# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4f4c053c-7734-5f80-946b-a4cb9a9b6cbd
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-12-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 31.12.2011 PVG 2011 22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2011-22_2011-12-31.pdf

## Full Text

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

130

Opposizione edilizia. Crescita in giudicato della licenza 
edilizia. Licenza a posteriori. Impiego di tegole in fibroce- 
mento contenenti con grande probabilità amianto.
– Nell’ambito dell’esame della conformità alla LE di una 

licenza edilizia in sanatoria non è dato opporre al pe- 
tente la crescita in giudicato delle condizioni contenute 
nell’iniziale licenza rilasciata, quale l’obbligo di co- 
pertura del tetto in piode, ma occorre solo esaminare la 
conformità dell’intervento edilizio al diritto materiale 
(cons. 3).

– Se l’opera eseguita è conforme al diritto materiale, la 
licenza a posteriori va concessa (cons. 4).

– Procedendo alla copertura del tetto con delle tegole in 
eternit di vecchia data contenenti verosimilmente fibre di 
amianto, la committenza è contravvenuta alle dispo- sizioni 
in materia di polizia delle costruzioni, motivo per cui una 
licenza edilizia a posteriori non poteva essere rilasciata 
(cons. 5).

– Conseguenze (cons. 6).

Baueinsprache. Rechtskraft der Baubewilligung. Nach- 
trägliche Baubewilligung. Benutzung von mit grosser 
Wahrscheinlichkeit mit Asbest verunreinigten Eternitzie- 
geln.
– Bei der Prüfung einer nachträglichen Baubewilligung ist 

es nicht zulässig, dem Gesuchsteller die Rechtskraft der 
Auflagen der ordentlichen Baubewilligung entge- 
genzuhalten, wie z. B. die Notwendigkeit einer Stein- 
dachüberdeckung, sondern es ist einzig zu prüfen, ob das 
ausgeführte Bauvorhaben mit dem materiellen Recht 
übereinstimmt (E.3).

– Entspricht das Bauvorhaben dem materiellen Recht, ist die 
nachträgliche Baubewilligung zu erteilen (E.4).

– Indem der Bauherr die Überdeckung des Daches mit 
grosser Wahrscheinlichkeit mit Asbest verunreinigten 
alten Eternitziegeln vorgenommen hat, hat er gegen die 
baupolizeilichen Bestimmungen verstossen und eine 
nachträgliche Baubewilligung hätte nicht erteilt werden 
dürfen (E.5).

– Folgen (E. 6).

22

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

131

Considerandi:
3. a) In primo luogo l’istante si appella alla crescita in 

giudicato dell’iniziale approvazione della semplice notifica dell’in- 
tervento, approvazione che era stata concessa a condizione che la 
copertura del tetto della costruzione avvenisse con delle piode. 
Per il ricorrente poiché tale condizione sarebbe cresciuta in giudi- 
cato e non essendo ravvisabile un motivo di revoca giusta l’art. 25 
LGA, non sarebbe a posteriori possibile modificare materialmente 
il tenore del permesso concesso. La tesi non può essere condivisa. 
Giusta l’art. 1 cpv. 1 e 2 LGA, la presente legge si applica alla pro- 
cedura in pratiche amministrative dinanzi ad autorità amministra- 
tive e giudiziarie fatte salve disposizioni speciali contenute in altri 
atti normativi. Per quanto riguarda la possibilità di rimettere in 
discussione il contenuto materiale di una licenza edilizia, la legi- 
slazione in materia di pianificazione, come verrà esposto in se- 
guito, contiene delle disposizioni speciali in deroga al principio 
generale contenuto nella LGA, per cui non è dato all’istante 
appellarsi all’art. 25 LGA.

b) Giusta quanto previsto dalla disposizione transitoria di 
cui all’art. 107 cpv. 2 cifre 5 e 6 LPTC, le disposizioni formali della 
LPTC hanno precedenza su prescrizioni comunali divergenti. Tra le 
disposizioni direttamente applicabili vanno annoverati  gli  art. 
85 – 96 LPTC, concernenti il diritto edilizio formale, e le norme edi- 
lizie cantonali di cui agli art. 72 – 85 LPTC. Per quanto riguarda il di- 
ritto edilizio formale, le disposizioni della LPTC sono poi state 
meglio concretizzate agli art. 40 ss. OPTC. L’art. 94 cpv. 1 LPTC san- 
cisce il principio stando al quale un ripristino dello stato legale 
entra in considerazione solo in presenza di uno stato material- 
mente illegale, come del resto ripetutamente sancito anche dalla 
prassi di questo Giudice (PTA 2007 no. 30, 1983 no. 39; 1981 no. 
22; 1976 no. 31; 1971 no. 26 e 1970 no. 37). La procedura di veri- 
fica della conformità del progetto eseguito al diritto materiale è 
oggetto dell’art. 60 cpv. 4 OPTC. Giusta questo disposto, qualora 
l’esecuzione di un progetto di costruzione diverga dai piani auto- 
rizzati o da condizioni elencate nella licenza edilizia, l’autorità edi- 
lizia comunale sollecita il committente ad inoltrare una domanda 
di costruzione a posteriori. Se nel corso dell’esame della domanda 
di costruzione inoltrata a posteriori l’autorità constata una viola- 
zione delle norme edilizie materiali essa dà avvio ad una proce- 
dura per il ripristino dello stato legale ed ad una procedura di con- 
travvenzione (art. 61 cpv. 3 OPTC). La procedura di licenza edilizia 
a posteriori vuole propriamente permettere di autorizzare un pro-

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

132

getto di costruzione anche se questo non è stato eseguito confor- 
memente ai piani approvati, per quanto lo stesso non violi il diritto 
materiale. Questa possibilità di sanamento è un corollario al prin- 
cipio della proporzionalità, giusta il quale un ordine di ripristino 
dello stato di legalità è possibile solo qualora possa essere ac- 
certata una violazione materiale delle norme edilizie applicabili 
(art. 94 cpv. 1 LPTC e art. 61 cpv. 3 OPTC nonché PTA 2007 no. 30). 
Sarebbe, infatti, da considerare sproporzionato allo scopo perse- 
guito, imporre la demolizione di una costruzione conforme al di- 
ritto materiale, ma eseguita in dispregio delle semplici norme di 
diritto formale che regolano la procedura di licenza edilizia.

c) Concretamente, la questione di una licenza edilizia a po- 
steriori si pone sempre in relazione ad una mancata osservanza 
dell’iniziale licenza di costruzione o di una condizione in essa con- 
tenuta. Per questo, in ossequio al principio della proporzionalità, 
il legislatore ha espressamente prevista la possibilità di riesami- 
nare la conformità della nuova costruzione al diritto edilizio mate- 
riale e, nell’affermativa, di approvare in seguito il progetto. Se non 
dovesse essere possibile approvare nell’ambito di questo riesame 
del progetto una modifica rispetto alla situazione iniziale, come in 
effetti postulato dal ricorrente, il rilascio di una licenza edilizia a 
posteriori sarebbe impossibile, mentre tale correttivo si impone 
già in ossequio al principio della proporzionalità. In questo senso 
il ricorrente non può appellarsi alla crescita in giudicato della con- 
dizione posta con l’iniziale approvazione della notifica del pro- 
getto. La copertura del tetto anziché in piode come inizialmente 
imposto alla committenza è stata eseguita in fibrocemento. 
Nell’ambito della procedura di licenza edilizia a posteriori oggetto 
del presente ricorso si pone solo la questione di sapere se il tetto 
eseguito in Eternit sia o meno conforme al diritto edilizio mate- 
riale.

4. a) L’istante intravede una violazione della legislazione 
edilizia materiale nel fatto che il tetto inizialmente provvisto di una 
copertura in piode sia stato attualmente rivestito in Eternit. Giusta 
la norma d’inserimento di cui all’art. 4.3 LE, sono concesse riatta- 
zioni, trasformazioni e ricostruzioni, purché siano rispettate le al- 
tezze, le volumetrie, le aperture, le pendenze e il materiale dei tetti 
degli edifici esistenti (cifra 3). Il ricorrente ritiene che il riferimento 
ai «tetti esistenti» vada inteso nel senso che occorrerebbe uti- 
lizzare gli stessi materiali che componevano la costruzione ini- 
ziale. Tale pretesa non collima però con il senso della norma. In- 
fatti, anche per le nuove costruzioni la cifra 4 dello stesso disposto

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

133

prevede la necessità di rispettare «il materiale dei tetti degli edifici 
esistenti». Per una nuova costruzione è però escluso che la norma 
possa riferirsi ai materiali già impiegati non essendovi per defini- 
zione ancora alcun fabbricato. Che poi lo stesso concetto possa 
essere interpretato diversamente nell’ambito della cifra 3 o 4 dello 
stesso disposto è da escludere. Per questo Giudice, l’art. 4.3 cifra 
3 LE deve essere inteso garantire un buon inserimento delle mo- 
difiche delle costruzioni esistenti nella struttura architettonica del 
centro, nella misura in cui le misure edilizie ammesse in zona 
paese vanno reputate ossequiare le forme e i materiali impiegati 
per le costruzioni vicine.

b) Per costante giurisprudenza quando l’istruttoria da ef- 
fettuare d’ufficio conduce il Giudice, in base ad un apprezzamento 
coscienzioso delle prove, alla convinzione che altri provvedimenti 
probatori non potrebbero modificare il risultato (valutazione anti- 
cipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (DTF 131 
I 157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b). Nel caso concreto, l’inserimento 
del tetto della committenza rispetto all’adiacente costruzione del 
ricorrente risulta essenzialmente dalla documentazione fotogra- 
fica agli atti, per cui è dato rinunciare ad un sopralluogo. Come 
non viene neppure contestato, la costruzione del qui ricorrente e 
vicino della committenza è rivestita con un tetto in Eternit di 
vecchia data. Questo significa che nulla osta alla copertura del 
tetto in oggetto con delle tegole in Eternit, essendo l’adiacente co- 
struzione anch’essa rivestita con lo stesso tipo di materiale. Per il 
resto, non vi è alcuna disposizione materiale che obblighi, come 
erroneamente preteso dell’istante, la committenza a rivestire il 
tetto in piode. Ne consegue che il rivestimento in Eternit è come 
tale conforme alla legge edilizia e poteva essere approvato.

c) La pretesa violazione delle norme sulle distanze e sulle 
dimensioni del lucernario non trovano alcun riscontro nelle di- 
sposizioni comunali e cantonali applicabili. Come per le nuove co- 
struzioni anche per le riattazioni è prevista la possibilità di creare 
delle aperture che devono rispettare il materiale dei tetti degli edi- 
fici esistenti (art. 4.3 cifre 3 e 4 LE). È quindi evidentemente am- 
messa per principio la creazione di aperture nel tetto. Nel caso di 
specie, il lucernario creato dalla committenza ha la stessa forma 
quadrangolare ed è stato fatto con gli stessi materiali delle già esi- 
stenti aperture del tetto, come dimostra la documentazione foto- 
grafica agli atti. Per contro, le dimensioni sono decisamente su- 
periori alle aperture praticate in precedenza sullo stesso tetto. In 
base al testo della normativa legale, non è però dato concludere

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

134

che le diverse dimensioni del lucernario violino l’art. 4.3 cifra 3 LE. 
In principio, una certa familiarità con la forma ed i materiali im- 
piegati per gli edifici circostanti sono sufficienti a garantire un 
buon inserimento del lucernario in zona paese, senza che sulla 
base della legge edilizia sia possibile esigere che lo stesso abbia 
anche dimensioni identiche a quelle delle costruzioni vicine o 
adiacenti. Una norma di adattamento come quella in parola non 
mira alla creazione di una stretta uniformità tra le costruzioni, ma 
vuole garantire un’armoniosa convivenza tra elementi in principio 
anche diversi tra loro. Esigere un’assoluta identità di materiali, vo- 
lumi, forme e strutture degli edifici, come sostiene la tesi di ri- 
corso, è improponibile per una zona come quella del paese, carat- 
terizzata da tutta una serie di costruzioni diverse tra loro. Una 
simile pretesa, che se spinta all’eccesso porterebbe alla creazione 
di un agglomerato di case identiche, non si addice certo ad uno 
spazio già così ampiamente edificato come lo è la «zona paese».

d) Anche per quanto riguarda le distanze da confine le cen- 
sure di ricorso appaiono immotivate. L’istante chiede che il lucer- 
nario rispetti la regolamentare distanza da confine di 2,5 m come 
per una nuova costruzione. L’art. 75 LPTC riguarda le distanze tra 
edifici e da confine, mentre l’art. 76 LPTC contempla le distanze 
per altre costruzioni ed impianti. Ambedue questi disposti non tro- 
vano però alcuna possibilità di applicazione nel caso concreto. 
Un’apertura nel tetto non è una costruzione e quindi non può es- 
sere tenuta a rispettare le distanze da confine come un edificio. 
Per il resto, il lucernario non cade neppure sotto la nozione di altre 
costruzioni o impianti di cui all’art. 76 LPTC. Ne consegue che per 
tale apertura non sussiste una norma che imponga delle distanze 
da confine. In base alla normativa applicabile, una violazione delle 
disposizioni sulle distanze non è ravvisabile. Del resto neppure le 
esistenti aperture sul tetto rispettano la distanza da confine di 
2,5 m rispetto alla linea divisoria tra le due particelle. Per questi 
motivi anche la creazione del lucernario era approvabile a poste- 
riori.

5. a) Per contro le censure del ricorrente sono motivate per 
quanto riguarda l’illecito impiego di sostanze pericolose. Non è 
contestato che la committenza abbia ricoperto il tetto di tegole in 
Eternit, ottenute da una precedente demolizione e che siano state 
impiegate solo una ventina di tegole nuove. Tutti concordano sul 
fatto che le vecchie tegole contengano presumibilmente dell’ 
amianto. Contrariamente a quanto sembra pretendere il comune 
convenuto questa questione è decisiva ai fini del giudizio. Una li-

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

135

cenza edilizia a posteriori per l’impiego di materiali edilizi che non 
possono più essere impiegati non entra in considerazione in 
quanto viola il diritto materiale.

b) Giusta l’art. 79 cpv. 1 e 2 LPTC, edifici e impianti devono 
corrispondere alle disposizioni di polizia sanitaria nonché alle pre- 
scrizioni della legislazione sul lavoro, sulla protezione delle acque 
e dell’ambiente. Gli edifici devono soddisfare le regole ricono- 
sciute dalla tecnologia delle costruzioni e non devono costituire 
una minaccia per persone né durante la costruzione né durante la 
loro esistenza e il loro utilizzo. L’amianto è stato una delle sostanze 
più devastanti nella storia moderna del mondo del lavoro. Si sbri- 
ciola facilmente in fibre microscopiche e può, se inalato, causare 
tumori maligni alla pleura e al peritoneo (mesotelioma), l’asbe- 
stosi polmonare e il cancro ai polmoni. Lo si trova nei rivestimenti 
di facciate, pareti e pavimenti, tetti, lastre per solette, isolazioni di 
tubazioni, pareti intermedie, dietro le installazioni elettriche, nei 
fornelli elettrici ad accumulo e nelle fioriere. Tutto ciò, tuttavia, 
non comporta necessariamente rischi per chi vive con l’amianto in 
casa. Oggi, i rischi maggiori insorgono più frequentemente 
quando si manipolano materiali contenenti amianto. Ad esempio, 
quando si tagliano con una sega circolare le lastre di ardesia 
amiantose che coprono i tetti provocando la dispersione di fibre 
nell’aria (vedi sul tema l’opuscolo: Amianto nelle abitazioni, edito 
dall’Ufficio federale della sanità pubblica, consultabile sul sito in- 
ternet http://www.forum-amianto.ch/asbest-im-haus_fa.pdf, visi- 
tato in data 30 agosto 2011).

c) A livello federale le regolamentazioni che riguardano in 
particolare l’amianto si trovano, accanto alle disposizioni sulla 
protezione sul lavoro e nell’ambito dell’assicurazione contro gli in- 
fortuni, anche nel diritto concernente la protezione dell’ambiente 
(vedi sulla situazione giuridica per quanto riguarda l’amianto la re- 
lazione di Harald Bentlage, della divisione giuridica dell’allora Uf- 
ficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio ed ora 
Ufficio federale dell’ambiente, sito internet http://www.forum- 
asbest.ch/it/recht_bentlage_referat_fa.pdf, visitato in data 31 ago- 
sto 2011). L’art. 28 cpv. 1 LPAmb, prescrive che le sostanze pos- 
sono essere utilizzate soltanto in modo che esse, i loro derivati o i 
loro rifiuti non possano mettere in pericolo l’ambiente, o indirett- 
amente, l’uomo. Il Consiglio federale può emanare prescrizioni su 
sostanze che, a cagione delle loro proprietà, del modo d’impiego 
o della quantità utilizzata, possono costituire un pericolo per l’am- 
biente o, indirettamente, per l’uomo (art. 29 LPAmb). Facendo uso

http://www.forum-amianto.ch/asbest-im-haus_fa.pdf

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

136

di questa facoltà, l’esecutivo federale ha proibito dal 1. gennaio 
1991 l’utilizzazione di prodotti contenenti fibre di amianto nell’edi- 
lizia (in precedenza questo divieto risultava dall’ordinanza del    
9 giugno 1986 sulle sostanze pericolose per l'ambiente [Osost, 
RS 814.01, allegato 3.3], mentre attualmente lo stesso è dedotto 
dall’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici 
[ORRPChim, RS 814.81] dell’8 maggio 2005, allegato 1.6  
all’art. 3 ORRPChim). Giusta la cifra 2 lett. a dell’allegato 1.6 all’art. 
3 ORRPChim, l’impiego di amianto è vietato. Anche l’OIAT elenca 
l’amianto nella tabella delle sostanze cancerogene (allegato 1 no.
83) e stabilisce un valore limite di emissione per tale composto. 
Relativamente alla questione qui controversa, le disposizioni in 
materia di protezione dell’aria potrebbero trovare applicazione 
qualora nell’ambito di trasformazioni, ampliamenti o misure di ri- 
sanamento si verificassero immissioni nell’aria esterna che po- 
trebbero nuocere a terzi (per es. gli abitanti degli edifici vicini). In 
questo caso, dovrebbe essere dato considerare la questione come 
un problema ambientale vero e proprio, per il quale andrebbe ap- 
plicato quanto previsto dalla legislazione contro l’inquinamento 
atmosferico. Per il resto anche la legislazione federale in materia 
di rifiuti, riconosce ai rifiuti edili contenenti amianto o a quelli con 
fibre d’amianto libere o che si liberano la qualità di rifiuti speciali 
come risulta dall’art. 2 dell’ordinanza federale sul traffico dei rifiu- 
ti (OTRif, RS 814.610) ed i codici 17 06 05 e 17 06 98 dell’allegato 1 
all’ordinanza del DATEC sulle liste per il traffico dei rifiuti (RS 
814.610.1).

d) Per il comune convenuto la disposizione di cui alla cifra 
2 lett. a dell’allegato 1.6 all’art. 3 ORRPChim, sul divieto dell’uso 
di amianto non sarebbe applicabile alla committenza, non trat- 
tandosi di un fabbricante. La censura cade a lato, in quanto 
l’ORRPChim intende in primo luogo limitare o vietare l’impiego di 
determinate sostanze (art. 1 lett. a). Dal canto suo l’art. 2 definisce 
determinate nozioni, ma non ha la pretesa di limitare a queste il 
campo d’applicazione dell’ORRPChim. Per il comune poi, il 
rispetto delle disposizioni federali non sarebbe comunque di com- 
petenza dell’autorità edilizia. Tale pretesa misconosce però la por- 
tata dell’art. 79 LPTC che impone la conformità delle costruzioni 
alle disposizioni in materia di protezione dell’ambiente. Evidente- 
mente, in generale un controllo dei materiali edili non è necessa- 
rio, essendo dato partire dal presupposto che i materiali impiegati 
siano quelli reperibili sul mercato e come tali conformi alle norme 
vigenti. Al più tardi però al momento della presentazione dell’op-

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

137

posizione, allorquando il vicino invocava l’impiego di materiali 
contenenti amianto, l’autorità era tenuta a verificare il ben fondato 
di tali censure ed a richiedere alla committenza l’ossequio del di- 
vieto di impiegare tegole contaminate.

e) Nella concreta fattispecie, approvando a posteriori la 
copertura eseguita con tegole contenti materiale il cui uso è vie- 
tato la licenza edilizia contravviene alle disposizioni cantonali sulla 
salute e sicurezza delle costruzioni e alla normativa federale in 
materia di protezione dell’ambiente. L’autorità edilizia comunale 
avrebbe però omesso di analizzare meglio questa censura, repu- 
tando che il vicino abuserebbe del proprio diritto chiedendo l’al- 
lontanamento delle tegole in Eternit della committenza, quando il 
proprio tetto sarebbe ricoperto con gli stessi materiali. Anche se 
in minima parte comprensibile, tale argomentazione non merita 
però protezione. Le costruzioni eseguite prima degli anni 90 con 
dei materiali contenenti amianto erano state erette legalmente. 
Esse sono pertanto divenute illegali solo in seguito ad un cambia- 
mento della legislazione in materia di protezione dell’ambiente e 
godono pertanto della garanzia dei diritti acquisiti (Konrad Willi, 
Die Besitzstandsgarantie für vorschriftswidrige Bauten und Anla- 
gen innerhalb der Bauzonen, Diss. Zurigo 2003, pag. 25 s.). Per gli 
esistenti tetti coperti con delle tegole di Eternit contenenti amianto 
non esiste neppure un chiaro obbligo di risanamento, essendo 
stabilito che da dette costruzioni non fuoriescano solitamente 
emissioni di rilievo. Per contro, la situazione della committenza è 
diametralmente opposta. Attualmente è escluso che essa possa 
ottenere il permesso di rivestire il tetto con materiali vietati. Evi- 
dentemente, al momento di un’eventuale riattazione del proprio 
tetto anche il ricorrente sarà tenuto al rispetto del divieto di im- 
piegare sostanze pericolose. Attualmente egli detiene però la le- 
gittima facoltà di esigere, senza abusare dei propri diritti, che il vi- 
cino non eriga il nuovo tetto impiegando un materiale 
riconosciuto come pericoloso per la salute. Ne consegue che la co- 
pertura del tetto in oggetto con tegole di vecchia data e contami- 
nate non avrebbe potuto essere approvata. Per l’intervento in og- 
getto non è possibile il rilascio di una licenza di costruzione a 
posteriori.

f) Il comune contesta infine che dalla costruzione possa in 
qualche modo fuoriuscire un pericolo, come invece pretende il ri- 
corrente. I prodotti in fibrocemento contenenti amianto non pre- 
sentano particolari rischi perché difficilmente liberano fibre senza 
un intervento meccanico. In generale, per chi vive in edifici con

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

138

tetti in fibrocemento contenenti amianto o nelle loro vicinanze 
non vi è perciò pericolo per la salute. Nel momento in cui i pro- 
dotti vengono lavorati possono invece liberare pericolose fibre 
d’amianto (vedi l’opuscolo: Amianto nelle abitazioni, op. cit., 
pag. 5). Nel caso che ci occupa non è dato sapere se dal tetto della 
committenza si liberino ancora attualmente delle fibre di amianto, 
anche se è accertato che i lavori di carpenteria siano stati eseguiti 
in maniera approssimativa in larga parte direttamente dall’attuale 
proprietario. In questo senso, senza un’analisi dei rischi da parte 
di specialisti, la deduzione dell’autorità edilizia non è del tutto con- 
divisibile. Basti però ricordare all’autorità che se la costruzione co- 
stituisse una minaccia per persone o animali, l’autorità edilizia do- 
vrebbe obbligare il proprietario a prendere le necessarie misure 
per scongiurare il pericolo (vedi art. 79 cpv. 4 LPTC).

6. a) Con la constatazione fatta in questa sede di una vio- 
lazione delle norme materiali e quindi dell’impossibilità di appro- 
vare a posteriori il progetto eseguito, l’autorità è tenuta a chiedere 
il ripristino dello stato legale ed ad avviare un’eventuale nuova 
procedura di contravvenzione, per violazione non solo formale, 
ma anche materiale dell’ordinamento edilizio (vedi art. 94 cpv. 1 
LPTC e 60 cpv. 3 OPTC). Onde evitare un’eventuale ulteriore com- 
promissione della salute pubblica e anche per rendere attenta 
l’autorità comunale alla gravità dell’infrazione, è bene aggiungere 
alcune considerazioni in merito alla particolare situazione del caso 
in esame. In generale, le costruzioni realizzate in contrasto con il 
diritto materiale vanno fatte demolire o comunque modificate 
conformemente a quanto preteso dall’ordinamento edilizio (DTF 
123 Ib 252 cons. 3 a, bb). Si può prescindere dal provvedimento di 
ripristino quando l'opera eseguita diverga solo in modo irrile- 
vante da quanto autorizzato, quando la demolizione non persegua 
scopi d'interesse pubblico, oppure se il proprietario abbia potuto 
ritenere in buona fede che la costruzione fosse lecita e al man- 
tenimento dello stato di fatto non ostino importanti interessi 
pubblici (vedi art. 94 cpv. 4 LPTC; DTF 132 II 35 cons. 6, 111 Ib 213 
cons. 6 e STF 1C_514 / 2008 del 2 febbraio 2009 cons. 3.1). Chi pone 
l'autorità di fronte al fatto compiuto deve comunque attendersi 
ch'essa si preoccupi maggiormente di ristabilire una situazione 
conforme al diritto, piuttosto che degli inconvenienti che ne 
derivano per chi ha costruito (DTF 132 II 35 cons. 6.4.; STF 
1C_167/2007 del 7 dicembre 2007 cons. 6.1, 1P.336/2003 del 23 lu- 
glio 2003 cons. 2.1, 1A.103/2002 del 22 gennaio 2003 cons. 4.2). 
Nell’ambito della ponderazione degli interessi in gioco, occorre

10/22 Raumordnung und Umweltschutz PVG 2011

139

poi considerare il grande interesse pubblico all’eliminazione di 
uno stato rischioso o potenzialmente pregiudizievole per la salute 
pubblica, rispetto al mero interesse economico della committenza 
al mantenimento dello stato illegale. Non dovrebbe poi essere 
possibile desistere dalla demolizione, qualora essa si riveli essere 
la sola misura efficace per eliminare lo stato illegale (STF 
1A.119/2002 del 26 settembre 2002). Giusta la prassi del Tribunale 
federale poi, una corretta eliminazione dei rifiuti speciali è da con- 
siderarsi di indubbio interesse pubblico (STF 1A. 222/2005 del 
12 aprile 2006).

b) Anche se nella concreta fattispecie non è contestato che 
il materiale impiegato sia contaminato, prima del rilascio di un or- 
dine di demolizione l’autorità edilizia dovrebbe in ogni caso stabi- 
lire, tramite la ditta che ha prodotto i materiali, il grado d’inquina- 
mento del tetto. Se ciò non fosse più possibile, tale esame potrà 
essere eseguito anche sulla base di un prelievo di materiali e la 
conseguente analisi di laboratorio. Nei Grigioni, per le questioni 
relative all’amianto, è competente l’Ufficio per la sicurezza delle 
derrate alimentari e la salute degli animali. La contaminazione dei 
materiali oltre a costituire il presupposto per esigere un ripristino 
dello stato legale è determinante anche per porre le modalità in vi- 
sta di una demolizione a regola d’arte e per stabilire come an- 
dranno gestiti i rifiuti speciali prodotti. Infatti, sia la demolizione 
che la gestione dei rifiuti contenenti amianto sottostanno a parti- 
colari procedimenti a dipendenza del loro grado d’inquinamento 
(fibre debolmente o fortemente agglomerate). Prodotti con fibre 
d’amianto debolmente agglomerate sono in generale molto più 
pericolosi per la salute di quelli con fibre d’amianto fortemente ag- 
glomerate. Importante è comunque evitare nei limiti del possibile 
la lavorazione (levigare, trapanare, fresare, rompere o segare) di 
materiali contenenti amianto. Per questo prima di iniziare una de- 
molizione, gli artigiani dovrebbero assolutamente seguire le istru- 
zioni o contattare personale qualificato (per esempio l’Istituto na- 
zionale di assicurazione contro gli infortuni, settore costruzioni) 
per avere consigli utili. Dal canto suo, l’autorità edilizia chiamata a 
decidere sull’eventuale ordine di ripristino dovrà imporre le do- 
vute condizioni onde evitare un’ulteriore esposizione a pericolo 
delle persone toccate dal provvedimento.
R 10 122 Sentenza del 30 agosto 2011