# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ba886588-9575-51fe-ae52-93a8450324d2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.10.2010 32.2010.136
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-136_2010-10-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.136

   

  TB

  	
  Lugano

  27 ottobre 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 maggio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 aprile 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                                  A.   RI
1, 1969, nel marzo 2009 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti,
indicando di essere affetta da poliartrite reumatica da una decina di anni e di
essere conseguentemente inabile al lavoro al 100% dal 1995. (doc. 5).

 

                                  B.   Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare un'inchiesta
economica per le persone che si occupano dell'economia domestica (doc. 17), con
decisione del 13 aprile 2010 (doc. A), preceduta da un progetto del 18 febbraio
2010 (doc. 18), l'Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni essendo il
grado d'invalidità dell'assicurata (16%) inferiore al 40%.

                                  C.   Contro
la succitata decisione l'assicurata, rappresentata dall'avv. RA 1, ha formulato
ricorso al TCA il 14 maggio 2010 (doc. I), postulando l'assegnazione di una
rendita intera d'invalidità e contestando che l'autorità competente si sia
limitata a determinarne l'incapacità lavorativa come casalinga anziché
verificare per quale motivo non si sia dedicata al suo sostentamento eseguendo
un'attività lavorativa lucrativa. I referti medici comprovano infatti che,
visti i problemi di salute, la ricorrente non può assumere un lavoro
remunerativo, per cui vive con il padre ed il fratello e si occupa della
gestione della casa, seppure con dei limiti a causa dei suoi impedimenti fisici.

 

                                  D.   Con
la risposta di causa del 10 giugno 2010 (doc. IV) l'Ufficio AI ha proposto di respingere
il ricorso, confermando che l'assicurata è da considerare quale casalinga visto
che, 41enne, non ha mai svolto un'attività lucrativa ed il danno alla salute invalidante
risale al 1995. Inoltre, lei stessa, in occasione dell'inchiesta economica effettuata
dall'assistente sociale, ha affermato che la sua volontà era ed è quella di svolgere
l'attività di casalinga.

 

L'insorgente ha comunicato
di non avere altri mezzi di prova, dato che la documentazione medica agli atti
è esauriente (doc. VI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF H 180/06
del 21 dicembre 2007, STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).

 

nel merito

 

                                   2.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se l'Ufficio AI ha correttamente negato all'assicurata
il diritto ad una rendita d'invalidità.

 

                                   3.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante
durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio.

Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI nella versione in vigore dal 1° gennaio 2008 (5a revisione dell'AI), l'assicurato ha diritto a una rendita se:

a. la sua capacità al guadagno o la sua
capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta
o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili;

b. ha avuto un'incapacità al lavoro
(art. 6 LPGA) almeno del 40 per cento in media durante un anno senza notevole
interruzione; e

c. al termine di questo anno è invalido
(art. 8 LPGA) almeno al 40 per cento.

 

Per l'art. 28 cpv. 2
LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

Il 1° gennaio 2008 è
stato introdotto l'art. 28a LAI concernente la valutazione dell'invalidità.

In virtù dell'art. 28a
cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

Secondo l'art. 28a
cpv. 2 LAI, l'invalidità dell'assicurato che non esercita un'attività lucrativa
ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere
che intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in deroga all'articolo 16
LPGA, in funzione dell'incapacità di svolgere le mansioni consuete.

Se l'assicurato esercita un'attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge,
l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è determinata
secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività
lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte
dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d'invalidità nei
due ambiti (art. 28a cpv. 3 LAI).

 

Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nella DTF 107 V 21
consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità
non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di
una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dall'allora TFA [dal
1° gennaio 2007: TF] con sentenza del
14 luglio 2006, U 156/05, consid. 5).

La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

 

Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174 resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione).

                                   4.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile, poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

Per questo motivo l'art.
8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità,
SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V
136).

A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 prima frase OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le attività artistiche
e di pubblica utilità.

Secondo la prassi
amministrativa, sono incluse anche l'amministrazione di patrimoni e le attività
benevole gratuite, ma non le attività di svago, del tempo libero (N. 3091 delle
Direttive concernenti l'invalidità e la grande invalidità (CIGI), edite dall'UFAS).

 

L'invalidità viene
così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un'inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c). Si paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato
prima della sopravvenienza del danno alla salute con quelle che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).

 

Di regola si presume
che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo
nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire
personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che
si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla
situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si
distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o
altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora
nell'impresa dell'altro.

                                   5.   Al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa.

Ad esempio se l'assicurato
esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere
dell'invalidità e se l'assicurato che non esercita un'attività lucrativa ne
avrebbe esercitata una in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute.
Grande importanza deve essere attribuita all'attività che veniva svolta al
momento dell'intervento del danno alla salute invalidante, specie nel caso in
cui le altre circostanze non hanno subìto modifiche rilevanti sino alla nascita
del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte le circostanze del caso
concreto, segnatamente le condizioni finanziarie, familiari, l'età dell'assicurato,
la sua situazione professionale, le affinità e la personalità dell'assicurato.
A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per
esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del
mancato esercizio di un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità
economica di una simile attività (Meyer-Blaser, Rechtssprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, BG über die IV, 2010, pag. 288).

 

Va ancora rilevato che
il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti
accertare quale sarebbe stata l'attività esercitata dall'assicurato se non
fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120
V 150ss; Meyer-Blaser, op. cit., pag. 288; Blanc, La procédure
administrative en assurance-invalidité, 1999, pag. 190 seg).

 

Va osservato che in
materia di contributi AVS, un assicurato che da anni esercita un'attività
lucrativa il cui carattere lucrativo è dubbioso e la cui importanza economica è
di poco conto e da cui non trae alcun reddito, va considerato come persona
senza attività ex art. 10 LAVS (RCC 1987 pag. 447/488 consid. 4a). In sostanza,
quindi, generalmente un assicurato va considerato senza attività lucrativa se
si mantiene principalmente grazie alla sostanza di cui dispone o dai redditi
della stessa in quanto i redditi da attività lucrativa sono di poco conto o
inesistenti (in argomento, cfr. anche RCC 1986 pag. 540 seg.).

                                   6.   Innanzitutto
occorre rilevare che l'UAI ha proceduto alla valutazione del grado d'invalidità
ritenendo la ricorrente, prima del danno alla salute, persona senza attività
lucrativa ed ha quindi applicato il metodo specifico di calcolo dell'invalidità
(cfr. consid. 4).

 

L'assicurata ha
tuttavia contestato questa conclusione, affermando che è proprio la sua
invalidità fisica ad averle impedito di svolgere un'attività lucrativa ed a
rassegnarsi a fare la casalinga nell'abitazione del padre, con cui, peraltro,
vive. Le malattie che da anni l'affliggono l'hanno impossibilitata a svolgere lavori
che abbiano contatto con generi alimentari e con le persone. La ricorrente si è
così rifugiata nella sua famiglia trascorrendo le giornate a casa "facendo
a mala pena qualche lavoretto di competenza dell'economia domestica. Sia ben
chiaro però che questa fuga dal mondo del lavoro e questo rintanarsi nel
fragile nucleo famigliare non è una scelta ma è una decisione obbligata e
dipendente dall'assoluta impossibilità di trovare una diversa e più opportuna
soluzione. " (doc. I pag. 3).

 

Ora, sulla scorta
della giurisprudenza sopraesposta, il TCA osserva che determinante per
qualificare l'interessata come casalinga o meno è verificare se ella esercitava
un'attività lucrativa prima del danno alla salute.

In specie va ritenuto,
per stessa ammissione dell'assicurata, che l'inabilità lavorativa è sorta nel
1995 (doc. 5/5). Tuttavia, non va dimenticato che la ricorrente è nata nel 1969
e che, dopo avere concluso la scuola dell'obbligo, dal 1984 al 1986 ha svolto due anni di formazione commerciale, senza però terminare gli studi e quindi senza
ottenere né un diploma né una formazione professionale (doc. 9/2).

Dopodiché, ossia dal 1986 in poi, non ha mai svolto nessuna attività lucrativa, eccetto il lavoro di ausiliaria di pulizie
che il medico curante dr. med. __________ ha affermato nel 2009 che l'insorgente
ha esercitato per un mese in estate negli ultimi cinque anni (doc. 10/3).

 

In queste circostanze,
appurato che la ricorrente non esercitava un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e verificato che quindi,
anche in assenza del danno alla salute, l'assicurata non avrebbe esercitato
un'attività lavorativa visto che dal 1986 al 1995 non ha in effetti svolto
alcuna attività remunerativa, questo Tribunale conclude che RI 1 deve essere
considerata come una casalinga, come ritenuto dall'amministrazione e ben
spiegato nella risposta di causa.

Peraltro, non va
dimenticato che l'assicurata medesima ha affermato, ad esplicita domanda
sottopostale dall'assistente sociale in occasione dell'inchiesta domiciliare
dell'11 dicembre 2009 che, se non fosse intervenuto il danno alla salute,
l'insorgente eserciterebbe oggi (comunque) l'attività di casalinga al 100%
(doc. 17/2 punto 1 lett. b, al capitolo "indicazioni dell'assicurata").

 

Visto quanto precede, è
a giusta ragione che l'Ufficio AI l'ha ritenuta casalinga in misura completa. Pertanto,
la censura dell'insorgente di non qualificarla come tale deve essere respinta.

 

Di conseguenza, accertato che la
ricorrente, prima dell'insorgenza del danno alla salute, non esercitava un'attività
lucrativa, non è possibile applicare nei suoi confronti il concetto dell'incapacità
di guadagno poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno.

 

Ne discende che, in applicazione del
cosiddetto metodo specifico, visto che l'invalidità delle
persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica
è stabilita confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora
accessibili al richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una
persona sana, l'invalidità dell'assicurata è da stabilire seguendo
questo metodo e secondo le regole stabilite dalla prassi amministrativa.

 

Infine, il TCA
evidenzia che, contrariamente a quanto ritenuto dalla ricorrente, i disturbi di
cui ella soffre sono comunque presi in considerazione nell'ambito della determinazione
del suo grado di incapacità di guadagno. In effetti, nella valutazione degli impedimenti
dovuti all'invalidità, l'assistente sociale ha tenuto conto delle sue
difficoltà in ognuna delle attività tipiche come casalinga, giungendo così ad
un grado d'invalidità per ognuna di queste attività rispettivamente nel
complesso (cfr. punto 5 dell'inchiesta).

 

                                   7.   Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2004 disponibile in italiano (solo
le versioni in tedesco e francese sono state aggiornate al 1° gennaio 2008 ed
al 1° gennaio 2010) l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di
trattamento in tutta la Svizzera (cfr. N. 3097, corrispondente al N. 3088 della
versione francese e tedesca), ha previsto una nuova ripartizione delle singole
attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo - che nel caso
concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

Più specificatamente,
il N. 3095 (corrispondente al N. 3086 nella versione tedesca e francese)
prevede:

 

"  Di regola, si ammette che i lavori di una persona sana
occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti percentuali della
sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo % 

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti,
  cucinare, apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
                

           10

  	
                

           50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione
  (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre,
  fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti
  (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le
  scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i
  malati, curare le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire
  abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del
tempo libero (N. 3090)."

 

Mentre ai NN. 3096,
3097 e 3098 (rispettivamente NN. 3087, 3088 e 3089 versione tedesca e francese)
si legge ancora:

 

"  Il totale delle attività dev'essere sempre del 100%
(Pratique VSI 1997 p. 298).

 

Di
norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e la valutazione dei singoli
compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di
trattamento a livello svizzero ed offrono un margine per una valutazione realistica
dei singoli casi. Un'altra valutazione può essere applicata soltanto in caso di
divergenze molto forti dallo schema (RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti
vanno sottoposti all'UFAS con una proposta.

In
virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una persona deve contribuire per quanto
ragionevolmente possibile a migliorare la propria capacità lavorativa (p. es.
metodo di lavoro confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici
adeguati N. 1048 e 3045 segg.). Essa deve ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere
all'aiuto dei membri della sua famiglia, nella misura abituale. Se non adotta
questi provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto,
al momento della valutazione dell'invalidità, della diminuzione della capacità
di lavoro nell'ambito domestico.".

 

Con sentenza non
pubblicata 22 agosto 2000 (I 102/00), l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha avuto modo di confermare la legittimità di queste direttive,
siccome il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

 

Il TFA ha inoltre già
avuto modo di stabilire che la determinazione dell'invalidità di persone
occupate nell'economia domestica si deve basare su un'inchiesta effettuata sul
posto dai servizi sociali e ha sottolineato che - in linea di massima e senza
valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle
inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di
collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste
(AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC 1984 p.
143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4). Un intervento da
parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata
dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente
erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 del 11 agosto 2003, consid. 2).

Se, tuttavia, non è
possibile determinare con sufficiente certezza che l'impedimento è
effettivamente dovuto all'invalidità, nella misura in cui l'incapacità di
lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva
(Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144 consid.
5).

 

Nella
surrichiamata DTF 128 V 93 il TFA, a proposito del valore probatorio di un
rapporto d'inchiesta dell'Ufficio AI, ha rilevato:

 

" 
(…)

    4.- Die in Art. 69 Abs. 2 IVV vorgesehene Abklärung
an Ort und Stelle ist die geeignete Vorkehr für die Ermittlung des
Betreuungsaufwandes. Für den Beweiswert eines entsprechenden Berichtes sind -
analog zur Rechtsprechung zur Beweiskraft von Arztberichten gemäss BGE 125 V 352 Erw. 3a mit
Hinweis - verschiedene Faktoren zu berücksichtigen. Es ist wesentlich, dass als
Berichterstatterin eine qualifizierte Person wirkt, welche Kenntnis der
örtlichen und räumlichen Verhältnisse sowie der aus den seitens der Mediziner
gestellten Diagnosen sich ergebenden Beeinträchtigungen und Behinderungen der
pflegebedürftigen Person hat. Weiter sind die Angaben der die Pflege Leistenden
zu berücksichtigen, wobei divergierende Meinungen der Beteiligten im Bericht
aufzuzeigen sind. Der Berichtstext schliesslich muss plausibel, begründet und
detailliert bezüglich der einzelnen, konkret in Frage stehenden Massnahmen der
Behandlungs- und Grundpflege sein und in Übereinstimmung mit den an Ort und
Stelle erhobenen Angaben stehen. Trifft all dies zu, ist der Abklärungsbericht
voll beweiskräftig. Das Gericht greift, sofern der Bericht eine zuverlässige
Entscheidungsgrundlage im eben umschriebenen Sinne darstellt, in das Ermessen
der die Abklärung tätigenden Person nur ein, wenn klar feststellbare
Fehleinschätzungen vorliegen.

Das gebietet insbesondere der Umstand, dass die
fachlich kompetente Abklärungsperson näher am konkreten Sachverhalt ist als das
im Beschwerdefall zuständige Gericht. Obwohl von zentraler Bedeutung für die
Beurteilung des Anspruchs auf Beiträge an die Hauspflege und im Hinblick auf
die Beweiswürdigung regelmässig zumindest wünschenswert, besteht an sich keine
strikte Verpflichtung, die an Ort und Stelle erfassten Angaben der versicherten
Person (oder ihrem gesetzlichen Vertreter) zur Durchsicht und Bestätigung
vorzulegen. Nach Art. 73bis Abs. 1 IVV genügt es, wenn ihr im Rahmen des Anhörungsverfahrens
das volle Akteneinsichtsrecht gewährt und ihr Gelegenheit gegeben wird, sich zu
den Ergebnissen der Abklärung zu äussern (vgl.-generell- BGE 125 V 404 Erw. 3,
bei Abklärung der gesundheitlichen Behinderung der im Bereich der
Haushaltführung tätigen Personen nach Art. 27 IVV: Urteil S. vom 4. September 2001, I 175/01).".

 

Il TFA ha inoltre
precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima sull'ammissibilità
delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se le indicazioni
dell'assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti medici
(AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa M. J.
V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una presa di posizione da
parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole mansioni accertate in
sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla valutazione di
impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da considerarsi in ogni
caso necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA I 681/02
dell'11 agosto 2003 e STFA I 685/02 del 28 febbraio 2003).

 

                                   8.   Nella
fattispecie l'Ufficio AI, appurata la necessità di procedere ad una valutazione
secondo il metodo specifico (doc. 14), il 10 settembre 2009 (doc. 16) ha
incaricato l'assistente sociale di esperire un'inchiesta economica per le
persone che si occupano dell'economia domestica. La valutazione dell'incapacità
dell'assicurata in ambito domestico mediante la relativa inchiesta economica è
sfociata nel rapporto del 3 febbraio 2010 (doc. 17) il quale, sulla base degli
accertamenti effettuati e attentamente ponderati alla luce delle osservazioni
dei medici curanti __________ (doc. 10/1-3) e __________ (doc. 12) nonché del
medico SMR __________ (doc. 14), dopo aver fissato gli impedimenti in ogni
singola mansione ha stabilito una limitazione complessiva del 16%.

In particolare, l'assistente
sociale ha accertato:

 

" 
(…)

5.   ATTIVITÀ - descrizione degli impedimenti dovuti all'invalidità

 

5.1 Conduzione dell'economia domestica

 

	
  pianificazione, organizzazione, ripartizione del
  lavoro, controllo

  	
  importanza assegnata

  	
   

  5

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  0

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  0%

  

 

Nessun impedimento

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione dei pasti, pulizia della cucina, riserve

  	
  importanza assegnata

  	
   

  45

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  20

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  9%

  

 

È generalmente il fratello, cuoco di professione, ad
occuparsi della preparazione dei pasti quotidiani; altrimenti lo fa l'assicurata
stessa, senza problemi di rilievo. La collaborazione dei familiari è comunque
richiesta per quelle operazioni dove è necessaria una presa di forza con le
mani: sollevare pentole troppo pesanti, aprire barattoli e bottiglie ecc. La
signora RI 1 apparecchia-sparecchia lentamente (delle volte le cadono le cose
dalle mani) e si occupa del quotidiano riassetto della cucina tutto in una
volta.

Per evitare di sollecitare troppo le articolazioni, si
occupa delle pulizie a fondo del locale cucina dividendo il lavoro su diversi
giorni.

 

Considerata l'esigibilità della collaborazione dei
familiari, valuto nella misura del 20% considerando il maggior impiego di tempo

 

 

5.3 Pulizia dell'appartamento

 

	
  rispolvero, pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare
  i letti, ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  20

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  20

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  4%

  

 

Dividendo il lavoro su l'intera settimana, riesce
tuttora ad occuparsi delle pulizie della casa: se sollecita troppo le
articolazioni, i dolori aumentano.

Il padre ed il fratello riordinano i propri letti
quotidianamente; l'assicurata si fa carico del totale cambio delle lenzuola,
senza problemi particolari (i materassi sono leggeri).

Munitasi di una speciale spazzola, la signora RI 1
riesce tuttora ad occuparsi della pulizia dei vetri dividendo il lavoro su
diversi giorni.

Si occupa personalmente anche delle pulizie stagionali,
dividendo il lavoro su diversi giorni; alla necessità chiede la collaborazione
del fratello per alcune attività pesanti.

 

L'assicurata mantiene tuttora una buona autonomia nelle
attività qui trattate. Considerata l'esigibilità della collaborazione dei
familiari, valuto nella misura del 20% la percentuale degli impedimenti tenendo
conto del maggior impiego di tempo

 

5.4 Spesa e acquisti diversi

 

	
  compresi pagamenti, trattative assicurazioni e
  rapporti ufficiali 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  10

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  10

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  1%

  

 

Munitasi di una borsa con rotelle (per evitare il
trasporto dei pesi) riesce ad occuparsi della spesa, raggiungendo a piedi il
vicino supermercato (è priva di patente di guida). Per la spesa settimanale,
può contare sulla collaborazione della zia che oltre ad accompagnarla in auto,
l'aiuta nel trasporto degli acquisti troppo pesanti.

La signora RI 1 si occupa della gestione
burocratica-amministrativa di tutta la famiglia senza problemi al riguardo.

 

L'assicurata mantiene tuttora una buona autonomia nelle
attività qui trattate. Considerata l'esigibilità della collaborazione dei
familiari, valuto nella misura del 10% la percentuale degli impedimenti tenendo
conto della limitazione nel trasporto dei pesi

5.5 Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

 

	
  lavare, stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia,
  ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  20

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  10

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  2%

  

 

Ha una lavatrice ad uso personale collocata in cucina;
il fratello si occupa del trasporto delle cesta e l'assicurata del bucato
pratico in sé senza problemi al riguardo.

Riesce ad occuparsi dello stiro dividendo il lavoro su
diversi giorni; segnala comunque un carico lavoro alquanto esiguo (in famiglia
usano generalmente abbigliamento "lava-indossa").

Si occupa tuttora di piccoli rammendi.

 

L'assicurata mantiene tuttora una buona autonomia nelle
attività qui trattate. Considerata l'esigibilità della collaborazione dei
familiari, valuto nella misura del 10% la percentuale degli impedimenti tenendo
conto del maggior impiego di tempo nello stiro.

 

 

5.7 Diversi

 

	
  cura delle piante, giardinaggio, cura degli animali,
  attività di utilità pubblica, creazione artistica, impegno a favore di terzi,
  volontariato 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  0

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  0

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  0%

  

 

Del giardino si è sempre occupato il padre

 

 

	
   

  Valutazione dell'assistente sociale

   

  	
   

  totale delle attività

  	
   

  100%

  	
   

  percentuale di invalidità 

  	
   

  16%

  

 

Chi
esegue i lavori, che a causa della sua invalidità, l'assicurata non può
svolgere personalmente nell'economia domestica?

Indicare
il nome, l'indirizzo, il grado di parentela, genere dei lavori delegati, ore di
lavoro per settimana e salario orario versato

 

·         
I familiari

(…)"

 

L'assistente sociale,
come accennato, ha dunque accertato un impedimento complessivo del 16%, ciò che
costituisce un'in-validità di pari grado.

 

                                   9.   Nel
suo ricorso l'assicurata non contesta le risultanze dell'inchiesta che, va
ribadito, come visto hanno pienamente tenuto conto delle sue limitazioni fisiche
dovute sia al Morbo di Still dell'adulto con manifestazione diffusa
infiammatoria distruttiva specialmente dei polsi bilateralmente (sinovite
cronica), ma anche delle grosse articolazioni, sia alla dermatite eczematosa
diffusa.

Il Tribunale rileva,
inoltre, che nell'inchiesta economica in questione è stata correttamente
stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei parametri
di cui alla cifra marginale 3095 CIGI, attribuendo un valore complessivo del
100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito dell'economia
domestica.

 

Va anche presa in
considerazione la ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo
di reciproca assistenza e cooperazione che il bene della comunione richiede
(art. 272 CC).

Ciò permette in
concreto di ritenere sicuramente adeguate le percentuali d'impedimento
evidenziate con riferimento alle mansioni comportanti un maggior impiego e
sforzo fisico, le quali tengono giustamente conto della parziale collaborazione
fornita dal fratello e dal padre della ricorrente, specie nelle attività domestiche nelle quali ella incontra maggiori difficoltà o
nei momenti in cui risulta impossibilitata.

A tal proposito va
nuovamente attirata l'attenzione dell'insorgente sull'obbligo per l'assicurato
di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale delle assicurazioni
sociali (DTF 130 V 97, 123 V 233). In virtù di tale obbligo anche le persone
occupate nell'economia domestica devono contribuire, di loro propria iniziativa
e in misura ragionevolmente esigibile, al miglioramento della loro capacità al
lavoro, segnatamente ripartendo meglio le incombenze e in generale ricorrendo
all'aiuto dei famigliari nella misura usuale secondo le particolari circostanze
(RCC 1984 pag. 143 consid. 5; precitate sentenze del TFA I 407/92 e I 35/00).
Una misura che peraltro deve essere ritenuta maggiore a quella che sarebbe
profusa nel caso in cui l'assicurato fosse in buona salute (DTF 130 V 97).

 

D'altra parte, bisogna
ricordare che l'inchiesta economica tiene conto di tutti quei fattori che,
concretamente, nella vita di tutti i giorni, influiscono sulla capacità lavorativa
dell'assicurato nei vari ambiti domestici.

 

Nella fattispecie,
esaminate singolarmente le valutazioni dell'assistente sociale circa gli
impedimenti dovuti all'invalidità, questo Tribunale ritiene che non siano
ravvisabili elementi che consentano di metterne in dubbio l'attendibilità. In
effetti esse non appaiono arbitrarie, anzi, risultano conformi non solo alle
risultanze mediche, che non sono qui messe in dubbio, ma anche alle circostanze
ed ai riscontri concreti.

 

Del resto, questo Tribunale
deve rilevare che le conclusioni dell'assistente sociale sono state tratte dopo
attenta valutazione della situazione particolare e delle affermazioni rese dall'as-sicurata
stessa, nonché delle limitazioni indicate dai dr. med. __________ e __________ e
dal medico SMR, avendo peraltro riconosciuto espressamente degli impedimenti
maggiori proprio nei lavori più gravosi, in particolare nell'alimentazione e nella
pulizia dell'appartamento.

 

Tali conclusioni
tengono altresì conto, come detto, della collaborazione fornita (soprattutto) dal
fratello e dal padre (per il giardino) ed appaiono rispettose delle limitazioni
descritte dai medici curanti.

 

Inoltre l'assistente
sociale ha, con pertinenza, osservato che in generale nella valutazione degli impedimenti in attività domestica si sia tenuto conto anche
degli strumenti e dei mezzi di cui l'assicurata deve, in virtù dell'obbligo di
diminuire il danno, dotarsi per migliorare la propria capacità lavorativa (cfr.
in proposito il citato N. 3096 CIGI) nel rispetto, appunto, dei limiti
funzionali descritti e riconosciuti medicalmente.

 

Infine, l'assistente
sociale ha pure considerato adeguatamente che lavori pesanti, che
comportano una riduzione funzionale, non vengono svolti tutti i giorni; ha
tenuto altresì conto del nucleo famigliare (il fratello ed il padre) e della
ripartizione delle varie funzioni dipendenti dallo stesso.

 

                                10.   Stanti
le considerazioni esposte, esaminate singolarmente le valutazioni dell'assistente
sociale circa gli impedimenti dovuti all'invalidità, questo Tribunale ritiene
che non siano ravvisabili elementi che consentano di mettere in dubbio l'attendibilità
della valutazione operata dall'assistente sociale, la quale non appare arbitraria
e risulta conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti ed in particolare
alle indicazioni fornite dall'assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta
domiciliare, le quali risultano infatti del tutto attendibili.

Inoltre, è da ritenere
che le valutazioni degli impedimenti relativi alle singole mansioni domestiche
siano del tutto affidabili e compatibili con gli impedimenti accertati in sede
medica.

 

Ribadita dunque l'attendibilità riconosciuta dalla giurisprudenza per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate nell'economia
domestica e delle conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, siccome
essi dispongono di collaboratori specializzati il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste, non vi sono pertanto validi motivi per scostarsi dalla
valutazione espressa dall'assistente sociale.

 

Inoltre, occorre ribadirlo, per la giurisprudenza un intervento da
parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata
dell'inchiesta, munita di formazione ed esperienza specifica, si giustifica unicamente
nei casi in cui essa appaia chiaramente erronea (DTF 128 V 93 consid. 4).

 

Sulla scorta delle considerazioni che precedono, tenuto conto di
tutte le circostante concrete, questo TCA non può quindi che ritenere adeguati
sia la percentuale di importanza assegnata alle diverse attività domestiche,
sia il grado d'incapacità lavorativa nello svolgimento delle stesse mansioni
casalinghe, stabiliti dall'Ufficio AI sulla base dell'accertamento domiciliare.

 

Di conseguenza, pure il tasso complessivo d'invalidità fissato al 16%
deve essere posto alla base del presente giudizio, non essendoci nessun motivo
(fattuale e medico) per mettere in discussione la scelta di basarsi su quanto
accertato in sede di inchiesta domiciliare da una persona esperta in materia.

 

Visto quanto precede, la decisione impugnata deve essere confermata
ed il ricorso respinto.

 

                                11.   Secondo
l'art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra
Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso.

 

Visto l'esito della
vertenza, le spese, cifrate in Fr. 200.-, vanno caricate alla ricorrente,
soccombente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti