# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eed783cd-6605-5e17-96cc-d8af5ff43cc8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-02-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.02.2002 35.2001.39
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2001-39_2002-02-14.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2001.00039

   

  rs/nh

  	
  Lugano

  14 febbraio 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  presidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella
  Sartoris

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 luglio 2001 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 9 aprile 2001 emanata da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 4
aprile 2000, __________, commerciante, è rimasta coinvolta in un incidente
della circolazione stradale avvenuto in territorio del Comune di __________,
riportando un trauma cervicale di accelerazione/decelerazione, tipo colpo di
frusta, senza tuttavia lesioni ossee.

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'__________, il quale ha pure regolarmente corrisposto le
prestazioni assicurative.

 

                               1.2.   Visto che
l'assicurata accusava, oltre ai dolori alla colonna cervicale, che si sono via
via attenuati, pure forti dolori del tratto lombo-sacrale, è stata sottoposta a
degli accertamenti specialistici. Essi hanno rilevato fenomeni degenerativi
preesistenti (cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con
decisione formale del 23 novembre 2000, l'Istituto assicuratore ha negato il
diritto alle prestazioni a decorrere dal 15 gennaio 2001, affermando che a
partire da quella data il nesso di causalità naturale fra il danno alla salute
e l'evento traumatico del 4 aprile 2000 si sarebbe estinto (cfr. doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'assicurata, l'__________, il 9 aprile 2001 ha
sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso __________, patrocinata dall'avv. __________, ha chiesto che
l'__________ venga condannato a corrisponderle le prestazioni assicurative
anche dopo il 15 gennaio 2001.

                                         Questi in
particolare gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle proprie
tesi ricorsuali:

 

" 
(…)

1.

Mediante annuncio di infortunio LAINF
regolarmente effettuato, la ricorrente ha notificato l'infortunio occorsole in
data 4 aprile 2000. In punto alla dinamica dello stesso si rinvia al rapporto
stilato dalla polizia cantonale che si richiama dalla __________. In
particolare, secondo i fatti esposti dalla __________ è già possibile escludere
ogni e qualsiasi colpa da ascriversi alla ricorrente nell'ambito del sinistro
della circolazione.

 

Più precisamente, la collisione nella quale è
rimasta coinvolta la ricorrente le ha provocato insopportabili disturbi
collaterali a livello lombo sacrale, conseguenti al colpo di frusta subito.

 

I problemi, anziché scomparire sono andati
vieppiù acuendosi col decorso del tempo.

 

Prove: doc., testi, perizia, richiamo
documenti, ed ogni altra ammessa

 

2.

Con decisione 23 novembre 2000, la __________ ha
interrotto l'erogazione di ogni prestazione a favore della qui ricorrente.

 

Contro la predetta decisione, la medesima ha di
conseguenza interposto tempestiva opposizione per il tramite del suo
patrocinatore, dalla quale è scaturita la decisione su opposizione qui
impugnata (doc. _).

 

Prove: c. s.

3.

Conformemente alla consolidata giurisprudenza, è
infortunio "l'azione repentina, involontaria e lesiva che colpisce il
corpo umano, dovuta a fattore esterno straordinario ".

 

Scaturisce dalla definizione stessa di infortunio
che il carattere straordinario della lesione non concerne gli effetti del
fattore esterno, bensì unicamente il fattore esterno che ha provocato le
conseguenze pregiudizievoli, siano esse gravi o inattese.

 

Il fattore esterno è considerato come
straordinario quando eccede, nel caso concreto, il quadro degli avvenimenti e
delle situazioni che possono oggettivamente definirsi quotidiane o abituali
(DTF 112 V 202 consid. 1).

 

Prove: c. s.

 

4.

In casu, dei
cinque elementi essenziali dell'infortunio, la __________ non contesta che
l'esistenza del nesso causale.

 

In concreto appare invero lapalissiano come
invece detto nesso esista. Del medesimo avviso è anche il dott. Med.
__________, il quale lo ritiene dato, addirittura certo (cfr. doc. _).

 

Il fatto che gli effetti dannosi verificatisi
siano strettamente conseguenti all'infortunio è comprovato dalle dichiarazioni
delle casse malati annesse sub doc. _ dalle quali si evince chiaramente che la
ricorrente non ha mai chiesto e ottenuto prestazioni per la cura di eventuali
dolori o problemi in genere alla schiena, con il che è possibile concludere che
ella non ne ha mai sofferto.

 

I disturbi alla colonna vertebrale di cui ora si
duole sono esclusivamente ascrivibili all'infortunio citato in ingresso di cui
è purtroppo rimasta vittima.

 

Ne discende che concretamente, la tesi della
malattia preesistente alla quale comprensibilmente fa riferimento la __________
non convince nella misura in cui la lesione non è fondata su
alterazioni patologiche preesistenti, andate vieppiù peggiorando con il tempo.
Tutt'al più, le affezioni preesistenti hanno favorito l'insorgere delle lesioni
in parola.

 

Parte resistente fa riferimento ad una scoliosi
di lunga data.

Tale fatto non fa che avvalorare le motivazioni
sopra esposte, ossia la tesi secondo la quale quand'anche vi fosse una certa
predisposizione costituzionale, la ricorrente non ha mai sofferto di nulla, con
il che è possibile ammettere che se non vi fosse stato l'infortunio in
questione, molto verosimilmente la ricorrente non
accuserebbe ora dolori di sorta, come non li accusava del resto in passato e
ciò, nonostante la TAC abbia accertato l'esistenza di una scoliosi.

 

Aggiungasi che,
perché si ammetta il nesso di causalità naturale non occorre che l'infortunio
sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute, è sufficiente che
l'evento unitamente ad altri fattori abbia comunque provocato un danno
all'integrità corporale e/o psichica dell'assicurato, fatto questo assodato nel
caso di specie.

 

Ad ogni buon conto,
lo stesso dott. __________ ha dichiarato che il nesso di causalità naturale tra
incidente e i disturbi lamentati è certo.

 

Prove: c.s.

 

5.

Assodata l'esistenza
del nesso di causalità naturale, occorre appurare l'esistenza dell'adeguatezza
del nesso causale.

 

Dal profilo della
causalità adeguata tra evento dannoso e danno, il nesso causale tra
l'infortunio e le sue conseguenze, ovvero le circostanze senza le quali
l'evento pregiudizievole non si sarebbe potuto verificare, è senz'altro
adeguato ritenuto che secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza
della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare l'effetto prodottosi,
sicché il suo verificarsi appare in linea generale propiziato dall'evento in
questione.

 

Il cosiddetto colpo
di frusta, è senza ombra di dubbio fatto idoneo a provocare o favorire
l'effetto prodottosi.

 

Quand'anche si
volesse ammettere che la ricorrente fosse già costituzionalmente predisposta ad
un simile evento infortunistico, occorre osservare che la LAINF non
assicura solo persone completamente sane, ma anche quelle predisposte e quindi
meno capaci di superare gli esiti di un infortunio.

 

Non sarebbe
infatti immaginabile e conciliabile con lo scopo dell'assicurazione sociale
contro gli infortuni - che è appunto quello di coprire in parte il rischio
delle conseguenze economiche che possono risultare dalla diminuzione della
capacità di guadagno a seguito di un infortunio - se si volesse negare la
copertura assicurativa a determinate persone.

 

Non bisogna perdere
di vista che il colpo di frusta subito dalla qui insorta ha avuto un'importanza
primordiale, per non dire essenziale, nella concatenazione causale, per
rapporto ad altre cause, quali ad esempio una predisposizione costituzionale,
che appaiono soltanto di marginale rilievo.

 

Prove: c. s.

 

6.

A questo proposito appare pacifico che l'evento
dannoso verificatosi è costitutivo di infortunio essendo state le lesioni
originate da un fattore esterno di natura straordinaria.

Per quanto attiene agli accertamenti medici fatti
esperire dall'assicuratore, recisamente contestate sono le conclusioni alle
quali giunge il medico dott. __________ in punto all'assenza di nesso di
causalità.

Pertanto, vista la contraddittorietà con quanto
accertato dal medico dott. __________, si chiede sin d'ora l'assunzione di una
perizia giudiziaria neutra, tesa a far luce in questo senso."  (Doc. _)

 

                               1.5.   L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. _).

 

                               1.6.   Il 21 agosto
2001 l'avv. __________ ha inviato al TCA il seguente scritto:

 

" 
(…) le comunico che la mia assistita si
riconferma nella richiesta di una perizia giudiziaria." (Doc. _)

 

                               1.7.   L'__________, il 31 gennaio 2002, ha rilevato:

 

" 
Tenuto conto di quanto esposto con la decisione
su opposizione e in sede di risposta di causa l'__________ ritiene che non sia
necessario esperire una perizia giudiziaria." (Doc. _)

 

                               1.8.   L'11
febbraio 2002 l'avv. __________ ha ancora precisato:

 

" 
La ricorrente riconferma la necessità
dell'assunzione della chiesta prova peritale giudiziaria." (Doc. _)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e
R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l'istituto assicuratore
convenuto ha o meno correttamente posto termine al proprio obbligo
contributivo, concernente i disturbi lamentati dall'assicurata al rachide
cervicale e lombare a seguito dell'evento traumatico del 4 aprile 2000, a
contare dal 15 gennaio 2001.

 

                               2.3.   Giusta l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti
previsto dalla legge, le prestazioni assicurative sono concesse in caso
d’infortunio professionale, d’infortunio non professionale e di malattie
professionali. 

                               2.4.   Secondo
l’art. 10 LAINF, l’assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d’infortunio e, se parzialmente o totalmente incapace al lavoro, all’indennità
giornaliera in forza dell’art. 16 LAINF.

                                         Inoltre,
a norma dell’art. 18 LAINF, l’assicurato invalido a seguito d’infortunio ha
diritto alla rendita d’invalidità. 

 

                            2.4.1.   Va comunque
ricordato che presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte
dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità
naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità,
morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr., pure, sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne discende
che ove l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         

Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di
causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di
verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo
soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del
danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità
naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere
causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                            2.4.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l’assurance-accidents, Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità della assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione
risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non
si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb,
118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39). 

 

                               2.5.   Con
l'impugnata decisione su opposizione l'__________, fondandosi sul parere espresso
dal proprio medico di circondario, il dottor __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, ha ritenuto che l'assicurata, a far tempo dal 15 gennaio 2001,
avesse raggiunto lo status quo sine, ovvero che si fosse ritrovata in
quella situazione che si sarebbe, prima o poi, presentata, anche qualora non
fosse sopraggiunto l'infortunio del 4 aprile 2000 (cfr., al proposito, R. Wipf,
Koordinationsrechtliche Fragen des UVG, in SZS 1/1994, pag. 11; consid.
2.3.1.).

                                         Questa
tesi è stata fermamente avversata dall'assicurata, a mente della quale, sulla
base della valutazione del dottor __________, specialista FMH in malattie
reumatiche, consultato personalmente dalla medesima (cfr. doc. _), l'evento
traumatico del 4 aprile 2000 si troverebbe all'origine dei dolori alla schiena
lamentati. La ricorrente infatti prima dell'incidente stradale non ha mai
sofferto di tali disturbi (cfr. consid. 1.4.).

 

                               2.6.   In data 4
aprile 2000 __________ è rimasta vittima di un incidente della circolazione, a
seguito del quale ha riportato un trauma cervicale, tipo colpo di frusta.

 

                                         L'assicurata
il medesimo giorno si è recata al pronto soccorso dell'Ospedale __________. Il
rapporto stilato durante la visita è il seguente:

 

"DIAGNOSI             Trauma
di accelerazione (decelerazione tipo colpo di frusta)

                                        RX:
non fratture, non lussazioni col. cervicale 

                                        Discopatia
C5/C6

 

TERAPIA                 Senza sintomi
neurologici ma dolente e duro la muscolatura paravertebrale sinistra C1-C5

                                        collare
morbido per 1 sett.

                                        Ponstan
250 mg x 4

                                        ghiaccio

 

 

 

PROPOSTE           contr. dal medico
curante tra 3 giorni 

                                        se
dolori persistenti evtl. RX funzionali

                                        Capacità
lavorativa da stabilire." (Doc. _)

 

                                         La
ricorrente si è poi rivolta al suo medico curante, dr. __________, il quale il
21 aprile 2001 ha inviato all'__________ la seguente valutazione:

 

" 
In riferimento al vostro scritto del 18.4.2000
riguardo all'infortunio subito dalla sunnominata in data 4.4.2000, visitata poi
inizialmente al Pronto Soccorso di Chirurgia __________ e quindi presso il mio
studio, ho rilevato i seguenti reperti.

Vi è una chiara e marcata dolenzia
muscolo-schelettrica in sede cervicale con importante tensione muscolare, senza
tuttavia lesioni ossee (Rx eseguita al PS della __________) né clinicamente
deficit neurologici. Inoltre chiara dolenzia pure in sede lombare
paravertebrale bilaterale, dove si rinviene oltre ad una scoliosi sx-convessa,
uno schiacciamento/blocco di L2 e L3. Pure in questa sede tuttavia nessun
deficit neurologico senso-motorico. Una Rx convenzionale eseguita da me in
studio conferma un blocco di L2 con L3 con schiacciamento delle stesse vertebre
e possibili discopatie; essendo il dolore assai pronunciato proprio in questa
sede e non riferendo la paziente di alcuna patologia preesistente al rachide, è
stata eseguita una TAC della colonna lombare presso l'Ospedale La __________
(v. referto allegato) che ha escluso trattarsi di lesioni fresche o di fratture
vertebrali.

Riguardo al procedere terapeutico, la paziente
rimane a beneficio di un'inabilità lavorativa al 75% e parallelamente necessita
di analgesici e miorilassanti, collare Minerva a scopo antalgico e fisioterapia
leggera di mobilizzazione-analgesia. La prognosi in assenza di lesioni ossee e
di danni neurologici, rimane buona a medio-breve termine (3 settimane-1
mese)." (Doc. _)

 

                                         Dal 24
luglio al 18 agosto 2000 l'assicurata è stata degente presso la Clinica
__________. Le è stata praticata della fisioterapia alla colonna cervicale e
lombare con mobilizzazione e trazione in acqua. Lo stato della paziente non è
tuttavia migliorato (cfr. doc. _).

 

                                         Il 9
ottobre 2000 l'assicurata è stata convocata per una visita di controllo dal Dr.
__________, medico di circondario supplente. Da tale visita risulta:

 

" 
(…)

 

STATO LOCALE

 

Colonna
cervico-toraco-lombare

L'asse del bacino è orizzontale. Dal profilo si
nota un appiattimento della cifosi toracale con un gibbo. La linea C7 rimane a
piombo. I parametri fissi sono Scho­ber toracale 30/33,5, Schober lombare
10/13,5 cm.

Per l'inclinazione si misura una distanza punta
delle dita-pavimento di 10 cm e nella paziente in posizione sdraiata e supina
questa distanza si riduce a 0 cm. La flessione laterale è quasi nulla inoltre,
per via dei dolori, non riesce ad eseguire la rotazione toraco-lombare.

La paziente non si lascia esaminare in posizione
sdraiata e prona perché non sop­porta i dolori.

Dalla posizione in piedi si nota una dolenzia
lungo i legamenti interspinosi L1 fino a S1 e una dolenzia lungo le creste
iliache posteriori.

E' impossibile eseguire il test di Mennell.

La paziente può camminare senza zoppicare. Riesce
con difficoltà a camminare sulle punte delle dita e sui talloni.

Dice di aver sempre fastidio.

I riflessi patellari ed achilleari sono ben
evocabili e simmetrici.

 

L'esame della colonna cervicale non evidenzia una
dolenzia alla muscolatura para­vertebrale.

Esegue la flessione fino a distanza mento-fossa
giugulare di 4 cm, la reclinazione distanza mento-fossa giugulare di 15 cm. La
flessione laterale viene eseguita fino a 10° e la rotazione a destra fino 50°,
a sinistra fino a 50°.

Non dolore alla forza assiale di compressione.

 

Non dolenzia al muscolo trapezio. Segni di
tendomiosi interscapolare.

 

Documentazione radiologica del 17.8.2000 lastre funzionali: importante scoliosi di torsione toraco-lombare
sinistro-convessa con blocco delle vertebre L2/L3 con im­portante artrosi e
spondilosi L4/L5 e L5/S1.

 

L'esame
computer-tomografico del 17.4.2000 non ha fatto vedere un raccorciamento del
canale spinale.

Riduzione della
mobilità L4/L5, L5/S1.

Per la flessione
laterale si trovano segmenti L3/L4 e L5/S1 quasi immobili.

 

 

D I A G N O S I

 

- Sindrome
lombo-vertebrale cronica e lieve cervicalgia. 

- Stato dopo colpo di
frusta cervicale il 4.4.2000.

 

 

CONCLUSIONI

 

Soggettivamente la paziente si lamenta oggi di disturbi
alla schiena e meno alla colonna cervicale. Dice di non aver mai avuto in
precedenza dolori alla schiena e che gli stessi sono insorti dopo l'infortunio
del 4.4.2000.

 

Oggettivamente si riscontra una sindrome
lombo-vertebrale cronica su base di un importante scoliosi toraco-lombare
sinistro-convessa con un blocco delle vertebre L2/L3 e segni di osteocondrosi e
spondilosi L4/L5, L5/Sl. Mobilità ridotta nel piano frontale.

Non segni radicolari.
Lieve cervicalgia.

 

Procedere
diagnostico:

La paziente sarà
annunciata per una scintigrafia della colonna cervico-toraco e lombo-sacrale
all'Ospedale __________ __________. Questa scintigrafia serve a chiarire se
attualmente una patologia recente è in corso."  (Doc.
_)

 

                                         La
ricorrente, il 7 novembre 2000, è stata poi sottoposta ad un esame scintigrafico
presso il Servizio cantonale di radio-oncologia e medicina nucleare
dell'Ospedale __________. Dal relativo referto emerge:

 

" 
Durante la fase precoce nessun aumento
significativo dell'attività dei tessuti molli, in particolare a livello
dell'asse spinale, tranne forse all'altezza degli ultimi segmenti lombari.

Alla fase ossea iperattività invece marcata che
copre tutti i segmenti lombari da L1 ad L5, incluso il passaggio lombosacrale.

Nel resto dello scheletro la fissazione rimane
fisiologica, a parte un lieve ispessimento della corticale a livello tibiale
bilateralmente, come pure lieve grado di iperostosi a livello della volta
cranica.

 

In conclusione: la scintigrafia evidenzia
essenzialmente la presenza di rimaneggiamenti lombari, che in questa paziente
del 1945 possono essere compatibili con la presenza di fenomeni degenerativi
banali su terreno osteoporotico. Da confermare sul piano radiologico." 

(Doc. _)

 

                                         Il 15
novembre 2000 il dr. __________, medico fiduciario dell'istituto assicuratore,
ha così apprezzato lo stato di salute dell'assicurata:

 

" 
(…)

 

VALUTAZIONE

 

Durante l'infortunio l'assicurata ha subito un
colpo di frusta. Come ha riferito all'ispettore il 17.4.2000, le radiografie
che ha fatto il dr. __________ hanno mostra­to delle vertebre cervicali
spostate. Per questo motivo ha previsto una TAC.

In seguito questa TAC è stata effettuata alla
colonna lombare e non cervicale, sebbene i dolori principali siano alla colonna
cervicale.

I postumi del colpo di frusta sono guariti
lentamente. I dolori alla colonna lom­bare però persistono. La scintigrafia
eseguita ha escluso una patologia recente in corso.

Attualmente si tratta di problemi degenerativi.

 

Più di 6 mesi dopo infortunio di lieve entità, la
causalità tra l'infortunio e i disturbi accusati dall'assicurata alla colonna
lombare, è da ritenersi estinta fra poco e lo stato quo sine raggiunto." 
(Doc. _)

 

                                         Come
visto precedentemente (cfr. consid. 2.4.), l'assicurata, il 15 marzo 2001, ha
privatamente consultato il dr. __________, il quale si è così espresso:

 

"DIAGNOSI:  Sindrome
lombovertebrale e cervicovertebrale cronica con insufficienza muscolare
paravertebrale lombare, insorta dopo incidente della circolazione il
04.04.2000:

                    -    alterazioni degenerative: sindrome
faccettaria su spondilartrosi e osteocondrosi plurisegmentali con blocco
vertebrale L2/3, probabile discreta instabilità L1/2 e instabilità
intrasegmentale L3/4

                    -    scoliosi lombare sinistro convessa a
vertice L2, cifosi patologica da L2-L4 e iperlordosi lombosacrale

                    -    rx cervicali: non a disposizione

                    -    conflitto assicurativo

                    -    tendenza all'abuso farmacologico (ora
Ponstan)

 

                    Importante componente depressiva

 

 

COMMENTO:

 

II 04.04.2000, appena partita per le consegne a
bordo della sua automobile, con tempo piovoso, tampona un camion che le
attraversa la strada e viene tamponata nello stesso tempo da un'automobile da
dietro. Subito dopo l'incidente perdita d'urina, riesce ad uscire dall'auto ed
a rientrare nella ditta dove racconta l'accaduto ad un suo operaio. Sarebbe in
seguito svenuta per poco tempo e poi portata al PS dell'ospedale di __________
dove viene trattata con collare e ghiaccio per una distorsione cervicale. Nei
giorni successivi (circa 4-5 giorni dopo) inizia a lamentare dolori
lombogluteali (mai avuti prima dell'incidente), non riesce più a stare diritta,
zoppica, parallelamente dolori cervicali percepiti come bruciatura e puntura di
spilli, si sente bloccata sia a livello cervicale che lombare.

Nel decorso persistono intensi dolori lombari
senza irradiazione radicolare, di carattere meccanico, i quali obbligano, la
paziente a cambiare spesso posizione. Zoppia alla marcia, la posizione seduta
con gamba destra accavallata lenisce leggermente i sintomi. Parimenti
dolori/tensione cervicale, i disturbi cervicali sono risentiti meno intensi che
a livello lombare.

Un ricovero dal 24.07 al 18.08.2000 alla
__________ con fisioterapia non ha permesso di migliorare i sintomi. La
paziente aveva preferito evitare un'infiltrazione faccettaria, veniva tentato
un trattamento steroideo perorale sospeso per effetti collaterali, anche un
trattamento con Miacalcic probatorio nel contesto posttraumatico non aveva
procurato benefici. La paziente ha notato un peggioramento dei dolori dopo il
ricovero a __________. Anche un sostegno lombostatico non sarebbe stato
sopportato.

Attualmente assume Ponstan 250 mg fino a 5
past./giorno.

All'esame clinico i
dolori sono espressi con molta sofferenza e iperpnea. 146cm x 52Kg. Assenza di
irritazione/deficit radicolare ai 4 arti, riflessi osteotendinei presenti, vivi
e simmetrici, Lasègue negativo bilateralmente. Turbe statiche: vedi diagnosi.

Reclinazione lombare ridotta di 2/3 e molto
dolorosa, inclinazione anteriore e laterale verso sinistra diminuita del 50%
con dolori moderati, inclinazione laterale destra della colonna lombare poco
ridotta e poco algica. Dolori alla pressione lombare da L3-S1 sia a livello
spinale che paravertebrale a sinistra dove esiste un gibbo secondario alla
scoliosi, doloroso alla pressione. Dolori alla pressione gluteale e alle ali
iliache. Rotazione cervicale verso sinistra ridotta di 1/3, inclinazione
laterale cervicale ridotta verso sinistra, tensione algica dei trapezi
bilateralmente con dolori paravertebrali cervicali e suboccipitali nonché
all'angulus scapulae sinistra > destra. Distanza mento-sterno 0/15, Flèche
0, Schober 15/18,5, distanza dita-suolo 17cm. Mobilità delle spalle: elevazione
150° simmetrica, rotazione esterna/interna destra 45-0-115°, sinistra
50-0-120°. Dolori alla pressione anteriore della spalla sinistra, cuffia dei
rotatori intatta. Dolori alla pressione sternocostale a sinistra.

 

Si tratta di una sindrome lombovertebrale e
cervicovertebrale cronica scatenata da un incidente della circolazione il
04.04.2000 in paziente con evidenti alterazioni statiche e degenerative
preesistenti, rimaste anamnesticamente fino all'incidente silenti. L'esame
clinico e radiologico rivelano particolarmente una patologia faccettaria
spondilartrosica (dolori in reclinazione più che in inclinazione),
disomogeneità del movimento e lieve instabilità probabile L1/2, intrasegmentale
L3/4 in paziente con osteocondrosi plurisegmentali e rilevante scoliosi con
blocco vertebrale L2/3. A livello cervicale (rx non a disposizione), ho notato
un'importante tensione muscolare algica, il quadro tendomiopatico potrebbe
essere intrattenuto da alterazioni degenerative soggiacenti. Non riscontro
comunque né a livello lombare né cervicale segni irritativi o deficitari
radicolari. Riscontro poi un grave quadro depressivo.

Infine esiste un conflitto assicurativo poiché,
in ragione della patologia preesistente, il caso è stato chiuso dalla
__________ dal 15.01.2001 e la paziente non accetta tale deliberazione.

 

Benchè il nesso di causalità naturale fra
incidente e disturbi presentati sia da ritenere certo, bisogna considerare che
la paziente presenta evidenti turbe statiche e degenerative preesistenti al
trauma, fenomeni che comunque fino ad allora non aveva provocato sintomi."
(Doc. _)

 

Il
dr. __________ ha ancora avuto modo di esprimersi riguardo alle condizioni di
salute della ricorrente, prendendo posizione in merito al contenuto del
rapporto del dr. __________. Il 2 aprile 2001 egli ha così osservato:

 

" 
Durante l'incidente l'assicurata ha subito una
distorsione della colonna cervicale con cosiddetto "colpo di frusta".
Era regolarmente allacciata con la cintura di sicurezza, vale a dire che la
colonna toracale e lombare erano ben fissate tra la cintura e il sedile.
Nonostante ciò la traumatizzazione c'è stata.

Normalmente questi disturbi scompaiono lentamente
entro pochi mesi sotto terapia adeguata e soprattutto dopo una cura balneare.

Per contro in questo caso, malgrado le misure
terapeutiche adottate finora, i do­lori sono aumentati gradualmente dopo un
certo periodo.

 

In questo caso attualmente si trova ancora un
lento peggioramento indipendente dall'infortunio. Normalmente un trauma di
lieve entità (colonna lombare assai pro­tetta tramite sedile e cintura) scatena
dolori subito oppure entro pochi giorni; in seguito i sintomi diminuiscono
gradualmente entro settimane o mesi.

Il trauma effettivamente ha accelerato
transitoriamente lo sviluppo dei sintomi, però dopo 6 mesi dall'infortunio si
deve accettare che lo stato quo-sine era rag­giunto. La progredienza dei
disturbi ancora 1 anno dopo l'infortunio parla piutto­sto per una malattia, un
decorso morboso (sindrome lombo-vertebrale intermittente)."  (Doc. _)

 

                               2.7.   Alla luce di
quanto esposto al precedente considerando, appare evidente come ci si trovi
confrontati con due tesi mediche contrapposte fra loro. 

                                         Lo
scrivente TCA ritiene, ciò nondimeno, di potersi esimere dall'ordinare una
perizia medica giudiziaria, come richiesto dall'assicurata (cfr. consid. 1.6.),
in quanto la documentazione medica agli atti, in particolare l'apprezzamento
espresso dal medico di circondario dell'__________, può costituire da valido
fondamento per il presente giudizio.

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R:, H 220/00; STFA del 26 novembre 2001 nella
causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del
28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; STFA del 13 novembre 2000 nella causa
S., H 238/98; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; sentenza TFA del 27 ottobre 1992 in
re B.P.; sentenza TFA del 13 febbraio 1992 in re O.; sentenza TFA del 13 maggio
1991 in re A.; sentenza TCA del 25 novembre 1991 in re M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. SVR 2001 IV no 10 pag.
28; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

Come poc’anzi detto, il TCA, chiamato a
pronunciarsi su una questione sostanzialmente di carattere medico, non ha in
concreto motivi di scostarsi dalla valutazione enunciata dagli specialisti
consultati dall'assicuratore convenuto, se si considera che, per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. DTF 104 V 209; sentenze inedite 5 gennaio 1993 in re
S., 5 aprile 1984 in re M. e 2 novembre 1983 in re M.; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 30 seg.).

                                         Il TFA,
nella DTF 122 V 157ss., ha ancora precisato che dagli artt. 4 Cost. (dal 1°
gennaio 2000 art. 29 Cost.) e 6 n. 1 CEDU non può essere dedotto un diritto
formale di essere sottoposto a perizia medica esterna da parte dell'istituto
assicuratore quando si tratti di lite in materia di prestazioni. Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove é, in linea di principio, consentito che
l'amministrazione ed il giudice delle assicurazioni sociali fondino la loro
decisione esclusivamente su basi di giudizio interne dell'istituto
assicuratore: in questo caso, devono, però, essere poste esigenze severe per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove (cfr., pure,
RAMI 1999 U356, p. 572). 

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV10, p. 33ss.), la
nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante,
a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Per quel
che concerne il valore probante di un rapporto medico determinante é che il
rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure dell'assicurato, che sia stato
redatto in piena conoscenza della pregressa vicenda valetudinaria (anamnesi),
che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni
siano chiare, motivate e condivisibili (RAMI 1991 pag. 311 consid. 1; RAMI 1996
pag. 191ss.; DTF 122 V 160ss. consid. 1c e riferimenti; STFA 29.9.1998 in re
UAI c. F. non pubbl., ).

                                         Determinante
dal profilo probatorio non è, dunque, di principio, l'origine del mezzo di
prova o la sua designazione quale rapporto o perizia, bensì il suo contenuto
(DTF 122 V 160 in fine).        

 

                            2.7.1.   Disturbi
al rachide cervicale:

                                         L'assicurata
ha accusato dolori alla cervicale immediatamente dopo l'evento traumatico del 4
aprile 2000. In seguito tali disturbi si sono attenuati, fino a una completa
remissione (cfr. doc. _; doc. _, consid. 2.5.; doc. _). Infatti nell'atto
ricorsuale la ricorrente stessa menziona unicamente i dolori alla zona
lombo-sacrale della colonna vertebrale (cfr. consid. 1.4.). Pertanto occorre
concludere che a livello del rachide cervicale è stato raggiunto lo status
quo ante (cfr. consid. 2.3.1.).

 

                                         Relativamente
a questo disturbo, di conseguenza, l'assicuratore convenuto non può essere
tenuto a prestazioni.

 

                            2.7.2.   Disturbi
al rachide lombo-sacrale:

                                         A mente
del dr. __________ interpellato dall'assicurata, tra l'infortunio 4 aprile 2000
e i disturbi presentati dalla ricorrente vi sarebbe un nesso di causalità
naturale certo, nonostante la paziente presenti comunque evidenti turbe
statiche e degenerative preesistenti al trauma, fenomeni che tuttavia fino
all'incidente non avevano provocato sintomi (cfr. consid. 2.5.).

                                         Da parte
sua il dr. __________, medico di circondario dell'istituto assicuratore
convenuto, ha evidenziato una sindrome lombo-vertebrale cronica su base di
un'importante scoliosi toraco-lombare. L'esame scintigrafico ha del resto
permesso di rilevare dei rimaneggiamenti lombari che possono essere compatibili
con la presenza di fenomeni degenerativi banali su terreno osteoporotico (cfr.
doc. _, consid. 2.5.).

                                         Pertanto
egli ha concluso che lo status quo sine era stato raggiunto e che la
progredienza dei disturbi ancora un anno dopo l'incidente era dovuta piuttosto
a una malattia, a un decorso morboso - sindrome lombo-vertebrale intermittente
-(cfr. doc. _; consid. 2.5.).

 

                                         La tesi
difesa dal dr. __________ si trova in sintonia con la dottrina medica
dominante, a mente della quale, dopo traumi quali contusioni o distorsioni al
dorso, lo stato anteriore del rachide può, di regola, considerarsi ristabilito al
più tardi 6 mesi, rispettivamente, un anno (in presenza di patologie
degenerative), a contare dall’evento traumatico, come se l’infortunio non fosse
mai sopraggiunto (status quo sine) (cfr. Bär-Kiener, Traumatismes
vertébraux, in Informations médicales N. 67/décembre 1994, p. 45ss.,
contributo in cui viene illustrata, con dovizia di riferimenti, la posizione
della dottrina medica dominante in materia di traumi vertebrali). 

 

                                         Tale tesi
dottrinale è stata recepita dalla giurisprudenza federale, secondo la quale,
conformemente all’esperienza acquisita in materia di medicina infortunistica,
l’aggravamento significativo e, pertanto, durevole di un’affezione degenerativa
preesistente al rachide vertebrale (peggioramento direzionale) causato da un
infortunio, è da ritenere dimostrato soltanto qualora gli accertamenti
radiologici abbiano permesso di mettere in evidenza una compressione delle
vertebre, così come l’apparizione oppure l’ingrandimento di lesioni dopo il
trauma (cfr. RAMI 2000 U363, pag. 45 segg.; STFA del 31 dicembre 1997 nella
causa L. consid. 4c, U 125/97, del 4 settembre 1995 nella causa M. consid. 4a,
ambedue non pubblicate; cfr., inoltre, la STFA del 6 giugno 1997 nella causa C.
inedita, U 131/96, in cui il TFA - riferendosi alla sentenza non pubblicata del
3 aprile 1995 nella causa O., U 194/94, - ha esplicitamente ribadito che il
genere di trauma riportato dall’assicurato - si trattava di una
contusione/distorsione del rachide lombare causata da una caduta, in presenza
di lesioni degenerative al passaggio lombo-sacrale - cessa di produrre i
propri effetti trascorsi alcuni mesi dal giorno dell’infortunio; cfr.,
pure, E. Morscher, Schäden des Stütz- und Bewegungsapparates nach Unfällen:
Wirbelsäule, in Versicherungsmedizin, hrsg. E. Baur, H. Nigst, Berna
1972; 3. Auflage 1985). 

 

                                         Anche il
dr. __________ ha in ogni caso riconosciuto la presenza di alterazioni statiche
e degenerative a livello del rachide lombo-sacrale preesistenti all'evento
traumatico (cfr. doc. _; consid. 2.5.). Tuttavia egli ha dato particolare
rilevanza al fatto che prima dell'infortunio questi fenomeni fossero
asintomatici (cfr. consid. 2.5. e 1.4.). Di conseguenza il medico è giunto ad
ammettere l'esistenza di una relazione di causalità naturale tra l'infortunio del
4 aprile 2000 e i dolori lamentati dall'assicurata alla zona lombo-sacrale
della schiena semplicemente sulla base della regola "post hoc, ergo
propter hoc".

                                         La
giurisprudenza del TFA ha stabilito invece, al riguardo, che per il solo fatto
d’essere insorto dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già
essere ritenuto una sua conseguenza (DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con
riferimenti; STFA 3.4.1997 in re V. inedita; Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96; A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 41).

 

                                         In simili
condizioni, visto che traumi alle parti molli sono suscettibili, tutt'al più,
di provocare un peggioramento temporaneo dello stato anteriore del rachide
della durata di alcuni mesi dal giorno dell'infortunio, il TCA ritiene che l'__________
abbia correttamente negato il proprio obbligo contributivo posteriormente al 15
gennaio 2001.

                                         In
effetti, è stato dimostrato, con un sufficiente grado di verosimiglianza (cfr.
consid. 2.3.1. in fine), che dopo tale data, l'nfortunio del 4 aprile 2000 non
ha più giocato alcun ruolo causale in relazione ai disturbi lamentati
dall'assicurata alla colonna vertebrale lombo-sacrale, la quale ha raggiunto lo
status quo sine (cfr. consid. 2.3.1.).

 

                               2.8.   Alla luce di
quanto sopra esposto, questa Corte deve confermare l'impugnata decisione
emanata dall'__________.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti