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**Case Identifier:** b0a8e14e-a274-547d-87b9-d7afc7feb5a5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.02.2021 D-433/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-433-2021_2021-02-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-433/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Gabriela Freihofer;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…),  

Afghanistan,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / paese terzo sicuro [Grecia]) ed 

allontanamento; 

decisione della SEM del 22 gennaio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-433/2021 

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Visto: 

la domanda d'asilo che il ricorrente ha presentato in Svizzera il 17 dicembre 

2020, 

i riscontri dattiloscopici nella banca dati “EURODAC” attestanti una regi-

strazione in Grecia (cfr. atto 8/1), 

il verbale relativo al rilevamento delle generalità del 29 dicembre 2020 

(cfr. atto 11/10) ed al colloquio Dublino del 4 gennaio 2021 (cfr. atto 13/2),  

lo scritto del 5 gennaio 2021, per mezzo del quale la Segreteria di Stato 

della migrazione (di seguito: SEM) ha invitato il richiedente ad esprimersi 

circa l'eventuale applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi (RS 142.31) 

ed il relativo eventuale rinvio verso la Grecia (cfr. atto 16/1), 

la richiesta di riammissione del richiedente che l’autorità inferiore ha indi-

rizzato alle corrispondenti autorità elleniche in applicazione della Direttiva 

2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 

2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al 

rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 

del 24.12.2008; di seguito: direttiva ritorno) e l'Accordo bilaterale di riam-

missione tra la Grecia e la Svizzera per le persone a beneficio di una pro-

tezione internazionale (Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il Go-

verno della Repubblica ellenica concernente la riammissione di persone in 

situazione irregolare [RS 0.142.113.729]) (cfr. atto 18/3),  

l’accettazione di quest’ultime autorità alla riammissione dell’interessato, al 

quale sarebbe stato inoltre riconosciuto lo statuto di rifugiato e deterrebbe 

altresì un permesso di soggiorno valido sino al 27 marzo 2022 (cfr. atto 

23/2),  

la comparsa scritta dell’11 gennaio 2021, con il quale il ricorrente ha eser-

citato il suo diritto di essere sentito (cfr. atto 25/4),  

il progetto di decisione del 20 gennaio 2021 dell’autorità inferiore (cfr. atto 

28/9),  

il parere sulla bozza di decisione del 22 gennaio 2021 (cfr. atto 29/5),  

la decisione del 22 gennaio 2021, notificata all'interessato in data 25 gen-

naio 2021 (cfr. atto 31/1), con la quale la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ha pronunciato 

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l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera verso la Grecia, nonché l'e-

secuzione del provvedimento stesso,  

il ricorso del 28 gennaio 2021, recte 29 gennaio 2021 (cfr. tracciamento 

degli invii; data d'entrata: 2 febbraio 2021) nel quale l'insorgente si è oppo-

sto al suo ritorno in Grecia, e la documentazione ivi allegata,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-

c e 52 PA; che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,  

che giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della 

decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un’altra lingua, il procedi-

mento può svolgersi in tale lingua, 

che nel caso concreto, la procedura di prima istanza è stata condotta in 

lingua italiana; che la decisione impugnata è stata resa nello stesso idioma 

mentre il ricorso è stato inoltrato in tedesco; che su tali presupposti, la pre-

sente sentenza va redatta in italiano, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che, nell'ambito delle audizioni, l’interessato ha dichiarato di essere citta-

dino afgano, di essere stato riconosciuto quale rifugiato in Grecia, e di es-

sere titolare di un permesso di soggiorno (cfr. atto 13/2),  

che con le comparse scritte dell’11 gennaio 2021 e del 22 gennaio 2021 

(cfr. atti 25/4 e 29/5), egli si è opposto ad un suo trasferimento in Grecia; 

che il sistema di accoglienza greco sarebbe infatti contraddistinto da gravi 

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lacune; che nella Repubblica ellenica, egli sarebbe stato confrontato con 

delle condizioni tali da essere assimilate ad un’emergenza esistenziale; 

che in questo senso, egli non avrebbe avuto accesso ad un adeguato sus-

sidio finanziario né a misure d’integrazione; che oltremodo, il ritorno in Gre-

cia lo esporrebbe ad una situazione ancor più drammatica nella misura in 

cui, a suo dire, non avrebbe più diritto ad un sostegno economico così 

come neppure ad un alloggio; che onde comprovare la precarietà del si-

stema socioeconomico greco l’insorgente ha inoltre richiamato numerosi 

rapporti,  

che vi sarebbe poi da considerare che al suo arrivo in Grecia, egli sarebbe 

stato separato dalla sua famiglia e che le autorità di polizia non sarebbero 

state in grado di aiutarlo a ricongiungersi con la stessa,     

che, nella decisione impugnata, la SEM ha anzitutto constatato che il Con-

siglio federale ha designato la Grecia come Stato terzo sicuro ai sensi 

dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi e che le autorità elleniche in data 8 gennaio 

2021 si sarebbero dichiarate disposte a riaccettare l’interessato sul loro 

territorio; che inoltre non vi sarebbero gli estremi per riconoscere la qualità 

di rifugiato al medesimo, godendo egli di tale statuto già in Grecia; che, di 

conseguenza, la SEM non è entrata nel merito della citata domanda ai 

sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi,  

che circa l'esecuzione dell’allontanamento verso la Repubblica ellenica, la 

SEM ha indicato che potendo egli recarsi in uno Stato terzo in cui trovare 

protezione dal respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, in specie non 

sarebbe necessario esaminare il rispetto del divieto di respingimento rela-

tivo al Paese d’origine o di ultima residenza; che vieppiù, nemmeno le dif-

ficili condizioni di vita vigenti in Grecia osterebbero ad un trasferimento del 

richiedente; che difatti, tale Paese sarebbe vincolato dalla Direttiva 

2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante 

norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di 

beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifu-

giati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, 

nonché sul contenuto della protezione riconosciuta [rifusione; GU L 337/9 

del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione]), dalla CEDU, dalla Con-

venzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105) oltre che dalla 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), e si potrebbe quindi partire dall’assunto che rispetti gli obblighi 

derivanti dal diritto internazionale ed europeo,  

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che ad ogni modo, dall’analisi di fonti affidabili e concordi non risulterebbe 

che le autorità elleniche abbiano adottato una pratica di discriminazione 

sistematica nei confronti degli stranieri, impedendone l’accesso al mercato 

del lavoro, all’assistenza sociale e sanitaria, all’istruzione o all’alloggio; che 

oltretutto, ai sensi della giurisprudenza dello scrivente Tribunale neppure 

la recente riforma legislativa dell’11 marzo 2020 – che ha introdotto la ces-

sazione delle prestazioni di assistenza finanziaria oltreché materia d’allog-

gio – permetterebbe di ritenere che la Grecia violerà in futuro i suoi obblighi 

di diritto internazionale; che del resto il Tribunale avrebbe ripetutamente 

rilevato che l’esistenza di motivi ostativi all’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento verso la Grecia andrebbe riconosciuta solo a condi-

zioni molto severe 

che a titolo suppletivo, vi sarebbe da evidenziare che le difficoltà legate 

all’accesso nel mercato del lavoro non permetterebbero di concludere 

all’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento atteso che la difficile si-

tuazione socioeconomica toccherebbe l’insieme della popolazione greca e 

che, comunque, nessuno Stato potrebbe garantire l’accesso ad un posto 

di lavoro retribuito; che invero, malgrado il livello di vita possa essere effet-

tivamente più basso rispetto ad altri Stati europei, gli standard minimi del 

diritto internazionale – in special modo quelli emanati dall’art. 3 CEDU – 

sarebbero rispettati; che dipoi, il trasferimento in Grecia non sarebbe con-

trario all’art. 8 CEDU essendo il ricorrente libero di ricongiungersi con la 

sua famiglia; che le asserzioni secondo le quali da un lato l’insorgente in 

tale Paese sarebbe stato diviso dalla sua famiglia, mentre dall’altro la poli-

zia greca non sarebbe stata in grado di aiutarlo a ricongiungersi con i suoi 

famigliari, si ridurrebbero a mere asserzioni di parte; che oltracciò, qualora 

a seguito del ritorno in tale Paese l'interessato dovesse essere realmente 

costretto dalle circostanze a vivere un'esistenza caratterizzata da un forte 

disagio, o se dovesse ritenere che questo Stato violi le sue obbligazioni di 

assistenza o portare pregiudizio ai suoi diritti fondamentali, sarebbe suo 

compito far valere tali diritti presso le competenti autorità greche, adendo 

le adeguate vie di diritto presso i tribunali greci e, in ultima istanza, alla 

CorteEDU, 

che per quanto concerne il suo stato di salute, l’interessato non avrebbe 

segnalato problematiche di sorta,  

che in ultimo, l’esecuzione dell'allontanamento sarebbe pure da conside-

rarsi possibile sia sul piano tecnico che pratico nonostante la corrente pan-

demia di Coronavirus, così come delle temporanee restrizioni al traffico ae-

reo e all'entrata in Grecia, 

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che nel gravame, l’insorgente avversa un suo trasferimento in Grecia ad-

ducendo numerose motivazioni; che in primo luogo egli sarebbe stato la-

sciato dalla sua famiglia, la quale gli sarebbe altresì stata nascosta; che 

oltracciò, lo Stato greco non gli avrebbe offerto la possibilità di condurre 

un’esistenza normale, tanto che correrebbe il rischio di ritrovarsi senza un 

alloggio per il caso in cui vi facesse ritorno; che non da ultimo, egli sarebbe 

stato minacciato di morte da diversi famigliari della moglie, ragion per cui 

temerebbe per la propria incolumità qualora tornasse nel Paese in parola,  

che a sostegno della propria impugnativa, egli ha allegato un estratto di 

una sentenza emessa da un tribunale tedesco, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito 

della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo 

sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato pre-

cedentemente; che si tratta di Stati nei quali il Consiglio federale ritiene vi 

sia un effettivo rispetto del principio di «non-refoulement» ai sensi dell'art. 5 

cpv. 1 LAsi, nonché dell'art. 3 CEDU e delle disposizioni equivalenti (cfr. 

DTAF 2010/56 consid. 3.2), 

che il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la 

Grecia, come altri Stati dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione euro-

pea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi 

dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi; che per questi stati esiste conseguentemente 

una presunzione di rispetto del principio di «non-refoulement» (art. 5 cpv. 1 

LAsi), 

che il ricorrente beneficia dello statuto di rifugiato in Grecia, con relativo 

«permesso di soggiorno asilo» in corso di validità (cfr. atto 23/2), 

che la Grecia ha dichiarato di riaccettare il medesimo sul proprio territorio, 

in quanto titolare del succitato permesso di soggiorno (cfr. atto 23/2); che 

il ricorrente non ha addotto – né invero ha censurato − elementi concreti 

atti a dimostrare che la Grecia rischi di allontanarlo verso l’Afghanistan di-

sattendendo il principio del non respingimento; che di conseguenza, le con-

dizioni dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi sono soddisfatte, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di modo che, su questo 

punto la decisione impugnata va confermata, 

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che il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4); che pertanto lo scrivente Tribunale è tenuto a 

confermare la pronuncia dell'allontanamento, 

che resta ora da valutare si vi siano in specie da annoverare degli impedi-

menti all’esecuzione del provvedimento, 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, all'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

(LStrI, RS 142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per 

quanto riguarda l'art. 83); che giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'al-

lontanamento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI); che 

in caso di non adempimento d'una di queste condizioni, la SEM dispone 

l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI), 

che secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'allontanamento vale lo stesso apprezzamento della prova con-

sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato; che in altre parole, il 

ricorrente deve provare o perlomeno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo rife-

rimento), 

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico della Svizzera; che detta norma non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento; che anche altri impegni di diritto 

internazionale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in par-

ticolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105); che la Corte europea dei diritti dell'uomo (Cor-

teEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltratta-

menti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza genera-

lizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una viola-

zione dell'art. 3 CEDU; che spetta infatti all'interessato provare o rendere 

verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli cor-

rerà un reale rischio ("real risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il 

quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti),  

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk

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che inoltre, giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno 

Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia 

uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto 

internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento 

ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-

tura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 della Convenzione contro la tor-

tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (di seguito: Conv. tortura, RS 0.105; cfr. FANNY MATTHEY, in: Ce-

sla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations, LAsi, 

2015, n. 12 ad art. 6a LAsi), 

che appartiene dunque all'interessato sovvertire tale presunzione; che a tal 

fine, egli deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione 

violino il diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la ne-

cessaria protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si 

trovi in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a 

causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria 

(cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 

consid. 8.4),  

che orbene, come rettamente evidenziato dall’autorità inferiore nella deci-

sione avversata – la cui motivazione è d’altro canto doviziosamente anco-

rata all’invalsa giurisprudenza del Tribunale (cfr. fra le tante, sentenza 

D-2404/2020 del 18 maggio 2020 consid. 8.3) ed alla quale è pertanto 

d’uopo rinviare integralmente onde evitare inutili ripetizioni (cfr. infra) – in 

casu l'esecuzione dell'allontanamento in Grecia è ammissibile secondo i 

dettami delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi 

(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi),  

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica; che ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontana-

mento verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale 

presunzione legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende vero-

simile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto 

ragionevolmente esigibile (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale 

D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 9),  

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che nella misura in cui il ricorrente fa riferimento alle precarie condizioni di 

vita dei migranti in Grecia, va effettivamente rilevato che il sistema di assi-

stenza sociale greco presenta delle criticità non soltanto per i richiedenti 

asilo, ma anche per le persone a beneficio della protezione (cfr. sentenze 

della CorteEDU, Saidoun contro Grecia, 40083/07 e Fawsie contro Grecia, 

40080/07, entrambe del 28 ottobre 2010; sentenza del Tribunale 

D-2404/2020 del 18 maggio 2020 consid. 9.1); che nonostante queste cri-

tiche, va notato che la Grecia è vincolata dalla direttiva sulle qualifiche e 

che è quindi responsabilità dell'insorgente rivendicare i diritti che gli spet-

tano direttamente presso le autorità greche; che anche se le condizioni di 

vita in Grecia non sono facili a causa della situazione economica preva-

lente, non ci sono indicazioni che l'interessato verrebbe esposto a un'emer-

genza esistenziale in caso di ritorno in Grecia, 

che perdipiù, quo alle supposte minacce che i famigliari della moglie avreb-

bero proferito nei suoi confronti, non v’è modo di partire dall’assunto che le 

autorità elleniche non abbiano la volontà o la capacità di perseguire gli atti 

delittuosi commessi sul loro territorio (cfr. fra le tante, sentenza D-561/2020 

del 18 febbraio 2020 consid. 9.4); che è quindi compito del ricorrente di 

rivolgersi alle competenti autorità di polizia per denunciare i comportamenti 

lamentati,  

che del resto, la censurata incapacità delle autorità nel ricongiungerlo con 

la sua famiglia si riduce ad una mera asserzione di parte,  

che di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento risulta pure ragione-

volmente esigibile,  

non risultano neppure impedimenti dal profilo della possibilità dell'esecu-

zione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI) ritenuto che 

le autorità elleniche hanno dato il loro benestare alla riammissione del ri-

corrente; che da ultimo, conformemente a quanto ritenuto dall'autorità in-

feriore nella decisione impugnata, né le restrizioni temporanee al traffico 

aereo né le restrizioni temporanee all'ingresso imposte dalle autorità gre-

che in relazione con l’attuale pandemia di Covid-19 rendono impossibile 

l'esecuzione dell'allontanamento (cfr. sentenza del Tribunale D-2404/2020 

del 18 maggio 2020 consid. 10),  

che di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il 

gravame va disatteso e la querelata decisione confermata,  

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che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che oltretutto, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto,  

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d 

cifra 1 LTF),  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

D-433/2021 

Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: