# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fd020d36-b34c-539c-8096-8003a3d42ca5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-10-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 02.10.1997 12.1997.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-32_1997-10-02.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00032

  	
  Lugano

  2 ottobre 1997/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

   

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. no. OA.96.00140 (già 12'564) della Pretura del distretto di Bellinzona - promossa
con petizione 22 agosto 1994 da

 

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall’avv. dott. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr.
  dall’avv. __________ 

   

  

 

con
cui l’attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr.
47’175.50 oltre interessi, importo ridotto in sede conclusionale a fr.
45’082.55 più accessori;

 

domanda
avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 15 gennaio 1997 ha accolto limitatamente a fr.
26’247.50 oltre interessi;

 

appellante
la parte convenuta con atto di appello 6 febbraio 1997 con cui chiede la
riforma del querelato giudizio nel senso che la petizione sia integralmente
respinta con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre
l’attrice con osservazioni 14 marzo 1997 ha postulato la reiezione del gravame,
protestando spese e ripetibili;

 

letti
ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

                                  A.   __________ e
__________, dopo una loro precedente relazione sentimentale risalente al
periodo 1982 - 1984, dal giugno / luglio 1989 a fine settembre 1993 hanno
convissuto, abitando nella casa locata da quest’ultimo a __________. 

                                         Durante questo periodo
__________ ha effettuato dei lavori di segretariato nell’officina di proprietà
della __________, società di cui __________ è azionista maggioritario e
presidente del consiglio d’amministrazione: le parti concordano che quanto meno
nel periodo aprile - giugno 1991 e dopo il 1° novembre 1991 tra loro fosse
stato stipulato oralmente un contratto di lavoro, contratto che è stato infine
disdetto dalla datrice di lavoro a far tempo dal 31 maggio 1994.

 

 

                                  B.   Con petizione 22
agosto 1994 __________ ha chiesto la condanna di __________ al pagamento di fr.
47’175.50 oltre interessi.

                                         In sede conclusionale
l’attrice ha ridotto le sue pretese a fr. 45’082.55, chiedendo in particolare
la retribuzione per l’attività da lei svolta in ditta a tempo parziale dal 1°
gennaio al 31 luglio 1990 (fr. 7’000.-) e per quella a tempo pieno dal 1°
agosto 1990 al 31 ottobre 1991 (fr. 25’500.-), il versamento della quota parte
di vitto promessa da __________ da agosto ad ottobre 1990 (fr. 1’500.-), la
differenza tra gli importi erogati alla ditta dalle assicurazioni a seguito di
un suo infortunio e quanto effettivamente versatole dalla datrice di lavoro,
dedotto l’onere per vitto e alloggio dovuto a __________ per l’intero periodo
di convivenza (fr. 455.75), la retrocessione dei contributi AVS/AD trattenuti
nel periodo dell’infortunio (fr. 1’320.80), lo stipendio in natura per il
periodo ottobre 1993 - maggio 1994 in cui le è stato impedito di abitare presso
il convivente (fr. 6’400.-), l’indennità per vacanze non godute nel 1993 e nei
primi 5 mesi del 1994 (fr. 3’285.-), le spese legali preprocessuali (fr.
1’000.-), dedotti infine i maggiori importi che essa aveva percepito nel
periodo febbraio - maggio 1994 (fr. 1’379.-).

 

                                  C.   La convenuta ha
contestato tutte le richieste fatte valere dalla controparte, ammettendone
-parzialmente- soltanto due e meglio la rifusione dei contributi AVS/AD (fr.
846.80) ed il versamento del salario relativo al mese di maggio 1994 (fr.
1’700.-); nondimeno, sempre a suo dire, nulla sarebbe dovuto all’attrice, la
convenuta potendo validamente compensare questi crediti con tutta una serie di
pretese vantate nei suoi confronti ed in particolare i maggiori importi che
quest’ultima avrebbe percepito nel periodo febbraio - maggio 1994 (fr.
3’530.40), le spese di patrocinio legale in una vertenza penale, anticipate dal
convivente e da questo cedute alla ditta (fr. 4’000.-), le spese di riparazione
dell’auto della dipendente (fr. 435.-), il risarcimento danni per aver dovuto
licenziare un’altra segretaria (fr. 1’425.90) ed infine quello per una ripresa
ICA (fr. 12’103.-).

 

 

                                  D.   Con sentenza 15
gennaio 1997 il Pretore, in parziale accoglimento della petizione, ha
condannato la convenuta al pagamento di fr. 26’247.50 oltre interessi.

                                         Il giudice di prime cure
ha in particolare riconosciuto all’attrice il diritto ad essere retribuita per
il lavoro effettuato presso la convenuta a tempo parziale dal 1° gennaio al 31
luglio 1990 (fr. 5’600.-) e ad tempo pieno dal 1° agosto 1990 al 31 ottobre
1991 (fr. 12’000.-), ha parzialmente ammesso la rifusione delle prestazioni
assicurative che la datrice di lavoro aveva a suo tempo trattenuto,
segnatamente quelle relative ai periodi 1° aprile - 30 giugno 1991 (fr.
3’799.20), 1° agosto - 12 settembre 1993 (fr. 988.35) e 13 settembre 1993 - 30
gennaio 1994 (fr. 5’452.80), ha concesso la rifusione dei contributi AVS/AD
trattenuti durante il periodo d’infortunio (fr. 982.55) nonché un’indennità per
le vacanze 1993 (fr. 875.-), deducendo tuttavia dai crediti dell’attrice quanto
quest’ultima aveva percepito in più tra il 1° febbraio ed il 31 maggio 1994
(fr. 3’450.40); tutte le altre richieste formulate dall’attrice e le pretese compensatorie
della convenuta sono state per contro respinte.

 

 

                                  E.   Con appello 6
febbraio 1997 la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso
che la petizione sia integralmente respinta con protesta di spese e ripetibili
di entrambe le sedi.

                                         L’appellante ritiene che i
calcoli del Pretore debbano essere corretti ed in particolare che dal saldo che
quest’ultimo aveva accertato a favore dell’attrice andassero dedotte tutta una
serie di posizioni e meglio: fr. 5’600.- per il salario riconosciuto per il
periodo 1° gennaio - 31 luglio 1990, fr. 12’000.- per quello dal 1° agosto 1990
al 31 ottobre 1991, nel periodo 1° aprile - 30 giugno 1991 più che un credito a
favore dell’attrice ne risultava uno di fr. 4’560.80 a favore della convenuta,
altri fr. 1’087.15 andavano dedotti per un errore di calcolo relativo alle
differenze nelle prestazioni assicurative 1993, l’indennità per vacanze di fr.
875.- non era dovuta, mentre le pretese compensatorie di fr. 4’000.- per spese
di patrocinio penale anticipate dal convivente e di fr. 435.- per la
riparazione dell’auto di controparte erano -sempre a suo dire- fondate.

 

 

                                  F.   Delle osservazioni 14
marzo 1997 della parte attrice con cui si postula la reiezione del gravame
protestando spese e ripetibili si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

 

 

considerando

 

 

in diritto

 

                                      

                                   1.   A questo stadio
della lite sono ancora litigiosi da una parte la questione a sapere se
l’attrice possa vantare ed eventualmente in quale misura una pretesa salariale
per i periodi 1° gennaio - 31 luglio 1990 e 1° agosto 1990 - 31 ottobre 1991
(cons. 2), dall’altra il fatto se essa possa pretendere altri importi per
presunte differenze tra le prestazioni assicurative erogate alla datrice di
lavoro e quanto da lei versato alla dipendente (cons. 3), se inoltre le sia
eventualmente dovuta un’indennità per vacanze non godute 1993 (cons. 4) e
infine se siano fondate, almeno parzialmente, le varie pretese compensatorie
fatte valere dalla convenuta (cons. 5).

 

                                         In buona sostanza,
soltanto due pretese, quella formulata dall’attrice e relativa al rimborso
delle quote AVS/AD (fr. 982.55) e quella formulata dalla convenuta ed avente
per oggetto gli importi che controparte ha percepito in eccedenza nel periodo
febbraio - maggio 1994 (fr. 3’450.40), non sono più contestate e non
necessitano quindi di ulteriore disamina.

 

 

 

 

 

                                   2.   pretese salariali

 

                                         La dottrina e la
giurisprudenza sono oramai concordi nel ritenere che la collaborazione che un
concubino presta nell’azienda del proprio partner debba essergli remunerata in
forza dell’art. 320 cpv. 2 CO nella misura in cui secondo le circostanze non si
possa attendere che tale sua prestazione avvenga senza salario (Rehbinder,
Commentario bernese, N. 22 ad art. 320 CO; Staehelin, Commentario zurighese,
N. 29 ad art. 320 CO; Honsell/Vogt/Wiegand, Kommentar zum schweizerischen
Privatrecht, OR I, 2. ed., Basilea  e Francoforte sul Meno 1996, N. 14 ad art.
320 CO; Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. ed., Berna-Stoccarda-Vienna
1996, N. 12b ad art. 320 CO; DTF 79 II 168, 109 II 228; Rep. 1986
p. 89, 1990 p. 215).

 

 

                                2.1   Nel gravame
l’appellante contesta -a torto- che nel caso di specie l’attrice possa vantare
una retribuzione per l’attività da lei svolta, ritenendo in sostanza che la
stessa fosse stata prestata a titolo gratuito.

 

 

                                         periodo 1° gennaio - 31
luglio 1990

 

                                         In quel periodo l’attrice
era alle dipendenze della ditta __________ in qualità di segretaria a tempo
pieno. L’istruttoria ha nondimeno permesso di accertare che essa, lavorando
alcune ore la sera e nei fine settimana (in particolare il sabato), riusciva
nel contempo a svolgere determinate mansioni nell’ufficio della convenuta, dove
segnatamente ricostruì la contabilità 1988-89 e si occupò di alcuni lavori di
segretariato: il teste __________, apprendista presso la convenuta al momento
dei fatti, conferma la presenza in ditta dell’attrice all’inizio del 1990, come
pure il fatto che essa si occupò delle questioni d’ufficio (corrispondenza e
fatturazioni), togliendogli di fatto ogni sua mansione; il teste __________, a
sua volta, ha riferito come essa curò i lavori di segretariato della convenuta,
attività che egli aveva svolto sino ad allora, precisando inoltre che con il
suo arrivo in ditta la contabilità non venne più tenuta, come in precedenza,
dalla società _________ (cfr. pure doc. A1 e teste __________); dal doc. 2
risulta infine che la contabilità degli anni 1988 - 1992 venne allestita sulla
base dei programmi che la convenuta aveva acquistato proprio su desiderio
dell’attrice.

 

                                         Stando così le cose e
preso in particolare atto che le attività svolte dall’attrice -lavori di
segretariato nonché ricostruzione e tenuta della contabilità- sono prestazioni
che di regola vengono svolte a titolo oneroso, ben si giustifica una sua
retribuzione.

                                         Per quanto attiene al
quantum dovuto alla dipendente per tale sua prestazione, questa Camera ritiene
senz’altro di confermare l’importo di fr. 5’600.-, che il Pretore in base al
suo ampio potere di apprezzamento (art. 90 CPC) le ha riconosciuto,
quantificando in circa 10 ore settimanali -retribuibili in misura di fr. 18.-
all’ora- il suo impegno effettivo: il fatto che l’attrice lavorasse a tempo
pieno presso una ditta terza non rende invece verosimile che essa abbia potuto
avere un impegno superiore, dell’ordine di 12 ore settimanali, come ritenuto -
per altro senza alcuna motivazione- dall’appellata.

 

 

                                         periodo 1°
agosto 1990 - 31 ottobre 1991

 

                                         L’istruttoria ha provato
che in questo periodo l’attrice svolse l’attività di segretaria presso la
convenuta, con un’assiduità ben superiore al 50%.

                                         Il teste _________ ha in
effetti riferito che dal marzo 1991, allorché egli iniziò a lavorare
nell’officina, l’attrice era sua collega con mansioni di segretariato (lavori
di scritturazione e telefono): a suo parere, essa era sicuramente occupata con
un’intensità superiore al 50%; il teste __________, dal canto suo, attesta che
nel 1991 l’attrice era presente nell’officina a quasi tutte le ore, compreso,
talvolta, il sabato.

 

                                         In tali circostanze, preso
atto da una parte che dal 3 dicembre 1990 al 18 gennaio 1991 la lavoratrice era
stata impiegata presso __________ e che la retribuzione per i mesi da aprile a
giugno 1991 le era già stata versata e dall’altra che la nuova segretaria
lavorando 3 ore o 3 ore e mezzo al giorno percepiva  uno stipendio mensile di
fr. 1’600.-, il Pretore le ha riconosciuto una retribuzione di fr. 1’200.-
mensili, complessivamente, quindi, per i 10 mesi in questione, fr. 12’000.-:
l’argomentazione con cui l’appellata postula un aumento della sua retribuzione
a fr. 17’000.-, ed in particolare la circostanza che diversamente dalla nuova
segretaria essa lavorava a tempo pieno, è manifestamente infondata, visto e
considerato che dagli atti non è assolutamente risultato -ed anzi è provato il
contrario- che l’attrice stessa lavorasse al 100%. 

                                         Ne discende, in assenza di
altre più convincenti motivazioni, la conferma della retribuzione riconosciuta
dal giudice di prime cure.

                                      

 

                                2.2   Contrariamente a
quanto ritenuto dall’appellante, non è inoltre provato che i viaggi in
_________ e in _________ cui l’attrice ha partecipato -per altro non offerti
dalla convenuta, ma da una fornitrice- potessero rappresentare una sorta di
compensazione per la mancata retribuzione delle ore lavorative qui contestate (Rep.
1990 p. 217).

 

 

                                   3.   prestazioni
assicurative

 

                                         Il Pretore, ritenendo che le
parti non si fossero preventivamente accordate in merito al salario dovuto alla
dipendente in caso di sua assenza per infortunio, ha applicato alla fattispecie
l’art. 324b CO, norma in virtù della quale il datore di lavoro è tenuto a
versare al lavoratore la differenza tra quanto percepito dall’assicurazione ed
i 4/5 del salario. Al giudice di prime cure in realtà è sfuggito che le parti
avevano concordato che all’attrice nel periodo di assenza per infortunio
sarebbe spettato sia il salario sia la differenza -evidentemente se
quest’ultima fosse stata positiva- tra l’ammontare del salario stesso e quanto
versato al datore di lavoro dalle assicurazioni (cfr. conclusioni convenuta p.
9; petizione attrice p. 6).

                                         Ciò premesso, i calcoli in
merito alle prestazioni assicurative effettuati dal Pretore -senza per altro
che una tale modalità di calcolo fosse stata postulata da una delle parti-
devono essere integralmente rivisti, fermo restando che eventuali saldi a
favore della convenuta non possono andare in compensazione di altri crediti
dell’attrice, la convenuta non essendosi riservata negli allegati introduttivi
tale deduzione.

 

 

                                         periodo aprile - giugno
1991

 

                                         Dagli atti di causa è
risultato che nel periodo in questione le assicurazioni _________ e _________
hanno versato alla convenuta le seguenti prestazioni, a valere quale indennità
giornaliera per l’infortunio patito dall’attrice:

 

                                         fr. 4’850. --  __________
(doc. M)

                                         fr. 1’462.50 _________
(doc. N1)

                                         complessivamente, quindi,
fr. 6’321.50: è proprio questo l’unico importo che l’attrice in sede
conclusionale (p. 12) ha ammesso di aver ricevuto dalla convenuta.

                                         Ora, dovendosi invece
ammettere -contrariamente a quanto ritenuto dall’attrice- che quest’ultima in
quel periodo ha inoltre percepito la retribuzione contrattualmente prevista di
fr. 7’850.25 netti (corrispondenti, al lordo, a fr. 8’360.-) -ciò che si evince
senz’ombra di dubbio confrontando i doc. 6-8 con il doc. 29 e meglio le
correzioni su quest’ultimo apportate di proprio pugno dalla stessa attrice
(come da lei ammesso nel suo interrogatorio formale, ad 4), dalle quali si
evince che ai fini della definizione del contributo AVS/AD dalla sua
retribuzione in quel periodo per l’appunto di fr. 8’360.- è stato detratto
quanto versato dalle due assicurazioni (cfr. doc. 26), pacificamente non
soggetto a questo contributo- è chiaro che nel periodo in questione nulla più è
dovuto all’attrice.

 

 

                                         periodo 13 aprile - 31
luglio 1993

                                         

                                         Dagli atti risultano i
seguenti versamenti alla convenuta da parte delle assicurazioni:

 

                                         fr. 5’500. --  ________­­­_
(doc. M, O2 - O3)

                                         fr.    612.50 _________
(doc. N4, O2)

                                         fr.    762.50 _________
(doc. N5, O3)

 

                                         complessivamente, quindi,
fr. 6’875.- (cfr. doc. O2 - O3), somma, questa sola, che l’attrice in sede conclusionale
(p. 13) ha ammesso di aver ricevuto dalla convenuta.

                                         Essendo tuttavia pacifico
che l’attrice in quel periodo ha pure percepito la retribuzione
contrattualmente pattuita -il che risulta dai doc. O2 e O3 alla voce versamenti
“__________ ”, dal doc. 25 p. 4 ed è invero ammesso dall’appellata a p. 10
delle osservazioni al gravame- è evidente che essa non può vantare alcun
credito per il periodo in questione.

 

 

                                         periodo 1° agosto - 12
settembre 1993

                                         

                                         Dagli atti risultano i
seguenti versamenti alla convenuta:

 

                                         fr. 2’150. --  _________
(doc. M)

                                         fr.    537.50 _________
(cfr. doc. richiamata dalla __________)

 

                                         complessivamente, quindi,
fr. 2’687.50.

 

                                         L’attrice ha ammesso di
aver percepito a tutt’oggi unicamente la somma di fr. 1’204.-, senza altre
retribuzioni, ciò che teoricamente darebbe un saldo a suo favore di fr.
1’483.50.

                                         Dovendosi anche in questo
caso ammettere che l’attrice in quel periodo ha percepito la retribuzione
contrattualmente pattuita -il che risulta sia dal doc. 13, che la stessa
attrice non contesta per quanto riguarda la determinazione dei conteggi AVS/AD,
sia dai richiami operati dall’AVS, dal doc. 25 p. 4 ed è infine ammesso dall’appellata
stessa a p. 11 delle osservazioni al gravame- è evidente che il suo credito
risulta ampiamente azzerato.

 

 

                                         periodo 13 settembre
1993 - 31 gennaio 1994

                                         

                                         Dagli atti risultano i
seguenti versamenti alla convenuta da parte delle assicurazioni:

 

                                         fr. 3’525. --  _________
(doc. M)

                                         fr.    687.50 _________
(cfr. doc. richiamata dalla __________)

 

                                         complessivamente, quindi,
fr. 4’212.50.

 

                                         L’attrice ha ammesso di
aver percepito a tutt’oggi unicamente la somma di fr. 1’974.- (nelle
osservazioni all’appello, p. 11, l’ammissione concerne fr. 7’728.-), senza
altre retribuzioni, ciò che teoricamente darebbe un saldo a suo favore di fr.
2’238.50.

                                         Dovendosi tuttavia
ammettere che l’attrice in quel periodo ha pure percepito la retribuzione
contrattualmente pattuita -ciò che risulta sia dal doc. 13, che la stessa
attrice non contesta per quanto riguarda la determinazione dei conteggi AVS/AD,
sia dai richiami operati dall’AVS e dal doc. 25 p. 4 e 5- è evidente che essa
anche in questo caso non può vantare alcun credito per il periodo in questione.

 

 

                                   4.   vacanze non
godute

 

                                         L’attrice in prima sede ha
chiesto la retribuzione delle ferie che essa non avrebbe goduto nel 1993 e nei
primi 5 mesi del 1994. Occorre qui precisare che il Pretore, preso atto che la
lavoratrice a far tempo dal mese di ottobre 1993 a seguito della sua gravidanza
(la nascita del figlio è avvenuta il 13 novembre) non aveva più lavorato presso
la convenuta, ha escluso che quest’ultima potesse aver diritto all’indennità
per vacanze per il 1994, mentre per il 1993, atteso che le sue assenze in
quell’anno giustificavano una riduzione delle vacanze nella misura di 6/12, le
ha concesso un importo di fr. 875.-.

                                         L’assunto pretorile,
censurato dall’appellante, non può essere confermato.

 

                                         È pacifico che con lo
scritto 16/17 marzo 1994 la convenuta ha disdetto il contratto di lavoro con
l’attrice a far tempo dal 31 maggio 1994 (doc. Q); è pure pacifico che
quest’ultima nel periodo di disdetta non ha più lavorato presso la convenuta.

                                         Ciò posto, è addirittura
evidente che nel periodo di disdetta, durato non meno di 2 mesi e 13 giorni
effettivi, la lavoratrice ha avuto tutto il tempo necessario per godere in
natura dei 20 giorni di vacanza del 1993 e degli 8.3 giorni che le spettavano
nel 1994, tanto più che -come appurato dal Pretore- una parte delle vacanze del
1993 neppure era dovuta per via delle sue numerose assenze per malattia ed
infortunio.

                                         Ne discende che nulla può
esserle riconosciuto a titolo di vacanze arretrate.

 

 

                                   5.   pretese compensatorie

 

                                         Nel querelato giudizio il
Pretore ha escluso che alla convenuta potessero essere riconosciute eventuali
pretese compensatorie nei confronti di controparte -un discorso a parte è stato
invece fatto con riferimento alla ripresa ICA- già per il fatto che la datrice
di lavoro non le aveva fatte valere alla fine del rapporto contrattuale, con il
che esse sarebbero inesorabilmente perente. La tesi pretorile è infondata.

 

                                         La
legge, contrariamente a quanto avviene per il caso di abbandono del posto di
lavoro (art. 337d cpv. 3 CO), non precisa il termine di decadimento del diritto
al risarcimento, senza che ciò, secondo il Tribunale federale, costituisca una
lacuna della legge (DTF 110 II 345). Di conseguenza, applicando i
principi generali in materia di volontà contrattuale, occorre stabilire se nel
caso concreto dall’atteggiamento del datore di lavoro si possa ammetterne per
atti concludenti la rinuncia a far valere un eventuale credito risarcitorio.

                                         In
questo contesto si deve infatti ammettere che la natura del contratto di lavoro
esige che il lavoratore che giunge alla fine del contratto possa contare sul
fatto che il datore di lavoro abbia a rendergli note eventuali pretese nei suoi
confronti prima di compiere gli atti che normalmente accompagnano la fine di un
contratto di lavoro, come ad esempio il pagamento delle ultime spettanze, il regolamento
delle prestazioni di previdenza, l’allestimento di un certificato di lavoro (DTF
110 II 346).

                                         In
caso contrario si potrà ritenere che il datore per atti concludenti ha offerto
la propria rinuncia a far valere eventuali pretese e che il lavoratore con il
suoi silenzio ha fatto propria tale offerta (art. 6 CO). 

 

                                         Nel
caso di specie la datrice di lavoro ha trattenuto il salario di maggio 1994 e,
anche se prima della fine del rapporto di lavoro la questione non è stata
oggetto di discussione (cfr. IICCA 18 febbraio 1993 in re P./T.D. SA),
alla prima sollecitazione di controparte -che è poi quella di cui alla
petizione- ha correttamente motivato la sua resistenza, formulando tutta una
serie di pretese compensatorie.

                                         Non
potendosi perciò in alcun modo rimproverare alla convenuta la circostanza di
non aver a suo tempo promosso autonomamente l’azione giudiziaria contro la
dipendente -proprio per il fatto che essa non pretendeva nulla dalla
controparte, ma semplicemente non intendeva più versarle alcunché-, preferendo
attendere la di lei iniziativa per resisterle in via di compensazione (cfr. IICCA
10 agosto 1992 in re D./V. SA, 7 agosto 1995 in re C./A., dove si trattava di
pretese che il datore di lavoro ha oltretutto formulato in via riconvenzionale),
non vi sono in concreto elementi sufficienti per ammettere la perenzione delle
sue pretese.

 

                                         Con riferimento alle
singole pretese compensatorie, che così possono essere vagliate nel merito, si
osserva quanto segue:

 

                                         

                                         spese di patrocinio
penale (fr. 4’000.-)

 

                                         L’appellante chiede la
rifusione delle spese per il patrocinio penale dell’attrice (fr. 4’000.-), a
suo tempo anticipate dal convivente e da questi in seguito cedute alla
convenuta stessa (doc. 5).

                                         Nel suo interrogatorio
formale (ad 5) l’attrice ha confermato che la somma richiesta per il suo
patrocinio in sede penale potesse ammontare a circa fr. 4’000.- e che il
relativo pagamento venne effettuato da __________ personalmente e
spontaneamente: il motivo del pagamento da parte di quest’ultimo -né potrebbe
essere altrimenti- risiede nel rapporto particolare che vi era tra le parti. 

                                         Venendo meno questo
rapporto, la causa del pagamento ha a sua volta cessato di sussistere, di modo
che l’attrice risulta indebitamente arricchita ai sensi dell’art. 62 cpv. 2 CO,
ciò che impone di dar senz’altro seguito alla restituzione dell’importo in
questione a favore del convivente, e, per esso, della convenuta, cui nel
frattempo il credito è stato regolarmente ceduto.

 

                                         

                                         spese di riparazione
auto (fr. 435.-)

 

                                         Contrariamente a quanto
ritenuto dall’appellante, la riparazione dell’auto dell’attrice, costata fr.
435.- (doc. 24), deve rimanere a carico della convenuta.

                                         L’istruttoria ha in
effetti provato che l’auto dell’attrice veniva usata spesso da __________, che
a quel momento non disponeva di altri veicoli in officina, se non di un furgone
(interrogatorio formale dell’attrice, ad 7), per cui ben si può ritenere che la
riparazione a carico della convenuta costituisse la controprestazione per aver
potuto disporre di tale veicolo.

 

 

                                         spese per licenziamento
di un’altra segretaria (fr. 1’425.90)

                                         

                                         Ci si potrebbe
innanzitutto chiedere se la tale pretesa risarcitoria sia o meno ricevibile in
ordine: in effetti mentre a p. 8 del suo gravame l’appellante chiede a chiare
lettere la compensazione di tale importo, nel riassunto delle sue richieste, a
p. 13, ritiene che non sia neppure necessario tener conto di questa posizione.
La questione può tuttavia rimanere indecisa, atteso che la pretesa deve in ogni
caso essere respinta nel merito.

                                         È vero che la segretaria
__________ nel corso del 1993, ancor prima di iniziare il suo lavoro presso la
convenuta, venne licenziata in conseguenza del fatto che l’attrice, dopo essere
rientrata per un paio di mesi (gennaio - febbraio) presso i propri genitori,
decise di tornare a vivere con il convivente e riprese con ciò a lavorare per
la convenuta: nondimeno, dal doc. 1 risulta inequivocabilmente che debitore del
risarcimento di fr. 1’425.90 versato a quest’ultima era __________ e non la
ditta convenuta, che di conseguenza non è titolare del credito che pone qui in
compensazione. 

 

 

 

 

 

                                         risarcimento per
ripresa ICA (fr. 12’103.-)

 

                                         L’appellante osserva che
l’attività di segretariato svolta dall’attrice le avrebbe comportato un danno,
segnatamente in quanto l’Amministrazione federale delle contribuzioni, preso
atto di alcuni errori nell’allestimento dei conteggi ICA, a giusta ragione
dovette operare una ripresa di fr. 12’103.- (doc. 14).

                                         Anche per questa pretesa risarcitoria
valgono le considerazioni d’ordine espresse con riferimento al licenziamento
della segretaria __________; la stessa è comunque infondata nel merito: questa
Camera ha in effetti già avuto modo di stabilire in più occasioni che quanto
viene pagato da un contribuente a titolo di imposta non costituisce una posta
di danno risarcibile a terzi -e questo anche se il pagamento è in relazione con
la violazione contrattuale di un mandatario o di un lavoratore- ma il dovuto
adempimento di un’obbligazione nei confronti dell’ente pubblico (IICCA
1° aprile 1993 in re R./B., 23 novembre 1994 in re R./B., 19 luglio 1996 in re F.G.
SA/C.); diverso sarebbe stato il caso, che qui tuttavia non ricorre, in cui la
violazione contrattuale del mandatario o del lavoratore avrebbe comportato una
tassazione erroneamente più alta di quella effettivamente dovuta.

                                      

 

                                         differenze salari -
prestazioni assicurative 1993

 

                                         L’appellante con
riferimento ai doc. O1 - O3 sostiene di aver versato nel 1993 a controparte fr.
1’087.15 in più di quanto le spetterebbe. 

                                         La pretesa compensatoria,
formulata per la prima volta in appello -seppure tale circostanza fosse
ravvisabile già prima- è manifestamente tardiva e con ciò irricevibile (art.
321 cpv. 1 lett. b CPC). La stessa è del tutto infondata anche nel merito.

 

                                         Contrariamente a quanto
ritenuto dall’appellante, dai documenti in questione (doc. O1 - O3),
concernenti il periodo novembre 1992 - luglio 1993 (compresi i tre giorni 12 -
14 maggio 1992), risultano complessivamente i seguenti versamenti:

                                      

                                         fr.  19’900.-  indennità
__________

                                         fr.    4’975.- 
indennità __________

                                         fr.  24’875.-

 

 

 

 

                                         È ben vero che l’appellata
ha prelevato 

 

                                         fr. 10’244.65 (doc. O2) il
16 luglio 1993

                                         fr.      412.50
(doc. O3) il 18 agosto 1993

                                         fr. 10’657.15

 

                                         tale somma, aggiunta a
quanto la datrice di lavoro le aveva a suo tempo versato a titolo di salario -nel
1992 fr. 2’317.85 (doc. O1 - O2) e nel 1993 fr. 11’900.- (doc. O1 - O3)- da
pacificamente l’importo totale di fr. 24’875.- versato a quest’ultima dalle
assicurazioni. Il fatto poi che la convenuta nel 1992 abbia ricevuto dalle
assicurazioni fr. 5’407.15 e abbia per contro versato solo fr. 2’317.85 a
titolo di salario (con un saldo positivo di fr. 3’089.30) è compensato dal
fatto che nel 1993 a fronte di prestazioni da lei ricevute in fr. 19’467.85 vi
è stato il versamento all’attrice di fr. 11’900.- a titolo di salario e di fr.
10’657.15 a titolo di differenza tra quanto percepito dalle assicurazioni ed il
salario normale (saldo negativo di fr. 3’089.30). 

                                         Non vi è quindi alcun
errore di calcolo.

 

 

                                   6.   Riassumendo, il
credito a favore dell’attrice risulta così formato:

 

                                         fr.      982.55 rimborso
contributi AVS/AD 

                                         fr.   5’600.--  pretese
salariali 1° gennaio - 31 luglio 1990 

                                         fr. 12’000.-- 
pretese salariali 1° agosto 1990 - 31 ottobre 1991

                                         fr. 18’582.55

 

                                         Dovendosi dedurre

 

                                         fr.   3’450.40  versamenti
in eccedenza febbraio - maggio 1994 

                                         fr.   4’000.--  
spese di patrocinio penale

                                         fr.   7’450.40

                                         

                                         ne discende che la
petizione può essere accolta solo limitatamente a fr. 11’132.15 oltre
interessi.

 

 

                                   7.   L’appello è pertanto
parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.

                                         La tassa di giustizia, le
spese e le ripetibili di entrambe le sedi seguono la soccombenza (art. 148
CPC).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art. 148 CPC e la TG

 

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 6
febbraio 1997 di __________ è parzialmente accolto.

                                         Di conseguenza la sentenza
15 gennaio 1997 della Pretura del distretto di Bellinzona, invariati gli altri
dispositivi, è così riformata:

 

                                          1.    In
parziale accoglimento della petizione la ditta __________, è condannata a
versare a __________, la somma di fr. 11’132.15 oltre interessi al 5% a far
tempo dal 1° ottobre 1991.

                                          2.    La tassa di
giustizia di fr. 1’200.- e le spese di fr. 300.-, da anticipare dall’attrice e
per essa, ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria, dallo Stato restano
per 3/4 a suo carico e sono poste per 1/4 a carico della convenuta, a cui
l’attrice rifonderà fr. 2’300.- a titolo di ripetibili ridotte.

 

 

                                   II.   Le spese della
procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa di giustizia                          fr. 
780.--

                                         b) spese                                           
 fr.    20.--

                                         Totale                                                
fr.  800.--

 

                                         da anticiparsi
dall’appellante, restano a suo carico per 3/7 e per 4/7 sono poste a carico dell’appellata,
che rifonderà all’appellante fr. 200.- per parti di ripetibili di appello.

 

 

                                  III.   Intimazione a:      -
__________

                                         Comunicazione alla Pretura
del distretto di Bellinzona

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il segretario