# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac0a43d0-b38b-59e7-ac96-aef093b56c21
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-06-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.06.2017 D-2997/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2997-2017_2017-06-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2997/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  g i u g n o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice David R. Wenger;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______,  

nato il (…), alias 

B._______, 

nato il (…), 

Nigeria,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / assenza di domanda ai sensi 

della LAsi) ed allontanamento;  

decisione della SEM del 23 maggio 2017 / N (…). 

 

 

D-2997/2017 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato presentato in Svizzera il 

19 marzo 2017; 

i verbali d'audizione del 21 marzo 2017 (di seguito: verbale 1) e del 

16 maggio 2017 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 23 maggio 2017, notificata all'interessato il medesimo giorno (cfr. 

atto A15/1), con la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda di 

asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 3 LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato 

l'allontanamento del richiedente nonché l'esecuzione dell'allontanamento 

dalla Svizzera, 

il ricorso inoltrato dal ricorrente il 26 maggio 2017 (cfr. timbro del plico 

raccomandato; data d'entrata: 29 maggio 2017), nel quale il ricorrente ha 

chiesto preliminarmente l'annullamento della decisione impugnata, 

l'entrata nel merito del ricorso; principalmente l'annullamento della 

decisione impugnata e la regolarizzazione delle sue condizioni di 

soggiorno, in subordine, la possibilità di intraprendere le pratiche 

necessarie per ottenere dei documenti d'identità, 

l'incarto originale della SEM, pervenuto al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) il 31 maggio 2017, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

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che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che conformemente all'art. 33a cpv. 2 PA, nei procedimenti su ricorso è 

determinante la lingua della decisione impugnata; che se le parti utilizzano 

un'altra lingua ufficiale, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che nel caso di specie, la decisione impugnata è stata resa in italiano, 

mentre il ricorso è stato introdotto in lingua francese, 

che pertanto, il presente procedimento si svolge in italiano, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che in sede di audizione il richiedente ha dichiarato di essere cittadino 

nigeriano, di etnia igbo, originario di Lagos, dove avrebbe vissuto fino 

all'espatrio (cfr. verbale 1, pag. 3 segg.), 

che sentito sui motivi d'asilo, egli ha dichiarato di avere avuto delle difficoltà 

a causa della separazione dalla moglie e dell'assenza di un lavoro fisso; 

che pertanto si sarebbe recato due volte ad un raduno per pregare; che in 

queste occasioni si sarebbe rivolto a Dio il quale gli avrebbe proposto di 

diventare il suo servitore e di recarsi in Svizzera; che alcuni amici della 

Chiesa lo avrebbero aiutato ad ottenere il visto per l'espatrio e gli avrebbero 

pagato il viaggio; che egli sarebbe dunque espatriato per volere di Dio e 

per diffondere la sua parola in Svizzera (cfr. verbale 2, D52, D58), 

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che il ricorrente ha allegato di non temere nulla e di non aver avuto problemi 

nel suo Paese d'origine (cfr. verbale 2, D55-D56, D63), 

che nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto che il richiedente non 

avrebbe inoltrato una domanda di asilo ai sensi dell'art. 18 LAsi, non 

avendo manifestato la volontà di ottenere dalla Svizzera una protezione 

contro persecuzioni, 

che invero, il richiedente avrebbe addotto di aver lasciato la Nigeria per 

volontà di Dio, lamentando di aver sofferto unicamente di problemi 

economici in Patria ed indicando di non aver mai avuto problemi con le 

autorità o con terze persone, 

che di conseguenza, la SEM non è entrata nel merito della citata domanda 

ai sensi dell'art. 31a cpv. 3 LAsi pronunciando l'allontanamento 

dell'interessato dalla Svizzera,  

che nel ricorso l'insorgente allega di non aver mentito, ma bensì di essere 

stato chiamato da Dio a recarsi in Svizzera,  

che giusta l'art. 31a cpv. 3 LAsi, non si entra nel merito di domande di asilo 

che non soddisfano le condizioni fissate dall'art. 18 LAsi, questa 

disposizione si applica segnatamente se la domanda d'asilo è presentata 

esclusivamente per motivi economici o medici, 

che ai sensi dell'art. 18 LAsi, è considerata come domanda di asilo ogni 

dichiarazione con cui una persona manifesta di voler ottenere dalla 

Svizzera una protezione contro le persecuzioni; che la nozione di 

persecuzione presuppone un pregiudizio ad opera di terze persone; che, 

pertanto, non rientrano in questa definizione i pregiudizi indipendenti 

dall'agire umano; che, di conseguenza, le domande di protezione fondate 

unicamente sulla situazione personale del richiedente l'asilo, in assenza di 

agenti esterni di persecuzione, non soddisfano tali condizioni; che, per 

contro, sono compresi nella nozione di persecuzione, ai sensi dell'art. 18 

LAsi, in senso lato, non soltanto i seri pregiudizi previsti all'art. 3 LAsi 

(qualità di rifugiato), ma ugualmente gli ostacoli all'esecuzione 

dell'allontanamento di cui all'art. 44 LAsi (cfr. DTAF 2011/8 consid. 4.2 e 

relativi riferimenti), 

che sono rifugiate le persone che, nel paese di origine o di ultima 

residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 

religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 

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per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 

esposte a tali pregiudizi (art. 3 LAsi); che tale definizione di rifugiato, così 

come stabilita all'art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti 

gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona a lasciare il proprio 

paese di origine o di residenza, quali per esempio le difficoltà derivanti da 

una situazione di crisi socio-economica (povertà, condizioni di vita precarie, 

difficoltà a trovare un impiego o un alloggio, redditi insufficienti) o dalla 

disorganizzazione, o dalla mancanza di infrastrutture o da problemi 

analoghi, ai quali ogni persona, nel paese in questione, può essere 

confrontata, 

che nella fattispecie, il ricorrente non ha chiesto alla Svizzera protezione 

contro delle persecuzioni, non avendo egli allegato di essere esposto 

personalmente e concretamente o di avere fondato timore di essere 

esposto in un futuro prevedibile, in caso di rientro nel suo paese di origine, 

a seri pregiudizi a causa della sua razza, religione, nazionalità, 

appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni 

politiche (art. 3 LAsi), 

che invero, egli ha indicato di essere espatriato per volontà di Dio; che Dio 

gli avrebbe chiesto di diventare suo servitore e di predicare la sua parola 

in Svizzera; che egli ha dunque depositato domanda d'asilo perché non vi 

era altro modo per rimanere in Svizzera (cfr. verbale 2, D52, D58, D62), 

che oltre ai problemi economici, egli ha indicato di non aver avuto altri 

problemi con terze persone né con le autorità, (cfr. verbale 2, D55-D56, 

D73; verbale 1, pag. 9-10), 

che i motivi economici, come manifestamente riconoscibile, non rientrano 

nella definizione di persecuzione in senso lato giusta gli art. 3 e 18 LAsi, 

che nel ricorso l'insorgente non ha addotto alcun nuovo argomento 

suscettibile di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella di cui 

all'impugnata decisione, 

che da quanto esposto, la SEM rettamente non è entrata nel merito della 

domanda di asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 3 LAsi, 

che di conseguenza, in materia di non entrata nel merito, il ricorso, 

destituito di ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata,  

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che il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, all'art. 83 LStr (RS 142.20); che, giusta suddetta norma, 

l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 

LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStr), 

che nella decisione impugnata la SEM non ha ritenuto l'esistenza di 

ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, 

che nel ricorso l'insorgente indica di non aver più alcun documento 

d'identità, 

che giusta l'art. 83 cpv. 3 LStr, l'esecuzione non è ammissibile se la 

prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d'origine o di 

provenienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa al respingimento della domanda d'asilo dell'insorgente, 

quest'ultimo non può prevalersi del principio del divieto di respingimento 

(art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto 

internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., 

RS 0.142.30), 

che dalle carte processuali non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 

10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 

LStr per rinvio dell'art. 44 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, 

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lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica, 

che nella fattispecie non risultano indizi da cui desumere che il ricorrente 

sarà concretamente in pericolo in caso di ritorno in Nigeria, 

che la situazione in tale Paese non è caratterizzata da guerra, guerra civile 

o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione 

nell'integralità del territorio nazionale, 

che inoltre, egli dispone di esperienza professionale quale commerciante 

di componenti elettriche, conducente di moto e operaio edile (cfr. verbale 2, 

D35-D48) e dispone di una vasta rete famigliare in Patria (cfr. verbale 1, 

pag. 6-7),  

che in aggiunta, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi 

problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 consid. 9.3.2),  

che a titolo abbondanziale, va rilevato che ci si può poi attendere un certo 

sforzo da parte del ricorrente per superare le eventuali difficoltà iniziali 

legate all'alloggio e alla ricerca di un impiego assicurante il minimo vitale 

(cfr. DTAF 2010/41 consid. 8.3.5), 

che visto tutto quanto sopra, l'esecuzione dell'allontanamento del 

ricorrente nel suo paese di origine è ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStr in relazione all'art. 44 LAsi), 

che infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che l'assenza di 

documenti d'identità non costituisce un ostacolo; che invero il ricorrente, 

usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento 

indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 

consid. 12),  

che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile (art. 83 

cpv. 2 LStr in relazione all'art. 44 LStr), 

che di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa 

esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione dell'autorità 

inferiore confermata, 

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che pertanto, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto, 

che visto l'esito della procedura, le spese giudiziarie di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: