# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f34346e2-b836-5ce6-ab0e-3aaaf99cdf12
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-04-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 21.04.2016 17.2015.187
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2015-187_2016-04-21.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2015.187

  	
  Locarno

  21 aprile 2016/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Francesca Lepori Colombo

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con
annuncio del 2 settembre 2015 da 

 

	
   

  	
  AP 1

   

  rappr. dall' DI 1 

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei
  suoi confronti il 25 agosto 2015 dalla Pretura penale di Bellinzona
  (motivazione scritta intimata il 12 novembre 2015)

  

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 4 dicembre 2015;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che              -   con decreto d’accusa n.
1690/2014 dell’8 aprile 2014 il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore
colpevole di:

 

                                         1.
  impedimento di atti dell’autorità per avere, a __________, nel Comune di __________, in data 10 novembre 2013, impedito ai
guardiacaccia __________ e __________ di procedere ad un atto che rientra nelle
loro attribuzioni, e meglio, per essersi sottratto ad un loro controllo,
durante un servizio di sorveglianza nell’ambito della caccia bassa da loro
svolto, dandosi alla fuga, omettendo di ottemperare alla loro ingiunzione di
fermarsi, facendo perdere in seguito le sue tracce;

 

                                         2.
  infrazione alla Legge federale sulla caccia per avere, in località __________
(Comune di __________), in data 10 novembre 2013, intenzionalmente e senza
essere autorizzato, ucciso un francolino di monte (animale di specie protetta);
la selvaggina da lui indebitamente abbattuta è stata in seguito abbandonata
dall’imputato nel corso della fuga di cui al punto 1, recuperata e sequestrata
dai guardiacaccia il medesimo giorno;

 

                                         3.   contravvenzione
alla Legge cantonale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli
selvatici per avere, in località __________ (Comune di __________), in data
10 novembre 2013, intenzionalmente e senza essere autorizzato, abbattuto un
secondo esemplare di lepre variabile, in urto con quanto prescritto dalla legge
cantonale che vieta l’uccisione di più un capo di lepre comune o di lepre
variabile al giorno; il selvatico da lui indebitamente cacciato è stato
abbandonato dall’imputato nel corso della fuga di cui al punto 1 e sequestrato
dai guardiacaccia.

 

Il procuratore pubblico ha proposto la condanna di AP 1 alla pena
pecuniaria - sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni - di
15 aliquote giornaliere di fr. 140.- ciascuna (per complessivi fr. 2'100.-),
alla multa di fr. 300.-, alla devoluzione allo Stato (Fondo di intervento
selvaggina) di un risarcimento di fr. 500.- (fr. 250.- per il francolino di
monte e fr. 250.- per la lepre variabile) e al pagamento di tasse e spese di
giustizia. Il magistrato inquirente ha, inoltre, proposto di privare l’imputato
dell’autorizzazione al diritto di cacciare per la durata di un anno, oltre che
ordinato il sequestro e la successiva confisca e distruzione del sacchetto di
plastica bianca contenente il cadavere del francolino di monte e del sacchetto
di platica verde contenente il cadavere di lepre variabile (già disposti dai
guardiacaccia).

 

                                     -   A seguito della tempestiva
opposizione di AP 1, con sentenza 25 agosto 2015 (intimata il 12 novembre
2015), il giudice della Pretura penale ha confermato le imputazioni e le
proposte di pena di cui al DA, ad eccezione dell’ammontare dell’aliquota
giornaliera che è stato ridotto da fr. 140.- a fr. 120.-. Il pretore ha,
inoltre, condannato l’imputato al pagamento della tassa e delle spese
giudiziarie di fr. 1'470.- e ordinato la confisca e la distruzione dei
sacchetti di plastica contenenti i corpi del francolino di monte e della lepre
variabile.

 

                                     -   Contro la sentenza del
giudice della Pretura penale AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler
interporre appello e, dopo avere ricevuto la motivazione scritta della
pronuncia, ha confermato tale sua volontà con dichiarazione 4 dicembre 2015 in
cui ha precisato di impugnare i dispositivi n. 1, 2 e 3 della sentenza di prime
cure, postulando il suo proscioglimento e protestando tasse, spese e ripetibili
(III).

 

                                     -   La presidente di questa
Corte ha assegnato alle parti un termine di 5 giorni per comunicare il loro
consenso allo svolgimento del procedimento d’appello con procedura scritta
(IV). L’imputato non vi ha acconsentito (VII). 

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento il 14
aprile 2015 durante il quale: 

 

-   Il Dipartimento del
territorio, rappresentato dal signor __________ dell’Ufficio caccia e pesca, ha
chiesto la conferma dell’impugnato giudizio;

                                         -  l’appellante
ha postulato il suo proscioglimento da ogni accusa e il riconoscimento di
un’indennità ex art. 429 CPP per le spese legali sostenute;

 

 

considerando 

 

                                         L’accusato

 

                                   1.   AP 1 è nato il __________
a __________. 

                                         Celibe e padre di un
figlio maggiorenne, ormai autosufficiente, vive con i genitori ad __________.

                                         E’ cacciatore da oltre
vent’anni (verb. interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. primo grado,
pag. 1).

                                         Di professione muratore,
lavora per __________ con un reddito mensile netto di circa fr.
4'600.- / fr. 4'700.- per tredici mensilità (verb. interrogatorio
dell’imputato, allegato al verb. primo grado, pag. 2; verb. dib. d’appello,
pag. 2). Nel 2013 ha conseguito un reddito fiscalmente imponibile di fr. 75’533.-
(cfr. doc. 17 pretura penale). 

 

                                         AP 1 è incensurato (doc.
17 pretura penale).

                                         

 

                                         Inchiesta e
dibattimento di primo grado

 

                                   2.

                                   a.   Alle
7.30 della mattina del 10 novembre 2013, i guardiacaccia __________ e __________
si trovavano appostati nel Comune di __________, più precisamente in zona __________,
per sorvegliare l’esercizio della caccia bassa (esposizione dettagliata dei
fatti del 12.11.2013, pag. 1). Ad un certo momento - a causa dell’abbaiare e
del tintinnio dei campanellini appesi ai loro collari - hanno notato la
presenza di due cani da caccia, intenti a cercare selvaggina (esposizione
dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1). Hanno, pertanto, deciso di
rimanere in zona e, verso le 09.20, hanno sentito un primo colpo di fucile,
senza però individuare nessun cacciatore. 

                                         Sentito un
secondo colpo di fucile alle 10.30 circa, __________ e __________ si sono
diretti verso il luogo di provenienza dello sparo e, una decina di minuti dopo,
hanno avvistato un cacciatore appostato in una valletta distante circa 50 metri
dalla loro posizione (esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1;
verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3; verbale di audizione __________
25.08.2015, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1; verbale __________
03.03.2014, AI 16 pag. 1; verbale di audizione __________ 25.08.2015, allegato
al verb. dib. Primo grado, pag. 1). 

                                         Dopo aver
atteso fino alle 11.05 per cercare di capire chi fosse il cacciatore e quali
fossero le sue intenzioni, i due guardiacaccia si sono incamminati in direzione
dell’uomo che, simultaneamente, si è pure mosso verso di loro, senza però
accorgersi della loro presenza poiché occupato a parlare al cellulare. Giunti
ad una distanza di 5-6 metri dall’uomo, __________ l’ha salutato e questi,
accortosi della presenza dei due guardiacaccia, ha dapprima risposto al saluto
(con tono greve) e, dopo che i due uomini si sono identificati come
guardiacaccia, si è tolto il fucile da tracolla ed è fuggito a corsa nella
direzione opposta. 

 

                                  b.   Entrambi i guardacaccia hanno immediatamente riconosciuto AP 1 nella
persona del cacciatore (esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag.
1; verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 4; verbale di audizione __________
25.08.2015, allegato al verb. dib. primo grado, pagg. 1 - 2; verbale __________
03.03.2014, AI 16, pag. 1; verbale di audizione __________ 25.08.2015, allegato
al verb. dib. primo grado, pag. 1). 

                                         Sia __________
che __________ hanno fin da subito - e per tutto il procedimento - dichiarato
di essere sicuri al 100% che il cacciatore che si era dato alla fuga fosse AP 1.
Entrambi i guardiacaccia hanno aggiunto di essere giunti
indipendentemente uno dall’altro alla conclusione che si trattasse di AP 1
(verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2;
verbale di audizione __________, allegato al ver. dib. primo grado, pag. 2),
persona che entrambi hanno riferito di conoscere.

                                         __________
ha dichiarato di conoscerlo di vista:

 

“  Preciso che conosco AP 1 in quanto una
decina di anni orsono lo avevamo colto in flagranza di reato (stava cercando
della selvaggina con un faro mobile). In quell’occasione il signor AP 1 era
stato fermato e controllato dai colleghi. Fra loro era sorta una discussione,
alla mia presenza, e il signor AP 1, aveva strappato di mano al collega il faro
sequestrato dandosi poi alla fuga con il proprio veicolo. Ricordo che per
questi fatti era stato condannato. Successivamente l’ho incontrato anche in
altre occasioni, senza tuttavia avere direttamente a che fare con lui. In
sostanza conosco quindi bene fisicamente il signor AP 1 e non ho difficoltà a
riconoscerlo. Aggiungo inoltre che ha anche un timbro di voce particolare (tono
baritonale)” (verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3).

 

                                         __________
l’ha, invece, definito un buon conoscente, se non addirittura un amico:

 

“  Preciso che anni addietro lavoravamo
nello stesso ambito e anche privatamente ci siamo incontrati più volte. Ci è
anche capitato di trascorrere insieme delle serate. Siamo buoni conoscenti. Lo
conosco bene e sono sicuro di non poterlo avere confuso con un’altra persona.
Siamo inoltre entrambi cacciatori” (verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag.
3).

 

“  Considero AP 1 con un amico; ci
siamo visti più volte in varie occasioni. Preciso che siccome lui lavora sulle
strade e io ero camionista ci si incontrava anche sui cantieri. Lo conoscevo
già da anni ma prima di lavorare come camionista non lo vedevo mai. Quando ho
iniziato nel 2005 a lavorare come camionista per una ditta di __________ lo vedevo
più spesso. Ci salutavamo fino a un paio di anni fa, ma dopo i fatti oggetto
dell’odierno dibattimento ho perso il suo saluto. Ribadisco, e da lì non si
scappa, che il cacciatore che abbiamo visto nei boschi di __________ era AP 1
(verbale di audizione 25.08.2015, allegato al verb. Dib. Primo grado, pag. 3).

 

                                         Queste
dichiarazioni sono state confermate dai due guardiacaccia anche in sede di
confronto con l’imputato che, in quell’occasione, ha dichiarato di,
effettivamente, conoscere i due uomini anche se soltanto di vista: 

 

“  D: Lei conosce personalmente i
guardiacaccia __________ e __________?

R: __________
l’ho visto due volte. La prima volta, di notte, durante un controllo e la
seconda in occasione del verbale di interrogatorio del 10.11.2013. __________
lo conosco di vista. È capitato che ci siamo trovati nel medesimo bar a bere
qualcosa. Non abbiamo comunque mai lavorato insieme, anche se è possibile che
ci siamo incrociati un paio di volte sul lavoro” (PP 04.04.2014, AI 24, pagg.
2-3).

Versione che egli ha sostanzialmente confermato
anche al dibattimento d’appello:

 

“  La presidente mi legge quanto
dichiarato al proposito da __________ nel verbale 03.03.2014 a pag. 3. È giusto
quello che lui dice: in sintesi ci siamo visti solo una volta, e oltretutto era
di notte. Conosco invece meglio il signor __________: l’ho visto più spesso. 

La
presidente mi legge quanto dichiarato da __________ il 03.03.2014 (AI 16, pag.
3) e al dibattimento di primo grado (pag. 3). Dichiaro che, in realtà, io e __________
non siamo mai stati amici: abbiamo soltanto passato una sera insieme, in un bar
in cui c’era però almeno altre 30 persone” (verb. dib. d’appello, pag. 2).

 

                                   c.   Dopo che il cacciatore si è dato alla fuga, __________ e __________ si
sono immediatamente lanciati al suo inseguimento, intimandogli più volte di
fermarsi. Le versioni fornite dai due uomini su quanto accaduto durante
l’inseguimento sono sostanzialmente costanti e coerenti tra loro, anche se su
alcuni dettagli dell’inseguimento - in particolare sul numero dei sacchetti di
plastica gettati dal cacciatore in fuga e sulle modalità del loro recupero -
non sono sempre stati lineari e non sempre si sono trovati d’accordo.

 

                               c.1.   Nell’esposizione dei fatti redatta da entrambi i guardiacaccia pochi
giorni dopo i fatti (il 12 novembre 2013) si legge che, nei primissimi momenti
della sua fuga, il cacciatore ha estratto dalla tasca posteriore della sua
giacca due sacchetti di plastica, uno bianco e l’altro verde, e se ne è
liberato, abbandonandoli sulla strada. Sacchetti che sono stati da loro
immediatamente recuperati e che contenevano una lepre variabile bianca (quello
verde) e un francolino di monte (quello bianco). Riferiscono di avere, poi,
tentato di raggiungere il cacciatore, intimandogli di fermarsi, senza però
riuscire a raggiungerlo e perdendo le sue tracce. Anche i successivi tentativi
di individuare la direzione da egli presa, cercando le impronte dei suoi passi
sulla neve, si sono rivelati inutili essendosi egli dileguato nel fitto bosco
(esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1).

 

                               c.2.   Quando sono stati sentiti in corso d’inchiesta e al dibattimento di
primo grado, i due guardiacaccia hanno così descritto l’accaduto. 

 

                            c.2.1.   Inizialmente __________ ha detto di aver visto il cacciatore estrarre
dalla giacca e gettare a terra non due sacchetti di plastica ma uno solo, di
colore verde:

 

“  Dopo alcuni metri ho visto che dalla
tasca dorsale della giacca estraeva un sacchetto che ha gettato sulla sua
destra. ADR: ricordo che il sacchetto che aveva gettato era di colore verde”
(verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 4). 

                                         

                                         Si è, poi,
in occasione del dibattimento di primo grado, corretto tornando alla versione
fornita subito dopo i fatti e spiegando di aver visto il cacciatore estrarre
due sacchetti, uno verde e l’altro bianco, e gettarli nel bosco, ma di averne
raccolto solo uno, al volo mentre gli correva dietro:

 

“  Nel frattempo che lui (il
cacciatore, ndr) correva con nella mano sinistra il fucile con l’altra mano ha
prelevato dalla tasca dorsale prima un sacchetto e poi l’altro sacchetto di
plastica gettandoli. Io gli correvo dietro tant’è che un sacchetto che lui ha
gettato io l’ho preso subito da terra continuando a corrergli dietro. Ricordo
che siccome c’era anche un po’ di neve ho messo un piede su un piccolo tronco e
sono anche scivolato (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib.
primo grado, pag. 2).

 

                                         Ha, poi,
spiegato meglio le fasi successive dell’inseguimento: perse abbastanza
velocemente le tracce del fuggitivo, ha chiamato al telefono il collega __________
(che, nel frattempo, aveva recuperato il secondo sacchetto di plastica) e, poi,
seguito un'altra pista, tentando di tagliare la strada al cacciatore in fuga:

 

“  Al massimo gli sarò corso dietro per
cinque minuti. Decisamente la persona che inseguivo era più veloce di me. In
quel momento, mentre rincorrevo AP 1, di __________ non mi sono più
preoccupato, il mio obiettivo era quello di acciuffare il AP 1 (…). Dopo aver
perso le tracce, mi sono recato sulla strada sterrata che da __________ porta a
__________ pensando di trovare le tracce di AP 1 siccome credevo che abitasse
ad _______, in realtà non sapevo che abitava a __________. Non ho trovato le
tracce su quella strada. Ho perso le sue tracce nel bosco dove a tratti c’era
neve, ma non sotto le conifere (…) Nel frattempo ho chiamato __________ che
aveva seguito la pista delle impronte e lui ha trovato un secondo sacchetto che
ha recuperato. Ripeto che io ho visto che AP 1 buttava i due sacchetti ma ne ho
preso solo uno. L’altro è stato recuperato da __________. Ci siamo incontrati
sulla strada sterrata dove io mi trovavo e abbiamo cercato di capire come fare
per rintracciare il AP 1 siccome eravamo convinti che lui era ancora nella
regione” (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado,
pag. 2).

 

                                         ______ ha
pure precisato che, quando l’hanno incrociato nel bosco, il cacciatore era
solo, senza cani da caccia al seguito (verbale di audizione __________,
allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2). 

 

                            c.2.2.   Anche __________ ha, dapprima, raccontato di aver visto il cacciatore
gettare a terra un unico sacchetto, di colore bianco, e di essersi accorto che
ve ne era un secondo - verde - solo una volta raggiunto quel punto. Ha
affermato di aver raccolto quello verde, mentre il collega __________ avrebbe
raccolto quello bianco e di avere, poi, proseguito, insieme al collega,
l’inseguimento del fuggitivo che, però, è riuscito a far perdere le sue tracce:

 

“  Ricordo che AP 1 aveva fatto un
movimento, mettendo una mano nella tasca posteriore della giacca estraendo
qualcosa di bianco che poi ha gettato a terra. Quando io e __________ siamo
giunti in quel punto abbiamo costatato la presenza di due sacchetti: uno verde
e uno bianco, a distanza di circa 2/3 metri l’uno dall’altro. Io ho trovato un
sacchetto verde (contenente una lepre variabile) e __________ quello bianco
(contenente un Francolino). Li abbiamo raccolti e proseguito l’inseguimento”
(verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 4). 

 

                                         Anche lui si
è, però, corretto al dibattimento di primo grado, tornando alla precedente
versione sul numero dei sacchetti - due e non solo uno - che ha visto gettare
dal cacciatore. Ha ribadito di essersi fermato, insieme a __________, a
raccoglierli, precisando di averne valutato il contenuto prima di riprendere
l’inseguimento: __________ dietro al cacciatore e lui in direzione di __________,
per tagliargli la strada ma senza successo. A quel momento, afferma, ha
ricevuto la telefonata di __________ ed ha fatto, con lui, un ultimo tentativo,
vano, di rinvenire le tracce del fuggitivo:

 

“  Prima __________ poi io abbiamo
inseguito AP 1. Tutto è successo nel bosco e alcuni metri dopo abbiamo visto AP
1 che dalla tasca posteriore ha estratto due sacchi di plastica lanciandoli a
terra, li ha estratti lateralmente con una mano sola. Ci siamo fermati
quell’attimo a raccogliere i due sacchetti vedendo che all’interno di uno c’era
il francolino di monte e nell’altro una lepre variabile bianca. Quell’attimino
ci siamo fermati per guardare all’interno dei sacchetti. A quel momento ci
siamo incamminati all’inseguimento, io non lo vedevo già più, il __________ è
stato più veloce di me e ha proseguito l’inseguimento. Non so quanto tempo
l’abbiamo inseguito, sarà due o tre minuti. L’abbiamo seguito assieme il primo
pezzo e poi ci siamo divisi, perché _______ mi ha urlato di tagliargli la
strada, sapendo che alla nostra sinistra c’era la sua abitazione a comunque una
bella distanza, a __________. Presumendo che sarebbe fuggito in quella
direzione, io mi sono voltato sulla sinistra mentre __________ continuava
dritto e da lì ho perso completamente le tracce. Dopo alcuni minuti __________
mi ha contattato telefonicamente (…) Mi ha chiesto se avevo ancora delle tracce
e gli ho detto che le avevo perse e lui pure. Pensando che tornasse in
direzione di __________ abbiamo fatto una ricerca in quella direzione. (…) A me
risultava che lui abitava a __________” (verbale di audizione __________,
allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         Sulla
presenza o meno del cane da caccia, __________ ha dapprima detto che il
cacciatore da loro incontrato nel bosco ne aveva uno al seguito, libero dal
guinzaglio, per poi affermare - al dibattimento di primo grado - di non
ricordare (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado,
pag. 2). 

 

                                  d.   Perse le tracce del fuggitivo, i due guardiacaccia si sono diretti al
domicilio di AP 1, sperando di trovarlo lì. Giunti all’abitazione attorno alle
12.00 vi hanno trovato solo la madre __________ che ha detto loro che, quella
mattina, AP 1 e il padre __________ erano usciti presto per andare a caccia
bassa e che altro non sapeva (esposizione del fatto del 12.11.2013, pag. 2;
verbale di audizione __________ e __________, allegati al verb. dib. primo
grado, pag. 2). 

 

                                         Interrogata
al dibattimento di primo grado, __________ ha precisato di avere soltanto
pensato che, quella mattina, il marito e il figlio fossero usciti per cacciare:

 

“  Ricordo che un giorno sono arrivati
a casa nostra dei guardiacaccia. Della mia famiglia sono cacciatori mio marito
e mio figlio AP 1, mentre l’altro figlio non è cacciatore. Mio marito e mio
figlio vanno a caccia sia separatamente sia assieme. Quel giorno non ricordo se
erano andati a caccia assieme. Li ho visti partire assieme con un solo cane ma
non so di più, loro non mi dicono quello che fanno e non mi interessa neanche.
I guardiacaccia mi hanno chiesto se i due erano andati a caccia e io gli ho
detto che pensavo che fossero andati a caccia ma che non sapevo dove (verbale
di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1). 

 

                                   e.   Poco dopo, i due guardiacaccia hanno incontrato il padre di AP 1 che
stava rientrando a bordo del suo fuoristrada Mitsubishi. Informato dai
due guardiacaccia di quanto appena accaduto a __________, egli ha negato di
essersi recato a caccia con il figlio AP 1, affermando di averlo semplicemente
accompagnato ad __________ per la sua battuta di caccia e di essersi, poi,
dedicato ad altri lavori. 

                                         Sulla sua persona i
guardiacaccia hanno rivenuto un colpo Brenneck, calibro 12 a palla asciutta, e
un richiamo elettronico per uccelli impostato sul canto del francolino di monte
inserito in una custodia bagnata e sporca di aghi di larice ancora umidi. 

                                         All’interno del veicolo vi
erano un paio di scarponi da montagna, pure bagnati e pure sporchi di aghi di
larice. 

 

                               e.1.   Interrogato il giorno successivo dai guardiacaccia - che
(contrariamente al PP che ha emanato, nei suoi confronti, un decreto di non
luogo a procedere, cfr AI 19) l’hanno fin da subito creduto in combutta con il
figlio - __________ ha ribadito di non sapere nulla di quanto accaduto a __________:

 

“  Ieri mattina (10 novembre 2013)
attorno alle 08.00-08.15 ho accompagnato mio figlio AP 1 con il veicolo
fuoristrada Toyota di colore blu scuro dal mio domicilio fino ad __________,
più precisamente alla fine del nucleo abitativo. Ricordo che mio figlio aveva
con se il fucile sovrapposto calibro 12 ed un cane razza segugio italiano a
pelo forte. Preciso che non avevo con me né fucile né nessun altro accessorio
venatorio in quanto ieri non avevo nessuna intenzione di praticare la caccia.
Mio figlio non mi aveva informato delle sue intenzioni venatorie” (verbale __________
11.11.2013, AI 1, pag. 1).

 

                                         Dichiarazioni,
queste, che ha poi ribadito - sentito in qualità di testimone - anche davanti
al pretore:

 

“  Quel giorno ho portato AP 1 fino ad __________
(..) Sono andato io a portare mio figlio e non è la prima volta che lo facciamo
perché a caccia è molto più semplice farsi portare e farsi venire a prendere
magari in un altro posto, quando c’è la possibilità. Siamo quindi rimasti
d’accordo con AP 1 che mi avrebbe chiamato per farsi andare a prendere”
(verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1). 

 

                                         Richiesto di
spiegare perché la mattina dei fatti aveva con sé il richiamo elettronico per
uccelli impostato proprio sul canto del francolino di monte ha detto:

 

“  Il richiamo in questione si trovava
nel mio veicolo privato già dal mese di agosto 2013 e dichiaro che
l’apparecchio sopracitato non è mai stato prelevato dal veicolo e tanto meno
utilizzato per scopi venatori. Questo richiamo elettronico per uccelli mi è
stato regalato dall’amico __________ di __________, purtroppo attualmente non
più in vita. Il fatto che il suddetto dispositivo si trovasse nella tasca dei
miei pantaloni lo giustifico con l’intenzione di portarlo al mio domicilio” (verbale __________
11.11.2013, AI 1, pag. 2; cfr, anche, verbale di audizione __________, allegato
al verb. dib. primo grado, pag. 1).

 

“  Io non so su che animale era
inserito il mio richiamo, però posso dire che quando me l’hanno preso l’hanno
manovrato e non so cosa abbiano fatto” (verbale di audizione __________,
allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         Ha, poi,
così giustificato il fatto che il richiamo fosse, all’interno dell’astuccio di
protezione, cosparso di gocce d’acqua e di aghi di larice ancora umidi:

 

“  perché l’interno del mio fuoristrada
è assai bagnato a causa dei miei cani che entrano ed escono dall’abitacolo,
mentre gli aghi di larice li giustifico col fatto che frequento spesso boschi
di larici” (verbale __________ 11.11.2013, AI 1, pag. 2).

 

                                    f.   Poco dopo aver preso congedo da __________, attorno alle 12.10-12.15
circa, i due guardiacaccia sono riusciti a mettersi in contatto telefonicamente
con l’imputato. Questi ha detto loro di trovarsi a caccia di lepri sul motto __________
(nella zona di __________). 

                                         Ubbidendo al
guardiacaccia __________ che gli ha intimato di scendere a valle al più presto
per chiarire quanto accaduto a __________, AP 1 ha raggiunto i due
guardiacaccia ad __________ alle 12.50 circa. Al dibattimento di primo grado e
al dibattimento di appello AP 1 ha precisato:

 

“  Sono quindi sceso e ci siamo trovati
lì in fondo al paese. Io attendevo all’inizio di un prato mentre loro erano a
un garage della Renault. Li ho aspettati un quarto d’ora circa, io con il cane
non sono comunque sceso fino al garage perché c’è la strada” (verbale di
interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. dib. di primo grado, pag. 1).

 

“  io sono arrivato ad __________ alle
12.20, circa un quarto d’ora dopo la telefonata del guardiacaccia __________.
Ho aspettato in una piazzetta per circa 20 minuti / mezz’oretta prima che i
guardiacaccia mi raggiungessero. Io li avevo visti: erano fermi al garage della
Renault. Io non ho attraversato la strada per raggiungerli perché avevo con me
il cane ed ero rimasto d’accordo con __________ che li avrei aspettati proprio
nel punto in cui ero” (verb. dib. d’appello, pag. 4).

 

Oltre al suo cane da caccia, AP 1 aveva con sé
l’unica (a suo dire) preda cacciata quel giorno, una lepre variabile che aveva
iscritto sul foglio di controllo (esposizione del fatti del 12.11.2013, pag. 3;
verbale di audizione __________ e __________, allegati al verb. dib. primo
grado, pagg. 2-3). 

                                         Da subito, AP
1 ha negato di essere stato lui il cacciatore fuggito facendo perdere le sue
tracce. 

 

                                   3.

                                   a.   AP 1 ha sempre sostenuto che, il 10 novembre 2013, era in territorio di __________,
dove ha sparato un unico colpo e ucciso un unico esemplare di lepre variabile. 

                                         Interrogato
dai guardiacaccia il giorno dei fatti egli ha, così, descritto la sua battuta
di caccia di quella mattina:

 

“  Nel corso della giornata odierna ho
esercitato la caccia bassa, alla lepre, in zona __________, sopra __________
(…). Ricordo di essere partito alle 08:00 dal mio domicilio di __________ in
compagnia di mio padre __________ con fucile sovrapposto calibro 12, relativa
munizione e cane razza segugio italiano per recarmi ad __________. Tengo a
precisare che mio padre __________ mi ha solo accompagnato con il mio
fuoristrada Toyota (…) fino ad __________ rincasando in seguito (…). Al momento
della partenza piovigginava. 

Dopo aver
percorso circa 20 minuti in verticale nel bosco, ho liberato il cane dal
guinzaglio in modo da cominciare la mia battuta di caccia alla lepre. Durante
tutta la mattina non ho avuto occasione di esplodere colpi con il mio fucile
tranne che per l’abbattimento della lepre variabile femmina alle ore 10:30, come
risulta dal foglio di controllo n. 227. Dopo di che ho effettuato una nuova
perlustrazione in zona senza trovare altre prede. Successivamente mi sono
incamminato verso valle. Sulla strada del ritorno ricevevo la telefonata da
parte del guardiacaccia __________ il quale mi chiedeva di incontrarci per
chiarire la mia posizione in relazione a presunti atti illeciti commessi da me
riguardanti la caccia” (verbale AP 1 10.11.2013, AI 1, pag. 1).

 

 

                                         A domanda
degli agenti interroganti, ha detto di conoscere bene la zona di __________,
dove aveva già praticato la caccia, l’ultima volta la settimana prima dei fatti
(verbale AP 1 10.11.2013, AI 1, pag. 2).

 

                                  b.   AP 1 ha ribadito questa versione dei fatti alla segretaria giudiziaria che
l’ha interrogato, precisando però, per la prima volta, di soffrire di mal di
schiena già da tempo e di essersi, per questo motivo, sottoposto ad una
risonanza magnetica proprio il 12 novembre 2013. In particolare, ha dichiarato
che l’affezione alla schiena non gli avrebbe consentito di percorrere a piedi
il tragitto tra __________ e __________. Alle domande del suo avvocato ha così
risposto:

 

“  D: due giorni dopo i fatti Lei è
andato a fare una risonanza magnetica (RM) all’OSG di Bellinzona? E se sì per
che cosa?

R: perché
soffro di mal di schiena.

D: da
quanto tempo era stata programmata questa RM?

R: da
circa 15/20 giorni. Il mal di schiena mi ha posto delle limitazioni anche sul
posto di lavoro.

D: ha
quindi fastidio a camminare a lungo, in salita o discesa?

R: sì. Mi
sposto limitatamente a piedi, e solo per percorsi brevi”

(PP
04.04.2014, AI 24, pag. 6).

 

                                   c.   Nella stessa occasione, il qui appellante ha tenuto a precisare che il
padre si serviva del richiamo elettronico che teneva in macchina unicamente per
attirare gli uccelli selvatici da fotografare (PP 04.04.2014, AI 24, pag. 5).

                                         Passione,
quella della fotografia, che il padre ha, però, negato:

 

“  Una volta mi capitava di fotografare
i selvatici a casa quando erano morti, ma adesso ho perso anche quella passione
lì. A volte fotografavo anche selvatici vivi. Non si può proprio dire che io ho
una passione per la fotografia. Non sono un esperto” (verbale di audizione __________,
allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                  d.   Durante il dibattimento di primo grado, AP 1 ha ribadito la sua
estraneità ai fatti di __________, supportando nuovamente tale dichiarazione
con i dolori alla schiena (verbale di interrogatorio dell’imputato, allegato al
verb. dib. primo grado, pagg. 1-2). Per provare che questi dolori l’hanno
costretto a sottoporsi, il 12 novembre 2013, ad una risonanza magnetica ha
prodotto le copie delle convocazioni per l’esame medico.

 

                                   e.   Anche
al dibattimento d’appello egli ha mantenuto la sua versione (verb. dib.
d’appello, pag. 2), precisando che l’Ufficio caccia e pesca avrebbe un
atteggiamento persecutorio nei suoi confronti:

“  A domanda dell’avv. DI 1, preciso
che è vero che mi sento perseguitato dai guardiacaccia. Li ho sempre avuti alle
costole. Ancora l’anno scorso hanno piantonato la mia cascina per sicuramente
10 giorni: erano in zona a sorvegliare la mia cascina. Durante questo periodo
non ho mai avuto dei contatti con i guardiacaccia che sorvegliavano. Li ho però
sempre visti bene. Non riesco ad immaginare il motivo per cui è stata messa in
atto questa sorveglianza. È vero anche che, alcuni anni fa, (non ricordo
esattamente quando ma il mio avvocato mi ricorda che si era nel 2006), sono
stato inchiestato perché ero sospettato di aver sparato al lupo in Alta
Leventina. L’inchiesta è finita in niente perché è stato appurato che io,
quella mattina, lavoravo (verb. dib. d’appello, pagg. 2-3).

 

                                         Accertamento dei fatti

 

                                   4.   La Difesa solleva
tutta una serie di elementi che, a suo modo di vedere, escludono che il
cacciatore avvistato a __________ dai guardiacaccia __________ e __________ era
AP 1.

 

                                   a.   Innanzitutto,
sostiene che è impossibile che AP 1, visti in particolare i dolori alla schiena
di cui soffriva, abbia potuto trovarsi a __________ alle ore 9.20, e cioè al
momento in cui i guardiacaccia hanno sentito esplodere il primo colpo di fucile
e, soprattutto, sostiene che è del tutto impossibile che AP 1 abbia potuto
essere avvistato a __________ alle 11.05 del mattino e poi raggiungere __________
alle 12.20 (orario in cui, secondo le sue dichiarazioni, è giunto all’incontro
con i guardiacaccia, cfr. verb. dib. d’appello, pag. 4). 

 

                               a.1.   La questione rilevante
non è tanto quella a sapere se AP 1 avrebbe potuto trovarsi a __________ alle
9.20 - poiché il colpo sentito dai guardiacaccia a quell’ora avrebbe anche
potuto essere sparato da altri o da AP 1 quando si trovava in una zona più
lontana - ma quella a sapere se egli poteva trovarsi lì alle 11.05 e, poi,
raggiungere __________ alle 12.20. 

La verifica dei tempi di percorrenza eseguita dall’Ufficio caccia
e pesca il 13 novembre 2013 dimostra che ciò era oggettivamente possibile,
ritenuto che per percorrere il tragitto il guardiacaccia __________ ha
impiegato 63 minuti, senza peraltro scegliere l’itinerario più breve tra quelli
a disposizione (cfr. verifica dei tempi di percorrenza, AI 1). Dalla fuga del
cacciatore a __________ (avvenuta alle 11.05 circa) all’arrivo di AP 1 ad __________
(alle 12.20) sono trascorsi 75 minuti, un lasso di tempo che è dunque
assolutamente compatibile con quello verificato dal guardiacaccia __________ e
sulla cui correttezza non vi è motivo di dubitare. 

L’argomentazione di AP 1 secondo cui egli non avrebbe potuto
fuggire a corsa sulla neve e raggiungere __________ così velocemente a causa
dei dolori alla schiena di cui soffriva non può essere seguita.

Le sue dichiarazioni relative agli impedimenti causati dai
lamentati dolori alla schiena non sono, infatti, credibili ritenuto che, da un
lato, sostiene di aver avuto dei dolori così forti da potersi spostare
limitatamente a piedi e solo per percorsi brevi (PP 04.04.2014, AI 24, pag. 6)
e, dall’altro, afferma, però, di aver cacciato, insieme al suo cane, per
diverse ore sul __________, in una zona ripida e scoscesa:

 

“  Si tratta di una zona ripida con
anche delle rocce, in parte c’è un sentiero ma io con il cane non l’ho seguito,
sono andato così nel bosco. Non so quindi stimare quanti chilometri ho fatto,
anche perché dovevo aspettare il cane. Ad ogni modo ci ho messo tutta la
mattina. (…) Io e il mio cane siamo quindi rimasti per più di due ore in quella
zona” (verbale di interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. dib. primo
grado, pagg. 1-2).

 

                                         Non ha da essere
argomentato a lungo per spiegare che chi non può, a causa di problemi alla
schiena, né spostarsi normalmente a piedi né correre sulla neve, nemmeno riesce
a dedicarsi ad un’intensa e lunga battuta di caccia su un terreno impervio.

                                         Del resto, si annota qui
che l’imputato si è limitato a produrre, al dibattimento di primo grado, le
copie delle convocazioni per la risonanza magnetica cui, a suo dire, si era
sottoposto quasi due anni prima senza, però, produrre il - maggiormente
significativo - referto con la diagnosi del medico.

 

Quindi, la tesi difensiva secondo cui i tempi di percorrenza tra __________
e __________ escludono che AP 1 possa essere il cacciatore avvistato dai
guardiacaccia non può essere seguita.

Contrariamente alla tesi difensiva, questa conclusione non è
smentita nemmeno dall’annotazione nel foglio di controllo di AP 1
secondo cui egli avrebbe cacciato una lepre variabile ad __________ alle 10.30.
Si tratta, infatti, di un documento compilato personalmente dal cacciatore
senza alcun preventivo controllo di terzi e che non può godere, pertanto, di
particolare valenza probatoria. 

 

                                  b.   La Difesa ha
continuato sostenendo che ad escludere che AP 1 potesse essere il cacciatore
avvistato a __________ vi sono anche le discrepanze tra l’abbigliamento
(pantaloni, berretto) di quest’ultimo e quello di AP 1 e quelle tra le impronte
sulla neve attribuite dai guardiacaccia al cacciatore in fuga e il numero di
piede di AP 1.

 

                               b.1.   La descrizione fatta
da AP 1 dei pantaloni indossati quel giorno (pantaloni verdi con pezze marroni
o grigie, cfr. verbale di interrogatorio dell’imputato, allegato
al verb. dib. primo grado, pag. 2) corrisponde a quella dei pantaloni del
cacciatore fuggito a __________ fatta dai guardiacaccia (pantaloni verdi, tipo
da boscaiolo, con dei rinforzi / pezze, cfr. esposizione dettagliata dei fatti
del 12.11.2013, pag. 1; verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3 e 4;
verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 4 e 5). 

Su quest’aspetto non vi è dunque nessuna
discrepanza.

 

Per quanto concerne, invece, il copricapo indossato dal
cacciatore, è vero che __________ e __________ hanno sempre sostenuto che si
trattava di un cappellino con ala, mentre AP 1 si è presentato all’incontro ad __________
indossando un berretto di lana. Si tratta di una differenza che è, però,
spiegabile con le condizioni metereologiche di quel giorno. Infatti, ritenuto
come, in alto, quel giorno nevicasse e facesse freddo, è del tutto verosimile
che AP 1 avesse con sé anche un berretto di lana e che l’abbia indossato solo
in un secondo momento.

 

                               b.2.   Infine, nemmeno il
fatto che AP 1 calzi scarpe no 41 esclude che fosse lui il fuggitivo. I guardiacaccia
hanno, infatti, definito di grandi dimensioni non tanto gli scarponi calzati
dal cacciatore (definiti “voluminosi” che è un concetto ben diverso), quanto le
impronte lasciate sulla neve (verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3; verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 5; verbale di audizione __________,
allegato al verb. dib. primo grado, pag. 3).

Ritenuto come sia notorio che le impronte di chi corre sulla neve
(specialmente, come in concreto, su un terreno in discesa) non ricalcano esattamente
le dimensioni reali del piede ma, anzi, a causa dello scivolare sul terreno
nevoso, tendono proprio a risultare più grandi di quel che sono, non vi è, a
mente di questa Corte, alcuna discrepanza tra le dichiarazioni dei
guardiacaccia e il fatto che AP 1 porti il 41 di scarpa. 

 

                                   c.   Secondo la Difesa,
anche il fatto che la lepre variabile trovata dai guardiacaccia addosso a AP 1
ad __________ non fosse riposta - a differenza delle prede trovate a __________
- in un sacchetto di plastica, dimostra che il fuggitivo non può essere lui. 

Nemmeno questa opinione può essere seguita, già solo per il fatto
che AP 1 non ha mai preteso che la lepre che portava con sé quando ha
incontrato i guardiacaccia non fosse riposta in un sacchetto di plastica.

Inoltre, l’ipotesi proposta dalla Difesa può essere
ragionevolmente esclusa poiché non emerge dagli atti che il gilet da caccia di AP
1 fosse sporco del sangue dell’animale, ciò che sarebbe stato il caso se esso
fosse stato riposto nella tasca senza nessuna protezione.

 

                                  d.   Nemmeno la capienza
della tasca del gilet di AP 1 esclude che egli abbia portato con sé i tre
animali uccisi: egli stesso ha, infatti, precisato che il suo gilet da caccia
ha una grande tasca dorsale (verbale AP 1 10.11.2013, AI 1, pag. 2) e gli animali
in questione (due lepri variabili e un francolino di monte) sono notoriamente
di piccole dimensioni (come confermato anche da __________, cfr. AI 16, pag.
5).

 

                                   e.   Sugli altri elementi
che, secondo la Difesa, escluderebbero la colpevolezza dell’imputato, ci si
limita ad osservare quanto segue: 

                                         -     l’assenza
di tracce sulla neve sulla strada che da __________ porta verso __________, è
spiegabile con il fatto che il cacciatore si è dato alla fuga attraverso il
bosco, dove la coltre nevosa a causa della presenza degli alberi non è
omogenea, ciò che gli ha permesso di far perdere più facilmente le sue tracce,
così come suggerito anche dai guardiacaccia (esposizione dettagliata dei fatti
12.11.2013, AI 1, pag. 2; verbale di audizione __________, allegato al verb.
dib. primo grado, pag. 2);

                                         -     il
numero di colpi che i guardiacaccia hanno sentito non è un elemento rilevante
per stabilire il numero di animali uccisi dall’imputato. È, infatti,
assolutamente possibile che alcuni colpi siano sfuggiti al loro campo uditivo
(come suggerito anche da __________, cfr. AI 17, pag. 6);

                                         -     sull’argomentazione
secondo cui, se davvero fosse stato lui il cacciatore di cui trattasi, AP 1
avrebbe immediatamente riconosciuto i due guardiacaccia e sarebbe fuggito prima
di arrivare a pochi metri da loro, si osserva che, secondo la versione dei due
guardiacaccia - che, come vedremo, è del tutto credibile - AP 1 non ha subito
scorto i due uomini, e non è, dunque, immediatamente fuggito, poiché era
impegnato a parlare al cellulare;

                                         -     nemmeno
l’argomentazione relativa all’età convince: il fatto che il guardiacaccia __________
(di 10 anni più giovane dell’imputato) non sia riuscito a raggiungerlo durante
la fuga non basta ad escludere che lui fosse il fuggiasco: essere più giovani non
significa necessariamente essere più veloci e, soprattutto, il cacciatore non è
stato raggiunto, non tanto perché più veloce sulla distanza, ma perché è
riuscito a far perdere le sue tracce (ciò che presuppone, più che velocità, una
buona conoscenza del territorio che si può ben attribuire al qui appellante); 

                                         -     nemmeno
il fatto che AP 1 sia un cacciatore esperto e che quella mattina fosse
accompagnato da un cane da caccia esclude che egli si sia liberato delle due
prede scomode nel corso della fuga: da un lato, non occorre dilungarsi per
spiegare che anche il cacciatore più navigato ha interesse a non farsi cogliere
in flagranza di reato (e a rallentare l’inseguimento dei guardiacaccia creando
un diversivo), dall’altro è assolutamente verosimile che il cane da caccia di AP
1, da egli stesso definito “da cerca” e il cui compito è, pertanto, quello di
scovare la selvaggina e non recuperarla una volta esploso il colpo (PP AP 1
04.04.2014, AI 24, pag. 5), abbia scelto di seguire il suo padrone in fuga
piuttosto che fermarsi per recuperare le prede da questi gettate nel bosco.

 

                                   5.   Vagliate tutte le
contestazioni sollevate dalla Difesa, ciò che resta sono le dichiarazioni dei
guardiacaccia e dell’imputato.

 

                                   a.   __________ e __________
hanno entrambi immediatamente identificato AP 1 nel cacciatore incontrato nei
boschi di __________ la mattina del 10 novembre 2013. L’hanno riconosciuto sia
dalla fisionomia che dal particolare timbro di voce e hanno ribadito per tutto
il procedimento, anche a confronto con l’imputato, di essere sicuri al 100% che
si trattasse proprio di lui, persona che entrambi - come ammesso anche dalla
stesso imputato - conoscevano: __________ di vista, __________ piuttosto bene. 

 

                                         Questa Corte non ha motivo
di dubitare della veridicità di quanto da loro affermato in modo concorde,
costante e lineare per tutto il procedimento. 

 

                                         Innanzitutto perché, a
differenza di AP 1, i due guardiacaccia non avevano nessun interesse a mentire,
denunciando l’imputato per reati non commessi. I due uomini si sono limitati a
riferire, dapprima in un’esposizione scritta e poi in veste di testimoni
davanti al procuratore pubblico e al giudice di primo grado, la loro versione
su quanto accaduto la mattina del 10 novembre 2013 mentre stavano esercitando
la loro funzione di guardiacaccia e in atti non vi è nessun elemento che faccia
anche solo dubitare che, nei confronti del qui imputato, vi fosse quel clima
persecutorio unicamente descritto - e neanche minimamente comprovato - dalla Difesa.
Al contrario. L’assenza di precedenti specifici (almeno relativamente al
passato recente) testimoniata dal casellario intonso di AP 1 sembra smentire
l’esistenza di un atteggiamento persecutorio dell’Ufficio caccia e pesca nei
suoi confronti.

                                         Inoltre __________ e __________
sono stati costanti e lineari non solo nell’affermare di aver identificato,
senza alcun dubbio, AP 1 nella persona del cacciatore, ma anche nel riferire
gli aspetti centrali di quanto accaduto quella mattina. Entrambi hanno sempre
detto di aver avvistato un cacciatore nel bosco attorno alle 10.40, di averlo
visto incamminarsi verso di loro mentre parlava al cellulare, di averlo
salutato una volta che questi si è accorto della loro presenza, di aver
ricevuto in risposta un saluto in tono greve (poco importa quali fossero le
precise parole loro rivolte: salve, uella o ciao), di aver
immediatamente riconosciuto AP 1, di averlo visto togliersi il fucile dalle
spalle, fuggire a gambe levate in direzione opposta, togliere qualcosa dalla
tasca posteriore della giacca e gettarlo a terra. Entrambi hanno, poi,
raccontato, in modo costante e lineare, di avergli intimato di fermarsi, di
avere tentato di raggiungerlo e di seguirne le tracce, ma senza successo. 

                                         L’incertezza dei due
guardiacaccia nel riferire del lancio e del recupero dei due sacchetti contenenti
la lepre e il francolino di monte è spiegabile, da un lato, con la concitazione
del momento che ha impedito loro di registrare in modo preciso tutti i dettagli
della situazione e, dall’altro, con il tempo trascorso tra i fatti (novembre
2013) e gli interrogatori al Ministero pubblico (marzo 2014) e in Pretura
penale (agosto 2015). In ogni caso, si tratta di incertezze su aspetti non
decisivi della vicenda e che non minano, pertanto, la credibilità dei due
guardiacaccia. 

                                         Del resto, poco importa se
essi hanno visto gettare uno o due sacchetti di plastica. Decisivo è che
entrambi hanno visto l’imputato estrarre qualcosa dalla tasca posteriore della
giacca e gettarlo a terra e che entrambi hanno dichiarato di aver raccolto
(poco importa in che ordine) quelli che si sono, poi, rivelati essere due
sacchetti di plastica che contenevano i corpi inanimati dei due animali di cui
s’è detto. 

                                         Anche la diversa versione
dei due guardiacaccia sulla presenza del cane è pure spiegabile con la
concitazione del momento che rende del tutto verosimile la tesi secondo cui __________,
a differenza di __________, non abbia scorto il cane.

                                         Ciò detto, si rileva come
questa differenza fra le versioni dei due guardiacaccia testimoni, in realtà,
della loro credibilità nella misura in cui essa indica che i due non hanno
concordato le loro versioni. 

 

                                  b.   Ne va diversamente
per l’imputato. 

                                         Da un lato, alcune sue
dichiarazioni sono sconfessate da elementi oggettivi.

                                         Quella secondo cui i due
si sono recati ad __________ con la Jeep è smentita dal fatto che, all’arrivo
dei guardiacaccia presso l’abitazione dei AP 1 3 ore e mezza più tardi, la
vettura, posteggiata sotto una tettoia, era perfettamente asciutta. Ritenuto
che quel giorno piovigginava ed era particolarmente umido, è praticamente
impossibile, contrariamente a quanto asserito dalla Difesa, che la vettura (a
differenza del richiamo elettronico che la Difesa pretende fosse umido e
bagnato nonostante fosse rimasto all’interno della vettura (!), cfr. verbale
11.11.2013, pag. 2), in poco più di tre ore, si fosse completamente asciugata e
non presentasse più nemmeno una goccia d’acqua sulla carrozzeria. 

                                         Questa conclusione non è
sovvertita dalla dichiarazione del padre che ha confermato di avere
accompagnato il figlio ad __________. Detto che le dichiarazioni
di __________ sollevano, nel loro complesso, forti perplessità, qui ci
si limita ad annotare che il padre dell’imputato ha perso qualsiasi credibilità
sostenendo che il richiamo per uccelli - che i guardiacaccia hanno trovato
nelle sue tasche bagnato e cosparso di aghi di larice ancora umidi non solo
all’esterno della custodia ma anche al suo interno - era sempre rimasto
riposto, inutilizzato, nella macchina e che si era bagnato a causa della presenza,
temporanea, di cani bagnati all’interno della macchina. Ed ha continuato a
perderne cercando di fare intendere che potrebbero essere stati i due
guardiacaccia ad impostare il richiamo sul canto del francolino di monte (verb.
dib. di primo grado, pag 2) ritenuto come la tesi dell’ostilità dei due
guardiacaccia sia rimasta allo stadio del puro parlato. 

 

                                         Altre dichiarazioni
dell’imputato sono, invece, fra loro inconciliabili. Per esempio, quella già
citata relativa alle sue sofferenze con quella relativa alla caccia in quel di __________.

                                         Parimenti, il tentativo di
giustificare con la passione per la fotografia il possesso da parte del padre
di un richiamo elettronico per uccelli (quel giorno impostato, guarda caso,
proprio sul canto del francolino di monte), mina la credibilità di AP 1. Il
padre __________, infatti, non solo non ha mai preteso di possedere il richiamo
per quel motivo ma, soprattutto, ha negato di avere la passione della
fotografia descritta dal figlio (verbale di audizione, allegato al verb. dib.
primo grado, pag. 2). 

 

                                   6.   In conclusione,
sulla scorta di tutto quanto precede, è accertato che AP 1 è il cacciatore che
si è dato alla fuga nei tempi e nei modi indicati nel DA. 

 

                                          Diritto

 

                                   7.

                                   a.   Giusta l’art. 286 CP
chiunque impedisce ad un’autorità o ad un funzionario di procedere ad un atto
che entra nelle loro attribuzioni, è punito con una pena pecuniaria sino a 30
aliquote giornaliere (cfr, per dettagli, DTF 133 IV 97 consid. 4.2; 127 IV 115
consid. 2; 124 IV 127, consid. 3a; 120 IV 136 consid. 2a STF 6B_333/2011 del 27
ottobre 2011, consid. 2.2; STF 6B_132/2008 del 13 maggio 2008, consid. 3.3;
Heimgartner, in Basler Kommentar, Strafrecht II, 3a edizione, Basilea 2013, ad
art. 286 CP, pagg. 2510 e segg.; Trechsel/Pieth, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2a edizione, Zurigo/San Gallo 2013, ad art.
286 CP, pagg. 1322 e segg.; Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. II,
3a edizione, Berna 2010, ad art. 286, pagg. 517 e segg.).

                                  b.   Giusta l’art. 17 cpv.
1 lett. a della Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e
degli uccelli selvatici (LCP, RS 922.0) è punito con una pena detentiva sino a
un anno o con una pena pecuniaria chiunque, intenzionalmente e senza
autorizzazione, caccia o uccide animali delle specie protette. Fra le specie
protette ai sensi del precitato disposto vi è l’esemplare del Francolino di
monte (art. 7 cpv. 1 e art. 2 lett. a LCP e art. 5 cpv. LCP). 

 

                                   c.   Ai sensi degli artt.
41 della Legge cantonale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli
uccelli selvatici (LCC, RL 8.5.1.1) e 43 lett. b del Regolamento sulla caccia e
la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (RALCC, RL 8.5.1.1.1) è
punito con una multa fino a fr. 20'000.- chiunque, durante la caccia bassa,
uccide più di un capo di lepre variabile al giorno.

                                   8.   In concreto, non vi
sono dubbi che, dandosi alla fuga alla vista dei guardiacaccia, non
ottemperando alla loro ingiunzione di fermarsi e facendo perdere le sue tracce,
AP 1 si è reso colpevole del reato di impedimento di atti dell’autorità (cfr
DTF 124 IV 127, consid. 2b/bb; 133 IV 97, consid. 6.2.3).

                                         Altrettanto evidente è
che, uccidendo un esemplare di francolino di monte e cacciando due esemplari di
lepre variabile in un periodo in cui era consentito cacciarne al massimo uno
solo, egli ha infranto sia la LCP (art. 17 cpv. 1 lett. a) che la LCC (art. 41
LCC). 

 

                                          Commisurazione
della pena

 

                                   9.   La pena pecuniaria
di 15 aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
2 anni, e la multa di fr. 300.- decise dal primo giudice e, peraltro, non
oggetto di specifica contestazione, appaiono adeguate alla colpa
dell’appellante e vanno, pertanto, confermate. 

                                         Anche l’ammontare
dell’aliquota, stabilito dal primo giudice in fr. 120.- e pure rimasto
incontestato, merita conferma. 

 

                                         Risarcimenti

 

                                10.   Il risarcimento di fr.
500.- (fr. 250.- per la lepre variabile e fr. 250.- per il Francolino di monte)
in favore dello Stato, Fondo di intervento selvaggina deciso dal primo giudice
e rimasto incontestato merita pure conferma (art. 45 cpv. 1 LCC).

 

                                         Indennizzo, tasse e
spese

 

                                11.   Visto l’esito
dell’appello, non entra in considerazione il risarcimento delle spese di
patrocinio (art. 429 CPP) preteso dall’imputato, a cui vanno invece accollate
sia le spese della procedura di primo grado, che quelle della procedura
d’appello (art. 428 cpv. 1 e 3 CPP).

 

Per questi
motivi,

 

visti gli
art.                      6, 10, 77, 80, 84, 139, 348 e segg., 379 e segg., 398
e segg. CPP,

                                         286
CP,

                                         2
lett. a, 7 cpv. 1 e 17 cpv. 1 lett. a LCP,

                                         41,
42 lett. b e 45 LCC,

                                         43
lett. b RALCC,

nonché sulle spese gli art. 426
e 428 CPP e la LTG,

dichiara
e pronuncia:                                        

 

1.L’appello
è respinto.

Di conseguenza, ricordato che
in assenza di impugnazione i dispositivi 4 e 5 della sentenza di primo grado
sono passati in giudicato,

 

                               1.1.   AP 1 è dichiarato
autore colpevole di:

 

                            1.1.1.   impedimento di atti
dell’autorità, per essersi sottratto (dandosi alla fuga, omettendo di
ottemperare all’ingiunzione di fermarsi e facendo perdere in seguito le sue
tracce) ad un controllo dei guardiacaccia, durante un servizio di sorveglianza
nell’ambito della caccia bassa;

 

                            1.1.2.   infrazione alla
Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli
selvatici, per avere, intenzionalmente e senza essere autorizzato, ucciso
un Francolino di monte (animale di specie protetta);

 

                            1.1.3.   contravvenzione alla
Legge cantonale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli
selvatici, per avere, intenzionalmente e senza essere autorizzato,
abbattuto un secondo esemplare di lepre variabile, in urto con quanto
prescritto dalla legge cantonale che vieta l’uccisione di più di un capo di
lepre comune o di lepre variabile al giorno; 

 

                                         fatti
svoltisi a __________, nel comune di __________, in data 10 novembre 2013.

                                      

                               1.2.   AP 1 è condannato:

 

                            1.2.1.   alla pena pecuniaria di
15 aliquote giornaliere di fr. 120.- cadauna, per un totale di fr. 1’800.-
(milleottocento); 

 

                            1.2.2.   alla multa di fr. 300.-
(trecento), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la pena
detentiva sostitutiva è fissata in giorni 3 (tre);

 

                            1.2.3.   al pagamento delle
tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 1'470.-
(millequattrocentosettanta) per il procedimento di primo grado.

 

                                   2.   L’esecuzione della
pena pecuniaria è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni.

 

                                   3.   AP 1 è condannato a
versare allo Stato, Fondo di intervento selvaggina, l’importo di fr. 500.-
(cinquecento) a valere quale risarcimento del danno.

 

                                   4.   Non
si assegnano indennità ex art. 429 CPP.

 

                                   5.   Gli oneri
processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1’000.-

-  altri disborsi                            fr.           200.-

                                                     fr.        1'200.-

 

sono posti a carico di AP 1.

 

 

                                   6.   Intimazione a:

	
   

  	
   

  

                                         

                                   7.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

   

  

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.