# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71c11050-f8a4-5a0e-982f-8f0c3f9eee80
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-04-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.04.2007 A-1736/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-1736-2006_2007-04-16.pdf

## Full Text

Corte I
A-1736/2006
{T 0/2}

Sentenza del 16 aprile 2007

Composizione: Florence Aubry Girardin, Giudice presidente.
Markus Metz e Salome Zimmermann, Giudici.
Marco Savoldelli, Cancelliere.

X._______,

contro

Direzione generale delle dogane, Divisione principale diritto e tributi, 
Monbijoustrasse 40, 3003 Berna,
istanza inferiore,

concernente

Sdoganamento all'importazione.
Indicazione del prodotto, errore, responsabilità del dichiarante.
Ricorso contro la decisione del 13 febbraio 2006.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

2

Ritenuto in fatto:

A. Per quanto qui di rilievo, nel periodo tra il 9 marzo e il 14 aprile 2005 la ri-
corrente ha dichiarato all'importazione con procedura di trasmissione elet-
tronica dei dati,  presso gli uffici doganali di Ponte Tresa e di Lugano-Ve-
deggio, 86 invii di insalate di vario genere alla voce di tariffa 0705.1941.

Dopo il controllo di plausibilità,  l'ordinatore della dogana ha trasmesso al 
terminale della ricorrente il risultato di selezione "bloccata". Essa ha quindi 
presentato  le  relative  liste  d'importazione  corredate  dai  necessari  docu-
menti di scorta (distinte merci, fatture, ecc.). 

Dall'esame formale effettuato dagli uffici doganali, nell'ambito della revisio-
ne dei documenti  non sono emerse discordanze. I citati  uffici hanno per-
tanto emesso le quietanze doganali, rinunciando a visionare la merce.

B. Sennonché, con lettere del 19 aprile 2005 (completate con istanza del 19 
maggio successivo) e del 25 maggio 2005 (poi formalizzate nell'istanza di 
rettifica  del  31  maggio  seguente)  per  tali  sdoganamenti  la  ricorrente,  ri-
spettivamente il suo legale, hanno domandato la rettifica delle voci di tarif-
fa da 0705.1941 a 0705.1951.

La richiesta è stata ricondotta ad un asserito errore nella programmazione 
dei codici attribuiti dalla ricorrente alle singole merci importate. La ricorren-
te ha indicato che – al momento del cambiamento di modalità di importa-
zione di una parte di esse – sia i prodotti denominati "lollo altro" sia quelli 
con dicitura  "lattughino  altri"  erano stati  registrati  con il  codice  attribuito 
alla prima categoria. Da lì in poi, anche le importazioni che normalmente 
ricadono sotto la dicitura "lattughino altri" erano quindi state erroneamente 
considerate e sdoganate come "lollo altro", senza più alcuna distinzione tra 
le due categorie,  secondo la voce di  tariffa  0705.1941.  Questo,  fino alla 
scoperta  dell'asserito  errore,  a  seguito  dell'avviso  del  superamento  del 
contingente per l'importazione di tale prodotto da parte dell'Ufficio federale 
dell'agricoltura.

A  sostegno  della  propria  tesi,  la  ricorrente  ha  a  più  riprese  richiamato 
rispettivamente allegato svariata documentazione (quietanze doganali, fat-
ture, estratti di conteggi dell'Ufficio federale dell'agricoltura, ecc.), di cui si 
dirà più diffusamente nel seguito.

C. Con decisione del 23 agosto 2005, la Direzione di circondario delle dogane 
di Lugano (DCD) ha respinto le domande di rettifica presentate dalla ricor-
rente (invii da no. 1 a no. 85), ritenendo insufficienti i mezzi di prova notifi-
cati. Per quanto riguarda l'invio rubricato con il no. 86, essa non è per con-
tro neppure entrata nel merito della richiesta di rettifica, ritenendola tardi-
va.

D. Il  23 settembre 2005,  la ricorrente ha impugnato la decisione della DCD 
davanti alla Direzione generale delle dogane (DGD), producendo ulteriore 
documentazione (in particolare le copie delle dichiarazioni di composizione 
di alcuni prodotti da lei importati).

3

E. Con decisione del 13 febbraio 2006, la DGD ha respinto anche detto ricor-
so. In difetto di prova del contrario, la DGD ha infatti ritenuto che gli sdoga-
namenti  (invii  da  no.  1  a  no.  85)  risultavano  formalmente  corretti.  Per 
quanto riguarda la domanda di rettifica concernente l'invio no. 86, ne è in-
vece stata confermata la tardività.

F. Con atto del 16 marzo 2006 indirizzato alla Commissione federale di ricor-
so in materia doganale (CRD), la ricorrente ha impugnato la decisione del-
la DGD, rinviando integralmente alle motivazioni addotte davanti alle istan-
ze precedenti  ed avanzando dubbi  sul  diritto  di  firma della  persona che 
l'aveva sottoscritta, quindi sulla competenza dell'autorità giudicante. 

Essa ha inoltre richiesto l'allestimento di una perizia specialistica sul pro-
prio ordinatore, il richiamo dall'autorità federale competente di svariati do-
cumenti a titolo di confronto e la convocazione delle parti ad un dibattimen-
to. 

G. Con risposta del 12 giugno 2006, l'istanza inferiore ha ribadito il carattere 
vincolante degli sdoganamenti e l'inconsistenza delle prove addotte, conte-
stando il difetto di competenza sollevato e la pertinenza della richiesta di 
allestimento di un referto peritale.

H. Il 4 ottobre 2006, la ricorrente ha nuovamente sollecitato la convocazione 
delle parti ad un dibattimento orale. 

La CRD ha risposto con lettera dell'11 ottobre successivo, osservando che 
in fattispecie come quella in esame non ha per prassi luogo nessun dibatti-
mento pubblico. Facendo riferimento alla giurisprudenza in materia, alla ri-
corrente è stato comunque fissato un termine – trascorso inutilizzato – per 
formulare un'espressa richiesta di rilascio di una decisione in tal senso.

I. Con lo scioglimento della CRD, in data 31 dicembre 2006, l'incarto è stato 
trasmesso al Tribunale amministrativo federale (TAF). Il 17 gennaio 2007 
quest'ultimo ha informato le parti che a dirimere la presente vertenza sa-
rebbe stata la I Corte del TAF ed ha loro comunicato la composizione del 
collegio giudicante.

Considerando in diritto:

1.

1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente per decidere il presente 
gravame in virtù dell'art. 109 cpv. 1 lett. c della legge federale del 1. otto-
bre  1925  sulle  dogane  (LD;  RS 631.0),  stato  al  1.  gennaio  2007,  in 
relazione  con  gli  art. 1,  31,  32  e  53  cpv. 2  della  legge  federale  del 
17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF; RS 173.32).

Sempre giusta l'art. 53 cpv. 2 LTAF, il TAF giudica i ricorsi pendenti presso 
le Commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi 
dei dipartimenti al 1. gennaio 2007, nella fattispecie la CRD, applicando il 
nuovo diritto processuale.

1.2 Nella misura in cui non concerne specificatamente la procedura di sdoga-

4

namento (cfr. art. 3 lett. e della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 
procedura amministrativa [PA; RS 172.021]) – esclusivamente disciplinata 
dalle  norme  procedurali  del  diritto  doganale  rette  dal  principio 
dell’autodichiarazione (art. 24 e art. 29 segg. LD; Giurisprudenza delle au-
torità amministrative della Confederazione [GAAC] 68.51, consid. 3c) – e 
fatta eccezione per quanto direttamente prescritto  dalla LTAF così come 
da eventuali  normative  speciali  (cfr.  art. 37 LTAF e art. 2  cpv.  4 PA),  la 
presente procedura soggiace alla PA.

1.3 Interposto  tempestivamente  (art. 22  segg.  PA;  art. 50  PA)  e  nel  rispetto 
delle  esigenze di  forma e di  contenuto  previste dalla  legge (art. 52 PA), 
l'atto  impugnato  è  una  decisione  emanata  dalla  DGD,  che  statuisce  in 
merito a una decisione su ricorso della DCD. 

Ritenuto che la DGD si è pronunciata nel 2006 e non già nel nuovo anno – 
nel  qual  caso  la  decisione  su  ricorso  della  DCD avrebbe  dovuto  esere 
impugnata direttamente davanti  al TAF (art. 109 cpv.  1 lett. b LD e con-
trario; messaggio del Consiglio federale del 28 febbraio 2001 concernente 
la revisione totale dell'organizzazione giudiziaria, FF 2001 pag. 3984 seg.) 
– pacifica è anche la competenza dell'istanza inferiore (cfr. art. 109 cpv. 1 
lett. c vLD), per altro inequivocabilmente indicata come tale (PIERRE MOOR, 
Droit  administratif,  vol. II,  2. ed.,  Berna  2002,  pag. 297  seg.;  ULRICH 
HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht,  5. ed., 
Zurigo 2006, no. 884 segg.;  PIERRE TSCHANNEN/ULRICH ZIMMERLI,  Allgemeines 
Verwaltungsrecht, 2. ed., Berna 2005, pag. 238, con riferimenti alla giuris-
prudenza). 

Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, competente era infine 
anche chi tale decisione l'ha materialmente sottoscritta. Giusta gli ordina-
menti interni della DGD prodotti con la risposta, i compiti e le competenze 
delle singole divisioni di cui è composta, e dei loro rispettivi direttori, si es-
tendono infatti anche alla compiuta trattazione di eventuali ricorsi.

1.4 La ricorrente è destinataria della decisione impugnata. Comportando l'er-
rore fatto valere un sorpasso dei contingenti, dato è anche l'interesse a ri-
correre (sentenza del  Tribunale federale 2A.180/2006 del 13 luglio  2006 
consid. 1). Di qui la sua legittimazione giusta l'art. 48 cpv. 1 PA.

Per quanto precede,  il  ricorso è ricevibilie in ordine e dev'essere esami-
nato nel merito.

2. Con ricorso al TAF, possono essere invocati la violazione del diritto fede-
rale, l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti e 
l’inadeguatezza (art. 49 PA). 

Da parte sua, il  TAF non è vincolato né dai motivi addotti  (art. 62 cpv. 4 
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 
argomentazioni delle parti (MOOR, op. cit., pag. 264 seg.). 

I  principi  della massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto 
sono tuttavia limitati. L’autorità competente procede infatti spontaneamen-
te a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dal-

5

le censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (DTF 122 V 157 
consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c;  ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, Verwal-
tungsverfahren  und  Verwaltungsrechtspflege  des  Bundes,  2. ed.,  Zurigo 
1998, no. 674 segg.).

Nella fattispecie, la ricorrente formula essenzialmente due tipi di censure. 
Da un lato,  solleva la  mancata  rettifica  di  tutti  gli  sdoganamenti  citati  in 
base  alle  prove  offerte.  Dall'altro,  contesta  la  tardività  della  richiesta  di 
rettifica dello sdoganamento della partita di merce no. 86.

3.

3.1 Ogni  trasporto  di  merci  attraverso  la  dogana  svizzera  soggiace  agli 
obblighi  doganali  (art. 1  cpv. 1  LD).  Essi  consistono  nel  rispetto  delle 
prescrizioni concernenti il  traffico attraverso il confine, ovvero nell'obbligo 
della denunzia doganale, e nel pagamento delle tasse previste dalla legge 
(art. 1 cpv. 2 LD).  L'importo del dazio è fissato dalla tariffa delle dogane 
svizzere in base alla natura, alla quantità ed allo stato della merce al mo-
mento in cui è posta sotto controllo doganale (cfr. allegati alla legge del 9 
ottobre 1986 sulla tariffa delle dogane [LTD; RS 632.10]; art. 21 e 23 LD).

3.2 Come  già  rilevato,  la  procedura  di  sdoganamento  è  retta  dal  principio 
dell’autodichiarazione  (art. 24  LD),  ciò  significa  tra  l'altro  che  la  legisla-
zione doganale attribuisce alle persone soggette all’obbligo della denuncia 
la piena responsabilità  e pone esigenze severe  alla  loro diligenza,  chie-
dendo di procedere ad una completa e corretta dichiarazione delle merci 
(cfr. sentenza del Tribunale federale 2A.457/2000 del 7 febbraio 2001, in 
Archivio  di  diritto  fiscale  svizzero  [ASA]  70  pag.  330  consid.  2c;  GAAC 
70.55 consid. 2a/aa e le referenze ivi citate, in particolare la sentenza del 
Tribunale federale 2A.1/2004 del 31 marzo 2004 consid. 2.1). 

La persona soggetta all’obbligo della denuncia, nel caso la ricorrente, deve 
richiedere lo sdoganamento e presentare la relativa dichiarazione  (art. 31 
cpv. 1 LD). L’ufficio doganale competente ne esamina la correttezza for-
male, la completezza, come pure la conformità con i documenti di scorta 
(art. 34 cpv. 2 LD). 

3.3 Una volta  accettata,  la  dichiarazione  vincola  il  dichiarante  e  costituisce, 
salvo il risultato della visita, la base per determinare il dazio e le altre tas-
se (art. 35 cpv. 2 LD; cfr. la già citata sentenza del Tribunale federale del 
31 marzo 2004 consid. 2.2; GAAC 70.55 consid. 2a/bb).

3.4 Va aggiunto  che – fondandosi  sull’art. 142 LD – il  Consiglio  federale ha 
emanato  l’ordinanza  del  3  febbraio  1999  concernente  lo  sdoganamento 
mediante  trasmissione elettronica  di  dati  (OSTED;  RS 631.071),  in  base 
alla quale – previo controllo di plausibilità (art. 16 cpv. 1) – i partner della 
dogana autorizzati,  e tra essi la ricorrente, possono presentare la dichia-
razione delle merci mediante procedura elettronica. 

Giusta  l’art. 17  cpv. 1  e  2  OSTED,  il  computer  della  dogana  esegue  un 
controllo ampliato della plausibilità e se rileva un errore respinge la dichia-
razione. Per contro, le dichiarazioni che il computer riprende senza conte-

6

stazioni sono considerate accettate ai sensi dell’art. 35 LD analogamente a 
quelle scritte e risultano vincolanti per il partner della dogana anche in pre-
senza di contraddizioni rispetto ai documenti di accompagnamento (art. 17 
cpv. 3 OSTED).

Dopo aver accettato la dichiarazione, l'ordinatore esegue quindi una sele-
zione e ne comunica il risultato al dichiarante (art. 18 seg. OSTED).

3.5 Per  quanto  appena  osservato,  occorre  innanzitutto  constatare  che  dalle 
dichiarazioni presentate dalla ricorrente non emergevano errori o contrad-
dizioni di sorta (art. 17 cpv. 2 OSTED). Per questo motivo sono state ac-
cettate (art. 17 cpv. 3 OSTED).

Se errore vi è stato, esso è da ricondurre all'attribuzione data a priori alla 
merce  da  parte  della  ricorrente.  Tale  errore  era  però  unicamente  ris-
contrabile effettuando un controllo della merce.  Ma appunto non vi erano 
motivi perché l'autorità doganale effettuasse un simile controllo. Se è vero 
infatti  che,  accettata  la  dichiarazione  (art. 18  cpv. 1  OSTED),  il  risultato 
della  successiva  selezione  da parte  dell'ordinatore  della  dogana  è  stato 
"bloccato"  (art. 19  cpv. 1  OSTED),  altrettanto  vero  è  che  i  documenti 
prodotti  unitamente  alla  lista  d'importazione  dalla  ricorrente  non davano 
adito a dubbi. Come correttamente osservato dall'istanza inferiore, secon-
do le designazioni generiche in essi  contenute ("lattughino novello",  "lat-
tughino/mista",  "insalate  miste",  "insalata  gentile",  insalata  gran  mix 
125 gr", "insalatina conf. 8x", ecc.), l'indicazione tariffale rispettivamente il 
codice attribuito alla merce (0705.1941, "lollo altro") risultavano corretti. In 
base alle designazioni citate, entravano in linea di conto per lo sdogana-
mento sia le voci di tariffa 0705.1951/9 (quella del "lattughino altro", come 
sostenuto dalla ricorrente)  sia le voci  0705.1941/9 (quella del "lattughino 
lollo,  diverso da quello  rosso"  [cioè del  "lollo  altro"],  come da lei  dichia-
rato).  Corrispondendo  la  voce  di  tariffa  (0705.1941)  alla  merce  indicata 
sulle fatture, di qui la sua corretta liberazione da parte della dogana. 

Di principio, la DGD ha perciò a giusto titolo riconosciuto valore vincolante 
alle dichiarazioni doganali rese dalla ricorrente, a norma dell'art. 35 cpv. 2 
LD.

4.

4.1 La  dichiarazione  doganale  accettata  può  essere  sostituita,  completata, 
distrutta o rettificata, se ne è fatta esplicita richiesta prima che sia ordinata 
la  visita  e  prima  dell’allestimento  della  bolletta  doganale.  Se  la  bolletta 
doganale  è  già  stata  stesa,  l’ufficio  doganale  può  accogliere  delle 
domande di  ammissione  al  dazio  di  favore,  di  esenzione  dal  dazio  o  di 
modificazione  del  genere  di  sdoganamento,  solo  qualora  l’invio  si  trovi 
ancora  sotto  custodia  della  dogana,  della  posta  o  della  ferrovia  (art. 49 
cpv. 2  dell’ordinanza  del  10  luglio  1926  della  legge  sulle  dogane  [OLD; 
RS 631.01]; GAAC 68.51 consid. 3b; al riguardo cfr. pure l'art. 20 OSTED). 

Successivamente alla liberazione dell'invio, come nella presente fattispe-
cie, il  contribuente ha invece la possibilità  di opporsi  allo sdoganamento 
solo se, entro il termine perentorio di 60 giorni prescritto dall'art. 109 cpv. 2 

7

LD (decisione del Tribunale federale 2A.180/2006 del 13 luglio 2006 con-
sid. 3.2  in  fine),  riesce  a  dimostrare  che  la  merce  importata  era  effetti-
vamente di natura diversa da quella indicata nella dichiarazione. 

In questo caso, l’onere della prova è interamente a suo carico. I documenti 
giustificativi  devono dimostrare  con sufficiente  verosimiglianza che è su-
bentrato un errore in relazione alla merce importata e  spetta parimenti al 
contribuente di chiarire se è stato pagato un importo troppo elevato a titolo 
di dazio doganale, tenuto conto della natura della merce a torto registrata 
o, eventualmente, del fatto che l'errore del quale egli si prevale ha delle ri-
percussioni negative in relazione al contingentamento di talune merci (cfr. 
ancora GAAC 70.55 consid. 3b e i riferimenti in essa contenuti, in partico-
lare DTF 109 Ib 190 consid. 1d).

In proposito va aggiunto che se è vero che anche in ambito doganale, ana-
logamente a quanto vale in genere per i procedimenti  di ricorso ammini-
strativo  e  di  diritto  amministrativo  tra  cui  quello  davanti  al  TAF  (GAAC 
67.76, consid. 2c), l'apprezzamento delle prove è di principio libero (MOOR, 
op. cit., pag. 261 e la giurisprudenza ivi citata;  FRITZ GYGI, Bundesverwal-
tungsrechtspflege, 2. ed., Berna 1983, pag. 279; DTF 105 Ib 114 consid. 
1a), è altrettanto vero che questo principio soffre di un'importante relativiz-
zazione per quanto riguarda i documenti  stesi posteriormente al procedi-
mento doganale. Non escluso a priori, questo tipo di prova deve infatti es-
sere apprezzato con grande circospezione ed ha valore molto limitato (in 
dettaglio su questo punto, cfr. la già citata GAAC 70.55 consid. 3c/cc, dd). 

Tali  accresciute esigenze sono del resto la diretta conseguenza del fatto 
che l'intera procedura di sdoganamento è improntata dal principio dell'au-
todichiarazione.

4.2 Confermando la decisione della DCD, anche la DGD ha innanzitutto ritenu-
to che la domanda di rettifica dello sdoganamento dell'invio no. 86 non ris-
pettasse il termine di cui all'art. 109 cpv. 2 LD e che fosse quindi tardiva. 

È una questione che può qui rimanere aperta. Il ricorso deve infatti essere 
respinto già per i motivi che seguono (cfr. infra consid. 4.3.).

4.3 In presenza di dichiarazioni doganali vincolanti e di invii già liberati (con-
sid.  3.5.),  per  giustificare  un'eventuale  rettifica  degli  sdoganamenti  da 
no. 1 a no. 86 dai documenti prodotti  dalla ricorrente deve emergere con 
sufficiente verosimiglianza, che le merci importate, in base alla loro natura 
e/o  composizione,  non  avrebbero  dovuto  sottostare  alla  voce  di  tariffa 
0705.1941 bensì alla voce 0705.1951. 

Così però non è, infatti:

4.3.1 Fatture fornitori

Le fatture contenute nell'incarto richiamato dalle autorità doganali  risalgo-
no al periodo delle importazioni in oggetto e potrebbero teoricamente pro-
vare  quanto  richiesto.  Come  per  altro  già  osservato  (cfr. supra  con-
sid. 3.5.), in ognuna di esse il prodotto è però indicato con termini del tutto 
generici ("lattughino novello", "lattughino/mista", "insalate miste", "insalata 

8

gentile",  "insalata  gran  mix  125  gr",  "insalatina  conf.  8x",  ecc.).  In  altre 
parole, tali indicazioni non danno nessuna informazione utile né sull'esatta 
natura  delle  insalate  importate  né  sulla  quantità  dei  singoli  prodotti.  Da 
esse non si  può in  particolare affatto dedurre né che i  prodotti  importati 
sottostessero  alla  voce  di  tariffa  0705.1951  piuttosto  che  alla  voce 
0705.1941,  né – tanto  meno – in  quale  esatto  quantitativo.  La  DGD ha 
quindi a giusta ragione ritenuto che le stesse non forniscano nessuna pro-
va che soddisfi ai requisiti della giurisprudenza.

4.3.2 Distinte merci

Anche  per  questi  documenti,  pure  contenuti  nell'incarto  richiamato  dalla 
DGD, vale quanto appena osservato per le fatture. Con la differenza che – 
per quanto possibile – i termini utilizzati per definire la merce sono ancor 
più generici.  Sulle distinte viene infatti  usata l'indicazione prestampata di 
"lattughino", dicitura che viene di caso in caso completata con aggiunte del 
tipo  "+  mista"  o  "insalata  mista".  I  documenti  prodotti  non  soddisfano 
perciò affatto all'onere probatorio che incombe sulla ricorrente.

4.3.3 Estratti conteggi importazioni

Si tratta dei doc. 8-9 prodotti con il complemento d'istanza del 19 maggio 
2005 rispettivamente del doc. 2 prodotto con la richesta di rettifica del 31 
maggio  successivo.  Essi  danno  conto  delle  importazioni  della  ditta 
Y._______ nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2005. Nuovamente, e con 
la  DCD,  occorre  però  rilevare  che  neppure  da  loro  è  possibile  dedurre 
informazioni  utili  sulla  natura  della  merce  oggetto  degli  invii  da  no.  1  a 
no. 86: né sulla quantità, né sulla sua qualità.

4.3.4 Copia dichiarazioni di composizione

Si  tratta  in  questo  caso dei  documenti  (doc.  G-I)  podotti  con ricorso del 
23.09.2005 contro la decisione della DCD. 

Innanzitutto,  nessuno  dei  documenti  citati  è  indirizzato  direttamente  alla 
ricorrente. Essi danno conto di rapporti generici o tra terzi. Parte dei docu-
menti  (doc.  H-I)  non  è  inoltre  datata  oppure  è  posteriore  allo  sdo-
ganamento ed ha quindi di principio un valore probatorio molto limitato (cfr. 
supra  consid. 4.1).  Tutte  le  dichiarazioni  rilasciate  indicano  infine  le 
composizioni dei prodotti importati in modo assai generico. Segnatamente, 
il  termine  lattughino  non  è  ulteriormente  specificato  nel  suo  genere 
rispettivamente termini come "piccolo" o "altro", che pure compaiono nelle 
stesse (quest'ultimo quale chiaro indicatore che tali  documenti  sono stati 
scritti  come  attestazioni  di  cortesia)  non  possono  affatto  essere  messi 
diretamente in relazione alla tariffa doganale svizzera di riferimento/con la 
suddivisione in essa contenuta.

4.3.5 Copia lista d'importazione sdoganamento provvisorio

Si tratta del doc. J prodotto con ricorso del 23.09.2006. Questo documento 
non si riferisce né ad un determinato invio oggetto del ricorso, né ad una 
determinata  merce.  Non  potendo  far  luce  sulla  natura  della  merce  sdo-
ganata, risulta quindi anch'esso assolutamente irrilevante.

9

4.3.6 Distinta importazioni ditta Y._______

Si tratta dei doc. L-M prodotti  con ricorso del 16.3.2006, dai quali  risulta 
che nei mesi di gennaio e febbraio 2005 la ditta Y._______ ha importato 
merce sia della categoria del "lattughino altri" sia di quella del "lollo altro", 
mentre nel mese di marzo 2005 e nella prima metà di aprile sempre del 
2005 sarebbe stata invece importata solo insalata della categoria del "lollo 
altro". Neanche questi documenti aiutano a fare chiarezza sul tipo di mer-
ce effettivamente sdoganata con gli 86 invii in discussione. Come ammes-
so dalla ricorrente stessa, essi hanno unicamente valore esemplificativo.

4.4 Non  è  infine  neppure  il  caso  di  dare  seguito  alla  richiesta  di  richiamo 
dall'autorità federale delle dogane dei riassunti delle importazioni effettuate 
dalle ditte sue clienti negli anni 2004-6, rispettivamente alla domanda di al-
lestimento di una perizia specialistica sull'ordinatore da lei utilizzato, avan-
zate dalla ricorrente con atto del 16 marzo 2006. 

A mente di questo Tribunale, sulla base del principio dell'apprezzamento 
anticipato delle prove (DTF 124 I 208, consid. 4a;  MOOR, op. cit., pag. 262 
seg., con ulteriori rinvii alla giurisprudenza), nessuno dei due accertamenti 
offerti  permetterebbe infatti  di  soddisfare  all'onere  della  prova  che le  in-
combe.

Il richiamo postulato avrebbe ancora una volta unicamente carattere com-
parativo, trattandosi di documenti  che riguardano in parte addirittura altri 
periodi da quello in oggetto (anni 2004 e 2006), e – più in generale – co-
munque mai la quantità e la qualità della merce dichiarata. Per quanto at-
tiene alla perizia, quand'anche permettesse di appurare un errore di pro-
grammazione, non rivelerebbe nulla sul genere e sulle effettive caratteristi-
che della merce sdoganata.

4.5 Riassumendo, in presenza di dichiarazioni doganali divenute vincolanti,  la 
ricorrente  non  è  riuscita  a  provare  che  la  merce  importata  non  corris-
pondeva, a seguito di un errore, a quella dichiarata. 

In  regime  di  autodichiarazione  (cfr.  supra  consid. 1.2.  e 3.2.),  le  prove 
offerte e segnatamente i documenti presentati – in parte posteriori ai fatti 
litigiosi e come tali già da apprezzare con le più grandi riserve – non per-
mettono  infatti  di  dimostrare  con  la  verosimiglianza  richiesta  dalla 
giurisprudenza (cfr. supra consid. 4.1.) quali e in quale quantità le merci di-
chiarate facessero parte della categoria dei "lattughino altro" piuttosto che 
dei  "lattughino lollo,  diverso da quello  rosso",  come invece dichiarato,  e 
quindi  sottostessero  alla  voce  di  tariffa  0705.1951  in  luogo  della  voce 
0705.1941. 

Non potendosi rimporverare alla DGD di non aver proceduto alle rettifiche 
richieste, ne discende che il ricorso deve essere respinto con conseguente 
conferma della decisione impugnata.

5. In considerazione dell'esito della lite, in applicazione dell'art. 63 cpv. 1 PA, 
le spese processuali vanno poste a carico della ricorrente soccombente.

Nel caso in esame, tenendo conto dell'ampiezza dell'incarto e del tempo ri-

10

chiesto per la sua trattazione (art. 1 e 2 del regolamento dell'11 dicembre 
sulle tasse e sulle spese ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale ammi-
nistrativo  federale  [TS-TAF;  RS 173.320.2]),  esse  vengono  stabilite  in 
fr. 1'500.--,  importo  che  viene  integralmente  compensato  con  l'anticipo 
versato dalla ricorrente il 28 marzo 2006.

6. Con riferimento all'art. 7 cpv. 3 TS-TAF, alla Direzione generale delle do-
gane non viene riconosciuta nessuna indennità per ripetibili.

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia:

1. Il ricorso è respinto con conseguente conferma della decisione del 13 feb-
braio 2006.

2. La tassa di giustizia di  fr. 1'500.-- è posta a carico della ricorrente e inte-
gralmente compensata con l'anticipo di pari importo da lei versato.

3. Non vengono assegnate ripetibili.

4. Comunicazione: 

- alla ricorrente (per atto giudiziario)

- alla Direzione generale delle dogane (per atto giudiziario)

La Giudice presidente: Il Cancelliere:

Florence Aubry Girardin Marco Savoldelli

Rimedi giuridici:

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale possono essere impugnate al Tribuna-
le federale entro trenta giorni dalla loro notificazione, a condizione che esse non  concer-
nano l'imposizione di dazi operata in base alla classificazione tariffaria o al peso delle 
merci, rispettivamente il condono o la dilazione del pagamento di tributi. Redatto in una 
lingua ufficiale, il ricorso deve contenere i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova, le con-
clusioni ed essere firmato. Esso deve essere consegnato al Tribunale federale oppure, 
all'indirizzo di questo, ad un ufficio postale svizzero o a una rappresentanza diplomatica 
o consolare al più tardi il giorno della scadenza del termine (art. 42, 48, 54, 83 lett. l e m 
e  art.  100  della  legge  federale  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  federale  [LTF;  RS 
173.110]).

Data di spedizione: