# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 183b5ab5-3100-5e86-addb-f4f5d0044a7a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-11-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 02.11.2005 12.2005.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2005-60_2005-11-02.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2005.60

  	
  Lugano

  2 novembre
  2005/bd

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa -inc. n. OA.2003.141
della Pretura del distretto di Lugano, Sezione 3- promossa con petizione 6
marzo 2003 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. da RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. da RA 3 

   

  

con cui
l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 8'772.- più
interessi al 5% dal 26 giugno 2000 nonché il rigetto in via definitiva
dell’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UE di Lugano; 

 

domande
avversate dal convenuto che ha postulato la reiezione della petizione, e che il
Segretario assessore con sentenza 11 febbraio 2005 ha respinto;

 

appellante
l'attrice con atto di appello 7 marzo 2005, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre il
convenuto con osservazioni 19 maggio 2005 postula la reiezione del gravame pure
con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

in fatto e in diritto:

 

                                   1.   Con
la petizione in rassegna AP 1 ha chiesto la condanna di AO 1 al pagamento di
fr. 8'772.- più interessi ed accessori, somma corrispondente al saldo di una
fattura per la fornitura di vari apparecchi per la cucina ed in particolare una
griglia a gas, un fry-top a gas, due piani di lavoro, due cappe d’aspirazione, due
schienali, due lampade per cappa e un aspiratore, installati nel maggio 2000 nei
locali del __________ a __________ (doc. B).

 

 

                                   2.   Il
convenuto si è opposto alla petizione obiettando in sostanza di aver ordinato gli
apparecchi in questione in rappresentanza della società __________,
proprietaria nonché detentrice della patente dell’esercizio pubblico e sua
datrice di lavoro.

 

 

                                   3.   Con
la sentenza qui impugnata il Segretario assessore ha respinto la petizione, ritenendo
che nell’occasione il convenuto aveva senz’altro agito quale rappresentante di __________.
A suo giudizio, nonostante il convenuto, debitamente autorizzato da
quest’ultima, non si fosse presentato espressamente all’attrice come suo rappresentante,
questa avrebbe potuto (o dovuto) comprendere che egli non stava agendo a titolo
personale, ma per conto della sua datrice di lavoro: in effetti, a parte il
fatto che la fattura nemmeno era stata intestata al convenuto ma al ristorante,
particolarità questa che non poteva giovare all’attrice, la circostanza che
l’ordinazione fosse avvenuta in quell’esercizio pubblico e non al domicilio del
convenuto avrebbe potuto (e dovuto) indurla a ritenere di non aver
necessariamente a che fare con quella persona fisica, ritenuto che, per
espressa normativa cantonale, per la gestione di un locale pubblico vi era
sempre la figura del gestore e del gerente e che, nella fattispecie, il convenuto
non ricopriva alcuna di queste mansioni.

 

 

                                   4.   Con
l’appello che qui ci occupa l’attrice chiede di riformare il querelato giudizio
nel senso di accogliere la petizione. Dopo aver censurato gli accertamenti di
fatto, a suo dire non provati, secondo cui il convenuto era a quel tempo dipendente
di __________ e quest’ultima era proprietaria dell’esercizio pubblico,
l’attrice contesta di aver potuto inferire nelle particolari circostanze che il
convenuto agiva in rappresentanza di un’altra entità giuridica, a lei del tutto
ignota: in particolare il fatto che la fattura fosse intestata al ristorante
era irrilevante, mentre non risultava che essa sapesse o dovesse sapere chi era
il gestore o il gerente dell’esercizio pubblico.

 

 

                                   5.   Delle
osservazioni con cui il convenuto postula la reiezione del gravame si dirà, se
necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

                                   6.   Prima
di esaminare il merito della lite, occorre evadere le censure con cui il
convenuto mette in dubbio la ricevibilità dell’appello. Contrariamente a quanto
da lui addotto, il gravame è innanzitutto tempestivo ai sensi dei combinati
disposti degli art. 308 cpv. 1, 131 cpv. 1, 3 e 4 CPC, l’attrice avendo
dimostrato che la sentenza era stata da lei ritirata il 14 febbraio 2005 (cfr.
la fotocopia della busta d’intimazione allegata all’appello) mentre l’appello risulta
essere stato dato alla posta lunedì 7 marzo 2005 (cfr. timbro postale). Quanto
al termine per fornire l’anticipo delle spese giudiziarie della procedura
ricorsuale (art. 312 CPC), lo stesso è stato senz’altro ossequiato, atteso che
l’anticipazione è avvenuta il 4 aprile 2005, ultimo termine utile. 

                                         L’appello
è quindi ricevibile in ordine.

 

 

                                   7.   Nel
merito, si tratta unicamente di stabilire se il convenuto era intervenuto nel
contratto con l’attrice quale rappresentante di __________ oppure se aveva
agito a titolo personale.

 

                                7.1   Le
premesse della rappresentanza diretta ai sensi dell’art. 32 CO sono due: una
procura del rappresentato al rappresentante e l’agire del rappresentante in
nome del rappresentato (art. 32 cpv. 1 CO; Zäch, Berner Kommentar, N. 2
segg. ad art. 32 CO; Guhl, Das Schweizerische Obligationenrecht, 8. ed.,
p. 149 segg.; Von Tuhr/Peter, Allgemeiner Teil des Schweizerischen Obligationenrechts,
3. ed., vol. 1, p. 348 seg.).

 

                                         La
procura al rappresentante può essere conferita dal rappresentato in qualsiasi
forma (DTF 112 II 332, 99 II 159), anche solo tollerando consapevolmente
che egli si comporti come tale (DTF 85 II 22 e segg.).

                                         Agire in
nome del rappresentato significa invece che il rappresentante deve far sì che
la controparte riconosca che egli intende far nascere nel rappresentato e non
in sé stesso gli effetti del negozio giuridico in questione. Questo può, ad
esempio, avvenire comunicando esplicitamente al terzo la propria qualità di
rappresentante. Non si tratta di un precetto imperativo: in determinati casi la
volontà di fungere quale rappresentante, pur se non esplicitata, è desumibile
dalle circostanze o dovrebbe esserlo per un partner contrattuale in buona fede,
di modo che l’effetto di rappresentanza si verifica ugualmente. Se questo sia
il caso, si decide interpretando il comportamento del rappresentante e della
controparte contrattuale secondo il principio dell’affidamento, badando in
particolare a ciò che per la controparte era riconoscibile al momento della
stipulazione (art. 32 cpv. 2 CO; DTF 90 II 285 cons. 1b a p. 289; Zäch, op. cit., N. 45 ad art. 32 CO; Guhl,
op. cit., p. 152; Von Tuhr/Peter, op. cit., p. 386 segg.). È fatto
salvo ovviamente il caso, qui comunque non realizzato, in cui al terzo è
indifferente trattare con il rappresentante o con il rappresentato (art. 32
cpv. 2 in fine CO; DTF 126 III 64 e 117 II 389 consid. 2a).

                                                           

                                         Conformemente all’art. 8 CC, l’onere della prova in ordine
all’esistenza di una rappresentanza diretta incombe alla parte che intende
prevalersi degli effetti dell’art. 32 CO, per cui nelle cause -come quella in
esame- promosse dal terzo contro il rappresentante spetta a quest’ultimo
l’onere di provare di aver concluso il contratto in nome del rappresentato e
non in nome proprio (Bucher, Schweizerisches Obligationenrecht,
Allgemeiner Teil, 2. ed., p. 646 seg.; Watter, Basler Kommentar, 3. ed.,
N. 34 ad art. 32 CO; Engel, Traité des obligations en droit
suisse, 2. ed., p. 386; Zäch, op. cit., N. 185 ad art. 32 CO; Kummer,
Berner Kommentar, N. 229 seg. ad art. 8 CC; SJZ 1986 p. 230; II CCA 4 agosto 2005 inc. n. 12.2004.75).

 

                                7.2   Nel caso di specie il
convenuto, cui come detto incombeva l’onere della prova, non è stato
assolutamente in grado di dimostrare di aver agito in nome di __________ ed in
particolare, pacifico che egli non si sia presentato espressamente all’attrice
quale rappresentante di quella società, che l’attrice avesse desunto dalle circostanze la sua volontà di fungere da rappresentante o
avesse dovuto desumerlo in buona fede.

                                         Non vi è innanzitutto la prova
che, al momento della conclusione del contratto con il convenuto, l’attrice
fosse a conoscenza dell’esistenza di __________ rispettivamente sapesse che quest’ultima
era la proprietaria dell’esercizio pubblico o ancora che il convenuto ne era un
semplice dipendente; né risulta che costei abbia in seguito provveduto a pagare
gli acconti, che anzi sembrerebbero essere stati pagati da parte del convenuto
(cfr. doc. B e teste __________). E neppure sono state addotte, ancor prima che
provate, circostanze particolari che dovessero indurre l’attrice a concludere in
buona fede che il convenuto non agiva a titolo personale, ma in nome di altri. In
particolare, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, il fatto che
la fattura non sia stata indirizzata a lui ma al ristorante, dove __________
aveva la sua sede (cfr. doc. 3), non consente di concludere che l’attrice
ritenesse che questi non intendeva agire a titolo personale, tanto più che
questa Camera ha già avuto modo di stabilire che la semplice emissione o intestazione
di una fattura non consentono di per sé di trarre conclusioni certe circa la
titolarità del rapporto contrattuale (cfr. II CCA 4 ottobre 1999 inc. n.
12.99.142, 9 novembre 1999 inc. n. 12.1999.180). Del tutto irrilevante è poi
sapere dove sia stato concluso il contratto, atteso che non è stato preteso
che, visitando a quel momento l’esercizio pubblico, l’attrice potesse essere
venuta a conoscenza di circostanze tali da farle inferire che il convenuto agiva
in rappresentanza d’altri. Anzi, il fatto che il convenuto si occupasse della
gestione del ristorante, cucinando, pulendo, vendendo in sala e facendo un po’
di tutto (teste __________) permetteva semmai all’attrice, che a quel momento non
disponeva di indizi contrari, non messi a sua conoscenza, di ritenere che questi
nell’occasione agisse a titolo personale, in qualità di proprietario o
fors’anche di gestore, quanto meno di fatto, dell’esercizio pubblico.

 

 

                                   8.   Dovendosi così
respingere l’eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata dal
convenuto, unica questione litigiosa in questa causa, si ha che il convenuto
deve senz’altro essere condannato al pagamento di fr. 8'772.-, fermo restando
però che gli interessi di mora del 5% possono decorrere solo dal 6 febbraio
2001 e non dal 26 giugno 2000, cioè 30 giorni dopo l’invio della fattura (doc.
B), visto e considerato che con lo scritto 26 gennaio 2001 (doc. C), prima
valida interpellazione agli atti, l’attrice aveva concesso alla controparte un
ultimo termine di 10 giorni per saldare lo scoperto. Limitatamente a questi
importi deve infine essere rigettata in via definitiva l’opposizione interposta
al PE n. __________ dell’UE di Lugano (doc. D).

 

 

                                   9.   Ne discende il
parziale accoglimento della petizione e dell’appello, ritenuto che le spese e
le ripetibili di entrambe le sedi seguono la pressoché integrale soccombenza
del convenuto (art. 148 CPC).

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art. 148 CPC e la TG

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 7 marzo 2005 di AP 1 è parzialmente accolto. Di
conseguenza la sentenza 11 febbraio 2005 della Pretura del distretto di Lugano,
Sezione 3 è così riformata:

 

                                         1.     La petizione è
parzialmente accolta.

                                         §      Di
conseguenza AO 1, , è condannato a pagare a AP 1, , la somma di fr. 8'772.- più
interessi al 5% dal 6 febbraio 2001.

                                         §§    Limitatamente a questi importi è rigettata
in via definitiva l’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UE di
Lugano. 

                                         2.     La
tassa di giustizia di fr. 650.-, già anticipata dall’attrice, è posta a carico
del convenuto, che le rifonderà fr. 900.- per ripetibili.

                                      

 

                                   II.   Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia        fr.  350.-

                                         b) spese                         
 fr.    50.- 

                                         Totale                              
fr.  400.-

 

                                         da
anticiparsi dall’appellante, sono poste a carico dell’appellato, che rifonderà
alla controparte fr. 500.- per ripetibili di appello.

 

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, Sezione 3

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario