# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d17c83e6-02fb-5857-bd7b-7dbb02b8763d
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-08-31
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 31.08.2015 RR.2015.211
**Docket/Reference:** RR.2015.211
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2015-211_2015-08-31

## Full Text

Assistenza giudiziaria inernazionale in materia penale all'Italia. Detenzione estradizionale. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).;;Assistenza giudiziaria inernazionale in materia penale all'Italia. Detenzione estradizionale. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).;;Assistenza giudiziaria inernazionale in materia penale all'Italia. Detenzione estradizionale. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).;;Assistenza giudiziaria inernazionale in materia penale all'Italia. Detenzione estradizionale. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP).

Sentenza del 31 agosto 2015  
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Nathalie Zufferey Franciolli,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., in detenzione estradizionale presso il carcere giudi-

ziario La Farera, 6965 Cadro, rappresentato dagli avv.ti 

Filippo Ferrari e Sandra Xavier,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Detenzione estradizionale 

 

Decisione di estradizione (art. 55 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2015.211 

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 Fatti: 
 

A. In data 1° luglio 2014, il Giudice per le indagini preliminari (in seguito: GIP) 

presso il Tribunale ordinario di Alessandria ha emesso un'ordinanza di applica-

zione della custodia cautelare in carcere nei confronti di A. segnatamente per il 

reato di bancarotta fraudolenta (art. 216 Legge fallimentare). Secondo l'autorità 

rogante il predetto sarebbe responsabile del fallimento, dichiarato dai tribunali 

di Alessandria e di Asti tra aprile e dicembre 2013, di sette società da lui con-

trollate (B. S.p.A., C. S.r.l., D. S.r.l., E. S.r.l., F. S.r.l., G. S.a.S. e H. S.a.S.) 

operanti principalmente nel settore del gas e delle centrali idroelettriche. I falli-

menti sarebbero stati preceduti da concordati preventivi protrattisi per diversi 

mesi. Dalle indagini svolte dagli inquirenti esteri, nonché dalle relazioni dei cu-

ratori fallimentari e dei commissari nominati in fase di concordato preventivo, 

sarebbe stata appurata l'esistenza di innumerevoli irregolarità contabili e di rei-

terati nonché gravi fatti di distrazione patrimoniale per un ammontare comples-

sivo non inferiore al mezzo miliardo di euro (v. act. 6.2). 

 

 

B. Mediante segnalazione del 18 novembre 2014 SIRENE Italia ha richiesto l'ar-

resto provvisorio in vista di estradizione di A. (v. act. 6.1). 

 

 

C. Il 18 dicembre 2014 il Ministero della Giustizia italiano ha presentato all'Ufficio 

federale di giustizia (di seguito: UFG) una domanda formale di estradizione del 

predetto (v. act. 6.2). 

 

 

D. Il 9 gennaio 2015 l'UFG ha emesso un ordine di arresto ai fini di estradizione 

(v. act. 6.3), arresto intervenuto in data 24 aprile 2015 (v. act. 6.5). Interrogato 

il medesimo giorno dal Procuratore pubblico ticinese, A. ha confermato di es-

sere la persona ricercata dalle autorità italiane, opponendosi altresì alla propria 

estradizione in via semplificata (v. ibidem). 

 

 

E. Interrogato il 29 aprile 2015, l'estradando ha reiterato il proprio rifiuto alla sua 

estradizione semplificata (v. act. 6.7). Il 26 maggio 2015, egli ha presentato le 

proprie osservazioni all'UFG riguardante la domanda di estradizione (v. act. 

6.16). 

 

 

F. Il 5 giugno 2015 il Ministero della giustizia italiano ha trasmesso all'autorità ar-

rogata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di A. datata 4 giu-

gno 2015 emanata dal GIP del Tribunale di Asti, autorità che, in seguito ad un 

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trasferimento di competenza deciso dal GIP del Tribunale di Alessandria, ha 

ripreso il perseguimento dell'estradando (v. act. 6.18).  

 

 

G. La predetta ordinanza del 4 giugno 2015 è stata trasmessa all'estradando, il 

quale ha presentato le proprie osservazioni al riguardo in data 15 giugno 2015 

(v. act. 6.19 e 6.20).  

 

 

H. Mediante decisione del 17 giugno 2015, l'UFG ha concesso l'estradizione di A. 

all'Italia, respingendo nel contempo la richiesta di scarcerazione (act. 6.22). 

 

 

I. Il 16 luglio 2015 A. ha interposto ricorso al Tribunale penale federale avverso la 

predetta decisione, postulando, in via principale, l'annullamento della stessa e 

la sua immediata scarcerazione e, in via subordinata, l'annullamento della de-

cisione con retrocessione degli atti all'UFG affinché proceda ad interpellare l'au-

torità richiedente e la inviti, entro un ragionevole termine, a fornire nuovi ele-

menti a sostegno della propria richiesta (act. 1). 

 

 

J. Invitato ad esprimersi sul suddetto ricorso, l'UFG ha proposto di respingere il 

medesimo e di addossare a quest'ultimo le spese (act. 6). 

 

 

K. Con replica del 10 agosto 2015 il ricorrente ha in sostanza ribadito le conclusioni 

espresse in sede ricorsuale. 

 

Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei loro rispettivi allegati verranno 

riprese, se necessario, nei successivi considerandi di diritto. 

 

 

 

Diritto: 

 

1. In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 AIMP e dell'art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della 

legge federale sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui 

ricorsi contro le decisioni d'estradizione. Interposto entro 30 giorni dalla notifi-

cazione scritta della decisione d'estradizione (art. 50 cpv. 1 e 20 cpv. 3 PA, 

applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP), il ricorso è 

tempestivo. In qualità di estradando il ricorrente è manifestamente legittimato a 

ricorrere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373 consid. 1b e rinvii). 

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In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 LOAP, in relazione con l'art. 48 cpv. 2 AIMP, 

la Corte dei reclami penali è pure competente per statuire sui reclami contro gli 

ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro dieci giorni dalla notifi-

cazione scritta della conferma della detenzione estradizionale (v. art. 48 cpv. 2 

AIMP), il gravame è tempestivo anche su tale punto. La legittimazione ricor-

suale dell'estradando è pacifica. 

 

1.1 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è anzi-

tutto retta dalla CEEstr, entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Repubblica 

italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Protocollo addizio-

nale alla CEEstr del 17 marzo 1978, entrato in vigore per la Repubblica italiana 

il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, nonché, a partire dal 12 di-

cembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicem-

bre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione di applicazione dell'Accordo 

di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS). 

 

1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-

nale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale (cosid-

detto principio di favore), si applica la legge federale sull'assistenza internazio-

nale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla 

relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 

consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 

124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 

1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme in-

ternazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali 

(DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 

 

2. Il ricorrente afferma innanzitutto che l'esposto dei fatti contenuto nella rogatoria 

italiana sarebbe molto confuso. Pur essendo consapevole che la richiesta di 

estradizione non deve essere corredata dei mezzi di prova a carico della per-

sona cui l'estradizione è richiesta, egli sostiene che dall'esposizione del conte-

sto fattuale dovrebbe nondimeno emergere con sufficiente chiarezza il coinvol-

gimento della persona quo ai reati ascrittigli, non bastando al proposito una ge-

nerica descrizione di fatti e circostanze, della cui veridicità e oggettività non vi 

sarebbe traccia. 

 

2.1 Giusta gli art. 12 n. 2 lett. b CEEstr e 28 cpv. 3 lett. a AIMP, la domanda d'e-

stradizione deve essere accompagnata da un esposto dei fatti per i quali l'estra-

dizione è postulata, indicando nella maniera più esatta possibile il tempo e il 

luogo del loro compimento, la loro qualificazione legale e il riferimento alle di-

sposizioni legali loro applicabili (v. anche art. 10 cpv. 2 OAIMP). Ciò deve per-

mettere all'autorità richiesta si verificare che non sussistano condizioni ostative 

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all'assistenza. Il giudice dell'assistenza deve segnatamente poter controllare 

che la condizione della doppia punibilità sia rispettata. L'autorità richiedente non 

è in ogni caso tenuta a fornire prove a sostegno delle sue allegazioni. L'autorità 

rogata non esamina le questioni di fatto, né si pronuncia sulla colpevolezza 

dell'estradando, né procede alla valutazione delle prove; essa è legata all'espo-

sto dei fatti presentato nella domanda, nella misura in cui questa non presenti 

errori manifesti, lacune o contraddizioni immediatamente rilevabili (v. DTF 132 

II 81 consid. 2.1). 

 

2.2 Nella fattispecie, a sostegno della propria domanda, l'autorità richiedente ha 

prodotto due ordinanze di applicazione di misura coercitiva concernenti l'estra-

dando: una del 1° luglio 2014 emanata dal GIP del Tribunale di Alessandria e 

l'altra del 4 giugno 2015 emessa dal GIP del Tribunale di Asti, che ha sostituito 

e ripreso, confermandoli, i fatti contenuti nella prima. Premesso che nella cin-

quantina di pagine di tali ordinanze il giudice espone in maniera dettagliata i fatti 

contestati a A. nonché i motivi che giustificano la misura della custodia cautelare 

in carcere nei suoi confronti, in sostanza, richiamando sinteticamente i fatti 

emersi dall'attività d'indagine, l'autorità italiana afferma che A. sarebbe al ver-

tice, in posizione di totale ed incontrastata autonomia, di un gruppo di società 

operanti principalmente nel settore del gas e delle centrali idroelettriche. Sette 

di tali società sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Alessandria (B. S.p.A.) 

e da quello di Asti (C. S.r.l., D. S.r.l., E. S.r.l., F. S.r.l., G. S.a.S e H. S.a.S) tra 

l'aprile ed il dicembre 2013 mentre una sarebbe in concordato preventivo 

(I. S.p.A.). Il fallimento delle società di persone direttamente riconducibili all'e-

stradando e da lui amministrate in totale esclusività avrebbe comportato anche 

il fallimento di A. come persona fisica. I fallimenti dichiarati dal Tribunale di Asti 

sarebbero stati preceduti da concordati preventivi protrattisi per diversi mesi. 

Sulla base di accertamenti dell'Agenzia delle Dogane e della Guardia di Fi-

nanza, ma soprattutto delle relazioni dei curatori fallimentari e dei commissari 

nominati in sede di concordato preventivo, di una relazione della società di re-

visione J. e di una consulenza tecnica redatta da K. su apposito incarico del 

pubblico ministero, si sarebbe appurata l'esistenza di innumerevoli irregolarità 

contabili e di reiterati e gravi fatti di distrazione patrimoniale per un ammontare 

complessivo non inferiore a mezzo miliardo di euro secondo una stima pruden-

ziale. Attraverso soggetti compiacenti, il ricorrente, prima di essere arrestato in 

Svizzera, avrebbe continuato a gestire operativamente il patrimonio azionario 

costituito da partecipazioni in società ancora in bonis con il chiaro intento di 

trasferire all'estero le sedi decisionali del gruppo in modo da controllarle in prima 

persona, seppur da latitante (v. act. 6.2). Orbene, l'esposto dei fatti così come 

si delinea dai documenti prodotti dall'autorità rogante è largamente sufficiente 

per ossequiare alle norme sopracitate. Esso permette senz'altro di esaminare 

l'adempimento o meno della condizione della doppia punibilità, requisito il cui 

rispetto il ricorrente non sembra invero contestare. Il gravame è in realtà quasi 

esclusivamente incentrato sulla questione dell'esistenza o meno dei gravi indizi 

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di colpevolezza, aspetto che è stato tuttavia ampiamente esaminato addirittura 

da due GIP, quello del Tribunale di Alessandria e quello del Tribunale di Asti, 

entrambi giunti a conclusioni giustificanti la custodia cautelare in carcere del 

ricorrente. Premesso che non tocca al giudice dell'assistenza statuire sul merito 

dell'inchiesta penale estera, non emergendo dagli atti errori, lacune o altre con-

traddizioni evidenti ed immediatamente rilevabili, l'autorità rogata non si può 

scostare dall'esposto dei fatti presentato in rogatoria. Tutte le critiche sollevate 

dall'insorgente all'indirizzo delle ordinanze di cui sopra non palesano incon-

gruenze tali da ostare all'assistenza, né gli atti dell'incarto permettono di avva-

lorare la tesi di una eventuale violazione dell'art. 2 AIMP. In definitiva, sarà com-

pito del giudice del merito italiano statuire su tali aspetti. La censura in questo 

ambito va dunque respinta. 

 

 

3. L'insorgente sostiene di detenere un valido passaporto diplomatico, ciò che co-

stituirebbe motivo di reiezione della domanda di estradizione. Egli sarebbe stato 

accreditato a Bruxelles quale consigliere dell'Ambasciata di Sao Tomé e Prin-

cipe con residenza in Svizzera, circostanza appurata anche dall'UFG. 

 

 Orbene, per godere dell'immunità diplomatica la persona che invoca tale statuto 

deve essere stata accreditata dallo Stato accreditatario come previsto dalla con-

venzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche (RS 0.191.01; sul tema v. anche 

TPF 2007 168 consid. 2.2.6). In concreto, agli atti figura un documento rilasciato 

dalle autorità della Repubblica democratica di Sao Tomé e Principe, il quale 

attesterebbe che A. è stato accreditato, per tale Paese, quale consigliere d'am-

basciata in Belgio, con residenza in Svizzera (v. act. 6.21). A tal proposito, 

l'UFG, nella decisione impugnata, afferma che dal documento di identità diplo-

matico sequestrato al perseguito il giorno del suo arresto, risulterebbe che lo 

stesso è stato rilasciato dal Belgio e che il perseguito sarebbe stato accreditato 

a Bruxelles quale consigliere dell'Ambasciata di Sao Tomé e Principe. L'UFG 

avrebbe provveduto quindi ad interpellare il Dipartimento federale degli affari 

esteri (DFAE) nel merito il quale avrebbe comunicato che nessuna rappresen-

tanza diplomatica consolare di Sao Tomé e Principe sarebbe competente per 

la Svizzera e che detto Stato non sarebbe neppure rappresentato presso l'ONU 

a Ginevra. Neppure la rappresentanza di Sao Tomé e Principe in Belgio sa-

rebbe competente per la Svizzera. Ciò significherebbe che nessuno potrebbe 

essere accreditato presso il Consiglio federale o presso l'ONU a Ginevra a 

nome di tale paese e quindi godere di uno statuto particolare quale rappresen-

tante di questo Stato in Svizzera o presso l'ONU (v. act. 6.22 punto 6.2). Nelle 

sue osservazioni al ricorso, l'UFG ha aggiunto che, da esso interpellato, il DFAE  

avrebbe confermato che il ricorrente non sarebbe registrato in Svizzera quale 

membro di una qualsivoglia missione diplomatica o consolare. Il DFAE avrebbe 

peraltro informato lo Stato estero che Sao Tomé e Principe non sarebbe rap-

- 7 - 
 
 

presentato in Svizzera e che nessuna domanda di accreditamento di un mem-

bro dell'ambasciata di Sao Tomé e Principe a Bruxelles sarebbe stata deposi-

tata presso le competenti autorità svizzere. Il ricorrente non sarebbe quindi ac-

creditato in Svizzera quale diplomatico e non beneficerebbe di uno statuto par-

ticolare (v. act. 6 pag. 5). Ora, se è vero che nell'incarto non figurano purtroppo 

documenti scritti che attestino quanto precede, il ricorrente, da parte sua, non 

ha contestato le affermazioni dell'UFG in questo ambito. Ad ogni modo, questa 

Corte rileva che il ricorrente non ha in ogni caso dimostrato, mediante docu-

mentazione scritta probante, di essere stato accreditato presso la Confedera-

zione elvetica quale agente diplomatico, ragione per cui la censura in questo 

ambito va respinta. 

 

 

4. Secondo il ricorrente, la sua estradizione significherebbe per la Svizzera con-

travvenire ai suoi obblighi internazionali. La sanzione prevista in Italia per lui 

sarebbe notoria (la stampa parlerebbe di 30 anni) e superiore al massimo edit-

tale previsto dal nostro ordinamento giuridico, anche per crimini peggiori. Inol-

tre, le condizioni carcerarie in Italia sarebbero tali da creare un concreto e serio 

rischio di trattamenti contrari alla CEDU e al Patto ONU II. 

 

4.1 L'art. 2 AIMP prevede altresì che la domanda di cooperazione in materia penale 

è segnatamente irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'e-

stero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II (lett. 

a) oppure se esso presenta altre gravi deficienze (lett. d). 

 

4.2 Gli standard minimi di protezione dei diritti individuali derivanti dalla CEDU o dal 

Patto ONU II fanno parte dell'ordine pubblico internazionale. Tra tali diritti figura 

il divieto di tortura nonché di trattamenti crudeli, inumani o degradanti (art. 3 

CEDU e art. 7 Patto ONU II; cfr. anche art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

[RS 0.105], nonché la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e 

delle pene o trattamenti inumani o degradanti del 26 novembre 1987 [RS 

0.106]). Sebbene la CEDU non garantisca il diritto di non essere espulso o 

estradato in quanto tale, quando una decisione di estradizione lede, per le sue 

conseguenze, l'esercizio di un diritto garantito dalla convenzione, essa può, se 

le ripercussioni non sono troppo indirette, mettere in gioco gli obblighi di uno 

Stato contraente sulla base della disposizione corrispondente (DTF 123 II 279 

consid. 2d, 511 consid. 6a, con i rinvii alla giurisprudenza della Corte europea 

dei diritti dell'uomo). La Svizzera veglia a non prestare il suo appoggio sia attra-

verso l'estradizione che attraverso la cosiddetta «altra assistenza» a procedure 

che non garantirebbero alla persona perseguita uno standard di protezione mi-

nima corrispondente a quello offerto dal diritto degli Stati democratici, definito 

in particolare dalla CEDU o dal Patto ONU II, o che si troverebbero in contrasto 

con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico internazionale 

- 8 - 
 
 

(DTF 130 II 217 consid. 8.1; 126 II 324 consid. 4a; 125 II 356 consid. 8a; 123 II 

161 consid. 6a, 511 consid. 5a, 595 consid. 5c; 122 II 140 consid. 5a). Nessuno 

può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortura o un altro genere di 

trattamento o punizione crudele o inumano (art. 25 cpv. 3 Cost.; DTF 133 IV 76 

consid. 4.1, con rinvii). 

 

4.3 Secondo l'art. 37 cpv. 3 AIMP, l'estradizione è negata se lo Stato richiedente 

non offre garanzia che la persona perseguita nello Stato richiedente non sarà 

sottoposta ad un trattamento pregiudizievole per la sua integrità fisica. Il Tribu-

nale federale ha avuto modo di approfondire la problematica delle garanzie di-

plomatiche fornite dallo Stato richiedente quali condizioni per l'estradizione nella 

DTF 134 IV 156. Nella sua analisi, l'Alta Corte ha proceduto ad una suddivisione 

tripartita della casistica legata all'impiego di garanzie. Nella prima categoria fi-

gurano i casi concernenti i Paesi con una provata cultura dello Stato di diritto – 

in particolare i Paesi occidentali –, i quali, dal punto di vista dell'art. 3 CEDU, 

non presentano di regola nessun rischio per le persone perseguite che vi de-

vono essere estradate. In questi casi l'estradizione viene concessa senza pre-

tendere garanzie. Nella seconda categoria sono invece compresi i casi riguar-

danti quegli Stati nei quali vi sono seri rischi che la persona perseguita possa 

subire maltrattamenti proibiti; in tali casi il rischio è contrastato o minimizzato 

mediante garanzie fornite dallo Stato richiedente, in modo che lo stesso ri-

manga solo teorico. Vi è infine una terza categoria, nella quale il rischio di trat-

tamenti contrari ai diritti umani non può, neanche con l'ausilio di garanzie diplo-

matiche, né essere minimizzato né essere reso solamente teorico (v. DTF 134 

IV 156 consid. 6.7). 

 

4.4 Con sentenza 1C_176/2014 del 12 maggio 2014, il Tribunale federale ha evi-

denziato che il problema del sovraffollamento delle carceri italiane, più che cri-

tico, riconosciuto come tale dallo Stato richiedente già impegnato a porvi rime-

dio, non appare sufficiente per declassarlo nella qualifica di Paese al quale non 

si può riconoscere una provata cultura di stato di diritto, perlomeno fintanto che 

tale condizione non si imponga sulla base di una nuova valutazione da parte 

della Corte europea dei diritti dell'uomo. L'Alta Corte ha pertanto ritenuto non 

sussistere seri dubbi che l'Italia, oltre che procedere alle necessarie riforme, si 

adopererà, anche senza richiesta espressa di garanzie formali, ad assicurare 

alle persone perseguite, delle quali chiede l'estradizione dalla Svizzera, condi-

zioni di detenzione rispettose della dignità umana (sentenza 1C_176/2014 con-

sid. 4.4 e 4.5; v. anche sentenza 1C_317/2014 del 27 giugno 2014, consid. 1.3). 

Questo vale anche per il carcere dove il ricorrente sarà carcerato. Quest'ultimo 

del resto non porta nessun elemento concreto che lasci presupporre che l'Italia 

non rispetterà, nei suoi confronti, gli standard minimi imposti dalla CEDU.  

 In base alla precitata giurisprudenza, non vi è del resto alcuna fondata ragione 

per chiedere all'Italia il rilascio di una garanzia formale. Tale censura va quindi 

respinta. 

- 9 - 
 
 

 

4.5 Per quanto riguarda la pena che potrebbe essere inflitta al ricorrente in Italia 

occorre rilevare che le sanzioni alle quali l'autore di un reato si espone all'estero 

non possono essere un criterio per rifiutare l'assistenza a motivo della difesa 

dell'ordine pubblico (v. sentenza del Tribunale federale 1A.118/2004 del 3 ago-

sto 2004, consid. 4.5; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en 

matière pénale, 4a ediz., Berna 2014, pag. 734 n. 710; cfr. anche DTF 118 Ib 

111 consid. 6c). Fatti salvi i casi concernenti trattamenti crudeli, disumani o de-

gradanti, l'autorità richiesta non può rifiutare di cooperare perché ritiene che il 

sistema sanzionatorio dell'autorità richiedente appare troppo severo (DTF 121 

II 296 consid. 4; sentenza del Tribunale federale 1C_111/2007 del 25 maggio 

2007, consid. 2.2; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.44 del 

3 maggio 2007, consid. 5). Nell'ambito di una procedura estradizionale, infatti, 

la Svizzera non deve, di massima, pronunciarsi sulla maniera secondo cui lo 

Stato richiedente applica la sua politica preventiva e repressiva dei reati (sen-

tenza 1A.118/2004 consid. 4.5). Preso atto di quanto precede, occorre aggiun-

gere che il ricorrente non ha fornito nessun elemento concreto, se non mere 

ipotesi provenienti dalla stampa scritta italiana, circa una possibile pena nei suoi 

confronti contraria ai diritti dell'uomo. Anche tale censura va dunque disattesa. 

 

 

5. Il ricorrente censura il non accoglimento da parte dell'UFG della sua richiesta di 

sospensione della procedura estradizionale sino a quando le competenti auto-

rità italiane non avranno statuito in merito ad una domanda di riesame formulata 

dai suoi difensori italiani relativa ai gravi indizi di colpevolezza e alle esigenze 

cautelari. 

 

 Ora, premesso che l'autorità rogante non ha modificato ad oggi la sua domanda 

di assistenza alla Svizzera, quanto intrapreso dai difensori italiani del ricorrente, 

che concerne ancora la questione dell'esistenza o meno dei gravi indizi di col-

pevolezza, punto sul quale questa corte si è già espressa (v. consid. 2.2 supra), 

non può avere alcuna influenza sul normale decorso della presente rogatoria. 

La richiesta di sospensione va dunque respinta. 

 

 

6. L'insorgente chiede di essere immediatamente scarcerato. 

 

6.1 Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può prescindere dall'emettere un 

ordine di arresto in vista d'estradizione segnatamente se la persona perseguita 

verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né comprometterà l'istruzione 

penale. Queste due condizioni sono cumulative; se l'interessato si prevale uni-

camente della realizzazione di una delle stesse non potrà pretendere che si 

rinunci alla detenzione estradizionale (DTF 109 Ib 58 consid. 2). 

 

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6.2 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione estra-

dizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 306 con-

sid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo di negare la 

scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera erano indiscussi (ti-

tolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da diciotto anni, spo-

sato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e otto anni, entrambi di 

nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Ticino), essendo stata ritenuta 

motivo sufficiente la possibilità di una condanna a una pena privativa di libertà 

di lunga durata. Neppure le difficoltà finanziarie in cui l'interessato lasciava la 

moglie e i figli permettevano di considerare che il rischio di fuga fosse a tal punto 

inverosimile da poter essere scongiurato tramite l'adozione di misure sostitutive 

(sentenza 8G.45/2001 del 15 agosto 2001, consid. 3a). Tenuto conto di questa 

giurisprudenza, il Tribunale penale federale ha quindi confermato l'esistenza del 

pericolo di fuga nel caso di una persona perseguita con moglie, due bambini (di 

sette anni e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera (sentenza 

BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esito nel caso di 

una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci anni, con moglie 

e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto anni (sentenza 

BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una persona ininterrot-

tamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli amici più stretti (sen-

tenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In una sentenza del 24 no-

vembre 2009 il Tribunale penale federale ha per contro ordinato la liberazione 

di un uomo di 76 anni residente in Francia accusato negli Stati Uniti di aver 

commesso in quel Paese, nel 1978, atti sessuali con una minorenne, e adottato 

misure sostitutive della detenzione (sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2009.329, parzialmente pubblicata in RStrS - BJP 1/2010 pag. 9). In 

quell'occasione, l'autorità giudicante ha considerato che il pericolo di fuga non 

era così marcato da impedire l'adozione di misure sostitutive della detenzione 

(v. ibidem consid. 6.3). Visto anche che la pena massima rischiata all'estero era 

di due anni di prigione, il Tribunale ha ritenuto che il pagamento di una elevata 

cauzione corrispondente alla metà dei beni patrimoniali dell'estradando, unita-

mente all'utilizzo di un braccialetto elettronico ("Electronic Monitoring"; sull'ap-

plicabilità di questo sistema di sorveglianza v. DTF 136 IV 20), costituivano mi-

sure atte a scongiurare il pericolo di fuga (v. sentenza RR.2009.329 consid. 

6.6.6). Parimenti, il Tribunale federale ha ordinato la liberazione di una donna 

americana di 47 anni residente a Zurigo dal 1955, con stretti legami affettivi e 

professionali in Svizzera. L'Alta Corte ha considerato che le precarie condizioni 

di salute della donna, unitamente al fatto che la stessa, una volta al corrente 

dell'inchiesta penale in Italia e dell'ordine di arresto spiccato nei suoi confronti 

dalle autorità di quel Paese, non abbia intrapreso nulla per lasciare la Svizzera, 

fossero elementi importanti per concludere che il pericolo di fuga era estrema-

mente esiguo. Quest'ultimo è stato in definitiva scongiurato con l'adozione di 

misure sostitutive quali il deposito di una cauzione di fr. 50'000.-- nonché la 

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consegna dei documenti d'identità (v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 

2001, consid. 3c). 

 

6.3 Nel caso concreto, non sono palesemente dati i presupposti per derogare al 

regime restrittivo vigente in materia di detenzione estradizionale e per porre 

quindi il ricorrente in libertà. Cittadino italiano residente in Svizzera con un per-

messo C, il ricorrente non ha dimostrato di avere particolari legami con la Sviz-

zera. Le sue disponibilità finanziarie unitamente alle società situate all'estero 

(Germania e Isola di Man) rendono il pericolo di fuga attuale. Per tacere del 

fatto che egli potrebbe riparare in Belgio facendo valere la sua immunità diplo-

matica. Il pericolo in parola è ulteriormente concretizzato dalla possibile pesante 

pena al quale egli si espone in Italia. Neppure da sottovalutare risulta inoltre il 

pericolo di collusione, dato che l'inchiesta estera è in pieno svolgimento e le 

autorità italiane devono ancora chiarire i vari flussi di denaro legati ai reati falli-

mentari contestati al ricorrente. 

 

6.4 Sulla base dell'incarto non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero di 

ordinare la scarcerazione dell'estradando. In definitiva, sussistendo un reale pe-

ricolo di fuga e di collusione e in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi 

risultati ma meno incisiva nei confronti dell'interessato, il provvedimento impu-

gnato va tutelato. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradando e nemmeno 

di ordinare misure cautelari sostitutive. 

 

 

7. In conclusione, il ricorso è integralmente respinto. Le spese seguono la soc-

combenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa 

del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). 

La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, 

nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emo-

lumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 

173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--, importo coperto dall'an-

ticipo delle spese già versato. 

 

 

- 12 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

 

 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 3000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è coperta 

dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 1° settembre 2015  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv.ti Filippo Ferrari e Sandra Xavier  

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).