# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 340d8449-5de8-53c8-9bdc-2c85bdd04405
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-05-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.05.2008 38.2008.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2008-1_2008-05-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2008.1

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  8 maggio 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice
  Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 3 gennaio 2008 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 3
  dicembre 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1,   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con decisione
su opposizione del 3 dicembre 2007 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha
confermato la precedente decisione del 7 novembre 2007 (cfr. Doc. A3) con la
quale aveva negato a RI 1 il diritto a beneficiare di indennità per insolvenza
(cfr. Doc. A1).

 

                                         Nella
decisione iniziale l'amministrazione si era in particolare così espressa:

 

" 
(...)

Abbiamo valutato la documentazione inviataci dopo
la nostra richiesta scritta del 4 ottobre 2007 ma riteniamo che la stessa non
possa giustificare il tempo trascorso senza effettuare passi concreti per il
recupero del salario dovuto.

 

Riteniamo che tale documentazione non porti nulla
di nuovo a quanto già comunicato precedentemente. Gli sforzi non sono stati nè
tempestivi nè debitamente comprovati, prima e dopo lo scioglimento del contratto
di lavoro, ma soprattutto dalla comminatoria del 27.06.2005 alla domanda di
fallimento del 15.02.2006 e dal verbale d'udienza 15.03.2006 all'istanza
30.08.2006.

Inoltre, anche l'esame delle 2 istanze presso il
Ministero pubblico non apportano elementi nuovi che consentano di prendere una
decisione diversa." (Doc. A3)

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA,
nel quale il suo rappresentante ha sottolineato che il lavoratore ha fatto tutto
il possibile per ottenere il salario che gli spettava:

 

" 
(...)

Detta decisione è contestata in quanto si
ribadisce che il signor RI 1 abbia fatto tutti gli sforzi necessari per
ottenere il pagamento del suo credito anche alla luce della ulteriore documentazione
presentata alla Cassa in data 31.10.2007 e che non sussiste in capo
all'assicurato una colpa grave a lui imputabile relativo al mancato ricupero
del credito salariale.

Si sottolinea inoltre che la scrivente RA 1 fosse
convinta che la comminatoria di fallimento fosse ritenuta sufficiente al fine
di ottenere il pagamento e che proprio la Cassa CO 1 in data 18.7.2006 aveva riconosciuto che il signor RI 1 aveva espletato tutte le procedure
giudiziarie per il recupero del suo credito." (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 5 febbraio 2008 la Cassa propone di respingere il ricorso e
rileva:

 

" 
(...)

a)   con
sentenza del 21.06.2005 il segretario assessore della Pretura di __________
stabilisce che il signor __________ di __________ era debitore del signor RI 1
dell'importo di fr. 1'242.40 per salari non versati nel periodo
01.06.2004/30.09.2004;

b)   che
in data 24.06.2005 veniva notificata al debitore una comminatoria di fallimento
e che la domanda di fallimento veniva presentata solo il 15.02.2006;

c)   che
il tempo trascorso tra la comminatoria di fallimento e la domanda di fallimento
è di oltre 7 mesi e mezzo senza che sia stata data una ragione plausibile di
questo ritardo;

d)   che
vi era convincimento della controparte che l'istanza era completata con la presentazione
della comminatoria di fallimento;

e)                                                                            che
questa asserzione non trova riscontro nelle disposizioni vigenti;

f)    che
la dichiarazione della signora  datata 08.10.2007 non appare determinante ai
fini dell'esito del ricorso essendo tale persona, tra l'altro, unitamente al
signor RI 1 stata oggetto di una denuncia sporta dallo stesso signor __________
per appropriazione indebita e calunnia;

g)   che
le istanze davanti al Procuratore Pubblico hanno riguardato faccende che non
sono minimamente legate alla questione salariale ma che comunque indicano uno
stato dei rapporti fortemente compromessi tra le parti (vedi querela del
24.01.2006 e denuncia del 27.09.2006)." (Doc. III)

 

                                         Il 7
marzo 2008 il patrocinatore dell'assicurato ha inviato al TCA uno scritto del
seguente tenore:

 

" 
Il ritardo dovuto tra la comminatoria di
fallimento e la domanda di fallimento è stata dovuta unicamente dal fatto che
si riteneva che con la richiesta della comminatoria di fallimento fosse sancito
il diritto all'indennità di insolvenza.

Dopo aver preso atto della prassi del 2004 del
SECO si è proceduto ad inoltrare la domanda di fallimento, ottemperando
pertanto a tutte disposizioni trasmesse dalla Cassa CO 1.

Non si ritiene pertanto corretto respingere la
domanda di insolvenza per motivi addotti dalla Cassa CO 1, ritenendo che
l'infrazione formale effettuata non giustifica un motivo grave tale da
rifiutare il diritto all'indennità.

Tutti i requisiti richiesti in sede di
presentazione della documentazione, in merito al precedente verbale di udienza,
sono stati trasmessi alla Cassa, giustificando così il diritto all'insolvenza
del nostro assistito, signor RI 1." (Doc. V)

 

                                         Il 13
marzo 2008 la Cassa propone di respingere il ricorso (cfr. Doc. VII).

 

                               1.4.   Il 20 marzo
2008 il Presidente del TCA ha chiesto al rappresentante dell'assicurato di
precisare quando e in che circostanze ha preso atto della Prassi 2004 del SECO
(cfr. Doc. IX).

                                         Il
rappresentante del ricorrente ha così risposto il 7 aprile 2008:

 

" 
In data 18.7.2006 la Cassa CO 1 con scritto al
SECO confermava che il signor RI 1 aveva esplicato tutte le pratiche necessarie
per richiedere l'insolvenza. La Cassa stessa non era stata in grado di prendere
una decisione.CO 1In data 4.8.2006 la Cassa CO 1 ci informava sullo scritto del
SECO e ci trasmetteva copia della Prassi.

Nello scritto del SECO si diceva unicamente che
quali rappresentanti avevamo la possibilità di chiedere la pronuncia immediata
del fallimento.

Di conseguenza nemmeno il SECO aveva sentenziato
di non accogliere la domanda di insolvenza.

Non ci sono quindi dei motivi validi per non
accogliere la richiesta di insolvenza del nostro assistito, sig. RI 1 e non si
tratta di una condizione decisiva per non concedere il diritto all'indennità.

Preso atto che è stata la Cassa a richiedere al
SECO la loro valutazione e la prassi applicabile si ritiene che nemmeno in
precedenza questa condizione era stata applicata per verificare il diritto.
(...)" (Doc. X)

 

                                         Al
riguardo la Cassa l'11 aprile 2008 ha formulato le seguenti osservazioni:

 

" 
(...)

Precisiamo, e alleghiamo la documentazione in
copia, che in data 11 giugno 2004 la nostra Cassa ha inviato ai Sindacati la
Prassi 244/1.

 

Una delle problematiche che si pregava di tenere
in considerazione era proprio la "Mancata dichiarazione di fallimento a
causa del manifesto indebitamento del datore di lavoro".

 

Al RA 1 di __________a Prassi è stata inviata
pochi giorni dopo, per la precisione il 25 giugno 2004." (Doc. XII)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 51 cpv. 1 LADI:

 

" 
I lavoratori soggetti all'obbligo di
contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad
una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno
diritto all'indennità per insolvenza, se:

 

a.   il
loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure

 

b,   il
fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le
spese o

 

c.   hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."

 

                                         L'art. 51
lett. b è stato introdotto nella legge in occasione della prima revisione della
LADI del 5 ottobre 1990, in vigore dal 1° gennaio 1992.

                                         Nel
Messaggio a sostegno di una revisione parziale della legge sull'assicurazione
contro la disoccupazione del 23 agosto 1989, il Consiglio federale si è al
riguardo così espresso:

 

" 
Dato che la dichiarazione di fallimento è una
condizione da cui dipende il diritto all'indennità per insolvenza, non è
possibile attualmente coprire le perdite di salario qualora nè l'assicurato, nè
un creditore terzo sia disposto a anticipare le spese di cui all'articolo 169
capoverso 2 della legge federale sull'esecuzione e il fallimento, poiché non si
può sempre sapere se questi costi potranno essere ricuperati. Nell'ottica della
LAD non vi è motivo di trattare questo caso di insolvibilità evidente del
datore di lavoro diversamente da quello in cui il fallimento è effettivamente dichiarato.

 

La nuova disposizione costituisce nello stesso
tempo una base legale che consente agli uffici d'esecuzione e fallimento di
informare gli organi dell'assicurazione disoccupazione." (cfr. FF 1989 III
pag. 349)

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DLA 2006 pag. 235 seg. il Tribunale federale delle
assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), risolvendo una
questione lasciata aperta in DTF 131 V 196, ha stabilito che per adempire il
presupposto dell'art. 51 cpv. 1 LADI l'assicurato deve seguire tutti i passi
previsti dalla procedura esecutiva ed in particolare chiedere la dichiarazione
di fallimento.

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha sviluppato in particolare le seguenti considerazioni:

 

" 
4.1  Da die Regelung der Insolvenzentschädigung
gemäss Art. 51 ff. AVIG
nach den im SchKG definierten zwangsvollstreckungsrechtli-chen Stadien
ausgerichtet ist, muss sich - entgegen der impliziten annahme des kantonalen
Gerichts - auch die Auslegung der einzelnen Anspruchsvoraussetzungen an die
SchKG-rechtlich Vorgaben halten.

Unter insolvenzentschädigungsrechtlichen
Gesichtspunkten kann es nicht Sache der versicherten Person sein, darüber zu
entscheiden, ob weitere Vorkehren zur Realisierung der Lohnansprüche
erfolgsversprechend sind oder nicht (zur Publikation in der amtlichen Sammlung
vorgesehenes Urteil K. vom 26. April 2005, C 52/04, n.d.r. DTF 131 V 196). Das
für den Anspruch auf Insolvenzentschädigung vorausgesetzte fortgeschrittene
Zwangsvollstreckungsverfahren ist im Übrigen durchaus sinnvoll, weil bekanntlich
viele Schuldner erst unter dem Druck der unmittelbar bevorstehenden
Konkurseröffnung oder Pfändung ihren Zahlungspflichten nachkommen. Selbst wenn
die Überschuldung des Arbeitgebers oder der Arbeitgeberin offensichtlich
erscheint, ist mit anderen Worten keineswegs ausgeschlossen, dass die
Lohnforderungen von Arbeitnehmern kurz vor der Konkurseröffnung oder der
Pfändung doch noch beglichen werden. Die Interpretation des kantonalen
Gerichts, wonach in bestimmten Fällen unabhängig vom Stand des zwangsvollstreckungsrechtlichen
Verfahrens Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, falls nur schon die
Überschuldung des Arbeitgebers oder der Arbeitgeberin offensichtlich ist, kommt
im Ergebnis einer Erweiterung der Insolvenztatbestände gleich. Da die zu einer
Insolventschädigung Anlass gebenden Tatbestände im Gesetz abschliessend genannt
sind (art. 51 Abs. 1 und Art. 58 AVIG; zur Publikation in der amtlichen
Sammlung vorgesehenes Urteil K. vom 26. April 2005, C 62/04; Gerhards, Grundriss
des neuen Arbeitslosenversicherungsrechts, Bern 1996, S. 175 Rz. 78; Nussbaumer,
a.a.O., S. 191 N. 508; Urs Burgherr, Die Insolvenzentschädigung,
Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als versichertes Risiko, Diss. Zürich
2004, S. 68), kann der vorinstanzlichen Ansicht nicht gefolgt werden.

 

4.2  Für die Beurteilung des
Insolvenzentschädigungsanspruchs ist der bis zum Zeitpunkt des Erlasses des
Einspracheentscheides (17. September 2003) eingetretene Sachverhalt massgebend
(BGE 129 V 4 Erw. 1.2 mit Hinweis). Der Versicherte hat das Pfändungsbegehren
in diesem Zeitraum unbestrittenermassen nicht gestellt. Die
Anspruchsvoraussetzung des Art. 51 Abs. 1 lit. c AVIG war damit nicht
erfüllt."

 

                                         Th.
Nussbaumer, "Arbeitslosenversicherung" in SBVR Soziale Sicherheit, su
questo tema sottolinea che:

 

" 
Nichteröffnung des Konkurses nach gestelltem
Konkursbegehren (lit. b), weil sich infolge offensichtlicher Überschuldung des
Arbeitsgebers im Anschluss an die Konkursandrohung (Art. 160 SchKG) kein
Gläubiger bereit findet, die Kosten vorzuschiessen (vgl. Art. 169 Abs. 2
SchKG). Zwischen der offensichtlichen Überschuldung und der Nichtleistung des
Kostenvorschusses muss ein direkter Zusammenhang bestehen, was beispielsweise
nicht der Fall ist, wenn ein Gläubiger den Kostenvorschuss nicht aufzubrigen
vermag." 

(pag. 2360)

 

                                         e che:

 

" 
Gleicher Ansicht Stöckli, Rz. 20 zu Art. 51 AVIG
und die Verwaltungspraxis ALV-Praxis 2004/1 Blatt 14/1-3. Offengelassen in BGE
131 V 198 E. 4.1.2 und E. 21 von 132 V 82. Die fünf Insolvenztatbestände
knüpfen in einem bestimmten Stadium der Zwangsvollstreckung an ein Begehren
(auf Pfändung) oder an einen richterlichen Entscheid an. Folgerichtig ist bei
der offensichtlichen Überschuldung zu verlangen, dass ein Gläubiger oder ein
Arbeitnehmer das Konkursbegehren (art. 166 Schkg) beim Konkursgericht gestellt
hat. Erst damit ist die Parallelität mit der Konkurseröffnung. Anders Art. 77
Abs. 5 AVIV, Ziff. 3.1 KS-IE und Burgherr, S. 73, Wonach der Zeitpunkt der
Konkursandrohung (art. 159 SchKG) massgebend ist. Nach der Botschaft BB1 1989
III 400 soll der Tatbestand erfüllt sein, wenn niemand bereit ist, «den Kostenvorschuss nach Artikel 169 Absatz 2 SchKG zu leisten».
Ein solcher wird vom Konkursgericht erst nach der Stellung des Konkursbegehrens
angesetzt." (nota 1251)

 

                                         In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 88 il Tribunale federale
ha stabilito che il diritto a indennità per insolvenza. Il diritto a indennità
per insolvenza secondo l'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI nasce nella fase della procedura di esecuzione forzata in cui i creditori
- invitati dal giudice del fallimento a versare un anticipo spese in seguito a
una domanda di fallimento - rinunciano ad anticipare le spese per manifesto
indebitamento del datore di lavoro ed ha in particolare sottolineato che:

 

" 
(...)

6.2 Art. 51 Abs. 1 lit. b AVIG setzt unter
anderem voraus, dass der Konkurs nur deswegen nicht eröffnet wird, weil sich
kein Gläubiger bereit findet, die Kosten vorzuschiessen. Damit sich ein Gläubiger in einem konkreten Fall entscheiden kann,
ob er gewillt ist, einen Kostenvorschuss im Hinblick auf die Konkurseröffnung
zu leisten, muss er überhaupt erst vor diese Wahl gestellt worden sein. Mit anderen Worten ergibt sich allein schon aus der
Gesetzesbestimmung, dass das Konkursverfahren bis ins Stadium nach Erlass einer
Kostenvorschussverfügung durch das Konkursgericht gediehen sein muss, um den
Anspruch auf Insolvenzentschädigung entstehen zu lassen. Die Botschaft stellt auf nichts anderes ab, wenn darin ausgeführt
wird, der Bezug von Insolvenzentschädigung solle möglich sein, wenn weder der
Versicherte noch ein dritter Gläubiger bereit ist, den Kostenvorschuss zu
leisten (BBl BGE 1989 III 400).
Dieser Zeitpunkt ist entgegen BURGHERR (a.a.O., S. 73) nicht schon dann
erreicht, wenn die beteiligten Gläubiger im Anschluss an die Konkursandrohung
auf ein Konkursbegehren verzichten. Wie bereits in BGE 131 V 196 angemerkt,
ist es durchaus sinnvoll, aus insolvenzentschädigungsrechtlichem Gesichtswinkel
ein fortgeschrittenes Zwangsvollstreckungsverfahren vorauszusetzen, weil
bekanntlich viele Schuldner erst unter dem Druck der unmittelbar bevorstehenden
Konkurseröffnung ihren Zahlungspflichten nachkommen. Art.
51 Abs. 1 lit. b AVIG belässt es beim Erfordernis des
nicht geleisteten Kostenvorschusses (aus Gründen der offensichtlichen
Überschuldung des Arbeitgebers). Eine gerichtliche Nichteintretensverfügung auf
das Konkursbegehren wird nicht verlangt. 

Soweit die Weisung des SECO (AM/ALV-Praxis 2004/1
Blatt 14) "das formelle Nichteintreten des Konkursgerichtes auf das
Konkursbegehren bzw. den Nichteröffnungsbeschluss des Konkurses" zum
anspruchsbegründenden Erfordernis erklärt, steht sie demnach nicht im Einklang
mit dem Gesetz. Zu beachten ist in diesem Zusammenhang, dass nach der Lehre die
Nichtleistung des dem Gläubiger gemäss Art. 169 SchKG auferlegten Kostenvorschusses dem Rückzug des Konkursbegehrens
gleichgestellt ist (PHILIPPE NORDMANN, in: Staehelin/Bauer/ Staehelin [Hrsg.],
Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, SchKG II, Basel
1998, N. 6 zu Art. 167 SchKG
mit Hinweis). Ein gerichtliches Nichteintreten oder ein
schriftlicher Nichteröffnungsbeschluss dürfen - ohne gesetzliche Notwendigkeit
- bereits deshalb nicht Anspruchsvoraussetzung bilden, weil die Zusprechung von
Insolvenzentschädigung nicht davon abhängen darf, ob, je nach Praxis des
Konkursgerichts, einerseits bei Nichtleistung des Kostenvorschusses innert
Frist und anderseits beim Rückzug des Konkursbegehrens im Einzelfall ein
Nichteintreten auf das Konkursbegehren erfolgt, ob etwa ein förmlicher
Abschreibungsbeschluss ergeht oder ob das Verfahren formlos erledigt wird.
Einziges verlässliches Kriterium bildet die Nichtleistung der Konkurskaution
nach Ergehen der gerichtlichen Kostenvorschussverfügung. Entgegen der Weisung
des SECO ist mit einem Nichteintretensentscheid im Hinblick auf die
Offensichtlichkeit der Überschuldung des Arbeitgebers nichts gewonnen. Der
Arbeitslosenkasse kann ebenfalls nicht beigepflichtet werden, soweit sie davon
ausgeht, dass sich die Rechtssicherheit (Beweisbarkeit) mit einem solchen
Erfordernis erhöhe. Denn das Konkursgericht hat nicht zu untersuchen, weshalb der
Gläubiger das Konkursbegehren zurückgezogen (NORDMANN, a.a.O., N. 6 zu Art. 167 SchKG) oder den verfügten
Kostenvorschuss nicht bezahlt hat. Der einzige (gerichtliche) Hinweis auf die
offensichtliche Überschuldung des Arbeitgebers ergibt sich in diesem Verfahrensstadium
aus dem Umstand, dass das Konkursgericht vor der Eröffnung des Konkurses eine
Konkurskaution verlangt. Mit dem Abwarten oder Erzwingen eines Nichteintretens
auf das Konkursbegehren oder eines Nichteröffnungsbeschlusses lassen sich keine
neuen Erkenntnisse hinsichtlich des Anspruchs auf Insolvenzentschädigung
gewinnen. Denn so oder anders muss bei der Prüfung
dieses Anspruchs unabhängig von der Erledigungsweise im zwangsvollstreckungs-rechtlichen
Verfahren geprüft werden, ob zwischen der offensichtlichen
Überschuldung des Arbeitgebers und der Nichtleistung des Kostenvorschusses ein
direkter Zusammenhang anzunehmen ist.

 

6.3 Nach dem Gesagten entsteht der Anspruch auf
Insolvenzentschä-digung gemäss Art. 51 Abs. 1 lit. b
AVIG in dem Zeitpunkt des
Zwangsvollstreckungsverfahrens, in welchem die Gläubiger - auf die vom
Konkursgericht nach gestelltem Konkursbegehren erlassene
Kostenvorschussverfügung hin - infolge offensichtlicher Überschuldung des
Arbeitgebers von einer Bezahlung des Kostenvorschusses, durch Rückzug des
Konkursbegehrens oder durch Verstreichenlassen der Frist für die Leistung der
Konkurskaution, absehen.

 

7. Im vorliegenden Fall wurde der Anspruch auf
Insolvenzentschädigung mit Einspracheentscheid der Arbeitslosenkasse vom 20.
April 2005 abgelehnt. Dieser Einspracheentscheid ist unangefochten in
Rechtskraft erwachsen. Im Anschluss daran hat der Versicherte allerdings
weitere Bemühungen im Zwangsvollstreckungsverfahren vorgenommen. Wie sich aus
dem Schreiben des Zivilgerichts vom 9. August 2005 ergibt, liess er unter
anderem am 28. April 2005 erneut ein Konkursbegehren stellen. Auf Grund der
lückenhaften Aktenlage lässt sich allerdings nicht feststellen, ob das
Konkursgericht auf dieses Konkursbegehren hin eine Kostenvorschussverfügung
erlassen hat. Nicht klar ist auch, ob und allenfalls in welcher Form der
Versicherte auf sein Konkursbegehren zurückgekommen ist und ob er das
Konkursbegehren im weiteren Verlauf nochmals erneuert hat. Die Angelegenheit
geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit sie abkläre, ob das
Zwangsvollstreckungsverfahren nach dem 20. April 2005 zu irgendeinem Zeitpunkt
das Stadium erreicht hat, in welchem der Versicherte oder andere Gläubiger auf
die konkursrichterliche Kostenvorschussverfügung hin - durch Rückzug des
Konkursbegehrens oder durch Verstreichenlassen der Frist für die Leistung der
Konkurskaution - von einer Bezahlung des Kostenvorschusses für die
Konkurseröffnung wegen der offensichtlichen Überschuldung der X. GmbH abgesehen
haben. Sollte dies zutreffen, wird die Verwaltung die weiteren
Anspruchsvoraussetzungen zum Bezug von Insolvenzentschädigung abzuklären haben.
Sie wird alsdann gestützt auf die gewonnenen
Erkenntnisse eine neue Verfügung erlassen."

                               2.3.   La
Segreteria di Stato per l'economia (in seguito: SECO), quale
autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione
uniforme del diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI;
STFA C 340/00 dell’8 aprile 2004, consid. 4; STFA C 176/00 del 10 marzo 2003,
consid. 3; STFA  C 260/99 dell'8 agosto 2001, consid. 6b e DTF 127 V 57,
consid. 3a pag. 61), sulla Prassi ML/AD 2004/1 ha pubblicato una
direttiva del seguente tenore:

 

Direttiva

 

Campo:      IDI

Rubrica:     Mancata dichiarazione
di fallimento

Articoli:        51 cpv. 1 lett. b.
LADI; 77 cpv. 5 OADI; 169, 190 LEF

_______________________________________________________

 

 

Mancata dichiarazione di
fallimento

a causa del manifesto
indebitamento del datore di lavoro

 

 

1)   Secondo
l'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI, l'assicurato ha diritto all'indennità
per insolvenza se il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito
a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad
anticipare le spese.

 

2)   In conformità
con la giurisprudenza federale e il messaggio del 23 agosto 1989 relativo a una
revisione parziale della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, la
mancata dichiarazione di fallimento per i motivi summenzionati dà diritto
all'IDI soltanto dopo la presentazione della domanda di fallimento, vale a dire
a partire dal momento in cui la procedura di esecuzione forzata, ormai avviata,
non proseguirebbe più senza un'anticipazione delle spese, È pertanto la
decisione ufficiale del giudice di non entrare in materia sulla domanda di
fallimento o la decisione di non dichiarare il fallimento, poiché nessun
creditore era disposto ad anticipare le spese previste entro il termine
stabilito secondo l'articolo 169 LEF, che giustifica il diritto all'indennità
per insolvenza.

 

                                Di
conseguenza il manifesto indebitamente del datore di lavoro deve risultare da
un atto ufficiale: ciò significa che tale indebitamento deve essere
obbligatoriamente concretizzato e reso oggettivo mediante le relative fasi
della procedura di esecuzione forzata.

 

3)                                   Un
semplice estratto del registro d'esecuzione oppure l'avvenuta comminatoria non
possono ancora generare un diritto all'IDI conformemente all'articolo 51
capoverso 1 lettera b LADI. In tali casi l'indebitamento è senz'altro
possibile, ma non manifesto nel senso delle esigenze legali. Di conseguenza la
cifra 3.1 della circolare IDI, nella sua versione del gennaio 1992, deve essere
corretta in modo che la comminatoria di fallimento non è ancora sufficiente per
giustificare un diritto all'IDI.

 

                                Il
versamento di IDI secondo l'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI - ad
eccezione dei casi previsti dall'articolo 190 LEF (Istanza di dichiarazione di
fallimento senza preventiva esecuzione) - è quindi possibile unicamente se la
persona assicurata o una terza persona ha avviato la procedura di esecuzione
per i suoi crediti e se la comminatoria di fallimento e la domanda di
fallimento hanno già avuto luogo: ciò significa che la procedura di esecuzione
forzata si è svolta almeno fino alla decisione ufficiale di non entrare in
materia sulla domanda di fallimento per mancanza della rispettiva anticipazione
delle spese.

 

4)   L'articolo
190 LEF autorizza eccezionalmente il creditore a chiedere al giudice del
fallimento la dichiarazione di fallimento contro un debitore senza aver avviato
preventivamente una procedura di esecuzione. Il creditore può invocare la
dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione anche quando ha già
avviato una procedura di esecuzione; in tal caso egli può interrompere la
relativa procedura e chiedere la dichiarazione immediata di fallimento.
Tuttavia questa richiesta è possibile soltanto nei casi seguenti (cfr. a tale
proposito Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, sechste Auflage
v. Kurt Amonn und Dominik Gasser, § 38 Die Konkurseröffnung ohne Betreibung S.
302 ff.):

 

      a)  contro
qualunque debitore che non abbia dimora conosciuta o sia fuggito per sottrarsi
alle sue obbligazioni o abbia compiuto o tentato di compere atti fraudolenti in
pregiudizio dei suoi creditori o nascosto oggetti del suo patrimonio in una
esecuzione in via di pignoramento;

 

                           In questi
casi si può esigere la dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione
anche contro debitori non soggetti alla possibilità di fallire.

 

      b)  contro
il debitore soggetto alla procedura di fallimento che abbia sospeso i suoi
pagamenti;

 

                           Questa
fattispecie può essere invocata soltanto contro debitori iscritti nel registro
di commercio, che di conseguenza sono soggetti all'esecuzione in via di
fallimento. Se la sospensione dei pagamenti si riferisce ai salari dovuti agli
impiegati dell'impresa, la dichiarazione di fallimento può normalmente essere
richiesta senza preventiva esecuzione;

 

      c)  In
caso di insuccesso di una procedura concordataria (art. 390 LEF).

 

                           La
dichiarazione immediata di fallimento senza preventiva esecuzione può anche
essere richiesta se, nei confronti del debitore, la moratoria concordataria
viene revocata, oppure vi è revoca o non omologazione del concordato. Tuttavia
la domanda di fallimento deve essere presentata entro 20 giorni dalla
pubblicazione della decisione del giudice del concordato.

 

Se la domanda di fallimento è stata
presentata senza preventiva esecuzione e se il fallimento non è stato
dichiarato per il solo motivo che nessun creditore era disposto ad anticipare
le spese previste entro il termine stabilito conformemente all'articolo 169
LEF, l'assicurato ha diritto all'IDI.

 

Esercizio del diritto all'indennità - disciplinamento dei
termini 

 

In caso di manifesto indebitamento del datore di lavoro ai sensi
dell'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI, l'assicurato deve far valere il
proprio diritto all'IDI entro 60 giorni dal momento in cui ha preso atto della
decisione formale di non entrata in materia sull'istanza di fallimento. Di
conseguenza è determinante per fissare il termine di perenzione di 60 giorni -
contrariamente al disciplinamento previsto all'art. 77 capoverso 5 OADI - il
giorno successivo alla data in cui l'assicurato ha preso atto della decisione
formale del giudice di non entrare in materia sulla domanda di fallimento,
poiché l'anticipazione delle spese richiesta secondo l'articolo 169 LEF non è
stata effettuata entro il termine impartito.

 

Giurisprudenza

 

DLA 2003            N. 5        p. 63 segg.

 

DTFA, causa M.      del 23.08.2000,      C 380/99

DTFA, causa T.      del 09.05.2000,      C 184/98

DTFA, causa R.      del 07.02.2000,      C 391/98

 

                                         Come visto (cfr. consid.
2.3) nella sentenza pubblicata in DTF 134 V 88 il Tribunale federale ha
dichiarato contraria alla legge la direttiva della SECO nella misura in cui,
per fare sorgere il diritto all'indennità per insolvenza sulla base dell'art.
51 cpv. 1 lett. b LADI esige una decisione ufficiale del giudice di non entrare
in materia o di non dichiarare il fallimento. Basta invece che le spese non
vengano anticipate a seguito del manifesto indebitamento del datore di lavoro.

 

                               2.4.   L'art. 55 cpv. 1 LADI
stabilisce che:

 

"  Il
lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni
provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro,
fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura.
Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa
del suo diritto." 

(Foglio 14)

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo
di ridurre il danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55
capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro
quando il datore di lavoro non versa - o non versa inte­ramente - il salario e
il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del
danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di
lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige
necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro il
suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre
invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il
datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.

 

Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insol­venza, l'assicurato che
rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo
periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una
vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in
futuro, i suoi obblighi finanziari.

 

                                         Il TFA,
in una sentenza C 323/02 del 17 aprile 2003 ha considerato violato l'obbligo di
ridurre il danno nel caso di un assicurato che ha rivendicato per la prima
volta le sue pretese salariali sei mesi dopo la conclusione del rapporto di
lavoro.

 

                                         In una sentenza C 133/02 del
17 aprile 2003 l'Alta Corte si è occupata del caso di un assicurato che aveva
sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo avere messo in mora
il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del datore di lavoro
è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega di lavoro. 

                                         In quel caso l'Alta Corte
ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed
ha rilevato:

 

" 
3.3 Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,
dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des
Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er
seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und
Sicherstellung verlangt hatte.

Nach der fristlosen Auflösung des
Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.
Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.
Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der
Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den
Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen
der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes
Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der
Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002
Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,
eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht
gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall
verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum
Einen durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend
machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern
versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben
Arbeitgeberin  Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich
durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils
das  Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite
Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr
zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung
der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer
der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen
Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens
durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese
nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über
die  Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"

 

 

                                         In una sentenza del 16
agosto 2005 nella causa H., C 111/05 il TFA ha deciso che un assicurato non
aveva violato il suo obbligo di ridurre il danno ed ha in particolare
sottolineato:

 

" 
3.2 Mit der Verwaltungsgerichtsbeschwerde reicht
der - nunmehr anwaltlich vertretene - Versicherte Unterlagen ein, welche den
nachfolgend geschilderten Ablauf belegen. Am 8. Mai 2002 kündigte er das
Arbeitsverhältnis mit der X.________ AG per 11. Mai 2002. Bereits am 15. Mai
2002 leitete er für den ausstehenden Lohn Betreibung ein. Nachdem gegen den
Zahlungsbefehl vom 31. Mai 2002 am 6. Juni 2002 Rechtsvorschlag erhoben, und
die Lohnklage des Versicherten gegen die ehemalige Arbeitgeberin (vom 5.
September 2002) vom Arbeitsgericht mit Entscheid vom 22. Oktober 2002
vollumfänglich gutgeheissen worden war, stellte er am 19. November 2002 das
Rechtsöffnungsbegehren.

Dieses wurde jedoch mit Verfügung des
Bezirksgerichtes vom 22. Januar 2003 abgewiesen, weil der Beschwerdeführer
versäumt hatte, die Rechtskraftbescheinigung des arbeitsgerichtlichen
Entscheides vom 22. Oktober 2002 zu den Akten zu reichen. Eine dagegen vom
Versicherten am 17. Februar 2003 erhobene Nichtigkeitsbeschwerde wurde vom
Obergericht abgewiesen, soweit darauf eingetreten wurde (Zirkularbeschluss vom
24. Februar 2003). Auf das zweite Rechtsöffnungsbegehren vom 7. März 2003 hin
wurde ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 definitive
Rechtsöffnung in der Höhe des ausstehenden Nettolohnes von Fr. 13'083.- (brutto
Fr. 14'000.-) nebst Zins zu 5 % seit 31. Mai 2002 erteilt. Daraufhin stellte er
am 1. Juli 2003 das Fortsetzungsbegehren und am 25. August 2003 das Begehren um
Konkurseröffnung.

 

3.3 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat
die erstmals im

letztinstanzlichen Prozess von der
Rechtsvertreterin des Beschwerdeführers vorgelegten Akten, aus welchen die im
Zeitraum vom 22. Oktober 2002 bis 1. Juli 2003 unternommenen Schritte zur
Durchsetzung der Lohnforderung zu ersehen sind, zu berücksichtigen, weil es
nicht an die Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts durch das
kantonale Gericht gebunden ist (Erw. 1 hiervor).

 

3.4 In Kenntnis des vollständigen Sachverhalts
kann keine Rede mehr davon sein, dass sich der Beschwerdeführer zu irgendeiner
Zeit seit Entstehung des Lohnausstandes passiv verhalten hätte. Er hat seinen
Lohnanspruch vielmehr konsequent und mit grosser Ausdauer geltend gemacht. Eine
Verletzung der Schadenminderungspflicht ist demzufolge zu verneinen."

 

 

                                         In una sentenza C 231/06
del 5 dicembre 2006 pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg. l'Alta Corte ha
stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona assicurata,
contemplato  all'articolo 55 capoverso 1 LADI, vale anche se il rapporto di
lavoro viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di
versare le prestazioni a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo
di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave:
occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se
l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti
necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni
caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza
del termine di pagamento di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il
suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o
intentando un'azione legale contro li lui.

 

                                         In quell'occasione il TFA
ha in particolare rilevato:

 

" 
3.1 Auf Grund der Akten ist davon auszugehen,
dass der Lohn des Beschwerdegegners bis Ende Mai 2005 regelmässig und
rechtzeitig beglichen wurde. Offen ist derjenige für den Monat Juni, als das
Arbeitsverhältnis zwar schon - fristlos - aufgelöst war, der Versicherte aber
noch auf Bitte der Arbeitgeberin hin gearbeitet hatte. Darüber hinaus wurden
ausgewiesene Spesen, Ferienansprüche, ein Anteil 13. Monatslohn und
geleistete Überzeit nicht bezahlt. Gemäss glaubhafter Darstellung des
Beschwerdegegners wurde ihm im Juni versichert, durch die Bezahlung der im Juni
noch fertiggestellten Arbeiten wäre die Gesellschaft in der Lage, seine offenen
Forderungen zu begleichen. Unter Beachtung der für die Rechnungsstellung
benötigten Zeit und der für deren Begleichung üblichen Frist von 30 Tagen
durfte er bis Anfangs August objektiv mit einer baldigen Zahlung rechnen. Bis
dahin musste er keinesfalls rechtliche Schritte gegen die Arbeitgeberin in
Erwägung ziehen. Folgerichtig gelangte der Versicherte am 10. August 2005
wieder an die Arbeitgeberin und forderte schriftlich die Überweisung des
offenen Betrages von Fr. 29'565.20. Ende September wandte er sich
telefonisch und schriftlich an die Arbeitslosenkasse und das Betreibungsamt.
Offenbar suchte der Beschwerdegegner bei diesen Institutionen Rat hinsichtlich
des weiteren Vorgehens. Auch dies ist als Bemühung um Zahlungseingang und zur
Vermeidung von Schaden zu werten (vgl. beispielsweise Urteil G. vom 14. Oktober
2004, C 114/04 Erwägung 3.2.2).

 

 

3.2 Wie die Vorinstanz richtig festgehalten hat,
ist für eine Leistungsverweigerung wegen Verletzung der
Schadenminderungspflicht ein schweres Verschulden vorausgesetzt, wobei im
Einzelfall aufgrund der Umstände zu entscheiden ist, ob der Arbeitnehmer
genügend und rechtzeitig reagiert hat (Urteil F. vom 6. Februar 2006, Erw. 3.1,
C 270/05). Es kann dabei nicht verlangt werden, dass er sich juristisch
fehlerlos verhält (Urteil F. vom 21.

Dezember 2005, Erw. 3.2, C 63/05). Geht die
Beschwerde führende

Arbeitslosenkasse bereits von einer Verletzung
der Schadenminderungspflicht aus, wenn ein Versicherter nach Ablauf einer
dreissigtägigen Zahlungsfrist nicht mittels Betreibung oder Klage gegen seinen
ehemaligen Arbeitgeber vorgeht, verkennt sie die Realitäten im Arbeitsleben und
geht über das hinaus, was in der Rechtsprechung in der Regel verlangt wird. So
erfüllte ein Versicherter die Schadenminderungspflicht, als er nach einer
ersten

schriftlichen Mahnung drei Monate zuwartete, bis
er unzuständigenorts eine Lohnklage einreichte und nach dem
Unzuständigkeitsentscheid nach weiteren ca. 50 Tagen beim zuständigen Gericht
klagte (Urteil F. vom 21. Dezember 2005, 

C 63/05). Im Urteil G. vom 19. Oktober 2006
(C 163/06) hat ein Versicherter nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses
während rund 4 1/2 Monaten nichts Aktenkundiges unternommen, hingegen glaubhaft
gemacht, dass er verschiedentlich telefonisch intervenierte. Im konkreten
Einzelfall hat das Eidgenössische Versicherungsgericht die
Schadenminderungspflicht als nicht verletzt erachtet. Würde jede Forderung, die
nicht innert dreissig Tagen beglichen wird, eingeklagt, stünde das Justizsystem
am Anschlag. Solches entspräche nicht einem Vorgehen, das jedem vernünftigen
Menschen als selbstverständlich erscheint, was aber erforderlich ist, um bei
Nichtbefolgen einer entsprechenden Verhaltensregel von einem groben Verschulden
auszugehen.

 

 

3.3 Schliesslich wendet die Beschwerdeführerin
ein, man habe dem Versicherten auf seine telefonische Anfrage am 30. September
2005 dringend empfohlen, seine Forderung mittels Betreibung geltend zu machen.
Anstatt dies zu befolgen, habe er angegeben, vorerst die genauen Beträge der
offenen Benzin- und Telefonrechnungen sowie die Lohnbeträge zusammenstellen zu
müssen. Das schwere Verschulden des Beschwerdegegners sei anzunehmen, weil er
der klaren Anweisung der Arbeitslosenkasse keine Folge geleistet habe.
Diesbezüglich ist mit dem kantonalen Gericht indessen festzuhalten, dass eine
Anfangs Oktober 2005 eingeleitete Betreibung auf den entstandenen Schaden
keinen Einfluss mehr haben konnte, nachdem bereits mit Entscheid vom 18.
Oktober 2005 über die Gesellschaft der Konkurs eröffnet wurde. Ob nach der
telefonischen Erkundigung und Beratung am 30. September 2005 noch weitere
Schritte hätten

unternommen werden müssen, ist damit für die
Frage der Verletzung der Schadenminderungspflicht irrelevant.

Zusammenfassend steht fest, dass, soweit eine
Verletzung der

Schadenminderungspflicht überhaupt anzunehmen
wäre, eine solche nach den gesamten Umständen jedenfalls nicht derart schwer
wiegt, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren ist."

 

 

                               2.5.   Nella già citata direttiva
(cfr. consid. 2.2), la SECO si è ancora così espressa:

 

" 
Direttiva

 

Campo:     IDI

Rubrica:   Obbligo di diminuire il danno

Articolo:    55 cpv. 1 LADI

_______________________________________________________

 

 

Obbligo di diminuire il
danno prima e dopo lo scioglimento

del rapporto di lavoro

 

1.   Secondo
l'articolo 55 capoverso 1 LADI il lavoratore, nella procedura di fallimento o
di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi
diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi di
averlo surrogato nella procedura. Successivamente egli deve assistere la cassa,
in ogni modo adeguato, nella difesa del suo diritto.

 

2.   Secondo la
giurisprudenza federale, l'insolvenza del datore di lavoro al momento dello scioglimento
del rapporto di lavoro non costituisce più un presupposto del diritto all'IDI.

                                In
merito alla questione di sapere a quanto tempo possono risalire lo scioglimento
del rapporto di lavoro e i crediti salariali nei confronti del datore di lavoro
insolvente per giustificare ancora un diritto all'IDI se viene avviata una
procedura di esecuzione forzata, il TFA ha precisato che occorre rinunciare a
fissare un termine. Una chiara limitazione nel tempo del diritto all'IDI
potrebbe rivelarsi ingiusta se la dichiarazione di fallimento o la domanda di
pignoramento dovesse essere ritardata a lunga scadenza per motivi indipendenti
dalla volontà delle persone assicurate. La prescrizione dei crediti che risultano
da rapporti di lavoro previsti dall'articolo 128 cifra 3 CO costituisce pertanto
l'unico limite temporale del diritto all'indennità per insolvenza.

 

3.   Per contro,
il versamento dell'IDI resta subordinato alla condizione che la dichiarazione
di fallimento o la presentazione della domanda di pignoramento sia stata comunque
ritardata per motivi sui quali la persona assicurata non poteva avere alcun influsso.
Questa condizione deriva dall'obbligo generale di diminuire il danno che si concretizza
nell'articolo 55 capoverso 1 LADI.

 

4.   Adempiere il
proprio obbligo di diminuire il danno significa che la persona assicurata deve
dare, entro un lasso di tempo adeguato, segnali inequivocabili che permettano alla
cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i
salari non ancora pagati (sollecito scritto, ottenimento di un precetto
esecutivo, ecc.).

 

5.   Di
conseguenza il diritto all'IDI decade se il lavoratore non fa valere in tempo
utile i propri crediti salariali, sia prima che dopo lo scioglimento del
rapporto di lavoro, o rinuncia a qualsiasi procedimento allo scopo di
realizzare i crediti salariali che non è più sicuro di incassare. 

6.   In linea di
massima l'assicurato è soggetto all'obbligo di diminuire il danno già prima dello
scioglimento del rapporto di lavoro, se il datore di lavoro non gli versa più
il salario o glielo corrisponde soltanto in parte, per cui deve attendersi di
subire una perdita di salario. Tuttavia le esigenze che deve soddisfare
l'obbligo di diminuire il danno da parte della persona assicurata sono meno
elevate prima dello scioglimento del rapporto di lavoro che dopo la risoluzione
dello stesso.

 

Occorre che la cassa valuti nei
singoli casi, tenendo conto di tutte le circostanze, in quale misura è
possibile attendersi che l'assicurato intraprenda i passi necessari per realizzare
le sue pretese salariali già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro e in
particolare entro quale termine egli debba far valere i suoi crediti salariali
per adempiere l'obbligo di diminuire il danno.

 

                                Dopo
lo scioglimento del rapporto di lavoro, la cassa deve valutare in modo più
severo se l'assicurato adempie l'obbligo di diminuire il danno – soprattutto in
riferimento al criterio della rapidità di azione. Una valutazione più severa è
tanto più giustificata, in quanto la persona assicurata, non disponendo più di
un contratto di lavoro, non ha più alcun motivo di non rivendicare il salario
non pagato e, a questo momento, è definitivamente sicura che non esiste più la
certezza di incassare i crediti salariali.

                                Dalla
giurisprudenza sviluppata finora risulta che il fatto di                                   attendere
tre mesi dopo la fine del rapporto di lavoro costituisce già una violazione
dell'obbligo di diminuire il danno." (Foglio 17)

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie
risulta dagli atti che il 21 febbraio 2005 l'assicurato ha fatto spiccare un precetto esecutivo contro la __________ di __________ per pretese salariali
relative al periodo giugno-settembre 2004. L'ex datore di lavoro si è opposto (cfr. Inc. 2, Doc. 8).

                                         Il 21 giugno 2005 il
Segretario assessore della Pretura di __________ ha parzialmente accolto
l'istanza per pretese salariali. Dalla sentenza emerge che il convenuto non ha
partecipato all'udienza (cfr. Doc. 9 e Doc. 9a).

 

                                         Il 27 giugno 2005 l'assicurato
ha fatto notificare la comminatoria di fallimento alla ditta (cfr. Doc. 10).

                                         La domanda di fallimento è
stata inoltrata il 15 febbraio 2006 (cfr. Doc. 11).

                                         L'udienza in Pretura si è
tenuta il 15 marzo 2006. In quell'occasione l'istanza è stata ritirata in
quanto il destinatario è irreperibile all'indirizzo indicato (cfr. Doc. 13).

                                         Il 30 agosto 2006
l'assicurato ha presentato un'istanza con la quale ha chiesto la dichiarazione
del fallimento senza preventiva esecuzione secondo l'art. 190 cpv. 1 cifra 2
LEF. L'istanza è stata respinta il 31 ottobre 2006 in quanto non è stato pagato
l'importo di fr. 800.-- a valere quale anticipo spese (cfr. Doc. 14).

                                         Il 2 novembre 2006
l'assicurato ha inoltrato la domanda di insolvenza (cfr. Doc. 15).

 

                                         Nella presente fattispecie
il presupposto dell'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI è realizzato, e la Cassa del
resto non lo contesta, in quanto il fallimento della ditta non è stato
dichiarato soltanto perchè, a seguito del manifesto indebitamente del datore di
lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese (cfr. consid. 2.2 e
2.3).

 

                                         L'amministrazione ha
comunque negato a RI 1 il diritto a beneficio dell'indennità per insolvenza in
quanto egli avrebbe violato l'obbligo di ridurre il danno ai sensi dell'art. 55
cpv. 1 LADI (cfr. consid. 2.4).

 

                                         Nel corso dell'udienza del
3 ottobre 207 relativa all'incarto 38.2007.39 l'assicurato ha così esposto le
circostanze nelle quali ha concluso e poi sciolto il contratto di lavoro:

 

"  (...)

Ho lavorato presso la ditta "__________ di __________"
dal 1.6 al 30.9.2004, quindi in tutto 4 mesi.

 

Alla fine del primo mese di lavoro non ho
ricevuto il salario. Ciò è avvenuto alla fine di ognuno dei mesi di lavoro
sebbene avessi regolarmente prestato la mia attività lavorativa.

 

Era un ambiente familiare, vi era un rapporto di
amicizia e si ventilava anche che se le cose fossero andate bene si sarebbe
potuto costituire una società.

 

Si tratta di una società nuovamente costituita.
Dopo il primo mese abbiamo visto che la cosa poteva funzionare.

 

Mi sono messo la mano sul cuore per quel che
concerne il primo mese di lavoro, visto che il titolare aveva altre spese, ed
ho confidato nel secondo mese.

 

Alla fine del secondo mese le entrate c'erano ma
il datore di lavoro ha fatto finta di niente.

 

In  quattro  mesi  si  è  realizzata  una  cifra  d'affari
 intorno  a      CHF 16'000.-, ciò che non è poco per un piccolo negozio a __________.
Tuttavia ogni sera il titolare prelevava tutto l'incasso e non avevamo neppure
le monetine per dare il resto il giorno successivo.

 

Sono stato lì quattro mesi e poi me ne sono
andato.

 

Io ho portato pazienza anche perché ho una mia
amica svizzero-tedesca che aveva il negozio li vicino e che mi diceva
"guarda che pagherà".

 

Ho anche fatto delle denuncie in Procura per
calunnia (ho avuto ragione) in quanto lui diceva che io non dovevo pretendere
niente.

 

A partire dal terzo mese ho continuato a
sollecitare verbalmente il versamento del salario. Vi era pure un rapporto a
quel punto non più di amicizia ma di conoscenza che mi faceva sperare nel
versamento dello stesso, dopo mi sono licenziato e rivolto al sindacato.

 

Con riferimento al doc. D e in particolare alla
frase "come tua abitudine..." il presidente del TCA chiede al
ricorrente cosa vuole dire. Il ricorrente risponde che il sig. Scandale non
pagava nessuno. L'avevo saputo in quel periodo.

 

(...)

 

Il presidente del TCA sottolinea che il 27 giugno
2005 (doc. M) vi è stata la comminatoria di fallimento e l'istanza di
fallimento è stata presentata soltanto il 15 febbraio 2006 (doc. N). Le parti
confermano questo punto. 

 

Sul momento il rappresentante dell'assicurato non
sa spiegare il motivo. In simili circostanze gli atti vengono ritrasmessi
all'amministrazione anche per esaminare questo aspetto (cfr. al proposito la
circolare Prassi AD 2004/1, foglio 4/1).

 

Anche da questo punto di vista l'amministrazione
dovrà nuovamente valutare se tenuto conto dell'insieme delle circostanze del
caso l'assicurato ha commesso una colpa grave, ai sensi della giurisprudenza federale
(cfr. DLA 2007, pag. 49 segg), non chiedendo il fallimento immediatamente dopo
la comminatoria."

(Doc. A6)

 

                                         Alla luce
di questi elementi il TCA ritiene che durante il breve rapporto di lavoro
l'assicurato ha costantemente sollecitato il versamento del salario (vedi pure
la dichiarazione dell'8 ottobre 2007 della signora __________, inc. 1 Doc. 30),
per cui egli non ha gravemente violato l'obbligo di ridurre il danno ai sensi
dell'art. 55 cpv. 1 LADI.

 

                                         Dopo la
conclusione del rapporto di lavoro il rappresentante dell'assicurato ha
sollecitato il versamento del salario il 13 dicembre 2004 (cfr. inc. 1, Doc.
28) ed il 17 giugno 2005 (cfr. inc. 1, Doc. 29) ed ha poi fatto spiccare un
precetto esecutivo l'__________, notificato il __________ (cfr. inc. 2, Doc.
8).

 

                                         L'11
maggio 2005 egli ha inoltrato un'istanza in Pretura, che è stata parzialmente
accolta il 21 giugno 2005 (doc. Doc. 9).

 

                                         La
comminatoria di fallimento è stata notificata il 27 giugno 2005.

                                         Il
fallimento è stato chiesto il 15 febbraio 2006.

 

                                         È
soprattutto questo periodo di quasi 8 mesi tra la comminatoria di fallimento e
la richiesta di fallimento che ha fatto concludere all'amministrazione che vi è
stata una grave violazione dall'obbligo di ridurre il danno secondo l'art. 55
cpv. 1 LADI.

                                         Il
rappresentante dell'assicurato ritiene invece che non si possa parlare di colpa
grave in considerazione del fatto che, fino a quel momento, erano stati fatti
tutti i passi necessari per ottenere il pagamento salario e che il titolare
della ditta era irreperibile (cfr. Doc. A4).

                                         Egli
rileva peraltro che il sindacato era convinto che "la comminatoria di
fallimento, così come era prassi, fosse ritenuta sufficiente al fine di
ottenere il pagamento dell'indennità per insolvenza".

 

                                         Gli
accertamenti compiuti dal TCA hanno permesso di appurare che, già in data 25
giugno 2004, la Cassa ha trasmesso al "RA 1 di " (cfr. consid. 1.4) una
copia della Prassi 2004/1 dalla quale risulta che, contrariamente a quanto
stabilito nella precedente direttiva in vigore dal gennaio 1992, la
comminatoria di fallimento non è ancora sufficiente per giustificare un diritto
all'indennità per insolvenza (cfr. consid. 2.3).

                                         Da notare
che, nella lettera accompagnatoria (cfr. Doc. XII/bis), la Cassa invitava i
rappresentanti degli assicurati a "prestare attenzione a quanto menzionato
nella circolare".

 

                                         Alla luce
di quanto appena esposto il TCA ritiene che lasciando trascorrere un periodo di
quasi otto mesi tra la comminatoria di fallimento e la domanda di fallimento, e
poi ancora, ritirando il 15 marzo 2006 l'istanza (quando invece, come
giustamente rilevato dalla SECO, egli avrebbe potuto chiedere la pronuncia
immediata del fallimento in quell'occasione cfr. Doc. B2) per poi ripresentarla
il 30 agosto 2006 (più di cinque mesi dopo), l'assicurato ha gravemente violato
l'obbligo di ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI.

 

                                         Di
conseguenza, a ragione, la Cassa ha negato a RI 1 il diritto all'indennità per
insolvenza.

                                         In tale
contesto si ricorda che, per costante giurisprudenza, gli assicurati sopportano
le conseguenze delle azioni od omissioni delle persone alle quali hanno
affidato il compito di fare valere i propri diritti (cfr. DLA 2002 pag. 259;
SVR 2001 KV Nr. 3; DTF 111 1b 222; STCA 39.2002.67 del 20 febbraio 2003; STCA
35.2006.39 del 7 settembre 2006).

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
é respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti