# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dd445cd4-98ee-5ae2-9c7a-126061801de7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-11-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.11.1996 11.1996.47
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-47_1996-11-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00047

  	
  Lugano

  22 novembre 1996/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gianinazzi,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. __________ (privazione dell'autorità parentale) del Dipartimento delle istituzioni, Divisione degli
interni, promossa con istanza del 14 settembre 1995 da

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________, __________, attualmente a __________ 

  (patrocinata
  dall’avv. dott. __________, __________);

   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti di questione:

 

                                   1.   Se dev’essere accolto il
ricorso 21 marzo 1996 presentato da __________ contro la decisione emessa il 5
marzo 1996 della Divisione degli interni;

 

                                   2.   Se dev’essere accolta la
richiesta di assistenza giudiziaria introdotta da __________ il 18 aprile 1996
con le osservazioni al ricorso;

 

                                   3.   Il giudizio sulle spese e
le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto: A. __________ (1993) è nato dalla relazione tra
__________ __________, cittadina brasiliana, e __________ i, cittadino
svizzero, coniugato con prole. Con risoluzione del 12 aprile 1994 la Delegazione
tutoria del Comune di Lugano ha ratificato una convenzione alimentare
sottoscritta tra i genitori e l’accordo dei genitori sull’autorità parentale
della madre sul figlio e il diritto di visita del padre.

 

                                  B.   Il 13 settembre 1995
__________ ha tentato di incendiare con della benzina l’autovettura nella quale
si trovava con il figlio __________ e con __________, nell’intento di uccidere
tutti. A seguito dell’episodio la madre è stata incarcerata al Penitenziario
cantonale della Stampa, mentre il figlio è stato ricoverato all’Ospedale
__________ di __________.

 

                                  C.   Con istanza del 14
settembre 1994 al Dipartimento delle istituzioni, Divisione degli interni,
__________ ha chiesto in via provvisionale e nel merito di privare __________
dell’autorità parentale sul figlio __________ e di trasferirla a sé medesimo.
Con decisione del 15 settembre 1996 l’autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto
la richiesta di privazione dell’autorità parentale formulata in via provvisionale
e ha disposto il collocamento di __________ presso l’Ospedale __________ di
_________(fino alle dimissioni decise dai medici curanti) e successivamente presso
la Casa __________ __________ di __________. Un ricorso presentato da
__________ contro questa decisione è stato dichiarato irricevibile dalla Camera
civile di appello il 4 ottobre 1995 (inc. n.__________.__________.__________).

                                         Nella risposta del 25
settembre 1995 __________ si è opposta all’istanza.

 

                                  D.   Esperita
l’istruttoria, durante la quale sono stati sentiti i genitori e sono stati
presentati un referto peritale del dott. __________ e un rapporto del Servizio
sociale di Lugano, con decisione del 5 marzo 1996 la Divisione degli interni
del Dipartimento delle istituzioni ha respinto l’istanza, ma ha confermato il
collocamento del figlio presso la Casa ____________________, con limitazione
del diritto di custodia, e ha istituito una curatela in favore del minore ai
sensi dell’art. 308 CC, designando __________ come curatrice. Le spese e la
tassa di giustizia di fr. 1’000.– sono state poste a carico dell’istante,
tenuto a rifondere alla controparte l’importo di fr. 1’000.– per ripetibili.

 

                                  E.   __________ è insorto
il 21 marzo 1996 con un ricorso nel quale chiede, previo conferimento dell’effetto
sospensivo, di privare __________ dell’autorità parentale sul figlio
__________m, in via subordinata di privare la madre della custodia parentale,
di attribuirgli l’autorità parentale sul figlio e in ogni caso di riconoscergli
il diritto alla custodia. Il 29 marzo 1996 la presidente di questa Camera ha
dichiarato priva d’oggetto la richiesta di effetto sospensivo contenuta nel ricorso.

                                         

                                         Con osservazioni del 18
aprile 1996 __________ propone, previo conferimento dell’assistenza
giudiziaria, di respingere il gravame. Nelle osservazioni del 6 maggio 1996 la
Divisione degli interni postula la conferma della propria decisione.

                                      

                                  F.   Nel frattempo, il 17
gennaio 1996, il Procuratore pubblico ha decretato l’abbandono del procedimento
penale a carico di __________ per non punibilità dell’accusata poiché irresponsabile
al momento dei fatti. Il 9 febbraio 1996 il presidente del Tribunale penale
cantonale ha pertanto ordinato, sulla base dell’art. 43 CP, il collocamento di
__________ in un casa di salute ove si sottoporrà a un trattamento medico
specializzato.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Oggetto della presente
procedura è la richiesta di privazione d’urgenza dell’autorità parentale sul
figlio __________ presentata nei confronti di __________. Solo la mancata
privazione dell’autorità stessa può essere oggetto di ricorso (art. 39 cpv. 3
LAC e 62 del Regolamento sulle tutele e curatele): nella misura in cui il
ricorrente si duole delle altre misure adottate dalla Divisione degli interni,
il ricorso non è ricevibile.

 

                                   2.   Nella fattispecie, a
ragione l’autorità di vigilanza sulle tutele si è interrogata sulla propria
competenza, la madre e il figlio essendo entrambi cittadini brasiliani con
domicilio in Brasile. Essa, pur negando per madre e figlio l’esistenza di una
dimora abituale in Ticino, ha ammesso la propria competenza sulla base dell’art.
85 cpv. 2 LDIP, che prevede l’applicazione della convenzione dell’Aia del 5
ottobre 1961 concernente la competenza delle autorità e la legge applicabile in
materia di protezione dei minorenni
(____________________.__________.__________.__________) anche alle persone che
non hanno la dimora abituale in uno Stato contraente. In particolare, l’art. 9
della convenzione permette alle autorità di ciascuno Stato contraente di
prendere, in caso di urgenza, le misure richieste dalle circostanze. Il ricorrente
non contesta l’applicazione di questa convenzione, ma sostiene che in ogni caso
la legge applicabile allo statuto genitore-figlio resta quella del paese di
residenza del figlio, ossia in concreto il Brasile.

 

                                         a)     In
virtù dell’art. 85 cpv. 2 LDIP, la predetta convenzione è applicabile, per analogia,
anche ai minori che non hanno la loro residenza abituale in uno Stato contraente
(Dutoit, Commentaire de la loi fédérale
du 18 décembre 1987, Basilea e Francoforte sul Meno, 1996, n. 21 ad art. 85).
Quand’anche si seguisse l’opinione di Bucher
(Droit international privé suisse, tomo II, Basilea e Francoforte sul Meno,
1992, pag. 286, n. 873), la competenza dei tribunali svizzeri sarebbe data
sulla base dell’art. 85 cpv. 3 LDIP (in proposito: cfr. anche Siehr, IPRG Kommentar, n. 25 ad art.
85). In base a quest’ultima disposizione i tribunali o le autorità svizzeri
sono, indipendentemente dalle competenze previste dalla predetta convenzione,
abilitati a intervenire in caso di urgenza (DTF 118 II 187, consid. 4). Ne
risulta che in concreto la Convenzione è applicabile anche se il Brasile non ne
è parte contraente.

 

                                         b)
   Per l’art. 9 della convenzione, in caso di urgenza le autorità di
ciascuno Stato contraente, sul cui territorio si trovi il minorenne, prendono
le misure di protezione necessaria. In sostanza si tratta della possibilità per
un’autorità, nella fattispecie quella svizzera, di intervenire e prendere
misure provvisorie dettate dall’urgenza a protezione del minore, in maniera da
consentire allo Stato della dimora abituale di adottare con tranquillità i
provvedimenti più idonei al caso (Siehr,
op. cit., n. 23 ad art. 85 LDIP). In questo senso l’autorità svizzera dovrà
informare senza indugio quella brasiliana dove il minore dimora abitualmente (art.
11 prima frase della convenzione; Bucher,
op. cit., n. 875 pag. 286).

 

                                         c)
    L’autorità chiamata a intervenire in caso d’urgenza applica,
generalmente, il proprio diritto, anche se essa può riferirsi al diritto della
dimora abituale (art. 2 della convenzione) o dello Stato nazionale del minore
se l’intervento di questo è probabile (art. 4:
Bucher, op. cit., n. 874 pag. 286; Dutoit,
op. cit., n. 6 ad art. 85; per l’art. 85 cpv. 3 LDIP vedi: Schnyder, Das neue IPR-Gesetz, 2a
edizione, Zurigo 1990, pag. 79 in fondo). 

 

                                   3.   Nel caso in esame
occorre pertanto esaminare se vi sia la necessità di privare d’urgenza la madre
dell’autorità parentale sul figlio. Ci si potrebbe invero chiedere se una
misura a protezione del minore così incisiva quale la privazione dell’autorità
parentale possa entrare in linea di conto già in via provvisionale: generalmente
le misure urgenti concernono la privazione della custodia, la limitazione del
diritto di visita o la designazione di un curatore (Bucher, op. cit., n. 872 pag. 285). Dato che la privazione
dell’autorità parentale costituisce una misura a protezione del minore ed è
presa in considerazione dalla predetta convenzione (cfr. DTF 114 II 414 consid.
1c e 2), non vi è motivo per escluderla dal novero delle misure applicabili.

 

                                         Giusta l’art. 301 cpv. 1
CC i genitori, in considerazione del bene del figlio, ne dirigono le cure e
l’educazione e, riservata la sua capacità, prendono le decisioni necessarie.
L’autorità parentale è il potere legale dei genitori di prendere tutte le
decisioni necessarie per il figlio; essa costituisce la base giuridica dei
genitori per l’educazione, la rappresentanza e l’amministrazione dei beni del
figlio stesso (Hegnauer, Grundriss
des Kindersrechts, 4a edizione, Berna 1994, pag. 166). Per l’art.
311 CC se altre misure di protezione del figlio (art. 307 e segg. CC) sono rimaste
infruttuose o sembrano a priori insufficienti, l’autorità di vigilanza sulle
tutele priva i genitori della loro autorità quando per inesperienza, malattia,
infermità, assenza o analoghi motivi non sono in grado di esercitarla
debitamente (cpv. 1 n. 1). Inoltre la privazione dell’autorità parentale può
essere pronunciata quando i genitori non si sono curati seriamente del figlio o
hanno violato gravemente i loro doveri nei suoi confronti (cpv. 1 n. 2).
L’applicazione di questa norma presuppone un rigoroso apprezzamento di tutte le
circostanze, la revoca dell’autorità parentale configurando la perdita di un
diritto della personalità, ed è ammissibile solo se altre misure per la
protezione del figlio appaiono d’acchito insufficienti: il principio della
proporzionalità dell’intervento impone in tutti i casi un’attenzione
particolare (DTF 119 II 11 consid. 4a con riferimenti dottrinali).

 

                                   4.   Nella fattispecie
tutte le decisioni prese dalla Divisione degli interni all’infuori della
mancata privazione dell’autorità parentale (compresa la privazione della
custodia parentale) sono ancora pendenti davanti al Consiglio di Stato e il
bambino si trova tuttora collocato presso Casa __________. Ora, l’art. 310 CC
(privazione della custodia parentale) stabilisce che quando il figlio non possa
essere sottratto al pericolo, l’autorità tutoria deve toglierlo dalla custodia
dei genitori, o dei terzi presso cui egli si trova, e ricoverarlo
convenientemente (cpv. 1). Il provvedimento è applicabile anche quando le
relazioni tra genitori e figli siano così gravemente turbate che non si possa
più esigere ragionevolmente la convivenza ulteriore e, secondo le circostanze,
non si possa rimediare altrimenti (cpv. 2). Se la privazione della custodia
parentale non è sufficiente, l’art. 311 CC prevede una misura estrema: la
privazione dell’autorità parentale (sopra, consid. 2). Per rapporto al
genitore privato dell’autorità parentale, che si vede sostituire o dall’altro
genitore o da un tutore (art. 311 cpv. 2 CC), il genitore privato della custodia
può ancora esercitare le prerogative connesse all’esercizio dell’autorità
parentale, ma non scegliere la residenza del figlio (Hegnauer, op. cit., pag. 192 in alto). In qualità di
rappresentante legale egli può ancora prendere misure a favore del figlio, sia
in materia di cure (per esempio in caso di intervento medico), sia in materia
di scelte scolastiche e professionali –  tant’è che gli incombe di collaborare
con i docenti, con le istituzioni pubbliche e con quelle di aiuto alla gioventù
(art. 302 cpv. 3 CC) – sia in materia di educazione religiosa, sia promuovendo
le relazioni con i terzi (Stettler
in: Traité de droit privé suisse, vol. III, tomo II/1, pag. 404 segg.), sia amministrando
i beni del figlio (art. 318 segg. CC). In siffatte circostanze occorre pertanto
esaminare se allo stato attuale delle cose, in attesa che l’autorità brasiliana
competente si pronunci al riguardo, occorra togliere alla madre in via
d’urgenza l’autorità parentale oppure basti eventualmente toglierle la
custodia. La soluzione dipende dal quesito di sapere se lasciando alla madre
l’autorità parentale (senza custodia), il bene del figlio appaia ancora minacciato.

 

                                   5.
  a)     Non può essere seriamente contestato che la madre abbia gravemente
violato i suoi doveri di genitrice tentando di uccidere il figlio. L’episodio,
anche se dovuto a uno scompenso  psichico acuto che ha indotto la madre a
tentare il suicidio portando con sé il bambino (“non volevo lasciarlo solo, da
grande avrebbe appreso la brutta storia e chi era suo padre che gli ha causato
grandi danni morali” cfr. perizia pag. 9 in fondo e pag. 29), costituisce un
grave fatto che potrebbe giustificare la privazione dell’autorità - e non solo
della custodia - parentale (cfr. anche DTF 119 II 12 consid. c).

 

                                         b)
   Come si è visto in precedenza, il caso in esame non costituisce un
giudizio di merito, ma un intervento d’urgenza. Il ricorrente non indica i
pericoli concreti cui sarebbe esposto il figlio - al beneficio di una curatela
educativa e sottratto alla custodia della madre - qualora a quest’ultima fosse
lasciata l’autorità parentale in attesa di una decisione dell’autorità
competente. Intanto, prima dell’episodio del 13 settembre 1995, non risulta che
la madre abbia preso decisioni o sia incorsa in omissioni incompatibili con i
compiti educativi che la legge impone ai detentori dell’autorità parentale.
Dalla perizia esperita dal dott. __________ si evince inoltre che allo stato
attuale delle cose e in assenza di fattori idonei a suscitare un nuovo episodio
psicotico (come quello del 13 settembre 1995), la madre, pur presentando un
disturbo borderline di personalità, nel contesto dell’esercizio di relazioni
personali non costituisce più un pericolo la sicurezza e per l’integrità del
figlio (perizia, pag. 31 e verbale d’interrogatorio del 5 dicembre 1995 davanti
al Procuratore pubblico, pag. 3). Il perito ha avuto modo di riferire che
l’affetto della madre per il figlio è reale (verbale d’interrogatorio, pag. 3),
inoltre per i responsabili dell’ufficio sociale di Lugano la madre è una persona
consapevole dei bisogni del bambino, cui è molto legata, e preoccupata del suo
futuro e del suo benessere (cfr. rapporto 24 novembre 1995). Il dott.
__________, che ha visitato la madre, ha avuto modo di affermare che nel dicembre
1995 quest’ultima ha recuperato un buon equilibrio psichico al punto da poter
escludere possibilità di ricadute, anche nel caso di nuovi stress dovuti a
misure di adattamento richieste dal padre del bambino e anche nel caso di impossibilità
di rimanere in Svizzera. Certo, l’aggressività della madre è particolarmente
elevata e può trascendere in comportamenti molto pericolosi (perizia pag. 11 e
13), ma a prescindere dal fatto che lo stesso dott. __________ ha poi giudicato
“molto improbabile” l’evenienza di nuovi atti pericolosi per l’integrità del
figlio (verbale d’interrogatorio del 5 dicembre 1995) e che il diritto di
visita della madre avviene sotto sorveglianza, queste preoccupazioni giustificano
se mai la privazione della custodia. 

                                                 È
vero che la situazione della madre in Ticino è precaria e che essa verosimilmente
non potrà stabilirvisi durevolmente né ottenere un permesso di lavoro, ma un
esame forzatamente sommario come quello d’urgenza non permette di ritenere
insufficiente una privazione della custodia parentale con curatela educativa in
attesa della decisione sul merito di competenza dell’autorità brasiliana. La
decisione dell’autorità di vigilanza deve pertanto essere confermata, senza che
si debba esaminare la questione dell’autorità parentale del padre. A questo
proposito va rilevato che parte della dottrina dominante ritiene che l’art. 3
della convenzione, per il quale i rapporti d’autorità derivanti di pieno
diritto dalla legge interna dello Stato di cui il minorenne è cittadino sono
riconosciuti dagli altri Stati, deve essere interpretato restrittivamente e non
esclude la competenza delle autorità dello Stato di dimora abituale del minore,
prevista dall’art. 1 della convenzione, se l’intervento di queste autorità è necessario
per il bene del minore stesso (DTF 114 II 416 consid. 2 con riferimenti
dottrinali). In sostanza l’autorità della dimora abituale deve rispettare e
riconoscere l’esistenza di un rapporto d’autorità: essa non può modificarlo,
sopprimerlo o sostituirlo, salvo che il bisogno del minore non esiga l’adozione
di misure basate sulla sua legge interna (Bucher,
op. cit., n. 855 pag. 279). Neppure la questione di sapere a chi debba
essere affidato nel frattempo il minore può essere vagliata da questa Camera,
poiché sulla questione si dovrà pronunciare il Consiglio di Stato (dispositivi
n. 2 e 8). Ciò non di meno va rilevato a questo proposito che la possibilità
per la madre di prendere con sé il figlio nel caso di partenza all’estero (dispositivo
n. 2.2) appare in contrasto con la decisione di privarla della custodia parentale:
l’autorità svizzera, nell’avvisare l’autorità brasiliana, dovrà quindi adottare
le necessarie misure a protezione del figlio nel caso in cui la madre rientrasse
in Brasile. Ne discende che l’appello, infondato, deve essere respinto.

 

                                   6.   Gli oneri
processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono posti a carico
del ricorrente, che dovrà rifondere alla controparte una congrua indennità per
ripetibili. Per quel che concerne la resistente, la sua domanda di assistenza
giudiziaria in questa sede si rivela priva d’oggetto, dal momento che potrà
coprire i costi legali con l’indennità che le viene riconosciuta per
ripetibili.

 

 

Per questi motivi

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è respinto e la
decisione impugnata è confermata.

 

 

                                   2.   L’istanza di
ammissione all’assistenza giudiziaria presentata da  __________ il 18 aprile
1996 è dichiarata priva d’oggetto.

 

 

                                   3.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                             a) tassa di giustizia  
fr. 450.–

                                             b) spese                      fr.  
50.–

                                                                                 fr.
500.–

                                         sono posti a carico del
ricorrente, che rifonderà a __________ __________ fr. 900.– per ripetibili di appello.

 

                                   4.   Intimazione a:

                                          - avv. __________,
__________;

                                          - avv. dott. __________;

 

                                         Comunicazione alla
Divisione degli interni, Bellinzona.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria