# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 00bd2e73-380b-584b-bd0e-f47934290bdd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 16.07.2003 90.1997.120
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1997-120_2003-07-16.html

## Full Text

Incarto n.

  90.1997.120

  	
  Lugano

  16 luglio
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Werner Walser

  

 

	
  segretaria:

  	
  Eleni Cernecca-Cassayianni,
  vicecancelliera

  

 

statuendo sul ricorso del 16 settembre 1997 dell’

 

	
   

  	
  avv__________ __________, __________
  __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

   

  la decisione 27 agosto 1997 (n. __________) con cui
  il Consiglio di Stato ha approvato la variante del piano regolatore del
  comune di __________ concernente l’inventario degli edifici situati fuori
  dalle zone edificabili; 

  	 

 

	
   

  	
  

  

viste le risposte:

 -   27 ottobre 1997 del municipio di
__________ ;

 -   27 novembre 1997 della divisione della
pianificazione territoriale;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto 

 

 

                                         in
fatto:                         

 

 

                                  A.   Il
3 dicembre 1996 l’assemblea comunale di __________ ha adottato la variante del
piano regolatore concernente l'inventario degli edifici situati fuori dalle
zone edificabili. L'edificio n. __________, ubicato al mappale __________, è
stato classificato nella categoria "diroccato 2".

 

 

B.  Il 6 maggio 1997 __________
__________, proprietario dell'edificio in rassegna, è insorto contro la
deliberazione dell'autorità comunale innanzi al Consiglio di Stato, al quale ha
chiesto di classificarlo nella categoria degli edifici meritevoli di conservazione
“1a", “1b”, “1d”, subordinatamente nella categoria trasformato 3. 

 

 

                                  C.   Il 
27 agosto 1997 il Consiglio di Stato ha approvato la variante in oggetto. In
quella sede il Governo ha confermato la valutazione del comune, respingendo il
ricorso. 

 

 

                                  D.   Con
gravame 16 settembre 1997 il proprietario è insorto contro il giudizio governativo
dinanzi a questo Tribunale, ribadendo la propria domanda.

 

Il
municipio di __________ ha proposto l’accoglimento del ricorso.  La  divisione
della pianificazione territoriale ne ha postulato, invece, la reiezione. 

 

 

E.    Il 30 aprile 1998 ha avuto luogo
un'udienza, cui ha fatto seguito   

       un sopralluogo. Circa le relative
risultanze si dirà, per quanto ne-

       cessario, in diritto.

 

 

 

 

 

 

Considerato,                  

 

 

in
diritto

 

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data (art. 38 cpv. 1 LALPT), il ricorso è tempestivo
(art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4
lett. b LALPT). Il gravame è pertanto ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1.
In Ticino vi è un numero
considerevole di edifici (rustici) e impianti che resta a testimonianza del
recente passato. Questi edifici e impianti, individuabili su tutto il
territorio cantonale, rappresentano sovente componenti essenziali del paesaggio
culturale che, in assenza di essi, risulterebbe impoverito. La conservazione
degli stessi pertanto può essere opportuna anche se sono situati fuori zona
edificabile e se si rende necessario il cambiamento della loro destinazione
originaria, salvo naturalmente i casi in cui la destinazione agricola può
essere mantenuta. D'altra parte un cambiamento di destinazione senza presupposti
e limiti chiari e stretti può vanificare la funzione originaria di
testimonianza di questi edifici e alterare gravemente il valore del paesaggio
che li custodisce. Il cambiamento di destinazione diventa pertanto una misura
che permette, da un lato, la conservazione dell’edificio stesso e, dall'altro,
la creazione delle premesse necessarie per la cura delle aree circostanti (cfr.
scheda di coordinamento del piano direttore 8.5, nella versione approvata e
modificata dal Consiglio federale il 30 gennaio 2002, capitolo "Situazione:
problematiche, conflitti").

 

2.2. Dal punto di vista
del diritto federale l'art. 39 OPT, ai cpv. 2 e 3, pone le premesse e le condizioni
in base alle quali l'autorità cantonale competente può autorizzare, fuori dalle
zone edificabili, il cambiamento di destinazione di detti edifici e impianti
(cfr., in precedenza, l'art. 24 cpv. 2 e 3 dell'or abrogata OPT del 2 ottobre
1989, cpv. 2 e 4 dopo la modifica del 22 maggio 1996). Giusta tale disposizione:

 

"2. I Cantoni possono
autorizzare, siccome d'ubicazione vincolata, la modifica dell'utilizzazione di
edifici esistenti, protetti perché tipici del paesaggio, se:

a. il paesaggio e gli edifici
formano un'unità degna di protezione e sono stati posti sotto protezione
nell'ambito di un piano di utilizzazione;

b. il carattere particolare del
paesaggio dipende dal mantenimento di tali edifici;

c. la conservazione duratura
degli edifici può essere garantita solo con il cambiamento di destinazione; e

d. il piano direttore cantonale
contiene i criteri secondo cui va valutato il carattere degno di protezione dei
paesaggi e degli edifici.

 

3. Le autorizzazioni secondo il presente
articolo possono essere rilasciate soltanto se:

a. l'edificio non è più necessario
all'utilizzazione anteriore;

b. il cambiamento di destinazione non
comporta un edificio sostitutivo che non sia necessario;

c. l'aspetto esterno e la struttura
edilizia basilare restano sostanzialmente immutati;

d. è necessaria tutt'al più una leggera
estensione dell'urbanizzazione esistente e tutti i costi d'infrastruttura,
causati dal cambiamento completo di destinazione, sono ribaltati sul
proprietario;

e. la coltivazione agricola delle rimanenti
superfici e delle particelle limitrofe non è minacciata;

f. non vi si oppongono interessi
preponderanti (art. 24 lett. b LPT)."

 

Non è lecito eludere il principio della separazione tra zona edificabile
e zona non edificabile e la regolamentazione restrittiva concernente le
autorizzazioni eccezionali fuori dalle zone edificabili. L'art. 39 cpv. 2 OPT è
pertanto correttamente attuato solo quando l'interesse pubblico al mantenimento
di un edificio mediante cambiamento dell'utilizzazione permette di scostarsi
dal menzionato principio della separazione; d'altro canto, la regolamentazione
in esame, nel suo insieme, non può essere applicata in modo così intenso da
mettere in discussione il principio stesso della separazione. L'essere degno di
protezione e la messa sotto protezione non devono essere dunque un pretesto per
giustificare una modifica dell'utilizzazione inammissibile giusta l'art. 24
LPT: occorre pertanto fissare esigenze sufficientemente elevate ai paesaggi ed
agli edifici sia per quanto concerne il riconoscimento della dignità di protezione
sia per quanto concerne l'intensità della messa sotto protezione.

 

                                         2.3.
Nel Cantone Ticino la problematica del cambiamento di destinazione degli edifici
esistenti, protetti perché elementi tipici del paesaggio, è stata affrontata
tramite la scheda di coordinamento 8.5 del piano direttore. Questa è volta ad assicurare la gestione e la protezione del
territorio fuori delle zone edificabili, permettendo il mantenimento e la
valorizzazione di edifici e impianti degni di protezione, situati fuori delle
zone edificabili, laddove essi costituiscono una componente essenziale del
paesaggio tradizionale locale (cfr. scheda citata, capitolo "Scopo del
coordinamento").

 

                                         Nella
versione approvata dal Consiglio federale il 30 gennaio 2002, dallo stesso
modificata, questo strumento elenca in primo luogo i criteri per la
delimitazione dei paesaggi con edifici ed impianti degni di protezione (cfr.
capitolo "Attuazione del coordinamento, 1. Livello cantonale"). Il territorio cantonale, per il quale va esaminata
una messa sotto protezione, comprende dunque i paesaggi caratterizzati dall'alternanza
tra foreste e spazi aperti e da aree alpestri al di sotto dei 2000 metri sul
mare, valorizzati dalla presenza di edifici rurali originali, ubicati fuori
dalle zone edificabili in modo raggruppato o isolato. Per una messa sotto
protezione non entrano in linea di conto il bosco ai sensi della legislazione
forestale, le superfici per l'avvicendamento colturale (SAC), le aree per
attrezzature, impianti o funzioni di interesse nazionale, cantonale o
regionale, infine le aree soggette a forti pericoli naturali accertati.

 

La scheda stabilisce, in seguito, come devono procedere - a tale
scopo - i comuni (cfr. capitolo "Attuazione del coordinamento, 2. Livello
comunale").

 

Questi devono anzitutto preparare la decisione sulla protezione dei
paesaggi degni di protezione, definendo il territorio che non può entrare in
linea di conto (come il bosco, le superfici, per l'avvicendamento colturale, le
zone di pericolo, le aree per attrezzature, impianti o funzioni di interesse
nazionale, cantonale o regionale), allestendo l'inventario degli edifici e
impianti fuori dalla zona edificabile, raccogliendo le informazioni inerenti lo
stato e l'utilizzazione del territorio, individuando gli elementi naturali, definendo
eventuali elementi storici e culturali specifici della zona, rilevando le
infrastrutture e i servizi esistenti.

 

Sulla scorta di tali elementi conoscitivi i comuni:

·  decidono in modo restrittivo sulla
protezione di paesaggi nel senso della scheda e ne delimitano, se del caso, il
perimetro dopo una ponderazione di tutti gli interessi in gioco;

·  decidono quali edifici, all'interno di
questo perimetro, proteggere;

·  indicano gli
edifici che vanno mantenuti a scopo agricolo;

·  definiscono le misure vincolanti atte a
garantire una gestione attiva e la protezione del paesaggio;

·  definiscono le norme di attuazione per la
protezione dei singoli edifici.

 

La scelta degli edifici da proteggere, e quindi da conservare, può
essere effettuata solo dopo aver analizzato tutti gli edifici compresi nel
paesaggio protetto. Per effettuare questa scelta occorre partire da una prima
scelta sulla base dell'inventario: quest'ultima è, però, relativa, nel senso
che non può essere automaticamente riportata sugli edifici inclusi nel
perimetro dei paesaggi protetti.

 

Com'è a più riprese riconosciuto nel rapporto d'esame della scheda
8.5 allestito dall'ufficio federale dello sviluppo territoriale all'indirizzo
del Consiglio federale, del 14 novembre 2001, gli inventari costituiscono, di
conseguenza, un'eccellente base per le ulteriori decisioni (cfr. il rapporto
citato, segnatamente cifra 3). L'inventario serve quindi, in primo luogo, quale
strumento di analisi e di controllo della situazione del patrimonio costruito
fuori dalla zona edificabile; esso permette, in secondo luogo, di indicare
quali edifici sono degni di protezione e quali non lo sono secondo la classificazione
definita a questo scopo nelle direttive elaborate dal dipartimento cantonale
del territorio. Lo stato degli edifici, unitamente a quello del territorio che
sta loro intorno, costituiscono difatti degli elementi decisivi per la
definizione dei paesaggi da proteggere (cfr. allegato al testo della scheda approvata
dal Consiglio federale "Indicazioni operative complementari", cifra
2b).

 

Alla catalogazione degli edifici effettuata in sede di inventario
deve tuttavia far seguito un ulteriore, irrinunciabile passo: accertare quali
paesaggi, potenzialmente degni di protezione, vanno effettivamente posti sotto
tutela e quali edifici, potenzialmente degni di protezione, situati in questi
paesaggi, siano effettivamente da proteggere. Questo passo ha luogo,
formalmente, attraverso l'inserimento del perimetro dei paesaggi protetti,
della designazione delle costruzioni protette e delle relative disposizioni di
protezione nel piano del paesaggio del piano regolatore, analogamente a quanto
avviene per le altre zone di protezione (art. 28 cpv. 2 lett. f LALPT; cfr. scheda
di coordinamento 8.5, capitolo "Attuazione del coordinamento; 2. Livello
comunale"). L'elaborazione delle basi decisionali sotto forma di
inventario non basta pertanto per legittimare il rilascio di una licenza
edilizia relativa al cambiamento di destinazione degli edifici che questo
strumento designa come protetti, ossia meritevoli di conservazione (cfr. il
rapporto d'esame, cifra 2.453.1). Come spiega il rapporto d’esame allestito
dall’ufficio federale dello sviluppo territoriale alla cifra 2.464.1, la modificazione
della destinazione di un edificio che nell’inventario è stato assegnato
segnatamente alla categoria “meritevole 1a” (circa le classificazioni si veda
il considerando 2.4. che segue) presuppone lo svolgimento delle seguenti ulteriori
fasi:

·  il paesaggio, nel quale è situato, deve
essere effettivamente stato messo sotto protezione dopo aver ponderato tutti
gli interessi;

·  l’edificio medesimo deve essere stato posto
sotto protezione siccome elemento irrinunciabile di quel paesaggio;

·  nell’ambito della procedura d’autorizzazione
relativa al cambiamento d’utilizzazione dell’edificio, la messa sotto
protezione di paesaggio ed edificio deve rivelarsi giustificata e le altre
condizioni della legislazione federale, cantonale e comunale devono essere soddisfatte.

 

2.4. L'inventario degli edifici situati fuori dalle zone edificabili
viene allestito, adottato ed approvato seguendo la procedura della variante del
piano regolatore (art. 41 cpv. 2 LALPT; 73 cpv. 3 LALPT). Gli edifici vengono
suddivisi nelle seguenti categorie:

 

1. Edifici meritevoli di conservazione:

 

a)  edifici rustici
finora prevalentemente utilizzati a scopo agricolo, per i quali è ammessa la
trasformazione (cambiamento di destinazione);

 

b)  edifici rustici
diroccati, che fanno parte di un nucleo meritevole di conservazione, per i
quali è ammessa la ricostruzione (cambiamento di destinazione); un nucleo
meritevole di conservazione - che legittima la ricostruzione di edifici
diroccati posti nello stesso - è costituito da un assieme di edifici che
rappresentano degli elementi emergenti del paesaggio e formano una struttura
edilizia unica, una trama architettonicamente valida e di pregio, ed hanno
caratteristiche particolari per le loro peculiarità paesaggistico-ambientali;

 

c)      edifici rustici particolari con una destinazione specifica (oggetti
culturali) che vanno mantenuti (cappelle, mulini, grotti, forni del pane,
torchi, nevere, lavatoi ecc.) nell'interesse generale di salvaguardare il
contenuto, la tipicità e l'importanza storica della costruzione;

 

d)  edifici rustici
ancora utilizzati (o utilizzabili) a scopo agricolo, sia nelle superfici per
l'avvicendamento colturale che negli altri terreni inclusi nella zona agricola
del piano regolatore, che devono mantenere la loro destinazione attuale;

 

2. Edifici diroccati non ricostruibili:

edifici diroccati per i quali non esiste un interesse pubblico alla
loro ricostruzione in quanto non appartengono a nuclei o gruppi di rustici
meritevoli di conservazione;

 

3. Edifici rustici già trasformati:

edifici rustici già trasformati per i quali sono concessi interventi
di manutenzione ordinaria o, se ancora meritevoli, di recupero di parti originali;

 

4. Altri edifici rilevati:

Tutti gli altri edifici esistenti sul territorio quali case
d'abitazione, costruzioni agricole non tradizionali, autorimesse, baracche, capannoni,
ecc.. In questa categoria sono inclusi anche edifici originariamente rustici,
ma che in seguito a trasformazione hanno perso totalmente le loro
caratteristiche originali.

 

2.5. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia.
Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto
cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di
almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio
di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano -
con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della
legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le
autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque
semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve
rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella
ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi
ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-1999 n. 27 consid. 3).

 

Il potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del
territorio è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2
LALPT; RDAT cit., ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter
ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una
modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

                                   3.   3.1.
Nell'ambito dell'adozione della variante di piano regolatore concernente l'inventario
degli edifici situati fuori dalle zone edificabili l’assemblea comunale di
__________ ha classificato la costruzione n. __________,  al mapp. n.
__________, ubicata in località Tiee, nella categoria "diroccato 2".
Approvando la variante il Consiglio di Stato ha confermato tale valutazione.
Esso ha ritenuto che l'edificio, “diroccato” a tutti gli effetti, non faceva
parte di un nucleo meritevole di conservazione, per cui non poteva essere
ricostruito e trasformato (cfr. risoluzione impugnata, cifra 4.1, pag. 8).

 

3.2. Il
ricorrente contesta la valutazione effettuata dalle autorità  comunale e cantonale.
Afferma, in particolare, che l’immobile al mappale no. __________è composto di
quattro subalterni (A, F, G, B), che costituiscono un solo edificio, la cui
parte F sarebbe meritevole di ricostruzione per dare definitiva sistemazione a
un rustico di pregio. Egli chiede, pertanto, che l’edificio venga classificato
nella categoria di edifici meritevoli di conservazione “1a”, eventualmente “1b
e “1d”, subordinatamente nella categoria “trasformato 3”. 

 

3.3. La
valutazione impugnata deve essere confermata. Intanto, alla data del rilievo
dell'edificio effettuato per conto del comune, la costruzione, in stato di
abbandono, non aveva il tetto e presentava solo resti dei muri perimetrali
(cfr. fotografie riferite al rilievo dell’agosto 1996). È quanto del resto ha
potuto accertare lo stesso Tribunale in sede di sopralluogo (cfr. foto scattate
in quell’occasione). Trattasi dunque di un diroccato giusta l'art. 29 seconda
frase RLALPT: opera in rovina, inutilizzabile, ovvero non degna di
conservazione. Un’attribuzione del fabbricato alla categoria “meritevole 1a”
non entra, pertanto, in linea di conto. 

Dal
momento inoltre che la costruzione in oggetto non si trova all’interno di un
nucleo meritevole di conservazione - è tale, a __________, solo quello di
__________ (cfr. risoluzione impugnata cifra 3.3, pag. 5) - non può essere
assegnata alla categoria “meritevole 1b”, ossia tra i diroccati che possono
essere ricostruiti e adibiti a residenza. Con queste premesse, neppure
un’attribuzione del fabbricato alle categorie “meritevole 1d” o “trasformato 3”
può entrare in linea di conto.  

 

Gli
argomenti addotti dall’insorgente non permettono di mutare le anzidette conclusioni:
in particolare non è possibile dedurre, come egli pretende, che le costruzioni
ai sub. A, B, G ed F del mapp. __________costituiscano un unico edificio e che,
di conseguenza, anche la parte in discussione debba essere salvaguardata
nell’interesse del complesso. La circostanza secondo cui gli altri subalterni
(A, B e G) siano già stati oggetto di autonomo ripristino e siano stati
assegnati alla categoria “trasformato 3” conferma ulteriormente quanto assunto.

 

3.4. Il
ricorso deve essere, dunque, respinto.

 

 

4.La
tassa di giudizio è posta a carico del ricorrente (art. 28 Pamm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

2.La tassa di giudizio, di fr. 500.--, è
posta a carico del ricorrente.

 

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
  -        
  avv. __________ __________, __________ __________. __________
  __________, ____________________; 

  	 

	
   

  	
  -        
  Municipio di
  __________, ____________________;

  -        
  Divisione della
  pianificazione territoriale,
  ______ _. ________ __, ____ ___________;

  -        
  Consiglio di Stato, Residenza governativa, ____
  ___________.

  

 

Tribunale della pianificazione del territorio                                                 

Il presidente                                                                                                    La
segretaria