# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9309383e-3647-5af6-9ff6-bbf814e31f4d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-03-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.03.2005 35.2004.75
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-75_2005-03-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.75

   

  mm/td 

  	
  Lugano

  4 marzo 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 agosto 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 giugno 2004 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 12
marzo 1996, RI 1 - all'epoca dipendente del Ristorante "__________"
di __________ in qualità di ausiliaria e, perciò, assicurata d'obbligo contro
gli infortuni presso la CO 1 - è caduta da una scaletta e si è procurata una
frattura pluriframmentaria del calcagno destro. 

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha riconosciuto la propria responsabilità e le ha regolarmente
corrisposto le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   A decorrere
dal 2 giugno 2000, l'assicurata - che, nel frattempo (dall’inizio del mese di gennaio
1998), era entrata alle dipendenze della __________ in qualità di addetta al
servizio ed alle pulizie presso il ristorante di __________ - è stata di nuovo
dichiarata totalmente inabile al lavoro.

 

                               1.3.   Con
decisione formale del 3 luglio 2000 – poi confermata in sede di opposizione -
l'assicuratore infortuni convenuto ha dichiarato estinto il diritto alle
prestazioni di corta durata (cura medica e indennità giornaliere) a far tempo
dal 31 dicembre 1997 ed ha inoltre riconosciuto a RI 1 un'indennità per
menomazione all'integrità del 15% (cfr. doc. 32).

 

                               1.4.   Con sentenza
del 18 ottobre 2002, questa Corte ha integralmente respinto il ricorso
presentato dall’assicurata il 15 aprile 2002.

                                         Da una
parte, il TCA ha constatato l’inesistenza di una relazione di causalità
naturale, sia diretta che indiretta, fra il sinistro del marzo 1996 ed i
disturbi localizzati al rachide lombo-sacrale, responsabili, per l’essenziale,
dell’inabilità lavorativa presentata dall’assicurata a contare dal 2 giugno
2000 (cfr. STCA del 18.10.2002, inc. 35.2002.26, consid. 2.6.).

                                         D’altra
parte, la CO 1 è stata invitata a pronunciarsi in merito all’eventuale diritto
della ricorrente ad una rendita di invalidità, posteriormente al 31 dicembre
1997 (cfr. STCA del 18.10.2002, inc. 35.2002.26, consid. 2.7.).

 

                               1.5.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l’assicuratore infortuni, con
decisione formale del 5 settembre 2003, ha negato il diritto ad una rendita di
invalidità, ritenendo che RI 1, esercitando un’attività sostitutiva a tempo
pieno, sarebbe in grado di realizzare un guadagno persino superiore a quello
che avrebbe conseguito qualora non fosse rimasta vittima dell’evento traumatico
assicurato (cfr. doc. 95). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dal RA 1 per conto dell’assicurata (cfr. doc. 96),
la CO 1, in data 10 giugno 2004, ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 108). 

 

                               1.6.   Con
tempestivo ricorso del 20 agosto 2004, RI 1, sempre patrocinata dall’RA 1, ha
chiesto che l’assicuratore convenuto venga condannato a riconoscerle una
rendita di invalidità del 17.5% a partire dal 1° gennaio 1998, argomentando: 

 

 

" 
Per le sole conseguenze dell'infortunio, è
assodato quindi il fatto che la ricorrente non può svolgere l'attività
precedentemente esercitata (cameriera/ausiliaria di ristorante) ma può, a tempo
pieno, esercitare una attività leggera in posizione prevalentemente seduta
(seppur irrilevante ai fini della presente vertenza, per le conseguenze dei
disturbi morbosi degenerativi alla schiena, la ricorrente non può nemmeno
lavorare in posizione seduta ... ).

 

Da punto di vista amministrativo, la CO 1, già al
momento della sospensione dell'indennità giornaliera e del riconoscimento
dell'indennità per la menomazione dell'integrità (anno 1998), doveva trasporre
le limitazioni fisiche in una ipotesi reddituale concreta e realistica e
rapportare questo importo al salario conseguibile dalla ricorrente senza
l'invalidità.

 

In questo contesto, non è oggetto di contestazione
il salario "senza invalidità". L'importo di fr. 30'550.--, inclusivo
della tredicesima mensilità, è il salario minimo contrattuale previsto dal CCL
nel ramo della ristorazione, valuta 1998.

 

Sull'ipotesi reddituale "con
invalidità", l'esame della CO 1 non è però conforme alla vigente
giurisprudenza. In una sentenza pubblicata, il lodevole Tribunale Federale
delle Assicurazioni (I 482/99 in re A.), sviluppando la questione dei salari
medi da invalido riferiti su dati statistici, aveva definito in modo completo
quali erano i parametri ai quali gli assicuratori LAINF e LAI dovevano
attenersi nell'apprezzare il discapito della capacità lucrativa nel rapporto
"prima e dopo l'evento invalidante".

 

La CO 1, per dimostrare "la bontà"
delle proprie ragioni, segnala alla ricorrente due varianti di ipotesi
reddituali da invalida (cfr. pag. 6 della decisione impugnata).

 

La prima variante, molto fantasiosa, cita dei
redditi statistici medi senza indicarne la fonte, conseguibili in settori
professionali non meglio precisati (si parla genericamente di
"tabacco", "tessili", "carta/prodotti in carta",
"prodotti in pelle/scarpe"), senza alcuna descrizione dell'attività
(uomo/donna - seduto/in piedi - funzione), non parametrati all'orario di lavoro
e, semplicisticamente, moltiplicati per 13 mensilità senza verificare i reali
contenuti contrattuali (ad esempio, nel settore del tabacco la tredicesima
mensilità non è contrattualmente prevista).

 

Questi redditi medi ipotizzati sono tarati
"a titolo bonario" (CO 1 dixit) del 10% per renderli verosimili nel
rispetto del mercato del lavoro del cantone Ticino. Ipotesi e tesi reddituali,
a non averne dubbi, non utilizzabili.

 

La seconda variante, per paradosso, riconduce
alla sentenza pubblicata dal lodevole Tribunale Federale delle Assicurazioni
più volte richiamata dalla stessa ricorrente (I 482/99 in re A.). La CO 1,
forse per eccesso di zelo, ha però viziato la valutazione "del reddito da
invalida" con due libere, e non corrette, interpretazioni.

 

La citata giurisprudenza ha infatti determinato,
per l'anno 1998, il salario ipotetico "ticinese" conseguibile in
attività leggera adeguata esercitata a tempo pieno (prima di eventuali
riduzioni per motivi particolari, che possono arrivare al massimo al 25%) in
fr. 45'390.-- per gli uomini e in fr. 33'587.-- per le donne (fr. 2'799.-- al
mese per dodici mensilità).

Di transenna, si rileva inoltre che nel cantone
Ticino - valuta 1998 - il salario mensile mediano di una donna esercitante
attività semplici e ripetitive era di fr. 2'683.-- nel settore pubblico e
privato (fr. 32'196.-- annui - TA13), mentre nel settore privato il salario
mensile ammontava a fr. 2'672.-- (fr. 32'064.-- annui - TA14).

 

La CO 1, che espone un salario annuale pari a fr.
36'387.--, ha arbitrariamente moltiplicato per 13 mensilità il riferimento
mensile di fr. 2'799.--. Ma tant'è.

 

Il riferimento reddituale "da invalida"
di fr. 33'587.--, come detto, può essere ulteriormente ridotto del 25% per
motivi particolari inerenti la persona.

 

La questione a sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti, dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto
(età, anni di servizio, nazionalità, tipo di permesso di dimora, il danno alla
salute e il grado di occupazione).

 

Nell'ambito dell'esame della riduzione globale da
operare, l'assicuratore LAINF - seppur in modo succinto - deve motivare il suo
apprezzamento.

 

La CO 1 si è limitata, con motivazioni
scarsamente plausibili,­l'applicazione di una qualsivoglia riduzione sui valori
salariali ipotetici e realizzabili.

 

Ammettere, come ha fatto la CO 1 nella decisione
su opposizione, una riduzione massima del 10% “a
titolo bonario",
non è certo assimilabile ad una valutazione
attendibile, concreta e globale delle "limitazioni" personali (ha
semmai la parvenza del risultato, annunciato a posteriori, di un calcolo
aritmetico preventivo).

 

Alla ricorrente, 50enne, con chiare limitazioni
fisiche (attività prevalentemente in posizione seduta), da anni occupata a tempo
parziale (indicativamente, al 70%), modesta scolarità e senza una formazione
professionale specifica, può essere ammessa la riduzione globale massimale del
25%.

 

Il reddito ipotetico annuale "da
invalida" che ne deriva, corrisponde pertanto a fr. 25190.--.

 

Il rapporto tra il reddito che la ricorrente
poteva - valuta 1998 - conseguire senza il danno alla salute (fr. 30'550.--) ed
il reddito "da invalida" (fr. 25'190.--), determina in conclusione
una rendita di invalidità ai sensi dell'art. 18 LAINF del 17.5%" 

                                         (I).

 

                               1.7.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. IV).

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella
causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002
pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose
disposizioni contenute nella LAINF.

                                         A
differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano
immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr.
25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03;
STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF
117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 p. 316 consid.
3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto delle
assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata
la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF
127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25
consid. 1.2.).

 

                                         Nella DTF
130 V 445ss., la nostra Corte federale ha precisato che per l'esame relativo
all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione
per l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il
periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso
avviene secondo le nuove norme.

 

                                         Posto che
il medesimo principio si applica anche in materia di assicurazione contro gli
infortuni (cfr., ad esempio, STFA del 7 ottobre 2004 nella causa P., U 205/04,
consid. 2.1), nel caso di specie, visto che l’eventuale diritto alla rendita di
invalidità sarebbe insorto il 1° gennaio 1998, il relativo esame dovrà
avvenire, per il periodo sino al 31 dicembre 2002, in base alle disposizioni
della vLAINF e, successivamente, secondo le norme della LPGA.

 

                                         Tale
questione ha comunque uno scarso significato pratico, nella misura in cui,
secondo il TFA, le definizioni di incapacità al lavoro, d’incapacità al
guadagno e d’invalidità contenute nella LPGA, così come la determinazione del
grado di invalidità (nel caso di assicurati che esercitano un’attività
lucrativa) corrispondono alle definizioni e ai principi dell’assicurazione
contro gli infortuni elaborati finora dalla giurisprudenza (cfr. RAMI 2004 U
529, p. 572ss., consid. 1.4).

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         L'art. 4
LAI definisce l'invalidità come la diminuzione della capacità di guadagno,
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.

 

                                         Lo stesso
con­cet­to vale negli altri set­tori delle assicura­zio­ni sociali e nello
stesso sen­so va letto l'­art. 18 cpv. 2 LAINF secondo cui "è considerato
invalido chi è presu­mi­bilmente altera­to nel­la sua ca­pacità di guada­gno in
modo per­manente o per un pe­riodo ri­levante". 

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

                                         Due sono
dunque di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve intercorrere un nesso causale
(fattore cau­sa­le). Nell'assi­cura­zione obbligatoria contro gli infortuni
dev'esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il dan­no alla
salute e l'infortunio.

 

                               2.4.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si mi­sura in base alla riduzione della
capacità di guada­gno e non se­condo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         Tuttavia,
poiché l'incapacità di guadagno importa uni­camente nella misura in cui dipende
da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in que­­­­­­­­stione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determi­nate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può an­co­ra svolgere la sua professione,
precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre
analoghe. 

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti,
risp. le precauzioni rese necessarie dal danno alla salute provocano sia nella
professione at­­­­­­­­tua­le che nelle altre relativamente confacenti (cfr., su
questi aspetti, STFA del
28 maggio 2004 nella causa C., U 240/02, STFA del 20 aprile 2004 nella causa
K., I 871/02 e la STFA del 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         La
valutazione della ripercussione di simili inconvenienti sul piano reddituale
spetta invece all'amministrazione e, all'occorrenza, al giudice.

                                         L'invalidità,
evento di natura essenzialmente eco­nomica, si misura raffrontando il reddito
che l'as­sicu­rato avrebbe po­tuto con­seguire se non fosse divenuto invalido
con quello ch'e­gli può tuttora realiz­zare, benché invalido, sfruttando la
residua capacità lavora­tiva in at­tività da lui ragione­vol­mente esi­gi­bili
in condizioni normali del mer­cato del lavo­ro, pre­via adozione di even­tuali
provvedimenti integrativi (art. 18 cpv. 2 ultima frase LAINF e art. 16
LPGA; RAMI 1994 p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133). 

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità di impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido:

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b). 

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di una danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                               2.5.   Nella
presente fattispecie, non è contestata la circostanza che l’assicurata - a
fronte dei soli postumi residuali dell’evento traumatico del mese di marzo 1996
(fatta quindi astrazione dalla problematica dorsale, cfr. consid. 1.4.) - è in
grado di esercitare, a tempo pieno e con un rendimento completo, attività
sostitutive, da svolgersi in posizione seduta, rispettivamente, in posizione
prevalentemente seduta con possibilità di alzarsi di tanto in tanto (cfr. doc.
89, p. 3 e I, p. 3: “Per le sole conseguenze dell’infortunio, è assodato quindi
il fatto che la ricorrente non può svolgere l’attività precedentemente
esercitata (cameriera/ausiliaria di ristorante) ma può, a tempo pieno,
esercitare una attività leggera in posizione prevalentemente seduta …”).

 

                                         Oggetto
di discussione è, per contro, l’aspetto economico dell’invalidità.

 

                                         In
effetti, secondo la CO 1, RI 1, nel 1998 (anno di decorrenza dell’eventuale
rendita di invalidità), avrebbe potuto, esercitando un’attività adeguata a
tempo pieno, realizzare un guadagno annuo (fr. 36'387.--, cfr. doc. 108, p. 6)
addirittura superiore a quello che essa avrebbe percepito senza il danno alla
salute, qualora avesse continuato a lavorare nel settore della ristorazione
(fr. 30'550.--, cfr. doc. 108, p. 7). 

                                         Inoltre,
a mente dell’assicuratore infortuni convenuto, sul reddito statistico da
invalido andrebbe tutt’al più applicata - “a titolo bonario” - una riduzione
percentuale del 10% (cfr. doc. 108, p. 8).

 

                                         Da parte
sua, la ricorrente non contesta il reddito da valido ritenuto dall’assicuratore
LAINF (cfr. I, p. 4: “In questo contesto non è oggetto di contestazione il
salario “senza invalidità””). 

                                         Per
quanto riguarda invece il reddito da invalido, l’assicurata è dell’avviso che,
in applicazione delle tabelle edite dall’Ufficio federale di statistica, esso
si eleverebbe, per il 1998, a fr. 33'587.— (cfr. I, p. 4), sul quale operare
una deduzione globale del 25% (cfr. I, p. 5).

 

                               2.6.   Chiamata a
pronunciarsi, questa Corte rileva che la vertenza può venire risolta senza fare
necessariamente riferimento al mercato generale del lavoro.

 

                                         In
effetti, dalle tavole processuali emerge che sino all’infortunio, l’assicurata
lavorava presso un esercizio pubblico del __________ quale aiuto-cucina,
lavorando su chiamata, con un orario settimanale irregolare (cfr. doc. 2, doc. 17,
p. 5: “Va ricordato che l’assicurata si è infortunata 3 mesi dopo aver iniziato
un’attività di aiuto-cucina presso un ristorante, lavorando su richiesta, cioè
a ore”). 

                                         I
conteggi di salario contenuti nell'incarto dimostrano che l’insorgente, nei tre
mesi precedenti l’evento infortunistico (dicembre 1995 e gennaio-febbraio
1996), aveva lavorato una media di 30 ore circa la settimana. 

 

                                         Nel
frattempo, la ricorrente è stata licenziata dal Ristorante “__________”.

 

                                         A contare
dall’inizio del mese di gennaio 1998 (per la precisione, dal 7 gennaio 1998), RI
1 è entrata alle dipendenze della __________, in qualità di addetta al servizio
ed alle pulizie presso il ristorante annesso al negozio di __________ (cfr.
doc. 46). 

                                         Il suo pensum
settimanale era in media di circa 30 ore (cfr. doc. 44: “Avevo creduto di
capire che lavorava 3 ore al giorno nei confronti dell’orario normale di 8 ore
e mezzo, cioè nella misura di ca. 35%. Invece, mi conferma che stava allora
svolgendo un turno ridotto nei confronti di altri turni. Infatti, presso la __________
e come altri dipendenti del ristorante, viene pagata a ore secondo orari assai
variabili a dipendenza delle necessità. Così, lavora a volte 25 ore ed altre
35 ore alla settimana con una media di ca. 30 ore settimanali, ciò che
corrisponde più o meno al 70%. Non riempie quindi le condizioni necessarie
per avere diritto a una rendita di invalidità AI anche solo di ¼” – la
sottolineatura è del redattore).

 

                                         Nel corso
del mese di giugno 2000, la ricorrente è di nuovo divenuta totalmente inabile
al lavoro a causa – così come già accertato con la sentenza del 18 ottobre 2002
(STCA del 18.10.2002, consid. 2.5., p. 10) e riconosciuto, del resto, dalla
stessa assicurata (doc. 66, p. 4: “Questi disturbi alla schiena (…) si sono
riacutizzati durante l’anno 2000 ed hanno provocato l’inabilità lavorativa a
partire dal 2 giugno 2000” – la sottolineatura é del redattore) – dei
disturbi localizzati alla colonna lombo-sacrale, quindi in ragione di una patologia
estranea all’infortunio assicurato. 

 

                                         In esito
a quanto precede, il TCA ritiene che, nonostante le sequele infortunistiche, RI
1 è in grado di svolgere, con lo stesso pensum, la medesima attività
lavorativa esercitata prima del sinistro occorsole nel marzo 1996, ossia quella
di ausiliaria nel settore della ristorazione, donde l’inesistenza di
un’incapacità lavorativa e, in ultima analisi, di un’inabilità lucrativa (cfr.,
per dei casi analoghi, la STCA del 14 settembre 1998 nella causa P., inc. n.
35.1998.7, confermata dal TFA con sentenza del 18 febbraio 1999, U 301/98 e la
STCA del 20 novembre 2000 nella causa P.-Q., inc. n. 35.2000.64, confermata dal
TFA con la pronunzia del 31 maggio 2001, U 32/01). 

                                         Questa conclusione
è d’altronde avvalorata dalle considerazioni contenute nel referto 13 marzo
2003 del medico fiduciario della CO 1, dott. __________, spec. FMH in ortopedia
e chirurgia ortopedica:

 

" 
Mi tocca rilevare che alla fine della sentenza
del TCA del 18.10.02 viene ricordato che a far tempo dal gennaio 1998 e sino al
giugno 2000 l’assicurata era potuta lavorare a tempo pieno presso il ristorante
annesso al supermercato __________ di __________ in qualità di addetta al
servizio ed alle pulizie, malgrado le controindicazioni di natura medica. Tale
dato mi pare estremamente importante siccome avevo potuto dimostrare con la mia
perizia del 10.01.01 che dal punto di vista oggettivo lo stato del piede destro
era rimasto invariato sin dal mio controllo del 03.03.98. Mi pare così
dimostrato che nello stato stabile in cui si trovava sin dalla primavera 1998
il piede destro non aveva impedito all’assicurata di lavorare fino alla
cosiddetta ricaduta del 02.06.00 che avevo anche potuto dimostrare imputabile
unicamente a delle patologie morbose lombari senza alcun rapporto con
l’infortunio del 12.03.96.

 

Tenuto conto delle deformità significative
residuali dell’avampiede in stato dopo tre interventi per alluce valgo e dita a
martello e della forte tendenza da allora a camminare caricando maggiormente
sul bordo esterno del piede al punto di avere provocato la formazione di
un’importante callosità sotto la V testa metatarsale, non mi sembra azzardato
affermare che seppure credibili i disturbi secondari alla frattura del
calcagno, più precisamente in rapporto con l’artrosi secondaria sottotalare e
mediotarsica, non hanno avuto un’influenza significativa sulla capacità
lavorativa almeno fino al mio ultimo controllo del 09.01.01.

 

(…).

 

Quanto all’attività di donna delle pulizie ed
addetta al servizio in un ristorante, mi risulta che l’assicurata ha dato prova
di poter attuarla normalmente ben dopo il mio controllo del 09.01.01,
nonostante la presenza di altri disturbi come quelli lombari che non tanto
tempo fa, più precisamente il 06.07.02, il primario del servizio di chirurgia
ortopedica dell’__________ di __________, Dr. __________, particolarmente
qualificato nel campo del piede, aveva ritenuto in primo piano in confronto a
quelli del piede stesso.

Riferendosi alle sue constatazioni del 02.07.02
indica chiaramente all’ultimo paragrafo della sua valutazione indirizzata al
Dr. __________ che in confronto con i disturbi lombari quelli post-traumatici
del piede destro si trovano in secondo piano."

                                         (doc. 89)

 

                                         Già per
questo motivo la decisione impugnata andrebbe confermata così come verrà qui di
seguito dimostrato. Alla stessa soluzione si arriverebbe comunque anche
considerando un altro settore professionale. RI 1 è infatti in grado,
esercitando un’attività ragionevolmente esigibile tenuto conto delle possibilità
offerte dal mercato generale del lavoro, di realizzare un reddito perlomeno
uguale a quello che avrebbe percepito qualora non fosse rimasta vittima del
sinistro in discussione.

 

                               2.7.   Attentamente
esaminata la documentazione presente all'inserto, questo Tribunale considera
assodato che la ricorrente, malgrado le sequele dell'infortunio del 12 marzo
1996, interessanti l’estremità inferiore destra, potrebbe esercitare, a tempo
pieno e con un rendimento completo, un'attività lucrativa che rispetti gli
impedimenti funzionali messi in luce, in particolare, dal dott. __________
(cfr. ad esempio, doc. 89, p. 3: “…, non vi sono pure dubbi che svolgendo
un’attività sedentaria l’assicurata potrebbe lavorare a tempo pieno almeno per
quanto concerne solo lo stato del piede destro senza neanche fare differenza
fra i disturbi morbosi preesistenti e quelli secondari all’infortunio. Lo
stesso discorso vale per un’attività un po’ meno sedentaria, cioè
prevalentemente in posizione seduta con possibilità di alzarsi ogni tanto e
fare qualche passo”). 

                                         Come già indicato al
consid. 2.5., questo aspetto non è del resto stato contestato dall’insorgente. 

 

                               2.8.   Parimenti incontestato (cfr.
I, p. 4) è il reddito da valido preso in considerazione
dall’assicuratore convenuto (fr. 30'550.--), reddito che corrisponde al salario
minimo previsto dal Contratto collettivo nazionale per il settore alberghiero e
della ristorazione (anno 1998).

                                         Il TCA ritiene, da parte
sua, di poter aderire a questa valutazione. 

 

                               2.9.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, il TCA osserva quanto segue.

 

                                         Trattandosi della
determinazione del reddito ipotetico da invalido conseguibile da manodopera
maschile nel Cantone Ticino in attività leggere e non qualificate, svolte a
tempo pieno e con rendimento completo in un mercato del lavoro equilibrato,
questo Tribunale, utilizzando dati salariali concreti, ha stabilito, in una
sentenza di principio pubblicata in SVR 1996, UV N° 55 p. 183, che il reddito
annuo ammonta:

 

                                         per il 1992 fr. 34'000.--

                                         per il 1993 fr. 34'500.--

                                         per il 1994 fr. 35'000.--

                                         per il 1995 fr. 35'000.--

 

                                         Lo scrivente TCA ha, poi,
escluso cambiamenti nella remunerazione e ritenuto, anche per il 1996,
l'importo di fr. 35'000.-- (STCA 27 agosto 1996 in re M.). Simile aumento è, poi,
stato escluso anche per il 1997 (STCA 18 marzo 1998 in re O.), per il 1998
(STCA 19 giugno 1998 in re M.) e per il 1999 (cfr. STCA 28 gennaio 2000 in re
C.).

 

Per alcuni anni, questi
parametri sono stati approvati dal TFA, in particolare nella sentenza
pubblicata in RAMI 1998 U 292 pag. 223 (= SVR 1998 UV N° 6 p. 15s.). 

 

                                         In una sentenza del 27
ottobre 1999 nella causa S., pubblicata in SVR 2000 IV N° 21, il TCA ha
riconfermato la propria giurisprudenza, dopo avere constatato che i salari di
riferimento sarebbero praticamente identici anche utilizzando i risultati
dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari dell'ufficio federale di
statistica (cfr. DTF 124 V 324 = Pratique VSI 1999 pag. 51 seg.; Pratique VSI
2000 pag. 84-85) riducendoli, se del caso, conformemente a quanto stabilito
dall'Alta Corte (cfr. DTF 124 V 323-324 = Pratique VSI 1999 pag. 55-56;
Pratique VSI 2000 pag. 85-86).

 

                                         La giurisprudenza federale
relativa alla fissazione del reddito da invalido è stata oggetto
di una completa verifica da parte del Tribunale federale delle assicurazioni
(cfr., a tale proposito, D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e
giurisprudenziali nel campo delle assicurazioni sociali, in RDAT
II-2001, p. 593 segg. (p. 602-606)).

                                         In una sentenza del 30 giugno
2000 nella causa B. (I 411/98) - pervenuta al TCA il 24 luglio 2000 - l'Alta
Corte si è in particolare così espressa riguardo alle conclusioni del suo
esame:

 

"  (…)

3.- b) Contrariamente all'UAI, l'autorità giudiziaria cantonale ha
invece proceduto al prescritto confronto dei redditi. Per quel che riguarda, in
particolare, il reddito ipotetico d'invalido, essa, facendo capo alla propria
giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione del salario di riferimento
ai fini del calcolo della capacità di guadagno residua, finora più volte
confermata dal Tribunale federale delle assicurazioni, ha ritenuto l'importo di
fr. 35'100.‑, che corrispondeva nel 1994 alla retribuzione annua media
conseguibile sul mercato del lavoro ticinese da operai o impiegati non qualificati
con problemi di salute in attività leggere adeguate (SVR 1996 UV no. 55 pag.
186 consid. 2.11). Orbene, la questione dei salari medi fondati su dati
statistici, cui pure la predetta prassi giudiziaria ticinese si riferisce, è
stata oggetto di una recente sentenza del 9 maggio 2000 del Tribunale federale
delle assicurazioni nella causa A. (I 482/99), destinata alla pubblicazione.

 

4.- In tale sentenza di principio la Corte ha in sostanza
stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato, in
primo luogo, la situazione salariale concreta in cui versa l'assicurato.
Qualora i dati economici effettivi difettino per l'inattività di quest'ultimo,
possono essere ritenuti, conformemente alla giurisprudenza, i dati forniti
dalle statistiche salariali.

La questione di sapere se e in quale misura i salari medi
fondati su dati statistici devono essere ridotti dipende dall'insieme delle
circostanze personali e della situazione professionale del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente facendo un uso corretto
del potere di apprezzamento che le compete. La Corte ha precisato, al riguardo,
come una riduzione complessiva massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul
reddito di lavoro.

Questa Corte ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che nell'ambito dell'esame della riduzione globale da operare -
percentuale che è stimata e deve essere succintamente motivata
dall'amministrazione -, il giudice delle assicurazioni sociali non può senza
valido motivo sostituire il proprio apprezzamento a quello
dell'amministrazione. (n.d.r., in quella sentenza il TFA ha operato una
riduzione del 15% invece del 40% effettuata dai giudici cantonali).

5.- Ora, la prassi della Corte cantonale ticinese, secondo
cui il presunto reddito d'invalido realizzabile, su un mercato del lavoro
equilibrato, da un lavoratore poco o non qualificato in attività confacenti
allo stato di salute è valutato senza particolare riferimento alle circostanze
specifiche del caso concreto, ma secondo criteri uniformi, non soddisfa le esigenze
poste dalla nuova giurisprudenza precitata.

 

In queste condizioni, il giudizio di prima istanza e la decisione
amministrativa devono essere annullati, nel senso che gli atti sono rinviati
all'Ufficio ricorrente perché, stabilito il tasso d'invalidità fondandosi sulla
recente giurisprudenza di questa Corte, statuisca di nuovo sul diritto ai
provvedimenti professionali in lite." 

(STFA succitata)

 

                                         La nostra Corte federale
ha pure emesso numerose sentenze in materia d'assicurazione contro gli
infortuni. Si tratta di fattispecie in cui questo TCA aveva proceduto a
quantificare il reddito da invalido in applicazione della suesposta prassi, a
discapito della valutazione operata dall'INSAI sulla base dei dati risultanti
dalla documentazione sui posti di lavoro (DPL). 

                                         La prima di queste
pronunzie è stata emanata nella causa INSAI c/ L., U 181/98 e reca la data del
22 maggio 2001. Essa è stata successivamente confermata con i seguenti giudizi:
STFA 31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U 286/98; 31 maggio 2001 nella
causa INSAI c/ M., U 275/98; 31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U 279/98;
11 giugno 2001 nella causa INSAI c/ M., U 17/99; 11 giugno 2001 nella causa
INSAI c/ S., U 285/98; 19 giugno 2001 nella causa INSAI c/ P., U 271/98; 21
giugno 2001 nella causa R. c/ INSAI, U 349/98; 27 giugno 2001 nella causa INSAI
c/ B., U 362/98; 28 giugno 2001 nella causa INSAI c/ C.-D. C., U 18/99; 2
luglio 2001 nella causa INSAI c/ F., U 4/99; 9 luglio 2001 nella causa INSAI c/
M., U 142/99; 10 luglio 2001 nella causa UAI c/ C. e INSAI c/ C., I 442/99 + U
256/99; 18 luglio 2001 nella causa G. c/ INSAI e INSAI c/ G., U 154 + 163/99;
19 luglio 2001 nella causa INSAI c/ T., U 190/99; 27 luglio 2001 nella causa
INSAI c/ B., U 252/99; 31 luglio 2001 nella causa G., U 311/99; 5 ottobre 2001
nella causa INSAI c/ B., U 165/00; 5 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ I., U
91/00; 10 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ C., U 217+225/00; 16 ottobre 2001
nella causa M., U 301/00; 13 febbraio 2002 nella causa INSAI c/ L., U 41/00; 19
febbraio 2002 nella causa INSAI c/ C., U 99/00; 19 febbraio 2002 nella causa
INSAI c/ C., U 268/00; 5 marzo 2002 nella causa INSAI c/ CE fu M., U 155/00; 15
marzo 2002 nella causa A. c/ INSAI e INSAI c/ A., U 220 + 238/00; 18 marzo 2002
nella causa INSAI c/ K., U 239/00; 18 marzo 2002 nella causa INSAI c/ P.S., U
235/00; 24 aprile 2002 nella causa INSAI c/ R., U 240/00; 30 aprile 2002 nella
causa INSAI c/ P., U 241/00; 8 maggio 2002 nella causa C.-F., U 449/00; 23
maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U 234/00).

 

                                         Sostanzialmente, il TFA ha
approvato i dati salariali utilizzati dall'INSAI, dopo avere anche verificato,
in applicazione della DTF 126 V 75ss., che, nel caso di specie, l'importo
ritenuto dall'assicuratore LAINF appariva plausibile alla luce dei dati dedotti
dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale
di statistica, considerata la possibilità di ridurre il salario statistico fino
al limite massimo del 25%:

 

"  (…)

Ai fini di stabilire le ripercussioni economiche
dell'impossibilità, per l'assicurato, di svolgere la precedente attività, le
istanze inferiori hanno fatto capo ad un paragone dei redditi, come lo
prescrive l'art. 18 cpv. 2 LAINF, già citato. Per quel che riguarda, in
particolare, il reddito ipotetico da invalido, i primi giudici, in modifica di
quanto stabilito nel provvedimento amministrativo impugnato e prevalendosi
della propria giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione del salario
di riferimento per il calcolo della capacità di guadagno residua, hanno
ritenuto l'importo di fr. 35'000.--, che corrispondeva negli anni dal 1994 al
1998 alla retribuzione annua media conseguibile sul mercato del lavoro ticinese
da operai o impiegati non qualificati con problemi di salute in attività
leggere adeguate. Orbene, la questione dei salari medi fondati su dati
statistici, cui pure la predetta prassi giudiziaria ticinese si riferisce, è
stata oggetto di una recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni pubblicata in DTF 126 V 75 segg.

 

c) In tale sentenza di principio la Corte ha in sostanza stabilito
che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo
luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato.
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

 

d) Ora, la prassi della Corte cantonale ticinese, secondo cui il presunto reddito d'invalido realizzabile, su un
mercato del lavoro equilibrato, da un lavoratore poco o non qualificato in
attività confacenti allo stato di salute è valutato senza particolare
riferimento alle specifiche del caso concreto, ma secondo criteri uniformi, non
soddisfa manifestamente le esigenze poste dalla nuova giurisprudenza precitata
(nello stesso senso: sentenze 19 aprile 2001 in re P., I 226/00, 31 gennaio
2001 in re R., I 10/00 e 30 giugno 2000 in re B, I 411/98). Il giudizio
querelato non può quindi essere tutelato.

e) Per determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'istituto ricorrente ha compiuto degli accertamenti
presso alcune aziende del Cantone Ticino appurando come in attività leggere,
che anche l'interessato sarebbe in grado di esercitare dal profilo sanitario, i
dipendenti di tali ditte percepissero un reddito annuo medio pari a fr.
42'030.--. Orbene, il Tribunale federale delle assicurazioni può aderire alla
valutazione del guadagno ipotetico di invalido operata dall'INSAI. L'importo
stabilito appare plausibile alla luce dei dati statistici sulla struttura dei
salari editi dal competente Ufficio federale - dati secondo i quali la
retribuzione annua media dei lavoratori di sesso maschile attivi in occupazione
semplici e ripetitive nel settore privato ammontava, nel 1997, a fr. 54'245.--
(fr. 4'294.-- : 40 x 41,9 x 12 x 100,5%) - quando si consideri come, ai sensi
della giurisprudenza in DTF 126 V 75 sopra indicata, le specifiche circostanze
del caso concreto siano suscettibili di comportare una riduzione del salario
statistico fino, realizzate tutte le premesse, al limite massimo del 25%.

 

3.- In tali condizioni, ritenuto che il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità (fr. 50'568.-- annui) non è mai stato contestato
dalle parti in causa, la decisione amministrativa in lite che riconosce
all'opponente il diritto ad una rendita calcolata su un'invalidità del solo 17%
merita di essere ristabilita."

(STFA 22 maggio 2001 nella causa L.
c/ INSAI, p. 4ss.) 

 

                                         L'Alta Corte nelle
sentenze menzionate non aveva comunque risolto la questione di principio a
sapere quale deve essere, in materia di assicurazione contro gli infortuni, il
rapporto tra i dati dell'Ufficio federale di statistica (ai quali il TFA fa
costantemente riferimento nella giurisprudenza pubblicata, cfr. DTF 124 V
323-324 e DTF 126 V 75) e le DPL (cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze …, p.
604-605). 

                                         Tale questione è stata
invece affrontata in una sentenza del 28 agosto 2003 nella causa C., U 35/00 +
U 47/00, pubblicata in DTF 129 V 472ss. (= RAMI 2003 U 494, p. 383ss.), in cui
il TFA - dopo avere sottolineato le difficoltà che comporta il volere imporre
un ordine di priorità fra dati statistici e DPL, siccome
ognuno dei due metodi presenta vantaggi e svantaggi (cfr. DTF 129 V 477,
consid. 4.2.1) - ha definito quali sono i presupposti che devono essere
soddisfatti affinché il reddito da invalido possa essere validamente
determinato sulla base dei salari DPL:

 

" 
(…).

 

Weil die Invaliditätsbemessung aufgrund
hypothetischer Vergleichseinkommen und unter Berücksichtigung des in Betracht
fallenden (ausgeglichenen) allgemeinen Arbeitsmarktes zu erfolgen hat, müssen
die DAP auch im konkreten Einzelfall repräsentativ sein. Es genügt daher nicht,
wenn lediglich ein einziger oder einige wenige zumutbare Arbeitsplätze
angegeben werden, weil es sich dabei sowohl hinsichtlich der Tätigkeit als auch
des bezahlten Lohnes um Sonder- oder Ausnahmefälle handeln kann. Unbeachtlich
ist, ob der Arbeitsplatz frei oder besetzt ist, weil die Invaliditätsbemessung
auf der Fiktion eines ausgeglichenen Arbeitsmarktes beruht (BGE110 V 276 Erw.
4b; AHI 1998 S. 291 Erw. 3b). Wenn die Vorinstanz eine Mindestzahl von fünf
zumutbaren Arbeitsplätzen voraussetzt, so erscheint dies in quantitativer
Hinsicht in der Regel als genügend. Im Hinblick auf die geforderte
Repräsentativität der DAP-Profile und der daraus abgeleiteten Lohnangaben hat
der Unfallversicherer im Sinne einer qualitativen Anforderung jedoch,
zusätzlich zur Auflage von mindestens fünf DAP-Blättern, Angaben zu machen über
die Gesamtzahl der aufgrund der gegebenen Behinderung in Fragekommenden
dokumentierten Arbeitsplätze, über den Höchst- und den Tiefstlohn sowie über
den Durchschnittslohn der dem jeweils verwendeten Behinderungsprofil
entsprechenden Gruppe. Damit wird auch die Überprüfung des Auswahlermessens
hinreichend ermöglicht, und zwar in dem Sinne, dass die Kenntnis der dem verwendeten
Behinderungsprofil entsprechenden Gesamtzahl behinderungsbedingt in Frage
kommender Arbeitsplätze sowie des Höchst-, Tiefst- und Durchschnittslohnes im
Bereich des Suchergebnisses eine zuverlässige Beurteilung der von der SUVA
verwendeten DAP-Löhne hinsichtlich ihrer Repräsentativität erlaubt. Das
rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass die SUVA die für die
Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen DAP-Profile mit den
erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte Person Gelegenheit
hat, sich hiezu zu äussern (vgl. Art. 122 lit. a UVV,
gültig gewesen bis 31. Dezember 2000 [AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE 115 V 297 ff.). Allfällige
Einwendungen der versicherten Person bezüglich des Auswahlermessens und der
Repräsentativität der DAP-Blätter im Einzelfall sind grundsätzlich im
Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die SUVA im Einspracheentscheid
damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht in der Lage, im Einzelfall
den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im Bestreitungsfall nicht auf den
DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA hat diesfalls im
Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu ermitteln. Im
Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die Rechtskonformität
der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die Sache an den
Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs einen
Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

                                         (DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Al riguardo,
cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti
dalle assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                             2.10.   Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA (cfr., fra le
più recenti, STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00 e del 30 aprile
2002 nella causa P., U 241/00) - si rivela essere discriminante per gli
assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più
bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito da non invalido è
quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro
Cantone senza il danno alla salute, questo TCA, in una sentenza del 4 settembre
2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p. 250ss. e in SVR 2001 IV n.
35 - successivamente confermata in più di un'occasione (cfr., ad esempio, STCA
del 17 aprile 2001 nella causa B. e del 22 maggio 2001 nella causa M.) -
sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore dell’Ufficio federale
di statistica, dottor __________, ha così precisato la propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996" pag. 17, e
per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

 

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. Vbis)

 

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

" 
(…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. Vbis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ritiene che
nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella che riflette
i salari versati nella nostra regione.

                                         Se si ignorasse questo
aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una legge federale
occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido per tutto il
paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF 124 V 323;
Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati salariali
irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non garantisce
l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del 22
maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76).

                                         Del resto, il TFA, nella
sua giurisprudenza, ha per lungo tempo giustamente e regolarmente tenuto conto
dei salari vigenti nel Cantone in cui opera l'assicurato (cfr. RCC 1989 pag.
485 "du Canton concerné"; sentenza del 26 agosto 1998 nella causa
K.W. citata in SVR 1996 UV Nr. 55 pag. 185: "Im Wohnsitz Kanton des
Beschwerdegegners (Thurgau)".

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in SVR 2000 IV Nr. 21, il TCA ha al riguardo precisato:

 

"  La
necessità di adattare i salari medi nazionali alla situazione del Ticino
risulta peraltro implicitamente nella risposta del Consiglio di Stato del 28
settembre 1999 ad una interrogazione dell'On. Ricciardi del 14 agosto 1999
«Bassi salari e reddito famigliare» con la quale chiedeva di pubblicare, dati
disponibili per documentare la situazione relativa al reddito e alle
condizioni  sociali della famiglie in Ticino, nonché di presentare i dati
aggiornati sui livelli salariali nel nostro Cantone:

 

 

«(…)

Su scala federale la statistica
ufficiale fornisce diversi dati che permettono di conoscere l'evoluzione e la
struttura dei salari in Svizzera.

 

A livello regionale, le informazioni di
cui si dispone sono molto ridotte e riguardano unicamente la struttura dei
salari, i cui dati vengono rilevati ogni due anni. Si ricorda al lettore che
nel 1994 la statistica è stata sottoposta a profonda revisione, e per
quell'anno, eccezionalmente. Il Ticino ha potuto disporre di informazioni
supplementari.

 

Il calcolo dei dati regionali (grandi regioni)
si basa tuttavia sullo schema di ponderazione dell'economia svizzera, schema
che, come noto, presenta diversità anche importanti rispetto al Ticino.

Non si è certi tuttavia in che misura
questo accorgimento provochi delle distorsioni nei dati pubblicati.

 

Per i prossimi anni è inoltre probabile
che l'UST, ritenuta l'importanza della tematica in questione, riesca a mettere
a disposizione delle regioni un numero più elevato di informazioni. Per il
Ticino si tratterebbe in questo caso di applicare ai dati lo schema di
ponderazione della struttura economica cantonale»"

 

                                         Va pure ricordato che,
secondo il TFA, occorre prendere in considerazione il salario, risultante dalla
tabella, di un uomo, se si tratta di un assicurato, e di una donna se si tratta
di un'assicurata (cfr. Pratique VSI 2000 p. 84-85):

 

 

" 
Dans ce cas, en raison des inégalités de
salaires entre les deux sexes révélées par les statistiques, il faut se
référer, pour les femmes, aux salaires des femmes et, pour les hommes, aux
salaires des hommes. Il n'est pas question de se baser sur
une valeur moyenne entre les salaires des femmes et des hommes (…)."

                                         (STCA
succitata - la sottolineatura è del redattore)

 

                                         In una
sentenza del 5 giugno 2003 nella causa B. (inc. n. 35.2003.6), il TCA ha inoltre
sottolineato come il TFA, che ha posto il principio della priorità dei dati
statistici nazionali rispetto a quelli regionali - in alcune sue pronunzie ha
confermato il reddito da invalido fissato sulla base di valori regionali.

                                         Ad
esempio, in una sentenza del 10 agosto 2001 nella causa R., I 474/00 - sentenza
che è poi stata ripresa in più di un giudizio federale (cfr., per es., la STFA
del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 4c, parzialmente
pubblicata in DTF 128 V 174s.) - il TFA ha considerato non censurabile
l'applicazione dei dati relativi alla regione "Svizzera orientale"
(TA 13), siccome più favorevoli all'assicurata rispetto al dato nazionale (cfr.
consid. 3c/aa: "Obwohl das Eidgenössische
Versicherungsgericht grundsätzlich die gesamtschweizerischen Werte heranzieht,
ist vorliegend auch nicht zu kritisieren, dass der Berechnung zu Gunsten der
Beschwerdeführerin die tieferen Werte der Region Ostschweiz (TA 13) zu Grunde
gelegt worden sind").

 

                                         Parimenti, nelle sentenze del 30 novembre 2001 nella causa R., I
226/01 e del 20 novembre 2002 nella causa D., I 764/01, l'Alta Corte ha
valutato il reddito da invalido facendo capo al valore afferente al Cantone
Ticino, rispettivamente, alla regione lemanica. 

 

                                         In una
sentenza del 13 giugno 2003 nella causa M., U 236/01, consid. 4.3.2, il TFA ha
ribadito che esso "… non esclude di principio l'applicazione dei valori
regionali, desumibili dalle tabelle TA14 (n.d.r. recte: TA13) - (…) -,
segnatamente laddove questi appaiono maggiormente favorevoli per l'assicurato
(cfr. sentenza del 10 agosto 2001 in re R., I 474/00, consid. 3c/aa)".

 

                                         In
un'altra sentenza, datata sempre 13 giugno 2003, la nostra Massima Istanza ha
ricordato segnatamente che, citiamo: "… le circostanze del caso concreto
determinano quale sia la tabella da applicare nel caso esaminato. È pertanto
ammissibile ad esempio applicare la tabella TA7, che indica i valori per una
determinata attività, se così facendo è possibile determinare in maniera più
precisa il reddito da invalido (in proposito si veda anche consid. 4c non
pubblicato in DTF 128 V 174). Questa Corte, infine, ha pure ritenuto non
criticabile applicare la tabella TA13, che riferisce dei salari in relazione
alle grandi regioni (sentenza del 10 agosto 2001 in re R. consid. 3c/aa, I
474/00, del 27 marzo 2000 in re P. consid. 3c, I 218/99, del 28 aprile 1999 in
re T. consid. 4c, I 446/98)" (STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I
475/01, consid. 4.4.). 

 

                                         Il
TFA ha ancora ribadito i medesimi concetti in una sentenza del 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.3. e in una sentenza del 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03, consid. 7.4.

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128; D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton
du Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale" in
CGRSS n° 33-2004 pag. 19 seg. (28-33).

 

                             2.11.   In concreto, in
applicazione della giurisprudenza federale, occorre dunque, in assenza di dati
salariali concreti, basarsi sui valori statistici e, concretamente,
sull'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 1998 (cfr., a quest’ultimo
proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), edita dall'Ufficio
federale di statistica.

 

                                         Conformemente
alla prassi di questa Corte, secondo cui la priorità deve essere attribuita ai
valori statistici regionali (rispetto a quelli raccolti a livello nazionale,
cfr. consid. 2.10.), tornano applicabili i dati afferenti al Ticino contenuti
nella tabella TA14.

 

                                         Orbene -
utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica - la ricorrente, svolgendo nel 1998 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato ticinese (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 2'672.--. 

                                         Riportando
questo dato su 41.9 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2005, p. 102), esso ammonta a fr. 2'798.92
mensili oppure a fr. 33'587.04 per l'intero anno (fr. 2'798.92 x 12 [e non x 13
come erroneamente indicato dalla CO 1], ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr., fra le tante, STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U
274/98, p. 5 consid. 3a).

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
nonché il tasso di occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del
caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La
riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "…
di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del
lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         Va
innanzitutto osservato che, a dipendenza delle (tutto sommato modeste) sequele infortunistiche
interessanti il retropiede destro, l'assicurata è stata giudicata in grado di
esercitare un'attività sostitutiva confacente, senza scapito di rendimento
alcuno. 

                                         Il fatto
che questa attività debba essere svolta (prevalentemente) in posizione seduta,
non rappresenta di per sé nulla di straordinario. Sul mercato del lavoro esistono
anzi delle attività che, per loro stessa natura, esigono il mantenimento della
stazione seduta.

                                         Al
momento determinante (cfr. STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3), RI 1 – cittadina svizzera - aveva l’età di 49 anni. 

                                         D’altra
parte, occorre considerare che, al momento in cui si è infortunata, RI 1 aveva
appena iniziato a lavorare presso il Ristorante “__________” di __________ (da
circa 4 mesi) peraltro con un orario di lavoro irregolare, e che, in
precedenza, essa aveva svolto un’attività di donna delle pulizie a ore.

 

                                         Secondo
questa Corte, le circostanze personali e professionali del caso
giustificano una riduzione del reddito da invalido non
superiore al 10%. 

 

                                         Il
reddito da invalido ammonta quindi a fr. 30'228.34.

 

                                         In
conclusione, il grado di invalidità dell'insorgente - determinato confrontando
i fr. 30'228.34 al reddito che essa avrebbe potuto conseguire se non fosse
intervenuto l’infortunio, e cioè fr. 30'550.-- - risulta essere dell’1.05%,
arrotondato all’1%, secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121,
consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 in
cui il TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la
quale il risultato aritmeticamente esatto del grado di invalidità va
arrotondato per eccesso o per difetto alla prossima cifra espressa in
percentuale intera secondo le regole applicabili in matematica, è applicabile
immediatamente, nel senso che essa si estende a decisioni contestate che, dal
punto di vista temporale, sono state emanate prima della pubblicazione della
sentenza in questione).

 

                                         Ora,
secondo la giurisprudenza del TFA, in vigore prima della modifica legislativa
che ha introdotto, a far tempo dal 1° luglio 2001, il limite del 10% (cfr. art.
18 cpv. 1 LAINF), un’invalidità minima - come è il caso nella presente
fattispecie (1%) - non fonda il diritto ad una rendita di invalidità (cfr. RAMI
1988 U 48, p. 230ss., in cui si trattava di un’invalidità del 5%). 

 

                                         Nella
misura in cui l'assicuratore convenuto ha negato a RI 1 il diritto ad una
rendita di invalidità, la decisione su opposizione impugnata merita conferma.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti