# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0e3a5151-4678-5c6f-a99c-9a0054a6977c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-12-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 19.12.1997 11.1997.114
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-114_1997-12-19.html

## Full Text

Incarto n..

  11.97.00114

  	
  Lugano

  19 dicembre 1997/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney–Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__________ (azione di separazione: diffida ai debitori) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con petizione del 17 settembre
1992 da

 

	
   

  	
  __________, nata __________, __________ 

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________)  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________, __________;  

   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti di
questione:     1.   Se deve essere accolto l’appello del 30 giugno 1997
presentato da __________ contro il decreto cautelare emesso il 17 giugno 1997
dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

 

 

 

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ (1943) e
__________ (1945) si sono sposati il __________ 1965 a __________. Dall’unione
sono nati __________ (1966) e __________ (1973). Il marito è __________
__________ e la moglie, casalinga, non risulta aver mai svolto attività
lucrativa. I coniugi vivono separati di fatto dal 1978: il marito abita con
un’altra donna, da cui ha avuto i figli __________ (1981) e __________ (1984),
mentre la moglie vive a __________ con il figlio __________, in un appartamento
appartenente a una società di cui è contitolare il marito (Immobiliare
__________, __________). Il 6 aprile 1979 i coniugi hanno stipulato una
convenzione in virtù della quale il marito si impegnava a corrispondere per la
moglie e i due figli un contributo mensile di fr. 3’000.– e a pagare gli oneri
dell’alloggio (doc. 6 inc. __________/____________________.). Una prima azione
di separazione avviata dalla moglie con petizione dell’11 dicembre 1979 è stata
abbandonata.

 

                                  B.   Il 22 gennaio 1992
__________ ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, il
tentativo di conciliazione, che è decaduto infruttuoso il 9 marzo successivo.
Il 25 febbraio 1992 essa ha instato per l’adozione di provvedimenti cautelari,
postulando l’attribuzione dell’appartamento da lei occupato, un contributo
alimentare per sé e per il figlio __________ di fr. 8’500.– mensili (da
adeguare al rincaro), oltre al pagamento di tutti gli oneri relativi
all’appartamento, e fr. 15’000.– a titolo di provvigione ad litem . Alla
discussione del 27 marzo 1992 l’istante ha confermato le proprie domande,
mentre il convenuto ha offerto un contributo complessivo di fr. 4’500.– mensili
e l’assunzione dei costi relativi all’abitazione, opponendosi per il resto
all’istanza. Entrambe le parti hanno notificato mezzi di prova. 

 

                                  C.   Statuendo senza
contraddittorio il 7 aprile 1992, in parziale modifica della convenzione 6
aprile 1979 il Pretore ha fissato il contributo alimentare mensile per la moglie
in fr. 3’600.– e per __________ (all’epoca minorenne) in fr. 900.–, al marito rimanendo
l’obbligo di provvedere agli oneri relativi all’appartamento. Il 17 settembre
1992 __________ ha promosso azione di separazione a tempo indeterminato. Per
quel che concerne gli effetti accessori, essa ha rivendicato una pensione
alimentare di fr. 8’500.– per sé (vita natural durante) e di fr. 1’000.– per il
figlio, indicizzati, l’assunzione da parte del convenuto di tutti i costi
dell’alloggio coniugale e il versamento di 6 milioni di franchi in liquidazione
del regime dei beni. Nel contempo essa ha instato in via cautelare per ottenere
una restrizione della facoltà di disporre sulla particella n. __________RFD di
__________ e una provvigione di causa di fr. 30’000.–. Con la risposta del 30 novembre
1992 __________ __________ ha aderito alla separazione, ha offerto un
contributo mensile di fr. 3’500.– per la moglie e di fr. 900.– per __________
(fin che vivrà con la madre), la messa a disposizione gratuita di un
appartamento di 4 o 4½ locali e fr. 100’000.– in liquidazione dei rapporti
patrimoniali “non appena le condizioni di liquidità lo permetteranno”. Nei
successivi allegati preliminari (replica 25 gennaio 1993, duplica 15 marzo
1993) le parti si sono confermate nelle rispettive tesi e domande. L’udienza
preliminare si è svolta l’8 luglio 1993. In tale occasione la moglie ha
presentato anche un’istanza di informazione. Entrambe le procedure (cautelare e
di merito) sono in fase di istruttoria. Parallelamente vi sono stati altri
procedimenti cautelari.

 

                                  D.   __________ ha instato
il 3 marzo 1997 perché fosse ordinato alla Croce Rossa Svizzera, Sezione __________,
conduttrice del convenuto e del di lui fratello, di corrisponderle direttamente
fr. 15’600.– dall’aprile 1997, deducendolo dalla pigione trimestrale. Alla
discussione del 17 marzo 1997 l’istante ha confermato la domanda, mentre il
convenuto vi si è opposto, facendo valere che i crediti derivanti dalla locazione
sarebbero stati ceduti alla creditrice ipotecaria. Una modifica di tale assetto
provocherebbe la disdetta dei titoli ipotecari da parte dell’istituto di
credito, con conseguente messa all’asta di numerose proprietà del convenuto. In
replica l’istante ha confermato le proprie richieste, negando che si fosse
verificata una valida cessione dei crediti. Ultimata l’istruttoria, all’udienza
di discussione finale del 13 giugno 1997 le parti hanno ribadito le precedenti
tesi e domande.

 

                                  E.   Statuendo il 17
giugno 1997, il Pretore ha fatto ordine alla Croce Rossa Svizzera, Sezione del
__________, di versare trimestralmente fr. 15’600.– direttamente sul conto
bancario dell’istante dal luglio 1997. La tassa di giustizia di fr. 200.– e le
spese di fr. 100.– sono state poste a carico del convenuto, con obbligo di
rifondere alla controparte l’importo di fr. 1’000.– per ripetibili.

 

                                  F.   Contro tale decreto
__________ __________ è insorto con un appello del 30 giugno 1997 nel quale
chiede che – previo conferimento dell’effetto sospensivo al gravame – il
giudizio impugnato sia riformato nel senso di respingere l’istanza cautelare,
subordinatamente che il giudizio sia annullato e, in via ancor più subordinata,
che egli sia ammesso a produrre agli atti nuovi documentazioni.

 

                                         La presidente di questa
Camera ha dichiarato irricevibile la domanda di effetto sospensivo il 4 luglio
1997.

 

                                         Nelle sue osservazioni del
4 agosto 1997 __________ propone di respingere l’appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   I documenti
prodotti per la prima volta in appello non sono, di principio, ricevibili.
L’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC vieta di addurre fatti o mezzi di prova nuovi in
seconda sede e il diritto federale non impone una disciplina diversa, salvo per
quanto riguarda le relazioni tra genitori e figli minorenni, che sono rette dal
principio inquisitorio illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 119 II
203 consid. 1; Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura civile ticinese annotato, Lugano 1993, n. 10 ad art. 86 e
n. 1 ad art. 321). Non essendovi figli minorenni nel caso in concreto, i
documenti prodotti per la prima volta con l’appello non possono entrare in
linea di conto ai fini del giudizio.

 

                                   2.   L’art. 177 CC
stabilisce che se un coniuge non adempie il proprio obbligo di mantenimento, il
giudice può ordinare ai suoi debitori che facciano i loro pagamenti, in tutto o
in parte, all’altro. La norma è applicabile per analogia anche nel quadro
dell’art. art. 145 cpv. 2 CC, come misura provvisionale in pendenza di
separazione o di divorzio (Hausheer/Reusser/Geiser,
Kommentar zum Eherecht, Berna 1988, pag. 390, n. 19 e 20, Bühler/Spühler, Berner Kommentar, 3a edizione,
nota 380 ad art. 145 CC). La diffida non presuppone una colpa del debitore inadempiente
(Hausheer/Reusser/Geiser, op.
cit., pag. 479 n. 8; Honsell/Vogt/Geiser,
ZGB, n. 10 ad art. 177; Hegnauer/
Breischmid, Grundriss des Eherechts, 3a edizione, pag. 204 n.
21.37).

 

                                   3.   Il Pretore ha
accolto l’istanza di diffida ai debitori presentata dall’attrice, ritenendo che
il convenuto non aveva reso verosimile l’esistenza di una valida cessione di credito
alla banca titolare del credito ipotecario, che comunque sarebbe nulla per mancato
rispetto della forma scritta. L’appellante ribadisce che la cessione dei
crediti si sarebbe validamente perfezionata e sarebbe quindi opponibile alla
moglie e rileva che il documento originale dell’atto di cessione non sarebbe
stato versato agli atti poiché in possesso della creditrice ipotecaria.

 

                                   a)  Il
creditore può cedere ad altri il suo credito anche senza il consenso del debitore,
se non vi osta la legge, la convenzione o la natura del rapporto giuridico, ritenuto
che la cessione richiede per la sua validità la forma scritta (art. 164 cpv. 1,
165 cpv. 1 CO). Secondo dottrina e giurisprudenza il requisito della forma
scritta si estende a tutti i punti essenziali del contratto: alla volontà di
cedere un credito determinato o determinabile, alla persona del cedente, del
cessionario e del debitore, e a eventuali modalità della cessione (Engel, Traité des obligations en droit
suisse, 2a edizione, pag. 881 pt. 276 ad B; Honsell/Vogt/Wiegand, Obligationenrecht I (art. 1–529 OR), 2a
edizione, art. 165 CO n. 2; Gauch/
Schluep, Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, 6a
edizione, vol. II, pag. 289, n. 3544 seg.; DTF 105 II 84). L’atto deve essere
firmato da chi si obbliga (art. 13 CO), ossia dal cedente, mentre la forma
scritta non richiede che l’atto rechi espressamente la dicitura “cessione” o la
data (Engel, op. cit., pag. 882
ad B; Honsell/Vogt/Wiegand, op.
cit., art. 165 CO n. 2, 5). Lo scopo della forma scritta è di favorire la sicurezza
giuridica e di creare chiarezza in merito al titolare del diritto, in
particolar modo per debitore e creditori del cedente (DTF 105 II 84; Honsell/Vogt/Wiegand, op. cit., art.
165 CO n. 1; Engel, op. cit.,
pag. 881 n. 276 ad A.). L’inosservanza della forma scritta comporta la nullità
della cessione (art. 165 cpv. 1 CO, Engel,
op. cit., pag. 882 lett. D; Gauch/Schluep,
op. cit., pag. 290 pt. 3547). La conseguenza giuridica della (valida) cessione
è che il cessionario subentra nella posizione giuridica del creditore cedente (Gauch/Schluep, op. cit., pag. 299 n.
3582).

 

                                   b)  Nel
caso concreto, come rileva il primo giudice, agli atti non risulta un qualsiasi
documento attestante che tra il convenuto e la sua creditrice ipotecaria è
intervenuta una cessione dei crediti da pigione vantati nei confronti della
conduttrice ai sensi degli art. 164 segg. CO. A tal fine il convenuto avrebbe
dovuto esibire almeno il contratto di cessione, menzionante il credito oggetto
della cessione, le parti al contratto e la volontà dei creditori di cedere i
crediti enumerati. Il convenuto ha prodotto invece svariata documentazione dalla
quale emerge che egli e il fratello, comproprietario degli immobili locati, si
sono impegnati nei confronti dell’istituto di credito a riversargli i
corrispettivi, restando però – così sembra – formalmente titolari dei crediti
(doc. 45, 46, 49, 48). In assenza di un atto di cessione conforme ai requisiti
di legge, ciò non è tuttavia sufficiente per ammettere una cessione dei crediti
opponibile ai terzi, e quindi anche alla moglie. L’appello è di conseguenza
infondato su questo punto. 

 

                                   4.   L’appellante postula
in via subordinata l’annullamento del decreto contestato, prevalendosi di una
violazione dell’art. 39 CPC e del principio della parità delle armi, poiché pur
essendosi presentato senza legale, contrariamente alla moglie, il Pretore non
lo avrebbe diffidato a munirsi di un patrocinatore, con la comminatoria della designazione
d’ufficio. 

 

                                   a)  Ogni
persona avente l’esercizio dei diritti civili può procedere in lite con atti propri
(art. 38 cpv. 1 CPC) e la capacità processuale comprende la facoltà di compiere
personalmente tutti gli atti di causa (art. 39 cpv. 1 CPC). Nel Ticino, come in
tutto il resto della Svizzera, le parti non sono obbligate a farsi patrocinare
in giudizio, obbligo che invece esiste in Germania e in Italia per la maggior
parte dei procedimenti civili (DTF del 23 novembre 1995 in re T., consid. 3a
con rinvii). Quando il giudice ritiene che una persona non sia capace di
proporre e di discutere con la necessaria chiarezza la propria causa, la
diffida a munirsi di un patrocinatore, con la comminatoria della nomina di un
avvocato d’ufficio (art. 39 cpv. 2 CPC).

 

                                   b)  La
nomina di un avvocato d’ufficio (e la diffida che precede tale nomina) configura
una restrizione della capacità processuale. Per il suo carattere di eccezione
essa deve giustificarsi alla luce di particolari circostanze, oggettive e
soggettive, che il Pretore valuta facendo capo al suo ampio potere di apprezzamento
(Rep. 1989 pag. 168 in alto, 1988 pag. 375 consid. a). Il solo fatto che il
convenuto sia sprovvisto di un patrocinatore ancora non significa, quindi, che
egli debba essere diffidato a munirsi di un legale o che il giudice debba nominargli
un avvocato d’ufficio. Se così fosse, la capacità di compiere personalmente
tutti gli atti processuali sarebbe svuotata di senso. Determinante è la
ponderazione delle capacità personali della parte per rapporto al grado di
difficoltà che la causa presenta, considerato anche lo stadio in cui il
processo si trova. Un convenuto può apparire incapace di difendersi, ad
esempio, per insufficienti cognizioni giuridiche, ma anche per malattia, per
incapacità di provvedere a sé medesimo o per il suo contegno sconveniente, che
turba l’ordine del processo (Poudret
in: Commentaire de la loi fédérale d’organisation judiciaire, Berna 1990, vol.
I, n. 7.2 ad art. 29). La situazione va apprezzata di caso in caso.

 

                                   c)  In
concreto nulla induce a ritenere che il convenuto non fosse in grado di discutere
con la necessaria chiarezza la propria causa. La vertenza in esame (diffida ai
debitori) non poneva particolari difficoltà, di modo che poteva essere
affrontata anche da una persona sprovvista di formazione giuridica specifica.
Tale è il caso del convenuto, impresario attivo nella vita sociale e civica e
che da anni conduce personalmente la propria causa di separazione. Del resto
egli ha dimostrato di avere perfettamente capito i termini della contesa,
tant’è che si è opposto all’istanza facendo valere la cessione dei crediti da
pigioni alla propria creditrice ipotecaria e che alla discussione del 17 marzo
1997 ha offerto di produrre entro 5 giorni l’atto di cessione originale
(verbale udienza, pag. 2).

 

                                         Il
fatto che il Pretore abbia citato le parti per la discussione, invece di
emanare la diffida ai debitori senza contraddittorio (come richiesto dall’istante),
per il motivo che una cessione dei crediti non pareva improbabile, non
corrobora la tesi dell’appellante, ma indica solo che il primo giudice ha rispettato
il diritto di essere sentito del convenuto. L’appellante non poteva invece
dedurne, contrariamente a quanto sostiene nel gravame, di avere
sufficientemente reso verosimile l’avvenuta cessione. Coem si è detto, egli ha
prodotto diversa documentazione relativa alla pretesa cessione (doc. 45 – 49),
ma non l’atto di cessione, nonostante egli medesimo ne avesse offerto la
produzione in udienza. La tesi dell’appel-lante non trova poi sostegno nel
fatto che in una vertenza parallela (inc. __________.__________.__________) il
Pretore lo ha espressamente invitato a munirsi di un patrocinatore.

 

                                         Il
giudice può invero rendere attenta una parte al pericolo cui si espone per la
mancanza di patrocinio, soprattutto ove ritenga ch’essa, pur sostenendo le proprie
tesi e discutendo con sufficiente chiarezza la propria causa, possa pregiudicare
la sua posizione processuale. Simile eventualità non basta tuttavia per obbligare
il convenuto a farsi assistere da un legale, se non ricorrono gli estremi posti
dall'art. 39 cpv. 2 CPC, come nel caso concreto. Del resto il primo giudice ha
respinto le tesi del convenuto non tanto per carenze difensive, quanto
piuttosto a causa della mancata produzione dell’atto di cessione. L’appellante
sostiene che se fosse stato assistito da un legale avrebbe capito l’importanza
di provare l’avvenuta cessione, ma l’argomentazione cade nel vuoto, già per il
fatto che egli stesso ha offerto di produrre il documento decisivo, dimostrando
così di essere perfettamente in grado di difendersi senza l’assistenza di un
avvocato. Se poi egli ha omesso, per un motivo o per l’altro, di produrre l’atto
di cessione (originale o copia), ciò non può essere imputato alla carenza di un
patrocinio legale, ma, se mai, a scelte personali di cui il convenuto sopporta
le conseguenze. Il rischio di pregiudicare i propri interessi agendo da soli è
del resto insito nella facoltà di procedere in lite con atti propri, la cui
responsabilità incombe alle parti (I CCA, sentenza 28 febbraio 1997 nella causa
C. c. N., consid. 3). Il Pretore non aveva quindi alcun obbligo di diffidare il
convenuto a munirsi di un patrocinatore. 

 

                                   5.   A detta
dell’appellante, infine, la documentazione prodotta per la prima volta con il
gravame dovrebbe essere acquisita agli atti giusta l’art. 420 CPC, dal momento
che egli non era patrocinato da un legale. L’art. 420 cpv. 1 CPC consente al
giudice in ogni stadio della lite, e quindi anche in appello, di assumere
d’ufficio quelle prove o informazioni che valgono a formare o completare la sua
convinzione. Per costante giurisprudenza di questa Camera – che lo stesso
appellante menziona nel suo gravame – tale norma non consente tuttavia di
supplire a deficienze probatorie delle parti in prima istanza (Rep. 1979 pag.
281; Cocchi/ Trezzini, op. cit.,
art. 420 CPC n. 4, 5, 7). Le pretese relative alle pensioni alimentari e ai
rapporti patrimoniali in genere tra coniugi sono lasciate alla libera
disponibilità delle parti e il giudice non interviene se non nei limiti delle
richieste da esse formulate (DTF 14 luglio 1997 nella causa D. c. D; Rep. 1987
195). Il giudice, sia in primo grado che in appello, non ha quindi alcun
obbligo di indagare d’ufficio sulla situazione finanziaria delle parti, anche
se una di esse non è patrocinata. L’assenza di patrocinatore non costituisce
infatti, contrariamente a quanto asserisce l’appellante, un vizio di procedura
se la parte non assistita da un legale è in grado di compiere personalmente gli
atti di causa. Ciò che è il caso nella fattispecie. Non vi è pertanto alcun
motivo di derogare alla citata giurisprudenza e di consentire al convenuto di
riparare con l’appello le omissioni probatorie di prima sede.

                                                                                

                                   6.   Gli oneri
processuali del presente giudizio sono a carico dell’ap-pellante (art. 148 cpv.
1 CPC), il quale dovrà rifondere alla controparte un adeguato importo a titolo
di ripetibili di appello.

 

 

Per
questi motivi,

 

vista
sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e il
decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 250.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–  

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 800.–  per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – __________, __________,

                                         – avv. __________
__________, __________,

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria