# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** afd600ac-2674-5957-b401-284a02441100
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1997-09-25
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Rekurskommission Eidgenössisches Volkswirtschaftsdepartement 25.09.1997 JAAC 62.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_028_JAAC-62-69--_1997-09-25.pdf

## Full Text

JAAC 62.69

Estratto delle decisioni su ricorso della Commissione
di ricorso DFEP del 25 settembre 1997 in re L. SA

avverso Ufficio federale dell’economia esterna;
97/3B-013, e in re M. SA avverso Ufficio federale
dell’economia esterna; 97/3B-014

Importation de vin blanc. Attribution des parts au contingent tarifaire
pour l’année 1997. Protection de l’agriculture. Vente aux enchères.

Art. 23 ss LAgr. Accords du GATT. Protection de l’agriculture.

La législation ne prévoit pas une totale libéralisation de l’importation,
mais la tarification de quantités restreintes (consid. 3).

La répartition des contingents tarifaires dépend du droit national;
la Suisse est en principe libre de choisir le mode et les critères de
répartition pour chaque produit agricole (consid. 5).

Art. 4 et 31 Cst. Art. 23 al. 3 et art. 23b LAgr. Art. 16 ss du statut du vin.
Vente aux enchères.

La vente aux enchères prévue par le statut du vin est conforme à la
législation (consid. 6).

Le prix adjugé constitue une prestation économique au sens de la loi
sur l’agriculture (consid. 6 ss).

Les importateurs de vin blanc n’ont pas un droit au maintien d’une
certaine structure de marché (consid. 6.3).

La vente aux enchères est conforme aux principes de proportionnalité
et de l’égalité de traitement entre concurrents et n’entrave pas de façon
inadmissible les importations (consid. 7, 8 et 9).

1

Einfuhr von Weisswein. Zuteilung von Zollkontingentsanteilen für das
Jahr 1997. Agrarschutz. Versteigerungsverfahren.

Art. 23 ff. LwG. GATT-Übereinkommen. Agrarschutz.

Die geltende Gesetzgebung schreibt die Tarifierung mengenmässiger
Einfuhrbeschränkungen, nicht jedoch die völlige Freigabe der Einfuhr,
vor (E. 3).

Für den Vollzug der Zollkontingentsverteilung ist das jeweilige
Landesrecht massgebend; die Schweiz kann das Zuteilungssystem und
die Zuteilungskriterien von Zollkontingentsanteilen für die einzelnen
landwirtschaftlichen Erzeugnisse grundsätzlich frei festlegen (E. 5).

Art. 4 und 31 BV. Art. 23 Abs. 3 und Art. 23b LwG. Art. 16 ff. Weinstatut.
Versteigerungsverfahren.

Das imWeinstatut vorgesehene Versteigerungsverfahren ist
gesetzeskonform (E. 6).

Der Zuschlagspreis entspricht einer wirtschaftlichen Leistung im Sinne
des Landwirtschaftsgesetzes (E. 6 ff.).

Die Weissweinimporteure haben keinen Anspruch auf die Erhaltung
einer bestimmten Marktstruktur (E. 6.3).

Das Versteigerungsverfahren respektiert das Gleichbehandlungsgebot
unter Konkurrenten, ist verhältnismässig und hat zudem keine
unzulässigen Einfuhrbeschränkungen zur Folge (E. 7, 8 und 9).

Importazione di vino bianco. Ripartizione del contingente doganale
nell’anno di contingentamento 1997. Protezione agraria. Procedura di
vendita all’asta.

Art. 23 segg. LAgr. Accordi del GATT. Protezione agraria alla frontiera.

La legislazione applicabile prescrive la tariffazione delle restrizioni
quantitative, non invece la libera importabilità (consid. 3).

Le misure d’esecuzione concernenti la ripartizione dei contingenti
doganali dipendono dal diritto nazionale; la Svizzera è in principio
libera di scegliere per ciascun prodotto agricolo il modo e i criteri di
ripartizione (consid. 5).

Art. 4 e 31 Cost. Art. 23 cpv. 3 e art. 23b LAgr. Art. 16 segg. dello Statuto
del vino. Procedura di vendita all’asta.

L’assegnazione delle quote individuali del contingente doganale
per l’importazione di vino bianco in base alla procedura di vendita
all’asta prevista dallo Statuto del vino è conforme alle esigenze legali
(consid. 6).

Il prezzo d’aggiudicazione non è una tassa di statistica bensì una
prestazione economica ai sensi della legge sull’agricoltura (consid. 6 e
segg.).

2

Gli importatori non vantano alcun diritto acquisito al mantenimento
di una determinata struttura del mercato (consid. 6.3).

Il sistema di ripartizione mediante vendita all’asta rispetta i principi
della parità di trattamento fra concorrenti e della proporzionalità e
non comporta restrizioni inammissibili dell’importazione (consid. 7, 8 e
9).

Fattispecie:

In occasione della vendita all’asta del contingente doganale per l’importazione
di vino bianco nell’anno di contingentamento 1997, la ditta X SA presentava
due offerte all’Ufficio federale dell’economia esterna (UFEE, in seguito: l’Ufficio
federale), che l’UFEE rifiutava a motivo che il prezzo proposto era inferiore al
prezzo d’aggiudicazione.

Per gravame del 31 gennaio 1997 la X SA chiede alla Commissione di ricorso
DFEP (dal 1998: Commissione di ricorso DFE, REKO/EVD) di annullare la
decisione dell’UFEE e di autorizzarla ad importare vino bianco liberamente o,
in subordine, ad importarne (...) l (quantità uguale a quella richiesta con le due
offerte). La ricorrente pretende che la limitazione delle importazioni di cui
all’art. 16 dell’O del 23 dicembre 1971 concernente la viticoltura e lo smercio
dei prodotti viticoli (Statuto del vino, RS 916.140, RU 1997 1182) abbia meri
fini statistici, difetti di una base legale sufficiente e disattenda la delega di cui
all’art. 23 della legge federale del 3 ottobre 1951 concernente il promovimento
dell’agricoltura e la conservazione del ceto rurale (legge sull’agricoltura [LAgr],
RS 910.1), gli Accordi GATT/OMC (Accordo generale sulle tariffe doganali
e il commercio/Organizzazione Mondiale del Commercio) e la votazione
popolare del 1o aprile 1991, i quali esigerebbero la liberalizzazione del
commercio internazionale. La procedura d’aggiudicazione, poco trasparente,
impedirebbe la pubblica verifica di eventuali irregolarità e darebbe adito
a disparità di trattamento a scapito dei piccoli commerci, favorendo gli
importatori finanziariamente più forti e le rendite di contingente. Il prezzo di
tale controllo statistico, di 89 cts/l, costituirebbe una tassa lesiva dei principi
di legalità, equivalenza e copertura dei costi. In risposta, l’UFEE postula la
reiezione del ricorso ed osserva che il prezzo d’asta non è una tassa, bensì
una prestazione economica ai sensi dell’art. 23b cpv. 5 LAgr, che i costi del
controllo statistico non sono coperti dal prezzo d’asta ma dalle tasse relative
ai permessi d’importazione (PGI), e che la procedura di vendita all’asta non
viola gli Accordi GATT/OMC, poiché il vino bianco può essere importato in
quantità illimitata, se pur all’aliquota di dazio fuori contingente (ADFC). Infine,
gli importatori non vanterebbero alcun diritto acquisito al mantenimento di
una data struttura del mercato.

Dai considerandi:

(...)

3

1.2. (...) L’offerta della ricorrente essendo stata integralmente respinta
dall’Ufficio federale, essa chiede ora alla scrivente commissione, con la
seconda conclusione del suo ricorso, di accertare la libera importabilità
del vino bianco estero. Detta richiesta d’accertamento viene proposta
a giudizio per la prima volta in sede ricorsuale, sebbene la ricorrente
abbia avuto l’opportunità di proporla all’Ufficio federale in modo più
tempestivo, se non già in occasione del rilascio del PGI, perlomeno al momento
dell’inoltro della sua offerta nell’ambito della procedura d’asta, o in seguito
alla pubblicazione delle relative disposizioni legali. In casu, la questione se
la richiesta d’accertamento sopraccitata debba ancora essere esaminata al
momento dell’assegnazione individuale del contingente, può restare indecisa.
Infatti, dato che la ricorrente non ha presentato una tale domanda davanti
all’istanza precedente, lo scrivente collegio non può, per difetto di competenza
funzionale, entrare nel merito di questa conclusione, la quale dev’essere
dichiarata inammissibile (GAAC 61.44 consid. 4.2; cfr. anche l’art. 9 cpv. 2 PA).

3. La protezione agraria alla frontiera si fonda, tra l’altro, sugli art. 23 e
seg. LAgr, i quali sono stati riformati alla luce degli impegni assunti con
l’adesione all’Acc. GATT (modificazione del 6 ottobre 1995, in vigore dal
1o ottobre 1996, RU 1996 2597). Giusta tali disposizioni, i quantitativi e la
ripartizione dei contingenti, nonché i dazi d’importazione sui prodotti agricoli,
devono essere determinati - dal Consiglio federale o, eccezionalmente, dal
Dipartimento (art. 23b cpv. 3 LAgr) - entro i limiti fissati nella tariffa generale
e conformemente ai principi della stessa legge (art. 23 cpv. 1 LAgr). La
competenza e la procedura per la determinazione delle aliquote di dazio
sono rette dalla legislazione doganale, fatte salve disposizioni contrarie (art. 23
cpv. 2 LAgr; cfr. inoltre l’art. 10 della LF del 9 ottobre 1986 sulla tariffa delle
dogane, legge sulla tariffa delle dogane [LTD], RS 632.10), mentre i principi
e la competenza per la determinazione e la ripartizione dei contingenti
doganali sono disciplinati nella legge sull’agricoltura (art. 19, 23a e 23b
LAgr; cfr. art. 10 cpv. 4 LTD). In particolare, una parte dei proventi doganali
derivanti dall’importazione di prodotti agricoli è devoluta direttamente
all’agricoltura (art. 23c LAgr; cfr., inoltre, l’art. 10 cpv. 1 LTD); inoltre, le
aliquote di dazio (le quali hanno grande importanza per i prodotti agricoli,
dato che la quantità importata può essere manovrata mediante la loro
fissazione, cfr. Messaggio 2 GATT, FF 1994 IV 982) vanno determinate tenendo
conto degli altri rami economici (art. 10 cpv. 1 LTD) e degli obiettivi perseguiti
dalla legge sull’agricoltura (art. 23 cpv. 1 LAgr).

L’Acc. GATT comporta dunque la tariffazione delle restrizioni quantitative,
e stabilisce che il mercato indigeno, entro i limiti di determinate quantità
d’importazione ed alle aliquote di dazio massime convenute, debba restare
aperto ai Paesi membri. A tal riguardo va precisato che i dazi risultanti dalla
tariffazione saranno ridotti in media del 36%, su un periodo transitorio di sei
anni nel quale attualmente ci troviamo, con un tasso di riduzione minimo del
15% per ogni linea tariffale (cfr. Messaggio 1 GATT [FF 1994 IV 126 e seg.] e
Messaggio 2 GATT [FF 1994 IV 1047]). Le possibilità medie d’importazione,
riferite di regola agli anni 1986-1988, devono ancora essere concesse alle
condizioni allora vigenti (cfr. Messaggio 2 GATT [FF 1994 IV 982]). Oltre
a ciò, e nell’ambito della legge sull’agricoltura, il Consiglio federale deve
proteggere, per mezzo di misure adeguate, la produzione vinicola indigena.
L’affermazione della ricorrente, secondo cui l’Acc. GATT perseguirebbe la

4

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150003488.pdf?ID=150003488

totale liberalizzazione dell’importazione di prodotti agricoli, è sprovvista
di ogni fondamento. La libera importabilità, di cui la ricorrente postula
l’accertamento, non è prevista né dall’Acc. GATT, né dalla legislazione federale.
Da quanto sin qui esposto, già risulta che l’importazione di vino bianco non è
stata liberalizzata nella misura presunta nella seconda conclusione dell’atto di
ricorso.

4. (Costituzionalità e legalità di una delega. Potere d’esame)

5. Sia l’Acc. generale sull’agricoltura (RS 0.632.20, Allegato 1A.3) che l’Acc.
relativo alle procedure in materia di licenze d’importazione (RS 0.632.20,
Allegato 1A.12, che qui interessa poiché la censurata ripartizione dei
contingenti mediante vendita all’asta, che costituisce una procedura in
materia di licenze d’importazione non automatiche ai sensi dell’art. 2 di
quest’ultimo disposto, deve soddisfare anche le eventuali esigenze imposte
dagli accordi internazionali a cui la Svizzera ha aderito: cfr. il consid. 4c/cc
della sentenza del TF del 14 luglio 1997 in re A, 2A.496/1996/zus), entrambi
conclusi sotto l’egida del GATT ed entrati in vigore, per la Svizzera, il 1o luglio
1995, sono silenti circa il metodo di ripartizione dei contingenti doganali.
Trattandosi di misure d’esecuzione che dipendono unicamente dal diritto
nazionale, la Svizzera è, fondamentalmente, libera di scegliere il modo ed i
criteri della ripartizione (cfr. Messaggio 2 GATT, FF 1994 IV 1049 e segg.; DTF
122 II 411 consid. 2a, nonché la sentenza del TF del 14 luglio 1997 in re A.,
2A.496/1996/zus consid. 4c/aa).

La soluzione consacrata dalla legislazione concernente la ripartizione dei
contingenti doganali è molto aperta, e la delega della competenza per stabilire
i principi che reggono la ripartizione dei contingenti permette al Consiglio
federale di scegliere, per ciascun prodotto, il sistema che più vi si addice
(Messaggio 2 GATT, FF 1994 IV 1049).

In merito all’assegnazione dei contingenti doganali giusta l’art. 23b cpv. 5 LAgr,
il TF ha rilevato, in una recente sentenza, che l’esigenza di una prestazione
economica (nozione giuridica indeterminata che il legislatore non ha voluto
definire più da vicino, delegando al Consiglio federale - il quale gode a tal
riguardo di un ampio margine discrezionale - il compito di precisarne il
contenuto mediante ordinanza), ha la sua ragion d’essere nella volontà di
combattere il fenomeno delle rendite di contingente, dovuto agli importatori
(«Sofaimporteure») che praticano esclusivamente il commercio dei contingenti
senza fornire prestazioni economiche sul mercato, e di rendere il mercato
accessibile ai nuovi importatori (DTF 122 II 411 consid. 3c). Nella sentenza
appena citata, non fu invece necessario che il TF risolvesse la questione se
l’O del Consiglio federale rispettasse l’esigenza legale della subordinazione
dell’assegnazione ad una prestazione economica, dato che, ritennero i giudici,
il fatto di commisurare la garanzia bancaria alla quantità richiesta, piuttosto
che alla quantità assegnata, è lesivo del principio di proporzionalità (DTF
122 II 411 consid. 4b).

Il sistema di ripartizione dei contingenti doganali dietro prestazione di una
garanzia bancaria, entrato in vigore il 1o luglio 1995 (art. 16c cpv. 3 dello
Statuto del vino: modificazione del 17 maggio 1995, RU 1995 2002; art. 2 cpv. 3
dell’O del DFEP del 30 maggio 1995 sull’importazione di vini naturali, di mosti
d’uva, di succhi d’uva e d’uva fresca da torchiare, entrata in vigore il 1o luglio
1995, RS 916.145.114, RU 1995 2996, qui di seguito: O DFEP del 30 maggio

5

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_II_411&resolve=1
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1995), è stato sostituito dal sistema d’assegnazione detto «dei contingenti a
dogana» (art. 16b cpv. 2 dello Statuto del vino: modificazione del 4 dicembre
1995, entrata in vigore il 1o gennaio 1996, RU 1995 5624). La Commissione di
ricorso DFEP ha avuto l’occasione di esaminare sia il sistema della garanzia
bancaria (decisione non pubblicata della REKO/EVD del 29 novembre 1995
nella causa L. [95/3B-023] consid. 4.2), sia quello dei contingenti a dogana
(decisione non pubblicata della REKO/EVD del 9 febbraio 1996 nella causa
T. [95/3B-053] consid. 3.5), ed ha constatato la non conformità di entrambi
con gli intendimenti della legge sull’agricoltura. Il 20 novembre 1996, il
Consiglio federale ha quindi nuovamente modificato le disposizioni dello
Statuto del vino concernenti l’assegnazione del contingente per il vino bianco
(RU 1996 3087). Lo stesso giorno, il Dipartimento ha modificato l’O DFEP del
30 maggio 1995 (RU 1996 3090). Entrambe le modifiche sono entrate in vigore
il 1o dicembre 1996. Giusta le nuove disposizioni, le quote individuali del
contingente sono distribuite, per il 1997, in base al sistema della messa all’asta
previsto agli art. 16d a 16g dello Statuto del vino (cfr. art. 16c cpv. 2 e 16d cpv. 1
dello Statuto del vino).

L’importazione di vini bianchi naturali delle voci di tariffa 2204, 2121, 2921 e
2922 che qui interessano, è soggetta ad autorizzazione, rilasciata in forma
di permesso generale, ai fini di un controllo statistico delle importazioni
(art. 16 cpv. 1 e 2 dello Statuto del vino). L’Ufficio federale fissa una quantità
massima compresa tra 8000 e 12 000 ettolitri (in ispecie, 10 000 hl) per avente
diritto (art. 16d cpv. 2 dello Statuto del vino; art. 2a cpv. 2 dell’O DFEP del
30 maggio 1995), mentre le modalità dell’asta sono fissate dal Dipartimento
(art. 16d cpv. 5 dello Statuto del vino), nella già citata O DFEP del 30 maggio
1995. L’assegnazione si svolge nell’ordine decrescente dei prezzi proposti
(art. 16f cpv. 1 dello Statuto del vino). Al livello di prezzo più basso ancora
accettabile, l’assegnazione avverrà ove occorra per una quantità ridotta
proporzionalmente; inoltre, se la quantità assegnata è inferiore a 10 hl,
l’avente diritto può ritirare la sua offerta (art. 16f cpv. 2 dello Statuto del vino).
L’Ufficio federale rilascia le autorizzazioni ed organizza la vendita all’asta
(art. 16d cpv. 1 in rel. con l’art. 16 cpv. 2 dello Statuto del vino).

6. Per quanto concerne l’affermata illegalità del nuovo sistema di ripartizione,
la ricorrente pretende, tra l’altro, che il prezzo d’asta rappresenti una tassa,
prelevata ai fini del controllo statistico delle importazioni (i cui costi, secondo
la ricorrente, non corrisponderebbero all’importo di 20-25 cts./l ipotizzato
dall’Ufficio federale, bensì ammonterebbero a 89 cts./l), venuta a rimpiazzare
l’abrogata tassa di statistica; tale tassa difetterebbe di una base legale formale
e violerebbe, a cagione della sua entità, i principi di equivalenza e di copertura
dei costi.

Conformemente a quanto suesposto (cfr. consid. 5), la questione del rispetto
delle esigenze di cui all’art. 23b cpv. 5 LAgr si ripete per ogni prodotto
agricolo. La procedura della vendita all’asta è una delle forme - fra gli
svariati sistemi di ripartizione menzionati nell’O generale sull’agricoltura
del 21 dicembre 1953 (OAgr, RS 916.01; cfr. art. 30 OAgr) - che può assumere
la subordinazione ad una prestazione economica ai sensi dell’art. 23b
cpv. 5 LAgr (cfr. art. 30 lett. d OAgr). Avendo il Consiglio federale adottato
il sistema della messa all’asta del contingente non soltanto per l’importazione
di vino bianco, ma pure per l’importazione di carne, recenti vertenze in
quest’ultimo ambito hanno già indotto codesta commissione ad esaminare

6

alcune censure mosse contro tale sistema. Nel contesto di questi precedenti,
la scrivente commissione ha accertato che il Consiglio federale, scegliendo
per la ripartizione dei contingenti il sistema della vendita all’asta, non ha né
ecceduto né abusato del proprio apprezzamento, e che tale sistema adempie
i presupposti (art. 23b cpv. 5 LAgr) della tutela della concorrenza e della
subordinazione ad una prestazione economica (cfr. decisione su ricorso non
pubblicata della REKO/EVD del 12 settembre 1996 nella causa N. [95/6H-035]
consid. 4.3, confermata dal TF nella sentenza del 14 luglio 1997 nella causa
A., 2A.496/1996/zus). In particolare, il pagamento del prezzo costituisce una
prestazione economica ai sensi della legge sull’agricoltura, e non una tassa
(REKO/EVD 95/6H-035 consid. 6.3). Del resto, come osserva l’Ufficio federale,
i costi del controllo statistico sono coperti dalle tasse prelevate, giusta l’O del
18 maggio 1994 sulle tasse per il rilascio di permessi nel traffico delle merci
con l’estero (RS 946.203, RU 1997 462, 1051; cfr. l’art. 1 cpv. 1 lett. b e l’art. 2
di detta O in relazione con l’art. 23 cpv. 3 LAgr), sulle singole importazioni
effettuate sotto licenza generale e cioè sulle merci sdoganate (come traspare
dal testo degli art. 1 cpv. 1 lett. b, art. 2 cpv. 1 e art. 3 cpv. 1 e 2 di detta O), e
non, come invece sostiene la ricorrente, mediante il pagamento del prezzo
d’asta, il quale riguarda unicamente la ripartizione del contingente.

6.1. Per quanto riguarda la censura di violazione del principio di
proporzionalità, gli invocati principi di diritto tributario, dell’equivalenza
e della copertura dei costi, non sono applicabili al prezzo d’asta, che non è
una tassa, bensì una prestazione economica che l’importatore deve fornire
allo Stato, in concorso con i suoi concorrenti, in cambio dell’assegnazione
di una quota del contingente d’asta. Peraltro, la scrivente commissione
ha già accertato (in una decisione non pubblicata del 22 agosto 1997 nella
causa Q. [97/3B-009] consid. 7.2) che il prezzo d’aggiudicazione si trova in
un rapporto ragionevole con il fine perseguito dalla legge sull’agricoltura,
il quale fine consiste nell’aggiudicazione subordinata ad una prestazione
economica. L’assegnazione delle quote del contingente d’asta avviene in
ordine decrescente rispetto al prezzo massimo offerto; inoltre, al livello di
prezzo più basso che si deve ancora considerare può essere attribuito un
quantitativo ridotto (art. 16f cpv. 1 e 2 dello Statuto del vino). Pertanto, non
si può affermare che il sistema dell’asta violi il principio di proporzionalità
(cfr. un caso analogo in: REKO/EVD 95/6H-035 consid. 5.3) o che ecceda il
potere d’apprezzamento conferito al Consiglio federale, rispettivamente al
Dipartimento.

6.2. Sia detto, a titolo superfetatorio, che la giurisprudenza (DTF 122 II 411
consid. 3a e 3d; in materia di importazione di vino bianco, cfr. la decisione
non pubblicata della Commissione di ricorso DFEP del 9 febbraio 1996 in re T.
[95/3B-053] consid. 3.3) ha avuto l’occasione di chiedersi se la subordinazione
ad una prestazione economica non si realizzi già nel fatto che l’importazione
di vino bianco sia soggetta ad autorizzazione (art. 16 dello Statuto del vino, cfr.
consid. 6). Infatti, a tenore dello Statuto del vino (cfr. art. 16 e 18 dello Statuto
del vino, anche se il cpv. 4 di quest’ultimo riserva espressamente l’art. 23b
cpv. 5 LAgr), il rilascio di un PGI presuppone che il richiedente possa garantire
di esercitare un’attività professionale effettiva e regolare nel settore vinicolo
(art. 18 cpv. 1 e 2 dello Statuto del vino). In casu, tale questione può comunque

7

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_II_411&resolve=1

restare indecisa, dal momento che, come suesposto, il prezzo d’asta costituisce
già una prestazione economica, onde è accertato che in tal senso le esigenze
della legge sull’agricoltura (art. 23b cpv. 5 LAgr) sono in ogni caso soddisfatte.

6.3. In merito alla censurata violazione del principio di parità di trattamento
tra concorrenti va osservato che la procedura d’asta, essendo uguale per tutti
(art. 16e cpv. 1 dello Statuto del vino), lascia aperta, per ogni importatore e alle
medesime condizioni, la possibilità di inoltrare offerte a prezzi concorrenziali.
Tale sistema realizza la volontà del legislatore, il quale ha voluto una
procedura d’assegnazione rispettosa della neutralità concorrenziale, atta
ad impedire le «rendite di contingente» e suscettibile di rendere il mercato
accessibile anche ai nuovi importatori, mentre - come sottolinea l’autorità
intimata - non ha inteso conferire agli importatori tradizionali un diritto
acquisito al mantenimento di una determinata struttura di mercato (cfr.
REKO/EVD 95/6H-035 consid. 5.1 nonché la sentenza del TF del 14 luglio 1997 in
re A., 2A.496/1996/zus consid. 3c; cfr. inoltre DTF 122 II 416 consid. 3c; Boll. Uff.
1994 CN 2219 nonché, per la nozione dei «Sofaimporteure»: Leo Schürmann,
Wirtschaftsverwaltungsrecht, Berna 1994, pag. 187).

6.4. Ritenuto quanto precede, il sistema della vendita all’asta in quanto sistema
d’assegnazione delle quote dei contingenti doganali non viola, di per sé stesso,
il principio di eguaglianza e risulta compatibile con il principio della parità
di trattamento tra concorrenti (art. 4 e 31 della Costituzione federale del
29 maggio 1874 [Cost.], RS 101; REKO/EVD 95/6H-035 consid. 5.3). Il Consiglio
federale, scegliendo il sistema della vendita all’asta, non ha né ecceduto né
abusato del proprio apprezzamento. Tale sistema soddisfa dunque le esigenze
minime della pertinente legislazione (LAgr, Acc. GATT) del rispetto della
concorrenza e della subordinazione ad una prestazione economica. Resta da
esaminare se le censure addotte dalla ricorrente siano atte a indurre l’autorità
ricorsuale ad ipotizzare un cambiamento della prassi appena illustrata.

7. Il contingente doganale (n. 25) disponibile per l’importazione di vino bianco
(voci di tariffa 2204.2921 e 2292) è fissato nell’allegato 2 dell’O agrodoganale ed
ammonta, per il 1997, a 160 000 ettolitri (RU 1996 1113), mentre nell’allegato 1
della stessa O sono definite le aliquote di dazio (RU 1996 1110) nei limiti del
contingente (ADC) e fuori contingente (ADFC). Per i prodotti della voce di
tariffa indicata, l’ADC ammonta a Fr. 34.- (voce 2204.2921, titolo alcolometrico
volumico non eccedente 13% vol.), rispettivamente Fr. 46.- (voce 2204.2922,
titolo alcolometrico volumico eccedente 13% vol.) al quintale lordo, mentre
l’ADFC ammonta a Fr. 300.- (fino a 13% vol.), rispettivamente Fr. 365.- per
ettolitro (a partire da 13% vol.).

Per quanto concerne l’esito della procedura d’asta, emerge - da quanto
pubblicato dal Dipartimento nel Foglio ufficiale svizzero di commercio (FUSC)
del 30 dicembre 1996, nonché dalle osservazioni ricorsuali dell’autorità
intimata - che, secondo quanto era risultato dall’insieme delle offerte inoltrate,
per poter essere prese ancora in considerazione le offerte dovevano proporre
un prezzo d’asta di almeno 51 centesimi al litro. Delle 2185 offerte depositate,
rappresentanti oltre 53 milioni di litri (530 000 hl), furono soddisfatte al 100%,
mediante l’attribuzione di 15 034 milioni di litri (150 340 hl), 1390 offerte, che
proponevano un prezzo superiore al prezzo limite inferiore di 51 centesimi
al litro. 40 offerte, che proponevano un prezzo di 51 centesimi, esattamente
uguale al prezzo limite, sono state soddisfatte nella misura del 78,7%, mediante

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l’assegnazione di 966 000 (9660 hl) litri. 755 offerte inferiori a 51 centesimi,
rappresentanti un totale di 37 milioni di litri, non hanno potuto essere
soddisfatte. Il provento dell’asta ammonta in totale a 14,3 milioni di franchi ed
equivale ad un prezzo di 89 centesimi al litro.

Dal paragone di questi dati con quelli, ad esempio, relativi all’incanto dei
contingenti doganali parziali del 1997 per l’importazione di carne emerge che,
in casu, il contingente per i vini bianchi è stato ripartito in modo soddisfacente.
L’incanto del contingente d’asta per l’importazione di insaccati, ad esempio
(cfr. ad es. la decisione non pubblicata della REKO/EVD del 22 agosto 1997
nella causa Q. [97/3B-009]), è sfociato nell’aggiudicazione di una quota soltanto
a 18 dei 74 offerenti, onde nel precedente citato venne accontentato soltanto
un quarto degli offerenti. Anche se - a differenza del contingente per il vino
bianco che è integralmente attribuito secondo la procedura della vendita
all’asta - il contingente d’asta per l’importazione di insaccati rappresenta
soltanto il 30% della quantità globalmente disponibile (poiché il 70% di tale
quantità va attribuito, nel 1997, in base alle importazioni precedenti), dal
pur ammissibile paragone dei rispettivi risultati, il sistema di ripartizione
mediante asta non sembra avere effetti sproporzionati. Al contrario, dall’esito
dell’incanto litigioso risulta che, delle 2185 offerte, circa i due terzi (1430,
ossia 1390 al 100% e 40 al 78,7%) sono state accolte integralmente, o quasi.
La censura della ricorrente, secondo cui il sistema della messa all’asta
del contingente per l’importazione di vino bianco falserebbe i rapporti
di concorrenza, appare dunque, anche sotto questo profilo, destituita di
fondamento. I risultati pubblicati dal Dipartimento e prodotti in causa
dall’autorità intimata conducono piuttosto alla conclusione opposta, ossia
alla constatazione che la concorrenza ha potuto svolgere un ruolo importante
nella ripartizione del contingente, rendendo in tal modo il mercato accessibile
alla maggioranza degli offerenti. Anche da questo punto di vista, quindi, il
ricorso non può essere accolto.

8. La ricorrente sembra misconoscere quanto sancito agli art. 23 cpv. 3 della
legge sull’agricoltura e 10 cpv. 2 della legge sulla tariffa delle dogane, e parte
dunque da un falso presupposto quando ravvisa, nel testo dell’art. 16 dello
Statuto del vino, una restrizione quantitativa all’importazione incompatibile
con gli impegni assunti dalla Svizzera con la ratificazione dell’Acc. GATT. In
effetti, ai fini di una sorveglianza statistica delle importazioni, il Consiglio
federale può subordinare l’importazione di determinati prodotti agricoli
all’ottenimento di un permesso (art. 23 cpv. 3 LAgr; cfr. inoltre l’art. 26 cpv. 1
lett. a e c OAgr, nonché supra, consid. 7), ciò che è stato fatto, segnatamente, nel
succitato art. 16 dello Statuto del vino, il quale subordina ad autorizzazione
l’importazione di vini naturali corrispondenti ai numeri di tariffa indicati
(art. 16 cpv. 1 dello Statuto del vino). Le autorità competenti registrano
i dati - relativi ai quantitativi importati e ai prezzi dei prodotti agricoli -
indispensabili per fissare le aliquote di dazio (art. 10 cpv. 2 LTD). Anche
nell’O generale sull’agricoltura (art. 25 OAgr) si legge che l’importazione di
prodotti agricoli può essere subordinata al rilascio di un permesso, allo scopo
di controllare statisticamente le importazioni (art. 26 cpv. 1 lett. a OAgr, il
quale rinvia all’art. 23 cpv. 3 LAgr). L’autorizzazione viene rilasciata sotto
forma di PGI (art. 26a cpv. 1 OAgr, art. 16 cpv. 2 dello Statuto del vino). Risulta
evidente che il rilievo statistico delle importazioni, ed il prelievo a tal fine di
una tassa, dispongono di un fondamento legale sufficiente, contrariamente

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a quanto affermato dalla ricorrente. Dato che il sistema dell’autorizzazione
è ampiamente automatizzato (art. 16 cpv. 3 dello Statuto del vino) a partire
dal rilascio del PGI, ed è istituito unicamente ai fini del rilievo statistico di
dati rilevanti fungenti da base decisionale, non può essere neppure affermato
che tale sistema eriga una limitazione concreta ed effettiva, o addirittura
quantitativa, delle importazioni. Del resto, a giusta ragione la ricorrente non
mette in dubbio la necessità del rilevamento statistico delle importazioni.
Anche questa censura si rivela pertanto infondata.

La ricorrente pretende inoltre che il prezzo d’asta (di 89 cts./l) sia
sproporzionato rispetto all’attività amministrativa ed al dispendio necessari
per il rilievo statistico delle importazioni. Paragonando il prezzo d’asta con
il sistema della garanzia bancaria, cassato dal TF a causa della sproporzione
esistente fra l’importo della garanzia da fornire in base alla quantità richiesta
e la quota del contingente effettivamente assegnata (DTF 122 II 411 consid. 4b),
la scrivente commissione non ravvisa in che modo e misura la contraddizione
riscontrata dalla giurisprudenza nel precedente sistema - ed in parte
immanente al sistema stesso - affligga anche l’attuale sistema della messa
all’asta. Nel caso di specie, il prezzo d’asta non dipende dalla quantità richiesta,
bensì dalla quantità effettivamente assegnata. D’altronde, l’affermazione della
ricorrente, secondo cui il qui discusso sistema avvantaggerebbe in maniera
contraria alla legge gli importatori finanziariamente forti, non è sostenuta
né dalla produzione di giustificativi, né dall’allegazione di indizi concludenti,
che possano comprovare le lamentate conseguenze pregiudizievoli che le
sarebbero derivate dall’affermato vizio di cui essa taccia il sistema della
messa all’asta. Al contrario, in casu le capacità finanziarie degli importatori
non sono state determinanti ai fini dell’aggiudicazione; prova ne sia il fatto
che il prezzo (di 50 cts./l) offerto dalla ricorrente risulta inferiore di un
solo centesimo al prezzo minimo (di 51 cts./l) che doveva venir proposto
affinché un’offerta potesse essere ancora presa in considerazione. Codesta
commissione non ravvisa, nelle allegazioni della ricorrente, in che modo e per
quali ragioni l’onere finanziario medio di 89 centesimi al litro sia da ritenersi
sproporzionato o contrario ai fini dell’attinente legislazione. A tal proposito,
dev’essere rilevato che l’importo di 89 centesimi al litro è comunque di molto
inferiore a quello di Fr. 3.- al litro (Fr. 300.-/hl), stabilito dal Dipartimento
per il precedente sistema d’assegnazione mediante garanzia bancaria (cfr.
art. 2 cpv. 3 dell’O DFEP del 30 maggio 1995, nella versione allora in vigore,
RU 1995 2996). Contrariamente a quanto constatato dalla giurisprudenza
a proposito del precedente sistema della garanzia bancaria, la scrivente
commissione non ravvisa, nelle circostanze del caso di specie, in quale modo
la procedura d’asta possa generare inutili spese o favorire gli importatori
economicamente forti. Pertanto, non può essere affermato che tale procedura
d’assegnazione violi il principio di proporzionalità o sia contraria ai fini
dell’attinente legislazione. Anche sotto questo profilo, la censura di violazione
del principio della proporzionalità e di disparità di trattamento fra concorrenti
si rivela infondata e va respinta.

Non è compito della scrivente commissione quello di indagare se il sistema
scelto sia adeguato in ogni dettaglio, o di esaminare più a fondo se e quali
ripercussioni il sistema della vendita all’asta possa avere sul mercato.
Incombe piuttosto al Consiglio federale, ed alle autorità ad esso subordinate,
la responsabilità di valutare gli effetti della scelta di siffatto sistema, di

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adattare in quanto necessario l’ordinamento d’importazione e di adottare,
di conseguenza, le misure che si impongono (cfr. la sentenza non pubblicata
del 14 luglio del TF in re A., 2A.496/1996/zus consid. 3d in fine nonché DTF
122 II 411 consid. 3d). In questo contesto, va pure riconosciuto alle autorità
competenti un certo potere d’apprezzamento prospettivo. In effetti, trattasi
anche di valutare a corto e medio termine la situazione del mercato nel
settore economico in questione (per il concetto di «potere d’apprezzamento
prospettivo» o «prospektives Ermessen», cfr. DTF 100 Ib 429 consid. 5).

9. In quanto alla censura secondo cui il sistema della messa all’asta inibirebbe
le importazioni di vino bianco, va osservato che - come già esposto (consid. 2) -
tale sistema conduce alla tariffazione, e non alla limitazione delle importazioni.
Infatti, le importazioni all’ADFC possono essere effettuate senza alcun
limite di quantità (cfr. art. 28 cpv. 2 OAgr). Comunque, nella misura in
cui vengano prelevati dazi all’aliquota fuori contingente che per il loro
ammontare abbiano effetti inibenti sulle importazioni, ciò si giustifica dal
profilo dell’esigenza di protezione doganale della produzione agraria indigena
ed è coperto dalla legislazione. Occorre qui considerare che l’asta serve ad
assegnare un bene quantitativamente scarso nonché ambito, visto l’interesse
che rappresenta la facoltà di importare all’aliquota più bassa. Pertanto, è
inerente al sistema stesso che alcuni importatori si ritrovino a mani vuote
(cfr. la già citata sentenza del 14 luglio 1997 del TF in re A., 2A.496/1996/zus,
consid. 3c). Fintanto, comunque, che il sistema si rivela neutro dal profilo della
concorrenza, e fintanto che i concorrenti vengono trattati in modo eguale, e
che il mercato permane accessibile anche a nuovi concorrenti, a tale sistema
non può essere rimproverato il fatto che alcuni importatori non ottengano
nulla, poiché ciò va da sé, vista la quantità limitata da ripartire.

Il PGI non è trasferibile, e la sua utilizzazione a favore di terzi è vietata
(cfr. art. 16 cpv. 3 dello Statuto del vino). Dato e non concesso che alcuni
importatori abbiano trasgredito questa prescrizione, la ricorrente non può
comunque dedurne nulla a suo favore. Essa è però libera di rendere attenta
l’autorità competente alle eventuali infrazioni di cui fosse a conoscenza, e di
contribuire così alla scoperta di eventuali abusi e ad impedire in futuro il loro
ripetersi.

10. A proposito dell’affermata mancanza di trasparenza della procedura
d’asta, va evidenziato che, al contrario, la legislazione contempla diverse
disposizioni che esigono la pubblicazione dei relativi dati (cfr. art. 23b cpv. 4
LAgr, art. 32 OAgr, art. 2a dell’O DFEP del 30 maggio 1995). Del resto, i dati e
le statistiche relativi all’esito dell’asta sono stati pubblicati, e sono accessibili
a tutti. Ogni concorrente è libero di consultarli e di trarne le conclusioni che
vuole. La procedura d’asta non ha luogo pubblicamente, contrariamente per
esempio alla procedura d’incanto pubblico giusta la LF dell’11 aprile 1889
sulla esecuzione e sul fallimento (LEF, RS 281.1), bensì - considerato l’ambito
della legge sull’agricoltura e della ripartizione dei contingenti - si svolge,
fondamentalmente, per iscritto, conformemente alla legge sulla procedura
amministrativa nonché alle disposizioni speciali dello Statuto del vino (cfr.
art. 4 e art. 1 cpv. 1 e cpv. 2 lett. a PA), il quale esige in particolare il tempestivo
inoltro di una domanda scritta (art. 16e dello Statuto del vino). Sebbene ci si
possa legittimamente domandare se il sistema di ripartizione adottato meriti
davvero l’appellativo di «vendita all’asta», non è invece lecito dedurre a priori,
dalla mera constatazione che la procedura d’asta non prevede licitazione

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_II_411&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_100_Ib_429&resolve=1

pubblica ed orale, che tale procedura sia senz’altro contraria al diritto. La
ricorrente non pretende di aver patito uno svantaggio a cagione della presunta
mancanza di trasparenza nello svolgimento della procedura, né essa illustra in
che modo tale svantaggio si sia manifestato. Va tuttavia opposto alla ricorrente
che l’osservanza delle prescrizioni di pubblicazione permette, in un certo
senso, una pubblica verifica.

Fin qui, dunque, il ricorso non offre alcuno spunto che possa indurre
la scrivente commissione ad annullare la querelata decisione relativa
all’assegnazione dei contingenti doganali mediante procedura di vendita
all’asta.

11. La richiesta in subordine della ricorrente, con cui essa propone di
«essere autorizzata ad importare in Svizzera nel 1997 (...) litri di vino bianco
estero», ossia, come precisano i motivi del ricorso, «almeno i quantitativi
richiesti nell’ambito dell’offerta, che comunque corrispondono alle esigenze
commerciali della stessa ditta ricorrente», dev’essere anch’essa respinta,
in quanto infondata. Il sistema di assegnazione mediante asta e la relativa
regolamentazione transitoria conciliano, come suesposto, gli opposti interessi
degli importatori attuali e dei nuovi importatori che desiderano accedere al
mercato, e sono pertanto conformi

alle esigenze minime dell’attinente legislazione. In sintesi, dalle considerazioni
precedenti emerge che, giusta la legge sull’agricoltura, il Consiglio federale
dispone della necessaria competenza e della libertà di scelta per adottare,
quale sistema d’assegnazione dei contingenti doganali, la procedura di vendita
all’asta. Del resto, si rammenta che l’art. 23b cpv. 5 LAgr, come pure gli effetti
della stessa disposizione sullo Statuto del vino, sono in vigore senza limitazioni
sin dal 1o luglio 1995.

(La Commissione di ricorso DFEP respinge il ricorso, in quanto ammissibile)

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 62.69 - Estratto delle decisioni su ricorso della Commissione di ricorso DFEP del 25

settembre 1997 in re L. SA avverso Ufficio federale dell'economia esterna; 97/3B-013, e in

re M. SA avverso Ufficio federale dell'economia esterna; 97/3B-014

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1998
Année

Anno

Band 62
Volume

Volume

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Ref. No 150 004 001

Das Dokument wurde durch das Schweizerische Bundesarchiv und die Bundeskanzlei konvertiert.

Le document a été digitalisé par les Archives Fédérales Suisses et la Chancellerie fédérale.

Il documento è stato convertito dall'Archivio federale svizzero e della Cancelleria federale.

	Estratto delle decisioni su ricorso della Commissione di ricorso DFEP del 25 settembre 1997 in re L. SA avverso Ufficio federale dell'economia esterna; 97/3B-013, e in re M. SA avverso Ufficio federale dell'economia esterna; 97/3B-014
	Fattispecie:
	Dai considerandi: