# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3e72a86e-ba6e-5715-82d6-2099137a31a4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-05
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 05.12.2014 9.2014.138
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2014-138_2014-12-05.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2014.138

  	
  Lugano

  5 dicembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Mecca

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda l’istituzione di una curatela di rappresentanza con gestione
  del patrimonio

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 25 agosto 2014 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 30 luglio 2014 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   Dalla relazione tra RE
1 e __________ sono nati i figli __________ (1995), __________ (1997) e __________
(2001). Il matrimonio era stato sciolto per divorzio in data 2008 e l’autorità
parentale sui figli era stata attribuita alla madre.

 

B.   Vi sono stati già
numerosi interventi di protezione a favore della famiglia __________, sia a
favore dei minori __________ e __________, sia a favore della madre. 

 

Nel 2009 l’allora Autorità
tutoria intercomunale di __________ (__________) ha istituito a favore dei
minorenni __________ e __________ una curatela educativa ai sensi dell’art. 308
cpv. 1 e 2 CCS.

 

Con decisione 12
maggio 2010, la predetta Autorità ha istituito a favore della signora RE 1 una
tutela a causa di scostumatezza (art. 370 vCCS) e di conseguenza (vista
inoltre l’inidoneità del padre di prendersi cura dei figli), con la stessa
decisione, è stata istituita una tutela ex art. 368 cpv. 1 vCCS a favore
dei figli.

 

Con decisione 16
settembre 2010 la stessa autorità tutoria ha privato, in virtù dell’art. 310 vCCS,
la signora RE 1 della custodia parentale su __________ e __________. I due
minori sono stati collocati a tempo indeterminato presso una famiglia
affidataria. 

 

Data l’impossibilità
di collaborare con la signora RE 1, la famiglia affidataria ha disdetto il
mandato e l’autorità tutoria, pure lei impossibilitata a reperire e collaborare
con la madre, si è vista costretta a revocare tutte le misure di protezione
attive a favore dei famigliari __________, che si sono nel frattempo trasferiti
nel Cantone Ticino. 

 

In seguito a
segnalazioni preoccupanti relative alla situazione abitativa della famiglia __________,
l’allora Commissione tutoria regionale __________ (in seguito Commissione
tutoria) in data 3 aprile 2012, aveva conferito mandato all’allora Ufficio
delle famiglie e dei minorenni (UFAM), per l’allestimento di una valutazione
socio-ambientale del nucleo famigliare della madre RE 1, istituendo nel
frattempo una curatela educativa a favore dei figli minori __________ e __________.

 

C.   Più recentemente,
con scritto 25 febbraio 2014 la signora RE 1 ha chiesto all’Autorità di
protezione __________ (in seguito Autorità di protezione), nel frattempo
subentrata alla Commissione tutoria, di istituire “una curatela amministrativa
volontaria” a suo favore, “con lo scopo di recuperare e mantenere un
equilibrio economico”. 

 

D.   Sentita dal membro
permanente dell’Autorità di protezione in data 16 aprile 2014, la signora RE 1 ha
accettato la misura proposta e le condizioni poste dalla stessa (cfr. verbale
di audizione 16 aprile 2014). Difatti, durante l’audizione la signora RE 1 ha sottolineato
il suo stato di difficoltà personale, specificando di dover già far capo ad un
sostegno esterno per poter provvedere ai suoi interessi personali e soprattutto
amministrativi (ciò in forma di una cura psicologica presso il Dr. __________ e
di assistenza sociale prestatale dall'Ufficio dell’aiuto e della protezione). 

 

E.   La richiesta della
signora RE 1 tendente all’istituzione di una misura di protezione a suo favore
è stata espressamente appoggiata dall’assistente sociale, signora __________
dell’UAP, che, con scritto 16 aprile 2014 all’Autorità di protezione, ha evidenziato
la precaria situazione della signora RE 1 e dei suoi figli. 

 

F.    Con
raccomandata 15 maggio 2014 è stata intimata alla signora RE 1 la diffida di
disdetta – a norma dell’art. 257d CO – dell’abitazione famigliare locata. 

 

G.   Sentita in data 06
giugno 2014 dall’Autorità di protezione, la signora RE 1 ha però comunicato di
ritirare la sua richiesta di curatela a suo favore, siccome il signor __________
, – suo attuale compagno – sarebbe disposto ad aiutarla nella gestione delle
sue pratiche amministrative. 

 

H.   Nonostante le
diverse convocazioni inviatele dall’Autorità di protezione, la signora RE 1 non
si è mai presentata agli incontri. Le sue assenza erano sempre ingiustificate. 

 

I.      Con
risoluzione n. 322G/2014 del 30 luglio 2014 l’Autorità di protezione ha di
conseguenza istituito a favore della signora RE 1 una curatela di
rappresentanza con gestione del patrimonio ai sensi dell’art. 394 e 395 CC,
nominando quale curatore il signor CUR 1, __________. 

 

J.    Contro
questa decisione è insorta la signora RE 1 con reclamo 25 agosto 2014, facendo
valere che non sarebbero adempiuti gli estremi per un simile provvedimento da
lei ritenuto superfluo ed ingiustificato. La reclamante fa in particolare riferimento
alle procedure di disdetta di locazione e di sfratto avviate nei suoi confronti,
asserendo che esse sarebbero dovute unicamente al suo reddito insufficiente e
non ad una sua “trascuratezza degli affari o cattiva voglia”. 

 

K.   Con osservazioni
16 settembre 2014 l’Autorità di protezione ha ribadito la necessità della
curatela a favore della reclamante in quanto ella non sarebbe in grado di
seguire le proprie questioni amministrative, mettendo così in pericolo anche i
suoi figli. 

 

L.    Con
decisione 6 ottobre 2014 il Pretore del Distretto di __________ ha ordinato lo
sfratto della signora RE 1 dall’abitazione locata.

M.   In data 14
novembre 2014 l’educatrice __________ dell’Ufficio dell’aiuto e della
protezione ha trasmesso all’Autorità di protezione una copia della richiesta
della signora RE 1 del 31 ottobre 2014, con la quale essa chiede un aiuto
nell’ambito pratico abitativo. 

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

                                   1.   L’autorità
giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale
d’appello (art. 2 cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di
protezione del minore e dell’adulto [LPAM]), che giudica, nella composizione a
giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione
(art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in
relazione con gli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC). 

 

                                         Riguardo alla
procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC
occorre riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di ricorso
davanti al Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del Consiglio di
Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8).
In via ancor più sussidiaria si applicano per analogia le disposizioni del
diritto processuale civile (art. 450f CC).

 

                                   2.   L’art. 390 CC elenca
i presupposti per l’istituzione di una curatela. In particolare, l’autorità di
protezione degli adulti istituisce una curatela se una persona maggiorenne non
è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa di
una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di
debolezza inerente alla sua persona (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC). 

 

                               2.1.   Cause della curatela,
ai sensi della norma menzionata, possono essere tre alternativi stati di
debolezza, ovvero una disabilità mentale, una turba psichica o un analogo stato
di debolezza; l’elenco è esaustivo (CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 25; Meier, Les nouvelles curatelles;
systématique, conditions et effets, in: Guillod/Bohnet,
Le nouveau droit de la protection de l’adulte, Neuchâtel 2012, n. 26-27, pag.
106-107). 

 

                                         Per quanto riguarda l’ampia nozione di "analogo stato di debolezza”, la
dottrina sottolinea come essa vada interpretata restrittivamente (CommFam
Protection de l’adulte, Meier, art.
390 CC n. 17; Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n.
386, pag. 184; Meier, Les
nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111).
Secondo gli esempi citati dal Messaggio del Consiglio federale, tale nozione
consente di proteggere, ad esempio, le persone anziane affette da deficienze
analoghe a quelle delle persone afflitte da una disabilità mentale o da una
turba psichica; compresi sono anche i casi estremi di inesperienza o di cattiva
gestione, nonché rari casi di disabilità fisiche, per esempio i casi di
paralisi grave o quelli di persone nel contempo cieche e sorde (Messaggio
concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone
e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; cfr.
in particolare pag. 6432; cfr. anche BSK Erw. Schutz, Henkel, art. 390 CC n. 13; Schmid,
Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 390 CC n. 6; CommFam
Protection de l’adulte, Meier,
art. 390 CC n. 17). Come emerge chiaramente dal testo legale italiano e tedesco, lo stato di debolezza deve risiedere nella persona interessata
(“inerente alla sua persona"; “in der Person liegenden
Schwächezustands”) e non essere ancorato a circostanze
esterne, tra cui rientrano origine sociale, disagio estremo, difficoltà lavorative,
solitudine, ecc. (Schmid,
Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; CommFam Protection de
l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 16 ; Meier,
Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag.
110-111). In effetti, obiettivo della misura è la
protezione di persone in uno stato di debolezza, non la lotta contro
comportamenti socialmente o moralmente inadeguati (BSK Erw. Schutz, Henkel, art. 390 CC n. 3; COPMA, Droit
de la protection de l’adulte, Guide pratique, Zurigo/San Gallo 2012, n. 5.6,
pag. 136; CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 17a;
Meier, Les nouvelles curatelles;
systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). L’istituzione
di una misura è esclusa nei casi di semplice disagio finanziario, nella caso in
cui spetta all’assistenza sociale intervenire; se tuttavia l'interessato omette
di fare i passi necessari per ottenere prestazioni assistenziali a causa di una
deficienza caratteriale, l’adozione di una misura protettiva può entrare in
considerazione (Schmid,
Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; BSK Erw. Schutz, Henkel, art. 390 CC n. 18; Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 404, pag.
192-193).

 

                                         L’esistenza di uno stato
di debolezza non è ancora sufficiente per giustificare l’adozione di una
misura: occorre inoltre che l’interessato non sia in grado di
provvedere ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo
(Messaggio, pag. 6432). Lo stato di debolezza (causa della curatela) deve dunque
avere come conseguenza un bisogno di protezione e di assistenza
dell’interessato (presupposto “sociale” della curatela) (Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, ad
art. 390 CC n. 1; BSK Erw. Schutz, Henkel,
art. 390 CC n. 17; Meier/Lukic, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 405,
pag. 193; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.10
pag. 138). L’incapacità è una nozione relativa, da interpretare in funzione del
genere di affari che l’interessato è chiamato a gestire; la loro importanza non
è determinante in sé per l’istituzione di una curatela, ma avrà un ruolo nella
scelta del tipo di curatela e nel determinare le sfere di compiti affidate al
curatore (CommFam Protection de l’adulte, Meier,
art. 390 CC n. 20). 

 

                                         In generale,
le condizioni previste all’art. 390 CC devono essere adempiute per
l’istituzione di qualsiasi tipo di curatela; secondo la dottrina, è ad ogni
modo innegabile che il tipo di curatela che si intende adottare influenzerà “a
ritroso” l’esame delle condizioni (l’autorità potendosi mostrare meno esigente
nel verificare l’adempimento delle condizioni nel caso in cui scelga una
curatela d’accompagnamento, rispetto ad esempio ad una curatela generale, cfr. Meier, Les nouvelles curatelles;
systématique, conditions et effets, n. 23, pag. 105; v. anche Meier/Lukic, Introduction au nouveau
droit de la protection de l’adulte, n. 403, pag. 192).

 

                               2.2.   Conformemente
al principio della sussidiarietà, le misure ufficiali vanno ordinate soltanto
se l’assistenza alla persona bisognosa d’aiuto non può essere adeguatamente
garantita in altro modo (art. 389 cpv. 1 n. 1 CC; Messaggio, pag. 6432; COPMA,
Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Ogni
misura ufficiale deve inoltre essere necessaria e idonea (art. 389 cpv. 2 CC),
in ossequio del principio della proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.; COPMA,
Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Infine,
l’autorità deve prendere in considerazione l’onere che sopportano i congiunti e
i terzi, e la loro protezione, anche se tale aspetto non può giustificare, da
solo, l’istituzione di una curatela (390 cpv. 2 CC; Messaggio, pag. 6432 ;
BSK Erw. Schutz, Henkel, art. 390
CC n. 27; CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 27; COPMA, Droit de la protection de
l’adulte, Guide pratique, n. 5.12 pag. 138). 

 

                               2.3.   L’art.
446 CC definisce i principi procedurali applicabili nell’ambito della protezione
degli adulti. Ai sensi della norma, l’autorità di protezione esamina d’ufficio
i fatti (cpv. 1). Essa raccoglie le informazioni occorrenti e assume le prove
necessarie; può incaricare degli accertamenti una persona o un servizio idonei
e, se necessario, ordina che uno specialista effettui una perizia (cpv. 2).
L’autorità di protezione non è vincolata dalle conclusioni delle persone che
partecipano al procedimento (cpv. 3) e applica d’ufficio il diritto (cpv. 4). 

                                         La norma
sancisce il principio inquisitorio illimitato, in virtù del quale l’autorità è
perfettamente libera nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle
prove: secondo consolidata giurisprudenza, in base a tale principio l’autorità
può assumere e ricercare delle prove – secondo il suo apprezzamento – anche con
modalità inabituali e procurarsi d’ufficio dei rapporti allestiti da terzi (v.
DTF 128 III 413 consid. 3.2.1; v. anche STF del 13 gennaio 2014, inc.
5A_843/2013, consid. 4.1 e 4.2, e Messaggio, pag. 6465-6466).

 

3.Nel caso
in esame, contrariamente a quanto fatto valere dalla reclamante, l’istituzione
della curatela di rappresentanza a suo favore è assolutamente necessaria,
ragione per la quale la decisione impugnata merita conferma. 

 

                                3.1.  Occorre innanzitutto
sottolineare che il bisogno di aiuto, quale condizione per l’istituzione di una
misura di protezione ai sensi dell’art. 388 CC, è stato riconosciuto dalla
reclamante, avendo ella stessa dato avvio alla relativa procedura di protezione
nei suoi confronti mediante la sua richiesta 25 febbraio 2014. La sua
convinzione di voler beneficiare di una misura di protezione è stata poi confermata
davanti all’Autorità in sede d’incontro 14 aprile 2014 (cfr. verbale di audizione).
Nonostante la sua successiva rinuncia alla curatela, espressa durante
l’incontro con l’Autorità in data 6 giugno 2014, la signora RE 1 ha comunque ribadito
il suo bisogno di essere sostentuta nelle sue questioni amministrative. Difatti,
ella ha assicurato che il suo attuale compagno sarebbe disponibile ad assisterla,
intenzione che il medesimo ha confermato all’Autorità con scritto 15 giugno
2014. Persino dopo l’inoltro del reclamo, ora in esame, la signora RE 1 ha ulteriormente
dimostrato la sua necessità di sostegno, segnatamente con la richiesta urgente di
aiuto rivolta all’assistente sociale __________ dell’UAP per varie questioni
pratiche legate all’abitazione, nella quale è “rimasta senza luce”.

 

                                          
3.2.  A prescindere dal riconoscimento da parte della signora RE
1 del proprio bisogno di sostegno, quest’ultimo emerge chiaramente anche dagli
atti. 

                                         Invero, le circostanze personali
critiche in cui versa la signora RE 1 risalgono all’anno 2009, per le quali
ella era già stata sottoposta ad una tutela ex art. 370 vCC. Il recente peggioramento
della sua situazione sottolinea questo stato di debolezza, per cui oggi risulta
imprescindibile l’istituzione di una misura di protezione a suo favore. 

 

Come esposto sopra
(cons 2.1) la nozione di “analogo stato di debolezza” comprende anche i
casi di inesperienza o di cattiva gestione, se i medesimi impediscono, anche
solo parzialmente, all’interessato di provvedere ai suoi interessi. Visti i
vari interventi di protezione a favore della famiglia RE 1 negli ultimi anni, non
si può negare l’inesperienza della reclamante nell’occuparsi degli affari correnti
ed esistenziali propri e dei suoi figli. Quest’incapacità gestionale è stata peraltro
confermata dall’assistente sociale __________ dell’UAP con scritto mail 16
aprile 2014 all’Autotità di protezione, elemento su cui si fonda tra l’altro la
decisione impugnata. 

 

Va aggiunto che sebbene
una situazione di disagio finanziario non sia di per sé sufficiente a
giustificare l’istituzione di una misura di protezione, lo potrebbe tuttavia
diventare quando l’interessato omette di fare i passi necessari per ottenere
prestazioni assistenziali a causa del suo stato di debolezza (BSK Erw. Schutz, Henkel, art. 390 CC n. 18). 

Una comprova
dell’importante difficoltà della reclamante a mettere in atto i passi necessari
per rimediare alla sua precaria situazione finanziaria è la recente gestione da
parte sua della procedura di disdetta dell’abitazione famigliare e di quella
successiva di sfratto. La reclamante non era minimamente in grado di provvedere
personalmente a sanare la situazione, ma nemmeno di chiedere l’aiuto necessario
a tal fine (non presentandosi nemmeno alla relativa udienza davanti alla
Pretura, e ciò senza giustificazione: cfr. verbale d’udienza del 6 ottobre
2014). Difatti, la procedura è poi sfociata in un ordine di sfratto. Da questa
procedura di sfratto si evince anche l’importanza degli affari che la signora RE
1 non è in grado di gestire, mettendo in pericolo oltre ai suoi interessi anche
quelli di suoi figli minorenni. 

 

3.3.      La
curatela di rappresentanza ai sensi dell’art. 394 e 395 CC è peraltro l’unica
misura adeguata per proteggere la signora RE 1, in quanto prevede la rappresentanza
della medesima nell’ambito della gestione patrimoniale e la conseguente privazione
dell’accesso ai conti bancari e postali a lei intestati, così che quest’ultimi verranno
gestiti esclusivamente dal curatore (il quale metterà a disposizione della
curatelata importi adeguati per il suo sostentamento corrente, così come
precisato nella decisione impugnata al punto 3 del dispositivo). 

Una misura alternativa
meno incisiva, quale ad esempio la curatela di sostegno, non sarebbe
sufficiente per garantire alla reclamante la protezione di cui ha bisogno. La
decisione impugnata rispetta pertanto pienamente i principi di sussidiarietà e
di proporzionalità prescritti dalla legge. 

 

                                          
3.4.  Alla luce di quanto precede, la necessità della signora RE
1 di essere sostenuta nella sua gestione patrimoniale è più che palese, oltre
ad essere stata riconosciuta dalla medesima. 

                                                     
È quindi a giusto titolo che l’Autorità regionale di protezione ha istituito
una curatela di rappresentanza per rimediare al pericolo in cui la reclamante
sta mettendo (già da diverso tempo) sé stessa e la sua famiglia. Le censure
ricorsuali della reclamante non sono sufficienti a dimostrare che sarebbe
capace di amministrare i suoi redditi e spese in maniera autonoma, regolare e
sicura. Peraltro la reclamante non propone nemmeno altre soluzioni praticabili
o misure alternative a quella contestata. 

      
 

4.    Di
conseguenza il reclamo deve essere respinto. 

 

                                         Data la situazione non si
prelevano né tassa né spese di giustizia.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano né tassa né spese di giustizia.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

   

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

                                         - 

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione
a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.