# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f2e7c49f-4dbf-5168-8c06-210a95c99e8d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-03-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 05.03.2007 32.2006.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-5_2007-03-05.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.5

   

  MM/DC/sc

  	
  Lugano

  5 marzo 2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 gennaio 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24
  novembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel corso
del mese di aprile 2004, RI 1, nata nel __________, dipendente della ditta __________
di __________ in qualità di segretaria a tempo pieno, ha presentato una
richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. 2).

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, in particolare dopo avere
disposto l’allestimento di una perizia pluridisciplinare da parte del Servizio
di accertamento medico (SAM) di Bellinzona, l’UAI, con decisione formale del 7
aprile 2005, ha negato all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità
(doc. 21).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto di RI 1 (doc. 24), l’UAI,
in data 24 novembre 2005, ha confermato il contenuto della sua prima decisione
(doc. 32).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 5 gennaio 2006, l’assicurata, sempre patrocinata
dall’avv. RA 1, ha chiesto che l’UAI venga condannato a riconoscerle una
rendita di invalidità a far tempo dal 18 febbraio 2003, argomentando
segnatamente che:

 

" 
(...)

3.   La
ricorrente è inattiva dal 18 febbraio 2003, vale a dire da quasi 3 anni.

Secondo la
giurisprudenza citata dall'UAI (cfr. decisione su opposizione, consid. 4) il
medico curante dell'assicurato, in caso di richiesta di prestazioni, tende a
certificare a favore del suo paziente; analogo discorso deve valere per il
Servizio di accertamento medico dell'assicurazione invalidità, che in caso di
dubbio tende a certificare contro l'assegnazione di una rendita.

Nessuno dei medici
che ha eseguito la perizia del SAM ha minimamente considerato che la paziente
soffre di fibromialgia, malattia certamente invalidante (cfr. Sentenze del
TF 4 settembre 2001, inc. I 338/01 Ws; 8 ottobre 2003, inc. I 321/02; 26
agosto 2004, inc. I 355/03; 24 dicembre 2004, inc. I 512/03; 9 febbraio 2005,
inc. U 196/04; 24 febbraio 2005, inc. U 80/04; 28 luglio 2005, inc. I 599/04;
18 ottobre 2005, inc. I 382/04).

Per questo motivo la
ricorrente riformula, in questa sede, la richiesta già avanzata dinnanzi
all'Ufficio dell'assicurazione invalidità, e volta ad ottenere una nuova
valutazione medica operata da specialisti neutri, indicati da questo lodevole
Tribunale e non dal SAM.

 

4.                                                                            Ammesso
e non concesso che la ricorrente sia inabile al lavoro unicamente nella misura
del 30%, occorre evidenziare quanto segue.

Innanzitutto, nella
decisione del 7 aprile 2005 l'Ufficio dell'assicurazione invalidità confonde,
in maniera del tutto sorprendente, il grado di inabilità lavorativa con il
grado di invalidità, scrivendo che "preso
atto del rapporto peritale SAM del 29 marzo 2005 si rileva che l'assicurata,
dal profilo medico-teorico, risulta essere tuttora abile al lavoro nella
misura del 70% (...). Essendo il grado di invalidità inferiore al 40%,
il diritto alla rendita non esiste" (cfr.
decisione 7 aprile 2005, pag. 1).

Nella decisione su
opposizione qui impugnata l'Autorità non modifica la propria posizione,
ribadendo che "in assenza di prove atte a mettere in dubbio le valutazioni
eseguite a suo tempo dal SAM, le stesse devono essere considerate valida base
di giudizio.

L'amministrazione
ha pertanto negato a giusta ragione il diritto a prestazioni, non essendo in
particolare realizzati í presupposti basilari per il riconoscimento ad una
rendita d'invalidità. La decisione impugnata risulta corretta e deve quindi
essere confermata" (cfr. decisione su
opposizione, consid. 7).

 

5.                                                                            La
ricorrente ha lavorato per ben trentadue anni alle dipendenze di un solo datore
di lavoro, ciò che non facilita la ricerca di un nuovo impiego, ritenuto
oltretutto come l'assicurata, nata nel 1945, abbia già 60 anni e come le
patologia da cui é affetta, che comportano disturbi del sonno, stanchezza e
dolori cronici siano certamente da ritenere invalidanti e che non le permettono
di garantire la presenza continua sul posto di lavoro. Per stabilire il suo
reddito ipotetico da invalida occorre pertanto fondarsi sui dati statistici
pubblicati nell'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio
federale di statistica.

Partendo dai dati
relativi al 2002 per il Cantone Ticino contenuti nella tabella TA13, livello di
esigenze 4, e applicata la riduzione del 25% in considerazione della
situazione" professionale e personale della ricorrente, si ottiene un
salario ipotetico da invalida di CHF così calcolato:

      Tabella TA13, livello 4, donna

      CHF 3'293.- mensili x 12 mesi                      CHF 39'516.-

      25%                                                                CHF
              9'879.-

      ­guadagno da invalida                                     CHF
            29'637.-

      ­esigibilità 70%                                                CHF
            20'745.90.

 

6.   Dalla
documentazione agli atti (cfr. questionario per il datore di lavoro) emerge
come l'assicurata abbia percepito nel 2002 un salario annuale di CHF 55'640.-
annuali, pari a CHF 4'636.60 mensili lordi, mentre avrebbe potuto guadagnare,
nel 2004, CHF 58'000.-. Effettuando il paragone fra i redditi previsto
dall'art. 16 LPGA si ottiene il seguente grado di invalidità:

      (58'000.- ./. 20'754.90) x 100 = 64.22%

                        58'000.-

 

7.
  L'assicurato invalido almeno al 40% ha diritto ad una rendita (art. 28 cpv. 1
LAI).

Se il grado di
invalidità raggiunge il 60% ma non il 70%, l'assicurato ha diritto a tre quarti
di rendita.

Pacifico pertanto,
nel caso in esame, il diritto di RI 1 a vedersi riconosciuto almeno il diritto
a tre quarti di rendita di invalidità a far tempo dal 18 febbraio 2003." 

                                         (I)

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).

 

                               1.5.   In corso di
causa, l’assicurata ha versato agli atti un certificato, datato 25 gennaio
2006, della dott.ssa __________, suo medico curante (V + allegato). 

 

                               1.6.   Il 27
ottobre 2006, il TCA ha interpellato la dott.ssa __________, la quale è stata
invitata a spiegare le ragioni per cui i gradi d’inabilità lavorativa che
risultano dalla diverse patologie non vanno tra loro cumulati (VII).

 

                                         La sua
risposta è datata 2 novembre 2006 (VIII).

                                         L’assicurata
ha preso posizione il 13 novembre 2006 (X), mentre l’amministrazione lo ha
fatto in data 15 novembre 2006 (XIII). 

 

                               1.7.   Il 16
novembre 2006, questa Corte ha ripreso contatto con la dott.ssa __________,
alla quale sono state chieste precisazioni in merito alla valutazione della
patologia gastroenterologica (XI).

                                         Il giorno
stesso il TCA ha domandato allo psichiatra dott. __________ un parere riguardo
al contenuto del rapporto 2 novembre 2006 della dott.ssa __________ (XII).

 

                                         Il dott. __________
e la dott.ssa __________ hanno risposto, rispettivamente, il 24 novembre e l’11
dicembre 2006 (XIV e XVI).

 

                                         Alle
parti è stato concesso di presentare le loro osservazioni in proposito (XVIII +
allegato e XX + allegato).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio
2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H
212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10
ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità oppure no.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).

 

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84
consid. 1b). 

 

                                         Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione
della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di
apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione
(giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U
156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione
di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale
per la valutazione della residua capacità al guadagno. 

 

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). 

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi
sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio
di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei
dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto
procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Nel caso concreto, dalla
decisione su opposizione impugnata (cfr. doc. 32), emerge che l’UAI ha negato a
RI 1 il diritto a una rendita di invalidità, facendo capo alle risultanze di
una perizia pluridisciplinare (psichiatrica, reumatologica, neurologica e ematologica)
elaborata dal SAM di Bellinzona, in base alla quale l’assicurata presenta
un’inabilità lavorativa del 30% nella sua abituale attività di segretaria di
ufficio (così come in qualità di casalinga).

 

                                         L’aspetto psichiatrico è
stato indagato dal dott. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.

                                         In occasione del consulto
del 19 gennaio 2005, egli ha diagnosticato una sindrome ansiosa nell’ambito di
una sindrome da disadattamento (ICD10-F43.2), patologia apparsa posteriormente
all’intervento di emicolectomia del giugno 2003 (cfr., in proposito, il doc.
3/12), quando l’insorgente ha accusato un crollo psicofisico. 

                                         Il dott. __________ ha
quindi quantificato in un 20% l’incapacità lavorativa risultante dal
danno alla salute psichica.

                                         Da un profilo terapeutico,
egli ha suggerito di instaurare una terapia medicamentosa, basata
sull’assunzione di ansiolitici o di antidepressivi (referto 22.1.2005 accluso
al doc. 20). 

 

                                         Il 14 gennaio 2005 RI 1 è
stata visitata dal dott. __________, spec. FMH in reumatologia.

                                         Il citato reumatologo ha diagnosticato
una fibromialgia “primaria” (ossia una fibromialgia per la quale non si è
potuto stabilire una chiara eziologia e la cui diagnosi viene formulata per
esclusione, cfr., in proposito, DTF 132 V 65, consid. 3.2), patologia a cui si
sovrappone probabilmente una sindrome somatoforme da dolore persistente, una sindrome
spondilogena cronica su minime alterazioni degenerative senza
neurocompressione, nonché una gammopatia monoclonale di significato incerto su
lieve aumento della velocità di sedimentazione. 

                                         Secondo il dott. __________,
tenuto conto delle sole problematiche reumatologiche (specificatamente della
sindrome fibromialgica, visto che la sindrome spondilogena è stata ritenuta non
incidere sulla capacità lavorativa), la ricorrente è ulteriormente in grado di
svolgere a tempo pieno un’attività leggera adeguata, in particolare qualunque
lavoro di ufficio, con uno scapito di rendimento del 10/15%.

                                         Come casalinga,
l’assicurata è stata dichiarata inabile nella misura massima del 10/15%
(referto del 17.1.2005 accluso al doc. 20). 

 

                                         Da parte sua, il dott. __________,
spec. FMH in neurologia, che ha esaminato l’insorgente in data 21 gennaio 2005,
ha diagnosticato una cefalea di tipo tensionale e un lieve tremore agli arti
superiori (corrispondente probabilmente a un tremore essenziale), affezioni
giudicate non suscettibili di limitare la capacità lavorativa (né, del resto,
l’attività di casalinga; cfr. referto del 24.1.2005 allegato al doc. 20).

 

 

 

                                         La problematica
ematologica è stata oggetto di valutazione da parte della dott.ssa __________,
responsabile del Servizio di ematologia morfologica presso l’__________.

                                         La specialista appena
citata ha sostenuto che non vi è stata un’evoluzione della gammopatia
diagnosticata dal dott. __________ nel corso del 2004, che non vi è alcun
legame tra i dolori e la patologia ematologica e, in considerazione del rischio
che quest’ultima evolva nel futuro in un mieloma plasmacellulare, che
l’assicurata necessita di controlli regolari presso un ematologo (referto
dell’8.3.2005 accluso al doc. 20). 

 

                                         Infine, dalla
perizia del SAM si evince che l’assicurata soffre pure di disturbi addominali, i
quali non sono correlati a una malattia specifica ma piuttosto allo stato dopo
l’intervento di emicolectomia del 2003 e che, in ogni caso, non
concorrono a ridurre la capacità lavorativa oltre il 20/30% (doc. 20, p. 14).

 

                                         Questa la valutazione
globale dell’incapacità lavorativa contenuta nel rapporto peritale del 29 marzo
2005:

 

" 
Predominante appare la patologia psichiatrica
con la presenza di una sindrome ansiosa nell’ambito di una sindrome da
disadattamento insorta a seguito all’intervento chirurgico di emicolectomia su
diverticolite. Tale patologia concorre a ridurre la capacità lavorativa nella
misura del 20%. È indicata l’introduzione di un trattamento medicamentoso
specifico con ansiolitici o antidepressivi SSRI a profilo sedativo.

 

Dal punto di vista reumatologico, in primo piano
si situa la presenza di una fibromialgia primaria ed una sindrome
lombospondilogena cronica su minime alterazioni degenerative senza
neurocompressione. La problematica reumatologica concorre a ridurre la capacità
lavorativa nella misura massima del 10-15% sia come segretaria che come
casalinga.

 

Dal punto di vista neurologico e dal punto di
vista ematologico, non sussistono elementi che possano giustificare
un’incapacità lavorativa. L’A. è soprattutto disturbata dai disturbi gastroenterologici
che si situano in parte nell’ambito della patologia psichiatrica, in parte in
stato da intervento chirurgico addominale, che concorrono a ridurre la capacità
lavorativa nella misura massima del 20-30%.

Complessivamente riteniamo dunque che l’A.
debba essere considerata abile al lavoro nella misura del 70% sia come
casalinga che come impiegata d’ufficio.

 

Lo stato di salute va considerato ridotto a
partire dal 18.02.2003 in avanti. Da allora lo stato di salute non ha mostrato
modifiche importanti. La prognosi resta riservata in considerazione della
sindrome da disadattamento che potrebbe evolvere se non presa a carico
prontamente, da punto di vista specialistico, in una sindrome depressiva più
importante.” 

(doc. 20, p. 15 – il
corsivo è del redattore)

 

                                         In corso
di causa, questo Tribunale ha invitato la dott.ssa __________, a precisare le
modalità secondo le quali è stata operata la valutazione globale della capacità
lavorativa residua (cfr. VII).

                                         La __________
del SAM ha espresso le seguenti considerazioni, sostenendo in sostanza che la
problematica psichica si sovrappone, influenzandone la gravità, alle patologie
di natura somatica:

 

" 
L’A. soffre di disturbi in parte dovuti alla
patologia psichiatrica, con una sindrome ansiosa nell’ambito di una sindrome da
disadattamento, e di disturbi a carico dell’apparato locomotorio, nell’ambito
di una fibromialgia primaria e di una sindrome lombospondilogena, nonché di
disturbi gastroenterologici, che pure hanno un’origine in parte psichiatrica ed
in parte sono dovuti allo stato da intervento chirurgico addominale; anche la
fibromialgia è nota come malattia a carattere psicosomatico.

 

Pertanto, proprio perché le varie problematiche
fisiche sono sovraccaricate da disturbi a carattere psicosomatico nell’ambito
della sindrome ansiosa su disadattamento, riteniamo che le patologie di cui
l’A. soffre riducano il suo rendimento, rendendola più lenta, quindi
necessitante di maggiori pause per l’esecuzione delle sue mansioni.

 

Il dolore, sia a livello dell’apparato
locomotorio come pure a livello addominale, ha una valenza psicosomatica e
pertanto è già considerato nella valutazione specialistica psichiatrica.

 

Nell’incapacità lavorativa del 20-30% dal punto
di vista gastroenterologico, pur senza che vi siano danni organici
oggettivabili, considerato che non è presente un’interruzione di transito o
problematiche organiche maggiori e provate, è comprensiva pure la problematica
di dolore, che in parte è, come già descritto, considerata a livello
psicologico e psichiatrico.

 

Come sottolineato nelle conclusioni della nostra
perizia, è utile una presa a carico psichiatrica della peritanda, alfine di
aiutarla ad affrontare questo disturbo da disadattamento, che se non curato
prontamente, potrebbe portare a una sindrome depressiva più importante ed
incisiva anche a livello della capacità lavorativa.

 

Non abbiamo ritenuto indicato sommare le diverse
patologie: si tratta di patologie che influenzano il rendimento, tutte
necessitanti di maggiori pause e di maggior tempo per l’esecuzione del lavoro.

 

L’incapacità lavorativa del 30% è comprensiva di
tutte le patologie ed è stata arrotondata per eccesso.”

(VIII)

 

                                         Lo
psichiatra dott. __________, interpellato da questa Corte, ha condiviso la
valutazione enunciata dalla dott.ssa __________ a proposito dell’influenza
giocata dalla problematica psichica sulle altre patologie:

 

" 
Dopo aver riesaminato il caso Le comunico che
condivido il parere della collega circa la sovrapposizione della problematica
psichica (sindrome ansiosa su disadattamento) sulle patologie fisiche dell’A.
in quanto le stesse nella loro estrinsecazione e manifestazione sintomatologica
risultano essere sovraccaricate e influenzate dai disturbi a carattere psicogeno.”

                                         (XIV)

 

                                         In data
16 novembre, questo Tribunale si è (di nuovo) rivolto alla dott.ssa __________
nei termini seguenti:

 

" 
Alfine di consentire a questo TCA di statuire
con piena cognizione di causa, la invito a rispondere ai seguenti quesiti
supplementari:

 

1. Quale specialista ha indagato l’aspetto gastroenterologico?

 

2. Per quali motivi a pag. 14 della perizia SAM è
stato indicato che la            problematica gastroenterologica è all’origine
di un’inabilità        lavorativa massima del 20/30%, senza alcuna
puntualizzazione in                                    merito alla
sovrapposizione dell’affezione psichica?

 

3. Tenuto conto di quanto da lei precisato nel
rapporto del 2  novembre 2006, quale sarebbe il grado dell’eventuale inabilità                 lavorativa
risultante dalla sola problematica organica a livello                              gastroenterologico
(senza dunque considerare l’influsso della                                    patologia
psichica)?”

                                         (XI)

 

                                         Queste le
sue risposte, pervenute al TCA il 12 dicembre 2006:

 

" 
(…).

1. …

Nessun specialista ha indagato l’aspetto gastroenterologico,
in quanto i disturbi lamentati dall’assicurata avevano le caratteristiche di
disturbi funzionali. Non v’erano segni per un’ostruzione intestinale o per
patologie organiche importanti. Nella fibromialgia, per definizione, sono
presenti dei disturbi spesso a livello addominale. Come ha ben descritto il
nostro consulente dr. __________, nella pagina 13 della perizia, l’intervento
di emicolectomia, avvenuto nel 2003, ha portato ad un crollo psicofisico che ha
segnato profondamente l’assicurata dal profilo della personalità. L’assicurata
si è ritrovata non in piena efficienza fisica ed operativa e pertanto ha
sviluppato sentimenti d’inquietudine, di stanchezza e di spossatezza, nonché di
frustrazione. Pertanto, la problematica gastroenterologica presenta aspetti
psicologici estremamente importanti.

 

2. …

Come detto sopra, la fibromialgia, di per sé, comporta
dei disturbi addominali funzionali, inoltre l’assicurata, come ha ben descritto
il dr. __________, ha sviluppato una sindrome da disadattamento che ha poi
portato alla sindrome ansiosa. Pertanto, i disturbi lamentati a livello
addominale da parte dell’assicurata hanno prevalentemente una componente
psichica.

 

3. …

A nostro avviso la problematica organica a
livello addominale può essere imputata unicamente a delle eventuali aderenze
che provocano del dolore, una problematica che comunque non ha un’influenza
superiore al 5-10% sulla capacità lavorativa dell’assicurata.”

                                         (XVI)

 

                                         Unitamente
alle proprie osservazioni del 9 gennaio 2006, la ricorrente ha prodotto una
certificazione, datata 20 dicembre 2006, del dott. __________, spec. FMH in
neurochirurgia, il quale si è così espresso in merito alla situazione a livello
del rachide lombo-sacrale:

 

" 
La soprannominata paziente è sofferente di una
sindrome spondilogena nell’ambito di incipienti processi degenerativi al
rachide lombare con leggere disidratazioni e spazi conservati. La situazione
soggettiva è progressivamente peggiorata dal 2001 ad oggi con aumento dei
dolori lombari, ora anche con forti fastidi alla gamba sx in maniera diffusa.
Una RM del 2003 aveva già confermato questa situazione con processi
degenerativi plurisegmentali, ma non eccessivi con presenza di incipienti discopatie
e con lieve disidratazione e spazi conservati. Anche una recente RM riconferma
questa situazione. Tuttavia c’è la presenza di una notevole artrosi della
faccetta articolare L5/S1 a sx che potrebbe essere la causa dei dolori lombari
e soprattutto della gamba sx. È prevista un’infiltrazione sotto TAC della
faccetta articolare. L’esito di quest’infiltrazione potrà dare informazioni più
precise se questa patologia rappresenti un elemento essenziale nei dolori
accusati dalla paziente.

 

Date le circostanze comunque sono dell’opinione
che la paziente non sia in grado di svolgere attività ergonomicamente
sfavorevoli e attività nelle quali debba rimanere o seduta o in piedi ferma per
un tempo superiore ad un’ora.”

                                         (doc. M)

 

                                         Il
contenuto di quest’ultimo referto è stato commentato dal dott. __________,
medico fiduciario dell’UAI, nel modo seguente:

 

" 
… la situazione attualmente descritta dal dr. __________
è sovrapponibile a quella riscontrata dal dr. __________ in occasione della
valutazione peritale in ambito SAM. L’assenza di una modifica sostanziale viene
in pratica confermata dal dr. __________ stesso. Pure il dr. __________
conferma la presenza di alterazioni di tipo “incipienti, non eccessivi”. Pure
già descritta dal dr. __________ la problematica a livello L5/S1.

Ritengo quindi che la situazione del rachide sia
stata adeguatamente valutata dal dr. __________, la situazione clinica da
allora non ha subito modifiche di rilievo, le conclusioni peritali vanno quindi
confermate (nota bene: le conclusioni funzionali del dr. __________ sono in
pratica identiche a quelle espresse dal dr. __________: attività leggera adatta
= attività ergonomica, la possibilità o necessità di cambiare posizione è
compensata da una riduzione del rendimento).

 

Per quanto concerne il lato addominale rimando
alla presa di posizione della dr.ssa __________ che ritengo adeguata.”

                                         (XX 1)

 

                               2.4.   Con la
propria impugnativa, RI 1 contesta le risultanze della perizia elaborata dal
SAM - servizio che, citiamo: … in caso di dubbio tende a certificare contro
l’assegnazione di una rendita.” (I, p. 7) -, nella misura in cui i medici non
avrebbero, citiamo: “… minimamente considerato che la paziente soffre di
fibromialgia, malattia certamente invalidante …” (I, p. 7). 

                                         In
seguito, esprimendosi sul rapporto 2 novembre 2006 della dott.ssa __________,
l’assicurata sostiene che il suo contenuto si troverebbe in contraddizione con
le valutazioni enunciate dagli specialisti coinvolti nell’elaborazione della
perizia del 29 marzo 2005, nella misura in cui vi si pretende che la gravità
delle patologie organiche sarebbe condizionata dalla problematica psichica (X,
p. 2: “… si tratta di disturbi la cui natura è esclusivamente fisica e pertanto
non è possibile stabilire una reazione di causa-effetto con la patologia
psichiatrica.”). 

                                         Infine, con
le osservazioni del 9 gennaio 2006, l’insorgente stigmatizza il mancato
approfondimento dell’aspetto gastroenterologico (XVIII: “Appare evidente che se
non vi è stata indagine alcuna, la quantificazione dell’inabilità lavorativa
dovuta alla problematica gastroenterologica in ragione di un 20/30% massimo non
può essere ritenuta valida poiché assolutamente immotivata.”), così come la
circostanza che i medici del SAM non avrebbero tenuto conto dello stato del
rachide lombo-sacrale, quale emerge dalla certificazione 20 dicembre 2006 del
neurochirurgo dott. __________ (XVIII: “Scorrendo la documentazione agli atti
costato l’assoluta mancanza di un’indagine approfondita circa la sindrome lombare
di cui è affetta la ricorrente e descritta dal dr. med. __________ nel suo
certificato medico.”). 

 

                               2.5.   Secondo la
giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale, l'amministrazione è
parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282;
DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si
rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA
del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

                                         Trattandosi
specificatamente delle perizie esperite dai centri medici di accertamento
dell’AI, il TFA, nella DTF 123 V 175, ha esplicitamente ammesso che
l’imparzialità e l’indipendenza di questi servizi nei confronti
dell’amministrazione e dell’UFAS sono garantite. 

 

                                         Sempre secondo l’Alta
Corte, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un
assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare
le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale che
scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti
interessati. 

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001
nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485). 

                                         In una
sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha inoltre
precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va
di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare.

 

                                         Infine,
va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01;

SVR 2003 IV Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C.,

H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA,

H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R.,

U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno
2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986

p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B. P.; STFA del 13
febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25
novembre 1991 nella causa M.;

F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274;

U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122

V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                               2.6.   Chiamato a
pronunciarsi, nel caso concreto, il TCA, tenuto anche conto delle precisazioni
fornite in corso di causa (cfr. VIII, XIV e XVI), ritiene che la valutazione
espressa dagli specialisti del SAM, secondo cui l’assicurata ha conservato una
capacità lavorativa del 70% nell’attività di segretaria di ufficio, possa
validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che
si riveli necessario procedere all’atto istruttorio richiesto dalla ricorrente
(perizia medica giudiziaria).

 

                                         A
proposito della censura di parzialità sollevata dall’insorgente nei confronti
del SAM, il TCA si limita a rinviare alla DTF 123 V 175 citata al consid. 2.5..

 

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto psichico, l’amministrazione ha fatto propria la valutazione
del dott. __________, per il quale esso si ripercuote sulla capacità lavorativa
dell’assicurata in misura del 20%. 

                                         Non vi è
ragione per mettere in discussione tale valutazione in questa sede.

                                         Sui
criteri sviluppati dal TFA per determinare se eccezionalmente dei
disturbi psichici rendono inesigibile da un assicurato lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro, vedi, tuttavia, la STCA
del 31 gennaio 2007 nella causa C., inc. 32.2006.7, consid. 2.4..

 

                                         Per quanto
concerne l’affermazione secondo cui i sanitari del SAM avrebbero omesso di
prendere in considerazione la fibromialgia nella loro valutazione della
capacità lavorativa, questo Tribunale constata invece che tale patologia è
stata puntualmente diagnosticata dal reumatologo dott. __________, il quale ha
ritenuto che essa si trova all’origine di una riduzione di rendimento
dell’ordine del 10/15% (cfr. referto del 17 gennaio 2005 accluso al doc. 20, p.
4: “la paziente presenta da anni dolori generalizzati e una sensibilità a una
pressione digitale di ca. 4 kg. Sono dunque riempiti i criteri di
classificazione ACR 1990 per la diagnosi di fibromialgia. (…). Dal punto di
vista reumatologico teorico, come segretaria l’assicurata è inabile al lavoro
al massimo nella misura del 10-15%. (…). La diminuzione della capacità
lavorativa in una paziente con fibromialgia si giustifica con la presenza di
disturbi del sonno, stanchezza e dolori cronici.” – il corsivo è del
redattore). 

 

                                         D’altro
canto, occorre tenere presente che la dott.ssa __________, rispondendo al TCA,
ha esplicitamente sottolineato la valenza psicosomatica del dolore risentito
dall’assicurata a livello, segnatamente, dell’apparato locomotorio (cfr. VIII),
tesi questa che appare supportata sia dal dott. __________, per il quale, nel
caso di specie e in genere, alla fibromialgia si sovrappone una sindrome somatoforme
da dolore persistente (cfr. referto del 17 gennaio 2005 accluso al doc. 20, p.
4: “Allo stesso tempo sono probabilmente riempiti anche i criteri ICD-10 per la
diagnosi di sindrome somatoforme da dolore persistente. Si osserva spesso una
sovrapposizione tra queste 2 entità.”), sia dallo psichiatra dott. D. __________
(cfr. XIV), così come dalla dott.ssa __________, medico curante della
ricorrente, la quale, con la sua certificazione del 25 gennaio 2006, ha posto
l’accento proprio sulla presenza di una sintomatologia dolorosa di origine somatoforme
(cfr. doc. L: “Importante è soprattutto la sintomatologia dolorosa di origine somatoforme
che porta ad un consumo a tratti eccessivo di antidolorifici e che con gli anni
tende a peggiorare.”). 

                                         Non a
caso l'Alta Corte ha stabilito che per valutare le incidenze sulla capacità
lavorativa di una fibromialgia è necessario, di regola, un apprezzamento del reumatologo
e dello psichiatra (cfr. DTF 132 V 72) ed ha ritenuto di applicare per analogia
alla fibromialgia i principi giurisprudenziali sviluppati in materia di
disturbi da dolorore somatoforme (cfr. DTF 132 V 71-72).

                                         Quest'ultima
questione, visto l'esito della vertenza, non va approfondita nella presente
fattispecie.

 

                                         È vero che, per ammissione
della __________ SAM, la problematica gastroenterologica non è stata indagata
da nessuno specialista (XVI). 

                                         La conseguenza non può però
essere quella che auspica l’insorgente (cfr. XVIII).

                                         In effetti, la dott.ssa __________
ha precisato che si è soprasseduto a una valutazione specialistica, poiché non
vi erano elementi per sospettare l’esistenza di, citiamo: “… un’ostruzione
intestinale o per patologie organiche importanti.”.

                                         A suo avviso, la
sintomatologia risentita dall’assicurata va ricondotta, principalmente, a una
problematica di natura psicosomatica e, eventualmente, a delle aderenze venutesi
a creare a seguito dell’intervento operatorio del giugno 2003 (patologia,
qualora fosse presente, all’origine di un’incapacità lavorativa non superiore
al 5-10%), ciò che già emergeva dal referto peritale 29 marzo 2005 del SAM (doc.
20-15: “L’A. è soprattutto disturbata dai disturbi gastroenterologici che si
situano in parte nell’ambito della patologia psichiatrica, in parte
in stato da intervento chirurgico addominale …” – il corsivo è del
redattore). 

                                         Questa Corte non ha motivo
per dubitare della fondatezza delle indicazioni fornite dalla dott.ssa __________,
soprattutto tenuto conto della circostanza che dalla documentazione medica all’inserto
non risulta che per i disturbi gastroenterologici sia stata formulata una
diagnosi specifica, né che essi siano oggetto di particolari provvedimenti
terapeutici.

                                         Del resto, la stessa dott.ssa
__________, spec. FMH in medicina interna, nel suo rapporto
del 18 maggio 2004 indirizzato all’UAI, si è limitata a porre la diagnosi generica
di stato dopo emicolectomia estesa a sinistra con annessectomia sinistra
per grave diverticolite, diagnosi peraltro classificata tra quelle prive di
ripercussioni sulla capacità lavorativa (doc. 3-1; cfr., pure, doc. L). 

 

                                         In corso di causa, RI 1 ha
prodotto un certificato, datato 20 dicembre 2006, del dott. __________, neurochirurgo
da lei privatamente consultato a causa dei disturbi lombari. 

                                         Egli ha riferito di un
progressivo peggioramento della sintomatologia soggettiva a contare dal
2001 e, d’altra parte, di avere oggettivato delle incipienti alterazioni
degenerative plurisegmentali, nonché, citiamo: “… una notevole artrosi della
faccetta articolare L5/S1 a sinistra.” (doc. M).

                                         Interpellato in proposito
dall’amministrazione, il dott. __________ ha sostenuto che il quadro
oggettivato dal dott. __________ è sovrapponibile a quello che era stato
constatato dal dott. __________ nel gennaio 2005 (cfr. XX 1).

 

                                         Va osservato che il reumatologo
interpellato nell’ambito della perizia del SAM aveva effettivamente già posto
in luce, a livello lombare, la presenza di minimi fenomeni degenerativi plurisegmentali,
senza neurocompressioni, definiti normali per l’età, nonché di una probabile incipiente
spondilartrosi a livello di L5/S1, particolarmente a sinistra, patologie giudicate
senza incidenza sulla capacità lavorativa dell’insorgente (doc. 20-23 e 24).

 

                                         Il TCA ritiene che delle iniziali
alterazioni degenerative non possano giustificare riduzioni di sorta della
capacità lavorativa. Questa conclusione si fonda sulle indicazioni
fornite dal dottor B. Zumstein, spec. FMH in neurochirurgia, già Primario
presso il Reparto di neurochirurgia dell'Ospedale cantonale di Winterthur, in
una perizia del 6 maggio 1999, prodotta nella causa J., inc. n. 35.2001.8, per il
quale riconoscere a delle alterazioni degenerative plurisegmentali (nel caso di
specie, presenti a livello del rachide lombare), compatibili con l’età
dell’interessato, un qualsiasi carattere invalidante,
significa che più della metà dell’umanità, all’età di 43 anni, sarebbe inabile
al lavoro. 

 

                                         È vero che l’artrosi
esistente a livello di L5/S1, “incipiente” per il dott. __________, è stata invece
definita “notevole” dal dott. __________ (doc. M).

                                         L’apparente divergenza non
merita tuttavia di essere ulteriormente approfondita. 

                                         Il neurochirurgo interpellato
dalla ricorrente ha infatti affermato che lo stato della colonna lombare rende
inadeguato l’esercizio di, citiamo: “… attività ergonomicamente sfavorevoli e
attività nelle quali debba rimanere o seduta o in piedi ferma per un tempo
superiore ad un’ora.”.

                                         Ora, la segretaria di
ufficio è per definizione una professione leggera dal profilo dell’impegno
fisico, che consente l’alternanza della posizione seduta a quella eretta (cfr.,
in questo senso, la STFA del 23 marzo 1998 nella causa P., I 306/97, in cui il
TFA ha dichiarato un’assicurata - non più in grado di sollevare pesi superiori
ai 10 kg o di assumere posizioni statiche per periodi prolungati, in
particolare quella seduta, a causa della presenza di dolori persistenti a
livello lombo-sacrale -, totalmente abile proprio in attività del ramo
impiegatizio), motivo per cui, tenuto conto unicamente delle affezioni che
interessano il rachide lombare, non vi è motivo per ritenere che l’insorgente non
sia in grado di svolgerla a tempo pieno e con un rendimento completo. 

 

                                         In esito alle considerazioni
che precedono, questo Tribunale considera accertato, secondo
il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore
della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 2003, p. 343), che RI 1 é inabile in misura del 30% nella sua precedente
attività di segretaria di ufficio. 

 

                               2.7.   Con la
propria impugnativa, l’assicurata ha preteso che, anche volendo ammettere che
la riduzione della sua capacità lavorativa si eleva al massimo al 30%, posto
che a quest’ultima non corrisponde una perdita di guadagno di uguale misura,
procedendo a un raffronto dei redditi (per il reddito da invalido, applicazione
della tabella TA13, livello di esigenze 4, e decurtazione percentuale del 25%),
essa avrebbe diritto a tre quarti di rendita di invalidità.

                                         L’insorgente ha inoltre
fatto valere che l’UAI avrebbe confuso l’incapacità lavorativa con la perdita
di guadagno. 

                                         In questo ordine di idee,
essa ha sostenuto che il grado della sua invalidità andrebbe determinato
mediante un raffronto dei redditi, facendo riferimento al mercato generale del
lavoro.

 

                                         Il TCA non può condividere
la tesi difesa dall’assicurata.

                                         Infatti, nella misura in
cui essa è in grado di valorizzare al meglio la sua restante capacità
lavorativa nella professione di segretaria di ufficio, attività da lei
esercitata a tempo pieno per oltre un trentennio (cfr. doc. 2), ogni
riferimento al mercato generale del lavoro si rivela superfluo. 

 

                                         In queste condizioni, dal
momento in cui RI 1 è ancora capace di esercitare la sua
vecchia professione, appare indicato procedere a un cosiddetto raffronto
percentuale (cfr. DTF 114 V 310 consid. 3a e riferimenti ivi menzionati;
STFA del 21 agosto 2006 nella causa R., I 759/05, consid. 8; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, tesi Friborgo 1995, p. 154)

                                         Pertanto, il reddito da invalido che essa potrebbe conseguire
mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua corrisponde al 70% del
reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ricordato che gli
specialisti del SAM hanno attestato un’incapacità lavorativa del 30%.

 

                                         L’incapacità
lucrativa della ricorrente ammonta dunque al 30%, ciò che è insufficiente per
fare nascere il diritto a una rendita di invalidità dell’AI (cfr. art. 28 cpv.
1 LAI). 

 

                                         Visto
quanto precede, la decisione su opposizione impugnata merita conferma, mentre
il ricorso va respinto.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti