# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 890eeee8-4046-5201-9aad-3304b5ec873a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-10
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 10.11.2022 RR.2022.137
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2022-137_2022-11-10.pdf

## Full Text

Sentenza del 10 novembre 2022 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Giorgio Bomio-Giovanascini e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A. SA 

 

rappresentata dall'avv. Luca Binzoni,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DELLA DOGANA E DELLA 

SICUREZZA DEI CONFINI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Polonia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2022.137 
 

 

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 Fatti: 

A. Il 31 gennaio 2020, la Procura di Bialystok (Polonia) ha presentato alla Sviz-

zera una domanda di assistenza giudiziaria internazionale nell’ambito di un 

procedimento penale a carico di B. e altri per associazione a delinquere fi-

nalizzata a commettere reati in materia fiscale con aggravante speciale della 

transnazionalità, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri do-

cumenti per operazioni inesistenti, emissione di fatture o altri documenti per 

operazioni inesistenti. L’autorità polacca afferma che le indagini avrebbero 

fatto emergere l’esistenza di una rilevante frode carosello all’IVA, intervenuta 

tra il 2012 e il 2016, per un valore di 700'000'000.– PLN (fr. 169'211'000.–), 

nel settore degli oli minerali (diesel, benzina e olio di colza), la quale coinvol-

gerebbe diverse società polacche in parte controllate dalle persone indagate 

(v. act. 7.1). 

 

Con la rogatoria, l’autorità estera chiede l’acquisizione della documentazione 

relativa al conto n. 1 presso la banca C. (ex banca D.), Lugano, intestato ad 

A. SA, unitamente alla documentazione di altri eventuali conti presso il pre-

detto istituto di credito riconducibili a tale società (v. act. 7.1, pag. 4 e seg.).  

 

 

B. Mediante decisione del 14 settembre 2020, l’Ufficio federale della dogana e 

della sicurezza dei confini (in seguito: UDSC), autorità incaricata dell’esecu-

zione della rogatoria (v. act. 7.2), è entrato in materia sulla domanda presen-

tata dall'autorità polacca, ordinando a alla banca C. quanto richiesto 

(v. act. 7.5, pag. 3 e seg.). 

 

 

C. Con scritto del 5 novembre 2020, la banca C. ha trasmesso svariata docu-

mentazione concernente la relazione bancaria n. 2, ex n. 1 (v. atto 8 incarto 

MP-TI). 

 

 

D. Con decisione di chiusura del 14 giugno 2022, l’UDSC ha ordinato la tra-

smissione alle autorità polacche di svariata documentazione concernente la 

relazione bancaria n. 2 presso la banca C., intestata ad A. SA (v. act. 7.5). 

 

 

E. Il 14 luglio 2022, A. SA ha interposto ricorso avverso la decisione in que-

stione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale po-

stulando, in via principale, l’annullamento della stessa e la reiezione della 

rogatoria, con restituzione della documentazione bancaria. In via subordi-

nata, essa chiede l’annullamento della decisione impugnata e l’accoglimento 

della rogatoria “limitatamente e solo ed esclusivamente al periodo 2012-

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2016 e tutti i nominativi presenti sugli estratti conto bancari dovranno essere 

oscurati così da tutelare i segreti commerciali della società A. SA” (act. 1, 

pag, 13 e seg.).  

 

 

F. Con scritti del 10 risp. 11 agosto 2022, l’UDSC e l’Ufficio federale di giustizia 

(in seguito: UFG) hanno postulato la reiezione del gravame, nella misura 

della sua ammissibilità (v. act. 6 e 7).  

 

 

G. Con replica del 23 agosto 2022, trasmessa all’UDSC e all’UFG per cono-

scenza (v. act. 10), la ricorrente si è riconfermata nelle proprie conclusioni 

ricorsuali (v. act. 9). 

 

 

Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto 

necessario, nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-

stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 

cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; 

RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 

RS 173.71] del 19 marzo 2010). 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Polonia e la Confede-

razione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di assistenza 

giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 17 giugno 

1996 per la Polonia e il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS 0.351.1), dal 

Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre 2001, entrato in vi-

gore il 1° febbraio 2004 per la Polonia e il 1° febbraio 2005 per la Svizzera (RS 

0.351.12), nonché dagli art. 48 e segg. della Convenzione di applicazione 

dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; n. CELEX 

42000A0922(02); L 239 del 22 settembre 2000, pag. 19–62; non pubblicata 

nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet della Con-

federazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi bilate-

rali”, 8.1 Allegato A; https://www.fedlex.admin.ch/it/sector-specific-agree-

https://www.fedlex.admin.ch/it/sector-specific-agreements/EU-acts-register/8/8.1

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ments/EU-acts-register/8/8.1). Di rilievo nella fattispecie è anche la Conven-

zione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, 

conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 

per la Svizzera ed il 1° aprile 2001 per la Polonia (CRic; RS 0.311.53), l'art. 46 

della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (in seguito: 

UNCAC), conclusa il 31 ottobre 2003, entrata in vigore per la Polonia il 15 otto-

bre 2006 e per la Svizzera il 24 ottobre 2009 (RS 0.311.56), richiamati gli art. 14 

e 23 relativi al riciclaggio in generale, nonché l'Accordo di cooperazione fra la 

Confederazione Svizzera, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati mem-

bri dall'altro, per lottare contro la frode e ogni altra attività illecita che leda i loro 

interessi, concluso il 26 ottobre 2004 (AAF; RS 0.351.926.81). Alle questioni 

che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola 

espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più 

favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di fa-

vore), si applica la legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla rela-

tiva ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 145 IV 294 con-

sid. 2.1; 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 

136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle 

pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS; art. 25 n. 2 AAF). 

È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 

IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e 

segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando. 

 

1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu-

sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) 

possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, 

con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). 

 

1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-

corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. 

Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, la ricor-

rente è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP 

nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 con-

sid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).  

 

 

https://www.fedlex.admin.ch/it/sector-specific-agreements/EU-acts-register/8/8.1

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2. La ricorrente sostiene che l’esposto fattuale della rogatoria non sarebbe con-

forme alle disposizioni applicabili in materia in quanto carente e generico, so-

prattutto per quanto riguarda i reati contestati agli indagati nonché il legame tra 

la ricorrente stessa e il procedimento estero. 

 

2.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic, 

46 par. 15 UNCAC e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che 

indichi l'ufficio da cui emana e all'occorrenza l'autorità competente per il proce-

dimento penale, il suo oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i 

dati, il più possibile precisi e completi, della persona contro cui è diretto il pro-

cedimento penale, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al 

fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni 

ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 

547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c; TPF 2021 60 consid. 3.1; 2015 110 consid. 

5.2.1). Ciò non implica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la commis-

sione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze 

sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di escludere 

la sussistenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo 

tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 

2.2). L'autorità rogata non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella do-

manda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed immedia-

tamente rilevati (DTF 142 IV 250 consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 

consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 

2011 194 consid. 2.1.). 

 

2.2 Nella fattispecie, l’UDSC, traducendo e riassumendo la rogatoria redatta in lin-

gua tedesca, ha affermato che «il sistema della frode si articolerebbe su un 

gruppo di società a garanzia limitata tra le quali spiccano E., F., G., H., I., società 

gestite dagli indagati. L’inchiesta ha permesso di stabilire che tra i fornitori della 

I. vi era la ditta J. Ltd con sede in Inghilterra. Le prove raccolte permettevano di 

stabilire che in data 30 ottobre 2015 la J. Ltd aveva firmato l’accordo nr. 33 1020 

1026 0000 1596 0092 5909 per la fornitura di una garanzia bancaria nel com-

mercio internazionale per un importo di 10'000’000 PLN con la banca “K.” con 

sede a Varsavia. Secondo tale accordo questa fideiussione era a garanzia dei 

rischi derivanti dall’attività commerciale nelle vendite internazionali di combusti-

bili liquidi, compresi gli interessi di mora. Al fine di garantire i crediti della Banca 

a garanzia della fideiussione in questione è stato siglato il giorno stesso un ac-

cordo sul trasferimento di denaro sul conto di -banca K.- da parte di A. SA con 

sede a Lugano, Via Z., 6900 Lugano, Svizzera. Secondo questo accordo la A. 

SA ha versato sul conto della banca K. n. 3 risorse finanziarie pari a PLN 

10.000.000,00 per il periodo fino al regolamento completo del credito garantito 

derivante dall’accordo per la concessione di una fideiussione bancaria per J. 

LTD. Inoltre nel contratto stipulato veniva concordato che, allo scadere della 

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garanzia, qualora questa non fosse stata utilizzata, le risorse finanziarie così 

come gli eventuali interessi dovuti fossero da rimettere alla A. SA sul conto nu-

mero 1 a loro intestato presso la banca D. - Vìale Y. - 6901 Lugano 4. Allo stato 

attuale delle indagini si presenta così il fondato sospetto che la somma versata 

dalla A. SA quale garanzia, sia frutto del reato contestato, vale a dire l’otteni-

mento di un illecito profitto costituito dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) frau-

dolentemente sottratta dall’organizzazione criminale contro la quale si è aperta 

l’indagine» (act. 7.5, pag. 2). 

 

 L’esposto dei fatti, così come correttamente riportato nella decisione impugnata, 

soddisfa le esigenze normative e giurisprudenziali poste in materia. Sufficiente-

mente chiari risultano essere inoltre sia la qualifica giuridica dei fatti, sia il motivo 

che ha indotto l’autorità rogante a chiedere di ottenere la documentazione liti-

giosa, legato al trasferimento di denaro effettuato dalla ricorrente a titolo di ga-

ranzia su cui grava il sospetto di essere frutto dell’illecito profitto sopradescritto. 

Per il resto, non spetta al giudice dell'assistenza approfondire ulteriormente la 

fattispecie oggetto d'inchiesta, tantomeno ottenere le prove dei contestati reati. 

Sarà proprio la documentazione litigiosa a permettere all'autorità estera di pro-

gredire nella sua attività investigativa e di acclarare ulteriormente le condotte 

mosse a carico dei soggetti indagati. Le censure in questo ambito vanno dun-

que respinte. 

 

 

3. La ricorrente censura la violazione del principio della proporzionalità, nella mi-

sura in cui essa non avrebbe nulla a che vedere con la presunta evasione in 

materia d’imposta sul valore aggiunto. A suo dire, l’importo di PLN 10'000'000.– 

sarebbe stato versato sulla base di un contratto del tutto lecito, di modo che la 

documentazione bancaria che l’UDSC intende trasmettere alle autorità polac-

che sarebbe completamente estranea, come lo sarebbe la ricorrente stessa, ai 

fatti oggetto dell’inchiesta estera. Essa conterrebbe informazioni sensibili e con-

fidenziali nonché segreti commerciali, per cui un loro inoltro causerebbe una 

lesione degli interessi della ricorrente e dei suoi partner commerciali. La roga-

toria rappresenterebbe finanche una ricerca indiscriminata di prove. Tutta la do-

cumentazione non compresa nel periodo 2012-2016 non andrebbe in ogni caso 

trasmessa alle autorità polacche. 

 

3.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 

136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 

367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se 

le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-

sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, 

all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sen-

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tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-

sid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi 

sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo 

compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 

rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio 

della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 

pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare 

abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le 

indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 con-

sid. 3.1 e rinvii). 

 

 Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni 

per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di 

regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire 

quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-

sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del 

Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 

del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-

sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di 

tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente 

ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte 

del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (sen-

tenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2). 

Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati 

per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità 

richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base 

di una documentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca 

è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico 

(sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 con-

sid. 4.2). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le 

autorità debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 

consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 

dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esi-

genze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza, 

l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va 

orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta 

l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di 

rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 142 II 161 consid. 2.1.2; 

134 II 318 consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 

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consid. 3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un 

ruolo cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale coo-

perazione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di 

prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. 

Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, 

ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un 

dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa 

raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i 

suoi aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze 

del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a 

e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN, La coopération 

judiciaire internationale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 723, pag. 798 e 

seg.). Vietata è per contro la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita 

dalla giurisprudenza una ricerca generale e indeterminata di mezzi di prova 

volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a 

sostegno dello stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 

73 e rinvii; TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto si fonda semplicemente sul 

fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 

113 Ib 257 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 

dell’8 maggio 2017 consid. 3.1). 

 

3.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione litigiosa non può es-

sere esclusa. L’autorità rogante ha infatti individuato un versamento effettuato 

dalla ricorrente di PLN 10'000'000.– sul conto n. 3 intestato alla banca K., 

quest’ultima, unitamente a J. Ltd (ditta fornitrice di I.), coinvolta nei fatti oggetto 

d’indagine (v. supra consid. 2.2). Le autorità estere devono poter accedere a 

tutta la documentazione riguardante il conto della ricorrente, al fine di verificare 

l’esistenza di eventuali ulteriori legami finanziari con le soggettività toccate 

dall’inchiesta. Dopo una prima cernita l’autorità d’esecuzione ha già del resto 

giustamente escluso i documenti relativi al conto corrente in valuta CHF n. 1 

così come quelli riguardanti il conto corrente in valuta USD n. 1 “Macchinario 

Argentina”, ma per il resto l’utilità potenziale non può essere esclusa data la 

natura dei reati in esame. Contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, l'in-

teresse alla “privacy” delle persone toccate dalla misura chiaramente non può 

prevalere, nelle descritte circostanze, sulle necessità di indagine e sull'obbligo 

della Svizzera di accordare l'assistenza più ampia possibile (art. 1 cpv. 1 CEAG; 

art. 7 n. 1 CRic; art. 46 par. 1 UNCAC; sentenza del Tribunale federale 

1A.182/2006 del 9 agosto 2007 consid. 3.3). Il diritto alla riservatezza del cliente 

non prevale manifestamente sugli interessi del procedimento penale, per cui il 

principio della proporzionalità non è stato disatteso neppure da questo punto di 

vista. Non è altresì possibile restringere la documentazione al periodo 2012-

2016 perché questo significherebbe privare a priori le autorità estere di poten-

ziale materiale probatorio atto ad acclarare i fatti in una prospettiva temporale 

sufficientemente ampia, ovviamente sia a carico che a discarico. 

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3.3 Per quanto concerne l'invocata estraneità ai fatti oggetto del procedimento po-

lacco, l'assunto ricorsuale è privo di pertinenza in ambito di assistenza giudizia-

ria internazionale. L’insorgente disattende infatti che l'eventuale qualità di per-

sona non implicata nell'inchiesta all'estero non consente a priori di opporsi alle 

misure di assistenza. Basta che sussista una relazione diretta e oggettiva tra la 

persona ed il reato per il quale si indaga e ciò senza che siano necessarie 

un'implicazione nell'operazione criminosa e ancor meno una colpevolezza sog-

gettiva ai sensi del diritto penale (DTF 120 Ib 251 consid. 5a e b; 118 Ib 547 

consid. 3a in fine; ZIMMERMANN, op. cit., n. 404). Giova a tal proposito ricordare 

che l'art. 10 cpv. 1 AIMP, concernente la sfera segreta di persone non implicate 

nel procedimento penale, è stato abrogato con la modifica dell'AIMP del 4 otto-

bre 1996. Comunque, anche secondo il vecchio diritto, i titolari di conti bancari 

usati, anche a loro insaputa, per operazioni sospette non potevano prevalersi 

di quella disposizione (DTF 120 Ib 251 consid. 5b; 112 Ib 576 consid. 13d). 

 

3.4 

3.4.1 La rivelazione di segreti commerciali non costituisce un impedimento assoluto 

all'esecuzione di misure rogatoriali e alla concessione di assistenza giudiziaria 

(v. art. 248 cpv. 1 CPP in relazione con art. 9 AIMP; KELLER, Commentario zu-

righese, 3a ediz. 2020, n. 23 e seg. ad art. 248 CPP; v. anche GSTÖHL, Ge-

heimnisschutz im Verfahren der internationalen Rechtshilfe in Strafsachen, 

2008, pag. 318). In caso di obbligo di testimoniare e di edizione, prevale di re-

gola l'obbligo d'informare, dato che il segreto commerciale non costituisce un 

motivo per non deporre o per opporsi ad un ordine di edizione (v. GSTÖHL, op. 

cit., pag. 80). Per opporsi validamente ad una richiesta estera è necessario in 

tal senso rendere verosimile il motivo per cui il segreto in questione dovrebbe 

prevalere sulle esigenze del procedimento penale (v. GLUTZ, Commentario ba-

silese, 2015, n. 8 ad art. 9 AIMP). 

 

3.4.2 Nel ricorso non vengono per nulla spiegate e sostanziate le ragioni per cui, nel 

caso concreto, la protezione degli interessi commerciali della società ricorrente 

o di terzi prevarrebbe su quella degli interessi istruttori delle autorità di perse-

guimento penale estere, i quali sono di regola preponderanti; ragioni che nep-

pure gli atti dell'incarto permettono del resto di evidenziare. Le affermazioni 

della ricorrente in tale ambito, prive di qualsiasi riferimento a situazioni specifi-

che, puntuali e concrete, non permettono dunque di rifiutare l'assistenza a 

causa dell'invocata tutela del segreto degli affari. Saranno le autorità polacche 

ad adottare eventuali misure supplementari in tal senso, qualora nel procedi-

mento all'estero dovessero essere presentate richieste simili, e non vi è nes-

suna ragione per ritenere che esse non verrebbero dovutamente prese in 

esame a salvaguardia dei legittimi interessi delle parti. 

 

- 10 - 
 
 

3.5 Per il resto, spetterà al giudice estero del merito chinarsi sulle contestazioni dei 

fatti e/o reati formulate dalla ricorrente nonché valutare se dalla documenta-

zione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i 

fatti oggetto della procedura penale in Polonia e detta documentazione. Alla 

luce della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione litigiosa è 

potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta 

il principio della proporzionalità e non costituisce una ricerca esplorativa e indi-

scriminata di prove. 

 

 

4. In conclusione, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata. 

 

 

5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta 

dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato. 

 

 

 

- 11 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.– è messa a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 11 novembre 2022  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 

Comunicazione a: 

- Avv. Luca Binzoni 

- Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, Perseguimento 

penale 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale 
oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera 
al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il 
rispetto di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha 
eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente 
importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi 
per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta 
gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).