# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c265bded-0147-5ad9-99af-c66aa6f62f47
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-06-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 05.06.1996 90.1995.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1995-19_1996-06-05.html

## Full Text

Incarto n.

  90.95.00019

  	
  Lugano

  5 giugno 1996

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliere

  	
  Tito Ponti

  

 

visto
il ricorso del 30 gennaio 1995 di

 

	
   

  	
  __________ __________ fu
  __________ __________, __________
  __________ __________,  

  rappr. da: __________
  __________, ____________________. __________,  

    avv. __________.
  __________, __________ __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 20 dicembre 1994, n. __________, del
  Consiglio di Stato che approva il PR di __________ __________. __________ e
  respinge i ricorsi di prima istanza.

  	
  la risoluzione 

  

 

                                          viste le
risposte 20 giugno 1995 del Consiglio di Stato e 19                               giugno
1995 del Municipio di __________ __________. __________,

 

                                         letti
ed esaminati gli atti,

 

                                         esperiti
i necessari accertamenti;

 

r
i t e n u t o

 

in
fatto

 

                                   a.   La CE fu __________
__________ é proprietaria del fondo n. __________RFD __________ __________.
__________, situato nella frazione di __________. Il sedime misura
complessivamente 12.418 mq.

 

                                  b.   Il PR approvato dal
Consiglio di Stato nel 1975 inseriva questo fondo in zona edificabile
__________. 

                                         Nel 1986 il Consiglio di
Stato ha istituito in località __________ e __________ due zone di
pianificazione (in seguito prorogate fino al giugno 1993) allo scopo di
salvaguardare terreni destinati all’avvicendamento delle culture, comprendenti
anche la part. n. __________RF.

                                         Scadute le zone di
pianificazione, il Consiglio di Stato ha poi revocato gli effetti del PR in
vigore limitatamente alle aree interessate dal provvedimento pianificatorio
provvisionale (decisione del 6 giugno 1993). 

 

                                   c.   La CE fu __________
__________ era insorta contro tale revoca, giudicandola arbitraria. Il TPT,
nella sua decisione 4.9.1995 (inc. n. __________/__________) ha tuttavia
stralciato dai ruoli il ricorso giacché privo di oggetto, dal momento che nel
frattempo é stato approvato il nuovo PR di __________ __________. __________
(revisione 1994) che prevede l’inserimento del fondo in zona agricola.

 

                                  d.   L’insorgente ha
contestato questa scelta pianificatoria innanzi al Consiglio di Stato,
chiedendo l’attribuzione del fondo di sua proprietà alla zona edificabile R2.

                                         A sostegno della sua
richiesta ha osservato che il sedime si presta particolarmente all’edificazione
e che già il precedente PR 1975 lo aveva inserito in una zona edificabile R2.
Ricorda che vi sono già sufficienti superfici adibite all’agricoltura nel
territorio di __________ __________. __________ e che il progetto del nuovo PR
ha operato degli importanti dezonamenti a favore della zona agricola. Lamenta
infine una lesione del principio della sicurezza del diritto e della parità di
trattamento, quest’ultimo per il fatto che alcuni fondi nelle vicinanze
risultano tuttora inclusi nell’area edificabile. 

 

                                   e.   Con decisione 20
dicembre 1994 il Consiglio di Stato ha approvato il PR e respinto integralmente
il ricorso interposto dalla CE fu __________ __________. 

                                         L’autorità governativa
ritiene infatti che il comparto é particolarmente idoneo all’agricoltura, tanto
che é stato incluso dal PD nelle aree SAC (“superfici di avvicendamento
colturale”). Ricorda come per ossequiare alle disposizioni cantonali in materia
agricola nella zona di __________ era stata istituita già nel 1986 una zona di
pianificazione. 

                                         Osserva infine che il dezonamento
in questione é frutto della ponderazione del legislatore, che nel caso
specifico ha ritenuto prevalente l’interesse generale nel voler definire
l’estensione di aree edificabili commisurate alle esigenze della popolazione e
di salvaguardare superfici agricole particolarmente idonee.

 

                                    f.   Dissentendo da tale
decisione la ricorrente é nuovamente insorta dinanzi al TPT riproponendo, in
sostanza, le censure del ricorso di primo grado e, segnatamente, la richiesta
di reintegrazione del proprio fondo nell’area edificabile. Qualora la sua
richiesta non venisse accolta, chiede già sin d’ora l’avvio della procedura di
espropriazione materiale. 

 

                                  g.   Nelle rispettive
osservazioni al gravame Consiglio di Stato e Municipio di __________
__________. __________ ne chiedono l’integrale reiezione, ribadendo le
considerazioni già espresse in prima istanza.

 

                                  h.   In data 14 settembre
1995 é stato esperito il sopralluogo in contraddittorio; all’occasione le parti
si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande, rinunciando al
dibattimento finale e alla presentazione di allegati conclusivi.

 

c o n s i d e r a t o

 

in
diritto

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30
giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett.
c, modificata dal 15.3.1995).

                                         Il disposto va
interpretato alla luce dell’art. 33 cpv. 3 lett. a LPT che impone al diritto
cantonale di garantire la legittimazione a ricorrere almeno nella stessa misura
di quella prevista per il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale. 

                                         Ciò premesso, il ricorso,
intimato nel termine di 30 giorni di cui all’art. 38 LALPT, é tempestivo. La
legittimazione ricorsuale è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.

 

                                   2.   Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il
comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del
territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò
significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle
scelte pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo
con l’autonomia  riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2
cpv. 3 LPT: “Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare
alle autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per
adempiere i loro compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello  del comune, ma deve rispettarne
il diritto di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
opportuna. Il Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli
casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia
manifestamente insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di
vigilanza esso veglia affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e
segnatamente i principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si
conformi alla pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art.
6 LPT) e si armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e
regionale. Se il PR presentatogli per approvazione non risponde a questi
requisiti o appare per altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo
rinvia sui punti difformi ordinando al Comune di procedere alle necessarie
varianti oppure modifica il piano d'ufficio (art. 37 LALPT). 

                                         Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una modifica
d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue competenze,
statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà, eludendo il processo di
formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito della
procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev.
modifiche del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica
serve a emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia
69-70, consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una
sola, senza possibili alternative (A. Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie
in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg.,
in part. pag. 55).

                                         Quanto al Tribunale della
pianificazione del territorio non dispone, contrariamente al Consiglio di
Stato, del sindacato d’opportunità,( tranne, in applicazione dell’art. 33 cpv.
3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una modifica d’ufficio del PR). Il
ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in
particolare contro l'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla
legge o risultante implicitamente da essa, l'apprezzamento giuridico erroneo di
un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere, la violazione di una norma essenziale
di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti
per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT). 

 

                                   3.   Scopo
essenziale della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione
del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).

                                         La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 LPT il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio. Deve garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 LPT il paesaggio va tutelato sia mantenendo
sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrando in esso gli
insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi, permettendo
al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati
secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà
aver cura di preservare l’abitato da immissioni nocive e moleste, di inserire
molti spazi verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di
esigenze spesse volte contrastanti, di una realtà troppo complessa per poter
essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà, solo
un’attenta ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco
consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni
del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo
sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente,
rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della
popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid.
5a).

 

                                   4.   Nel
sistema della LPT il processo pianificatorio si svolge in 3 tappe: pianificazione
direttrice, pianificazione dell’utilizzazione e procedura del permesso di
costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di
cui ogni parte adempie una specifica funzione. Due sono principalmente gli
strumenti della pianificazione del territorio: il PD e il Piano di
utilizzazione comunale, in Ticino detto PR.

                                         Il PD, che vincola solo le
autorità (art. 22 LPT) e non (direttamente) i privati, è lo strumento
strategico per eccellenza a livello cantonale. E' in questo piano che si
stabiliscono le grandi linee dell’organizzazione e dello sviluppo del
territorio e si garantisce il coordinamento: “delle pianificazioni cantonali,
di queste con quelle federali, dei Cantoni e delle Regioni limitrofe e delle
pianificazioni regionali e comunali tra di loro“ (art. 12 lett. b LALPT). In
questo senso l'art. 1 della Legge sulla pianificazione cantonale (1980)
statuisce che "il Cantone ... attua una politica di pianificazione
indicativa, e una politica di pianificazione del territorio fra di loro
coordinate." Il PD è costituito, giusta l'art. 14 LALPT, da obiettivi
pianificatori cantonali, che definiscono il modello di organizzazione del
territorio e stabiliscono gli indirizzi cantonali delle singole politiche
settoriali di incidenza territoriale e da schede di coordinamento e
rappresentazioni grafiche. Le due ultime indicano come sono coordinate le
attività d'incidenza territoriale e precisano se si tratta di dati acquisiti,
risultati intermedi o informazioni preliminari.

                                         Il PR è invece il classico
strumento di pianificazione territoriale a livello comunale. La sua funzione
principale è di disciplinare l’uso del territorio. Questo dev’essere suddiviso,
giusta l’art. 14 LPT, almeno nella zona edificabile (art. 15), agricola (art.
16) e protetta (art. 17); con facoltà per il diritto cantonale di prevederne
altre (art. 18 LPT). Il tutto in conformità col PD (art. 6 e 26 LPT), tenuto
conto dei presumibili bisogni di sviluppo per i prossimi quindici anni e
compatibilmente con le possibilità finanziarie del comune (art. 24 LALPT).

                                         Infine,
il permesso di costruzione non è uno strumento pianificatorio vero e proprio,
ma, in quanto subordinato alla conformità con la zona di PR (art. 22 LPT), è lo
strumento attraverso il quale il PR trova concreta attuazione.

 

                                   5.   A
norma dell'art. 15 LPT la zona edificabile comprende i terreni idonei
all'edificazione già edificati in larga misura o prevedibilmente necessari
all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni.

                                         L’art. 15 LPT pone le
condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile possa entrare in
linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è escluso, a priori.

                                         Non basta, per converso,
che i requisiti legali siano tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile,
perché l’inserimento in zona edificabile si imponga. Un comprensorio può
infatti rispondere alla definizione legale di più zone, prestarsi ad es. sia
all’edificazione sia all’agricoltura o contenere valori naturali e
paesaggistici che ne impongano la protezione a dispetto delle altre idoneità.

                                         Spesso non può essere
categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente
adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se
rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato
e neppure se sarà necessario  per l’edificazione nei prossimi quindici anni).
In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di
vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in
una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia
448 segg. consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 segg. consid. 5b, 118 Ib 344 segg. consid.
4a). 

 

                                         Tranne, dunque, nella misura
in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un terreno
alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno relativizzati.

                                         Si consideri inoltre che
per la loro funzione eminentemente pianificatoria i criteri da essi enunciati
possono solo riferirsi a interi comparti e non a singole particelle; essi
intervengono in una prospettiva generale, d’ordine superiore che li rende
inadeguati a risolvere i problemi attributivi di terreni isolati.

 

                               5.1.   L’idoneità va
generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue caratteristiche
naturali (morfologiche, topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol
fare del suolo.

                                         La sua attribuzione a zona
edificabile deve peraltro rispettare i principi pianificatori degli art. 1 e 3
LPT. Dev’essere in particolare compatibile con l’esigenza di creare e
conservare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT), consentire una
razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività lavorative, offrire un
sufficiente accesso attraverso la rete viaria pubblica, preservare l’abitato
dalle immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a e b LPT). Deve inoltre
tener adeguatamente conto delle necessità delle infrastrutture pubbliche (DTF
114 Ia 251 consid. 5c).

 

                                5.2   Per stabilire se un
terreno è già ampiamente edificato si tiene conto delle costruzioni già
esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle infrastrutture
presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti pubblici e
privati, dell’attività edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano in
considerazione solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego
fattone appartengono di per sé alla zona edificabile, a eccezione segnatamente
delle costruzioni agricole. Determinanti non sono però le singole costruzioni,
né le singole particelle. Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto
il comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case
effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né
basta peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste devono
presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, devono formare un
insieme sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza marcata, un
minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e non
una casuale disseminazione di case più o meno ravvicinate. Dipenderà dalla
tradizione insediativa locale la densità edificatoria minima. In certe zone
potrà essere ammessa una certa dispersione, in altre solo la contiguità sarà
significativa. Facenti parte dell’insediamento possono pure essere considerati,
a secondo delle circostanze, gli eventuali vuoti che presenta il suo tessuto (Baulücken),
o quelle adiacenze non costruite che però attengono all’insieme e non devono
per prevalenti motivi avere altra attribuzione. 

 

                                         Si terrà conto che l’art.
3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo i bisogni della
popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio della
concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione
edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo spreco
di terreno e l’irrazionalità dell’assetto territoriale che ne consegue; la
creazione di piccole zone lontano dall’abitato può essere considerata non solo
indesiderata ma addirittura contraria al diritto federale (DTF 116 Ia 336 segg.
consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c).

                                         Va tuttavia considerato
che il criterio della preesistenza di un’ampia edificazione, come gli altri dell’art.
15 LPT, può assumere valenza assoluta solo in senso negativo, serve cioè a
escludere l’attribuzione a zona edificabile solo di quei terreni che incontrovertibilmente
non presentino i requisiti necessari. Negli altri casi si dovrà procedere a
ponderazione (DTF 113 Ia 450 segg. consid. 4 d).

 

                                5.3   Il requisito più
delicato è quello della prevedibile necessità di usare determinati fondi per
l’edificazione nell’arco di quindici anni.

                                         Il metodo solitamente
usato consiste nel determinare quale è stato il fabbisogno di terreno
edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per pronosticare
il fabbisogno dei prossimi quindici anni; nel contempo si rileva l’evoluzione
demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di sviluppo per i
prossimi quindici. Si confronta infine questi dati con la contenibilità del
piano. Il metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale
federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art. 15 sul
rapporto tra superfici costruite e rimaste libere  all’interno della zona
edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve
di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i
prossimi 15. Pure questo metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale
(DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree
edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata.

                                         Una volta fatto il
raffronto tra contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da stabilire se la
prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il Tribunale federale ha
giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli abitanti nel
termine di 15 anni, poteva essere accettato quale principio pianificatorio,
purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona edificabile
ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece se dovesse valere
quale generale licenza di aumentare la zona edificabile sì da contenere il
doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale ha condannato
l’eccessivo schematismo di simili formule.

                                         Pure qui si riterrà
violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che la zona edificabile è
eccessivamente dimensionata. L’art. 15 LPT, avverte il Tribunale federale, non
ha carattere di assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento deve
tendere come tutta la pianificazione a realizzare un insediamento equilibrato,
commisurato allo sviluppo che si vuole imprimere al paese. Ciò richiede la
ponderazione generale di tutti gli aspetti ed interessi essenziali attinenti al
territorio (DTF 116 Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).

 

                                   6.   Nel caso di specie è innanzitutto necessario esaminare la
questione generale della contenibilità teorica del PR (art. 15 lett. b LPT).
L’idoneità all’edificazione e le altre caratteristiche del comparto
territoriale all’esame saranno singolarmente esaminate di seguito.

 

                                         L’eccessivo
dimensionamento delle zone edificabili del PR all’esame (e di quello
precedente) è infatti il motivo principale del dezonamento di quella in
contestazione e di numerose altre oggetto della risoluzione impugnata. In
narrativa si è menzionato quanto argomentato in merito dalle autorità comunali
e cantonali. L’esame degli atti processuali lo conferma.

                                         Dalla relazione tecnico-economica
(p. 40) si evince che la contenibilità teorica del PR indica quale limite 5’044
unità insediative, di cui 3765 abitanti e 1279 posti-lavoro. Ciò equivarrebbe
ad una riserva di 2109 unità abitative, dal momento che la popolazione residente
a fine 1993 era di 1656 abitanti (Annuario statistico ticinese, ed.
1994), corrispondente, nei 15 anni di cui all’art. 15 LPT, ad un possibile
aumento della popolazione del 127% circa rispetto a quella attuale. 

                                         L’evoluzione demografica
negli ultimi anni rende tuttavia altamente improbabile l’esigenza di una così
elevata ricettività del PR. In effetti, come rilevato
dall’Annuario statistico ticinese, gli abitanti del comune sono passati da 1500
nel 1970 a 1590 nel 1980 e a 1626 nel 1990; nello scorso decennio l’aumento
risulta pertanto di solo il 2,3 % (8,4% sull’arco 1970-1990); se pure si
considerano i dati sino al 1993, l’aumento negli ultimi 3 anni non raggiunge il
2 % (per l’esattezza 1,8%). In tutto il periodo (di generale, forte
espansione edilizia in tutto il Cantone) 1970-1993, il Comune di __________
__________. __________ ha aggiunto soli 156 abitanti alla sua popolazione. 

                                         L’aggiunta di nuove zone
edificabili a quelle previste dal piano precedente porterebbe pertanto a un
ulteriore sovradimensionamento complessivo delle zone edificabili di PR. Ciò
non risponde ai precetti degli art. 1 e in particolare 3 LPT (insediamenti
strutturati secondo i bisogni della popolazione) e, nel contempo, è contrario
al requisito di cui all’art. 15 lett. b LPT (terreni prevedibilmente necessari
all’edificazione entro i prossimi 15 anni).

                                         Considerato quanto sopra,
il Consiglio di Stato ha, in principio, rettamente approvato lo stralcio dalla
zona edificabile dell’area in contestazione operato dal Comune. Ciò corrisponde
alla costante prassi, sancita da una consolidata giurisprudenza federale,
“secondo cui sussiste un interesse generale ad impedire, rispettivamente a
ridurre la formazione di zone edificabili troppo vaste” (DTF 21 marzo 1994 in
re O. S. c. Consiglio di Stato del Canton Ticino rel. al PR di Vaglio, IP.
673/1993; cfr. pure la giurisprudenza ivi citata, DTF 117 Ia 307 consid. 4b,
438 consid. 3e, 116 Ia 231 in alto, 114 Ia 369).

 

                                   7.   Deve tuttavia ancora
essere verificato, per una completa ponderazione degli interessi in gioco, se
esistono altre ragioni pianificatorie a supporto dell’impugnata risoluzione e
se il Consiglio di Stato ha rettamente approvato, fra quelle possibili, proprio
il dezonamento dell’area in contestazione.

 

                               7.1.   L’insorgente
chiede l’inserimento in zona edificabile __________ del fondo n.
__________RF, attribuito dal nuovo PR alla zona agricola.

                                         Già
si è detto della contenibilità eccessiva del PR e del fatto che questo
giustificava la riduzione delle zone edificabili. La decisione governativa di
non approvare quella in contestazione è tuttavia sorretta da altre valide
ragioni: il contesto pianificatorio e la natura agricola del fondo. 

 

                               7.2.   L’esame
degli atti processuali e il sopralluogo hanno evidenziato che l’attribuzione
del fondo alla zona edificabile non si inseriva in un disegno pianificatoriamente
coerente e razionale.

                                         Il
mappale, piuttosto ampio (oltre 12000 mq) si trova a sud-ovest del nucleo di
__________ e fa parte di una vasta area collinare priva di abitazioni che
digrada verso il confine giurisdizionale con __________. Il fondo dei
ricorrenti, come tanti nella zona, é quasi interamente occupato da un bel
vigneto; nell’angolo nord-est del fondo sorge l’abitazione dei coniugi
__________, membri della CE __________ __________. Quest’ultimo piccolo
comparto é stato inserito in zona edificabile. 

                                         Ora,
la delimitazione della zona agricola di __________ é stata fatta, secondo
logica, considerando essenzialmente quei fondi che non risultavano ancora
edificati e che non presentavano condizioni di urbanizzazione consolidate, tra
i quali appunto gran parte di quello della ricorrente. Ne é risultata una zona
molto estesa, formata da terreni contigui di buona qualità pedologica, situati
in un contesto paesaggistico senz’altro pregiato (vigneti aventi per sfondo il
vecchio nucleo della frazione di __________) che merita di essere conservato.
In simili circostanze, l’inserimento del fondo in zona edificabile urterebbe i
principi della concentrazione delle aree edificabili. Incentiverebbe invece
l’edificazione sparsa e lo spreco di terreno, senza che ciò sia giustificato
dalla preesistenza di un’ampia edificazione.

 

                               7.3.   L’impugnata
risoluzione deve essere tutelata anche considerate le norme che presiedono
all’istituzione delle zone agricole. Queste comprendono, giusta l’art.
16 cpv. 1 LPT, i terreni idonei all'utilizzazione agricola o all'orticoltura e
quelli che, nell'interesse generale, devono essere utilizzati dall'agricoltura;
per quanto possibile devono essere delimitate ampie superfici contigue (art. 16
cpv. 2 LPT). L'art. 3 cpv. 2 lett. a LPT prescrive inoltre alle autorità
incaricate di compiti pianificatori di mantenere all'agricoltura sufficienti
superfici coltive idonee. Queste hanno subito una drastica amputazione negli
anni addietro, che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia
di quelle superstiti e ciò per tutta una serie di motivi (segnatamente le
necessità dell'agricoltura stessa, l'esigenza di assicurare
l'approvvigionamento alimentare del paese in caso di crisi, la protezione del
paesaggio, la riserva di aree vergini per le prossime generazioni). Ciò non
significa consacrazione di un'aprioristica preminenza dell'interesse agricolo,
ma riconoscimento della sua importanza nella ponderazione dei contrapposti
interessi. Il legislatore ticinese ha avvertito la gravità del problema
prescrivendo, nella Legge sulla conservazione del territorio agricolo (LTAgr),
la conservazione, per quanto possibile e purché non vi si oppongano interessi
prevalenti, dei terreni idonei all'agricoltura. Ai sensi di tale legge la zona
agricola comprende, oltre le SAC e gli ulteriori terreni idonei alla campicoltura
e alla foraggicoltura di prima e seconda priorità, anche i terreni agricoli
sussidiari che nell'interesse generale devono essere utilizzati
dall'agricoltura (art. 5 lett. c LTAgr). Né la
legislazione cantonale né quella federale, e tanto meno la giurisprudenza,
prescrivono di attribuire alla zona agricola solo i comparti territoriali
fertili, vasti e pianeggianti. Certo, questi, ed in particolare le aree SAC,
sono i primi da inserire in zona agricola. Anche terreni meno idonei possono
però senz’altro esservi inclusi.

 

                                         Nel
caso concreto, il sopralluogo ha evidenziato che l’inserimento in zona agricola
deciso dal Consiglio di Stato è assolutamente conforme all’art. 16 LPT: l’area
all’esame non è , come detto, improduttiva (né tanto meno sterile) e forma (con
altri terreni agricoli non oggetto della presente procedura) un’area agricola
relativamente vasta e pregiata. A questo proposito non va inoltre
dimenticato che la LPT stessa prescrive, nella definizione delle zone agricole,
la delimitazione di superfici il più possibile ampie e contigue (art. 16
cpv. 2 LPT).

                                         L’attribuzione
alla zona agricola trova pure conferma nelle indicazioni del PD, che
attribuisce il fondo alla zona SAC (“superfici di avvicendamento culturale”;
scheda di coordinamento 3.1 e 10.1). Considerate queste indicazioni, l’operato
governativo ossequia la legislazione cantonale sul territorio agricolo. L’art.
5 lett. a LTAgr. prevede infatti che i terreni di cui alla scheda di PD nr.
3.1. devono essere inseriti in zona agricola. 

 

                               7.4.   In
simili circostanze non risulta determinante il fatto che il fondo veniva
classificato quale ZE dal precedente PR 1975; si ricorda che questo documento
era stato approvato anteriormente all’entrata in vigore di importanti norme pianificatorie
quali la LPT, la LALPT, la LTAgr. e altre ancora, e che pertanto le modifiche
del perimetro della zona edificabile si imponevano se si voleva assicurare il
rispetto di queste norme da parte del nuovo PR di __________ __________.
__________. Già nel 1986 si era inoltre posto parziale rimedio a questo stato
di cose insoddisfacente, istituendo nel comparto di __________ una zona di
pianificazione tesa a salvaguardare i terreni con potenzialità agricole ancora
liberi da costruzioni. 

                                         Né
risulta pianificatoriamente rilevante il fatto che la zona agricola di
__________ __________ sia assai estesa, e che il progetto di PR 1994 abbia già dezonato
importati superfici da zone edificabili e AP/EP a favore dell’agricoltura: né
la legislazione federale né quella cantonale prescrivono infatti limiti in
merito. Dall'altro, e già lo si è detto, l’art. 15 LPT regola il
dimensionamento delle zone edificabili; la violazione dei relativi principi è
una delle principali ragioni pianificatorie a sostegno dell’impugnata
risoluzione.

                                         Infine,
nemmeno il fatto che il terreno dell’insorgente sia atto all’edificazione e
situato al limite con una zona edificata è rilevante. In effetti, adottando
esclusivamente questo criterio per la definizione delle zone edificabili, si
estenderebbe a dismisura il loro perimetro, disattendendo i precetti dell’art.
15 LPT (STF 119 Ib 133, 118 Ib 41 cons. 2c; 117 Ib 6 cons. 3). 

 

                               7.5.   Priva di fondamento é
infine l’invocata disparità di trattamento, per il fatto che alcuni fondi
(peraltro già edificati) a valle della stradina che costeggia il lato sud del
mappale in questione siano stati inseriti in zona edificabile, pur essendo
anch’essi oggetto della zona di pianificazione istituita nel 1986.

                                         A questo proposito si
rammenta, preliminarmente, che in ambito pianificatorio il principio di
uguaglianza svolge un ruolo attenuato e deve essere valutato con prudenza. E'
quindi possibile che fondi dalle caratteristiche affini e in posizioni analoghe
siano trattati in modo diverso in quanto a destinazione e facoltà edificatorie.
Occorre tuttavia che la pianificazione sia oggettivamente difendibile, vale a
dire che non sia arbitraria. La massima costituzionale di uguaglianza coincide
in materia con il divieto dell'arbitrio: una misura pianificatoria è così
insostenibile quando la discriminazione che tocca il singolo immobile
contraddice ogni ragionevole intento o allorché l'operato dell'autorità
obbedisce a riflessioni inaccettabili, manifestamente estranee al problema (DTF
111 Ia 100 consid. 3, 107 Ib 339 consid. 4a, 103 Ia 257 consid. 4 e citazioni).

                                         Simili circostanze non si
verificano però nel caso all'esame. 

                                         A questo Tribunale non
risulta infatti che la scelta della autorità cantonali di escludere il fondo
della ricorrente dalla zona edificabile (eccetto la piccola parte già costruita
di cui si é detto) sia stata determinata da criteri discriminatori,
manifestamente insostenibili o, peggio ancora, arbitrari; al contrario, le
motivazioni addotte a suffragio delle scelta, esposte nei considerandi
precedenti, ed in particolare i criteri di delimitazione della zona agricola da
quella edificabile, sono più che valide e convincenti. 

                                         Anche questa censura, al
pari delle precedenti, non merita quindi accoglimento.

 

                                   8.   La ricorrente
postula, in caso di reiezione delle proprie richieste, l’avvio immediato della
procedura di esproprio materiale del fondo; come già ricordato dall’autorità
inferiore, tale richiesta esula però dalla presente procedura e deve essere
demandata alla sede opportuna. Le contestazioni dell’insorgente in merito a una
presunta violazione dell’art. 24 cpv. 2 LALPT (commisurazione delle opere e dei
vincoli di PR alla capacità finanziaria del Comune) non sono pertanto
proponibili in questa sede.

 

                                   9.   Stando
così le cose, il ricorso, nella misura in cui chiede
la conferma della zona edificabile, deve essere respinto.

                                         Tassa di giudizio e spese
seguono la soccombenza.

 

Per
questi motivi,

viste le normative alla fattispecie applicabili,

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

                                   2.   La ricorrente é condannato
al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per complessivi fr. 500.--
(cinquecento).

                                   3.   Intimazione:                  -
Avv. __________. __________, __________;

                                       - Municipio di _______ _. _______

                                       - Consiglio di Stato, ________

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             __________

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario