# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc6295df-0352-593f-a7ac-557fe1ef7069
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-03-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.03.2021 D-889/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-889-2021_2021-03-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-889/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  m a r z o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Gabriela Freihofer;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…),  

Belgio,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 19 febbraio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-889/2021 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 5 ottobre 

2020, 

il rilevamento dei dati personali indetto il 22 ottobre 2020 (cfr. atto SEM  

1077452-19/11 [di seguito: verbale 1]), 

il verbale d'audizione dell’11 febbraio 2021 (cfr. atto 66/11 [di seguito: 

verbale 2]),  

la nutrita documentazione medica agli atti (cfr. atti 43/1, 44/2, 45/2, 47/2, 

50/3, 51/2, 53/3, 54/3, 55/1, 56/2, 57/1, 58/2, 59/2, 63/1, 64/1 e 78/2),  

la bozza di decisione negativa in merito alla domanda d’asilo del 5 ottobre 

2020 ed il relativo parere della rappresentanza legale del 18 febbraio 2021 

(cfr. atti 68/7 e 70/5), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 19 febbraio 2021, notificata in medesima data (cfr. atto 72/1), con cui 

tale autorità ha respinto la succitata domanda d'asilo e pronunciato 

l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l'esecuzione del 

provvedimento stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 26 febbraio 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 1° marzo 2021), con cui il ricorrente ha concluso, secondo il 

senso, alla concessione dell'asilo in Svizzera, 

la documentazione acclusa al gravame, 

la decisione incidentale del 3 marzo 2021, per il tramite della quale lo 

scrivente ha invitato il ricorrente a versare, entro il 15 marzo 2021, un 

anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali, con 

comminatoria d’inammissibilità del ricorso in caso d’inosservanza,  

l’infruttuosa notificazione di quest’ultima,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che il ricorso è stato inoltrato in tedesco allorché la decisione impugnata è 

stata redatta in italiano; che non essendovi ragioni per scostarsi dalla 

regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi 

e dell’art. 37 LTAF, il procedimento segue la lingua della decisione 

impugnata, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

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che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che il richiedente, cittadino belga, ha ricondotto il suo espatrio agli atti 

persecutori che le autorità belghe avrebbero perpetrato nei suoi confronti; 

che le autorità di tale Paese avrebbero cercato per anni elementi 

giustificanti una sua incriminazione, ricorrendo finanche a provocazioni; 

che per finire, egli sarebbe stato condannato arbitrariamente ad una pena 

detentiva; che oltretutto, nel corso dell’espiazione della pena gli sarebbe 

stata negata l’assistenza medica necessaria a trattare le patologie del 

quale sarebbe afflitto; che non volendo essere ricoverato in un ospedale 

psichiatrico – condizione sulla quale riposerebbe la sua scarcerazione – il 

ricorrente avrebbe deciso di espatriare in Svizzera (cfr. verbale 2, pag. 4-

5, F17),  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che nella querelata decisione, la SEM, dopo aver rammentato che il Belgio 

rientra tra gli Stati in cui non si rischiano persecuzioni ai sensi dell’art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi, ha considerato irrilevanti i motivi d’asilo addotti 

dall’insorgente; che in tal senso, dagli atti all’inserto non emergerebbero 

indizi comprovanti le asserite persecuzioni subite in Belgio,  

che con il ricorso, l’insorgente avversa la valutazione della SEM; che 

innanzitutto, egli ha riferito delle cattive condizioni di accoglienza con le 

quali sarebbe stato confrontato in C._______; che a ciò si aggiungerebbe 

il fatto che, oltre a non comprendere la lingua del posto, soffrirebbe del 

clima che contraddistinguerebbe la regione (…), a causa del quale 

soffrirebbe di problemi respiratori; che per tali motivi egli ha domandato di 

essere trasferito in un altro Cantone (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 1 a 3, 

punto 1); che in seguito, egli ha chiesto di beneficiare, secondo il senso, di 

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un ulteriore termine onde raccogliere e produrre nuova documentazione a 

sostegno della propria versione dei fatti (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, 

punto 2),  

che per il resto, egli ha in buona sostanza, ribadito confusamente le 

motivazioni già espresse in sede di audizione,  

che la tesi ricorsuale non può però essere seguita, 

che anzitutto, il Tribunale ritiene la fattispecie in rassegna sufficientemente 

matura per il giudizio, ragion per cui non v’è motivo posticipare 

ulteriormente l’emissione della presente sentenza, 

che vieppiù, va rammentato che il Consiglio federale designa come Stati 

sicuri gli Stati in cui, secondo i suoi accertamenti, non vi è pericolo di 

persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi), 

che il Belgio figura effettivamente nel novero dei Paesi esenti da 

persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe 

Countries» ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM),  

che pertanto, per tale Paese vige, di massima, una presunzione di assenza 

di persecuzioni, 

che orbene, nel caso di specie l’insorgente non ha presentato argomenti o 

prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di 

cui alla decisione impugnata; ch’egli non è stato segnatamente in grado di 

fornire elementi concreti atti a sovvertire la summenzionata presunzione; 

che invero, come rettamente osservato dall’autorità inferiore, il narrato del 

ricorrente si esaurisce in mere asserzioni di parte, di modo che nulla 

permette di ritenere che le autorità belghe lo abbiano perseguitato sino a 

condannarlo abusivamente, o che lo abbiano privato indebitamente 

dell’assistenza sanitaria necessaria, 

che la nutrita documentazione prodotta in sede ricorsuale, composta 

perlopiù da atti emessi da autorità belghe, non comprova minimamente la 

loro supposta volontà persecutoria nei suoi confronti, 

che di conseguenza, è a giusto titolo che l’autorità di prima istanza ha 

respinto la sua domanda d’asilo e non gli ha riconosciuto la qualità di 

rifugiato,  

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che per quanto riguarda il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo v’è dunque da confermare la decisione della SEM, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-

spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2),  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che con il gravame il richiedente non contesta esplicitamente tale assunto,  

che nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d'asilo dell’insorgente, quest'ultimo non può 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed 

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espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente d'essere esposto, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 

1984 (Conv. tortura, RS 0.105),  

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 

LStrI in relazione all'art. 44 LAsi), 

che il Consiglio federale ha altresì inserito il Belgio nell’elenco dei Paesi di 

origine o di provenienza nei quali il ritorno è di norma ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 5 LStrI; cfr. allegato 2 dell’Ordinanza concernente 

l’esecuzione dell’allontanamento e dell’espulsione di stranieri [OEAE; RS 

142.281]), 

che dagli atti all’inserto, al di là di generiche allegazioni, non emergono 

elementi suscettibili di inficiare tale presunzione, 

che del resto, con riguardo alle problematiche valetudinarie dell’insorgente 

− affetto da un disturbo di personalità paranoide, da disturbi psichici e 

comportamentali dovuti all’uso di alcool, oltre che da un collasso vertebrale 

della zona lombare (cfr. atto 70/5, pag. 3) − è doveroso osservare che il 

Belgio dispone notoriamente di strutture mediche simili a quelle elvetiche,  

che ad ogni modo, giova rilevare che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, 

l’esecuzione può non essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato 

d’origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in 

pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza 

generalizzata o emergenza medica, 

che la situazione vigente in Belgio non risulta caratterizzata da guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della 

popolazione nell’integrità del territorio nazionale, 

che ne discende che l’esecuzione dell’allontanamento è da reputarsi 

ragionevolmente esigibile,  

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che infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,  

che di conseguenza anche in materia di allontanamento e relativa 

esecuzione la decisione avversata va confermata,  

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA), 

che il ricorso va pertanto respinto,  

che su tali presupposti, la domanda di trasferimento in un’altra regione 

della Svizzera può rimanere inevasa in questa sede,  

che, visto l'esito della procedura, le spese giudiziarie di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 

febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: