# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5e7048b-7bcd-543d-9aeb-9f2174804ddf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-01-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.01.2018 32.2017.102
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-102_2018-01-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.102

   

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  22 gennaio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 giugno 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 19 maggio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione 10 aprile 1998
l’Ufficio AI aveva posto RI 1, operaio attivo nel settore edile, al beneficio
di una rendita intera dal 1. gennaio al 30 aprile 1997 per un grado d’invalidità
del 100% (doc. 19-21 incarto AI).

                                         

                                         A seguito di una nuova
domanda presentata nel febbraio 2001, con decisione 11 luglio 2002 l’Ufficio AI
gli aveva riconosciuto il diritto ad una mezza rendita dal 1. febbraio 2001
(doc. AI 51, 58, 59), confermato con comunicazioni 9 marzo 2007 e 23 aprile
2010 rese nell’ambito delle successive revisioni avviate d'ufficio (doc. 84, 91
incarto AI).

                                         Con decisione 24 agosto
2016 l’amministrazione, sempre in ambito di una revisione, aveva aumentato il
diritto alla rendita ad intera dal 1. agosto 2013 con riduzione a mezza rendita
a far tempo dal 1. gennaio 2015 (doc. 199-201 incarto AI);

 

                                         Adito dall’assicurato, con
sentenza 14 novembre 2016 il TCA aveva annullato la decisione 24 agosto 2016 e
rinviato gli atti all’Ufficio AI per l’espletamento di accertamenti medici
(inc. 32.2016.110). 

 

                               1.2.   Ritornati gli atti, l’Ufficio
AI ha ordinato l’esecuzione di una perizia reumatologica a cura del dr. __________.
Tenuto conto della perizia, nonché della valutazione del 17 febbraio 2017 del consulente
in integrazione professionale, con decisione 19 maggio 2017, preavvisata il 22
febbraio 2017, l’amministrazione ha posto l’assicurato al beneficio di una rendita
intera dal 1° agosto 2013 al 31 dicembre 2014, ridotta a mezza rendita dal 1°
gennaio 2015.

 

                               1.3.   Contro la succitata decisione
l’assicurato, rappresentato dall’RA 1, ha interposto il presente ricorso
chiedendo in via principale il riconoscimento di una rendita intera (in
subordine: tre quarti) anche dopo il 1° gennaio 2015.

                                         In sostanza egli sostiene
che viste le limitazioni fisiche, nonché la sua minima formazione scolastica,
non è possibile lo svolgimento di un’attività adeguata, motivo per cui ritiene
fondamentale che venga allestita una perizia presso il Centro __________ al fine
di indagare in maniera adeguata e concreta l’effettiva capacità lavorativa ed
al guadagno residua. L’insorgente contesta inoltre la determinazione del
reddito da invalido. Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto occorra,
nel prosieguo.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI chiede la reiezione del ricorso. Conferma la decisione contestata
sostenendo in particolare come all’assicurato, nonostante il danno alla salute
e la scarsa scolarizzazione, siano aperte diverse professioni nel mercato
equilibrato del lavoro. Sostiene inoltre la correttezza del calcolo
dell’invalidità.

 

                               1.5.   Con scritto 27 settembre 2017
l’assicurato, dopo aver preso posizione in merito alla risposta di causa, ha
prodotto nuova documentazione medica (VIII). 

 

                               1.6.   Con osservazioni 11 ottobre
2017 l’Ufficio AI ha sostenuto che la succitata documentazione, posta al vaglio
del proprio servizio medico, non apporta elementi non valutati dal perito (X).

 

                               1.7.   Il 19 ottobre 2017 e 28
novembre 2017 l’assicurato ha trasmesso al TCA un aggiornamento medico (XII),
in merito al quale l’amministrazione si è espressa con osservazioni 7 dicembre 2017
(XVI).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se l’Ufficio AI ha correttamente ridotto la rendita intera a mezza rendita
con effetto dal 1° gennaio 2015.

                                         

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente
a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La rendita
può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile
dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla
capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una semplice
valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per
stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto
di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento
della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V
262, 105 V 30).  

 

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 pag. 137).

 

                                         Circa gli
effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un
assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la
riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è
messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

                                         L’art. 88bis
cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in
cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

 

                               2.4.   Nella presente fattispecie, dopo
il rinvio del TCA, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia reumatologica a cura
del dr. __________.

                                         Nel referto 9 dicembre
2016 lo specialista in reumatologia, dopo aver proceduto alla consueta
anamnesi, alle costatazioni oggettive e soggettive, ha posto le seguenti
diagnosi:

 

" (…)

Sindrome panvertebrale con componente spondilogena cronica
bilaterale, in

-     Alterazioni
degenerative cervicali plurisegmentali (discopatie diffuse soprattutto a
livello C4/C5 con certa stenosi foraminale C5/C6, più pronunciata a destra)

-     Alterazioni
degenerative plurisegmentali lombari con discopatie L3-S1, in particolare
L5/S1, protrusione discale dorsolaterale L4/L5 a destra con estensione intraforaminale

-     Disturbi
statici del rachide (ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo,
scoliosi sinistro convessa dorsale, destroconvessa lombare)

-     Decondizionamento
e sbilancio muscolare

-     Obesità (peso:
87,3 kg / statura: 163,5 cm)

 

Periatropatia omeroscapolare parzialmente anchilosante a destra
in:

-     Esiti da
strappo osseo all’inserzione del tendine sovraspinoso a destra, il 31.1.1996,
con impingement sottoacromeale

-     Esiti da
reinserzione della cuffia rotatoria, in artroscopia, il 13.11.1996

-     Sviluppo
di ossificazioni intra tissutali 

-     Esiti da
ricostruzione del tendine muscolo sovraspinoso per recidiva di rottura della
cuffia rotatoria a destra, il 31.5.2013

 

Periatropatia omeroscapolare con sintomatologia di attrito a sinistra
in:

-     Lesione
parziale del tendine del muscolo sovraspinoso

-     Tendinite
del capo lungo del bicipite brachiale

-     Acromeon
tipo II

 

Probabile artrosi secondaria al gomito destro, in

-     Esiti da
frattura dell’epicondilo omeroulnare a destra, nel 1987, a più riprese
revisionata chirurgicamente

-     Esiti da
trasposizione del nervo ulnare al gomito destro, nel 1992

 

Rilevanti contratture in flessione delle articolazioni delle dita,
in

-     Esiti da
ustione delle mani e dell’avambraccio, nel 1963

 

Possibile coxartrosi bilaterale

 

Possibile gonartrosi bilaterale

 

Obesità (peso 87,3 kg / statura 163,5 cm). (…)” (pag. 616-617
incarto AI)

 

                                         Dopo aver proceduto alla
valutazione dei dati medici, in merito alla residua capacità lavorativa, il
perito ha concluso:

 

" (…)

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute attuale,
un’attività che tiene pienamente conto dei limiti funzionali e di carico
seguenti:

 

L’assicurato può talvolta sollevare e portare pesi fino a 5 kg
fino all’altezza dei fianchi, di rado tra 5-10 kg fino all’altezza dei fianchi,
mai pesi oltre i 10 kg fino all’altezza dei fianchi; l’assicurato può di rado
sollevare pesi fino a 2 kg sopra l’altezza del petto, mai pesi oltrepassanti i
2 kg sopra l’altezza del petto. L’assicurato può talvolta maneggiare attrezzi
di precisione, spesso maneggiare attrezzi di media entità, di rado attrezzi
pesanti, mai maneggiare attrezzi molto pesanti. Può eseguire talvolta la
rotazione manuale. L’assicurato può talvolta effettuare lavori al di sopra
della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, talvolta assumere
posizione seduta ed inclinata in avanti, talvolta la posizione in piedi ed
inclinata in avanti, può talvolta assumere la posizione inginocchiata, talvolta
assumere la posizione accovacciata, può molto spesso effettuare la flessione
delle ginocchia. L’assicurato può assumere talvolta la posizione seduta di
lunga durata, talvolta la posizione in piedi di lunga durata, dovendo tuttavia
avere la possibilità di alternare le posizioni corporee al bisogno.

 

L’assicurato può molto spesso camminare fino a 50 metri, molto
spesso oltre 50 metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure
talvolta camminare su terreno accidentato, può talvolta salire le scale, mai
salire su scale a pioli.

 

Detti limiti funzionali e di carico sono applicabili sia durante
le ore lavorative, sia durante il tempo libero, per cui andrà anche rivalutata
l’abilità alla guida di un autoveicolo.

 

Vi sono dunque risorse fisiche che permettono una reintegrazione
professionale dell’assicurato.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l’assicurato,
abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale di 8 – 9 ore, ma
con una diminuzione del rendimento del 50%, tenendo conto della valutazione
peritale effettuata precedentemente dal Dr. __________ specialista FMH in
medicina interna di __________, il 17.12.2015.

 

Come già stabilito al momento dell’ultima valutazione peritale del
17.12.2015, l’assicurato è da considerare inabile al lavoro in misura totale
del 100 % in qualità di macchinista/manovale, trattandosi di un’attività che in
gran parte non rispecchia i limiti funzionali e di carico citati sopra.

 

Come casalingo, sempre a decorrere dal 17.12.2015, giudico
l’assicurato abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa abituale, ma
con una diminuzione del rendimento del 15%, da considerarsi valutazione
medico-teorica che andrebbe approfondita, se di rilievo, tramite un’inchiesta
per le persone che si occupano dell’economica domestica. (…)” (pag. 617-618
incarto AI)

 

                                         Con rapporto finale del 15
dicembre 2016 il SMR ha aderito alla succitata perizia (doc. 220 incarto AI).

 

                                         Nell’ambito delle
osservazioni al progetto di decisione, l’assicurato ha prodotto una valutazione
3 aprile 2017 del dr. __________, specialista in reumatologia. Poste
sostanzialmente le medesime diagnosi del perito, il reumatologo curante ha concluso
quanto segue:

 

" (…)

In considerazione delle descritte patologie l'assicurato è
sicuramente da considerare 100% inabile allo svolgimento della sua precedente
professione di manovale, come d'altronde già correttamente attestato dal dr. __________,
che ha avuto occasione di peritarlo per l'Al nel dicembre 2016. Il dr. __________
descrive in modo estremamente preciso le varie limitazioni funzionali
presentate da questo paziente. A mio parere si sottovaluta almeno in parte la
patologia alle spalle e soprattutto la patologia alle mani, le quali limitano
fortemente la funzionalità del braccio dx e d'entrambe le mani. Mi domando
sinceramente dove un paziente ormai 56enne, con tali patologie
muscolo-scheletriche possa realmente venire reintegrato nell'attuale difficile
mercato del lavoro. Desidero inoltre sottolineare l'assenza di un'adeguata
formazione scolastica (ha ottenuto solo il titolo di scuola elementare), con
attualmente un parziale analfabetismo e perciò l'impossibilità di proporgli
qualsiasi tipo di misura di riqualifica professionale. Lo svolgimento di
un'attività leggera, ad esempio in ufficio, non è esigibile a causa delle gravi
patologie alle mani. Mi domando sinceramente dove egli potrebbe ancora venire
reintegrato e soprattutto quale datore di lavoro sarebbe disposto ad assumerlo
con le sopra citate patologie da lui presentate. 

Ritengo perciò che il signor RI 1 debba essere considerato ormai
in misura definitiva non più reintegrabile nel mondo del lavoro. In linea
puramente medico-teorica, per lo svolgimento di una professione fisicamente
medio-leggera, che non implichi né particolari sforzi per la colonna
vertebrale, né il sollevamento e l'utilizzo del braccio dx e che non richieda
neppure l'utilizzo ripetitivo e fine delle mani, egli presenta ancora una
residua capacità lavorativa del 50%, come d'altronde attestato pure dal dr. __________.
Ritengo comunque estremamente teorica questa capacità lavorativa, vista la
reale impossibilità di reintegrazione. A questo proposito sottolineo come egli
sia già iscritto all'assicurazione disoccupazione, dove più volte gli hanno già
detto di non poterlo reinserire in alcun ambito lavorativo a causa delle sue
patologie muscolo-scheletriche. (…)” (pag. 668 incarto AI)

 

                                         Interpellato dall’Ufficio
AI, con complemento peritale 2 maggio 2017 il dr. __________ ha fatto presente:

 

" (…)

Ho visionato la documentazione contenuta sul CD inviatami raccolta
a decorrere da dicembre 2016, valutando attentamente in particolare il rapporto
medico del Dr. __________, specialista FMH in reumatologia di __________
redatto il 3.4.2017, sulla base di una visita dell'assicurato del 31.3.2017; il
collega di specialità, in questo atto, riporta dati medici oggettivi già noti
al sottoscritto al momento della redazione del rapporto peritale il 9.12.2016,
di conseguenza non è in grado di cambiare la mia valutazione della capacità
funzionale e di carico residua e quindi della capacità lavorativa,
nell'attività solita, come casalingo e in un lavoro adatto allo stato di
salute, tenente dunque pienamente conto di questi limiti funzionali e di
carico. 

 

Va notato che il reumatologo curante, nelle sue considerazioni a
riguardo di una reintegrazione professionale dell'assicurato, esprime dubbi
anche per motivi non medici, quali la formazione, le difficoltà nel reperire
un'attività cosiddetta adeguata sul difficile mercato del lavoro, ecc., fattori
che non incidono sulla valutazione della capacità lavorativa, in ambito
peritale. 

 

In sintesi, anche dopo aver letto la documentazione pervenutami in
allegato al vostro scritto del 20.4.2017, posso riconfermare integralmente
quanto espresso nella mia valutazione peritale del 9.12.2016. 

 

Rimango a disposizione per ogni ulteriore complemento
d'informazione, salutandovi molto cordialmente.” (pag. 673 incarto AI)

                                      

                               2.5.   Per costante giurisprudenza
(cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti,
i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Va poi rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294).

                                         In quest’ultima sentenza
l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare,
secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]
Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere
premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale
della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita
27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V
352). 

 

                               2.6.   Nell’evenienza concreta,
richiamata la giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici
di cui al considerando precedente, questo Tribunale non intravede ragioni che
gli impediscano di far proprie le conclusioni cui è giunto il perito dr. __________,
il quale ha compiutamente valutato, sino al momento della resa della decisione
contestata (19 maggio 2017), le differenti affezioni di cui l’assicurato è
portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni che stabilisce
una capacità lavorativa del 50% in attività adeguate rispettose dei limiti
funzionali. La nuova documentazione medica prodotta pendente
causa non permette inoltre di discostarsi dalla succitata perizia e questo per
i seguenti motivi.

 

                                         In merito alla valutazione
del reumatologo curante va detto che, come giustamente fatto presente dal
perito stesso nel complemento del 2 maggio 2017, il dr. __________ non ha
apportato nuovi elementi clinici che non siano stati esaminati dal dr. __________,
distanziandosi unicamente per quel che concerne le limitazioni funzionali del
braccio destro e di entrambe le mani. Piuttosto il reumatologo curante, facendo
riferimento in particolare all’assenza di un’adeguata formazione sia scolastica
sia professionale del suo paziente, solleva dei dubbi sull’effettiva reintegrabilità
dello stesso nel mondo del lavoro.

                                         A tal riguardo, in sede di
risposta e con riferimento al consid. 2.5, secondo giurisprudenza il consulente in integrazione professionale, sulla scorta delle indicazioni
e limitazioni mediche, valuta quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili. Spetta essenzialmente al consulente professionale, che meglio di
chiunque altro è in grado di emettere una valutazione a proposito delle
attività economiche entranti in linea di conto nonostante il danno alla salute
e l'età (STF 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.3, 9C_439/2011 del 29
marzo 2012 consid. 5; STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274
consid. 4.3), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni
mediche, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(STF 9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5). Tale aspetto, oggetto
principale del contendere, verrà esaminato nel successivo considerando.

 

                                         La successiva nuova documentazione
medica prodotta in sede giudiziaria non modifica la valutazione peritale.

                                         Il 27 settembre 2017
l’assicurato ha prodotto diversi atti medici, tutti valutati dal SMR (cfr.
annotazioni 2 ottobre 2017; X), tra cui lo scritto 7 settembre 2017 del medico curante
dr. __________, il quale fra l’altro pone la diagnosi del tunnel carpale a
destra, valutando complessivamente un’inabilità lavorativa al 100% nella
professione di muratore/operaio di cantiere (doc. O). 

                                         Se da un lato nella
perizia del dr __________ non risulta la diagnosi del tunnel carpale a destra,
dall’altra la problematica alle mani è stata esaminata dal perito stesso (cfr.
perizia pag. 8). 

 

                                         Anche il successivo
rapporto 20 novembre 2017 del Centro __________ (XVI/1) non apporta nuovi
elementi di valutazione. A tal riguardo nelle annotazioni 1° dicembre 2017 il
medesimo medico del SMR ha ritenuto:

 

" II 20
novembre 2017 l'Assicurato è stato infiltrato della radice L5 a sinistra, in
corrispondenza delle note discopatie sofferte e già note nel contesto dei
nostri accertamenti specialistici esperiti. Tale infiltrazione dovrebbe portare
dei benefici all'Assicurato in termini di riduzione del dolore e ciò sarà
valutato nelle prossime settimane. 

Di conseguenza posso soltanto ribadire la mia valutazione
riguardante la capacità lavorativa per un'attività adatta alto stato di salute
come in precedenza.”

 

                                         Va poi fatto presente che
nel succitato rapporto 20 novembre 2017 è stato fatto riferimento ad una
risonanza magnetica eseguita l’11 settembre 2017, quindi dopo la decisione
contestata, indicante una “discopatia multilivello L3-S1 con ernia discale
L4-L5 e compressione L5 sinistra” già riscontrata in ambito peritale. 

 

                                         In conclusione, stante
quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweiz. Sozialversicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997,
pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo
il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore
delle assicurazioni sociali (DTF 138 V 218
consid. 6 pag. 221 con riferimenti),
che l’assicurato, in un'attività adeguata (rispettosa dei limiti
indicati dal perito reumatologo nella perizia del dr. __________) presenta una
capacità lavorativa del 50% da settembre 2014 (cfr. anche la precedente
decisione 24 agosto 2016). 

 

                               2.7.   L’insorgente, con particolare
riferimento alla valutazione del dr. __________, sostiene che viste la
patologia muscolo-scheletrica di cui è portatore, nonché la quasi assente
scolarizzazione non può effettivamente svolgere un’attività adeguata rispettosa
delle limitazioni funzionali descritte in sede peritale. Inoltre egli fa
riferimento come al fatto che, nell’ambito dell’assicurazione contro la
disoccupazione, ha dovuto interrompere un programma occupazionale temporaneo. Per
questi motivi l’insorgente critica la valutazione operata dal consulente in
integrazione professionale del 17 febbraio 2017, il quale ritiene esigibili
diverse attività lavorative.

 

                               2.8.   L'obbligo
dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri
ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA. In relazione alle conseguenze
economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui
l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative
del danno alla salute.

 

In virtù di tale obbligo,
l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità,
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 22 consid. 4a
pag. 28; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è
quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado
di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid.
4a; RCC 1968 pag. 434).

 

Dalla persona
assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili
che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto,
quali la sua capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali,
l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il
mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa
(DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e
5a/bb).

 

Occorre anche
ricordare che il concetto d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro
equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante da una parte
un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un
mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di
lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire
se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e
conseguire un reddito tale da escludere il diritto a rendita. In particolare,
l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività
esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non
rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in
misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiono sin
dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 273 consid. 4b pag.
276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 n.
1 pag. 67 consid. 5c).

 

Secondo la dottrina e la
giurisprudenza, da un assicurato costretto ad abbandonare la sua originaria
professione, si può pretendere soltanto l’esercizio di quelle attività
lucrative che - tenuto conto della sua formazione professionale così come delle
sue attitudini fisiche ed intellettuali - gli sono effettivamente accessibili
su quel mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione per lui
(Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 130 e giurisprudenza
ivi menzionata; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui: “Bei einem Wechsel
muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart des Versicherten
angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen Fähigkeiten sowie den
Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin, La rente d’invalidité
dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances, in SZS 1990, p 255s.).

 

In questo ordine d’idee, il TFA
ha stabilito che - trattandosi di lavoratori non qualificati esercitanti, prima
di divenire invalidi, un’attività manuale - entrano generalmente in linea di
conto soltanto dei lavori di manovalanza oppure altre attività fisiche (Omlin,
op. cit., p. 206; RCC 1989, p. 331 consid. 4a).

                                         Va poi rilevato che la
giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già avuto modo di stabilire
che nel mercato occupazionale aperto a personale non qualificato
o semi qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento
frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di
particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF
8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la
STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012; 9C_635/2007 del 21 agosto 2008
consid. 3.3 e 9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).        

 

Ritornando al caso in esame, nel
succitato rapporto 17 febbraio 2017, a titolo di esempio, il consulente in
integrazione professionale ha elencato le seguenti professioni ritenute
esigibili:

 

" (…)

·        
Addetto all’imballaggio e confezionamento nell’area logistica
industriale di componentistica e semilavorati. I settori imputati sono quello
orologiero, farmaceutico e di prodotti plastici.

 

L'imballaggio e il confezionamento
comprendono: le misure protettive, la preparazione kits, la messa in scatola,
la compilazione del protocollo di controllo, il controllo confezioni e
etichettatura e la preparazione per la spedizione. Le componenti sono di piccole
dimensioni e non superano i 5 kg. di peso 

 

      Professioni analoghe: 

·    Addetto alla
qualità/conformità settore farmaceutico 

·    Addetto alla
qualità/conformità settore prodotti plastici 

 

·    Rappresentante
nell'industria del tabacco 

Vendita e promozione del prodotto nei
nei punti vendita e mantenimento dei contatti con la clientela e con il
fornitore 

 

      Professione analoga 

·    Rappresentante per il noleggio e
vendita di macchine da cantiere. 

 

·    Addetto agli impianti funicolari,
sorveglianza e vendita biglietti di risalita 

      Questa
attività seppur di nicchia è un'attività di tipo leggero

 

Oltre a questi esempi, tratti da inserimenti andati a buon fine,
le tabelle RSS a cui facciamo riferimento per la definizione del grado
d'invalidità RSS, contemplano diverse attività di tipo leggero e semplice che
potrebbero essere teoricamente svolte dall'assicurato. (…)” (pag. 645-646
incarto AI)

 

A tal riguardo, l’assicurato ha
sostenuto che le attività menzionate non sono particolarmente idonee alla sua situazione
fisica e scolastica, poiché:

 

" (…)

Per l'attività di "addetto all'imballaggio e
confezionamento nell'area logistica industriale di componentistica e
semilavorati" è richiesto, ad esempio, la compilazione del protocollo
di controllo e l'etichettatura delle confezioni e degli imballaggi.

 

Si segnala che il signor RI 1 è di fatto analfabeta, fattore che
ha una grossa incidenza nella compilazione di un qualsiasi protocollo. Bisogna
anche considerare che la mobilità delle mani dell'assicurato è notevolmente
compromessa, come certificato sia dal Dr. __________, che dal Dr. __________,
conseguentemente appare quindi difficile che quest'ultimo sia in grado di
incollare delle etichette a delle confezioni di prodotto. Oltretutto, il signor
RI 1 è portatore di una serie di limitazioni fisiche, soprattutto a livello
degli arti superiori, che lo limitano in ogni attività connessa a tale mansione
ipotetica. 

 

Le medesime considerazioni sono applicabili anche alle attività di
"addetto alla qualità/conformità settore farmaceutico", "Addetto
alla qualità/conformità settore prodotti plastici" e "Addetto
agli impianti funicolari, sorveglianza e vendita di biglietti di risalita".

 

Proseguendo nell'analisi della valutazione del consulente IP,
appare estremamente difficile, se non addirittura impossibile, che il
ricorrente possa valorizzare la sua ipotetica capacità lavorativa residua in
qualità di "Rappresentante dell'industria del tabacco". Si
ribadisce a questo proposito l'elementare formazione scolastica, che non
consente al signor RI 1 di confrontarsi spigliatamente con la persone. Un
rappresentante addetto alla vendita e a alla promozione di un prodotto,
qualunque esso sia, a nostro giudizio, deve avere delle conoscenze scolastiche
di base di un certo livello, deve possedere proprietà di linguaggio, dialettica
sicura, capacità di calcolo anche improvvisato, senza dimenticare la necessità
di saper redigere e comprendere un contratto di vendita e spiegarne i
contenuti, le clausole e rispondere a quesiti ad esso relativi. 

Appare quindi evidente che il signor RI 1 non può essere
considerato in grado di operare in questo settore, quello del rappresentante in
senso lato, come ad esempio nel settore del noleggio e della vendita di
macchine da cantiere. (…)” (Doc. I pag. 6-7)

 

                                         In merito alla scarsa
scolarizzazione, il TCA sottolinea di avere già più volte stabilito, in linea
con la giurisprudenza federale, che anche degli assicurati analfabeti e privi
di formazione, costretti ad abbandonare la loro originaria professione, di tipo
manuale, a causa del danno alla salute, possono reperire sul mercato generale
del lavoro un’attività fisicamente leggera e che non presupponga
particolari attitudini intellettuali (vedi, tra le altre, la STCA 32.2014.44
del 20 gennaio 2015 consid. 2.8; 32.2013.157 del 29 settembre 2014 consid.
2.10.2.1; 32.2013.133 del 1. aprile 2014 consid. 2.8 e la 32.2013.117 del 4
febbraio 2014 consid. 2.9 e riferimenti).

 

Orbene, con riferimento alla
presente fattispecie, a mente di questa Corte la maggior parte delle menzionate
attività indicate dal consulente presuppongo una certa e consolidata formazione
scolastica e professionale di cui l’assicurato è deficitario avendo frequentato
solo le scuole elementari e lavorato come operaio senza formazione (cfr.
domanda di prestazioni in doc. 1 incarto AI e da ultimo perizia dr. __________
pag. 6). 

                                         Tuttavia vanno ricordate
le varie attività di sorveglianza e di controllo che, con
riferimento alla succitata giurisprudenza, non comportano aggravi fisici, che
consentono il cambiamento frequente di posizione e che non richiedono
necessariamente la messa in atto di particolari misure di reintegrazione
professionale. Inoltre queste attività posso essere eseguite tenendo conto
delle limitazioni fisiche legate alle articolazioni periferiche rilevate nella
perizia.

 

                                         L’assicurato ha poi rilevato
che, annunciatosi all’assicurazione contro la disoccupazione, ha dovuto interrompere
per motivi di salute un Programma d’occupazione temporanea (POT) e un Corso
collettivo di riqualificazione/perfezionamento (a tal riguardo cfr. le decisioni
22 febbraio 2017 e 23 agosto 2017 dell’URC di __________, doc. F e S). Egli
ribadisce pertanto la richiesta di approfondire dal punto di vista pratico la
presunta residua capacità lavorativa.

                                         In particolare, egli rileva
che il direttore del citato corso di riqualificazione, oltre alle difficoltà
soggettive a comprendere le consegne dell'assicurato, aveva concluso che:

 

" (…)

Dal bilancio socio professionale si evincono limiti di salute.
Secondo il medico curante e lo specialista (reumatologo) prendendo in
considerazione l'intero quadro bio-psicosociale del signor RI 1 a causa delle
rilevanti e gravi limitazioni di salute ancora in essere e della scarsa
scolarizzazione e formazione (persona analfabeta) il signor RI 1 "sarà
ben difficile poterlo reinserire in un'adeguata attività professionale".

Il signor RI 1 ha una riduzione notevole della mobilità e della
sensibilità alle mani al punto che se non guarda l'oggetto che ha in mano, non
sa cosa sta afferrando. Questo comporterebbe la possibilità di ferirsi
facilmente. Questo soprattutto a carico della mano sinistra. (…)” (Doc. T)

 

                                         Va qui ricordato che,
secondo la giurisprudenza riassunta in STCA 32.2007.55 del 28 febbraio 2008
consid. 2.9, l’assicurazione invalidità e quella contro la disoccupazione sono
due assicurazioni sociali a sé stanti che perseguono scopi differenti e non
sono quindi complementari l’una all’altra nel senso che un assicurato escluso
dal mondo del lavoro deve potersi necessariamente e in ogni caso appellare ad
una invalidità o ad uno stato di disoccupazione. Il diniego di una rendita
d’invalidità non implica automaticamente il diritto a delle prestazioni dell’assicurazione
contro la disoccupazione. In effetti le due assicurazioni erogano prestazioni
diverse che si basano su presupposti diversi: può di conseguenza anche
succedere che a causa o malgrado il medesimo danno alla salute ad un assicurato
non vengano erogate prestazioni dell’assicurazione per l’invalidità oppure
dell’assicurazione contro la disoccupazione, ma può anche accadere che non
sussista nessun diritto a prestazioni oppure che entrambe le assicurazioni
attribuiscano una prestazione. In particolare, l’assicurazione invalidità si
basa, per l’esame del diritto a prestazioni, sulla capacità lavorativa, mentre
che per l’assicurazione contro la disoccupazione è decisiva l’idoneità al
collocamento per la quale l’assicurato “(…) è idoneo al collocamento se è
disposto, capace ed autorizzato ad accettare un’occupazione adeguata e a
partecipare a provvedimenti di reintegrazione. (…)” (cfr. art. 15 cpv. 1 LADI).
E il concetto di capacità lavorativa rispettivamente di idoneità al
collocamento non sono equivalenti: le relative condizioni vengono esaminate dai
rispettivi organi assicurativi individualmente tenendo presente la ratio della
legge e, quindi, le relative specifiche necessità. In particolare
l’assicurazione contro la disoccupazione tiene conto anche di elementi estranei
all’invalidità (quali ad esempio la scarsa scolarità o le difficoltà
linguistiche dell’assicurato oppure, ai sensi dell’art. 16 cpv. 2 lett. c LADI,
l’età e la situazione personale dell’assicurato) che non sono invece rilevanti
nell’ambito dell’assicurazione invalidità. Del resto, per consolidata
giurisprudenza, anche se gli organi delle due assicurazioni in oggetto devono
cooperare (cfr. art. 15 cpv. 1 OADI), quelli dell’assicurazione contro la
disoccupazione non sono vincolati alla valutazione degli organi
dell’assicurazione invalidità (DLA 1998 n. 5 pag. 43 consid. 5) (sul rapporto
tra assicurazione per l’invalidità e assicurazione contro la disoccupazione in
merito a incapacità lavorativa e inidoneità al collocamento cfr. STFA inedita 3
marzo 2006 nella causa G, C 282/05).

                                         

                                         Nel caso concreto, richiamata
la succitata giurisprudenza, l’interruzione del programma occupazionale e del
corso di riqualifica professionale, che (eventualmente) incidono sull’inidoneità
al collocamento in ambito dell’assicurazione disoccupazione, non giustificano
una diversa valutazione dell’esigibilità lavorativa operata dall’Ufficio AI. Del
resto, come visto, le ripercussioni fisiche sulla capacità lavorativa sono
state oggetto di un’approfondita valutazione medica e professionale. 

                                      

                                         Non vi sono dunque validi motivi
per scostarsi dalla surriferita valutazione del consulente in integrazione
professionale, effettuata da persona con esperienza in ambito integrativo.

                                         Non è del resto necessario
procedere ad ulteriori accertamenti, come la chiesta prova di lavoro presso il
Centro __________ ritenuta non sensata dal consulente stesso poiché, visti i
limiti medici definiti, “la situazione di abilità/inabilità è già stata
molte volte indagata e non porterebbe ad nessuno valutazione aggiuntiva“ (rapporto
complementare del 17 maggio 2017 del consulente; pag. 677 incarto AI). Inoltre,
come rettamente evidenziato in sede di risposta, questo TCA nella STCA
32.2012.29 del 18 giugno 2012, ha fatto propria la giurisprudenza federale
secondo la quale, i dati medici consentono un apprezzamento più oggettivo
del caso e hanno di principio la priorità sulle constatazioni fatte durante uno
stage di osservazione professionale, le quali sono suscettibili di essere
influenzate da elementi soggettivi legati al comportamento della persona
assicurata durante lo stage (cfr. STF 9C_854/2010 del 30 dicembre 2010 consid.
3.2 e STFA I 762/02 del 6 maggio 2003 consid. 2). 

 

                               2.9.   Occorre ora procedere alla
graduazione dell’invalidità mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3),
valido al momento del miglioramento dello stato di salute (2014) che ha portato
alla riduzione della rendita, il cui calcolo è stato esposto nella decisione
impugnata.

 

                            2.9.1.   Secondo giurisprudenza,
riassunta nella STF 9_501/2013 del 28 novembre 2013, per determinare il reddito
ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire
quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado di verosimiglianza
preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue capacità professionali
e delle circostanze personali. Tale reddito dev'essere determinato il più
concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona
assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguandolo
all'evoluzione dei salari. Soltanto in presenza di circostanze particolari ci
si potrà scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici risultanti
dall'ISS (v. DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora
dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale
dell'assicurato o se l'ultimo salario da lui percepito non corrisponde
manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni
verosimiglianza in qualità di persona valida; per esempio se l'assicurato, prima
di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro, si trovava in
disoccupazione o aveva già delle difficoltà professionali a causa del
deterioramento progressivo del suo stato di salute o ancora percepiva una
remunerazione inferiore alle usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea
di conto la situazione in cui il posto di lavoro della persona assicurata prima
dell'insorgenza del danno alla salute non esiste più al momento determinante
della valutazione dell'invalidità (DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; cfr. STF
9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2).

 

                                         Nel caso in esame, l’Ufficio
AI ha determinato il reddito da valido, rimasto incontestato, in fr. 65'551.--,
corrispondente al salario che l’assicurato avrebbe percepito da sano a tempo
pieno nel 2015 presso il suo ex datore di lavoro (cfr. scritto 27 dicembre 2016
della __________; pag. 624 incarto). 

                                                                                

                            2.9.2.   Per quel che concerne il
reddito da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare
perché l'assicurato non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile,
il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori
leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario
teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione
globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle
varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre,
chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima
che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza
valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta Corte ha stabilito
che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete,
i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica
e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in
relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del 5
settembre 2006).

                                         Se una persona assicurata,
per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito considerevolmente
inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente accontentata, si procede
in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone. In pratica,
questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido aumentando in
maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure facendo capo ai
valori statistici oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante una
riduzione adeguata del valore statistico. In una seconda fase, occorre
esaminare la questione di una deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla
base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va tenuto presente che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo dei redditi di raffronto non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali (DTF 134 V 322).

                                         Quando il reddito da
valido differisce considerevolmente dal salario statistico riconosciuto nello
specifico settore economico, il TF ha nel frattempo stabilito, anche in casi
ticinesi (cfr. ad esempio sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che
se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario
statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai
sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 pag. 325 e può giustificare - soddisfatte
le ulteriori condizioni - un parallelismo dei redditi di paragone, fermo
restando però che questo parallelismo si effettua soltanto per la parte
percentuale eccedente la soglia del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15
gennaio 2010 consid. 5.5).

                                      

                                         Ritornando
al caso in esame, l’Ufficio AI, applicate le succitate tabelle statistiche
(stato 2014), ha tenuto conto di una capacità lavorativa dell’50% e riconosciuto
una riduzione del 15% per ragioni sociali (10% per attività leggere ed il 5%
per svantaggi derivanti da contingenze particolari; cfr. rapporto 8 febbraio
2017 del consulente in integrazione professionale in pag. 628 incarto AI), fissando
di conseguenza reddito da invalido a fr. 28’452.--.

                                         Dal
raffronto tra i redditi l’amministrazione ha determinato un grado d’invalidità
del 56% che da diritto a metà rendita.

 

                                         Con
il presente ricorso l’assicurato, nella denegata ipotesi in cui non dovesse essere
necessario espletare gli accertamenti sull’effettiva capacità lavorativa
residua, sostiene che al reddito ipotetico da invalido venga applicata una
riduzione (massima) del 25% per le seguenti motivazioni: 

 

" (…)

Per prima cosa, riteniamo che al reddito ipotetico da invalido
vada dedotta una eduzione sociale per limitazioni inerenti alla persona pari al
25% per le seguenti motivazioni: 

 

    ·   Il grado di scolarizzazione del signor RI
1 è pressoché nullo. Si ricorda infatti che l'assicurato ha frequentato
unicamente le scuole elementari, motivo per cui oggi è da ritenersi alla stessa
stregua di un analfabeta; 

    ·   L'assicurato ha sempre e solo operato nel
settore dell'edilizia, non avendo mai esercitato una professione diversa; 

    ·   Non da ultimo, il nostro assistito ha
sempre svolto mansioni molto pesanti; doversi adattare oggi a operare in lavori
leggeri e semplici rispettosi dei limiti funzionali descritti dai medici
costituisce una notevole difficoltà. (…)” (Doc. I pag. 8-9)

 

                                         Con
un reddito da invalido di fr. 25'104.--, conclude l’insorgente, il grado
d’invalidità risulterebbe essere del 62% motivo per cui la rendita intera
verrebbe ridotta a tre quarti. 

 

                                         In
sede di risposta di causa l’Ufficio AI ha giustificato come segue la riduzione
operata:

 

" (…)

Va in primo luogo osservato che – a dipendenza del danno alla
salute – l’assicurato è stato giudicato in grado di esercitare un'attività
adeguata al 50%, precisando che si tratta della presenza durante tutto il
giorno, ma con una riduzione del rendimento del 50%. 

Alla luce di questa precisazione, non si può quindi applicare (al
reddito da invalido) alcuna riduzione percentuale per tener conto del fatto che
l'interessato è in grado di svolgere un'attività adeguata unicamente a tempo
parziale (per la questione inerente il grado di occupazione, cfr. STF I 69/07
del 2 novembre 2007 come pure STCA del 29.11.2010 incarto nr. 32.2010.112). 

 

Per quanto riguarda gli eventuali impedimenti funzionali derivanti
dal danno alla salute, nel caso di specie non occorre applicare alcuna
riduzione supplementare rispetto al 15% (10% per attività leggere e 5% per altri
fattori di riduzione (segnatamente per il fatto che le competenze, abilità e
abitudini professionali acquisite durante l'intera carriera professionale
dall'assicurato sono strettamente legati al settore d'attività o genere
d'attività svolta prima del danno alla salute; cfr. il doc. 226 incarto Al))
già riconosciuto dall'amministrazione. 

In effetti, il perito reumatologo ha altresì incluso nella propria
valutazione una riduzione del 50%, considerando l'assicurato abile al 50% da
intendersi come rendimento ridotto in un'attività adeguata svolta a tempo
pieno. 

 

Anche la nazionalità e il tipo di permesso di soggiorno (in casu
il permesso C; cfr. in materia Pratique VSI 6/2000, pag. 314 consid. 5a/cc) non
permettono di applicare alcuna (ulteriore) decurtazione sul reddito statistico
da invalido, così come giustamente argomentato dall'amministrazione all'interno
del doc. 226 incarto Al. 

 

Infine, l'età (56 anni al momento della decisione amministrativa)
non solo non si ripercuote negativamente sul reddito ipotetico da invalido, ma
addirittura incide favorevolmente su di esso (cfr. ISS 2014, tabella TA9, STCA
del 19.9.2013, incarto nr. 32.2013.20). 

 

Alla luce di quanto precede, è pertanto assolutamente corretta la
riduzione globale del 15% (10% per la necessità di svolgere attività leggere e
5% dovuto alle possibili difficoltà di adattamento a un nuovo impiego) operata
dall'amministrazione sul salario statistico da invalido. (…)” (Doc. IV pag. 7)

 

                                         Questo
TCA non può che aderire a quanto sostenuto dall’amministrazione, ricordando che
il fattore scolarizzazione è stato esaminato in sede di esigibilità lavorativa
in attività adeguate.

                                         Tenuto
inoltre conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni
sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione
(DTF 137 V 71 e 132 V 393 consid. 3.3), questa Corte ritiene che, operando una
decurtazione del 15%, l’amministrazione non abbia abusato del proprio potere di
apprezzamento. 

 

                                         Di
conseguenza, dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2014
(cfr., a  proposito
del 2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V
178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2014
tirage_skill_level (NOGA08, RSS 2014; salario mensile lordo [valore centrale]
secondo il ramo economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il
2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V
178), emerge che il salario lordo
mediamente percepito in quell'anno dagli uomini per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di
competenze; cfr. sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in
DTF 142 V 178, consid. 2.5.7) di 40
ore settimanali nel settore privato (circa la rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347
segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di Fr. 63’744.- (Fr. 5'312.- x 12 mesi).

                                         Questi dati si
riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana. Considerato
che nel 2014 le ore settimanali normali di lavoro totali ammontavano a 41.7, si
ottiene un reddito da invalido di fr. 66'453.12 (63'744 x 41.7 : 40), ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999,
consid. 3a).

 

                                         Tenuto
conto di una residua capacità lavorativa del 50% in attività adeguate,
riconoscendo una riduzione del 15%, il reddito da invalido corrisponde a fr.
28'242,55.

 

                                         Dal
raffronto tra i redditi da valido e da invalido il grado d’invalidità risulta essere
del 57%, dopo arrotondamento secondo la giurisprudenza di cui alla DTF
130 V 121 consid. 3.2).

                                         Di
conseguenza l’amministrazione ha ridotto la rendita da intera a mezza dal 1°
gennaio 2015, ossia tre mesi dopo il miglioramento della capacità lucrativa -
fissato al mese di settembre 2014 - come prescritto dall’art. 88a cpv. 1 OAI (cfr. consid. 1.2). 

                                      

                                         In conclusione, visto
quanto sopra, la decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso va
respinto. 

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

                                         L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese di procedura per
fr. 500.-- sono poste a carico dell’insorgente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti