# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27b74505-d3f6-58af-9e62-844b0ab40228
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-08-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.08.2019 D-3980/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3980-2019_2019-08-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3980/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  a g o s t o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Hans Schürch, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Sylvie Cossy, 

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Nigeria,   

patrocinato dalla Signora Roberta Condemi,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 26 luglio 2019. 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 10 luglio 

2019, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 18 luglio 2019 (cfr. atto 

[…]-14/7 [di seguito: verbale 1]) e al colloquio personale Dublino del 23 lu-

glio 2019 (cfr. atto […]-18/2 [di seguito: verbale 2]), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 26 luglio 2019, notificata il 30 luglio 2019 (cfr. atto […]-32/1), mediante 

la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferi-

mento dell'interessato verso l'Italia, 

il ricorso del 7 agosto 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 8 agosto 2019) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione con il quale il 

ricorrente ha concluso all'annullamento della decisione impugnata, alla re-

stituzione degli atti alla SEM per il completamento dell'istruttoria ed una 

nuova valutazione in merito alla possibile applicazione della clausola di so-

vranità, nonché ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio e del relativo 

anticipo,  

i mezzi di prova allegati in sede ricorsuale, in particolare il dossier medico 

italiano, il verbale di denuncia del portafoglio, la dichiarazione di uscita vo-

lontaria dalla comunità B._______ ed il dossier medico svizzero, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

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ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che in sede di colloquio personale Dublino l'interessato ha dichiarato di non 

voler tornare in Italia poiché non aveva un alloggio in quanto il centro nel 

quale abitava sarebbe stato chiuso ed egli avrebbe dormito in stazione o 

da amici; che inoltre le autorità italiane avrebbero bloccato i suoi documenti 

e gli sarebbe pertanto difficile trovare un lavoro; che infine, il richiedente 

sarebbe stato operato alla gamba e a seguito dell'intervento dovrebbe 

camminare con delle stampelle; che altresì, egli dovrebbe sottoporsi ad un 

nuovo intervento, ma essendo stato chiuso il progetto a cui aderiva 

avrebbe dovuto pagarselo da solo (cfr. verbale 2),   

che nella decisione impugnata la SEM ha da una parte ritenuto l'Italia com-

petente per l'esame della domanda d'asilo del richiedente – avendo egli 

depositato una prima richiesta in tale Stato nel gennaio 2017 – dall'altra ha 

ritenuto che non vi sarebbero motivi che giustificherebbero l'applicazione 

della clausola di sovranità né l'esistenza di motivi umanitari,  

che in sede ricorsuale, l'insorgente ritiene che la decisione dell'autorità in-

feriore sarebbe meritevole di annullamento data la sua condizione di vul-

nerabilità essendo costretto a muoversi con le stampelle; che egli avrebbe 

reso verosimile di essersi trovato a vivere in Italia in una situazione di gra-

vissima precarietà esistenziale col rischio che la stessa si ripresenti in caso 

di riammissione in Italia,  

che con l'adozione del Decreto Sicurezza "Salvini" le persone bisognose di 

cure ed i destinatari di protezione umanitaria avrebbero diritto ad essere 

trasferiti in un centro SIPROMI; che il ricorrente, malgrado il suo stato di 

salute, sarebbe stato tuttavia trasferito presso la cooperativa B._______, 

classificata come CAS, 

che inoltre, la domanda di ripresa in carico non preciserebbe la condizione 

di vulnerabilità dell'insorgente e la SEM non avrebbe neppure richiesto al-

cuna garanzia all'Italia in merito all'ottenimento di un alloggio adeguato; 

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che successivamente all'entrata in vigore del decreto legislativo 

n. 113/2018 la situazione per quanto riguarda l'accoglienza dei richiedenti 

l'asilo dublinanti si sarebbe ulteriormente deteriorata e non vi sarebbero più 

servizi adeguati alle esigenze particolari delle persone vulnerabili,  

che diversi tribunali di Paesi europei si sarebbero dunque pronunciati con-

tro il trasferimento di persone vulnerabili in Italia,  

che la SEM, con la decisione impugnata non avrebbe esaminato il nuovo 

quadro normativo del diritto d'asilo in Italia, in particolare per quanto ri-

guarda le strutture di accoglienza, e con il trasferimento del ricorrente si 

rischierebbe una violazione dell'art. 3 CEDU,  

che in seguito, la SEM avrebbe omesso di verificare quale permesso di 

soggiorno avrebbe ottenuto l'insorgente; che a seguito dell'entrata in vigore 

del Decreto sicurezza, i permessi di soggiorno per motivi umanitari sareb-

bero stati modificati e la loro durata sarebbe ridotta con la conseguenza 

che non sarebbe più possibile iscriversi al servizio sanitario nazionale; che 

l'insorgente teme dunque di non aver accesso alle cure mediche e di do-

versi prendere a carico il costo delle spese mediche; che nonostante l'in-

tervento di inserimento di protesi totale all'anca, egli non avrebbe avuto 

modo di effettuare la fisioterapia e ciò avrebbe portato ad un peggiora-

mento delle sue condizioni di salute; che non vi sarebbero motivi per rite-

nere che la medesima situazione non si verifichi in futuro, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

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nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III),  

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che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURO-

DAC», che l'interessato aveva presentato una domanda d'asilo a 

C._______ (Italia) il (…) gennaio 2017, 

che il 15 luglio 2019 la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

nei termini fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III una richiesta di 

ripresa in carico fondata sull'art. 18 par 1 lett. b Regolamento Dublino III 

(cfr. atto […]-9/5), 

che il 25 luglio 2019, queste autorità hanno espressamente accettato il tra-

sferimento del ricorrente verso l'Italia, in applicazione della stessa disposi-

zione (cfr. atto […]- 23/1),  

che l'insorgente non ha contestato né di aver depositato una domanda di 

asilo in Italia, né che questo Stato sia competente per trattare la sua do-

manda,  

che di conseguenza, la competenza dell'Italia è di principio data, 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-

che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

che peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che inoltre, malgrado sia notorio che le autorità italiane sono confrontate a 

dei seri problemi in materia di accoglienza dei richiedenti l'asilo, i quali po-

trebbero riscontrare delle importanti difficoltà dal punto di vista dell'alloggio, 

delle condizioni di vita, così come, a seconda delle circostanze, dell'ac-

cesso alle cure mediche (cfr. Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati 

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[OSAR]: Aufnahmebedingungen in Italien. Zur aktuellen Situation von Asyl-

suchenden und Schutzberechtigten, insbesondere Dublin-Rückkehrenden 

in Italien, agosto 2016), la situazione non risulta a tal punto grave da poter 

essere equiparata a quella ritenuta per la Grecia ed ad oggi non risulta che 

la legislazione in materia d'asilo in Italia non venga applicata, né che la 

procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze strutturali tali da concludere 

che le domande di asilo non vengano trattate seriamente dalle autorità pre-

poste, né che non vi siano effettive vie di ricorso, né che i richiedenti non 

siano protetti contro rinvii abusivi verso i paesi d'origine (cfr. sentenze della 

CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09; 

Mohammed Hussein contro Paesi Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 

27725/10; Tarakhel contro Svizzera del 4 novembre 2014, 29217/12, §114; 

decisione della CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 27 

ottobre 2016, 30474/14, §33), 

che la giurisprudenza ha del resto già avuto modo di rilevare che l’entrata 

in vigore del censurato Decreto Sicurezza "Salvini" non è ad esso solo un 

elemento tale da permettere di rimettere in discussione la giurisprudenza 

costante del Tribunale in merito alle condizioni di accoglienza (cfr. tra le 

tante sentenze del Tribunale F-2209/2019 del 16 maggio 2019, E-

1489/2019 del 9 aprile 2019 consid. 6.2 e riferimenti citati), 

che ad ogni buon conto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-

cedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di 

destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a ter-

mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, 

che egli non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, 

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integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che proseguendo nell'analisi, ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposi-

zione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se 

"motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-

rebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-

torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che nel caso in disamina, agli atti non figurano indizi oggettivi, concreti e 

seri che permettano di concludere che in caso di trasferimento in Italia il 

ricorrente sarebbe durevolmente privato del sostentamento minimo e ri-

schierebbe di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della di-

rettiva accoglienza; che invero dal deposito della sua domanda d'asilo a 

gennaio 2017 egli è stato alloggiato in due centri di prima accoglienza fino 

ad inizio luglio 2019, momento nel quale egli sembrerebbe aver deciso vo-

lontariamente di lasciare il CAS di D._______ (cfr. dichiarazione di uscita 

volontaria e definitiva dalla struttura di accoglienza B._______ della cope-

rativa (…) del 2 luglio 2019); che l'allegazione ricorsuale secondo cui egli 

avrebbe subito pressioni per lasciare il centro di accoglienza e firmare la 

dichiarazione appare pretestuosa e tardiva dal momento che non trova al-

cun riscontro nelle allegazioni fatte dinanzi alla SEM dall'insorgente (cfr. 

verbale 1 e 2), 

che per i motivi che seguiranno (cfr. infra sulle problematiche mediche), 

non costituisce neppure un ostacolo al trasferimento il fatto che egli verrà 

presumibilmente alloggiato in un Centro di prima accoglienza e non in un 

Centro per persone vulnerabili (SIPROMI), 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

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che il ricorrente invoca inoltre il suo stato di salute per opporsi al trasferi-

mento; che egli rischierebbe in particolare di non aver accesso alle cure 

mediche non potendosi iscrivere al sistema sanitario nazionale, 

che tuttavia il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi 

medici costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in casi ec-

cezionali,  

che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia dell'interes-

sato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar pre-

supporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una 

prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferi-

menti), 

che in una più recente sentenza la CorteEDU ha a tal proposito precisato 

che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido e ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193), 

che in considerazione delle recenti modifiche nel sistema di accoglienza in 

Italia il Tribunale ha ritenuto giustificato, in alcuni casi specifici (tra cui 

quello citato nell’allegato ricorsuale), retrocedere gli atti all’autorità di prima 

istanza per lo svolgimento di ulteriori accertamenti atti a sincerarsi che la 

presa a carico sia adeguata; che si tratta in particolare delle casistiche im-

plicanti persone vulnerabili, ossia segnatamente le persone che soffrono di 

problemi di salute acuti ed i nuclei famigliari fragili (cfr. sentenze del Tribu-

nale D-2039/2019 del 7 maggio 2019, D-1689/2019 del 15 aprile 2019,  

D-835/2019 del 6 marzo 2019), 

che tale costellazione non è tuttavia equiparabile alla presente fattispecie; 

che come lo si evince dai referti medici agli atti, in Italia, l'interessato ha 

subito un intervento nel quale gli è stata posata una protesi totale all'anca; 

che a seguito dell'operazione egli soffre di dolore e cammina con una stam-

pella; che tali dolori parrebbero derivare da un problema muscolare e se-

condo la prognosi del medico dell'Ospedale regionale di E._______, con 

un ciclo di fisioterapia il ricorrente dovrebbe riuscire ad abbandonare le 

stampelle,   

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che la problematica in questione, seppure non si voglia in questa sede smi-

nuirne la portata, non permette tuttavia di qualificarlo quale persona vulne-

rabile né tantomeno di ritenere che il suo trasferimento verso l’Italia rischi 

di esporlo a trattamenti contrari alle obbligazioni internazionali sottoscritte 

dalla Svizzera ed incompatibili con la giurisprudenza precitata, 

che infatti, la sua situazione di salute, con una diagnosi acclarata ed una 

terapia già impostata, non risulta ostativa al trasferimento del ricorrente in 

Italia; che quest’ultimo non ha inoltre dimostrato di non essere in grado di 

viaggiare o che il suo trasferimento verso l’Italia rappresenterebbe un peri-

colo concreto per la sua salute, né ha stabilito che la patologia di cui soffre 

sarebbe di una gravità tale che necessiterebbe, in modo imperativo, il pro-

seguo in Svizzera del trattamento in corso, in quanto vi sarebbe altrimenti 

il rischio di porre la sua vita o la sua salute gravemente in pericolo, 

che inoltre, non vi è motivo di dubitare del fatto che egli possa proseguire 

– se il trattamento non dovesse già essere terminato in Svizzera – la fisio-

terapia in Italia, 

che invero, si rammenta che l'Italia in quanto Stato firmatario della direttiva 

accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria 

assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e 

fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con 

esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate 

misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che la censura ricorsuale secondo cui l'insorgente, non potrà iscriversi 

presso il servizio nazionale in ragione della natura del suo permesso di 

soggiorno non risulta fondata, 

che da una parte, si rileva che le modifiche apportate ai permessi di sog-

giorno per ragioni umanitarie citate in sede ricorsuale non sono nella fatti-

specie rilevanti; che un tale permesso viene infatti rilasciato a coloro che 

hanno già terminato la procedura d'asilo; che questo non risulta essere il 

caso nella fattispecie; che invero se così fosse e la procedura fosse termi-

nata con esito positivo, le autorità italiane non avrebbero accettato di ri-

prendere in carico l'interessato ai sensi dell'art. 18 par. 1 lett. b Regola-

mento Dublino III (esame della domanda ancora in corso), ma bensì avreb-

bero informato le autorità elvetiche ed il Regolamento Dublino III non sa-

rebbe più stato applicabile,   

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che il permesso di soggiorno posseduto dal ricorrente risulta presumibil-

mente essere un "permesso di soggiorno per richiesta asilo" ai sensi 

dell'art. 4 par. 1 del decreto legislativo n. 142/2015 il quale ha validità di sei 

mesi – ciò che corrisponderebbe alle allegazioni dell'insorgente (cfr. ver-

bale 2, pag. 1), 

che dall'altra, si rileva che l'interessato in Italia possedeva una tessera sa-

nitaria ed è pure stato sottoposto ad un intervento all'anca,  

che di conseguenza, non vi sono elementi che permettano di ritenere che 

il ricorrente non potrà iscriversi al servizio sanitario nazionale e che non 

riceverà le cure mediche necessarie in Italia,  

che, in definitiva, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-

tura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che per quanto riguarda l'esistenza di motivi umanitari ai sensi dell'art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1, nel caso in disamina, dagli atti non appaiono elementi per 

ritenere che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in ca-

rico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

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entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-3980/2019 

Pagina 13 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Hans Schürch Sebastiana Bosshardt