# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6a0b7012-5265-52d9-b7a3-7e121af2907a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-17
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 17.06.2024 CA.2023.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_CA-2023-28_2024-06-17.pdf

## Full Text

Sentenza del 17 giugno 2024 
Corte d’appello 

Composizione  Giudici 

Maurizio Albisetti Bernasconi, Presidente del Collegio 

giudicante, 

Katharina Giovannone-Hofmann e Andrea Ermotti,  

Cancelliera Chiara Rossi  

Parti  A., nato il […], attinente di […], difeso dall'avv. di fidu-

cia Mario Postizzi,     

appellante / imputato  

 

contro 

  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, rappre-

sentato dai Procuratori federali Stefano Herold e Davide 

Francesconi 

 

appellato / pubblica accusa  

 

Oggetto 

 

Appello (parziale) del 2 gennaio 2024 contro la sen-

tenza della Corte penale del Tribunale penale federale 

SK.2022.2 del 6 giugno 2023 

 

Carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di 

comunicazione, infrazione alla legge federale sugli 

stranieri, falsità in documenti 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

Numero dell ’ incarto :  CA.2023.28 

- 2 - 

Fatti: 

A. Cronistoria del processo e sentenza di primo grado 

A.1 Con decisione del 17 dicembre 2014, il Mistero pubblico della Confederazione 

(in seguito: MPC) ha aperto un’istruzione penale nei confronti di B. per titolo di 

organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e riciclaggio di denaro ai sensi 

dell’art. 305bis CP (MPC pag. 01.01.0001). Il procedimento è stato condotto sub 

SV.14.1675-REZ. 

Il procedimento penale traeva origine dall’operazione denominata “C.” condotta 

dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Milano, 

che aveva portato all’arresto, in data 16 dicembre 2014, di numerose persone in 

esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice 

per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Milano il 5 dicembre 

2014 (MPC pag. 03.01.001). 

A.2 In data 28 aprile 2016, il procedimento penale è stato esteso anche nei confronti 

di A. per titolo di riciclaggio di denaro aggravato ai sensi dell’art. 305bis n. 2 CP, 

falsità in documenti giusta l’art. 251 n. 1 CP, nonché infrazione alla Legge fede-

rale sugli stranieri, nello specifico, inganno alle autorità ex art. 118 cpv. 1 LStr, 

come pure nei confronti di D. per falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP) e riciclag-

gio di denaro (art. 305bis n. 1 CP; MPC pag. 01.01.0002 segg.). 

In seguito, il 28 dicembre 2016, il MPC ha esteso il procedimento penale nei con-

fronti di B. pure per titolo di infrazione alla Legge federale sugli stranieri, in parti-

colare per titolo di inganno nei confronti delle autorità giusta l’art. 118 cpv. 1 LStr 

(MPC pag. 01.01.0007 seg.). 

A.3 Con atto d’accusa del 25 agosto 2017, il MPC ha promosso l’accusa dinanzi alla 

Corte penale del Tribunale federale (in seguito: TPF) nei confronti dei tre imputati 

per tutte le ipotesi di reato formulate a loro carico (inc. SK.2017.44, TPF 

pag. 129.100.001 segg.). In particolare, A. è stato rinviato a giudizio per riciclag-

gio di denaro aggravato (art. 305bis n. 2 CP; capo d’accusa n. 1.2.1 e sottopunti), 

falsità in documenti e istigazione alla falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP e 

art. 24 cpv. 1 CP in relazione con l’art. 251 n. 1 CP; capo d’accusa n. 1.2.2 e 

sottopunti), così come per infrazione alla Legge federale sugli stranieri, inganno 

nei confronti delle autorità (art. 118 cpv. 1 LStr; capo d’accusa n. 1.2.3 e sotto-

punti). 

A.4 Durante i pubblici dibattimenti (SK.2017.44), la Corte penale del TPF (in seguito: 

Corte penale) ha informato le parti di riservarsi, ex art. 344 CPP, di considerare 

alcuni rimproveri di cui al capo d’accusa 1.2.1 (riciclaggio di denaro aggravato) e 

- 3 - 

1.2.2 (falsità in documenti) nei confronti di A., nell’ottica dell’ipotesi di carente 

diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comunicazione ai sensi 

dell’art. 305ter CP (inc. SK.2017.44, TPF pag. 129.920.014).  

A.5 Con sentenza SK.2017.44 del 29 dicembre 2017 (in seguito: sentenza 

SK.2017.44) la Corte penale ha riconosciuto A. autore colpevole di riciclaggio di 

denaro aggravato in relazione a 18 dei 28 relativi capi d’accusa (e meglio capi 

d’accusa da 1.2.1.2.6 a 12.1.2.16, da 1.2.1.2.18 a 1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 

1.2.1.2.24, 1.2.1.2.25 e 1.2.1.2.27), di ripetuta falsità in documenti in relazione a 

4 dei 7 relativi capi d’accusa (e meglio capi d’accusa da 1.2.2.1 a 1.2.2.3 e 

1.2.2.7), e di ripetuto inganno nei confronti delle autorità ex art. 118 cpv. 1 LStr 

(capo d’accusa 1.2.3 e sottocapi 1.2.3.1 e 1.2.3.2). Lo ha, invece, prosciolto dai 

restanti capi d’imputazione. A. è stato condannato a una pena detentiva di tre 

anni, nonché a una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere di fr. 420.– ca-

dauna, entrambe parzialmente sospese condizionalmente in ragione, rispettiva-

mente di 30 mesi e di 150 aliquote giornaliere, per un periodo di prova di due 

anni. Nei suoi confronti sono state pronunciate delle confische di valori patrimo-

niali. Egli è stato condannato a un risarcimento equivalente in favore della Con-

federazione di CHF 183'214.--, a garanzia del quale è stato mantenuto il seque-

stro del 30% di spettanza di A. dei valori presenti sulla relazione bancaria inte-

stata a E. Sagl. A. è stato infine condannato al pagamento delle spese procedu-

rali in ragione di CHF 10'000.--, mentre le sue pretese di indennizzo sono state 

accolte in ragione di CHF 32'600.-- (inc. SK.2017.44, TPF pag. 129.970.010-

121). 

Con medesimo giudizio, la Corte penale ha riconosciuto B. autore colpevole di 

partecipazione a un’organizzazione criminale, di ripetuto riciclaggio di denaro, 

nonché di ripetuto inganno nei confronti delle autorità, condannandolo a una 

pena detentiva di cinque anni e sei mesi (dedotto il carcere preventivo sofferto). 

B. non ha impugnato la sentenza emanata nei suoi confronti, che è quindi dive-

nuta definitiva (inc. SK.2017.44, TPF pag. 129.992.001). 

A.6 Contro la summenzionata sentenza A. ha invece interposto ricorso in materia 

penale al Tribunale federale, impugnando i capi d’accusa per i quali è stato con-

dannato. Con sentenza 6B_838/2018 del 13 gennaio 2022 (in seguito: sentenza 

6B_838/2018) l’Alta Corte ha parzialmente accolto il gravame, annullando la sen-

tenza impugnata e disponendo il rinvio della causa alla Corte penale affinché 

venisse esaminato il capo d’accusa 1.2.1 (riciclaggio di denaro aggravato) sotto 

il profilo dell’ipotesi di reato di carente diligenza in operazioni finanziare e diritto 

di comunicazione (art. 305ter CP) e, inoltre, affinché venissero effettuati gli ulte-

riori necessari accertamenti in relazione ai capi d’imputazione 1.2.2.7 (falsità in 

documenti) e 1.2.3.1 (inganno nei confronti delle autorità) e venisse resa una 

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nuova decisione. Parimenti, il Tribunale federale ha annullato anche i punti della 

sentenza impugnata concernenti le pene e le misure pronunciate, nonché quelli 

riferiti a spese e indennizzi (TPF pag. 131.100.001 segg.).  

A.7 A seguito del rinvio da parte del Tribunale federale, la Corte penale ha aperto un 

nuovo procedimento, rubricato sub SK.2022.2. 

In occasione dell’udienza preliminare, tenutasi il 17 maggio 2022 (TPF 

pag. 131.710.001 segg.), la Direzione del procedimento ha informato le parti in 

merito al perimetro oggetto del procedimento penale a seguito della sentenza di 

rinvio dell’Alta Corte. In particolare, la Presidente del Collegio ha chiesto alle parti 

se concordavano sul fatto che, con riferimento al capo d’accusa 1.2.1 (riciclaggio 

di denaro aggravato), l’oggetto del presente procedimento (ovvero esame 

dell’ipotesi di reato di cui all’art. 305ter CP) concerneva i capi d’accusa da 

1.2.1.2.6 a 1.2.1.2.16, da 1.2.1.2.18 a 1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 1.2.1.2.24, 

1.2.1.2.25 e 1.2.1.2.27. Mentre per i reati di falsità in documenti e di inganno nei 

confronti delle autorità, i capi d’accusa interessati erano, rispettivamente, il 

n. 1.2.2.7 e il n. 1.2.3.1, di cui all’atto d’accusa di data 25 agosto 2017. Sia il 

MPC, sia la difesa hanno concordato con quanto esposto dalla Presidente.  

 

In data 8 febbraio 2023, la Direzione del procedimento ha informato le parti che, 

richiamato quanto ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza di rinvio 

6B_838/2018 del 13 gennaio 2022 al considerando 5.2.3, in applicazione 

dell’art. 344 CPP, la Corte, per quanto attiene al capo d’accusa 1.2.3.1 (infra-

zione alla Legge federale sugli stranieri, inganno nei confronti della autorità), lad-

dove il pubblico ministero indicava il reato commesso in correità, avrebbe esami-

nato la fattispecie anche sotto il profilo della complicità ai sensi dell’art. 25 CP 

(TPF pag. 131.400.018). 

A.8 Mediante sentenza SK.2022.2 del 6 giugno 2023 (TPF pag. 131.930.001-130), 

la Corte penale ha assolto A. dai capi d’accusa n. 1.2.1.1, 1.2.1.2.1-1.2.1.2.5, 

1.2.1.2.14, 1.2.1.2.17, 1.2.1.2.21, 1.2.1.2.23, 1.2.1.2.24, 1.2.1.2.26, 1.2.1.2.27, 

1.2.2.4-1.2.2.6 (dispositivo n. 1). Mentre lo ha riconosciuto autore colpevole di: 

carente diligenza in operazioni finanziarie (art. 305ter CP), in relazione ai capi 

d’accusa n. 1.2.1.2.6-1.2.1.2.13, 1.2.1.2.15-1.2.1.2.16, 1.2.1.2.18-1.2.1.2.20, 

1.2.1.2.22, 1.2.1.2.25 (dispositivo n. 2.1); ripetuta falsità in documenti (art. 251 

n. 1 CP), in relazione ai capi d’accusa 1.2.2.1-1.2.2.3 e 1.2.2.7 (dispositivo 

n. 2.2); e ripetuto inganno nei confronti delle autorità (art. 118 cpv. 1 LStr), in 

relazione ai capi d’accusa 1.2.3.1 (in complicità ex art. 25 CP) e 1.2.3.2 (disposi-

tivo n. 2.3). Ha quindi condannato l’imputato a una pena pecuniaria di 270 ali-

quote giornaliere, di fr. 310.– cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo 

di prova di due anni (dispositivo n. 3). A. è inoltre stato condannato al pagamento 

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delle spese procedurali in ragione di fr. 7’500.–, in relazione al procedimento 

SK.2017.44, a copertura di tali spese è stata ordinata la compensazione con le 

pretese d’indennizzo riconosciutegli (dispositivo n. 4.1). Le spese procedurali per 

il procedimento SK.2022.2 sono invece state poste a carico della Confederazione 

(dispositivo n. 4.2). Le pretese a titolo di indennizzo sono state accolte in ragione 

di fr. 66'000.– (art. 429 cpv. 1 lett. a CPP), da dedursi eventuali anticipi già versati 

(dispositivo n. 5). La Corte penale ha infine ordinato il dissequestro di: quota di 

comproprietà di 20/100 del fondo n. […] RFD di Chiasso, di spettanza di A. (di-

spositivo n. 6.1); 20%, di spettanza di A., dei valori patrimoniali, presenti sulla 

relazione n. 15 intestata a B., A. e H3. presso NN. SA (dispositivo n. 6.2); 30%, 

di spettanza di A., dei valori patrimoniali presenti sulla relazione n. 11 intestata a 

E. Sagl presso NN. SA (dispositivo n. 6.3); così come di eventuali ulteriori beni o 

valori patrimoniali a lui riconducibili (dispositivo n. 6.4). 

A.9 Il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza pubblica in data 6 giu-

gno 2023, con succinta motivazione orale ai sensi dell’art. 84 cpv. 1 CPP e con-

segna alle parti del relativo dispositivo (TPF pag. 131.720.015 seg.).  

 

A.10 In data 15 giugno 2023, la difesa ha presentato annuncio d’appello ai sensi 

dell’art. 399 cpv. 1 CPP contro la summenzionata sentenza (TPF 

pag. 131.940.002). 

B. Procedura di appello 

B.1 A seguito della notificazione della sentenza motivata, avvenuta in data 13 dicem-

bre 2023, è pervenuta alla Corte d’appello del TPF (in seguito: Corte d’appello), 

in data 2 gennaio 2024, la dichiarazione d’appello dell’imputato (CAR 

pag. 1.100.134). 

B.2 A. (in seguito anche: imputato) ha postulato le seguenti conclusioni (CAR 

pag. 1.100.134): 

Sono impugnati i punti 2.1 / 2.2 / 2.3 / 3 / 4.1 / 5 del dispositivo della citata sentenza, 

con richiesta di annullamento degli stessi.  

Disposti gli annullamenti appena postulati, si chiede a questa lodevole Corte di appello 

di 

(a) assolvere l’imputato dai reati di cui ai punti 2.1 / 2.2 / 2.3; 

(b) commisurare la pena, con riferimento al punto 3, alla luce delle sole condanne 

confermate dall’alto Tribunale federale; 

(c) prescindere dall’accollo delle spese procedurali all’imputato con richiamo al punto 

4; 

- 6 - 

(d) accogliere integralmente le pretese d’indennizzo in ordine al punto 5; 

(e) assegnare l’indennità e le ripetibili in sede di appello. 

B.3 Con scritto del 12 marzo 2024 le parti sono state invitate a presentare le proprie 

istanze probatorie e comunicare le eventuali questioni pregiudiziali. È inoltre stata 

ordinata l’acquisizione agli atti dell’estratto dell’ufficio esecuzioni e fallimenti, del 

casellario giudiziale svizzero come pure della documentazione fiscale (dichiara-

zioni d’imposta, decisioni di tassazione e formulario sulla situazione finanziaria e 

personale) relativa all’imputato (CAR pag. 4.200.001 seg.). 

B.4 Con istanza probatoria del 4 aprile 2024 la difesa ha chiesto di sentire quali te-

stimoni F., con riferimento all’imputazione 1.2.3.1, e QQ., commercialista di B. 

(CAR pag. 4.200.005).  

B.5 Con decreto sulle prove del 17 aprile 2024, il Presidente del Collegio giudicante 

ha respinto entrambe le istanze probatorie presentate dalla difesa (CAR 

pag. 4.200.007 seg.).  

B.6 I pubblici dibattimenti d’appello si sono svolti dal 22 al 23 maggio 2024 a Bellin-

zona in presenza dell’imputato e del MPC. Nel corso dei dibattimenti è stato sen-

tito l’imputato (CAR pag. 5.300.001 segg.). La difesa ha innanzitutto ripresentato 

l’istanza probatoria già rigettata in fase predibattimentale, chiedendo di sentire 

quali testimoni F. e QQ., richiesta a cui il MPC si è opposto e che è stata respinta 

dalla Corte d’appello (CAR pag. 5.100.003 seg.). 

Con la propria arringa, la difesa ha quindi formulato le seguenti conclusioni (CAR 

pag. 5.100.015; CAR pag. 5.200.064 seg.):  

In via principale l’assoluzione di A. da tutti i reati, salvo quelli già considerati dal Tri-

bunale federale, e di prescindere da ogni pena a fronte della violazione del principio 

di celerità, del lungo tempo trascorso e della mediatizzazione, oppure in applicazione 

dell’art. 52 CP. 

In via subordinata, anche nella denegata ipotesi di conferma della condanna per il 

reato di falsità in documenti avente per oggetto il formulario A, nonché per la violazione 

deIl’art. 305ter CP, la difesa chiede – per gli stessi motivi di cui sopra – di prescindere 

da ogni pena. 

Il MPC ha dal canto postulato quanto segue (CAR pag. 5.200.017; CAR 

pag. 5.200.169 seg.):  

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La conferma della condanna di A. per tutti i capi d’accusa per cui è stato riconosciuto 

colpevole con sentenza SK.2022.2 del 6 giugno 2023, e meglio: 

• per carente diligenza in operazioni finanziarie giusta l’art. 305ter cpv. 1 CP in rela-

zione ai capi d’accusa da 1.2.1.2.6 a 1.2.1.2.13, 1.2.1.2.15 e 1.2.1.2.16, da 

1.2.1.2.18 a 1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22 e 1.2.1.2.25. 

• per ripetuta falsità in documenti giusta l’art. 251 n. 1 CP in relazione al capo d’ac-

cusa 1.2.2.7. 

• per ripetuto inganno nei confronti delle autorità giusta l’art. 118 cpv. 1 LStr in rela-

zione al capo d’accusa 1.2.3.1 (nella forma della complicità ex art. 25 CP). 

La conferma della pena a cui A. è stato condannato dalla Corte penale del TPF con 

la sentenza SK.2022.22, ossia la pena pecuniaria di 270 aliquote giornaliere di 

CHF 310.-- cadauna sospesa condizionalmente per due anni. 

La conferma della messa a carico di A. delle spese procedurali per l’importo di 

CHF 7’500.--, come pure la compensazione con le pretese d’indennizzo riconosciute 

a quest’ultimo. 

La messa a carico di A. anche delle spese della presente procedura d’appello e che 

l’indennizzo riconosciuto a A. venga limitato a quanto la Corte penale gli ha già rico-

nosciuto, ossia CHF 66’000.--, ritenuto che l’appello va respinto e pertanto nessun 

ulteriore indennizzo deve essergli riconosciuto. 

B.7 Il dispositivo della sentenza è stato notificato per scritto alle parti in data 17 giu-

gno 2024. 

La Corte d’appello considera in diritto: 

I. Considerazioni di diritto formale 

1. Ricevibilità dell’appello 

1.1 Sia l’annuncio d’appello sia la dichiarazione d’appello sono stati presentati tem-

pestivamente ai sensi dell’art. 399 cpv. 1 e 3 CPP. L’appello è stato presentato 

contro la sentenza della Corte penale SK.2022.2 del 6 giugno 2023 che pone fine 

al procedimento (art. 398 cpv. 1 CPP). 

1.2 Il qui imputato è stato riconosciuto autore colpevole di carente diligenza in ope-

razioni finanziarie, ripetuta falsità in documenti e ripetuto inganno nei confronti 

della autorità, ed è stato condannato a una pena pecuniaria di 270 aliquote gior-

naliere di CHF 310.-- cadauna. Quale imputato egli è toccato dalla decisione e 

- 8 - 

ha un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa, ed è pertanto legittimato a ricorrere (art. 104 cpv. 1 lett. b, art. 111 cpv. 1 

e art. 382 cpv. 1 CPP).  

1.3 Per quanto concerne la competenza federale – come già indicato dall’istanza 

precedente (cfr. sentenza SK.2022.2 consid. II.1) – nulla è mai stato eccepito al 

riguardo e, tenuto anche conto della giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. 

DTF 133 IV 235 consid. 7.1), questa Corte non ha motivo di mettere in discus-

sione la propria competenza. 

1.4 La Corte d’appello, nella composizione di tre giudici, è competente per giudicare 

l’appello dell’imputato (art. 21 cpv. 1 lett. a CPP; art.  3 lett. c, art. 38a e art. 38b 

della Legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confedera-

zione [LOAP; RS 173.71]). 

1.5 Tenuto conto di quanto precede si può entrare nel merito dell’appello presentato 

dall’imputato, adempiendo questo tutti i presupposti processuali e non essendovi 

impedimenti a procedere.  

2. Oggetto della procedura 

2.1 Perimetro fissato dalla sentenza di rinvio del Tribunale Federale 

2.1.1 Innanzitutto, si evidenzia che la sentenza oggetto del presente gravame fa se-

guito a una decisione di rinvio da parte del Tribunale federale. L'autorità che si 

occupa del nuovo giudizio giusta l'art. 107 cpv. 2 LTF è vincolata dalle conside-

razioni di diritto sviluppate dal Tribunale federale nella sua sentenza cassatoria, 

le quali devono essere riprese nella nuova decisione (DTF 135 III 334 con-

sid. 2.1). A causa dell’effetto vincolante delle decisioni di rinvio, sia il tribunale 

destinatario del rinvio che le parti non possono ancorare il nuovo giudizio su fatti 

diversi da quelli già constatati o su opinioni giuridiche espressamente respinte 

mediante la sentenza di rinvio o non riportate affatto nei considerandi (DTF 143 

IV 214 consid. 5.3.3 con rinvii). Questa giurisprudenza si basa sul principio che, 

in linea di massima, il procedimento penale si conclude con la sentenza 

dell’istanza cantonale superiore (DTF 117 IV 97 consid. 4a con rinvii). Fatti nuovi 

possono essere presi in considerazione unicamente se riguardano aspetti og-

getto della decisione di rinvio, i quali non possono tuttavia né essere estesi né 

ancorati su di un nuovo fondamento giuridico (sentenza del TF 6B_534/2011 del 

5 gennaio 2012 consid. 1.2 con rinvii). Se l’Alta Corte accoglie il ricorso e rinvia 

la causa all’istanza inferiore per nuovo giudizio, in virtù del diritto federale, 

quest’ultima può trattare unicamente i punti della sentenza che sono stati cassati 

dal Tribunale federale. Le altre parti della sentenza permangono e devono essere 

- 9 - 

riprese nella nuova decisione. A tal proposito, è decisiva la portata materiale della 

decisione dell’Alta Corte. La motivazione della sentenza di rinvio fissa il quadro 

della nuova fattispecie, come pure quello della nuova sussunzione giuridica (DTF 

135 III 334 consid. 2; sentenza del TF 6B_1347/2016 del 12 febbraio 2018 

consid. 1).  

2.1.2 Con decisione del 29 dicembre 2017 la Corte penale aveva parzialmente assolto 

A. dall’accusa di riciclaggio di denaro aggravato, e meglio dai capi d’accusa 

n. 1.2.1.1, 1.2.1.2.1-1.2.1.2.5, 1.2.1.2.17, 1.2.1.2.21, 1.2.1.2.23, 1.2.1.2.26, così 

come per la falsità in documenti di cui ai capi d’accusa n. 1.2.2.4-1.2.2.6. Egli era 

invece stato condannato per riciclaggio di denaro in relazione ai capi d’accusa 

da 1.2.1.2.6 a 1.2.1.2.16, da 1.2.1.2.18 a 1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 1.2.1.2.24, 

1.2.1.2.25 e 1.2.1.2.27; per ripetuta falsità in documenti in relazione ai capi d’ac-

cusa da 1.2.2.1 a 1.2.2.3 e 1.2.2.7, nonché per ripetuto inganno nei confronti 

delle autorità ex art. 118 cpv. 1 Lstr, con riferimento ai capi d’accusa 1.2.3.1 e 

1.2.3.2 (inc. SK.2017.44, TPF pag. 129.970.115 seg.). 

2.1.3 A seguito del ricorso presentato dal qui imputato – con cui ha sostanzialmente 

contestato la propria condanna – il Tribunale federale ha annullato la summen-

zionata decisione, rinviando il caso alla Corte penale per nuova decisione. Og-

getto del rinvio è innanzitutto stata la condanna per riciclaggio di denaro aggra-

vato (capi d’accusa da 1.2.1.2.6 a 12.1.2.16, da 1.2.1.2.18 a 1.2.1.2.20, 

1.2.1.2.22, 1.2.1.2.24, 1.2.1.2.25 e 1.2.1.2.27), da esaminare sotto il profilo 

dell’art. 305ter CP (sentenza del TF 6B_838/2018 del 13 gennaio 2022 con-

sid. 3.3.3). Per la falsità in documenti il Tribunale federale ha rinviato il caso con 

riferimento al capo d’accusa 1.2.2.7 (sentenza del TF 6B_838/2018 consid. 4.3), 

per il resto (capi d’accusa 1.2.2.1-1.2.2.3) la sentenza della Corte penale è stata 

confermata (sentenza del TF 6B_838/2018 consid. 4.2.2 in fine). Oggetto di rinvio 

da parte dell’Alta Corte è infine stata la condanna per inganno nei confronti delle 

autorità con riferimento al capo d’accusa n. 1.2.3.1 (sentenza del TF 

6B_838/2018 consid. 5.2.3), la condanna riferita al capo d’accusa n. 1.2.3.2 è 

invece stata confermata (sentenza del TF 6B_838/2018 consid. 5.3.3). Non og-

getto di impugnazione dinnanzi all’Alta Corte e pertanto definitiva, è invece l’as-

soluzione di A. dai capi d’accusa n. 1.2.1.1, 1.2.1.2.1-1.2.1.2.5, 1.2.1.2.17, 

1.2.1.2.21, 1.2.1.2.23, 1.2.1.2.26, 1.2.2.4-1.2.2.6. 

2.1.4 A fronte del rinvio da parte del Tribunale federale, con la decisione qui impugnata 

la Corte penale, oltre a confermare le assoluzioni già pronunciate nel 2017 – non 

oggetto di ricorso al Tribunale federale – ha assolto A. anche dai capi d’accusa 

n. 1.2.1.2.14, 1.2.1.2.24 e 1.2.1.2.27 (sentenza SK.2022.2 dispositivo n. 1). L’im-

putato è invece stato condannato per: carente diligenza in operazioni finanziarie 

in relazione ai capi d’accusa n. 1.2.1.2.6-12.1.2.13, 1.2.1.2.15-1.2.1.2.16, 

- 10 - 

1.2.1.2.18-1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 1.2.1.2.25 (sentenza SK.2022.2 dispositivo 

n. 2.1); ripetuta falsità in documenti in relazione ai capi d’accusa n. 1.2.2.1-

1.2.2.3 – condanna già confermata dal Tribunale federale, e non oggetto di rinvio 

– e 1.2.2.7 (sentenza SK.2022.2 dispositivo n. 2.2); nonché per ripetuto inganno 

nei confronti delle autorità, in relazione ai capi d’accusa n. 1.2.3.1 (in complicità) 

e 1.2.3.2, condanna quest’ultima confermata dal Tribunale federale e non oggetto 

del rinvio (sentenza SK.2022.2 dispositivo n. 2.3). La Corte penale ha quindi con-

dannato l’imputato a una pena pecuniaria di 270 aliquote giornaliere di CHF 310.-

- cadauna (sentenza SK.2022.2 dispositivo n. 3) e al pagamento delle spese pro-

cedurali in relazione al procedimento SK.2017.44 in ragione di CHF 7'500.-- (sen-

tenza SK.2022.2 dispositivo n. 4.1). Le spese procedurali per il procedimento 

SK.2022.2 sono invece state poste a carico della Confederazione (sentenza 

SK.2022.2 dispositivo 4.2). La prima Corte ha poi riconosciuto la pretesa del qui 

imputato a titolo di indennizzo in ragione di CHF 66'000.-- e ha ordinato il disse-

questro dei valori patrimoniali sequestrati riconducibili a A. (sentenza SK.2022.2 

dispositivi n. 5 e 6). 

2.2 Oggetto della procedura d’appello e potere cognitivo della Corte d’appello (divieto 

della reformatio in peius) 

2.2.1 Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP – secondo cui il tribunale d’appello può esaminare 

per estenso la sentenza in tutti i punti impugnati – il tribunale di secondo grado 

ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della 

sentenza di prime cure. Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo 

grado, il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un 

nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate; la giurisdizione di se-

conda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a 

criticarne il giudizio, ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova 

decisione – che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) – secondo il proprio 

libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle 

prove autonomamente amministrate (DTF 141 IV 244 consid. 1.3.3; 147 IV 409 

consid. 5.3; sentenza del TF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012 consid. 2.1; 

BÄHLER, op. cit., n. 1 ad art. 398 CPP; ZIMMERLIN, Kommentar zum Schweizeri-

schen Strafprozessordnung, 3a ed. 2020, n. 14 seg. ad art. 398 CPP). 

2.2.2 In sede di appello l’imputato ha contestato la propria condanna, ad eccezione di 

quelle già considerate dal Tribunale federale. Egli ha quindi contestato anche la 

pena, la messa a suo carico delle spese procedurali del procedimento 

SK.2017.44 e l’indennizzo riconosciutogli. 

Tali impugnazioni delimitano l’oggetto della presente procedura d’appello 

(cfr. art. 404 cpv. 1 CPP). Da ciò deriva la cognizione del giudice, limitata nel 

- 11 - 

caso concreto anche dal divieto della reformatio in peius (art. 391 cpv. 2 CPP), 

avendo presentato appello unicamente l’imputato. 

2.2.3 Non contestati, e di conseguenza cresciuti in giudicato (DTF 147 IV 167 con-

sid. 1.2 e rinvii), rispettivamente già divenuti definitivi in virtù della sentenza del 

Tribunale federale, sono pertanto i dispositivi della sentenza SK.2022.2 del 6 giu-

gno 2023 n. 1 (assoluzione), 2.2 (limitatamente alla condanna per falsità in do-

cumenti in relazione ai capi d’accusa 1.2.2.1-1.2.2.3); 2.3 (limitatamente alla con-

danna per inganno nei confronti delle autorità in relazione al capo d’accusa 

1.2.3.2); n. 4.2 (spese procedurali del procedimento SK.2022.2); n. 6 (disseque-

stro).  

3. Diritto applicabile 

In merito al diritto applicabile, questa Corte rinvia, ex art. 82 cpv. 4 CPP, a quanto 

rettamente esposto al consid. II.2 dai giudici di prime cure, secondo cui alla pre-

sente fattispecie deve essere applicato il diritto vigente all’epoca dei fatti, non 

essendo il nuovo diritto più favorevole rispetto a quello previgente, ciò che vale 

anche per il regime sanzionatorio (sentenza SK.2022.2 consid. II.2 e VIII.2). 

4. Prescrizione 

Anche in merito alla prescrizione si rinvia, ex art. 82 cpv. 4 CPP, a quanto esposto 

al consid. II.3 dalla prima istanza, secondo cui alla data della pronuncia della 

prima sentenza della Corte penale (SK.2017.44) non era intervenuta la prescri-

zione per nessuno dei reati in esame. 

5. Istanze probatorie 

5.1 La difesa ha richiesto, quali istanze probatorie, di sentire F. e QQ. in qualità di 

testimoni. A suo avviso la prima avrebbe potuto riferire in merito all’imputazione 

n. 1.2.3.1 (inganno nei confronti delle autorità), che rimprovera all’imputato di 

avere fornito dati falsi nella domanda di rilascio del permesso di dimora di B., 

indicando falsamente che quest’ultimo risiedeva presso l’abitazione a W. ricon-

ducibile alla signora F. e al di lei allora marito. Anche non avendo firmato il con-

tratto di locazione, la teste sarebbe importante per indicare che vi sono stati degli 

incontri con B. a W., nei quali avrebbe preso visione dello spazio abitativo, e 

avrebbe discusso del contratto di locazione. Il secondo invece è il commercialista 

di B., e avrebbe potuto riferire in merito ai crediti che vantava quest’ultimo verso 

terzi e che non poteva incassare in Italia per motivi fiscali. Un accertamento fon-

damentale indicato dal Tribunale federale, riferito alla stesura del formulario A, 

sarebbe quello di capire la posizione dell’imputato e i suoi convincimenti. L’audi-

zione sarebbe utile in tal senso, avendo QQ. partecipato a una riunione 

- 12 - 

importante, nella quale si sarebbero discusse diverse cose, tra cui anche il cre-

dito che B. aveva nei confronti di H4. (CAR pag. 4.200.005; CAR pag. 5.100.003 

e 005). 

5.2 Già in fase predibattimentale e in seguito anche nel corso del dibattimento tali 

istanze probatorie sono state respinte. Queste sono infatti state ritenute super-

flue, in quanto F. – cognata del qui imputato – non avrebbe potuto apportare nulla 

di rilevante e di utile per far luce sulla fattispecie, disponendo la Corte comunque 

già delle deposizioni dell’imputato e interrogandolo di nuovo approfonditamente 

su questo punto. Come già menzionato nel decreto sulle prove si osserva poi che 

F. non risulta nemmeno firmataria del contratto di locazione della camera affittata 

a B. Da evidenziare è inoltre che, come già indicato dal MPC e dall’istanza pre-

cedente, l’audizione della cognata è stata chiesta per la prima volta nel corso del 

procedimento di rinvio, quindi a distanza di anni dai fatti (cfr. TPF 

pag. 131.255.001 seg.). Per quanto concerne QQ. invece, è stato ritenuto che 

egli non potesse portare elementi rilevanti con riferimento ai presunti crediti van-

tati da B. verso terzi, avendo unicamente funto da persona di collegamento fra 

B. e A. e non essendo stato il commercialista e fiscalista di B. negli anni prece-

denti. Inoltre, l’imputato sarebbe comunque ancora stato interrogato anche in 

merito alla discussione relativa al credito (CAR pag. 4.200.007 seg.; CAR 

pag. 5.100.006). 

6. Ne bis in idem e principio accusatorio e di legalità 

6.1 La difesa, dapprima in sede di arringa davanti alla Corte penale (TPF pag. 

131.721.205) e in seguito anche davanti alla Corte di appello (CAR 

pag. 5.200.019-022), ha sollevato la violazione del principio accusatorio e del 

principio di legalità, che toccano aspetti di diritto costituzionale segnatamente con 

riferimento al diritto di essere sentito. In particolare, a mente della difesa, l’atto 

d’accusa sarebbe carente in relazione alla funzione delimitante, visto che l’ele-

mento nucleare dell’art. 305ter CP è caratterizzato dalla violazione del dovere di 

diligenza il quale, però, non è trattato né delineato nell’atto di accusa. Non sareb-

bero di conseguenza riscontrabili gli elementi caratterizzanti dell’art. 305ter CP. 

Secondo la difesa, la riserva di diritto ex art. 344 CPP, non sarebbe atta a sanare 

una manchevolezza dell’atto di accusa, semmai avrebbe potuto entrare in consi-

derazione la procedura di cui all’art. 333 CP. Ne consegue che sarebbe pure 

stato violato il diritto di essere sentito così come il principio di legalità. La difesa 

sottolinea inoltre come nell’atto di accusa non vi sia alcuna indicazione relativa 

all’eventuale posizione di intermediario o garante dell’imputato con riguardo a G. 

SA, nell’ottica dei fatti presenti nell’atto di accusa, impostato sull’imputazione di 

riciclaggio. L’unico richiamo, lo si trova con riferimento alla falsità in documenti 

inerente al formulario A (capo d’accusa n. 1.2.2.7). Questa prospettazione 

- 13 - 

permetterebbe almeno di decifrare una posizione dell’imputato quale intermedia-

rio finanziario nella sfera giuridica concernente G. SA, non invece nelle circo-

stanze in cui si parla d’altro. Questo a comprova del fatto che l’art. 305ter CP può 

entrare concretamente in linea di conto soltanto a proposito della rubrica B. sul 

conto G. SA. A mente della difesa, inoltre, la riserva di diritto fatta dalla Corte 

penale nel 2017 sarebbe riferita unicamente a G. SA, a fronte della dicitura “con 

mente alle operazioni interessanti il conto presso II. G. SA” (cfr. CAR pag. 

5.100.010).  

Quest’ultimo argomento, e cioè che solo i capi d’accusa inerenti alla rubrica B. 

potrebbero essere oggetto dei dibattimenti a seguito del rinvio operato dal Tribu-

nale Federale, è esplicitato dalla difesa nella terza parte dell’arringa difensiva, 

che motiva dapprima l’eccezione di ne bis in idem (CAR pag. 5.200.023-028). 

Ebbene, la tesi difensiva si basa su una presunta netta separazione operata dal 

Tribunale federale, che avrebbe di fatto distinto due “filoni”: uno riconducibile alla 

rubrica B. aperta sul conto della G. SA (che ha permesso il “rimpatrio” in Svizzera 

di parte dei fondi provenienti dal conto O. Ltd.) e l’altro inerente all’origine dei 

fondi collocati sul conto Q., ritenuto che per questo secondo filone Q. varrebbe 

l’eccezione di ne bis in idem, in quanto l’imputato è stato prosciolto da tutti i capi 

d’accusa ad esso relativi, già con la sentenza della Corte penale del 2017. Non 

solo, in considerazione di questa distinzione la riserva di diritto (art. 344 CP) si 

potrebbe focalizzare esclusivamente in ordine al filone rubrica B. A questo pro-

posito, la difesa evidenzia ancora che nel procedimento di rinvio (i cui effetti non 

sarebbero stati indicati con chiarezza dal Tribunale federale), non si afferma che 

l’atto d’accusa comprova in modo completo ed efficiente la mancanza di diligenza 

nelle transazioni finanziarie in relazione all’art. 305ter CP; posto che nel procedi-

mento di rinvio (riserva di diritto) non sarebbe consentita alcuna modifica dell’atto 

di accusa.  

6.2 Ne bis in idem 

6.2.1 La Corte penale, dopo aver ripreso i principi applicabili alle sentenze di rinvio del 

Tribunale federale (cfr. sentenza SK 2022.2 consid. I.1), ha dapprima ritenuto, in 

merito al principio ne bis in idem, che per quanto concerne le operazioni finan-

ziarie descritte ai capi di accusa da 1.2.1.2.6 a 1.2.1.2.16, da 1.2.1.2.18 a 

1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 1.2.1.2.24, 1.2.1.2.25 e 1.2.1.2.27, non si sarebbe in pre-

senza di un primo procedimento in cui l’imputato è stato condannato o assolto 

con una decisione definitiva che è cresciuta in giudicato. Infatti, la sentenza della 

Corte penale del 29 dicembre 2017, sfociata nella condanna dell’imputato per i 

capi di accusa di cui sopra, è stata annullata dal Tribunale federale, il quale ha 

rinviato gli atti per nuovo giudizio. Non vi sarebbe dunque pacificamente alcun 

impedimento a procedere riconducibile al principio del ne bis in idem. Sarebbe 

- 14 - 

altrettanto pacifico che le imputazioni per le quali l’imputato è stato prosciolto 

dalla precedente Corte non sono oggetto del presente procedimento (cfr. sen-

tenza SK.2022.2 consid. II.2). 

6.2.2 Il MPC in sede di requisitoria di appello (CAR pag. 5.200.146 seg.), ha affermato 

che non vi è alcuna violazione del principio ne bis in idem con riferimento ai capi 

d’accusa concernenti il reato ex art. 305ter CP. Infatti, se il Tribunale federale 

avesse rilevato una criticità a questo proposito, non avrebbe rinviato la causa per 

nuovo giudizio alla Corte penale. Per il resto si è allineato alle considerazioni 

della Corte penale, accertato che la sentenza della Corte penale SK.2017.44 del 

29 dicembre 2017 è stata annullata dal Tribunale federale con contestuale rinvio 

per un nuovo giudizio sotto il profilo dell’art. 305ter CP. 

6.2.3 Questa Corte constata che non vi è stata una violazione del principio ne bis in 

idem da parte della Corte penale. Ciò non toglie che le argomentazioni presen-

tate dalla difesa meritano di essere debitamente trattate. In primo luogo, si rileva 

che l’imputato è stato l’unico a presentare ricorso al Tribunale federale. Ne con-

segue che oggetto della decisione del Tribunale federale sono unicamente i capi 

d’accusa da lui impugnati, esclusa ogni eventuale reformatio in peius (art. 391 

cpv. 2 CPP). Questo significa, in particolare, che i capi d’accusa per i quali è stato 

assolto dalla Corte penale (SK.2017.44) non possono più essere oggetto di 

un’eventuale condanna nemmeno in base a una nuova qualificazione giuridica in 

applicazione dell’art. 344 CPP. Non solo, il principio della presunzione di inno-

cenza (art. 10 cpv. 1 CPP) impone una grande prudenza nell’utilizzare degli ele-

menti insiti in fattispecie per le quali l’imputato è stato assolto, a maggior ragione 

allorquando si intende sviluppare delle considerazioni a carico dell’imputato 

stesso (cfr. VERNIORY, Commentaire romand, 2a ed., 2019, n. 21 ad art. 10 CPP). 

Con il ricorso in materia penale del 29 agosto 2018 (inc. SK.2017.44 

pag. 129.982.003-073), l’imputato ha chiesto in via principale di essere prosciolto 

dall’imputazione di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 e n. 2 CP), con riferimento 

al dispositivo II/2.1, in relazione ai capi d’accusa 1.2.1.2.6-1.2.1.2.16, 1.2.1.2.18–

1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 1.2.1.2.24, 1.1.1.2.25 e 1.2.1.2.27, in via subordinata ha 

chiesto la riforma del dispositivo II/2.1 postulando la sua condanna per carente 

diligenza in operazioni finanziarie ex art. 305ter CP con riferimento ai capi d’ac-

cusa summenzionati, in via ancora più subordinata ha chiesto di essere pro-

sciolto dall’imputazione di riciclaggio di denaro aggravato (art. 305bis n. 2 CP) in 

relazione ai capi d’accusa 1.2.1.2.6-1.2.1.2.16, 1.2.1.2.18–1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 

1.2.1.2.24, 1.1.1.2.25 e 1.2.1.2.27 ed essere condannato per riciclaggio sem-

plice. 

- 15 - 

Come correttamente rilevato dalla difesa, il Tribunale federale ha accolto il ricorso 

annullando la condanna dell’imputato per titolo di riciclaggio di denaro aggravato 

(art. 305bis CP), rinviando la causa alla Corte affinché la esaminasse sotto il pro-

filo dell’art. 305ter CP. La sentenza SK.2022.2 oggetto del presente procedi-

mento, altro non è che la logica concretizzazione della sentenza del Tribunale 

federale. Ne consegue che non vi è spazio alcuno per la violazione del principio 

“ne bis in idem”, posto che i capi d’accusa 1.2.1.2.6-1.2.1.2.16, 1.2.1.2.18–

1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 1.2.1.2.24, 1.1.1.2.25 e 1.2.1.2.27 non sono material-

mente cresciuti in giudicato, in forza del rinvio per nuovo giudizio operato in que-

sto caso dal Tribunale federale (cfr. sentenza TF 6B_352/2018, 6B_427/2018, 

6B_429/2018, del 27 luglio 2018, consid. 3.2.2). 

6.3 Principio accusatorio e di legalità 

6.3.1 In merito alla censurata violazione del principio accusatorio, la Corte penale si è 

dapprima determinata in relazione alla portata del rinvio da parte del Tribunale 

federale con riferimento all’art. 305ter CP, affermando che già nell’ambito dei di-

battimenti relativi al procedimento SK.2017.44 la Corte penale aveva informato 

le parti di riservarsi, ex art. 344 CPP, di considerare alcuni rimproveri di cui al 

capo d’accusa 1.2.1 (riciclaggio di denaro) e 1.2.2 (falsità in documenti), nell’ot-

tica dell’ipotesi di carente diligenza in operazioni finanziarie e la difesa nulla 

aveva eccepito. Inoltre, dinnanzi al Tribunale federale lo stesso imputato ha po-

stulato in via subordinata la sua eventuale condanna ex art. 305ter CP. Il Tribu-

nale federale ha rinviato la causa alla Corte penale affinché avesse ad esaminare 

il capo d’accusa 1.2.1 “sotto il profilo dell'art. 305ter CP, come dallo stesso già 

prospettato in sede dibattimentale”. Tale motivazione vincolerebbe la Corte sia 

per quanto concerne il nuovo stato di fatto che la nuova qualificazione giuridica. 

In tale contesto, l’Alta Corte non avrebbe fatto alcuna riserva né riferimento al 

principio accusatorio, come lo ha invece espressamente fatto per un altro aspetto 

oggetto del rinvio, ossia la valutazione di una diversa forma di partecipazione per 

l’infrazione di cui all’art. 118 LStr. A seguito del rinvio, nell’udienza preliminare, 

la Presidente del Collegio giudicante della Corte penale avrebbe poi delimitato il 

perimetro della procedura, e la difesa si sarebbe limitata a confermare che i capi 

d’accusa corrispondevano, senza nulla eccepire sotto il profilo del principio ac-

cusatorio. Solamente al dibattimento avrebbe sollevato, per la prima volta, tale 

questione. La Corte penale è quindi giunta alla conclusione che, ancorché la de-

scrizione non fosse inizialmente finalizzata al reato di carente diligenza in opera-

zioni finanziarie, la questione non porrebbe problemi rispetto al principio accusa-

torio, non potendo per l’imputato sussistere alcun dubbio quanto al fatto che le 

condotte rimproveratigli – indipendentemente dalla formulazione contenuta 

nell’atto di accusa – avrebbero riguardato il reato di cui all’art. 305ter CP. L’impu-

tato ha potuto far valere le sue ragioni e preparare efficacemente la sua difesa in 

- 16 - 

piena cognizione delle contestazioni mossegli. Alla luce della cronistoria de-

scritta, la prima Corte, si è anzi chiesta – lasciando poi la questione aperta – se 

sollevare una tale eccezione solamente nella sede dibattimentale, non fosse, ol-

tre che pretestuoso, anche al limite da un punto di vista della buona fede proces-

suale (sentenza SK.2022.2 consid. II.3.2).  

6.3.2 Il MPC, in sede di arringa di appello, ha sostanzialmente ribadito la posizione e 

le considerazioni della Corte penale. Ha affermato che la sentenza di rinvio 

6B_838/2018 del 13 gennaio 2022 sarebbe chiara nello stabilire che la causa è 

rinviata al TPF affinché esamini il capo d’imputazione 1.2.1 sotto il profilo 

dell’art. 305ter CP, come pure esplicitato nell’udienza preliminare del 17 mag-

gio 2022, all’esito della quale – tutte le parti concordi – si sarebbe accertato che 

oggetto del procedimento erano i capi d’accusa contemplati al capo di imputa-

zione 1.2.1 per i quali l’imputato era stato condannato dalla precedente Corte 

penale con sentenza SK.2017.44 del 29 dicembre 2017. Non vi sarebbero di con-

seguenza elementi in grado di alimentare la tesi della difesa, secondo la quale il 

rinvio sarebbe limitato alle operazioni concernenti la G. SA – rubrica B. ossia i 

capi d’accusa da 1.2.1.2.6 a 1.2.1.2.8 e da 1.2.1.2.10 a 1.2.1.2.13 (CAR 

pag. 5.200.143 seg.). Ha inoltre precisato che se l’imputato poteva, sulla base 

delle circostanze d’insieme, attendersi una nuova qualificazione giuridica – come 

in concreto – non vi è alcuna violazione dei diritti della difesa. Ha poi evidenziato 

che il reato di cui all’art. 305ter CP è un reato speciale (“Sonderdelikt”) applicabile 

agli intermediari finanziari che svolgono tale attività a titolo professionale; a giusta 

ragione la Corte penale avrebbe quindi ritenuto implicita la conoscenza da parte 

dell’imputato dei doveri di diligenza relativi all’identificazione dell’avente diritto 

economico contenuti nella LRD. L’atto d’accusa soddisferebbe i requisiti legali in 

punto al reato ex art. 305ter cpv. 1 CP. Il MPC fa infine valere che per la giurispru-

denza (sentenza TF 7B_11/2021, 7B_204/2022 del 15 agosto 2023 con-

sid. 4.3.1) non vi è alcuna violazione del principio accusatorio ed è dunque pos-

sibile condannare l’imputato per un reato più lieve che non figura a titolo sussi-

diario nell’atto d’accusa in applicazione del principio “in maiore minus” (CAR 

pag. 5.200.144 segg.).  

6.3.3 Questa Corte ritiene che la posizione e la decisione della Corte penale meritino 

conferma. 

6.3.3.1 Per quanto concerne la portata del rinvio si evidenzia infatti che, il tribunale cui il 

Tribunale Federale rinvia la causa, deve strettamente attenersi ai vincoli imposti 

dalla sentenza di rinvio. Il contenuto e la portata di questi vincoli si evincono dalle 

motivazioni della sentenza del Tribunale federale. Ora, al considerando 7 della 

sentenza di rinvio, il Tribunale federale giunge alla seguente conclusione, tanto 

chiara da non poter essere interpretata: “Ne consegue che, in quanto 

- 17 - 

ammissibile, il ricorso merita parziale accoglimento. La sentenza impugnata deve 

essere annullata e la causa rinviata al TPF affinché esamini il capo d’imputazione 

1.2.1 sotto il profilo dell’art. 305ter CP (v. supra consid. 3.3.3), effettui gli ulteriori 

accertamenti in relazione ai capi d’imputazione 1.2.2.7 (supra consid. 4.3) e 

1.2.3.1 (v. supra consid. 5.2.3), e renda infine una nuova decisione. Per il resto il 

ricorso è respinto.”. 

Non è operata distinzione alcuna fra diversi “filoni”. Neppure analizzando le mo-

tivazioni della sentenza, si può oggettivamente ritenere che il Tribunale federale 

abbia operato una scissione in seno ai capi d’accusa oggetto della sentenza della 

Corte penale del 2017, raggruppati sotto 1.2.1 dell’atto di accusa. In particolare, 

il Tribunale Federale non è giunto a due conclusioni diverse per gli atti riferibili 

alla persona di H3. e per gli atti riferibili alla persona di B. Non v’è alcuna distin-

zione, al contrario: tutti i capi d’accusa chiaramente indicati dalla Corte penale 

già in sede di udienza preliminare del 17 maggio 2022 (TPF pag. 131.710.001-

004) sono oggetto della procedura di rinvio. D’altronde non è oggettivamente ipo-

tizzabile una distinzione di questi capi d’accusa in due gruppi autonomi, già solo 

con riferimento al contenuto del considerando 3.3.3 della sentenza del Tribunale 

federale. Infatti, il quesito di fondo è il corretto accertamento dell’avente diritto 

economico degli averi originariamente depositati sul conto Q., poi trasferiti sul 

conto intestato a O. Ltd., Dubai e quindi inviati su due conti bancari in Svizzera, 

uno riferibile a G. SA rubrica B. e l’altro a H3., e questo in relazione ai capi d’ac-

cusa descritti ed elencati al capo d’accusa 1.2.1 oggetto di ricorso al Tribunale 

federale da parte dell’imputato. Il capo d’accusa inerente al bonifico dal conto O. 

Ltd. al conto G. SA rubrica B. (n. 1.2.1.2.6), non è che l’esempio più esplicito 

scelto dal Tribunale federale fra i capi d’accusa, che avrebbe dovuto far sorgere 

seri dubbi all’imputato circa il reale avente diritto economico di questi beni trasfe-

riti all’estero, poi rientrati in Svizzera ma assegnati a due nuovi aventi diritto eco-

nomico.  

6.3.3.2 Con riferimento al principio accusatorio, sancito dall’art. 9 CPP, il quale scaturi-

sce dall'art. 29 cpv. 2 (diritto di essere sentito), nonché dall'art. 32 cpv. 2 Cost. e 

dall'art. 6 n. 3 lett. a CEDU, esso deve permettere all’imputato e alla sua difesa 

di far valere i propri diritti e di garantire il suo diritto di essere sentito (sentenza 

del TF 6B_963/2015 del 19 maggio 2016 consid. 1.3.1). A tal proposito, si rileva 

che l’atto d’accusa ha essenzialmente due funzioni: una funzione informativa nel 

senso di definire la materia di cui si discuterà nel processo e una funzione deli-

mitativa nel senso di delimitare il campo delle accuse in modo tale da permettere 

una difesa effettiva con pieno esercizio del diritto di essere sentito, potendo con-

tare sul fatto che il tribunale è vincolato alle fattispecie descritte nell’atto di accusa 

(DTF 133 IV 235 consid. 6; 126 I 19 consid. 2a, 120 IV 348 consid. 2 e 3). Tale 

principio, che già discende dall’art. 9 CPP, è concretizzato all’art. 325 cpv. 1 lett. f 

- 18 - 

CPP, secondo il cui tenore l’atto d’accusa indica in modo quanto possibile suc-

cinto, ma preciso, i fatti contestati all’imputato, specificando dove, quando, come 

e con quali effetti sono stati commessi. Non possono essere poste esigenze 

troppo severe alla motivazione di ogni singolo aspetto dell'accusa, spettando al 

tribunale eseguire gli accertamenti di fatto vincolanti per il giudizio (DTF 145 IV 

407 consid. 3.3.2; 143 IV 63 consid. 2.2). Se l’imputato è condannato per un’in-

frazione diversa rispetto a quella descritta nell’atto di accusa o nella decisione di 

rinvio, occorre quindi esaminare se egli poteva, sulla base delle circostanze di 

insieme, attendersi tale nuova qualificazione giuridica; in tal caso non vi è alcuna 

violazione dei diritti della difesa (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb; sentenza del TF 

6B_731/2009 del 9 novembre 2010 consid. 3.3). L'art. 350 cpv. 1 CPP, che è 

corollario del principio accusatorio, prevede l'immutabilità dell'atto d'accusa, sta-

bilendo che il giudice è vincolato ai fatti descritti nell'atto, ma non alla relativa 

qualificazione. Giusta l'art. 344 CPP, se intende scostarsi dall'apprezzamento 

giuridico dei fatti formulato dal pubblico ministero nell'atto d'accusa, il giudice lo 

comunica alle parti presenti dando loro l'opportunità di pronunciarsi. 

Come menzionato in precedenza, a detta della difesa, l’atto d’accusa sarebbe 

carente in relazione all’elemento delimitante, visto che l’elemento nucleare 

dell’art. 305ter CP è caratterizzato dalla violazione del dovere di diligenza che, 

però, non è trattato né delineato nell’atto di accusa. Stando alla difesa, l’esame 

del capo d’imputazione 1.2.1 sotto il profilo dell’art. 305ter CP non andrebbe ef-

fettuato in quanto non rispettoso del principio accusatorio.  

Tale approccio difensivo non può tuttavia essere seguito. Infatti, un’eventuale 

lesione del principio accusatorio – nel caso concreto l’assenza dell’elemento de-

limitante (mancato rispetto del dovere di diligenza) con riferimento all’art. 305ter 

CP – precluderebbe ogni considerazione e decisione nel merito, ciò che contrad-

direbbe frontalmente la chiara decisione della sentenza di rinvio. Va inoltre os-

servato che l’art. 305ter CP è un reato di pericolo astratto (PIETH, Basler Kom-

mantar, 4a ed. 2019, n. 6 ad art. 305ter CP; G. ARZT, SJZ 1990, pag.190), che 

punisce un’azione e non un’omissione. Nel caso dell’art. 305ter CP la fattispecie 

è adempiuta allorché l’imputato, accetta, prende in custodia aiuta a collocare o a 

trasferire valori patrimoniali altrui senza aver accertato l’identità dell’avente diritto 

economico. Si tratta, come già ben rilevato dal Prof G. Arzt (op.cit. pag. 191), di 

una “Pseudo-Unterlassung” per altro immanente ad ogni reato di pericolo 

astratto. Non a caso, l’individuazione del corretto avente diritto economico, sca-

giona un eventuale imputato da ogni responsabilità, anche se non ha agito con 

la dovuta diligenza (DTF 129 IV 336 consid. 2.5.4; sentenza TF 6B_729/2010 

dell’8 dicembre 2011 consid. 3.1). Il punto centrale – è vero, non l’unico – è l’ese-

cuzione di operazioni finanziarie, con l’indicazione di una persona che non è 

l’avente diritto economico dei fondi gestiti, mettendo così in pericolo il bene 

- 19 - 

giuridico collettivo dell’amministrazione della giustizia penale, quindi principal-

mente un’azione e non un’omissione, ancorché la discussione in merito a questa 

distinzione sia – a scanso di ogni equivoco –, nella pratica, priva di significato 

(ARZT, op. cit., pag.191). Infatti, se anche si volesse dar seguito alla tesi della 

difesa, che sostanzialmente vede nell’art. 305ter CP un reato commesso per omis-

sione, allora si tratterebbe di un reato omissivo proprio (cfr. DONATSCH/THOM-

MEN/WOHLERS, Strafrecht IV, n. 1 ad art. 305ter CP) e non improprio, senza quindi 

la stretta necessità che l’atto d’accusa precisi le circostanze fattuali che permet-

tono di concludere ad un obbligo giuridico di agire dell’autore, visto che tale ob-

bligo giuridico è codificato (sentenza TF 6B_91/2014 del 31 marzo 2015 con-

sid. 4.2 a contrario). 

L’art 305ter CP, quale reato per commissione, punisce dunque l’intermediario fi-

nanziario che compie atti di gestione su valori patrimoniali di cui non ha identifi-

cato l’avente diritto economico con la diligenza richiesta dalle circostanze (DTF 

133 IV 307, consid.2.4). Il comportamento incriminato consiste, in altri termini, 

nell'effettuare operazioni finanziarie senza accertarsi dell'identità dell'avente eco-

nomicamente diritto, malgrado particolari indizi inducano a ritenere che la con-

troparte non corrisponde. Trattandosi di un reato che dal profilo soggettivo non 

può che essere compiuto intenzionalmente, con implicita violazione dei doveri 

professionali di vigilanza (cfr. ARZT, op. cit., pag 193; CASSANI, Commentaire Ro-

mand, 2017, n. 41 ad art. 305ter CP), taluni elementi inerenti all’aspetto sogget-

tivo, possono pertanto essere dedotti dall’atto di accusa, senza che le informa-

zioni da esso fornite siano da ritenere insufficienti e in violazione del diritto di 

essere sentito dell’imputato (sentenza del TF 6B_38/2021 del 14 febbraio 2022 

consid. 2.1). 

Per completezza, vanno poi ancora messi in luce gli elementi seguenti: già 

nell’ambito dei pubblici dibattimenti relativi al procedimento SK.2017.44, la Corte 

penale aveva informato le parti di riservarsi, ex art. 344 CPP, di considerare al-

cuni rimproveri di cui al capo d’accusa 1.2.1 (riciclaggio di denaro aggravato) e 

1.2.2 (falsità in documenti) nei confronti dell’imputato, nell’ottica dell’ipotesi di ca-

rente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comunicazione ai sensi 

dell’art. 305ter CP (inc. SK.2017.44 pag. 129.920.014); tale ipotesi di reato non 

era poi stata ritenuta dalla Corte nella sentenza del 29 dicembre 2017, ma fatta 

propria dalla difesa nell’allegato di ricorso al Tribunale Federale quando l’impu-

tato ha chiesto “di essere, semmai, condannato per titolo di carente diligenza in 

operazioni finanziarie ex art. 305ter CP”, postulando in subordine la riforma del 

dispositivo II/2.1 (inc. SK.2017.44 pag. 129.982.48 seg.); il Tribunale Federale 

non ha riformato il dispositivo II/2.1, ha però rinviato la causa alla Corte penale 

affinché esaminasse il capo d’accusa 1.2.1 “sotto il profilo dell'art. 305ter CP, 

come dallo stesso già prospettato in sede dibattimentale” (cfr. sentenza del 

- 20 - 

Tribunale federale 6B_838/2018 consid. 3.3.3); in tale contesto, l’Alta Corte non 

ha fatto alcuna riserva né riferimento al principio accusatorio; nell’ambito 

dell’udienza preliminare, tenutasi il 17 maggio 2022, la Presidente della Corte 

penale ha chiaramente indicato il perimetro della causa, ossia l’esame dei capi 

di accusa 1.2.1.2.6 a 1.2.1.2.16, da 1.2.1.2.18 a 1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 

1.2.1.2.24, 1.2.1.2.25 e 1.2.1.2.27 nell’ottica dell’art. 305ter CP (TPF 

pag. 131.710.001 segg.) e la difesa non aveva sollevato opposizione alcuna; du-

rante i dibattimenti davanti alla Corte penale la difesa ha sollevato per la prima 

volta la questione della conformità dell’atto di accusa con il principio accusatorio 

(TPF pag. 131.721.182 segg.) in sede di arringa; anche durante i dibattimenti 

d’appello la difesa ha affrontato il tema della conformità dell’atto d’accusa con il 

principio accusatorio solo durante l’arringa (CAR pag. 5.200.019 segg.); l’impu-

tato era comunque a conoscenza della portata e degli obblighi scaturenti dal do-

vere di diligenza a lui incombente; G. SA e la I. SA erano iscritte all’OAD FCT 

(TPF pag. 131.721.009; MPC pag. 12.01.0006), in questa sede ha ribadito che 

egli era iscritto all’albo dei fiduciari, sia come fiduciario finanziario (dal 2003), sia 

come fiduciario commercialista (dal 2007-2008), inoltre, era responsabile LRD 

per entrambe le società e seguiva regolarmente dei corsi di formazione, anche 

in materia di LRD (CAR pag. 5.300.006 seg.; TPF pag. 131.731.008; inc. 

SK.2017.44 pag. 129.930.040). 

Alla luce di quanto precede, non vi può essere spazio alcuno per una violazione 

del diritto di essere sentito e nemmeno per una violazione dei diritti dell’imputato 

e della sua difesa. Il principio accusatorio, anche con riguardo alla funzione deli-

mitante dell’atto d’accusa, deve essere considerato rispettato e la decisione a tal 

proposito della Corte penale e le relative motivazioni meritano conferma. Va an-

che evidenziato che i fatti contestati sono chiaramente delimitati nell’atto d’ac-

cusa il quale, anche se strutturato sul reato di riciclaggio di denaro, indica tutte le 

operazioni rimproverategli, di modo che l’imputato sapeva quali fossero i fatti im-

putatigli.  

Non vi sono pertanto impedimenti a procedere e si può procedere all’esame nel 

merito del reato di carente diligenza in operazioni finanziarie con riferimenti ai 

capi d’accusa n. 1.2.1.2.6-12.1.2.13, 1.2.1.2.15-1.2.1.2.16, 1.2.1.2.18-1.2.1.2.20, 

1.2.1.2.22, 1.2.1.2.25 di cui all’atto d’accusa del 25 agosto 2017.  

II. Considerazioni di diritto materiale 

1. Carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comunicazione 

(art. 305ter CP) 

1.1 Introduzione 

- 21 - 

1.1.1 Per una maggiore comprensione della fattispecie qui in esame viene innanzitutto 

esposto un breve riassunto dei fatti alla base del presente procedimento penale, 

già accertati dal Tribunale federale. 

1.1.2 lI 17 gennaio 1995 D., moglie di H3., ha aperto un conto cifrato denominato Q., 

presso l’allora Banca R. SA, poi divenuta Banca S. (Switzerland) Ltd., quale unica 

titolare e avente diritto economico, conferendo procura individuale a T., moglie di 

H2. La relazione è stata alimentata tra il gennaio e l’agosto 1995, sia in lire ita-

liane, sia in franchi svizzeri. Tra il 1995 e il 2012, dal conto Q. sono stati, inoltre, 

pagati i premi di due polizze assicurative stipulate da H2. e H1. presso EE. SA.  

1.1.3 Nel 2012 D., accompagnata da H3. e H1., nonché da B., si è rivolta all’imputato, 

e meglio alla sua società I. SA, per trovare la relazione bancaria di cui nei decenni 

aveva perso le tracce. La richiesta dell’imputato all’Ombudsman delle banche ha 

avuto esito negativo. Nel frattempo, anche H1., accompagnato da D., B. e H3., 

si è rivolto all’imputato per la ricerca di una polizza vita che egli aveva presso la 

EE. SA. Il 22 maggio 2012 (il giorno dopo la ricezione da parte dell’imputato della 

risposta negativa dall’Ombudsman, cfr. MPC pag. 07.21.01.03.0008), D. e i suoi 

accompagnatori si sono ripresentati negli uffici dell’imputato, indicandogli di 

avere ritrovato autonomamente il conto Q. e due polizze vita. Una volta rintrac-

ciato, il conto è stato liquidato e sono altresì state riscattate le due polizze assi-

curative di H1. rispettivamente H2., i cui premi erano stati finanziati dal conto Q. 

Tutti questi attivi sono poi stati fatti confluire su O. Ltd., società di servizi di Dubai, 

e successivamente in parte sul conto cifrato HH., alle Bahamas – e in seguito su 

un conto intestato a H3. presso la Banca MM. e poi investito per l’acquisto da 

parte di quest’ultimo di un immobile a Chiasso – e in parte sulla rubrica B. di un 

conto intestato a G. SA presso II. SA a Lugano. La struttura che segue la liquida-

zione del conto Q. e delle polizze assicurative è stata sviluppata dal qui imputato. 

Nel dettaglio si dirà meglio in seguito. 

Il Tribunale federale, nella sentenza di rinvio ha – in modo vincolante per questa 

Corte – ritenuto accertato che i valori patrimoniali depositati sul conto Q. non 

fossero di pertinenza di D., e nemmeno del di lei marito H3. – come dichiarato 

dalla prima (MPC pag. 13.04.009; MPC pag. 13.05.0026 seg.) – bensì di H1. e 

H2. e che avessero un’origine criminale, essendo appurata da sentenze italiane 

emanate nei loro confronti l’esistenza di crimini commessi da un’organizzazione 

criminale, di cui questi ultimi erano membri (consid. 3.2.4). 

1.2 Con atto d’accusa del 25 agosto 2017 il MPC rimprovera all’imputato di avere tra 

il 12 luglio 2012 e il 1° aprile 2014, intenzionalmente compiuto atti suscettibili di 

vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patri-

moniali, in particolare in relazione ai valori patrimoniali depositati sul conto n. 21 

- 22 - 

cifrato Q., di cui D. figurava fittiziamente quale titolare e beneficiario economico 

presso la banca S. Ltd. a Lugano e riconducibili a H1. e H2., come pure in rela-

zione al valore di riscatto delle polizze assicurative intestate a questi ultimi, 

presso EE. SA, il cui premio è stato pagato con il denaro depositato sul conto 

cifrato Q. Valori patrimoniali che sapeva o doveva presumere provenivano da un 

crimine, in particolare quale provento del traffico di stupefacenti commesso da 

H1. e H2., nel contesto di un’organizzazione criminale di tipo mafioso denominata 

‘ndrangheta (inc. SK 2017.44, TPF pag. 129.100.021). 

1.3 Il Tribunale federale, nella propria sentenza di rinvio (6B_838/2018 del 13 gen-

naio 2022), ha – come già detto – ritenuto accertata l’origine criminosa del denaro 

depositato sul conto Q., essendo appurata l’esistenza di crimini commessi da 

un’organizzazione criminale di cui H1. e H2. erano membri, ed essendo altresì 

accertata la riconduzione dei valori patrimoniali del conto Q. ai predetti, come 

pure l’assenza di loro fonti legali di reddito (consid. 3.2.3 seg.). Esaminando il 

dolo, il Tribunale federale ha indicato che i vari elementi evocati dalla Corte pe-

nale avrebbero di sicuro dovuto interpellare innanzitutto in merito alla reale tito-

larità dei valori patrimoniali; tuttavia, l’autorità precedente non ha indicato alcun 

elemento che dovesse indurre l’imputato a sospettare che il denaro potesse es-

sere frutto di un antefatto penalmente rilevante. Se è vero che la violazione del 

dovere di diligenza costituisce un elemento da cui può essere dedotto il dolo 

eventuale, secondo la giurisprudenza, esso è associato alla probabilità nota 

all’autore della realizzazione del rischio. Essendovi a monte dell’intervento 

dell’imputato un istituto bancario e una grande compagnia assicurativa – ovvero 

degli intermediari finanziari sottoposti alla LRD – la probabilità della realizzazione 

del rischio non poteva apparire all’imputato particolarmente elevata. Il bonifico a 

favore di B. avrebbe dovuto far sorgere dei dubbi in merito all’identità della con-

troparte, rispettivamente dell’avente diritto economico, ma la Corte penale non 

avrebbe spiegato perché avrebbe dovuto anche farne sorgere “a ritroso” in rela-

zione all’origine del denaro, salvo rilevare la gravità della violazione dei doveri di 

diligenza per non avere accertato il retroscena economico dell’operazione. Il Tri-

bunale federale ha quindi concluso che non sussistevano elementi sufficienti per 

ritenere che l’imputato avesse agito con dolo eventuale. Ha quindi rinviato il caso 

alla Corte penale affinché procedesse all’esame della fattispecie sotto il profilo 

dell’art. 305ter CP (carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comuni-

cazione), come peraltro già prospettato dalla Corte penale nel 2017 (con-

sid. 3.3.3). 

1.4 La Corte penale, a seguito del rinvio, ha esaminato le fattispecie di cui ai capi 

d’accusa n. 1.2.1.2.6–1.2.1.2.16, 1.2.1.2.18-1.2.1.2.20, 1.2.1.2.22, 1.2.1.2.24, 

1.2.1.2.25, 1.2.1.2.27 sotto il profilo della carente diligenza in operazioni finan-

ziarie. Ad eccezione di tre capi d’accusa – 1.2.1.2.14, 1.2.1.2.24 e 1.2.1.2.27, per 

- 23 - 

cui l’imputato è stato prosciolto – la prima Corte ha ritenuto adempiuti i presup-

posti oggettivi e soggettivi dell’art. 305ter CP. L’istanza precedente ha innanzitutto 

ritenuto che la I. SA e la G. SA, e per esse il qui imputato, fossero intermediari 

finanziari ai sensi di tale norma, e che svolgessero la loro attività a titolo profes-

sionale (conisd. IV.5 e 6). Con il proprio agire l’imputato avrebbe poi prestato 

aiuto a movimentare rispettivamente trasferire il denaro, senza accertarsi con la 

diligenza richiesta dalle circostanze dell’avente diritto economico (consid. IV.8 e 

9). Egli sarebbe infatti venuto meno al proprio dovere di diligenza, effettuando i 

trasferimenti di denaro senza verificare il reale titolare dei valori patrimoniali, né 

per quanto riguarda il filone B. né per quello H3., nonostante la sussistenza di 

più elementi che avrebbero dovuto insinuargli dei dubbi al riguardo e imporgli le 

necessarie verifiche. Egli avrebbe agito consapevolmente e volontariamente 

(consid. IV.10). 

1.5 A mente della difesa la Corte penale sarebbe venuta meno ai compiti affidati dal 

Tribunale federale, limitandosi alle risultanze del precedente dibattimento, rite-

nute insufficienti dall’Alta Corte, e non confrontandosi con le censure della difesa. 

La prima Corte sarebbe caduta nell’arbitrio non effettuando alcun accertamento 

e fondando il proprio convincimento sul “filone conto Q.” nonostante il Tribunale 

federale abbia respinto una presenza di dubbio in relazione all’origine del valore 

patrimoniale collocato da anni presso la S. (CAR pag. 5.200.028 e 043). La difesa 

ha inoltre nuovamente contestato la possibilità di trasferire un’imputazione a titolo 

di riciclaggio nell’ambito operativo e strutturale ben diverso dell’art. 305ter CP. 

L’aspetto nucleare di tale norma, per rimproverare una condotta rilevante sul ver-

sante penale, si ricondurrebbe alla procedura di identificazione materiale 

dell’avente diritto economico (CAR pag. 5.200.037). A tal proposito ha messo in 

evidenza più elementi per una corretta applicazione dell’art. 305ter CP e a com-

prova del fatto che l’imputato poteva e doveva indicare esclusivamente B. quale 

avente diritto economico (CAR pag. 5.200.037 segg.). La difesa fa poi valere che 

la prima Corte non avrebbe in alcun modo basato il proprio giudizio sugli art. 3-6 

LRD, dove gli obblighi di identificazione sono definiti e regolati. I doveri andreb-

bero delineati a dipendenza del foro interno dell’intermediario finanziario. In una 

situazione di sospetto o di dubbio dovrebbero valere determinate regole, mentre 

in assenza di ciò vi sarebbe una disciplina ben diversa. I doveri presupporrebbero 

l’esistenza da parte dell’imputato di sospetti o di dubbi concreti, nel momento in 

cui ha aperto la rubrica e indicato B. quale avente diritto economico. In concreto 

non vi sarebbe alcun soggetto al di fuori di B. proponibile quale avente diritto 

economico. Nel filone rubrica B. la Corte penale non avrebbe sostenuto, con mo-

tivazione concludente e convincente, un’alternativa a B. L’autorità penale non 

sarebbe in grado di escludere l’esistenza del credito di B. nei confronti di H4. 

L’imputato avrebbe portato indicatori sull’esistenza del credito (non da ultimo la 

dichiarazione fiscale di B.) rendendolo quanto meno plausibile. Il Tribunale 

- 24 - 

federale ha ritenuto indispensabile un accertamento e un confronto con la posi-

zione assunta dall’imputato. Le conclusioni della prima Corte – secondo cui, a 

fronte dell’entità del debito, la prova dell’esistenza del credito avrebbe dovuto far 

parte dell’accertamento richiesto all’imputato quale intermediario finanziario; che 

vi sarebbe un’omissione nella verifica dell’esistenza del debito e che il paga-

mento nulla avrebbe a che fare con il conto Q. e le polizze – non troverebbero 

alcun riscontro nell’ambito della LRD e non sarebbero in linea con le aspettative 

del Tribunale federale. Per la difesa la sentenza impugnata trascurerebbe pure 

che l’art. 305ter CP richiede solo di chiarire la titolarità effettiva dei beni, e non la 

base giuridica di una transazione. L’imputato avrebbe fornito validi indicatori, i 

documenti agli atti attesterebbero un rapporto economico tra B. e H4., e secondo 

il diritto privato svizzero, rientra nell’esercizio del diritto che un terzo soddisfi una 

pretesa economica concernente un rapporto tra creditore e debitore. La difesa fa 

poi valere che l’Alta Corte non avrebbe rinviato il caso con l’istruzione di pronun-

ciare una condanna fondata sull’art. 305ter CP, avrebbe piuttosto dato dei segnali 

sui compiti di accertamento non posti in essere nella prima sentenza della Corte 

penale, a cui sarebbe venuta meno anche l’autorità giudicante su rinvio (CAR 

pag. 5.200.044 segg.). L’imputato contesta poi anche il rimprovero di non avere 

identificato il beneficiario effettivo dei beni con riferimento al versamento di D. a 

H3., non essendovi alcun documento che giustifica la ragione del pagamento di 

tale importo, ossia una donazione. La LRD richiederebbe di chiarire lo scopo di 

una transazione, solo se appare insolita e la sua legalità non sia riconoscibile. 

Poiché la titolarità effettiva del conto “Q.” era documentata, i conti offshore O. 

Ltd. e HH. erano solo dei transiti e gli ordini di trasferimento provenivano da D., 

l’imputato non avrebbe violato alcun obbligo di diligenza (CAR pag. 5.200.047 

seg.). La difesa solleva inoltre che la prima istanza non avrebbe tenuto conto del 

fatto che il dolo è escluso in caso di errore ex art. 13 CP e non verrebbe spiegato 

perché ci sarebbe dolo da parte dell’imputato (CAR pag. 5.100.015). Fa infine 

valere che tema del dibattimento non sarebbe quello di rimproverare all’imputato 

di avere messo B. e non H1. e H2. quali aventi diritto economico, ma verificare 

ex ante, se fosse plausibile indicare B. come beneficiario economico della rubrica 

riferita al conto G. SA (essendo solo questo filone oggetto del rinvio); la Corte 

penale sarebbe quindi fuori tema (CAR pag. 5.200.049). 

1.6 Il MPC dal canto suo si è sostanzialmente allineato alle conclusioni della Corte 

penale facendo valere che l’imputato non avrebbe fatto alcun accertamento sul 

reale beneficiario economico con la diligenza che le circostanze concrete gli im-

ponevano. Il MPC condivide la conclusione della prima Corte secondo cui, ad 

ogni modo a far tempo dal 6 agosto 2012 (data del trasferimento dei valori patri-

moniali sulla rubrica B.), fossero presenti indicatori che dovevano far sorgere dei 

dubbi sulla reale titolarità dei fondi e indurlo a effettuare delle verifiche. Ha quindi 

evidenziato gli elementi, indicati anche dalla prima Corte, dai quali emergerebbe 

- 25 - 

un nesso tra il conto Q. e le polizze assicurative e quindi tra D. e H1. e H2., e che 

avrebbero dovuto far sorgere dubbi all’imputato rispettivamente farlo riflettere 

sulla titolarità degli averi depositati sul conto Q. (CAR pag. 5.200.143-164).  

2. Giusta l’art. 305ter cpv. 1 CP chiunque, a titolo professionale, accetta, prende in 

custodia, aiuta a collocare o a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertarsi, 

con la diligenza richiesta dalle circostanze, dell’identità dell’avente economica-

mente diritto, è punito con una pena detentiva sino ad un anno o con una pena 

pecuniaria. 

2.1 L'art. 305ter cpv. 1 CP sanziona un reato proprio esclusivo, la carente diligenza in 

operazioni finanziarie potendo essere commessa unicamente da chi, a titolo pro-

fessionale, accetta, prende in custodia, aiuta a collocare o a trasferire valori pa-

trimoniali altrui (DTF 129 IV 338 consid. 2.3). Trattasi di persone attive nel settore 

finanziario. Benché entrata in vigore posteriormente all'art. 305ter CP, la LRD co-

stituisce uno strumento utile a delimitare il suo campo d'applicazione con riferi-

mento sia alle attività del settore finanziario, ossia alle operazioni finanziarie men-

zionate nel titolo marginale della norma, sia alla cerchia dei possibili autori del 

reato (DTF 129 IV 338 consid. 2.3). Ciò vale anche per quanto attiene alla natura 

professionale dell'attività (sentenza del TF 6B_1490/2022 del 1° luglio 2024 con-

sid. 5.1; PIETH, op. cit., n. 13 ad art. 305ter CP; PIETH/SCHULTZE, Praxiskommen-

tar Schweizerisches Strafgesetzbuch, 4a ed. 2021, n. 5 ad art. 305ter CP; URSULA 

CASSANI, in Commentaire romand, Code pénal II, 2017, n. 16 e 17 ad art. 305ter 

CP). 

Tale norma obbliga chi opera professionalmente nel settore finanziario ad accer-

tare l'identità del suo vero cliente. La carente diligenza in operazioni finanziarie è 

un reato di messa in pericolo astratta dell'amministrazione della giustizia. Il com-

portamento incriminato consiste nell'effettuare operazioni finanziarie senza ac-

certarsi dell'identità dell'avente economicamente diritto, malgrado particolari in-

dizi inducano a ritenere che la controparte non corrisponde all'avente economi-

camente diritto dei valori patrimoniali. La violazione dell'obbligo di identificazione 

è sufficiente. L’art. 305ter CP si limita, dunque, a sanzionare le carenze all’obbligo 

di identificazione in senso stretto. La questione a sapere se l'avente economica-

mente diritto ha acquisito i valori patrimoniali in modo penalmente riprensibile non 

è di rilievo ai sensi della norma in questione (sentenza del TF 6B_729/2010 dell’8 

dicembre 2011 consid. 3.1 non pubblicato nella DTF 138 IV 1; DTF 134 IV 307 

consid. 2; DTF 129 IV 329 consid. 2.5.3; cfr. anche Messaggio del 12 giugno 

1989 a sostegno di una modifica del Codice penale svizzero, Legislazione sul 

riciclaggio di denaro sporco e sulla carente diligenza in operazioni finanziarie, FF 

1989 II 837, pag. 865; sentenza n. 17.2013.104-126 del 10 luglio 2014 della Corte 

di appello e di revisione penale del Cantone Ticino consid. 9). L'oggetto del 

- 26 - 

dovere di diligenza previsto dalla norma è quindi l'identificazione dell'avente di-

ritto economico, ovvero della persona fisica o giuridica che ha di fatto la possibi-

lità di disporre dei valori patrimoniali e dunque colei a cui tali valori appartengono 

sotto il profilo economico (DTF 136 IV 127 consid. 3.1.1; sentenza del TF 

6B_501/2009 del 17 gennaio 2011 consid. 2.1.1; sentenza n. 17.2013.104-126 

del 10 luglio 2014 della Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino 

consid. 9). 

Deve dunque trattarsi di un autore che sia attivo nel settore finanziario: la defini-

zione dell'autore è strettamente legata a quella dell'attività. Essa tende ad inglo-

bare in quanto branca gli operatori del settore finanziario. Oltre alle banche e agli 

istituti finanziari (inclusi gli enti parabancari) vi rientrano per esempio i fiduciari, i 

consulenti in materia di investimenti, gli amministratori finanziari, gli agenti di 

cambio («money changers»), i commercianti in metalli preziosi e gli avvocati 

commercialisti (v. Messaggio a sostegno di una modifica del Codice penale sviz-

zero [legislazione sul riciclaggio di denaro sporco e sulla carente diligenza in ope-

razioni finanziarie] del 12 giugno 1989, FF 1989 II 837 pag. 864; PIETH, op. cit., 

n. 8 ad art. 305ter CP). Pieth reputa giustificato avvalersi dell’art. 2 LRD per inter-

pretare l’art. 305ter CP in quanto ai possibili autori, anche se, a suo parere, l’art. 

2 LRD non risponde a tutti i dubbi con la necessaria chiarezza. L’art. 2 cpv. 2 

LRD si concentra sulle attività tipicamente attribuibili al settore finanziario, l’art. 2 

cpv. 3 tratta di un elenco di ulteriori “intermediari finanziari”, la cui lista non è 

comunque esaustiva. La nozione di intermediario finanziario, come anche quella 

di commerciante, presuppongono che vengano gestiti o tenuti in deposito averi 

per conto di terzi; l’art. 2 cpv. 3 lett. c LRD stabilisce comunque che intermediari 

finanziari sono anche le persone che, a titolo professionale, accettano o custodi-

scono valori patrimoniali di terzi o forniscono aiuto per investirli o trasferirli, in 

particolare le persone che commerciano, per conto proprio o per conto di terzi, 

biglietti di banca e monete, strumenti del mercato monetario, divise, metalli pre-

ziosi, materie prime e valori mobiliari, nonché strumenti derivati. In questo senso, 

la definizione supera i confini della fornitura di servizi, per espandersi nella sfera 

della attività di scambio (PIETH, op. cit., n. 9 e segg. ad art. 305ter CP). 

La carente diligenza in operazioni finanziarie di cui all’art. 305ter CP va esaminata, 

stando al testo di legge, nell’attività dell’accettare, prendere in custodia, aiutare 

a collocare o a trasferire valori patrimoniali altrui. Questo elenco non contribuisce 

tuttavia a contenere ulteriormente la cerchia dei possibili autori (PIETH, op. cit., n. 

13 ad art. 305ter CP). 

L’autore deve agire a titolo professionale: s'intende esercitata a titolo professio-

nale l'attività intesa a procurare una fonte d'entrate regolare e pertanto non limi-

tata a un singolo caso. Non si richiede che questa sia l'unica fonte con cui 

- 27 - 

l'interessato cerca di provvedere al proprio sostentamento, ma non può nem-

meno trattarsi di un cespite d'entrate accessorio e del tutto insignificante (FF 

1989 II 837 e segg., 864). 

2.2 L’autore è punibile se omette di accertarsi, con la diligenza richiesta dalle circo-

stanze, dell’identità dell’avente economicamente diritto. L'autore deve adempiere 

il dovere di identificazione con la diligenza richiesta dalle circostanze. Quest'ul-

tima va valutata tenendo conto del principio della proporzionalità che fissa i limiti 

delle verifiche ragionevolmente esigibili. Il dovere di identificazione dell’avente 

economicamente diritto di cui all’art. 305ter CP deve essere congruente con gli 

obblighi di identificazione di cui alla LRD: tale normativa – nella versione in vigore 

sino al 31 dicembre 2015 – disciplina la diligenza richiesta in materia di opera-

zioni finanziarie (art. 1 in fine LRD). Secondo l'art. 4 cpv. 1 LRD in vigore all’epoca 

dei fatti, l'intermediario finanziario deve richiedere alla controparte una dichiara-

zione scritta indicante l'avente economicamente diritto se non c'è identità tra la 

controparte e l'avente economicamente diritto o se sussistono dubbi in merito 

(lett. a); se la controparte è una società di domicilio (lett. b); se viene effettuata 

un'operazione di cassa di valore rilevante secondo l'art. 3 cpv. 2 LRD (lett. c). Se 

nel corso della relazione sorgono dubbi in merito all'identità dell'avente economi-

camente diritto, si deve procedere nuovamente all'accertamento conformemente 

all'art. 4 LRD (art. 5 cpv. 1 LRD) (sentenza del TF 6B_501/2009 del 17 gennaio 

2011 consid. 2.1.2; sentenza n. 17.2013.104-126 del 10 luglio 2014 della Corte 

di appello e di revisione penale del Cantone Ticino consid. 9; cfr. Messaggio con-

cernente l’attuazione delle Raccomandazioni del Gruppo d’azione finanziaria 

[GAFI] rivedute nel 2012 del 13 dicembre 2013 [FF 2014 563 e segg., 565, 577, 

63]). Secondo il messaggio del Consiglio federale, il processo di identificazione 

richiede che l'andamento dell'operazione sia fissato per scritto (FF 1989 II 837, 

pag. 865). Giusta l’art. 7 LRD l’intermediario finanziario deve allestire i documenti 

relativi alle transazioni effettuate e ai chiarimenti previsti dalla presente legge in 

modo da consentire a terzi con competenze specifiche di formarsi un giudizio 

attendibile sulle transazioni e sulle relazioni d’affari come pure sull’ottemperanza 

alle disposizioni della presente legge (cpv. 1). Deve conservare i documenti in 

modo da soddisfare entro un congruo termine eventuali richieste di informazioni 

e di sequestro da parte delle autorità di perseguimento penale (cpv. 2). L’inter-

mediario finanziario è tenuto a conservare i documenti per almeno dieci anni a 

contare dalla cessazione della relazione d’affari o dalla conclusione della transa-

zione (cpv. 3). L'art. 305ter CP vuole garantire la raccolta di informazioni suscet-

tibili di facilitare le inchieste penali sull’origine dei fondi. Tale raccolta deve per-

mettere alle autorità, in particolare a quelle di perseguimento penale, di ricosti-

tuire il puzzle di transazioni finanziarie e di risalire più facilmente sino ai “cervelli” 

delle organizzazioni finanziarie. A tal fine l'intermediario finanziario deve conser-

vare una traccia scritta dell'identità dei propri clienti e degli aventi diritto 

- 28 - 

economico dei conti, in modo da poter comunicare tali informazioni alle autorità 

competenti in caso di richiesta. L'obbligo di documentazione concretizza il dovere 

di identificazione e la sua inosservanza costituisce una violazione dell'art. 305ter 

cpv. 1 CP (DTF 136 IV 127 consid. 3.1.3.2). 

2.3 Secondo la giurisprudenza, chi non identifica l’avente diritto economico sebbene 

abbia dato prova di tutta la diligenza richiesta dalle circostanze non è punibile 

(DTF 134 IV 307 consid. 2.5). La punibilità dell’intermediario finanziario è pure 

esclusa se questi compie delle verifiche insufficienti, ma se malgrado tutto iden-

tifica correttamente l’avente diritto economico (sentenza del TF 6B_729/2010 

dell’8 dicembre 2011, consid. 3.1; DTF 136 IV 127, consid. 3.1.3.2; DTF 129 IV 

329 consid. 2.5, in quest’ultima sentenza si evoca ad ogni modo la possibilità di 

realizzazione di un reato impossibile, laddove l’autore accetta deliberatamente 

l’indicazione di un avente diritto economico che crede errata ma che, in realtà, è 

quella corretta, cfr. consid. 2.6). 

2.4 L’obbligo di identificazione sorge con la conclusione di una relazione d’affari e 

perdura fino al termine della stessa. L’operatore finanziario, che nell’ambito di 

una duratura relazione d’affari compie atti di gestione senza accertarsi dell’iden-

tità dell’avente economicamente diritto, agisce in modo permanentemente con-

trario al diritto. In questo caso, la carente diligenza in operazioni finanziarie si 

configura come un reato permanente (DTF 134 IV 307 consid. 2.4; sentenza del 

TF 6B_188/2008 del 26 agosto 2008 consid. 3.3). 

2.5 Sotto il profilo soggettivo, il reato presuppone l'intenzione, perlomeno nella forma 

del dolo eventuale, non invece la negligenza. In quanto reato intenzionale, la 

fattispecie esige che l'autore conosca i presupposti effettivi dell'obbligo d'identifi-

cazione – tra cui sapere di appartenere a una categoria sottoposta all’obbligo di 

identificazione e di dover provvedere al riguardo in quella situazione concreta – 

e la possibilità di agire. Secondo le regole generali, la norma penale colpisce 

però anche chi trascura scientemente i suoi doveri, chi scientemente non vuole 

vedere. È irrilevante se l'autore ritenga che i valori di cui si tratta siano stati ille-

galmente o legalmente ottenuti (FF 1989 II 837 pag. 866). L'agente deve, per-

tanto, almeno prospettarsi ed accettare l'eventualità di non avere identificato cor-

rettamente l'avente economicamente diritto dei valori patrimoniali. L'intenzione 

può essere ammessa quand'egli non prende le misure destinate a chiarire l'iden-

tità che un intermediario finanziario diligente avrebbe preso sulla base delle cir-

costanze concrete (DTF 136 IV 127 consid. 3.1.1; 125 IV 139 consid. 4; sentenza 

del TF 6B_140/2010 del 16 aprile 2010 consid. 3.1; 6B_189/2008 del 26 agosto 

2008 consid. 3.2; sentenza n. 17.2013.104-126 del 10 luglio 2014 della Corte di 

appello e di revisione penale del Cantone Ticino consid. 9; CASSANI, op. cit., n. 

24 ad art. 305ter CP; PIETH, op. cit., n. 29 ad art. 305ter CP). L'obbligo è assoluto 

- 29 - 

e vige in astratto. Nondimeno, appena la conoscenza del cliente diretto o del vero 

mandante induca a presumere che i valori patrimoniali sono di origine criminosa, 

l'operatore finanziario deve astenersi da qualsiasi transazione, pena l'incrimina-

zione per riciclaggio intenzionale (FF 1989 II 837 pag. 866). 

2.6 Giusta l’art. 13 CP, chiunque agisce per effetto di una supposizione erronea delle 

circostanze di fatto è giudicato secondo questa supposizione, se gli è favorevole; 

se, tuttavia avesse potuto evitare l’errore usando le debite precauzioni, l’autore 

è punibile per negligenza qualora la legge reprima l’atto come reato colposo. In 

generale, l’errore è un vizio della volontà, che incide sul processo formativo della 

stessa, fuorviandola. Si sostanzia in una falsa rappresentazione della realtà. L’er-

rore può cadere su una circostanza di fatto, dando luogo all’errore di fatto, ovvero 

su una circostanza di diritto, determinando un errore di diritto. Non si trova però 

in situazione di errore la persona che decide volontariamente di “non sapere”. 

Chi sa di non sapere non commette nessun errore (DTF 135 IV 12 consid. 2.3.1). 

Non è tuttavia possibile concludere che l'autore ha preso in considerazione e 

accettato di commettere, ad esempio, una falsità ideologica in documenti, senza 

esaminare ciò che egli sapeva. Tra gli elementi da cui è possibile dedurre che 

l'agente ha preso in considerazione il reato figurano l'importanza dell'esposizione 

a pericolo di interessi altrui, il rischio concreto che l'evento si realizzi nonché i 

moventi dell'autore (DTF 135 IV 12, consid. 2.3.3). 

3. In primo luogo, va rimarcato che – come già menzionato (cfr. supra consid. 

I.6.3.3.1) e contrariamente a quanto sollevato dalla difesa – oggetto del rinvio e 

quindi di esame in questa sede non è unicamente il filone B., ma pure quello 

relativo a H3., non avendo il Tribunale federale effettuato alcuna distinzione tra i 

due. 

4. In concreto è pacifico che – come rettamente esposto dai giudici di prime cure ai 

consid. V.5 e V.6, a cui si rinvia ex art. 82 cpv. 4 CPP – le società I. SA – di cui 

l’imputato era presidente con firma individuale – e G. SA – di cui era membro del 

consiglio di amministrazione con firma individuale –, e per esse l’imputato, rien-

trano nella definizione di intermediari finanziari ai sensi dell’art. 2 cpv. 3 LRD, ed 

erano quindi sottoposti agli obblighi derivanti dalla LRD; così come che svolge-

vano la loro attività a titolo professionale. Di conseguenza l’imputato rientra nella 

cerchia degli autori del reato di cui all’art. 305ter cpv. 1 CP. Non contestato è pure 

che tra l’imputato (e le sue società) e D., B., H3. così come H1. sussistevano 

delle relazioni d’affari (cfr. sentenza SK.2022.2 consid. V.7). Nell’ambito di tali 

relazioni d’affari l’imputato – agendo quale intermediario finanziario, quindi a ti-

tolo professionale – ha in particolare aiutato a trasferire valori patrimoniali altrui, 

come qui in seguito esposto.  

- 30 - 

4.1 Con l’atto d’accusa vengono in particolare imputati trasferimenti su relazioni ban-

carie e prelevamenti in contanti, effettuati dall’imputato stesso rispettivamente 

dalla sua collaboratrice, su suo incarico (inc. SK.2017.44 pag. 129.930.050). 

L’aiuto prestato dall’imputato non è di fatto contestato dalla difesa, la quale fa 

piuttosto valere che non vi sarebbe alcuna violazione del dovere di diligenza. 

L’istanza precedente ha passato in rassegna i singoli atti rimproverati, ritenendo 

per tutti i capi d’accusa – al di fuori di tre (n. 1.2.1.2.14, 1.2.1.2.24, 1.2.1.2.27) – 

dato il presupposto del prendere in custodia rispettivamente aiutare a collocare 

o a trasferire valori patrimoniali altrui. Le sue conclusioni – qui di seguito rias-

sunte, e a cui si rinvia integralmente ex art. 82 cpv. 4 CPP (cfr. sentenza 

SK.2022.2 consid. V.8) – non possono che essere confermate.  

4.1.1 Per quanto concerne il filone B., l’imputato ha dapprima aperto la rubrica B. sul 

conto intestato alla sua società G. SA presso II. SA, al momento dell’apertura 

della rubrica egli era membro con firma individuale di tale società. L’ordine di 

trasferimento dei valori patrimoniali fa seguito all’istruzione data alla I. SA e fir-

mata da D. È stato inoltre l’imputato a fornire alla banca le indicazioni circa l’ori-

gine dei fondi (“rimborso prestito erogato dal BO”) e il loro utilizzo, rendendo plau-

sibile l’operazione. Pacifico è quindi che egli ha prestato il proprio aiuto sia 

nell’apertura della rubrica B., sia nel trasferimento dei fondi da O. Ltd. alla rubrica 

che ha preso in custodia su un conto intestato alla sua società (capo d’accusa 

1.2.1.2.6; cfr. sentenza SK.2022.2 consid. V. 8.1.1). 

Da tale conto sono poi stati effettuati molteplici prelevamenti in contanti, uno per-

sonalmente dall’imputato e altri quattro dalla sua assistente, da lui incaricata 

(capi d’accusa 1.2.1.2.7., 1.2.1.2.8, 1.2.1.2.10, 1.2.1.2.11, 1.2.1.2.12). L’imputato 

stesso ha indicato di avere effettuato rispettivamente di avere incaricato la sua 

collaboratrice di effettuare tali prelevamenti su richiesta di B., in quanto quest’ul-

timo non aveva potere di firma sul conto e non poteva quindi dare disposizioni 

(inc. SK.2017.44 pag. 129.930.050 seg.) e di avere poi consegnato il denaro a 

B. Anche in tal caso egli ha quindi prestato il proprio aiuto a movimentare (prele-

vare) i valori patrimoniali. Stesso dicasi per il capo d’accusa 1.2.1.2.9, in cui viene 

rimproverato all’imputato di avere consegnato CHF 20'000.-- a B., importo che 

l’imputato aveva prima fatto prelevare in contanti dalla sua collaboratrice, al fine 

di consegnarlo al notaio avv. CCC. quale caparra dell’immobile a Chiasso. Anche 

in detta operazione vi è un contributo alla movimentazione dei fondi da parte 

dell’imputato (cfr. sentenza SK.2022.2 consid. V. 8.1.2). 

Sempre dalla rubrica B. sono poi stati bonificati CHF 372'703.25 a favore del 

conto in franchi n. 6a intestato a B. presso NN. SA (capo d’accusa 1.2.1.2.13). 

L’ordine di bonifico è firmato dal qui imputato per G. SA (MPC pag. 7.6.3.7.3). 

- 31 - 

Pure per questa movimentazione vi è quindi stato un aiuto dell’imputato nell’ese-

cuzione del bonifico (cfr. sentenza SK.2022.2 consid. V.8.1.3). 

Vi è poi il trasferimento di EUR 60'000.-- mediante bonifico a debito del conto 

EUR n. 6b intestato a B. presso NN. SA a favore di un conto intestato alla società 

N. SA, di cui l’imputato era amministratore unico, e facente parte di un importo 

complessivo di EUR 100'000.-- trasferito sul predetto conto intestato alla N. SA 

in base all’ordine di trasferimento firmato da B. (capo d’accusa 1.2.1.2.15), e il 

susseguente trasferimento di tale importo alla società EEE. srl, Roma (capo d’ac-

cusa n. 1.2.1.2.16). L’imputato ha dichiarato che si trattava di un finanziamento 

che B. aveva fatto in favore della EEE. srl – società che B. aveva ceduto ai figli 

–, avvenuto tramite N. SA, allo scopo di non far figurare il nome di B. in Italia 

(MPC pag. 12.01.0031 segg.). In seguito, ha invece riferito che i fondi pervenuti 

sul conto intestato a N. SA erano di B., e più precisamente quelli ricevuti dalla 

società GGG., riconducibili ai figli di quest’ultimo (MPC pag. 13.02.0361). Come 

già indicato dai giudici di prime cure, dal documento denominato “Rapporto 

d’identificazione del cliente o dell’avente diritto economico” redatto da Banca MM. 

con riferimento al conto intestato alla N. SA, emerge in particolare che tale so-

cietà era utilizzata dalla I. SA per operazioni fiduciarie per conto dei suoi clienti 

(MPC pag. 07.05.05.03.0002; sentenza SK.2022.2 consid. V. 8.3). Come retta-

mente ritenuto dalla prima Corte l’imputato, nella sua veste di intermediario fi-

nanziario della I. SA, ha quindi in questo caso aiutato B. a trasferire il menzionato 

importo, mettendogli a disposizione una sua società di servizi, la N. SA (cfr. sen-

tenza SK.2022.2 consid. V.8.3.3). Alla luce di ciò nulla cambia il fatto che – come 

sollevato dalla difesa – l’ordine di pagamento è firmato personalmente da B. e 

che non vi sarebbe prova che l’ordine di trasferimento sia stato emesso dall’im-

putato, non provando la procura a favore della I. SA alcunché (CAR 

pag. 5.200.047). L’imputato, per sue stesse dichiarazioni, ha infatti, ad ogni 

modo, preso temporaneamente in custodia detti valori patrimoniali, sul conto 

della società sempre a lui riconducibile, N. SA, per poi trasferirli all’EEE. Srl. 

4.1.2 Per quanto concerne invece il filone H3., si rileva che i documenti di apertura del 

conto a lui intestato presso Banca MM., sono stati sottoscritti dallo stesso H3., 

quale titolare e avente diritto economico, nonché dall’imputato quale consulente 

(MPC pag. 07.05.02.03.0002 segg.). La I. SA, e per essa l’imputato, aveva una 

procura amministrativa per gestori patrimoniali. Detto conto è stato alimentato da 

quattro bonifici provenienti dal conto HH. (capi d’accusa 1.2.1.2.18, 1.2.1.2.19, 

1.2.1.2.22, 1.2.1.2.25) sottoscritti da D. L’imputato ha dichiarato di avere di-

scusso con D. e H3. la possibilità di rendere gli averi del conto Q. tax compliant, 

e di avere quindi discusso del trasferimento in Svizzera da parte di H3., separan-

dosi fittiziamente dalla moglie, la quale gli avrebbe poi fatto una donazione (inc. 

SK.2017.44 pag. 129.930.51 seg; TPF pag. 131.731.27 seg; CAR 

- 32 - 

pag. 5.300.031 e 033 seg.). L’imputato stesso ha affermato di avere assistito D. 

a trasferire gli averi a favore del marito (MPC pag. 13.02.0362-0365 e 0368). A 

giusta ragione la prima Corte ha quindi ritenuto che l’imputato, nella sua veste di 

intermediario finanziario della I. SA, ha prestato aiuto sia nell’apertura del conto 

sia nel trasferimento degli averi patrimoniali (cfr. sentenza SK.2022.2 consid. V. 

8.4.1 segg.).  

Tali averi sono poi stati in parte (almeno CHF 1'080'000.--) utilizzati per l’acquisto 

dell’immobile a Chiasso, e versati pertanto su un conto intestato al notaio 

avv. CCC. (capo d’accusa 1.2.1.2.20). Dalla documentazione bancaria emerge 

in particolare un documento verificato dalla Banca in cui è indicato “La transa-

zione è comprensibile e plausibile. La stessa è stata confermata dal GPE I. SA – 

Chiasso che gestisce la relazione” (MPC pag. 07.05.02.06.0008). Alla luce di 

quanto precede è da ritenere che anche in questo caso l’imputato ha prestato il 

proprio aiuto nel trasferimento di detto importo, rendendo plausibile l’operazione 

alla banca (cfr. sentenza SK.2022.2 consid. V.8.4.2.2). 

4.1.3 Tenuto conto di quanto precede è da ritenere che l’imputato ha in particolare 

preso in custodia e aiutato B. rispettivamente H3. a collocare e trasferire valori 

patrimoniali per tutti i capi d’accusa summenzionati, ciò che rientra senz’altro nel 

campo di applicazione dell’art. 305ter cpv. 1 CP.  

4.2 È quindi ora da esaminare se l’imputato si sia accertato con la diligenza richiesta 

dalle circostanze dell’avente economicamente diritto. 

4.2.1 Come detto, oggetto della presente procedura, e quindi sottoposti all’esame della 

carente diligenza, sono i capi d’accusa ancora in discussione a partire dal 1.2.2.6, 

quindi a far tempo 6 agosto 2012, data in cui una parte dei soldi sono stati tra-

sferiti dal conto O. Ltd., Dubai, alla rubrica B. presso la banca II. SA. Se da un 

lato è vero – come sollevato dalla difesa – che per le transazioni precedenti l’im-

putato è stato assolto dal reato di riciclaggio di denaro e che esse non sono og-

getto di esame in questa sede, è senz’altro necessario contestualizzare ed esa-

minare anche con quale tipo di conoscenza l’imputato è arrivato prima di effet-

tuare le operazioni rimproverategli. Gli elementi menzionati dalla prima Corte – e 

ribaditi anche dal MPC – quali campanelli di allarme, che avrebbero dovuto far 

quantomeno sorgere dei dubbi sul reale beneficiario economico, non possono 

quindi non venire considerati.  

Già si è detto che con la sentenza di rinvio, è stato accertato che i valori patrimo-

niali sul contro Q. e quindi quelli successivamente confluiti sulla rubrica B. rispet-

tivamente sul conto intestato a H3. erano in realtà di H1. e H2. (cfr. sentenza del 

TF 6B_838/2018 consid. 3.2.3). Lo stesso Tribunale federale ha inoltre rilevato 

- 33 - 

che gli elementi evocati dalla Corte penale nella sentenza SK.2017.44 avrebbero 

sicuramente dovuto interrogare in merito alla reale titolarità dei valori patrimoniali 

(sentenza del TF 6B_838/2018 consid. 3.3.3). Tra questi va in primo luogo rimar-

cata l’anomalia del fatto che la titolare del conto, D., avrebbe perso le tracce di 

un proprio conto con un ingente importo di oltre CHF 1.5 milioni – che, secondo 

il racconto dell’imputato, deriverebbero dal padre, e meglio dalla vendita del Caffè 

FF. (CAR pag. 5.300.017; SK.2017.44 pag. 129.930.046 seg.; TPF 

pag. 131.731.010 seg.) – e per anni non se ne è interessata. Lo stesso imputato 

ha dato atto che era una situazione particolare (TPF pag. 131.731.012). Vi è poi 

il fatto che D. si è presentata dall’imputato, per rintracciare tale conto, accompa-

gnata da più persone, che nulla avevano a che fare con i presunti valori patrimo-

niali ricevuti dal padre. L’imputato ha dichiarato di non avere ritenuto strano il 

fatto che D. si sia presentata all’incontro – per discutere di valori patrimoniali ri-

cevuti dal padre – con più persone, in quanto capitava spesso, e che era comun-

que sempre D. a parlare durante gli incontri, la quale era la persona più formata 

essendo una ragioniera (CAR pag. 5.300.016 seg. e 027; TPF pag. 131.731.013; 

SK.2017.44 pag. 129.930.042). Sulla base dei fatti accertati dall’Alta Corte – e 

meglio che i soldi erano di H1. e H2. – risulta per questa Corte poco credibile che 

fosse D. a prendere la parola, trattandosi di valori patrimoniali non suoi. La stessa 

D. e B. hanno poi dichiarato che a parlare erano gli uomini (MPC 

pag. 13.04.0041; MPC pag. 13.05.0026 e 0030 seg.; SK.2017.44 

pag. 129.930.026; MPC pag. 13.03.0003). A tal proposito, considerato quanto 

accertato dall’Alta Corte, risultano più credibili questi ultimi rispetto all’imputato. 

Con particolare riferimento alla credibilità di B. – contestata dall’imputato a fronte 

dei cambiamenti di versione – si rileva che secondo la giurisprudenza, le dichia-

razioni di una persona non devono essere scartate unicamente perché appaiono 

contraddittorie; spetta al giudice ritenere, senza arbitrio, la versione che consi-

dera più convincente e motivare la sua decisione (sentenza del TF 

6B_1490/2022 del 1° luglio 2024 consid. 3.1.2). Per questa Corte, non vi è mo-

tivo per non ritenere credibili le dichiarazioni di B. fatte a proprio discapito, e ciò 

a maggior ragione quando, a sostegno delle sue dichiarazioni, vi sono pure ulte-

riori elementi. Altro elemento singolare è poi il fatto che sono stati fatti confluire 

valori patrimoniali riconducibili a tre persone diverse su un unico conto, così come 

che i premi assicurativi delle polizze – riconducibili a H1. e H2. – erano stati pagati 

attraverso il conto Q. La tesi dell’imputato, secondo cui egli credeva che D. fosse 

la beneficiaria in vita delle polizze e quindi si sarebbe trattato di soldi riconducibili 

unicamente a quest’ultima (CAR pag. 5.300.025 seg.; TPF pag. 131.731.016 

seg.; SK.2017.44 pag. 129.930.046; MPC pag. 13.02.0034), non è credibile e 

nemmeno trova riscontro agli atti. Innanzitutto, si evidenzia che lo stesso impu-

tato ha, ancora in questa sede, confermato di non avere mai visto le polizze as-

sicurative (CAR pag. 5.300.025 seg.). Nell’interrogatorio d’appello, ha dichiarato 

di non ricordare se gli fosse stato comunicato che D. era la beneficiaria in vita o 

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se fosse una sua deduzione (CAR pag. 5.300.025). In prima istanza e anche 

dinnanzi al MPC aveva invece lasciato intendere di averlo dedotto dal solo fatto 

che quest’ultima pagava i premi (TPF pag. 131.731.017; MPC pag. 13.02.0035; 

MPC pag. 13.02.0089). Di particolare rilevanza è inoltre il fatto che è stato H1. a 

essersi personalmente rivolto all’imputato per il ritrovamento e il riscatto antici-

pato della polizza, e non D. Se quest’ultima fosse stata la beneficiaria in vita, 

sarebbe toccato a lei riscattarle. A ciò si aggiunge che, dal momento in cui la 

consulente KK. di EE. SA ha chiesto ragguagli all’imputato in merito al riscatto 

delle polizze, chiedendo precisazioni sulla causale da inserire nel pagamento, 

così come un giustificativo riguardo il beneficiario del pagamento (O. Ltd.), e il 

legame tra H1. e O. Ltd., indicando inoltre che anche per la pratica del fratello, 

H2., necessitavano del medesimo giustificativo (MPC pag. 13.02.0049; MPC 

pag. 12.04.0030), egli non poteva non sapere che le polizze, confluite sul conto 

O. Ltd., erano due e riconducibili ai fratelli H. e non a D. A tal proposito è in 

particolare da evidenziare l’e-mail del 6 giugno 2012 di KK. all’imputato, con cui 

chiedeva copia di un documento attestante tale relazione, in cui è indicato “[…] 

A questo punto, visto che il mio collega dovrà vedere i