# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59944f53-8923-5e75-b326-a602278c9f6a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-05-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.05.2008 D-1556/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1556-2008_2008-05-05.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1556/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  5  m a g g i o  2 0 0 8

Giudice Vito Valenti, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Maurice Brodard, 
cancelliera Marcella Lurà.

A._______, Etiopia, alias B._______, Eritrea,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 febbraio 2008 / N .

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1556/2008

Fatti:

A.
Il 4 gennaio 2008, l'interessata ha presentato una domanda d’asilo in 
Svizzera. Nella  prima audizione del  18 gennaio  2008,  ha dichiarato, 
nella sostanza, di chiamarsi B._______, d'essere nata il [...] e d'essere 
cittadina eritrea d'etnia tigrina. Ha esibito  una carta d'identità  etiope 
per cittadini eritrei. Avrebbe vissuto ad Addis Abeba fino al 2006/2007 
(calendario  europeo). Il  5  gennaio  2007,  avrebbe  deciso  di  lasciare 
l'Etiopia  perché,  in  quanto  cittadina  eritrea,  non  avrebbe  avuto  la 
libertà per vivere tranquilla e la possibilità di lavorare in Etiopia.

B.
Nell'ambito della seconda audizione del 18 gennaio 2008, l'interessata 
è  stata  confrontata  con  l'identità  da  lei  fornita  dinanzi  alla 
rappresentanza svizzera a C._______ (rappresentanza che le ha poi 
emesso  un  visto  d'entrata  in  Svizzera).  In  tale  occasione,  si  era 
presentata come A._______, nata il  [...],  cittadina etiope. Aveva pure 
esibito,  fra  l'altro,  un  passaporto  etiope  recante  dette  generalità.  La 
richiedente ha quindi ammesso, per quanto qui di rilievo (cfr. appunto il 
secondo  verbale  d'audizione  del  18  gennaio  2008),  d'avere  mentito 
sulla sua identità nel corso della prima audizione perché pensava di 
vivere  e  lavorare  in  Svizzera  con  un'altra  identità.  A  tale  scopo  ha 
gettato il  suo vero passaporto. La carta d'identità etiope per cittadini 
eritrei da lei presentata è falsa. Sarebbe altresì espatriata nel mese di 
novembre del 2007. L'interessata si è rifiutata di firmare il verbale di 
cui trattasi.

C.
Il  29  febbraio  2008,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b della legge sull'asilo del 26 
giugno  1998  (LAsi,  RS  142.31)  per  inganno  sull'identità.  L'autorità 
inferiore  ha  pure  pronunciato  l’allontanamento  dell'interessata  dalla 
Svizzera  e  l’esecuzione  dell’allontanamento  verso  l'Etiopia  siccome 
ammissibile, esigibile e possibile.

D.
Il 7 marzo 2008, l'interessata ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata  decisione 
dell'UFM. Ha  chiesto  l’annullamento  della  decisione  impugnata  e  la 
trasmissione  degli  atti  di  causa  all'autorità  inferiore  per  una  nuova 

Pagina 2

D-1556/2008

decisione,  ma  nel  merito  della  sua  domanda  d'asilo.  Ha  altresì 
presentato  un'istanza  d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a 
copertura delle presumibili spese processuali.

Diritto:

1.
Il TAF pronuncia definitivamente sui ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32], art. 105 
LAsi e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 
2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 della legge federale 
sulla  procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS 
172.021) nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv. 2  PA,  applicabile  per  rimando  dell'art.  37 
LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della 
decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  rilevato  che  la  ricorrente  ha 
ammesso  d'avere  ingannato  l'autorità  svizzera  competente  ad 
esaminare la sua domanda d'asilo, declinando delle false generalità ed 
esibendo una carta  d'identità  non  autentica. In  virtù  delle  risultanze 
dell'esame dattiloscopico,  in  particolare  dal  confronto  delle  impronte 
digitali,  è  poi  emerso che l'insorgente prima di  giungere in  Svizzera 
aveva  chiesto  ed  ottenuto  dalla  rappresentanza  svizzera  ad 
C._______,  allegando  il  proprio  passaporto,  un  visto  d'entrata  nel 
nostro Paese al suo vero nome. La ricorrente ha pertanto ingannato le 
autorità  svizzere  in  materia  d'asilo  sulla  propria  identità  ai  sensi 
dell'art.  32  cpv. 2  lett. b  LAsi.  Peraltro,  l'insorgente  non  ha neppure 

Pagina 3

D-1556/2008

firmato il verbale della seconda audizione del 18 gennaio 2008 e ciò in 
violazione  dell'obbligo  di  collaborare.  L'autorità  inferiore  ha,  infine, 
ritenuto  che,  date  le  premesse,  nulla  s'oppone  alla  pronuncia 
dell'allontanamento  della  richiedente  dalla  Svizzera  e  all'esecuzione 
dell'allontanamento verso l'Etiopia.

5.
Nel  ricorso,  la  ricorrente  ammette  nuovamente  d'avere  fornito  una 
falsa  identità  in  corso  di  procedura  d'asilo  e  d'essersi  rifiutata  di 
firmare il secondo verbale d'audizione del 18 gennaio 2008 in quanto 
in  quel  momento  "mi  è  caduto  il  mondo  addosso  ed  ero  molto 
confusa". Sarebbe giunta in  Svizzera con la  speranza di  riuscire  ad 
aiutare  finanziariamente  la  propria  famiglia  che  risiede  ancora  in 
patria.  Si  duole  tuttavia  del  fatto  che,  indipendentemente  dal  suo 
comportamento, l'UFM abbia omesso di valutare più attentamente la 
sua domanda e di  darle l'opportunità, dopo l'espletamento del diritto 
d'essere sentito in relazione all'inganno sull'identità, d'esporre bene la 
sua reale situazione. Aggiunge che prima dell'espatrio  ha aiutato un 
uomo ricercato dalle autorità (uomo che sarebbe poi scomparso). Se 
dovesse  rientrare  in  Etiopia  si  ritroverebbe  peraltro  senza  lavoro  e 
nell'impossibilità  d'aiutare  la  sua  famiglia.  Avrebbe  anche  paura  di 
ritrovarsi in mezzo ad una guerra.

6.
Giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  inganna  le  autorità  sulla  propria 
identità e tale fatto è stabilito dai risultati  dell'esame dattiloscopico o 
da altri mezzi di prova.

6.1 Questo Tribunale osserva che dagli  atti  di  causa non emergono 
ragioni  di  seria  consistenza  giusta  le  quali  dubitare  delle  generalità 
fornite  dalla  ricorrente  dinanzi  alla  rappresentanza  svizzera  di 
C._______,  le  stesse  essendo  state  corroborate  dall'esibizione  di 
documenti  d'identità e confermate dalla  ricorrente stessa in  corso di 
procedura  una  volta  scoperte  dall'autorità  inferiore.  Peraltro, 
pretendere  che  l'autorità  inferiore  avrebbe  necessariamente  dovuto 
esperire un'audizione sui motivi d'asilo ai sensi dell'art. 29 e dell'art. 30 
LAsi  sconfina  nella  temerarietà  processuale,  ove  solo  si  pensi  alla 
chiarezza delle dichiarazioni rese dall'insorgente stessa nella seconda 
audizione  del  18  gennaio  2008  circa  l'inesistenza  di  pericoli  seri 
d'esposizione a seri pregiudizi in patria, ritenuto altresì che l'assenza 

Pagina 4

D-1556/2008

di prospettive professionali  in Etiopia non costituisce manifestamente 
un indizio di persecuzione che giustifichi un'entrata nel merito di una 
domanda  d'asilo.  Certo,  la  ricorrente,  verosimilmente  anche  perché 
consapevole  dell'inconsistenza  dei  motivi  d'asilo  evocati  nella 
procedura  di  prima  istanza,  in  sede  di  ricorso  adduce  per  la  prima 
volta di temere d'essere arrestata dalle autorità etiopi per avere aiutato 
un  uomo  ricercato.  Sennonché,  le  sue  allegazioni  al  riguardo 
s'esauriscono  in  mere  e  generiche  affermazioni  di  parte  non 
corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza, fermo 
restando  che  l'insorgente  non  ha neppure  indicato  nel  gravame per 
quale ragione l'uomo che avrebbe aiutato sarebbe stato ricercato dalle 
autorità.

6.2 Da quanto esposto, discende che a giusta ragione, in virtù delle 
emergenze  processuali,  l’UFM  ha  considerato  siccome  adempiti  i 
presupposti per la pronuncia di una decisione di non entrata nel merito 
ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi per inganno sull'identità.

7.
La  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 LAsi, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 
agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

8.
Per gli  stessi  motivi  indicati  al  considerando 6 del  presente giudizio, 
non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  della  ricorrente  in 
Etiopia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., 
RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi (divieto di  respingimento) nonché l'art. 83 
cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, 
RS 142.20).

8.1 La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr  non si  esaurisce, altresì,  nella 
massima  del  non-refoulement.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
dell'allontanamento,  in  particolare  l'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 
novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro 

Pagina 5

D-1556/2008

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 
10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali 
disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete 
ragioni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese 
verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; 
spetta  al  richiedente  di  dimostrare,  nel  senso  della  probabilità 
preponderante, l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni. Nel caso 
concreto, e pure per i  motivi  indicati  al  considerando 6 del presente 
giudizio, alcun elemento di cui  agli  atti  di causa consente di ritenere 
che la ricorrente sia esposta, in caso di rimpatrio, al rischio reale ed 
immediato di un trattamento contrario all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 
tortura. In altri termini, essa non ha saputo fornire un insieme d'indizi 
sufficientemente gravi,  precisi e concordanti, riguardo ad un pericolo 
d'esposizione  personale  in  Etiopia  ad  atti  o  fatti  che  si  ritengono 
contrari a tali disposizioni. Peraltro, giova precisare che ai sensi della 
giurisprudenza della Corte europea dei diritti  dell'uomo, la situazione 
generale  che  regna  in  un  Paese  non  comporta,  ad  essa  sola, 
l'inammissibilità del  rimpatrio secondo le disposizioni  della  CEDU (v. 
sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  D-6913/2007  dell'8 
novembre 2007 consid. 11. 1 e relativo riferimento).

8.2 Pertanto,  e  come rettamente  rilevato  nella  decisione impugnata, 
l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente è ammissibile.

9.
Occorre quindi esaminare se per l'insorgente vi siano pericoli concreti 
in  caso  di  rimpatrio,  tali  da  rendere  inesigibile  l'esecuzione  del  suo 
allontanamento (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.1 Il  TAF osserva che,  come noto,  in  Etiopia  non vige  attualmente 
una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale.

9.2 Quanto alla situazione personale della ricorrente, questo Tribunale 
constata  che  la  stessa  è  giovane  ed  ha  una  certa  formazione  ed 
esperienza  professionale.  Non  ha  altresì  preteso  nel  gravame  di 
soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare 
un'ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica  Giurisprudenza  ed 
informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA]  2003  n.  24),  senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di 
causa  emerga  la  necessità  di  una  permanenza  dell'insorgente  in 

Pagina 6

D-1556/2008

Svizzera per motivi medici. In siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha 
rettamente ritenuto siccome adempiti i presupposti per formulare una 
prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  la 
ricorrente di un adeguato reinserimento sociale in Etiopia, dove altresì 
potrà contare su una rete sociale, segnatamente ad Addis Abeba.

10.
Infine, non risultano impedimenti  neppure dal  profilo  della possibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). L'insorgente, 
usando della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento 
indispensabile al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è dunque 
pure possibile.

11.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

12.
Il TAF avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esenzione 
dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali è divenuta senza oggetto.

13.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 
PA nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle  spese 
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale dell'11 
dicembre 2006 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

Pagina 7

D-1556/2008

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura 
delle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto.

3.
Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico della ricorrente. 
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale entro un 
termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- autorità inferiore (in copia; n. di rif. N )
- D._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Vito Valenti Marcella Lurà

Data di spedizione:

Pagina 8