena forza 

probatoria che la giurisprudenza riconosce alle perizie SAM. In detto giudizio 

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l’Alta Corte riteneva che il procurarsi e l’avvalersi in sede giudiziaria delle 

perizie mediche allestite da servizi esterni specializzati non violasse la 

nostra Costituzione e neppure la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. 

Parallelamente però, anche in virtù della dipendenza economica di tali 

servizi medici rispetto all’AI, il Tribunale federale riconosceva in questa 

scelta un latente pericolo per le garanzie procedurali della persona 

assicurata. Per questo veniva ammessa la necessità di apportare alcuni 

correttivi alla prassi in vigore, nel senso di: assegnare gli incarichi ai diversi 

servizi di accertamento medico della Svizzera secondo la sorte, operare una 

certa distinzione della tariffa peritale, migliorare l’uniformità e il controllo della 

qualità delle esigenze poste ad una perizia, accordare maggior diritti di 

partecipazione agli interessati, emanare un provvedimento intermedio 

impugnabile separatamente in caso di contestazione della perizia e dare 

antecedentemente dei diritti di collaborazione della persona concerta. Per la 

procedura di prima istanza, era poi ritenuto necessario che fosse in linea di 

principio il Tribunale ad ordinare direttamente l’esecuzione di una perizia 

medica in caso di insufficiente determinazione della fattispecie determinante, 

con la possibilità di accollare i relativi costi all’AI. Infine nella stessa 

sentenza, il Tribunale federale precisava che le perizie fatte allestire prima di 

questo cambio della prassi non perdevano già per questo la loro validità, ma 

che determinante restava la questione di sapere se l’esame nel caso 

concreto fosse proprio a resistere alle censure di ricorso (vedi anche 

sentenza del Tribunale amministrativo S 10 65). In merito alla valenza 

probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti 

siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su 

esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dalla paziente, 

che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la 

descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito 

siano ben motivate. Per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova 

non sono pertanto decisivi né l'origine del mezzo di prova, né la 

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denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto, bensì il suo contenuto 

(DTF 125 V 352 cons. 3 e 122 V 160 cons. 1c). Se vi sono dei rapporti 

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare 

l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto 

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

b) L’assicurata soffre di una sindrome cervicospondilogena cronica bilaterale in 

alterazioni degenerative della colonna cervicale (ernia discale C5-C6) e 

tendenza al reumatismo delle parti molli (5 su 18 punti fibromialgici positivi). 

Per quanto riguarda la schiena, l’istante è portatrice di una sindrome 

lombospondilogena cronica a sin. in: alterazioni degenerative della colonna 

lombare (ernia discale medio laterale a sin. L4-L5, osteocondrosi con ernia 

discale L5-S1 mediolaterale sin.); tessuto cicatriziale attorno alla radice S1 a 

sin. in: esiti da triplice intervento neurochirurgico al segmento L5-S1; disturbi 

statici al rachide (appiattimento dorsale, iperlordosi lombare, scoliosi destro-

convessa alto-lombare); decondizionamento muscolare e radicolopatia S1 a 

sin. deficitaria di entità lieve-moderata. Queste patologie sono dai medici 

considerate ripercuotersi sulla residua abilità lucrativa, mentre dal punto di 

vista psichiatrico, pur essendo sempre rimasta integra la funzionalità 

lavorativa, l’istante è portatrice di una sindrome schizoattiva di tipo 

depressivo, che come tale non ha ripercussioni sulla capacità al lavoro per 

quanto l’assicurata non venga esposta a situazioni stressanti e di 

responsabilità (perizia SAM, pag. 25 s. e 28). Per contro a seguito della 

patologia di tipo neurologico e reumatologico, persiste una inabilità del 

100%, rispettivamente dell’80%, nell’attività di aiuto cuoca, con altre 

mansioni, precedentemente svolta. Questa valutazione, contrariamente a 

quanto preteso dall’istante non è contraddittoria. Infatti, l’abilità lucrativa 

varia a seconda dell’ambito clinico valutato e non deve necessariamente 

essere la stessa dal profilo neurologico e reumatologico. Del resto, dal 

profilo psichico l’assicurata è reputata abile completamente, senza che 

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questa valutazione possa essere considerata contraddire le altre. E’ vero 

che l’ambito neurologico e reumatologico sono per certi versi più vicini tra di 

loro che l’ambito psichico, tale affinità si manifesta però appunto nella ridotta 

diversità di valutazione del grado dell’impedimento. Se invece, come preteso 

nel ricorso, le conseguenze dovessero essere necessariamente uguali nei 

due ambiti, sarebbe superflua la necessità di procedere ad esami di tipo 

pluridisciplinare. In generale poi, una residua abilità del 20%, come quella 

attestata dal reumatologo, viene difficilmente considerata valorizzabile sul 

mercato del lavoro, per cui è a giusto titolo che l’istante è stata considerata 

completamente inabile nell’esercizio della precedente professione.

c) Come si legge nelle affezioni attuali, la ricorrente “lamenta disturbi cervicali 

da ca. 2010 che si sono manifestati inizialmente con un dolore al petto a 

sin.. La MRI del 7.10.2010 mostra significativa erniazione discale del 

neuroforame della redice di C6 sin. L’ernia è bifocale con componente 

all’ingresso e nella porzione prossimale ed una componente più centrale nel 

neuro forame. Associata protrusione del disco e focalità da protrusione nel 

neuroforame C6 ds.” (perizia SAM, pag. 21). Malgrado la presenza di detti 

disturbi, nella valutazione dell’abilità lucrativa residua questa patologia 

sarebbe stata ignorata. La critica non merita protezione. Non può essere 

posto in discussione che le diagnosi poste si riferissero anche alla patologia 

a livello cervicale (vedi perizia SAM, pag. 25 e 26), conseguentemente 

occorre partire dal presupposto che la stessa sia stata verosimilmente pure 

debitamente considerata nella valutazione globale. Nella contestata 

relazione del 31 agosto 2011 stesa dal dott. med. B._____ la patologia a 

livello cervicale era da considerarsi nota al neurologo che scriveva “il 7. 10 

2010 la paziente ha effettuata poi una MRI cervicale che evidenziava 

un’ernia discale C5-C6 con protrusione del neuroforame C6 di destra” e che 

però all’esame pratico constatava “a livello cervicale e degli arti superiori 

nessun segno di una radicolopatia cervicale in paziente che non descrive 

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neanche dei dolori radicolari in questa sede” (pag. 36 in fine). In effetti, nella 

propria valutazione è indubbio che il neurologo reputasse nettamente 

invalidante la problematica lombare. Ciò non permette però di concludere, 

alla luce di quanto rilevato durante la visita medica, che la problematica 

cervicale fosse stata semplicemente ignorata. Analoghe considerazioni si 

impongono per il consulto reumatologico del 29 settembre 2011, nell’ambito 

del quale la paziente lamentava “dolori cervicali alle due parti soprattutto a 

sinistra irradianti verso la regione parietale” (perizia SAM, pag. 42). Nella 

propria valutazione del 2 ottobre 2011 riguardo l’abilità lucrativa residua il 

dott. med. C._____ riferiva pure delle limitazioni per i lavori sopra l’altezza 

del petto e ricordava l’impossibilità di eseguire lavori sopra la testa. Tali 

impedimenti possono però essere ricondotti alla situazione a livello cervicale 

e non necessariamente alla mera affezione lombare. Non è conse-

guentemente dato concludere che la patologia cervicale sia stata 

semplicemente ignorata nella valutazione della residua abilità medico-teorica 

operata presso il SAM. 

d) Dal punto di vista dell’esigibilità dal profilo neurologico e reumatologico 

permane un’abilità residua del 50% a partire dal luglio del 2008 (perizia 

SAM, pag. 37 e 46). Adatte sono da considerare le attività dove l’istante può 

assumere una posizione ergonomica per la regione lombare e cambiare 

spesso posizione, senza la necessità di sollevare pesi superiori a 4/5 kg e di 

svolgere lavori che richiedano frequenti rotazioni del tronco (impedimenti di 

carattere strettamente neurologici). Sono poi da evitare i lavori sopra la 

testa, la posizione in piedi inclinata in avanti e solo saltuariamente è dato 

assumere la posizione inginocchiata. Indicati sono lavori di carattere 

alternato, senza la necessità di dover spesso assumere per lungo tempo la 

posizione seduta o in piedi. Pure inadatte sono considerate le attività che 

richiedono lunghi spostamenti o di camminare su terreni accidentati o salire 

spesso le scale (impedimenti di carattere prettamente reumatologici). Nella 

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loro valutazione complessiva, dopo aver preso conoscenza di tutta la 

documentazione medica agli atti, gli specialisti del SAM reputano la 

ricorrente abile in attività adatta al massimo in ragione del 50% a partire dal 

luglio 2008 (perizia SAM, pag. 31). E’ vero che al grado d’impedimento del 

50% dal profilo neurologico si aggiungono altri impedimenti di carattere 

reumatologico e che quindi la valutazione di ambedue questi ambiti appare 

piuttosto rigorosa. Non va però dimenticato che complessivamente, 

l’assicurata è abile “al massimo” al 50%. Motivi per considerare che tale 

valutazione sia errata, soprattutto in considerazione dell’evoluzione 

dell’intera patologia accusata dalla paziente e sempre dettagliatamente 

documentata nella perizia, non ve ne sono e questo Giudice non può 

scostarsi senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui 

compito è propriamente quello di mettere a disposizione del Tribunale le loro 

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa 

fattispecie. Per questi motivi, il Tribunale amministrativo non intravede 

ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti 

del SAM, i quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui 

l’assicurata è portatrice, giungendo ad una conclusione logica e priva di 

contraddizioni che stabilisce una residua abilità lucrativa in attività adatta di 

al massimo il 50%. Come si è già detto in precedenza, a queste limitazioni si 

aggiunge, dal profilo psichico, l’impossibilità di svolgere lavori stressati o di 

responsabilità.

4. a) Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dall'assicurata senza il 

danno alla salute (reddito da valida), occorre stabilire quanto l'interessata, 

nel momento determinante (corrispondente all'inizio del diritto alla rendita), 

guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, come 

persona sana (DTF 129 V 224 cons. 4.3.1). Tale reddito dev'essere 

determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonda sull'ultimo 

reddito che l'assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del 

- 15 -

caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari. Se una persona 

assicurata, per motivi estranei all’invalidità, ha realizzato un reddito 

considerevolmente inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente 

accontentata, si procede in un primo luogo a un parallelismo dei redditi. In 

pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido 

aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito 

oppure facendo capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito da 

invalido mediante una riduzione adeguata del valore statistico (DTF 134 V 

225 cons. 4.1). Nella DTF 135 V 58 il Tribunale federale precisava che 

laddove un reddito da invalida di fascia media è realisticamente conseguibile 

rispettivamente ragionevolmente esigibile, un reddito da valida inferiore alla 

media per motivi economici non deve essere adattato al livello medio di tale 

reddito. Se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% 

del salario statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore 

alla media ai sensi della DTF 134 V 325 cons. 4 e può giustificare un 

parallelismo dei redditi di paragone per la parte percentuale eccedente la 

soglia del 5%. Le condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per 

circostanze personali e professionali sono indipendenti, nel senso che i 

medesimi fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contem-

poraneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per 

circostanze personali e professionali (DTF 135 V 305 cons. 6.2). Giusta la 

prassi di questo Giudice, è considerato considerevolmente inferiore alla 

media un reddito effettivamente conseguito che differisce di almeno il 5% dal 

salario (statistico) riconosciuto nel corrispondente settore economico 

(sentenze del Tribunale amministrativo S 12 17 nonché S 10 55 e 139).

b) Nel caso in oggetto, non è contestato che l’assicurata intendesse mantenere 

il proprio posto di lavoro presso la casa anziani dove lavorava da anni. 

Giustamente pertanto il reddito da valida determinante è quanto l’assicurata 

avrebbe conseguito nel 2008 presso detto ente. In vista dell’emanazione 

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della nuova decisione di rendita, l’ufficio convenuto ha effettuato un nuovo 

calcolo e stabilito il grado d’invalidità aggiornando i dati al 2012. In termini 

temporali però, è determinante il reddito ipotetico conseguibile al momento 

della decorrenza del diritto a rendita (sentenze del Tribunale federale 

8C_52/2010 del 2 luglio 2010 e I 835/05 del 29 agosto 2006), che 

nell’evenienza è il 2008. Il reddito da valida non deve essere solo 

indicizzato, ma deve tenere in considerazione anche l’effettiva evoluzione 

salariale. Non vanno invece presi in considerazione gli aumenti che 

insorgono o che potrebbero insorgere dopo la decorrenza del diritto a 

rendita. Dai dati forniti dal datore di lavoro (Case Report 80 – 4/17), 

l’assicurata avrebbe conseguito nel 2007 un reddito - sulla base di un salario 

orario incluse vacanze e tredicesima di fr. 22.93 – di fr. 46'226.-- (fr. 22.93 x 

42 ore settimanali a 48 settimane all’anno), che indicizzato in ragione 

dell’1%, come operato degli organi AI, dava un importo di fr. 46’689.-- (Case 

Report 80 – 8/17). Questo reddito si scosta sensibilmente (18%) dal 

corrispondente valore statistico. Nel 2008 nel settore della sanità ed in quello 

sociale, una donna senza alcuna qualifica poteva conseguire un reddito 

medio di fr. 54'564.--, che considerato un tempo medio di lavoro settimanale 

di 41.6 ore corrispondeva ad un reddito annuo di fr. 56'746.--. Per la 

convenuta, essendosi l’assicurata accontentata di un salario inferiore alla 

media una correzione non si imporrebbe. Per questo Giudice invece, nulla 

lascia supporre che l’assicurata si sia accontentata di un reddito inferiore alla 

media, non da ultimo in considerazione della situazione personale e 

famigliare in cui versa. Infatti, con un marito pure invalido e con le 

ristrettezze finanziarie con le quali è confrontata (vedi domanda di 

assistenza giudiziaria) la ricorrente non era certo nella condizione di poter 

rinunciare volontariamente ad un compenso superiore. Del resto, la 

ricorrente era stipendiata alla stregua degli altri dipendenti nelle stesse 

condizioni. Per questo va giustamente operata una rivalutazione del reddito 

in ragione del 13% (parte del 18% che supera la differenza del 5%). Il 

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reddito così determinato ammonta per un’attività a tempo pieno a fr. 52'757.-

-. Considerato che l’assicurata avrebbe ulteriormente svolta un’occupazione 

al 90%, il reddito da essa conseguibile nel 2008 sarebbe stato di fr. 47'481.--

.

c) Per determinare il reddito da invalida fa stato in primo luogo la situazione 

salariale concreta della persona assicurata, a condizione che quest'ultima 

sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che 

il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non 

costituisca un salario sociale (DTF 126 V 75). Qualora difettino indicazioni 

economiche effettive, possono essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche 

salariali, come risultano dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS), 

edita dall'Ufficio federale di statistica (DTF 126 V 76 cons. 3b). Il reddito 

ipotetico va stabilito sulla base della tabella  TA1 dell'ISS, concernente i 

salari medi nazionali conseguibili nel settore privato (DAS 2007 AINF no. 

17). Nel 2008 una donna poteva conseguire in attività semplici e ripetitive 

con un grado di qualifica 4 un salario mensile medio di fr. 4'116.-- che, 

considerato un tempo medio di lavoro di 41.6 ore settimanali, corrisponde ad 

un reddito annuo di fr. 51’367.--. Essendo l’assicurata abile al massimo al 

50%, il reddito così ottenuto ammonta a fr. 25'683.--.

d) L’istante contesta l’entità della riduzione del 10% operata sul reddito 

conseguibile da invalida e chiede l’applicazione della riduzione massima del 

25%. Se e in quale misura i salari fondati su dati statistici debbano essere 

ridotti dipende, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

dall’insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto 

(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, 

nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d’occupazione) ritenuto che 

una deduzione massima del 25% del salario statistico permette di tener 

conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro e 

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che il Giudice, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale 

procede da una stima che l’amministrazione deve succintamente motivare, 

non può senza valido motivo sostituire il proprio apprezzamento a quello 

degli organi dell’assicurazione (DTF 126 V 80 cons. 5b/cc e 6). Mentre 

inizialmente si tendeva ad applicare una riduzione standard del 25%, la 

giurisprudenza ha più volte confermato la necessità di operare tali riduzioni, 

per quanto giustificate dalle concrete circostanze del caso specifico (DAS AI 

1998 no. 15 riduzione del 13%, 1999 no. 11 riduzione del 15% e sentenza 

non pubblicata del 19 marzo 1999 in re M.B. c. S. riduzione del 10%). Nel 

caso in esame è stata applicata una riduzione del 10% in quanto l’assicurata 

può sollevare solo pesi fino a 4/5 kg. Tale conclusione non resiste però alle 

censure di ricorso. Nella valutazione complessiva del grado d’invalidità, 

l’assicurata è stata considerata abile al “massimo” nella misura del 50%. 

Questa chiara limitazione clinica le impedisce a priori qualsiasi flessibilità, 

mentre tale fattore negli impieghi a tempo parziale ha una notevole 

importanza. Vengono poi aggiuntivamente ad ostacolare la ricerca di un 

posto di lavoro le limitazioni riscontrate dal profilo psichico, che pure non 

incidendo direttamente sull’abilità lucrativa e che quindi non sono state 

prese in considerazione nella percentuale di abilità del 50%, la rendono 

inadatta a svolgere lavori che richiedono responsabilità o che presentano 

fattori di stress. Mentre un’attività semplice e ripetitiva non è solitamente 

legata a grandi responsabilità, l’esigenza di evitare lavori stressanti è una 

limitazione addizionale che merita di essere debitamente considerata. Se si 

considera poi la grave patologia alla schiena di cui soffre l’assicurata e il 

calvario clinico che ne è seguito nonché la poco incoraggiante prognosi, la 

riduzione del 10% non può essere reputata consona all’effettiva situazione 

della ricorrente. Per questo Giudice nell’evenienza si giustifica l’applicazione 

di una riduzione del 20%, per cui il reddito conseguibile da invalida va 

valutato a fr. 20'547.--.

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e) Paragonando il reddito conseguibile da valida di fr. 47'481.-- con quello 

ancora realizzabile da invalida di fr. 20'547.-- ne risulta un grado d’invalidità 

del 56.8%, che riferito ad un’attività esercitata in ragione del 90% dà un 

grado d’invalidità nell’esercizio di un’attività lucrativa del 51.1%, al quale va 

aggiunto il grado d’impedimento riscontrato nell’attività di casalinga e pari 

all’1.5%. Complessivamente pertanto, l’assicurata risulta impedita in misura 

del 52.6%, per cui ha diritto ad un mezza rendita d’invalidità a far stato dal 1. 

ottobre 2008.

5. In esito a quanto precede, il ricorso è accolto nel senso che all’assicurata 

viene riconosciuto il diritto ad una rendita d’invalidità della metà a partire dal 

1. ottobre 2008. In deroga all’art. 61 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in 

caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI 

dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità 

delle spese è determinata tra fr. 200.-- e fr. 1000.-- in funzione delle spese di 

procedura e senza riguardo al valore litigioso (art. 69 cpv. 1bis LAI). Per la 

procedura davanti al Tribunale amministrativo, ha diritto alle ripetibili la 

ricorrente che vince la causa in applicazione all’art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA. 

Per questo i costi del provvedimento vengono accollati all’ufficio convenuto, 

il quale è pure tenuto a rifondere alla ricorrente le spese di patrocinio 

sostenute. L’esito della controversia rende la richiesta di assistenza 

giudiziaria e patrocinio gratuito priva di oggetto. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata annullata. A A._____ viene 

riconosciuto il diritto ad una rendita d’invalidità della metà sulla base di un 

grado d’impedimento del 52.6% a far stato dal 1. ottobre 2008. 

- 20 -

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo sarà versato dall’Istituto 

delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni (Ufficio AI) entro trenta 

giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze 

del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. L’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni versa a A._____ 

fr. 1'344.20 (IVA inclusa) a titolo di ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]