# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 513557ae-76fa-5270-985c-204ad0eee7b8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.04.2021 BVGE 2021 VII/5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_BVGE-2021-VII-5_2021-04-12.pdf

## Full Text

2021 VII/5 Divieto d'entrata 

 

 

42 VII BVGE / ATAF / DTAF  

 

2021 VII/5 

Estratto della decisione della Corte VI 
nella causa A. contro Segreteria di Stato della migrazione 

F–3586/2019 del 12 aprile 2021 

Libera circolazione delle persone. Ordine e sicurezza pubblici. Mendi-

cità. Multe con l'avvertenza della pena detentiva sostitutiva in caso di 

non pagamento. Divieto d'entrata. Compatibilità del divieto d'entrata 

con l'art. 8 CEDU. 

Art. 3 ALC. Art. 5 allegato I ALC. Art. 67 cpv. 2 lett. a LStrI. Art. 8 

CEDU. 

Contrariamente alle sanzioni di natura penale, soprattutto la pena 

detentiva, il divieto d'entrata è di per sé compatibile con l'art. 8 

CEDU come misura amministrativa che l'autorità può anche 

prendere nei confronti di chi pratica la mendicità (consid. 8.5.2). 

Personenfreizügigkeit. Öffentliche Sicherheit und Ordnung. Bettelei. 

Verhängung einer Busse mit Androhung einer Ersatzfreiheitsstrafe 

bei Nichtbezahlung. Einreiseverbot. Vereinbarkeit des Einreise-

verbots mit Art. 8 EMRK. 

Art. 3 FZA. Art. 5 Anhang I FZA. Art. 67 Abs. 2 Bst. a AIG. Art. 8 

EMRK. 

Im Gegensatz zu den Sanktionen strafrechtlicher Natur, insbeson-

dere den Freiheitsstrafen, ist das Einreiseverbot als Verwaltungs-

massnahme gegenüber Personen, die dem Betteln nachgehen, mit 

Art. 8 EMRK vereinbar (E. 8.5.2). 

Libre circulation des personnes. Ordre et sécurité publics. Mendicité. 

Amende assortie d'une commination de peine privative de liberté de 

substitution en cas de non-paiement. Interdiction d'entrée. Compa-

tibilité de l'interdiction d'entrée avec l'art. 8 CEDH. 

Art. 3 ALCP. Art. 5 Annexe I ALCP. Art. 67 al. 2 let. a LEI. Art. 8 

CEDH. 

Contrairement aux sanctions de nature pénale, surtout la peine 

privative de liberté, l'interdiction d'entrée est en soi compatible 

Divieto d'entrata 2021 VII/5 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF VII 43 

 

avec l'art. 8 CEDH en tant que mesure administrative que l'auto-

rité peut prononcer également à l'égard des personnes pratiquant 

la mendicité (consid. 8.5.2). 

 

A. (di seguito: ricorrente), cittadino romeno nato nel 1993, operaio, risiede 

a Milano con sua moglie e le sue due figlie. In Ticino, egli è stato condan-

nato dal Ministero pubblico nel 2015, 2017 e 2018, a tre multe di 

CHF 100.–, 400.– e 300.–, con l'avvertenza che, in caso di non pagamento, 

le medesime sarebbero state sostituite con pene detentive di uno, quattro e 

tre giorni, e ciò per accattonaggio nonché vagabondaggio. Egli ha saldato 

le multe. In Italia, egli è stato condannato nel 2017 ad una multa di 

EUR 800.– per minaccia, e nel 2018 ad una pena di reclusione di nove 

mesi, sospesa condizionalmente, per resistenza a un pubblico ufficiale e 

lesione corporale. Il 26 giugno 2019, la SEM (Segreteria di Stato della mi-

grazione) ha emanato nei suoi confronti un divieto d'entrata in Svizzera e 

nel Liechtenstein valido fino al 25 giugno 2023. Il 9 luglio 2019, il Corpo 

delle guardie di confine svizzere l'ha fermato in Ticino, gli ha notificato il 

divieto d'entrata e l'ha allontanato dalla Svizzera. Il 15 luglio 2019, egli ha 

adito il Tribunale amministrativo federale, chiedendo l'annullamento del 

divieto d'entrata. 

Dai considerandi: 

8.5 Ciò posto, il ricorrente si riferisce, nel suo ultimo scritto del 
23 febbraio 2021, ad una recente sentenza della Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU), senza indicare quale, per sostenere che « l'eserci-

zio della questua non può essere sanzionato quando la persona lo effettua 

per potersi garantire il proprio sostentamento », con la precisazione che 

egli « ha a proprio carico moglie e figli e che, comunque, ha provveduto a 

corrispondere le multe comminategli dimostrando pienamente la propria 

volontà di adeguarsi alle norme vigenti nel nostro paese ». 

Con ogni probabilità il ricorrente intende la sentenza Lacatus contro 

Svizzera del 19 gennaio 2021, 14065/15, pronunciata da una Camera di 

sette giudici della CorteEDU, e relativa a una richiedente romena apparte-

nente alla minoranza etnica dei Rom, che elemosinava a Ginevra negli anni 

2011–2013, e che, per questo motivo, è stata multata a più riprese, subendo 

per finire una pena detentiva di cinque giorni nel 2015 in seguito al non 

pagamento delle multe. 

2021 VII/5 Divieto d'entrata 

 

 

44 VII BVGE / ATAF / DTAF  

 

8.5.1 È necessario rilevare, per prima cosa, che la sentenza in questione 
non è ancora definitiva (cfr. art. 44 CEDU). Inoltre, la stessa è posteriore 

al rilascio del divieto d'entrata del 26 giugno 2019, per cui, beninteso, non 

si può rimproverare alla SEM di non averne tenuto conto. È però sensato 

ed opportuno considerarla, per quanto possibile, in questa sede ([…]). 

Ciò premesso, la CorteEDU ha riconosciuto che il fatto di chiedere l'ele-

mosina rientra nella nozione di « vita privata » secondo l'art. 8 par. 1 

CEDU, nel senso che « en mendiant, l'intéressé adopte un mode de vie 

particulier afin de surmonter une situation inhumaine et précaire » (senten-

za Lacatus § 56). In seguito, la CorteEDU ha considerato determinante il 

fatto che la richiedente, dopo essere stata condannata ad una multa di 

CHF 500.–, che non ha potuto pagare a causa della sua situazione di « vul-

nérabilité manifeste », senza « d'autres choix que la mendicité pour sur-

vivre », ha dovuto espiare una pena detentiva di cinque giorni (sentenza 

Lacatus §§ 7, 108 e 115). La CorteEDU ha quindi accertato che l'ingerenza 

delle autorità svizzere nella vita privata della richiedente, materializzatasi 

nella pena detentiva di cinque giorni, non era necessaria in una società 

democratica, ossia che non era proporzionata né allo scopo di combattere 

la criminalità organizzata, né a quello di proteggere i diritti dei passanti e 

dei proprietari di negozi (sentenza Lacatus §§ 115 e 116), da cui la viola-

zione dell'art. 8 par. 1 CEDU e la condanna della Svizzera al pagamento 

alla richiedente di un'indennità di EUR 922.– per torto morale. 

8.5.2 Come si vede, questa fattispecie non è del tutto sovrapponibile a 
quella del ricorrente, il quale, disponendo dei mezzi per pagare le multe, 

non ha dovuto espiare alcuna pena detentiva. In aggiunta a ciò, il ricorrente 

ha una moglie e due figlie, con le quali non vive sulla strada, ed esercita la 

professione di operaio, dimodoché non deve ricorrere all'elemosina come 

unico mezzo possibile per sopravvivere, nonostante conosca dei periodi di 

disoccupazione, come si può evincere dall'incarto. Questo per dire che non 

è evidente fino a che punto il ricorrente possa richiamarsi pertinentemente 

alla sentenza Lacatus, questione che egli, d'altra parte, non tematizza in 

modo approfondito dal punto di vista della sua situazione personale. In 

proposito è però necessario sottolineare che la sentenza della CorteEDU 

nega, in casu, la proporzionalità delle sanzioni di natura penale, soprat-

tutto la pena detentiva, per controllare la mendicità, mentre non mette in 

discussione la facoltà di adottare misure amministrative, come il divieto 

d'entrata, a questo scopo (sentenza Lacatus §§ 105, 112 e 115). 

Divieto d'entrata 2021 VII/5 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF VII 45 

 

Comunque, la questione della portata della sentenza Lacatus in questa pro-

cedura può rimanere irrisolta. In effetti, data la riduzione del divieto d'en-

trata a tre anni che si impone in relazione al reato certo grave, ma non 

reiterato, commesso in Italia contro un pubblico ufficiale (resistenza e le-

sione corporale), le multe pronunciate in Ticino contro il ricorrente per 

accattonaggio, con l'avvertenza che, in caso di non pagamento, sarebbero 

state sostituite da una pena detentiva, non sono di per sé suscettibili di 

condurre ad una riduzione ulteriore della durata del provvedimento, e ciò 

a prescindere dal senso che si voglia, in definitiva, attribuire alla sentenza 

Lacatus.