# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e354d059-ccca-537f-9754-65653231729c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1995-08-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 28.08.1995 52.1994.43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1994-43_1995-08-28.html

## Full Text

Incarto n.

  52.94.00043

  DP 357/94

  leo

  	
  Lugano

  28 agosto 1995

  	
  In
  nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Gardo Petrini,
  vicecancelliere

  

statuendo sul ricorso del 14
dicembre 1994 di

 

	
   

  	
  __________ e __________

  rappr. da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 2 dicembre 1994 del Dipartimento delle
  istituzioni, Ufficio dei permessi e passaporti, che nega agli insorgenti il
  permesso di esporre l'insegna recante la dicitura "__________";

  

vista la risposta 30 dicembre 1994
del dipartimento delle istituzioni;

letti ed
esaminati gli atti;

ritenuto,                           in fatto

              che con decisione 2 dicembre 1994 il Dipartimento
delle istituzioni ha negato ai coniugi __________ il permesso di esporre
un'insegna luminosa bifacciale (cm 220 x 300) con la scritta
"__________", in sostituzione dell'esistente "__________",
a motivo del fatto che la stessa, pur essendo traducibile, non é redatta in
lingua italiana come invece esige l'art. 5 LIns;

              che l'autorità dipartimentale ha tuttavia autorizzato
l'esposizione di un'insegna di medesime caratteristiche ma con il testo in italiano
"__________" seguito dalla traduzione in lingua francese;

              che i coniugi __________ hanno impugnato la predetta
risoluzione davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone
l'annullamento e postulando il rilascio dell'autorizzazione richiesta;

              che, in sostanza, gli insorgenti affermano che la
designazione "__________" sia ormai entrata nel linguaggio corrente e
che l'uso della stessa non metta assolutamente in pericolo la difesa della
lingua italiana in Ticino. Sostengono che il divieto di esporre insegne non redatte
in italiano deve essere giustificato da un interesse pubblico prevalente il
quale deve risultare da una ponderazione degli interessi in gioco. Lamentano
inoltre una disparità di trattamento rispetto a quegli esercizi pubblici cui é
stata autorizzata la denominazione in lingua straniera benché traducibile in
italiano;

              che all'accoglimento del ricorso si oppone il
Dipartimento delle istituzioni che postula la conferma del giudizio impugnato
all'appoggio di argomentazioni di cui si dirà, all'occorrenza, nei considerandi
che seguono;

considerato,                    in diritto

              che il ricorso, tempestivo, é ricevibile in ordine
giusta l'art. 17 LIns e può essere deciso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 PAmm);

              che giusta l'art. 5 cpv. 1 LIns le insegne permanenti
e non permanenti devono essere scritte in lingua italiana;

              che alle insegne, precisa il secondo capoverso, potrà
essere aggiunta, in caratteri non superiori a quelli del testo, né più appariscenti,
la traduzione in una o più lingue nazionali o straniere, presentata in guisa
che manifesti sempre il carattere di traduzione;

              che nel caso concreto l'autorità dipartimentale ha
autorizzato i ricorrenti ad esporre l'insegna con la nuova denominazione del
loro esercizio "__________" a condizione che la stessa venga
preceduta dal testo redatto in ligua italiana "__________";

              che i ricorrenti contestano il "vincolo
linguistico" imposto loro dall'autorità asserendo fra l'altro che il testo
dell'insegna in lingua francese, d'uso corrente nella designazione degli Hotel,
non pregiudica la difesa della lingua italiana;

              che la norma appena citata riproduce integralmente le
disposizioni della legge precedente (1931-1933) sulla cui legittimità costituzionale
già si erano pronunciati alcuni giuristi (prof. Burckhardt e Fleiner) e il
Tribunale federale, nella sentenza inedita 3 giugno 1932 in re Z. e LLCC c/
Canton Ticino (cfr. messaggio governativo 23 giugno 1953 N. 430 pag. 833);

              che, assodata la costituzionalità del principio
secondo cui le insegne debbono essere redatte in lingua italiana, si tratta a
questo punto di stabilire se, come sostengono gli insorgenti, l'imposizione del
suddetto vincolo nel caso concreto sia giustificata da un interesse pubblico
prevalente;

              che i vocaboli che compongono la denominazione dell'esercizio
dei ricorrenti non vantano un senso particolare e possono essere sostituiti in
modo adeguato con vocaboli italiani;

              che, contrariamente a quanto assumono gli insorgenti,
la denominazione scelta per il loro albergo non può considerarsi d'uso corrente
e perciò non pregiudizievole per il nostro patrimonio linguistico, già solo per
il fatto che la stessa é associata al vocabolo "__________" ed é
espressa in lingua francese;

              che, se tutelato, l'assunto ricorsuale comporterebbe
un proliferare di insegne di esercizi pubblici perfettamente traducibili in italiano,
solo a ragione del fatto che le stesse sono redatte in francese; 

              che tale circostanza manifestamente disattenderebbe
l'intenzione del legislatore ticinese, che era soprattutto quella di non apparire
di fronte al pubblico come una regione di lingua diversa dalla propria (cfr.
messaggio cit.);

              che d'altro canto la scritta in rassegna non rientra
nemmeno fra quelle che possono definirsi di carattere internazionale (ad es.
Grand Hotel Palace; Carlton, Dancing, ecc.) le quali, non potendo avere un
equivalente conveniente in italiano, non costituiscono una minaccia per il
patrimonio linguistico protetto;

              che così stando le cose un'eccezione al principio
dell'italianità delle scritte nel caso concreto non appare giustificabile
palesandosi prevalente l'interesse pubblico al rispetto della citata norma
(art. 5 LIns);

              che a nulla giova infine ai ricorrenti il riferimento
ad altre insegne di esercizi pubblici espresse in lingua straniera visibili nel
luganese per sostanziare la violazione del principio della parità di
trattamento. Infatti, quand'anche autorizzate in violazione dell'art. 5 LIns,
le suddette insegne non permettono agli insorgenti di prevalersi di questo
fatto per esigere anche nel loro caso una violazione della legge: per
principio, non v'é infatti uguaglianza nell'illegalità (cfr. Knapp, Précis de
droit administratif, pag. 104 no. 491);

              che per questi motivi la censurata risoluzione
dipartimentale, immune da violazioni del diritto, deve essere confermata e l'impugnativa
respinta;

              che tassa di giustizia e spese seguono la
soccombenza;

visti gli art. 5, 17 LIns; 3, 18,
28, 60, 61 PAmm,

dichiara e pronuncia:

1.           Il ricorso è respinto.

2.-         La tassa di giustizia e le spese di fr. 500.- sono carico
dei ricorrenti in solido.

	
   

  	
  3.

  	
  Intimazione
  a:

  	
   

   

  __________

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  

Per il Tribunale cantonale
amministrativo:

Il presidente:                                                            Il
segretario: