# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6051caac-71ed-5c8b-864b-cf4491308a5d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.10.2016 31.2016.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2016-7_2016-10-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  31.2016.7

   

  FS

  	
  Lugano

  27 ottobre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 maggio 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 23 marzo 2016 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  in relaz. alla fallita:

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

   

  FA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   La FA 1 (in precedenza: __________),
con sede a __________ (in precedenza a __________, __________ e __________), è
stata iscritta a Registro di commercio il 28 dicembre 2006 (data di pubblicazione
nel FUSC: __________; cfr. doc. 1/A). Lo scopo sociale consisteva nella
progettazione e nell’esecuzione di lavori edili e nel settore delle costruzioni
in genere (cfr. estratto RC informatizzato sub doc. 1/A).

 

                                         RI 1 è stato socio
gerente, con diritto di firma individuale, dal 28 dicembre 2006 sino al 1.
giugno 2010; socio con diritto di firma individuale dal 1. giugno 2010 al 17
settembre 2012 e successivamente socio gerente, sempre con diritto di firma
individuale, dal 17 settembre 2012 fino alla dichiarazione di fallimento del 28
agosto 2013 (doc. 1/A e 1/B).

 

                               1.2.   La FA 1 è stata affiliata
alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), quale datrice di lavoro, dal 1. gennaio
2007 sino al 31 ottobre 2014.

 

                                         La società è entrata in
mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha dovuto
sistematicamente diffidarla da maggio 2012 e precettarla da giugno 2012 (cfr. gli
specchietti relativi all’evoluzione del debito contributivo sub doc. 6 e 7).

 

                                         Con decreti 28 agosto 2013
e 10 settembre 2014 della Pretura del Distretto di __________ sono state
dichiarate l’apertura del fallimento della società rispettivamente la
sospensione della procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (doc. 1/C).

La liquidazione fallimentare è
continuata in via sommaria a seguito dell’avvenuto anticipo delle spese (doc.
1/E).

 

                                         La Cassa ha insinuato
all’Ufficio fallimenti del Distretto di __________ il proprio credito di fr.
104'560.65 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG e AF non soluti per gli
anni dal 2010 al 2013, quest’ultimo sino al mese di giugno, come pure riprese
salariali per gli anni 2012 - 2013, dopo controllo del datore di lavoro (doc.
1/D- D5).

 

                                         In data 11 febbraio 2016,
l’Ufficio fallimenti del Distretto di __________ ha comunicato alla Cassa che
non erano da prevedersi dividendi per i creditori di II. classe (doc. 1/F).

 

                               1.3.   Costatato di avere subito un
danno, con decisione del 26 febbraio 2016 (doc. 3), confermata con decisione su
opposizione del 23 marzo 2016, la Cassa ha stabilito la responsabilità ex art.
52 LAVS di RI 1 per un importo di 101'966.35 a titolo di contributi paritetici
AVS/AI/IPG e AF non soluti per gli anni dal 2012 al 2013, quest’ultimo sino al
mese di giugno, e per riprese salariali relative al periodo 2012 – 2013, dopo
controllo del datore di lavoro (doc. 1).

 

                               1.4.   Contro la suddetta decisione RI
1, rappresentato dall’avv. RA 1, contesta una sua responsabilità ex art. 52
LAVS (in ogni caso fino al 21 settembre 2012 [recte: 17 settembre 2012,
data dell’assemblea straordinaria della società nella quale a __________ è
stata revocata con effetto immediato la carica di gerente; cfr. doc. 1/B],
ovvero fino a quando la gerenza della società era affidata a __________)
sostenendo di non aver violato né volontariamente né per negligenza le
prescrizioni. Egli rileva come l’unico responsabile degli aspetti
amministrativi della società fosse __________ e che quando egli è subentrato
era ormai troppo tardi per evitare il danno. Sostiene che il suo ruolo
nell’amministrazione della società (tra cui il pagamento degli oneri sociali) è
stato totalmente ininfluente e che l’onere della prova in merito alle
condizioni di responsabilità incombe alla Cassa.

                                         Il ricorrente fa inoltre
valere una violazione del diritto di essere sentito ritenuto che, visto il
procedimento penale avviato nei suoi confronti e di quelli di __________ (__________),
la Cassa avrebbe dovuto sospendere la procedura fino all’esito della vertenza
penale.

                                         Contestualmente chiede di
essere sentito dal Tribunale ex art. 17 Lptca, di chiamare in causa __________
e chiede di essere posto al beneficio dell’assisitenza giudiziaria con gratuito
patrocinio allegando il decreto di nomina di difensore d’ufficio del 9
settembre 2015 del Procuratore Generale John Noseda (doc. D).

 

                               1.5.   Con la risposta di causa –
precisato di avere aperto la procedura di risarcimento danni unicamente nei
confronti di RI 1 – la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso,
ribadendo la responsabilità ex art. 52 LAVS del ricorrente, non avendo
quest’ultimo agito con la dovuta diligenza che il suo ruolo di socio gerente
gli imponeva e ritenuto che non si trattava di una società di grosse dimensioni
dove hanno avuto luogo irregolarità in forza di raggiri non emersi malgrado i
controlli attuati. Quanto al procedimento penale in corso (a prescindere
dal fatto che le censure di presunti impedimenti legati all’omissione della
contabilità non sono state comprovate) lo stesso non liberava il
ricorrente dai suoi obblighi visto anche che la grave situazione debitoria è
sorta dopo l’assunzione della carica di gerente da parte sua. Riguardo
all’asserita violazione del diritto di essere sentito la Cassa rileva che le
motivazioni addotte con l’opposizione sonto state oggetto di disamina in sede
di decisione su opposizione e quanto alla domanda di chiamare in causa __________
si è rimessa al giudizio di questo Tribunale.

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’insorgente ha fatto valere
una lesione del diritto di essere sentito in quanto la Cassa non avrebbe “(…)
minimamente tenuto conto delle ragioni sollevate da RI 1 nella propria
opposizione. (…)” (I, pag. 7-8).

 

                                         Ai sensi dell'art. 29 cpv.
2 Cost. fed., le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante
giurisprudenza (ribadita ancora in STF 9C_412/2011 del 14 luglio 2011 consid.
3.3.2), dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il
diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione
sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti
suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione
dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 132 V 370 consid. 3.1 e sentenze
ivi citate).

                                         Il diritto di essere
sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni.
Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle
condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento e di poterlo impugnare
con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di
esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che
l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le
argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per
il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007
consid. 3.2 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2 pag. 236).

                                         Il diritto di essere
sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui violazione implica
l'annullamento della decisione impugnata, a prescindere dalle possibilità di
successo nel merito (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 e 127 V 437 consid.
3d/aa). Ai sensi della giurisprudenza, una violazione di tale diritto – nella
misura in cui essa non sia di particolare gravità – è tuttavia da ritenersi
sanata qualora l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi ad
un'autorità di ricorso che gode di piena cognizione. La riparazione di un
eventuale vizio deve comunque avvenire solo in via eccezionale (DTF 127 V 437
consid. 3d/aa).

                                         Da un rinvio degli atti
per garantire il diritto di essere sentito si può inoltre prescindere – anche
in caso di grave violazione – se il rinvio si esaurirebbe in un vuoto esercizio
procedurale e ritarderebbe inutilmente la procedura, in contrasto con
l’interesse della parte lesa ad ottenere un giudizio in tempi rapidi (STF
935/06 del 21 febbraio 2008 consid. 7.1 con riferimento a DTF 132 V 390 consid.
5.1, 116 V 187 consid. 3d).

 

                                         In concreto, sebbene
succinti, i motivi alla base della decisione contestata paiono chiari. La Cassa
ha segnatamente emesso la decisione di risarcimento del danno invocando l’art.
52 LAVS, adducendo che il credito in relazione ai contributi paritetici non
pagati negli anni 2012 e 2013 dalla FA 1 sarebbe giustificato ai sensi di
legge.

                                         La Cassa, oltre a motivare
il rifiuto di sospendere la procedura fino all’esito del procedimento penale,
ha pure preso posizione sulle censure sollevate nell’opposizione. Ha inoltre
indicato sommariamente i motivi per cui la richiesta di convocazione
dell’opponente non poteva essere accolta, e meglio alla luce delle
argomentazioni addotte e ritenuta la documentazione agli atti.

                                         La censura di violazione
del diritto di essere sentito formulata dal ricorrente appare quindi infondata.

                                         Tuttavia a titolo
abbondanziale va detto che anche volendo per ipotesi ammettere che la Cassa
nella decisione impugnata avrebbe dovuto motivare ulteriormente perché ha
rifiutato l’audizione dell’interessato e perché ha respinto la domanda di
sospensione della procedura, occorre rilevare che l’interessato ha comunque
potuto comprendere la portata della decisione, impugnarla e confrontarsi con il
suo contenuto. Per cui, anche volendola ammettere, l’eventuale violazione del
diritto di essere sentito sarebbe stata comunque sanata in questa sede, dove
egli ha nuovamente esposto e ribadito le sue motivazioni dinanzi ad un’autorità
giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo (STF 9C_112/2010 del 15
febbraio 2011 consid. 3.2 e 3.3; 9C_961/2009 del 17 gennaio 2011 consid. 2 e la
giurisprudenza ivi citata; DTF 133 I 201 consid. 2.2 pag. 204 e riferimenti).

 

                               2.2.   In virtù dell'art. 52 cpv. 1
LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando,
intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso
di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni
legali.

                                         Nell’ipotesi in cui il
datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa
viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi
responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag.
20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al
principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi
dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in
DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di
compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso
in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la
cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi
organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito
del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa
anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura
di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des
Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991,
pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001
AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di
lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una
persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono
solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va
rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1°
gennaio 2012, prevede che “se il datore di lavoro è una persona giuridica,
rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che
si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono
responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero
danno”.

                                         Il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha riesaminato
il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la
prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta
anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo
art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).

 

                                         Nella fattispecie
concreta, a seguito dell’apertura della procedura di fallimento della FA 1
(cfr. consid. 1.2), la Cassa ha rettamente chiesto (in via sussidiaria) a RI 1,
quale (da ultimo, meglio dal 17 settembre 2012; cfr. doc. 1/B) socio gerente
con diritto di firma individuale sino alla dichiarazione di fallimento del 28
marzo 2013, il risarcimento ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non
versati dalla società negli anni dal 2012 al 2013 (sino al mese di giugno).

                                         Inoltre, la Cassa ha
intimato la decisione di risarcimento del 26 febbraio 2016 (doc. 3) entro due
anni dallo scritto dell’11 febbraio 2016 con cui l’Ufficio fallimenti del
Distretto di __________ le ha comunicato che non erano da prevedersi dividendi
per i creditori di II. classe (doc. 1/F), rispettando quindi il termine
biennale di prescrizione ai sensi dell’art. 52 cpv. 3 LAVS (in argomento vedi
la STCA 31.2012.1 del 21 dicembre 2012 al consid. 2.4).

 

                               2.3.   Costituiscono elementi del
danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del
salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002
consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI
1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del 4 ottobre
2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni
familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis
OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pag.
369 segg. e in RDAT II 2002 pag. 519 segg.; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2
consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H
142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).

                                         Secondo costante
giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa,
mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

                                         Tuttavia va ricordato che,
in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso
di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del
danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RCC 1991 pag. 133
consid. II/1b).

 

                                         Nel caso in esame, oggetto
del danno è il mancato versamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per gli
anni dal 2012 al 2013, quest’ultimo sino al mese di giugno, così come risultano
dagli specchietti relativi all’evoluzione del debito contributivo della FA 1
per gli anni 2012 e 2013, dagli estratti conto dei contributi paritetici per
gli stessi anni e dal conteggio dei salari non percepiti ma insinuati all’Ufficio
esecuzioni e fallimenti di __________ del 15 aprile 2015 sempre per gli stessi
anni (doc. 6, 7, 1/D3-D4 e 1/D5).

                                         L’importo del danno fatto
valere per complessivi fr. 101'966.35 (cfr. consid. 1.3), a prescindere dal
fatto che non è stato in quanto tale contestato, è quindi da ritenere
adeguatamente comprovato, ricordato altresì come conformemente alla legge (art.
41bis OAVS) e alla succitata giurisprudenza, le spese di amministrazione, gli
interessi moratori e le spese di diffida e esecutive costituiscono elementi del
danno risarcibile unitamente ai contributi paritetici rimasti scoperti.

 

                               2.4.   Per definizione, il danno
considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione
in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro,
segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag.
99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono
innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di
esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i
contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv.
1 LAVS, artt. 34 segg. OAVS; RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo di conteggiare e
versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto
pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e il venire
meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi
dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI
1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192
consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).

                                         Inoltre – anche se ciò non
è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro deve preoccuparsi
dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il prelevamento e la
trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne
consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, lo
stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha
violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.5.   La cassa di compensazione che
constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle
prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni
paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi
di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale
o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a
giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213). È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei
contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta,
ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità. Affinché un
simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che
il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi
di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). L’obbligo del datore di lavoro e dei
suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di
conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA
1987 pag. 7).

 

                               2.6.   Ai sensi della giurisprudenza
del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando
questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi
persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura della diligenza
richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve
generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della
stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634
consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die
Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53). I
fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili
a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura
questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto
della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il
tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle
responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta
(DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus,
op. cit., pag. 52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG,
in Der Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658). La giurisprudenza ritiene
che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei
contributi configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).

 

                               2.7.   Nella fattispecie concreta,
il ricorrente – come accennato, socio
gerente dal 28 dicembre 2006 sino al 1. giugno 2010, socio dal 1. giugno 2010
al 17 settembre 2012 e successivamente socio gerente dal 17 settembre 2012 (sempre
con diritto di firma individuale) sino alla dichiarazione di fallimento del 28
agosto 2013 della FA 1 (cfr. consid. 1.1) –
sostiene che nessuna responsabilità possa essergli attribuita (in ogni caso
almeno fino a quando non ha assunto nuovamente la gerenza della società)
ritenuto che l’unico responsabile degli aspetti amministrativi della FA 1 fosse
il __________ e che quando egli ha ripreso la gestione della società nel
settembre 2012 (cfr. doc. 1/b) era ormai troppo tardi per evitare il danno
mancando le usuali riserve.

                                         Quanto asserito non è
sufficiente per liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS.

 

                                         Va ricordato che, secondo
giurisprudenza, i soci gerenti e i gerenti di una Sagl rispondono dei danni
causati dal non pagamento dei contributi sociali come gli organi di una società
anonima. Pertanto nell'ambito della responsabilità ex art. 52 LAVS, il socio
gerente (e il gerente) di una Sagl deve essere parificato ad un amministratore
di una società anonima (DTF 126 V 238 = Pratique VSI 2000, pagg. 226-229; cfr.
anche Pratique VSI 2002 pagg. 177seg; STFA H 20/01 del 21 giugno 2001). Il suo
comportamento nell’ambito della gestione va quindi valutato secondo gli stessi
criteri applicati agli amministratori di questa società (STF 9C_788/ 2007 del
29 ottobre 2008; STFA H 95/04 dell’8 marzo 2005, STFA H 337/01 del 23 gennaio
2003; STCA 31. 2011.6 dell’11 ottobre 2011 con riferimenti).

                                         A tal riguardo ai sensi
dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore (e di conseguenza anche
al gerente di una Sagl) spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate della
gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello
statuto, dei regolamenti e delle istruzioni. L’amministratore deve, di
principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF
114 V 219 = RCC 1989 pag. 116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità
all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H 310/02 dell’11
novembre 2003, STFA H 33/03 dell’8 ottobre 2003 e STFA H 208/00 + H 209/00 del
28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, cit., RSA 1991, pag. 165). In caso
contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (STFA 365/01 del 15 aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27
aprile 2001 consid. 5d). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8
novembre 1999 (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che "scopo
della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato
quale consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale
sinecura, ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca
responsabilità.". Secondo la nostra Massima istanza, i membri del CdA
devono rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i
contributi paritetici rimangono impagati (STFA H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21
dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N., tutte
citate nella STCA del 18 novembre 2009 [31.2009.1, consid. 2.8, pag. 14]
confermata dal TF con la STF 9C_29/2010 del 28 ottobre 2010).

 

                                         Rettamente, nella
decisione contestata, la Cassa ha rilevato che “(…) relativamente alle cause
che avrebbero portato al dissesto della società, si rileva che la
responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS non è da porre in
relazione né alla gestione della società per sé stessa né a eventuali cause di
fallimento (STCA 9 giugno 2008, inc. 31.2007.18+20; STCA 14 giugno 1995, inc.
31.1995.12). L'Alta Corte ha avuto modo di precisare che la ditta che
attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati
deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA 23 luglio 2002, H 170/01;
STFA 7 maggio 1997, H 336/95; STCA 18 febbraio 2013, inc. 31.2012.5). Nel
concreto caso, a seguito dell'entrata in mora della società con il pagamento
dei contributi, la Cassa procedeva dal mese di maggio 2012 all'invio di diffide
di pagamento e dal mese di gennaio 2013 all'avvio di procedure esecutive che
hanno portato all'irrecuperabilità dei contributi. ll fatto che la società
abbia costantemente procrastinato e differito il pagamento dei contributi è già
di per sé un segno di negligenza grave del datore di lavoro che fa sorgere la
responsabilità degli organi, ai quali incombe per legge, come suesposto, la
massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società. Come
stabilito dalla giurisprudenza federale, nell'ambito dell'accertamento del mancato
pagamento dei contributi non riconducibile a una situazione di momentanea illiquidità
- ciò che non è il caso nella fattispecie - la sospensione del pagamento dei
contributi è inammissibile e costituisce una negligenza grave
dell'amministratore (STFA 12 dicembre 2002, H 279/01). (…)” (doc. 1, pag.
6).

 

                                         Ritenuti, da una parte la
posizione di organo formale della società quale socio gerente e, dall’altra
parte, che l’insorgente (come si dirà meglio in seguito) non ha minimamente
provato di essere stato impossibilitato ad eseguire puntualmente i suoi compiti,
a mente di questo Tribunale non occorre richiamare l’incarto penale né
attendere l’esito del procedimento in corso.

                                         Va qui inoltre ricordato
che, nell’ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi
all’influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile ossia
inoltrare immediatamente le sue dimissioni (STFA H/268/01 e H/269/01 del 5
giugno 2003) e/o non accettare una carica con relative responsabilità e
obblighi.

 

                                         Questo Tribunale rileva
che l’insorgente non ha addotto e tantomeno provato di essere stato impedito
nell’esercizio della sua carica di socio gerente della FA 1. Nemmeno ha
sostenuto (e tantomeno documentato) di essere stato ingannato mediante raggiri
di rilevanza penale e che a causa degli stessi non può essergli imputata una
negligenza grave (in argomento cfr. la STFA H 152/05 del 7 febbraio 2006).

                                         L’insorgente non ha dunque
validamente provato che, nonostante l’assunzione della veste di socio gerente
con tutti gli oneri che da tale carica derivano, il signor __________ gli ha
sottaciuto scientemente e volontariamente l’effettiva situazione della società
e/o fornito informazioni errate, ma affidanti, al riguardo della stessa (in
argomento cfr. la STCA 31.2006.14 + 17-22 del 5 luglio 2007).

                                         In questo senso non
bastano le generiche e non documentate affermazioni secondo le quali “(…)
tutti gli elementi a disposizione di RI 1 al momento dell'uscita di __________
dalla società, gli permettevano invero di poter ragionevolmente sostenere che
il socio si fosse assicurato della situazione finanziaria della società, che
tutto corrispondesse ad una logica organizzata e che la necessaria liquidità
per far fronte alle spese fosse comunque assicurata. In questo senso __________
aveva più volte fornito rassicurazioni al ricorrente. Questo aspetto è pure
risultato evidente nell'ambito del procedimento penale che interessa i due ex
soci. __________ ha infatti pure ammesso la propria cattiva gestione per aver,
tra l'altro, omesso la postergazione di crediti correntisti, rimborsato un
credito correntista ed effettuato altre operazioni che hanno portato al
fallimento della società. __________ non è stato in grado di gestire
l'effettiva situazione della liquidità della società, ha omesso di effettuare i
necessari accantonamenti per consentire, tra l'altro, il pagamento dei
contributi paritetici. Quando RI 1 ha ripreso la gerenza della società, nel
settembre del 2012, oramai era troppo tardi. Dal rapporto di polizia reso
nell’ambito del procedimento penale risulta in modo chiaro che da parte di __________
c'è stata un'evidente omissione della contabilità. Al termine della sua
gestione questi non ha lasciato una contabilità per nulla ordinata, in crassa
violazione con il principio che vuole che i conti vengano presentati in modo
completo, chiaro, comprensivo e fedele. Addirittura, sono emersi nell'ambito
dell'inchiesta più di un unico bilancio per un medesimo anno contabile, durante
la gestione __________. (…)” (I, pag. 2 e 3).

                                         Va qui ribadito che
l’insorgente, nella misura in cui (come da lui asserito) la contabilità non
fosse stata chiara e la gestione da parte del __________ lacunosa, avrebbe
potuto/dovuto rassegnare immediatamente le sue dimissioni e/o non accettare la
carica di socio gerente (oltretutto in una società che già conosceva viste le
cariche già in precedenza assunte; cfr. consid. 1.1) con relative
responsabilità e obblighi.

                                         Se da una parte la procedura
davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti
rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Di conseguenza – atteso che è preciso dovere
dell'interessato indicare con esattezza la documentazione di cui vuole
avvalersi, potendosi da lui esigere (a maggiore ragione se patrocinato) che
proceda in modo selettivo e mirato all'offerta e produzione dei mezzi di prova
rilevanti per il giudizio e non incombendo ai giudici cantonali il compito di
supplire ad eventuali carenze in tal senso (cfr., tra le altre, le STFA H 5/02
del 31 gennaio 2003, consid. 4.3; H 10 + 45/01 del 16 settembre 2002, consid.
4.3.2; H 170/01 del 23 luglio 2002, consid. 3.3; H 444/00 del 25 giugno 2002
consid. 4d e H 153/01 del 5 novembre 2001, consid. 4c.) –, la domanda formulata dall’insorgente di “(…)
convocazione di un dibattimento ai sensi dell’art. 17 Lptca (…)” (I, pag.
8), va respinta.

                                         Sono infatti ammesse
soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono
inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già
chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla
fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o
indiretta (DTF 120 V 360). Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio
permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un
apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi
fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure
probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere
altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Dieterle/ Kieser, op. cit.,
pag. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des
Bundes, 1998, pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; DTF 122 II 469, 122 III 223).
In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N. 10 pag. 28; DTF 124 V
94).

 

                                         Quanto all’assunto secondo
il quale l’insorgente non potrebbe essere chiamato a rispondere dei contributi
scaduti e non versati prima del mese di settembre 2012 allorquando ha ripreso
la carica di socio gerente della società, va osservato quanto segue.

                                         Il nuovo amministratore
(rispettivamente gerente o socio gerente) risponde non soltanto dei contributi
sociali correnti, ma pure del debito scaduto nel corso del periodo precedente
alla sua entrata in funzione. Infatti, secondo giurisprudenza, il nuovo
amministratore (rispettivamente gerente o socio gerente) deve vegliare affinché
vengano versati i contributi correnti e quelli scaduti e dovuti quando egli non
era ancora in carica, in quanto vi è rapporto di causa effetto tra l'inazione
dell'organo e il mancato pagamento dei contributi (DTF 119 V 407 consid. 4c;
RCC 1992 pag. 269 consid. 7b). Nessuna responsabilità del nuovo amministratore (rispettivamente
gerente o socio gerente) secondo l'art. 52 LAVS è data per contro per il danno
causato alla cassa di compensazione prima della sua entrata nel consiglio di
amministrazione, nel caso in cui egli nulla poteva modificare, e meglio poiché
la società era già insolvente (DTF 119 V 401) rispettivamente indebitata al punto
che i contributi risultavano irrecuperabili per motivi giuridici o di fatto
(SVR 2002 AHV Nr. 10 pag. 24 consid. 4c/aa; Nussbaumer, op.cit., pag. 1076). In
tale ipotesi l'amministratore risponde unicamente per l’aggravamento del danno,
ossia per ulteriori debiti contributivi (Reichmuth, Die Haftung des
Arbeitgebers und seiner Organe nach art. 52 AHVG, 2008, n. 277 pag. 68 con
riferimenti di giurisprudenza; cfr. anche STF 9C_841/2010 del 22 settembre 2011
consid. 4.3 e STFA H 156/05 del 16 gennaio 2007 consid. 7.2).

                                         Nel caso in esame dagli
atti non emerge, né del resto è stato sostenuto, che al momento della nuova
entrata in carica quale socio gerente della FA 1, la società si trovasse già in
uno stato d’insolvenza tale da rendere impossibile il pagamento dei contributi
già scaduti, motivo per cui l’insorgente deve rispondere anche per gli oneri
sociali dovuti prima del 17 settembre 2012.

                                         In effetti, come rilevato
dalla Cassa e rimasto incontestato, “(…) nell’evenienza concreta, sino alla
revoca del mandato di gerente del signor __________ decisa dall’assemblea
straordinaria tenutasi il 17 settembre 2012 (cfr. doc. B), la società ha
regolato il pagamento dei contributi AVS. Per contro si evidenzia che dalla
successiva nomina di gerente dell’opponente in data 17 settembre 2012 (cfr.
doc. B) sino al fallimento, la società non ha effettuato alcun versamento di
contributi paritetici AVS. (…)” (doc. 1, pag. 6 e 7).

                                         Il ricorrente non ha
dunque nemmeno reso verosimile che al momento della nuova entrata in carica
quale socio gerente, la FA 1 fosse insolvente o indebitata a tal punto da dover
considerare irrecuperabili i contributi dovuti prima dell’inizio del suo
mandato (settembre 2012). Va qui ribadito che se da una parte la procedura
davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti
rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Conformemente alla succitata
giurisprudenza l’insorgente deve pertanto rispondere, indipendentemente dalla
questione a sapere se abbia o meno contribuito a tale posta di danno, anche per
gli oneri sociali dovuti prima del suo rientro quale socio gerente della
società (cfr. in questo senso la STCA 31.2014.7 del 22 dicembre 2014).

 

                                         Riguardo infine
all’affermazione secondo cui “(…) in altre parole la “mente”, ideatore e
gestore di tutte le operazioni immobiliari che hanno interessato la FA 1 era __________,
mentre RI 1 solo il “braccio”, che si occupava dei cantieri dal punto di vista
tecnico. Era __________ a gestire la contabilità, era lui che aveva il compito
di garantire la necessaria liquidità. (…)” (I, pag. 2), va ricordato che,
secondo la giurisprudenza federale, l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nel
presente ambito per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione
alla gravità dell'errore commesso dai presunti responsabili (in argomento STF
9C_675/2009 del 3 maggio 2010, consid. 6.5 e la giurisprudenza e dottrina ivi
citata; STFA 13 novembre 2000 nella causa S, H 238/98, consid. 4b; Pratique VSI
1996 pag. 306). Determinante è che le circostanze addotte dall’insorgente, come
visto, non costituiscono motivi sufficienti per esonerarlo dalla sua
responsabilità e per escludere quindi l’esistenza di una negligenza grave.

 

                                         Questo Tribunale deve
pertanto concludere che l’insorgente ha omesso di compiere quanto doveva
apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di socio gerente di una Sagl.

 

                                         In queste circostanze, non
avendo adempiuto agli obblighi che la carica di socio gerente gli imponeva, RI
1, deve essere ritenuto responsabile ex art. 52 LAVS del danno subìto dalla
Cassa.

 

                               2.8.   Occorre esaminare se speciali
circostanze legittimavano il datore di lavoro, rispettivamente il proprio
organo esecutivo, a non versare i contributi o potevano scusarlo dal
provvedervi (DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                                         Costituisce motivo di
giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei
contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in
questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata situazione
finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi
dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora altri
crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la
sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i
contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La questione
decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca
credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale
atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo
responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe
nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; vedi anche Meyer, Die
Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur
Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pag. 25 segg. e 35 segg.; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002
consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha
precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua
esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a).

                                         Quindi l’illiquidità della
società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non
sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza
(STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

 

                                         Da distinguere dal caso in
cui il datore di lavoro non versa i contributi per salvare l’azienda, la cui
omissione può costituire motivo di giustificazione, vi è quello in cui il
mancato pagamento in occasione della cessazione dell’attività può eventualmente
rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi
segnatamente con riferimento a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e
ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri
obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere
sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei
contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la
giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile
dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3
con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 segg. pag. 163
segg.; cfr. anche Meyer, op. cit., pag. 36). Va poi ricordato che per
giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il
differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti
venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                                         In concreto, non sono
stati invocati motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa, nel
senso della succitata giurisprudenza.

 

                                         Non va in ogni caso
dimenticato che la FA 1, nonostante le diffide e i precetti esecutivi, ha
pagato l’ultimo importo di fr. 18'608.90 per i contributi dovuti per il II
trimestre del 2012 il 21 agosto 2012 (cfr. gli specchietti dell’evoluzione del
debito contributivo fatto valere sub doc. 6 e 7). In queste circostanze non
risultano dati gli estremi, che l’insorgente, come detto, nemmeno fa valere,
per ammettere nella specie che il differimento dei pagamenti fosse
riconducibile ad una momentanea crisi finanziaria della società o ad una
passeggera situazione di illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243;
STFA H 134/02 del 30 gennaio 2003, H 297/03 del 4 novembre 2004, H 277/01 del
29 agosto 2002; RCC 1992 pag. 261).

 

                                         In conclusione, non
essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione, rispettivamente di
discolpa, RI 1 deve risarcire alla Cassa la somma di fr. 101'966.35 per oneri
sociali non versati dalla FA 1 negli anni 2012 e 2013, quest’ultimo sino al
mese di giugno.

 

                               2.9.   L’insorgente, come accennato
(cfr. consid. 1.4), ha fatto valere che la Cassa avrebbe dovuto sospendere la
procedura di risarcimento sino alla conclusione della procedura penale.

 

                                         Va qui innanzitutto
rilevato che per costante giurisprudenza, nell’ambito di vertenze in materia di
assicurazioni sociali, il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato
dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per quel che
concerne la determinazione delle prescrizioni violate, né per quel che attiene
la valutazione della colpa commessa (cfr., tra le altre, le STFA H 33/03 dell’8
ottobre 2003, consid. 5.6; H 411/01 del 5 marzo 2003, consid. 5 e H 194/01 del
4 febbraio 2002, consid. 2a).

 

                                         Inoltre – ricordato che, come accennato (cfr.
consid. 2.7), l’insorgente non ha addotto e tantomeno provato di essere stato
impedito nell’esercizio della sua carica di socio gerente e in particolare che
terzi gli avrebbero sottaciuto scientemente e volontariamente l’effettiva
situazione della società e/o fornito informazioni errate, ma affidanti, al
riguardo della stessa – questo
Tribunale può fare proprio quanto addotto dalla Cassa nella risposta e meglio
che “(…) a nulla giova quindi il richiamo al procedimento penale in corso e
a presunti impedimenti legati all'omissione della contabilità. Tali censure,
peraltro nemmeno comprovate e di per sé già inammissibili, non liberano
l'insorgente dalla responsabilità ex art. 52 LAVS, ritenuto che l'asserita
omissione della contabilità e l'apertura di un procedimento penale non gli
impedivano e non lo esimevano visto il ruolo rivestito dall'obbligo di
informarsi presso la Cassa sull'esposizione debitoria della società. Del resto
la grave situazione debitoria è sorta, come detto, dopo l'assunzione della
carica di gerente del signor FA 1. (…)” (III, pag. 5).

                                         Del resto, nemmeno dagli
atti risulta e tantomeno l’insorgente ha fatto valere che, in un lasso di tempo
relativo ai contributi che dovevano essere versati, nell’ambito della procedura
penale siano stati sequestrati degli averi di pertinenza della società (in
argomento cfr. la STF H 386/00 del 28 giugno 2002 che rinvia alla DTF 108 V 183
confermata in DTF 121 V 244).

 

                                         In questo senso anche la
censura secondo la quale la Cassa avrebbe dovuto sospendere la procedura di
risarcimento sino alla conclusione di quella penale va respinta.

 

                             2.10.   Riguardo, infine, alla domanda
di chiamare in causa __________ (cfr. consid. 1.4), va rilevato quanto segue.

 

                                         Con la chiamata in causa,
terze persone particolarmente toccate nei propri interessi dall'esito di una
decisione vengono coinvolte in una determinata procedura a cui poi partecipano.
Il coinvolgimento degli interessati a livello di scambio degli allegati (cfr.
pure art. 110 cpv. 1 OG e a tal proposito DTF 125 V 80 consid. 8b pag. 94 con
riferimenti) ha lo scopo di estendere al cointeressato l'effetto di cosa
giudicata della pronuncia, in modo tale che quest'ultimo nell'ambito di una
successiva procedura nei suoi confronti dovrà lasciarsi opporre tale giudizio.
L'interesse a una chiamata in causa è di natura giuridica. Una situazione
giustificante una simile chiamata si presenta quando da una determinata
decisione sono da attendersi ripercussioni nei rapporti giuridici tra una parte
principale e il cointeressato (Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed.,
pag. 183 seg.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des
Bundes, 2a ed., pag. 191 n. 528; BGE 125 V 80 consid. 8b pag. 94). La chiamata
in causa consente di tenere adeguatamente conto del diritto di esprimersi prima
della resa di una decisione sfavorevole ed è così un'emanazione del diritto di
essere sentito (STFA H 72/06 del 16 ottobre 2006, consid. 2.2 con riferimenti;
Kölz/Häner, op. cit, pag. pag. 191 seg. n. 528).

                                         In particolare, il
chiamato in causa ha il diritto di esprimersi sugli atti giudiziari senza
disporre di ulteriori diritti di parte. Può formulare osservazioni ma
limitatamente all’oggetto di causa definito dal ricorrente e con il giudizio
non può essere obbligato materialmente a qualche cosa rispettivamente niente
può essergli attribuito (“(…) Dem
Beigeladenen ist – analog den Prozesspartei – das Recht zu gewähren, sich
zumindest zu den Rechtsschriften äussern zu können, ohne jedoch über
weitergehende Parteirechte zu verfügen; er kann eigene Anträge stellen, ist
aber an den Streitgegenstand gebunden, der vom Beschwerdeführer festgelegt
wird. Schliesslich kann der Beigeladene in materieller Hinsicht im Urteil zu
nichts verpflichtet und es kann ihm nichts zugesprochen werden. (…)”
(cfr. Reichmuth, op. cit., n. 1098 pag. 260-261)).

 

                                         Appurato, da una parte,
che la Cassa ha proceduto unicamente nei confronti di RI 1 (cfr. consid. 1.5) e
considerato, dall’altra parte, lo scopo e le finalità suenunciate della
chiamata in causa, questo Tribunale non ritiene di dover dare seguito alla
postulata chiamata in causa di __________.

 

                                         In ogni caso, anche se la
succitata richiesta fosse da trattare alla stregua di una domanda volta a
sentire __________ quale teste, il TCA ribadisce che gli atti di causa sono
sufficienti per potersi pronunciare in merito alla vertenza senza dover
intraprendere ulteriori atti istruttori.

                                         Va ribadito che possono
essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i
mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o,
ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF
120 V 360). Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono
all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento
diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino
una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non
potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Dieterle/ Kieser, op. cit., pag. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1998,
pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; DTF 122 II 469, 122 III 223). In tal caso
non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente
all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N. 10 pag. 28; DTF 124 V 94).

 

                                         In questo senso questo la
domanda di chiamare in causa __________ deve essere respinta.

 

                             2.11.   L’insorgente ha chiesto di
essere messo al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio (doc. I).

 

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il
diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente
può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale disposto mantiene il principio
che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della
relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, ATSG
Kommentar, 3a edizione, 2015, ad art. 61, n. 173-193, pagg. 828-832).

                                         L'art. 28 cpv. 2 Lptca
stabilisce che la disciplina della difesa d'ufficio e del gratuito patrocinio è
retta della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (LAG),
nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011.

                                         Secondo l’art. 3 cpv. 1
LAG l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle
cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al
gratuito patrocinio.

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo
(DTF 125 V 202 consid. 4a e 372 consid 5b e riferimenti).

 

                                         L’istante va considerato
indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla difesa dei
suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento e
a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11ss.;
DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò è il caso vanno presi in considerazione
i redditi del richiedente e delle persone che hanno un obbligo di mantenimento
nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori). L’obbligo dello
Stato di accordare l’assistenza giudiziaria è in effetti sussidiario
all'obbligo di mantenimento derivante dal diritto di famiglia (DTF 119 Ia
11ss.). Il limite per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle
disposizioni sull’assistenza giudiziaria è superiore al minimo di esistenza
determinato ai fini del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13, consid. 7c, pag.
48). All’importo base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il
25% (STFA U 102/04 del 20 settembre 2004 consid. 4.1.2). L’indigenza
processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli
necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (RAMI 1996 N. U
254 pag. 209 consid. 2).

 

                                         Il requisito della
probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità di vincere la
causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole
riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si
esporrebbe (STFA U 220/99 del 26 settembre 2000; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II
275 consid. 4b e 119 Ia 251).

                                         A tal proposito, si
osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole non si deve
adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di
primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere
accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA K
75/05 del 9 agosto 2005; STFA I 173/04 del 10 agosto 2005; STFA I 422/04 del 29
agosto 2005; STFA non pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275 e
124 I 304 consid. 2c). Inoltre, quando le prospettive di successo e i rischi di
perdere il processo si eguagliano o le prime sono soltanto leggermente
inferiori rispetto ai secondi, le domande non possono essere considerate senza
esito favorevole (DTF 125 II 275, 124 I 304 consid. 2c e 122 I 267 consid. 2b).

 

                                         Nel caso concreto, visti i
chiari principi che risultano dalla giurisprudenza pubblicata sia nella
Raccolta Ufficiale che nel sito web della Confederazione, rispettivamente in
quello del Cantone Ticino, al patrocinatrice del ricorrente doveva apparire
evidente che il rischio di perdere il processo era palesemente maggiore rispetto
alle prospettive di un successo, ragione per la quale il requisito della
probabilità di esito favorevole va giudicato inadempiuto (in argomento cfr. la
STCA 32.2015.160 del 5 ottobre 2016, consid. 2.13). In effetti, vista la
posizione di organo formale (socio gerente di una Sagl), l’insorgente
poteva/doveva essere a conoscenza delle responsabilità e dei compiti che da
tale carica derivano. Inoltre, patrocinato in causa, nemmeno poteva sfuggire al
ricorrente l’obbligo di provare e debitamente documentare di essere stato
impedito nell’esercizio della sua carica di socio gerente.

 

                                         In queste condizioni la
domanda di assistenza giudiziaria deve essere respinta.

 

                             2.12.   Visto tutto quanto precede il
ricorso va dunque respinto e la decisione su opposizione impugnata confermata.

 

                             2.13.   Il TF, nella DTF 137 V 51,
chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso in materia di
diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità del datore di lavoro
per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in materia di AVS,
ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico interposto contro un
giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro nei confronti di una cassa
di compensazione fondata sull’art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora il
valore litigioso raggiunga il limite di fr. 30'000.-- o in presenza di una
questione di diritto di importanza fondamentale (circa l’interpretazione in un
senso largo della nozione di “responsabilità dello Stato” ai sensi dell’art. 85
cpv. 1 lett. a LTF vedi Margit Moser-Szless, Le recours en matière de droit
pubblic au Tribunal fédéral dans le domaine des assurances sociales – aspects
choisis, in HAVE 2010 pag. 342; Mélanie Fretz, La responsabilité selon l’art.
52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 pag. 249;
cfr. inoltre anche DTF 135 V 98 nella quale il TF si è pronunciato circa
l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità del
titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione per
il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e DTF 134 V 138 nella
quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso in tema
di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo evidenziando,
in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione di diritto di
importanza fondamentale” – presupposto questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2
LTF, renderebbe ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico anche se
il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere dimostrata dal
ricorrente).

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati.

 

                                         Contro la presente
decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

 

                                         In materia patrimoniale il
ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo della responsabilità
dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr. 30'000.-- (art. 85 cpv. 1
lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000.-- il ricorso è
nondimeno ammissibile se si pone una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF).

                                         Qualora non sia dato il
ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre negli stessi
termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113 LTF) per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti