# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8999dfe7-3e02-58d8-bd08-a039cab59abf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.06.2005 32.2004.77
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-77_2005-06-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.77

   

  ZA/td

  	
  Lugano

  10 giugno
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 settembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 26 agosto
  2004 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel
febbraio 1995, RI 1, nato nel 1965, operaio, ha presentato una richiesta di
prestazioni AI per adulti (avviamento ad altra professione) in quanto affetto
da “lombalgie su discopatie” (doc. AI 1).  

                                         L’UAI in data 1° aprile
1996 ha respinto la richiesta di prestazioni per mancato adempimento delle
condizioni assicurative (doc. AI 19).

 

                                         Una
seconda domanda di prestazioni presentata nel giugno 1997 (orientamento
professionale, avviamento ad altra professione e rendita, doc. AI 22), è stata
respinta dall’UAI dopo l’erezione di una perizia reumatologica (doc. AI 42, 50),
in quanto a detta dell’amministrazione l’assicurato poteva conseguire in
attività leggere adeguate lo stesso guadagno percepito prima della malattia.

 

                                         L’UAI ha
respinto una nuova richiesta con “progetto di decisione” 18 ottobre 1999 in
quanto non sarebbe stato documentato un peggioramento dello stato di salute
dell’assicurato (doc. AI 51, 53).

 

                                         Nel
settembre 2000 l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto un
“riesame della pratica” e l’attribuzione di provvedimenti di riformazione
professionale (doc. AI 96).

                                         La
perizia 12 dicembre 2001 del dr. __________, reumatologo, confermando la
precedente perizia del dr. __________, ha stabilito una completa capacità
lavorativa in attività lucrative leggere confacenti allo stato di salute dell’assicurato
(doc. AI 110).

 

                                         L’assicurato
ha presentato una nuova richiesta il 1° aprile 2003 asserendo di aver
interrotto la propria attività a causa del peggioramento del proprio stato di
salute (doc. AI 116).

 

                                         Esperiti gli accertamenti
del caso, per decisione 11 novembre 2003 l’UAI ha respinto la domanda di
prestazioni, motivando:

 

" 
(…)

Esito degli accertamenti:

 

●   Dalla
documentazione medico-specialistica acquisita all'incarto e in 

modo
particolare dal rapporto 25.09.2003 della consulente in integrazione
professionale risulta che l'assicurato nonostante il danno alla salute
presentato potrebbe svolgere in misura del 100% attività adeguate allo stato di
salute (attività medio-leggere non qualificate, direttamente accessibili sul
mercato del lavoro ad esempio: custode, portinaio, aiuto venditore, aiuto
magazziniere, fattorino, operaio di fabbrica).

Nel caso
specifico dal raffronto tra il reddito annuo nella professione di operaio (Fr.
32'247.-- nel 2002) e quello conseguibile in un'attività  adeguata allo stato
di salute (33'502.--), non risulta alcuna perdita di guadagno.

 

Essendo il
grado AI inferiore al 20%, l'applicazione di provvedimenti volti al
conseguimento di una riqualifica professionale di base non è possibile, e
neppure il riconoscimento di una rendita AI.

 

Decidiamo pertanto:

 

●   La richiesta di prestazioni è respinta." (doc.
AI 133)

 

                               1.2.   A seguito dell'opposizione
interposta dall’assicurato - con la quale ha contestato la determinazione del
reddito da invalido, ha chiesto di essere messo a beneficio di provvedimenti di
riformazione professionale e successivamente di essere messo al beneficio di un
quarto di rendita per un grado d’invalidità del 40% - con decisione su
opposizione 26 agosto 2004 l'UAI ha respinto l’opposizione, motivando:

 

" 
(…)

 

3.     L'assicurato
contesta la determinazione del reddito senza 

invalidità di CHF 32'247.- per il 2002, adducendo che nel calcolo del
reddito ipotetico è stato trascurato il possibile miglioramento di posizione
professionale ed economico che l'assicurato avrebbe potuto raggiungere se non
avesse avuto il danno alla salute.

 

        (…)

 

A sostegno delle allegazioni relative al possibile miglioramento
professionale ed economico che avrebbe potuto pretendere, adducendo che "è
notorio infatti che proprio tra i 30 e 40 anni l'uomo acquisisce e consolida la
sua esperienza professionale, implicando una migliore retribuzione a fronte di una oramai ottimale prestazione
lavorativa", l'assicurato
non produce alcun elemento concreto.

Certo, l'assicurato ha ottenuto un diploma in pedagogia generale a __________
__________ non riconosciuto in Svizzera; dalla sua entrata in Svizzera (1988)
ha svolto brevi periodi di lavoro presso varie ditte, da ultima la __________
dove ha lavorato per quasi 2 anni quale operaio nel reparto
confezione/magazzino. Tuttavia non esiste nulla agli atti da cui si possa
desumere un possibile miglioramento dello stato professionale ed economico come
sostenuto dall'assicurato. Pertanto il fatto che l'assicurato avrebbe forse
beneficiato di promozioni professionali o intrapreso possibili specializzazioni
migliorando la sua capacità economica è elemento che non può essere
considerato, in quanto costituisce una semplice ipotesi. La carriera
professionale di un uomo dipende da tante circostanze e, in mancanza di indizi
seri, non è possibile attenersi a mere ipotesi (RCC 1963 p. 221).

 

 

4.     Il reddito ipotetico senza invalidità di fr. 32’247.-
è stato calcolato in base al salario percepito dall'assicurato nell'attività di
operaio nel 1992 (fr. 28'337.-) aggiornato al 2002 secondo l'indice d'aumento
dei salari nominali. Detta valutazione non può che essere confermata dallo scrivente
Ufficio.

 

Dal confronto con il reddito annuo con invalidità stabilito in fr.
33'502.- (statistiche RSS teoriche) che potrebbe percepire in una attività medio-leggera
(ad esempio custode, portinaio, aiuto venditore, aiuto magazziniere, fattorino,
operaio di fabbrica) si evidenzia una capacità residua di guadagno del 100%.

 

Il reddito esigibile da non invalido dell'assicurato stabilito nella
decisione impugnata è quindi corretto e viene confermato.

 

 

5.     L'assicurato chiede di ottenere una riformazione
professionale quale assistente di cura presso l'__________ a __________.

 

        (…)

 

Nella fattispecie va rilevato che i presupposti per entrare nel merito
della domanda tendente all'assegnazione di provvedimenti professionali
reintegrativi non sono dati, in quanto il grado d'invalidità dell'assicurato
non raggiunge il 20% (capacità residua di guadagno pari al 100%). Inoltre
l'attività scelta dall'assicurato quale assistente di cura potrebbe essere in
contrasto con le precise indicazioni contenute nella perizia effettuata dal Dr.
__________ (2001) in merito all'attività confacente allo stato di salute
dell'assicurato, alla quale lo scrivente Ufficio rinvia.

 

 

6.     AbbondanziaImente va rilevato che dall'esame
delle diverse valutazioni medico-peritali eseguite dal 1995 (Dr. __________,
Dr. __________) come pure dal rapporto di degenza prodotto dall'assicurato a
seguito del soggiorno nel 2003 presso la clinica __________ di __________, in
base alle affidabili e concludenti risultanze specialistiche ancora valide (perizia
medica 2001 del Dr. __________), è possibile considerare che la situazione
clinica dell'assicurato è rimasta invariata con anzi riscontro di un certo
miglioramento della funzionalità.

 

Pertanto il caso dell'assicurato non può essere rivalutato non rendendo
verosimile una modifica delle proprie condizioni di salute o economiche
successivamente all'emanazione della decisione dell'Ufficio Al.

 

Ne discende che la decisione impugnata appare corretta, e merita piena
conferma.

 

 

7.     Con istanza 12 novembre 1999 l'assicurato, per
il tramite del suo legale, ha chiesto il beneficio del gratuito patrocinio. Il
TCA, su ricorso, ha riconosciuto lo stato di indigenza dell'assicurato al
momento dell'istanza. Vanno pertanto verificati gli ulteriori presupposti
cumulativi necessari per la concessione del gratuito patrocinio.

 

Giusta l'art. 37 cpv. 4 LPGA, se le circostanze lo esigono, il
richiedente può beneficiare di patrocinio gratuito.

Il TFA ha riconosciuto il diritto all'assistenza giudiziaria gratuita in
un procedimento amministrativo non contenzioso, prima dell'emissione del
progetto di decisione, per questioni di diritto e/o istruttorie o situazioni
procedurali difficili che giustificano e necessitano l'assistenza di un
avvocato (Pratique VSI 2000 p. 164). L'assistenza giudiziaria gratuita è però
sottoposta a condizioni oggettive rigorose e cumulative: stato di bisogno
dell'assicurato, causa non palesemente priva di esito favorevole, importanza
della causa giuridica, difficoltà delle questioni affrontate che non possono
essere trattate da un rappresentante di associazioni o designato da
un'istituzione sociale, o da un assistente sociale. L'intervento del
rappresentante legale, condizione da valutare con maggiore severità, deve
apparire necessario secondo le circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto (DTF 117 la 281). L'assistenza del legale è da considerarsi necessaria
solo in casi eccezionali e meglio quando sono sollevati problemi di notevole
difficoltà e non entrano in linea di conto i consigli forniti dal
rappresentante di un'associazione, da un assistente sociale, da uno specialista
o da una persona di fiducia designata da un'istituzione.

 

Pur supponendo assolti i presupposti dello stato di bisogno
dell'assicurato (dato al momento dell'istanza e presunto al momento
dell'emissione della presente decisione), e che la vertenza non sia di primo
acchito votata all'insuccesso (al momento della richiesta di gratuito
patrocinio la vertenza si basava su un possibile peggioramento dello stato di
salute dell'assicurato, che ha richiesto ed ottenuto una ulteriore valutazione
peritale nel 2001), l'ultima condizione relativa alla necessità dell'assistenza
legale non è realizzata. L'assicurato si è avvalso per la prima volta del
patrocinio di un legale, senza chiedere il gratuito patrocinio, nel 1998 a
seguito della proposta di decisione dell'Ufficio Al (in precedenza era la
moglie dell'assicurato che gestiva la pratica). È solo con l'avvento del nuovo
patrocinatore nel 1999 che è stata chiesta l'assistenza giudiziaria gratuita.

Nel caso in esame, la procedura concernente la richiesta di prestazioni
dell'assicurazione invalidità, sia di fatto che di diritto, rientra nella
casistica più consueta delle pratiche Al. Infatti il legale null'altro ha
intrapreso se non atti alquanto ordinari, attivandosi quale tramite tra
l'assicurato e lo scrivente Ufficio per ogni questione amministrativa,
chiedendo di procedere a perizie mediche, contestando il calcolo del reddito
esigibile da non invalido con argomentazioni che non implicano ragionamenti
giuridici.

 

Pertanto l'assistenza di un avvocato, nel caso specifico, non risulta
giustificata, essendo possibile ad un rappresentante delle istituzioni sociali
accreditate procedere alla corretta interpretazione dei punti controversi." (doc. AI 139) 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso al
TCA, l'assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha fatto valere: 

 

" 
(…)

17.  L'oggetto della lite verte nel conoscere se il
Signor RI 1 abbia diritto sia ai necessari provvedimenti professionali sia
all'assegnazione di una rendita d'invalidità, viste le problematiche fisiche
che attanagliano l'assicurato de quo e che sono gradatamente peggiorate, le
quali non gli hanno permesso in alcun modo di svolgere attività lavorative
sebbene leggere.

 

18.  Alla luce di quanto sinora esposto, il mio
assistito contesta l'asserzione per cui, a seguito del danno alla salute, egli
non abbia subito alcuna perdita di guadagno. Egli contesta in particolare il
reddito esigibile se non fosse diventato invalido di soli Fr. 32'247- per l'anno
2002 (cfr. valutazione dei Consulente IP del 25.09.2003, Doc. P).

 

19.  In effetti, il Consulente in integrazione
professionale (di seguito denominato IP) ha ritenuto che l'assicurato avrebbe
percepito nel corso del 1992, all'età di 27 anni, presso la ditta __________,
quale precedente datore di lavoro, un salario annuo di Fr. 28'337.-, "che
aggiornato al 2002 secondo l'indice d'aumento dei salari nominali diventa di
Fr. 32'247.-".

 

20.  Giova rilevare che nel determinare il grado
d'invalidità, l'Ufficio Al si è fondato sul reddito di Fr. 28'337.-, conseguito
dall'assicurato allora ventisettenne, allorquando aveva svolto la sua attività
professionale presso la ditta __________. Non c'è chi non veda al riguardo come
tale reddito ipotetico non tenga conto del fatto che il Signor RI 1,
continuando a lavorare presso la __________ di __________ oppure presso altre
ditte, avrebbe così cercato di ottenere un miglioramento della sua posizione
professionale (seguendo eventuali corsi di perfezionamento professionale) in
maniera di poter conseguire oggigiorno un salario notevolmente superiore. In
effetti, migliorando le sue qualifiche professionali, egli avrebbe
conseguentemente ottenuto una retribuzione superiore. È notorio, infatti, che
proprio tra i 30 - 40 anni l'uomo acquisisce e consolida la sua esperienza
professionale, il che implica una migliore retribuzione a fronte di un'ormai
ottimale prestazione lavorativa.

 

21.  Va ricordato al riguardo che il mio patrocinato,
dopo essere emigrato, ha lavorato alla __________ sino al 1993, allorquando
aveva 28 anni, e ha dovuto terminare proprio a causa degli assillanti dolori
che lo attanagliavano. È ovvio dunque che nel calcolo del reddito ipotetico non
è stato minimamente preso in considerazione il fatto che, se non fosse diventato
invalido, il mio mandante avrebbe migliorato la sua posizione professionale e
di conseguenza quella economica, e molto verosimilmente avrebbe conseguito un
sensibile aumento salariale, percependo così oggigiorno sicuramènte un importo
superiore a quello statuito dall'UAI. In particolare deve essere tenuto conto
che il ricorrente, mentre svolgeva la sua attività professionale presso la __________,
si trovava in un periodo di formazione.

 

22.  Inoltre non può sfuggire come costituisca un fatto
notorio che i richiedenti l'asilo, qual era a quel tempo RI 1, percepiscano un reddito
sensibilmente inferiore rispetto al reddito percepito dai lavoratori
indigeni, per svolgere le stesse mansioni. Risulta quindi urtante e del tutto
discriminatorio, considerare il reddito, conseguito dall'assicurato negli anni
1992/1993 nello svolgimento della sua attività professionale presso la __________,
per la definizione dei grado d'invalidità.

 

23.  Merita pure di essere rilevato che l'assicurato ha
avuto una relazione con la Signora __________, residente a __________, dalla
quale sono nati 3 figli: __________, __________ e __________.

Questo fatto avvalora la tesi del ricorrente che il reddito annuo di Fr.
32'247.--, se non fosse diventato invalido, è palesemente errato e del tutto
inaccettabile. In effetti, risulta evidente che con un reddito annuo di Fr.
32'247.--, corrispondente ad un reddito mensile di Fr. 2'480.50 (pari a Fr.
32'247.--: 13 mesi), __________ non sarebbe in grado di fare fronte alle spese
di sua moglie a Bodio e a quelle dei figli a __________.

Si contesta pertanto recisamente il reddito di Fr. 32'247.--,
conseguibile oggigiorno dall'assicurato senza l'insorgenza dell'evento
invalidante, poiché detto reddito non tiene debitamente conto dell'effettiva
situazione famigliare del ricorrente, nonché della conseguente verosimile
evoluzione della sua situazione economica. Per comprovare detto argomento, ci
si riserva di produrre uno stato di famiglia aggiornato, da cui si evince che RI
1 ha tre figli.

 

24.  Di conseguenza, la decisione denegante
l'assegnazione di provvedimenti professionali è manifestamente errata, poiché
si fonda su un reddito ipotetico, conseguibile dall'assicurato se non fosse
diventato invalido, del tutto inattendibile. Si domanda pertanto che, dopo
avere svolto gli accertamenti economici del caso circa il reddito conseguibile
dall'assicurato senza l'insorgenza dell'evento invalidante, l'Ufficio Al
predisponga la riformazione professionale dell'assicurato in un'attività
lavorativa compatibile al suo stato di salute.

 

25.  Viste l'età dell'assicurato nonché la sua
difficoltà nello svolgere qualsiasi attività seppur leggera, s'impone applicare
al reddito ipotetico d'invalido il fattore di riduzione. Una mancata
applicazione di detto fattore costituisce pertanto un abuso di diritto.

 

26.  Nel presente caso è peraltro doveroso tenere conto
che ai fini dell'accertamento dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato
del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci deve essere cioè un certo
equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati
in relazione alle capacità professionali, intellettuali e fisiche
(DTF 110 V 276).

 

27.  Merita di essere ricordato pure che il concetto di
mercato del lavoro equilibrato non sottintende soltanto un certo equilibrio fra
l'offerta e la domanda in materia di manodopera, ma anche un mercato del lavoro
che presenta un ventaglio d'attività le più diverse, e precisamente per ciò che
concerne le condizioni professionali e intellettuali richieste, così come la
prestazione fisica (RCC 1991, pag. 332 consid. 3b). .

 

28.  Sulla base dei principi giurisprudenziali esposti,
si rimprovera alla predetta Amministrazione di non avere considerato un ampio
ventaglio di attività lavorative nel determinare, nello specifico, il reddito
ipotetico d'invalido, ma di aver semplicisticamente ritenuto totalmente abile
il mio mandante in altre attività medio­leggere. In effetti, l'UAI ha ribadito
quanto sancito dal Consulente IP, secondo il quale:

 

"Tenendo conto delle limitazioni funzionali (oggettivamente poco
invalidanti) definite in sede medica, l'A. potrebbe ancora svolgere una vasta
gamma di attività medio­leggere non qualificate, direttamente accessibili sul
mercato del lavoro (penso per esempio a custode, portinaio, aiuto venditore,
aiuto magazziniere, fattorino, operaio di fabbrica,...)".

 

29.  Si rimprovera al Consulente IP di aver
semplicisticamente sottoposto il rapporto della Clinica f__________ di __________,
quale documento giustificativo di un peggioramento dello stato di salute del
mio assistito, al Dr. med. __________ c/o il SMR, il quale ha ritenuto
invariata la situazione clinica dell'assicurato e dunque ancora valida la
valutazione peritale del Dr. med. __________ del 14.12.2001.

 

30.  Si contesta in questa sede che non siano stati
predisposti i necessari accertamenti medici del caso, essendo stata
riscontrata, durante la degenza presso la Clinica di __________, una
diagnosi per lo più differente da quella evidenziata dal Dr. med. __________.
Infatti, i sanitari di detta Clinica hanno evidenziato nel rapporto del
31.07.2003 (Doc. L) quanto segue:

 

        " 1.    Lombalgia
cronica aspecifica su/con:

                  ● importante turbe statiche con spondilolistesi L5/S1
grado 

                15 mm

        

                  ● alterazioni degenerative con marcata discopatia L5/S1
con 

                balging
diffuso e prolasso dorso-mediale e paramediale a 

                sx,
insufficienza segmentale L5/S1 sindrome miofasciale 

                più
marcato a dx

           2.   Cefalea di probabile origine
cervicale con turbe statiche della 

        colonna cervicale e Knick cifotico a livello
C3/C4 e sindrome miofasciale 

  3.   Piede piatto bilaterale

          4. Ipotensione
arteriosa".

 

31.  Va rilevato come da sempre l'intenzione del mio
mandante sia stata quella di riattivarsi dal profilo professionale, chiedendo
la predisposizione di provvedimenti professionali. Nella concreta evenienza, va
inoltre rappresentato come il Dr. med. __________ su richiesta dell'UAI abbia
stabilito la proponibilità di altre attività per l'assicurato, sebbene con una
limitazione del rendimento nella misura di almeno il 50% (cfr. rapporto medico
del 28.08.2000, Doc. Q).

 

32.  Vista infatti l'impossibilità dell'assicurato di
svolgere la sua precedente attività professionale, non si comprende per quali
ragioni l'UAI non abbia considerato un ampio ventaglio di possibilità
lavorative, come per contro ritenuto dallo stesso Ufficio in casi analoghi.

 

33.  A titolo esemplificativo, nel caso di un
assicurato che non poteva più svolgere l'attività professionale esercitata
prima dell'infortunio, bensì soltanto delle attività più leggere, l'Ufficio Al,
nello stabilire il reddito ipotetico d'invalido conseguibile in attività
lavorative leggere, aveva tenuto conto pure delle seguenti attività:

 

        a. controllo
(produzione e qualità),

b. incasso (stazione carburante, servizi pubblici, cinema, museo, 

    negozio a conduzione familiare),

        c. imballaggio
(prodotti alimentari, farmaceutici, manufatti), 

        d. confezione dei
prodotti,

        e. sorveglianza
(parcheggio, visite),

        f. consegna
merce.

 

34.  Sulla base di quanto sopra, si rende quindi
necessaria l'espletazione di nuovi accertamenti medici ed economici, visti gli
oltremodo gravi problemi fisici accusati dal mio mandante, segnatamente alla
schiena, che gli impediscono lo svolgimento di una qualsiasi attività
lavorativa, seppur leggera.

 

35.  A tal stregua, si domanda all'UAI di riesaminare
nuovamente la posizione dell'assicurato de quo, riconoscendolo invalido per
almeno il 40%, con la correlativa assegnazione di un quarto di rendita Al.

 

36.  Si domanda altresì, vista l'età dell'assicurato,
che vengano predisposti i necessari provvedimenti volti al conseguimento di una
riqualifica professionale, in modo tale che il Signor RI 1 possa svolgere
un'attività lavorativa più consona al suo stato di salute.

 

P.Q.M., alla luce degli artt.
6 - 16 LPGA, 28 cpv. 1 e 2 LAI, 17 LAI, nonché ogni altra disposizione ritenuta
applicabile alla presente fattispecie, si domanda

 

sia giudicato

 

In via principale

 

1.     Il ricorso è accolto
e di conseguenza la decisione su opposizione, 

        emessa il
26.08.2004 dall'Ufficio Al, è annullata.

 

2.     Di conseguenza, vengono accordate all'assicurato
i provvedimenti professionali, nella forma della riformazione professionale,
come pure viene riconosciuto un tasso d'invalidità di almeno 40%, giustificante
l'assegnazione di almeno ¼ di rendita Al.

 

3.     L'incarto viene retrocesso all'Ufficio Al per
predisporre la riformazione professionale dell'assicurato e successivamente per
stabilire l'importo della rendita Al.

 

In via subordinata

 

1.     Il ricorso è accolto e di conseguenza la
decisione su opposizione emessa dall'Ufficio Al in data 26.08.2004 è annullata.

 

2.     Di conseguenza l'incarto viene retrocesso
all'Ufficio Al al fine di espletare nuovi accertamenti medici ed economici, ai
sensi dei considerandi e per la successiva emanazione di una decisione formale
in merito al diritto di RI 1 alla riformazione professionale come pure al suo
diritto a una rendita d'invalidità.

 

3.     Spese e ripetibili
protestate." (doc. I) 

 

                               1.4.   Nella risposta di causa l’UAI,
confermando il contenuto della decisione su opposizione, ha chiesto la
reiezione del ricorso, precisando:

 

" 
(…)

preso atto dell'allegato ricorsuale,
e rilevato come il medesimo sollevi in sostanza le stesse obiezioni già
trattate in sede di opposizione, lo scrivente ufficio richiama per l'essenziale
i contenuti della propria decisione su opposizione, della quale postula
l'integrale conferma, completandola con le osservazioni di seguito indicate.

 

Il ricorrente ha svolto la sua
attività di operaio presso la __________ e non risulta dagli atti che fosse in
periodo di formazione.

 

Il reddito da valido di fr.
32'247.-- è stato determinato in base al salario percepito dal ricorrente
nell'attività di operaio aggiornato al 2002 secondo l'indice d'aumento dei
salari nominali.

 

Il reddito ipotetico da invalido è
stato invece determinato in base alla tabella RSS categoria 4 con quartile 1,
ridotto del 25% (massimo permesso dalla giurisprudenza) ritenuto un 10% per
attività leggera, 10% per ergonomia e 5% per primo impiego. Il reddito da
invalido così definito è favorevole al ricorrente visto e considerato che l'uso
del quartile 4.1 costituisce l'eccezione ed è motivata da gravi e numerose
limitazioni. Pertanto, ritenuto quanto sopra, è indubbio che la determinazione
del reddito ipotetico da invalido del ricorrente è stata più che correttamente
stabilita in fr. 33'502.--.

 

Per quanto concerne le possibilità
lavorative, in base alle limitazioni mediche la consulente in integrazione
professionale ha correttamente definito il genere di mansioni che il ricorrente
poteva svolgere indirizzandolo verso delle attività definite medio-leggere non
qualificate accessibili sul mercato del lavoro orientativamente segnalate in
una lista non esaustiva." (doc. III) 

 

                               1.5.   Con osservazioni 1° novembre
2004 l'assicurato ha precisato:

 

" 
(…)

Tenuto conto che la presente
procedura è retta dalla massima dell'ufficialità, con la presente postulo
l'assunzione dei seguenti mezzi di prova, suscettibili di rendere verosimile un
peggioramento dello stato di salute dell'assicurato e giustificanti
l'assegnazione di una rendita d'invalidità:

 

- copia del rapporto del dr. med. __________
emesso in data 4.03.2004;

- copia della prescrizione di
fisioterapia del dr. med. __________ di data 

  4.03.2004;

- copia del rapporto radiologico
emesso dall'Istituto __________ - 

  __________, in data 24.06.2004."
(doc. V) 

 

                               1.6.   Con osservazioni 24 novembre
2004 l’UAI ha evidenziato: 

 

" 
con riferimento ai documenti medici
presentati dal ricorrente in sede di ricorso si rileva innanzitutto che i
medesimi, datati 04.03.2004 Dr. __________ e 24.06.2004 Dr. __________,
potevano già essere prodotti in sede di opposizione.

 

Dall'annotazione medica emessa dal
Servizio medico regionale dell'AI (SMR) che alleghiamo alla presente, si
riconfermano le considerazioni mediche già espresse precedentemente ed agli
atti.

 

I documenti medici presentati dal
ricorrente a suffragio delle proprie argomentazioni non attestano variazioni
nello stato di salute, ma ripetono quanto già conosciuto.

 

Si ritiene quindi di dover insistere
nel chiedere la reiezione del ricorso." (doc. VII)

 

 

 

 

                               1.7.   In data 28 gennaio 2005
l’assicurato ha osservato:

 

" 
Ho potuto appurare per il tramite
del Dr. med. __________ come le valutazioni mediche precedentemente espresse in
relazione al mio assistito non siano affatto  riconfermate per il tramite dei
nuovi documenti prodotti.

 

Di tal fatta, si giustifica
l'inoltro del rapporto medico del medesimo sanitario allestito in data
25.01.2005, che ha chiarito in toto le patologie del mio mandante. Egli ha
infatti statuito quanto segue:

 

"importanti dolori alla
colonna lombare dovuti ad una grave discopatia L5/S1 con spondilolistesi e cioè
scivolamento della stessa struttura vertebrale L5/S1. Con questo tipo di
lesione è difficile affrontare qualsiasi tipo di lavoro, in quanto la persona
non può stare né troppo tempo in piedi, né troppo tempo seduta, ma si deve di
tanto in tanto sdraiare. Con il passare del tempo i disturbi si accentuano
anche con il minimo sforzo o con il portare pesi seppure leggeri."

 

Detta valutazione si contrappone a
quella espressa dal Servizio medico regionale dell'AI (SMR), il quale ha
considerato inadatta la capacità lavorativa del signor RI 1 in relazione allo
svolgimento di attività leggere. Tant'è che il Dr. med. __________ ha concluso
come segue:

 

"sia nel caso di cure
conservative che di cure chirurgiche, resta pressoché impossibile una qualsiasi
collocabilità del paziente in un contesto di lavoro fisico, manuale. In tutti
questi casi, la tabella SUVA circa le indennità per menomazioni della colonna
lombare prevede un calcolo d'invalidità del 50%. Quindi un 50% per
menomazioni della sola colonna lombare, anche dopo intervento di chirurgia,
in quanto non dà alcuna garanzia di restitutio ad integrum."

 

Si contesta pertanto l'asserzione
secondo cui si sia ripetuto in ambito ricorsuale quanto già conosciuto
dall'UAI, soprattutto in relazione all'intangibilità della capacità lavorativa
per le attività leggere. In effetti, il dr. med. __________ ha sancito una
menomazione del 50% per quel che concerne unicamente la colonna lombare, nonché
un'impossibilità di collocamento del mio assistito in un contesto di lavoro
fisico manuale.

 

Sussiste quindi dal profilo economico
un'incapacità di guadagno di almeno il 20% giustificante - ai sensi dell'art.
17 LAI - l'assunzione da parte dell'UAI dei costi relativi alla riformazione
professionale del mio patrocinato.

 

Si rappresenta come proprio in funzione
delle differenti patologie riscontrate, il Dr. med. __________ abbia disposto
per il mio mandante un nuovo ricovero presso la Clinica __________ di __________,
la cui data verrà stabilita nelle prossime settimane e i cui esiti verranno se
del caso prodotti a codesta lodevole Corte.

 

Si conclude quindi sancendo che il
Signor RI 1 non è affatto in grado di svolgere in misura completa alcuna
attività lavorativa seppur leggera; tuttavia, vista l'età del mio mandate e gli
studi di pedagogia seguiti in __________, si chiede che il medesimo sia
riformato professionalmente - ai sensi dell'art. 17 LAI - in una nuova attività
lucrativa (quale ad esempio insegnante o educatore), in modo tale che il
medesimo possa mettere a frutto la capacità lavorativa residua." (doc.
XIII) 

 

                               1.8.   L’UAI con scritto 10 febbraio
2005 si è riconfermato nella propria posizione (doc. XV).

 

 

                               1.9.   In data 22 febbraio 2005
l’assicurato ha ancora osservato:

 

" 
Si contesta principalmente
l'asserzione secondo cui il Dr. med. __________ sarebbe l'ultimo esaminatore
del signor RI 1. Si rappresenta infatti come il suo rapporto rechi come data
quella del 14.12.2001, e come da allora il mio mandante si stato visitato da
altri specialisti, segnatamente durante la degenza presso la Clinica __________
di __________, il cui rapporto data il 31.07.2003.

 

Non v'è chi non veda come dovrebbero
a maggior ragione essere ritenuti più attendibili - per una precipua
valutazione del caso - quest'ultimo rapporto, nonché quello del Dr. med. __________
di data 25.01.2005.

 

Si evidenzia dunque in merito come
il sanitario responsabile SMR, Dr. med. __________, abbia peccato di
superficialità nell'esaminare le patologie del signor RI 1, riferendosi in
particolar modo all'inesistenza di cefalea. Mal si comprende infatti la
motivazione per cui egli debba escludere a priori, senza neppure previamente
visitare il mio assistito e solo sulla base degli atti che ha voluto
prendere in considerazione, la sussistenza di cefalee o di una grave discopatia.
Al riguardo, si rappresenta pure come la stazionarietà del quadro clinico
paventata dal Dr. med. __________ sia riconducibile semmai esclusivamente a
pochi documenti, peraltro datati. Egli non ha inoltre neppure tenuto conto
delle risultanze del rapporto della degenza presso la Clinica __________ di __________,
secondo cui:

 

"Vista la difficoltà di
effettuare lavori in flessione del tronco per esempio come manovale, riteniamo
giustificata una riformazione professionale…".

 

Detta valutazione, congiuntamente a
quella espressa dal Dr. med. __________, si contrappone infatti a quella
espressa dal Servizio medico regionale dell'AI, il quale - per contro - ha
considerato intatta la capacità lavorativa del signor RI 1 in relazione allo
svolgimento di attività leggere.

 

Sussiste quindi dal profilo
economico un'incapacità di guadagno giustificante - ai sensi dell'art. 17 LAI -
l'assunzione da parte dell'UAI dei costi relativi alla riformazione
professionale del mio patrocinato. Si ribadisce la necessità per il mio
mandante di essere riformato professionalmente in una nuova attività lucrativa
(quale ad esempio insegnante o educatore), in modo tale che possa mettere
effettivamente a frutto la capacità lavorativa residua." (doc.
XVII) 

 

                             1.10.   A seguito di un accertamento
effettuato dal TCA volto a sapere quanto l’assicurato avrebbe guadagnato
mensilmente dal 2000 al 2004 in qualità di operaio nel reparto
confezione/magazzino, in data 22 marzo 2005 la __________ di __________ ha
riferito che la paga oraria sarebbe variata da un minimo di fr. 14.83 a fr.
18.34 (doc. XIX e XX).

                                         

                                         Su richiesta del TCA la __________
in data 20 aprile 2005 ha precisato:

 

" 
come da vostra richiesta, vi
comunichiamo il salario mensile medio per mansione che avrebbe svolto il signor
RI 1 per gli anni:

 

2000-2001                                                CHF
2'600 (13a esclusa)

2002-2003-2004                                     CHF
2'650 (13a esclusa)." (doc. XXIX)    

 

                             1.11.   Nel frattempo, in data 7
aprile 2005 l’assicurato ha osservato:

 

" 
Lo scritto della __________ è stato
oggetto della mia massima attenzione e, in seguito ad un'analisi dei dati
fornitimi dal mio mandante, ho potuto peraltro constatare che era prevista per
tale attività pure una tredicesima.

 

Non va neppure trascurato di dire
che il salario percepito dal signor RI 1 era strettamente collegato alle ore
lavorative, e che ad esso in molte occasioni doveva essere aggiunto il
conteggio delle ore straordinarie, delle vacanze e delle feste pagate, e meglio
come si evince dall'allegato conteggio di salario del 18.12.1992 della __________.

 

Pertanto, non ritengo equo
considerare esclusivamente la paga oraria ritenuta dalla summenzionata ditta,
non essendo incluse tutte le ulteriori voci che hanno contribuito di mese in
mese ad incrementare la retribuzione del mio mandante, e non essendo stato
considerato il conseguente rincaro per gli anni dal 2000 al 2004.

 

Non c'è chi non veda infatti come
già nel contratto di lavoro, concluso in data 2.07.1991, la paga oraria
prevista fosse di Fr. 13.55 x 13 mensilità, mentre nel corso del 1992 essa
fosse aumentata a Fr. 14.72 x 13 mensilità.

 

Non si comprende dunque come ad
oltre 10 anni di distanza, la paga oraria sia rimasta pressoché invariata,
neppure adeguandola al rincaro vita (cfr. scritto __________: minimo Fr. 14.83
/ h - massimo Fr. 18.34 / h). Si chiede dunque a codesta lodevole Corte di non
tenere in considerazione lo scritto della __________ di data 22.03.2005, in
quanto troppo generico e poco realistico. Mi necessita dunque domandare a
codesta lodevole Corte di rinnovare la richiesta alla predetta ditta,
dettagliando e giustificando ove possibile i dati forniti."

(doc. XXV)

 

                                         Con successivo scritto 29
aprile 2005 l’assicurato ha rilevato: 

 

" 
In particolar modo, mi preme evidenziare
come già nel lontano 1992 il signor RI 1 avesse percepito uno stipendio mensile
di Fr. 2'639.81 (vedi conteggio paga del mese di gennaio 1992, ivi allegato).

 

Non c'è chi non veda come pure il
salario annuo di base riportato nel certificato personale della previdenza
professionale per l'anno 1992 riportasse l'importo di Fr. 33'127.-. Per tale
motivazione, non sembra equo considerare l'importo ritenuto dalla __________
quale salario per gli anni 2000-2004: in effetti, procedendo ad un breve
calcolo, si otterrebbe che per l'anno 2000 - ad esempio - egli avrebbe
percepito l'importo di Fr. 31'200.- (senza tredicesima).

 

Merita pertanto di essere rilevato
come a quasi 10 anni di distanza, l'importo che un dipendente potrebbe
conseguire lavorando per la medesima ditta risulterebbe del tutto inalterato.
Ciò implica necessariamente un grossolano errore che vale la pena di sanare.

 

Visto quanto sopra, si chiede a
codesta lodevole Corte di voler considerare adeguatamente gli importi stabiliti
dalla __________ (per tredici mensilità), eventualmente partendo dal salario
annuo considerato nel certificato di previdenza professionale del 1992 per poi
modificarli secondo gli indici del caro-vita." (doc. XXXI)

 

 

 

                             1.12.   Con osservazioni 23 maggio
2005 l’UAI ha precisato:

 

" 
con riferimento a quanto in oggetto
osserviamo come nella decisione su opposizione lo scrivente Ufficio abbia
determinato il reddito senza invalidità in fr. 32'247.-, calcolato in base al
salario percepito dall'assicurato nell'attività di operaio nel 1992 (fr.
28'337.-, reddito soggetto a AVS per l'anno 1992), aggiornato al 2002 secondo
l'indice d'aumento dei salari nominali.

 

A seguito della risposta del
20.04.2005 a codesto lodevole Tribunale dell'ex-datore di lavoro __________, è
emerso che il ricorrente avrebbe potuto beneficiare di un salario mensile medio
per la mansione svolta di fr. 2'600.- (13a esclusa) per l'anno 2000-2001 e fr.
2'650.- (13a esclusa) per gli anni 2002-2004. Lo scrivente Ufficio non vede
ragioni per discostarsi dalla cifre indicate dalla spettabile __________, che
non avrebbero comunque modificato le conclusioni poste nella decisione su
opposizione, anche considerando la tredicesima nel raffronto dei redditi per
definire il grado di invalidità.

 

A titolo abbondanziale si osserva
che pur aggiornando il salario annuo di base indicato nel certificato personale
di previdenza professionale Fondazione __________, valevole dal 01.01.1992 (cfr.
annesso 1), risulta un aggiornamento al 2002 pari a fr. 37'665.40 secondo
l'indice d'aumento dei salari nominali (cfr. La Vie Economique, données économiques
actuelles, tabella B.10.2). Dal raffronto dei redditi emerge una perdita
lucrativa dell'11%, che non pone tuttavia l'assicurato a beneficio
dell'applicazione di provvedimenti volti ad una riqualifica professionale di
base, ritenuto che egli può comunque svolgere al 100% attività medio-leggere
non qualificate, adeguate al suo stato di salute e direttamente accessibili sul
mercato del lavoro.

 

Si ritiene pertanto di dover
insistere nel chiedere la reiezione del ricorso." (doc. XXXIV)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è sapere se RI 1 ha
diritto ad una rendita e/o ad una riformazione professionale.

                                         Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Per quel
che concerne l’applicazione intertemporale delle disposizioni materiali della
LPGA, l’art. 82 cpv. 1 LPGA statuisce che le disposizioni materiali della
citata legge non sono applicabili alle prestazioni correnti ed alle esigenze
fissate prima della sua entrata in vigore.

In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 329 ss, avente ad oggetto l’erogazione
d’interessi di mora, il TFA, dopo avere  dichiarato la citata norma (art. 82
cpv. 1 LPGA) incompleta nonché frammentaria ed aver precisato che con
“prestazioni” s’intende quelle che hanno fatto oggetto di decisioni cresciute
in giudicato e non quelle prestazioni sulle quali non è stato ancora statuito
definitivamente, ha stabilito che non si può dedurre e contrario dell'art. 82
cpv. 1 LPGA che il momento della decisione sarebbe determinante per
l'applicabilità delle disposizioni materiali della nuova legge in relazione a
prestazioni che non sono ancora state fissate alla sua entrata in vigore
(1° gennaio 2003) e che, eccezion fatta per le fattispecie specifiche
contemplate dalla menzionata disposizione transitoria, per il resto occorre riferirsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile, in caso di modifica delle basi legali, l'ordinamento in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che dev'essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 332 consid.
2.2 e 333 consid. 2.3).

In effetti, secondo costante giurisprudenza, dal profilo temporale determinanti
sono di principio le norme materiale in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid.
1, 121 V 366 consid. 1b) ed il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini
dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati
fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF
121 V 366 consid. 1b).

                                         In
un’altra recente sentenza del 5 luglio 2004, pubblicata in DTF 130 V 445 s e
concernente una rendita dell’assicurazione per l’invalidità, l’Alta Corte
federale ha confermato il succitato principio stabilito in DTF 130 V 329,
estendendolo anche a prestazioni assicurative durevoli. Infatti, nell’ambito
dell’esame di un’eventuale insorgenza di un diritto alla rendita prima
dell’entrata in vigore della LPGA, occorre fare riferimento ai principi
generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano,
appunto, applicabile l’ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Ne consegue dunque, continua
il TFA, che per il periodo fino al 31 dicembre 2002, l’esame del diritto alla
rendita avviene sulla base del vecchio ordinamento, mentre a partire da tale
data esso avviene secondo le nuove norme di legge (DTF 130 V 446 consid.
1.2.2).

Va tuttavia precisato che l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna
modifica sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli), motivo per cui le succitate
nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora
valide (DTF 130 V 343).

Trattandosi nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad
un periodo antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, occorrerebbe
distinguere, dal punto di vista del diritto applicabile, i periodi prima e dopo
l’introduzione della LPGA.

Ritenuto che le nuove norme (LPGA) non hanno apportato dal punto di vista
materiale alcuna sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI,
le disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile
comprensione, vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore
al 1° gennaio 2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme
valide sino al 31 dicembre 2002. 

                                         

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA (che ha sostituito
l’art. 4 cpv. 1 vLAI), con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

Va pure rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990,
pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les
prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a
e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21
consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives
et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la
giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità
al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque
tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se
nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente
subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa
eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi
prima di decidere.

Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid.
3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid.
3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid.
4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Secondo l’art. 17 LAI,
l’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la
sua invalidità esige la riformazione professionale e se con questa la capacità
al guadagno possa essere presumibilmente conservata o migliorata in misura
essenziale.

                                         Invalido ai sensi di
questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del
danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una
perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 111 consid. 2b;
AHV Praxis 1997 p. 80 consid. 1b; SVR 1998 IV Nr. 24).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI

 

" 
per riformazione professionale
vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare
sensibilmente la capacità di guadagno al termine della prima formazione
professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione
professionale a causa dell’invalidità." 

 

                                         Con riformazione
professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure
reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità
di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia
attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del
possibile, la capacità di guadagno (DTF 124 V 110 consid. 2a; SVR 1996 IV p.
230 consid. 1 b.; STFA non pubbl. del 12 aprile 1994 in re S.; Valterio, op.
cit., pag. 136; DTF 99 V 34; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pagg. 127/128). Di regola è dato il diritto ad un provvedimento
adeguato e necessario allo scopo integrativo, se esso corrisponde alle capacità
dell'assicurato, non tuttavia ad una formazione professionale nettamente
superiore o che supera le esigenze medie (per esempio da muratore a pilota, DTF
122 V 79 consid. 3b.bb; Meyer-Blaser, op. cit., pag. 128; DTF 99 V 35). La
legge intende infatti assicurare una riformazione necessaria e sufficiente (DTF
124 V 110 consid. 2a). La misura dev’essere quindi adeguata e deve esistere una
proporzione ragionevole tra i costi che provoca e il risultato che ci si può
attendere (Meyer-Blaser, op. cit., pagg. 130/131). Vengono in
particolare considerati necessari e adeguati tutti quei provvedimenti di tipo
professionale che sono direttamente necessari alla reintegrazione. Per
stabilire quali provvedimenti entrano in linea di conto, ci si deve pertanto
fondare sulle circostanze del caso concreto (DTF 124 V 110 consid. 2a; STFA non
pubbl. del 21 luglio 1995 in re F consid. 2b).

 

                               2.5.   Nella fattispecie, su
incarico dell’UAI, in data 12 novembre 1998 dr. __________, reumatologo, ha
rilasciato il seguente referto peritale:

 

" 
4. DIAGNOSI

 

- sindrome lombovertebrale con
componente spondilogena a sin. più che a dx. su spondilolistesi L5-S1, su spondilolisi
bilaterale nonché protrusione paramediana a sin. del disco L5-S1

 

5. GRADO DI CAPACITA' DI LAVORO
IN % NELL'ESERCIZIO DELL'ATTIVITA' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITA' ABITUALE SVOLTA
PRIMA DELL'INSORGENZA DEL DANNO ALLA SALUTE

 

Il paziente presenta dei disturbi di
carattere lombovertebrale con componente spondilogena a sin., senza che vi
siano clinicamente segni per un'instabilità lombosacrale (nessun dolore all'iperestensione
della colonna lombare) o segni per una compressione di tipo radicolare.

Gli esami radiologici hanno mostrato
la presenza comunque di una spondilolistesi di L5 su S1, su una spondilolisi
bilaterale ed una discopatia a livello del segmento L5-S1, con una protrusione discale
paramediana a sin.

Le radiografie eseguite nel 1997
presso l'Ospedale di __________ non mostrano alterazioni progredienti rispetto
a quelle del 1994.

Il reperto radiologico è quindi
stazionario. Anche dal punto di vista clinico ed anamnestico non risultano
peggioramenti importanti in questi anni.

Tenendo comunque presente la
presenza di queste alterazioni radiologiche, ritengo che un'attività lavorativa
così detta pesante non sia più esigibile dal paziente.

Per quanto riguarda invece
un'attività nella quale il paziente non debba alzare di pesi ripetutamente più
di 20 kg, che possa svolgere un lavoro in un ambiente ergonomicamente adatto,
possa evitare di piegarsi in avanti ripetutamente con la parte superiore del
corpo, che possa lavorare in parte seduto ed in parte in piedi, esiste una
completa capacità lavorativa.

 

Penso qui ad un'attività quale
operaio anche non qualificato, di portinaio, di custode od eventualmente anche
di magazziniere.

Per quanto riguarda la problematica
di una riqualifica professionale, in un indirizzo piuttosto informatico,
potrebbero anche qui insorgere dei problemi, visto e considerato che egli
riesce a rimanere seduto al massimo un'ora.

Un'attività da svolgere in modo
continuo in posizione seduta, non è primariamente adatta in pazienti che
presentano delle alterazioni radiologiche di questo tipo.

La possibilità di alternare invece
un'attività seduta con una in piedi ed eventualmente di camminare, sarebbe
molto più appropriato.

 

6. POSSIBILITÀ DI MIGLIORARE LA
CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Penso che con una buona dieta ed un
calo ponderale e soprattutto con un allenamento muscolare continuato, con un
training di tipo isotonico da eseguire in modo anche autonomo presso un centro
fitness adeguatamente attrezzato, il paziente potrebbe chiaramente migliorare
la stabilità e la forza muscolare della colonna lombare e della muscolatura
degli addominali, fatto questo che lo sosterrebbe senz'altro in qualsiasi
attività egli intraprendesse." (doc. AI 42)

                                         

                                         In data 27 gennaio 2000 il
dr. __________, chirurgo e medico curante, su richiesta del legale
dall’assicurato ha attestato:

 

" 
Come da lei richiesto, esprimo il
mio parere sul problema riguardante l'invalidità del signor RI 1.

Il signor RI 1 soffre di disturbi
alla colonna lombare etichettati dalle radiografie e dai TAC lombari fatti in
precedenza e ultimamente fatti al 13.12.1999 c/o il centro diagnostico __________.

Le lesioni sono chiare, ben
documentate e il paziente è stato pure visitato da ottimi specialisti quale il
Dr. __________, il Dr. __________, già a partire dal 1995.

Trattandosi di problemi ortopedici
non si capisce che cosa avrebbe potuto fare di più il reumatologo
(considerazioni del Dr. __________).

Nel frattempo il signor RI 1 ha
eseguito dei trattamenti con medicamenti e fisioterapia.

Allorché si era chiesto un invio in
un centro specializzato di recupero tipo __________, la cassa malati non ha
dato seguito alla proposta.

D'altronde è difficile dire se ne
sarebbe conseguito un risultato positivo.

Il fatto è che i risultati di
miglioria o guarigione non sono mai venuti.

A questo punto ritengo che si possa
mal definire la capacità lavorativa.

Nella sua perizia il Dr. __________
suggerisce attività più o meno leggere, in parte in piedi e in parte seduto e,
ultimamente l'AI suggerisce pure delle attività tipo assemblaggio o di eticchettaggio
che in realtà è difficile a trovare.

La perizia del Dr. __________ si
basa su una ipotesi di lavoro.

Altra cosa è la proposta di un
lavoro reale che il paziente sia in grado di fare.

L'AI deve decidere in funzione del
lavoro attuale del paziente, che essendo un lavoro pesante il paziente non è in
grado di fare; quindi a prova contraria l'incapacità resta del 100%.

I lavori di operaio non qualificato,
portinaio, custode o magazziniere sono lavori pesanti che non si possono fare
né in misura completa né in misura parziale.

Le pause di lavoro non arrecano alcuna
miglioria in suddetti lavori.

E' ovvio che la difficoltà maggiore
sta nel trovare questo fantomatico lavoro leggero che permetta al paziente un
guadagno annuo sufficiente per vivere." (doc. AI 79)

 

                                         In data 22 marzo 2000 il
dr. __________, neurochirurgo, su richiesta del legale dell’assicurato ha
precisato:

 

" 
1. Peggioramento dello stato di
salute del paziente? L'esame cinico 

del
15.02.00 è praticamente invariato rispetto all'esame dell'11.05.98, con una
mobilità lombare leggermente ridotta e dolente unicamente in inclinazione. Schober
pressoché normale. Palpazione leggermente dolente da L3 a S1, pseudo-Lasègue a
sinistra, nessun deficit sensomotorio. Gli esami neuroradiologici evidenziano
una lieve discopatia degenerativa, con spazi intersomatici ancora conservati e
metameri ben allineati. La RM mostra una lieve riduzione del contenuto idrico
del disco L5/S1 (black-disc). Vi è la presenza di una listesi L5/S1, che
comunque risulta perfettamente stabile.

 

3.    Possibilità di svolgere un'attività professionale
leggera? Valutando l'esame clinico e neuroradiologico, penso che il paziente
possa svolgere un'attività fisica leggera, che tanga conto di una buona
ergonomia, in cui il paziente non debba ripetutamente sollevare pesi oltre i 10
kg. In un'attività con queste caratteristiche, il paziente potrebbe essere
abile al lavoro almeno al 50%, eventualmente anche in misura piena. In attività
come operaio manuale, svolgendo quindi lavori relativamente pesanti, ci sarà
una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 50%.

 

4.    Precisazioni riguardo al referto peritale del Dr.
__________? In linea di massima concordo con questo referto. Sostengo,
tuttavia, che il paziente non dovrebbe sollevare pesi oltre i 10 kg. Ritengo
che dei pesi di 20 kg siano, data la situazione clinica e nuroradiologica,
eccessivi. Concordo anche sul fatto che un'attività lavorativa sedentaria sia
da escludere, poiché la discopatia fa tipicamente male in posizioni statiche,
mentre in movimento i dolori tendono rapidamente a regredire. Proporrei,
quindi, un'attività mista con fasi seduto, in piedi ed in movimento." (doc.
AI 77)

 

                                         Per
chiarire la problematica reumatologica, l’UAI ha ordinato una perizia
specialistica (doc. AI 109). Nel suo referto del 14 dicembre 2001 il dr. __________,
reumatologo, ha rilevato:

 

 

"  4. DIAGNOSI

 

-    Anamnesticamente sindrome lombovertebrale
e -spondilogena 

     bilaterale recidivante in

     ▪  turbe statiche moderate del rachide (iperlordosi
lombare) 

     ▪  disequilibrio muscolare (con notevole indebolimento
degli 

                                                  addominali)

     ▪  alterazioni strutturali
del passaggio lombosacrale: 

        - spondilolisi vera
bilaterale di L5 - olistesi di L5 su S1 di 5 mm

        - condrosi e protrusione
paramediana a sinistra L5/S1 

-    Sovrappeso (BMI 27)

 

 

5.  GRADO DI CAPACITA' DI LAVORO IN PERCENTUALE
NELL'ESERCI­ZIO DELL'ATTIVITA' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITA' ABITUALE SVOLTA
PRIMA DELL'INSORGENZA DEL DANNO ALLA SALUTE

 

Il signor RI 1 soffre sin
dall'inizio degli anni '90 di dolori lombari. Gli accertamenti clinici ed in
particolare radiologici hanno messo in evidenza alterazioni strutturali del
passaggio lombosacrale in presenza di una spondilolisi vera di L5 ed un'olistesi
(scivolamento anteriore) della vertebra L5 sull'osso sacro. Malgrado svariate
cure fisio­terapiche, rispettivamente la confezione di un corsetto portato per
quasi 3 mesi (1995) l'evoluzione soggettiva è stata sfavorevole con una
persistente sofferenza fino ad oggi. Da parte del medico curante Dr. __________,
viene certificata un'incapacità lavorativa completa sin da settembre 1994 (per
il lavoro svolto ma anche per altre attività lucrative, vedi rapporto per l'AI
del 10.05.2000, cit.). Da parte degli specialisti il paziente venne invece
considerato abile al lavoro per lo meno in misura parziale per delle attività
adatte alle condizioni fisiche; l'ortopedico Dr. __________, Hopital __________,
__________, ritenne possibile il raggiungimento di una capacità lavorativa
completa per un lavoro non estremamente pesante (suo rapporto per l'AI del
10.03.1998, cit.); il reumatologo Dr. __________ lo ritenne abile al lavoro in
misura completa per un lavoro in un ambiente ergo­nomicamente adatto dove il
paziente non debba alzare dei pesi ripetutamente più di 20 kg (perizia del
12.11.1998 per 1 'AI, cit.); il neurochirurgo Dr. __________ infine pur
concordando con le conclusioni del perito suggerì di evitare il solleva­mento
di pesi superiori a 10 kg (sua lettera all'Avvocato RA 1 del 22.03.2000, cit.).

 

Clinicamente trovo un paziente
36.enne in condizioni generali buone, con al rachide un'alterazione statica da
ritenere modica (shift della colonna vertebrale a destra, iperlordosi lombare e
minimo dislivello del bacino). La mobilità globale del rachide è pressoché
normale ad eccezione di un limite dei movimenti lombari di 1/5 in tutte le
direzioni. Vi è una lieve sollecitazione meccanica del passaggio lombosacrale
(movimento di flessione ed estensione), senza che la mobilizzazione posteroanteriore
del segmento L5/S1 sia particolarmente dolente. E' presente un notevole
disequilibrio muscolare in un paziente con un indebolimento degli addominali al
quale si aggiunge un pannicolo notevole. Non vi sono invece elementi clinici in
favore di una compressione radicolare o di una franca instabilità segmentale.

Gli esami radiologici che
risalgono fino al 1994 mostrano una spondilolisi vera di L5 bilateralmente con
un'olistesi stabile di 5 mm; lo spazio intersomatico L5/S1 appare conservato.
Gli esami neuroradiologici mostrano una certa discopatia L5/S1 (deidratazione discale
nell'MRI) ed una protrusione dello stesso disco in sede paramediana a sinistra.
I reperti recenti sono sovrapponibili alle prime indagini confermando tra
l'altro la "perfetta stabilità" (Dr. __________) del segmento L5/S1.
Si può perciò concludere che la patologia strutturale del passaggio
lombosacrale non abbia un influsso particolare sulla biomeccanica della
cerniera lombosacrale, che dal profilo clinico presenta una funzione pressoché
normale. Alla luce di queste constatazioni ritengo del tutto appropria­to il
giudizio espresso del perito Dr. __________ riguardante la capacità lavorativa
residuale: il paziente è da ritenere abile al lavoro in maniera normale per un'attività
lucrativa confacente come descritto nella sua relazione del 12.11.1998, pag. 4:
ritengo che un'attività lavorativa cosiddetta pesante non sia più esigibile
dal paziente. Per quanto riguarda invece un'attività nella quale il
paziente non debba alzare dei pesi ripetutamente più di 20 kg che possa
svolgere un lavoro in un ambiente ergonomicamente adatto, possa evitare di piegarsi
in avanti ripetutamente con la parte superiore del corpo, che possa lavorare in
parte seduto ed in parte in piedi esiste una completa capacità
lavorativa". Riguardante la discordanza tra questa valutazione ed il
giudizio del neurochirurgo Dr. __________ per il peso da sollevare va
specificato, che l'esigibilità può variare a secondo del volume,
rispettivamente della forma del peso da alzare permettendo di rispettare in
maniera più o meno rigorosa un appropriato adattamento ergonomico (flettere le
ginocchia anziché il tronco, divaricare e gambe, ecc.). Ritengo in ogni caso
esi­gibile l'alzare pesi dal suolo fino a 15 kg di qualsiasi forma e dimensione
ad un ritmo fino ad una volta ogni 5 minuti.

Il paziente può spostare e
trasportare pesi dall'altezza di un tavolo e per un massimo di un minuto fino a
20 kg con una frequenza fino a 10 volte/ora. Può portare pesi sulle spalle fino
a 20 kg per un massimo di 5 minuti in una frequenza di 4-5 volte/ora. Dovrebbe
poter evitare lavori al di sotto dell'altezza di un tavolo se richiesti per più
di 5 minuti senza interruzione. La posizione eretta con leggera
inclinazione del tronco può essere assunta in maniera normale. Il paziente può
restare seduto od in piedi fermo per almeno un'ora senza interruzione. Può salire
e scendere scale in maniera normale e può spostarsi senza restrizione su
terreni piani. Camminare su terreni sconnessi potrebbe invece sollecitare dei
dolori lombari (se richiesto ripetutamente). Non vi sono infine limiti nell'uso
delle braccia e delle mani, anche sopra l'altezza dell'orizzontale.

Per quanto riguarda le mansioni
richieste sull'ultimo posto di lavoro vi è una discrepanza tra le affermazioni
del paziente (pesi da alzare fino a 50 kg) ed il certificato del datore di
lavoro per l'AI (20.03.1995); secondo questi il paziente "confezionava le
bobine di film, di cui il peso varia da kg 5 a 12". Dato che l'attività
lucrativa venne effettuata esclusi­vamente in piedi il lavoro poteva essere
considerato solo parzialmente adatto alle condizioni di salute del paziente di
allora (e di adesso) con una capacità lavorativa limitata a 75% circa.

Si tratta di una valutazione da
ritenere definitiva, essendo le alterazioni strutturali del passaggio
lombosacrale stabili ma irreversibili.

 

 

6. POSSIBILITA' DI MIGLIORARE LA
CAPACITA' DI LAVORO

 

Dal lato medico/terapeutico non vi
sono particolari proposte da formulare eccezion fatta per un rigoroso calo
ponderale in associazione ad una riabilitazione muscolare con accento su un
rinforzo dei muscoli del portamento e degli addominali. Il tutto dovrebbe
avvenire con un programma di esercizi ginnici prevalentemente di
stabilizzazione, evitando una mobilizzazione segmentale in particolare del
passaggio lombo­sacrale. In assenza di un impatto biomeccanico maggiore della olistesi
di L5 su S1 non vi é in alcun caso un'indicazione chirurgica.

Per qualsiasi lavoro adatto alle
capacità manuali ed intel­lettuali del paziente che possa rispettare i limiti
esposti sotto il punto 5 il paziente può essere considerato abile al lavoro in
maniera normale.

 

Il signor RI 1 non necessita di
particolari mezzi ausiliari. La prescrizione di un sostegno lombare (tipo Lombostat
o simile) non è indispensabile ma può favorire la sensazione di una maggiore caricabilità
della colonna vertebrale tramite una stimolazione della propriocezione della
muscolatura autoctona del rachide." (doc. AI 110)

 

                                         In data
19 luglio 2002 la perizia è stata confermata dal dr. __________, medico SMR
(doc. AI 113).

                                         Nella sua “proposta medico”
del 18 settembre 2003, il dr. __________ del SMR ha rilevato:

 

" 
L’esame delle diverse valutazioni
mi permette di affermare che la situazione clinica risulta invariata da quella
effettuata dal dott. __________. Guardando bene la descrizione si nota anche un
certo miglioramento della funzionalità.

 

In tale situazione ritengo che la
valutazione peritale sia ancora valida e che l'attività adatta descritta sia
ancora applicabile come anche la valutazione della CL." (doc. AI
126)

 

                                         I medici della Clinica __________
di __________ in data 31 luglio 2003 hanno certificato:

 

" 
Decorso 

 

Il paziente si è
impegnato con motivazione nel programma riabilitativo propostogli e la degenza
non ha presentato particolarità degne di rilievo per quanto concerne la
gestione clinica.

Nell'ambito infragenicolare
sx è stato trattato il muscolo tricipite surale e nell'ambito del tallone è
stato applicato l'ultrasuono con conseguente buon effetto sui dolori inserzionali
al tallone sx. Ha inoltre effettuato una serie di esercizi per migliorare la
stabilità della colonna lombare sia la muscolatura dorsale che addominale. Dopo
l'applicazione di una nuova cintura tipo Lumbal-lock il paziente poteva
aumentare il carico di pesi durante il programma di ergonomia. Vista la
tendenza alla pressione bassa abbiamo introdotto Effortil Plus (1-0-0). Durante
la degenza il paziente mostrava segni di ansia e di agitazione recidivante per
cui abbiamo prescritto Rebalance drag. 3x1/die. Per ridurre i dolori abbiamo
prescritto Vioxx 25 mg (1-0-0). Durante la degenza il peso corporeo è
lievemente diminuito da 84,6 a 82,9 Kg all'uscita.

 

 

QUADRO CLINICO ALLA
DIMISSIONE

 

Soggettivamente: il paziente si dichiara soddisfatto del
ricovero, la muscolatura è più sciolta e la forza muscolare è aumentata. Il
formicolio al piede sx è meno frequente.

 

Obiettivamente: troviamo una buona mobilità lombare con una
DDS di 0 cm ed un indice di Schober di 10-18 cm, Rimangono ancora limite di 1/3
la latero-flessione e la rotazione a sx.

 

 

TERAPIA ALL'USCITA E
PROCEDERE

 

Vioxx 25 mg                  in
riserva                        Valverde détente   3x11die Effortil Plus           1-0-0

 

Abbiamo consigliato al
paziente di continuare con gli esercizi di stabilizzazione in una sala attrezzi
e portare la cintura lombare che gli abbiamo prescritto durante gli sforzi.

 

Vista la difficoltà di
effettuare lavori in flessione del tronco per esempio come manovale, riteniamo
giustificata una riformazione professionale (il paziente si interessa per un
impiego nell'ambito sociale come per es. con gli invalidi).

 

Con l'augurio che il
risultato delle cure da noi improntate rispecchi i desideri per i quali il
paziente ci è stato indirizzato, cogliamo l'occasione per porgerLe i nostri più
cordiali e collegiali saluti." (allegato
doc. AI 128)

 

                                         In data 4 marzo 2004 il
dr. __________ ha nuovamente certificato un’incapacità lavorativa
dell’assicurato nello svolgere lavori pesanti ribadendo nel contempo la
necessità di una riformazione professionale (doc. U).

 

                                         Nelle sue “annotazioni”
del 24 novembre 2004 il dr. __________, medico responsabile del SMR, ha
precisato:

 

"  Ho preso atto della nuova documentazione medica
prodotta in sede di ricorso. Posso osservare
quanto segue:

 

1.     il certificato del dr. __________ non dice nulla
o perlomeno nulla di nuovo. Asserisce che il soggetto
non può svolgere lavori pesanti. Questo è documentato dall'UAI, ma si è pure
valutata la capacità lavorativa intatta per attività leggere. La necessità di
una formazione professionale, se buona dal lato medico, va valutata anche dal profilo del diritto e questo non può
essere di competenza medica. Riferisce poi di degenza alla Clinica __________:
pure questo elemento è noto e valutato (ci sono più copie dello stesso
rapporto agli atti).

 

2.     Una prescrizione di fisioterapia non ha alcun
significato per la determinazione di una patologia e della sua durata. Fa
stato, al massimo, soltanto per una necessità di cura intermittente.

 

3.     il rapporto di radiologia depone per le stesse
alterazioni apprezzate in modo conclusivo da
parte dello specialista reumatologo." (doc. VIIbis)

 

                                         In data 25 gennaio 2005 il
dr. __________ ha osservato:

 

"  il signor RI 1 soffre da parecchi anni di disturbi di
carattere ortopedico assai importanti,disturbi che con gli anni sono sempre
andati verso il peggioramento. Questi disturbi riguardano:

la colonna cervicale con
dolori su tutto lasse delle vertebre, dei ligamenti e dei muscoli,con associata
una sindrome di ne­vralgie alla testa,del tipo algoneurodistrofia,non guaribile
né con medicamenti, né con la fisioterapia,cure entrambe che possono dare delle
semplici remissioni,ma mai delle guarigioni.

 

Importanti dolori alla
colonna lombare dovuti ad una grave discopatia L5/S1 con spondilolistesi e cioè
scivolamento della stessa struttura vertebrale L5/S1. Con questo tipo di
lesione é difficile affrontare qualsiasi tipo di lavoro,in quanto la per­sona
non può stare né troppo tempo in piedi,né troppo tempo se­duta,ma si deve di
tanto in tanto sdraiare. Con il passare del tempo i disturbi si accentuano
anche con il minimo sforzo o con il portare pesi seppure leggeri

piedi piatti dolorosi,che
riducono la possibilità di marcia e di stazione eretta della persona.

 

Sia dal profilo medico
che chirurgico,non esiste una soluzione radicale a questi problemi. Le cure
restano pur sempre palliative, e servono a ritardare l'insorgenza di disturbi
che con il tempo si fanno sempre più handicappanti,quali: maggiore diminuzione
della forza agli arti inferiori,maggiore stanchezza su tutta la
colonna,maggiore riduzione della mobilità e della deambulazione.

 

Si tratta dunque di una
patologia in continuo peggioramento,nono­stante trattamenti e cure. L'intervento
chirurgico non dà alcuna garanzia di ricupero fisico,ma potrebbe al massimo far
diminuire la quantità di dolore,sempre alla condizione che dopo l'interven­to
il paziente mantenga precise norme di riposo senza forzature.

 

Sia nel caso di cure
conservative che di cure chirurgiche,resta pressoché impossibile una qualsiasi collocabilità
del paziente in un contesto di lavoro fisico manuale. In tutti questi casi,la
ta­bella SUVA circa le indennità per menomazioni della colonna lombare prevede
un calcolo di invalidità del 50%. Quindi un 50% per menomazioni della sola
colonna lombare,anche dopo intervento di chirurgia,in quanto non dà alcuna garanzia
di restitutio ad in­tegrum." (doc. XIII1)

 

                                         Nelle sue “annotazioni” del
9 febbraio 2005 il dr. __________ ha osservato:

 

"  Assicurato con disturbi dell'apparato locomotore per il
quale non si sono erogate prestazioni Al. In sede d'opposizione si contesta il
calcolo dei redditi, in sede di ricorso si contesta la valutazione della
capacità/incapacità lavorativa.

 

A tale scopo si produce
un rapporto del dr. __________, curante del soggetto.

 

Si osserva innanzitutto
che la valutazione medica da parte di specialisti dell'apparato locomotore,
curanti e periti, sono concordi nell'attestare una riduzione anche importante
della capacità lavorativa per ogni attività
di tipo pesante.

Per quanto riguarda la
capacità lavorativa per attività meno impegnative dal lato fisico ammettono
pure una funzionalità pressoché normale.

 

Osserviamo come la
valutazione del Dr. __________, reumatologia FMH, e ultimo esaminatore­abbia valutato lo stato di salute del soggetto e
gli atti dando indicazioni molto precise sulla capacità funzionale, sui
limiti e ha discusso molto seriamente le divergenze di valutazione.

 

Il
rapporto del Dr. __________, che comunque ha sempre attestato incapacità
lavorativa piena per ogni
attività, manca di ogni serio criterio di valutazione. Va pure osservato che
tutta la sua certificazione non ha mia riportato dati oggettivi, nessuna
descrizione di limiti o risorse funzionali per cui le valutazioni
specialistiche si imponevano.

Dicevo dell'assenza di
criteri seri di valutazione:

-    descrive dei
disturbi, peraltro tutti ben noti, introducendo un concetto algoneurodistrofia per descrivere delle
cefalee. Algodistrofia è in genere una patologia articolare, quasi sempre
legata a traumi o interventi chirurgici. Non sappiamo ravvisare relazione con una cefalea.

-    Descrive dell'inguaribilità.
In tutta la documentazione si trovano elementi che indicano la stazionarietà
del quadro clinico, l'impossibilita di ricupero dell'integrità, della necessità
di terapie, quindi elementi noti e valutati.

-    Parla di grave discopatia:
non pare abbia letto i rapporti specialistici che tutti depongono per la presenza
di lisi e olistesi al livello L5-S1 e parlano anche di discopatia, descrivendo
una moderata disidratazione discale.

-    Riferisce di piedi
piatti dolorosi: si tratta comunque di variazione anatomica molto frequente,
che viene controbilanciata con successo, se dolorosa, con semplici rimedi
terapeutici come dei plantari.

-    Riferisce della
continua evoluzione negativa: ebbene anche questo è contrario ad ogni valutazione specialistica dove si ammette stazionarietà.

-    La
discussione per una soluzione chirurgica, non trovata indicata da nessun
specialista, risulta essere commento puramente accademico sul trattamento in
genere possibile per spondilolisi/spondilolistesi, ma non riguarda il caso
particolare.

-    Confonde
il concetto LAINF di indennità per menomazione fisica con quello di incapacità
lavorativa e di invalidità.

 

Dobbiamo
concludere che ci troviamo confrontati con una situazione di valutazione del medico curante di base per un'incapacità
lavorativa totale da lunghissimo periodo, in contrasto
con le valutazioni sia degli specialisti curanti che degli specialisti chiamati
a dirimere i problemi sulle conseguenze della patologia sulla
funzionalità.

Non si può rilevare alcun
elemento che possa minimamente far dubitare delle valutazioni
specialistiche." (doc. XVbis)                                                           

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I
162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.;
STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988
pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di
ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità
dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag.
95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

 

                               2.7.   Per quanto attiene al problema fisico (reumatologico),
questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le
conclusioni cui è pervenuto il perito (dr. __________).

 

                                         In esito
ad un approfondito esame dello stato di salute dell'assicurato, nel
referto peritale 14 dicembre 2001 - cui va senz'altro attribuito pieno valore
probatorio conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr. consid.
2.6)  - il dr. __________, reumatologo, sulla base di una consultazione avvenuta
il 12 dicembre 2001, dell'esame degli atti medici a sua disposizione, dopo illustrazione
dei dati anamnestici, dei dati soggettivi e delle constatazioni obiettive, alla
luce di una valutazione anche dal profilo prognostico, ha
diagnosticato una “sindrome lombovertebrale e spondilogena
bilaterale recidivante in turbe statiche moderate del rachide (iperlordosi
lombare), disequilibrio muscolare (con notevole indebolimento degli addominali),
alterazioni strutturali del passaggio lombosacrale (spondilolisi vera
bilaterale di L5 - olistesi di L5 su S1 di 5 mm, condrosi e protrusione
paramediana a sinistra L5/S1) e soprappeso”, concludendo
per una totale incapacità lavorativa in attività pesanti; nella sua precedente
professione di operaio addetto agli imballaggi ed al trasporto l’assicurato
è stato giudicato abile in misura del 75%; per attività
leggere dove l’assicurato non debba alzare pesi
superiori a 15 kg, dove possa svolgere un lavoro in un
ambiente ergonomicamente adatto, dove possa evitare di piegarsi in avanti
ripetutamente con la parte superiore del corpo e possa lavorare in parte seduto
ed in parte in piedi, la capacità lavorativa dell’assicurato è stata giudicata totale
(doc. AI 110, pag. 6-7)                                        

                                         La
perizia del dr. __________ ricalca in sostanza quella del 12 novembre 1998 del
dr. __________ (doc. AI 42) alla quale il dr. __________ fa ampio riferimento
(doc. AI 110 pag. 7).

                                         Tale
valutazione è stata confermata anche dal dr. __________ e dal dr. __________
(doc. AI 113 e XVbis).

                                         Anche le prime valutazioni
mediche del dr. __________ sono perfettamente in linea con la perizia del dr. __________
(doc. AI 77). Nel suo referto 22 marzo 2000 il dr. __________, neurochirurgo, ha
sostanzialmente rilevato le stesse patologie descritte dal dr. __________ ed ha
concordato con le conclusioni di quest’ultimo, salvo per quanto concerne il
sollevamento di oggetti pesanti, che a detta del dr. __________ non dovrebbero
superare i 10 kg (doc. AI 77). 

                                         Nemmeno nel rapporto di
degenza presso la Clinica __________ di __________ sono state evidenziate
patologie tali da giustificare l’erogazione di una rendita (allegato doc. AI
128). 

 

                                         Per contro, il dr. __________,
chirurgo e medico curante, ha sempre certificato un’incapacità lavorativa
totale sin dal 1994 (doc. AI 6, 79); nel suo referto del 25 gennaio 2005 il
sanitario ha in particolare sottolineato che con i “dolori
alla colonna lombare dovuti ad una grave discopatia L5/S1 con spondilolistesi e
cioè scivolamento della stessa struttura vertebrale L5/S1” per l’assicurato “é difficile affrontare qualsiasi tipo di
lavoro, in quanto la per­sona non può stare né troppo tempo in piedi,né troppo
tempo se­duta, ma si deve di tanto in tanto sdraiare” (doc. XIII1).

                                         In quest’ultimo
referto medico il dr. __________ non ha descritto nessun limite funzionale (al
contrario di quanto è emerso per contro dalla perizia __________). Egli si è
limitato ad elencare i disturbi e le limitazioni già noti e rilevati dal
perito.

                                          

                                         Ora, sino
all'emanazione della decisione su opposizione del 26 agosto 2004, la
conclusione cui sono giunti i periti incaricati e i medici del SMR non possono
essere validamente messe in discussione.

                                         Per
quanto attiene al certificato medico 25 gennaio 2005 del dr. __________ (doc.
XIII1), benché rilasciato da un sanitario che ha in cura l’assicurato dal 1994,
lo stesso non può essere preso in considerazione ai fini del presente
giudizio in quanto non sufficientemente circostanziato e dettagliato e non
conforme quindi ai succitati criteri stabiliti dalla giurisprudenza (cfr. consid.
2.6). Dal referto medico in parola non si evincono sufficienti elementi per
ammettere con alta verosimiglianza l’insorgere di un peggioramento delle
condizioni di salute rispetto a quanto accertato precedentemente in sede
peritale e avallato dai medici SMR (doc. XVbis). 

                                         Inoltre, va
rammentato che per costante
giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della
decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente al momento in
cui essa è stata resa, quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente
possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione
anteriore alla decisione stessa (DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid.
1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102).

                                         Ne consegue che il succitato atto medico non può in ogni caso essere
preso in considerazione, poiché attesta una situazione di fatto posteriore alla
decisione contestata del 26 agosto 2004.

                                         Ai fini
dell’economia processuale, eccezionalmente
il giudice può tuttavia anche tener conto dei fatti intervenuti posteriormente
alla decisione impugnata, a condizione che questi ultimi siano stabiliti in
modo sufficientemente preciso (RCC 1980 pag. 263) e siano suscettibili di
influenzare il giudizio (RCC 1989 pag. 123 consid. 3b, 1974 pag. 192 consid. 4,
1970 pag. 582 consid. 3). 

                                         In
casu, il rapporto medico in discussione non é
sufficiente per far luce in modo completo e preciso sull'eventuale natura
invalidante dei problemi fisici accusati dal ricorrente.

                                         Spetterà
semmai al ricorrente inoltrare un’ulteriore domanda di prestazioni ed allegare
la pertinente nonché completa documentazione relativa all'asserito
peggioramento del suo stato di salute. 

 

Questo Tribunale ritiene che la refertazione
medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per la valutazione
della fattispecie dal profilo medico sino all'emanazione del querelato
provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori
accertamenti. 

Al proposito si
osserva che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47
n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF
122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).

 

                                         In
conclusione, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze specialistiche,
richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo
una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag.
221) -, è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid.
2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V
32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l'assicurato
è abile in misura totale in attività leggere ritenute idonee dai periti.    

                                      

                               2.8.   L'Ufficio
assicurazione invalidità ha in seguito affidato la valutazione economica del
caso alla consulente in integrazione professionale.

Basandosi sugli esami specialistici, con rapporto finale 25 settembre 2003 la
consulente ha osservato:

 

"  Situazione dell'A.

 

L'A. (38enne) ha
inoltrato una prima domanda di prestazioni nel 1995; nel 1996 la pratica è
stata chiusa in quanto essendo l'A. entrato in Svizzera in ottobre 1988, non
adempiva alle condizioni di base per beneficiare delle prestazioni
dell'Assicurazione Invalidità. La seconda domanda inoltrata nel 1997 è stata
rifiutata con decisione del novembre 1998, decisione poi annullata a seguito di
un'opposizione. In dicembre 1998 è stata riconfermata la decisione di rifiuto.
Attestando un peggioramento dello stato di salute, I'A. ha richiesto una nuova
valutazione, di nuovo respinta in novembre 1999 in quanto il peggioramento non
risultava rilevante.

 

Con la lettera di
settembre 2000, l'Avv. RA 1 chiede un riesame della decisione per accordare
provvedimenti di riformazione professionale all'A. Si procede quindi con una
nuova valutazione del caso.

 

Dati medico-teorici
sui quali si basa la presente valutazione

 

Il Dr. __________, nella
sua perizia di dicembre 2001, definisce anamnesticamente una sindrome lombovertebrale
e spondilogena bilaterale recidivante in turbe statiche moderate del rachide (iperlordosi
lombare), disequilibrio muscolare, alterazioni strutturali del passaggio
lombosacrale: spondilolisi vera bilaterale, oliatesi di L5 su S1 di 5mm., condrosi
e protusione paramediana a sinistra L5/S1.

L'A. viene definito abile
al lavoro in maniera normale in attività confacente come descritto dal Dr. __________
"non alzare ripetutamente più di 20 kg., ambiente ergonomicamente adatto,
evitare di piegarsi in avanti ripetutamente con la parte superiore del corpo,
lavorare in parte seduto, in parte in piedi".

In ogni caso è esigibile
l'alzare pesi dal suolo fino a 15 kg. di qualsiasi forma e dimensione ad un
ritmo fino ad una volta ogni 5 min. Può spostare e trasportare pesi
dall'altezza di un tavolo e per un massimo di un minuto fino a 20 kg. con una
frequenza fino a 10 volte l'ora. Può portare pesi sulle spalle fino a 20 kg.
per un massimo di 5 min. per una frequenza di 4-5 volte l'ora.

Sono da evitare i lavori
al di sotto dell'altezza di un tavolo se richiesti per più di 5 min. senza
interruzione.

La posizione eretta con
leggera inclinazione del tronco può essere assunta in maniera normale.

Può restar seduto o in
piedi fermo per almeno un'ora senza interruzione. Può salire e scendere le
scale normalmente e spostarsi senza restrizione su terreni piani. Camminare su
terreni sconnessi potrebbe sollecitare dolori lombari se richiesto
ripetutamente. Non vi sono limiti nell'uso delle braccia e delle mani, anche
sopra l'altezza dell'orizzontale. Nella sua precedente professione di operaio
l'A. viene considerato abile al 75% (la capacità di lavoro ridotta è dovuta al
fatto che l'A. lavorava esclusivamente in piedi).

 

 

Dati
socio-professionali

 

Dopo le scuole
dell'obbligo e le superiori, l'A. ha ottenuto un diploma in pedagogia generale
a __________ (__________), non riconosciuto in Svizzera.

Entrato in Svizzera, dal
1991 al 1993 ha lavorato come operaio presso la ditta __________ di __________
(il datore di lavoro osserva che I'A. era in piedi durante l'intera giornata e
confezionava bobine di film del peso di 5-12 kg.)

 

 

Dati economici

 

Basandomi sulla riunione
dei contributi, l'A. nel 1992 presso la ditta __________ conseguiva un salario
annuo di fr. 28'337, che aggiornato al 2002 secondo l'indice d'aumento dei
salari nominali diventa di fr. 32'247.

 

 

Calcolo della
Capacità di Guadagno Residua

 

Considerando un reddito
ipotetico di fr. 32'247, una capacità di lavoro residua del 100% e anche
applicando il massimo delle riduzioni, secondo le statistiche RSS teoriche,
risulta un reddito da invalido di fr. 33'502 e una capacità di guadagno residua
del 100%.

 

 

Discussione e
consulenza

 

Durante il colloquio
avvenuto il 31 luglio 2003, l'A. mi racconta che dal 1993 non ha più esercitato
nessuna attività lavorativa (ad eccezione di un periodo alla __________ di __________
dove doveva alzare pesi di 30 kg., che per lui erano troppo importanti). L'A.
sostiene sia avvenuto un peggioramento dello stato di salute che risulterebbe
anche dal rapporto della Clinica di __________. Vista la situazione già
parecchio complessa, ho sottoposto il rapporto della Clinica all'SMR. Il Dr. __________,
in settembre 2003 prende posizione dicendo che l'esame delle diverse
valutazioni permette di affermare che la situazione clinica risulta invariata
rispetto alla valutazione effettuata dal Dr. __________.

Guardando bene la
descrizione si nota anche un certo miglioramento della funzionalità. In tale
situazione si ritiene che la valutazione peritale sia ancora valida e che
l'attività adatta descritta sia ancora applicabile come anche la valutazione
della capacità lavorativa.

 

L'assenza di una perdita
di capacità di guadagno non permette l'applicazione di provvedimenti volti al
conseguimento di una qualifica professionale di base (non è quindi nemmeno
possibile dar seguito alla proposta dell'Avv. RA 1 (lettera del 17 settembre
2003) di finanziamento di una riqualifica come assistente di cura, professione
oltretutto non adatta alla problematica alla schiena di cui soffre l'A.).
Tenendo conto delle limitazioni funzionali (oggettivamente poco invalidanti)
definite in sede medica, l'A. potrebbe ancora svolgere una vasta gamma di
attività medio-leggere non qualificate, direttamente accessibili sul mercato
del lavoro (penso per esempio a custode, portinaio, aiuto venditore, aiuto
magazziniere, fattorino, operaio di fabbrica,...).

 

 

Conclusione

 

Viste le precedenti
considerazioni si ritiene che l'A. possa essere direttamente inserito sul
mercato libero del lavoro." (doc. AI 128)

 

 

                               2.9.   Compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in
base alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht, op. cit., p. 228; Omlin, Die Invalidität in der
obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

Ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve quindi fondare su un mercato del lavoro equilibrato
e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le
capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un
concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts, op cit., p.
212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale
di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                         Ciò
non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente
limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se
il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica
di un datore di lavoro medio (ZAK 1989 p. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 124).

Dall’altra parte, l'art. 8 cpv.
1 LAI prevede che gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione, tra cui i provvedimenti
professionali (art. 15 –18 LAI), necessari e atti a ripristinare, migliorare,
conservare o avvalorare la capacità di guadagno.

                                         Ciò
non vuol dire che un assicurato, per il quale sono esclusi provvedimenti
integrativi, non possa svolgere un’attività adeguata mettendo a frutto la
residua capacità lavorativa, verifica che, come detto, spetta al consulente in
integrazione professionale. 

 

                                         Nel
dettagliato ed esaustivo rapporto 25 settembre 2003 la consulente, tenendo
conto delle risultanze peritali e specialistiche (doc. AI 110 e 42), ha
evidenziato che nel caso di specie non sono dati i presupposti per
l'applicazione di provvedimenti d'integrazione  in quanto le attestazioni mediche-peritali
indicano una certa stazionarietà se non anche un miglioramento delle
funzionalità per cui la precedente professione sarebbe ancora esigibile in
misura perlomeno del 75%. Essa ha precisato inoltre che “l'assenza di una perdita di capacità di guadagno non permette
l'applicazione di provvedimenti volti al conseguimento di una qualifica
professionale di base” e “di finanziamento di
una riqualifica come assistente di c