# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ff089253-8fbe-5529-ba94-44a50b3b6a39
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-10-27
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 27.10.2016 SK.2016.32
**Docket/Reference:** SK.2016.32
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2016-32_2016-10-27

## Full Text

Truffa (art. 146 cpv. 1 CP), messa in circolazione di monete false (art. 242 cpv. 1 CP in comb. disp. con l'art. 250 CP).;;Truffa (art. 146 cpv. 1 CP), messa in circolazione di monete false (art. 242 cpv. 1 CP in comb. disp. con l'art. 250 CP).;;Truffa (art. 146 cpv. 1 CP), messa in circolazione di monete false (art. 242 cpv. 1 CP in comb. disp. con l'art. 250 CP).;;Truffa (art. 146 cpv. 1 CP), messa in circolazione di monete false (art. 242 cpv. 1 CP in comb. disp. con l'art. 250 CP).

Sentenza del 27 ottobre 2016 
Corte penale 

Composizione  

Giudice penale federale Giuseppe Muschietti,  

Giudice unico, 

Cancelliera Francesca Pedrazzi  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERA-

ZIONE, rappresentato dal Procuratore federale  

Carlo Bulletti, 

 

e, in qualità di accusatrici private: 

 

1. A., di ignota dimora, 

2. B., di ignota dimora, 

 

contro 

  

C., patrocinato dal difensore di fiducia avv. Athos 

Mecca. 

Oggetto 

 Truffa, messa in circolazione di monete false 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2016.32 

- 2 - 

Fatti: 

A. In seguito alla trasmissione per competenza, datata 30 marzo 2013, da parte del 

Ministero pubblico del Cantone Ticino, dell’incartamento concernente C. (cl. MPC 

p. 2.0.2), il 13 marzo 2014 il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: 

“MPC”) ha assunto il procedimento nei confronti del predetto (cl. MPC p. 2.0.3 

seg.) e ha aperto un’istruzione per i reati di truffa (art. 146 CP), messa in 

circolazione di monete false (art. 242 CP) nonché importazione, acquisto e 

deposito di monete false (art. 244 CP) (cl. MPC p. 1.0.1). Il 3 aprile 2014, il MPC 

ha richiesto assistenza giudiziaria alla Procura Generale della Repubblica 

Italiana presso la Corte d’Appello di Torino (cl. MPC p. 18.0.1 segg.). Il 30 luglio 

2014 le autorità italiane hanno quindi proceduto alla perquisizione dell’abitazione 

di C. (cl. MPC p. 18.0.36). 

B. Il 18 aprile 2016, il MPC ha emesso un decreto d’accusa ai sensi dell’art. 352 

CPP nei confronti di C. per i reati di truffa (art. 146 cpv. 1 CP) e messa in 

circolazione di monete false (art. 242 cpv. 1 CP in combinato disposto con 

l’art. 250 CP) (cl. MPC p. 3.0.1 segg.). 

C. Tramite scritto datato 28 aprile 2016, e notificato l’indomani al MPC, C. ha 

interposto opposizione contro il decreto d’accusa del 18 aprile 2016 (cl. MPC 

p. 22.0.1).  

D. Il MPC, con scritto del 14 luglio 2016, ha quindi trasmesso il fascicolo al tribunale 

di primo grado per lo svolgimento della procedura dibattimentale (art. 356 cpv. 1 

CPP), confermando nel contempo il decreto d’accusa (cl. TPF p. 2.100.1 seg.). 

E. Avendo la Corte constatato l’irreperibilità delle accusatrici private agli indirizzi 

indicati dal magistrato requirente (cl. TPF p. 2.160.3, 4), essa ha intrapreso i 

passi atti a determinare i loro recapiti attuali. La direzione del procedimento ha 

dapprima richiesto alla Polizia giudiziaria federale di voler accertare ed indicare 

gli eventuali recapiti di A. in Svizzera (cl. TPF p. 2.361.1), ottenendo in merito 

una risposta negativa (cl. TPF p. 2.661.1). La Corte ha nel contempo chiesto al 

Centro Comune di Cooperazione di Polizia e Doganale italo-svizzero di voler 

indicare gli eventuali recapiti in Svizzera e in Italia di B. (cl. TPF p. 2.362.1), 

ottenendo parimenti responso negativo, con pur tuttavia l’indicazione di un 

recapito in Spagna (cl. TPF p. 2.662.1). 

F. Le parti non hanno formulato istanze probatorie (cl. TPF p. 2.510.1, p. 2.280.3). 

G. B. è stata convocata all’ultimo indirizzo noto, in Spagna (cl. TPF p. 2.852.1 seg.), 

risultando colà sconosciuta (cl. TPF p. 2.852.3). Per ciò che concerne A., la 

- 3 - 

direzione del procedimento ha soprasseduto all’invito a partecipare al 

dibattimento, già risultando detta parte accusatrice irreperibile. 

H. I pubblici dibattimenti hanno avuto luogo il 27 ottobre 2016 presso la sede del 

Tribunale penale federale. L’imputato si è regolarmente presentato in aula. 

I. Il rappresentante del MPC, tramite scritto del 15 settembre 2016, ha dichiarato di 

rinunciare a presenziare al dibattimento e, richiamato l’art. 337 CPP, ha 

confermato le proposte di cui al decreto d’accusa del 18 aprile 2016 (cl. TPF 

p. 2.510.2). 

J. Dal canto suo, la difesa dell’imputato C. ha postulato l’assoluzione dell’imputato, 

presentando nel contempo la nota d’onorario per le prestazioni legali profuse 

nella procedura penale, a valere quale pretesa ex art. 429 CPP (cl. TPF p. 

2.920.3, p. 2.925.7). 

K. Il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza pubblica il 27 ottobre 2016, 

con motivazione orale ai sensi dell’art. 84 cpv. 1 CPP. Tramite scritto del 

31 ottobre 2016, il MPC ha chiesto la motivazione della pronuncia ex art. 82 cpv. 

1 lett. a CPP (cl. TPF p. 2.510.3). 

L. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi che seguono.  

  

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La Corte considera in fatto e in diritto: 

 

Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

 Le parti non hanno sollevato alcuna questione pregiudiziale né evocato eccezioni 

che ostacolerebbero il giudizio di merito della causa. Ciononostante la Corte deve 

esaminare d’ufficio la propria competenza giurisdizionale (TPF 2005 142, 

consid. 2; 2007 165, consid. 1; sentenza del Tribunale penale federale 

SK.2014.13 del 25 agosto 2014, consid. 1). Secondo la giurisprudenza dell’Alta 

Corte, considerati i principi dell’efficienza e della celerità della procedura penale, 

dopo la formulazione dell'atto di accusa, la Corte penale del Tribunale penale 

federale può negare l'esistenza della competenza giurisdizionale federale solo 

per motivi particolarmente validi (DTF 133 IV 235, consid. 7.1). Inoltre, se le 

autorità federali e cantonali responsabili del perseguimento penale si sono 

accordate sulla giurisdizione federale, quest'ultima può essere rimessa in 

discussione dalla Corte penale del Tribunale penale federale soltanto se 

l'accordo è frutto di un esercizio propriamente abusivo del potere 

d'apprezzamento (DTF 132 IV 89, consid. 2). Alla luce di quanto precede, la 

Corte penale ammette la propria competenza, non intravvedendo motivi 

particolarmente validi per declinarla. 

 

Sulle infrazioni 

 Il MPC rimprovera a C. di essersi reso colpevole di ripetuta messa in circolazione 

di monete false (combinati art. 242 cpv. 1 nonché art. 250 CP) e di ripetuta truffa 

(art. 146 cpv. 1 CP) per avere: a) il 14 giugno 2013, verso le ore 13:10, a Z., 

pagato una prestazione alla massaggiatrice A. con una banconota falsa da EUR 

200.--; b) il 13 agosto 2013, verso le ore 23:00, a Y., pagato una prestazione 

sessuale alla meretrice B. con sei banconote false da EUR  50.--. 

 L’imputato C. contesta i rimproveri mossigli dal magistrato requirente, da ultimo 

in occasione del pubblico dibattimento (cl. TPF p. 2.930.4 seg.). Egli non contesta 

peraltro, né dinanzi al MPC né in sede dibattimentale, di avvalersi dei servigi di 

meretrici attive nel Locanese, di contattarle con la sua utenza cellulare, senza 

anonimizzare quest’ultima, di lasciare loro detto suo recapito telefonico e di 

successivamente corrispondere loro la controprestazione in contanti, in franchi 

svizzeri o in euro (cl. MPC p. 13.0.6 seg.; cl. TPF p. 2.930.4). C. dichiara di non 

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conoscere le persone corrispondenti agli estremi delle accusatrici private e 

neppure di riconoscere B. nella fotografia ostensa nel corso della sua audizione 

dibattimentale (cl. TPF p. 2.930.4 seg.). 

 Giusta l’art. 242 cpv. 1 CP chiunque mette in circolazione come genuini o 

inalterati monete, cartamonete o biglietti di banca contraffatti od alterati, è punito 

con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria. Giusta 

l’art. 250 CP le disposizioni del titolo decimo del CP si applicano anche a monete, 

cartemonete, biglietti di banca e valori di bollo esteri, quali i biglietti di banca 

aventi corso legale nella zona euro.  

 Giusta l’art. 146 cpv. 1 CP chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito 

profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando 

cose vere, oppure ne conferma subdolamente l’errore inducendola in tal modo 

ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui, è punito con una pena 

detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.  

Nel recente passato, l’Alta Corte ha avuto modo di precisare la sua 

giurisprudenza, rilevando che sussiste concorso perfetto tra i reati di messa in 

circolazione di monete false (art. 242 CP) e di truffa (art. 146 CP), nel senso che 

commette di regola nel contempo una truffa chi mette in circolazione monete 

false, non essendo peraltro al riguardo necessari maneggi astuti che eccedano 

la consegna di monete false (DTF 133 IV 256, consid. 4.3 seg.). 

 Nel caso in esame, prima di poter operare la sussunzione negli art. 242 CP 

rispettivamente art. 146 CP, occorre anzitutto procedere all’accertamento dei fatti 

pertinenti a mezzo dei mezzi di prova utilizzabili.  

Dal fascicolo procedurale, si evince che C. risiede a X., in Italia. Egli esercita la 

professione di commerciante ed è segnatamente titolare del negozio D. a X. (cl. 

MPC p. 18.0.40). La perquisizione nei locali di pertinenza dell’indagato ha sortito 

esito negativo (cl. MPC p. 18.0.36).  

La Polizia giudiziaria federale ha individuato il luogo di produzione della falsa 

moneta presso la tipografia E. (cl. MPC p. 10.2.1 e seg.). Dal canto suo, sia 

dinanzi al MPC che in sede dibattimentale, C. ha affermato di conoscere detta 

tipografia, sita nel suo Comune di residenza, e di esserne stato cliente (cl. MPC 

p. 13.0.9; cl. TPF p. 2.930.6).  

Pure dal fascicolo procedurale si evince che, come risulta dal verbale di 

interrogatorio del 14 giugno 2013 – sulla cui utilizzabilità a carico la Corte si 

chinerà infra al consid. 6 –, A. lavorava quale massaggiatrice indipendente a Z.,  

e che ella ha ricevuto, il giorno dell’audizione, una telefonata di un cliente verso 

le ore 11:34, pattuendo di seguito un appuntamento per le ore 13:10. 

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Presentatasi nel pomeriggio, la persona in questione lasciava su di un tavolino la 

banconota incriminata di EUR 200.-- a titolo di controprestazione per il 

massaggio ricevuto. Subito dopo, A. si rendeva conto che si trattava di un falso. 

A. ha altresì indicato l’utenza cellulare del soggetto in questione. Il cliente, di 

corporatura robusta, era alto 173-174 cm (cl. MPC 12.0.1 segg.).  

Come risulta dal verbale di interrogatorio del 14 agosto 2013 – sulla cui 

utilizzabilità a carico la Corte si chinerà infra al consid. 6 –, B. aveva ricevuto un 

cliente la sera precedente verso le ore 20:30 che, al termine della prestazione 

sessuale, le ha consegnato sei banconote di EUR 50.-- false. La persona in 

questione, di corporatura media, d’età apparente di 45/46 anni, alta 165 cm, si è 

presentata come F. e le ha fornito un recapito cellulare (cl. MPC p. 12.0.4 segg.). 

B. ha indicato che si trattava della medesima persona controllata dalla polizia 

presso la sua abitazione il 6 agosto 2013 (cl. MPC p. 12.0.5), circostanza che 

non trova però riscontro nei rapporti di polizia. Il rapporto d’inchiesta del 26 

agosto 2013 fa stato del fatto che B. ha riconosciuto nell’imputato l’autore dei fatti 

(cl. MPC p. 10.1.5), circostanza che non trova però ulteriore riscontro negli atti, 

segnatamente in un’audizione dell’accusatrice privata in parola. L’utenza 

cellulare indicata dalle accusatrici private era riconducibile all’imputato (cl. MPC 

p. 10.1.4 segg., p. 10.1.10). 

 Occorre qui di seguito valutare la portata delle dichiarazioni a carico proferite 

dalle accusatrici private, di cui ai verbali d’audizione del 14 giugno 2013 di A. e 

del 14 agosto 2013 di B., così come del riconoscimento, da parte di quest’ultima, 

dell’imputato, di cui al rapporto di polizia del 26 agosto 2013. 

6.1 La garanzia dell'art. 6 n. 3 lett. d CEDU conferisce all'imputato, tra l'altro, il diritto 

di interrogare o fare interrogare i testimoni a carico, concretizzando quindi gli 

art. 29 cpv. 2 e 32 cpv. 2 Cost. Una dichiarazione testimoniale a carico 

dell'imputato è di principio utilizzabile soltanto quand'egli durante il procedimento 

penale abbia avuto almeno un'adeguata e sufficiente possibilità di metterla in 

dubbio e di porre domande complementari. L'imputato deve essere nella 

condizione di esaminare la credibilità di una deposizione e di metterne in 

discussione il valore probatorio in contraddittorio. Ciò può avvenire nel momento 

in cui il testimone a carico rilascia le sue dichiarazioni oppure in una fase 

successiva del procedimento. La partecipazione dell'imputato può in particolare 

essere determinante per valutare la credibilità delle deposizioni del testimone 

quando questi si esprime su fatti ai quali hanno partecipato entrambi 

(cfr. sentenza del Tribunale federale 6B_254/2016 del 12 settembre 2016, 

consid. 5.2 e rinvii). Secondo la giurisprudenza, la mancata possibilità 

d'interrogare un testimone a carico non viola la citata garanzia quando questi 

rifiuta legittimamente di deporre, quando rimane irreperibile nonostante l'avvio di 

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adeguate ricerche, quando è incapace di testimoniare durevolmente o per un 

lungo periodo, oppure in caso di decesso. L'utilizzabilità di dichiarazioni a carico 

presuppone tuttavia che l'imputato abbia potuto prendere posizione sulle stesse 

in modo sufficiente, che le deposizioni siano state valutate accuratamente e che 

non siano l'unico fondamento del giudizio di colpevolezza. Occorre inoltre che la 

circostanza per la quale l'imputato non ha potuto esercitare (tempestivamente) i 

suoi diritti non sia imputabile alla responsabilità dell'autorità (DTF 131 I 476, 

consid. 2.2 e 2.3.4 e rinvii). 

6.2 La giurisprudenza dell’Alta Corte trova del resto riscontro nella giurisprudenza 

della Corte europea dei diritti dell’uomo, così come articolata nella sentenza 

Al-Khawaja e Tahery contro Regno Unito del 15 dicembre 2011 ([GC], 

n. 26766/05 e 22228/06), sulla scorta della quale il diritto di controinterrogare i 

testimoni a carico – nozione che va applicata in modo autonomo (sentenza della 

CorteEDU Lucà contro Italia del 27 febbraio 2001, n. 33354/96, § 41) –, garantito 

dall’art. 6 n. 3 lett. d CEDU, si fonda sul principio secondo cui – affinché un 

imputato possa essere dichiarato colpevole – gli elementi di prova a carico 

debbono, in linea di principio, essere prodotti in sua presenza e in pubblica 

udienza ai fini del contraddittorio, non escludendosi con ciò che il contraddittorio 

possa interessare la fase predibattimentale. L’utilizzabilità a detrimento 

dell’imputato di testimonianze a carico, non assistite da contraddittorio, rimane 

comunque possibile allorquando ricorrono tre esigenze cumulative. Così come 

successivamente e ulteriormente precisato nella sentenza della Corte europea 

dei diritti dell’uomo Schatschaschwili contro Germania del 15 dicembre 2015 

([GC], n. 9154/10), le tre tappe del criterio Al-Khawaja tendono in ultima analisi 

ad esaminare la conformità con la CEDU di una procedura nell’ambito della quale 

delle testimonianze, non oggetto di verifica, sono state ammesse a detrimento 

dell’imputato. Per quanto attiene a dette tre tappe, e all’ordine con cui il tribunale 

deve procedere nel proprio scandaglio, la CorteEDU nella già citata sentenza 

Schatschaschwili (§ 107 segg., 117 seg.) ha rilevato quanto segue. 

 In primo luogo, il giudice del merito deve sincerarsi dell’esistenza di un serio 

motivo, fattuale o giuridico, giustificante la mancata comparizione del testimone 

(citata sentenza Schatschaschwili, § 117, 119). E ciò con mente al principio che 

una testimonianza dovrebbe essere oggetto di verifica nel processo e che ogni 

ragionevole sforzo dovrebbe essere intrapreso per assicurare la presenza del 

testimone (citata sentenza Schatschaschwili, § 117), ritenuto come 

l’ammissibilità della deposizione testimoniale scritta invece della verifica nella 

procedura probatoria dibattimentale debba rimanere l’ultima ratio, verifica della 

veridicità e credibilità del testimone che può nondimeno occorrere già nella 

procedura preliminare (sentenza della CorteEDU nella causa Ter-Sargsyan 

contro Armenia del 27 ottobre 2016, n. 27866/10, § 46). 

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 In secondo luogo, occorre determinare se, nel caso in cui un provvedimento di 

condanna sia pronunciato, esso si fondi unicamente o in misura determinante 

(“sole or decisive rule”) sulla deposizione di un testimone assente, circostanza 

che implica la restrizione dei diritti della difesa di per sé incompatibile con le 

garanzie prescritte dall’art. 6 CEDU (sentenza della CorteEDU nella causa 

Dimović contro Serbia del 28 giugno 2016, n. 24463/11, § 38). Il termine “unico” 

rinvia ad un mezzo di prova che costituisce il solo fondamento per la condanna 

pronunciata dal tribunale, allorquando il termine “determinante” designa una 

prova la cui portata è tale da risultare potenzialmente decisiva nel quadro della 

decisione di merito (citata sentenza Schatschaschwili, § 123). Nel caso in cui la 

testimonianza non oggetto di verifica sia corroborata da ulteriori mezzi di prova, 

la valutazione del carattere “decisivo” dipenderà dalla forza probatoria 

dell’ulteriore assetto probatorio: più tale assetto sarà importante, meno la 

deposizione del testimone assente sarà suscettibile di essere ritenuta alla 

stregua di un mezzo di prova “determinante” (citata sentenza Dimović, § 38). 

Purtuttavia, dovendo l’art. 6 n. 3 CEDU essere interpretato nel contesto di un 

esame del carattere equo della procedura nel suo complesso (citata sentenza 

Schatschaschwili, § 118), la “sole or decisive rule” non deve essere applicata in 

modo inflessibile. In particolare, se una deposizione non sottoposta a 

controinterrogatorio rappresenta il “sole or decisive” mezzo di prova a carico 

dell’imputato, la sua ammissione quale prova non integra automaticamente la 

violazione dell’art. 6 n. 1 CEDU. Purtuttavia, poiché l’ammissione di un simile 

mezzo di prova ha portata e peso particolari nell’apprezzamento del carattere 

equo della procedura nel suo complesso, il giudice deve vagliare il procedimento 

in questione con particolare attenzione (citata sentenza Dimović, § 38). È questo 

il compito della terza tappa del criterio Al-Khawaja. 

 In terzo luogo, il giudice deve dunque ricercare se, nel caso concreto, esistano 

degli elementi compensatori, segnatamente delle solide garanzie procedurali, 

sufficienti per controbilanciare le difficoltà cagionate alla difesa a seguito 

dell’ammissione di una deposizione non sottoposta al vaglio del contraddittorio, 

e per di seguito assicurare in tal guisa l’equità del procedimento penale nel suo 

complesso (citata sentenza Schatschaschwili, § 107). Più tale mezzo di prova è 

importante, maggiore portata dovranno evidenziare gli elementi compensatori da 

implementare affinché il procedimento nel suo complesso possa essere ritenuto 

equo (sentenza della CorteEDU Manucharyan contro Armenia del 24 novembre 

2016, n. 35688/11, § 48). 

 Nel caso in esame, occorre dunque porre mente alla giurisprudenza del Tribunale 

federale in punto all’utilizzabilità delle dichiarazioni a carico non assistite da 

contraddittorio (cfr. citata sentenza del Tribunale federale 6B_254/2016, 

- 9 - 

consid. 5.2 e rinvii) e della CorteEDU, così come articolata nella sentenza Al-

Khawaja e precisata nella pronuncia Schatschaschwili, entrambe già citate. 

Anche se si volesse ritenere sufficienti gli sforzi intrapresi da questa Corte per 

reperire A. e B. (cfr. supra, consid. E), e con ciò adempiuta la prima delle tre 

esigenze cumulative di cui al criterio Al-Khawaja, e ammettere di riflesso tali 

prove, occorrerebbe nondimeno valutare la portata delle loro deposizioni 

testimoniali, non assistite da contraddittorio, nel solco della “sole or decisive rule” 

e, di seguito, degli elementi compensatori offerti alla difesa affinché si sia in 

presenza di un processo equo nel suo insieme, a valere quale terzo elemento 

del criterio Al-Khawaja. 

Per ciò che attiene al carattere di “sole or decisive evidence”, questa Corte ha 

reputato le deposizioni di A. e di B. se non già “sole evidence” perlomeno 

sicuramente alla stregua di “decisive evidence”. In effetti, trattasi di mezzi di 

prova la cui portata è da reputarsi tale da risultare potenzialmente decisive nel 

quadro di una decisione di merito a detrimento di C., “determinante” ai sensi della 

giurisprudenza CEDU.  

In casu si è in presenza di indizi – l’utenza telefonica comunicata alle accusatrici 

private, l’individuazione del sito di produzione della falsa moneta nel Comune di 

residenza di C. – che non sono però atti a corroborare le deposizioni, avuto 

riguardo per le fattispecie dedotte in accusa. Il restante assetto probatorio non è, 

in altre parole, in grado di fornire un contributo sostanziale nel corroborare dette 

deposizioni, che fanno inoltre stato – a scarico dell’imputato – di indicazioni 

contrastanti quanto alle sue caratteristiche fisiche. 

 Da ultimo, anche in caso di ammissione delle deposizioni di A. e di B., esse non 

avrebbero retto all’esame da condurre per ricercare la presenza di elementi 

compensatori atti a controbilanciare la lesione dei diritti della difesa, non da ultimo 

per valutare l’affidabilità delle dichiarazioni proferite da A. e da B. La difesa non 

ha mai avuto la possibilità di mettere in dubbio la credibilità delle accusatrici 

private, sottolineandone le incoerenze o le contraddizioni, durante il 

procedimento o in modo indiretto, per esempio a mezzo della formulazione di 

domande scritte all’indirizzo delle testimoni a carico. Neppure il giudice del merito 

ha potuto adottare misure compensatorie, atte a controbilanciare le difficoltà 

cagionate alla difesa, quali il confronto indiretto ad opera del tribunale volto ad 

accertare la credibilità delle testimoni a carico. Essendo impossibile un 

apprezzamento corretto ed equo dell’affidabilità delle testimonianze a carico, 

questa Corte deve concludere per la valenza oltremodo ridotta delle dichiarazioni 

delle testimoni assenti. 

Ne segue che assegnare una portata rilevante alle testimonianze a detrimento 

dell’imputato comporterebbe in casu una restrizione del diritto di 

controinterrogare i testimoni a carico incompatibile con gli art. 6 n. 1 e n. 3 lett. d 

CEDU. 

- 10 - 

Questo tribunale ha di seguito valutato gli ulteriori mezzi di prova utilizzabili, 

giungendo alla conclusione che essi non permettono di indicare nell’imputato 

l’autore dei reati ascrittigli. Segnatamente il fatto che C. – peraltro titolare di un 

negozio – risieda a X., sede della tipografia E., in cui sarebbero occorse le 

contraffazioni, non permette al giudice del merito di estrapolarne un giudizio di 

colpevolezza, considerato anche che le perquisizioni effettuate rogatorialmente 

presso i locali a disposizione di C. hanno dato esito negativo. 

 Le restanti risultanze probatorie non sono di riflesso, nemmeno loro, in misura di 

suffragare la tesi accusatoria, non provando in alcun modo, neppure attraverso 

un fascio convergente d’indizi, che l’autore della ripetuta messa in circolazione di 

moneta falsa e ripetuta truffa incriminate possa essere individuato nel qui 

imputato, che va pertanto assolto. 

 

Sulle misure 

 Giusta l’art. 69 cpv. 1 CP, il giudice, indipendentemente dalla punibilità di una 

data persona, ordina la confisca degli oggetti che hanno servito o erano destinati 

a commettere un reato o che costituiscono il prodotto di un reato se tali oggetti 

compromettono la sicurezza delle persone, la moralità o l’ordine pubblico. Il 

giudice può ordinare che gli oggetti confiscati siano resi inservibili o distrutti 

(art. 69 cpv. 2 CP).  

 Giusta l’art. 249 cpv. 1 CP le monete o la cartamoneta contraffatte o alterate, i 

biglietti di banca, i valori di bollo e le marche ufficiali, le misure, i pesi, le bilance 

o gli altri strumenti di misura contraffatti o alterati, come pure gli strumenti per la 

falsificazione, sono confiscati e resi inservibili o distrutti. Giusta l’art. 250 CP, 

l’art. 249 cpv. 1 CP si applica anche a monete, cartamonete, biglietti di banca e 

valori di bollo esteri. 

 In casu, è d’uopo procedere alla confisca di tutte le banconote false sequestrate 

nel presente procedimento, affinché vengano rese inservibili o distrutte. 

 

 

 

Sulle spese e ripetibili 

 Per la ripartizione delle spese giudiziarie e delle ripetibili si applicano gli art. 416 

e segg. CPP. Esse sono calcolate secondo i principi fissati nel regolamento del 

Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità 

della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Le spese procedurali 

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comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1 RSPPF). Gli emolumenti 

sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla Polizia giudiziaria federale 

e dal MPC nella procedura preliminare, dalla Corte penale del Tribunale penale 

federale nella procedura di prima istanza, e dalla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale nelle procedure di ricorso ai sensi dell’art. 37 LOAP 

(art. 1 cpv. 2 RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a titolo di anticipo dalla 

Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese della difesa d’ufficio 

e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di partecipazione da parte di 

altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre spese analoghe (art. 1 cpv. 3 

RSPPF). Gli emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà 

della causa, del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle 

parti e dell’onere della cancelleria (art. 5 RSPPF). In caso di apertura di 

un’istruttoria, l'emolumento riscosso per le investigazioni di polizia si situa tra 200 

e 50'000 franchi (art. 6 cpv. 3 lett. b RSPPF). In caso di chiusura con un atto 

d’accusa (cfr. art. 324 e segg., 358 e segg., 374 e segg. CPP), l'emolumento 

relativo all’istruttoria oscilla tra 1'000 e 100'000 franchi (cfr. art. 6 cpv. 4 lett. c 

RSPPF). Il totale degli emolumenti per le investigazioni di polizia e l’istruttoria 

non deve superare 100'000 franchi (art. 6 cpv. 5 RSPPF). Nelle cause giudicate 

dalla Corte penale davanti al giudice unico, l'emolumento di giustizia varia tra 200 

e 50’000 franchi (art. 7 lett. a RSPPF).  

 Per quanto riguarda la procedura preliminare, il MPC fa valere un emolumento di 

fr. 390.--, nonché disborsi dell’ordine di fr. 10.--. La Corte ritiene giustificate dette 

spese procedurali. L'emolumento relativo all'attività di questo Tribunale (art. 7 

lett. a RSPPF ) è fissato a fr. 1'000.--, mentre non vengono prelevati disborsi. 

 Visto l’esito della causa, le spese procedurali sono a carico della Confederazione 

ex art. 423 CPP. 

 

Sulle indennità 

 Se è pienamente o parzialmente assolto o se il procedimento nei suoi confronti 

è abbandonato, giusta l'art. 429 cpv. 1 CPP l'imputato ha diritto a: un'indennità 

per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali 

(lett. a); un'indennità per il danno economico risultante dalla partecipazione 

necessaria al procedimento penale (lett. b); una riparazione del torto morale per 

lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi personali, segnatamente in caso 

di privazione della libertà (lett. c). Le pretese dell'imputato, che può essere 

invitato a quantificarle e a quantificarle, sono esaminate d'ufficio (art. 429 cpv. 2 

CPP). 

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 L’imputato assolto fa valere, a titolo di indennità per le spese sostenute ai fini di 

un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali, l’importo di fr. 2'963.65 così 

come alla nota d’onorario prodotta dal difensore nella sede dibattimentale. 

 Con mente al Regolamento del Tribunale penale federale sulle spese, gli 
emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF), 

detta nota d’onorario è stata tassata tenendo conto di una tariffa oraria di  

fr. 220.--, ritenuta appropriata alla luce della difficoltà moderata della causa. La 

tariffa oraria per le trasferte non è stata invece modificata. Sono parimenti stati 

corretti gli importi relativi alle spese di trasferta (a Lugano rispettivamente a 

Bellinzona), valendo la sola rifusione del biglietto ferroviario in prima classe, 

andata e ritorno, calcolato sull’abbonamento metà prezzo. La tassazione ha dato 

luogo ad un importo di fr. 2'778,85 (IVA inclusa), che va riconosciuto a titolo 

d’indennità ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, a carico della Confederazione.  

- 13 - 

La Corte pronuncia: 

 

1. C. è prosciolto. 

2. È ordinata la confisca (art. 249 CP): 

2.1. di una banconota falsa da EUR 200.--, numero di serie 1.; 

2.2 di dodici banconote false da EUR 50.--, numero di serie 2. 

3. Le spese procedurali sono a carico della Confederazione. 

4. A C. vengono riconosciute spese per ripetibili per un ammontare complessivo di 

fr. 2'778.85 (IVA inclusa), a carico della Confederazione. 

 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 

 

 

 

Il Giudice unico La Cancelliera 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Comunicazione a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Procuratore federale capo Carlo Buletti 

- Avv. Athos Mecca (per C.) 

- A., a mezzo di pubblicazione nel Foglio federale (solo il dispositivo) 

- B., a mezzo di pubblicazione nel Foglio federale (solo il dispositivo) 

Dopo la crescita in giudicato la sentenza sarà comunicata a: 

- Ministero pubblico della Confederazione in quanto autorità d’esecuzione (testo 

integrale) 

 
 
 

Informazione sui rimedi giuridici 

 

Ricorso al Tribunale federale 

Le decisioni finali della Corte penale del Tribunale penale federale sono impugnabili mediante ricorso al 
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione 

(art. 78, art. 80 cpv. 1, art. 90 e art. 100 cpv. 1 LTF). 
Il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale e del diritto internazionale (art. 95 lett. a e b LTF). 
Egli può censurare l’accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in 
violazione del diritto ai sensi dell’articolo 95 LTF e l’eliminazione del vizio può essere determinante per l’esito 
del procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

         Spedizione: 12 gennaio 2017