# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 58e01c77-cb2b-5943-a41f-f45ed339f71a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.10.2006 38.2006.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2006-16_2006-10-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2006.16

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  23 ottobre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 febbraio 2006
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 31
  gennaio 2006 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa Disoccupazione CO 1

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 16
novembre 2005, RI 1 ha inviato alla Cassa di disoccupazione CO 1 uno scritto
del seguente tenore:

 

" 
È dal 6.5.2005 che sono separata di fatto. A
marzo di quest'anno, già sapendo che di lì a poco mio marito avrebbe lasciato
casa e delle probabili difficoltà finanziarie, mi sono annunciata presso
l'Ufficio del Lavoro a __________, presso il Comune di __________ come
disoccupata parziale e presso l'CO 1 per la richiesta delle indennità.

 

All'addetto dell'CO 1 ho chiaramente spiegato quale
era la mia situazione (1/2 giornata con intenzione di lavorare tutto il giorno
e tra poco separata di fatto) e il Signore in questione, un uomo di capelli
scuri e di statura normale, mi ha informato quali erano i miei diritti in fatto
di indennità alla disoccupazione. Praticamente mi è stato detto che non avevo
nessun diritto alle indennità parziali (differenza fra lo stipendio del mio
datore di lavoro e il guadagno assicurato per tutto il giorno), non avendo mai
lavorato tutto il giorno. Così io sono tornata a casa credendo che finché non
avrei trovato di iniziativa mia un'occupazione a tempo pieno, non avrei avuto
aiuti da parte della Cassa disoccupazione.

 

Tre giorni fa ho saputo da un'altra addetta dell'CO
1, tra l'altro molto competente, che io, dal momento della separazione di
fatto, avrei invece avuto diritto alle indennità parziali. Così, per la vostra
incompetenza e mal-informazione mi è stato arrecato un danno economico di circa
CHF 9'000.-- che, vista la mia situazione finanziaria già precaria, non sono
pochi. Inoltre è saputo che la legge non ammette malinformazione perchè come in
questo caso, l'informazione corretta può essere di vitale importanza.

 

Ora pretendo, che questi soldi mi vengano risarciti
retroattivamente, e chiedo che venga presa una decisione in merito." (Doc.
17)

 

                                         Con
decisione su opposizione del 31 gennaio 2006 la Cassa disoccupazione CO 1 ha
rifiutato di riconoscere a RI 1 il diritto ad indennità di disoccupazione già
dal 6 maggio 2005, argomentando:

 

" 
(...)

II 15 novembre 2005 l'assicurata si annuncia al
suo comune di domicilio e all'ufficio regionale di collocamento (URC)
quale persona alla ricerca di un impiego. L'assicurata si annuncia il medesimo
giorno anche presso gli sportelli della nostra cassa disoccupazione. Dal 15
novembre 2005 l'assicurata adempie tutti i presupposti del diritto
all'indennità di disoccupazione e la cassa apre un termine quadro biennale per
la riscossione della prestazione. II 16 novembre 2005 l'assicurata chiede che
il diritto all'indennità di disoccupazione sia riconosciuto retroattivamente a
partire dal 6 maggio 2005, data della separazione di fatto dal coniuge, e
rimprovera alla cassa di non averla informata in tal senso già durante il mese
di marzo, quando si presentò una prima volta presso i nostri uffici, così come
presso I'URC ed il Comune di domicilio.

 

Con decisione del 6 dicembre 2005, la cassa
rifiuta il diritto all'indennità di disoccupazione a partire dal 6 maggio 2005
e conferma quale data di inizio del termine quadro per la riscossione
dell'indennità di disoccupazione il 15 novembre 2005. L'assicurata interpone
tempestivamente opposizione il 9 dicembre 2005.

 

Secondo l'articolo 8 capoverso 1 lettera g della
legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI), l'assicurato
ha diritto all'indennità di disoccupazione, se soddisfa le prescrizioni di controllo.
L'assicurato deve annunciarsi personalmente per il collocamento al suo Comune
di domicilio il più presto possibile, ma al più tardi il primo giorno per il
quale pretende l'indennità di disoccupazione, e presso l'URC, giusta l'articolo
17 capoverso 2 LADI.

 

L'assicurata dichiara di essersi presentata una
prima volta presso gli uffici di __________ della nostra cassa disoccupazione,
così come presso l'URC ed il Comune di domicilio, già durante il mese di marzo
2005, sapendo che di lì a poco il coniuge avrebbe lasciato il tetto coniugale.
Infatti, dal 6 maggio 2005 l'assicurata è separata di fatto. L'assicurata
scrive di aver illustrato al collaboratore della cassa, in quell'occasione, la
sua situazione personale - ovvero che era occupata a metà tempo, che di lì a
poco si sarebbe separata di fatto e che sarebbe stata disponibile a lavorare a
tempo pieno - e che il collaboratore della cassa le ha risposto che non aveva
diritto all'indennità di disoccupazione, poiché non aveva mai lavorato a tempo
pieno.

 

L'assicurata non è purtroppo in grado di
riconoscere il collaboratore della cassa, che le ha fornito queste
informazioni. Analogamente anche i collaboratori della cassa, che avrebbero
potuto essere presenti in ufficio durante il mese di marzo, non sono in grado
di riconoscere l'assicurata, né di ricordare il caso specifico, essendo pure
trascorsi diversi mesi dai fatti.

 

L'assicurata dichiara di essersi presentata alla
cassa a marzo solo dopo essersi annunciata all'URC di __________. In
quell'occasione, la collaboratrice allo sportello le ha consegnato un foglio
con l'indicazione del giorno in cui presentarsi per l'iscrizione al
collocamento e l'ha invitata ad annunciarsi al Comune di domicilio e a
rivolgersi per l'appunto alla cassa disoccupazione per sapere se aveva diritto
alle prestazioni.

 

L'assicurata afferma di aver gettato la
convocazione per l'iscrizione al collocamento, dopo che la cassa le disse di
non aver diritto all'indennità di disoccupazione, e di aver annullato
immediatamente l'appuntamento presso I'URC.

L'URC, su richiesta della cassa, dichiara che è
prassi rilasciare la convocazione per l'iscrizione al collocamento soltanto
dopo che l'assicurato consegna copia del modulo di annuncio al Comune di domicilio. In questo caso non può
essere stata rilasciata alcuna convocazione, poiché l'assicurata non si è
ripresentata con il modulo di annuncio al comune.

 

A questo proposito, l'assicurata dichiara di
essersi annunciata già a marzo anche al Comune di domicilio, ma di aver gettato
il modulo di annuncio al comune dopo che la cassa le aveva comunicato di non
aver diritto alle prestazioni.

Il Comune di __________, su richiesta della
cassa, scrive di non conservare copia dei moduli di annuncio al comune delle
persone disoccupate.

 

L'assicurata, infine, afferma di essersi rivolta
al suo legale, avv. __________, e di averla informata della risposta negativa
ricevuta dalla cassa in merito al diritto alle prestazioni assicurative. Il
legale, su richiesta della cassa, conferma le affermazioni dell'assicurata.

 

Il tempo trascorso dalla rivendicazione
dell'assicurata ed i fatti descritti non aiuta certamente la ricostruzione di
quanto accaduto veramente. Purtroppo nessun elemento oggettivo é lì a
supportare le dichiarazioni dell'assicurata; non esiste copia del modulo di
annuncio al Comune di domicilio e nemmeno della convocazione per l'iscrizione
al collocamento. Nessun collaboratore è nemmeno più in grado di ricordare
quanto affermato dall'assicurata.

In assenza di elementi oggettivi, la cassa non
può che riconfermare il rifiuto del diritto all'indennità di disoccupazione dal 6 maggio 2005." (Doc. A)

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l’assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel
quale si è così espressa:

 

" 
(...)

Come può leggere nella fattispecie dell'CO 1 io
sono rimasta vittima di una clamorosa mal-informazione che a me, essendo in
fase di divorzio e già in condizioni finanziarie precarie, ha fatto un grosso
danno economico (almeno CHF 7000.--). Purtroppo, tranne il mio avvocato non c'è
nessuno che può testimoniare di quanto avvenuto e questo sicuramente non
semplifica le cose, ma per inventarmi una storia del genere mi ci sarebbe
voluto troppa fantasia.

 

A marzo 2005, ben cosciente della mia nuova
situazione familiare che si sarebbe presentata di lì a poco, mi sono presentata
dai sindacati CO 1, volendomi annunciare regolarmente come disoccupata, in
quanto lavorando soltanto mezza giornata mi ero subito resa conto che avrei
fatta troppa fatica arrivare a fine mese, spiegando loro tutta la mia
situazione. Convinta nel loro aiuto pensavo di poter affrontare tranquillamente
i mesi estivi e di cercarmi inoltre una nuova occupazione a tempo pieno che
avrebbe soddisfatto le nuove esigenze economiche. Invece a causa
dell'incompetenza di un impiegato presso l'CO 1 ho dovuto tirare la cinghia
tutti questi mesi fino alla scoperta della possibilità di essere iscritta come
disoccupata parziale.

 

lo so che sbagliare è umano, ma in questo caso
sono sicura che la legge non ammette né incompetenza nè mal-informazione. Sono
certa che lei, Pretore, capisca la mia rabbia e
cercherà di accontentarmi." (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella  sua
risposta del 21 febbraio 2006 la Cassa propone di respingere il ricorso e
osserva in particolare:

 

"  (...)

II 16 novembre 2005 l'assicurata scrive di
essersi presentata agli sportelli dell'ufficio di __________ dell'CO 1 Cassa
disoccupazione già nel corso del mese di marzo 2005 (allegato 17). In
quell'occasione, l'assicurata illustra
al collaboratore della cassa la sua situazione personale, in particolare di
essere alla ricerca di un'occupazione a tempo parziale, che completi
l'occupazione a tempo parziale che già svolge, poiché di lì a poco il coniuge
avrebbe lasciato la loro casa. Il collaboratore, sempre a dire dell'assicurata,
risponde che il diritto all'indennità non può essere riconosciuto, poiché
l'assicurata non ha mai lavorato a tempo pieno.

 

Soltanto tre collaboratori sono occupati per
l'ufficio di pagamento di __________: il sottoscritto, il collega __________,
presente in ufficio in occasione dell'udienza dell'assicurata il 15 dicembre
2005, e il collega __________. Alla domanda se fosse in grado di riconoscere il
collaboratore della cassa che le diede quell'informazione nel mese di marzo
2005, l'assicurata risponde di non saperlo riconoscere con certezza; in
particolare, mostrata la fototessera del collega __________, non presente in
quel momento in ufficio, l'assicurata non ha potuto affermare con certezza di
riconoscere il collaboratore della cassa presente allo sportello nel mese di
marzo 2005. II collega __________, a sua volta, presa visione della fototessera
dell'assicurata, non ricorda di averla mai vista (allegato 25).

 

Uscita dall'ufficio della cassa, l'assicurata
scrive di essersi recata all'URC per annullare l'appuntamento per l'iscrizione
al collocamento - anche se il 27 dicembre 2005 dichiara di non ricordare se la
convocazione le fosse effettivamente stata consegnata per iscritto o solo
comunicata verbalmente - e di aver gettato tutte le carte fin a quel momento
ricevute (allegato 24).

 

L'assicurata, il 15 dicembre 2005, dichiara
altresì di essersi recata presso il suo avvocato, __________, dopo aver
ricevuto la risposta negativa da parte della cassa, come confermato d'altronde
dall'avvocato (allegato 23).

 

Secondo l'articolo 8 capoverso 1 lettera g della
legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI), l'assicurato
ha diritto all'indennità di disoccupazione, se soddisfa le prescrizioni di
controllo. L'assicurato deve presentarsi personalmente per il collocamento al
suo Comune di domicilio o al servizio designato dal Cantone il più presto
possibile, ma al più tardi il primo giorno per il quale pretende l'indennità di
disoccupazione, e osservare da quel momento le prescrizioni di controllo,
giusta l'articolo 17 capoverso 2 LADI.

 

La cassa ha cercato elementi oggettivi a comprova
di quanto rivendicato dall'assicurata, purtroppo senza successo, anche per il
tempo trascorso dalla rivendicazione dell'assicurata ai fatti accaduti. Né
l'assicurata ha riconosciuto, con certezza, il collaboratore della cassa, che
era presente in ufficio il mese di marzo 2005, né i collaboratori della cassa
ricordano l'assicurata ed il caso da lei descritto. Anche il modulo rilasciato
dal Comune è stato gettato dall'assicurata e una copia non viene conservata dal
Comune.

 

In ogni caso, nel momento in cui l'assicurata si
è presentata alla cassa, ovvero nel corso del mese di marzo 2005, l'assicurata
non aveva diritto all'indennità di disoccupazione. Infatti, l'assicurata era
ancora occupata a metà tempo presso la __________ e continuava a vivere sotto
lo stesso tetto coniugale con il coniuge, escludendo, in questo modo,
l'applicazione dell'articolo 14 capoverso 2 LADI. La separazione di fatto dal
coniuge è intervenuta soltanto nel mese di maggio e soltanto da tale data
l'assicurata avrebbe potuto vedersi riconosciuto il diritto all'indennità di
disoccupazione.

 

Non esiste purtroppo possibilità per la cassa di
accertare cosa è realmente accaduto quando l'assicurata si è presentata alla
cassa il mese di marzo 2005, segnatamente come illustrò la sua situazione
personale e cosa chiese effettivamente (ho diritto all'indennità? potrò aver
diritto all'indennità?).

 

In assenza di elementi oggettivi la cassa non può
riconoscere il diritto all'indennità di disoccupazione prima del 16 novembre
2005." 

(Doc. III)

 

                               1.4.   Il 28
febbraio 2006 l’assicurata ha inviato al TCA uno scritto del seguente tenore :

 

" 
(...)

E' evidente che una storia simile non se la
inventa nessuno, anche se purtroppo tutti i documenti ricevuti sia dal Comune
che dall'Ufficio del lavoro li ho distrutti, ed altre prove cartacee non ci
sono. Esiste però la testimonianza del mio Avvocato, __________, la quale è a
corrente di tutta la storia e può confermare quanto è avvenuto.

 

In Svizzera, la legge non ammette né incompetenza
né mal-informazione e questo caso è un chiaro esempio di negligenza a scapito
di chi avrebbe avuto e ha tuttora bisogno d'aiuto.

 

Pertanto chiedo che la decisione sfavorevole
dell'CO 1 venga annullata e che lei, Presidente, risolva questa pendenza
definitivamente a mio favore." (Doc. V)

 

                               1.5.   Il 13 marzo
2006 il TCA ha invitato la Cassa  a "comunicarci - entro il termine di 5 giorni
- i precisi nominativi dei dipendenti che lavorano o hanno lavorato presso la
vostra Cassa e che corrispondono alle seguenti caratteristiche: "(...) un
uomo di capelli scuri e di statura normale (...)" (cfr. succitato
scritto)." (Doc. VII).

                                         L’amministrazione
ha così risposto il 14 marzo 2006:

 

" 
Mi riferisco alla vostra richiesta del 13 marzo
e vi comunico i nominativi che lavorano o hanno lavorato presso la nostra cassa
e che corrispondono alle caratteristiche descritte dall'assicurata

 

■  __________

■  __________

■  __________. " (Doc. VIII)

 

                               1.6.   L’ 8 giugno
2006 si è svolto un dibattimento davanti al presidente del TCA alla presenza
dell’assicurata, dell’Avv. __________, di __________ e di __________. __________
è invece stato impedito di partecipare (cfr. Doc. XI, verbale di udienza).

 

                               1.7.   Il 6 giugno
20006 il TCA ha richiamato dall’URC di __________ l’incarto completo
dell’assicurata  (cfr. Doc. XIII), che è stato trasmesso il 12 giugno 2006
(cfr.Doc XIV e allegati) e completato il 14 giugno 2006 (cfr. Doc. XV e
allegati).

 

                               1.8.   Il 13 luglio
2006  si è svolto un nuovo dibattimento davanti al  presidente del TCA, alla
presenza dell’assicurata e di tre collaboratori della Cassa di disoccupazione CO
1 : __________, __________ e __________ (Doc. XVI).

 

                               1.9.   Infine, un
ultimo dibattimento davanti al presidente del TCA ha avuto luogo il 6 settembre
2006 presso la sede dell’URC di __________, alle presenza dell’assicurata e di __________.

                                         In
quell’occasione il presidente del TCA ha sentito come testi alcuni funzionari
dell’URC di __________ (Doc. XX).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il 1° gennaio 2003 è entrato
in vigore l'art. 27 della legge federale sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) che regola la “Informazione e consulenza”.

                                         Questa nuova importante
disposizione legale ha il seguente tenore:

 

"  1
Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali,
nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad informare le persone
interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla
consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia
gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati devono far valere i
loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono
ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la riscossione di
emolumenti e stabilirne la tariffa.

 

3 Se un assicuratore constata che un assicurato o i
suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali,
li informa immediatamente."

 

                                         L'art. 27 LPGA sancisce,
in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo,
generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo
e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che
conviene fare) su un caso preciso e su esplicita richiesta, che può essere
fatto valere in giustizia (cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA del 14 settembre 2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum
Rapperswil c/ F., C 192/04, consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472; STFA
del      9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; STFA del   28
ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof - CH Zünd,
"ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über
Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par
les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27
LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG -
Kommentar", ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).

                                         In materia di
assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha apportato
notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di informare
non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle disposizioni
legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag. 95) ma è
stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in STZ 2003 pag. 307).    

 

                                         Il
capoverso 1 dell’art. 27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e
permanente nei confronti di una cerchia indeterminata di persone, che non deve
avvenire unicamente su richiesta degli interessati, bensì regolarmente e
d’ufficio, e a cui viene fatto fronte ad esempio tramite la consegna di
opuscoli informativi, direttive, inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA del
9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.;
DLA 2002 pag. 194).

 

                                         Per
quanto attiene al diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va
segnalato che ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli
fornisca consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi. Quest'obbligo
concerne soltanto l'ambito di competenza dell'assicuratore in questione e le
informazioni possono esse fornite anche da non giuristi, come del resto prima
dell'entrata in vigore della LPGA. Contrariamente alle informazioni di
carattere generale, la consulenza deve riferirsi al caso specifico (cfr. FF
1999 IV 3953).

                                         Inoltre
tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno
stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza
deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la
persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U.
Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 18 pag. 321).

 

                               2.2.   Riguardo,
più specificatamente, all’art. 27 cpv. 2 LPGA, il Tribunale federale delle
assicurazioni in una sentenza del 14 settembre 2005 nella causa Regionales
Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04, pubblicata in DTF 131 V
472, nel caso di un assicurato ritenuto inidoneo al collocamento, in quanto il lasso
di tempo fra la presentazione della domanda e l’inizio del soggiorno
linguistico che avrebbe effettuato all’estero - di cui aveva peraltro informato
i funzionari dell’ufficio regionale di collocamento durante il primo colloquio
- era troppo breve per poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art.
27 cpv. 2 LPGA, gli assicurati devono essere resi attenti che il loro
comportamento può pregiudicare il diritto alle prestazioni. Nella fattispecie
l’ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che
la prevista partenza a breve scadenza non permetteva di collocarlo. 

                                         Il TFA
ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di collocamento e
rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno
avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza
preponderante era disposto a posticiparlo. 

                                         In caso
affermativo, l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che
implica la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a
quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         In
un’altra sentenza del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05 la nostra
Massima Istanza ha deciso che l’amministrazione, in applicazione dell’art. 27
cpv. 2 LPGA, non appena al corrente degli elementi fattuali del caso, e dunque
già all’inizio del versamento delle indennità di disoccupazione, avrebbe dovuto
informare l’assicurato del fatto che, occupando all’interno di una Sagl una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro (e meglio fino al 12 gennaio
2003 era socio gerente con diritto di firma individuale e dal 13 gennaio 2003
socio senza diritto di firma), il suo diritto alle prestazioni (il termine
quadro per la riscossione delle prestazioni era iniziato il 1° gennaio 2003)
era minacciato. Il TFA ha inoltre indicato che tale omissione andava equiparata
a un’informazione erronea e che, in casu, i presupposti della protezione della
buona fede dell’assicurato erano adempiuti. 

                                         Il
ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale che aveva confermato il
diniego del diritto alle indennità di disoccupazione è stato, conseguentemente,
accolto e gli atti rinviati all’ufficio del lavoro al fine di accertare se l’assicurato,
nel caso in cui fosse stato correttamente informato, avrebbe o meno
immediatamente richiesto la cancellazione della sua iscrizione, quale socio
gerente senza diritto di firma, a registro di commercio. 

                                                                                

                                         Per contro in una sentenza
del 21 dicembre 2005 nella causa AWA c/A., C 9/05 il TFA si è chinato sul caso
di un assicurato che dopo essersi licenziato dal suo ultimo posto di lavoro ha
iniziato nel mese di settembre 2002 un’attività indipendente, percependo a tale
fine il capitale di libero passaggio del secondo pilastro. Il 19 maggio 2003
egli si è iscritto in disoccupazione. La Cassa ha trasmesso all’Ufficio del
lavoro la fattispecie per decisione. Tramite un formulario compilato
dall’assicurato nel mese di settembre 2003 l’Ufficio del lavoro è stato
informato, da un lato, che se lo stesso avesse reperito un impiego, avrebbe
interrotto immediatamente la sua attività indipendente. Dall’altro, che
l’assicurato, mediante la sua attività, voleva comunque raggiungere
economicamente e imprenditorialmente l’indipendenza, ciò che implicava un elemento
di durata. 

                                         L’Alta Corte ha deciso che
l’Ufficio del lavoro, in simili condizioni, ha a ragione negato il diritto alle
indennità di disoccupazione da maggio 2003.

                                         L’amministrazione, solo
dopo aver ottenuto, nel mese di settembre 2003, queste indicazioni, era in
grado di farsi un quadro della situazione professionale dell’assicurato.

                                                                                Pertanto in quel caso non si trattava di un
comportamento futuro dell’assicurato, bensì dell’attività indipendente
esercitata fino a quel momento. Non era, quindi, possibile per
l’amministrazione invitare l’assicurato ai sensi dell’art. 27 LPGA a riflettere
su un’azione progettata che minacciava il diritto alle prestazioni. 

 

                                         Per
un’analisi approfondita della differenza tra la DTF 131 V 472 e la STFA del 28
ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, da un parte, e la STFA del 21 dicembre
2005 nella causa AWA c/A.,   C 9/05, dall’altra, cfr. STCA del 20 marzo 2006
nella causa A., 38.2005.90.

 

                                         In una
sentenza dell’8 maggio 2006 nella causa B., C 301/05 l’Alta Corte, pur
stabilendo che nel caso di un’assicurata che si è iscritta in disoccupazione
continuando a mantenere la carica di consigliera di amministrazione della ditta
in cui aveva lavorato come dipendente l’amministrazione, non rendendola attenta
che l’iscrizione a RC comprometteva il suo diritto alle indennità, aveva
violato il proprio dovere di consulenza di cui all’art. 27 cpv. 2 LPGA, ha
precisato che ciò non implicava automaticamente il riconoscimento del diritto
alle prestazioni.

                                         Nella
fattispecie esaminata dagli atti risultava, in effetti, che l’assicurata, anche
se fosse stata avvisata tempestivamente, non si sarebbe dimessa immediatamente
dal CdA, in quanto essa sperava di poter riavviare l’attività. Di conseguenza
alla stessa è stato negato il diritto alle indennità di disoccupazione fino al
momento in cui l’assemblea generale straordinaria non ha accettato le sue
dimissioni.

 

                                         Infine,
in una sentenza del 3 luglio 2006 nella causa S., C 138/05 il TFA ha stabilito
che l'amministrazione non aveva violato l'art. 27 cpv. 2 LPGA non informando
l'assicurato dal suo obbligo di cercare lavoro prima di iscriversi in
disoccupazione, durante un soggiorno all'estero. In questa sentenza, che viene
riprodotta in esteso e sottolineata nei punti rilevanti anche per il presente
caso, l'Alta Corte si è così espressa:

 

" 
(...)

3.

3.1 Absatz 1 des Art. 27 ATSG stipuliert eine
allgemeine und permanente Aufklärungspflicht der Versicherungsträger und
Durchführungsorgane, die nicht erst auf persönliches Verlangen der
interessierten Personen zu erfolgen hat, und hauptsächlich durch die Abgabe von
Informationsbroschüren, Merkblättern und Wegleitungen erfüllt wird. Da es sich
in diesem Fall um im konkreten Einzelfall und bezogen auf eine einzelne Person
erfolgten Informationen handelte, kommt Absatz 2 derselben Bestimmung zum
Tragen. Er beschlägt ein individuelles Recht auf Beratung durch den zuständigen
Versicherungsträger.

Jede versicherte Person kann vom
Versicherungsträger im konkreten Einzelfall eine unentgeltliche Beratung über ihre
Rechte und Pflichten verlangen. Absatz 3 konkretisiert die in Absatz 2
umschriebene Beratungspflicht und weitet sie zugleich gegenüber dem letztgenannten
Absatz aus (BGE 131 V 472 Erw. 4.2 mit Hinweis auf Literatur und Rechtsprechung).

 

3.2 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat
im eben zitierten Entscheid unter Erw. 4.2 und 4.3 (mit Hinweis auf Literatur)
festgehalten, dass die in Art 27 Abs. 2 ATSG verankerte Beratungspflicht, unter
Hinweis auf die einhellige Lehrmeinung, nicht bloss eine Kodifizierung
bisherigen Rechts darstellt, da nach der vor In-Kraft-Treten des ATSG
ergangenen (und mithin für die dem ATSG unterstehenden
Sozialversicherungszweige heute überholten) 

Rechtsprechung (ARV 2002 S. 113, 2000
Nr. 20 S. 98 Erw. 2b; BGE 124 V 220 Erw. 2b) keine umfassende Auskunfts-,
Beratungs- und Belehrungspflicht der Behörden (unter Vorbehalt von Art. 16 KVG
in der bis 31. Dezember 2002 geltenden Fassung) bestand, namentlich auch nicht
gestützt auf den verfassungsmässigen Grundsatz von Treu und Glauben. Ebenso
wurde festgehalten, dass nach der Literatur die Beratung bezweckt, die
betreffende Person in die Lage zu versetzen, sich so zu verhalten, dass eine
den gesetzgeberischen Zielen des betreffenden Erlasses entsprechende
Rechtsfolge eintritt. Dabei sei die zu beratende Person über die für die
Wahrnehmung der Rechte und Pflichten massgebenden Umstände rechtlicher oder
tatsächlicher Art zu informieren, wobei gegebenenfalls ein Rat bzw. eine
Empfehlung für das weitere Vorgehen abzugeben sei.

 

3.3 Wo die Grenzen der in Art. 27 Abs. 2 ATSG
statuierten Beratungspflicht in generell-abstrakter Weise zu ziehen sind,
brauchte das Eidgenössische Versicherungsgericht weder im zitierten Urteil F.
vom 14. September 2005 noch in den Urteilen L. vom 11. Oktober 2005
(C 122/05) und W. vom 28. Oktober 2005 (C157/05) zu entscheiden. Denn
aufgrund des Wortlautes ("Jede Person hat

Anspruch auf [...] Beratung über ihre Rechte und
Pflichten."; "Chacun a le droit d'être conseillé [...] sur ses droits
et obligations."; "Ognuno ha diritto [...] alla consulenza in merito
ai propri diritti e obblighi.") sowie des Sinnes und Zwecks der Norm
(Ermöglichung eines Verhaltens, welches zum Eintritt einer den
gesetzgeberischen Zielen des betreffenden Erlasses entsprechenden Rechtsfolge
führt) stand beim ersten zu beurteilenden Sachverhalt fest, dass es auf jeden
Fall zum Kern der Beratungspflicht gehört, die versicherte Person darauf
aufmerksam zu machen, ihr Verhalten (der Antritt eines Auslandaufenthaltes)
eine der Voraussetzungen des Leistungsanspruches (in concreto: die
Anspruchsvoraussetzung der

Vermittlungsfähigkeit) gefährden kann. Genauso
eindeutig erkannte das Eidgenössische Versicherungsgericht in den Urteilen L.
vom 11. Oktober und W. vom 28. Oktober 2005, dass es ebenso zum Kern der
Beratungspflicht gehöre, die versicherte Person darauf aufmerksam zu machen,
dass der Verzicht auf den Bezug von erworbenen Ferientagen innerhalb der
entsprechenden Rahmenfrist den Anspruch auf diese Ferientage gefährdete (C
122/05) und dass ihre Situation (in jenem Fall die andauernde
arbeitgeberähnliche Stellung) den Leistungsanspruch gefährden kann (C 157/05).

 

3.4 Der hier zu beurteilende Sachverhalt
präsentiert sich hingegen anders.

Zwar ist Art. 27 Abs. 2 ATSG nicht auf
versicherte Personen begrenzt (Kieser, ATSG-Kommentar, Kommentar zum
Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts vom 6.
Oktober 2000, Zürich 2003, S. 321, Rz 18 zu Art. 27). Nicht ausser Acht
gelassen darf hingegen, dass sowohl die Arbeitslosenkasse des Kantons Zürich,
wie auch das RAV Badenerstrasse nicht einem bereits bei ihnen gemeldeten
Versicherten im Rahmen der Betreuung eines laufenden Versicherungsfalls
Auskunft erteilten. Die informationen erfolgten denn auch nicht anlässlich
eines (vereinbarten) Beratungsgesprächs beim RAV oder beim zuständigen
Sachbearbeiter der Arbeitslosenkasse. Vielmehr erkundigte sich der
Beschwerdeführer an seinem damaligen Wohnort lediglich telefonisch bei zwei
Durchführungsorganen (von deren sachlichen und örtlichen

Zuständigkeit er zumindest ausgehen durfte)
erstens über eine allfällig auch während des Auslandaufenthalts bestehende
Anspruchsberechtigung und zweitens über die möglichen Folgen der Einlegung
eines Zwischenjahres bezüglich der Anspruchserhebung nach der Rückkehr in die
Schweiz.

Mit Blick auf die zu § 14 des deutschen
Sozialgesetzbuches (SGB) ergangene Literatur, dem die Norm des Art. 27 Abs. 2
ATSG nachgebildet ist (zitiertes Urteil F. vom 14. September 2005 Erw. 4.3)
kann daher nicht verlangt werden, dass eine umfassende Beratung zur gezielten
und abschliessenden Unterrichtung über seine Rechte und Pflichten erfolgte (vgl. Burdenski/von Maydell/Schellhorn, Kommentar zum
Sozialgesetzbuch, Allgemeiner Teil, Darmstadt 1976, S. 121, N 11 und 12 zu
§ 14). Die Leistungsträger durften sich vielmehr bei der sich ihnen
präsentierenden Situation darauf beschränken, die klar umrissenen Fragen im
Sinne einer Auskunftserteilung zu beantworten. Den Behörden kann daher auch
nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass sie nicht noch über diese Fragen hinaus,
welche die Versicherungsträger richtig und sorgfältig beantworteten, indem sie
aufzeigten, ob eine generelle Anspruchsberechtigung bestand und gegebenenfalls
wann das Verhalten des Beschwerdeführers die Anspruchsberechtigung
grundsätzlich gefährden würde, noch einen Rat oder einen Hinweis zur im Ausland
vorzunehmenden Stellensuche erteilten. Ein solcher Beratungsanspruch kann auch
aus Art. 27 Abs. 2 ATSG nicht abgeleitet werden. Gleiches muss hinsichtlich der
Anfrage per E-Mail

vom 2. Juli 2003 an das seco gelten. Ob das seco
als Aufsichtsbehörde über die Organe der Arbeitslosenversicherung überhaupt als
zuständige Auskunftsstelle von Art. 27 Abs. 2 ATSG erfasst wird, welcher sich
lediglich auf die Versicherungsträger bezieht (vgl. hiezu Kieser, a.a.O.
Rz 12 zu Art. 27 und Vorbemerkungen Rz 48) ist fraglich, kann indessen,
wie sich aus

nachstehenden Erwägungen ergibt, offen gelassen
werden. Mit der klar formulierten Anfrage bat der Beschwerdeführer um Auskunft,
welche Schritte er für die Anmeldung als Arbeitsloser vorzukehren hätte,
insbesondere welche Dokumente bei einer Anmeldung benötigt würden und ob er
sich auch aus dem Ausland anmelden könne. Es kann nicht Aufgabe einer
Aufsichtsbehörde sein, eine individuell-konkrete, die ganze Situation des
Anfragenden umfassende Beratung mittels E-Mail vorzunehmen. So sind die
Informationen des seco auf

ihrer offiziellen website zur Arbeitsvermittlung
und Arbeitslosenversi-cherung (http://www.treffpunkt-arbeit.ch) zu Recht auch -
entsprechend der für die Aufklärungspflicht nach Art. 27 Abs 1. ATSG zu
verlangenden Aufklärungstiefe - (Kieser, a.a. O. Rz 7 ff. zu Art. 27 ATSG)
genereller Natur, welche für weitergehende, individuelle Auskünfte an das
zuständige RAV verweisen. Die E-Mail wurde korrekterweise identisch mit den auf
der website hiezu abgegebenen Informationen beantwortet, zumal bei der sich dem
seco präsentie-renden Sachlage kein Anlass zu einer weitergehenden Empfehlung

bestand.

 

3.5 Aus dem Gesagten ergibt sich, dass keine
Verletzung der Aufklärungs- oder Beratungspflicht (Art. 27 ATSG; Art. 19a AVIV)
vorliegt. Des Weiteren berechtigte den Beschwerdeführer weder in
tatsächlicher noch rechtlicher Hinsicht irgendetwas zur Annahme, der Hinweis
der Behörden, er sei im Ausland nicht vermittlungsfähig und damit nicht
anspruchsberechtigt, entbinde ihn von der Verpflichtung, sich um Arbeit zu
bemühen. Dementsprechend führte der Versicherte denn auch im vorinstanzlichen
Verfahren replicando aus, er habe

aus der Information, er könne während der
Südamerikareise keine

Arbeitslosenentschädigung beziehen, da er nicht
vermittlungsfähig sei, den falschen Schluss gezogen, dass die Auflagen der
Arbeitslosenversicherung während seiner Reise nicht gelten würden. Diese
rechtsirrtümliche Auffassung hat der Versicherte selber zu vertreten, zumal es,
bei den Arbeitsbemühungen nicht bloss um eine Auflage der Arbeitmarktbehörden
handelt. Dokumentierte Arbeitsbemühungen stellen den sichtbaren Beweis der
subjektiven Bereitschaft des Versicherten dar, die Arbeitskraft entsprechend
den persönlichen Verhältnissen während der üblichen Arbeitszeit einem
Arbeitgeber zur Verfügung stellen zu wollen (Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungs-recht [SBVR],
Bd. Soziale Sicherheit, S. 87 Rz 218 und 219.) Es sollte im eigenen Interesse
des Versicherten stehen, alles zu unternehmen, um Arbeitslosigkeit zu vermeiden
oder zu verkürzen,

wozu die intensive und bei sich abzeichnender
Arbeitslosigkeit auch möglichst frühzeitige Stellensuche eine
Selbstverständlichkeit darstellen sollte, die jedem Arbeitssuchenden ohne
besonderen Hinweis bewusst sein muss. Überdies war der Rechtsirrtum nach Lage
der Akten für die Behörde auch nicht erkennbar, weshalb sich auch unter diesem
Gesichtspunkt keine Verpflichtung zur Aufklärung ergab (BGE 124 V 222 Erw. 2b/bb mit Hinweisen). Auf der erwähnten Website des seco
werden übrigens die von Arbeitslosigkeit bedrohten

Personen darauf hingewiesen, dass sie unverzüglich
mit der Arbeitssuche beginnen sollten, und dass sie
während einer gewissen Zeit keine Arbeitslosenentschädigung erhalten werden,
wenn sie während der Kündigungsfrist keine neue Stelle gesucht hätten. Es ist
nicht nachvollziehbar, dass der Beschwerdeführer daraus nicht schloss, er müsse
sich vor der Anmeldung bei der Arbeitslosenversi-cherung gegebenenfalls auch aus
dem Ausland um eine Stelle bemühen. Erschwerend kommt hinzu, dass der Versicherte
bereits im Jahr 1995 arbeitslos gemeldet war und somit mit den Rechten und
Pflichten eines Arbeitslosen hätte vertraut sein sollen. Bei dieser Sachlage
dringt die Berufung auf den öffentlichrechtlichen

Vertrauensschutz nicht durch."

 

 

                               2.3.   La procedura in materia di assicurazioni sociali è retta dal
principio inquisitorio (Untersuchungsgrundsatz, STFA del 22 giugno 2005 nella
causa B., U 243/04; STFA del 19 ottobre 2004 nella causa G., C 78/04; STFA del
20 settembre 2004 nella causa L., C 34/04; STFA del 13 settembre 2004 nella
causa M., U 214/03; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00; STFA del
5 settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 9 maggio 2001 nella causa
Z., P 36/00; STFA del 5 giugno 2000 nella causa P., I76/00; DTF 125 V 195
consid. 2; DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 117 V 263; DTF 117 V 282; SVR 2001 KV
Nr. 50 pag. 145; SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a). E’ dunque compito
del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti
giuridicamente rilevanti. Le parti non hanno pertanto l'onere di produrre le
prove (cfr. DTF 117 V 264).

 

                                         Questo
principio è stato concretizzato all'art. 61 cpv. 1 lett. c LPGA (cfr. STFA
del 26 luglio 2006 nella causa T., C 174/05; STFA del 14 febbraio 2006 nella
causa F., U 454/04; U. Kieser, ATSG-Kommentar, Ed. Schulthess,
Zurigo 2003, art. 61 N. 59 pag. 617) e vale anche per l'amministrazione ( cfr.
art. 43 LPGA e STCA del 7 giugno 2006 nella causa D., 38.2006.23).

  

                                         Il
principio inquisitorio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato
nell’obbligo delle parti di collaborare (cfr. STFA del 7 marzo 2005 nella causa
S., H 125/04; STFA del 13 settembre 2004 nella causa M., U 214/03; DTF 125 V
195; DTF 130 I 183; DLA 2001 N. 12, consid. 2b, pag. 145; STFA del 19 ottobre
2004 nella causa G., C 78/04; STFA del 20 settembre 2004 nella causa L., C
34/04; STFA del 9 maggio 2003 nella causa A., C 271/02; STFA del 24 aprile 2002
nella causa G., H 153/00, consid. 3; STFA del 5 settembre 2001 nella causa C.,
U 94/01, consid. 1b; STFA del 13 marzo 2001 nella causa P., U 429/00, consid.
1c; STFA dell'8 settembre 2000 nella causa M., C 178/99, consid. 3b e STFA del
5 giugno 2000 nella causa P., I 76/00, consid. 3a; vedi inoltre DTF 125 V 193,
consid. 2a, pag. 195 e i riferimenti ivi citati; RAMI 1994 pag. 211; DLA 2001
pag. 145; DLA 1992 pag. 113; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid. 3c; DTF 115 V 142 consid. 8a; DTF 114 V 234 consid. 5a; DTF 110 V 52
consid. 4a; Meyer, “Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12;
Spira, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure
cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16;
Kurmann, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz”
in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pag. 5
ss.).

                                         Questo obbligo comprende in particolare quello di motivare le
pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui
può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura
della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover
sopportare le conseguenze dell’assenza di prove. 

                                         Si
giustifica pertanto parlare di onere della prova solo nella misura in cui, in
loro mancanza ("Beweislosigkeit"), la decisione risulta sfavorevole a
quella parte che intendeva dedurre un suo diritto da una circostanza di fatto
che è rimasta non provata (STFA del 14 febbraio 2006 nella causa F., U 454/04;
STFA del 21 luglio 2005 nella causa N., I 453/04; DLA 2000 pag. 122;  RAMI 2004
no. U 515 pag. 421 consid. 2.2, RAMI 2003 no. U 485 pag. 259 consid. 5, RAMI 1994
no. U 206 pag. 326). 

                                         Questa
regola probatoria trova tuttavia applicazione unicamente se l'istruttoria -
condotta in ossequio al principio inquisitorio - non ha permesso di ritenere
quantomeno come verosimile il fatto che si deve provare (cfr. STFA del 9 agosto
2006 nella causa D., I 391/06; STF del 31 agosto 2006 nella causa A.,
2A.256/2006; STFA del 13 giugno 2006 nella causa H., U 354/05; DTF 117 V 264
consid. 3b con riferimenti, 116 V 140 seg. consid. 4b; DTF 115 V 113, 114 V 305
consid. 5b, 103 V 176 consid. 3; RAMI 2004 no. U 518 pag. 436 consid. 4.1, 2003
no. U 485 pag. 259 seg. consid. 5; STFA del 22 giugno 2005 nella causa B., U
243/04; DLA 2001 N. 12, consid. 2b, pag. 145; STFA del 7 dicembre 2001 nella
causa M., U 202/01; STFA del 5 settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del
9 maggio 2001 nella causa Z., P 36/00; STFA del 9 maggio 2001 nella causa L., P
52/00; SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pag. 158-159 consid.
3a; SZS 1989 pag. 92; G. Beati "Relazione tra diritto civile e
assicurazioni sociali. Introduzione e principi generali. La recente
giurisprudenza del TFA.", atti della giornata di studio del 1° giugno
1992, CFPG fascicolo 8, pag. 1 seg. (3)).

Al riguardo va ancora aggiunto che
non esiste nel diritto delle assicurazioni sociali un principio secondo cui
l'amministrazione o il giudice devono decidere, in caso di dubbio, a favore
dell'assicurato (cfr. STFA del 26 giugno 2006 nella causa S., C 135/05; STFA
del 14 febbraio 2006 nella causa F., U 454/04; DTF 126 V 322 consid. 5a).

                                         Su questi aspetti, cfr. in
particolare: J. L. DUC, “Les assurances sociales en Suisse”, Losanna 1995, pag.
827-828 e TH. Locher, “Grundriss des Sozialversicherungsrecht”
Berna 1997, pag. 339-341 il quale rileva che “besondere Bedeutung hat die
Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen
Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann".

 

                                         Un
altro importante principio in materia di assicurazioni sociali è quello della
priorità della dichiarazione della prima ora, secondo cui in presenza di
versioni contradditorie di un assicurato, occorre dare la preferenza alle
affermazioni fatte subito dopo l'evento, quando ancora l'interessato ne ignorava
le conseguenze giuridiche. (Cfr. DTF 121 V 47 consid. 2a, DTF 115 V 143 consid.
3c; SVR 1996 UV Nr. 47; RAMI 1988 U 55, p. 363 consid. 3b/aa; STFA del 27
agosto 1992 nella causa M, non pubbl.; RDAT II-1994 p. 189, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 263; T. Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, pag. 451 N° 39; per una critica, cfr. U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 217, n. 546.

                                         In una sentenza del 30
marzo 2004 nella causa D. (U 252/02), il TFA ha confermato questo principio ed
ha inoltre ricordato che:

 

"  Tale
massima non assume tuttavia valore assoluto, bensì costituisce solo un ausilio
interpretativo di giudizio nel caso in cui l'assicurato renda dichiarazioni
contraddittorie in relazione alla descrizione dell'evento per il quale avanza
pretese. Esso non dispensa il giudice dal disporre ulteriori misure di
accertamento dei fatti. Inoltre, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
già avuto modo di osservare come il principio non sia applicabile se
dall'istruzione della causa siano da attendersi nuovi elementi cognitivi
(consid. 2c non pubblicato in RAMI 2000 no. U 377 pag. 183). Nulla impedisce
pertanto di attenersi a una mutata versione dei fatti se essa risulta maggiormente
convincente e corroborata da altri elementi probatori che il richiedente è
riuscito a dimostrare con l'alto grado di verosimiglianza richiesto dalla
giurisprudenza (DTF 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b con riferimenti).

Per un caso di applicazione cfr. la sentenza federale pubblicata
in RDAT I -2002 pag. 497 seg."

 

 

                                         In un'altra sentenza del
26 novembre 2003 nella causa D. (U 13/03), riassunta in RtiD I-2004 pag.
207-208, il TFA ha confermato l'operato del giudice cantonale che non ha
applicato il principio della priorità della dichiarazione della prima ora,
argomentando:

 

"  4.2
Anche se le perplessità espresse dall'ente ricorrente possono d'acchito
sembrare legittime, l'operato del primo giudice, che ha ritenuto inapplicabile,
nell'evenienza concreta, l'invocato principio della priorità della
dichiarazione della prima ora, può essere condiviso.

Infatti, secondo giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni
sociali non può riconoscere agli annunci d'infortunio che vengono resi a una
certa distanza di tempo dall'evento in esame il particolare valore probatorio
altrimenti attribuito, a determinate circostanze, a una dichiarazione della
prima ora, ritenuto, che, per forza di cose, con il trascorrere del tempo la
capacità mnemonica umana tende a svanire abbastanza rapidamente soprattutto per
quanto riguarda i dettagli di un singolo evento (sentenza del 21 agosto 2001 in
re W., U 26/00, consid. 2b; cfr. pure sentenza inedita del 12 maggio 1999 in re
K., U 112/98, consid. 2c). Ora, nel caso di specie, il primo annuncio scritto
d'infortunio è avvenuto a distanza di quasi cinque mesi dal preteso evento del
maggio 2001. Giustamente, pertanto, il primo giudice non si è limitato a
ritenere il contenuto delle dichiarazioni ivi fatte. Per il resto, pure
pertinentemente lo scritto del 10 novembre 2001 è stato ritenuto precisare e
non già contraddire il contenuto del verbale redatto il 6 novembre 2001 in
presenza dell'ispettore."

 

                                         Vedi pure: STFA del 22
giugno 2005 nella causa B., U 243/03; RAMI 2004 pag. 547; STCA del 9 gennaio
2006 nella causa P., 30.2005.51.

 

                               2.4.   Nella
presente fattispecie il TCA è chiamato a stabilire se l'assicurata ha diritto
alle indennità di disoccupazione soltanto dal 15 novembre 2005, quando si è 
iscritta per il collocamento consegnando all'URC il formulario di annuncio al
Comune di domicilio (cfr. 8 cpv. 1 lett. g LADI e 17 cpv. 2 LADI) o se invece
può beneficiare delle indennità di disoccupazione già dal 6 maggio 2005, data
della separazione di fatto dal marito, sulla base dell'art. 27 LADI (cfr.
consid. 2.1 e 2.2).

 

                                         La
ricorrente (cfr. consid. 1.1, Doc. XI) sostiene di essersi recata presso la
Cassa di disoccupazione CO 1 durante il mese di marzo 2005, e avere
correttamente esposto la propria situazione (persona che lavorava al 50% e che
stava per separarsi dal marito) e di avere ricevuto l'indicazione che non aveva
diritto all'indennità di disoccupazione, contrariamente a quanto previsto
dall'art. 14 cpv. 2 LADI ("Sono parimenti esonerate dall’adempimento del
periodo di contribuzione le persone che, in seguito a separazione o divorzio,
invalidità (art. 8 LPGA) o morte del coniuge oppure per motivi analoghi o a
causa della soppressione di una rendita d’invalidità, sono costrette ad
assumere o a estendere un’attività dipendente. Questa norma è applicabile
soltanto se l’evento corrispondente non risale a più di un anno e la persona
interessata dall’insorgere di questo evento era domiciliata in Svizzera").

 

                                         Davanti
al TCA le affermazioni dell'assicurata sono state così verbalizzate:

 

" 
(...)

Ho raccontato la mia situazione ad una signora
dell'URC. Lei mi disse di recarmi in Comune e prendere il foglio per
l'iscrizione quale disoccupata parziale, visto che avevo intenzione di lavorare
al 100%.

In realtà si tratta di un annuncio, il Comune
rilascia un foglio che deve essere portato ancora all'URC.

Sono andata in Comune a __________ e mi sono
iscritta. Sono tornata all'URC e ho chiesto informazioni sull'importo
dell'indennità. La risposta è stata di rivolgermi ad una delle Casse di
disoccupazione esistenti (CO 1, __________, ecc.). Trovandomi nello stesso
stabile ho visto che c'era l'CO 1. 

Mi sono presentata presso quella Cassa e ho avuto
un incontro con un signore. A questo signore ho raccontato la mia storia e gli
ho chiesto a quanto sarebbe ammontata l'indennità. Gli ho detto che mi stavo
separando. Lui mi ha risposto che non avevo diritto. Egli non ha assolutamente
fatto accenno al fatto che quando mi sarei separata effettivamente di lì a
poco, avrei avuto diritto all'indennità.

Ricordo anche che era poco prima delle ore 16:00
(chiusura degli sportelli) e sono corsa di sopra presso l'URC ad annullare
l'appuntamento. La signora ha preso nota e cancellato tutto. Io ho stracciato i
documenti.

 

Dopo le ore 16:00 mi sono recata dall'avv. __________,
molto arrabbiata, anche perché era stata la mia patrocinatrice a dirmi di
chiedere informazioni per un eventuale diritto all'indennità di disoccupazione.
(...)" (cfr. Doc. XI, pag. 2)

 

                                         Questo
Tribunale ha compiuto numerosi accertamenti al fine di stabilire se realmente è
stata fornita all'assicurata un'informazione errata da parte di uno degli
organi chiamati ad applicare la legge sull'assicurazione contro la
disoccupazione.

 

                                         Dagli
atti già contenuti nell'incarto e dall'istruttoria effettuata sono emersi alcuni
elementi che potrebbero fare concludere che,  effettivamente, nel corso del
mese di marzo 2005 vi è stato un colloquio nel corso del quale è stata fornita
all'assicurata un'informazione errata. In questa prospettiva vanno segnalate le
affermazioni coerenti della ricorrente, (cfr. Doc. 1 sotto
"osservazioni") quella di __________ (qui sotto riprodotta), quella
dell'avv. __________, (cfr. Doc. 22-23 e Doc. XI: "L'avv. __________ al
riguardo precisa innanzitutto che è sua prassi consigliare le persone che si
stanno per separare di verificare in anticipo eventuali diritti nei confronti
dell'assicurazione contro la disoccupazione, proprio perché al momento della
separazione effettiva, il problema finanziario esiste già e anche perché nel
calcolo degli alimenti si tiene conto anche di questo reddito. Nel caso
specifico ho fornito questa indicazione alla signora, che l'ha puntualmente
eseguita. Posso confermare, anche se non so se si è trattato dello stesso
giorno oppure di un momento successivo, che la signora è venuta da me
dicendomi: "dalla disoccupazione non ottengo nulla". Io non ho
indagato per quali motivi. Di conseguenza non abbiamo calcolato questo importo
nella prima bozza di convenzione. (...) L'avv. __________ precisa di avere
inviato la signora a chiedere un appuntamento presso lo sportello Laps, al fine
di verificare il diritto agli assegni integrativi, da lei considerati come
"ultima ratio" (in quanto gli organi dell'assicurazione contro la
disoccupazione sono molto più attivi per quel che riguarda il reinserimento
degli assicurati). Questa procedura la attuo poco prima della separazione
effettiva.") e quella del consulente del personale __________ (cfr. Doc.
XX pag. 2: "Sono stato consulente del personale dell'assicurata. II
Presidente del TCA ricorda al teste che secondo gli atti il primo colloquio di
consulenza ha avuto luogo il 16 novembre 2005. II Presidente del TCA chiede al
teste se l'assicurata in occasione del primo colloquio di consulenza si era
lamentata con lui per il fatto che si iscriveva solo a quel momento ma che in realtà avrebbe potuto farlo alcuni mesi prima
per il fatto che si era separata. II teste risponde: sì mi era stato fatto
presente dalla signora che vi era stato alcuni mesi prima un problema con la
cassa disoccupazione. Il Presidente del TCA legge al signor __________
un estratto del verbale del 13 luglio 2006 e conferma che quanto esposto dall'assicurata è ciò che viene abitualmente detto da
noi consulenti del personale quando si tratta di un problema di indennizzo. Rispondendo al sig. __________ che chiede se
l'assicurata ha indicato di che cassa si trattasse, il sig.
__________ dichiara di non
ricordare nulla al riguardo").

 

                                         Decisivo
per l'esito della vertenza, è comunque il fatto che, malgrado gli sforzi
compiuti dal TCA in applicazione del principio inquisitorio (cfr. consid. 2.3),
non è stato possibile provare che un colloquio tra l'assicurata e un
funzionario della Cassa di disoccupazione sia realmente avvenuto nel corso del
mese di marzo 2005.

 

                                         Tutti i
collaboratori attivi presso la Cassa disoccupazione CO 1, sede di __________,
nel periodo in questione, che corrispondono alle caratteristiche indicate
dall'assicurata (cfr. consid. 1.5: "Uomo di capelli scuri e di statura
normale") sono stati sentiti dal Tribunale. Nessuno di loro ricorda di
avere dato all'assicurata questa informazione.

                                         In
particolare l'8 giugno 2006 la ricorrente ha escluso che a fornirle
l'informazione errate siano stati __________ o __________: 

 

" 
(...)

Il presidente del TCA chiede al sig. __________,
responsabile della Cassa disoccupazione, che tipi di accertamenti ha compiuto
dopo essere venuto a conoscenza della richiesta dell'assicurata.

Innanzitutto egli precisa che presso la sede di __________
sono attivi (e lo erano pure nella primavera del 2005) 3 funzionari (sig. __________,
sig. __________ e sig. __________) e una funzionaria (sig.ra __________). 

L'assicurata ha avuto un colloquio con il sig. __________.
In quell'occasione ha pure personalmente incontrato il sig. __________.
L'assicurata ha escluso di avere parlato con una di queste due persone. 

Il sig. __________ era assente (normalmente
lavora a __________). 

Ho mostrato una foto-tessera del collaboratore e
l'assicurato ha detto che non gli sembrava di riconoscerlo con certezza. 

Di persona l'assicurata non ha mai visto il sig. __________,
dopo l'inizio della sua contestazione.

 

(...)

 

Il sig. __________ ha ribadito di non riconoscere
la signora RI 1.

 

Il presidente del TCA chiede all'assicurata se
può escludere che l'indicazione le sia stata fornita da un funzionario
dell'URC. La risposta è si, loro queste cose non le sanno. 

 

Il presidente del TCA chiede al sig. __________
cosa avrebbe fatto la Cassa se avesse appurato che un funzionario aveva fornito
un'informazione non corretta o non completa. 

Egli risponde che la Cassa avrebbe riconosciuto
il diritto alle indennità sulla base delle norme della LPGA (art. 27 LPGA).

 

L'assicurata esclude al 99% che si sia trattato
del sig. __________ e al 100% che si sia trattato del sig. __________, in
quanto la persona non aveva la barba.

 

L'assicurata sottolinea che in occasione del
colloquio con il sig. __________, quest'ultimo le disse che in quel periodo
(marzo 2005) era verosimilmente presente il sig. __________ o il sig. __________,
in quanto la sig.ra __________ era in vacanza.

__________ (...)

 

L'assicurata precisa quanto peraltro già figura
in diversi scritti, e che cioè al 15.11.2005 ha scoperto, parlando con una
signora della Cassa di disoccupazione (sig.ra __________), estremamente gentile,
che aveva diritto all'indennità. (...)" (Doc. XI, pag. 2-3)

 

                                         In
occasione del dibattimento del 13 luglio 2006, __________ ha innanzitutto così
descritto il contenuto del primo colloquio avuto con l'assicurata nel corso del
mese di novembre 2005:

 

" 
(...)

La sig.ra __________ riconosce la ricorrente. Ho
conosciuto la ricorrente nell'autunno dello scorso anno. Si è presentata allo
sportello nei nostri uffici. Stava perdendo un posto di lavoro e mi ha chiesto
se poteva iscriversi cercando un posto al 100%.

Io le ho risposto che poteva iscriversi secondo
la modalità da lei indicata, ma che non sarebbe cambiato il guadagno
assicurato. Ho tuttavia aggiunto che se ci fosse stato un divorzio o un evento
analogo avrebbe potuto aumentare il guadagno che serve da base per
l'indennizzo. La sig.ra mi disse che lei aveva avuto una separazione. Io ho
chiesto da quando e la sig.ra ha risposto da maggio. Io le dissi che avrebbe
potuto già iscriversi da lì. La sig.ra mi disse che aveva già chiesto
informazioni allo sportello del nostro ufficio in precedenza ma che nessuno
gliel'aveva detto. Abbiamo quindi formulato la domanda per iscritto.

 

Rispondendo al Presidente del TCA la sig.ra __________
precisa che la sig.ra RI 1 le disse di aver parlato a suo tempo con un uomo.
(...)" (Doc. XVI, pag. 1-2)

 

                                         Sempre in
quell'occasione __________, confermando quanto in precedenza dichiarato (cfr.
Doc. 25), ha affermato di non ricordare di avere avuto un colloquio con
l'assicurata durante il mese di marzo 2005:

 

" 
(...)

Il Presidente del TCA chiede alla ricorrente se
riconosce nel sig. __________ la persona con la quale ha parlato. L'assicurata
risponde di non riconoscerla al 100%, precisa che ha visto la persona una sola
volta e che tra i tre funzionari della Cassa (sig.ri __________ - __________ e __________)
il sig. __________ è quello con il quale potrebbe aver parlato. Questo anche
perchè durante il colloquio di novembre la sig.ra __________ mi disse che a
marzo lei era assente e che viene sostituita dal sig. __________.

 

Il sig. __________ dichiara di non riconoscere nè
l'assicurata nè il caso concreto. In particolare sottolinea che durante i 9
anni di attività presso la Cassa ha avuto dei casi di casalinghe divorziate o
in fase di separazione mandate dall'avvocato che dice loro di verificare se
hanno diritto o no all'indennità di disoccupazione. 

 

L'assicurata dichiara al riguardo di non avere
ulteriori informazioni da fornire al TCA, per chiarire il reale svolgimento dei
fatti, sottolinea solo di essersi molto arrabbiata quando in novembre ha saputo
dalla sig.ra __________ che aveva diritto già da prima all'indennità di
disoccupazione e di aver rivendicato subito i soldi che le spettavano, avendo
fatto fatica durante tutta l'estate. La sig.ra __________ conferma quanto
appena detto dall'assicurata e sottolinea che per questo motivo ha chiamato il
sig. __________.

 

Il sig. __________ invitato dal Presidente del
TCA a ripensare ancora una volta a quanto qui discusso, conferma di non
ricordare di aver avuto un colloquio con l'assicurata nel marzo 2005 e
sottolinea che se una persona gli avesse detto che aveva un posto di lavoro al
50% e si stava per separare non avrebbe avuto nessuna difficoltà a dirle che
aveva diritto all'indennità di disoccupazione." (cfr. Doc. XVI)

 

                                         Inoltre
dagli accertamenti compiuti dal TCA presso l'URC di __________ è emerso quanto
segue. Fra le funzionarie attive presso quell'ufficio nel mese di marzo 2005 l'assicurata
ha escluso di avere parlato con __________, __________, __________ e __________
(cfr. Doc. XX pag. 3), la ricorrente ha invece riconosciuto __________.

                                         Quest'ultima
ha tuttavia categoricamente escluso di avere parlato con l'assicurata nel corso
del mese di marzo 2005, (sottolineando peraltro che si sarebbe certamente
ricordata di quella persona se effettivamente avesse avuto con lei tre colloqui
lo stesso giorno) ed ha anche affermato contrariamente a quanto sostenuto
dall'assicurata, che se realmente nel corso del mese di marzo 2005 fosse stato
fissato un appuntamento per l'iscrizione per il collocamento sarebbe rimasta
una copia della convocazione nell'incarto:

 

" 
(...)

Conosco la signora RI 1. L'ho già vista presso il
nostro ufficio. L'ho vista per la prima volta diverso tempo fa. Ricordo che il
momento in cui l'ho vista fu in occasione dell'iscrizione nel novembre 2005.
Non mi risulta di avere visto la signora Ippolito alcuni mesi prima.

 

L'assicurata riconosce la signora __________. Le
altre funzionarie non le dicono niente. Il Presidente del TCA invita
l'assicurata ad illustrare alla teste i fatti come si sarebbero svolti. La
ricorrente precisa di essersi recata nel mese di marzo presso I'URC per
iscriversi in disoccupazione, che la signora __________ l'ha inviata presso il
comune di domicilio a farsi rilasciare il formulario, di essere ritornata presso
l'URC e di aver ricevuto una convocazione per la registrazione.

 

La signora __________ risponde che non è
possibile, noi non buttiamo via niente e quindi non ho rilasciato nessuna
convocazione.

 

La ricorrente sottolinea che può darsi che la
convocazione non sia stata rilasciata ma che comunque, dopo essere stata in
comune e ritornata presso l'URC con il relativo formulario, è stata invitata
dalla funzionaria ad andare a verificare presso la cassa disoccupazione se
aveva il diritto oppure no.

 

La signora __________ precisa di non ricordare il
caso specifico. Rileva comunque che la prassi delle funzionarie della
segreteria dell'URC consiste nell'indicare agli assicurati che non sanno se
hanno diritto o no all'indennità di disoccupazione di recarsi presso la cassa
già indicata sul formulario del comune o a una cassa di loro scelta. Ciò può
avvenire prima o dopo la fissazione dell'appuntamento di iscrizione.

 

Rispondendo al Presidente del TCA a proposito
della prassi in vigore quando un assicurato dopo aver ricevuto la convocazione
per la registrazione comunica di rinunciare all'iscrizione in quanto ha saputo
dalla cassa di disoccupazione di non aver diritto all'indennità, la teste
risponde che in tale caso resta comunque della documentazione in particolare il
formulario del comune e la "videata" concernente la convocazione.

 

L'assicurata desidera aggiungere di avere
ricevuto pure della documentazione ma di averla stracciata.

 

La signora __________ su richiesta del Presidente
del TCA consegna la documentazione che viene distribuita dall'URC se del caso
anche ad assicurati che non si sono ancora annunciati al comune. Si tratta
dell'opuscolo per i disoccupati (giallo), dell'opuscolo sulle modalità di
ricerca di un impiego (rosa), del formulario per provare le ricerche di lavoro
e del formulario annuncio presso il comune di domicilio. Questa documentazione
viene consegnata alla ricorrente in visione. L'assicurata riconosce sicuramente
i due opuscoli non invece i due formulari.

 

Rispondendo al sig. __________ l'assicurata
dichiara di essersi recata tre volte all'URC quel giorno del marzo 2005 e di
aver parlato sempre con la stessa persona, cioè con la signora __________.

 

La signora __________ conferma di non ricordare
questo episodio (tre colloqui in un giorno con la stessa assicurata). La teste
esclude che l'URC possa ritirare il formulario di annuncio senza fissare
l'appuntamento.

Vengono allegati al verbale i due opuscoli e i
due formulari consegnati dalla teste __________. (...)" (Doc. XX, pag.
4-5)

 

                                         A
quest'ultimo proposito la ricorrente ha comunque subito precisato:

 

" 
L'assicurata rispondendo al Presidente del TCA
dichiara di essersi certamente recata in comune, non esclude che in realtà la
convocazione per la registrazione non è stata rilasciata dall'URC in quanto,
dopo essersi recata su loro indicazione presso la cassa di disoccupazione, ha
saputo che non aveva diritto all'indennità ed è semplicemente ritornata per
comunicare di lasciare perdere. Ribadisce comunque di avere ricevuto un'errata
informazione da parte del sig. __________. L'assicurata manifesta pure lo
stupore per il fatto che il comune non tiene una fotocopia della documentazione
che rilascia." (Doc. XX, pag. 5, vedi pure Doc. 24: "Sono certa di
aver ricevuto da parte dell'URC un appuntamento (non ricordo se era per
iscritto o meno) per presentarmi da loro con tutta la documentazione necessaria
per l'iscrizione alla disoccupazione. So anche di aver preso in Comune il
foglio inerente all'annuncio in disoccupazione per portarlo all'URC. Inoltre
ricordo con certezza, una volta accertata presso il vostro sportello che non
avrei avuto diritto alle indennità, che sono tornata all'URC per annullare
l'appuntamento e successivamente ho cestinato tutte le carte finora
ricevute.")."

 

                                         Alla luce
di tutto quanto appena esposto il TCA deve concludere, in applicazione della
giurisprudenza esposta al consid. 2.3, che non essendo stato possibile provare,
nè direttamente (attraverso l'audizione dei funzionari della Cassa di
disoccupazione), nè indirettamente (attraverso una conferma della
collaboratrice dell'URC di __________ dei tre colloqui con la ricorrente, a
distanza di poche ore) che nel corso del mese di marzo 2005 vi è realmente
stato un colloquio durante il quale un collaboratore della Cassa di
disoccupazione CO 1 ha fornito all'assicurata un'informazione errata,
quest'ultima deve sopportare le conseguenze della mancanza della prova.

 

                                         Di
conseguenza l'assicurata non può beneficiare di indennità di disoccupazione dal
momento della separazione di fatto dal marito, sulla base dell'art. 27 cpv. 2
LPGA.

 

                                         Questa
soluzione si giustifica anche per un altro motivo.

                                         Nel corso
del dibattimento del 6 settembre 2006, l'assicurata ha sostenuto che, nel corso
del mese di marzo 2005, quando si è recata presso l'URC di __________ aveva
ricevuto della documentazione, in particolare l'opuscolo per i disoccupati
intitolato "Disoccupazione" (cfr. Doc. XX/2).

                                         Questo
opuscolo, a pag. 11, contiene la seguente informazione:

 

" 
Esenzione dall'adempimento del periodo di
contribuzione 

 

L'assicurato è esonerato dall'adempimento del
periodo di contribuzione se, per un periodo complessivo di oltre 12 mesi, non
ha potuto essere vincolato da un rapporto di lavoro per uno dei seguenti
motivi:

 

-   formazione, a condizione che per almeno 10 anni sia stato
domiciliato in Svizzera;

-   malattia, infortunio o maternità, a condizione che durante
questo periodo sia stato domiciliato in Svizzera;

-   soggiorno in un istituto svizzero per
l'esecuzione delle pene; o

-   soggiorno di più di un anno, per motivi di lavoro, in uno Stato
non membro dell'UE o dell'AELS.

 

La persona assicurata è parimenti esonerata
dall'adempimento del periodo di contribuzione se è costretta ad assumere o a
estendere un'attività salariata per una delle circostanze menzionate qui di
seguito, a condizione che tale circostanza non risalga a più di un anno e che,
al momento dell'insorgere dell'evento, era domiciliata in Svizzera:

 

-   divorzio;

-   separazione;

-   decesso del coniuge;

-   soppressione di una rendita AI." (Doc.
XX/2, pag. 11)

 

                                         Interpellata
al riguardo dal Presidente del TCA, l'assicurata si è così espressa:

 

" 
Il Presidente del TCA legge all'assicurata la
pag. 11 del fascicolo giallo nella quale sono illustrate le modalità per poter
essere esonerati dall'adempimento del periodo di contribuzione. L'assicurata
ribadisce da una parte che questo opuscolo è finito nel "cestino" e
che dall'altra si è fidata del funzionario della cassa." (Doc. XX, pag. 5)

 

                                         Questo
Tribunale ritiene che se l'assicurata avesse prestato l'attenzione dovuta alla
documentazione ricevuta avrebbe potuto accorgersi che, anche volendo ammettere
per pura ipotesi di lavoro che il colloquio sia realmente avvenuto, l'indicazione
del funzionario della Cassa di disoccupazione era errata.

 

                                         Del resto
il TFA, in una sentenza del 4 settembre 2006 nella causa R., C 115/06 si è così
espresso a proposito di un'azienda che aveva ricevuto dall'amministrazione
l'opuscolo informativo in materia di lavoro ridotto: 

 

" 
(...)

3.2 Das seco weist zu Recht darauf hin, dass
einer über die konkrete

Fragestellung hinausgehenden allgemeinen
Informationspflicht zur

Arbeitszeitkontrolle gemäss Art. 27 Abs. 1 ATSG
mit der Abgabe der

Informationsbroschüre
"Kurzarbeitsentschädigung", Ausgabe 2003, genüge getan ist (ebenso
Urteil H. vom 26. Oktober 2005, C 114/05, Erw. 3). In Ziffer 6 dieses
Merkblattes ist das gesetzliche Erfordernis der Bestimm- und Kontrollierbarkeit
des Arbeitszeitausfalls entsprechend Art. 46b Abs. 1 AVIV dahingehend
konkretisiert, dass dies eine betriebliche Arbeitszeitkontrolle (z.B.
Stempelkarten, Stundenrapporte) voraussetze; in Ziff. 12 findet sich sodann der
Hinweis, dass die Arbeitgeber alle betrieblichen Unterlagen

während fünf Jahren aufzubewahren und auf
Verlangen der Ausgleichsstelle vorzulegen haben.

 

3.3 Zwar wäre es wünschenswert, diese Hinweise
angesichts ihrer Bedeutung für die in wirtschaftlich schwierigen Verhältnissen
befindlichen Arbeitgeber in der Broschüre speziell hervorzuheben und allenfalls
den Begriff der betrieblichen Arbeitszeitkontrolle mit "täglich
fortlaufend geführter Arbeitszeitkontrolle" näher zu umschreiben. Auch
wäre es sinnvoll, zusätzlich den im Antragsformular für
Kurzarbeitsentschädigung unter der Rubrik "Nicht 

anspruchsberechtigte Arbeitnehmer"
angebrachten Hinweis auf den fehlenden Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung
bei nicht ausreichend kontrollierbarer Arbeitszeit mit einem Verweis auf die
geforderte Arbeitszeitkontrolle zu präzisieren. Ebenfalls könnten die auf der
Rückseite des Formulars "Entscheide betreffend Kurzarbeitsentschädigung"
bereits angebrachten "wichtige(n) Hinweise" mit der Erwähnung der
Pflicht des Arbeitgebers, alle

betrieblichen Unterlagen, einschliesslich der
täglich fortlaufend zu führenden Arbeitszeitkontrolle, während fünf Jahren
aufzubewahren und auf Verlangen vorzulegen, ergänzt werden. Dadurch könnten
möglicherweise vermehrt Rückforderungen vermieden werden.

 

3.4 Dies alles ändert aber nichts daran, dass die
Verwaltung mit der Abgabe der Broschüre der allgemeinen Informationspflicht
gemäss Art. 27 Abs. 1 ATSG in ausreichendem Masse nachgekommen ist. Obwohl die
Broschüre einen gewissen Umfang aufweist, ist deren Lektüre zumutbar. Es liegt
in erster Line am jeweiligen Gesuchsteller, die Informationsbroschüre (und das
Antragsformular für Kurzarbeitsentschädigung) mit der gebotenen Sorgfalt zu
lesen und bei Zweifeln mit konkreten Fragen an die zuständigen Stellen zu
gelangen. 

Verzichtet er darauf, trägt er die damit
verbundenen Nachteile. (...)"

 

                                         Di
conseguenza, alla luce di quanto qui sopra esposto, non vi è spazio nel caso
concreto per tutelare la buona fede dell'assicurata. La ricorrente pertanto ha
diritto a beneficiare dell'indennità di disoccupazione soltanto dal 15 novembre
2005.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
é respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti