# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bbbce063-1d6d-5ba5-a4c1-e1e06fe43d3a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-02-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.02.2014 33.2013.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2013-7_2014-02-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  33.2013.7

   

  TB

  	
  Lugano

  17 febbraio 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 settembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7 agosto 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione - Ufficio delle prestazioni,
  6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di prestazioni complementari

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, 1940, nel febbraio 2011
(docc. 23-30) ha chiesto di potere beneficiare delle prestazioni complementari,
giacché le sue entrate erano composte dalla sola rendita AVS.

Esperiti i necessari accertamenti (doc. 66), la Cassa cantonale di
compensazione ha considerato l'immissione in una SA del suo capitale personale
di Fr. 800'000.- ritirato dall'avere in conto di libero passaggio del II
pilastro come rinuncia di sostanza e con decisione del 14 aprile 2011 (doc. 69)
ha respinto la domanda.

La decisione su opposizione del 13 maggio 2011 (doc. 75), cresciuta
incontestata in giudicato, ha rilevato che "non esisteva un obbligo d'immissione
di fondi propri in una ragione sociale (persona giuridica) per di più in
procinto di fallimento e liquidazione e con azioni a valore nullo. Mal
si comprende l'immissione di un capitale personale di fr. 680'000.- circa in
una società in via di cancellazione per fallimento" (cfr. consid. 9). Questa
somma è stata determinata tenuto conto del pagamento delle imposte sulle
liquidazioni in capitale e della deduzione annuale di Fr. 10'000.- quale
consumo ordinario di capitale.

 

                               1.2.   Il 17 gennaio 2013 (doc. C) l'avv.
RA 1, in rappresentanza di RI 1, ha allegato alla (nuova) domanda di una
prestazione complementare (docc. 92-99) uno scritto con cui ha spiegato la sua
situazione economica attuale e passata.

Raccolta ulteriore documentazione (docc. 100-112), il 7 maggio
2013 (doc. E) la Cassa di compensazione ha emanato una decisione con cui ha
respinto la richiesta dell'assicurato, stante un'eccedenza di redditi Fr. 25'015.-.
L'ammontare della rinuncia di sostanza è stato fissato in Fr. 389'892.-.

 

                               1.3.   L'opposizione del 23 maggio
2013 (doc. F), integrata dallo scritto del 23 luglio 2013 (doc. G), ha portato
la Cassa cantonale di compensazione a emettere il 7 agosto 2013 (doc. B) la
decisione su opposizione con cui, anche ammettendo una disponibilità di Fr. 400'200.-
come indicato nello scritto del 23 luglio 2013 e tenuto conto dell'importo
massimo fatturabile come pigione lorda, ha respinto la domanda di prestazioni complementari,
ritenute delle spese di Fr. 37'402.- e dei redditi di Fr. 50'419.-.

 

                               1.4.   Con ricorso del 2 settembre
2013 (doc. I) RI 1, sempre patrocinato dall'avv. RA 1, ha chiesto di
riconoscergli una prestazione complementare di Fr. 16'193.- annui.

Il ricorrente ha contestato la qualifica di rinuncia di sostanza
della somma di Fr. 320'000.-, importo di cui, peraltro, non è stata chiarita la
determinazione, visto che nella precedente domanda tale rinuncia era stata
fissata in Fr. 389'892.-.

A suo dire, l'importo di Fr. 320'000.- non sarebbe stato alienato a
favore di __________ di cui è stato amministratore unico dal 1998 al __________
2005 (fallimento della società), ma egli avrebbe operato in due modi. "Ha
anticipato a __________, nel periodo maggio-luglio 2004, CHF 47'500 e poi altri
CHF 21’500, quindi tecnicamente "prestandole" complessivamente CHF 69'000
(doc. H e I). Il sig. RI 1 ha inoltre depositato, pure fra il maggio e
il luglio 2004, CHF 377'200 sul suo conto __________ presso __________
medesima, come dimostrato dalla documentazione e dalla ricostruzione del
Ministero pubblico (pure doc. H e I). Parte di questa somma (CHF 242'000)
è stata utilizzata, come riconosciuto dalla Cassa, per scopi propri del sig. RI
1 e meglio per indennizzare una cliente di __________ che alcuni anni prima
aveva anticipato un'analoga somma, che il sig. RI 1 aveva utilizzato in modo
difforme allo scopo del deposito (doc. D e gli allegati allora
prodotti). Il resto, CHF 135'200, è invece rimasto depositato sul conto __________
ed è stato poi perso nel fallimento di __________, chiuso il 21 settembre 2011,
dopo che la medesima era stata messa in liquidazione forzata dalla allora
Commissione federale delle banche in data 24.11.2004 pretendendo che essa
svolgesse illegittimamente attività di tipo bancario e quindi non per ragioni
legate alla sua situazione economica (doc. L)." (doc. I punto 5
pag. 3 e seg.).

Inoltre, l'insorgente ha contestato che l'amministrazione abbia
considerato quale "prestito" anche il deposito sul conto __________ e
che abbia poi ritenuto che tutti i vari "prestiti" fatti a __________
sarebbero stati effettuati a favore di una società in stato di insolvenza,
senza però darne accertamento, ma limitandosi a constatarne il successivo
fallimento. In realtà, ha precisato il ricorrente, "__________ non
aveva a quel momento (maggio-luglio 2004) preoccupazioni legate a posizioni
debitorie, per cui eventuali prestiti non possono essere considerati dei
versamenti a fondo perso, come invece implicitamente pretende la Cassa, e
quindi il loro corrispettivo quale sostanza alienata per rinuncia dal
ricorrente. Il deposito su di un proprio conto non può peraltro nemmeno essere
considerato un prestito" (doc. I punto 6 pag. 6).

Per quanto concerne la "perdita" della somma di Fr. 69'000.-,
il ricorrente ha ribadito che "non poteva nella primavera-estate 2004
prevedere che __________ sarebbe stata dichiarata fallita dopo un'evitabile
liquidazione forzata ordinata dalla CFB a cui è seguito un fallimento chiesto
dalla liquidatrice __________ malgrado l'assenza di creditori procedenti: si è
trattato in effetti di un concatenarsi di eventi per lui imprevedibili. Il
signor RI 1 dunque non ha "rinunciato" volontariamente ad una parte
della sua sostanza (CHF 69'000), ma invece perso un credito e poi anche il suo
deposito nel fallimento della società, trascinatosi per oltre 7 anni. Si
segnala comunque, subordinatamente, che se anche si volesse considerare una
"rinuncia" di CHF 69'000, nel frattempo tale importo si sarebbe
ridotto a zero per il calcolo di una prestazione complementare richiesta nel
2013, e ciò in virtù dell'art. 17a OPC." (doc. I punto 7 pag. 6).

Le spese riconosciute ammontano quindi a Fr. 37'402.- e i redditi
computabili a Fr. 21'209.-, per cui sarebbe dato il diritto alle PC.

                               1.5.   Nella risposta del 23
settembre 2013 (doc. III) la Cassa di compensazione, riprendendo le
affermazioni fatte dal ricorrente medesimo, ha dettagliatamente analizzato la situazione
e ha concluso che la somma che l'assicurato ha riscattato nel 2004 dai suoi
averi di Cassa pensione egli l'ha versata nella __________, società che egli amministrava
e che già allora aveva difficoltà economiche. Pertanto, la Cassa ha ritenuto
che il ricorrente, mettendo a disposizione di questa società i suoi averi sotto
forma di "perdita" legata ad "immissioni", "prestiti"
o "depositi" (Fr. 675'541,80 che, tenuto conto delle imposte di
liquidazione di capitale e dell'ammortamento annuo, sono stati computati in
ragione di Fr. 389'892.-, oppure di Fr. 446'200.- rispettivamente di Fr. 400'200.-
nell'ipotesi più favorevole all'assicurato) per saldare dei debiti già maturati
o futuri, vi abbia rinunciato, data la difficoltà - e meglio l'impossibilità -
di recuperarli, confermata dall'intervenuto fallimento della SA del __________
2005.

 

                               1.6.   Il 7 ottobre 2013 (doc. V) l'insorgente
ha osservato che le affermazioni riportate dall'amministrazione nella sua risposta
non coincidono con le dichiarazioni che egli ha realmente rilasciato.
Inoltre, il patrocinatore dell'assicurato ha evidenziato come è ben vero che l'interessato
ha affermato nel procedimento penale a suo carico di avere messo a disposizione
di __________ la somma di Fr. 800'000.-, ma la realtà dei fatti dimostrerebbe
che questi soldi non sono mai arrivati in questa società, mentre è stato
chiarito che l'importo ivi finito è stato di molto inferiore ed è stato parzialmente
recuperato dall'assicurato per sistemare posizioni illecite che aveva creato in
precedenza.

 

La Cassa di compensazione si è riconfermata il 16 ottobre 2013
(doc. VII) nella propria risposta di causa.

 

 

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

                               2.1.   Il ricorrente ha fatto valere
una violazione dell'obbligo di motivazione da parte della Cassa cantonale di
compensazione, che con la decisione su opposizione impugnata non sarebbe
entrata nel merito delle considerazioni sviluppate nella sua opposizione e
nella corrispondenza intercorsa (doc. I punto 6).

 

Il diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. fed.
è una garanzia costituzionale di natura formale, la cui violazione implica di
massima l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle
possibilità di successo nel merito (DTF 135 I 187 consid. 2.2). Tale garanzia
comprende il diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di offrire e di
esigere l'assunzione di mezzi probatori purché siano pertinenti e riguardino
punti rilevanti per il giudizio, di partecipare alla stessa e di potersi
esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla
decisione (STF 9C_734/2010 del 18 maggio 2011 consid. 4.1; DTF 135 I 187
consid. 2.2; STF 9C_961/2009 del 17 gennaio 2011, consid. 2; DTF 129 II 504
consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b;
cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si
applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid.
1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). In sostanza, il medesimo, quale
diritto di partecipazione al procedimento, comprende tutte quelle facoltà che
devono essere riconosciute a una parte affinché possa efficacemente far valere
la sua posizione nella procedura (DTF 135 II 286 consid.
5.1 pag. 293 e richiami). Esso comprende altresì l'obbligo per l'autorità di
motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre
la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a
fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e
di poterlo impugnare con cognizione di causa e, dall'altro, di permettere all'autorità
di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa
tuttavia che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed
esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole
circostanze rilevanti per il giudizio, atte a influire sulla decisione (citata
STF 9C_734/2010 consid. 4.1; DTF 134 I 83 consid.
4.1 pag. 88 e rinvii).

 

In concreto, sebbene l'amministrazione non si sia effettivamente pronunciata
su tutte le censure sollevate dall'assicurato, così pure non abbia fornito una
dettagliata motivazione del perché della soluzione adottata, i motivi che l'hanno
portata a respingere la domanda di prestazioni complementari sono comunque
molto chiari. Infatti, secondo la Cassa di compensazione, gli averi che l'assicurato
ha ritirato dalla sua Cassa pensione e che egli ha immesso nel 2004 nella __________,
vanno considerati come una rinuncia di sostanza secondo cui, in virtù dell'art.
11 cpv. 1 lett. g LPC, tali beni devono essere ritenuti alla stessa stregua di
beni ai quali non si è rinunciato.

Pertanto, tenuto conto di questa somma (Fr. 320'000.-), dal
calcolo risulta un'eccedenza di reddito che non permette di concedere al
richiedente delle prestazioni complementari.

 

In tali condizioni, non vi è spazio per una
violazione del diritto di essere sentito del ricorrente né ai sensi dell'art.
49 cpv. 3 LPGA né dell'art. 29 cpv. 2 Cost. fed.

Va del resto evidenziato come l'assicurato abbia potuto impugnare
la decisione del 7 maggio 2013 - per prassi non motivata dalla Cassa nel senso
inteso dal ricorrente (a parole), ma accompagnata da un foglio di calcolo che,
mediante numeri, spiega la situazione economica dell'assicurato giungendo ad un'eccedenza
di redditi che non gli permette di avere diritto alle prestazioni complementari
- davanti ad un'autorità giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo, come
l'istanza precedente (DTF 133 I 201 consid. 2.2), confrontarsi con il suo contenuto e riproporre le medesime censure,
oltre che a potere ulteriormente chiarire il suo punto di vista confrontandosi
specificatamente con la posizione della Cassa.

 

Ne segue che, quand'anche una violazione del diritto di essere
sentito avesse dovuto essere ammessa, la stessa sarebbe in ogni caso stata
ampiamente sanata dinanzi a questo Tribunale, dove l'insorgente ha avuto la più
ampia latitudine per esprimersi, confrontarsi con gli atti, esercitare i più estesi
diritti processuali, ribadire le sue motivazioni e produrre la documentazione
che riteneva opportuna e non solo necessaria (su questi aspetti procedurali si
vedano le sentenze 9C_738/2007 del 29 agosto 2008; DTF 133 I 201 consid. 2.2;
DTF 127 V 431).

 

Infine, va rilevato che con la risposta di causa l'amministrazione
ha chiarito dettagliatamente la propria posizione, rispondendo in maniera
esaustiva alle lamentele del ricorrente e, dunque, sanando la mancata
completezza della decisione impugnata.

 

Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.

 

nel merito

 

                               2.2.   Fondandosi sull'art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed. e sulla Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed., l'Assemblea federale ha adottato il nuovo art.
112a Cost. fed. specifico per le prestazioni complementari ed il nuovo
art. 112c Cost. fed. relativo all'aiuto agli anziani ed ai disabili,
fissandone l'entrata in vigore il 1° gennaio 2008.

Giusta l'art. 112a Cost. fed., la Confederazione ed i
Cantoni versano prestazioni complementari a persone il cui fabbisogno vitale
non è coperto dall'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità (cpv. 1) e
la legge stabilisce l'entità delle prestazioni complementari nonché i compiti e
le competenze di Confederazione e Cantoni (cpv. 2).

In virtù dell'art. 112c Cost. fed., i Cantoni provvedono
all'aiuto e alle cure a domicilio per gli anziani e i disabili (cpv. 1) e la Confederazione
sostiene sforzi a livello nazionale a favore degli anziani e dei disabili. A
questo scopo può utilizzare fondi dell'assicurazione vecchiaia, superstiti e
invalidità (cpv. 2).

 

In effetti, la Legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI
(LPC) – tanto quella del 19 marzo 1965 entrata in vigore il 1° gennaio 1966,
quanto quella del 6 ottobre 2006 in vigore dal 1° gennaio 2008 - persegue lo
scopo di garantire un "reddito minimo" per far fronte ai
"fabbisogni vitali" di cui al citato art. 112 cpv. 2
lett. b Cost. fed. e Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed. (RCC 1992 pag.
346).

 

Questa nozione è più ampia rispetto al "minimo vitale"
disciplinato dal diritto esecutivo (art. 93 LEF). La LPC contiene dunque la
garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste
questioni: cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag.
606, RCC 1986 pag. 143; Cattaneo,
"Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo della sicurezza sociale"
in: RDAT 1991-II pagg. 447 segg., spec. pag. 448 nota 12 e pag. 460 nota 83). I
limiti di reddito rivestono pertanto una doppia funzione e meglio quella di limite
dei bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995
pagg. 52 e 176; Pratique VSI 1994 pag. 225; RCC 1992 pag. 225; cfr. anche
Messaggio concernente la terza revisione della Legge federale sulle prestazioni
complementari all'AVS/AI, pagg. 3, 8 e 9).

 

                               2.3.   In virtù dell'art. 4 cpv. 1
lett. a LPC, hanno diritto a prestazioni complementari le persone domiciliate e
dimoranti abitualmente in Svizzera se ricevono una rendita di vecchiaia dell'AVS.

 

L'importo della prestazione complementare annua è pari alla quota
delle spese riconosciute che eccede i redditi computabili (art. 9 cpv. 1 LPC).

 

Per quanto riguarda le spese riconosciute, l'art. 10 cpv. 1 LPC
prevede che:

" Per le
persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in
un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le seguenti:

 

a. importo
destinato alla copertura del fabbisogno generale vitale, per anno:

 

1.    19 210 franchi
per le persone sole,

2.    28 815 franchi
per i coniugi,

3.    10 035 franchi
per gli orfani che hanno diritto a una rendita e per figli che danno diritto a
una rendita per figli dell'AVS o dell'AI; per i due primi figli si prende in
considerazione la totalità dell'importo determinante, per altri due figli due
terzi ciascuno e per ogni altro figlio un terzo;

 

b. la pigione di un
appartamento e le relative spese accessorie; in caso di conguaglio per le spese
accessorie, non si tiene conto né del saldo attivo né di quello passivo; l'importo
massimo annuo riconosciuto è il seguente:

 

1.    13 200 franchi
per le persone sole,

2.    15 000 franchi
per i coniugi e le persone con orfani che hanno diritto a una rendita o con
figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI,

3.    3600 franchi in
più se è necessaria la locazione di un appartamento in cui è possibile
spostarsi con una carrozzella."

 

Inoltre, giusta l'art. 10 cpv. 3 LPC, sia per le persone che
vivono che per quelle che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un
istituto o in un ospedale, sono riconosciute tali spese:

 

"
a.   spese per il conseguimento del reddito, fino a concorrenza del 

      reddito lordo dell'attività lucrativa;

b.   spese di
manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari, fino a concorrenza del ricavo
lordo dell'immobile;

c.   premi
versati alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata l'assicurazione
malattie;

d.   importo
forfettario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie;
l'importo forfettario deve corrispondere al premio medio cantonale o regionale
per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (compresa la
copertura infortuni);

e.   pensioni
alimentari versate in virtù del diritto di famiglia.".

 

L'art. 11 cpv. 1 LPC enumera esaustivamente i redditi computabili,
fra i quali vi sono:

 

" b.   i
proventi della sostanza mobile e immobile;

c.   un
quindicesimo della sostanza netta, oppure un decimo per i beneficiari di
rendite di vecchiaia, per quanto superi 37 500 franchi per le persone sole, 60
000 franchi per i coniugi e 15 000 franchi per gli orfani che hanno diritto a
una rendita e i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI;
se l'immobile appartiene al beneficiario delle prestazioni complementari o a un'altra
persona compresa nel calcolo della prestazione complementare e serve quale
abitazione ad almeno una di queste persone, soltanto il valore dell'immobile
eccedente 112 500 franchi è preso in considerazione quale sostanza;

d.   le rendite,
le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le rendite dell'AVS e
dell'AI;

g.   i proventi
e i beni a cui l'assicurato ha rinunciato;".

 

Quali redditi non computabili l'art. 11 cpv. 3 LPC enumera:

 

" a.   le
prestazioni dei parenti giusta gli articoli 328-330 del Codice 

      civile;

b.   le
prestazioni dell'aiuto pubblico sociale;

c.   le
prestazioni pubbliche o private di natura manifestamente assistenziale;

d.   gli assegni
per grandi invalidi delle assicurazioni sociali;

e.   le borse di
studio e altri aiuti all'istruzione;

f.    i contributi per l'assistenza versati dall'AVS o dall'AI.".

 

                               2.4.   Oggetto del contendere è il
diritto di RI 1 di percepire delle prestazioni complementari dal 1° gennaio
2013.

Il ricorrente ha contestato il computo della sostanza mobiliare,
sostenendo che i Fr. 320'000.- ritenuti dalla Cassa cantonale di compensazione
non possono essere qualificati a titolo di sostanza alienata a favore della
società __________, di cui era amministratore unico. Si tratterebbe infatti, a
suo dire, di un "prestito" di Fr. 69'000.- (Fr. 47'500.- + Fr. 21'500.-)
che egli ha concesso alla predetta società nel periodo maggio-luglio 2004.
Inoltre, egli avrebbe depositato Fr. 377'200.- sul suo conto __________ presso
detta SA, come risulterebbe dalla ricostruzione effettuata dal Ministero
Pubblico (docc. H e I). Parte di questa somma    (Fr. 242'000.-) sarebbe poi
stata utilizzata per indennizzare una cliente di __________ che anni prima gli
aveva affidato questi soldi che egli, però, aveva utilizzato impropriamente per
sé stesso. La restante parte (Fr. 135'200.-) sarebbe invece rimasta depositata
sul conto __________ e sarebbe stata persa nel fallimento della __________ nel
2005.

L'insorgente ha criticato sia la qualifica di "prestito"
effettuata dalla Cassa anche per il deposito sul conto __________, sia che
tutti i vari "prestiti" fatti alla __________ siano stati effettuati
a favore di una società in stato di insolvenza. D'avviso dell'assicurato, tra
maggio e luglio 2004 la __________ non aveva preoccupazioni legate a posizioni
debitorie, perciò degli eventuali prestiti non possono essere considerati come
dei versamenti a fondo perso e men che meno quale sostanza alienata. D'altronde,
il deposito su un conto proprio non può neppure essere considerato come un
prestito.

Per la perdita di Fr. 69'000.-, il ricorrente ha rilevato che
nella primavera 2004 non poteva prevedere che la __________ sarebbe fallita dopo
una liquidazione forzata da parte della Commissione federale delle banche. Egli
non ha rinunciato volontariamente a questa somma, mentre ha perso un credito ed
un deposito nel fallimento della società. Questa circostanza non configura
comunque il suo prestito come rischioso, dato che la situazione finanziaria
della società non era preoccupante e che il suo fallimento è stato improvviso siccome
deciso dalla Commissione federale delle banche e non dai creditori. Non si può dunque
parlare di rinuncia di sostanza come concluso dalla Cassa.

 

Questo Tribunale deve quindi analizzare se gli
importi relativi alla sostanza e alle altre voci da essa dipendenti (quali il
consumo di sostanza e l'ipotetico rendimento della sostanza alienata) ritenuti
nella decisione impugnata siano corretti.

 

                               2.5.   Nei formulari di richiesta di
una prestazione complementare compilati nel 2011 e nel 2013, il ricorrente ha
dichiarato che le sue condizioni economiche sono cambiate a seguito dell'avvio
di un procedimento penale nei suoi confronti (docc. 24 e 93), che è sfociato nella
sentenza del __________ 2013 della Corte di appello e di revisione penale (doc.
M).

 

Nell'ambito della prima domanda di PC risalente al 9 febbraio 2011, l'assicurato ha prodotto all'amministrazione vari documenti fra cui la decisione di tassazione
del 28 agosto 2009 dell'Ufficio di tassazione di __________, con cui la
prestazione in capitale complessiva di Fr. 808'565.- proveniente dalla
previdenza ricevuta dall'interessato nel 2004 è stata tassata nell'ambito dell'imposta
cantonale 2004 per Fr. 52'224,70 (doc. 5), mentre per l'imposta federale
diretta 2004 per Fr. 18'595,50 (doc. 4).

 

Con spontanea dichiarazione allegata alla richiesta di prestazioni
complementari, il 9 febbraio 2011 (doc. 6) l'assicurato ha scritto che "confermo
che il capitale della LPP è stato a suo tempo da me completamente ritirato e
per esigenze di liquidità della __________, __________ di cui sono azionista,
ho versato l'importo alla stessa.".

 

Il successivo 18 febbraio 2011 (doc. 32) la Cassa cantonale di
compensazione ha chiesto all'assicurato, in particolare, di provare il consumo
di capitale passato da Fr. 717'640.- nella IC 2008 a Fr. 251.- della dichiarazione fiscale IC 2009 (doc 19).

All'incontro dell'8 marzo 2011 (doc. 37) con un funzionario della
Cassa, l'interessato ha affermato di avere immesso nella società __________ il
proprio avere del II pilastro (Fr. 800'000.-).

Nella decisione del 14 aprile 2011 (doc. 68) che ne è seguita, la
Cassa ha negato il diritto alle PC tenendo conto di una sostanza alienata pari
a Fr. 680'000.- (Fr. 808'565.- [capitale LPP ritirato] - Fr. 52'224,70 [imposte
IC 2004] - Fr. 18'595,50 [imposte IFD 2004] - Fr. 60'000.- [ammortamento annuo
dal 2004 al 2011]).

 

Nell'opposizione del 18 aprile 2011 (doc. 71) l'assicurato ha
ribadito che "il sottoscritto ha versato a suo tempo l'importo di CHF
680'000 ricevuto dalla assicurazione quale liquidazione della propria LPP alla
società __________, ora in liquidazione, di cui era azionista, pertanto di
fatto non ne ha mai realmente disposto e non ne dispone più da molto tempo,
come d'altronde si evince nelle dichiarazioni fiscali trasmesse nel 2009 e
2010.".

 

Con la decisione su opposizione del 13 maggio 2011 (doc. 75) l'amministrazione
ha respinto la domanda, a motivo che "non esisteva un obbligo d'immissione
di fondi propri in una ragione sociale per di più in procinto di fallimento e
liquidazione e con azioni a valore nullo. Mal si comprende l'immissione di
capitale personale di fr. 680'000.- circa in una società in via di
cancellazione per fallimento.".

 

Quando l'assicurato ha postulato per la seconda volta il diritto
alle prestazioni complementari, nello scritto accompagnatorio del 17 gennaio
2013 (doc. 91) redatto dal suo legale ha evidenziato che quanto ha affermato in
un primo tempo (ossia che il riscatto in capitale della cassa pensione è stato
integralmente messo a disposizione della società __________) non era esatto,
visto che almeno Fr. 242'000.- sono stati utilizzati per risarcire una cliente.

 

A proposito di questi Fr. 242'000.-, dagli atti risulta che
durante l'interrogatorio del ricorrente eseguito l'8 giugno 2007 dal
Procuratore Pubblico (doc. I), l'assicurato ha affermato che una cliente gli
aveva versato personalmente tale somma allo scopo di riscattare una cartella
ipotecaria di primo rango. Egli ha poi precisato di avere versato questo ammontare
sul conto gestione __________ presso la società __________, ad esso intestato
(conto interno alla società). In seguito, questo importo è stato trasferito sul
conto cassa di questa società il 5 maggio 2004, come risulta dalla scheda contabile
ed il giorno stesso è stato utilizzato per riscattare questa cartella
ipotecaria presso __________.

Dal citato verbale emerge inoltre che gli inquirenti hanno rilevato
che il prelevamento di Fr. 242'000.- effettuato il 5 maggio 2004 dal conto n. __________
presso la __________ è avvenuto attingendo all'accredito del 14 aprile 2004 di
Fr. 675'541,80.

L'interessato ha risposto che si trattava del primo versamento
della cassa pensioni __________ a suo favore, mentre il secondo versamento di
circa Fr. 150'000.- è stato fatto dopo.

Tuttavia, gli inquirenti hanno fatto notare all'imputato come non
risulti nessun versamento di Fr. 242'000.- sul suo conto. Quale risposta, l'interessato
ha precisato che la cliente ha versato tale importo a contanti direttamente
nelle sue mani, operazione per la quale dovrebbe esserci una ricevuta. Egli non
ricorda che cosa ne abbia fatto. Ha dato infine atto che l'importo di Fr.
242'000.- contabilizzato sul suo conto __________ provenisse dalla __________,
così come emerge dal documento allegato intestato "cassa e pagamenti maggio-giugno-luglio
2004" e da cui risulta, inoltre, che in quel periodo, dal citato conto n. __________,
sono stati prelevati e poi versati sul suo conto __________ Fr. 398'700.- (doc.
I).

L'interessato ha poi dichiarato che "Circa CHF 850'000
sono miei fondi personali e provengono in massima parte dalla LPP (__________)
e da liquidità che avevo presso il mio conto presso __________, credito
insinuato nell'ambito del fallimento." (doc. 109).

 

Come è emerso durante l'interrogatorio dell'assicurato, e come è
stato confermato nella ricostruzione dei fatti fornita dal suo legale alla Cassa
il 18 marzo 2013 (doc. D), in effetti il 5 maggio 2004 v'è stato il
prelevamento di Fr. 242'000.- da tale conto bancario.

Ciò risulta anche da un altro estratto conto (doc. H) allestito su
carta intestata della __________ riferito al periodo dal 1° aprile al 30 giugno
2004, datato 30 giugno 2004. Dal medesimo si evince chiaramente che il 14 aprile
2004 v'è stato un bonifico (__________) di Fr. 675'541,80 a favore del conto n. __________, importo che nel corso dei mesi è stato prelevato, fino ad
arrivare al 30 giugno 2004 ad un saldo positivo in conto di Fr. 93'841.-.

Il successivo estratto, valido dal 1° luglio al 30 settembre 2004,
indica anch'esso unicamente dei prelevamenti (eccetto un solo pagamento di Fr.
500.-) ed un saldo positivo di Fr. 2'127.-.

 

In merito alla sorte del capitale del II pilastro ritirato dal
ricorrente in gran parte nell'aprile 2004, nello scritto del 18 marzo 2013
(doc. D) il patrocinatore dell'assicurato ha rilevato che "Dopo avere ricevuto
la liquidazione della pensione nell'aprile 2004, RI 1 operò per
sistemare quello e altri scoperti e quindi ritirò i 242'000 dal conto
presso la __________ sul quale aveva fatto giungere la liquidazione dell'__________:
tale denaro, unitamente ad altri CHF 28'870 consegnatigli direttamente dalla
sig. __________ gli permisero di liberare i titoli ipotecari, che furono
rimessi alla cliente." (doc. D pag. 2, l'evidenziatura è della redattrice).

Nell'opposizione del 23 maggio 2013 (doc. F) il suo legale ha affermato
che "Malgrado l'assenza di qualsivoglia motivazione a corredo, deduco
che la "rinuncia di sostanza" si riferisca alla cassa pensione
ai tempi ritirata dal signor RI 1 ed immessa nella __________, società a lui
riconducibile e da lui diretta, nel tentativo di salvarla, dedotti i CHF
242'000.- dei quali sono riuscito a ricostruire il destino finale, dopo il
passaggio sui conti __________." (doc. F pag. 2, sottolineatura della
redattrice).

Il patrocinatore dell'assicurato ha proseguito rilevando che
"L'IAS distingue fra i CHF 242'000.- ed i restanti CHF 389'892.-, non
considerando i primi quale rinuncia di sostanza a differenza dei secondi, ma l'intera
somma della cassa pensione è stata impiegata dal mio cliente nello stesso
identico modo, ovvero versata su conti della società __________
contabilizzando il versamento nella rubrica __________ di spettanza del signor RI
1. Si è così creato un credito del signor RI 1 verso la società."
(doc. F pag. 2, l'evidenziatura è della redattrice)

 

Nella successiva lettera di spiegazioni del 23 luglio 2013 (doc.
G), l'avv. RA 1 ha così ricapitolato la situazione:

 

"- Il signor RI 1 ha "messo a disposizione" di __________
una somma complessiva di CHF 446'200.- e non di più. Questa somma risulta dalla
comparazione fra quanto egli ha prelevato dal suo conto presso la __________,
su cui erano arrivati i fondi della cassa pensione (all. 1) e la
ricostruzione dei prelevamenti effettuati da quel conto che sono giunti:

a) nella cassa di __________ rispettivamente

b) sul conto clienti di __________ denominato "__________"
di spettanza del sig. RI 1 medesimo, e meglio come al documento (all. 2)
(…).

- Quindi vi sono stati complessivamente versamenti per CHF
47'500.- che possono essere considerati "prestati" alla cassa di __________
e CHF 400'200.- che invece sono pervenuti su un conto di spettanza del sig. RI
1 medesimo, quindi ancora e sempre nelle sue disponibilità, di cui egli ha poi
parzialmente disposto.

- RI 1 ha prelevato da quel conto in data 5.5.2004 la cifra
importante di CHF 242'000.- che è stata utilizzata nel modo già chiarito per
ovviare al rischio di una imputazione penale a suo carico per una sottrazione
precedentemente commessa a danno di una cliente.

- RI 1 ha messo a disposizione di __________ la somma di CHF
21'500.-, girandola a __________ quale anticipo delle spese di liquidazione di __________
(esiste un giustificativo che non ritrovo).

- Per il resto RI 1 non ha utilizzato le liquidità (CHF
135'200.-) che sono rimaste sul conto e sono state dapprima considerate nella
liquidazione e poi notificate nel fallimento di __________, aperto in data __________
2005 (all. 3) e purtroppo perse.

- Si può quindi considerare, riassuntivamente, che RI 1 ha
sicuramente utilizzato nel proprio interesse CHF 242'000.-, come da voi
implicitamente riconosciuto, ha prestato a __________ CHF 69'000.- (47'500.-
più 21'500.-) e ha perso nel fallimento di __________ oltre al credito di
69'000.- anche il deposito residuo sul conto __________ di CHF 135'200.- (…)"
(doc. G pagg. 1 e 2).

 

Per quanto concerne la situazione patrimoniale della __________,
ed in particolare la sua presunta insolvenza che, d'avviso della Cassa di
compensazione, ha comportato che l'immissione dei suoi averi di Cassa pensione
sia stata considerata come un versamento a fondo perso e quindi come una
rinuncia di sostanza, va qui rilevato che il ricorrente talvolta ha contestato che
questa società avesse difficoltà economiche, mentre altre volte l'ha ammessa.

 

Con scritto del 18 marzo 2013 (doc. D) indirizzato alla Cassa di
compensazione, l'avv. RA 1 ha spiegato il passaggio di denaro (Fr. 242'000.-)
tra una cliente ed il ricorrente, come pure di altre liquidità "del
sig. RI 1, anche di quelle ricevute dall'__________ alla sua società __________,
allora in difficoltà. Tali liquidità furono fatte transitare sul conto __________
e/o girate direttamente alla cassa (…). Dal conto __________ furono poi eseguiti
i prelievi necessari a sanare le posizioni creditorie della clientela (…)"
(pag. 2, la sottolineatura è della redattrice).

 

Nell'opposizione del 23 maggio 2013 (doc. F) il patrocinatore del
ricorrente ha affermato: "Per un concatenarsi di eventi esterni, non
prevedibili e al di fuori dalla sfera d'intervento del signor RI 1, la __________
si è poi trovata in un grave stato d'insolvenza ed è stata dichiarata
fallita per intervento della CFB. Il mio cliente ha insinuato il proprio
credito nei confronti della __________ in fallimento nella speranza di
recuperare almeno una parte dei suoi averi personali e in particolare
provenienti dalla cassa pensione (doc. D - insinuazione di credito per un
totale di CHF 800'000.-). Purtroppo, com'è ormai noto, ciò non è stato
possibile (…). Il mio cliente non ha quindi "rinunciato" a sua
sostanza ma perso un credito nel fallimento della __________." (pag.
2, la sottolineatura è della redattrice).

 

Per contro, con il ricorso l'assicurato ha affermato che "In
realtà __________ non aveva a quel momento (maggio-luglio 2004) preoccupazioni
legate a posizioni debitorie, per cui eventuali prestiti non possono essere
considerati dei versamenti a fondo perso, come invece implicitamente pretende
la Cassa (…)" (doc. I punto 6 pag. 6, evidenziatura della redattrice).

Inoltre, "(…) il ricorrente non poteva nella
primavera-estate 2004 prevedere che __________ sarebbe stata dichiarata fallita
dopo un'evitabile liquidazione forzata ordinata dalla CFB a cui è seguito un fallimento
chiesto dalla liquidatrice __________ malgrado l'assenza di creditori
procedenti (…)" (doc. I punto 7 pag. 6).

Peraltro, ha evidenziato l'insorgente, la lettura delle sentenze
2A.35/2005 e 2A.286/205 emesse il 14 febbraio 2006 (doc. L) dal Tribunale
federale sui ricorsi di diritto amministrativo inoltrati da __________ in
liquidazione contro le decisioni del 24 novembre 2004 (esercizio illegale
dell'attività di commerciante di valori mobiliari, scioglimento e liquidazione)
e del __________ 2005 (apertura del fallimento) della Commissione federale
delle banche, "permette di confermare che esso [ndr: il fallimento]
fu pronunciato senza che vi fossero creditori procedenti e sulla base di
constatazioni "teoriche" della liquidatrice sulla situazione di
bilancio della società. Ci si trova quindi paradossalmente confrontati con un
fallimento non richiesto dai creditori ma pronunciato da un'autorità sulla base
di scelte discutibili proposte da una liquidatrice (…)" (doc. I punto
5 pag. 5).

 

Al riguardo, va osservato che con la citata sentenza il Tribunale
federale ha riconosciuto, a quel momento, che i fatti determinanti ai fini del
giudizio non apparivano ancora chiari, stanti le esistenti contraddizioni tra
le versioni fornite dalle parti, che hanno portato ad "una situazione alquanto
intricata e confusa" (cfr. consid. 5).

Constatato un indebitamento eccessivo della società, la CFB ne ha
dichiarato il fallimento, aperto il 28 aprile 2005, mentre la società __________
in liquidazione ha contestato di presentare un'eccedenza di debiti o seri
problemi di liquidità (cfr. consid. 8).

Dopo avere esposto le normative sulla nuova legislazione bancaria
relativa alla liquidazione di banche insolventi (LBCR), il Tribunale federale nel
 2006 ha evidenziato quanto segue:

 

" 8.2 Vi è eccedenza di debiti quando, dal bilancio intermedio, risulta
che i crediti dei creditori della società non sono più coperti né per il loro
valore venale né per quello che avrebbero in caso di continuazione
dell'attività. Nel caso di specie, la CFB ha rilevato che, anche se si
condivideva la tesi della ricorrente secondo cui i titoli da lei gestiti (per
un valore attuale di circa fr. 8'000'000.--) erano detenuti a titolo fiduciario
per conto di clienti e non andavano pertanto iscritti a bilancio, tuttavia i
valori liquidi rinvenuti per un valore di circa fr. 7'200'000.-- dovevano
invece essere indicati nel bilancio della società, alla voce capitale di terzi,
senza però potere iscrivere alcuna contropartita negli attivi della società. Ne
derivava che la società non deteneva una sostanza sufficiente per risarcire i
propri clienti e risultava pertanto gravemente indebitata. Secondo la CFB
si giungeva alla medesima conclusione anche senza tener conto del
soprammenzionato importo di fr. 7'200'000.--. In base agli elementi in suo
possesso, segnatamente la situazione della società rilevata dall'incaricata
delle inchieste al 19 aprile 2005, la CFB ha osservato che il totale dei
passivi ammontava a fr. 1'655'963.20, di cui fr. 1'445'226.15 quale capitale di
terzi, mentre gli attivi della società ammontavano a fr. 1'358'338.75, di modo
che ne risultava un indebitamento di fr. 86'887.40 (atti 02 001 A01 179
fino a 02 001 A01 176).

 

La ricorrente obietta che se la CFB non avesse
esatto un accantonamento di fr. 500'000.-- per un credito di fr. 700'000.--
vantato nei confronti di __________ (poiché riteneva che quest'ultima non era
in grado di rimborsarlo, cfr. al riguardo decisione contestata, pag. 9 seg.)
allora avrebbe fatto fede il suo bilancio, così come allestito dal proprio
organo di revisione, che allibra attivi per fr. 1'358'450.55 e passivi per fr.
1'311'610.05 e che presenta un utile pari a fr. 46'840.50. Tale argomentazione
è priva di pertinenza. Infatti, come rileva la CFB nella sua risposta del 9
giugno 2005, anche a prescindere dall'accantonamento litigioso, occorre
osservare che in seguito alla scoperta di nuovi oneri a carico della società
per un totale di circa fr. 1'092'000.--, importo corrispondente a quanto dovuto
dalla qui ricorrente ai suoi ex clienti in seguito alle già citate decisioni
della I Corte civile del Tribunale federale del 25 febbraio 2005, la società
risulta in ogni modo indebitata e confrontata a problemi gravi di liquidità.
In effetti dal nuovo bilancio al 31 maggio 2005 allestito dalla liquidatrice
del fallimento (cfr. atti 02 001 A01 551 fino a 02 001 A01 547) emerge che il
capitale di terzi ammonta a fr. 2'576'317.29, mentre gli attivi sono pari a fr.
1'246'702.18, ciò che porta ad un indebitamento di fr. 1'329'615.11.
Riguardo ai nuovi oneri di cui sopra appare utile precisare che anche se i
medesimi derivano da un contratto di mandato e quindi, da rapporti fiduciari,
la ricorrente è comunque responsabile degli averi affidatile e deve pertanto
risarcire il danno patito dai suoi clienti (cfr. DTF 131 III 377). Non va poi
dimenticato che, come osservato dalla CFB nella sua risposta del 9 giugno 2005,
anche se si concedesse alla ricorrente la possibilità di effettuare dei
pagamenti rateizzati, ciò modificherebbe unicamente i suoi problemi di
liquidità, non il bilancio in quanto tale, da cui risulta in ogni caso un
indebitamento.

 

8.3 Visto quanto precede è quindi a ragione che la
Commissione federale delle banche, constatato un indebitamento della
ricorrente, ha dichiarato il suo fallimento." (sottolineature della
redattrice).

 

Non va inoltre dimenticato di evidenziare che, con sentenza del 13
ottobre 2008 (31.2007.25), questo Tribunale ha confermato la responsabilità del
ricorrente nel dovere risarcire la Cassa di compensazione degli oneri sociali
non versati dalla __________ (Fr. 122'033,75) per gli anni dal 2002 al 2005 quando
egli ne era amministratore unico, non avendo rilevato alcun valido motivo di
giustificazione rispettivamente di discolpa.

Per giungere a tale soluzione, il TCA si è attenuto alle allegazioni
delle parti ed alla documentazione da essi prodotta.

In particolare, la scrivente Corte ha rilevato quanto segue:

 

" (…)

2.8. A sua
discolpa, il ricorrente ha in definitiva sostenuto di essersi attivato affinché
la società avesse sufficienti mezzi per far fronte ai contributi arretrati.

      (…)

      Il TCA non
misconosce che nel settembre 2004 il ricorrente abbia fatto i seguenti
apporti, così come riassunto nelle osservazioni 15 settembre 2008:

 

      "(…)

·        
a settembre 2004: Il dott. RI 1
era titolare, presso __________ della relazione nr. __________ __________ (doc.
L). Su tale relazione l'attore ha versato, dalla sua relazione cto. nr. __________
presso __________, __________, per cassa in diverse tranches la propria LPP per
un totale di CHF 808'658.80. Tale importo, ed altri averi (CHF 38'161.20), sono
stati messi a disposizione della __________ in liq. (conto corrente __________,
Rubrica Gestione) per far fronte alla gestione corrente della società, così
come saldare rilevanti posizioni debitorie, non da ultimo gli oneri sociali
secondo versamenti e modalità seguenti: CHF 495'520.-- dal cto. __________ a
cassa (per girata interna) (doc. M); CHF 177'000.-- da dr. RI 1 brevi manu a
cassa (doc. N), CHF 174'300.-- dal cto. nr. __________ presso __________ a
cassa (doc. O) per un totale di CHF 846'820.-- (doc. A). (…)" (Doc. XIII,
pag. 1-2).

 

Ora, contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso (pag. 8,
passaggio riportato anche al consid. 2.9.2), i poteri ed il campo di azione
nella società da parte del ricorrente non erano limitati già al 27 febbraio
2004 avendo quel giorno la CFB ordinato a __________ di far effettuare da un
revisore bancario indipendente (la __________) una verifica delle attività
svolte (cfr. decisione CFB 24 novembre 2004 punto no. 9; VIII/2), ma piuttosto
con la decisione 24 novembre 2004 - della quale si parlerà nel prossimo
considerando - inerente lo scioglimento della società e la relativa
liquidazione.

Fatto sta che, indipendentemente dall'agire della CFB, il
ricorrente poteva disporre liberamente dei succitati propri mezzi e
poteva far fronte, viste le somme “liberate”, agli oneri sociali arretrati (in
argomento cfr. STCA 26 ottobre 2006 nella causa B, inc. 31.2006.12).

Certo che, come rilevato dall'insorgente:

 

"
Come già visto in entrata, la società
ha dovuto però confrontarsi con l'acutizzarsi del problema legato alla
liquidità con l'anno 2002. Si è quindi presentato l'inevitabile dilemma:
far fronte all'obbligo di versamento dei contributi paritetici o far fronte
ai pagamenti urgenti e vitali per la continuazione della società, preservando
gli otto posti di lavoro da essa garantiti. La scelta è caduta su quest'ultima
possibilità, tenendo altresì conto dell'effettiva situazione che lasciava ben
sperare circa la fondata possibilità di poter saldare in un termine ragionevole
il debito verso la Cassa. (...)" (Doc. I, pag, 7) [ndr: l'evidenziatura
è della redattrice]

 

Tuttavia, va qui evidenziato che, come si evince dallo specchietto
relativo all'evoluzione dei pagamenti relativo al periodo 2002 - 2005 (doc.
3/B-B3), già prima dello scioglimento della società (novembre 2004; cfr.
consid. 2.9.1) la Cassa ha iniziato a diffidare la società nel marzo 2002 e
precettarla l'11 aprile 2002 per il versamento dell'acconto di gennaio di quell'anno.
Numerose sono in seguito le diffide ed i precetti esecutivi spiccati.

Al mese di novembre 2004 la società aveva i seguenti arretrati
contributivi: conteggio finale 2002 per fr. 10'019,10; acconti ottobre-dicembre
e conguaglio 2003 per fr. 53'289,90; acconti gennaio – ottobre 2004 (10 x 4'357,25)
per fr. 43'572,50.

L'eluso versamento non è pertanto riferito ad un corto periodo
contributivo, circostanza questa che, a determinate condizioni, può
eventualmente assurgere a motivo di giustificazione e quindi di esclusione di
una responsabilità ex art. 52 LAVS. (…)

Infine, vista la succitata evoluzione del debito contributivo,
non appare verosimile che il differimento dei pagamenti fosse riconducibile ad
una momentanea crisi finanziaria della società o ad una passeggera situazione
di illiquidità (in argomento cfr. DTF 123 V 244, 121 V 243, 108 V 188; STFA
30 gennaio 2003 nella causa W. E P. [H 134/02], 4 novembre 2004 nella causa K.
[H 297/03], 29 agosto 2002 nella causa A., B., C., D., E. [H 277/01; RCC 1992
p. 261]. Del resto, è lo stesso ricorrente che ha ammesso che i problemi di
liquidità sono da far risalire al 2002. In
questa ottica, l'illiquidità della società non giustifica il procrastinare del
pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa
posti dalla giurisprudenza federale (STCA del 4 maggio 1995 nelle cause M.J.,
M.M., B.N. e P. L.), criteri che nel caso in esame non sono dati, visto in
particolare il periodo lungo di contribuzione rimasto impagato.

Va poi ricordato che, secondo il TFA, qualora il datore di
lavoro, rispettivamente l'amministrazione, abbia investito nella ditta, a
fondo perso, ingenti somme provenienti dal suo patrimonio privato, nulla cambia
nella sostanza, allorquando la sua responsabilità ex art. 52 LAVS sia stata appurata
(cfr. STFA non pubblicata del 31 agosto 2001 nella causa R.B., H 446/00,
consid. 4b; STFA non pubblicata del 29 febbraio 1992 nella causa V. J., W. e
T.). L'aver rinunciato allo stipendio per ridurre il debito contributi è in
casu ininfluente ai fini della determinazione della responsabilità ex art. 52
LAVS (cfr. STCA 13 settembre 2006 nella causa M e M., inc. 31.2006.5-6). In
caso contrario sarebbe sufficiente che una società che abbia accumulato
importanti debiti contributivi per un lungo periodo cominci a rimborsare una
parte anche importante di tale debito per fare sì che i suoi dirigenti non
possano, per questo solo motivo, più essere ritenuti responsabili ai sensi dell'art.
52 LAVS. Ciò sarebbe tuttavia contrario al senso stesso del disposto in esame
(sul punto STFA 28 giugno 2004 nella causa P. [270/03], 29 agosto 2002 in re A., B., C., D. e E. [H 277/01])." (le sottolineature sono della redattrice)

 

Il giudizio cantonale è stato confermato dal Tribunale federale in
data 5 giugno 2009 (9C_954/2008).

Al considerando 3.3, l'Alta Corte ha rilevato che "Orbene,
anche se si volesse accreditare l'argomentazione del ricorrente secondo cui la
società aveva una situazione finanziaria delicata a partire "dall'inizio
del 2002, in conseguenza dei noti avvenimenti a livello internazionale (11.09.2001,
crisi dei mercati, ecc.), ha iniziato ad avere difficoltà di liquidità,
che inizialmente non lasciavano intravvedere rischi superiori, segnatamente un
riposizionamento della società avrebbe permesso di ristabilire le
finanze", la stessa non può essere considerata quale motivo di
giustificazione o di discolpa per il mancato pagamento dei contributi rimasti
insoluti, perché l'inadempimento si è protratto per un lungo periodo, ossia per
ben oltre tre anni (cfr. la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni
H 282/01 del 27 febbraio 2002, consid. 5b). Infatti, la società fallita, di cui
il ricorrente è stato amministratore unico dall'ottobre 1998, era in mora nei
confronti della Cassa dal gennaio 2002, ben prima che con decisione 24 novembre
2004 la CFB incaricasse la __________ di gestire gli affari della società. Il
ricorrente era o doveva essere al corrente del ritardo nel pagamento degli
oneri sociali e avrebbe potuto e dovuto intervenire - in quegli anni la __________
non era ancora stata incaricata di gestire la società e dunque egli non aveva
alcuna limitazione nel disporre dei capitali - facendo affluire sufficienti
mezzi liquidi per coprire lo scoperto, come ha per altro dimostrato di essere
stato in grado di fare, atteso che tra settembre 2004 (riscatto dei propri
averi previdenziali) e aprile 2005 (accordo di finanziamento con __________) il
ricorrente asserisce di aver messo a disposizione della società un importo di
oltre fr. 1'900'000.-." (sottolineature della redattrice)

 

Infine, dagli estratti agli atti della sentenza emessa il __________
2013 (doc. M) dalla Corte di appello e di revisione penale, risulta chiaramente
come già nel 2001 la società __________ presentasse notevoli difficoltà
economiche, tanto che, allo scopo di trarre in inganno l'autorità di controllo
per la lotta contro il riciclaggio di denaro, il 25 settembre 2002 l'assicurato le ha mostrato degli estratti conti bancari sì milionari, ma falsificati, come
l'autorità giudiziaria penale ha potuto accertare (punto 3.4.5 pag. 101 del
dispositivo: "… prodotto agli atti del procedimento il falso estratto
dell'__________ datato 31 dicembre 2001, relativo al conto n. __________ della __________,
attestante un saldo fittizio di fr. 1'800'001.90, mentre a quella data il conto
della società si trovava in dare per l'importo di fr. 1.90;"; punto
3.4.6 pag. 101).

 

                               2.6.   Di principio, per il calcolo
della prestazione complementare vengono presi in considerazione solo quegli
attivi che l'assicurato ha effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza
restrizioni (AHI Praxis 1995 pag. 166 consid. 2a; RDAT I 1992 pag. 154; RCC
1984 pag. 189). Di conseguenza, è rilevante la circostanza che l'interessato
non dispone dei mezzi necessari per fare fronte ai suoi bisogni esistenziali,
non il motivo che ha condotto a questa situazione (DTF 115 V 355).

Tale principio è tuttavia sottoposto a dei limiti. Segnatamente,
non è applicabile nell'ipotesi in cui l'assicurato ha rinunciato in tutto o in
parte a dei beni (a dei redditi o a parti di sostanza) senza esserne
giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata, oppure quando
dispone di un diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza, ma
non ne fa tuttavia uso o non fa valere le sue pretese (DTF 123 V 37 consid. 1;
DTF 121 V 205 consid. 4a; DTF 117 V 289 = RCC 1992 pag. 349; SVR 2007 EL Nr. 6;
SVR 2003 EL Nr. 4 consid. 2; SVR 2003 EL Nr. 1 consid. 1a =
Pratique VSI 2003 pag. 223; SVR 2001 EL Nr. 5 consid. 1b; Pratique VSI
1995 pag. 173 consid. 2a; RCC 1989 pag. 350 consid. 3b; RCC 1988 pag. 275
consid. 2b) o se, per motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo meno a
tempo parziale, un'attività lucrativa ammissibile (DTF 122 V 397
consid. 2; DTF 115 V 353 consid. 5c; Pratique VSI 1997 pag.
264 consid. 2; Pratique VSI 1994 pag. 225 consid. 3a).

 

In questi casi, la giurisprudenza (RDAT I 1994 pag. 189 consid. 3a)
considera che vi è una rinuncia (di sostanza e/o di reddito) ai sensi
dell'art. 3c cpv. 1 lett. g vLPC (dal 1° gennaio 2008: art. 11 cpv. 1 lett. g
LPC).

 

Lo scopo dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC consiste nell'evitare che
un assicurato si spogli di tutto o di una parte dei suoi beni a favore di
terzi, senza obbligo giuridico ed in modo da diminuire il reddito che determina
il diritto alle prestazioni. Nel caso in cui, tuttavia, l'assicurato spende la
sua sostanza per acquistare dei beni di consumo o per migliorare il livello di
vita, egli dispone della sua libertà personale e, conseguentemente, non
cade sotto l'egida della predetta disposizione (DTF 115 V 353 consid. 5c).

 

La giurisprudenza si è dunque limitata a riconoscere l'applicabilità
dell'art. 3c cpv. 1 lett. g vLPC se la rinuncia è avvenuta senza obbligo legale
e senza controprestazione adeguata. Ha infatti ribadito più volte che il
sistema delle prestazioni complementari non offre la possibilità di procedere
ad un controllo dello stile di vita dell'assicurato e di chiedersi se in
passato il richiedente ha vissuto al di sotto o al di sopra della normalità (DTF
115 V 353 consid. 5c; Pratique VSI 1995 pag. 173 consid. 2b; Carigiet/Koch, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed. 2009, pag. 173; Carigiet/Koch, Ergänzungs-leistungen zur AHV/IV, Supplemento, Zurigo 2000, pag.
100).

 

Con STFA del 17 agosto 2005 (P 19/04) pubblicata in DTF 131 V 329
e ribadita in SVR 2007 EL Nr. 6 (P 55/05), l'allora Tribunale federale delle
assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha precisato che
occorre che la rinuncia sia avvenuta senza obbligo giuridico, rispettivamente
senza controprestazione adeguata, ma queste due condizioni non sono da
intendere cumulativamente, bensì alternativamente (SVR 2006 EL Nr. 2).

 

Secondo l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) il
computo di sostanza a cui un assicurato ha rinunciato non può essere limitato
nel tempo: la rinuncia è infatti rilevante anche quando ha avuto luogo oltre
cinque anni prima la richiesta della prestazione. L'Alta Corte ha a tal
proposito dichiarato illegale una direttiva DPC edita dall'UFAS che limitava la
rilevanza della rinuncia a cinque anni prima l'ottenimento della prestazione (DTF
120 V 182 consid. 4f, Pratique VSI 1994 pag. 226).

 

La Massima Istanza ha pure stabilito che, per la valutazione della
rinuncia, valgono le disposizioni legali in vigore nell'istante in cui è fatta
valere la richiesta di PC e non al momento della rinuncia (Pratique VSI 1994
pag. 226), trattandosi di retroattività impropria (DTF 120 V 184 consid. 4b;
STF 8C_849/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 6.3.2; STFA P 58/00 del 18 giugno
2003 consid. 5.1; STFA P 80/99 del 16 febbraio 2001 consid. 2c).

 

In una sentenza del 17 agosto 2005 (P 19/04) pubblicata in DTF 131
V 329 (= SVR 2006 EL Nr. 2) e ribadita in SVR 2007 EL Nr. 6 (P 55/05), l'Alta
Corte ha precisato che occorre che la rinuncia sia avvenuta senza obbligo
giuridico, rispettivamente senza controprestazione adeguata, ma queste due
condizioni non sono da intendere cumulativamente, bensì alternativamente.

 

Quale rinuncia di reddito ai sensi dell'art. 11 cpv. 1 lett. g
nLPC, la dottrina (Carigiet/Koch, op.
cit., pag. 102) menziona la rinuncia a prestazioni sotto forma di rendita o di
altre pretese quali i contributi di mantenimento. Se l'assicurato rinuncia a
delle entrate di questo genere, il calcolo delle prestazioni complementari deve
prendere in considerazione la somma a cui egli ha rinunciato. La rinuncia
corrisponde quindi all'importanza del reddito effettivamente realizzabile. Il
fatto di conservare in modo durevole al proprio domicilio importanti somme di
denaro costituisce ugualmente una rinuncia, poiché in questo caso si rinuncia
alla percezione di un interesse. La rinuncia di reddito corrisponde quindi ad
un interesse teorico.

Il principio alla base di questa soluzione è che ogni assicurato
che rinuncia, a dei redditi o a della sostanza, deve essere trattato allo
stesso modo di colui che non ha rinunciato ad alcunché, quindi i redditi a cui
si è rinunciato sono computati nello stesso modo dei redditi a cui non si è
rinunciato (N. 3481.01 DPC, Direttive sulle prestazioni complementari all'AVS/
AI edite dall'UFAS, valide dal 1° aprile 2011).

 

                               2.7.   Con sentenza del 10 dicembre
2002 pubblicata in SVR 2003 EL Nr. 4, il Tribunale amministrativo di Neuchâtel
ha considerato quale rinuncia ad entrate ed a parti di sostanza il fatto di non
fare uso della possibilità di beneficiare di prestazioni della previdenza
professionale (II pilastro) tramite il versamento del capitale di un conto di
libero passaggio che permette, per esempio, di costituire una rendita vitalizia
immediata e di percepire così un reddito mensile che esclude, nel caso
esaminato, il diritto alle prestazioni complementari.

 

La nostra Massima istanza si è pronunciata a proposito della
rinuncia di sostanza con STF del 26 gennaio 2007 (P 55/05) pubblicata in SVR
2007 EL Nr. 6, in cui ha giudicato che la perdita di un importo di Fr. 120'000.-
nell'ambito di un investimento a rischio (legato ad una truffa) costituisce una
sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato.

In quell'occasione, il TF ha inoltre specificato che, a differenza
delle donazioni o dei giochi di soldi (P 35/99 in Pratique VSI 1994 pag. 222),
un investimento finanziario non costituisce in sé una rinuncia ad una
sostanza. La giurisprudenza ha tuttavia considerato che esistono delle
eccezioni, per esempio nei casi dove l'investimento comporta un rischio tale
che può essere assimilato ad una situazione dove si gioca il tutto per tutto ("va
banque-Spiel").

Sempre in quella sentenza, la nostra Massima Istanza ha anche
ricordato che nella sentenza del 30 novembre 1998 (P 17/97) aveva stabilito che
il prestito della somma di Fr. 240'000.- concesso dall'assicurato senza obbligo
giuridico, senza alcuna garanzia e senza controprestazione concreta appariva,
per le circostanze del caso concreto, a tutti gli effetti come un "va
banque-Spiel" in cui si gioca il tutto per tutto.

 

In un altro giudizio del 26 aprile 2006 (P 16/05), l'Alta Corte ha
confermato che il prestito concesso ad una società a garanzia limitata doveva
essere assimilato ad una rinuncia di sostanza nella misura in cui, sapendo che
le possibilità di essere rimborsato erano minime vista la situazione
finanziaria della società che ha chiesto il prestito, il creditore si è
accollato un rischio assimilabile a quello che si assume un appassionato del
gioco d'azzardo. È quindi più l'importanza del rischio preso dall'investitore
al momento di effettuare un investimento, piuttosto che la circostanza che sia
stato fatto senza obbligo giuridico e senza controprestazione, che determina se
un investimento deve essere o no assimilato ad una rinuncia.

 

La stessa conclusione è stata tratta dal Tribunale federale nel
caso di una pensionata che, per l'acquisto di una piantagione di tè, in diverse
occasioni ha versato ad una persona nello Srilanka complessivamente la somma di
Fr. 115'000.- e ha effettuato ancora dei pagamenti, dopo che il destinatario né
ha impiegato come contrattualmente previsto i soldi illegalmente ottenuti né
glieli ha restituiti (STF P 37/06 del 22 febbraio 2007 consid. 3).

 

Il TF ha stabilito l'esistenza di una rinuncia di sostanza
quando è stata concessa una procura di amministrare senza limitazioni un
patrimonio ed il procuratore ha investito tutta la sostanza in obbligazioni di
una singola società registrata nelle Isole Vergini Britanniche non quotata in
borsa, che aveva promesso un tasso di interesse del 12%. Con particolare
riferimento a questo elevato tasso di interesse (paragonato ai precedenti bassi
tassi di interesse), il Tribunale ha deciso che l'aumento massiccio del rischio
di una perdita non poteva essere ignorato, cosicché si deve ritenere che ci sia
stato un comportamento gravemente negligente (STF P 12/06 del 2 febbraio 2007
consid. 3.1 e 3.4).

 

Secondo l'Alta Corte, non c'è invece una
rinuncia di sostanza se un'eredità ricevuta è investita nella ditta individuale
del marito e successivamente la moglie rinuncia a tale credito, se questa
operazione è necessaria per sanare la società (STFA P 43/03 del 25 giugno 2004
consid. 3).

 

Allo stesso modo, non si può qualificare come
una rinuncia di sostanza una diminuzione di sostanza perpetrata con un reato
penalmente punibile (p. es. una frode); poiché è intrinseco di una tale
diminuzione di patrimonio, che la vittima del reato non era a conoscenza della misura
del rischio dell'investimento effettuato o è stata indotta in errore
fraudolentemente (STF 8C_567/2007 del 2 luglio 2008 consid. 6.5).

 

In una 9C_180/2010 del
15 giugno 2010, il Tribunale federale si è pronunciato sul caso di un
pensionato che all'inizio del 2008 disponeva di un patrimonio di Fr. 374'000.-
investito in sterline inglesi che, a causa del cambio sfavorevole, durante
l'anno ha avuto una perdita di Fr. 45'000.-. L'assicurato ha anche concluso
delle operazioni con opzioni, che in concomitanza con la crisi finanziaria del 2008 l'hanno portato a perdere tutto il suo capitale iniziale.

L'Alta Corte ha innanzitutto ricordato che l'investimento della
sostanza non costituisce di regola una rinuncia di sostanza (STFA P 55/05 del 26
gennaio 2001 consid. 3.2). Al contrario, è normale che la
sostanza sia investita. Anche la concessione di un prestito non costituisce, di
per sé stessa, un'operazione di rinuncia, poiché esiste un diritto al rimborso
(STFA P 53/99 del 22 gennaio 2000 consid. 2b). Una situazione in cui si
realizza una rinuncia si ha tuttavia quando un investimento finanziario o un
prestito avvengono in circostanze concrete in cui sin dall'inizio si deve
calcolare che il denaro non sarà mai più rimborsato (STFA P 53/99 del 22
gennaio 2000 consid. 2b, STFA P 12/01 del 9 agosto 2001 consid. 2b e STFA P
16/05 del 26 aprile 2006 consid. 4).

Nella sentenza 9C_180/2010, il Tribunale federale ha concluso, al
considerando 6, che questo caso non era simile ai precedenti riguardanti
una rinuncia di sostanza. L'esistenza di un possibile rischio di perdita totale
non costituisce di per sé una rinuncia di sostanza. Questo rischio esiste
infatti per ogni capitale che viene investito; anche nel caso di una rendita
vitalizia il debitore può fallire. Decisivo per la valutazione del rischio è la
probabilità con cui questo scenario potrebbe concretizzarsi.

Nei casi precedentemente giudicati, per ammettere una rinuncia di
sostanza si è tenuto conto dell'elevata probabilità di fallimento fin
dall'inizio, per concludere che nessuna persona ragionevole avrebbe operato
tale investimento.

Nella fattispecie, l'istanza precedente non aveva stabilito con
quale probabilità si doveva tenere conto di una possibile perdita. In ogni
caso, la probabilità di una perdita non era nell'ordine di grandezza come nei
casi giurisprudenziali esposti. Gli interessi sugli investimenti in sterline
inglesi erano superiori agli interessi sugli investimenti in franchi svizzeri,
ma non si può dire a priori che un investimento in sterline doveva essere
considerato come probabilmente perso. Inoltre, il ricorrente aveva acconsentito
alle opzioni solo su azioni di società di prima classe. Il TF ha rilevato che
questi investimenti non sono rari e non possono essere considerati in generale
come un gioco d'azzardo. L'autorità di prima istanza aveva stabilito che la perdita
sul cambio e la crisi finanziaria del 2008 non erano certo prevedibili per un
investitore abituale. Per l'Alta Corte si è trattato di eventi singolari. Il
fatto che gli investimenti effettuati dal ricorrente, che consentono di avere
un rendimento maggiore, implicassero anche una maggiore probabilità di
fallimento è evidente, ma non è di per sé determinante.

Il Tribunale federale ha osservato che la questione della rinuncia
di sostanza è stata originariamente inserita per comprendere i casi in cui si è
rinunciato a dei beni allo scopo di ottenere delle prestazioni complementari.
Ma a questo elemento soggettivo si è in seguito rinunciato, perché è spesso
difficile determinarlo (Erwin
Carigiet/Uwe Koch, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed. 2009, pag.
173). Tuttavia vale comunque che il sistema delle prestazioni complementari di
regola deve basarsi sui mezzi effettivamente disponibili e non ci si deve
domandare se il richiedente le PC ha vissuto in passato entro i limiti della
normalità ("controllo dello stile di vita", DTF 121 V 204 consid. 4b;
DTF 115 V 352 consid. 5d). La rinuncia di sostanza deve perciò di principio
rimanere circoscritta alle situazioni in cui ci si è privati consapevolmente di
un patrimonio o per lo meno si è effettuato in maniera negligente un
investimento molto rischioso, in cui sin dall'inizio era molto probabile e
prevedibile una perdita significativa.

Secondo la nostra Massima istanza, in concreto gli investimenti
effettuati dal ricorrente non rientravano fra le situazioni illustrate, anche
se, valutato a posteriori, il rischio intrinseco al suo investimento era ben al
di sopra della media ed altri investimenti più sicuri sarebbero stati
possibili.

Sulla scorta di quanto detto, quindi, le prestazioni complementari
dovevano essere calcolate sulla base dei beni effettivamente esistenti, senza
imputargli una rinuncia di sostanza. Gli atti sono stati quindi retrocessi alla
Cassa di compensazione.

 

Nella SVR 2010 EL Nr. 5 il Tribunale amministrativo del Canton
Neuchâtel ha ammesso una rinuncia alla sostanza nel caso di un assicurato che
non è stato in grado di documentare quanto è avvenuto con una parte
dell'importo ricavato da una vendita immobiliare.

 

Nella sentenza del 1° dicembre 2011 (STF 9C_507/2011 pubblicata in
SVR 2012 EL Nr. 10), il Tribunale federale ha ricordato che il fatto di
investire il proprio patrimonio non dovrebbe essere, in sé, assimilato ad una
rinuncia, poiché ogni investimento comprende il rischio intrinseco di perdita
totale o parziale della somma investita. Il criterio di distinzione principale
risiede nel grado di verosimiglianza che un tale risultato si realizzi. Di
principio, una rinuncia deve essere riconosciuta soltanto nella situazione in
cui un investimento è stato effettuato in modo deliberato o, almeno, in maniera
imprudente, allorquando la verosimiglianza che esso si concludesse con una
perdita (importante) appariva sin dall'inizio così prevedibile che un uomo
ragionevole non avrebbe effettuato, nella stessa situazione e nelle stesse
circostanze, un tale investimento (STF 9C_180/2010 del 15 giugno 2010 consid.
5). È quindi più l'importanza del rischio preso dall'investitore al momento di
effettuare il suo investimento che la circostanza che è stato fatto senza
obbligo giuridico o senza controprestazione che determina se un investimento
deve essere o no assimilato ad una rinuncia (STFA P 55/05 del 26 gennaio 2007
consid. 3.2; citata STF 8C_567/2007 consid. 6.5).

Nel caso esaminato, l'Alta Corte ha concluso che l'operazione che
consiste per una coppia di realizzare un immobile di proprietà della moglie per
investirne il ricavo in una società commerciale di proprietà del marito, la
quale presenta problemi passeggeri di finanziamento, non costituisce una
rinuncia alla sostanza, quando non è stabilito che l'avvenire della stessa era
irrimediabilmente compromesso al momento dell'investimento. L'esistenza di una
perdita contabile isolata non permette di dedurre conclusioni pertinenti sulla
solidità finanziaria della società e, indirettamente, sull'importanza del rischio
corso dall'assicurata. Una perdita contabile è un fenomeno corrente che non
pregiudica l'evoluzione a medio e a lungo termine di una società.

 

Con STCA 33.2011.4 del 12 gennaio 2012, questo Tribunale si è
pronunciato sul caso di una sorella che si è vista computare nel 2010 dalla
Cassa cantonale di compensazione Fr. 210'515.- a titolo di sostanza alienata, poiché
il capitale immesso nella ditta del fratello azionista per evitare il
fallimento della sua società è stato assimilato ad una perdita importante di
capitale in una operazione rischiosa. L'assicurata ha invece rilevato che si
trattava di un prestito che ella ha concesso alla ditta del fratello azionista,
che le avrebbe consentito di risanare la sua situazione finanziaria e quindi di
risorgere. Questo prestito è stato concesso contro pagamento di interessi e
quindi, a dire della ricorrente, c'è stata a tutti gli effetti una
controprestazione adeguata, per cui non era possibile imputarle della sostanza
alienata.

Dall'istruttoria è emerso che nel 1990 e nel 1993 l'assicurata ha ottenuto dei prestiti bancari di Fr. 125'000.- rispettivamente di Fr. 150'000.-
dietro costituzione in pegno di due cartelle ipotecarie e che queste somme sono
state integralmente riversate nella SA del fratello nell'intento di migliorarne
definitivamente i conti.

Quale contropartita del versamento di tale capitale, la società
doveva farsi carico nei confronti della banca creditrice sia degli interessi
sui due prestiti sia dell'ammortamento.

Il TCA ha concluso che se da una parte la vendita della casa della
ricorrente ha comportato l'estinzione dei debiti ipotecari accesi nel 1990 e
nel 1993 nei confronti della banca creditrice, dall'altra parte la società del
fratello rimaneva ancora debitrice verso l'assicurata. Pertanto, queste somme (Fr.
275'000.-) sono state investite nella SA senza un obbligo giuridico, senza una controprestazione
adeguata e neppure una garanzia, seppure la ricorrente ne conoscesse, per il
legame professionale (a quel momento era dipendente della società) e familiare
con il titolare, le condizioni di difficoltà tanto che la SA ha cercato
finanziamenti da privati. I due prestiti importanti elargiti in un tempo
ristretto, quando la situazione economica dell'azienda del fratello era
difficoltosa, tanto che un paio d'anni dopo la società ha chiesto ed ottenuto diverse
moratorie concordatarie finché nel 1997 il Pretore ne ha pronunciato il
fallimento, hanno fatto concludere il TCA che tale operazione era rischiosa a
tal punto, addirittura, di dovere prendere in considerazione l'ipotesi - che in
effetti si è realizzata - di non vedersi restituire l'intera somma prestata. Il
versamento effettuato dall'assicurata è stato ritenuto senza dubbio azzardato,
oltretutto se si considera che la ricorrente ha perfino compromesso la sua
abitazione primaria, tanto che ha dovuto venderla per fare fronte ai debiti
contratti, peraltro nemmeno a suo favore, ma di terzi. V'è stata quindi a tutti
gli effetti una rinuncia di sostanza, mentre non è stata ritenuta applicabile
la giurisprudenza sviluppata nella STFA P 43/03 del 25 giugno 2004.

 

                               2.8.   Nella presente fattispecie l'assicurato
ha contestato, nel suo ricorso, il principio stesso dell'imputazione della
sostanza alienata di Fr. 320'000.-. A suo dire, infatti, si trattava in parte
di un prestito di Fr. 69'000.- (Fr. 47'500.- e di Fr. 21'500.-) che egli ha concesso
nel 2004 alla __________, di cui era amministratore unico ed azionista, che
avrebbe consentito di risanare la situazione finanziaria della società e quindi
di risorgere, ed in parte di un deposito di Fr. 377'200.- sul conto __________ che
egli deteneva presso la SA. Da quest'ultimo ammontare l'assicurato ha prelevato
la somma di Fr. 242'000.- che ha restituito ad una cliente, mentre il saldo di
Fr. 135'200.- è rimasto depositato sul suo conto __________ ed è andato perso
con il fallimento di __________.

 

Dagli atti prodotti dalle parti e dalle rispettive allegazioni emerge
quanto segue.

Il 14 aprile 2004 (doc. H) il conto corrente del ricorrente
detenuto presso la __________ (n. __________) è stato accreditato con
l'ammontare di Fr. 675'541,80, corrispondente alla prima tranche della
liquidazione dei suoi averi di cassa pensione. La somma totale che egli ha
ricevuto in quell'anno a tale titolo ammonta a Fr. 808'565.-, come risulta
dalle relative decisioni di tassazione fiscale IC/IFD 2004 (doc. 5).

Come è stato accertato durante l'inchiesta penale (doc. I), da
questo conto l'assicurato ha prelevato il 5 maggio 2004 (doc. H) l'importo di
Fr. 242'000.-, che è stato poi riversato sul conto denominato __________ che
egli deteneva presso la società __________ (doc. I), di cui è stato
amministratore unico con diritto di firma individuale dal 27 ottobre 1998 al __________
2005, giorno in cui questa ditta è stata dichiarata in fallimento dalla
Commissione federale delle banche (STF 9C_954/2008 del 5 giugno 2009).

Tale somma è stata utilizzata dal ricorrente per riscattare una
cartella ipotecaria per conto di una sua cliente, che anni prima gli aveva
affidato questi soldi proprio a tale scopo, ma che, per contro, l'assicurato ha
utilizzato per tutt'altri motivi personali.

 

Nel corso del 2004, altri importi sono stati prelevati dal conto
bancario dell'assicurato e riversati sul suo conto __________ presso __________
(doc. I: Fr. 21'500.- il 5 maggio 2004, Fr. 10'000.- il 12 maggio 2004, Fr.
60'000.- l'8 giugno 2004, Fr. 25'000.- il 25 giugno 2004, Fr. 35'000.- il 2
luglio 2004 e Fr. 5'200.- il 30 luglio 2004), per un totale di Fr. 156'700.-
che, sommati al precedente prelevamento, danno un totale di Fr. 398'700.-.

 

Altre somme, sempre durante l'anno 2004, sono state prelevate dal
ricorrente dal suo conto presso la __________, ma sono state poi invece accreditate
sul conto cassa della __________ (Fr. 15'000.- il 4 giugno 2004, Fr. 20'000.-
il 2 luglio 2004 e Fr. 12'500.- il 26 luglio 2004), per complessivi Fr.
47'500.-.

 

Dei restanti averi accreditati il 14 aprile 2004 sul conto n. __________
quale riscatto del II pilastro non è nota la destinazione dopo che sono stati prelevati
tra aprile e settembre 2004 (doc. H).

 

Come visto, in un primo tempo l'assicurato medesimo aveva spontaneamente
dichiarato di avere riversato tutto il capitale ritirato dalla cassa
pensioni alla società __________ "per esigenze di liquidità"
(doc. 6), ovvero l'importo di Fr. 808'565.- che aveva documentato a mano della
decisione di tassazione (doc. 5).

Durante il colloquio dell'8 marzo 2011 (doc. 37) con i funzionari
della Cassa di compensazione, l'interessato ha invece affermato di avere
versato tale somma nella società __________.

 

Per contro, nell'opposizione del 18 aprile 2011 (doc. 71) RI 1 ha
nuovamente dichiarato di avere "versato a suo tempo l'importo di Fr.
680'000.- ricevuto dalla assicurazione quale liquidazione della propria LPP alla
società __________ ".

 

Anche nell'opposizione del 23 maggio 2013 (doc. F) il legale
dell'assicurato ha affermato che "l'intera somma della cassa pensione è
stata impiegata dal mio cliente nello stesso identico modo, ovvero
versata su conti della società __________ contabilizzando il versamento nella
rubrica __________ di spettanza del signor RI 1. Si è così creato un credito
del signor RI 1 verso la società." (doc. F pag. 2).

 

In seguito, il 23 luglio 2013 (doc. G), l'avv. RA 1 ha spiegato
che l'assicurato aveva messo a disposizione di __________ un totale di Fr.
446'200.-, confluiti in parte sul suo conto clienti (__________) ed in parte
sul conto cassa della società. Questa somma si suddivideva fra Fr. 47'500.-
considerati "prestati" al conto cassa della società e fra Fr.
400'200.- pervenuti sul suo conto clienti presso __________, "quindi
ancora e sempre nelle sue disponibilità, di cui egli ha poi parzialmente
disposto." (doc. G).

Ulteriori Fr. 21'500.- sono stati messi a disposizione della
società per il pagamento dell'anticipo delle spese della sua liquidazione.

Il resto, Fr. 135'200.-, è andato perso con il fallimento.

 

Infine, con il ricorso il legale dell'insorgente ha specificato
che Fr. 47'500.- e Fr. 21'500.- sono stati "prestati" alla __________,
mentre altri Fr. 135'200.-, corrispondenti alla differenza fra gli iniziali Fr.
377'200.- ed i già citati Fr. 242'000.-, sono stati "depositati" sul
suo conto __________ presso questa società e poi persi nel fallimento della
stessa.

 

                               2.9.   Esaminata attentamente tutta la
documentazione prodotta, questo Tribunale conclude che il capitale di Fr.
808'565.- che il ricorrente ha riscattato dalla sua previdenza professionale è
stato dapprima versato sul suo conto corrente bancario n. __________ presso la __________
e, in un secondo tempo, suddiviso in vari prelevamenti, riversato o sul conto
personale denominato __________ che deteneva presso la società __________, oppure
direttamente sul conto cassa di questa SA.

In particolare, va riconosciuto che da questa somma il 5 maggio
2004 sono stati prelevati Fr. 242'000.-, poi accreditati sul conto interno __________
ed "Il versamento è stato poi trasferito al conto cassa della società
in data 5.5.2004 come risulta dalla scheda contabile doc. L del mio verbale 28
giugno 2006. Lo stesso giorno l'importo è stato utilizzato per il riscatto
della cartella ipotecaria presso __________." (doc. 110) di una
cliente, che anni prima gli aveva affidato questo importo proprio a tale scopo.

 

Per quanto concerne le altre cifre menzionate dal ricorrente, sulla
scorta della ricostruzione eseguita da un perito su incarico della magistratura
penale (doc. I) si deve ritenere che un importo di Fr. 156'700.- (Fr. 398'700.-
- Fr. 242'000.-) è stato prelevato dal conto n. __________ presso la __________
ed accreditato sul conto interno della __________, di spettanza
dell'assicurato.

 

Il perito ha altresì accertato che, nel medesimo periodo, ossia
fra maggio e luglio 2004, Fr. 47'500.- sono stati prelevati dal conto bancario
e versati sul conto cassa della SA e che sono stati effettuati determinati
pagamenti (doc. I: Fr. 44'001,95).

 

Della destinazione dell'ammontare di Fr. 21'500.- (compreso nei
Fr. 156'700.-) non v'è invece alcuna traccia agli atti.

Il ricorrente l'ha qualificato quale anticipo delle spese di
liquidazione di __________ fatturate dalla liquidatrice, a cui la Commissione
federale delle banche ha affidato il mandato di procedere in tal senso.

Va qui in proposito osservato che la liquidazione della predetta
società è stata però decisa (soltanto) il 24 novembre 2004, perciò l'importo
prelevato il 5 maggio 2004, in assenza di prova contraria, non può essere
servito a tale scopo.

 

Quanto alla rimanente liquidità incassata dal capitale del II
pilastro ritirato durante il 2004, con il ricorso l'assicurato non ne fa più menzione,
concludendo, in sostanza, di avere immesso in __________ (soltanto) Fr. 446'200.-
(Fr. 47'500.- + Fr. 21'500.- + Fr. 242'000.- + Fr. 135'200.-).

Tuttavia, come visto, dagli atti è più volte emerso che tutti
gli averi della previdenza professionale sono confluiti nella società __________,
sia attraverso il conto interno __________ sia direttamente sul conto cassa
della SA (STCA 31.2007.25 del 13 ottobre 2008 consid. 2.8: "la propria
LPP per un totale di CHF 808'658.80. Tale importo, ed altri averi (CHF
38'161.20), sono stati messi a disposizione della __________ in liq. (conto
corrente __________, Rubrica Gestione) per far fronte alla gestione corrente
della società, così come saldare rilevanti posizioni debitorie (…) per un
totale di CHF 846'820.--, oppure ancora il doc. 6: "il
capitale della LPP è stato a suo tempo da me completamente ritirato e per
esigenze di liquidità della __________, __________ di cui sono azionista, ho
versato l'importo alla stessa.", come pure il doc. 71: "il
sottoscritto ha versato a suo tempo l'importo di CHF 680'000 ricevuto dalla
assicurazione quale liquidazione della propria LPP alla società __________, ora
in liquidazione, di cui era azionista, pertanto di fatto non ne ha mai
realmente disposto.").

 

                             2.10.   Nella sentenza P 49/94 dell'8
maggio 1995, tradotta e pubblicata in Pratique VSI 1995 pag. 173, l'allora Tribunale federale delle assicurazioni ha concluso che, stante l'onere della prova che
incombe all'assicurato, gli vanno conteggiate le parti di sostanza di cui non
dispone più, visto che non ha potuto fornire indicazioni plausibili riguardo
alla loro sorte.

L'Alta Corte ha spiegato il principio secondo cui solo i redditi
effettivamente percepiti e la sostanza attuale di cui l'avente diritto può
disporre senza restrizione possono concorrere nella valutazione del diritto.
V'è però un'eccezione nel caso in cui l'assicurato abbia rinunciato ai suoi
beni senza esservi tenuto giuridicamente e senza adeguata controprestazione. Il
TFA ha poi ribadito che il sistema delle PC non offre alcuna possibilità legale
di procedere ad un controllo dello stile di vita degli assicurati, che
porterebbe ad esaminare in caso di bisogno se un assicurato ha vissuto, in
passato, nei limiti della normalità o no, limiti che dovrebbero poi essere
definiti in maniera più precisa. Per contro, le Casse di compensazione devono
fondarsi sulle condizioni effettive senza doversi domandare - fatte sempre
salve le limitazioni derivanti dall'art. 3 cpv. 1 lett. f LPC (attuale art. 11
cpv. 1 lett. g LPC) - i motivi di questa situazione (DTF 115 V 354 consid. 5c =
RCC 1990 pag. 371; Pratique VSI 1994 pag. 226 consid. 3b). Pertanto, si può
rinunciare a ricercare le cause della diminuzione della sostanza - e fondarsi
quindi sulla situazione effettiva - soltanto nei casi in cui non c'è stata
alienazione nel senso dell'art. 3 cpv. 1 lett. f LPC. Colui che non può
dimostrare che le sue spese effettuate hanno ricevuto una controprestazione
adeguata non può poi pretendere che si tenga conto della sua sostanza ridotta;
ma, al contrario, deve accettare la ricerca dei motivi della diminuzione e, se
del caso, in assenza di sufficienti prove, il computo di una sostanza ipotetica
(Pratique VSI 1994 pag. 226 consid. 4a e 4b). Contrariamente a quanto ritenuto
dai primi giudici, l'assicurato sopporta in tutti i casi gli effetti di
un'assenza eventuale di prove, nel senso che si deve lasciare imputare la parte
di sostanza probabilmente ceduta così come il reddito che ne risulta (Pratique
VSI 1994 pag. 226). Al riguardo, i motivi della rinuncia costituiscono
l'oggetto della prova, di modo che non potrebbero essere subito considerati
come non rilevanti.

 

In un'altra P 65/04 del 29 agosto 2005, il TFA ha giudicato il
caso di un'assicurata a cui la Cassa di compensazione non ha concesso le PC,
poiché ha considerato, a titolo di alienazione di sostanza, la somma
corrispondente alla diminuzione della sostanza mobiliare dell'assicurata in un
determinato periodo.

Nel merito, la Massima Istanza si è pronunciata come segue:

 

" 5.3

5.3.1 L'existence d'un dessaisissement de fortune ne
peut donc être admise que si l'assuré renonce à des biens sans obligation
légale ni contre-prestation adéquate. Lorsque cette condition n'est pas
réalisée, la jurisprudence considère qu'il n'y a pas lieu de tenir compte d'une
fortune (hypothétique) dans le calcul de la prestation complémentaire, même si
l'assuré a pu vivre au-dessus de ses moyens avant de requérir une telle
prestation. En effet, il n'appartient pas aux organes compétents en matière de
prestations complémentaires de procéder à un contrôle du mode de vie des
assurés ni d'examiner si l'intéressé s'est écarté d'une ligne que l'on pourrait
qualifier de « normale » et qu'il faudrait au demeurant préciser. Il convient
bien plutôt de se fonder sur les circonstances concrètes, à savoir le fait que
l'assuré ne dispose pas des moyens nécessaires pour subvenir à ses besoins
vitaux, et - sous réserve des restrictions découlant de l'art. 3c al. 1 let. g
LPC - de ne pas se préoccuper des raisons de cette situation (VSI 1994 p. 225
s. consid. 3b).

 

5.3.2 Dans le domaine des assurances sociales
notamment, la procédure est régie par le principe inquisitoire, selon lequel
les faits pertinents de la cause doivent être constatés d'office par le juge.
Mais ce principe n'est pas absolu. Sa portée est restreinte par le devoir des
parties de collaborer à l'instruction de l'affaire. Celui-ci comprend en
particulier l'obligation des parties d'apporter, dans la mesure où cela peut
être raisonnablement exigé d'elles, les preuves commandées par la nature du
litige et des faits invoqués, faute de quoi elles risquent de devoir supporter
les conséquences de l'absence de preuves (ATF 125 V 195 consid. 2 et les
références; cf. ATF 130 I 183 consid. 3.2).

En particulier, dans le régime des prestations
complémentaires, l'assuré qui n'est pas en mesure de prouver que ses dépenses
ont été effectuées moyennant contre-prestation adéquate ne peut pas se
prévaloir d'une diminution correspondante de sa fortune, mais doit accepter que
l'on s'enquière des motifs de cette diminution et, en l'absence de la preuve
requise, que l'on tienne compte d'une fortune hypothétique (VSI 1994 p. 227
consid. 4b).

 

5.3.3 En l'occurrence, la juridiction cantonale a
admis l'existence d'un montant de 50'000 fr. au titre des dépenses effectuées
par l'assurée pour son propre usage - et déductible de la fortune hypothétique
à prendre en considération - sur la foi des seules allégations de l'intéressée,
la liste produite par celle-ci en cours de procédure ne contenant aucun justificatif.
Elle a considéré ces dépenses comme établies, dès lors qu'aucun indice ne
permettait de mettre en doute ces déclarations qui semblaient vraisemblables et
qui n'avaient pas varié depuis le dépôt de la demande de prestations.

 

Ce point de vue est mal fondé. Dans le domaine des assurances sociales, l'autorité administrative ou
le juge ne peut pas considérer un fait comme prouvé seulement parce qu'il
apparaît comme une hypothèse possible. Dans ce domaine, le juge fonde bien
plutôt sa décision, sauf dispositions contraires de la loi, sur les faits qui,
faute d'être établis de manière irréfutable, apparaissent comme les plus
vraisemblables, c'est-à-dire qui présentent un degré de vraisemblance
prépondérante. Parmi tous les éléments de fait allégués ou envisageables,
le juge doit, le cas échéant, retenir ceux qui lui paraissent les plus
probables (ATF 126 V 360 consid. 5b, 125 V 195 consid. 2 et les références; cf.
ATF 130 III 324 s. consid. 3.2 et 3.3). Or, en l'espèce, la possibilité que les
dépenses en cause aient été effectuées moyennant contre-prestation adéquate
n'est pas plus probable que l'éventualité d'un autre usage : l'intéressée
aurait pu se défaire du montant en question sous forme de don ou le placer
secrètement ailleurs, deux usages qui entraîneraient la prise en compte de ce
montant à des titres divers (art. 3c al. 1 let. c et g LPC). L'assurée, qui
n'a jamais donné suite aux invitations de l'OCPA (lettres des 28 mai et 17
juin 2004) et de la juridiction cantonale (lettre du 29 octobre 2004) de
communiquer les justificatifs nécessaires pour prouver les dépenses, doit
supporter les conséquences de l'absence de preuves.

Cela étant, le montant de 50'000 fr. allégué au
titre des dépenses effectuées pour son propre usage doit être considéré comme
une part de fortune dont l'assurée s'est dessaisie au sens de l'art. 3c al.
1 let. g LPC. Il en va de même du montant de 55'024 fr. qui représente la
différence entre la somme des biens dessaisis pris en compte dans la décision
sur opposition (271'124 fr.) et les dépenses alléguées par l'intéressée
(216'100 fr.).

 

Vu ce qui précède, la juridiction cantonale n'était
pas en droit de réduire à 166'100 fr. le montant de 271'124 fr. pris en compte
par l'OCPA dans le calcul de la prestation complémentaire au titre de
dessaisissement de fortune. Dans la mesure où il est recevable, le recours de
l'OCPA se révèle ainsi bien fondé." (sottolineature
della redattrice)

 

                             2.11.   Alla luce della giurisprudenza
qui sopra esposta questo Tribunale deve concludere che v'è stata a tutti gli
effetti una rinuncia di sostanza da parte dell'assicurato per quanto concerne la
parte del capitale riscattato del II pilastro che è stata investita dal
ricorrente nella summenzionata società senza un obbligo giuridico e senza
una controprestazione adeguata.

 

Per contro, l'ammontare di Fr. 47'500.- è stato utilizzato per fare
dei pagamenti a favore della __________ ed i Fr. 242'000.- sono stati
rimborsati ad una cliente, perciò sono stati immessi dal ricorrente in questa
società allo scopo di saldare delle fatture rispettivamente per restituirli a
chi glieli aveva affidati anni prima. Può rimanere aperta la questione a sapere
se per entrambi questi versamenti vi era un obbligo giuridico e se l'art. 11
cpv. 1 lett. g LPC non possa essere applicato.

 

Per il restante capitale, comunque, questa Corte evidenzia che
l'insorgente, azionista ed amministratore unico di __________, ha più volte
affermato di avere concesso un prestito di Fr. 800'000.- alla
"sua" società, quindi senza alcun obbligo giuridico, né una garanzia
e neppure un'adeguata controprestazione.

 

Il TCA osserva al riguardo che, per il legame professionale che lo
univa, l'assicurato certamente conosceva le condizioni di difficoltà della SA,
tanto che in seguito essa ha cercato un finanziamento anche presso __________.

 

Infatti, dal verbale dell'8 giugno 2007 (doc. 110) è emerso che
dal gennaio 2003 al gennaio 2004 sono entrati in contanti nella cassa di __________
oltre Fr. 1'900'000.-, che il ricorrente ha spiegato pervenire nella misura di
Fr. 850'000.- da suoi fondi personali (II pilastro e liquidità sul suo conto
bancario)

 

L'Alta Corte si è già espressa in merito ad una fattispecie simile
(P 17/97), giudicando che il prestito della somma di Fr. 240'000.- concesso dall'assicurato
senza obbligo giuridico, senza alcuna garanzia e senza controprestazione
concreta appariva, per le circostanze del caso concreto, a tutti gli effetti
come un "va banque-Spiel" in cui si gioca il tutto per tutto e
quindi l'ha ritenuto quale rinuncia di sostanza.

 

In effetti, in concreto, come sostenuto dalla Cassa, l'assicurato
ha elargito alla SA dei prestiti per importi significativi in un tempo
ristretto, quando la situazione economica dell'azienda era però difficoltosa,
tanto che già da un paio d'anni v'erano, per esempio, difficoltà nel pagamento
degli oneri sociali (STF 9C_954/2008 del 5 giugno 2009 consid. 3.2) e dei debiti
nei confronti dei clienti (STF 2A.35/2005 e 2A.286/2005 del 14 febbraio 2006
consid. 8.2).

 

Il TCA rileva che, proprio perché la situazione economica della SA
non era solida, si deve concludere che l'avere versato in quel periodo ben Fr. 808'565.-,
se non addirittura Fr. 846'820.- (STCA 31.2007.25 del 13 ottobre 2008 consid.
2.8) nelle casse della __________ era un'operazione rischiosa, a tal punto,
addirittura, di dovere prendere in considerazione l'ipotesi - che si è in
effetti poi realizzata - di non vedersi restituire l'intera somma prestata.

In tale evenienza, il versamento dell'insorgente dei suoi averi
della cassa pensione in __________ è stato senza dubbio azzardato.

In effetti, la situazione di indebitamento della società, presente
(almeno) già nel 2001, ha portato l'assicurato ad immettere nelle sue casse un'ingente
somma assumendosi un grosso rischio.

 

In virtù del principio della verosimiglianza preponderante valido
nelle assicurazioni sociali (DTF 129 V 56 consid. 2.4), ciò
dà luogo, secondo questo Tribunale, ad una chiara volontà del ricorrente di
rinunciare al capitale immesso – sostanzialmente in maniera gratuita e senza
garanzie reali – nella società di cui era azionista ed amministratore unico.

Tenuto infatti conto dei debiti della SA (citate STF 2A.35/2005 e
2A.286/2005, STF 9C_954/2008), che non erano affatto passeggeri (STF
9C_507/2011 del 1° dicembre 2011), sperare di vedersi riversare qualcosa dopo
tacitazione degli altri creditori era un risultato sostanzialmente impossibile
da conseguire per l'assicurato.

 

La SA è poi effettivamente stata sciolta in seguito al fallimento
pronunciato con decisione del __________ 2005 dalla Commissione federale delle
banche e quindi, a quel punto, l'assicurato non poteva più recuperare il suo
capitale. Il momento della pronunzia del fallimento è temporalmente prossimo al
versamento degli importi da parte del ricorrente in favore della società. Ciò è
quindi, come indicato, significativo dell'elevatissimo rischio di non
recuperare nulla dei finanziamenti concessi, siano essi a titolo di
"prestito" o di "deposito" come definiti dal ricorrente.

 

Tali rinunce in favore dell'azienda di cui era azionista ed
amministratore unico non possono pertanto avere quale conseguenza di porre il
ricorrente a carico della collettività tramite la percezione di prestazioni
complementari.

 

Alla luce delle considerazioni appena esposte, come per il caso
giudicato con STCA 33.2011.4 del 12 gennaio 2012, secondo questo Tribunale non
torna quindi applicabile la giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale
(delle assicurazioni) nella STFA P 43/03 del 25 giugno 2004, nel quale la
moglie aveva immesso 30 anni prima nella ditta individuale del marito
un'importante somma ereditata cui, nel 1994, ha rinunciato per permettere il risanamento aziendale così come richiesto dalla banca, stanti le grosse difficoltà
finanziarie che la ditta presentava al momento di passare in eredità ai quattro
figli.

In seguito tutta l'attività commerciale con gli attivi e i passivi
è stata ceduta al prezzo simbolico di Fr. 1.- a una nuova società anonima,
tuttavia fallita nel 1996 malgrado l'intervenuto positivo risanamento.

D'avviso dell'Alta Corte, la situazione finanziaria della ditta
del (defunto) marito era talmente disastrata che la rivendicazione del credito
da parte dell'assicurata o il rifiuto di chiedere la rinuncia del credito
avrebbe portato la ditta individuale al fallimento immediato e considerato
l'indebitamento esistente avrebbe portato alla perdita di tutto l'investimento
della moglie (cfr. consid. 3.2).

 

In quel caso, la moglie aveva versato nella ditta
del marito l'eredità ottenuta nel 1961 ed è (solo) nel 1996 che l'impresa è fallita.
Il lasso di tempo trascorso dal versamento e le diverse condizioni economiche
della ditta all'immissione dei fondi hanno imposto al TFA di rinunciare a
considerare nel calcolo PC quel credito.

Diversamente, nella fattispecie in esame, nel 2004 il
ricorrente ha appositamente riversato gli averi del suo II pilastro nella ditta
di cui era azionista ed amministratore unico.

Egli ha più volte dichiarato che lo scopo era di
aiutare la __________, che non presentava una situazione economica florida,
tanto che poi (già) nel 2005 è fallita.

 

Secondo questo Tribunale, v'è quindi una sostanziale
differenza fra le due fattispecie dal profilo temporale, ciò che inoltre porta
a concludere che l'intenzione dei creditori era anche differente.

Infatti, nell'evenienza concreta, stanti anche le
considerazioni suesposte, è difficile ammettere che il ricorrente non avesse la
consapevolezza che il proprio investimento fosse alquanto rischioso - vista la
situazione debitoria della SA - e che quindi l'assicurato non sapesse che era
molto probabile che egli non avrebbe più recuperato il suo credito.

Per contro, nel caso esaminato dal Tribunale
federale (delle assicurazioni), una tale conclusione è difficilmente
sostenibile, soprattutto alla luce della circostanza che la società è fallita 35
anni dopo l'avvenuto prestito, motivo per cui è inimmaginabile imputare alla
moglie di avere espressamente rinunciato al proprio capitale immettendolo tanti
anni prima nella ditta individuale del marito, sapendo che sarebbe poi stato
irrecuperabile vista la situazione debitoria. Nel 1961, infatti, la società era
solvibile.

In entrambi i casi, le società erano sovraindebitate
e sono fallite, ma la tempistica degli avvenimenti fa sì che i casi siano
diversi.

Pertanto, secondo lo scrivente Tribunale, tutto ben considerato
l'agire del ricorrente corrisponde ad una rinuncia di sostanza e non certo ad
un investimento non andato a buon fine come risulta dalle numerose sentenze
federali sopra esposte.

 

                             2.12.   Va qui ancora ribadito che lo
scopo dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC consiste nell'evitare che un assicurato
si spogli di tutto o di una parte dei suoi beni a favore di terzi, senza
obbligo giuridico ed in modo da diminuire il reddito che determina il diritto alle
prestazioni (DTF 115 V 353 consid. 5c).

 

Inoltre, per ammettere una azione di rinuncia ai
sensi dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC, non è necessario che, al momento della
rinuncia, il pensiero delle prestazioni complementari abbia realmente svolto un
ruolo. Non è quindi fondamentale che l'assicurato abbia realizzato quali siano
le conseguenze del suo agire dal profilo delle assicurazioni sociali.

Un'azione di rinuncia presuppone tuttavia già
concettualmente che la rinuncia di sostanza sia avvenuta con coscienza e
volontà dell'assicurato. Con ciò è soltanto, ma comunque necessario, che
l'assicurato era capace di discernimento riguardo alla riduzione della sua
sostanza, ma non che sapesse della possibile qualifica di rinuncia di sostanza
ai sensi del diritto delle prestazioni complementari e che l'avesse accettata
come tale (citata STF 9C_934/2009 consid. 5.1).

 

Nel caso in esame, va ritenuto che il prestito/deposito concesso a
__________ deve essere assimilato ad una rinuncia di sostanza ex art. 11 cpv. 1
lett. g LPC nella misura in cui, sapendo che le possibilità di essere rimborsato
erano praticamente nulle vista la situazione finanziaria della società a cui ha
messo a disposizione averi previdenziali, il ricorrente/creditore si è
accollato un rischio assimilabile a quello che si assume un appassionato del
gioco d'azzardo. È più l'importanza del rischio preso dall'investitore al
momento di effettuare un investimento, piuttosto che la circostanza che sia
stato fatto senza obbligo giuridico e senza controprestazione, che determina se
un investimento deve essere o no assimilato ad una rinuncia (citata STF P
16/05).

 

Dall'importo da riprendere vanno esclusi, in maniera certa, solo gli
ammontari di Fr. 37'726,25 (Fr. 50'301,65 [imposta dovuta sulla quale applicare
il moltiplicatore comunale (doc. 5)] x 75% [moltiplicatore del Comune di __________
nel 2004]) per l'imposta comunale 2004, di Fr. 52'224,70 per l'IC 2004 (doc. 5)
e di Fr. 18'595,50 per l'IFD 2004 (doc. 4).

Pertanto, anche volendo considerare l'ipotesi di una rinuncia di
soli Fr. 410'518,55 (considerando un capitale LPP di Fr. 808'565.-
anziché di Fr. 846'820.-, e deducendo gli importi citati di Fr. 47'500.- e di
Fr. 242'000.-, come pure le imposte di Fr. 37'726,25, di Fr. 52'224,70 e di Fr.
18'595,50), il ricorrente non può pretendere di vedersi riconoscere delle
prestazioni complementari.

 

L'alienazione di questa sostanza va considerata come una rinuncia
ai sensi dell'art. 11 cpv. 1 LPC e, pertanto, deve essere computata nella
sostanza come se non vi avesse rinunciato.

Gli importi (di reddito o di sostanza) ai quali l'assicurato rinuncia
vanno infatti considerati nel calcolo delle PC come ancora presenti tra i suoi
averi (N. 3081.01 DPC).

 

Nel caso in cui la controprestazione convenuta non è adeguata,
l'importo della rinuncia ad elementi di reddito o di sostanza corrisponde alla
differenza fra il valore della prestazione da una parte e della
controprestazione d'altra parte (N. 3081.04 DPC).

 

Inoltre, il momento determinante per stabilire il valore delle
parti di sostanza alle quali si è rinunciato e della controprestazione
eventuale è quello al momento della rinuncia (art. 17a cpv. 2 OPC-AVS/AI, N.
3483.01 DPC).

 

Dagli importi della sostanza cui l'assicurato ha rinunciato e che