# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4d1c7ecc-e29a-56ab-8436-9fce96c60a49
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-05-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.05.2000 35.1999.127
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-1999-127_2000-05-03.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.1999.00127

   

  mm

  	
  Lugano

  3 maggio 2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Giovanna Roggero-Will

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 dicembre 1999
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 6 settembre 1999 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 

  __________, 

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 15
dicembre 1998, __________ - dipendente del Comune di __________ in qualità di
Capo ufficio del controllo abitanti e, perciò, assicurato contro gli infortuni
presso la __________ - nel scendere le scale, è scivolato e per evitare una
pesante caduta si è aggrappato con la mano destra alla ringhiera, procurandosi
un trauma al braccio destro e alla colonna cervicale. 

 

                                         Il 24
febbraio 1999, l'assicurato si è sottoposto ad una risonanza magnetica del
rachide cervicale, esame che ha permesso di mettere in luce la presenza di una
"grossa ernia discale mediana-paramediana-foraminale destra C5-C6 con
segni di sofferenza radicolare C6 a destra. Ernie discali mediane C4-C5 e
C6-C7. Spondilartrosi" (doc. _).

 

                                         In data
20 aprile 1999, __________ ha subito un intervento operatorio di discectomia
C5/C6 e di stabilizzazione cervicale anteriore secondo Smith-Robinson (cfr.
doc. _), intervento eseguito dal Prof. dott. __________, presso l'Ospedale
regionale di __________ ().

 

                               1.2.   La
__________ - sentito il parere del proprio medico fiduciario - con decisione
formale 14 luglio 1999, ha negato il proprio obbligo contributivo in relazione
ai disturbi al rachide cervicale, ritenuti non trovarsi in una relazione di
causalità naturale con l'evento infortunistico del dicembre 1998 (doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'assicurato personalmente (doc. _),
l'assicuratore LAINF, in data 6 settembre 1999, ha sostanzialmente ribadito il
contenuto della sua prima decisione (doc. _).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso 6 dicembre 1999, __________, rappresentato dall'avv.
__________, ha chiesto che la __________ venga condannata ad assumersi il caso
d'infortunio notificatole in data 20 gennaio 1999 (I). 

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l'assicurato ha essenzialmente
affermato che i disturbi diagnosticati a livello del rachide cervicale
sarebbero una naturale conseguenza dell'infortunio del 15 dicembre 1998 e, a
questo proposito, ha chiesto che il TCA abbia ad ordinare una perizia medica
giudiziaria.

 

                               1.4.   La
__________, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (V).

 

                               1.5.   In replica,
l'assicurato si è riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni, già
espresse in sede di ricorso. Egli ha, in particolare, ribadito la necessità di
una perizia specialistica (VII).

 

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 in re D.
C.).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   La lite è
circoscritta alla questione di sapere se i disturbi accusati da __________ a
livello del rachide cervicale - disturbi che hanno necessitato, in particolare,
di un intervento invasivo - si trovano in un nesso di causalità, naturale ed
adeguata, con l'infortunio del 15 dicembre 1998.

 

                            2.2.1.   Va, in
effetti, ricordato che presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni
da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un nesso di
causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute,
invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È questione
di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista
un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si
determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr., pure, sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                            2.2.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l’assurance-accidents,
Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità della assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 118 V 286;
DTF 117 V 365 i.f.).

 

                               2.3.   In concreto,
dalle tavole processuali emerge che, in data 15 dicembre 1998, __________ stava
scendendo le scale, quando è improvvisamente scivolato. Per evitare una caduta
si è aggrappato con la mano destra alla ringhiera (cfr. I, p. 2).

                                         L'assicurato
ha consultato il proprio medico curante, il dottor __________, per la prima
volta, in data 19 gennaio 1999, il quale ha posto la diagnosi di caduta con
strappo cervicale/braccio destro (cfr. doc. _).

 

                                         Visto il
persistere della sintomatologia algica, è stata ritenuta indicata l'esecuzione
di una risonanza magnetica del rachide cervicale, esame che ha permesso di
evidenziare una "grossa ernia discale mediana-paramediana-foraminale
destra C5-C6 con segni di sofferenza radicolare C6 a destra. Ernie discali
mediane C4-C5 e C6-C7. Spondilartrosi" (doc. _).

 

                                         In data
29 marzo 1999, l'assicurato è stato visitato dal Prof. dott. __________,
__________ di neurochirurgia presso l'__________, il quale ha diagnosticato un
conflitto discoradicolare C5/C6 mediolaterale destro. Il succitato specialista
ha esplicitamente riservato la necessità di far capo a provvedimenti invasivi,
qualora, nel frattempo, non fosse intervenuto un miglioramento significativo
(doc. _).

 

                                         Il
prospettato invervento di discectomia C5/C6 e di stabilizzazione cervicale
anteriore si è, finalmente, rivelato necessario ed è stato eseguito in data 20
aprile 1999 (cfr. doc. _). 

 

                                         Il 24
giugno 1999 ha avuto luogo una visita medica di controllo presso il dottor __________,
medico di fiducia della __________. Dal relativo referto risulta che il dottor
__________ ha negato l'esistenza di una
relazione di causalità naturale fra i disturbi di cui __________ era portatore
al rachide cervicale e l'evento traumatico del dicembre 1998:

 

"  …
avvalendosi della circostanziata fattispecie descritta dal paziente, dal
riscontro radiologico della risonanza magnetica si evidenzia chiaramente la
patologia degenerativa a livello del rachide cervicale del paziente.

L'evento in causa non
ha potuto essere la causa del riscontro risonanza magnetica nella fattispecie
delle ernie discali ed il caso non è di pertinenza LAINF. 

Il tempo trascorso fra
l'apparizione della sintomatologia neurologica e la banale fattispecie depone
anche per una situazione patologica morbosa e non post-traumatica.

Il concetto affinché
una eventuale ernia del disco venga accettata quale infortunio in ambito LAINF
è riassunto nel fatto che il trauma subito deve essere di notevole violenza e
che conduce e/o produce fratture evidenti anche di corpi vertebrali con
successive protusioni discali e questo non rientra nel caso in oggetto" (doc. _).

 

                                         Proprio
sulla base della valutazione espressa dal summenzionato specialista,
l'assicuratore LAINF convenuto ha negato all'insorgente il diritto a
prestazioni.

 

                               2.4.   Il TFA ha
già avuto modo, in più di un'occasione, di esprimersi in merito all'eziologia
delle ernie discali e, specificatamente, di quelle cervicali.

 

                                         Va,
pertanto, rammentato che, secondo la giurisprudenza della nostra alta Corte, la
maggior parte delle ernie discali ha una causa degenerativa e che un infortunio
può solo eccezionalmente essere all'origine di una tale patologia (STFA
21.6.1996 in re M., 7.6.1996 in re S., 7.4.1995 in re S. e 10.10.1994 in re J.,
tutte non pubblicate). 

 

                                         Nella
recente sentenza 4 giugno 1999 in re S. c. INSAI - riguardante un assicurato,
vittima di una caduta, affetto da un'ernia discale C6-C7 - il TFA ha
esplicitamente fatto propria l'opinione manifestata dalla dottrina medica dominante
in materia di ernie discali cervicali (cfr. consid. 3c).

                                         Quest'ultima
subordina il riconoscimento della causalità fra un evento traumatico e
l'apparizione dei sintomi dolorosi di un'ernia discale, ai quattro seguenti
criteri cumulativi: il trauma dev'essere stato causato da un infortunio,
il cui meccanismo è suscettibile d'aver provocato la protusione del disco; i
dolori devono apparire immediatamente dopo il trauma ed avere un tipico
carattere radicolare (cervico-brachialgie); il paziente non deve, inoltre, aver
già presentato tale sintomatologia ed il frammento interessato deve apparire
intatto sulle lastre eseguite anteriormente, poiché la più parte delle ernie
cervicali rimangono a lungo asintomatiche (J. Krämer, Bandscheibenbedingte Erkrankungen,
3a ed., 1994, p. 354ss.). 

                                         Ritornando
al caso di specie, è palese come almeno tre dei suelencati criteri facciano
difetto.

 

                                         In primo
luogo, appare chiaro come le circostanze dell'infortunio 15 dicembre 1998 non
fossero affatto suscettibili di causare un'ernia discale a livello del rachide
cervicale. Dagli atti di causa - versione, del resto, ammessa dall'insorgente
stesso - risulta che __________ è rimasto vittima di una scivolata sulle scale
ma che è riuscito ad evitare la caduta, essendosi aggrappato alla ringhiera:
non si è, dunque, trattato di una caduta libera da un'altezza considerevole.
Questa situazione si distingue, in modo chiaro, da quegli avvenimenti atti a
provocare l'insorgere di un'ernia del disco, forniti dalla dottrina medica a
titolo d'esempio (salto da un'altezza di 10 metri, caduta con trasporto di
pesi, tamponamento a velocità elevata, …). 

 

                                         In
secondo luogo, in casu, i disturbi cervico-brachiali non sono apparsi immediatamente
dopo l'evento infortunistico occorso all'assicurato. Quest'ultimo ha
consultato, per la prima volta, il suo medico curante soltanto in data 19
gennaio 1999, a distanza di più di un mese dall'infortunio (cfr. doc. _).
D'altro canto, __________ è sempre risultato completamente abile al lavoro sino
al giorno del suo ricovero in ospedale. 

                                         Dal
rapporto 29 marzo 1999 del Prof. dott. __________, si evince che il ricorrente
ha avvertito immediatamente dei dolori toraco-lombari e "… dopo circa
una settimana algie cervicali laterali ds, con irradiazione parestetico-disestetica
fino all'altezza del pollice ds (C6)" (cfr. doc. _ - la sottolineatura
è del redattore). Analoghe indicazioni si ritrovano, peraltro, nel referto 28
aprile 1999 del dottor __________, medico-assistente presso il Servizio di
neurochirurgia dell'__________ (rapporto accluso a doc. _). 

                                         È,
d'altronde, l'insorgente stesso ad aver riconosciuto, in sede di ricorso, che
la "… sintomatologia neurologica si è verificata già pochi giorni dopo
l'evento …" (cfr. I, p. 4 - la sottolineatura è del redattore). 

                                         Questa
Corte ritiene, da parte sua, che il periodo di latenza renda assai poco
verosimile l'esistenza di un legame di causalità naturale fra l'evento
infortunistico qui in discussione ed i disturbi cervico-brachiali accusati
dall'assicurato. In effetti, dalla dottrina medica emerge che le cervicalgie
devono manifestarsi entro un termine massimo di 72 ore dopo l'evento
traumatico, affinché si possa ammettere un nesso di causalità parziale fra
l'infortunio e l'insorgere della sintomatologia dolorosa di un'ernia discale
cervicale (cfr. STFA 4.6.1999 succitata, consid. 3c). 

 

                                         Risulta,
infine, che quasi tutte le (rare) ernie discali del rachide cervicale d'origine
traumatica sono accompagnate da lesioni ossee (quali lussazioni delle
articolazioni oppure una frattura della colonna), ciò che non è qui
manifestamente il caso (cfr. doc. _). 

 

                                         Sulla
scorta di quanto precede, il ricorrente non ha provato, con un sufficiente
grado di verosimiglianza, l'origine traumatica dell'ernia discale di cui ha
sofferto. In siffatte circostanze, l'esistenza di un rapporto di causalità
naturale fra l'evento del 15 dicembre 1998 ed i disturbi lamentati a livello
cervicale dev'essere negato, così come sostenuto dalla __________ o, per meglio
dire, dal suo medico di fiducia, il dottor __________. 

                                         Non può
mutare l'esito del presente giudizio, il certificato 10 febbraio 2000 del
dottor __________, generalista, ai termini del quale il suo paziente non
avrebbe, nel passato, mai sofferto di disturbi alla colonna cervicale, di modo
che la scivolata sarebbe stata "… decisiva quale fattore scatenante dei
disturbi" (doc. _). Da un lato, il parere del suddetto medico curante non
è atto, ovviamente, a mettere in dubbio la fondatezza della tesi difesa dalla
dottrina medica dominante. Da un altro lato, nella misura in cui il dottor
__________ difende la tesi dell'esistenza di un legame causale fra l'infortunio
ed i disturbi al rachide cervicale, poiché questi ultimi si sarebbero
manifestati soltanto dopo di esso, il suo apprezzamento è privo di
pertinenza scientifica e, come tale, non può essergli riconosciuto quel valore
probante necessario per vagliare la lite. Va qui rilevato che la giurisprudenza
del TFA insegna che, per il solo fatto d’essere apparso dopo l’infortunio, un
disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua conseguenza, secondo
l’adagio “post hoc, ergo propter hoc” (DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con
riferimenti; STFA 3.4.1997 in re V. inedita; STCA 2.9.1999 in re M., a
conoscenza del patrocinatore dell'assicurato; cfr., pure, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung
nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo
1998, p. 30, nota 96).

 

                                         Con il
proprio gravame, __________ ha chiesto l'allestimento di una perizia medica
giudiziaria, con lo scopo di accertare l'eziologia dell'ernia discale
cervicale. Visto quanto precede, lo scrivente TCA considera senz'altro
superfluo il richiesto provvedimento probatorio. Al proposito, va ricordato
che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle
prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (RCC 1986 p. 202 consid. 2d;
sentenza TFA del 27 ottobre 1992 in re A.B.P.; sentenza TFA del 13 febbraio
1992 in re M.O.; sentenza TFA del 13 maggio 1991 in re A.A.; sentenza TCA del
25 novembre 1991 in re G.M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspfle-ge, 2a ed.,
pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo
1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117) senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 nCost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

La
vicepresidente                                                 Il segretario

 

Giovanna Roggero-Will                                        Fabio
Zocchetti