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**Case Identifier:** 2e851003-04e1-59a2-b8a6-590ddd9f9b13
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-10-26
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 26.10.2021 BE.2021.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BE-2021-9_2021-10-26.pdf

## Full Text

Decisione del 26 ottobre 2021 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Patrick Robert-Nicoud e Stephan Blättler,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

COMMISSIONE DELLA CONCORRENZA,  

 

Richiedente 

 

   

  contro 

   

A. SA, c/o B., rappresentata dall'avv. Emanuele  

Stauffer,  

Opponente 

 

   

Oggetto  Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BE.2021.9 
 

 

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 Fatti: 

 

A. Il 22 giugno 2020, la Segreteria della Commissione della concorrenza (in se-

guito: Segreteria COMCO), d’intesa con un membro della presidenza della 

COMCO, ha aperto un’inchiesta (n. 22-0504) ai sensi dell’art. 27 della legge 

federale del 6 ottobre 1995 sui cartelli e altre limitazioni della concorrenza 

(LCart; RS 251) nei confronti di tre imprese di costruzione della regione Moesa, 

ossia C. SA (Z.), D. SA (Y.) ed E. SA (Z.), inchiesta estesa susseguentemente 

ad altre imprese, tra cui A. SA (X.). La Segreteria COMCO ha infatti ricevuto 

delle informazioni secondo le quali le imprese in questione avrebbero coordi-

nato le offerte per progetti di lavori di costruzione nel quadro di appalti pubblici 

e privati. I presunti coordinamenti delle offerte riguarderebbero la ripartizione 

dei progetti e la fissazione dei prezzi delle offerte. Questa pratica sarebbe esi-

stita da diversi decenni e sarebbe durata perlomeno sino all’apertura dell’inchie-

sta. Secondo la Segreteria COMCO, tali comportamenti potrebbero costituire 

degli accordi illeciti ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LCart in combinato disposto con 

l’art. 5 cpv. 3 lett. a e c LCart (v. act. 1.4). 

 

 

B. Con decisione del 21 giugno 2021, la COMCO ha deciso di perquisire le carte 

e gli oggetti situati nei locali di A. SA a X. (v. act. 1.6).  

 

 

C. La perquisizione, effettuata dai collaboratori della Segreteria COMCO, ha avuto 

luogo il 22 giugno seguente e ha portato alla messa in sicurezza delle copie 

forensi di dati elettronici e al sequestro di documenti cartacei (v. act. 1.1). A. SA 

si è opposta a tale misura, per cui gli oggetti in questione sono stati posto sotto 

sigillo conformemente all’art. 50 cpv. 3 della legge federale sul diritto penale 

amministrativo (DPA; RS 313.0). 

 

 

D. Con scritto del 9 luglio 2021, la COMCO ha presentato una domanda di dissi-

gillamento degli oggetti di cui sopra, al fine di procedere alla perquisizione degli 

stessi (v. act. 1). 

 

 

E. Con osservazioni del 20 agosto 2021, trasmesse alla COMCO per conoscenza 

(v. act. 13, pag. 5), l’opponente ha contestato le motivazioni fatte valere dalla 

predetta nella domanda in questione, chiedendo che venga confermata l’oppo-

sizione da lei interposta, con conseguente dichiarazione di nullità della perqui-

sizione effettuata il 22 giugno 2021 (v. act. 11). 

 

 

- 3 - 
 
 

F. Con decisione incidentale del 25 agosto 2021, questa Corte ha respinto una 

richiesta di sospensione della presente procedura presentata dall’opponente 

(v. act. 13). 

 

 

Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, nella misura del neces-

sario, nei considerandi in diritto. 

 

 

 

Diritto: 

 

1.  

1.1 Giusta gli art. 25 cpv. 1 e 50 cpv. 3 DPA, nonché l’art. 37 cpv. 2 lett. b della 

legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale è 

competente a decidere sulla perquisizione di carte nell’ambito di procedure di 

diritto penale amministrativo. 

 

1.2 Secondo l’art. 42 cpv. 2 LCart, le autorità in materia di concorrenza possono 

ordinare perquisizioni e sequestrare mezzi di prova. A questi provvedimenti 

coercitivi sono applicabili per analogia gli articoli 45–50 DPA. Giusta l’art. 46 

cpv. 1 lett. a DPA, devono essere sequestrati dal funzionario inquirente gli og-

getti che possono avere importanza come mezzi di prova. 

 

1.3 Le disposizioni del Codice di procedura penale (CPP; RS 312.0) sono applicabili 

a titolo complementare o per analogia nella misura in cui la DPA lo prevede 

espressamente (cfr. art. 22, 30 cpv. 2 e 3, 31 cpv. 2, 41 cpv. 2, 43 cpv. 2, 58 

cpv. 3, 60 cpv. 2, 80 cpv. 1, 82, 89 e 97 cpv. 1 DPA). Inoltre, alle questioni che 

la DPA non regola espressamente o implicitamente, di principio si applicano per 

analogia le disposizioni del CPP (DTF 139 IV 246 consid. 1.2 e 3.2; sentenze 

del Tribunale federale 1B_210/2017 del 23 ottobre 2017 consid. 1.1; 

1B_91/2016 del 4 agosto 2016 consid. 4.1). I principi generali della procedura 

penale e del diritto costituzionale devono essere tenuti in considerazione anche 

nei procedimenti penali amministrativi (DTF 139 IV 246 consid. 1.2 e 3.2; v. 

anche TPF 2016 55 consid. 2.3, decisione del Tribunale penale federale 

BV.2017.26 del 6 settembre 2017 consid. 1.2 e 1.3). 

 

1.4 Giusta l’art. 50 DPA, la perquisizione di carte deve essere fatta col maggior 

riguardo possibile dei segreti privati; segnatamente, le carte devono essere esa-

minate soltanto quando si può presumere che contengano scritti importanti per 

l’inchiesta (cpv. 1). La perquisizione deve essere fatta in modo da tutelare il 

segreto d’ufficio, come anche i segreti confidati, nell’esercizio del proprio mini-

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stero o della propria professione, agli ecclesiastici, agli avvocati, ai notai, ai me-

dici, ai farmacisti, alle levatrici e ai loro ausiliari (cpv. 2). Se possibile, il detentore 

di carte deve essere messo in grado d’indicarne il contenuto prima della perqui-

sizione. Se egli si oppone alla perquisizione, le carte devono essere suggellate 

e poste in luogo sicuro; la decisione sull’ammissibilità della perquisizione spetta 

alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (cpv. 3). 

 

1.5 La Segreteria COMCO è legittimata a sottoporre la richiesta di levata dei sigilli 

alla Corte dei reclami penali. Premessa l'inesistenza di un termine all’uopo 

(v. decisione del Tribunale penale federale BE.2012.4 dell’11 luglio 2012 con-

sid. 1.3.2), l'istanza presentata dalla Segreteria COMCO il 9 luglio 2021 è rice-

vibile in ordine e rispetta in ogni caso il principio di celerità. 

 

1.6 L’opponente è incontestabilmente il detentore degli oggetti posti sotto sigillo 

nell’ambito della perquisizione avvenuta il 22 giugno 2021; egli è quindi legitti-

mato ad opporsi alla domanda di levata dei sigilli. Essendo tutte le ulteriori con-

dizioni di entrata in materia adempiute, occorre entrare nel merito della do-

manda in questione. 

 

 

2. Secondo la prassi costante, nell’ambito di un’istanza di levata dei sigilli, la Corte 

dei reclami penali decide se una perquisizione è di principio ammissibile. Essa 

valuta se le condizioni per una levata dei sigilli sono adempiute o meno. In caso 

affermativo, essa verifica, in una seconda fase, se interessi al mantenimento di 

segreti degni di essere protetti si oppongono alla levata dei sigilli (v. TPF 2007 

96 consid. 2). Ne consegue che anche obiezioni di carattere generale avverso 

una perquisizione costituiscono dei motivi per l’apposizione di sigilli. Questa può 

quindi essere richiesta anche in caso d’insufficienti indizi di reato, così come in 

assenza di rilevanza probatoria, se l’interessato intende impedire all’autorità in-

quirente di visionare e utilizzare i documenti sigillati (DTF 140 IV 28 consid. 

4.3.6; sentenza del Tribunale federale 1B_117/2012 del 26 marzo 2012 consid. 

3.2; sentenza del Tribunale penale federale BE.2019.4 del 17 settembre 2019 

consid. 3). 

 

 

3.  

3.1 L’autorità chiamata a statuire sulla richiesta di levata dei sigilli deve innanzitutto 

esaminare se sussistono sufficienti indizi di reato atti a giustificare una perqui-

sizione. All’uopo, occorre soddisfare due condizioni. Da una parte, i fatti devono 

essere descritti in maniera sufficientemente dettagliata, affinché si possa pro-

cedere alla sussunzione ad uno o più reati penali. D’altra parte, devono essere 

presentati sufficienti mezzi di prova o indizi a sostegno dell’adempimento della 

fattispecie. Differentemente che in caso di gravi indizi di reato, i sufficienti indizi 

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di reato non necessitano la presenza di prove o indizi prospettanti già una con-

siderevole o forte probabilità di condanna (v. sentenza BE.2019.4 consid. 4.1 e 

rinvii). 

 

3.2  

3.2.1 A supporto della richiesta di levata dei sigilli, la Segreteria COMCO ha indicato 

sussistere il fondato sospetto dell’esistenza di possibili accordi anticoncorren-

ziali ai sensi dell’art. 5 cpv. 3 lett. a e c LCart tra le tre imprese parti implicate 

nel procedimento nella Regione Moesa, ossia C. SA, D. SA ed E. SA. Queste 

imprese sono attive nel campo della costruzione, nei lavori di sopra e sottostrut-

tura come anche nell’esecuzione e progettazione di lavori d’edilizia e di genio 

civile. L’inchiesta è stata avviata a seguito di informazioni fornite da una per-

sona, il cui nome, per motivi di strategia istruttoria e di protezione della perso-

nalità, non è stato fornito dalla richiedente, e dal Cantone dei Grigioni. Dalle 

informazioni ottenute sarebbero emersi degli indizi su dei possibili coordina-

menti delle offerte nei progetti di costruzione nell’ambito di appalti pubblici e 

privati. Il sospetto di un coordinamento delle offerte concerne la fissazione del 

prezzo e la ripartizione dei progetti di lavoro, situazione che sarebbe perdurata 

almeno sino all’apertura dell’inchiesta nel giugno 2020. Nel corso dell’inchiesta 

è emerso che altre imprese sarebbero coinvolte nella vicenda, tra le quali l’op-

ponente, nei confronti della quale l’inchiesta, in data 21 giugno 2021, è stata 

estesa (v. act. 1, pag. 3, e act. 1.4). Per sostanziare i sufficienti sospetti di reato, 

la richiedente ha elencato una dozzina di scambi di emails avvenuti tra l’oppo-

nente e altre imprese concorrenti (v. act. 1, pag. 6 e seg.). Nella sua domanda, 

essa menziona, ad esempio: 

 

 “- Uno scambio di emails del 3 e 4 marzo 2019 tra il Sig. F. (Procuratore, re-

sponsabile ufficio offerte) e un’impresa concorrente concernente il progetto “O. 

scavo e sottostrutture” nel Cantone Ticino. In queste emails, è stato chiesto al 

Sig. F. se le due imprese inoltravano un’offerta in consorzio oppure l’impresa 

concorrente doveva presentare un’offerta più cara rispetto a quella della A. SA. 

Questo scambio di emails dimostra che le due imprese potrebbero essersi coor-

dinate nell’intento, forse, di favorire la A. SA. 

 

 - Uno scambio di emails tra il Sig. F. e un’impresa concorrente del 2 maggio 

2015 per un progetto “palazzina G.”. Nelle emails viene richiesta la ricapitola-

zione della A. SA in modo che il concorrente possa preparare un’offerta mag-

giorata del 4/5 % rispetto a quella della A. SA. Dalla lettura di queste emails, 

sembrerebbe quindi che vi sia stato uno scambio di ricapitolazioni, prima della 

scadenza del termine per l’inoltro delle offerte, nell’ottica di coordinare le proprie 

offerte. 

 

 - Uno scambio di emails tra un’impresa concorrente e il Sig. F. del 5 settembre 

2015 concernente “offerta X. argini fiumi”. Il mittente di tale emails chiede di 

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dargli “luce verde o rossa” su un progetto sul quale sarebbe entrato con un 

prezzo più caro, nel caso la A. SA fosse interessata. Il Sig. F. risponde che il 

progetto interessa alla A. SA e che ne avrebbero parlato insieme il lunedì se-

guente. Questa comunicazione dimostrerebbe, ancora una volta, un possibile 

coordinamento delle offerte tra le due imprese. 

 

 - Uno scambio di emails tra un’impresa concorrente e il Sig. F. del 6 febbraio 

2019. Al Sig. F. viene richiesto un aiuto per calcolare un determinato prezzo per 

delle non meglio precisate offerte “utg”. Il termine “utg” potrebbe voler significare 

“l’Ufficio tecnico del Cantone dei Grigioni”, che si abbrevia “UTG”. Questa di-

scussione mostrerebbe ancora una volta che tra le due imprese concorrenti vi 

sarebbero delle collaborazioni nella fase di preparazione dei prezzi che com-

portano degli scambi di informazioni sensibili. 

 

 - Uno scambio di emails tra il Sig. F. e un’impresa concorrente del 9 maggio 

2018. L’impresa concorrente ha inviato la sua offerta al Sig. F. per il progetto 

“Campus W. fase 1 Strada di accesso e piazzale posteggi” chiedendo il suo 

accordo prima di poterla copiare. Anche da quest’indizio, sembrerebbe che tra 

le due imprese vi sarebbe stato un possibile accordo nell’ambito degli appalti. 

 

 - Uno scambio di emails tra un’impresa concorrente e il Sig. F. del 24 luglio 

2019. Il Sig. F. avrebbe ricevuto un’offerta di un concorrente riguardante delle 

opere di sottostruttura nel Comune di V. Questa trasmissione è un possibile 

indizio di un comportamento potenzialmente collusivo”. 

 

La richiedente descrive poi altri sei scambi di emails dal contenuto analogo av-

venuti tra F. e altre imprese concorrenti (v. act. 1, pag. 6 e seg.).  

 

3.2.2 L’opponente, dal canto suo, afferma che le emails in questione costituirebbero 

scambi d’informazioni che avverrebbero “nell’ambito di progetti da avviare, ri-

spettivamente in vista di istaurare possibili consorzi o ancora per richieste di 

semplici forniture o per valutare eventuali subappalti”. Ciò che colpirebbe, a suo 

avviso, sarebbero “le supposizioni, anzi illazioni, secondo cui quelli che sono 

scambi di idee e dati, assolutamente usuali in un contesto commerciale, ven-

gano invece considerati come segnali indubitabili di una volontà di accordarsi 

in modo da limitare la concorrenza e di influenzare i prezzi” (v. act. 11, pag. 2).  

 

3.3 Alla luce di quanto precede e dei necessari chiarimenti ancora da effettuarsi, 

questa Corte ritiene che, nell’ottica di una richiesta di levata dei sigilli, la Segre-

teria COMCO disponga di sufficienti indizi per fondare i propri sospetti circa la 

violazione dell’art. 5 cpv. 3 lett. a e c LCart. I fatti sono descritti in maniera suf-

ficientemente dettagliata e corredati da mezzi di prova ben precisi. Spetterà 

proprio alla COMCO accertare la natura dei contatti sopra descritti per determi-

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nare se si tratta di accordi tesi alla costituzione di normali consorzi, come so-

stenuto in sostanza dall’opponente, oppure se ci si trova di fronte a possibili 

accordi illeciti. 

 

 

4.  

4.1 La perquisizione di documenti presuppone inoltre che questi contengano scritti 

importanti per l’inchiesta (art. 50 cpv. 1 DPA). L’autorità inquirente non deve 

tuttavia ancora dimostrare l’esistenza di un rapporto di connessione concreto 

tra le indagini e ogni singolo documento posto sotto sigilli. È sufficiente che essa 

indichi, in linea di massima, in che misura i documenti sigillati sono rilevanti per 

la procedura (cfr. sentenza del Tribunale federale 1B_322/2013 del 20 dicembre 

2013 consid. 3.1 con rinvii). I detentori di registrazioni od oggetti che richiedono 

la messa sotto sigilli e che contestano la perquisizione, dal canto loro, hanno 

l’incombenza processuale di indicare ogni oggetto che a loro avviso non pre-

senta manifestamente nessuna connessione con l’inchiesta penale. Ciò vale in 

particolare allorquando essi postulano la messa sotto sigilli di documenti o file 

voluminosi o complessi (v. sentenza del Tribunale federale 1B_637/2012 

dell’8 maggio 2013 consid. 3.8.1 in fine, non pubblicato in DTF 139 IV 246). 

 

4.2 Nella fattispecie, gli oggetti relativi ai dati elettronici rinvenuti dall’autorità sono i 

seguenti: 

 

 - WD-Harddisk S/N: WXP1E80K6948T; 

 - USB-Stick Swisscom; 

 - USB-Stick Memory Q-Connect; 

 - Apple iPhone 8 A-1905 8PVV1LQJCGL IMEI: 1 di F.; 

 - USB-Stick H.; 

 - Apple iPhone 8 A-1905 S/N; F4GVHAY4JC6L IMEI: 2 di I.; 

 - Server-Share 260_Ticino; 

 - Server-Share Documenti A. SA; 

 - Harddisk aus Notebook HP ProBook 650 G1 S/N: 5C64393ZWC; 

 - USB-Stick J.; 

 - USB-Stick K.; 

 - USB-Stick L. AG; 

 - USB-Stick M.; 

 - USB-Stick N.; 

 - MS Exchange Postfach di I.; 

 - MS Exchange Postfach di F. 

 

I dati elettronici sono stati copiati e messi in sicurezza in maniera forense sul 

dispositivo Freecom USB-Harddisk Model: 35610 S/N: 356106173500483. 

Sono inoltre stati trovati svariati documenti cartacei: una parte è stata prelevata 

fisicamente (in originale) e l’altra scansionata e salvata su una chiave USB 

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(v. act. 1, pag. 4). Tutto quanto precede è oggetto della presente richiesta di 

levata dei sigilli. 

 

La richiedente afferma che, in base all’esperienza acquisita dall’inchiesta del 

Cantone dei Grigioni così come in altri casi analoghi concernenti cartelli sugli 

appalti, è ragionevole pensare che il materiale probatorio utile all’accertamento 

dei fatti si trovi presso le imprese coinvolte nell’inchiesta. Per questa ragione 

essa ha proceduto alla perquisizione dei locali dell’opponente e delle altre so-

cietà coinvolte. Essa sostiene che “sulla base dell’esperienza della Segreteria 

accumulata in questi anni attraverso le inchieste nonché dagli indizi esposti so-

pra, i mezzi di prova utili per dimostrare eventuali accordi anticoncorrenziali si 

trovano, ad esempio, sui server dei computer, su altri dispositivi elettronici come 

harddisk, telefonini, computer fissi o laptop, CD-ROM o chiavi USB. Inoltre, an-

che dei documenti fisici, come ad esempio dei classificatori, delle mappette, 

delle carte o lettere, delle note personali o delle agende possono contenere dei 

mezzi di prova utili all’inchiesta. Per citare alcuni esempi negli scambi di emails, 

di chat via telefono o nei supporti di stoccaggio di dati digitali (chiave USB, per-

sonal storage, ecc.) si possono trovare degli invii di offerte, dei capitolati allegati, 

dei confronti di ricapitolazioni, delle strategie aziendali o di scambi di informa-

zioni sui prezzi come anche di inviti ad incontri o appuntamenti con i relativi 

appunti personali. A tal proposito è bene forse ricordare che i sospetti di possibili 

comportamenti collusivi sono emersi proprio dalla perquisizione dei dati elettro-

nici di un’impresa contro cui si è aperta l’inchiesta nel giugno 2020” (act. 1, pag. 

8). La COMCO aggiunge che “è ancora più ragionevole attendersi che i mezzi 

di prova utili all’inchiesta si trovano negli uffici delle persone chiavi nell’inchiesta 

o nei luoghi in cui svolgono l’attività professionale, come nel presente caso negli 

uffici del Sig. F. (coinvolto negli indizi e responsabile delle offerte per l’oppo-

nente) così come del Sig. I., in qualità di Direttore della A. SA o nell’open space, 

in quanto luogo dove avvengono i processi burocratici e di regola la fase di 

amministrazione delle offerte […]. Allo stesso modo, nelle note scritte a mano, 

nelle ricapitolazioni stampate, nella documentazione attinente ad un progetto di 

lavoro, o in altra documentazione cartacea collegata direttamente o indiretta-

mente a dei progetti di lavoro, vi possono essere dei confronti tra i prezzi dei 

concorrenti, delle valutazioni personali, delle intenzioni di strategia aziendale o 

delle chiare indicazioni di possibili ripartizioni di progetti tra imprese” (ibidem). 

Per l’opponente mancherebbe invece il nesso tra gli atti sequestrati e l’inchiesta 

in corso (v. act. 11, pag. 6). 

 

Ora, nella misura in cui tali oggetti concernono l’attività dell’opponente nel pe-

riodo durante il quale la COMCO sospetta che la stessa abbia costituito cartelli 

con altre società per l’aggiudicazione di appalti nel settore della costruzione in 

violazione della LCart, la loro pertinenza è evidente. Sospettando che gli accordi 

cartellari esisterebbero già da svariati anni e che elementi utili all’inchiesta po-

trebbero trovarsi in tutta la documentazione, elettronica e cartacea, messa sotto 

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sigilli, la perquisizione degli oggetti di cui sopra risulta quindi giustificata e os-

sequiosa del principio della proporzionalità. L’opponente afferma che “nelle 

carte sequestrate vi sono certamente contatti tra l’imputata e altre ditte attive 

nel settore, ma, in realtà, si tratta di semplici offerte per prestazioni di subap-

palto o scambi di scritti volti a verificare la possibilità e la convenienza econo-

mica di consorziarsi in vista di taluni bandi” (act. 11, pag. 7). Va a tal proposito 

ricordato che toccherà proprio alle autorità inquirenti verificare quanto precede. 

Sufficientemente sostanziati i sospetti di reato, si ribadisce che non tocca alla 

presente autorità approfondire ulteriormente i fatti, tantomeno statuire sugli 

stessi (v. supra consid. 3.1).  

 

Per quanto riguarda, infine, la protezione dei segreti commerciali dell’opponente 

nei confronti delle imprese concorrenti, la richiedente ha già sin d’ora sottoli-

neato che la predetta avrà la possibilità di presenziare alla perquisizione (v. act. 

1, pag. 11), per cui non vi è nessuna ragione di ritenere che l’esame non verrà 

fatto col maggior riguardo possibile ex art. 50 cpv. 1 DPA. Per il resto non si 

vede né viene spiegato quali altri specifici segreti degni di essere protetti si op-

pongano alla levata dei sigilli. 

 

 

5. In definitiva, la richiesta di levata dei sigilli presentata dalla Segreteria COMCO 

va accolta. Non essendo gli oggetti di cui alla richiesta toccati da un segreto ai 

sensi dell'art. 50 cpv. 2 DPA, fatto per altro nemmeno sostenuto dall’opponente, 

la Segreteria COMCO è autorizzata a procedere essa stessa al dissigillamento 

e alla cernita degli stessi (v. sentenze del Tribunale penale federale BE.2018.11 

del 5 dicembre 2018 consid. 8; BE.2013.11 del 15 agosto 2013 consid. 2.3; 

BE.2007.10-13 del 14 marzo 2008 consid. 6.5). 

 

 

6. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle spese per la procedura di 

reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si determina secondo l’art. 73 

LOAP, disposizione che rinvia al regolamento del 31 agosto 2010 del Tribunale 

penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della pro-

cedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Tale regolamento non con-

tiene tuttavia indicazioni in merito all’attribuzione delle spese giudiziarie, tro-

vando pertanto applicazione per prassi costante le disposizioni della LTF in ana-

logia (TPF 2011 25 consid. 3). Giusta l'art. 66 cpv. 1 LTF, all’opponente, parte 

soccombente, viene addossata la tassa di giustizia di fr. 2’000.–. Non vengono 

per contro assegnate ripetibili alla Segreteria COMCO (v. art. 68 cpv. 3 LTF). 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. La richiesta di levata dei sigilli è accolta. 

2. La Segreteria COMCO è autorizzata a procedere alla levata dei sigilli ed alla 

cernita dei relativi oggetti. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2’000.– è posta a carico dell’opponente. 

 
 
Bellinzona, 27 ottobre 2021  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Commissione della concorrenza 

- Avv. Emanuele Stauffer 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale oppure, 
all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 
tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il rispetto 
di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha eseguito 
tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 

La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).