# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 99550f39-0c81-5683-8c6d-7009c740f5ab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 20.08.2003 INC.2003.13102
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-13102_2003-08-20.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.13102

  INC.2003.13103

  INC.2003.13104

  	
  Lugano

  20 agosto 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sui reclami presentati

  
						

 

 

	
   

  	
  il 10 giugno 2003 da

   

  __________

  entrambi rappr. dall’avv. __________

   

   

  l’11 giugno 2003 da

   

  __________

  rappr. dall’avv. __________

   

   

  il 12 giugno 2003 dalla

   

  Banca __________

  rappr. dall’avv. __________

   

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 4 giugno 2003
  della Procuratrice pubblica __________, che ha disposto il dissequestro
  dell’importo di FRS 25'643.45, a favore dell’avv. __________ (rappr.
  dall’avv. __________), nell’ambito del procedimento condotto contro
  quest’ultimo per ripetuta appropriazione indebita (art. 138 cifra 1 e 2 CPS),
  sub. amministrazione infedele (art. 158 CPS);

  

 

 

viste le osservazioni 20 giugno
2003 dell’accusato (presentate per il tramite del patrocinatore) e della
Procuratrice pubblica, concludenti per la reiezione dei reclami;

 

visto l’incarto MP __________ e
altri;

 

ritenuto

 

in fatto:

 

 

A.

 

L’avv. __________ è stato tratto
in arresto il 5 marzo 2003 e nei suoi confronti è stata promossa accusa per
titolo di ripetuta appropriazione indebita, sub. amministrazione infedele.
Questo giudice ne ha confermato l’arresto il giorno successivo, con contestuale
intimazione dell’accusa per i reati sopra indicati. Con nota a verbale 21 marzo
2003, la magistrata inquirente ha esteso l’accusa all’appropriazione indebita
aggravata, ciò con riferimento alle malversazioni commesse dall’avv. __________
nell’adempimento della funzione di pubblico notaio.

L’inchiesta ha permesso di
accertare che l’accusato, sostanzialmente reo confesso sui fatti, in veste di
avvocato e notaio, si è appropriato di complessivi circa 5 milioni di FRS di pertinenza
dei suoi clienti (cfr. verbale ricapitolativo di interrogatorio PP del
16.6.2003).

In data 21 marzo 2003 l’accusato
è stato posto in libertà provvisoria.

 

 

B.

 

Con ordine di perquisizione e
sequestro 5 marzo 2003 a tutti gli istituti bancari del Cantone Ticino, la
magistrata inquirente, tra altri averi, aveva posto sotto sequestro il conto
corrente n. __________ presso __________, intestato all’avv. __________ (AI
__________ dell’inc. MP). Con decisione 28 aprile 2003, notificata al
patrocinatore dell’accusato, la Procuratrice pubblica ha mantenuto sotto
sequestro il saldo presente sul conto suddetto, che in data 31 marzo 2003 era
di FRS 25'711.-, ciò in vista di “un quantomeno parziale risarcimento delle
pretese di parte civile” (AI __________ dell’inc. MP).

Dando seguito a richiesta 27
maggio 2003 dell’accusato (AI __________ dell’inc. MP), la magistrata
inquirente, con decisione 4 giugno 2003 (AI __________ dell’inc. MP), ha
provveduto a dissequestrare a favore dell’accusato stesso l’importo di FRS
25'643.45 depositato sul conto sopra menzionato. La Procuratrice pubblica ha
motivato il dissequestro con il fatto che l’importo in questione non risulta
essere provento di reato, ma dipendente dall’accredito sul conto bloccato del
saldo di tre parcelle notarili emesse in precedenza dal notaio __________ e che
il mantenimento del sequestro a titolo di risarcimento compensatorio ex art. 59
cifra 2 CPS impedirebbe il reinserimento sociale dell’accusato. Nella sua
decisione la magistrata inquirente evidenzia che l’avv. __________ (istante)
“motiva la richiesta di dissequestro asserendo di necessitare (del)la somma
richiesta per far fronte al proprio sostentamento, non avendo più potuto
espletare la propria attività professionale di avvocato e notaio dopo la concessione
della libertà provvisoria” e che “dagli atti d’inchiesta non risultano altre
fonti di reddito regolari nel tempo, oltre a quella lavorativa, che permettano
all’istante di sopperire al proprio fabbisogno”.

 

 

C.

 

Con i reclami in discussione, le
parti civili __________ e __________, __________ e Banca __________ postulano
la revoca dell’ordine di dissequestro. 

Banca __________ rileva che
l’importo dissequestrato costituisce un surrogato del provento del reato,
trattandosi, a suo dire, di importi ritornati sul conto sul quale è avvenuta
l’appropriazione di cui è accusato l’avv. __________. Comunque la magistrata
inquirente non potrebbe sostituirsi al giudice del merito nella valutazione
delle condizioni di applicazione dell’art. 59 cpv. 2 CPS, per privare i
danneggiati della possibilità di ottenere un risarcimento compensatorio.

Le altre due parti civili
reclamanti contestano poi che sia provato che il sequestro in oggetto (e meglio
il corrispondente risarcimento compensatorio) pregiudichi il reinserimento
sociale dell’accusato: l’accusato può ancora esercitare attività di consulenza
giuridica e di rappresentanza di clienti in vertenze non soggette al monopolio
sancito dalla Lavv __________ e non è stato oggetto di debita verifica da parte
della magistrata inquirente in ordine alle sue entrate ricorrenti ed al suo
fabbisogno __________.

 

 

D.

 

Nelle proprie osservazioni la
Procuratrice pubblica chiede che i reclami siano respinti.

La magistrata inquirente mette in
primo luogo in dubbio la legittimazione di __________ ad interporre reclamo,
non avendo egli a tutt’oggi dimostrato di aver patito un danno concreto. 

Per quanto attiene al merito dei
reclami, la Procuratrice pubblica rileva che l’importo dissequestrato non è un
surrogato del provento del reato, in quanto la relazione oggetto del
dissequestro non è il conto clienti oggetto delle malversazioni dell’accusato.
Sarebbe inoltre compito dell’autorità inquirente e requirente verificare
costantemente in corso d’inchiesta il perdurare dei requisiti che giustificano
il mantenimento della misura del sequestro.

Secondo la Procuratrice pubblica
il dissequestro dell’importo di FRS 25'643.45 non appare poi sproporzionato
rispetto all’attuale situazione personale e professionale dell’accusato, che
avendo trascorso alcune settimane in detenzione preventiva, ha avuto un
influsso negativo sulla sua attività, ed ha quantificato nei suoi verbali di
avere un fabbisogno mensile personale di FRS 5'000.- / 10'000.- e per le spese
relative allo Studio legale di circa FRS 15'000.- mensili. La tutela delle
pretese delle parti civili non deve dunque, a suo dire, in ogni caso impedire
all’accusato di reinserirsi socialmente.

 

 

E.

 

Con le proprie osservazioni il
patrocinatore dell’accusato rileva che nell’interrogatorio del 16 giugno 2003
il suo patrocinato “ha precisato che attualmente non dispone di fonti di
reddito regolari e che gli immobili di sua proprietà nulla mutano a tale stato
di fatto”. Egli aggiunge che “i canoni di locazione inerenti gli appartamenti
di tre immobili vengono versati all’Ufficio esecuzioni e fallimenti a seguito
dell’avvio di procedure esecutive da parte di alcuni creditori ipotecari,
mentre quelli relativi al quarto immobile servono integralmente per far fronte
alle spese della società proprietaria, in particolare per il pagamento delle
spese correnti, degli interessi ipotecari e degli ammortamenti”. La decisione
impugnata avrebbe dunque, a suo dire, tenuto in debita considerazione “oltre le
potenzialità di guadagno” del suo assistito “in relazione all’attività
professionale sinora svolta, anche le sue entrate ricorrenti e il proprio
fabbisogno”. 

Chiede quindi che i reclami siano
respinti.

 

 

F.

 

Delle altre parti civili (non
reclamanti), solo __________ ha presentato osservazioni, associandosi ai reclami.

 

 

Delle altre allegazioni e/o
argomentazioni delle parti si dirà, se necessario, nei considerandi che
seguono.

 

 

Considerato

 

 

 

in diritto:

 

 

1.

 

I reclamanti si sono costituiti
parte civile nel procedimento a carico dell’accusato. La magistrata inquirente
ha loro riconosciuto la veste di parte civile, intimando loro la decisione
impugnata (v. AI __________ dell’inc. MP). I reclamanti sono dunque certamente
legittimati ad interporre reclamo.

 

 

2.

 

I principi generali in materia di
perquisizione sequestro, quali misure cautelari, sebbene noti ai patrocinatori
delle parti ed alla Procuratrice pubblica, sono ricordati qui di seguito.

 

In diritto,
l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale di ordinare il sequestro di
tutti gli oggetti che possono avere importanza per l’istruzione del processo,
alternativamente o cumulativamente come mezzi di prova o in quanto passibili di
confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro, per la sua qualità di
provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare
gli oggetti di cui sopra al dispiegamento della procedura e quindi alle
necessità dell’istruzione preliminare, alle decisioni del magistrato requirente
e a quelle del giudice del merito, come evidenziato nella duplice prospettiva -
alternativa o cumulativa - della produzione e valutazione delle prove
(sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca, restituzione o
devoluzione (sequestro confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR
516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 359).

Nella
rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca penale
(artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi
vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori
patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti
dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht
nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota
45, con rinvii [qui di seguito citato: Schmid RPS]). “Valori
patrimoniali” non sono soltanto beni corporali, ma anche crediti (depositi
bancari), carte valori e persino diritti immateriali e diritti reali limitati:
essenziale è che essi abbiano un proprio, determinabile valore economico (v. Niklaus
Schmid, nota 19 ad art. 59 CPS, in: Schmid (Hrsg.), Kommentar
Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, Band I, Zürich 1998,
qui di seguito citato: Schmid Kommentar) e che il loro illecito
trasferimento nel patrimonio del reo conduca, quale conseguenza, ad un aumento
dei suoi attivi o una diminuzione dei suoi passivi (v. Schmid,
Kommentar, nota 17 ad art. 59 CPS). Sottostanno a tale tipo di confisca ai
sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi, sia
propri che impropri (“echte und unechte Surrogate”, v. Schmid, RPS, pto.
4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106). Beni sostitutivi
impropri possono essere bloccati unicamente in presenza di una traccia cartacea
che li riconduca all’originario provento di reato, mentre per i beni
sostitutivi propri deve essere dimostrato che essi hanno preso il posto del
bene originale (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107). Il bene da confiscare
deve essere facilmente identificabile nel patrimonio dell’autore, rispettivamente
del terzo beneficiario (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107, con rinvio a DTF 4
maggio 1999 in re Z., consid. 2b). Se il provento di reato è pervenuto sotto
forma di denaro, esso resta direttamente confiscabile anche se è stato
modificato, ad esempio depositato e prelevato da conti bancari, trasformato in
chèques o simili, infine cambiato in altra valuta (tutte forme di
trasformazione in bene sostitutivo improprio, v. Schmid, Kommentar, nota
50 ad art. 59 CPS).

Completamente
rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2
cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in
favore dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in
applicazione dell’art. 60 CPS), se – pur essendo dati i presupposti per una
confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS – i valori patrimoniali di cui all’art.
59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v. Schmid, RPS, pto.
4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti direttamente
alla parte lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v.
Schmid, RPS, pto. 4.4.1, p. 339). In tal caso, i beni passibili di
confisca sono necessariamente di provenienza lecita; il loro sequestro si
distingue da quello di beni provento di reato (o sostitutivi) per la sua natura
più prossima al sequestro LEF (v. Schmid, Kommentar, nota 171 ad art. 59
CPS), ciò che si traduce – fra l’altro – nel fatto che deve rispettare le
regole di diritto esecutivo sul minimo esistenziale (art. 92 LEF; Schmid,
Kommentar, nota 174 ad art. 59 CPS). 

Per non
vanificare la portata delle norme sulla confisca, il magistrato inquirente può
ordinare il sequestro dei beni che vi soggiacciono a titolo probatorio,
confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v. Schmid, RPS, pto. 6.3,
p. 362) oppure risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; DTF 126 I 97, consid.
3.d.aa p. 107).

Un ordine di
perquisizione e sequestro bancario può rappresentare un attentato ai diritti
personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta, pertanto,
deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare sull’esistenza di
gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il giudizio di
merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che occorre
salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione 17 agosto
1998 in re E.F., inc. Giar 501.98.2 consid. 2), infine deve essere rispettoso
del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis de
procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469, con
rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il doveroso
scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere costante negli
incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire
dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.).

Anche il
sequestro ai fini di garanzia del risarcimento compensatorio (art. 59 cfr. 2
cpv. 3 CPS) deve rispettare i principi sopra menzionati, con la precisazione
che la connessione ai fini del giudizio di merito è l’appartenenza del bene (o
valore) alla sfera economica dell’indiziato / accusato.

 

 

3.

 

Nel caso in esame, l’esistenza di
sufficienti indizi di reato a carico dell’avv. __________ non è contestata e
quindi non è oggetto di discussione in sede di reclamo; basta quindi
constatare, in questa sede e senza pregiudizio del merito, che gli stessi sono
dati già in base alle ammissioni dell’accusato, ricapitolate nel verbale di
interrogatorio 16 giugno 2003 davanti alla magistrata inquirente, con evidenza
di profitti indebiti di circa 5 milioni di FRS.

 

Dagli atti emerge poi in tutta
evidenza che l’importo oggetto del contestato dissequestro non è provento di
reato, quanto piuttosto il lecito profitto conseguito dal notaio __________ per
l’incasso di tre parcelle notarili - emesse prima dell’arresto - per i rogiti
__________ e __________ (cfr. AI __________ dell’inc. MP).

L’importo in questione neppure
può essere considerato un valore sostitutivo del provento del reato, quindi
confiscabile ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS. A giusta ragione la magistrata
inquirente evidenzia infatti che il conto bancario n. __________ __________,
sul quale l’importo è giunto dopo l’arresto dell’accusato, non è stato oggetto
delle malversazioni imputate all’avv. __________; trattasi in effetti del conto
utilizzato dall’accusato per le necessità del suo Studio legale e notarile e
non di uno dei conti clienti oggetto di malversazione segnatamente il conto FRS
n. __________ e il conto EURO __________ (cfr. inc. MP: documentazione bancaria
e giustificativi __________, classatori n. 1 e 2).

In ragione di quanto sopra sono
allora dati i presupposti solo per un sequestro confiscatorio e cioè in vista
di un risarcimento equivalente ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 CPS. Nella
decisione 28 aprile 2003 (AI __________ dell’inc. MP), non impugnata
dall’accusato, la magistrata inquirente aveva del resto esplicitato che il
saldo presente sul conto in oggetto in data 31 marzo 2003 (FRS 25'711.-) veniva
mantenuto sotto sequestro proprio (e solo) in vista di un parziale risarcimento
delle pretese di parte civile. Nulla ostava d’altronde al sequestro di fondi
pervenuti sul conto bancario dell’accusato, dopo il suo arresto e dopo i
provvedimenti di perquisizione e sequestro di conti bancari, in conseguenza di
crediti esigibili da lui vantati (v. decisione CRP del 2.5.2003 in re F.B.) –
in questo caso addirittura - prima della promozione dell’accusa che ha
determinato l’arresto.

 

 

4.

 

La Procuratrice pubblica è
certamente legittimata a valutare le condizioni alle quali mettere in atto il
sequestro confiscatorio in vista del risarcimento equivalente ex art. 59 cfr. 2
CPS; è poi compito dell’autorità inquirente e requirente (e quindi non solo del
giudice in sede di giudizio di merito) verificare costantemente in corso di
procedura il perdurare degli elementi che giustificano il mantenimento di tale
misura (v. decisione 23 gennaio 2003 in re S.M.S.; inc. GIAR 402.2000.4). Anche
la magistrata inquirente deve comunque tener conto dei rigorosi criteri che
applicherebbe il giudice del merito e procedere ad un’adeguata valutazione dei
contrapposti interessi (quello dell’accusato a non vedersi seriamente
compromesso il reinserimento sociale e quello delle parti lese ad essere
risarcite).

 

L’attenzione prestata dalla
magistrata inquirente al fatto che il risarcimento compensatorio a favore delle
parti civili non deve seriamente impedire il reinserimento sociale
dell’accusato, appare di per sé giustificata e trova fondamento nell’art. 59
cfr. 2 cpv. 2 CPS. Il diritto penale, oltre alla punizione vera e propria,
persegue infatti pure lo scopo del reinserimento sociale dell’autore del reato
(FF 1993 III p. 222).

Chi appartiene a
categorie sociali e attività / funzioni di livello superiore (avvocato,
imprenditore, Broker ecc.), non può però pretendere che, facendo capo a fondi
da destinarsi prioritariamente al risarcimento delle vittime, abbia garantiti
il precedente tenore di vita e il reinserimento immediato nell’attività /
funzione nella quale ha delinquito.

Il criterio fornito dalla
dottrina e dalla giurisprudenza per valutare i limiti entro i quali orientare
il reinserimento sociale, appare del resto vincolato alla garanzia del minimo
esistenziale secondo le regole del diritto esecutivo previste dalla LEF (v.
decisione 23 gennaio 2003 in re S.M.S. , inc. GIAR 402.2000.4; decisione 8
agosto 2002 in re A.K., inc. GIAR 51.2002.2; sentenza 19 luglio 1991 del
Tribunale di Cassazione del Canton Zurigo, ZR 90 [1991], n. 31 consid. 5 p. 104 s.; Schmid, Kommentar, nota 174 ad art. 59 CPS; Niklaus
SCHMID, Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, marg.
752 ed in nota 175 ibid.).

 

Nella
fattispecie ora in esame, le parti civili a giusta ragione lamentano il fatto
che il dissequestro contestato non è fondato su criteri rigorosi e sulla
salvaguardia anche del loro legittimo interesse ad essere risarciti.

La decisione
impugnata si limita ad indicare che il dissequestro è giustificato in quanto
“dagli atti di inchiesta non risultano altre fonti di reddito regolari nel
tempo  oltre a quella lavorativa, che permettano all’istante di sopperire al
proprio fabbisogno”.

Dagli atti
trasmessi dal Ministero pubblico non è possibile ricavare un chiaro e preciso
quadro degli averi e delle entrate di cui dispone l’accusato da quando il 21
marzo 2003 è stato messo in libertà provvisoria (l’esclusione delle fonti di
reddito regolari di cui riferisce l’accusato nel verbale PP del 16 giugno 2003,
lascia trasparire l’esistenza di fonti irregolari), per rapporto al suo
effettivo fabbisogno secondo i criteri del minimo esistenziale.

Non essendo
stata chiesta l’assistenza giudiziaria ai sensi della Lag, questo giudice non
dispone del resto neppure della documentazione che solitamente viene presentata
per dimostrare l’indigenza e il non raggiungimento del minimo esistenziale; per
cui è impossibile procedere ad un calcolo anche solo approssimativo.

 

D’altronde, che
in questo caso non si sia proceduto ad una puntuale verifica delle entrate e
del fabbisogno dell’accusato, traspare anche dalle osservazioni 20 giugno 2003
della magistrata inquirente, là dove, riprendendo le dichiarazioni fatte
dall’accusato nei verbali 12 marzo 2003 (p. 2) e 21 marzo 2003 (p. 6), valuta
il suo fabbisogno mensile personale tra i FRS 5'000.- e i FRS 10'000.- e le
spese relative allo Studio legale in circa FRS 15'000.- mensili.

Stante quanto
indicato dalla magistrata inquirente e dall’accusato, ci si può comunque
chiedere – al di là del fabbisogno personale mensile, che appare già a prima
vista impreciso e fuori misura rispetto ai parametri del minimo esistenziale –
come possa essere ancora giustificato il mantenimento di una spesa mensile di
FRS 15'000.- per lo Studio legale ritenuto il forzato ridimensionamento
dell’attività di __________ (sospeso, tra l'altro, dall'esercizio).

 

Appare pertanto
necessario rinviare ad un necessario accertamento tra magistrata inquirente e
accusato interessato ed alla valutazione secondo i parametri della tabella
della Camera di esecuzioni e fallimenti del Tribunale di appello (FU 2/2001 del
5 gennaio 2001, pag. 74 ss.), in ossequio ai principi sopra ricordati.

 

 

5.

 

Sulla scorta di
quanto sopra espresso si deve pertanto concludere che appare giustificato
annullare la decisione di dissequestro dell’importo di FRS 25'643.45 depositato
sul conto n. __________ presso la __________, intestato all’avv. __________. Di
conseguenza i reclami devono essere accolti, con tasse e spese a carico dello
Stato, che rifonderà ripetibili ai reclamanti.

 

 

Per
questi motivi,

 

 

richiamati
i citati articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.       
I reclami sono accolti ai sensi dei
considerandi.

 

1.1 Di conseguenza la decisione 4 giugno 2003 è annullata.

 

 

2.       
La tassa di giustizia e le spese restano a
carico della Stato, che rifonderà FRS 300.- a titolo di ripetibili ad ogni
parte civile reclamante.

 

 

3.       
Contro la presente decisione e dato reclamo alla
Camera dei ricorsi penali, Lugano entro dieci giorni dall’intimazione.

 

4.       
Intimazione a:

-       
Procuratrice pubblica __________ (con copia
delle osservazioni dell'avv. __________ e con l’incarto MP di ritorno);

-       
avv. __________, per sé e per l'accusato (con
copia delle osservazioni della PP);

-       
avv. __________, per sé e per la parte civile
__________ (con copia delle osservazioni della PP e dell'avv. __________);

-       
avv. __________, per sé e per la parte civile
Banca __________ (con copia delle osservazioni della PP e dell'avv.
__________);

-       
avv. __________, per sé e per la parte civile
__________ (con copia delle osservazioni della PP e dell'avv. __________);

-       
__________, Servizio Giuridico, __________,
parte civile;

-       
avv. __________, per sé e per la parte civile
__________.

 

 

 

 

 

 

                                                                                giudice
__________