# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6a0dc8c0-b506-57f6-bf7a-19f3ee09abfb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 13.09.2000 INC.1999.84901
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-84901_2000-09-13.html

## Full Text

N. 849.99.1 M                                                             Lugano,
13 settembre 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per statuire sul reclamo congiuntamente inoltrato
in data 22 dicembre 1999 da

______________________________(tutti
patrocinati di fiducia dall’avv. __________)

avverso il
decreto di perquisizione e sequestro 15 dicembre 1999, emanato dal Procuratore
Pubblico avv. Claudia Solcà, Lugano, nell’ambito del procedimento penale
pendente contro il reclamante __________ per titolo di appropriazione indebita,
amministrazione infedele, falsità in documenti e riciclaggio;

viste le
osservazioni 3 gennaio 2000 del magistrato inquirente e 31 dicembre 1999 / 4
gennaio 2000 delle parti civili __________ nonché __________ e __________ (avv.
__________), concordemente postulanti la reiezione del reclamo;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto 

in fatto:

A.

Dall’autunno
1997 è condotto un procedimento penale nei confronti dell’accusato qui
reclamante __________, sospetto autore di malversazioni ai danni di __________.
L’inchiesta, condotta dall’inizio del 1998 dall’attuale Procuratore Pubblico
incaricato, dopo aver inizialmente permesso l’acquisizione di una prima serie
di documentazione bancaria e l’audizione di personaggi coinvolti in diversi
ruoli, sta vivendo un momento di stasi a seguito di reclami inoltrati dal
reclamante e da funzionario di banca, sospettato di avere aiutato il primo (v.
incc. GIAR 849.99.1, 849.99.2 e 103.2000.1). Con decisione 2 marzo 2000, il
magistrato inquirente ha promosso formalmente l’accusa nei confronti di __________
e del funzionario di banca, dimostrando in tal modo di ritenere di disporre di
elementi sufficienti a suffragio dell’ipotesi accusatoria (un reclamo contro la
promozione dell’accusa è stato respinto in ordine da questo giudice, v. inc.
GIAR 103.2000.2, doc. 3).

 

B.

In data 15
dicembre 1999, il Procuratore Pubblico ordinava la perquisizione ed il
sequestro delle relazioni bancarie __________, __________, __________ e
qualsiasi altro conto presso la Banca __________ riconducibile ai qui
reclamanti, il sospetto essendo che su questi conti sarebbe confluito il
provento delle distrazioni patrimoniali addebitate a __________. L’ordine è
stato intimato alla Banca __________ di __________, atteso che anche i conti
esistenti presso la Banca __________ (__________) sarebbero stati aperti ed in
seguito gestiti da __________.

 

C.

I reclamanti
sostengono in primo luogo che una perquisizione ed il sequestro di tutte le relazioni
intestate ai qui reclamanti presso la Banca __________ di __________ erano già
stati disposti con ordine 5 novembre 1997 dell’allora magistrato inquirente:
nulla giustificherebbe una ripetizione di tale ordine (v. reclamo, inc. GIAR
849.99.1 doc. 1, pto. II.2 p. 3). In quanto riguardanti relazioni (tuttora
aperte o nel frattempo estinte) presso la Banca __________ a __________, poi,
l’ordine lederebbe il principio “locus regit actum” (loc. cit., pto.II.3
p. 4): di nessuna rilevanza sarebbe il fatto che luogo d’apertura e di gestione
delle relazioni potrebbe essere __________ (loc. cit., pto. II.4 p. 4-5).
Inoltre, l’ordine contravverrebbe al principio dell’economia di giudizio poiché
“nessun avvenimento extra processuale o processuale lo [avrebbe] giustificato”
(loc. cit., pto. II.5 p. 5), ed anzi l’accusato avrebbe “sempre ampiamente
cooperato all’inchiesta penale nei suoi confronti” (loc. cit., pto. II.6 p.
6). I reclamanti, inoltre, contestano la legittimità del blocco ordinato a
carico dei fondi pervenuti alla Banca __________ di __________: tale
disposizione, non prevista dal CPP, sarebbe imprecisa, ed inoltre violerebbe il
principio della sovranità territoriale (loc. cit., pto. II.7, p. 8-9); e
poggerebbe sull’errata presupposizione che tali fondi siano provento di crimini
(loc. cit., pto. II.9.a p. 10). Da ultimo, oltre a critiche sulla motivazione
della decisione impugnata (loc. cit., pto. II.9 p. 11-12), i reclamanti
affermano la natura civilistica della vertenza (loc. cit., pti. II.10 – II.12, p.
12-14); i figli dell’accusato, oltretutto, sarebbero in perfetta buona fede, e
dunque beneficerebbero della protezione di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS
(loc. cit., pto. II.13 p. 14).

 

D.

Il
Procuratore Pubblico, nelle proprie osservazioni (inc. GIAR 849.99.1 doc. 4),
rileva “un trapasso di beni dai conti della denunciante ai conti del
denunciato __________ presso __________ operato da quest’ultimo ad insaputa
della denunciante” (loc. cit.); inoltre, parrebbe che i conti detenuti
dall’accusato presso __________ sarebbero stati aperti e poi gestiti da __________,
da cui la conclusione che il principio “locus regit actum” non sarebbe
leso (ibid.). Non vi sarebbe, infine, alcuna violazione del principio di
proporzionalità, atteso che “nessun atto concreto da parte dei denunciati”
(ibid.) avrebbe fatto seguito alla constatazione degli avvenuti illeciti anche
da parte del perito dott. __________.

 

E.

__________ ed
i propri figli __________ e __________, la prima parte civile per l’intera
vicenda, i secondi almeno con riferimento alle distrazioni patite dal conto “__________”
(v. osservazioni, inc. GIAR 849.99.1 doc. 5 pto. 2 p. 2), dopo un lungo
riassunto della vicenda (loc. cit., pti. 3-4 p. 2-4), prendendo posizione sui
motivi di ricorso rilevano che la competenza a procedere del Ministero Pubblico
ticinese si fonda sul fatto che “tutte le operazioni illecite oggetto
dell’inchiesta sono state eseguite a __________ presso la sede della Banca __________
[...]” (loc. cit., pto. 5.1 p. 4), e che i conti “__________” e “__________”
sono stati aperti a __________ (loc. cit., pto. 5.1.c p. 5). __________ avrebbe
posto in atto “fin dall’inizio un purtroppo proditorio atteggiamento
strategico e processuale [...], inteso a simulare la volontà di sistemare
secondo criteri di correttezza gli aspetti economici della vertenza [...]
all’unico scopo di togliere attualità al procedimento penale e di camuffare nel
contempo i gravi reati compiuti da lui [...]” (loc. cit., pto. 5.2 p. 5; v.
anche pto. 5.3 p. 6). I denuncianti ritengono data la competenza delle autorità
svizzere (loc. cit., pto. 9 p. 7), ed anche legittimo l’ordine impartito alla
Banca__________ di astenersi dal disporre dei conti in questione (ibid., p. 8).
Pacifica, infine, sarebbe la possibilità di confisca delle somme in oggetto in
applicazione degli artt. 59 e 60 CPS (loc. cit., pto. 10 p. 8).

 

Considerato

in diritto:

1.

a)        In diritto, l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale
di ordinare il sequestro di tutti gli oggetti che possono avere importanza per
l’istruzione del processo, alternativamente o cumulativamente come mezzi di
prova o in quanto passibili di confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro,
per la sua qualità di provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di
acquisire e conservare gli oggetti di cui sopra al dispiegamento della
procedura e quindi alle necessità dell’istruzione preliminare, alle decisioni
del magistrato requirente e a quelle del giudice del merito, come evidenziato
nella duplice prospettiva - alternativa o cumulativa - della produzione e
valutazione delle prove (sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca,
restituzione o devoluzione (sequestro confiscatorio/risarcitorio, artt. 58-60
CPS) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR 516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr.
117, consid. 1a p. 359).

b)        Un ordine di perquisizione e sequestro bancario può
rappresentare un attentato ai diritti personali, o causarne un pregiudizio.
Come ogni misura d’inchiesta, pertanto, deve soddisfare tre presupposti
sostanziali: deve poggiare sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve
apparire necessario per il giudizio di merito (nel senso che deve essere
connesso con l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti processuali e
di giudizio, v. decisione 17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid.
2), infine deve essere rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard
Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin.
1441, 1454 e 1469, con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti,
per il doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere
costante negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre
accresciuta esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità
materiale, a partire dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in
seguito ed indilatamente approfondito con gli accertamenti probatori del caso
(v., in contesto più generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.). La
misura ordinata dal Procuratore Pubblico deve inoltre essere rispettosa del
principio di proporzionalità (v. Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 360;
decisione 31 marzo 2000 in re banche X e Y, inc. GIAR 386/387.99.15, consid. 2b
p. 6).

 

2.

a)        Due sono gli esposti di denuncia inoltrati da __________: il
primo, di data 9 settembre 1997 (inc. MP doc. 1), steso evidentemente di tutta
fretta non appena accortasi che dalla sua relazione “__________” presso la __________
di __________ l’accusato __________ aveva – in qualità di procuratore, ma a sua
insaputa – dato ordine, il giorno precedente la sua visita in banca, di
liquidare delle obbligazioni per un valore superiore al miliardo di lire,
facendosi accreditare il controvalore su un proprio conto. Il secondo esposto
data del 21 dicembre 1998 (inc. MP doc. 36), e trae essenzialmente spunto da
una perizia del dr. __________ (__________) stilata su richiesta dell’accusato
medesimo e “finalizzata all’individuazione di tutti i movimenti in entrata /
uscita dai diversi conti delle relazioni __________, __________ e __________”
(perizia, agli atti MP s.n., pto. 1 p. 3). La perizia (cit., pto. 4.4 p. 19 s.)
attesta una ingente (prossima ai tre milioni di Frs., senza l’operazione in DM
del gennaio 1993) diminuzione degli attivi relativi alle relazioni di
titolarità di __________ a favore delle relazioni di titolarità di __________.
La denunciante, dal canto suo, giunge ad altre cifre sulla scorta di una
dettagliata interpretazione della perizia (esposto 21 dicembre 1998, cit., pto.
9 p. 10): tenuto conto del fatto, tuttavia, che la tesi di parte civile non è
ancora potuta essere compiutamente prospettata agli accusati, al fine di
garantire la dovuta immediatezza dell’istruttoria formale appare opportuno
astenersi in questa sede dall’entrare nei dettagli.

b)        Agli elementi di giudizio testé esposti si contrappone una
pressoché totale assenza di contestazioni puntuali da parte dell’accusato. In
sede di reclamo (cit., pto. II.10 p. 12 s.), __________ si limita a ribadire
l’opinione secondo la quale la vertenza sarebbe unicamente di natura civile,
facendo essa seguito alla rottura delle relazioni sentimentali fra accusato e
denunciante; anche la magistratura inquirente avrebbe implicitamente accolto la
tesi della natura civile della vertenza, tenendo “in sospeso per anni il
procedimento penale nell’attesa che le trattative per una soluzione extra
giudiziale della vertenza avessero esito positivo” (loc. cit., pto. II.12
p. 14). Tale argomentazione non apporta nulla di utile per la definizione della
fattispecie: infatti, se l’asserita intimità delle relazioni fra __________ e __________
permette di comprendere perché le denunciante avesse concesso all’accusato
tanto potere di disporre dei beni di lei, la rottura delle relazioni
sentimentali fra i due non spiega in alcun modo gli avvenuti trasferimenti da
conti di titolarità della denunciante a conti di esclusiva titolarità
dell’accusato, rispettivamente l’intempestiva revoca univoca di procure su
conti comuni (v. conto “__________”). Né di aiuto alcuno – poiché riferita ad
una piccola parte dell’importo asseritamente malversato, e nel merito
superficiale – è l’affermazione dell’accusato __________, secondo la quale
l’importo di circa Lit. 1 miliardo trasferito da un non precisato conto di
titolarità della denunciante __________ su di un conto “__________” di sola
titolarità di lui, sarebbe giustificato dal fatto che “i soldi che ho preso
sono di mia esclusiva spettanza e sono pronto a dimostrarlo” (v. verbale MP
__________ 16 settembre 1997, ore 15.40, agli atti MP, classatore verbali doc.
A1 p. 2; si tratta verosimilmente dell’operazione 4 settembre 1997 a debito del
conto “__________”). Dall’avvio dell’inchiesta, infatti, per motivi diversi e
qui senza interesse, l’accusato non ha ancora apportato la spiegazione
promessa, salvo affermare in termini estremamente vaghi nel successivo verbale
(v. verbale MP 6 novembre 1997, inc. MP classatore verbali doc. A2 p. 1) che
con la denunciante si era accordato nel senso “che gli eventuali utili di
particolare rilievo [maturati grazie alla sua gestione dei conti della
denunciante, ndr.] sarebbero stati divisi a metà fra me e lei”. Da ciò a
rendere appena verosimile il fondamento del diritto dell’accusato __________
sugli importi asseritamente da lui sottratti, ce ne corre, tanto più che questi
rappresentano una fetta molto importante degli averi totali depositati da __________
in __________ su conti sui quali __________ aveva procura.

c)         Né appare lecito, a questo punto, minimizzare la rilevanza
penale dei fatti in discussione affermandone l’esclusiva natura civilistica (v.
reclamo, cit., pto. 10 p. 12-13): di siffatta natura potrebbe essere semmai la
ripartizione di un capitale accumulato in comune da due persone che scelgono,
in un secondo tempo, di separare le proprie strade, quando fosse chiara la provenienza
dei capitali e quando sulla loro pertinenza venissero sviluppate tesi
sostenibili e dimostrabili, ma non certo in assenza di tali presupposti. E nel
presente caso, come detto, non solo l’accusato non ha ancora fornito le benché
minime spiegazioni sulle movimentazioni dei conti da lui operate, ma neppure ha
abbozzato delle spiegazioni appena sostenibili a suffragio delle proprie
pretese di titolarità dei beni. Fino a quando ciò non sarà avvenuto,
l’eccezione della presunta natura esclusivamente civilistica della vertenza
deve cedere il passo alla ben più solida ipotesi di reato sostenuta dalla
pubblica accusa e dalla parte civile.

d)        Manifestamente
infondata, poi, è l’obiezione dell’accusato, secondo la quale l’ordine
avversato sarebbe un doppione di quello 5 novembre 1997, già ossequiato (v.
reclamo, cit., pto. II.2 p. 3): quest’ultimo riguardava unicamente le relazioni
bancarie detenute dai reclamanti presso la Banca __________ di __________,
mentre l’ordine oggi impugnato riguarda invece in primo luogo le note relazioni
detenute dalle medesime persone presso la Banca __________ succursale di __________
(ed in subordine altre eventuali relazioni, a tutt’oggi ancora ignote, detenute
sempre dai reclamanti presso la Banca __________ di __________ o __________). E
comunque, anche se l’ordine oggi avversato ripetesse pedissequamente quello del
novembre 1997, ciò non lo renderebbe per nulla illecito o superfluo, posto che
fino ad oggi la documentazione sequestrata nel lontano 1997 non è ancora potuta
venire ufficialmente acquisita da parte della banca, ma unicamente nella misura
in cui l’accusato medesimo l’aveva a suo tempo messa a disposizione del perito
incaricato dalle parti della ricostruzione dei movimenti dei conti suoi e della
parte civile (v. sequestro 15 gennaio 1999 del Procuratore Pubblico, inc. MP
doc. 39, e consegna del materiale 10 mesi più tardi, inc. MP doc. 69).

e)        Nel solco di
quest’ultima considerazione va anche fortemente relativizzata la volontà di
cooperazione da parte dell’accusato __________ (v. reclamo, cit., pto. 6, p.
5-7): se è vero, infatti, che egli non si è formalmente opposto ai vari ordini
di perquisizione e sequestro, è un dato di fatto che la documentazione bancaria
afferente le relazioni __________ presso la Banca __________ non è ancora stata
prodotta dalla banca medesima. Senza entrare nel merito delle giustificazioni
che egli potrebbe addurre, è pacifico che quella parte che si dice seriamente
intenzionata a fare chiarezza – come __________ pretende essere – non procrastina
per anni la presentazione completa e dettagliata di tutte le relazioni bancarie
potenzialmente toccate dalla (quand’anche contestata) ipotesi accusatoria: chi
non dà seguito a tale elementare precetto non può millantare una volontà di
cooperazione che, alla prova dei fatti, si assevera di natura puramente
teorica.

f)          Infine, per quanto concerne l’ultima obiezione sollevata
dai reclamanti – ossia la buona fede dei figli di __________ in ostacolo alla
sequestrabilità degli importi depositati sui conti loro intestati (v. reclamo,
cit., pto. 13 p. 14) – va rilevato come tale obiezione sia ampiamente
prematura: fino a quando non vi sarà chiarezza documentale sulle movimentazioni
ordinate da __________ a carico dei conti intestati a __________, non sarà
possibile formulare neppure vaghe ipotesi sul ruolo avuto dai figli __________
e __________, ed ancor meno sulla loro pretesa buona fede. Comunque, a parte il
fatto che in sede di reclamo l’obiezione è del tutto priva di motivazione,
certamente essa non può essere aprioristicamente motivata con la loro
estraneità alla relazione fra __________ e __________. 

g)        Allo stadio attuale dell’inchiesta, in sunto, vi sono dunque
riscontri oggettivi sufficienti per dare credito all’ipotesi accusatoria
sostenuta dalla pubblica accusa ed indiziare un comportamento delittuoso
dell’accusato __________. Tale constatazione, ovviamente, non ha valenza di
condanna anticipata, bensì significa unicamente che sono senz’altro dati gli
estremi perché contro l’accusato venga condotta un’inchiesta formale.

 

3.

Non vi è
necessità di dilungarsi sulla pertinenza di accertamenti documentali, quando –
come nell’evenienza specifica – i reati ipotizzati a carico dell’accusato siano
di carattere finanziario: è infatti sin troppo ovvio che sia indispensabile
ricostruire la ben nota traccia cartacea (“paper trail”), in primo luogo
per accertare la natura delittuosa di determinati attivi depositati su
relazioni bancarie di pertinenza dell’accusato __________ (o per stabilirne, al
contrario, la legittima causale), ed inoltre – ovviamente – anche per
eventualmente permetterne il recupero e la restituzione alla parte lesa.
Altrettanto ovvio e legittimo è l’interesse del Procuratore Pubblico ad
individuare con precisione le relazioni bancarie coinvolte nelle ipotesi
d’illecito indagate – ciò che esige previo integrale esame di tutte le
relazioni bancarie facenti capo a __________ ed agli altri reclamanti, senza
restrizione alcuna, non potendosi il magistrato inquirente notoriamente
accontentare delle informazioni fornitegli (più o meno spontaneamente)
dall’accusato o dalla banca medesima, ma essendo egli invece espressamente
tenuto ad effettuare un esame autonomo (v. sentenza 9 febbraio 1994 della I
Corte di diritto pubblico in re G e L [1P.497/1993], consid. 4c p. 15, con
rinvio a DTF 119 IV 178). Ed a non far dubbio, si tratta di accertamenti che
corrispondono per principio ed immediatamente agli interessi delle indagini (v.
la già citata decisione 17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2, consid.
3.2; come qui, v. decisione 4 febbraio 1999 in re titolare X, inc. GIAR
846.98.1 consid. 4.b p. 4-5).

 

4.

a)        Trattazione indipendente merita l’obiezione di incompetenza
territoriale sollevata dai reclamanti: “il decreto impugnato deve essere
annullato poiché viola il principio ‘locus regit actum’, in virtù del quale
l’Autorità giudiziaria penale svizzera può ordinare misure coercitive
esclusivamente sul territorio svizzero e non sul territorio di un altro Stato,
in particolare sul territorio dello Stato indipendente delle __________”
(reclamo, cit., pto. II.3 p. 4). L’evasione di tale eccezione comporta
parallelamente un esame della portata dell’ordine impugnato.

b)        Giudicando nell’ambito di un’inchiesta estera in materia di
sospetto insider trading, il Tribunale federale ha confermato che la banca
svizzera ha l’obbligo di fornire agli inquirenti svizzeri tutte le informazioni
che essa medesima possiede, indipendentemente dal fatto che la relazione
bancaria possa apparire formalmente in essere con una filiale estera della
medesima banca (DTF 125 II 450, consid. 2b p. 455). Con decisione 27 aprile
2000 (inc. GIAR 47.2000.1-2, consid. 7c p. 12, nota al patrocinatore dei
reclamanti), questo giudice ha fatto proprie le considerazioni dell’alta Corte
federale, rigettando le obiezioni sollevate dall’allora reclamante in
considerazione del fatto che “la gestione in loco di relazioni bancarie
formalmente aperte presso filiali e affiliate estere sia prassi notoria [...]”
(ibid.). La Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello, dal canto suo,
ha espressamente avallato la decisione di prima sede con sentenza 12 luglio
2000: rispetto alla fattispecie alla base della sentenza 17 gennaio 1995 della
Camera d’accusa di Ginevra citata dalle allora ricorrenti (in: Journée 1995 de
droit bancaire et financier, Berna 1995, p. 138 ss.),

“ben diverso è tuttavia il caso qui in esame, dove
alla banca svizzera non viene richiesto alcun comportamento attivo nei
confronti delle consociate estere, in qualche modo paragonabile al blocco di fondi
all’estero o al richiamo di documenti ivi situati. Né tantomeno, simile
comportamento è richiesto alle affiliate estere della banca X, le quali neppure
sono destinatarie dell’ordine. In realtà, l’ordine impugnato si limita a
richiedere alla banca svizzera la produzione di quei documenti e informazioni
che già detiene presso la sua sede di__________. Partendo dall’ipotesi che da __________
vengano gestiti conti aperti presso banche affiliate, il Procuratore pubblico
non fa che chiedere informazioni a chi qui le ha acquisite nell’ambito della
sua attività professionale svolta in __________. Dal punto di vista della
territorialità, l’ordine impugnato si palesa del tutto legittimo, come lo
sarebbe la richiesta di testimoniare rivolta a funzionari di una banca
svizzera, rispettivamente la perquisizione dei suoi locali o dei computers ivi
situati. Di nessun rilievo è invece la circostanza che un teste o un documento,
fisicamente presente in __________, possano dare informazioni su fatti svoltisi
all’estero, quali l’apertura di una relazione bancaria” (sentenza CPR 12 luglio
2000 [inc. CRP 60.2000.00156], consid. 1.1 p. 3-4).

c)         Quanto precede può essere applicato di pari passo all’ordine
qui in esame, almeno per quanto attiene alla richiesta di edizione di tutta la
documentazione di tutti i conti degli accusati rinvenibile presso la sede di __________
della Banca __________, e ciò indipendentemente dal luogo formale della loro
situazione geografica. Ne discende che l’ordine di edizione di tutta la
documentazione bancaria richiesta, e sita – o almeno ricostruibile – presso la
sede di __________ della Banca __________, deve essere integralmente tutelato.
Altra questione è, invece, sapere se ciò si verifichi anche nel caso concreto,
ovvero se vi sia a __________ documentazione attinente relazioni formalmente
aperte all’estero: ma è, quest’ultima, questione meramente pratica, alla quale
potrà essere data risposta unicamente dopo la consegna della documentazione
richiesta.

d)        Riaffermato in tutta forma l’obbligo della banca di dar
seguito all’ordine di edizione impugnato, non è forse inutile rammentare qui
(ancora una volta: v. già decisione GIAR 27 aprile 2000, cit., consid. 7c p.
12) che l’ordine di perquisizione e sequestro intimato per la sola via
epistolare rappresenta misura di riguardo nei confronti del sequestratario,
nell’intendimento di creargli il minor numero di inconvenienti possibili. Tale
riguardo, naturalmente, è giustificato solo se accompagnato dalla certezza che
il sequestratario vi dà seguito senza reticenza né limitazione alcuna;
altrimenti, il magistrato inquirente si vedrebbe suo malgrado costretto ad
ordinare una perquisizione effettuata lege artis (e non per la sola via
epistolare), riservate ulteriori conseguenza di natura penale o amministrativa.

 

5.

a)        Sarebbe invece inammissibile richiedere ad una banca svizzera
di richiamare da sedi estere la documentazione o il saldo attivo di un conto,
onde poi procedere in loco al sequestro (così, verbatim, la citata
sentenza CRP, ibid.).

b)        Vi è un passo, nella decisione impugnata, che fortemente si
avvicina al testé condannato tentativo di bloccare il saldo attivo di una
relazione formalmente in essere all’estero: è quando il magistrato inquirente
informa la banca “che ogni atto di disposizione di tali averi potrebbe
costituire atto di riciclaggio e quindi vi invito a fare in modo che gli
importi pervenuti formalmente alla vostra succursale/consociata alle __________
vengano da voi bloccati” (ordine impugnato, cit., p. 2).

Questo passo
è invero formulato in termini parecchio vaghi, del tutto inusuali per un
formale ordine di blocco: come giustamente rilevano i reclamanti (v. reclamo,
cit., pto. 7c p. 9), l’utilizzo del verbo “invitare” non corrisponde ad un
preciso istituto del codice di rito. Senza che l’utilizzo di un termine
improprio porti di per sé alla nullità del decreto (come invece pretendono i
reclamanti, ibid.), sembra potersi dedurre che il Procuratore Pubblico fosse
perfettamente consapevole, al momento dell’emanazione del decreto impugnato, di
non avere la competenza territoriale per obbligare la Banca __________ di __________
a bloccare eventuali saldi attivi presso di lei giacenti. Nondimeno, il
magistrato inquirente ha ritenuto di dover rendere attenti i funzionari delle
banche coinvolte sulle conseguenze alle quali essi avrebbero potuto (o
potranno) andare incontro in caso di movimentazione di quei fondi: e ciò,
sebbene giuridicamente sprovvista di effetto immediato, è constatazione non
vietata da alcuna norma, e dunque passo non meritorio di espressa revoca.

c)         Tantomeno appare necessario revocarlo “poiché la sua
motivazione è completamente infondata” (reclamo, cit., pto. 8 p. 10).
Stabilito che l’invito in questione non ha alcuna portata coercitiva immediata,
bensì unicamente – appunto – di invito, non è compito di questo giudice
censurarne la motivazione rispettivamente valutare la correttezza delle censure
di merito sollevate dai reclamanti: spetterà unicamente ai funzionari di banca
direttamente preposti alla gestione degli eventuali saldi attivi di provenienza
delittuosa analizzare la portata penale di propri eventuali atti di
disposizione, senza che questo giudice abbia a pronunciarsi preventivamente
sulla qualifica di crimine dei reati a monte (v. reclamo, cit., pto. 8a p. 10)
o sulla competenza territoriale per punire eventuali atti di riciclaggio (loc.
cit., pto. 8b). Basterà qui constatare che questo passo non può (né
apparentemente vuole) esplicare alcun formale effetto di sequestro ai sensi
dell’art. 161 CPP riguardo a beni siti al di fuori della giurisdizione
svizzera.

 

6.

Sotto forma
di petitum subordinato (v. reclamo, cit., pto. III p. 15), i reclamanti
postulano che “la documentazione acquisita presso la Banca __________ in
esecuzione del suddetto decreto 15 dicembre 1999 non [sia] accessibile alla
parte civile, la quale non può prenderne conoscenza né riceverne copia"
(ibid.).

Siccome priva
di ogni e qualsiasi motivazione, la domanda subordinata non può essere neppure
affrontata nel merito. Abbondanzialmente, essa dovrebbe comunque essere
disattesa – sempre in ordine – poiché sottoposta in prima battuta
all’attenzione di questo giudice, in altre parole mancando una decisione
impugnabile del magistrato inquirente in proposito.

 

7.

In
conclusione, nella misura in cui sia ammissibile il reclamo qui discusso deve
essere integralmente respinto (la constatazione dell’inefficacia dell’informale
invito al blocco di eventuali fondi siti presso la Banca __________ di __________
non potendo inficiare neppure parzialmente l’ordine impugnato, anche in assenza
di petitum in tal senso). La presente decisione comporta aggravio di
tassa e spese ai reclamanti in solido, nonché l’attribuzione di congrue
ripetibili ai resistenti (v. art. 9 cpv. 6 CPP per il principio e - in assenza
di specifica norma d’attuazione - in applicazione per analogia dell’art. 150
CPC, v. ad es. sentenza 19 febbraio 1998 in re A.L., inc. CRP 60.96.407). La
presente decisione è impugnabile entro 10 giorni alla Camera dei ricorsi penali
del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP).

 

 

Per i quali
motivi,

richiamati i
citati articoli di legge e gli artt. 280 ss. CPP

d e c i d e :

Nella misura
in cui sia ricevibile, il reclamo è respinto.

§   Conseguentemente, è confermato l’ordine di
perquisizione e sequestro 15 dicembre 1999, relativo alla completa
documentazione bancaria attinente tutte le relazioni detenute dai signori __________,
__________ e __________ presso qualsiasi sede, succursale o affiliata della
Banca __________, e depositata (in qualsiasi forma) o richiamabile per via
elettronica presso la sede di __________ della medesima Banca __________§§            I
saldi attivi delle predette relazioni sono posti sotto sequestro, nella misura
in cui essi siano siti in Svizzera.

2.   La tassa di giustizia
di fr. 900.-- e le spese di fr. 100.--, in tutto fr. 1’000.--, sono poste a
carico dei reclamanti soccombenti in solido, che rifonderanno alle parti civili
resistenti, sempre con vincolo di solidarietà, l’importo di fr. 500.-- a titolo
di ripetibili.

3.   Contro la presente
decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

Intimazione:

giudice Luca Marazzi