# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 90309938-5bff-5dd6-9647-a79e8097d53a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.06.2017 35.2017.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-28_2017-06-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.28

   

  mm

  	
  Lugano

  6 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 marzo 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 marzo 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 4 aprile 2016, la
società __________ di __________ ha comunicato alla CO 1 che il proprio
dipendente RI 1, nel novembre 2015, era rimasto vittima di un violento ritorno
in cuffia dell’audio, ciò che gli aveva causato degli acufeni bilaterali con
perdita dell’udito (cfr. doc. 1). 

 

                                         Con certificazione del 28
giugno 2016, il dott. __________, spec. FMH in ORL, ha diagnosticato
un’ipoacusia percettiva altofrequente di grado moderato con tinnito cronico
bilaterale associato (cfr. doc. 6/1). 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 19 gennaio 2017,
l’assicuratore LAINF ha negato il proprio obbligo a prestazioni, sostenendo che
non si sarebbe in presenza nè di un infortunio ai sensi di legge, nè di una
malattia professionale (cfr. doc. 10). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dal RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 11), in data 9 marzo
2017, la CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc.
12). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 30
marzo 2017, RI 1, sempre rappresentato dal RA 1, ha chiesto che, annullata la
decisione su opposizione impugnata, gli atti vengano rinviati all’amministrazione
per un complemento istruttorio e nuova decisione, argomentando in particolare
quanto segue:

 

" (…).

Nella contestata decisione della CO 1, questa afferma: “Vi è in
primo luogo da chiedersi se una tale straordinarietà sia data nel caso concreto
e dunque se gli episodi di feedback acustici subiti a più riprese durante la
sua attività professionale dall’assicurato (cfr. rapporti del dr. med. __________
del 28.06.2016) possano essere considerati straordinari.”. È come se si dicesse
che un incidente stradale sono la norma un camionista. Nel nostro caso, il
ricorrente ha sempre affermato che il danno sia avvenuto perchè la cuffia non
era a norma e ha mal funzionato, pertanto il minimo che si poteva chiedere alla
__________ era quello non solo di visitare il paziente ma anche di
“sequestrare” la cuffia incriminata e partendo da qui, fare i diversi test, che
in seguito pretendono vendere come se fosse la Bibbia pur limitandosi a test
virtuali e per niente verificabili con la cuffia incriminata. Per cui prima di
addentrarsi in questa disamina, pur non negando il principio di cui sopra,
occorre comunque rilevare che indipendentemente dall’esito di questa procedura
la CO 1 resistente deve motu proprio dare inizio ad una seconda procedura di
riconsiderazione in virtù delle risultanze mediche riferite nel presente
memoriale di ricorso. 

 

Occorre poi rilevare che proprio in virtù di quanto asserito
dall’assicuratore: “Nel caso in esame gli esperti della __________ hanno
eseguito una precisa valutazione dell’esposizione al suono, chiarendo che il feedback
acustico può aver portato ad un’esposizione massima di 130 dB, per 4 secondi.
Questo valore è ben al di sotto dei valori summenzionati e al di sotto del
valore soglia indicato nel rapporto __________, di 135 dB, e in quanto tali non
può essere considerato straordinario.”. Ma si capisce la precisa valutazione,
sempre in forma ipotetica perchè a quanto pare, la __________ non aveva il
tempo o forse nemmeno la voglia di valutare la cuffia in questione, quella
probabilmente difettata per l’uso. Chi ci dice che i valori ipotetici siano
quelli che corrispondono ai dB veramente sopportati dall’udito del ricorrente?

La perizia giudiziaria che viene richiesta in questa sede dovrà
pertanto forzatamente fornire esaurienti risposte sull’infortunio.

 

D’acchito occorre rilevare che l’Assicuratore non contesta
l’infortunio ma a tutela dei propri interessi cerca di diminuire il danno senza
portare una perizia seria con tanto di visita medica e dei test fatti
sull’apparecchio difettoso …” (doc. I)

 

                               1.4.   La CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III). 

 

                               1.5.   In replica, il rappresentante
ha in sostanza riportato alcune considerazioni espresse dal proprio patrocinato,
e meglio: “- Il danno all’udito è certo! (Certificato dagli esami medici). Si è
sempre parlato di infortunio perchè l’acufene (fischio alle orecchie), si è
presentato immediatamente dopo i fatti segnalati. I parametri cui fanno
riferimento i tecnici __________ si riferiscono a un apparato uditivo sano …
Non sarebbe possibile che il larsen segnalato sia andato a scatenare dei danni
arrecati precedentemente da altri episodi simili e apparentemente assorbiti? In
altre parole non è possibile che il mio udito fosse già compromesso e
quest’ultimo episodio l’abbia irrimediabilmente danneggiato? In questo caso,
allora, si potrebbe forse parlare di malattia professionale. Al di là degli
episodi di larsen segnalati aggiungerei che quarantun anni di lavoro nel mondo
della radio, con utilizzo costante e protratto per più ore al giorno delle
cuffie, potrebbe aver procurato danni all’udito, scatenati poi dall’ultimo
episodio. (…).” (doc. V). 

 

                                         L’istituto assicuratore si
è pronunciato al riguardo in data 17 maggio 2017 (cfr. doc. VII). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata a negare il
proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi dell’udito lamentati
dall’assicurato, oppure no. 

 

                                         Dalla decisione su
opposizione impugnata si evince che l’amministrazione ha negato che l’episodio
di feedback acustico di cui il ricorrente è rimasto vittima nel novembre/dicembre
2015, è costitutivo di un infortunio ai sensi di legge (cfr. doc. 12). 

 

                                         Nel caso di specie, il TCA
rileva che può essere esclusa a priori l’esistenza di una lesione
parificata ai postumi d’infortunio giusta l’art. 9 cpv. 2 OAINF, posto come nessuno
pretenda - e del resto ciò nemmeno risulta dalla documentazione medica agli
atti (in questo senso, si veda in particolare il rapporto 28 giugno 2016 del
dott. __________, spec. FMH in ORL – doc. 6: “L’esame ORL è normale, i timpani
sono differenziati, le prove con il diapason fisiologiche.”) - che RI 1 avrebbe
riportato una lesione del timpano ai sensi della lett. h della
disposizione d’ordinanza appena citata. 

 

                               2.2.   Evento del
novembre/dicembre 2015 costitutivo di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA?

 

                            2.2.1.   Giusta l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per
quanto non altrimenti previsto dalla legge, le prestazioni assicurative sono
concesse in caso d'infortunio professionale, d'infortunio non professionale e
di malattie professionali.

 

                            2.2.2.   L'art. 4 LPGA così definisce
l'infortunio:

 

" È
considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario,
apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la
salute fisica o psichica o che provochi la morte."

 

                                         Questa definizione
riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1 vOAINF -
disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni
dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003 -, di modo
che la relativa giurisprudenza continua ad essere applicabile. 

 

                                         Cinque sono dunque gli
elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" - l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale fattore"

                                         (cfr. Ghèlew,
Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna
1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo
della definizione è di tracciare un chiaro confine tra infortunio e malattia.

 

                            2.2.3.   Si evince dalla nozione stessa
di infortunio che il carattere straordinario non concerne gli effetti del
fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale (cfr. RAMI 2000
U 374, p. 176).

                                         Pertanto, è irrilevante il
fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni gravi o inabituali.

                                         Il fattore esterno è
considerato come straordinario quando eccede, nel caso concreto, il quadro
degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, obiettivamente, definire
quotidiane o abituali (DTF 122 V 233 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61
consid. 2b, 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss, consid. 2a).

 

                            2.2.4.   Trattandosi dei danni
all’udito provocati da rumori, questo Tribunale segnala che, in una sentenza
8C_317/2010 del 3 agosto 2010, riguardante un assicurato che pretendeva che il
proprio udito fosse stato danneggiato da un suono acuto prodotto da un
dispositivo “anti-martore” installato sul fondo del vicino, il Tribunale
federale ha negato l’intervento di un fattore esterno straordinario (e,
pertanto, di un infortunio ex art. 4 LPGA), in quanto dalle misurazioni
eseguite dagli esperti dell’INSAI era risultato che l’apparecchio in questione
era in grado di produrre valori massimi di 108 (sulla frequenza di 8 kHz),
rispettivamente di 113 dB (sulla frequenza di 16 kHz) (“Vor allem aufgrund der
von dieser festgestellten Schallemissionen kann beurteilt werden, ob der
unbestritten plötzlich aufgetretene Lärmpegel ungewöhnlich im Sinne der
Rechtsprechung zum Unfallbegriff gewesen war. Der
Beschwerdegegner übersieht zum einen, dass die __________ seine Einwände in
Bezug auf die Messmethode mit Stellungnahme vom 17. Dezember 2008 unter
Beantwortung aller Fragen entkräftet hat. Insgesamt ist daher mit der Zürich
festzuhalten, dass sich am 28. Juli 2007 nichts Ungewöhnliches im Sinne des
Unfallbegriffs nach Art. 4 ATSG ereignet hat.“). L’Alta Corte ha sottolineato che, secondo
il parere degli esperti, entrano in linea di conto soltanto dei traumi acustici
con valori massimi tra i 160 ed i 190 dB (“Vielmehr verhält es sich hier wie im
Fall 8C_280/2010 (Urteil vom 21. Mai 2010 E. 3.2.1), wo bei einem
maximalen Schallpegel von 111 dB die Grenzwerte für eine Gehörgefährdung bei
Schallexposition durch ein Marderschutzgerät deutlich unterschritten wurde. Der
in jenem Fall von der __________ beigezogene Experte stellte klar, dass aus
fachmedizinischer Sicht nur Knalltraumata mit Spitzenwerten zwischen 160 bis
190 dB in Betracht fallen.“). 

 

                            2.2.5.   In
concreto, dal questionario compilato dall’insorgente in data 2 dicembre 2016 si
evince che, nel mese di novembre/dicembre 2015, egli ha avuto “… un forte
ritorno in cuffia (effetto Larsen) che mi ha causato un forte fischio a
entrambe le orecchie. Dopo alcuni mesi mi sono rivolto al medico lamentando,
oltre al fischio, una importante perdita uditiva.” (doc. 8, p. 2). 

 

                                         Per chiarire la
fattispecie, la CO 1 ha interpellato la Divisione di medicina del lavoro dell’__________
e, più precisamente, la dott.ssa __________, spec. FMH in ORL e medicina del
lavoro (cfr. doc. 7), la quale, a sua volta, ha fatto capo alle risultanze di
una valutazione tecnica effettuata dagli esperti del team di acustica (cfr.
doc. 9/5). 

 

                                         Con apprezzamento dell’11
gennaio 2017 (cfr. doc. 9), la dott.ssa __________ ha osservato che, secondo
quanto dichiarato dall’assicurato stesso nel corso di un colloquio telefonico
con i tecnici del team di acustica, in occasione del sinistro egli utilizzava una
cuffia Sony MDR-7506. Al momento del feedback acustico si è
immediatamente tolto la cuffia, cosicché è stato esposto al rumore soltanto 2,
massimo 4 secondi. 

                                         Presso il laboratorio di
acustica dell’__________ si è proceduto a delle simulazioni su due mixer e con
cuffie diverse, misurando un livello di rumore tra i 115 (minimo) ed i 127 dB
(massimo). Secondo gli specialisti del team di acustica, può essere ammesso che
i livelli di rumore sperimentali hanno raggiunto dei valori paragonabili a
quelli relativi alla cuffia utilizzata dal ricorrente, la quale presenta un’impedenza
di 63 ohm. 

                                         Partendo da una durata
d’esposizione di 4 secondi, si è quindi ottenuto un livello di esposizione al
rumore tra 121 e 133 dB, con un valore più verosimile di circa 130 dB. Posto
che il rumore legato al feedback acustico può però presentare un’accresciuta
nocività, i valori appena citati sono stati corretti. Nonostante ciò, l’evento occorso
all’insorgente non ha potuto essere qualificato quale rumore impulsivo (“Impulslärm”)
suscettibile di danneggiare l’udito, siccome esso non ha raggiunto o superato
un livello di rumore di picco di 135 dB. Anche la durata di esposizione di
massimo 4 secondi non era tale da giustificare un superamento del criterio
impulsivo (“Impulskriterium”). 

                                         La specialista
interpellata dalla CO 1 è pertanto giunta alla conclusione che, nel caso di
specie, non si è in presenza di un infortunio (“Ein Unfallereignis liegt
ebenfalls nicht vor.”). 

 

                            2.2.6.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è nè l'origine del mezzo
di prova nè la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                            2.2.7.   Nella concreta
evenienza, attentamente vagliata la documentazione medica presente all'inserto,
questo Tribunale non ha valide ragioni per scostarsi dall'apprezzamento
espresso dalla specialista della Divisione di medicina del lavoro dell’__________,
secondo la quale, in occasione del noto episodio di feedback acustico, RI
1 non è stato esposto a un rumore impulsivo in grado di danneggiarne l’udito. 

 

                                         In queste condizioni, il
TCA deve dunque concludere che nella concreta evenienza, così come in quella di
cui alla pronunzia federale citata al considerando 2.5., difetta la
straordinarietà del fattore esterno e, di conseguenza, l’esistenza di un infortunio
ai sensi di legge. 

 

                                         Questa Corte non può
seguire l’insorgente allorquando rimprovera all’amministrazione di aver omesso
di esaminare la cuffia da lui utilizzata in quell’occasione, ritenuta difettosa
(cfr. doc. I). 

                                         In effetti, da una parte, dal
rapporto 20 dicembre 2016 del team di acustica si evince che è stato
impossibile procedere a una ricostruzione diretta dell’evento siccome lo __________
è stato nel frattempo ristrutturato e l’attrezzatura allora utilizzata non è
più in funzione (cfr. doc. 9, p. 5). 

                                         D’altra parte, i tecnici
hanno sottolineato che anche qualora le misurazioni fossero state effettuate
con la cuffia usata dall’assicurato, esse avrebbero fornito dei valori
paragonabili a quelli ottenuti con le quattro cuffie testate (cfr. doc. 9, p.
6). 

                                         Infine, il fatto che la
cuffia utilizzata da RI 1 sarebbe stata difettosa, è una mera dichiarazione di
parte, non suffragata da alcun mezzo di prova.

 

                                         In esito a tutto quanto
precede, l’istituto assicuratore resistente era dunque legittimato a negare
l’esistenza di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA.

 

                                         In sede di replica, il
ricorrente ha ipotizzato che l’episodio di Larsen del novembre/dicembre 2015
possa aver scatenato dei danni uditivi latenti, provocati da episodi simili
accaduti nel passato (cfr. doc. V, p. 4). Ora, a prescindere dal fatto che non
è dimostrato che l’assicurato sia stato effettivamente vittima di plurimi
episodi di feedback acustico (anche perché nel questionario compilato il
2 dicembre 2016, egli ha indicato esclusivamente l’episodio occorsogli nel
novembre/dicembre 2015, momento in cui è insorto il danno alla salute – cfr.
doc. 8), si tratta qui di un aspetto riguardante la causalità naturale, aspetto
che può rimanere aperto visto che è stata esclusa l’insorgenza di un
infortunio. 

 

                                         Il TCA deve quindi ancora
esaminare se i disturbi uditivi di cui soffre il ricorrente, possano essere
posti a carico dell’assicuratore LAINF convenuto a titolo di malattia
professionale.

 

                               2.3.   Disturbi uditivi
costitutivi di una malattia professionale?

 

                            2.3.1.   Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF,
sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da
sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività
professionale.

                                         Fondandosi sulla delega di
competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14 OAINF, il Consiglio
federale ha allestito, nell'allegato I all'OAINF, l'elenco esaustivo delle
sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da determinati
lavori dall'altro.

                                         Il rapporto di causalità
fra l'attività professionale e la malattia, oltre a essere adeguato, deve
essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore professionale deve
essere più importante degli eventuali altri elementi che hanno concorso a
causare l'affezione.

Secondo la giurisprudenza, l'esigenza di un
nesso preponderante è data quando la malattia è determinata per oltre il 50%
dall'azione di una sostanza nociva menzionata nel primo elenco oppure, qualora
figura tra le affezioni annoverate nel secondo, essa sia stata causata in
ragione di più del 50% dai lavori indicati in tale sede (DTF 119 V 200 consid.
2a; RAMI 2000 U 398, p. 333ss. consid. 3, RAMI 1988 p. 447 ss. consid. 1b; Ghèlew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 67 ss.).

 

                            2.3.2.   Il cpv. 2 dell'art. 9 LAINF
recita che le altre malattie di cui è provato siano state causate
esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività
professionale sono, pure, considerate malattie professionali.

 

                                         La legge prevede, dunque,
che, affinchè nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a prestazioni, fra le
altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia un rapporto
esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza ritiene
soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata dall'attività
professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186 consid. 2b, DTF 119 V
201 consid. 2b, DTF 117 V 355 consid. 2a, DTF 114 V 109 consid. 3; RAMI 1991 p.
318ss., consid. 5a; Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

                                         Il TFA ha, poi, ancora
stabilito che ciò presume che, epidermiologicamente, la frequenza
dell'affezione in questione sia almeno 4 volte più alta per una categoria
professionale determinata che per la popolazione in generale (DTF 126 V 183
consid. 4c e riferimenti ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI 2000 U
408, p. 407, RAMI 1999 U 326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179 consid.
3a; Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

 

                                         Secondo la giurisprudenza,
sapere se una patologia costituisce una malattia professionale ai sensi
dell’art. 9 cpv. 2 LAINF è prima di tutto una questione probatoria riferita a
un caso concreto. Tuttavia, se appare come un fatto dimostrato dalla scienza
medica che, in ragione della natura di una particolare affezione, non è
possibile provare che essa è imputabile all’esercizio di un’attività
professionale, è fuori questione di portare la prova, in un caso concreto,
della causalità qualificata ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 LAINF (cfr. DTF 126 V
183). 

 

                            2.3.3.   Nella concreta evenienza,
dalla risposta di causa emerge che la CO 1 ha negato l’esistenza di una
malattia professionale ex art. 9 cpv. 1 LAINF, facendo capo alle considerazioni
contenute nell’apprezzamento 11 gennaio 2017 dell’otorinolaringoiatra dott.ssa __________
(cfr. doc. III, p. 5). 

 

                                         In quel documento,
l’esperta consultata dall’amministrazione ha innanzitutto precisato che la
valutazione tecnica dell’esposizione professionale al rumore eseguita dal team
di acustica di __________ risulta fondata sul contenuto dei colloqui telefonici
del 14 e 20 dicembre 2016 intercorsi con l’assicurato, sui valori risultanti
dalla banca dati dell’__________, sull’anamnesi professionale e sul
questionario d’infortunio del 2 dicembre 2016, documenti entrambi compilati
dallo stesso ricorrente. 

                                         Ella ha quindi espresso la
seguente valutazione:

 

" (…).

Von 1976 bis 2016 lag über einen Zeitraum von 40
Jahren während der Tätigkeit beim __________ in __________ und bei __________
in __________ keine berufliche Lärmbelastung im gehörschädigenden Bereich vor. Der durchschnittliche Lärmbelastungspegel Lex lag über die genannten 40
Jahre bei 75 dB(A) im 100%-Pensum. Möglicherweise lag an einzelnen Tagen die
Lärmbelastung Lex über 85 dB(A), z.B. bei Anwesenheit von __________ im __________ oder
__________, während der gesamten Beruftätigkeit von 40 Jahren lag jedoch die
Jahreslärmbelastung Lex,2000h unter 85 dB(A).

 

Der von Dr. __________ dokumentierte Hochtoninnenohrhörschaden
mit einem binauralen Gesamthörverlust von etwa 40% ist bei der genannten
Lärmexposition nicht zu erwarten. Trotz symmetrischer Hochtoninnenohrhörschaden
beidseits ist die beschriebene Hörschädigung wegen nicht erreichter
gehörschädigender Lärmexpositionspegel nachweislich nicht überwiegend beruflich
verursacht, sondern es ist davon auszugehen, dass endogene Faktoren bzw.
berufsfremder Lärm die Störung ausgelöst haben. In diesem Sinne kann die
Schwerhörigkeit nicht als Berufserkrankung anerkannt werden.” (doc.
9, p. 2 – il corsivo è del redattore). 

 

                                         Basandosi sulle risultanze
della valutazione tecnica, la quale ha dimostrato che RI 1 non è stato
professionalmente esposto a rumori in grado di causare un danno uditivo quale
quello di cui egli ora soffre, la dott.ssa __________ ha dunque escluso
l’esistenza di una malattia professionale giusta l’art. 9 cpv. 1 LAINF
(l’applicabilità del cpv. 2 dell’art. 9 LAINF è a maggior ragione da escludere,
visto che questa disposizione pone delle esigenze probatorie più severe – cfr. supra,
consid. 2.3.2.). 

 

                                         Chiamato ora a pronunciarsi,
vista l’assenza di elementi atti a generare dei dubbi circa la fondatezza
dell’apprezzamento della dott.ssa __________, specialista proprio nella materia
che qui interessa, il TCA ritiene che esso possa validamente costituire da base
al proprio giudizio, senza che si riveli necessario procedere a ulteriori atti
istruttori (segnatamente alla richiesta perizia giudiziaria). 

 

                                         Sulla scorta di quanto
precede, i disturbi uditivi presentati da RI 1 non possono essere posti a
carico dell’istituto resistente nemmeno a titolo di malattia professionale. 

                                         In questo contesto, è
utile segnalare che la malattia professionale presuppone l’esposizione di una
certa durata a un rischio professionale tipico o inerente, un avvenimento
unico e, di conseguenza, un semplice rapporto di simultaneità non basta
(cfr. J.-M. Frésard/M. Moser-Szeless, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], 2a ed., n. 112). 

 

                                         L’emanazione del presente
giudizio rende priva di oggetto la domanda di ripristino dell’effetto
sospensivo legato al ricorso (cfr. doc. I, p. 7).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti