# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 89feffd9-afed-507d-9649-199d607222a4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-09-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 24.09.2002 10.1995.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_10-1995-17_2002-09-24.html

## Full Text

Incarto n.:

  10.1995.00017

  	
  Lugano

  24 settembre
  2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Cocchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa promossa direttamente
in appello (contratto di lavoro: rescissione immediata) con petizione del 15
dicembre 1993 da

 

	
   

  	
  __________

  (patrocinato dall’avv. __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

  (patrocinata dall’avv. __________)

   

  

 

per
ottenere la condanna della convenuta al pagamento di fr. 228 000.–
(ridotti nelle conclusioni a fr. 58 942.20) con interessi al 5% dal 25
agosto 1993; 

 

pretesa
cui la convenuta si è opposta;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta la
petizione;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il
2 giugno 1993 __________ è stato assunto dall'Associazione Football Club
__________ allo scopo di allenare la squadra di Divisione nazionale B per due anni,
dal 1° luglio 1993 al 30 giugno 1995, con uno stipendio annuo di fr.
60 000.– pagabile in 12 mensilità di fr. 5000.–. Il contratto riconosceva
inoltre all'allenatore un rimborso spese di fr. 2000.– mensili, la copertura
degli oneri di locazione di un appartamento non ammobiliato fino a concorrenza
di fr. 1500.– mensili, una gratifica di fr. 10 000.– nel caso in cui la
squadra avesse vinto il campionato e un'ulteriore gratifica di pari importo in
caso di promozione in Divisione nazionale A.

 

                                  B.   Il
27 giugno 1993, durante la finale del torneo di promozione in Divisione
nazionale B disputatasi a __________ fra le squadre di __________ e di
__________, __________ – allenatore di quest'ultima fino al termine della stagione
1992/93 – è intervenuto in un diverbio fra taluni giocatori e la terna
arbitrale, invadendo il campo e spintonando il direttore di gioco. Egli è poi
stato espulso e nei suoi confronti l'Associazione svizzera __________ ha aperto
un'inchiesta per accertare il suo coinvolgimento nell'accaduto. Ciò non gli ha
impedito di cominciare il 28 giugno 1993 la nuova attività di allenatore del
Football Club __________.

 

                                  C.   Il
30 giugno 1993 la Commissione penale e di controllo dell'__________, visto il
rapporto allestito dall'arbitro sui fatti di __________, ha deciso di
sospendere provvisoriamente __________ dalle mansioni di allenatore fino
all'emanazione di un giudizio definitivo al termine dell'inchiesta. Contro tale
risoluzione l'interessato è insorto il 7 luglio 1993 davanti al presidente del
Tribunale sportivo dell'__________ con un ricorso – munito di effetto
sospensivo – in cui ha postulato l'annullamento della decisione impugnata. Il
21 luglio 1993 la Commissione penale e di controllo dell'__________ ha disposto
il “boicottaggio” immediato dell'allenatore per la durata di tre mesi e gli ha
inflitto una multa di fr. 10 000.–.

 

                                  D.   Un
ricorso del 2 agosto 1993 presentato da __________ contro la predetta risoluzione
è stato dichiarato irricevibile il 20 agosto 1993 dal presidente del Tribunale
sportivo dell'__________ per mancato versamento dell'anticipo (fr. 500.–).
L'Associazione Football Club __________ ha notificato il 25 agosto 1993 all'allenatore
la rescissione immediata del contratto di lavoro. La decisione del presidente
del Tribunale sportivo dell'__________ è stata poi confermata dalla Corte di
cassazione dell'__________, su ricorso dell'interessato, il 30 settembre 1993.

 

                                  E.   Nel
frattempo, il 26 agosto 1993, __________ ha convenuto l'__________ davanti al
terzo Tribunale civile di Berna (Richteramt III Bern) per ottenere, già in via provvisionale, la revoca immediata della
misura di “boicottaggio” decisa il 21 luglio 1993. Con decreto cautelare del 27
agosto 1993, emanato inaudita parte, il presidente del Tribunale civile ha
parzialmente accolto l'istanza, ha ingiunto all'__________ di non ostacolare
l'allenatore nell'esercizio della sua attività e ha fissato alla convenuta un
termine di dieci giorni per chiedere la revoca del provvedimento. Il 28 agosto
1993 __________ ha trasmesso il citato decreto al presidente dell'Associazione
Football Club __________, contestando i presupposti per un licenziamento
immediato e chiedendo di essere reintegrato nella sua funzione di allenatore. 

 

                                  F.   In
una dichiarazione dello stesso 28 agosto 1993 il presidente dell'Associazione
Football Club __________, preso atto del provvedimento cautelare, ha ritenuto
non sussistere “fatti nuovi ufficialmente documentati che consentano una
revisione delle proprie decisioni” e ha confermato la rescissione immediata del
contratto. In esito a una domanda dell'__________, con decreto cautelare del 23
settembre 1993 il terzo Tribunale civile di Berna ha revocato il provvedimento
emanato senza contraddittorio il 27 agosto 1993, ponendo gli oneri processuali
a carico di __________. L'8 ottobre 1993 l'__________ ha quindi comunicato
all'allenatore che la misura di “boicot­taggio”, divenuta esecutiva, sarebbe
decorsa dal 1° ottobre al 31 dicembre 1993.

 

                                  G.   Il
15 dicembre 1993 __________ ha convenuto l'Associazione Football Club
__________ direttamente in appello per ottenere la rifusione del mancato
guadagno fino alla scadenza del contratto e un'indennità per licenziamento
ingiustificato pari a sei mesi di stipendio, per complessivi fr. 228 000.–
con interessi al 5% dal 25 agosto 1993. Il 1° gennaio 1994 l'attore ha iniziato
un nuovo lavoro come allenatore del Football Club __________. Nella sua
risposta del 7 marzo 1994 l'Associazione Football Club __________ ha proposto
di respingere la petizione e nei successivi allegati le parti hanno confermato
il loro punto di vista, l'attore riservandosi nondimeno di ridurre la pretesa
nella misura dello stipendio ritratto dalla sua nuova occupazione. 

 

                                  H.   All'udienza
preliminare del 12 dicembre 1994 __________ ha ridotto la richiesta di giudizio
a fr. 159 594.20 con interessi al 5% dal 25 agosto 1993 “per tener conto
di quanto percepito (…) presso il F.C. __________ fino al 30 giugno 1994 e
dell'importo ceduto alla Cassa di disoccupazione”. Egli si è riservato altresì
ulteriori adeguamenti in base alle risultanze istruttorie e all'evoluzione
delle circostanze. Le parti hanno offerto numerose prove, ammesse dalla giudice
delegata con ordinanza del 23 dicembre 1994. Esperita l'istruttoria, nel suo
memoriale conclusivo del 24 novembre 2000 l'attore ha ridotto la pretesa a fr.
58 942.20 con interessi al 5% dal 25 agosto 1993. Nel suo memoriale dello
stesso giorno la convenuta ha mantenuto il proprio punto di vista. Le parti
hanno rinunciato al dibattimento finale.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'attore lamenta una rescissione ingiustificata del contratto di
lavoro stipulato il 2 giugno 1993. A suo parere il motivo addotto dalla
convenuta nella lettera di licenziamento del 25 agosto 1993 (l'impedimento di
svolgere l'attività di allenatore in seguito al “boi­cottaggio” deciso il 21
luglio 1993 dalla Commissione penale e di controllo dell'__________) non
configura una “cau­sa grave” a norma dell'art. 337 CO. Per di più la disdetta
sarebbe intempestiva, poiché sarebbe dovuta intervenire o subito dopo i fatti
del 27 giugno 1993 o all'entrata in vigore del prov­vedi­mento disciplinare, il
1° ottobre 1993. Ciò posto, l'attore rivendica la rifusione del mancato guadagno
fino alla scadenza ordinaria del contratto, il 30 giugno 1995, oltre
un'indennità per licenziamento ingiustificato pari a sei mesi di stipendio, per
complessivi di fr. 228 000.–. Dedotte le indennità percepite dalla Cassa
di disoccupazione (fr. 32 465.80), il reddito netto proveniente dalla
nuova attività di allenatore del Football Club __________ (fr. 126 092.–)
e la relativa quota d'indennità per vacanze non godute (fr. 10 500.–), l'attore
vanta in definitiva una pretesa di fr. 58 942.20 con interessi al 5% dal
giorno del licenziamento, il 25 agosto 1993.

 

                                   2.   La
convenuta reputa invece giustificato il licenziamento per avere l'attore
contravvenuto in modo grave ai propri doveri di allena­tore e per essere stato
di conseguenza sospeso dalla sua attività professionale. Tali circostanze
rendevano intollerabile la prosecuzione del contratto fino alla scadenza
pattuita del 30 giugno 1995. L'impossibilità per l'attore di svolgere il suo
lavoro giustificherebbe inoltre la rescissione del contratto in applicazione
delle norme sulla mora del debitore (art. 107 segg. CO). La convenuta contesta
dipoi l'entità del pregiudizio addotto dall'attore. Sostiene che, si volesse
anche negare – per ipotesi – la legittimità di un licenziamento per motivi
gravi, il mancato guadagno sarebbe di fr. 110 000.– al massimo, pari allo
stipendio dovuto dal 1° settembre 1993 al 30 giugno 1995. Ne desume – la
convenuta – che le indennità di disoccupazione percepite dall'attore e la
retribuzione netta derivante dalla sua nuova attività di allenatore a
__________, valutate in complessivi fr. 158 557.80, sono finanche
superiori al pregiudizio cagionato dalla rescissione immediata del contratto.
Né si giustifica – sempre stando alla convenuta – un'indennità per indebito
licenziamento a norma dell'art. 337c cpv. 3 CO, ove si considerino le violazioni
dei doveri professionali commesse dal lavoratore di fronte al contegno ineccepibile
del datore di lavoro. Donde, in sintesi, la proposta di respingere la petizione.

 

                                   3.   Per
quanto riguarda anzitutto la natura della relazione sorta fra le parti, l'accordo
concluso il 2 giugno 1993 (doc. _) è sicuramente un contratto di lavoro (art.
319 CO). Esso denota un rapporto di subordinazione fra l'allenatore e
l'associazione sportiva (cfr. del Fabro,
Der Trainervertrag,
Berna 1992, pag. 88 e 291 seg.), un rapporto contrattuale duraturo (dal 1°
luglio 1993 al 30 giugno 1995), una retribuzione fissa (fr. 5000.– mensili), il
rimborso delle spese professionali (fr. 2000.– mensili) e l'affiliazione a un
istituto di previdenza (doc. _ verso il basso; sulla qualifica contrattuale v.
anche: Zen-Ruffinen, Droit du Sport, Zurigo 2002, pag. 179 n. 521
con richiami di dottrina e giurisprudenza; Bondallaz,
Toute la jurisprudence sportive en Suisse, Berna 2000, pag. 104 seg.). Le parti fondano del resto le
rispettive argomentazioni – a ragione – sugli art. 337 segg. CO (in
particolare: petizione, pag. 2 in alto e pag. 12 a metà; risposta, pag. 16 in
basso e pag. 21 in fine).

 

                                   4.   Il
datore di lavoro e il lavoratore possono in ogni tempo recedere immediatamente
dal rapporto di lavoro per cause gravi (art. 337 cpv. 1 prima frase CO). È
considerata causa grave, in particolare, ogni circostanza che non permetta in
buona fede di esigere da chi recede dal contratto che abbia a continuare fino
al norma­le termine di disdetta (art. 337 cpv. 2 CO; Streiff/von Känel, Leitfaden zum
Arbeitsvertragsrecht, 5ª edizione, n. 2 ad art. 337
CO). L'esistenza di cause gravi dev'essere esaminata tenendo conto delle
particolarità del singolo caso (DTF 127 III 354 consid. 4a con richiami di
giurisprudenza). Trattandosi di un provvedimento di natura eccezionale, la
rescissione immediata va ammessa solo con riserbo (DTF 127 III 313 consid. 3
con riferimenti). Dottrina e giurisprudenza tendono nondimeno a individuare
cause tipiche, le quali – in linea di massima – giustificano una rescissione
immediata del contratto (Rep. 1996 pag. 203 consid. 3.1). Tra di esse taluni
autori annoverano la sospensione di uno sportivo dalle competizioni per una
durata di almeno tre mesi (Zen-Ruffi­nen,
op. cit., pag. 215 n. 633 con rinvio a Mätzler,
Der Lizenzspielervertrag in der Nationalliga des
Schweizerischen Fussballverbandes, Zurigo 1985, pag.
191 segg.). Anche in simile eventualità occorre nondimeno ponderare le
circostanze che hanno condotto al licenziamento (Zen-Ruffi­nen, loc. cit.). Il comportamento del lavoratore
deve inoltre essere apprezzato globalmente e può giustificare una disdetta
immediata quand'anche le singole violazioni non costituiscano – prese a sé
stanti – un motivo di rescissione (Favre/Munoz/To­bler,
Le contrat de travail,
Losanna 2001, n. 1.9 ad art. 337 CO con riferimenti).

 

                                   5.   Nella fattispecie il motivo che ha portato al licenziamento
dell'attore si riconduce essenzialmente al “boicot­taggio” inflittogli il 

                                         21 luglio
1993 dalla Commissione penale e di controllo dell'__________. Secondo l'art. 56
n. 1 lett. l dello statuto dell'__________, tale provvedimento vieta a coloro
che sono vincolati alle disposizioni dell'associazione (com'è il caso per la
convenuta: cfr. DTF inedita dell'8 novembre 2001 in re FCC, 4C.266/2001,
consid. 2b) di intrattenere relazioni di carattere sportivo o amministrativo
con il boicot­tato. Chiamato a statuire sull'ammissibilità di una simile
misura, nel già citato giudizio cautelare del 23 settembre 1993 il Tribunale civile
di Berna (Richteramt III Bern) ha respinto la domanda dell'allenatore volta a inibire in via
provvisionale gli effetti del “boicot­taggio”, giacché l'interessato non aveva
esaurito le vie di ricorso previste dallo statuto dell'__________, cui aveva volontariamente
aderito (doc. _, pag. 5 in basso e pag. 6 in alto). Il provvedimen­to è stato
quindi posto in esecuzione dal 1° ottobre al 31 dicembre 1993 (doc. _).

 

                                         a)  L'attore
non contesta, di per sé, il giudizio emanato il 23 settembre 1993 dal Tribunale
civile di Berna. Ritiene però che le circostanze alla base della decisione
emessa il 21 luglio 1993 dalla Commissione penale e di controllo dell'_ in seguito
all'accaduto del 27 giugno 1993 durante la partita fra le squadre di __________
e di __________ non fossero tanto gravi da giustificare la sanzione inflittagli
dall'autorità sportiva né la rescissione immediata del contratto di lavoro. Dal
rapporto d'inchiesta ufficiale dell'_ (doc. _) – invocato dall'attore a sostegno
delle proprie argomentazioni (replica, pag. 2 in basso e pag. 3 in alto) –
risulta nondimeno che l'interessato, dopo avere reiteratamente turbato
l'incontro dalla panchina, è entrato in campo senza permesso e ha spintonato
l'arbitro, seppure in modo leggero (doc. citato, pag. 4 in basso). L'autorità
inquirente ha definito tale contegno riprovevole e antisportivo (répréhensif et antisportif: doc. citato,
pag. 5 nel mez­zo), proponendo di infliggere all'allenatore una multa e il
divieto di restare in panchina per un numero di partite o di mesi da definire (interdiction de banc durant X matchs ou X mois: loc. cit.). 

 

                                         b)  L'interessato
non contesta i fatti né tenta di giustificare il proprio comportamento, ma
relativizza la gravità dell'accaduto affermando che cose simili succedono
spesso nel mondo del calcio (replica, pag. 3 in alto). Tuttavia, pur non assumendo
rilievo penale, le violazioni descritte non possono essere ragionevolmente tollerate
da un allenatore professionista, cui la funzione dirigente nei confronti dei
giocatori impone una diligenza accresciuta nel rispetto delle norme comportamentali
(cfr. del Fabro, op. cit., pag.
331 a metà). Non per caso, del resto, la Commissione penale e di controllo
dell'_ ha definito l'agire dell'interessato come uno dei casi più gravi di
violazioni commesse da un allenatore professionista sul quale essa sia mai
stata chiamata a giudicare (doc. _, pag. 18 verso il basso). 

 

                                         c)  Le
infrazioni commesse dall'attore raffigurano, di conseguenza, una grave violazione
dei doveri inerenti alla funzione di allenatore, tant'è che hanno condotto alla
decisione di sospenderlo da ogni attività professionale per tre mesi. Il contegno
dell'attore e la conseguente sanzione – apprezzati global­mente (cfr. Favre/Munoz/Tobler, loc. cit.) – erano
suscettibili finanche di compromettere il rapporto di fiducia instauratosi fra
l'allenatore e il datore di lavoro, rendendo insostenibile la prosecuzione del
contratto fino alla normale scadenza (Zen-Ruffi­nen,
op. cit., pag. 215 n. 633 con rinvio). Ciò vale a maggior ragione se si pensa
che lo stesso attore, nel citato ricorso del 7 luglio 1993 al presidente del
Tribunale sportivo dell'_, paventava proprio il licenziamento nel caso in cui
fosse stata confermata la sospensione provvisionale (doc. _, pag. 12 in fondo).
E nell'istanza di misure cautelari presentata il 26 agosto 1993 al Tribunale
civile di Berna egli definiva ovvia (selbst­ver­ständlich) una rescissione immediata del contratto in seguito alla
prospettata misura disciplinare, la quale avrebbe costretto il datore di lavoro
a sostituire un allenatore che non avrebbe più potuto rendere alcun servizio
alla squadra (doc. _, pag. 9 nel mezzo).

 

                                         d)  L'attore
obietta che, comunque sia, il licenziamento sarebbe dovuto intervenire o subito
dopo i fatti del 27 giugno 1993 o all'entrata in vigore del “boicottaggio”, il
1° ottobre 1993 (doc. _), onde l'intempestività della disdetta intimatagli il
25 agosto 1993 (doc. _). Egli disconosce tuttavia che, sussistendo dub­bi
sull'esistenza di motivi atti a giustificare la rescissione imme­diata del
contratto, al datore di lavoro dev'essere dato il tempo per svolgere le
indagini necessarie (cfr. Reh­binder in:
Berner Kommentar, Berna 1992,
n. 16 lett. b ad art. 337 CO; Staehelin in:
Zürcher Kommentar, 3ª edizione,
n. 23 in fine ad art. 337 CO). Una volta chiariti gli estremi, la disdetta deve
poi essere comunicata immediatamente, ossia – di regola – due o tre giorni dopo
la conoscenza dei fatti (DTF inedita del 13 agosto 2001 in re X, 4C.116/2001,
consid. 3c). Il datore di lavoro non può per converso attendere
l'esecuzione di eventuali sanzioni inflitte al lavoratore, ciò che renderebbe
il licenziamento tardivo (v. Rehbinder, loc.
cit.). Decisivo per valutare la tempestività della disdetta – contrariamente al
parere dell'attore – non è dunque il momento in cui sono stati commessi i fatti
né quello in cui è entrata in vigore la sanzione sportiva, bensì il momento in
cui la convenuta disponeva, o poteva ragionevolmente disporre, di informazioni
sufficienti per consentirle di recedere immediatamente dal contratto. Ora, ci
si potrebbe chiedere se l'interessata non fosse già in grado di notificare il
licenziamento prima del 25 agosto 1993, senza attendere cioè l'esito del
ricorso dell'allenatore contro il provvedimento disciplinare inflittogli il 21
luglio 1993. Il quesito può rimanere nondimeno indeciso. Comunque si opini riguardo
alla tempestività della disdetta (e all'esistenza di cause gravi giusta l'art.
337 cpv. 1 e 2 CO), invero, la petizione dev'essere respinta per i motivi che
seguono.

                                      

                                   6.   Per
l'art. 337c cpv. 1 CO il lavoratore licenziato immediatamente senza una
causa grave ha diritto a quanto avrebbe guadagnato se il rapporto di lavoro
fosse cessato alla scadenza del termine di disdetta o col decorso della durata
determinata dal contratto. Nella fattispecie l'attore valuta il pregiudizio
patito in seguito alla rescissione anticipata del rapporto d'impiego in fr.
175 500.– (fr. 110 000.– per la perdita di stipendio dal 1° settembre
1993 al 30 giugno 1995, fr. 44 000.– a titolo di rimborso spese, fr.
18 000.– quale partecipazione ai costi d'alloggio, fr. 3500.– per due settimane
di vacanze non godute dal 1° luglio al 31 dicembre 1993). La convenuta riconosce
tutt'al più la rifusione di fr. 110 000.– a titolo di perdita dello
stipendio e contesta ogni altra pretesa.

 

                                         a)  Per
quel che riguarda in primo luogo il mancato guadagno di fr.
110 000.–, la pretesa del lavoratore, come detto, non è di per sé
contestata dalla convenuta. Dalla retribuzione lorda occorre nondimeno dedurre
– d'ufficio – gli oneri sociali, l'attore non essendo legittimato a rivendicare
siffatta quota di stipendio (Rehbinder,
op. cit., n. 6 ad art. 337c CO con riferimento; Favre/Munoz/Tobler, op. cit., n. 1.9 ad art. 337c
CO). Del resto anche il salario di fr. 126 092.– derivante dalla nuova
attività di allenatore del Football Club __________, che l'interessato ha posto
in deduzione del pregiudizio (sot­to, con­sid. 6e), è stato considerato senza
gli oneri sociali (doc. _ e certificati di salario 1994 e 1995 nel fascicolo R
VI). Ciò premesso, il guadagno netto dell'attore per 22 mesi, dal 1° settembre
1993 al 30 giugno 1995, può essere stimato all'incirca in fr. 100 000.–.

                                                                                                                                

                                         b)  Quanto
alla copertura degli oneri professionali, nel contratto di lavoro del 2 giugno
1993 la convenuta si impegnava a corrispondere all'allenatore un “rimborso
spese di fr. 24 000.– l'anno, pagabile in 12 rate mensili di fr. 2000.–”
(doc. _ nel mezzo). Il pagamento di tale indennità non dipendeva dagli esborsi
effettivi dell'attore né dalla presentazione di distinte, ricevute o altri
documenti giustificativi. Essa configura dunque una prestazione di natura
salariale, cui il lavoratore ha diritto – in caso di licenziamento
ingiustificato – fino alla “scadenza del termine di disdetta o col decorso
della durata determinata dal contratto” (art. 337c cpv. 1 CO), ossia in
concreto fino al 30 giugno 1995 (doc. _). Trattandosi di una quota dello stipendio,
dai postulati fr. 44 000.– (fr. 2000.– mensili per 22 mesi) occorre
tuttavia dedurre gli oneri sociali (sopra, consid. 6a). Ne deriva una
retribuzione netta di circa fr. 40 000.–.

                                      

                                         c)  Per
quel che è delle spese di alloggio, il contratto di lavoro ri­conosceva
all'attore un “importo massimo di fr. 18 000.– per un appartamento
non ammobiliato” (doc. _ a metà). Tale beneficio è assimilabile alla
concessione di prestazioni in natura, come la messa a disposizione di un
alloggio o di un veicolo per uso privato. Rientra dunque – per principio – nel
salario risarcibile a norma dell'art. 337c cpv. 1 CO (Bondallaz, op. cit., pag. 96 a metà; Rehbinder, op. cit., n. 3 ad art. 337c
CO; Streiff/von Känel, op. cit.,
n. 2 ad art. 337c CO). Se non che, la convenuta si impegnava in concreto
a rifondere soltanto l'onere effettivo (fino a concorrenza del predetto “im­porto
massimo”: doc. _ a metà). E siccome essa ha sempre contestato l'esborso
(risposta, pag. 17 verso il basso; duplica, pag. 14 verso il basso), all'attore
incombeva l'onere di provare che il costo del proprio alloggio raggiungeva la
postulata cifra di fr. 18 000.–. L'interessato fa valere bensì che – secondo
le risultanze istruttorie – egli ha dovuto “pagare la pigione dell'appartamento
di __________ sino alla scadenza del contratto di locazione a fine giugno 1994
(…) e nel medesimo tempo non ha beneficiato di alcun rimborso da parte del FC
__________ ” (memoriale conclusivo, pag. 14 verso il basso). Invano si
cercherebbe tuttavia nel fascicolo processuale un elemento qualsiasi che
consenta di risalire all'ammontare della pigione.

 

                                              Né
potrebbe entrare in linea di conto nella fattispecie – per ipotesi – l'art. 42
cpv. 2 CO. Tale norma prescrive che il danno di cui non può essere provato il
preciso importo è stabilito dal prudente criterio del giudice, avuto riguardo
all'ordinario andamento delle cose e alle misure prese dal danneggiato. La
disposizione ha tuttavia carattere eccezionale ed è applicabile solo quando il
danno non possa essere dimostrato nel suo ammontare per mancanza di prove
sull'entità esatta del pregiudizio o per l'impossibilità di esigere ragionevolmente
l'assunzione delle prove necessarie (Brehm
in: Berner Kommentar, 2ª
edizione, n. 47 ad art. 42 CO con richiami di dottrina e di giurisprudenza). In
concreto l'attore si prevale del diritto contrattualmente previsto sino alla
cifra di fr. 18 000.–, ma non precisa l'ammontare della spesa effettiva.
Per sostanziare la pretesa egli avrebbe potuto esibire, per esempio, il
contratto di locazione o le ricevute inerenti al pagamento del­la pigione. Si è
limitato invece a evocare un generico onere d'alloggio fino alla fine di giugno
del 1994, ciò che non basta per dimostrare l'entità del pregiudizio subìto. Su
questo punto la petizione è destinata perciò all'insuccesso.

 

                                         d)  Riguardo
alla compensazione delle vacanze non godute, il postulato indennizzo di fr.
14 000.–, ridotto nelle conclusioni a fr. 3500.– (pari a due settimane di
ferie: pag. 14 in alto), rientra – in linea di principio – nel novero delle
pretese risarcibili a norma dell'art. 337c cpv. 1 CO (cfr. DTF 117 II
272 in alto). Tale regola non trova tuttavia applicazione qualora si possa
ragionevolmente pretendere dal lavoratore che fruisca delle vacanze entro la
scadenza del contratto o entro l'eventuale inizio di una nuova attività
lucrativa. In quest'ultimo caso il diritto alle ferie è da ritenersi compreso
nell'indennità versata a titolo di mancato guadagno (DTF 117 II 272 in basso;
cfr. anche Stae­helin, op. cit.,
n. 9 ad art. 337c CO con richiami di dottrina e di giurisprudenza). In
concreto l'attore, licenziato il 25 agosto 1993, rivendica il pagamento dello
stipendio dal 1° settembre 1993 al 30 giugno 1995 (22 mesi). Egli ha cominciato
bensì un nuovo lavoro il 1° gennaio 1994 come allenatore del Football Club
__________ (doc. _), ma prima di allora è rimasto inattivo quattro mesi,
durante i quali ha scon­tato il “boicottaggio” deciso nei suoi confronti il 21
luglio 1993 (cfr. doc. _). L'attore sostiene di avere dedicato tutto il suo
tempo a “cercare un nuovo impiego, per continuare a seguire da vicino la realtà
calcistica e infine per trasferirsi a __________ ” (me­moriale conclusivo, pag.
14 verso l'alto). Egli non produce tuttavia nessun documento (lettere,
promemoria di colloqui telefonici, annotazioni personali ecc.) che permetta di
rendere quanto meno verosimili gli asseriti sforzi (cfr. Rehbinder, op. cit., n. 5 nel mezzo ad
art. 337c CO). Ben si può pretendere dunque che nei quattro mesi di
disoccupazione l'attore trovasse il tempo per pianificare e liquidare le due
settimane di ferie (cfr. anche DTF 117 II 272 verso il basso).

                                               

                                         e)  Ricapitolando,
il mancato guadagno dell'attore fino alla scadenza ordinaria del contratto
assomma a fr. 140 000.– (fr. 100 000.– di stipendio, più fr.
40 000.– a titolo di “rimborso spese”). Da tale importo occorre ancora
dedurre, giusta l'art. 337c cpv. 2 CO, la retribuzione netta derivante
dalla sua nuova attività di allenatore presso il Football Club __________ (fr.
126 092.–: doc. _; certificati di salario 1994 e 1995 nel fascicolo R VI),
come pure l'importo di fr. 32 465.80 ceduto alla Cassa di disoccupazione
(doc. _), per complessivi fr. 158 557.80. Le parti concordano del resto
sia sul principio sia sull'entità della deduzione (conclusioni dell'attore,
pag. 13 in basso e pag. 14 in alto; conclusioni della convenuta, pag. 17 in
basso e pag. 18 in alto). Il lavoratore non ha subìto di conseguenza nessun pregiudizio,
giacché i vantaggi da egli conseguiti fra il licenziamento e la scadenza
ordinaria del contrat­to sono superiori alla perdita di stipendio patita nel
medesimo periodo (cfr. anche Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeits­vertrag, 2ª
edizione, n. 8 ad art. 337c CO; Rehbinder,
op. cit., n. 5 nel mezzo ad art. 337c CO). Se ne conclude che la
domanda di giudizio intesa alla rifusione del mancato guadagno (art. 337c
cpv. 1 CO) dev'essere respinta già per l'assenza di danno, senza che sia
necessario vagliare i motivi per una rescissione immediata del contratto di lavoro.

 

                                   7.   L'attore
rivendica inoltre un'indennità per indebito licenziamento di fr. 42 000.–,
pari a sei mesi di stipendio lordo. Secondo l'art. 337c cpv. 3 CO
il giudice può obbligare il datore di lavoro a versare al lavoratore
un'indennità ch'egli stabilisce secondo il suo libero apprezzamento, la quale
non può superare tuttavia l'equivalente di sei mesi di salario. Tale indennità
persegue uno scopo punitivo e riparatore (DTF 123 III 394 consid. 3c), ma non
configura né un risarcimento del danno né una riparazione morale (Staehelin, op. cit., n. 14 ad art. 337c
CO; Rehbinder, op. cit., n. 8 ad
art. 337c CO). Il licenziamento ingiustificato comporta, di regola, il
versamento di siffatta indennità (DTF 121 III 68 consid. 3c, 116 II 301 consid.
5a), salvo casi particolari in cui non si ravvisino comportamenti censurabili
da parte del datore di lavoro (DTF inedite del 9 luglio 2002 in re I., 4C.10/2002,
consid. 4.1 e del 16 agosto 2001 in re X, 4C.74/2000, consid. 5a con rinvio).
Nel commisurare l'indennità il giudice tiene conto di tutte le circostanze
specifiche (art. 337c cpv. 3 CO), come la gravità della violazione
contrattuale, la lesione della personalità del lavoratore, la colpa delle
parti, la durata del rapporto d'impiego, il tempo residuo fino alla normale
scadenza del contratto o al termine di disdetta, le probabilità di
reinserimento professionale, le modalità del licenziamento ecc. (Staehelin, op. cit., n. 18 ad art. 337c
CO; Zen-Ruffinen, op. cit., pag.
217 n. 638 in fine).

 

                                   8.   In
concreto già si è detto che le circostanze alla base della rescissione
immediata del contratto potrebbero configurare “cause gravi” nel senso
dell'art. 337 cpv. 1 e 2 CO. L'allenatore è stato infatti sospeso da ogni
attività professionale per tre mesi, periodo che taluni autori considerano
sufficiente, in linea di massima, a rendere intollerabile la prosecuzione del
contratto fino alla scadenza ordinaria (sopra, consid. 4). La sanzione è da
ricondurre inoltre al contegno dell'attore il 27 giugno 1993, definito dall'autorità
sportiva come una delle più gravi violazioni commesse da un allenatore
professionista sulla quale essa sia stata chiamata a giudicare (sopra, consid.
5b). Né l'agire del lavoratore e la conseguente sanzione sono in qualche modo
imputabili alla convenuta, ciò che del resto neppure l'attore pretende. Anzi,
al momen­to dei fatti il contratto di lavoro stipulato il 2 giugno 1993 non era
ancora entrato in vigore (doc. _ in alto; memoriale conclusivo dell'attore,
pag. 7 in basso e pag. 8 in alto).

 

                                         a)  L'attore
critica il modo in cui la convenuta ha “gestito l'intera situazione, rassicurando
per settimane lui e la sua compagna che tutto si sarebbe risolto per il meglio,
per poi decidere da un momento all'altro di licenziare in tronco l'allenatore”
(memoriale conclusivo, pag. 15 in alto). Sentita come testimone, la convivente
dell'attore ha dichiarato in effetti che un dirigente dell'associazione le
aveva detto di non preoccuparsi “perché le cose si sarebbero arrangiate”
(verbale del 10 dicembre 1996, pag. 2 in alto). __________, presidente del
Football Club __________, ha soggiunto di avere sentito dall'attore ai primi di
luglio 1993 che il nuovo datore di lavoro gli avrebbe confermato l'impiego
(verbale di audizione rogatoriale del 5 luglio 1995, pag. 2 in basso, nel fascicolo
VII).

 

                                         b)  L'avv.
__________, membro del comitato del Club fino al 1996, ha riferito nondimeno
che durante un colloquio tenutosi il primo giorno di lavoro, inteso a chiarire
i fatti del 27 giugno 1993, le parti sono rimaste “d'accordo che bisognava attendere
lo sviluppo della situazione e le decisioni della Commissione penale __________
” (verbale del 18 maggio 1998, pag. 2 verso l'alto). Secondo il testimone
__________, già membro del comitato, all'allenatore è stato detto inoltre,
durante il citato colloquio, “di iniziare il lavoro (…) ma di fare attenzione
perché attendevamo che la federazione si pronunciasse sui fatti” per prendere
“le decisioni del caso” (verbale del 4 luglio 2000, pag. 2 verso l'alto). Le
deposizioni dei testi __________ e __________ sono confermate anche da un
comunicato stampa del 28 giugno 1993 in cui la convenuta – riferendosi alle
notizie divulgate dai media sui fatti di __________ – si riservava “una presa
di posizione dopo aver conosciuto le decisioni e relative motivazioni dei
competenti organi” (doc. _). Un'analoga riserva è stata espressa dall'associazione
in una lettera del 5 luglio 1993 al presidente del Tribunale sportivo dell'_
(doc. _, pag. 2 in fine). 

 

                                         c)  Le
asserite garanzie della convenuta all'attore sul mantenimento del posto di lavoro
non trovano dunque sufficiente riscontro nel fascicolo processuale, indipendentemente
dal fatto che i dirigenti del Club potessero essere soddisfatti di lui e
possano avere fatto il possibile per evitare il licenziamento (testimonianze
dei giornalisti __________, verbale di audizione rogatoriale del 10 luglio
1995, pag. 1 nel mezzo, e __________, verbale di audizione rogatoriale del 17
luglio 1995, pag. 2 verso l'alto, nel fascicolo VII). Giovi del resto
rammentare che lo stesso attore – nel ricorso del 7 luglio 1993 contro la
sospensione cautelare disposta dalla Commissione penale e di controllo dell'__________
– paventava il suo licenziamento qualora il provvedimento impugnato fosse stato
mantenuto (doc. _, pag. 12 in fondo). L'incertezza dell'allena­tore sul suo
futuro professionale è confermata pure dalla deposizione di __________, secondo
cui l'interessato “era chiaramente preoccupato e anzi quando arrivò la squalifica
era disperato perché comprometteva la sua posizione” (verbale del 4 luglio
2000, pag. 5 nel mezzo). Ne ha dedotto, il teste, che l'attore “era in chiaro
che con la squalifica il posto di lavoro era a rischio” (verbale citato, pag. 5
in fine). __________ ha soggiunto al riguardo che l'allenatore, il primo giorno
di lavoro, “fece una battuta in francese, il cui senso era che a __________
egli aveva finito prima di cominciare” (verbale del 4 luglio 2000 pag. 2 verso
l'alto). Se ne desume che la disdetta del 25 agosto 1993 – contrariamente alle
affermazioni dell'attore – non giungeva inattesa né era in contrasto con il
precedente comportamento tenuto dal datore di lavoro.

 

                                         d)  L'attore
evoca un episodio, avvenuto subito dopo la comunicazione della disdetta
(replica, pag. 9 in alto e a metà; doc. _ a metà), allorché gli è stato
impedito di salire sull'autobus della squadra in partenza per un incontro. Tale
fatto, enfatizzato dalla stampa, gli avrebbe arrecato una “gravissima lesione
della personalità e dell'immagine”, compromettendo “le sue chances lavorative in Ticino” (memoriale
conclusivo, pag. 15 nel mezzo e in fondo). L'attore trascura però che il licenziamento,
indipendentemente dall'esistenza di “cause gravi” a norma dell'art. 337 CO,
pone immediatamente fine al rappor­to d'impiego (cfr. Staehelin, op. cit., n. 5 ad art. 337c CO; del Fabro, op. cit., pag. 336 in basso
e 337 in alto). La convenu­ta era dunque senz'altro legittimata a impedire
all'attore di salire sull'autobus per continuare a svolgere la sua attività,
non potendo quest'ultimo vantare alcun diritto a fornire le sue prestazioni (Staehelin, op. cit., n. 6 ad art. 337c
CO). Né giova all'attore sostenere che a quel momento il “boicot­taggio” non
era ancora esecutivo e che egli era dunque “per­fetta­mente in grado di
svolgere il proprio lavoro” (memoriale conclusivo, pag. 15 a metà). Avesse
tollerato la presenza dell'allenatore, l'atteggiamento della convenuta avrebbe
anzi potuto comportare una rinuncia a prevalersi del diritto alla rescissione
immediata del contratto (cfr. Rehbinder,
op. cit., n. 16 in fine ad art. 337 CO). Anche sotto questo profilo il
datore di lavoro ha quindi agito in maniera corretta.

 

                                         e)  L'attore
sottolinea per finire che la convenuta sapeva di esporre il lavoratore a un
periodo di disoccupazione, date le difficoltà nel mondo del calcio
professionale a trovare un impiego durante il campionato (memoriale conclusivo,
pag. 15 in basso). L'argomento non è serio, se si pensa che l'interessato non
ha avuto problemi a trovare una nuova attività come allenatore, a soli quattro
mesi dal licenziamento e – per di più – il giorno dopo la fine del
“boicottaggio” (cfr. doc. _). Si aggiunga che, contrariamente all'opinione
dell'attore, il mercato dell'impiego nella sua professione non è limitato “alla
fase che va tra la fine di un campionato e l'inizio della pausa estiva”
(conclusioni, loc. cit.): è difatti insito nel mestiere di allenatore il rischio
di incorrere in un licenziamento anche durante la stagione calcistica – indipendentemente
da eventuali colpe – qualora i risultati della squadra non rispondano alle
aspettative (cfr. del Fabro, op.
cit., pag. 33 a metà e pag. 302 a metà). Ciò si ripercuote sull'offerta d'impiego,
sicché un allenatore può disporre in ogni momento di concrete opportunità di
reinserimento professionale. Anche su questo punto non si ravvisa dunque alcun
contegno censurabile, da parte del datore di lavoro, per avere disdetto il
contratto durante lo svolgimento del campionato.

 

                                         f)   Tutto
ben ponderato, ritenuto che alla convenuta non può essere rimproverata nessuna
colpa specifica, considerate altresì le gravi violazioni dei doveri professionali
imputabili al lavoratore (consid. 5), come pure la breve durata del contratto
(meno di due mesi, dal 28 giugno al 25 agosto 1993) e il tempestivo reinserimento
professionale (quattro mesi dopo il licenziamento: consid. 8e), all'attore non
può essere riconosciuta in definitiva alcuna indennità a norma dell'art. 337c
cpv. 3 CO. La petizione – infondata in ogni suo punto – deve quindi essere respinta,
a prescindere dall'esistenza di “cause gravi” per la rescissione immediata del
contratto nel senso dell'art. 337 cpv. 1 e 2 CO.

 

                                   9.   Gli
oneri processuali seguono la soccombenza dell'attore (art. 148 cpv. 1 CPC). La
tassa di giustizia (art. 17 cpv. 1 e 23 cpv. 1 LTG) è sta­bilita in funzione
del valore litigioso, che è quello della petizione (art. 5 cpv. 1 CPC), cioè
fr. 228 000.–. Le ripetibili sono commisurate orientativamente al dettato
dell'art. 9 cpv. 1 TOA (art. 150 CPC; Rep. 1985 pag. 104 consid. 5). La
pratica, relativamente complessa dal profilo giuridico, ha richiesto anche una
ragguardevole mole di lavoro per il patrocinatore della convenuta, sicché
appare giustificato far capo all'aliquota medio-alta del 7% (fr. 16 000.–
arrotondati). A ciò vanno aggiunte spese per presumibili fr. 2000.– (art. 3
TOA), onde un'indennità complessiva di fr. 18 000.– per ripetibili. Non si
giustifica per converso l'applicazione dell'art. 12 TOA, sia perché i supple­menti
previsti in tale norma entrano in considerazione solo ove il massimo della
tariffa ad valorem non basti a rimunerare adegua­ta­mente l'avvocato
(Rep. 1983 pag. 104 consid. 4) – ipotesi estranea alla fattispecie – sia perché
la causa direttamente in appello non ha imposto al legale della convenuta
maggiori difficoltà rispetto a una causa analoga promossa davanti al Pretore
(Rep. 1984 pag. 67 consid. 3b).

 

                                         a)  L'attore
chiede invero che il valore litigioso non sia fissato in base alla petizione
(fr. 228 000.–), ma alla richiesta da egli formulata nel memoriale
conclusivo (fr. 58 942.20). A suo parere, la diminuzione del danno “non è
che la logica conseguen­za dell'evolversi dei fatti in corso di causa (riconoscimento
dell'indennità di disoccupazione e nuova occupazione presso il FC __________) e
pertanto non può evidentemente essere ascritta all'attore, in quanto voluta
essenzialmente dal legislatore” (memoriale conclusivo, pag. 16 a metà). È vero
che – secondo dottrina – il lavoratore non dev'essere penalizzato
nell'attribuzione degli oneri processuali da un'eventuale riduzione del danno
in pendenza di causa (Streiff/von Känel,
op. cit., n. 14 ad art. 337c CO; Reh­binder,
op. cit., n. 5 in fine ad art. 337c CO; Staehelin, op. cit., n. 21 in fine ad art. 337c CO). Taluni
autori auspicano dunque la possibilità per l'attore di formulare nel memoriale
introduttivo della lite una domanda non cifrata (Staehelin, loc. cit.; Reh­binder,
op. cit., n. 11 a metà ad art. 337c CO). Altri ritengono invece
che il valore litigioso debba essere adeguato alle nuove domande, qualora il
lavoratore comunichi tempestivamente al tribunale l'inizio del­la nuova
attività lucrativa (Streiff/von Känel,
loc. cit.).

 

                                         b)  Sia
come sia, nella fattispecie l'attore si è visto riconoscere il diritto alle
indennità di disoccupazione al più tardi nel mese di ottobre 1993, prima cioè
di presentare la petizione il 15 dicembre (si vedano i conteggi esibiti il 31
gennaio 1995, nel fascicolo R V). Quanto alla nuova occupazione, essa ha avu­to
inizio solo il 1° gennaio 1994, ma il relativo contratto di lavoro è stato
sottoscritto già il 16 dicembre 1993 (doc. _, pag. 5 in fondo). Ora,
considerati i tempi necessari per condurre le trattative ed elaborare le
clausole contrattuali, non si vede come l'attore possa ragionevolmente
sostenere di aver ignorato – il 15 dicembre 1993 – l'imminente firma
dell'accordo e le relative condizioni salariali. Egli era dunque in grado già
al momento della petizione di formulare un pronostico sull'evoluzione
prevedibile del danno o, se non altro, di riservare un adeguamento della domanda
in base alla modifica delle circostanze. Non v'è ragione pertanto di derogare
al principio della soccombenza sancito dall'art. 148 cpv. 1 CPC, né tanto meno
di ridurre il valore litigioso in base alle richieste formulate nel memoriale
conclusivo.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   La
petizione è respinta.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 5500.–

                                         b)
disborsi e spese      fr.   650.–

                                                                                fr.
6150.– 

                                         sono
posti a carico di __________, che rifonderà all'Associazione Football Club
__________ fr. 18 000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

–
avv. __________;

–
avv. __________.

 

 

Per la prima Camera civile
del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario