# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a63f73f-5932-5b3a-a43f-ccab24c39952
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-08-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.08.2020 A-2164/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2164-2019_2020-08-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Decisione confermata dal TF con 

sentenza del 17.06.2021 (2C_743/2020) 

 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-2164/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3  a g o s t o  2 0 2 0  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Marianne Ryter, Annie Rochat Pauchard,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

rappresentata dalla B._______,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo 

Eigerstrasse 65, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva (riscossione). 

 

 

 

A-2164/2019 

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Fatti: 

A.  

La società a garanzia limitata C._______, con sede a X._______, è stata 

costituita il 30 ottobre 2008. Il 6 dicembre 2010, essa è stata però posta in 

liquidazione ed iscritta a Registro di commercio quale C._______ in 

liquidazione. A seguito della sospensione della procedura di fallimento per 

carenza di attivi decretata il 31 gennaio 2011 dalla Pretura del distretto di 

Y._______ e in assenza di opposizione, il 13 luglio 2011 essa è poi stata 

radiata d’ufficio dal Registro di commercio (di seguito, per semplicità: 

C._______). Secondo il Registro di commercio, il suo scopo sociale era: 

« (…) ». 

Di fatto, nel periodo dal 2009 al 2010, detta società si è invero però 

occupata della gestione del postribolo denominato « D._______ », ubicato 

a X._______, e meglio, della locazione di stanze a delle ragazze esercitanti 

la prostituzione (attività di affittacamere). 

Sempre secondo il Registro di commercio, dalla costituzione fino alla sua 

cancellazione, l’unica socia risulta essere stata la società E._______, con 

sede a Z._______. 

B.  

Nel dicembre 2006 il signor A._______ ha acquistato lo stabile ove è 

ubicato il postribolo « D._______ ». Dal 2007 e fino alla sua chiusura 

definitiva in data 14 luglio 2012, a seguito di un intervento della sezione 

Tratta e sfruttamento esseri umani (TESEU) della Polizia cantonale e del 

Ministero pubblico del Cantone Ticino, il signor A._______ si è occupato 

della gestione del bar e dell’attività di affittacamere di detto postribolo.  

C.  

II 18 giugno 2008, dopo essere venuto a conoscenza che lo stabile 

« D._______ » veniva utilizzato a fini di prostituzione, il Comune di 

X._______ ha inviato ai responsabili dell’affittacamere una risoluzione 

municipale nella quale si intimava la cessazione dell’attività non conforme 

alla destinazione dell’immobile. Siccome il postribolo non ha dato alcun 

seguito a tale lettera, né alle altre inviate in seguito, il 30 giugno 2010 la 

sezione TESEU ha fatto irruzione nei locali del « D._______ » sulla base 

di una procedura penale aperta dal Ministero pubblico cantonale. II 

Ministero pubblico cantonale ha poi provveduto a denunciare la situazione 

all’ispettorato della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino, la 

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quale a sua volta ha segnalato il caso alla Divisione affari penali e inchieste 

(DAPI) dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC).  

D.  

II 19 settembre 2012, il Capo della DAPI ha autorizzato l’avvio di una 

procedura penale amministrativa nei confronti del signor A._______ 

sospettato di aver sottratto l’imposta preventiva alla Confederazione 

(cfr. art. 61 lett. a della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta 

preventiva [LIP, RS 642.21]), nonché di truffa fiscale (cfr. art. 14 della legge 

federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo [DPA, 

RS 313.0]), nell’ambito della gestione del postribolo « D._______ », 

suddivisa in attività di affittacamere e in attività di bar, in qualità di 

amministratore di fatto e di principale azionista delle tre società – tra cui 

l’allora C._______ – che si sono occupate di tale gestione nei periodi fiscali 

2007-2010 (cfr. lettera di apertura dell’inchiesta penale del 19 settembre 

2012 della DAPI [in: « 12. Allegati Processo verbale finale [rapporto 

DAPI] » dell’incarto prodotto su chiavetta USB dall’AFC]):  

Periodo Affittacamere Bar 

2007-2008 F._______ G._______ 

2009-2010 C._______ G._______ 

 

Più concretamente, il signor A._______ era sospettato di aver incassato 

una parte della cifra d’affari conseguita da queste tre società nell’ambito 

della gestione del postribolo, prima che venisse da esse contabilizzata. 

A seguito dell’apertura dell’inchiesta, la DAPI ha poi effettuato diverse 

perquisizioni, interrogato le persone coinvolte, messo sotto sequestro beni 

e raccolto le prove necessarie ad appurare tali sospetti. 

E.  

In data 21 novembre 2014, la DAPI ha intimato al signor A._______ il 

processo verbale finale (di seguito: rapporto DAPI) relativo alla fattispecie 

nel quale ha riassunto le risultanze dell’inchiesta e le conclusioni alle quali 

è arrivata dopo aver analizzato l’apparato probatorio.  

F.  

II 6 novembre 2015, sulla base delle risultanze dell’inchiesta della DAPI e 

in particolar modo del rapporto DAPI, l’AFC ha intimato al signor A._______ 

un conteggio, mediante il quale essa ha proceduto nei suoi confronti ad 

una ripresa d’imposta preventiva per un importo totale di 

206'833.55 franchi (= 35% di fr. 590'953), oltre accessori, in rapporto alle 

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prestazioni valutabili in denaro di 590'953 franchi che l’allora C._______ gli 

avrebbe concesso nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » nei 

periodi fiscali 2009-2010, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, in combinato 

disposto con l’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’impo-

sta preventiva (OIPrev, RS 642.211). Detta società avrebbe infatti rinun-

ciato a favore del signor A._______ ad una parte degli utili di sua spettanza 

da lei conseguiti mediante l’attività di affittacamere del postribolo 

« D._______ » gestita dal signor A._______ in persona durante i periodi 

fiscali 2009-2010, omettendo altresì di contabilizzarla nei propri rendiconti. 

L’AFC non ha invece notificato un tale conteggio alla C._______, la stessa 

essendo stata radiata dal Registro di commercio più di quattro anni prima. 

Ciò nonostante, con scritto 7 dicembre 2015, la fiduciaria B._______ ha 

comunque presentato opposizione avverso il predetto conteggio, in nome 

e per conto non solo del signor A._______, ma anche della C._______.  

G.  

Con decisione del 21 dicembre 2015, l’AFC ha confermato integralmente il 

conteggio emesso nei confronti del signor A._______. Ancora una volta, 

l’AFC non ha invece emanato alcuna decisione nei confronti della 

C._______, quest’ultima essendo stata radiata dal Registro di commercio. 

H.  

Avverso la predetta decisione, il 1° febbraio 2016 la fiduciaria B._______ 

ha tuttavia inoltrato due reclami separati, ancora una volta in nome e per 

conto non solo del signor A._______, ma anche della C._______. 

I.  

Con decisione su reclamo del 21 marzo 2019, l’AFC ha confermato la sua 

precedente decisione 21 dicembre 2015 pronunciata nei confronti del 

signor A._______, respingendo il reclamo di quest’ultimo. Nel contempo, 

tenuto conto dell’avvenuta radiazione della C._______, l’AFC ha invece 

dichiarato il reclamo di detta società come privo d’oggetto. 

J.  

Avverso la predetta decisione su reclamo, la fiduciaria B._______ ha 

inoltrato, sempre in nome e per conto della società C._______ e del signor 

A._______, un ricorso congiunto in data 6 maggio 2019 dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale, postulandone l’annullamento. In sostanza, in 

detto ricorso viene contestata la ricostruzione della cifra d’affari della 

società, nonché la responsabilità e la solidarietà del signor A._______ per 

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l’importo dovuto, in qualità di beneficiario delle prestazioni valutabili in 

denaro. Viene altresì sollevata la violazione del loro diritto di essere sentiti. 

K.  

Con sentenza parziale e decisione incidentale del 16 maggio 2019, il Tribu-

nale amministrativo federale ha dichiarato come inammissibile il ricorso 

6 maggio 2019 per quanto concerne la C._______, quest’ultima essendo 

sprovvista della qualità di parte, in ragione della sua radiazione dal Registro 

di commercio in data 13 luglio 2011. Nel contempo, esso ha dichiarato 

come ammissibile il ricorso 6 maggio 2019 per quanto concerne il signor 

A._______ (di seguito: ricorrente), precisando che la procedura sarebbe 

continuata solo nei confronti di quest’ultimo. Da ultimo, esso ha invitato il 

ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese di 

procedura pari a 10'000 franchi. 

L.  

Avverso la predetta sentenza parziale e decisione incidentale, il ricorrente 

– sempre per il tramite della sua rappresentante – ha inoltrato ricorso 

20 maggio 2019 dinanzi al Tribunale federale, contestando unicamente 

l’anticipo spese ivi richiesto, in quanto da lui considerato sproporzionato, 

nella misura in cui la causa A-2164/2019 sarebbe legata ad altre due cause 

parallele (A-2165/2019 e A-2153/2019), indicando altresì di trovarsi in stato 

d’indigenza. 

Con decreto 2C_476/2019 del 22 maggio 2019, il Tribunale federale ha poi 

trasmesso il predetto ricorso al Tribunale amministrativo federale per esse-

re trattato quale domanda di riduzione dell’anticipo spese richiesto. 

Con decisione incidentale del 6 giugno 2019, il Tribunale amministrativo 

federale ha accolto detta domanda e ridotto pertanto la richiesta di anticipo 

spese da 10'000 franchi a 3'500 franchi.  

M.  

Con risposta 5 settembre 2019, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato il rigetto del ricorso, prendendo posizione sulle censure sollevate 

dal ricorrente e riconfermandosi nella propria decisione. 

N.  

Con replica 28 ottobre 2019, il ricorrente ha preso posizione sulla risposta 

dell’autorità inferiore. 

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O.  

Con duplica 2 dicembre 2019, l’autorità inferiore ha a sua volta preso 

posizione sulla replica del ricorrente. 

P.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al 

Tribunale (cfr. art. 39 LIP, in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il 

Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta 

eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da 

eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio 

retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1 

PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia 

dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva – 

quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso. 

1.2 In merito alla ricevibilità del ricorso, qui interposto tempestivamente 

(cfr. art. 20 segg., art. 50 PA) e nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 52 PA), occorre precisare quanto segue. 

Il ricorso in oggetto è stato inoltrato dalla fiduciaria B._______, in nome e 

per conto non solo del qui ricorrente, ma anche della società C._______ 

avverso la decisione su reclamo del 21 marzo 2019 dell’autorità inferiore. 

Con sentenza parziale e decisione incidentale del 16 maggio 2019 il Tribu-

nale ha tuttavia dichiarato come inammissibile il suddetto ricorso per quan-

to concerne la società C._______, quest’ultima essendo sprovvista della 

qualità di parte, in ragione della sua radiazione dal Registro di commercio 

in data 13 luglio 2011. La presente procedura di ricorso è dunque prose-

guita solo nei confronti del ricorrente, il cui ricorso è invece stato dichiarato 

ammissibile, la sua legittimazione ricorsuale essendo pacifica (cfr. art. 48 

cpv. 1 PA). Nell’ambito del presente giudizio, il Tribunale entrerà pertanto 

nel merito del ricorso soltanto per quanto concerne il qui ricorrente.  

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2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Nel suo gravame, il ricorrente censura innanzitutto la violazione da parte 

dell’autorità inferiore del suo diritto di essere sentito, in quanto detta auto-

rità gli avrebbe inspiegabilmente negato la possibilità di discutere di perso-

na la ricostruzione della cifra d’affari della C._______ e la sua proposta di 

decisione, così come postulato con scritto 7 dicembre 2015 (cfr. ricorso 

6 maggio 2019, pag. 2 seg.). Ora, tale doglianza va qui esaminata priorita-

riamente dal Tribunale. 

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3.1  

3.1.1 Il diritto di essere sentito è infatti una garanzia di natura formale, la 

cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa 

dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel 

merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 132 V 387 

consid. 5.1; DTAF 2009/36 consid. 7). Detto diritto, sancito dall’art. 29 

cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia 

resa una decisione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il 

diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire 

mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l’as-

sunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle 

relative risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla decisione 

(cfr. art. 18 PA applicabile in ogni caso almeno per analogia dinanzi al 

Tribunale, malgrado la riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA [cfr. {tra le tante} senten-

za del TAF A-5446/2016 del 23 maggio 2018 consid. 2.2 con rinvii]; art. 29 

PA), nonché di ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 144 I 

11 consid. 5.3; 135 II 286 consid. 5.1; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.1 con rinvii; THIERRY TAN-

QUEREL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1528 segg.). 

Il diritto di essere sentito non comporta tuttavia per le parti il diritto di espri-

mersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere le 

loro ragioni per scritto (cfr. DTF 140 I 68 considd. 9.6.1 e 9.6.2; 130 II 425 

consid. 2.1; ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002, 

n. 494; TANQUEREL, op. cit., n. 1537 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜH-

LER, op. cit., n. 3.86), né quello di ottenere – di principio – l’audizione di 

testimoni (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-

777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 1.3.3 con rinvii). In particolare, nelle 

procedure in ambito fiscale e doganale, non sussiste alcun diritto ad 

un’udienza pubblica ex art. 6 n. 1 CEDU (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., n. 3.170). 

3.1.2 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2; sen-

tenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.3 con rinvii). 

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3.2 Al riguardo, da un esame degli atti dell’incarto, il Tribunale osserva 

come, con scritto 7 maggio 2015 (cfr. atto n. 11 dell’inc. AFC), il ricorrente 

– per il tramite della sua rappresentante – abbia effettivamente postulato 

un incontro con l’autorità inferiore, al fine di discutere della ricostruzione 

della cifra d’affari della società C._______ eseguita dalla DAPI. Nel 

contempo, esso ha presentato per iscritto le proprie osservazioni, indican-

do i motivi nonché secondo quali criteri detta ricostruzione andrebbe 

rettificata. Da un esame del conteggio emesso il 6 novembre 2015 (cfr. atto 

n. 10 dell’inc. AFC), risulta che l’autorità inferiore non si è però pronunciata 

né sulla richiesta d’incontro, né sulla richiesta di rettifica della ricostruzione 

della DAPI. A seguito di detto conteggio, con scritto 7 dicembre 2015 

(cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC), il ricorrente – sempre per il tramite della sua 

rappresentante – ha dunque rinnovato la richiesta d’incontro con l’autorità 

inferiore per discutere della ricostruzione della DAPI. Con decisione del 

21 dicembre 2015 (cfr. atto n. 8 dell’inc. AFC, pag. 2), tale richiesta è stata 

allora formalmente respinta dall’autorità inferiore, a motivo che la stessa 

disponeva già di un incarto sufficientemente completo per statuire al 

riguardo. Ora, con reclamo 1° febbraio 2016 (cfr. atto n. 7 dell’inc. AFC), il 

ricorrente – sempre per il tramite della sua rappresentante – ha impugnato 

la predetta decisione, senza però sollevare alcuna violazione del suo diritto 

di essere sentito in rapporto al rifiuto d’incontro dell’autorità inferiore. Tale 

violazione non è neppure stata da lui censurata nel successivo scritto 

20 dicembre 2018 (cfr. atto n. 3 dell’inc. AFC), ove esso – sempre per il 

tramite della sua rappresentante – si è di fatto limitato a sollecitare l’eva-

sione del suo reclamo. È dunque solo dinanzi al Tribunale, che il ricorrente 

ha censurato la violazione del suo diritto di essere sentito (cfr. ricorso 

6 maggio 2019, pag. 2).  

Sennonché, detta censura non appare qui fondata. Il Tribunale ricorda 

infatti che il diritto di essere sentito non comporta per le parti il diritto di 

esprimersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere 

le loro ragioni per scritto (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio). Ora, da 

un esame degli atti, risulta chiaramente che il ricorrente ha avuto modo di 

contestare per iscritto la ricostruzione della DAPI, mediante scritto 7 mag-

gio 2015 e mediante reclamo 1° febbraio 2016, indicando i motivi per i quali 

la stessa sarebbe sbagliata e gli elementi che, secondo lui, andrebbero 

presi in considerazione nella ricostruzione della cifra d’affari della società 

C._______ (segnatamente il prezzo delle camere, il numero di ospiti, il 

periodo di attività, ecc.). A sua volta, l’autorità inferiore si è pronunciata al 

riguardo in maniera dettagliata con decisione su reclamo del 21 marzo 

2019, indicando i motivi per cui non ha ritenuto quanto proposto dal 

ricorrente (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2). In tale contesto, si deve 

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considerare che il suo diritto di essere sentito è stato sufficientemente 

rispettato dall’autorità inferiore, sicché non è ravvisabile alcuna sua viola-

zione. Detta censura va pertanto qui respinta. Anche ad avere ancora dubbi 

– ciò che non è tuttavia qui il caso – dal momento che il ricorrente ha potuto 

nuovamente contestare la ricostruzione della DAPI in questa sede, che 

l’autorità inferiore ha preso nuovamente puntualmente posizione al riguar-

do e che il Tribunale avrà modo di esaminare a sua volta le sue censure, 

ogni eventuale violazione del suo diritto di essere sentito va in ogni caso 

considerata come qui sanata (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio).  

4.  

Ciò posto, prima di proseguire nell’analisi del ricorso, il Tribunale deve 

preliminarmente sincerarsi altresì dell’eventuale prescrizione dei crediti 

d’imposta preventiva qui in oggetto. 

4.1  

4.1.1 La prescrizione è infatti una questione di diritto che va esaminata 

d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato 

(cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del 

4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; [tra le tante] sentenza del TAF A-

458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6; MICHAEL BEUSCH, Der Untergang 

der Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in: 

Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30 

LTB). Poiché la prescrizione del credito fiscale – se constatata – comporta 

la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore, la stessa va esaminata 

prioritariamente. 

4.1.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è 

retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale, 

determinante è invece la DPA, applicabile all’imposta preventiva virtù del 

rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.3; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza 

parziale e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 

consid. 4.3.1 con rinvii). Giusta l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di pagamento 

o di restituzione non si prescrive finché non siano prescritte l’azione penale 

e l’esecuzione della pena. Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella 

sottrazione o nella messa in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di 

una restituzione, di una riduzione o di un condono di tasse ai sensi 

dell’art. 11 cpv. 2 DPA, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che – 

in base al diritto in vigore a partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di 

prescrizione è di 7 anni (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.4; BEUSCH/MALLA, 

in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Schweizerischen 

A-2164/2019 

Pagina 11 

Steuerrecht, Bundesgesetz über die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di 

seguito: VStG-Kommentar], n. 51 segg. ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-

67 »). Tale è in particolare il caso in presenza di una sottrazione d’imposta 

ai sensi dell’art. 61 LIP, verosimilmente realizzata allorquando una società 

anonima fa una prestazione valutabile in denaro facilmente riconoscibile 

come tale dai partecipanti, senza tuttavia dichiarare e pagare spontane-

amente l’imposta preventiva. Il termine di prescrizione di 7 anni è sospeso 

durante i procedimenti d’opposizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo 

di pagamento o restituzione (cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; DTF 143 IV 228 

consid. 5.1; cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e decisione incidentale del TAF A-

550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 con rinvii; BEUSCH/MALLA, 

VStG-Kommentar, n. 56 ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »). Secondo 

la recente giurisprudenza del Tribunale federale, per procedura di opposi-

zione ai sensi dell’art. 11 cpv. 3 DPA, va intesa la procedura che inizia con 

l’emanazione della decisione dell’autorità fiscale che riconosce il contri-

buente debitore del credito litigioso. La prescrizione dell’azione penale e, 

di conseguenza, del credito fiscale è dunque sospesa a partire da questo 

momento (cfr. art. 12 cpv. 4 DPA; DTF 143 IV 228 consid. 5.7). 

4.1.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il 

termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha eser-

citato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso in 

conto nel calcolo del termine. Allorquando una società effettua una presta-

zione valutabile in denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui 

vicina dei redditi non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione 

amministrativa federale, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltan-

to all’indomani della data di consegna del bilancio erroneo, rispettivamente 

del conto erroneo – ovvero, del documento contabile nel quale non sono 

stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti o a persone vicine a 

quest’ultimi – all’AFC (« [d]ie […] Verjährungsfrist […] beginnt erst nach 

dem Termin zu laufen, an dem die unrichtige Jahresrechnung bei der ESTV 

eingereicht wurde […] » in: sentenza del TF del 26 marzo 1987 consid. 5, 

in: ASA 56 pag. 203 segg.; cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.5; sentenza 

parziale e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 

consid. 4.4.2 con rinvii). In tal caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98 

CP consiste nella consegna di documenti contabili irregolari alla com-

petente autorità (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 ago-

sto 2018 consid. 6.1.2 con rinvii).  

Qualora invece una società abbia omesso non solo di contabilizzare la 

prestazione valutabile in denaro da lei effettuata, ma anche di allestire e/o 

A-2164/2019 

Pagina 12 

di consegnare i propri rendiconti all’AFC, la decorrenza del termine di 

prescrizione di 7 anni va calcolata tenendo conto altresì di quanto disposto 

dall’art. 38 cpv. 2 LIP e soprattutto dall’art. 21 cpv. 1 OIPrev in combinato 

disposto con l’art. 699 cpv. 2 CO (società anonima), rispettivamente con 

l’art. 805 cpv. 2 CO (società a garanzia limitata). Più nel dettaglio, in virtù 

dell’art. 21 cpv. 1 OIPrev, ogni società anonima o società garanzia limitata 

svizzera (art. 9 cpv. 1 LIP) è tenuta a consegnare spontaneamente i propri 

conti annuali all’AFC, nei 30 giorni successivi alla loro approvazione. Ai 

sensi dell’art. 699 cpv. 2 CO e dell’art. 805 cpv. 2 CO, l’assemblea ordina-

ria – durante la quale vengono per l’appunto approvati i conti annuali – si 

svolge ogni anno, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale. Sulla 

base di detti disposti di legge, è dunque lecito considerare – così come 

giustamente proposto dall’autorità inferiore (cfr. risposta 5 settembre 2019, 

pag. 5) – che nel caso in cui una società non ottemperi al suo obbligo di 

consegna dei conti annuali all’AFC, il termine di prescrizione inizia a 

decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine dell’esercizio 

durante il quale detta società ha effettuato una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva.  

4.2 In concreto, i crediti d’imposta preventiva oggetto della ripresa fiscale 

dell’autorità inferiore concernono i periodi fiscali 2009-2010 in rapporto a 

delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate 

di utile concesse dall’allora società C._______ a persone ad essa vicine, 

ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 

OIPrev, e meglio al qui ricorrente. Trattandosi di fatto di una sottrazione 

d’imposta, risulta qui applicabile il termine di prescrizione di 7 anni (cfr. con-

sid. 4.1.2 del presente giudizio). Detto ciò, occorre stabilire il giorno in cui 

l’autore ha esercitato la sua attività colpevole, il termine di prescrizione 

decorrendo l’indomani di tale data (cfr. consid. 4.1.3 del presente giudizio). 

Ora, secondo quanto indicato dalla DAPI nel suo rapporto del 21 novembre 

2014 (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC, punto n. 3.4.1) e dall’autorità inferiore 

nella propria risposta 5 settembre 2019 (cfr. citata risposta, pag. 4 seg.), 

nonché risultante altresì dall’incarto (cfr. allegati all’atto n. 12 dell’inc. AFC 

contenuti della cartella denominata « 12.Allegati Processo verbale finale 

[rapporto DAPI] » dell’inc. AFC [per semplicità, qui di seguito ogni allegato 

verrà designato come: allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC), i conti 2009 e 

2010 della società C._______ non sono mai stati da lei inviati all’AFC. Dalla 

ricostruzione effettuata dalla DAPI è poi risultato che detta società ha 

omesso di contabilizzare i ricavi di sua spettanza, senza dichiarare né 

pagare spontaneamente l’imposta preventiva (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC, 

A-2164/2019 

Pagina 13 

punto n. 3.4.6). In tal caso, si deve considerare che il termine di prescri-

zione di 7 anni ha iniziato a decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta 

giorni dopo la fine dell’esercizio durante il quale la società ha effettuato una 

prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva (cfr. con-

sid. 4.1.3 del presente giudizio). Nel caso in esame, i conti 2009 della 

società avrebbero dovuto essere inviati all’autorità inferiore al più tardi 

entro il 30 luglio 2010, mentre quelli 2010 entro il 30 luglio 2011. Il termine 

di prescrizione di 7 anni è quindi iniziato a decorrere all’indomani di tale 

data, ossia in data 31 luglio 2010, rispettivamente in data 31 luglio 2011 e 

sarebbe giunto a scadenza in data 31 luglio 2017, rispettivamente in data 

31 luglio 2018. Sennonché, tali termini sono stati validamente sospesi 

dall’autorità inferiore con decisione 21 dicembre 2015 e lo sono rimasti 

durante la procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella successiva di 

ricorso dinanzi al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio). Ne 

discende che tutti i crediti fiscali oggetto della ripresa fiscale dell’autorità 

inferiore non sono ancora prescritti. 

5.  

Ciò appurato, il Tribunale deve ora occuparsi delle censure di merito 

sollevate dal ricorrente. A tal fine, preliminarmente, è qui doveroso preci-

sare che l’oggetto del litigio e la fattispecie alla base della presente proce-

dura (A-2164/2019) sono i medesimi di quelli alla base di due altre pro-

cedure parallele (A-2153/2019 e A-2165/2019). Per semplicità e maggiore 

chiarezza, qui di seguito il Tribunale esporrà dapprima il quadro generale, 

riprendendo quanto indicato dalle precedenti autorità nella decisione impu-

gnata e nel rapporto DAPI del 14 novembre 2014. 

Nel febbraio 2006, il ricorrente ha costituito la società G._______, di cui è 

stato l’azionista maggioritario, nonché l’amministratore unico. Il 

12 dicembre 2006, la signora H._______ ha venduto alla I._______ – 

società detenuta dal ricorrente – la particella n. (…) del Registro fondiario 

definitivo (RFD) del Comune di X._______, sul quale è ubicato l’albergo-

bar « D._______ », invero un postribolo. Il bar fungeva da punto d’incontro 

tra le prostitute e i clienti, i quali venivano poi accompagnati e intrattenuti 

nelle camere soprastanti. Per poter usufruire delle camere, le ragazze 

pagavano una pigione (comprendente la cena) a chi gestiva l’attività. Nei 

periodi fiscali oggetto di esame da parte della DAPI (2007-2010), le tre 

seguenti società hanno gestito il postribolo, suddiviso in attività di 

affittacamere e in attività di bar:  

Periodo Affittacamere Bar 

2007-2008 F._______ G._______ 

A-2164/2019 

Pagina 14 

2009-2010 C._______ G._______ 

 

La contabilità delle tre società era tenuta dalla fiduciaria B._______, qui tra 

l’altro rappresentante del ricorrente. I ricavi delle società venivano conta-

bilizzati con un’unica scrittura alla fine del mese. Come pezze giustificative 

venivano utilizzati gli scontrini di cassa (per quanto concerne il bar) e delle 

tabelle riassuntive stilate dal ricorrente sull’occupazione delle camere (per 

quanto riguarda l’affittacamere). Il ricorrente che gestiva tutta l’attività, 

avrebbe incassato parte del denaro prima che esso potesse essere 

contabilizzato nelle relative società.  

Con tre decisioni su reclamo del 21 marzo 2019, l’autorità inferiore ha dun-

que provveduto a delle riprese d’imposta preventiva ex art. 12 cpv. 2 DPA 

in rapporto alle cifre d’affari che le predette tre società – tra cui la 

C._______ – avrebbero realizzato nell’ambito della gestione del postribolo 

« D._______ », ma omesso di contabilizzarle, versandole invece al loro 

azionista principale e amministratore di fatto, ovvero il qui ricorrente, nei 

periodi fiscali 2007-2010. Di fatto, si tratterebbe di prestazioni valutabili in 

denaro nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » ai sensi dell’art. 4 

cpv. 1 lett. b LIP nonché dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev. In concreto (A-

2164/2019), la ripresa d’imposta preventiva è pari a 206'833.55 franchi, 

oltre accessori. La stessa essendo qui recisamente contestata dal ricor-

rente, ritenuto debitore di detto importo, per il Tribunale si tratterà 

essenzialmente di esaminare se è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha 

proceduto nei suoi confronti a detta ripresa d’imposta preventiva, sulla 

base di quanto constatato dalla DAPI.  

6.   

In tale ottica, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi 

applicabili alla fattispecie. 

6.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei 

capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-

ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-

sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

6.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i 

redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-

tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi 

da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP). 

A-2164/2019 

Pagina 15 

L’art. 20 cpv. 1 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni presta-

zione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di 

partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di 

rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della 

prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di 

partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di 

prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di 

principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c LIFD (cfr. DTF 143 IV 288 con-

sid. 4.1; sentenze del TF 2C_123/2016 del 21 novembre 2017 consid. 3.3; 

2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.1 con rinvii; A-458/2017 

del 23 agosto 2018 consid. 4.1.1; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 

consid. 2.4.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.1.2 con rinvii).  

In assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a mettere in 

dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure in 

assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati e 

lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione 

d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3; 

106 Ib 311 considd. 3c e 3d; [tra le tante] sentenze del TAF A-3822/2016 

del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 

consid. 3.1.2; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité TVA, 2009, 

pag. 819 n. 60). 

6.2.1 Ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev, nella nozione di prestazione 

valutabile in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata 

di utili » o « distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinausschüt-

tungen »). Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile 

prestazione valutabile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni 

cumulative risultano adempiute (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.1; 140 II 88 

consid. 4.1; 138 II 57 consid. 2.2; sentenza del TF 2C_91/2018 del 

12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 

del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2 con rinvio; A-458/2017 del 23 agosto 2018 

consid. 4.1.2 con rinvii):  

(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata 

controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne 

comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha 

carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.  

(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di 

partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società 

(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare 

A-2164/2019 

Pagina 16 

indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un 

rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione 

deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe 

circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni 

ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la 

prestazione risulta insolita.  

(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione 

tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile 

per gli organi della società. 

A tal proposito, è qui doveroso precisare che nella prassi viene talvolta 

indicato che le condizioni cumulative da adempiere sono invero quattro. 

Ciò è dovuto al fatto che la seconda condizione sopracitata viene talvolta 

suddivisa a sua volta in due: (a) prestazione accordata ad un azionista o a 

una persona a lei vicina; (b) prestazione che non sarebbe stata accordata 

alle medesime condizioni ad un terzo (cfr. ad esempio, sentenza del TF 

2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2). Ciò posto, va altresì 

precisato che le prestazioni che la società effettua a favore dei suoi 

azionisti o di terze persone a lui vicine, fondate su un’altra base giuridica 

che il rapporto di partecipazione, ad esempio su un contratto di diritto 

privato che avrebbe potuto essere concluso anche con un terzo estraneo 

alla società, non sono invece soggetti all’imposta preventiva (cfr. DTF 144 

II 427 consid. 6.1; 119 Ib 431 consid. 2b; sentenza del TF 2C_499/2011 del 

9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del 

20 aprile 2020 consid. 2.4.4.1 con rinvii; A-458/2017 del 23 agosto 2018 

consid. 4.1.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.4.4 con rinvii; A-

3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.2). 

6.2.2 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-

zioni dissimulate di utile, valgono anche le rinunce a determinati proventi 

in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente 

riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa 

forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di 

« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile » 

(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la 

sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste 

per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli 

introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati diretta-

mente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente quando 

quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società esigereb-

A-2164/2019 

Pagina 17 

be da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 23 con-

sid. 2d; sentenze del TF 2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.2 

con rinvii; 2C_726/2009 del 20 gennaio 2010 consid. 2.2 con rinvii; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.3; A-

3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.3). 

6.2.3 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con 

l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi 

considera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo 

intrattiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle 

circostanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In 

particolare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista 

permette di fare uso della società come se fosse la loro (cfr. [tra le tante] 

sentenze del TF 2C_177/2016 e 2C_178/2016 del 30 gennaio 2017 con-

sid. 4.3; 2C_377/2009 del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del 

9 maggio 2006 consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.4; A-

5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.6 con rinvii; A-3822/2016 del 

19 dicembre 2017 consid. 4.1.4). 

6.3 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il 

quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10 

cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione 

è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta 

preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il 

carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da 

adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta 

preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della 

prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-

458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.2; A-3822/2016 del 19 dicembre 

2017 consid. 4.2 con rinvii). 

6.4  

6.4.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-

sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto 

prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o 

compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38 

cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione 

A-2164/2019 

Pagina 18 

esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei 

questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il 

versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.3.1; A-3822/2016 del 

19 dicembre 2017 consid. 4.3.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 

consid. 3.2.1 con rinvii). 

6.4.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre/quattro relativi elementi costitu-

tivi (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio) – incombe all’AFC. Il criterio 

della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia 

di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione 

valutabile in denaro. L’autorità fiscale deve in particolare apportare la prova 

che la società ha accordato a un azionista o a una persona vicina una 

prestazione valutabile in denaro senza ottenere una controprestazione 

adeguata. Se le prove addotte dall’AFC costituiscono degli indizi sufficienti 

in merito all’esistenza di una simile sproporzione, rispettivamente se la 

stessa rende verosimile la sussistenza di una prestazione valutabile in 

denaro, spetta allora al contribuente dimostrare il contrario. In tal caso, il 

contribuente può contestare il proprio assoggettamento all’imposta addu-

cendo la controprova atta a dimostrare che il criterio dell’uso commerciale 

è adempiuto (cfr. DTF 138 II 57 consid. 7.1; sentenza del TF 2C_91/2018 

del 12 settembre 2019 consid. 3.3; DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii; 

[tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 con-

sid. 1.6.3 seg. con rinvii; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.2.2 

con rinvii). La controprova è apportata, allorquando la prova principale 

viene rovesciata. Non è tuttavia necessario che il Tribunale sia convinto 

dell’esattezza della contestazione (cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.4; 120 II 

393 consid. 4b; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 4.3.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.3 con 

rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.2).  

In linea di massima, il principio dell’autotassazione (cfr. art. 38 LIP; con-

sid. 6.4.1 del presente giudizio) e l’obbligo di collaborare del contribuente 

(cfr. art. 39 LIP; consid. 6.4.3 del presente giudizio) non modificano la sud-

detta ripartizione dell’onere probatorio. Una violazione dell’obbligo di colla-

borare con conseguente mancanza di prove per l’autorità fiscale può però 

eventualmente condurre ad un’inversione dell’onere probatorio (cfr. sen-

tenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 1.6.4 con rinvii). 

A-2164/2019 

Pagina 19 

6.4.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-

tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo 

dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i docu-

menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). Se 

è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere d’apprez-

zamento a quello della direzione commerciale della società contribuente, 

vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le prestazioni in 

questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal modo, l’auto-

rità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere insolito di 

dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle strette rela-

zioni personali o economiche in essere tra la società e il beneficiario delle 

prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; sentenze del TF 

2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 del 9 maggio 

2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.4; A-

3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3). 

Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve 

essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti 

giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso 

risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di 

una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso 

venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro 

soggetta ad imposta preventiva. Inoltre, può sussistere una prestazione 

valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che 

sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non 

è data un’altra spiegazione. Quando la società contribuente fa tutto quanto 

in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti 

dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere 

conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 

23 agosto 2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 con-

sid. 2.7.4 con rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.3). 

6.5  

6.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una 

distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente 

quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione 

d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non 

adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle 

A-2164/2019 

Pagina 20 

indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate. 

Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-

no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita 

d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli 

artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione 

d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul compor-

tamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere all’AFC 

di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. In caso 

di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più favorevole 

al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 con-

sid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenze del TAF 

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-122/2010 del 24 dicembre 

2010 considd. 6.1 e 6.2 con rinvii; A-351/2014 del 10 luglio 2014 con-

sid. 4.3.4 con rinvii [in materia di IVA]; MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar, 

n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii). 

Analogamente a quanto avviene in materia IVA, l’AFC deve scegliere il 

metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le ca-

ratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di stima, 

entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o ricostruire 

una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati sull’espe-

rienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla contabilità. 

Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono essere 

presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi possono 

altresì servire di base di calcolo (cfr. sentenza del TAF A-458/2017 del 

23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.4 

con rinvii [tassazione d’ufficio in materia IVA]).  

6.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-

mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre 

d’affari realizzate in quanto tali (cfr. per analogia, sentenza del TAF A-

351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.6 con rinvii [tassazione d’ufficio in 

materia IVA]). Orbene, l’onere della prova in merito alla sussistenza dei 

presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio (primo stadio), come 

pure riguardo ai motivi alla base della conseguente stima (secondo stadio), 

incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare la correttezza della stima 

effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale amministrativo federale procede 

con un certo riserbo e non sostituisce il proprio potere di apprezzamento a 

quello di quest’ultima, se non in presenza di errori manifesti. Qualora i 

presupposti per una tassazione d’ufficio siano dati, la prova che le valuta-

zioni svolte dall’AFC non sono corrette rispettivamente portano a risultati 

manifestamente errati spetta al contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è 

A-2164/2019 

Pagina 21 

necessario che il contribuente indichi chiaramente in che misura la pretesa 

fiscale debba essere minore di quella valutata dall’AFC, dimostrando che 

il risultato della valutazione è frutto di errori rilevanti (cfr. citata sentenza del 

TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii). Egli non può limitarsi a criticare 

in via del tutto generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei 

documenti giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente 

erronea (cfr. sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 con-

sid. 2.5). Solo in tal caso il Tribunale sostituisce il suo potere d’apprezza-

mento a quello dell’autorità inferiore, correggendo la tassazione (cfr. citata 

sentenza del TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii; cfr. parimenti sen-

tenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del 

18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 4.4.2). 

6.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni 

dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il 

credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 

cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, 

sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 

fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto 

con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale 

delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preven-

tiva [RS 642.212]; sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 

consid. 4.5; A-3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 3.3 

con rinvii).  

6.7  

6.7.1 Allorquando la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è stabi-

lita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la riscos-

sione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 DPA 

(cfr. sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.1; A-

3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 4.1 con rinvii).  

6.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla 

legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa, 

essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò 

indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12 

cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito 

dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della 

tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione 

valutabile in denaro a favore dei titolari di diritti di partecipazione, o a terze 

persone a lei vicine, senza deduzione dell’imposta preventiva sottratta 

A-2164/2019 

Pagina 22 

(cfr. art. 20 cpv. 1 OIPrev in correlazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP), 

quest’ultimi sono chiamati, sulla base dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la 

somma di cui hanno indebitamente fruito. Accanto a dette persone bene-

ficiarie della prestazione valutabile in denaro, tenuta al pagamento è altresì 

la stessa società che l’ha erogata (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con 

l’art. 14 cpv. 1 LIP). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre 

che sia oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione 

di questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale 

specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura 

penale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 del 

10 novembre 2015 consid. 4.2 con rinvii). L’art. 12 cpv. 1 DPA permette 

dunque di procedere al recupero di una tassa (o un tributo) che non è stata 

percepita a seguito di un’infrazione alla legislazione amministrativa fede-

rale, anche qualora nessuno sia punibile. In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la 

persona che, intenzionalmente, ha commesso l’infrazione o vi ha parte-

cipato risponde in solido, con le persone obbligate al pagamento secondo 

il cpv. 2, della somma da pagare o da restituire (cfr. [tra le tante] sentenza 

del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.2). 

7.  

Stabiliti i principi applicabili, per poter verificare la fondatezza della ripresa 

d’imposta preventiva in oggetto, il Tribunale deve dapprima determinare se 

per i periodi fiscali dal 2009 al 2010 l’autorità inferiore poteva ritenere nei 

confronti della società C._______ la sussistenza di prestazioni valutabili in 

denaro soggette all’imposta preventiva ai sensi l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in 

combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev, sulla base di quanto 

constatato dalla DAPI (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).  

7.1  

7.1.1 Nella decisione impugnata, sulla base di quanto risultante dall’inchie-

sta penale della DAPI e in particolar modo dal rapporto DAPI del 21 novem-

bre 2014 (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC), l’autorità inferiore ha ritenuto nei 

confronti della C._______ la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro 

nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » al proprio azionista 

principale e amministratore di fatto, ovvero il ricorrente. La società avrebbe 

infatti rinunciato a favore del ricorrente ad una parte degli utili di sua spet-

tanza, da lei conseguiti mediante l’attività di affittacamere del postribolo 

« D._______ » gestita dallo stesso ricorrente durante i periodi fiscali 2009-

2010, omettendo altresì di contabilizzarla nei propri rendiconti (cfr. decisio-

ne impugnata, consid. 4).  

A-2164/2019 

Pagina 23 

7.1.2 Più nel dettaglio, la DAPI ha dapprima constatato che la C._______ 

non avrebbe mai depositato né i conti annuali né le dichiarazioni fiscali 

durante il suo periodo di attività. Di stesso avviso, al riguardo l’autorità infe-

riore ha precisato di aver sequestrato presso la fiduciaria B._______ – rap-

presentante del ricorrente e fiduciaria che si sarebbe occupata della 

contabilità delle società legate al postribolo « D._______ » – le schede 

contabili provvisorie dell’anno 2009, sulle quali però sarebbero stati 

riportati solo i costi e nessun ricavo. Per l’anno 2010, invece, essa non 

avrebbe ritrovato alcuna pezza contabile. Ora, vista la totale assenza di 

una contabilità che riportasse gli introiti della società, la DAPI ha dunque 

dovuto procedere alla ricostruzione della sua cifra d’affari sulla base dei 

documenti e degli elementi probatori raccolti in sede di inchiesta, in modo 

che si avvicinasse il più possibile alla realtà. Più concretamente, la DAPI 

ha ricostruito la cifra d’affari nel modo seguente: essa ha dapprima stabilito 

il prezzo delle camere, il numero delle ragazze presenti per notte e il 

periodo effettivo di attività della società. Essa ha poi moltiplicato i vari 

elementi tra di loro per ottenere la cifra d’affari effettiva conseguita dalla 

C._______ durante i periodi fiscali 2009-2010 (cfr. decisione impugnata, 

consid. 4.1.1).  

Per quanto riguarda la definizione del prezzo delle camere, la DAPI ha 

preso in considerazione la media aritmetica tra quanto dichiarato dal 

ricorrente – di fatto, unico gerente e responsabile del « D._______ » – e 

quanto dichiarato dagli altri testimoni coinvolti nella vicenda, durante i vari 

interrogatori tenutosi tra il 2010 e il 2013, così come qui riassunto: 

Interrogatorio 2009 2010 

Ricorrente 01.07.2010 fr. 120 fr. 150 

Ricorrente 07.07.2010 fr. 150 fr. 150 

Ricorrente 23.03.2010 fr. 100 fr. 100 

Ricorrente 05.12.2012 fr. 140     n/n 

Ricorrente 19.06.2013 fr. 100 fr. 100 

H._______ 02.07.2010 fr. 150 fr. 150 

J._______ 05.07.2010 fr. 150 fr. 150 

K._______ 06.02.2013 fr. 117.5 fr. 117.5 

K._______ 09.06.2013 fr. 140 fr. 140 

Media fr. 129.70 fr. 132.20 

 

Essa ha dunque tenuto conto di un prezzo medio di 129.70 franchi per il 

2009 e di 132.20 franchi per il 2010. 

A-2164/2019 

Pagina 24 

Per ricostruire il numero di ragazze che hanno soggiornato al 

« D._______ », non avendo a disposizione alcuna registrazione contabile 

dei ricavi e considerando come inaffidabili le notifiche all’Ente del turismo 

della C._______, la DAPI si è basata sulla media aritmetica tra quanto 

dichiarato dal ricorrente e quanto constatato dalla Polizia cantonale 

durante le retate: 

 2009 2010 

Ricorrente 01.07.2010 7.5 7.5 

Ricorrente 07.07.2010 7.5 7.5 

Ricorrente 05.12.2012 7.5 7.5 

Raid 18.02.2009 7  

Raid 19.08.2009 11  

Raid 16.12.2009 13  

Raid 30.06.2010  12 

Media 9 8 

 

Il numero medio di ragazze è dunque stato fissato a 9 per il 2009 e a 8 per 

il 2010. 

Per quanto riguarda il periodo di attività del postribolo, la DAPI ha preso in 

considerazione la chiusura forzata del locale. A seguito dell’apertura dell’in-

chiesta penale nei confronti del ricorrente e dell’intervento della TESEU, il 

locale sarebbe infatti stato chiuso e posto sotto sigilli di Polizia e il respon-

sabile arrestato. Il postribolo sarebbe poi stato dissequestrato il 21 ottobre 

2010 e la sua attività sarebbe ripresa invariata. Per questo motivo, la DAPI 

ha tolto dal computo dell’attività della C._______ per il 2010 il periodo dal 

1° luglio al 21 ottobre 2010. Essa ha dunque fissato i giorni di attività a 360 

per il 2009 e a 248 per il 2010. 

Moltiplicando tra di loro i tre elementi del calcolo così ottenuti – ovvero, il 

prezzo della camera (fr. 129.70 per il 2009; fr 132.20 per il 2010), il numero 

di ragazze (9 per il 2009; 8 per il 2010) e il periodo di attività (360 per il 

2009; 248 per il 2010) – essa ha poi ottenuto la cifra d’affari effettiva della 

C._______ per il 2009 e il 2010: 

2009 fr. 129.70 x 9 x 360 = fr. 420'228  

2010 fr. 132.20 x 8 x 248 = fr. 262'285  

 

Dalla cifra d’affari così ricostruita, la DAPI ha poi dedotto i ricavi i conta-

bilizzati dalla società G._______ come « ricavi vitto ragazze », ch’essa non 

A-2164/2019 

Pagina 25 

ha preso in considerazione presso detta società che gestiva il bar 

connesso all’attività di affittacamere della C._______: 

 2009 2010 

Cifra d’affari C._______ ricostruita fr. 420’228 fr. 262'285  

Cifra d’affari G._______ contabilizzata  fr.   62'280  fr.   29'280  

Cifra d’affari sottratta fr. 357'948  fr. 233'005  

 

La cifra d’affari totale non contabilizzata dalla C._______ è stata quindi 

fissata a 590'953 franchi (= fr. 357'948 + fr. 233'005) e qualificata di presta-

zioni valutabili in denaro effettuate da quest’ultima senza ottenere un’ade-

guata controprestazione. Detta ricostruzione è stata ripresa integralmente 

dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1). 

7.1.3 Tenuto conto della posizione particolare del ricorrente in seno alla 

società C._______ – per sua stessa ammissione, azionista maggioritario 

della società G._______ che possiede lo stabile « D._______ », nonché 

amministratore di fatto delle tre società che hanno gestito detto postribolo, 

tra cui la C._______ – e del suo ruolo principale quale unico gestore 

nell’attività di affittacamere, di cui conservava i relativi ricavi, l’autorità 

inferiore ha poi ritenuto che era lecito ritenerlo quale beneficiario dei ricavi 

non contabilizzati. Tali prestazioni non sarebbero state accordate alle 

medesime condizioni ad un terzo. Infine, la mancata contabilizzazione da 

parte della società dei ricavi per quasi 600'000 franchi, non trovando alcu-

na giustificazione economica, avrebbe un carattere talmente insolito che 

difficilmente avrebbe potuto passare inosservato ai suo organi (cfr. decisio-

ne impugnata, consid. 4.2). 

7.2  

7.2.1 Visti gli atti dell’incarto – in particolar modo il rapporto DAPI del 21 no-

vembre 2014 (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC) e i relativi allegati, ovvero: i vari 

processi verbali d’interrogatorio (di seguito: PVI) del ricorrente nonché delle 

parti sentite al riguardo, come pure gli atti dell’Ente del turismo W.______, 

ecc. (cfr. allegati all’atto n. 12 dell’inc. AFC) – quanto ritenuto dall’autorità 

inferiore e dalla DAPI appare non solo plausibile, ma del tutto convincente, 

sicché il Tribunale non può che confermare le loro conclusioni.  

7.2.2 Più nel dettaglio, il Tribunale osserva innanzitutto come nel caso della 

società C._______ la sua contabilità sia effettivamente totalmente assente. 

Così come già rilevato nel contesto dell’esame della prescrizione dei crediti 

fiscali (cfr. consid. 4.2 del presente giudizio), il Tribunale non può infatti che 

ribadire come detta società non abbia di fatto mai depositato né i conti 

A-2164/2019 

Pagina 26 

annuali né le dichiarazioni fiscali durante il suo periodo di attività (cfr. atto 

n. 12 dell’inc. AFC, punto n. 3.4.1). Ciò puntualizzato, agli atti non vi è poi 

alcuna traccia di un qualsiasi giustificativo/fattura concernente i pagamenti 

delle stanze da parte delle prostitute. In tali circostanze, si deve ritenere 

che è a giusto titolo che la DAPI e poi l’autorità inferiore hanno ricorso ad 

una stima – ovvero una tassazione d’ufficio – per ricostruire dette cifre 

d’affari della C._______ (cfr. consid. 6.5.1 del presente giudizio).  

Ora, la ricostruzione delle cifre d’affari della DAPI e dell’autorità inferiore – 

così come appena esposta poc’anzi (cfr. consid. 7.1.2 del presente giudi-

zio) – appare qui convincente. Al fine di evitare inutili ripetizioni, l’analisi 

dettagliata degli elementi di base utilizzati per la suddetta ricostruzione 

verrà esposta dal Tribunale nell’ambito dell’esame delle censure del ricor-

rente (cfr. consid. 8 del presente giudizio, a cui si rinviano le parti). Per 

quanto qui necessario, il Tribunale osserva come la ricostruzione della cifra 

d’affari conseguita dalla C._______ nei periodi fiscali 2009-2010 sulla base 

del numero medio di ragazze (9 per il 2009 e 8 per il 2010), del prezzo 

medio per notte (fr. 129.70 per il 2009 e fr. 132.20 per il 2010) e del periodo 

di occupazione medio (360 giorni per il 2009, 248 giorni per il 2010) risulti 

appropriata e fondata sulla documentazione agli atti (testimonianze e 

controlli di polizia). Sia l’autorità inferiore nella propria decisione, che la 

DAPI nel proprio rapporto, spiegano ogni tappa del calcolo alla base della 

predetta ricostruzione, nonché i motivi per cui esse hanno preso in conside-

razione determinati elementi di base per il calcolo (prezzo camera e nume-

ro di ragazze, periodo di occupazione delle camere, ecc.), scartandone altri 

considerati inattendibili (dati dell’Ente del turismo del W._______, dati 

forniti dal ricorrente successivamente alle prime dichiarazioni, ecc.). Una 

volta ricostruita la cifra d’affari, è poi a giusto titolo che la DAPI e l’autorità 

inferiore hanno dedotto i ricavi contabilizzati dalla società G._______ – 

attuale G._______ in liquidazione, società radiata il 16 novembre 2017 dal 

Registro di commercio – in rapporto all’affittacamere, quest’ultima 

essendosi invero occupata solo del bar. In tali circostanze, si deve ritenere 

che è a giusta ragione che le la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto la 

sussistenza di ricavi non contabilizzati, senza alcuna giustificazione econo-

mica. Si deve dunque considerare come adempiuta la prima condizione 

alla base della sussistenza di prestazioni valutabili in denaro (cfr. 

consid. 6.2.1 del presente giudizio). 

7.2.3 Ciò posto, dagli atti risulta poi chiaramente che era il ricorrente ad 

occuparsi personalmente dell’attività di affittacamere del « D._______ » e 

ad incassare i ricavi, sicché egli era l’unico ad avere un influsso diretto sia 

sugli investimenti che sull’utilizzo dei ricavi. Prova di ciò è data dallo stesso 

A-2164/2019 

Pagina 27 

ricorrente, il quale ha ammesso a più riprese non solo di essere l’azionista 

maggioritario della società G._______, proprietaria dello stabile ove è 

ubicato lo stabile « D._______ », ma anche l’amministratore di fatto delle 

tre società – tra cui la C._______ – connesse alle attività di detto postribolo 

(cfr. ad esempio: PVI ricorrente del 7 luglio 2012, pag. 2 seg. [allegato 

all’atto n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente 15 marzo 2012, pag. 2 [allegato 

all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Non si può pertanto che ritenere che era 

proprio il ricorrente, quale persona vicina alla C._______, ad essere il 

beneficiario dei predetti ricavi. Tali prestazioni non sarebbero di certo state 

accordate alle medesime condizioni ad un terzo. La situazione ha poi un 

carattere talmente insolito, che gli organi della società non potevano non 

notarla. In tali circostanze, si devono dunque considerare come adempiute 

pure la seconda e la terza condizione alla base la sussistenza di 

prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio). 

7.2.4 Visto quanto precede, il Tribunale è di avviso che sia a giusto titolo 

che la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto nel caso della C._______ 

la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni 

dissimulate di utile al ricorrente, soggette all’imposta preventiva ai sensi 

l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev 

(cfr. consid. 6.2.1 seg. del presente giudizio).  

8.  

8.1 Ciò constatato, occorre ora verificare se il ricorrente è stato in grado di 

apportare la controprova secondo cui non sussisterebbero invero delle 

prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).  

A tal proposito, va qui precisato che sia dinanzi all’autorità inferiore che 

dinanzi allo scrivente Tribunale, il ricorrente si è limitato a contestare la 

ricostruzione della cifra d’affari della C._______ operata dalla DAPI, e 

meglio gli elementi di base del calcolo (il prezzo della camera per ragazza 

a notte, il numero di ragazze e il periodo di occupazione delle stanze, ecc.), 

negando in via generica la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro. 

Esso non ha invece contestato di essere stato azionista maggioritario e 

amministratore di fatto della C._______ e delle altre due società, nonché 

colui che ha gestito personalmente il postribolo « D._______ » e che ha 

incassato i relativi ricavi, sicché tali elementi vanno considerati appurati. In 

tale frangente, per il Tribunale si tratta essenzialmente di verificare la cor-

rettezza della ricostruzione della cifra d’affari, tenuto conto delle censure 

del ricorrente. A tal fine, per maggiore comprensione, qui di seguito il Tri-

bunale tratterà separatamente ogni elemento del calcolo da lui contestato. 

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Pagina 28 

8.2  

8.2.1 Ora, per quanto attiene alla contabilità della C._______, il ricorrente 

sottolinea che invero non si potrebbe parlare di omissioni nelle registrazioni 

contabili. Al momento dell’intervento della DAPI, la C._______ non avrebbe 

infatti ancora presentato le dichiarazioni fiscali e quindi neanche depositato 

i bilanci 2009 e 2010, poiché non ancora allestita debitamente. I bilanci 

della società sarebbero stati infatti ancora provvisori, in attesa di essere 

completati medianti i dati riassuntivi relativi ai ricavi, non ancora in suo 

possesso. A mente del ricorrente, la cifra d’affari della società andrebbe 

ricostruita sulla base degli annunci all’Ente del turismo e sarebbe pari a 

127'000 franchi per il 2009 e pari a 60'000 franchi per il 2010. Da dette cifre 

d’affari andrebbero poi dedotti i costi d’esercizio pari a 100'000 franchi per 

il 2009 e pari a 80'000 franchi per il 2010, così come risultanti dagli allega-

ti 1 e 2 da lui prodotti con il ricorso (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pagg. 1-3). 

8.2.2 Sennonché, quanto indicato dal ricorrente non può essere qui segui-

to. Come già rilevato in precedenza dal Tribunale (cfr. considd. 4.2 e 7.2.2 

del presente giudizio), da un esame degli atti dell’incarto non risulta infatti 

che la C._______ abbia mai formalmente depositato i propri conti annuali, 

così come prescritto dall’art. 21 cpv. 1 OIPrev. Da quanto indicato dalla 

stessa autorità inferiore dinanzi al Tribunale (cfr. risposta 5 settembre 

2019, pag. 2 seg.) non risulta neppure che tali conti siano mai stati deposi-

tati dinanzi all’autorità inferiore e/o alla DAPI, nell’ambito dell’inchiesta 

penale. In sede di reclamo, il ricorrente si era infatti limitato ad indicare che 

dalla ricostruzione della DAPI andavano dedotti i costi d’esercizio della 

C._______, nonché la cifra d’affari così come risultante dalle notifiche 

all’Ente del turismo, senza tuttavia produrre una copia dei conti annuali 

(cfr. reclamo 1° febbraio 2016 di cui all’atto n. 7 dell’inc. AFC). È infatti solo 

in sede ricorsuale ch’egli contesta per la prima volta la sussistenza di omis-

sioni nelle registrazioni contabili della società. Se è vero che la fiduciaria 

B._______ era incaricata di allestire i conti della C._______, tuttavia nel 

corso dell’inchiesta penale hanno potuto essere sequestrare unicamente 

le schede contabili provvisorie per l’anno 2009 di detta società, nelle quali 

erano però stati riportati unicamente i costi e nessun ricavo. Per l’anno 

2010, non è invece stata ritrovata alcuna pezza contabile. In tali circo-

stanze, vista altresì la totale assenza di un qualsiasi giustificativo circa i 

ricavi conseguiti con l’attività di affittacamere, il Tribunale ribadisce che la 

DAPI e l’autorità inferiore erano chiaramente legittimate a procedere ad 

una ricostruzione della cifra d’affari della C._______, procedendo ad una 

sua stima (cfr. consid. 6.5.1 del presente giudizio). Ora, anche ammetten-

do che di fatto la C._______ fosse in possesso solo di conti provvisori, non 

si vede per quale motivo gli stessi non siano stati prodotti all’epoca della 

A-2164/2019 

Pagina 29 

ricostruzione della cifra d’affari, con le dovute spiegazioni del caso. 

Omettendo di produrre tali atti a suo tempo, la società e il ricorrente hanno 

chiaramente violato il loro obbligo di collaborare (cfr. art. 39 LIP; 

consid. 6.4.3 seg. del presente giudizio), sicché non può ora validamente 

contestare la necessità di ricorrere ad una ricostruzione della cifra d’affari 

della C._______. Ciò posto, in assenza dei relativi giustificativi, non vi è poi 

alcuna ragione di ritenere che invero detta società avrebbe conseguito le 

seguenti cifra d’affari in rapporto all’attività di affittacamere: 127'000 franchi 

per il 2009 e 60'000 franchi per il 2010. Del resto, neppure da un esame 

degli allegati 1 e 2 prodotti dal ricorrente – e meglio, due documenti ripor-

tanti i costi d’esercizio della C._______ e gli estratti del conto contabile per 

gli anni 2009/2010 – risulta alcuna traccia delle cifre d’affari conseguite da 

quest’ultima in rapporto all’affittacamere. In tale contesto, le notifiche 

all’Ente del turismo (cfr. Pernottamenti 2009 e 2010 [cfr. allegato all’atto 

n. 12 dell’inc. AFC]) non sono in ogni caso attendibili e non si vede come 

le stesse potrebbero servire da base per la ricostruzione della cifra d’affari 

della società, dal momento che non rispecchiano la realtà: di fatto, come si 

vedrà nel proseguo (cfr. considd. 8.3-8.5 del presente giudizio), il numero 

di ragazze notificato all’Ente del turismo è ben diverso da quello effettivo, 

così come il prezzo della stanza e il periodo di occupazione del postribolo. 

Per quanto attiene poi alla richiesta di deduzione degli asseriti costi di 

esercizio pari a 100'000 franchi per il 2009 e pari a 80'000 franchi per il 

2010, vale lo stesso discorso: in assenza dei necessari giustificativi a 

comprova di tali costi, il Tribunale non intravvede infatti alcun valido motivo 

per tenerne conto e dedurli dalla cifra d’affari ricostruita dalla DAPI. Su 

questo punto, il ricorso va pertanto respinto. 

8.3  

8.3.1 Ciò posto, in merito al prezzo della camera, il ricorrente sottolinea 

che quanto da lui indicato durante i vari interrogatori corrisponderebbe alla 

tariffa base giornaliera, raramente applicata come tale. In tali occasioni, 

esso avrebbe dimenticato di precisare che nei periodi di magra, lo stesso 

sarebbe stato obbligato a concedere degli sconti. Esso sostiene infatti che 

l’ubicazione del « D._______ » e la sua grandezza non potrebbe essere 

confrontata con altri ben più noti postriboli come « L._______ » o 

« M._______ ». Per promuovere l’attività, il « D._______ » avrebbe dovuto 

quindi offrire dei prezzi delle camere più vantaggiosi, concedendo degli 

sconti sulla tariffa di 150 franchi, composta da 110 franchi per la camera e 

40 franchi per il vitto e le consumazioni delle ragazze. A comprova di ciò, 

esso rinvia ai PVI di sette ragazze da esso prodotti dinanzi all’autorità 

inferiore, dai quali si evincerebbe che i prezzi applicati realmente erano di 

30 franchi, 50 franchi, 60 franchi e che in alcuni casi le ragazze avrebbero 

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Pagina 30 

anche soggiornato gratuitamente. Il fatto che le ragazze, per paura, non 

abbiano affermato di esercitare la prostituzione, non inficerebbe la validità 

delle loro dichiarazioni. Il ricorrente ritiene in ogni caso che un valore di 

circa 40 franchi per il vitto delle ragazze andrebbe dedotto dalla tariffa 

media. Tale ricavo essendo di pertinenza dell’attività del bar, andrebbe 

infatti attribuito alla società G._______ che si sarebbe occupata della sua 

gestione (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 3 seg.).  

8.3.2 Al riguardo, il Tribunale constata, così come giustamente già rilevato 

dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2), che da un 

esame dei vari interrogatori effettuati dal Ministero pubblico e la Polizia 

cantonale emerge che il ricorrente – si ricorda unico responsabile del 

« D._______ » e persona riconducibile alle società che hanno gestito 

l’attività di affittacamere e il bar di detto postribolo – ha dichiarato a più 

riprese nel 2010 che il prezzo giornaliero della camera per ragazza era di 

150 franchi (cfr. ad esempio, PVI ricorrente del 1° luglio 2010, pag. 2 

[allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 5 luglio 2010, pag. 3 

[allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 7 luglio 2010, pag. 3 

seg. [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Nel 2012 egli ha poi dichiarato 

che il prezzo giornaliero sarebbe stato di soli 110 franchi (cfr. PVI ricorrente 

del 23 marzo 2012, pag. 2 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]).  

Questa linea di prezzi è stata confermata dagli altri testimoni coinvolti nella 

faccenda. Ciò è segnatamente il caso del signor J._______ che ha lavorato 

presso il bar « D._______ », occupandosi talvolta anche della parte 

affittacamere, incassando i soldi e dando le chiavi alle ragazze, il quale ha 

dichiarato che il prezzo era di 150 franchi (cfr. PVI J._______ del 5 luglio 

2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Pure la precedente 

proprietaria del postribolo fino alla vendita al ricorrente nel 2007, la signora 

H._______, ha dichiarato che il prezzo della camera era di 150 franchi (= 

fr. 110 per la camera + fr. 40 per la cena) e che verosimilmente è rimasto 

tale (cfr. PVI F._______ del 2 luglio 2010, pag. 7 [allegato all’atto n. 12 

dell’inc. AFC]). Lo stesso ricorrente ha poi dichiarato che era stata proprio 

la signora H._______ ad istruirlo in merito al modo di procedere e ai prezzi, 

confermando il prezzo di 150 franchi (cfr. PVI del ricorrente del 7 luglio 

2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). A sua volta, il signor 

K._______, impiegato della B._______ che si occupava di stendere la 

contabilità delle società legate al D._______, ha dichiarato che il prezzo 

variava tra i 100 franchi e i 130 franchi (cfr. PVI K._______ del 19 giugno 

2013, pag. 7 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]), confermando in un 

secondo tempo che il prezzo variava tra i 100-130/140 franchi (cfr. PVI 

K._______ del 9 giugno 2013, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). 

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Pagina 31 

Poiché il ricorrente, dinanzi all’autorità fiscale, in occasione dell’interroga-

torio conclusivo del 19 giugno 2013, ha confermato la base 150 franchi 

solo per quanto riguarda il primo periodo di attività gestito dalla H._______, 

ma contestato i dati riguardo alla C._______, indicando che invero il prezzo 

della camera sarebbe stato di 100 franchi (cfr. PVI ricorrente del 19 giugno 

2013, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]), la DAPI ha poi preso in 

considerazione la media aritmetica risultante dal confronto dei vari prezzi 

asseriti da tutte le parti in causa, così come spiegato dall’autorità inferiore 

(cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2) ed esposto dal Tribunale nella 

tabella riassuntiva al consid. 7.1.2 del presente giudizio, a cui si rinviano le 

parti per i dettagli. 

Tale modo di procedere appare qui corretto, nella misura in cui tiene conto 

di tutte le dichiarazioni agli atti. In tali circostanze, il prezzo medio di 

129.70 franchi per il 2009 e di 132.20 franchi per il 2010 ritenuti dalla DAPI 

e dall’autorità inferiore appaiono qui più che plausibili. 

8.3.3 Ora, da un esame degli estratti dei PVI di sette ragazze prodotti dal 

ricorrente dinanzi all’autorità inferiore in data 7 maggio 2015 (cfr. allegati 

n. 1-7 all’atto n. 11 dell’inc. AFC), ai cui esso fa riferimento nel suo ricorso, 

il Tribunale constata fin da subito che gli stessi sono stati effettuati tra il 9 e 

il 15 marzo 2012. Le dichiarazioni delle ragazze non si riferiscono dunque 

ai periodi fiscali 2009-2010 qui in esame, bensì al 2012, sicché già per 

questo non possono essere in ogni caso presi in considerazione. Ma vi è 

di più. Le dichiarazioni delle ragazze – che come detto concernono il 

periodo fiscale 2012 e sono dunque fuori luogo – non sono univoche e non 

possono essere ritenute attendibili, così come giustamente evidenziato 

dall’autorità inferiore, di cui si riportano le constatazioni (cfr. decisione 

impugnata, consid. 4.1.2):  

 due dicono di non pagare nulla. Secondo una di loro, però, bisognerebbe 

far sì che il cliente effettui una consumazione al bar (costo di una 

consumazione fr. 50 al giorno); 

 tre sostengono di pagare una pigione di 50 franchi al giorno; 

 una dice che il ricorrente le fa pagare 60 franchi al giorno, ma solo se ha 

avuto clienti. Se no, no chiede nulla; 

 una sostiene di pagare 30 franchi al giorno. 

La maggior parte delle ragazze (5 su 7) dice di non esercitare la prosti-

tuzione e nessuna ha mai firmato un contratto con il ricorrente o possiede 

delle ricevute di pagamento riguardanti l’affitto delle camere. Può darsi che 

il prezzo delle camere sia variato nel 2012. Tuttavia – a prescindere dalle 

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Pagina 32 

ragioni per cui esse hanno dichiarato non esercitare la prostituzione – le 

dichiarazioni delle ragazze del 2012, così discordanti tra di loro, non pos-

sono di certo essere trasposte ai periodi fiscali precedenti e dunque ai 

periodi fiscali 2009-2010 qui in esame. Si deve pertanto ritenere che è a 

giusta ragione che l’autorità inferiore e la DAPI non ne hanno tenuto conto. 

8.3.4 Alla luce di quanto precede, il prezzo asserito dal ricorrente in sede 

ricorsuale – di fatto, lo stesso sostenuto dinanzi all’autorità inferiore in sede 

di reclamo – non può essere qui condiviso dal Tribunale, in quanto chiara-

mente inattendibile. Non si vede in particolare come egli possa ora smen-

tire quanto da lui dichiarato a più riprese nel 2010 e nel 2013. Tale atteggia-

mento appare infatti alquanto contradditorio. Il prezzo da lui indicato non è 

peraltro corroborato dalla necessaria documentazione giustificativa, lo 

stesso non avendo prodotto alcuna fattura o ricevuta di pagamento a soste-

gno di tale tesi. Ora, non vi è chi non veda come tale modo di agire miri 

invero a ridurre l’importo della ripresa d’imposta preventiva in oggetto.  

8.3.5 Neppure la richiesta di dedurre dal prezzo della camera i 40 franchi 

di vitto e attribuirli alla società G._______ può poi trovare qui accoglimento. 

Come spiegato dall’autorità inferiore e risultante anche dalle dichiarazioni 

del ricorrente e della signora H._______ (cfr. al riguardo, consid. 8.2.2 del 

presente giudizio), il prezzo della camera comprende infatti sia il vitto che 

l’alloggio. Per tale motivo, il Tribunale ritiene che è a giusta ragione che i 

40 franchi di vitto sono stati attribuiti alla C._______ e dedotti dalla cifra 

d’affari della G.______. Ciò sancito, non va dimenticato che, in assenza 

dei giustificativi, la ricostruzione della cifra d’affari si fonda su una stima. 

Ora, come visto, i motivi che hanno portato la DAPI e l’autorità inferiore a 

tenere conto del vitto di 40 franchi nel prezzo della camera e attribuirlo alle 

società che si sono occupate dell’affittacamere, appaiono qui convincenti. 

In tali circostanze, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per 

discostarsene e modificare il calcolo nel senso auspicato dal ricorrente.  

8.3.6 In definitiva, si deve ritenere che nulla agli atti permette di ritenere 

che il prezzo per camera a notte fosse inferiore ai 129.70 franchi per il 2009 

e a 132.20 franchi per il 2010 ritenuti dalla DAPI e dall’autorità inferiore. È 

dunque a giusta ragione che dette autorità hanno preso in considerazione 

questi prezzi medi. Tali dati vanno dunque qui confermati.  

8.4  

8.4.1 Per quanto attiene al numero delle ragazze, il ricorrente ritiene che 

gli annunci presentati all’Ente del turismo dovrebbero servire da base per 

la ricostruzione della cifra d’affari. Esso sostiene che il numero di ragazze 

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Pagina 33 

sarebbe dipeso molto dai giorni. Nei mesi successivi alle retate intervenute 

in maniera regolare ogni sei mesi, il numero di ragazze sarebbe rimasto 

basso e molto inferiore rispetto al numero di ragazze constatato durante 

dette retate. Per questi motivi, essi ritengono congruo considerare una 

media di circa 6/7 ragazze (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 4 seg.).  

8.4.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come da un esame degli atti dell’in-

carto (cfr. in particolare, allegati all’atto n. 12 dell’inc. AFC) ancora una vol-

ta non risulti alcun documento o giustificativo indicante in maniera esatta e 

attendibile il numero giornaliero di ragazze che ha effettivamente occupato 

le stanze nel 2009 e nel 2010. In tale frangente, la presa in considerazione 

da parte della DAPI e dell’autorità inferiore della media aritmetica, ponde-

rata in egual misura, tra quanto emerso dalle dichiarazioni dello stesso 

ricorrente (cfr. PVI ricorrente del 1° luglio 2010, pag. 2 [allegato all’atto 

n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 7 luglio 2010, pag. 4 [allegato all’atto 

n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 5 dicembre 2012, pag. 7 [allegato 

all’atto n. 12 dell’inc. AFC]) e quanto constatato dalla Polizia Cantonale e 

la TESEU in occasione di quattro retate (cfr. al riguardo, Rapporto di poli-

zia, pag. 1 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]) – così come già esposto 

dal Tribunale nella tabella riassuntiva al consid. 7.1.2 del presente giudizio, 

a cui si rinviano le parti per i dettagli – appare qui non solo appropriata, ma 

anche convincente. 

In totale assenza di documentazione contabile o giustificativa circa il nume-

ro effettivo di ragazze, la DAPI e l’autorità inferiore non potevano infatti che 

stabilire tale dato ricorrendo ad una stima, fondandosi sugli elementi a loro 

disposizione (cfr. considd. 7.2.2 e 6.5.1 del presente giudizio). Ciò posto, 

l’autorità inferiore ha anche spiegato i motivi per cui essa non ha invece 

preso in considerazione una parte delle dichiarazioni del ricorrente del 

5 dicembre 2012 (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.3): tali dichiarazioni 

si discostano troppo dal resto delle deposizioni e contraddicono persino 

quanto dichiarato dal ricorrente nel 2010, in quanto egli ha indicato che la 

media delle ragazze era invero pari a 5/6 ragazze nel 2007, poi pari a 4 

(cfr. PVI ricorrente del 5 dicembre 2012, pag. 6 [allegato all’atto n. 12 

dell’inc. AFC]). Ora, però in un’altra occasione, proprio il ricorrente ha 

dichiarato che raramente erano solo 4 ragazze (cfr. PVI ricorrente del 

7 luglio 2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Inoltre, durante 

le quattro retate effettuate dalla Polizia Cantonale e dalla Polizia Cantonale 

per gli anni qui d’interesse 2009/2010 non hanno mai trovato meno di 

7 ragazze (7, 11 e 13 per il 2009; 12 per il 2010; cfr. Rapporto di polizia, 

pag. 1 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Lo stesso discorso vale per gli 

anni precedenti 2008/2009 (cfr. Rapporto di polizia, pag. 1 [allegato all’atto 

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Pagina 34 

n. 12 dell’inc. AFC]; Rapporto d’esecuzione Polizia Cantonale, pag. 2 

[allegato all’atto n. 12]). Anche per tale motivo, una media inferiore a 

7 ragazze, così come proposto dal ricorrente, non appare credibile e non 

può pertanto essere qui presa in considerazione. In tali circostanze, il 

Tribunale ritiene che è a giusto titolo che l’autorità inferiore e la DAPI non 

hanno tenuto conto di tale dato. La media di 9 ragazze per il 2009 e di 

8 ragazze per il 2010 risulta dunque plausibile, sicché il Tribunale non 

intravvede alcun valido motivo per discostarsene. 

8.4.3 Quanto indicato dal ricorrente nel suo ricorso, secondo cui la presen-

za massima sarebbe invero stata di 6/7 ragazze al giorno, si discosta poi 

chiaramente dalle sue prime dichiarazioni del 2010 (cfr. consid. 8.3.2 del 

presente giudizio), sicché anche per questo motivo appare poco credibile. 

La richiesta di prendere in considerazione le notifiche all’Ente del turismo 

del W._______ (cfr. Pernottamenti 2009 e 2010 [allegato all’atto n. 12 

dell’inc. AFC]) non può essere qui condivisa, le stesse – come indicato 

dalla DAPI e dall’autorità inferiore – non essendo attendibili rispetto a quan-

to risultante dalle retate e dalle dichiarazioni del ricorrente e delle persone 

coinvolte. Può darsi che dopo le retate inizialmente il numero di ragazze 

fosse leggermente minore, ma nulla prova che lo stesso rimanesse basso 

in maniera permanente. Ciò posto, non va qui dimenticato che il calcolo 

della DAPI e dell’autorità inferiore tiene conto di una media di tutti gli 

elementi riscontrati e considerati attendibili, lasciando da parte i valori 

invece poco plausibili o estremi. Basti pensare che nel calcolo della stima, 

esse non hanno ad esempio preso in considerazione il numero di 8/10 

ragazze, rispettivamente di 15 ragazze indicato dal signor J._______ 

(cfr. PVI J._______ del 5 luglio 2010, pag. 5 [allegato all’atto n. 12 

dell’inc. AFC]). Tale dato, se preso in considerazione, avrebbe infatti 

aumentato la media aritmetica, in maniera sfavorevole al ricorrente. Allo 

stesso modo, la presa in considerazione unicamente della media proposta 

dal ricorrente non farebbe che sfalsare il calcolo. Non vi è infatti chi non 

veda come il numero di ragazze da lui proposto – ovvero una media di 6/7 

ragazze – si discosti in maniera sproporzionata dai dati appurati dalla DAPI 

e dall’autorità inferiore. Per tale motivo, quanto da lui proposto non può 

essere qui preso in considerazione. 

8.4.4 Visto quanto precede, si deve dunque ritenere che è a giusto titolo 

che la DAPI e poi l’autorità inferiore hanno tenuto conto di un numero 

medio giornaliero di ragazze pari a 9 per il 2009 e pari a 8 per il 2010, 

sicché tale dato va qui confermato.  

 

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Pagina 35 

8.5  

8.5.1 Riguardo al periodo di occupazione delle stanze, il ricorrente sottoli-

nea che l’attività di affittacamere della C._______ sarebbe durata per tutto 

il 2009, mentre nel 2010 sarebbe stata chiusa dal 1° luglio 2010 fino a fine 

ottobre 2010, a seguito dell’intervento di polizia. Mentre i medi di novembre 

e dicembre 2010 sarebbero stati mesi difficili, perché i clienti avrebbero 

avuto paura della polizia. Il ricorrente precisa che nei mesi di novembre e 

dicembre 2010 avrebbe funzionato solo il bar come tale. Per questi motivi, 

per il periodo fiscale 2009-2010 andrebbe tenuto conto di un periodo totale 

di attività di 540 giorni (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pagg. 1-2 e 5; replica 

28 ottobre 2019, pag. 3). 

8.5.2 A tal proposito, il Tribunale non può che riagganciarsi a quanto indica-

to dall’autorità inferiore nella sua decisione (cfr. decisione impugnata, con-

sid. 4.1.4). In effetti, nel suo ricorso – così come era già il caso nel suo 

reclamo 1° febbraio 2016 (cfr. atto n. 7 dell’inc. AFC) – il ricorrente non fa 

che contraddirsi. Da un lato egli sostiene infatti che farebbero fede le noti-

fiche all’Ente del turismo. Ora, da un esame di tali notifiche (cfr. Pernotta-

menti 2009 e 2010 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]) risulta che sareb-

bero stati notificati 1121 pernottamenti suddivisi in 8 mesi, da gennaio ad 

agosto. Dall’altra parte però egli sostiene che l’attività del postribolo nel 

2009 si sarebbe estesa durante l’intero anno. Inoltre, secondo quanto 

risultante dagli atti, il ricorrente avrebbe sempre fatto proseguire l’attività 

del « D._______ » ininterrottamente, ciò malgrado le diverse ingiunzioni 

ricevute dal Municipio di X._______ e poi dal Ministero pubblico. Ci sono 

infatti prove che l’attività del postribolo sarebbe proseguita fino alla sua 

definitiva chiusura forzata il 14 luglio 2012. A parte il periodo di chiusura 

obbligata a seguito della posa dei sigilli da parte della Polizia (dal 1° luglio 

2010 al 21 ottobre 2010), non vi è dunque alcun motivo di credere che il 

locale sia rimasto inattivo. Anche la Polizia giudiziaria, nel suo rapporto 

d’inchiesta del 13 aprile 2012, ha spiegato come secondo le indagini svolte, 

il « D._______ » ha ripreso la sua attività illecita non appena il locale è 

stato dissequestrato (cfr. citato rapporto, pag. 7 [allegato all’atto n. 12 

dell’inc. AFC]). Da quanto precede risulta altresì che l’affermazione del 

ricorrente secondo cui l’attività sarebbe proseguita solo per il bar del 

« D._______ » non è corretta. Già per questi motivi, quanto asserito dal 

ricorrente appare alquanto poco credibile e non può essere qui condiviso.  

8.5.3 Visto quanto precede, il Tribunale ritiene sensato e plausibile consi-

derare quale periodo di occupazione delle stanze un periodo di 360 giorni 

per il 2009 e un periodo di 248 giorni per il 2010, tenuto conto della chiusura 

tra il 1° luglio 2010 e il 21 ottobre 2010, così come proposto dalla DAPI e 

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Pagina 36 

dall’autorità inferiore. Peraltro, il ricorrente non contesta neppure il periodo 

di 360 giorni in quanto tale. Tale periodo è oltretutto a lui favorevole, nella 

misura in cui la DAPI e l’autorità inferiore avrebbero eventualmente potuto 

prendere in considerazione l’anno civile (365 giorni/366 giorni [anno bise-

stile]) anziché l’anno commerciale (360 giorni). Pure detto parametro va 

pertanto confermato. 

8.6 In definitiva, il Tribunale è di avviso che gli elementi di base del calcolo 

(numero di ragazze, prezzo della stanza e periodo di occupazione) presi in 

considerazione dalla DAPI e poi dall’autorità inferiore per la ricostruzione 

della cifra d’affari della C._______ risultano plausibili e corroborati dai 

necessari elementi di prova (cfr. considd. 6.5.1-6.5.2 del presente giudi-

zio). Per tale motivo, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per 

discostarsene nel senso auspicato dal ricorrente. Il ricorrente non è infatti 

stato in grado di inficiare la loro validità, tant’è che non ha prodotto alcun 

valido giustificativo a comprova delle sue asserzioni. Peraltro, quanto da 

lui dichiarato in sede di reclamo e poi di ricorso si trova in totale contrad-

dizione con le sue prime dichiarazioni rilasciate nel 2010 dinanzi alla DAPI. 

In tali circostanze, quanto da lui asserito appare ancor più non attendibile. 

Ciò posto, la mera affermazione del ricorrente, non accompagnata dalla 

relativa documentazione a sua comprova, secondo cui una non meglio 

precisata autorità cantonale avrebbero tenuto in parte conto delle sue 

osservazioni (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 5) non gli è poi qui di alcun 

aiuto. In assenza di ulteriori precisazioni e della necessaria documenta-

zione, per il Tribunale risulta infatti impossibile verificare tale circostanza. 

Di fatto, non è dato di sapere che cosa sia esattamente stato preso in 

considerazione, per quale motivo, da quale autorità cantonale e in quale 

contesto preciso. Peraltro, non si vede quale sia il legame con la ripresa 

d’imposta preventiva in oggetto.  

8.7 Sulla base dei considerandi che precedono, il Tribunale giunge alla 

conclusione che la ricostruzione della cifra d’affari effettuata dalla DAPI e 

poi ripresa dall’autorità inferiore vada qui integralmente confermata, in 

quanto non solo appropriata, ma credibile e ben fondata sulle risultanze e 

sugli elementi dell’incarto. Nella misura in cui il ricorrente non è stato in 

grado di inficiare la ricostruzione della cifra d’affari della C._______, 

rispettivamente di provare che non vi sono ricavi non contabilizzati da detta 

società o che le prestazioni sono giustificate dall’uso commerciale, si deve 

dunque ritenere come assodata la sussistenza di prestazioni valutabili in 

denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di utile per un importo pari a 

357'948 franchi per il 2009 e pari a 233'005 franchi per il 2010, per un totale 

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di 590'953 franchi. Di riflesso, si deve considerare la ripresa fiscale d’impo-

sta preventiva fissata a 206'833.55 franchi (= 35% di fr. 590'953), oltre 

accessori, come corretta. 

9.  

Ciò sancito, per quanto attiene alla cerchia delle persone tenute al 

pagamento della predetta ripresa d’imposta preventiva, qui contestata dal 

ricorrente, il Tribunale rileva quanto segue. 

9.1 In presenza di una presunta sottrazione di imposta come nel caso in 

disamina, ovvero di un’infrazione alla legislazione amministrativa federale, 

la riscossione posticipata dell’imposta preventiva elusa è retta dall’art. 12 

DPA (cfr. consid. 6.7 del presente giudizio). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA 

assoggettati al pagamento retroattivo sono indubbiamente la C._______ – 

che ha omesso di dichiarare le prestazioni valutabili in denaro – e il ricor-

rente, quale persona che ha fruito dell’indebito profitto, ovvero dei ricavi 

non contabilizzati da detta società (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con 

l’art. 14 cpv. 1 LIP e l’art. 12 cpv. 2 DPA; considd. 6.3 e 6.7.2 del presente 

giudizio). Nella misura in cui, come già rilevato in precedenza, la 

C.