# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9d2ca1b7-a40d-5704-810b-f499c54b22a8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-03-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 05.03.2012 38.2011.46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2011-46_2012-03-05.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2011.46

   

  rs/DC/sc

  	
  Lugano

  5 marzo 2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 maggio 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 10 maggio
  2011 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 10 maggio 2011 la CO 1 (in seguito: la Cassa) ha
confermato la precedente decisione dell’11 marzo 2011 con la quale aveva
stabilito che, a decorrere dal 1° aprile 2011, il diritto massimo di RI 1
sarebbe stato ridotto da 520 a 400 indennità giornaliere. 

                                         A
motivazione del proprio provvedimento l'amministrazione ha indicato che l’assicurato,
che alla cessazione del lavoro il 31 ottobre 2009 non si è annunciato
immediatamente in disoccupazione, bensì ha atteso il 4 novembre 2009, può
comprovare un periodo di contribuzione di 23 mesi e 28 giorni, inferiore al
minimo di 24 mesi richiesto dalla nuova normativa per poter beneficiare di 520
indennità di disoccupazione (cfr. doc. A; 8).

 

                               1.2.   Contro la
decisione su opposizione del 10 maggio 2011 l’assicurato, il 26 maggio 2011, ha ricorso tempestivamente al TCA, chiedendo il riconoscimento di 520 indennità giornaliere, come
fissato dalla Cassa medesima in occasione della sua iscrizione in
disoccupazione.

                                         Al
riguardo egli ha puntualizzato di ritenere di venire punito per la sola colpa
di aver ignorato una variazione di disposizione di legge, entrata in vigore il
1° aprile 2011, ossia più di un anno e mezzo dopo il suo annuncio in
disoccupazione.

                                         Il
ricorrente è del parere che la sanzione inflittagli non sia commisurata alla
gravità della sua colpa.

                                         Egli ha,
inoltre, addotto che:

 

" 
(…)

-         
faccio presente che, come anche riportato sulla
decisione della cassa, ho lavorato dallo stesso datore di lavoro e fino
all’inizio del periodo di disoccupazione dal 04.07.1991 quindi un periodo di
contribuzione di quasi 18 anni ma nella globalità della mia vita ho iniziato a
lavorare a 15 anni senza fare disoccupazione.

Capisco
la ragione formale della “mancanza” di due giorni ma non posso credere che il
legislatore di riferisse a questo quando ha fissato i termini di 24 mesi di
contribuzione bensì a evitare giustamente abusi, frodi e/o altro mentre è
evidente che non sia il mio caso.

  

-         
Il “ritardo” è stato di fatto provocato da una
mia indisposizione (influenza) per la quale non mi era sembrato il caso di
chiamare un medico e quindi farmi rilasciare un certificato.

Penso
concorderete che se fosse stata nota la necessità di avere un certificato
medico per quei due giorni non sarebbe stato difficile procurarselo visto
l’effettiva presenza della malattia, ma non era necessario e neanche la cassa
me lo ha richiesto.

Avrei
potuto annunciarmi una settimana prima o addirittura 2 mesi prima, ma non era
necessario.

Solo
la successiva revisione della legge sulla disoccupazione ha creato il
presupposto per il quale un certificato medico che comprovasse la mia influenza
potesse farmi ottenere piuttosto che rifiutarmi ben 120 giorni di indennità.

Faccio
notare che io ho 58 anni ed ero occupato nel campo dell’informatica; credo sia
facile immaginare quante probabilità avrò di ricollocarmi nel mondo del lavoro
e quindi 120 giorni sono importanti.

 

-         
Al momento del mio annuncio alla cassa mi è
stato indicato che in base ai dati in loro possesso e quindi senza riserve per
i due giorni di ritardo, avrei avuto diritto a 520 indennità.” (Doc. I)

 

                               1.3.   La Cassa, in
risposta, ha chiesto la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto
della presente vertenza è la questione di sapere se correttamente oppure no la
Cassa ha stabilito che dal 1° aprile 2011 il numero massimo di indennità di
disoccupazione a cui RI 1 ha diritto è di 400 indennità giornaliere.

                                      

                                         Più
precisamente occorre verificare se a ragione o meno la parte resistente ha
applicato al caso dell’assicurato il nuovo articolo 27 cpv. 2 lett. b LADI in
vigore dal 1° aprile 2011.

 

                                         Nel caso
in cui in concreto torni effettivamente applicabile il nuovo art. 27 cpv. 2
LADI, andrà esaminato se rettamente o no la Cassa ha tenuto conto di un periodo
di contribuzione di 23 mesi e 28 giorni.

 

                               2.2.   Il 1° aprile
2011 è entrata in vigore la quarta revisione della LADI, accettata dal popolo
il 26 settembre 2010 (cfr. FF N. 38 del 23 settembre 2008 pag. 6761 segg.; RU
N. 12 del 22 marzo 2011 pag. 1167 segg.).

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 lett. e LADI, il cui tenore non ha subito modifiche a seguito
della quarta revisione della LADI, l'assicurato ha diritto all'indennità di
disoccupazione, se, tra l’altro, ha compiuto o è liberato dall'obbligo di
compiere il periodo di contribuzione.

 

                                         Secondo
l’art. 13 cpv. 1 LADI, anch’esso rimasto invariato:

 

" 
Ha adempiuto il periodo di
contribuzione colui che, entro il termine quadro (art. 9 cpv. 3), ha svolto
durante almeno 12 mesi un’occupazione soggetta a contribuzione."

 

                                         L’art. 27
vLADI, in vigore fino al 30 marzo 2011, aveva il seguente tenore:

 

"  1Entro
il termine quadro per la riscossione (art. 9 cpv. 2), il numero massimo di
indennità giornaliere è determinato in base all’età dell’assicurato e al
periodo di contribuzione (art. 9 cpv. 3). 

 

2L’assicurato ha diritto a:

    a.    400 indennità giornaliere al massimo se
può comprovare un 

                           periodo di
contribuzione di 12 mesi in totale;

    b.    520 indennità
giornaliere al massimo se ha compiuto 55 anni e 

può
comprovare un periodo di contribuzione minimo di 18 mesi;

    c.    520 indennità
giornaliere al massimo se:

           1.    riceve una rendita di invalidità
dell’assicurazione invalidità o dell’assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni ovvero se ha chiesto di ricevere una tale rendita e la sua richiesta
non sembra priva di possibilità di successo, e

           2.    può comprovare un periodo di
contribuzione di almeno 18 mesi.

 

3Il Consiglio federale può aumentare di 120 unità
al massimo il numero di indennità giornaliere e prolungare di due anni al
massimo il termine quadro per la riscossione per gli assicurati divenuti
disoccupati durante gli ultimi quattro anni precedenti il raggiungimento
dell’età che dà diritto alla rendita AVS e il cui collocamento risulta
generalmente impossibile o molto difficile per motivi inerenti al mercato del
lavoro.

 

4Le persone esonerate dall’adempimento del periodo
di contribuzione hanno diritto a 260 indennità giornaliere al massimo.

 

5In un Cantone colpito da una disoccupazione
elevata, il Consiglio federale può, su richiesta del Cantone interessato,
aumentare di 120 unità al massimo il numero di indennità giornaliere di cui al
capoverso 2 lettera a se detto Cantone partecipa alle spese nella misura del 20
per cento; questo aumento deve essere limitato ogni volta a sei mesi. Tale
provvedimento può essere applicato anche solo a una regione rilevante del
Cantone."

 

                                         Come
risulta dal disposto legale appena citato, gli assicurati che potevano
comprovare un periodo di contribuzione inferiore a 18 mesi ma di almeno 12 mesi
avevano diritto a 400 indennità giornaliere.

                                         I
lavoratori anziani e i beneficiari di rendite AI e AINF, ex art. 27 cpv. 2
lett. b e c LADI, avevano invece diritto a 520 indennità, purché avessero
versato i contributi per almeno 18 mesi.

                                         (cfr. al
riguardo cfr. Messaggio concernente la revisione della legge sull'assicurazione
contro la disoccupazione del 28 febbraio 2001, FF N. 23 del 12 giugno 2001,
pag. 1974, 2001, 2006; V. Lagger, L'assurance-chômage révisée entre en vigueur,
in Sécurité sociale 3/2003 pag. 165).

                                         La deroga
prevista al cpv. 3 dell'art. 27 abilitava, inoltre, a prolungare di 120 giorni
entro un termine quadro di quattro anni al massimo la durata d'indennità degli
assicurati che erano divenuti disoccupati durante i quattro anni che
precedevano il raggiungimento dell'età in cui si ha diritto a una rendita AVS.
Essa teneva conto del fatto che per i lavoratori in età avanzata, prossimi al
pensionamento, è molto difficile ritrovare un impiego durevole.

                                         Il cpv. 4
riprendeva, poi, la disposizione già precedentemente in vigore, secondo cui le
persone esentate dall'adempimento del periodo di contribuzione avevano diritto
al massimo a 260 indennità giornaliere (cfr. Messaggio citato, pag. 2006-2007).

                                         L'art. 27
cpv. 5 LADI, infine, permetteva ai Cantoni con un tasso di disoccupazione
superiore al 5% durante i 6 mesi precedenti, a determinate condizioni, di
continuare temporaneamente ad applicare il vecchio sistema.

 

                                         Il nuovo
art. 27 LADI, in vigore dal 1° aprile 2011, prevede invece che:

 

"  1 Entro il termine quadro per la riscossione
(art. 9 cpv. 2), il numero massimo di indennità giornaliere è determinato in
base all’età dell’assicurato e al periodo di contribuzione (art. 9 cpv. 3).

2 L’assicurato ha diritto a:

a. 260 indennità
giornaliere al massimo se può comprovare un periodo di contribuzione di 12 mesi
in totale;

b. 400 indennità
giornaliere al massimo se può comprovare un periodo di contribuzione di 18 mesi
in totale;

c. 520 indennità
giornaliere al massimo se può comprovare un periodo di contribuzione minimo di
24 mesi e:

    1.  ha compiuto 55 anni, o

    2.  riscuote
una rendita di invalidità corrispondente almeno a un grado di invalidità del 40
per cento.

3 Il Consiglio federale può
aumentare di 120 unità al massimo il numero di indennità giornaliere e
prolungare di due anni al massimo il termine quadro per la riscossione per gli
assicurati divenuti disoccupati durante gli ultimi quattro anni precedenti il
raggiungimento dell’età che dà diritto alla rendita AVS e il cui collocamento
risulta generalmente impossibile o molto difficile per motivi inerenti al mercato
del lavoro.

4 Le persone esonerate
dall’adempimento del periodo di contribuzione hanno diritto a 90 indennità
giornaliere al massimo.

5 ...

5bis Le persone minori di 25
anni che non hanno un obbligo di mantenimento nei confronti di figli hanno
diritto a 200 indennità giornaliere al massimo.”

 

                                         La quarta
revisione della LADI ha legato più strettamente la durata della riscossione
delle prestazioni al periodo di contribuzione nell’assicurazione nell’intento
di rafforzare il principio di assicurazione (cfr. Iniziativa parlamentare LADI:
Termine quadro e periodo di contribuzione minimo per le persone che hanno
compiuto più di 55 anni, Rapporto della Commissione dell’economia e dei tributi
del Consiglio nazionale (CET-N) del 30 agosto 2011, FF N. 40 del 4 ottobre
2011, pag. 6469 segg. (6471)).

 

                                         Con il
nuovo art. 27 LADI coloro i quali hanno più di 25 anni o meno di 25 anni ma
hanno un obbligo di mantenimento e possono comprovare un periodo di
contribuzione inferiore a 18 mesi ma di almeno 12 mesi hanno diritto a 260
indennità giornaliere al massimo. Per avere diritto a 400 indennità
giornaliere, essi devono comprovare almeno 18 mesi di contribuzione (art. 27
cpv. 2 e 5bis).

 

                                         Gli
assicurati che hanno più di 55 anni o che presentano un grado di invalidità di
almeno il 40 per cento hanno diritto a 520 indennità giornaliere al massimo se,
durante il termine quadro di contribuzione di due anni, hanno versato
contributi per almeno 24 mesi (art. 27 cpv. 2 lett. c LADI). Prima della
revisione, come visto sopra, questi assicurati, per avere diritto al numero
massimo di 520 indennità, dovevano comprovare un periodo di contribuzione di 18
mesi (cfr. Iniziativa parlamentare LADI…, FF 2011 6471).

 

                                         Con la nuova
regolamentazione soltanto la riscossione di una rendita di invalidità
corrispondente almeno a un grado di invalidità del 40 per cento dà diritto a un
numero superiore di indennità giornaliere. Il passaggio «ovvero se ha chiesto
di ricevere una tale rendita e se la sua richiesta non sembra priva di
possibilità di successo» al capoverso 2 lettera c numero 2 è stralciato. Oltre
alle rendite della LAI e della LAINF, sono
ora incluse anche quelle della LAM e della
LPP. Ciò permette di armonizzare la durata del diritto alle prestazioni delle
persone che percepiscono una rendita di invalidità.

                                         Per
quanto attiene al capoverso 3, peraltro rimasto invariato, va osservato che secondo
l’articolo 41b OADI
il termine quadro per la riscossione della prestazione di un assicurato che si
è ritrovato disoccupato durante i quattro anni precedenti il raggiungimento
dell’età che dà diritto alla rendita AVS è prolungato fino alla fine del mese
che precede quello del versamento della rendita AVS. Il principio dei termini
quadro di due anni penalizza coloro che hanno lavorato (guadagno intermedio)
all’inizio della disoccupazione e che si riannunciano all’AD dopo aver esaurito
il loro diritto all’indennità, in quanto i periodi di contribuzione acquisiti
all’inizio non possono in linea di principio più essere presi in
considerazione. Con la modifica introdotta dalla quarta revisione della LADI il
nuovo termine quadro per il periodo di contribuzione coinciderà interamente con
il termine quadro prolungato per la riscossione della prestazione. Il principio
applicabile in materia di assicurazione contro la disoccupazione secondo cui
«lavorare conviene sempre» conserva pertanto tutta la sua validità per questa
categoria di assicurati.

                                         Infine va rilevato che il
capoverso 5 dell’art. 27 vLADI è stato soppresso, in quanto i risultati
prodotti si sono rivelati insoddisfacenti (cfr. Messaggio
concernente la modifica della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione
del 3 settembre 2008, FF N. 38 del 23 settembre 2008, pag. 6780-6781).

 

                                         Il nuovo art. 27 cpv. 2
lett. c frase introduttiva è, in ogni caso, già stato oggetto di modifica a
seguito di un’iniziativa parlamentare depositata il 7 luglio 2011, dopo aver
consultato il DFE, dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio
nazionale (CET-N).

 

                                         Il nuovo testo dell’art.
27 cpv. 2 lett. c frase introduttiva, entrato in vigore retroattivamente il 1°
gennaio 2012 (cfr. FF N. 40 del 4 ottobre 2011, pagg.
6587-6588; RU N. 5 del 31 gennaio 2012 pagg. 495-496), ha il seguente tenore:

 

"  L’assicurato
ha diritto a:

 

c.   520 indennità giornaliere al massimo
se può comprovare un periodo di contribuzione minimo di 22 mesi e:”

 

                                         Tale modifica dell’art. 27
cpv. 2 lett. a LADI è stata introdotta per evitare i casi di rigore qui
indicati:

 

"  (…)

La nuova disposizione in vigore può comportare un particolare
problema, che si pone soltanto per il diritto massimo alle 520 indennità
giornaliere: in materia di contributi, l’assicurazione contro la disoccupazione
tiene conto unicamente del periodo di due anni che segue l’annuncio
all’assicurazione disoccupazione. Di conseguenza, l’aumento del periodo di
contribuzione a 24 mesi presuppone che l’assicurato abbia versato i contributi
senza interruzioni nel corso degli ultimi due anni. Questa condizione non è
soddisfatta se gli assicurati interessati hanno cambiato lavoro durante il
termine quadro fissato per il periodo di contribuzione e non hanno lavorato per
alcuni giorni tra le due attività (spesso involontariamente), non versando nel
frattempo i contributi. Non adempiono questa condizione neppure le persone che non
si sono annunciate all’AD subito dopo l’inizio del periodo di disoccupazione e
che hanno tentato, per un certo tempo, di trovare da sole un nuovo lavoro.
Questo secondo caso è considerato particolarmente problematico. Se si vogliono
evitare simili casi di rigore, è necessario rivedere l’articolo 27 capoverso 2
lettera c LADI.” (FF N. 40 del 4 ottobre 2011 pag. 6471)

 

                                         Al
riguardo la SECO, nella Direttiva pubblicata in 027-Prassi LADI 2012/2, ha
previsto le seguenti disposizioni transitorie:

 

"  Per
gli assicurati che al 1.1.2012 dispongono di un termine quadro per la
riscossione della prestazione per il numero massimo di 400 indennità
giornaliere, e che:

•   hanno più di 55
anni, o

•   percepiscono una rendita
dell’assicurazione invalidità corrispondente almeno a un grado d’invalidità del
40% e che hanno più di 25 anni, o

•   percepiscono una rendita
dell’assicurazione invalidità corrispondente almeno a un grado d’invalidità del
40% e con obbligo di mantenimento nei confronti di figli minori di 25 anni,

occorre verificare se sussiste un
periodo minimo di contribuzione di 22 mesi. Tale verifica sarà effettuata
tramite un’applicazione disponibile da metà gennaio 2012 con il release 7.8 -AB
SIPAD.

Se il periodo minimo di contribuzione è di 22 mesi, il programma
porta il numero massimo di indennità giornaliere a 520. Le indennità
giornaliere a cui avranno ancora diritto potranno essere riscosse entro la fine
del termine quadro per la riscossione della prestazione.”

 

                               2.3.   Nel diritto
delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento legale in vigore
al momento in cui si è realizzata la fattispecie giuridicamente rilevante (cfr.
STFA C 333/05 del 6 marzo 2006 consid. 1; DTF 130 V 445; DTF 129 V 1, consid.
1.2, pag. 4; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 466, consid. 1, pag.
467; DTF 126 V 163, consid. 4b, pag. 166).

 

                                         Ciò vale
anche in caso di cambiamento delle norme di diritto, a meno che vi sia una
regolamentazione transitoria contraria (cfr. DTF 127 V 309 consid. 3b; STF
9C_1024/2010 del 2 settembre 2011 consid. 2.1.).

                                         Generalmente,
inoltre, è esclusa la retroattività di una norma.

                                         La
giurisprudenza federale (sviluppata in relazione all'art. 4 v.Cost. fed. il cui
tenore è stato sostanzialmente ripreso dall'art. 8 della Cost. fed. in vigore
dal 1° gennaio 2000), ammette la retroattività solo qualora la stessa sia stata
esplicitamente predisposta oppure, tenuto conto del senso del disposto, appaia
chiaramente voluta, abbia effetti moderati nel tempo, non comporti
inaccettabili disparità di trattamento, sia giustificata da motivi degni di
nota e non leda diritti acquisiti (cfr. DTF 122 V 408 consid. 3b/aa, DTF 120 V
329 consid. 8b e sentenze ivi citate; cfr. pure Andreas Auer / Giorgio
Malinverni / Michel Hottelier, Droit constitutionnel suisse, Volume II, Les
droits fondamentaux, Ed. Staempfli, Berna 2000, pag. 644, n. 1395-1396).

                                         Dalla
retroattività propria, che come appena visto è di principio esclusa, la
quale si riferisce all'applicazione di nuove norme a fatti terminati prima
della loro adozione, va distinta la retroattività impropria, che è
invece, in linea di massima, permessa. Questa evenienza è data allorquando il
nuovo diritto produce effetti solo dopo la sua entrata in vigore, anche se si
applica a fattispecie esistenti prima della sua entrata in vigore, oppure
quando il nuovo diritto si applica a fattispecie durevoli non limitate nel
tempo (cfr. RDAT II-1998, N. 13t, pag. 308, in particolare il consid. 5.5.1 a pag. 311).

 

                                         In
materia di assicurazione contro la disoccupazione, in una sentenza del 19 marzo
2002, pubblicata in DLA 2002 pag. 250 segg., il Tribunale federale delle
assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha esaminato un
caso in cui l'articolo 27 cpv. 4 LADI, introdotto dal programma di
stabilizzazione del 19 marzo 1999, entrato in vigore il 1° settembre 1999, che
ha ridotto il numero massimo di indennità giornaliere spettanti agli assicurati
esonerati dall'adempimento del periodo di contribuzione, era stato applicato a
un assicurato che percepiva le prestazioni dell'assicurazione contro la
disoccupazione dal 1° gennaio 1999.

                                         L'Alta
Corte ha deciso che mancando una disposizione transitoria in senso contrario,
la riduzione del numero delle indennità giornaliere era applicabile anche agli
assicurati esonerati dall'adempimento del periodo di contribuzione che
percepivano già indennità giornaliere al momento dell'entrata in vigore della
modifica legislativa.

 

                                         Relativamente all’applicazione
delle norme introdotte dalla terza revisione della LADI, in vigore dal 1°
luglio 2003, l’Alta Corte, in una sentenza C 64/05 del 7 giugno 2005, ha indicato che

 

" 
(…)

2.1 Im Rahmen der dritten Teilrevision des
Arbeitslosenversicherungsrechts gemäss Bundesgesetz vom 22. März 2002 und
Verordnung vom 28. Mai 2003 sind unter anderem Art. 23 AVIG (Versicherter
Verdienst) und Art. 37 AVIV (Bemessungszeitraum für den versicherten Verdienst)
geändert worden. Die Neuerungen sind mangels einer anders lautenden
Übergangsbestimmung mit ihrem In-Kraft-Treten am 1. Juli 2003 grundsätzlich
sofort anwendbar. Lief in diesem Zeitpunkt eine Rahmenfrist für die
Beitragszeit nach Art. 9 Abs. 3 AVIG, liegt eine zulässige unechte Rückwirkung
vor (BGE 126 V 135 Erw. 4a und AHI 1994 S. 140 Erw. 5, je mit Hinweisen).“

 

                                         Questi concetti sono stati ribaditi in un'altra sentenza C 154/04
del 12 luglio 2005 nella quale la nostra Massima Istanza ha stabilito che un
assicurato, annunciatosi per il collocamento nell'ottobre 2003, non aveva
adempiuto il periodo di contribuzione, in quanto è stato in grado di dimostrare
di avere svolto soltanto 10 mesi e mezzo in un'occupazione soggetta a
contribuzione (cioè meno dei 12 mesi richiesti a partire dal 1° luglio 2003, ma
comunque più dei 6 mesi minimi richiesti in precedenza).

 

                                         Sul tema vedi pure la STF
8C_350/2007 del 18 aprile 2008 consid. 4.4.3.

 

                                         Riassumendo quanto appena illustrato, secondo la giurisprudenza
federale, la retroattività propria è esclusa, a meno che essa sia prevista
espressamente dalla norma stessa, risulti dal relativo contenuto o sia
giustificata da validi motivi. 

                                         L'effetto
retroattivo di una norma non si fonda nemmeno sulla lex mitior. 

                                         Infatti
tale regola vale principalmente nell'ambito delle sanzioni penali. Nel diritto
amministrativo ci si avvale della stessa solo eccezionalmente a una fattispecie
già conclusa. Il giudice delle assicurazioni sociali, in particolare, non
applica il principio della lex mitior, bensì le norme legali in vigore al
momento in cui si sono realizzati i fatti giuridicamente rilevanti (cfr. STFA H
114/01 del 23 gennaio 2002, , pubblicata in RDAT II-2002 N. 82).

 

                                         La
retroattività impropria, per contro, è di principio ammessa, a meno che vi si
oppongano dei diritti acquisiti. 

 

                                         Il
giudice è, poi, vincolato da una legge federale che prevede o proibisce la
retroattività impropria, tale disposizione vincola il giudice (cfr. art. 191
Cost. fed.). La questione di sapere se un nuovo disposto di una legge federale
concerne o meno il concetto di retroattività impropria deve essere risolta
esaminando il relativo tenore e quello delle disposizioni transitorie,
interpretando tali norme o colmando una eventuale lacuna.

 

                                         Al
riguardo giova segnalare che questa Corte, con sentenza 38.2003.81 del 15 marzo
2004, massimata in RtiD II-2004 N. 67 pag. 206, ha stabilito che la modifica dell’art. 27 cpv. 2 lett. a LADI in vigore dal
1° luglio 2003 (terza revisione della LADI), secondo cui, salvo eccezioni
enunciate dalla legge, la durata delle indennità giornaliere è stata diminuita
da 520 a 400 giorni, tornava applicabile, sulla base del principio generale
della retroattività impropria, anche agli assicurati a cui venivano già erogate
le indennità di disoccupazione precedentemente all’entrata in vigore della
terza revisione della LADI. 

                                         Infatti l’art.
27 LADI valido dal 1° luglio 2003 non escludeva tale principio, né comportava
una lacuna legislativa. Inoltre non vi erano norme transitorie che prevedevano
l’applicazione del diritto previgente a queste evenienze, né la vLADI o la
nuova LADI includevano una norma a tutela di diritti acquisiti a una
prestazione sociale. 

                                         Il
rispetto o meno del dovere generale di informazione da parte dell’amministrazione
(art. 27 LPGA), nel senso di avere o meno avvertito gli assicurati della
diminuzione del numero delle indennità giornaliere, è poi risultato
ininfluente, in quanto, comunque, tale conoscenza non aveva effetti sul
comportamento che un assicurato deve adottare. Alla luce del principio dell’obbligo
di riduzione del danno, l’atteggiamento di un assicurato non può essere
differente a seconda che sappia o meno di avere diritto a un certo numero di
indennità giornaliere. 

                                         In ogni
caso anche nell’ipotesi in cui l’amministrazione non avesse informato un
assicurato di tale modifica legislativa, questi non avrebbe potuto appellarsi
al diritto alla protezione della buona fede, in quanto non erano adempiute le
relative condizioni. A prescindere dal fatto che non si vede in cosa fosse
consistito il comportamento pregiudizievole assunto da un assicurato, il regime
legale si era, in effetti, modificato dal 1° luglio 2003. 

 

                               2.4.   Nell'evenienza
concreta l'assicurato - nato il __________1952 - si è iscritto in
disoccupazione il 4 novembre 2009 (cfr. doc. 26; 19), ossia precedentemente
all'entrata in vigore della quarta revisione della LADI - il 1° aprile 2011 -
che ha legato ancora più strettamente la durata della riscossione delle
prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione al periodo di
contribuzione (cfr. consid. 2.2.).

 

                                         Come
esposto sopra (cfr. consid. 2.3.), di principio vanno applicate le norme in
vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti.

 

                                         Al
momento in cui il ricorrente si è annunciato per il collocamento, era ancora
valido l’art. 27 cpv. 2 lett. b vLADI, ai sensi del quale l’assicurato aveva
diritto a 520 indennità giornaliere al massimo se aveva compiuto 55 anni e
poteva comprovare un periodo di contribuzione di 18 mesi.

 

                                         All'insorgente
è stato così riconosciuto il diritto a 520 indennità di disoccupazione, in
quanto aveva già compiuto 55 anni e ha potuto comprovare un periodo di
contribuzione superiore a 18 mesi (cfr. doc. 12).

 

                                         Con
lettera del 10 febbraio 2011 indirizzata al ricorrente stesso la Cassa l’ha
però avvisato, da una parte, che il 1° aprile 2011 sarebbe entrata in vigore la
nuova LADI, la quale avrebbe portato dei cambiamenti anche agli assicurati che
erano già iscritti in disoccupazione. 

                                         Dall’altra,
che a seguito dell’entrata in vigore della quarta revisione della LADI, avendo
più di 55 anni e un periodo contributivo tra i 18 e i 23.99 mesi, dal 1° aprile
2011 il numero massimo di indennità giornaliere spettantigli sarebbe stato
ridotto da 520 a 400 (cfr. doc. 12).                                       

 

                                         Con
decisione formale dell’11 marzo 2011, confermata dalla decisione su opposizione
del 10 maggio 2011, la Cassa ha, poi, stabilito che, a decorrere dal 1° aprile
2011 il diritto massimo di RI 1 sarebbe stato ridotto da 520 a 400 indennità giornaliere (cfr. doc. A; 8). 

 

                                         Contro la
decisione su opposizione del 10 maggio 2011 l’assicurato ha interposto un ricorso
dinanzi al TCA, chiedendo il riconoscimento del diritto a 520 indennità
giornaliere invece di 400. Il ricorrente, che ha cessato l’attività lavorativa
il 31 ottobre 2009, ha indicato di essersi iscritto in disoccupazione solo il 4
novembre 2009, essendo stato impossibilitato nei giorni precedenti a causa di
un’influenza. Egli ha precisato che non gli era sembrato il caso di chiamare il
medico e di farsi rilasciare un certificato. L'assicurato ha, altresì, sottolineato
che se nel novembre 2009 gli fosse stata nota la necessità di essere in
possesso di un attestato medico, non avrebbe avuto difficoltà a procurarselo
vista l’effettiva presenza della malattia (cfr. consid. 1.2.; doc. I).

 

                               2.5.   Questa
Corte, chiamata a pronunciarsi in merito alla presente evenienza, rileva,
dapprima, che la fattispecie in esame è sorta precedentemente all'entrata in
vigore della quarta revisione della LADI, avvenuta il 1° aprile 2011. 

                                         In
effetti la Cassa ha iniziato a versare all’assicurato prestazioni
dell’assicurazione contro la disoccupazione nel mese di novembre 2009 (cfr.
doc. 30-48). 

                                         L’amministrazione
ha, poi, continuato, a causa dell'assenza durevole di un impiego che gli
permettesse di non più ricorrere all'assicurazione contro la disoccupazione, a corrispondere
all'insorgente le indennità giornaliere dell'assicurazione contro la
disoccupazione fino all'entrata in vigore, il 1° aprile 2011, del nuovo art. 27
LADI.

 

                                         In simili
condizioni non ci troviamo confrontati con un avvenimento unico, al quale non
va applicata retroattivamente una nuova norma, ad eccezione del caso in cui
esista una disposizione in senso contrario (retroattività propria; cfr. consid.
2.3.), bensì con uno stato di fatto duraturo non ancora concluso al momento
della modifica della LADI, al quale il nuovo diritto è, di principio,
immediatamente applicabile per il periodo posteriore alla sua entrata in
vigore, a meno che esista una disposizione contraria della legge o delle
relative norme transitorie o dei diritti acquisiti che vi si oppongano
(retroattività impropria, cfr. consid. 2.3.).

 

                               2.6.   Va ora
stabilito se nel caso di specie trova applicazione il principio generale
dell'ammissibilità della retroattività impropria o si è in presenza di
un'eccezione ai sensi della quale la retroattività impropria è esclusa (cfr.
consid. 2.3.).

 

                                         Per
costante giurisprudenza federale (cfr. DTF 137 V 273
consid. 4.2 pag. 276- 277) la legge è da interpretare in primo luogo procedendo
dalla sua lettera (interpretazione letterale). Tuttavia, se il testo non è
perfettamente chiaro, se più interpretazioni del medesimo sono possibili,
dev'essere ricercata la vera portata della norma, prendendo in considerazione
tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo della
disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa
prende fondamento (interpretazione teleologica ). Pure di rilievo è il senso
che essa assume nel suo contesto (interpretazione sistematica; DTF 135 II 78 consid. 2.2 pag. 81; DTF 135 V 153 consid. 4.1 pag. 157, DTF 131 II 249 consid. 4.1 pag. 252; DTF 134 I 184 consid. 5.1 pag. 193; DTF 134 II 249 consid. 2.3 pag. 252). I lavori
preparatori, segnatamente laddove una disposizione non è chiara oppure si
presta a diverse interpretazioni, costituiscono un mezzo valido per
determinarne il senso ed evitare così di incorrere in interpretazioni erronee
(interpretazione storica). Soprattutto nel caso di disposizioni recenti, la
volontà storica dell'autore della norma non può essere ignorata se ha trovato
espressione nel testo oggetto d'interpretazione (DTF 134 V 170 consid.
4.1 pag. 174 con riferimenti). Occorre prendere la decisione materialmente
corretta nel contesto normativo, orientandosi verso un risultato soddisfacente
sotto il profilo della ratio legis. Il Tribunale federale non privilegia un
criterio d'interpretazione in particolare; per accedere al senso di una norma
preferisce, pragmaticamente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (DTF 135 III 483
consid. 5.1 pag. 486). Se sono possibili più interpretazioni, dà la preferenza
a quella che meglio si concilia con la Costituzione. In effetti, a meno che il
contrario non risulti chiaramente dal testo o dal senso della disposizione, il
Tribunale federale, pur non potendo esaminare la costituzionalità delle leggi
federali (art. 190 Cost.), parte dall'idea che il legislatore federale non
propone soluzioni contrarie alla Costituzione (DTF 131 II 562 consid.
3.5 pag. 567, DTF 131 II 710 consid.
4.1 pag. 716; DTF 130 II 65 consid.
4.2 pag. 71).

 

                                         Quando
una disposizione legale non è chiara o allorché si presta a diverse
contraddittorie interpretazioni, i lavori preparatori possono costituire un
valido aiuto per individuare il senso della norma ed evitare così
interpretazioni scorrette. Quando tali documenti non forniscono una risposta chiara,
essi non sono invece utili come aiuto per l'interpretazione. In particolare
trovandosi confrontati con delle leggi relativamente recenti la volontà del
legislatore che le ha adottate non può essere ignorata. Se però questa volontà
non ha trovato riscontro nel testo di legge, essa non è decisiva per
l'interpretazione. In particolare, se durante le discussioni legislative è
stata espressamente rifiutata una proposta di completare la legge nel senso di
quella che rappresenta ora una possibilità di interpretazione, tale
interpretazione non può essere presa in considerazione (cfr. DTF 123 V 301, DTF
123 V 318, DTF 115 V 349 consid. 1c con riferimento alla giurisprudenza e alla
dottrina. Vedi pure DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid. 5a, 120 II 247 consid.
3e, 117 II 526 consid. 1d, 116 Ia 368 consid. 5c, 116 II 415 consid. 5b e 527 f consid. 2b).

 

                                         Si è poi
confrontati con una lacuna legislativa, allorquando una disposizione legale si
appalesa incompleta poiché non dà una risposta (soddisfacente) ad una
determinata questione. Prima di poter ammettere l'esistenza di una simile
lacuna, che necessita di essere colmata, si deve stabilire, tramite
interpretazione, se la carenza di regolamentazione non rappresenta una
decisione negativa cosciente del legislatore e meglio un cosiddetto silenzio
qualificato (cfr. STFA del 25 settembre 2003 nella causa SECO c/ B., C 77/00,
consid. 2.3.; DTF 127 V 41 consid. 4b/cc; DTF 124 V 271 consid. 2a e b). 

 

                               2.7.   Il nuovo
art. 27 LADI, il cui tenore è chiaro ed esprime il vero senso della
disposizione anche alla luce dei lavori preparatori (cfr. Messaggio concernente
la modifica della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 3
settembre 2008, FF N. 38 del 23 settembre 2008, pag. 6780-6781), non contiene
riferimento alcuno alla retroattività impropria né prevedendola, né
escludendola.

                                         Nemmeno
si è confrontati con una lacuna legislativa, bensì piuttosto con un silenzio
qualificato del legislatore, al quale tale problematica non può essere
sfuggita.

 

                                         La quarta
revisione della LADI neppure contempla una norma di diritto transitorio che
prevede l'applicazione del diritto previgente alle fattispecie durature sorte
prima dell'entrata in vigore della medesima e che continuano a esplicare
effetti anche successivamente al nuovo diritto.

 

                                         Va,
inoltre, ricordato che il diritto federale delle assicurazioni sociali non
conosce il diritto acquisito a una prestazione sociale o all'importo di questa,
a meno che la legge lo preveda espressamente (cfr. SVR 2003 IV Nr. 33; DTF 124
V 271 consid. 2 b in fine). 

 

                                         Al
riguardo è utile rilevare che il TF, in una sentenza 9C_150/2011 del 3 maggio
2011 consid. 3.2., pubblicata in DTF 137 V 162, ha ribadito che le garanzie dei diritti acquisiti nell'ambito del diritto delle assicurazioni
sociali presuppongono una base legale esplicita.

 

                                         Né la
vecchia, né la nuova LADI includono una norma in tal senso per quanto riguarda
il diritto alle indennità giornaliere, per cui non vi sono diritti acquisiti
che si oppongono alla retroattività impropria.

 

                                         Nella
Circolare “Le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione dopo
l’entrata in vigore, il 1° aprile 2011, della revisione della legge
sull’assicurazione contro la disoccupazione” della SECO figurano, poi, le
seguenti indicazioni:

 

" 
F.   Transizione dal vecchio al nuovo diritto

 

Per quanto riguarda la transizione dal vecchio al
nuovo diritto, per le persone che hanno aperto il proprio termine quadro prima
del 1° aprile 2011 sono previste le seguenti regole:

 

·     periodo di attesa

tutti gli assicurati
che hanno aperto il proprio termine quadro prima del 1° aprile 2011 non devono
osservare alcun periodo di attesa supplementare, anche qualora ciò sia previsto
dalla nuova LADI;

·                                                                             guadagno
assicurato calcolato tenendo conto delle indennità compensative

                                                                         gli assicurati che hanno aperto il proprio termine quadro prima del
1° aprile 2011 e il cui guadagno assicurato è stato calcolato tenendo conto
delle indennità compensative mantengono il guadagno assicurato calcolato
all'inizio del termine quadro. Non vi sarà alcun ricalcolo del guadagno
assicurato;

·     non computabilità
di periodi di contribuzione accumulati nell'ambito di provvedimenti inerenti al
mercato del lavoro finanziati dall'ente pubblico

                                                                         gli
assicurati che hanno aperto il proprio termine quadro prima del 1° aprile 2011 in base al computo dei periodi di contribuzione accumulati partecipando a un provvedimento
inerente al mercato del lavoro finanziato dall'ente pubblico (art. 23 cpv.
3bis) mantengono il diritto a percepire prestazioni dell'AD. Non vi sarà alcun
riesame di tale diritto." (cfr. Doc. B)

 

                                         Da questa
Circolare non risulta che la nuova LADI abbia contemplato dei diritti acquisiti
relativamente al numero massimo di indennità giornaliere a cui hanno diritto
gli assicurati iscritti in disoccupazione prima del 1° aprile 2011.

 

                                         In
concreto, pertanto, non essendo realizzata alcuna eccezione, vale il principio
dell'ammissibilità della retroattività impropria. 

 

                                         Di
conseguenza nulla osta all'applicazione, a decorrere dal 1° aprile 2011, del
nuovo art. 27 LADI anche ai casi in cui venivano già erogate in precedenza le
indennità giornaliere dell'assicurazione contro la disoccupazione, come nella
presente evenienza (per alcuni casi analoghi cfr. DLA 2002 pag. 250 segg.; STCA
38.2011.75 del 26 ottobre 2011, destinata alla pubblicazione in RtiD I-2012;
STCA 38.2003.81 del 15 marzo 2004, massimata in RtiD II-2004 N. 67 pag. 206,
citate al consid. 2.4.).

 

                                         In questo
senso si è peraltro già espresso il Tribunale federale, il quale in una sentenza
8C_662/2011 del 25 novembre 2011 ha rilevato:

 

" 
(...)

dass das kantonale Gericht die seit 1. April 2011
geltende Fassung der Bestimmung über die Höchstzahl der Taggelder (Art. 27
AVIG) richtig wiedergegeben hat, worauf verwiesen wird,

dass die Beschwerdeführerin den geltend gemachten
Taggeldanspruch zu Recht nicht mit der materiell-rechtlichen Regelung im Gesetz
(AVIG) begründet, sondern aufgrund gerügter Mängel im Verwaltungs- wie auch im
kantonalen Gerichtsverfahren herzuzuleiten versucht,

dass sich das kantonale Gericht mit der in der
Verfügung vom 22. Februar 2011 klarerweise und unbestrittenermassen falschen
Zitierung der ihr zugrunde liegenden gesetzlichen Norm (Art. 27 Abs. 1 lit. a
statt Art. 27 Abs. 2 lit. a AVIG [in der seit 1. April 2011 geltenden Fassung])
auseinandergesetzt hat, dieser jedoch nicht die von der Beschwerdeführerin
postulierte Bedeutung beigemessen hat, sondern von einem offensichtlichen
Verschrieb ausgegangen ist, der im nachfolgenden Einspracheentscheid korrigiert
worden und aus welchem der Verfügungsadressatin kein Nachteil erwachsen sei,

dass sich im Einspracheentscheid vom 4. April
2011 tatsächlich die korrekte Normzitierung findet und die vorinstanzliche
Betrachtungsweise - welche im bundesgerichtlichen Beschwerdeverfahren einzig zu
überprüfen ist - mithin insoweit trotz der dagegen erhobenen Einwände weder auf
offensichtlich unrichtigen Sachverhaltsfeststellungen beruht noch
bundesrechtswidrig ist,

dass das kantonale Gericht mit eingehender
Begründung auch das Vorliegen einer die auf den 1. April 2011 in Kraft getretene Revision von Art. 27 AVIG beschlagenden Übergangsbestimmung richtigerweise
verneint hat, woran der beschwerdeführerische Hinweis auf die - nicht Art. 27
AVIG betreffende - Verordnungsbestimmung in Art. 131 AVIV (nicht AVIG) nichts
zu ändern vermag,

dass es der Beschwerdeführerin im
vorinstanzlichen Verfahren wie schon im Verwaltungsverfahren jederzeit
freistand, Einsicht in die Akten zu nehmen, wovon sie jedoch keinen Gebrauch
machte, sodass jedenfalls der wiederholt erhobene Vorwurf, mit dem Vorenthalten
von Beratungsprotokollen und anderen Dokumenten sei ihr Anspruch auf
rechtliches Gehör verletzt worden, jeglicher Rechtfertigung entbehrt,

dass der Berufung auf berechtigtes Vertrauen in
behördliche Auskünfte (Vertrauensschutz; BGE 121 V 65 E. 2 S. 66 f.) schon deshalb kein Erfolg beschieden sein kann, weil
sich nach den nicht offensichtlich unrichtigen und deshalb für das
Bundesgericht grundsätzlich verbindlichen sachverhaltlichen Feststellungen der
Vorinstanz eine falsche Information nicht nachweisen lässt, was sich nach
allgemein gültiger Beweisregel zum Nachteil der Beschwerdeführerin auswirken
muss, welche aus dem unbewiesen gebliebenen Sachverhalt Rechte ableiten wollte
(BGE 117 V 261 E. 3b S. 263 f. mit Hinweis), und daher nicht willkürlich ist,

 

dass angesichts der hinreichend zuverlässig
erstellten sachverhaltlichen Grundlagen von der im kantonalen Verfahren beantragten
zusätzlichen Zeugenbefragung abgesehen werden konnte, da hievon keine neuen
Erkenntnisse mehr zu erwarten waren, welche sich auf das Ergebnis des
Verfahrens hätten auswirken können (antizipierte Beweiswürdigung; vgl. BGE 134 I 140 E. 5.3 S. 148; 124 V 90 E. 4b S. 94, 122 V 157 E. 1d S. 162),

dass die Beschwerdeführerin aufgrund der ihr
unbestrittenermassen zugekommenen Informationen ohne weiteres hätte erkennen
können, dass sie nach dem 1. April 2011 keine weiteren Taggeldansprüche mehr zu
erwarten hat, und im von ihr angeführten Schreiben vom 11. Februrar 2011 - als
die 4. AVIG-Revision noch nicht in Kraft getreten war - kein zwingender Anlass
bestand, die bevorstehende Erschöpfung des in diesem Zeitpunkt noch bestehenden
Taggeldanspruches weitergehend zu thematisieren, (…)"

 

                                         Al
riguardo cfr. pure STCA 38.2011.66 del 9 gennaio 2012.

 

                               2.8.   Alla luce di quanto esposto
al considerando precedente la Cassa ha, quindi, correttamente applicato il
nuovo art. 27 LADI al caso di RI 1 iscrittosi in disoccupazione già
precedentemente all’entrata in vigore della quarta revisione della LADI.

 

 

                                         La parte resistente ha,
poi, stabilito che l’assicurato, avendo più di 55 anni e potendo comprovare nel
termine quadro per il periodo di contribuzione (4 novembre 2007 - 3 novembre
2009) un periodo contributivo di 23 mesi e 28 giorni, aveva diritto a 400
indennità giornaliere (cfr. doc. 8; A).

 

                                         RI 1 sostiene di essersi
iscritto in disoccupazione soltanto il 4 novembre 2009, poiché nei giorni
precedenti era influenzato.

                                         Egli, in buona sostanza,
chiede di tener conto del fatto che fosse impossibilitato ad annunciarsi per il
collocamento nei giorni precedenti il 4 novembre 2009 e che, dunque, gli venga
anticipato l’inizio del termine quadro per la riscossione delle prestazioni
così da considerare nel suo caso un periodo di contribuzione di 24 mesi ( e non
solo di 23 mesi e 28 giorni) con il conseguente riconoscimento del diritto a
520 indennità giornaliere (cfr. doc. I).

 

                               2.9.   L’art. 9
cpv. 1 LADI, il cui tenore è peraltro rimasto invariato a seguito dell’entrata
in vigore della quarta revisione della LADI, stabilisce che per la riscossione
della prestazione e per il periodo di contribuzione vigono i termini quadro
biennali, sempre che la presente legge non disponga altrimenti.

                                         In virtù
del cpv. 2 il termine quadro per la riscossione decorre dal primo giorno nel
quale sono adempiuti tutti i presupposti per il diritto alla prestazione.

                                         Il
termine quadro per il periodo di contribuzione decorre due anni prima di tale
giorno (cfr. art. 9 cpv. 3 LADI).

                                         Secondo
il cpv. 4 se il termine quadro per la riscossione è scaduto e l'assicurato
pretende di nuovo l'indennità di disoccupazione, termini quadri biennali sono
nuovamente applicabili alla riscossione e al periodo di contribuzione sono
nuovamente applicabili termini quadri biennali sempre che la legge non disponga
altrimenti.

 

                             2.10.   In una
decisione pubblicata in DTF 126 V 368 = DLA 2001 pag. 220, il TFA ha stabilito
che se un assicurato percepisce l'indennità di disoccupazione sulla base
dell'art. 29 cpv. 1 LADI, la successiva realizzazione, completa o parziale,
delle pretese di salario o di risarcimento, la cui esistenza o il cui soddisfacimento
erano dubbi, non comporta mai un differimento dell'inizio del termine quadro.

 

                                         Sul
carattere definitivo dei termini quadro una volta stabiliti la nostra Massima
Istanza ha, in particolare, osservato che:

 

" 
(…)

b) (…) Die Rahmenfrist für den Leistungsbezug
begrenzt die Anspruchberechtigung in zeitlicher Hinsicht und legt die für die
Dauer und Höhe der Leistungen massgebende Zeitspanne ein für alle Mal fest
(Nussbaumer, a.a.O., Rz 89; vgl auch Gerhards, a.a.O., N. 6 und 19 zu Art. 9).
Vorbehalten bleiben Sachverhalte, wo sich die Zusprechung und Ausrichtung von
Arbeitslosenentschädigung nachträglich zufolge Fehlens einer oder mehrerer
Anspruchs-voraussetzungen als unrichtigt im wiedererwägungsrechtlichtlichen
oder prozessual revisionsrechtlichen Sinne erweist (vgl 122 V 21 Erw. 3a und 368 f Erw. 3 mit Hinweis sowie Art. 95 Abs. 1 AVIG)."

 

                                         In un'altra decisione pubblicata in DTF 127 V 475, il TFA ha
confermato la propria giurisprudenza ed ha precisato che l'inizio del termine
quadro per la riscossione della prestazione inizialmente fissato fa stato salvo
laddove risulti in seguito, dal profilo del riesame o della revisione
processuale, che le indennità di disoccupazione erano state riconosciute e
versate indebitamente in quanto uno o più presupposti del diritto non erano
adempiuti. Ciò vale ad esempio per l'idoneità al collocamento (pure in
applicazione dell'art. 15 cpv. 3 OADI), ma
non, invece, per quanto attiene al riconoscimento di indennità di
disoccupazione giusta l'art. 29 cpv. 1 LADI
(cfr. DTF 123 V 368).

 

                                         In
particolare, riguardo alla validità della direttiva ML/AD 98/4 foglio 4 secondo
la quale dopo il primo pagamento di indennità giornaliere i termini quadro non
possono, salvo eccezioni, essere spostati, la nostra Massima Istanza ha puntualizzato
che:

 

" 
(…)

dd) AM/ALV-Praxis 98/4, Blatt 4, schliesst das
Verschieben der Rahmenfristen nach der erstmaligen Auszahlung von Taggeldern in
allen Fällen (auch jenen nach Art. 29 AVIG)
schlechterdings aus, ohne die Fälle des wiedererwägungsweisen Zurückkommens und
der prozessualen Revision vorzubehalten. Insofern wäre die Weisung, allein von
ihrem Wortlaut her betrachtet, gesetzwidrig. Richtig, d.h. in gesetzeskonformer
Auslegung (vgl. - zu den Rechtsverordnungen - statt vieler BGE 125 V 4 Erw. 3b)
verstanden, kann sie allerdings nur dahin gehend ausgelegt werden, dass im
Falle des Zurückkommens kraft Wiedererwägung oder prozessualer Revision eine
Verschiebung der Rahmenfristen möglich sein muss.

(…)." (cfr. DTF 127 V 475, consid. 2b)dd),
pag. 478)

 

                                         Al
riguardo cfr. pure STF 8C_226/2007 del 16 maggio 2008 consid. 4.2.1.; STFA C
147/03 del 16 ottobre 2003; STFA          C 265/02 del 26 maggio 2003; STFA C
224/03 del 1° marzo 2004.

 

                                         In una
sentenza C 224/03 del 1° marzo 2004 l'Alta Corte è stata chiamata ad esaminare
il caso di un assicurato che nel luglio del 2002 si è iscritto per il
collocamento a partire dal 1° agosto 2002 e che ha conseguito un guadagno
intermedio, esercitando un'attività temporanea nel periodo dal 22 luglio al 27
settembre 2002. L'assicurato durante il mese di settembre 2002 si è disiscritto
dalla disoccupazione e si è nuovamente annunciato alla fine di quel mese.

                                         Il TFA ha
stabilito che il termine quadro per il periodo di riscossione andava aperto il
1° agosto 2002 e che di conseguenza il guadagno assicurato ammontava a fr.
5'047.-- come preteso dall'assicurato, e non a fr. 4'715.-- come stabilito
dall'amministrazione.

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha precisato:

 

" 
(…)

3.

Gestützt auf die Anmeldung des Beschwerdegegners
vom 4. Juli 2002 hat die Arbeitslosenkasse den Beginn der Rahmenfrist für den
Leistungsbezug zu Recht auf den 1. August 2002 festgesetzt, da der Versicherte
zu diesem Zeitpunkt sämtliche Anspruchsvoraussetzungen gemäss Art. 8 AVIG
erfüllt hat. In dieser Hinsicht ist zu beachten, dass die Tätigkeit des
Beschwerdegegners als Temporärarbeiter als Zwischenverdienst im Sinne des Art.
24 AVIG zu qualifizieren ist, da eine bloss zweitägige Kündigungsfrist
bestanden hat und somit keine zumutbare Arbeit im Sinne des Art. 16 Abs. 2 lit.
a AVIG vorlag, auch wenn der bezogene Lohn höher als die
Arbeitslosenentschädigung gewesen ist (vgl. SVR 1995 ALV Nr. 47 S. 139 Erw. 3b
sowie Thomas Faesi, Arbeitslosenentschädigung und Zwischenverdienst - Ursachen
und Wirkungen der zweiten Teilrevision des AVIG, Dissertation Zürich 1999, S.
244 und S. 363 f. N 274 f.). Damit ist der Beschwerdegegner aber immer noch
arbeitslos gewesen (vgl. Faesi, a.a.O., S. 277 oben, S. 278 oben sowie S. 369)
und hat die Voraussetzung des Art. 10 AVIG erfüllt. Im Weiteren hat der
Versicherte auch einen Verdienstausfall nach Art. 11 AVIG erlitten, da der
erzielte Bruttolohn niedriger als die während der Umschulung erzielten
Bruttotaggelder der Invalidenversicherung (aber höher als die Taggelder der
Arbeitslosenversicherung) gewesen sind. Damit hat der Beschwerdegegner die
Anspruchsvoraussetzungen für den Bezug von Taggeldern bereits im August 2002
erfüllt, auch wenn infolge des die Taggeldhöhe übersteigenden Lohnes aus dem
Zwischenverdienst keine Geldleistungen der Arbeitslosenversicherung ausbezahlt
worden sind (vgl. auch Art. 24 Abs. 5 AVIG e contrario). Entgegen Vorinstanz
und Arbeitslosenkasse hat sich der Beginn der Rahmenfrist deshalb nicht auf den
1. Oktober 2002 verschoben.

Eine einmal - hier auf den 1. August 2002 -
eröffnete Rahmenfrist bleibt jedoch bestehen (Thomas Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
Soziale Sicherheit, Rz 96 mit Hinweis), d.h. sie läuft weiter. Daran ändert
nichts, dass sich der Versicherte per September 2002 von der Arbeitsvermittlung
abgemeldet und sich am Ende dieses Monates wieder angemeldet hat; denn die
Rahmenfrist wird durch die Abmeldung und die damit verbundene Auflösung des
Rechtsverhältnisses mit der Arbeitslosenversicherung nicht beendet, sie läuft
auch bei mehrmaliger Arbeitslosigkeit innerhalb der Rahmenfrist weiter (so
explizit Nussbaumer, a.a.O.). Diese Auffassung wird durch die Regelung des Art.
6a Abs. 1 AVIV bestätigt, wonach die allgemeine Wartezeit gemäss Art. 18 Abs. 1
AVIG in der Rahmenfrist für den Leistungsbezug nur einmal zu bestehen ist.
Würde die Rahmenfrist bereits mit der Abmeldung eines Versicherten beendet,
stünde dies im Weiteren mit der Vorschrift des Art. 13 Abs. 1 AVIG in der bis
30. Juni 2003 geltenden Fassung in Widerspruch, wonach zur Erfüllung der
Beitragszeit innert der Rahmenfrist mindestens sechs Monate einer
beitragspflichtigen Beschäftigung notwendig sind, während bei einer erneuten
Arbeitslosigkeit innert dreier Jahre nach Ablauf der Rahmenfrist eine
Mindestbeitragszeit von zwölf Monaten verlangt ist. Wäre die Rahmenfrist
tatsächlich mit der Abmeldung beendet, würde dies hier bedeuten, dass der
Beschwerdegegner infolge seiner einen Monat dauernden Abmeldung im Monat
September 2002 nach nur einem Monat Arbeitslosigkeit im August 2002 plötzlich
zwölf statt nur sechs Monate Mindestbeitragszeit aufweisen müsste.

 

Da die Rahmenfrist für den Leistungsbezug am 1.
August 2002 begonnen hat, endet die Rahmenfrist für die Beitragszeit gemäss
Art. 9 Abs. 3 AVIG am 31. Juli 2002, so dass der Verdienst der Monate August
und September 2002 für die Berechnung des versicherten Verdienstes nicht zu
berücksichtigen ist. Damit ist der Standpunkt der Vorinstanz im Ergebnis
begründet, was zur Abweisung der Verwaltungsgerichtsbeschwerde führt.

(…)." (cfr. STFA C 224/03 del 1° marzo 2004)

 

                             2.11.   Da quanto
esposto ai considerandi precedenti risulta che i termini quadro una volta
stabiliti sono definitivi e non possono essere modificati (cfr. pure STCA
38.2004.41 del 18 ottobre 2004).

 

                                         Pertanto
il termine quadro per il periodo di contribuzione di due anni relativo al
ricorrente si estende, essendosi iscritto in disoccupazione il 4 novembre 2009
(cfr. doc. 26; 19), dal 4 novembre 2007 al 3 novembre 2009. 

 

                                         Quanto
fatto valere dall’insorgente, e meglio di aver potuto annunciarsi per il
collocamento solo il 4 novembre 2009, in quanto nei giorni precedenti era affetto da influenza (cfr. doc. I), non gli è di alcun ausilio.

 

                                         Per
costante giurisprudenza, infatti, eventuali problemi di salute devono essere
comprovati da adeguati attestati medici (cfr. STFA I 550/00 del 18 aprile 2002;
STFA I 11/01 del 28 giugno 2001; STFA C 12/96 del 10 settembre 1996; DLA 2000
pag. 38, consid. 2a, pag. 40; DTF 125 V 351, consid. 3a pag. 352; DTF 124 V
234, consid. 4b/bb/ e riferimenti pag. 238; STCA 38.2011.33 del 27 luglio 2011;
STCA 38.01.126 del 6 novembre 2001; STCA 38.01.90 del 19 febbraio 2001).

 

                                         In
concreto, tuttavia, riguardo all’asserita influenza dell’assicurato non
risultano certificati medici specifici.

 

                                         L’assicurato
stesso ha, peraltro, riconosciuto di non essere stato visitato da alcun medico,
definendo leggera la sua indisposizione (cfr. doc. 9).

 

                                         Inoltre
nemmeno dagli atti della Cassa e dell’URC risulta alcunché in relazione a un
periodo di malattia dal 1° al 3 novembre 2009 (cfr. doc. 13, 14).

 

                                         In
proposito è utile rilevare che il dovere delle parti di collaborare
all’istruzione della causa, che limita la portata del principio inquisitorio
reggente la procedura nell’ambito delle assicurazioni sociali, comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare - ove
ciò fosse ragionevolmente esigibile - le prove necessarie, avuto riguardo alla
natura della disputa e ai fatti invocati  perché altrimenti rischiano di
dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (cfr. art. 61
lett. c LPGA; art. 16 cpv. 1 Lptca; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; DLA 2001 N. 12
pag. 145, STFA C 271/02 del 9 maggio 2003; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001; DTF
125 V 195 consid. 2; STFA C 107/04 del 9 giugno 2005 consid., 3; STFA H 223/03
del 21 gennaio 2005 consid. 4.3.1.).

 

                                         In casu l’assicurato, non
avendo documentato l’asserita malattia, deve sopportare le
conseguenze della carenza di prove (cfr. STF 9C_1089/2009 del 21 gennaio 2011
consid. 4.2; STFA C 107/04 del 9 giugno 2005 consid. 3; STFA H 223/03
del 21 gennaio 2005 consid. 4.3.1.; DTF 125 V 195 consid. 2.),
ossia il fatto che vada ritenuta l’inesistenza della stessa.

 

                                         Ne discende
che nel caso di specie non risulta dato un valido motivo per poter chiedere di
anticipare l’inizio del termine quadro per la riscossione delle
prestazioni.

 

                                         Al riguardo è utile
rilevare che la Cassa, il 29 aprile 2011, ha interpellato la SECO, trasmettendole il seguente scritto:

 

"  L’assicurato
summenzionato si è annunciato presso i nostro uffici in data 04.11.2009 alla
ricerca di un’attività a tempo pieno.

A decorrere dal 01.04.2011 è entrata in
vigore la revisione della legge federale sull’assicurazione contro la
disoccupazione che prevede una modifica per quanto concerne il diritto massimo
(indennità giornaliere).

Nella fattispecie il Sig. RI 1 può
dimostrare, nei due anni antecedenti l’iscrizione in disoccupazione, un periodo
di contribuzione pari a 23 mesi e 28 giorni. Per poter beneficiare di 520
indennità giornaliere, l’assicurato avrebbe dovuto dimostrare 24 mesi di
contribuzione.

La nostra Cassa ha formalizzato, tramite
decisione di cassa no. 103/11 del 11 marzo 2011, tali modifiche di legge e
confermato all’assicurato il diritto massimo di 400 indennità anziché 520.

Tramite scritto dell’08 aprile 2011 il Sig.
RI 1 inoltra formale opposizione. Alla base delle sue motivazioni vi è il fatto
di essersi annunciato in ritardo (04.11.2009 invece del 02.11.2009) in seguito
a malattia/malessere. Da parte della Cassa è impossibile verificare la
veridicità o meno di tale indicazione, non essendo in grado l’assicurato di
fornire un certificato medico.

Abbiamo richiesto all’Ufficio regionale di
collocamento se, dal loro dossier, si poteva evincere una nota o altro che
indicasse l’eventuale motivo del ritardo nell’annuncio, ma anche dai loro atti
non vi è alcuna indicazione di un periodo di malattia o altro.

Ora vi chiediamo:

-     con le
osservazioni indicate dal Sig. RI 1, la Cassa può eccezionalmente riconoscere
il diritto a decorrere dal 02.11.2009?

-     oppure,
visto e considerato che la Cassa si è basata sulla conferma d’iscrizione
emanata dall’Ufficio regionale di collocamento di __________ per aprire un
termine quadro di indennizzazione, tale decisione di anticipare l’iscrizione al
collocamento (dal 04 al 02 di novembre 2009) spetta a loro (URC)?” (Doc. 3)

 

                                         Il 5 maggio 2011 la SECO
ha risposto che:

 

"  (…)
rammentiamo che gli articoli 13 e 27 LADI vanno applicati pedissequamente e che
le date di inizio dei termini quadro d’indennizzazione non possono essere
modificate dopo l’inizio del versamento delle prestazioni.

Pertanto, quale che sia il motivo
dell’eventuale ritardo all’iscrizione in disoccupazione, esso non può essere
preso in considerazione.

L’opposizione deve quindi essere
respinta.”(Doc. 2)

 

                             2.12.   Alla luce di
quanto qui sopra esposto, a ragione la Cassa ha deciso che il termine quadro
per il periodo di contribuzione del ricorrente si estende dal 4 novembre 2007
al 3 novembre 2009.

 

                                         Visto, poi, che, in casu,
il periodo contributivo dell’assicurato in tale termine quadro è risultato di
23 mesi e 28 giorni, pure rettamente la Cassa gli ha riconosciuto il diritto a
400 indennità di disoccupazione in applicazione dell’art. 27 cpv. 2 lett. b e c
LADI in vigore dal 1° aprile al 31 dicembre 2011.

 

                                         A quest’ultimo riguardo,
va ribadito che l’art. 27 cpv. 2 lett. c frase introduttiva è stato modificato
con effetto dal 1° gennaio 2012 e attualmente prevede che un assicurato ha
diritto a 520 indennità giornaliere al massimo se ha compiuto 55 anni o
riscuote una rendita di invalidità corrispondente almeno a un grado di
invalidità del 40% e può comprovare un periodo di contribuzione minimo di 22
mesi (cfr. consid. 2.2.).

 

                                         Giova, infine, ricordare
che in altre fattispecie, in cui l’iscrizione in disoccupazione è avvenuta dopo
un certo lasso di tempo dalla fine dell’attività lavorativa, il diritto alle
indennità di disoccupazione è stato negato, poiché, non potendo modificare i
termini quadro, risultava inadempiuto il periodo minimo di contribuzione (cfr.
STCA 38.2006.44 del 29 gennaio 2007; STCA 38.2007.56 del 5 novembre 2007; STCA
38.2001.169 del 7 agosto 2002, confermata dalla STFA C 216/02 del 24 luglio
2003).

 

                                         La
decisione su opposizione del 10 maggio 2011 deve, pertanto, essere confermata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti