# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed936456-f915-5127-8976-357b77e53871
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-11-05
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 05.11.2025 ZR1 2024 45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZR1-2024-45_2025-11-05.pdf

## Full Text

«I_NAM»
«I_ALI»
«I_BEM»

Sentenza del 5 novembre 2025
comunicata il 12 novembre 2025

N. d'incarto ZR1 24 45

Istanza Prima Camera civile

Composizione Moses, presidente
Bäder Federspiel e Michael Dürst
Togni, attuario

Parti A._____
reclamante

contro

B._____
resistente
patrocinata dall'avv. Roberto A. Keller
Via de la Grida 11, 6535 F._____ GR

Oggetto servitù

Atto impugnato decisione del Tribunale regionale Moesa del 16 marzo 2023, 
comunicata il 5 marzo 2024 (n. d'incarto 115.20.18)

2 / 18

Ritenuto in fatto:

A. Previo ottenimento dell'autorizzazione ad agire rilasciata dalla Giudicatura di 
pace Moesa, con petizione del 21 ottobre 2020 A._____ ha chiesto, dinnanzi al 
Tribunale regionale Moesa, in via principale, l'accertamento di un diritto di passo 
pedonale e veicolare, come pure di una servitù di condotta necessaria, entrambe a 
beneficio della part. n. D._____, di sua proprietà, e a carico della part. n. E._____ 
RF di F._____, di proprietà di B._____; in via subordinata, la costituzione di un 
accesso pedonale e veicolare necessario, del medesimo contenuto ed estensione, 
a beneficio e a carico della medesime particelle. Egli ha contestualmente postulato 
che venga fatto ordine all'Ufficio del Registro fondiario del Circondario del Moesano 
(in seguito: URF) di intavolare tali servitù. Egli ha infine chiesto che venga fatto 
ordine a B._____, sotto la comminatoria penale dell'art. 292 CP, di rimuovere gli 
ostacoli che impediscono il pieno e libero esercizio delle servitù e che venga 
condannata al pagamento delle spese processuali e ripetibili di prima istanza.

B. Con decisione del 16 marzo 2023, il Tribunale regionale ha parzialmente 
accolto la petizione (cifra 1 del dispositivo) e, di conseguenza, accertato l'esistenza 
di una servitù di condotta sotterranea (allacciamento canalizzazioni acqua, pluviali 
e fognature con le canalizzazioni comunali), da esercitarsi lungo i tratti in colore 
rosso e blu evincibili dall'allegato A, parte integrante della decisione, in favore della 
part. n. D._____ e a carico della part. n. E._____ RF di F._____ (cifra 1.1 del 
dispositivo). Egli ha inoltre accertato l'esistenza di una servitù prediale di passo 
pedonale (larghezza di 90 cm), da esercitarsi indicativamente sull'area colorata in 
giallo nell' allegato A (cifra 1.2 del dispositivo) in favore della part. n. D._____ e a 
carico della part. n. E._____ RF di F._____. Esso ha contestualmente ordinato 
all'URF di iscrivere tali servitù a registro fondiario alla crescita in giudicato della 
decisione e posto le spese d'iscrizione a carico di B._____ (cifra 2 del dispositivo). 
Le spese processuali di conciliazione e di prima istanza sono state poste a carico 
delle parti in ragione di metà ciascuna (cifra 3 del dispositivo) e A._____ è stato 
condannato al versamento a B._____ di un'indennità a titolo di spese ripetibili di 
prima istanza (cifra 4 del dispositivo).

C. Con reclamo del 10 [recte: 8] aprile 2024 A._____ (in seguito: reclamante) 
chiede la riforma delle cifre 1.2, 1.3, 2, 3 e 4 del dispositivo della decisione del 
16 marzo 2023 del Tribunale regionale, per i motivi che verranno esposti in seguito, 
con protesta di spese processuali di conciliazione, di prima istanza e ripetibili di 
prima e seconda istanza.

3 / 18

D. Con risposta al reclamo del 21 agosto 2024, B._____ (in seguito: resistente) 
postula la reiezione del reclamo, con protesta di spese processuali e ripetibili 
relative alla procedura di reclamo.

Considerando in diritto:

1.1.1. Giusta l'art. 319 lett. a CPC le decisioni finali inappellabili di prima istanza 
sono impugnabili mediante reclamo. Sono tali le decisioni pronunciate in 
controversie patrimoniali se il valore litigioso secondo l’ultima conclusione 
riconosciuta nella decisione impugnata non raggiunge CHF 10'000.00 (art. 308 
cpv. 2 e contrario CPC). La giurisprudenza prevede che se la controversia riguarda 
l'esistenza di una servitù, il valore litigioso corrisponde all'aumento di valore che la 
stessa apporterebbe al fondo dominante oppure, se superiore, alla diminuzione di 
valore patita dal fondo serviente (DTF 109 II 491 consid. 1a/c; TREZZINI, in: 
Trezzini/Molo [edit.], Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile 
svizzero, vol. 1, 3a ed. 2025, art. 91 n. 27a). Gli interessi e le spese del 
procedimento in corso o di un'eventuale pubblicazione della decisione, nonché 
eventuali conclusioni subordinate non sono computati (art. 91 cpv. 1 seconda frase 
CPC).

1.1.2. La decisione impugnata è una decisione finale relativa all'esistenza di una 
servitù fondiaria, ovvero una controversia patrimoniale. I giudici di prima istanza 
hanno ritenuto che il valore litigioso corrisponda a CHF 8'500.00 (act. B.2 consid. 2). 
Tale valutazione, proposta dal reclamante e non contestata dalla resistente 
(act. A.1, pag. 3; A.2), appare ragionevole, considerato che l'iscrizione di un tale 
diritto di passo che attraversa orizzontalmente l'intera part. n. E._____ RF di 
F._____ comporta una diminuzione di valore di almeno un simile importo per un 
fondo situato in zona residenziale nel Comune di F._____.

1.1.3. La decisione del 16 marzo 2023 del Tribunale regionale è pertanto 
impugnabile mediante reclamo.

1.2. Con reclamo dell’8 aprile 2024, il reclamante chiede la riforma delle cifre 1.2, 
1.3, 2, 3 e 4 della decisione impugnata. La cifra 1.1 – non contestata – passa 
pertanto in giudicato.

2.1. Nella propria impugnativa, il reclamante contesta innanzitutto un 
accertamento manifestamente inesatto dei fatti e un'errata interpretazione della sua 
domanda di causa da parte dell'autorità inferiore. Egli rileva in sostanza di aver 
chiesto, con petizione del 21 ottobre 2020, in via principale, l'accertamento di un 
diritto di passo pedonale a beneficio della part. n. D._____ e a carico della part. 

4 / 18

n. E._____ RF di F._____ con estensione sull'area convenuta tra le parti il 
21 novembre 1981, alternativamente come accertato dal giudice (act. TR I.1; II.17). 
Sebbene il tribunale di prima istanza, con decisione del 16 marzo 2023, abbia 
accolto tale domanda, esso l'avrebbe tuttavia interpretata in modo errato, riducendo 
nel proprio dispositivo la larghezza della servitù a soli 90 cm (act. TR IV.3, cifra 1.2 
del dispositivo; act. A.1 ad A.1). Egli lamenta, inoltre, una violazione del proprio 
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) sostenendo che il tribunale di prima 
istanza avrebbe omesso di giustificare la discrepanza rispetto alla richiesta 
originaria (act. A.1 ad A.1). Queste censure pongono dei quesiti relativi 
all'ammissibilità e all'interpretazione della domanda di causa (cfr. infra 
consid. 2.2.1), all'accertamento manifestamente errato dei fatti (cfr. infra 
consid. 2.2.2) e alla violazione del diritto di essere sentito (cfr. infra consid. 2.2.3).

2.2.1. Giusta l'art. 221 cpv. 1 lett. b CPC la petizione deve contenere la domanda 
di causa, ossia la richiesta di giudizio (TREZZINI, op. cit., art. 221 n. 6). Nelle cause 
che sottostanno alla massima dispositiva, la domanda determina ciò che il giudice 
può concedere alla parte vincente. Secondo il principio della corrispondenza tra il 
chiesto e il pronunciato (art. 58 cpv. 1 CPC), il giudice non può infatti aggiudicare a 
una parte né più di quanto essa abbia domandato, né altra cosa, né meno di quanto 
sia stato riconosciuto dalla controparte (TREZZINI, op. cit., art. 58 n. 4). Ciò 
presuppone che la domanda di causa sia formulata in modo sufficientemente chiaro 
e preciso affinché possa essere eseguita (DTF 129 V 450 consid. 3.2; sentenza del 
Tribunale federale 4A_611/2011 del 3 gennaio 2012 consid. 3.2; TREZZINI, op. cit., 
art. 58 n. 5). L'esigenza di univocità e precisione non deve tuttavia trascendere 
nell'eccesso di formalismo. Il giudice non può limitarsi ad esaminare il solo testo 
della richiesta, se la stessa non è chiara e necessita di interpretazione, ma deve 
riferirsi alle motivazioni per poi interpretarla oggettivamente in virtù del principio 
della buona fede (TREZZINI, op. cit., art. 58 n. 9). L'interpretazione è oggettiva, 
ovvero secondo il significato che, in base alle regole di buona fede, il giudice poteva 
e doveva ragionevolmente attribuire alla domanda (sentenze del Tribunale federale 
4A_653/2018 del 14 novembre 2019 consid. 6.3; 4A_66/2016 del 22 agosto 2016 
consid. 4.1.2; sull'interpretazione delle espressioni di volontà in generale: 
DTF 144 III 93 consid. 5.2).

2.2.2. Giusta l'art. 320 CPC con reclamo possono essere censurati sia l'errata 
applicazione del diritto (lett. a) che l'accertamento manifestamente errato dei fatti 
(lett. b). Per quanto concerne questa seconda censura, vige una cognizione ristretta 
da parte del tribunale di seconda istanza, il quale si limita a correggere 
l'accertamento manifestamente errato dei fatti. Con i termini "manifestamente 

5 / 18

errato" è fatto riferimento all'arbitrio ai sensi dell'art. 9 Cost. (DTF 145 V 188 
consid. 2). Per giurisprudenza invalsa, l'arbitrio non si realizza già qualora la 
soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore 
rispetto a quella contestata; il giudice del merito deve aver emanato un giudizio che 
appare – e ciò non solo nella sua motivazione bensì anche nell'esito – 
manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, 
gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso, 
oppure in contraddizione urtante con il sentimento di giustizia ed equità 
(DTF 144 I 170 consid. 7.3). Per quanto attiene più in particolare alla valutazione 
delle prove e all'accertamento dei fatti, il giudice – che in questo ambito dispone di 
un ampio margine di apprezzamento – incorre nell'arbitrio se misconosce 
manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza valida 
ragione di tener conto di un elemento di prova importante suscettibile di modificare 
l'esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto ponendosi in aperto 
contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (cfr. con 
riferimento all'art. 97 cpv. 1 LTF: DTF 143 IV 500 consid 1.1; 140 III 264 
consid. 2.3, 137 I 58 consid. 4.1.2; BORELLA, in: Trezzini/Molo [edit.], Commentario 
pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. 3, 3a ed. 2025, art. 320 
n. 4 segg.).

2.2.3. Giusta gli artt. 29 cpv. 2 Cost. e 6 n. 1 CEDU le parti di un procedimento 
giudiziario hanno il diritto di essere sentite. Nella procedura civile tale diritto 
fondamentale è concretizzato all'art. 53 CPC. Esso implica, segnatamente, l'obbligo 
dell'autorità giudicante di motivare le proprie decisioni. Esso è leso qualora una 
pronuncia non tenga in alcun conto, perlomeno nella motivazione, delle allegazioni 
di una parte. Scopo della motivazione è infatti quello di permettere alle parti di 
comprendere la decisione e permettere loro di impugnarla adeguatamente. Il 
giudice deve pertanto illustrare le riflessioni fondamentali sulle quali ha ancorato il 
proprio giudizio. Per soddisfare queste esigenze è sufficiente che l'autorità 
menzioni, almeno brevemente, i motivi che l'hanno guidata e sui quali ha fondato il 
proprio ragionamento (DTF 142 II 154 consid. 4.2; 135 II 145 consid. 8.2). Non 
deve invece pronunciarsi su tutti gli argomenti delle parti, potendo limitarsi alle 
questioni decisive (DTF 146 II 335 consid. 5.1; 143 III 65 consid. 5.2; 138 I 232 
consid. 5.1). Infine, la motivazione può essere implicita e risultare dai diversi 
considerandi della decisione (TREZZINI, op. cit., art. 53 n. 3). Il diritto di essere sentiti 
è di natura formale: di principio, la sua violazione implica l'annullamento della 
decisione impugnata, a prescindere dalle prospettive di successo nel merito. 
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale una violazione non 
particolarmente grave può tuttavia essere sanata nel caso in cui la persona 

6 / 18

interessata ha l'opportunità di esprimersi dinanzi a un'autorità di seconda istanza 
avente la medesima cognizione dell'istanza precedente di accertare i fatti e valutare 
le questioni giuridiche (DTF 137 I 195 consid. 2.3.2). Sotto tale presupposto anche 
una violazione grave del diritto di essere sentiti può essere sanata nella misura in 
cui il rinvio all'istanza precedente risulterebbe fine a sé stesso e quindi 
comporterebbe ritardi inutili e inconciliabili con l'imperativo di celerità 
(DTF 137 I 195 consid. 2.3; 136 V 117 consid. 4.2.2.2; 133 I 201 consid. 2.2).

2.3. Nel caso in esame, il reclamante, con petizione del 21 ottobre 2020, postula 
l'accertamento di un diritto di passo pedonale e veicolare acquisito per prescrizione 
straordinaria a carico della part. n. E._____ e a beneficio della part. n. D._____ RF 
di F._____, descrivendone contenuto ed estensione nella propria domanda di causa 
come segue (act. TR I.1, pag. 2):

"Contenuto: diritto di passo pedonale e veicolare e di sosta con ogni veicolo di 
dimensione ivi transitabile sulla corte

Estensione: luogo dell'esercizio e misure (lunghezza, larghezza e area della 
servitù) come risulta dal relativo estratto piano RF 14.04.2020 dell'ing. C._____, 
parte di superficie colorata in giallo e da quello con le misure o come accertato 
dal giudice, con annesso il rilievo ufficiale 21.11.1981 allestito alla presenza 
delle parti e del presidente del Tribunale di Circolo di F._____ 
(inc. A./B._____)".

Dagli atti da lui prodotti risulta in maniera univoca che l'esercizio della servitù si sia 
svolto sull'intera superficie delle corti interessate, senza distinzione tra passo 
pedonale e veicolare. In particolare, gli otto estratti del registro fondiario provvisorio 
del 14 aprile 2020 (act. TR I.1, pag. 4 e 5; II.4-11) riportano infatti una superficie 
della corte principale pari a 31.50 m2 (dimensioni di 10.40 m per circa 2.79 m; 
act. TR II.4, 5, 6, 7, 8) e della corte posteriore pari a 12.65 m2 (dimensioni di 6 m 
per circa 2.29 m; act. TR II.4, 5, 8, 9, 10). A tali elementi si aggiunge il rilievo del 
21 novembre 1981, che conferma le dimensioni dell'area principale (act. TR II.17). 
Infine, in occasione del sopralluogo del 18 agosto 2022, le parti hanno misurato la 
larghezza della corte tra 2.10 e 2.70 metri (act. TR IX.1). Anche la documentazione 
menzionata dall'autorità inferiore conferma l'uso trentennale sull'intera area, senza 
limitarlo ad una fascia ridotta (act. TR II.21, 25, 29, 31, 32, 34, 39, 47 e 68). 
L'insieme di questi elementi probatori dimostra che la servitù di passo pedonale è 
stata esercitata nella sua interezza e non soltanto su una striscia ristretta di terreno. 
La decisione dell'autorità inferiore di limitare la servitù ad una larghezza di soli 90 cm 
(act. B.2 pag. 18) rappresenta pertanto un accertamento manifestamente errato dei 
fatti, poiché in evidente contrasto con le risultanze dell'istruttoria. Sebbene il 

7 / 18

reclamante abbia chiesto alternativamente al tribunale di accertare l'effettiva portata 
della servitù – richiesta ammissibile secondo la giurisprudenza (sentenza del 
Tribunale federale 5A_356/2017 del 18 dicembre 2017; sul tema del contenuto della 
domanda: MARTIN-RIVARA, La servitude de passage nécessaire, in: CG 2021, 
pag. 208, n. 617 seg.) – tale accertamento avrebbe ad ogni modo dovuto fondarsi 
sugli elementi emersi in sede di istruttoria. Un'interpretazione oggettiva e in buona 
fede della domanda di causa, alla luce delle motivazioni, degli atti e dei risultati 
dell'istruttoria, avrebbe inoltre dovuto riconoscere un'estensione della servitù pari 
alla larghezza accertata in sede di sopralluogo (act. TR IX.1). Non è d'altronde 
possibile giustificare la limitazione della servitù ad una larghezza di soli 90 cm con 
l'argomento secondo cui il reclamante avrebbe avuto diritto ad un mero passo 
pedonale. Il principio di cui all'art. 737 cpv. 2 CC, il quale prevede che l'avente diritto 
ad una servitù è tenuto ad usare il proprio diritto con ogni possibile riguardo (il 
cosiddetto principio "servitus civiliter exercenda"), non consente infatti di restringere 
l'oggetto della servitù. Esso si limita a vietarne l'esercizio abusivo 
(cfr. DTF 113 II 151 consid. 4; sentenza del Tribunale federale 5C.232/2003 del 
2 marzo 2004 consid. 5.3, non pubblicata in: DTF 130 III 306). Non è infine possibile 
rimproverare al reclamante un uso contrario alla buona fede solamente perché ha 
domandato il riconoscimento della servitù sull'intera area. L'autorità inferiore, nel 
fissare la larghezza della servitù in 90 cm e nel tracciarla tra due canalizzazioni 
rappresentate nell'allegato A (act. B.2), non ha infine fornito alcuna motivazione atta 
a giustificarla. Questa omissione rende la decisione impugnata priva di un'adeguata 
motivazione, con conseguente violazione del diritto di essere sentito del reclamante.

2.4. La censura dev'essere pertanto accolta. Di conseguenza, la cifra 1.2 del 
dispositivo della decisione impugnata dev'essere riformata, nel senso che viene 
accertata l'esistenza di una servitù prediale di passo pedonale in favore della part. 
n. D._____ e a carico della part. n. E._____ RF di F._____, da esercitarsi sulla corte 
dinnanzi all'edificio n. G._____ sull'area tratteggiata in rosso nell'allegato B. In 
questo modo, la violazione del diritto di essere sentito del reclamante viene 
eccezionalmente sanata.

3.1. Il reclamante contesta l'accertamento fattuale compiuto dal tribunale di prima 
istanza sotto un ulteriore aspetto: a suo avviso avrebbe comprovato l'utilizzo del 
passaggio con veicoli a motore già dal 1884 (act. A.1 ad A.3). Per quanto concerne 
invece gli anni 1934 e successivi – ossia nel periodo precedente al 1964 – egli 
sostiene che i giudici avrebbero omesso di considerare la dichiarazione testimoniale 
di H._____, dalla quale si evincerebbe che la corte oggetto del diritto di passo 
venisse utilizzata quale passaggio con carri e cavalli a scopi agricoli (act. A.1 ad 

8 / 18

A.3). Egli critica infine l'accertamento relativo al passaggio sulla corte con veicoli a 
motore nel periodo compreso tra il 1974/1981 e il 2016/2017, sostenendo che esso 
si sarebbe verificato, diversamente da quanto statuito nella decisione impugnata, 
senza contestazioni di sorta (act. A.1 ad A.2).

3.2. Giusta l'art. 321 cpv. 1 CPC il reclamo, scritto e motivato, dev'essere 
proposto dinnanzi all'autorità giudiziaria superiore entro 30 giorni dalla notifica della 
decisione impugnata o dalla notifica a posteriori della motivazione. I requisiti formali 
dell'appello sono applicabili anche al reclamo (BORELLA, op. cit., art. 321 n. 5). Ne 
consegue che una motivazione sufficiente costituisce una condizione di 
ammissibilità del gravame (DTF 141 III 569 consid. 2.3.3). L'esistenza di una 
motivazione sufficiente dev'essere rilevata d'ufficio dal giudice (sentenza del 
Tribunale federale 4A_651/2012 del 7 febbraio 2013 consid. 4.2). Una motivazione 
è tale se espone, in maniera circostanziata, i motivi per i quali la decisione 
impugnata è ritenuta errata e come essa deve essere modificata. Ciò presuppone 
la precisa identificazione dei considerandi oggetto di critica e dei mezzi di prova sui 
quali quest'ultima si basa (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1; sentenza del Tribunale 
federale 4A_555/2022 del 4 aprile 2023 consid. 3.1). Essa è insufficiente se 
vengono ripresentati argomenti già fatti valere dinanzi al tribunale inferiore, se ci si 
limita a richiamarli o se contiene solamente delle critiche generiche alla decisione 
impugnata (sentenza del Tribunale federale 4A_290/2014 del 1° settembre 2014 
consid. 3.1). In questi casi, il reclamo è inammissibile. Il reclamante non ha diritto 
alla fissazione di un termine supplementare per rimediare a tale carenza, in quanto 
il termine per presentare reclamo è un termine legale e, in quanto tale, improrogabile 
(DTF 137 III 617 consid. 6.4; BORELLA, op. cit., art. 311 n. 45).

3.3.1. Nel caso concreto occorre rilevare, in via preliminare, che il reclamo si limita, 
in larga misura, a riproporre argomentazioni già avanzate dinanzi al tribunale di 
prima istanza (cfr. act. TR I.1), senza tuttavia confrontarsi in modo effettivo e 
puntuale con la motivazione della decisione impugnata. In particolare, il reclamante 
omette di prendere posizione rispetto all'argomento secondo cui egli stesso avrebbe 
ammesso che, al più tardi dal 1964, l'utilizzo del passaggio in questione non 
avveniva più in maniera pacifica (act. B.2 consid. 6.2.1). Egli non si misura parimenti 
con la considerazione – pur espressamente richiamata nella decisione impugnata 
– secondo la quale anche l'allora Commissione del Tribunale distrettuale Moesa 
aveva ritenuto che l'uso del passaggio non potesse essere ritenuto incontestato. 
Ancora, per quanto concerne il periodo antecedente al 1912, il reclamante non 
adduce alcuna motivazione avverso l'argomento secondo cui non vi sarebbero 
prove concrete atte a dimostrare l'esercizio di un passaggio veicolare in quell'epoca 

9 / 18

(act. B.2 consid. 6.2.2). Il reclamo non individua, inoltre, con la necessaria 
precisione i passaggi che sarebbero erronei né espone in modo circostanziato le 
ragioni per cui tali considerandi dovrebbero essere modificati. Il reclamante avrebbe 
dovuto illustrare, in maniera chiara e specifica, con espresso riferimento ai mezzi di 
prova pertinenti, per quale motivo i singoli accertamenti fattuali sarebbero errati. 
Non è infatti ammesso un rinvio implicito ai mezzi di prova già invocati in prima 
istanza (cfr. su questo tema: sentenza del Tribunale d'appello del Cantone dei 
Grigioni ZR1 23 146 del 24 aprile 2025 consid. 1.2; sentenza del Tribunale 
cantonale dei Grigioni ZF 08 73 del 15 dicembre 2009 consid. 1.2). In una 
fattispecie come quella in esame – caratterizzata da una notevole complessità nella 
ricostruzione storica dei fatti e nella valutazione delle risultanze probatorie – è 
richiesto un grado particolarmente elevato di chiarezza espositiva, dettaglio e 
concretezza nella formulazione delle censure. Non spetta infatti al giudice, in 
applicazione del principio attitatorio, ricercare negli atti elementi a sostegno delle 
argomentazioni sollevate. La motivazione del reclamo, non confrontandosi in modo 
puntuale con la decisione impugnata, non soddisfa tali esigenze, e non adempie 
quindi ai requisiti imposti dall'art. 321 cpv. 1 CPC e dalla giurisprudenza federale. 
Ne consegue che le censure formulate in modo generico o prive di supporto 
probatorio non possono essere esaminate, perché inammissibili.

3.3.2. Per quanto riguarda le restanti argomentazioni, si osserva innanzitutto che, 
relativamente al preteso utilizzo del passaggio sulla corte a partire dal 1884, il 
reclamante avrebbe dovuto fornire una prova adeguata. A tal fine egli si richiama 
unicamente al "verbale d'interrogatorio 17.04.2007 facente parte dell'inc. TDM 
17.03 richiamato" (act. A.1 ad A.3). Tale documento non figura tuttavia tra gli atti 
richiamati, non è contenuto nell'incarto dell'autorità inferiore né è stato prodotto 
dinnanzi al presente Tribunale. Le allegazioni del reclamante si riducono pertanto a 
mere allegazioni di parte, prive di riscontro probatorio. Ne consegue che l'effettivo 
utilizzo del passaggio a partire da tale data non è comprovato, come correttamente 
rilevato dall'istanza inferiore (act. B.2 consid. 6.2.6). Lo stesso vale per l'asserito 
utilizzo del passaggio nel periodo compreso tra il 1934 e il 1964. In assenza di 
riscontri probatori, le allegazioni del reclamante non consentono di ritenere 
dimostrato l'utilizzo della corte nel periodo precedente al 1964, come già accertato 
dall'autorità inferiore (act. B.2 consid. 6.2.1 e 6.2.2). Infine, con riferimento al 
presunto utilizzo del passaggio tra il 1974/1981 e il 2016/2017, il tribunale di prima 
istanza ha rilevato che tale circostanza risultava contestata. Lo stesso reclamante 
ha del resto ammesso che tale passaggio sarebbe stato esercitato senza 
contestazioni dai propri predecessori in diritto unicamente fino al 1964 (act. TR I.1 
ad “fatti” 8, 12 e 18.2), riconoscendo implicitamente che l'utilizzo successivo a tale 

10 / 18

data fosse oggetto di disputa. L'argomentazione del reclamante risulta dunque 
contraddittoria rispetto alle sue stesse allegazioni e non può essere accolta.

3.4. La censura rivolta all'accertamento dei fatti operato dal tribunale di primo 
grado va pertanto respinta. Essa risulta, in larga parte, inammissibile per inadeguata 
motivazione (cfr. supra consid. 3.3.1) e, laddove ammissibile, infondata (cfr. supra 
consid. 3.3.2). Ritenuto che è stato accertato che il reclamante non ha comprovato 
l'utilizzo veicolare incontestato del passaggio in questione, non si rende necessario 
procedere all'esame nel merito delle ulteriori censure da lui avanzate contro gli 
argomenti alternativi del tribunale di prima istanza riguardanti, in particolare, 
l'aggravamento della servitù (act. B.2 consid. 6.2.3) e l'ammissibilità 
dell'accertamento di un diritto di passo in presenza di una strada pubblica di accesso 
esclusivamente pedonale (act. B.2 consid. 6.2.4).

4.1. Il reclamante lamenta inoltre una violazione dell'art. 731 cpv. 1 CC 
(costituzione di una servitù prediale tramite iscrizione a registro fondiario), 
argomentando che la mera sottoscrizione dell'atto del 21 novembre 1981 – il quale, 
a suo avviso, costituirebbe un accordo vincolante tale da obbligare non solo le parti 
originarie ma anche i successivi proprietari dei fondi interessati – sarebbe stata 
sufficiente per costituire una servitù prediale opponibile alla resistente. Ciò anche in 
assenza di un'iscrizione a registro fondiario (act. A.1 ad A.4, pag. 32, 33). Egli 
sarebbe, ad ogni modo, in diritto di ottenerne giudizialmente l'iscrizione a registro 
fondiario (act. A.1 ad A.4).

4.2. Giusta l'art. 731 cpv. 1 CC la costituzione di una servitù prediale richiede 
l'iscrizione nel registro fondiario, formalità che riveste carattere essenziale per la 
nascita del diritto reale, avendo effetto costitutivo (PETITPIERRE, in: Geiser/Wolf 
[edit.], Basler Kommentar Zivilgesetzbuch II, 7a ed. 2023, art. 731 n. 1 e 7). In 
mancanza di tale iscrizione, l’accordo tra le parti, pur vincolante sul piano 
obbligatorio per i contraenti, non produce effetti reali (PETITPIERRE, op. cit., art. 731 
n. 15). Di principio, l’iscrizione presuppone l'esistenza di un negozio giuridico, quale 
un contratto, che obblighi la controparte, proprietaria del fondo serviente, a 
presentare un'istanza di iscrizione al registro fondiario (PETITPIERRE, op. cit., art. 731 
n. 6, 12 segg.; ARGUL, in: Pichonnaz/Foëx/Piotet [edit.], Commentaire romand - 
Code civil II, 2016, art. 731 n. 4). In caso di inadempimento di tale obbligo, la parte 
interessata non può far valere direttamente in giudizio il contenuto della servitù, ma 
deve ottenerne l'iscrizione (PETITPIERRE, op. cit., art. 731 n. 12 e 14). In altre parole, 
la servitù esiste esclusivamente con l'iscrizione nel registro fondiario (art. 971 cpv. 1 
CC). L'art. 665 cpv. 1 CC consente al beneficiario di una servitù di ottenerne 
giudizialmente l’iscrizione a registro fondiario nel caso in cui l'alienante non adempia 

11 / 18

al proprio obbligo. Tale azione può essere promossa da chiunque disponga di un 
titolo di acquisto, inclusi gli eredi degli aventi diritto (STEINAUER, in: 
Pichonnaz/Foëx/Piotet [edit.], Commentaire romand - Code civil II, 2016, art. 665 
n. 3; REY/STREBEL, in: Geiser/Wolf [edit.], Basler Kommentar Zivilgesetzbuch II, 7a 
ed. 2023, art. 665 n. 6; ZELGER, in: Büchler/Jakob [edit.], Kurzkommentar ZBG – 
Schweizerisches Zivilgesetzbuch, 2a ed. 2018, art. 665 n. 3).

4.3. Nel caso di specie, il reclamante omette, in primo luogo, di confrontarsi in 
modo puntuale con la motivazione del tribunale di prima istanza secondo cui, al 
momento della sottoscrizione dell'atto del 21 novembre 1981, le parti interessate 
non erano ancora proprietarie dei fondi interessati. Secondo i giudici, tale 
circostanza avrebbe, già di per sé, precluso la valida costituzione di un diritto di 
passo veicolare (act. B.2 consid. 6.2.5). La mancata confutazione di tale 
argomentazione comporta l'inammissibilità della relativa censura (cfr. per i requisiti 
di motivazione dell'appello in presenza di una motivazione alternativa, fra altre: 
DTF 142 III 364 consid. 2.4; 138 III 728 consid. 3.4). Si rileva, inoltre, che l'atto del 
21 novembre 1981, sottoscritto dai coniugi I._____ – allora proprietari della part. 
n. E._____ RF di F._____ – e dai coniugi J._____ – allora proprietari della part. 
n. D._____ RF di F._____ – attesta che i primi hanno riconosciuto e confermato la 
carreggiabilità con autoveicoli della corte in favore delle part. n. K._____ (abitazione 
situata sulla part. n. L._____ RF di F._____) e M._____ (abitazione situata sulla 
part. n. D._____ RF di F._____; act. TR II.4-16, 29). Tuttavia, il reclamante 
riconosce di non aver previamente richiesto alla resistente l'iscrizione di tale diritto 
nel registro fondiario (act. A.1, pag. 30). Solo un'eventuale rifiuto di iscrizione da 
parte della resistente avrebbe potuto legittimarlo a promuovere un'azione giudiziaria 
tendente all'iscrizione del diritto in questione. In assenza di un tale rifiuto, l'azione è 
improponibile. Per di più, il reclamante non ha dimostrato di essere titolare del diritto 
che afferma di far valere, né ha fornito elementi atti a comprovare una sua 
legittimazione quale erede dei proprietari originari dei fondi interessati. In assenza 
di prove circa la titolarità del diritto, difetterebbe, ad ogni modo, un presupposto 
necessario alla fondatezza dell'azione.

4.4. Per questi motivi, la censura sollevata dal reclamante non può trovare 
accoglimento. La decisione impugnata si rivela pertanto conforme al diritto 
applicabile.

5.1. Il reclamante contesta altresì l'applicazione dell'art. 694 cpv. 1 CC da parte 
del tribunale di prima istanza, il quale ha ritenuto non soddisfatte le condizioni 
necessarie per la concessione di un accesso necessario ai sensi di tale norma 
(act. A.1 ad A.5).

12 / 18

5.2. Giusta l'art. 694 cpv. 1 CC il proprietario che non ha un accesso sufficiente 
dal proprio fondo su una strada pubblica può pretendere che i vicini gli consentano 
il passaggio necessario dietro piena indennità. Scopo della norma è garantire 
l'utilizzo razionale dei fondi confinanti secondo la loro destinazione, evitando che 
l'assenza di un'adeguata connessione alla via pubblica ne comprometta la 
funzionalità (DTF 136 III 130 consid. 3.2; STREBEL, in: Geiser/Wolf [edit.], Basler 
Kommentar Zivilgesetzbuch II, 7a ed. 2023, art. 694 n. 2 e 5). Per “accesso 
sufficiente” si intende un collegamento che consenta, oggettivamente, uno 
sfruttamento adeguato del fondo, conforme alla sua destinazione (DTF 117 II 35 
consid. 2; STREBEL, op. cit., art. 694 n. 6). In particolare, per un terreno edificato 
situato all'interno di una località, l'accesso si considera di regola insufficiente se non 
è carrabile, poiché l'intervento dei mezzi di soccorso e di servizio dev'essere 
garantito (DTF 136 III 130 consid. 3.3.3; più recentemente: sentenza 5A_345/2021 
del 14 settembre 2021 consid. 3.1.1). Il carattere sufficiente dell'accesso va in ogni 
caso valutato alla luce delle circostanze concrete del caso (DTF 136 III 136 
consid. 3.3.3 più recentemente: sentenza del Tribunale federale 5A_356/2017 del 
18 dicembre 2017 consid. 3.4.1). Il Tribunale federale ha ammesso che la 
concessione di un diritto di passaggio necessario può essere richiesta anche per un 
terreno situato in una zona edificabile (DTF 136 III 130 consid. 3.2 e rinvii): anche 
in un comune le cui zone sono state oggetto di pianificazione, può infatti mancare 
un accesso sufficiente ai fondi situati in zona edificabile, nonostante tale accesso 
sia necessario per ottenere una licenza edilizia (DTF 136 III 130 consid. 3.2 e rinvii). 
Non sussiste alcun diritto alla concessione di un diritto di passo necessario quando 
il proprio fondo confina con una strada pubblica e, a causa di prescrizioni di polizia, 
non è consentito realizzare in tale zona un accesso per i veicoli a motore 
(DTF 136 III 130 consid. 3.3.1; 120 II 185 consid. 2c). Fintanto che con mezzi di 
diritto pubblico può essere ottenuta un'idonea urbanizzazione, non esiste tuttavia 
uno stato di necessità atto a giustificare la concessione di un diritto di passo 
necessario ai sensi dell'art. 694 CC. Considerato che l'esame della condizione di 
necessità viene effettuato alla luce dell'insieme delle circostanze del caso concreto 
(DTF 136 III 130 consid. 3.3.5; sentenza del Tribunale federale 5A_356/2017 del 
18 dicembre 2017, consid. 3.4.1); la semplice opportunità di migliorare una via di 
accesso già esistente, ma non del tutto soddisfacente, rispettivamente la semplice 
comodità personale del proprietario, non giustificano la concessione di un diritto di 
passaggio necessario. Il Tribunale federale ha in particolare rifiutato la concessione 
di una servitù di passo quando è possibile accedere al confine di un terreno in auto, 
ritenendo che non sia necessario poter accedere direttamente davanti alla porta di 
casa (DTF 136 III 130 consid. 5.4.1). Qualora le condizioni necessarie alla 
concessione di un accesso necessario sono soddisfatte, il proprietario richiedente 

13 / 18

– sul quale grava l'onere della prova ai sensi dell'art. 8 CC (sentenza del Tribunale 
federale 5C.40/2006 del 18 aprile 2006 consid. 8) – ha il diritto di ottenere la 
concessione di una servitù prediale da parte del proprietario vicino; in contropartita 
egli deve corrispondere una piena indennità (STREBEL, op. cit., art. 694 n. 3 e 11).

5.3. Nel caso in esame, il reclamante sostiene che l'accesso pedonale alla part. 
n. D._____ RF di F._____ sia insufficiente, ritenendo necessario disporre di un 
passaggio veicolare che permetta di rispondere alle esigenze dell'edificio 
n. K._____ situato sul fondo (act. A.1 ad A.5). Egli trascura tuttavia di considerare 
– sebbene lo riconosca espressamente in sede di reclamo – che la strada pubblica 
N._____ la quale collega la corte alla particella, è destinata esclusivamente al 
transito pedonale (act. A.1, pag. 37). Ne discende che, anche qualora venisse 
concesso un accesso necessario veicolare fino alla strada pubblica, il transito con 
veicoli rimarrebbe precluso dalle norme di diritto pubblico. Inoltre, il reclamante non 
fa riferimento, nella propria impugnativa, ad alcuna prova che permetterebbe di 
dimostrare che egli abbia compiuto, senza successo, ogni sforzo utile per ottenere 
un accesso mediante le possibilità offerte dal diritto pubblico (act. A.1, pag. 37 
segg.). Già per questo motivo, la richiesta formulata dal reclamante non può essere 
accolta. Del resto, il reclamante può accedere alla strada pubblica mediante il diritto 
di passo pedonale, la cui esistenza è stata accertata dal tribunale di prima istanza 
(act. B.2, cifra 1.2 del dispositivo). Questo accesso, situato a pochi metri dalla 
particella, confina con una strada pubblica aperta al traffico veicolare e provvista di 
un parcheggio pubblico (act. TR II.4-12, III.1 e IX.1). In tale contesto, l'accesso 
attuale disponibile garantisce un collegamento oggettivamente adeguato, 
proporzionale alla destinazione del fondo e alle sue concrete possibilità di utilizzo, 
senza che emerga alcun elemento idoneo a giustificare la concessione di un diritto 
di passo necessario.

5.4. La censura sollevata si palesa destituita di fondamento.

6.1. Il reclamante contesta infine la decisione del tribunale di prima istanza di 
dichiarare priva di oggetto l'azione da lui promossa al fine di ottenere la condanna 
della resistente alla rimozione della piantagione situata lungo il lato sinistro di fronte 
all'abitazione n. G._____ sita sulla part. n. E._____ RF di F._____ e dei vasi di fiori 
collocati lungo il lato destro e sinistro di fronte alla stessa come pure all'intimazione 
a lei rivolta di non intralciare in futuro l'esercizio della servitù, sotto la comminatoria 
penale dell'art. 292 CP (act. TR I.1 pag. 2 e 3; act. A.1 ad A.1).

6.2. Giusta l'art. 684 cpv. 1 CC usando del diritto di proprietà ognuno è obbligato 
ad astenersi da ogni eccesso pregiudicevole alla proprietà del proprio vicino. La 

14 / 18

violazione dei diritti di vicinato presuppone un eccesso nell'esercizio del diritto di 
proprietà, accompagnato da un danno attuale o da un pericolo altamente verosimile 
(MEIER-HAYOZ, Berner Kommentar, Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, 
Das Sachenrecht, Band IV/2 – Grundeigentum I Artikel 655-679 ZGB, art. 679 
n. 111). L'art. 679 cpv. 1 CC conferisce a chiunque sia danneggiato o minacciato di 
danno, a causa di un tale esercizio eccedente del diritto di proprietà, la facoltà di 
richiedere la cessazione della turbativa, l'adozione di provvedimenti idonei a 
prevenire il danno temuto e, se del caso, il risarcimento del danno subito 
(DTF 119 II 411 consid. 4b; sentenze del Tribunale federale 5A_86/2023 del 
22 agosto 2023 consid. 3.1; 5A_884/2012 del 16 maggio 2013 consid. 4.1). Tale 
azione permette non solo di ottenere la cessazione della turbativa attuale, ma anche 
l’adozione di misure idonee a prevenire una turbativa futura. Il rischio deve tuttavia 
apparire verosimile. Spetta al giudice, in base alle circostanze concrete, 
determinare le misure necessarie e proporzionate, valutando gli interessi 
contrapposti delle parti (DTF 111 II 429 consid. 15b; sentenza del Tribunale 
federale 5C.63/2004 del 9 giugno 2004 consid. 3.2.1). L’azione non è riservata 
esclusivamente al proprietario del fondo, ma spetta altresì al titolare di una servitù 
prediale (sentenza del Tribunale federale 5A_242/2023 del 26 ottobre 2023 
consid. 5; REY/STREBEL, op. cit., art. 679 n. 23). Essa va diretta contro il proprietario 
attuale del fondo all'origine del danno o della minaccia, essendo lui l'unico in grado 
di adottare i provvedimenti necessari, anche nel caso in cui non sia personalmente 
all'origine della turbativa. Sul piano probatorio, l'art. 8 CC impone alla parte che 
invoca tali norme di dimostrare l'esistenza di un eccesso pregiudizievole. In assenza 
di tale prova, il giudice è tenuto a pronunciarsi in favore di chi contesta i fatti 
costitutivi del diritto dedotto.

6.3.1. Nel caso concreto, il tribunale di prima istanza ha accertato l'esistenza di una 
servitù di passo pedonale riconoscendo un diritto fondato sull'art. 731 cpv. 3 CC in 
combinato disposto con l'art. 662 cpv. 1 CC applicato per analogia (act. B.2, cifra 
1.2 del dispositivo). L'istanza inferiore ha tuttavia ritenuto di non dover esaminare 
nel merito l'azione di cessazione della turbativa proposta dal reclamante (act. TR 
I.5, pag. 38), con cui quest'ultimo chiedeva di vietare alla resistente di ostacolare o 
rendere più difficoltoso l'esercizio della servitù, accompagnando la richiesta con la 
comminatoria dell'art. 292 CP. Essa ha in particolare ritenuto che "(…) Eventuali 
ostruzioni del passaggio da parte della convenuta [resistente] andrebbero 
evidentemente riferite alla situazione di incertezza giuridica esistente prima della 
presente decisione (…)" (act. B.2 consid. 7). Questa motivazione non è tuttavia 
condivisibile. L'acquisizione di una servitù prediale mediante prescrizione 
straordinaria è disciplinata dagli artt. 731 cpv. 3 CC e 662 cpv. 1 CC applicabile per 

15 / 18

analogia, i quali prevedono che colui che eserciti per trent'anni, senza interruzione, 
pacificamente una servitù prediale non iscritta a registro fondiario può chiedere che 
sia iscritta (cfr. sentenza del Tribunale cantonale dei Grigioni ZF 08 73 del 
15 dicembre 2009 consid. 2.1). Qualora siano soddisfatte le condizioni materiali per 
la prescrizione straordinaria, la servitù si considera acquisita per legge, 
indipendentemente dall'iscrizione a registro fondiario (STREBEL, op. cit. art. 662 
n. 17; STEINAUER, op. cit., art. 662 n. 8). L'iscrizione riveste un mero effetto 
dichiarativo (sentenza del Tribunale cantonale dei Grigioni ZF 2008 73 del 
15 dicembre 2009 consid. 1.6). Ritenuto che il tribunale di prima istanza ha 
confermato l'esistenza della servitù di passo pedonale (act. B.2 consid. 5), la quale 
si considera acquisita per legge al momento dell'adempimento delle condizioni della 
prescrizione straordinaria (cfr. supra consid. 6.2.1), il reclamante disponeva, al 
momento della litispendenza, della legittimazione attiva per far valere l'azione di 
cessazione della turbativa e vantava un interesse degno di protezione, ai sensi 
dell'art. 59 cpv. 2 lett. a CPC, ad ottenere una decisione sul merito della propria 
richiesta. L'omissione dell'istanza inferiore di esaminare tale domanda risulta 
pertanto ingiustificata e configura una violazione delle summenzionate norme. 
Ritenuto il carattere maturo per il giudizio della causa – comprovato dal duplice 
scambio di allegati già intervenuto in prima istanza – appare ad ogni modo 
opportuno pronunciarsi direttamente nel merito (cfr. art. 327 cpv. 3 lett. b CPC), 
evitando un inutile rinvio al tribunale inferiore.

6.3.2. Nel merito, con petizione del 21 ottobre 2020, il reclamante sostiene che 
l'esercizio del diritto di passo pedonale sulla corte, a favore del proprio fondo, 
sarebbe stato progressivamente reso più difficoltoso dalla resistente. Secondo 
quanto affermato, già a partire dal 2003 e, in maniera più importante dal 2015, 
l'accesso sarebbe stato limitato da una serie di ostacoli posti sulla corte e 
all'imbocco della stessa, tra cui vasi di fiori, arbusti, materiali vari e veicoli. In 
particolare, ancora nel marzo 2020, la resistente avrebbe collocato vasi di grandi 
dimensioni e arbusti, riducendo lo spazio disponibile e limitando il libero passaggio 
(act. TR I.1, pag. 25 segg.). Egli chiede pertanto che le venga ordinato di ripristinare 
la situazione di fatto originaria della corte, quale esisteva nel 1981, eliminando la 
turbativa attualmente esistente. Domanda inoltre che la stessa sia condannata a 
non ostacolare, in futuro, l’esercizio della servitù pedonale, il tutto sotto 
comminatoria dell’art. 292 CP (act. A.1, pag. 2). Dalla documentazione agli atti 
risulta che, almeno dal 20 aprile 2020, lungo il tracciato della servitù siano stati 
effettivamente collocati vasi di fiori in modo tale da ostacolare il passaggio pedonale 
(act. TR II.54-66). La disposizione di tali oggetti ha ridotto lo spazio disponibile per 
il transito, limitando concretamente la libertà di movimento lungo la servitù, creando 

16 / 18

un ostacolo tangibile all'esercizio della stessa, seppur solo pedonale. Gli altri 
ostacoli menzionati dal reclamante non risultano invece sufficientemente 
documentati. Ciò nondimeno, anche un singolo ostacolo, quando idoneo a limitare 
l'esercizio della servitù, legittima la richiesta di cessazione della turbativa. Le prove 
documentali disponibili, seppur riferite ad un momento specifico (20 aprile 2020), 
sono sufficienti per dimostrare l'esistenza di una turbativa concreta e attuale, che 
soddisfa i presupposti dell'art. 679 cpv. 1 CC. Per contro, quanto al rischio di una 
turbativa futura, il reclamante si limita ad evocare in termini generici tale possibilità, 
senza tuttavia fornire elementi oggettivi idonei a rendere verosimile l’esistenza di un 
rischio concreto (act. A.1, pag. 2). Ne consegue che la domanda di cessazione della 
turbativa attuale dev’essere accolta, mentre quella relativa alla turbativa futura va 
respinta.

6.4. Per questi motivi, il tribunale di prima istanza ha violato il diritto omettendo di 
pronunciarsi nel merito dell'azione di cessazione della turbativa. L'esame nel merito 
della stessa rivela inoltre che la stessa è fondata. L'azione del reclamante 
dev'essere pertanto accolta e la cifra 1.3 riformata, nel senso che la resistente 
dev’essere condannata a rimuovere dall'area della corte, entro 60 giorni dal 
passaggio in giudicato della decisione, i vasi di fiori che impediscono il pieno 
esercizio del diritto di passo pedonale a carico della part. n. E._____ e a favore della 
part. n. D._____ RF di F._____. Tale ordine dev’essere, inoltre, impartito con la 
comminatoria dell'art. 292 CP.

7. Nella misura in cui è ricevibile, il reclamo presentato l’8 aprile 2024 è 
parzialmente accolto. Le cifre 1.2 e 1.3 della decisione del 16 marzo 2023 del 
Tribunale regionale Moesa devono essere riformate come sopra esposto 
(cfr. consid. 2 e 6). Alle stesse va inoltre aggiunta un'ulteriore cifra 1.4 con la quale 
la petizione viene, per il resto, respinta. La ripartizione delle spese giudiziarie di 
prima istanza rimane invariata nonostante il parziale accoglimento del reclamo in 
ragione della soccombenza parziale reciproca delle parti.

8.1. La tassa di giustizia per la procedura di reclamo è fissata in CHF 5'000.00 
(art. 105 cpv. 1 CPC e art. 10 cpv. 1 vOECC) ed è posta a carico del reclamante in 
ragione di 3/4, per un importo di CHF 3'750.00, e della resistente in ragione di 1/4, 
per un importo di CHF 1'250.00, vista la soccombenza parziale reciproca (art. 106 
cpv. 1 prima frase CPC). Essa viene compensata con l'anticipo delle spese di 
CHF 5'000.00 corrisposto il 16 aprile 2024 dal reclamante (vecchio art. 111 cpv. 1 
CPC; cfr. art. 407f CPC). La resistente è tenuta a rifondere parzialmente al 
reclamante l'anticipo delle spese per un importo di CHF 1'250.00.

17 / 18

8.2. Per quanto concerne le indennità per spese ripetibili relative alla procedura 
di reclamo, in caso di soccombenza parziale reciproca, esse sono ripartite secondo 
l’esito della procedura (art. 106 cpv. 2 CPC). Il calcolo di tali spese viene, secondo 
prassi costante, effettuato applicando il cosiddetto metodo proporzionale. In un 
primo momento si determina la percentuale di soccombenza e di vittoria di ciascuna 
parte; successivamente, le rispettive frazioni vengono compensate reciprocamente. 
Alla parte che risulta prevalentemente vincente è riconosciuta un’indennità per 
spese ripetibili pari all’importo che le compete, moltiplicato per la differenza tra le 
frazioni così compensate (cfr. tra altre la sentenza del Tribunale d’appello del 
Cantone dei Grigioni ZR1 24 225 del 27 febbraio 2025 consid. 5). Nel caso di 
specie, in assenza di un accordo sull’onorario, viene applicata d’ufficio e per prassi 
una tariffa oraria di CHF 240.00 (art. 3 cpv. 1 prima frase OOA; cfr. fra tante 
sentenze del Tribunale cantonale dei Grigioni ZK2 15 43 del 13 giugno 2016 
consid. 3.1, con rinvii). Alla resistente, patrocinata, viene pertanto riconosciuto un 
importo corrispondente a 1/2 (differenza tra le frazioni di 3/4 [vittoria] e 1/4 [vittoria 
del reclamante]) di CHF 3'000.00, ossia di CHF 1’500.00 (spese e IVA incluse) per 
la procedura di reclamo.

9. Per quanto attiene ai rimedi esperibili sul piano federale (artt. 51 cpv. 1 lett. a 
e 2, 112 cpv. 1 lett. d LTF), contro questa sentenza può essere interposto ricorso in 
materia civile al Tribunale federale alle condizioni poste dall'art. 74 cpv. 2 LTF 
ritenuto il valore litigioso inferiore a CHF 30'000.00 (cfr. supra consid. 1.2; artt. 72 
cpv. 1 e 74 cpv. 1 lett. b LTF).

18 / 18

Il Tribunale d'appello pronuncia:

1. Nella misura in cui è ammissibile, il reclamo è parzialmente accolto.

2. La cifra 1.2 del dispositivo della decisione del Tribunale regionale Moesa del 
16 marzo 2023 è riformata come segue:

"1.2. In favore del mappale no D._____ RF F._____ (fondo dominante, di 
proprietà dell'attore) e a carico del mappale no E._____ RF F._____ (fondo 
serviente, di proprietà della convenuta) è riconosciuta una servitù prediale di 
passo pedonale, da esercitarsi sulla corte dinnanzi all'edificio no G._____ 
sull'area tratteggiata in rosso nell'allegato B, parte integrante della presente 
decisione".

3. La cifra 1.3 del dispositivo della decisione del Tribunale regionale Moesa del 
16 marzo 2023 è riformata come segue:

“1.3. B._____ è condannata a rimuovere dall'area della corte, entro 60 giorni 
dal passaggio in giudicato della decisione, i vasi di fiori che impediscono il 
pieno esercizio del diritto di passo pedonale a carico della part. n. E._____ e 
a favore della part. n. D._____ RF di F._____. L’ordine è impartito con la 
comminatoria dell'art. 292 CP”.

4. Al dispositivo della decisione del Tribunale regionale Moesa del 16 marzo 
2023 viene aggiunta la nuova e seguente cifra 1.4:

“1.4. Per il resto, la petizione è respinta”.

5. La tassa di giustizia per la procedura di reclamo, di CHF 5'000.00, è posta a 
carico di A._____ per CHF 3'750.00 e di B._____ per CHF 1'250.00. Esso 
viene compensato con l'anticipo delle spese di CHF 5'000.00 corrisposto da 
A._____. B._____ è tenuta a rifondere parzialmente a A._____ l'anticipo delle 
spese per un importo di CHF 1'250.00.

6. A._____ è condannato a versare a B._____ CHF 1'500.00 (spese e IVA 
incluse) a titolo di indennità per spese ripetibili relative alla procedura di 
reclamo.

7. [Rimedi giuridici]

8. [Comunicazione a:]