# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4dc9e880-65e1-5143-ba54-d7d3dd8ca9da
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.10.2005 32.2005.53
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-53_2005-10-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.53

   

  BS/td

  	
  Lugano

  25 ottobre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22 marzo
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe
1958, professionalmente attiva a tempo parziale quale impiegata d’ufficio, nel
dicembre 2001 ha presentato una domanda di prestazioni per adulti AI (doc. AI
1).

 

                                         Esperiti
accertamenti medici ed economici, tra cui una perizia multidisciplinare a cura
del Servizio di accertamento medico dell’AI (in seguito: SAM), con decisione 4 agosto
2004 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha negato il diritto alla rendita.

                                         A
motivazione del provvedimento preso l’amministrazione ha rilevato quanto segue:

 

 

"  (...)

Nel caso specifico il suo
grado d'invalidità deve riguardare gli impedimenti che riscontra nella
conduzione della sua economia domestica e nel contempo nello svolgimento di
un'attività lucrativa.

Infatti l'ultima
professione di impiegata d'ufficio è stata esercitata nella misura del 50%. Per
il restante 50% è stata valutata quale casalinga.

A questo proposito abbiamo
acquisito la necessaria documentazione medica, in particolare è stata
sottoposta ad una perizia medica pluridisciplinare presso il Servizio
Accertamento Medico (SAM) di Bellinzona, rispettivamente la nostra assistente
sociale ha svolto un'inchiesta domiciliare, dalle quali emerge che nel
complesso vi sono degli impedimenti pari al 22% dal aprile del 1998. 

Nel seguente schema viene
illustrato il metodo utilizzato per il calcolo specifico del grado
d’invalidità:

 

                                           quota
parte        impedimenti                                     grado AI

 

Salariata                                       50
%                   20 %                      10 %

Casalinga                                    50
%                   24 %                      12 %

 

totale                                                                                                         22
%

 

Decidiamo pertanto:

 

Essendo il grado
d’invalidità inferiore al 40%, il diritto alla rendita non esiste. Essendo il
grado d’invalidità quale salariata inferiore al 20% non entrano in
considerazione l’adozione di provvedimenti d’ordine professionali." (Doc.
AI 45)

 

                               1.2.   Con
decisione 22 marzo 2005 l’amministrazione ha respinto l’opposizione dell’assicurata
e confermato il diniego di prestazioni.

Le singole motivazioni verranno esposte, per quanto occorra, nei considerandi
di diritto. 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, è
tempestivamente insorta al TCA.

                                         Postulando
il riconoscimento di tre quarti di rendita o di una rendita intera, essa ha
sostanzialmente evidenziato il peggioramento del suo stato di salute rispetto a
quanto accertato nella perizia SAM, con modifica del grado di capacità
lavorativa ed ha contestato il mancato raffronto dei redditi.

In via subordinata la ricorrente ha chiesto il rinvio degli atti
all’amministrazione affinché disponga i necessari accertamenti medici peritali
volti a stabilire l’eventuale peggioramento dello stato psichico e fisico,
nonché i necessari accertamenti economici. 

Dei motivi verrà detto, nella misura del necessario, nel prosieguo.

                               1.4.   Mediante
risposta di causa 17 maggio 2005 l’Ufficio AI, facendo riferimento alla nota 13
maggio 2005 del responsabile del Servizio di accertamento medico (in seguito:
SMR), ha proposto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Pendente
causa l’assicurata ha trasmesso altri atti medici (doc. VII), sui quali
l’amministrazione ha preso posizione con scritto 28 giugno 2005 (IX).

 

                                         Il 14
luglio 2005 la ricorrente ha replicato alle succitate osservazioni dell’Ufficio
convenuto (XI).

 

                                         in
diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita.

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, la quale ha portato alcune
modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di
principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003
IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid.
4°). Per quanto concerne invece le norme di diritto materiale, in assenza di
disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che
esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

Nella DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo
all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione
per l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il
periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso
avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste tuttavia una scarsa importanza visto che, come evidenziato
dallo stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono
tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Le
disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione,
vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio
2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31
dicembre 2002. 

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al

                                         70 %, a
tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40 %.

Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI)
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28
cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1,
104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G.
Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de
réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la
giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito va infine rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche
dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

                                         

                               2.5.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

"  Per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli
usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e
di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J.L. Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

 

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura famigliare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.6.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga solo parzialmente un'attività lucrativa torna
applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI (cfr. art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni
in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31
dicembre 2003) secondo cui

 

"Qualora l’assicurato
eserciti un’attività lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente
nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo
l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità
per questa attività è determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso,
occorre determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa o della
collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento
delle mansioni consuete e poi determinare il grado d’invalidità in funzione
della disabilità patita nei due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore sino al 31
dicembre 2003)

 

"  Quando si possa presumere che gli assicurati che
esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente
nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute, eserciterebbero
al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività lucrativa a
tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i principi validi
per le persone esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge del TFA in DTF 125 V 146.

 

                               2.7.   Nella
presente fattispecie, al fine di valutare l'invalidità dell'assicurata l'UAI ha
applicato il metodo misto (cfr. consid. 2.6). 

 

                                         Appurato
che la ricorrente ha sempre svolto un’attività lucrativa quale impiegata
d’ufficio nella misura del 50% (cfr. al proposito: attestato 25 luglio 1999
dell’Associazione Ticinese di __________; attestato 30 marzo 2001 della __________,
nonché la domanda d’indennità di disoccupazione del 19 agosto 1999, sub doc. AI
9), l’amministrazione ha determinato in 50% la parte del tempo dedicata
all’attività salariata.

                                         L’Ufficio
AI ha poi ordinato un'inchiesta economica per le persone che si occupano
dell'economia domestica, esperita il 17 giugno 2004. Sulla base degli
accertamenti eseguiti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato
gli impedimenti di ogni singola mansione, con rapporto 23 giugno 2004
l'assistente sociale ha stabilito una limitazione complessiva del 24% (doc. AI 44).

                                         Per quel
che concerne invece la capacità lavorativa, sulla base della perizia 17 marzo
2004 del SAM (doc. AI 34), l’amministrazione ha concluso che l’assicurata,
affetta principalmente da fibromialgia e distimia endorattiva, è da ritenere
inabile al 20% nella sua originaria professione.

Tenuto conto della succitata ripartizione tra attività salariale e casalinga,
l’invalidità globale riconosciuta all’insorgente è stata fissata con grado del 22%
(cfr. decisione formale 4 agosto 2004, doc. AI 45).

 

                                         La
ricorrente contesta sostanzialmente la valutazione medica effettuata
dall’amministrazione, rimarcando inoltre come non si sia proceduto al raffronto
dei redditi. 

 

                               2.8.   Per quel che
concerne l’aspetto medico, dal referto 17 marzo 2004 SAM (doc. AI 34) risulta
che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni
obiettive, hanno fatto capo a due consultazioni specialistiche esterne, di
natura psichiatrica (dr. med. __________) e reumatologica (dr. med. __________).

Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno dell’assicurata
presso il citato centro di accertamento medico, poste le diagnosi invalidanti
principali di fibromialgia, gonalgie bilaterali, sindrome cervicospondilogena, sindrome
lombospondilogena cronica, nonché distimia endoreattiva, i periti hanno
valutato un’incapacità lavorativa globale del 20% nella precedente professione
d’impiegata d’ufficio, presente dall’aprile 1998, nonché in altre attività
leggere che possono implicare saltuariamente anche compiti mediamente pesanti,
rispettose delle regole d’ergonomia, senza movimenti eccessivamente ripetitivi
con le ginocchia in carico e senza la posizione inginocchiata. 

 

                               2.9.   Va ricordato che affinché un rapporto medico abbia
valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa
i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti
i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei
suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni
mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni
dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria
fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può
essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui
l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001
pag. 110 consid. 3c).

 

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc), cfr. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 111).

                             2.10.   Questo
TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui
sono pervenuti gli esperti del SAM.

                                         I medici, specialisti delle affezioni invalidanti di cui la ricorrente è
portatrice, hanno compiutamente valutato il danno alla salute dal punto
di vista neurologico e psichiatrico sulla base di accertamenti approfonditi e
completi, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla parziale
(20%) incapacità dell'assicurata nella precedente attività e in tutte le altre
attività leggere rispettose delle limitazioni indicate. 

 

Con il presente ricorso l’assicurata ha sostenuto un
peggioramento del suo stato di salute, susseguente alla perizia del SAM,
producendo al riguardo i rapporti medici 24 agosto 2004 e  28 aprile 2005 del
prof. dr. med. __________, specialista in fisiatria e riabilitazione a __________
e suo medico curante (doc. AI 46 e doc. O). 

Nel primo rapporto il succitato sanitario, ritenendo come la valutazione del
grado d’invalidità operata dal SAM non rispecchi la reale situazione, ha
sostenuto che il grado di capacità lavorativa del 70% in attività casalinghe
fissato dal reumatologo dr. med. __________ non tiene conto che l’assicurata,
per motivi di salute (in particolare a causa della fibromialgia che le procura
una cronica stanchezza con conseguente necessità di continue fasi di riposo) e
per il fatto che deve accudire ai figli, necessita più tempo per espletare le
mansioni domestiche.

Secondo il prof. dr. med. __________, tenuto conto dei fattori psichici e della
ripartizione del tempo lavorativo dell’assicurata (50% quale salariata e 50%
quale casalinga), il tasso d’invalidità (recte: incapacità lavorativa) per le
attività professionali si situa al 70% (doc. AI 46).

Va qui fatto presente che la succitata valutazione del dr. med. __________ in
merito alla residua capacità lavorativa dell’assicurata in mansione domestiche,
come verrà esposto in seguito (cfr. consid. 2.12), trova sostanziale conferma
nell’esito dell’inchiesta economica del 17 giugno 2004, indi per cui la motivazione
apportata dal medico curante riguardo all’inabilità lavorativa quale salariata
non può essere condivisa. 

Nel secondo rapporto il prof. dr. med. __________ ha descritto le diverse
patologie somatiche di cui l’assicurata è affetta (fibromialgia, osteopatia,
gonartrosi, neuroma di Morton al piede destro, ecc.), nonché le diverse
fratture subite, elementi che sono stati debitamente elencati e considerati dal
dr. med. __________ nel suo rapporto 10 febbraio 2004 steso per conto del SAM
(sub. doc. AI 34). 

Infine, nella nota 13 maggio 2005 il dr. __________, responsabile del SMR, ha
rettamente evidenziato come la valutazione del grado d’incapacità lavorativa del
60% apportata dal sanitario lucernese (nel rapporto 27 luglio 2003 lo stesso
medico curante aveva invece attestato un’incapacità lavorativa del 70%, doc. AI
27) si basi piuttosto su considerazioni teoriche, senza indicazioni precise
sulle limitazioni e risorse riscontrate nell’assicurata 

                                         (“Wenn alle diese regionalen schmerzhaften und funktionseinschränkendnen,
d.h. invalidisierend wirksame Probleme im Gesamtzusammenhang der
generalisierten Fibromyalgie betrachtet werden, dann wird evident, dass Frau RI
1 derzeit- und dies seit einiger Zeit- in ihrer Belastbarkeit zumindest 60%
eingeschränkt ist “), diversamente dal preciso e dettagliato accertamento reumatologico
eseguito dal dr. med. __________, il quale ha concluso
per un’abilità lavorativa dell’80% nell’attività di impiegata d’ufficio ed in
altre attività leggere rispettose delle limitazioni riportate nella perizia. 

Nondimeno occorre ricordare come nella perizia multidisciplinare i periti del
SAM abbiano dettagliatamente ed esaurientemente valutato (globalmente) la
residua capacità lavorativa dell’assicurata prendendo in considerazioni sia le
patologie reumatologiche che psichiatriche (cfr. punto no. 8 “ conseguenze
sulla capacità lavorativa”). Essi hanno inoltre valutato le risultanze mediche
in vista di un’eventuale reintegrazione (cfr. punto no. 9 “conseguenze sulla
capacità d’integrazione”). 

In sostanza, quella del prof. dr. med. __________ è una diversa valutazione
della situazione medica già conosciuta e vagliata dai periti del SAM, al cui
referto 17 marzo 2003 va conferito valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.9).

Ora, non si vuole sminuire le difficoltà che l’assicurata attualmente incontra,
sia per i dolori principalmente legati alla fibromialgia che per la situazione
finanziaria e familiare in cui si trova, avendo in particolare da accudire,
comunque insieme al marito, ad una figlia di 8 anni con problemi cardiaci
(stenosi aortica congenita). 

Fatto sta che i susseguenti atti medici prodotti in corso di causa non permettono
di rilevare elementi idonei a modificare la valutazione del SAM, tenendo conto
dell’evoluzione dello stato di salute della ricorrente almeno fino
all’emanazione della decisione contestata (22 marzo 2005), momento determinante
per il presente giudizio (cfr. consid. 2.1).

Con rapporto 1° giugno 2005 l’ortopedico curante, dr. med. __________, ha
attestato l’esistenza di patologie già conosciute, senza parlare del grado
d’incapacità lavorativa, certificando un quadro clinico stazionario “scarsamente
dominabile con terapia medicamentosa e fisioterapia”, quest’ultima
circostanza purtroppo già presente al momento della perizia SAM.  

                                         In data
1° giugno 2005 il dr. med. __________, specialista in medicina generale, ha
certificato il suo intervento dell’8 marzo 2005 presso l’assicurata per
sindrome lombovertebrale acuta (VII/B). Egli non ha tuttavia indicato né il
decorso, né il grado d’inabilità, motivo per cui nella nota 27 giugno 2005 il
dr. med. __________ ha plausibilmente affermato che episodi acuti di tale
genere possono sempre intervenire, senza tuttavia influire durevolmente
sulla capacità lavorativa (IX bis).

Va da ultimo menzionato il rapporto 24 maggio 2005 del dr. med. __________ del
Centro per la terapia del dolore presso l’Ospedale __________. In quell’atto il
sanitario, riportando l’autovalutazione dell’assicurata riguardo alla scala del
dolore, nonché i diversi disturbi soggettivi, ha evidenziato come la paziente
sia fortemente turbata dal fatto di non percepire più l’indennità di
disoccupazione, individuando anche “una forte componente depressiva che
aggrava il suo stato d’incapacità nel poter affrontare in modo attivo la sua
malattia di base” (doc. VII/C). Se da un lato dal succitato rapporto
traspare una problematica psichiatrica (depressione) di diversa natura da
quella evidenziata in sede di perizia SAM (distimia endoreattiva diagnosticata
dallo psichiatra dr. med. __________ con rapporto 3 febbraio 2004, sub doc. AI
34), dall’altra tale atto medico non è tuttavia sufficiente per poter ammettere
un peggioramento rilevante della componente extra somatica, non fosse altro che
per il fatto che si riferisce ad una situazione venutasi a creare
successivamente all’emanazione della decisione contestata, motivo per cui non può
essere preso in considerazione.

Ciononostante, l’assicurata potrà introdurre una nuova domanda di rendita per
motivi psichici, a cui dovrà essere allegata la pertinente documentazione
specialistica. 

In conclusione, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti
contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno
dell'assicurata sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si
renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti.

                                         Stante
quanto precede, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze della
perizia SAM, richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurato di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V
28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) - è da ritenere dimostrato,
con il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che l'assicurata è abile al lavoro,
rispettivamente al guadagno, in misura del 80% nella sua precedente attività di
impiegata d’ufficio. Al riguardo si rileva che la giurisprudenza federale ha sì
più volte confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità,
non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno
alla salute e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale
danno. Ciò nondimeno, se il danno alla salute non é tale - come in casu - da
imporre un cambiamento di professione, di regola, il giudizio sull’incapacità
al guadagno non esprimerà valori superiori all’incapacità lavorativa indicata
dal medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto l’impegno
professionale che la restante capacità lavorativa medico-teorica ancora
permette di sviluppare, l’assicurato esprima una capacità di guadagno della
medesima proporzione (RAMI 1993 U 168, pag. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b; STCA
del 21 marzo 1995 nella causa S. F., del 31 maggio 1995 nella causa E. D., del
7 giugno 1995 nella causa M. Z. e del 26 febbraio 1996 nella causa G).

                             2.11.   Per quel che
concerne l'attività di casalinga, va ricordato che l'invalidità delle persone
che si occupano (esclusivamente o parzialmente dell'economia domestica), come
si é visto (cfr. consid. 2.5), è stabilita confrontando le singole attività
nell'economia domestica ancora accessibili alla richiedente la rendita AI, con
i lavori che può eseguire una persona sana.

Nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di
garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra 3097),
ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base
di un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano  essere stati
rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

"Di regola, si ammette che i lavori di una persona
sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti percentuali
della sua attività complessiva:

   

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti, cucinare,
  apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
            10

  	
            50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare
  l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere
  e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i malati, curare
  le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di
  volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

Mentre alle cifre 3096 e
ss. si legge ancora:

 

"  Il totale delle attività dev'essere sempre del 100 %
(Pratique

VSI 1997 p. 298).

 

Di norma, vanno applicate
la ripartizione dei lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N.
3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello
svizzero ed offrono un margine per una valutazione realistica dei sin­goli
casi. Un'altra valutazione può essere applicata soltanto in caso di divergenze
molto forti dallo schema (RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno
sottoposti all'UFAS con una proposta.

 

In virtù dell'obbligo di
ridurre il danno, una persona deve con­tribuire quanto ragionevolmente
possibile a migliorare la pro­pria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro
confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e
3045 segg.). Essa deve ripartire meglio il suo la­voro e ricorrere all'aiuto dei
membri della sua famiglia, nella misura abituale. Se non adotta questi
provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al
momento della valutazione dell'invalidità, della diminuzione della capa­cità di
lavoro nell'ambito domestico."

 

                                         Per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate
nell'economia domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in
linea di massima e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio
le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235
consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001 nella causa C.G.,
consid. 4, I 102/00). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria
nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica
unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid.
4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2, I 681/02).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G.C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa
risulta decisiva (Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984
p. 144 consid. 5).

 

Il TFA ha inoltre precisato che si deve far capo
ad un medico, affinché si esprima sull’ammissibilità delle diverse mansioni,
solo in casi eccezionali e meglio se le indicazioni dell’assicurata appaiono
inverosimili e in contrasto con gli accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161
consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa M.J.V. e del 17 luglio 1990
nella causa W.), ritenuto che una presa di posizione da parte di uno
specialista sull'esigibilità delle singole mansioni accertate in sede
d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla valutazione di impedimenti
dovuti ad un danno alla salute fisica -  è da considerarsi in ogni caso
necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA 11 agosto 2003
nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003 nella causa S., I 685/02).

 

                             2.12.   Come detto,
l'UAI ha incaricato l'assistente sociale di esperire un'inchiesta economica per
le persone che si occupano dell'economia domestica.

                                         Il
relativo rapporto è stato allestito il 23 giugno 2004 (doc. AI 41). Sulla base
degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato
gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente sociale ha
quindi stabilito una limitazione complessiva del 24 %. 

                                         Alla
valutazione dell’assistente sociale va prestata piena adesione, ritenuto in
particolare come essa abbia compiutamente valutato le difficoltà e
l’esigibilità di ogni singola mansione casalinga. 

                                         Va
inoltre rilevato che nell’inchiesta economica in questione è stata
correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel
rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un
valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti
dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica. 

Il grado globale d’impedimento del 24% accertato
nell’inchiesta domiciliare va pertanto confermato, essendo per altro in linea
con il grado d’incapacità lavorativa (30%) quale casalinga accertato dal dr.
med. __________.

 

                                         Vista la ripartizione
del tempo lavorativo tra attività salariata e mansioni casalinghe stabilita
dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado d’invalidità globale
del 22% (20 x 50% + 24 x 50%) non è sufficiente per riconoscere all’assicurata
il diritto ad una rendita d’invalidità.

Allo stesso risultato si giungerebbe volendo fissare, per ipotesi di lavoro, al
70% la quota parte riservata alle mansioni professionali, così come postulato con
l’opposizione, tenendo conto di un grado d’inabilità del 30% in attività casalinghe;
in tale evenienza il grado d’invalidità risulterebbe essere del 23% (20 x 70% +
30 x 30%).

                                         Sulla
scorta dei considerandi che precedono, la decisione su opposizione merita conferma, mentre il
ricorso dev’essere respinto. 

                                      

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

 

                                         Al 
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti