# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8921036a-fba8-5e85-b2a0-5543ae5f6675
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2006-05-31
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 31.05.2006 BB.2006.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2006-8_2006-05-31.pdf

## Full Text

Sentenza del 31 maggio 2006 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Andreas J. Keller e Tito Ponti,  
Cancelliere Luca Fantini  

   
 
Parti 

  
A., Via Donizetti Gaetano 32,  
I-80122 Napoli, 
 
B., Panama 
 
rappresentati dall’avv. Goran Mazzucchelli, 
  

 
Reclamanti 

 
 Contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE,  

Controparte 
 

Oggetto  Ricorso contro un ordine di perquisizione e di seque-
stro (art. 65 PP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BB.2006.8 
 
 
 

 

 

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Fatti: 
 

A. Nell'ambito di una procedura di indagine preliminare di polizia giudiziaria 
aperta nei confronti di A. per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 
305bis CP, il 7 febbraio 2006 il Ministero pubblico della Confederazione (in 
seguito: MPC) ha ordinato l’identificazione e la perquisizione di tutte le re-
lazioni bancarie di pertinenza di A. e della società B. di Panama (in seguito: 
B.) presso la C. di Ginevra (in seguito: C.). Il MPC ha decretato nel con-
tempo il blocco degli eventuali saldi attivi depositati sui conti in questione, 
nonché l'edizione ed il sequestro di tutta la documentazione relativa agli 
stessi.  

All'origine del provvedimento vi è in particolare una segnalazione 
dell’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio (MROS) che faceva 
seguito all’inoltro di una commissione rogatoria da parte della procura di 
Milano. Il sospetto risiede principalmente nell’ipotesi che sulla relazioni 
bancarie di A. e della società a lui facente capo siano stati depositati degli 
averi di provenienza illecita, legati ad un affare di malversazioni ai danni del 
gruppo italiano D.. 
 
 
 

B. Informati sul provvedimento coattivo dalla banca C., in data 13 febbraio 
2006 A. e la società B. hanno interposto reclamo alla Corte dei reclami pe-
nali del Tribunale penale federale, chiedendo l'annullamento del provvedi-
mento impugnato.   

Con risposta del 9 marzo 2006, il MPC ha chiesto la reiezione integrale del 
reclamo, ritenendo la misura impugnata pienamente giustificata dalle  
emergenze istruttorie e rispettosa del principio della proporzionalità. 

Nel secondo scambio di allegati, le parti hanno sostanzialmente ribadito le 
loro rispettive argomentazioni e conclusioni. 

 
 

 
Diritto: 
 

1.  
1.1 Giusta l'art. 105bis cpv. 2 PP gli atti e le omissioni del procuratore generale 

della Confederazione possono essere impugnati con reclamo alla Corte dei 
reclami penali del Tribunale penale federale, seguendo le prescrizioni pro-
cedurali degli art. 214-219 PP. La legittimazione attiva di A., titolare della 
relazione bancaria oggetto del contestato ordine di perquisizione e seque-

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stro, è in concreto data; quella della società B., dominata dallo stesso A., è 
pure pacifica.  

1.2 Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un'omissione del 
procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal 
giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo-
gia). In concreto l'ordine di perquisizione e sequestro impugnato è datato 7 
febbraio 2006 ed i reclamanti ne hanno preso conoscenza solo il giorno 
dopo. Interposto il 13 febbraio 2006, il rimedio è pertanto tempestivo. 

1.3 Nelle loro conclusioni i reclamanti domandano l’annullamento integrale 
dell’ordinanza di perquisizione e sequestro emessa dal MPC il 7 febbraio 
2006. 

A questo proposito si rileva tuttavia che, come già indicato nel decreto del 
20 febbraio 2006 con il quale il Presidente della Corte dei reclami penali ha 
rifiutato di accogliere la richiesta di effetto sospensivo presentata conte-
stualmente al reclamo, solo il detentore della documentazione di cui viene 
richiesta l’edizione – “in casu” la banca – ha la facoltà di opporsi a tale mi-
sura conformemente alla procedura descritta all’art. 69 cpv. 3 PP (Senten-
za del Tribunale federale del 16 maggio 2006 1S.4/2006). Di conseguenza 
il reclamo è irricevibile nella misura in cui viene chiesto l’annullamento della 
perquisizione della documentazione bancaria relativa alle relazioni bancarie 
di A. e della società B. presso la Banca C. (v. punto 2 dell’ordine di perqui-
sizione e sequestro impugnato). 

 
 

2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad as-
sicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (art. 65 n. 1 PP; DTF 124 
IV 313 consid. 4 e riferimenti); parimenti, si possono sequestrare oggetti e 
beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca ai sensi dell’art. 
59 CP. Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ritenuto 
che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive 
e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti 
procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalen-
za di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza 
concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e 
l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; 
la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della propor-
zionalità (DTF 125 IV 185, 187 consid. 2a; G. PIQUEREZ, Procédure pénale 
suisse, Zurigo 2000, n° 2554 e segg.). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta pena-
le non ci si dovrà mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del so-
spetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati ap-
paia verosimile (HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafpro-

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zessrecht, 6a ediz., Basilea/Ginevra/Monaco 2005, pag. 340 n° 1; PIQUE-
REZ, op. cit., n° 2553). Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali 
(come già la Camera d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul 
merito del procedimento penale, ma deve limitarsi all’esame 
dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326, 328 consid. 
7c e d). Secondo costante giurisprudenza, finché sussiste una possibilità di 
confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale 
(DTF 125 IV 222, 225 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313, 316 consid. 3b 
e 4; SJ 1994 p. 97, 102). 

 

3. I reclamanti contestano che vi siano le premesse per il sequestro della do-
cumentazione ed il blocco degli attivi relativi alle relazioni bancarie indicate 
nel provvedimento impugnato e ne chiedono l’annullamento. Essi lamenta-
no l’assenza di indizi di reato sufficientemente motivati e la violazione del 
principio della proporzionalità, sostenendo in particolare che l’ipotesi di rea-
to contestata non avrebbe alcun fondamento concreto.   

3.1 Dagli atti in causa, e segnatamente dall’informazione trasmessa il 20 feb-
braio 2006 dalla banca C. al MPC (v. act 10.1), si evince che nel corso del 
mese di luglio 2005 A. ha chiuso il conto denominato “E.” di cui era titolare 
ed ha trasferito tutti gli attivi su di un nuovo conto presso la stessa banca 
intestato alla società B., domiciliata a Panama. Secondo le informazioni tra-
smesse dalla banca, A. appariva quale unico avente diritto economico an-
che degli averi depositati su questa nuova relazione. Il 7 dicembre 2005, la 
società B. ha dato istruzione alla banca C. di Ginevra di chiudere il conto 
da poco aperto e di trasferire tutti gli averi su di un nuovo conto presso la 
C. a Nassau (Bahamas). Non essendovi più dal mese di dicembre 2005 al-
cun attivo riferibile ai reclamanti  presso la sede ginevrina della banca C., la 
censura ricorsuale relativa al blocco del saldo attivo dei conti deve quindi ri-
tenersi priva di oggetto.  

3.2 Resta da valutare la fondatezza delle censure espresse in merito al seque-
stro dell’intera documentazione riferita alle relazioni bancarie di pertinenza 
dei reclamanti.  

Le critiche mosse dagli insorgenti - poggianti essenzialmente su un’asserita 
mancanza di indizi sufficientemente ed oggettivamente motivati di reato - 
non sono, a questo stadio dell’inchiesta, sufficienti a giustificare 
l’annullamento della misura coercitiva ordinata dal MPC. 

L'ordinanza impugnata, pur se succintamente motivata, richiama infatti la 
procedura di indagine giudiziaria in corso e indica i motivi per i quali occor-
re procedere al sequestro della documentazione bancaria; nelle osserva-

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zioni al reclamo il MPC ha poi apportato altri elementi a sostegno del prov-
vedimento intrapreso. Secondo le informazioni in possesso dell'autorità in-
quirente, in gran parte derivanti dall’espletamento delle numerose commis-
sioni rogatorie internazionali presentate delle autorità penali italiane (v. in 
particolare la 17a integrazione della commissione rogatoria del 29 maggio 
2002; act. 10.2), sul conto “E.” di A., sarebbero transitati e/o pervenuti degli 
averi illeciti provento di un'attività criminale consistente nella vendita di dirit-
ti televisivi a prezzi gonfiati a società del Gruppo D.. Al centro della intera 
vicenda viene indicata la società F., riconducibile a G., personaggio attra-
verso il quale diversi dirigenti del gruppo D. intermediavano l’acquisto di di-
ritti di trasmissione con il gruppo cinematografico americano H..  Nel corso 
dell’inchiesta sono stati accertati versamenti sospetti effettuati dalla società 
F. su conti riferibili ad alcuni responsabili di D., fra cui il reclamante stesso. 
Questi versamenti secondo l’ipotesi investigativa avanzata dalle autorità 
italiane consisterebbero nella “restituzione” degli illeciti profitti ottenuti da F. 
A questo proposito, il MPC ha prodotto agli atti copia di un bonifico banca-
rio che dimostra come in data 4 giugno 2004 la società F. abbia versato 
una somma di USD 75’000 sul conto “E.” e di USD 300’000 su altri conti in-
dicati come sospetti dalle autorità italiane (act. 6.2).  

Inoltre nel contesto dell’inchiesta autonoma e parallela avviata dalle autori-
tà svizzere è emerso che nel luglio 2005 – in concomitanza con la richiesta 
delle autorità italiane di verificare il conto “E.” - quest’ultimo ha chiuso e 
svuotato il conto in questione trasferendone gli attivi su di un altro conto a 
nome della società panamense B. che, poco dopo, ha a sua volta ordinato 
la chiusura del nuovo conto ed il trasferimento di tutti i beni verso un para-
diso fiscale dei Caraibi. 

Tale comportamento appare perlomeno sospetto e giustifica pienamente 
l’esigenza del MPC di fare chiarezza su tutte le transazioni effettuate sui 
conti litigiosi, anche se questi sono stati nel frattempo chiusi e trasferiti 
all’estero. L'obiezione dei reclamanti, che pretendono che sui conti in que-
stione siano pervenuti unicamente degli averi riconducibili all’attività profes-
sionale di portatore d’affari di A., è mera affermazione di parte priva del suf-
ficiente riscontro probatorio; anzi, sarà proprio l'inchiesta in corso che dovrà 
stabilire l'origine lecita o meno dei versamenti affluiti sui conti oggetto di ve-
rifica tramite minuzioso controllo di tutti i movimenti in entrata ed in uscita 
del periodo considerato. 

 Ne discende che il provvedimento cautelare ordinato dal MPC è stato, nelle 
concrete evenienze, adottato in presenza di sufficienti indizi di reato, tenuto 
conto anche dello stadio iniziale dell'inchiesta autonoma avviata dalle auto-
rità svizzere. Giova inoltre ricordare che la Corte dei reclami penali non é 
chiamata a statuire sul merito del procedimento penale – ovvero sulla sus-

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sistenza concreta di un reato di riciclaggio – ma deve limitarsi all'esame 
dell'ammissibilità del sequestro in quanto tale (v. consid. 2, supra). 

3.3 Sarebbe in futuro opportuno che il MPC, alla ricezione della documentazio-
ne trasmessa dalla banca, confermasse formalmente ai titolari delle rela-
zioni bancarie in questione di essere entrato in possesso della documenta-
zione richiesta e stilasse una lista degli atti ricevuti e che posti sotto seque-
stro. Questo permetterebbe di stabilire con precisione il momento a partire 
dal quale il sequestro diviene effettivo e di conseguenza determinare a par-
tire da quando il titolare del conto è legittimato ad agire contro la misura 
coercitiva ordinata. 

 

4. I reclamanti contestano infine la proporzionalità della misura impugnata. 
Essi sostengono che il blocco di tutti i saldi attivi è sproporzionato visto che  
il MPC, avendo già a disposizione la documentazione nell’ambito delle do-
mande di assistenza giudiziaria internazionale, avrebbe potuto indicare al-
meno approssimativamente un “quantum” dell’ipotizzato riciclaggio e limita-
re così il blocco degli attivi a tale somma. 

Questo argomento non è tuttavia pertinente. Da un lato, si rileva come la 
censura riferita al blocco dei saldi attivi - in assenza di un qualsiasi avere 
depositato presso la banca C. di Ginevra - sia nella fattispecie priva di og-
getto (v. consid. 3.1 supra); dall'altro, come giustamente osservato 
dall’autorità inquirente, la presente inchiesta - sebbene parallela a quella 
condotta dalle autorità italiane - è autonoma ed il fatto che il MPC abbia già 
acquisito della documentazione nell’ambito dell’espletamento delle rogato-
rie internazionali non gli impedisce di adottare altre misure tendenti accer-
tamento dei fatti pertinenti ed all’assunzione delle prove relative (v. art. 101 
cpv. 2 PP).  
3.3 

 

5. Nelle circostanze concrete, in assenza di altra soluzione equivalente nei 
suoi risultati ma meno incisiva per gli interessati e tenuto conto dello stadio 
preliminare dell'inchiesta, il provvedimento impugnato non può essere con-
siderato lesivo del principio della proporzionalità. Non vi è quindi ragione di 
annullarlo, come chiesto dai reclamanti. Il MPC è comunque inviato a pro-
cedere al più presto all'esame della documentazione sequestrata, alfine di 
non arrecare ai reclamanti più danno del necessario. 

 
 

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6. Viste le considerazioni che precedono, il reclamo, per quanto ammissibile, 
deve essere respinto. Conformemente all'art. 245 PP, le spese processuali 
sono poste a carico della parte soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste 
sono calcolate giusta l'art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del 
Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e ammontano nella fattispecie a 
Fr. 1'500.--, con vincolo di solidarietà. Dedotto l'anticipo spese di fr. 1’000.-- 
già pervenuto, i reclamanti sono invitati a versare alla cassa del Tribunale 
penale federale – sempre con vincolo di solidarietà – il saldo di fr. 500.--. 

 
 
 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. Nella misura in cui è ammissibile e non è privo di oggetto, il reclamo è re-

spinto. 
 
2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico dei reclamanti in solido. 

Dedotto l'anticipo spese di fr. 1’000.-- già pervenuto, essi sono invitati a ver-
sare alla cassa del Tribunale penale federale, sempre con vincolo di solida-
rietà, il saldo di fr. 500.--. 

 
 

Bellinzona, 31 maggio 2006 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    Il Cancelliere:  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a 
 
- Avv. Goran Mazzucchelli  
- Ministero pubblico della Confederazione  
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-
dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.