# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b6f959dd-6edc-53eb-960e-699d98f1c713
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-07-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 02.07.2001 11.2000.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2000-96_2001-07-02.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2000.00096

  	
  Lugano,

  2 luglio 2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Bottinelli Raveglia, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __________.__________.__________ (rivendicazione di proprietà) della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con petizione del 30 novembre
1999 da

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
   

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ __________, __________);

   

  

 

giudicando
ora sul decreto del 1° settembre 2000 con
cui il Segretario assessore ha respinto in luogo e vece del Pretore un'istanza
di misure cautelari contestuale alla petizione;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 14 settembre 2000 presentato da __________ __________ contro il
decreto cautelare del 

                                              1°
settembre 2000 emesso in luogo e vece del Pretore dal Segretario assessore del
Distretto di Lugano, sezione 1;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 30 novembre 1999 __________ __________ ha convenuto __________
__________ davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, per ottenere
la consegna di tutte le 100 azioni al portatore di nominali fr. 1000.–
ciascuna, da egli rivendicate in proprietà, formanti il capitale sociale delle
__________ __________ __________, __________. A titolo cautelare egli ha
instato nella petizione perché i titoli fossero depositati in Pretura, perché
__________ __________ o le __________ __________ __________ producessero il
conto profitti e perdite, il bilancio e il rapporto di revisione dell'esercizio
1998, come pure il verbale dell'assemblea generale ordinaria del 1999 con i
documenti giustificativi, i verbali delle eventuali assemblee straordinarie
tenute dall'assemblea generale ordinaria dal 1998 in poi e un rendiconto
finanziario particolareggiato relativo a quello stesso periodo. Sempre in via
cautelare __________ __________ ha sollecitato la nomina di un commissario
incaricato di vigilare la gestione delle __________ __________ __________ e di
informare le parti, chiedendo infine che tutte le assemblee generali ordinarie
o straordinarie della società fossero assoggettate alla ratifica del giudice e
che sulla particella 

                                         n.
__________RFD di __________ (intestata alla società medesima) fosse iscritta
una restrizione della facoltà di disporre e di costituire aggravi ipotecari.

 

                                  B.   __________
__________ si è opposto all'istanza e nel merito ha proposto di respingere la
petizione. La causa è tuttora pendente. I provvedimenti cautelari sono stati
oggetto di istruttoria, al termine della quale __________ __________ ha introdotto
un memoriale conclusivo del 6 luglio 2000 in cui ha chiesto, oltre alle misure
già note, che il convenuto o le __________ __________ __________ producessero
anche il bilancio, il conto profitti e perdite, così come il rapporto di
revisione dell'esercizio 1999. Nelle sue conclusioni del 14 luglio 2000
__________ __________ ha ribadito la sua opposizione a qualsiasi provvedimento
cautelare. Le parti hanno rinunciato alla discussione finale. Statuendo
sull'istanza in luogo e vece del Pretore, con decreto del 1° settembre 2000 il
Segretario assessore ha respinto ogni domanda. La tassa di giustizia di fr.
1800.– e spese di fr. 175.– sono state poste a carico di __________ __________,
tenuto a rifondere a __________ __________ un'indennità di fr. 3500.– per
ripetibili.

 

                                  C.   Contro
il decreto appena citato __________ __________ è insorto con un appello del 14
settembre 2000 nel quale postula, previa concessione dell'effetto sospensivo,
l'accoglimento della sua istanza cautelare e la conseguente riforma del
giudizio impugnato. La richiesta di effetto sospensivo è stata respinta dalla
presidente di questa Camera con decreto del 27 settembre 2000. Nelle sue
osservazioni del 13 ottobre 2000 __________ __________ propone di rigettare
l'appello e di confermare il giudizio del Segretario assessore.

 

Considerando

                                         

in diritto:                  1.   In sede di appello è esclusa la facoltà di addurre nuovi fatti, prove
o eccezioni (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), salvo che il processo sia
disciplinato dal principio inquisitorio. Tale non è manifestamente il caso in
esame. I documenti che l'attore allega per la prima volta all'appello non sono
dunque ricevibili.

 

                                   2.   In
concreto il Segretario assessore ha respinto l'istanza cautelare già per il
fatto che i provvedimenti richiesti non apparivano urgenti, l'attore stesso
ammettendo di essere venuto a sapere già nel novembre del 1998 che le azioni
delle __________ __________ __________ erano passate nelle mani del convenuto
(petizione, pag. 10 nel mezzo). A un anno dal trasferimento la necessità di
intervenire immediatamente non risultava quindi verosimile. Per di più – ha
soggiunto il Segretario assessore – l'azione di rivendicazione non sembrava
provvista di buon esito, dato che tutto pareva confortare la proprietà del
convenuto sulle azioni litigiose, non quella dell'attore. Donde, per finire, la
reiezione dei provvedimenti cautelari.

 

                                   3.   L'emanazione
di provvedimenti cautelari (art. 376 segg. CPC) è subordinata – come rileva
anche il Segretario assessore – a tre presupposti cumulativi: la verosimiglianza
di un notevole pregiudizio, la necessità di procedere con urgenza e la parvenza
di buon esito insita nell'azione di merito, l'istante essendo responsabile per
altro dei danni causati da provvedimenti cautelari ingiustificati (art. 383
cpv. 1 CPC; DTF 112 II 32, 91 II 144, 88 II 279; Rep. 1988 pag. 351 consid. 1
con richiamo). L'esistenza dei tre requisiti – che va esaminata d'ufficio (Rep.
1989 pag. 127 con riferimenti) – non giustifica in ogni modo l'adozione di
qualsiasi provvedimento cautelare: il principio della proporzionalità esige
che, comunque sia, la misura richiesta si limiti allo stretto indispensabile,
mantenga cioè un ragionevole rapporto tra il fine perseguito e la restrizione
decretata (Pelet, Mesures provisionnelles: droit fédéral ou cantonal?, Losanna 1987, pag. 83 segg. con rinvii; Gloor, Vorsorgliche Massnahmen im
Spannungsfeld von Bundesrecht und kantonalem Zivilprozessrecht, Zurigo 1982, pag. 112 segg.).

 

                                   4.   Per
quanto riguarda il presupposto dell'urgenza, negato dal Segretario assessore,
l'appellante sostiene la necessità di intervenire subito per evitare che, a
causa ultimata, non sia più possibile “la ricostruzione della situazione
finanziaria e commerciale dell'azienda”. Egli contesta di avere indugiato nel
presentare l'istanza cautelare, affermando di avere “sempre cercato di
riottenere le proprie azioni” e affermando che “lo spazio temporale trascorso
dalla presa di coscienza del richiedente non può essere considerato quale
valida argomentazione a sfavore dell'esistenza dell'urgenza”. Ricorda altresì
di avere promosso nei confronti del convenuto “diversi procedimenti, tra i
quali una causa di diritto di lavoro, un'azione possessoria seguita da una
causa di restituzione di un libretto di risparmio, oltre a un'azione di
disconoscimento del debito”, “tutti procedimenti con valori determinati di una
certa importanza, i quali comportano di conseguenza spese notevoli”. Ciò lo
avrebbe costretto “a ponderare attentamente tutti gli argomenti, giungendo
infine alla decisione di procedere contro __________ __________ ” (appello,
punto 8).

 

                                   5.   L'urgenza
è data allorché esista l'impellente necessità di prevenire gravi inconvenienti
il cui sussistere, durante la causa di merito, potrebbe mutare una situazione
di fatto non più – o solo difficilmente – ripristinabile a causa ultimata (Cocchi/Trezzini, CPC massimato e
commentato, Lugano 2000, n. 4 ad art. 376). L'appellante non nega di essere
venuto a conoscenza nel novembre del 1998 che le azioni erano passate nelle
mani del convenuto. Tenta di giustificare la sua remora, ma non spiega perché
tutt'a un tratto, a un anno di distanza, i provvedimenti richiesti fossero
diventati impellenti. Che nell'intervallo egli abbia promosso altre cause è
possibile. Ciò non è tuttavia in alcun rapporto con la necessità di intervenire
senza indugio. O la necessità di procedere con urgenza era data o non era data.
Certo, si può anche capire che prima di rivolgersi al giudice un istante
rifletta qualche poco, tuttavia l'esitazione non può seriamente durare un anno.
Diversa sarebbe la situazione – si ripete – ove l'appellante rendesse verosimile
che, durante l'anno intercorso, nessuna premura avrebbe legittimato
provvedimenti cautelari, ma che tale stato di cose si è modificato al punto da
giustificare ora un intervento del giudice. Egli non pretende però estremi del
genere. Il decreto impugnato merita quindi conferma – con la precisazione di
cui si dirà al consid. 9 – già per il fatto che l'urgenza dei provvedimenti postulati
non riesce attendibile. Ciò rende superfluo interrogarsi sulla verosimiglianza
di un notevole pregiudizio e sulla parvenza di buon esito insita nell'azione di
merito.

 

                                   6.   Dal profilo processuale non si può disconoscere per altro che,
fosse pur data urgenza, non è dato a divedere come il primo giudice avrebbe
potuto decretare provvedimenti – oltre che nei riguardi del convenuto – nei
confronti delle __________ __________ __________, le quali non sono state
convenute e non hanno mai avuto modo di esprimersi. Che il convenuto detenga
l'intero pacchetto azionario della ditta nulla toglie al fatto che le
__________ __________ __________ siano un soggetto giuridico autonomo, munito
di organi propri. Esse non potevano dunque essere destinatarie di
un'ingiunzione giudiziaria senza potersi adeguatamente difendere (art. 84 CPC).
Nella misura in cui era diretta contro di loro, l'istanza cautelare andava addirittura
respinta in ordine.

 

                                   7.   Si
aggiunga che, quand'anche fosse data urgenza, i provvedimenti cautelari intesi
a ottenere la produzione immediata di conti profitti e perdite, bilanci,
rapporti di revisione, verbali assembleari e rendiconti particolareggiati – per
di più sotto comminatoria dell'art. 292 CP – nemmeno potrebbero essere
decretati. Le misure provvisionali non hanno scopo indagatorio. Esse sono
destinate a conservare un determinato stato di fatto, a impedire danni imminenti
o a proteggere diritti minacciati, non a procurare informazioni a una parte in
pendenza di causa. Neppure una domanda di edizione, del resto, potrebbe
perseguire finalità investigative (Rep. 1984 pag. 382 nel mezzo). Il diritto
federale concede bensì diritti di informazione a “partecipanti”, azionisti e
creditori di una società anonima (art. 656c cpv. 3, 697 cpv. 4 e 697h
cpv. 2 CO). Per tacere del fatto però che una domanda del genere va presentata
nelle debite forme (procedura di camera di consiglio: art. 5 LAC), in concreto
la qualifica di azionista vantata dall'appellante è litigiosa, sicché concedere
diritti di informazione a titolo cautelare nelle circostanze descritte
significherebbe finanche anticipare l'esito del giudizio.

 

                                   8.   Per
quel che riguarda la gestione delle __________ __________ __________ da parte
di un eventuale commissario, valgono considerazioni analoghe. Se appena si
pensa che solo chi si legittima come azionista può chiedere la nomina di un
“controllore speciale” (art. 697a cpv. 2 e 697b cpv. 1 CO),
designare un commissario su richiesta di un azionista la cui qualifica è
litigiosa equivarrebbe, una volta ancora, a precorrere in via cautelare l'esito
del giudizio. Ancor meno immaginabile sarebbe la prospettata ratifica di
assemblee generali ordinarie o straordinarie da parte del giudice, a dir poco
impraticabile, non vedendosi quale base legale abiliterebbe un giudice a
esercitare – foss'anche a titolo provvisionale – una sorta di diritto di veto
sulle decisioni prese dall'organo supremo di una società anonima.

 

                                   9.   Quanto
infine alla postulata restrizione della facoltà di disporre (sulla particella
n. __________RFD di __________: doc. M), tale provvedimento andava respinto a
prescindere dall'urgenza. Una restrizione della facoltà di disporre è
disciplinata in effetti dall'art. 960 cpv. 1 CC. Ora, contrariamente a quanto
sembra credere anche il Segretario assessore, ai fini dell'art. 960 cpv. 1 CC
il notevole pregiudizio, l'urgenza e la probabilità di successo insita
nell'azione di merito non sono criteri determinanti (Rep. 1993 pag. 160 in
alto; I CCA, sentenza del 24 giugno 1997 in re L., consid. 4). Decisivo è
anzitutto che l'istante faccia valere, con riferimento al fondo in oggetto, una
pretesa suscettibile – se accertata – di comportare un'iscrizione nel registro
fondiario (Schmid in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB II, Basilea 1998, n. 3 ad art. 960 con richiamo). L'appellante non
avanza alcuna pretesa in tal senso. Una restrizione a norma dell'art. 960 cpv.
1 CC non poteva nemmeno entrare, quindi, in linea di conto.

 

                                10.   Gli
oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC, art. 24 lett. a
LTG per analogia). L'appellante rifonderà inoltre alla controparte un'adeguata
indennità per ripetibili.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e
il decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 900.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
950.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1500.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

La presidente                                                        La
segretaria