# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3ac5217a-43e2-5ca4-bc4e-c1eb364ef771
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-06-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.06.2006 35.2005.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-83_2006-06-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.83

   

  rs/td

  	
  Lugano

  13 giugno
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 ottobre 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 luglio
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
nato nel 1949, di professione cuoco, il 19 ottobre 2003 è deceduto a seguito di
uno scontro frontale tra l’automobile sulla quale viaggiava e un veicolo
sopraggiungente in senso inverso in zona di __________ (cfr. doc. 5A).

 

                               1.2.    L’__________
- che nel 2004 ha fusionato con la CO 1 - con scritto del 15 dicembre 2003 ha
comunicato alla vedova RI 1, rappresentata dalla __________, che avrebbe
iniziato a versarle degli acconti della rendita per superstiti pari a fr.
1'600.-- mensili e che non appena in possesso della documentazione attestante
il salario sottoposto ad AVS percepito dal marito, nonché del rapporto di
polizia, avrebbe fissato con esattezza l’importo della rendita rilasciando una
decisione formale (cfr. doc. 10).

 

                               1.3.   Con
decisione del 28 febbraio 2005 la CO 1, avendo accertato che RI 1 non ha
diritto a una rendita vedovile, bensì a un’indennità unica, ha stabilito che
alla stessa andava riconosciuta a tale titolo la somma di fr. 84'258.--, dalla
quale andavano, tuttavia, dedotti gli acconti già versati pari a complessivi
fr. 25'600.-- (cfr. doc. 23=D).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dalla __________ per conto di RI 1 (cfr. doc. 25),
l’assicuratore LAINF, il 15 luglio 2005, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (cfr. doc. E).

 

                               1.4.   Con tempestivo
ricorso del 6 ottobre 2005, RI 1, patrocinata dall’avv. RA 1, ha chiesto che la
CO 1 venga condannata a versarle l’importo di fr. 25'600.--, quale rimanenza
non ancora saldata dell’indennità unica in capitale di fr. 84'258.--, oltre
interessi del 5% a partire dal 28 febbraio 2005 (cfr. doc. VI; I).

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale essa ha addotto:

 

" 
(…)

1.   A
detta della CO 1, l'opposizione presentata dalla qui ricorrente, alla decisione
formale del 28 febbraio 2005 (cfr. doc. D), non era meritevole
d'accoglimento, in quanto l'importo versato a favore della signora RI 1 dal 15
dicembre 2003 sino al mese di febbraio del 2005, andava considerato come una
semplice imputazione di quanto versato in forma d'acconto sulla prestazione a
cui la vedova aveva diritto a seguito del decesso del marito ai sensi dell'art.
29 cpv. 3 LAINF.

 

Ne
conseguiva, sempre a detta dell'assicuratore LAINF, l'inapplicabilità dell'art.
25 LPGA, non trattandosi di una costellazione soggiacente alle regole sulla
restituzione per prestazioni indebitamente riscosse dall'assicuratore.

 

Considerando
però, come in occasione dello scritto del 15 dicembre 2003 (cfr. doc. B),
l'__________ si esprimeva in maniera inequivocabile sul diritto ad una rendita
della signora RI 1, lasciando aperta soltanto la questione relativa al quantum
e non quella a sapere se fossero o meno date le condizioni per elargire una
rendita ex art. 29 LAINF, la summenzionata tesi della CO 1, proposta in sede di
decisione su opposizione, non può essere tutelata.

Troppo
semplice sarebbe infatti asserire che lo scritto del 15 dicembre 2003 (cfr. doc.
B) sia da qualificare come un semplice scritto, lasciando intendere che lo
stesso non abbia alcun effetto giuridico, se non quello di aver permesso di
godere di "acconti" in ragione di CHF 25'600.-- prima della
definizione definitiva del caso.

 

Gli
stessi termini utilizzati dall'allora assicuratore LAINF competente non
lasciano spazio ad una simile interpretazione. Difatti, in occasione dello
scritto del 15 dicembre 2003 (cfr. doc. B), l'__________ così si
esprimeva: "Dalla documentazione in nostro possesso rileviamo che la
vedova, signora RI 1, ha diritto alla rendita in base all'art. 29 della Legge
federale sull'assicurazione contro gli infortuni".

 

Addirittura,
l'__________ ammetteva, che in base ai dati in loro possesso a quel momento, la
rendita si sarebbe potuta quantificare in CHF 1'625.-- mensili, tanto che di
riflesso venivano accordati fino alla conclusione degli ultimi accertamenti CHF
1'600.-- mensili, sottolineando dunque implicitamente il carattere vincolante
del cosiddetto "semplice scritto" del 15 dicembre 2003 (cfr. doc.
B).

 

Se
però, l'__________ aveva erroneamente appurato un diritto ad una rendita giusta
l'art. 29 LAINF, tanto da averne definito a grandi linee pure l'ammontare da
corrispondere mensilmente, non si può che classificare il caso come soggiacente
alla norma riguardante la restituzione per prestazioni indebitamente riscosse
dall'assicurato. Difatti, preferendo la rendita all'unica possibilità
consentita nella fattispecie dalla legge, ovvero quella della prestazione in
forma di capitale, l'allora assicuratore LAINF ha proceduto con il versamento
di prestazioni non dovute, così che la restituzione delle stesse è retta
dall'art. 25 LPGA e non può venir eccepita la compensazione di quanto già
versato con l'importo totale dovuto in forma di capitale.

 

      Ne discende che
l'applicabilità dell'art. 25 LPGA è appurata.

 

2.   Giusta
l'art. 25 cpv. 2 LPGA, il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo
un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto d'assicurazione ha avuto
conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della
prestazione.

 

In DTF 124 V 380, il
Tribunale federale osservava come in relazione all'applicazione dell'art. 95
LADI, il termine di perenzione di un anno ha inizio dal momento in cui la cassa
di disoccupazione avrebbe dovuto conoscere i fatti alla base dell'obbligazione
di restituzione, facendo altresì prova dell'attenzione che ragionevolmente si
poteva esigere da lei. Questa giurisprudenza mira dunque ad un doppio
obiettivo: innanzitutto obbligare l'amministrazione a far prova di dili­genza
ed in secondo luogo proteggere l'assicurato nel caso in cui fosse appurata una
manchevolezza in relazione al summenzionato dovere.

Ora, nella sentenza
precedentemente citata (DTF 124 V 380), la nostra massima istanza indicava come non
fosse ragionevole pretendere dall'amministrazione di
svolgere controlli regolari e sistematici
nell'ambito della riduzione dell'orario di la­voro. Il Tribunale federale sottolineava infatti come si sarebbe dimostrato essere complicato, se non sproporzionato, provvedere a dei controlli per così dire "a tappeto".
Questi avrebbero inoltre prodotto dei ritardi nel versamento delle in­dennità, a danno sia dei lavoratori che dei datori di
lavoro interessati.

Ne seguiva che il Tribunale
federale decideva di: "admettre, dans le cas
parti­culier, que le délai d'une année a commencé a courir à réception de
la lettre du 9 janvier 1996, par la quelle l'employeur informait la caisse
qu'il ne tenait aucun décompte de la perte de travail pour la quelle il avait
demandé des indemnités. - Auparavant, la caisse ne disposait d'aucun indice ou
élement lui permettant d'admettre que l'employeur n'était pas à même de fournir
le relevé des heures de travail prétendument perdues"

Ora, il caso in
esame differisce sensibilmente dalla fattispecie trattata in DTF 124 V 380.
Difatti, la svista in cui è incappata l'__________, non trova giustificazione
in una manchevolezza nell'assunzione dei fatti alla base della decisione o in
un'interpretazione, seppur erronea, quantomeno giustificabile e comprensibile
degli stessi, bensì nell'errata applicazione dell'art 29 cpv. 3 LAINF.

Ne deriva, che la summenzionata giurisprudenza non è meritevole di considera­zione nel caso
della ricorrente. Più adeguato risulta invece applicare quanto stabi­lito,
sempre dalla nostra massima istanza, in DTF 122 V 270. Difatti, anche in quel
caso si trattava di decidere sul momento in cui il termine di
cui all'art. 95 cpv. 4 LADI avrebbe cominciato a decorrere
e considerato, come erano state e­largite
delle prestazioni dalla cassa di
disoccupazione, partendo dall'omessa
appartenenza del lavoratore al consiglio d'amministrazione della società
anonima in esame, il Tribunale federale statuì che:" Zwar fällt eine prozessuale Revision der rechtskräftigen Leistungszusprechung
ausser Betracht, weil die Verwaltungsrat­stellung von K. jun. publik war, da
die Namen der Verwaltungsratsmitglieder ei­ner Aktiengesellschaft aus dem
Handelsregister hervorgehen; aus diesem Grund kann nicht von einer
unverschuldeterweise unbekannt gebliebenen neuen Tatsa­che gesprochen werden, was nach der
Rechtsprechung Voraussetzung für die Anerkennung ihrer revisionserheblichen
Rechtsnatur ist".

Questa posizione
trova la sua logica, quanto ovvia, giustificazione considerando che: "Bei einer durch das Handelsregister und die entsprechenden
Bekanntma­chungen im Schweizerischen Handelsamtsblatt mit Publizität versehenen
Tatsa­che kann indessen für die zumutbare Kenntnis der
Rückerstattungsvoraussetzun­gen nicht ein zweiter Anlass im Sinne dieser
Rechtsprechung, d.h. die Wahrneh­mung der Unrichtigkeit der
Leistungsausrichtung aufgrund eines zusätzlichen In­dizes, verlangt werden.
Vielmehr muss sich die Verwaltung die Publizitätswirkung des Handelsregisters
und die Bekanntmachungen im Schweizerischen Han­delsamtsblatt entgegenhalten
lassen".

Ora, se il discorso fatto vale per quanto iscritto a
registro di commercio, ancor più merita considerazione
laddove si tratta di applicare una semplice norma di legge, per la quale esiste una logica e naturale presunzione di conoscenza, tanto
più che questa non può venir inficiata. Considerato, inoltre, malgrado quanto
cerca di so­stenere l'assicurazione, il ruolo dell'assicuratore LAINF, ovvero di chi agisce anche e soprattutto a favore
del pubblico interesse, ben si comprende come un simile errore non possa
appartenere alla categoria di quelli per i quali: "on ne saurait considérer comme point de départ du délai le moment où la faute
a été commise, mais bien celui auquel
l'administration aurait dû, dans un deuxième temps (par exemple, à l'occasion d'un contrôle comptable), se rendre compte de son erreur en faisant preuve de l'attention requise"(DTF 124 V 380).

Ne consegue, che
proprio in ossequio del dovere di diligenza, che l'assicuratore LAINF deve
rispettare e nell'intento di garantire la protezione dell'assicurato nei
confronti di manchevolezze in tale ambito, il termine di un anno, previsto
dall'art. 25 cpv. 2 LPGA, deve nella fattispecie cominciare a
decorrere a partire dallo scrit­to del 15 dicembre 2003 (cfr. doc.
B) e dunque, in considerazione che la prima decisione della CO 1 è datata 28
febbraio 2005 (cfr. doc. D), la pretesa di
restituzione (o "compensazione") da parte dell'attuale assicuratore
LAINF è da considerarsi perenta e pertanto, nemmeno l'eccezione di
compensazione risulta formulabile." (Doc. I)

 

                               1.5.   
L’assicuratore LAINF, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione del
ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto (cfr. doc. IV).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   L’assicuratore
LAINF, come visto nei fatti, con decisione formale del 28 febbraio 2005, ha
riconosciuto alla vedova di __________ l’importo di fr. 84'258.-- quale
indennità unica ai sensi dell’art. 29 LAINF.

                                         Quest’ultimo
è stato posto in compensazione con l’ammontare di fr. 25'600.-- pari agli
acconti della rendita vedovile di fr. 1'600.-- mensili erogati a RI 1 per il
periodo dal mese di novembre 2003 al mese di febbraio 2005. Alla ricorrente, a
saldo, è così stato versato unicamente l’importo di fr. 58'658.-- (cfr. doc.
23).

 

                                         RI 1 ha
contestato tale modo di operare, asserendo che lo scritto del dicembre 2003 sia
da qualificare come decisione.

                                         Infatti con
lo stesso l’Istituto assicuratore LAINF si è espresso in maniera inequivocabile
sul suo diritto a una rendita, il quale è anche stato quantificato sulla base
dei dati in suo possesso in fr. 1'600.-- mensili, peraltro versati fino alla
conclusione degli ultimi accertamenti. E’ stata lasciata aperta solo la
questione relativa al quantum definitivo. 

                                         In
seguito è stato ritenuto che la medesima avesse diritto unicamente a
un’indennità unica, per cui a mente della ricorrente il caso soggiace alle
norme riguardanti la restituzione per prestazioni percepite indebitamente,
ossia all’art. 25 LPGA. 

                                         Per
quanto concerne il termine di perenzione annuale, la ricorrente ritiene che
esso sia iniziato a decorrere a partire dallo scritto del 15 dicembre 2003.
Siccome la pretesa di restituzione è datata 28 febbraio 2005, essa è perenta e
l’eccezione di compensazione risulta non formulabile (cfr. doc. I ).

 

                                         La CO 1
sostiene, invece, che in casu lo scritto del 15 dicembre 2003 non configura una
decisione. In effetti a quel momento mancavano alcuni dati importanti. L’Istituto
assicuratore ritiene, quindi, di non essere confrontato con la restituzione di
prestazioni indebitamente percepite ai sensi dell’art. 25 LPGA, bensì solamente
con il computo sul dovuto di acconti ricevuti e non contestati.

                                         Inoltre,
pur ritenendo la non applicabilità dell’art. 25 LPGA, l’assicuratore LAINF ha
precisato che il dies a quo per calcolare la perenzione annuale parte non dal
momento in cui è stato commesso l’errore, bensì dal momento in cui
successivamente l’amministrazione avrebbe potuto accorgersi dello sbaglio se
fosse stata diligente. In concreto questo secondo momento corrisponde
all’emanazione della decisione formale del 28 febbraio 2005. Di conseguenza,
anche nella denegata ipotesi n cui fosse applicabile l’art. 25 LPGA, la
restituzione non sarebbe perenta (cfr. doc. E; IV).

 

                               2.2.   Il TCA è,
dunque, chiamato a stabilire se l’Istituto assicuratore convenuto fosse o meno
legittimato a porre in compensazione l’ammontare dell’indennità unica
riconosciuta alla ricorrente a seguito del decesso del coniuge di fr. 84'258.--
con l’importo dei versamenti effettuati alla stessa, dal mese di novembre 2003
al mese di febbraio 2005, a titolo di acconti della rendita per superstiti pari
a complessivi fr. 25'600.--.

 

                                         Preliminarmente
occorre determinare se lo scritto del 15 dicembre 2005 presenti le caratteristiche
di una decisione oppure no.

 

                                         Nel caso in cui non si
tratti di una decisione, andrà esaminato unicamente se in concreto le
condizioni per procedere alla compensazione siano o meno ossequiate.

                                         Nell’ipotesi in cui, per
contro, il citato scritto sia una decisione, andrà verificato, in primo luogo,
se l’importo degli acconti già versati a titolo di rendita vada o meno
restituito. In secondo luogo, nel caso in cui la restituzione vada ammessa, se
le condizioni per la compensazione siano ossequiate o meno.

 

                               2.3.   Secondo l'art. 49 LPGA:

 

"  1Nei
casi di ragguardevole entità o quando vi è disaccordo con l'interessato
l'assicuratore deve emanare per scritto le decisioni in materia di prestazioni,
crediti e ingiunzioni.

 

2Una domanda relativa a una decisione d'accertamento
deve essere soddisfatta se il richiedente fa valere un interesse degno di
protezione.

 

3Le decisioni sono accompagnate da un avvertimento
relativo ai rimedi giuridici.

Devono essere motivate se non corrispondono interamente alle
richieste delle parti.

La notificazione irregolare di una decisione non deve provocare
pregiudizi per l'interessato.

 

4Se prende una decisione che concerne l'obbligo di un
altro assicuratore di fornire prestazioni, l'assicuratore deve comunicare anche
a lui la decisione. Quest'ultimo dispone dei medesimi rimedi giuridici
dell'assicurato."

 

                                         La LPGA non contempla
espressamente la definizione di decisione, analogamente del resto alle singole
leggi federali in ambito di assicurazioni sociali precedentemente alla LPGA. 

                                         La giurisprudenza
antecedente alla LPGA ha però stabilito che per il diritto delle assicurazioni
sociali il concetto di decisione andava determinato in corrispondenza con quello
enunciato all’art. 5 PA. La LPGA non prevede deroghe a questo principio.
Pertanto, in applicazione pure dell’art. 55 cpv. 2 LPGA il quale rinvia a
titolo suppletivo alla legge federale sulla procedura amministrativa, un atto
amministrativo va ritenuto una decisione o meno in riferimento alla nozione di
cui all’art. 5 PA (cfr. DTF 120 V 349; DTF 122 V 368; U. Kieser, ATSG
Kommentar, Schulthess, Zurigo 2003, ad art. 49 n. 2).

 

                                         La Legge
sulla procedura amministrativa federale all'art. 5 cpv. 1 precisa che 

 

" 
Sono decisioni i provvedimenti delle autorità
nel singolo caso, fondati sul diritto pubblico federale e concernenti:

 

 a.  la costituzione, la modificazione o
l'annullamento di diritti o di      obblighi;

 

  b. l'accertamento dell'esistenza,
dell'inesistenza o dell'estensione di          diritti o di obblighi;

 

 
c. il rigetto o la dichiarazione d'inammissibilità d'istanze dirette alla
costituzione, alla modificazione, all'annullamento o all'accertamento di
diritti o di obblighi."

 

                                         Una decisione
amministrativa non va intesa nel senso letterale, ma in quello corrispondente
al suo vero significato giuridico (cfr. DTF 120 V 497; U. Kieser, ATSG
Kommentar, Schulthess, Zurigo 2003, ad art. 49 n. 2).

 

                                         Una
decisione per essere tale non necessita né dell'indicazione che si tratta di
una decisione né dell'indicazione dei mezzi di diritto, nella misura in cui,
tuttavia, la persona toccata si rende conto della misura presa.

 

                                         La giurisprudenza e la
dottrina hanno poi precisato che costituisce una decisione l'atto unilaterale
di un'autorità amministrativa che regola una situazione giuridica concreta e
individuale in maniera imperativa (cfr. DTF 122 V 189 consid. 1, 118 V 17
consid. 1, DTF 116 V 319 consid. 1a, DTF 98 Ib 463; KNAPP, Précis de droit
administratif. Ed. Helbing & Lichtenhahn. Quarta edizione.
Basilea 1991, n. 936-955, pag. 214-217; GOSSWEILER, Die Verfügung im
Schweizerischen Sozialversicherungsrecht, pag. 13ss; BOIS, "La décision
dans le domaine de l'assurance sociale" in Etudes de droit social.
Collezione Le droit de travail en pratique. Vol. 3. Ed. Schulthess Polygraphischer
Verlag. Zurigo 1991, pag. 199; GYGI, Verwaltungsrechtpflege und
Verwaltungsverfahren im Bund, seconda edizione, p. 27).

 

                                         Conseguentemente
quelle situazioni giuridiche che permettono, in un determinato caso, più
soluzioni possibili o che non regolano i diritti o doveri dell'assicurato non
vanno considerate come decisioni (RCC 1977 p. 162).

 

                                         Nel caso
concreto lo scritto del 15 dicembre 2003 costituisce, contrariamente a quanto sostenuto
dall’assicuratore LAINF convenuto (cfr. doc. E, IV), una vera e propria
decisione ai sensi della legge e della giurisprudenza, in quanto l’Istituto
assicuratore con lo stesso ha stabilito in maniera imperativa e unilaterale che
la ricorrente aveva diritto a una rendita per superstiti il cui importo è stato
provvisoriamente fissato in fr. 1'600.-- al mese, precisando che l’ammontare
definitivo sarebbe stato determinato una volta completati gli accertamenti
(cfr. doc. 10). 

                                         Gli
acconti della rendita sono stati del resto versati mensilmente dal mese di
novembre 2003 fino al mese di febbraio 2005.

 

                                         Il fatto
che l’assicuratore LAINF non abbia indicato il rimedio di diritto è
irrilevante.

                                         In
effetti tale menzione non è essenziale per determinare se si sia confrontati o
meno con una decisione in quanto tale. L’indicazione del rimedio giuridico
permette piuttosto di distinguere una decisione formale da una informale (cfr.
DTF 129 V 110 consid. 1.2.2.= SVR 2003 ALV Nr. 5 pag. 15; STFA del 19 luglio
2003 nella causa N., C 7/02 in cui l’Alta Corte si è espressa circa i tempi
entro i quali un assicurato può contestare una decisione informale).

 

                                         In
concreto è ininfluente stabilire se si tratti di una decisione formale o
informale, poiché, come verrà indicato in seguito, i principi validi per la
riconsiderazione si applicano sia alle decisioni formali che a quelle
informali.

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 25 cpv. 1 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse devono essere
restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in
buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

 

                                         Secondo
l’art. 53 cpv. 1 LPGA le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l’assicurato o
l’assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova
che non potevano essere prodotti in precedenza.

                                         L’art. 53
cpv. 2 LPGA stabilisce che l’assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle
decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che
erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza.

 

                                         I
principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati
dal TFA anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto
l’egida della LPGA (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5).

 

                                         L’amministrazione
può dunque riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non
è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio
errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. STFA del 23 marzo 2004
nella causa D., C 227/03; STFA del 12 febbraio 2004 nella causa B., C 349/00;
STFA del 17 dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 28 novembre 2003
nella causa S., C 307/01; STFA del 21 luglio 2003 nella causa T., C 81/03; STFA
del 28 aprile 2003 nella causa F., C 24/01 e C 137/01; STFA del 7 marzo 2003
nella causa D., C 354/01; STFA del 28 febbraio 2003 nella causa M., C 353/01;
STFA del 5 novembre 2002 nella causa C., C 165/02; le STFA del 6 luglio 2001
nelle cause B., C 274/99; I., C 278/99 e O., C 279/99; STFA del 6 giugno 2000
nella causa B., C 407/99, consid. 2; DTF 129 V 110 = SVR 2003 ALV Nr. 5, p. 15;
DTF 127 V 466, consid, 2c, p. 469; DTF 126 V 399 = DLA 2001 N. 37, p. 247; DLA
2000 N. 40, p. 208; DLA 1998 N. 15, consid. 3b, p. 79 e 80; SVR 1997 ALV Nr.
101, p. 309 consid. 2a e riferimenti).

 

                                         Dalla
riconsiderazione va distinta la revisione processuale delle decisioni
amministrative.

                                         In questo
caso l’amministrazione deve procedere a una revisione processuale se si
manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una
conclusione giuridica differente (cfr. STFA del 23 marzo 2004 nella causa D., C
227/03; STFA del 12 febbraio 2004 nella causa B., C 349/00; STFA del 17
dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 21 luglio 2003 nella causa T.,
C 81/03; STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; STFA del 6 giugno 2000
nella causa B., C 407/99; DTF 127 V 466, consid. 2c, p. 469 e la giurisprudenza
ivi citata; SVR 1997 ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti; DLA 1998 N.
15, consid. 3b, p. 79 e 80). Tali sono quelle circostanze che già al momento
della decisione principale si sono realizzate, ma che però, nonostante
sufficiente attenzione e senza colpa, sono rimaste sconosciute e non provate
(cfr. STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; DLA 1995, p. 64 consid.
2b e riferimenti; DTF 122 V 134 e seg.).

                                         I
principi validi per la riconsiderazione di una decisione formalmente cresciuta
in giudicato valgono anche nel caso in cui, prestazioni ricevute indebitamente,
sono da restituire a norma dell’art. 25 LPGA, e questo anche se le prestazioni
oggetto di restituzione non sono state erogate con una decisione formale (cfr.
STFA del 28 marzo 2001 nella causa P., U 13/00, e riferimenti ivi menzionati;
DTF 129 V 110=SVR 2003 ALV Nr. 5, pag. 15).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
pubblicata in DTF 129 V 110=SVR 2003 ALV Nr. 5, appena
citata, a proposito delle decisioni di fatto, il TFA ha stabilito che trascorso
un lasso di tempo corrispondente al termine per ricorrere contro una decisione
formale, l'amministrazione può domandare la ripetizione delle prestazioni
concesse mediante una decisione informale rimasta incontestata soltanto alle
condizioni valide per la riconsiderazione o per la revisione processuale
(cambiamento di giurisprudenza).

 

                                         L'Alta Corte ha, al
proposito, sottolineato che:

 

" 
1.2.1  Auf
unangefochtene formelle Verfügungen darf die Ver­waltung während der
Rechtsmittelfrist zurückkommen, ohne dass die nach Eintritt der Rechtskraft
erforderlichen Voraussetzungen der Wiedererwägung oder der prozessualen
Revision erfüllt sein müssen (BGE 124 V 247 Erw. 2 mit Hinweisen). Bei
faktischen Verfügungen, wie z.B. Bezügerabrechnungen, ist der Behörde für ein
voraussetzungsloses Zurückkommen kein längerer Zeitraum zuzubilligen. Der
Verwaltung allein deshalb eine längere Frist ein­zuräumen, um von sich aus
voraussetzungslos auf eine Leistungs­zusprechung zurückzukommen, weil Letztere
nicht in eine formelle Verfügung gekleidet war, sondern in Form einer bloss
faktischen Verfügung erfolgte, würde nämlich zu einer nach Art. 8 Abs. 1 BV
untersagten rechtsungleichen Behandlung führen. Denn allein das mehr oder
weniger zufallsabhängige Kriterium der Form der Leis­tungszusprechung stellt
keinen sachlichen Grund dar, um ansonsten gleiche Situationen in dem Sinne
unterschiedlich zu behandeln, dass der Empfänger oder die Empfängerin einer
faktischen Verfügung monatelang mit denen voraussetzungsloser Rücknahme durch
die Verwaltung rechnen müsste, wohingegen der Adressat oder die Adressatin einer
formellen Verfügung die Gewähr hat, dass die Behörde nach Ablauf der
Rechtsmittelfrist nur unter erschwerten Voraussetzungen - nämlich jenen der
Wiedererwägung oder der prozessualen Revision - auf den Verwaltungsakt
zurückkommen kann (siehe zum Begriff der Rechtsgleichheit BGE 127 I 192 Erw. 5
Ingress, 209 Erw. 3f/aa, 125 14 Erw. 2b/aa, 168 Erw. 2a,178 Erw. 6b).

Wollte man anders entscheiden, müsste überdies allen
Versicherten, denen eine Leistung formlos zugesprochen wird, empfohlen wer­den,
unverzüglich eine anfechtbare Verfügung zu verlangen, obwohl sie mit der von
der Verwaltung getroffenen Lösung einverstanden sind, nur, um nach Empfang der
formellen Verfügung die Be­schwerdefrist ungenutzt verstreichen zu lassen und
sich so gegen ein voraussetzungsloses Zurückkommen der Behörde auf das Ver­altungshandeln
zu  schützen (vgl. zum Ganzen auch AJP 1997 S. 741).

1.2.2  Zu keiner anderen
Beurteilung vermag die Tatsache zu führen, dass die rechtsuchende Person selbst
eine faktische Verfü­gung nicht innert der für formelle Verfügungen geltenden
Rechts­mittelfrist zu beanstanden braucht, sondern innert einer nach den
Umständen angemessenen Prüfungs - und Überlegungsfrist eine beschwerdefähige
Verfügung verlangen kann (BGE 126 V 24 Erw. 4b, 122 V 369 Erw. 3). Hinsichtlich
der Beanstandung des Ver­waltungshandelns durch die betroffene Person ist im
Gegensatz zur Rechtslage bezüglich der Voraussetzungen, unter denen die Behörde
von sich aus auf eine Leistungszusprechung zurückkommen kann, eine
unterschiedliche Behandlung formeller Verfügungen auf der einen und faktischer
Verfügungen auf der anderen Seite im Lichte von Art. 8 Abs. 1 BV gerade
geboten. Der Grund für die Dif­ferenzierung liegt darin, dass faktische
Verfügungen anders als for­melle Verfügungen (vgl. für das
Arbeitslosenversicherungsrecht Art. 103 Abs. 2 AVIG) nicht mit einer
Rechtsmittelbelehrung ver­sehen sind, woraus den Betroffenen hinsichtlich der
Beanstandung des Verwaltungshandelns kein Nachteil entstehen darf. Letzteres
wäre indessen der Fall, wenn man Empfängern faktischer Verfü­gungen trotz
Fehlens einer Rechtsmittelbelehrung die für die Anfechtung formeller
Verfügungen vorgesehene Rechtsmittelfrist entgegenhalten wollte (vgl. auch AJP
1997 S. 741). Der Grundsatz der Gleichbehandlung gebietet nicht nur, in den
relevanten Punkten Gleiches gleich, sondern auch in den relevanten Punkten
Ungleiches ungleich zu behandeln (BGE 127 I 192 Erw. 5 Ingress, 209 Erw. 3f/aa,
125 I 4 Erw. 2b/aa, 168 Erw. 2a, 178 Erw. 6b).

  1.2.3  Somit ist eine
ohne Bindung an die Voraussetzungen der Wiedererwägung oder der prozessualen
Revision erfolgende Rück­forderung formlos zugesprochener
Versicherungsleistungen nur während eines Zeitraums möglich, welcher der
Rechtsmittelfrist bei formellen Verfügungen entspricht. Zu einem späteren
Zeitpunkt bedarf die Rückforderung eines Rückkommenstitels in Form einer
Wiedererwägung oder einer prozessualen Revision, auch wenn die faktische
Verfügung, z.B. die Taggeldabrechnung, von der versi­cherten Person noch
beanstandet werden kann, mithin noch keine Rechtsbeständigkeit erreicht hat,
die mit der bei formellen Verfügungen mit dem Ablauf der Beschwerdefrist
eintretenden Rechts­kraft vergleichbar wäre. Soweit sich der bisherigen
Rechtsprechung, insbesondere BGE 122 V 369 Erw. 3 und 126 V 23 Erw. 4b, etwas
anderes entnehmen lässt, kann daran nicht festgehalten werden."

 

                                         Circa
l'ulteriore presupposto necessario per poter riconsiderare una decisione,
ovvero quello dell'importanza particolare che deve rivestire la rettifica, vedi
pure la STFA del 28 aprile 2003 nella causa C., C 24/01 e C 137/01; STFA del 6
giugno 2002 nella causa K., C 44/02 e DLA 2000 N. 40, p. 208.

 

                               2.5.   L’art. 29
LAINF prevede quanto segue:

 

"  1 Il coniuge superstite ha diritto alla rendita
o all’indennità unica.

2 Se il matrimonio è stato
contratto dopo l’infortunio, il diritto alla rendita sussiste se il matrimonio
venne pubblicato prima dell’infortunio stesso o se al momento della morte
durava da almeno due anni.

3 Il coniuge superstite ha
diritto alla rendita se alla morte dell’altro coniuge ha figli propri o vive in
comunità domestica con altri figli aventi diritto alla rendita in seguito alla
morte di costui ovvero se è invalido per almeno due terzi o lo diventa nel
corso dei due anni successivi. La vedova ha inoltre diritto alla rendita se,
alla morte del marito, ha figli che non hanno più diritto a una rendita o se ha
compiuto 45 anni; se non sono adempiute le condizioni per il diritto alla
rendita, ha diritto all’indennità unica.

4 Il coniuge divorziato è
parificato alla vedova o al vedovo se la vittima dell’infortunio era tenuta a
versargli la pensione alimentare.

5 La rendita o l’indennità
unica può essere ridotta o rifiutata, in deroga all’articolo 21 capoverso 2
LPGA, al coniuge superstite che abbia gravemente trascurato i suoi obblighi nei
confronti dei figli.

6 Il diritto alla rendita
nasce il mese successivo a quello della morte dell’assicurato o qualora il
coniuge superstite diventi invalido per almeno due terzi. Esso si estingue con
il passaggio a nuove nozze, con la morte dell’avente diritto o col riscatto
della rendita."

 

                                         L’art. 62 OAINF, relativo
al pagamento delle rendite, al cpv. 2 prevede che se l’ammontare della rendita
per i superstiti non può essere fissato entro un mese dalla morte
dell’assicurato, l’assicuratore effettua, se necessario, prestazioni
provvisorie, compensate con la rendita definitiva. 

 

                                         Al riguardo va segnalato
che l’art. 19 cpv. 4 LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003,
contempla la possibilità di corrispondere anticipi se il diritto a ricevere
prestazioni è dimostrato e se il loro versamento tarda (al riguardo cfr. SVR
2005 IV Nr. 40 pag. 149).

 

                                         Nella
presente evenienza risulta dalla documentazione agli atti che __________, il 23
luglio 1980, aveva contratto un primo matrimonio dal quale sono nati due figli.
Tale unione coniugale è stata sciolta per divorzio. Al momento del decesso né
l’ex moglie, né i due figli avevano più alcun diritto ad alimenti. I due figli,
in particolare, sono indipendenti, in quanto hanno terminato gli studi e
lavorano (cfr. doc. 8; E).

                                         In
seconde nozze l’assicurato ha sposato RI 1. Da questo matrimonio non sono nati
figli. La ricorrente ha, però, un figlio di primo letto, nato il 15 marzo 1985
(cfr. doc. 8, 8D).

 

                                         Non
avendo figli in comune o perlomeno che hanno diritto a una rendita per orfani
(cfr. testo in tedesco dell’art. 29 cvp. 3 LAINF: “Der überlebende Ehegatte
hat Anspruch auf eine Rente, wenn er bei der Verwitwung eigene
rentenberechtigte Kinder (…)” e testo in francese: "Le conjoint
survivant a droit à une rente lorsque, au décès de son conjoint, il a des
enfants ayant droit à une rente”), né avendo la ricorrente (nata nel 1963)
compiuto 45 anni nel 2003, alla morte del marito, RI 1 non ha diritto a una
rendita per vedova.

 

                                         Ciò non è
del resto mai stato contestato dalla ricorrente medesima (cfr. in particolare
il ricorso - doc. I - in cui è stato puntualizzato: “…preferendo la rendita
all'unica possibilità consentita nella fattispecie dalla legge, ovvero quella
della prestazione in forma di capitale, l'allora assicuratore LAINF ha
proceduto con il versamento di prestazioni non dovute…”).

 

                                         Alla
vedova spetta, per contro, un’indennità unica giusta l’art. 29 cpv. 1 e 3
LAINF, come stabilito nella decisione del 28 febbraio 2005 (cfr. doc. 23).

 

                                         Di
conseguenza l’Istituto assicuratore convenuto, quando nel mese di dicembre 2003
ha riconosciuto alla ricorrente il diritto a una rendita, ha commesso un errore
manifesto e ciò indipendentemente dal fatto che il medesimo abbia indicato, in
relazione all’importo della rendita, che si trattava unicamente di acconti e
che l’ammontare definitivo sarebbe stato determinato dopo una serie di
accertamenti (cfr. doc. 10).

                                         In
effetti questa precisazione riguarda esclusivamente la provvisorietà della
somma della rendita e non il diritto stesso alla rendita.

 

                                         Del resto
secondo la giurisprudenza una decisione è certamente errata non soltanto allorché
è stata emanata sulla base di norme giuridiche non corrette o inappropriate, ma
anche quando delle disposizioni importanti non sono state applicate o lo sono
state in modo inappropriato (cfr. STFA 1° marzo 2004 nella causa G., I 4/03,
consid. 4.1.; DLA 1996/97 N. 28 pag. 158 consid. 3c).

 

                                         L’errore
manifesto, in casu, consiste proprio nell’avere applicato in maniera inappropriata
l’art. 29 LAINF, ammettendo, pur avendo a disposizione tutti gli elementi
fattuali necessari, il diritto della ricorrente a una rendita per superstiti,
invece che a un’indennità unica. 

 

                                         Va poi considerato
che la rettifica dei versamenti errati effettuati dall’assicuratore LAINF a
titolo di acconti della rendita per vedova corrispondenti a fr. 25'600.--
riveste un’importanza particolare.

 

                                         Visto, da
una parte, che lo scritto del 15 dicembre 2003 è una decisione, dall’altra, che
la medesima è manifestamente erronea e che la rettifica riveste un’importanza
rilevante, la decisione del 28 febbraio 2005 deve essere qualificata come
riconsiderazione del precedente provvedimento del dicembre 2003.

 

                                         Nel caso
in esame l’assicuratore LAINF per correggere l’errore compiuto non aveva
d’altronde altra possibilità che riconsiderare la decisione iniziale. 

                                         L’Istituto
assicuratore convenuto, infatti, nel mese di febbraio 2005, non poteva
semplicemente applicare l’art. 62 cpv. 2 OAINF, il quale permette, nel caso in
cui vengano erogate prestazioni provvisorie quando l’ammontare della rendita
non può essere fissato entro un mese dal decesso dell’assicurato, di compensare
tali prestazioni con la rendita definitiva, visto che lo sbaglio compiuto non
concerne l’importo della rendita, bensì il riconoscimento di una rendita invece
dell’indennità unica. 

 

                               2.6.   La
ricorrente, da un lato, ha fatto valere che l’assicuratore LAINF con la
decisione del febbraio 2005 ha operato una riconsiderazione della decisione del
15 dicembre 2005, dall’altra, ha però sostenuto di non essere tenuta alla
restituzione dell’importo percepito a torto, in quanto tale pretesa sarebbe
perenta (cfr. doc. I).

 

                                         L’art. 25
cpv. 2 LPGA prevede che il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo
un anno a decorrere dal momento in cui l’istituto di assicurazione ha avuto
conoscenza del fatto, a al più tardi cinque anni dopo il versamento della
prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il diritto
penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è
determinante.

 

                                         L’art. 52
cpv. 2 vLAINF, in vigore fino al 31 dicembre 2002, enunciava che il diritto
alla ripetizione si prescrive in un anno dal giorno in cui l’assicuratore ha
preso atto dell’indebito versamento, ma al più tardi in cinque anni dal
versamento stesso. 

 

                                         L’art. 25
cpv. 2 LPGA corrisponde poi anche all’art. 47 cpv. 2 v.LAVS e all’art. 95 cpv.
4 v.LADI. In questi due ultimi casi il termine annuale, contrariamente al
tenore letterale della norma, costituisce un termine di perenzione (cfr. DTF
122 V 270, consid. 5a, pag. 274-275; DTF 119 V 431, consid. 3a, pag. 433, STFA
16 settembre 1997 nella causa CPCAD contro T. SA e TCA, C 69/97). Anche nel
caso dell’art. 25 cpv. 2 LPGA si tratta, quindi, di un termine di perenzione.
Ciò comporta che la giurisprudenza elaborata sotto l’egida del vecchio diritto
continui a trovare applicazione (U. Kieser, ATSG Kommentar, 2003, ad art. 25,
n. 26).

 

                                         I termini
di perenzione non possono essere né interrotti, né sospesi e devono essere
applicati d’ufficio (cfr. DTF 111 V 135, consid. 3b,
pag. 136; cfr. pure T. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Ed. Stämpfli, Berna 1997, N. 36-37, pag. 59-60 e N. 12-13, pag.
311-312).

 

                                         Statuendo
sull'art. 47 cpv. 2 vLAVS in una sentenza pubblicata in DTF 110 V 304, il TFA
ha precisato che, qualora la restituzione sia addebitabile a un errore
dell'amministrazione, l'anno di perenzione inizia non il giorno in cui l'errore
è stato commesso, bensì quello in cui la medesima autorità avrebbe dovuto, in
un secondo tempo - per esempio in occasione di un controllo contabile -, con
l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze,
rendersi conto di tale errore (cfr. DTF 110 V 304, consid. 2b, pag. 305-307;
cfr. anche DTF 124 V 380 consid. 1; DTF 122 V 270, consid. 5, pag. 274-277, DTF
111 V 14, consid. 3, pag. 16-17; STFA del 6 luglio 1998 nella causa M.B. I
118/97; DLA 2004 pag. 285 N. 31, consid. 3.1.).

 

                                         A tale
proposito in una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa Cassa di
compensazione del Canton Soletta c/ Cassa pubblica di disoccupazione di Basilea
Campagna e Tribunale cantonale di Basilea Campagna, pubblicata in SVR 2004 ALV
Nr. 5 è stato ribadito che per “momento in cui il servizio di pagamento ne ha
avuto conoscenza” a partire dal quale inizia a decorrere il termine di
perenzione di un anno bisogna intendere il momento in cui l’amministrazione,
dando prova dell’attenzione da essa esigibile, avrebbe dovuto riconoscere che i
presupposti per una restituzione erano dati.

 

                                         In una
decisione pubblicata in DTF 122 V 270 = SVR 1997 ALV Nr. 82 pag. 247 = DLA
1996/1997, Nr. 23, pag. 130, avuto riguardo all’effetto di pubblicità delle
iscrizioni a registro di commercio, il TFA ha, in particolare, rilevato che:

 

"  (...) Bei einer durch das Handelsregister und die entsprechenden
Bekanntmachungen im Schweizerischen Handelsamtsblatt (Art. 931 OR) mit
Publizität versehenen Tatsache kann indessen für die zumutbare Kenntnis der
Rückerstattungsvoraussetzungen nicht ein zweier Anlass im Sinne dieser
Rechtsprechung, d.h. die Wahrnehmung der Unrichtigkeit der Leistungsausrichtung
aufgrund eines zusätzlichen Indizies, verlangt werden. (...)."

                                          (cfr.
SVR 1997 ALV Nr. 82, consid. 5 b) aa) pag. 249)

 

                                         In quel
caso di specie, ritenuto che l’indennità per lavoro ridotto è versata per un
periodo di conteggio di un mese o di quattro settimane consecutive (cfr. art.
32 cpv. 5 combinato con l’art. 38 cpv. 1 LADI), contestualmente, l’Alta Corte
ha ancora osservato che:

 

"  (...) Es stellt sich somit im Hinblick auf diese periodische
Leistungserbringung die Frage, wie es mit der Verwirkungsfolge in Bezug auf
jene Monatsbetreffnisse zu halten sei, die im Zeitpunkt der zumutbaren Kenntnis
des rechtserheblichen Sachverhalt (Wissen um die Verwaltungsratsstellung) noch
gar nicht zur Ausrichtung gelangt waren. Der Rückforderungsanspruch auf eine
unrechtmässig ausgerichtete monatliche Entschädigung kann solange nicht
verwirken, als diese einzelne Leistungen im Rahmen der gesamten Anspruchberechtigung
tatsächlich noch nicht ausbezahlt war. Dem hat das kantonale Gericht im
Ergebnis zutreffend Rechnung getragen: Bezüglich der länger als ein Jahr vor
Erlass der Verfügung vom 15. November 1994 ausbezahlten
Kurzarbeitsentschädigungen ist der Rückforderungsanspruch der Arbeitslosenkasse
verwirkt, dagegen nicht mit Bezug auf die später (ab Dezember 1993) bis und mit
Juni 1994 ausgerichteten Betreffnisse." (cfr. SVR 1997 ALV Nr. 82, consid.
5 b) bb) pag. 249-250)

 

                                         In una
sentenza del 29 aprile 2003 nella causa SECO c/P., P 317/01, il TFA ha ribadito
che nel caso di prestazioni periodiche, allorché l’autorità al momento del
versamento delle prestazioni sia già in possesso dei dati necessari per
calcolare correttamente l’ammontare delle indennità giornaliere dovute, il
termine di un anno di perenzione decorre dal rispettivo versamento.

 

                                         Per
un'ulteriore conferma della giurisprudenza federale vedi pure STFA del 25
aprile 2005 nella causa S. (C 3/04) consid. 5 e i riferimenti ivi citati e SVR
2006 AHV Nr. 1 pag. 1.

                                                                                

                               2.7.   In concreto
l’assicuratore LAINF convenuto con il provvedimento del dicembre 2003 ha
riconosciuto alla ricorrente il diritto a una rendita vedovile, come visto, applicando
in modo errato l’art. 29 LAINF.

                                         Nei mesi
successivi l’Istituto assicuratore ha esperito ulteriori accertamenti al fine
di determinare se l’importo della rendita erogata fosse corretto o meno. In
particolare sono stati richiesti alla rappresentante della ricorrente la
documentazione attestante il salario sottoposto ad AVS percepito da __________
e alla Polizia Cantonale il rapporto relativo all’infortunio dell’ottobre 2003
(cfr. doc. 10).

 

                                         L’__________
ha dato seguito a quanto richiesto il 3 febbraio 2004 (cfr. doc. 13).

                                         Dopo
avere ricevuto tale documentazione, l’assicuratore LAINF, il 4 febbraio 2004,
ha comunicato alla rappresentante della ricorrente che non appena in possesso del
rapporto di Polizia avrebbe emesso la decisione formale e che comunque il
guadagno assicurato di __________ ammontava a fr. 48'650.-- (cfr. doc. 14).

                                         Da ciò si
desume che l’assicuratore convenuto sulla base degli atti inviatigli ha
riesaminato l’importo del guadagno assicurato. Nella decisione del dicembre
2003 era, in effetti, stato quantificato in fr. 48'750.-- (cfr. doc. 10). 

                                         Tale
verifica risulta d’altronde anche da uno scambio di messaggi di posta
elettronica tra la rappresentante della ricorrente e l’assicuratore LAINF (cfr.
doc. 16, 17).

 

                                         Il
rapporto di Polizia è stato sollecitato al Ministero Pubblico nel mese di settembre
2004 (cfr. doc. 18) e, secondo quanto indicato dalla CO 1, le è stato inviato
il 18 ottobre 2004 (cfr. doc. E).

 

                                         Con la
decisione del febbraio 2005 la CO 1 ha assegnato alla ricorrente un’indennità
unica invece di una rendita, avendo accertato che essa non adempiva le
condizioni per poter beneficiare di quest’ultima (cfr. doc. 23).

                                         Riguardo
all’errore commesso, nella decisione su opposizione del 22 marzo 2006
l’assicuratore LAINF convenuto ha espressamente indicato che è stato causato
all’errata comprensione del testo italiano dell’art. 29 LAINF, tutt’altro che
chiaro (cfr. doc. E).

 

                                         In simili
circostanze e in applicazione della giurisprudenza federale menzionata al
consid. 2.6., se non già dal mese di dicembre 2003, almeno dal mese di febbraio
2004, quando ha ricevuto la documentazione da parte dell’__________ e si è così
chinato nuovamente sulla fattispecie, all’Istituto assicuratore convenuto non
poteva non sorgere il dubbio che in concreto la ricorrente - la cui composizione
familiare gli era peraltro ben nota già dal mese di novembre 2003 (cfr. doc. 8)
- in realtà non avesse diritto a una rendita per superstiti non avendo figli in
comune con __________.

 

                                         Al
riguardo è importante ribadire che la CO 1 stessa ha ammesso che lo sbaglio è da
attribuire all’errata interpretazione dell’art. 29 LAINF che in italiano non è
per nulla chiaro (cfr. doc. E). Proprio la necessità di dover interpretare tale
articolo, il cui testo risulta ambiguo, e la relativa difficoltà avrebbero
dovuto far dubitare l’assicuratore della soluzione adottata. 

                                         L’istituto
assicuratore convenuto avrebbe dovuto conseguentemente procedere a delle
verifiche più approfondite circa il vero senso e lo scopo dell’art. 29 LAINF.

 

                                         Il
termine di perenzione relativa di un anno ha così iniziato a decorrere dal
febbraio 2004.

 

                                         Il 28
febbraio 2005, allorché con la relativa decisione gli acconti di rendita
percepiti a torto dal mese di novembre 2003 al mese di febbraio 2005 sono stati
compensati con l’importo dell’indennità unica e quindi è stato stabilito
implicitamente il principio della restituzione, il diritto alla restituzione
delle prestazioni versate dal mese di novembre 2003 al mese di febbraio 2004,
pari a un importo complessivo di fr. 6'400.-- (fr. 1'600.-- x 4 mesi) era,
pertanto, perento. 

                                         Gli
acconti erogati per il periodo novembre 2003-febbraio 2004 non sono perciò
più esigibili giuridicamente.

 

                               2.8.   Per quanto
concerne, invece, gli acconti successivi, e meglio quelli corrisposti dal
mese di marzo 2004 al mese di febbraio 2005, quando è stata emanata la
decisione del 28 febbraio 2005 il diritto di richiederne la restituzione non era
ancora perento.

                                         Infatti
trattandosi di prestazioni periodiche il termine di perenzione di un anno ha
iniziato a decorrere, per ogni acconto, dal momento del relativo versamento
(cfr. consid. 2.6.).

 

                                         Al
riguardo giova precisare che l’esito della vertenza, da questo profilo, non
muterebbe anche considerando, per pura ipotesi di lavoro, che il termine della
perenzione relativa di un anno ha iniziato a decorrere immediatamente dal mese
di dicembre 2003, ossia dall’emanazione della decisione attinente al
riconoscimento del diritto a una rendita per superstiti, come invocato dalla
ricorrente (cfr. doc. I).

                                         In tal
caso, al momento dell’emissione della decisione del 28 febbraio 2005 sarebbe
stato perento solo il diritto di richiedere la restituzione delle prestazioni
versate alla ricorrente dal mese di novembre 2003 al mese di febbraio 2004. 

                                         Il
diritto di pretendere il rimborso degli acconti corrisposti nel periodo marzo
2004-febbraio 2005, trattandosi di prestazioni periodiche (cfr. consid. 2.6.),
non era, per contro, - neppure in questa ipotesi - perento.

 

                               2.9.   Secondo
dottrina e giurisprudenza la compensabilità di due pretese configura un principio
generale del diritto, previsto, in ambito civile agli art. 120ss CO e
applicabile anche al diritto amministrativo (STFA del 1. settembre 1998 non
pubbl. nella causa M.H pag. 3 consid. 2a; DTF 126 V 315; DTF 130 V 505). Nel
diritto delle assicurazioni sociali, in particolare, il principio è
riconosciuto anche per quegli ambiti che non lo sanciscono specificatamente. In
tale evenienza le disposizioni del CO sono applicabili per analogia (cfr. STFA
del 13 aprile 2006 nella causa G., B 45/05, consid. 6.2.; STFA del 22 luglio
2005 nell causa L., K 114/03, consid. 6.2.1.; DTF 128 V 53 consid. 4a; DTF 128
V 228 consid. 3b).

                                         Riservate
disposizioni particolari del diritto amministrativo, prestazione e
controprestazione di Stato e cittadino possono quindi essere di regola
compensate. Il principio della compensazione vale in particolare anche nel
diritto delle assicurazioni sociali e anche in quegli ambiti in cui non è
previsto espressamente; la maggior pare dei settori delle assicurazioni
sociali, tuttavia, prevede espressamente una regola in tal senso (STFA del 1.
settembre 1998 nella causa M.H; DTF 110 V 185 consid. 2 e dottrina citata; cfr.
art. 39 cpv. 2 LPP; DTF 114 V 33).

                                         Come nel
diritto privato, nel diritto amministrativo e in particolare nel diritto delle
assicurazioni sociali, una compensazione è possibile se sono adempiuti i
seguenti presupposti: prestazione e controprestazione devono sussistere tra i
medesimi aventi diritto; la pretesa posta in compensazione dev'essere inoltre
scaduta ed esigibile giuridicamente (STFA del 1 settembre 1998 nella causa M.H 
pag.-. 4 e dottrina citata; sull'esigibilità cfr. in particolare DTF 126 V
263-264).

                                         Sempre
secondo l'Alta Corte federale, inoltre, il minimo vitale ai sensi del diritto
esecutivo dev'essere rispettato (cfr. STFA non pubbl. del 17 settembre 1991
consid. 5c; DTF 131 V 249 = SVR 2006 IV Nr. 18 pag. 65). Un credito di un
istituto di sicurezza sociale non può essere compensato con una prestazione
dovuta a un assicurato se in questo modo le risorse di quest’ultimo vengono
ridotte al di sotto del minimo vitale (cfr. STFA del 13 aprile 2006 nella causa
G., B 45/05, consid. 6.3.; DTF 128 V 53 consid. 4a).

 

                                         In
concreto, nel mese di febbraio 2005 gli acconti di rendita corrisposti a RI 1
dal mese di novembre 2003 al mese di febbraio 2004, non essendo più
esigibili giuridicamente (cfr. consid. 2.7.), non potevano essere posti in
compensazione con l’ammontare dell’indennità unica spettante alla medesima.

 

                                         In relazione
alle prestazioni versate alla ricorrente dal mese di marzo 2004 al mese di
febbraio 2005 per complessivi 

                                         fr.
19'200.--, per contro, i primi due presupposti, nel mese di febbraio 2005, erano
senz'altro dati. 

                                         Per
quanto concerne il minimo vitale, giova sottolineare, da un lato, che comunque
alla ricorrente a titolo di indennità unica ex art. 29 LAINF, nel 2005, è stata
versata la somma di fr. 58'658.-- (cfr. doc. VI) e che le dovrà essere ancora
corrisposto un importo di indennità unica pari a fr. 6'400.--, come meglio
precisato al consid. 2.10.

                                         Dall’altro,
che essa relativamente alla procedura di opposizione davanti alla CO 1 non ha
postulato l’ammissione al gratuito patrocinio - come peraltro per la pendente
procedura di ricorso dinanzi al TCA. Da ciò va desunto che la stessa nel 2005 non
era in condizioni di indigenza, ma al contrario era in grado di assumersi,
oltre al suo fabbisogno, anche le spese legali, come del resto attualmente.

 

                                         In simili
condizioni, la compensazione dell’importo dell’indennità unica di fr. 84'258.--
con la somma degli acconti percepiti a torto per il periodo marzo 2004-febbraio
2005 di fr. 19’200.-- da restituire non ha intaccato il minimo vitale ai sensi
del diritto esecutivo della ricorrente.

 

                                         L’Istituto
assicuratore convenuto ha, pertanto, effettuato a ragione la compensazione
dell’importo di fr. 19'200.-- (cfr. doc. 23=D).

 

                             2.10.   Alla luce di
tutto quanto esposto, questa Corte deve concludere che, visto che la CO 1 con
la decisione del febbraio 2005 ha proceduto a dedurre dalla somma dell’indennità
unica di fr. 84'258.-- dovuta alla ricorrente tutti gli acconti delle rendite
percepiti dalla stessa dal mese di novembre 2003 al mese di febbraio 2005 di
complessivi fr. 25'600.-- - quando invece poteva compensare unicamente le
prestazioni erogatele dal mese di marzo 2004 al mese di febbraio 2005 di
fr. 19'200.-- (cfr. consid. 2.7.-2.9.) -, versandole così unicamente l’importo
di fr. 58'658.-- (fr. 84'258.-- - fr. 25'600.--; cfr. doc. 23= D, VI), a RI 1
andrà ancora corrisposto l’importo corrispondente alle prestazioni di cui ha
beneficiato dal mese di novembre 2003 al mese di febbraio 2004 di fr.
6'400.-- [(fr. 84'258.-- - fr. 19'200.--) - fr. 58'658.--], il cui diritto
al rimborso è perento (cfr. consid. 2.7.).

 

                             2.11.   La ricorrente
ha chiesto anche l’assegnazione di interessi di mora al 5% a partire dal 28
febbraio 2005 (cfr. doc. I).

 

                          2.11.1.   Fino al 31
dicembre 2002, secondo la costante giurisprudenza del TFA, nel settore delle
assicurazioni sociali per principio non venivano versati interessi di mora, a
meno che la legge non lo prevedesse espressamente (cfr. DTF 131 V 358 consid.
1.2. = RAMI 2005 pag. 443 = SVR 2006 UV Nr. 1; RAMI 2006 KV 356 pag. 40 consid.
4.1.; DTF 119 V 134, 119 V 79 e 113 V 50 con riferimenti; STCA del 19 gennaio
2000 nella causa A., inc. 30.1999.25). 

Questo principio conosceva delle eccezioni.

Infatti, il TFA ha riconosciuto il diritto ad
interessi moratori allorché si riscontravano “circostanze particolari”.

Queste circostanze sono state considerate
realizzate in presenza di manovre illecite o dilatorie degli organi
amministrativi (cfr. DTF 131 V 358 consid. 1.2. = RAMI 2005 pag. 443 = SVR 2006
UV Nr. 1; DTF 101 V 118). 

In DTF 108 V 19 consid. 4b (= RCC 1983 pag. 156 consid. 4b) l’Alto Tribunale, dopo avere confermato la propria prassi, ha
aggiunto che per poter attribuire eccezionalmente interessi moratori in assenza
di base legale oltre all’atto illecito era ancora necessario un agire colposo
da parte dell’amministrazione (o di un’autorità di ricorso, cfr. anche DTF 117
V 352 consid. 3, 116 V 327). 

Il TFA ha tuttavia rifiutato il versamento
generalizzato di interessi. Tale impostazione era fondata sulla circostanza che
nel diritto delle assicurazioni sociali il riconoscimento di interessi moratori
era giustificato soltanto in via eccezionale e in casi isolati che
particolarmente urtavano il senso del diritto (DTF 113 V 50 consid. 2a, RCC
1990 pag. 47 consid. 3).

 

In DTF 101 V 114 il TFA ha inoltre rilevato come
"quant à l'assuré, la règle de l'égalité des parties commande de le
dispenser lui aussi du paiement des intérêts de retard lorsqu'il a defendu ce
qu'il estimait être son droit."

 

                                         La LPGA,
all'art. 26 cpv. 1, in vigore dal 1° gennaio 2003, prevede che i crediti di
contributi dovuti o di contributi indebitamente riscossi sottostanno
rispettivamente a interessi di mora o rimunerativi. Il Consiglio federale può
prevedere eccezioni per importi esigui e termini di breve durata. 

                                         Per il
cpv. 2 dell'art. 26 LPGA sempre che l'assicurato si sia pienamente attenuto
all'obbligo di collaborare, l'assicurazione sociale deve interessi di mora
sulle sue prestazioni dopo 24 mesi dalla nascita del diritto, ma al più presto
12 mesi dopo che si è fatto valere il diritto.

 

                                         Nel
Rapporto della Commissione del Consiglio nazionale della sicurezza sociale e
della sanità (FF 1999), a pag. 3949 si afferma:

 

" 
(…)

La Commissione ritiene che gli interessi di mora
siano opportuni in caso di ritardo sia per i contributi che per le prestazioni.
Non vi è alcun motivo di far valere tale normativa solo per uno di questi
aspetti. Interessi di mora possono benissimo essere giustificati in caso di
restituzione di contributi. La Commissione propone pertanto di disciplinare nel
capoverso 1 l'aspetto dei contributi e nel capoverso 2 l'aspetto delle
prestazioni."

 

                                         Per l'art.
7 cpv. 1 OPGA il tasso d'interesse di mora è del 5 per cento all'anno.

 

                                         A
proposito del tasso d'interesse, Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, pag. 306
n. 25 ad art. 26, afferma:

 

" 
Damit kann im Sozialversicherungsrecht
grundsätzlich ein allgemeiner Zinssatz festgesetzt werden, wobei grundsätzlich
bei ausstehenden Beiträgen und verspätet zugesprochenen Leistungen derselbe
Satz gelten soll. Dieser wird mit Art. 7 Abs. 1 ATSV mit 5% bestimmt. Damit ist
aber nicht ausgeschlossen, dass - eine entsprechende gesetzliche Grundlage
vorausgesetzt - im Einzelgesetz gestützt auf weitere Ueberlegungen ein höherer
Zinssatz festgelegt wird. Hätte es an einer Festlegung des Zinssatzes gefehlt,
wäre ebenfalls von einem Satz von 5% auszugehen gewesen, wie es in der ständigen
bisherigen Rechtsprechung bei einer Verzugszinspflicht angenommen wurde (vgl.
SVR 2001 BVG Nr. 16; Rhinow/KRAHENMANN, 93; Zurcher, Verzugszinsen, 197)."

 

Nel
caso in esame, in applicazione di quanto appena osservato, la ricorrente ha
diritto di principio agli interessi di mora calcolati sulle prestazioni ancora
dovutele (al riguardo cfr. STCA dell’8 giugno 2004 nella causa M., 36.2003.38,
massimata in RtiD I-2005 N. 54 pag. 202).

 

                          2.11.2.   Va ora
esaminato a partire da quale momento gli interessi sono dovuti.

 

                                         Ai sensi
dell’art. 26 cpv. 2 LPGA gli interessi sono dovuti dopo 24 mesi dalla nascita
del diritto, ma al più presto 12 mesi dopo che si è fatto valere il diritto.

 

                                         Il diritto a interessi di
mora in caso di prestazioni arretrate, il cui diritto è nato almeno 24 mesi
prima, sono dovuti in ogni caso al più presto dal 1° gennaio
2003 (cfr. DTF 131 V 358 = RAMI 2005 pag. 443 = SVR 2006 UV Nr. 1 ).

 

                                         In
concreto il diritto della ricorrente all’indennità unica è sorto, per
analogia con l’art. 29 cpv. 6 LAINF afferente alla nascita del diritto alla
rendita vedovile, il mese successivo al decesso del coniuge, ossia nel mese di
novembre 2003.

                                         

                                         Per
l'art. 7 cpv. 2 OPGA l'interesse di mora è calcolato ogni mese sulle
prestazioni spettanti al beneficiario sino alla fine del mese precedente. Il
suo decorso inizia il primo giorno del mese in cui è insorto il diritto e cessa
alla fine del mese in cui è stato emesso l'ordine di pagamento.

 

                                         Kieser,
op. cit., pag. 303 n. 21 ad art. 26, a proposito del momento a partire dal
quale l'assicurato ha diritto alla prestazione, rammenta:

 

" 
Das ATSG regelt die Entstehung des Anspruches
auf Leistungen nicht generell, hält aber fest, dass für die geltendmachung des
Anspruchs eine Anmeldung erforderlich ist (art. 29 ATSG). Art. 26 Abs. 1
ATSG knüpft bei der Bestimmung der 24-monatigen Frist nicht an diese Anmeldung
an, sondern bestimmt, dass eine Verzugszinspflicht dann einsetzt, wenn seit der
Entstehung des Anspruchs 24 Monate verstrichen sind. Dies ist im Sinne einer Mindestvoraussetzung
zu verstehen. (…) Wann der Anspruch entsteht, wird vom Einzelgesetz bestimmt. 

 

(….)

 

Wird die Anmeldung bei einem unzuständigen
Versicherungsträger oder nicht formgerecht eingereicht, stellt sich die Frage,
wann der Anspruch als geltend gemacht betrachtet werden kann. Art. 29 Abs. 3
ATSG stellt für die an die Anmeldung geknüpften Wirkungen in solchen Fällen
dennoch auf die Postübergabe bzw. den Eingang beim (unzuständigen)
Versicherungsträger ab."

 

                                         Considerando che è possibile beneficiare degli interessi 24 mesi dopo
la nascita del diritto della prestazioni ma al più presto 12 mesi dopo che si è
fatto valere il diritto (in casu quest’ultimo momento corrisponde all’annuncio
di infortunio del 3 novembre 2003, cfr. doc. 5A), nel caso di specie gli
interessi decorrono al più presto dal 1° novembre 2005, ossia 24 mesi dopo il
primo giorno del mese in cui è insorto il diritto alla prestazione (cfr.
consid. 2.11.2). 

 

                                         In simili condizioni, la CO 1 deve versare alla ricorrente interessi
al 5% su fr. 6'400.-- dal 1° novembre 2005.

 

                             2.12.   Secondo
l'art. 61 lett. g LPGA il ricorrente che vince la causa ha diritto al rimborso
delle ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale delle assicurazioni.
L'importo è determinato senza tener conto del valore litigioso, ma secondo
l'importanza della lite e la complessità del procedimento.

                                         La
disposizione transitoria dell'art. 82 cpv. 2 LPGA stabilisce poi che i Cantoni
devono adeguare la loro legislazione alla presente legge entro cinque anni a
partire dalla sua entrata in vigore. Fino a quel momento sono valide le
prescrizioni cantonali in vigore precedentemente (cfr. DTF 129 V 115).

 

                                         Al
riguardo l'Alta Corte, in una decisione del 20 agosto 2003 nella causa B., C
56/03, ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

1.2 Neu verankert Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG für
sämtliche von diesem Gesetz erfassten Regelungsgebiete, einschliesslich die
Arbeitslosenversicherung (Art. 2 ATSG in Verbindung mit Art. 1 AVIG in der seit
1. Januar 2003 geltenden Fassung), einen Anspruch der obsiegenden Beschwerde
führenden Person auf Ersatz der Parteikosten. Nach der Rechtsprechung ist diese
geänderte prozessrechtliche Norm des Bundesrechts - im Unterschied zu den mit
dem ATSG geänderten materiellrechtlichen Vorschriften - ab dem Tag dessen
Inkrafttretens am 1. Januar 2003 sofort anwendbar geworden; vorbehalten bleiben
anders lautende Übergangsbestimmungen (BGE 129 V 115 Erw. 2.2, 117 V 93 Erw.
6b, 112 V 360 Erw. 4a; RKUV 1998 Nr. KV 37 S. 316 Erw. 3b; Urteil E. vom 20.
März 2003 [I 238/02] Erw. 1.2). Von den im ATSG enthaltenen Übergangsregelungen
ist allein Art. 82 Abs. 2 ATSG verfahrensrechtlicher Natur. Danach haben die
Kantone ihre Bestimmungen über die Rechtspflege diesem Gesetz innerhalb von
fünf Jahren nach seinem Inkrafttreten anzupassen; bis dahin gelten die
bisherigen kantonalen Vorschriften.

 

§ 28 Abs. 2 des Zuger Gesetzes über den
Rechtsschutz in Verwaltungssachen vom 1. April 1976
(Verwaltungsrechtspflegegesetz; Bereinigte Gesetzessammlung 162.1) sieht vor,
dass im Rechtsmittelverfahren der ganz oder teilweise obsiegenden Partei eine
Parteientschädigung nach Massgabe ihres Obsiegens zuzusprechen ist, ohne
einzelne Gebiete des Verwaltungs-, insbesondere des Sozialversicherungsrechts
hievon auszunehmen. Materiellrechtlich genügt die kantonale Regelung damit den
bundesrechtlichen Vorgaben des Art. 61 lit. g Satz 1 ATSG. Hinsichtlich des
grundsätzlichen Anspruchs der obsiegenden Partei auf Parteientschädigung (auch)
im Arbeitslosenversicherungsprozess ist der zugerische Gesetzgeber mithin zu
keiner Anpassung des Verwaltungsrechtspflegegesetzes innert fünf Jahren
gehalten, womit der übergangsrechtliche Art. 82 Abs. 2 ATSG hier - wovon im
vorliegenden Fall auch die Vorinstanz ausgegangen ist - keine eigenständige
Rechtswirkung entfaltet, die 

der sofortigen Anwendbarkeit des Art. 61 lit. g
Satz 1 ATSG entgegenstünde. (…)"

(cfr. STFA del 20 agosto 2003 nella causa B., C 56/03, consid. 1)

 

                                         Secondo
l'art. 22 della legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale
delle assicurazioni (LPTCA), il ricorrente che vince la causa ha diritto nella
misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese processuali, dei disborsi
e delle spese di patrocinio (cpv. 1). L'importo delle ripetibili è determinato
in relazione alla fattispecie ed alla difficoltà del processo, senza tener
conto del valore litigioso (cpv. 2).

                                         Ora,
visto il tenore dell'art. 22 LPTCA suenunciato e alla luce della giurisprudenza
federale appena illustrata, anche nel nostro Cantone, la regolamentazione
cantonale non deve essere adeguata all'art. 61 lett. g LPGA, in quanto conforme
a quest'ultimo (cfr. DTF 130 V 320 consid. 2.1.). 

 

                                         La ricorrente, vincente parzialmente in causa, è rappresentata da
un avvocato.

 

                                         Pertanto
la CO 1 verserà alla ricorrente l'importo di fr. 400.-- a titolo di ripetibili
parziali.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è parzialmente accolto.

                                         §    La
decisione su opposizione del 15 luglio 2005 è annullata e riformata nel senso
che l’importo dell’indennità unica per vedova spettante a RI 1 di    fr.
84'258.-- va posto in compensazione soltanto con la somma degli acconti
erogatile a titolo di rendita dal mese di marzo 2004 al febbraio 2005 pari a
complessivi fr. 19’200.--.

                                         §§ La
CO 1 è quindi condannata a versare alla ricorrente a saldo dell’indennità unica
l’importo di fr. 6'400.-- oltre interessi al 5% dal 1.11.2005.

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La CO 1
verserà a RI 1 l’importo di fr. 400.-- a titolo di ripetibili parziali (IVA
inclusa).

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

 

 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti