# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cb9f7a00-d01c-55ce-86c0-5ec59ee2f23b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-06-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 30.06.2010 17.2010.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2010-23_2010-06-30.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2010.23

  	
  Lugano

  30 giugno 2010

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei
  giudici:

  	
  Roggero-Will, presidente,

  Lardelli e Pellegrini

  

 

	
  segretaria:

  	
  Dell'Oro, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sui ricorsi per
cassazione presentati il 7 maggio e 3 giugno 2010 da

 

 

	
   

  	
  RI 1

   

   

  
	
   

  	
  contro le sentenze emanate nei suoi
  confronti il 19 aprile 2010 e il 20 maggio 2010 dal giudice della Pretura
  penale 

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

 

esaminati gli atti;

 

posti i seguenti

 

punti in questione:

 

                                   1.   Se
devono essere accolti i ricorsi per cassazione.

 

                                   2.   Il giudizio sulle spese e sulle ripetibili.

 

 

 

 

 

Considerato

                                                                                

in fatto e in
diritto:

 

                                   1.   La
vicenda trae origine dal decreto d’accusa 19 maggio
2008, col quale il procuratore pubblico ha ritenuto RI 1 colpevole di
disobbedienza a decisioni dell’autorità per non avere accompagnato, in tre
occasioni, il figlio agli incontri finalizzati all’esercizio del diritto di
visita del padre, disattendendo così l’ordine impartitole il 14 maggio 2007 con
comminatoria dell’art. 292 CP dall’Autorità di vigilanza sulle tutele, e ne ha
proposto la condanna alla multa di fr. 500.-. 

 

                                   2.   Statuendo sull’opposizione interposta da RI 1, e constatato che la
prevenuta non era comparsa al dibattimento nonostante fosse stata regolarmente
citata “a mezzo raccomandata del 27 agosto 2008”, con sentenza 7 ottobre
2008 il giudice della Pretura penale ha proceduto nelle forme contumaciali ed ha
confermato il decreto d’accusa.

 

                                   3.   Con scritto pervenuto alla Pretura penale il 27 ottobre 2008 RI 1 ha rimproverato al giudice di prime cure di non avere preso in considerazione le ragioni per cui
non aveva presenziato al dibattimento, postulandone in sostanza il rifacimento.
A seguito di tale scritto, il giudice della Pretura penale ha indetto un nuovo
dibattimento per il 19 novembre 2008. A tale dibattimento RI 1 non ha
presenziato. Il giudice ha ritenuto ingiustificata la sua assenza, rilevando come
la prevenuta fosse stata regolarmente citata e, con sentenza 19 novembre 2008, ha dichiarato definitivamente valida la sentenza contumaciale di
condanna del 7 ottobre 2008.

 

                                   4.   Con tempestivo ricorso a questa Corte, RI 1 ha chiesto l’annullamento della sentenza, osservando di non avere potuto partecipare al
dibattimento poiché la relativa citazione le era stata notificata solo in data 5
dicembre 2008, dopo lo svolgimento dello stesso. 

Condividendo le motivazioni della ricorrente, con
pronuncia 16 settembre 2009 questa Corte ha annullato la sentenza, ritornando gli atti alla Pretura penale per indire un nuovo
dibattimento e procedere ad un nuovo giudizio. 

 

                                   5.   Dando seguito alla decisione di questa Corte, il giudice della
Pretura penale ha citato un nuovo dibattimento per il 19 aprile 2010. 

RI 1, con lettera datata
15 marzo 2010, ha esposto le sue ragioni in relazione al reato imputatole e, quindi, con scritto 15 aprile 2010, ha informato il primo giudice di non poter presenziare al dibattimento, ribadendo nel merito di
avere sempre ottemperato ai suoi doveri. 

Prendendo atto dell’assenza dell’accusata al
dibattimento, con sentenza 19 aprile 2010 il giudice della Pretura penale ha
dichiarato definitivamente valida la sentenza contumaciale del 7 ottobre 2008. In calce alla decisione, la condannata è stata avvertita “del diritto di presentare contro
la dichiarazione di contumacia, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso
alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni
dal dibattimento”. 

 

                                   6.   Con scritto datato 7 maggio 2010, ricevuto dal Ministero pubblico a __________
in data 12 maggio 2010, RI 1 ha presentato ricorso contro la sentenza 19 aprile
2010 del giudice della Pretura penale, contestando il termine per interporre
ricorso (5 giorni dal dibattimento) e il fatto che il primo giudice si sia
limitato a confermare una precedente sentenza – a suo dire priva di valore
giuridico, in quanto annullata dall’autorità di cassazione – senza esprimere un
nuovo giudizio.

Con decisione 20 maggio 2010 il giudice della
Pretura penale, cui l’atto è stato trasmesso per competenza, l’ha dichiarato
irricevibile in quanto tardivo. La decisione in questione conteneva la seguente
avvertenza: “contro il presente giudizio può essere interposto ricorso per
cassazione alla Corte di cassazione e revisione penale. Il ricorso deve essere
presentato al giudice della Pretura penale, in triplice esemplare, entro venti
giorni dalla notificazione della decisione, con la precisa indicazione dei
motivi e delle norme di legge che si ritengono lese”.  

 

                                   7.   Con scritto di data 3 giugno 2010 alla Corte di cassazione e di
revisione penale, RI 1 ha interposto ricorso contro la “sentenza del Giudice
della Pretura penale del 19.04.2010, riconfermata dallo stesso in data
20.05.2010 (ritirata dalla sottoscritta in data 24.05.2010)”. Nel suo atto
la ricorrente riprende le argomentazioni già sviluppate nei suoi precedenti
scritti, contestando il termine di ricorso di cinque giorni dal dibattimento,
ribadendo di avere tempestivamente impugnato la pronuncia pretorile e di avere
sempre ottemperato ai suoi doveri e chiede, di conseguenza, l’annullamento
della sentenza o il rifacimento di un nuovo dibattimento. 

Il ricorso non ha fatto oggetto di intimazione.

 

                                   8.   Ai sensi dell’art. 276 cpv 1 CPP, conclusa la discussione, il
giudice emana la sentenza, che è immediatamente comunicata verbalmente nei
dispositivi con l'esposizione dei motivi essenziali all'accusato, alla parte
civile e al Procuratore pubblico. 

Il giudice avverte, altresì, le parti del diritto
di presentare – per il suo tramite – dichiarazione di ricorso alla Corte di
cassazione e di revisione penale entro cinque giorni e di chiedere, pure entro
cinque giorni, la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP). Alla
dichiarazione di ricorso deve far seguito la motivazione scritta entro venti
giorni dalla notifica della sentenza (art. 298 cpv. 1 e 4, cui rinvia l'art.
278 cpv. 2 CPP).

Per costante giurisprudenza di questa Corte,
l'ammissibilità di un ricorso per cassazione contro sentenze pretorili è
subordinata alla previa dichiarazione di ricorso dell'interessato, che la norma
summenzionata impone sia presentata entro cinque giorni da quello in cui il
giudice ha comunicato oralmente la propria decisione. Ciò vale per tutte le
parti, compreso il procuratore pubblico, indipendentemente dalla loro presenza
o assenza al dibattimento (CCRP, sentenza del 15 luglio 2003 inc. 17.2003.29,
consid. 2 e 3 con richiami; sentenza del 15 novembre 2006 inc. 17.2006.54,
consid. 2). 

 

                                   9.   Nella fattispecie non risulta che RI 1 abbia presentato una dichiarazione
di ricorso entro il termine di cinque giorni dal 19 aprile 2010, giorno in cui
ha avuto luogo il dibattimento presso la Pretura penale. In assenza di tale presupposto, si rivelano di primo acchito inammissibili sia il ricorso 7 maggio
2010, sia il ricorso 3 giugno 2010 (nella misura in cui contesta la sentenza
del 19 aprile 2010).

 

                                10.   Nei suoi scritti 7 maggio 2010 e 3 giugno 2010 la ricorrente si
duole del fatto che le siano “stati concessi solo 5 giorni per interporre
ricorso dalla data del dibattimento”. Sostiene di aver rispettato i termini
di impugnativa avendo ritirato la sentenza il 5 maggio 2010, presentando
ricorso soli due giorni dopo.  

Come ricordato, il termine in questione – entro
il quale la parte deve unicamente esprimere la propria volontà di ricorrere e
non presentare un memoriale motivato – è fissato dalla legge e deve essere
ottemperato a prescindere dal fatto che la parte fosse assente al momento della
lettura del dispositivo: l’assenza della parte al dibattimento non le
conferisce, infatti, il diritto di formulare dichiarazione di ricorso a partire
dalla ricezione della sentenza per via postale. 

Nella fattispecie la ricorrente ha ricevuto con
oltre un mese di preavviso la comunicazione della fissazione di un nuovo
dibattimento e ha preannunciato di non potervi partecipare, senza peraltro
giustificare la sua assenza né chiedere un aggiornamento dell’udienza. RI 1 era
dunque a conoscenza del giorno e dell’ora in cui il dibattimento avrebbe avuto
luogo e doveva sapere che, anche in caso di sua assenza, il processo si sarebbe
tenuto e che il giudice della Pretura penale avrebbe statuito. Spettava,
dunque, a lei interessarsi con solerzia, almeno telefonicamente, circa l'esito
del processo.

Parimenti infruttuoso si rivela il richiamo
all’accordo del 10 settembre 1998 tra la Svizzera e l’Italia che completa la
Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile
1959 e ne agevola l’applicazione (RS 0.351.945.41), che non conferisce alla
ricorrente particolari diritti nel caso specifico.

Le contestazioni concernenti l’inizio della
decorrenza del termine di ricorso e la brevità del termine stesso sono,
pertanto, prive di consistenza.

 

                                11.   A prescindere dalla questione dell’assenza della previa
dichiarazione di ricorso, vi è da rilevare che le censure della ricorrente
sarebbero ad ogni modo da respingere: contro una sentenza pronunciata in contumacia,
il ricorso per cassazione è infatti ammissibile limitatamente alla declaratoria
di contumacia, ovvero alla questione di sapere se il giudice abbia deciso a
ragione o a torto di procedere in assenza dell’accusato, mentre non è dato
ricorso per cassazione contro la sentenza come tale (CCRP 2.12.2009, inc. 17.2009.54;
CCRP 5.03.2008, inc. 17.2008.14; CCRP 22.11.2005, inc. 17.2005.44; Rep. 1982
pag. 194; DTF 122 I 36 consid. 2 pag. 37, 121 IV 340 consid. 1a pag. 341). 

 

Salvo per quel che concerne le contestazioni
relative al termine per presentare la dichiarazione di ricorso, già vagliate,
gli esposti ricorsuali del 7 maggio 2010 e del 3 giugno 2010 sono diretti
contro la condanna per disobbedienza a decisioni dell’autorità, di cui la
ricorrente contesta la realizzazione dei presupposti. La ricorrente non spende
una parola sulla declaratoria di contumacia; non afferma infatti che il giudice
abbia deciso a torto di procedere nonostante la sua assenza, né contesta la
regolarità della sua citazione al dibattimento (avvenuta, come visto, con oltre
un mese di preavviso). 

Per queste ragioni, indipendentemente
dall’assenza di una tempestiva e previa dichiarazione di ricorso, i gravami
della ricorrente sono da ritenere inammissibili. 

 

                                12.   Si osserva in conclusione che la decisione 20 maggio 2010 del
giudice della Pretura penale deve essere considerata processualmente irrita. Il
primo giudice ha considerato a torto che la lettera del 7 maggio 2010 fosse una
semplice dichiarazione di ricorso (cfr. dispositivo della decisione in
questione), considerandola intempestiva. In realtà, tale scritto non si limita
ad esprimere la volontà di impugnare la sentenza, ma contiene per contro
un’argomentazione e delle conclusioni nel merito. 

Lo scritto in questione avrebbe dovuto dunque
essere considerato come motivazione scritta del ricorso ed essere trasmesso per
competenza a questa Corte. Nella fattispecie l’esito in sostanza non cambia,
nella misura in cui la Corte di cassazione e di revisione penale ha confermato
l’irricevibilità di tale ricorso, in assenza di una dichiarazione di ricorso
previa e tempestiva (cfr. considerandi 9-10).

 

                                13.   Gli oneri processuali seguono le soccombenza (art. 15 cpv. 1 CPP) e
sono di conseguenza posti a carico della ricorrente per quel che concerne il
ricorso 7 maggio 2010. Nessun onere può per contro esserle accollato in
relazione al ricorso 3 giugno 2010, conseguente alla decisione irrita 20 maggio
2010 del primo giudice. 

 

 

Per questi motivi,

 

richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   I ricorsi sono irricevibili.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

 

a) tassa di
giustizia                    fr.              50.-

b) spese
complessive               fr.              20.-

                                                     fr.              70.-

 

sono posti a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di cassazione e di revisione penale

La presidente                                              La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.