# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d04d25de-0781-514b-b9d8-1e5825fff3fe
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.02.2024 D-5007/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5007-2021_2024-02-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5007/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  f e b b r a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Roswitha Petry;  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Somalia,   

patrocinata da Patrizia Testori,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 21 ottobre 2021 / N (…). 

 

 

 

D-5007/2021 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadina somala originaria di B._______, ha presentato una 

domanda d’asilo in Svizzera il 29 luglio 2020. 

B.  

In data 17 agosto 2020 la richiedente asilo è stata sottoposta ad un’audi-

zione di rilevamento sui suoi dati personali (cfr. atto della Segreteria di 

Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. 12/10). Il 20 agosto 2020 vi è 

stato il colloquio personale Dublino (cfr. atto della SEM n. 15/12), mentre 

che il 10 settembre 2020 si è tenuta un’audizione approfondita sui suoi mo-

tivi d’asilo (cfr. atto della SEM n. 24/12). Il 6 luglio 2021 la richiedente è 

stata sentita nell’ambito di un’audizione integrativa nella procedura am-

pliata (cfr. atto della SEM n. 37/17).  

A sostegno della sua richiesta ella ha addotto, in sostanza e per quanto qui 

di rilievo, di essersi sposata una prima volta all’età di quattordici anni, ma 

di aver divorziato dal primo marito. Nel 2012 avrebbe sposato il suo attuale 

marito, con quest’ultimo avrebbe avuto due figli. Nel 2017 il marito della 

richiedente avrebbe subito un tentativo di reclutamento da parte di Al-Sha-

baab. Egli si sarebbe rifiutato di aggregarsi al suddetto gruppo e sarebbe 

riuscito a scappare a B._______. A causa della fuga del marito, l’interes-

sata sarebbe stata presa con la forza da parte dei membri di Al-Shabaab e 

data in sposa ad uno di loro. Avrebbe vissuto all’incirca un mese assieme 

a tale persona, prima di riuscire a fuggire approfittando di un attacco di altri 

non meglio specificati gruppi armati. Successivamente sarebbe riuscita a 

ritornare a B._______ dove stava la suocera che si occupava dei figli avuti 

con il secondo marito. Quest’ultima si sarebbe rifiutata di ridarle la custodia 

dei bambini, adducendo quale motivazione il fatto che l’interessata si sa-

rebbe sposata con un altro uomo. Esasperata da tale situazione, avrebbe 

deciso di espatriare verso l’Arabia Saudita, il 1° giugno 2017, per recarsi 

presso una zia che viveva lì. Durante tale soggiorno sarebbe nato il suo 

terzo figlio e, dopo circa un anno, avrebbe fatto ritorno in Somalia per im-

pedire alla suocera di eseguire la mutilazione genitale alle sue figlie. Ritor-

nata in patria avrebbe aperto un bar ad agosto 2019 in centro a B._______. 

Ad ottobre 2019 avrebbe ricevuto telefonicamente, per due volte, delle mi-

nacce di morte da parte ignoti, a suo dire probabilmente appartenenti al 

gruppo Al-Shabaab. Sentendosi in pericolo di vita in Somalia, dapprima 

avrebbe chiesto aiuto a suo zio che l’avrebbe portata con sé in una base 

militare. Successivamente egli avrebbe organizzato l’espatrio 

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dell’interessata e ella sarebbe partita dalla Somalia il 29 novembre 2019 

dapprima verso la Turchia, per poi successivamente raggiungere la Sviz-

zera il 27 luglio 2020.  

A supporto delle sue allegazioni, la ricorrente ha prodotto una fotografia 

della sua carta d’identità originale (cfr. atto della SEM n. 20/1).  

C.  

Con scritto spontaneo del 27 febbraio 2021 il patrocinatore della richie-

dente asilo ha chiesto di poter visionare gli atti, comunicando al contempo 

che avrebbe provveduto a trasmettere ulteriore documentazione relativa 

allo stato di salute dell’interessata e a due incidenti avvenuti nel Paese 

d’origine di quest’ultima per mano di Al-Shabaab.  

D.  

Con ulteriore scritto spontaneo del 5 marzo 2021 la ricorrente ha comuni-

cato che si sarebbe recata da un medico a causa del mal di testa, di bruciori 

di stomaco e mancanza di vitamine. Quest’ultimo le avrebbe riscontrato 

una mancanza di ferro e l’avrebbe sotto posta ad un trattamento che non 

sarebbe ancora terminato. Inoltre, a causa delle sue preoccupazioni rela-

tive ai figli, sarebbe in cura preso due diversi psichiatri. L’interessata ha 

riferito che il marito avrebbe subito due tentativi di assassinio da parte di 

membri del gruppo di Al-Shabaab, descrivendone le modalità. Altresì, egli 

sarebbe riuscito a sopravvivere a questi attacchi.  

E.  

In data 18 giugno 2021 Patrizia Testori, ha comunicato di patrocinare la ri-

chiedente e ha chiesto una attuale lista dei mezzi di prova e le copie delle 

traduzioni effettuate d’ufficio dalla SEM.  

F.  

Con decisione del 21 ottobre 2021, notificata alla ricorrente il 22 otto-

bre 2021 (cfr. atto della SEM n. 43/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità 

di rifugiato all’insorgente ed ha respinto la succitata domanda d’asilo, pro-

nunciando altresì l’allontanamento dell’interessata dalla Svizzera. Non di 

meno, ha constatato l’inesigibilità dell’esecuzione dello stesso, con conte-

stuale ammissione provvisoria.  

G.  

Con ricorso datato 16 novembre 2021, ma trasmesso in data 17 novem-

bre 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato), la richiedente asilo è insorta 

contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo 

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federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via principale, l’annulla-

mento della decisione impugnata, il riconoscimento dello statuto di rifugiato 

e la concessione dell’asilo. In subordine ha concluso alla restituzione degli 

atti alla SEM per un nuovo esame delle allegazioni e per un complemento 

istruttorio. Contestualmente ha presentato istanza di concessione dell’as-

sistenza giudiziaria totale, nel senso dell’esenzione dal versamento dell’an-

ticipo e delle spese processuali, nonché del gratuito patrocinio, con la no-

mina di Patrizia Testori quale patrocinatrice d’ufficio.  

Al ricorso, quale nuova documentazione, la ricorrente ha presentato: un 

descrittivo delle prestazioni effettuate dalla sua rappresentante legale; una 

dichiarazione inerente le prestazioni sociali percepite; un messaggio tra la 

sua rappresentante legale e la Schweizerische Flüchtlinghilfe (di seguito: 

SFH) del 4 novembre 2021.  

H.  

Con scritto del 31 gennaio 2023, la rappresentante legale della ricorrente 

ha chiesto ragguagli circa lo stato della procedura in oggetto e ha rinnovato 

la domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio. Il Tribunale ha 

risposto con scritto datato 9 febbraio 2023 (cfr. risultanze processuali).  

I.  

Con ulteriore scritto del 20 giugno 2023 la ricorrente ha informato il Tribu-

nale che il rischio che la figlia di essere sottoposta ad una mutilazione ge-

nitale sarebbe notevolmente aumentato, chiedendo al contempo un tratta-

mento prioritario dell’incarto. Ella ha presentato quale nuova documenta-

zione una valutazione sulla situazione di pericolo di sua figlia redatta dal 

centro nazionale di consulenza delle mutilazioni genitali femminili del 

10 giugno 2023 e un rapporto medico dell’ospedalizzazione della signora 

C._______, zia della ricorrente, redatta dall’ospedale specialistico di 

B._______.  

J.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

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in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 

6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA.  

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 

48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (cfr. DTAF 2020 I/1, consid. 7), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che, essendo stata la ricorrente po-

sta al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento e non avendo ella censurato la pronuncia dell’allonta-

namento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclusivamente 

la mancata concessione dell’asilo ed il non riconoscimento della qualità di 

rifugiato.  

4.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi il Tribunale rinuncia allo scambio 

scritti.  

  

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5.  

5.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha dapprima concluso come le al-

legazioni rese dall’interessata in corso di procedura, siano inverosimili giu-

sta l’art. 7 LAsi, in quanto le medesime sarebbero poco concrete e detta-

gliate, oltre che contraddittorie in merito a elementi fondamentali della per-

secuzione subita dall’interessata. 

5.2 Dal canto suo, nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente contesta di 

aver reso allegazioni poco concrete e dettagliate, nonché contraddittorie. 

Invero, riprendendo e censurando alcune delle discrepanze rilevate dalla 

SEM nella sua decisione, la ricorrente osserva come l’autorità inferiore 

avrebbe valutato solo i pochi elementi avverso la credibilità della richie-

dente e non abbia invece valutato i molti elementi a favore, contravvenendo 

al principio secondo cui la valutazione della credibilità deve basarsi su una 

valutazione globale delle allegazioni del richiedente. Inoltre, l’interessata 

censura il mancato apprezzamento da parte della SEM delle proprie alle-

gazioni in merito alla rilevanza relativamente all’art. 3 LAsi. L’insorgente ri-

tiene infatti di essere entrata nel mirino di Al-Shabaab per motivazioni reli-

giose e politiche che non sono state vagliate dall’autorità inferiore, ma che 

ottempererebbero alle condizioni richieste dall’art. 3 LAsi.  

6.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

6.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

6.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

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Pagina 7 

6.3 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).  

7.  

7.1 In primo luogo, il Tribunale esaminerà se le dichiarazioni dell’insorgente 

in merito ai suoi motivi d’asilo adempiono alle condizioni di verosimiglianza.  

7.1.1 Nel caso in disamina, le allegazioni della ricorrente relative ai motivi 

che l’hanno portata all’espatrio appaiono contraddittorie e non sufficiente-

mente sostanziate. In particolare, ella ha fornito delle dichiarazioni diver-

genti riguardo alle motivazioni alla base della presunta persecuzione nei 

suoi confronti. L’interessata ha invero dichiarato che successivamente 

all’apertura del suo bar a B._______ avrebbe ricevuto, nel mese di ottobre 

2019, due telefonate, da parte di ignoti, che la minacciavano di morte se 

non avesse terminato tale attività lavorativa. Relativamente alla prima tele-

fonata ha dichiarato che gli interlocutori le avrebbe detto: “[…] sappiamo 

quello che stai facendo e dove ti trovi. Se non smetti di fare quello che stai 

facendo, vedrai quello che ti capiterà” (cfr. atto della SEM n. 24/12, D16, 

pag. 6). La ricorrente ha riferito che a suo modo di vedere il senso di tali 

affermazioni sarebbe stato che l’avrebbero uccisa in quanto: “[…] le per-

sone che lavorano per le autorità sono persone contro la religione e io 

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servivo quelle persone. Sono cose che non avrei dovuto fare”, specificando 

inoltre che: “Secondo loro non devi avere niente a che fare con qualsiasi 

persona che collabora con le autorità, né vendere niente, né portare loro 

un bicchiere di caffè, non devi avere niente a che fare” (cfr. atto della SEM 

n. 24/12, D24-D26, pag. 8). Nel corso dell’audizione integrativa nella pro-

cedura ampliata del 6 luglio 2021 la ricorrente ha invece riferito: “[…] Le 

uniche cose che facevo e che possono essere state viste in modo sbagliato 

da questi gruppi armati sono per prima cosa che io sono una donna che 

lavorava in un ristorante frequentato da uomini, come seconda cosa che 

nel mio ristorante era sempre accesa la musica e come terza cosa nel mo-

mento della preghiera non spegnevo la musica, ma lasciavo accesa e non 

chiudevo nemmeno il ristorante […]” (cfr. atto della SEM n. 37/17, D92, 

pag. 11). Tali ulteriori affermazioni sono in palese contraddizione con 

quanto prima dichiarato e la successiva giustificazione data dall’insor-

gente, ovvero che nella prima audizione le era stato raccomandato dall’in-

terrogante di esprimersi in modo concreto, mentre nella seconda di spie-

gare bene, si rivela una giustificazione poco credibile. La chiara contraddi-

zione dell’insorgente in merito a tale punto, sul quale peraltro fonda il suo 

timore di essere esposta a pericolo di vita nel caso di un ritorno in Somalia, 

non è spiegabile con quanto asserito in sede ricorsuale. Innanzitutto si ri-

leva che l’incongruenza concerne un punto essenziale dei motivi d’asilo 

dell’insorgente. In secondo luogo, la motivazione secondo cui la circo-

stanza di servire poliziotti nel suo bar fosse stata presa come base implicita 

nella seconda audizione, come l’evenienza che tali motivi fossero aggiun-

tivi al motivo principale, non giustifica tale incoerenza. La ricorrente stessa 

avrebbe potuto e dovuto specificare che tali affermazioni concernevano ul-

teriori aspetti oltre il motivo principale per il quale sarebbe stata minacciata. 

Nella risposta data a verbale, ovvero: “le uniche cose che facevo che pos-

sono essere state viste in modo sbagliato da questi gruppi armati […]” (cfr. 

atto della SEM n. 37/17, D92), l’interessata dimostra che non fosse in alcun 

modo assodato il motivo principale di queste minacce, ma bensì che dal 

suo punto di vista i comportamenti elencati erano gli unici che potevano 

essere stati malvisti dal Al-Shabaab.  

7.1.2 Proseguendo nell’analisi, anche le allegazioni della ricorrente circa 

l’identità degli asseriti persecutori risultano incoerenti. Difatti, in un primo 

tempo ella ha dichiarato che successivamente alla prima chiamata di mi-

naccia, avrebbe contattato il cugino in quanto lo stesso lavorava in una 

compagnia telefonica e che le avrebbe fornito il nome e cognome del pro-

prietario del numero telefonico tale D._______ che non conosceva (cfr. atto 

della SEM n. 24/12, D16, pag. 6 e D20-22, pag. 7). In un secondo tempo 

ha invece dichiarato che il cugino non era riuscito a rintracciare di chi fosse 

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il numero di telefono in quanto a suo dire succederebbe spesso che una 

persona usi una terza persona per ottenere un numero telefonico (cfr. atto 

della SEM n. 37/17, D50 segg., pag. 7). Interrogata in merito all’incon-

gruenza, la ricorrente non ha fornito una spiegazione convincente, dichia-

rando che D._______ poteva non essere la persona che l’avrebbe chia-

mata, in quanto Al-Shabaab utilizza il nome di altre persone per ottenere 

un numero di cellulare (cfr. atto della SEM n. 37/17, D75, pag. 9 seg.). A 

questo proposito la tesi ricorsuale secondo cui, oltre a degli eventuali pro-

blemi di traduzione, non sia possibile che l’insorgente, che ha raccontato 

con dovizia di particolari tutte le sue vicissitudini, si sia scordata il nome di 

questa persona, ma bensì l’abbia omesso in quanto non ha ritenuto la sco-

perta del cugino rilevante, non può essere seguita. In primo luogo, l’argo-

mentazione addotta dalla ricorrente di tenere conto di problemi di tradu-

zione che non renderebbero chiare domande e risposte non risulta convin-

cente e pare essere meramente pretestuosa. L’insorgente ha sempre rife-

rito di comprendere molto bene il traduttore presente nelle diverse audizioni 

come pure ha sottoscritto, dopo rilettura, i diversi verbali, confermando 

quindi l’integralità delle proprie asserzioni. Per quanto attiene al nome della 

persona detentrice del telefono con il quale le sarebbero state proferite le 

asserite minacce appare quantomeno sorprendente che l’interessata non 

l’abbia ritenuto rilevante tanto non solo, da non citarlo spontaneamente 

nella seconda audizione, ma addirittura asserire che il cugino: “No, non ha 

mai saputo di chi fosse” il numero (cfr. atto della SEM n. 37/17, D52, pag. 

7). Infatti, quandanche effettivamente la persona rintracciata dal cugino 

non fosse stata più in possesso del suddetto numero di telefono, si sarebbe 

in ogni caso trattato di un primo indizio da cui partire alfine di comprendere 

la provenienza delle asserite minacce che avrebbero costretto l’insorgente 

ad espatriare. Pertanto, non è verosimile che non fosse rilevante tale 

nome. Contraddittorio infine è anche il fatto che l’interessata abbia effetti-

vamente raccontato le sue vicissitudini di vita con dovizia di particolari, 

mentre in tal caso si sia dimenticata di citare il nome della persona deten-

trice del numero di telefono che l’avrebbe minacciata. Di conseguenza, tale 

incongruenza, è da interpretare quale ulteriore indizio circa l’inverosimi-

glianza del racconto dell’interessata.  

7.1.3 In seguito il Tribunale rileva un’ulteriore contraddizione nel racconto 

dell’insorgente relativo alla seconda minaccia ricevuta. Invero, la ricorrente 

ha dapprima asserito nella prima audizione di aver ricevuto dapprima dieci 

dollari da un numero sconosciuto e successivamente una chiamata con la 

quale è stata minacciata di morte (cfr. atto della SEM n. 24/12, D16, pag. 

6). Nel corso dell’audizione successiva ha tuttavia spontaneamente affer-

mato di aver ricevuto, oltre ai dieci dollari, un messaggio con il quale le 

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veniva comunicato che la somma ricevuta fosse per acquistare l’abito fu-

nebre (cfr. atto della SEM n. 37/17, D11, pag. 3). Interrogata in merito all’in-

congruenza, la ricorrente ha semplicemente negato in maniera vaga, affer-

mando di non aver mai parlato di messaggi e di aver ricevuto invece una 

chiamata subito dopo il versamento della somma di denaro (cfr. atto della 

SEM n. 37/17, D58, pag. 8). Tale incongruenza alimenta ulteriori dubbi 

sulla verosimiglianza del racconto della ricorrente.  

7.1.4 Per quanto attiene le dichiarazioni della ricorrente relative al sog-

giorno presso la base militare dove avrebbe lavorato lo zio, queste si sono 

rilevate palesemente contraddittorie (cfr. decisione impugnata, pag. p. to II, 

pag. 5). Infatti, il Tribunale condivide le riserve espresse dall’autorità infe-

riore rispetto a quanto affermato dalla ricorrente relativamente al lasso di 

tempo in cui è rimasta presso tale struttura. È difatti contradditorio che ella 

dapprima ha dichiarato di non poter restare nella base militare in quanto vi 

era solamente la presenza di maschi e non vi erano donne (cfr. atto della 

SEM n. 24/12, D32, pag. 8), salvo successivamente affermare di aver vis-

suto nella base militare insieme a suo zio, sua moglie e suoi figli (cfr. atto 

della SEM n. 37/17, D67, pag. 9). Anche confrontata su tale contraddizione 

non è riuscita a dare una spiegazione logica, affermando che ella intendeva 

che il personale militare all’interno della base militare era di genere ma-

schile (cfr. atto della SEM n. 37/17, D67, pag. 9), senza spiegare in alcun 

modo come mai si sia contraddetta tra le due audizioni.  

7.1.5 Infine, il Tribunale non può che condividere le argomentazioni espo-

ste in modo dettagliato dall’autorità inferiore nella decisione avversata circa 

l’inverosimiglianza del narrato esposto dall’interessata in merito alla situa-

zione attuale che starebbe vivendo suo marito. Infatti, lo stesso risulta illo-

gico e poco plausibile, come rettamente riportato nella decisione impu-

gnata dall’autorità inferiore alla quale si rimanda (cfr. p. to II, pag. 5 della 

decisione impugnata). Difatti non si spiega come il marito, il quale da anni 

sarebbe in pericolo di vita e che non vivrebbe più con l’interessata dal 2017, 

non abbia cercato di espatriare a causa di difficoltà economiche, mentre la 

moglie sarebbe riuscita per ben due volte a lasciare la Somalia. Le spiega-

zioni apportate con il ricorso da parte della ricorrente non sono in grado in 

tal senso di sovvertire tale giudizio sull’inverosimiglianza delle allegazioni 

dell’interessata.  

7.1.6 Il Tribunale ritiene inoltre che gli scritti e le nuove allegazione addotte 

dall’insorgente (non supportate dal alcun mezzo di prova a comprova di 

quanto asserito) non sono in grado far addivenire il Tribunale ad una di-

versa conclusione riguardo all’inverosimiglianza dei suoi asserti. Altresì, le 

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Pagina 11 

allegazioni e i documenti prodotti con lo scritto del 20 giugno 2023, risul-

tano essere non pertinenti per la presente causa.  

7.1.7 Pertanto il Tribunale rileva che le allegazioni della ricorrente, portanti 

su degli elementi essenziali inerenti ai motivi che l’avrebbero in definitiva 

fatta espatriare, risultano essere inverosimili e v’è dunque da tutelare la 

conclusione a cui è giunta l’autorità inferiore.  

8.  

8.1 A titolo abbondanziale, anche se tali minacce fossero ritenute verosi-

mili, l’interessata non è riuscita a rendere verosimile, almeno dal profilo 

oggettivo il timore circa la concretizzazione delle stesse, in tutta probabilità 

e in un futuro prossimo (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza 

ivi citata; DTAF 2011/51 consid. 6.2). Difatti, secondo la giurisprudenza 

viene riconosciuto come rifugiato colui che dei motivi oggettivamente rico-

noscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’es-

sere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una per-

secuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). Sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, se-

gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-

partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano. Devono in-

vece sussistere prove sufficienti di una minaccia concreta passibile di in-

durre chiunque si trovi nella stessa situazione a temere la persecuzione 

(cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 consid. 2.5). Perché sia perti-

nente nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la situazione di 

persecuzione sia ancora attuale (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/50 

consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati; DTAF 2010/57 consid. 4.1; WALTER 

KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 129). 

8.2 Nel caso in disamina la richiedente sarebbe stata minacciata per l’aper-

tura di un bar a B._______ avvenuta nel 2019. Ora tale attività non risulta 

più essere attiva in quanto, ella stessa ha affermato di aver completamente 

abbandonato la struttura lasciando tutto ciò che era presente all’interno 

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Pagina 12 

(cfr. atto della SEM n. 37/17, D86, pag. 11). Inoltre, la ricorrente ha affer-

mato di non essere incorsa in ulteriori problematiche, dopo aver lasciato la 

sua attività lavorativa (cfr. atto della SEM n. 37/17, D85, pag. 10). Non ri-

sulta poi dalle dichiarazioni neppure che la ricorrente sia stata ricercata da 

terze persone dopo tali eventi, e ciò malgrado in particolare i figli e la zia 

dell’insorgente abbiano continuato ad abitare nello stesso luogo. Alla luce 

di questi elementi, si constata come risulti inverosimile che la ricorrente, 

nel caso dovesse fare rientro in Somalia, possa subire una futura persecu-

zione a causa della sua attività di imprenditrice di un bar abbandonato ben 

quattro anni fa. Una sola remota possibilità di una persecuzione futura non 

è sufficiente per motivare un timore oggettivo pertinente ai fini dell’asilo, in 

quanto occorre la sussistenza di indizi concreti che le conseguenze attese 

siano verosimili, perché il timore provato appaia essere realistico e condi-

visibile (cfr.  DTAF 2010/57 consid. 2.5; cfr. anche nello stesso senso la 

sentenza del Tribunale E-1060/2022 del 22 marzo 2022 consid. 6.2.3). Tali 

inidizi, non sono in casu ravvisabili, e né le fonti citate dalla ricorrente nel 

gravame né le informazioni derivati dall’allegato n. 5 annesso al ricorso, a 

sostegno dei suoi asserti, non risultano essere dimostrative del fatto che 

simili rappresaglie possano effettivamente essere adempiute nei suoi con-

fronti nel caso di un suo rientro (ipotetico) nel Paese d’origine.  

8.3 Riassumendo, a fronte degli elementi succitati, il Tribunale, non intrav-

vede nelle allegazioni dell’insorgente degli elementi dal profilo oggettivo, 

presi sia isolatamente che nel loro complesso, che conducano alla conclu-

sione che quest’ultima sia esposta, o lo sarà in un futuro prossimo e se-

condo un’elevata probabilità, ad una persecuzione pertinente ai sensi 

dell’art. 3 LAsi.  

9.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto.   

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali risulta senza oggetto.  

11.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di concessione dell’assistenza giudiziaria è respinta. 

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Pagina 13 

Pertanto, non essendo adempiuta una delle condizioni necessarie per l’ot-

tenimento del gratuito patrocinio ai sensi dell’art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi, 

anche tale richiesta va disattesa. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

13.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

Data di spedizione: