# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 00503dd3-18d6-5cf8-8103-07867be8f822
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-11-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 17.11.1997 15.1997.00016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-1997-00016_1997-11-17.html

## Full Text

Incarto n.

  15.97.00016

  	
  Lugano

  14 novembre 1997 /MR/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di
  esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Baur Martinelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo
sul ricorso 13 gennaio 1997

 

	
   

  	
  __________

   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

l’operato
dell’Ufficio di esecuzione di Lugano
e meglio contro la decisione 7 gennaio 1997 nella procedura dipendente dal
sequestro n. __________ decretato il 5 aprile 1996 dalla Pretura del Distretto
di Lugano, Sezione 4, su istanza di

 

	
   

  	
  __________ rappr. dallo studio legale __________

   

  

 

nei confronti della ricorrente;

 

viste le osservazioni 24
gennaio 1997 __________ e 27 gennaio 1997 dell’UE di Lugano;

 

viste le osservazioni di
replica 6 febbraio 1997 presentate dalla ricorrente alle osservazioni
__________

 

viste le osservazioni di duplica 3
marzo 1997 di __________ 

 

esaminati atti e documenti;

 

ritenuto 

 

 

in fatto:                     A.   Su
istanza 4 aprile 1996 __________ nei confronti di __________, con sede a
Lugano, il 5 aprile 1996 la Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, ha
ordinato per un credito di fr. 800’000.-- oltre accessori e sulla base dell’art.
271 cpv. 1 n.2 LEF, il sequestro delle particelle n. __________ e __________
RFD __________ di proprietà della __________, di tutti gli averi e importi
intestati alla __________ o depositati a suo nome presso la ____________
__________ delle pretese spettanti alla __________ nei confronti di __________
e derivanti da un contratto di locazione relativo alla __________ di
__________, dei mobili trovantisi in detta villa, nonché di due automobili.
Quale causa del credito è stato indicato sul decreto di sequestro “pretesa di
risarcimento per atti illeciti”.

 

                                  B.   Il 9 e 10 aprile 1996
l’Ufficio esecuzione del Distretto di Lugano (UE) ha eseguito il sequestro (n.
__________) dei beni immobili di __________ nonché diffidato la __________ ad
accertare l’esistenza presso l’istituto di averi della debitrice
rispettivamente a non disporne senza autorizzazione dell’UE, non ritenendo
sequestrabili invece gli altri beni indicati nel decreto.

 

                                  C.   Ricevuto il verbale
di sequestro, il 22 aprile 1996 la __________ ha introdotto presso la Pretura
del Distretto di Lugano un’azione di revoca del sequestro  ex art. 279 vLEF
contestando l’esistenza della causa di sequestro ammessa dal giudice. 

 

                                  D.   Con scritto 3 maggio
1996, rilevando l’assenza di un’esecuzione a convalida del sequestro malgrado
l’avvenuta intimazione, il 16 aprile 1996, del verbale di sequestro, l’UE ha
diffidato _____________ a voler produrre la prova dell’esistenza di una causa
giudiziaria ancora in corso, promossa per lo stesso credito, a termine dell'art.
278 cpv.3 LEF, prima di aver ottenuto il sequestro con la comminatoria che in
caso contrario, trascorsi cinque giorni dalla presente il sequestro sarebbe
stato dichiarato caduco.

 

                                  E.   Con scritto 6 maggio
1996 __________ ha informato l’UE del fatto che il 22 aprile 1996 era stata
promossa azione di revoca del sequestro, affermando che durante quella
procedura “i termini di cui all’art. 278 LEF per l’azione di convalida non
decorrono (art. 279 cpv. 2 LEF)” e che sarebbe stata sua premura informarlo
“circa l’azione di convalida una volta conclusa la procedura di annullamento”.

 

                                  F.   Precedentemente, il
26 gennaio 1996, __________ aveva inoltrato nei confronti della __________,
allora con sede a __________ un’istanza di conciliazione (Vermittlungsbegehren),
istanza cui ha fatto seguito il 14 marzo 1996 l’inoltro presso il __________ di
un’azione di risarcimento per un credito di fr. 800’000.-- oltre accessori. A
seguito dell’eccezione di incompetenza territoriale sollevata in un primo tempo
dalla convenuta (________) e successivamente ritirata, __________ il 28 maggio
1996 ha a sua volta ritirato l’azione, riservandosi comunque di riproporla, ciò
che ha comportato lo stralcio della causa dai ruoli mediante Abschreibungsbeschluss
del 13 giugno 1996, con carico delle spese all’attore.

 

                                  G.   Dopo aver trasferito
il 17 giugno 1996 la propria sede nuovamente a, __________ ha presentato lo
stesso giorno, presso il ____________, un’istanza di conciliazione contro
____________ in vista dell’introduzione di un’azione di accertamento
dell’inesistenza di pretese creditorie del convenuto nei confronti
dell’attrice, causa poi effettivamente promossa l’11 luglio 1996 davanti al
__________ e tuttora pendente.

 

                                  H.   Con istanza 30
dicembre 1996 __________ ha chiesto all’UE di Lugano la revoca del sequestro
con ordine all’Ufficiale del registro fondiario di cancellare l’annotazione
della restrizione della facoltà di disporre sulle part. n.__________ e
__________ RFD __________ nonché l’immediata liberazione e messa a disposizione
della __________ di tutti gli averi a lei intestati e depositati presso la
__________, atteso in sostanza:

                                         -     che
nell’istanza di sequestro il creditore sequestrante ha fatto esplicito
riferimento all’azione di risarcimento allora ancora pendente presso il
tribunale distrettuale __________ quale “azione di convalida del sequestro”;

                                         -     che
quell’azione è stata ritirata da __________ il 28 maggio 1996 e la causa è
stata formalmente stralciata dai ruoli con decreto 13 giugno 1996;

                                         -     che
per l’art. 278 cpv. 4 LEF “il sequestro è revocato qualora il creditore non
osservi i termini stabiliti ovvero ritiri o lasci perimere l’azione o la
domanda d’esecuzione, oppure la sua azione sia definitivamente rigettata dal
giudice”;

                                         -     che
essendosi avverata senza ombra di dubbio una delle condizioni per la revoca del
sequestro, l’autorità esecutiva deve d’ufficio liberare i beni sequestrati, e
ciò senza preliminarmente consultare il creditore.

                                      

                                    I.   Con scritto 7
gennaio 1997 l’UE ha comunicato alla __________ di non poter dar seguito alla
richiesta di revoca del sequestro, in quanto come appreso dal creditore
sequestrante è pendente una procedura di annullamento del sequestro e “i
termini di convalida del sequestro (art. 278 LEF) avranno decorrenza solo dopo
la conclusione” di siffatta procedura.  

 

                                  L.   Con ricorso 13
gennaio 1997 __________ ha impugnato la decisione negativa dell’UE,
contestandone le conclusioni e postulando l’accoglimento della propria istanza
di revoca del sequestro, affermando in particolare che:

                                         -     dallo
stesso tenore dell’art. 278 cpv. 4 vLEF e art. 280 nLEF “si deduce con evidenza
che il beneficio della sospensione dei termini vale per il caso in cui il
creditore sequestrante non abbia ancora presentato l’azione di convalida” e non
invece per i creditori che hanno avviato l’esecuzione o promosso l’azione di
convalida prima del sequestro;

                                         -     tale
interpretazione “è anche perfettamente conforme allo scopo della legge”: ”se da
un canto è previsto che per motivi di economia processuale il creditore non
debba essere costretto ad intraprendere i passi necessari per convalidare il
sequestro nei termini brevi previsti dalla legge, fintanto che,  per effetto
dell’azione di annullamento, è ancora incerta la validità del sequestro stesso,
il legislatore non ha assolutamente inteso sospendere l’accertamento del benfondato
del credito, per il fatto che sia pendente una domanda di annullamento del
sequestro”;

                                         -     ”detto
altrimenti, se i termini per intraprendere l’azione e l’esecuzione per la
convalida del sequestro sono sospesi durante la procedura di annullamento, la
causa di merito già pendente prima dell’inoltro del sequestro, cosi come il
termine di un anno di cui all’art. 88 cpv. 2 LEF, non risultano sospesi in
virtù  di alcuna norma della LEF e neppure del CPC”;

                                         -     “anzi,
la LEF prevede implicitamente la continuazione della causa, il cui esito può
essere motivo di decadenza del sequestro indipendentemente dall’esito
dell’azione di annullamento. In caso contrario la LEF avrebbe previsto
espressamente la sospensione della causa di convalida introdotta prima del
sequestro e del termine ordinario di un anno di validità del precetto esecutivo
ex art. 88 cpv. 2 LEF”;

                                         -     “tale
beneficio per il creditore sequestrante non è previsto proprio perché assurdo
ed iniquo” in quanto “si affiderebbe al creditore sequestrante la possibilità
di protrarre gli effetti del sequestro, quando il legislatore ha voluto
accelerare la definizione del benfondato della pretesa risarcitoria” e inoltre
“ addirittura si impedirebbe di far decadere il sequestro quando è pendente un’azione
di annullamento sulla base di una sentenza definitiva che respinge l’azione
creditoria di convalida”.

                                         

                                  M.   Delle osservazioni al
ricorso delle altre parti, nonché delle osservazioni di replica e di duplica si
dirà se del caso in seguito.

 

                                  N.   Con decisione 12
settembre 1997 la Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, ha respinto
l’azione di revoca del sequestro introdotta da __________ contro il creditore
sequestrante. Con domanda di esecuzione 15 settembre 1997 __________ __________
ha promosso un’esecuzione nei confronti di__________, a convalida del sequestro
n. __________.

 

Considerando 

 

 

in diritto:                  1.   Il sequestro in esame è
stato ordinato il 5 aprile 1996, sulla base del diritto in vigore fino al 31
dicembre 1996 (in seguito vLEF). Si terrà conto pertanto del nuovo diritto (nLEF)
nei limiti posti dalle disposizioni transitorie di cui all’art. 2 Disposizioni
finali della modificazione del 16 dicembre 1994. 

 

                                  a)   Per l’art. 278 cpv. 1
vLEF il creditore che avesse ottenuto un sequestro prima di promuovere
l’esecuzione o l’azione (di merito)  deve domandare l’esecuzione (a convalida
dello stesso) entro dieci giorni dal ricevimento del verbale di sequestro. In
caso di opposizione al precetto esecutivo da parte dell’escusso, il creditore,
entro dieci giorni dalla relativa notificazione, deve presentare domanda di
rigetto oppure promuovere azione di riconoscimento; se la domanda di rigetto
non è ammessa, egli deve promuovere l’azione di merito entro dieci giorni dalla
notificazione della decisione sul rigetto (art. 278 cpv. 2 vLEF; art. 279 cpv.
2 nLEF). 

 

                                  b)   Già sotto il diritto previgente
parte della dottrina (cfr. H. Fritzsche/H. U. Walder, Schuldbetreibung und Konkurs
nach schweizerischem Recht, Vol. II, Zurigo 1993, § 60, n.3, p. 488 s.; K. Amonn,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 5,. ed., Berna 1993,  § 51
n.78; contra P.-R. Gilliéron, Poursuite pour dettes, faillite et concordat,
3. ed., Losanna 1993, p. 390 s.) e in tempi recenti la giurisprudenza federale
(DTF 121 III 184) hanno riconosciuto la possibilità di convalidare un
sequestro anche mediante l’introduzione, entro lo stesso termine di dieci
giorni, dell’azione di accertamento del credito, facoltà ora ammessa
esplicitamente dall’art. 279 cpv. 1 LEF nel tenore in vigore dal 1° gennaio
1997: in tal caso il creditore dovrà poi promuovere l’esecuzione a convalida
(cfr. supra cons. 1a) entro dieci giorni dalla crescita in giudicato
della decisione di merito (H. Fritzsche/H. U. Walder, op.cit., Vol.II, p. 489,
n.3; cfr.  art. 279 cpv. 4 nLEF). 

 

                                  c)   La (tempestiva)
promozione di un’esecuzione oppure di una causa a convalida del sequestro non è
invece necessaria quando al momento della concessione del sequestro sia già
stata promossa un’esecuzione rispettivamente sia già pendente un’azione per lo
stesso credito. Nel primo caso l’esecuzione già pendente vale quale esecuzione
a convalida del sequestro e continua alle medesime condizioni (cfr. supra
cons. 1a) , atteso tuttavia che se è stata formulata opposizione al precetto
esecutivo  prima dell’intimazione del verbale di sequestro, il termine di dieci
giorni  per chiedere il rigetto o per promuovere l’azione di riconoscimento del
credito (cfr. art. 278 cpv. 2 vLEF; art. 279 cpv.2 primo periodo nLEF) inizia a
decorrere non già dalla notificazione dell’opposizione, ma dall’intimazione del
verbale di sequestro (DTF 93 III 70; H. Fritzsche/H. U. Walder, op.cit.,
Vol.II, § 60 p. 491 n.7; P.-R. Gilliéron, op. cit., p. 390). Nel secondo caso
il sequestro è convalidato dall’azione già pendente in Svizzera o all’estero;
il creditore deve tuttavia, entro dieci giorni dalla notificazione della
sentenza, ancora promuovere l’esecuzione a convalida (art. 278 cpv. 3 vLEF; art.
279 cpv. 4 nLEF). 

 

                                  d)   L’art. 279 cpv. 2
terzo periodo vLEF stabilisce che  durante la procedura di revoca del sequestro
(Arrestaufhebungsklage ex art. 279 vLEF) i termini stabiliti all’art.
278 vLEF sono sospesi, non potendosi esigere dal creditore che proceda a
convalidare un sequestro della cui ragione di essere non vi è ancora certezza.
Dal 1° gennaio 1997 la procedura di revoca del sequestro è sostituita dalla
procedura di opposizione al sequestro ex art. 278 nLEF, la quale pure sospende
i termini per la convalida del sequestro (cfr. art. 278 cpv. 5 nLEF).

 

                                  e)   Per l’art. 278 cpv. 4
vLEF (ripreso nel contenuto dall’art. 280 nLEF) il sequestro è revocato se il
creditore non osserva i termini  per la convalida (art. 278 cpv. 1,2 e 3 vLEF
rispettivamente art. 279 nLEF), se ritira o lascia perimere l’azione o la
domanda di esecuzione, oppure se la sua azione è definitivamente rigettata dal
giudice. Dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che nei casi
contemplati dall’art. 278 cpv.4 vLEF (art. 280 nLEF) il sequestro decade ope
legis, senza necessità di intervento dell’autorità, e il debitore rientra
nella libera disposizione dei beni sequestrati (cfr. H. Fritzsche/H. U. Walder,
op.cit., Vol.II, §60 p. 26 ss. p. 500 s.; P.-R. Gilliéron, op. cit., p. 393; K.
Amonn/D. Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed.,
Berna 1997, §51 p. 424 n.9; DTF 66 III 59 cons.1; 93 III 72). L’organo
esecutivo deve pertanto accertare e decidere se il sequestro è diventato caduco
a seguito del verificarsi di uno dei motivi previsti dalla legge e quindi se i
beni colpiti dal sequestro sono da liberare d’ufficio, atteso che sia
l’accertamento che la conseguente decisione dell’ufficio di esecuzione sono
suscettibili di ricorso all’autorità di vigilanza (cfr. DTF 66 III 59;
106 III 93 cons.1). Va comunque ricordato che, vista la conseguenza della loro
decisione, l’ufficio d’esecuzione, e con esso l’autorità di vigilanza, devono
operare con una certa cautela: in particolare possono concludere per la
caducità del sequestro soltanto quando hanno una conoscenza sicura dell’esito
sfavorevole per il creditore della causa di convalida, in particolare quando lo
stesso tribunale oppure una delle parti produce loro una sentenza passata in
giudicato (cfr. DTF 77 III 145 ss; BlSchK 1991, p.24 s.)

 

                                   2.   In concreto l’UE si
è rifiutato di dare seguito alla richiesta di __________ di liberare i beni
sequestrati ritenendo sospesi i termini di convalida del sequestro a seguito
dell’introduzione da parte del debitore dell’azione di revoca del sequestro in
quel momento ancora pendente, e senza prendere in considerazione l’azione di
__________ contro __________ già pendente presso il __________ al momento della
concessione del sequestro e successivamente, 13 giugno 1996, - pendente la
procedura di sequestro - stralciata dai ruoli per intervenuto ritiro da parte
dell’attore.

 

                                  a)   Se un’azione possa
essere considerata idonea a convalidare un sequestro non dipende in linea di
principio dal volere delle parti, bensì dalla natura e dall’oggetto
dell’azione. La giurisprudenza ha infatti avuto modo di affermare che l’azione
a convalida del sequestro deve avere per oggetto il credito per il quale è
stato ottenuto il sequestro (DTF 93 III 77 s. cons. 2a; 110 III 97s.;
cfr. H. Fritzsche/H. U. Walder, op.cit., Vol.II, §60 n. 19, p.498), che
dev’essere diretta al pagamento di una somma di denaro (DTF 106 III 94
cons.2) e che , se promossa all’estero, deve condurre a un giudizio eseguibile
in Svizzera (DTF 65 III 51; 66 III 59 cons.2). In quest’ottica del tutto
irrilevante risulta il fatto che il sequestro sia stato ottenuto prima o dopo
l’introduzione della causa, con l’unica evidente differenza che nella prima
ipotesi dovrà essere rispettato anche il termine di dieci giorni
dall’intimazione del verbale di sequestro (cfr. supra cons. 1b) oppure
dalla notifica dell’opposizione al precetto esecutivo rispettivamente della
decisione che non ammette il rigetto dell’opposizione (cfr. supra 
cons.1a).

 

                                  b)   Qualora un’azione già
pendente al momento della concessione del sequestro non sia idonea a
convalidare il sequestro, il creditore è tenuto procedere come se quella azione
non esistesse, ossia a convalidare il sequestro entro dieci giorni
dall’intimazione del relativo verbale - con un’esecuzione oppure con un’azione
di riconoscimento del credito - pena la decadenza del sequestro. Avesse il
debitore nel frattempo promosso azione di revoca del sequestro (cfr. art. 279 vLEF,
entro cinque giorni dall’intimazione del verbale di sequestro)  rispettivamente
avesse fatto opposizione (cfr. 278 nLEF, entro dieci giorni dalla conoscenza
del sequestro), il termine per la convalida sarebbe, come detto (cfr. supra
cons. 1d) senz’altro sospeso per la durata di quelle procedure. 

 

                                         Nel caso invece che il
sequestro  fosse preceduto da idonea azione di convalida, la successiva
procedura di revoca del sequestro (ora di opposizione al sequestro)  potrebbe
in linea di principio sospendere soltanto il termine per promuovere
l’esecuzione a convalida, una volta ricevuta la decisione definitiva. 

 

                                         In entrambi i casi occorre
quindi tenere conto della citata sospensione dei termini di convalida prima di
concludere per la decadenza del sequestro a seguito del mancato rispetto dei
termini (ex art. 278 cpv.4 vLEF, nel caso ora previsto dall’art. 280 n.1 nLEF). 

                                  c)   Diversa è però la
fattispecie quando un’azione di per sé (per il suo oggetto) idonea a
convalidare il sequestro - sia essa già pendente al momento della concessione
del sequestro oppure tempestivamente introdotta - viene poi ritirata oppure
respinta definitivamente dal giudice: in questi casi il sequestro in linea di
principio decade per altro, diverso motivo di legge (ex art. 278 cpv.4 vLEF nei
casi previsti ora dall’art. 280 n.2 e 3 nLEF), e dunque indipendentemente dal
rispetto dei termini di convalida (cfr. anche Vincent Jeanneret, Aperçu de la validation
du séquestre sous l’angle de la nouvelle LPDF, in V. Jeanneret (éd.), Le séquestre
selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 108-109). Da questo punto di vista
irrilevante risulta essere pertanto l’introduzione o meno di una procedura di revoca
del sequestro. La giurisprudenza federale ha tuttavia ammesso che un’azione per
sua natura idonea alla convalida, ma viziata da un difetto formale è atta a
mantenere il sequestro se il vizio può essere sanato entro il termine di
convalida oppure - qualora il termine di convalida sia già scaduto - se il
vizio può essere sanato senza interruzione della litispendenza (DTF 75 III 75 ss.).
In quel caso il Tribunale federale aveva ritenuto ammissibile il mantenimento
di  un sequestro anche se l’azione di convalida precedentemente introdotta
presso il giudice incompetente era stata ritirata e riproposta al giudice
competente dopo che i termini di convalida erano già scaduti, e ciò in quanto
un termine supplementare di diritto cantonale consentiva di riproporre l’azione
senza interrompere la litispendenza.

 

                                  d)   Per rifiutare la
liberazione dei beni sequestrati l’ufficio esecuzione non poteva quindi
limitarsi a richiamare l’avvenuta sospensione dei termini di convalida a
seguito della procedura di revoca: doveva invece esaminare se l’azione già
pendente al momento della concessione del sequestro era idonea a convalidare il
sequestro e, in caso affermativo, decidere sulle conseguenze del suo ritiro da
parte del creditore, tanto più che la debitrice, con la sua istanza di revoca
del sequestro 31 dicembre 1996, ha prodotto sia copia dell’allegato di
petizione relativo a quell’azione (doc. 2), che copia del decreto di stralcio
della relativa causa (doc.3).  

 

                                   3.   In concreto al
momento della concessione del sequestro, il 5 aprile 1996, presso il __________
era pendente una causa promossa da __________ contro __________ con istanza di
conciliazione (Vermittlungsbegehren) del 26 gennaio 1996 e successiva
petizione 14 marzo 1996 per un credito di complessivi fr. 800’000.-- oltre
interessi al 5% dal 26 gennaio 1996 a titolo di risarcimento per atti illeciti
ex art. 41 CO, art. 55 CC e art. 722 CO (cfr. doc.2,  p. 4s., allegato
all’istanza di revoca). Il sequestro del 5 aprile 1996 è stato concesso per un 
credito di identico  importo e asserito fondato su identici elementi di fatto e
di diritto. Del resto nella stessa istanza di sequestro 4 aprile 1996 è
indicato espressamente che “ l’azione di risarcimento per le pretese fatte
valere e quindi l’azione di convalida del sequestro è pendente presso il
__________ __________ ” (cfr. istanza di sequestro, p. 3 in fine). Non
vi è pertanto alcun dubbio che l’azione pendente al momento del sequestro era
intesa dallo stesso creditore quale azione di convalida, né che quella - avendo
per oggetto le medesime pretese - fosse di per sé idonea a convalidare il
sequestro. Che poi in un secondo tempo il creditore non abbia più voluto
considerarla tale (come sembra potersi dedurre dallo scritto 6 maggio 1996, con
il quale il creditore, rispondendo all’UE  che lo sollecitava a documentare
l’avvenuta convalida, non fa cenno della causa in quel momento ancora pendente
nel Canton __________, limitandosi invece a rilevare che i termini per la
convalida erano sospesi dalla procedura di revoca e che sarebbe stata sua
premura informarlo “circa l’azione di convalida una volta conclusa la procedura
di annullamento”) non può evidentemente incidere sulla reale situazione di
fatto e di diritto. Si tratta pertanto di valutare la portata del ritiro di
quella azione, intervenuto il 28 maggio 1996 - con riserva di riproporla - a
seguito dell’eccezione di incompetenza territoriale sollevata in un primo tempo
successivamente ritirata dalla convenuta, ritiro che ha comportato lo stralcio
della causa mediante Abschreibungsbeschluss del 13 giugno 1996.

 

                                  a)   Come visto (cfr. supra
cons.1e) il sequestro decade in particolare quando il creditore ritira o lascia
perimere l’azione di convalida oppure se la sua azione è definitivamente
rigettata dal giudice (art. 278 cpv. 4 vLEF e art. 280 n. 2 e 3 nLEF). La norma
non distingue tra azione promossa prima o dopo la concessione del sequestro.
Determinante è infatti che si tratti di azione idonea a convalidare il
sequestro, e dunque che abbia per oggetto l’accertamento del credito per il
quale è chiesto il sequestro: in caso di esito della causa sfavorevole per il
creditore, più non si giustifica il mantenimento della misura del sequestro,
non potendo il creditore comunque procedere per quel credito. Ora se tale
conclusione è pacifica nel caso in cui l’azione di convalida è respinta
definitivamente dal giudice (con l’accertamento materiale dell’inesistenza
della pretesa fatta valere in giudizio), non lo è necessariamente in caso di
ritiro dell’azione da parte del creditore, in particolare, come visto, quando
il ritiro non interrompe la litispendenza oppure quando sia ancora possibile
riproporre l’azione entro i termini di convalida (cfr. DTF 75 III 73 ss.). Ciò
deve valere anche quando il ritiro dell’azione non comporta un giudizio suscettibile
di crescere in giudicato materiale: soltanto infatti un ritiro che determina
l’impossibilità di riproporre l’esame giudiziale del fondamento della pretesa
sottesa al sequestro ne può giustificare la decadenza ope legis, tale
ritiro costituendo di fatto una vera e propria desistenza del creditore a far
valere il proprio credito. Quando invece il ritiro dell’azione di convalida non
preclude al creditore la possibilità di riproporre la causa di merito, non vi è
motivo per non mantenere la misura conservativa, a condizione tuttavia che
anche la (nuova) azione rispetti i termini legali di convalida: la precedente
azione va infatti considerata come se non fosse mai stata introdotta, e dunque
il sequestro dev’essere ancora convalidato (art. 278 vLEF).

  

                                  b)   Nel caso concreto con
atto 28 maggio 1996 (doc. C - osservazioni __________ 24 gennaio 1997)
__________ __________ ha ritirato l’azione di merito 14 marzo 1996 (doc. 2 -
istanza di revoca del sequestro 31 dicembre 1996) - già pendente al momento della
concessione del sequestro - con l’espressa riserva di riproporla, ciò che il
diritto processuale del Canton __________ in quel caso consentiva di fare senza
che il conseguente stralcio della causa (Abschreibungsbeschluss)
acquistasse forza di cosa giudicata materiale (cfr. art. 114 cpv. 1 e 2 CPC
__________). Che il decreto di stralcio 13 giugno 1996 non abbia forza di cosa
giudicata materiale è del resto riconosciuto dalla stessa __________ che per
l’identica pretesa non ha esitato a introdurre un’azione di accertamento
negativo (“Feststellung des Nichtbestehens eines Forderungsverhältnisses”) presso
lo stesso __________ __________ (cfr. doc. G e J - osservazioni
__________ 24 gennaio 1997; cfr. anche osservazioni __________ di replica 6
febbraio 1997, p. 3). Siffatto ritiro dell’azione non era dunque atto da solo a
costituire motivo di decadenza del sequestro ex art. 278 cpv. 4 vLEF, potendo
il creditore, come del resto si era espressamente riservato di fare, riproporre
identica causa di convalida. D’altra parte essendo i termini ex art. 278 vLEF
per la convalida al momento del ritiro dell’azione 14 marzo 1996 così come alla
presentazione dell’istanza di revoca del sequestro 31 dicembre 1996 sospesi per
l’introduzione dell’azione di revoca del sequestro ex art. 279 vLEF, non si
verificava neppure il motivo di decadenza del sequestro per non rispetto dei
termini. 

                                         Non essendo decaduto il
sequestro, l’istanza della __________ di revoca del sequestro con conseguente
annullamento degli atti esecutivi ad esso connessi presentata il 30 dicembre
1996 non poteva essere accolta. La decisione 7 gennaio 1997 dell’UE di Lugano
va pertanto nell’esito confermata e il ricorso 13 gennaio 1997 di __________
respinto. 

 

                                   4.   Non si prelevano
spese (art. 61 cpv. 2 lett. a OTLEF) e non si assegnano indennità (art. 62 cpv.
2 OTLEF), perché così è disciplinato per normativa di diritto federale.

 

Richiamati gli art. 271 e
segg. vLEF, per le spese gli art. 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF

 

 

pronuncia:               1.   Il
ricorso 13 gennaio 1997  __________, è respinto.

 

                                   2.   Non si prelevano
spese, né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Contro questa
decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni e dei
fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della scrivente
Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in conformità dell’art.
19 LEF.

 

                                   4.   Intimazione a:      __________

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale
autorità di vigilanza

Il
presidente                                                                          
La segretaria