# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 064545a4-9f6f-5c16-9cf9-3ded237ff07d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.09.2014 11.2014.76
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2014-76_2014-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2014.76

  	
  Lugano,

  16 settembre 2014/jh

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Gianella

  

 

 

sedente per statuire nella causa CA. 2014.22 (divorzio:
provvedimenti cautelari) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord promossa
con istanza del 29 aprile 2014 dall'

 

	
   

  	
  avv.
  dott. AP 1 

  (con
  recapito presso)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 1)

   

  causa
  nella quale la figlia I__________ (1999) è rappresentata

  dalla
  curatrice avv. 

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sul reclamo
presentato da AP 1 contro il decreto cautelare emesso dal Pretore il 7 luglio 2014 e sul “reclamo” contro
la successiva decisione del 22 luglio 2014;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  Nell'ambito di una causa di
divorzio che oppone AO 1 (1963) al marito AP 1 (1954), quest'ultimo ha instato
il 29 aprile 2014 perché fosse modificata la disciplina cautelare delle
sue relazioni personali con la figlia I__________, nata il 5 ottobre 1999. In
esito a un'audizione testimoniale che ha avuto luogo il 7 luglio 2014 il
Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord, “preso atto del­l'istruttoria
esperita”, ha regolato seduta stante i diritti di visita (limitati al
territorio svizzero) con decreto a verbale, dopo di che le parti hanno tenuto immediatamente
le arringhe finali cautelari.

 

                            B.  AP 1 ha chiesto il 16 luglio
2014 al Pretore la motivazione scritta del decreto emesso il 7 luglio
precedente. Il Pretore ha respinto l'istanza il 22 luglio 2014 con l'argomento
di avere motivato la regolamentazione cautelare dei diritti di visita
“rinviando alle risultanze dell'istruttoria (documenti, ascolto I__________) e,
per quanto attiene alla limitazione del diritto di visita al territorio svizzero,
rinviando altresì alle precedenti decisioni emesse dal Pretore e dal Tribunale
d'appello”. Egli non ha prelevato spese.

 

                            C.  L'8 settembre 2014 AP 1 ha
presentato al Tribunale d'appello un “reclamo” in cui dichiara di impugnare sia
il decreto cautelare del 7 luglio 2014 sia la decisione emanata dal Pretore il
22 luglio seguente. In sintesi egli chiede che, conferitogli il beneficio
del gratuito patrocinio, gli sia accordata una terza settimana di vacanze
estive con la figlia, come pure un diritto di visita settimanale ogni martedì e
mercoledì dalle ore 16.30 (pernottamento compreso), senza limitazione territoriale
ai confini svizzeri, autorizzando I__________ a recarsi da lui “ogni volta che
lo desidera oltre i giorni decisi dal giudice”. Il memoriale non è stato
notificato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:               I.  Sul reclamo contro la decisione
del 22 luglio 2014

 

                             1.  Il giudice può notificare
una sua decisione senza motivazione scritta al dibattimento (art. 239 cpv. 1
CPC), consegnando alle parti il dispositivo
scritto con una breve motivazione orale (lett. a), oppure
recapitando il dispositivo alle parti (lett. b). La motivazione scritta è fatta
pervenire in un secondo tempo se una parte lo chiede entro dieci giorni dalla
comunicazione della decisione (art. 239 cpv. 1 prima frase CPC). In tal caso il
termine per introdurre appello o reclamo decorre dalla notificazione a
posteriori della motivazione (art. 311 cpv. 1 e 321 cpv. 1 CPC). Se il giudice
rifiuta la motivazione scritta, ad esempio perché reputa tardiva la richiesta,
la sua decisione è impugnabile con reclamo, sempre ch'essa comporti il rischio
di un pregiudizio difficilmente riparabile
(art. 319 lett. b n. 2 CPC; D. Staehelin
in: Sutter-Somm/ Ha­senböhler/Leuenberger, Kommentar zur Schweizerischen
ZPO, 2ª edizione, n. 32 ad art. 239). Il termine di ricorso, ordinariamente di trenta
giorni, si riduce nelle procedure sommarie a dieci giorni (art. 314 cpv. 1 e
321 cpv. 2 CPC) non sospesi dalle ferie (art. 145 cpv. 2 lett. b CPC). L'emanazione
di provvedimenti cautelari è retta dalla procedura sommaria (art. 261 segg.
CPC).

 

                             2.  Nella fattispecie il
Pretore ha respinto la richiesta di motivazione presentata (tempestivamente) da
AP 1 il 16 luglio 2014 con l'argomento – come detto – che “la decisione incidentale
in questione è stata motivata rinviando alle risultanze dell'istruttoria (documenti,
ascolto I__________) e, per quanto attiene alla limitazione del diritto di visita
al territorio svizzero, rinviando altresì alle precedenti decisioni emesse dal
Pretore e dal Tribunale d'appello”. Intimata il 22 luglio 2014, giorno in cui è
stata emanata, tale decisione è pervenuta il giovedì 24 luglio successivo a __________,
all'indirizzo indicato da AP 1 per le notificazioni in Svizzera che lo
concernono. Il termine di giacenza postale (sette giorni) è scaduto giovedì 31
luglio 2014, ma il plico non è stato rinviato alla Pretura per “ordine attivato
dal destinatario”, ciò che ha prorogato la scadenza fino a mercoledì 27 agosto
2014. Il plico racco­mandato è poi stato ritirato all'ufficio postale di __________
quell'ultimo giorno (www.post.ch, tracciamento degli invii n. __________).
Il reclamo di AP 1 contro la decisione del Pretore è stato inviato a questa
Camera lunedì 8 settembre 2014. Ciò premesso, la questione è di sapere se tale
reclamo sia tempestivo. La richiesta di motivazione formulata da AP 1 riguardava
in effetti un decreto cautelare. E nelle procedure sommarie il termine di
reclamo è di dieci giorni (sopra, consid. 1).

 

                             3.  Di per sé i reclami contro
“altre decisioni e disposizioni ordinatorie processuali di prima istanza” nel
senso dell'art. 319 lett. b CPC competono alla terza Camera civile del
Tribunale d'appello, non alla prima (I CCA, sentenza inc. 11.2012.108 del 4
dicembre 2012, consid. 3 a 5). Ove il reclamo in esame risultasse tardivo,
nondimeno, la trasmissione alla terza Camera civile si tradurrebbe in un mero
esercizio di giurisdizione. Tanto vale dunque verificarne in concreto la tempestività.

 

                                  a)   Un
atto giudiziario intimato per raccomandata si ritiene notificato al momento in
cui è consegnato al destinatario che ha un procedimento in corso o che deve
attendersi la notifica dell'atto, al più tardi, l'ultimo dei sette giorni durante
i quali l'atto è conservato in giacenza all'ufficio postale (DTF 127 I 34
consid. 2a/aa). Poco importa che il destinatario abbia organizzato un fermo
posta o abbia impartito alla posta un ordine di trattenuta. Un'eccezione vale
soltanto se l'autorità intima l'atto giudiziario per raccomandata consapevolmente
a un indirizzo in fermo posta (durata massima: un mese), nel qual caso la
notifica si ritiene avvenuta al momento in cui l'atto è consegnato al
destinatario oppure, al più tardi, l'ultimo giorno del mese durante il quale
esso è conservato in giacenza all'ufficio postale (DTF 127 III 174 consid. 1a).
In tutti gli altri casi gli accordi intercorsi tra il destinatario e la posta
non possono ritardare la notifica dell'atto, che per i tribunali interviene al
più tardi il settimo giorno di giacenza (cfr. RDAT I-2003 pag. 45 in basso;
I CCA, sentenza inc. 11.2004.114 del 26 novembre 2007, consid. 5). Tale principio
è rimasto immutato anche dopo l'entrata in vigore del Codice di diritto processuale
civile svizzero (A. Stahelin in:
Sutter-Somm/

                                       Ha­senböhler/Leuen­berger, Kommentar zur Schweizerischen ZPO, op.
cit., n. 8 e 9 ad art. 138; Frei
in: Berner Kommentar, ZPO, edizione 2012, n. 21 e 22 ad art. 138).

 

                                  b)  Nella
fattispecie l'ordine di trattenuta attivato unilateralmente dal destinatario
dell'indirizzo indicato da AP 1 per le notificazioni in Svizzera che lo
concernono (via __________, __________) non influiva, dopo quanto si è
spiegato, sulla durata della giacenza del plico all'ufficio postale, scaduta
giovedì 31 luglio 2014. Cominciato a decorrere venerdì 1° agosto 2014, il
termine d'impugnazione di dieci giorni contro la decisione del Pretore sarebbe
scaduto di conseguenza il lunedì 11 agosto successivo (art. 142 cpv. 3 CPC). Presentato
l'8 settembre 2014, il reclamo apparirebbe così, già di primo acchito,
manifestamente tardivo. Il problema è che in realtà occorre una verifica supplementare.

 

                                  c)   Una
decisione di primo grado deve contenere – tra l'altro – l'indicazione dei mezzi
d'im­pugnazione, sempre che le parti non abbiano rinunciato a rimedi giuridici
(art. 238 lett. f CPC). Ciò vale per tutte le decisioni finali, incidentali
e in materia di provvedimenti cautelari (Killias
in: Berner Kommentar, ZPO, op. cit., n. 26 ad art. 238; v. anche Tappy in: Code de procé­dure civile commenté, Basilea 2011,
n. 11 in fine ad art. 238). Trattandosi di decisioni emanate
con la procedura sommaria (come i provvedimenti cautelari), inoltre, le parti
devono essere rese attente che il termine d'impugnazione di dieci giorni non è
sospeso dalle ferie (art. 145 cpv. 3 CPC). Ove manchi quest'ultima avvertenza,
le ferie interrompono (o inibiscono) il decorso del termine nonostante il
contrario testo di legge, quand'anche il destinatario della decisione sia un
avvocato (DTF 139 III 83 consid. 5). In concreto la decisione del
22 luglio 2014 con cui il Pretore ha respinto l'istanza di AP 1 volta a
ottenere la motivazione scritta del decreto cautelare non contempla la benché
minima indicazione dei rimedi giuridici. Le ferie giudiziarie hanno sospeso
così la decorrenza del termine fino a venerdì 15 agosto 2014 (art. 145 cpv. 1
lett. b CPC). Cominciato a decorrere sabato 16 agosto 2014, i dieci giorni sono
scaduti soltanto lunedì 25 agosto 2014. Resta il fatto che, inoltrato l'8
settembre 2014, il memoriale di reclamo si rivela nondimeno tardivo.

 

                                  d)  È
vero che, mancando nella decisione del Pretore qualsiasi menzione sulle vie di
ricorso, AP 1 non è stato avvertito nemmeno della circostanza che il termine per
esperire appello o reclamo nelle procedure sommarie si riduce a dieci giorni. È
altrettanto vero però che la mancata indicazione dei rimedi giuridici non inficia
la validità di una decisione (Killias
in: Berner Kommentar, op. cit., n. 28 e 30 in fine ad art. 238 CPC; D. Staehelin in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuen­berger,
Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 2ª edizione, n. 28 ad art. 238; Naegeli/Mayhall in: Oberhammer/Domej/ Haas, ZPO, Kurzkommentar, 2ª edizione, n.
20a ad art. 238). L'unica conseguenza si riconduce al fatto che in casi del genere
le parti non devono subire alcun pregiudizio, sicché la durata del termine
d'impu­gnazione dipende dalle circostanze concrete (Meyer
in: Baker & McKenzie, Schwei­zerische
ZPO, Berna 2010, n. 13 ad art. 238). Chi non trova alcuna indicazione
dei rimedi giuridici e intende ricorrere, pertanto, deve informarsi “in tempo
utile” e agire sollecitamente (DTF 129 II 134 consid. 3.3 con richiami; I CCA, sentenza inc. 11.2011.123
del 16 gennaio 2012, consid. 3b). Trattandosi
di un avvocato, la mancata indicazione dei
rimedi giuridici non comporta di regola alcun pregiudizio (D. Staehelin, op. cit., n. 28 ad
art. 238 CPC con richiamo), un avvocato dovendo conoscere i termini
di ricorso e potendo in ogni modo sincerarsene con una rapida consultazione dei
testi di legge (cfr. (DTF 135 III 494 consid. 4.4). Nel caso specifico AP
1 è un avvocato e non può pretendere di avere ignorato che nelle procedure sommarie
il termine d'impugnazione è ridotto a dieci giorni. Tardivo, il suo reclamo contro
la decisione del 22 luglio 2014 va dichiarato perciò irricevibile.

 

                             II.  Sul “reclamo” contro il
decreto cautelare del 7 luglio 2014

 

                             4.  Davanti a questa Camera il
reclamante dichiara di impugnare anche “la decisione incidentale 7 luglio 2014”.
Si tratta del decreto cautelare “intermedio” emesso dal Pretore seduta stante il
7 luglio 2014 “nelle more istruttorie”, in attesa di statuire con decreto
finale nel procedimento cautelare (riservati elementi nuovi). Simili decreti “intermedi”
sono, secondo la più recente giurisprudenza del Tribunale federale, impugnabili
(DTF 139 III 89). Ma non necessariamente con reclamo. Le relazioni personali
tra un genitore e il figlio minorenne non sono controversie pecuniarie e non
dipendono da questioni di valore litigioso nel senso
dell'art. 308 cpv. 2 CPC (DTF 112 II 291 consid. 1). La loro regolamentazione
può quindi formare oggetto di appello (art.
308 cpv. 1 lett. b CPC), ciò che esclude la proponibilità di un reclamo.
Di per sé l'impugnazione di AP 1 può anche essere trattata – nonostante
l'intestazione approssimativa (“reclamo, art. 319a ss CPC”) – a tale
stregua. In primo luogo occorre interrogarsi nondimeno, una volta ancora, sulla
sua tempestività.

 

                                  a)   Il
verbale d'udienza del 7 luglio 2014 è stato notificato alle parti seduta
stante. Il termine d'impugnazione contro il decreto cautelare è cominciato a
decorrere così l'indomani, martedì 8 luglio 2014 e sarebbe giunto a scadenza il
giovedì 17 luglio successivo. Se non che, come nella nota decisione del 22
luglio 2014, anche in quel verbale mancava qualsiasi indicazio­ne dei rimedi
giuridici, e soprattutto ogni cenno al fatto che le ferie non sospendessero il
termine d'impugnazione (sopra, consid. 3c). Sia come sia, AP 1 non ha ricorso
contro il decreto cautelare. Ne ha chiesto invece il 16 luglio 2014 la
motivazione scritta, che il Pretore ha rifiutato – come si è visto – con
decisione del 22 luglio successivo. Solo l'8 settembre 2014, con il
memoriale inoltrato a questa Camera, egli ha dichiarato di presentare “reclamo”
contro il decreto. A quel momento però il termine d'impugnazione era largamente
scaduto, anche tenendo conto del fatto che le ferie dell'art. 145 cpv. 1 lett.
b CPC lo avevano sospeso (per mancato avvertimento
del Pretore conforme all'art. 145 cpv. 3 CPC).

 

                                  b)  Non
va dimenticato, certo, che qualora la motivazione scritta di una decisione
giunga solo in un secondo tempo, il termine per introdurre appello o reclamo
decorre dalla notifica della motivazione stessa (sopra, consid. 1). Tale però non
è il caso in rassegna, nell'ambito del quale AP 1 si è visto rifiutare la
motivazione scritta del decreto. Si volesse anche ammettere quindi – con l'interessato
– che in realtà il decreto cautelare del 7 luglio 2014 non era motivato e
che di conseguenza non era impugnabile poiché bisognava esigerne prima la motivazione
scritta (D. Staehelin, op. cit.,
n. 31 ad art. 239 CPC; Killias,
op. cit., n. 20 ad art. 239 CPC), la possibilità di ricorso è venuta meno
con il rifiuto della motivazione medesima da parte del Pretore. Un'altra
questione è sapere se il Pretore abbia rifiutato la motivazione scritta a
ragione o a torto, ma per vagliare tale interrogativo AP 1 avrebbe dovuto
impugnare tempestivamente la decisione del 22 luglio 2014. Avesse ottenuto
causa vinta, il Pretore avrebbe dovuto motivare il decreto per scritto, ciò che
avrebbe fatto decorrere il termine di dieci giorni per l'appello. In estrema
sintesi, il decreto del 7 luglio 2014 non è stato impugnato entro i dieci
giorni che hanno fatto seguito alla sua emanazione e nemmeno può più essere
impugnato, il Pretore avendone rifiutato la motivazione scritta con decisione
definitiva. Ne segue che, pur trattato come appello, il “reclamo” di AP 1 va
dichiarato irricevibile.

 

                            III.  Sulle
spese processuali e il gratuito patrocinio

 

                             5.  Le spese dell'attuale
giudizio seguirebbero la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Tutto induce a
presumere nondimeno che nel caso specifico una riscossione si tradurrebbe in un
mero costo aggiuntivo per l'erario cantonale, l'esistenza di almeno tre
procedure di abbandono del credito da parte del Tribunale di appello rendendo
verosimilmente illusorio ogni eventuale incasso. Tanto vale in simili frangenti
soprassedere a prelievi. Ciò rende senza oggetto la richiesta di gratuito patrocinio
formulata da IS 1. Non si pone invece problema di ripetibili, il memoriale non
essendo stato notificato per osservazioni né a AO 1 né alla curatrice di I__________.

 

                            IV.  Sui rimedi giuridici a livello
federale

 

                             6.  Quanto ai rimedi giuridici
dati contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d
LTF), le decisioni inerenti alla regolamentazione del diritto di visita sono
impugnabili con ricorso in materia civile senza riguardo a questioni di valore
(sopra, consid. 4 in principio).

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  Il reclamo contro la decisione emessa dal Pretore il 22 luglio 2014
è irricevibile.

 

                             2.  L'appello (“reclamo”) contro il
decreto cautelare emesso dal Pretore il 7 luglio 2014 è irricevibile.

 

                             3.  Non si riscuotono spese.

 

                             4.  La richiesta di gratuito
patrocinio è dichiarata senza oggetto.

 

                             5.  Notificazione:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv.;

  – avv.,.

  

                                  Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di
Mendrisio Nord.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).