# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f4f35206-2e45-5c52-acf8-f5ee839b0f8b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-11-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 24.11.2011 11.2006.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2006-33_2011-11-24.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2006.33

  	
  Lugano

  24 novembre
  2011/rs

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani, vicepresidente,

  Celio e Cerutti, supplente straordinario

  

 

	
  segretaria:

  	
  Billia, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa 193.2005 (interdizione)
della Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele, promossa con istanza del 2 maggio 2005 dalla

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale 17, Acquarossa

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  RI 1(patrocinato dall'avv.  PA 1 );

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti
di questione:     1.    Se dev'essere accolto l'appello del 29 marzo 2006 presentato da RI 1 contro la decisione
emessa il 6 marzo 2006 dall'Autorità
di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.    Il giudizio sulle spese e sulle ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 16 dicembre 2003 lo psichiatra e psicoterapeuta dott. __________ si
è rivolto alla Commissione tutoria regionale 17 chiedendo di adottare misure di
tutela urgenti in favore di RI 1 (1949), in cura presso di lui per una sindrome
bipolare e un disturbo della personalità, poiché le sue condizioni di salute, a
fasi alterne, compromettevano la capacità di provvedere a sé stesso e all'amministrazione
della propria sostanza, “portandolo ad effettuare operazioni finanziarie
insensate”. Alla richiesta è stata allegato uno scritto del 22 dicembre 2003
dello psichiatra e psicoterapeuta dott. __________, che si stava occupando del
paziente dal mese di novembre di quell'anno durante un suo ricovero presso la __________
di __________. 

 

                                  B.   Il
12 gennaio 2004 la delegata del Comune di __________ ha rassegnato un rapporto
alla Commissione tutoria regionale, segnalando che in un momento di euforia RI
1 “ha voluto irragionevolmente ingrandire il suo commercio stipulando contratti
d'acquisto ed effettuando spese fuori misura”. Essa osservava come “non sia possibile
creare una curatela perché la situazione è al momento insostenibile per chiunque”.
Il 13 maggio 2004, RI 1 è stato ricoverato in modo coatto alla __________ di __________
in seguito all'aggravamento della sua sindrome psichiatrica. Il 30 dicembre
2004 i dottori __________ e __________ hanno segnalato alla Commissione tutoria
regionale l'imminente congedo
del paziente e la loro preoccupazione per la mancata
adozione di misure a sua tutela. Il 18 marzo 2005 il
dott. __________ __________ informava la Commissione tutoria regionale del rifiuto
espressogli dal paziente di sottoporsi a una misura di protezione.

 

                                  C.   Dopo avere sentito in due occasioni RI 1, la Commissione tutoria
regionale ha invitato, il 2 maggio 2005, l'Autorità di vigilanza sulle tutele a pronunciare l'interdizione di RI 1
sulla base dell'art. 370 CC (cattiva amministrazione). Nelle sue osservazioni
del 10 giugno 2005 RI 1 ha contestato la necessità di una misura tutelare nei
suoi confronti. L'Autorità di
vigilanza sulle tutele ha incaricato, il 23 agosto 2005, lo psichiatra e
psicoterapeuta dott. __________ a esaminare RI 1, verificandone l'eventuale infermità,
debolezza di mente, rispettivamente la prodigalità o l'incapacità di amministrarsi
di RI 1 così come la necessità di protezione. Nel suo referto del 18 ottobre
2005 lo specialista ha accertato che il paziente “è affetto da una sindrome affettiva
bipolare e da un disturbo della personalità emotivamente instabile, tipo borderline”,
osservando inoltre che “da un punto di vista personale il peritando appare
abbastanza in grado di provvedere ai propri bisogni quotidiani. Presenta invece
importanti carenze, ulteriormente accentuate nei periodi di ipertimia, nella
gestione dei propri interessi”. Tali conclusioni sono state sostanzialmente riprese
nella delucidazione scritta del 9 dicembre 2005 in cui l'esperto ha precisato che una curatela appariva insufficiente.

 

                                  D.   Sentito
personalmente il 19 gennaio 2006 RI 1 ha ribadito la sua opposizione a qualsiasi misura tutelare sostenendo di essere in grado di determinarsi, di
chiedere aiuto quando necessario e di saper prendere le decisioni giuste in
merito alla gestione della sua economia, di modo che una tutela avrebbe
rappresentato “un'eccessiva ingerenza nella sua libertà personale”. Statuendo
il 6 marzo 2006, l'Autorità di vigilanza ha respinto l'istanza ma ha istituito in
favore di RI 1 un'inabilitazione
combinata (art. 395 cpv. 1 e 2 CC), invitando la Commissione tutoria regionale
a designare la persona dell'assistente. Essa non ha prelevato tasse né spese.

 

                                  E.   Contro
la decisione appena citata RI 1 è insorto il 29 marzo 2006 a questa Camera con un appello nel quale chiede l'annullamento dell'inabilitazione combinata e l'abbandono di qualsiasi procedura tutelare
nei suoi confronti. Nelle sue osservazioni dell'8 maggio 2006 la Commissione
tutoria regionale si è rimessa al giudizio di questa Camera. Il 16 agosto 2011
il giudice delegato ha incaricato lo psichiatra e psicoterapeuta dott. __________
di aggiornare il suo referto del 18 ottobre 2005. Sulla relazione del 27
settembre 2011 le parti hanno avuto la possibilità di esprimersi.

                                      

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emanate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele fino al
31 dicembre 2010 erano impugnabili con appello entro venti giorni dalla
notifica (vecchio art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in
materia di tutele e curatele dell'8 marzo 1999, RL 4.1.2.2, cui rinvia anche l'art. 39 LAC). La
procedura era quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC ticinese, con le particolarità
dell'art. 424a CPC ticinese (RDAT II-2003, pag. 51 consid. 1). Tempestivo,
di per sé l'appello in esame è dunque proponibile. La documentazione presentata
dall'appellante l'11 settembre 2007, il 15 settembre 2008, il 3 aprile 2009 e il
15 marzo 2011 è ammissibile (art. 424a cpv. 2 CPC ticinese). 

 

                                   2.   L'Autorità
di vigilanza ha pronunciato l'inabilitazione
combinata fondandosi sui referti del dott. __________ del 18 novembre e del
5 dicembre 2005, secondo cui RI 1 è affetto da una sindrome affettiva
bipolare e da un disturbo della personalità. Essa ha evidenziato che il
trattamento ambulatoriale psichiatrico cui l'interessato è sottoposto “non
incide sulle competenze operative gestionali del peritando, che appaiono irrimediabilmente
compromesse”; inoltre “la psicopatologia di cui egli soffre nasconde l'insidia dell'instabilità ed in quanto tale il rischio sempre presente di bruschi
viraggi in senso ipo o ipertimico”. 

                                         Ispirandosi inoltre al parere del 30 gennaio 2006 del medico curante
dott. __________, secondo cui il paziente stava trascorrendo un periodo di
discreto benessere psichico tale da permettergli di gestire la propria
quotidianità, l'Autorità di
vigilanza ha respinto la richiesta di interdizione istituendo, in virtù del
principio di proporzionalità, un'inabilitazione combinata.

 

                                   3.   RI 1
sostiene che la misura tutelare è ingiustificata poiché non vi è più urgenza rispetto alla
segnalazione del dott. __________, da cui sono trascorsi oltre due anni. Al
contrario di precedenti terapie, soggiunge, quella a base di stabilizzatori
dell'umore avviata durante la
degenza alla __________ nel 2004, si è rilevata adeguata giacché gli permette
di evitare quei picchi d'animo
che gli avevano causato disagi. Egli assevera di essere in grado di capire quando
ha bisogno di aiuto e di contatti con il medico curante o con il proprio
patrocinatore e agisce di conseguenza. L'appellante richiama un certificato
medico del 30 gennaio 2006 in cui il dott. __________ ha constatato che dalla
sua segnalazione del 16 dicembre 2003 “le condizioni sono cambiate” nel senso
che il paziente versa ora “in condizioni psichiche adeguate, appare più
consapevole rispetto alla propria condizione morbosa, è attento nella cura ed
inoltre (…) ha mostrato di saper gestire le problematiche socio-finanziarie,
allora (…) difficili e precarie”. E poiché lo stesso medico considera “la richiesta
del 2003 non più attuale e necessaria, qualora le condizioni di salute, di cura
e gestione delle problematiche permanessero tali”, l'appellante ritiene che non
sia più necessario adottare misure di protezione nei suoi confronti.

 

                                   4.   In
pendenza di appello RI 1 ha presentato la seguente documentazione rilasciata
dal proprio psichiatra curante dott. __________:

 

                                         –    certificato
medico del 14 novembre 2006 in cui il medico fa stato di “una maggior stabilità
del disagio presente, un'aderenza alla terapia migliore, un'assenza di eventi
che mettono in pericolo l'integrità sociale e finanziaria della persona, con
una migliorata capacità nella gestione in tali ambiti”. Per il medico nella
misura in cui il paziente prosegue con tali impostazioni terapeutiche la sua
richiesta del 2003 alla Commissione tutoria regionale è superata;

 

                                         –    certificato
medico del 4 agosto 2007 in cui il medico ha appurato “una stabilizzazione del
quadro psicopatologico” e ha indicato che il paziente “è apparso più cosciente
ed equilibrato nella gestione dei propri interessi”, giungendo alla conclusione
che una richiesta di “misure curatelari” non sia più necessaria; 

 

                                         –    certificato
medico del 5 settembre 2008 in cui il medico rileva che il paziente “dal
profilo timico è apparso adeguato” e che “la migliore aderenza alla terapia farmacologica
e l'efficacia della stessa mantengono il disturbo bipolare di cui egli è affetto
sotto controllo”;

                                         

-        
rapporto del 24 febbraio 2009 in cui il dott. __________ indica che dal 21 dicembre 2008 al 9 gennaio 2009 il paziente è stato
ricoverato – su sua richiesta – alla __________ a seguito di uno stato
sub-depressivo e che in seguito a una sua visita del 18 febbraio 2009 egli ha
constatato “uno stato psichico compensato ed eutimico, con affettività sintona
ed equilibrio del giudizio”. Per il medico curante il paziente mantiene una
“buona aderenza alla terapia farmacologica che permette di tenere sotto
controllo il disturbo bipolare di cui egli è affetto”;

 

-        
rapporto 10 marzo 2011 in cui il dott. __________ comunica che nel mese di novembre 2010 il paziente è stato nuovamente
ricoverato – su sua richiesta – alla __________ e conferma la precedente
diagnosi indicando che il paziente “appare inoltre consapevole e critico della
propria problematica”.

 

                                   5.   Nel
suo referto del 27 settembre 2011 il dott. __________ – chiamato dal giudice
delegato di questa Camera ad aggiornare le sue precedenti valutazioni – ha confermato
il persistere della sindrome affettiva bipolare e del disturbo di personalità tipo
borderline, soggiungendo però che tali psicopatologie sono comunque stazionarie
e attualmente “in fase di sufficiente compenso”. Egli ha constatato un “significativo
miglioramento”, intervenuto negli ultimi quattro anni, dello stato
psicopatologico dell'interessato “come del resto confermatogli dallo psichiatra
curante dott. __________”. In questo lasso di tempo, ha soggiunto, non si sono
ripetuti episodi caratterizzati da atteggiamenti impulsivi e inadeguati e l'interessato
non ha più manifestato crisi ipertimiche e comportamentali. Per lo specialista
anche la capacità di critica e di giudizio del paziente era migliorata, ciò che
gli ha permesso di raggiungere una sufficiente condizione di stabilità
psichica, consentendogli altresì di “riguadagnare adeguati margini di funzionamento
sociale”. Per il perito, RI 1 appare ora in grado di provvedere adeguatamente
ai propri bisogni personali, e nel contempo in condizione di gestire con
maggiore oculatezza le proprie risorse economiche facendosi consigliare, all'occorrenza,
dal figlio bancario. In conclusione egli ritiene che “non sussistono pertanto
più i presupposti per procedere all'adozione di misure tutelari a carico del
peritando così come non si ravvisano condizioni che giustifichino l'adozione di
altre misure di sostegno come la nomina di un curatore”.

 

                                   6.   Dato
quanto precede, allo stato attuale delle cose si può ritenere che RI 1,
ancorché tuttora affetto dalle psicopatologie all'origine della segnalazione
del dicembre 2003 del dott. __________ alla Commissione tutoria regionale, sia
in grado di compensarle sufficientemente attraverso l'apporto farmacologico e
una migliorata capacità critica e di giudizio. L'evoluzione positiva delle
condizioni di salute dell'interessato riscontrate periodicamente negli ultimi
cinque anni dallo psichiatra curante e confermate dal perito permettono quindi di
ritenere che egli non necessiti di una misura tutelare come l'inabilitazione
combinata. Nelle circostanze descritte l'appello deve in definitiva essere
accolto e la decisione impugnata riformata di conseguenza.

 

                                   7.   Gli
oneri processuali seguirebbero la soccombenza della Commissione tutoria regionale,
la quale instando per l'interdizione di RI 1 ha assunto il ruolo di parte (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). In concreto, tuttavia, non va dimenticato che
l'accoglimento dell'appello è dovuto al miglioramento delle condizioni
dell'appellante intervenute in pendenza di appello. Al momento
dell'introduzione della domanda di intervento, le condizioni dell'interessato
erano state certificate dal suo psichiatra curante così come da altri
specialisti che lo avevano avuto in cura durante i ricoveri ed erano state sostanzialmente
confermate dal perito giudiziario. In questo senso concorrono indubbiamente
giusti motivi per derogare al principio della soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC
ticinese). Si giustifica pertanto di prescindere dal prelievo di tasse e spese
e dall'assegnazione di ripetibili. 

 

                                   8.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro la
presente decisione (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi interdizione o
istituzione di un'assistenza, il ricorso in materia civile è ammissibile (art.
72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF) senza riguardo a questioni di valore.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia.                I.   L'appello è accolto e la sentenza impugnata è così riformata:

                                         

                                         1   La domanda di intervento è respinta e nei
confronti di RI 1 non si adottano misure di protezione. 

                                                                                

                                         4.  Annullato.

 

                                         Per il resto la sentenza impugnata è confermata

 

                                   2.   Non si prelevano tasse e spese, né si assegnano ripetibili. 

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –  .

   

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il vicepresidente                                                    La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli
art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il
valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.