# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55834788-c00d-5ecc-9c83-d9a78bb6bf07
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-12-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.12.2005 32.2005.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-48_2005-12-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.48

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  7 dicembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 aprile 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel
mese di novembre 1991 RI 1, nato il __________, di professione
muratore indipendente, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per
adulti (cfr. doc. AI 1) in quanto affetto da “sindrome lombosacrale cronica
in seguito a caduta da un tetto dell’altezza di circa 5 m (25.09.87), TAC L4-S1 s.p. (09.01.91) e sviluppo depressivo reattivo” come
certificato dal Dr. Med. __________ (cfr. doc. AI 4).

 

                                         Esperiti gli accertamenti
del caso, tra cui una perizia multidisciplinare presso il SAM, che ha attestato
la piena capacità lavorativa dell’assicurato sia nella professione di muratore,
sia in qualsiasi altra attività (cfr. doc. AI 13), con decisione 24 novembre 1992
l’amministrazione ha respinto la richiesta di prestazioni (cfr. doc. AI 15).

 

                               1.2.   Nel mese di novembre 2002
l’assicurato ha presentato una nuova richiesta di prestazioni AI per adulti con lo scopo di essere posto al beneficio di una riformazione
professionale (cfr. doc. AI 22). Non avendo l’assicurato apportato la
prova di un peggioramento del suo stato di salute rispetto a quanto appurato al
momento della precedente decisione del 24 novembre 1992, con decisione 10
gennaio 2003 l’UAI ha informato l’interessato che non sarebbe entrato nel
merito della richiesta di prestazioni (cfr. doc. AI 24).

 

                               1.3.   Avverso la
decisione amministrativa RI 1, personalmente, ha presentato tempestiva
opposizione, rilevando:

 

"  Mi vedo costretto a formulare l'opposizione alla Vostra
risposta del 10 gennaio 2003 in merito alla mia nuova richiesta di prestazioni
AI per una riqualifica professionale in quanto mi aspettavo che a giustificare
il peggioramento del mio stato di salute dovesse essere il mio medico curante. Non
sono in grado di pronunciarmi su questi peggioramenti dal punto di vista
medico, e sarò esaminato alla fine del corrente mese dal Dr. __________; posso
dire che dal momento del mio incidente del 1987 cadendo da un tetto, i miei
problemi alla schiena sono continuati fino a tuttora, da circa 10 anni non
posso lavorare al 100% nella mia occupazione quale muratore indipendente, ma
anche in altri lavori come giardiniere, fabbro, falegname o carpentiere. In
questi ultimi anni ho dovuto ridurre a poche ore lavorative giornaliere la mia
attività e a volte anche a dei forzati periodi di riposo, non posso andare
avanti così e devo cambiare qualche cosa perchè aumenta anche la mia rabbia
interiore dovuta a dolori quasi costanti sia di giorno che di notte, mi trovo
in una situazione generale piuttosto complicata e in questo momento non sono in
chiaro su cosa fare e sono molto preoccupato per il futuro, da qui la mia nuova
richiesta al Vostro ufficio,  sperando che le mie motivazioni possano perlomeno
giustificare questa opposizione e soprattutto essere preso in
considerazione." (Doc. AI 25)

 

Con scritto del 4 febbraio 2003 l’assicurato ha ancora osservato:

 

" 
Con la presente voglio ribadire
quanto scritto nella mia opposizione alla vs. lettera del 10 gennaio 2003 in
merito alla mia richiesta di prestazioni AI per una riqualifica professionale e
mi rifaccio al rapporto del Dr. __________, nonché al mio medico curante per
giustificare il peggioramento del mio stato di salute, ma mi sento in dovere di
aggiungere la preoccupazione per la rabbia che ho addosso, dovuta ai quasi
continui dolori e alla stanchezza fisica della parte superiore del corpo, che
mi porto dietro malgrado mesi di inabilità al lavoro e fisioterapia, e non da
ultimo le difficoltà che trovo solamente per essere preso in considerazione!
Non voglio esagerare ma oltre a quelli fisici, si aggiungono dei problemi
morali e non solo, che non mi riesce di spiegare per iscritto in questo
momento, ma ritengo che anche una miserabile opinione come la mia debba essere
considerata, infatti, oltre al male fisico, la rabbia interiore che si
manifesta in maniera sempre più forte mi preoccupa sempre di più." 

(Doc. AI 27)

 

L’assicurato ha quindi trasmesso all’amministrazione il rapporto
medico 29 gennaio 2003 stilato dal Prof. Dr. Med. __________, __________ all’__________
di __________ (cfr. doc. AI 28a).

 

                               1.4.   Con decisione su opposizione
6 marzo 2003 l'UAI ha parzialmente accolto l’opposizione dell’assicurato,
osservando:

 

" 
(...)

2.                                                                                                      In
concreto, quale danno alla salute l'assicurato lamenta ora come nelle
precedenti richieste le conseguenze legate ad un infortunio subito nel corso
del 1987.

                                                                                                 Nell'ambito
della prima richiesta di prestazioni l'interessato, come visto, è stato
giudicato pienamente abile al lavoro. Non è tuttavia possibile stabilire quale
sia stata l'evoluzione dello stato dell'assicurato, nè quale sia attualmente la
sua capacità lavorativa, difettando l'incarto di qualsivoglia informazione in
tal senso.

 

                                                                                                 Al
proposito è bene sottolineare come, se da un lato l'attività
dell'amministrazione è retta dal principio inquisitorio, in base al quale la
medesima è tenuta d'ufficio a stabilire gli elementi rilevanti per il giudizio,
è parimenti vero che all'assicurato incombe l'onere di collaborare
all'accertamento delle circostanze, rendendo almeno verosimili i fatti da lui
allegati.

 

                                                                                                 Orbene,
sia con la domanda 16 gennaio 1998 che con l'attuale, ultima richiesta di
prestazioni, l'assicurato si è limitato a sostenere che il danno alla salute
comprometteva lo svolgimento della propria professione, senza tuttavia giustificare
minimamente le proprie allegazioni.

        In tal senso era quindi
corretto non entrare in materia.

In sede
di opposizione l'interessato ha però prodotto un rapporto stilato dal dottor __________
il quale, senza determinarsi con esattezza in merito al grado di capacità
lavorativa dell'assicurato, ha comunque sollevato il dubbio che nel corso
dell'ultimo decennio lo stato di quest'ultimo si sia aggravato rispetto alla
valutazione effettuata a suo tempo dal SAM.

 

In tal
senso lo scrivente Ufficio ritiene opportuno procedere ad un complemento
istruttorio, e meglio ad ulteriori indagini di carattere medico, atte a
stabilire l'attuale capacità lavorativa del ricorrente nelle propria attività,
eventualmente in altre e più adeguate professioni.

A
questo punto si potrà quindi esaminare l'eventuale diritto a misure di
riqualifica professionale." (Doc. AI 32)

 

                               1.5.   Esperiti gli accertamenti del
caso, tra cui una perizia reumatologica a cura del Dr. Med. __________ (cfr.
doc. AI 64) e una valutazione da parte del consulente in integrazione
professionale (cfr. doc. AI 67), con decisione 9 agosto 2004 l’UAI ha respinto
la richiesta di prestazioni, precisando:

 

" 
(...)

Dall'esame della documentazione
medico-economica acquisita agli atti AI si rileva che l'assicurato dal profilo
medico teorico risulta essere inabile unicamente nella misura del 33%
nell'attività svolta di muratore indipendente a causa del danno alla salute.

 

Attività adeguate allo stato di
salute come per es. l'aiuto magazziniere, l'agente di sicurezza, il venditore
nel settore artigianale, ecc., risultano essere esigibili in misura totale.
Nell'esercizio di tali attività il reddito conseguibile risulta essere pari ad
almeno fr. 35'735.-- e pertanto la capacità di guadagno dichiarata prima del
danno alla salute risulterebbe ampiamente recuperata.

 

Decidiamo pertanto:

 

Ÿ   La richiesta di prestazioni è respinta." (Doc.
AI 71)

 

                               1.6.   In data 15
agosto 2004 l’assicurato, personalmente, ha presentato tempestiva opposizione
contro la decisione dell’amministrazione, rilevando:

 

"  Mi rimane solo la forza di contestare la perizia di
tale Dr. __________ e di fare opposizione alla Vostra decisione del 9 agosto
2004.

Non sono d'accordo su
quanto scritto e deciso e ritornerò al più presto dallo specialista per
un'altra perizia. Girandoci attorno da tutte le parti credo che la mia realtà
sia chiara solo a me e per motivi di prevenzione, mentali e morali chiedo un
appuntamento per un colloquio, ma solo se lo ritenete utile o necessario e solo
a condizione di non essere preso in giro come lo sono stato fino ad ora."
(Doc. AI 72)

 

In data 20 agosto 2004 l’assicurato ha ancora
aggiunto:

 

"  Per cercare di controllare l'enorme rabbia che ho
addosso mi sento in dovere di fare ancora alcune osservazioni in merito al
certificato medico annesso.

Per quanto riguarda
l'intensità dei dolori vorrei che provaste tutti per un attimo quello che provo
io, anche mentre scrivo queste righe, così da poter provare a moltiplicarlo per
tutto il tempo che ci convivo.

Mi recherò dal Dr. __________
per un'altra valutazione ed è mia intenzione chiedere un'altra valutazione
anche al Dr. __________ come consigliatomi dal mio medico curante." (Doc.
AI 74)

 

                               1.7.   Con
decisione su opposizione 13 aprile 2005 l’amministrazione ha respinto
l’opposizione dell’assicurato, osservando:

 

"  (...)

Le osservazioni inoltrate
in corso di opposizione, corredate dalla certificazione medica del Dr. med. __________
del 19 agosto 2004, sono state sottoposte per competenza al vaglio del Servizio
medico regionale dell'AI (SMR). Quest'ultimo, per il tramite del Dr. med. __________,
non reputa necessario procedere con ulteriori accertamenti medici in quanto a
livello reumatologico le limitazioni presenti sono già state indagate dal Dr. med.
__________ mentre a carico di altri sistemi funzionali non si denotano
limitazioni tali da essere potenzialmente invalidanti.

 

Da ultimo vi è da
aggiungere che nel caso in questione gli atti dell'incarto hanno consentito
all'Ufficio Assicurazione Invalidità di poter definire il rifiuto di
prestazioni risultando completi e dunque, da questo profilo, si può desumere
che la situazione è stata adeguatamente indagata, in modo tale che ulteriori
passi istruttori non sono più reputati necessari. Di conseguenza, per quanto attiene
alla richiesta di un controllo avente lo scopo di poter discutere del caso, lo
scrivente Ufficio non ravvede l'esigenza di dover chiarire ulteriormente i
fatti, risultando quest'ultimi, dalla lettura della documentazione, già
sufficientemente esaustivi.

 

Ne discende che la
decisione impugnata appare corretta e merita pertanto conferma." (Doc. AI
82)

 

 

                               1.8.   Con tempestivo ricorso al TCA
l'assicurato, personalmente, ha ribadito quanto chiesto in sede di opposizione
rivendicando il diritto ad una rendita d’invalidità:

 

" 
Ancora una volta sono costretto a
ricorrere a Voi, ma questa è l'ultima, nel bene o nel male.

Contesto nel modo più assoluto le
decisioni sopraccitate, dichiaro in questa sede che da questo momento non mi
ritengo più responsabile delle mie azioni, non ho più la forza mentale e morale
per difendermi  da questa politica o mafia o sistema che nega in modo spregevole
qualsiasi aiuto alla mia richiesta, dovuta ad anni di dolore da sopportare fino
al punto da non poter continuare la mia attività, ancor di più adesso dopo
oltre 2 anni dalla mia richiesta e dopo aver provato lavori più leggeri e aver
constatato in tanti modi una presa in giro nei miei confronti oltre il limite,
e nessuna volontà di capire la mia situazione anche al di là di una legge
generica che ritengo non possa necessariamente andar bene per ogni caso, non
sono più mentalmente in grado di esprimermi oltre e quindi Vi invio tutta la
documentazione in mio possesso, ribadendo completamente quanto da me scritto e
affermato, e mi limito alle considerazioni attuali: il fatto di non aver subìto
fratture all'epoca del mio incidente, il presunto reddito che avrei o potrei
conseguire, addirittura ridicolo il calcolo del 33,3% di inabilità nel mio
lavoro (confermatomi a parole anche dai medici coinvolti, gli stessi che sempre
a parole mi danno ragione riguardo alle mie condizioni e situazione, ma solo a
parole e prima di intromettere la politica, condizionamenti esterni, le attuali
difficoltà dell'AI e così via), il fatto che non esiste una macchina per
valutare l'intensità dei dolori!!! e molte altre affermazioni che dopo tanti
anni di sofferenza non posso accettare, e altre ancora che senza rendersi conto
di persona nella vita quotidiana, non si possono capire e tantomeno nessuno può
giudicare, un blocco di rabbia e di brutti sentimenti mi impediscono di
esprimermi ulteriormente rendendo inutile tutti i pensieri e certezze, soprattutto
quanto ho spiegato chiaramente in passato, e tutto ciò che in ogni caso non
potrò mai provare, potendo avrei già reagito personalmente alla mia condizione fisica
e lo sto facendo quotidianamente con esercizi ginnici, stretching, dieta, ma
non mi è possibile fare di più fisicamente e ora nemmeno mentalmente, quanto sto
subendo rende tutto una grossa ingiustizia, non ho più intenzione di subire
altri affronti e mancanza di comprensione, mi rimane solo un po' di salute e la
mia famiglia ma a questo punto perderò entrambe nel futuro e quindi andrò
avanti come posso e finché resisto fino alla resa dei conti.

Non mi presenterò più in futuro
davanti a nessuno psichiatra, e nemmeno a medici di parte e a controlli già in
partenza condizionati da troppe cose negative che mi portano solo altri danni
morali. Quale unica istituzione in cui ho sempre avuto fiducia e rispetto, chiedo
a questo Lod. Tribunale di giudicare se le mie affermazioni, diventate certezze
per il dolore che mi porto dietro da anni, e che aumenta sia facendo degli
sforzi che a dipendenza della posizione, a volte perfino difficile trovare
quella giusta che mi dia un po' di sollievo, siano così ininfluenti ai medici
dell'AI, alla legge e alla giustizia." (Doc. I)

 

                               1.9.   Nella risposta di causa l’UAI,
confermando il contenuto della decisione su opposizione, ha chiesto la
reiezione del ricorso (cfr. doc. III).

 

                             1.10.   Con scritto 23 maggio 2005
l’assicurato ha osservato:

 

" 
L'ufficio AI può fare o dire il
bello e brutto tempo per confermare la decisione impugnata, ma la mia realtà è
che ho dovuto ritornare dal medico proprio in questi giorni e a causa solo di
piccoli lavori al giardino di casa, e dovendo riprendere la fisioterapia per
evitare l'indurimento di tutta la schiena. Ho iniziato a lavorare a 15 anni
assieme a mio papà e così fino a qualche anno fa’ sempre con lavori pesanti e
senza risparmiarmi, sicuramente più del ritmo dovuto e questo credo mi ha
portato oltre all'incidente, un consumo fisico più veloce e ben maggiore del
normale, non ho mai fatto notare ciò ai medici in quanto pensavo che i danni
alla mia salute fossero chiari e non pensavo di trovare gente senza scrupoli
fra i medici, tutto ciò mi porta anche a dover presentare una domanda Laps per
il sostegno sociale in data 24 maggio 2005 in quanto non riesco più a far
fronte ai pagamenti e a mantenere la mia famiglia. Avessi saputo prima che per
i signori __________, __________ e altri quanto ho subìto e sto subendo non
giustifica nessun aiuto e comprensione, avrei dovuto presentare questa domanda
già l'anno scorso, ma ciò non è giusto nè dal lato finanziario nè men che meno
che un padre di famiglia debba ricorrere al sostegno sociale per problemi di
salute!" (Doc. V)

 

Il doc. V è stato trasmesso all’amministrazione (cfr. doc. VI),
per conoscenza.

 

                             1.11.   Con scritto 28 settembre 2005
l’assicurato ha osservato:

 

" 
Nel mese di maggio 2005 mi sono
trovato costretto a presentare una domanda LAPS al sostegno sociale.

Il 28 di agosto u. s. ho subito un
nuovo grave infortunio e mi trovo tuttora in clinica di riabilitazione.

Dal mese di maggio quando ho chiesto
aiuto al sostegno sociale e malgrado numerose telefonate non ho mai ricevuto
alcuna risposta e men che meno una decisione formale e nemmeno una risposta
alla lettera racc. spedita da oltre due settimane.

Il Municipio di __________, a
conoscenza che mi trovavo in cure intense, ha pensato con grande tempismo di
inviarmi delle fatture per una storia ancora da chiarire, ben sapendo delle mie
difficoltà fisiche e della mia richiesta LAPS.

Il preavviso comunale richiesto dal
sostegno sociale non trovando di meglio da contestare mi ostacola, mettendo in
dubbio il reddito della moglie (di cui si può richiedere in ogni momento i
confronti degli incassi del Bar in gestione a mia moglie al responsabile Sig. __________,
__________) per una forma di cattiveria e condizionamento che devo subire da
anni da parte del Comune di __________, anche se come penso sia ovvio
immaginare mi sarebbe difficile provarlo più di tanto. Al momento mi si nega
persino una copia di cui so di avere diritto.

Mi trovo ancora alla __________ di __________
per la riabilitazione, posso ben dire di essere miracolato e ancora più
determinato a combattere le ingiustizie e le vigliaccate che ho dovuto e devo
subire.

I medici che mi hanno operato mi
hanno di nuovo riferito dei problemi precedenti alla schiena e anche al
ginocchio che ho dovuto operare, in completo contrasto con quanto scritto e
affermato dal Dr. __________.

Ho ancora scritto questa lettera per
rendere conto degli sviluppi di questi ultimi mesi, è un ricorso preventivo a
tutti questi soprusi e soprattutto la conferma con la certezza assoluta di
quanto esposto nel mio ricorso contro la decisione AI, che ribadisco in tutto e
per tutto ancora una volta.” (Doc. VII)

 

Il doc. VII è stato trasmesso all’amministrazione (cfr. doc.
VIII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

 

In data 10 ottobre 2005 l’amministrazione ha comunicato al TCA di
non avere particolari osservazioni da proporre, osservando:

 

"  Il ricorrente indica di avere subito un grave
infortunio il 28.08.2005, quindi a seguito dell’emissione della decisione su
opposizione impugnata. L’eventuale peggioramento dello stato di salute potrà
essere valutato in sede di revisione.” (Doc. IX)

 

                             1.12.   Pendente causa il TCA ha
interpellato il Dr. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia -
consultato dall’assicurato nel dicembre 2003 – al fine di accertare se
l’assicurato sia portatore di una patologia psichiatrica invalidante o meno
(cfr. doc. XI).

 

Con scritto 30 ottobre 2005 lo specialista ha indicato quanto
segue:

 

" 
In effetti, ho visto il paziente
summenzionato, per un’unica breve consultazione, nel mio studio il 20.12.2003.

Il
paziente (che del resto già conoscevo di vista) mi ha detto di essere venuto,
anche se poco convinto e molto ambivalente, su consiglio dei suoi medici
curanti (Dr. __________ e Dr. __________) che pensavano che si trovasse “in una
fase difficile della sua vita”.

Il
paziente mi ha poi fornito spontaneamente un racconto dettagliato delle sue
vicissitudini traumatologiche, a partire dalla caduta da un tetto vissuta a __________
nel 1987. Da allora avrebbe sofferto di lombalgie ingravescenti, che non erano
migliorate malgrado diversi tentativi terapeutici farmacologici e
fisioterapeutici.

Mi
aveva anche detto che nel novembre 2002 aveva inoltrato una domanda AI per una
riqualifica professionale.

 

Quando
ho iniziato a voler approfondire un po’ meglio il contesto del consulto mi sono
scontrato con una marcata resistenza da parte del paziente, che non ha voluto
rivelarmi maggiori informazioni sulla sua anamnesi psichica personale,
familiare ed attuale. Mi ha comunicato che desiderava “farcela da solo” e che
preferiva che io rimanessi “a disposizione” nel caso lui lo ritenesse
necessario.

Ho
comunque potuto osservare, nel corso del colloquio, un certo stato d’ansia e di
tensione psichica, oltre che di malfidenza e di preoccupazione: ho confrontato
il paziente a questa mia costatazione, ma inutilmente, nel senso che mi ha
confermato che per il momento non intendeva entrare in materia.

 

Non
avendo ricevuto nessuna richiesta scritta da parte dei medici curanti, non ho
redatto nessun rapporto al soggetto di questo breve ed estemporaneo consulto.

 

In merito
alla domanda “se può apparire verosimile che il paziente sia portatore di una
patologia psichiatrica invalidante”, non sono in grado di rispondere con
precisione. Posso comunque dire che durante il breve consulto effettuato ho
potuto osservare ed oggettivare degli aspetti psicopatologici che andrebbero
però approfonditi ulteriormente.

 

Sul
piano formale posso quindi dire unicamente che non posso affermare ma neppure
escludere la presenza di una “malattia psichiatrica invalidante” sulla base del
consulto del 20.12.03.

 

Un
nuovo consulto psichiatrico (eventualmente in un contesto peritale) potrebbe
permettere di essere più precisi.” (Doc. XII)

 

Il doc. XI e il doc. XII sono stati trasmessi alle parti (cfr.
doc. XIII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

 

L’assicurato è rimasto silente, mentre con scritto 18 novembre
2005 l’Ufficio AI ha comunicato al TCA:

 

"  Con riferimento a quanto in oggetto osserviamo come in
concreto non vi sono i presupposti per ammettere, con verosimiglianza
preponderante, la presenza di un’affezione psichiatrica con limitazione della
capacità lavorativa.

 

Si ritiene quindi di dover insistere
nel chiedere la reiezione del ricorso.” (Doc. XIV)

 

Questo documento è stato trasmesso al ricorrente (cfr. doc. XV),
con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto del contendere è
sapere se RI 1 ha diritto ad una riformazione professionale o ad una rendita d’invalidità.

 

                                         Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune
modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Per quel
che concerne l’applicazione intertemporale delle disposizioni materiali della
LPGA, l’art. 82 cpv. 1 LPGA statuisce che le disposizioni materiali della
citata legge non sono applicabili alle prestazioni correnti ed alle esigenze
fissate prima della sua entrata in vigore.

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 130 V 329 ss, avente ad oggetto l’erogazione
d’interessi di mora, il TFA, dopo avere  dichiarato la citata norma (art. 82
cpv. 1 LPGA) incompleta nonché frammentaria ed aver precisato che con
“prestazioni” s’intende quelle che hanno fatto oggetto di decisioni cresciute
in giudicato e non quelle prestazioni sulle quali non è stato ancora statuito
definitivamente, ha stabilito che non si può dedurre e contrario dell'art. 82
cpv. 1 LPGA che il momento della decisione sarebbe determinante per
l'applicabilità delle disposizioni materiali della nuova legge in relazione a
prestazioni che non sono ancora state fissate alla sua entrata in vigore
(1° gennaio 2003) e che, eccezion fatta per le fattispecie specifiche
contemplate dalla menzionata disposizione transitoria, per il resto occorre riferirsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile, in caso di modifica delle basi legali, l'ordinamento in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che dev'essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 332 consid.
2.2 e 333 consid. 2.3).

                                         In
effetti, secondo costante giurisprudenza, dal profilo temporale determinanti
sono di principio le norme materiale in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467
consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) ed il giudice delle assicurazioni sociali, ai
fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono
realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25
consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).

 

                                         In
un’altra recente sentenza del 5 luglio 2004, pubblicata in DTF 130 V 445 s e
concernente una rendita dell’assicurazione per l’invalidità, l’Alta Corte
federale ha confermato il succitato principio stabilito in DTF 130 V 329,
estendendolo anche a prestazioni assicurative durevoli. Infatti, nell’ambito
dell’esame di un’eventuale insorgenza di un diritto alla rendita prima
dell’entrata in vigore della LPGA, occorre fare riferimento ai principi
generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano,
appunto, applicabile l’ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Ne consegue dunque, continua
il TFA, che per il periodo fino al 31 dicembre 2002, l’esame del diritto alla
rendita avviene sulla base del vecchio ordinamento, mentre a partire da tale
data esso avviene secondo le nuove norme di legge (DTF 130 V 446 consid.
1.2.2).

 

                                         Va
tuttavia precisato che l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli), motivo per cui le succitate
nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora
valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Trattandosi
nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad un periodo
antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, occorrerebbe distinguere, dal
punto di vista del diritto applicabile, i periodi prima e dopo l’introduzione
della LPGA.

                                         Ritenuto
che le nuove norme (LPGA) non hanno apportato dal punto di vista materiale
alcuna sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI, le
disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione,
vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio
2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31
dicembre 2002. 

 

                               2.3.   L’art. 17
LAI prevede in particolare che:

 

"  L’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova
attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione professionale e
se con questa la capacità al guadagno possa essere presumibilmente conservata o
migliorata, in misura essenziale."

                                      

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI

 

" 
per riformazione professionale
vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare
sensibilmente la capacità di guadagno al termine della prima formazione
professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione
professionale a causa dell’invalidità." 

 

                                         Con riformazione
professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure
reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità
di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia
attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del
possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79

consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid. 2a). 

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid.
2b). 

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a
carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai
provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita

20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32
consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002
che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv.
1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente
o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi:

 

-  un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e

-  la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
pag. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28
cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se
sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al
60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 16
LPGA e 28 cpv. 2 vLAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non  tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC 1989 pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in
DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi
ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita
(e non quello della decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato
che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad
una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale
diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati
ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad
un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK
1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003,
pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.6.   Va poi ricordato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, nei casi in cui il calcolo dei redditi risulti
particolarmente difficile, che la graduazione dell’invalidità avvenga,
ispirandosi al metodo specifico applicabile alla persone non esercitanti
un’attività lucrativa (art. 27 OAI), eccezionalmente secondo il metodo
straordinario.

                                         Capita in particolare nel
caso di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente preciso dei redditi da
porre a confronto sia escluso (Pratique VSI 1998 p. 121; pag. 255; SVR 1996 IV
Nr. 74 p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e 3c; DTF 104 V 137
consid. 2c; DTF 97 V 57; DTF 104 V 139; DTF 105 V 154ss
consid. 2a; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, p. 456).

                                         L’invalidità
è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento nella situazione
concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag. 121s; Valterio, op. cit., p. 199). Perciò l’invalidità sarà valutata
considerando le ripercussioni economiche dovute alla riduzione del rendimento
sulla situazione concreta dove si svolge l’attività dell’assicurato divenuto
invalido (DTF 105 V 151). 

                                         In tal
caso si procede a paragonare le attività svolte prima e dopo la sopravvenienza
del danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato a coloro i
quali non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI 1998 p. 122
consid. 1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo metodo
consiste nel fatto che il grado di invalidità non viene stabilito direttamente
sulla base del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla base di tale
raffronto, si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si valutano gli
effetti di tale impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo straordinario;
Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a; SVR 1996 IV Nr.
74 p. 213ss consid. 2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una
determinata limitazione della capacità produttiva funzionale può, non deve
tuttavia forzatamente, produrre una perdita di guadagno della medesima entità
(Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a).

Va fatto presente che la differenza fondamentale tra il metodo straordinario di
graduazione e il metodo specifico (giusta i combinati disposti di cui agli art.
28 cpv. 3 LAI,  26bis e 27 cpv. 1 OAI) risiede nel fatto che l'invalidità non è
graduata direttamente sulla base di un confronto di attività: si valuta infatti
dapprima l'impedimento cagionato dalle condizioni di salute e solo successivamente
si accertano le ripercussioni di tale impedimento sulla capacità di guadagno.
Una certa diminuzione della capacità funzionale di rendimento può certo, nel
caso di una persona attiva, determinare uno scapito economico di stessa misura,
ma non ha necessariamente una simile conseguenza. Se si volesse, nel caso di
persone attive, fondarsi esclusivamente sul risultato ottenuto dal confronto
delle attività, si violerebbe il principio legale secondo cui per questa
categoria di assicurati l'invalidità deve essere stabilita in base
all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2; VSI
1998 pag. 122 consid. 1a e pag. 257 consid. 2b; cfr. in particolare STFA
inedita 12 maggio 2004 nella causa T., I 540/02).

 

                               2.7.   Conformemente
ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni
sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233
consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati;
Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551
e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve
intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior
modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona
interessata dovesse essere in grado di percepire un reddito tale da escluderne
l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434). 

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili
che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto,
quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze
personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di
domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.8.   Nella fattispecie, il medico
curante dell’assicurato, Dr. Med. __________, FMH medicina generale, nel suo
“Rapporto medico” 29 dicembre 1991 aveva posto le diagnosi di “sindrome
lombo-sacrale cronica in seguito a caduta da un tetto dell’altezza di circa 5 m
(25.09.87), TAC L4-S1 s.p. (09.01.91) e sviluppo depressivo reattivo”,
giudicando che l’assicurato non era più in grado di continuare la sua attività
di muratore al 100%, ma unicamente a metà tempo e proponendo un soggiorno
presso il SAM al fine di valutare accuratamente il suo stato di salute (cfr.
doc. AI 4).

 

                                         L’amministrazione
ha quindi incaricato il SAM di eseguire una perizia pluridisciplinare (cfr.
doc. AI 13).

                                         Nel
dettagliato e completo referto 16 ottobre 1992 i periti, sulla base delle
risultanze degli atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti medici
eseguiti presso il SAM, hanno posto la diagnosi di status post contusione
lombare - 1987, incipiente spondilartrosi lombare e tabagismo cronico (cfr.
doc. AI 13 pag. 11).

 

                                         In merito
alle eventuali conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti hanno rimarcato
quanto segue:

 

"  (...)

L'A. si presenta in
maniera ottimale, ha un aspetto atletico, ed anche da un punto di vista
psichico appare normale.

A proposito della psiche,
non ho provveduto ad un consulto del dr. __________ essendo il caso del tutto
chiaro; l’A. non è depresso, si dichiara del tutto sano di mente, non è mai
stato in cura psichiatrica, e non presenta turbe centrali e periferiche delle
varie funzioni psichiche.

Anche ai vari colloqui
avuti al SAM, si è presentato sempre sorridente e si può ben dire che la
personalità di fondo è assolutamente priva di chiare neurosi caratteriali.

Lo stesso dr. __________,
con il quale ho discusso il caso a voce, esclude una patologia psichiatrica in
questo A..

 

Da valutare, ai fini
peritali, sono dunque le lombalgie.

L'A. ha avuto alcuni infortuni
alle gambe, curati conservativamente e del tutto guariti.

Nel 1987 ha un infortunio
sul lavoro e cade su un pavimento di legno da un'altezza di 5 m.

Dopo una breve
sospensione del lavoro riprende lo stesso, normalmente.

Nel 1990 e 91 aumentano
le lombalgie. Egli dichiara dolori lombari, che si estendono anche verso la
parte posteriore della coscia ds., fino all'altezza del ginocchio. I dolori
sono irregolari e a dipendenza meteorologica. L'intensità del male non dipende
direttamente dagli sforzi sostenuti.

Il curante dr. __________
ordina una TAC lombare nel gennaio 1991, che dà risultato neg..

Anche le rx della colonna
lombare e del torace, eseguite al SAM, non evidenziano alterazioni della
colonna, compatibili con l'età dell'A..

 

Fa il punto sulla
situazione ortopedica il dr. __________.

Egli, nel suo consulto
SAM, così si esprime: "Il p. presenta praticamente una colonna lombare
normale per l'età. Non presenta alcun sintomo radicolare. All'esame clinico non
si trova la minima patologia. Il Signor RI 1, a mio avviso, è da ritenere abile
al lavoro in misura totale per qualsiasi attività".

 

 

Concludendo, dal punto di vista valetudinario non si
nota, in pratica, alcuna patologia.

In questo A., di statura atletica,
e con un fisico possente, non vi sono dunque controindicazioni alle attività
che egli ha svolto fino ad ora.

 

È difficile, al SAM,
vedere assicurati senza la minima patologia invalidante. Il signor RI 1 è uno
di questi.

Dello stesso avviso è
pure il dr. __________.

 

 

CONCLUSIONI:

 

Al termine della sua
permanenza presso il SAM di Bellinzona, riteniamo il Signor RI 1 capace al 100%
nella sua attività di muratore, in quella di metalcostruttore, ed in qualsiasi
altra, a partire dal novembre 1990, fino ad ora e continua." (Doc. AI 13,
pag. 12)

 

Successivamente, l’assicurato è stato visitato dal Prof. Dr. Med. __________,
__________ di __________, il quale con certificato medico 29 gennaio 2003 ha
attestato quanto segue:

 

"  La ringraziamo per averci
consultato a proposito di questo paziente che abbiamo esaminato nel nostro ambulatorio in data 29.1.2003 per
valutazione neurochirurgica.

 

Non ritorneremo
sull'anamnesi né sui risultati delle valutazioni precedenti, limitandoci a
ricordare che questo paziente è stato vittima nel 1987 di un infortunio sul posto
di lavoro (caduto da un tetto), con coinvolgimento del rachide lombare, ma
senza lesioni significative sul versante osseo od osteoarticolare, né un
coinvolgimento neurogeno. A partire da quel momento, egli ha sempre presentato
dolori lombari inferiori e lombosacrali, accentuati dalla permanenza prolungata
in una determinata posizione e da situazioni di carico. Malgrado ciò ha
continuato la propria attività di muratore indipendente, con il supporto di
provvedimenti conservativi semplici. 

Negli ultimi anni, la
situazione è probabilmente peggiorata, con dolori anche a riposo, segnatamente,
se egli deve rimanere a lungo in posizione eretta o seduta. Nessun
coinvolgimento degli arti inf. o alterazioni delle funzioni sfinteriali.

 

L'esame non ha messo in
evidenza segni in favore di una sofferenza centrale, né di una compressione
periferica attualmente acuta. In particolare il segno di Lasèque nella variante
diretta e rovesciata è negativo bilateralmente, sia per una componente
radicolare che pseudoradicolare, il profilo dei riflessi è molto vivace e
simmetrico in sede patellare ed achillea (come pure degli arti sup.), non
esistono riflessi patologici.

Il testing muscolare non
mette in evidenza deficit motori, l'esame della sensibilità nella variante
superficiale e profonda è normale.

In posizione eretta il
carico è ripartito in modo simmetrico sulle estremità inferiori.

La muscolatura
paravertebrale è normotesa ed indolente alla palpazione. La palpazione e
mobilizzazione delle apofisi spinose è indolente sull'intero tratto lombare,
come lo é quello delle sedi articolari posteriori,

La motilità del rachide
lombare è eccellente, con uno Schober di 10/14,5 cm, per una DDS di Ocm, la
reclinazione è armonica e non limitata in ampiezza, senza dolori terminali. Il
Bending è d'ampiezza normale e non provoca irradiazioni algiche.

L'esame delle síncondrosi
sacro-iliache non rivela dolenzie o blocchi funzionali, il segno di Patrick e
di De Winter sono negativi bilateralmente. 

La deambulazione è
normale nelle tre modalità, il Trendelenburg è negativo.

 

L'esame TAC del segmento
lombare dimostra un canale spinale e recessi laterali di ampiezza e
configurazione normale. Il disco intersomatico L5/S1 è protruso in modo
significativo in sede mediana e leggermente anche mediolaterale ds, senza
comunque una compressione significativa sulle strutture nervose.

 

II quadro clinico è
quello di un'insufficienza segmentaria di moderata entità, le cui ripercussioni
funzionali sono significative tenuto conto del genere di attività svolta. 

Nel caso in cui un
trattamento invasivo venisse considerato (non è evidentemente il caso al
momento attuale), il problema dovrà essere precisato per il tramite di uno
studio di risonanza magnetica e di test mirati, sia sul versante articolare
posteriore che su quello discale.

Attualmente, il problema
principale del signor RI 1 é quello lavorativo. A questo proposito ricordiamo
che, dopo una formazione quale metalcostruttore, egli ha lavorato quale
muratore indipendente (da 25 anni), che egli desidererebbe continuare
nell'attività attuale, eventualmente in un sotto-settore o comunque svolgere un
lavoro nell'ambito dell'edilizia e che la ripresa dell'attività quale
metalcostruttore non gli sembra possibile, tenuto conto del fatto che egli non
l'ha praticamente mai esercitata.

Poiché questo paziente
ricerca una riformazione e non primariamente una rendita e la sua situazione
professionale non è semplice, consigliamo all'AI di convocarlo in Agenzia per
definire esattamente la questione. Egli è senz'altro in grado di lavorare in
attività che non comportano la permanenza prolungata in una determinata
posizione, movimenti iterativi di anteroflessione del tronco ed il sollevamento
frequente di pesi superiori ai 10 kg. In un'attività proponibile potrebbe,
molto probabilmente, conseguire una capacità lavorativa completa." (Doc.
AI 28a)

 

Con “Rapporto medico” 28 marzo 2003 il Dr. __________, posta la
diagnosi di sindrome lombare cronica, ha rilevato:

 

" 
(...)

La proposta di cambiare mestiere non
è stata ascoltata; il paziente non era più in grado di eseguire il suo lavoro
come muratore indipendente come prima dell'infortunio (formazione
metalcostruttore). A causa della sua attività indipendente è difficile valutare
il grado della incapacità lavorativa (anche in che percentuale è causata da
malattia).

 

Il paziente lamenta dolori nella
colonna lombare bassa, soprattutto dopo il lavoro.

L'esame clinico non fa vedere una
grave patologia: mobilità della colonna lombare normale (Schober 10/15 cm, DDS
di o cm), muscolatura paravertebrale normotesa e indolente alla palpazione, non
ci sono segni di sofferenza della radice S1 destra.

(TAC della colonna lombare
12.12.2002: protusione circonferenziale del disco L5/S1 con facoltà mediana
paramediana verso caudale con compressione sulla radice S1 prevalente a
destra)." (Doc. AI 40)

 

Rispondendo alla richiesta di chiarimenti 28 maggio 2003 del Dr.
Med. __________ del SMR (cfr. doc. AI 48), il Prof. Dr. __________ in data 16
giugno 2003 ha osservato:

 

" 
La capacità lavorativa come
muratore si situa attorno al 25-30%. Per contro, si può ammettere una capacità
lavorativa completa per le attività di tipo prettamente sedentario e leggero
come descritte nella Sua lettera del 28.05.03.

Gli altri particolari sono riassunti
nella tabella EFL." (Doc. AI 51)

 

Con scritto 3 novembre 2003 al Dr. __________ il Prof. Dr. __________
ha attestato un peggioramento delle condizioni di salute dell’assicurato,
rilevando quanto segue:

 

" 
(...)

Rispetto alla nostra
valutazione precedente del marzo di quest'anno, la situazione è senz'altro
peggiorata.

I dolori lombari, in
passato sempre accentuati dall'anteroflessione ed alleviati dalla
retroflessione, sono divenuti più insistenti e compaiono in entrambe le
direzioni. Il signor RI 1 avverte inoltre un'irradiazione algica intermittente,
associata ad una tensione nell'arto inf. sin, in un territorio misto L5 ed S1,
senza deficit sensomotori funzionalmente apprezzabili.

 

Sulla base di questi
elementi, è probabile che ulteriori approfondimenti debbano essere pianificati
in vista di un trattamento invasivo. Prima di passare a questa fase, tuttavia,
pensiamo che occorra definire la questione dal punto di vista
medico-assicurativo. 

In tal senso, abbiamo
consigliato all'Assicurato di contattare il Dr. med. __________ che si occupa
della sua pratica all'Al, che abbiamo informato nei particolari nel periodo
marzo-giugno 2003 e che abbiamo sollecitato in data odierna.

Parallelamente, pensiamo
che questo paziente possa beneficiare di un sostegno psichiatrico, in una fase
per lui particolarmente difficile. Ne abbiamo discusso e poiché egli non si sarebbe
sostanzialmente opposto a questa opzione, La preghiamo dì organizzarla
direttamente.

 

Restiamo naturalmente a
Vostra disposizione, una volta definiti questi aspetti di fondo, per
approfondire eventualmente il problema nei termini descritti nella nostra
relazione precedente.” (Doc. AI 56)

 

In data 10 marzo 2004 il Dr. __________ ha chiesto al curante
dell’assicurato di fornire le seguenti precisazioni:

 

"  La pratica sia medica che assicurativa del
summenzionato assicurato appare sempre più complessa. Viene riportato un
peggioramento, convalidato dalla lettera del 3.11.2003 del Prof. __________,
che induce ad un ulteriore approfondimento in vista di eventuali atti
reintegrativi, che così vengono ulteriormente complicati e bloccati. Le
limitazioni pertanto in attività adeguate e leggere sono aumentate per i dolori
lombari residui. Inoltre appariva allora indicato un inizio di sostegno
psichiatrico per una patologia depressiva di nuova insorgenza.

 

A questo scopo desidero
chiederle quale medico curante qual è il decorso ad oggi.

 

        -     L'assicurato è stato nel
frattempo operato? Se sì quando? Rapporto di degenza? Se no quando è previsto
tale intervento?

        -     Secondo il Prof. __________
nella sua lettera del novembre 2003, ritiene indicato un sostegno psichiatrico
per compromissione psichica. E' stato iniziato un tale trattamento? Se no
perché?" (Doc. AI 59)

 

Con scritto 25 marzo 2003 il Dr. __________ ha fornito i seguenti
chiarimenti:

 

"  Il sopraccitato non è stato operato nel frattempo; non
è neanche previsto un intervento.

Nel dicembre 2003 il
paziente è stato dal Dr. __________, FMH psichiatria, __________; dopo questa
consultazione al paziente non è sembrato necessario continuare con un sostegno
psichiatrico."

(Doc. AI 60)

 

Sulla base di quanto attestato dal curante, con “Annotazioni del
medico” 6 maggio 2004 il Dr. __________ ha quindi osservato:

 

" 
A questo punto non essendo il
paziente in terapia psichiatrica (poiché non ritenuto il caso) e non essendo previsto
un intervento ritengo necessario a scopo di fare chiarezza sull’attuale
situazione locomotoria una presa di posizione peritale reumatologica
appronfondita in vista di evt. atti reintegrativi.

 

Perizia reumatologica Dr. __________
a __________." (Doc. AI 61)

 

                                         L’amministrazione
ha quindi ordinato una perizia reumatologica, affidata al Dr. Med. __________,
specialista FMH in malattie reumatiche, fisiatria e riabilitazione, al fine di
accertare l’effettivo stato di salute dell’assicurato e le eventuali
ripercussioni sulla capacità lavorativa.

                                         Nel
rapporto 2 luglio 2004 lo specialista in reumatologia, dopo aver compiutamente
proceduto ad una dettagliata anamnesi ed alla visita del ricorrente, ha posto
la seguente diagnosi: “anamnesticamente lombalgie recidivanti
tendenzialmente croniche con/da turbe statiche modiche del rachide
(appiattimento della cifosi toracale), discopatia L5/S1 (condrosi con
protusione centrale); lieve condropatia retropatellare a sinistra;
anamnesticamente calcaneodinia a sinistra con/da sprono degenerativo” (cfr.
doc. AI 64 pag. 6).

 

                                         Dopo aver
proceduto ad una dettagliata discussione medica, in merito alla capacità
lavorativa dell’assicurato il Dr. __________ è giunto alle seguenti
conclusioni:

 

"  (...)

In base ai miei riscontri
clinici e considerando atti e radiografie a disposizione ritengo che vi siano
impedimenti funzionali solo moderati del rachide che interferiscono con la
capacità lavorativa solo parzialmente:

 

il paziente può sollevare
e trasportare pesi fino a 10 kg in forma normale, fino a 25 kg in forma ridotta
ma dovrebbe evi­tare di alzare pesi maggiori.

Il sollevamento sopra il
piano delle spalle è possibile in forma normale per pesi fino a 5 kg circa ma
dovrebbe essere evitato per pesi maggiori.

La manipolazione di oggetti
ed attrezzi è possibile in forma normale per quelli leggeri e medi ma risulta
ridotta per quelli pesanti.

Il lavoro in posizioni
corporee statiche è ridotto in parti­colare per quella seduta con il corpo
piegato in avanti. Attività in piedi con il busto flesso sono possibili in
forma ridotta.

Movimenti rotatori
rispettivamente di flessione/estensione possono essere effettuati ad un ritmo
lievemente ridotto. Attività in ginocchio sono esigibili in forma leggermente
ridotta.

Il paziente può camminare
su terreni piani e sconnessi ed in discesa senza particolari limiti.
Spostamenti su ponteggi sono esigibili normalmente.

L'impiego delle mani e
delle braccia sull'altezza di un tavolo è possibile senza impedimento.

 

Questi limiti riflettono
in parte quelli riscontrati dal Prof. __________ nella sua ultima valutazione
del novembre 2003 (vedasi anche il suo "esame della funzionalità
fisica" del 12.06.2003). Al contrario di lui ritengo comunque che essi
siano compatibili in forma maggiore con lo svolgimento della attività lucrativa
di muratore, lavoro che ritengo esigibile nella misura del 66,6%.

Condivido le difficoltà
del medico curante nello stabilire a partire da quando vi sia stata una reale
riduzione della capa­cità lavorativa. Essa viene comunque già accennata dal
Prof. __________ nella sua prima valutazione del gennaio 2003 quando riferisce
di ripercussioni funzionali "significative tenuto conto del genere di
attività svolta" senza dare ulteriori precisazioni.

 

 

6.- POSSIBILITA' DI
MIGLIORARE LA CAPACITA' DI LAVORO

 

Dal lato medico è
consigliabile il proseguimento di un program­ma ginnico allo scopo di mantenere
un'ottimale forza e resi­stenza della muscolatura del portamento e degli
addominali associato ad una rigorosa osservazione delle regole basilari dell'ergonomia
per proteggere il rachide.

 

Non vedo invece una
indicazione per misure invasive, non essendoci al momento attuale alcun segno
in favore di un'instabilità segmentale od addirittura di una patologia
neurocompressiva.

Il proseguimento delle
cure sarà atto a mantenere la situa­zione attuale senza poter modificare la
valutazione della capacità lavorativa residuale sotto il punto 5. In base alla
documentazione a disposizione non si ha l'impressione che si tratti di una
patologia morfologica evolutiva al punto che ritengo la situazione attuale per
intanto quella definitiva che non dovrebbe subire modifiche a medio termine. 

Per lavori che possano
rispettare i limiti funzionali di cui sopra (punto 5.) il paziente è da
ritenere abile in forma completa ed a partire da subito.

Potrei immaginarmi lavori
di manutenzione stabili, portinaio, bidello ecc. ma anche lavori
di consegna con un furgone od altro.

Il paziente non necessita
di mezzi ausiliari." (Doc. AI 64, pag. 8-9)

 

L’assicurato ha fermamente contestato le
conclusioni cui è giunto il Dr. __________, osservando:

 

"  Ho preso atto della perizia AI del Dr. __________
datata 30.06.2004, un volta di più ritengo di essere preso in giro, e per
quanto mi riguarda il Dr. __________ può andare a quel paese, assieme alla sua
perizia e quindi contesto quanto segue:

-    provavo un certo sollievo inarcando la
schiena fino a qualche mese fa, ciò che non è più il caso adesso;

-    i dolori al tallone sinistro non sono
affatto regrediti e ne risento anche a riposo, in più sono comparsi anche nel
piede destro;

-    il ginocchio mi pone grossi problemi in
discesa al contrario di quanto scritto nel rapporto, e dopo uno sforzo ne
risento anche a riposo;

-    ritengo una vigliaccata nei miei
confronti asserire di essere compatibile allo svolgimento dell'attività
lucrativa di muratore.

Non sono in grado e
nemmeno voglio esprimermi ulteriormente su questa perizia, così come non mi
illudo che questo mio scritto mi aiuti, ma preciso che non è un semplice sfogo
ma una convinzione radicata di combattere per le mie ragioni fintanto che
resisto, se necessario fino ad estremi rimedi ed anche di più!!" (Doc. AI
68)

 

Nel suo “Rapporto finale” 28 luglio 2004 il consulente
IP ha rilevato quanto segue:

 

"  (...)

Dati economici

 

In base ai dati dei quali
dispongo, secondo l'estratto dei conti individuali l'A. pagava i contributi su
dei redditi annui bassi (tra i 20 e i 27'000.-).

 

 

Consulenza,
discussione e attitudine alla reintegrazione

 

Ho incontrato l'A. in
data odierna.

Premette subito che non è
d'accordo con quanto espresso dal dr. __________ in sede di perizia
reumatologica e che inoltrerà delle osservazioni scritte a tal proposito. Vive
la sua situazione personale (a livello della problematica fisica) come molto
più invalidante rispetto alle considerazioni del perito (riferisce di problemi
ai piedi, non riesce a guidare per un periodo prolungato, a causa dei dolori ci
sono dei giorni/momenti nei quali si deve riposare).

 

In un secondo tempo mi
mostra la lettera che ha scritto per "spiegare meglio" quanto
riflettuto sulla propria situazione personale e professionale (si veda lo
scritto all'incarto).

L'A. mi spiega come, dopo
un breve periodo durante il quale ha lavorato in qualità di dipendente, ha
deciso di mettersi in proprio per potersi gestire secondo le proprie esigenze.
In seguito ai disturbi causati dalle affezioni a livello reumatologico, ha
dapprima ridotto e poi interrotto definitivamente la sua attività. Attualmente
aiuta la moglie che ha in gerenza il "__________" a __________ (si
occupa di varie mansioni, dalle attività in cantina a quelle al bar).
L'esercizio pubblico inizia a "funzionare" (incassano tra i 6 e i 7
mila franchi al mese, dai quali si devono dedurre le spese di affitto etc.;
l'A. stima un guadagno mensile netto di 2'000/2'500.-) ed hanno in previsione
di sistemare, il prossimo anno, il viale di bocce esterno in modo da
incrementare la clientela. Non hanno dipendenti.

Questa situazione è
ritenuta dall'A. ideale per gestire le difficoltà fisiche (alcuni giorni dice
di non farcela, svolge allora altri tipi di attività a ritmo ridotto:
costituzione della riserva di legna per il periodo invernale, lavori nell'orto,
fare la spesa, ...), ma non risolve i problemi a livello economico, motivo per
il quale l'A. richiede espressamente una rendita d'invalidità.

Oltre alla problematica
reumatologica, l'A. manifesta dei problemi a livello psichico che mette sullo
stesso piano di quelli fisici (anche se a seguito di una visita presso lo
psichiatra dr. __________ nel dicembre del 2003 l'A. ha deciso di non
continuare con un sostegno psichiatrico).

 

Dal punto di vista
dell'Assicurazione Invalidità, in base alle limitazioni espresse a carattere
medico-teorico esistono ancora diverse attività professionali esigibili in
misura completa (l'operaio di fabbrica, il fattorino/addetto alle consegne,
l'aiuto magazziniere, l'agente di sicurezza/sorveglianza, il custode e l'aiuto
venditore rappresentano alcuni esempi di tali attività). Bisogna inoltre tener
conto del percorso socio-professionale dell'A. che ha dimostrato di avere una
buona manualità e delle competenze in diversi campi artigianali, competenze che
gli possono tornar utili per un reinserimento nel mercato lavorativo (la
conoscenza dei materiali potrebbe ad esempio aiutarlo nell'inserimento quale
aiuto venditore nel settore artigianale, tipo DO-IT).

In tali attività l'A
potrebbe conseguire un reddito addirittura superiore a quanto dichiarato prima
del danno alla salute.

Anche se in misura
ridotta (66.6%) come prospettato dal dr. __________, ritengo per contro meno
fattibile il reinserimento dell'A. nella precedente attività di manovalanza
spesso pesante.

 

Calcolo del reddito
d'invalido

 

Apportando una riduzione
del 5% per attività leggera, del 5% per primo impiego e diminuita flessibilità
e adattabilità e del 10% per le limitazioni a livello ergonomico, sulla base
delle statistiche teoriche RSS (categoria 4, primo quartile) si determina un
reddito d'invalido di 35’735.- (dato salariale del  2002).

 

Conclusione

 

Viste le precedenti
considerazioni ritengo che l'A. sia direttamente inseribile sul normale mercato
lavorativo in attività non qualificate (anche sfruttando le competenze
acquisite). Svolgendo tali attività l'A. recupererebbe totalmente la capacità
di guadagno dichiarata prima del danno alla salute (non vi sono quindi le basi
per l'applicazione di provvedimenti professionali o per l'attribuzione di una
rendita d'invalidità)." (Doc. AI 67)

 

In data 19 agosto 2004 il Dr. __________ ha
ancora certificato:

 

"  Ho rivisto il sopracitato paziente dopo la decisione
negativa da parte dell'assicurazione invalidità.

Il paziente lamenta
ancora dolori lombari, soprattutto la sera e anche dopo lavori leggeri.

 

Malgrado tutti gli esami
effettuati non è facile valutare l'intensità dei dolori, rimane una sensazione
soggettiva.

 

Sicuramente il paziente
ha fatto negli ultimi anni un'evoluzione psico-sociale difficile.

 

Propongo un'altra
valutazione specialistica (il paziente propone il Prof. Dr. __________)."
(Doc. AI 75)

 

Infine, con “Annotazioni del medico” 7 aprile
2005 il Dr. __________ ha osservato:

 

"  Ho rivalutato gli atti medici a dossier:

 

     -     valutazione SAM del 1992 dove pur ammettendo
una minima compromissione ortopedica locomotoria si esclude una patologia
invalidante ed una valutazione dr. __________ psichiatra FMH escludeva una
componente psichiatrica;

     -     nel 2003 si reputava auspicabile un aiuto
psichiatrico da parte del servizio di neurochirurgia a sostegno della patologia
lombare;

     -     il 3.2004 dr. __________ medico curante si
esprime a riguardo dicendo che dopo un colloquio eseguito dal dr. __________
psichiatra FMH non è stato necessario continuare con terapia specialistica
appropriata.

 

Agli atti non figura che
l'assicurato sia pertanto in terapia psichiatrica o assuma medicazione in
questo senso.

 

Alla luce di queste
annotazioni non reputo necessario che si debba procedere a nuovi tipi di
valutazioni peritali approfondite poiché a livello reumatologico funzionale le
limitazioni presenti sono chiare mentre a carico di altri sistemi funzionali
non si denotano limitazioni tali da essere potenzialmente invalidanti."
(Doc. AI 81)

 

                               2.9.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a;
DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352
consid. 3a e riferimenti;
Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V
178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di
ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità
dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.C., I
355/03, consid. 5).

 

Per quel che riguarda i
rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di
fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura
senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su
un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                             2.10.   Nell’evenienza
concreta, questo TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute del
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione qui impugnata, deve osservare che dalla
documentazione medica agli atti emerge che le patologie dell’assicurato non
sono state sufficientemente approfondite dall’amministrazione. In particolare
l’UAI non ha approfondito la tematica relativa all’eventuale affezione psichica
dell’assicurato, da egli invocata in tutti i suoi scritti all’amministrazione,
prima e al Tribunale, poi. Egli infatti nel suo scritto 4 febbraio 2003
indicava che “... non voglio esagerare ma oltre a quelli fisici, si
aggiungono dei problemi morali e non solo, che non mi riesce di spiegare per
iscritto in questo momento, ma ritengo che anche una miserabile opinione come
la mia debba essere considerata, infatti, oltre al male fisico, la rabbia
interiore che si manifesta in maniera sempre più forte mi preoccupa sempre di
più.” (cfr. doc. A5); nello scritto 20 marzo 2003 all’UAI parla di problemi
mentali e fisici (cfr. doc. A6); nello scritto 26 luglio 2004 all’UAI scriveva
“... sono stufo della situazione che si è venuta a creare, a volte mi sento
pericoloso e ho paura di me stesso ma non per questo ritengo di avere bisogno
di uno psichiatra, anche se in questi anni avrei potuto impazzire non una ma
dieci volte ...” (cfr. doc. A16); nel ricorso 23 aprile 2005 al TCA
rilevava che “... non sono più mentalmente in grado di esprimermi oltre
(...) un blocco di rabbia e di brutti sentimenti mi impediscono di esprimermi
ulteriormente (...) ma non mi è possibile fare di più, fisicamente e ora nemmeno
mentalmente, quanto sto subendo rende tutto una grossa ingiustizia, non ho più
intenzione di subire altri affronti e mancanza di comprensione (...) non mi
presenterò più in futuro davanti a nessuno psichiatra e nemmeno a medici di
parte e a controlli già in partenza condizionati da troppe cose negative che mi
portano solo altri danni morali.” (cfr. doc. I).

 

                                         Il
problema psichico è stato già segnalato dal curante, Dr. __________, nel suo
rapporto 29 dicembre 1991, dove ha indicato la diagnosi di “sviluppo
depressivo reattivo” (cfr. doc. AI 4). In seguito, nella perizia del SAM 16
ottobre 1992 i periti hanno indicato a proposito della psiche che “praticamente,
al momento, non turbe centrali o periferiche delle varie funzioni psichiche. Da
segnalare che l’A. non è mai stato in cura psichiatrica. (...) A proposito
della psiche, non ho provveduto ad un consulto del Dr. __________, essendo il
caso del tutto chiaro; l’A. non è depresso, si dichiara del tutto sano di
mente, non è mai stato in cura psichiatrica e non presenta turbe centrali e
periferiche delle varie funzioni psichiche. Anche ai vari colloqui avuti al
SAM, si è presentato sempre sorridente e si può ben dire che la personalità di
fondo è assolutamente priva di chiare neurosi caratteriali. Lo stesso Dr. __________,
con il quale ho discusso il caso a voce, esclude una patologia psichiatrica in
questo A.” (cfr. doc. AI 13).

                                         In
seguito, tuttavia, il Prof. Dr. __________ nel suo rapporto 3 novembre 2003
indirizzato al Dr. __________ indicava che “pensiamo che questo paziente
possa beneficiare di un sostegno psichiatrico, in una fase per lui
particolarmente difficile. Ne abbiamo discusso e poiché egli non si sarebbe
sostanzialmente opposto a questa opzione, la preghiamo di organizzarla
direttamente.” (cfr. doc. AI 56).

                                         L’assicurato
si è poi effettivamente recato nel mese di dicembre 2003 dal Dr. __________,
FMH in psichiatria di __________: al riguardo il Dr. __________ ha indicato che
“dopo questa consultazione al paziente non è sembrato necessario continuare
con un sostegno psichiatrico” (cfr. doc. AI 60). 

Interpellato dal TCA al fine di accertare se
verosimilmente l’assicurato sia portatore di una patologia psichiatrica
invalidante (cfr. doc. XI), il Dr. __________ ha rilevato che in occasione
dell’unica consultazione 20 dicembre 2003 ha potuto osservare un certo stato
d’ansia e di tensione psichica, oltre che di malfidenza e di preoccupazione,
non potendo approfondire maggiormente lo status dell’assicurato, vista la sua
mancata collaborazione (“mi sono scontrato con una marcata resistenza da
parte del paziente, che non ha voluto rivelarmi maggiori informazioni sulla sua
anamnesi psichica personale, familiare ed attuale. Mi ha comunicato che
desiderava “farcela da solo” e che preferiva che io rimanessi “a disposizione”
nel caso lui lo ritenesse necessario.”, cfr. doc. XII).

Lo specialista in psichiatria e psicoterapia
interpellato dal TCA ha rilevato che durante il breve consulto effettuato ha
potuto osservare ed oggettivare degli aspetti psicopatologici, che andrebbero
ulteriormente approfonditi (cfr. doc. XII, consid. 1.12.)

 

                                         Al
riguardo, va fatto presente che nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in
DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da
Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in:
SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti
del perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione
somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

                                         Il perito
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da
parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali
il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il TFA,
per quanto riguarda il carattere invalidante dei disturbi di natura
somatoforme, ha poi precisato che un rifiuto di una rendita deve ugualmente
basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e
quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione
rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra
le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il
fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come
pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale
intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA
inedita del 12 marzo 2004, I 683/03 destinata alla pubblicazione e STFA inedita
del 23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                                         Ora, nel
caso in esame, vista la situazione descritta dal Dr. __________ e dal Dr. __________,
non è da escludere che effettivamente vi sia ora una patologia extra-somatica
rilevante. 

                                         Non
essendo stata approfondita la tematica, in applicazione della succitata
giurisprudenza federale, gli atti sono da rinviare all’amministrazione affinché
proceda, mediante una valutazione psichiatrica, ad accertare l’aspetto
extra-somatico dell’assicurato, rispettivamente l’eventuale sua abilità
lavorativa, con riferimento sia alla sua precedente attività di muratore, sia,
se del caso, ad altre attività adeguate ritenute esigibili.

 

                                         Di
conseguenza, annullata la decisione contestata, gli atti sono trasmessi
all’Ufficio AI per gli accertamenti psichiatrici di cui sopra. Dopo di che
l’amministrazione dovrà nuovamente pronunciarsi sull’eventuale invalidità
dell’assicurato.

 

                             2.11.   In corso di
causa l’assicurato ha trasmesso al TCA un ulteriore certificato medico del Dr. __________,
datato 17 maggio 2005, nel quale la specialista ha indicato:

 

"  Il sopraccitato paziente è ancora inabile al lavoro al
100%, a causa di malattia.” 

(Doc. V/B2)

 

                                         Va
ricordato che, per
costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la
legalità delle decisioni impugnate in base alla situazione di fatto esistente
al momento in cui esse sono state rese. I fatti accaduti posteriormente e che
hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo
provvedimento (DTF 130 V 140 consid. 2.1; 121 V 366 consid. 1b e sentenze ivi
citate).

 

                                         Nell’evenienza
concreta il certificato medico prodotto dall’assicurato successivamente al
ricorso e appena citato fa riferimento ad una situazione di fatto accertata
dopo l’inoltro del ricorso e quindi dopo l’emissione della decisione qui
contestata che segna il limite temporale per la valutazione giudiziale. Pertanto,
in applicazione della succitata giurisprudenza, lo stesso non deve essere
considerato ai fini del presente giudizio.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso è
accolto.

                                         §
   La decisione 13 aprile 2005 è annullata.

§§ Gli atti sono rinviati all’Ufficio AI perché proceda agli 

                                         accertamenti
conformemente ai considerandi e renda una nuova decisione.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti