# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c1ddb42-0dd8-5c61-8ceb-a43178cba3dc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.10.2018 35.2018.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2018-60_2018-10-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2018.60

   

  mm

  	
  Lugano

  25 ottobre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 luglio 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7 giugno 2018 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 29 marzo 2017, RI 1,
a quel momento al beneficio delle indennità giornaliere di disoccupazione e,
perciò assicurata contro gli infortuni presso l’CO 1, è scivolata sul pavimento
del bagno ed è caduta a terra sull’avambraccio destro (cfr. doc. 2 e 27, p. 1),
riportando, secondo il rapporto 28 aprile 2017 del dott. __________, una
contusione/distorsione della spalla destra con tendosinovite e una contusione
del gomito destro (doc. 14). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativo del caso, con decisione formale del 2 novembre 2017,
l’amministrazione ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni a far tempo
dal 16 ottobre 2017 (doc. 51). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dalla RA 1 per conto dell’assicurata (doc. 65 e 75), in data 7
giugno 2018, l’CO 1 ha confermato nel risultato la sua prima decisione, con la
precisazione che l’estinzione del diritto alle prestazioni di corta durata
(cura medica + indennità giornaliera) era determinata dal fatto che
l’assicurata avrebbe ritrovato una piena capacità lavorativa nella sua
precedente professione (cfr. doc. 88). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 6
luglio 2018, RI 1, sempre rappresentata dalla RA 1, ha chiesto, in via
principale, il ripristino delle prestazioni di legge a contare dal 16
ottobre 2017 e, in via subordinata, il rinvio degli atti
all’amministrazione per complemento istruttorio e nuova decisione, argomentando
in particolare quanto segue:

 

" (…).

La CO 1 sostiene che è vero, da un lato, che la problematica
riscontrata alla cervicale è in relazione causale possibile e non probabile, ma
che d’altra parte sussiste pure un esame radiologico all’avambraccio privo di
particolarità (doc. A punto 4). 

 

Si rileva tuttavia che ciò non è sufficiente ad escludere il nesso
causale, l’interruzione del quale non è stabilita con sufficiente grado di
verosimiglianza.

Infatti, l’esame radiologico non è un accertamento sufficiente ad
escludere tale nesso: la CO 1 avrebbe dovuto quantomeno predisporre una
risonanza, esame più adeguato, a determinare possibili conseguenze
infortunistiche ancora presenti. 

A tale proposito, e visti i dolori persistenti, la ricorrente si
sottoporrà a tale accertamento, ragion per cui ci si riserva di produrre il
relativo esito medico.

 

Ritenuto in ogni modo che l’assicuratore non ha stabilito come
avrebbe dovuto, ovvero con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l’interruzione della causalità fra infortunio e dolori, si chiede che continui
ad erogare le prestazioni ex Lainf.

(…).

 

Al punto 5 della decisione impugnata, l’assicurazione contro gli
infortuni sostiene che al più tardi al momento della decisione, l’assicurata
non presentava più alcuna inabilità lavorativa. Sostiene inoltre che non si può
parlare di estinzione del nesso causale ma di un ripristino della capacità
lavorativa nelle attività leggere esercitate dall’assicurata (doc. A, punto 5).

 

Tale asserzione equivale innanzitutto ad ammettere la mancata
interruzione della causalità.

 

Mal si comprende inoltre come mai il fatto che la paziente sia
ritenuta abile comporti anche il rifiuto della presa a carico delle cure (doc.
A, punto 6), in particolare la fisioterapia, che dovrebbe comunque essere a
carico dell’assicurazione infortuni a prescindere dalla presunta abilità
lavorativa.” (doc. I)

 

                               1.4.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite è la
questione di sapere se l’istituto assicuratore convenuto era legittimato a ritenere
l’insorgente completamente abile al lavoro (e, di conseguenza, a dichiarare estinto
il diritto alle prestazioni sanitarie) dal 16 ottobre 2017, oppure no. 

 

                                         Questa Corte prende atto
che, nella decisione su opposizione impugnata, l’amministrazione ha affermato
che nel caso di specie “non si può parlare di estinzione del nesso causale”
(cfr. doc. 82, p. 6), ciò che in futuro consentirà all’assicurata di annunciare,
se del caso, una ricaduta ex art. 11 OAINF. 

 

                               2.2.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA)
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Il
diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi
un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato (art. 19 cpv. 1 seconda
frase LAINF), un miglioramento insignificante non basta. Non vi è un sensibile
miglioramento delle condizioni di salute, se la misura terapeutica in questione
è in grado soltanto di alleviare momentaneamente dei dolori causati da uno
stato altrimenti stazionario. Se un miglioramento non è più possibile, la cura
termina e l’assicurato può pretendere una rendita d’invalidità (sempre che
presenti un’incapacità di guadagno del 10% almeno).

                                         Una volta terminata la
cura medica, delle misure terapeutiche possono essere assunte soltanto alle
condizioni di cui all’art. 21 LAINF e soltanto se l’assicurato è stato posto al
beneficio di una rendita. Se ciò non è il caso, spetta all’assicurazione contro
le malattie prendere a proprio carico il trattamento (cfr. STF 8C_50/2018 del
20 luglio 2018 e riferimenti ivi menzionati).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19
cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e
riferimenti).

 

                               2.3.   Secondo il già citato art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o
parzialmente incapace di lavorare a seguito d'infortunio o di malattia
professionale ha diritto all'indennità giornaliera.

 

                                         Giusta l’art. 6 LPGA, è considerata
incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un
danno alla salute fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro
ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo d’attività abituale.
In caso d’incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in
considerazione anche le mansioni esigibili in un’altra professione o campo
d’attività.

 

                                         L’entità
dell’incapacità lavorativa (e, quindi, il diritto all’indennità giornaliera ex
art. 16 LAINF) deve essere valutata considerando le mansioni che l’assicurato è
concretamente chiamato a compiere nell’esercizio della sua abituale
professione. 

                                         Nella RAMI 2004 U 529, p.
572ss., consid. 1.4., il TFA ha precisato che la definizione di incapacità al
lavoro, così come quelle d’incapacità al guadagno e d’invalidità contenute
nella LPGA, corrispondono alle definizioni e ai principi dell’assicurazione
contro gli infortuni elaborati finora dalla giurisprudenza. 

 

                                         La questione di sapere se
l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura giustificante il
riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata sulla base dei
fatti forniti dal medico.

                                         Spetta al medico fornire una
precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e tracciare un esatto
quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.

                                         Il medico indicherà per prima
cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali
sono le controindicazioni in quell'attività.

                                         Determinante ai fini della
graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque l'apprezzamento
medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che
effettivamente risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K 720 p. 106 consid. 2, U 27

p. 394 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata; RJAM 1982 n. 482 p. 79 consid.
2).

                                         L'assicurato che rinuncia a
utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto i provvedimenti
da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria capacità
lavorativa è, ciò nonostante, giudicato per l'attività che egli potrebbe
esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze di
volontà risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in considerazione
nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere, tutt'al più,
considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro causa è da
ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111 V 239
consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid. 2;
1987 p. 393 consid. 2b; 1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 91).

 

                               2.4.   Nella
concreta evenienza, dalle carte processuali emerge che l’assicuratore
resistente ha fondato la decisione di considerare RI 1 abile al lavoro in
misura completa dal 16 ottobre 2017, sul parere espresso in proposito dal
proprio medico __________ (doc. 82, p. 5).

 

                                         L’assicurata è stata in
effetti visitata dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia, in data 15 settembre 2017. In quell’occasione, dal lato
oggettivo, il fiduciario ha refertato un “completo recupero della funzionalità
dell’arto superiore destro per quanto riguarda l’articolarità, modesta
ipostenia alla prensione per dolenzia all’avambraccio destro”. Per chiarire
l’origine dei residui disturbi interessanti l’avambraccio, il fiduciario ha quindi
disposto l’esecuzione di una radiografia e di un’ecografia. Egli ha comunque
dichiarato che “già da ora l’abilità lavorativa può a mio parere consentire una
ripresa completa di un lavoro leggero come quello di segretaria o di maestra di
scuola guida svolto in precedenza dall’assicurata.” (doc. 44, p. 3). 

 

                                         Gli accertamenti ordinati
dal medico __________, eseguiti in data 22 settembre 2017, non hanno mostrato
particolarità (cfr. doc. 42). Il 25 settembre 2017, l’insorgente è poi stata
sottoposta a una radiografia del rachide cervicale che ha evidenziato la
presenza di “… turbe statiche e importanti discopatie, che potrebbero essere la
causa dei dolori.” (doc. 45). 

 

                                         Con nota del 12 ottobre
2017, il dott. __________ ha invitato l’amministrazione a confermare la ritrovata
piena capacità lavorativa e la chiusura della cura medica, tenuto conto dei
soli postumi residuali dell’evento traumatico assicurato (cfr. doc. 46). 

 

                                         Con rapporto del 13
novembre 2017, la fisioterapista __________ ha osservato che, grazie alle cure
prestate nel frattempo, l’assicurata lamentava “meno dolore durante il
movimento attivo, ma avverte ancora fastidio durante la palpazione profonda dei
muscoli dell’avambraccio. In accordo con la paziente, credo sarebbe utile
continuare con la fisioterapia al fine di migliorare ulteriormente la
sintomatologia dolorosa.” (doc. 59). 

 

                                         Prima di procedere
all’emanazione della decisione su opposizione impugnata, il chirurgo ortopedico
dott. __________ è stato invitato dall’amministrazione e prendere posizione sulle
obiezioni sollevate in sede di opposizione alla decisione formale del 2
novembre 2017. Con apprezzamento del 12 aprile 2018, il medico fiduciario ha segnatamente
rilevato di aver “… valutato tutta la documentazione. Abbiamo considerato tutti
i dati anamnestici, compresa la dinamica del trauma e l’entità lieve dello
stesso. Abbiamo altresì considerato il prolungato periodo di cura e valutato
gli ulteriori esami strumentali. Sottolineo che tali esami hanno evidenziato
degli elementi degenerativi a carico del rachide cervicale che ben possono
spiegare alcuni disturbi residui presentati dall’assicurata. Tali esami vanno
inoltre valutati unitamente alle radiografie e all’ecografia del gomito ed
avambraccio che invece hanno escluso con certezza la presenza di elementi di
carattere post-traumatico osteoarticolare o miotendineo. Tutti questi elementi
considerati: (…), hanno consentito di affermare che i disturbi residui
lamentati attualmente dall’assicurata non sono ragionevolmente più
riconducibili all’evento assicurato. Per quanto riguarda le osservazioni della RA
1 esse non portano alcun ulteriore elemento. (…). Per quanto riguarda la
considerazione che l’evento ha colpito esattamente il gomito e avambraccio
destro possiamo considerare che proprio a tale livello sono stati eseguiti
degli accertamenti strumentali adatti ad escludere elementi di carattere
post-traumatico, fatto questo del tutto ignorato nelle considerazioni della RA
1. (…). In conclusione per quanto riguarda la decisione sulla capacità
lavorativa ritengo che vi siano tutti gli elementi per poter confermare la
capacità lavorativa completa, sulla base delle risultanze della visita medico-__________
e della descrizione dell’attività lavorativa di tipo leggero.” (doc. 79,
p. 4 – il corsivo è del redattore). 

 

                                         Unitamente al ricorso, RI
1 ha prodotto una certificazione, datata 14 marzo 2018, del dott. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, ai termini della quale ella soffre di
un’epicondilite radiale cronica del gomito destro, possibilmente in  relazione
causale con l’infortunio occorso nel marzo 2017 (doc. 87, p. 1). 

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02
dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato
si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di
metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 consid. 4.4 e
consid. 4.7, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle
assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da
medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che
non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della
correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta
Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti
dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono
legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

 

                                         Trattandosi
invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali a medici esterni
all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti in ossequio alla
procedure di cui all’art. 44 LPGA, esse godono di piena forza probatoria, a
condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio
l’affidabilità (cfr. STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.2 e
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

                                         È infine
utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice
non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i
motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al
riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che
raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto
di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle
carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio
2005, consid. 5 in fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10
p. 35 consid. 4b).

 

                               2.6.   Chiamato ora a
pronunciarsi nel caso di specie, il TCA ritiene che la valutazione espressa dal
dott. __________, secondo il quale l’assicurata ha ritrovato una piena capacità
lavorativa nella sua precedente attività professionale già a far tempo dalla
visita __________ di controllo del 15 settembre
2017 (e ciò a prescindere dall’eziologia dei disturbi denunciati – cfr. doc. 44),
possa costituire una valida base per il giudizio che è chiamato a rendere. 

 

                                         D’altro canto, agli atti
non figurano certificazioni specialistiche divergenti, atte a suscitare dei
dubbi – nemmeno lievi – circa la fondatezza del parere del medico __________ dell’CO
1. In particolare, occorre osservare che lo specialista privatamente consultato
dall’assicurata, il chirurgo ortopedico dott. __________, non si è pronunciato
in merito alla capacità lavorativa (cfr. doc. 87). 

 

                                         In esito a quanto precede,
questo Tribunale ritiene dunque dimostrato, secondo il criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che RI 1 ha ritrovato
una piena capacità lavorativa a decorrere, al più tardi, dal 16 ottobre 2017,
cosicché l’istituto assicuratore convenuto era ben legittimato a porre fine
alla corresponsione dell’indennità giornaliera da quella medesima data.

 

                               2.7.   Posto che la ricorrente ha
ritrovato una piena abilità lavorativa nella sua abituale professione (cfr. supra,
consid. 2.6. in fine), occorre concludere che eventuali ulteriori cure sanitarie
(in particolare, la fisioterapia) non avrebbero più avuto lo scopo di
migliorare notevolmente il suo stato di salute infortunistico ai sensi della
giurisprudenza citata in precedenza (cfr. supra, considerando 2.2. in
fine).

 

                                         Pertanto, la decisione su
opposizione impugnata deve essere confermata anche nella misura in cui
l’amministrazione ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni sanitarie. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti