# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1595f0f5-fe9a-5a19-bb91-fe176eb7ae6f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-03-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.03.2007 31.2006.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2006-27_2007-03-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2006.27

   

  BS/td

  	
  Lugano

  22 marzo 2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 agosto 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 6 luglio
  2006 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

  in relazione
  alla fallita

  	
  Cassa CO 1 

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

  FA 1

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La
FA 1, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio del
Distretto di __________ il 30 dicembre 1991 (pubblicazione nel FUSC 17 gennaio
1992). 

 

                                         Lo
scopo sociale della società consisteva nel collocamento di personale a prestito,
nell’offerta e nella ricerca di posti di lavoro per tutti i settori. 

                                         RI
1 ha ricoperto la carica di amministratrice unica, con diritto di firma
individuale, dal 30 aprile 1992 sino alla fallimento della società (FUSC 25 ottobre
2004; cfr. estratto RC informatizzato).

 

                               1.2.   La
__________ è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), in qualità di
datrice di lavoro, dal 1° gennaio 1992 al 31 dicembre 2002.

 

                                         La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha
dovuto sistematicamente diffidarla dal mese di maggio 2003 e precettarla dal luglio
2004 (cfr. doc. 3/A – A1).

                                         

                                         Con
decreti 19 ottobre 2004 e 3 novembre 2004 della Pretura del Distretto di __________
sono state dichiarate l’apertura del fallimento, rispettivamente la liquidazione
dello stesso mediante procedura sommaria (FUSC 25 ottobre e 10 novembre 2004).

 

                                         La
Cassa ha insinuato all’UEF del Distretto di __________ il proprio credito di
fr. 33'878,50 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non soluti per
l’anno 2002, nonché per riprese salariali relativi agli anni 2000-2002 eseguite
dopo controllo del datore di lavoro.

 

                                         La
procedura di liquidazione è stata chiusa per mancanza di attivo (FUSC 10
novembre 2004) e la ragione sociale radiata d’ufficio da RC (FUSC 11 febbraio
2005).

 

                               1.3.   Costatato
di avere subito un danno, con decisione 16 febbraio 2006, confermata con
decisione su opposizione 6 luglio 2006, la Cassa ha postulato nei confronti di RI
1 il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 33'878,50 relativi ai
contributi paritetici non versati per il 2002 e le riprese salariali 2000 -2002
(doc. 2 e 3).

 

                               1.4.   Contro
la succitata decisione su opposizione RI 1 ha interposto il presente ricorso
chiedendone l’annullamento. Essa contesta le riprese salariali effettuate dalla
Cassa durante il controllo del datore di lavoro, eseguito il 9 gennaio 2004, concernente
gli onorari versati dal 2000 al 2002 a __________, __________, __________ e __________
per un importo di complessivi      fr. 195'162. Secondo la ricorrente, i succitati
sono da considerare indipendenti avendo messo a disposizione le loro attrezzatura,
il loro veicolo ecc.  e non essendoci quindi un rapporto di dipendenza con la FA
1 ma unicamente un contratto di mandato.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso e la
conferma della decisione impugnata. 

                                         Quanto
alla contestazione delle riprese salariali, l'amministra- zione evidenzia che
le stesse sono state oggetto di una tassazione d’ufficio 19 gennaio 2004,
confermata con decisione su opposizione 18 febbraio 2004, quest’ultima rimasta
incontestata. Essa ribadisce che non avendo l’ex amministratrice unica fatto valere
validi motivi di giustificazione o di discolpa, quest’ultima deve assumersi la
responsabilità per il danno subito alla Cassa.

 

 

                                         in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito
dell’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli
ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
(dell’assicurazione).

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

 

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20). Sussidiarietà significa che la cassa
di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel
caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo
la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i
suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a
seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991,
pag. 163). 

 

                                         Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate).

                                                                                

                                         Il
TFA ha riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed
ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere
mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 -
del nuovo art. 52 LAVS (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.). 

 

                               2.3.   Si
ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando
questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto.
Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per
insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; STFA del 18
agosto 2005 nella causa L., H 136/04, consid. 3.2.; DTF 123 V 15, 16, consid.
5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il
datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687;
Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations
d'assuran- ces sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre
2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella
causa A., inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i
contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H
346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese
di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive
(cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento
danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza
citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione
di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG
nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24
ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece
computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa
M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).

                                         

                               2.4.   Nel
caso in esame, l’ammontare del credito risacitorio è praticamente costituito
dalle riprese salariali effettuate a seguito del controllo del datore di lavoro,
eseguito dall’ispettore della Cassa il 9 gennaio 2004, concernenti gli anni
2000 – 2002 e riguardanti __________, __________, __________ e __________, oggetto
della tassazione d’ufficio 19 gennaio 2004 (doc. 3/C).

                                         La
ricorrente contestata la ripresa salariale poiché le citate persone, essendo
iscritte alla Cassa quali indipendenti, non avrebbero avuto alcun rapporto di dipendenza
con la FA 1.

 

                                         Al
riguardo occorre ricordare che, secondo il TFA, nel caso in cui il credito
fatto valere dalla cassa di compensazione nella decisione di risarcimento danni
poggia su una decisione di fissazione dei contributi cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia
erroneità della decisione di contribuzione; questo vale anche nel caso in cui
la decisione non sia stata indirizzata personalmente ai singoli datori di lavoro
chiamati in seguito in causa (Pratique VSI 1993 pag. 181 consid. 3a; RCC 1991
pag. 132 consid. II/1a). Nell’ambito dell’art 52 LAVS il concetto di indubbia
erroneità è lo stesso valido in caso di riesame. Una verifica della decisione
di contributi arretrati cresciuta in giudicato è parimenti ammessa se sono dati
i motivi di una revisione processuale (cfr. STFA 26 novembre 2002 nella causa
D, H 232/01, consid. 3.6). Decisioni di fissazione dei contributi intimate dopo
il fallimento sono invece pienamente verificabili (Pratique VSI 1993 pag. 181
consid. 3b).

 

                                         Nel
caso in esame, va fatto presente che la tassazione d’ufficio 19 gennaio 2004 è
stata confermata con decisione su opposizione 18 febbraio 2004 intimata alla FA
1 di cui, va ricordato, a quell’epoca la ricorrente era ancora amministratrice
unica. In quella sede l’amministrazione ha spiegato i motivi per cui le persone
interessate alla ripresa salariale sono state considerate come salariate,
rimarcando di averle erroneamente ritenute indipendenti e di restituire agli
stessi i contributi personali versati a torto (doc. 4). Non va dimenticato che
la decisione su opposizione 18 febbraio 2004 è rimasta incontestata non avendo
la fallita presentato ricorso allo scrivente Tribunale. 

                                         Non
sussistendo motivi per una indubbia erroneità della qualifica contributiva delle
persone interessate (ai sensi dell’art. 19 della Legge federale sul
collocamento ed il personale a prestito [ SR 823.11] si è sempre in presenza di
un contratto di lavoro, di regola scritto, fra datore di lavoro ed salariato), e
tantomeno dell’ammontare dei contributi paritetici dovuti, la pretesa risarcitoria
di fr. 33'878,50 (inclusi fr. 1'810 per il 2002) della Cassa non può che essere
confermata. Tale importo risulta dai conteggi concernenti l'evoluzione del
debito contributivo per il 2002 (doc. A) e dal rapporto 14 gennaio 2004 del
revisore della Cassa riguardante la ripresa salariale 2000-2002 di cui sopra (doc.
B).

 

                               2.5.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti)
e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai
sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno
(Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186
consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).

                                         Inoltre
- anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di
lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad
assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria
attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art.
52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC
1985, pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.6.   La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in
seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS,
relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli
periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai
modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di
lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave
negligenza e quindi può procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione
e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per
negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in
base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).

                                         È
quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di
lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi
di difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid.
4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag.
7).

 

                               2.7.   Nel
caso in esame, dall’estratto dell’evoluzione dei pagamenti dei contributi relativi
al 2002 risulta che la FA 1 ha regolarmente versato gli acconti mensili, tranne
il conteggio finale. Solo a seguito della diffida dell’8 maggio 2003 e del
precetto 13 luglio 2004 la società ha liquidato quasi integralmente gli oneri
sociali del 2002, rimanendo scoperti fr. 1'812,80 d’interessi di mora e spese
di diffida (doc. A). La fallita non ha invece versato fr. 32'065,70 di
contributi relativi alla ripresa salariale 2000 – 2002, come detto, oggetto
della tassazione d’ufficio 19 gennaio 2004, confermata con decisione su opposizione
18 febbraio 2004, rimasta incontestata. 

                                         Dagli
atti si evince inoltre che la Cassa, dopo la crescita in giudicato della decisione
su opposizione 18 febbraio 2004, non ha diffidato il pagamento dei contributi
(nel mese di ottobre 2004 la società è fallita). Tuttavia, da questa omissione
non può essere dedotta alcuna corresponsabilità dell’amministrazione del danno
subito. Al riguardo va fatto presente che in un caso esaminato
dal TFA in SVR 2000 AHV Nr. 16, la Cassa è stata ritenuta corresponsabile del
danno da lei stessa subito in quanto, dopo un controllo presso il datore di
lavoro, ha omesso di emanare la decisione di tassazione, configurando così un
motivo di riduzione ai sensi dell'art. 44 cpv. 1 CO (SVR 2000 AHV Nr. 16, consid.
7c), ciò che non è stato nel caso in esame. Del resto, come già esposto, nel
corso del 2002 la società è stata in mora con il versamento dei contributi,
motivo per cui l’omessa diffida di pagamento dei contributi, oggetto delle
riprese salariali, non avrebbe molto verosimilmente sortito alcun effetto
positivo.

                                         Né
risultano d’altronde dati gli estremi - che l’insorgente nemmeno fa valere -
per ammettere nella specie che il differimento dei pagamenti fosse
riconducibile ad una momentanea crisi finanziaria della società o ad una
passeggera situazione di illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243,
108 V 188; STFA 30 gennaio 2003 nella causa W. E P. [H 134/02], 4
novembre 2004 nella causa K. [H 297/03], 29 agosto 2002 nella causa A., B., C.,
D., E. [H 277/01; RCC 1992 p. 261]).

 

                                         In
conclusione, non essendo riscontrabile alcun valido motivo di giustificazione,
rispettivamente di discolpa, la ricorrente deve risarcire alla Cassa gli oneri
sociali non versati dalla DT 1 per fr. 33'878,50. 

                                         Visto quanto precede, la querelata decisione va confermata,  mentre il
ricorso dev’essere respinto.

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
  FA 1 

   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti