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**Case Identifier:** ed5adbce-2a10-5181-843d-b5ea88e0ccc2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-09-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.09.2009 D-4495/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4495-2009_2009-09-04.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4495/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  4  s e t t e m b r e  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Bruno Huber;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, dichiaratosi nato il (...),
Iraq,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'8 luglio 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4495/2009

Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato il 27 maggio 2009 
in Svizzera, 

il  verbale  d'audizione  del  9 giugno 2009  (audizione  sommaria  al 
Centro di registrazione e di procedura di Chiasso [di seguito: Centro]) 
in cui il richiedente ha dichiarato di essere cittadino iracheno, nato il 
(...) a B._______ (Duhok), 

l'esame  radiologico  della  mano  (esame  osseo)  a  cui  il  ricorrente  è 
stato sottoposto in data (...) e il relativo rapporto (cfr. agli atti A 5/1), 

il  secondo  verbale  d'audizione  del  9 giugno 2009,  in  occasione  del 
quale  al  richiedente  è  stato  conferito  il  diritto  di  essere  sentito  sul 
risultato  dell'esame  osseo  nonché  in  merito  all'applicazione  dell'art. 
32 cpv. 2  lett. b  della  legge  sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi,  RS 
142.31), 

la  decisione  dell'UFM  dell'8 luglio 2009,  notificata  all'interessato  il 
giorno seguente (cfr. risultanze processuali), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 13 luglio 2009 (cfr. timbro del plico 
raccomandato)  e,  contestualmente,  la  domanda  d'esenzione  dal 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali,

la  decisione  incidentale  del  17 luglio 2009,  con  la  quale  il  Tribunale 
amministrativo federale (TAF) ha concesso l'esenzione dal pagamento 
dell'anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali  e,  nel 
contempo, ha invitato l'autorità inferiore a presentare una risposta al 
ricorso, 

le osservazioni del 30 luglio 2009, mediante le quali l'UFM ha proposto 
la reiezione del gravame, 

la rinuncia del ricorrente ad introdurre un eventuale atto di replica, 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

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e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS 172.021), 
dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  LAsi  non  prevede 
altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
all'art. 52 PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 
sentenza va redatta in italiano,

che,  nell'ambito  dell'audizione  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato  ha  dichiarato  di  avere  14  anni  e  un  mese  e  di  essere 
espatriato da B._______, nella provincia di Duhok, il mese di (...) 2009 
per sfuggire alla sua difficile situazione, dovuta alla povertà e per poter 
lavorare, studiare e vivere in sicurezza (cfr. verbale d'audizione [1] del 
9 giugno 2009 pagg. 7-9), 

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che, il 22 giugno 2009, il richiedente ha presentato la fotocopia di un 
documento presentato come la sua carta d'identità (cfr. agli atti), 

che,  nella  decisione  dell'8 luglio 2009,  l'UFM  ha  ritenuto  che  il 
richiedente  ha ingannato  le  autorità  svizzere  in  materia  d'asilo  sulla 
propria identità ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che, infatti, dalle 
risultanze dell'esame osseo, sarebbe emerso che egli avrebbe un'età 
superiore  ai  18  anni,  diversa  da  quella  dichiarata;  che,  inoltre,  il 
richiedente non avrebbe consegnato alcun documento in originale atto 
a dimostrare l'età allegata,  bensì  una fotocopia della  carta d'identità 
sulla quale non è visibile la persona raffigurata; che il medesimo non 
avrebbe peraltro fornito alcuna spiegazione plausibile circa la sua età 
e  circa  l'assenza  di  documenti,  limitandosi  ad  affermazioni 
stereotipate, nonché affermando che avrebbe portato al più presto la 
sua carta d'identità in originale; che, in aggiunta, l'UFM ha considerato 
che, non avendo il richiedente reso verosimile la sua minore età alla 
luce degli  elementi  evocati,  egli  non potrebbe prevalersi  delle regole 
specifiche  della  procedura  dei  minorenni  non  accompagnati;  che, 
infine, né la situazione politica e economica del Paese d'origine (Iraq, 
regione di Dohuk), né altri motivi relativi alla situazione personale del 
ricorrente  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico  si  opporrebbero 
all'esecuzione del suo allontanamento, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento  dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Iraq siccome lecita, esigibile e 
possibile,

che, al momento della notifica della suddetta decisione, il ricorrente ha 
esibito  un  documento  presentato  come  la  sua  carta  d'identità  in 
originale;  che  l'UFM  glielo  ha  riconsegnato  immediatamente,  per 
poterlo eventualmente esibire in sede di ricorso (cfr. agli atti A 17/1), 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  ha  ribadito  l'età  e  la  data  di  nascita 
dichiarata,  nonché  la  veridicità  delle  sue  allegazioni;  che  egli  ha 
contestato  la  decisione  di  non  entrata  nel  merito  dell'UFM,  facendo 
valere che la stessa sarebbe infondata e immotivata, in quanto detto 
Ufficio  non  avrebbe  accennato  nella  decisione  impugnata  al 
documento che era a sua disposizione e che il ricorrente gli avrebbe 
consegnato  già  dopo  lo  svolgimento  della  sua  audizione  e  che  gli 
sarebbe stato restituito  contestualmente alla  notifica della  decisione; 

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che l'autore del gravame ha infine addotto che il  suo rinvio in Patria 
sarebbe  inesigibile,  a  causa  della  situazione  in  Iraq  che,  anche  al 
Nord, rimarrebbe ancora gravemente precaria e lo esporrebbe a gravi 
rischi per la sua vita ed il suo futuro, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti 
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda  d'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'asilo  o 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali,

che,  nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM  ha  proposto  la  reiezione  del 
gravame, in sostanza per i motivi indicati nel provvedimento litigioso; 
che,  in  aggiunta,  detto Ufficio  ha sottolineato che il  nuovo mezzo di 
prova presentato (la carta d'identità) risulta di dubbia autenticità; che, 
di  conseguenza,  la  presentazione  di  tale  documento  non 
modificherebbe la conclusione secondo cui la minor età del ricorrente 
sarebbe inverosimile e secondo cui egli avrebbe ingannato le autorità 
svizzere sulla sua identità, 

che giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi,  non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  inganna  le  autorità  sulla  propria 
identità e tale fatto è stabilito dai risultati  dell'esame dattiloscopico o 
da altri mezzi di prova,

che, giusta l'art. 1a let. a dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 sull'asilo 
relativa  a  questioni  procedurali  (OAsi  1,  RS  142.311),  per  identità 
s'intende cognome, nome, cittadinanza, etnia, data di nascita, luogo di 
nascita e sesso (cfr. GICRA 2001 n. 27 consid. 5e/cc pag. 210), 

che l'art. 32 al. 2 let. b LAsi implica che il  ricorrente abbia ingannato 
sulla propria identità le autorità svizzere competenti in materia d'asilo, 
e  non  un  altra  autorità  svizzera  o  straniera;  che  tale  norma 
presuppone,  inoltre,  che  incombe  alle  autorità  svizzere  in  materia 
d'asilo di apportare la prova dell'inganno (GICRA 2003 n. 27 consid. 2 
pag. 176; GICRA 2000 n. 19 consid. 8b pag. 188; GICRA 1996 n. 32 
consid. 3a pag. 303), 

che  la  prova  dell'inganno  sull'identità  può  essere  apportata  non 
soltanto  in  base  all'esame  dattiloscopico,  bensì  per  il  tramite  di 

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testimonianze concordanti o di altri mezzi di prova, quali in particolare 
le  analisi  scientifiche  condotte  dall'UFM  (cfr.  GICRA  2004 
n. 4 consid. 4d pag. 29; GICRA 1999 n. 19 consid. 3d pag. 125), 

che  l'esame  radiologico  della  mano  (esame  osseo)  rientra,  a 
determinate condizioni, nella categoria di "altri mezzi di prova", previsti 
all'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  suscettibili  di  dimostrare  un  inganno 
sull'identità ai sensi della citata norma (cfr. GICRA 2005 n. 16 consid. 
2.3  pag. 143; GICRA 2004 n. 31 consid. 4.2  pag. 221); che l'esame 
osseo, al quale procede l'UFM, consiste nella radiografia della mano 
sinistra  del  richiedente  l'asilo  (cfr.  GICRA  2000  n. 19 consid. 5 
pag. 182), 

che,  tuttavia,  l'esame  osseo  permette  unicamente  di  dimostrare 
l'esistenza di  un  inganno dell'identità,  senza riuscire  a  stabilire  l'età 
esatta  di  una  persona;  che,  infatti,  da  tale  esame  non  è  possibile 
concludere,  in  maniera  affidabile,  se  il  richiedente  sia  o  meno 
maggiorenne (cfr. GICRA 2005 n. 16 consid. 2.3 pag. 143), 

che,  di  principio,  l'esistenza  di  un  inganno  sull'identità  è  ammessa 
allorquando, dall'esame radiologico della mano (esame osseo), risulta 
una differenza maggiore a tre anni tra l'età dichiarata e l'età ossea (cfr. 
GICRA 2001 n. 23 consid. 4c pag. 186); che per contro, una differenza 
tra due anni e mezzo e tre anni è stata considerata nella norma, ciò 
che  non  ha  permesso  di  comprovare  l'esistenza  di  un  inganno 
all'identità  (cfr. GICRA 2001 n. 23 consid. 4c  pag. 186; GICRA 2000 
n. 28 consid. 5a pag. 242; GICRA 2000 n. 19 consid. 7c pag. 186), 

che  i  referti  radiologici  delle  ossa  costituiscono  delle  informazioni 
scritte ai sensi dell'art. 12 lett. c PA e dell'art. 49 della legge federale 
del 4 dicembre 1947 di procedura civile (PC, RS 273), il cui contenuto 
deve soddisfare determinate esigenze minime; che la comunicazione 
dei  risultati  di  un referto radiologico deve indicare, segnatamente, la 
qualifica  del  medico  esaminatore,  l'identità  dell'esaminando  e  le 
segnalate malattie e particolari condizioni di vita, il metodo dell'analisi 
adottato, la descrizione degli accertamenti effettuati e delle conclusioni 
tratte  dall'esaminatore;  che,  in  tale  forma,  la  comunicazione  va 
sottoposta alla parte affinché possa esprimersi in merito (GICRA 2004 
n. 31 consid. 5, 6 e 7 pagg. 222-226), 

che,  nella  fattispecie,  il  ricorrente,  al  momento  della  presentazione 
della  sua  domanda  d'asilo,  ha  dichiarato  di  essere  nato  il  (...)  e  di 

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avere quindi 14 anni rispettivamente 14 anni e un mese (cfr. verbale 
d'audizione [1] del 9 giugno 2009 pagg. 1 e 8); che, per contro, l'esame 
radiologico della mano, a cui è stato sottoposto il (...), ha stabilito che 
l'insorgente  ha  un  età  ossea  superiore  ai  18  anni  (cfr.  rapporto 
dell'esame radiologico della mano del [...]), 

che,  di  conseguenza,  l'età  dichiarata  dal  ricorrente  non  corrisponde 
manifestamente  all'età  ossea  stabilita;  quest'ultima,  infatti,  si 
differenzia  significatamente  dall'età  dichiarata  di  ben  quattro  anni 
almeno, 

che,  pertanto,  alla  luce  delle  suesposte  risultanze  processuali  e  in 
considerazione  dell'evocata  giurisprundenza  -  secondo  la  quale 
l'inganno sull'identità è ammesso quando, dall'esame radiologico della 
mano (esame osseo),  risulta  una differenza maggiore a  tre  anni  tra 
l'età dichiarata e l'età ossea (cfr. GICRA 2001 n. 23 consid. 4c  pag. 
186) -  il  ricorrente ha effettivamente ingannato sulla propria identità, 
come ha rettamente ritenuto l'UFM, 

che,  concessogli  il  diritto  di  essere  sentito  in  merito  all'applicazione 
dell'art.  32  cpv. 2  lett.  b  LAsi,  e  meglio  sulle  divergenze  tra  le  sue 
dichiarazioni  e  la  constatazione  derivante  dall'esame  osseo,  il 
ricorrente ha ribadito  di  essere  nato il  (...),  affermando che avrebbe 
dimostrato  la  sua  età  portando  il  più  presto  possibile  la  sua  carta 
d'identità (cfr. verbale d'audizione [2] del 9 giugno 2009), 

che, innanzitutto, la comunicazione del risultato del referto radiologico 
è  stata  effettuata  conformemente  alle  esigenze  minime  poste  dalla 
giurisprudenza sopraevocata,  ciò  che,  del  resto,  il  ricorrente  non ha 
contestato, 

che il documento presentato come la sua carta d'identità in originale, 
esibito dal ricorrente in sede di ricorso, non costituisce un documento 
atto  a  identificare  la  sua  vera  età,  nonché  identità;  che,  infatti, 
l'autenticità di tale documento è manifestamente dubbia; che, come già 
rettamente  rilevato  dall'UFM  in  sede  di  risposta  al  ricorso,  la  carta 
d'identità presenta sul retro dei tratti neri, in particolare sul lato destro, 
i quali dimostrano, senza equivoci, che si tratta di una fotocopia; che, 
inoltre, questo lato del documento non si presenta diritto, a comprova 
che si tratta di una tessera tagliata manualmente e in modo irregolare 
e non di una tessera standard, come dovrebbe essere quella di una 
vera  carta  d'dentità;  che,  infine,  in  aggiunta  a  quanto  dichiarato 

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dall'autorità inferiore, le iscrizioni dei dati personali del ricorrente sono 
state  effettivamente  apposte  in  un  secondo  momento  sulla  tessera 
prestampata,  nonché sul  timbro già evidentemente presente; che,  di 
conseguenza,  il  documento  presentato  dal  ricorrente  come  la  sua 
carta di identità in originale, nulla prova circa l'età dichiarata; che v'è 
peranto ragione di confermare che il ricorrente ha ingannato sulla sua 
identità, 

che, d'altronde, non corrispondono al vero e pertanto non soccorrono 
l'insorgente  le  allegazioni  ricorsuali,  secondo  le  quali  l'UFM  nella 
decisione impugnata non avrebbe accennato al suddetto documento, il 
quale  sarebbe  già  stato  a  sua  disposizione  al  momento  della 
redazione  della  decisione,  in  quanto  il  ricorrente  glielo  avrebbe 
consegnato dopo l'audizione (cfr. ricorso pag. 2); che infatti, dagli atti, 
risulta che l'insorgente ha consegnato il documento presentato come 
l'originale della sua carta d'identità solo al momento della notifica della 
decisione (cfr. A 17/1); che di conseguenza le censure dell'insorgente 
sono  manifestamente  temerarie  e  rasentano  l'abuso  processuale, 
tanto più alla luce dei forti  e manifesti  dubbi circa l'autententicità del 
documento, 

che, in virtù di quanto precede, ne discende che l’UFM ha rettamente 
considerato  siccome adempiti  i  presupposti  per  la  pronuncia  di  una 
decisione  di  non  entrata  nel  merito  ai  sensi  dell’art. 
32 cpv. 2 lett. b LAsi per inganno sull'identità sulla base delle risutanze 
dell'esame osseo, 

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata, 

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

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che  è  incontestato  che  il  ricorrente  è  cittadino  iracheno,  d'origine 
curda, proveniente dalla provincia di Duhok (cfr. verbale d'audizione [1] 
del 9 giugno 2009 pagg. 1-2), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento  del  ricorrente  nel  nord  dell'Iraq 
possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., 
RS  0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art. 
83 cpv. 3 LStr  o  esporre  il  ricorrente  in  patria  al  rischio  reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv. tortura,  RS 0.105);  che,  in 
particolare,  le  forze  dell'ordine  e  le  autorità  giudiziarie  delle  tre 
province curde del nord dell'Iraq - fra cui Dohuk, dove il  ricorrente è 
nato ed ha vissuto dalla sua nascita fino al suo espatrio (cfr. verbale 
d'audizione [1]  del  9 giugno 2009 pagg. 1-2)  -  hanno, di  principio, la 
capacità  e  la  volontà  di  garantire  agli  abitanti  delle  tre  province  la 
protezione dalle persecuzioni (DTAF 2008/4 consid. 6); che il ricorrente 
si limita a mere congetture di parte circa l'esposizione a rischi per la 
sua vita, in caso di rientro in Patria (cfr. ricorso pag. 2), 

che  pertanto  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  è 
ammissibile, 

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all'art. 83 cpv. 4 LStr, da un lato, in merito allo stato della 
sicurezza in  Iraq,  nelle  tre  province curde nel  nord dell'Iraq (Dohuk, 
Erbil e Suleimaniya) non vige, al momento, una situazione di violenza 
generalizzata  e  la  situazione  politica  non  è  talmente  tesa  da 
considerare  un  rimpatrio  come  generalmente  inesigibile;  che 
segnatamente,  lo  stato  della  sicurezza  è  più  stabile  ed  equilibrato 
rispetto  al  resto  del  Paese;  che,  inoltre,  la  situazione  dei  diritti 
dell'uomo è migliore rispetto alle zone nel sud e nel centro dell'Iraq; 
che,  in  particolare,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre 
province  curde  è  esigibile,  di  principio,  per  gli  uomini  curdi,  non 
sposati,  in  buona  salute  e  giovani,  a  condizione  che  la  persona 
interessata  sia  originaria  della  regione  o  vi  abbia  vissuto  un  lungo 

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periodo e disponga di una rete sociale, segnatamente famiglia, parenti 
o conoscenti, oppure di relazioni con i partiti al potere (DTAF 2008/5 
consid. 7.5, in particolare 7.5.1 e 7.5.8),

che,  dall'altro,  in  merito  alla  situazione  personale  del  ricorrente, 
nonostante  egli  abbia  ingannato  sulla  sua  identità,  segnatamente, 
avendo dissimulato la sua vera età, dagli atti risulta che egli è giovane, 
celibe  ed  ha  lavorato  quale  (...)  e  (...);  che,  inoltre,  egli  dispone  di 
un'importante  rete  sociale  in  Patria,  dove risiedono i  suoi  genitori,  i 
suoi  fratelli  e  sorelle  nonché  i  suoi  zii  e  zie  con  le  rispettivamente 
famiglie, 

che, il ricorrente non ha altresì preteso nel gravame di soffrire di gravi 
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (v. sulla problematica Giurisprudenza ed informazioni della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  2003 
n. 24), 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Iraq è 
ragionevolmente esigibile,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
il  ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio;  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile, 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata, 

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, 
che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

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D-4495/2009

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM) 
- C._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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