# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc75e961-671c-5254-829e-e1cf22c540df
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-04-04
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 04.04.2006 U 2006 10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2006-10_2006-04-04.pdf

## Full Text

U 06 10 e
U 06 16

2a Camera 

SENTENZA
del 4 aprile 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente appalto

1. a) L’Ufficio tecnico del Cantone dei Grigioni metteva a pubblico concorso 

l’esecuzione dei lavori da capomastro per il tratto della …, 

approvvigionamento idrico (qui di seguito semplicemente detti lavori del lotto 

30). Il termine per l’apertura delle offerte era il 14 dicembre 2005. Il 7 dicembre 

2005, il committente veniva reso attento da un concorrente ad una certa 

incongruenza tra i piani esecutivi e le richieste del capitolato riguardo al tipo 

di condotta richiesta. Invece dei soliti semplici tubi di condotta utilizzati 

normalmente nella posa via terra, venivano richiesti i ben più cari tubi a 

cerniera, cioè muniti di apertura longitudinale. Cosciente dell’errore 

commesso, il committente decideva di procedere comunque alla regolare 

apertura delle offerte entro il termine previsto e di chiedere in seguito ai 

concorrenti un’offerta separata per le quattro posizioni (151.400.113, 

151.400.114, 151.412.213 e 151.412.214) che riguardavano la fornitura dei 

tubi prevedendo quelli più semplici, senza cerniera e meno cari. All’apertura 

delle offerte il 14 dicembre 2005 la situazione tra le prime concorrenti delle 

sette offerte proposte era la seguente:

… SA          fr.    897'135.10

…          fr.    911'936.70

A.         fr. 1'038'149.35

B.         fr. 1'076'608.75

C.         fr. 1'129'405.45

La seconda miglior offerente e la ditta C. presentavano pure una variante, 

avente per oggetto la fornitura delle tubature normali, per un importo nuovo 

totale di fr. 849'403.15 e fr. 1'069'311.25. Il 16 gennaio 2006, tutti gli offerenti 

venivano edotti sull’errore commesso e invitati a presentare un complemento 

d’offerta per le posizioni riguardanti la fornitura dei tubi più semplici con le 

rispettive analisi dei prezzi entro il 24 gennaio, essendo l’apertura delle offerte 

prevista per il 27 gennaio 2006. 

b) Contro questa decisione, il 25 gennaio 2006 la ditta … SA interponeva 

immediatamente ricorso (procedimento U 06 10), chiedendo al Tribunale 

amministrativo di voler far ordine - in via superprovvisionale e inaudita parte - 

al committente di non aprire le nuove offerte richieste e, nel merito, di cassare 

la decisione impugnata e di intimare all’Ufficio tecnico dei Grigioni di 

aggiudicare la commessa secondo le offerte presentate entro il dicembre 

2005. Sostanzialmente, l’istante si considera lesa dall’annullamento parziale 

della procedura, essendo essa riuscita ad offrire un prezzo più conveniente 

degli altri grazie alle particolarmente favorevoli condizioni d’acquisto dei tubi 

a cerniera richiesti. Questo esiguo prezzo avrebbe inciso, infatti, in modo 

determinante sulla struttura dei prezzi di tutta l’offerta, tenendoli per così dire 

più alti. Chiedere nuovi importi solo per questa parte della commessa le 

impedirebbe pertanto di poter operare anche le necessarie correzioni sulla 

struttura dei prezzi di tutta la sua offerta, essendosi questa basata su delle 

precise condizioni globali che verrebbero ora a mancare. 

c) Nella propria presa di posizione, il Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste 

dei Grigioni (DCTF) postulava la non entrata nel merito del ricorso e 

eventualmente la sua sospensione fino a giudizio conosciuto sull’esito della 

decisione di delibera. Per la parte convenuta, non sarebbe ravvisabile quale 

svantaggio l’istante subirebbe dal fatto di essere stata invitata, tramite una 

decisione incidentale e quindi non impugnabile, come le altre concorrenti a 

presentare un’offerta separata in merito ad una specifica fornitura di materiale. 

d) Replicando e duplicando, le parti si riconfermavano in parte nelle loro 

precedenti allegazioni e proposte anche se il DCTF prendeva solo in sede di 

duplica ampiamente posizione sulle censure di ricorso. Le ulteriori 

argomentazioni addotte nell’ambito dello scambio di scritti saranno comunque 

oggetto, per quanto utile, del seguito della presente sentenza. 

2. a) Non avendo il Giudice istruttore accordata la richiesta sospensione del 

procedimento, il 27 gennaio 2006 aveva luogo l’apertura dei complementi 

d’offerta presentati. Nel proprio complemento, la ricorrente introduceva per la 

fornitura dei nuovi tubi un importo negativo (fr. -36'856.20) e forniva un’analisi 

dei prezzi dalla quale veniva conteggiata una manodopera negativa onde 

correggere in parte la propria struttura dei costi complessiva. In base ai nuovi 

prezzi per la fornitura delle tubature più semplici la … SA offriva fr. 832'931.90 

e la ditta … confermava l’importo già offerto con la prima variante e pari a fr. 

849'403.15.

b) Con decisione 7 febbraio 2006, il Governo dei Grigioni assegnava 

l’esecuzione dei lavori del lotto 30 alla ditta … per un importo d’offerta di fr. 

849'403.15. La … SA e le due varianti introdotte con la presentazione delle 

prime offerte venivano invece escluse dalla considerazione. Il motivo 

dell’esclusione della ditta … SA era la presentazione di un’inammissibile 

struttura dei prezzi. 

3. a) Contro la decisione di delibera, il 20 febbraio 2006, la … SA adiva nuovamente 

il Tribunale amministrativo (procedimento U 06 16), chiedendo in via 

provvisionale la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso e poi la riunione 

dei due procedimenti pendenti. Nel merito l’istante postulava l’accoglienza 

dell’istanza con, in via principale, la delibera dei lavori alla ricorrente, 

eventualmente il ritorno degli atti all’autorità deliberante affinché - dopo la 

riammissione dell’offerta della ricorrente – procedesse ad un’assegnazione 

dei lavori alla miglior offerente, subeventualmente ritornasse gli atti per nuova 

decisione di delibera o infine constatasse giudizialmente l’illiceità della 

decisione di delibera. Per la ricorrente, la modifica di singole posizioni 

dell’offerta ad apertura avvenuta sarebbe inconciliabile con la normativa in 

materia di commesse pubbliche. Dopo essere venuto a conoscenza 

dell’errore commesso il committente avrebbe potuto aggiudicare in base alle 

offerte pervenute, calcolando le modifiche giusta le voci “basi di calcolo” 

oppure rinviare ai mittenti le offerte senza aprirle, pregandoli di voler 

modificare l’offerta nel senso voluto, o rifare la procedura, ma non certo 

pretendere l’introduzione di offerte separate per alcune posizioni del 

capitolato, dopo che gli offerenti erano già venuti a conoscenza delle offerte 

della concorrenza. Giusta le disposizioni cantonali poi, una ripetizione parziale 

della procedura non sarebbe né prevista né ammissibile. Come già esposto 

nel precedente ricorso, la concorrente sarebbe stata costretta a proporre dei 

prezzi negativi, onde restare concorrenziale anche nelle altre posizioni 

dell’offerta. Poiché la ricorrente avrebbe potuto essere particolarmente 

concorrenziale grazie proprio all’ottimo prezzo offerto per le tubature a 

cerniera, non potrebbe in queste condizioni stupire che avesse deciso di 

lavorare per alcune posizioni in perdita, onde compensare i più lauti margini 

ripartiti su altre posizioni del capitolato, che però non potevano più essere 

modificate con l’offerta aggiuntiva. 

Il 21 febbraio 2006, il Giudice istruttore raggruppava i due ricorsi U 06 10 e U 

06 16 e conferiva agli stessi l’effetto sospensivo.

b) Nella propria risposta il DCTF proponeva la reiezione del ricorso. Dopo aver 

constatato l’errore nel tipo di tubatura richiesta, errore che avrebbe 

comportato inutili dispendi per il Cantone dell’ordine di circa fr. 60'000.--, il 

committente si sarebbe attenuto al principio della proporzionalità, preferendo 

chiedere a tutti i concorrenti solo l’introduzione di una nuova offerta per le 

forniture in oggetto, anziché rifare tutto il procedimento con l’inevitabile gara 

di sconto che ne sarebbe seguita. Pur ammettendo che un rifacimento della 

procedura o parti di essa possa avvenire solo per motivi gravi, il dipartimento 

convenuto reputava soddisfatti nell’evenienza tali presupposti. Sarebbe, 

infatti, stato contrario ai principi che reggono la normativa in materia di appalti 

sperperare finanze pubbliche per una fornitura non necessaria. Una diretta 

assegnazione alla ricorrente sulla base della prima offerta presentata non 

sarebbe poi entrata in considerazione, giacché i materiali offerti non 

sarebbero stati quelli effettivamente voluti. D’altro canto, una sostituzione a 

posteriori del tipo di tubatura sarebbe stata impossibile, poiché due ditte 

concorrenti avrebbero (tramite le due varianti) offerto il prodotto in realtà 

voluto e una di queste offerte sarebbe risultata pure essere economicamente 

più vantaggiosa dell’offerta della ricorrente stessa. Anziché un parziale 

rifacimento della procedura, la fattispecie dovrebbe essere vista come 

un’assegnazione parziale della commessa; assegnazione che il capitolato 

d’appalto si era espressamente riservato per quanto riguarderebbe la fornitura 

dei materiali. Infatti, la documentazione d’appalto prevedeva che i lavori 

fossero suddivisi in lavori di scavo della condotta, serbatoio, accesso al 

serbatoio e tubature. In quest’ottica, potendo deliberare anche solo la parte 

“condotte”, la soluzione più proporzionale era sembrata quella di chiedere una 

nuova offerta per la sola fornitura dei tubi semplici. Secondo questa nuova 

offerta, la ditta ricorrente sarebbe stata esclusa dalla considerazione per aver 

offerto dei valori negativi per la fornitura e la manodopera. Non andrebbe poi 

dimenticato che il complemento dell’offerta avrebbe riguardato solo una 

semplice fornitura, non necessitante di manodopera e quindi senza apparenti 

ripercussioni sulla struttura dei prezzi del resto dell’offerta. Ma anche il prezzo 

per la fornitura di tubi con cerniera contenuto nell’offerta della ricorrente, di 

quattro volte inferiore a quello offerto dalle altre ditte, lascerebbe sussistere 

non pochi dubbi sull’attendibilità dell’offerta. I lavori del lotto 30 

riguarderebbero una tratta di quasi 5 km di lunghezza. Per il dipartimento 

convenuto non sarebbe in queste condizioni credibile che la ricorrente avesse 

trovato simili quantità di materiale sul mercato a un prezzo tanto basso o che 

avesse le condotte a disposizione in magazzino. Per la parte convenuta, la 

più logica spiegazione per l’insolita esiguità dei prezzi offerti sarebbe da 

ricercare nell’errore commesso dall’istante già nella prima offerta, quando 

avrebbe offerto il prezzo dei tubi semplici anziché quello per le condotte 

munite di cerniera. 

c) Per l’assegnataria dei lavori, i due ricorsi andrebbero respinti. Con il primo 

provvedimento impugnato non sarebbe stata decretata la ripetizione della 

procedura, giacché la questione supplementare avrebbe riguardato 

comunque solo la fornitura di un tipo di tubo già chiaramente previsto sui piani 

esecutivi e che rappresenterebbe come tale un bene largamente 

standardizzato non certo suscettibile di influire sulla struttura dei prezzi 

dell’offerta. Ogni concorrente attento avrebbe poi dovuto accorgersi della 

svista nella quale era incorso il committente e aspettarsi un’offerta aggiuntiva 

per il normale tipo di tubi segnalato sui piani esecutivi. Da parte della 

committenza la correzione dell’offerta si sarebbe resa necessaria già nel 

rispetto del principio che impone oculatezza nella gestione delle risorse 

pubbliche. In realtà, l’unica ditta ad essere stata svantaggiata dal 

provvedimento 16 dicembre 2005 sarebbe stata l’assegnataria dei lavori, che 

avrebbe coerentemente mantenuto anche a posteriori il prezzo della variante 

proposta il 14 dicembre 2005, dopo la visione da parte di tutti gli altri 

concorrenti della propria offerta. Ma anche materialmente il ricorso non 

potrebbe trovare accoglienza. Un’oculata analisi dei piani avrebbe permesso 

all’istante di intravedere l’errore commesso nella scelta del tipo di tubatura e 

di agire di conseguenza. I prezzi assolutamente concorrenziali offerti dalla 

ricorrente sarebbero poi il frutto di un errore della ditta fornitrice di materiali, 

la quale avrebbe comunque corretto la propria offerta per posta elettronica 

ancora il 12 dicembre 2005. Tutte le teorie sulla presunta particolare struttura 

dei prezzi dell’istante partirebbero pertanto da affermazioni inveritiere. Per il 

resto, il complemento dell’offerta richiesto sarebbe del tutto legale e la 

procedura scelta si sarebbe imposta già nell’ottica della proporzionalità, onde 

evitare un’inutile gara di sconto tra concorrenti.

d) Nella replica, la ricorrente insisteva sulla malafede dell’autorità appaltante, la 

quale ammetterebbe espressamente di essere stata a conoscenza del vizio 

del capitolato almeno una settimana prima dell’apertura delle offerte e di 

essersi intrattenuta telefonicamente con una delle concorrenti su questo vizio. 

In tale situazione giustamente, il committente avrebbe dovuto avvertire tutti i 

concorrenti dell’errore del capitolato, non aprire le offerte e invitare i 

partecipanti al concorso a completare la loro offerta entro un nuovo termine 

da stabilire. Per il resto, l’istante si riconfermava essenzialmente nelle proprie 

allegazioni e proposte, sottolineando la perfetta liceità di posizioni dell’offerta 

anche a prezzi negativi, non essendo più censurabile come in precedenza 

l’offerta sottocosto.  

e) Sia il DCTF che l’assegnataria dei lavori contestavano duplicando qualsiasi 

trattamento preferenziale verso la ditta convenuta in ricorso. Questa avrebbe 

semplicemente reso attento il committente sull’incongruenza dei piani 

esecutivi rispetto al capitolato e avrebbe introdotta un’offerta principale 

esattamente come le altre concorrenti, cioè per il tipo di tubatura richiesta. 

Qualsiasi altra supposizione da parte della ricorrente sarebbe priva di 

qualsivoglia fondamento. Anche sotto l’egida delle nuove disposizioni in 

materia di appalti non sarebbe ammissibile la presa in considerazione di 

un’offerta con dei costi negativi, essendo il tal caso esclusa la possibilità di 

operare un paragone con le altre offerte. Il committente avrebbe poi richiesto 

un complemento d’offerta solo per la fornitura del materiale e non per la posa 

dello stesso, motivo per cui la ricorrente non avrebbe comunque avuto motivo 

di offrire della manodopera a costi negativi. 

Considerando in diritto:

1. a) Non è contestato che alla presente procedura vadano applicate le norme della 

legge cantonale sugli appalti pubblici (Lap) e le relative disposizioni di 

attuazione (Oap). Poiché giusta l’art. 25 cpv. 2 Lap, sono - tra le altre - 

deferibili al Tribunale amministrativo le decisioni che riguardano la revoca, 

l’interruzione e la ripetizione della procedura, le parti in causa non concordano 

già sulla qualifica che merita il provvedimento preso in data 16 dicembre 2005 

e sulla conseguente possibilità di impugnare separatamente lo stesso come 

ha fatto l’istante. Già nella STA U 02 63, questo Giudice qualificava lo stralcio 

di due posizioni del capitolato d’appalto come una revoca parziale della 

procedura. In virtù delle nuove disposizioni sugli appalti entrate in vigore il 1. 

luglio 2004, un simile provvedimento andrebbe pertanto impugnato 

separatamente. La questione di sapere se quanto avvenuto nell’evenienza 

vada considerato come una revoca parziale o come una parziale ripetizione 

della procedura ha comunque attualmente, almeno per quanto riguarda le 

censure ricorsuali, mero carattere teorico, poiché la ditta ricorrente ha 

tempestivamente impugnato sia il provvedimento 16 dicembre 2005 sia la 

susseguente decisione di delibera del 20 febbraio 2006. Sulla perfetta 

legittimazione della ricorrente ad impugnare la decisione d’assegnazione dei 

lavori del lotto no. 30 non sussistono dubbi. Dopo la riunione dei due 

procedimenti U 06 10 e U 06 16 la questione di sapere se le censure sollevate 

nel primo ricorso avrebbero comunque anche potute essere fatte valere in 

seguito non riveste più alcuna importanza, giacché nell’ambito della presente 

sentenza si giustifica l’esame delle cesure sollevate nelle due istanze. 

b) In questo contesto non merita di essere sentita la censura sollevata dalla 

ricorrente sulla mancata possibilità di prendere posizione sulle nuove 

allegazioni prodotte dal DCTF solo in sede di duplica nel procedimento U 06 

10, poiché sulle stesse identiche censure (conoscenza del vizio del capitolato 

prima dell’apertura delle offerte e segnalazione di un offerente 

dell’incongruenza tra i piani esecutivi e il capitolato) l’istante ha avuto 

comunque modo di pronunciarsi nell’ambito del parallelo procedimento U 06 

16.  

2. a) La ricorrente contesta in primo luogo la liceità della richiesta del supplemento 

d’offerta per la fornitura dei tubi più semplici. In principio, è vietata qualsiasi 

trattativa tra committenti e offerenti circa i prezzi, riduzione del prezzo o 

modifiche del contenuto delle prestazioni dopo l’inoltro delle offerte (art. 19 

Lap). Le disposizioni in materia di appalti pubblici non garantiscono però a dei 

singoli concorrenti l’ottenimento di una commessa, ma solo la reale e corretta 

chance di poter vincere l’appalto. Questa opportunità che il concorrente 

detiene, può pertanto essergli sottratta solo a delle precise condizioni 

(Galli/Lehmann/Rechsteiner, Das öffentliche Beschaffungswesen in der 

Schweiz, Zurigo 1996, marginale 453). E’ possibile revocare, interrompere o 

ripetere il procedimento giusta l’art. 24 Lap, in particolare quando sussistono 

motivi importanti (cpv. 1 e 2) e quando si rende necessaria una modifica 

essenziale della prestazione richiesta (cpv. 3 lett. d). Giusta la prassi di questo 

Giudice (STA U 02 67 e U 00 87), questa disposizione lascia al committente 

una certa libertà, ma nello stesso tempo lo costringe, in caso di contestazione, 

a dover dimostrare l’esistenza di validi motivi per non procedere 

all’assegnazione e quindi interrompere il procedimento. In generale il motivo 

è valido quando non era prevedibile e quando oggettivamente riveste una tale 

gravità da non poter considerare esigibile dal committente la continuazione 

della procedura (Galli/Lehmann/Rechsteiner, op. cit., marginale 456 e 462). Il 

presupposto dei validi motivi vuole evitare che venga indetta una gara 

d’appalto per sondare semplicemente la situazione del mercato, quando il 

finanziamento dell’incarico non è garantito o, per esempio, quando è chiaro 

che tutti i concorrenti si sono accordati sul prezzo. 

b) Nell’evenienza, il committente indicava chiaramente sui piani esecutivi il tipo 

di tubatura che si addiceva ai lavori del lotto no. 30, cioè dei semplici tubi a 

fodera. Nel capitolato invece venivano per una svista richiesti dei tubi a 

cerniera. Non è contestato che l’impiego di quest’ultimi comporterebbe un 

maggior esborso per l’ente pubblico di circa fr. 60'000.--. Evidentemente, 

come del resto nessuno lo pretende, il committente non era a conoscenza di 

questo vizio e non ha certo chiesto un’offerta consapevole dell’errore. L’errore 

in quest’ottica risulta importante, non essendo per l’ente pubblico esigibile che 

malgrado la svista opti per la posa degli inutili tubi più cari. Sussistono pertanto 

motivi validi per giustificare la non assegnazione della commessa alle 

condizioni poste nel capitolato. Su questo punto le parti non sono 

essenzialmente in disaccordo. Pomo della discordia è più propriamente la 

questione di sapere se il tipo di procedere scelto dal committente in un simile 

frangente sia stato legittimo. Per l’istante, la procedura avrebbe dovuto essere 

rifatta o comunque richiesta una nuova offerta, senza la previa apertura delle 

offerte il 14 dicembre 2005. Per le parti resistenti in ricorso, giusta il principio 

“in maiore minus” il committente avrebbe anche potuto operare una scelta 

meno incisiva. 

c) Accortosi dell’errore commesso, il committente ha deciso di chiedere un 

complemento per alcune posizioni del capitolato riguardanti esclusivamente 

la fornitura dei tubi, modificando in tal modo le condizioni d’offerta. 

Contrariamente a quanto pretende la ricorrente categoricamente, una simile 

possibilità non può essere considerata a priori del tutto inammissibile, ma 

potrebbe giustificarsi in casi del tutto eccezionali sempre che vengano 

rispettati i principi che reggono le disposizioni in materia di commesse 

pubbliche come quello della trasparenza del procedimento e della parità di 

trattamento tra concorrenti (vedi sulla possibilità di correggere errori manifesti 

DTF del 30 maggio 2000, 2P.151/1999. cons. 3b in fine). Se tutti i partecipanti 

vengono invitati a completare la loro offerta su determinate posizioni, la 

modifica a posteriori della documentazione di appalto è già stata considerata 

lecita (BR 4/2000 pag. 131). Evidentemente una simile possibilità va limitata 

a casi del tutto eccezionali e dove è a priori esclusa qualsiasi possibilità di 

manipolare le offerte (LGVE 2003 II no. 13, pag. 260). 

d) Nella presente fattispecie, non è oggettivamente contestato che vi sia stato 

un errore nella redazione del capitolato d’appalto in merito ai tubi richiesti. Il 

giusto tipo di tubatura era invece chiaramente indicato sui piani esecutivi. E’ 

vero che la ricorrente era tenuta ad attenersi alle condizioni del capitolato e il 

fatto di non aver visto l’incongruenza non può certo tornare a suo scapito, 

come sembra pretendere la ditta resistente. L’indicazione contenuta sui piani 

è però in questo contesto rilevante per comprovare come la posteriore 

richiesta con il successivo complemento d’offerta non possa essere il frutto di 

una qualsivoglia manipolazione, magari a giudizio conosciuto sull’esito della 

gara. L’ente pubblico voleva sin dall’inizio i tubi semplici e per una svista ha 

formalmente richiesto quelli a cerniera. Questo fatto è chiaramente 

documentato dagli allegati di gara, a comprova dell’involontarietà dell’errore 

commesso. A questo punto il committente ha dato a tutti i concorrenti la 

possibilità di offrire separatamente le quattro posizioni riguardanti la fornitura 

di tubi a fodera. Per l’istante a questo punto i concorrenti avrebbero dovuto 

poter rioffrire completamente e non solo riguardo ad alcune posizioni 

dell’offerta. 

e) Chiedendo solo un’offerta supplementare per una determinata fornitura 

invece di ordinare la ripetizione della gara d’appalto, l’autorità deliberante ha 

cercato per quanto possibile di proteggere gli interessi di tutti i concorrenti 

all’appalto, operando secondo il principio “ in maiore minus”. Un simile 

procedere è già stato dal Tribunale amministrativo protetto (STA U 00 87). La 

soluzione scelta evitava infatti di indire una nuova gara d’appalto a cui 

avrebbero teoricamente potuto partecipare anche altri concorrenti ed evitava 

per quanto possibile una gara di sconto, dopo che tutti i partecipanti erano già 

venuti a conoscenza del contenuto delle offerte degli altri concorrenti. 

Limitandosi a chiedere a tutti i partecipanti un complemento d’offerta, il 

committente ha pertanto in principio agito nell’interesse dei partecipanti. Per 

la ricorrente, ai partecipanti avrebbe dovuto essere garantito il diritto di 

presentare una nuova offerta e non solo parti di essa. L’istante dimentica però 

che questa soluzione avrebbe comportato una gara di sconto fra concorrenti, 

dopo che ogni ditta era ormai a conoscenza del risultato delle altre offerte. 

Una diretta assegnazione alla ricorrente non era allora neppure più possibile, 

proprio perché due ditte avevano offerto tramite variante propriamente i tubi 

che il committente veramente voleva. 

f) Non vanno poi dimenticati i motivi oggettivi per i quali la richiesta 

supplementare non fosse stata considerata propria ad influire sul resto 

dell’offerta. Per le quattro posizioni qui in discussione a pagina 56 del 

capitolato, la ricorrente offriva complessivamente fr. 22'244.--. Rispetto 

all’offerta globale di fr. 897'135.--, la posizione rappresentava il 2.5% e 

rivestiva pertanto un’importanza che può essere considerata secondaria. 

Come poi espressamente previsto alla posizione 151. 410 del capitolato e poi 

in seguito dal complemento richiesto, la posizione riguardava solo la fornitura 

(nur zu liefern) e non anche la posa dei tubi. Per il resto, la quantità, lunghezza 

e lo spessore dei turbi restavano uguali. E’ in queste condizioni difficilmente 

immaginabile che il prezzo di una fornitura, reperibile sul mercato per tutti i 

concorrenti a condizioni analoghe presso ditte terze, possa aver inciso in 

modo del tutto determinante sulle altre posizioni dell’offerta globale. Anche la 

possibilità di avere già ammortizzato la fornitura avendola in magazzino, 

avrebbe eventualmente ridotto i costi di questa posizione ad un minimo 

simbolico, ma non oltre. In principio, è vero che nella struttura dei prezzi ogni 

offerente gode di una certa libertà e che pertanto lo stralcio di alcune posizioni 

d’offerta possa avere ripercussioni sulla struttura dei prezzi di tutta l’offerta 

(DTF del 30 maggio 2000, 2P.151/1999). Nell’evenienza in esame questa 

pretesa, anche a giudizio conosciuto sull’errore commesso dalla ricorrente 

(errore imputabile ad una errata offerta della ditta fornitrice di materiali, come 

comprova l’offerta fatta alla ricorrente il 7 dicembre 2005), deve essere 

relativizzata e non può assumere le dimensioni che l’istante vorrebbe 

attribuirgli. E’ difficile capire come la sola modifica di una fornitura inizialmente 

valutata a circa fr. 23'000.-- dall’istante stessa, possa ripercuotersi tanto 

ampiamente su tutta l’offerta provocando una riduzione complessiva di oltre 

fr. 64'000.-- (differenza tra le due offerte). Per il Tribunale amministrativo non 

è pertanto nell’evenienza ravvisabile alcun elemento che avrebbe 

oggettivamente potuto svantaggiare l’assegnataria dei lavori rispetto agli altri 

concorrenti, dopo la richiesta di una nuova offerta per la sola fornitura di un 

ben definito materiale. Per contro, che tale richiesta possa giustificarsi dalle 

condizioni d’appalto, come preteso dal committente in virtù della suddivisione 

operata dal capitolato in lavori di scavo della condotta, serbatoio, accesso al 

serbatoio e tubature non può meritare protezione. E’ vero che l’appalto 

riguardava due oggetti FIESS e SICKER, le divisioni sopra richiamate erano 

però sottoraggruppate nel primo di questi oggetti e non esposte in modo 

autonomo (posizione 161.100. 01 del capitolato a pag. 6).

g) La ricorrente si considera vittima di una disparità di trattamento, avendo il 

committente scambiato informazioni con uno solo dei concorrenti. Questa 

censura non può essere sentita. Giusta l’art. 22 Oap, il committente risponde 

entro breve termine a domande concernenti la documentazione di gara, 

purché queste informazioni supplementari non rechino a singoli offerenti 

vantaggi inammissibili nell’ulteriore procedura. Informazioni importanti 

rilasciate ad un offerente devono essere comunicate anche a tutti gli altri. Non 

è posto in discussione che il 7 dicembre 2005 un concorrente avesse reso 

attento il committente sul probabile errore commesso. La data per l’inoltro 

delle offerte scadeva il 9 dicembre successivo. I concorrenti (di cui 

naturalmente il committente non poteva ancora sapere i nomi) non avrebbero 

pertanto potuto essere avvertiti prima. In seguito, non è contestato che tutti i 

concorrenti all’appalto siano stati informati per iscritto dell’errore e che tutti 

abbiano potuto offrire le posizioni corrette. Ne consegue che nell’agire del 

committente non è ravvisabile alcuna violazione del principio della parità di 

trattamento.  

h) Tenuto conto delle considerazioni che precedono, questo Giudice ritiene di 

poter proteggere l’operato del committente, per aver susseguentemente 

all’apertura delle offerte chiesto ai partecipanti un complemento d’offerta. 

Come per la ricorrente anche per questo Giudice la miglior soluzione - 

nell’ottica delle disposizioni sugli appalti pubblici - sarebbe stata quella di 

soprassedere ad un’apertura delle offerte il 14 dicembre 2005 e di invitare tutti 

i concorrenti a voler introdurre una nuova offerta con i nuovi materiali per le 

tubature. Ad apertura delle offerte avvenuta, tale soluzione non era però più 

possibile e l’ulteriore procedere scelto dall’autorità sfugge, nell’ambito della 

ponderazione di tutti gli interessi in gioco ed in particolare in virtù di quanto 

previsto all’art. 27 cpv. 2 Lap (esclusione della censura dell’inadeguatezza), 

alle censure di ricorso. Non essendo poi possibile stabilire che la ricorrente 

sia stata svantaggiata rispetto agli altri concorrenti dall’iniziale apertura delle 

offerte, non è neppure dato intravedere nell’agire dell’autorità un 

comportamento scoretto. Il Tribunale intende comunque considerare tale 

aspetto dando prova di una certa ritenzione nella determinazione delle spese 

di giustizia per ambedue i procedimenti.

3. Resta da stabilire se dopo l’introduzione dell’offerta supplementare la 

concorrente fosse stata a giusto titolo esclusa dalla considerazione. Un’offerta 

viene esclusa dall’aggiudicazione se è incompleta o se non corrisponde ai 

requisiti dell’avviso di gara (art. 22 lett. c Lap). Per le quattro posizioni sulla 

fornitura di tubi, l’istante proponeva un determinato prezzo per la fornitura e 

aggiungeva un importo negativo per la manodopera, ottenendo così un 

complemento d’offerta dell’importo di fr. – 36'856.20. La decisione di non 

ammettere una simile offerta merita protezione per più motivi. In primo luogo, 

le quattro posizioni in oggetto riguardavano solo la fornitura e non anche la 

posa dei tubi, per cui non corrispondeva alle condizioni di gara offrire anche i 

costi della manodopera. Inoltre, proponendo un importo negativo che andava 

pertanto portato in deduzione all’offerta presentata nel dicembre 2005, 

l’offerente modificava automaticamente anche altre posizioni di questa offerta. 

Infatti, la posizione in discussione era inizialmente di fr. 22'244.--, mentre 

giusta la nuova offerta in detta posizione vengono a dedursi fr. 36'856.20. In 

questo modo però, almeno per quanto la diminuzione ecceda l’importo iniziale 

della posizione, ne risulta una modifica dell’offerta iniziale, oltre quanto 

consentito con l’offerta supplementare. La possibilità di modificare le offerte 

globali non era però stata accordata e ammettere tale modo di agire nei 

confronti della ricorrente equivale ad operare una discriminazione verso gli 

altri offerenti che si sono attenuti alle condizioni poste con l’offerta 

supplementare. Inoltre, l’importo negativo non permette evidentemente più di 

operare dei paragoni con le altre offerte, elemento determinante per qualsiasi 

gara d’appalto (art. 24 cpv. 4 Oap). Ne consegue che l’esclusione dell’istante 

merita in questo contesto conferma, indipendentemente dalla questione di 

sapere se essa operasse o meno in sottocosto.  

4. L’esito della controversia giustifica l’accollamento delle spese occasionate dal 

presente procedimento alla parte ricorrente, la quale è pure tenuta a rifondere 

alla ditta convenuta, avvalsasi della collaborazione di un patrocinatore legale, 

un’equa indennità a titolo di ripetibili (art. 75 LTA).

Il Tribunale decide:

1. I ricorsi sono respinti. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 4'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 306.--

totale fr. 4'306.--

il cui importo sarà versato dalla ditta … SA entro trenta giorni dalla notifica della 

presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, 

Coira. 

3. La … SA versa alla ditta … fr. 2'000.-- (IVA compresa) a titolo di ripetibili.