# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f9bfa8b5-d73d-5a86-a1b2-56b43e70a9a3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.09.2014 32.2014.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-15_2014-09-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.15

   

  FS

  	
  Lugano

  18 settembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 gennaio 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 dicembre 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1954, con
decisione del 13 marzo 2003 è stato posto dall’Ufficio AI al beneficio di una
rendita intera d’invalidità (grado dell’80%) a contare dal 1. luglio 2000 (doc.
AI 52/1-2).

 

                                         Con decisione del 7
ottobre 2011 (doc. AI 67/1-2) l’Ufficio AI ha chiesto all’assicurato la
restituzione dell’importo di fr. 182'488.00 per prestazioni percepite indebitamente
dal 1. ottobre 2004 al 31 agosto 2011.

                                         In esito al ricorso
inoltrato contro la decisione del 7 ottobre 2011 questo Tribunale, con STCA
dell’8 maggio 2012 cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 91/1-13) –
rilevato, in particolare, che l’Ufficio AI non aveva provato né la notifica del
preavviso del 14 novembre 2002 né della motivazione allegata alla decisione del
13 marzo 2003 da cui risultava la limitazione temporanea del diritto alla
rendita dal 1. luglio 2000 al 30 aprile 2001 e che in ogni caso, essendo un
elemento costitutivo, la limitazione temporanea del diritto alla rendita
avrebbe dovuto figurare nella decisione la quale, oltretutto, stabiliva il
pagamento della rendita anche per un periodo posteriore al 30 aprile 2001 –,
l’ha accolto e, ravvisata una lesione del diritto di essere sentito non essendo
stata rispettata la procedura del preavviso ex art. 57a LAI, l’ha annullata e
rinviato gli atti all’amministrazione per pronunciarsi circa i presupposti
necessari per procedere ad una riconsiderazione e quindi emettere o meno una
nuova decisione di restituzione.

 

                               1.2.   Con decisione del 16 novembre
2012, preavvistata il 27 settembre 2012 (doc. AI 105/1-5), l’Ufficio AI ha
riconsiderato la decisione del 13 marzo 2003 con cui aveva riconosciuto il
diritto a prestazioni dal 1. luglio 2000 (cfr. doc. AI 52/1-2) e negato il
diritto ad una rendita dal 1. maggio 2003. Contestualmente – viste le
risultanze della perizia pluridisciplinare del SAM del 31 luglio 2012 (doc. AI
102/1-117) – l’ammini-strazione ha respinto anche la nuova domanda di
prestazioni dell’ottobre 2011 (cfr. doc. AI 61/1-8) precisando che il
versamento della rendita viene revocato retroattivamente al 1° ottobre 2007 e
che le prestazioni ricevute indebitamente sarebbero state oggetto di una
decisione di restituzione (doc. AI 116/1-5).

 

                                         In esito al ricorso
inoltrato contro la decisione del 16 novembre 2012 questo Tribunale, con STCA
del 24 ottobre 2013 cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 165/1-40),
l’ha respinto confermando sia l’esistenza dei presupposti per riconsiderare con
effetto retroattivo la decisione del 13 marzo 2003 che il rifiuto della nuova
domanda di prestazioni (cfr. consid. 2.3 e 2.4 della succitata STCA).

 

                               1.3.   Con decisione 18 dicembre
2013 (oggetto della presente vertenza) l’Ufficio AI ha chiesto all’assicurato
la restituzione dell’importo di fr. 91'063.00 per prestazioni percepite
indebitamente dal 1. ottobre 2007 al 31 agosto 2011 (doc. B).

 

                               1.4.   Contro questa decisione
l’assicurato, tramite l’avv. RA 1 – contestati, con argomentazioni di cui si
dirà se necessario in seguito, la lesione del diritto di essere sentito e la
perenzione del diritto alla restituzione –, ha interposto ricorso chiedendone
l’annullamento e, subordinatamente, il rinvio degli atti all’Ufficio AI
affinché proceda all’emissione di un progetto di decisione ai sensi dell’art.
57a LAI.

 

                               1.5.   Con la risposta di causa –
contestate, con motivazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito, le suddette
violazioni del diritto addotte dall’insorgente – l’Ufficio AI ha chiesto di
respingere il ricorso.

 

                               1.6.   Con lettera 4 luglio 2014 –
visti i precedenti scritti dell’avv. RI 1del 28 febbraio e del 2 luglio 2014
(VI e VII) – questo Tribunale ha chiesto all’Ufficio AI la trasmissione
anonimizzata della citata segnalazione dell’UFAS dell’agosto 2011 (X).

 

                                         Con scritto 21 luglio 2014
l’Ufficio AI ha trasmesso al TCA la documentazione richiesta precisando che la
segnalazione dell’UFAS è del 1° luglio 2011 (non dell’agosto dello stesso anno
come segnalato erroneamente nella risposta) e che il caso dell’assicurato
(corrispondente al suo numero di AVS) figura a pag. 8 della lista (XI e
allegati XI/1 e XI/2).

 

                                         I suddetti scritti con i
relativi allegati sono stati notificati all’avv. RA 1 (per osservazioni e
con l’avvertenza che gli atti dell’Ufficio AI e della __________ si trovano
presso il TCA e possono essere consultati negli usuali orari d’ufficio presso
la cancelleria (XII)) che, con lettera dell’8 agosto 2014 (XIII) –
trasmessa per conoscenza all’Ufficio AI con facoltà di presentare eventuali
osservazioni scritte (XIV) –, si è confermato nelle proprie allegazioni.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                               2.1.   Va innanzitutto trattata la
censura secondo la quale l’am-ministrazione avrebbe leso il diritto di essere
sentito e in particolare la procedura del preavviso ex art. 57a LAI.

 

                                         L’Alta Corte – chiamata a
pronunciarsi circa la questione a sapere se una decisione di riduzione della
prestazione già assegnata soggiacesse o meno alla procedura del preavviso e, in
particolare, in merito alla conformità alla legge dell’art. 73bis cpv. 1 OAI
secondo il quale il preavviso di cui all’art. 57a LAI concerne unicamente
questioni che secondo l’artico-lo 57 capoverso 1 lettere c-f rientrano nei
compiti degli uffici AI (in argomento cfr. Müller, Das Verwaltungsverfahren in
der Invalidenversicherung, 2010, § 29, nota marginale 2067, pag. 409) – nella
DTF 134 V 97 ha concluso che “(…) prima di emanare una decisione che riduce
una rendita d’invalidità con effetto retroattivo a seguito di nuovo calcolo del
reddito annuo medio determinante, l’autorità competente deve dare
all’assicurato la possibilità di esprimersi senza dover seguire una procedura
di audizione preliminare. La regolamentazione della procedura di audizione
preliminare all’art. 73bis cpv. 1 OAI è conforme alla legge. (…)” (regesto
della succitata DTF).

 

                                         Nell’evenienza concreta,
come accennato (cfr. consid. 1.1), questo Tribunale, con STCA dell’8 maggio
2012 (doc. AI 91/1-13), ha annullato la decisione del 7 ottobre 2011 (doc. AI
67/1-2) con cui l’Ufficio AI aveva chiesto all’assicurato la restituzione
dell’importo di fr. 182'488.00 per prestazioni percepite indebitamente dal 1.
ottobre 2004 al 31 agosto 2011 e rinviato gli atti all’amministrazione per
pronunciarsi circa i presupposti necessari per procedere ad una
riconsiderazione e quindi emettere o meno una nuova decisione di restituzione.

 

                                         Con decisione del 16
novembre 2012, preavvisata il 27 settembre 2012 (doc. AI 105/1-5) – decisione,
quella del 16 novembre 2012, confermata dal TCA nella STCA del 24 ottobre 2013
(cfr. consid. 1.2) – l’Ufficio AI, riconsiderando la decisione del 13 marzo
2003 con cui aveva riconosciuto il diritto a prestazioni dal 1. luglio 2000 (doc.
AI 52/1-2), ha negato il diritto ad una rendita dal 1. maggio 2003 e revocato
con effetto retroattivo al 1. ottobre 2007 il diritto alla stessa preannunciando
che le prestazioni versate indebitamente sarebbero state oggetto di una
decisione di restituzione (doc. AI 116/1-5).

 

                                         Questo Tribunale, viste le
suddette evenienze, rileva innanzitutto che avuto riguardo alle questioni che
rientrano nei compiti dell’Ufficio AI (in casu: la questione a sapere se dopo
il 31 gennaio 2001 vi fosse una capacità lavorativa totale in un’attività
adeguata che giustificava la limitazione temporanea del diritto alla rendita
fino al 30 aprile 2001, se fossero dati i presupposti per procedere ad una
riconsiderazione con effetto retroattivo della decisione del 13 marzo 2003 con
cui aveva riconosciuto il diritto a prestazioni dal 1. luglio 2000 e se la
nuova domanda di prestazioni andava o meno accolta) l’amministrazione ha
rispettato la procedura di preavviso ex art. 57a LAI e l’insorgente ha potuto
esercitare il suo diritto di essere sentito. Infatti, come visto sopra, da una
parte la decisione del 16 novembre 2012 è stata preavvisata il 27 settembre
2012, d’altra parte il diritto di essere sentito ha potuto essere esercitato
anche nell’ambito della procedura sfociata nella STCA del 24 ottobre 2013 con
la quale questo Tribunale ha confermato la decisione del 16 novembre 2012.

                                         Visto che nella STCA del
24 ottobre 2013 questo Tribunale aveva già evidenziato che “(…) in concreto –
ritenuto che nel progetto d’assegnazione di rendita del 14 novembre 2002
l’Ufficio AI aveva specificato che il diritto alla rendita intera era
riconosciuto limitatamente al periodo dal 1. luglio 2000 al 30 aprile 2001
(cfr. doc. AI 48/1-2) e che detto limite temporale figurava anche nella
delibera del 25 novembre 2002 indirizzata alla Cassa __________ di
Compensazione (cfr. doc. AI 51/1-2) – questo Tribunale ritiene che
l’errore in cui è incorsa l’amministrazione nel versare le prestazioni anche
dopo il 30 aprile 2001 non è specifico al diritto dell’AI. Conformemente alla
succitata giurisprudenza la riconsiderazione del diritto ha dunque effetto
retroattivo. (…)” (cfr. doc. AI 165/20), vi è inoltre da ritenere che la
decisione di restituzione oggetto della presente vertenza non sottosta alla
procedura di preavviso ex art. 57a LAI.

                                         In effetti, una volta
negato il diritto ad una rendita dal 1. maggio 2001 e appurati i presupposti
per procedere ad una riconsiderazione con effetto retroattivo della decisione
del 13 marzo 2003 con cui aveva riconosciuto il diritto a prestazioni dal 1.
luglio 2000 (cfr. doc. AI 52/1-2), si trattava di procedere ad una
quantificazione contabile delle prestazioni percepite indebitamente e quindi da
chiedere in restituzione.

                                         Pertanto, ritenuto che il
calcolo dell’ammontare delle prestazioni da chiedere in restituzione esula dai
compiti dell’Ufficio AI e in applicazione analogica della succitata DTF 134 V 97, a mente di questo Tribunale la decisione di restituzione qui impugnata non doveva essere
preavvisata ai sensi dell’art. 57a LAI. In questo senso la domanda subordinata
di rinvio degli atti all’Ufficio AI affinché proceda con l’emissione di un
progetto di decisione ai sensi dell’art. 57a LAI (cfr. consid. 1.4) va
respinta.

 

                                         Anche avuto riguardo alla
perenzione del diritto di esigere la restituzione ai sensi dell’art. 25 cpv. 2
LPGA (aspetto, questo, che verrà analizzato nei prossimi considerandi), questo
Tribunale non ritiene che nel caso concreto vi sia stata una lesione del
diritto di essere sentito. Infatti, questa eccezione era già stata sollevata
nel ricorso interposto contro la decisione di restituzione del 7 ottobre 2011
(cfr. doc. 74/3-21) e le considerazioni in merito espresse nelle STCA dell’8
maggio 2012 e del 24 ottobre 2013 (cfr. doc. AI 91/11-12 e 165/37-38) sono
stare riprese dall’insorgente al punto 3.2 del presente ricorso.

                                         In ogni caso, se mai vi è
stata, l’asserita violazione del diritto di essere sentito è stata sanata in
questa sede.

 

                               2.2.   L'art. 25 cpv. 1 LPGA
stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite.
La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà. La restituzione e il suo eventuale
condono vengono normalmente decisi in due fasi separate (art. 3 e 4 OPGA).

                                         Secondo il cpv. 2, prima
frase, dell’art. 25 LPGA il diritto di esigere la resituzione si estingue dopo
un anno a decorrere dal momento in cui l’istituto d’assicurazione ha avuto
conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della
prestazione.

 

                                         L’Alta Corte nella sentenza
9C_744/2012 del 15 gennaio 2013 ha ricordato che l'obbligo di restituzione è di
regola subordinato all'adempimento dei presupposti per la riconsiderazione
(erroneità manifesta della decisione e importanza notevole della rettifica;
art. 53 cpv. 2 LPGA) o per la revisione processuale della decisione all'origine
delle prestazioni in causa (DTF 130 V 318 consid.
5.2 pag. 319 con riferimenti). La rettifica di una decisione precedente per via
di riconsiderazione comporta pertanto di principio l'obbligo di restituzione
della prestazione assicurativa percepita a torto. Di regola, l'adattamento
delle prestazioni assicurative sociali avviene con effetto retroattivo (ex
tunc). L'assicurazione per l'invalidità conosce una differente regolamentazione
allorché la modifica della prestazione è dovuta a questioni specifiche al
diritto dell'assicurazione per l'invalidità, quali sono segnatamente quelle
disciplinanti la valutazione del grado d'invalidità (STF 9C_678/2011 del 4
gennaio 2012 consid. 5.1.1 con riferimenti pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 35
pag. 136 e DTF 119 V 431 consid.
2 pag. 432;). In tal caso, la modifica della prestazione assicurativa
interviene con effetto ex nunc et pro futuro (art. 85 cpv. 2 OAI), salvo in
caso di violazione dell'obbligo di informare da parte dell'assicurato (art. 77,
art. 85 cpv. 2 e 88bis cpv. 2 lett. b OAI; cfr. STF 9C_363/2010 dell’8 novembre
2011 consid. 2.2, pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 33 pag. 131). 

                                         Per contro se l'errore che
dà luogo alla riconsiderazione concerne degli elementi che non sono specifici
al diritto dell'AI, ma che si ritrovano per analogia anche nell'ambito della
assicurazione vecchiaia e superstiti, allora la modifica ha anche qui effetto
retroattivo (ex tunc), con la conseguenza che l'obbligo di restituzione deve
rispettare i limiti previsti dall'art. 25 cpv. 2 LPGA (succitata STF
9C_678/2011 del 4 gennaio 2012 consid. 5.1.1).

 

                                         La restituzione non è
invece subordinata né a un motivo né a una decisione di riconsiderazione se le
prestazioni – indebitamente percepite – sono state versate in contrasto con
quanto stabilito da una decisione formale. In tal caso la restituzione segue
unicamente le condizioni dell'art. 25 LPGA (STF 9C_744/2012 del 15 gennaio 2013
consid. 4.2 e 9C_233/2007 del 28 giugno 2007 consid. 2.3.2). Per contro, il
vincolo alle condizioni della riconsiderazione o della revisione processuale
torna attuale se, trascorso un lasso di tempo corrispondente al termine per
ricorrere contro una decisione formale, l'amministrazione domanda la
ripetizione di prestazioni concesse mediante una decisione informale rimasta
incontestata (DTF 129 V 110).

 

                                         La restituzione può essere
dovuta anche a seguito di una revisione materiale di una decisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA in base alla quale il versamento delle prestazioni è
risultato in seguito indebito (cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, 2009, ad art. 25
n.12 pag. 355). In questo caso, come accennato, se il mancato adattamento delle
prestazioni è riconducibile ad una violazione dell'obbligo di informare ai
sensi dell’art. 77 OAI, allora l’adattamento ha effetto ex tunc e la
restituzione può essere chiesta con effetto retroattivo. In argomento confronta
la STF 9C_409/2013 del 20 settembre 2013, in particolare il consid. 4.

 

                               2.3.   Nel
caso di specie, a fondamento della decisione di restituzione del 18 dicembre
2013 concernente le prestazioni versate dal 1. ottobre 2007 al 31 agosto 2011
per un importo complessivo di fr. 91'063.00, l’Ufficio AI ha posto la
decisione del 16 novembre 2012 con la quale, riconsiderando la decisione del 13
marzo 2003 con cui aveva riconosciuto il diritto a prestazioni dal 1. luglio
2000 (doc. AI 52/1-2), ha negato il diritto ad una rendita dal 1. maggio 2003 e
revocato con effetto retroattivo al 1. ottobre 2007 il diritto alla stessa
preannunciando che le prestazioni versate indebitamente sarebbero state oggetto
di una decisione di restituzione (doc. AI 116/1-5).

                                         La decisione del 16
novembre 2012, come visto sopra (cfr. consid. 1.2), è stata confermata con la
STCA del 24 ottobre 2013 nella quale (e dalla quale non vi è alcun motivo per
scostarsi) questo Tribunale aveva già evidenziato che “(…) in concreto –
ritenuto che nel progetto d’assegnazione di rendita del 14 novembre 2002
l’Ufficio AI aveva specificato che il diritto alla rendita intera era
riconosciuto limitatamente al periodo dal 1. luglio 2000 al 30 aprile 2001
(cfr. doc. AI 48/1-2) e che detto limite temporale figurava anche nella
delibera del 25 novembre 2002 indirizzata alla Cassa __________ di
Compensazione (cfr. doc. AI 51/1-2) – questo Tribunale ritiene che
l’errore in cui è incorsa l’amministrazione nel versare le prestazioni anche
dopo il 30 aprile 2001 non è specifico al diritto dell’AI. Conformemente alla
succitata giurisprudenza la riconsiderazione del diritto ha dunque effetto
retroattivo. (…)” (cfr. doc. AI 165/20).

                                         Di conseguenza, la
possibilità per l’amministrazione di procedere ad una restituzione sulla base
di una riconsiderazione con effetto retroattivo della decisione del 13 marzo
2003 con cui aveva riconosciuto il diritto a prestazioni dal 1. luglio 2000
(questo, lo si ribadisce, è stato infatti anche il contenuto della succitata
decisione del 16 novembre 2012) è già stata stabilita definitivamente da questo
Tribunale con la STCA del 24 ottobre 2013 cresciuta incontestata in giudicato.

 

                               2.4.   Si tratta quindi di stabilire
la tempestività della domanda di restituzione.

                                         L’insorgente sostiene che
il diritto di esigere la restituzione sarebbe perento ai sensi dell’art. 25
cpv. 2 LPGA (cfr. consid. 1.4).

 

                                         Il termine relativo di un
anno ex art. 25 cpv. 2 LPGA, secondo la giurisprudenza e contrariamente al
tenore letterale della norma, costituisce un termine di perenzione (DTF
124 V 380, 122 V 274, 119 V 431 consid. 3a) e comincia a decorrere nel momento
in cui l'amministrazione, usando l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile
avuto riguardo alle circostanze, avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti
giustificanti la restituzione (STF 8C_240/2014 del 12 maggio 2014 consid. 4.3 e
4.4, 9C_925/2012 del 19 marzo 2013 consid. 2.2 e 2.3, 9C_744/2012 del 15
gennaio 2013 consid. 6.2 e 6.3, 8C_64/2011 del 7 novembre 2011 consid. 2.1 e
2.2, 9C_795/2009 del 21 giugno 2010 consid. 3.1 e 3.2; DTF 133 V 579 consid. 4,
124 V 380, 119 V 433, 112 V 180 con riferimento al termine giusta l'art. 95
cpv. 4 LADI, che si richiama ai principi fissati dall'art. 47 cpv. 2 vLAVS al
quale corrisponde in sostanza l’art. 25 LPGA; Kieser, ATSG-Kommentar, all’art.
25 n. 38). Per poter esaminare i presupposti della restituzione,
l'amministrazione deve poter disporre di tutti i fatti rilevanti, da cui emerga
sia il principio che la misura del diritto alla medesima. Per determinare la
pretesa non è quindi sufficiente che l’assicuratore venga a conoscenza di
circostanze che forse potrebbero condurre a ammetterla oppure che permettono di
stabilirne il principio ma non la misura (DTF 112 V 180 consid. 4a; STFA C
317/01 del 29 aprile 2003; C 11/00 del 10 ottobre 2001). Qualora l’autorità
amministrativa disponga di sufficienti indizi circa una possibile pretesa di
restituzione, ma la documentazione è ancora incompleta, essa è tenuta a
compiere gli accertamenti ancora necessari entro un termine adeguato. In caso
di ritardo, il termine di perenzione inizia a decorrere dal momento in cui
l’amministrazione, dando prova di ragionevole impegno, avrebbe colmato le
proprie conoscenze in modo tale da poter esercitare la pretesa di restituzione.
Per quanto riguarda il tempo ragionevolmente necessario per procedervi a
partire dal momento in cui essa è venuta a conoscenza di indizi atti a fondare
la pretesa di restituzione, il TFA ha indicato una durata sino a quattro mesi
(DLA 2004 pag. 285 segg. citata anche al consid. 2.2 della STF 8C_64/2011 del 7
novembre 2011; SVR 2001 IV Nr. 30 pag. 93 consid. 2e). Il termine di perenzione
di un anno inizia a decorrere, in ogni caso, se e non appena dagli atti emerge
già il carattere illecito della corresponsione della prestazione (STF K 70/06
del 30 luglio 2007 consid. 5.1 e riferimenti, non pubblicato in DTF 133 V 579,
ma in SVR 2008 KV 4 pag. 11; cfr. anche STCA 42.2009.5 del 5 maggio 2010).

 

                               2.5.   Nella STCA dell’8 maggio 2012
(doc. AI 91/1-13) – considerazione, questa, ripresa anche nella STCA del 24
ottobre 2013 (doc. AI 165/1-40) – questo Tribunale aveva già rilevato che “(…)
Esaminando gli atti all’inserto ci si potrebbe chiedere se, ai sensi della
giurisprudenza suenunciata, almeno dal 13 settembre 2007 – data della
decisione con cui l’Ufficio AI ha dato seguito alla domanda del 3 settembre
2007 volta ad ottenere una rendita per il figlio (doc. A/24, ciò che presupone
il diritto alla rendita d’invalidità del genitore ai sensi dell’art. 35 cpv. 1
LAI) e ha riconosciuto a __________ una rendita semplice per figli (di un
beneficiario di rendita) per il periodo dal 1. agosto 2005 al 30 aprile 2006
(doc. A/25); nella già citata STF I 308/03 del 22 settembre 2003 l’Alta Corte
non ha escluso la possibilità di fare iniziare il termine di perenzione di un
anno dal momento in cui l’assicurato aveva chiesto una rendita per il figlio: (“
(…) Es kann offen bleiben, ob die Ausgleichskasse, wie das BSV in seiner
Vernehmlassung annimmt, bei der Überprüfung der Kinderrente hätte
feststellen müssen, dass die Rente des Beschwerdeführers zu Unrecht ausbezahlt
wurde (…)” (STF I 308/03 del 22 settembre 2003, consid. 3.2.2, la
sottolineatura è del redattore)) – l’Ufficio AI non
sia incorso in un secondo errore che usando la dovuta diligenza avrebbe potuto
e dovuto evitare. (…)” 

                                         (doc. AI 91/11-12).

 

                                         Chiamato ora a
pronunciarsi circa la tempestività della domanda di restituzione questo
Tribunale ritiene, per le ragioni che seguono, che il termine di perenzione di
un anno ex art. 25 cpv. 2 LPGA ha iniziato a decorrere dal 13 settembre 2007
allorquando (nell’ambito della procedura concernente la domanda del 3 settembre
2007 volta ad ottenere una rendita per figlio e accolta con la decisione del 13
settembre 2007; cfr. doc. 286 dell’incarto __________ e doc. AI 57/1-2)
l’Ufficio AI è incorso in un secondo errore che usando la dovuta diligenza
avrebbe potuto e dovuto evitare.

 

                                         Nella STFA I 505/01 del 25
marzo 2001 – incontestata la percezione indebita delle prestazioni dall’agosto
1995 al novembre 1998 (a seguito di un cambio nel sistema informatico nel
luglio 1995 la cassa di compensazione non aveva infatti ritenuto la decisione
del 14 giugno 1995 con la quale l’Ufficio AI aveva soppresso il diritto alla
rendita con effetto dalla fine del luglio 1995) – il TFA ha stabilito che per
la comunicazione del cambiamanto di indirizzo avvenuta il 25 settembre 1997,
non avendo nel caso concreto la stessa alcun influsso diretto sul diritto alla
rendita (diversa la situazione, ad esempio, nel caso di trasferimento
all’estero), non si poteva pretendere che l’amministrazione verificasse le
premesse del diritto a prestazioni. In quell’evenienza la domanda di
restituzione del 23 novembre 1998 è quindi stata ritenuta tempestiva.

 

                                         Nella STFA I 308/03 del 22
settembre 2003 – ritenuto, da una parte, che l’Ufficio AI partendo da una
decisione con la quale aveva riconosciuto retroattivamente il diritto ad una
rendita limitata nel tempo aveva archiviato l’incarto e, dall’altra parte, che
la cassa di compensazione non essendovi state delle mutazioni non aveva avuto
alcun motivo per verificare la rendita che aveva continuato ad erogare negli
anni – il TFA ha concluso che, viste le circostanze straordinarie, bisognava
ritenere che nel periodo tra la decisione del 12 ottobre 1990 e la verifica dei
presupposti del diritto alla rendita per figlio nell’ottobre o novembre 2001 né
l’Ufficio AI né la cassa di compensazione usando la dovuta diligenza avrebbero
dovuto accorgersi dell’errore nel versamento delle prestazioni (cfr. i consid.
3.3.1 e 3.3.2 della succitata STFA). In quell’evenien-za, visto che la domanda
di restituzione del 26 giugno 2002 era in ogni caso tempestiva, l’Alta Corte ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’amministrazione, nell’ambito della
verifica del diritto alla rendita per figlio, avrebbe dovuto accorgersi del
versamento indebito delle prestazioni.

 

                                         Nella STF 9C_925/202 del
19 marzo 2013 – in un caso in cui l’Ufficio AI con decisione del 14 dicembre
2011 aveva chiesto la restituzione delle prestazioni erogate erroneamente vista
la decisione del 24 aprile 2006, confermata con decisione su opposizione del 20
novembre 2008, con la quale aveva soppresso il diritto alla mezza rendita con
effetto dal 1. giugno 2006 – il TF, confermato il giudizio con cui questo
Tribunale ha concluso che il termine di perenzione di un anno fosse ampiamente
trascorso al momento della decisione di restituzione del 14 dicembre 2011, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…)

2.7 La censura dell'UAI non convince. Se da un lato, conformemente
alla succitata giurisprudenza, l'errore commesso dalla cassa di compensazione -
che non ha tenuto conto della decisione con cui l'UAI il 24 aprile 2006 aveva
soppresso il diritto alla rendita dopo il 31 maggio 2006 - non poteva
certamente subito fare decorrere il termine annuo di perenzione, dall'altro
l'amministrazione (e in particolare l'UAI) avrebbe effettivamente - come hanno
ritenuto i giudici di prime cure - dovuto rendersi conto dello sbaglio commesso
in base all'attenzione ragionevolmente esigibile allorché il 20 novembre 2008 è
stata emessa la decisione su opposizione. Come detto, l'assegnazione (e di
conseguenza anche la soppressione) della rendita AI avviene in collaborazione
tra gli uffici AI e le casse di compensazione. Ora, le prestazioni soppresse
con la decisione del 24 aprile 2006 riguardavano, ancorché in minima parte,
anche pagamenti correnti (fino al 31 maggio 2006). Ciò significa che gli organi
esecutivi dell'AI (e in particolare l'UAI) avevano motivo, al momento di
emanare, dopo oltre due anni, la decisione su opposizione, di verificare la
corretta esecuzione - immediata e (su questo punto) incontestata data la
mancata richiesta di ripristino dell'effetto sospensivo nell'opposizione del 23
maggio 2006 - del provvedimento soppressivo delle prestazioni del 24 aprile
2006 e di riconoscere l'errore. Giustamente pertanto la Corte cantonale ha con-cluso
che relativamente alle prestazioni (qui) in lite il termine di perenzione di un
anno era già ampiamente trascorso quando l'UAI ha rilasciato la decisione di
restituzione del 14 dicembre 2011.

 

2.8 Nulla muta a tale conclusione il fatto - peraltro
inammissibile, poiché invocato per la prima volta in sede federale senza prima
essere stato oggetto di accertamento da parte della Corte cantonale (Bernard
Corboz, Commentaire de la LTF, 2009, n. 13 e 15 all'art. 99 LTF) - che
l'opponente avrebbe (manifestamente) violato l'obbligo d'informare perché
avrebbe continuato a percepire, senza batter ciglio, le prestazioni indebite
anche dopo il 31 maggio 2006. A prescindere dalle riserve sulla ricevibilità
dell'eccezione, si osserva che in realtà l'amministrazione aveva possibilità e
motivo di scoprire l'errore anche indipendentemente dal comportamento
dell'assicurato. E poi la natura di questo comportamento potrà, se del caso,
tornare di attualità ed essere ancora oggetto di valutazione nell'ambito della
(già formulata, a titolo cautelare) domanda di condono per la parte non
perenta. (…)" 

(STF 9C_925/2012 del 19 marzo 2013, consid. 2.7 e 2.8)

 

                                         In concreto, il TCA rileva
che, ancorché senza influsso diretto sul diritto alla rendita dell’assicurato e
a differenza della fattispecie di cui alla succitata STFA I 505/01 del 25 marzo
2001, il diritto alla rendita per figlio presuppone il diritto alla rendita
d’invalidità del genitore ai sensi dell’art. 35 cpv. 1 LAI. Di conseguenza,
nell’ambito della procedura concernente la domanda del 3 settembre 2007 volta
ad ottenere una rendita per figlio e accolta con la decisione del 13 settembre
2007 (doc. 286 dell’incarto __________ e doc. AI 57/1-2), l’ammini-strazione
avrebbe potuto e dovuto quantomeno riesaminare il fascicolo dell’insorgente e
allora avrebbe potuto agevolmente rendersi conto della discrepanza tra
l’assunto dell’Ufficio AI che riteneva da sempre la rendita limitata nel tempo
e la continua erogazione della stessa da parte della Cassa. Va qui ricordato
che Uffici AI e le casse di compensazione sono organi soltanto
organizzativamente separati del medesimo assicuratore chiamati per legge a
collaborare all’assegnazione e al pagamento della rendita dell’AI (art. 57 e 60
LAI; cfr. inoltre la STF 9C_925/2012 del 19 marzo 2013 consid. 2.2 e, a
contrario, la STF 8C_240/2014 del 12 maggio 2014 consid. 4.5).

                                         Del resto, se (ritenuta la
rendita limitata nel tempo) l’Ufficio AI avesse già archiviato l’incarto (come
si era avverato nella succitata STFA I 308/03 del 22 settembre 2003), allora a
maggiore ragione la domanda di rendita per il figlio avrebbe dovuto far sorgere
delle domande in merito all’archiviazione della pratica e avrebbe potuto e
dovuto aumentare l’attenzio-ne nel riesaminare il fascicolo.

                                         Inoltre, in analogia alla
STF 9C_925/202 del 19 marzo 2013, ribadito che con la decisione del 13 marzo
2003 l’Ufficio AI riteneva di aver limitato il diritto alla rendita intera al
30 aprile 2001 (ovvero in un momento precedente all’emissione della decisione
in parola) e ammesso che non avesse alcun motivo per non ritenere una
traduzione corretta della stessa da parte della Cassa, allorquando nel
settembre 2007 è stata inoltrata la domanda di rendita per figlio, gli organi
esecutivi dell’AI (e in particolare l’Ufficio AI) avevano motivo di domandarsi
perché una tale richiesta poteva essere formulata e prestare quindi una
maggiore attenzione alla stessa.

 

                                         In simili circostanze,
avuto riguardo alla succitata giurisprudenza, questo Tribunale ritiene che
nella presente fattispecie il termine di perenzione di un anno ex art. 25 cpv.
2 LPGA ha iniziato a decorrere il 13 settembre 2007.

 

                                         Non è possibile concludere
differentemente anche avuto riguardo alla risposta dell’11 dicembre 2013 nella
quale l’UFAS ha invece concluso che “(…) se applichiamo questi principi
(ndr.: si riferisce ai principi estrapolati dalle succitate STF 9C_925/202 del
19 marzo 2013 e STFA I 308/03 del 22 settembre 2003) all’incarto che ci avete
inviato, possiamo notare che tutte e tre le volte in cui un impiegato
dell’amministrazio-ne ha dovuto trattare una mutazione (comunicazione del 7
aprile 2005 di cambio d’indirizzo; comunicazione del 9 maggio 2005 di modifica
del conto bancario per il versamento della rendita; richiesta del 3 settembre
2007 per l’attivazione del diritto alla rendita per figlio a causa della
ripresa della formazione), queste ultime non hanno mai implicato la necessità
di riesaminare l’intero fascicolo e non concernevano né controlli
contabili, né trattavano fatti atti a far nascere dei dubbi sulla fondatezza
della pretesa. Per questo motivo, il non aver accertato in occasione di
quelle modifiche se il versamento della rendita in corso era conforme alla
delibera del 17 gennaio 2000 nella quale il diritto alla rendita era stato
segnalato come limitato al 30 aprile 2001 non può certo configurarsi come una
carenza dal punto di vista dell’obbligo di diligenza o un mancato
rispetto dell’obbligo di verifica. Fatte queste premesse, riteniamo dunque
legittimo che, con la decisione di restituzione, si richieda all’assicurato il
rimborso di Fr. 126'322.--, corrispondenti alle rendite versate nei cinque anni
precedenti il 7 ottobre 2011, data della prima decisione di restituzione
contestata. (…)” (doc. 7-8 dell’incarto __________).

 

                                         Al riguardo questo
Tribunale ribadisce che – presupponendo la rendita per figlio il diritto alla
rendita d’invalidità del genitore ai sensi dell’art. 35 cpv. 1 LAI – una
domanda in tal senso giustifica il riesame del fascicolo volto a verificare se dagli
atti risulta almeno formalmente il diritto alla rendita del genitore. Del
resto, nella succitata STFA I 308/03 del 22 settembre 2003, anche il TFA aveva
evidenziato che “(…) Ein Anlass zur Bearbeitung des Dossiers ergab sich
dadurch, dass das älteste der drei Kinder im Novembre 2001 18-jährig wurde,
sodass sich die Frage stellte, ob weiterhin ein Anspruch auf die entsprechende
Kinderrente bestehe (vgl. Art. 35 Abs. 1 IVG in Verbindung mit Art. 25 ABS. 4
AHVG. (…)” (consid. 3.3.1 della succitata STFA).

 

                                         Ritenuto che il 13
settembre 2007 ha iniziato a decorrere il termine di perenzione di un anno ex
art. 25 cpv. 2 LPGA, lo stesso era ampiamente trascorso allorquando l’Ufficio
AI ha emanato la decisione di restituzione del 7 ottobre 2012.

                                         Può qui restare irrisolta
la questione a sapere se, come preteso dall’insorgente, già in precedenza lo
stesso termine di perenzione ha iniziato a decorrere.

 

                                         Va qui ancora rilevato che
con la prima decisione di restituzione del 7 ottobre 2011 (doc. AI 67/1-2) –
ancorché annullata con la STCA dell’8 maggio 2012 (cfr. consid. 1.1) e in
seguito parzialmente confermata con la decisione qui impugnata – è stato una
volta per tutte salvaguardato il termine di perenzione (cfr. la STF
9C_686/2007 del 13 novembre 2007: “(…) dass eine innerhalb der Verwirkungsfrist
erlassene Rückforderungsverfügung ein- für allemal fristwahrend wirkt, auch
wenn sie später aufgehoben und durch eine neue, inhaltlich berichtigte ersetzt
wird (SVR 2004 ALV Nr. 5 S. 13 E. 4.3.2 mit Hinweisen) (…)”) e che
conformemente alla giurisprudenza “(…) a prescindere da una eventuale
violazione del principio inquisitorio, il termine annuo di perenzione di cui
all'art. 25 cpv. 2 LPGA non può cominciare a decorrere prima che le prestazioni
siano state decise ed erogate (SVR 2010 EL n. 12 pag. 35 [9C_795/2009]) (…)”
(STF 8C_64/2011 del 7 novembre 2011 consid. 2.2) e che detto termine inizia a
decorrere dal giorno del versamento mensile di ogni singola prestazione (STF
9C_795/2009 del 21 giugno 2010, consid. 4.5; in argomento vedi anche la STF
9C_363/2010 dell’8 novembre 2011).

 

                                         Pertanto, visto che,
conformemente alla succitata giurisprudenza, l’ordine di restituzione va
confermato per l’anno precedente la decisione di restituzione del 7 ottobre
2011 e ritenuto che le rendite erogate in quel periodo ammontavano a fr.
5'745.-- per il 2010 e a fr. 15'592.-- per il 2011, l’importo complessivo da
restituire è pari a fr. 21'337.-- (ossia [1'915 x 3] + [1'949 x 8]; cfr. la
decisione impugnata del 18 dicembre 2014 dalla quale si evince che la rendita
mensile nel 2010 ammontava a fr. 1'915.-- mentre che per il 2011 era di fr.
1'949.-- versati fino al 31 agosto 2011).

 

 

 

                               2.6.   La decisione di restituzione
del 18 dicembre 2013 va quindi confermata limitatamente all’importo di fr.
21'337.-- pari alle prestazioni ricevute indebitamente dal 1. ottobre 2010 al
31 agosto 2011.

 

                               2.7.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto l’esito della
vertenza si giustifica una ripartizione delle spese di complessivi fr. 500.--
in misura di fr. 400.-- a carico dell’Ufficio AI e di fr. 100.-- a carico del
ricorrente. L’Ufficio AI rifonderà inoltre al ricorrente fr. 1’600.-- a titolo
di ripetibili parziali.

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso é parzialmente accolto.

                                         § Per
il periodo dal 1. ottobre 2010 al 31 agosto 2011 la decisione è confermata nel
senso che RI 1 deve restituire all’Ufficio AI la somma di fr. 21'337.--.

 

                                   2.   Le
spese, per complessivi fr. 500.--, sono ripartite in ragione di fr. 400.-- a
carico dell’Ufficio AI e di fr. 100.-- a carico del ricorrente.

                                         L’Ufficio
AI verserà al ricorrente fr. 1’600.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili
parziali.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Fabio
Zocchetti