# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 87e87c5a-3398-5c2c-a84a-11c3d28d842b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.01.2013 11.2010.84
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-84_2013-01-14.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.84

  	
  Lugano,

  14 gennaio
  2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Pellegrini e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2008.16
(protezione della personalità) della Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna
promossa con istanza del 23 giugno 2006 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall'avv. dott. PA 2);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 25 giugno 2010 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 7
giugno 2010 dal Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Nell'ambito
di un contenzioso personale sorto fra AP 1 e __________, il 27 aprile 2006 la
prima ha inviato al secondo, presidente del consiglio di amministrazione della __________,
fiduciaria attiva nel campo immobiliare per la quale AO 1 lavorava quale
responsabile del settore stabili, una lettera in cui figurava il seguente passaggio:

                                         Ed ora per inquadrare meglio il tuo essere
vogliamo parlare anche di AO 1?

Lei controfirma tutta la documentazione che certifica il furto perpetrato a mio
danno e a favore dei coniugi __________ e __________: ti sei abbassato l'affitto
dal luglio 2004 e prelevi a vostro favore acconti per oltre centomila franchi.

                                         Diciamo che
io possa pensare che le informazioni riguardanti quei documenti fossero lacunose e che lei in qualità d'impiegata
non si è mai immaginata nulla.

                                         Diciamo anche
che il fatto è alquanto ambiguo perché __________ ed io a quel tempo ci
frequentavamo settimanalmente o quasi e che stranamente lei non me ne abbia mai
parlato, sebbene si confidava su temi molto intimi.

                                         Diciamo che
probabilmente lei non ha mai trapelato queste informazioni perché consapevole
di quello che succedeva.

                                         E diciamo
pure che non
voleva smascherarti fino a quel punto perché era la tua amante da cinque anni.
Ti era a fianco sia come segretaria sia come compagna rigorosamente nascosta.
Per te aveva abortito sei anni fa, per te viveva. Non so se esista ancora la
vostra relazione, so che nel gennaio dello scorso anno, quando __________
pensava di essere di nuovo incinta, fra le tante cose, mi hai detto: “Capisci,
se lei è incinta e tiene il bambino, io non posso permetterle di continuare a
lavorare con me e la licenzio!”

 

                                         AP 1 ha diramato la lettera anche a terzi, in particolare distribuendone copia in una trentina di
cassette delle lettere poste in un palazzo di __________ amministrato dalla __________.

 

                                  B.   Con istanza del 26 giugno 2006 AO 1 si è rivolta al Pretore di
Locarno Campagna, chiedendo che si accertasse la lesio­ne della sua
personalità, che si ingiungesse a AP 1 di cessare la diffusione di affermazioni
come quelle contenute nella lettera del 27 aprile 2006 e che si obbligasse la medesima
– sotto comminatoria dell'esecuzione effettiva – a comunicare la sentenza ai
destinatari della lettera, come pure a risarcirle fr. 1500.– per danni materiali
e fr. 5000.– per torto morale. Il 21 settembre 2006 la __________ ha licenziato
AO 1 per il 31 marzo 2007. All'udienza del 9 novembre 2006, indetta dal Pretore
per il contrad­dittorio, AO 1 ha aumentato la pretesa per danni materiali a fr. 2356.45
e quella per torto morale a fr. 8000.–, riservandosi di adattare l'importo
alle conseguenze del licenziamento. La convenuta ha proposto di respingere l'istanza.
Pendente causa, con sentenza del 12 ottobre 2007 il presidente della Pretura
penale ha dichiarato AP 1 autrice colpevole di ripetuta diffamazione per avere leso
l'onore di AO 1 nella citata lettera e l'ha condannata a una multa di fr. 1000.–,
rinviando per il resto AO 1 davanti al foro civile.

 

                                  C.   Accertato
che la pretesa pecuniaria dell'istante era passata da complessivi fr. 7500.–
a fr. 10 356.45, con decreto del 31 gennaio 2008 il Pretore ha ordinato la
trattazione della causa con la procedura ordinaria e ha invitato AP 1 a presentare la risposta scritta. Nella suo memoriale del 2 maggio 2008 questa ha postulato una volta
ancora il rigetto dell'azione. AO 1 ha replicato il 4 giugno 2008, aumentando ulteriormente
la sua pretesa pecuniaria a fr. 31 356.45 con interessi per danni materiali (fr. 2356.65
per il patrocinio preprocessuale, fr. 3000.– per spese legali del procedimento
penale, fr. 24 000.– per il minor stipendio percepito dal nuovo datore di lavoro e
fr. 2000.– per costi di assistenza psicologica) e a fr. 8000.– con
interessi per torto morale. Essa ha lasciato cadere invece le altre domande, dichiarandole
superate. Lo stesso 4 giugno 2008 AO 1 ha denunciato la lite a __________, fratello della convenuta, che da quest'ultima aveva ricevuto nel frattempo un
immobile in donazione. __________ non ha reagito. Con duplica del 4 luglio 2008
la convenuta ha ribadito la propria posizione.

 

                                  D.   L'udienza
preliminare si è tenuta il 16 ottobre 2008 e l'istruttoria, cominciata quello
stesso giorno, si è chiusa il 26 novembre 2009. Al dibattimento finale le parti
hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Con memoriali del 17 e del
24 febbraio 2010 esse hanno poi riaffermato le loro richieste. Statuendo il 

                                         7 giugno 2010, il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza e 

                                         ha condannato
__________ a versare all'attrice la somma di fr. 31 356.45 con interessi
al 5% dal 9 novembre 2006. La tassa di giustizia di fr. 2500.– e le spese
di fr. 575.– sono state poste per un quinto a carico dell'attrice e per il
resto a carico della convenuta, condannata a rifondere a AO 1 fr. 4200.– per
ripetibili ridotte.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 25
giugno 2010 nel quale chiede che l'azione di AO 1 sia respinta o, in subordine,
che l'ammontare del risarcimento sia ridotto a fr. 5000.– e che il giudizio del
Pretore sia riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 27 agosto
2010 AO 1 propone di respingere l'appello e di confermare la decisione impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Nella
sentenza appellata il Pretore ha ricordato anzitutto di essere vincolato ai
fatti accertati dall'autorità penale (art. 112 cpv. 1 CPC ticinese e 53 cpv. 1
CO), ma che in concreto la lesione 

                                         della personalità risultava evidente anche a prescin­dere dalla
condanna per ripetuta diffamazione. Distribuendo lo scritto del 26 aprile 2006 in una trentina di cassette delle lettere poste in uno stabile di cui l'attrice curava
l'amministrazione, in effetti, AP 1 aveva volutamente diffuso informazioni sulla
sfera intima di AO 1, ledendone l'immagine e mettendo quest'ultima in grave imbarazzo
nell'esercizio della professione. Ravvisato un nesso di causalità fra il
contenuto della lettera e il licenzia­mento dell'attrice, il Pretore ha obbligato
così AP 1 a rifondere a AO 1 l'equivalente del minor stipendio che questa percepiva
dal nuovo datore di lavoro (fr. 2750.– annui capitalizzati fino all'età
del pensionamento, per un totale di fr. 38 197.50), accogliendo di
conseguenza la richiesta avanzata dall'attrice a tal fine (fr. 24 000.–). Il Pretore
ha ravvisato un nesso di causalità adeguata anche per l'assistenza psicologica (coaching) cui l'attrice aveva
dovuto far capo (fr. 3600.–), giudicando adeguato il risarcimento
di fr. 2000.– da lei postulato. Quanto alle spese legali, invece, il Pretore ha
riconosciuto all'attrice unica­mente i costi di patrocinio documentati, di fr. 2356.45
(esclusi gli ulteriori fr. 3000.– rivendicati).
Per quanto attiene alla riparazione del torto morale, infine, egli ha
moderato in fr. 3000.– l'indennità richiesta (fr. 8000.–). Onde, per finire,
la condanna di AP 1 al versamento di fr. 31 356.45 con interessi.

 

                                   2.   L'appellante
esordisce facendo valere che le richieste di giudizio abbandonate dall'attrice
dovevano essere considerate nel riparto degli oneri processuali. Posto ciò, essa
si duole che il Pretore non abbia esaminato la questione della colpa né la sua
situazione personale, a cominciare dalle sue ristrettezze economiche. Per
quanto attiene alla colpa in particolare, essa sottolinea di avere dipinto
l'attrice come una vittima, ricordando che la relazione di AO 1 e __________
era già nota a più d'uno. Quanto alle poste del danno, essa argomenta che in
realtà il licenziamento di AO 1 è stato concordato e critica il metodo con cui
il Pretore ha calcolato l'ammontare del danno per minor guadagno. Inoltre essa
contesta la spesa per l'assistenza psicologica
esposta dall'attrice, il trattamento non essendo riconosciuto dalla
cassa malati, e insorge contro le spese di patrocinio, a suo avviso non
comprovate. Infine essa ricorda che AP 1 si è dichiarata soddisfatta della condanna
penale e ribadisce da parte sua di essersi scusata, mentre l'attrice non avrebbe
dimostrato sofferenze tanto intense da giustificare un indennizzo per torto
morale. A suo parere, in definitiva, nulla essa deve all'attrice né in rifusione
del danno né per altro titolo. In via meramente subordinata essa offre un risarcimento
di fr. 5500.–, pari alla perdita di guadagno che l'attrice ha subìto nei
primi due anni successivi al licenziamento.

 

                                   3.   Per quanto attiene alla colpa (dovuta a intenzione o negligenza: Meili in: Basler
Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 16 ad art. 28a),
non fa dubbio ch'essa è un presupposto cui soggiace sia l'azio­ne per il
risarcimento del danno sia quella per la riparazione del torto morale richiamate
dall'art. 28a cpv. 3 CC. Pacifico è altresì che la gravità della
colpa influisce sull'ammontare del risarcimento (art. 43 cpv. 1 CO) secondo equo
apprezzamento del giudice (DTF 128 III 399 consid. 4.5 con riferimenti). A
ragione il Pretore ha rilevato tuttavia che nel caso specifico egli era vincolato,
in proposito, agli accertamenti dell'autorità penale (art. 112 cpv. 1 CPC
ticinese e 53 cpv. 1 CO). E il presidente della Pretura penale ha accertato
nella sentenza del 12 ottobre 2007 che AP 1 ammetteva di avere “incolpato o
resi sospetti __________ ed AO 1 di condotta disonorevole o di altri fatti” che
potevano “nuocere alla loro reputazione” (doc. N, pag. 3 in basso). Contrariamente
a quanto sostiene l'appellante, perciò, l'esistenza di un reato intenzionale –
e con ciò di una colpa – era assodata. Al Pretore incombeva unicamente di valutare
se fattori di mitigazione incidessero sull'entità delle pretese pecuniarie avanzate
dall'attrice.

 

                                   4.   Che
davanti al presidente della Pretura penale l'appellante si sia dichiarata
“dispiaciuta per quanto successo” poco o punto sminuisce, manifestamente, la
colpa di AO 1. A nulla giova nemmeno che nella lettera del 27 aprile 2006 la
convenuta abbia inteso descrivere l'attrice come una vittima, ove appena si pensi
all'affermazione secondo cui AO 1 sapeva delle malversazioni addebitate a __________
e le aveva sottaciute proprio per la relazione che la univa a lui (doc. E, 4° foglio in alto). Che poi ascrivere un
legame sentimentale all'attrice, libera e non sposata, non fosse – come crede
l'appellante – riprovevole e che l'interruzione della gravidanza evocata nella
lettera fosse vera nulla soccorre. L'appellante dimentica con tutta evidenza che
il rispetto della vita intima e della sfera privata sono valori intrinseci al
diritto della personalità (Desche­naux/Steinauer,
Personnes physiques et tutelles, 4ª edizione, pag. 179
segg. n. 560 segg., in particolare pag. 181 n. 562). Anzi, la diffusione di fatti
– sia pur veritieri – inerenti alla vita inti­ma di una persona configura
sempre una violazione dell'art. 28 cpv. 1 CC (Bucher, Personnes physiques et protection de la personnalité,
5ª edizione, pag. 99 n. 453), quand'anche si tratti di circostanze già note a
certuni. Sotto questo profilo non si riscontrano dunque fattori suscettibili di
stemperare la responsabilità civile dell'appellante.

 

                                   5.   La
convenuta invoca nell'appello le proprie ristrettezze economiche. Il Pretore
non sembra avere esaminato la questione, ma il giudice penale ha accertato che AP
 1 ha effettivamente donato al fratello una proprietà per piani ad __________ (ipotecata),
ha visto diminuire i propri redditi, ha un figlio minorenne a carico, ha
dichiarato di avere venduto l'automobile e di avere ottenuto l'assegno cantonale
integrativo per il figlio, oltre al sussidio cantonale del premio della cassa
malati (doc. N, pag. 4). Ora, una situazione economica precaria può
giustificare – di per sé – una riduzione del risarcimento (art. 44 cpv. 2
CO), ma non nel caso di atti illeciti compiuti intenzionalmente o per grave negligenza
(Werro in: Commentaire romand, CO
I, Basilea 2003, n. 40 ad art. 44 e n. 31 ad art. 43). In concreto il
giudice penale ha accertato – come detto – che AP 1 ammetteva di avere
“incolpato o resi sospetti __________ ed AO 1 di condotta disonorevole o di
altri fatti” che potevano “nuocere alla loro reputazione” (sopra, consid. 3).
Di fronte a un atto deliberato una riduzione del risarcimento per difficoltà
finanziarie della responsabile non poteva dunque entrare in linea di conto.

 

                                   6.   In
merito alle poste del risarcimento considerate dal Pretore, l'appellante fa valere
– preliminarmente – che l'attrice ha riconosciuto, nella replica, di aver
saputo “trarre profitto, limitando i danni” (appello, pag. 9). In realtà
l'attrice ha affermato in quel memoriale di aver saputo trarre profitto dalle proprie
attitudini, limitando in tal modo i danni provocati da AP 1 (replica, pag. 3 a metà). Pretendere che una simile frase dimostri già di per sé l'inesistenza di un pregiudizio
significa equivocare sui termini. Ciò pre­messo, occorre passare in rassegna le
voci litigiose.

 

                                         a)   Sostiene
la convenuta che il licenziamento dell'attrice è a ben vedere una rescissione
consensuale del contratto di lavoro, anche perché in caso contrario AO 1 avrebbe
potuto limitare i danni contestando il provvedimento come abusivo. L'opinione
non ha fondamento. È vero che – come ha rilevato il Pretore – la lettera 21
settembre 2006 della __________ (“scioglimento del rapporto di lavoro”), controfirmata
dall'attrice, nulla precisa circa i motivi che hanno condotto al licenziamento,
salvo riferirsi genericamente “ai nostri colloqui” (doc. T). __________,
vicedirettore della __________, ha riferito però che l'allontanamento di AO 1 è
stato deciso da lui e da __________ proprio per via della lettera diffusa dalla
convenuta, la quale aveva reso “insostenibile il rapporto d'impiego (...) sia
riguardo ai rapporti interni della ditta, sia riguardo ai rapporti esterni”
(verbale del 4 febbraio 2009, pag. 2).

 

                                               L'attrice
ha dichiarato invero che il licenziamento poteva dirsi “consensuale”, tutti essendo
“d'accordo che quella situazione era invivibile”, e di non avere sollevato contestazioni
perché ca­piva “la situazione della ditta”. Per quanto fino ad allora essa fosse
considerata all'interno della fiduciaria una “persona apprezzata ed importante”
(deposizione di __________: verbale citato, pag. 2), la lettera divulgata da AP
 1 a numerosi conduttori di uno stabile da lei amministrato, come pure a vari
artigiani e proprietari di case gestite dalla __________, le aveva reso il
lavoro oggettivamente difficile, se non impossibile. L'attrice ha ribadito in
ogni modo che “se non ci fosse stata quella lettera non [l']avreb­bero mandata
via” (interrogatorio formale: verbale del 26 ottobre 2009, pag. 4, risposte n.
4, 6 e 9). Nelle condizioni descritte l'affermazione è senz'altro credibile. Non
si può dunque ragionevolmente rimproverare a AO 1 di non avere contestato la
disdetta del rapporto d'impiego, per tacere del fatto che gli estremi di un
abuso da parte del datore di lavoro (art. 336 CO) rimanevano tutti da dimostrare.

 

                                         b)   Circa
la commisurazione del danno consecutivo allo scioglimento del rapporto
d'impiego, l'appellante fa carico all'attrice di non avere spiegato come essa sia
giunta alla cifra di fr. 24 000.–, asserendo che non toccava al Pretore rimediare alla mancanza di
dati. Sostiene altresì che all'attrice incombeva di ridurre per quanto
possibile il pregiudizio e che non si giustifica di chiamarla a rifondere una
perdita di guadagno per più di uno o due anni dopo il licenziamento. Quanto al Pretore,
egli ha accertato lo stipendio dell'attrice presso __________ in fr. 65 000.– lordi annui
e quello conseguito presso l'__________ in fr. 61 750.–, per una differenza
di fr. 3250.– annui. Tenuto conto di oneri sociali per un 15%, egli ha stimato
la perdita di guadagno subìta dall'attrice in fr. 2750.– annui netti capitalizzati
fino al pensionamento, per un totale di fr. 38 197.50, onde l'accoglimento
della pretesa avanzata dall'attrice (fr. 24 000.–).

 

                                               Da
parte sua l'attrice ha esibito al Pretore il suo contratto di lavoro del
3 ottobre 1994 presso l'__________ (doc. Q), gli adattamenti salariali intervenuti
fino al gennaio del 2006 (doc. R), i certificati di salario dal 1997 al 2002
(doc. S) e i conteggi di salario dal gennaio del 2006 al marzo del 2007 (doc. L
e P). Ha prodotto altresì numerose ricerche d'impiego intraprese fra il gennaio
e il marzo del 2007 (doc. Z a TT), il nuovo contratto di lavoro presso l'__________
(doc. U), l'adeguamento salariale del 2008 (doc. O), i conteggi di salario del gennaio
2008 e dal gennaio al giugno 2009 (doc. O e AAA), la comunicazione relativa
all'orario ridotto adottato dalla ditta dal marzo al mag­gio del 2009 (doc. UU)
e la disdetta del rapporto di lavoro per la fine di novembre del 2009 (doc.
BBB). AO 1 non ha illustrato come giungesse al risultato di fr. 24 000.–, ma a
ciò non era tenuta. In giudizio le parti devono addurre i fatti su cui
poggiano le loro domande e indicare i mezzi di prova. Il metodo per calcolare l'entità
di un danno è una questione di diritto che il giudice applica d'ufficio. In
concreto l'attrice ha recato elementi di prova completi per determinare
la sua perdita di guadagno fino al 30 novem­bre 2009, quando si è conclusa l'istruttoria.
Contrariamente a quanto adduce l'appellante, perciò, il Pretore non si è
fondato su “supposizioni unilaterali”, ma su elementi oggettivi (segnatamente i
doc. P e U). La conve­nuta eccepisce che per determinare il guadagno netto
dell'attrice il Pretore ha dedotto un 15% di oneri sociali sulla scorta di
“semplice ipotesi”, ma un raffronto fra lo stipendio netto percepito
dall'attrice presso l'__________ e presso l'__________ conferma la pertinenza
della valutazione pretorile (doc. L: fr. 749.55 su fr. 5000.– mensili, con un
rapporto del 14.99% e doc. O: fr. 675.– su fr. 4855.– men­sili, con
un rapporto del 13.90%).

 

                                              Più
delicata è la questione correlata alla presumibile durata della perdita di guadagno.
Il Pretore ha ritenuto che il minor reddito dell'attrice si sarebbe verosimilmente
protratto fino al pensionamento (vent'anni). La prognosi è discutibile. Se da
un lato è vero in effetti che il livello di retribuzione di una segretaria
dipende anche dall'esperienza e dall'anzianità maturata all'interno di un'azienda,
tanto che l'attrice aveva raggiunto lo stipendio di fr. 5000.– mensili presso
l'__________ dopo undici anni (doc. P, Q e R), dall'altro si può
ragionevolmente presumere che nel giro di una decina d'anni AO 1

                                              avrebbe
potuto ricuperare il pregiudizio anche presso un nuovo datore di lavoro, anche
perché aveva sempre curato la sua formazione professionale (doc. V). Sta di
fatto che, ci si fondasse pure su tale pronostico, nulla muterebbe in concreto
ai fini del giudizio. Considerato prudenzialmente un tasso dell'1.5%, pari
all'attuale saggio d'interesse fissato dal Consiglio federale per gli averi di
vecchiaia in materia di previdenza professionale (art. 12 lett. g OPP 2; cfr. RtiD I-2010 pag. 701 consid. 6), si otterrebbe invero un valore capitalizzato di fr. 25 107.50 (età
dell'attrice al momento della lesione 44 anni, fattore di capitalizzazione 9.13 per una rendita di fr. 2750.–
annui: Stauffer/Schätzle, Tables
de capitalisation, 5ª edizione,
pag. 384 tavola 32y). La pretesa di fr. 24 000.– avanzata
dall'attrice si rivela dunque, comunque sia, legittima.

 

                                         c)   L'appellante contesta altresì la spesa di fr. 2000.– che il Pretore
ha riconosciuto all'attrice per il coaching psicologico. Fa valere che il
costo non è documentato, che l'interessata non ha dimostrato alcuna patologia
depressiva, ch'essa aveva già ricorso a simili prestazioni prima del 2006 e che
simile intervento di sostegno non è equiparabile a una terapia medica né è
coperto dalla cassa malati. Dall'opinione che l'intervento fosse estraneo alla
diffusione della lettera 27 aprile 2006, in realtà, va subito sgombrato il campo. __________, life coach, ha dichiarato che __________ si è rivolta a
lei perché si trovava in una “situazione di disagio”, il noto scritto avendola “fatta
sentire molto male”. L'attrice essendo “completamente destabilizzata”, essa l'ha
seguita circa un'ora e mezzo la settimana dal maggio al novembre del 2006 (verbale
del 4 febbraio 2009, pag. 3 seg.). La testimone ha soggiunto che in precedenza
l'attrice aveva già seguito i suoi corsi, ma “per una sua ricerca personale e
per apprendere a gestire meglio le proprie relazioni personali anche sul posto di
lavoro poiché aveva a che fare con persone, ossia gli inquilini degli stabili e
i dipendenti a lei sottoposti”; a quel momento non le risultavano tuttavia problemi
particolari (loc. cit., pag. 4 in fondo). Nulla indizia pertanto l'eventualità –
insinuata dall'appellante – che l'equilibrio psichico dell'attrice fosse già
compromesso prima del 2006.

 

                                               Si
conviene che le prestazioni di counseling, di coaching e di orientamento
professionale fornite da __________ non sono coperte dall'assicurazione obbligatoria
contro le malattie. Come giustamente ha rilevato il Pretore, nondimeno, una lettera
dal contenuto come quello diffuso da AP 1 sarebbe stata idonea a incutere grave
turbamento in qualsiasi persona che ne fosse oggetto, né si può pretendere che
in condizioni del genere la vittima superasse la situazione e vincesse lo smarrimento
da sé sola. Il sostegno di una persona competente – non per forza uno psicologo
– era giustificato. Nel caso precipuo poi le spese dell'intervento sono state confermate
da __________, la quale ha dichiarato di avere chiesto all'attrice fr. 3600.– le
sedute di un'ora e mezzo settimanale dal maggio al novembre del 2006 (verbale
del 4 febbraio 2009, pag. 4). Alla tariffa oraria di fr. 100.– (loc. cit.,
pag. 4) l'importo indicato corrisponde effettivamente a 24 sedute di un'ora e
mezzo sull'arco di sette mesi, sicché la cifra di fr. 3600.– indicata dalla
testimone è attendibile e l'importo di fr. 2000.– esposto dall'attrice giustificato.
Anche al riguardo il giudizio impugnato merita quindi conferma.

 

                                         d)   Relativamente
ai costi d'avvocato, l'appellante assevera che l'attrice non ha dimostrato spese
di patrocinio in sede penale, la nota d'onorario da lei prodotta riferendosi a
una causa civile promossa nei confronti suoi e di suo fratello. A parere dell'appellante
inoltre l'intervento di un legale nel caso in esame non era necessario, mentre
per le prestazioni del suo avvocato successive all'inoltro della petizione l'attrice
beneficia di ripetibili. Per quel che è del Pretore, nella sentenza impugnata egli
ha riconosciuto all'attrice la som­ma di fr. 2356.45 per il patrocinio in
sede penale, reputando che in sede civile la preparazione della causa e la
tentata conciliazione rientrasse nell'ambito del patrocinio ordinario. 

 

                                                In
realtà, per quanto attiene al patrocinio di AO 1 nel procedimento penale manca
qualsiasi documentazione dei costi. Agli atti figura bensì una nota d'onorario 9
novembre 2006 emessa dall'avvocata dell'attrice, di fr. 2356.45, per “prestazioni
d'avvocatura dal 5 maggio 2006 al 2 novembre 2006 nella pratica penale” (doc.
H). Se non che, sentita come testimone, la segretaria dello studio legale ha
ammesso che la dicitura è erronea, tale parcella riguardando una causa civile in
materia di protezione della personalità che opponeva l'attrice alla convenuta e
al di lei fratello. Essa ha spiegato che per il procedimento penale era stata
aperta un'altra pratica ed era stata redatta un'altra nota d'onorario “di
importo superiore”, per quanto ricordasse attorno ai fr. 3000.– (deposizione di
__________: verbale del 2 giugno 2009, pag. 2). Si tratta però di una
dichiarazione troppo vaga per giustificare la pretesa, tanto meno sufficiente
ove si consideri che l'attrice avrebbe potuto procurarsi agevolmente dalla sua
patrocinatrice una documentazione seria. Ragioni per supporre, con il Pretore, che
l'importo di fr. 2356.45 si riferisse a prestazioni nel procedimento
penale non sussistono. Su questo punto l'attrice deve pertanto assumere le
conseguenze della mancata prova (art. 42 cpv. 1 CO).

                                      

                                   7.   Rimane
da esaminare il problema legato alla riparazione del torto morale che il Pretore
ha riconosciuto nella misura di fr. 3000.– rispetto all'importo di fr. 8000.–
preteso dall'attrice. L'appellante ripete che la condanna penale costituisce
una tacitazione sufficiente, tanto che l'attrice medesima si è dichiarata moralmente
soddisfatta. Essa ricorda altresì che l'attrice ha “beneficiato finanche” delle
sue scuse e che, sia come sia, l'attrice non ha dimostrato l'intensità delle
sofferenze patite.

 

                                         a)   Il
pagamen­to di una somma a titolo di riparazione morale può essere chiesto solo
quando le sofferenze subìte superano per intensità quel­le che, secondo le
concezioni attuali, una persona deve essere in grado di sopportare senza rivolgersi
al giudice (FF 1982 II 671 n. 272). Il versamento di un'indennità, in altri termini,
non è la regola: si giustifica solo qualora all'offesa non possa rimediarsi altrimenti
(l'art. 49 cpv. 1 CO). Incombe al richie­dente al­legare e provare le circostanze
dalle quali si desume, per la grave lesione oggettiva, la sua sofferenza morale
(RtiD II-2004 n. 19c pag. 527 consid. 7). Come ha ricordato il Pretore, la
condanna penale del responsabile può costituire – secondo
l'apprezzamento del giudice – “un altro modo di riparazione” nel senso dell'art.
49 cpv. 2 CO, che può sostituirsi o aggiungersi al pagamento dell'indennità (Brehm in: Berner Kommentar, 3ª edizione,
n. 10 ad art. 49 CO). Anche le scuse da parte dell'autore della lesione possono
in certi casi essere considerate sufficienti (Brehm,
op. cit., n. 8 ad art. 49 CO). La giurisprudenza più recente ha avuto modo di enucleare,
per altro, criteri idonei a definire 

                                               un'indennità per torto morale, tenuto conto in particolare della
durata della lesione e della circostanza che questa abbia 

                                               avuto
luogo per mezzo di un atto unico o reiterato (DTF 138 III 347 consid. 6.3.6).

 

                                         b)   Nella
fattispecie l'offesa alla personalità dell'attrice non ha avuto effetti permanenti
paragonabili a quelli di una lesione corporale o letale (cfr. la casistica in
DTF 138 III 345 consid. 6.3.4). Ha comportato nondimeno per l'attrice –
come ha rilevato il Pretore – la perdita di un impiego che la vedeva lavoratrice
apprezzata da oltre undici anni. Dopo il licenziamento poi AO 1 ha dovuto occuparsi a tempo pieno, mentre in precedenza l'attività al 90% le consentiva di
dedicarsi al volontariato (deposizione di __________: verbale del 4 febbraio
2009, pag. 2 in alto). Per di più, l'umiliazione subìta attraverso la
diffusione della lettera 27 aprile 2006 verso una cerchia relativamente estesa
di persone non può presumersi superata in tempi rapidi, né l'oblio dei
destinatari può supporsi intervenire a breve termine. Sog­gettivamente, del
resto, la sofferenza psichica della vittima è attestata dall'orientatrice che ha
seguito AO 1 nei mesi successivi alla diffusione della lettera (sopra, consid.
6c). In condizioni siffatte le scuse della convenuta, formulate solo al
processo penale dopo ammissione dei fatti, difficilmente pos­sono considerarsi
una riparazione adeguata nel senso dell'art. 49 cpv. 2 CO. Resta il fatto che,
interrogata formalmente, l'attrice medesima si è dichiarata soddisfatta della
sentenza penale “dal punto di vista morale”, seppure insoddisfatta “dal punto
di vista economico” (verbale del 26 ottobre 2009, pag. 5 risposta n. 21). Il
danno materiale non va confuso però con la riparazione del torto morale. Se moralmente
l'attrice stessa si dice soddisfatta della sentenza penale, non vi è più spazio
per un'ulteriore tacitazione.

 

                                   8.   Se
ne conclude che l'appello merita parziale accoglimento, dovendosi ridurre la
condanna a carico della convenuta da complessivi fr. 31 356.45 a fr.
26 000.–. Gli interessi del 5% che il Pretore ha fatto decorrere dal 9
novembre 2006 non sono contestati, non bastando al riguardo che nell'appello la
convenuta offra in via subordinata una somma senza interessi.

 

                                   9.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono il vicendevole grado di soccombenza (art.
148 cpv. 2 CPC ticinese). Dato l'esito del giudizio, si giustifica di
addebitarli nella misura di quattro quinti all'appellante e per il resto all'attrice,
la quale ha diritto a un'indennità per ripetibili ridotte.

 

                                         Per quanto attiene agli oneri di primo grado, l'appellante sottolinea
che l'attrice ha rinunciato a tre richieste di giudizio, sicché gli oneri
processuali andrebbero in ogni modo ripartiti a metà e le ripetibili
compensate. Con la replica del 2 maggio 2008, in effetti, l'attrice ha rinunciato a postulare l'accertamento della lesione della personalità,
la cessazione della medesima e la comunicazione della decisione a terzi, rilevando
che l'accertamento risultava ormai superato dall'intervenuta sentenza penale e
il resto dai due anni nel frattempo trascorsi. Il Pretore ha ritenuto che al
momento in cui la causa era stata promossa le tre richieste di giudizio non fossero
prive di buon diritto, sicché in tale misura ha rinunciato a riscuotere spese e
ad assegnare ripetibili. Si tratta di un apprezza­mento d'equità fondato su
“giusti motivi” (a norma dell'art. 148 cpv. 2 CPC ticinese) che sfugge a censura.

 

                                         Basti
pensare che l'illecita lesione della personalità dell'attrice si è rivelata integrare
addirittura risvolti penali, sicché dalla prima richiesta di giudizio l'attrice
sarebbe verosimilmente uscita vittoriosa (art. 28a cpv. 1 n. 3 CC).
Il pronostico sull'esito della seconda e della terza richiesta di giudizio (cessazione
della lesione a norma dell'art. 28a cpv. 1 n. 2 CC, comunicazione della
decisione a terzi) se non fossero trascorsi due anni nel frattempo è meno
agevole, ma quand'anche tali domande fossero destinate – per ipotesi – all'insuccesso,
la decisione di compensare le ripetibili nel loro insieme sarebbe rientrata
ancora nell'ampio potere d'apprezzamento che competeva al primo giudice in materia
di spese giudiziarie (rinvii in: Cocchi/Trezzini,
CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 32 ad art. 148). Che in
concreto il Pretore abbia rinunciato ad attribuire ripetibili invece di
compensarle, all'atto pratico, nulla muta. Così decidendo, egli è rimasto –
comunque sia – entro i limiti della sua latitudine di apprezzamento. Ciò non toglie che il presente giudizio
imponga di modificare il dispositivo di primo grado sugli oneri processuali e
le ripetibili delle pretese pecuniarie, non contestati nel loro ammontare, l'attrice
risultando vittoriosa non più nella proporzione di quattro quinti (come davanti
al Pretore), ma di due terzi.

 

                                10.   Circa
i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), in appello rimanevano litigiose unicamente le richieste di risarcimento
danni e di riparazione del torto morale, il cui valore litigioso (fr.  31 356.45 complessivi)
supera in ogni modo la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L'appello
è parzialmente accolto e la sentenza impugnata è così riformata:

                                   1.   La petizione è parzialmente
accolta, nel senso che la convenuta è condannata a versare all'attrice la somma
di fr. 26 000.– con interessi al 5% dal 9 novembre
2006.

                                   2.   La tassa di giustizia
di fr. 2500.– e le spese di fr. 575.–, da anticipare dall'attrice, sono poste
per un terzo a carico di quest'ultima e per il resto a carico della convenuta, la
quale rifonderà all'attrice fr. 2350.– per ripetibili ridotte.

 

                                   II.   Gli oneri
di appello, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 1250.–

                                         b)  spese                       fr.    
50.–

                                                                                fr.
1300.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti per quattro quinti a carico di
quest'ultima e per il resto a carico di AO 1, cui l'appellante rifonderà fr. 1600.–
per ripetibili ridotte.

 

                                   III.   Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario
il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile
contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art.
72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile
è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale
importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne
una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione
a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso
in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art.
113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115
LTF.