# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c764f575-d84c-5684-84dd-9c6315761d77
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-02-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.02.1998 52.1997.296
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1997-296_1998-02-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.97.00296

   

  	
  Lugano

  3 febbraio 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  15 ottobre 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  da: __________

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 30 settembre 1997 (n. 4934) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 12 maggio 1997
  del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, in materia di
  rifiuto di rilascio del permesso di domicilio per stabilirsi a __________
  (cambiamento di Cantone);

  

 

 

viste le risposte:

-    21 ottobre 1997 del Consiglio di
Stato,

-      3 novembre 1997 della Sezione
degli stranieri;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________, cittadino
italiano, è al beneficio a partire dalla sua nascita di un permesso di
domicilio rilasciatogli dal Canton Zurigo con prossimo termine di controllo
fissato al 7 luglio 1999.

Il 23 giugno 1994 è stato collocato da un ente statale
zurighese presso la fondazione "__________" ad __________, per sottoporsi
a un programma terapeutico a seguito di problemi dovuti a tossicodipendenza.

Attualmente è attivo quale apprendista falegname presso la
ditta __________ a __________.

E' al beneficio di prestazioni erogate dall'Ufficio cantonale
dell'assistenza sociale dal 1° gennaio 1997.

 

 

                                  B.   Il 28 marzo 1997,
l'interessato ha chiesto alla Sezione degli stranieri il permesso di trasferire
il suo domicilio in Ticino.

La domanda è stata respinta con decisione 12 maggio 1997, in
quanto l'istante ha avuto problemi con le autorità di polizia e giudiziarie ed
è a carico della pubblica assistenza senza prospettiva di rendersi finanziariamente
autosufficiente.

 

 

                                  C.   Adìto da __________, il
Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendone il gravame il
30 settembre 1997.

Condividendo l'assunto dell'autorità dipartimentale,
l'Esecutivo cantonale ha considerato ossequiati in specie i presupposti per
l'espulsione dal territorio cantonale (art. 10 cpv. 1 lett. a, b, d).

All'interessato è stato impartito di lasciare il territorio
cantonale entro il 31 dicembre 1997.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone - previa concessione dell'effetto sospensivo -
l'annullamento della decisione impugnata e postulando il rilascio di un
permesso di domicilio.

In estrema sintesi, contesta le decisioni delle autorità
inferiori ritenendole sproporzionate e non giustificate da alcun interesse
pubblico preponderante.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame
si oppone la Sezione degli stranieri adducendo delle argomentazioni di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del ricorso,
riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione impugnata.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 1 della Legge transitoria d'applicazione dell'art. 98a della legge
federale sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri
del 12 marzo 1997).

 

                                         1.2. Giusta l'art. 100
cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il
rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale
non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo
laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid.
1a con rinvii).

 

1.3. L'art. 1 del Trattato di domicilio e consolare tra la
Svizzera e l'Italia del 22 luglio 1868 (RS 0.142.114.541) prevede che i cittadini
italiani siano trattati nel medesimo modo degli svizzeri in ogni Cantone della
Confederazione. Precisa inoltre che "i cittadini dei due Stati, non meno
che le loro famiglie, quando si uniformino alle leggi del paese, potranno
liberamente entrare, viaggiare, soggiornare e stabilirsi in qualsivoglia parte
del territorio, senza che dei passaporti e dei permessi di dimora e per l'esercizio
di loro professione siano sottoposti a tassa alcuna, onere o condizione fuor di
quelle cui sottostanno i nazionali" (art. 1).

A tal proposito va rilevato che i trattati ancora in vigore
conclusi anteriormente alla prima guerra mondiale sono interpretati, per
consenso tacito e reciproco di entrambi gli Stati contraenti, come applicabili
unicamente a cittadini in possesso di un permesso di domicilio (cfr. DTF 119 IV
65 consid. 1a pag. 67, 106 Ib 125 consid. 2b pag. 127).

Nella fattispecie, __________ è titolare di un permesso di
domicilio rilasciatogli dal Canton Zurigo. Conformemente all'art. 1 del
Trattato citato, egli ha pertanto un diritto all'ottenimento di un permesso di
domicilio del Cantone Ticino.

 

1.4. Il gravame, tempestivo (art. 46 PAmm) e presentato da
una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in
ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18
cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. __________ intende
trasferire il centro dei propri interessi dal Canton Zurigo in Ticino: egli
deve pertanto ottenere un nuovo permesso di domicilio (art. 8 cpv. 1 e 3 LDDS,
art. 14 cpv. 3 dell'ordinanza d'esecuzione della legge federale concernente la
dimora e il domicilio degli stranieri, del 1° marzo 1949, ODDS; RS 142.201;
cfr. pure DTF 116 Ib 1 pag. 4). Siccome l'interessato è domiciliato in
Svizzera, è cittadino di uno Stato con il quale il nostro paese ha concluso un
trattato di domicilio ed è in possesso di un documento nazionale di
legittimazione, il permesso richiesto può essergli rifiutato solo se esistono
motivi che giustificano la revoca o comportano lo scadere del permesso di
domicilio (art. 14 cpv. 4 ODDS; DTF 105 Ib 234 pag. 236).

 

2.2. Giusta l'art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS, il permesso di
domicilio si estingue in seguito ad espulsione o a rimpatrio. La giurisprudenza
ha già avuto modo di precisare che, per l'adempimento di tale premessa, non è
necessario che i provvedimenti citati siano effettivamente pronunciati: è
sufficiente che siano soddisfatte le condizioni indispensabili alla loro
emanazione, le quali sono fissate agli art. 10 cpv. 1 e 11 cpv. 3 LDDS (cfr.
DTF 105 Ib 234 pag. 236).

Conformemente a tali norme, l'espulsione può essere pronunciata
quando lo straniero è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o
un delitto (art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS), quando la sua condotta in generale e
i suoi atti permettano di concludere che egli non vuole o non è capace di
adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita (art. 10 cpv. 1 lett.
b LDDS) e quando egli stesso o una persona a cui deve provvedere cada in modo
continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (art. 10 cpv. 1 lett. d
LDDS); la misura dev'essere adeguata all'insieme delle circostanze (art. 11
cpv. 3 LDDS). Di particolare rilevanza, da quest’ultimo profilo, sono la colpa
dell'interessato, la durata del suo soggiorno in Svizzera e il pregiudizio che
egli o la sua famiglia subirebbero con l'espulsione (art. 16 cpv. 3 ODDS). Se
l'espulsione si rileva legalmente giustificata ma inopportuna, le autorità
cantonali si limiteranno a minacciarla (art. 16 cpv. 3 seconda frase ODDS). Va
poi osservato che esiste un motivo di espulsione ai sensi dell'art. 9 cpv. 3
lett. b LDDS solo se le circostanze giustificano l'allontanamento
dell'interessato dalla Svizzera e non semplicemente da un singolo Cantone: è di
conseguenza irrilevante sapere se egli può tornare nel Cantone da cui proviene
(DTF 105 Ib 236; RDAT 1993 II n. 54). Nel valutare l'adeguatezza
dell'espulsione, l'autorità deve quindi paragonare la situazione
dell'interessato nel Cantone in cui questi intende trasferirsi con quella che
sussisterebbe nell'eventualità di un suo allontanamento dalla Svizzera. 

 

2.3. In linea di principio, la legalità dell'espulsione va
esaminata in base alle circostanze esistenti al momento dell'emanazione della
sentenza di ultima istanza (DTF 114 Ib 4 consid. 3b). Nondimeno, se
un'espulsione è giustificata dalla situazione esistente al momento in cui è
stata ordinata, essa può essere annullata solo nel caso che intervengano fatti
nuovi di particolare importanza. Al riguardo non basta comunque che tra
l'emanazione della decisione dell’autorità di polizia degli stranieri e quella
delle istanze di ricorso l’insorgente si sia comportato in modo ineccepibile.
Diversamente gli si offrirebbe la possibilità di modificare a suo favore i
fatti determinanti già attraverso la semplice impugnazione del provvedimento di
espulsione.

 

 

                                   3.   __________ è incappato,
dopo aver compiuto la maggiore età, in una condanna penale subìta a titolo di
furto (anche in relazione alla sua situazione di tossicodipendenza): con
decisione 16 dicembre 1993, la Bezirksanwaltschaft del Canton Zurigo lo ha
condannato a 21 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo
di prova di due anni. Con decisione 1° marzo 1994 sul ricorso interposto dalla
Staatsanwaltschaft, il Bezirksgericht di Zurigo lo ha condannato a 35 giorni di
detenzione, con l'esecuzione della pena rimandata e il periodo di prova fissato
a tre anni. A seguito di ciò, il 6 luglio 1994 la Polizia degli stranieri del
Canton Zurigo ha emesso contro l'interessato una decisione di ammonimento, nel
senso che lo si è reso edotto del fatto che in caso di recidiva o di
comportamento scorretto sarebbe stata presa in esame la possibilità di
infliggergli adeguate e gravose misure amministrative.

Da allora, il ricorrente non ha più avuto a che fare con la
giustizia penale. Trasferitosi in Ticino per sottoporsi a una terapia disintossicante
presso la fondazione "__________", lavora attualmente quale
apprendista falegname a __________ e sembra essersi allontanato dal mondo della
droga. Nemmeno il fatto di essersi annunciato all'Ufficio regionale degli
stranieri solo alla fine di marzo 1997 dopo quattro richiami rimasti
infruttuosi non significa ancora, benché tale comportamento non sia dei più esemplari,
che egli non voglia o non sia capace di adattarsi all'ordinamento vigente in
Svizzera.

Ne consegue che in specie non si rilevano i presupposti per
pronunciare un'espulsione ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. a, b LDDS).

Rimane ora da accertare se i requisiti previsti all'art. 10
cpv. 1 lett. d LDDS per pronunciare analoga misura siano adempiuti.

 

 

                                   4.   Giusta l'art. 10 cpv. 1
lett. d LDDS, lo straniero non può essere espulso dalla Svizzera o da un
Cantone se non quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cada in
modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica; tale provvedimento
può essere pronunciato solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo
Paese d'origine è possibile e può essere ragionevolmente richiesto (cpv. 2). Secondo
le circostanze, saranno parimenti evitati rigori inutili; in questi casi potrà
essere ordinato solo il rimpatrio (art. 11 cpv. 3 secondo e terzo periodo
LDDS). Per rimpatrio s'intende il trasferimento dello straniero indigente
dall'assistenza pubblica del Paese ospitante a quella del Paese d'origine (DTF
119 Ib 4 consid. 2b). Tale misura di allontanamento non impedisce,
contrariamente all'espulsione, l'entrata in Svizzera; lo straniero può difatti
nuovamente recarsi nel nostro Paese allorquando è accertato di non essere più a
carico dell'assistenza. Nei casi in cui manca l'accordo del Paese d'origine per
mettere a carico dell'assistenza pubblica il proprio cittadino, il rimpatrio
può essere comparato nel suo risultato ad un'espulsione senza interdizione di
entrata in Svizzera.

 

 

                                   5.   In concreto, il Comune di
__________ ha garantito le spese di collocamento di __________ presso la
fondazione "__________" assicurando, al termine della terapia, il pagamento
del deposito di affitto e del primo mese di pigione (v. lettera 4 ottobre 1996
della fondazione "__________" alla Sezione stranieri). A partire dal
1° gennaio 1997, il ricorrente è al beneficio di prestazioni assistenziali
erogate dal Cantone Ticino per fr. 1365.– mensili oltre al pagamento dei premi
cassa malati. Con decisione 23 luglio 1997, gli è pure stata accordata una
prestazione integrativa al salario di apprendista di fr. 865.– mensili per il
periodo 1° luglio 1997 - 30 settembre 1997 per pagamento della pigione e di fr.
500.– per sostentamento, luce, telefono e indumenti. L'importo complessivo
degli anticipi ammonta a fr. 8460.– al 2 maggio 1997 (v. lettera di stessa data
dell'Ufficio dell'assistenza sociale alla Sezione degli stranieri). Il servizio
dei ricorsi del Consiglio di Stato ha stabilito - fatto non contestato
dall'insorgente - che gli anticipi in totale sono, al 30 settembre 1997, di fr.
12 285.–.

Egli svolge attualmente l'apprendistato per la professione di
falegname (costruzioni e finestre), che terminerà solo con l'anno scolastico
1998/99 (v. lettera 13 novembre 1996 "__________" all'Ufficio
regionale degli stranieri). Dal contratto di tirocinio del 26 marzo 1996 si
constata che il salario lordo è di fr. 654.– mensili (2° anno di apprendistato)
e che crescerà rispettivamente a fr. 966.–, al 3° anno, e a fr. 1574.–/2090.–
al 4° anno. Se si tiene conto di un minimo vitale di fr. 1025.– (cfr. Tabella
dei minimi di esistenza agli effetti del diritto esecutivo, edita dalla CEF),
della pigione mensile di fr. 755.– oltre le spese accessorie di fr. 80.–,
nonché delle spese assicurative e fiscali, il suo reddito da apprendista è
indubbiamente insufficiente per permettergli di far fronte alla sua situazione
di indigenza e rimborsare nel contempo tali anticipi, tanto che dovrà
continuare a ricorrere a queste prestazioni anche nel futuro, sicuramente
almeno fino al termine del proprio apprendistato. Ciò è d'altronde dato per
scontato pure dalla fondazione "__________" (v. lettera 4 ottobre
1996 alla Sezione degli stranieri). Il ricorrente stesso non nega la sua situazione
attuale di difficoltà finanziaria, limitandosi a precisare che gli importi
finora percepiti dall'assistenza sociale diminuiranno il prossimo anno con
l'aumento dello stipendio tanto da essere disposto a continuare a vivere con il
minimo indispensabile. Ma egli non afferma che le prestazioni cesseranno
definitivamente e, malgrado la sua buona volontà, non indica come far fronte ai
relativi rimborsi. Da ciò ne consegue che la prognosi per uscire dall'indigenza
è attualmente negativa, nel senso che l'Ufficio dell'assistenza sociale si
vedrà costretto a continuare ad erogare le prestazioni ancora per i successivi
mesi aumentando il debito, non indifferente, già contratto dall'assistito. In simili
circostanze, ben si può concludere che i requisiti previsti all'art. 10 cpv. 1
lett. d LDDS sono adempiuti.

 

 

                                   6.   Resta nondimeno da
esaminare se dall'insieme delle circostanze l'espulsione o rimpatrio si
giustifica (art. 11 cpv. 3 LDDS), tanto da rifiutare all'insorgente il permesso
di trasferire in Ticino il proprio domicilio.

 

                                         6.1. __________ è nato in
Svizzera a __________, dove è rimasto sino all'età di 6 anni, per in seguito
trasferirsi in Italia a __________ nel 1979 per circa 10 anni frequentandovi 7
anni di scuola elementare e circa 3 anni di scuola media (v. curriculum vitae
15 febbraio 1997). Dopo essere giunto nuovamente in Svizzera nel 1989 durante
le vacanze estive lavorando presso una ditta di __________, è rientrato
nuovamente in Italia per intraprendere gli studi di ragioneria. Ha alternato lo
studio in Italia lavorando, sempre durante le ferie estive, presso una ditta
zurighese. A metà del 1992, egli è nuovamente rientrato in modo permanente in
Svizzera iscrivendosi al liceo linguistico a __________ e continuando in
seguito a lavorare durante le vacanze scolastiche. Consumatore di stupefacenti,
nel 1993 è stato oggetto di una condanna penale da parte del Bezirksgericht di
__________ il 1° marzo 1994 per furto avvenuto il 15 settembre 1993. Il 24
giugno 1994, su indicazione del consultorio del Distretto di __________, è
giunto nel Canton Ticino per sottoporsi a una terapia disintossicante presso la
fondazione "__________" di __________. Svolge l'apprendistato di falegname
a __________, iniziato il 1° marzo 1996 dopo cambiamento del posto di lavoro
proveniente da una ditta di __________.

Da notare che il Municipio di __________ ha preavvisato negativamente
la domanda di rilascio del permesso di domicilio.

 

6.2. Ora, tutto ben ponderato, l'interesse pubblico per un
suo allontanamento a causa della sua situazione di indigenza e fintanto che
essa dura tanto da dover restare a carico della pubblica assistenza, prevale.
Non si può affermare che i legami con la Svizzera - benché i genitori vivano a
__________ -, e segnatamente con il Cantone Ticino dove è giunto su indicazione
di un ente statale zurighese, siano più intensi di quelli con l'Italia, suo
Paese d'origine dove ha passato in totale circa 12 anni potendovi stringere
vari legami sociali. D'altronde, egli non ha apportato alcun elemento oggettivo
e concreto che permetta di rendere verosimile la sua impossibilità di far ritorno
e di reinserirsi in Italia, almeno nella fascia di confine dove il tenore di
vita come pure le abitudini, la mentalità e le condizioni economiche sono assai
simili a quelli ticinesi e dove potrà trovare un lavoro confacente alle sue
aspettative, crearsi una nuova cerchia di relazioni sociali come le ha strette
con facilità nel Ticino, nonché proseguire il trattamento terapeutico in corso
dal momento che non ne dimostra colà l'impossibilità della cura. Egli si limita
difatti ad asserire in modo generico senza dimostrarlo concretamente che in
Italia non avrebbe nessuna possibilità di frequentare un tirocinio come lo sta
frequentando attualmente, e che un suo rientro nella Svizzera interna gli
comporterebbe molte difficoltà per trovare un nuovo posto come apprendista
anche a causa dei problemi linguistici. Va ricordato a tale proposito che la
decisione circa la concessione di un permesso di domicilio non può essere pregiudicata
dalla conclusione di un contratto di lavoro (art. 8 cpv. 1 e 2 ODDS).

Tutto ben ponderato, benché opinabile, la decisione censurata
non procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge
riserva all’autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione
dell’adeguatezza della misura intrapresa. Fintanto che egli sarà a carico
dell'assistenza e non avrà provveduto ai relativi rimborsi, e ritenuto che in
caso di espulsione o rimpatrio il ricorrente non verrebbe a trovarsi in una
situazione sostanzialmente diversa da quella in cui si trova attualmente in
Ticino, l'autorità ha adottato una decisione tutto sommato ancora sostenibile.

 

 

                                   7.   Sulla scorta di quanto
precede, il ricorso va quindi respinto con la conseguente conferma della
decisione impugnata. La domanda di effetto sospensivo diviene pertanto priva di
oggetto.

Data la precaria situazione finanziaria del ricorrente, si
prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia.

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 8, 9, 10, 11 LDDS; 8, 16 ODDS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 1 della
Legge transitoria di applicazione dell'art. 98a della legge federale
sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri del 12
marzo 1997; 3, 18, 43, 46 e 28 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   Non si prelevano tasse né
spese.

 

 

 

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario