# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9b3c8b10-9718-524f-ae2c-cb39b5c7e1c3
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-09-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.09.2013 RR.2013.176
**Docket/Reference:** RR.2013.176
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2013-176_2013-09-04

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia/Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP): doppia punibilità; prescrizione; proporzionalità.;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia/Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP): doppia punibilità; prescrizione; proporzionalità.;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia/Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP): doppia punibilità; prescrizione; proporzionalità.;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia/Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP): doppia punibilità; prescrizione; proporzionalità.

Sentenza del 4 settembre 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Tito Ponti e Giorgio Bomio,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Filippo Ferrari,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2013.176 

- 2 - 
 
 

Fatti: 

 

A. Il 22 gennaio 2013 la Corte dei reclami del Tribunale penale federale ha re-

spinto un ricorso interposto da A. avverso una decisione del 5 settembre 

2012, mediante la quale il Ministero pubblico della Confederazione (in se-

guito: MPC), in esecuzione di una rogatoria italiana, ha ordinato il seque-

stro degli averi, quasi due milioni di franchi, depositati sul conto n. 1 presso 

la banca B., a Chiasso, intestata alla predetta. L'autorità giudicante ha nel 

contempo fissato un termine di 90 giorni all'autorità d'esecuzione per otte-

nere informazioni sullo stato d'avanzamento del procedimento in Italia (v. 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2012.220 del 22 gennaio 2013).  

 

Con decisione del 7 febbraio 2013 il Tribunale federale ha dichiarato irrice-

vibile il ricorso presentato da A. contro la summenzionata sentenza (v. sen-

tenza 1C_139/2013). 

 

 

B. Il 2 maggio 2013 il Tribunale di Milano, Sezione Autonoma Misure di Pre-

venzione, con decreto n. 78/2013, ha ordinato la confisca della relazione 

bancaria di cui sopra, delegandone l'esecuzione alla Procura della Repub-

blica di Milano.  

 

Con scritto dell'8 maggio 2013, la Procura della Repubblica presso il Tribu-

nale ordinario di Milano (Direzione Distrettuale Antimafia) ha chiesto al 

MPC di dare esecuzione al suddetto decreto. 

 

 

C. Con decisione di chiusura del 21 maggio 2013 il MPC ha accolto la rogato-

ria e ordinato il mantenimento del sequestro del conto n. 1 presso la banca 

B. intestato a A., finché l'autorità richiedente non avrà deciso definitivamen-

te in merito ai valori patrimoniali sequestrati, ammontanti a fr. 1'915'971.--. 

 

 

D. In data 21 giugno 2013 A. ha interposto ricorso avverso la summenzionata 

decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federa-

le, chiedendone l'annullamento. 

 

 

E. A conclusione delle sue osservazioni del 23 luglio 2013, l'Ufficio federale di 

giustizia (in seguito: UFG) postula la reiezione del gravame. Mediante scrit-

to del 26 luglio seguente, il MPC ha chiesto la conferma della decisione im-

pugnata. 

 

 

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F. Con memoriale di replica del 6 agosto 2013, trasmesso per conoscenza al 

MPC e all'UFG, la ricorrente ha ribadito le sue conclusioni. 

 
 
 

 Diritto: 
 

1.  

1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull' 

organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;  

RS 173.71) e 19 cpv. 2 del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizza-

zione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la Corte dei 

reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria interna-

zionale. 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-

ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 

in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 

(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che 

completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato 

in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo 

italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e 

segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 

14 giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione 

sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, 

conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 

1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). 

Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-

tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 

nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosid-

detto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza in-

ternazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), uni-

tamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, 

art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 

consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 con-

sid. 2). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti 

norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 

Accordo italo svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 

135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura 

dell'autorità cantonale d'esecuzione (v. sentenza del Tribunale penale fede-

rale RR.2012.220 del 22 gennaio 2013, consid. 2), il ricorso è ricevibile sot-

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to il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La legittimazione 

della ricorrente, titolare del conto oggetto della criticata misura rogatoriale, 

è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 

consid. 5.2.1; 118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6).  

 

 

2. La ricorrente sostiene che la legislazione svizzera non prevede alcuna ba-

se legale che giustifichi la confisca prima dell'accertamento della responsa-

bilità penale. Se la domanda di assistenza dovesse essere accolta, l'autori-

tà elvetica commetterebbe una grave violazione del diritto svizzero, poiché 

ammetterebbe una richiesta di uno Stato estero senza la sufficiente base 

legale, applicando un istituto giuridico sconosciuto al diritto svizzero, ossia 

la procedura di prevenzione patrimoniale. Le procedure di confisca previste 

dal diritto interno presupporrebbero infatti l'esistenza di un'infrazione penale 

nonché un legame tra questa e gli oggetti e valori da confiscare, ciò che 

non sarebbe il caso in concreto. 

 

 Confrontata in sostanza con la medesima censura analizzata nella sua 

precedente sentenza riguardante la qui ricorrente (v. sentenza 

RR.2012.220 consid. 4), la presente Corte non può che ribadire quanto già 

esposto, ossia che la procedura di prevenzione patrimoniale italiana costi-

tuisce un fondamento valido per la presentazione di una rogatoria tendente 

alla confisca di beni siti in Svizzera (v. TPF 2010 158 consid. 2). In sostan-

za, tale procedura presenta una similitudine sufficiente con le procedure di 

confisca previste o riconosciute dal diritto svizzero. Essa presuppone, da 

una parte, l'esistenza di un'infrazione penale e, dall'altra, un legame tra 

questa infrazione e gli oggetti e valori da confiscare. La medesima può 

quindi essere assimilata ad una "causa penale" ai sensi degli art. 1 cpv. 3 e 

63 AIMP (TPF 2010 158 consid. 2.5; v. anche sentenze del Tribunale fede-

rale 1C_563/2010 del 22 dicembre 2010 e 1C_139/2013 del 7 febbraio 

2013, consid. 2.2). Assodata la competenza repressiva dello Stato italiano 

nei confronti della ricorrente (v. sentenza RR.2012.220 consid. 4.2), la cen-

sura è da respingere. 

 

 

3. La ricorrente afferma che, essendo stato il suo conto accreditato l'ultima 

volta nel 1987, i reati che avrebbero generato l'illecito provento dovrebbero 

essere stati forzatamente commessi in quel periodo storico, ovvero al mi-

nimo 25 anni fa; essi sarebbero in ogni caso prescritti. Eventuali ulteriori, 

successive, ipotesi di natura penale non potrebbero essere poste in rela-

zione con i valori bloccati, ciò che farebbe decadere la possibilità di parifi-

care la misura di prevenzione a qualsiasi concetto di confisca secondo il di-

ritto svizzero. Formulata in questi termini, la censura equivale ad avvalersi 

della prescrizione quale ragione di diniego dell'assistenza. 

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 Anche riguardo a tale censura la presente autorità rinvia a quanto già deci-

so nella sua sentenza del 22 gennaio 2013 (v. RR.2012.220 consid. 5), 

confermata dal Tribunale federale (sentenza 1C_139/2013 consid. 2.1), os-

sia che in ambito di "piccola assistenza" retta dalla CEAG la questione del-

la prescrizione non deve essere esaminata. Anche tale censura va dunque 

disattesa. 

 

 

4. Per quanto riguarda la proporzionalità della criticata misura, occorre evi-

denziare, oltre a quanto già esposto in occasione della sentenza di questa 

Corte del 22 gennaio 2013 (v. RR.2012.220 consid. 6), che la procedura 

estera ha conosciuto nuovi sviluppi, avendo il Tribunale di Milano (Sezione 

Autonoma Misure di Prevenzione) pronunciato il sequestro del conto della 

ricorrente (v. atto 42 MP/TI). Spetterà ora al MPC monitorare ulteriormente 

la situazione in Italia, mantenendo il sequestro sino a quando non vi sarà 

all'estero una decisione definitiva sulla sorte dei valori patrimoniali seque-

strati.  

 

 

5. Visto tutto quanto precede, il ricorso è respinto. Le spese seguono la soc-

combenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura ammini-

strativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 

lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 

LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 del regolamento del 31 agosto 2010 

sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura pena-

le federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a 

fr. 6'000.--; essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 

 

 

 

 

 

 

- 6 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 6'000.-- è posta a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall’anticipo dei costi già versato. 

 
 
Bellinzona, 5 settembre 2013  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Filippo Ferrari 

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (v. art. 100 cpv. 2 lett. b LTF). 

Le decisioni pregiudiziali e incidentali nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia 
penale non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcerazione in vista 
d’estradizione come anche sul sequestro di beni e valori, sempreché esse possano causare un pregiud i-
zio irreparabile, oppure l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale 
consentendo di evitare una procedura probatoria defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF).