# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5f31ffe9-184a-5bed-822b-664e07483056
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.04.2021 D-1560/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1560-2021_2021-04-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1560/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jeannine Scherrer-Bänziger, Walter Lang,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Algeria,   

patrocinato dall’MLaw Roberta Condemi, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Esecuzione dell’allontanamento; 

decisione della SEM dell’8 marzo 2021 / N (…). 

 

 

 

D-1560/2021 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino algerino di etnia Kabyle, con ultimo domicilio a 

B._______, nella provincia di C._______, ha depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera il 9 novembre 2020 (cfr. atto SEM n. […]-11/10 [di se-

guito: verbale 1).  

B.  

B.a L’interessato è stato rispettivamente sentito il 12 novembre 2020 

nell’ambito di un’audizione sulle generalità (cfr. verbale 1) ed il 2 marzo 

2021 più approfonditamente sui motivi d’asilo (cfr. atto n. 75/9 [di seguito: 

verbale 2]). 

B.b In sostanza e per quanto qui di rilievo, nel corso di quest’ultima audi-

zione, egli ha ricondotto il suo espatrio alla situazione generale nel suo 

Paese d’origine, e più in particolare al razzismo, all’ingiustizia e alla politica 

scadente che la contraddistinguerebbe. A tal proposito, l’appartenenza 

all’etnia Kabyle avrebbe cagionato la sua condanna a sei mesi di carcere 

per aver tentato di espatriare illegalmente dal Paese. Per lo stesso motivo, 

le autorità statali avrebbero intralciato la sua attività lavorativa (cfr. verbale 

2, pag.  5, D46).  

B.c Onde avvalorare la sua versione dei fatti, l’interessato ha versato agli 

atti dell’autorità di prima istanza una documentazione così composta: 

– copia di una multa emessa l’11 dicembre 2019 dal tribunale di 

B._______ (“MdP 1”); 

– copia di una multa emessa 23 maggio 2019 dal tribunale di 

C._______ (“MdP 2”); 

– copia di una sentenza del 6 marzo 2019, per mezzo della quale il 

tribunale di D._______ ha condannato A._______ a sei mesi di pena 

detentiva e al pagamento di una multa per traffico di migranti (“MdP 

3”); 

– copia di una convocazione del 17 giugno 2019 presso il tribunale di 

C._______ (“MdP 4”); 

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– copia di una sentenza del 31 ottobre 2019 emessa dal tribunale di 

D._______ nell’ambito di un procedimento in cui A._______ era ac-

cusato di contrabbando di migranti e furto di un’imbarcazione (“MdP 

5”). 

C.  

Con il progetto di decisione, la Segreteria di Stato della migrazione (di se-

guito: SEM), ha prospettato il respingimento della domanda di asilo, la pro-

nuncia dell’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera e l’esecuzione 

del provvedimento stesso verso l’Algeria siccome lecita, esigibile e possi-

bile. 

D.  

Il 5 marzo 2021, per il tramite della propria patrocinatrice, l’interessato ha 

trasmesso alla SEM un parere sulla bozza di decisione, confutandone le 

conclusioni. 

E.  

Con decisione dell’8 marzo 2021, notificata in medesima data (cfr. atto 

n. 82/1), la SEM ha confermato le conclusioni enucleate nel succitato pro-

getto, respingendo la domanda d’asilo e pronunciando l’allontanamento 

dell’interessato, nonché l’esecuzione della misura stessa, verso l’Algeria.  

F.  

Il 7 aprile 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’entrata: 8 aprile 

2021) l’interessato è insorto contro detta decisione dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando l’annullamento 

della decisione impugnata e la ritrasmissione degli atti all’autorità inferiore 

per il completamento dell’istruzione e per un nuovo esame delle allegazioni 

con passaggio alla procedura ampliata. In subordine, il ricorrente ha chie-

sto di essere ammesso provvisoriamente in Svizzera. Altresì, egli ha pre-

sentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, con prote-

state tasse e spese.   

A sostegno della sua impugnativa, l’interessato ha prodotto gli atti medici 

F2 del 16 e del 24 marzo 2021, già presenti nell’incarto dell’autorità di prima 

istanza. 

G.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tri-

bunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 LAsi e art. 10 Ordinanza sui 

provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus; RS 142.318) 

alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che il ricorrente contesta la decisione 

impugnata unicamente sul punto di questione dell’esecuzione dell’allonta-

namento. Orbene, conto tenuto del fatto che l’oggetto del litigio è delimitato 

dalle conclusioni delle parti (cfr. MOSER/ BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessie-

ren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2° ed, 2013, pag. 26) la decisione 

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impugnata è cresciuta in giudicato in materia d’asilo e riguardo alla pronun-

cia dell’allontanamento. Ne discende che in questa sede, oggetto del litigio 

risulta essere esclusivamente la questione dell’esecuzione dell’allontana-

mento.  

5.  

5.1  

5.1.1 Nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha anzitutto osservato 

che i supposti procedimenti giudiziari tenutisi in Algeria all’incontro del ri-

chiedente non sarebbero rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. In particolare, la 

pena detentiva ivi espiata e le multe emesse nei suoi confronti non sareb-

bero delle pene sproporzionate alla luce dei quattro tentativi di espatrio il-

legale dal suo Paese. D’altro canto, in specie nemmeno si ravviserebbero 

discriminazioni legate alla sua appartenenza etnica. In altre parole, tali 

provvedimenti sarebbero delle misure legittime da parte dello Stato alge-

rino e non si iscriverebbero nella succitata norma di diritto. 

5.1.2 Dipoi, la SEM ha rilevato che le situazioni sfavorevoli riconducibili a 

condizioni di vita politiche, economiche o sociali di carattere generale in 

uno Stato, e che non si fondano sull’intenzione di arrecare danno a una 

persona per uno dei motivi menzionati all’art. 3 LAsi non costituirebbero 

persecuzioni ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato. In tal senso, 

a mente della medesima autorità, l’allegazione secondo la quale in Algeria 

mancherebbe libertà e lavoro, oltre ad esservi malgoverno e corruzione 

dilagante, sarebbe irrilevante.  

5.1.3 Nel prosieguo della sua disamina, l’autorità di prima istanza si è chi-

nata sul parere espresso al progetto di decisione, rigettandone le argomen-

tazioni e ribadendo che la sola appartenenza alla minoranza berbera non 

sarebbe motivo di persecuzioni determinanti in materia d’asilo. Vieppiù, la 

pretesa attività politica sarebbero state addotte tardivamente e non soddi-

sferebbero quindi i requisiti d verosimiglianza di cui all’art. 7 LAsi.  

5.1.4 Infine, avendo respinto la domanda d’asilo, la SEM ha pronunciato 

l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera. Nel contempo, la mede-

sima ha ritenuto l’esecuzione dell’allontanamento ammissibile, ragionevol-

mente esigibile e possibile. In tal senso, in casu non vi sarebbero anzitutto 

indizi quanto all’esistenza di un rischio di essere esposto concretamente e 

seriamente ad una pena o un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU. Pari-

menti, neppure il quadro clinico dell’interessato – a mente dell’autorità in 

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parola sufficientemente chiaro – osterebbe all’esecuzione dell’allontana-

mento, tanto più che il sistema sanitario algerino offrirebbe assistenza di 

tipo psichiatrico. 

5.2 Con la sua impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’in-

sorgente ha avversato le valutazioni dell’autorità inferiore.  

5.2.1 Il ricorrente lamenta in primo luogo un accertamento inaccurato e in-

completo del suo stato di salute. Nella decisione impugnata, la SEM si sa-

rebbe limitata ad accennare succintamente la presenza di non meglio de-

finite patologie psichiatriche, ragion per cui l’asserzione secondo la quale 

“Il (…) quadro medico pare chiaro e le (…) patologie sono state prese ade-

guatamente in considerazione” non potrebbe essere seguita (cfr. memo-

riale ricorsuale pag. 5, punto 18). Ebbene, a mente del richiedente, una 

simile breve trattazione non s’addirebbe al suo quadro clinico – da lui rite-

nuto grave e delicato alla luce della copiosa documentazione medica – per 

il quale non vi sarebbero al momento ulteriori indicazioni accurate circa la 

diagnosi e sul prosieguo della terapia. Dagli atti medici di cui all’inserto, 

emergerebbe invero un’evoluzione della diagnosi siccome l’11 dicembre 

2020 gli veniva diagnosticato “un disturbo psicotico acuto e transitorio spe-

cificato”, il 20 dicembre 2020 “un disturbo di personalità e insonnia”, mentre 

con la lettera del 18 gennaio 2021 il medico curante osservava che “clini-

camente il paziente si mostrava con sintomi di natura psicotica maggior-

mente floridi, con elementi interpretativi e persecutori, associati ad una 

mancanza di criticità verso il proprio stato di salute”. Infine, nel corso del 

ricovero clinico intervenuto fra il 27 e il 29 gennaio 2021, l’interessato è 

risultato essere afflitto da un “disturbo acuto polimorfo con sintomi schizo-

frenici”, afflizione finanche sfociata in un gesto anticonservativo nello 

stesso periodo. Oltremodo, A._______ si starebbe attualmente sottopo-

nendo a sedute psichiatriche la cui frequenza necessiterebbe di essere 

adeguata periodicamente in funzione delle condizioni di salute. Al mede-

simo sarebbe vieppiù stato prescritto un complesso trattamento farmaco-

logico cui si aggiungerebbe la necessità di svolgere un’attività occupazio-

nale onde prevenire peggioramenti clinici (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 

7, punto 20). D’altra parte, l’insorgente avrebbe ripetutamente sollecitato 

l’elaborazione di un atto medico F4, senza le SEM vi desse seguito. 

Conseguentemente, in specie apparirebbe quindi essenziale una valuta-

zione medica completa e dettagliata.     

5.2.2 Il ricorrente censura poi una violazione del suo diritto di essere sentito 

nella forma di una carente motivazione del provvedimento impugnato. In 

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tal senso, la SEM non si sarebbe sufficientemente confrontata con l’acces-

sibilità delle cure in Algeria, richiamando genericamente un rapporto risa-

lente a più di undici anni prima, peraltro non consultabile in ragione dell’ine-

sattezza del link menzionato nella decisione avversata (cfr. memoriale ri-

corsuale, pag. 8, punto 22). A mente dell’interessato, l’autorità avrebbe do-

vuto piuttosto chiarire compiutamente diagnosi, trattamento e prognosi – 

allestendo un atto medico F4 – per poi appurare l’effettiva disponibilità ed 

accessibilità di un seguito medico in Algeria. Inoltre, a suo dire, la disamina 

della SEM avrebbe dovuto vertere sui rischi determinati dall’interruzione 

delle cure avviate in Svizzera – in attesa di una ripresa in Algeria – oltre 

che sull’accessibilità, sui costi, sulle qualità delle cure nonché sulla reperi-

bilità dei farmaci.  

5.2.3 Nel prosieguo del suo esposto, A._______ ha contestato l’esigibilità 

di un suo allontanamento verso l’Algeria sulla base delle carenze che, a 

suo dire, graverebbero il sistema sanitario algerino, ciò che non permette-

rebbe un’adeguata assistenza medica delle sue afflizioni esponendolo così 

ad un rischio di ripercussioni ex art. 3 CEDU (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 10, punto 24). D’altro canto, il ricorrente è dell’opinione che – ritenuti 

gli episodi di razzismo allegati – la SEM avrebbe dovuto esaminare l’ac-

cesso alle cure riferendosi specificamente alla condizione della popola-

zione di etnia berbera Kabyle (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 11, punto 26). 

Infine, contrariamente a quanto rilevato dalla SEM, egli non disporrebbe 

nel Paese d’origine di una rete familiare alla quale ancorarsi (cfr. memoriale 

ricorsuale, pag. 10, punto 25).  

6.  

Orbene, nel caso in esame appare innanzitutto necessario esaminare le 

censure sollevate dal ricorrente nel gravame, con le quali egli evoca da un 

lato l’accertamento incompleto ed inesatto del suo stato di salute, e dall’al-

tro, la violazione del suo diritto di essere sentito in ragione della carente 

motivazione – nella decisione avversata – quanto all’accessibilità di cure 

psichiatriche in Algeria.  

6.1  

6.1.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

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dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale 

D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-

braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica 

in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal 

momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari 

al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia 

procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

6.1.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 

34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-

plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: 

Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 

17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità 

è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle 

parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari 

(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde 

circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-

mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-

rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2). 

Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove 

assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa 

emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fe-

derale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).  

6.1.3 Così, sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il 

diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una 

tale richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della pro-

cedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 

3; sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 di-

cembre 2016 consid. 3.1.3). Nemmeno detta massima impedisce d’altro 

canto all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove 

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offerte (« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove 

le stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo 

in altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 

consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settembre 

2014 consid. 3.2; sentenze del Tribunale amministrativo federale A-

6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit 

administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo 

non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 

384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 2C_720/2010 

del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale D-6763/2018 

dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 agosto 2016 consid. 

3.4.2.2).  

6.1.4 I principi esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministra-

zione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del 

Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in partico-

lare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento delle 

questioni di natura medica (sentenza del Tribunale D-1665/2018 del 27 

gennaio 2021 consid. 8.3.5). Con particolare riferimento a quest’ultimo 

aspetto, la legislazione in materia d’asilo prevede, all’art. 26a LAsi alcune 

disposizioni particolari. In sostanza, viene sancito che i problemi medici 

noti e rilevanti devono di principio essere fatti valere immediatamente dopo 

il deposito della domanda d’asilo ed al più tardi durante l’audizione sui mo-

tivi. In caso contrario possono risultarne svantaggi procedurali nella forma 

di un accresciuto onere della prova a carico dei richiedenti. La portata pra-

tica della norma è contestata in dottrina (cfr. HRUSCHKA CONSTANTIN, Mi-

grationsrecht Kommentar, 5a ed. 2019, art. 26a n° 1 e seg.).  

6.1.5 Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio fede-

rale sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse 

essere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di trat-

tamento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità 

(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-

bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale 

curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un 

medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella 

forma di un « formulario F2 ». Qualora la documentazione agli atti non per-

metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la 

SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-

zione di un « formulario F4 » da parte del curante. Nulla vieta inoltre al 

ricorrente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente 

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di rivolgersi autonomamente ad un medico. Di principio, le autorità svizzere 

non sono dal canto loro tenute a prendere in considerazione il potenziale 

insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o sospettate, es-

sendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione 

(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).  

6.1.6 Il valore probatorio di un certificato medico non si apprezza in fun-

zione della sua origine (ufficiale o di parte) o della sua designazione (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.7) bensì dipende soprattutto dalla sua esattezza, 

dall’ampiezza delle indagini effettuate, dalla conoscenza del vissuto del pa-

ziente (anamnesi), dai legami evidenziati tra i presunti disturbi e la diagnosi 

nonché dalla logica che emerge dall’analisi medica e dal grado di motiva-

zione di quest’ultima (GICRA 2002 n. 18 consid. 4aa). Per il resto, la pro-

cedura amministrativa federale è retta dal principio del libero apprezza-

mento delle prove (art. 40 PC [RS 273] applicabile su rinvio dell’art. 19 PA; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.7; sul concetto cfr. DTF 130 II 485 consid. 3.2; tra 

le tante le sentenze del Tribunale F-6861/2018 del 6 maggio 2020 e B-

3708/2007 del 4 marzo 2008 consid. 4.1). Così, sebbene l’autorità, in as-

senza di elementi concreti tali da rimetterne in dubbio l’affidabilità, non 

possa scostarsi dalle conclusioni del medico, essa rimane libera di apprez-

zarne liberamente la portata alla luce delle condizioni legali (cfr. DTAF 

2007/31 consid. 5.1 e, tra le tante, la sentenza del Tribunale E-4933/2012 

del 21 novembre 2012). 

6.2  

6.2.1 Nel caso in rassegna gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai 

quali lo stato valetudinario dell’insorgente funge da discriminante si esau-

riscono nella questione a sapere se il suo trasferimento possa o meno con-

figurare una violazione dell’art. 3 CEDU. 

6.2.2 A questo titolo, v’è da ravvisare che la CorteEDU ha stabilito che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è 

suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la 

malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al 

punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-

tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può 

però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la 

persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destina-

zione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversi-

bile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle intense sof-

ferenze o una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza 

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della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, 

§181 segg.).  

6.3 Ferme queste premesse, si può ora valutare se l’accertamento dei fatti 

svolto dall’autorità di prima istanza sia conforme ai principi sopra esposti. 

6.3.1 Al momento dell’emissione della decisione impugnata, l’incarto della 

Segreteria di Stato conteneva già innumerevoli mezzi di prova riguardanti 

la situazione valetudinaria del ricorrente. In tal senso, dalla nutrita docu-

mentazione medica agli atti (cfr. atti n. 15/2, 30/2, 31/2, 32/2, 33/2, 43/2, 

44/2, 45/2, 46/3, 49/2, 52/3, 53/2, 55/2, 56/3, 57/2, 58/2, 65/2, 66/2, 67/5, 

68/2, 71/5 e 73/2) emergeva che il quadro clinico del richiedente fosse con-

traddistinto da una deviazione del setto nasale post-traumatico, risolta per 

mezzo di un intervento rinoplastico (cfr. atti n. 15/2, 30/2, 52/3, 53/3, 55/2, 

57/2 e 68/2), da carie, nel frattempo anch’esse curate grazie all’estrazione 

dei denti interessati (cfr. atti n. 33/2 e 43/2), dalla lussazione spontanea di 

una spalla (cfr. atto n. 46/3) nonché da un problema dermatologico ingui-

nale trattato con la prescrizione di medicinali (cfr. atti n. 32/2 e 44/2). 

Oltretutto, il richiedente aveva sino a quel punto chiaramente denotato 

delle problematiche psichiatriche, tanto da necessitare ripetute consulta-

zioni specialistiche venendo finanche ricoverato clinicamente più volte. 

Quo a tali afflizioni, i più recenti atti medici diagnosticavano a A._______ 

un “disturbo psicotico acuto polimorfo con sintomi schizofrenici (ICD10: 

F23.1)” (cfr. atti. 56/3 e 67/5), un “disturbo psicotico acuto e transitorio non 

specificato (F23.9)” (cfr. atti n. 58/2, 65/2 e 66/2), rispettivamente “altri di-

sturbi psicotici acuti prevalentemente deliranti (ICD10: F23.3)” con “autole-

sionismo intenzionale (ICD10: X84.9)” e “disturbo di personalità non speci-

ficato (ICD10: F60.9)” (cfr. atti n. 71/5 e 73/2).  

6.3.2 Ora, è indubbio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non con-

tenesse indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-

minali ai sensi della giurisprudenza convenzionale. Allo stesso modo, non 

v’erano elementi per sospettare che le patologie diagnosticate potessero 

raggiungere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di peg-

gioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudinario comportante 

delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

in caso di allontanamento. Del resto, con riguardo ai problemi psicologici – 

ed indipendentemente dalle ulteriori patologie somatiche, come detto nel 

frattempo risolte − dalla dimissione dell’ultima degenza ospedaliera, per-

durata dal (…) 2021 al (…) 2021 (cfr. atto n. 71/5), la diagnosi – invero già 

sufficientemente circoscritta – è rimasta immutata e le condizioni di salute 

D-1560/2021 

Pagina 12 

apparivano stabilizzate, tanto che da allora egli è stato in grado di curare 

la propria patologia per mezzo di trattamenti ambulatoriali e di un’invariata 

terapia farmacologica. A ciò, si aggiunge il fatto che, come rettamente evi-

denziato dall’autorità inferiore, l’Algeria dispone di un’infrastruttura sanita-

ria in grado di offrire una presa in carico psichiatrica; peraltro, i trattamenti 

come pure i medicamenti per le persone seriamente affette psichicamente, 

sono dispensati gratuitamente nei vari centri ospedalieri pubblici, senza 

partecipazione ai costi da parte degli interessati (cfr. in tal senso, sentenza 

del Tribunale D-6006/2020 del 12 gennaio 2020 consid. 10.3.2.2 con riferi-

menti ivi citati). Pertanto, sebbene il seguito medico di persone che pre-

sentano delle patologie simili a quelle dell’interessato possano non corri-

spondere necessariamente a quelle offerte in Svizzera, v’è da partire dal 

presupposto che in Algeria il ricorrente potrà disporre delle possibilità di 

trattamento adeguato ai sensi della giurisprudenza succitata.  

6.3.3  Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il 

complesso fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare 

dell’allontanamento dell’interessato nel suo Paese d’origine, di modo che, 

nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non ha violato il 

principio inquisitorio. 

 

6.4 Proseguendo nella disamina, è ora necessario esaminare la censura 

circa una supposta violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente 

(cfr. supra consid. 5.2.2).  

 

6.4.1 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario 

fondamentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 

PA). Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le 

persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in 

modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare 

convenientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 

consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020 

consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in 

modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può 

occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 

consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, 

almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo 

da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in 

piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 

232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale 

federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

 

D-1560/2021 

Pagina 13 

6.4.2 Ebbene, il Tribunale non può esimersi dal constatare come nel 

provvedimento sindacato, la SEM abbia evidenziato i motivi alla base della 

sua valutazione circa l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento ed in 

particolare in merito all’accessibilità di cure psichiatriche in Algeria. D’altro 

canto, dall’argomentazione articolata nel memoriale ricorsuale, si evince 

peraltro che l’insorgente si sia reso pienamente conto del tenore del 

provvedimento, impugnandolo in piena conoscenza di causa. 

 

Oltremodo, va rilevato che la censura ai sensi della quale in casu si 

giustificherebbe una valutazione dell’effettivo accesso alle cure mediche 

per la popolazione di etnia berbera Kabyle, appare pretestuosa dal 

momento che A._______ non ha minimamente comprovato gli asseriti 

episodi di razzismo, omettendo altresì di impugnare la decisione avversata 

quanto al riconoscimento della qualità di rifugiato e alla concessione 

dell’asilo. 

6.5 Conseguentemente, alla luce degli elementi poc’anzi menzionati, non 

si ravvisa in specie una violazione del principio inquisitorio né, tantomeno, 

una violazione del diritto di essere sentito del richiedente l’asilo. Sicché le 

censure ricorsuali mosse dall’insorgente in tal senso risultano infondate e 

vanno pertanto disattese.  

7.  

7.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adem-

pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvi-

soria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

7.2 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

 

7.3 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

D-1560/2021 

Pagina 14 

dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce 

(cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).  

 

7.4 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio del 

non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

7.5 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto (cfr. supra con-

sid. 5.2.3).  

7.6 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se 

l’insorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inammissibile 

dell’allontanamento. 

8.  

8.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-

zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-

dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

8.2 Nel caso in esame, visto che l'insorgente non è riuscito a dimostrare 

l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali 

pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi (cfr. supra consid. 4), il principio del divieto 

di respingimento non trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio 

verso l’Algeria è dunque ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e 

dell'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 

D-1560/2021 

Pagina 15 

8.3 Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’esecuzione 

dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

nonché della LAsi. 

9.  

9.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

 

9.2 La prima disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de 

la violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

a una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino 

alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

9.3 Nella fattispecie, in Algeria non vige attualmente una situazione di 

guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della 

popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. tra le altre, sentenze 

del Tribunale D-6006/2020 del 12 gennaio 2021 consid. 10.3.1, 

E-5209/2020 del 14 dicembre 2020 consid. 7.3.2, D-5217/2020 del 23 no-

vembre 2020 consid. 7.3.1).  

Quanto alla situazione personale del ricorrente, egli è giovane, ha frequen-

tato la scuola sino al primo anno di liceo (cfr. verbale 2, pag. 4, D33), e 

dispone di una certa esperienza lavorativa nel settore balneare ed edilizio 

(cfr. verbale 2, pag. 4, D35). Va inoltre evidenziato che in Algeria egli abi-

tava con il fratello (cfr. verbale 2, pag. 4, D37), tutt’ora residente nel Paese 

D-1560/2021 

Pagina 16 

in parola. Di conseguenza, non vi è motivo per dubitare ch’egli si integrerà 

senza particolari problemi in Algeria.  

Infine, in virtù di quanto già articolato (cfr. supra consid.  6.3.1 e 6.3.2) ed 

alla luce delle più recenti certificazioni mediche, le quali confermano le dia-

gnosi e i trattamenti già impostati (cfr. atti n. 84/2, 85/2 e 88/2), neppure lo 

stato valetudinario dell’insorgente è atto ad ostare all’esecuzione dell’allon-

tanamento. 

9.4 Pertanto, in considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allon-

tanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 

LStrI). 

10.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-

bilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 

LStrI). 

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la de-

cisione dell'autorità inferiore va confermata. 

11.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

13.  

Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali ex art. 65 cpv. 1 PA, è respinta.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

D-1560/2021 

Pagina 17 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

14.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1560/2021 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.− , sono poste a carico del ricorrente. Il

 succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un te

rmine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: