# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f0137b87-ef51-5ae6-bd85-0c27a6bd9d6d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.12.2010 32.2009.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-13_2010-12-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.13

   

  BS/sc 

  	
  Lugano

  15 dicembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 gennaio 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

  rappr. da:  RA 2   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 17
  novembre 2008 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 2003, in data 11 dicembre 2006 ha presentato, tramite la sua logopedista RA
1, una richiesta tendente all’assunzione delle spese di intervento logopedico individuale
(doc. AI 5-4). 

 

                                         Con
decisione 10 gennaio 2007 l’incaricato per la logopedia dell’Ufficio delle
scuole comunali (USC) ha accolto tale domanda, riconoscendo per il periodo 17 gennaio
2006 – 31 dicembre 2007 due sedute settimanali, limitando a 45 minuti la durata
di ogni seduta in luogo dei 60 minuti richiesti (doc. AI 5-3).

 

                                         Contro la
succitata decisione, conformemente all’art. 3 della convenzione 8 dicembre 1997
sottoscritta tra la Confederazione Svizzera (rappresentata dall’ Ufficio
federale delle assicurazioni sociali; UFAS) ed il Cantone Ticino (per il
tramite del Dipartimento istruzione cultura [DIC], ora Dipartimento educazione,
cultura e sport [DECS]), concernente “l’indennità forfetaria delle prestazioni
assicurative AI nell’ambito della scuola pubblica”, RA 1, per conto
dell’assicurato, ha inoltrato opposizione all’Ufficio AI datata 10 febbraio
2007 (doc. AI 3-1). L’assicurato sostiene che l’USC ha omesso, come in altri
casi simili, di valutare attentamente le caratteristiche della singola
fattispecie, utilizzando unicamente quale di criterio di valutazione della
durata di ogni singolo intervento la contestata circolare 25 gennaio 2006 del __________
dell’USC che, a suo dire, limita la durata di ogni singola seduta di logopedia
a 45 minuti. Essa ritiene che tale modo di procedere violi il diritto di
ricevere i provvedimenti adeguati sanciti dalla LAI e fa sì che il Cantone
Ticino non rispetti la convenzione sottoscritta con la Confederazione .

                                         

                               1.2.   In data 15
dicembre 2007 la logopedista ha inoltrato una domanda di rinnovo
dell’intervento logopedico individuale relativo al periodo 1 gennaio 2008 – 31
dicembre 2009 (doc. AI 5-2).

 

                                         Con decisione
19 dicembre 2007 l’USC ha accolto tale domanda, confermando tuttavia a 45
minuti la durata di ogni singola seduta settimanale (doc. AI 5-1).

 

                                         Anche
contro questa decisione l’assicurato, sempre per il tramite della sua
logopedista, ha interposto opposizione del 18 gennaio 2008 (doc. AI 6-1).

                                         

                                         L’opposizione
è stata in seguito completata con scritto 3 ottobre 2008 (doc. AI 8-1).

 

                               1.3.   Con decisione
17 novembre 2008 l’Ufficio AI ha respinto le due succitate opposizioni (doc. AI
11 -1). 

                                         L’amministrazione
ha dapprima ricapitolato le norme di legge  e le convenzioni applicabili alla
fattispecie, nonché le risposte del Consiglio di Stato a diverse interpellanze
parlamentari inerenti alla logopedia, concludendo:

 

" 
(…)

In merito alla comunicazione
25.01.2006 emessa dall'Ufficio delle scuole comunali, che stabilisce ed
introduce una nuova prassi negli interventi di logopedia, considerate le risoluzioni del Consiglio di Stato, lo scrivente
Ufficio non rileva elementi che consentono di constatare delle violazioni delle Convenzioni vigenti in ambito
logopedico e dei disposti di legge
applicabili in materia. Come ribadito, a dipendenza del caso concreto, sono riconoscibili sedute superiori ai 45 minuti, nel
rispetto delle necessità dell'assicurato. Il fatto di introdurre dei "criteri
restrittivi" nell'attribuzione dei
tempi di terapia non implica una violazione
del "diritto dell'assicurato
di ricevere i provvedimenti adeguati sancito dalla Legge federale
sull'Assicurazione per l'invalidità ". Una richiesta debitamente motivata, che esponga le difficoltà dell'assicurato e la necessità di procedere a
sedute superiori a 45 minuti può
essere ragionevolmente accolta. (…)" (doc. AI 11-11)

 

                                         Ribadito
come ogni caso venga singolarmente valutato, l’amministrazione ha concluso che:

 

" 
(...)

In considerazione della richiesta con relativo
piano di intervento presentato dalla logopedista, l'incaricato per la
logopedia, Sig. Ugolini, ha riconosciuto per il caso concreto un provvedimento
logopedico di due sedute settimanali di 45 minuti, non reputando dati i
requisiti per motivare il riconoscimento di una seduta di 60 minuti.

 

In fase di opposizione non sono stati presentati
elementi atti a dimostrare, con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali, che l'assicurato necessita di
interventi settimanali di 60 minuti al posto dei 45 minuti riconosciuti, né vi
sono elementi che permettono di ritenere arbitraria la decisione emessa
dall'incaricato per la logopedia, il quale ha basato la propria valutazione
sugli elementi presentati nella domanda di rinnovo dell'intervento logopedico
(rapporto del terapista costituito da anamnesi, valutazione globale, diagnosi,
proposta di intervento, valutazione del 17 .11.206, rapporto del dr. med. __________
del 10.10.2006; in merito al nuovo intervento, diagnosi del caso e valutazione
globale).

 

Ne consegue che lo scrivente Ufficio non può che
confermare la decisione impugnata anche in fase di opposizione." (Doc. AI 11-12)

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso, l’assicurato, per il tramite della sua logopedista, ha
chiesto al TCA l’annullamento della decisione amministrativa ed il conseguente
riconoscimento di 60 minuti per seduta di logopedia. La logopedista ha chiesto
di essere posta essa stessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria gratuita,
protestando altresì la rifusione di tasse, spese e ripetibili.

 

                                         In
sintesi, evidenzia che la circolare 25 gennaio 2006 del __________ dell’USC,
fondamento della pronunzia impugnata, è discriminatoria, fonte di disparità di
trattamento, priva di motivazione, priva dei requisiti formali nonché contraria
alla prassi e ai pareri degli esperti svizzeri del settore. 

 

                                         Delle
singole motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto.

 

                               1.5.   Con la
risposta di causa l’Ufficio AI ha postulato la reiezione del ricorso. Facendo
presente come le obiezioni sollevate sono state già trattate in sede di
procedura di opposizione, l’amministrazione si limita a richiamare il contenuto
della decisione impugnata ed a chiederne la conferma. 

 

                               1.6.   Il 4
novembre 2009 la logopedista ha inoltrato le proprie osservazioni alla sentenza
del Tribunale federale 2C_105/2009 del 18 settembre 2009 inerente a una
vertenza analoga a quella oggetto del presente giudizio (VI inc. 32.2009.2-21).

 

                               1.7.   Su richiesta
del TCA, in data 20 gennaio e 26 gennaio 2010 l’Ufficio AI ha trasmesso copia
delle decisioni dell’USC, non contenute negli atti, riguardanti richieste di
primo intervento di logopedia per alcuni assicurati (VIII e X inc. 32.2009.2-21).

 

                               1.8.   Il 4
febbraio 2010 questa Corte ha chiesto all’amministrazione il motivo della
riduzione della terapia logopedica, circostanza che riguardava alcuni bambini
(XI). Con lettera 11 marzo 2010 l’amministrazione ha trasmesso la presa di posizione
dell’USC (XVI inc. 32.2009.2-21).

 

                                         La
succitata presa di posizione è stata intimata per osservazioni alla
logopedista, alla quale il TCA ha inoltre chiesto di indicare per ogni singolo
assicurato i motivi giustificanti una deroga alla usuale durata di 45 minuti
per seduta di logopedia (XVII inc. 32.2009.2-21).

 

                                         Il 25
marzo e 10 aprile 2010 RA 2 ha dato seguito a quanto sopra (XVIII e XX inc.
32.2009.2-21).

                                      

                                         Il 28
maggio 2010 l’Ufficio AI ha inoltrato la presa di posizione 21 maggio 2010 dell’USC
in merito alle motivazioni addotte dalla logopedista (XXIV inc. 32.2009.2-21).

 

                                         Sostenendo
con scritti 8 e 25 giugno 2010 come le osservazioni dell’USC siano tardive, la
logopedista ne ha chiesto lo stralcio. In caso negativo, essa ha postulato la
facoltà di poter replicare alla succitata presa di posizione (XXVI e XXVII inc.
32.2009-2-21).

 

                                         Dando
seguito alla richiesta del TCA, il 16 luglio 2010 la logopedista ha inoltrato
le proprie osservazioni sulla presa di posizione 21 maggio 2010 dell’USC (XXIX
inc. 32.2009-2-21).

 

                                         Il 19
agosto 2010 l’Ufficio AI ha confermato l’operato dell’USC (XXXI inc.
32.2009-2-21).

 

 

considerando                 in diritto

 

                                         In
ordine

                                         

                               2.1.   Per costante
giurisprudenza se diverse procedure ricorsali concernono fatti di uguale natura
e pongono gli stessi temi di diritto sostanziale, per economia processuale, si
giustifica una congiunzione delle cause e la pronuncia di una sola sentenza
(STF 8C_295/2007 e 8C_327/2007 del 30 maggio 2008; DTF 128 V 124 consid. 1, 127
V 157, 127 V 33; STCA del 13 gennaio 2009, inc. 30.2008.45+46).

 

                                         Nella
presente fattispecie con un unico atto di ricorso la logopedista, per conto dei
suoi pazienti, ha contestato 15 decisioni su opposizioni rese dall’Ufficio AI
il 17 novembre 2008 e 5 rese il 30 dicembre 2008 (cfr. inc. TCA 32.2002 – 21).
A prescindere dal fatto che la congiunzione delle causa da parte dell’autorità
è una norma potestativa, una congiunzione delle diverse procedure in concreto
non si giustifica. Infatti, se da un lato la problematica giuridica è analoga a
tutti i casi sottoposti a giudizio (durata di una singola seduta di logopedia),
dall’altro le vertenze riguardano 20 diversi assicurati e quindi i fatti non
sono gli stessi. Per questi motivi il TCA tratterà i ricorsi singolarmente.

 

                                         Diverso è
invece l’aspetto istruttorio. Per ragioni di economia processuale gli
accertamenti sono stati eseguiti congiuntamente per tutti gli assicurati
interessati.                                        

                                      

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Nell’ambito
dell’istruzione scolastica speciale ex art. 19 LAI, l’AI assegnava sussidi per provvedimenti di natura pedagogico-terapeutica
tra cui figurava anche la logopedia per assicurati colpiti da gravi difficoltà
d'eloquio che frequentavano la scuola pubblica e per
assicurati con gravi difficoltà d’eloquio in età prescolare per la preparazione
alla frequentazione della scuola speciale o della scuola pubblica (art. 19 cpv.
2 lett. c LAI, 19 cpv. 3 LAI nel tenore vigente sino al 31 dicembre 2007 [RU 1968 30; RU 1995 1129]; art. 8 cpv. 4
lett. e, art. 9 cpv. 2 lett. a e art. 10 cpv. 2 lett. a OAI, pure nel tenore vigente fino al 31 dicembre 2007 [RU 1996 3135]).

                                         A seguito della nuova impostazione della perequazione finanziaria e
della ripartizione dei compiti tra Confederazione e Cantoni (NPC), entrata in
vigore il 1° gennaio 2008 (RU 2007 5617), l’istruzione speciale è passata ai
Cantoni (art. 62 cpv. 3 Cost). Ciò ha comportato la soppressione dell’art. 19
LAI (RU 2007/5809) e quindi anche
delle norme relative alla terapia logopedica (RU 2007 5847). 

                                         Il Cantone Ticino ha adottato una norma transitoria relativa
all’educazione speciale, precisamente l’art. 62a della Legge sulla scuola (RL
5.1.1.1) – introdotta con il Decreto legislativo sull’attuazione a
livello cantonale della nuova impostazione della perequazione finanziaria e della
ripartizione dei compiti tra Confederazione e Cantoni del 23 ottobre 2007 (BU
2007 708) –, il cui primo capoverso ha il seguente tenore:

                                         

" 
In applicazione della Disposizione transitoria
dell’art. 62 (scuola) contenuta nel Decreto federale concernente la nuova
impostazione della perequazione finanziaria e della ripartizione dei compiti
tra Confederazione e Cantoni, del 3 ottobre 2003, il Cantone – in attesa delle
nuove disposizioni legislative cantonali in materia di educazione speciale –
assicura, per almeno tre anni le prestazioni dell’assicurazione invalidità
in materia di educazione speciale, compresa quella precoce di natura
pedagogica- terapeutica secondo l’art. 19 LAI” (sottolineatura del
redattore).

 

                                         Fondandosi
sulla modifica legislativa cantonale, in data 27 novembre 2007 il Consiglio di
Stato ha emanato la risoluzione n. 6038 con l’intento di garantire, dopo il 1°
gennaio 2008, i provvedimenti nell’ambito dell’istruzione scolastica speciale
(art. 19 LAI), compresi l’educazione pedagogico-terapeutica precoce. 

 

                               2.3.   Nel caso in
esame incontestato è il diritto dell’assicurato di beneficiare di un intervento
di natura pedagogica-terapeutica dispensato sotto forma di terapia di
logopedia.

 

                                         In lite è
invece la questione di sapere se per l’assicurato un intervento logopedico di 45
minuti a seduta, in luogo dei 60 minuti chiesti dalla sua logopedista, come confermato
dall’Ufficio AI con la decisione contestata, sia da ritenere adeguato, semplice
e appropriato ai sensi dell’art. 1a LAI. Pacifica è per contro la necessità di
due incontri settimanali.                                               

 

                               2.4.   Confrontandosi
con un’analoga vertenza, in cui RA 2 fungeva da patrocinatrice, mediante
sentenza del 18 settembre 2009 (2C_105/2009; pubblicata sul sito internet del
TF il 28 ottobre 2009), l’Alta Corte ha avuto modo di ritenere, in linea
generale, un intervento logopedico di 45 minuti per seduta adeguato, semplice e
appropriato.

 

                                         Dopo avere
richiamato il caso deciso dal TF con sentenza 30 agosto 2007 (I 423/06)
relativo alla riduzione della durata delle sedute di logopedia (dispensate tra
l’altro dalla medesima logopedista qui implicata) rispetto ai tempi richiesti
da un assicurato (cfr. consid. 6.2 della citata sentenza del 18 settembre 2009)
ed anche esaminata la circolare del 25 gennaio 2006 dell’USC, (cfr. consid. 6.4
della citata sentenza del 18 settembre 2009), l’Alta Corte ha sostanzialmente
motivato il proprio giudizio facendo riferimento alla Convenzione conclusa tra
il DECS e l’ALOSI (Associazione logopedisti della Svizzera italiana). 

 

                            2.4.1.   Il TF ha
quindi innanzitutto esaminato la citata circolare 25 gennaio 2006 inviata dal __________
dell’USC ai logopedisti privati ed agli enti interessati, in cui, di regola, a
dipendenza del disturbo diagnosticato venivano riconosciuti tempi di terapia
tra i 15 e 45 minuti per seduta (doc. H). 

 

                                         Al
riguardo, nella citata sentenza del 18 settembre 2009 il TF ha concluso che:  

                                         

" 
Ritenuto che la necessità dei provvedimenti di
logopedia dipende essenzialmente da una valutazione di natura medico-pedagogica,
se ne deve concludere che in relazione alla circolare le autorità cantonali non
hanno fornito sufficienti elementi per poter esaminare se la stessa propone
un'interpretazione corretta del testo legale." 

(consid. 6.4.2).

 

                            2.4.2.   In seguito
l’Alta Corte, partendo dalla convenzione tariffale tra l’UFAS
ed i fornitori di prestazioni per la consegna di apparecchi acustici, nella
sentenza 2C_105/2009 del 18 settembre 2009 ha ricapitolato i principi sul significato e sulla portata giuridica di tale tariffario, evidenziando:

 

" 
Il Tribunale federale delle assicurazioni ha
rilevato che un simile tariffario ha lo scopo, da un lato, di tutelare
l'assicurazione per l'invalidità dall'assunzione di spese eccessive per le
relative misure e, dall'altro, di offrire alle persone assicurate la garanzia
di poter disporre di un'apparecchiatura sufficiente senza dover sopportare
costi aggiuntivi (DTF 130 V 163 consid. 3.2.2). Alla stessa stregua di
un'ordinanza amministrativa, un accordo tariffale, che l'Ufficio federale delle
assicurazioni sociali è legittimato a concludere in virtù di una valida delega
legislativa (DTF 130 V 163 consid. 4.2), non enuncia regole giuridiche, ma
rappresenta una concretizzazione delle norme legali e regolamentari. Tale
accordo non è quindi di per sé vincolante, ma le autorità di ricorso comunque
non se ne distanziano se fornisce un'interpretazione convincente di dette norme
(cfr. consid. 6.4.1; DTF 130 V 163 consid. 4.3.1).

Al riguardo è stato considerato che la convenzione è il risultato di una
collaborazione interdisciplinare pluriennale, che nel caso specifico ha
coinvolto gli esperti del settore audiologico, i produttori ed i commercianti
di apparecchi acustici nonché l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali
quale autorità di vigilanza. Dal profilo del diritto non vi sono motivi per
intervenire, in virtù di considerazioni di principio, nella latitudine di
giudizio delle parti contraenti e rimettere così in discussione il risultato
contrattuale elaborato dall'Ufficio federale, che concretizza il contenuto
normativo delle condizioni a cui soggiace l'erogazione delle prestazioni. Al
contrario, la consegna di un apparecchio acustico corrispondente alle tariffe
convenzionali va ritenuta una misura che è presunta rispondere sufficientemente
ai bisogni d'integrazione dell'assicurato e al diritto ad un mezzo semplice e
adeguato. L'obiezione secondo cui nel singolo caso, per motivi specifici
derivanti dall'invalidità, occorre un apparecchio più caro rimane lecita.
Spetta tuttavia all'assicurato provare l'esistenza di una situazione
eccezionale che giustifica l'assunzione di costi eccedenti i prezzi tariffari
massimali. Egli deve perciò spiegare in maniera circostanziata perché
l'apparecchio acustico che gli verrebbe messo a disposizione nel suo caso
specifico non sarebbe sufficiente per raggiungere l'obiettivo del provvedimento
d'integrazione e garantirgli quindi un'adeguata capacità uditiva (DTF 130 V 163
consid. 4.3.4; sentenza I 676/02 del 17 maggio 2004 consid. 5.2, in SVR 2004 IV
n. 44 p. 147; sentenza I 340/05 del 12 maggio 2006 consid. 2.4, riassunta in
RtiD 2006 II n. 49, p. 220).” (consid. 6.5.1) 

                                      

                                         Applicati
per analogia i succitati principi alla fattispecie esaminata, il TF ha
continuato: 

 

" 
… Con risoluzione del 27 novembre 2007, adottata
per disciplinare l'intervento del Cantone Ticino in materia di educazione
speciale a decorrere dal 1° gennaio seguente, il Consiglio di Stato ha in
effetti abilitato il DECS a concludere convenzioni con gli operatori privati
per stabilire i requisiti professionali richiesti, le modalità, i tempi
d'intervento e le tariffe, al fine di garantire le prestazioni precedentemente
a carico dell'assicurazione per l'invalidità. Sulla base di tale delega di
competenza, il DECS ha stipulato il contestato accordo con l'ALOSI che, oltre
alla tariffa oraria e alle prestazioni computabili, stabilisce la durata usuale
delle terapie in 45 minuti. Il ricorrente invero non pretende che l'ALOSI non
sia sufficientemente rappresentativa dei logopedisti privati attivi in Ticino
né sostiene che l'introduzione nella convenzione della clausola menzionata si
sia scontrata ad un'estesa opposizione in seno all'associazione. La presenza
alle relative assemblee dell'Incaricato per la logopedia, egli stesso membro
dell'ALOSI, non appare suscettibile di mutare in termini sostanziali questo
consenso. Di conseguenza si deve ritenere che, avuto riguardo agli obiettivi
sottesi all'art. 19 vLAI, in generale gli operatori ticinesi del settore
considerano appropriato stabilire in 45 minuti la durata ordinaria delle sedute
e riconoscere tempi d'intervento superiori solo in situazioni particolari,
adeguatamente motivate." (sottolineatura del redattore; consid.
6.5.2).

 

                            2.4.3.   Al presente
ricorso l’insorgente ha allegato diverse attestazioni di esperti della
logopedia con minorenni già prodotte nell’ambito della citata vertenza sfociata
nella STF I 423/06 del 30 agosto 2007, attestazioni che secondo l’Alta Corte
non permettevano di confermare le conclusioni dell’amministrazione in merito
alla riduzione a 30 minuti delle terapie oggetto del contendere (cfr. sentenza
citata consid. 4.6).

                                         Nella
sentenza del 18 settembre 2009 il TF ha tuttavia precisato che le citate
attestazioni non mettono in dubbio la regola stabilita nella convenzione
DECS-ALOSI. Al riguardo, al consid. 6.5.3 ha infatti rilevato:

 

"  …
Due esperti hanno infatti semplicemente espresso parere contrario a fissare un
tempo massimo assoluto di 45 minuti, un terzo professionista ha indicato in 45
minuti la durata minima, precisando poi che tale durata risulta adatta per
bambini in età prescolastica, mentre l'ultima logopedista interpellata ha
giudicato problematico stabilire tempi massimi in maniera generalizzata e si è
limitata a riferire che nell'istituto in cui opera le unità terapeutiche durano
50 minuti. Nessuna di queste attestazioni risulta pertanto contraria ad
istituire una regola di 45 minuti a cui in casi specifici è possibile derogare,
come previsto dalla convenzione.

Tali dichiarazioni non confortano nemmeno la tesi secondo cui l'assicurazione
per l'invalidità riconosceva in maniera generalizzata lo svolgimento di sedute
di 60 minuti. Questa tesi non è invero stata sostanziata neppure in altro modo
dall'insorgente. Per di più, quand'anche fosse comprovata l'esistenza di una
prassi precedente più generosa, ci si dovrebbe comunque chiedere se la
disciplina proposta dalla convenzione DECS-ALOSI non concretizzi già in maniera
convincente il senso e lo scopo delle disposizioni legali."

 

                                         Il TF,
nel medesimo considerando, ha pure respinto la censura di violazione di
disparità di trattamento tra logopedisti privati e quelli attivi nel settore
scolastico (censura sollevata anche nel presente ricorso) evidenziando:

 

" 
Detta disciplina (quella della convenzione
DECS-ALOSI; n.d.r.) non risulta in ogni caso lesiva del principio della parità
di trattamento per rapporto agli allievi seguiti da logopedisti attivi
all'interno delle strutture scolastiche. In effetti, come rilevato
dall'autorità dipartimentale, notoriamente le unità didattiche nel contesto
scolastico ordinario e nell'ambito del Servizio di sostegno pedagogico hanno
una durata di 45 minuti. Il ricorrente non contesta d'altronde che questo
principio si applichi pure alle sedute di logopedia svolte in tali strutture.
Per quanto concerne la pretesa differenza con bambini di scuola speciale presi
a carico dal Servizio ortopedagogico itinerante, va invece considerato che le
necessità di questi assicurati non sono comparabili con la situazione ed i
bisogni dei bambini che seguono una terapia logopedica, ma frequentano una
scuola regolare. Come affermato in una lettera dell'Ufficio dell'educazione
speciale agli atti, per i primi i disturbi del linguaggio si inseriscono in
effetti in problematiche di sviluppo più complesse. Un'eventuale prassi differente
in materia di tempi di terapia deriverebbe quindi da premesse fattuali
differenti."

 

                            2.4.4.   Il TF nel medesimo giudizio ha
poi concluso che non vi sono motivi per ritenere che il contenuto della citata
convenzione DECS – ALOSI in merito alla durata delle sedute di terapia non
concretizzi la necessità dei provvedimenti ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 lett. c
vLAI. L’Alta Corte ha in seguito evidenziato:

" 
Analogamente a quanto stabilito dalla
giurisprudenza in relazione alla portata della convenzione tariffale sugli
apparecchi acustici, incombeva perciò al ricorrente esporre in maniera
dettagliata per quali motivi una terapia consistente in due sedute settimanali
di 45 minuti l'una non sarebbe sufficiente ed occorrerebbero invece due
interventi di un'ora. Sennonché, malgrado un
esplicito invito a precisare la richiesta in questo senso sia stato formulato
dapprima dal DECS e poi anche dal Consiglio di Stato, l'insorgente non ha mai
completato la propria domanda d'intervento logopedico. Anche nel ricorso al Tribunale
federale egli si è limitato a considerazioni generali sulla durata delle
singole sedute di terapia, senza minimamente spiegare perché gli elementi
diagnostici segnalati dalla sua logopedista imporrebbero una deroga ai tempi
usuali indicati nella convenzione DECS-ALOSI. In assenza di motivazione
specifica su questo punto, la decisione di non concedere due sedute settimanali
di 60 minuti l'una non appare pertanto lesiva del diritto.” (Sottolineatura del
redattore; cfr. consid. 6.5.4).

 

Visto che con la succitata
sentenza il TF ha definitivamente statuito sulla problematica di fondo, questo
Tribunale ritiene non necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti
richiesti dal ricorrente (cfr. punto n. 7 del ricorso).

 

                                         Al riguardo, va ricordato che se l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, p. 47
n. 63, Gygi, Bundesverwaltungs-rechtspflege, 2° ed., p. 274, si veda pure DTF
122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV n. 10 p. 28 consid. 4b;
riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                               2.5.   Nel caso in
esame, dal punto di vista temporale, la chiesta terapia logopedica si riferisce
al periodo 17 gennaio 2006 – 31 dicembre 2007. 

 

                            2.5.1.   Per costante
giurisprudenza, sono di principio determinanti le norme in vigore al momento
della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 333 consid. 2.2,
129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b). Stante quanto sopra, per l’intervento logopedico successivo
al 1° luglio 2008 va applicata la nuova norma della Convenzione DECS-ALOSI, in
particolare l’art. 3 cpv. 4 che stabilisce: “la durata massima di ogni
singolo intervento è, di regola, non superiore ai 45 minuti. Per situazioni
particolari, se adeguatamente motivate, possono essere autorizzati dall’Ufficio
delle scuole comunali (in seguito Servizio) tempi d’intervento di durata
maggiore”.

                                         Come
ricordato, nella STF 18 settembre 2009 l’Alta Corte ha concluso che “ ….dal
profilo del diritto non v'è perciò motivo di ritenere che il contenuto della
convenzione DECS-ALOSI riguardo alla durata delle sedute di logopedia non
concretizzi il concetto di necessità dei provvedimenti ai sensi dell'art. 19
cpv. 2 lett. c vLAI e delle norme che ne derivano” (cfr. consid. 6.5.4). 

 

                            2.5.2.   Per quel che
concerne il periodo antecedente, nelle osservazioni 25 marzo 2010 (XVIII inc.
32.2009.2-21) la logopedista dell’insorgente ha sostenuto come al momento della
nascita delle controversie con l’USC la nuova convenzione non era ancora in
vigore, che la convenzione allora applicabile (quella del marzo 2005) non
prevedeva alcun limite temporale circa la durata di ogni seduta di logopedia e
che comunque la lettera-circolare 25 gennaio 2006 del __________ dell’USC non è
stata ritenuta dal TF come valido fondamento giuridico. 

 

                                         Secondo
questa Corte non vi è alcun motivo per non ritenere valido, anche per il
periodo antecedente il 1° luglio 2008, il principio temporale stabilito
dall’art. 3 cpv. 4 della nuova Convenzione e questo per i motivi che seguono.

 

                                         In primo
luogo perché, come ribadito dall’Alta Corte: ”… si deve ritenere che, avuto
riguardo agli obiettivi sottesi all'art. 19 vLAI, in generale gli operatori
ticinesi del settore considerano appropriato stabilire in 45 minuti la durata
ordinaria delle sedute e riconoscere tempi d'intervento superiori solo in
situazioni particolari, adeguatamente motivate (cfr. 6.5.2 della citata
STF).

                                         

                                         Inoltre
va rilevato che conformemente al principio generale ex art. 1a cpv. LAI, una
persona assicurata ha diritto a prevenire, ridurre, eliminare l’invalidità
mediante provvedimenti d’integrazione adeguati, semplici e appropriati. Secondo
la giurisprudenza federale (DTF 119 V 421) di regola l'assicurato ha diritto
solo ai provvedimenti idonei a raggiungere il fine di integrazione prefisso e
non ai migliori provvedimenti possibili nel caso di specie (DTF 133 V 627; DTF
110 V 102). La legge infatti riconosce la reintegrazione solo nella misura in
cui essa sia necessaria e sufficiente (DTF 115 V 198 consid. 4e cc e 206
consid. 4e cc, nonché sentenze ivi citate). Inoltre, deve esistere una
proporzione ragionevole tra il successo prevedibile del provvedimento e il
costo dello stesso (DTF 110 V 102 consid. 2, 103 V 16, consid. 1b e
riferimenti; cfr. anche DTF 107 V 88 consid. 2). Nel caso in esame, ciò
significa che l’insorgente non ha di principio diritto (salvo deroghe) ad una
seduta di terapia maggiore dei 45 minuti, quest’ultima durata ritenuta dal TF,
come già detto, adeguata, semplice e appropriata.

 

                                         Va poi
segnalato che nella sentenza 18 settembre 2009, con rifermento al caso
esaminato e ad una risposta del Consiglio di Stato ad un’interrogazione
parlamentare, il TF ha ritenuto che “… sulla base di quest'unico documento ben difficilmente si potrebbe
quindi giustificare una riduzione dei tempi di terapia rispetto a quanto
richiesto, respingendo per di più la domanda senza nemmeno valutare se nel
caso concreto vi siano le condizioni per poter ammettere una deroga alla durata
di 45 minuti per seduta” (sottolineatura del
redattore; cfr. consid. 6.4.2 della citata STF), mentre il citato
articolo convenzionale prevede la possibilità di una deroga.

 

                                         Non solo,
l’Alta Corte ha rilevato che “quand’anche fosse comprovata l’esistenza di
una prassi precedente più generosa, ci si dovrebbe comunque chiedere se la
disciplina proposta dalla convenzione DECS-ALOSI non concretizzi già in maniera
convincente il senso e lo scopo delle disposizioni legali” (cfr. consid.
2.4.3), risposta implicitamente data nel seguente già citato passaggio: “ …dal
profilo del diritto non v'è perciò motivo di ritenere che il contenuto della convenzione
DECS-ALOSI riguardo alla durata delle sedute di logopedia non concretizzi il
concetto di necessità dei provvedimenti ai sensi dell'art. 19 cpv. 2 lett. c
vLAI e delle norme che ne derivano” ( cfr. consid. 2.4.4).

 

                                         Non va
poi dimenticato che a seguito del cambiamento di prassi (ammesso dall’Ufficio
AI) l’insorgente come pure gli altri bambini coinvolti nelle parallele vertenze
non hanno subito alcun pregiudizio. Infatti va ricordato che già nel gennaio
2006 il __________ dell’USC aveva informato le parti interessate, tra cui i
logopedisti privati, del “nuovo” orientamento dell’ufficio circa i tempi di
durata di ogni singola seduta di terapia. Inoltre, subito dopo le richieste
d’intervento, rispettivamente di rinnovo, mediante le contestate decisioni
dell’USC la logopedista RA 2 sapeva che le erano stati riconosciuti unicamente
45 minuti per seduta (cfr. DTF 135 V 215, in particolare pag. 219-220 per una diversa soluzione in caso di prestazioni durevoli).

 

                                         Da
ultimo, va fatto presente che in un altro caso il TCA ha constatato che la
perizia oggetto del rinvio della citata vertenza esaminata dall’Alta Corte con
sentenza 30 agosto 2007 (I 423/09) – quindi relativa ad un periodo precedente
l’entrata di vigore della nuova Convenzione – ha concluso nel ritenere come
adeguata la durata di 45 minuti per ogni singola seduta logopedica (cfr. STCA
32.2009.115 del 18 novembre 2009, consid. 1.2).

 

                            2.5.3.   In
conclusione, nella fattispecie concreta vale il principio secondo cui una
durata di 45 minuti di logopedia per seduta è da ritenere adeguata e che spetta
alla persona assicurata esporre in maniera dettagliata per quali motivi una
terapia consistente in sedute settimanali di 45 minuti l'una non sarebbe
sufficiente ed occorrerebbero invece interventi di un'ora.

                                         In tal
senso non va dimenticato che questo TCA ha dato la possibilità all’insorgente,
rispettivamente alla sua logopedista, di debitamente motivare la deroga al
succitato limite temporale valido per una seduta di logopedia (cfr. consid.
1.8).

                                         Per completezza
va comunque ricordato che i tempi d’intervento logopedico (dai 15 ai 45 minuti)
fissati nella citata circolare 25 gennaio 2006 erano da intendere come regola
generale e che quindi non erano escluse eccezioni debitamente motivate.

 

 

                               2.6.   Il TCA ha
chiesto alla logopedista dell’assicurato di specificare i motivi giustificanti
una deroga alla usuale durata (45 minuti) di una seduta logopedica indicata
nella convenzione 14 luglio 2008 DECS – ALOSI, così come stabilito nella nota
sentenza 18 settembre 2009 del Tribunale federale (XVII inc. 32.2009.2-21).

 

                                         Nelle
osservazioni 10 aprile 2010 la logopedista ha rilevato:

 

" 
Ho conosciuto RI 1 all'età di tre anni. Sia il
pediatra che seguiva il bambino a __________ che il pediatra di __________ (Dr.
__________, esperto in crescita e sviluppo), hanno consigliato alla famiglia di
rivolgersi ad una logopedista.

Solo allora, all'età di tre anni, il bambino
sembrava essere nella fase della lallazione. Non diceva il proprio nome e non
diceva "io". Diceva solo pochissime parole come "mamma" che
generalizzava per tutte le signore e "falla" per tutti i bambini. Non
erano presenti delle ripetizioni dirette, non denominava praticamente nessun
oggetto d'uso quotidiano e non poneva domande. Si arrabbiava quando non lo si
capiva.

Era presente un'ipotonia a livello orofacciale e
quando il bambino era concentrato su un'attività non controllava la
salivazione.

Quando ho conosciuto RI 1 non era ancora avvenuto
il processo d'individuazione. Il profilo di sviluppo era eterogeneo: le
capacità in ambito pratto-gnosico e simbolico si situavano attorno ai 30-36
mesi mentre le competenze in ambito linguistico corrispondevano ad un'età di
sviluppo di ca. 18-24 mesi. In ambito social-comunicativo si notava un ritardo
per quanto riguarda l'individuazione e questo ostacolava lo sviluppo del
linguaggio.

Visto tutto quanto precede, era necessario un
intervento precoce che tenesse in considerazione gli ambiti social-comunicativo
(processi d'individuazione) e simbolico (lo sviluppo del gioco), per far
scattare i processi che avrebbero aiutato il bambino nella scoperta del
linguaggio.

Per entrare in relazione con il bambino,
costruire con lui un gioco e influenzare positivamente lo sviluppo del
linguaggio, era indispensabile disporre di due sedute settimanali di 60
minuti.” (XX p. 2 inc. 32.2009-2-21).

 

                                         Al
riguardo, nelle osservazioni 21 maggio 2010 l’USC ha sostenuto che:

" 
Rivista la richiesta di intervento effettuata dalla sig.a RA 2 l'
11.12.2006, riteniamo la decisione presa di 2 interventi di 45 minuti adeguata,
non vi sono infatti esplicite richieste e motivazioni che facciano riferimento
ad una situazione particolare a sostegno di una richiesta particolare per un'autorizzazione ad un tempo
d'intervento di durata superiore. La signora RA 2 era tenuta a fornire al nostro Servizio tutte le
informazioni concernenti il caso e l'attività svolta e ad avvisare
tempestivamente se, nel corso del trattamento, la situazione si fosse
presentata più complessa rispetto
alla valutazione iniziale” (XXIV inc.
32.2009.2-21).

 

                                         Orbene,
va anzitutto rimarcato che l’USC ha genericamente sostenuto che le motivazioni
addotte dall’insorgente, rispettivamente dalla sua logopedista, non sono
sufficienti per giustificare una deroga all’usuale durata di ogni singola seduta
di logopedia. Va poi rilevato che quanto asserito dalla logopedista ricalca
sostanzialmente quello che la stessa aveva già evidenziato nella richiesta
d’intervento logopedico e di rinnovo (doc. AI 5-2 e 5-4).

                                         Secondo
questa Corte, il caso concreto costituisce una situazione straordinaria, almeno
per quanto concerne il periodo 17 gennaio 2006 – 31 dicembre 2007 oggetto della
richiesta di intervento logopedico dell’11 dicembre 2006. Dalla stessa e
dall’allegato rapporto della stessa data (doc. AI 5-4, 5-6) risulta che lo
sviluppo psicomotorio globale del bambino si situa nella metà inferiore della
norma. Se a tre anni in ambito pratto-gnostico egli presenta delle buone
capacità (età di sviluppo 30-36 mesi), la capacità in ambito
social-comunicativo e linguistico corrisponde invece ad un’età di sviluppo di
18-24 mesi. A questo si aggiunge l’ipotonia a livello facciale che causa al
bambino quando è concentrato dei problemi di salivazione. In questo contesto,
la logopedista ha giustificato un intervento precoce “per far scattare i
processi che avrebbero aiutato il bambino nella scoperta del linguaggio”. 

                                         Diversa è
invece la situazione dopo due anni di terapia, dove nella richiesta di rinnovo
del 15 dicembre 2007 (periodo 1° gennaio 2008  - 31 dicembre 2009) la
logopedista ha potuto costatare un miglioramento in ambito semantico –
lessicale e morfosintattico (il bambino ora gioca con i compagni ed ha voglia
di comunicare con gli altri), anche se in diverse occasioni non lo si capisce
(doc. AI 5-1). Situazione che non giustifica il perdurare di sedute di 60
minuti l’una.

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, sono dati i motivi per una deroga alla durata
di 45 minuti di ogni singola seduta di logopedia limitatamente al periodo 17
gennaio 2006 – 31 dicembre 2007.

 

                                         Ne
consegue in tal senso la modifica della decisione contestata ed il parziale
accoglimento del ricorso. 

                                      

                               2.7.
  Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura
di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di
prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a
spese. 

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Vista la
particolarità del caso, questo TCA ritiene giustificato non mettere a carico
della parte soccombente tasse e spese di giustizia.

 

                                         La
logopedista ha chiesto la rifusione di spese ripetibili avendo fatto capo al
suo consulente aziendale ed a giuristi. Essa ha poi sostenuto che questa
vertenza, come le altre analoghe pendenti al TCA, le hanno impedito
notevolmente la sua attività professionale, con importante perdita di guadagno
(cfr. ricorso punto. 19 p. 32). Tale richiesta è stata ribadita nelle osservazioni
25 marzo 2010 (XVIII inc. 32.2009-2-21).

                                         Per
quanto concerne l’indennità per ripetibili, essa può venire assegnata, di
regola, solo al ricorrente vittorioso patrocinato in causa (art. 61 cpv. 1
lett. g LPGA; DTF 112 V 86 consid. 4, 110 V 81 consid.
7, 105 V 89 consid. 4, 105 Ia 122, 99 Ia 580 consid. 4).
L’indennità è concessa non soltanto se l’assicurato è patrocinato da un
avvocato, ma anche quando il patrocinio è assunto da una persona
particolarmente qualificata per la questione giuridica considerata, purché non
si debba ritenere che il patrocinatore abbia agito a titolo gratuito (DTF 118 V
140 consid. 2= RCC 1992 p. 433 consid. 2a; RCC 1985 p.
411 consid. 4; DTF 108 V 271 = RCC 1983 p. 329). 

                                         Nel caso in esame, pur considerando la logopedista quale persona
particolarmente qualificata ai sensi della succitata giurisprudenza, va fatto
presente che essa ha agito senza accollare spese all’insorgente. Nelle
sue osservazioni 25 marzo 2010 (XVIII inc. 32.2002-27) essa ha infatti ritenuto
“non opportuno chiedere alle famiglie di farsi carico delle spese derivanti
dalla mia difesa personale” e di essersi “impegnata a farmi carico di
ogni spesa derivante dalla contestazione delle decisioni qui impugnate”
(cfr. punto n. 14). Per questi motivi, non sono assegnate
ripetibili.

                                         Da
ultimo, va detto che la giurisprudenza citata dalla logopedista per motivare la
richiesta d’indennizzo (cfr. osservazioni 25 marzo 2010 p. 6; XVIII inc.
32.2009-2-21) concerne il diritto ad una parte vittoriosa non rappresentata
ad ottenere un'indennità per ripetibili per l'attività da lei svolta solo se la
causa è complessa, gli interessi in gioco sono importanti, il lavoro svolto ha
impedito notevolmente l'attività professionale o ha comportato una perdita di
guadagno e se gli sforzi profusi sono ragionevolmente proporzionati ai
risultati ottenuti (DTF 113 Ib 356 consid. 6b, 110 V 81
consid. 7, 110 V 133 consid. 4a; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p. 497s.). Questa
circostanza non è applicabile al caso in esame, visto che la logopedista non è
parte in causa. Al riguardo, nella citata sentenza del 18 settembre 2009 il TF
aveva fatto presente:

 

" 
… come già spiegatole in diverse sentenze (cfr.
sentenza 9C_62/2007 del 26 settembre 2007 consid. 7.6 e 7.7; sentenza I 224/05
del 29 settembre 2005 consid. 6.2.1 e 6.2.2; sentenza 2C_912/2008 consid.
5.3.1; sentenza 2C_913/2008 consid. 3.2 e 3.3) ella non ha un interesse
personale cioè diretto o sufficientemente connesso all'esito del litigio,
motivo per cui non le può essere riconosciuta la legittimazione ad agire iure
proprio. Di conseguenza, non essendo parte in causa, la sua situazione
finanziaria personale non è di rilievo ai fini di un giudizio in merito al
beneficio richiesto.

Indipendentemente dalle possibilità di esito favorevole del gravame, il
beneficio dell'assistenza giudiziaria non può di conseguenza essere accordato
né al ricorrente, per mancanza di prove sull'assenza di mezzi, né alla propria
rappresentante, per carenza di legittimazione." (consid. 7.2).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § La
decisione su opposizione 17 novembre 2008 è modificata nel senso che RI 1 ha
diritto per il periodo 17 gennaio 2006 – 31 dicembre 2007 ad un intervento
logopedico di due sedute alla settimana di 60 minuti ciascuna.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
Non si assegnano ripetibili (parziali).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti