# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e08a6b1-bfe6-538d-8074-ff7c6bbf1a4c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-10-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.10.2017 32.2016.112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-112_2017-10-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.112

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  2 ottobre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 settembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 30 agosto 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1967,
precedentemente attiva quale collaboratrice domestica, nel mese di settembre 2005
ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti indicando, quale danno
alla salute, una problematica all’anca destra (doc. 1 incarto AI).

 

                                         Sulla base della
documentazione medica raccolta, con decisione del 14 dicembre 2006, preavvisata
il 18 settembre 2006, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad
una rendita intera dal 1° ottobre 2005 (doc. 21; per le motivazioni cfr. doc.
21 incarto AI), confermata con comunicazione del 28 settembre 2007 (incarto AI doc.
31). 

                                         

                               1.2.   Avviata nel giugno 2012 una
revisione d’ufficio, l’Ufficio AI ha incaricato il dr. __________ di eseguire
una perizia reumatologica. Fondandosi sul relativo rapporto dell’8 marzo 2015
(doc. 73 incarto AI), confermato dal SMR (Servizio medico regionale dell’AI) il
20 marzo 2015, riscontrato rispetto alla precedente decisione di rendita un
miglioramento dello stato di salute con aumento della capacità lavorativa sia
nella propria (dallo 0% al 50%) che in altre attività (dallo 0% all’80%) fatto
risalire al 10 marzo 2015, con progetto di decisione 4 agosto 2015
l’amministrazione ha soppresso la rendita poiché con le nuove capacità
lavorative l’assicurata non presenta più un grado d’invalidità pensionabile
(doc. 85 incarto AI). 

 

                                         Ricevuta da parte
dell’assicurata in sede di osservazioni 16 ottobre 2015 (doc. AI 95 incarto AI)
e 30 ottobre 2015 (doc. 100 incarto AI) al progetto di decisione della
documentazione medica, con annotazioni 2 novembre 2015 il dr. __________ del
SMR ha ritenuto necessario allestire una perizia multidisciplinare (doc. 102
incarto AI). 

 

                                         Con rapporto del 10 giugno
2016 i periti SAM (Servizio di accertamento medico dell’AI), fondandosi anche
sui consulti esterni d’ordine reumatologico, neurologico e psichiatrico, hanno
valutato un’inabilità lavorativa (per motivi reumatologici) del 50% nella
propria attività e dell’80% in attività adeguate dal marzo 2015, confermando in
sostanza la perizia del dr. __________ (doc. 112 incarto AI).

 

                                         Le conclusioni peritali
sono state confermate dal SMR con rapporto del 13 giugno 2016 (doc. 113 incarto
AI).

 

                                         Dopo aver proceduto alla
valutazione economica, con decisione 30 agosto 2016 l’Ufficio AI ha confermato
la soppressione della rendita, togliendo l’effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso.  

 

                               1.3.   Contro la succitata decisione
l’assicurata, rappresentato dall’avv. RA 1, ha interposto il presente ricorso.
Postulando in via preliminare la restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso
e la convocazione a un’udienza pubblica, egli ha altresì chiesto il ripristino
della rendita.

                                         Contesta l’affidabilità
delle perizie eseguite dall’Ufficio AI, in particolare rileva come i periti non
si siano confrontati con le differenti valutazioni del dr. __________ e ritiene
come gli stessi non si siano chinati con approfondimento sulla tematica
somatoforme. Parimenti contesta la valutazione eseguita dall’amministrazione in
merito alle attività esigibili, sostenendo che visto lo stato di salute e le
limitazioni fisiche non vi sono a disposizioni delle professioni concrete.
Chiede al TCA di accertare se l’Ufficio AI ha correttamente garantito il
sistema aleatorio SuisseMED@P di assegnazione del mandato peritale, rilevando
che in caso di assicurati ticinesi è praticamente sempre il SAM di Bellinzona
ad effettuare le perizie pluridisciplinari. Contesta infine sia il calcolo del reddito
da valida che da invalida.

                                         Delle singole motivazioni
verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa l’Ufficio
AI ha chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione
contestata, ritenendo corretta la valutazione medico-teorica. L’amministrazione
ha poi allegato le prese di posizione dei periti in reumatologia (dr. __________)
e neurologia (dr. __________) del SAM sulla documentazione medica prodotta
dall’assicurata in sede di ricorso, i quali hanno confermato le loro
valutazioni peritali. Parimenti confermata è la valutazione economica, come
pure il grado d’invalidità.

 

                               1.5.   Con decreto 16 dicembre 2016
il vicepresidente del TCA ha respinto l’istanza di concessione dell’effetto
sospensivo al ricorso.

 

                               1.6.   Con replica del 2 febbraio
2017 e scritto 9 febbraio 2017 l’assicurata ha prodotto due ulteriori atti
medici (XIII e XV). 

 

                               1.7.   Con osservazioni 28 marzo
2017 l’Ufficio AI ha trasmesso le osservazioni dei due succitati periti del SAM
(XXI) in merito alla nuova documentazione prodotta. 

 

                               1.8.   Il 25 aprile 2017
l’assicurata ha prodotto delle osservazioni su quanto asserito dall’Ufficio AI
(XXIII). 

 

                                1.9   In data 5 settembre 2017 si è
tenuto il chiesto pubblico dibattimento (XXVI).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se all’assicurata va confermata o meno la soppressione della mezza
rendita. 

                                         

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente
a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La rendita
può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile
dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla
capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una semplice
valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per
stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto
di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento
della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V
262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010,
p. 379).           

 

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                                         Circa gli
effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un
assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la
riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è
messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

                                         L’art. 88bis
cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in
cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

 

                               2.4.   Nella presente fattispecie, nell’ambito
della revisione della rendita, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia reumatologica
a cura del dr. __________.

                                         Nel referto 9 marzo 2015 lo
specialista ha posto le seguenti diagnosi:

 

" (…)

5.      DIAGNOSI

5.1.   Diagnosi
reumatologiche con ripercussioni sulla capacità di lavoro

         1.  Sindrome lombovertebrale/-spondilogena cronica su:

             - Conosciuta
spondilolisi di L5 con anterolistesi di L5 e S1 di I° (attualmente 11mm).

             - Insufficienza muscolare.

         2.  Sindrome cervico-vertebrale cronica su:

             - Stato
dopo intervento di discectomia C5-C6 ed impianto di protesi discale a causa di
una radicolopatia irritativa C6 a sx nel gennaio 2007 (fecit dr. __________
presso l’__________).

             - Ernia
discale di nuova insorgenza a livello C3-C4, senza comunque una chiara
compressione delle strutture neurali.

         3.  Residui dolori nella coscia dx di origine non chiara.

             - DD:
natura spondilogena, esito dopo intervento per impingement femoroacetabolare
all’anca dx nel marzo 2005. (…)” (Doc. AI 73 pag. 8)

 

                                         Esaminata la
documentazione agli atti, lo specialista ha concluso come segue:

 

" (…) I dolori
a suo tempo lamentati dalla paziente nella gamba dx erano stati verosimilmente
causati da un impingement femoro-acetabolare, per il quale era poi stata
operata apparentemente con successo a __________. I dolori e le parestesie
lamentate nel braccio sx potevano invece essere spiegati da una radicolopatia
irritativa C6, per la quale era stata poi operata nel 2007 a __________, pure
con buon risultato. I residui dolori lamentati dalla paziente a livello
lombo-sacro-gluteale e nella coscia dx sono verosimilmente di origine
spondilogena in presenza di una già descritta spondilolisi di L5 con
anterolistesi di L5 su S1 (leggero peggioramento sulle attuali radiografie
rispetto al 2004). Da sottolineare inoltre l’insorgenza di una piccola ernia
discale medio-laterale a dx a livello C3-C4, che non dovrebbe comunque spiegare
i disturbi recentemente ripresentatisi nel braccio sx.

Gli interventi eseguiti dalla paziente all’anca dx ed alla colonna
cervicale dovrebbero almeno in parte avere risolto i descritti problemi.
Risulta perciò ora essere difficile poter ancora giustificare una totale
incapacità lavorativa, soprattutto per lo svolgimento di professioni
fisicamente adeguate. Ricordo a proposito come la paziente non abbia alcuna
formazione professionale e che fino al 2004 abbia lavorato soprattutto quale
collaboratrice domestica. (…)” (pag. 230 incarto AI)

 

                                         Di conseguenza, egli ha
valutato:

 

" (…) Per lo
svolgimento di questa attività ritengo che le solo modiche descritte residue
patologie muscolo-scheletriche possano giustificare un’incapacità lavorativa di
non oltre il 50% (mezza giornata lavorativa). Per un lavoro fisicamente
medio-leggero, che non richieda particolari sforzi per la colonna vertebrale
(sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 10kg, lavori prolungati in
posizioni inergonomiche, movimenti ripetitivi di flessione ed estensione del
tronco), lavori inoltre che le permettano di cambiare frequentemente di
posizione almeno ogni 10-15 minuti, ritengo invece che l’assicurata presenti
ancora una residua capacità lavorativa di almeno l’80%.

 

In qualità di casalinga vi è pure una residua capacità lavorativa
dell’80%, riuscendo a meglio organizzare le proprie attività durante l’intero
arco della giornata. Solo per lo svolgimento di lavori fisicamente molto pesanti,
non rispettosi delle limitazioni sopra riportate, la signora RI 1 presenta una
ridotta capacità lavorativa valutabile attorno al 30%. (…)” (pagg. 232/3
incarto AI).

 

                                         Avendo ricevuto in sede di
osservazioni al progetto di decisione 4 agosto 2015 dall’assicurata il rapporto
29 ottobre 2015 del dr. __________, specialista in neurochirurgia, il quale con
riferimento ad una RM eseguita il 18 ottobre 2015 sosteneva una peggioramento
della spondilolistesi per un grado d’incapacità lavorativa del 70% (doc. 99 incarto
AI), il Servizio medico regionale dell’AI (in seguito: SMR) ha incaricato il
SAM di allestire una perizia multidisciplinare (cfr. doc. 102 incarto AI). 

 

                                         Dal referto datato 10
giugno 2016 (doc. AI 239) risulta che i periti hanno fatto capo a tre
consultazioni specialistiche esterne, di natura reumatologica (dr. __________),
neurologica (dr. __________) e psichiatrica (dr.ssa __________). Sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e degli accertamenti eseguiti presso il
citato centro d’accertamento, i periti hanno posto le seguenti diagnosi, con
influsso sulla capacità lavorativa:

 

" (…)

5.1 Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:

 

Sindrome lombovertebrale con componente spondilogena bilaterale
in:

 

-     stato dopo
spondilolisi di L5 bilaterale con anterolistesi di L5 su S1,

-     instabilità
segmentale e discopatia osteocondrosica L5-S1.

 

Sindrome cervicovertebrale su alterazioni statiche con tendenza
cifotica della colonna cervicale, discopatie plurisegmentali da C3 fino a C7
in:

 

-     stato dopo
intervento chirurgico per ernia discale C5-C6 e posa di una protesi discale nel
gennaio del 2007,

-     nuova
insorgenza di ernia discale C3-C4 senza attuali compressioni radicolari.

 

Periartropatia dell’anca ds. con soprattutto interessamento della
zona del trocantere di ds. in:

 

-     stato dopo
intervento per impingement femoro-acetabolare dell’anca ds. nel marzo del 2005,
nonché reintervento nel maggio 2005, fissazione trocanterica con quattro viti. 

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:

 

Lieve sindrome del tunnel carpale a sin.

Nota vitiligo al viso, al dorso delle mani e dei piedi.

Sovrappeso (BMI 32%).

Possibile IFG (impaired fasting glucose” (pagg. 325/6 incarto AI).

 

                                         Sulla base delle singole
valutazioni specialistiche, dopo aver proceduto ad una discussione tra i
periti, questi hanno concluso per un’inabilità lavorativa dell’80% quale
cameriera/barista, del 60% nella professione di collaboratrice domestica, del 50%
in attività casalinghe e del 20% in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali,
il tutto con effetto dal mese di marzo 2015. 

                                         Accertato che le uniche
affezioni invalidanti sono d’ordine somatico, i periti hanno riscontrato le
seguenti limitazioni:

 

" (…) I
deficit funzionali limitanti la capacità lavorativa dell’A. si manifestano
nell’ambito delle descritte affezioni reumatologiche, mentre sul piano
neurologico e psichiatrico non vi sono sostanziali limitazioni.

 

Sul piano reumatologico fanno stato attualmente soprattutto i
disturbi alla colonna lombare: l’A. può alzare al massimo 7,5 kg e non
ripetutamente, non dovrebbe mantenere posizioni statiche prolungate, la
posizione seduta più di 40 min., la posizione eretta più di 20 min., la
posizione con la parte superiore del corpo piegata in avanti non dovrebbe
essere mantenuta. L’A. può rimanere in posizione eretta cambiando per almeno
un’ora. Ella può camminare per ca. 2 km. Dovrebbe evitare movimenti ripetitivi
di flessione e rotazione del tronco, evitare attività lavorative in cui debba
lavorare in posizioni non ergonomiche per la colonna cervicale oppure eseguire
rotazioni o flessioni della colonna cervicale in modo ripetuto. L’A. è limitata
solo leggermente nel salire e scendere le scale ripetutamente per quanto
riguarda i disturbi all’anca ds. (…)” (pag. 333 incarto AI). 

 

                                         Rispetto alla decisione di
rendita del 14 dicembre 2006, in cui l’inabilità lavorativa era stata ritenuta
al 100% in qualsiasi attività con diritto ad una rendita intera (cfr. consid. 1.1),
si tratta quindi di un miglioramento della situazione valetudinaria.

 

                                         Dopo aver proceduto al
raffronto dei redditi, dal quale è risultato un grado d’invalidità del 21%, con
la decisione contestata l’Ufficio AI ha soppresso la rendita. 

                                         

                               2.5.   La ricorrente chiede ora al
TCA di accertare se nel nostro Cantone il sistema aleatorio di assegnazione
delle perizie SuisseMED@P sia garantito, ritenuto che l’Ufficio AI conferisce
sempre al SAM di Bellinzona l’esecuzione di perizie multidisciplinari, sostenendo
inoltre che sia giunto il tempo di sanzionare, mediante l’annullamento della
presente procedura, tale modo di procedere.

 

                                         Innanzitutto occorre
evidenziare, come rettamente sottolineato in sede di dibattimento pubblico
dall’Ufficio AI, che l’assicurata, rispettivamente il suo legale, non hanno
reagito alla comunicazione 19 febbraio 2016 dell’Ufficio AI in cui era stato
indicato il SAM quale centro peritale ed i nominativi dei medici specialisti
che avrebbero proceduto a visitare e peritare l’interessata (doc. 107 incarto
AI). Entrambi non hanno infatti né contestato l’assegnazione del mandato al SAM
e tantomeno ricusato i periti medici. 

 

                                         Ciononostante, occorre ricordare
che con STCA 32.2014.154 consid. 2.6. del 3 giugno 2015 questo Tribunale, dopo
aver proceduto a diversi accertamenti presso l’UFAS e l’Ufficio AI, ricordando
fra l’altro come il TF abbia ribadito che la scelta del centro peritale
incaricato deve sempre avvenire secondo il metodo aleatorio (DTF 140 V 507
consid. 3.1, vedi pure: STF 8C_771/2013 del 10 dicembre 2013), aveva accertato “…
 che attualmente la giurisprudenza federale non è
rispettata in quanto è praticamente sempre il SAM di Bellinzona ad effettuare
le perizie pluridisciplinari ordinate dall'Ufficio AI ticinese” (STCA citata consid. 2.6 pag. 30).

                                         Pertanto
questa Corte, in conclusione, aveva evidenziato:

 

" Non spetta al TCA, bensì all'UFAS, trovare una soluzione che rispetti
anche per il Cantone Ticino quanto stabilito dall'Alta Corte, senza allungare i
tempi delle procedure per gli assicurati ticinesi e senza provocare un
sensibile aumento dei costi.

 

Questo Tribunale ritiene comunque che, innanzitutto,
dovrebbe essere ribadita ed intensificata (cfr. consid. 1.12) la richiesta ad
alcuni dei centri peritali già convenzionati con l'UFAS di disporre di medici
nell’organico o come consulenti esterni da interpellare in caso di necessità,
che siano in grado di effettuare perizie (soprattutto psichiatriche) anche in
lingua italiana.

 

Il TCA formula poi l'ipotesi di creare un altro
centro peritale di lingua italiana (ad esempio dal Rapporto annuale 2014 del
ZMB di Basilea a pag.4 risulta che, in quella regione, vi sono attualmente 5
centri peritali), coinvolgendo l'Ordine dei medici e magari approfittando delle
conoscenze di cui dispongono le numerose cliniche private presenti sul
territorio cantonale, dove sono attivi specialisti di diverse discipline
mediche (…). 

 

Il vantaggio di un nuovo centro peritale in Ticino
sarebbe quello di disporre di medici che padroneggiano spesso le tre lingue
nazionali e che potrebbero così essere disponibili per effettuare le perizie
anche  per degli assicurati provenienti da tutta la Svizzera.

 

Questo Tribunale ritiene infine che soltanto un
sistema che permetta ogni volta la scelta tra un certo numero di centri
peritali (almeno tre), garantisca realmente il rispetto del principio
aleatorio.

 

L'UAI è pertanto invitato ad attivarsi presso l'UFAS
per mettere in atto al più presto i correttivi necessari per adattare l'attuale
prassi alla giurisprudenza federale, senza che ne derivi alcun peggioramento
per gli assicurati di lingua italiana per quanto riguarda i tempi di attesa.”
(STCA citata consid. 2.6 pagg. 31 e 32).

 

                                         Ora, in sede
dibattimentale del 5 settembre 2017 la rappresentante dell’Ufficio AI, a titolo
di aggiornamento della situazione, ha deposto quanto segue:

 

" In risposta
alle censure sollevate dalla ricorrente in merito alla non aleatorietà delle
perizie pluridisciplinari svolte su mandato dell’UAI si puntualizza che
l’Ufficio AI ha proceduto come di consueto a l’emissione nella piattaforme
SuisseMedap dei dati inerenti l’assicurata e non ha proceduto ad una scelta del
centro peritale autonoma e nemmeno dei periti che poi sono stati designati dal
SAM.

 

Per quanto concerne il nostro Ufficio non abbiamo ricevuto
ulteriori informazioni rispetto a quanto indicato dall’UFAS con lo scritto del
17.12.2015 trasmesso all’IAS dove era indicato che anche il Cemed di Nyon era
disposto a svolgere le perizie in italiano e che le necessarie modifiche alla
piattaforma SuisseMedap sono state realizzate per tale procedere.

(…)

Sono in corso delle verifiche sul territorio per trovare delle
eventuali ulteriori collaborazioni  con Ospedali o Cliniche e ciò per trovare
delle ulteriori alternative per offrire la possibilità di perizie
pluridisciplinare nella Svizzera Italiana. Spetterebbe comunque all’UFAS
mettere in atto tali verifiche.” (Cfr. verbale 5 settembre 2017, XXVI).

 

                                         Successivamente, su
richiesta di questa Corte, l’Ufficio AI ha trasmesso il citato scritto 17
dicembre 2015 dell’UFAS del seguente tenore:

                                      

" (…) che il
centro peritale della Svizzera romanda disposto ad effettuare delle perizie
mediche pluridisciplinari è il Cemed, con sede a Nyon. Le modifiche della
piattaforma informatica SuisseMED@P per permettere l’attribuzione di mandati in
italiano a questo centro sono state realizzate. Spetta ora al Cemed stesso
pianificare concretamente delle perizie in lingua italiana” (doc. 423)

 

                                         Al riguardo il presidente
di questa Corte si è così espresso:

 

" (…) Alla
fine del 2015 ho segnalato all’UFAS e al Direttore del Dipartimento della sanità
e dalla socialità il mio stupore per il fatto che non si sia ancora risolto il
problema, ad esempio chiedendo (o se necessario imponendo) almeno a qualcuno
dei centri riconosciuti, che il 1° luglio 2016 erano 29 (compreso di SAM di Bellinzona)
di disporre, in caso di necessità, di specialisti (soprattutto psichiatri) che
conoscano la lingua italiana.

Nella sentenza abbiamo indicato che il sistema dovrebbe operare la
scelta ameno tra 3 o 4 Centri peritali.

Mi auguro che il problema venga infine risolto. Un secondo centro,
il CEMED di Nyon, è nel frattempo stato inserito nella piattaforma. (…)” (cfr.
D. Cattaneo, “Novità legislative e giurisprudenziali in materia di
assicurazioni sociali” in RtiD II-2016 pag. 325 seg. (340)

 

                                         Fatto sta che oggigiorno non
risulta che nella Svizzera italiana vi siano almeno tre centri peritali, numero
minimo che possa realmente garantire il rispetto del principio aleatorio, così
come auspicato nella STCA citata del 3 giugno 2015.  

 

                                         Questa Corte, al riguardo,
non può che ribadire quanto già stabilito nel giugno 2015.

                                         L’annullamento della
presente procedura, quale misura sanzionatoria proposta dalla ricorrente, non risulta
tuttavia proponibile. Il TCA segnalerà comunque all’UFAS che l’attuale
situazione è insoddisfacente. 

 

                                         Occorre ora esaminare la
validità della valutazione medico-teorica operata dall’Ufficio AI.

 

                               2.6.   Per costante giurisprudenza
(cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4
pag. 261; 115 V 133
consid. 2 pag. 134; 114 V 310
consid. 3c pag. 314; 105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto
(DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Nella DTF 137 V 210 il TF
ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo
(assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della
perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo
e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6
e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.
4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici
curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

 

                                         Va in seguito rilevato
che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile
deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294).

                                         In quest’ultima sentenza
l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare,
secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]
Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il
carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi
stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici
secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base
all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita
27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V
352). 

 

                               2.7.   Nell’evenienza concreta,
richiamata la giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici
di cui al considerando precedente, questo Tribunale non intravede ragioni che
gli impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM,
i quali hanno compiutamente valutato, sino al momento della resa della
decisione contestata (in casu: 30 agosto 2016) – per costante giurisprudenza il giudice
delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della resa della
decisione contestata (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con
riferimenti) – le differenti affezioni di cui l’assicurata è potratrice,
giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni che stabilisce un’incapacità
lavorativa dell’80% nella sua originaria professione, ma del 20 %in attività adeguate
rispettose dei limiti funzionali. La nuova documentazione medica
prodotta pendente causa non permette inoltre di discostarsi dalle valutazioni
peritali, questo per i seguenti motivi.

 

                            2.7.1.   Se da una parte incontestata è
l’assenza di una patologia psichiatrica accertata nella perizia 18 aprile 2016
della psichiatra e psicologa dr.ssa __________ (cfr. pag. 341 incarto AI),
dall’altra oggetto di critiche da parte dell’assicurata è la perizia neurologica
del dr. __________.

                                         Nel suo rapporto 11 maggio
2016 il succitato specialista ha proceduto alla seguente valutazione:

 

" (…) L’attuale
stato neurologico è risultato nella norma senza segni clinici di
radicolopatie in sede cervicale o lombare oppure di patologie a carico del
sistema nervoso centrale. Per i disturbi accusati dalla paziente alla mano
sinistra sottoforma di un formicolio locale ho effettuato una valutazione EG
all’arto superiore sinistro, esame che ha evidenziato una sindrome del tunnel
carpale lieve a sinistra, la quale spiega la disestesia notturne accusate dalla
paziente alla mano sinistra. Parametri del nervo ulnare sinistro nella norma.
Ricordo che la paziente descrive soggettivamente a tratti anche dei dolori
irradiati fino al IV e V dito della mano sinistra, sintomatologia per la quale
non vi è una spiegazione neurologica, ossia non vi sono dei segni clinici e
neuroradiologici di una compressione delle radici C8-Th1 di sinistra, e come
suddescritto l’esame ENG del nervo ulnare sinistro è risultato nella norma.
Anche a livello degli arti inferiori non vi sono dei segni di radicolopatie
allo stato clinico, tra l’altro la paziente non descrive neanche una
sintomatologia radicolare nè del tipo deficitario nè del tipo algico. Dal
Dr. med. __________ comunque era stata ipotizzata una problematica L5
bilateralmente, la normalità dell’esame EMG dei muscoli estensore lungo
dell’alluce di destra e di sinistra esclude quest’ipotesi. (…)” (sottolineatura
del redattore incarto AI pag. 354)

 

                                         Egli ha diagnosticato una
lieve sindrome del tunnel carpale sinistra, senza riscontrare un’incapacità
lavorativa (pag. 354 incarto AI).

 

                                         Pendente causa, il
ricorrente ha prodotto il rapporto 29 ottobre 2015 (già valutato dal dr. __________
nell’ambito della perizia SAM) e quello (nuovo) del 30 settembre 2016 del dr. __________,
specialista in neurochirurgia. Nel nuovo rapporto il citato neurologo, sulla
base delle RM eseguite nel 2001, 2006, 2010, 2015 e da ultimo nel 2016 ha
rilevato un peggioramento delle spondilolistesi (passaggio da un grado I ad un
grado II), messo in diretta relazione con una compressione delle radici
nervose. Con riferimento alla valutazione peritale del dr. __________ il
succitato specialista ha rilevato:

 

" (…) Dans ce cadre, je me permets aussi de signaler que si l’examen
éléctromyographique est normal, comme l’indique le Dr. __________, il n’est pas
pour autant exclu que l’irritation des racines nerveuses soit douloureuse.

L’électromyographie explore exclusivement
l’aspect moteur du myotome et ne reflète pas l’importance de la symptomatologie
douloureuse. (…)” (Doc. D)

 

                                         Il dr. __________ ha poi
fatto presente che la sua paziente, vista la presenza di una sintomatologia
estremamente invalidante apparsa durante gli ultimi sei mesi, ha manifestato
l’intenzione di sottoporsi ad un intervento chirurgico di decompressione, stabilizzazione
e fusione L5-S1 nell’ambito di una spondilolistesi:

 

" (…) A ce propos, je désire aussi ajouter que Mme RI 1 a déclaré son
intention de procéder à l’intervention chirurgicale de décompression et
stabilisation et fusion L5-S1 dans le cadre de son spondylolisthésis, puisque
la symptomatologie est devenue extrêmement invalidante dans ces derniers six
mois. ” (Doc. D)

 

                                         Chiamato
dal SMR a prendere una posizione al riguardo, il 26 ottobre 2016 il dr. __________
ha precisato:

 

" Ho preso
atto della nuova documentazione inviatami, ossia il rapporto del Dr. med. __________
del 30.09.2016, avevo già preso atto del rapporto del Dr. __________ del
29.10.2015 nella mia consulenza neurologica datata 10.05.2016. In questa mia
valutazione non ho preso atto della spondilolistesi, in quanto si tratta di una
problematica piuttosto ortopedica, reumatologica o neurochirurgica, era stata
valutata dal Dr. med. __________ nella consulenza del maggio di quest’anno. Per
quanto riguarda l’affermazione del Dr. med. __________ che un elettromiografia
non esclude una irritazione delle radici nervose, irritazione che potrebbe
essere anche molto dolorosa, confermo quest’affermazione. Nell’ambito della
radicolopatie l’elettromiografia in effetti risulta positiva in caso di un
danno assonale delle fibre motorie di una radice nervosa.

D’altra parte devo però sottolineare che la paziente alla
visita non ha descritto nessun sintomo di una irritazione radicolare, come
avevo sottolineato anche nella mia valutazione, ossia nessun sintomo radicolare
del tipo deficitario o algico agli arti inferiori. Anche i segni clinici
che valutano eventuali irritazioni radicolari lombari non sono risultati
positivi, quindi sia dal lato soggettivo da parte della paziente, sia da lato
oggettivo dello stato clinico non vi erano neanche dei segni di una irritazione
radicolare, neanche delle radici L5 e S1.” (sottolineatura del redattore; doc.
VI/1)

 

                                         Con scritto 2 febbraio
2017 l’assicurata ha prodotto ulteriori due atti medici: il rapporto 9 dicembre
2016 del dr. __________, viceprimario del Servizio di chirurgia ed ortopedia
all’Ospedale __________ di __________, sede __________, e rapporto 31 gennaio
2017 del dr. Scarone, caposervizio al Servizio di neurochirurgia del succitato
ospedale, sottoposti all’esame dei periti neurologici e reumatologici del SAM.

                                         Nel primo, diagnosticata
una lesione acetabolare antero-superiore dell’anca sinistra, entesopatia
inserzionale del gluteo medio al tracantere di sinistra, lo specialista ha in
particolare rilevato che:

 

" (…) La
paziente è in attesa anche di un intervento chirurgico per una spondilosi. Non
c’è stata una remissione completa della sintomatologia dopo un’infiltrazione
all’anca che ha eseguito circa una decina di giorni fa, per questo motivo non
ritengo che l’intervento all’anca di sutura del labbro acetabolare possa essere
risolutivo per la paziente anche perchè la sintomatologia maggiore da lei
riferita è in corrispondenza del grande trocantere. Per questo motivo ho proposto
di eseguire un’infiltrazione al trocantere con anestetico e un po’ di cortisone
per vedere se risolviamo la sintomatologia dolorosa, la paziente ha accettato e
abbiamo eseguito l’infiltrazione con un buon beneficio immediato. Sono
d’accordo che ci rivedremo fra una settimana per valutare l’evoluzione del
dolore, in caso di buona evoluzione programmerei prima di tutto una terapia
conservativa per la trocaterite prima di eventualmente pensare all’intervento
per l’anca. La paziente dovrà nel frattempo anche eseguire la valutazione
neurochirurgica per programmare l’intervento alla schiena. Resto a
disposizione.” (Doc. F)

 

                                         Il succitato rapporto è
stato esaminato dal dr. __________, trattandosi di una problematica di natura
reumatologica/ortopedica (cfr. consid. 2.7.2). 

 

                                         Per quel che concerne
invece il secondo rapporto, nella presa di posizione 27 febbraio 2017 il perito
neurologo ha rilevato:

 

" (…) Per
quanto riguarda il rapporto dell’Ospedale __________ di __________ del
31.1.2017 del dr. med. __________, ivi si pone come diagnosi la nota diagnosi
di una spondilolistesi di grado I L5-S1. Il dr. med __________ nella diagnosi
non descrive una problematica radicolare. Effettivamente il dr. med. __________
descrive un esame neurologico negativo e nessun deficit di forza o della
sensibilità, parla di dolori lombari spontanei esarcebati al movimento di
massima estensione del tronco sugli arti in tal senso non descrive un dolore
radicolare.

Analizzando comunque l’anamnesi raccolta dal dr. med. __________
emerge che la paziente descriveva, almeno pare, una sintomatologia di
claudicatio radicolare dopo deambulazione di 15 minuti (da sottolineare che il
dr. med. __________ non ha descritto come si esprime questa claudicatio
radicolare nel caso della paziente, se è a destra o a sinistra e quale
compartimento radicolare viene interessato).

Descrive inoltre che alla MRI dell’ottobre 2016 oltre alla
spondilolistesi di grado I L5-S1 vi sarebbe una compressione radicolare
bilaterale nonché chiusura dei forami bilateralmente. Si tratta di un aspetto
già descritto in passato. A questo punto è necessario sottolineare che
un’apparente compressione radicolare alla MRI non necessariamente deve anche
causare dei sintomi. Con altre parole un’apparente compressione di una
radice alla MRI in un paziente che non descrive sintomi tipici di una
compressione radicolare e senza segni clinici di essa, la compressione alla MRI
non è significativa. (…)” (sottolineatura del redattore; doc. XXI/2)

 

                                         Il dr. __________ ha poi concluso:

 

" (…) In
pratica quello che cambia del rapporto del dr. med. __________ rispetto al
maggio 2016, quando ho visto la paziente, è che ora ella descrive (almeno
pare) dolori radicolari agli arti inferiori durante il cammino. Questo
potrebbe avere anche delle conseguenze per quanto riguarda la capacità
lavorativa e mi chiedo se a questo punto essendo passati anche 9 mesi
dall’ultima visita neurologica non sia ragionevole effettuare una nuova visita
neurologica oppure rivalutare il caso dopo l’eventuale intervento consigliato dai
Colleghi.” 

(sottolineatura del redattore; Doc. XXI/2)

 

                                         Ora, come letto sopra, i
dolori radicolari agli arti inferiori durante il cammino sono stati per la
prima volta descritti nel rapporto 31 gennaio 2017 del dr. __________.
Trattandosi rispetto alla valutazione peritale del maggio 2016 di un eventuale
peggioramento, riscontrato successivamente all’emissione della decisione
contestata (30 agosto 2016), tale circostanza dovrà essere valutata nell’ambito
di una nuova domanda di rendita che l’assicurata potrà inoltrare (non si tratta
invece di una nuova domanda di revisione, come fatto presente nelle
osservazioni 28 marzo 2017 da parte dell’Ufficio AI, visto che la rendita è
stata soppressa).

                                      

                                         Infine, sempre nell’ambito
di una nuova domanda di rendita, potrà essere esaminato lo stato di salute,
secondo quanto sostenuto dall’assicurata in sede di dibattimento pubblico,
ulteriormente peggioramento nonostante l’intervento chirurgico menzionato.

 

                                         Fatto sta che la
valutazione neurologica del dr. __________ risulta essere dettagliata,
esauriente e priva di contraddizioni. Del resto, egli ha pertinentemente ed in
modo convincente preso posizione in merito alle differenti valutazioni del dr. __________.

 

                            2.7.2.   Riguardo all’aspetto
reumatologico, nella perizia 30 marzo 2016 il dr. __________, diagnosticate le
patologie reumatologiche riportate sopra, tenuto conto dei reperti soggetti ed
oggettivi, dopo aver proceduto ad un’accurata valutazione ha esposto i seguenti
limiti funzionali:

 

" (…) Per
quanto riguarda le limitazioni funzionali a mio modo di vedere fanno stato
attualmente soprattutto i disturbi alla colonna lombare. Personalmente ritengo
che l’assicurata possa alzare al massimo 7,5 kg e non ripetutamente.

Essa non dovrebbe mantenere delle posizioni statiche prolungate,
la posizione seduta più di 40 min., in posizione in piedi più di 20 min.

La posizione con la parte superiore del corpo piegata in avanti
non dovrebbe essere mantenuta.

Può rimanere in piedi cambiando appoggio per almeno un’ora.

Può camminare per 2 km.

Dovrebbe evitare movimenti ripetitivi di flessione e rotazione del
tronco.

Per quanto riguarda la colonna cervicale da evitare attività
lavorative in cui debba lavorare in posizioni non ergonomiche oppure eseguire
rotazioni o flessioni della colonna cervicale ripetutamente.

Limitata solo leggermente nel salire e scendere le scale
ripetutamente per quanto riguarda i disturbi all’anca destra. (…)” 

(pag. 367 incarto AI)

                                                                               

                                         In merito alle incapacità
lavorative il perito ha concluso per una percentuale dell’80% nell’ultima attività
svolta di cameriera-barista, in attività domestiche del 60% discostandosi dal 30%
valutato dal dr. __________ (cfr. pag. 367 incarto AI). 

                                         Circa la capacità
lavorativa residua in un’attività lavorativa adatta, il perito reumatologo ha evidenziato:

 

" (…) Per
quanto riguarda un’attività lavorativa adatta che tenga in considerazione le
limitazioni funzionali da me sopra elencate concordo con la valutazione
del Dr. med. __________ di una capacità lavorativa residua del 80%.

Un aiuto di reinserimento professionale potrebbe essere utile.

Una riqualifica professionale non entra in considerazione. (…)” (sottolineatura
del redattore, pag. 368 incarto AI)

 

                                         Riassumendo, rispetto al
2005 (anno in cui l’incapacità lavorativa era del 100% in qualsiasi attività) il
perito ha riscontrato un miglioramento delle condizioni di salute
dell’assicurata, precisando:

 

" (…) Solo
negli ultimi anni si assiste, a detta dell’assicurata, a un ulteriore
peggioramento dei disturbi alla colonna lombare mentre la sintomatologia
dolorosa all’anca destra e alla colonna cervicale, che erano state determinanti
per l’assegnazione della rendita d’invalidità nel 2005, hanno mostrato
un’evoluzione ulteriormente favorevole.

Sommando quindi le tre patologie rilevanti per l’incapacità
lavorativa dell’assicurata possiamo dire che globalmente vi è stato un
miglioramento dei disturbi, fatto questo che a mio modo di vedere, è stato
riscontrato anche dal collega reumatologo Dr. med. __________ e che giustifica
la sua presa di posizione per quanto riguarda l’incapacità lavorativa.

A mio modo di vedere si deve tenere in considerazione anche
quanto asserito dal Dr. med. __________ in relazione soprattutto
all’instabilità segmentale e al peggioramento della discopatia e dell’instabilità
segmentale al segmento L5-S1. Per questo motivo sono giunto alle conclusioni
sopra elencate (concernenti le capacità lavorativa di cui è stata fatta
menzione sopra n.d.r) (…)” (sottolineatura del redattore, pag. 369 incarto AI)

                                         La prognosi è stata
valutata come non particolarmente favorevole sia per quanto concerne la
problematica degenerativa cervicale sia per quella lombare, ma meno
problematica quella relativa alle anche.

                                         Infine, il perito non ha
ritenuto che non si possano sensibilmente migliorare le condizioni di salute,
in particolare in vista di un miglioramento delle capacità lavorative. L’eventuale
intervento chirurgico alla colonna lombare di fissazione intersomatica potrebbe
portare ad un miglioramento dei disturbi lombari (cfr. pag. 369 incarto AI). 

 

                                         Ora, con scritto 27
ottobre 2016 il perito dr. __________, prendendo posizione in merito al
succitato referto 30 settembre 2016 del dr. __________, concorda col citato
neurochirurgo nel riscontrare un peggioramento della spondilolistesi, già
rilevata in sede peritale (cfr. pag. 366 incarto AI), come pure con
un’ulteriore progressione dell’anterolistesi a livello L5–S1.

                                         Non concorda totalmente, dati
anamnestici alla mano, con l’asserzione del dr. __________ di un relazione
diretta tra la spondilolistesi e la una decompressione delle radici nervose,
poiché:

 

" (…) A mio
modo di vedere la sintomatologia dolorosa risentita alle estremità inferiori è
da considerare a carattere pseudo-radicolare sulla instabilità segmentale
stessa. Su questo aspetto mi sono espresso in modo piuttosto chiaro segnalando
anche le limitazioni funzionali nel mio paragrafo 5.1. In effetti le
limitazioni da me determinate si riferiscono prevalentemente proprio a questa
problematica alla colonna lombare. Come da me descritto la patologia
principale, e attualmente più invalidante per l’assicurata risulta, proprio
essere quella lombare. A questo proposito ho ritenuto che, il collega Dr. med. __________,
nella sua valutazione peritale sottostimasse l’incapacità lavorativa
dell’assicurata nell’attività professionale antecedentemente svolta.

D’altra parte non possiamo mettere in relazione diretta il
peggioramento del reperto radiologico a livello del segmento L5-S1 con i
disturbi dell’assicurata e con le limitazioni funzionali e quindi anche con la
sua incapacità professionale. A mio modo di vedere i dati clinici e
anamnestici sono più importanti del reperto radiologico che va sempre messo in
concordanza con quanto riscontrato sia anamnesticamente che clinicamente. (…)”
(sottolineatura del redattore; doc. VI/1)

 

                                         Per il resto
sostanzialmente il dr. __________ ha confermato la perizia resa nell’ambito
dell’accertamento SAM.

 

                                         Anche al dr. __________ sono
stati sottoposti per valutazione i citati rapporti del dr. __________ e __________.

                                         Con scritto 15 marzo 2017
egli ha fatto presente:

 

" (…) Per
quanto riguarda la valutazione neurochirurgica (del dr. __________; n.d.r.), si
giunge alle conclusioni, per altro già espresse dal Dr. __________ nelle sue
antecedenti valutazioni. Non vi sono novità. In particolar modo dall’esame
neurologico non risulta attualmente una compressione radicolare o un deficit
sensitivo motorico.

Vi è una spondilolistesi valutata ancora di grado I a livello
L5/S1. Situazione da considerare stabile rispetto a quanto da me determinato
nelle mie valutazioni antecedenti.

Anche le conclusioni del collega Dr. __________ non si discostano
da quelle del Dr. __________.

Personalmente avevo anche ritenuto, che con un intervento
chirurgico di fissazione intersomatica a livello L5/S1, vi potrebbe essere un
miglioramento dei disturbi dell’assicurata.

 

Per quanto riguarda la valutazione ortopedica del Dr. __________,
questa di orienta soprattutto su una patologia al grande trocantere dell’anca
sinistra. Egli mette in evidenza anche una lesione del labbro acetabolare
antero-superiore dell’anca sinistra con possibile sintomatologia d’impingement,
che comunque non ha tratto beneficio da un’infiltrazione intra-articolare
dell’anca. Vi è stato però un miglioramento della sintomatologia grazie ad
infiltrazione pertrocanterica con un corticosteroide di deposito.

 

Si tratta quindi in questa patologia, di una problematica di tipo
tendinopatica, tendenzialmente destinata ad un miglioramento con infiltrazione
e terapie conservative, tra le quali potrebbero entrare in considerazione anche
delle applicazioni di onde d’urto. (…)” (sottolineatura del redattore, doc.
XXI/3)

 

                                         Va qui rilevato come sia
il dr. __________, sia il dr. __________ concordano nel ritenere che dall’esame
neurologico effettuato dal dr. __________ non risulta una compressione
radicolare o un deficit sensitivo motorico. Solo il dr. __________, come già
fatto presente al consid. 2.6.2, sulla base dei dati anamnestici non ha escluso
la presenza di dolori radicolari agli arti inferiori – eventualmente sorti
successivamente alla decisione contestata –, consigliando una rivalutazione.

                                         Determinante dal punto di
vista reumatologico, in particolar per quel che concerne la spondilolistesi, è
che il perito non ha accertato un peggioramento rispetto alla perizia da lui
eseguita nell’ambito del mandato SAM che giustifichi una modifica della
valutazione sulla capacità lavorativa. Non ha parimenti riscontrato nuovi
elementi medici che non siano stati in precedenza valutati. 

                                         Nondimeno va sottolineato
come la valutazione del dr. __________ in merito alla residua capacità
lavorativa in attività adeguate collima con quella del dr. __________. 

                                         Infine va detto che il dr.
__________ aveva ritenuto che il citato intervento chirurgico di fissazione
intersomatica all’assicurata avrebbe potuto procurare un miglioramento dei
disturbi, ciò che del resto anche il dr. __________ aveva sostenuto. Tale
intervento non avrebbe tuttavia sortito l’esito sperato, circostanza emersa
durante il recente pubblico dibattimento.

                                         

                            2.7.3.   In conclusione, tenuto conto della
consultazione psichiatrica, rimasta incontestata, nonché delle valutazioni
neurologiche e reumatologiche qui confermate, viste quindi le affidabili e
concludenti risultanze della perizia SAM, alla quale va conferito probatorio
(cfr. consid. 2.6), richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp.. 57, 551 e 572), il TCA ritiene
dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito
delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i
riferimenti ivi citati), che la ricorrente, sino al momento della
decisione contestata, è abile all’80% in attività adeguate.                        

                                         Questo Tribunale ritiene
altresì che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di una perizia giudiziaria come richiesta dalla
ricorrente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10
pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).                                 

 

                               2.8.   Dal profilo economico, l’assicurata
contesta l’esigibilità in attività adeguate rilevando come la perizia SAM non
menzioni le possibilità concrete di lavoro indicando unicamente che potrebbero
entrare in considerazione attività leggere. Sostiene inoltre che, viste le
limitazioni fisiche riconosciute in perizia, l’età (49 anni al momento
dell’emissione della decisione contestata), l’assenza prolungata dal mercato
del lavoro (oltre 12 anni), non sono ipotizzabili attività da svolgere.

 

                                         Va
innanzitutto rammentato che il concetto d’invalidità è riferito ad un
mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta
implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di
manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da
offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si
dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue
residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il
diritto ad una rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità
dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in
una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa
generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le
possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse o perlomeno non
realistiche (STF 8C_248/2014 del 29 agosto 2014 consid. 2; DTF 110 V 276
consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer
1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).

                                         Occorre
inoltre ricordare che le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un
elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e
giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al
massimo le sue capacità di guadagno (DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240
pag. 96; SVR 1995 UV 35 pag. 106 consid. 5b e riferimenti). Se, malgrado tale
impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in
concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale,
considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione
per l’invalidità né quella contro gli infortuni sono tenute a rispondere (DTF
110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b).

 

                                         Ora, nel caso in esame nel
rapporto 26 marzo 2015 il consulente in integrazione professionale ha indicato,
quale esempio di attività semplice e ripetitiva, quella di operaia generica al
dettaglio (doc. 77 incarto AI) e questo fondandosi sulla limitazioni fisiche
elencate dal dr. __________. Tali limitazioni, come rettamente sostenuto
dall’Ufficio AI in sede di risposta, sono sostanzialmente sovrapponibili a
quelle definiti dal dr. __________.

                                         

                                         Va inoltre rilevato che la
giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già avuto modo di stabilire
che nel mercato occupazionale aperto a personale non qualificato o semi
qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento
frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di
particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF
8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la
STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012; 9C_635/2007 del 21 agosto 2008 consid. 3.3
e 9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).        

 

                                         Quanto al fattore età
fatto valere dall’assicurata, va rilevato che sebbene l'età avanzata
venga considerata un fattore estraneo all'invalidità, la giurisprudenza
riconosce che essa, insieme ad altri fattori di carattere personale o
professionale, può ostare alla realizzazione della capacità lavorativa residua
sul mercato del lavoro equilibrato per mancanza di richiesta di tale forza
lavoro (sentenza 9C_918/2008 del 28 maggio 2009 consid. 4.2.1 e 4.2.2, anche DTF 132 V 393). Nel caso in esame, al momento della decisione
l’assicurata aveva 49 anni, ben lungi da essere considerata come elevata, vale
a dire prossima all’età pensionabile.

                                      

                               2.9.   Occorre ora procedere alla
graduazione dell’invalidità mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3), il
cui calcolo è stato esposto nella decisione impugnata.

 

                            2.9.1.   Secondo giurisprudenza,
riassunta nella STF 9_501/2013 del 28 novembre 2013, per determinare il reddito ipotetico conseguibile
dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido),
occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente
all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado
di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue
capacità professionali e delle circostanze personali. Tale reddito dev'essere
determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo
reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se
del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Soltanto in presenza di
circostanze particolari ci si potrà scostare da questo valore e ricorrere ai
dati statistici risultanti dall'ISS (v. DTF 134 V 322 consid. 4.1
pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimenti). Questo
sarà in particolare il caso qualora dovessero mancare indicazioni riguardanti
l'ultima attività professionale dell'assicurato o se l'ultimo salario da lui
percepito non corrisponde manifestamente a quello che egli sarebbe stato in
grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di persona valida; per
esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto definitivamente incapace
al lavoro, si trovava in disoccupazione o aveva già delle difficoltà
professionali a causa del deterioramento progressivo del suo stato di salute o
ancora percepiva una remunerazione inferiore alle usuali norme salariali. Entra
ugualmente in linea di conto la situazione in cui il posto di lavoro della
persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla salute non esiste più
al momento determinante della valutazione dell'invalidità (DTF 134 V 322
consid. 4.1 pag. 325; cfr. STF 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2).

                                         Nel caso in esame, come
precisato in sede di risposta, in considerazione del fatto che la ditta Waldys
SA – presso la quale l’assicurata aveva lavorato al momento dell’insorgenza del
danno alla salute - è stata sciolta nel 2007 (cfr. annotazioni 4 agosto 2015
del consulente in integrazione professionale, pag. 251 incarto AI), l’Ufficio
AI ha rettamente fatto riferimento ai dati statistici. In particolare ha evidenziato:

 

" (…) Lavorando
al 100% quale “collaboratrice servizio mensa”, il guadagno che avrebbe potuto
conseguire senza danno alla salute per l’anno 2014 ammonta a CHF 47'976.-- (CHF
3'767.-- mensili per 40 ore settimanali, che riportati a 42.45 ore settimanali
corrisponde a CHF 3'998.--), dato quest’ultimo assunto dalla tabella RSS
Svizzera TA 1 Skill level anno 2014 (l’amministrazione ha erroneamente
utilizzato il dato 2012 aggiornandolo al 2014, quando i dati ufficiali 2014
erano già stati pubblicati), categoria 55-56 servizi di alloggio e di
ristorazione), livello di competenze 1 (attività semplici di tipo fisico o
manuale). (…)” (Doc. VI)

 

                                         Per questi motivi la
richiesta dell’assicurata di adeguare al 2015 il salario che percepiva nel 2005
non può essere accolta. 

 

                            2.9.2.   Per quel che concerne il
reddito da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare
perché l'assicurato non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile,
il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta Corte ha stabilito
che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete,
i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).                             

In una sentenza 8C_695/2015 del 19 novembre 2015, il Tribunale
federale ha applicato, per la determinazione dei redditi da raffrontare,
l’edizione 2012 della rilevazione della struttura dei salari
(RSS), senza alcuna particolare riserva (si vedano pure, ad esempio, le
sentenze UV.2014.00277 del 31 agosto 2015 consid. 3.2.2 del Tribunale delle
assicurazioni del Canton Zurigo e 200 2015 853 del 17 dicembre 2015 consid.
4.6.2 del Tribunale amministrativo del Canton Berna).

Nel giudizio 9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid. 3.4, il Tribunale
federale ha confermato l'applicazione da parte del Tribunale amministrativo
federale, per la determinazione dei redditi da raffrontare, dell'edizione 2010
della rilevazione della struttura dei salari (RSS),
considerato che la decisione amministrativa litigiosa era stata emessa il 4
gennaio 2013 e l'UAIE non poteva pertanto disporre dei dati del 2012, la
cui pubblicazione era avvenuta solo nel corso del mese di ottobre 2014 (cfr.
lettera circolare AI n. 328 dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali,
UFAS, del 22 ottobre 2014), consolidando così la giurisprudenza secondo la
quale sono determinanti i dati statistici più attuali a disposizione al momento
della decisione di rendita (cfr. STF 8C_78/2015 del 10 luglio 2015 consid 4 e
9C_526/2015 dell'11 settembre 2015 consid. 3.2.2).

 

                                         Nel caso di
specie, con riferimento alla succitata giurisprudenza, in sede di risposta
l’Ufficio AI ha corretto la determinazione del salario da invalida:

 

" (…) Nel caso concreto, utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1
Skill level 2014 elaborata dall’Ufficio federale di statistica, l’assicurata,
lavorando al 100% in un’attività semplice e ripetitiva (livello di competenze
1), valore mediano, applicata la riduzione del rendimento del 20% per le
limitazioni determinate a livello medico e del 10% per la necessità di svolgere
unicamente attività leggere, avrebbe potuto realizzare nel 2014 un salario
annuo lordo pari a CHF 38’731.-- (e non a CHF 37'602.-- come indicato
nella decisione). Il dato estrapolato dalla tabella precitata è infatti pari a
CHF 4'300.—mensili per 40 ore settimanali, che riportato a 41.7 ore (media
svizzera) corrisponde a CHF 4'482.75 (4'482.72 x 12 = 38'731). (…)” (Doc. VI)

 

                            2.9.3.   Raffrontando
il reddito da valida di fr. 47'976.-- con quello da invalida di fr. 38'731.--, si
ottiene un grado d’invalidità del 19% ([47'976 - 38'731] x 100 : 47'976 =
19,27% arrotondato, conformemente alla DTF 130 V 121, al
28%).

 

                                         Del
resto, ammettendo per pura ipotesi di lavoro una riduzione massima del 25% il
reddito da invalida ammonterebbe a fr. 32'275,85 [ 80% di 53'793.-- (12 x
4’482,75) = 43'034,50; 75% di 43'034,50 = 32'275,85], tuttavia non sufficiente
per riconoscere un grado d’invalidità poiché dal raffronto dei redditi (47'976
-  32'275,85 x 100 : 47'976) il grado d’incapacità al guadagno risulterebbe
essere del 32%.  

 

                                         Vista l’importante
differenza per raggiungere il grado d’invalidità pensionabile, non è necessario,
poiché ininfluente per l’esito della vertenza, aggiornare i dati al 2016, anno
della decisione contestata.

 

                                         In queste circostanze a
ragione l’Ufficio AI ha soppresso in via di revisione la rendita.

 

                                         La decisione contestata merita
conferma, mentre il ricorso va respinto.

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese di procedura per
fr. 500.-- sono poste a carico dell’insorgente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti