# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d8a63aa5-7e6b-5f56-9952-7a7155bfb63c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 18.07.2019 52.2019.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2019-5_2019-07-18.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2019.5

   

  	
  Lugano

  18 luglio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara
  Maspoli

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 31 dicembre 2018/2 gennaio 2019 di

 

 

	
   

  	
   RI
  1   

  patrocinata
  da:  PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione del 14 novembre 2018 (n. 5367) del Consiglio di Stato che ha
  respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione del
  30 aprile 2018 con cui la Sezione della circolazione le ha revocato la
  licenza di condurre a tempo indeterminato;

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

 

A.   a. RI 1, nata il __________
1978, ha conseguito la licenza di condurre nel 1997. Gerente di un bar di
professione, non risulta avere precedenti in materia di circolazione stradale. 

b. Il 19 marzo 2018, verso le ore 20.15, è stata fermata dalla Polizia
cantonale per un controllo, mentre circolava in stato di ebrietà in via__________
a __________, viaggiando a luci spente e sbandando vistosamente. Dopo essere
stata sottoposta a un'analisi dell'alito mediante etilometro probatorio - da
cui è scaturito un risultato di 0.87 milligrammi di alcol per litro di aria
espirata -, interrogata dall'agente di polizia, la ricorrente ha tra l'altro dichiarato
che aveva bevuto 3 birre da 3 dl e un rum, presso il bar __________
di __________ con amici dalle ore 16.00 alle 20.00 circa. 

La licenza di condurre veicoli a motore le è stata subito sequestrata dalle
forze dell'ordine. 

 

B.   Venuta a conoscenza di
questa infrazione, il 29 marzo 2018 la Sezione della circolazione, Ufficio
giuridico, ha avviato nei confronti della conducente un procedimento amministrativo
di revoca della licenza di condurre; contestualmente, sospettando un'inidoneità
alla guida a fronte dell'elevato tasso alcolemico riscontrato nell'alito (≥ 
0.8 mg/l di aria espirata), le ha revocato la patente a titolo preventivo e
cautelativo a tempo indeterminato con effetto immediato, ordinandole nel
contempo di sottoporsi a perizia specialistica presso il Centro medico del
traffico (CMT). Tale decisione, resa in applicazione degli art. 15d cpv.
1 della legge federale sulla circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (LCStr;
RS 741.01) e 30 dell'ordinanza sull'ammissione alla circolazione del 27 ottobre
1976 (OAC; RS 741.51), è cresciuta in giudicato incontestata.

 

 

C.   Il 10 aprile 2018, RI
1 si è sottoposta all'esame peritale disposto nei suoi confronti. 

Preso atto delle conclusioni della perizia medica del 24 aprile 2018 allestita
dalla dr. med. __________, medico del traffico SSML - che l'ha ritenuta
inidonea alla guida - con decisione del 30 aprile 2018 la Sezione della
circolazione le ha revocato la licenza di condurre a tempo indeterminato,
stabilendo un periodo di sospensione sino all'agosto 2018. La riammissione alla
guida è stata tuttavia subordinata alle condizioni di presentare:

§ 
un rapporto di iQ-Center by
Ingrado attestante: (a) il seguito di un percorso psicoeducazionale specifico e
strutturato in una presa a carico di almeno 6 mesi (un colloquio mensile e un
corso di prevenzione alla recidiva) atta ad approfondire le proprie condotte ed
il suo rapporto con la guida, la strada ed il rispetto delle norme, nonché (b)
l'astinenza dal consumo di alcol - durante il periodo semestrale di presa a
carico psicoeducazionale - sulla base di analisi dell'EtG (Etilglucuronide) del
capello eseguite con frequenza trimestrale dall'Istituto Alpino di chimica e di
tossicologia (IACT); 

§ 
un rapporto
di verifica conclusiva di medicina del traffico SSML steso dal CMT attestante
l'idoneità alla guida di veicoli a
motore. 

La risoluzione, dichiarata
immediatamente esecutiva, è stata adottata sulla base degli art. 14 cpv. 1 e 2 
lett. c, 16 cpv. 1, 16c cpv. 1 lett. b e cpv. 2 lett. a, 16d cpv.
1 lett. b e cpv. 2 LCStr, nonché 33 cpv. 4 OAC. 

 

 

D.   Con giudizio del 14
novembre 2018 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame interposto da RI 1
avverso il suddetto provvedimento, levando a un eventuale ricorso l'effetto
sospensivo. Ripercorsa la perizia agli atti, il Governo ha anzitutto ritenuto
che le imprecisioni denunciate dall'insorgente - che il medico del
traffico interpellato in corso di causa aveva globalmente respinto - non
fossero comunque tali da invalidarla, poiché non modificherebbero i dati
essenziali da cui l'esperta avrebbe tratto le proprie conclusioni (l'uso di
alcol eccessivo degli ultimi 3-4 mesi e le sue abitudini alcoliche "disinvolte").
Le "frasi" criticate, ha aggiunto, si ridurrebbero a puntualizzazioni
o osservazioni ininfluenti; il consumo di alcol sarebbe del resto confermato
dall'analisi del capello. Premesso come non vi sarebbero ragioni per scostarsi
dalla perizia - ritenuta concludente, compiutamente motivata e scevra di
contraddizioni - l'Esecutivo cantonale ha quindi dedotto che l'insorgente
presentasse un rischio più accresciuto degli altri utenti di mettersi alla
guida in stato di inattitudine e che la misura di sicurezza disposta nei suoi
confronti fosse pertanto giustificata e appropriata, unitamente alle diverse
condizioni poste per la riammissione alla guida. 

E.   Avverso il predetto
giudizio, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo che sia annullato; in via subordinata postula la retrocessione degli
atti al Governo per la pronuncia di una revoca d'ammonimento o,
subordinatamente, per nuova istruttoria, previa restituzione della patente. 

Preliminarmente, chiede la restituzione dell'effetto sospensivo al gravame. 

L'insorgente critica essenzialmente il referto del medico del traffico su cui
si sono fondati sia la Sezione della circolazione, che il Governo, a cui
rimprovera un accertamento arbitrario dei fatti e un'applicazione errata del diritto.
In sintesi, sostiene che la perizia non sarebbe solo affetta da imprecisioni,
ma da considerare nulla, poiché contenente molte falsità, con
affermazioni che non avrebbe mai pronunciato e che sarebbero state raccolte in
modo illecito. Il referto sarebbe inoltre pieno di contraddizioni e non sarebbe
sufficientemente motivato. Rileva tra l'altro come l'analisi del capello non
basterebbe in ogni caso per giustificare una revoca di sicurezza. Al medico del
traffico contesta pure una mancanza d'imparzialità e indipendenza (conflitto d'interessi).
In conclusione, ritiene pertanto che la sua inidoneità alla guida non sia
affatto dimostrata. 

 

F.    All'accoglimento
dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari
osservazioni. A identica conclusione perviene la Sezione della circolazione,
con osservazioni di cui si dirà, se del caso, più avanti. 

 

G.   Con la replica l'insorgente
si è riconfermata nelle proprie tesi, conclusioni e domande di giudizio,
formulando ulteriori critiche inerenti alle modalità di fatturazione del medico
del traffico. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 10 cpv. 2
della legge di applicazione alla legislazione federale sulla circolazione
stradale e la tassa sul traffico pesante del 24 settembre 1985 (LALCStr; RL
760.100). 

Certa è la legittimazione attiva dell'insorgente, personalmente e direttamente
toccata dal provvedimento impugnato, di cui è destinataria (art. 65 cpv. 1
della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL
165.100). Il ricorso, tempestivo (art. 10 cpv. 3 LALCStr e 68 cpv. 1 LPAmm), è
dunque ricevibile in ordine.

1.2. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
25 cpv. 1 LPAmm). A eventuali carenze istruttorie potrà semmai essere posto
rimedio rinviando gli atti all'istanza inferiore per ulteriori accertamenti
(art. 86 cpv. 2 LPAmm). 

 

 

2.    2.1. La licenza di condurre dev'essere revocata se è
accertato che le condizioni legali stabilite per il suo rilascio non sono più
adempite (cfr. art. 16 cpv. 1 LCStr). Secondo l'art. 16d cpv. 1 lett. b
LCStr, la licenza deve in particolare essere revocata se il conducente soffre di una forma di dipendenza che
esclude l'idoneità alla guida (cfr. anche art. 14 cpv. 2 lett. c LCStr). L'esistenza di una dipendenza dall'alcol è ammessa
allorquando la persona interessata consuma quantità esagerate di alcolici, tali
da diminuire la sua capacità di condurre veicoli a motore e si rivela incapace
di liberarsi o di controllare questa
abitudine per sua propria volontà. In simili condizioni, l'interessato presenta
più di ogni altro automobilista il
rischio di mettersi alla guida in uno stato che non gli permette più di
garantire la sicurezza della circolazione stradale. La nozione di dipendenza ex
art. 14 cpv. 2 lett. c e 16d cpv. 1 lett. b LCStr non si identifica
pertanto con la nozione medica di dipendenza da sostanze alcoliche. La nozione
giuridica permette infatti di allontanare dal traffico anche coloro che, a
causa di un consumo incontrollato di alcol, presentano un pericolo concreto di
divenire dipendenti in senso medico (cfr. DTF 129 II 82 consid. 4.1, 127 II 122
consid. 3c; STF 1C_106/2016 del 9 giugno 2016 consid. 4.1). Al riguardo sono
pure rilevanti le abitudini di consumo del conducente, i suoi precedenti, il
suo comportamento nella circolazione stradale e la sua personalità (cfr. DTF
129 II 82 consid. 4.1; STF 1C_309/2018 dell'8 marzo 2019 consid. 4, 1C_384/2017
del 7 marzo 2018 consid. 2.1 e rimandi). 

2.2. La revoca della licenza di condurre ai sensi dell'art. 16d LCStr è una
misura di sicurezza adottata al fine di proteggere la circolazione contro
conducenti non idonei alla guida. La licenza revocata a tempo
indeterminato potrà essere nuovamente rilasciata a determinate condizioni se è
scaduto un eventuale termine di sospensione legale o prescritto e la persona
colpita dal provvedimento può comprovare che non vi è più inidoneità alla guida
(cfr. art. 17 cpv. 3 LCStr). Di regola, il conducente dovrà apportare la prova
della sua guarigione, in caso di alcoldipendenza (art. 16d cpv. 1 lett.
b LCStr) dopo un'astinenza controllata di
almeno un anno. La revoca di sicurezza comporta pertanto una limitazione
tangibile della sua libertà personale. Proprio per questo motivo
l'autorità competente, prima di adottare una tale misura, deve analizzare e
chiarire d'ufficio la situazione della persona implicata (cfr. DTF 139 II 95
consid. 3.4.1, 129 II 82 consid. 2.2). L'entità degli accertamenti dipende
dalle circostanze del caso concreto e rientra nel margine d'apprezzamento dell'autorità
decidente (cfr. DTF 129 II 82 consid. 2.2). Rientrano, tra i chiarimenti che di
regola s'impongono prima di pronunciare un'eventuale revoca di sicurezza, l'esame
dettagliato delle circostanze personali (che in fondati casi può includere la
raccolta di rapporti di terzi), l'approfondimento di eventuali episodi di guida
in stato di ebrietà, un'anamnesi dell'alcolismo (concernente il comportamento
potorio rispettivamente le abitudini e le motivazioni del consumo) come pure
una completa visita medica corporale, particolarmente attenta a possibili
alterazioni o disturbi della salute dipendenti dall'uso di alcolici (cfr. DTF
129 II 82 consid. 6.2.2; STF 1C_309/2018 citata consid. 4, 1C_150/2010 del 25
novembre 2010 consid. 5.5). 

2.3. Trattandosi di perizie allestite da specialisti, di principio l'autorità decidente
non si scosta dal loro contenuto, a meno che non abbia seri motivi per farlo
(cfr. DTF 140 II 334 consid. 3, 133 II 384 consid. 4.2.3, 132
II 257 consid. 4.4.1; Cédric Mizel,
Droit et pratique illustrée du retrait du permis de conduire, Berna 2015, pag.
150 seg.). Decisivo ai fini del valore probatorio di un referto medico è
che si fondi su un'indagine sufficientemente completa, tenga conto delle tesi
dell'interessato, sia stato redatto con conoscenza dell'anamnesi, sia chiaro nella
descrizione e nell'apprezzamento della situazione medica e che le conclusioni
dell'esperto siano debitamente motivate (cfr. DTF 125 V 351 consid. 3a; STF
1C_7/2017 del 10 maggio 2017 consid. 3.5, 1C_5/2014 del 22 maggio 2014 consid.
3.3, 1C_359/2008 del 23 febbraio 2009 consid. 2.2; Mizel, op. cit., pag. 138 seg.). 

3.    3.1. In
concreto, come visto in narrativa, le precedenti istanze hanno giustificato la
revoca della licenza di condurre disposta nei confronti della ricorrente
fondandosi sulla perizia medica allestita dal medico del traffico SSML, dr.
med. __________, presso il CMT. 

3.2. Va anzitutto precisato che, nella misura in cui l'insorgente tenta ora di mettere
in discussione l'imparzialità e l'indipendenza della specialista, le sue
censure cadono nel vuoto. Invano lamenta in particolare che quest'ultima verserebbe
in un conflitto d'interessi, sia a fronte delle spese peritali di cui chiede l'anticipo
sia perché, a dipendenza delle proprie conclusioni, sarebbe in grado di
obbligare l'amministrato a tornare da lei (quale unico medico del
traffico operante nel Cantone). Per giurisprudenza ai periti si applicano in
linea di principio, mutatis mutandis, i medesimi motivi di ricusazione
previsti per i giudici (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.1, 132 V 93 consid. 7.1).
Tali motivi, secondo il principio di buona fede, vanno tuttavia fatti valere
senza indugio, tosto che l'interessato ne è a conoscenza, pena la perdita del diritto
di prevalersene successivamente (cfr. DTF 132 II 485 consid. 4.3, 128 V 82 consid. 2b; STF 6B_487/2011
del 30 gennaio 2012 consid. 1.2). Ne discende che le censure proposte
solo ora dall'insorgente vanno respinte già solo perché tardive: nulla le
impediva in effetti di sollevare le sue critiche prima di sottoporsi all'esame
della dr. med. __________, che l'autorità le aveva ordinato con la decisione
del 29 marzo 2018, rimasta incontestata. A ciò aggiungasi che le circostanze
addotte dalla ricorrente non sono in ogni caso tali da suscitare oggettivamente
una sfiducia nell'imparzialità del medico del traffico (cfr. DTF 133 II 394
consid. 4.1; STF 1C_264/2018 del 5 ottobre 2018 consid. 7, 6B_616/2018 del 12
luglio 2018 consid. 2.2 e rimandi): nella richiesta di un anticipo delle spese
peritali, in linea con la prassi (cfr. Mizel,
op. cit., pag. 103, 147 e 720; Jacqueline
Bächli-Biétry/Rahel Bieri/Martina Menn, in: Manfred Dähler/René
Schaffhauser, Handbuch Strassenverkehrsrecht, Basilea 2018, § 9, n. 33; cfr. in
tal senso anche STF 1C_248/2011 del 30 gennaio 2012, 1C_237/2008 del 16 giugno
2008 consid. 1), non è ravvisabile alcunché di straordinario, nemmeno nel loro ammontare
(cfr. pure risposta del Governo del 16 gennaio 2019 all'interrogazione del 2
novembre 2018, n. 163.18, pag. 3), fermo restando che nulla impedisce all'interessato
di chiedere un dettaglio della fattura. La revoca di sicurezza, contrariamente
a quanto sembra assumere l'insorgente, non viene inoltre pronunciata dal medico
specialista, ma dalla Sezione della circolazione, la cui decisione può se del
caso essere impugnata. Le perizie di medicina del traffico sottostanno al
libero apprezzamento delle prove da parte del giudice, a cui spetta risolvere
le questioni giuridiche che si pongono. Se sussistono sufficienti motivi per
dubitare del valore probatorio di un referto (cfr. anche supra, consid.
2.3), occorre di principio che siano raccolte prove complementari; il giudice
non può invece fondarsi su una perizia non conclusiva e convincente, poiché rischierebbe
altrimenti di incorrere in un apprezzamento arbitrario delle prove (cfr. DTF
133 II 384 consid. 4.2.3; STF 1C_264/2018 citata consid. 3.3). Se ciò sia il
caso in concreto, è questione che verrà esaminata in appresso (consid. 4). Per
il resto va comunque puntualizzato che la dr. med. __________ non ha nel caso
specifico posto alcun obbligo di tornare da lei e, a ben vedere, nemmeno
suggerito di subordinare la riammissione alla guida a un rapporto di verifica
conclusiva steso dal CMT (così come indicato nella decisione del 30
aprile 2018), bensì da un medico del traffico specialista in medicina
del traffico SSML (cfr. perizia pag. 9). 

4.    4.1. In concreto
dalla perizia risulta che la dr. med. __________, dopo una breve anamnesi fisiologica e patologica, ha svolto un
colloquio con la ricorrente che il referto così riporta (ad "Storia del consumo
di alcol", pag. 4 seg.; n.d.r. la numerazione da 1 a 8 è del Tribunale):

(1) L'interessata dichiara un inizio di consumo
di sostanze alcoliche all'età di 17-18 anni circa precisando: "io bevo e
mi piace, mi faccio un aperitivo spesso e lavoro al bar e quindi ci sta che
bevo anche se mi offrono da bere. Però diciamo che da quando bevo soprattutto è
con le amiche se faccio un weekend e usciamo o se vado a cena con il mio
fidanzato ci sta che bevo una bottiglia. Indicativamente bevo 2-3 volte la
settimana e mi bevo 3-4 birrette o bicchieri di vino. lo vado sempre a piedi
uso quasi mai la macchina e quindi se bevo torno a piedi, insomma così diciamo
che passo la mia settimana. Magari poi ci sono stati dei carnevali che ho
bevuto un po' di più o serate con gli amici, compleanni, insomma se ho fatto il
compleanno dei 40 anni avrò bevuto 7-8 da 3 dl. Poi magari capita che dal
lunedì al giovedì bevo solo acqua e tea caldo. Dal 19.03.2018 ad oggi ho
continuato a bere come d'abitudine la birretta". 

(2) L'interessata non riconosce una tolleranza aumentata all'alcool spiegando
che "se beve qualche bicchiere di troppo non lo sopporta bene" e
precisa di avere perso il controllo del suo consumo di sostanze alcoliche in
più occasioni precisando: "se ci sono delle occasioni come il carnevale o
le feste di compleanno allora capita che bevo un po' di birre, difficile dire
quante, poi sa com'è una la offro io una te la offrono gli altri e si beve
senza contare quante ne bevo".

(3) Nel corso della perizia, la signora RI 1 precisa di non avere mai
utilizzato l'alcool come un ripiego nei momenti difficili della sua vita e non
pensa di avere mai avuto problemi a relazionarsi con questa sostanza; inoltre,
nessuno del suo entourage le ha mai fatto notare un consumo eccessivo di alcool
nel corso della sua vita.

(4) Confrontata alla guida in stato di ebrietà del 19.03.2018 l'interessata
risponde come segue: "vado a pranzo con i genitori mi sono fatta le mie
3-4 birrette a pranzo e poi siamo stati con la famiglia a bere un dopo pranzo
in un bar-campo di calcio e poi io ho incontrato degli amici e c'era un mio
amico che festeggiava il compleanno e bevi bevi bevi, festeggiamo, ho iniziato
a bere altre 2-3 birre e 2-3 rhum e non sono abituata a bere super alcolici e
mi sono fatta un po' trasportare, giustamente la colpa è mia e non ho cenato si
sono fatte le 8 di sera e poi ho avuto la bella idea di prendere la macchina,
che non lo faccio mai, sono proprio sfortunata, non la tocco mai la macchina,
io abito a Bellinzona e giro a piedi, però si vede che ho sbagliato e doveva
andare così. Ho preso la macchina e avevo la Smart stavo tornando a casa, avevo
le luci spente e la polizia mi ha fermato, ho fatto il palloncino e poi mi
hanno detto che ero positiva e mi hanno fatto scendere hanno guidato la mia
macchina e mi hanno portato in ospedale, poi ho pianto e ho chiamato mio papà".

(5) Interrogata sugli aspetti della guida sotto l'influenza di alcool, la
perizianda afferma: "ho sbagliato, e sicuramente sono stata pericolosa, ma
anche bevendo sono comunque in grado di guidare, ma ho sbagliato avrei dovuto
fare come faccio di solito cioè chiamare il taxi o chiamare qualcuno".

(6) Riguardo agli aspetti alcologici di assorbimento e eliminazione dell'alcool
da parte del corpo umano, l'interessata afferma non conoscerli; queste
informazioni le sono fornite nel corso della presente perizia.

(7) Nel corso delle ultime 3 settimane afferma di aver consumato bevande
alcoliche come d'abitudine senza rispettare le consegne scritte nella lettera
di convocazione alla presente perizia (nella quale si raccomanda vivamente di
astenersi dal consumo di alcool).

(8) Per il futuro, la signora RI 1 propone delle strategie per non guidare più
in stato di ebrietà, come ad esempio fare guidare un amico che non beve, spostarsi
in taxi o utilizzando i mezzi pubblici a partire da una consumazione ≥ 1 unità di
alcool.

Dal referto risulta che il medico del traffico ha poi sottoposto RI 1 a
un questionario AUDIT (indicando che l'insorgente ha conseguito un punteggio
[6] inferiore a quello [8] indicante un problema di alcol) e a un esame clinico
(tegumenti, cardiovascolare, ecc., che non riporta segni degni di particolare
nota). L'esame del capello analizzato dall'IACT ha dal canto suo messo in
evidenza una concentrazione (69 pg/mg) di Etilglucuronide (EtG) superiore al
valore soglia (≥ 30 pg/mg), compatibile con un consumo eccessivo di
alcool nei 3-4 mesi antecedenti il prelievo. 

Sulla base delle dichiarazioni della perizianda e del questionario AUDIT,
il perito ha quindi precisato che possiamo ritenere al momento dei fatti un
solo criterio, menzionandone però due: perdita di controllo (difficoltà
a controllarne il consumo) e maggiore tolleranza, senza ulteriori
commenti; ha poi ricordato che sulla base della definizione della CIM-10 (Classificazione
Internazionale delle Malattie e dei problemi sanitari correlati, 10a
revisione, Organizzazione mondiale della sanità) una dipendenza da alcol
viene diagnosticata in presenza di almeno 3 criteri nel corso dell'anno
trascorso. 

Dopo aver ripreso le informazioni raccolte dal medico curante ("il mio
parere sull'idoneità alla guida dell'interessata è favorevole") e dal
datore di lavoro ("favorevole - persona affidabile e responsabile, quanto
accaduto è sicuramente un caso isolato"), in sede di conclusioni,
ricordato che la conducente è nota per la guida in stato di ebrietà del 19
marzo 2018, ha osservato (pag. 8):  

Dal punto di vista medico ritengo un consumo di
alcol eccessivo (in presenza di due criteri di dipendenza secondo la
definizione della CIM-10) sulla base delle dichiarazioni dell'interessato e dei
risultati dell'analisi del capello che mostrano un consumo eccessivo di etanolo
nei tre mesi antecedenti il prelievo.

Considero quindi che l'interessata sia più a
rischio degli altri conducenti della strada di rimettersi in futuro alla guida
di un veicolo sotto l'influsso di alcol se una presa a carico specialistica di
almeno 6 mesi ed una astinenza non vengono effettuate. 

Ha quindi concluso che l'interessata
non fosse idonea alla guida, precisando le condizioni per la riammissione alla
guida (cfr. pure risposte ai quesiti, pag. 9). 

4.2. Come accennato in narrativa, la ricorrente contesta fermamente le
risultanze della suddetta perizia, in particolare rimproverando alla precedente
istanza un accertamento arbitrario dei fatti. Sostiene essenzialmente che il
referto sarebbe inattendibile, poiché pieno di affermazioni non vere (mai
pronunciate), contraddizioni e conclusioni non motivate. Ribadendo quanto già
eccepito davanti al Governo (cfr. replica), evidenzia tra l'altro di non aver
mai dichiarato "io bevo e mi piace" (cfr. ad 1), né che "se
vado a cena con il mio fidanzato, ci sta che mi bevo una bottiglia di vino",
precisando invece che a domanda ("Se va a cena beve?") avrebbe
risposto che le può capitare di andare a cena con il suo ragazzo (non spesso
visto che economicamente non se lo potrebbe permettere) e di bere qualcosa, ma
non una bottiglia di vino come dice lei tutta per me. Dal 19 marzo 2018 avrebbe
solo indicato di aver consumato qualche birra (cfr. ad 1), sostenendo che la
dottoressa avrebbe commentato che non era grave, dicendomi che sono una
brava ragazza e che non dovrei neanche essere lì. Non avrebbe inoltre mai
affermato che "se bevo qualche bicchiere di troppo non lo sopporto bene",
né tanto meno precisato di aver perso il controllo del consumo di sostanze
alcoliche in più occasioni, bevendo senza rendersi conto della quantità che
ingerisce (come inteso e scritto dal medico; cfr. ad 2). Estranea le
sarebbe pure l'affermazione che "non pensa di avere mai avuto problemi
a relazionarmi con questa sostanza" (cfr. ad 3). Scorretta sarebbe poi
la frase riportata nella perizia "che si vede che ho sbagliato e che
doveva andare cosi", ritenuto che il senso di quanto da lei dichiarato
era invece "che so di aver sbagliato da subito" (cfr. ad 4). L'insorgente
ribadisce poi come non sia possibile la dichiarazione che la polizia mi ha
portato in ospedale, visto che ciò non è accaduto (cfr. ad 4). Non avrebbe
inoltre mai asserito che "anche bevendo sono in grado di guidare, e
come faccio di solito chiamo un taxi" (cfr. ad 5), né di non
conoscere gli aspetti alcologici di assorbimento e eliminazione dell'alcool da
parte del corpo umano (cfr. ad 6). Con riferimento all'indicazione
contenuta nella convocazione in cui si raccomanda di astenersi vivamente dal
consumo di alcol (cfr. ad 7), sostiene che la dr. med. __________ le aveva
indicato che non era grave, rilevando del resto di essersi sottoposta subito alla
verifica. Rimprovera poi al medico di non aver protocollato determinate
circostanze, quali il fatto che l'estate scorsa si era astenuta per tre mesi da
alcool e "cibo spazzatura".

4.3. Espressamente interpellata dal Governo a prendere posizione sulle predette
obiezioni, con scritto del 19 settembre 2018 la dr. med. __________ si è
limitata a ribadire il contenuto del suo referto e respingere in modo generico
le asserzioni dell'insorgente, evidenziando peraltro che le affermazioni sul
consumo di alcol sarebbero coerenti con il dato tossicologico relativo all'esame
del capello. 

4.4. Ora, occorre anzitutto rilevare che, contrariamente a quanto ritenuto dal
Consiglio di Stato, la ricorrente non si è limitata a eccepire semplici imprecisioni
o sbavature, ma ha all'evidenza sollevato molte critiche circostanziate, che
interessano gran parte del colloquio avuto con il medico del traffico e che
toccano aspetti rilevanti, quali le circostanze inerenti all'episodio di guida
in stato di ebrietà, le sue abitudini di consumo e le sue impressioni soggettive in merito. Censure, queste, che
la ricorrente ha invero potuto sollevare solo davanti al Governo, ritenuto che
la Sezione della circolazione ha omesso di trasmetterle - a torto - la perizia
per osservazioni prima di emanare la decisione (cfr. STA 52.2016.493 del 20 febbraio
2017 in RtiD I-2017 n. 46 consid. 3.4; cfr. anche Mizel, op. cit., pag. 149).

La perizia della dr. med. __________ non riporta invero in modo chiaro e
preciso le domande che il medico ha sottoposto alla ricorrente, né di riflesso
le risposte da lei fornite nel corso del colloquio (di cui s'ignora peraltro la
durata). Il suddetto capitolo sulla "Storia del consumo di alcol" è
piuttosto un testo che sembra seguire un predeterminato schema, intercalato da
dichiarazioni della peritata (citazioni tra virgolette), che non è tuttavia
chiaro come siano state protocollate. Invitata a esprimersi dal Governo, la
specialista non ha ritenuto di dover fornire alcuna spiegazione. Atteggiamento,
questo, che in presenza di puntuali contestazioni non va tuttavia esente da
critiche, poiché una perizia deve di principio fondarsi solo su dati oggettivi,
che all'occorrenza devono poter essere dimostrati, pena il rischio della
mancanza di trasparenza e plausibilità del referto. Ciò vale soprattutto
laddove - come in concreto - dalle dichiarazioni dell'interessato lo
specialista trae delle conclusioni (cfr. perizia, pag. 7 e 8). Il colloquio
peritale, contrariamente a quanto sembra ritenere l'insorgente, non è un
interrogatorio di un imputato da parte di un'autorità penale (a cui tornano
applicabili le regole del codice di procedura penale, cfr. art. 157 segg. CPP).
Ai fini dell'attendibilità della perizia, nel corso di una tale dialogo
esplorativo, le informazioni rilevanti per la problematica dell'idoneità alla
guida vanno nondimeno protocollate il più fedelmente possibile, con le parole
del periziando o almeno nel loro senso (cfr. Bruno
Liniger, in: Manfred Dähler/René
Schaffhauser, op. cit., § 10, n. 30). Di regola il referto dovrebbe pure
riportare particolari obiezioni e/o reazioni dell'esplorando, ma anche del
perito, che deve dal canto suo evitare domande suggestive o giudizi di valore
(cfr. Liniger, op. cit., §10, n.
30 seg.). A garanzia della qualità del referto (sia nell'interesse del
conducente che del perito), parte della dottrina suggerisce inoltre di
registrare il colloquio, previa indispensabile informazione dell'interessato
(cfr. Bächli-Biétry/Bieri/Menn, op.
cit., § 9, n. 97, relativamente alle perizie di psicologia del traffico). Lo
specialista deve in ogni caso porsi nella condizione di poter dimostrare il
contenuto del colloquio rispettivamente quanto riportato nel proprio rapporto
peritale. In concreto, sta di fatto che avendo la dr. med. __________
rinunciato ad addurre una qualsiasi giustificazione a sostegno delle
affermazioni protocollate, non è possibile affermare che il suo referto si
fondi su un impianto sufficientemente verificabile e attendibile. A maggior ragione
se si considera che una parte delle obiezioni dell'insorgente appaiono senz'altro
pertinenti: non è ad esempio dato di comprendere come RI 1 possa aver
dichiarato di essere stata portata in ospedale, dal momento che non è stata
sottoposta a un esame del sangue (ma dell'alito, mediante etilometro
probatorio). Considerato poi che si è subito sottoposta alla visita medica il
10 aprile 2018 - ovvero solo 4-5 giorni dalla lettera con cui è stata
contattata dal Centro della dr. med. __________ (cfr. scritto datato 5 aprile
2018, doc. 27) - è inverosimile che possa aver reso una dichiarazione nel senso
che nel corso delle ultime 3 settimane afferma di aver consumato
bevande alcoliche come d'abitudine senza rispettare le consegne scritte nella
lettera di convocazione alla presente perizia (nella quale si raccomanda
vivamente di astenersi dal consumo di alcool). Perplessità suscita inoltre
la contestata quantità di alcol (2-3 birre e 2-3 rhum) da lei ingerita
il 19 marzo 2018 secondo la perizia, diversa da quella (3 birre da 3 dl e un
rum) indicata in sede di verbale di polizia. La perizia non si confronta
del resto con questa circostanza e non è peraltro nemmeno chiaro se gli atti
dell'autorità amministrativa inerenti all'episodio della guida in stato di
ebrietà (rapporto di polizia) - che dovrebbero invero rientrare tra quelli che
la dottrina raccomanda di raccogliere in vista di una simile perizia (cfr. Liniger, op. cit., § 10, n. 29; Isa Thiele, Das verkehrsmedizinische
Gutachten, in: Arbeitsgruppe Verkehrsmedizin der Schweizerischen
Gesellschaft für Rechtsmedizin, Handbuch der verkehrsmedizinischen
Begutachtung, Berna 2005, pag. 98 seg.; cfr. pure Bächli-Biétry/Bieri/Menn, op. cit., § 9,
n. 35 e 87) - siano stati visionati dal medico del traffico (cfr. perizia pag.
2, che cita solo la decisione della Sezione della circolazione del 29 marzo
2018). Da questo profilo, sussiste quantomeno qualche interrogativo sul grado
di approfondimento della perizia. Il referto è inoltre scarnamente motivato e
non privo di contraddizioni. Lo confermano in particolare le considerazioni
inerenti ai criteri di dipendenza secondo la CIM-10 (o ICD-10; cfr. in
generale, sulla possibilità di riferirsi a questa classificazione per
determinare una dipendenza da alcol, Mizel,
op. cit., pag. 161 segg. con rimandi alla dottrina e giurisprudenza): la
specialista precisa di intravedere un criterio, ma poi ne elenca due ("perdita
di controllo" e "maggiore tolleranza"), senza però fornire
alcuna spiegazione e senza che sia anche solo possibile intuire sulla base di
quali dichiarazioni e risposte al questionario AUDIT (non allegato) li abbia
concretamente dedotti (cfr. perizia, pag. 7). E ciò considerato tra l'altro che
la conducente, stando al referto, non avrebbe riconosciuto una tolleranza
aumentata all'alcol (cfr. perizia, pag. 4) e ha, come detto, negato di aver
affermato di aver perso in più occasioni il controllo dei suoi consumi. 

È ben vero che l'esame del capello ha rilevato una concentrazione (69 pg/mg) di
Etilglucuronide (EtG), indice di un consumo eccessivo di alcol nei 3-4 mesi
antecedenti il prelievo (ovvero gennaio-aprile 2018). Tale elemento,
contrariamente a quanto sembra assumere il Governo - sebbene costituisca un
serio indizio di un'inattitudine alla guida - non basta tuttavia a giustificare
una revoca di sicurezza. Per giurisprudenza, l'esame del capello non
costituisce da solo un'inequivocabile prova di una dipendenza da alcol e meglio
di un consumo abusivo di alcol rilevante per il traffico. Una tale prova è
infatti data allorquando il periziando non è in grado di dissociare il suo uso
di alcol da un comportamento pienamente responsabile nella circolazione
stradale rispettivamente quando sussista un rischio importante che egli si
metta alla guida in uno stato d'intossicazione. Per prassi, come già visto, ciò
presuppone non solo che egli consumi regolarmente quantità di alcol tali da diminuire la sua capacità di condurre veicoli a
motore, ma anche che si riveli incapace di liberarsi o di controllare questa abitudine per sua propria volontà (cfr.
supra, consid. 2.1; STF 1C_150/2010 citata consid. 5.3). Sono questi gli
aspetti che una perizia è tenuta a discutere e motivare, sulla scorta dell'apprezzamento
di diversi elementi (cfr. supra, consid. 2.2; cfr. inoltre Liniger, op. cit., § 10, n. 26 segg. e
n. 62 segg.; Mizel, op. cit., pag.
160 segg.). Ciò che in concreto non è però avvenuto. 

4.5. In conclusione, diversamente da quanto dedotto dalla precedente istanza,
si deve ritenere che - allo stadio attuale - la situazione della ricorrente non
sia stata sufficientemente approfondita e chiarita. La perizia agli atti, a
fronte delle numerose obiezioni dell'insorgente (rimaste lettera morta), non
risulta poggiare su un impianto sufficientemente solido e attendibile. Non
risulta inoltre sufficientemente intelligibile e motivata. Vi sono quindi seri
motivi per non potersi adagiare sulle sue conclusioni. L'analisi del capello di
cui si è detto costituisce per contro un serio indizio d'inidoneità: occorre
quindi che la situazione dell'insorgente venga ulteriormente approfondita, in
particolare procedendo all'assunzione di un'ulteriore nuova perizia, da
affidare a un altro specialista in possesso del titolo di medico del
traffico SSML (cfr. DTF 133 II 84 consid.
4.2.3; cfr. anche Liniger, op.
cit., n. 80). Gli atti vanno dunque retrocessi al Governo, affinché si pronunci
nuovamente, previa nuova istruttoria. 

5.    5.1. In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere parzialmente accolto,
con conseguente annullamento della decisione impugnata. Gli atti sono rinviati
al Governo affinché proceda ai sensi del precedente considerando. 

L'emanazione del presente giudizio rende superflua
l'evasione della domanda volta alla concessione dell'effetto sospensivo al
gravame in questa sede.

5.2. Per giurisprudenza, il rinvio dell'incarto all'istanza inferiore per
procedere a complementi istruttori, con esito aperto, comporta che chi ricorre venga considerato come vincente (cfr. STF
2C_559/2015 del 31 gennaio 2017 consid. 6.1, 1C_63/2016 del 25 agosto 2016 consid. 5.5; STA 52.2016.438 del 5
aprile 2018). Non si preleva di
conseguenza la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm). Lo Stato del
Cantone Ticino è per contro tenuto a rifondere alla ricorrente, assistita in
questa sede da un legale, un'adeguata indennità
a titolo di ripetibili (art. 49 cpv. 1 LPAmm). 

 

 

Per
questi motivi,

decide:

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

§.  Di conseguenza:

1.1.   la decisione del 14 novembre 2018
(n. 5367) del Consiglio di Stato è annullata;

1.2.   gli
atti sono retrocessi al Governo affinché proceda come indicato al consid.
4.5. 

 

 

2.   Non si
preleva tassa di giustizia. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà alla
ricorrente fr. 2'000.- a titolo di ripetibili. 

All'insorgente va retrocessa la somma (fr. 1'500.-) versata a titolo di
anticipo delle presumibili spese processuali. 

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     La
vicecancelliera