# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 53215988-805d-560d-ba28-b7b262e84c24
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-27
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 27.05.2015 9.2014.116
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2014-116_2015-05-27.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2014.116

  9.2014.118

  	
  Lugano

  27 maggio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG 

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Dell’Oro

   

  

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1, 

  patr.
  da: PR 1, 

   

  e
  

  

 

	
   

  	
  RE 2, 

  RE 3, 

  RE 4, 

  tutti rappr. da: RA 1, 

  

 

                                         all’

 

	
   

  	
  Autorità regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per quanto riguarda la
  mancata approvazione del rendiconto finanziario relativo alla curatela di PI
  1, presentato dal curatore RE 2 per il periodo 1° gennaio 2012-29 ottobre
  2012

  

 

giudicando
sul reclamo del 22 luglio 2014 presentato da RE 1 (inc.
9.2014.116) e sul reclamo del 24 luglio 2014 presentato da RE 2, RE 3 e RE 4 (inc. 9.2014.118),
entrambi proposti contro la decisione emessa il 22 maggio 2014 dall'Autorità
regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

in fatto

                                  A.   PI 1 è
nata il 1940 a __________. Dal 2003 è domiciliata a __________. Da un primo
matrimonio ha avuto il figlio RE 1, mentre dal secondo matrimonio con RE 2 sono
nati i figli RE 3 e RE 4.

 

                                  B.   Su
richiesta del marito e dei tre figli di PI 1, con decisione dell’8 settembre
2006 (ris. n. 175/2006) la Commissione tutoria regionale __________ (in
seguito, Commissione tutoria) ha istituito in favore di PI 1 una curatela ad
hoc ai sensi dell’art. 392 n. 1 vCC. La curatela consisteva nel
rappresentare l’interessata nella procedura di scioglimento della comunione
ereditaria e di vendita di fondi della defunta madre, __________. PI 1, affetta
dal morbo di Alzheimer, non era infatti più in grado di far fronte a tali
affari. Con il consenso dei figli dell’interessata, la Commissione tutoria ha
nominato il marito RE 2 quale curatore ad hoc.

 

                                  C.   Con
istanza del 2 marzo 2008, RE 2 ha postulato la revoca della curatela ad hoc,
ormai divenuta priva di oggetto, e l’istituzione di una curatela amministrativa
per la gestione dei beni della moglie, impossibilitata a provvedere ai propri
interessi a causa della malattia. Con decisione del 13 marzo 2008 (ris. n.
25/99) la Commissione tutoria ha dunque istituito una curatela amministrativa e
di rappresentanza personale ai sensi degli art. 392 n. 1 e 393 n. 2 vCC.
Con il consenso dei figli dell’interessata, la Commissione tutoria ha ancora nominato
il marito RE 2 quale curatore.

 

                                  D.   Con
decisione 13 giugno 2008 (ris. n. 48/202 del 29 maggio 2008) la Commissione
tutoria ha approvato l’inventario iniziale stabilito dal curatore (art. 398 vCC
e art. 20 RTut). Il medesimo prevedeva solo degli attivi, consistenti in due
conti bancari per fr. 4'177'576.-, ove erano confluiti i proventi delle vendite
immobiliari di cui alla curatela ad hoc.

                                         I rendiconti
finanziari 2008, 2009, 2010 e 2011 allestiti dal curatore sono sempre stati approvati
dalla Commissione tutoria. 

 

                                  E.   Con scritto del 24
ottobre 2012 RE 1 ha preso contatto con la Commissione tutoria, domandandole se le informazioni patrimoniali in suo possesso in merito
agli averi ereditati dalla madre nella successione di __________ (riassunte in
una tabella ivi allegata) fossero corrette. La Commissione tutoria ha chiesto al curatore di prendere posizione. 

 

                                  F.   Pochi giorni dopo, in data 29 ottobre 2012, PI 1 è deceduta. Il marito è stato chiamato a
redigere il rendiconto di chiusura della curatela, inviato nel corso del mese
di gennaio 2013 all’Autorità regionale di protezione (in seguito Autorità di protezione),
nel frattempo subentrata alla Commissione tutoria. Al curatore è stato chiesto
in due occasioni di completare il suo rendiconto fornendo delle pezze giustificative
(scritti 7 ottobre 2013 e 24 dicembre 2013).

 

                                  G.   Con
lettera del 24 aprile 2014 RE 1 ha informato l’Autorità di protezione che “i
conti depositati dal curatore sono falsi”, sia perché “vi è un’omissione
di dichiarazione di attivi importante”, sia perché essi comprendono spese
personali del curatore. Il 2 maggio 2014 l’Autorità di protezione ha chiesto a RE
1 di sostanziare le sue affermazioni, ragion per cui egli ha chiesto di essere
sentito. In occasione della sua audizione, tenutasi il 22 maggio seguente, RE 1
ha riferito che la quota ereditata da PI 1 nella successione materna era ben
superiore a quanto dichiarato dal curatore e ammontava a quasi 6 milioni di
Euro. I beni liquidi sono “andati altrove”, in un primo tempo presso una
banca di __________, “poi sono evaporati” (verbale di udienza 22 maggio
2014, pag. 2). Ha inoltre affermato che i conti presentati dal curatore presentavano
omissioni ed approssimazioni. Non ha tuttavia lasciato all’Autorità di
protezione copia della documentazione in suo possesso, siccome costata “molta
fatica in tempo e denaro” e perché “non tocca a me fare un rendiconto
alla ARP ma è compito del curatore” (verbale di udienza 22 maggio 2014,
pag. 3). Alla luce di quanto emerso, l’Autorità di protezione ha avvisato RE 1
che avrebbe valutato “se inviare tutta la documentazione agli atti per un
esposto di possibili reati penali al Ministero Pubblico” (verbale di
udienza 22 maggio 2014, pag. 3).

 

                                  H.   Con decisione del 27
giugno 2014 l’Autorità di protezione non ha approvato il rendiconto finanziario
di chiusura (periodo 1° gennaio 2012 - 29 ottobre 2012) presentato dal curatore
RE 2 nell’ambito della curatela della moglie. L’Autorità di protezione ha
ritenuto che sulla base della documentazione in suo possesso non vi fosse giustificazione
valida per alcune uscite dai conti di PI 1.

 

                                    I.   In data 21 luglio
2014 RE 1 ha presentato una denuncia penale nei confronti di RE 2 per
violazione degli art. 138 CP (appropriazione indebita), 139 CP (furto) e 158 CP
(amministrazione infedele) in relazione all’operato di quest’ultimo quale
curatore della moglie PI 1. Il 24 luglio 2014 l’Autorità di protezione ha
trasmesso gli atti al Ministero pubblico.

 

                                  L.   Con reclamo datato 22
luglio 2014 (inc. 9.2014.116) RE 1 è insorto contro la decisione
dell’Autorità di protezione. Pur non contestando la mancata approvazione del
rendiconto finanziario, egli postula che venga fatto ordine a RE 2 di presentare
entro 30 giorni dalla notifica della decisione di questa Camera, “un rendiconto
completo della sua attività di curatore, per ogni anno, ai sensi degli art. 392
punto 1 e 393 punto 2 vCC corredato da un inventario di apertura della curatela
e un inventario al termine della curatela. I rendiconti e gli inventari
dovranno essere accompagnati da tutti i giustificativi contabili, bancari, di
Registro fondiario, partecipazioni societarie, nulla escluso”, con la
comminatoria dell’art. 292 CP (reclamo RE 1, pag. 7). In subordine, egli chiede
che questa Camera dia facoltà all’Autorità di protezione di riesaminare la
decisione impugnata (reclamo RE 1, pag. 7). 

 

                                  M.   Con reclamo datato 24
luglio 2014 (inc. 9.2014.118) anche il curatore è insorto contro tale
decisione, reputandone le motivazioni in parte malfondate e in parte viziate da
eccessivo formalismo. RE 2 ritiene inoltre che quanto riferito da RE 1 all’Autorità di protezione sia irrilevante, in quanto circostanze
anteriori al 2008, ovvero precedenti l’istituzione della curatela (reclamo RE 2,
pag. 3). Postula dunque che il rendiconto finanziario da lui presentato venga
approvato.

 

                                  N.   Dei successivi
scambi di allegati – nei quali sono intervenuti a fianco di RE
2 anche i figli RE 3 e RE 4 – si dirà, se necessario, nei
considerandi in diritto.

 

                                  O.   Con
istanza del 5 dicembre 2014 RE 1 ha
chiesto che entrambe le procedure di reclamo fossero sospese, vista l’esistenza
del procedimento penale di cui sopra, che “può avere un’influenza determinante
sui procedimenti pendenti”. 

                                         Dopo aver avuto accesso agli atti del procedimento penale sino a quel
momento esperiti, con decisione del 17 aprile 2015 questa Camera ha respinto
l’istanza, ritenendo che i procedimenti di reclamo pendenti potessero essere
decisi a prescindere dal giudizio sull’eventuale punibilità penale degli atti
compiuti dal curatore RE 2.

 

Considerato

 

in diritto

                                   1.   Con
l'entrata in vigore della modifica del 19 dicembre 2008 del Codice civile (in
materia di protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di
filiazione), l’autorità giudiziaria competente per giudicare i reclami contro
le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e
minorenni è la Camera di protezione del Tribunale di appello, che giudica nella
composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione con gli art. 314
cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 48 lett. f n. 7 LOG; art. 2 cpv. 2 LPMA).

                                         Riguardo
alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC
occorre riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di ricorso
davanti al Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del Consiglio di
Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8).
Per le procedure di reclamo presentate contro le decisioni emanate dalle
Autorità di protezione dopo il 1° marzo 2014 trovano applicazione le disposizioni
della nuova Legge sulla procedura amministrativa (art. 113 cpv. 2 LPAmm), in
particolare l’art. 99 LPAmm.

 

                                   2.   Entrambi
i ricorrenti censurano la decisione dell’Autorità di protezione e ne chiedono
la riforma, con motivazioni diametralmente opposte: RE 1 postula infatti che la
mancata approvazione del rendiconto venga confermata, ma assortita da un ordine
al curatore di completare quanto da lui presentato, mentre RE 2 chiede che il
rendiconto finanziario da lui presentato venga approvato senza riserve.

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, come visto, l’Autorità di protezione ha rifiutato
di approvare il rendiconto finanziario di chiusura (periodo 1° gennaio 2012 -
29 ottobre 2012) presentato da RE 2 nell’ambito della curatela della moglie PI
1. 

 

                                         Riassumendo i fatti,
l’Autorità di protezione ha indicato che il rendiconto di chiusura presentato
nel gennaio 2013 non era corredato dei necessari giustificativi, avendo il curatore
allegato unicamente degli estratti dei conti bancari. Richiamato in tal senso, RE
2 ha poi fatto pervenire delle spiegazioni e copia di alcune ricevute, che
l’Autorità di protezione ha sottoposto all’esame di un revisore esterno. Da
tale esame è risultato mancare della documentazione a giustificazione di due
uscite dai conti di PI 1 per gli importi di fr. 34'814.45 e di fr. 60'000.-
(risoluzione impugnata, pag. 1). 

 

                                         Il curatore ha
giustificato l’uscita di fr. 34'814.45 come segue: fr. 4'710.- con il pagamento
del premio annuale della cassa malati, e la differenza di ca. fr. 29'000.- (EUR
24'000.-) con il pagamento dell’onorario del prof. __________ di __________ per
l’assistenza medica alla curatelata durante i suoi soggiorni a __________ negli
ultimi tre anni di vita (risoluzione impugnata, pag. 1-2). L’Autorità di
protezione rilevava in particolar modo che per quest’ultimo pagamento “non
vi era prova di consegna o ricevuta” (risoluzione impugnata, pag. 2).

 

                                         Nella
decisione impugnata si riferisce inoltre che RE 2 aveva motivato
l’uscita di fr. 60'000.- destinata ad un suo conto in un
primo tempo con la necessità di pagare le imposte sul reddito e sulla sostanza
2010/2011 dei coniugi, mentre in un secondo tempo con il pagamento di un
acconto riguardante le imposte del 2012 (risoluzione impugnata, pag. 2).
Infine, tramite dichiarazione di una fiduciaria datata 31 gennaio 2012,
l’importo è stato giustificato come onere fiscale riguardante gli anni
2007/2008. In considerazione dell’“evidente incongruenza”, l’Autorità di
protezione ha dedotto che “sulla base della documentazione con valore probatorio
risulta unicamente che il curatore RE 2 abbia incassato CHF 60'000.- per sé”,
rifiutando di approvare il rendiconto in oggetto (risoluzione impugnata, pag.
2).

 

                                         In conclusione, l’Autorità
di protezione ha riferito di aver anche appreso da RE 1 “fatti
circostanziati secondo i quali vi sarebbero dubbi sull’operato del curatore dei
beni di sua madre”; la decisione è stata intimata anche a quest’ultimo e ai
suoi fratelli, visto il certificato ereditario prodotto dall’insorgente (risoluzione
impugnata, pag. 2).

 

 

                                    I.   Reclamo RE 2
(inc. 9.2014.118)

 

                                   4.   Nel suo reclamo, RE
2 contesta la mancata approvazione del suo rendiconto, giudicando la
motivazione della risoluzione impugnata in parte malfondata e in parte viziata
da eccessivo formalismo. 

                                         Con riferimento alla
mancanza di validi giustificativi concernenti il pagamento di Euro 24'000.- al
prof. __________ di __________, l’insorgente produce l’originale della ricevuta
già presentata all’Autorità di protezione, nella quale viene confermato il
pagamento di prestazioni di cura, pur senza indicazione dell’importo (reclamo RE
2, pag. 2). A mente del curatore, non è contestabile che il prof. __________ “abbia
prestato lunghe cure alla sig.ra PI 1” né che per esse “sia stato
remunerato all’altezza delle sue competenze e delle sue qualifiche” (reclamo
RE 2, pag. 2). Inoltre, “che l’importo versatogli non figuri nella ricevuta
è conforme agli usi italiani notoriamente in vigore nella categoria”:
pretendere il contrario configurerebbe “un eccesso di formalismo e di
ingiustificata sfiducia” nei confronti del curatore, in considerazione
anche dell’entità delle spese complessive del periodo in questione e degli
attivi di cui PI 1 era titolare (reclamo RE 2, pag. 2).

 

                                         Con riferimento alla
seconda uscita, di fr. 60'000.-, il curatore concorda con l’Autorità di
protezione sul fatto che le spiegazioni sin lì fornite fossero “parzialmente
contraddittorie” (reclamo RE 2, pag. 3). RE 2 spiega che tale importo è stato
destinato, come attestato dalla fiduciaria __________, al pagamento dell’onere
fiscale 2007/2008, “imputabile alla parte di fattori imponibili di proprietà
della moglie”, mentre la relativa notifica di tassazione data del dicembre
2011 (reclamo RE 2, pag. 3). Secondo l’insorgente, la conclusione cui giunge
l’Autorità di protezione – ovvero che il curatore abbia incassato per sé quella
cifra – è “superficiale, errata e contraria ai principi di economia
procedurale”, in quanto il curatore, se richiesto, avrebbe potuto fornire
ulteriori ragguagli e la versione firmata della lettera della fiduciaria
(reclamo RE 2, pag. 3).

                                         Le carenze evidenziate
nella risoluzione impugnata sono dunque definite “lievi” e secondo l’insorgente
non possono condurre alla mancata approvazione del rendiconto. RE 2 ritiene
tuttavia corretto che l’Autorità di protezione non abbia tenuto conto, nella
sua decisione, di quanto riferito da RE 1 in udienza, in quanto
le circostanze precedono l’inizio della curatela in oggetto (2008).
L’insorgente ritiene comunque che l’Autorità di protezione avrebbe dovuto
rispettare il principio del contraddittorio e citare a tale udienza anche le
altre parti interessate (reclamo RE 2, pag. 3). Chiede
pertanto di essere sentito, così come i figli RE 3 e RE 4, oltre
all’annullamento della decisione impugnata e l’approvazione del rendiconto
finanziario.

 

                                   5.   Giusta l’art. 425
CC, alla fine del suo ufficio il curatore rimette all’autorità di
protezione degli adulti un rapporto finale e, se del caso, consegna il conto
finale; l’autorità può dispensare da questo obbligo il curatore professionale
giunto al termine del rapporto di lavoro (cpv. 1). L’autorità di protezione
degli adulti esamina e approva il rapporto e il conto finali come fa con i
rapporti e i conti periodici (cpv. 2). Essa notifica il rapporto e il conto
finali all’interessato o ai suoi eredi e, se del caso, al nuovo curatore,
facendo loro presenti le disposizioni sulla responsabilità (cpv. 3). Comunica
loro altresì se ha dimesso il curatore o rifiutato l’approvazione del rapporto
o del conto finali (cpv. 4). 

                                         Per quanto
riguarda l’esame dei rapporti e i conti periodici, ai sensi dell’art. 415 CC
l’autorità di protezione degli adulti verifica la contabilità, approvandola o
rifiutandola; se necessario ne chiede la rettifica (cpv. 1). Essa esamina il
rapporto e, se necessario, chiede che sia completato (cpv. 2). Se del caso,
adotta misure adeguate per salvaguardare gli interessi dell’interessato (cpv.
3). 

 

                                         La normativa vigente non si scosta da quanto previsto in passato
dagli art. 423 cpv. 1 e 2 vCC e 451–453 vCC. La contabilità dev'essere
completa e veritiera. Il controllo della contabilità del curatore concerne la
sua esattezza formale, nonché l’adeguatezza e la legalità dell’amministrazione;
la sua approvazione non ha di massima alcun effetto giuridico per i terzi
(Messaggio concernente la modifica del Codice civile svizzero [Protezione degli
adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione] del 28 giugno 2006,
FF 2006 6391, pag. 6444; Schmid,
Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo, San Gallo 2010, ad art. 415 CC n. 4 e 9;
ad art. 425 CC n. 13; Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l'adulte, Ginevra, Zurigo,
Basilea 2011, n. 608 pag. 272 e n. 654 pag. 293; Langenegger, Erwachsenenschutzrecht,
Basilea 2015, ad art. 415 CC n. 1 e 4 e ad art. 421-425 CC n. 8).
L'approvazione del rendiconto non dà scarico al tutore, il quale rimane
responsabile del proprio operato (Schmid,
Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 415 CC n. 8; Meier/Lukic, Introduction au nouveau
droit de la protection de l'adulte, n. 608 pag. 272 e n. 654 pag.
293; Langenegger, Erwachsenenschutzrecht,
ad art. 421-425 CC n. 9). 

 

                                   6.   Nel caso concreto,
le motivazioni del reclamo non permettono di fugare i dubbi quanto alle due
uscite dai conti della curatelata che l’Autorità di protezione ha ritenuto
ingiustificate. 

 

                                         Per quanto concerne
l’uscita di ca. fr. 29'000.- (Euro 24'000.-), la ricevuta presentata (in copia
all’Autorità di protezione, in originale in questa sede) riguardante
l’integrale tacitazione del prof. __________ di __________ per le cure prestate
negli ultimi tre anni di vita a PI 1 (doc. 1) non indica l’importo a lui
versato e non può dunque dimostrare alcunché. Che tale prassi sia “conforme
agli usi italiani notoriamente in vigore nella categoria” è un’asserzione
che è rimasta allo stadio di puro parlato, non essendo comunque verosimile che
da un esimio professionista italiano, che segue l’interessata da svariati anni,
non si possa esigere perlomeno una fattura o un qualsiasi altro scritto che
documenti gli importi pretesi a titolo di onorario. 

 

                                         Per quanto attiene al
versamento di fr. 60'000.- su un conto dell’insorgente, questi concorda nel
definire contraddittorie le spiegazioni man mano fornite all’Autorità di
protezione, ma non fa nulla per sostanziare in maniera più efficace la sua
ultima versione dei fatti. Al di là della dichiarazione sottoscritta dalla __________
(già presentata in prima sede, sebbene priva di firma) l’insorgente non ha
prodotto la documentazione fiscale attestante la pretesa destinazione finale di
tali averi (ovvero l’“onere fiscale riferito alla partita fiscale per gli
anni 2007 e 2008 imputabile alla parte di fattori imponibili di proprietà di
sua moglie”, cfr. doc. 2), ad esempio le notifiche di tassazione
concernenti gli anni in questione (citate dalla __________ nel titolo della
menzionata lettera). 

                                         Considerata la
contraddittorietà delle spiegazioni che si sono susseguite nel corso dei mesi
in risposta agli interrogativi dell’Autorità di protezione, è condivisibile il
fatto che quest’ultima non si sia accontentata di quanto prodotto da RE 2 a suffragio
della sua ultima tesi. 

                                         L’argomento del curatore,
secondo cui l’Autorità di protezione avrebbe dovuto chiedergli maggiori
ragguagli piuttosto che rifiutare il rendiconto, è priva di consistenza, in
quanto essa prima di emanare la decisione impugnata gli aveva già chiesto a due
riprese delucidazioni e documenti giustificativi, senza che il curatore vi
desse seguito compiutamente. Ciò non è peraltro avvenuto nemmeno in sede di
reclamo. L’impugnativa è dunque votata all’insuccesso. 

 

                                   7.   Ma vi è di più.
L’assunzione agli atti di parte dell’incartamento penale relativo alla denuncia
presentata da RE 1 ha evidenziato delle manchevolezze ancora più gravi del
curatore, che possono solo condurre – non vigendo alcun divieto di nova – alla
non approvazione del rendiconto finale. 

 

                                         Va infatti rilevato che in
occasione della sua audizione dinnanzi al Procuratore generale in qualità di
imputato, RE 2 ha affermato quanto segue (con riferimento alla curatela ad
hoc istituita in favore della moglie in occasione della successione
materna): 

                                         “In particolare si è
proceduto alla vendita di un appartamento a __________ e di una villa a __________.
Inoltre, si è proceduto alla divisione degli averi bancari che erano depositati
presso la banca __________. In totale la quota di mia moglie ammontava a circa
8 milioni di Euro. I proventi delle vendite immobiliari sono stati trasferiti
in Ticino sul conto intestato a mia moglie su un conto presso il __________ e
su un altro conto presso __________. I fondi ereditati in contanti sono
invece stati depositati presso la Banca __________, su un conto intestato a mia
moglie. Si trattava di un importo di circa 5-6 milioni di Euro, non ricordo con
esattezza ma dovrei controllare gli estratti della banca. L’esistenza di questo
conto non è stata menzionata nell’inventario e nel rapporto inviato
all’autorità tutoria e non è stato neppure dichiarato fiscalmente. Tuttavia
non solo io ma tutti i miei figli, denunciante compreso, ne eravamo perfettamente
a conoscenza.

                                         Il PG mi chiede per
quale motivo non si sia ritenuto di dichiarare questo conto. Rispondo che, a
posteriori è stato un errore, viste le conseguenze. A quel momento abbiamo
pensato di non dichiararlo più che altro per l’abitudine ad un minimo di
segretezza. Ribadisco che il denunciante ne era perfettamente a conoscenza
(…)” (AI 23, verbale di interrogatorio di RE 2 del 27 novembre 2014, pag. 2; sottolineatura
del redattore). 

 

                                         Con scritto del 16 marzo
2015 indirizzato al patrocinatore di RE 1, il patrocinatore di RE 2 nell’ambito
del contenzioso ereditario affermava inoltre quanto segue: 

                                         “tutti (gli eredi) sanno
che non tutta la sostanza della defunta PI 1 trova espressione
nell’inventario e nei rendiconti inviati dal marito/curatore alla ARP 5, ma
non ritengo corretto volerne trarre argomento per mettere in dubbio la
consistenza di un asse ereditario di cui tutti, e il tuo assistito in
particolare, conoscono esattamente l’ammontare (dato dalla somma di quanto
reso noto all’ARP 5 e di quanto detenuto da altri veicoli societari a
disposizione degli aventi diritto e di cui lo stesso RE 1 ha potuto
beneficiare quali anticipi ereditari, altrimenti “inaccessibili” se
sottoposti alla vigilanza dell’Autorità tutoria) (lettera avv. __________
a avv. PR 1 del 16 marzo 2015, pag. 2, allegata a AI 45 e a AI 46;
sottolineature del redattore).

 

                                         Il concetto è ribadito
anche nell’istanza di conciliazione ai fini dell’avvio dell’azione di divisione
ereditaria presentata da RE 2 alla Pretura __________: 

                                         “La consistenza del
patrimonio (non tutto noto all’Autorità tutoria, come tutti gli eredi
ben sanno) è nota alle parti: principalmente costituito da sostanza proveniente
dalla divisione della successione della madre e nonna __________ (…). Si
tratta quindi sostanzialmente di dividere della liquidità di cui dà conto per
una parte l’inventario allestito dal curatore ad hoc RE 2 all’attenzione della
ARP 5, mentre per la parte di sostanza rimasta all’estero e già di proprietà
della defunta __________ (non soggetta alla fiscalità svizzera fino alla divisione),
si è scelto di continuare a custodirla in strumenti societari a disposizione
degli aventi diritto, onde facilitarne la gestione e l’utilizzazione a
favore dell’erede __________ (recte: PI 1) __________, prima, e dei suoi
eredi poi, che ne hanno potuto beneficiare sotto forma di anticipi ereditari senza
dovere coinvolgere l’Autorità tutoria” (Istanza avv. __________ del 16
marzo 2015, pag. 2, allegata a AI 45, sottolineature del redattore).

 

                                         Dagli atti in questione
emerge in maniera molto chiara – per ammissione del curatore stesso e del suo
avvocato – il fatto che RE 2 abbia volontariamente omesso di indicare una considerevole
parte della sostanza appartenente alla moglie PI 1 nella documentazione
presentata alla Commissione tutoria dapprima, all’Autorità di protezione poi. E
ciò allo scopo – dichiarato – di poter attingere al patrimonio della moglie
malata senza il controllo dell’Autorità di protezione.

                                         A prescindere dalle
eventuali responsabilità penali del curatore per tali atti, che verranno
vagliate nelle opportune sedi, e a prescindere dalla questione – qui irrilevante
– di sapere se RE 1 e/o gli altri figli fossero effettivamente consapevoli di
ciò (e abbiano eventualmente avuto accesso a tali beni mediante dei cosiddetti «anticipi
ereditari»), occorre concludere che i conti presentati dal curatore nella fattispecie
sono volutamente incompleti e non conformi al reale stato della sostanza di PI
1. Con queste premesse, non si può legittimamente pretendere che il rendiconto
finale della curatela venga approvato. 

 

                                         L’argomento del curatore,
secondo cui la mancata dichiarazione di determinati beni non gli è imputabile
siccome non è avvenuta nell’ambito della curatela oggetto del rendiconto
contestato, bensì nell’ambito della precedente misura istituita ad hoc
in occasione della successione materna, è del tutto privo di consistenza. Anche
il rendiconto oggetto di esame è infatti manifestamente inficiato da tale
omissione, del tutto volontaria da parte del curatore e tesa proprio a
sottrarre una parte ingente del patrimonio della persona bisognosa dal
controllo dell’Autorità di protezione. 

 

                                         Il rendiconto finanziario
oggetto della decisione impugnata non può pertanto essere approvato.

 

                                   8.   Occorre infine
chinarsi sulla domanda di intersecazione di RE 1, formulata nelle
sue osservazioni del 26 settembre 2014, laddove chiede che dal reclamo venga
cancellato il passaggio nel quale la sua audizione presso l’Autorità di
protezione viene definita “qua e là farneticante”. In proposito si osserva
che il Codice di procedura civile federale non contempla una simile
possibilità, prevista invece dal previgente diritto processuale cantonale (art.
68 cpv. 3 CPC/TI). L’applicazione dell’art. 132 CPC non entra invece qui in discussione,
ritenuto che in una controversia deve essere ritenuta insita una certa
animosità delle parti, sempre che essa non sconfini nel dileggio verso il
giudice o le controparti (Trezzini,
CPC Comm, ad art. 132 CPC, pag. 560; vedi anche art. 55 LPAmm), che in concreto
non si ravvede. La richiesta non può dunque trovare accoglimento.

 

 

                                   II.   Reclamo RE 1 (inc.
9.2014.116)

 

                                   9.   Nel suo reclamo, RE
1 non contesta la mancata approvazione dell’ultimo rendiconto
del curatore, ma critica il fatto che l’Autorità di protezione non si sia
chinata “minimamente sui precedenti rendiconti finanziari”, né abbia
valutato “l’ipotesi di trasmettere un esposto al Ministero pubblico”
(reclamo RE 1, pag. 5). Nonostante quanto emerso dall’audizione dell’insorgente
– ovvero l’esistenza di ulteriori beni ereditati da PI 1 che non erano stati
resi noti e alcune uscite anomale dai conti della madre – l’Autorità di
protezione “non ha provveduto ad ulteriori verifiche sulla situazione
patrimoniale della curatelata”, “non ha adottato alcun provvedimento
indispensabile”, e non ha “mai ordinato l’allestimento di un inventario”
(reclamo RE 1, pag. 5-6). Secondo l’insorgente, l’Autorità di protezione “doveva
assicurarsi che l’amministrazione dei beni era avvenuta nell’esclusivo
interesse della curatelata, ciò che non risulta essere avvenuto”, e doveva
“ordinare che i conti e i rapporti fossero completati o prendere misure
urgenti” (reclamo RE 1, pag. 6). Di conseguenza, il reclamante postula non
solo che il rendiconto concernente il periodo 1° gennaio 2012 - 29 ottobre 2012
non sia approvato, ma che a RE 2 venga fatto ordine di presentare un rendiconto
completo della sua attività di curatore, per ogni anno, corredato da un
inventario di apertura della curatela e da un inventario di chiusura, il tutto
accompagnato dai relativi giustificativi contabili. In subordine, postula che
questa Camera dia facoltà all’Autorità di protezione di riesaminare la
decisione impugnata. 

 

                                10.   Il rimprovero rivolto
all’Autorità di protezione di non aver presentato un esposto penale al
Ministero pubblico cade nel vuoto. Anzitutto, va detto che nelle sue osservazioni
al reclamo del 21 agosto 2014 (erroneamente datate 15 aprile 2014) l’Autorità
di protezione ha precisato di aver deciso “all’unanimità dei membri (…) di
trasmettere un esposto al Ministero pubblico”, ma che “il ricorrente ci
ha preceduti” (pag. 1). Ai sensi dell’art. 51 cpv. 4 LPMA, se vi è il
sospetto di un illecito penale gli atti sono trasmessi al Ministero pubblico.
In ossequio a tale norma, in data 24 luglio 2014 l’Autorità di protezione ha
effettivamente trasmesso gli atti al Ministero pubblico. La censura è dunque superata.

 

                                         Per il
resto, occorre sottolineare che RE 1, nel suo scritto del 24 aprile 2014
all’Autorità di protezione, oltre ad affermare di essere in grado di provare
che i conti presentati dal curatore erano falsi, aveva espressamente richiesto
che essi non fossero approvati (“attendo con impazienza le vostre
conclusioni e la relativa delibera in merito al rendiconto di chiusura che non
può altrimenti tradursi che da una non-approvazione”). Appare
dunque perlomeno contradditorio che ora il reclamante impugni una decisione che
va esattamente nel senso da lui richiesto in prima sede. 

 

                                         Ad ogni
modo, a prescindere da quanto sopra va rilevato che RE 1, pur essendo in
possesso di documentazione atta a comprovare le sue asserzioni, non si è mai
premurato di consegnarne copia all’Autorità di protezione. In occasione della
sua audizione del 22 maggio 2014 egli si è limitato a mostrare all’Autorità di
protezione alcuni documenti, ma ha rifiutato di produrli agli atti, sostenendo
di aver avuto dei costi in tempo e in denaro per raccogliere le suddette
informazioni sul patrimonio di PI 1 e reputando di non dover essere lui a
fornire delucidazioni a riguardo (cfr. verbale, pag. 3). 

                                         Se è vero
che RE 1 non era il curatore di PI 1 e non aveva alcun obbligo di fornire
rendiconti in merito agli averi della madre, va osservato che egli era comunque
tenuto a sostanziare le accuse da lui proferite, ciò che non ha fatto nemmeno
in questa sede nonostante – lo si ribadisce – fosse in possesso di documentazione
in tal senso. Le circostanze riferite al consid. 7 sono peraltro emerse
unicamente nell’ambito dell’inchiesta penale e non erano note all’Autorità di
protezione prima dell’emanazione della risoluzione impugnata.

                                         Visto quanto
sopra, e considerata l’attitudine recalcitrante del curatore nel fornire
ulteriori informazioni, l’intenzione dell’Autorità di protezione di deferirlo
alla magistratura penale nonché il decesso della persona che giustificava
l’intervento dell’Autorità di protezione, non può essere criticata la decisione
di prime cure di non approvare il rendiconto. A tutela degli eredi resta aperta
la possibilità di adire i tribunali civili sia per le eventuali pretese in
responsabilità, sia per le pretese successorie. Anche il reclamo di RE 1 deve
dunque essere respinto, nella misura della sua ricevibilità.

 

 

                                  III.   Oneri processuali e
ripetibili

 

                                11.   Gli oneri processuali
seguono la soccombenza e sono dunque posti a carico di RE 1 per il reclamo del
22 luglio 2014 (inc. 9.2014.116) e di RE 2, RE 3 e RE 4
per il reclamo del 24 luglio 2014 (inc. 9.2014.118) Le ripetibili sono
compensate.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo di RE 1 (inc. 9.2014.116) è respinto, nella misura della sua
ricevibilità.

 

                                   2.   Il
reclamo di RE 2, RE 3 e RE 4 (inc. 9.2014.118) è respinto.

                                   3.   
Gli oneri del reclamo consistenti in:

 

                                         a)  tassa di
giustizia    fr. 800.–

                                         b)  spese                       fr.
100.–

                                                                                fr.
900.–

 

                                         sono posti a carico di RE
1 (per ½) e RE 2, RE 3 e RE 4 (per ½,
in solido fra loro). Le ripetibili sono compensate.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  -
  

  -
  

  

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.