# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d2576d25-cd6f-57f5-821f-b6a8f5e692c8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-04-08
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La terza Camera civile 08.04.2024 13.2024.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_003_13-2024-1_2024-04-08.html

## Full Text

Incarto n.

  13.2024.1

  	
  Lugano

  8 aprile 2024   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La terza Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Walser,
  presidente,

   

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Locatelli

  

 

 

sedente
nella composizione a giudice unico (art. 48b LOG) per statuire nella causa inc.
n. OR.2020.7 e n. OR.2021.16 (procedura ordinaria) della Pretura della
giurisdizione di Locarno-Città promosse con petizioni 24 agosto 2020 e 28
giugno 2021 da

 

	
   

  	
  RE
  1  

  patrocinata dall’  PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

   

  	 

	
   

  	
   CO
  1  

  patrocinato dall’  PA 2  

   

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

e ora sul reclamo 8
gennaio 2024 di RE 1 contro la decisione 21 dicembre 2023 con cui il Pretore ha
respinto la richiesta di assunzione di documenti formulata dal perito
giudiziario;

 

ritenuto

in fatto:                   A.   Con contratto d’appalto del
24 gennaio 2016 (recte: 2017) CO 1, in veste di committente rappresentato dal
progettista arch. __________ di __________ Sagl di __________, ha affidato ad RE
1 l’esecuzione delle opere di capomastro in relazione all’edificazione e alla completa
ristrutturazione degli stabili denominati “__________”, di cui ai fondi n. __________
e __________ RFD del Comune di __________.

 

                                         Iniziati i lavori a marzo
2017, poi conclusi il 6 dicembre 2019, il 24 febbraio 2020 RE 1 ha sottoposto
al committente la liquidazione e la fattura finale che, tenuto conto degli
acconti già versati, attestava un saldo a suo favore e ancora da pagare a
titolo di mercede di fr. 186'300.–, importo contestato dal committente.

 

                                  B.   Su istanza 16
marzo 2020 di RE 1, il 4 maggio 2020 il Pretore della Giurisdizione di
Locarno-Città ha ordinato l’annotazione di un’ipoteca legale provvisoria per
imprenditori ed artigiani di fr. 149'300.– oltre interessi al 5% dal 13 marzo
2020 a carico del fondo n. __________ RFD di __________ e di fr. 37'000.– oltre
interessi al 5% dal 13 marzo 2020 a carico del fondo n. __________ RFD di __________.

 

                                         Il 24 agosto 2020 (inc. n.
OR.2020.7) RE 1 ha avviato l’azione tesa all’iscrizione di un’ipoteca legale
definitiva per imprenditori e artigiani per l’importo di fr. 149'300.– oltre accessori
a carico del fondo n. __________ RFD di __________ e di fr. 37'000.– oltre accessori
a carico del fondo n. __________ RFD di __________. Con risposta 7 giugno 2021 CO
1 ne ha chiesto la reiezione. Nel successivo scambio di allegati 17 agosto 2021
e 18 ottobre 2021 le parti hanno confermato il loro antitetico punto di vista.

 

                                  C.   Con petizione 28
giugno 2021 (inc. n. OR.2021.16) RE 1 ha chiesto la condanna di CO 1 al
pagamento di fr. 209'772.45 oltre interessi al 5% su fr. 186'300.– (saldo della
mercede) dal 13 marzo 2020 e interessi al 5% su fr. 23'472.45 (sconti non
riconosciuti) dal 24 agosto 2020.

 

                                         CO 1 ha chiesto la
reiezione della petizione con risposta 7 settembre 2021. Le rispettive
richieste di giudizio sono state ribadite da RE 1 con replica 2 novembre 2021 e
da CO 1 con duplica 24 gennaio 2022.

 

                                  D.   L’udienza delle prime
arringhe si è tenuta il 16 febbraio 2022. Il Pretore, d’accordo le parti, ha
congiunto gli incarti n. OR.2020.7 e OR.2021.16 in applicazione dell’art. 125
CPC. Le parti hanno poi confermato le rispettive domande e allegazioni e notificato
i propri mezzi di prova che, in assenza di opposizioni, il Pretore ha ammesso integralmente.
Tra queste anche la perizia giudiziaria chiesta da entrambe.

 

                                  E.   L’attrice ha
presentato i suoi quesiti peritali il 28 dicembre 2022, seguiti il 13 marzo
2023 dalle opposizioni del convenuto e il 16 maggio 2023 ancora dalle
osservazioni dell’attrice.

                                         Dal canto suo il convenuto
ha formulato il suo quesito peritale il 13 marzo 2023, seguito il 16 maggio
2023 dall’opposizione dell’attrice e ancora il 16 giugno 2023 dalle
osservazioni del convenuto.

 

                                  F.   Il 5 settembre 2023
il Pretore ha deciso sui quesiti peritali, che ha poi trasmesso al designando
perito giudiziario arch. __________. Il 17 ottobre 2023 il designando perito ha
trasmesso la sua proposta di onorario, rilevando la necessità di disporre dei piani
esecutivi, o esecutivo provvisori che erano stati consegnati dall’attrice per
la stesura dell’offerta, in modo da rispondere a parte dei citati quesiti.

 

                                         Il 31 ottobre 2023
l’attrice ha postulato l’accoglimento da parte del Pretore della richiesta di accesso
alla documentazione come richiesto dal designando perito. Con osservazioni 2
novembre 2023 il convenuto vi si è opposto.

 

                                  G.   Con decisione 21
dicembre 2023 il Pretore ha respinto l’istanza 17 ottobre 2023 del designando
perito, assegnandogli un termine scadente il 15 gennaio 2023 per trasmettere un
preventivo aggiornato alla luce della mancata acquisizione della documentazione
da lui richiesta.

 

                                  H.   Con reclamo 8 gennaio
2024, e previa concessione dell’effetto sospensivo, RE 1 chiede ora di
riformare quest’ultima decisione nel senso di accogliere la richiesta del
designando perito. In via subordinata ne chiede l’annullamento e il rinvio al
Pretore per nuovo giudizio.

 

                                         Non sono state raccolte
osservazioni.

 

Considerando

in diritto:                 1.   La decisione con cui il
Pretore ha negato al designando perito l’autorizzazione ad accedere ai piani
esecutivi o esecutivi provvisori da lui richiesti è una disposizione
ordinatoria processuale in materia di prove (art. 124, 154 CPC). In
applicazione dell’art. 319 lett. b cifra 2 e 321 cpv. 2 CP e 48 lett. c cifra 1
LOG, essa è impugnabile con reclamo alla terza Camera civile del Tribunale
d’appello nel termine di dieci giorni.

 

                                         Il giudizio impugnato è
pervenuto alla reclamante il 22 dicembre 2023. Richiamata la sospensione dei termini
valida in procedura ordinaria dal 18 dicembre al 2 gennaio (art. 145 cpv. 1
lett. c CPC), il gravame spedito con invio raccomandato 8 gennaio 2024 risulta
tempestivo e, da questo punto di vista, ammissibile.

 

                                   2.   Il Pretore ha rilevato
che i documenti richiesti dal designando perito esistevano già prima dell’avvio
della causa. Trattandosi di “pseudonova” e dando prova di diligenza,
all’attrice incombeva pertanto di produrli agli atti, rispettivamente richiederli
allo studio di architettura progettista che sapeva esserne ancora in possesso e
produrli poi agli atti, e/o postularne la produzione da questo studio di
architettura in forma di edizione di documenti da terzi giusta l’art. 160 CPC,
pendente lo scambio degli allegati e l’udienza di dibattimento. Ma così non era
stato. A mente del Pretore la rilevanza di quei documenti per l’esecuzione
della perizia giudiziaria non poteva sfuggire alla reclamante quale
professionista del settore, ritenuto che lei stessa aveva richiesto quella
prova. E poiché non si trattava di “nova”, l’interessata non poteva neanche sopperire
alla sua lacuna in forza del fatto che il designando perito ne aveva poi evidenziato
la necessità in vista dell’elaborazione del referto peritale. Motivo per cui ha
respinto la richiesta, dando modo a quest’ultimo di rivedere - se del caso - il
preventivo di onorario tenuto conto delle difficoltà e dell’incertezza a
rispondere a specifici temi.

 

                                   3.   Il CPC prevede che
con il rimedio del reclamo possono essere censurati l’applicazione errata del
diritto (art. 320 CPC, lett. a) e l’accertamento manifestamente errato dei
fatti (lett. b), ritenuto che nei casi non espressamente previsti dalla legge
il reclamo giusta l’art. 319 lett. b CPC è ammissibile solo quando vi è il
rischio di un pregiudizio difficilmente riparabile (cifra 2).

 

                                3.1   L’impugnabilità delle
decisioni in materia di prove, come quella qui in oggetto, non è espressamente
prevista dal CPC. È pertanto da rendere verosimile il rischio di un pregiudizio
difficilmente riparabile e produrre in tal senso un certo sforzo allegatorio,
ritenuto che l’enunciazione di proclami o principi generali non è sufficiente (Verda Chiocchetti, in: Trezzini e al.,
Commentario pratico al CPC, IIa ed.,
2017, n. 73 ad art. 319 [versione #8 e-book 1° febbraio 2020 n. 75 ad
art. 319]). Il pregiudizio dev’essere concreto, di essenziale rilievo per
l’andamento del processo e non deve poter - interamente o parzialmente - essere
riparato neppure mediante una successiva sentenza finale favorevole. In altre
parole, la decisione impugnata deve pregiudicare la posizione complessiva del
reclamante in relazione al processo senza che a tale pregiudizio possa essere
posto rimedio successivamente, la stessa non essendo suscettibile di essere
modificata mediante la decisione di merito. La rilevanza del pregiudizio nel
processo deve essere esaminata secondo il libero e ampio potere di
apprezzamento del giudice alla luce del principio di celerità perseguito dal
CPC.

 

                                3.2   Va qui ricordato che, di
regola, le decisioni in materia di prove non provocano un danno difficilmente
riparabile e l’errata o mancata amministrazione di una prova va contestata
tramite l’impugnazione principale contro la decisione finale (sentenza del
Tribunale federale 4A_425/2014 dell’11 settembre 2014 consid. 1.3.2; Messaggio
n. 06.062 del Consiglio federale concernente il codice di diritto processuale
civile svizzero del 28 giugno 2006, pag. 6748 i. f.), non quindi con reclamo ai
sensi dell’art. 319 lett. b CPC. In effetti, fino al momento dell’emanazione
della decisione di merito non è dato di sapere se l’ammissione e la conseguente
assunzione di una specifica prova, rispettivamente la sua non ammissione, abbia
recato pregiudizio alla posizione complessiva di una parte in relazione al
processo (III CCA 13.2012.106 del 22 marzo 2013, in: RtiD II-2013 pag. 901
segg. n. 47c).

 

                                3.3   In casi invero eccezionali,
il rischio di pregiudizio difficilmente riparabile può sussistere. Ad esempio quando
la decisione tocca, senza che siano adottate misure atte a proteggerli,
obblighi o diritti delle parti o di terzi coinvolti a tutela di cui è invocata
la protezione di un segreto o della personalità a fronte di un accesso
indistinto a dati e informazioni che rientrano in tale ambito, visto che non è
possibile cancellare a posteriori l’avvenuta divulgazione di informazioni, tornando
indietro ed eliminando la conoscenza così acquisita (cfr. III CCA 13.2023.2 10
maggio 2023, 13.2022.51 23 febbraio 2023 [edizione di documenti bancari e
postali], 13.2021.94 19 gennaio 2022 [documenti con indicazione di indirizzo]),
o quando vi è un ordine di assunzione di prove assortita della comminatoria
penale dell’art. 292 CPS (cfr. III CCA 13.2015.29 e 13.2015.39 12 febbraio 2016
[perizia sul DNA]). E può anche sussistere rispetto ad una perdita
verosimilmente irreversibile di un mezzo di prova concernente fatti non ancora
accertati (ad esempio distruzione di documenti, grave malattia o anzianità del
teste), fermo restando che non è considerato tale il timore astratto a che il
trascorrere del tempo possa alterarlo (Bastons
Bulletti, in: Petit Commentaire, CPC, 2021, n. 14 ad art. 319; Jeandin, in: Commentaire Romand, CPC, 2a
ed., 2019, n. 22b ad art. 319; Verda
Chiocchetti, op. cit., n. 78 ad art. 319 [versione #8 e-book 1°
febbraio 2020 n. 80 ad art. 319]; Spühler,
in: Basler Kommentar, ZPO, 3a ed., 2017, n. 8 ad art. 319; negato
in tema di audizione testi: III CCA 13.2022.51 23 febbraio 2023 consid. consid.
3, sentenza TF 4A_366/2023 1° settembre 2023; negato il rischio di perdita in
tema di nuove prove: sentenza TF 4A_416/2017 del 6 ottobre 2017).

 

                                   4.   La reclamante lamenta
un pregiudizio difficilmente riparabile in quanto il designando perito ha ritenuto
necessario disporre dei documenti da lui richiesti - nello specifico, appunto,
“dei piani esecutivi, o esecutivi provvisori, consegnati all’attrice per la
stesura dell’offerta” finalizzata alla conclusione del contratto d’appalto -
per rispondere in modo compiuto ai quesiti peritali dell’attrice e al quesito peritale
del convenuto, e in assenza dei quali le conclusioni del suo referto peritale
sarebbero potute risultare persino aleatorie ed inutilizzabili. Invano.

 

                                         La reclamante sembra così
paventare l’eventualità che ciò vada a scapito della dimostrazione e della pertinenza
delle sue allegazioni e pretese, sicché ne possa poi derivare un giudizio di
merito a lei sfavorevole. Tale ipotesi non configura tuttavia un pregiudizio difficilmente
riparabile ai sensi dell’art. 319 lett. b cifra 2 CPC, considerato che il
rischio di un giudizio negativo è insito in tutte le cause. La mera possibilità
che il Pretore possa respingere una pretesa perché potrebbe ritenere non
dimostrato un fatto che quella prova avrebbe potuto provare non costituisce un
pregiudizio difficilmente riparabile ai sensi della legge. Infatti una sentenza
finale favorevole potrebbe riparare tale pregiudizio. Questo poiché fino al
momento dell’emanazione della decisione di merito non è dato sapere l’incidenza
di quella specifica prova, in particolare se e in che misura pregiudicherà davvero
la posizione complessiva della reclamante in relazione al processo. Di
conseguenza il pregiudizio non può essere ritenuto concreto e di essenziale
rilievo per l’andamento del processo a motivo che quel referto peritale
potrebbe risultare in parte lacunoso, e questo perché tale pregiudizio potrebbe
essere recuperato mediante una successiva sentenza finale favorevole.

 

                                   5.   A mente della
reclamante non è poi dato sapere se e fino a quando lo studio di architettura
progettista, che dispone di quei piani in forma digitale, è tenuto a conservarne
una copia. Ciò posto, in assenza di un obbligo legale a custodirli e ritenuto
che il cantiere era oramai terminato nell’anno 2019, lo studio di architettura
avrebbe anche potuto decidere di cancellare quella copia digitale. Era quindi
dato il rischio concreto ed effettivo che quei piani non sarebbero più stati
reperibili in futuro, ciò a cui nemmeno una seconda perizia avrebbe più potuto
porre rimedio. Di qui, il pregiudizio difficilmente riparabile.

 

                                         Tuttavia. Così facendo la reclamante
si limita ad esprimere una sua personale preoccupazione, senza con questo evidenziare
gli estremi di una oggettiva e concreta esposizione a pericolo di perdita di
detti documenti. Fermo restando, oltretutto, che di per sé l’architetto ha comunque
un dovere di custodia di documenti verso il suo cliente (cfr. Gauch/Tercier, Das Architektenrecht/Le
droit de l’architechte, 3a ed., 1995, n. 517 seg. pag. 166; con riferimento
a SIA-Norm 102 e all’art. 400 CO). Ad ogni modo il tema è mal posto. Nella
misura in cui dichiara di non possedere più i piani esecutivi richiesti dal
designando perito per procedere alla redazione del referto peritale (reclamo,
pag. 2 in basso), la reclamante medesima ammette in modo implicito di avere in
precedenza disposto di quel materiale. Allo stesso tempo però l’interessata non
pretende di avere cautelativamente tentato di sopperire a questa sua carenza avvalendosi
della notifica quale mezzo di prova dell’edizione di detti documenti dallo
studio di architettura. Motivo per cui, già solo per questo l’interessata è
malvenuta a dolersi ora di un pregiudizio difficilmente riparabile rispetto ad
una ipotetica cancellazione di quegli specifici piani per mano di quello stesso
studio di architettura. E a questo nulla cambia che in vista del mandato
peritale affidatogli il designando perito abbia poi espresso l’esigenza di doverli
visionare per rispondere a parte delle relative domande formulate delle parti, richiesta
che il Pretore ha in concreto respinto.

 

                                   6.   Nelle citate
circostanze, il pregiudizio invocato dalla reclamante non può essere ritenuto concreto
e di essenziale rilievo per l’andamento del processo. In mancanza di una
premessa fondamentale del reclamo, il gravame è inammissibile. Diventa così
inutile entrare nel merito del reclamo per disquisire oltre sulle censure di
errata applicazione del diritto e di accertamento manifestamente errato dei
fatti sollevate dalla reclamante in tema di violazione del principio
dispositivo e del principio attitatorio, di margine d’indagine giusta l’art.
186 CPC del perito giudiziario e di pretesa inidoneità e incapacità
dell’attrice a valutare la rilevanza dei piani esecutivi ai fini della causa da
lei promossa.

 

                                   7.   Le spese processuali
del presente giudizio, fissate in fr. 800.– giusta gli art. 2 cpv. 1 LTG
(valore, natura e complessità della causa) e 14 LTG (tassa di giustizia che si
situa tra fr. 100.– e fr. 10'000.– per le decisioni su reclamo), sono poste a
carico della reclamante, soccombente (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone la
questione delle ripetibili non essendo state raccolte osservazioni.

 

                                   8.   Il presente reclamo,
che stante il giudizio di inammissibilità non è stato notificato alla
controparte per osservazioni, viene evaso da questa Camera nella composizione a
giudice unico (art. 48b cpv. 1 lett. a cifra 2 LOG).

 

                                         La richiesta di effetto
sospensivo, in sé inammissibile essendo stata proposta contro una decisione
negativa, è priva d’oggetto.

 

Per i quali motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo 8 gennaio 2024 di RE
1 è inammissibile.

 

                                   2.   La richiesta di
effetto sospensivo è priva d’oggetto.

 

                                   3.   Le spese
processuali, stabilite in fr. 800.–, sono poste a carico della reclamante.

 

                                   4.   Notificazione
(unitamente al reclamo 8 gennaio 2024 alla controparte):

	
   

  	
  -     ;

  -     .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

Per la terza Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
cancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Poiché il valore litigioso è
superiore a fr. 30'000.-, contro la presente sentenza è dato ricorso in materia
civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF) con i
limiti dell’art. 93 LTF.