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**Case Identifier:** f980d19a-ee8c-5828-a341-073275931cc2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.09.2023 D-4845/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4845-2023_2023-09-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4845/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  s e t t e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Aileen Truttmann;  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), sua moglie 

B._______, nata il (…), e le figlie 

C._______, nata il (…) e 

D._______, nata il (…), 

Turchia,  

CFA Chiasso, Via Motta 9, 6830 Chiasso,  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 31 agosto 2023 / N (…). 

 

 

 

D-4845/2023 

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Visto: 

la domanda d’asilo che gli interessati, cittadini turchi, hanno presentato in 

Svizzera, il giorno del loro arrivo, avvenuto l’8 giugno 2023 (cfr. atti Segre-

teria di Stato della migrazione di seguito: SEM n. (…)-1/1, 2/2, 3/2, 4/2 e 

5/2), 

il formulario Europa della medesima data dal quale risulta che gli interessati 

hanno dichiarato di essere partiti dal proprio Paese d’origine il 2 giu-

gno 2023 e di aver raggiunto l’Europa, in particolare la Serbia, lo stesso 

giorno (cfr. atto SEM n. 6/2), 

i riscontri della banca dati Eurodac del 12 giugno 2023 dai quali si evince 

che i genitori hanno depositato una domanda d’asilo in Austria il 5 giu-

gno 2023 (cfr. atto SEM n. 17/1, 18/1), 

i verbali del colloquio Dublino del 30 giugno 2023 (cfr. atti SEM n. 33/4, 

38/3), 

le domande di ripresa in carico del 30 giugno 2023 della SEM fondate 

sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

GU L 24/1 del 27.1.1983 (di seguito: RD III; cfr. atti SEM n. 35/5, 39/5), 

inoltrate alle competenti autorità austriache (cfr. atti SEM n. 36/1, 37/1, 40/1 

e 41/1), 

le risposte del 3 luglio 2023 con le quali le competenti autorità austriache 

hanno espressamente accettato tali domande, fondate 

sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. atto SEM n. 42/2, 43/2), 

la decisione della SEM del 31 agosto 2023 (cfr. atto SEM n. 64/16), notifi-

cata agli interessati il 4 settembre 2023 (cfr. atto SEM n. 32/1), mediante la 

quale essa non è entrata nel merito della loro domanda d’asilo ritenendo 

che potessero partire alla volta di uno Stato terzo, ovvero l’Austria, cui com-

peterebbe, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della proce-

dura d’asilo e d’allontanamento, e ha pronunciato il loro allontanamento 

(recte: trasferimento) verso tale Paese, 

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il ricorso dell’11 settembre 2023, depositato il medesimo giorno (cfr. timbro 

del plico raccomandato; data di entrata: 12 settembre 2023), inoltrato di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), con il 

quale gli interessati hanno concluso all’annullamento della precitata deci-

sione e al trattamento della loro domanda d’asilo nella procedura nazio-

nale; essi hanno altresì presentato una domanda di assistenza giudiziaria, 

nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del re-

lativo anticipo, il tutto con protesta di tasse e spese, 

le misure supercautelari del 13 settembre 2023 con cui il Tribunale ha so-

speso provvisoriamente l’esecuzione del trasferimento degli interessati, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-

sione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e 

art. 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente ri-

levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si limita ad 

esaminare la fondatezza di tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1), 

che siccome il ricorso è manifestamente infondato, la decisione è pronun-

ciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e moti-

vata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e e 111a cpv. 1 e 2 LAsi); il 

Tribunale rinuncia, inoltre, a uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

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che occorre, nel merito, chiedersi se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non 

si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento,  

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di 

principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello 

Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2 e 8.2.1),  

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III),  

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli artt. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

RD III), 

che nella presente disamina, il riscontro della banca dati Eurodac ha rive-

lato che i ricorrenti hanno depositato una domanda d’asilo in Austria il 

5 giugno 2023, 

che sulla scorta delle predette circostanze, il 30 giugno 2023, la SEM ha 

quindi chiesto alle autorità austriache, nel termine fissato 

all’art. 23 par. 2 RD III, la ripresa in carico degli insorgenti sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III; che mediante l’accettazione del 3 lu-

glio 2023, l’Austria, nel rispetto del termine di due settimane previsto 

all’art. 25 par. 1 RD III, ha espressamente ammesso la sua competenza 

per la ripresa in carico degli stessi fondandosi su tale norma, 

che, di conseguenza, la competenza dell’Austria è di principio data, ciò che 

non viene del resto censurato dai medesimi nel loro gravame,  

che i ricorrenti, in primo luogo, nel loro ricorso, si oppongono al loro trasfe-

rimento verso suddetto Paese sostenendo implicitamente che il sistema di 

accoglienza austriaco presenta delle carenze sistemiche ai sensi 

dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III; che, in proposito, essi sostengono di es-

sere stati “catturati” dalla polizia austriaca mentre stavano attraversando il 

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confine e che siano stati trattenuti, per diverse ore, sotto la pioggia prima 

di essere portati in un centro di accoglienza; che, durante tale periodo, non 

gli sarebbe stato messo a disposizione del cibo; che durante il loro sog-

giorno presso il centro di accoglienza, i soldati avrebbero, inoltre, adottato 

un comportamento inadeguato, svegliando le figlie, minorenni, con dei 

colpi di manganello contro i loro letti; che il luogo in cui soggiornavano era 

“molto sporco” e gremito; che le autorità austriache li avrebbero costretti a 

registrare le loro impronte digitali per motivi di sicurezza nonostante essi 

non volessero depositare una domanda d’asilo in Austria; che in tale luogo 

avrebbero confiscato loro i cellulari per evitare che facessero delle riprese 

video delle condizioni ivi presenti; che, infine, non avrebbero beneficiato di 

alcun trattamento medico nonostante presentavano segni evidenti del dif-

ficile viaggio di espatrio (cfr. atti SEM n. 33/4, 34/1, 38/3), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti d’asilo in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato mem-

bro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente,  

che l’Austria è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che la presunzione del rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo da 

parte dello Stato in questione, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: Direttiva procedura]; diret-

tiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [di seguito: Direttiva accoglienza]), può essere confutata in 

presenza di indizi seri ed avverati che, nel caso concreto, le autorità dello 

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Stato membro ritenuto come quello responsabile non rispetterebbe il diritto 

internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che, nel caso in esame, è risaputo che in Austria non sussistono carenze 

sistemiche nella procedura d’asilo implicanti il rischio di un trattamento inu-

mano o degradante ai sensi degli artt. 4 CartaUE e 3 CEDU; che, inoltre, 

essi non hanno reso verosimile di aver subito dei trattamenti tali da per-

mettere di sovvertire la summenzionata presunzione; che, ad ogni modo, 

spetta a loro sfruttare i mezzi giuridici disponibili in tale Paese sia per invo-

care il loro preteso diritto all’asilo, sia per adire le vie legali in caso di abuso 

di potere da parte della polizia o di altre autorità, 

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non 

si giustifica nel caso di specie, 

che, in secondo luogo, i ricorrenti sostengono che l’autorità inferiore 

avrebbe dovuto fare applicazione, vista la loro situazione particolare, degli 

artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un Paese terzo, anche se tale esame 

non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III; che, come previsto dalla 

giurisprudenza, la SEM è obbligata ad applicare la clausola di sovranità ed 

entrare nel merito della domanda d’asilo se il trasferimento del richiedente 

nel Paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto 

internazionale; che può, inoltre, ammettere tale responsabilità per dei mo-

tivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concre-

tizza in diritto interno svizzero la suddetta clausola di sovranità; che la 

SEM, nell’applicazione di quest’ultima norma, dispone di potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il trasferimento 

del richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad una norma im-

perativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità infe-

riore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-

rito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al 

riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 

(CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi di salute 

può contravvenire all’art. 3 CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 CartaUE, 

se esistono seri motivi di credere che la medesima, in assenza di tratta-

menti medici adeguati nello Stato di destinazione, in concreto l’Austria, 

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sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peg-

gioramento delle sue condizioni di salute, comportante delle intense soffe-

renze o una riduzione importante della speranza di vita (cfr. la sentenza 

CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 

180 a 193; cfr. anche, a questo proposito, la sentenza di principio del Tri-

bunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 con gli innumerevoli riferimenti), 

che, nel caso di specie, i ricorrenti non hanno reso verosimile, né eccepito, 

che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderli in carico e a 

portare a termine la procedura relativa alla loro domanda di protezione in-

ternazionale in violazione della Direttiva procedura, 

che, in merito al loro stato di salute, per quanto concerne la figlia minore, 

le è stata diagnosticata un’iperemia faringea tonsillare (cfr. atti SEM n. 20/4, 

29/3, 52/3) con una successiva netta riduzione del murmure vescicolare 

con sibili sia inspiratori che espiratori (cfr. atto SEM n. 50/3), trattata in un 

primo momento con amoxicillina (cfr. atto SEM n. 52/3) poi sospesa 

(cfr. atto SEM n. 57/2); che per quanto riguarda invece la seconda figlia, le 

è stata diagnosticata una cavità orale con dentizione completamente ca-

riata (cfr. atto SEM n. 21/3) e tosse, trattata con solmucalm (cfr. atto SEM 

n. 30/3), seguita da una lieve iperemia faringea (cfr. atti SEM n. 49/3, 51/2, 

58/2) e da tosse persistente, senza febbre (cfr. atti SEM n. 61/2, 62/2); che 

i medici ventilavano la possibilità di sottoporla ad una valutazione psicolo-

gica per le sue crisi di rabbia e i disturbi del sonno (cfr. atto SEM n. 30/3); 

che alla madre è stato invece diagnosticato un diabete di tipo 2 (cfr. atti 

SEM n. 28/1, 46/2), una sindrome depressiva e un disturbo d’ansia (cfr. atto 

SEM n. 46/2) trattati con trittico (50mg) e escitalopram (10mg); che, infine, 

al padre sono stati diagnosticati dei dolori al tendine d’Achille del piede 

sinistro, presenti già da tempo (cfr. atti SEM n. 44/3, 45/2, 53/2), e, succes-

sivamente, una sindrome depressiva-ansiosa e un’epicondilite radiale sini-

stra (cfr. atti SEM n. 53/2, 56/2), 

che, in virtù del principio inquisitorio, l’autorità competente deve procedere 

d'ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 per ulteriori riferimenti completi); che oc-

corre pertanto esaminare se l’accertamento dei fatti operato dall’autorità 

inferiore quanto alle affezioni di cui soffrono gli insorgenti sia stato o meno 

esaustivo; che, a tal proposito, il Tribunale osserva che al momento 

dell’emissione della decisione impugnata, l’incarto della SEM conteneva 

già ampia documentazione medica attinente alla situazione valetudinaria 

dei ricorrenti, dalla quale sono evincibili in modo limpido le diagnosi ed i 

trattamenti seguiti nonché le cure ad ella prescritte; che, come rilevabile 

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dalla decisione avversata, l’autorità inferiore, al momento dell’emanazione 

della decisione, disponeva di ogni elemento utile sui punti in questione per 

statuire con piena cognizione di causa, di cui ha tenuto debitamente e cor-

rettamente conto nella parte dedicata alla situazione medica; che, in parti-

colare, nonostante sia la madre che una delle figlie minorenni abbiano in 

programma una visita psichiatrica nei prossimi mesi (cfr. atto SEM n. 55/2), 

è possibile considerare, tramite una valutazione anticipata delle prove, che 

tali esami non saranno in grado di mutare la suddetta conclusione, 

che lo stato di salute degli insorgenti risultava dunque sufficientemente ac-

clarato (cfr. sentenza del Tribunale D-546/2022 dell’11 marzo 2022 con-

sid. 4) e non ostativo all’esecuzione del trasferimento; che i dettagli in me-

rito al medesimo sono, inoltre, stati indicati nel formulario relativo alle mo-

dalità di trasferimento in Austria, destinato all’attenzione delle competenti 

autorità di tale Paese (cfr. atto SEM n. 63/1), 

che, ad ogni modo, le suesposte problematiche mediche, nonostante la 

loro gravità, non possono essere considerate di un’importanza tale da la-

sciar presupporre, ai sensi della summenzionata giurisprudenza, nel caso 

di un trasferimento in Austria dei ricorrenti, che la loro morte appaia come 

una prospettiva prossima (cfr. sentenza del Tribunale D-4407/2022 del 19 

ottobre 2022 consid. 13.3), 

che, d’altronde, l’Austria dispone notoriamente di infrastrutture mediche 

sufficienti e, in quanto Stato firmatario della Direttiva accoglienza, deve 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-

ria comprendente, ovvero quanto meno le prestazioni di pronto soccorso 

ed il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire 

la necessaria assistenza medica o di altro tipo ai richiedenti con esigenze 

di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di 

assistenza psichica (cfr. sentenza del Tribunale D-4407/2022 del 19 otto-

bre 2022 consid. 13.3), 

che nonostante l’autorità inferiore non abbia considerato, nella propria de-

cisione, l’interesse superiore delle figlie minorenni ai sensi dell’art. 3 della 

Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF, RS 107), 

lo scrivente Tribunale, al fine di sanare tale manchevolezza 

(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d), ritiene che siccome le due figlie verranno 

trasferite in Austria assieme ai genitori, questi ultimi potranno occuparsi di 

loro, fornendo loro il necessario sostegno educativo ed affettivo; che, in 

ragione del tempo di permanenza in Svizzera, pari a pochi mesi, la loro 

situazione non può essere considerata stabile e di particolare integrazione; 

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che, peraltro, anche il loro stato di salute non risulta ostativo al loro trasfe-

rimento (cfr. supra); che, infine, l’art. 3 par. 1 CDF, non impone alle autorità 

di dare seguito al desiderio dei genitori che la loro domanda d’asilo sia 

esaminata dallo Stato che garantisce, secondo loro, le migliori condizioni 

d’accoglienza per i propri figli (cfr. le sentenze del Tribunale F-4998/2022 

del 9 novembre 2022 consid. 7.5, F-1532/2022 dell’8 aprile 2022 con-

sid. 8.5 con rif. cit.), 

che, alla luce di quanto precede, il trasferimento delle figlie minorenni in 

Austria non risulta essere contrario all'interesse superiore dei fanciulli san-

cito dall'art. 3 CDF, 

che, visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi interna-

zionali della Svizzera pronunciando il trasferimento degli interessati verso 

l’Austria, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti della CEDU; 

che, in siffatte evenienze, neppure andavano richieste all’Austria delle ga-

ranzie individuali e concrete (cfr. ex multis sentenza del Tribunale 

F-1173/2023 dell’8 marzo 2023),  

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 RD III, 

che, infine, alla luce di quanto sopra, non traspaiono neppure elementi che 

permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il 

potere di apprezzamento di cui dispone in rapporto 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che, di conseguenza, l’Austria rimane competente per il seguito della do-

manda d’asilo e d’allontanamento dei ricorrenti ai sensi del RD III ed è te-

nuta a riprenderli in carico, 

che è dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della loro 

domanda d’asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

che la SEM non ha dunque violato il diritto federale e non ha accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che, altresì, la decisione dell’autorità inferiore non ri-

sulta essere inadeguata (art. 49 PA); che, per questi motivi, il ricorso va 

respinto, 

che le misure supercautelari statuite dal Tribunale il 13 settembre 2023 de-

cadono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: 

D-4845/2023 

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WALDMANN/WEISSENBERGER [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA), 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto, 

che, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico dei ricorrenti 

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la presente decisione non può essere impugnata mediante ricorso in 

materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF); la pronuncia è pertanto definitiva, 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine 

di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: