# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cbfca5c9-a1b4-56d6-9849-c0b4598be466
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-05-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.05.2024 30.2024.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2024-4_2024-05-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  30.2024.4

   

  cs

  	
  Lugano

  23 maggio 2024   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, cancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 aprile 2024 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 25 marzo 2024 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di rendite AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  RI 1, nato il __________ 1958, ha
inoltrato, il 3 luglio 2023, una domanda di prestazioni di vecchiaia (doc. 1). 

 

                          1.2.  Con decisione del 7 dicembre 2023
la Cassa CO 1 ha posto l’assicurato al beneficio di una rendita AVS dal 1°
gennaio 2024, per un importo di fr. 139 al mese, oltre a tre rendite per i suoi
figli agli studi di fr. 56 al mese (doc. 9-1/3). 

                          1.3.  In data 19 gennaio 2024, tramite il
__________, RI 1 ha inoltrato una dichiarazione di rinuncia alla rendita di
vecchiaia svizzera (doc. 14 – 1/5). Chiamato dalla Cassa a precisare le ragioni
della rinuncia alla prestazione (doc. 15 – 1/1), l’assicurato ha affermato di
voler “mantenere l’iscrizione al Servizio Sanitario nazionale italiano che
dovrebbe essere annullata se percepissi la rendita di vecchiaia svizzera”
(doc. 18 – 1/5). 

 

                          1.4.  Dopo aver sottoposto il caso
all’UFAS (doc. 19 e 20), con decisione del 27 febbraio 2024, confermata dalla
decisione su opposizione del 25 marzo 2024, la Cassa CO 1 ha respinto la
richiesta dell’insorgente. Rammentato il contenuto dell’art. 23 LPGA,
l’amministrazione ha affermato che la rinuncia è in contrasto con l’art. 23
cpv. 2 LPGA poiché “l’opponente intende eludere disposizioni legali
(l’obbligo di affiliazione alla LAMal, derivante appunto dal essere stato posto
al beneficio di una rendita AVS svizzera) arrecando in tal modo pregiudizio
all’assicurazione malattia italiana, poiché quest’ultima dovrebbe farsi carico
di costi che, applicando le regola di coordinamento del diritto europeo,
sottoscritte dalla Svizzera con la firma degli accordi Svizzera – UE,
dovrebbero invece ricadere sul sistema sociale svizzero.” 

 

                          1.5.  RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1,
ha interposto ricorso al TCA contro la predetta decisione su opposizione,
chiedendone l’annullamento e domandando il rinvio degli atti
all’amministrazione “per gli accertamenti del caso, con l’ausilio del
competente istituto italiano teso al ripristino dello status quo ante”
(doc. I).

 

                                  Dopo aver descritto la composizione
della sua famiglia, gli oneri economici a suo carico ed aver indicato le
patologie di cui è affetto, l’insorgente sostiene che, da poco raggiunto il
65esimo anno di età, un conoscente gli avrebbe fornito un cattivo consiglio
mediante il quale gli veniva suggerito di rinunciare alla rendita AVS. Egli si
è così recato presso il __________, che avrebbe omesso di indicare quali
sarebbero state le conseguenze di tale richiesta, ossia che procedendo in tal
senso sarebbe stato automaticamente assoggettato alla LAMal. Egli non sarebbe
neppure stato informato dal suo rappresentante circa il rifiuto da parte della
Cassa malati di annoverarlo tra i propri assicurati a causa dei danni alla
salute di cui è portatore.

                                

                                  L’assicurato afferma che suo
suocero è stato ricoverato proprio il 19 gennaio 2024, quando ha sottoscritto
la richiesta di rinuncia. Quel giorno l’insorgente era particolarmente preoccupato
ed in apprensione viste le numerose patologie di cui era affetto il suocero. In
quella situazione i coniugi __________ si sono affidati senza riserva alcuna ai
servigi prestatigli dal loro rappresentante, specializzato in materia
assicurativa per i rapporti transfrontalieri italo-svizzeri. In un altro
contesto avrebbero agito in maniera diversa, facendo capo ad altre persone. 

 

                                  Il ricorrente sostiene che la sua
intenzione non era quella di eludere delle disposizioni legali arrecando
pregiudizio all’assicurazione malattia italiana e che gli introiti complessivi
sono a malapena sufficienti per far fronte alle spese correnti, alla copertura
del credito ipotecario, nonché al mantenimento dei figli, tutti iscritti
all’università.

 

                                  L’insorgente sostiene infine di
essere incorso in un errore essenziale ai sensi dell’art. 23 e seguenti CO. Se
lui e sua moglie avessero capito quali sarebbero state le conseguenze di quella
decisione suggerita da terze persone, mai avrebbero optato per una simile
rinuncia, dichiarandolo peraltro in forma scritta.

 

                                  L’assicurato ritiene che la
decisione su opposizione impugnata si rivela manifestamente iniqua ed ingiusta,
andando a ledere in modo scioccante i suoi diritti e quelli della propria
famiglia. Del resto la Cassa non avrebbe ritenuto importanti elementi che
necessitavano di essere presi in considerazione. 

                                  La fattispecie deve pertanto
essere trattata quale caso di rigore.  

 

                          1.6.  Con risposta del 24 aprile 2024 la
Cassa ha proposto la reiezione del ricorso rinviando in sostanza al contenuto
della decisione su opposizione (doc. III). 

 

                          1.7.  Dopo aver visionato l’incarto in
data 3 maggio 2024 (cfr. doc. IV), il ricorrente, con replica del 10 maggio
2024 (doc. V), trasmessa alla Cassa per conoscenza il 13 maggio 2024 (doc. VI),
si è riconfermato nelle sue richieste, facendo valere la violazione del suo
diritto di essere sentito.

                                  L’assicurato contesta il rinvio
della Cassa, contenuto nella risposta di causa, alle motivazioni della
decisione su opposizione. Egli rileva che la decisione formale del 27 febbraio
2024 non lo ha aiutato a comprendere quali fossero concretamente i motivi che
configurerebbero una “lesione degli interessi dell’Italia”, non indicati
dall’amministrazione, la quale oltretutto utilizza il condizionale
(potrebbe/rappresenterebbe), ciò che sarebbe inusuale nelle decisioni.

                                  Tanto più che la Cassa indica che
vi sarebbero delle eccezioni che tuttavia non cita.

                                  Secondo il ricorrente
l’amministrazione è venuta meno al proprio obbligo di motivazione.

                                  Del resto non sarebbero i “diritti
dell’Italia” ad essere lesi, bensì, semmai, “gli interessi degni di
protezione di altre persone, di istituzioni assicurative o assistenziali”.
Da questa inesatta formulazione il ricorrente non ha potuto comprendere appieno
il motivo posto alla base della posizione assunta dalla Cassa di compensazione.

 

                                  Inoltre, la successiva decisione
su opposizione è più scarna dal profilo sostanziale, fuorviante nella propria
motivazione e la Cassa avrebbe modificato la propria posizione.

 

                                  Nel parere dell’UFAS figurano due
motivi alternativi per i quali una rinuncia è da ritenersi nulla: se pregiudica
gli interessi degni di protezione di altre persone, istituzioni assicurative o
assistenziali oppure se si propone di eludere le prescrizioni legali. 

                                  La Cassa invece cumula le due
condizioni (“[…] In effetti con essa, l’opponente intende eludere delle
disposizioni legali (l’obbligo di affiliazione alla LAMal, derivante appunto
dal essere (sic!) stato posto al beneficio di una rendita AVS svizzera)
arrecando in tal modo pregiudizio all’assicurazione malattia italiana, poiché
quest’ultima dovrebbe farsi carico di costi che, applicando le regole di
coordinamento del diritto europeo sottoscritte dalla Svizzera con la firma
degli accordi Svizzera-UE, dovrebbero invece ricadere sul sistema sociale
svizzero”).

 

                                  A torto l’amministrazione
sostiene che il ricorrente sia intenzionato ad eludere delle disposizioni
legali e per questo motivo conclude che lo stesso arreca pregiudizio
all’assicurazione malattia italiana.

 

                                  Né la ratio della norma, né il
contenuto del parere dell’UFAS, né la volontà del ricorrente vanno in questo
senso.

 

                                  La Cassa si è limitata a fare
proprio il parere dell’UFAS, senza motivare la decisione e senza confrontarsi
con il caso di specie. Ciò emerge dalla tempistica. Prima di rispondere al
ricorrente la Cassa si è rivolta all’UFAS, per poi riprendere pedissequamente
le parole dell’autorità federale. D’altra parte lo stesso UFAS conclude
affermando che la Cassa “esporrà chiaramente tutte le informazioni
necessarie per permettere all’assicurato di comprendere il motivo del rifiuto
della sua domanda di rinuncia”.

 

                                  La decisione su opposizione
impugnata non è chiara e disattende quanto prescritto dal diritto federale e
dall’UFAS. Già solo per questo motivo il ricorso deve essere accolto.
Altrimenti si andrebbe contro al principio della proporzionalità.

 

                                  Nel merito l’insorgente rimanda
integralmente al contenuto del ricorso, rilevando che lui e sua moglie sono
incorsi in un errore essenziale. La perfetta buona fede del ricorrente è data.
Mai vi è stata intenzione di eludere il sistema a discapito di interessi degni
di protezione di altre persone, istituzioni assicurative o assistenziali.

 

                                  Del resto dal profilo meramente
oggettivo la soluzione che si è configurata è pregiudizievole dal profilo
economico non solo per l’assicurato ma per tutto il nucleo famigliare. Inoltre
l’assicurato con la decisione presa dalla Cassa non andrebbe ad interrompere o
sospendere le prestazioni erogate dall’Italia. Una competenza italiana
sussisterebbe in ogni caso e non arrecherebbe un ulteriore pregiudizio o a
ledere gli interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni
assicurative o assistenziali.

 

                                  L’assicurato, se veramente fosse
stato messo a conoscenza delle conseguenze esiziali della decisione (peraltro a
lui consigliata da terze persone), mai avrebbe accettato di mettere in
difficoltà in questo modo la propria famiglia e, in ultima analisi, sé stesso.

 

                                  Per questo l’insorgente chiede
che la presente fattispecie venga trattata quale caso di rigore. 

 

considerato                 in diritto

 

                                  in ordine

 

                          2.1.  In sede di replica il ricorrente fa
valere una violazione del suo diritto di essere sentito per i motivi ampiamente
descritti al consid. 1.7.

 

                                  Per l'art. 29 cpv.
2 Cost. fed., le parti hanno diritto di essere sentite. Tale diritto ha
valenza formale. La sua violazione conduce di massima, indipendentemente dalla
fondatezza delle censure di merito, all'accoglimento del ricorso e all'annullamento
della decisione impugnata (DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17 con rinvio alla DTF
137 I 195 consid. 2.2 pag. 197; STF 9C_569/2020 del 4 gennaio 2022, consid. 3)).
Il diritto di essere sentito serve da un lato all'accertamento dei fatti e da
un altro lato comprende la facoltà per l'interessato di esprimersi prima della
resa di una decisione, che interviene a modificare la posizione giuridica dell'interessato,
segnatamente se il provvedimento si rivela sfavorevole nei suoi confronti. Egli
ha diritto di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti
rilevanti, di esigerne l'assunzione (partecipando alla stessa) e di potersi
esprimere sulle relative risultanze. Il diritto di essere sentito, quale
diritto di cooperare alla procedura comprende tutte le facoltà che devono
essere concesse a una parte, in modo tale che essa in una procedura possa
difendere efficacemente la sua tesi. Perché ciò possa essere realizzato, la
parte ha anche il diritto di essere informata previamente e in maniera adeguata
dall'autorità sulla procedura per quanto attiene alle tappe decisive per il
giudizio. Non è possibile in maniera generale e astratta stabilire in quale
misura si estende questo diritto, ma occorre soppesare le circostanze concrete
(DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17; 135 II
286 consid. 5.1 pag. 293; 135 I 279 consid. 2.3 pag. 282; DTF 132 V 368 consid. 3.1 pag. 370 e sentenze ivi citate).

 

Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo
per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da
un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le
ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del
provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di
permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione
medesima. 

Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad
influire sulla decisione (STF 9C_569/2020 del 4 gennaio 2022, consid. 3; STF U
397/05 del 24 gennaio 2007 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2). 

 

                          2.2.  Preliminarmente
va rammentato che la decisione su opposizione sostituisce la prima
decisione e diventa, in caso di ricorso, oggetto del litigio (STF 9C_663/2021
del 6 novembre 2022, consid. 2, non pubblicato in DTF 149 V 2, con rinvio alla
STF 9C_777/2013 del 13 febbraio 2014, consid. 5.2.1; cfr. anche STF 8C_273/2022
dell’8 febbraio 2023, consid. 3.1 in fine con rinvio alla DTF 142 V 337,
consid. 3.2.1. in fine).

 

                                  In
concreto, con la decisione su opposizione impugnata del 25 marzo 2024, la
Cassa, dopo aver citato l’art. 23 del regolamento CE 883/2004, il principio
secondo il quale una persona beneficiaria di una rendita AVS è tenuta ad
affiliarsi presso una cassa malati svizzera ed aver rilevato che con la
concessione della prestazione di vecchiaia l’insorgente deve affiliarsi alla
LAMal, ha esaminato se il ricorrente può rinunciare alla rendita di vecchiaia.

 

                                  Citato
il contenuto dell’art. 23 LPGA, l’amministrazione ha stabilito che:

 

" (…) Dalla
documentazione agli atti emerge chiaramente che la rinuncia alla prestazione
AVS svizzera è in contrasto con il disposto legale di cui all’articolo 23 cpv.
2 LPGA. In effetti con essa, l’opponente intende eludere delle disposizioni
legali (l’obbligo d’affiliazione alla LAMal, derivante appunto dal essere stato
posto al beneficio di una rendita dell’AVS svizzera) arrecando in tal modo
pregiudizio all’assicurazione malattia italiana, poiché quest’ultima dovrebbe
farsi carico di costi che, applicando le regole di coordinamento del diritto
europeo, sottoscritta dalla Svizzera con la firma degli accordi Svizzera – Ue,
dovrebbero invece ricadere sul sistema sociale svizzero” (doc. A)

 

                                  È vero
che nella decisione su opposizione impugnata non figura più l’indicazione,
contenuta nella decisione formale, secondo cui l’Italia ha dichiarato di non
volere che la Svizzera ammetta delle rinunce a rendite di vecchiaia se ciò va a
scapito dell’assicurazione sanitaria in Italia e che l’ammissione della
rinuncia nel caso di specie non può essere accolta poiché rappresenterebbe una
lesione degli interessi dell’Italia.

 

                                  Tuttavia,
la decisione su opposizione impugnata non è carente di motivazione e contiene
tutti gli elementi necessari per comprendere le ragioni per le quali la
rinuncia alla prestazione di vecchiaia non è stata ammessa dalla Cassa.
L’amministrazione, con riferimento all’art. 23 LPGA, ha chiaramente stabilito
che con la rinuncia l’insorgente “intende eludere delle disposizioni
legali (l’obbligo d’affiliazione alla LAMal, derivante appunto dal essere stato
posto al beneficio di una rendita dell’AVS svizzera) arrecando in tal modo
pregiudizio all’assicurazione malattia italiana, poiché quest’ultima dovrebbe
farsi carico di costi che, applicando le regole di coordinamento del diritto
europeo, sottoscritta dalla Svizzera con la firma degli accordi Svizzera – Ue,
dovrebbero invece ricadere sul sistema sociale svizzero”.

                                  L’insorgente ha compreso il
contenuto della decisione su opposizione impugnata, tant’è che, per il tramite
di una legale, ha interposto un ricorso al TCA, tramite il quale ha
puntualmente contestato il provvedimento amministrativo.

 

                                  Ne segue che non vi è alcuna
violazione del diritto di essere sentito del ricorrente.

 

                                  Del resto, l’assicurato, innanzi a
questo Tribunale, ha preso visione dell’intero incarto prodotto dalla Cassa ed
ha trasmesso una replica con la quale ha potuto nuovamente contestare l’agire
dell’amministrazione.

 

                                  A questo proposito va rammentato
che, come emerge dalla STF 8C_482/2018 del 26 novembre 2018
consid. 4.4.2, una violazione non particolarmente grave del diritto di
essere sentito può essere eccezionalmente sanata, quando la persona interessata
ha la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso, che valuta
liberamente la censura presentata dal ricorrente, ossia nel caso specifico un
tribunale, che può esaminare liberamente sia l'accertamento (e l'apprezzamento)
dei fatti sia l'applicazione del diritto (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa pag. 437;
STF 9C_401/2023 del 5 gennaio 2024, consid. 3.1.2). Si può prescindere da un
rinvio della causa all'autorità precedente persino in caso di grave violazione
del diritto di essere sentito: una tale eventualità si realizza se
l’annullamento della decisione viziata comporterebbe un inutile formalismo e in
definitiva una tale soluzione condurrebbe a ritardi superflui, i quali non sarebbero
compatibili con l'(equivalente) interesse della parte di essere sentita nell'ambito
di una celere trattazione della procedura di merito (DTF 142 II 218 consid.
2.8.1; DTF 133 I 201 consid. 2.2; STF 8C_842/2016 del 18 maggio 2017 consid.
3.1 con riferimenti). Giova comunque ricordare che il principio di celerità
(art. 52 cpv. 2 e 61 lett. a LPGA), caposaldo della procedura delle
assicurazioni sociali, non è preminente e tale da porre in secondo piano il
diritto di essere sentito e l'obbligo di chiarire i fatti con la necessaria
diligenza (STF 8C_433/2018 del 14 agosto 2018 consid. 5.1 e STF 8C_210/2013 del
10 luglio 2013 consid. 3.2.1 con riferimenti).

 

                                  In
concreto, questo Tribunale dispone di un pieno potere di esame (cfr. anche STF
8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio
inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento
della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).

                                  Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso. 

 

                                  nel merito

 

                          2.3.  Oggetto del contendere è sapere se
a giusta ragione la Cassa di compensazione ha negato al ricorrente di potere
rinunciare alla percezione della rendita di vecchiaia svizzera.

 

                          2.4.  Il tema posto in discussione
dinanzi a questo Tribunale non è nuovo. Questa Corte si è già chinata su fattispecie
analoghe, da ultimo con la STCA 30.2021.22 del 14 marzo 2022.

 

                          2.5.  Per l’art. 18 cpv. 1 LAVS hanno
diritto alle rendite di vecchiaia e superstiti, conformemente alle disposizioni
che seguono, i cittadini svizzeri, gli stranieri e gli apolidi.

 

                                  Secondo l'art. 18 cpv. 2 LAVS,
gli stranieri come pure i loro superstiti che non possiedono la cittadinanza
svizzera hanno diritto alla rendita solo fintanto che hanno il loro domicilio e
la loro dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera. Ogni persona per cui venga
erogata una rendita deve adempiere personalmente tale esigenza. Sono salve le
disposizioni speciali di diritto federale relative allo statuto dei rifugiati e
degli apolidi e le convenzioni internazionali contrarie, in particolare quelle
concluse con Stati la cui legislazione accorda ai cittadini svizzeri e ai loro
superstiti vantaggi pressappoco equivalenti a quelli della presente legge.

 

                                  L'art. 21 cpv. 1 LAVS, nel tenore
in vigore dal 1° gennaio 2024, prevede che le persone che hanno compiuto i 65
anni (età di riferimento) hanno diritto a una rendita di vecchiaia senza
riduzioni né supplementi.

 

                                  Il capoverso 2 stabilisce che il
diritto alla rendita nasce il primo giorno del mese successivo al
raggiungimento dell’età di riferimento. Si estingue con la morte dell’avente
diritto.

 

                                  Riguardo all'esercizio del
diritto, l'art. 67 cpv. 1 OAVS dispone che il diritto alla rendita o
all'assegno per grandi invalidi deve essere fatto valere presentando alla cassa
di compensazione competente giusta gli art. 122 e seguenti, un modulo di
richiesta debitamente riempito. Sono legittimati alla richiesta il richiedente
e, per lui, il suo rappresentante legale, il coniuge, i genitori o i nonni, i
figli o gli abbiatici, i fratelli e sorelle come pure i terzi o l'autorità che
possono domandare il versamento della rendita nelle loro mani.

                          2.6.  In concreto l’insorgente, nato nel
1958, cittadino italiano, al beneficio di una pensione italiana erogata dall’__________
dal 2019 (cfr. doc. I e ricorso, pag. 4 punto 3), il 3 luglio 2023 ha inoltrato
una richiesta per l’ottenimento di una rendita di vecchiaia.

                                  

                                  Dopo aver ricevuto la decisione
del 7 dicembre 2023 con cui la Cassa lo ha posto al beneficio di una rendita
AVS, dal 1° gennaio 2024, di un importo di fr. 139 al mese, oltre a tre rendite
per i suoi figli agli studi di fr. 56 al mese, con scritti del 19 gennaio 2024
e del 30 gennaio 2024 ha dichiarato di voler rinunciare alla rendita di
vecchiaia “in quanto desidero mantenere l’iscrizione al Servizio
Sanitario nazionale italiano che dovrebbe essere annullata se percepissi la
rendita di vecchiaia svizzera” (doc. 18 – 1/5; sul tema cfr. la sentenza
9C_263/2021 del 24 gennaio 2022).

 

                                  Nella
fattispecie, trattandosi di una vertenza che presenta elementi di carattere
transfrontaliero, il caso deve essere deciso non solo sulla base delle norme di
diritto interno svizzero, bensì pure alla luce delle norme dell’Accordo del 21
giugno 1999 sulla libera circolazione delle persone tra la Confederazione
Svizzera da una parte e la Comunità europea ed i suoi Stati membri dall’altra
(ALC; RS 0.142.112.681) e dei regolamenti cui rinvia (cfr. anche sentenza
9C_593/2013 del 3 aprile 2014, pubblicata in DTF 140 V 98).

 

                                  A
questo proposito va rammentato che una decisione del Comitato misto del 31
marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il contenuto dell’Allegato II all’ALC
con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo che le Parti applicheranno tra di
loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del
29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale,
modificato dal Regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 16 settembre 2009 (sentenza 9C_593/2013 del 3 aprile 2014,
consid. 5.2, pubblicata in DTF 140 V 98). 

                                  

                                  Questi
regolamenti sono stati modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012
pag. 4) in vigore per la Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 e 345; RS
0831.109.268.1; cfr. B. Kahil-Wolff, “Le Réglement UE 465/2012, la nouvelle
Convention Suisse-US et d’autres développements en termes d’assujettissement
aux assurances sociales in SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF 8C_273/2015 del 12
agosto 2015 consid. 3.1).

 

                                  Il titolo II del regolamento CE
n. 883/2004 contiene le regole generali per determinare la legislazione
applicabile.

 

                                  L’art. 11 cpv. 1 del regolamento
CE n. 883/2004 pone il principio dell’unicità del diritto applicabile secondo
cui le persone a cui è applicabile il regolamento sono soggette alla
legislazione di un solo Stato membro.

 

                                  Di principio, le persone che,
come il ricorrente, non esercitano un’attività lucrativa salariata o non
salariata (o non adempiono una delle altre condizioni previste dall’art. 11
cpv. 1 lett. da b a d del regolamento CE n. 883/2004) sono soggette alla
legislazione del luogo di residenza (art. 11 cpv. 3 lett. e regolamento
CE n. 883/2004; cfr. sentenza 9C_263/2021 del 24 gennaio 2022,
consid. 5.1.1). 

                                  Le regole di
carattere generale che figurano nel titolo II del regolamento si applicano
tuttavia solo se le disposizioni particolari relative alle differenti categorie
di prestazioni che costituiscono il titolo III del regolamento non vi apportano
alcuna deroga (sentenza 9C_263/2021 del 24 gennaio 2022,
consid. 5.1.1 con rinvio alla DTF 146 V 290, consid. 3.1 e alla DTF 144 V 127,
consid. 6.3.2.1).

 

                                  A questo proposito
il titolo III del regolamento CE n. 883/2004 contiene delle regole di conflitto
per situazioni speciali per categorie particolari del sistema di sicurezza
sociale (art. da 17 a 35), per quanto concerne le prestazioni di malattia,
maternità e paternità. L’applicazione delle regole di conflitto del regolamento
CE n. 883/2004 è obbligatoria per gli Stati membri. Esse formano un sistema di
regole che ha lo scopo di sottrarre ai legislatori nazionali il potere di
determinare l’estensione e le condizioni d’applicazione della loro legislazione
nazionale per quanto concerne le persone che vi sono soggette e per quanto
concerne il territorio all’interno del quale le disposizioni nazionali
producono i loro effetti (sentenza 9C_263/2021 del 24
gennaio 2022, consid. 5.1.2 con rinvio alla DTF 146 V 290, consid. 3.2, alla DTF
146 V 152 consid. 4.2.3.1. e alla DTF 144 V 127, consid. 4.2.3.1).

                                  Gli art. 23 e
seguenti del regolamento CE n. 883/2004 prevedono delle norme di
coordinamento del diritto comunitario nel senso testé descritto per quanto
concerne il diritto alle prestazioni in natura in caso di malattia dei titolari
di pensioni e dei membri della loro famiglia (DTF 144 V 127, consid. 4.2.2.2);
per i pensionati definiscono anche a titolo pregiudiziale le regole applicabili
per quanto riguarda l’obbligo assicurativo (cfr. sentenza 9C_263/2021
del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3 con riferimento a Eugster, SBVR, 3a edizione
2016, pag. 443, n. 116 e DTF 146 V 290, consid. 3.3.2).

 

                                  Secondo l’art. 23
del regolamento CE n. 883/2004 chiunque riceva una pensione o pensioni
ai sensi della legislazione di due o più Stati membri, uno dei quali sia lo
Stato membro di residenza, e abbia diritto a prestazioni in natura secondo la
legislazione di tale Stato membro, beneficia con i familiari di tali
prestazioni dall’istituzione del luogo di residenza e a spese della medesima,
come se avesse diritto alla pensione soltanto ai sensi della legislazione di
tale Stato membro. 

 

                                  L’art. 24 del regolamento
CE n. 883/2004 regola la situazione nella quale i titolari di pensione non
hanno un diritto originario alle prestazioni in natura in caso di malattia
nello Stato di residenza, a causa della mancanza di un rapporto sufficiente con
il sistema di rendita dello Stato di residenza (sentenza 9C_263/2021
del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3).

 

                                  Quando viene
percepita solo una rendita l’assunzione dei costi della prestazione in caso di
malattia incombe all’istituzione competente dello Stato che eroga la rendita. I
pensionati hanno allora diritto all’aiuto reciproco che ha quale scopo di
facilitare l’accesso alle cure e alle prestazioni in natura nei confronti dello
Stato di residenza (sentenza 9C_263/2021 del 24 gennaio
2022, consid. 5.1.3 con rinvio alla DTF 144 V 217).

 

                                  Da quanto sopra
risulta che il diritto europeo stabilisce una distinzione tra le persone a
beneficio di una pensione, a dipendenza se esse dispongono o meno di un diritto
originario alle prestazioni in natura in caso di malattia nello Stato di
residenza, che dipende lui stesso dall’esistenza di un rapporto sufficiente con
il sistema delle pensioni di questo Stato (sentenza 9C_263/2021
del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3). 

 

                                  Il legislatore
svizzero ha preso in considerazione questa differenza emanando l’art. 2 cpv. 1
lett. e OAMal, per il quale non sono soggetti all’obbligo di assicurazione le
persone che non hanno diritto a una rendita svizzera ma hanno diritto a una
rendita di uno Stato membro dell’Unione europea in virtù dell’Accordo sulla
libera circolazione delle persone e del relativo allegato II o a una rendita
islandese o norvegese in virtù dell’Accordo AELS, del relativo allegato K e
dell’appendice 2 dell’allegato K (sentenza 9C_263/2021
del 24 gennaio 2022, consid. 5.1.3). 

 

                                  Ne segue che
l’assegnazione di una rendita AVS al ricorrente, già titolare di una rendita di
uno Stato dell’Unione Europea, comporta un collegamento al sistema delle
rendite dello Stato di residenza, ossia la Svizzera, da cui deriva l’obbligo di
assicurarsi nel nostro Paese contro il rischio della malattia e l’esclusione
dall’aiuto internazionale in materia di prestazioni (sentenza 9C_263/2021 del 24 gennaio 2022, consid. 5.2). 

 

                          2.7.  Il ricorrente chiede
tuttavia di poter rinunciare alla rendita di vecchiaia svizzera.

 

                                  Per quanto
riguarda la rinuncia ad una rendita, va ricordato che per l'art. 23 cpv. 1 LPGA
l'avente diritto può rinunciare a prestazioni assicurative. La rinuncia può
essere revocata in qualsiasi momento con effetto per il futuro. La rinuncia e
la revoca esigono la forma scritta. La rinuncia e la revoca sono nulle se
pregiudicano gli interessi degni di protezione di altre persone, di istituzioni
assicurative o assistenziali oppure se si propongono di eludere le prescrizioni
legali (art. 23 cpv. 2 LPGA). A norma dell'art. 23 cpv. 3 LPGA, l'assicuratore
deve confermare per scritto all'avente diritto la rinuncia e la revoca. Nella
conferma occorre stabilire l'oggetto, l'ampiezza e le conseguenze della
rinuncia e della revoca.

 

                                  Per il N. 1040 DR (versione
francese, stato 1.1.2024), di principio si può rinunciare a prestazioni
dell'AVS o dell'AI. La rinuncia è nulla se è pregiudizievole per gli interessi
di altre persone, di istituti assicurativi (compresi quelli dell'AVS o dell'AI)
o d'assistenza o quando tendono ad eludere disposizioni legali (cfr. art. 23
cpv. 2 LPGA).

 

                                  Ai sensi del marginale 1041 DR
(versione francese, stato 1.1.2024), la domanda di rinuncia deve
essere inoltrata per iscritto dall’avente diritto alle prestazioni. La domanda
di un avente diritto sposato deve essere firmata anche dal suo coniuge. Se i
coniugi vivono separati in seguito a una decisione giudiziaria, la firma del
coniuge non è necessaria, salvo se oltre alla rendita principale sono versate
anche rendite completive o per figli.

 

                                  Se non è possibile ottenere la
firma del coniuge, ad esempio se il suo domicilio non è noto o se rifiuta di
firmare oppure l’avente diritto alle prestazioni non vuole sottoporgli la
domanda, la domanda di rinuncia non può essere esaminata, poiché non si può
escludere che siano pregiudicati gli interessi di terzi (ossia del coniuge)
secondo l’articolo 23 capoverso 2 LPGA. La domanda di rinuncia va pertanto
respinta (marginale 1042 DR; versione francese, stato 1.1.2024).

 

                                  Secondo il N. 1043 DR (versione
francese, stato 1.1.2024), l'avente diritto non può far valere una rinuncia
retroattivamente, ma solo per prestazioni future, riservate le eccezioni di cui
ai marginali 6017 e 6021.

 

                                  Le domande di rinuncia a
prestazioni di regola vanno sottoposte all'UFAS assieme all'incarto, ad
eccezione dei casi in cui la moglie (anche durante il periodo
dell'anticipazione) rinuncia alla propria rendita di vecchiaia a favore della
rendita completiva più elevata del marito o in caso di revoca e di rinuncia ad
una rendita AVS anticipata in caso di erogazione di una rendita AI (marginali
6017 e 6021). Le casse di compensazione possono trattare questi casi
direttamente (N. 1044 DR; versione francese, stato 1.1.2024).

 

                                  L'ammissione o il rifiuto della
rinuncia deve fare oggetto di una decisione. La persona che rinuncia alla
rendita deve essere informata sulle conseguenze del suo atto (N. 1045 DR; (versione
francese, stato 1.1.2024).

 

                                  Per il N. 1046 DR (versione
francese, stato 1.1.2024) è possibile revocare la rinuncia in qualsiasi
momento. In caso di revoca, però, le prestazioni possono essere versate solo
per il futuro. Sono esclusi pagamenti di arretrati per il periodo antecedente
la revoca.

 

                          2.8.  La giurisprudenza ha
confermato che una rinuncia deve avvenire per iscritto. Una rinuncia per atti
concludenti, come sotto l'egida del diritto precedente (DTF 116 V 273 consid.
4; DTF 108 V 84 consid. 3a) non è più possibile (DTF 135 V 106
consid. 6.2.3; 137 V 394 consid. 4.2). Per giungere alle sue conclusioni l’Alta
Corte si è fondata anche sul parere di Ghislaine Frésard-Fellay in: HAVE 5/2002
“De la renonciation aux prestations d'assurance sociale”, pag. 335 e
seguenti, la quale ritiene che la semplice omissione della richiesta non
costituisce una rinuncia giusta l'art. 23 LPGA. Nel suo articolo, l'autrice
specifica inoltre le condizioni della rinuncia (op. cit., pag. 337 segg.).

 

                                  Con sentenza
pubblicata in DTF 129 V 1 il Tribunale federale, prima dell'entrata in vigore
della LPGA, ha esaminato le condizioni per la rinuncia a prestazioni
assicurative, mantenendo anche sotto l'imperio delle disposizioni della 10a
revisione dell'AVS la giurisprudenza secondo la quale è possibile rinunciare a
prestazioni dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti o
dell'assicurazione per l'invalidità soltanto eccezionalmente e nella misura in
cui l'avente diritto abbia un interesse degno di protezione e la rinuncia non
leda gli interessi di altre persone o istituzioni coinvolte (comprese l'AVS e
l'AI; cfr. anche la pronunzia H 152/02 del 18 dicembre 2002 e sentenza H
212/03 dell'8 ottobre 2003).

 

                                  Con sentenza
8C_495/2008 dell'11 marzo 2009, l'Alta Corte ha ricordato che prima dell'entrata
in vigore della LPGA, in assenza di norme legali specifiche, la giurisprudenza
aveva codificato la possibilità della rinuncia a prestazioni (consid. 2.1.2) e
anche nella sentenza 9C_576/2010 del 26 aprile 2011 il TF ha ripreso i principi
esposti nella summenzionata DTF 129 V 1 (consid. 4.3.2).

 

                                  A proposito dell'applicazione
dell'art. 23 cpv. 2 LPGA la nostra Massima istanza, in una sentenza del 20
aprile 2007 (I 714/06), ha confermato la DTF 129 V 1, secondo cui la rinuncia
ad una prestazione assicurativa è permessa soltanto se essa non elude le
prescrizioni legali. Una elusione delle prescrizioni legali si ha, per esempio,
se con la rinuncia al proprio diritto alla rendita di vecchiaia si vorrebbe
ottenere la continuazione del pagamento della rendita completiva del coniuge,
di importo maggiore (cfr. consid. 4.2).

 

                                  Con sentenza
9C_174/2008 del 2 aprile 2008 il Tribunale federale si è pronunciato sul caso
di un'assicurata alla quale l'Ufficio invalidità per gli assicurati all'estero
ha attribuito una rendita intera d'invalidità dal 1° luglio 2004. Il Tribunale
amministrativo federale ha respinto il ricorso dell'assicurata che chiedeva di
non attribuirle una rendita AI. L'interessata ha proposto la medesima censura
davanti al Tribunale federale. La nostra Massima istanza, nella misura in cui
era ricevibile, l'ha respinta, considerando che tenuto conto dell'integrale
perdita di lavoro, giustamente l'assicurata aveva diritto ad una rendita intera
di invalidità. Infine, correttamente le autorità giudiziarie inferiori hanno
negato le condizioni per la rinuncia a questa rendita. La ricorrente, da tanti
anni senza attività lucrativa, ed il cui tentativo per ottenere una rendita
tedesca per la diminuzione dell'attività è stata respinta crescendo in
giudicato, per la sua occupazione in X. percepiva da un'istituzione delle
prestazioni mensili per assicurarle il fabbisogno vitale. Per questi motivi, ha
concluso il TF, deve essere assegnata all'assicurata la rendita svizzera di
invalidità di sua spettanza. Una rinuncia alla rendita AI pregiudicherebbe gli
interessi degni di protezione di istituzioni assicurative o assistenziali e
quindi non è ammessa (consid. 4).

 

                                  Come
rammenta un giudizio del 2 settembre 2013 reso dal Tribunale cantonale delle
Assicurazioni del Canton Vallese, in merito ad una cittadina del Belgio che
intendeva rinunciare alla rendita e citata nella STCA 30.2015.2 del 4 maggio
2015:

 

" (…) L'article 23 du règlement 883/2004 (CE) relatif au droit aux
prestations en nature en vertu de la législation de l'Etat membre de résidence
dispose que la personne qui perçoit une pension ou des pensions en vertu de la
législation de deux ou plusieurs États membres, dont l'un est l'Etat membre de
résidence, et qui a droit aux prestations en nature en vertu de la législation
de cet Etat membre, bénéficie, tout comme les membres de sa famille, de ces
prestations en nature servies par et pour le compte de l'institution
du lieu de résidence, comme si l'intéressé n'avait droit à la pension qu'en
vertu de la législation de cet Etat membre.

(…).

… la renonciation à des prestations était nulle
si elle était préjudiciable aux intérêts d'autres personnes, d'institutions
d'assurance ou d'assistance ou si elle tendait à éluder des dispositions légales (art. 23 al 2 LPGA). Or, en
l'occurrence, il est vraisemblable que la demande de renonciation présentée par

l'assurée est préjudiciable à la Sécurité sociale
belge (laquelle serait dés lors tenue de financer les prestations de maladie
dont pourrait bénéficier), même si cette dernière est disposée à assurer
l'Intéressée, et surtout iI est évident que cette requête élude la disposition
claire de l'article 3 alinéa 1 LAMal qui impose l'obligation

de s'assurer pour les soins en cas de maladie à
toute personne domiciliée en Suisse (au sens des articles 23 à 26 CC: cf. art.
1 OAMal), quelle que soit sa nationalité, les exceptions concernant certaines
catégories de personnes, notamment les employés d'organisations internationales
(art 3 al. 2 LAMal et 2 OAMal), n'étant pas applicables dans le présent cas.

D'autre part, l'article 23 du règlement 883/2004
(CE) ainsi que la prise de position de l'OFAS du 11 septembre 2012 dans un cas
similaire confirment le bien-fondé de la décision entreprise en ce sens qu'ils
imposent à la personne au bénéfice d'une rente du pays dans lequel elle est domiciliée
de s'assurer dans ledit pays pour le risque maladie, indépendamment du montant
de la rente versée par l'Etat de résidence et même si elle perçoit une rente
plus élevée d'un Etat tiers, ce qui est le cas en l'occurrence. (…)"

 

                          2.9.  Nel caso di specie la richiesta del
ricorrente non può essere accolta (cfr. anche STCA 30.2021.22 del
14 marzo 2022, 30.2016.20 del 17 maggio 2016, 30.2015.2 del 4 maggio
2015 e 30.2011.24 del 23 novembre 2011), poiché non sono dati i
presupposti materiali della rinuncia, come d’altra parte ha evidenziato l’UFAS
nella sua presa di posizione del 14 febbraio 2024 (doc. 20 – 1/3), dove ha
affermato:

 

" (…)
L’Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l’UE (ALC) prevede
l’applicazione del regolamento (UE) 883/2004 nel quale è disciplinato il
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (cfr. Allegato II dell’ALC). Le
norme di coordinamento dell’UE prevedono un’ampia assimilazione di circostanze
(cfr. art. 5 del regolamento [UE] 883/2004). Ciò comporta che, quando viene
inoltrata una richiesta di rinuncia a rendite svizzere, è necessario verificare
se gli interessi delle istituzioni assicurative degli Stati dell’UE coinvolte
da questa rinuncia siano eventualmente pregiudicati.

Il 7 luglio 2023, il signor RI 1, cittadino italiano nato il __________
1958 e arrivato in Svizzera il __________ 1997, ha inoltrato una richiesta di
rendita di vecchiaia. Con decisione del 7 dicembre 2023, la vostra cassa gli ha
così riconosciuto il diritto a tale prestazione con effetto dal 1° gennaio 2024
e per un importo di 139 franchi mensili. Insieme alla rendita di vecchiaia, il
signor RI 1 ha anche diritto a tre rendite per figlio di un importo di 56
franchi ciascuna.

Con lettera del 30 gennaio 2024, il signor RI 1 ha dichiarato di
voler rinunciare alla rendita di vecchiaia AVS. Quale motivazione della sua
decisione, l’assicurato ha affermato che la percezione di questa prestazione
comporterebbe la perdita della copertura sanitaria garantitagli dall’Italia e
lo costringerebbe ad assicurarsi in Svizzera per il rischio malattia.

L’art. 3 della legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal)
pone l’obbligo per tutte le persone domiciliate in Svizzera di assicurarsi per
le cure medico-sanitarie. L’ordinanza sull’assicurazione malattie (OAMal)
precisa da parte sua quali sono le categorie di persone esonerate dall’obbligo
assicurativo.

Conformemente all’art. 2 cpv. 1 lett. e OAMal, le persone che non
hanno diritto a una rendita svizzera ma hanno diritto a una rendita di uno
Stato membro dell’Unione europea in virtù dell’ALC e del relativo allegato II
sono esentate dall’obbligo d’assicurazione anche se sono domiciliate in
Svizzera.

Nel quadro delle prestazioni per malattia, l’art. 23 del
Regolamento (CE) 883/2004 prevede che, se una persona riceve simultaneamente
delle pensioni dallo Stato di residenza e da un altro Stato membro dell’UE, il
diritto alle prestazioni dello Stato di residenza è prioritario in rapporto a
quelle dell’altro Stato. Nel caso in cui, a causa di una rinuncia, una rendita
non è più versata dallo Stato di residenza, automaticamente avviene un
trasferimento di competenza per la copertura dell’assicurazione malattie allo
Stato che continua a versare la rendita di vecchiaia. Una rinuncia alla rendita
di vecchiaia svizzera potrebbe inoltre avere un’incidenza sul diritto alla
rendita di vecchiaia per lo Stato che continua a versarla. La rinuncia del
signor RI 1 alla sua rendita di vecchiaia svizzera potrebbe dunque pregiudicare
gli interessi dell’assicurazione malattie e dell’assicurazione delle pensioni
italiane. 

Il caso della domanda di rinuncia del signor RI 1 corrisponde
fondamentalmente alla situazione che abbiamo già trattato in diversi casi che
ci avete segnalato (…). Sul medesimo tema, il Tribunale cantonale delle assicurazioni
del cantone Ticino ha già avuto modo di confermare la legittimità della non
accettazione della rinuncia alla rendita di vecchiaia svizzera a motivo del
fatto che gli interessi dell’assicurazione malattie italiana sarebbero lesi
qualora la rinuncia fosse accettata (giudizio N. 30.2021.22 del 14 marzo 2022).
Dopo questo giudizio, i successivi casi riguardanti assicurati italiani che si
trovavano nella medesima situazione trattata dal tribunale e domandavano di
rinunciare alla loro rendita di vecchiaia per non vedersi obbligati ad
affiliarsi all’assicurazione delle malattie svizzera sono stati da noi
sistematicamente respinti.

Inoltre, l’Italia ha ormai dichiarato chiaramente di non volere
che la Svizzera ammetta delle rinunce a delle rendite di vecchiaia se ciò va a
discapito dell’assicurazione sanitaria in Italia. L’ammissione della rinuncia
per il caso del signor RI 1 non potrebbe quindi essere giustificata in alcun
modo poiché rappresenterebbe una lesione degli interessi dell’Italia. Possiamo
dunque così concludere che, dal momento in cui una persona di nazionalità
italiana, domiciliata e avente la dimora abituale in Svizzera, beneficia di una
rendita AVS, essa non può più essere assicurata presso l’assicurazione malattia
sociale italiana e deve, in principio, essere assicurata secondo la LAMal.

Nel presente caso, la non accettazione della rinuncia alla rendita
di vecchiaia svizzera si giustifica anche per il fatto che, con la soppressione
della rendita di vecchiaia, anche le tre rendite per figli si estinguerebbero,
comportando di conseguenza la privazione di un sostentamento (seppure minimo)
che l’assicurazione sociale destina precisamente ai figli di una persona che ha
raggiunto l’età di pensionamento.

Vogliate perciò respingere la domanda di rinuncia alla rendita di
vecchiaia AVS del signor RI 1 tramite una decisione su opposizione che esporrà
chiaramente tutte le informazioni necessarie per permettere all’assicurato di
comprendere il motivo del rifiuto della sua domanda di rinuncia (cfr. N. 1006
Circulaire sur le contentieux dans l’AVS, l’AI, les ARG et le PC).”

 

                                  Va ancora qui rammentato che nella
già citata STCA 30.2021.22 del 14 marzo 2022, relativa al
medesimo argomento, era stato riportato anche il seguente passaggio della
risposta dell’UFAS:

 

" (…) Interpellate
a proposito degli eventuali effetti sui loro interessi delle rinunce alle
rendite di vecchiaia svizzere, fino agli inizi del 2021 le autorità italiane
avevano espresso l’esigenza di verificare questo genere di richieste caso per
caso. Questa prassi, che implicava che ciascuna persona che domandava di
rinunciare alla sua rendita AVS doveva ottenere una liberatoria senza
condizioni dalle autorità italiane competenti, ora non è più valida.

Infatti, dal 22 marzo 2021 le autorità italiane, tramite la
Commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale, ci hanno trasmesso una presa di posizione ufficiale secondo la quale
l’Italia non può in nessun caso -  e indipendentemente dallo Stato membro in
cui è emanata – accettare qualsiasi domanda di rinuncia a prestazioni che abbia
come fine il sottrarsi all’obbligo di assoggettamento all’assicurazione
malattia del Paese di domicilio. Questa nuova prassi prevede dunque che
qualsiasi domanda di rinuncia a prestazioni sia sistematicamente rifiutata
escludendo a priori qualsiasi contatto delle persone che domandano la rinuncia
con gli organi di collegamento e le istituzioni italiane. (…)”

 

Al riguardo, il Tribunale rammenta che quale
condizione affinché la rinuncia e la revoca di prestazioni non siano nulle,
occorre che esse non pregiudichino gli interessi degni di protezione di altre
persone rispettivamente di istituzioni assicurative o assistenziali o che non
intendano eludere le prescrizioni legali. 

 

                                  In concreto il
ricorrente, essendo domiciliato in Svizzera ed al beneficio di una rendita AVS,
come già ricordato nelle sentenze 30.2021.22 del 14 marzo 2022, 30.2016.20
del 17 maggio 2016, 30.2015.2 del 4 maggio 2015 e 30.2011.24 del 23 novembre
2011, sia in virtù del domicilio in Svizzera (art. 3 LAMal), sia per il fatto
che oltre ad esservi domiciliato percepisce (anche) una rendita di vecchiaia
svizzera (art. 23 del regolamento [CEE] 883/2008; cfr. sentenza
30.2015.2 del 4 maggio 2015, consid. 2.9 con tutti i riferimenti; cfr., prima
del 1° aprile 2012: art. 27 regolamento [CEE] 1408/71), deve essere affiliato
contro le malattie nel nostro Paese (cfr. anche sentenza 9C_263/2021 del 24
gennaio 2022, consid. 5.1 e 5.2), indipendentemente dalla circostanza che la
rendita AVS è esigua.

 

                                  Per cui, come nei
citati casi 30.2021.22 del 14 marzo 2022, 30.2016.20 del 17 maggio 2016,
30.2015.2 del 4 maggio 2015 e 30.2011.24 del 23 novembre 2011, anche in
concreto questo Tribunale cantonale delle assicurazioni deve concludere che la
rinuncia alla percezione della rendita di vecchiaia svizzera da parte del
ricorrente comporterebbe l’assenza dell’obbligo d'assicurazione in Svizzera
nonostante l'assicurato vi sia domiciliato ed in questo modo, sfuggendo
al principio di solidarietà insito nella LAMal, verrebbero eluse
manifestamente le normative legali summenzionate, secondo le quali un
assicurato titolare sia di una rendita svizzera sia di una rendita di uno Stato
membro, è soggetto all'obbligo assicurativo nel luogo di residenza e quindi ad
una cassa malati svizzera (cfr. anche, e contrario, l’art. 2 cpv. 1
lett. e OAMal).

 

                                  Inoltre, nella
fattispecie è esplicita la volontà del ricorrente di rinunciare alla percezione
della rendita di vecchiaia svizzera per mantenere l’iscrizione al Servizio
Sanitario nazionale italiano (doc. 18/1-5). 

 

                                  Così facendo egli
pregiudicherebbe gli interessi degni di protezione del sistema sociale
italiano, gravando sulle sue finanze, segnatamente quelle dell’assistenza
sanitaria nazionale.

 

                                  Per cui entrambe le
condizioni alternative dell’art. 23 cpv. 2 LPGA per ritenere nulla una rinuncia
sono adempiute. 

 

                                  A questo proposito la
circostanza sollevata dall’insorgente in sede di replica, secondo cui la Cassa
avrebbe applicato le condizioni per la rinuncia di cui all’art. 23 cpv. 2 LPGA
cumulativamente e non alternativamente, non gli è di nessun aiuto. 

                                  Al contrario. Accertato che
l’amministrazione ha ritenuto adempiute entrambe le condizioni, allorché
l’adempimento di una sola è sufficiente per considerare nulla la rinuncia, la
censura dell’assicurato si rivela inconferente.

 

                                  Stanti così le cose, la
dichiarazione dell'assicurato di rinunciare alla rendita AVS non può essere
ammessa e come tale è nulla, essendo essa espressamente intesa a “mantenere l’iscrizione
al Servizio Sanitario nazionale italiano”.

 

                                  Del resto, il ricorso appare
contraddittorio poiché l’insorgente sostiene di aver commesso un errore
essenziale consistente nel non essere stato consapevole delle conseguenze della
sottoscrizione della richiesta di rinuncia alla rendita AVS del 19 gennaio
2024, poi confermata il 30 gennaio 2024 (cfr. pag. da 5 a 7 del ricorso). 

                                  Ora, se, come sostenuto
dall’assicurato, la richiesta di rinunciare alla rendita AVS fosse viziata da
un errore essenziale (sul tema cfr. la STCA 36.2022.10 del 25 aprile 2022,
consid. 2.6 e seguenti), e, come da lui preteso, fosse da annullare, la
conseguenza sarebbe proprio quella contenuta nella decisione su opposizione qui
impugnata, ossia di continuare a vedersi erogare la rendita AVS.

 

                                  L’assicurato non sostiene invece che
l’errore (essenziale) sia consistito nella sottoscrizione della domanda di
rendita AVS del 23 luglio 2023. Del resto, oltre ad aver firmato la richiesta, nelle
settimane successive si è pure preoccupato di accertare, anche tramite la
moglie, l’avvenuta ricezione del formulario ed ha trasmesso i certificati di
frequenza delle università per ottenere anche le rendite per i tre figli (cfr.
doc. 2 e seguenti).

                                  

                                  Va poi rammentato che secondo la giurisprudenza una rinuncia deve avvenire per iscritto. Una rinuncia
per atti concludenti, come sotto l'egida del diritto precedente (DTF 116
V 273 consid. 4; DTF 108 V 84 consid. 3a) non è più possibile
(DTF 135 V 106 consid. 6.2.3; 137 V 394 consid. 4.2). 

                                  Per cui il
ricorrente non avrebbe potuto semplicemente non chiedere la prestazione cui
aveva diritto.

 

                                  Quanto al fatto che, a suo dire,
le casse malati non lo assicurerebbero a causa delle sue patologie, basti qui
rammentare che gli assicuratori LAMal devono assicurare tutte le persone tenute
all’obbligo assicurativo, indipendentemente dall’età e dalle malattie
pregresse, senza alcuna riserva (cfr. art. 4 LAMal e art. 5 lett. i LVAMal).

 

                                  L’insorgente fa
infine valere genericamente la sua buona fede, senza tuttavia indicare quale
informazione errata avrebbe fornito la Cassa o quale omissione avrebbe commesso
l’amministrazione (cfr. per le condizioni la STF 9C_29/2022 del 6 dicembre 2022
consid. 4.2) e chiede di poter essere trattato quale “caso di rigore”,
senza tuttavia far riferimento ad alcuna norma o giurisprudenza che gli permetterebbe
di sfuggire al percepimento della rendita di vecchiaia sulla base di una tale
clausola.

 

                                  Va ancora qui
evidenziato che se l’interessato ritiene di non essere in grado di pagare i
premi dell’assicurazione malattie, può chiedere al competente Ufficio cantonale
di essere posto al beneficio della riduzione dei premi (RIPAM). L’autorità
cantonale, dopo aver ricevuto la sua domanda, emetterà una decisione tramite la
quale stabilità se e in quale misura il diritto al sussidio può essere
riconosciuto.

                                  

                                  Alla luce di tutto
quanto sopra esposto, il ricorso va respinto.

 

                        2.10.  L’art. 61 lett. fbis LPGA prevede che per le
controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la
singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il
tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento
temerario o sconsiderato. 

 

                                  Trattandosi di prestazioni AVS
non è stato previsto di prelevare le spese. 

                                  

                                  Sul tema cfr. anche STF
9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF 9C_368/2021 del 2 giugno 2022; SVR 2022
KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022); STF 9C_394/2021 del 3 gennaio
2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares Bernasconi, Actualités du TF,
8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les tribunaux cantonaux
des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022
pag. 107).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti