# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a9a4bb1e-0a6f-5e77-9efb-cbe82b813d75
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.08.2008 30.2008.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2008-12_2008-08-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2008.12

   

  cs

  	
  Lugano

  6 agosto 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 febbraio 2008
di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22 gennaio
  2008 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

  Parti chiamate in causa:

  	
  Cassa CO 1

   

   

  in materia di contributi AVS

   

   

  PI 1, 

   

  PI 2, 

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Tramite
decisione di tassazione d’ufficio del 20 agosto 2007 la Cassa CO 1 ha fissato i
contributi dovuti da RI 1, nato nel __________, per il 2001, sulla base di un
importo di fr. 31'200 (contributi dovuti di fr. 4'808.45) e lo ha affiliato
quale datore di lavoro per il personale domestico.

 

                                         Con
decisione su opposizione del 22 gennaio 2008 l’amministrazione ha confermato il
predetto provvedimento amministrativo, affermando che “dagli accertamenti
effettuati presso l’Ufficio di tassazione di __________, è emerso che i signori
PI 2 e PI 1 hanno ricevuto fr. 15'600.-- ciascuno per accudire il padre.”
La Cassa si è sostanzialmente fondata su una convenzione sottoscritta da RI 1
da una parte e dalla figlia PI 1 dall’altra (doc. 1). 

 

                               1.2.   RI 1,
rappresentato dall’avv. RA 1, è tempestivamente insorto contro la predetta
decisione. L’insorgente sostiene che la vertenza trae origine
dall’interpretazione erronea di due atti notarili da parte dell’Ufficio
tassazione di __________, che ha stabilito che il ricorrente avrebbe pagato
degli stipendi mensili di fr. 5'000 alla figlia PI 1 ed al genero PI 2 per
prestazioni assistenziali ricevute nel 2001.

                                         L’interessato
sostiene che la figlia lo ha aiutato gratuitamente, completando le cure
prestate dai medici e il servizio di cura a domicilio, mentre il genero, non
avendo fatto alcunché, non ha ricevuto alcuno stipendio.

                                         L’insorgente
afferma in sostanza che non è mai esistito un rapporto di lavoro tra i coniugi __________
e lui stesso e neppure un reddito da attività lucrativa. L’attività di
volontariato prestata da PI 1 a suo favore non è mai stata rimunerata.

                                         

                               1.3.   Con risposta
del 19 febbraio 2008 la Cassa propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. III).

 

                               1.4.   Tramite
ordinanza del 28 aprile 2008 il TCA ha chiamato in causa PI 1 e PI 2,
assegnando loro un termine per l’esame degli atti e per determinarsi in merito,
nonché per postulare l’acquisizione di eventuali prove (doc. V).

 

                               1.5.   Con scritto
del 7 maggio 2008 PI 1 e PI 2 hanno dichiarato che:

 

“non abbiamo mai ricevuto un importo di Fr. 31'200.-
né a titolo di stipendio né a nessun altro titolo da parte di RI 1 di __________
in quanto non abbiamo mai lavorato alle sue dipendenze.” (doc. VI)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                               2.1.   Con
l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della Legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000,
sono state apportate diverse modifiche di carattere formale alla LAVS.

 

                                         Da un
punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (STF del 24
gennaio 2007 consid. 6.1, H 178/05; DTF 130 V 160
consid. 5.1; DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 126 V
166 consid. 4b).

 

                                         Per
contro, per quanto attiene alle disposizioni formali della LPGA, il TFA (dal 1°
gennaio 2007: TF) ha già avuto modo di accertare l’assenza di una normativa
specifica che regola la questione intertemporale stabilendo di conseguenza la
necessità di ricorrere al principio generale secondo il quale, di regola,
siffatte disposizioni entrano immediatamente in vigore (STF del 24 gennaio 2007
consid. 6.1, H 178/05; DTF 130 V 4 consid. 3.2).

 

                                         In
concreto la ripresa della Cassa porta sull’anno 2001.

 

                                         Per cui,
mentre per l’aspetto procedurale trovano subito applicazione le norme della
LPGA, per quanto concerne la fissazione dei contributi vanno applicate le norme
sostanziali in vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                               2.2.   Il 28 aprile
2008 il TCA ha chiamato in causa PI 1 e PI 2, in ossequio alla nuova
giurisprudenza del TF (sentenza H 162/06 del 20 dicembre 2007) ed è stato loro
assegnato un termine per prendere posizione in merito alla fattispecie e per
visionare gli atti ivi menzionati (ossia gli allegati processuali delle parti
principali).

 

                                         Questo
Tribunale ha così ossequiato scrupolosamente la sentenza H 162/06 del 20
dicembre 2007 e ha garantito il diritto di essere sentito, dando a tutte le
parti a lui conosciute e coinvolte nella causa, la possibilità di esprimersi.

 

                                          Nulla
osta all’esame del merito della vertenza.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   La ripresa
effettuata concerne contributi dovuti nel 2001.

                                         

                                         La
decisione di tassazione d’ufficio è del 20 agosto 2007. 

 

                                         Si pone
la questione di sapere se la tassazione d’ufficio è stata notificata
tempestivamente.

 

                                         Per
l’art. 16 cpv. 1 LAVS, i contributi, il cui importo non è stato fissato in una
decisione notificata entro un termine di cinque anni dalla fine dell’anno
civile per il quale sono dovuti, non possono essere né pretesi né pagati.
Trattandosi di contributi secondo gli articoli 6, 8 capoverso 1 e 10 capoverso
1, il termine decorre dalla fine dell’anno civile in cui passa in giudicato la
tassazione fiscale determinante o la tassazione consecutiva a una procedura di
ricupero d’imposta. Se il diritto di esigere il pagamento di contributi
arretrati nasce da un atto punibile per il quale la legge penale prevede un
termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante.

 

                                         A norma
dell’art. 16 cpv. 2 LAVS prima frase, il credito per contributi, fissato in una
decisione notificata conformemente al capoverso 1, si estingue cinque anni dopo
la fine dell’anno civile in cui la decisione è passata in giudicato.

 

                                         Una
decisione contributiva resa nei termini legali esclude una volta per tutte la
perenzione prevista dall’art. 16 cpv. 1 LAVS.

 

                                         Kieser, ATSG Kommentar, Basilea Zurigo Ginevra 2003, ad art. 24, p.
271, N. 20, rammenta infatti che “Mit dem Erlass einer Beitragsverfügung
wird die Verwirkung ein für allemal ausgeschlossen, und zwar auch dann, wenn
die Verfügung in der Folge gerichtlich oder wieder erwägungsweise aufgehoben
und durch eine neue ersetzt wird.” (cfr. anche
Greber, Duc, Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale
sur l’assurance-vieillesse et survivants, Basilea 1997, n. 9 segg. ad art. 16,
pag. 409 seg.).

 

                                         Va
innanzitutto rilevato che la circostanza che le parti non abbiano sollevato il
tema della prescrizione, e non si siano espresse in merito, non esime questo
Tribunale dall’esaminare questa problematica.

                                         Infatti
la perenzione va esaminata d’ufficio, indipendentemente dal fatto che una delle
parti l’abbia sollevata e, trattandosi di un termine di perenzione e non di
prescrizione, il debitore non può, neppure se lo vuole, pagare contributi ormai
perenti (RCC 1959, pag. 400; Greber, Duc, Scartazzini, Commentaire des articles
1 à 16 de la loi fédérale sur l’assurance-vieillesse et survivants (LAVS),
Basilea 1997, pag. 407). I contributi perenti non possono più essere pagati,
neppure se la lacuna è dovuta a colpa della Cassa, riservate le norme sulla
buona fede (Greber, Duc, Scartazzini, op. cit., loc. cit.; cfr. DTF 121 V 79).

                                         Va ancora
rammentato che prima che la perenzione diventi definitiva i contributi devono
essere indicati in una decisione notificata al debitore dei contributi (Greber,
Duc, Scartazzini, op. cit., pag. 409). La decisione deve essere notificata
entro il termine di perenzione, al debitore dei contributi. Non basta che sia
impostata entro il termine (DTF 119 V 96, Pratique VSI 1996 pag. 136 segg. e
pag. 299; Greber, Duc, Scartazzini, op. cit., pag. 409; Kieser, ATSG-Kommentar,
Basilea, Ginevra, Zurigo 2003, pag. 271, n. 20 ad art. 24). 

 

                                         La
comunicazione di una decisione è un atto giuridico che necessita della
notifica. Essa esplica i suoi effetti a partire dal momento in cui la notifica
è stata fatta regolarmente. Poco importa che l’interessato prenda conoscenza
del contenuto della decisione.

                                         A
determinate condizioni, la decisione notificata allo scopo di evitare che un
credito contributivo sia perento può essere sufficiente anche se il suo
contenuto è lacunoso (per esempio indica l’importo globale a carico del datore
di lavoro, senza che figurino i dettagli per ogni dipendente). Tuttavia
l’ammontare richiesto successivamente non può superare quello della decisione
precedentemente notificata. 

 

                               2.4.   In concreto la
decisione di tassazione d’ufficio è del 20 agosto 2007. Tuttavia il 21 dicembre
2006 l’amministrazione ha trasmesso al ricorrente una “chiusura conto”
per l’anno 2001 con la fissazione di un contributo di fr. 4'758.45 calcolato
sulla base di un importo di fr. 31'200 (cfr. ricorso pag. 4, nonché doc. 10).
Con lettera 31 dicembre 2006 l’interessato ha contestato il citato conteggio
(doc. 18).

 

                                         Per
l’art. 49 cpv. 1 LPGA nei casi di ragguardevole entità o quando vi è disaccordo
con l’interessato l’assicuratore deve emanare per scritto le decisioni in
materia di prestazioni, crediti e ingiunzioni.

                                         L’art. 51
cpv. 1 LPGA prevede che le prestazioni, i crediti e le ingiunzioni che non sono
contemplati nell’articolo 49 capoverso 1 possono essere sbrigati con una
procedura semplificata.

 

                                         Per
l’art. 51 cpv. 2 LPGA l’interessato può esigere che sia emanata una decisione.

 

                                         A norma
dell’art. 14 cpv. 3 LAVS di regola i contributi che devono essere versati dai
datori di lavoro sono richiesti con procedura semplificata secondo l’art. 51
LPGA. Questo vale anche per contributi di notevole entità, in deroga
all’articolo 49 capoverso 1 LPGA.

 

                                         Per cui,
in concreto, con la trasmissione della chiusura conto del 21 dicembre 2006,
ricevuta dall’interessato al più tardi il 31 dicembre 2006 (doc. 18), ossia
entro il termine quinquennale di perenzione, la Cassa ha salvaguardato il
termine. 

 

                                         In DTF 134
V 145 il TF ha stabilito che se l’assicuratore ha comunicato a torto il rifiuto
(parziale o integrale) di prestazioni non già nella forma di una decisione, ma
in modo informale, e la persona interessata non accetta il disposto rifiuto,
quest’ultima deve di principio manifestare il proprio disaccordo entro il
termine di un anno. In tale ipotesi l’assicuratore emanerà una decisione
formale, contro la quale è data la facoltà di presentare opposizione. Senza
tempestiva reazione, la decisione informale diventa valida, così come se fosse
stata resa correttamente a norma dell’art. 51 cpv. 1 LPGA.

 

                                         In
concreto, la contestazione del ricorrente, inoltrata subito dopo la ricezione
della “chiusura conto”, è senz’altro tempestiva.

 

                                         Il
TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.

 

                               2.5.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se nel 2001 il ricorrente ha versato un
importo di fr. 31'200 ai coniugi __________ e, in caso di risposta affermativa,
se l’ammontare va assoggettato quale reddito da attività dipendente.

 

                               2.6.   A norma
dell'art. 4 LAVS i contributi sono prelevati sia dal reddito di un'attività
salariata, sia dal reddito di un'attività lucrativa indipendente.

 

Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS il salario
determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri
per un tempo determinato o indeterminato. Esso comprende inoltre le indennità
di rincaro e altre indennità aggiunte al salario, le provvigioni, le
gratificazioni, le prestazioni in natura, le indennità per vacanze o per giorni
festivi e altre prestazioni analoghe, nonché le mance, se queste costituiscono
un elemento importante della retribuzione del lavoro.

 

Per l'art. 9 cpv. 1 LAVS il reddito proveniente
da un'attività lucrativa indipendente comprende qualsiasi reddito che non sia
mercede a dipendenza d'altri.

 

Per l'art. 10 LPGA è considerato salariato chi
per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente
legge.

E' considerato datore di lavoro chi impiega
salariati

(art. 11 LPGA).

 

L'art. 12 LPGA prevede che è considerato
lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio di
un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere
contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro
dipendente (cpv. 2).

 

Per quanto concerne la qualifica dell'attività
esercitata da un assicurato, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo
del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro
non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una
persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente (STFA
dell’11 marzo 2005, H 322/03; STFA del 21 marzo 2005, H 31/04).

In particolare, insolite costruzioni di diritto
civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione qui non
hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).

 

                               2.7.   Di principio
si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una
delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego
del tempo o l'organizzazione del lavoro (STFA dell’11 marzo 2005, H 322/03;
STFA del 21 marzo 2005, H 31/04). Un altro indizio può essere dato da un
rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti
il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua
impresa e ne assume la responsabilità.

Questi principi non comportano comunque, da soli,
soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono
assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi
delle autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di
stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente.
La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi,
quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri
che militano in favore di soluzioni diverse (STFA del 21 marzo 2005, H 31/04,
STFA dell’11 marzo 2005, H 322/03; STFA del 16 dicembre 2002 nella causa D. SA,
H 279/00; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid.
3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi
citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi
predominanti nel caso concreto (STFA dell’11 marzo 2005, H 322/03, STFA del 18
settembre 2000 nella causa M., H 59/00).

 

                               2.8.   Il marg.
1003 delle direttive sul salario determinante (DSD) prevede che il lavoro è
un’attività esercitata allo scopo di conseguire un reddito. I motivi che
spingono una persona ad esercitare un’attività (economici, artistici, religiosi
o altri), sono irrilevanti. E’ pure irrilevante se l’attività è illegale
(lavoro nero) o contraria al buon costume.

 

L’assicurato
deve essere tenuto a lavorare per un certo tempo, determinato o indeterminato.
Non occorre che l’impegno temporale sia concluso esplicitamente, può pure
risultare dalle circostanze (marg. 1004 DSD).

 

Sono
considerati senza attività lucrativa gli assicurati che non esercitano
un’attività determinata nell’intento di conseguire un reddito e di aumentare la
loro capacità di rendimento economico (marg. 2001 delle direttive sui
contributi dei lavoratori indipendenti e delle persone senza attività lucrativa,
DIN).

 

La questione
dell’esistenza o meno di un’attività lucrativa è determinata secondo le
circostanze economiche reali create da un’attività o nell’ambito delle quali è
svolta l’attività. Al riguardo non è decisivo il modo in cui si qualifica
l’assicurato (marg. 2002 DIN). Non può essere riconosciuta come attività
lucrativa un’attività solo apparente o non avente nessun carattere lucrativo
come l’attività di un amatore che lavora solo per il proprio piacere (marg.
2003 DIN).

 

                                         Con
sentenza del 13 marzo 1989, pubblicata in DTF 115 V 55, in una causa inerente
l’applicazione dell’art. 1 cpv. 1 LAINF (dal 1° gennaio 2003 art. 1a cpv. 1
LAINF), giusta il quale sono assicurati d’obbligo, ai sensi della legge, i
lavoratori occupati in Svizzera, compresi quelli a domicilio, gli apprendisti,
i praticanti, i volontari e le persone che lavorano nei laboratori
d’apprendistato o protetti, il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha affermato che è
ritenuto lavoratore ai sensi di
tale norma, chi, a scopo di lucro o di formazione e senza rischio
economico proprio, esegue durevolmente o provvisoriamente un lavoro per un
datore di lavoro cui più o meno è subordinato. La qualità di lavoratore deve
essere determinata caso per caso, considerato l'insieme delle circostanze della
concreta evenienza, in particolare ritenendo l'esistenza di una prestazione di
lavoro, di un vincolo di subordinazione e di un diritto a salario in qualsiasi
forma.

 

In quel caso
si trattava di una ragazza che durante il tempo libero svolgeva regolarmente un’attività
presso una fattoria, con un vincolo di subordinazione, e che in cambio aveva
ottenuto la possibilità di cavalcare dei cavalli. Il
TFA ha affermato:

 

„Zu beachten ist,
dass Art. 1 Abs. 1 UVG
ausdrücklich auch Volontäre in den obligatorischen Versicherungsschutz
einschliesst, was, wie schon die mit dem Obligatorium grundsätzlich bezweckte
Ausdehnung des Versicherungsschutzes, eher  für eine ausdehnende Umschreibung
des Arbeitnehmerbegriffes spricht, da in gewissen Volontärverhältnissen
selbst der für ein eigentliches Arbeitsverhältnis typische Lohn weder
vereinbart noch üblich ist (vgl. Art. 322 Abs. 1 OR; REHBINDER, Berner
Kommentar, Bd. VI/2, 1985, N. 12 zu Art. 319 OR).

 

(…)

 

3.- a) Die Vorinstanz
begründete die Verneinung der Arbeitnehmereigenschaft der Beschwerdeführerin im
wesentlichen mit dem Hinweis auf das Fehlen eines Arbeitsvertrages mit Fritz K.
Sie führte dazu aus, das Mädchen habe im Stall arbeiten und reiten können, wann
es ihm passte, habe kommen und gehen können, wann es wollte; abgesehen von Fr.
100.-- am Ende der Sommerferien 1985 habe es nie einen Barlohn erhalten und die
Tätigkeit auch nicht um des Erwerbes oder der Ausbildung willen ausgeübt; das
Reiten stelle nicht Lohn dar, sondern habe Bestandteil der Beschäftigung im
Betrieb gebildet.

Die
Beschwerdeführerin führt hinsichtlich des Ausmasses und der Art ihrer
Beschäftigung im Reitstall aus, ab 1983 habe sie ihre Reitausbildung
intensiviert und mit der regelmässigen Mitarbeit im Stall begonnen; von
seltenen Ausnahmen abgesehen, sei sie jeden Mittwochnachmittag und jedes
Wochenende im Betrieb gewesen; ebenso habe sie in den Ferien praktisch ständig
dort gearbeitet und in den Sommerferien 1985 sogar während
drei Wochen im nahegelegenen Altersheim gewohnt; sie habe alle anfallenden Arbeiten,
darunter Füttern, Pferdeputzen, Misten und zwischendurch "Bollen
jagen", selbständig erledigt und den ganzen Betrieb, die Fütterungszeiten
usw. bestens gekannt; nebstdem habe sie Anfängern Reitstunden erteilt und
Kunden einzeln oder in Gruppen auf Ausritten begleitet; sie sei eine voll
integrierte Kraft in der Organisation des Betriebes gewesen und die Arbeit wäre
ohne sie kaum zu bewältigen gewesen; auch sei sie sehr regelmässig zur Arbeit
erschienen, worauf sich der Stallbesitzer habe verlassen können. Das Bestehen
eines Arbeitsvertrages wird in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde namentlich mit
dem Vorliegen eines Subordinationsverhältnisses und des der Arbeitsbereitschaft
zugrundeliegenden Erwerbsmotivs begründet.

Die Helvetia Unfall
stellt sich auf den Standpunkt, die Beschwerdeführerin habe nicht gegen Lohn
und damit nicht um des Erwerbes willen Arbeit verrichtet, sondern
ausschliesslich, um sich Reitgelegenheit zu verschaffen; die geltend gemachte
geldwerte Abgeltung und der Umstand, dass es ihr nicht möglich gewesen wäre,
monatlich zwischen Fr. 600.-- und Fr. 800.-- für das Reiten auszugeben,
zeigten, dass es sich lediglich um einen subjektiven und theoretischen Wert
handle; die erhaltenen Reitstunden hätten eine Belohnung dargestellt, deren Gewährung
im freien Ermessen des Reitstallinhabers lag; zwar habe das Verhältnis
zeitweise gewisse Arbeitsvertragselemente enthalten; in Würdigung der
Gesamtsituation sei die Arbeitnehmereigenschaft der Beschwerdeführerin jedoch
zu verneinen.

Das BSV vertritt die
Auffassung, die fraglichen Tätigkeiten seien lediglich als
Freizeitbeschäftigung zu qualifizieren; eine eigentliche, auf Gegenseitigkeit
beruhende Verpflichtung fehle; da die Beschwerdeführerin zudem Handelspferde im
Hinblick auf die von ihnen benötigte tägliche Bewegung und nicht
ausschliesslich gegen Entgelt zu diesem Zweck zur Verfügung gestellte Pferde
ritt, erscheine es zudem als fraglich, ob die Gewährung der Reitgelegenheit
überhaupt als Naturallohn betrachtet werden könne; insbesondere aus Gründen der
Rechtssicherheit müsse im vorliegenden Fall und generell bei Jugendlichen, die
in Reitställen ihrer Freizeitbeschäftigung nachgehen, davon ausgegangen werden,
dass kein Arbeitsvertrag vorliege.

 

  b) Bezüglich des
Umfanges und der Art der Beschäftigung im Reitstall kann von der
Sachverhaltsdarstellung in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde, welche mit den
persönlichen Aussagen der Beschwerdeführerin anlässlich der
mündlichen Hauptverhandlung im vorinstanzlichen Verfahren übereinstimmt,
ausgegangen werden. Danach hat Andrea Z. im Interesse und nach Weisungen des
Fritz K. während Jahren regelmässig intensive Arbeit geleistet.

 

c) Im Regelfall
reichen mehr oder weniger häufig ausgeübte Freizeitbeschäftigungen und
Handreichungen Jugendlicher nicht aus, um ein Arbeitsverhältnis im Sinne des
UVG zu begründen. Von solchen gelegentlichen Diensten kann im vorliegenden Fall
angesichts der Intensität und Regelmässigkeit sowie des Umfanges der erbrachten
Arbeitsleistung jedoch nicht gesprochen werden.

  Dass die Beschwerdeführerin
aufgrund ihrer allmählich erworbenen Erfahrung relativ selbständig handelte und
nicht zu jeder einzelnen Tätigkeit ausdrücklich aufgefordert werden musste,
spricht nicht gegen das Vorliegen eines Unterordnungsverhälnisses. Sie war bei
ihrer Tätigkeit an den in organisatorischer Hinsicht vorgegebenen
Betriebsablauf gebunden.

 Als Gegenleistung
für ihre Tätigkeit wurde die Beschwerdeführerin regelmässig in Form von
Reitstunden und durch die gelegentliche Gewährung von Kost und Logis
entlöhnt. Dabei handelt es sich um geldwerte Leistungen, die von
der Erbringung ihrer Arbeit abhängig waren und ohne diese kaum über längere
Zeit gewährt worden wären. Ob der in der Unfallmeldung eingesetzte Monatslohn
von Fr. 450.--, der unbestrittenermassen nie bar ausbezahlt worden war, der
tatsächlich erbrachten Arbeitsleistung entsprach, kann offenbleiben. Im
Hinblick auf den angestrebten geldwerten Vorteil in Form von sonst
kostspieliger Reitgelegenheit ist das Erwerbsmotiv gegeben. Für die Abgrenzung
gelegentlicher Handreichungen von eigentlichen, für das
Versicherungsobligatorium relevanten Arbeitsverhältnissen können Art und Höhe
der Vergütung nicht ausschlaggebend sein.

 Aus dem Gesagten
folgt, dass für die von der Beschwerdeführerin im Reit- und Handelsstall des
Fritz K. ausgeübte Tätigkeit die Arbeitnehmereigenschaft im Sinne von Art. 1 Abs. 1 UVG
zu bejahen ist.“ (sottolineature
del redattore)

 

                               2.9.   In concreto
l’insorgente rammenta di essere rimasto invalido dal __________, in seguito ad
un ictus che lo ha gravemente colpito. La figlia ed il genero hanno accettato
di occuparsi di lui e, considerato che la sua abitazione era troppo esigua,
hanno reperito una particella a __________ sulla quale sarebbe stato possibile
ricavare tre appartamenti, uno per la figlia PI 1, uno per la figlia __________
e l’ultimo per lui stesso, per un importo complessivo di fr. 900'000. Il padre
ha proposto alla figlia PI 1 di anticipare l’eredità, donandole fr. 450'000.

                                         

                                         A questo
proposito il ricorrente e i coniugi __________, il 4 febbraio 2000, hanno
concluso una convenzione del seguente tenore:

 

“1. Per permettere l’acquisto e la sistemazione
dell’immobile di cui sopra il signor RI 1 versa alla figlia PI 1 nata __________
un importo di fr. 450'000.- (quattrocentocinquantamila).

 

2. La figlia PI 1, unitamente al marito PI 2, si
impegna a creare un appartamento per il signor RI 1 dove egli potrà vivere
gratuitamente vita natural durante.

 

3. Per il vitto, l’alloggio, l’assistenza in
genere e per ogni qualsiasi necessaria prestazione da parte dei coniugi __________
il signor RI 1 riconosce un’indennità di fr. 5000.- (cinquemila) mensili.

 

4. Al momento in cui il signor RI 1 dovesse
venire a mancare l’importo residuo (ovverosia la differenza tra i fr. 450'000.-
e le mensilità calcolate dal giorno del pagamento sino al giorno del decesso)
rimarrà quale eredità alla figlia PI 1 senza che ciò debba essere sottoposto a
diritto di collazione ai sensi del Codice Civile Svizzero.

 

Questo per il semplice motivo che nessuno degli
altri parenti si è occupato del signor RI 1 dopo che egli è stato colpito dalla
sua malattia.” (doc. 3, sottolineatura del redattore)

                                         L’insorgente
afferma che l’indennità mensile riconosciuta al punto 3 della convenzione non è
mai stata versata, poiché, essendo aumentate le pretese alimentari della
seconda moglie da cui era separato, egli non disponeva delle risorse
finanziarie necessarie per pagare l’importo mensile. La figlia avrebbe quindi
fornito le prestazioni gratuitamente (doc. I).

 

                                         Alla fine
del 2001 i coniugi __________ e il ricorrente sarebbero venuti a conoscenza che
due giorni dopo la firma della citata convenzione, l’imposta di successione e
donazione per i parenti in linea diretta era stata abolita, con effetto
retroattivo, a partire dal 1° gennaio 2000. Inoltre la formulazione della
convenzione poteva prestare a confusione. Le parti hanno pertanto chiesto al
notaio di chiarire la situazione e il 13 dicembre 2001 quest’ultimo ha
annullato con effetto retroattivo al 4 febbraio 2000 la convenzione, sostituendola
con un altro atto, del seguente tenore, sottoscritto dal ricorrente e dalla
figlia:

 

“premesso che il 4 febbraio 2000 il signor RI 1
ha versato alla figlia PI 1 l’importo di fr. 450'000.- (quattrocentocinquantamila)
allo scopo di permetterle l’acquisto del Mapp. __________ di __________ nel
quale è stato ricavato un appartamento utilizzato dal signor RI 1 e che i
coniugi __________ garantiscono vitto, alloggio e assistenza allo stesso signor
RI 1,

 

questi dichiara di voler considerare donazione ad
ogni effetto l’importo a suo tempo concesso alla figlia PI 1 senza che ciò
debba essere collazionato al momento in cui si aprirà la sua successione.”
(doc. L)

 

                                         Il 17
novembre 2003 i coniugi __________ sono stati tassati sulla base di un importo
di fr. 31'200 conseguito nel 2001 con un’”imposta annua intera sui proventi
straordinari”, per i seguenti motivi:

 

“Con convenzione del 4.3.2000 la signora PI 1 ha
ricevuto dal proprio genitore al somma di fr. 450'000.--.

Con tale somma la figlia si è impegnata a mettere
a disposizione del padre un appartamento a titolo gratuito vita natural
durante, nella nuova casa d’abitazione. La stessa si è pure impegnata ad
assistere il genitore con il vitto, l’alloggio e l’assistenza in genere per
ogni e qualsiasi necessità. 

Per queste prestazioni il signor RI 1 riconosceva
un’indennità mensile di fr. 5'000.—

E’ stato inoltre stabilito che, al momento del
decesso del padre, l’importo residuo (ovverosia la differenza tra i fr.
450'000.- e le mensilità calcolate dal giorno del pagamento sino al giorno del
decesso), sarebbe rimasto quale eredità alla figlia.

 

Tenuto conto di tale convenzione l’autorità
fiscale ha determinato, a partire dal 1.2.2000, la parte imponibile della somma
mensile, in fr. 2'600.-, dopo deduzione delle spese di mantenimento, alloggio,
ecc.

 

Nella tassazione 2001/2002 è stato imposto, a
tale titolo, un reddito di fr. 28'600.- (media annua fr. 14'300.-): i
contribuenti hanno accettato l’imposizione.

 

Allorquando i contribuenti si sono resi conto
dell’imponibilità di parte della prestazione mensile, in data 13.12.2001 hanno
proceduto alla modifica della convenzione, trasformando il prestito residuo in
donazione (esente per grado di parentela).

 

La prestazione conseguita nel 2001 è ovviamente
imponibile e straordinaria; ne consegue che la tassazione qui contestata deve
essere chiaramente confermata e, quindi, il reclamo è respinto.

 

Va infine evidenziato come le argomentazioni dei
reclamanti secondo cui la cassa CO 1 avrebbe esentato dal pagamento dei
contributi il reddito imposto dalla scrivente autorità non è di pregio ed
evidentemente non giustifica l’esenzione fiscale della prestazione imponibile.”
(doc. M, sottolineatura del redattore).

 

                                         Interpellato
in merito dalla Cassa, l’11 ottobre 2006 l’Ufficio circondariale di tassazione
di __________ ha affermato:

 

“Non si tratta di donazione. Soldi ricevuti dal
padre di PI 1 per accudirlo. Caso sottoposto all’ufficio successioni e
donazioni.” (doc. 20)

 

                                         Va ancora rilevato che il
25 settembre 2003 il ricorrente ha scritto alla Cassa affermando che da „luglio
2000 pago mensilmente a mia figlia PI 1 un importo di Fr. 498.-.. Questo
importo copre le spese per alimentari, bevande, prodotti pulizia, e quant’altro
serve per la mia normale economia domestica non potendo io provvedere
direttamente in quanto invalido. Trattandosi di pure spese che mia figlia fa
per me ritengo che tale importo non debba essere soggetto a trattenuta AVS. Mia
figlia fino ad oggi però ha pagato le relative trattenute AVS avendo dichiarato
tale importo come stipendio.” (doc. 5)

 

                             2.10.   In concreto, da quanto sopra
descritto, emerge che i coniugi __________ sono stati tassati nel 2001
(tassazione 2003B) sulla base di un reddito straordinario di fr. 2'600 al mese,
tenuto conto di una deduzione per le spese di mantenimento, alloggio, ecc.
dall’importo complessivo di fr. 5'000, ricevuto quell’anno da entrambi i
coniugi per le prestazioni fornite al ricorrente.

 

                                         Già con la tassazione
2001/2002 era stato imposto un reddito complessivo di fr. 28'600 (fr. 14'300 di
media annua) per il medesimo motivo ed i coniugi hanno accettato l’imposizione
(doc. M).

 

                                         L’autorità fiscale ha
deciso di tassare l’importo (straordinario) conseguito nel 2001 giacché solo il
13 dicembre 2001 i coniugi __________ hanno modificato la convenzione stipulata
il 4 febbraio 2000 “trasformando il prestito residuo in donazione (esente
per grado di parentela).” (doc. M)

 

                                         Ora, per
giurisprudenza costante del TFA, ogni tassazione fiscale è presunta conforme
alla realtà: le Casse di compensazione sono vincolate dalle comunicazioni delle
Autorità di tassazione ed il giudice delle assicurazioni sociali esamina di
principio la decisione fiscale unicamente dal profilo della legalità.
L'Autorità giudicante non può scostarsi da una tassazione fiscale cresciuta in
giudicato a meno che essa contenga errori manifesti e debitamente comprovati,
immediatamente emendabili, oppure quando si debbano apprezzare fatti
irrilevanti dal profilo fiscale, ma decisivi in tema di assicurazioni sociali.
Semplici dubbi sull'esattezza di una tassazione fiscale non bastano; infatti la
determinazione del reddito spetta alle autorità fiscali ed il giudice delle
assicurazioni sociali non deve intervenire adottando particolari provvedimenti
di tassazione.

 

L'assicurato deve anzitutto difendere i suoi
diritti nel procedimento fiscale anche per quanto concerne i contributi delle
assicurazioni sociali (Pratique VSI 1997 pag. 26 consid. 2b, 1993 pag. 232 consid. 4b, RCC 1992 pag. 35, RCC 1988 pag. 321
consid. 3, DTF 110 V 86 consid. 4 = RCC 1985 pag. 45 consid. 4, DTF 110 V 371
consid. 2a = RCC 1985 pag. 121 consid. 2a, DTF 106 V 130 consid. 1, DTF 102 V
30 consid. 3a = RCC 1976 pag. 275 consid. 3a). 

 

                                         Questo Tribunale non vede
motivo per scostarsi dall’ammontare dell’importo accertato dall’autorità
fiscale. Il calcolo effettuato dall’autorità di tassazione trova del resto
conferma nell’atto 4 febbraio 2000, tramite il quale il
ricorrente si è impegnato a versare ai coniugi __________ un’indennità di fr.
5'000.-- al mese per ogni “necessaria prestazione” da parte loro. Il
fisco, giustamente, da tale importo ha ancora dedotto le spese, giungendo ad un
ammontare di fr. 2'600.

 

La circostanza secondo la quale l’importo
litigioso non sarebbe mai stato versato ai coniugi __________, oltre ad essere
smentita dal fatto che il reddito in questione è stato tassato (cfr. anche
lettera di PI 2 del 2 ottobre 2006, doc. 23: “anche l’ufficio di tassazione
ci ha erroneamente conteggiato questo importo come se fosse un reddito.”),
emerge anche da ulteriori scambi di corrispondenza con la Cassa CO 1.

 

Infatti, con lettera del 9 marzo 2007 PI 1 ha
affermato:

 

“Vi confermo che non ho ricevuto nessun
contributo di Fr. 15'600.-, in quanto come spiegato all’ufficio tassazione, Fr.
450'000 ricevuti da mio padre nel 2000 erano da considerare come un debito
contratto con lui, da cui scalare vitto e alloggio e un contributo per
l’assistenza fornita. Questo contributo è stato calcolato dal ufficio
tassazione pari a Fr. 15'600.-

Di fatto non sono mai stati versati Fr. 15'600.-
da parte di mio padre, ne abbiamo provveduto a scalare il debito, perché nella
donazione avvenuto nel dicembre 2001 l’importo è rimasto invariato, ciò è Fr.
450'000.--“ (doc. 16, sottolineatura del redattore)

 

Il 2 ottobre 2006 PI 2 ha tra l’altro affermato:

 

“(…)

 

Come si può rilevare dalla lettera del 22.6.2003
già in vostro possesso (di cui allego una copia) si trattava di una donazione
da parte del padre della mia ex-moglie. Purtroppo, ai tempi, il nostro avvocato
ci consigliò di far figurare che il padre ci versasse delle mensilità a
scalare dal prestito, perché se no la tassa di successione sarebbe
risultata troppo alta

 

Alla fine del 2001, quando ci siamo resi conto
che non esisteva una tassa di successione da pagare né nel canton __________
(domicilio del padre) e tanto meno in canton Ticino, abbiamo regolato la
questione tramite avvocato con la convenzione di cui allego una copia (doc. 23,
sottolineatura del redattore)

 

Per cui, nel 2000 è stato versato un importo di
fr. 450'000 da cui i coniugi __________ potevano scalare mensilmente
l’ammontare di fr. 5000. Nel 2001 questo importo, come risulta dalla tassazione,
è stato da loro effettivamente conseguito nella misura di fr. 31'200.

 

                             2.11.   Va ora
esaminato se l’importo di fr. 31'200 va qualificato come reddito determinante.

 

                                         L’art. 12 cpv. 2 LAVS
prevede che devono pagare i contributi tutti i datori di lavoro anche coloro
che nella loro economia domestica impiegano personale di servizio
obbligatoriamente assicurato (cfr. anche n. 1020 delle direttive sulla
riscossione dei contributi in vigore nel 2001). 

 

                                         Sulla base di questa norma
la Cassa CO 1 ha affiliato l’insorgente come datore di lavoro “per il
personale domestico” poiché l’ammontare ripreso è stato versato ai coniugi __________
allo scopo di accudire ed assistere il ricorrente (cfr. doc. M). 

                                         

                                         La qualifica dell’importo
conseguito quale reddito per accudire il padre trova conferma sia nella
risposta dell’Ufficio di tassazione dell’11 ottobre 2006, che interpellato dalla
Cassa ha affermato che “non si tratta di una donazione. Soldi ricevuti
dal padre per accudirlo. Caso sottoposto all’ufficio successioni e
donazioni.” (doc. 20, sottolineatura del redattore), sia nelle motivazioni
della tassazione straordinaria del 2001, dove viene indicato che la figlia si è
impegnata ad assistere il padre e per queste prestazioni quest’ultimo ha
riconosciuto un importo di fr. 5'000 al mese (doc. M).

 

Anche per quanto concerne la qualifica del
reddito conseguito il TCA non vede motivo per scostarsi da quanto deciso
dall’autorità fiscale.

 

Certo, il Tribunale federale delle assicurazioni (dal
1° gennaio 2007: TF) ha precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per
l'amministrazione e per il giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto
attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione
giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993,
pag. 242 segg.).

 

Tuttavia, già con sentenza pubblicata in Pratique VSI 2001 pag. 55,
a pagina 63 la nostra Massima Istanza ha precisato:

 

"  (…) Il est vrai que, selon la jurisprudence, la qualification fiscale
du revenu ne constitue qu'un indice, d'une certaine importance certes, qui doit
être apprécié en fonction de l'ensemble des conditions économiques (ATF 122 V
289 = VSI 1997 p. 105 consid. 5d et les références citées). Une harmonisation
de l'application du droit commande toutefois, notamment dans les cas douteux,
de ne pas s'écarter sans nécessité de l'appreciation fiscale. (…).".

 

                                         Ancora
recentemente, con sentenza H 1/07 del 6 marzo 2008 il TF, in ambito di
assoggettamento all’IVA, ha precisato che: 

 

“(…)

 

Inoltre, in ragione delle complicazioni che potrebbero sorgere in
caso di modifica retroattiva dei conteggi e per il fatto che, in casi
limite, non si dovrebbe, senza necessità, scostarsi dalla valutazione
dell’autorità fiscale, il fatto di aver pagato l’IVA, pur non essendo da
solo un criterio decisivo, non permette di non qualificare a titolo di
indipendente un’attività, che manifesta importanti caratteristiche in tal senso
(sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni H 155/04 del 14 febbraio
2005, consid. 4.5 con riferimento).” (sottolineatura del
redattore)

 

                                         Nella
sopra citata sentenza H 155/04 del 14 febbraio 2005, il TF ha affermato che:

 

“4.5 Abschliessend kann der Vorinstanz keine
Verletzung von Bundesrecht vorgeworfen werden (Art. 104 lit. a OG), wenn sie
bei Vorliegen eines geringen Unternehmerrisikos und einer hohen
arbeitsorganisatorischen Unabhängigkeit Letzterem in Anwendung der
Rechtsprechung (AHI 2001 S. 65 f. Erw. 6e) ein erhöhtes Gewicht beimisst. Auch
hat das kantonale Gericht zu Recht berücksichtigt, dass F.________ sein
Einkommen als Selbstständigerwerbender versteuert hat und dieses Indiz im Sinn
einer harmonisierenden Rechtsanwendung in Grenzfällen doch nahe legt, nicht
ohne Not von der steuerrechtlichen Beurteilung abzugehen (AHI 2001 S. 66 Erw.
6e). Zudem hat F.________ auf diesen Einkünften die Mehrwertsteuer
abgerechnet. Nach der Rechtsprechung kann dies zwar für die Beurteilung des
Beitragsstatuts allein nicht entscheidend sein. Angesichts der Komplikationen
bezüglich der Rückabwicklung dieser Abrechnungen legt dieser Umstand aber
ebenfalls eine gewisse Zurückhaltung nahe, eine freie Mitarbeitertätigkeit
trotz Vorliegens gewichtiger Indizien für eine selbstständige Erwerbstätigkeit
nicht als solche zu qualifizieren (AHI 2001 S. 66 Erw. 6e). Auch dies hat das
kantonale Gericht zu Recht erkannt.” (sottolineatura del redattore)

 

                                         In
queste condizioni la ripresa effettuata dalla Cassa va confermata sia per
quanto concerne l’importo che per quanto riguarda la qualifica effettuata.

 

                                         Va qui abbondanzialmente
rilevato che l’amministrazione, in un caso relativo ad una richiesta di
condono, aveva stabilito che il sussidio per il mantenimento a domicilio
versato alle persone anziane o invalide, considerato quale reddito in ambito
fiscale per i contribuenti che si occupano effettivamente dell’aiuto di queste
persone, è soggetto al prelievo dei contributi sociali e i beneficiari sono
considerati datori di lavoro (cfr. STCA del 24 maggio 2004, inc. 30.2004.10,
consid. 1.3, risposta di causa).

 

                             2.12.   L’insorgente
chiede, genericamente, l’assunzione di numerose prove (documenti,
edizione/richiamo documenti, testi, richiamo incarto della Cassa).

                                         Questo
Tribunale non ritiene necessario procedere con ulteriori accertamenti. Gli atti
prodotti dalle parti sono infatti sufficienti per poter decidere nel merito
della vertenza.

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223
consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale
modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         In
concreto, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita
dall’esame degli atti dell’incarto per cui rinuncia all'assunzione di ulteriori
prove.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
é respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti