# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a91f1b8-8b3f-5243-b594-03f0821af399
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 13.09.2006 52.2006.251
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2006-251_2006-09-13.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2006.251

   

  	
  Lugano

  13 settembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 16 agosto 2006 di

 

 

	
   

  	
  RI 1, , 

  patrocinata da: avv. PA 1, , 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 27 giugno 2006 del Consiglio di Stato
  (n. 3174), che annulla la licenza edilizia 21 marzo 2006, rilasciata dal
  municipio di CO 2 all’insorgente per ristrutturare ed ampliare due stabili
  del nucleo (part. 301);

  

 

 

viste le risposte:

-    28 agosto 2006 del
municipio di CO 2; 

-    29 agosto 2006 del
Consiglio di Stato; 

-    30 agosto 2006 di CO 1; 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 31
gennaio 2006 RI 1 ha chiesto al municipio di CO 2 il permesso di ristrutturare
due stabili, uno ad uso abitativo e l’altro di tipo rustico, situati nel nucleo
storico (zona NV2; part. 301). Il primo edificio (sub A), strutturato su tre
piani e coperto da un tetto a tre falde, verrebbe leggermente ampliato verso
nord con l’aggiunta di un corpo di collegamento destinato ad occupare lo spazio
libero, largo meno di due metri, che lo separa dal secondo immobile (sub B),
nel quale verrebbero ricavati alcuni vani di servizio. La metà est del primo
stabile verrebbe ricoperta da un tetto a quattro spioventi a forma triangolare.
L’altra metà verrebbe invece ricoperta da un tetto piano ad uso terrazza. 

Alla domanda si è opposta la resistente CO 1,
proprietaria del fondo confinante verso ovest (part. 306), contestando
l'intervento dal profilo della sua conformità per rapporto alle NAPR ed al
DLBN, che tutela il nucleo, dichiarato sito pittoresco. 

Raccolto il preavviso favorevole del
Dipartimento del territorio, il 21 marzo 2006 il municipio ha rilasciato la
licenza richiesta. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 27 giugno 2006 il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento, accogliendo
l'impugnativa contro di esso inoltrata dalla vicina opponente. 

Dissentendo dal preavviso della CBN e
scostandosi dalle conclusioni del municipio, il Governo ha in sostanza ritenuto
che il tetto piano ad uso terrazza alterasse il sito pittoresco e violasse
l'art. 51 NAPR, che ammette soltanto piccoli ampliamenti, limitati a reali
bisogni tecnici e funzionali, tali da non snaturare l'edificio ed il suo ambiente.

 

 

                                  C.   Contro il
predetto giudizio, la soccombente si aggrava davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il ripristino della
licenza rilasciatale. 

Dopo aver rimproverato al Consiglio di Stato
di aver statuito sulle contestazioni di natura estetica senza nemmeno esperire
un sopralluogo, l’insorgente nega in sostanza che il tetto piano ad uso
terrazza costituisca un elemento estraneo all’eterogenea tipologia degli
edifici della zona del nucleo. Censurando l’applicazione delle disposizioni di
PR fatta dal municipio il Governo avrebbe inoltre violato l’autonomia comunale.

 

 

                                  D.   All’accoglimento
del giudizio si oppone il Consiglio di Stato, che non formula osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene la vicina
opponente, contestando in dettaglio le tesi dell’insorgente con argomenti che
per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi. 

Il municipio condivide invece l’impugnativa,
chiedendo il ripristino della licenza annullata. 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. La
legittimazione attiva dell’insorgente, beneficiaria della licenza annullata, è
certa (art. 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine. 

 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla
base degli atti (art. 18 PAmm), integrati dalle fotografie prodotte dalla
ricorrente, che, permettendo di formarsi un’idea sufficientemente precisa della
situazione dei luoghi per rapporto all’oggetto della contestazione, pongono
rimedio alle carenze istruttorie poste in essere dal Consiglio di Stato
prescindendo dall’esperire una visita in luogo. 

 

 

2.Diritto comunale; NAPR

 

2.1. L’art. 49 NAPR del __________, recante
il titolo marginale interventi nei nuclei di villaggio, distingue
quattro diversi tipi d'intervento: il riattamento, la trasformazione,
la ricostruzione e l'ampliamento, che è definito come l'aumento
della superficie edificata e della volumetria di un edificio esistente, tale da
non snaturare l'edificio ed il suo ambiente (cpv. 4). Di norma,
soggiunge la disposizione in esame, sono escluse sopraelevazioni. In particolare,
la quota del colmo delle costruzioni non accessorie deve essere mantenuta.
Deroghe sono permesse allo scopo di un miglior inserimento
urbanistico-architettonico per edifici o parti di essi notoriamente più bassi.

L'attività edilizia nel nucleo di __________
è disciplinata dall'art. 51 NAPR, che al cpv. 3 ammette il riattamento,
la trasformazione e la ricostruzione, concedendo la possibilità
di autorizzare piccoli ampliamenti, limitati a reali bisogni tecnici o funzionali
dello stabile e tali da non snaturare l'edificio ed il suo ambiente. 

Per ogni intervento, soggiunge la norma
(cpv. 4), le falde e le pendenze delle coperture tradizionali devono essere
mantenute. Le coperture ammesse sono quelle di tegole tradizionali o brune
(lett. a). 

L’art. 51 NAPR persegue chiare finalità
conservative della sostanza edilizia esistente. Nuovi edifici ed ampliamenti di
edifici esistenti non sono ammessi. Possono essere autorizzati soltanto piccoli
ampliamenti, giustificati da reali bisogni tecnici o funzionali e tali da non
snaturare l'edificio ed il suo ambiente. 

 

2.2. Nel caso concreto, la controversa
ristrutturazione prevede fra l'altro che le due falde del tetto dell'edificio
ad uso abitativo siano sostituite da una copertura piana, destinata a terrazza.
Entro questi limiti, lo stabile verrebbe inoltre innalzato di circa un metro,
mediante erezione di un parapetto a filo delle facciate nord e sud. Verso
ovest, l'innalzamento sarebbe ancor più consistente in seguito all'eliminazione
dell'attuale timpano del tetto, sostituito da un muro, alto poco meno di due
metri dal piano della terrazza. 

In questa misura, l'intervento disattende
palesemente l’art. 51 NAPR, violando in particolare l'obbligo di mantenere le
falde del tetto sancito dal cpv. 4 di tale norma. L'ampliamento verticale,
costituito dall'innalzamento delle facciate nord, sud ed ovest, non è inoltre
dettato da alcun reale bisogno tecnico o funzionale. Il tetto ad uso terrazza
risponde infatti soltanto alle esigenze personali dell'istante in licenza. Pur
tenendo conto dei limiti posti dall'autonomia comunale al potere di cognizione
delle istanze di ricorso, non si può infine ragionevolmente sostenere che la
sostituzione delle falde del tetto con una copertura piana, destinata a
terrazza non snaturi quantomeno l'edificio esistente. Il cambiamento
dell'aspetto architettonico e quindi dell'identità formale dell'immobile è
invero manifesto. 

Già per questo motivo, la licenza andava
senz'altro negata. 

 

 

                                   3.   Diritto
cantonale; DLBN / RBN

 

3.1. Secondo l'art. 3 cpv. 2 lett. c) RBN i
siti pittoreschi non devono essere alterati. Ogni intervento, dispone la norma,
deve integrarvisi convenientemente; in particolare, è vietato compromettere o
anche solo modificare in modo apprezzabile il carattere e l'armonia
dell'ambiente naturale o antropico in genere. 

Il concetto di alterazione presuppone un
intervento atto a modificare in modo percettibile gli aspetti caratteristici
del sito pittoresco, turbando gli equilibri delle componenti che ne determinano
il pregio mediante l'introduzione di elementi estranei. Pur presentando
analogie, il divieto di alterazione dei siti pittoreschi si distingue chiaramente
dal divieto di deturpazione posto a salvaguardia dei paesaggi e dei panorami
pittoreschi. Il concetto di deturpazione presuppone infatti un effetto
notevolmente sfavorevole sul quadro del paesaggio. Non basta che l'intervento
non lo abbellisca o lo danneggi leggermente. Deve trattarsi di un intervento
che pregiudica in modo evidente dei valori caratteristici del paesaggio o del
panorama protetto. Il concetto di alterazione lesiva del vincolo di protezione
del sito pittoresco implica invece un intervento suscettibile di modificarne il
carattere, rompendo l'armonia delle sue componenti attraverso l'inserimento di
elementi estranei. Per essere autorizzato non basta quindi che l'intervento non
deturpi il sito pittoresco o non ne comprometta in modo manifesto i valori
tutelati. Esso deve anche integrarvisi convenientemente, evitando di modificare
in misura apprezzabile le caratteristiche del sito e gli equilibri delle sue
componenti (STA 24.11.03 in re R.). 

Tanto il concetto di deturpazione, quanto
quello di alterazione sono di natura indeterminata. In quanto tali, essi
riservano all'autorità amministrativa una certa latitudine di giudizio ai fini
dell'identificazione del loro contenuto precettivo. Determinante non è il metro
di giudizio di singole persone dotate di particolare sensibilità estetica e di
speciale indirizzo artistico, ma quello espresso da una collettività assai più
vasta, che deve risultare fondato su criteri oggettivi e sistematici, atti a
giustificare la necessità di limitare il diritto di costruire (STA 22.10.97 in
re T. = RDAT 1998 I n. 59). Trattandosi di nozioni giuridiche del diritto
cantonale, il Consiglio di Stato giudica inoltre con potere di cognizione pieno
(art. 56 PAmm). Può dunque rivedere liberamente l'apprezzamento
delle istanze inferiori, in particolare di quelle che gli sono subordinate. Il
Tribunale cantonale amministrativo riesamina invece con riserbo l'interpretazione
data dall'autorità cantonale ai concetti in discussione, limitandosi a censurare
le deduzioni lesive del diritto, in quanto prive di giustificazioni oggettive,
fondate su considerazioni estranee alla materia o altrimenti contrarie ai
principi fondamentali del diritto, scostandosi dalle decisioni prese dall'autorità
amministrativa soltanto nella misura in cui escono dal quadro definito dalla
legge (STA 3.3.06 in re S. e llcc; Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di
procedura amministrativa, ad art. 61 PAmm n. 2 in fine). 

 

3.2. Il nucleo di __________ è un sito
pittoresco soggetto ai vincoli di protezione dell'art. 3 cpv. 2 lett. c RBN.
Tali vincoli ne vietano l'alterazione, imponendo ad ogni intervento di
integrarvisi convenientemente.

Dissentendo dal preavviso della CBN, il
Consiglio di Stato ha ritenuto che la terrazza prevista quale copertura della
parte ovest dello stabile abitativo costituisse un elemento spurio ed estraneo
per tipologia al carattere architettonico degli edifici del nucleo ed alterasse
in misura inaccettabile l’immagine del sito protetto, in quanto pittoresco. Ne
ha quindi dedotto che non potesse essere autorizzata.

La valutazione operata dal Governo regge
alla critica dell'insorgente e merita di essere condivisa. Appare in effetti
del tutto lecito affermare che un simile manufatto non si integri convenientemente
nel contesto degli edifici di un nucleo contrassegnati da coperture con tetti a
falde, che per diritto comunale devono essere mantenute. Né procede da
un'interpretazione insostenibile del concetto di alterazione ritenere che una simile
opera costituisca un elemento suscettibile di modificare in modo percettibile
il carattere del sito pittoresco e gli armoniosi equilibri delle sue componenti.
Poco importa che nel nucleo prima dell'adozione del PR sia stato realizzato
qualche tetto piano ad uso terrazza. Decisivo è il fatto che la terrazza in
contestazione, unica nel suo genere perlomeno nel comparto territoriale
immediatamente circostante, non vi si inserisce armoniosamente. Anche da questo
profilo il diniego della licenza appare immune da violazioni del diritto. 

 

 

                                   4.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque respinto. 

La tassa di giustizia e le ripetibili,
commisurate al lavoro occasionato dall'impugnativa ed ai valori in discussione,
sono poste a carico della ricorrente secondo soccombenza. 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21 LE; 2 DLBN; 3 RBN; 49, 51 NAPR del __________,
3, 18, 28, 31, 60, 61 PAmm; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'500.- è a carico della ricorrente, che rifonderà fr. 2'000.-
alla resistente a titolo di ripetibili. 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario