# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 95bc8385-f377-52c9-a4f0-e41c992d4d6e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.12.1998 52.1998.230
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-230_1998-12-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00230

   

  	
  Lugano

  14 dicembre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  25 agosto 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 5 agosto 1998 (n. 3547) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 9 giugno 1998
  del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, in materia di
  mancato rinnovo (recte: revoca) del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    2 settembre 1998 del Dipartimento
delle istituzioni, Sezione degli stranieri,

-    3 settembre 1998 del Servizio dei
ricorsi del Consiglio di Stato;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Dal 1993 al 1994 __________,
cittadino italiano, è stato posto al beneficio di diversi permessi di lavoro
per confinanti. Il __________ si è sposato davanti all'Ufficiale dello stato
civile di __________ con __________, cittadina germanica domiciliata in
Svizzera dal 1982. A seguito del matrimonio egli ha ottenuto un permesso di dimora,
in seguito regolarmente rinnovato, con prossima scadenza fissata al 22 febbraio
1999.

 

 

                                  B.   Il 20 maggio 1998 __________
ha chiesto la modifica dell'indirizzo figurante sul suo permesso. Il 9 giugno
1998 la Sezione degli stranieri gli ha revocato il permesso di dimora, perché
viveva separato dalla moglie straniera, con la conseguenza che la condizione
per cui egli aveva ottenuto il diritto al permesso (ricongiungimento famigliare)
era venuta a mancare. La decisione è stata emanata in virtù degli art. 4, 9,
12, 16 e 17 LDDS, 8 ODDS.

Il 6 luglio 1998 si è svolto davanti al Pretore del Distretto
di Lugano - sez. 6 - il tentativo di conciliazione ex art. 421 CPC tra i
coniugi __________, che ha avuto esito negativo.

 

 

                                  C.   Con giudizio 5 agosto 1998
il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo
l'impugnativa contro di essa interposta da __________, rappresentato dalla
datrice di lavoro __________.

In sostanza, il Governo cantonale ha ritenuto che lo
straniero era stato posto al beneficio di un permesso di dimora al fine di
vivere con la moglie; la separazione intervenuta ed ammessa dallo stesso
interessato aveva fatto pertanto venir meno il presupposto che a suo tempo
aveva giustificato il rilascio del permesso in applicazione dell'art. 17 cpv. 2
LDDS. L'Esecutivo cantonale ha pertanto considerato legittima la decisione impugnata.

 

Pendente il ricorso, l'interessato è stato autorizzato ad
esercitare l'attività di commis de rang presso la __________ di __________ dal
1° agosto al 31 ottobre 1998.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronunzia
di revoca il soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento.

In estrema sintesi, egli sostiene di essersi nel frattempo
riconciliato con la moglie e di aver ripreso la vita in comune. Postula che in
caso di irricevibilità, il gravame venga trasmesso all'autorità di prime cure
affinché lo tratti quale istanza di revisione.

 

 

                                  E.   Il Consiglio di Stato e la
Sezione degli stranieri si oppongono all'accoglimento dell'impugnativa con
argomentazioni che saranno riprese - ove occorresse - nei considerandi che seguono.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è
data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate
con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett.
a della Legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone
straniere, dell'8 giugno 1998).

 

1.2. Giusta l'art. 100 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia
degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non
è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la
legislazione federale non conferisce alcun diritto.

Nel caso di specie non occorre tuttavia accertare se il
ricorrente ha diritto al rilascio di un permesso, poiché a ben guardare la
controversa decisione 9 giugno 1998 adottata dalla Sezione degli stranieri si
configura alla stregua di una vera e propria revoca del permesso valido sino al
22 febbraio 1999 che __________ deteneva in quel momento. Posto che per prassi
costante contro questo genere di provvedimenti è proponibile ricorso di diritto
amministrativo al Tribunale federale (art. 101 lett. d in relazione con l'art.
100 lett. b n. 3 OG; DTF inedito 12 marzo 1998 in re E. M. consid. 2b e
rinvii), anche la competenza di questo Tribunale a statuire in merito
all'impugnativa inoltrata dall'insorgente è certamente data.

 

1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm)
e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm),
è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti -
integrati dal richiamato incarto relativo al tentativo di conciliazione dei
coniugi __________ pendente presso la Pretura del Distretto di Lugano sezione 6
-, senza procedere ad accertamenti istruttori (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. L'art. 17 cpv. 2 LDDS
prevede che lo straniero sposato con una persona in possesso del permesso di
domicilio ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora fintanto
che i coniugi vivono insieme, ovvero formano una comunione domestica effettiva
e realmente vissuta.

Nel messaggio del Consiglio federale tale esigenza è stata
esplicitata nel senso che, affinché vi sia il diritto a un permesso di dimora,
è necessario che la comunità coniugale esista sia giuridicamente che di fatto
(cfr. relativamente all'art. 5a del Messaggio, il cui testo, per quanto qui
interessa, è uguale a quello dell'art. 17 cpv. 2 LDDS, FF 1987 III 272 n.
25.21). Con l'adozione dell'art. 17 cpv. 2 LDDS non si è in effetti voluto
impedire in modo assoluto ai coniugi di avere due domicili separati, ma evitare
che uno straniero potesse continuare a beneficiare di un permesso di dimora
sulla base di una relazione matrimoniale di fatto inesistente (cfr. STF 5
febbraio 1993 inedita in re L. consid. 2b con rif.).

 

2.2. Giusta l'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS, il permesso di dimora
può essere revocato quando non venga adempiuta una condizione imposta all'atto
della concessione del permesso; gli impegni assunti dallo straniero nel corso
della procedura di autorizzazione e le dichiarazioni da lui fatte, segnatamente
in merito allo scopo della dimora, si considerano come condizioni impostegli
dall'autorità (art. 10 cpv. 3 ODDS).

 

 

                                   3.   3.1. __________ è stato
condannato il 27 ottobre 1994 dal Presidente delle Assise correzionali di
__________ alla pena di 13 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di 2 anni, siccome ritenuto colpevole di infrazione e contravvenzione
alla LStup, nonché di infrazione alla LDDS. Il conseguente divieto di entrata
in Svizzera pronunciato a seguito di tale condanna penale è stato revocato
dall'Ufficio federale degli stranieri il 23 febbraio 1995 perché l'autorità non
era al corrente che l'insorgente aveva contratto matrimonio il 23 novembre 1994
(v. relativa documentazione agli atti). Egli ha dunque ottenuto - e conservato
- il permesso di dimora proprio in virtù dell'art. 17 cpv. 2 LDDS.

 

3.2. Il 20 maggio 1998 l'interessato ha chiesto la modifica
del proprio permesso alla Sezione degli stranieri, indicando il nuovo indirizzo
di via __________ sempre a __________ e osservando che "mia moglie
__________ rimane in via __________ in quanto siamo separati di fatto".
Tale trasferimento è stato ulteriormente suffragato dalla dichiarazione
allegata del 21 maggio 1998 di __________, proprietario del grotto
"__________" presso il quale __________ ha preso in locazione un mini
appartamento il giorno precedente. A ragione quindi l'autorità di prime cure ha
revocato il permesso allo straniero. Altrettanto correttamente il Consiglio di
Stato ne ha confermato il provvedimento adottato, ritenuto che nell'impugnativa
il ricorrente aveva pure informato a quest'ultima autorità che in seguito alla
separazione egli avrebbe trasferito il suo domicilio in __________.

 

3.3. Il ricorrente, che fa risalire la crisi coniugale
scaturita nella separazione di fatto già ai principi del 1998, sostiene di
essersi ora riconciliato con la moglie e di aver ripreso la vita in comune a
far tempo dal 10 agosto scorso. A tale proposito egli produce una dichiarazione
sottoscritta con la moglie (doc. 3) ed il certificato di dimora del comune di
__________ (doc. 4), entrambi del 21 agosto 1998. A seguito di queste nuove
risultanze, egli postula l'annullamento della decisione impugnata. A torto.

Ai sensi dell'art. 63 cpv. 1 PAmm, con il ricorso si possono
addurre fatti nuovi. Ci si può invero chiedere se il fatto di essere ritornato
a vivere con la moglie non sia stato asserito unicamente per evitare la misura
adottata, e ciò alla luce delle contrarie dichiarazioni rilasciate davanti alle
autorità inferiori e preso atto dell'esito negativo il 6 luglio 1998 del
tentativo di conciliazione esperito davanti al Pretore competente in materia di
divorzio/separazione. Sia come sia, il quesito può rimanere insoluto. Il ricorrente
non ha infatti dimostrato l'asserita ripresa della vita coniugale. L'affermazione
dei coniugi, che sostengono di essere tornati a vivere sotto lo stesso tetto
coniugale dopo un breve periodo di separazione dovuto a temporanei problemi e
incomprensioni, resta infatti semplice dichiarazione di parte, come lo sarebbe
d'altronde l'interrogatorio della moglie che il ricorrente notifica nel proprio
gravame. Del resto, nemmeno il certificato comunale indirizzato al ricorrente
al recapito di via __________ comprova le sue asserzioni. Egli non ha invero
dimostrato - o reso verosimile - di aver precedentemente comunicato
all'autorità comunale di essersi trasferito, nel corso del mese di maggio
precedente, da via __________ in via __________ e di essere ritornato in
seguito presso il proprio recapito coniugale.

Sarebbe stato nel suo proprio interesse raccogliere piuttosto
le dichiarazioni di diverse persone (vicini di casa, amici, ecc.) in grado di
testimoniare sull'effettiva riconciliazione. Va pure rilevato che egli non ha
nemmeno reso verosimile di aver lasciato e tantomeno disdetto la locazione
dell'appartamento di via __________.

Orbene, benché la procedura amministrativa cantonale sia
retta dal principio inquisitorio, va comunque ricordato che, soprattutto
laddove una parte abbia introdotto una domanda nel suo interesse o si trovi in
condizione di meglio conoscere i fatti, la medesima è tenuta a collaborare
attivamente e in modo convincente all'accertamento della fattispecie, fornendo
informazioni convincenti al giudice e indicando i mezzi di prova posti a
sostegno delle sue allegazioni (cfr. STF inedita 23 febbraio 1996 in re C. consid.
4). Ciò che non si è verificato in specie.

 

3.4. Va pure osservato che l'interessato non potrebbe nemmeno
richiamarsi all'art. 8 CEDU. Affinché tale disposizione sia applicabile, è in
effetti necessario che tra lo straniero che richiede un permesso di soggiorno e
una persona della sua famiglia dotata del diritto di risiedere in Svizzera
esista una relazione stretta, che viene effettivamente vissuta (DTF 122 II 1).
Orbene, come testé evidenziato, nella fattispecie in esame il ricorrente non ha
dimostrato che la relazione che lo lega a sua moglie sia ancora intatta. L'art.
8 CEDU è pertanto inapplicabile.

 

 

                                   4.   Stante quanto precede il
ricorso di __________, il quale non invoca nemmeno eventuali difficoltà per
rientrare in Italia, va quindi respinto.

 

 

                                   5.   Tassa di giustizia e spese
seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 8 CEDU; 98a, 100 cpv. 1 lett. b n. 3, 101 lett. d OG; 10 lett. a
LALPS; 9, 17 cpv. 2 LDDS; 8, 10, 16 ODDS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61, 63 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza __________, cittadino italiano, è tenuto a
lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 31 gennaio 1999
annunciando la propria partenza al competente ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese per complessivi fr. 500.– sono poste a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario