# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 60f1e580-ea5c-53a0-b69c-645f8d3005ad
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.09.2010 D-2433/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2433-2007_2010-09-21.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2433/2007/pen
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 1  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Bendicht Tellenbach, Walter Lang,
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Pakistan,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 7 marzo 2007 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2433/2007

Fatti:

A.
Il (...), l'interessato ha presentato una domanda d'asilo in Svizzera. Ha 
dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali 
d'audizione  del  14  febbraio  2007  [di  seguito:  verbale  1]  e  del 
26 febbraio 2007  [di  seguito:  verbale  2])  di  essere  originario  del 
villaggio  di  B._______  nel  distretto  di  C._______  (Pakistan)  e  di 
essere espatriato per il timore di essere ricercato e incarcerato dalle 
autorità  pakistane.  Il  (...),  giorno  delle  elezioni  amministrative,  vi 
sarebbero  stati  brogli  elettorali  nel  seggio  delle  votazioni  del  suo 
villaggio  e  sarebbe nata  una  rissa  durante  la  quale  suo  padre,  suo 
fratello  ed  altre  tre  persone  sarebbero  state  arrestate  dalla  polizia. 
Essi  sarebbero  stati  accusati  di  aver  partecipato  ai  brogli,  di  aver 
scandito slogan contro il governo e di aver detenuto armi illegalmente. 
La sentenza contro il padre, dirigente della "D._______", non sarebbe 
ancora  stata  emessa,  mentre  il  fratello  sarebbe  stato  condannato  a 
(...)  anni  di  reclusione  nel  (...).  Il  (...),  l'interessato,  membro  della 
"E._______",  avrebbe  preso  parte  ad  una  marcia  di  protesta,  che 
avrebbe  organizzato  lui  stesso,  durante  la  quale  sarebbe  stato 
arrestato,  nonché  accusato  di  detenzione  illegale  di  armi  e  di  aver 
bruciato il  poster del presidente pakistano, F._______ e, dopo alcuni 
giorni,  sarebbe  stato  rilasciato,  in  quanto  studente.  L'interessato 
sarebbe poi stato espulso dalla scuola a causa di pressioni esercitate 
sul direttore dalla "G._______", partito antagonista a quello del padre 
dell'interessato. Il (...), durante una manifestazione per la destituzione 
di  F._______,  organizzata  dalla  D._______,  la  polizia  sarebbe 
intervenuta e l'interessato sarebbe stato denunciato, insieme ad altri 
partecipanti, per detenzione illegale di armi, per consumo di bevande 
alcoliche e per aver incendiato un manichino del presidente. Dopo la 
manifestazione,  costui  sarebbe  tornato  a  casa  e  sarebbe  stato 
avvisato da familiari che la polizia lo avrebbe cercato. Di conseguenza,  
l'interessato avrebbe lasciato il suo domicilio e si sarebbe recato dalla 
zia  materna,  a  H._______  (Pakistan),  dove  sarebbe  rimasto  alcuni 
giorni.  Il  (…)  rispettivamente  il  (...),  i  parenti  dell'interessato  lo 
avrebbero  informato  che  la  polizia  continuava  a  cercarlo  e  gli 
avrebbero consigliato di lasciare il Paese, poiché, vista la condanna di 
suo fratello e l'arresto di suo padre, avrebbe rischiato la stessa sorte. 
L'interessato sarebbe quindi espatriato il (...).

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B.
Con  decisione  del  7  marzo  2007,  notificata  all'interessato  il  giorno 
medesimo (cfr. atto A 11/1),  l'UFM ha respinto la succitata domanda 
d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento 
dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento verso 
il suo Paese d'origine, siccome lecita, esigibile e possibile.

C.
Il  3 aprile 2007, l'interessato ha inoltrato ricorso  dinanzi al  Tribunale 
amministrativo federale (di seguito: il  Tribunale) contro la menzionata 
decisione dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della 
decisione impugnata, nonché il riconoscimento della qualità di rifugiato 
e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione dell'ammissione provvisoria. Ha 
altresì  presentato  una  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso 
della dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo 
anticipo. A sostegno del  suo ricorso, l'insorgente  ha prodotto diversi 
documenti:  da  un  lato,  15  pagine  estratte  da  internet  inerenti  alla 
situazione  geografica  di  I._______  (Pakistan;  cfr.  doc.  A),  alle 
informazioni sul Pakistan (cfr. doc. B), alla D._______ (cfr. doc. C e D) 
e  alla  E._______  (cfr. doc.  E),  nonché  concernenti  la  struttura  del 
sistema  giudiziario  in  Pakistan  (cfr.  doc.  F  e  G);  dall'altro  lato,  otto 
documenti presentati nella sua lingua e in inglese (cfr. doc. 1 a 8).

D.
Il 2 maggio 2007, con decisione incidentale, il Tribunale ha autorizzato 
il  ricorrente  a  soggiornare  in  Svizzera  fino  a  conclusione  della 
procedura.  Peraltro,  detto  Tribunale,  ha  rinunciato a  chiedere  al 
ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  
spese  processuali,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari 
(art. 63 cpv.  4  della  legge  federale  del  20 dicembre 1968  sulla 
procedura  amministrativa  [PA,  RS  172.021])  ed  ha,  nel  contempo, 
invitato l'autorità inferiore a presentare una risposta al ricorso.

E.
Con scritto del 9 maggio 2007, l'insorgente ha inoltrato al Tribunale la 
traduzione  di  alcuni  dei  documenti  nella  sua  lingua  prodotti  al 
momento  del  ricorso,  presentati  come  il  mandato  d'arresto  del  (...)  
(cfr. doc. 1),  l'annuncio  di  pubblicazione del  (...)  del  suddetto  ordine 
d'arresto  (cfr.  doc.  2),  nonché  due  scritti  datati  entrambi  (...)  del 
Presidente della D._______ di J._______ (cfr. doc. 3 e 4).

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F.
Il 16 maggio 2007, l'UFM, nell'ambito della sua risposta, ha proposto 
la reiezione del gravame.

G.
Con  scritto  dell'11  giugno  2007,  il  ricorrente  ha  presentato  l'atto  di  
replica.

Diritto:

1.
Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
(art. 31 e art. 33 lett. d  della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale 
amministrativo  federale  [LTAF, RS 173.32],  art.  105  della  legge  del 
26 giugno 1998 sull'asilo [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge 
del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui agli art. 48, 50 e 52 PA.

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti  (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 
decisione  impugnata  (v. Sentenza  del  Tribunale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.

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5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  che  le 
allegazioni  presentate  dal  richiedente  non  soddisferebbero  le 
condizioni di verosimiglianza previste dall'art.  7 LAsi, in quanto, da un 
lato, non sufficientemente motivate e circostanziate a tal punto di dare 
l'impressione  che  i  fatti  addotti  non  sarebbero  stati  vissuti 
personalmente dal richiedente e, dall'altro lato, perché contraddittorie 
in  quanto  divergenti  su  punti  essenziali  del  suo  racconto.  In 
particolare, il richiedente non sarebbe stato in grado né di precisare il 
periodo in cui sarebbe stato trattenuto in polizia, né di indicare la data 
del suo rilascio e dell'udienza in tribunale. Inoltre, l'interessato avrebbe 
raccontato in maniera estremamente generica, vaga e stereotipata il 
suo periodo di detenzione e l'episodio del (...). Detto Ufficio ha ritenuto 
che,  se  l'interessato  avesse  veramente  vissuto  un  episodio  così 
drammatico  e  coinvolgente,  egli  l'avrebbe  esposto  in  maniera  più 
appropriata, fornendo un racconto minuzioso e persuasivo, evitando di 
dare  l'impressione  di  aver  appreso  l'intera  storia  a  memoria.  In 
aggiunta, il ricorrente si sarebbe contraddetto in merito alla sua fuga 
del  (...)  così  come  riguardo  al  processo  dei  suoi  familiari.  In 
conclusione,  non  sarebbe  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nella 
fattispecie.  Di conseguenza,  non  sarebbe  applicabile  il  principio  del 
divieto  di  respingimento  all'allontanamento  del  richiedente,  la  cui 
esecuzione sarebbe ammissibile, ritenuto che non vi sarebbero indizi 
circa  il  rischio  di  esposizione  a  trattamenti  contrari  all'art.  3  della 
convenzione  del  4 novembre 1950  per  la  salvaguardia  dei  diritti 
dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101). Detto Ufficio 
ha,  altresì,  considerato  che  né  la  situazione  politica,  né  altri  motivi  
relativi  al  richiedente  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico  si 
opporrebbero  all'esigibilità  e  alla  possibilità  dell'esecuzione 
dell'allontanamento.

5.2 Nel gravame, richiamati  i  fatti  esposti  quanto al  timore di  essere 
esposto  a pregiudizi  per  motivi  politici  e  incarcerato  in  patria,  come 
sarebbe avvenuto nel caso di suo padre e di suo fratello, il ricorrente  
fa valere di  aver fornito tutte le informazioni necessarie, cercando di  
essere più preciso possibile. In particolare, l'insorgente sottolinea che 
la  dimenticanza  di  alcune  date  non  condurrebbe  a  considerare 
inconsistente il suo racconto, rispettivamente che la sua concisione nel 
descrivere il periodo di detenzione non significherebbe che questo sia 
stereotipato.  Per  quanto  concerne  le  contraddizioni  relative  sia 
all'arresto di suo padre, sia all'appello contro la condanna del fratello, 
l'insorgente fa valere che queste sarebbero il frutto di un equivoco. Ciò 

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considerato,  e  richiamati  i  documenti  allegati  al  presente  ricorso,  il  
ricorrente conclude che il suo racconto sarebbe verosimile e dovrebbe 
essergli  riconosciuta la  qualità  di  rifugiato. Infine,  il  ricorrente ritiene 
che  –  contrariamente  a  quanto  affermato  dall'UFM  –  la  situazione 
attuale in Pakistan non garantirebbe il suo rientro in detto Paese nella  
dignità e nella sicurezza e rischierebbe di essere esposto a trattamenti  
inumani  e  degradanti  vietati  dall'art.  3  CEDU,  ragione  per  cui,  in 
applicazione  dell'art.  14a  cpv. 1  della  nel  frattempo  abrogata  legge 
federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli  
stranieri (LDDS), l'esecuzione del suo allontanamento non sarebbe né 
ammissibile, né esigibile.

6.
6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili  

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postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

7.
7.1 Le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura 
si  esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non 
corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza. Inoltre, 
l'insorgente  si  è  limitato  a  pure  congetture,  non  fondate  su  alcun 
indizio  oggettivo,  con  riferimento  agli  evocati  fatti.  In  particolare,  il 
ricorrente non è stato in grado di fornire informazioni circostanziate e 
precise  circa  gli  avvenimenti  che sarebbero a  fondamento della  sua 
domanda  d'asilo.  Innanzitutto,  circa  il  periodo  in  cui  sarebbe  stato 
arrestato  dalla  polizia,  in  seguito  alla  marcia  di  protesta  del  (...),  
l'insorgente non è stato in grado di indicare né la data dell'udienza in 
tribunale  (cfr. verbale  2,  pag.  5,  D59),  né  quella  del  suo  rilascio 
(cfr. verbale 2, pag. 5, D57). Ha, inoltre, affermato dapprima di essere 
stato trattenuto dieci o venti giorni (cfr. verbale 2, pag. 5, D56) per poi 
correggersi  subito,  dichiarando  che  i  giorni  di  detenzione sarebbero 
stati venti. È palese che le evocate inconsistenze e incongruenze delle 
allegazioni  del  ricorrente  sono  grossolane  e  non  lasciano  spazio  a 
equivoci,  contrariamente a quanto preteso dal ricorrente nel gravame 
(cfr.  ricorso,  pag.  3),  avendo  per  oggetto  punti  essenziali  della  sua 
domanda  d'asilo,  costituendo  così dei  manifesti  indizi  di 
inverosimiglianza.  Esso  non  ha,  inoltre,  saputo  descrivere  il  suo 
periodo  di  detenzione  in  modo  preciso  ma  si  è  limitato  ad  una 
descrizione  stereotipata  e  priva  di  dettagli,  facendo  riferimento 
soltanto  alla  grandezza  della  cella,  ad  una  piccola  porta  da  cui  gli  
davano da mangiare, nonché affermando che lo facevano uscire due 
volte al giorno e che non vi  era il  letto (cfr. verbale 2, pag.  6,  D67). 
L'assenza di dettagli tipici e individuali, caratteristici del ricordo di chi  
ha subito una simile esperienza, denota che esso non ha veramente 
vissuto quell'episodio, cosa che l'asserita  giustificazione ricorsuale – 
ovvero la concisione del racconto (cfr. ricorso, pag.3) – non saprebbe 
spiegare, ritenuto che gli  è stato esplicitamente chiesto di descrivere 
"dettagliatamente"  i  venti  giorni  di  prigionia  (cfr. ibidem). D'altronde, 
non soccorre l'insorgente il rapporto di polizia (cfr. doc. 6), peraltro non 
tradotto dal ricorrente, così come presentato, ovvero in fotocopia con 
appostovi  un timbro di  colore  viola,  chiaramente  posteriore,  il  quale 
risulta essere di dubbia autenticità. Anche riguardo alla manifestazione 
del  (...),  benché gli  sia stato esplicitamente chiesto di  indicare "ogni 
dettaglio", il ricorrente non ne ha fornito alcuno, raccontando, in modo 

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generico,  che  l'avrebbe  organizzata  la  D._______  e  che  la  polizia 
sarebbe  intervenuta  disperdendo  nonché  picchiando  i  manifestanti, 
come  pure  che  la  gente,  spaventata,  sarebbe  fuggita,  cosa  che 
avrebbe fatto anche lui (cfr. verbale 2, pagg. 7 e 8, D93 e D94). Questa 
assenza  di  dettagli  comprova  che  il  ricorrente  non  ha  realmente 
partecipato alla suddetta manifestazione. A tal proposito, il rapporto di 
Polizia  (cfr.  doc.  7),  anch'esso  non  tradotto  dal  ricorrente,  non 
costituisce  palesemente  un  documento  adeguato  a  rovesciare  la 
ritenuta  inverosimiglianza,  poiché  di  dubbia  autenticità,  trattandosi 
unicamente  di  una  fotocopia  sulla  quale  il  timbro  è  stato  apposto 
posteriormente. Per  i  medesimi  motivi,  il  rapporto  di  polizia  del  (...) 
(cfr. doc.  5),  concernente  il  padre  e  il  fratello  dell'insorgente,  è  di  
dubbia autenticità,  e quindi  non è atto a rendere verosimili  i  fatti  ivi 
evocati. Parimenti, il timore del ricorrente di essere ricercato non può 
corrispondere  alla  realtà,  tanto  più  che,  anche  in  questo  caso,  i 
documenti  presentati  come  il  mandato  d'arresto  e  la  relativa 
pubblicazione  (cfr.  doc.  1  e  2)  risultano  contenere  diversi  indizi  di  
falsificazione. A titolo d'esempio, come rilevato dall'UFM, una data è 
stata  grossolanamente  corretta,  e,  inoltre,  le  firme  che  dovrebbero 
essere quelle dello stesso magistrato e i timbri riportanti la sezione di 
quest'ultimo  a  I._______  non  corrispondono  tra  loro.  In  siffatte 
circostanze,  non  v'è  motivo  né  di  analizzare  il  timbro  a  destra 
riportante  la  sigla di  un Giudice civile,  né la  susseguente questione 
posta dal ricorrente, secondo cui detto Giudice sarebbe competente in 
ambito  penale  (cfr. doc.  G  e  F).  Inoltre,  a  sostegno 
dell'inverosimiglianza dei motivi d'asilo del ricorrente, quest'ultimo non 
ha  saputo  dare  alcuna  informazione  sul  detto  partito  di  suo  padre, 
malgrado  abbia  dichiarato  che  quest'ultimo  era  presidente  della 
D._______  (cfr.  verbale  2,  pag. 3,  D17).  Confrontato  a  tale 
inconsistenza,  l'insorgente si  è  limitato ad affermare,  in  modo molto 
poco convincente, che "Si sa che non si possono fare tante domande 
agli  adulti."  (cfr. verbale 2,  pag. 8,  D105). Inoltre,  l'insorgente  non è 
stato in grado di  indicare quando sarebbe iniziato il  processo di  suo 
padre (cfr. verbale 2,  pag. 7,  D81). Per giunta,  sebbene il  ricorrente 
medesimo  abbia  affermato  di  essere  stato  attivo  in  seno  alla 
E._______  (movimento  giovanile  della  D._______)  come  segretario 
(cfr. verbale 2, pag. 3, D25), egli non è stato in grado di fornire alcun 
dettaglio  di  rilievo in  merito  al  citato  movimento,  rimanendo vago  e 
sorprendentemente  succinto,  limitandosi  ad  affermare  che  "questo 
partito  è  stato  fatto  per  aiutare  la  gente,  per  volontariato" 
(cfr. verbale 2, pag. 3, D26). Interrogato sugli scopi del movimento, ha 

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risposto in modo estremamente generico "Uno è di aiutare gli studenti 
poveri  e  per  organizzare  volontariato  per  aiutare  la  gente" 
(cfr. verbale 2,  pag.  4,  D42)  ed,  inoltre,  incitato  a  precisare  meglio 
questi  obiettivi,  ha semplicemente affermato che "vogliono aiutare la 
gente  povera"  (cfr.  verbale 2,  pag.  4,  D  43).  Tali  risposte,  vaghe  e 
generiche su punti centrali del racconto del ricorrente, prive di dettagli  
e stereotipate, costituiscono un ulteriore indizio che i fatti addotti sono 
inverosimili. A ciò aggiungasi che il ricorrente si è contraddetto a più 
riprese: segnatamente, in merito alle circostanze in cui sarebbe venuto 
a  conoscenza  dell'arresto  del  padre,  che  sarebbe  avvenuto  il  (...): 
l'insorgente ha dapprima affermato di averlo appreso dai suoi parenti 
"circa il (…) o (…)" (cfr. verbale 2, pag. 3, D18 e D19) – allorquando 
afferma di aver organizzato la manifestazione del (...)  "anche contro 
l'arresto di mio padre" (cfr. verbale 2, pag. 5, D49) – e, in seguito, ha  
dichiarato  che  glielo  avrebbero  riferito  sua  madre  e  sua  sorella 
(cfr. verbale  2,  pag.  6,  D72),  ciò  che  appare  manifestamente 
contraddittorio. In  aggiunta,  circa  la  condanna  del  fratello,  esso  ha, 
dapprima,  affermato  di  non  ricordare  quando  sarebbe  stata 
pronunciata  (cfr.  verbale  1,  pag. 4)  e  che  la  domanda  d'appello 
sarebbe  stata  fatta  nel  (...)  (cfr.  ibidem).  Successivamente,  ha 
dichiarato  che  la  condanna  sarebbe  stata  pronunciata  nel  (...) 
(cfr. verbale 2, pag. 6, D79 e ricorso, pag. 3) e che il ricorso sarebbe 
stato  presentato  nel  mese  di  (...)  (cfr. verbale  2,  pag.  7,  D86). 
Confrontato a tale incongruenza, esso ha affermato di non ricordare 
quando fu presentato il ricorso (cfr. verbale 2, pag. 8, D100 e D101). 
Non  soccorre,  peraltro,  il  ricorrente  l'allegazione  ricorsuale  secondo 
cui  si  tratterebbe  di  un  malinteso.  Infatti,  egli  ha  firmato  i  verbali, 
attestandone  così  la  loro  conformità  rispetto  a  quanto  dichiarato  e 
certificando che le sue allegazioni erano veritiere. Ritenuto ciò, non vi  
è  alcuna  spiegazione  logica  ad  tali  contraddizioni,  se  non  quella  di 
ammettere che detto "malinteso"  sia frutto  della  confusione tipica di 
chi racconta fatti non realmente accaduti. A tal proposito, il  Tribunale 
rileva che i documenti avanzati a comprova dei fatti addotti non sono 
atti a rovesciare tale conclusione in quanto, innanzitutto, le due lettere 
del presidente della D._______ J._______ (cfr. doc. 3 e 4), nonché la 
lettera  in  inglese  dell'avvocato  K._______  (cfr. doc. 8),  non 
contengono  altro  che  mere  affermazioni  di  parte,  non  verificabili  e 
quindi  non  atte  a  provare  i  fatti  addotti.  Inoltre,  le  succitate  lettere 
fanno  riferimento  ad  una  condanna  all'ergastolo  (cfr. doc. 4), 
pronunciata  contro  il  fratello  dell'insorgente,  rispettivamente  ad  una 
pena  di  (...)  anni  (cfr.  doc.  8),  ciò  in  flagrante  contraddizione  con 

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quanto  affermato  dal  ricorrente,  che  ha  dichiarato  che  suo  fratello 
sarebbe  stato  condannato  ad  una  pena  di  (…)  anni  (cfr. verbale  2, 
pag. 3, D17). In aggiunta, i documenti, estratti da internet (cfr. doc. A, 
B, C, D e E), avanzati dal ricorrente non provano nulla circa l'esistenza 
delle  asserite  persecuzioni  nei  contronti  del  ricorrente.  Infine, 
contrariamente  a  quanto  affermato,  non  corrisponde  al  vero  che  in 
Pakistan  "tutti  i  partiti  sono  illegali"  (cfr.  verbale  2,  pag.  8,  D107), 
segnatamente, la D._______ è legale in detto Paese.

Alla  luce  delle  evocate  dichiarazioni  contraddittorie,  vaghe  e  non 
circostanziate del ricorrente, che portano sui punti essenziali della sua 
domanda  d'asilo, v'è  ragione  di  concludere  all'inverosimiglianza  dei 
fatti addotti, senza che sia necessario menzionare ulteriori elementi di 
inattendibilità  del  racconto  reso  dall'insorgente.  Di  conseguenza,  il 
Tribunale ritiene che non v'è ragione alcuna di ritenere che l'insorgente 
non  possa  beneficiare  in  Patria  di  un  equo  processo  in  caso  fosse 
accusato di infrazioni di diritto comune.

7.2 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  in  materia  di 
riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  di  concessione  dell'asilo, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la  
decisione impugnata va confermata.

8.
Il ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.
9.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20). 
Giusta  tale  norma  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.2
9.2.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio, non emergono dalle  carte  processuali  neppure elementi  da 
cui  desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente  in 
Pakistan possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 

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Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  convenzione  del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art.  83  cpv.  3  LStr,  la  cui  portata  non  si  esaurisce,  altresì,  nella  
massima  del  divieto  di  respingimento. Infatti,  anche  altri  impegni  di 
diritto  internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi 
all'esecuzione del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della 
convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 
trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  (Conv. tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  
esposto, nel Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti  
contrari  a  detti  articoli.  Spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni. Nel caso concreto non è 
tuttavia dato rilevare alcun serio indizio secondo cui il ricorrente possa 
essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale ed immediato di un 
trattamento contrario a siffatte disposizioni. 

9.2.2 Pertanto l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi 
delle norme del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.3
9.3.1 Inoltre,  in  Pakistan,  non  vige  attualmente  una  situazione  di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale.

9.3.2 Quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli è giovane, 
ha una formazione scolastica  superiore,  avendo studiato  fino  a  (…) 
anni (cfr. verbale 1, pag. 2). Per di più, a seguito del suo espatrio, ha  
potuto  acquisire  un'esperienza  lavorativa,  quale  (...).  Inoltre, 
l'insorgente dispone di una densa rete sociale in Patria, da un lato, a  
B._______  (Pakistan),  dove  risiedono  sua  madre,  suo  padre,  sua 
sorella, nonché i suoi sette fratelli  (cfr. verbale 1, pag. 3) e, dall'altro 
lato,  a  G._______  (Pakistan),  dove  vivono  alcuni  suoi  parenti, 
segnatamente sua zia materna (cfr. verbale 2, pag. 2, D7-D9), presso 
cui  ha  soggiornato  una  ventina  di  giorni  prima  del  suo  espatrio. 
Peraltro, il  ricorrente non ha preteso nel  gravame di soffrire di  gravi 
problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione  provvisoria 
(GICRA  2003  n. 24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di 
causa emerga la  necessità  di  una  sua permanenza in  Svizzera per 
motivi  medici.  Infine,  l'insorgente  potrà,  se  necessario,  richiedere 

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altresì  un  adeguato  aiuto  al  ritorno  ai  sensi 
dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.

9.3.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento del ricorrente verso il Pakistan è ragionevolmente 
esigibile.

9.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  il 
ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento necessario al  rimpatrio  oltre alla sua carta d'identità che 
ha già depositato in corso di procedura (art.  8 cpv. 4 LAsi; Decisione 
del Tribunale amministrativo federale svizzero [DTAF] 2008/34 consid. 
513-515). L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

10.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

11.
11.1 Giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, se una parte non dispone dei mezzi 
necessari  e  le  sue  conclusioni  non  sembrano  prive  di  possibilità  di 
successo,  l'autorità  di  ricorso,  il  suo  presidente  o  il  giudice 
dell'istruzione la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal  
pagamento  delle  spese  processuali. In  particolare,  l'assistenza 
giudiziaria  viene  ammessa  solo  nei  casi  in  cui  le  probabilità  d'esito 
favorevole del ricorso siano superiori a quelle di rigetto, o, perlomeno, 
se  non  siano  eccessivamente  inferiori  a  quest'ultime.  L'autorità 
chiamata a pronunciarsi sulla richiesta deve, altresì, sulla base degli 
atti  a sua disposizione, procedere ad un apprezzamento anticipato e 
sommario  dei  mezzi  di  prova per  determinare  l'esito  probabile  della 
procedura (Decisione del Tribunale federale svizzero [DTF] 124 V 89 
consid. 6a pag. 89). Per la concessione dell'assistenza giudiziaria,  il 
criterio della probabilità di successo del ricorso, secondo la dottrina e 
in  base  alla  giurisprudenza  federale,  è  decisivo  (BENOIT BOVAY, 
Procédure administrative, Berna, 2000, pag. 239 e relativi riferimenti). 
Le  suddette  condizioni  per  la  dispensa  dal  pagamento  delle  spese 
processuali devono essere analizzate secondo le circostanze concrete 
del  caso  al  momento  della  presentazione  della  domanda  e  devono 
essere realizzate cumulativamente.

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11.2 Nella  fattispecie,  in  considerazione di  quanto  precedentemente 
esposto,  le  allegazioni  ricorsuali  dell'insorgente  già  al  momento 
dell'inoltro del ricorso erano sprovviste d'esito favorevole. Pertanto, la 
domanda  di  assistenza  giudiziaria  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, va respinta. 

12.
12.1 Ai  sensi  dell'art.  63  cpv.  1  PA,  l'autorità  di  ricorso  mette  nel 
dispositivo  di  regola  le  spese  processuali  a  carico  della  parte 
soccombente.  Se  questa  soccombe  solo  parzialmente,  le  spese 
processuali sono ridotte. 

12.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di 
spedizione della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 

interno; in copia)
- L._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione:

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