# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 665b76b8-44ad-576e-a82e-473f0b693977
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-08-09
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 09.08.2022 CA.2021.20
**Docket/Reference:** CA.2021.20
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_CA-2021-20_2022-08-09

## Full Text

Appelli (parziali) del 25 ottobre 2021 e appello incidentale (parziale) del 30 novembre 2021 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2020.2 del 25 ottobre 2021
Esercizio di un'attività senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 44 LFINMA in combinato disposto con l'art. 10 vLBVM); comunicazione di informazioni false (art. 45 LFINMA);;Appelli (parziali) del 25 ottobre 2021 e appello incidentale (parziale) del 30 novembre 2021 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2020.2 del 25 ottobre 2021
Esercizio di un'attività senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 44 LFINMA in combinato disposto con l'art. 10 vLBVM); comunicazione di informazioni false (art. 45 LFINMA);;Appelli (parziali) del 25 ottobre 2021 e appello incidentale (parziale) del 30 novembre 2021 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2020.2 del 25 ottobre 2021
Esercizio di un'attività senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 44 LFINMA in combinato disposto con l'art. 10 vLBVM); comunicazione di informazioni false (art. 45 LFINMA);;Appelli (parziali) del 25 ottobre 2021 e appello incidentale (parziale) del 30 novembre 2021 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2020.2 del 25 ottobre 2021
Esercizio di un'attività senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 44 LFINMA in combinato disposto con l'art. 10 vLBVM); comunicazione di informazioni false (art. 45 LFINMA)

Sentenza del 9 agosto 2022 
Corte d’appello 

Composizione  Giudici  

Maurizio Albisetti Bernasconi, Presidente del Collegio 

giudicante 

Maria-Antonella Bino e Andrea Blum 

Cancelliera Leda Ferretti 

Parti  1. A., patrocinato dal difensore di fiducia 

avv. Emanuele Stauffer,    

appellante / appellato incidentale / imputato 

  

2. B., patrocinato dal difensore di fiducia 

avv. Maurizio Pagliuca,    

appellante / appellato incidentale / imputato 

  

3. C., patrocinato dal difensore di fiducia avv. Diego 

Della Casa,    

 appellante / appellato incidentale / imputato  

 

contro 

  1. MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

rappresentato dalla Procuratrice federale 

Lucienne Fauquex 

appellato / pubblica accusa  

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

Numero dell ’ incarto :  CA.2021.20 

- 2 - 

2. DIPARTIMENTO FEDERALE DELLE FINANZE, Servizio 

giuridico DFF, rappresentato dal capo del Servizio 

diritto penale Christian Heierli 

appellato / appellante incidentale / autorità inquirente 

 

Oggetto 

 

Appelli (parziali) del 25 ottobre 2021 e appello 

incidentale (parziale) del 30 novembre 2021 contro la 

sentenza della Corte penale del Tribunale penale 

federale SK.2020.2 del 25 ottobre 2021 

 

Esercizio di un'attività senza autorizzazione, 

riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 44 

LFINMA in combinato disposto con l’art. 10 vLBVM); 

comunicazione di informazioni false (art. 45 LFINMA) 

  

- 3 - 

Fatti: 

A. Inchiesta penale e sentenza di primo grado 

A.1 La società D. SA era una società con sede a Lugano, costituita in data 15 aprile 

2010 e radiata in seguito a fallimento in data 13 settembre 2018. L’operatività 

societaria svolta da D. si divideva essenzialmente in due attività: il commercio di 

valori mobiliari in nome e per conto proprio (acquisto e vendita di titoli 

obbligazionari) gestito da C. e l’attività in favore di un fondo d’investimento estero 

(negoziazione di opzioni sui cambi) svolta da B. Oltre a C. e B., altri due 

collaboratori, J. e K., erano impiegati nel back office. Azionista unico di D. era L. 

Amministratore unico (con firma individuale) della società, fino al 7 gennaio 2014, 

era invece A. La contabilità di D. era tenuta da H. SA, Lugano (società della quale 

all’epoca dei fatti A. era direttore), mentre l’ufficio di revisione della società era P. 

SA. 

A.2 Con decisione amministrativa del 24 gennaio 2014, l’Autorità federale di vigilanza 

sui mercati finanziari (FINMA) ha tra l’altro constatato che la società D. aveva 

esercitato a titolo professionale l’attività di commerciante di valori mobiliari senza 

disporre della necessaria autorizzazione della FINMA (v. DFF pag. 10.3 e segg.), 

decisione contro la quale non è stato interposto ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (TAF) e che di conseguenza è cresciuta in giudicato. 

A.3  Il 4 febbraio 2014, la FINMA ha presentato all’indirizzo del DFF una denuncia 

penale nei confronti dei responsabili della società D. per esercizio dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione, 

in violazione dell’art. 44 della Legge federale concernente l’Autorità federale di 

vigilanza sui mercati finanziari (LFINMA; RS 956.1) in relazione con l’art. 10 della 

Legge federale sulle borse e il commercio di valori mobiliari (Legge sulle borse, 

LBVM; RS 954.1, legge abrogata a far tempo dal 1° gennaio 2020 a seguito 

dell’entrata in vigore della legge federale sugli istituti finanziari, LIsFi; RS 954.1), 

nonché per comunicazione di informazioni false in violazione dell’art. 45 LFINMA 

(DFF pag. 10.1 e segg.). 

A.4 Parallelamente, in data 12 marzo 2014 la FINMA ha avviato dei procedimenti 

amministrativi nei confronti di A., B. e C., al fine di stabilire eventuali loro 

responsabilità. Procedimenti, questi, che si sono conclusi con decisioni della 

FINMA del 30 aprile 2015 nei confronti di A. (DFF pag. 50.1 e segg.), 

rispettivamente del 7 maggio 2015 nei confronti di B. (DFF pag. 51.1 e segg.) e 

C. (DFF pag. 52.1 e segg.). In tutte e tre le decisioni, la FINMA ha constatato una 

grave violazione delle disposizioni legali in materia di vigilanza da parte degli 

imputati. 

- 4 - 

 

A. e C. non hanno impugnato la decisione emanata nei loro confronti. Il ricorso 

presentato da B. al TAF è invece stato respinto con sentenza B-3684/2015 del 

25 gennaio 2017 che ha confermato la decisone FINMA del 7 maggio 2015 (DFF 

pag. 30.3014 e segg.). 

A.5 In data 25 aprile 2019 il DFF ha aperto una procedura penale amministrativa nei 

confronti di A., B. e C. per sospetto esercizio dell’attività di commerciante di valori 

mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione in violazione dell’art. 44 

LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM, nonché per sospetto di comunicazione 

di informazioni false in violazione dell’art. 45 LFINMA (DFF pag.  40.1). 

A.6 Con processo verbale finale del 17 maggio 2019 (DFF pag. 80.1 e segg. A., 

pag. 81.1 e segg. B. e pag. 82.1 e segg. C.) il DFF è giunto alla conclusione 

che gli imputati si sono resi colpevoli di esercizio dell’attività di commerciante di 

valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione ai sensi 

all’art. 44 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM, reato commesso dal 

21 novembre 2011 al 31 dicembre 2012, nonché di comunicazione di 

informazioni false ai sensi dell’art. 45 LFINMA, infrazione commessa il 20 luglio 

2012, il 18 settembre 2012, il 17 ottobre 2012 e il 19 febbraio 2013 (DFF 

pag. 80.28).  

 A. ha preso posizione sul processo verbale finale con osservazioni del 5 luglio 

2019, invocando la prescrizione del reato di cui all’art. 44 cpv. 1 LFINMA per 

quanto concerne il 2011 e postulando una richiesta di attenuazione della pena ai 

sensi dell’art. 48 lett. d ed e CP per sincero pentimento. L’imputato ha inoltre 

richiesto l’applicazione dell’art. 54 CP, indicando di essere stato duramente 

colpito dalle conseguenze dirette dei suoi atti (DFF pag. 80.97 e segg.).  

Anche B. ha presentato le proprie osservazioni in data 5 luglio 2019, contestando 

integralmente le ipotesi di reato a suo carico. Per quanto concerne C. invece, 

l’invio del processo verbale all’ultimo suo domicilio a Milano non è stato ritirato 

dall’imputato ed è tornato al mittente per compiuta giacenza in data 29 giugno 

2019 (DFF pag. 82.40). 

A.7 Con decreti penali del 15 agosto 2019 ai sensi dell’art. 64 della legge federale 

del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0), il DFF ha 

riconosciuto A., B. e C. autori colpevoli di esercizio dell’attività di commerciante 

di valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione, in violazione 

dell’art. 44 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM, infrazione commessa dal     

21 novembre 2011 al 31 dicembre 2012, nonché di comunicazione di 

- 5 - 

informazioni false ai sensi dell’art. 45 LFINMA, reato commesso in data 20 luglio 

2012, 18 settembre 2012, 17 ottobre 2012 e 19 febbraio 2013. 

A.8 Tutti gli imputati hanno interposto opposizione ai decreti emanati nei loro 

confronti, chiedendo l’integrale proscioglimento da tutte le imputazioni 

(opposizione del 16 settembre 2019 di A. [DFF pag. 90.15 e segg.], opposizione 

del 12 settembre 2019 di B. [DFF pag. 91.16 e segg.] e opposizione del                   

20 settembre 2019 di C. [DFF pag. 92.18 e segg.]). 

A.9 Il 20 dicembre 2019 il DFF ha dunque emanato una decisione penale ai sensi 

dell’art. 70 DPA, nei confronti di ognuno degli imputati. 

 A. è stato riconosciuto autore colpevole (DFF pag. 100.1 e segg.): 

 - di esercizio dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre 

della necessaria autorizzazione, in violazione dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA in 

relazione con l’art. 10 LBVM, infrazione commessa dal 21 novembre 2011 

al 31 dicembre 2012; 

 - di comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA, 

infrazione commessa il 20 luglio 2012; 

 - di comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 2 LFINMA, 

infrazione commessa il 19 febbraio 2013. 

 Egli è stato condannato: 

- a una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 300.-- cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, per esercizio 

dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria 

autorizzazione ai sensi dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA; 

- a una pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere di fr. 300.-- cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, per il reato di 

comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA, 

commesso il 20 luglio 2012;  

- al pagamento di una multa di fr. 1'000.--, per il reato di comunicazione di 

informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 2 LFINMA, commesso il 

19 febbraio 2013; 

- al pagamento delle spese procedurali (tassa di decisione e di stesura) per un 

totale di fr. 3'380.--. 

 

- 6 - 

 B. è stato riconosciuto autore colpevole (DFF p. 101.1 e segg.): 

 - di esercizio dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre 

della necessaria autorizzazione, in violazione dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA in 

relazione con l’art. 10 LBVM, infrazione commessa dal 21 novembre 2011 al 

31 dicembre 2012; 

 - di comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA, 

infrazione commessa il 20 luglio 2012 e il 19 febbraio 2013. 

 Egli è stato condannato: 

- a una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 40.-- cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, per esercizio 

dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria 

autorizzazione ai sensi dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA; 

- a una pena pecuniaria di 18 aliquote giornaliere di fr. 40.-- cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, per 

comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA; 

- al pagamento di un risarcimento equivalente alla Confederazione di 

fr. 260'004.--; 

- al pagamento delle spese procedurali (tassa di decisione e di stesura) per un 

totale di fr. 3'410.--. 

 C. è stato riconosciuto autore colpevole (DFF pag. 102.1 e segg.): 

- di esercizio dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre 

della necessaria autorizzazione, in violazione dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA in 

relazione con l’art. 10 LBVM, infrazione commessa dal 21 novembre 2011 al 

31 dicembre 2012; 

- di comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA, 

infrazione commessa il 20 luglio 2012. 

 Egli è stato condannato: 

- a una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di fr. 30.-- cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, per esercizio 

dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria 

autorizzazione ai sensi dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA; 

- 7 - 

- a una pena pecuniaria di 12 aliquote giornaliere di fr. 30.-- cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, per 

comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA; 

- al pagamento di un risarcimento equivalente alla Confederazione di 

fr. 249'956.--; 

- al pagamento delle spese procedurali (tassa di decisione e di stesura) per un 

totale di fr. 3'400.--. 

A.10 Mediante scritti del 28 dicembre 2019 (DFF pag. 100.40 e segg.), del 

24 dicembre 2019 (DFF pag. 101.43 e segg.) e del 2 gennaio 2019 (DFF pag. 

102.42 e segg.), A., B. e C. hanno chiesto di essere giudicati dal Tribunale penale 

federale (TPF). Il 31 gennaio 2020 il DFF ha quindi inoltrato l’incartamento al 

Ministero pubblico della Confederazione (MPC) (TPF pag. 13.100.3-7, con 

allegati), il quale, il 6 febbraio 2020, lo ha trasmesso per giudizio al TPF (TPF 

pag. 13.100.1-2). 

A.11 Con scritto del 3 agosto 2021, la Corte penale del TPF ha informato le parti che, 

in applicazione dell’art. 344 CPP, per quanto attiene al reato di cui all’art. 44 

LFINMA, avrebbe esaminato l’eventuale responsabilità penale di A., B. e C. sia 

sotto il profilo dell’art. 6 cpv. 1 DPA che dell’art. 6 cpv. 2 DPA (TPF pag. 

13.400.14-15). 

 In sede dibattimentale di primo grado, in applicazione dell’art. 344 CPP, l’esame 

dei reati di cui agli art. 44 e 45 LFINMA è stato esteso per tutti e tre gli imputati 

anche all’ipotesi della negligenza ai sensi dell’art. 44 cpv. 2 LFINMA e art. 45 

cpv. 2 LFINMA. 

A.12 Con sentenza SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 (CAR pag. 1.100.010 e segg.) la 

Corte penale del TPF ha riconosciuto A., B. e C. autori colpevoli di attività senza 

autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione, reato commesso per 

negligenza (art. 44 cpv. 2 LFINMA in combinato disposto con l’art. 10 vLBVM) e 

ha prosciolto gli stessi dal reato di comunicazione di informazioni false (art. 45 

LFINMA). 

 A. è stato condannato al pagamento di una multa di fr. 4'500.-- (da sostituire, in 

caso di mancato pagamento, con una pena detentiva di 3 mesi). Le spese 

procedurali pari a fr. 5'380.--, composte da fr. 3'380.-- quali emolumenti del DFF 

e da fr. 2'000.-- per la procedura giudiziaria dinanzi alla Corte penale, sono state 

poste a carico di A. nella misura di fr. 2'152.--. A copertura delle spese procedurali 

è stata ordinata la compensazione con le pretese d’indennizzo di cui al punto I. 

4. del dispositivo. La pretesa a titolo di indennizzo di A. è stata accolta 

limitatamente a fr. 9'756.--.  

- 8 - 

 B. è stato condannato al pagamento di una multa di fr. 4'500.-- (da sostituire, in 

caso di mancato pagamento, con una pena detentiva di 3 mesi) e di un 

risarcimento equivalente alla Confederazione di fr. 263'068.--. È stato mantenuto 

il sequestro degli averi presenti sulla relazione n. 1 intestata a B. presso Banca 

E., Lugano, fino a concorrenza dell’importo di fr. 260'004.--, a garanzia 

dell’esecuzione del risarcimento equivalente. Le spese procedurali pari a 

fr. 5'410.--, composte da fr. 3'410.-- quali emolumenti del DFF e da fr. 2'000.-- 

per la procedura giudiziaria dinanzi alla Corte penale, sono state poste a carico 

di B. nella misura di fr. 2'164.--. A copertura delle spese procedurali è stata 

ordinata la compensazione con le pretese d’indennizzo di cui al punto II. 6. del 

dispositivo. La pretesa a titolo di indennizzo di B. è accolta limitatamente a 

fr. 10'642.--. 

 C. è stato condannato al pagamento di una multa di fr. 4'500.-- (da sostituire, in 

caso di mancato pagamento, con una pena detentiva di 3 mesi) e di un 

risarcimento equivalente alla Confederazione di fr. 254'492.--. È stato mantenuto 

il sequestro degli averi presenti sulla relazione n. 2 intestata a C. presso Banca 

F., Lugano, fino a concorrenza dell’importo di euro 228'120.--, a garanzia 

dell’esecuzione del risarcimento equivalente. Le spese procedurali pari a 

fr. 5'400.--, composte da fr. 3'400.-- quali emolumenti del DFF e da fr. 2'000.-- 

per la procedura giudiziaria dinanzi alla Corte penale, sono state poste a carico 

di C. nella misura di fr. 2'430.--. A copertura delle spese procedurali è stata 

ordinata la compensazione con le pretese d’indennizzo di cui al punto III. 6. del 

dispositivo. La pretesa a titolo di indennizzo di C. è stata accolta limitatamente a 

fr. 12'246.--. 

A.13 Contro la summenzionata sentenza tutti e tre gli imputati (B. in data 20 ottobre 

2021 [TPF pag. 13.940.001], C. il 21 ottobre 2021 [TPF pag. 13.940.004] e A. il 

25 ottobre 2021 [TPF pag. 13.940.006]) hanno presentato annuncio d’appello. 

- 9 - 

B. Procedura dinanzi alla Corte d’appello del Tribunale penale federale 

B.1 Con dichiarazione d’appello del 25 ottobre 2021 (CAR pag. 1.100.001 e seg.), A. 

chiede che: 

- venga prosciolto dal reato di attività senza autorizzazione, riconoscimento, 

abilitazione o registrazione (art. 44 cpv. 2 LFINMA combinato con l’art. 10 

vLBVM); 

- le spese procedurali vengano poste a carico dello Stato; 

- le pretese a titolo di indennizzo vengano integralmente accolte, quantomeno 

per l’importo fatto valere in primo grado, a cui si aggiungeranno le spese 

sostenute nel corso della procedura di appello. 

B.2 Mediante dichiarazione d’appello del 25 ottobre 2021 (CAR pag. 1.100.004 e 

segg.) B. ha formulato le seguenti domande di giudizio: 

- si chiede che il Signor B. venga prosciolto dal reato di attività senza 

autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 44 cpv. 2 

LFINMA in combinato disposto con l’art. 10 vLBVM; 

- si chiede che al Signor B. non venga comminata alcuna pena; 

- si chiede che il Signor B. non venga condannato al pagamento di un 

risarcimento equivalente in favore della Confederazione pari a fr. 263'068.-; 

- si postula pure il dissequestro in favore del qui dichiarante dell’importo 

attualmente posto sotto sequestro sulla relazione n. 1 presso Banca E., 

Lugano; 

- in linea con le richieste di assoluzione e di accoglimento dell’istanza di 

risarcimento 1° settembre 2021, si chiede che le spese procedurali pari a 

CHF 5'410.- (composte da CHF 3'410.- quali emolumenti per il DFF e CHF 

2'000.- per la procedura giudiziaria) e poste in capo del qui dichiarante in 

misura di CHF 2'164.- siano interamente poste a carico della Confederazione. 

In considerazione di quanto appena riferito, si chiede anche l’annullamento 

del punto del dispositivo in oggetto circa la compensazione tra le pretese di 

indennizzo riconosciute al qui dichiarante e le spese procedurali appena 

riferite; 

- in considerazione della domanda di proscioglimento del Signor B. di cui già 

surriferito, si postula l’integrale accoglimento dell’istanza concernente le 

pretese di indennizzo (ex art. 99 DPA) già depositata agli atti durante il 

dibattimento. 

- 10 - 

B.3 Con dichiarazione d’appello del 25 ottobre 2021 (CAR pag. 1.100.118 e segg.) 

C. chiede che la sentenza di primo grado sia modificata nel seguente modo: 

 1.2. C. è prosciolto dal reato di attività senza autorizzazione, riconoscimento, 

abilitazione o registrazione (art. 44 cpv. 2 LFINMA in combinato disposto con 

l’art. 10 vLBVM).                                                                                                   

  Di conseguenza, i dispositivi numero 2. e 3. della sentenza di primo grado 

vengono revocati, ovvero non viene inflitta alcuna condanna e non viene 

disposto alcun risarcimento equivalente. 

 2. È ordinato il dissequestro degli averi presenti sulla relazione n. 2 intestata a 

C. presso Banca F., Lugano. 

 3. Le spese procedurali pari a fr. 5'400.-, composte da fr. 3'400.- quali 

emolumenti del DFF e da fr. 2'000.- per la procedura giudiziaria dinanzi alla 

Corte penale, sono poste a carico dello Stato. 

 4. La pretesa a titolo di indennizzo di C. presentata alla Corte penale è 

interamente accolta (ovvero anche per la parte eccedente fr. 12'246.--). 

 5. Le spese procedurali e eventuali emolumenti per la procedura giudiziaria 

dinanzi alla Corte d’appello sono poste a carico dello Stato. 

 6. La pretesa di indennizzo di C. per la procedura giudiziaria dinanzi alla Corte 

d’appello è interamente accolta.  

B.4 Con dichiarazione d’appello incidentale del 30 novembre 2021 (CAR pag. 

2.100.008 - 016) il DFF ha formulato le seguenti domande di giudizio: 

 I. 

 1. A., B. e C. sono riconosciuti autori colpevoli di esercizio dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari senza disporre di autorizzazione, in 

violazione dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM, 

infrazione commessa dal 21 novembre 2011 al 31 dicembre 2012; 

 2. A., B. e C. sono riconosciuti autori colpevoli di comunicazione di false 

informazioni ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 LFINMA, infrazione commessa il        

20 luglio 2012; 

 II. Di conseguenza 

 1. A. è condannato 

- 11 - 

 a) a una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di CHF 300 cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, per esercizio 

dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della 

necessaria autorizzazione (…); 

 b) a una pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere di CHF 300 cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni per 

comunicazione di false informazioni (…); 

 c) al pagamento delle spese procedurali fino allo stadio dell’appello, compresi 

i costi del procedimento penale amministrativo e i costi per sostenere 

l’accusa, da fissare a CHF 4'380; 

 2. B. è condannato 

 a) a una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di CHF 40 cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per esercizio 

dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della 

necessaria autorizzazione (…); 

 b) a una pena pecuniaria di 12 aliquote giornaliere di CHF 40 cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per 

comunicazione di false informazioni (…); 

 c) al pagamento di un risarcimento equivalente alla Confederazione di CHF 

263'068 (a questo proposito, si chiede che il Tribunale d’appello pronunci in 

ogni caso il mantenimento del sequestro sui fondi come da sentenza di prima 

istanza); 

 d) al pagamento delle spese procedurali fino allo stadio dell’appello, compresi 

i costi del procedimento penale amministrativo e i costi per sostenere 

l’accusa, da fissare a CHF 4'410; 

 3. C. è condannato 

 a) a una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere di CHF 30 cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per esercizio 

dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della 

necessaria autorizzazione (…); 

 b) a una pena pecuniaria di 12 aliquote giornaliere di CHF 30 cadauna, pena 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per 

comunicazione di false informazioni (…); 

- 12 - 

 c) al pagamento di un risarcimento equivalente alla Confederazione di CHF 

254'492 (a questo proposito, si chiede che il Tribunale d’appello pronunci in 

ogni caso il mantenimento del sequestro sui fondi come da sentenza di prima 

istanza); 

 d) al pagamento delle spese procedurali fino allo stadio dell’appello, compresi 

i costi del procedimento penale amministrativo e i costi per sostenere 

l’accusa, da fissare a CHF 4'400. 

 III. Le pretese a titolo di indennizzo (art. 99 DPA) di A. (…), B. (…) e C. (…) 

vengono interamente respinte. 

B.5 Con scritti del 25 aprile 2022 (CAR pag. 3.103.001 e segg.) e del 12 maggio 2022 

(CAR pag. 3.103.010 e seg.) A. ha chiesto di essere dispensato dal partecipare 

ai dibattimenti per motivi di salute, senza tuttavia presentare un certificato medico 

concludente in tal senso. Dopo consultazione delle parti, tale domanda è stata 

respinta dalla direzione del procedimento, vista la complessità dell’incarto e 

l’importanza della presenza dell’imputato ai dibattimenti (CAR pag. 3.100.003 e 

seg.). 

B.6 In vista dei dibattimenti, questa Corte ha acquisito agli atti i seguenti documenti 

(CAR pag. 6.302.009 - 012 e 6.400.002 e segg.): 

 

- formulario sulla situazione personale e patrimoniale (B. e C.); 

- estratto del casellario giudiziale svizzero (A., B. e C.); 

- estratto del casellario giudiziale italiano (C. e B.); 

- estratto del registro delle esecuzioni (A., B. e C.); 

- decisione di tassazione dopo tassazione d’ufficio per mancata 

presentazione della dichiarazione fiscale 2019 (A.); 

- documentazione fiscale per gli anni 2014 e 2015 (B. e C.). 

B.7 I pubblici dibattimenti si sono svolti in presenza degli imputati e del DFF presso 

la sede della Corte d’appello del Tribunale penale federale a Bellinzona il              

1° giugno 2020 (il MPC ha rinunciato a comparire personalmente al dibattimento; 

CAR pag. 6.302.01). Nel corso dei dibattimenti sono stati sentiti gli imputati A., 

B. e C. (v. CAR pag. 7.200.004). In sede di requisitoria e arringhe il DFF e gli 

imputati hanno sostanzialmente confermato le rispettive conclusioni formulate 

nella dichiarazione d’appello incidentale, rispettivamente nelle dichiarazioni 

d’appello (v. requisitoria del DFF, CAR pag. 7.300.031 e segg.; arringa della 

difesa di A., CAR pag. 7.300.046 e segg.; arringa della difesa di B., CAR pag. 

7.300.053 e segg.; arringa della difesa di C., CAR pag. 7.300.119 e segg.). Gli 

imputati hanno rinunciato all’ultima parola (v. CAR pag. 7.200.015 e seg.). 

- 13 - 

 

Delle argomentazioni delle parti si dirà, per quanto necessario ai fini del 

giudizio, nei considerandi che seguono. 

 

La Corte d’appello considera in diritto: 

I. Considerazioni di diritto formale 

1. Ricevibilità dell’appello  

1.1 Sia gli annunci d’appello di B. del 20 ottobre 2021 (TPF pag. 13.940.001), che di 

C. del 21 ottobre 2021 (TPF pag. 13.940.004), oltre che di A. del 25.10.2021 

(TPF pag. 13.940.006) sono tempestivi (art. 399 cpv. 1 CPP). Anche le 

dichiarazioni d’appello del 25 ottobre 2021 di A. (CAR pag. 1.100.001 e seg.), B. 

(CAR pag. 1.100.004 e segg.) e C. (CAR pag. 1.100.118 e segg.), come pure la 

dichiarazione d’appello incidentale di data 30 novembre 2021 del DFF (CAR pag. 

2.100.008 - 016) sono state presentate tempestivamente (art. 399 cpv. 3 CPP). 

1.2 Sia gli appelli che l’appello incidentale sono stati proposti contro la sentenza della 

Corte penale del TPF SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 che pone fine al 

procedimento (cfr. art. 398 cpv. 1 CPP). Con questa sentenza la Corte penale 

del TPF ha prosciolto A., B. e C. dal reato di comunicazione di informazioni false 

(art. 45 LFINMA), mentre li ha riconosciuti colpevoli di attività senza 

autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione (art. 44 cpv. 2 

LFINMA in combinato disposto con l’art. 10 vLBVM). A., B. e C. sono stati in 

particolare condannati al pagamento di una multa di fr. 4'500.-- e al pagamento 

di una parte delle spese procedurali (cfr. sopra, A.11). Gli imputati sono quindi 

toccati dalla decisione impugnata e hanno un interesse giuridicamente protetto 

all’annullamento o alla modifica della stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). Il DFF è invece 

legittimato a presentare appello incidentale in quanto autorità alla quale compete 

il perseguimento ed il giudizio del reato oggetto del presente procedimento 

penale (art. 382 cpv. 1 CPP in relazione con l’art. 50 cpv. 1 LFINMA).  

1.3 La giurisdizione federale è data nel presente caso in base all’art. 50 cpv. 2 

LFINMA. 

 La Corte d’appello del TPF, nella composizione di tre giudici, è pertanto 

competente per giudicare gli appelli presentati dagli imputati e l’appello 

incidentale del DFF (art. 21 cpv. 1 lett. a CPP; art. 33 lett. c, art. 38a e art. 38b 

della Legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della 

Confederazione [LOAP; RS 173.71]). 

- 14 - 

1.4 Tutti i presupposti processuali sono adempiuti e non vi sono impedimenti a 

procedere. Ne consegue che tutti e tre gli appelli e l’appello incidentale sono 

ricevibili. 

2. Oggetto della procedura e potere cognitivo della Corte d’appello / divieto 

della reformatio in peius 

2.1 Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP – secondo cui il tribunale d’appello può esaminare 

per estenso la sentenza in tutti i punti impugnati – il tribunale di secondo grado 

ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della 

sentenza di prime cure. Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo 

grado, il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un 

nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate; la giurisdizione di 

seconda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti 

e a criticarne il giudizio, ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una 

nuova decisione – che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) – secondo il 

proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle 

risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 

luglio 2012 consid. 2.1 con riferimenti ivi citati, confermata in STF 6B_404/2012 

del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr., inoltre, Rapporto esplicativo concernente il 

Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; SCHMID, 

Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2013, 

n. 7 ad art. 398, pag. 777). 

2.2 Nel caso concreto sono stati presentati tre appelli ed un appello incidentale 

contro la sentenza SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 della Corte penale del TPF. Si 

tratta di appelli parziali, mediante i quali sono stati contestati diversi punti della 

decisione impugnata. Più precisamente, A. ha impugnato i dispositivi n. I.1.2 e 

I.2 (concernenti la condanna e la pena), I.3 (concernente le spese procedurali) e 

I.4 (concernente le pretese di indennizzo); B. ha impugnato i dispositivi n. II.1.2 

e II.2 (concernenti la condanna e la pena), II.3 (concernente il risarcimento 

equivalente), II.4 (concernente il sequestro), II.5 (concernente le spese 

procedurali) e II.6 (concernente le pretese di indennizzo). C. dal canto suo, ha 

impugnato i medesimi punti appellati da B., e quindi i dispositivi n. III.1.2, III.2, 

III.3, III.4, III.5 e III.6. Infine, l’appello incidentale del DFF verte sia sulla condanna 

che sul proscioglimento degli imputati, oltre che sulla pena, sulle spese 

procedurali e sulle pretese di indennizzo (sempre in riferimento ai tre imputati). 

2.3 Per quando concerne il reato di comunicazione di false informazioni (art. 45 cpv. 

1 LFINMA), nell’ambito dei dibattimenti d’appello il DFF ha tuttavia precisato che 

l’appello incidentale concerne solo la dichiarazione del 20 luglio 2012 (v. verbale 

d’interrogatorio di A. del 1° giugno 2012, CAR pag. 7.400.011). 

- 15 - 

Pertanto, la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2020.2 

del 13 ottobre 2021 è cresciuta in giudicato in relazione ai punti I 1.1 e II 1.1 del 

dispositivo con riferimento al reato di comunicazione di false informazioni (art. 45 

cpv. 1 LFINMA) del 19 febbraio 2013 di cui alle decisioni penali del 20 dicembre 

2019 emanate dal DFF (punto 2c del dispositivo per quanto riguarda A. e punto 

1b del dispositivo per quanto riguarda B.). 

2.4 Ne segue che tutti i dispositivi della sentenza impugnata tranne i punti I 1.1 e II 

1.1 costituiscono l’oggetto della presente procedura d’appello (cfr. 404 cpv. 1 

CPP). Da ciò deriva anche la cognizione del giudice. 

2.5 Per quanto concerne infine il divieto della reformatio in peius, questo principio 

non trova applicazione nel contesto di un giudizio da parte di un tribunale in un 

procedimento penale amministrativo (v. sentenza del TF 6B_1304/2017 del        

25 giugno 2018 consid. 5.4 con rinvio). 

3. Diritto applicabile 

3.1 Per quanto concerne le disposizioni di diritto penale amministrativo alla base 

delle ipotesi di reato a carico degli imputati e in particolare gli art. 44 e 45 LFINMA 

e 10 LBVM, la Corte penale è giunta alla conclusione, pienamente condivisa da 

questa Corte, che alla presente fattispecie deve essere applicato il diritto vigente 

all’epoca dei fatti. In applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP (cfr. DTF 141 IV 244 

consid. 1.2.3), vengono pertanto richiamati i consid. 2.1 - 2.5 della sentenza 

impugnata, peraltro non contestati dalle parti. È infatti possibile rimandare alla 

motivazione della giurisdizione inferiore solo per alcune delle disposizioni 

applicabili al caso concreto. 

3.2 Per quanto attiene invece alla questione di sapere in base a quale circolare 

FINMA debba essere determinato il tasso di cambio da applicare alle transazioni 

in valuta estera, si rileva quanto segue. 

 Per il primo giudice, al caso di specie andrebbe applicato il diritto previgente, 

ovvero la Circolare FINMA 2008/2, in vigore fino al 31 dicembre 2014, secondo 

cui le transazioni in valuta estera eseguite nel corso dell’esercizio dovevano 

essere convertite al cambio valido al momento dell’operazione. 

 In sede di arringhe, sia B. che C. hanno invece sostenuto che alla presente 

fattispecie debba essere applicata, a valere quale lex mitior, la Circolare FINMA 

2015/1, in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2015, che permetterebbe di applicare 

sia il tasso di cambio giornaliero che quello mensile medio (v. arringa della difesa 

- 16 - 

di B., CAR pag. 7.300.057 e segg.; arringa della difesa di C., CAR pag. 7.300.119 

e segg.). 

 Ora, per le ragioni che verranno più avanti meglio esposte (v. infra consid. 1.4.2), 

questa Corte ritiene di essere vincolata sia dalla sentenza emanata dal TAF nei 

confronti di B. che dalle decisioni emanate dalla FINMA nei confronti di D., A. e 

C. (v. sopra, A.2 e A.4). Per quanto qui d’interesse, questa Corte è in particolare 

vincolata ai volumi delle transazioni accertati prima dalla FINMA e poi anche dal 

TAF nelle decisioni appena menzionate e che sono stati calcolati in applicazione 

del tasso di cambio previsto della Circolare FINMA 2008/2. In special modo il 

TAF, che ha già avuto modo di chinarsi sulla questione del tasso di cambio, non 

ha messo in dubbio l’applicabilità di tale circolare (v. sentenza del TAF                    

B-3684/2015 del 25 gennaio 2017, consid. 11.3). 

 Per questi motivi, la Corte d’appello ritiene che alla presente fattispecie debba 

essere applicata la circolare FINMA vigente all’epoca dei fatti, ovvero la Circolare 

FINMA 2008/2, secondo cui le transazioni in valuta estera devono essere 

convertite al cambio valido al momento dell’operazione 

4. Prescrizione 

 In merito alla prescrizione, questa Corte rinvia, ex art. 82 cpv. 4 CPP, a quanto 

esposto al consid. 3 dal primo giudice, secondo cui alla data della pronuncia delle 

decisioni penali del 20 dicembre 2019 l’azione penale non era ancora prescritta. 

 Ciò premesso, considerato che in sede di appello C. ha riproposto la censura 

secondo cui la procedura di ricorso concernente B. non avrebbe interrotto il 

termine di prescrizione anche per quanto concerne la procedura nei suoi 

confronti (v. arringa della difesa di C., CAR. pag. 7.300.130 e segg.), occorre qui 

osservare che il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che la 

sospensione della prescrizione vale nei confronti di tutti gli interessati, e ciò 

anche nel caso in cui solo uno degli imputati abbia impugnato la decisione penale 

dell’autorità amministrativa (v. sentenza del TF 6B_679/2009 del 5 novembre 

2009 consid. 3.4; DTF 134 IV 328 consid. 3.3). 

 

 

 

 

- 17 - 

II. Nel merito 

1. Attività senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione 

(art. 44 LFINMA in combinato disposto con l’art. 10 vLBVM) 

1.1 Decisioni penali del DFF e sentenza di prima istanza 

1.1.1 Con decisioni penali del 20 dicembre 2019 emanate dal DFF, che nel caso 

concreto fungono da atto d’accusa (art. 50 cpv. 2 LFINMA e art. 73 cpv. 2 DPA), 

A., B. e C. sono stati riconosciuti autori colpevoli di esercizio dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione, 

in violazione dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM, infrazione 

commessa dal 21 novembre 2011 al 31 dicembre 2012 (v. sopra, A.9). 

1.1.2 Con sentenza SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 (CAR pag. 1.100.010 e segg.) la 

Corte penale del TPF ha riconosciuto A., B. e C. autori colpevoli del reato di 

attività senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione, 

commesso per negligenza (art. 44 cpv. 2 LFINMA in combinato disposto con l’art. 

10 vLBVM). 

 Il primo giudice ha anzitutto constatato la vincolatività degli accertamenti della 

FINMA e del TAF nell’ambito delle procedure amministrative condotte nei 

confronti degli imputati con particolare riferimento al superamento della soglia di 

assoggettamento di fr. 5 miliardi negli anni 2011 e 2012 per le attività in seno a 

D. Egli ha poi concluso che C. e B. erano da considerare organi di fatto della 

società e D. e l’attività svolta da B. a favore del fondo d’investimento estero 

costituivano un gruppo (e quindi le loro attività inerenti al commercio di valori 

mobiliari dovevano essere sommate per il calcolo del volume delle transazioni). 

Dal profilo soggettivo, la prima istanza ha ritenuto che gli imputati avessero agito 

per negligenza in quanto, visti gli obblighi che incombevano loro quali organi della 

società, essi avrebbero dovuto dare prova della necessaria diligenza e verificare 

quale fosse il corretto tasso di cambio da applicare alle transazioni e se l’attività 

per il comparto estero fosse da sommare a quella del commercio di titoli 

obbligazionari. Secondo il primo giudice, gli imputati non si sarebbero trovati né 

in un errore inevitabile sull’illiceità, né in un errore di fatto. 

1.2 Posizione degli appellanti 

1.2.1 A. contesta anzitutto l’applicazione della Circolare FINMA 2008/2, essendo la 

stessa non sufficientemente chiara per fondarvi una responsabilità penale degli 

imputati. A suo dire, la nozione di “cambio valido al momento dell’operazione” 

sarebbe compatibile con quella di “cambio medio” adottata dagli imputati. A 

- 18 - 

sostegno della propria tesi, egli cita in particolare la sentenza SK.2014.36 del 3 

marzo 2015, mediante la quale la Corte penale del TPF aveva ritenuto l’utilizzo 

dei tassi medi annuali corretto e giustificato. Stando a quanto dichiarato da A., 

dal 2011 esisteva un mandato di consulenza conferito all’avv. AAA., vertente 

anche sulla questione del tasso di cambio a cui fare capo. I professionisti 

interpellati, in particolare TT., avrebbero risposto che nel caso di specie poteva 

essere applicato il cambio medio. A. ritiene quindi di avere fatto tutto quanto ci si 

poteva attendere da un amministratore diligente. L’assenza di intenzione 

sarebbe inoltre dimostrata dal fatto che l’avvenuto superamento della soglia 

avrebbe permesso un aumento del ricavo di soli ca. fr. 30'000.-- (su un utile 

annuo milionario) (v. arringa della difesa di A., CAR pag. 7.300.046 e segg.). 

1.2.2 B. sostiene che non gli si possa imputare alcuna responsabilità penale in base 

all’art. 6 DPA, dal momento che egli non era organo di fatto di D. Egli ritiene 

inoltre che non vi sia stato alcun superamento della soglia dei 5 miliardi, in quanto 

i due comparti della società non sarebbero da considerare un gruppo e i relativi 

volumi generati non andrebbero quindi sommati. Inoltre, il tasso di cambio 

applicabile sarebbe quello “medio”. Secondo B., un altro argomento a sostegno 

della correttezza dell’utilizzo del cambio “medio” oltre a quello – già vagliato in 

precedenza – dell’applicabilità della lex mitior (v. sopra consid. I.3.2), sarebbe da 

ricavare dalla giurisprudenza della Corte penale del TPF di cui alle sentenze 

SK.2014.36 del 3 marzo 2015 e SK.2017.67 del 12 giugno 2018. Dal profilo 

soggettivo, B. sostiene che non gli si possa addebitare alcuna negligenza dal 

momento che il controllo delle operazioni, così come tutta la questione 

concernente la vigilanza della società era demandata a A. Egli afferma di avere 

preso tutte le precauzioni del caso affinché l’attività di D. fosse svolta in maniera 

corretta e di essersi rivolto a A. perché era un professionista del settore. 

Quest’ultimo, a dire di B., riceveva le tabelle dell’operatività svolta da lui e C. e 

poi applicava il cambio di valuta controllando che l’operatività non superasse la 

soglia dei 5 miliardi. Compito, questo, che avrebbe dovuto svolgere giornalmente. 

La chiara volontà di B. che i calcoli fossero eseguiti correttamente sarebbe 

dimostrata dallo scambio di posta elettronica del 19 luglio 2012 (v. DFF pag. 

30.2861) e dalla conversazione Skype intercorsa con C. (DFF pag. 30.2914). 

Laddove si volesse ritenere che i volumi delle due attività svolte in seno a D. 

andassero sommate, B. sostiene di essere incorso in un errore sull’illiceità 

credendo il contrario. Neppure i professionisti interpellati avrebbero mai messo 

in dubbio che l’attività svolta da B. esulava da quella regolamentata. In via 

subordinata, egli si avvale di un errore sui fatti (v. arringa della difesa di B., CAR 

pag. 7.300.053 e segg.). 

1.2.3 Anche C. sostiene anzitutto che non vi sia stato alcun superamento della soglia 

dei 5 miliardi di franchi, siccome il tasso di cambio applicabile sarebbe quello 

- 19 - 

“medio”. In via abbondanziale, egli contesta inoltre il suo ruolo di organo di fatto 

all’interno di D. e la qualifica di gruppo in relazione ai due comparti della società. 

Sotto il profilo soggettivo, C. sostiene che non gli possa essere rimproverata 

alcuna negligenza, ritenuto che egli avrebbe agito per una supposizione erronea 

e non evitabile delle circostanze di fatto ai sensi dell’art. 13 CP. Egli afferma che 

non era tenuto a controllare i volumi, compito, questo, che competeva al back 

office che riceveva gli estratti del conto Q., dati per altro a disposizione anche di 

A. e della sua fiduciaria. C. disponeva invece dei conteggi Bloomberg, dai quali 

non sarebbe mai risultato un superamento della soglia per il 2011. Per quanto 

riguarda invece il 2012, C. non poteva sapere che l’attività eseguita da B. fosse 

da considerare per il calcolo della soglia, vista anche la complessità della 

fattispecie (v. arringa della difesa di C., CAR. pag. 7.300.119 e segg.). 

1.3 Posizione del DFF 

 Il DFF dal canto suo, ritiene che gli appellanti abbiano commesso 

intenzionalmente l’infrazione a loro imputata. Non sarebbero inoltre dati i 

presupposti per ammettere un loro errore sui fatti o sull’illiceità. Infatti, secondo il 

DFF, gli appellanti avevano perlomeno dei dubbi in merito al tasso di cambio da 

applicare. In ogni caso, sommando i volumi generati dalle due branche di attività, 

anche nel 2011 la soglia di assoggettamento sarebbe comunque superata, a 

prescindere dal tasso di cambio applicato (v. dichiarazione d’appello incidentale, 

CAR pag. 2.100.008 e segg., requisitoria del DFF, CAR pag. 7.300.031 e segg.). 

1.4 Elementi costitutivi oggettivi dell’infrazione 

1.4.1 Giusta l’art. 44 LFINMA in vigore all’epoca dei fatti, chiunque, intenzionalmente, 

esercita senza autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione 

un’attività soggetta ad autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o 

registrazione conformemente alle leggi sui mercati finanziari è punito con una 

pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria. Il cpv. 2 prevedeva che 

chi ha agito per negligenza è punito con la multa sino a fr. 250'000.-. 

 Secondo l’art. 10 LBVM in vigore nello stesso periodo, chi intende esercitare 

l’attività di commerciante di valori mobiliari deve ottenere un’autorizzazione della 

FINMA. 

 Giusta l’art. 2 cpv. 1 lett. d LBVM, per commercianti di valori mobiliari si intendono 

le persone fisiche o giuridiche o le società di persone che, agendo per proprio 

conto in vista di una rivendita a breve scadenza, oppure per conto di terzi, 

acquistano e alienano a titolo professionale valori mobiliari sul mercato 

secondario, li offrono al pubblico sul mercato primario o creano essi stessi derivati 

- 20 - 

e li offrono al pubblico. L’art. 3 cpv. 1 dell’Ordinanza sulle borse e il commercio 

di valori mobiliari (OBVM; RS 954.11) prevede che sono commercianti per conto 

proprio i commercianti che negoziano professionalmente per conto proprio e a 

breve scadenza valori mobiliari. 

1.4.2 Nel caso concreto, occorre anzitutto rilevare che sia la decisione amministrativa 

della FINMA del 24 gennaio 2014 emanata nei confronti di D. (v. sopra, A.2), che 

quelle del 30 aprile 2015 e del 7 maggio 2015 emanate nei confronti di A., 

rispettivamente di C., sono cresciute in giudicato (v. sopra, A.4). Si osserva 

inoltre che anche la sentenza del TAF B-3684/2015 del 25 gennaio 2017 

pronunciata nei confronti di B. è cresciuta in giudicato (v. sopra, A.4). 

 La giurisprudenza del Tribunale federale inerente alla facoltà del giudice penale 

di esaminare pregiudizialmente la legalità delle decisioni amministrative alla base 

dell'infrazione penale ha definito tre ipotesi. La prima si verifica quando un 

tribunale amministrativo si è già pronunciato: in tale caso il giudice penale non 

può più rivedere la legalità della decisione amministrativa. Nella seconda ipotesi 

un ricorso al tribunale amministrativo sarebbe stato possibile ma l'accusato non 

lo ha proposto oppure, se lo avesse fatto, la decisione non è ancora stata 

emanata: in questo caso, secondo la citata giurisprudenza, l'esame della legalità 

da parte del giudice penale è possibile, ma è limitato alla violazione manifesta 

della legge e all'abuso del potere di apprezzamento. Infine il giudice penale 

sindaca liberamente la legalità, e quindi anche l'abuso del potere 

d'apprezzamento, quando nessun ricorso ad un tribunale amministrativo è 

ammesso contro la decisione amministrativa (DTF 121 IV 29 consid. 2a; DTF 98 

IV 106 consid. 3). 

 Alla luce della giurisprudenza sovraesposta, come già rilevato dalla prima Corte, 

la sentenza emanata dal TAF nei confronti di B. (v. sopra, A.4) è senza dubbio 

vincolante per il giudice penale. Le decisioni emanate dalla FINMA nei confronti 

di D., A. e C., contro le quali non è stato interposto ricorso al TAF (v. sopra, A.2 

e A.4), sono anch’esse vincolanti per il giudice penale, non ravvisando questa 

Corte un caso di violazione manifesta della legge o di abuso del potere di 

apprezzamento, il che peraltro non è stato nemmeno contestato dalle parti.  

 Ora, tutte le decisioni precedentemente citate concordano sul fatto che il volume 

delle transazioni effettuate da D. ha superato la soglia di 5 miliardi di franchi sia 

nel 2011 che nel 2012 (v. decisione FINMA del 24 gennaio 2014, n. 91 [D.]; 

decisione FINMA del 30 aprile 2015, n. 18 [A.]; decisione FINMA del 7 maggio 

2015, n. [C.]; sentenza TAF B-3684/2015 del 25 gennaio 2017 consid. 11.4 [B.]). 

Accertamento, questo, senza dubbio vincolante per il giudice penale. Nello 

specifico, i volumi delle transazioni di D. che sono stati accertati dalla FINMA – 

- 21 - 

in maniera vincolante per questa Corte – sulla base del rapporto degli incaricati 

d’inchiesta del 5 agosto 2013 (v. DFF pag. 30.14 e segg. con allegati) sono i 

seguenti (v. per es. decisione FINMA del 24 gennaio 2014 concernente D.,           

n. 91): 

 - nel 2011: fr. 5'548'567'349.13 

 - nel 2012: fr. 5'245'084'416.56 

 In merito al calcolo dei volumi delle transazioni, v’è da osservare che dapprima 

la FINMA e il TAF poi hanno ritenuto legalmente corretto l’utilizzo del tasso di 

cambio giornaliero per i titoli in divisa estera (v. per es. sentenza TAF B-

3684/2015 del 25 gennaio 2017 consid. 11.3). La questione a sapere se le 

opzioni compravendute da B. fossero da considerare o meno dei valori mobiliari 

ai sensi della LBVM, è stata esaustivamente vagliata dal TAF, con l’accertamento 

che le opzioni su cambio compravendute da B. erano dei derivati standardizzati 

e idonei al commercio su vasta scala, ossia dei valori mobiliari ai sensi della 

LBVM (sentenza TAF B-3684/2015 del 25 gennaio 2017 consid. 11.1.3). Ciò 

premesso, il TAF ha quindi ritenuto corretto sommare i volumi di contrattazione 

delle opzioni realizzati da B. ai volumi di contrattazione delle obbligazioni 

compravendute in nome e per conto di D. da parte di C. (sentenza TAF B-

3684/2015 del 25 gennaio 2017 consid. 11.2.1). 

1.4.3 Alla luce delle considerazioni che precedono, questa Corte non può che 

constatare che D. ha superato la soglia di 5 miliardi di franchi a partire dal             

21 novembre 2011 (v. tabelle Excel allegate al rapporto degli incaricati d’inchiesta 

del 5 agosto 2013, DFF pag. 32.58 e 32.110) e fino al 31 dicembre 2012. 

 Di conseguenza, la società necessitava dell’autorizzazione della FINMA ai sensi 

dell’art. 10 vLBVM al più tardi a partire dal 21 novembre 2011. Non disponendo 

della necessaria autorizzazione, D. ha pertanto esercitato l’attività di 

commerciante di valori mobiliari a titolo professionale dal 21 novembre 2011 al 

31 dicembre 2012, adempiendo gli elementi costitutivi oggettivi dell’art. 44 

LFINMA in relazione con l’art. 10 vLBVM. 

1.5 Responsabilità di A. 

 Come risulta dagli atti, A. è sempre stato organo formale di D.; egli è stato 

dapprima membro, poi presidente del Consiglio di amministrazione ed infine, 

all’epoca dei fatti, amministratore unico (v. decisione FINMA del 30 aprile 2015 

concernente A., n. 20). Pertanto, la sua responsabilità penale ai sensi dell’art. 6 

DPA è indubbiamente data. 

- 22 - 

1.6 Responsabilità di B. e C. 

 In merito a B. e C., entrambi responsabili della direzione operativa di D., la FINMA 

ha accertato – in maniera vincolante per questa Corte (v. sopra consid. 1.4.2) – 

la loro qualità di organi di fatto della società (decisione FINMA del 7 maggio 2015, 

n. 30 e 31 [B.]; decisione FINMA del 7 maggio 2015, n. 27 e 28 [C.]. Per quanto 

concerne B., tale ruolo è stato peraltro confermato anche dal TAF (sentenza TAF 

B-3684/2015 del 25 gennaio 2017 consid. 14). La responsabilità ai sensi dell’art. 

6 DPA è quindi data anche per B. e C. 

1.7 Aspetto soggettivo del reato 

1.7.1 Dal profilo soggettivo, si pone la questione di sapere se A., B. e C. abbiano agito 

intenzionalmente oppure per negligenza.  

1.7.2 Commette con intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente 

e volontariamente. Basta a tal fine che l’autore ritenga possibile il realizzarsi 

dell’atto e se ne accolli il rischio (art. 12 cpv. 2 CP): in questo caso il reato è 

commesso con dolo eventuale. La coscienza esatta affinché l’intenzione sia data 

implica unicamente che l’autore conosca gli elementi oggettivi costitutivi del 

reato; la consapevolezza dell’illiceità o della punibilità di un atto non è una 

componente dell’intenzionalità (DTF 115 IV 219 consid. 4; 104 IV 175 consid. 

4a). 

 Per quanto concerne la prova del dolo (come pure del dolo eventuale), il giudice, 

allorquando l’autore non è reo confesso, può fondarsi unicamente su indizi che 

egli constata esternamente, nonché sull’esperienza, aspetti che permettono di 

trarre conclusioni sull’atteggiamento interiore dell’agente (DTF 130 IV 58 consid. 

8.4 con riferimenti). Tra gli elementi esteriori da cui è possibile dedurre che 

l’agente ha accettato l’evento illecito nel caso che si produca figurano, in 

particolare, la gravità della violazione del dovere di diligenza e la probabilità, nota 

all’autore, della realizzazione del rischio. Quanto più grave è tale violazione e 

quanto più grande è tale rischio, tanto più fondata risulterà la conclusione che 

l’agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva accettato l’ipotesi che l’evento 

considerato si realizzasse (DTF 121 IV 249 consid. 3aa).  

 Ai sensi dell’art. 12 cpv. 3 CP, commette invece per negligenza un crimine o un 

delitto colui che, per un’imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze 

del suo comportamento o non ne ha tenuto conto. Perché vi sia negligenza 

occorre innanzitutto che l’autore violi i doveri di prudenza che gli incombevano 

secondo le circostanze al fine di non eccedere i limiti di un rischio ammissibile. 

In secondo luogo è necessario che l’autore non abbia prestato la necessaria 

- 23 - 

attenzione, rispettivamente non abbia intrapreso tutti gli sforzi necessari che si 

potevano esigere da lui per l’adempimento dei propri doveri. Un comportamento 

viola il dovere di prudenza allorquando l’autore, al momento dei fatti, tenuto conto 

delle sue conoscenze e capacità, avrebbe potuto scorgere le conseguenze del 

suo comportamento. La portata del dovere di diligenza viene esaminata in 

funzione della situazione personale dell’autore, e meglio delle sue conoscenze e 

capacità. La prevedibilità soggettiva è quindi determinante perché se l’agente 

dispone di particolari conoscenze, esperienze o capacità, si può a maggior 

ragione esigere che egli rispetti i doveri di diligenza (RIKLIN, Schweizerisches 

Strafrecht, Allgemeiner TeiI, 3a ediz., n. 51). 

1.7.3 Giusta l’art. 13 cpv. 1 CP, chiunque agisce per effetto di una supposizione 

erronea delle circostanze di fatto è giudicato secondo questa supposizione, se 

gli è favorevole. Se, tuttavia, avesse potuto evitare l’errore usando le debite 

precauzioni, è punibile per negligenza qualora la legge reprima l’atto come reato 

colposo (art. 13 cpv. 2 CP). 

 Tale errore di fatto, o errore sui fatti, può anche essere un errore sugli elementi 

costitutivi o esclusivi normativi. È irrilevante sapere se questo errore si basa su 

un’errata interpretazione dei fatti o su un’errata interpretazione della legge. 

Chiunque – per qualsiasi motivo – si sbaglia sull’esistenza fattuale di un elemento 

normativo del reato è soggetto a un errore di fatto (v. sentenza del TF 

6B_187/2016 del 17 giugno 2016 consid. 3.2, con rinvii). 

1.7.4 Nel caso concreto, tutti e tre gli appellanti contestano l’adempimento del reato di 

cui all’art. 44 LFINMA in relazione con l’art. 10 vLBVM sotto il profilo soggettivo 

(v. sopra consid. 1.2). 

 In occasione dei dibattimenti d’appello, tutti e tre gli appellanti hanno 

sostanzialmente confermato quanto già dichiarato dinanzi al giudice di primo 

grado. 

 A. ha riconosciuto di avere avuto il compito di verificare se ci si avvicinava o meno 

alla soglia di assoggettamento, precisando che inizialmente le verifiche venivano 

effettuate “se non giornalmente, settimanalmente” e che con il tempo, avendo 

preso fiducia nell’attività di C. e B., venivano eseguiti dei controlli 

settimanali/bisettimanali (due volte al mese) oppure nell’ambito dell’allestimento 

della contabilità. A suo dire, già in occasione della prima revisione contabile 

sarebbero sorte delle discussioni con il revisore sul tasso di cambio da applicare, 

motivo per cui avrebbero richiesto la consulenza di specialisti, e meglio degli avv. 

AAA., BBB. e TT., per avere delle conferme sulla correttezza del loro modo di 

agire. A. ha inoltre ribadito di non essere stato a conoscenza della Circolare 

- 24 - 

FINMA 2008/2 (v. verbale d’interrogatorio di A. del 1° giugno 2022, CAR pag. 

7.400.004 e segg.). 

 Secondo quanto dichiarato da B., spettava a H./A. controllare che non venisse 

superata la soglia di assoggettamento riponendo piena fiducia in loro. I dettagli 

delle operazioni erano inviati giornalmente ad H. che egli credeva continuasse 

ad effettuare dei controlli giornalieri. Sempre stando a quanto dichiarato da B., 

egli non sospettava che si stessero avvicinando alla soglia e neppure conosceva 

la circolare FINMA secondo la quale andava applicato il tasso di cambio 

giornaliero. A questo proposito, B. ha precisato di essere stato informato ad un 

certo punto che erano in atto delle discussioni su quale fosse il cambio utilizzato 

da Bloomberg. Egli sarebbe comunque sempre stato convinto che la sua attività 

non andasse conteggiata nel calcolo dei volumi (v. verbale d’interrogatorio di B. 

del 1° giugno 2022, CAR pag. 7.400.016 e segg.). 

 Anche C. ha sostenuto di non essere stato a conoscenza della circolare FINMA 

e che la responsabilità del controllo della soglia fosse in capo ad H. e a A., i quali 

avrebbero dovuto effettuare dei controlli giornalieri. Egli teneva comunque sotto 

controllo i volumi tramite il programma Bloomberg i cui dati, a suo dire, sarebbero 

semmai sovrastimati. C. ha infine dichiarato che non avrebbe mai rischiato di 

superare la soglia per soli fr. 500.- di bonus (v. verbale d’interrogatorio di C. del 

1° giugno 2022, CAR pag. 7.400.028 e segg.). 

1.7.5 Tutti e tre gli appellanti hanno insistito nel ritenere di non aver mai voluto superare 

la soglia di fr. 5 miliardi e ribadito più volte di essersi affidati a Bloomberg, 

strumento molto utilizzato a livello mondiale nel settore finanziario, dal quale non 

risultava un superamento della soglia (v. verbali d’interrogatorio di A., B. e C. del 

1° giugno 2022). Tali dichiarazioni sono apparse credibili alla Corte d’appello, 

che come la prima Corte non ha ravvisato alcun elemento oggettivo a comprova 

del fatto che gli imputati abbiano avuto l’intenzione, anche solo per dolo 

eventuale, di superare la soglia di fr. 5 miliardi. A mente di questa Corte, pure il 

fatto che il limite in questione sia stato superato solo di poco (v. sopra consid. 

1.4.2) depone chiaramente contro l’ipotesi di dolo eventuale (v. sopra consid 

1.7.2). 

1.7.6 La Corte ha quindi esaminato se gli imputati abbiano agito con negligenza. 

 All’epoca dei fatti, non solo A. in qualità di amministratore unico (v. sopra consid. 

1.5), ma anche B. e C. quali organi di fatto di D. (v. sopra consid. 1.6), erano 

responsabili dell’attività operativa della società. Pertanto, tutti e tre gli appellanti, 

quali organi della società, avevano dei doveri di diligenza ed erano responsabili 

del non superamento della soglia di fr. 5 miliardi. 

- 25 - 

Ciò premesso, questa Corte ritiene che già il solo fatto che gli appellanti, pur 

essendo attivi da molti anni in ambito finanziario, non conoscessero la Circolare 

FINMA 2008/2 – che prevedeva l’applicazione del tasso di cambio valido al 

momento dell’operazione – costituisca una negligenza. A maggior ragione, 

ritenuto che la questione del calcolo dei volumi delle transazioni e del tasso di 

cambio applicabile era stata oggetto di discussione all’interno della società e 

considerata anche l’asserita complessità della fattispecie, non si giustifica che gli 

appellanti non si siano debitamente informati sulle regole vigenti in materia di 

commercio di valori mobiliari. Infatti, nel corso di una conversazione Skype del 

22 dicembre 2011 tra C., K. e J., quest’ultimo ha sollevato dei dubbi in merito al 

calcolo dei volumi precisando che, in base a dei calcoli da lui effettuati, la soglia 

risultava essere superata (v. DFF pag. 30.2910 - 2913). In seguito, nel corso di 

una conversazione Skype del 28 dicembre 2011 tra C. e “D.”, B. ha espresso dei 

dubbi in merito al calcolo dei volumi chiedendo a C. se non andasse applicato il 

cambio di ogni giorno (v. DFF pag. 30.2914). Tali conversazioni, non solo 

dimostrano che la questione calcolo dei volumi delle transazioni e del tasso di 

cambio applicabile era stata oggetto di discussione all’interno della società, ma 

comprova anche il fatto che non solo A., ma pure B. e C. erano responsabili del 

non superamento della soglia. Le domande poste in merito al calcolo dei volumi 

dimostrano che gli appellanti avevano dei dubbi in merito al superamento della 

soglia. Tuttavia, nemmeno questi dubbi li hanno spinti ad agire con la necessaria 

diligenza. In ogni caso, come già osservato dalla prima Corte (v. consid. 8.5.2 

della sentenza impugnata), le necessarie verifiche circa le norme applicabili 

andavano fatte per tempo, ovvero prima di iniziare la loro attività presso D. 

In virtù degli obblighi di diligenza che incombevano loro quali organi della società, 

tenendo conto delle loro conoscenze e capacità, gli appellanti avrebbero dovuto 

verificare approfonditamente quali fossero le regole vigenti in materia di 

commercio di valori mobiliari. Accertamenti, questi, che avrebbero dovuto 

comprendere non solo il tasso di cambio applicabile, ma anche la possibile 

inclusione dell’attività di B. nel calcolo del volume delle transazioni. Avendo 

omesso tali accertamenti, essi hanno senza dubbio agito con negligenza. 

1.7.7 Per gli stessi motivi sopra esposti, gli appellanti non possono nemmeno avvalersi 

di un inevitabile errore sui fatti ai sensi dell’art. 13 CP. 

1.8 Errore sull’illiceità (art. 21 CP) 

1.8.1 Questa Corte si è anche chinata sulla questione a sapere se gli imputati fossero 

incorsi in un errore sull’illiceità ai sensi dell’art. 21 CP. Essi sostengono infatti di 

non essere stati a conoscenza, all’epoca dei fatti, della Circolare FINMA 2008/2 

– secondo cui le transazioni in valuta estera dovevano essere convertite al 

- 26 - 

cambio valido al momento dell’operazione – e dell’inclusione dell’attività di B. nel 

calcolo del volume delle transazioni. Gli appellanti si sono anche avvalsi della 

non chiarezza di tale circolare e della complessità della fattispecie, sostenendo 

di essersi rivolti a dei professionisti per accertarsi di agire in maniera corretta. B. 

e C. hanno inoltre fatto riferimento alle sentenze SK.2014.36 del 3 marzo 2015 e 

SK.2017.67 del 12 giugno 2018, nelle quali la Corte penale avrebbe ritenuto 

corretta l’applicazione del tasso di cambio medio. 

1.8.2 Giusta l’art. 21 CP, si trova in stato di errore sull’illiceità chiunque commette un 

reato non sapendo né potendo sapere di agire illecitamente; in tale evenienza, 

l’autore non agisce in modo colpevole. Se l’errore era evitabile, il giudice attenua 

la pena. A differenza dell’errore sui fatti, l’errore sull’illiceità concerne la 

situazione nella quale l’autore ha agito avendo conoscenza degli elementi 

oggettivi e soggettivi dell’infrazione, ma essendo convinto di agire in modo lecito 

(DTF 129 IV 238 consid. 3.1 e 3.2.2; 115 IV 162 consid. 3; sentenze del TF 

6S.390/2000 del 5 settembre 2000 consid. 2; 6B_477/2007 del 17 dicembre 2008 

consid. 4.5). L’autore in tal caso agisce in maniera intenzionale e in piena 

conoscenza di causa, ma considerando a torto il suo comportamento come lecito 

(DTF 129 IV 238 consid. 3.1).  

 Il diritto svizzero parte dal presupposto che occorre avere coscienza dell’illiceità 

di un atto affinché lo stesso sia punibile (DTF 129 IV 238 consid. 3.2.1). L’autore 

deve tuttavia attivarsi per conoscere la legge. Inoltre, nel caso di settori tecnici o 

sottoposti ad autorizzazione, l’autore è tenuto ad informarsi presso la competente 

autorità (sentenza del TF 6B_1035/2009 del 26 agosto 2010 consid. 2.2.3; 

sentenza del TPF SK.2017.11 del 17 ottobre 2017 consid. 4.9.1). La sua 

ignoranza gli permette di discolparsi unicamente in casi eccezionali (DTF 129 IV 

238 consid. 3.1). L’errore sull’illiceità deve pertanto essere ammesso in maniera 

restrittiva (THALMANN, Commentaire romand, 2009, n. 9 ad art. 21 CP). Lo stesso 

non viene riconosciuto allorquando l’autore dubitava, o avrebbe dovuto dubitare 

dell’illiceità del suo comportamento (sentenza del TPF SK.2017.11 del 17 ottobre 

2017 consid. 4.9.1). 

1.8.3 Nel caso concreto, nessuno degli appellanti ha prodotto agli atti un parere di 

esperti attestante la correttezza del loro agire. Non risulta quindi comprovato che 

essi abbiano ricevuto delle garanzie in merito. Questa Corte non ritiene inoltre 

credibile che gli appellanti abbiano chiesto il parere di esperti nel settore e che in 

questo modo non siano venuti a conoscenza della circolare FINMA applicabile 

alla fattispecie. 

 Come già osservato dalla prima Corte (v. consid. 8.5.7 e 8.5.8 della sentenza 

impugnata), dal momento che gli appellanti sostengono di essere stati ignari 

- 27 - 

dell’esistenza della circolare FINMA in questione, essi non possono prevalersi 

della presunta poco chiarezza della stessa.  

 Non si può nemmeno riconoscere agli appellanti un errore sull’illiceità sulla base 

di decisioni che all’epoca dei fatti non erano ancora state emanate. 

 Gli appellanti, malgrado la loro lunga esperienza nel settore finanziario, non si 

sono attivati a sufficienza e con la dovuta diligenza per conoscere le regole 

vigenti in materia di commercio di valori mobiliari. Essi hanno omesso di 

effettuare le dovute verifiche persino quando sono sorti dei dubbi in merito alla 

correttezza del calcolo del volume delle transazioni (v. anche sopra consid. 

1.7.6). A maggior ragione, ritenuto che gli appellanti consideravano la fattispecie 

complessa, la prudenza doveva essere d’obbligo ed essi non potevano ritenersi 

convinti di agire in modo lecito. 

 Pertanto, considerato inoltre che l’errore sull’illiceità deve essere ammesso in 

maniera restrittiva e che non può essere riconosciuto quando l’autore dubitava 

(o avrebbe dovuto dubitare) dell’illiceità del suo comportamento (v. sopra consid. 

1.8.2), le condizioni per riconoscere agli appellanti un errore sull’illiceità non sono 

manifestamente date. 

1.8.4 Viste tutte le considerazioni che precedono, A., B. e C. sono riconosciuti autori 

colpevoli del reato di cui all’art. 44 cpv. 2 LFINMA in combinato disposto con l’art. 

10 vLBVM. 

- 28 - 

2. Comunicazione di informazioni false del 20 luglio 2012 (art. 45 LFINMA) 

2.1 Decisioni penali del DFF e sentenza di prima istanza 

 Con decisioni penali del 20 dicembre 2019 il DFF ha riconosciuto A., B. e C. 

autori colpevoli di comunicazione di informazioni false ai sensi dell’art. 45 cpv. 1 

LFINMA, infrazione commessa il 20 luglio 2012 (v. sopra, A.9). 

 Con sentenza SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 la Corte penale del TPF ha invece 

prosciolto A., B. e C. da questo reato. Il primo giudice ha infatti ritenuto che non 

vi fosse la prova certa dell’intenzione di voler modificare la contabilità per far 

apparire i volumi sotto la soglia di fr. 5 miliardi (v. consid. 8.6.3 della sentenza 

impugnata). 

2.2 Posizione degli appellanti 

 B. sostiene che non vi è alcuna prova del fatto che egli ha in qualche modo 

partecipato alla redazione della comunicazione ritenuta falsa dal DFF (v. arringa 

della difesa di B., CAR pag. 7.300.108 e seg.). Anche C. afferma di non essere 

stato coinvolto nell’allestimento della contabilità del 2011 e di non aver nemmeno 

saputo della prima e diversa versione inviata alla società di revisione (v. arringa 

della difesa di C., CAR pag. 7.300.141 e seg.). Tutti e tre gli appellanti hanno 

contestato l’adempimento del reato sotto il profilo soggettivo, sostenendo di non 

aver avuto alcuna intenzione di fornire all’ufficio di revisione delle informazioni 

false. In sede dibattimentale d’appello, essi hanno sostanzialmente confermato 

tale tesi, precisando che la loro intenzione era solo quella di fare in modo che la 

contabilità corrispondesse ai dati di Bloomberg. Questo sarebbe stato possibile, 

come spiegato da C., individuando dapprima il tasso di cambio applicato da 

Bloomberg e procedendo “a ritroso”. Sia B. che C., hanno inoltre ribadito di non 

essere stati a conoscenza della prima versione che segnalava il superamento 

della soglia (v. verbale d’interrogatorio di A., CAR pag. 7.400.009 - 011; verbale 

d’interrogatorio di B., CAR pag. 7.400.021 e seg.; verbale d’interrogatorio di C., 

CAR pag. 7.400.035 - 037).  

2.3 Posizione del DFF 

 Il DFF sostiene invece che la versione definitiva del bilancio e del conto 

economico 2011 trasmessa all’ufficio di revisione, sia stata oggetto di vari 

tentativi di ricalcolo e aggiustamenti tesi a fare risultare un volume delle 

transazioni inferiore a fr. 5 miliardi. Secondo il DFF, gli appellanti avrebbero 

fornito un contributo determinante per l’inoltro di tale versione (v. requisitoria del 

DFF, CAR pag. 7.300.034 e seg.). 

- 29 - 

2.4 Elementi costitutivi oggettivi dell’infrazione 

2.4.1 Giusta l’art. 45 LFINMA (in vigore fino al 31 dicembre 2019), chiunque, 

intenzionalmente, fornisce informazioni false alla FINMA, a una società di audit, 

a un organismo di autodisciplina o a una persona incaricata, è punito con una 

pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (cpv. 1). Chi ha agito 

per negligenza è punito con la multa sino a 250'000.-- franchi (cpv. 2). 

 Scopo dell’art. 45 LFINMA è quello di evitare che la FINMA venga ostacolata 

nello svolgimento della propria attività di vigilanza e si comprometta in tal modo 

il buon funzionamento del mercato finanziario. Tuttavia il principale bene giuridico 

protetto dalla norma non è il buon funzionamento del mercato finanziario 

(svizzero), bensì lo svolgimento dell’attività di vigilanza senza turbativa. 

L’infrazione di cui all’art. 45 LFINMA è un delitto di messa in pericolo astratta 

(SCHWOB/WOHLERS, Basler Kommentar, n. 2 ad art. 45 LFINMA), non richiede 

infatti che si sia verificata una concreta turbativa del funzionamento dei mercati. 

Ciò significa che un’informazione falsa è punibile in quanto tale, 

indipendentemente dal livello di conoscenza dell’autorità. 

Dal profilo oggettivo, il reato presuppone che vengano fornite informazioni false. 

Un’informazione è considerata falsa allorquando la stessa non corrisponde alla 

verità, oppure quando i dati forniti, pur non essendo inveritieri, sono incompleti o 

rappresentati in maniera che diano un’impressione distorta della realtà 

(SCHWOB/WOHLERS, op. cit. n. 5 ad art. 45 LFINMA). Conformemente al principio 

di completezza, le parti sottoposte ad assoggettamento devono fornire alla 

FINMA tutte le informazioni e i documenti necessari per svolgere i propri compiti. 

Una volta che sono state fornite informazioni false, le stesse non diventano 

obsolete se vengono corrette successivamente. L’informazione è considerata 

come comunicata allorquando il destinatario della stessa ne ha preso 

conoscenza; tuttavia la soglia del tentativo viene superata quando il soggetto 

tenuto a fornire le informazioni, le fa uscire dalla sua sfera di influenza, ad 

esempio mediante invio nel caso di dichiarazioni scritte. Se l’informazione è data 

verbalmente, la realizzazione del reato coincide con la presa di conoscenza del 

destinatario della comunicazione orale (SCHWOB/WOHLERS, op. cit. n. 6 ad art. 

45 LFINMA). Da ciò si deduce che la comunicazione di informazioni ex art. 45 

LFINMA non soggiace ad alcuna forma particolare. 

2.4.2 Nel caso concreto, la prima versione della contabilità di D. (bilancio e conto 

economico da programma contabile al 31 dicembre 2011), presentata brevi manu 

in data 23 maggio 2012 da H. SA all’ufficio di revisione, indicava un volume di 

transazioni di euro 4'303'400'227.41, pari a fr. 5'249'115'461.62. In data 20 luglio 

2012 H. SA ha trasmesso all’ufficio di revisione la versione definitiva del bilancio 

- 30 - 

e del conto economico 2011, che presentava un volume di transazioni per 

complessivi fr. 4'995'870'999.66. Tale versione definitiva, a differenza delle 

versioni precedenti, non presentava il controvalore in euro (v. DFF pag. 30.2902 

e seg.; 33.6 e segg.; 33.38 e segg.).  

 Come esposto in precedenza, tutti e tre gli appellanti hanno spiegato che la 

contabilità del 2011 era stata oggetto di ricalcoli volti a fare corrispondere il 

volume delle transazioni a quello risultante dal sistema Bloomberg (v. sopra 

consid. 2.2), il che risulta comprovato anche dallo scambio di e-mail del 21 giugno 

- 19 luglio 2012 tra gli appellanti, N., K., J. e QQ. (responsabile informatico della 

società) (v. DFF pag. 30.2858 - 2862). Per quanto ciò sia vero, resta il fatto che 

dalla versione definitiva della contabilità presentata all’ufficio di revisione risulta 

– contrariamente al vero (v. sopra consid. 1.4.2) – che la soglia di fr. 5 miliardi 

non era stata superata. Non si ravvisano inoltre motivi oggettivi per non indicare, 

come nelle precedenti versioni, il controvalore in euro. Per questo motivo, anche 

questa Corte non può che considerare tale comunicazione – dal profilo oggettivo 

– una falsa informazione ai sensi dell’art. 45 LFINMA. 

2.5 Aspetto soggettivo del reato 

2.5.1 Dal profilo soggettivo, l’art. 45 LFINMA è un reato intenzionale, il dolo eventuale 

è sufficiente. L’intenzione deve portare sulla consapevolezza che delle 

informazioni false sono fornite a uno dei destinatari indicati nella norma 

(SCHWOB/WOHLERS, op. cit., n. 11 ad art. 45 LFINMA). La negligenza è prevista 

al capoverso 2 dell’art. 45 LFINMA. 

2.5.2 Nel caso concreto, ritenuto che gli appellanti erano convinti che i dati di 

Bloomberg fossero corretti (v. sopra consid. 1.7.5), anche questa Corte è giunta 

al convincimento che, in assenza di prove del contrario, il loro intento era quello 

di fare combaciare la contabilità ai dati di Bloomberg e non quello di fornire 

all’ufficio di revisione delle informazioni false. 

 Per questo motivo, la Corte d’appello ritiene che il reato in questione non sia 

adempiuto dal profilo soggettivo. 

2.5.3 Visto tutto quanto precede, A., B. e C. devono essere prosciolti dal reato di 

comunicazione di informazioni false (art. 45 LFINMA) con riferimento alla 

comunicazione del 20 luglio 2012.  

- 31 - 

3. Commisurazione della pena 

3.1 Per quanto attiene alla commisurazione della pena, questa Corte condivide 

pienamente la conclusione della Corte penale, secondo cui alla presente 

fattispecie deve essere applicato il diritto previgente. Viene pertanto qui 

richiamato, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, il consid. 10.7 della sentenza 

impugnata. 

3.2 Giusta l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. 

Tiene conto della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali, nonché 

dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa 

che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo 

del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli 

obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, 

secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la 

lesione. Il nuovo art. 47 CP conferisce al giudice un ampio margine di 

apprezzamento. Il giudice deve indicare nella sua decisione quali elementi, 

relativi al reato e al suo autore, sono stati presi in considerazione per fissare la 

pena, in modo tale da garantire maggiore trasparenza nella commisurazione 

della pena, facilitandone il sindacato nell’ambito di un’eventuale procedura di 

ricorso (sentenza del TF 6B_207/2007 del 6 settembre 2007 consid. 4.2). Il 

giudice non è obbligato ad esprimere in cifre o in percentuali l’importanza 

attribuita a ciascuno degli elementi citati, ma la motivazione del giudizio deve 

permettere alle parti e all’autorità di ricorso di seguire il ragionamento che l’ha 

condotto ad adottare il quantum di pena pronunciato (cfr. DTF 144 IV 313 consid. 

1.2; 136 IV 55 consid. 3.6).  

3.3 Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena 

deve essere commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell'autore 

(DTF 136 IV 55 consid. 5.4). In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP – che codifica 

la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da 

considerare – la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto 

stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, 

il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la 

reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che la 

giurisprudenza sviluppata nell’ambito del previgente diritto designava con le 

espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF 129 IV 6 

consid. 6.1). 

Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo (Tatverschulden), i moventi e gli 

obiettivi perseguiti – che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto 

(art. 63 vCP) – e la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo 

http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=6B_207%2F2007&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F127-IV-101%3Ait&number_of_ranks=0#page101
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=6B_207%2F2007&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F127-IV-101%3Ait&number_of_ranks=0#page101

- 32 - 

o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro 

l'illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 

consid. 2a; sentenze del TF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 

consid 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle 

“circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore in relazione 

all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così 

pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP 

(Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale 

svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale 

minorile, FF 1999, pag. 1745; sentenza del TF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 

consid. 2.2). 

3.4 Determinata, così, la colpa globale dell’imputato (Gesamtverschulden), il giudice 

deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei 

limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. 

Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal Tribunale federale 

(in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una 

ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore 

(Täterkomponenten), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o 

meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi 

familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento 

tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale (confessione, 

collaborazione all’inchiesta, pentimento, presa di coscienza della propria colpa) 

così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 141 IV 61 consid. 

6.1.1; DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 134 IV 17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid 6.1; 

sentenze del TF 6B_759/2011 del 19 aprile 2012 consid. 1.16B_1092/2009, 

6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche 6B_585/2008 del 19 

giugno 2009 consid. 3.5).  

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della 

pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente 

per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l'autore dal 

compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica 

del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge 

federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 

4; sentenze del TF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 

consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2). La legge ha, così, 

codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni 

che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; 127 

IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia 

soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere 

http://links.weblaw.ch/ATF-134-IV-17

- 33 - 

proporzionata alla colpa (sentenze del TF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 

6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 

consid. 2.2; 6B_14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 5.2 e riferimenti).  

3.5 Giusta l’art. 48 lett. e CP, il giudice attenua la pena se questa ha manifestamente 

perso di senso visto il tempo trascorso dal reato e da allora l’autore ha tenuto 

una buona condotta. Questa circostanza attenuante è in ogni caso data se sono 

trascorsi i due terzi del termine di prescrizione dell’azione penale (DTF 132 IV 1 

consid. 6.2). Se attenua la pena, il giudice non è vincolato alla pena minima 

comminata (art. 48a cpv. 1 CP) e può pronunciare una pena di genere diverso 

da quello comminato, ma è vincolato al massimo e al minimo legali di ciascun 

genere di pena (art. 48a cpv. 2 CP). 

3.6 Secondo l’art. 9 DPA, l’art. 68 vCP (ora art. 49 CP) sul concorso di reati o di 

disposizioni penali non si applica alle multe e alle pene da commutazione.  

3.7 Nel caso concreto, A., B. e C. sono stati riconosciuti autori colpevoli di esercizio 

dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria 

autorizzazione, in violazione dell’art. 44 cpv. 2 LFINMA in combinato disposto 

con l’art. 10 vLBVM. Reato, questo, punito con una multa sino a fr. 250'000.--. 

3.8 Per quanto concerne le circostanze oggettive dell’infrazione, questa Corte rileva 

anzitutto che l’attività illecita è durata più di un anno (dal 21 novembre 2011 al 31 

dicembre 2012). Tuttavia, la soglia di fr. 5 miliardi è stata superata in maniera 

esigua, sia nel 2011 che nel 2012. Dal profilo soggettivo, vi è da considerare che 

gli appellanti hanno omesso di svolgere le dovute verifiche per evitare il 

superamento del limite in questione, e questo malgrado la loro lunga esperienza 

nel settore finanziario e i dubbi che erano stati sollevati in merito al calcolo dei 

volumi delle transazioni (v. sopra consid. 1.7.6). 

 Tenuto conto delle predette circostanze, anche la Corte d’appello, così come la 

Corte penale, considera la colpa di A., B. e C. come ancora di lieve entità, 

ritenendo adeguata per ciascuno di loro una pena pecuniaria di base di fr. 

12'000.--.   

3.19 Per quanto attiene alle circostanze personali legate agli autori, si rileva quanto 

segue. 

 A., nel corso dei dibattimenti d’appello, ha dichiarato di essere attualmente senza 

attività lucrativa e di non essere più iscritto all’Albo dei fiduciari del Canton Ticino. 

Egli ha inoltre riferito di possedere ancora un immobile a ZZ. che sarebbe 

ipotecato e in parte di proprietà della moglie. In merito alle sue spese mensili, egli 

- 34 - 

ha dichiarato di vivere dai genitori e di dover pagare solo quelle usuali (cassa 

malati, assicurazioni, ecc.). Per il resto, la sua situazione sarebbe rimasta 

immutata rispetto a quanto accertato dal giudice di prima istanza (v. verbale 

d’interrogatorio di A. del 1° giugno 2022, CAR pag. 7.400.002 - 004). Dall’estratto 

del registro delle esecuzioni figurano, a suo carico, esecuzioni per un importo 

complessivo di fr. 4'186'483.80 (v. CAR pag. 6.400.030 - 032). Dall’estratto del 

casellario giudiziale svizzero risulta una condanna del 16 giugno 2014 per 

infrazione grave alla Legge federale sulla circolazione stradale. Tale condanna 

concerne fatti avvenuti in data 9 marzo 2014 e quindi posteriori a quelli per i quali 

viene qui condannato e non costituisce pertanto un precedente penale (v. CAR 

pag. 6.400.016). 

 B., nel formulario sulla situazione personale e patrimoniale del 25 aprile 2022 ha 

indicato quale professione “imprenditore agricolo professionale” presso “TTT., 

Milano, non ancora operativa”. In sede dibattimentale d’appello, egli ha spiegato 

di avere conseguito un attestato di investitore agricolo professionale e costituito 

da poco una società agricola. Il suo progetto sarebbe quello di acquistare un 

agriturismo per svolgere quest’attività. Ha comunque precisato di essere 

attualmente privo di redditi, ad eccezione di un’entrata di mensili fr. 800.-- che 

egli percepisce quale canone di locazione per un piccolo ufficio a Milano. La 

moglie, di professione giornalista, percepisce invece un reddito mensile netto di 

fr. 3'540.--. B. ha inoltre indicato di possedere una sostanza complessiva di fr. 

2'952'358, di cui fr. 2'012'117 provenienti da Banca HH. in liquidazione. Per il 

resto, la sua situazione sarebbe rimasta invariata rispetto a quanto accertato 

dalla Corte penale (v. formulario sulla situazione personale e patrimoniale del     

25 aprile 2022, CAR pag. 6.302.009 - 011; verbale d’interrogatorio di B. del          

1° giugno 2012, CAR pag. 7.400.013 - 015). Dall’estratto del registro delle 

esecuzioni figurano, a suo carico, esecuzioni per un importo complessivo di         

fr. 18'693.-- (CAR pag. 6.400.028 - 029). Dall’estratto del casellario giudiziale 

svizzero e italiano non risultano precedenti penali a suo carico (v. CAR pag. 

6.400.017; 020 - 22). 

 C. ha dichiarato di essere tuttora disoccupato e di vivere con i risparmi che gli 

sono pervenuti alla fine del procedimento penale concernente Banca HH. Quale 

salario mensile netto della convivente, egli ha indicato un importo di fr. 2'000.--. 

Egli ha inoltre dichiarato di possedere una sostanza di fr. 2'600'000.--, precisando 

di non aver inserito l’importo di fr. 250'000.-- per il presente processo. Per il resto, 

la situazione patrimoniale da lui esposta non differisce da quella accertata in 

prima istanza (v. formulario sulla situazione personale e patrimoniale del              

12 maggio 2022, CAR pag. 3.105.002 - 004; verbale d’interrogatorio di C. del     

1° giugno 2022, CAR pag. 7.400.026 e seg.). Dall’estratto del registro delle 

esecuzioni non figurano, a carico di C., esecuzioni o attestati di carenza beni (v. 

- 35 - 

CAR pag. 6.400.027). Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero e italiano non 

risultano precedenti penali a suo carico (v. CAR pag. 6.400.018; 024 - 26). 

3.10 L’atteggiamento processuale assunto dagli appellanti, pur indicando una certa 

tendenza a non assumersi la responsabilità del proprio agire, deve essere 

considerato in maniera neutra nell’ambito della commisurazione della pena. 

 Nel complesso, le circostanze legate alla persona di A., B. e C. non impongono 

nel caso concreto adeguamenti della pena. Tuttavia, considerato il lungo tempo 

trascorso dai fatti – occorsi fra il 21 novembre 2011 e il 31 dicembre 2012, vale 

a dire più di 10 anni or sono, durata che addirittura eccede quella del termine di 

prescrizione dell’azione penale di sette anni – e la buona condotta tenuta dagli 

imputati da allora, la pena deve essere attenuata in modo considerevole giusta 

l’art. 48 lett. e CP. Nulla muta la condanna per infrazione aggravata alla Legge 

federale sulla circolazione stradale del 2014 nei confronti di A., che come già 

rilevato dalla Corte penale, concerne una tipologia di reato diversa da quella in 

oggetto e si riferisce a un episodio isolato. 

3.11 Infine, questa Corte rileva che tutti e tre gli appellanti dispongono di una cospicua 

sostanza che gli permette senza dubbio di fare fronte al pagamento di una multa.  

3.12 Alla luce di tutto quanto sopra esposto, anche la Corte d’appello considera 

adeguata una multa di fr. 4'500.-- per ciascuno degli appellanti. 

In caso di mancato pagamento della multa per colpa dell’autore, viene ordinata 

una pena detentiva sostitutiva di 3 mesi (art. 10 cpv. 3 e 91 cpv. 1 DPA). 

4. Spese procedurali 

4.1 Quadro normativo 

 Le parti sostengono le spese della procedura di ricorso nella misura in cui 

prevalgono o soccombono nella causa (art. 428 cpv. 1 CPP). Se emana essa 

stessa una nuova decisione, la giurisdizione di ricorso statuisce anche in merito 

alla liquidazione delle spese prevista dalla giurisdizione inferiore (art. 428 cpv. 3 

CPP). 

 Il Tribunale penale federale disciplina in un regolamento il calcolo delle spese 

procedurali, gli emolumenti, le spese ripetibili, le indennità per la difesa d’ufficio, 

per il gratuito patrocinio, per i periti e per i testimoni (art. 73 cpv. 1 LOAP). Gli 

emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della causa, 

del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti e 

- 36 - 

dell’onere della cancelleria (art. 73 cpv. 2 LOAP, cfr. art. 5 Regolamento del 

Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità 

della procedura penale federale [RSPPF, RS 173.713.162]). Gli emolumenti 

variano da un minimo di fr. 200.-- fino a un massimo di fr. 100'000.-- per ognuna 

delle seguenti procedure: procedura preliminare, procedura di primo grado, 

procedura di ricorso (art. 73 cpv. 3 LOAP; cfr. art. 6-7bis RSPPF). 

 Le spese procedurali comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1 

RSPPF). Gli emolumenti sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla 

polizia giudiziaria federale e dal Ministero pubblico della Confederazione nella 

procedura preliminare, dalla Corte penale nella procedura dibattimentale di primo 

grado, dalla Corte d’appello nelle procedure d’appello e di revisione e dalla Corte 

dei reclami penali del Tribunale penale federale nelle procedure di ricorso ai sensi 

dell’articolo 37 LOAP (art. 1 cpv. 2 RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a 

titolo di anticipo dalla Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese 

della difesa d’ufficio e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di 

partecipazione da parte di altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre 

spese analoghe (art. 1 cpv. 3 RSPPF). I disborsi sono fissati a seconda degli 

importi fatturati alla Confederazione o pagati da quest’ultima (art. 9 cpv. 1 

RSPPF). 

4.2 Spese d’istruzione e spese procedurali di prima istanza 

4.2.1 Con sentenza SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 la Corte penale del TPF ha posto 

a carico degli imputati, tenuto conto del loro parziale proscioglimento, le seguenti 

spese procedurali (v. sentenza impugnata, consid. 11.8): 

 - fr. 2'152.--, pari al 40% del totale di fr. 5'380.-- (fr. 3'380.-- quali emolumenti 

del DFF e fr. 2'000.-- per il procedimento di prima istanza), a carico di A.; 

 - fr. 2'164.--, pari al 40% del totale di fr. 5'410.-- (fr. 3'410.-- quali emolumenti 

del DFF e fr. 2'000.-- per il procedimento di prima istanza), a carico di B.; 

 - fr. 2'430.--, pari al 45% del totale di fr. 5'400.-- (fr. 3'400.-- quali emolumenti 

del DFF e 2'000.-- per la procedura di prima istanza), a carico di C.. 

4.2.2 Siccome questa Corte ha confermato la colpevolezza degli appellanti per il reato 

ritenuto in prima istanza, anche la decisione sulle spese procedurali stabilita dal 

primo giudice deve essere confermata (cfr. art. 428 cpv. 3 CPP). Non può essere 

mosso alcun rilievo neppure alla decisione del primo di giudice di compensare le 

spese procedurali con le pretese d’indennizzo in applicazione dell’art. 442 cpv. 4 

CPP, che viene dunque confermata. 

- 37 - 

4.2.3 Per quanto concerne l’emolumento aggiuntivo chiesto dal DFF (v. dichiarazione 

d’appello incidentale, CAR pag. 2.100.015 e seg.; v. anche conteggio delle spese 

sostenute dall’accusa del 1° giugno 2022, CAR pag. 7.300.027), il medesimo non 

può essere riconosciuto. Anche secondo questa Corte, infatti, le spese per la 

rappresentazione dell’accusa sono già incluse negli emolumenti fissati dal DFF 

nelle decisioni penali del 20 dicembre 2019 (v. consid. 11.4 della sentenza 

impugnata), apparendo gli stessi adeguati al caso concreto quali emolumenti di 

istruttoria complessivi. 

4.3 Spese della procedura d’appello  

 Per quanto concerne le spese della presente procedura d’appello, richiamata la 

summenzionata normativa (v. sopra, consid. 4.1), questa Corte ritiene adeguato 

un emolumento complessivo (tassa di giustizia e altri disborsi) di fr. 3'600.--.  

 Considerata la parziale soccombenza del DFF, questa Corte ritiene adeguato di 

porre 2/3 delle spese procedurali a carico dei tre appellanti e 1/3 a carico del 

DFF. Ne segue che le spese della presente procedura d’appello di fr. 3'600.-- 

sono poste a carico di A., B. e C. in ragione di fr. 800.-- ciascuno. 

Le restanti spese della procedura d’appello sono a carico della Confederazione. 

5. Ripetibili 

5.1 Giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, l’imputato ha diritto al risarcimento delle spese 

sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali. 

Le disposizioni previste per la difesa d’ufficio si applicano pure al calcolo 

dell’indennità degli imputati assolti totalmente o parzialmente, alla difesa privata, 

nonché all’accusatore privato che ha vinto una causa, del tutto o in parte, oppure 

a terzi ai sensi dell’articolo 434 CPP (art. 10 RSPPF). Le spese di patrocinio 

comprendono l’onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di 

trasferta, di vitto e di alloggio, nonché le spese postali e telefoniche (art. 11 cpv. 

1 RSPPF). L’onorario è fissato secondo il tempo, comprovato e necessario, 

impiegato dall’avvocato per la causa e necessario alla difesa della parte 

rappresentata. L’indennità oraria ammonta almeno a fr. 200.-- e al massimo a    

fr. 300.-- (art. 12 cpv. 1 RSPPF). Le spese sono rimborsate secondo i costi 

effettivi nei limiti degli importi massimi previsti dalla legge (cfr. art. 13 RSPPF). 

L’imposta sul valore aggiunto (IVA) dovrà pure essere presa in considerazione 

(cfr. art. 14 RSPPF). Nei casi di difficoltà ordinaria (in assenza di circostanze 

straordinarie), l’indennità oraria degli avvocati ammonta, secondo la prassi 

costante della Corte penale e della Corte d'appello del TPF, a fr. 230.-- per la 

- 38 - 

causa, nonché a fr. 200.-- all’ora per le trasferte e i tempi d’attesa (v. decisioni 

del TPF BB.2019.45 del 18.09.2019 consid. 3.1 e SK.2018.47 del 26.04.2019 

consid. 6.1, entrambe con riferimenti; cfr. anche DTF 142 IV 163 consid. 3.1.2). 

5.2 Sempre in considerazione della parziale soccombenza del DFF, il tribunale di 

prima istanza ha accolto le pretese degli appellanti a titolo di indennizzo nella 

misura seguente (v. sentenza impugnata consid. 12.3 - 12.5): 

 - la pretesa a titolo di indennizzo di A. limitatamente a fr. 9'756.--; 

 - la pretesa a titolo di indennizzo di B. limitatamente a fr. 10'642.--; 

 - la pretesa a titolo di indennizzo di C. limitatamente a fr. 12'246.--.  

 Tale decisione appare a questa Corte senz’altro giustificata. Pertanto, anche su 

questo punto, la sentenza di primo grado deve essere confermata. 

5.3 Nell’ambito della presente procedura d’appello, i patrocinatori degli appellanti 

hanno chiesto le seguenti indennità per spese legali: 

 - fr. 8'128.95 (tale somma si compone di un dispendio orario di 18 ore e 55 

minuti alla tariffa oraria di fr. 380.--, spese per fr. 359.42 e IVA al 7.7%; v. nota 

professionale dell’avv. Stauffer, CAR pag. 7.300.028 - 030) 

 - fr. 13'135.95 (tale somma si compone di un dispendio orario di 28.75 ore alla 

tariffa oraria di fr. 400.--, spese per fr. 580.80, trasferte per fr. 116.-- e IVA al 

7.7%; v. nota professionale dell’avv. Pagliuca, CAR pag. 7.300.015 e seg.) 

 - fr. 12'477.50 quale dispendio orario di 54.15 ore per la fase predibattimentale 

alla tariffa oraria di fr. 230.-), fr. 35.- quali spese per la fase predibattimentale, 

fr. 400.- per le trasferte, fr. 100.- quali spese per la fase dibattimentale e un 

importo lasciato aperto quale onorario per la fase dibattimentale (v. nota 

professionale dell’avv. Della Casa, CAR pag. 7.300.025 e seg.) 

Per quanto concerne anzitutto la nota professionale dell’avv. Stauffer (difensore 

di fiducia di A.), questa Corte ritiene che le prestazioni fatturate a titolo di onorari 

e spese siano state correttamente documentate e giustificate. Tuttavia, in casi 

come il presente che non si contraddistinguono per una complessità particolare, 

deve essere applicata la tariffa oraria di fr. 230.-- come da prassi. La retribuzione 

per le prestazioni fatturate dall’avv. Pagliuca a titolo di onorari deve perciò essere 

quantificata in fr. 4'350.83. Considerato anche il totale delle spese di fr. 387.09, 

- 39 - 

a titolo d’indennità ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP vengono pertanto riconosciuti 

complessivi fr. 5'102.74 (IVA inclusa). 

Quanto alla nota professionale presentata dall’avv. Pagliuca (difensore di fiducia 

di B.), la Corte d’appello ritiene che le prestazioni fatturate siano state 

correttamente documentate e giustificate, ad eccezione delle ore indicate per i 

dibattimenti (trasferte comprese). A mente di questa Corte, occorre infatti 

aumentare la durata del dibattimento del 1° giugno 2022 da 6.50 a 8 ore. Non 

vanno invece conteggiate le ore previste per il secondo giorno di dibattimento. 

Inoltre, anche in questo caso la Corte d’appello ritiene corretto applicare la tariffa 

oraria di fr. 230.--. Considerate quindi le spese indicate nella nota d’onorario, ad 

eccezione di quella relativa alle trasferte che è stata ridotta della metà, il totale 

delle spese riconosciute a titolo d’indennità ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP è di      

fr. 6'323.3 (IVA inclusa). 

Per quanto concerne infine la nota d’onorario dell’avv. Della Casa (difensore di 

fiducia di C.), questa Corte ritiene che le ore fatte valere per lo studio degli atti 

d’appello e per la preparazione dell’arringa siano eccessive, motivo per cui viene 

operata una riduzione complessiva di dieci ore per un totale di 44.15 ore 

riconosciute per la fase predibattimentale. In merito agli onorari indicati per i 

dibattimenti del 1° giugno 2022, vengono riconosciute 8 ore complessive. Non 

sono stati invece conteggiati onorari e spese per il secondo giorno di dibattimenti. 

A titolo d’indennità ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, viene quindi riconosciuto un 

importo complessivo di fr. 13'257.30 (IVA inclusa).  

Considerata anche la parziale soccombenza del DFF, questa Corte riconosce gli 

onorari nella misura di 1/3 ciascuno. Pertanto, a A. vengono riconosciute spese 

per ripetibili per un ammontare complessivo di fr. 1'700.90 (IVA inclusa), a B. per 

un ammontare complessivo di fr. 2'107.80 (IVA inclusa) e a C. per un ammontare 

complessivo di fr. 4'419.10 (IVA inclusa), sempre a carico della Confederazione. 

6. Risarcimento equivalente 

6.1 Con sentenza SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 la Corte penale del TPF ha 

condannato B. e C. al pagamento di un risarcimento equivalente alla 

Confederazione di fr. 263'068.--, rispettivamente di fr. 254'492.--.  

6.2 Sia B. che C. si oppongono a tale condanna, chiedendo il dissequestro in loro 

favore degli averi posti sotto sequestro a garanzia dell’esecuzione del 

risarcimento equivalente (v. dichiarazione d’appello di B. del 25 ottobre 2021, 

CAR pag. 1.100.007; dichiarazione d’appello di C. del 25 ottobre 2021, CAR pag. 

1.100.120). 

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 B. chiede che non gli venga comminata alcuna condanna al pagamento di un 

risarcimento equivalente, ritenuto che nel caso concreto sarebbe stato possibile 

confiscare il denaro depositato sui conti della società. In ogni caso, a suo dire, 

sarebbe da considerare quale provento dell’attività illecita unicamente quanto 

maturato quale bonus a seguito del superamento della soglia (v. arringa della 

difesa di B., CAR pag. 7.300.110 e segg.). Tesi, quest’ultima, avanzata anche da 

C., la cui argomentazione si basa principalmente sulla sentenza del TF 

6B_130/2017 (recte: 6B_1304/2017) del 25 giugno 2018 (v. arringa della difesa 

di C., CAR pag. 7.300.142 e segg.). 

6.3 Secondo questa Corte, le critiche mosse da B. e C. riguardo al risarcimento 

equivalente non reggono.  

 In primo luogo, come già illustrato dalla Corte penale (v. consid. 13.1 della 

sentenza impugnata), il giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che 

costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a 

ricompensare l’autore di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla 

persona lesa allo scopo di ripristinare la situazione legale (art. 70 cpv. 1 CP). La 

confisca presuppone un comportamento che adempia i presupposti oggettivi e 

soggettivi di un reato e che sia illecito. Deve inoltre esistere un nesso causale 

tale che l’ottenimento di valori patrimoniali appaia come la conseguenza diretta 

e immediata dell’infrazione commessa. Costituiscono dei valori patri