# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 747e2d7e-040c-58c5-995a-2d9048324fff
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.08.2008 32.2007.143
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-143_2008-08-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.143

   

  FS

  	
  Lugano

  12 agosto
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso del 4 maggio 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 20 marzo
  2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, nel mese di giugno 2004 ha inoltrato una richiesta di
prestazioni AI per adulti in quanto affetta da tumore al seno (doc. AI 8/1-7).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici e economici del caso, con decisione 15 dicembre 2005
(doc. AI 41/1-2), l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto a una
rendita intera dal 1. maggio al 31 dicembre 2004.

 

                               1.3.   A
seguito dell’opposizione interposta dall’assicurata (doc. AI 45/1), con decisione
su opposizione 20 marzo 2007 (doc. AI 51/1-4), l’Ufficio AI ha confermato la
decisione 15 dicembre 2005.

 

                               1.4.   Contro
la decisione su opposizione l’assicurata, rappresentata dal RA 1, ha inoltrato
un tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica –
ha chiesto di essere posta al beneficio di una rendita intera dal 1. gennaio
2005.

 

                               1.5.   Con
la risposta l’Ufficio AI – sulla base delle allegate annotazioni 30 maggio 2007
del medico SMR e precisando che “(…) dall’attuale documentazione risulta
esservi da ottobre 2005 una problematica psichica (e socio-integrativa). […]
L’entità di questa problematica dovrà ancora essere stabilita tramite istruttoria
adeguata e probabilmente anche tramite perizia psichiatrica in considerazione
della documentazione psichiatrica incoerente (diagnosi vs. grado di incapacità
lavorativa). (…)” (IV, pag. 2) – ha chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.6.   Con
scritto 6 giugno 2006 il rappresentante dell’assicurata si è confermato nelle
proprie conclusioni postulando che “(…) in subordine (...) venga ordinata una perizia
specialistica come suggerito dal Dr. __________ nella sua presa di posizione
del 30 maggio 2007. (…)” (VI)

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D. SA, H 180/06 e H 183/06;
STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato antecedentemente
al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili.
Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al
tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto
il diritto a una rendita intera limitatamente al periodo dal 1. maggio al 31
dicembre 2004.

                                         L’assicurata
postula il riconoscimento del diritto ad una rendita intera anche dopo il 31
dicembre 2004 e meglio a decorrere dal 1. gennaio 2005.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione
è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare
se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata
una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V
143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04;
STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005
nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA
del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella
causa T., I 299/03). Al riguardo cfr. anche STCA 32.2005.83
del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.

 

                                         A
sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità
del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il
futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta.

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                                2.6   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                               2.8.   Nella
fattispecie il dr. __________, medico SMR, nel rapporto 8 giugno 2005 (doc. AI
23/1-2) – poste le diagnosi di “(…) stato dopo mastectomia per neoplasia
mammaria sinistra – stato dopo chemio + radioterapia – stato dopo stent
cardiaco 2002 (…)” e ritenuta, nell’attività abituale di operaia, una incapacità
lavorativa del 100% dal mese di maggio 2003 e del 50% dal mese di settembre
2004 –, ha espesso la seguente raccomandazione:

 

" 
(…)

Trattasi di un'A 42enne che presenta uno stato dopo
mastectomia sinistra.

Per la presenza di un linfedema all’arto superiore
sinistro l’attività non ha potuto essere ripresa più del 50%.

 

Dalla documentazione presente risulta che l’attività
svolta è di tipo leggera con possibilità di cambiare posizione.

Lo specialista definisce una capacità lavorativa
normale in un’attività che non comporti l’uso del braccio sinistro prolungato e
con carichi.

L’attività svolta risulta essere compatibile con il
danno presente solo al 50%.

Una certa componente psi è anche presente.

Si può ritenere giustificata la completa inabilità in
qualsiasi attività dal 5.03 al 9.04 e un’abilità al 50% dal 9.04.

Un’attività prevalentemente leggera senza l’ingaggio
prolungato dell’arto superiore sinistro è esigibile in maniera completa dal
10.04.

(…)." (doc. AI 23/2)

 

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna, nel rapporto 22 giugno 2004 indirizzato
alla Cassa malati (doc. 2/8-10 dell’incarto Cassa Malati), – posta la diagnosi
di “(…) ► mastectomia in
data del 05.06.2003, curata con: radioterapia, chemioterapia, linfedema residuo
al braccio sinistro ► sindrome
ansiosodepressiva reattiva su problemi post-mastectomia ► dito a scatto pollice destro. Operazione in previsione
► stato dopo posa stent cardiaco nel 2002 (…)” – non si è espresso sulla
capacità lavorativa in un’attività adeguata e, per quanto riguarda l’attività
esercitata, ha concluso che “(…) come d’accordo con il Dr. __________ una
ripresa almeno al 50% per il lavoro che esegue attualmente dovrebbe essere
possibile a partire dal 01.09 o dal 01.10.2004. (…)” (doc. 2/10 dell’incarto
Cassa Malati).

 

                                         La
dr.ssa __________, Capo clinica di oncologia, nel rapporto 27 agosto 2004 (doc.
AI 14/3-5), ha attestato che l’attività abituale è ancora proponibile nella misura
del 50% e, senza tuttavia specificare in quale misura, che altre attività possono
essere svolte: “(…) dal prossimo mese di ottobre. Un’attività che non comporti
l’uso prolungato dell’arto superiore sx. (…)” (doc. AI 14/5, punto 2.2.1).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina generale, nel rapporto 20 settembre 2004 (doc.
AI 15/1-2), poste le diagnosi note, non si è espresso sulla capacità lavorativa
in un’attività adeguata e ha attestato un’incapacità nella sua professione di
orologiaia del 100% dal 28.5.2003 e del 50% dal 20.9.2004. 

 

                                         Ora,
viste le risultanze mediche appena esposte e richiamata la suevocata giurisprudenza
in materia di valore probatorio di rapporti medici (cfr. consid. 2.7), questo
Tribunale ritiene che sulla sola base degli atti di causa, oltretutto senza
nemmeno visitarla, il dr. __________ non poteva concludere con la sufficiente
tranquillità per una capacità lavorativa del 100% in “(…) un’attività prevalentemente
leggera senza l’ingaggio prolungato dell’arto superiore sinistro (…)” (doc. AI
23/2) dal mese di ottobre 2004.

 

                                         Questo
vale a maggiore ragione se si pone mente al fatto che lo stesso dr. __________
ha ritenuto leggera l’attività svolta dall’assicurata, che non risulta che questa
attività richiedesse un uso prolungato del braccio sinistro e che il dr. __________,
rispondendo all’Ufficio AI, con lettera 12 ottobre 2004 ha attestato che una
ripresa del lavoro a tempo pieno “(…) è da prevedere probabilmente solo tra 2-3
mesi. (…)” (doc. AI 19/1) e, con lettera 18 gennaio 2005, che “(…) vista la
cronicità della sintomatologia, ritengo che la paziente sia abile al lavoro
solo al 50%, ancora per 6-12 mesi. (…)” (doc. AI 21/1).

                                         Sempre
il dr. __________, nel certificato 13 marzo 2007, ha attestato che l’assicurata
“(…) aveva iniziato l’attività lavorativa al 50%. Successivamente è apparsa una
sindrome ansioso-depressiva cronica, resistente a terapia ansiolitica ed antidepressiva.
La paziente è attualmente in cura dal Dr. __________. Persiste un’inabilità
lavorativa del 100% dal 20.10.2005 per tempo indeterminato.” (doc. AI 50/1).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto 26 settembre
2006 (doc. A/5), posta la diagnosi di “(…) disturbo ansioso depressivo reattivo
alla sua malattia somatica F41.2 ICD 10 (…)”, ha concluso che “(…) ritengo che
questa paziente sia soprattutto affetta da un disturbo ansioso con depressività
ed incapacità di riorganizzare la propria vita. (…)”.

                                         In
un successivo rapporto 30 marzo 2007, dopo aver rilevato di averla già incontrata
un anno fa, il dr. __________ ha proposto al dr. __________ un nuovo schema
terapeutico (doc. A/4).

                                         Sempre
il dr. __________, con scritto 2 maggio 2007 indirizzato all’assicurata, ha
certificato che “(…) a complemento del mio ultimo scritto inviato al Dr. med. __________
in data 30.03.2007 posso asserire che nulla è cambiato riguardo il suo stato
depressivo anche con l’introduzione di Efexor. La paziente tuttora presenta una
psicopatologia depressiva e ansiosa che le impedisce di svolgere qualsiasi tipo
di attività lavorativa e questo al 100%. Per me il problema della signora RI 1
non ha alcun rilievo sulla pesantezza lavorativa ma sul suo contesto socio
integrativo. E’ per questo che la considero inabile al lavoro e questo per
tutte le attività anche leggere per un periodo ancora imprecisato. Riterrei
importante una presa a carico psicoterapeutica ambulatoriale o anche semistazionaria
però la situazione economica della signora RI 1 non glielo permette. (…)” (doc.
A/3).

 

                                         Dalle
risultanze appena esposte, anche per quanto riguarda l’aspetto extra somatico,
non è dunque possibile concludere con sufficiente chiarezza quando esattamente
è subentrata una patologia psichiatrica rispettivamente quale è stato e/o è il
suo effetto (e la sua evoluzione) sulla capacità lavorativa.

 

                                         Per
queste ragioni si giustifica dunque il rinvio degli atti all’Ufficio AI
affinché, effettuati i necessari accertamenti medici, si pronunci nuovamente
sul diritto a prestazioni dopo il 31 dicembre 2004.

 

                                         Questo
vale a maggiore ragione visto che anche il dr. __________, medico SMR, nelle
annotazioni 30 maggio 2007, ha, tra l’altro, concluso che “(…) dall’attuale
documentazione risulta esservi da ottobre 2005 una problematica psichica (e
socio-integrativa). L’entità di questa problematica dovrà ancora essere
stabilita tramite istruttoria adeguata e probabilmente anche tramite perizia
psichiatrica in considerazione della documentazione psichiatrica incoerente
(diagnosi vs. grado di incapacità lavorativa). (…)” (IV/Bis).

 

                                         Rilevato
che l’Ufficio AI dovrà accertare compiutamente la capacità lavorativa in
un’attività adeguata e la sua evoluzione avuto riguardo sia all’aspetto
somatico che a quello psichiatrico, va qui ricordato che secondo l’Alta Corte,
per determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di
diverse patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni,
bensì si deve far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata
discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati.

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio
il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001 nella
causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

 

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare.

 

                               2.9.   Per
quel che riguarda la valutazione economica, ritenuto che la situazione medica
deve essere ulteriormente indagata, al momento attuale non è possibile esprimersi
compiutamente.

 

                                         Il
TCA sottolinea comunque già sind’ora che nel momento in cui procederà alla
valutazione economica l’Ufficio AI dovrà considerare la giurisprudenza
sviluppata da questo Tribunale nella STCA 7 aprile 2008 nella causa D.
(32.2007.165).

                                         Infatti,
questa Corte, fondandosi sulla STF 20 febbraio 2008 nella causa C. (U 8/7), ha
stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1. luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

                                         Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata dal RA 1, ha diritto ad un'indennità per
ripetibili (cfr. STF del 5 settembre 2007 nella causa V., K 63/06 e la citata
DTF 126 V 11 seg. consid. 2).

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    Gli atti sono rinviati
all’Ufficio AI affinché proceda come indicato ai consid. 2.8 e 2.9.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio
AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà inoltre all’assicurata fr. 1'000.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti