# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 81b0f455-3568-56ff-98a6-37d6c618467c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.12.2016 32.2015.167
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-167_2016-12-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.167

   

  BS/gm

  	
  Lugano

  14 dicembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 novembre 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

  rappr. da: RA 2  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 6 ottobre 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata il __________ 2011,
presenta sin dalla nascita una paresi cerebrale di tipo spastico (tetraspasticità)
su una leucomalacia periventricolare (cfr. rapporto 29 ottobre 2012 del dr. __________;
doc. AI 7/4). Essa beneficia di diverse prestazioni AI, tra cui provvedimenti
sanitari per la cura dell’infermità congenita cifra 390 OIC corrispondente a paralisi
cerebrali congenite (spastiche, discenetiche [distoniche, coreoatetosiche],
atassiche) (doc. AI 11).

                                         Nel gennaio 2015 la
bambina, per il tramite dei suoi genitori, ha inoltrato una richiesta tendente
all’ottenimento di un assegno per grandi invalidi, descrivendo la necessità di
aiuto diretto di terzi per l’espletamento di tutti gli atti ordinari della vita
(doc. AI 50/5). 

 

                                         Esperita la relativa
inchiesta presso il domicilio dell’assicurata, con rapporto 30 aprile 2015
l’assistente sociale, dopo aver avuto anche un colloquio con la madre
dell’interessata, ha ritenuto necessario un regolare e notevole aiuto di terzi
per i seguenti atti ordinari della vita: “vestirsi/svestirsi” dai 3 anni
(novembre 2014); “alzarsi/sedersi/coricarsi” dai 15 mesi (febbraio 2013); “mangiare”
dai 18 mesi (maggio 2013); “andare alla toilette” dai 3 anni (novembre 2014) e
“spostarsi” dai 15 mesi (febbraio 2013), ma non quello relativo all’”igiene
personale” in quanto rispetto ad un coetaneo normodotato la bambina non
necessita di un aiuto supplementare. L’assistente sociale ha inoltre definito
in 5 ore e 17 minuti il supplemento per cure intensive con effetto dal mese di
maggio 2014, aumentato a 6 ore e 22 minuti da novembre 2014, quest’ultimo
corrispondente al mese di compimento dei tre anni di età in cui è possibile
considerare anche la maggiore necessità di aiuto per gli atti del “vestirsi/svestirsi
“e “andare al gabinetto” (doc. AI 78).

 

                                         Sulla scorta del succitato
accertamento, con decisione del 6 ottobre 2015 (preavvisata il 20 agosto 2015)
l’Ufficio AI ha riconosciuto un assegno per grandi invalidi di grado esiguo dal
mese di febbraio 2014 (alla scadenza dell’anno di carenza) e di grado medio dal
mese di maggio 2014 (doc. AI 81). 

 

                               1.2.   Con il presente ricorso,
riprendendo le osservazioni 20 settembre 2015 al progetto di decisione del 20
agosto 2015 (doc. AI 82), la madre dell’assicurata ha chiesto di rivedere la
valutazione dell’assistente sociale nel senso di riconoscere la necessità di
aiuto regolare e notevole di terzi anche per svolgere l’atto ordinario della “cura
del corpo” dall’età di tre anni e di tener conto di un tempo supplementare per
cure intensive dovuto ai transfer giornalieri necessari per sua figlia quantificati,
prima del maggio 2015, in 50 della durata di 2,5 minuti l’uno e, successivamente
dal citato mese, in 60 di 1 minuto in luogo dei 20 minuti conteggiati dall’assistente
sociale nell’ambito dell’atto ordinario “alzarsi, sedersi, coricarsi”.

 

                               1.3.   Con la risposta di causa
l’amministrazione, fondandosi sulla presa di posizione dell’assistente sociale
del 29 settembre 2015 (allestita a seguito delle succitate osservazioni al
progetto di decisione), ha chiesto la conferma della decisione contestata e, di
conseguenza, la reiezione del ricorso.

  

                               1.4.   Con replica 10 dicembre 2015
la madre dell’assicurata, ora rappresentata dalla RA 2, ha ribadito che
rispetto a bambini normodotati sua figlia dai tre anni di età necessita di
aiuto da parte di terzi per l’atto ordinario “igiene personale/cura del corpo”,
motivo per cui va riconosciuto, oltre a quanto stabilito con la decisione
contestata, il diritto ad un assegno per grandi invalidi di grado elevato
da novembre 2014 poiché da quest’ultimo mese la bambina ha bisogno
dell’aiuto regolare e notevole di terzi per tutti gli atti ordinari della vita.
Essa ha ribadito di computare un tempo supplementare per cure intensive relativo
all’atto di “alzarsi, sedersi, coricarsi” di 125 minuti sino al 30 aprile 2015
e di 60 minuti dal 1° maggio 2015, ciò che porta ad un tempo supplementare complessivo
fino all’aprile 2015 di 8 e 27 minuti e di 7 ore e 22 minuti dal maggio 2015 e che
apre il diritto al supplemento ex art. 42ter cpv. 3 LAI rispettivamente del 60%
e del 40% dell’importo massimo della rendita di vecchiaia (VII).

 

                               1.5.   Su richiesta del TCA, l’8
gennaio 2016 l’Ufficio AI ha replicato, confermando la valutazione
dell’assistente sociale (IX). 

 

                                         Sono poi seguite delle
osservazioni 11 aprile 2016 dell’assicurata in cui ha fra l’altro prodotto della
documentazione (XI). La presa di posizione dell’amministrazione è del 25 aprile
2016 (XV). Il 18 maggio 2016 l’assicurata ha inoltrato ulteriori osservazioni
(XVIII).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se l’assicurata, oltre ad un assegno per gradi invalidi di grado esiguo
dal 1° febbraio 2012 e di grado medio dal maggio 2014 riconosciuto con la
decisione contestata, ha diritto anche a quello di grado elevato da novembre
2014, con un supplemento per cure intensive rispettivamente del 60% del massimo
della rendita di vecchiaia dal 1° febbraio 2014 e del 40% dal mese di maggio
2015.

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 9 LPGA - che ha ripreso la definizione contenuta nell’art. 42 vLAI (cfr.
DTF 133 V 450) - è considerato grande invalido colui che a causa di un danno
alla salute ha bisogno in modo permanente dell’aiuto di terzi o di una
sorveglianza personale per compiere gli atti ordinari della vita. La
giurisprudenza ha precisato che l’aiuto di cui abbisogna l’assicurato può
essere inteso sia come aiuto diretto di terzi che come sorveglianza
dell’assicurato durante il compimento degli atti ordinari rilevanti della vita,
per esempio quando la persona che lo sorveglia lo esorta a compiere un atto che
rimarrebbe incompiuto senza l’espresso incitamento di un terzo a causa dello
stato psichico dell’assicurato (cosiddetto aiuto indiretto; cfr. DTF 133 V 463;
STF 8 C 479/2007 del 4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149).

                                         

                                         Gli
atti ordinari della vita sono i seguenti (cfr. DTF 127 V 97; DTF 125 V 303; DTF
117 V 146 consid. 2.):

 

                                         -  vestirsi/svestirsi

                                         -  alzarsi/sedersi/coricarsi

                                         -  mangiare

                                         -  provvedere
all'igiene personale

                                         -  andare
al gabinetto

                                         -  spostarsi
(in casa e all'esterno) e stabilire contatti.

                                         

                                         Per
atti che permettono di stabilire dei contatti sociali con l'ambiente la
giurisprudenza ha precisato che bisogna intendere il comportamento normale
all'interno della società così come richiesto dall'esistenza quotidiana (DTF
117 V 27 e 146, 105 V 52, 104 V 127).

                                      

                               2.3.   L’art.
42 LAI prevede in particolare che gli assicurati con domicilio e dimora
abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera, se sono grandi invalidi (art. 9 LPGA),
hanno diritto a un assegno per grandi invalidi (cpv. 1). 

                                         La
grande invalidità è di grado elevato, medio o lieve (cpv. 2).

                                         È
considerato grande invalido anche chi a causa di un danno alla salute vive a
casa e necessita in modo permanente di essere accompagnato nell’organizzazione
della realtà quotidiana. Chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica
ha diritto almeno a un quarto di rendita. Chi ha bisogno unicamente di essere
accompagnato in modo permanente nell’organizzazione della realtà quotidiana è
considerato grande invalido di grado lieve (cpv. 3).

 

                                         L’art
37 OAI stabilisce che la grande invalidità è reputata di grado elevato se
l’assicurato è totalmente grande invalido. Ciò è il caso quando necessita
dell’aiuto regolare e notevole di terzi per compiere tutti gli atti ordinari
della vita e il suo stato richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza
personale (cpv. 1). 

 

                                         La grande
invalidità è di grado medio se l’assicurato, pur munito di mezzi ausiliari,
necessita:

 

                                         a)  di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita,

                                         b)  di aiuto regolare e notevole
di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre,
di una sorveglianza personale permanente, 

                                         c)   di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna,
inoltre, di un accompagnamento permanente nell’organizzazione della realtà
quotidiana ai sensi dell’art. 38 OAI (cpv. 2). 

 

                                         Infine, la grande
invalidità è di grado lieve se l’assicurato, pur munito di mezzi ausiliari:

 

                                         a)  è costretto a ricorrere in
modo regolare e considerevole, all’aiuto di terzi per compiere almeno due atti
ordinari della vita, 

                                         b)  necessita di una
sorveglianza personale permanente, 

                                         c)   necessita, in modo
durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste dalla sua infermità, 

                                         d)  a causa di un grave danno
agli organi sensori o di una grave infermità fisica, può mantenere i contatti
sociali con l’ambiente solamente grazie a servizi di terzi forniti in modo
regolare e considerevole, 

                                         e)  è costretto a ricorrere a
un accompagnamento costante nell’organizzazione della realtà quotidiana ai
sensi dell’articolo 38 OAI (cpv. 3).

                                         

                                         L'art. 38
OAI ("Accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana")
stabilisce che:

 

"
Esiste un bisogno di
accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi
dell'articolo 42 capoverso 2 LAI quando un assicurato maggiorenne non vive in
un'istituzione e a causa di un danno alla salute:

 

a) non può vivere autonomamente
senza l'accompagnamento di una terza persona:

 

b) non può compiere le attività
della vita quotidiana e intrattenere contatti fuori casa senza
l'accompagnamento di un terza persona; oppure

c) rischia seriamente
l'isolamento permanente dal mondo esterno (cpv. 1).

 

Chi soffre unicamente di un danno alla salute
psichica deve avere diritto almeno a un quarto di rendita per essere
riconosciuto grande invalido (cpv. 2).

 

È considerato unicamente l'accompagnamento
nell'organizzazione della realtà quotidiana che è regolare e necessario in
relazione con le situazioni menzionate nel capoverso 1. Fra queste non
rientrano in particolare le attività di rappresentanza e di amministrazione nel
quadro delle misure di tutela conformemente agli articoli 398-419 del Codice
civile (cpv. 3)."

 

                                         Per i minorenni, secondo
l’art. 37 cpv. 4 OAI, si considera unicamente il maggior bisogno d’aiuto
e di sorveglianza personale che il minorenne invalido necessita rispetto a un
minorenne non invalido della stessa età. Per calcolare la grande invalidità dei
minorenni, si applicano le direttive dell’allegato III concernenti il calcolo
della grande invalidità determinante dei minorenni (marg. 8086 della Circolare sull’invalidità
e la grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità [CIGI]: SVR 2009 IV nr. 30 p. 85 consid. 4.2.1 [9C_431/2008]; STF 8C_158/2008
del 15. ottobre 2008 consid. 5.2.2).

 

                                         Secondo l’art. 42 cpv. 4 LAI
l’assegno per grandi invalidi è accordato al più presto dalla nascita e al più
tardi fino alla fine del mese in cui l’assicurato ha fatto uso del diritto al
godimento anticipato della rendita secondo l’articolo 40 capoverso 1 LAVS o in
cui raggiunge l’età di pensionamento. L’inizio del diritto è retto, a partire
dal compimento del primo anno di età, dall’articolo 29 capoverso 1. Va
qui rilevato che nella sentenza pubblicata in DTF 137 V 351 il TF ha precisato
che contrariamente al rinvio dell'art. 42 cpv. 4 in fine LAI, l'inizio del diritto all'assegno per grandi invalidi non è disciplinato dall'art. 29
cpv. 1 LAI. Continua invece ad essere applicabile, per analogia, l'art. 28 cpv.
1 LAI sui presupposti del diritto alla rendita.

 

                                         Per quanto concerne
l’ammontare dell’assegno per grandi invalidi, secondo l’art. 42 ter cpv. 1 LAI l’assegno
mensile in caso di grande invalidità di grado elevato ammonta all’80%, in caso
di grande invalidità di grado medio al 50% e in caso di grande invalidità di
grado lieve al 20% dell’importo massimo della rendita di vecchiaia secondo
l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS.

                                         I minorenni grandi
invalidi che necessitano di un’assistenza intensiva hanno diritto, secondo l’art.
42 ter cpv. 3 LAI, ad un supplemento per cure intensive, non accordato in caso
di soggiorno in un istituto. Tale supplemento ammonta, se il bisogno di
assistenza dovuto all’invalidità è di almeno 8 ore al giorno, al 60 per cento,
in caso di un bisogno di almeno 6 ore al giorno, al 40 per cento e, in caso di
un bisogno di almeno 4 ore al giorno, al 20 per cento dell’importo massimo
della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS. Il
supplemento è calcolato sotto forma di importo giornaliero. Il Consiglio
federale disciplina i dettagli.

 

                                         Infine, l’art. 39 OAI ("supplemento cure intensive") recita: 

 

"
1 Vi è assistenza intensiva a minorenni ai sensi
dell’articolo 42ter capoverso 3 LAI quando questi necessitano, a
causa di un danno alla salute, di un’assistenza supplementare di almeno quattro
ore in media al giorno.

 

2 Come assistenza si considera il maggior bisogno di
cure e di cure di base rispetto a quelle richieste da minorenni non invalidi
della stessa età. Non si considera il tempo dedicato a misure mediche ordinate
dal medico e applicate dal personale sanitario ausiliario, nonché alle misure
pedagogico-terapeutiche.

 

3 Se un minorenne necessita, a causa di un danno alla
salute, una sorveglianza supplementare permanente, quest’ultima può essere
conteggiata come due ore di assistenza. Una sorveglianza particolarmente
intensiva necessaria a causa dell’invalidità può essere conteggiata come
quattro ore di assistenza.”

 

                               2.4.   Ai sensi dell’art. 69 cpv. 2
OAI l’ufficio AI esamina le condizioni assicurative, fra l’altro,
mediante l’esecuzione di sopralluoghi. 

                                         Secondo la
giurisprudenza, un rapporto d’inchiesta circa la grande invalidità (art.
9 LPGA) o la necessità di cure deve adempiere i seguenti criteri. L’estensore
dell’inchiesta (in casu si trattava di un’inchiesta sulla durata e l’intensità
dell’assistenza per cure a domicilio) deve essere una persona qualificata, che
conosca il contesto in cui la persona bisognosa di cura vive, nonché le
affezioni (diagnosi) e limitazioni mediche e le necessità di cura. Nel rapporto
devono essere contenute le indicazioni ricevute dall’assicurato e, se è il
caso, le opinioni divergenti delle parti coinvolte nell’inchiesta. Il testo del
relativo rapporto deve essere inoltre plausibile, dettagliato e motivato in
merito ai singoli provvedimenti di cura ed assistenza da prendere in
considerazione e inoltre deve corrispondere alle indicazioni acquisite in loco.
Se ciò è il caso, allora il rapporto d’inchiesta acquisisce valore probatorio
pieno. Il giudice delle assicurazioni sociali interviene solo in presenza di
valutazioni chiaramente insostenibili, errate. Questo in considerazione del
fatto che la persona competente che ha eseguito l’inchiesta possiede una
conoscenza maggiore della fattispecie che il tribunale chiamato in causa a
seguito di un ricorso (DTF 140 V 543 consid. 3.2.1. con riferimenti). 

 

                               2.5.   Va infine ricordato che, al
pari di ogni altra ordinanza amministrativa, le direttive dell'UFAS (incluse le
circolari) costituiscono delle istruzioni dell'autorità di vigilanza all'indirizzo
degli organi esecutivi dell'assicurazione sul modo di svolgere le loro
competenze. Volte ad assicurare un'applicazione uniforme delle prescrizioni
legali da parte dell'amministrazione, tali istruzioni esplicano effetto solo
nei confronti di quest'ultima. Esse non creano delle nuove regole giuridiche e
rappresentano il punto di vista dell’amministrazione sull’applicazione di una
norma di diritto e non un'interpretazione vincolante delle stesse. Il giudice
ne controlla liberamente la costituzionalità e la legalità e se ne deve
scostare nella misura in cui esse stabiliscono delle norme non conformi alle
disposizioni legali applicabili (DTF 139 V 125 consid. 3.3.4., 133
V 257 consid. 3.2, 131 V 45 consid. 2.3, 130 V 172 consid. 4.3.1, 232 consid. 2.1, 129 V 204 consid. 3.2,
127 V 61 consid. 3a, 126 V 68 consid. 4b, 427 consid. 5a);

 

                               2.6.   A seguito della domanda di
prestazioni, l’Ufficio AI ha dato incarico all’assistente sociale di esperire
un’inchiesta domiciliare eseguita il 30 luglio 2015, presenti la bambina e sua madre.

                                         Con rapporto dell’11
agosto 2015 (doc. AI 79) l’incaricata ha quantificato in complessivi 5 ore e 17
minuti il tempo supplementare per cure intensive, aumentato dal novembre 2014 a
6 ore e 22 minuti (doc. AI 78/7).

                                         Ha costatato che rispetto
ad un coetaneo normodotato l’assicurata necessita di regolare e notevole aiuto di
terzi per i seguenti gli atti ordinari della vita:

 

" (…)

Necessità di maggior aiuto rispetto ad un coetaneo per compiere cinque
atti ordinari della vita:

 

vestirsi/svestirsi                          dal 3 anni (novembre
2014)

alzarsi/sedersi e coricarsi           dai 15 mesi (febbraio 2013)  

mangiare                                    dal 18 mesi (maggio
2013) 

andare alla toilette                      dai 3 anni (novembre
2014)

spostarsi                                     dai 15 mesi

 

Necessita inoltre di una sorveglianza personale:

permanente                                dal mese di maggio 2014 (…)”

(doc. AI 78/8)

                                         

                                         L’assistente sociale ha pertanto
concluso:

 

" (…)

Sono assolte le condizioni per il versamento di un assegno per
minorenni grandi invalidi di grado esiguo dal mese di febbraio 2014 (alla
scadenza dell'anno di attesa, dal momento in cui è possibile stabilire una
maggiore dipendenza da terzi per due atti ordinari della vita) e di grado medio
dal mese di maggio 2014 (per una maggiore necessità di aiuto anche per l'atto di
mangiare e per la necessità di sorveglianza personale permanente in
applicazione dell'art. 35, al.1 RAI e dell'art. 29, al.3 LAI). 

Il calcolo del tempo supplementare raggiunge le 5 ore e 17 minuti
necessari per ottenere il diritto al supplemento per cure intensive dal mese di
maggio 2014, con aumento a 6 ore e 22 minuti dal mese di novembre 2014 (al
compimento dei tre anni quando è possibile considerare anche la maggiore
necessità di aiuto per gli atti del vestirsi/svestirsi e andare al gabinetto).
(…)” (Doc. AI 78/8)

 

                                         Di conseguenza, con la
decisione contestata l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad un assegno per
grandi invalidi di grado esiguo con effetto dal 1° febbraio 2014 (dopo un anno
di attesa) e di grado medio dal 1° maggio 2014, con revisione dell’assegno al
compimento del 6° anno di età. L’amministrazione ha inoltre riconosciuto il
supplemento per cure intensive ex art. 42ter cpv. 3 LAI (doc. AI 84)

 

                               2.7.   Nel caso concreto, la prima
contestazione riguarda il mancato riconoscimento da parte dell’Ufficio AI del
regolare e rilevante aiuto di terzi relativo all’“igiene personale/cura del
corpo” in quanto la bambina (nata il __________ 2011), 3 anni e 7 mesi di
età al momento dell’espletamento dell’inchiesta domiciliare (30 luglio 2015), non
necessita di un maggior aiuto rispetto ai coetanei normodotati per eseguire il
succitato atto ordinario della vita, in particolare relativo alla funzione
parziale “lavarsi”. 

 

                                         Occorre qui ricordare che
il marg. n. 8020 CIGI ha il seguente tenore: “L’assicurato è
considerato grande invalido se non è in grado di compiere da solo un atto
ordinario della vita indispensabile quotidianamente per la pulizia personale
(lavarsi, pettinarsi, radersi, fare il bagno e la doccia)”.

 

                                         Secondo il marg.
no. 8011 CIGI:

 

" Se un atto
ordinario comprende diverse funzioni parziali, per la grande invalidità non è
richiesto che l’assicurato abbia bisogno dell’aiuto di altre persone per tutte
oppure per la maggior parte di esse, è sufficiente che necessiti, in modo
regolare e notevole, dell’aiuto di terzi per una sola delle funzioni parziali
(DTF 117 V 146 consid. 2; per l’aiuto regolare e notevole, v. N. 8025 seg.).”

 

                                         Inoltre, il punto n. 4
(lavarsi, pettinarsi, fare il bagno o la doccia) dell’Allegato III alle CIGI
(direttive che, come espressamente indicato, “vanno seguite in maniera
flessibile”), per quel che interessa la fattispecie in esame, prevede che:

 

" A 6 anni
il bambino non si fa più aiutare volentieri nella pulizia personale. Il
controllo è tuttavia necessario.

A partire da 8 anni, può lavarsi i capelli e pettinarsi da solo ma
un controllo è ancora necessario.

A partire da 10 anni non ha più bisogno di alcun controllo
regolare.”

 

                                         Nell’ambito dell’inchiesta
domiciliare riguardo al succitato atto ordinario l’assistente sociale ha
riscontrato:

 

" (…)

La signora RA 1 riferisce che RI 1 collabora alla piccola toilette
giornaliera al lavandino, che eseguono insieme alle varie occasioni. Questo è
il caso anche di un bambino normodotato, che ancora non si può definire
autonomo nell'igiene personale.

La dipendenza dall'adulto è completa in occasione del bagno e
della doccia, come è il caso per ogni bimbo di questa età. RI 1 ama il contatto
con l'acqua e non si oppone in nessun modo all'intervento del genitore in suo
aiuto.

 

Secondo l'allegato Ill delle CIGI solo "a 6 anni il bambino
non si fa più aiutare volentieri nella pulizia personale. Il controllo è
tuttavia necessario."

 

Tempo supplementare giornaliero                        ---                   
(…)”

(cfr. Doc. AI 78/4)

 

                                         Con osservazioni 20 settembre
2015 al progetto di decisione la madre della bambina ha sostenuto:

 

" (…)

Tengo però a sottolineare che già a tre anni i bambini riescono a
lavarsi le mani e i denti in modo autonomo in quanto queste abilità vengono
loro insegnate già dal primo ciclo della scuola dell'infanzia. 

RI 1 oltre a dover essere aiutata a lavarsi le mani e i denti fa
fatica a tenere sapone e spazzolino in mano a causa della sua spasticità e
debolezza della muscolatura. Inoltre non ha la forza di aprire/chiudere il
rubinetto, non riesce a svitare il tappo del dentifricio, ecc. 

Dato che RI 1 si sposta unicamente gattonando e non e in grado di
raggiungere autonomamente la posizione eretta, deve essere pure aiutata ad
arrivare al lavandino e deve essere posizionata su una sedia alta. Oltre ad
essere aiutata per lavarsi (ha problemi con la coordinazione) deve pure essere
sostenuta durante tutta la piccola toilette in quanto RI 1 perde l'equilibrio
se lasciata da sola. RI 1 non è in grado di lavarsi e contemporaneamente
mantenere il proprio equilibrio. Un bambino normodotato all'età di tre anni non
ha bisogno di questi aiuti. (…)” (cfr. Doc. AI 82/1)

 

                                         Nella presa di posizione 29
settembre 2015, l’assistente sociale ha spiegato che:

                                      

" (…)

Riguardo all’atto ordinario della vita “igiene personale” le CIGI,
allegato III, citano espressamente che “a 6 anni il bambino non si fa più
aiutare volentieri nella pulizia personale. Il controllo e tuttavia
necessario”.

Quanto riportato nel rapporto d’inchiesta non è contestato. RI 1
non si oppone all’intervento del genitore in suo aiuto e collabora alla piccola
toilette giornaliera al lavandino. Un coetaneo normodotato ancora necessita
dell’aiuto diretto del genitore per provvedere con la necessaria cura anche
alla piccola toilette giornaliera al lavandino, cui pure partecipa. Non si può
certo definire autonomo nell’igiene personale, fosse solo per la piccola
toilette giornaliera al lavandino, un coetaneo normodotato. Non si intravvedono
pertanto nel caso di RI 1 le condizioni richieste per riconoscere una maggiore
necessità di aiuto nell’atto in questione. Questa dovrebbe essere di notevole
rilevanza.

Confermo pertanto la mia valutazione. (…)” (cfr. Doc. AI 83/1)

 

                                         Con il presente ricorso l’assicurata
ribadisce quanto sostenuto nelle osservazioni 20 settembre 2015.

 

                                         In sede di replica, il
rappresentante dell’assicurata, rimarcato in particolare come l’Allegato III
alla CIGI non debba essere interpretato in modo restrittivo, rileva in
particolare, con riferimento a referti medici prodotti, come rispetto ai suoi
coetanei normodotati RI 1 non necessita solo di un controllo ed una
supervisione nell’espletare l’“igiene personale” ma anche “di un costante
sostegno ed assistenza per spostarsi, mantenersi in equilibrio presso il
lavandino, sedersi su una sedia alta, manipolare i diversi oggetti (per esempio
svitare il tappo del dentifricio, aprire e chiudere il rubinetto, tenere il
sapone), atti che un bambino della stessa età e senza il danno alla salute
riesce a svolgere autonomamente, senza l’ausilio ed il sostegno di un adulto. Tale
funzione parziale dell’atto ordinario della vita “igiene personale/cura del
corpo” è possibile già per lo meno all’entrata alla Scuola dell’infanzia,
ovvero dai 3 anni d’età, momento a partire dal quale un bambino senza danno
alla salute è per tali atti già indipendente dall’aiuto di un adulto, il quale
deve perlopiù svolgere un’attività di controllo e di supervisione del bambino”.

 

                                         Pertanto l’assicurata
ritiene che per l’atto ordinario della vita “igiene personale/cura del corpo”
le sia riconosciuta la maggiore necessità d’aiuto regolare e notevole di terzi
a partire dall’età di 3 anni, ciò che giustifica la concessione di un assegno
per grandi invalidi di grado elevato dal mese di novembre 2014.

 

                               2.8.   Da un attento esame degli
atti questo TCA ritiene che correttamente l’Ufficio AI ha concluso che, come un
bambino normodotato della sua stessa età, l’assicurata necessiti di un
accompagnamento, un aiuto e della presenza di terzi, in particolare di un
genitore, affinché provveda in modo sufficientemente adeguato ed accurato alla
piccola toilette giornaliera al lavandino.

 

                                         A tal riguardo va in primo
luogo fatto riferimento alle pertinenti annotazioni 21 dicembre 2015
dell’assistente sociale incaricata, alla base delle osservazioni 8 gennaio 2016
dell’Ufficio AI (cfr. consid. 1.5):

 

" (…)

Nel caso particolare RI 1 collabora insieme alla mamma alla
piccola toilette giornaliera al lavandino, che eseguono insieme alle varie
occasione. Questa descrizione dei fatti non è stata contestata. E questa è la
situazione che vive ogni genitore di un bambino dell'età di RI 1. Verso i tre
anni i bambini iniziano a partecipare alla piccola toilette giornaliera al
lavandino, seguendo le indicazioni del genitore, collaborando e partecipando
per quanto possibile a tali attività e iniziando così il loro percorso verso
l'autonomia. Per fare in modo che il bambino si posizioni in maniera adeguata
davanti al lavabo il genitore colloca di regola un apposito rialzo, in quanto
solo alla scuola dell'infanzia un bambino può raggiunge da solo il lavello e il
rubinetto, posti alla sua altezza. La temperatura dell'acqua va pure regolata
dal genitore che assiste il suo bambino in tutte le operazioni, se desidera che
l'igiene sia garantita in modo anche solo sufficientemente accurato. Stendere
il dentifricio sullo spazzolino è ancora un'operazione svolta di regola dal
genitore che pure interviene direttamente a garanzia di un'accurata igiene
orale. Il bambino verso i tre anni più che altro inizia ad apprendere una consuetudine
e a cimentarsi con azioni quotidiane che sono ancora da affinare. Anche alla
scuola dell'infanzia i bambini vengono del resto ancora istruiti alla piccola
igiene al lavandino, a dimostrazione di come l'autonomia in questo ambito sia
ancora un obiettivo da raggiungere. (…)” (cfr. Doc. IX/1)

 

                                         L’assistente sociale ha
poi evidenziato che viene riconosciuta “… una maggiore dipendenza da terzi
già a partire dai tre anni di età, quando un bambino non è in grado né di
partecipare né di collaborare all’atto in discussione (per patologie fisiche,
psichiche)…”, ciò che non è manifestamente il caso in esame. 

                                         In questo ordine d’idee
con annotazioni 21 aprile 2016, allegate alle osservazioni 25 aprile 2016
dell’Ufficio AI (XV), l’assistente sociale ha rilevato:

 

 

" (…)

Alla funzione parziale "lavarsi" è attribuita, per
consuetudine e unità di trattamento, la piccola igiene al lavandino. 

Dall'ampia documentazione presentata dalla RA 2 risulta in maniera
evidente come all'interno della funzione parziale "lavarsi" i diversi
compiti di cui questa a sua volta si compone vengano raggiunti progressivamente
anche da un bambino normodotato. Dalla documentazione presentata risulta ad
esempio che un bambino normodotato a 4 anni può lavarsi e asciugarsi in
autonomia le mani, ma ancora non riesce, dopo essersi lavato i denti, a
sciacquare la bocca, compito che può assicurare da solo a partire dai 54 mesi.
Altri esempi a sostegno del fatto che anche un coetaneo normodotato ancora
richieda l'irrinunciabile intervento del genitore per il compimento dell'atto
parziale "lavarsi" si evincono dai pareri espressi dagli specialisti
interpellati dalla RA 2 (…)”. (cfr. Doc. XV/1).

 

                                         Nelle osservazioni 25
aprile 2016, con riferimento alla documentazione prodotta dall’assicurata,
l’amministrazione ha pertinentemente rilevato:

 

" (…)

Come già evidenziato dall'assistente sociale, dallo scritto 19
gennaio 2016 della Signora __________ (caposervizio __________) sub. doc. B
incarto TCA emerge che "in merito alla sua richiesta ho riflettuto assieme
ad alcuni terapisti del __________ e riteniamo che sia sicuramente difficile
mettere un'asticella precisa rispetto allo sviluppo di queste capacità di
autonomia personale. Nello specifico infatti ogni bambino ha uno sviluppo molto
personale. In generale però all'entrata alla scuola dell'infanzia, se non già
nell'anno facoltativo (3-4 anni) ma sicuramente in quello obbligatorio (dai 4
anni in poi) ogni bambino dovrebbe possedere delle capacità nell'ambito
dell'autonomia dell'igiene personale.". 

Da parte sua, il Prof. Dr. med. __________ (doc. D incarto TCA) ha
precisato che "lo sviluppo di un bambino O molto variabile" rispettivamente
che "anche le risposte che le hanno dato il __________ sono sicuramente
affidabili. Nella maggior parte dei casi sono attività che avvengono in modo
relativamente precoce tra i 2 e 3 anni ma che bisogna lasciare una certa
variabilità e mantenere un limite entro i 4 anni”. 

Anche dal Piano di studio della scuola dell'obbligo ticinese
prodotto da controparte sub. doc. E incarto TCA risulta che "Le voci
delle tabelle evidenziate sono proprie a tutti i bambini frequentanti la SI,
mentre negli spazi non evidenziati troviamo le voci specifiche alla fascia
dell'obbligo. Molti dei descrittori di competenza identificati per i bambini tra
i 4 e i 6 anni possono infatti essere osservati anche nei bambini di 3 anni, ma
solo nei loro stadi iniziali. non sono quindi riconducibili a specifiche azioni
osservabili nei diversi ambiti”. (…)” (cfr. Doc. XV, pag. 3).

 

                                         In queste circostanze si
può concludere che un bambino normodotato che non ha ancora compiuto 4 anni,
come nel caso della ricorrente (nata il __________ 2011), sia al momento dell’inchiesta
domiciliare (30 luglio 2015) sia al momento dell’emissione della decisione
contestata (6 ottobre 2015), non è ancora in grado di provvedere autonomamente
a lavarsi.

                                         Non è pertanto necessario
esaminare la direttiva in discussione ("a 6 anni il bambino non si fa più
aiutare volentieri nella pulizia personale”) dell’Allegato III CIGI che, seppure
in modo generico, è stato avvallato, ad eccezione di alcuni punti che non
riguardano il caso in esame, il 30 settembre 2014 dalla Società svizzera di pediatria
(cfr. doc. doc. F allegato alle osservazioni 11 aprile 2016 della ricorrente;
XIII). 

 

                                         Di conseguenza, rettamente
l’amministrazione ha riconosciuto il diritto ad un assegno per grandi invalidi
di grado esiguo dal mese di febbraio 2014 e di grado medio dal mese di maggio
2014 (doc. AI 81). 

 

                               2.9.   Altro punto contestato è il
computo del tempo supplementare per il compimento dell’atto ordinario della
vita “alzarsi, sedersi, coricarsi”, che nel rapporto 11 agosto 2015 (punto no.
3.1.2) l’assistente sociale ha definito in 20 minuti e più precisamente:

 

" (…)

RI 1 non è ancora in grado di raggiungere autonomamente la
posizione eretta.

Secondo l’allegato III delle CIGI un bambino normodotato “a 15
mesi si alza senza bisogno di aiuto. Può cambiare posizione da solo (dalla
posizione eretta a quella seduta o sdraiata e viceversa). A 24 mesi si siede da
solo su una sedia o al tavolo.”

Considerata la maggiore necessità di aiuto, computo un impegno
supplementare di cura di 20 minuti quotidiani dall’età di 15 mesi. (…)” (cfr.
Doc. AI 78/3)

 

                                         In sede di ricorso, ribadendo
quanto esposto nelle osservazioni 20 settembre 2015 al progetto di decisione
(doc. AI 82), la madre dell’assicurata ritiene un tempo supplementare dovuto ai
transfer giornalieri necessari per sua figlia quantificati prima del maggio
2015 in 125 minuti (50 da 2,5 minuti l’uno) e successivamente di 60 minuti (60
della durata singola di 1 minuto). Ciò porterebbe, come si legge in sede di
replica, ad un totale di tempo supplementare per assistenza intensiva, sino
all’aprile 2015, di complessivi 8 ore 27 minuti con il diritto ad un supplemento
ex art. 42ter cpv. 3 LAI maggiore di quello assegnato in sede di decisione. Per
contro, dal maggio 2015 il supplemento riconosciuto dall’amministrazione
rimarrebbe invariato, non raggiungendo, con i nuovi tempi per cure intensive,
le richieste 8 ore giornaliere. 

 

                                         Con la risposta di causa
l’Ufficio AI, facendo riferimento alle già citate annotazioni 29 settembre
2015, ha rilevato:

 

" (…)

Anche per quanto riguarda i vari transfer necessari per la vita
quotidiana di RI 1 (elencati dalla madre dell'assicurata sia all'interno del
proprio scritto del 20.9.2015 che all'interno del suo ricorso datato
6.11.2015), l'assistente sociale ha rettamente tenuto conto e conteggiato - per
l'atto di alzarsi/sedersi/coricarsi - un impegno supplementare di cura di 20
minuti giornalieri dall'età di 15 mesi (cfr. anche in tal senso l'allegato IV
della CIGI inerente l'aiuto prestato in funzione dell'età al punto 2). 

Infine, a titolo puramente abbondanziale, si sottolinea che anche
se si dovesse prendere in considerazione - per ipotesi di lavoro - un tempo
supplementare di 75 minuti prima del mese di maggio 2015 così come indicato al
punto 5.1.2 della richiesta di prestazioni sub. doc. 50-4 incarto Al (poi
inspiegabilmente aumentato a 125 minuti sia in sede di osservazioni al progetto
che in sede di ricorso; a tal proposito si ricorda che secondo dottrina e
giurisprudenza - in presenza di due versioni differenti - la preferenza deve
essere accordata alle dichiarazioni che l'assicurato ha dato nella prima ora,
quando ne ignorava le conseguenze giuridiche (cfr. ad esempio STCA del 28.7.2014,
incarto nr. 32.2013.165) rispettivamente un tempo supplementare di 60 minuti
dal mese di maggio 2015 (cfr. il gravame a pagina 2), l'assicurata non
raggiungerebbe comunque il minimo di 8 ore al giorno ai sensi dell'art. 42 ter
cpv. 3 LAI per poter beneficiare di un importo giornaliero maggiore. (…)” (cfr.
Doc. V, pag. 5)

 

                                         In sede di replica,
l’assicurata rileva come il tempo supplementare fissato dall’assistente sociale
non trova fondamento nella legge e nella giurisprudenza e, con riferimento al
rapporto 24 novembre 2015 della propria fisioterapista, ha rilevato:

 

" (…)

Le difficoltà presentate dalla ricorrente per gli spostamenti, per
i quali dipende costantemente da un adulto, sono enunciati chiaramente nel rapporto
di fisioterapia della signora __________, la quale asserisce che: "autonomamente
RI 1 è capace di spostarsi a quattro zampe ma oggi, visto la sua età e i suoi
punti d'interesse, è diventato molto importante sostenere RI 1 a raggiungere
delle posizioni più alte per rafforzare la muscolatura delle sue gambe, per
allenare l'appoggio sulle mani in posizione eretta, per posizionarla nel
NIF-Walker che le permette di camminare da sola (si tratta di un mezzo
ausiliare che richiede molto tempo per posizionarla al suo interno [- mezzo
ausiliare che non è stato erroneamente preso in conto dall'assistente - sociale
dell'AI nel suo rapporto d'inchiesta del 11.08.2015, affermando in merito
all'atto ordinario di "alzarsi/sedersi/coricarsi", unicamente che: "RI
1 non è ancora in grado di raggiungere autonomamente la posizione
eretta"]), se vogliamo permettere a RI 1 di camminare un giorno con un
K-Walker per esempio. Tutto questo, richiede molto tempo da parte di terzi per
assistere RI 1, che non è ancora in grado di controllare le sue posture, il suo
equilibrio, i suoi appoggi sui membri superiori nelle posizioni erette."
(cfr. doc. 4 allegato, pag. 2). Per tali spostamenti, che richiedono un tempo
supplementare e maggiore di quanto indicato unicamente per sostenere un bambino
nell'atto del camminare, anche presentante un danno alla salute, non è stato
quindi tenuto debitamente conto da parte dell'assistente soci le, signora __________,
nel suo rapporto di inchiesta del 11.08.2015. (…)” (cfr. Doc. VII, pag. 12)

 

                                         Infine, con annotazioni 21
dicembre 2015 l’assistente sociale ha spiegato:

 

" (…)

In ragione dell'importante impegno profuso dai genitori per
migliorare le condizioni di RI 1 e la sua autonomia anche in questo ambito, ho
assegnato per l'atto in questione il tempo di 20 minuti, considerato
dall'allegato IV delle CIGI l'impegno giornaliero dedicato dal genitore agli
spostamenti di un bambino che ancora non ha imparato a camminare. E questo
nonostante RI 1 abbia acquisito e sappia mantenere la posizione seduta. Durante
il colloquio RI 1 è infatti rimasta seduta da sola sul pavimento del salone a
giocare. Quando ha voluto sedersi con noi al tavolo, la mamma l'ha presa in
braccio e seduta sul seggiolone. L'operazione ha richiesto pochi istanti e va
certamente ripetuta più volte durante il giorno. 

In occasione di un recente corso, supervisionato dall'UFAS e
riguardante proprio le inchieste per gli assegni grandi invalidi anche
minorenni, è stato ribadito che se un bambino non può camminare il tempo
supplementare quotidiano per l'atto in esame è di circa 20-30 minuti. 

Anche in questo caso ci si distanzia da tali indicazioni quando un
bambino ancora non ha acquisito la capacità di controllare e dirigere alcun
movimento del suo corpo, quando ad esempio durante il giorno e/o la notte il
bambino va aiutato a girarsi o da seduto deve essere legato anche in più punti
non reggendo altrimenti tale postura, a riprova di come le direttive vengano
anche per questo atto applicate in maniera flessibile. 

Mi permetto inoltre ricordare che il tempo dedicato agli esercizi
volti a rafforzare e migliorare la capacità di movimento di RI 1, nonché
l'utilizzo dell'NF Walker, è stato considerato al punto 3.2.3 del rapporto AGI.
L'impegno profuso dal genitore in questo preciso ambito è stato calcolato in
due ore giornaliere e non è mai stato oggetto di contestazione. (…)” (cfr. Doc.
IX/1)

 

                                         Ora, esaminati
attentamente gli atti di causa, questo TCA non ha motivo per ritenere la
valutazione dell’assistente sociale chiaramente insostenibile (cfr. al riguardo
consid. 2.4). L’assistente sociale ha quantificato in 20 minuti il tempo
supplementare per l’atto ordinario “alzarsi, sedersi, sdraiarsi” così come
previsto dall’allegato IV CIGI punto no. 2. Certo che si tratta di una
direttiva (cfr. consid. 2.5), la cui validità comunque non è stata messa in
discussione. Va poi fatto presente che la valutazione in oggetto è frutto di un’accurata
osservazione sul posto fatta da una persona qualificata. L’assistente sociale
ha spiegato di aver tenuto conto del fatto che la bambina riesce a stare seduta
da sola sul pavimento, ciò che facilita il trasferimento in braccio dal
pavimento al seggiolone, rilevando come tale operazione necessiti di pochi
istanti e vada ripetuta più volte durante il giorno (cfr. annotazioni 21
dicembre 2015 indicate sopra). Pertinentemente l’incaricata si è quindi distanziata
dai 30 transfer giornalieri della durata di 2 - 3 minuti l’uno indicati nella
domanda di prestazioni, poi aumentati, per quel che concerne il periodo prima
del maggio 2015, a 50 di 2,5 minuti cadauno in sede di osservazioni al progetto
di decisione e di ricorso. 

                                         Infine, va ricordato che, contrariamente
a quanto sostenuto in sede di replica, l’assistente sociale ha poi tenuto conto
del programma di rafforzamento e di miglioramento della capacità mediante
l’utilizzo del mezzo ausiliario NF Walker (cfr. punto n. 3.2.3 dell’inchiesta).

 

                                         Per questi motivi, non vi
è ragione di non confermare i tempi supplementari di cure intensive
riconosciute in sede amministrativa. 

                                         

                             2.10.   In conclusione, richiamati i
considerandi 2.8 e 2.9, la decisione contestata merita conferma, mentre il
ricorso va respinto.

 

                             2.11.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L'entità delle spese è
determinata fra fr. 200.- e fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile
2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’assicurata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese per complessivi
fr. 500.-- sono a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti