# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7ffbf601-9075-57e9-b4a3-9fe393a9a224
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-04-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 18.04.2016 17.2015.152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2015-152_2016-04-18.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2015.152

  17.2016.74

  	
  Locarno

  18 aprile 2016/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Orio Filippini, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 10 settembre 2015 da 

 

	
   

  	
  AP 1

   

  rappr. dall' DI 1 

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei
  suoi confronti il 1. settembre 2015 dalla Pretura penale di Bellinzona
  (motivazione scritta intimata il 1. ottobre 2015)

  

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 22 ottobre 2015;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto
che:          A.   A seguito dell’alterco avvenuto la sera del 5
luglio 2014, al Bar __________ di __________, PC 1ha sporto querela, il 16
luglio 2014, nei confronti di AP 1 accusandolo di vie di fatto.

In un secondo tempo, il 2 settembre 2014, AP 1 ha, a sua volta,
querelato PC 1 accusandolo di essersi reso colpevole di vie di fatto e denuncia
mendace. 

 

                                  B.   Il 7 ottobre 2014, il
PP ha emanato un decreto di accusa nei confronti di AP 1 ritenendolo autore
colpevole di 

 

 

lesioni
semplici

per
avere, a __________, in data 5 luglio 2014, colpito intenzionalmente PC 1 con
due pugni al viso, provocandogli la frattura dello zigomo destro, un’emorragia
congiuntivale dell’occhio destro e un ematoma sotto-palpebrale destro, come si
evince dal certificato medico agli atti;

 

e ne ha proposto la condanna alla
pena pecuniaria di 15 (quindici) aliquote giornaliere da fr. 110.- cadauna
(corrispondenti a complessivi fr. 1’650.-), sospesa condizionalmente con un
periodo di prova di 2 anni, oltre che al pagamento di una multa di fr. 100.-
(fissando la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento in 1
giorno). Ha, pure, proposto di rinviare PC 1 al competente foro civile per le
sue pretese di tale natura e di accollare al condannato tasse e spese di
giustizia. 

 

                                  C.   Con sentenza 1° settembre
2015 (intimata il 1° ottobre 2015), statuendo sull’opposizione tempestivamente
interposta dal condannato, il giudice della Pretura penale ha confermato
l’imputazione contenuta nel decreto di accusa, condannandolo a pagare tasse e
spese giudiziarie di complessivi CHF 725.-. Pure confermato è stato il rinvio
dell’accusatore privato al competente foro civile. 

 

                                  D.   Contro tale sentenza,
AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre appello (doc. CARP I).

Dopo avere ricevuto la
motivazione scritta della sentenza, con dichiarazione di appello 22 ottobre
2015, l’appellante ha precisato di impugnare i dispositivi n. 1 e 2 della
sentenza di prime cure, postulando il suo proscioglimento (doc. CARP III).

 

                                  E.   Visto il consenso delle
parti allo svolgimento del procedimento in procedura scritta, la presidente di
questa Corte ha impartito all’appellante un termine di 20 giorni per la
presentazione della motivazione scritta della dichiarazione d’appello (doc.
CARP IX). 

 

                                         Nella
sua motivazione 29 dicembre 2015, AP 1 ha riconfermato integralmente la sua
dichiarazione di appello 22 ottobre ribadendo di aver agito “unicamente
quale reazione ad un attacco da parte del signor PC 1, il quale,
improvvisamente e per primo ha sferrato, per motivi futili (l’occupazione di
uno sgabello al bar) un pugno al ricorrente”. 

                                         Il
7 gennaio 2016 alle parti è stata intimata la citata motivazione ed è stato
assegnato un termine di 20 giorni per la presentazione di osservazioni. 

                                  F.   ll 12 gennaio 2016 il
Procuratore pubblico ha postulato la conferma integrale della sentenza
impugnata evidenziando come dagli atti risulti in maniera inequivocabile che
l’appellante ha sferrato un pugno all’accusatore privato e sottolineando che
non è assolutamente provato, né reso altamente verosimile, che il primo abbia,
cosi come da lui sostenuto, agito per legittima difesa (doc. CARP XII). 

 

                                  G.   La Pretura penale non
ha formulato osservazioni, così come non ne ha formulato l’accusatore privato (doc.
CARP XIII). 

 

 

ritenuto                    1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro
le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento. In particolare, mediante l’appello è possibile censurare le
violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento
e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento
inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

                                         Ai sensi dell’art. 398 cpv. 2
CPP il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir d’examen”,
“umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati, ovvero
con una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti
controversi della sentenza di prime cure. 

 

Principi applicabili
all’accertamento dei fatti

 

                                   2.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Bernasconi e altri, Commentario CPP,
Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 10, n. 24, pag. 49 e ad art. 139, n. 1, pag.
297; Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n.
2, pag. 603; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar,
Zurigo/San Gallo 2013, ad art. 10, n. 5, pag. 22) che, in applicazione
dell’art. 10 cpv. 2 CPP, valuta liberamente, secondo il convincimento che trae
dall’intero procedimento (Bernasconi e altri, op. cit., ad art. 10, n. 15, 16 e
23, pag. 48 e 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 22;
Verniory, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, pag.
70-72; DTF 133 I 33 consid. 2.1; 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; 117
Ia 401 consid. 1c/bb)

 

                                   3.   Il principio della
presunzione d’innocenza - garantito dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e
14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione
del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, STF 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31
consid. 4b). In questi casi - così come ricordato dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il
giudice deve fondarsi sulla situazione più favorevole all’imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c;
STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009
consid. 6.1; sentenze CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3 e
nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid. 3.3;
Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Tophinke,
Basler Kommentar, StPO, vol. 1,
Basilea 2014, ad art. 10, n.
82-83, pag. 193 seg.; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo
2014, ad art. 10, n. 9, pag. 106; Verniory, in op. cit.,
ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag. 73).

 

Risultanze dell’inchiesta

                                       

                                   4.   Dall’inchiesta è
emerso che, la sera del 5 luglio 2014 l’appellante e PC 1 si trovavano al Bar __________
di __________ per guardare la partita dei quarti di finale dei mondiali di
calcio “Brasile 2014” tra Olanda e Costa Rica. 

Verso la fine del secondo
tempo, l’appellante si è recato in bagno e, al suo ritorno, ha trovato il suo
posto occupato dall’accusatore privato.

 

Tra i due nasceva - con tempi e
modalità che sono contestati - un alterco, finito poi alle mani.

 

Contestate sono anche le
conseguenze di tale alterco.

PC 1 - portando a sostegno del
suo dire il certificato allestito il 19 agosto 2014 dal medico cui egli si è rivolto
3 giorni dopo i fatti - sostiene di esserne uscito con “un’emorragia
congiuntivale dell’occhio destro, un ematoma sotto-palpebrale destro ed un
dolore alla palpazione dello zigomo” (cfr, anche, documentazione
fotografica agli atti), zigomo che, poi, da indagini radiologiche effettuate, è
risultato fratturato e per cui è stato previsto “un intervento
chirurgico correttivo” (certificato medico del 19.08.2014, all. 9 ad AI 4).

AP 1 - che contesta che le
lesioni lamentate da PC 1 siano a lui riconducibili - sostiene di essere uscito
dalla lite con un ematoma all’occhio sinistro (all. 2 ad AI 4 pag. 3) e
conforta tale sua affermazione con le dichiarazioni 26 giugno 2015 di __________,
30 giugno 2015 di __________ 30 giugno 2015 di __________.

 

Accertamento dei fatti

 

                                   5.   AP 1 sostiene che,
trovando, al rientro dal bagno, il suo posto occupato, ha chiesto ad PC 1
cortesemente di spostarsi. Questi gli ha, però, risposto in malo modo
dicendogli di “non rompere i coglioni”. A quel punto, vedendo che PC 1
era soltanto appoggiato allo sgabello, egli ha preso lo sgabello in questione e
vi si è seduto sopra “senza farlo cadere e senza arrecargli fastidio”. 

L’appellante afferma, poi, che, mentre guardava tranquillamente la
partita, l’accusatore privato gli ha improvvisamente sferrato un pugno al volto
cui egli ha reagito colpendolo, a sua volta, con uno o due pugni: 

 

“  (…) sono rimasto seduto sullo
sgabello a guardare la partita almeno 3 minuti. Ad un tratto PC 1 senza
preavviso si girava e mi colpiva al volto con un pugno, io a quel punto reagivo
colpendolo a mia volta con uno o due pugni al volto. La colluttazione è durata
pochi secondi poiché i miei amici sono intervenuti a placare gli animi” (all. 2
ad AI4, pag. 2; cfr, anche, all. 3 ad AI4, pag.2).

 

                                   6.   Diversa la versione
dell’accusatore privato, secondo cui è stato AP 1 a picchiare per primo,
addirittura colpendolo, proditoriamente (“di sorpresa”), con un pugno
immediatamente dopo il suo rientro dal bagno: 

 

“  Verso la fine del secondo tempo
della partita notavo che uno sgabello posto davanti al bar era libero, e mi
sono seduto sia per comandare da bere che per vedere meglio la partita. 

Nel giro di pochi
secondi da quando mi sono seduto sentivo una voce dietro di me che diceva “il
posto è occupato! È il mio”. 

Subito
riconoscevo la persona dalla voce, trattavasi del AP 1, e pensavo si rivolgesse
a qualcun altro, il quale senza lasciarmi il tempo di pensare, nè tantomeno di
alzarmi mi colpiva violentemente con un pugno al volto. Dopo aver incassato il
colpo, istintivamente mi alzavo per cercare di difendermi, prima di essere
nuovamente colpito al volto da un secondo pugno del AP 1. Un attimo dopo si è
messo in mezzo un altro cliente del bar per separarci, che mi ha allontanato
dal AP 1” (all. 1 ad AI 4, pag. 2).

 

All’inquirente che, nel successivo interrogatorio, gli chiedeva se
lui aveva colpito AP 1, PC 1 rispondeva in modo evasivo:

 

“  D: Durante la colluttazione, ha
sferrato un pugno a AP 1?

R: Questo non so
dirlo, poiché tutto si è svolto nell’arco di pochi secondi. Può anche darsi
che, nel tentativo di difendermi dall’aggressione, possa averlo colpito.

D: AP 1 a verbale
ha dichiarato che lei (…) gli ha sferrato un pugno. Cosa ha da dire in merito?

R: Rispondo che
durante la colluttazione è possibile che, tentando di difendermi, lo abbia colpito”
(all. 4 ad AI 4, pag. 3 e 4).

 

                                   7.   Valutata
attentamente, la versione dell’accusatore privato non risulta credibile.

 

Prima di tutto, perché essa è già intrinsecamente poco verosimile
nella misura in cui PC 1 pretende di essere stato colpito al volto da AP 1
quando questi era dietro di lui (che, in quel momento, seduto/appoggiato allo
sgabello, stava guardando lo schermo posto sulla parete dietro il bancone):

 

“  sentivo una voce dietro di me
(…) subito riconoscevo la persona della voce, trattavasi del AP 1 (…) il
quale senza lasciarmi il tempo di pensare, nè tantomeno di alzarmi mi colpiva
violentemente con un pugno al volto”. (all. 1 ad AI 4, pag. 2, sott. del red.).

 

Non ha da essere spiegato, infatti, che è praticamente impossibile
che qualcuno colpisca con un pugno un uomo all’occhio e allo zigomo standogli
alle spalle.

 

Ma - soprattutto - la versione dell’AP non è credibile poiché essa
è totalmente sconfessata da quella del teste __________ che, sulle circostanze
in cui ha avuto inizio il litigio, conforta totalmente quella resa dal qui
appellante. Infatti, sentito dagli inquirenti il 10 settembre 2014, il teste ha
dichiarato quanto segue:

 

“  Stavo guardando la partita dei
mondiali, alla mia sinistra era seduto AP 1. Ad un certo punto lui si è alzato
dal proprio posto ed è andato in bagno, poi un’altra persona che non conosco si
è seduta al suo posto. Non posso dire quanto tempo sia passato ma dopo un po’ AP
1 è ritornato dal bagno e vedendo il suo posto occupato diceva senza toni
alterati qualcosa alla persona seduta. Non so cosa gli abbia detto in quanto
stavo seguendo la partita e poiché vi erano molti rumori all’interno del bar.
Un attimo dopo notavo che AP 1 gli sfilava lo sgabello per poi sedersi. Preciso
che l’occupante non è rovinato a terra, non ha reagito e non ha proferito
parola alcuna limitandosi ad allontanarsi in un'altra parte del bar. 

Non posso dire
quanto tempo sia trascorso, ma ad un certo punto ho notato improvvisamente un
tafferuglio alla mia sinistra” (all. 5 ad AI 4, pag. 3). 

Forza è, dunque, accertare che,
sostenendo di essere stato preso a pugni da AP 1 di sorpresa, subito dopo che
questi ha fatto rientro in sala, l’AP ha mentito. 

 

Certo, né __________ né gli altri due testi sentiti hanno visto
chi ha iniziato ad usare le mani:

 

“  (…) non ho visto chiaramente chi ha
iniziato per primo a mettere le mani addosso all’altro” (all. 5 ad AI 4, pag.
3);

 

“  D: ha visto chi ha cominciato la
lite?

R: No, stavo
guardando la partita e non mi sono accorto della lite fino a quando non sono
venuti alle mani” (all. 7 ad AI 4, pag. 2, teste __________);

 

“  al momento che ho potuto vedere
chiaramente la colluttazione c’era già __________ che li divideva e quindi non
posso dire con precisione cosa sia successo” (all. 8 ad AI 4, pag. 2, teste __________).

 

Tuttavia, all’AP - che ha palesemente mentito sulle circostanze di
cui si è appena detto - non può essere concessa nessuna credibilità neppure
laddove egli pretende che a dare il primo pugno fu il qui appellante.

Forza è, dunque, in applicazione dei fondamenti che reggono la
valutazione delle prove e che trovano la loro origine nel principio della
presunzione d’innocenza e in quello dell’in dubio pro reo che da esso
discende, accertare i fatti così come alla versione - costante, lineare , in
sé, verosimile e confortata, per la maggior parte, da quella dei testi sentiti -
di AP 1.

In sintesi, dunque, occorre accertare che è stato PC 1 il primo ad usare i
pugni e a colpire. 

 

                                   8.   È certo - poiché lui
lo ha ammesso - che AP 1 ha risposto a questo pugno con un altro pugno.
Altrettanto certo - nonostante i maldestri tentativi di PC 1 di far credere che
così non è stato (cfr. stralci succitati dell’all. 4 ad AI 4, pag. 3 e 4) -
che, in seguito, fra i due è nata una colluttazione (nel senso che i due si
sono picchiati a vicenda). Pure certo è che la colluttazione è stata sedata
soltanto grazie all’intervento di un avventore che ha separato i due
contendenti. 

Questo è, infatti, quanto riportano - confermando in ciò le
dichiarazioni di AP 1 - tutti i testi:

 

“  (…) AP 1 e l’altra persona (per
intenderci, quella alla quale egli in precedenza aveva sfilato lo sgabello) venivano
reciprocamente alle mani (…) è stato un chiaro dare per (recte: e) ricevere”
(all. 5 ad AI 4, pag. 3);

 

“  ad un certo punto (circa a due metri
dalla mia destra) due clienti venivano alle mani (…) mi sono messo in mezzo a
separare i due” (all. 7 ad AI4, pag. 1);

 

“  (…) notavo due clienti, nella
fattispecie PC 1 e AP 1, mettersi le mani addosso (…) c’era già __________ che
li stava dividendo (…) dopo essere stati separati dal __________, i due hanno
continuato ad insultarsi a vicenda (…)” (all. 8 ad AI 4, pag. 2).

 

L’accertamento secondo cui i due si sono scambiati dei
pugni  (uno, due o più è irrilevante) sino a che __________ è riuscito a
separarli, esclude che si possa sostenere che AP 1 - che, rispondendo al primo
pugno di PC 1, ha fatto uso del suo diritto di legittima difesa - abbia
ecceduto in tale diritto così come ritenuto (sembra a titolo subordinato) dal
giudice di primo grado.

 

Ne segue che l’appellante deve essere prosciolto dall’imputazione
di lesioni semplici (senza che sia necessario accertare se le lesioni lamentate
dall’AP sono effettivamente dovute al/ai pugno/i ricevuto/i durante la
colluttazione di cui trattasi). 

 

Spese

 

                                   9.   Visto l’esito
dell’appello, gli oneri processuali di prima e seconda sede vanno caricati allo
Stato (art. 428 cpv. 3 CPP).

 

Indennità ex art 429 CPP

 

                                10.     Il
7 aprile 2016, il difensore di AP 1 – avv. DI 1 – ha trasmesso a questa Corte
la sua nota professionale, nella quale ha esposto un onorario di fr. 2'187.50 (corrispondente
a 8 ore e 45 min. di lavoro fatturati a fr. 250.- l’ora) e spese pari a fr.
253.-, per un importo totale, comprensivo di IVA, di fr. 2'635.75 (cfr. doc. I
in inc. CARP 17.2016.74).

Le prestazioni esposte nella nota appaiono giustificate e vengono pertanto
integralmente approvate.

Ne discende che, a titolo di indennità giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, lo
Stato va condannato a rifondere a AP 1 - assolto dall’imputazione di lesioni
semplici - l’importo di fr. 2'635.75.

 

 

 

 

Per questi motivi, 

 

 

visti gli
art.                      8, 10, 76 e segg., 80 e segg.,
84, 139, 379 e segg., 398 e segg. e 430 CPP;

                                         15 CP;

32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU
e 14 cpv. 2 patto ONU II;

nonché, sulle spese, art. 428
CPP nonché la LTG,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   L’appello è accolto.

Di conseguenza, la sentenza
impugnata è annullata e AP 1 è assolto dall’imputazione di lesioni semplici cui
al DA 4739/2014. 

 

                                   2.   Le
tasse e le spese giudiziarie di complessivi fr. 725.- (settecentoventicinque)
per il procedimento di primo grado sono poste a carico dello Stato. 

 

                                   3.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr. 
  800.-

-  altri disborsi                            fr. 
  200.-

                                                     fr.
1'000.-

 

sono posti a carico dello
Stato.

 

       4.   A
titolo di indennità giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, lo Stato della
Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà a AP 1 l'importo di fr. 2'635.75.

 

 

                                   5.   Intimazione a:

	
   

  	
   

  

                                         

                                   6.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.