# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 85fe1b6a-d301-52e6-a58a-9a6144729290
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.02.2025 F-7613/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-7613-2024_2025-02-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-7613/2024 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Gregor Chatton (presidente del collegio),  

Susanne Genner, Claudia Cotting-Schalch,   

cancelliere Matthew Pydar. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Haiti, 

patrocinato da SOS Ticino Protezione giuridica della 

Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 26 novembre 2024. 

 

 

 

F-7613/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’8 agosto 2024 il ricorrente ha depositato una domanda d’asilo in  

Svizzera. Da ricerche intraprese dalla Segreteria di stato della migrazione 

SEM nella banca dati europea “Eurodac”, è risultato che il ricorrente aveva 

depositato una domanda d’asilo pregressa in Francia il 23 giugno 2022 e 

che era in possesso di un visto rilasciato dalle autorità spagnole valido 

dall’8 agosto 2021 sino all’8 agosto 2024. Il ricorrente ebbe già inoltrato 

una domanda d’asilo in Svizzera in data 16 gennaio 2010, risultata in una 

decisione di non entrata in merito del 26 marzo 2010, cresciuta in giudicato 

il 9 aprile 2010. 

B.  

Il 23 agosto 2024 il ricorrente ha sostenuto un colloquio Dublino. In sede di 

questo colloquio gli è stato concesso il diritto di essere sentito in merito ad 

un’eventuale responsabilità delle autorità francesi per lo svolgimento della 

procedura di asilo e di allontanamento in virtù del regolamento Dublino così 

come di un’eventuale competenza della Spagna. 

C.  

Il giorno stesso la SEM ha trasmesso alle autorità francesi una richiesta di 

presa in carico sulla base dell’art. 12 par. 4 del regolamento (UE)  

n° 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.06.2013; di seguito: RD III). Il 25 ottobre 2024 la SEM ha informato le 

autorità francesi che la richiesta precedentemente inoltrata si era rivelata 

erronea, per cui la base corretta sarebbe stata quella di una ripresa a carico 

ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III. Né alla richiesta, né alla seconda 

comunicazione da parte della SEM vi è stata una risposta da parte delle 

autorità francesi. 

D.  

Il 13 settembre 2024 il ricorrente ha postulato per via del suo rappresen-

tante legale una domanda di visione degli atti in merito alla pregressa do-

manda d’asilo del 2010. Il 16 settembre 2024 la SEM ha respinto tale ri-

chiesta in quanto non fornirebbe visione degli atti in fase istruttoria. 

E.  

Per decisione del 26 novembre 2024, notificata il giorno seguente, la SEM 

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non è entrata nel merito della domanda d’asilo del ricorrente giusta l’art. 

31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), ha ordinato il suo allontanamento in 

Francia e l'esecuzione di questo provvedimento, rilevando che un even-

tuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo. 

F.  

Contro tale provvedimento il ricorrente ha presentato ricorso presso il Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) il 5 dicembre 2024. 

Egli domanda che l’esecuzione della decisione venga sospesa in via su-

percautelare nonché la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Do-

manda inoltre l’esenzione dal pagamento delle spese giudiziarie oltre che 

del relativo anticipo, con protesta di tasse e ripetibili. Nel merito chiede 

l’annullamento della precitata decisione e, in subordine, la restituzione de-

gli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria così come di un esame 

nazionale della domanda. Inoltre viene domandato che al ricorrente sia 

concessa visione degli atti in merito alla procedura del 2010. 

G.  

Il 5 dicembre 2024 il giudice istruttore ha disposto la sospensione provvi-

soria dell’esecuzione del trasferimento del ricorrente in Francia. 

H.  

Il 17 dicembre 2024 il giudice istruttore, avendo preso conoscenza degli 

atti in merito alla procedura del 2010, ha intimato alla SEM di concederne 

la visione al ricorrente. Evasa tale richiesta dall’autorità inferiore, il giudice 

istruttore ha concesso al ricorrente di prendere posizione in merito a sud-

detta procedura. Il 17 gennaio 2025 il ricorrente, per via del suo rappresen-

tante legale, ha inoltrato le proprie osservazioni ed un nuovo mezzo di 

prova. 

I.  

Sempre il 17 gennaio 2025 la SEM ha informato il presente Tribunale che 

il ricorrente sarebbe stato attribuito al Cantone di Svitto. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le decisioni prese dalla SEM in materia d’asilo possono essere impu-

gnate davanti al Tribunale, che decide in via definitiva, a meno che non si 

tratti di un’eccezione, non applicabile nel presente caso (art. 1 cpv. 2 ed 

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art. 33 lett. d LTAF [RS 173.32], applicabili con riferimento all'art. 105 LAsi, 

in combinato disposto con l'art. 83 lett. d cifra 1 LTF [RS 173.110]).  

1.2  Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) è di prin-

cipio ammissibile sotto il profilo degli art. 48 cpv. 1 e art. 52 cpv. 1 PA (RS 

172. 021), applicabili in riferimento all'art. 37 LTAF. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 cpv. 

1 LTAF). Giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti. 

3.  

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 Vengono fatti valere vizi di natura formale. Il ricorrente domanda in su-

bordine la restituzione degli atti alla SEM. Egli reclama una violazione della 

massima inquisitoria (art. 12 PA combinato con art. 6 LAsi) in quanto l’au-

torità sarebbe venuta meno al suo obbligo di informare correttamente le 

autorità francesi in merito alla fattispecie del ricorrente. Essa avrebbe inol-

tre dedotto falsamente la competenza della Francia e non della Spagna. 

Inoltre il ricorrente reclama una violazione del proprio diritto di essere sen-

tito (art. 29 PA combinato con art. 6 LAsi) in quanto l’autorità inferiore non 

gli avrebbe concesso visione degli atti in merito alla procedura d’asilo an-

tecedente in Svizzera del 2010. Tali censure formali sono da esaminare 

preliminarmente, in quanto suscettibili di condurre all’annullamento della 

decisione avversata (cfr. DTF 148 III 30 consid. 3.1; DTF 144 I 11 consid. 

5.3 e giurisprudenza ivi citata; DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; per l’obbligo 

inquisitorio cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1, per lo stabilimento esatto e cor-

retto dei fatti giuridicamente rilevanti DTAF 2014/2 consid. 5.1; 2007/37 

consid. 2.3 e per l’obbligo di motivazione DTF 136 I 229 consid. 5.2; sen-

tenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 

3.4.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2). 

4.2 In merito all’asserita violazione della massima inquisitoria e in contrasto 

con le affermazioni del ricorrente, l’autorità inferiore ha eseguito un esame 

attento e completo di tutte le circostanze fatte valere in fase istruttoria, così 

come di tutti i fatti dimostrati con mezzi di prova sufficienti. Benché la SEM 

abbia inoltrato una base legale viziata alle autorità francesi, le quali come 

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si vedrà di seguito risultano competenti (cfr. consid. 5.1 e segg.), questa ha 

in ogni caso compensato il suo errore fornendo delucidazioni il 25 ottobre 

2024 alle stesse (SEM-atti 34/1). Inoltre, benché la base legale indicata 

fosse erronea, le informazioni inoltrate dalla SEM il 23 agosto 2024 in me-

rito all’identità e la fattispecie del ricorrente risultano complete e corrette 

(SEM-atti 18/12). Le autorità francesi, dunque, erano a conoscenza di tutti 

gli elementi per potere stabilire o meno la propria competenza in merito al 

trattamento della domanda d’asilo, per cui le informazioni risultavano suffi-

cienti tanto per trattare una domanda di ripresa in carico (art. 23 par. 4  

RD III) quanto per una eventuale presa in carico (art. 21 par. 3 RD III). 

L’autorità inferiore ha rispettato tutti i suoi obblighi secondo il RD III e per-

tanto la giurisprudenza menzionata dal ricorrente non è applicabile nel pre-

sente caso (vedi sentenze del Tribunale D-4737/2023 del 20 agosto 2024 

consid. 7; D-2271/2023 del 3 maggio 2023 consid. 6; F-4984/2024 del 19 

agosto 2024 consid. 4 e 5). Dunque l’accertamento dei fatti non risulta vi-

ziato e l’asserita violazione della massima inquisitoria non risulta fondata. 

4.3 In merito all’asserita violazione del diritto ad essere sentito, l’art. 26  

cpv. 1 lett. a-c PA stabilisce che nella sua causa, la parte o il suo rappre-

sentante ha il diritto di esaminare alla sede dell’autorità che decide o d’una 

autorità cantonale, designata da questa, tra le altre cose: le memorie delle 

parti e le osservazioni delle autorità, tutti gli atti adoperati come mezzi di 

prova e le copie delle decisioni notificate. L’autorità può negare l’esame 

degli atti solamente secondo le condizioni dell’art. 27 cpv. 1 lett. a-c PA. Tra 

tali motivi figurano le esigenze di una inchiesta ufficiale in corso (art. 27 

cpv. 1 lett. c PA). Tale circostanza è tuttavia data solamente quando la vi-

sione degli atti da parte del ricorrente potrebbe comportare un significativo 

ostacolo alla ricostruzione della fattispecie o qualora lo scopo della proce-

dura potrebbe essere compromesso (DTF 115 V 297 consid. 2 f). 

4.3.1 L’autorità inferiore non ha tuttavia fornito alcuna motivazione valida e 

convincente per negare la visione degli atti relativi alla procedura del 2010 

adducendo a non meglio precisati motivi legati al fatto che non concede-

rebbe tale diritto in fase istruttoria (SEM-atti 26/1). Tale motivazione non 

solo è viziata dal fatto che la procedura del 2010 fosse conclusa e quindi 

la fase istruttoria fosse già terminata, ma anche dal fatto che non fornisce 

alcun motivo ostativo alla ricostruzione della fattispecie o allo scopo del 

procedimento pendente presso la SEM. Pertanto la SEM è venuta meno al 

suo obbligo di rendere visione degli atti secondo l’art. 26 cpv. 1 PA oltre che 

del suo obbligo di motivare la propria decisione giusta l’art. 35 cpv. 1 PA. 

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4.3.2 Tuttavia una violazione del diritto ad essere sentiti – la quale di prin-

cipio porterebbe ad una decisione di cassazione – può essere sanata 

dall’istanza di ricorso, qualora l’omissione sia stata colmata, il ricorrente 

abbia ottenuto la possibilità di presentare osservazioni, l’istanza di ricorso 

abbia libero potere di riesaminare i fatti e l’applicazione del diritto per la 

specifica questione controversa. Ciò è possibile se la violazione riscontrata 

non è di natura grave e se la mancanza di maturità della decisione può 

essere compensata da uno sforzo ragionevole dall’autorità di ricorso (cfr. 

DTAF 2014/22 consid. 5.3).  

4.3.3 Nel caso presente, la violazione del diritto di essere sentito non risulta 

tanto grave da giustificare una cassazione (cfr. sentenza del Tribunale  

A-4885/2023 del 10 gennaio 2025 consid. 3.5; DTF 147 IV 340 E. 4.11.3). 

Infatti essa ha riguardato una procedura chiusa che come si vedrà nel trat-

tamento materiale del ricorso non ha nessun influsso sulla presente deci-

sione (cfr. consid. 5.1 segg.). Il Tribunale ha infatti intimato all’autorità infe-

riore di trasmettere gli atti di detta procedura al ricorrente, a cui la SEM ha 

fatto seguito il 23 dicembre 2024 (act. 7). Il Tribunale ha poi concesso al 

ricorrente di presentare le proprie osservazioni (act. 8). Giusta l’art. 49 PA 

il Tribunale ha pieno potere di riesaminare i fatti e l’applicazione del diritto 

nel merito della censura mossa dal ricorrente. 

4.3.4 Il ricorrente, tuttavia, menziona che gli atti inoltrati dall’autorità infe-

riore risulterebbero incompleti, mancando l’atto A 14/1, in quanto catego-

rizzato quale documento interno. Pertanto ciò impedirebbe al ricorrente 

una verifica completa e trasparente delle comunicazioni tra gli Stati coin-

volti. Inoltre, le informazioni che al tempo furono fornite alla Francia avreb-

bero riguardato un’altra identità (cfr. SEM-atti A 11/7). Tale errore porte-

rebbe, data la sua gravità, alla nullità della decisione del 2010. 

4.3.5 Per quanto riguarda il summenzionato atto SEM A 14/1 viene fatto 

presente che si tratta dell’accettazione da parte francese della richiesta 

svizzera di presa a carico del ricorrente, inoltrata alle autorità svizzere il 24 

febbraio 2010. Tale documento è stato prodotto in due esemplari: uno ori-

ginale (SEM A 13/1) ed uno anonimizzato (SEM A 14/1). Quest’ultimo ri-

sulta inoltrato al ricorrente in quanto non contrassegnato quale atto interno 

(vedi indice degli atti ad N 536 365). Pertanto le informazioni riprodotte 

risultano identiche in entrambi gli esemplari, per cui non risulta necessaria 

una trasmissione secondo l’art. 26 cpv. 1 PA. In merito all’asserita nullità 

della precitata decisione non ne risultano invece soddisfatti i criteri, es-

sendo che in ogni caso le autorità francesi, nonostante le false informazioni 

fornite sul ricorrente, furono in grado di dedurre l’identità e la fattispecie del 

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ricorrente (vedi SEM A 13/1, 14/1). Inoltre la decisione, ai tempi espressa 

dall’Ufficio federale per la migrazione, non fu mai contestata dal ricorrente 

se non a quasi 15 anni dalla sua emissione. Questa, inoltre, non ha alcun 

valore pregiudizievole nei confronti del presente procedimento.  

4.3.6 Infine va precisato che a seguito della domanda d’asilo depositata in 

Svizzera nel 2010 sono subentrati motivi di cessazione di un’eventuale 

competenza secondo l’art. 19 par. 2 RD III, il quale stabilisce che ciò av-

viene se il richiedente ha lasciato il territorio degli stati membri per un lasso 

di tempo superiore a tre mesi. Come visibile dal passaporto del ricorrente, 

egli è tornato nel suo Paese di origine a seguito della decisione di non en-

trata in merito da parte della Svizzera (SEM-atti ID-001), lasciando gli Stati 

membri per un periodo ben superiore a tre mesi (vedi SEM-atti 10/2). 

Quindi, la domanda depositata in Francia il 23 giugno 2022 va trattata ad 

ogni modo come una nuova domanda d’asilo giusta l’art. 19 par. 2  

cpv. 2 RD III. I documenti relativi alla procedura del 2010 non hanno dun-

que nessuna rilevanza per valutare la competenza dello Stato in relazione 

alla nuova domanda d’asilo pervenuta in Svizzera. 

4.4 Visto quanto sopra, gli atti all’incarto non rendono conto di alcun ele-

mento che permetta di ritenere che la SEM abbia stabilito in maniera in-

completa o inesatta i fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 106 cpv. 1  

lett. b LAsi) né tantomeno una ricostruzione viziata dei fatti; e quindi di con-

seguenza essa si è attenuta al suo obbligo inquisitorio. Le censure mosse 

dal ricorrente a tal proposito risultano prive di fondamento. La violazione – 

non grave – del diritto ad essere sentito risulta inoltre essere sanata, per 

cui una cassazione non risulta necessaria. Trattandosi inoltre di argomen-

tazioni di fondo, queste verranno ulteriormente approfondite nell’esame 

materiale del ricorso (vedi consid. 5.1 segg.). 

5.  

5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

5.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III. La procedura di determinazione dello Stato com-

petente viene avviata non appena una domanda di asilo viene presentata 

per la prima volta in uno Stato membro (art. 20 par. 1 RD III). 

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5.3 Nel caso di una domanda di ripresa in carico (inglese: take back), come 

è il caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). Inoltre, la determinazione dello Stato 

membro competente avviene sulla base della situazione esistente al mo-

mento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazio-

nale (art. 7 par. 2 RD III). 

5.4 Giusta l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente in forza 

del presente regolamento è tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è 

in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro Stato membro 

oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno.  

5.5 Nella presente disamina, le investigazioni condotte dalla SEM hanno 

rivelato che il ricorrente deteneva sino all’8 agosto 2024 un visto Schengen 

rilasciato dalle autorità spagnole e valido dall’8 agosto 2021 (SEM-atti 1/9). 

Dagli atti si evince che il visto spagnolo è stato emesso a Port-au-Prince, 

capitale di Haiti, il 5 agosto 2021 ed è grazie a tale documento che il ricor-

rente è arrivato legalmente in Francia per via aerea il 17 giugno 2022 (cfr. 

SEM-atti ID-001, p. 8). Il 23 giugno 2022 il ricorrente ha depositato la sua 

domanda d’asilo in Francia, le cui autorità hanno tuttavia omesso di richie-

dere una presa a carico nei confronti della Spagna basata sul visto emesso 

da quest’ultima secondo l’art. 12 par. 1 RD III (vedi SEM-atti 6/1, 10/2). La 

Francia, al contrario, ha trattato direttamente la domanda d’asilo secondo 

la propria procedura nazionale. Pertanto, trascorsi i termini previsti  

all’art. 21 par. 1 RD III, i quali sanciscono un tempo massimo di tre mesi 

per potere formulare una richiesta di presa a carico presso lo Stato com-

petente, a seguito della cui scadenza la competenza passa allo stato in cui 

è stata depositata la domanda d’asilo (Art. 21 par. 1 cpv. 3 RD III), la com-

petenza è passata alla Francia (cfr. anche ULRICH KOEHLER, Praxiskom-

mentar zum Europäischen Asylzuständigkeitssystem, Dublin III-VO–Kom-

mentar, Berlin 2018, ad Art. 21 par. 10, 11). 

In tali condizioni solamente i motivi previsti dall’art. 19 RD III rendono pos-

sibile una cessazione della competenza francese. Il rilascio di un visto, tut-

tavia, non è menzionato tra i possibili criteri di trasferimento di competenza, 

al contrario di un’autorizzazione di soggiorno (art. 19 par. 1 RD III). Inoltre 

non è stato dimostrato che il ricorrente abbia lasciato il territorio degli Stati 

membri per un lasso di tempo di almeno tre mesi in seguito alla domanda 

depositata in Francia (Art. 19 par. 2 RD III). Pertanto non sussistono motivi 

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sufficienti per cui la competenza francese risulti cessata. Ordunque, nono-

stante un visto valido fino all’8 agosto 2024, emesso dalle autorità di un 

altro Stato membro (nel caso in specie la Spagna), la competenza resta 

attribuita alla Francia.   

5.6 Nonostante la SEM abbia presentato la propria domanda quale richie-

sta di presa in carico presso le autorità francesi basata sull’art. 12  

par. 4 RD III il 23 agosto 2024 queste ultime hanno ottenuto tutte le infor-

mazioni corrette per potere stabilire che in realtà doveva trattarsi di una 

richiesta di ripresa a carico. Infatti le autorità della Svizzera hanno sia men-

zionato che il visto spagnolo del ricorrente fosse valido dall’8 agosto 2021 

sino all’8 agosto 2024, sia la precedente richiesta d’asilo in Francia del 23 

giugno 2022 (cfr. SEM-atti 18/12). Come precedentemente stabilito non 

sussiste alcun dubbio per una competenza dello Stato francese per cui un 

esame per il rilevamento dello Stato competente secondo il capo III del RD 

III non risulta necessario. 

5.7 Come verrà dimostrato di seguito, la SEM non ha compiuto alcuna vio-

lazione del RD III che possa giustificare un trasferimento di competenza 

dalla Francia alla Svizzera. 

5.8 Giusta l’art. 23 par. 1 RD III uno Stato membro presso il quale una per-

sona di cui all’articolo 18, par. 1 lett. b, c o d, abbia presentato una nuova 

domanda di protezione internazionale che ritenga che un altro Stato mem-

bro sia competente ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b, c o d, può chiedere 

all’altro Stato membro di riprendere in carico tale persona. Una richiesta di 

ripresa in carico è presentata quanto prima e in ogni caso entro due mesi 

dal ricevimento della risposta pertinente “Eurodac” (Art. 23 par. 2 RD III). 

Se la richiesta di ripresa in carico è basata su prove diverse dai dati ottenuti 

dalla banca da “Eurodac”, essa è inviata allo Stato membro richiesto entro 

il termine di tre mesi dalla data di presentazione della domanda (Art. 23 

par. 2 cpv. 2 RD III). Solo se la richiesta di ripresa in carico non è presentata 

entro questi termini spetta la competenza per l’esame della domanda 

d’asilo allo Stato membro in cui la nuova domanda è stata presentata (Art. 

23 par. 3 RD III). 

5.9 Secondo l’art. 25 par. 1 RD III è compito dello Stato membro richiesto 

procedere alle verifiche necessarie e decidere in merito alla ripresa in ca-

rico dell’interessato quanto prima e in ogni caso entro il termine di un mese 

dalla data in cui perviene la richiesta. Quando la richiesta è basata su dati 

ottenuti dal sistema “Eurodac”, tale termine si riduce a due settimane. L’as-

senza di risposta entro la scadenza dei termini previsti dall’art. 25 par. 1 

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RD III equivale all’accettazione della richiesta e comporta l’obbligo di ri-

prendere in carico l’interessato, così come l’obbligo di adottare disposizioni 

approvate all’arrivo dello stesso.  

5.10 Nel caso presente la domanda d’asilo in Svizzera è stata depositata 

l’8 agosto 2024, mentre la richiesta alla Francia è stata fatta il 23 agosto 

2024, quindi nei termini previsti secondo l’art. 23 RD III. Dal canto suo spet-

tava alla Francia una reazione in seguito a tale richiesta (cfr. decisione del 

Tribunale F-4891/2020 del 27 aprile 2021 consid. 5.1). Pertanto quest’ul-

tima avrebbe dovuto come minimo segnalare l’errore della descrizione 

della richiesta entro il termine di un mese e decidere se accettare o meno 

la ripresa a carico. A maggior ragione, la SEM ha segnalato alle autorità 

francesi il proprio errore nella richiesta il 25 ottobre 2024, indicando la base 

corretta secondo l’art. 18 par. 1 lett. b RD III (SEM-atti 34/1). Ciò viene 

confermato dall’E-Mail della SEM del 12 novembre 2024 (SEM-atti 37/1). 

A nessuna di queste comunicazioni le autorità francesi hanno voluto fare 

seguito, rendendo indubbia l’accettazione di ripresa in carico secondo  

l’art. 25 par. 2 RD III. L’autorità inferiore ha rispettato dunque tutti i termini 

per tale richiesta, per cui l’errore inizialmente compiuto dalla SEM non ha 

conseguenze rilevanti (cfr. sentenza del Tribunale F-5754/2024 del 23 set-

tembre 2024 consid. 3.4; vedi anche F-6064/2024 consid. 3.4). 

5.11 Non avendo dato seguito alla richiesta di ripresa in carico della SEM 

del 24 agosto 2024 in base all’art. 18 par. 1 lett. b RD III entro i termini 

previsti dall’art. 25 par. 2 RD III, le autorità francesi sono di principio com-

petenti per il trattamento della domanda d’asilo del ricorrente. 

6.  

6.1 Occorre così appurare, qui appresso, se possono esserci fondati motivi 

di credere che esistano, in Francia, carenze sistemiche nella procedura 

d'asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, implicanti il rischio 

di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei 

diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di se-

guito CartaUE), le quali renderebbero impossibile il trasferimento (art. 3 

par. 2 cpv. 2 RD III). 

6.2 A questo proposito va ricordato che la Francia è vincolata innanzitutto 

dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo (RS 

0.142.301), come pure dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo 

(CEDU, RS 0.101) e dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105). 

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Pagina 11 

6.3 Pertanto, vale la presunzione che questo Stato garantisca la tutela dei 

diritti dei richiedenti asilo, in particolare quello di trattare le loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, nonché una protezione conforme 

al diritto internazionale ed europeo (cfr. le direttive 2013/32/UE [direttiva 

procedura]; 2013/33/UE [direttiva accoglienza] e la sentenza della Corte di 

giustizia dell’Unione europea (CGUE) C-228/21 del 30 novembre 2023 cifr. 

129, 138s., 141, pt. 2). Tuttavia, questa presunzione può essere confutata 

in presenza di indizi seri ed avverati che, nel caso concreto, le autorità dello 

Stato membro ritenuto come quello responsabile non rispetterebbero il di-

ritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). 

6.4 Nell’ambito del colloquio Dublino il ricorrente ha dichiarato di non volere 

ritornare in Francia, poiché vi ci fu già mandato dalla Svizzera nell’ambito 

della procedura del 2010 ma che le autorità francesi si sarebbero rifiutate 

di trattare la sua domanda d’asilo per 14 anni. Gli sarebbe stato dato un 

permesso di soggiorno valido per tre anni e gli sarebbe stato comunicato 

che esso sarebbe stato rinnovato. Successivamente gli sarebbe stato rifiu-

tato il permesso di residenza poiché non avrebbe avuto una residenza a 

suo nome. La Francia non lo avrebbe trattato correttamente e la sua sicu-

rezza personale sarebbe gravemente minacciata: un suo collega sarebbe 

morto in circostanze sospette negli Stati Uniti dopo essere stato accusato 

di essere una spia francese. Simili accuse sarebbero state mosse nei con-

fronti del ricorrente. Lo stesso sarebbe successo ad altri ex colleghi del 

ricorrente. La Francia, dunque, non sarebbe in grado di garantire la sua 

sicurezza (SEM-atti 17/3). In fase di ricorso vengono fatti valere simili ar-

gomenti: il ricorrente ritiene infatti che i vizi formali legati sia alla procedura 

del 2010 che a quella presente siano da ricondurre al suo profilo di ricer-

catore scientifico a conoscenza di informazioni sensibili (act. 9).  

6.5 Secondo costante giurisprudenza di codesto Tribunale, non vi è motivo 

di ritenere che la procedura di asilo e le condizioni di accoglienza in Francia 

siano sistematicamente carenti nei confronti dei richiedenti che hanno già 

presentato una domanda di protezione internazionale in quel Paese e che 

vengono esplicitamente ripresi da quello Stato nell'ambito di una procedura 

Dublino (cfr. ad esempio sentenze del Tribunale F-7008/2024 dell’8 novem-

bre 2024; E-1110/2024 del 29 febbraio 2024; E-1199/2024 del 4 marzo 

2024 consid. 7.2) 

6.6 Nel caso in esame, il ricorrente non ha dimostrato in nessun modo con 

degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, 

che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed 

a portare a termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda 

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Pagina 12 

di protezione in rispetto della direttiva procedura, o ancora che egli non 

avrebbe avuto accesso alla procedura d’asilo in Francia in passato o non 

l’avrà in futuro, e ciò in rispetto delle normative comunitarie ed internazio-

nali in materia, in particolare, del principio di non respingimento. 

6.7 Di conseguenza, in assenza di una comprovata violazione sistematica 

delle norme comunitarie e convenzionali in materia di asilo in Francia, la 

presunzione di conformità di questo Stato agli obblighi internazionali nei 

confronti dei richiedenti asilo non è confutata. Su tali presupposti, l’applica-

zione dell’art. 3 par. 2 cpv. 2 RD III non si giustifica nel caso di specie. 

7.  

Occorre ancora esaminare se nella fattispecie risulta applicabile la clausola 

discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), di-

sposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 

1999 (OAsi 1, RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo giu-

stificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giu-

sta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della do-

manda. Se il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle 

della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di so-

vranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone 

di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

7.1 Per contestare il suo trasferimento in Francia, il ricorrente si è riferito 

ad un non meglio precisato pericolo per la sua incolumità. Tuttavia egli non 

ha mai menzionato presunti maltrattamenti da parte delle autorità francesi. 

Ritiene tuttavia che il trattamento della sua domanda d’asilo in Francia non 

sia avvenuto in modo corretto e che ancora dopo 14 anni attenda un giudi-

zio definitivo sul suo status di immigrato. Da un punto di vista medico, il 

ricorrente ha dichiarato in sede di colloquio Dublino di essere molto stres-

sato e frustrato per quello che ha passato (SEM-atti 17/3). Secondo i referti 

medici prodotti in fase istruttoria il ricorrente soffrirebbe di lombosciatalgia 

e di cataratta all’occhio destro (SEM-atti 15/2), di un’allergia respiratoria 

(SEM-atti 23/2) così come di una pressione sanguigna alta (SEM-atti 36/2). 

In fase di ricorso il ricorrente ha prodotto un ulteriore referto per cui sarebbe 

stato diagnosticato, tra le altre cose, un disturbo dell’adattamento (act. 9, 

allegato). 

7.2 La scrivente autorità ritiene che il ricorrente non abbia fornito degli indizi 

seri e concreti suscettibili di comprovare che un suo ritorno in Francia lo 

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Pagina 13 

esporrebbe al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di su-

bire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza. 

Peraltro egli non ha dimostrato né reso verosimile con elementi fondati e 

circostanziali l’esistenza di un rischio concreto che le autorità francesi rifiu-

terebbero di riprenderlo a carico e che non porterebbero a termine l’esame 

della domanda di asilo in violazione della direttiva procedura. Altresì non 

viene fatto valere alcun elemento per cui la Francia non rispetterebbe il 

principio di non-respingimento e quindi non ottempererebbe ai suoi obblighi 

internazionali, allontanandolo verso un paese dove la sua vita, l’integrità 

fisica o la sua libertà sarebbero seriamente minacciate. Poiché, come già 

notato sopra, la procedura di asilo e le condizioni in Francia non risultano 

sistematicamente carenti, non sono a tal proposito necessari ulteriori com-

menti (cfr. sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea nelle cause 

riunite C-228/21, C-254/21, C-297/21, C-315/21 e C-328/21 del 30 novem-

bre 2023 para. 142). In proposito si sottolinea ancora come, essendo la 

Francia uno stato di diritto con un sistema giudiziario funzionante, nulla 

permette di ritenere che il ricorrente non possa far valere i suoi diritti di 

fronte alle istanze superiori in tale Paese se ritenesse che la sua domanda 

non venga trattata in modo corretto, o che le autorità francesi vengano 

meno ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale e regolamentare, in 

particolare in materia di accoglienza (cfr. art. 26 direttiva accoglienza). 

7.3 Proseguendo, anche dal profilo medico, a differenza di quanto soste-

nuto dal ricorrente, il Tribunale alla stessa stregua dell’autorità inferiore non 

ravvede alcuna problematica medica che risulterebbe ostativa di un trasfe-

rimento in Francia (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo 

Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Camera, 

57467/15, §121 segg. riaffermando quanto stabilito in Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, § 181 segg.; N. 

contro Regno Unito del 27 maggio 2008, Grande Camera, 26565/06; DTAF 

2011/9 consid. 7.1). I disturbi fatti valere dal ricorrente e comprovati dai 

rispettivi referti medici (vedi consid. 7.1) non sono di una tale entità da ri-

sultare in contrasto con un trasferimento in Francia. Inoltre la Francia di-

spone di strutture mediche adeguate al trattamento delle problematiche 

menzionate, per cui i trattamenti iniziati in Svizzera potranno essere conti-

nuati anche in Francia (cfr. a titolo esemplare la sentenza del Tribunale  

F-4535/2024 del 23 luglio 2024 consid. 6). Se il ricorrente dovesse ritenere 

anche in questo ambito che i suoi diritti vengano violati dalle autorità fran-

cesi, apparterrà a lui stesso adire le preposte vie legali presenti nel paese, 

per far valere gli stessi (cfr. art. 26 in relazione all’art. 19 par. 1 e 2 direttiva 

accoglienza). 

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Pagina 14 

7.4 Visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi interna-

zionali della Svizzera pronunciando il trasferimento del ricorrente verso la 

Francia, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti di diritto inter-

nazionale pubblico. Non vi è quindi alcun motivo di applicare le clausole 

discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente all’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1. 

8.  

8.1 Ne discende che a giusto titolo la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1  

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia confor-

memente all’art. 44 Lasi, poiché non esistono eccezioni alla regola gene-

rale del rinvio (art. 32 OA 1). Il ricorso deve quindi essere respinto, così 

come la richiesta in subordine di restituire gli atti alla SEM per il completa-

mento dell’istruzione rispettivamente per effettuare un esame nazionale 

della domanda di asilo. 

8.2 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la richiesta tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese processuali, così 

come la richiesta di concedere l’effetto sospensivo risultano prive di og-

getto. La violazione del diritto di essere sentito commessa da parte della 

SEM è stata sanata. Risulta dunque divenuta priva di oggetto la richiesta 

di visione degli atti circa la domanda d’asilo depositata in Svizzera nel 

2010. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 par. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

tutt’ora indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudi-

ziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali  

(art. 65 par. 1 PA). 

10.  

La presente decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), ed è quindi 

definitiva (vedi consid. 1.1). 

(Dispositivo alla pagina successiva)  

F-7613/2024 

Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese giudiziarie. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'autorità inferiore e all’auto-

rità cantonale competente. 

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Gregor Chatton Matthew Pydar 

 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

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Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata)  

– autorità inferiore (n. di rif. N […]) 

– autorità cantonale competente