# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b7c32515-c5c0-5adf-a79e-3139236d2f58
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-01-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.01.2022 35.2021.78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2021-78_2022-01-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2021.78

   

  mm

  	
  Lugano

  31 gennaio 2022 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’8 ottobre 2021 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 5 ottobre 2021 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 25 luglio 2018, RI 1,
dipendente della __________ di __________ in qualità d’impiegato in logistica
e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni e le malattie
professionali presso l’CO 1, è precipitato dal quarto piano di un palazzo
mentre cercava di raggiungere, appeso ai davanzali delle finestre, l’appartamento
della sua ex compagna. A causa di questo sinistro, egli ha riportato un
politrauma che ha necessitato in particolare di una degenza, durata dal 25
luglio al 7 settembre 2018, presso il Servizio di chirurgia e ortopedia
dell’Ospedale __________ di __________ (cfr. doc. 47). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Con decisione formale del 16
luglio 2019, l’assicuratore infortuni ha emanato una decisione mediante la
quale ha ridotto del 50% le prestazioni in contanti, ritenendo che l’infortunio
non professionale di cui è rimasto vittima l’assicurato fosse dovuto a un atto
temerario ex art. 39 LAINF e 50 OAINF (doc. 133). 

 

                                         Il provvedimento appena
citato è cresciuto incontestato in giudicato. 

 

                               1.3.   In data 20 agosto 2021,
l’avv. RA 1 ha chiesto che la decisione formale del 16 luglio 2019 fosse
sottoposta a revisione ai sensi dell’art. 53 cpv. 1 LPGA. Richiamata la
pronunzia 32.2021.12 del 25 marzo 2021 di questa Corte, il patrocinatore ha
sostenuto che essa “… - intervenuta oltre i termini per ricorrere contro la
vostra del 16 luglio 2019, peraltro emanata quando il signor RI 1 era ancora in
ospedale e non certo lucido per poter reagire come ha poi fatto in seguito al
ricevimento della decisione AI – chiarisce che l’atto in questione non poteva
essere sussunto alla nozione di atto temerario e che pertanto una riduzione
delle prestazioni non poteva essere giustificata. Dal momento che ai sensi
dell’art. 1 LAINF le disposizioni della LPGA si applicano anche alle procedure
in materia LAINF e che gli art. 39 LAINF e 50 OAINF non prevedono diversamente
da quanto stabilito dall’art. 21 LPGA, appare chiaro che, avesse il signor RI 1
fatto ricorso contro la vostra citata decisione, avrebbe ottenuto il medesimo
risultato.” (doc. 279). 

 

                               1.4.   Con decisione formale del 31
agosto 2021, l’amministrazione ha negato che fossero adempiuti i presupposti
per procedere alla revisione processuale del provvedimento del 16 luglio 2019,
posto che “… la CO 1 ha ridotto le prestazioni secondo l’art. 39 LAINF, in
deroga all’art. 21 cpv. 1 LPGA.” (doc. 284). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 285), in data 5
ottobre 2021, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc.
296). 

 

                               1.5.   Con tempestivo ricorso dell’8
ottobre 2021, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che,
annullata la decisione su opposizione impugnata e in accoglimento della domanda
di revisione processuale, gli venga riconosciuta un’indennità giornaliera non
decurtata con effetto a decorrere dal 28 luglio 2018. 

                                         Innanzitutto, il
patrocinatore invoca una violazione del diritto di essere sentito da parte
dell’istituto assicuratore in quanto esso non si sarebbe confrontato “… con le
motivazioni addotte dal ricorrente per giustificare la sua opposizione alla
decisione di rifiutare la revisione della precedente decisione. Anzi,
esplicitamente pretende di non volerlo fare, asserendo unicamente che la sua
precedente decisione era stata adottata non in base all’art. 21 LAINF, invocato
nella sentenza ricordata di codesto Tribunale, ma bensì dell’art. 39 LAINF. In
realtà, l’opponente aveva addotto come motivo di revisione una circostanza di
fatto, in sé, e non la motivazione giuridica per cui quel fatto avrebbe
generato delle conseguenze in virtù dell’una o dell’altra disposizione di
legge. A mente del ricorrente, il fatto scatenante il suo diritto a far
revisionare la precedente decisione era l’avvenuto accertamento da parte del
Tribunale delle Assicurazioni che l’infortunio da lui subito non era da
considerare la conseguenza di un atto temerario.” (doc. I, p. 3 s.).

                                         A proposito delle
condizioni materiali da soddisfare per procedere a una revisione processuale ex
art. 53 cpv. 1 LPGA, l’avv. RA 1 ha rilevato che denominatore comune delle
disposizioni di cui agli articoli 21 cpv. 1 LPGA e 40 e 50 OAINF, è “… la
riconducibilità della responsabilità per l’atto infortunistico alla volontà
dell’assicurato, sottintesa alle disposizioni in materia LAINF, esplicita nel
caso dell’art. 21 LPGA. (…). Gli accertamenti del TCA, addotti quale nuova
circostanza in sede di riesame, hanno dunque permesso di chiarire che l’agire
sotto l’influsso dell’alcool non può assurgere ad atto temerario, perché la temerarietà
implica volontà, che nel caso specifico non era data. (…). Nel caso concreto,
l’opponente non ha affatto commesso l’atto temerario di cui è rimasto vittima
in maniera volontario o negligente. Circostanza pacifica ma accertata
definitivamente dalla ricordata sentenza del TCA del 25 marzo 2021. La capacità
di intendere e volere del ricorrente era, in quel momento, offuscata
completamente, dato il tasso alcolico in cui si trovava. Privo in quel momento
della capacità di discernere, ai suoi atti non possono essere ricondotti
effetti giudici di sorta, dome prevede l’art. 18 CCS. Nessuna “colpa” gli può
essere imputata. Dunque, non gli si può rimproverare di aver agito “temerariamente”.”
(doc. I, p. 5 ss.). 

 

                               1.6.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III). 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in particolare consid.
5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11
luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007
del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STF I 707/00
del 21 luglio 2003; STF H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4
febbraio 2002; STF H 220/00 del 29 gennaio 2002; STF U 347/98 del 10 ottobre
2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STF H 304/99 del 22 dicembre
2000; STF I 623/98 del 26 ottobre 1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9
settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015).

 

                                         nel merito

 

                               2.2.   Sul piano formale,
l’insorgente pretende di essere rimasto vittima di una violazione del diritto
di essere sentito per il motivo che l’amministrazione non avrebbe motivato
sufficientemente la decisione su opposizione impugnata, confrontandosi con le
censure da lui sollevate (cfr. doc. I).

 

                                         Ai sensi dell'art. 29 cpv.
2 Cost. le parti hanno diritto di essere sentite. Per costante giurisprudenza
(STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008 consid. 4.2), dal diritto di essere sentito
deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima
della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire
prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 132 V 387,
127 V 219, 127 V 431, 127 I 56, 126 V 130). Il diritto di essere sentito
comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni.

 

                                         Tale obbligo ha lo scopo,
da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le
ragioni poste a fondamento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e
dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza
della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad
influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 consid. 3.2 con riferimenti).

                                         Infine, ai sensi della
giurisprudenza, una violazione di tale diritto - nella misura in cui essa non
sia di particolare gravità - è tuttavia da ritenersi sanata qualora
l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi ad un'autorità di ricorso
che gode di piena cognizione. La riparazione di un eventuale vizio deve
comunque avvenire solo in via eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa p. 437;
cfr. STCA 32.2017.56 del 19 ottobre 2017 consid. 2.2).

 

                                         Tutto ben considerato,
questo Tribunale non ravvede alcuna violazione del diritto di essere sentito da
parte dell’assicuratore resistente. Infatti, se è vero che, già in sede di
opposizione, l’avv. RA 1 aveva invocato, quale fatto nuovo ex art. 53 cpv. 1
LPGA, la circostanza secondo cui al momento dell’infortunio l’assicurato era
privo della capacità di discernimento a causa dell’alcool precedentemente assorbito
(cfr. doc. 285, p. 2), è altrettanto vero che l’amministrazione ha in realtà preso
posizione su quell’argomento, osservando trattarsi di una circostanza che il
ricorrente “… avrebbe potuto e dovuto avanzare facendo capo ai rimedi ordinari
di diritto e quindi contestando entro i termini di legge la decisione del
16.7.2019.” (doc. 296, p. 3). 

 

                               2.3.   Nel caso concreto, litigiosa
è la questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare l’adempimento dei
presupposti per sottoporre a revisione processuale la sua decisione formale del
16 luglio 2019, oppure no.

 

                                         Questa Corte rileva in
primo luogo che non è contestato il fatto che il provvedimento appena
citato è cresciuto in giudicato. 

                                         D’altro canto, è utile
precisare che non può entrare in linea di conto una riconsiderazione ex
art. 53 cpv. 2 LPGA della decisione formale in questione, visto che
l’assicuratore ha espressamente dichiarato di non voler entrare nel merito di
un’eventuale domanda in tal senso (cfr. doc. 296, p. 3). Secondo una costante
giurisprudenza, il TCA non è
pertanto legittimato a esaminare questo aspetto (cfr. STCA 35.2017.145 dell'8
marzo 2018 consid. 2.1; STCA 35.2017.53 del 5 ottobre 2017 consid. 2.6 e 2.7 e
riferimenti ivi citati).

 

                               2.4.   Giusta l’art. 53 cpv. 1 LPGA,
le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato
devono essere sottoposte a revisione se l’assicurato o l’assicuratore scoprono
successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano
essere prodotti in precedenza.

 

                                         La nozione di fatti o
mezzi di prova nuovi si apprezza allo stesso modo in caso di revisione
(processuale) di una decisione amministrativa (art. 53 cpv. 1 LPGA), di
revisione di un giudizio cantonale (art. 61 lett. i LPGA) o di revisione di una
sentenza fondata sull'art. 137 lett. b OG.

                                         Sono nuovi ai sensi di
queste disposizioni solo i fatti già esistenti all'epoca della procedura
precedente, ma che non erano stati allegati poiché non ancora noti nonostante
tutta la diligenza del caso; i fatti verificatisi dopo la fine del processo, e
comunque dopo il momento in cui, secondo le regole di procedura applicabili, potevano
ancora essere addotti, non vanno invece considerati e non possono quindi
fondare una domanda di revisione (DTF 121 IV 317 consid.
2; 118 II 199 consid. 5; 110 V 138 consid. 2; 108 V 170 consid. 1;
Elisabeth Escher, Revision und Erläuterung, in: Thomas Geiser/Peter Münch [a
cura di], Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea e Francoforte 1998,
n. 8.21; René A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
Ergänzungsband, Basilea e Francoforte 1990, n. 43 B I c, p. 132). I fatti nuovi
devono inoltre essere rilevanti, vale a dire devono essere di natura tale da
modificare la fattispecie alla base della sentenza contestata e da condurre a un
giudizio diverso in funzione di un apprezzamento giuridico corretto. Per quanto
concerne i nuovi mezzi di prova, gli stessi devono servire a comprovare i fatti
nuovi che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel
procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto venir provati, a
discapito del richiedente (DTF 127 V 353 consid.
5b). Se i nuovi mezzi sono destinati a provare dei fatti sostenuti in
precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in grado di
invocarli in tale procedimento. Una prova deve essere considerata concludente
quando bisogna ammettere che essa avrebbe condotto il giudice a statuire in
modo diverso se egli ne avesse avuto conoscenza nella procedura principale. È
decisiva la circostanza che il mezzo di prova non serva solamente
all'apprezzamento dei fatti, ma alla determinazione degli stessi. Non basta
pertanto che in una nuova perizia siano apprezzati in modo diverso i fatti;
occorrono invece elementi di fatto nuovi, dai quali risulti che il fondamento
della pronunzia impugnata presentava difetti oggettivi. Per giustificare la
revisione di una sentenza non basta che, dalla fattispecie conosciuta al
momento dell'emanazione della pronunzia principale, il perito tragga, ulteriormente,
conclusioni diverse da quelle del tribunale. Neppure costituisce motivo di
revisione il semplice fatto che il tribunale potrebbe aver mal interpretato
fatti conosciuti all'epoca del procedimento principale. L'apprezzamento
inesatto deve, al contrario, essere la conseguenza dell'ignoranza o della
carenza di prove riguardanti fatti essenziali per la sentenza (DTF 127 V 358 consid.
5b, 110 V 141 consid. 2, 293 consid. 2a, 108 V 171 consid. 1; cfr. pure DTF 118 II 205). 

 

                                         Sul tema, cfr. pure STF
8C_529/2020 del 3 maggio 2021 consid. 2.2-2.3; 8C_562/2020 del 14 aprile 2021
consid. 3.1-3.3; 8C_197/2020 dell’11 maggio 2020 consid. 3.2-3.3; 8C_244/2017
del 24 aprile 2017; 8C_549/2015 del 28 ottobre 2015 consid. 4.2-4.3.

 

                               2.5.   Nella presente fattispecie,
con decisione formale del 16 luglio 2019, l’CO 1 ha ridotto del 50% le
prestazioni in contanti (a quel momento, l’indennità giornaliera), ritenuto che
l’infortunio occorso dall’insorgente nel luglio 2018 sarebbe stato causato da
un atto temerario ex art. 39 LAINF e 50 OAINF. 

 

                                         L’assicurato non ha
interposto opposizione contro questo provvedimento, di modo che esso è
cresciuto in giudicato. 

 

                                         Fra gli atti di causa a
disposizione dell’amministrazione figurava il rapporto di Polizia del 10
ottobre 2018. Da questo documento emergeva, in particolare, che al momento
dell’evento traumatico l’assicurato presentava una concentrazione di etanolo
situata almeno fra 1.74 e 2.22 g/kg, come pure che nel sangue e nelle urine era
stata riscontrata la presenza di cannabis o di prodotti derivanti dalla
cannabis e di citalopram/escitalopram. Dal referto di analisi dell’Istituto
Alpino di chimica e di tossicologia, allegato al rapporto di Polizia, si
evinceva che “lo stato psico-fisico della vittima è stato verosimilmente
alterato alla presenza concomitante, nell’organismo, di etanolo, sostanze
psicoattive della cannabis (in particolare THC e OH-THC) e
citalopram/escitalopram, sostanze le cui proprietà farmacologiche e effetti indesiderati
possono potenziarsi reciprocamente.” (cfr. doc. 112). 

 

                                         Con sentenza 32.2021.12
del 25 marzo 2021, emanata in materia di assicurazione per l’invalidità, il TCA
era chiamato a stabilire se l’UAI era legittimato a ridurre l’indennità
giornaliera corrisposta al ricorrente durante il periodo 1° gennaio – 31
ottobre 2021, in forza dell’art. 21 cpv. 1 LPGA. Tenuto conto di quanto
emergeva dal succitato rapporto di Polizia, questo Tribunale è pervenuto alla
conclusione che “…, non avendo l’insorgente provocato intenzionalmente o
commettendo intenzionalmente un crimine o un delitto l’evento assicurato, le
indennità giornaliere riconosciute non possono essere ridotte ex art. 21 cpv. 1
LPGA. Si giustifica pertanto – come da proposta dell’amministrazione a cui il
ricorrente ha aderito -, in accoglimento del gravame e dopo annullamento della
decisione impugnata, il rinvio degli atti all’Ufficio AI affinché, previo nuovo
calcolo dell’indennità giornaliera dovuta, proceda ad emanare un nuovo
provvedimento.” (doc. 280, p. 1-4). 

 

                                         Il rappresentante di RI 1
ha quindi preteso che la decisione formale del 16 luglio 2019 venisse
sottoposta a revisione processuale. A suo avviso, la sentenza di questa Corte
ha accertato che al momento dell’atto la capacità di agire ragionevolmente
dell’assicurato era “offuscata completamente” a causa della presenza nell’organismo
di un’elevata concentrazione di etanolo, circostanza che, se conosciuta al
momento dell’emanazione del provvedimento in discussione, avrebbe indotto l’CO
1 a rinunciare a ridurre le prestazioni in contanti a titolo di atto temerario
(cfr. doc. 279 e doc. I). 

 

                                         L’amministrazione ha
respinto la domanda di revisione, facendo valere che “l’esito del ricorso
presentato dall’assicurato avverso la decisione dell’AI non costituisce un
motivo di revisione ex art. 53 cpv. 1 LPGA in quanto l’CO 1 e l’AI non hanno
fatto capo agli stessi disposti di legge per ridurre le prestazioni in contanti.
A differenza di quanto preteso con il ricorso questo Tribunale non ha accertato
che l’infortunio non era dovuto ad un atto temerario ma che l’assicurato non
aveva provocato intenzionalmente o commettendo intenzionalmente un crimine o un
delitto l’evento assicurato. Gli art. 39 LAINF e 50 OAINF contemplano una
fattispecie diversa rispetto a quelle di cui all’art. 21 LPGA” e, d’altra
parte, che il “… Tribunale non ha proceduto ad alcun accertamento ma ha fatto
capo al rapporto di Polizia che già figurava agli atti al momento in cui l’CO 1
ha rilasciato la decisione di riduzione.” (doc. III). 

 

                               2.6.   Chiamato ora a pronunciarsi, il
TCA rileva che, in una sentenza U 612/2006 del 5 ottobre 2007, riassunta in: Plädoyer
2008/1 p. 69, riguardante una fattispecie in cui un’assicurata, in stato di
ebbrezza (tasso alcolemico dell’1.8‰), era precipitata mentre cercava di
raggiungere il piano terra scendendo dal balcone del suo appartamento, la Corte
federale ha ammesso che tale agire era oggettivamente costitutivo di un atto
temerario. D’altro canto, ritenuto che, in base alle risultanze di una perizia
psichiatrica, la capacità di discernimento dell’assicurata era soltanto diminuita
(e non soppressa) dall’alcool, il Tribunale federale ha confermato la riduzione
delle prestazioni in contanti decisa dall’assicuratore LAINF. Al considerando
4.2.1, l’Alta Corte ha in particolare ricordato che, secondo la giurisprudenza,
occorre rinunciare a ridurre o a rifiutare le prestazioni a titolo di atto
temerario, se la persona assicurata è completamente priva della facoltà di
agire ragionevolmente al momento determinante (in questo senso, si veda pure
BSK UVG – A. Brunner/D. Vollenweider, Art. 39 n. 45). 

 

                                         Stante quanto precede, è a
ragione che il patrocinatore del ricorrente sostiene che gli articoli 21 cpv. 1
LPGA e 50 OAINF hanno quale comune denominatore il fatto che la persona
assicurata debba aver agito con coscienza e volontà (per l’art. 21 LPGA, cfr.
il consid. 5.3 non pubblicato della DTF 136 V 362). La conseguenza non può però
essere quella che lui auspica.

 

                                         In effetti, che la
capacità d’intendere e volere dell’assicurato al momento dell’infortunio fosse
alterata in ragione della contemporanea presenza nell’organismo di alcool,
cannabis e farmaci antidepressivi, è una circostanza di cui l’istituto
assicuratore era a conoscenza al momento in cui ha rilasciato la decisione
formale del 16 luglio 2019. Essa emergeva già chiaramente dal rapporto di
Polizia del 10 ottobre 2018, documento che figurava nell’incarto a disposizione
dell’assicuratore. Per questa ragione essa non costituisce un “fatto nuovo” ai
sensi dell’art. 53 cpv. 1 LPGA, fondante la revisione processuale del
provvedimento in questione (cfr. supra, consid. 2.4.). 

 

                                         La sentenza 32.2021.12 di
questo Tribunale non può essere considerata alla stregua di un “nuovo mezzo di
prova” ai sensi dell’art. 53 cpv. 1 LPGA, dal momento in cui essa non comprova
un fatto rilevante - concretamente l’incapacità di agire ragionevolmente al
momento del sinistro -, rimasto sconosciuto al momento dell’emanazione della
decisione formale di cui è chiesta la revisione. In proposito, non può essere
ignorato che questa Corte ha fatto capo alle risultanze dell’inchiesta di
Polizia, senza procedere ad alcun atto istruttorio, esattamente come lo ha
fatto l’CO 1. 

 

                                         In queste condizioni, inadempiuti
i presupposti per procedere a una revisione processuale della decisione formale
del 16 luglio 2019, il ricorso deve essere respinto e la decisione su
opposizione impugnata confermata. 

 

                               2.7.   L’art. 61 lett. a LPGA, in
vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere
semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa
di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte
che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

                                         In data 1° gennaio 2021 è
entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora
unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica.
Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA
secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                         Secondo l’art. 82a LPGA
(Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358), ai ricorsi pendenti dinanzi al
tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del
21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

 

                                         In concreto, il ricorso è
dell’8 ottobre 2021 per cui si applica la nuova disposizione legale.
Trattandosi di prestazioni LAINF, il legislatore non ha previsto di prelevare
le spese (sul tema, cfr. STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 e STF 9C_394/2021
del 3 gennaio 2022).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti