# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a71eb832-971d-52de-a2a4-e37cd33aa439
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.08.2009 32.2009.52
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-52_2009-08-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.52

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  26 agosto
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 febbraio 2009
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 gennaio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1965, in precedenza attiva in qualità di impiegata di ufficio, a tempo
parziale e casalinga, in data 19 dicembre 2007 ha presentato domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita), segnalando
di essere affetta da “poliartrite reumatica” (doc. 1/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui un’inchiesta economica
per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. 16/1-7), con progetto
di decisione del 17 novembre 2008 (doc. 26/1-2), poi confermato con decisione
del 23 gennaio 2009 (doc. A), l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni,
non presentando l’assicurata un grado d’invalidità pensionabile.

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dallo studio legale RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di un quarto
di rendita d’invalidità.

                                         Sostanzialmente
il rappresentante dell’assicurata - dopo avere rilevato che lo stato di salute
dell’interessata è peggiorato, come attestato dal dr. ____________________ - ha
censurato l’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia domestica,
che a suo avviso non è più attuale alla luce dell’esacerbazione della patologia
dell’interessata e necessita quindi di essere aggiornata tramite lo svolgimento
di una nuova inchiesta domiciliare.

                                         A mente
del patrocinatore, una più corretta valutazione degli impedimenti
dell’assicurata nello svolgimento delle attività domestiche porterebbe ad una
percentuale di invalidità del 59%. Pertanto, rapportando tale percentuale alla
quota parte del 27%, si otterrebbe un grado di invalidità, in ambito domestico,
del 16%, che, sommato a quello del 26% nell’attività lucrativa, darebbe un
grado di invalidità globale del 42%, con conseguente diritto per l’assicurata
di beneficiare di un quarto di rendita di invalidità.

                                         Infine, il
rappresentante ha chiesto al TCA, qualora la documentazione agli atti non
dovesse essere ritenuta sufficiente per valutare correttamente il grado di
invalidità dell’assicurata, di esperire una perizia giudiziaria, se del caso
pluridisciplinare (I).

 

                               1.3.   L’UAI, in
risposta, sulla base della valutazione del SMR, ha confermato la correttezza
dell’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia domestica, postulando
la reiezione integrale dell’impugnativa (IV).

 

                               1.4.   Con scritto
del 31 marzo 2009, il rappresentante dell’assicurata ha contestato il parere del
SMR, sottolineando che lo stato di salute dell’interessata è peggiorato, come
attestato dal dr. __________, di modo che ella non è più in grado di svolgere
attività in ambito domestico. 

                                         Il
rappresentante ha quindi ribadito la necessità, a suo avviso, di ordinare una
nuova inchiesta domiciliare e una perizia medica indipendente (VI).

 

                               1.5.   Con
osservazioni del 9 aprile 2009, l’amministrazione ha nuovamente chiesto la
reiezione del ricorso, rilevando che l’impedimento quale casalinga indicato dal
dr. __________ nello scritto del 16 febbraio 2009 è già stato preso in considerazione
in occasione dell’inchiesta domiciliare svolta dall’assistente sociale su
incarico dell’UAI (VIII).

 

Queste osservazioni dell’amministrazione sono
state trasmesse all’assicurata (IX), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata oppure no a negare
all’assicurata il diritto alla rendita di invalidità.

                                         

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI (cfr. di seguito l’art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni in
vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003) secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte
rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda
del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi
determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due
ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis cpv. 2 OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore
sino al 31 dicembre 2003):

 

" 
Quando si possa presumere che gli assicurati che
esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente
nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute,
eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività
lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i
principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         La
giurisprudenza di cui alla DTF 125 V 146 è stata confermata in una sentenza I
156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Essa è
stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07
del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                               2.5.   Al fine di
determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se,
ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V
150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109;
Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG
über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.6.   Al
fine di stabilire il grado d’invalidità, l’Ufficio AI ha considerato
l’assicurata salariata nella misura del 73% e casalinga per il restante 27%
applicando il metodo misto. 

 

Questa suddivisione merita
conferma. Il rappresentante della ricorrente, nel proprio allegato ricorsuale,
non ha contestato l’applicazione del metodo misto, né la misura di suddivisione
operata dall’amministrazione: 73% impiegata d’ufficio e 27% casalinga (doc. I).

 

                               2.7.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico l’Ufficio AI ha interpellato il medico curante
dr. __________, spec. FMH in reumatologia, il quale nel rapporto dell’11
gennaio 2008, ha posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa
di “poliartrite reumatica, sieropositiva, anti-ccp positiva, erosiva” (doc.
5-1)

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa, il medico ha valutato l’assicurata
inabile al 50% dal 29 maggio 2006 al 31 ottobre 2006 e sempre al 50% dal 2
aprile 2007 nell’attività di impiegata d’ufficio (doc. 5-1). Il dr. __________
ha pure considerato l’assicurata inabile al lavoro al 50% in altre attività
adeguate (cfr. doc. 5-5).

 

                                         La
diagnosi posta dal dr. __________ è poi stata confermata dal medico del SMR, dr.
__________, spec. FMH in medicina generale (sul diritto
per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr.
SVR 2008 IV Nr. 13), il quale, nel rapporto medico del 24
aprile 2008, ha diagnosticato una “artrite reumatoide sieropositiva” (doc. 13-1).

 

                                         Quali
limiti funzionali il dr. __________ ha indicato che “nei periodi in cui la
malattia è attiva, i momenti di riposo devono essere più prolungati e
l’attività fisica più leggera; è consigliabile un breve riposo ogni qualvolta
si avverta una eccessiva stanchezza; evitare lo stress articolare delle piccole
articolazioni” (doc. 13-2).

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa il medico del SMR, sulla base delle
indicazioni del dr. __________, ha indicato una limitazione del 50%
nell’attività di impiegata d’ufficio - rilevando che “nei giorni di remissione
della malattia, la capacità lavorativa può anche essere espressa al 100%,
mentre nei giorni con riesacerbazione acuta, l’incapacità lavorativa può essere
totale. Mediamente incapacità lavorativa del 50%, non definibile però a priori
in che misura va intesa” – e una limitazione del 50% anche in altre attività
adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali, dal 2 aprile 2007 (cfr. doc.
13-2).

 

                                         Il dr. __________
ha rilevato che:

 

" 
Siamo confrontati con una paziente di 44 anni,
impiegata e casalinga, che da alcuni anni lamenta disturbi articolari che ha
dimostrato rivelarsi una artrite reumatoide siero positiva. La malattia quando
sia continuativamente controllata anche a livello farmacologico non va incontro
all’evoluzione ingravescente ed invalidante che si osservava fino a qualche
anno fa. Il monitoraggio dell’ammalato reumatoide contribuisce in modo concreto
alla prevenzione delle sequele e delle sempre possibili esacerbazioni, sicché
la funzione articolare nella maggiorparte dei casi può essere salvaguardata. La
prognosi permane comunque non favorevole. Rivalutazione clinica 2 anni.”
(Doc. 13-3, sottolineatura della redattrice)

 

Il dr. __________ ha quindi auspicato che venga
svolta una inchiesta domiciliare per valutare la capacità lavorativa
dell’assicurata come casalinga, “dato il probabile, importante, carico
lavorativo dettato dalla famiglia (sposata + 2 figli in età adolescenziale)”
(doc. 13-2).

 

Con certificato medico del 15 dicembre 2008, il
dr. __________ ha indicato:

 

" 
Con la presente si certifica che la paziente
summenzionata presenta una poliartrite reumatica sieropositiva ed erosiva in
politerapia. Malgrado questo, presenta un’attività infiammatoria persistente, in
esacerbazione recente. Ella deve assolutamente limitare le sue attività
lavorative di qualsiasi tipo, per questo non può lavorare oltre il 50% nella
sua attività precedente. Oltre a questo lavoro deve limitare al massimo
rispettivamente evitare qualsiasi altro lavoro aggiuntivo anche nell’ambito
familiare (casalinga).” (Doc. 30-4, sottolineatura della redattrice)

 

Nelle sue annotazioni del 30 dicembre 2008, il
dr. __________ del SMR ha osservato:

 

" 
Precisazione

 

In accordo col dottor __________ (certificato del
18 dicembre 2008), l’assicurata presenta un’incapacità lavorativa nell’abituale
professione nella misura del 50% come già da rapporto medico SMR del 24 aprile
2008.

Il motivo per il quale l’assicurata non raggiunge
il diritto alla rendita, va ricercato nel calcolo derivante dagli esiti degli
accertamenti (vedi inoltre l’inchiesta economica).

 

A livello medico, si concorda dunque con quanto
asserito dalla recente certificazione specialistica prodotta, che non modifica
peraltro il rapporto medico del SMR del 24 aprile 2008.” (Doc. 32-1)

 

                               2.8.   In sede
ricorsuale, l’assicurata ha prodotto un nuovo certificato medico del dr. __________,
datato 16 febbraio 2009, del seguente tenore:

 

" 
Con la presente si certifica che la paziente
summenzionata presenta una poliartrite reumatica sieropositiva ed erosiva
fattore reumatico anticorpi anti-CCP positiva. Si tratta di un’affezione grave
che tocca essenzialmente le articolazioni periferiche.

La paziente soffre effettivamente di sinoviti
croniche a livello del metacarpo-falangee e interfalange prossimale sia delle
mani che dei piedi nonché polsi e talvolta grosse articolazioni degli arti
inferiori.

Attualmente la paziente beneficia di una
politerapia con Methotrexate®, Salazopirina® e
antinfiammatori. Corticosteroidi in riserva per i dolori.

Radiologicamente la paziente presenta incipienti
erosioni metacarpo-falangi stabilizzate nell’arco degli anni. 

La situazione attuale è mantenuta solo grazie al
fatto che la paziente ha ridotto in maniera drastica le sue attività
lavorative. Nel suo lavoro ella può lavorare unicamente in misura del 50%.

A seguito di un’esacerbazione recente
dell’attività infiammatoria, è stato necessario ridurre ulteriormente e
drasticamente l’attività di casalinga, già parzialmente limitata in precedenza.
La paziente deve evitare assolutamente di sottoporre le articolazioni a
sforzi nell’ambito dello svolgimento delle attività di ogni giorno.

Al di là della capacità residua di lavoro
quale impiegata, quantificabile come indicato in 50%, la paziente risulta
pressoché completamente inabile al lavoro nell’attività di casalinga.

Qualora la paziente dovesse superare tale
capacità, si espone al concreto rischio di un ulteriore peggioramento della
malattia, ciò che condurrebbe ad un’ampia limitazione dell’attività
professionale attualmente svolta in ragione del 50%.

Quest’ultimo scenario sarebbe particolarmente
negativo anche per le conseguenze psicologiche di una riduzione ulteriore della
capacità di svolgere l’attività lavorativa nel proprio ambito professionale.” 

(Doc. C, sottolineature della redattrice)

 

Nelle sue annotazioni del 5 marzo 2009, il dr. __________
del SMR, spec. FMH in medicina generale, ha osservato:

 

" 
Assicurata nata nel 1965

 

Impiegata d’ufficio 73%, prima del danno lavorava
31 ore alla settimana, dopo il danno solo 20 ore (impedimento del 35%);
casalinga 27%

 

Diagnosi:     poliartrite reumatoide, diagnosi
inizio 2006

 

IL 50% dal 2.4.2007 certificata dal curante dr. __________

 

Inchiesta casalinghe del 7.7.2008: impedimento
del 34.5%

 

Calcolo complessivo: grado AI 32%

 

Decisione UAI 1.2009: nessun diritto a rendita,
grado AI 32%

 

Ricorso

 

Viene presentato rapporto medico del dr. __________
del 16.2.2009:

-   viene confermata una capacità lavorativa
residua come salariata

-   viene
messo l’accento sul fatto che l’assicurata non è in grado di eseguire lavori
quale casalinga che sforzano le articolazioni

 

Valutazione:

l’impedimento quale casalinga sollevato dal dr. __________
nel suo attuale scritto è stato già preso debitamente in considerazione in
occasione dell’inchiesta a domicilio dove sono state ritenute esigibili
unicamente attività leggere. Dall’attuale rapporto non risulta esservi stata
una sostanziale modifica dello stato di salute dell’assicurata.” 

(Doc. IV/1)

 

                               2.9.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles
investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une
opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants
font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre
de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                             2.10.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
effettuata dal dr. __________ del SMR sulla base del rapporto medico del dr. __________.

 

                                         Il dr. __________
ha infatti a più riprese attestato che l’assicurata, a causa dell’artrite
reumatoide che l’affligge, deve essere considerata abile al lavoro al 50% nella
sua attività di impiegata d’ufficio e in altre attività adeguate, rispettose
delle sue limitazioni funzionali (cfr. doc. 5-5, doc. 30-4 e doc. C). 

                                         Da
notare, inoltre, che il dr. __________, pur attestando, con certificati del 18
dicembre 2008 e del 19 febbraio 2009, una esacerbazione dell’attività
infiammatoria, ha comunque considerato l’assicurata inabile al lavoro al 50%
nella sua attività lavorativa (cfr. doc. 30-4 e doc. C).

                                         Il TCA
non ha motivo per mettere in discussione, per lo meno fino al momento di
emanazione della decisione impugnata, che delimita il potere cognitivo del
giudice, tale valutazione dello specialista curante, approfondita e motivata,
che del resto non è nemmeno stata contestata dall’assicurata. 

 

 

                                         Questo
Tribunale sottolinea, inoltre, che alla medesima conclusione è pure giunto il
dr. __________, spec. FMH in medicina interna, nel suo referto del 24 agosto 2006
redatto per conto dell’assicuratore malattia, in cui ha concluso che
l’interessata, affetta da un’artrite reumatoide sieropositiva, era da ritenere
inabile al lavoro al 50% (cfr. doc. 6-2 inc. Cassa malati).

 

                                         Ad
un’analoga conclusione è giunto peraltro pure il dr. __________, spec. FMH in
medicina interna, nel suo referto del 5 settembre 2007 redatto su incarico
dell’assicuratore malattia, nel quale, posta la diagnosi di “artrite reumatoide
sieropositiva”, ha considerato l’assicurata inabile al lavoro al 50% nella sua
professione di impiegata d’ufficio (cfr. doc. 21-3 inc. Cassa malati).

 

                                         Pertanto,
sulla base delle affidabili e concludenti risultanze specialistiche, richiamato
inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato con il
grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c,
111 V 188 consid. 2b), che, per lo meno fino al momento
di emanazione della decisione impugnata, l'assicurata è abile nella misura del
50% nella precedente mansione di impiegata d’ufficio.

 

                             2.11.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa
del 50% nella sua precedente attività, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

 

                                         Ai fini
della valutazione economica, nel rapporto del 4 novembre 2008, la consulente in
integrazione professionale, tenuto conto dei dati medici e del profilo
socio-professionale dell’interessata, ha considerato inutile procedere ad un
confronto dei redditi, attribuendo all’assicurata una capacità di guadagno
residua del 50% (cfr. doc. 24-2).

 

                                         In
seguito, tuttavia, nell’annotazione del 16 gennaio 2009, il funzionario
incaricato ha osservato che l’assicurata, quale salariata, presenta una
limitazione del 31.5% rispetto ad una quota parte, quale salariata, del 73%,
osservando:

 

" 
Effettivamente le varie percentuali e le varie
limitazioni possono portare a creare un po’ di confusione.

 

Facendo un esempio più semplice, e prendendo cioè
i dati di una persona che lavora all’80% (32 ore settimanali) e ora con il
danno alla salute può lavorare solo al 50% (20 ore settimanali), per
determinare la percentuale di  incapacità procediamo nel modo seguente:

 

32 - 20 x100 =
37.5

   32

 

In effetti presenta quindi una limitazione del
37.5% sull’80%.

 

Calcolo del grado AI per la quota parte
salariata:

80%                               37.5%                               30%

Il calcolo è corretto in quanto la differenza
dall’80% al 30% è quella che lei può ancora lavorare (50%).

 

Sostituendo i dati della nostra assicurata:

 

31 - 21.25 x 100 =
31.5%

     31

 

Presenta quindi, quale salariata, una limitazione
del 31.5% sul 73%.

 

73%                               31.5%                               23%

Il calcolo è corretto in quanto la differenza tra
il 73% ed il 23% (73 – 23 = 50) è effettivamente la percentuale in cui può
ancora lavorare.” (Doc. 33-1)

 

                                         L’UAI è
quindi giunto ad un grado di invalidità, nell’attività salariata, del 23%,
senza tuttavia effettuare un confronto dei redditi.

 

 

                             2.12.   Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto sono determinanti i dati del 2008 (visto che l’assicurata è inabile al
lavoro dall’aprile 2007).

 

                             2.13.   Per quanto
concerne il reddito da valido, dal questionario del datore di lavoro
ricevuto dall’UAI in data 12 febbraio 2008, emerge che l’assicurata, senza il
danno alla salute, lavorando al 100%, avrebbe potuto guadagnare fr. 4'425 al
mese, per tredici mensilità, ossia fr. 57'525 annui (cfr. doc. 9-3). 

                                         Dato
tuttavia che ella lavorava nella misura del 73% (pari a 31 ore settimanali), il
reddito da valido da prendere in considerazione, secondo il TCA, è di fr.
41’993.

 

                                         In tale
contesto va infatti evidenziato che nella STF 9C_293/2007
del 20 maggio 2008, massimata in RtiD I-2009 N. 61 pag. 253 segg., il Tribunale
federale ha annullato la decisione cantonale - con la quale il primo giudice
aveva dimezzato la rendita spettante ad un’assicurata (anziché ridurla ad un
quarto, come deciso dall’UAI), dopo avere raffrontato il reddito che avrebbe potuto
percepire l’assicurata, lavorando al 100% nella sua usuale attività (che ella
esercitava al 50%) con quanto avrebbe potuto guadagnare, al 50%, in attività
adeguate – sottolineando che nel raffronto dei redditi, in applicazione del
metodo misto, occorre confrontare quanto l’assicurata avrebbe potuto guadagnare
nella sua attività esercitata a tempo parziale, con quanto può conseguire in
attività adeguate al suo stato di salute. Il risultato così ottenuto va poi
rapportato alla quota parte in attività salariata. 

                                         L’Alta
Corte ha infatti rilevato che:

 

"  4.5 A ragione l'Ufficio ricorrente
rimprovera al primo giudice di avere contrapposto al reddito da invalida (incontestato) di fr. 18'162.-
(ottenuto tenendo conto di una ridotta capacità [v. consid. 4.3] di svolgere
attività semplici, leggere e poco qualificate come ad esempio quella di
ausiliaria delle pulizie, stiratrice, ausiliaria di lavanderia, custode ecc.)
un reddito senza invalidità a tempo pieno. Tale valutazione è giuridicamente
errata e contraria alla giurisprudenza sviluppata in applicazione del metodo
misto, secondo la quale per la valutazione dell'invalidità in ambito lucrativo
fanno stato i redditi da valido e da invalido determinati sulla base temporale
di un'attività lucrativa parziale (ipoteticamente) esercitata senza danno alla
salute (DTF 125 V 146 consid.
2b pag. 150; cfr. pure DTF 131 V 51 consid.
5.1.2 pag. 53 nonché le sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni I
708/06 del 23 novembre 2006, consid. 4.5, e I 599/05 del 6 febbraio 2006,
consid. 4.1). Determinante per l'accertamento del reddito senza invalidità non
è infatti quanto l'assicurato potrebbe ragionevolmente guadagnare in qualità di
persona esercitante un'attività lucrativa a tempo pieno, bensì quanto egli
ipoteticamente, secondo il grado della verosimiglianza preponderante,
guadagnerebbe senza danno alla salute (cfr. DTF 133 V 504 consid.
3.3 e Pra 1992 no. 224 pag. 877 consid. 4a).”

 

 

                             2.14.   Per quanto
riguarda il reddito da invalido, occorre innanzitutto ricordare che,
conformemente alla giurisprudenza federale, ribadita in una sentenza
8C_290/2007 del 7 luglio 2008, il reddito da invalido è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e
che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

 

                                         Qualora
difettino indicazioni economiche effettive, possono essere ritenuti i dati
forniti dalle statistiche salariali, come risultano dall’inchiesta svizzera
sulla struttura dei salari (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76 con
riferimenti). Nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla
salute, può compiere solo lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista
intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla
media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e
ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in
conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 240/99 del 7 agosto 2001, consid. 3c/cc, parzialmente
pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid. 4.2.1. pag.
476 con riferimento). A questo riguardo giova rilevare che la più recente
giurisprudenza non ammette più la possibilità di fare capo ai dati statistici
regionali desumibili dalla tabella TA13, il reddito ipotetico da invalido
dovendo invece essere stabilito sulla base della tabella TA1 dell’ISS (cfr. SVR
2007 UV no. 17 pag. 56 (U 75/03)).

 

                                         Nel caso
di specie, l’assicurata, nonostante il danno alla salute, sfrutta appieno la
sua capacità lavorativa residua, del 50%, lavorando, nella misura del 50%,
presso la __________, succursale di __________.

                                         Pertanto,
il reddito da invalido da prendere in considerazione è
quello effettivamente percepito dall’assicurata quale impiegata d’ufficio, al
50%, di fr. 32’175.-- (2008), come indicato dallo
stesso datore di lavoro (cfr. doc. 9-3).

 

                                         Confrontando quindi il reddito da invalido di fr.
32'175 con quello di fr. 40’245 corrispondenti al reddito che l’insorgente
avrebbe conseguito da valido nell'anno 2008 (cfr. consid. 2.13.), emerge un’incapacità al guadagno pari al 23,3% ([fr. 41’993 – fr. 32’175] x 100 : fr.
41’993), arrotondato al 23% secondo
la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11
pag. 41), come ritenuto dall’amministrazione.

 

 

                             2.15.   L'invalidità
delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia
domestica, è stabilita confrontando le singole attività nell'economia
domestica ancora accessibili al richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una persona sana.

                                         Secondo
le regole stabilite dalla prassi amministrativa e riportate alle cifre 2122ss
nelle Direttive UFAS sull'invalidità e la grande invalidità in vigore dal 1°
gennaio del 1990. 

 

                                         In
particolare la cifra 2124 prevede:

                                      

" 
in occasione dell'esame dell'impedimento -
dovuto all'invalidità - riscontrato presso una persona occupata nell'economia
domestica, ci si basa generalmente sulla ripartizione dei lavori esistenti
prima dell'insorgere dell'invalidità.

In primo luogo si deve tuttavia esaminare se
l'assicurato non ha la possibilità di usare meglio la sua residua capacità di
lavoro mediante un'altra ripartizione dei compiti."

 

                                         La cifra
2122 prevede che:

 

" 
Quale regola generale si ammette che i lavori di
una persona sana occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva.

 

  Lavori                                                        Economia
senza figli e senza        membri di famiglia che                                              richiedono
cure

                                                                                 %

 

  1.    
Conduzione dell'economia

        domestica, (pianificazione,

        organizzazione del lavoro,

        controllo                                                             5

  2.    
Spese e acquisti diversi                                   10

  3.    
Alimentazione (preparazione 

        dei pasti, lavori di pulizia

        della cucina)                                                    40

  4.    
Pulizia dell'appartamento                                 10

  5.    
Bucato, pulizia dei vestiti,

        confezione e trasformazione

        degli abiti, (cucito, maglia, 

        uncinetto)                                                         10

  6.    
Cura dei figli e di altri membri 

        della famiglia

                                                                   ---

  7.    
Diversi (cura di terzi, cura 

        delle piante e degli 

        animali, giardinaggio)                                        5

  8.    
Altre attività (p. es. aiuto alla 

        famiglia stessa, attività di utilità

        pubblica, perfezionamento,

        creazione artistica, attività 

        superiore alla media nella 

        confezione e nella trasformazione

        dei vestiti).                                                        20"

 

 

                                         In
Pratique VSI 1997 pag. 299ss, l'UFAS ha precisato di aver emesso delle
direttive supplementari (supplemento 1 alle Direttive sull'invalidità e sulla
grande invalidità, valido dal 1. gennaio 1993) che accordano il diritto agli
Uffici AI dei diversi cantoni di valutare la sfera di competenze di una persona
attiva nell'economia domestica su casi differenti (cifre 2127ss.).

                                         In una
sentenza del 17 febbraio 1997 nella causa M.T. (pubblicata in Pratique VSI 1997
pag. 298ss) il TFA ha stabilito che il complesso delle occupazioni abituali
degli assicurati attivi in ambito domestico deve corrispondere, in ogni caso,
ad un valore pari al 100%. Una differenziazione che si orienta alle dimensioni
dell'economia domestica con la conseguenza che, in caso di economia domestica
di dimensioni ridotte si ammetterebbe un aggravio complessivo inferiore al
100%, è contrario alla legge e alle ordinanze.

                                         Inoltre
nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra
3097), ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche
sulla base di un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano essere
stati rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

 

" 
Di regola, si ammette che i lavori di una
persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione dell'economia domestica (pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare,
  pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere,
  curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere
  il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il
  giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato,
  corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
             

          0

  	
             

        50

  

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

                                         Mentre
alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere sempre del
100 % (Pratique VSI 1997 p. 298).

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei
lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione può
essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema (RCC
1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una
persona deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la
propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione
di impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e 3045 segg.). 

Essa deve ripartire meglio il suo lavoro e
ricorrere all'aiuto dei membri della sua famiglia, nella misura abituale. Se
non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà
tenuto conto, al momento della valutazione dell'invalidità, della diminuzione
della capacità di lavoro nell'ambito domestico."

 

In una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000, l'Alta Corte ha nuovamente confermato la legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo
dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività
domestica secondo l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni
nelle circostanze concrete.

 

                                         Per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate
nell'economia domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in
linea di massima e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio
le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235
consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001 nella causa C.G.,
consid. 4, I 102/00). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria
nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica
unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93
consid. 4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2, I 681/02).

 

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa
risulta decisiva (Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984
p. 144 consid. 5).

 

Nella già citata DTF 128 V 93, il TFA, a
proposito del valore probatorio di un rapporto d'inchiesta dell'ufficio AI, ha
rilevato:

 

" 
(…)

    4.- Die in Art. 69 Abs. 2 IVV vorgesehene
Abklärung an Ort und Stelle ist die geeignete Vorkehr für die Ermittlung des
Betreuungsaufwandes. Für den Beweiswert eines entsprechenden Berichtes sind -
analog zur Rechtsprechung zur Beweiskraft von Arztberichten gemäss BGE 125 V 352 Erw. 3a mit
Hinweis - verschiedene Faktoren zu berücksichtigen. Es ist wesentlich, dass als
Berichterstatterin eine qualifizierte Person wirkt, welche Kenntnis der örtlichen
und räumlichen Verhältnisse sowie der aus den seitens der Mediziner gestellten
Diagnosen sich ergebenden Beeinträchti-gungen und Behinderungen der
pflegebedürftigen Person hat. Weiter sind die Angaben der die Pflege Leistenden
zu berücksichtigen, wobei divergierende Meinungen der Beteiligten im Bericht
aufzuzeigen sind. Der Berichtstext schliesslich muss plausibel, begründet und
detailliert bezüglich der einzelnen, konkret in Frage stehenden Massnahmen der
Behandlungs- und Grundpflege sein und in Übereinstimmung mit den an Ort und
Stelle erhobenen Angaben stehen. Trifft all dies zu, ist der Abklärungsbericht
voll beweiskräftig. Das Gericht greift, sofern der Bericht eine zuverlässige
Entscheidungsgrundlage im eben umschriebenen Sinne darstellt, in das Ermessen
der die Abklärung tätigenden Person nur ein, wenn klar feststellbare
Fehleinschätzun-gen vorliegen. 

Das gebietet insbesondere der Umstand, dass die
fachlich kompetente Abklärungsperson näher am konkreten Sachverhalt ist als das
im Beschwerdefall zuständige Gericht. Obwohl von zentraler Bedeutung für die
Beurteilung des Anspruchs auf Beiträge an die Hauspflege und im Hinblick auf
die Beweiswürdigung regelmässig zumindest wünschenswert, besteht an sich keine
strikte Verpflichtung, die an Ort und Stelle erfassten Angaben der versicherten
Person (oder ihrem gesetzlichen Vertreter) zur Durchsicht und Bestätigung
vorzulegen. Nach Art. 73bis Abs. 1 IVV genügt es, wenn ihr im Rahmen des
Anhörungsverfahrens das volle Akteneinsichtsrecht gewährt und ihr Gelegenheit
gegeben wird, sich zu den Ergebnissen der Abklärung zu äussern (vgl.-generell-
BGE 125 V 404 Erw. 3, bie Abklärung der gesundheitlichen Behinderung der im
Bereich der Haushaltführung tätigen Personen nach Art. 27 IVV: Urteil S. vom 4.
September 2001, I 175/01)."

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti
medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa
M.J.V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una presa di
posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole mansioni
accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA 11 agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003
nella causa S., I 685/02).

 

 

                             2.16.   Nell'evenienza
concreta, l’Ufficio AI ha fatto esperire un’inchiesta economica per le persone
che si occupano dell’economia domestica.

 

                                         L’assistente
sociale, incaricata dall’amministrazione di effettuare un’inchiesta economica
per le persone che si occupano dell’economia domestica, sulla base degli
accertamenti eseguiti presso il domicilio dell’assicurata, con rapporto del 1°
luglio 2008, ha concluso per un grado d’inabilità complessivo del
34,5% così motivato:

 

" 
5. ATTIVITÀ - descrizione degli impedimenti
dovuti all'invalidità

 

 

5.1 Conduzione
dell'economia domestica

 

	
  pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  5
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  0
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  0
  %

  

 

Nessun impedimento.

 

 

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione
  dei pasti, pulizia della cucina, riserve

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  35%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  30 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  10,5%

  

 

La signora RI 1 si occupa tuttora della
preparazione dei pasti quotidiani, segnalando delle difficoltà in quelle
operazioni dove è richiesto l’uso prolungato o la forza alle mani. La
collaborazione dei familiari è pertanto richiesta per sbucciare frutta-verdura
e per sollevare pentole troppo pesanti, attività che, nella stretta necessità,
l’assicurata è in grado di svolgere lentamente vincendo il dolore alle mani.

Generalmente i familiari
apparecchiano-sparecchiano e collaborano al riassetto; l’assicurata non segnala
impedimenti di rilievo riguardo al riordino del piano di lavoro e delle pulizie
quotidiane della cucina.

Delle pulizie a fondo del locale cucina si occupa
il marito; il dolore alle mani aumenta sotto sforzo, l’assicurata pertanto è in
grado unicamente di collaborare nelle attività leggere.

 

Per quanto riferito e considerata
l’esigibilità della collaborazione dei familiari, valuto nella misura del 30%
la percentuale degli impedimenti.

 

 

5.3 Pulizia
dell'appartamento

 

	
  rispolvero,
  pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare i letti, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  20%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  60 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

   12
  %

  

 

La signora RI 1 si occupa tuttora delle pulizie
quotidiane della casa: riassetta, spolvera, pulisce le vaschette e riordina il
letto (i figli si occupano del proprio). L’assicurata afferma di essere tuttora
in grado di pulire i pavimenti usando il Mocio (sistema per lei senz’altro più
agevole per la problematica alle mani) ma preferisce che sia la figlia ad
occuparsene adoperando lo straccio; la figlia si fa carico anche di passare
l’aspirapolvere.

La signora RI 1 non è in grado di pulire la
grande vasca da bagno poiché le crea dolore a livello dell’articolazione della
spalla e del polso.

La collaborazione della figlia è richiesta anche
per la sostituzione delle lenzuola: l’assicurata fatica a sollevare il
materasso.

Per consuetudine, il marito si occupa della
pulizia dei vetri mentre le imposte era da sempre compito dell’assicurata;
attività che a causa del danno alla salute non è più in grado di svolgere.

L’assicurata collabora nelle pulizie stagionali
dei mobili: il coniuge svuota i cassetti e l’assicurata li pulisce.

 

Pur considerando l’esigibilità della
collaborazione dei familiari, valuto nella misura del 60% la percentuale degli
impedimenti considerando le difficoltà nei lavori pesanti. 

 

 

5.4 Spesa e acquisti diversi

 

	
  compresi
  pagamenti, trattative assicurazioni e rapporti ufficiali 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  10%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  20 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  2
  %

  

 

La signora RI 1 guida tuttora l’auto e non
segnala impedimenti per quanto concerne la spesa quotidiana e gli acquisti in
generale. Si occupava spesso della spesa settimanale (alternandosi al marito);
dal danno alla salute però l’assicurata lamenta delle limitazioni nel trasporto
dei pesi ed è pertanto totalmente sostituita dal coniuge per il trasporto degli
acquisti pesanti.

Nessun impedimento per quanto concerne la
gestione burocratica-amministrativa.

 

Considerando l’esigibilità della
collaborazione dei familiari come pure la possibilità di distribuire il peso su
un numero maggiore di borse, valuto nella misura del 20% la percentuale degli
impedimenti.

 

 

 

5.5 Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  15%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  50 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  7.5
  %

  

 

La cesta della biancheria viene trasportata dal
marito nell’apposito locale lavanderia, dove l’assicurata è poi in grado di
occuparsi totalmente del bucato. Al termine inserisce la biancheria
nell’asciugatrice tranne alcuni capi delicati che preferisce stendere sullo
stendino. Nello stendere oltre i tre capi, l’assicurata avverte però dolore
alle articolazioni: stende pertanto poco alla volta, alternando il riposo
all’attività, o richiede la collaborazione della figlia.

Dall’insorgere del danno alla salute,
l’assicurata piega tutto quanto possibile e dà un “colpo veloce di ferro” sulla
biancheria semplice da stirare; per quanto concerne quella più “impegnativa”,
come camicie e pantaloni, si serve della lavanderia del vicino centro
commerciale.

Per la problematica alle articolazioni delle
mani, l’assicurata ha rinunciato ai lavori a maglia. Si occupa tuttora dei
piccoli rammendi.

 

Pur considerando l’esigibilità della
collaborazione dei familiari, valuto nella misura del 50% la percentuale degli
impedimenti considerando gli impedimenti nello stiro e nei lavori a maglia.

 

 

 

5.6 Cura dei bambini e di altri membri della
famiglia

 

	
  compresa
  educazione, attività comuni, compiti, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

  10%

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

  0 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  0
  %

  

 

La signora RI 1 non segnala difficoltà nella cura
dei figli: riesce a seguirli nei compiti, nell’educazione e a svolgere attività
comuni.

Afferma di non essere più in grado, come un
tempo, di camminare a lungo durante le vacanze, ma rimedia servendosi dei mezzi
pubblici.

 

 

 

 

5.7 Diversi

 

	
  cura
  delle piante, giardinaggio, cura degli animali, attività di utilità pubblica,
  creazione artistica, impegno a favore di terzi, volontariato 

  	
   

   

   

  importanza
  assegnata

  	
   

   

   

   

  5%

  	
   

   

   

  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   

   

   

  50%

  	
   

   

   

  percentuale
  di invalidità

  	
   

   

   

   

  2.5%

  

 

Dal danno alla salute l’assicurata non è più in
grado di occuparsi del piccolo giardino come prima: non possiede sufficiente
forza nelle mani per tagliare l’erba con il tagliaerba o i rami dei cespugli
con il tronchesino (divenuti ora compito del coniuge).

La sua collaborazione comprende tuttora
l’estirpazione delle erbacce e l’annaffiare.

 

Per quanto riferito e considerata
l’esigibilità della collaborazione del coniuge, valuto nella misura del 50% la
percentuale degli impedimenti.

 

 

	
   

  Valutazione
  dell'assistente sociale

   

  	
   

  totale
  delle attività

  	
   

  100
  %

  	
   

  percentuale
  di invalidità 

  	
   

  34,5 %

  

 

 

■    Chi esegue i lavori, che a causa della sua invalidità,
l'assicurata non può svolgere personalmente nell'economia domestica?

                                Indicare
il nome, l'indirizzo, il grado di parentela, genere dei lavori delegati, ore di
lavoro per settimana e salario orario versato.

 

▪ I familiari.

 

 

6.   GRADO ATTUALE DEGLI IMPEDIMENTI

 

	
  attività

  	
  ripartizione

  	
  Impedimento

  	
  GRADO D'INVALIDITÀ

  
	
  salariata

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  casalinga

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  TOTALE

  	
   

  	
   

  	
   

  

 

Da quando il danno
alla salute ha avuto ripercussioni sulla capacità al lavoro?

 

 

OSSERVAZIONI PERSONALI DELL’ASSISTENTE SOCIALE

 

▪ -.-." 

(Doc. 16/1-7)

                             2.17.   Sulla base
degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato
gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente sociale ha
stabilito una limitazione complessiva del 34,5% (cfr. consid. 2.16.). 

                                         Nell’indagine
è stata stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel
rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un
valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti
dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica.

                                         

                                         In sede
ricorsuale, il rappresentante dell’assicurata ha contestato la valutazione
delle mansioni che l’assicurata potrebbe o meno espletare con riferimento ai
suoi limiti funzionali, evidenziando l’insorgenza di un’esacerbazione delle
patologie dell’interessata, come attestato dal dr. __________, che rende ormai
impossibile l’esecuzione di determinati compiti. 

                                         A titolo
esemplificativo, il rappresentante dell’interessata ha rilevato che
l’assicurata ha dovuto ridurre la propria attività in relazione alla pulizia
della cucina e la preparazione dei pasti che richiedono uno sforzo particolare
per le mani; che ella non può ormai più utilizzare il mocio per pulire i
pavimenti; che l’assicurata non può più trasportare borse medio-pesanti; infine,
che ella non può più stendere il bucato, né effettuare i veloci “colpi di
ferro” ai panni, come indicato dall’assistente sociale (doc. I).

                                         L’insorgente
ha quindi fissato una differente percentuale di impedimento per quanto riguarda
il punto 5.2. (alimentazione), 5.3. (pulizia dell’appartamento), 5.4. (spesa e
acquisti diversi) e 5.5. (bucato, confezione e riparazioni di indumenti).

 

                                         A
supporto della propria tesi, il rappresentante dell’interessata ha prodotto,
quale concreto elemento oggettivo, un certificato medico del dr. __________,
del 16 febbraio 2009, nel quale lo specialista ha attestato che l’assicurata, a
causa di “un’esacerbazione recente dell’attività infiammatoria”, ha
dovuto ridurre ulteriormente e drasticamente l’attività di casalinga,
già parzialmente limitata in precedenza, per evitare di sottoporre le
articolazioni a sforzi nell’ambito dello svolgimento delle attività quotidiane.
Il dr. __________ ha evidenziato che “al di là della capacità residua di lavoro
quale impiegata, quantificabile come indicato al 50%, la paziente risulta
pressoché completamente inabile al lavoro nell’attività di casalinga”,
aggiungendo che “qualora dovesse superare tale capacità, si espone al concreto
rischio di un ulteriore peggioramento della malattia, ciò che condurrebbe
ad un’ampia limitazione dell’attività professionale attualmente svolta in
ragione del 50%” (doc. C, sottolineature della redattrice).

 

                                         Per
costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la
legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto
esistente al momento in cui essa venne emanata – in concreto il 23 gennaio 2009 – quando si ritenga
che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR
2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467
consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).

                                         In concreto, il referto del dr. __________ del 16 febbraio
2009 (doc. C) è successivo alla decisione impugnata: esso va tuttavia preso in
considerazione, dato che il dr. __________ ha messo in evidenza l’esistenza di
una recente esacerbazione dell’attività infiammatoria che affligge
l’assicurata, così come del resto già indicato nel suo precedente referto del
15 dicembre 2008, precedente alla decisione impugnata. In quel
referto, difatti, il dr. __________ aveva già osservato che l’interessata,
affetta da una poliartrite reumatica sieropositiva ed erosiva in politerapia,
presentava “un’attività infiammatoria persistente, in esacerbazione recente”,
motivo per il quale era necessario che ella, oltre alla sua attività lavorativa
al 50%, limitasse al massimo, rispettivamente evitasse, qualsiasi altro
lavoro aggiuntivo, anche in ambito familiare (cfr. doc. 30-4,
sottolineature della redattrice).

                                         Pertanto,
potendo il referto del febbraio 2009 del dr. __________ permettere di accertare
lo stato di salute dell’assicurata antecedente al provvedimento contestato,
tale rapporto è rilevante ai fini del presente giudizio. Esso è suscettibile di
mettere in evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione
precedente la decisione del 16 luglio 2008 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre
2003).

 

                                         Nonostante
le indicazioni del dr. __________, l’amministrazione non ha ritenuto opportuno
chiedere all’assistente sociale un complemento di inchiesta domiciliare,
rilevando che i limiti funzionali dell’interessata sono già stati
sufficientemente considerati escludendo che la stessa possa svolgere delle
attività pesanti.

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi, il TCA ritiene che alla valutazione dei limiti dell’assicurata
nello svolgimento delle incombenze domestiche effettuata dall’assistente
sociale nel rapporto d’inchiesta del 1° luglio 2008 non possa essere
prestata adesione, alla luce delle considerazioni espresse dal dr. __________
nei suoi referti del 15 dicembre 2008 (cfr. doc. 30-4) e del 16 febbraio 2009
(cfr. doc. C).

                                         Va
infatti sottolineato che, nello svolgimento dell’inchiesta domiciliare,
l’assistente sociale si è fondata su quanto valutato dal dr. __________ nel suo
referto dell’11 gennaio 2008 (doc. 5/1-5), precedente all’esacerbazione
della patologia dell’interessata.

                                         Il TCA
non può quindi condividere il parere del dr. __________ del SMR, laddove
ritiene che l’impedimento nello svolgimento dell’attività casalinga sollevato
dal dr. __________ sia già stato preso in considerazione dall’assistente
sociale nell’ambito dell’inchiesta a domicilio (cfr. doc. IV/1).

                                         Va
infatti rilevato che l’assistente sociale ha svolto la sua inchiesta
domiciliare in data 7 luglio 2008 (cfr. doc. 16-1), ritenendo che, a
quel momento, l’interessata non fosse in grado di compiere lavori pesanti,
mentre conservava una certa capacità di effettuare altri compiti (come
cucinare, svolgere le pulizie quotidiane della casa, fare la spesa, occuparsi
del bucato e dello stirare velocemente la biancheria più semplice, cfr. doc.
16/4+5).

                                         Il
TCA sottolinea tuttavia che, dopo lo svolgimento di tale inchiesta
domiciliare, nei referti del 15 dicembre 2008 (cfr. doc. 30-4) e del 16
febbraio 2009 (cfr. doc. C), il dr. __________ ha messo in evidenza una
esacerbazione dei disturbi dell’interessata, tale da renderla “pressoché
completamente inabile al lavoro nell’attività di casalinga”, nella quale in
precedenza era già parzialmente limitata. Il dr. __________ ha infatti
sottolineato che l’assicurata “deve evitare assolutamente di sottoporre le
articolazioni a sforzi nell’ambito dello svolgimento delle attività di ogni
giorno” (cfr. doc. C, sottolineature della redattrice).

 

                                         Al
riguardo, va qui sottolineato che, come ricordato in precedenza (cfr. consid.
2.15.), un intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento
della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in
cui esso appaia chiaramente erroneo (il corsivo è della redattrice).

                                         Ciò è il
caso nella fattispecie concreta.

                                         Difatti, il peggioramento delle condizioni di salute
dell’interessata, attestato dal dr. __________ - il quale ha considerato che
l’assicurata deve evitare assolutamente di sottoporre le articolazioni a sforzi
nello svolgimento delle attività quotidiane -rende necessario lo svolgimento di
un complemento di inchiesta domiciliare, al fine di determinare con esattezza quali
sono le limitazioni dell’assicurata nello svolgimento dei compiti domestici
tenuto conto dell’evoluzione dei suoi disturbi. 

                                         In simili
circostanze, annullata la contestata decisione, gli atti vanno quindi rinviati
all’UAI affinché faccia allestire una nuova inchiesta per le persone che si
occupano dell’economia domestica.

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, in applicazione del metodo misto di
calcolo, l’amministrazione si determinerà nuovamente sul diritto alla rendita
dell’assicurata. In tale ambito, l’UAI dovrà pure esaminare se e in che misura
va applicata la giurisprudenza esposta dal Tribunale federale nella sentenza I
246/05 del 30 ottobre 2007, pubblicata in DTF 134 V 9, nella quale l’Alta Corte
ha indicato che, nell'ambito della valutazione dell'invalidità secondo il
metodo misto, una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o
nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI
[nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi
compiuti nell'altro settore d'attività è da prendere in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

                             2.18.   L’assicurata
ha chiesto l’espletamento di una perizia pluridisciplinare (cfr. doc. I e doc.
VI).

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

                                         Nel caso
in esame, a mente del TCA, la documentazione agli atti è sufficiente, per lo
meno fino al momento di emanazione della decisione impugnata, che delimita il
potere cognitivo del giudice, per statuire nel merito della vertenza senza che
si rivelino necessari ulteriori provvedimenti
probatori.

                                         Né vi
sono validi motivi per ritenere inaffidabili le certificazioni mediche citate
nei considerandi precedenti. 

                                         Non è
pertanto necessario procedere ad un perizia giudiziaria.

                             2.19.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da uno studio legale, ha diritto ad
un’indennità per ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

                             2.20.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso. 

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese di fr. 200.-- sono poste a carico dell’UAI.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione del 23 gennaio 2009 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.17..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’UAI
dovrà inoltre versare all’assicurata l’importo di fr. 1'800.--  (IVA inclusa) a
titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti