# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fcfc360f-1827-5111-a768-f4bda2e004b6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-09-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.09.2021 D-4144/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4144-2021_2021-09-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4144/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  s e t t e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Gregor Chatton,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Algeria,   

patrocinato da Rosario Mastrosimone,  

Protezione giuridica della Regione 

Ticino e Svizzera centrale,  

Via 1° Agosto,  

c.p. 1328, 6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino)  

ed allontanamento; decisione della SEM del 8 settembre 

2021 / N (…). 

 

 

 

D-4144/2021 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 10 giugno 

2021, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 16 giugno 2021 (cfr. atto 

SEM 15/10) ed al colloquio personale Dublino del 21 giugno 2021 (cfr. atto 

SEM 21/2), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 12/2, 32/2, 37/2, 39/2, 

49/2, 51/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

dell’8 settembre 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 55/1), 

mediante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Spagna, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 16 settembre 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha 

postulato in limine la sospensione dell’allontanamento in via supercaute-

lare e la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della 

precitata decisione e la retrocessione degli atti alla SEM per il completa-

mento dell’istruttoria; contestualmente di essere esentato dal versamento 

di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza della Spagna, non la ha esplicitamente contestata, pur precisando di 

non aver chiesto asilo in detto Paese e di essere stato trattato con poco 

riguardo dalle autorità del medesimo, 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la 

tacita ammissione di competenza da parte della Spagna, ha escluso che 

in tale Stato sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 del 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) o 

un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione del principio 

del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria analisi, la SEM 

ha escluso l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle clau-

sole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino 

III; che in particolare, le problematiche mediche di cui soffrirebbe l’interes-

sato, completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, 

sarebbero trattabili in Spagna alla luce della sufficiente infrastruttura me-

dica e della sua facoltà di richiedere una presa a carico in base al diritto 

comunitario; che pertanto, nemmeno si ravviserebbe, per tali motivi, il rag-

giungimento della soglia di gravità prevista nell’ambito dell’art. 3 CEDU, 

che nel proprio gravame il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al provvedimento sindacato; che in primo luogo, egli fa pre-

sente che alla luce della risposta alla richiesta di presa in carico, nel cui 

contesto le autorità spagnole avrebbero informato gli omologhi svizzeri 

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circa il fatto che avrebbero accolto la domanda tacitamente senza ammet-

tere esplicitamente la competenza, l’accertamento della medesima sa-

rebbe rimasto aperto; che peraltro la SEM avrebbe a torto menzionato una 

competenza italiana nella successiva comunicazione indirizzata alla Spa-

gna a seguito del decorrere del termine di cui all’art. 22 par. 7 Regolamento 

Dublino III; che dipoi, vengono censurate alcune criticità nel sistema di ac-

coglienza spagnolo di cui la SEM non avrebbe tenuto debitamente conto 

alla luce dell’esperienza personale del ricorrente e dei problemi di salute 

da lui addotti, cosa che configurerebbe un accertamento incompleto dei 

fatti giuridicamente rilevanti; che peraltro, il ricorrente si troverebbe in una 

situazione di eccezionale vulnerabilità dovuta ad una situazione psichica 

degradata inizialmente ricondotta all’abuso di sostanze ma che in seguito 

ad approfondimento avrebbe rivelato dei traumi infantili; che ciò nonostante 

la SEM non avrebbe dato seguito alla richiesta tesa ad allestire una perizia 

medica dettagliata; che anche a tal soggetto e conto tenuto che l’insor-

gente, nonostante gli innegabili disturbi comportamentali, avrebbe piena-

mente assolto ai suoi obblighi procedurali rivolgendosi alla permanenza 

medica, i fatti non sarebbero stati sufficientemente acclarati dalla SEM; che 

peraltro, l’autorità inferiore non avrebbe effettuato alcun tipo di comunica-

zione alle autorità spagnole rispetto alla gravità del quadro clinico né 

avrebbe chiesto garanzie rispetto all’alloggio ed alla continuazione dell’ac-

compagnamento terapeutico; che su questi presupposti, l’esame circa la 

necessità di applicare la clausola di sovranità sarebbe incompleto ed ina-

deguato, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

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precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha 

permesso di appurare che l’insorgente è stato interpellato in Spagna il 12 

maggio 2021 (cfr. atto SEM 10/2),  

che il ricorrente ha confermato tale riscontro (cfr. atto SEM 21/2), 

che su questi presupposti, il 21 giugno 2021, la SEM ha presentato alle 

autorità spagnole competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1 Re-

golamento Dublino III (cfr. atto SEM 23/7),  

che non avendo espressamente risposto alla domanda di presa in carico 

entro il termine previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, la Spa-

gna ha tacitamente riconosciuto la propria competenza nella trattazione 

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della domanda di asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino 

III),  

che nell’ambito della determinazione della competenza ai sensi dei preci-

tati disposti, è pertanto inconferente la circostanza che le autorità spagnole 

abbiano informato gli omologhi svizzeri circa il fatto che avrebbero lasciato 

decorrere il termine di cui all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, come 

pure l’errore nella successiva comunicazione della SEM che fa riferimento 

all’Italia quale Stato di destinazione,  

che peraltro, le informazioni fornite dalla SEM alle autorità spagnole nel 

contesto della domanda di ammissione ossequiano i criteri prescritti dalla 

giurisprudenza (cfr. sentenza del Tribunale E‑2532/2016 del 28 aprile 

2016, con riferimenti), 

che di conseguenza, la competenza della Spagna risulta di principio essere 

data, 

che la Spagna è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Con-

venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Cor-

teEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

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che nel contesto spagnolo ciò non è manifestamente il caso (cfr. sentenza 

del Tribunale F-3110/2021 del 12 luglio 2021), di modo che, non si giustifica 

l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III, 

che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravvenga 

all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’autorità infe-

riore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che 

lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico e a por-

tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-

lazione della direttiva procedura, 

che egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetti il principio del divieto di respingi-

mento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo 

in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seria-

mente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale 

Paese, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

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che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che essendo decisivo e viste le doglianze in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno 

esaustivo e corretto, e dall’altra, se le stesse rientrino o meno nelle casisti-

che testé enucleate, 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-

tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-

sione della decisione sindacata, risultava nondimeno chiaro che la situa-

zione medica dell’insorgente, che palesava una sindrome da dipendenza 

da sostanze psicoattive trattata con Valium, Truxal e Lyrica ed un disturbo 

post traumatico da stress complesso con stati di tensione e di aggressività 

nonché episodi di autolesionismo preso a carico con Pregabalin e Truxal 

(messo in riserva in un secondo momento), poi integrati con Mirtazapin, 

non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza convenzionale, 

che l’eventualità di svolgere ulteriori consulti psichiatrici è dipoi da relazio-

narsi ai trattamenti prescritti per le suddette problematiche e non alla ne-

cessità di individuare ulteriori patologie, di modo che, non ne deriva alcun 

accertamento incompleto della fattispecie (cfr. sentenza del Tribunale D-

291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3), 

che le autorità svizzere non sono d’altro canto tenute a prendere in consi-

derazione l’eventuale insorgere di ulteriori affezioni non ancora indagate, 

essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione 

(cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6), 

che in siffatta disamina non si deve dipoi tralasciare il fatto che la Spagna 

dispone notoriamente di infrastrutture mediche equiparabili a quelle elveti-

che ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provve-

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dere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria com-

prendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento 

essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria as-

sistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza 

particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-

chica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che pertanto la situazione medica dell’insorgente, sufficientemente chiara 

conto tenuto della situazione nel Paese di destinazione e dei presupposti 

giurisprudenziali al trasferimento, non implica la necessità di un’entrata nel 

merito discrezionale da parte delle autorità elvetiche, 

che va oltremodo precisato che nell’ambito dei trasferimenti verso la Spa-

gna non si necessita l’ottenimento di garanzie individuali (cfr. sentenza del 

Tribunale F-4215/2017 dell’11 settembre 2017 e rif. citati), 

che oltracciò, il ricorrente non ha fornito ulteriori indizi seri suscettibili di 

comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-

rebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art. 

3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Spagna, 

che i pretesi maltrattamenti addotti, non giustificano il riconoscimento di un 

rischio ai sensi dei precitati disposti, 

che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono nemmeno elementi per rite-

nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-

tere di apprezzamento, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Spagna è competente dell’esame della domanda di asilo 

del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni 

poste nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Spagna conformemente 

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Pagina 10 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso la Spagna, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo e dell’esenzione dell’anticipo spese è 

senza oggetto, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: