# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6efad47c-56c0-5372-911b-66d23341c2cf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.12.2017 32.2017.81
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-81_2017-12-18.html

## Full Text

Incarto
  n.

  32.2017.81

   

  FS

  	
  Lugano

  18 dicembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 maggio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 3 aprile 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1963, attiva
quale cuoca di squadra presso le __________ (doc. AI 2/2-10), nell’agosto 2014
aveva presentato una prima domanda di prestazioni (doc. AI 5/13-18), respinta
mediante decisione del 18 marzo 2015, preavvisata il 9 febbraio (doc. AI
25/70-71) e cresciuta incontestata in giudicato, il grado d’invalidità essendo
nullo (doc. AI 26/72-73; identificati i limiti funzionali e grazie
all’adattamento del mansionario è stato possibile reintegrare completamente
l’assicurata nella sua attività abituale e senza nessun discapito economico).

                               1.2.   Nel dicembre 2015
l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni (doc. AI 28/75-79).

                                         Vista la documentazione
neurochirurgica prodotta (doc. AI 32/84-85) – dopo che in un primo tempo
non aveva ritenuto di entrare nel merito (cfr. doc. 30/81 e 31/82-83) –
l’Ufficio AI è entrato nel merito della nuova domanda (cfr. doc. AI 36/91,
37/92-93 e 40/100-105).

 

                                         L’amministrazione –
esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, compresi, in
particolare, il rapporto finale dell’8 luglio 2016 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 54/173-175), l’inchiesta domestica del 16 gennaio 2017 (doc. AI
57/179/185), le tabelle allestite il 23 gennaio 2017 con le motivazioni delle
riduzioni al reddito ipotetico da invalido (doc. AI 58/186-189) e la
valutazione del consulente in integrazione professionale del 16 febbraio 2017
(doc. AI 59/190-192) – con decisione 3 aprile 2017, preavvisata il 23
febbraio 2017 (doc. AI 60/193-198) e oggetto della presente vertenza, ha
respinto la domanda di prestazioni non raggiungendo il grado d’invalidità il
minimo pensionabile del 40% (art. 28 cpv. 2 LAI) e non essendo necessari
provvedimenti di ordine professionale (doc. AI 65/206-211).

 

                               1.3.   Con il presente ricorso
l’assicurata, tramite il RA 1, insorge dinanzi al TCA. Contestate la
valutazione medica, quella domestica e la reintegrabilità a tempo pieno in
un’attività adeguata, la ricorrente chiede che “(…) la decisione impugnata è
annullata e l’incarto ritornato alla convenuta per una rivalutazione della
situazione dell’assicurato, che porti a riconoscergli un’incapacità lavorativa
di almeno il 50% anche in attività adeguata e a rivedere di conseguenza il
calcolo del grado d’invalidità o, in via subordinata, la decisione impugnata è
annullata e l’incarto ritornato alla convenuta per una nuova valutazione della
situazione dell’assicurato che tenga conto delle considerazioni espresse. (…)”
(I, pag. 4).

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’amministrazione – viste l’annotazione del 6 giugno 2017 del medico SMR
dr. __________ (IV/1) e il complemento del 7 giugno 2017 del consulente in
integrazione (IV/2) – postula la reiezione del ricorso.

 

                               1.5.   Con scritto del 17 maggio
2017 – ribadito che i disturbi sono nettamente peggiorati e che
un’attività adeguata (nella migliore delle ipotesi) potrebbe essere svolta
nella misura del 50% – l’insorgente si è confermata nelle proprie
allegazioni (VI).

                               1.6.   Con osservazioni 6 luglio
2017 l’Ufficio AI ha insistito nel domandare la reiezione del ricorso (VIII).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a
prestazioni.

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di un’attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete
all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR
1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V
136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità
dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni
consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda
un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione
dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete.

                                         A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali
lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di
pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della
sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente,
applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire
personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che
si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla
situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si
distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o
altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge
collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in cui, invece,
l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato esercita un'attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge,
l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d'invalidità nei due ambiti.

 

                                         Questo metodo di
graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plaidoyer
5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR
2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito
professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo
l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         Ricordato che il metodo
misto è previsto per le persone che esercitano un’attività lucrativa e che
oltre a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai
sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al
31 dicembre 2002), secondo giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione
esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero venga
consacrato allo svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini del
metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultima fattispecie è
applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51).

                                         Chiamata a pronunciarsi in
un caso in cui si trattava di valutare l'invalidità per gli
assicurati che esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale senza
consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle mansioni consuete,
l’Alta Corte, nella DTF 142 V 290, ha stabilito che “(…)
la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che concerne il metodo di confronto dei
redditi applicabile alle persone che esercitano un'attività lucrativa a tempo
parziale senza consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle mansioni
consuete, deve essere precisata nel senso che la limitazione nell'ambito
lucrativo - in funzione dell'estensione del tasso ipotetico d'attività
lucrativa parziale - deve essere considerata in modo proporzionale (consid. 7.
(…)” (regesto della DTV 142 V 290).

 

                                         Ancorché non applicabile
alla presente fattispecie va ricordata la giurisprudenza sviluppata dal TF dopo
la sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 nella causa Di Trizio contro Svizzera –
divenuta definitiva a seguito del rifiuto, in data 4 luglio 2016, da parte
della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, della richiesta
avanzata dalla Svizzera di un riesame della stessa –, nella quale la
seconda sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a
pronunciarsi in una fattispecie in cui il TF aveva confermato la soppressione
del diritto alla rendita nel caso di un’assicurata che, dopo la nascita di due
gemelli, con l’applicazione del metodo misto non raggiungeva più un grado
d’invalidità pensionabile (STF 9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia
dichiarato (per 4 voti contro 3) che vi è stata una violazione dell’art. 14
combinato con l’art. 8 CEDU, che non va esaminata separatamente la violazione
dell’art. 14 combinato con l’art. 6 CEDU e che non va esaminata separatamente
neppure la violazione dell’art. 8 CEDU preso da solo.

                                         Nella STF 9F_8/2016 del 20
dicembre 2016, pubblicata in DTF 143 I 50 (pronunciandosi sulla domanda
di revisione della STF 9C_49/2008 del 20 luglio 2008 a seguito della succitata
sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 della Corte europea dei diritti dell’uomo),
la nostra Massima istanza ha concluso che vi è una violazione dell’art. 14
combinato con l’art. 8 CEDU allorquando le scelte (rientranti nella sfera di
protezione dell’art. 8 CEDU) prese dalla persona assicurata costituiscono la sola
causa del cambiamento di status e a seguito dell’applicazione del nuovo metodo
di calcolo del grado d’invalidità (metodo misto) risulta la soppressione della
rendita in via di revisione rispettivamente la limitazione temporale del
diritto alla rendita riconosciuta con effetto retroattivo. In una tale
costellazione, allorquando questa è riconducibile unicamente ad un cambiamento
di status e meglio al passaggio da assicurato con un’occupazione a tempo pieno
a quella di assicurato attivo parzialmente con mansioni consuete, per
ristabilire uno stato conforme alla CEDU bisogna rinunciare alla soppressione
della rendita ai sensi dell’art. 17 LPGA. Il TF ha pertanto concluso che in questo
caso la soppressione del diritto ad una rendita non è conforme alla CEDU.
L’Alta corte – rilevato che le precedenti considerazioni portavano
all’accoglimento della domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 28 luglio
2008 e rinviando alla Lettera circolare n. 355 del 31 ottobre 2016 dell’UFAS –
ha infine specificato che il giudizio del 2 febbraio 2016 della Grande Camera
della Corte europea dei diritti dell’uomo, all’infuori della costellazione
descritta al considerando 4.1, nulla mutava all’applicabilità del metodo misto

                                         Nella STF 9C_604/2016 del
1° febbraio 2017, pubblicata in DTF 143 I 60, il TF si è confermato nella
giurisprudenza di cui alla DTF 143 I 50 estendendola anche al caso di riduzione
della prestazione in caso di revisione.

                                         Nella STF 9C_525/2016 del
15 marzo 2017 il TF ha sottolineato come l'UFAS medesimo nella direttiva n. 355
del 31 ottobre 2016 ha segnalato che il Consiglio federale sta cercando di
trovare una soluzione adeguata al problema (in argomento vedi le STCA
32.2017.53 del 13 novembre 2017 e 32.2016.86 del 15 maggio 2017).

 

                                         Va qui rilevato che con il
1. gennaio 2018 entreranno in vigore gli articoli 27 e 27bis cpv.
2-4 OAI nel loro nuovo tenore e che, al riguardo, dal comunicato stampa del
01.12.2017 dell’UFAS intitolato “Maggiore equità nel calcolo del grado
d’invalidità dei lavoratori a tempo parziale”, risulta che “(…) il
Consiglio federale introduce un nuovo modello di calcolo per determinare il
grado d'invalidità dei lavoratori a tempo parziale, che contribuisce a
migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro e soddisfa anche le
richieste della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nella sua seduta del 1º
dicembre 2017, il Consiglio federale ha fissato l'entrata in vigore della
relativa modifica d'ordinanza al 1º gennaio 2018. (…)” (cfr. la succitata
comunicazione agli atti).

                               2.5.   Al fine di determinare il
metodo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità, si deve anzitutto
appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente
prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del
danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non
esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse
subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto
modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare
sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni
finanziarie, familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale,
le affinità e la personalità dell'assicurato. A nessuno di questi elementi va
tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato
raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del mancato esercizio di
un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile attività
(DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento
cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e la giurisprudenza
ivi citata; vedi inoltre Meyer/Reichmuth, Rechtssprechung des Bundesgerichts
zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 60-62 e Blanc, La procédure
administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

                                         Questa valutazione deve ugualmente
prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurato che, in quanto
fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi esterni (STF
9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006,
consid. 4.1.).

                                         Va ancora rilevato che il
metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti accertare
quale sarebbe stata l'attività esercitata dall'assicurato se non fosse stato
invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.;
STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer/Reichmuth,
op. cit., pagg. 312-313; Blanc, op. cit., pag. 190-191).

 

                               2.6.   Deve
innanzitutto essere premesso che al fine di stabilire il grado d’invalidità,
nella fattispecie in esame l’Ufficio AI, applicando il metodo misto e sulla
base dei dati forniti dalla ricorrente, ha valutato al 83% la parte dedicata
all’attività lavorativa e al 17% la quota dedicata alle mansioni domestiche.

                                         Tale
suddivisione (rimasta incontestata) deve essere confermata, la relativa
conclusione essendo stata presa sulla base delle dichiarazioni rese
dall’assicurata in sede d’inchiesta domiciliare del 16 gennaio 2017 (doc. AI
57/180, punto b) e del datore di lavoro (doc. AI 48/143, punto 2.9).

 

                                         Quanto all’utilizzazione
del metodo misto – considerato che nella fattispecie concreta si tratta
di statuire su una decisione con la quale (nell’ambito di una nuova domanda) è
stato negato il diritto a prestazioni (cfr. consid. 1.2), non trattandosi
quindi di una costellazione come quella descritta nelle DTF 143 I 50 e 143 I 60
–, conformemente alla succitata giurisprudenza federale (cfr. consid.
2.4), nulla osta alla sua applicazione.

 

                               2.7.   Nell’ambito dell’istruttoria
a seguito della nuova domanda di prestazioni presentata dall’assicurata nel
dicembre 2015 (cfr. consid. 1.2) – dopo aver esaminato la documentazione
medica raccolta, dalla quale risultano le seguenti diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa: “(…) Da ~2013 lombalgia sx – terapie
conservative: Ø (…)” (rapporto medico 30 maggio 2016 del dr. __________,
FMH in medicina interna, sub doc. AI 46/117-122, punto 1.1 doc. AI 46/118), “(…)
Sindrome vertebrogena cronica in progressione dal 2014 (…)” (rapporto
medico 31 maggio 2016 del dr. __________, capo-servizio terapie del dolore
dell’Ospedale __________ di __________, sub doc. AI 47/134-139, punto 1.1 doc.
AI 47/135) e “(…) Discopatia L2-L3 con lombalgie invalidanti da marzo 2014 (…)”
(rapporto medico 10 giugno 2016 del dr. __________, caposervizio di
neurochirurgia dell’Ospedale __________ di __________, sub doc. AI 50/158-163, punto
1.1 doc. AI 50/159) –, il medico SMR dr. __________, nel rapporto finale
dell’8 luglio 2016 (doc. AI 54/173-175), ha concluso per un’incapacità
lavorativa totale nell’attività abituale dal marzo 2014 in avanti; per
un’incapacità lavorativa del 100% dal marzo 2014 e dello 0% dal 12 settembre
2014 in un’attività adeguata e del 10% quale casalinga dal 2014 (doc. AI 54/174).
In particolare il dr. __________, nelle “Osservazioni conclusive”, ha
rilevato che “(…) l’A. era già stata peritata dal Dr. __________. Tale
valutazione rimane tutt’ora valida. Se l’A. si sottoporrà ad intervento
chirurgico, necessaria rivalutazione del caso. Dr. med. __________ (valutazione per __________ del
12.09.2014) … può ancora
svolgere lavori di tipo leggero … La paziente permane inabile al lavoro nella
sua professione originaria dal 17.03.2014. (…)” (doc. AI 54/175).

 

                                         In effetti il dr. __________,
FMH in medicina generale, nel rapporto del 16 settembre 2014 all’intenzione del
__________ (doc. 7/12-14 dell’incarto cassa malati) – riassunti gli atti,
esposti l’anamnesi, le dichiarazioni della paziente e il reperto oggettivo –
è giunto alle seguenti conclusioni: “(…) Il decorso è stazionario. Soggettivamente
la paziente lamenta dolori lombari soprattutto al carico. Oggettivamente
è presente una sindrome lombovertebrale su alterazioni statiche e degenerative,
evidenziate radiologicamente. Si tratta quindi di una paziente 51enne, dal 1993
dipendente delle __________ quale cuoca nella misura del 83%, che in seguito ad
una problematica della colonna vertebrale risulta inabile al lavoro al 100% dal
17.03.2014. Posso quindi rispondere alle vostre domande: Situazione
attuale? La paziente presenta una sindrome lombovertebrale cronica da
attribuire ad alterazioni degenerative e statiche, evidenziate tramite indagini
radiologiche. Questa problematica, associata ad un'insufficienza della muscolatura
paravertebrale dovuta anche ad uno scarso allenamento, può manifestarsi con
dolori lombari soprattutto nell'ambito di un'attività lavorativa come quella di
cuoca, da classificare quale medio-pesante. È quindi comprensibile che la signora
RI 1 non sia più in grado di svolgere la sua professione nella misura del 100%.
Dal lato terapeutico non vi sono grosse possibilità per migliorare la situazione
se non le solite misure quali l'assunzione di medicamenti e l'esecuzione di
fisioterapia al bisogno, il risparmio della colonna vertebrale e le usuali
misure attive volte al rinforzo muscolare costante e regolare. Alla luce di
queste considerazioni appare problematica e praticamente improponibile la
continuazione della professione di cuoca in misura normale. È possibile
proporre una ripresa di lavoro con la necessità di dispensare la signora RI 1
da lavori pesanti? Bisogna premettere che la paziente esprime il desiderio
di poter continuare a lavorare presso le __________, però in un'attività
lavorativa con funzione adeguata. A suo dire l'ideale sarebbe continuare come
cuoca beneficiando però di un aiuto per fare la spesa, caricare e scaricare e
per maneggiare le pentole pesanti. In questo senso dal lato medico la sua
richiesta è giustificata valutando che può ancora svolgere lavori di tipo
leggero-medio che non comportino il sollevamento ed il trasporto di pesi
superiori a 5 kg ed il mantenimento della posizione seduta o eretta e con il
torso in anteflessione e/o ruotato per periodo prolungato. Con queste
restrizioni la capacità lavorativa può essere considerata totale da subito. È
quindi compito dell'Azienda offrire alla signora RI 1 un'attività lavorativa
con le caratteristiche citate, in caso contrario si andrà verso un
pensionamento totale anticipato per motivi medici (annuncio all'Al già
avvenuto). Per il momento la paziente permane inabile al lavoro nella sua
professione originaria al 100% dal 17.03.2014. (…)” (doc. 7/13-14 dell’incarto
cassa malati).

 

                                         L’Ufficio AI, viste le
risultanze mediche suenunciate e ritenute l’inchiesta domestica del 16 gennaio
2017 (doc. AI 57/179-185), le tabelle allestite il 23 gennaio 2017 con le
motivazioni delle riduzioni al reddito ipotetico da invalido (doc. AI
58/186-189) e la valutazione del consulente in integrazione professionale del
16 febbraio 2017 (doc. AI 59/190-192), con decisione del 3 aprile 2017 ha
negato all’assicurata il diritto a prestazioni (cfr. consid. 1.2).

 

                               2.8.   Per poter graduare
l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre
di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti.

                                         Il compito del medico
consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale
misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008;
DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag.
134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014,
ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a e 122 V 160 consid. 1c).

 

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

 

                                         In una sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il
TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato (cfr. anche la STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010).

                                         Tuttavia, nel caso in cui
sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3 e STF 8C_336/2015 del 25
agosto 2015 consid. 4.3 entrambe con riferimenti, in particolare, alla DTF 139
V 225 e 135 V 465).

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_947/2011 del 27 gennaio
2012; 8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011;
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001
pag. 109 consid. 3a)cc); Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag. 398) e
che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, consid. 5.3).

                               2.9.   Ritornando al caso concreto, conformemente
alla succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.8) e dopo attento esame della
documentazione medica agli atti, questo TCA, chiamato a verificare se lo stato
di salute è stato accuratamente vagliato dall’Ufficio AI prima dell’emissione
della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio le conclusioni a
cui è giunto il medico SMR dr. __________ che – dopo aver raccolto i
rapporti medici 30 maggio 2016 del dr. __________ (doc. AI 46/117-133), 31
maggio 2016 del dr. __________ (doc. AI 47/134-139) e10 giugno 2016 del dr. __________
(doc. AI 50/158-167) –, nel rapporto finale dell’8 luglio 2016 (doc. AI
54/173-175), proprio per accertarsi dell’esistenza di un eventuale
peggioramento dello stato di salute della ricorrente alla base della nuova
domanda, ha confrontato i succitati rapporti medici e la documentazione allegata
con quello del 16 settembre 2014 del dr. __________ (doc. 7/10- 14 dell’incarto
cassa malati) concludendo che “(…) l’A. era già stata peritata dal Dr. med. __________.
Tale valutazione rimane tuttora valida. (…)” (doc. AI 54/175).

 

                                         A mente di questo
Tribunale, vanno ritenute determinanti le conclusioni a cui è giunto il medico
SMR dr. __________ che, confermata la valutazione del dr. __________ dopo aver
analizzato tutti i rapporti medici raccolti dopo l’introduzione della nuova
domanda di prestazioni, non ha riscontrato un peggioramento delle condizioni di
salute dell’assicurata.

 

                                         In effetti i dottori, __________,
__________ e __________, nei rispettivi rapporti medici, quali motivi
giustificanti l’incapacità lavorativa non hanno posto delle cause sostanzialmente
diverse rispetto a quelle già ritenute dal dr. __________, precisando che il
danno sussiste già dal 2014 (cfr. il punto 1.1 dei doc. AI 46/118, 47/135 e
50/159).

                                         Inoltre, gli stessi medici
non hanno potuto esprimersi circa la capacità lavorativa residua in un’attività
adeguata – il dr. __________ ha ritenuto che “(…) impossibile esigere
un lavoro come cuoca __________ con sgravio del carico (…)” (punto 1.7 del
doc. AI 46/120), il dr. __________ che l’esigibilità di un’attività adeguata era
“(…) non valutabile (…)” (punto 1.7 del doc. 47/137) e il dr. __________
che era “(…) da rivalutare (…)” (punto 1.7 del doc. AI 50/161) –
e non hanno posto degli impedimenti particolarmente differenti da quelli ritenuti
dal dr. __________.

                                         Infatti, nel rapporto del
16 settembre 2014, il dr. __________ ha concluso che l’assicurata “(…) può
ancora svolgere lavori di tipo leggero-medio che non comportino il sollevamento
ed il trasporto di pesi superiori a 5 kg ed il mantenimento della posizione
seduta o eretta e con il torso in anteflessione e/o ruotato per periodo
prolungato (...)” (doc. 7/14 dell’incarto cassa malati), stabilendo quindi che
“(…) con queste restrizioni la capacità lavorativa può essere considerata
totale da subito. (…)” (doc. 7/14 dell’incarto cassa malati).

 

                                         In particolare, il dr. __________,
nel referto del 29 marzo 2016 (doc. AI 50/164-165), posta la diagnosi di “(…)
grave discopatia L2-L3 (…)” (doc. AI 50/164), ha evidenziato che “(…) tale
quadro si è aggravato nell’ultimo anno e in particolare nel marzo 2014
comportando una sospensione prolungata dell’attività lavorativa svolta dalla
paziente. Tale quadro allora era stato trattato con terapia farmacologica ed
era lievemente migliorato consentendo un rientro lavorativo della paziente. Con
la ripresa lavorativa il quadro algico è riemerso e ha costretto la paziente a
sottoporsi ad una valutazione da parte del Dr. med. __________ che ha proposto
un’infiltrazione epidurale lombare a livello L2-L3 ed L5-S1. Tale infiltrazione
eseguita a settembre 2015 ha portato ad un leggero beneficio, senza
modificare sostanzialmente il decorso della malattia. A novembre 2015 data
la persistenza del quadro algico la paziente è stata sottoposta ad un blocco
dei rami radicolari mediali a livello delle articolazioni intervertebrali L2-L3
su entrambi i lati. Tale procedura non ha portato ad alcun beneficio pertanto
la paziente si reca da noi con risonanza del giugno 2015 che mostra una
degenerazione di tipo Modic I, in viraggio verso Modic II, a livello L2-L3 in
un quadro di scoliosi destro convessa. (…)” (doc. AI 50/164, le
sottolineature sono del redattore).

                                         Sempre il dr. __________,
nel referto del 27 aprile 2016 (doc. AI 50/166-167), ha escluso l’esistenza di
un’infezione a livello del disco L2-L3 (“(…) Recentemente il caso è
stato discusso presso il nostro Colloquio Multidisciplinare Spine del giovedì
pomeriggio. Durante tale colloquio è emerso il dubbio di una infezione a
livello del disco L2/L3. È stata pertanto eseguita una RM con mdc che ha
permesso di eliminare tale dubbio. Si tratta di una discopatia degenerativa con
fenomeni di Modic di tipo 1, quindi infiammatori sui piatti discali adiacenti.
(…)” (doc. AI 50/166)) e in quello del 23 settembre 2016 (doc. AI
56/177-178) non ha attestato peggioramenti (“(…) In data odierna
constato una situazione clinica stabile. Il dolore più rilevante per la
paziente è una lombalgia che compare prevalentemente in ortostatismo, non si
irradia agli arti inferiori, e risponde solo parzialmente alla presa di
paracetamolo. Il VAS lombare nella maggior parte dei giorni è tra 5 e 7. (…)”
(doc. AI 56/177, la sottolineatura è del redattore)).

                                         Dal canto suo il dr. __________,
nell’annotazione del 6 giugno 2017, ha precisato che “(...) il rapporto
neurochirurgico del Dr. med. __________ del 23.09.2016, non apporta nuovi
elementi medici che non siano già stati constatati e valutati. Infatti la "osteocondrosi
L2-L3" citata dal Dr. med. __________ come la responsabile della lombalgia
dell'A., era già presente sia nel rapporto radiografico della colonna lombare
del Dr. med. __________ del 14.03.2014 e sia nel rapporto reumatologico del Dr.
med. __________ del 05.05.2014. Quindi la successiva valutazione del Dr. med. __________
del 16.09.2014 effettuata per __________, comprende la valutazione anche della
patologia citata. Per cui in ragione di quanto sopra, si conferma il
rapporto medico SMR del 08.07.2016. (…)” (IV/1).

 

                                         Stante quanto precede, conformemente
al principio della verosimiglianza preponderante valido nell’ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 142 V 435 consid. 1, pag. 438 con riferimenti), questo Tribunale
deve concludere che rispetto alla valutazione medica eseguita dal dr. __________
all’intenzione del __________ del 16 settembre 2014 (doc. 7/10-14 dell’incarto
cassa malati) lo stato di salute dell’assicurata sia rimasto sostanzialmente
stabile e che non vi è stato un peggioramento valetudinario.

 

                                         Va qui ricordato che, in
virtù della regola secondo cui il principio inquisitorio che regge davanti al
Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma trova il suo correlato
nell’obbligo delle parti di collaborare, quest’obbligo non può tradursi in una
mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre degli
elementi oggettivi – segnatamente di natura medica – a sostegno delle proprie
argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria
rispettivamente all'amministrazione l'onere di determinare le condizioni di
salute dell’assicurato attuando un nuovo esame medico rispettivamente
richiamando dei referti medici – magari addirittura in possesso
dell’interessato medesimo –, quando alla base della lamentela del ricorrente vi
sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo a riguardo della
diligente valutazione medica effettuata dall’amministrazione (cfr., tra le
tante, STCA 32.2017.40 del 20 settembre 2017 con riferimenti).

 

                                         L'insorgente, non
producendo alcuna nuova documentazione medica nell’ambito della procedura
ricorsuale e sostenendo che alla luce della succitata documentazione medica vagliata
dall’Ufficio AI la situazione non corrisponderebbe alle conclusioni tratte dal
medico SMR dr. __________ e quindi alle sue reali condizioni di salute (con ciò
pretendendo quindi l’espletamento di nuovi accertamenti medici), è venuta meno
al proprio obbligo di comprovare le sue allegazioni.

                                         Ella si è limitata a
contestare la valutazione e l’agire dell’Ufficio AI che, a suo dire, non
avrebbe sufficientemente vagliato le sue condizioni di salute alla luce dei
summenzionati referti medici. Per contro, l’insorgente non ha saputo comprovare
le sue lamentele, visto che i rapporti medici 30 maggio 2016 del dr. __________
(doc. AI 46/117-133), 31 maggio 2016 del dr. __________ (doc. AI 47/134-139)
e10 giugno 2016 del dr. __________ (doc. AI 50/158-167), non forniscono un
quadro clinico che comprovi un peggioramento dopo la valutazione del 16
settembre 2014 del dr. __________ (doc. 7/10-14). Valutazione, quella del dr. __________,
che è stata posta alla base della precedente decisione del 18 marzo 2015 con
cui l’amministrazione aveva già negato il diritto a prestazioni (cfr. doc. AI
26/72-73 e 22/61-63).

 

                                         Nemmeno è possibile
concludere differentemente per il solo fatto che l’insorgente – lo si
ribadisce senza apportare alcuna valida documentazione medica circa un
peggioramento della situazione valetudinaria – sostiene che “(…) la
convenuta fa valere che l’osteocondrosi L2 - L3 (…) era già presente nei
rapporti del 2014. Nel nostro ricorso, abbiamo osservato che se questa poteva
essere considerata l'origine, i disturbi sono nettamente peggiorati in seguito.
In particolare, come documentato agli atti, il quadro algico ha conosciuto
un'evoluzione molto sfavorevole, tanto che nel settembre 2015 è stata eseguita
un'infiltrazione, rispettivamente nel novembre 2015 un blocco dei rami
radicolari mediali a livello delle articolazioni intervertebrali L2-L3. Questi
elementi non potevano in alcun modo essere considerati dai rapporti citati del
2014, né lo sono stati in misura a nostro avviso adeguata dal rapporto SMR del
08.07.2016. (…)” (VI).

 

                                         Questo Tribunale fa dunque
proprie le conclusioni formulate dall'Ufficio AI nella determinazione
dell'incapacità lavorativa della ricorrente, ritenendola inabile al lavoro al
100% nella sua attività abituale dal 17 marzo 2014 in avanti, rispettivamente
abile allo 0% dal 17 marzo 2014 e al 100% dal 12 settembre 2014 in un’attività
adeguata rispettosa dei limiti funzionali posti.

 

                             2.10.   L’insorgente, circa le
attività semplici e ripetitive, sostiene che “(…) a nostro modo di vedere,
non vi sono però attività di questo genere che non contemplino forzatamente la
capacità di mantenere a lungo una posizione eretta, o per lo meno seduta. (…)”
(I, punto 11, pag. 4).

                                         Nella misura in cui la
ricorrente contesta la possibilità di reintegrarsi nel mercato del lavoro, va
rilevato quanto segue.

 

                                         Circa la capacità di
lavoro residua si è espresso il SMR – il dr. __________ ha concluso per
una capacità lavorativa del 100% in un’attività adeguata dal 12 settembre 2014 –
alla cui valutazione, visti i motivi addotti al precedente considerando, va
riconosciuta piena forza probatoria.

                                         Va inoltre rilevato che la
giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già avuto modo di stabilire
che nel mercato occupazionale aperto a personale non qualificato
o semi qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento
frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di
particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF
8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la
STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012; 9C_635/2007 del 21 agosto 2008
consid. 3.3 e 9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).

                                         Secondo la giurisprudenza,
se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate.
È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in
maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TF
ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore
industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di
controllo e sorveglianza che non comportano aggravi fisici, che consentono il
cambiamento frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la
messa in atto di particolari misure di reintegrazione professionale (per es.
attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.;
cfr. la già citata STF 8C_563/2012 del 23 agosto 2012, consid. 3.3 con
riferimenti).

                                         Si può,
quindi, senz'altro ipotizzare – senza far riferimento alla difficoltà concreta
di reperimento di posti di lavoro dovuta all’eccedenza della domanda,
difficoltà che viene assicurata dall’assicurazione contro la disoccupazione e
non dall’assicurazione contro l’invalidità (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991
pag. 332 consid. 3b; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 83) – che la ricorrente sia in grado di
mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in attività professionali
idonee.

 

 

                                         Del resto deve
essere ricordato che il principio dell’esigibilità configura un aspetto di
quello della proporzionalità. Questo principio permette di pretendere da una
persona un determinato comportamento anche se presenta degli inconvenienti,
anche in virtù del principio della riduzione del danno.

                                         Ai fini
dell’accertamento dell’invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro
equilibrato e quindi fittizio; ci dev’essere cioè un certo equilibrio tra
domanda e offerta di posti di lavoro e un’offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (STF 9C_277/2016 del 15 marzo 2017,
consid. 4.1 che conferma la DTF 110 V 273, consid. 4b pag. 276). Un assicurato
non può pertanto avvalersi dell’impossibilità congiunturale di trovare un posto
di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 pag. 347). Ciò non è il caso se
– ipotesi non realizzata nella fattispecie – l'attività ammissibile è possibile
solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro
praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie
alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (STF 9C_277/2016
del 15 marzo 2017; ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a).

 

                                         Questo Tribunale,
conformemente alla giurisprudenza sopra esposta, può fare proprio il
complemento del 7 giugno 2017 del consulente in integrazione professionale che,
circa le attività adeguate, si è così espresso: “(…) Limiti funzionali:
L'Ata può svolgere un'attività adeguata che non comporti il sollevamento di
pesi superiori a 5kg ed il mantenimento della posizione seduta o eretta e con
il torso in ante-flessione e/o ruotato per un periodo prolungato. Attività
semplici e ripetitive: si tratta di attività che non richiedono una preparazione
professionale specifica (e quindi tanto meno una formazione professionale
organica) ma possono già essere esercitate dopo una semplice introduzione al
posto di lavoro ed un breve periodo di "rodaggio". Esempi di
attività considerate leggere: > Operaia generica (mansioni
d'assemblaggio, stampa, rifinitura, controllo del funzionamento e della
qualità, attività di controllo, di sorveglianza, riparazioni, imballaggio,
etichettatura). - Operaia addetta alla raccolta, pulizia, rifinitura di pezzi
di seconda lavorazione in officine o industrie di trasformazione di metalli o
legno - Operaia ausiliaria addetta ad attività secondarie in produzioni
industriali o artigianali di seconda lavorazione - Operaia generica addetta
alla rettifica di pezzi finiti di seconda lavorazione in officine meccaniche -
Operaia su macchine utensili pre-regolate, in lavorazioni industriali di vario
genere - Operaia generica nell'industria alimentare (pasta, oli,
cioccolata,...) - Operaia macchinista nell'industria tessile (filatura,
cardatura, torcitura) ˃ Vendita al dettaglio (es. addetta alla
vendita di carburanti e servizi collaterali) ˃ Cassiera, venditrice
non qualificata ˃ Addetta alla sorveglianza ˃ Autista,
fattorino addetta alla distribuzione e consegna a domicilio di merce non troppo
pesante (es. fiori, prodotti farmaceutici). ˃ Portiere, custode,
guardarobiera in campo alberghiero ˃ Operaia ausiliaria nelle arti
grafiche ˃ Personale ausiliario addetto ad attività collaterali
semplici, per lo più di tipo manuale (archivio, servizio meccanografici, di
duplicazione, economato e similari) (…)” (IV/2)

 

                                         Pertanto, questo Tribunale
deve concludere che, sul mercato equilibrato del lavoro, esistono della
attività che la ricorrente, malgrado il danno alla salute, è in grado di
esercitare a tempo pieno.

 

                                         Inoltre, quanto alla
possibilità di reintegrazione senza la necessità di provvedimenti professionali,
questo Tribunale condivide la conclusione (rimasta incontestata) del consulente
in integrazione professionale che, nella valutazione del 16 febbraio 2017 (doc.
AI 59/190-192), ha stabilito che “(…) pur avendo un grado d’invalidità
superiore al 20%, considerato il grado d’incapacità lavorativa e l’iter
scolastico-socio-professionale dell’assicurato, non riteniamo sia opportuno
mettere in atto provvedimenti di ordine professionali. Su richiesta scritta,
restiamo a disposizione per valutare l’adozione di un eventuale aiuto al
collocamento. Si ritiene conclusa la pratica. (…)” (doc. AI 59/192).

 

                             2.11.   In merito alla valutazione
economica, ribadita l’applicabilità del metodo misto (cfr. consid. 2.6), va
rilevato quanto segue.

 

                          2.11.1.   Grado d’impedimento per la
parte salariata.

 

                                         L’insorgente non ha
contestato gli importi ritenuti dall’Ufficio AI di fr. 49'656.-- quale reddito
da valido e di fr. 38'231.84 quale reddito ipotetico da invalido (cfr. la
tabella sub doc. AI 58/186).

                                         Infatti, partendo da una
diversa valutazione della capacità lavorativa in un’attività adeguata – 50%
contro il 100%: “(…) Sulla base degli atti, ci sentiamo di affermare che,
nel migliore delle ipotesi, simili attività sarebbero esigibili dalla signora RI
1 nella misura massima del 50%. (…)” (I, punto 11, pag. 4) –, la
ricorrente, confrontando il reddito da valido di fr. 49'656.--con quello da
invalido di fr. 19'116.-- (ovvero la metà di fr. 38'231.84 ritenuto
dall’amministrazione), ottiene un grado d’invalidità per la parte di salariata
del 61% ([49'656 - 19'116] : 49'656 x 100 = 61%; cfr. il punto 11 del
ricorso sub I, pag. 4).

 

                                         Ritenuto quindi che
l’aspetto economico non è stato contestato dall’insorgente, questo Tribunale
non ha motivo di verificare oltre il calcolo effettuato dall’amministrazione
(in questo senso cfr. le STCA 32.2017.40 del 20 settembre 2017 consid. 2.6;
32.2016.137 del 23 maggio 2017 consid. 2.8; 32.2016.122 del 10 maggio 2017
consid. 2.8; 32.2016.109 dell’8 maggio 2017 consid. 2.10; 32.2016.108 del 2
maggio 2017 consid. 2.9 e 32.2016.107 del 10 aprile 2017 consid. 2.6).

 

                                         Di conseguenza,
l’impedimento per la parte salariata è del 23% ([49'656 - 38'231.84] : 49'656
x 100 = 23%).

 

                          2.11.2.   Grado d’impedimento per la
parte casalinga.

 

                                         L’insorgente sostiene che “(…)
in questo ambito ci sentiamo tuttavia anche di contestare le percentuali degli
impedimenti riconosciute da questa inchiesta. Per esempio, al capitolo 5.3,
pulizia dell'appartamento, non riusciamo a capire come mai il netto aumento del
tempo necessario per queste mansioni e il fatto che parte di esse abbia dovuto
essere attribuita a terze persone porti a solo il 20 percento di impedimento.
Le stesse considerazioni valgono per il capitolo 5.4 e 5.5, in cui le
limitazioni indicate dovrebbero manifestamente portare almeno ad un riconoscimento
del 50% di impedimento. (…)” (I, punto 8, pag. 3).

 

                                         Rammentato che l'invalidità
delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia
domestica, come si è visto (cfr. consid. 2.4 e 2.5), è stabilita confrontando
le singole attività ancora accessibili alla richiedente la rendita AI con i
lavori che può eseguire una persona sana, questo Tribunale rileva quanto segue.

 

                                         Nella Circolare
concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI), nel tenore in vigore dal 1. gennaio 2015, allo scopo di garantire
un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera è prevista una ripartizione
delle singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo
attribuibile a ciascuna di esse. In particolare la cifra 3086 prevede:

 

" 
Di regola, si ammette che i lavori
di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo

  %

  	
  Massimo

  %

  
	
  1.   Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
   

           2                           2

  	
   

           5                   5

  
	
  2.   Alimentazione (preparare i pasti, cucinare,
  apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
   

           10

  	
   

           50

  
	
  3.   Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare
  l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
   

           5

                                      5

  	
   

           
  20

  
	
  4.   Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni,
  uffici)

  	
           5

  	
           10

  
	
  5.   Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere e
  raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
   

           5

  	
   

            20

  
	
  6.    Accudire i figli o altri
  familiari

  	
           0

  	
            30

  
	
  7.   Altre attività (p.es. curare i malati, curare le
  piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di
  volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
   

           0

  	
   

            50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo
libero (N. 3090)."

 

                                         Mentre alle cifre 3087,
3088 e 3089 si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere
sempre del 100% (Pratique VSI 1997 pag. 298).

Di norma, vanno applicate la
ripartizione dei lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095.
l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero
ed offrono un margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra
valutazione può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo
schema (RCC 1986 pag. 244).

In virtù dell’obbligo di ridurre il
danno, una persona deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a
migliorare la propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente,
acquisizione di impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1048 e 3044 segg.)
Deve cioè ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei membri della
sua famiglia in misura maggiore rispetto a chi non ha problemi di salute
(decisione del TFA del 17 marzo 2005, I 257/04 e DTF 130 V 97 consid. 3.3.3).
Se non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà
tenuto conto, al momento della valutazione dell’invalidità, della diminuzione
della capacità di lavoro nell’ambito domestico.

In virtù dell’obbligo di ridurre il
danno, una persona attiva nell’economia domestica deve contribuire quanto
ragionevolmente possibile a migliorare la propria capacità lavorativa (p. es.
metodo di lavoro confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici
adeguati, N. 1048 e 3044 segg.). La maggior mole di lavoro può essere presa in
considerazione per il calcolo dell’invalidità soltanto se l’assicurato non è in
grado di svolgere la totalità dei lavori domestici durante il normale orario di
lavoro e necessita dunque dell’aiuto di terzi (RCC 1984, pag. 143, consid. 5).
L’interessato deve ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei
familiari in misura maggiore rispetto a chi non ha problemi di salute (I 257/04
e DTF 130 V 97 consid. 3.3.3). Se non adotta i provvedimenti volti a ridurre il
danno, al momento della valutazione dell’invalidità non sarà tenuto conto della
diminuzione della capacità al lavoro nell’ambito domestico."

 

                                         Al riguardo, il TFA (dal
1° gennaio 2007: TF) ha stabilito che – in linea di massima e senza valide
ragioni – non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste
effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori
specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste
(AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d; RCC 1984
pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4). Un
intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia
chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003
consid. 2).

                                         L’allora TFA, in una
sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000 (citata anche al consid. 4.1 della STF 9C_896/2012
del 31 gennaio 2013), ha confermato la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se, tuttavia, non è
possibile determinare con sufficiente certezza che l’impedimento è
effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità di
lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva
(RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag. 144 consid. 5).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell'assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli
accertamenti medici (STF 9C_896/2012 del 31 gennaio 2013; STF 8C_843/2011 del
29 maggio 2012; AHI-Praxis 2001 pag. 161 consid. 3c), ritenuto tuttavia che una
presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole
mansioni accertate in sede d'inchiesta – strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica – è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 e I 685/02 del 28 febbraio 2003).

                                         Nella già citata DTF 128 V
93, il TFA, a proposito del valore probatorio di un rapporto d'inchiesta
dell'ufficio AI, ha rilevato:

 

" (…)

Die in Art. 69 Abs. 2 IVV vorgesehene Abklärung
an Ort und Stelle ist die geeignete Vorkehr für die Ermittlung des
Betreuungsaufwandes. Für den Beweiswert eines entsprechenden Berichtes sind -
analog zur Rechtsprechung zur Beweiskraft von Arztberichten gemäss BGE 125 V 352 Erw. 3a mit
Hinweis - verschiedene Faktoren zu berücksichtigen. Es ist wesentlich, dass als
Berichterstatterin eine qualifizierte Person wirkt, welche Kenntnis der
örtlichen und räumlichen Verhältnisse sowie der aus den seitens der Mediziner
gestellten Diagnosen sich ergebenden Beeinträchtigungen und Behinderungen der
pflegebedürftigen Person hat. Weiter sind die Angaben der die Pflege Leistenden
zu berücksichtigen, wobei divergierende Meinungen der Beteiligten im Bericht
aufzuzeigen sind. Der Berichtstext schliesslich muss plausibel, begründet und
detailliert bezüglich der einzelnen, konkret in Frage stehenden Massnahmen der
Behandlungs- und Grundpflege sein und in Übereinstimmung mit den an Ort und
Stelle erhobenen Angaben stehen. Trifft all dies zu, ist der Abklärungsbericht
voll beweiskräftig. Das Gericht greift, sofern der Bericht eine zuverlässige
Entscheidungsgrundlage im eben umschriebenen Sinne darstellt, in das Ermessen
der die Abklärung tätigenden Person nur ein, wenn klar feststellbare
Fehleinschätzungen vorliegen. Das gebietet insbesondere der Umstand, dass die
fachlich kompetente Abklärungsperson näher am konkreten Sachverhalt ist als das
im Beschwerdefall zuständige Gericht. Obwohl von zentraler Bedeutung für die
Beurteilung des Anspruchs auf Beiträge an die Hauspflege und im Hinblick auf
die Beweiswürdigung regelmässig zumindest wünschenswert, besteht an sich keine
strikte Verpflichtung, die an Ort und Stelle erfassten Angaben der versicherten
Person (oder ihrem gesetzlichen Vertreter) zur Durchsicht und Bestätigung
vorzulegen. Nach Art. 73bis Abs. 1 IVV genügt es, wenn ihr im Rahmen des
Anhörungsverfahrens das volle Akteneinsichtsrecht gewährt und ihr Gelegenheit
gegeben wird, sich zu den Ergebnissen der Abklärung zu äussern (vgl. -generell-
BGE 125 V 404 Erw. 3, bie Abklärung der gesundheitlichen Behinderung der im
Bereich der Haushaltführung tätigen Personen nach Art. 27 IVV: Urteil S. vom 4.
September 2001, I 175/01).

(…)" (DTF 128 V 93, consid. 4, pagg. 93-94)

 

                                         In concreto, l'Ufficio AI
ha incaricato l'assistente sociale di esperire un'inchiesta economica (doc. AI 55/176),
eseguita il 16 gennaio 2017 (57/179-185).

                                         Il relativo rapporto è
stato allestito il 23 gennaio 2017 ed ha il seguente tenore:

 

                                       "(…)

5. ATTIVITÀ -
descrizione degli impedimenti dovuti all'invalidità

 

5.1 Conduzione dell'economia domestica

 

	
  pianificazione, organizzazione, ripartizione del
  lavoro, controllo

  	
  importanza assegnata

  	
   

   5%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

   0%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

   0%

  

 

Non sono presenti difficoltà nella conduzione e nella
pianificazione della propria economia domestica. 

 

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione dei pasti, pulizia della cucina, riserve

  	
  importanza assegnata

  	
   

  45%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  10%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  4,5%

  

 

La signora
RI 1 spiega di non incontrare particolari difficoltà nella preparazione dei
pasti per due persone e di non aver modificato le proprie abitudini in cucina.
Il riordino del piano di lavoro e delle stoviglie avviene con la capacità di
sempre e, nei giorni di maggior dolore, è sostenuta dal marito. Rispetto al
passato le pulizie stagionali dei pensili e degli armadietti non sono più
svolte in un unico momento. A causa dei dolori nei movimenti di torsione nel
busto e nella ripetuta flessione della colonna deve suddividere i lavori su più
momenti per non sovraffaticarsi e amplificare il malessere nei giorni
successivi allo sforzo.

 

Trattasi
la pulizia dei pasti e il riordino della cucina di attività fisicamente leggere
nella quale l’assicurata spiega di conservare una buona autonomia. Per questo
motivo, tenuto conto dalle informazioni raccolte a colloquio e dai limiti
medici a dossier, non si giustifica nessuna percentuale d'impedimento. È
presente un minor rendimento nelle pulizie stagionali di pensili e armadietti,
attività che richiede la flessione ripetuta del torso e l’assunzione di
posizione inergonomiche. La percentuale proposta tiene conto di un minor
rendimento ma altresì dell’esigibilità di collaborazione del marito in queste
mansioni svolte saltuariamente.

 

5.3 Pulizia dell'appartamento

 

	
  rispolvero, pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare
  i letti, ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  20%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  20%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  4%

  

 

Prima
del danno alla salute si occupava in un unico momento di tutte le pulizie dell'abitazione.
Con il presentarsi dei problemi alla schiena ha dovuto modificare le sue
abitudini suddividendo il lavoro in più momenti della settimana e richiedendo
un maggior aiuto al marito. L'aspirapolvere e lo straccio sono ancora eseguiti
dall'assicurata ma la resistenza fisica è notevolmente diminuita, riesce ora a
pulire un locale alla volta impiegando un tempo maggiore e fermandosi più volte
a riposare. Le pulizie delle scale esterne all'abitazione (a carico degli inquilini
del palazzo a turno) sono ora state delegate a una donna delle pulizie. Nel
cambio delle lenzuola e nella pulizia di vetri e finestre viene aiutata dal
marito e dai figli.

 

La
percentuale proposta tiene conto della necessità di cambiare frequentemente
postura, della necessità di pause supplementari, del bisogno di suddividere le
pulizie su più momenti della settimana e degli impedimenti nel sollevamento di
pesi superiori ai 5kg. Si considera un allungamento dei tempi ma anche
l'esigibilità di collaborazione da parte del marito.

 

5.4 Spesa e acquisti diversi

 

	
  compresi pagamenti, trattative assicurazioni e
  rapporti ufficiali 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  10%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  10%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  1%

  

 

In
precedenza si occupava di persona di tutte le spese, anche quelle più pesanti.
Continua a fare le spese più leggere e, grazie alla vicinanza dei negozi, si
sposta a piedi più volte a settimana. In occasione di acquisti più consistenti
si fa aiutare dal marito nel trasporto e nel sollevamento dei pesi. La signora RI
1 continua a occuparsi dei pagamenti servendosi del sistema e-banking, a
colloquio non riferisce difficoltà.

 

Viene
unicamente considerato un minor rendimento dovuto al bisogno di suddividere su
più giorni il carico di spesa per evitare carichi pesanti. La collaborazione
del marito nel trasporto degli acquisti più voluminosi è esigibile.

 

5.5 Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

 

	
  lavare, stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia,
  ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  20%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  10%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  2%

  

 

Prima
del danno alla salute svolgeva il bucato in completa autonomia, con l'insorgere
dei dolori alla schiena ha richiesto l'aiuto del marito nel trasporto della
cesta o suddivide il carico di bucato in più ceste così da evitare di sollevare
pesi eccessivi. Avendo a disposizione una lavanderia propria spiega di fare il
bucato su più giorni della settimana così da non affaticarsi troppo. Stende
sullo stendino e si fa aiutare unicamente a distendere i capi più voluminosi. La
signora RI 1 spiega che ha imparato a stirare il minimo indispensabile,
limitandosi a piegare con cura. Lo stiro è un'attività dolorosa per le continue
torsioni del busto.

 

Gli
impedimenti sono valutabili al 10 %, percentuale che tiene conto dell’esigibilità
della collaborazione del coniuge come pure dei limiti funzionali descritti
medicalmente.

 

 

5.6. Cura dei bambini e di altri membri della famiglia

 

	
  Compresa educazione, attività comuni, compiti, ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  0%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  0%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  0%

  

 

-.-

 

5.7 Diversi

 

	
  cura delle piante, giardinaggio, cura degli animali,
  attività di utilità pubblica, creazione artistica, impegno a favore di terzi,
  volontariato 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  0%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  0%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  0%

  

 

-.-

 

	
   

  Valutazione dell'assistente sociale

   

  	
   

  totale delle attività

  	
   

   100%

  	
   

  percentuale di invalidità 

  	
   

     11,5%

  

 

■  Chi esegue i lavori, che a causa della sua invalidità, l'assicurata non
può svolgere personalmente nell'economia domestica?

 

Il marito e i figli.

 

Da quando il danno alla salute ha avuto ripercussioni sulla
capacità al lavoro?

 

Marzo 2014. (…)" (doc. AI 93/422-425).

 

                                         Sulla base degli
accertamenti esperiti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato
gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l’assistente sociale ha
quindi stabilito una limitazione complessiva dell’11,5%.

 

                                         Detto questo, va
sottolineato che nell’inchiesta economica in questione è stata correttamente
stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei
parametri di cui alle direttive (CIGI), attribuendo un valore complessivo del
100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito
dell'economia domestica. Questo aspetto non è del resto stato specificatamente
contestato.

                                         In secondo luogo occorre
prendere in considerazione l’aiuto dei famigliari nelle faccende domestiche. A
questo proposito va evidenziato come l’assistente sociale abbia considerato
l’aiuto del marito e dei figli e che l’insorgente non ha contestato che lei
stessa ha delegato alcune attività ai familiari.

                                         Quanto all’aiuto dei
familiari va rammentato che nei casi come quello in esame occorre tenere conto
anche della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo di
reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione coniugale
consacrato dal diritto matrimoniale (art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163 CC;
Pratique VSI 1996 pag. 208; DTF 117 V 197), ciò che in casu permette senz'altro
di ritenere sicuramente adeguate le percentuali d'impedimento evidenziate con
riferimento alle mansioni comportanti un maggior impiego e sforzo fisico, le
quali tengono giustamente conto della collaborazione dei familiari.

                                         Va qui attirata
l’attenzione della ricorrente sull’obbligo per l’assicurato di diminuire il
danno che scaturisce da un principio generale delle assicurazioni sociali (DTF
115 V 53, 114 V 285 consid. 3). In virtù di tale obbligo anche le persone
occupate nell’economia domestica devono contribuire, di loro propria iniziativa
e in misura ragionevolmente esigibile, al miglioramento della loro capacità al
lavoro, segnatamente ripartendo meglio le incombenze e in generale ricorrendo
all’aiuto dei familiari nella misura usuale secondo le particolari circostanze
(DTF 133 V 504 consid. 4.2; vedi anche la STFA I 35/00 del 14 luglio 2000,
consid. 3 con riferimenti).

 

                                         Il TF, nella STF
9C_701/2016 del 1. marzo 2017, ha ribadito questo concetto argomentando:

 

" (…)

4.3. Dass die Vorinstanz
von der "Schadenminderungspflicht der Familienangehörigen" gesprochen
hat, schadet nicht, hat sie doch mit Verweis auf BGE 133 V 504 E. 4.2 S. 509 f.
zutreffend präzisiert, dass die Versicherte (im Rahmen der sie selber
treffenden Schadenminderungspflicht) die Hilfe ihrer Familienangehörigen in
Anspruch nehmen muss (vgl. auch BGE 141 V 642 E. 4.3.2 S. 648 mit Hinweisen).
Anhaltspunkte dafür, dass die Abklärungsperson diese Mithilfe in unzumutbarem
Ausmass berücksichtigt haben soll, sind nicht ersichtlich. (…)" (STF
9C_701/2016 del 1. marzo 2017 consid. 4.3)

 

                                         Ora, tenuto conto
dell’obbligo di ridurre il danno e di reciproca (e accresciuta: DTF 130 V 97
consid. 3.3.3 pag. 101 con riferimenti) assistenza familiare e ricordato che in
linea di massima e senza valide ragioni non vi è motivo di mettere in dubbio le
conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati il cui compito consiste nel procedere
a tali inchieste, la valutazione di cui all’inchiesta del 29 novembre 2016 va
confermata.

                                         Infatti, un intervento da
parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata
dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente
erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2).

                                         In particolare non è
possibile concludere per un apprezzamento chiaramente erroneo solo per il fatto
che, secondo l’insorgente, per i punti 5.3, 5.4 e 5.5, visto “(…) il netto
aumento del tempo necessario per queste mansioni e il fatto che parte di esse
abbia dovuto essere attribuita a terze persone […] le limitazioni indicate
dovrebbero portare ad un riconoscimento del 50% di impedimento. (...)”
(doc. I, punto 8, pag. 3). In effetti, l’assistente sociale ha evidenziato al
punto 5.3 che “(…) si considera un allungamento dei tempi ma anche
l’esigibilità di collaborazione da parte del marito. (…)” (doc. AI 57/183),
al punto 5.4 che “(…) la collaborazione del marito nel trasporto degli
acquisti più voluminosi è esigibile. (…)” (doc. AI 57/183) e al punto 5.5
che la percentuale degli impedimenti “(…) tiene conto dell’esigibilità della
collaborazione del coniuge (...)” (doc. AI 57/183).

                                         In casu non solo non vi
sono motivi per ritenere l’apprezzamento manifestamente erroneo, ma esso viene
in sostanza confermato anche dal medico SMR dr. __________ che, nel rapporto
finale dell’8 luglio 2016, ha concluso per un’incapacità lavorativa nelle mansioni
consuete di casalinga del 10% (cfr. doc. AI 54/174).

 

                                         Per tutti i motivi
suesposti la valutazione dell’assistente sociale del 16 gennaio 2017
(invalidità quale casalinga dell’11,5%; cfr. doc. AI 57/185) va dunque
confermata.

 

                                         Sulla scorta
delle considerazioni che precedono, tenuto conto di tutte le circostanze
concrete, questo TCA non può quindi che ritenere adeguati sia la percentuale di
importanza assegnata alle diverse attività domestiche, sia il grado
d'incapacità lavorativa nello svolgimento delle stesse mansioni casalinghe
stabiliti dall'Ufficio AI sulla base dell'accertamento domiciliare.

 

                                         Di
conseguenza l’impedimento nell’attività di casalinga è dell’11,5% e deve essere
posto alla base del presente giudizio non essendoci nessun motivo (fattuale e
medico) per mettere in discussione la scelta di basarsi su quanto accertato in
sede di inchiesta domiciliare da una persona esperta in materia.

                                         Va qui
rilevato che (come si vedrà al prossimo considerando) anche volendo applicare
un impedimento del 50% ai punti 5.3, 5.4 e 5.5 – ottenendo, quindi, come
indicato dall’insorgente, un impedimento globale per la parte casalinga del
29.5%: “(…) l’applicazione di fattori di impedimento del 50% ai punti 5.3,
5.4 e 5.5 dell’inchiesta economica porterebbe ad un grado di invalidità di
casalinga del 29,5% (…)” (I, punto 13, pag. 4) – il risultato non
cambia.

 

                          2.11.3.   Visti i gradi d’impedimento, per
la parte salariata del 23% (cfr. consid. 2.11.1) e per quella casalinga
dell’11,5% (cfr. consid. 2.11.2), rispettando la suddivisione dei campi
d’attività (83% salariata e 17% casalinga; cfr. consid. 2.6) e in applicazione
del metodo misto (cfr. consid. 2.4 e 2.6) il grado d’invalidità
globale si attesta al 21% (83 [parte salariata] x 23% [impedimento
parte lucrativa] + 17 [parte casalinga] x 11,5% [tasso di impedimento nelle
mansioni consuete] = 19.09% + 1,95% = 21,04%, arrotondato al 21% secondo la DTF
130 V 121 consid. 3.2).

                                         Questo grado d’invalidità
non conferisce il diritto ad una rendita d’invalidità (cfr. consid. 2.2).

 

                                         Anche nell’ipotesi in cui
si volesse riconoscere un impedimento per la parte casalinga del 29,5% il grado
d’invalidità globale non raggiungerebbe la soglia pensionabile del 40%.

                                         In questo caso, ritenuta
la quota del 17% per la parte casalinga, l’impedimento in questo campo sarebbe
del 5.01% (17 x 29,5% = 5.01%) e aggiunto all’impedimento del 19.09% della
parte salariata porterebbe ad un grado d’invalidità globale non pensionabile
del 24% (5.01% + 19.09% = 24.10%).

 

                             2.12.   Da quanto sopra esposto
risulta che a ragione l’amministrazione ha negato all’insorgente il diritto a
prestazioni.

 

                             2.13.   In simili circostanze, visto
tutto quanto precede, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso
respinto.

 

                             2.14.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L'entità delle spese è
determinata fra fr. 200.-- e fr. 1'000.-- in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7
aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

                                         Visto l'esito delle
vertenze, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico
dell'insorgente.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese per complessivi
fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.

                                         Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti