# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc646f4f-c1a2-5000-9700-1d1059aed501
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-04-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.04.2010 31.2009.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2009-10_2010-04-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2009.10

   

  BS

  	
  Lugano

  13 aprile
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 ottobre 2009
di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30
  settembre 2009 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  in relazione alla

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

   

  FA 1

  (cancellata da RC il _____________)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   La
FA 1, iscritta a Registro di Commercio (RC) il 28 febbraio 2006 con sede a __________
(successivamente trasferita a __________), aveva quale scopo sociale la produzione,
l’acquisto, la vendita ed il commercio di ogni genere, in particolare nel
settore dell’abbigliamento e degli accessori di moda. 

 

                                         RI
1 ha assunto la carica di amministratore unico, con diritto di firma
individuale, dal 20 aprile 2007 (cfr. verbale dell’assemblea generale in doc.
3/B), sino alla dichiarazione di fallimento (cfr. estratto RC, doc. 3/A). 

                                         

                               1.2.   La
FA 1 è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), in qualità
di datrice di lavoro, dal 1° giugno 2006 al 30 aprile 2008.

 

                                         La società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui
la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla dal novembre 2007 e precettarla
dal gennaio 2008 (cfr. specchietto dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli
oneri sociali in doc. 3/C-C2). 

 

                                         Con
decreti 12 febbraio 2008 e 25 aprile 2008 la Pretura del Distretto di __________
ha dichiarato l’apertura del fallimento della società, rispettivamente ha sospeso
la procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (pubblicazioni FUSC del 19 febbraio 2008
e del 18 giugno 2008).

 

                                         La
Cassa ha insinuato all’UEF di __________ il proprio credito di fr. 12'208,35 a
titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non soluti nel periodo giugno
2006 - aprile 2008, dopo controllo del datore di lavoro (doc. 3/D).

 

                                         La
procedura di fallimento è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivo
non avendo nessun creditore anticipato le spese per la sua continuazione (doc.
3/E).

 

                                         La
ragione sociale è stata infine cancellata da RC il 19 settembre 2008 (pubblicazione
25 settembre 2009). 

                                         

 

                               1.3.   Costatato di avere subito un danno, con decisione 30 luglio
2009, confermata con decisione su opposizione 30 settembre 2009, la Cassa ha
chiesto a  il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 12'208,35 per
i contributi paritetici non soluti dalla FA 1 del 2006 al 2008
(quest’ultimo sino al mese di aprile), dopo controllo del datore di lavoro
(doc. 2).

 

                               1.4.   Contro la succitata decisione su opposizione RI 1 ha inoltrato il
presente ricorso chiedendone l’annullamento e facendo in particolare valere:

 

"  (...)

vi comunico quanto segue:

 

Ÿ   io ho percepito per i mesi di
maggio-giugno-luglio-agosto 2007 uno stipendio di ca. fr. 3'000.--;

Ÿ   non sono a conoscenza di quanto percepiva
la dipendente sig.ra __________Ÿ             i
salari miei e della sig.ra __________ venivano versati dal sig__________;

Ÿ   io ho consegnato tutta la documentazione
in mio possesso all'ufficio esecuzioni e fallimenti di __________;

Ÿ   sono stato interrogato in merito a questa società
dal procuratore pubblico;

Ÿ   non mi sono mai occupato del pagamento dei salari;

Ÿ   sono da ca. 2 anni al beneficio
dell'assistenza pubblica, come ero del resto prima di entrare a far parte di
questa società.

 

Io non sono in possesso di nessuna ricevuta per i
salari percepiti e non sono a conoscenza che venissero pagati altri
dipendenti."

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa la Cassa, confermando il contenuto della decisione contesta,
postula l'integrale reiezione del ricorso. In aggiunta evidenzia come al ricorrente
sia stato richiesto di comunicare i salari versati dalla Società fallita dal 1°
gennaio 2007 al 30 aprile 2008. Non avendo egli dato seguito a tale richiesta, nonostante
diffida, l’amministrazione evidenzia di aver provveduto d’ufficio
all’allestimento della distinta salari per gli anni 2007 e 2008.

 

 

considerato
                   in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002). 

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS – sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito
dell’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) – il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le
prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del
datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di
causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.

 

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, p. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata
con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di
una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96
V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la
cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo
nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo
contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.
In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate).

                                         

                                         Il
TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V
11 = Pratique VSI 2003 pagg. 79 segg.). 

                                         

                                         Nella
fattispecie concreta, a seguito del fallimento della FA 1, la Cassa ha rettamente
chiesto (in via sussidiaria) a RI 1, amministratore unico della società, il risarcimento
ex 52 LAVS per i contributi paritetici non versati.

 

                               2.3.   Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28
ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10
; Pratique VSI 1994 p. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01
del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti,
L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti
del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, in RDAT II 1995 pagg. 369 s; vedi anche
la numerosa giurisprudenza citata in: Istituto delle assicurazioni sociali,
"Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della
Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro”, in RDAT
II 2002 pagg. 519 s; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2 consid. 6). Non sono invece
computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03 del 19 agosto 2003, H
194/96 del 4 novembre 1996).

 

                                         Nel
caso in esame, oggetto del danno sono i contributi AVS/AI/IPG/AD e AF che la FA
1 non ha mai versato durante il periodo di affiliazione presso la Cassa (giugno
2006 - aprile 2008). Gli oneri sociali sono stati calcolati sulla base della distinta
salari del 2006, compilata e firmata il 19 settembre 2007 dal ricorrente quale
amministratore unico della società (sub doc. 2). I contributi per gli anni 2007
e 2008 sono stati invece determinati sulla base della distinta salari allestita
d’ufficio dalla Cassa non avendo l’insorgente, malgrado diffida e comminatoria (doc.
4 e 5), notificato i salari di quegli anni (sub doc. 2). In questo contesto appare
poco verosimile che l’insorgente non sapesse quanto percepisse la signora __________,
visto che lui stesso ha firmato la dichiarazione dei salari 2006 tra cui figura
lo stipendio versato alla collaboratrice. Come detto, nonostante la diffida e
la comminatoria, il ricorrente non ha annunciato alla Cassa i salari del 2007 e
2008, contravvenendo quindi ad un suo obbligo legale. L’ammontare del danno di
fr. 12'208,35 comprende, oltre ai contributi paritetici rimasti scoperti, anche
le spese relative alle diffide, gli interessi di mora e le spese esecutive,
tutto come risulta dall’insinuazione del credito all’UEF di __________ e dagli
annessi conteggi (doc. 3/D e 3/C).

                                         La
Cassa ha infine rettamente computato anche i contributi dovuti dalla società
prima dell’entrata in carico dell’insorgente quale amministratore unico (20
aprile 2007). Occorre ricordare che l'amministratore di una società anonima è
responsabile del danno provocato alla cassa ai sensi dell'art. 52 LAVS a partire
dal momento della sua entrata effettiva nel consiglio di amministrazione,
indipendentemente dalla data d'iscrizione nel registro di commercio (DTF 123 V
172). Il nuovo amministratore risponde tuttavia in via solidale non soltanto
dei contributi sociali correnti, ma pure del debito scaduto nel corso del
periodo precedente alla sua entrata in funzione. Infatti, secondo
giurisprudenza, il nuovo amministratore deve vegliare affinché vengano versati
i contributi correnti e quelli scaduti e dovuti quando egli non era ancora in
carica, in quanto vi è rapporto di causa effetto tra l'inazione dell'organo e
il mancato pagamento dei contributi (DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992 p. 269
consid. 7b). Nessuna responsabilità del nuovo amministratore l'art. 52 LAVS è
data per contro per il danno causato alla cassa di compensazione prima della
sua entrata nel consiglio di amministrazione nel caso in cui egli nulla poteva
modificare, e meglio poiché la società era già insolvente (DTF 119 V 401)
rispettivamente indebitata al punto che i contributi risultavano irrecuperabili
per motivi giuridici o di fatto (SVR 2002 AHV no. 10 p. 24 consid. 4c/aa;
Nussbaumer, op. cit., p. 1076), circostanza che nella fattispecie non risulta
essersi realizzata e che d'altronde nemmeno è stata fatta valere dal
ricorrente.

 

                               2.4.   Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello
derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge
attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei
contributi (Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa
riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima
e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti
l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2).

                                         Inoltre
- anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di
lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad
assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria
attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi
dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della
LAVS (RCC 1985 p. 608 consid. 5b).

 

                               2.5.   La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in
seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS,
relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli
periodicamente alla cassa, rispettivamente degli artt. 34 e ss. OAVS relativi
ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore
di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave
negligenza e quindi può procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione
e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per
negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in
base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 p. 213).

                                         È
quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di
lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi
di difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 p. 261 consid.
4b, 1985 p. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b;
Frésard, cit., in RSA 1987 p. 7).

 

                               2.6.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza
grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva
apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa
situazione.

                                         La
misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza
che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore
di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con
riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, p.
53). 

                                         I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente
imputabili a tutti gli organi della stessa. 

                                         Si
deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state
attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC
1985 p. 647 consid. 3b; Knus, cit., p. 52; Dieterle/ Kieser, Das
Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.
658).

                                         La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e
relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave
negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

 

                               2.7.   L’insorgente
rileva in particolare di non essersi mai occupato del versamento dei salari,
che il suo salario e quello di un’altra dipendente (sig.ra __________) venivano
versati da __________. 

                                         Cio’
non è tuttavia sufficiente per liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS.

 

                                         Accettando
il mandato di amministratore unico, in sostituzione del
precedente amministratore dimissionario (cfr. verbale del- l’assemblea generale
20 aprile 2007 in doc. 3/B), l’insorgente ha assunto
tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STF 9C_788/2007 del 29 ottobre
2008; STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, H 5/02 del 31 gennaio 2003).
Giova infatti ricordare come ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni
amministratore spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione,
in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei
regolamenti e delle istruzioni. L’amministratore deve, di principio, informarsi
periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari
principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente,
cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni
raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di
chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le
prescrizioni siano rispettate (STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25
luglio 1991 nella causa V.E.; DTF 114 V 219 = RCC 1989 p. 116;
cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo
preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati,
peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS
(STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H 310/02 del 11 novembre 2003, STFA H
33/03 del 8 ottobre 2003 e STFA H 208/00 + H 209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108
V 202; Frésard, cit., RSA 1991, p. 165). In caso contrario si finirebbe per
legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (STFA 365/01 del 15
aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27 aprile 2001 consid. 5d). In tale
contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 (H 160/99), il TFA ha
rilevato in particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO,
ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non
può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente
impegnativa e di poca responsabilità."

 

                                         Il ricorrente ha omesso di verificare che i contributi sociali venissero
pagati. Questa omissione costituisce, come detto, una grave violazione del suo
dovere di diligenza. Egli non poteva, quale amministratore unico, accontentarsi
di svolgere un ruolo passivo nella società. Del resto, la passività a dispetto
della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere
considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 p.
115).

                                         Detto
diversamente, l’insorgente ha omesso di compiere quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili
alla funzione di amministratore di una società anonima (STFA H 310/02 dell’11
novembre 2003 e H H 268/01 e H 269/01 del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R.G.),
ritenuto che per un amministratore unico il dovere di diligenza e vigilanza risulta
accresciuto, i suoi obblighi essendo quindi da connotare con particolare rigore
(DTF 112 V 3; STFA H 79/05 del 14 febbraio 2006). La passività dimostrata
dall’insorgente è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il
danno subito dalla Cassa (STFA H 13/03 del 21 maggio 2003, H 65 /01 del 13 maggio
2002 e H 38/01 del 17 gennaio 2002).

                                      

                               2.8.   Occorre tuttavia esaminare se speciali circostanze legittimavano il
datore di lavoro, rispettivamente il proprio organo esecutivo, a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V
consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                                         Costituisce motivo di giustificazione il caso in cui un datore
di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi per fare fronte a una mancanza
(passeggera) di liquidità, tenti in questo modo di salvare l'impresa che versa
in una delicata situazione finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il
datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei
fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può
oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno soluti entro un
termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto, non è tanto se il
datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda potesse essere
salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì
piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli
occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid.
3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers
und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668s pp. 156ss; vedi anche Meyer,
Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur
Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c
e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta
Corte ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la
sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a).

                                         Quindi
l’illiquidità della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei
contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata
giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009). 

 

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per
salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,
vi è quello in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione
dell’attività può eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento
a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato,
dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro,
cadono in difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa
di fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi
della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, cit., n. 696 ss pp. 163 ss; cfr. anche Meyer, cit.,
p. 36). Va poi ricordato che
per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il
differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti
venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                                         In
concreto, non sono stati invocati motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa nel senso della succitata giurisprudenza. 

 

                                         Non va in ogni caso dimenticato che la FA 1, nonostante le diffide e
precetti, non ha mai versato i contributi dovuti durante il periodo di
affiliazione alla Cassa, vale a dire dal 1° giugno 2006 all’aprile 2008 (cfr. specchietto
dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli oneri sociali; doc. 3/C-C2). In
queste circostanze non risultano dati gli estremi, che l’insorgente nemmeno fa
valere, per ammettere nella specie che il differimento dei pagamenti fosse
riconducibile ad una momentanea crisi finanziaria della società o ad una passeggera
situazione di illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243, 108 V 188; STFA
H 134/02 del 30 gennaio 2003, H 297/03 del 4 novembre 2004, H 277/01 del 29
agosto 2002; RCC 1992 p. 261). 

 

                                         In
conclusione, non essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione, rispettivamente
di discolpa, il ricorrente deve risarcire alla Cassa la somma di fr. 12'208,35 corrispondente
agli oneri sociali non versati dalla FA 1 nel 2006 (giugno-dicembre) e negli
anni 2007 e 2008 (gennaio-aprile). 

 

                               2.9.   L’insorgente
sostiene in fine di essere da circa due anni al beneficio dell’assistenza
pubblica. 

                                         La
sua situazione economica personale non è rilevante ai fini del presente giudizio.
Nella procedura di risarcimento ex art. 52 LAVS non è infatti contemplato l'istituto
del condono (che presuppone l'esistenza dei presupposti della buona fede e
dell'onere gravoso, cfr. art. 25 LPGA). Infatti, secondo la giurisprudenza, non
può essere riconosciuta la buona fede, condizione essenziale per ottenere il
condono, nel caso in cui il richiedente ha agito intenzionalmente o per grave negligenza
(RCC 1986 p. 664). Se il datore di lavoro, o l’organo della
persona giuridica, viene riconosciuto responsabile, questo significa che egli
ha appunto agito intenzionalmente o per grave negligenza, per cui un condono é
a priori escluso. Spetta comunque alla Cassa valutare, nell'ambito
dell'esecuzione del giudizio condannatorio, le reali possibilità di incasso (STCA
31.2002.42 del 30 aprile 2008 e 31.2002.42 del 22 settembre 2003).

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

                                      

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti