# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12b9961d-f140-55d9-898a-07e067b5e0fc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-09-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 30.09.2005 90.2005.36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2005-36_2005-09-30.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2005.36

   

  	
  Lugano

  30 settembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 13 aprile 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 23 febbraio 2005 (n. 770) del
  Consiglio di Stato in merito all’obbligo di compensazione agricola (art. 8
  segg. LTAgr);

  

 

 

vista
la risposta 27 aprile 2005 della divisione dello sviluppo territoriale e della
mobilità del dipartimento del territorio;

 

 

 letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

 

 

ritenuto,                           in fatto

 

 

                                  A.   Con
risoluzione 27 febbraio 1996 il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore
del RI 1. Con risoluzioni 14 maggio 2002, che qui non interessa, e 28 gennaio
2003 il Governo ha approvato delle varianti di tale piano. Con risoluzione 23 febbraio
2005 fondata sugli art. 10 e 13 LTAgr il Consiglio di Stato ha indi imposto al
comune il pagamento di fr. 270’760.-- a titolo di contributo pecuniario
sostitutivo a seguito di diminuzione delle aree agricole giusta l’art. 68 cpv.
1 lett. a LALPT.

 

 

                                  B.   Con ricorso
13 aprile 2005RI 1 insorge dinanzi a questo tribunale contro la menzionata
risoluzione, postulandone l’annullamento. L’insorgente sostiene che, attraverso
le risoluzioni 27 febbraio 1996 e 28 gennaio 2003, il Governo ha approvato
l’estensione delle zone edificabili proposta dal comune senza accennare
all’obbligo di compensazione a seguito della diminuzione delle aree agricole.
La risoluzione in esame costituisce quindi una modifica delle menzionate
risoluzioni, cresciute in giudicato da tempo, e viola, di conseguenza, la
sicurezza del diritto. L’insorgente sostiene inoltre che i fondi conteggiati ai
fini del calcolo della compensazione pecuniaria non sono nemmeno inclusi nel
territorio agricolo definito dal piano direttore. Eccepisce infine una lesione dei
principi della buona fede, dell’irretroattività delle leggi, dell’autonomia
comunale e dei diritti politici dei cittadini, oltre che un arbitrio.

 

 

                                  C.   Con
risposta 27 aprile 2005 la divisione della pianificazione territoriale, ora dello
sviluppo territoriale e della mobilità, chiede la reiezione dell’impugnativa.

 

 

Considerato                   in diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data (art. 38 cpv. 1 LALPT, 13 cpv. 1 LTAgr), il
ricorso è tempestivo e la legittimazione del comune è certa (art. 38 cpv. 1 e 4
lett. a LALPT, 13 cpv. 1 LTAgr). Il gravame è dunque ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 7 LTAgr la diminuzione di aree agricole ai sensi dell'art. 68
cpv. 1 LALPT può essere operata solo per importanti esigenze della
pianificazione del territorio e previa modifica dei pertinenti strumenti
pianificatori. La diminuzione delle aree agricole di cui all’art. 68 cpv. 1
lett. a LALPT - ossia dei terreni idonei alla coltivazione agricola o
all’orticoltura produttiva necessari all’adempimento dei vari compiti
dell’agricoltura e tra questi, segnatamente, le superfici per l'avvicendamento
colturale e gli ulteriori terreni idonei alla campicoltura e alla
foraggicoltura di prima e seconda priorità - deve inoltre essere compensata
dall'ente pianificante (art. 8 LTAgr). La compensazione dev'essere, di
principio, reale (art. 9 LTAgr). Qualora questa fosse parzialmente o totalmente
impossibile, dovrà essere versato un contributo pecuniario sostitutivo (art. 10
LTAgr). La forma e l'entità della compensazione sono fissati dall'autorità di
approvazione del piano di utilizzazione con decisione impugnabile nelle vie e
nelle forme previste dalla relativa procedura (art. 13 cpv. 1 LTAgr). Nel caso
del piano regolatore questa autorità è, pertanto, il Consiglio di Stato (art.
37 cpv. 1 LALPT).

 

                                         2.2. La
LTAgr, adottata dal Gran Consiglio il 19 dicembre 1989 ed entrata in vigore il
23 febbraio 1990, è stata modificata a più riprese nel corso della sua vigenza.
Il ricorrente ritiene di dover differenziare l’applicazione della normativa
legale succedutasi nel tempo perché a suo giudizio, attraverso la modifica del
25 febbraio 2003, entrata in vigore il 1 giugno successivo, l’obbligo di
compensazione è stato esteso anche ai terreni agricoli sussidiari, ossia a
quelli che, nell’interesse generale, devono essere utilizzati dall’agricoltura.
A torto. In effetti questi terreni rimangono esclusi, come in precedenza, dal
menzionato obbligo, che colpisce - giusta l’art. 8 LTAgr - le sole aree
agricole contemplate all’art. 68 cpv. 1 lett. a LALPT. I terreni che,
nell’interesse generale, devono essere coltivati dall’agricoltura, sono invece contemplati
all’art. 68 cpv. 1 lett. b LALPT.

 

2.3. Il calcolo del controverso contributo è
stato svolto in applicazione dell’art. 3 del Regolamento della LTAgr (RLTAgr),
adottato dal Consiglio di Stato il 9 giugno 1998, in vigore dal 16 giugno
successivo. Il comune eccepisce una violazione del principio
dell’irretroattività delle leggi, poiché la sottrazione di aree agricole alla
base dell’imposizione ha avuto luogo prima della messa in vigore del menzionato
regolamento. Il nuovo piano regolatore comunale è difatti stato adottato dal
consiglio comunale nelle sedute del 21, 22, 28, 29 novembre e 5 dicembre 1994,
ed è stato approvato dal Governo il 27 febbraio 1996. Solo il mapp. 915 è stato
assegnato alla zona fabbricabile posteriormente all’entrata in vigore del
RLTAgr, attraverso deliberazione del legislativo comunale del 3 e 4 aprile
2000, osteggiata dal Governo nella risoluzione 28 gennaio 2003 ma tutelata con
sentenza 7 gennaio 2004 del tribunale. Anche questa censura non può però essere
accolta. La base legale del controverso contributo è e rimane la LTAgr, in
vigore dal 23 febbraio 1990 che, in particolare, stabilisce l’obbligo di compensazione
a seguito della diminuzione di determinate aree agricole (art. 8 LTAgr),
l’obbligo di versamento di un contributo pecuniario sostitutivo nel caso in cui
la compensazione reale sia parzialmente o totalmente impossibile (art. 10 cpv.
2 LTAgr), infine l’ammontare del contributo pecuniario sostitutivo tra venti e
cento volte il valore di reddito agricolo del fondo interessato (art. 10 cpv. 2
LTAgr). Il ritardo con cui il Governo ha disciplinato il calcolo della compensazione
attraverso l’emanazione del RLTAgr non pregiudica la facoltà di imposizione del
tributo.

 

 

                                   3.   3.1. L’insorgente
sostiene poi che, attraverso le risoluzioni 27 febbraio 1996 e 28 gennaio 2003,
il Governo ha approvato l’estensione delle zone edificabili proposta dal comune
senza accennare all’obbligo di compensazione a seguito della diminuzione delle
aree agricole. La risoluzione in esame, attraverso la quale il Governo impone
al comune un contributo pecuniario sostitutivo, comporta una modifica delle
menzionate decisioni di approvazione, cresciute in giudicato da tempo, e viola,
di conseguenza, la sicurezza del diritto. Anche questa contestazione non può
essere accolta.

 

                                         Il
Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore e le sue
varianti senza affrontare il tema della compensazione a seguito della diminuzione
di determinante aree agricole, come avrebbe invece dovuto. Intanto perché la
diminuzione di aree agricole poteva essere operata solo per importanti esigenze
della pianificazione (art. 7 LTAgr); in secondo luogo perché, qualora questa diminuzione
avesse effettivamente potuto avere luogo, come si è avverato in concreto, il
comune avrebbe dovuto provvedere in primo luogo, laddove possibile, a
compensarla in natura (art. 8 LTAgr); la compensazione reale doveva inoltre
essere effettuata, di preferenza, contemporaneamente alla sottrazione, ma comunque
secondo precise modalità e scadenze da fissare dal Governo in sede di approvazione
del piano regolatore. In caso contrario il Governo avrebbe dovuto imporre
subito all’ente pianificante il contributo pecuniario sostitutivo (art. 2 cpv.
2 RLTAgr).

 

                                         Solo in
sede di esame preliminare 22 febbraio 2000 concernente alcune varianti - che
hanno tuttavia costituito l’oggetto della risoluzione di approvazione 14 maggio
2002, che qui non interessa - il dipartimento del territorio aveva fatto
riferimento alla rinuncia alla compensazione per l’inserimento del mapp. 507 in
zona edificabile e alla compensazione reale, in relazione ad una proposta di
correzione della strada adiacente, attuata attraverso il recupero all’uso
agricolo del mapp. 503 (cfr. doc. cit., pag. 3).

 

                                         L’unico
effettivo richiamo del Governo all’obbligo di compensazione per sottrazione di
aree agricole è stato fatto nel contesto dall’approvazione delle varianti
sfociata nella risoluzione 28 gennaio 2003, ove, per confortare - per la
seconda volta - la mancata ratifica dell’inserimento di parte del mapp. 2397 in
zona edificabile, aveva ritenuto che “non è nemmeno stato valutato il problema
contingente del compenso agricolo, ciò che di fatto ne impedirebbe a priori
l’approvazione“ (cfr. ris. cit., cifra 4, lett. b, pag. 6). Il ricorso a
questo argomento ed a quello della contenibilità, già molto alta, del piano regolatore
per contrastare l’assegnazione di questa sola porzione del mapp. 2397 e del
mapp. 915 alla zona fabbricabile, per una superficie complessiva di circa
1’000/1'100 mq, era stato sanzionato dal tribunale come atteggiamento palesemente
discriminatorio e contraddittorio - e pertanto improponibile - nelle sentenze
del 7 gennaio 2004, con cui questa corte aveva confermato le scelte di azzonamento
comunali: questi argomenti ausiliari, ha soggiunto il tribunale nei menzionati
giudicati, avrebbero semmai dovuto trovare applicazione per tutti i terreni di
nuova assegnazione alla zona edificabile.

 

                                         Purtuttavia,
contrariamente a quanto crede il ricorrente, la decisione qui impugnata non ha,
come effetto, di modificare quelle di approvazione del piano regolatore e delle
sue varianti. In particolare, non mette in discussione i nuovi azzonamenti proposti
dal comune, già ratificati, e nemmeno pretende una compensazione reale dal
comune per la diminuzione delle aree agricole che questi nuovi azzonamenti
hanno comportato. La controversa decisione costituisce semmai una conseguenza delle
menzionate risoluzioni pianificatorie. Il Consiglio di Stato, accertato che il nuovo
piano regolatore e le relative varianti hanno comportato una diminuzione delle
aree agricole del comune e che questa diminuzione non era stata compensata in natura,
ha decretato l’imposizione di un contributo pecuniario sostitutivo a carico del
comune, come prescrive la LTAgr. Trattasi dunque di una conseguenza ineludibile,
poiché prescritta dalla legge. La circostanza che sia la decisione di imposizione
sia arrivata solo anni dopo l’approvazione degli azzonamenti che hanno fondato
il prelievo litigioso, ma comunque entro i termini di prescrizione, non permette
di mutare questa conclusione. La sicurezza del diritto, invocata dal
ricorrente, può del resto essere perseguita proprio solo se l’autorità si
attiene al principio generale della legalità, non quando lo disattende (cfr.
Häfelin/Müller, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4.a edizione, Zurigo 2002, N.
372).

 

                                         Il problema
consiste piuttosto nel valutare la portata, sotto l’aspetto del principio generale
della buona fede, pure invocato dal ricorrente, dell’atteggiamento assunto dal
Consiglio di Stato, il quale ha omesso in buona sostanza di applicare la LTAgr
in sede di approvazione del piano regolatore, per poi pretenderne il rispetto solo
in un secondo tempo, emanando la risoluzione impugnata.

 

                                         3.2.
Ognuno ha diritto di essere trattato secondo il principio della buona fede da
parte degli organi dello Stato (art. 9 Cost. fed.). L’autorità che fa promesse
o raccomandazioni, dà informazioni o assicurazioni o assume un atteggiamento
tale da far nascere precise aspettative è pertanto, in principio, tenuta a
rispettare le aspettative così suscitate, quand’anche fossero contrarie alla
legge, se sono cumulativamente adempiute le seguenti condizioni: l’autorità è
intervenuta in una situazione concreta nei confronti di una determinata
persona, essa ha agito o reputato di aver agito nei limiti della sua
competenza, la persona non ha immediatamente potuto rendersi conto
dell’inesattezza delle informazioni ricevute e, fondandosi sulle stesse, ha
preso disposizioni che non potrebbe modificare senza subire pregiudizio, inoltre
la legge non è stata modificata tra il momento della decisione e quello in cui
la buona fede viene invocata (cfr. A. Scolari, Diritto amministrativo, Parte
generale, Cadenazzo 2002, n. 616 seg., 639 con rinvii). L’obbligo di
comportarsi nel rispetto del principio della buona fede non trova applicazione
solo nei rapporti tra autorità e privato, ma anche nei rapporti tra autorità e
autorità (A. Scolari, op. cit., n. 611).

 

                                         Nel caso
in esame, i requisiti suddetti non sono soddisfatti. Intanto, in sede di approvazione
del piano regolatore e delle relative varianti il Governo non ha assicurato,
quantomeno epressamente, al comune di rinunciare all’applicazione della LTAgr. Una
simile assicurazione, si dovesse per avventura ritenere che fosse stata data tacitamente,
sarebbe inoltre arrivata troppo tardi e sarebbe servita a poco: l’assegnazione
di un certo numero di fondi alla zona fabbricabile era difatti stata adottata
dal consiglio comunale di __________ prima delle menzionate risoluzioni governative.
Non risulta inoltre che prima della data di adozione del piano regolatore o
delle sue varianti da parte del legislativo comunale il Governo cantonale
avesse in qualche modo prospettato alle autorità comunali la rinuncia ad
esigere una compensazione a seguito della diminuzione di certe aree agricole. Gli
unici atti che attestano i rapporti dell’autorità cantonale con quelle comunali
consistono negli esami preliminari allestiti dal dipartimento del territorio,
parimenti silenti sull’oggetto, tranne che per quanto riguarda l’esame
preliminare delle varianti effettuato dal dipartimento del territorio in data
22 febbraio 2000, di cui si è detto al consid. 3.1. che precede. Al di là della
portata di questi documenti, il dipartimento non è, però, il Consiglio di Stato
e l’opinione del primo non vincolerebbe comunque sia il secondo. Inoltre, come
risulta da quanto appena esposto, dopo l’approvazione del piano regolatore e
delle relative varianti gli organi comunali non hanno adottato decisioni che
non potrebbero modificare senza pregiudizio per il comune, già per il semplice
fatto che non ha adottato alcuna decisione: l’estensione delle aree
fabbricabili a discapito di quelle agricole era difatti stata adottata dal
consiglio comunale prima delle risoluzioni con cui il Governo le ha approvate. Ferma
questa premessa, il comune non può nemmeno sostenere - come effettivamente
sostiene - che, qualora fosse stato reso attento circa tale obbligo, avrebbe operato
scelte diverse, rinunciando segnatamente agli azzonamenti, se del caso parzialmente,
rispettivamente che i cittadini attivi del comune avrebbero potuto lanciare un
referendum contro delle scelte di azzonamento che si sarebbero rivelate onerose
per il comune. Va peraltro rilevato che, da un lato, le autorità comunali, cui
spetta il compito di proporre il piano regolatore, non potevano ignorare
l’esistenza della LTAgr e delle conseguenze che traeva seco l’ampliamento delle
zone edificabili; se quindi c’è stata negligenza, questa dev’essere ascritta in
primo luogo alle autorità del comune; sarebbe pertanto fuori luogo premiarla, esonerando
il comune dall’obbligo di versare il contributo pecuniario sostitutivo dopo
aver conseguito un significativo ampliamento della zona edificabile a scapito
di quella agricola. D’altro canto il ricorrente può ancora conseguire la restituzione
di questo tributo, approntando una compensazione reale nel termine di 3 anni dalla
decisione di imposizione (art. 4 RLTAgr).

 

Merita infine di essere rilevato che l’agire
del Governo non ha privato il comune della possibilità di esercitare il diritto
di regresso verso i proprietari dei fondi assegnati alla zona edificabile. In
effetti, questa facoltà è stata introdotta con modifica legislativa del 15
maggio 2002, in vigore dal 1 settembre 2002, e si applica - giusta il tenore
della relativa disposizione transitoria - alle diminuzioni dell’area agricola
decise dal comune dopo tale data. Nella fattispecie tutte le deliberazioni del
consiglio comunale che hanno generato il controverso obbligo contributivo sono
state adottate prima di tale data, per cui in nessun caso il comune avrebbe
potuto rivalersi sui proprietari che hanno beneficiato del nuovo azzonamento.

 

3.3. La risoluzione impugnata non lede
pertanto la sicurezza del diritto, il principio della buona fede, l’autonomia
del comune e di diritti politici dei suoi cittadini.

 

 

                                   4.   Il
ricorrente sostiene indi che i fondi conteggiati ai fini del calcolo della
compensazione pecuniaria non sono nemmeno inclusi nel territorio agricolo definito
dal piano direttore.

 

                                         4.1. Giusta
l'art. 16 cpv. 1 LPT (testo modificato il 20 marzo 1998, in vigore dal 1.
settembre 2000), le zone agricole servono a garantire a lungo termine la base
dell'approvvigionamento alimentare, a salvaguardare il paesaggio e lo spazio
per lo svago o ad assicurare la compensazione ecologica; esse devono essere tenute,
per quanto possibile, libere da costruzioni, in sintonia con le loro differenti
funzioni, e comprendere: a) i terreni idonei alla coltivazione agricola o all'orticoltura
produttiva necessari all'adempimento dei vari compiti dell'agricoltura; b) i
terreni che, nell'interesse generale, devono essere coltivati dall'agricoltura
(cfr. nello stesso senso l'art. 68 cpv. 1 LALPT, testo modificato il 25
febbraio 2003, in vigore dal 1. giugno 2003; BU 2003, 180). Per quanto
possibile devono essere delimitate ampie superfici contigue (art. 16 cpv. 2
LPT). Alla zona agricola, intesa nel suo senso più
ampio, espressamente sancito ora all'art. 16 LPT nella versione in vigore dal
1. settembre 2000, ma valido anche in precedenza, dev'essere riconosciuto un
ruolo multifunzionale, poiché persegue non solo obiettivi di politica agraria e
fondiaria, ma anche obiettivi in ordine agli insediamenti, quale eccellente strumento
di prevenzione dell'edificazione sparsa, alla protezione dell'ambiente e a
quella del paesaggio (cfr. Messaggio del Consiglio federale concernente la
revisione parziale della LPT del 22 maggio 1996, pubbl. in FF 1996, III, pag.
457 segg., pag. 471, con rinvii).

 

                                         4.2. Nel
nostro Cantone le superfici per l'avvicendamento colturale (SAC) e gli altri
terreni idonei all'agricoltura sono delimitati dall'autorità cantonale
attraverso le rappresentazioni grafiche in scala 1:25000 del piano direttore
(cfr. art. 2 seg. LTAgr; inoltre le schede di coordinamento 3.1 e 3.2 di piano
direttore, riferite a queste aree). I comuni istituiscono la zona agricola,
precisando nei piani regolatori almeno il territorio agricolo cantonale rappresentato
nel piano direttore (art. 4 cpv. 1 LTAgr). La zona agricola di piano regolatore
deve comprendere le SAC, gli ulteriori terreni idonei alla campicoltura e alla
foraggicoltura di prima e seconda priorità, come pure i terreni agricoli
sussidiari (art. 28 cpv. 2 lett. e LALPT). I comuni possono infine introdurre
nel piano regolatore una zona agricola intensiva, che dev'essere delimitata in
base a criteri vincolanti fissati nel piano direttore (art. 68 cpv. 2 LALPT;
16a cpv. 3 LPT).

 

                                         4.3. In
concreto, le rappresentazioni grafiche del piano direttore non inseriscono, in
linea di principio, i fondi che sono stati considerati nel calcolo del
contributo pecuniario sostitutivo la compensazione né nelle SAC né negli altri
terreni idonei all’utilizzazione agricola. Fa, probabilmente, eccezione il
mapp. 915. La scala delle menzionate rappresentazioni non permette una risposta
certa che, ad ogni buon conto, non appare necessaria per emettere questo
giudizio.

 

La zona agricola cantonale definita a
livello di piano direttore rappresenta tuttavia, da un lato, l’estensione minima
di queste aree (art. 4 cpv. 1 LTAgr). Se, pertanto, nell’ambito della procedura
di allestimento del piano regolatore, nella quale viene esperita un’analisi più
approfondita del territorio comunale, vengono individuati altri terreni idonei
alla coltivazione agricola o all’orticoltura produttiva, anche questi dovranno
essere assegnati, se del caso, alla zona agricola in applicazione degli art. 16
cpv. 1 lett. a LPT e 68 cpv. 1 lett. a LALPT.

 

                                         La zona
agricola cantonale ancorata nel piano direttore, rappresenta, d’altro canto, solo
una parte di quella, di più ampia concezione, prescritta dal diritto federale
che, com'è stato spiegato, accanto all'individuazione di terreni che si
prestano alla produzione agricola ed orticola, costituisce in pari tempo uno
strumento per tutelare l'ambiente, il paesaggio e per contenere l'espansione
degli insediamenti. Essa include, a questo scopo, i terreni agricoli sussidiari
(art. 16 cpv. 1 lett. b LPT, 68 cpv. 1 lett. b LALPT), cioè quelli che devono
essere utilizzati dall’agricoltura per motivi di interesse generale, come il
mantenimento di aree produttive supplementari, la cura del suolo e della
vegetazione, la conservazione dell’equilibrio ecologico e del paesaggio.

 

4.4. Nel caso in esame, i fondi considerati
nel calcolo del contributo pecuniario sostitutivo, qualora non fossero stati
assegnati alle zone edificabili sotto svariate forme (nucleo, residenza, edifici
pubblici), sarebbero stati assegnati alla zona agricola di piano regolatore. In
linea di principio, difatti, laddove non c’è bosco, il territorio è conteso tra
la zona fabbricabile e quella agricola; non c’è motivo per scostarsi da questo
principio nel caso di specie. Questo assunto non basta tuttavia a fondare
l’obbligo di compensazione per diminuzione delle aree agricole. Com’è stato spiegato,
il territorio agricolo di piano regolatore comprende non solo i terreni idonei
alla coltivazione agricola o all’orticoltura produttiva (art. 68 cpv. 1 lett. a
LALPT), ma anche i terreni agricoli sussidiari (art. 68 cpv. 1 lett. b LALPT).
La sottrazione di questi terreni all’agricoltura non obbliga il comune a
compensarli; l’art. 8 LTAgr prescrive difatti che l’ente pianificante deve compensare
solo le aree agricole di cui all’art. 68 cpv. 1 lett. a LALPT. In concreto il
ricorrente non contesta, con adeguata motivazione, l’idoneità alla coltivazione
agricola od orticola dei fondi considerati per il calcolo del controverso
tributo. Questi fondi sono ad ogni buon conto contemplati, in linea di
principio, nel catasto delle idoneità agricole allestito e tenuto a giorno
dalla sezione dell’agricoltura, trasmesso da quest’ultima al tribunale il 1° settembre
2003 nell’ambito dell’istruttoria finalizzata all’evasone dei ricorsi contro il
piano regolatore e le sue varianti. Alla maggior parte viene assegnata
un’idoneità alla viticoltura ed al pascolo, ad altri un’idoneità alla viticoltura
e allo sfalcio. Per questo motivo il reddito agricolo degli stessi è stato
calcolato in fr. 2,28/mq (superfici vitate) e in parte in fr. 0,31/mq
(superfici di produzione di foraggio). Non si tratta pertanto di terreni agricoli
sussidiari, che escluderebbero l’obbligo di compensazione. Fa eccezione il
mapp. 915. Questo fondo non è in effetti incluso nel menzionato catasto. Il
Consiglio di Stato non aveva, del resto, eccepito l’obbligo, per il comune, di
compensazione per opporsi - illegittimamente, rileverà in seguito il tribunale nella
sentenza 7 gennaio 2004 - all’inclusione di questa particella alla zona
fabbricabile nella decisione di approvazione delle varianti del piano regolatore
28 gennaio 2003, diversamente da quanto aveva affermato, nello stesso contesto,
per il mapp. 2398. Infine la particella, che è stata visitata dal tribunale nel
sopralluogo del 13 ottobre 2003, presenta una pendenza notevolissima
(nettamente superiore al 50%); la sua inclusione tra i terreni agricoli sussidiari
appare giustificata sotto ogni aspetto. Il contributo pecuniario sostitutivo dev’essere
ridotto di conseguenza.

 

 

                                   5.   Sulla
scorta di quanto precede, il ricorso dev’essere accolto, quantomeno parzialmente.
Ferma restando la legittimità della risoluzione impugnata, che ha permesso al
Consiglio di Stato di recuperare il rispetto, trascurato in sede di
approvazione del piano regolatore e delle relative varianti, dei principio di
legalità e di parità di trattamento dei comuni ticinesi, il controverso tributo
viene ridotto, per esclusione del mapp. 915, a fr. 265'471,15.

 

 

                                   6.   Il comune,
intervenuto a tutela di interesse economici propri, è tenuto al pagamento della
tassa di giudizio, calcolata in funzione dell’esito del gravame (art. 28 PAmm).
Nella misura in cui è vittorioso, esso ha tuttavia diritto al versamento di
ripetibili da parte dello Stato (art. 31 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie;

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto e il contributo pecuniario sostitutivo fissato nel dispositivo
n. 1 della risoluzione 23 febbraio 2005 (n. 770) del
Consiglio di Stato a carico del RI 1 è ridotto a fr. 265'471,15.

 

 

                                   2.   La tassa di
giudizio, di fr. 2'500.-- al netto delle ripetibili, è posta a carico del RI 1.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  ; 

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  CO 1 

  rappr. da: RA 1 

   

   

  

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                             Il
segretario