# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4aeb7748-0f21-551b-89b8-bdf4aef3bae5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-11-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.11.2010 D-7950/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7950-2010_2010-11-19.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7950/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 9  n o v e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione di Bendicht Tellenbach, giudice;
cancelliere Andrea Pedrazzini.

A._______, nato il (...),
Georgia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'8 novembre 2010 / N (…).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7950/2010

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data 
22 ottobre 2010 in Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione  del  27  ottobre  2010  (di  seguito:  verbale  1)  e 
dell'8 novembre 2010 (di seguito: verbale 2),

il  verbale  della  decisione  dell'UFM dell'8  novembre  2010,  notificata 
oralmente all'interessato lo stesso giorno (cfr. risultanze processuali),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 12 novembre 2010 (cfr. timbro del  
plico raccomandato),

la  copia  dell'incarto  dell'UFM,  pervenuta  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  in  data 
15 novembre 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del  
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla legge del 17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale 
federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  LTAF,  nonché 
art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cpv. 1 LTF),

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che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai  
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa,

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e 
all'art. 52 PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato ha dichiarato di essere cittadino georgiano, di essere nato 
a B._______ (Georgia) e, prima dell'espatrio, di avere avuto il domicilio 
a C._______ (Georgia),

che  dal  (...) al  (…)  avrebbe  abitato  a  D._______  (Russia),  dove 
avrebbe lavorato come (...) in un (...),

che  egli  ha  dichiarato  di  avere  lasciato  il  suo  Paese  d'origine  per 
sottrarsi  alle  minacce di  morte  subite  da parte  di  sconosciuti  –  che 
crede essere dei collaboratori di polizia o dei servizi di sicurezza – in 
quanto sarebbe attivista e membro del partito laburista georgiano; che, 
una sera, tra il  (...) e il  (...), verso le (...), questi ultimi avrebbero fatto 
irruzione in casa sua, avrebbero preso diversi documenti, l'avrebbero 
costretto  a  salire  nella  loro  auto,  l'avrebbero  portato  in  un  parco, 
picchiato per mezz'ora circa e gli  avrebbero detto di smettere di fare 
politica  e  di  lasciare  la  Georgia; che,  infine,   l'avrebbero riportato  a 
casa,

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che,  da  C._______  a  E._______,  l'interessato  avrebbe  viaggiato  in 
autobus, con il suo passaporto; che, in seguito, avrebbe proseguito in 
TIR e sarebbe giunto in Svizzera, a F._______, senza passaporto, in 
quanto glielo avrebbe ritirato il passatore e senza subire controlli,

che  l'UFM  ha  considerato,  da  un  lato,  che  il  richiedente  non  ha 
consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia  d'asilo  nessun 
documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  entro  le  48  ore;  che, 
dall'altro  lato,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  
previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi sarebbe realizzata nel caso di specie,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Georgia  siccome  lecita, 
esigibile e possibile,

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  la  decisione  dell'UFM, 
sostenendo che vi  sarebbero nel  suo caso dei  motivi  giustificanti  la  
mancata presentazione dei documenti  d'identità,  per i  quali  l'autorità 
inferiore avrebbe dovuto entrare nel merito della sua domanda d'asilo, 
e che la decisione qui impugnata dovrebbe essere annullata; che, in 
particolare, egli sostiene che il suo certificato di nascita e la sua carta 
d'identità sarebbero stati sequestrati dai suoi persecutori e che il suo 
passaporto  sarebbe  stato  trattenuto  dal  suo  passatore;  che,  inoltre, 
non  avrebbe  avuto  modo  di  procurarsi  dei  documenti  d'identità  nel 
brevissimo  termine  concessogli  dall'UFM;  che,  inoltre,  il  ricorrente 
contesta che non ricorrano i presupposti dell'art.  32 cpv. 3 lett. c LAsi 
nella  fattispecie  circa  la  necessità  di  ulteriori  chiarimenti  per 
l'accertamento  della  qualità  di  rifugiato  o  dell'esistenza  di  un 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento:  che,  difatti,  egli 
sarebbe  stato  costretto  all'espatrio,  perché  minacciato  dai  servizi 
segreti georgiani a causa delle sue attività politiche,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto  l'annullamento  della 
decisione impugnata, la trasmissione degli atti all'autorità inferiore per  
una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda  d'asilo,  la 
concessione  dell'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
di  dispensa  dal  versamento  di  un  anticipo  corrispondente  alle 
presumibili spese processuali,

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che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6),

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i citati criteri,

che,  in  merito  all'asserito  viaggio  intrapreso  dalla  Georgia,  il  suo 
racconto è molto vago e, quindi, poco realistico; che, infatti,  egli  non 
ha saputo indicare nessuno dei  Paesi attraversati,  affemando di  non 
saperne  nulla,  in  quanto  viaggiava  in  mezzo  alle  casse;  che  ha 
dichiarato di non essere mai uscito dal TIR, per precisare subito dopo 
che detto TIR si fermava solo di notte per i bisogni corporali, ma nei  
pressi dei boschi, senza poter indicare dove; che non ha saputo dire 
che  cosa  trasportava  il  TIR;  che  ha  affermato  di  non  conoscere  la 
targa del TIR; che, infine, è inverosimile che l'insorgente abbia potuto 
entrare  nello  spazio  Schengen  senza  subire  alcun  controllo  o, 
perlomeno, senza rendersi  conto se il  TIR su cui viaggiava sia stato 
fermato per un controllo,

che, in merito al  possesso di  documenti,  quanto detto dal  ricorrente 
presenta  delle  contraddizioni;  che,  segnatamente,  ha  dapprima 

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affermato di  non aver mai  posseduto una carta d'identità  e che non 
l'avrebbe  mai  richiesta,  poiché  non  voleva  avere  a  che  fare  con  il  
governo  (cfr. verbale 1,  pag.  4);  che,  peraltro,  egli  ha  richiesto  ed 
ottenuto un passaporto nel (...) (cfr. ibidem); che, invitato a chiarire tale 
contraddizione, si è limitato a dire: "Ah, si è vero..." (cfr. ibidem); che, 
inoltre,  ha  affermato  che  i  suoi  aggressori,  la  sera in  cui  sarebbero 
andati a casa sua, avrebbero preso la sua carta d'identità (cfr. verbale 
2,  pag. 8,  D70); che, confrontato a quest'ulteriore contraddizione, ha 
spiegato  che  si  sarebbe  trattato  della  vecchia  carta  d'identità  del 
periodo in cui prestava servizio di leva (cfr. verbale 2, pag. 8, D71),

che, inoltre, non risulta che l'insorgente abbia effettuato seri e concreti  
sforzi  che avrebbero potuto  avere  un esito  favorevole  per  l'invio  dei 
suoi  documenti,  ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della 
dissimulazione dei documenti da parte sua, ritenuto che, di regola, chi  
ne  è  già  in  possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende 
alcunché di concreto per procurarsene di nuovi,

che, vista l'inverosimiglianza, nonché l'inconsistenza ed inattendibilità 
delle  sue  dichiarazioni  circa  il  possesso  di  documenti  d'identità,  v'è 
ragione di concludere che egli dissimuli i suoi documenti d'identità per 
i bisogni della causa,

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi,  
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità  
di rifugiato del richiedente,

che non si entra nel merito di una domanda d'asilo allorquando sulla 
base di  un esame sommario è riconoscibile  che il  richiedente l'asilo 
non  adempie  manifestamente  la  qualità  di  rifugiato:  che  ciò  può 
risultare  sia  dalla  manifesta  inconsistenza  sia  dalla  manifesta 
irrilevanza dei motivi  d'asilo addotti;  che la manifesta irrilevanza può 
altresì  risultare  dalla  palese assenza  di  una sufficiente  intensità  dei 
pregiudizi, dall'inattualità degli stessi nonché dall'evidente esistenza di 
un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle  persecuzioni  statali  oppure  di 

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un'appropriata  protezione  statale  contro  l'agire  illegittimo  di  terzi 
(DTAF 2007/8, consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel  
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti, le allegazioni decisive in materia d'asilo si esauriscono in  
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che,  a  titolo  di  esempio,  il  ricorrente  si  è  contraddetto  su  elementi 
centrali  della  sua  domanda  d'asilo;  che,  segnatamente,  le  elezioni 
comunali  cui  fa  riferimento  si  sarebbero  tenute  nel  maggio  2010 
(cfr. verbale  1,  pag.  5),  oppure  nel  maggio 2009  (cfr.  verbale  2, 
pag. 3, D11); che, la sezione del partito laburista, di cui avrebbe fatto  
parte,  sarebbe  stata  composta  da  quattro  membri  (cfr.  verbale  1, 
pag. 6),  rispettivamente  da  tre  membri  (cfr. verbale  2,  pag. 5,  D35); 
che, l'autista l'avrebbe picchiato con un bastone (cfr. verbale 1, pag. 6) 
o  con  una  mazza  da  baseball  (cfr.  verbale  2,  pag.  9,  D82);  che 
l'automobile con cui sarebbe stato rapito sarebbe stata una Mercedes 
di  colore  argento  (cfr. verbale  1,  pag.  5),  rispettivamente,  una 
Mercedes  nera  (cfr.  verbale  2,  pag.  7,  D65);  che,  in  seguito 
all'aggressione, sarebbe andato a vivere da amici, rispettivamente da 
membri  del  suo partito,  a  C._______(cfr. verbale  1,  pag. 7),  per  poi 
subito negarlo (cfr. verbale 1,  pag. 7); che, invece, nell'audizione sui 
motivi d'asilo ha affermato di essere stato da un suo amico, nella città 
di G._______ (cfr. verbale 2, pag. 12, D113), per poi successivamente 
asserire di  essere  stato  sia  da un amico che da membri  del  partito 
(cfr. verbale 2, pag. 12, D117),

che su un elemento centrale del suo racconto è stato oltremodo vago: 
che,  segnatamente,  ha  dapprima  affermato  che  l'episodio 
dell'aggressione da parte dei quattro sconosciuti, sarebbe avvenuta il  
(...) (cfr.  verbale  1,  pag.  5)  per  poi  dichiarare  di  non  ricordare  con 
esattezza, ma che sarebbe avvenuta tra il  (...) e il  (...) (cfr. verbale 2, 
pag.  7,  D53  e  D55);  che  non  è  concepibile  che  dopo  soltanto  una 
decina di giorni, trascorsi tra le due audizioni, abbia dimenticato una 
data così importante,

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che, infine, non è credibile che, minacciato di morte, il ricorrente abbia 
aspettato ben cinque mesi prima di espatriare,

che,  pertanto,  le  dichiarazioni  del  ricorrente  a  sostegno  della  sua 
domanda non sono verosimili,

che,  nel  gravame,  l'insorgente  non  si  è  espresso  sulle  singole 
incongruenze riscontrare nel suo racconto dall'autorità inferiore e non 
ha  fornito  alcun  argomento  atto  a  confutare  la  conclusione 
d'inverosimiglianza  a  cui  è  giunta  quest'ultima  nel  provvedimento 
impugnato,  limitandosi  a  dichiarare,  in  modo  succinto,  che  il  suo 
racconto  dovrebbe  essere  considerato  verosimile,  in  quanto, 
complessivamente,  gli  elementi  di  verosimiglianza  prevarrebbero  su 
quelli di senso opposto,

che,  considerata  l'evocata  inverosimiglianza  delle  dichiarazioni  rese 
dal ricorrente a sostegno della sua domanda d'asilo, non v'è motivo di 
ritenere  che  egli  non  possa  ottenere  in  Patria,  se  opportunamente 
sollecitata,  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire 
illegittimo di terzi nei suoi confronti,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che,  pertanto,  non  risultano  elementi  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità  di  ulteriori 
accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato 
dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto di vista dell'ammissibilità (cfr. DTAF 2009/50 consid. 8),

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento  del  ricorrente in  Georgia possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 

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(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  pregiudiziali 
dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311];  Giurisprudenza  ed 
informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili  all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  dopo 
l'armistizio del 12 agosto 2008, negoziato tramite l'Unione europea, da 
Russia  e  Georgia,  in  quest'ultimo  Paese  non  vige  attualmente  una 
situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale,

che,  in  merito  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  ha  una 
formazione quale  (...), vanta un'esperienza professionale quale  (...) e 

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come  (...) (cfr. verbale  1,  pag. 2);  che dispone  in  Patria  di  una rete 
famigliare,  costituita  da  (...),  uno  (...),  uno  (...) e  diversi  (...) 
(cfr. verbale 1, pag. 3); che, inoltre, avendo vissuto in Patria la maggior 
parte della  sua vita non vi  è motivo di  ritenere che il  ricorrente non 
disponga di una rete sociale ancor più vasta,

che l'insorgente non ha, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi  
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24), senza che ad un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art.  83  cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(cfr.  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg.  513-515);  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi)  dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura le spese processuali,  di  CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

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D-7950/2010

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Il succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro 
un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
Chiasso (Raccomandata; allegato: bollettino di pagamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di Chiasso (via fax, per 
l'incarto N [...], con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente e 
di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- H._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione:

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