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**Case Identifier:** 3cb56852-ff58-5857-a11f-1f24f01778d0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-09-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.09.2021 A-6518/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-6518-2019_2021-09-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-6518/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  s e t t e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Michela Bürki Moreni (presidente del collegio),  

Claudia Pasqualetto Péquignot, Maurizio Greppi,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. Laura Cansani, Studio legale Delogu,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Direzione del circondario delle dogane IV,  

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Rapporto di lavoro di diritto pubblico  

(decisione disciplinare del 7 novembre 2019). 

 

 

 

A-6518/2019 

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Fatti: 

A.  

A._______ è entrato nell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) il 5 

gennaio 1987 in qualità di aspirante guardia di confine con un grado d’im-

piego del 100%. Dopo aver terminato il periodo di formazione è stato attri-

buito a varie unità organizzative della Regione IV, da ultimo al posto guar-

die di confine Ticino (po gcf), con sede a ..., nella funzione di guardia di 

confine con il grado di caporale (cpl).  

B.  

Il 14 maggio 2019 il sergente (sgt) B._______ ha comunicato al capo squa-

dra sergente maggiore (sgtm) C._______ che in data 7 maggio 2019 il cpl 

A._______ si sarebbe rivolto al Direttore dell’AFD, D._______, in visita 

nella Regione e al Comandante Regione IV (cdt reg IV), E._______, che lo 

accompagnava, con delle battute inadeguate alla situazione.  

C.  

C.a In data 11 maggio 2019 il cpl A._______ ha svolto il turno di servizio 

mobile dalle ore 11.30 alle ore 20.00, con l’incarico della guida del veicolo 

di servizio, insieme al sgt F._______ che fungeva da capo pattuglia. I com-

piti attribuiti alla pattuglia dal capo dell’impiego, sgt. G._______, consiste-

vano nell’ esecuzione di controlli ai valichi secondari alla ricerca di stupe-

facenti prima e in seguito un blocco alle ore 13.00 in zona ..., all’altezza del 

depuratore e un secondo a ... all’uscita dell’autostrada. 

C.b Tramite rapporto informativo del 16 maggio 2019 il sgt G._______ ha 

segnalato al capoposto aiutante (aiut) H._______ una serie di comporta-

menti inadeguati tenuti dal cpl A._______ durante il suddetto turno di ser-

vizio, segnatamente  

 per non aver fatto moneta alla cassa accessoria al momento oppor-

tuno e aver in questo modo causato il ritardo all’appuntamento delle 

ore 13.00; 

 per aver mendacemente segnalato al superiore la necessità di ese-

guire una sosta per il rifornimento del veicolo di servizio, con il solo 

intento di fermarsi a bere un caffè e per essersi rivolto a lui in ma-

niera irriverente e sarcastica, una volta colto sul fatto, sfidandolo a 

prender nota di quanto avvenuto; 

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 per aver tenuto un comportamento inadeguato in occasione della 

richiesta del superiore di incassare uno sdoganamento. 

Il sgt G._______ ha quindi indicato di aver eseguito a fine turno un collo-

quio verbale con il collaboratore, per fargli presente i tre episodi – non con-

testati da quest’ultimo – e per comunicargli che il suo capo squadra (sgtm 

C._______) sarebbe stato informato dei fatti. 

D.  

D.a Il 16 maggio 2019, su richiesta del capoposto aiut H._______, il cpl 

A._______ ha redatto un rapporto sui fatti accaduti il 7 maggio 2019 (scu-

sandosi per i saluti inadeguati ai superiori) e l’11 maggio 2019.  

D.b Il medesimo giorno l’aiut H._______ ha preso posizione sull’accaduto 

nei confronti del Comando della Regione guardie di confine IV (di seguito 

CGCF IV). Dopo aver esposto i risultati dei riscontri eseguiti, ha ritenuto 

che nel turno di servizio dell’11 maggio 2019 il cpl A._______ aveva dimo-

strato un’attitudine non in sintonia con il codice di comportamento ed ha 

concluso che il sgt F._______ si era rivelato inadeguato come responsabile 

della pattuglia, in quanto avrebbe dovuto imporsi sul collega e impedirgli di 

agire sconvenientemente. Egli ha tuttavia proposto provvedimenti unica-

mente nei confronti del cpl A._______. 

D.c Con ulteriore rapporto del 16 maggio 2019 l’aiut H._______ prendendo 

posizione riguardo all’episodio del 7 maggio 2019 si è così espresso: “iI 

concetto di educazione, immagine CGCF e tutti i principi ripresi nel codice 

di comportamento sono stati discussi più volte e in questo senso non esiste 

margine di tolleranza. II modo di agire del cpl A._______ non corrisponde 

a quanto richiesto ad un collaboratore AFD. Un elemento pesante e deter-

minante nella valutazione personale s'impone”.  

E.  

E.a In data 23 maggio 2019 il cpl A._______ ha svolto il turno di servizio 

mobile dalle ore 11.30 alle 20.00 in qualità di capo pattuglia, insieme alla 

guardia di confine (gcf) I._______, incaricato della guida del veicolo. All’ini-

zio del turno il capo dell’impiego, sgtm J._______, ha ordinato alla pattuglia 

A._______/I._______ di recarsi al valico autostradale entro le ore 12.30 e 

di agganciare furgoni o bus provenienti dai Balcani e scortarli al po gcf per 

eseguire dei controlli doganali. 

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E.b In occasione del suddetto turno la pattuglia si è fermata due volte, con 

l’avallo del capo dell’impiego, dapprima per fare degli acquisti e una pausa 

e, subito dopo la pausa, per eseguire il rifornimento del veicolo di servizio 

e per bere il caffè.  

E.c Nei giorni successivi il sgtm J._______ ha riferito all’aiut H._______ 

alcune irregolarità in relazione agli spostamenti superflui ordinati dal cpl 

A._______ per effettuare le soste e il rifornimento nel corso del suddetto 

turno di servizio e riportato la segnalazione della gcf I._______ che aveva 

notato l’abitudine del cpl A._______, anche in altre occasione, di fermarsi 

all’ inizio o durante il turno di servizio per fare acquisti di cibo e bevande e 

pause caffè. 

F.  

Con scritto del 29 maggio 2019, notificato brevi manu il giorno successivo, 

il Comando della Regione guardie di confine IV (di seguito CGCF IV) ha 

aperto un’inchiesta disciplinare in relazione ai comportamenti tenuti dall’in-

teressato durante l’esecuzione del servizio nel corso del mese di maggio 

2019.  

G.  

G.a In data 19 giugno 2019, dopo il turno svolto dalle 07.30 alle 11.30 (rap-

porto di squadra), il cpl A._______ ha eseguito il turno di servizio mobile 

dalle ore 11.30 alle 16.00 in qualità di capo pattuglia, insieme al cpl 

K._______ e alla gcf L._______, incaricata della guida del veicolo. L’ob-

biettivo attribuito alla pattuglia dal capo dell’impiego, sgt B._______, era la 

ricerca di armi e di persone da svolgere a …-autostrada in uscita e controlli 

su entrambe le aree di servizio di ..., unitamente ai colleghi del Gruppo 

Specialisti Visite (GSV).  

G.b In occasione del suddetto turno di servizio, la pattuglia si è fermata in 

tre occasioni:  

 Alle ore 11.50 presso una pizzeria vicino all’università di ..., per ac-

quistare dei tranci di pizza poi consumati nei pressi di …. Tempo di 

sosta circa 20 minuti.  

 Attorno alle ore 13.00, con il consenso del capo dell’impiego, 

presso il bar M._______ per bere il caffè. Tempo di sosta circa 10 

minuti. 

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 Alle ore 14.30 la pattuglia si è recata in via … per acquistare un 

gelato consumato dal cpl A._______ e dalla gcf L._______ presso 

il parcheggio di via …. Tempo di sosta 10 minuti.  

H.  

Il 16 luglio 2019 il cpl A._______ è stato interrogato in qualità di imputato 

dall’aiut H._______, in relazione agli eventi occorsi fra maggio e giugno 

2019. L’interessato ha confermato alcuni dei fatti alla base dei rimproveri 

mossi nei suoi confronti, per altri ha riferito di non ricordare nel dettaglio 

quanto accaduto, per altri ancora ha fornito una versione diversa da quella 

fornita dai colleghi di servizio. 

I.  

Il 26 agosto 2019 il CGCF IV ha trasmesso ad A._______ il risultato dell’in-

chiesta disciplinare avviata a suo carico, infliggendogli una multa discipli-

nare di 400 franchi, in quanto dall'esame della fattispecie sarebbe risultato 

in modo inequivocabile che il caporale, guardia di confine con oltre trenta 

anni di servizio ed esperienza, è venuto meno ai suoi doveri di servizio, per 

aver reiterato, nel corso di più turni di servizio, una serie di comportamenti 

inadeguati e meglio: 

 per essersi rivolto il 7 maggio 2019 in modo irrispettoso e inade-

guato al Direttore D._______, massima dirigenza dell’AFD e al col 

E._______, cdt Reg IV. 

 per aver in data 11 maggio 2019: 

o omesso di rifornire di moneta, presso l’ufficio doganale ad 

inizio turno, la cassa accessoria mobile di cui era responsa-

bile, ed essersi ingiustificatamente fermato a tale scopo 

presso un distributore di benzina;   

o omesso di svolgere controlli su autoveicoli durante circa 3 

ore di servizio mobile; 

o accumulato ritardo di 15 minuti per arrivare al posto di con-

trollo pianificato, senza valido motivo e senza informare pre-

ventivamente il capo dell'impiego; 

o tenuto un comportamento e una reazione inadeguati nei 

confronti del capo dell'impiego quando gli è stato ordinato di 

incassare uno sdoganamento e una multa doganale. 

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Pagina 6 

 per aver avallato (in quanto capo pattuglia) ed effettuato il 19 giugno 

2019, durante il turno di servizio mobile della durata di 4 ore e 30 

minuti tre pause, abusando in modo palese del numero e della du-

rata delle pause possibili. 

J.  

Con presa di posizione del 25 settembre 2019 il cpl A._______ ha conte-

stato che i comportamenti tenuti il 7, l’11 maggio e il 19 giugno 2019 potes-

sero essere qualificati di grave negligenza, ha inoltre contestato che i fatti 

del 23 maggio 2019 potessero essere considerati nell’ambito della pre-

sente procedura disciplinare non essendogli stati espressamente conte-

stati e dovendo essere, se del caso, appurati mediante un complemento 

istruttorio. Secondo il ricorrente, la sanzione risulta quindi sproporzionata 

dato che la fattispecie giustificherebbe una misura disciplinare più blanda, 

come l’avvertimento.  

K.  

K.a Con decisione disciplinare del 7 novembre 2019 il CGCF IV ha com-

minato all’interessato una multa disciplinare di 400 franchi, considerando 

che i ripetuti comportamenti scorretti tenuti da quest’ultimo costituissero 

una violazione degli obblighi professionali per grave negligenza. Il CGCF 

IV ha giustificato il provvedimento adducendo che “con il suo comporta-

mento il cpl A._______ è venuto meno alle aspettative riposte dal suo su-

periore durante l'esecuzione del servizio di sorveglianza, mancando di di-

ligenza, affidabilità e responsabilità quale agente guardia di confine, ma 

anche quale capo pattuglia”. È stata ritenuta una circostanza aggravante il 

fatto di essersi fermato l’11 maggio 2019 al distributore di ... con il solo 

intento di bere un caffè, e non per fare rifornimento di carburante al veicolo 

di servizio come indicato mendacemente al capo dell’impiego.  

K.b Nel medesimo provvedimento il CGCF IV ha inoltre formalmente ri-

chiamato il cpl A._______ a svolgere il servizio secondo le direttive in vi-

gore e a volersi conformare al codice di comportamento dell’Amministra-

zione federale – precisando che ci si aspetta un comportamento corretto e 

conforme nei confronti di colleghi, superiori e terzi, che rispetti le disposi-

zioni riguardanti l’esecuzione del servizio e di quelle riguardanti le pause 

durante il servizio – diffidandolo ai sensi dell’art. 10 LPers dal ripetere in 

futuro i comportamenti a lui contestati. 

L.  

Con ricorso del 9 dicembre 2019 A._______ (qui di seguito il ricorrente) ha 

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impugnato la predetta decisione. Ribadendo le motivazioni già evocate in 

sede di osservazioni, ne ha chiesto l’annullamento. Ha inoltre contestato la 

diffida ai sensi dell’art. 10 LPers, non essendo stata tale misura prospettata 

prima dell’emanazione della decisione impugnata.  

M.  

Con osservazioni del 10 gennaio 2020 il CGCF IV (qui di seguito l’autorità 

di prima istanza) ha contestato le allegazioni del ricorrente riconfermandosi 

nella propria posizione. Ha inoltre rilevato che la diffida ai sensi dell’art. 10 

LPers, che non costituisce una misura disciplinare, non è suscettibile di 

ricorso non essendo stata inserita nel dispositivo della decisione impu-

gnata. Ha quindi chiesto di confermare la decisione impugnata e di respin-

gere il ricorso, addossando le spese al ricorrente. 

N.  

Altri argomenti di fatto e di diritto verranno ripresi, per quanto necessario, 

nei considerandi in diritto. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale (di seguito il Tribunale o TAF) giu-

dica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della Legge federale del 

20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), ema-

nate dalle autorità menzionate all’art. 33 della Legge del 17 giugno 2005 

sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le ecce-

zioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso 

è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

1.2 Nella presente fattispecie l’atto del 7 novembre 2019 costituisce una 

decisione ai sensi dell’art. 5 PA, emessa dal CGCF in materia di rapporto 

di lavoro, che conformemente all’art. 36 cpv. 1 della Legge federale del 

24 marzo 2000 sul personale federale (LPers, RS 172.220.1) nonché 

all’art. 33 lett. d LTAF, è impugnabile con ricorso davanti al Tribunale am-

ministrativo federale. 

1.3 Pacifica è la legittimazione ricorsuale del ricorrente, essendo lo stesso 

destinatario della decisione e avendo un interesse a che la stessa venga 

qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato interposto tempestivamente 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/9208c720-7ed2-4a2f-bca0-c8efef97c0cb?source=document-link&SP=3|a4tady
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/2dc1cb16-a63f-4d9b-8b3f-39a8bfe8831a?source=document-link&SP=3|a4tady

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(art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di conte-

nuto previste dalla legge (art. 52 PA). 

1.4 Il ricorso è pertanto ricevibile e va esaminato nel merito.  

2.  

2.1  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento 

(cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridi-

camente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’inadeguatezza (cfr. art. 49 

lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bunde-

sverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149). 

2.2 Allorquando l’autorità eccede o abusa del proprio potere d’apprezza-

mento, si considera che la stessa abbia agito in violazione del diritto ai 

sensi dell’art. 49 lett. a PA (cfr. THIERRY TANQUEREL, Manuel de droit admi-

nistratif, 2a ed. 2018, n. 512 e 516; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER; op. cit., 

n. 2.166 e 2.184 seg.; PIERMARCO ZEN-RUFFINEN, Droit administratif, partie 

générale et éléments de procédure, 2a ed. 2013, n. 1365). Vi è abuso nel 

potere d’apprezzamento quando l’autorità, pur rimanendo nei limiti del suo 

potere d’apprezzamento, si fonda su delle considerazioni prive di perti-

nenza ed estranee allo scopo perseguito dalle disposizioni legali applica-

bili, o viola i principi generali del diritto, quali il divieto dell’arbitrio e della 

disparità di trattamento, il principio della buona fede e il principio della pro-

porzionalità (cfr. DTF 143 III 140 consid. 4.1.3; 141 V 365 consid. 1.2; 137 

V 71 consid. 5.1; sentenza del TAF A-3440/2012 del 21 gennaio 2014 con-

sid. 2.1.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER; op. cit., n. 2.184 seg. con rinvii; 

TANQUEREL, op. cit., n. 513 – 515; BENOÎT BOVAY, Procédure administra-

tive, 2a ed. 2015, pagg. 565 seg.). 

2.3 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della mas-

sima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: 

l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constatazioni com-

plementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o 

dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1 con rinvii; 

122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/8a5dd572-7de5-4501-9bc3-2950bbd021ab?source=document-link&SP=3|a4tady

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Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») l’auto-

rità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evi-

denti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-

zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234 

consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inqui-

sitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere 

delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 425 con-

sid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere proces-

suale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che inter-

pone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in partico-

lare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice sulla 

fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario 

arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove 

(cfr. art. 52 PA; DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1; 

MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pagg. 293 segg.). 

2.4 Nella giurisprudenza e nella dottrina è ammesso che il Tribunale – an-

che se dispone di un potere di cognizione completo – eserciti il suo potere 

d’apprezzamento con riserbo qualora si tratti di questioni legate stretta-

mente a delle circostanze di fatto o a questioni tecniche (cfr. DTAF 2008/23 

consid. 3.3). Tale è il caso, in materia di diritto del personale federale, per 

quanto concerne l’esame del criterio dell’adeguatezza in rapporto alla va-

lutazione delle prestazioni di un impiegato, del rapporto di fiducia tra datore 

di lavoro e impiegato, della responsabilità di assicurare una corretta ese-

cuzione dei compiti di un’unità amministrativa, nonché della classificazione 

delle funzioni (« Stelleneinreihung »). In caso di dubbio, il Tribunale non si 

discosta infatti dalla posizione assunta dall’autorità di prima istanza rispet-

tivamente non sostituisce il proprio apprezzamento a quello di quest’ultima 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-969/2014 dell’11 novembre 2014 con-

sid. 2; A-524/2014 del 23 giugno 2013 consid. 2.3; A-1876/2013 del 6 gen-

naio 2014 consid. 2.3). Detta riserva non impedisce tuttavia al Tribunale 

d’intervenire qualora la decisione impugnata appaia oggettivamente inop-

portuna (cfr. DTAF 2007/34 consid. 5; sentenza del TAF A-5541/2014 del 

31 maggio 2016 consid. 2.1 con rinvii; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., n. 2.160). 

3.  

3.1 Con decisione disciplinare del 7 novembre 2019 l’autorità inferiore ha 

pronunciato, nei confronti di A._______, una multa di 400 franchi per grave 

negligenza. 

http://links.weblaw.ch/BVGE-2008/23

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3.2 Nei considerandi della decisione l’autorità amministrativa ha pure di-

sposto un’avvertimento/diffida ai sensi dell’art. 10 cpv. 3 o 4 LPers, comu-

nicando al ricorrente che il rapporto di lavoro potrebbe essere disdetto, 

qualora in futuro dovessero ripresentarsi comportamenti simili a quelli per 

cui il ricorrente è stato richiamato all’ordine.  

3.3  

3.3.1 L’insorgente impugna sia la multa disciplinare che la diffida. L’autorità 

di prima istanza per contro considera che la diffida non costituisce di per 

sé un atto impugnabile. In via preliminare occorre quindi esaminare se il 

gravame è ricevibile su questo punto.  

3.3.2 Dalle motivazioni dell’atto impugnato risulta che l’avvertimento/diffida 

qui contestato poggia sull’art. 10 cpv. 3 o 4 LPers e non sugli artt. 25 LPers 

e 99 dell’ordinanza del 3 luglio 2001 sul personale federale (OPers, RS 

172.220.111.3) che disciplinano l’avvertimento disciplinare (art. 99 cpv. 2 

lett. a OPers). Mentre il secondo persegue lo scopo di garantire la corretta 

esecuzione dei compiti, il primo – anche se non più menzionato all’art. 10 

LPers – è una misura svolta ad ottenere un miglioramento delle prestazioni 

del collaboratore, di norma necessaria prima che possa essere pronunciata 

una risoluzione del rapporto di lavoro (cfr. Messaggio del 31 agosto 2011 

concernente una modifica della legge sul personale federale, FF 2011 5959 

segg.). L’avvertimento dell’art. 10 LPers è un preambolo necessario ad 

ogni disdetta ordinaria e mira ad ottenere un cambiamento di comporta-

mento da parte del collaboratore. Deve essere pronunciato laddove oc-

corre e come espressione del principio di proporzionalità: consente in effetti 

all’impiegato di adottare un cambiamento nel comportamento in modo da 

non rischiare una disdetta del contratto di lavoro. I due avvertimenti della 

LPers non hanno quindi la stessa funzione. Mentre il primo viene pronun-

ciato come sanzione disciplinare e quindi come misura repressiva pronun-

ciata dopo di un’inchiesta disciplinare (cfr. art. 99 cpv. 1 e 2 lett. a OPers), 

il secondo mira a dare all’impiegato la possibilità di migliorarsi e può essere 

comunicato senza che sia stata eseguita un’inchiesta disciplinare.  

L’avvertimento dell’art. 10 LPers non costituisce una decisione (sentenza 

del TF 8C_358/2009 dell’8 marzo 2010 consid. 4.3; sentenza del TAF A-

4464/2015 del 23 novembre 2015 consid. 1.1.1 a 1.1.6 con rinvii), potrebbe 

tuttavia essere esaminato dall’autorità di ricorso qualora una disdetta ba-

sata sull’avvertimento venisse pronunciata. Ciò non è tuttavia il caso nella 

presente fattispecie. 

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Pagina 11 

3.4 Alla luce di quanto sopra esposto, nella misura in cui è diretto contro 

l’avvertimento/diffida secondo l’art. 10 LPers, sancito nei considerandi e 

non nel dispositivo della decisione impugnata, il ricorso risulta inammissi-

bile.  

Le censure di violazione del diritto di essere sentito, del principio della pro-

porzionalità o ancora di violazione della legge non verranno pertanto esa-

minati in questa sede in quanto riguardanti questa misura.  

In dettaglio, quindi, il Tribunale adito non esaminerà il gravame in relazione 

all’assenza di menzione dell’avvertimento nel risultato dell’inchiesta disci-

plinare del 26 agosto 2019, all’asserita carenza di motivazione dell’avver-

timento, nonché alle asserite violazioni legali e del principio di proporzio-

nalità. Va da sé che ogni richiesta di assunzione di mezzi di prova all’am-

ministrazione in relazione a detto avvertimento va respinta.  

4.  

4.1 A titolo preliminare, limitatamente ai fatti del 23 maggio 2019, il ricor-

rente parrebbe lamentare perlomeno implicitamente una violazione del di-

ritto di essere sentito, nella misura in cui gli stessi non gli sono stati espres-

samente contestati durante o dopo il turno di servizio in parola. Per tale 

ragione, il ricorrente ritiene che tali fatti non possono essere considerati 

nell’ambito della “valutazione della proporzionalità della decisione discipli-

nare”.  

4.2 Siccome il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la 

cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione pronun-

ciata dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ri-

corso nel merito (cfr. DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36 

consid. 7), la censura va esaminata prioritariamente (cfr. DTF 127 V 431 

consid. 3d/aa; 124 I 49 consid. 1). 

4.3 Secondo la giurisprudenza relativa alla disdetta del rapporto di lavoro, 

l’autorità competente può giungere alla propria decisione (definitiva) solo 

dopo aver preso conoscenza della situazione concreta ed aver sentito la 

persona interessata. Dal punto di vista del Tribunale adito, siffatta conside-

razione può essere espressa anche nell’ambito del diritto disciplinare del 

personale (sentenza del TAF A-944/2019 del 29 aprile 2021 consid. 5.2). 

Affinché possa esercitare il proprio diritto di essere sentito in maniera com-

pleta, l’impiegato deve pertanto poter conoscere non solo i fatti considerati 

nei suoi confronti, ma anche le conseguenze che deve aspettarsi (cfr. sen-

tenze del TF 8C_258/2014 del 15 dicembre 2014 consid. 7.2.4; 

A-6518/2019 

Pagina 12 

8C_158/2009 del 2 settembre 2009 consid. 5.2; sentenze del TAF A-

5541/2014 del 31 maggio 2016 consid. 3.1.5; A-427/2013 del 21 novembre 

2013 consid. 6.2.2). A tal fine, all’impiegato viene generalmente notificato 

un progetto di decisione contenente i motivi di disdetta di cui è stato tenuto 

conto dal suo datore di lavoro, nonché viene impartito un termine per pren-

dere posizione al riguardo. In quel preciso istante una riconsiderazione 

della prospettata disdetta da parte del datore di lavoro non deve tuttavia 

risultare a priori esclusa (cfr. sentenza del TAF A-5541/2014 del 31 maggio 

2016 consid. 3.1.5 con rinvii). Le esigenze del diritto di essere sentito, 

nell’ambito del diritto del personale, sono comunque adempiute anche tra-

mite informazioni o scambi relativamente informali: basta che l’impiegato 

sia al corrente del fatto che deve aspettarsi delle misure (cfr. sentenza del 

TF 8C_258/2014 summenzionata, in cui è stato precisato che la misura 

che doveva aspettarsi l’impiegato era una disdetta). 

4.4  

4.4.1 Nel caso in esame, nella misura in cui l’avvertimento non è impugna-

bile (cfr. consid. 2.1 a 2.4 qui sopra), il fatto che il risultato dell’inchiesta 

disciplinare del 26 agosto 2019 non abbia accennato all’avvertimento ex 

art. 10 LPers non rappresenta una violazione del diritto di essere sentito, il 

quale come espresso qui sopra, si riferisce ai fatti rilevanti e deve accen-

nare alle possibili conseguenze giuridiche – necessariamente oggetto di 

una decisione – che potrebbero essere decise dall’autorità. 

4.4.2 Per quanto invece attiene a un’eventuale violazione del diritto di es-

sere sentito in relazione ai fatti accaduti il 23 maggio 2019, occorre consi-

derare quanto segue. 

Con scritto del 29 maggio 2019 il ricorrente era stato reso edotto riguardo 

all’apertura di un’inchiesta disciplinare nei suoi confronti per “diverse fatti-

specie constatate nel mese di maggio 2019”. Sebbene in sede di interro-

gatorio del 16 luglio 2019, a quest’ultimo non fosse stato chiesto di pren-

dere posizione sui fatti accaduti il 23 maggio 2019, è pur vero che la se-

gnalazione fatta il 25 maggio 2019 da parte dei colleghi di pattuglia riguardo 

ai comportamenti tenuti dal cpl A._______ è parte integrante dell’incarto. 

Al più tardi con la comunicazione del risultato dell’inchiesta il 26 agosto 

2019, il ricorrente era quindi in grado di accedere all’intero incarto, pren-

dere atto delle segnalazioni fatte dai propri colleghi e, in sede di osserva-

zioni, prendere posizione al riguardo fornendo la propria versione dei fatti. 

Tanto più che nel suddetto progetto di decisione disciplinare sono stati spie-

gati in dettaglio i fatti che gli venivano rimproverati per il turno di servizio 

A-6518/2019 

Pagina 13 

del 23 maggio 2019 ed era menzionato il fatto che, nel complesso, i com-

portamenti tenuti dal ricorrente erano considerati dal datore di lavoro quale 

negligenza grave.  

In tali circostanze non vi è alcun motivo per non tenere conto dei fatti ac-

caduti il 23 maggio 2019 nella ponderazione della multa disciplinare. 

Quanto viene rimproverato al ricorrente non configura infatti un evento iso-

lato, bensì una serie di comportamenti ritenuti dall’autorità contrari ai doveri 

professionali di un agente del corpo delle guardie di confine, simili ad altri 

già oggetto dell’inchiesta disciplinare. Indipendentemente dalla gravità dei 

comportamenti segnalati dai colleghi di pattuglia per il servizio in parola, si 

tratta di fatti che li hanno messi a disagio inducendoli a riportare l’accaduto. 

Il solo fatto che al ricorrente non sia stato chiesto di renderne conto, me-

diante un rapporto scritto come per i fatti del 7 e dell’11 maggio 2019, non 

permette di ritenere tale fattispecie irrilevante per la ponderazione delle re-

sponsabilità di quest’ultimo.   

Ad ogni buon conto, per le ragioni che si esporranno nei considerandi che 

seguono, quand’anche non si tenesse conto dell’episodio del 23 maggio 

2019, l’esito della presente vertenza non muterebbe. 

4.5 Alla luce di quanto sopra esposto la censura di violazione del diritto di 

essere sentito è quindi inammissibile per quanto concerne l’avverti-

mento/diffida e respinta per quanto concerne i fatti del 23 maggio 2019. 

5.  

Nel merito il ricorrente lamenta il mancato adempimento delle condizioni 

per pronunciare misure disciplinari. In buona sostanza, richiamati gli artt. 

20, 25, 34 cpv. 2 e 36 LPers, nonché gli art. 98 e 99 Opers egli ritiene che 

l’istruttoria non abbia permesso di dimostrare alcun comportamento grave 

al punto tale da giustificare una sanzione disciplinare e quand’anche fosse 

nessun comportamento che possa essere considerato quale negligenza 

grave. Il ricorrente contesta quindi la legalità della sanzione disciplinare 

(consid. 6 segg. qui di seguito) e censura una violazione del principio della 

proporzionalità (consid. 7 segg. qui di seguito).  

6.  

6.1  

6.1.1 Giusta l’art. 25 LPers, il datore di lavoro prende le misure necessarie 

per garantire la corretta esecuzione dei compiti (cpv. 1). A tale scopo egli 

A-6518/2019 

Pagina 14 

può segnatamente pronunciare un avvertimento rispettivamente commi-

nare una multa nei confronti del dipendente (cvp. 2 lett. b). L’art. 99 OPers, 

richiamato l’art. 25 LPers, elenca le misure disciplinari che possono essere 

adottate dal datore di lavoro ponendo dei distinguo: in particolare per gli 

impiegati che violano i loro obblighi professionali per negligenza possono 

essere prese misure quali l’avvertimento e la modifica dell’ambito di attività 

(cpv. 2), mentre per coloro che violano i loro obblighi professionali, inten-

zionalmente o per negligenza grave, possono essere adottate, oltre a  

quelle di cui al cpv. 2, anche misure quali la multa fino a 3'000 franchi (cpv. 

3). Nella valutazione per una o l’altra misura il datore di lavoro deve tenere 

presente la finalità ultima delle misure disciplinari, le quali non hanno per 

scopo la sanzione del collaboratore, quanto piuttosto sono tese a produrre 

e creare un comportamento degno della funzione da parte del collabora-

tore per il futuro (cfr. PETER HELBING, in: Portmann/Uhlmann [ed.], Bunde-

spersonalgesetz [BPG], Stämpflis Handkommentar, 2013, art. 25 n. 12; cfr. 

pure HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 8a ed. 

2020, n. 1506; sentenza del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 

5.2). 

6.1.2 La pronuncia delle misure disciplinari soggiace all’adempimento di 

condizioni cumulative. In primo luogo l’impiegato deve avere violato i propri 

obblighi professionali per negligenza (art. 99 cpv. 2 OPers), oppure inten-

zionalmente o per negligenza grave (art. 99 cpv. 3 OPers); tale violazione 

può essere avvenuta anche al di fuori dell’orario di servizio, a condizione 

che ciò abbia delle conseguenze negative sul rapporto di lavoro (cfr. sen-

tenze del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3; A-2180/2016 

del 30 agosto 2016 consid. 3.1.2; A-4586/2014 del 24 marzo 2015 con-

sid. 3.3.2). In secondo luogo, affinché possa essergli mosso un rimprovero, 

il collaboratore deve avere avuto conoscenza della disposizione violata e 

deve aver avuto la possibilità di conformarsi alla stessa (cfr. sentenze del 

TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3; WALTER HINTERBERGER, 

Disziplinarfehler und Disziplinarmassnahmen im Recht des öffentlichen 

Dienstes, 1986, pp. 130 ss). Infine la violazione deve essere constatata 

nell’ambito di un’inchiesta disciplinare conclusa (cfr. artt. 98 e 99 cpv. 1 

OPers). 

6.2  

6.2.1 Giusta l’art. 20 LPers l’impiegato è tenuto a svolgere con diligenza il 

lavoro impartito (dovere di diligenza) nonché a tutelare gli interessi del suo 

datore di lavoro (dovere di fedeltà; cfr. sentenze del TAF  

A-2663/2017 14 marzo 2018 consid. 3.3; A-6111/2016 del 26 luglio 2017 

A-6518/2019 

Pagina 15 

consid. 4.1.2). La loro violazione sussiste in particolare in presenza di com-

portamenti illegali e penalmente reprensibili, ma anche di comportamenti 

sconvenevoli nei confronti dei superiori o dei colleghi di lavoro (cfr. sen-

tenze del TAF A-4312/2016 del 23 febbraio 2017 consid. 5.5.3; A-

5420/2015 dell’11 dicembre 2015 consid. 3.3 segg. con rinvii). Le esigenze 

poste dal dovere di fedeltà in rapporto ad una determinata funzione e po-

sizione dell’impiegato sono distinte per ogni rapporto di lavoro e vanno de-

terminate nel singolo caso sulla base delle circostanze e degli interessi 

concreti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-59/2017 del 17 maggio 2017 

consid. 5.4.1 con rinvii). Il dovere di diligenza è concretizzato attraverso il 

diritto di impartire istruzioni del datore di lavoro e il dovere di osservanza di 

dette istruzioni dell’impiegato (cfr. art. 321c CO, in combinato disposto con 

l’art. 6 cpv. 2 LPers). L’inosservanza implica altresì la violazione di un ob-

bligo legale (cfr. sentenza del TAF A-6111/2016 del 26 luglio 2017 con-

sid. 4.1.2 con rinvii).  

Secondo la giurisprudenza, la gravità delle mancanze riscontrate dev’es-

sere valutata di caso in caso alla luce della funzione e dei compiti affidati 

all’impiegato. Ancorché vincolato al rispetto del principio della proporziona-

lità, nella valutazione del comportamento e della misura necessaria, il da-

tore di lavoro è investito di una grande libertà di apprezzamento (cfr. sen-

tenza del TAF A-880/2009 del 16 giugno 2009 considd. 4.3 e 4.4 con rinvii).  

6.2.2 Va ancora osservato che, a differenza dell’art. 321a cpv. 1 CO, il do-

vere di fedeltà contemplato dalla LPers comporta un "doppio obbligo di fe-

deltà" (doppelte Loyalitätsverpflichtung), nella misura in cui il lavoratore 

sottoposto alla LPers, oltre alla tutela degli interessi pubblici del proprio 

datore di lavoro (obbligo di fedeltà particolare), ha parimenti l’obbligo di 

fedeltà – nella veste di cittadino – nei confronti dello Stato (obbligo di fe-

deltà generale). Tale dovere garantisce il buon funzionamento dell’ammini-

strazione pubblica, alfine di preservare la fiducia dei cittadini ([tra le tante] 

sentenze del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3.3; A-

969/2014 dell’11 novembre 2014 consid. 5.2.2 con rinvii). 

6.2.3 Infine i rappresentanti delle forze dell’ordine di polizia, a cui vanno 

parificate le guardie di confine, i cui corpi sono chiamati a svolgere compiti 

di ordine pubblico e di sicurezza, hanno l’obbligo accresciuto, rispetto agli 

altri funzionari dell’amministrazione, di mantenere, sia durante il servizio 

sia nel tempo libero, un comportamento impeccabile (sentenza del TF 

8C_146/2014 del 26 giugno 2014 consid. 5.5; sentenze del TAF  

A-4464/2015 del 23 novembre 2015 consid. 3.4.2; A-4586/2014 

A-6518/2019 

Pagina 16 

del 26 marzo 2015 consid. 3.4.3). Essi devono assicurare la messa in pra-

tica delle diverse prescrizioni legali e, in caso, assicurarne il rispetto con la 

forza. Infine l’estensione del dovere di fedeltà nella sfera privata del colla-

boratore dipende non solamente dalla funzione ricoperta, ma pure dalla 

natura e dalla sensibilità del settore in cui egli presta servizio (cfr. [tra le 

tante] sentenza TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3.4). 

6.2.4 La gravità delle mancanze riscontrate dev’essere valutata di caso in 

caso alla luce della funzione e dei compiti affidati all’impiegato oggetto di 

inchiesta disciplinare. In fattispecie in cui – a causa del ruolo ricoperto dal 

dipendente in questione – la fiducia assume maggiore rilievo, giurispru-

denza e dottrina riconoscono all’autorità il diritto di tenere particolarmente 

conto di questo aspetto (DTF 101 Ia 298 consid. 6; PETER HÄNNI, Perso-

nalrecht des Bundes, in: HEINRICH KOLLER et al. (ed.), Schweizerisches 

Bundesverwaltungsrecht, vol. I/2, 3a ed. 2017, n. 239). 

6.3 In concreto al ricorrente sono contestate molteplici mancanze riscon-

trate nel contesto di quattro turni di servizio. Occorre quindi esaminare, 

passando in rassegna i fatti relativi ai singoli turni se i comportamenti tenuti 

dal cpl A._______ siano effettivamente in contrasto con i doveri di servizio 

e nell’affermativa, in caso di comportamento negligente, se esso sia grave 

o meno.  

6.3.1 Evento del 7 maggio 2019 

6.3.1.1 Al riguardo il ricorrente ritiene di aver già espresso le proprie scuse 

– riconoscendo pertanto di aver violato in maniera colpevole i propri obbli-

ghi di servizio – per quanto accaduto in occasione della visita del Direttore 

dell’AFD e di aver già fatto debita ammenda per il proprio comportamento 

con scritto del 16 maggio 2019. A suo modo di vedere, considerare tale 

evento nell’ambito del procedimento disciplinare corrisponde ad una dop-

pia punizione ingiustificata e illegittima. Alla luce degli atti costituenti l’in-

carto questo Tribunale non ritiene tale posizione condivisibile.  

6.3.1.2 Come riferito dal sgt B._______ al sgtm C._______ e all’aiut 

H._______, il fatto si è svolto durante un posto di controllo nelle retrovie 

del valico di ... eseguito dalla pattuglia B._______/N._______ al cui sup-

porto era stata chiamata la pattuglia A._______/O._______. Sul posto 

erano già presenti anche i due superiori in visita; entrambi, giova precisarlo, 

indossavano l’uniforme. All’arrivo al posto di controllo il cpl A._______ si è 

rivolto al cdt reg IV E._______ nel seguente modo: “uella lì, ta ma sumea-

vat a un aspirant” e al Direttore D._______ nel seguente modo: “Tal chi, 

A-6518/2019 

Pagina 17 

ciao!”. Il comandante ha da subito lasciato trasparire il proprio disappunto 

riguardo alle suddette frasi, che sono state udite dal sgt B._______, sgt 

N._______ e dalla gcf O._______ e naturalmente dal Direttore D._______.  

Il ricorrente si difende affermando di non aver riconosciuto il Direttore 

dell’AFD e di aver voluto semplicemente rivolgersi agli interlocutori in modo 

amichevole. Contrariamente a quanto riferito dal sgt B._______, la rea-

zione del comandante era, a suo dire, divertita. Orbene, tenuto conto del 

fatto che il ricorrente, come del resto tutto il personale, era stato avvisato 

dell’imminente visita nella Regione IV del Direttore D._______, ossia il più 

alto quadro dell’AFD, alla vista dell’accompagnatore del cdt E._______, 

dando prova della diligenza e dell’accortezza che era legittimamente atten-

dibile da lui, l’interessato avrebbe senz’altro potuto e dovuto capire di chi 

si trattava, adeguando di conseguenza il suo comportamento. A maggior 

ragione considerato che anche il Direttore D._______ indossava l’uni-

forme. Ad ogni buon conto, indipendentemente dal fatto che avesse rico-

nosciuto o meno il Direttore dell’AFD, il modo in cui il cpl A._______ si è 

rivolto al comandante della Regione, nel contesto di un turno di servizio – 

non di tempo libero – non è comunque giustificabile dal desiderio di essere 

amichevole o suscitare ilarità nelle persone circostanti. Esiste un protocollo 

per rivolgersi ai propri superiori e nell’evenienza concreta non vi era alcun 

motivo per discostarsene, al contrario. La negligenza dimostrata in tale cir-

costanza dal cpl A._______ – che persevera anche in sede di ricorso a 

considerare l’episodio alla stregua di una ragazzata – risulta aggravata dal 

fatto che la mancanza di rispetto nei confronti del comandante, palesata 

dinnanzi a terze persone, potrebbe finanche indurre il Direttore dell’AFD a 

dubitare della capacità del comandante stesso a far rispettare ordine e di-

sciplina all’interno della propria Regione. Il rischio del verificarsi di una tale 

eventualità – non remota, viste le vicende che in passato hanno coinvolto 

la Regione (si cfr. l’affare di cui alla sentenza del TAF A-7410/2018 del 18 

maggio 2020) – suscettibile di compromettere l’autorevolezza del coman-

dante della Regione e dei diretti superiori del ricorrente, è già di per sé 

sufficiente per essere considerato una violazione dei propri doveri di dili-

genza e fedeltà per grave negligenza e per tenerne conto in tale ambito 

malgrado le scuse proferite. 

6.3.2 Evento dell’11 maggio 2019 

6.3.2.1 Sebbene non risulti dimostrato che la pattuglia F._______-

A._______ abbia effettivamente svolto un controllo a … tra le ore 12.00 e 

le 13.15 – le versioni rilasciate dagli interessati nella deposizione del 16 

A-6518/2019 

Pagina 18 

maggio 2019 e nei rispettivi interrogatori non coincidono infatti integral-

mente su questo punto – neppure emerge dagli atti che le circostanze con-

crete giustificassero l’esecuzione di particolari controlli sui veicoli in transito 

nella zona di competenza della suddetta pattuglia. Gli elementi a disposi-

zione di questo Tribunale non consentono infatti di fondare un rimprovero 

al ricorrente per la mancata esecuzione di controlli mirati sui veicoli, tanto 

più che a entrambi gli agenti – guardie di confine con una decennale espe-

rienza sul campo – deve essere riconosciuta una certa latitudine di giudizio 

e il giusto margine di apprezzamento nel valutare se una determinata si-

tuazione richieda il blocco di un veicolo o meno. Su questo aspetto, non vi 

sono elementi sufficienti per muovere alcuna critica al ricorrente, segnata-

mente per concludere in favore di una violazione dell’obbligo di diligenza.  

6.3.2.2 È per contro assodato che la pattuglia F._______/A._______, poco 

dopo l’inizio del turno si è fermata, senza annunciarlo al capo dell’impiego, 

presso il distributore “P._______” a … dove entrambi gli agenti hanno ac-

quistato un panino e una bottiglietta d’acqua. Tale circostanza – confermata 

da entrambi gli agenti nei rispettivi rapporti e interrogatori – pur non costi-

tuendo in sé una mancanza particolarmente grave agli obblighi di servizio, 

denota comunque una certa leggerezza (in casu del ricorrente e del collega 

a capo della pattuglia), nella gestione delle pause durante il turno di servi-

zio e nel rispetto delle regole che impongono agli agenti di annunciare al 

capo dell’impiego le eventuali soste (annuncio che il ricorrente era conscio 

di dover eseguire e che era stato regolarmente fatto in altre circostanze, 

come ad esempio in occasione del turno di servizio del 23 maggio 2019, 

[cfr. consid. 6.3.3]). È pertanto corretto che tale episodio venga conside-

rato, quale violazione colpevole (intenzionale) dei doveri di servizio, nella 

ponderazione complessiva del caso.  

6.3.2.3 In relazione alla questione della moneta della cassa accessoria, le 

versioni degli interessati discordano nuovamente. Nel rapporto del 16 mag-

gio 2019 il sgt F._______ ha riferito di essere venuto a conoscenza della 

mancanza di moneta all’inizio del turno, quando la pattuglia si trovava an-

cora in garage e di aver chiesto al collega di farla in cassa. La richiesta è 

tuttavia stata respinta dal cpl A._______ che non voleva perdere tempo a 

compilare la modulistica. Dal canto suo il ricorrente ha sostenuto in un 

primo tempo (rapporto del 16 maggio 2019) di aver comunicato al sgt 

F._______ dell’assenza di moneta soltanto quando la pattuglia si stava re-

cando a fare il blocco delle ore 13.00 in zona ..., mentre in un secondo 

tempo (interrogatorio del 16 luglio 2019) ha dichiarato di essersene accorto 

da subito e dopo averlo comunicato al collega di aver deciso con quest’ul-

A-6518/2019 

Pagina 19 

timo di farla al distributore “Q._______” a ... per velocizzare l’entrata in ser-

vizio e per snellire la procedura di cambio. Giova rilevare che nel turno di 

servizio in parola, il ricorrente e non il capo pattuglia era responsabile della 

tenuta della cassa accessoria. Per sua stessa ammissione egli era a cono-

scenza delle direttive che impongono di recuperare la moneta mancante 

dalla cassetta di sicurezza adibita a tale scopo presso il Posto guardie di 

confine Ticino di .... Per sua stessa ammissione tale procedura non è stata 

seguita al fine di guadagnare tempo. L’inosservanza della procedura, che 

avrebbe senz’altro procrastinato di alcuni minuti la partenza della pattuglia 

dalla centrale – richiedendo la compilazione degli appositi formulari – 

avrebbe tuttavia permesso di evitare la sosta al distributore Q._______, 

che ha ulteriormente incrementato il ritardo all’appuntamento delle 13.00 

per approntare il blocco in zona ... (dalle dichiarazioni del capo dell’im-

piego, sgt G._______, risulta infatti che soltanto alle ore 13.08, una volta 

fermatisi al distributore, il sgt F._______ lo ha informato della necessità di 

fare moneta alla cassa accessoria). Tale inadempienza all’inizio del turno 

e la scelta unilaterale fatta dal cpl A._______, che alla guida del veicolo di 

servizio ha deciso di deviare dal percorso e sostare a fare moneta al distri-

butore di servizio hanno di fatto causato il ritardo di un quarto d’ora della 

pattuglia all’appuntamento fissato dal capo dell’impiego. Al riguardo, il sgt 

F._______, pur essendo a capo della pattuglia, non disponeva di alcun 

mezzo concreto atto ad impedire che il collega agisse come ha fatto e che 

la pattuglia arrivasse in ritardo. In definitiva, al ricorrente non soltanto può 

essere imputato il mancato rispetto delle direttive riguardo al cambio della 

moneta, la cui osservanza era di sua esclusiva competenza essendo il re-

sponsabile della cassa accessoria, ma pure il ritardo della pattuglia all’ap-

puntamento fissato dal capo dell’impiego. Su questo punto, il comporta-

mento del ricorrente non può dunque considerarsi al riparo dalla critica e 

configura una chiara violazione – per di più intenzionale – degli obblighi di 

servizio, che contrariamente a quanto egli sostiene in sede di ricorso, non 

può essere scaricata in alcun modo sul capo pattuglia. 

6.3.2.4 È quindi seguito l’episodio della sosta per il caffè al distributore di 

.... Il ricorrente ha ammesso di aver informato il sgt G._______ della ne-

cessità di fare rifornimento, pur sapendo che il livello del carburante si tro-

vava ancora oltre la metà. Anziché recarsi immediatamente presso la zona 

di sorveglianza (…) a loro attribuita, la pattuglia si è quindi fermata con il 

solo intento di bere un caffè al distributore di servizio e, posteggiando il 

veicolo di servizio – senza effettuare rifornimento – in una zona non visibile 

dalla carreggiata, ha sostato all’interno dell’esercizio pubblico per almeno 

un quarto d’ora (cfr. rapporto aiut H._______). Dai rapporti agli atti – che 

non coincidono completamente con le dichiarazioni del cpl A._______ – 

A-6518/2019 

Pagina 20 

risulta che all’ingresso del sgt G._______, che ha raggiunto il ricorrente per 

chiedergli spiegazioni circa la loro presenza all’interno del locale, quest’ul-

timo ha chiesto alla commessa di stampare lo scontrino del rifornimento ed 

ha sarcasticamente invitato il superiore a prender nota dell’accaduto. Gli 

accertamenti sul veicolo eseguiti alla fine del turno, hanno permesso al sgt 

G._______ di appurare che nessun rifornimento era stato effettuato. Pure 

l’aiut H._______, in seguito, ha verificato lo stato del contatore di benzina, 

constatando che il rabbocco del carburante non era affatto necessario, es-

sendo il contatore della benzina ancora oltre la metà. Orbene, ciò che viene 

contestato al ricorrente non è tanto il fatto di aver fatto una pausa, benché 

non autorizzata, ma il tentativo di raggiro ai danni del superiore (indicando 

via radio un falso motivo per giustificare la sosta e il sotterfugio compiuto 

per cercare di salvare le apparenze una volta scoperto dal sgt G._______, 

fermatosi anch’egli al distributore) e l’attitudine irrispettosa e sarcastica 

nell’indirizzarsi a quest’ultimo (“Marcal giò!”, riferendosi al caffè bevuto 

senza permesso). Tale comportamento posto in atto intenzionalmente, 

contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, gli è stato fatto notare dal 

sgt G._______ prontamente alla fine del turno e, unitamente alle altre man-

chevolezze, è stato in seguito verbalizzato nel rapporto del 16 maggio 

2019. Non è quindi corretto sostenere che il sgt G._______ non abbia rile-

vato alcun tipo di anomalia nel comportamento della pattuglia. Vero è il 

contrario. D’altro canto il fatto che nessun rimprovero sia giunto da parte 

del sgt F._______, a capo della pattuglia, non costituisce un motivo giusti-

ficativo che permette al ricorrente di liberarsi delle proprie responsabilità. 

Tanto più che contro il sgt F._______ è stato aperto un procedimento disci-

plinare proprio per non aver richiamato all’ordine il collega (incarto A-

6541/2019).  

6.3.2.5 Vi è infine l’episodio verificatosi a conclusione del turno di servizio 

nella zona di …, dove la pattuglia F._______/A._______ si è recata per 

prestare rinforzo ai colleghi. Secondo la ricostruzione fatta dal sgt 

G._______, confermata dalla gcf I._______ (cfr. rapporto aiut H._______), 

alla richiesta del superiore di procedere ad un incasso, il cpl A._______ ha 

manifestato platealmente il suo disappunto, estraendo la mappetta conte-

nente la modulistica dalla borsa di servizio e scaraventando il tutto sul ta-

volo. In un primo momento il ricorrente ha riferito di non ricordare l’acca-

duto, ammettendo tuttavia di non essere stato d’accordo con l’ordine del 

superiore. In occasione dell’interrogatorio ha riconosciuto che la mappetta 

potesse essergli sfuggita di mano, ribadendo la contrarietà ad eseguire l’in-

casso ordinato. Sebbene a sé stante tale episodio non costituisca una vio-

lazione particolarmente grave ai propri doveri di servizio – tanto più che 

A-6518/2019 

Pagina 21 

l’incasso per finire è stato eseguito – è pur vero che il comportamento irri-

spettoso e indisciplinato nei confronti del superiore va contestualizzato 

nell’insieme della giornata, in cui il ricorrente, non si è certo distinto per una 

condotta impeccabile. Si tratta pertanto di un’ulteriore comportamento po-

sto in atto intenzionalmente di cui tenere conto nella ponderazione com-

plessiva del caso.   

6.3.3 Evento del 23 maggio 2019 

Riguardo a tale evento figura agli atti unicamente il rapporto del 25 maggio 

2019 del sgtm J._______, che in qualità di capo impiego durante il turno di 

servizio in questione, aveva autorizzato la pattuglia A._______/I._______ 

ad eseguire due soste: alle ore 12.15 per l’acquisto di una bottiglia d’acqua 

e alle ore 16.00 per l’acquisto e il consumo di un panino e in seguito, dopo 

tale pausa, per il rabbocco di carburante e l’acquisto di un caffè al distribu-

tore di benzina. Nel rapporto del sgtm J._______ è inoltre confluita la se-

gnalazione del sgt R._______ che a sua volta ha riportato quanto riferitogli 

dalla gcf I._______ riguardo al turno di servizio in parola svolto con il cpl 

A._______. Secondo quanto riferito dalla gcf I._______ in occasione della 

prima sosta (ore 12.15) quest’ultima aveva comunicato al ricorrente l’inten-

zione di eseguire il rifornimento al veicolo di servizio. Il cpl A._______, a 

capo della pattuglia, aveva risposto negativamente indicando che “così ab-

biamo la scusa per fermarci a bere il caffè”. La gcf I._______ ha precisato 

al riguardo che il ricorrente oltre all’acquisto della bottiglietta d’acqua, 

aveva pure bevuto un caffè. La gcf I._______ ha inoltre riferito che il ricor-

rente gli ha ordinato di ritornare al distributore di ... per eseguire il rabbocco 

del carburante, nonostante si trovassero in zona ... con a disposizione nelle 

immediate vicinanze diversi altri distributori. La gcf I._______ ha infine se-

gnalato di sentirsi frustrata durante i turni di servizio eseguiti con il cpl 

A._______, in quanto è prassi di quest’ultimo fermarsi sin dall’inizio del 

turno ad acquistare cibo, bevande, a bere caffè, ecc. Orbene, riguardo agli 

episodi suesposti nuovamente occorre convenire che in quanto tali e a sé 

stanti non configurano dei comportamenti particolarmente reprensibili. Le 

dichiarazioni della gcf I._______ – confermate dalle segnalazioni di altri 

colleghi (si cfr. consid. 6.3.4) e dagli eventi dell’11 maggio 2019 (cfr. consid. 

6.3.3) – denotano tuttavia l’attitudine piuttosto disinvolta del ricorrente nel 

fare soste e spostamenti non necessari durante il turno di servizio. In defi-

nitiva, pertanto, è a giusto titolo che gli eventi del 23 maggio 2019 debbano 

essere considerati nella ponderazione complessiva del caso, in quanto 

comportamenti non soltanto negligenti, ma intenzionalmente volti ad aggi-

rare le disposizioni sulle pause, in violazione dell’obbligo di diligenza.  

A-6518/2019 

Pagina 22 

6.3.4 Evento del 19 giugno 2019 

In relazione a tale evento, sono state assunte agli atti le dichiarazioni dei 

due agenti, cpl K._______ e gcf L._______, che insieme al cpl A._______ 

componevano la pattuglia in servizio mobile fra le ore 11.30 e le 16.00. 

Entrambi gli agenti hanno confermato che nel corso del breve turno di ser-

vizio, della durata di 4.5 ore, la pattuglia ha effettuato tre pause, di 20 minuti 

la prima e di almeno 10 minuti le seguenti. La gcf L._______ ha inoltre 

riferito di un’altra sosta presso il distributore S._______ di ..., avallata dal 

ricorrente, allo scopo di acquistare per sé una bibita. In occasione dell’in-

terrogatorio il cpl A._______ ha riconosciuto i fatti e si è giustificato spie-

gando che essendo una giornata molto calda ha proposto ai colleghi di 

acquistare un gelato e per non consumarlo nel veicolo di servizio ha deciso 

di fermarsi per mangiarlo. Non si è per contro espresso riguardo alle altre 

pause.  

Si osserva innanzitutto che – contrariamente a quanto asserito in sede di 

ricorso – soltanto la pausa caffè presso il Bar M._______ è stata annun-

ciata al capo dell’impiego e avallata da quest’ultimo. Non vi è invece traccia 

agli atti di alcuna comunicazione fra la pattuglia e la centrale in relazione 

alle altre due pause, che occorre pertanto presumere siano state eseguite 

senza l’autorizzazione del superiore. Si rammenta che nel turno di servizio 

in parola, il cpl A._______ svolgeva il ruolo di capo pattuglia. A lui incom-

beva pertanto la responsabilità degli spostamenti, degli annunci di even-

tuali soste e la corretta esecuzione del servizio. Secondo l’autorità di prima 

istanza l’esecuzione di tre pause in un turno di servizio della durata di 4.5 

ore costituisce un abuso palese delle disposizioni di servizio che regolano 

le pause. Al riguardo questo Tribunale non può che essere d’accordo, rite-

nuto che l’esecuzione di tre pause di complessivi 40 minuti eccede larga-

mente quanto previsto dall’art. 28 cpv. 4 dell’Ordinanza del Dipartimento 

federale delle finanze (DFF) concernente l’ordinanza sul personale fede-

rale (O-OPers; RS 172.220.111.31), giusta il quale per ogni mezza giornata 

lavorativa gli impiegati possono prendere una pausa di 15 minuti. A giusto 

titolo l’autorità di prima istanza rileva inoltre che gli spostamenti effettuati 

per eseguire le varie pause non fossero del tutto opportuni, considerato 

che i luoghi dove sono stati fatti gli acquisti, non erano prettamente vicini 

alla zona di sorveglianza attribuita alla pattuglia. In buona sostanza ciò che 

viene rimproverato al ricorrente è l’abitudine di fermarsi all’inizio o durante 

il turno di servizio per fare acquisti di cibo, bevande e pause caffè. Tale 

attitudine già riscontrata in passato da alcuni colleghi (F._______, 

I._______) e superiori (G._______, J._______, H._______), è risultata par-

ticolarmente evidente in occasione del turno di servizio del 16 giugno 2019 

A-6518/2019 

Pagina 23 

ed è stata oggetto di segnalazione da parte dei due colleghi di pattuglia 

(K._______ e L._______). La leggerezza dimostrata dal ricorrente in tale 

frangente, colpisce soprattutto se si tiene conto del fatto che il 29 maggio 

2019, dunque poche settimane prima, era stato formalmente informato 

dell’apertura nei suoi confronti di un’inchiesta disciplinare. Nonostante ciò 

il cpl A._______ ha perseverato nel reiterare gli stessi comportamenti la-

sciando denotare una grave negligenza. 

6.4  

6.4.1 Alla luce di quanto appena esposto non vi è pertanto dubbio che i 

comportamenti contestati al ricorrente durante i mesi di maggio e giugno 

2019 costituiscono una violazione degli obblighi professionali. Concor-

dando con l’autorità di prima istanza questo Tribunale è persuaso del fatto 

che la negligenza reiterata dimostrata dall’insorgente, in alcune occasione 

sia da considerarsi grave, e che in alcuni casi i comportamenti contrari agli 

obblighi di servizio sono stati addirittura posti in atto intenzionalmente. 

6.4.2 Si osserva inoltre che il cpl A._______, agente con una pluriennale 

esperienza alle spalle, era senz’altro in grado di riconoscere che i ripetuti 

comportamenti sconvenienti da lui adottati erano in contrasto con l’obbligo 

di fedeltà e diligenza nei confronti del datore di lavoro. Egli stesso d’altra 

parte ha ammesso nel proprio interrogatorio di aver trascorso un periodo 

in cui era molto stanco e nervoso durante il quale non ha dato prova di un 

comportamento ineccepibile.  

Dato che il ricorrente era consapevole dei doveri professionali di fedeltà e 

diligenza a lui incombenti e che adottando un comportamento opportuno 

avrebbe potuto impedirne la violazione, questo Tribunale ritiene condivisi-

bile la conclusione a cui è giunta l’autorità di prima istanza, secondo la 

quale il comportamento di quest’ultimo costituisce una violazione degli ob-

blighi professionali per grave negligenza e in alcuni casi intenzionale. Le 

condizioni per l'adozione di una misura disciplinare sono quindi soddisfatte 

nel caso di specie. 

6.4.3 Anche l’ultima condizione cumulativa (cfr. consid. 6.1.2), ossia la con-

clusione dell’inchiesta amministrativa risulta in concreto adempiuta. In par-

ticolare i fatti sono stati appurati e l’inchiesta amministrativa ha potuto fare 

il suo corso, terminando con la decisione qui impugnata. 

A-6518/2019 

Pagina 24 

7.  

Occorre quindi esaminare l'adeguatezza del provvedimento disciplinare 

adottato. 

7.1 L'art. 25 cpv. 2 LPers fornisce esempi di misure che il datore di lavoro 

può adottare per garantire uno svolgimento ordinato dei compiti (cfr. 

consid. 6.1). Il datore di lavoro dispone di potere discrezionale nella scelta 

delle "misure necessarie" (secondo la giurisprudenza relativa all'art. 26 

LPers [ora abrogato], cfr. sentenza TAF A-372/2012 del 25 maggio 2012 

consid. 5.2), il quale dev’essere esercitato debitamente (“pflichtgemäss”): 

la decisione deve essere legittima e adeguata. Va da sé che i principi 

costituzionali come il divieto di commettere arbitrio, il principio 

dell’uguaglianza di trattamento e quello della proporzionalità devono 

essere rispettati (tra le tante TAF A-1849/2013 del 20 agosto 2013 consid. 

5.1). 

7.2 Il principio della proporzionalità dev’essere rispettato in ogni attività 

dello Stato. Sancito in linea di massima dall’art. 5 cpv. 2 della Costituzione 

federale del 18 aprile 1999 della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101), 

esso impone, come condizione necessaria ad ogni restrizione dei diritti fon-

damentali, che vi sia un rapporto ragionevole fra lo scopo d’interesse pub-

blico perseguito ed il mezzo scelto per realizzarlo (cfr. HÄFELIN/MÜL-

LER/UHLMANN, op. cit., pag. 118 n. 514 segg.). 

7.3 Per quanto attiene dapprima all’interesse pubblico della funzione qui 

oggetto della misura, il Tribunale adito menziona che il CGCF, corpo ar-

mato e sottoposto alla disciplina militare, ha il compito di riscuotere tasse 

doganali, di assicurare la sicurezza ai confini dello Stato nonché di com-

piere funzioni di sorveglianza dell’immigrazione. In questo contesto, l’eser-

cizio di questi compiti riveste senza dubbio un interesse pubblico. Pure 

d’interesse pubblico è la fiducia che si può riporre nella persona che eser-

cita, in qualità di guardia di confine, tale funzione pubblica. 

7.4 In quanto sanzioni amministrative, le misure disciplinari hanno, tra l’al-

tro, la funzione di mantenere l'ordine, di far rispettare i doveri d'ufficio e di 

preservare la reputazione e l'affidabilità delle autorità amministrative (HÄFE-

LIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit., par. 1506; TOBIAS JAAG, in: Biaggini/Häner/ 

Saxer/Schott [Hrsg.], Fachhandbuch Verwaltungsrecht, Zurigo 2015, par. 

23.65; ANDREA HÜLSMANN, Disziplinarische Verantwortlichkeit im öffentli-

chen Dienst, Diss., Berna 2014, p. 82 s.).   

 

Da quanto emerso dall’incarto, l'obiettivo perseguito dall'autorità di prima 

A-6518/2019 

Pagina 25 

istanza tramite il provvedimento disciplinare in esame consiste nel garan-

tire nuovamente l’esecuzione del servizio e nel ristabilire l’ordine, come 

pure nella correzione di un comportamento. 

7.5 Il principio di proporzionalità è costituito dal principio dell’idoneità, da 

quello della necessità e da quello della proporzionalità in senso stretto (cfr. 

DTF 136 I 17 consid. 4.4; 135 I 246 consid. 3.1; 130 II 425 consid. 5.2; 124 

I 40 consid. 3). Il principio d’idoneità impone che la misura sia atta al rag-

giungimento dello scopo d’interesse pubblico perseguito (cfr. DTF 128 I 

310 consid. 5b/cc). Il principio di necessità impone che la misura sia ne-

cessaria alla realizzazione di tale scopo. In questo ambito la misura deve 

limitarsi a quanto necessario (cfr. DTF 130 II 425 consid. 5.2). Infine, il prin-

cipio della proporzionalità in senso stretto – detta anche regola della pre-

ponderanza dell’interesse pubblico – impone che, in ogni caso, l’autorità 

proceda alla ponderazione tra l’interesse pubblico perseguito e il contrap-

posto interesse privato (cfr. DTF 129 I 12 consid. 6 – 9). 

7.6  

7.6.1 Sotto il profilo dell’idoneità, visto il grande margine di manovra e di 

apprezzamento concesso agli agenti che svolgono il servizio mobile, che 

presuppone un elevato grado di responsabilità e senso del dovere, la mi-

sura qui contestata è idonea a restaurare la fiducia in seno al CGCF IV e 

da parte dei superiori.  

7.6.2 Pure l’esigenza della necessità è adempiuta: le ripetute manchevo-

lezze riscontrate nel mese di maggio e giugno 2019 durante i quattro turni 

di servizio elencati sopra da parte del cpl A._______ rendono senz’altro 

necessaria l’adozione di provvedimenti disciplinari volti a scongiurare il ri-

petersi in futuro del medesimo comportamento, a maggior ragione consi-

derato che i dipendenti del CGCF sottostanno – come detto – ad una disci-

plina militare.  

7.6.3 Per quanto attiene alla proporzionalità in senso stretto, alla luce della 

ripetuta violazione degli obblighi professionali per grave negligenza, delle 

rimostranze riguardo alla sua attitudine da parte di colleghi e superiori e 

delle circostanze personali dell’interessato (che pur non avendo mai rice-

vuto alcun richiamo o ammonimento in passato, neppure risulta aver otte-

nuto in generale delle valutazioni particolarmente degne di nota), nonché 

dell’ammontare della multa (fr. 400.-, rispetto al tetto massimo di 3'000.- 

previsto dall’art. 99 cpv. 2 let. b OPers), la misura adottata risulta adeguata 

A-6518/2019 

Pagina 26 

e senz’altro la più mite, a mente di questo Tribuale, fra quelle a disposizione 

del datore di lavoro (cfr. consid. 6.1). 

Rispetto all'obiettivo perseguito dall’amministrazione la comminazione di 

un semplice avvertimento – ossia una misura prevista in caso di compor-

tamenti negligenti che ha lo scopo di far capire all’interessato che il datore 

di lavoro non è più disposto a tollerare tale condotta e che sono possibili 

ulteriori misure in caso di comportamenti analoghi o ulteriori violazioni dei 

propri doveri di servizio (sentenza del TAF A-416/2020 del 28 aprile 2021 

consid. 6.5.2.2; A-6699/2015 del 21 marzo 2016 consid. 6.4) – non soltanto 

non avrebbe rappresentato il mezzo più adeguato per raggiungere l'obiet-

tivo prefissato, in quanto troppo blando, ma alla luce della negligenza grave 

e dell’intenzionalità riscontrata, neppure avrebbe potuto essere commi-

nato.  

Il confronto tra l’interesse pubblico come descritto qui sopra e l’interesse 

del ricorrente dimostra la preponderanza dell’interesse pubblico. Ne di-

scende che la misura adottata nei confronti del ricorrente era proporzio-

nata. 

7.7 Visto quanto precede, il ricorso, in quanto infondato, è respinto, 

mentre la decisione impugnata confermata. 

8.  

In base all’art. 34 cpv. 2 LPers, la procedura di ricorso è gratuita tranne nei 

casi di temerarietà. Nella fattispecie si rinuncia quindi alla riscossione di 

spese di procedura. Visto l’esito della lite, il ricorrente non ha diritto alla 

rifusione di indennità a titolo di ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario e 

art. 7 cpv. 1 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 

ripetibili, nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2] a contrario). Infine, malgrado il verdetto ad essa favorevole, 

l’autorità inferiore non ha diritto alla rifusione di indennità a titolo di ripetibili 

(cfr. art. 7 cpv. 3 TS-TAF). 

 

 

Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente 

 

 

A-6518/2019 

Pagina 27 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Nella misura in cui è ricevibile, il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non vengono assegnate spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– rappresentante del ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (atto giudiziario) 

 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Michela Bürki Moreni Luca Rossi 

 

 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente 

 

 

 

A-6518/2019 

Pagina 28 

 
Rimedi giuridici: 

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale in ambito di rapporti di 

lavoro di diritto pubblico possono essere impugnate davanti al Tribunale 

federale a condizione che concernano controversie di carattere patrimo-

niale il cui valore litigioso sia pari almeno a 15'000 franchi rispettivamente 

– se ciò non è il caso – nelle quali si ponga una questione di diritto di im-

portanza fondamentale (art. 85 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 LTF). Se non si tratta 

di una contestazione a carattere pecuniario, il ricorso è ricevibile soltanto 

nella misura in cui concerna la parità dei sessi (art. 83 lett. g LTF). Se il 

ricorso in materia di diritto pubblico è ammissibile, esso deve essere inter-

posto, nel termine di 30 giorni dalla notificazione della decisione conte-

stata, presso il Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna 

(art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti 

in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei 

mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in pos-

sesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova de-

vono essere allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: