# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 677be51d-d45e-5af3-a1fc-e9e45afc684e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.09.2018 32.2017.205
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-205_2018-09-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.205

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  12 settembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
    

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 novembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 30 ottobre 2017 e 8 novembre 2017 emanate
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, con formazione nel
settore della vendita, è stato posto al beneficio di una mezza rendita
d’invalidità dal 15 gennaio 1991 e di una rendita intera dal 1° luglio 1992 al
31 luglio 1994 (cfr. decisioni 13 gennaio 1995, doc. 22 23 incarto AI). 

 

                                         A seguito di una nuova
domanda di prestazioni, sulla base degli accertamenti medici ed economici
eseguiti, con decisioni del 29 aprile 1999 l’Ufficio AI aveva stabilito il
diritto dell’assicurato ad una rendita intera dal 1° ottobre 1994 (doc. 73 e 74
inc. AI). 

 

                                         Adito dall’assicurato
tramite ricorso, con sentenza 32.1999.58 del 3 agosto 2000 il TCA, riconosciuti
i presupposti per una revisione processuale delle decisioni 13 gennaio 1995, aveva
corretto la decorrenza della prestazione dal 1° agosto 1994.

 

                               1.2.   Nell’aprile 2005 l’Ufficio AI
aveva avviato d’ufficio una revisione della rendita (doc. 114 inc. AI) e dopo
diversi accertamenti di natura medica (tra cui una perizia reumatologica del 29
marzo 2009 a cura del dr. __________) e professionale, con decisione 19
novembre 2009 aveva soppresso la rendita (doc. 173 inc. AI).

 

                                         Contro la succitata
decisione l’assicurato aveva interposto ricorso al TCA, chiedendo in via
principale il rinvio degli atti all’Ufficio AI affinché mettesse in atto
rispettivamente completasse i provvedimenti di reintegrazione professionale e,
in via subordinata, per la determinazione del diritto alla rendita (doc. AI
186).

 

                                        Preso atto, dopo l’intimazione
del ricorso, della disponibilità dell’assicurato di sottoporsi a dei
provvedimenti di reintegrazione professionale, con comunicazione 15 gennaio
2010 l’Ufficio AI aveva rilasciato la garanzia di assunzione delle spese
relative alla prospettata riformazione (doc. 181 incarto AI), riconoscendo, con
provvedimento del 9 febbraio 2010, il diritto alle relative indennità
giornaliere (doc. 185 inc. AI).

 

                                         Di conseguenza, con
decisione 22 aprile 2010, in sostituzione di quella contestata del 19 novembre
2009, l’Ufficio AI aveva ripristinato il diritto alla rendita intera limitandola
sino al 31 marzo 2010 (doc. 190 incarto AI), chiedendo lo stesso giorno al TCA di
stralciare il ricorso essendo lo stesso diventato privo di oggetto (doc. 189
incarto AI). Ricevuta l’adesione dell’assicurato, con decreto del 5 maggio 2010
questa Corte aveva stralciato dai ruoli la causa (inc. n. 32.2010.5).

 

                               1.3.   Avviata una riformazione
professionale complessa (cfr. in tal senso consid. 1.3 – 1.5 della STCA 9
novembre 2016 di cui si parlerà nel prosieguo), ritenuta conclusa dal
consulente in IP, con decisione del 17 giugno 2015, preavvisata il 6 maggio
2015, l’Ufficio AI, procedendo al raffronto dei redditi (fr. 68'941.-- di
reddito da valido; fr. 64’935.-- di reddito da invalido), ha soppresso la
rendita, con effetto dal 1° aprile 2010, presentando l’assicurato un grado
d’invalidità del 6% (doc. 254 incarto AI). 

 

                                         Contro la succitata
decisione l’assicurato ha inoltrato un altro ricorso, parzialmente accolto dal
TCA con sentenza 9 novembre 2016. Confermata la conclusione dei provvedimenti
professionali intrapresi, questo Tribunale, annullata la decisione 17 giugno
2015, ha rinviato gli atti all’Ufficio AI per l’espletamento di accertamenti
medici volti ad aggiornare la situazione valetudinaria, con l’indicazione di
determinarsi successivamente in merito all’eventuale diritto alla rendita (inc.
32.2015.123).

 

                               1.4.   Ritornati gli atti, l’Ufficio
AI ha disposto una perizia pluridisciplinare (reumatologica, neurologica e
psichiatrica) presso il SAM, il quale con rapporto 11 settembre 2017, ritenendo
la situazione reumatologica (unica affezione con rilevante ripercussione sulla
capacità lavorativa) invariata rispetto alla perizia del 29 marzo 2009 del dr. __________,
ha valutato l’assicurato pienamente abile nell’ultima attività svolta di commerciante
ed in attività adatte.

                                         Riprendendo i redditi di
riferimento alla base della decisione del 17 giugno 2015, l’amministrazione ha
fissato un grado d’invalidità del 6%. Di conseguenza con decisione del 30
ottobre 2017, preavvisata il 19 settembre 2017, l’Ufficio AI ha negato il
diritto alla prestazioni, non sussistendo il diritto ad ulteriori provvedimenti
reintegrativi e tantomeno un grado d’invalidità pensionabile, rilevando che, su
richiesta, sarà valutato l’aiuto al collocamento. L’amministrazione ha fatto
presente che anche nell’ipotesi di “ritenere la riduzione di rendimento pari
al 30% determinata in sede di accertamento professionale dal CAP di __________
e avvallato dal medico SMR dr. __________ nella sua annotazione del 04.04.2007”
l’assicurato non presenterebbe un grado d’invalidità pensionabile, esponendo in
seguito i calcoli (doc. 302 incarto AI). 

                                         Nel contempo l’Ufficio AI
ha anche tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.

 

                               1.5.   In data 23 ottobre 2017 l’assicurato
ha chiesto di essere posto durante la procedura amministrativa al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio da parte del suo attuale
avvocato. Con decisione incidentale dell’8 novembre 2017 l’Ufficio AI ha
respinto l’istanza (doc. 306 inc. AI).

 

                               1.6.   Contro le succitate decisioni
del 30 novembre 2017 e 8 novembre 2017 è tempestivamente insorto l’assicurato,
per il tramite dell’avv. RA 1, chiedendo con un unico ricorso il riconoscimento
di un’invalidità del 50% con diritto ad una mezza rendita dal mese successivo
al versamento dell’indennità giornaliera e di essere posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio anche in ambito ricorsuale.

                                         In merito al grado
d’invalidità, facendo riferimento alle osservazioni inoltrate al progetto di
decisione, rileva che gli accertamenti medici hanno evidenziato una situazione
stabile dal 2006 e che pertanto valgono i parametri di calcolo utilizzati prima
dell’inizio dell’iter di riformazione professionale, vale a dire una riduzione dell’abilità
lavorativa in attività adeguate del 30% per motivi medici e del 25% del reddito
da invalido, ciò che giustifica il riconoscimento di una mezza rendita. 

                                         Infine, il ricorrente è
del parere che la presente complessa fattispecie giustifichi il riconoscimento
dell’assistenza giudiziaria in ambito amministrativo. 

 

                               1.7.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso, ribadendo come l’assicurato
non presenti un grado d’invalidità pensionabile sia con una totale abilità in
attività adeguate sia con una riduzione della stessa del 30%, confermando tuttavia
una riduzione del 5% dal reddito da invalido. L’amministrazione sostiene infine
che la procedura amministrativa non presenta particolarità difficoltà
giuridiche e che quindi il patrocinio di una legale non è necessario.

 

                               1.8.   Con scritto 11 gennaio 2018
il ricorrente ha inoltrato delle osservazioni alla risposta di causa, in
particolare sulla valutazione del consulente in IP allegata. 

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se l’assicurato ha diritto o meno ad una rendita.

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n.
46). 

 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).       

 

                                         Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.3.   Per costante giurisprudenza
(cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                        Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

 

                               2.4.   Dal profilo medico, nella
STCA del 9 novembre 2016 questa Corte aveva rilevato:

 

" Nel caso
in esame, per quel che concerne l’aspetto medico, nella decisione contestata
l’amministrazione ha ritenuto l’assicurato abile al 100% in attività semplici e
ripetitive adeguate, prendendo come riferimento la perizia 29 marzo 2006 del
dr. __________ (doc. AI 126).

 

                                         A seguito
dell’osservazione professionale, con annotazioni 4 aprile 2007 il dr. __________
del SMR aveva tuttavia precisato:

 

" In data
19.03.2006, l'A è stato sottoposto a perizia reumatologica presso il Dr __________.
Questo specialista ha ritenuto l'A abile al lavoro nella misura del 100 % con
un rendimento del 100 %, in un lavoro che tenga pienamente conto della capacità
funzionale residua, come da lui descritta, a partire da subito.

 

Dal 22.01.2007 al 16.02.2007, l'A ha beneficiato di un periodo di
accertamento professionale presso il Centro di __________. 

 

Alla luce della valutazione presso il Centro di __________ come
anche sulla base delle osservazioni della consulente in integrazione
professionale, sono del parere di considerare l'A abile nella misura del 70 %,
in attività adatte, come descritte nella valutazione CAP, a decorrere dalla
data d'inizio dell'accertamento professionale, cioè dal 22.01.2007. 

 

Il periodo di accertamento professionale ha dimostrato le reali
capacità lavorative residue di questo A e la conseguente valutazione da parte
del CAP può dunque essere accolta.” (doc. AI 150/1)

 

                                         In sede di risposta,
l’Ufficio AI ha fatto presente che volendo prendere in considerazione una
capacità lavorativa del 70% in attività adeguate, l’assicurato non
presenterebbe un grado d’invalidità pensionabile (cfr. consid. 1.8).

                                         

                                         A seguito del rinvio,
l’Ufficio AI ha ordinato una perizia pluridisciplinare a cura del SAM (Servizio
di accertamento medico). Nel rapporto 11 settembre 2017 i periti, dopo il
consulto reumatologico (dr. med. __________), neurologico (dr. med. __________)
e psichiatrico (dr. med. __________), hanno confermato il carattere non invalidante
delle affezioni neurologiche e l’assenza di un patologia psichiatrica. Dal
punto di vista reumatologico, i periti, accertata come la situazione sia
rimasta invariata rispetto alla perizia 29 marzo 2006 del dr. med. __________, hanno
evidenziato: 

 

" (…) Secondo
il nostro consulente in reumatologia non si giustifica alcuna diminuzione della
capacità lavorativa nell’attività finora svolta anche retroattivamente fino a
oggi. Le limitazioni funzionali sono in parte legate ad un’amplificazione di
sintomi di grado medio. Vi è un’importante discrepanza nella mobilità della
colonna vertebrale quando l’A. si sveste e riveste (mobilità normale) e quando
si valuta la mobilità della colonna nell’ambito dell’esame clinico. L’A. può stare
seduto (come da valutazione a __________) almeno 1½-2  ore senza pause ed in
seguito è richiesta una breve pausa per sgranchirsi e cambiare posizione. È
utile un adattamento ergonomico del posto di lavoro per lavori prolungati alla
scrivania in modo da permettere all’A. di alternare le posizioni. Spostamenti
in automobile sono esigibili. Anche in quanto caso è utile una breve pausa ogni
2 ore per sgranchirsi. L’A. può sollevare fino a 25 kg raramente, fino a 15 kg
spesso e fino a 10 kg molto spesso. Lavori sopra l’altezza delle spalle sono
possibili sono raramente e non oltre alcuni minuti. Movimenti molto ripetitivi
di flessione-estensione o rotazione della colonna vertebrale sono esigibili
solo raramente. (…)” (incarto AI pag. 749)

 

                                         In merito ad attività
adeguate, essi hanno rilevato:

 

" (…) Secondo
il nostro consulente in reumatologia l’A. è in grado di svolgere qualunque
lavoro leggero che rispetti i limiti (limiti che sono “larghi” per la maggior
parte delle attività leggere che corrispondano alla formazione ed al profilo
dell’A.) a tempo pieno e con pieno rendimento.

L’A. può stare seduto (come da valutazione a __________) almeno 1½-2
ore senza pause e in seguito è richiesta una breve pausa per sgranchirsi e
cambiare posizione. E’ utile un adattamento ergonomico del posto di lavoro per
lavori prolungati alla scrivania in modo da permettere all'assicurato di
alternare le posizioni. Spostamenti in automobile sono esigibili. Anche in
questo caso è utile una breve pausa ogni 2 ore per sgranchirsi. L'assicurato può
sollevare fino a 25 kg raramente, fino a 15 kg spesso e fino a 10 kg molto
spesso. Lavori sopra l'altezza delle spalle sono possibili solo raramente e non
oltre alcuni minuti. Movimenti molto ripetitivi di flessione-estensione o
rotazione della colonna vertebrate sono esigibili solo raramente. (…)”  (cfr.
pag. 751 inc. AI)

 

                                         Riguardo all’aspetto
economico, l’Ufficio AI ha ripreso il calcolo dell’invalidità alla base della
decisione 17 giugno 2015, ossia fr. 69'941.-- come reddito da valido e fr.
64’935.-- come reddito da invalido giungendo ad un grado d’invalidità del 6%.

                                         L’amministrazione ha comunque
proceduto anche ad un altro calcolo: ha tenuto conto per la determinazione del
reddito da invalido della riduzione di rendimento della capacità lavorativa
nella misura del 30% determinata in sede di accertamento professionale e avvallato
dal SMR il 4 aprile 2007, riconoscendo un’ulteriore riduzione del 5% per
attività leggere, dal cui raffronto risulta un grado d’invalidità non
pensionabile. 

 

                                         Con il presente ricorso
l’assicurato in sostanza ritiene che vada confermata un’incapacità lavorativa
del 30% in attività adeguate, nonché una riduzione sociale del 25% come del
resto applicato nel calcolo effettuato il 27 giugno 2006 (pag. 292 inc. AI). 

 

                               2.5.   Nell’evenienza concreta va
premesso che la questione medico-teorica non è stata mai oggetto di valutazione
da parte di questo TCA, adito diverse volte in precedenza dall’assicurato.

 

                                         Richiamata la
giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici di cui al consid.
2.3., questo Tribunale non può che confermare la valutazione del SAM, a
conferma della stazionarietà dello stato di salute dell’assicurato dalla
perizia 29 marzo 2006 del dr. med. __________, che ha concluso nel ritenere l’assicurato
abile al 100% nello svolgimento di qualsiasi lavoro leggero rispettoso dei
limiti funzionali esposti. 

                                         

                                         A tal riguardo va in
effetti rilevato che nella decisione 19 novembre 2009 di soppressione della
rendita l’amministrazione aveva considerato una residua abilità del 30% in
attività adeguate (pag. 583 inc. AI). Ciò che è avvenuto anche nella decisione
qui contestata seppur in via eventuale – ma non nella decisione 17 giugno 2015
(doc. 254 inc. AI) – e questo sulla scorta delle annotazioni 4 aprile 2007 del
SMR che, tenuto conto dell’accertamento professionale presso il Centro di __________
(CAP, Centro di accertamento professionale), aveva avvallato una riduzione di rendimento
del 30%, discostandosi quindi dalla perizia 19 marzo 2006 del dr. med. __________
(cfr. consid. 2.4).         

                                         Tuttavia occorre rilevare
che gli effetti dei limiti funzionali accertati non sono rilevanti, tant’è che
nella perizia del SAM, punto no. 9.1.1, si legge che “secondo il nostro consulente
in reumatologia l’A. è in grado di svolgere qualunque lavoro leggero che rispetti
i limiti (limiti che sono molto “larghi” per la maggior parte delle attività
leggere che corrispondono alla formazione ed al profilo dell’A.) a tempo pieno
e con pieno rendimento” (pag. 750 inc. AI). 

                                         Inoltre, come rettamente sottolineato
nella risposta, va evidenziato che questo TCA nella STCA 32.2012.29 del 18
giugno 2012, ha fatto propria la giurisprudenza federale secondo la quale “i
dati medici consentono un apprezzamento più oggettivo del caso e hanno di
principio la priorità sulle constatazioni fatte durante uno stage di
osservazione professionale, le quali sono suscettibili di essere influenzate da
elementi soggettivi legati al comportamento della persona assicurata durante lo
stage (cfr. STF 9C_854/2010 del 30 dicembre 2010 consid. 3.2 e STFA I 762/02
del 6 maggio 2003 consid. 2).

 

                                         In questa circostanze,
secondo il TCA prevale la valutazione medico-teorica del SAM, a conferma della
perizia del dr. med. __________.

 

                               2.6.   Occorre ora procedere alla
graduazione dell’invalidità mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3), il
cui calcolo è stato esposto nella decisione impugnata.

 

                            2.6.1.   Secondo giurisprudenza,
riassunta nella STF 9_501/2013 del 28 novembre 2013, per determinare il reddito
ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire
quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado di verosimiglianza
preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue capacità professionali
e delle circostanze personali. Tale reddito dev'essere determinato il più
concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona
assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguandolo
all'evoluzione dei salari. Soltanto in presenza di circostanze particolari ci
si potrà scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici risultanti
dall'ISS (v. DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora
dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale
dell'assicurato o se l'ultimo salario da lui percepito non corrisponde
manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni
verosimiglianza in qualità di persona valida; per esempio se l'assicurato, prima
di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro, si trovava in
disoccupazione o aveva già delle difficoltà professionali a causa del deterioramento
progressivo del suo stato di salute o ancora percepiva una remunerazione inferiore
alle usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione
in cui il posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del
danno alla salute non esiste più al momento determinante della valutazione
dell'invalidità (DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; cfr. STF 9C_416/2010 del
26 gennaio 2011 consid. 3.2).

 

                                         Nel caso in esame, l’Ufficio
AI ha determinato il reddito da valido, rimasto incontestato, prendendo come
base di calcolo il salario riferito all’anno 1996 di fr. 56'212.-- determinato
nel rapporto 31 luglio 2009 dal consulente IP (doc. 167 inc. AI), dato aggiornato
a fr. 68'941.-- (2013), 69’477.-- (2014) e fr. 69'732.-- (2015) (cfr. tabella
di calcolo 13 settembre 2017 a pag. 792). Tale base di calcolo è stata
utilizzata anche nelle decisioni del 19 novembre 2009 e del 17 giugno 2015.

                                                                                

                            2.6.2.   Per quel che concerne il
reddito da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare
perché l'assicurato non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile,
il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione
globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle
varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre,
chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima
che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza
valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta Corte ha stabilito
che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche
concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

                                         Se una persona assicurata,
per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito considerevolmente
inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente accontentata, si
procede in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone. In
pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido
aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure
facendo capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito da
invalido mediante una riduzione adeguata del valore statistico. In una seconda
fase, occorre esaminare la questione di una deduzione dal reddito da invalido
ottenuto sulla base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va tenuto
presente che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver
tenuto conto con il parallelismo dei redditi di raffronto non possono essere
presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per
circostanze personali e professionali (DTF 134 V 322).

 

                                         Quando il reddito da
valido differisce considerevolmente dal salario statistico riconosciuto nello
specifico settore economico, il TF ha nel frattempo stabilito, anche in casi
ticinesi (cfr. ad esempio sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che
se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario
statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai
sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 pag. 325 e può giustificare - soddisfatte
le ulteriori condizioni - un parallelismo dei redditi di paragone, fermo
restando però che questo parallelismo si effettua soltanto per la parte
percentuale eccedente la soglia del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15
gennaio 2010 consid. 5.5).                           

                                         Ritornando
al caso in esame, l’Ufficio AI ha proceduto ad un calcolo alternativo: applicate
le succitate tabelle statistiche (stato 2014), ha tenuto conto di una capacità
lavorativa del 70% e riconosciuto una riduzione del 5% per la necessità di
svolgere unicamente attività leggere, fissando di conseguenza un reddito da
invalido rispettivamente di fr. 43'664.-- per l’anno 2013, fr. 44’191.-- per il
2014, fr. 45'518.--  per il 2015 28’452 (cfr. tabelle di calcolo 13 settembre
2017 pagg. 783 – 791).

                                         Dal
raffronto tra i redditi l’amministrazione ha determinato un grado d’invalidità del
37% (per gli anni 2013) e del 36% (2014, 2015). 

 

                                         Con
il presente ricorso l’assicurato, oltre a far valere un 70% di abilità
lavorativa, contesta la deduzione del 5%. Rileva che il 27 giugno 2006
l’Ufficio AI, successivamente alla perizia del dr. med. __________, aveva
allestito un calcolo di determinazione del grado d’invalidità concludente per
un grado d’incapacità al guadagno del 39,28%. Da una parte aveva riconosciuto
una totale abilità lavorativa in attività adeguate e dall’altra aveva applicato
una riduzione del reddito da valido del 25% (cfr. doc. AI 129). L’insorgente ritiene
che l’amministrazione non ha motivato l’attuale percentuale di riduzione del
5%, limitandosi, in occasione della risposta di causa al ricorso 16 settembre
2015, a richiamare in generali i dettami giurisprudenziali. Conclude che la
percentuale di riduzione del reddito da invalido richiesta (25%) è giustificata
dalla sua età avanzata (57 anni al momento della decisione contestata), dal
danno alla salute rimasto invariato da 11 e dai quasi 30 anni di inattività.

 

                                         Per quel che concerne il fattore
età avanzata, sebbene viene considerato come un fattore estraneo
all'invalidità, la giurisprudenza riconosce che essa, insieme ad altri fattori
di carattere personale o professionale, può ostare alla realizzazione della
capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro equilibrato per mancanza di
richiesta di tale forza lavoro (sentenza 9C_918/2008 del 28 maggio 2009
consid. 4.2.1 e 4.2.2, anche DTF 132 V 393 consid.
3.2). In che misura l'età influisca sulla possibilità di realizzare la capacità
lavorativa residua non si valuta alla luce di un principio generale, bensì
tenuto conto delle esigenze delle attività di riferimento (sentenza 9C_918/2008
consid. 4.2.2 con riferimenti).

                                         Ad esempio, in una
pronuncia del 22 giugno 2007 (I 359/2006), il Tribunale federale, confermando
la decisione del 10 marzo 2006 del TCA (cfr. inc. 32.2005.100), ha ritenuto
esigibile lo sfruttamento della residua capacità (del 100%) sul mercato
equilibrato del lavoro da parte di un assicurato, 58enne al momento della
decisione dell’amministrazione, dato che dal profilo dell’età non erano
realizzate le condizioni per ammettere una totale incapacità di guadagno per
mancanza di possibilità reale di sfruttarne la residua capacità.

                                         Di analogo tenore anche la
STF 9C 124/2010 concernente un assicurato di 61 anni e mezzo al momento della
decisione. Con tale pronuncia il TF, annullando il giudizio cantonale che aveva
ritenuto che la residua capacità lavorativa dell’assicu-rato non era più
sfruttabile sul mercato del lavoro, ha ritenuto esigibile  lo sfruttamento
della residua capacità sul mercato equilibrato del lavoro sottolineando come il
fattore dell’età    avanzata costituisce essenzialmente “solo” uno dei diversi
fattori personali che influiscono sulle concrete opportunità professionali. Ai
fini dell’esame della sfruttabilità assume un ruolo rilevante la capacità
lavorativa residua, ritenuto come la possibilità di prestare ancora un’attività
a tempo pieno, pur in considerazione di determinate limitazioni funzionali
(segnatamente con riferimento alle attività pesanti o alla posizione da
osservare durante l’attività lavorativa) gioca un ruolo importante nell’esame
della reintegrabilità dell’assicurato. (cfr. anche la STF I 376/ 05 del 5
agosto 2005 concernente un assicurato di 60 anni; STF I 819/04 del 27 maggio
2005 58 anni). 

                                         Tale giurisprudenza è
stata anche confermata nella STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 (assicurato di 59
anni), nella STF I 336/03 dell’8 gennaio 2004 (di 58 anni) e nella STF I 246/02
del 7 novembre 2003 riguardante un assicurato di 58 anni e 10 mesi. Per quanto
riguarda la giurisprudenza del TCA si citino la STCA 32.2012.77 concernente un
assicurato 59 enne, le STCA 32.2007.312 e 32.2006.66 riguardanti un assicurato
di 59 rispettivamente 60 anni. 

 

                                         Ritornando alla fattispecie concreta, il fattore età non costituisce
motivo di riduzione del reddito da invalido. Sulla scorta della succitata
giurisprudenza, questo TCA ritiene che l’assicurato (classe 1960) possa mettere
a frutto la sua residua capacità lavorativa in un mercato equilibrato del
lavoro, tenuto conto che nel momento determinate della decisione contestata egli
ha ancora davanti a sé diversi anni prima del pensionamento. Certo, non si
misconosce che con effetto dal 1° agosto 1994 egli è stato beneficiario di una
rendita intera, la cui procedura di revisione è iniziata nell’aprile 2005, seguita
da un lungo iter di riformazione professionale conclusosi senza alcun
conseguimento di un attestato di capacità. Non va in ogni modo dimenticato che,
viste le limitazioni fisiche di poco rilievo, dal punto di vista medico egli è
stato ritenuto pienamente abile in attività adeguate leggere, motivo per cui le
diverse tipologie di professioni, che non necessitano di una particolare formazione,
elencate nel rapporto 12 dicembre 2017 del consulente IP allegato alla risposta
di causa sono da ritenere esigibili. Riguardo all’affidabilità dell’estensore
del succitato rapporto, l’insorgente ha evidenziato come nella STCA 9 novembre
2016 il suo operato “è stato apertamente stigmatizzato”. In effetti,
questa Corte non aveva condiviso la valutazione conclusiva del consulente IP nel
ritenere l’assicurato “adeguatamente integrato”, ciò che tuttavia egli aveva
ammesso nel rapporto 15 giugno 2015 (cfr. consid. 2.4 pag. 14). Tale
circostanza non è comunque sufficiente per inficiare le attuali conclusioni del
consulente IP in merito all’esigibilità in attività adeguate dell’assicurato. 

 

                                         In merito
alla chiesta riduzione massima del 25% dal reddito da invalido, già sollevata
nel ricorso del 19 agosto 2015 ma non esaminata nella STCA 9 novembre 2016 poiché
in quel momento l’aspetto medico necessitava di approfondimenti, va fatto
presente che tale questione può rimanere aperta. Volendo infatti applicare per
ipotesi di lavoro tale percentuale, il ricorrente non presenterebbe un grado
d’invalidità pensionabile, così come risulta dal calcolo in appresso. Partendo
dal dato statistico relativo all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2014, considerata una capacità
lavorativa del 100% in attività adeguate, tenuto inoltre conto di una media
settimanale di 41,7 ore, risulta un salario statistico di fr. 66'944,94,
aggiornato al 2015 (cfr.
tabella di calcolo 13 settembre 2017 in pag. 783 inc. AI); ridotto del 25% il
reddito ipotetico ammonta a fr. 50'208,70.

                                         Dal
raffronto tra i redditi da valido (fr. 69'732.--) e da invalido (fr. 50'208,70) il grado d’invalidità risulta essere del 28%,
dopo arrotondamento secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121
consid. 3.2).

 

                                         Di
conseguenza l’amministrazione ha rettamente soppresso la rendita con effetto
retroattivo il 1° aprile 2010. Non va dimenticato che con decisione 22
aprile 2010 (che annullava la decisione del 19 novembre 2009) in vista
dell’inizio, a gennaio 2010, della formazione di specialista in finanze e
contabilità, l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una rendita sino al 31
marzo 2010 (fino alla fine del terzo mese civile che segue l’inizio dei
provvedimenti d’accertamento o d’integrazione)(cfr. STCA 9 novembre 2016 consid. 2.7 pag. 20). 

 

                               2.7.   Litigioso infine è il rifiuto
di concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio in ambito
amministrativo richiesta dal legale dell’assicurato in data 23 ottobre 2017 ed oggetto
della decisione incidentale dell’8 novembre 2017. Secondo l’Ufficio AI “l’intervento
del legale (Lei) era finalizzato essenzialmente all’aggiornamento della
situazione medica del suo assistito e questioni economiche di semplice lettura
o già valutato antecedentemente la soppressione della prestazione”, motivo
per cui “l’assicurato era quindi in grado di difendere validamente i propri
interessi senza dover ricorrere ad un rappresentante legale”.

 

                                         L'art. 37 cpv. 1 LPGA,
prevede che la parte può farsi rappresentare, se non deve agire personalmente
(cfr. ad esempio a: sottoporsi ad una perizia medica; DTF 132 V 443), o farsi patrocinare
nella misura in cui l'urgenza di un'inchiesta non lo escluda. Il capoverso 4
recita che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare di
patrocinio gratuito (cfr. DTF 132 V 200).

 

                                         Secondo la dottrina, il
fatto che, rispetto all'art. 61 lett. f LPGA, l'art. 37 cpv. 4 LPGA utilizzi la
formulazione "se le circostanze lo esigono", anziché quella
"se le circostanze lo giustificano", significa che il
legislatore ha inteso riprendere la giurisprudenza secondo la quale, quando il
gratuito patrocinio viene richiesto nella procedura amministrativa, le relative
condizioni devono essere esaminate in maniera rigorosa (Kieser, ATSG Kommentar,
2009, ad art. 37, n. 22, p. 504). 

                                         Per il resto, quali
presupposti del gratuito patrocinio valgono l'indigenza del richiedente, la
necessità del patrocinio e la probabilità di esito favorevole e la
concretizzazione delle singole condizioni ha luogo in analogia con i
corrispondenti criteri applicabili nella procedura giudiziaria ex art. 61 LPGA
(Kieser, op. cit., ad art. 37, n. 23, p. 504).

                                         La necessità di patrocinio
da parte di un legale dipende dalle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, ossia dalla particolarità della norme procedurali applicabili, dalla
complessità delle questioni giuridiche, dalla fattispecie poco chiara, ma anche
dal richiedente. Quest’ultimo, ad esempio, non dev’essere capace di difendere i
propri interessi. Qualora sussiste la minaccia di un intervento particolarmente
grave nello statuto giuridico dell’indigente è di regola data la necessità di
un patrocinio, altrimenti soltanto nei casi in cui oltre alla relativa
complessità della fattispecie si aggiungono anche difficoltà reali e giuridiche
che non possono essere risolte dal richiedente stesso (“Falls ein besonders
starker Eingriff in die Rechtsstellung des Bedürftigen droht, ist die Verbeiständung
grundsätzlich geboten, andernfalls bloss, wenn zur relativen Schwere des Falles
besondere tatsächliche oder rechtliche Schwierigkeiten hinzukommen, denen der
Gesuchsteller auf sich alleine gestellt nicht gewachsen ist. , cfr. DTF 125
V 35 consid. 4b e riferimenti; DTF 119 Ia 265) oppure se
l’assistenza di rappresentanti di associazioni invalidi, assistenti sociali o
altre persone nel settore sociale non può essere presa in considerazione (“Eine anwaltliche Verbeiständung
drängt sich nur in Ausnahmefällen auf, in denen ein Rechtsanwalt beigezogen
wird, weil schwierige rechtliche oder tatsächliche Fragen dies als notwendig
erscheinen lassen und eine Verbeiständung durch Verbandsvertreter, Fürsorger oder
andere Fach- und Vertrauensleute sozialer Institutionen nicht in Betracht
fällt“;  DTF 132 V 201 consid. 4.1 con riferimenti). La
necessità o meno dell’assistenza di un avvocato durante la procedura di
opposizione dipende dunque esclusivamente dal tipo di problematiche che vengono
trattate nella decisione impugnata (cfr. anche STF I 911/06 del 2
febbraio 2007; cfr. anche STF 8C-669/2016 del 7 aprile 2017).

 

                                         Occorre
poi ricordare che il gratuito patrocinio, sia in ambito di procedura ricorsuale
che amministrativa, può essere riconosciuto solo ad avvocato patentato (STFA 2
marzo 2005, I 447/04, consid. 4.2 citata in DTF 132 V 201 consid. 4.2 e DTF 132
V 206 consid. 5.1.4; per quanto riguarda un avvocato non impiegato presso
un’organizzazione riconosciuta di utilità pubblica e non iscritto in un albo cfr.
DTF 132 V 206 consid. 5.1.4 = SVR 2006 IV Nr. 50 pag. 181; giurisprudenza nuovamente
confermata nella STF 8C-399/2007 del 23 aprile 2008). 

 

                                         Nella
presente fattispecie, secondo questa Corte la necessità di un patrocinatore era
(eccezionalmente) data anche in ambito amministrativo. 

                                         Certo, di primo acchito si
può ritenere che, come sostenuto dall’amministrazione, si tratta di un
aggiornamento della situazione medico – economica dovuta alla STCA 9 novembre
2016 di rinvio. Non va tuttavia dimenticato che l’intera vertenza ha avuto
inizio con la proceduta di revisione avviata nell’aprile 2005, per poi
proseguire con un iter di riformazione professionale di lunga durata oggetto di
numerevoli valutazioni di natura economica, senza dimenticare le due procedure
giudiziarie davanti al TCA. L’aggiornamento della situazione richiedeva
comunque la comprensione di questa lunga e complessa vertenza. 

                                         In queste circostanze è a torto che l’Ufficio AI ha ritenuto non necessario o perlomeno non
indicato l’intervento di un avvocato, potendo l’assicurato fare capo ad un
assistente sociale oppure a qualsiasi altra persona qualificata attiva nel
settore sociale (cfr. risposta di causa). 

                                      

                                         Per quanto
riguarda gli altri presupposti, non analizzati dall’Ufficio AI, cumulativamente
necessari per riconoscere il diritto all’assistenza giudiziaria in sede
amministrativa, va detto quanto segue.

                                         Le
osservazioni inoltrate il 23 ottobre 2017 al progetto di decisione del 19
settembre 2017 non apparivano di primo acchito prive di esito favorevole (doc.
AI 300).

                                         Inoltre,
come si vedrà al prossimo considerando, l’insorgente è da ritenere indigente.

                                         Ne consegue
che gli atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché si pronunci sull’importo
spettante all’assicurata (DTF 131 V 153).

                                         

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso. 

                                         Visto l’esito della
vertenza, nel caso concreto si giustifica di accollare le spese di complessivi
fr. 500.--, di cui fr. 300.-- a carico del ricorrente. 

 

                                         Il ricorrente ha tuttavia
postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio (I). 

                                      

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto
di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può
avere diritto al gratuito patrocinio. L'art. 28 cpv. 2 Lptca stabilisce che la
disciplina della difesa d'ufficio e del gratuito patrocinio è retta della Legge
sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2011.

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF
125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Per valutare se un
assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza, si
tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di
esistenza agli effetti del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid.
7b, p. 48 consid. 7c). Al minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento
al massimo del 15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20 settembre 2004).

 

                                         Nel caso concreto, dal
certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria e dalla relativa
documentazione allegata risulta che il ricorrente, disoccupato
con diritto all’indennità di disoccupazione fino al 30 marzo 2016, coniugato
con una casalinga vivente nella stessa comunione familiare insieme a due figli
(nati nel 1988 e 2003), non ha entrate. 

 

                                         In queste circostanze, il
requisito dell’indigenza è dato.

                                         L’assicurato
non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento
di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva
essere privo di fondamento.

 

                                         Essendo
dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurata, il gratuito
patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,
qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse in futuro migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.
5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6). Ne
consegue che la ricorrente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese
processuali che sarebbero a suo carico (STF I 885/06 del 20 giugno 2007). 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

                                         §    La decisione del 30
ottobre 2017 è confermata.

                                         §§ La decisione dell’ 8
novembre 2017 è annullata.

                                         RI
1 è posto al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura amministrativa
e gli atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.7. 

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Le spese, per complessivi
fr. 500.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI nella misura di fr. 200.-- e
del ricorrente nella misura di  fr. 300.--. A seguito della concessione
dell’assistenza giudiziaria le spese a suo carico sono per il momento assunte
dallo Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti