# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f67e2b8b-dbfd-5944-a9de-a2ef0c3009c0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.07.2008 32.2007.267
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-267_2008-07-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.267

   

  cr

  	
  Lugano

  31 luglio
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 agosto 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 giugno 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel __________, in precedenza attiva in qualità di aiuto-cucina, in data 5
settembre 2005 ha presentato
una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, a causa di
“problemi depressivi e nervosi; diabete mellito, forti dolori allo stomaco;
dolori cronici alla schiena e al collo; tremore alle braccia” (doc. 1/1-8).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica
eseguita dal dr. __________, con decisione del 22 giugno 2007, l’Ufficio AI ha
assegnato all’assicurata una rendita intera di invalidità (grado del 100%) dal
1° settembre 2005 al 31 marzo 2007 e un quarto di rendita di invalidità (grado
del 42%) a partire dal 1° aprile 2007 (doc. A1 e A2).

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, chiedendo l’attribuzione di una rendita intera di
invalidità anche dopo il 1° aprile 2007.

                                         In
sostanza, l’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione,
limitatamente alla riduzione da una rendita intera ad un quarto di rendita a
decorrere dal 1° aprile 2007, rilevando che il dr. __________ ha espresso la
sua valutazione di una capacità lavorativa residua del 50% relativamente alle
sole patologie psichiatriche. La patrocinatrice ha tuttavia indicato che
l’assicurata è affetta anche da disturbi fisici, che la rendono totalmente
inabile al lavoro, come attestato da diversi medici, tra cui il dr. __________,
che la visita regolarmente.

                                         In
assenza di una perizia pluridisciplinare, la patrocinatrice ha chiesto che
l’interessata venga considerata, globalmente, totalmente inabile al lavoro, con
conseguente riconoscimento di una rendita intera di invalidità anche dopo il 1°
aprile 2007.

                                         L’avv. RA
1 ha rilevato che a causa delle sue patologie, l’assicurata non è in grado di
svolgere alcun tipo di attività, non potendo restare nella stessa posizione
troppo a lungo e presentando problemi di concentrazione e di spossatezza
continua, a causa di un tremolio alle gambe e di dolori particolarmente forti
durante la notte, che le impediscono di dormire.

                                         La
patrocinatrice ha infine criticato il calcolo del grado di invalidità effettuato
dall’amministrazione, rilevando che l’assicurata non può raggiungere la
redditività media dei salari sul mercato e aggiungendo che “malgrado la
giurisprudenza del Tribunale federale, non si può certo considerare verosimile
un reddito da invalido come operaia generica non qualificata al 100% pari a fr.
4’089.- mensili. È fatto notorio che il salario medio in Ticino per un operaia
si aggira a fr. 2'800.- mensili” (I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).

 

                               1.5.   In data 17
settembre 2007 l’interessata ha trasmesso al TCA un certificato medico del dr. __________,
che attesta un’incapacità lavorativa del 100% (VIII + bis).

 

                               1.6.   Con scritto
del 24 settembre 2007, l’amministrazione ha confermato la correttezza della
decisione impugnata, osservando che il certificato del dr. __________ ribadisce
diagnosi già note e valutate, limitandosi a formulare una diversa valutazione
del danno alla salute dell’assicurata, (X).

 

                                         Tale
scritto è stato trasmesso alla ricorrente (XI), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata
in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                                2.2.   Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU
2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.5.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia
di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.6.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révi­sion en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzun­gen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfi­gur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffau­ser/
Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung,
Saint-Gall, 1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les experti­ses du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépen­dants
[F60.7] en 2002). Les con­clusions des expertises sont divergentes, en
revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la
capacité de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syn­drome
somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au mo­tif
que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux
traits dépen­dants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé men­tale
importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'apprécia­tion
précédente - et fondée sur un même état de fait - des ex­perts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démon­trer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé  la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à  la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'em­porte sur la procédure de révi­sion. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut con­firmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en prin­cipe justifier
une reconsidéra­tion (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accor­dé une rente d'invalidité au mépris du
principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31
janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait
être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles
dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs
aspects ou de leurs élé­ments, et que la décision paraît admissible compte tenu
de la si­tuation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01],
consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'ad­ministration a recueilli l'experti­se du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjec­tifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investi­gations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concer­ne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critè­res
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les cri­tiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne
suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité.
Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce
sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'as­sociation
d'un trouble somato­forme douloureux à une person­nalité aux traits dépendants
n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait
de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au re­courant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumiè­re exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour fai­re
apparaître comme manifeste­ment erronée la décision initiale ou pour ordonner
une expertise. 

On ne peut pas non plus affir­mer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconn­aissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica,
il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità
tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua
capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.8.   Nella
decisione del 22 giugno 2007 l’UAI, fondandosi sul parere del dr. __________
del SMR, spec. FMH in medicina interna (sul diritto per gli assicurati
di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), al quale era stato nuovamente sottoposto l’incarto della
ricorrente (doc. 48-1), ha confermato il precedente progetto di decisione del 4
aprile 2007 (doc. 37/1-3), riconoscendo all’assicurata il diritto ad una
rendita intera di invalidità (grado AI pari al 100%) limitatamente al periodo
dal 1° settembre 2005 al 31 marzo 2007 e ad un quarto di rendita (grado AI del 42%)
a fare tempo dal 1° aprile 2007 (cfr. doc. A1 e A2).

 

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi
2.4., 2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno ridotto ad un quarto la
rendita spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° aprile 2007.

 

                               2.9.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha ritenuto opportuno sottoporre
l’interessata ad una perizia psichiatrica, affidata al dr. __________, spec.
FMH in psichiatria e psicoterapia (doc. 51-1).

Nel suo referto del 30 gennaio 2007, il dr. __________
ha posto le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità con sintomi biologici
(ICD10-F33.11) esistenti da circa 4 anni; sindrome da somatizzazione
(ICD10-F45.0) esistente da diversi anni; sindrome da attacchi di panico
attualmente in remissione (ICD10-F41.0); disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7)
da diversi anni; lombalgia aspecifica cronica e sciatalgia con discopatie
plurime a livello del rachide lombare, sindrome delle faccette articolari,
sindrome miofasciale” mentre quali diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa quelle di “tremore posturale agli arti inferiori da diversi anni;
obesità da diversi anni; diabete mellito da diversi anni” (doc. 29-6).

Il dr. __________ ha sottolineato che
l’assicurata ha una scarsa compliance terapeutica, anche a causa della sua
paura di assumere psicofarmaci (doc. 29-7).

Lo specialista in psichiatria e psicoterapia ha ritenuto
l’assicurata, a causa dei suoi disturbi, inabile al lavoro al 50% sia
nell’attività di aiuto-cuoca, sia in altre attività adeguate, a partire dal
giorno dell’esame peritale (ossia dicembre 2006) (doc. 29-8).

Lo specialista ha indicato che la ripresa di
un’attività lavorativa avrebbe un effetto terapeutico, migliorando la sua
situazione generale, la sua autostima e la fiducia in se stessa (doc. 29-10). 

Il dr. __________ ha aggiunto che la situazione
psichica dell’assicurata dovrà essere rivalutata a distanza di due anni, “dopo
essere stata seguita regolarmente dallo psichiatra curante (dr. __________),
che tra l’altro parla la sua lingua e la potrebbe motivare ulteriormente per la
sua ripresa lavorativa futura” (doc. 29-10).

 

Tali conclusioni del dr. __________ sono poi
state confermate dal dr. __________ del SMR, il quale, nelle sue annotazioni
del 22 febbraio 2007, ha
osservato:

 

" 
Patologia psichica:

Diagnosi:

-         
sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale
di media gravità con sintomi biologici esistenti da circa 4 anni

-         
sindrome da somatizzazione esistente da diversi
anni

-         
sindrome da attacchi di panico attualmente in
remissione

-         
disturbo di personalità dipendente da diversi anni

 

Patologia somatica:

Diagnosi:

-         
lombalgia aspecifica cronica e sciatalgia con:

       -    discopatie plurime a livello del rachide cervicale,
dorsale e 

            lombare

           -    sindrome delle faccette
articolari

           -    sindrome miofasciale

-         
tremore posturale agli arti inferiori di origine
non chiara

-         
obesità (BMI 34.5) da diversi anni

-         
diabete mellito da anni

 

Valutazione:

Globalmente, a causa dei suoi disturbi molteplici
(psichici e somatici) è stata certificata una IL del 100% dal 9.9.2004.

-         
dal punto di vista psichico, l’assicurata
potrebbe svolgere un’attività lavorativa semplice nella misura del 50%, vale a
dire non più di 4 ore al giorno, a decorrere dal 12 dicembre 2006.

-         
Dal punto di vista somatico, la prognosi resta
in ogni caso cattiva, come in ogni problematica somatoforme cronica,
soprattutto per quanto riguarda la possibilità che l’assicurata ritorni ad
un’attività lavorativa. Per quanto riguarda la CL, l’assicurata è inabile al
lavoro al massimo al 50% in attività pesanti come il lavoro precedentemente
svolto di aiuto-cuoca, con possibilità di miglioramento ed è totalmente abile
al lavoro in un’attività adatta, che eviti movimenti ripetitivi di flessione,
estensione o rotazione del tronco nonché il sollevamento di pesi superiori ai 15 kg e ciò a decorrere dal mese di marzo
2005.

 

In conclusione, l’evoluzione dell’IL globale
dell’assicurata può essere definita come segue:

-         
IL del 100% dal mese di settembre 2004 in qualsiasi attività

-         
IL del 50% dal mese di dicembre 2006 (per via
della persistenza della patologia psichica allorché quella somatica era già
migliorata da marzo 2005).” (Doc. 30-1)

 

 

Il dr. __________ ha poi ribadito la correttezza
della valutazione del dr. __________ nelle sue annotazioni del 16 maggio 2007, in cui ha osservato:

 

" 
Trattasi di osservazioni al progetto di
decisione

 

In data 14.5.2007, il legale dell’assicurata
inoltra le sue osservazioni al progetto di decisione dell’UAI del 4.4.2007 di
attribuire una rendita intera (grado del 100%) dal 1.9.2005 e di un quarto di
rendita (grado del 42%) dal 1.4.2007.

Il legale pretende che nella decisione dell’UAI è
stata presa in conto solo la patologia psichiatrica e non quella somatica.

 

In questa fase viene prodotto un certificato
medico da parte del dr. __________ del 7.5.2007.

 

Il rapporto del dr. __________ riporta unicamente
le patologie fisiche, senza menzionare la patologia psichica.

Il MC riferisce a proposito del rapporto medico
del dr. __________ del 7.3.2005, citando lo specialista per il quale la
problematica era verosimilmente psichiatrica, indicando una IL del 50% dal
punto di vista somatico.

Il MC scrive “per quel che concerne, pur non
essendo uno specialista, ma conoscendo la paziente da diversi anni, ritengo che
sia inabile al lavoro al 100%, valutando le diagnosi sopraccitate”.

 

Il giudizio del MC non è basato su nessuna nuova
diagnosi né su recenti indagini specialistiche. Il MC non porta inoltre alcun
elemento clinico tale da oggettivare un peggioramento delle condizioni di
salute dal punto di vista somatico.

 

Si possono dunque confermare le nostre prese di
posizione anteriori.” (Doc. 48-1)

 

                             2.10.   Nella
procedura di ricorso davanti al TCA, l’assicurata ha prodotto un nuovo referto
medico del suo curante, dr. __________, medico chirurgo, del seguente tenore:

 

" 
Diagnosi:

 

1.      Lombalgia aspecifica cronica con sacralgia con:

-         
importante sindrome lombovertebrale e segni di
irritazione a livello sacroiliaco senza elementi radicolari irritativi,

-         
discopatie plurime a livello del rachide lombare,

-         
sindrome delle faccette articolari,

-         
sindrome miofasciale,

-         
RM del rachide lombare (dr. __________,
25.01.2002): presenza di un’ernia paramediana-recessale a sinistra a livello
del disco L5-S1 con conflitto nella radice S1 all’altezza del recesso. Si nota
una piccola protrusione mediana del disco L2-L3 e L4-L5 con lieve deformazione
della parte anteriore del sacco durale. Lievi segni di spondilartrosi L2 e S1
bilaterale,

-         
RM del rachide cervico-dorsale (5.11.2002):
protrusione anteriore discale colonna cervicale C6-C7 senza compressioni
radicolari, lieve discopatia D3-D4 e D9-D10,

-         
RM del rachide lombare (dr. __________,
24.9.2004): chiaro schiacciamento disco L5-S1 con fissure dell’anello fibroso
in sede mediana-paramediana, con protrusione del disco senza comunque evidenti
chiare ernie focali rispettivamente di compressione radicolare,

-         
RM del rachide dorsale senza e con contrasto
(dr. __________ 28.10.2004): colonna dorsale senza e con contrasto non rileva
nessuna patologia particolare (niente protrusioni discali). Plurime discopatie
a livello L2-L3, L4, L5, a livello L2-L3 piccola ernia mediana senza
compressioni radicolari;

 

2.      Diabete mellito non insulino-dipendente;

 

3.      Importante disturbo affettivo verosimilmente cronico con:

             Disturbo
della personalità passivo-dipendente presente fin dalla prima età adulta in
soggetto di scarse risorse e con notevoli difficoltà d’adattamento compatibile
con un quarto di una depressione isterioforme (insonnia, paura di morte
imminente, attacchi di ipersudorazione, …);

 

4.   Obesità (BMI 34.5 kg/m);

5.   Tremore posturale agli arti inferiori di
origine non chiara;

6.   Stato dopo epigastralgia su presenza di Helicobacter pilori e
stato dopo eradicazione medicamentosa;

7.   Sindrome emorroidale interna di I grado.

 

In qualità di medico generico, trovandomi di
fronte ad una paziente polimorbida (vedi diagnosi sopraccitate), ho ritenuto
inabile al lavoro al 100% dal 9.9.2004 a tutt’oggi e continua.

Nello stesso periodo, 7.3.2005, lo specialista
reumatologo, dr. __________, l’ha valutata abile al lavoro al 50% da un punto
di vista reumatologico.” (Doc. VIII/bis)

 

                             2.11.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C
13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid.
4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c
pag. 314; 105 V 156 consid. 1
pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I
355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U
330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993
nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p.
189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354). 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Il TFA,
in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 si è espresso sul valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell’ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e
il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du
SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul
motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard
du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du
contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)" (consid. 3.2)

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). 

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                             2.12.   Dopo attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per
mettere in dubbio le valutazioni effettuate dal dr. __________ e dal dr. __________
del SMR, che soddisfano i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché
un rapporto medico abbia pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.11.) e possono
quindi validamente servire da base al presente giudizio.

 

                                         Il dr. __________ ha
infatti debitamente tenuto conto delle affezioni invalidanti
di cui l’assicurata è affetta, giungendo ad una conclusione logica e priva di
contraddizioni in merito alla capacità lavorativa del 50%, a partire dal 12 dicembre
2006. Quanto al periodo precedente l’esame peritale del dr. __________, vale
quanto certificato dal medico curante, dr. __________, spec. in psichiatria e
psicoterapia, che ha attestato una piena incapacità lavorativa a partire dal 9
settembre 2004 (doc. 1-5).

 

Il dr. __________ ha ben evidenziato che
l’assicurata, anche a seguito dell’abbandono subito da parte del marito,
rientrato in __________, ha presentato una cronicizzazione della sua patologia
depressiva, per la quale è in trattamento psichiatrico presso il dr. __________.
Ella si ritiene una persona senza valore e pensa di non essere in grado di
svolgere alcuna attività lavorativa a causa dei suoi dolori (doc. 29-9).

Dall’esame psichiatrico del dr. __________,
tuttavia, ella risulta ancora abile al lavoro, dal profilo psichiatrico, al 50%
sia nella sua attività di ausiliaria di cucina, sia in altre attività adeguate
(doc. 29-8).

Il dr. __________ ha aggiunto che bisogna tenere
conto anche dei problemi fisici dell’interessata e in particolare dei limiti
funzionali indicati dal dr. __________ (doc. 29-11).

Tale valutazione del dr. __________ è poi stata
condivisa dal dr. __________ del SMR.

 

Le conclusioni del dr. __________, che non sono
state del resto contraddette, in sede ricorsuale, da certificati
medico-specialistici attestanti patologie psichiatriche maggiormente
invalidanti, possono essere condivise dal TCA, che ritiene pertanto che lo
stato di salute dell’assicurata, dal profilo psichiatrico, sia stato
dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal dr. __________.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Quanto
all’aspetto somatico, il dr. __________ del SMR, nelle sue annotazioni del 22
febbraio 2007, ha ritenuto
l’assicurata inabile al lavoro al 50% in attività pesanti come il lavoro
precedentemente svolto di aiuto-cuoca, ma abile al lavoro al 100% in
un’attività adatta, che eviti movimenti ripetitivi di
flessione-estensione-rotazione del tronco nonché il sollevamento di pesi
superiori ai 15 kg, a partire
dal mese di marzo 2005 (doc. 30-1).

Questa valutazione del dr. __________ riprende
quanto valutato dal dr. __________, nel suo rapporto medico del 7 marzo 2005,
indirizzato al curante dell’assicurata, dr. __________.

In tale referto, il dr. __________, poste le
diagnosi di “sindrome ansioso-depressiva con probabile componente dissociativa
motoria (tremito di origine psicogena agli arti inferiori); sindrome
lombospondilogena cronica, su alterazioni degenerative multisegmentali senza
neurocompressione” (doc. 1-10 inc. cassa malati), ha indicato che, a suo avviso,
l’assicurata presenta soprattutto una problematica psichiatrica e
psicosomatica, aggiungendo che, secondo il suo parere, occorrerebbe “abbandonare
ogni ricerca di un problema organico e concentrarsi sul problema
psichiatrico-psicosomatico” (doc. 1-11 inc. cassa malati,
sottolineatura della redattrice). Accanto a tale problematica, da considerare
in primo piano nel caso di specie, il dr. __________ ha rilevato la presenza di
una sindrome lombospondilogena cronica in presenza di modiche alterazioni
degenerative multisegmentali senza neurocompressione.

Il dr. __________ ha sottolineato che “qualunque
tentativo di presa a carico con misure riabilitative, che non tenga conto
soprattutto della problematica psichiatrica, psicosomatica e psicosociale, che
è di gran lunga in primo piano in questo caso, è destinato all’insuccesso”,
aggiungendo che “la prognosi resta in ogni caso cattiva, come in ogni
problematica somatoforme cronica, soprattutto per quanto riguarda la
possibilità che la paziente ritorni a un’attività lavorativa” (doc. 1-11
inc. cassa malati). Il dr. __________ ha quindi consigliato una presa a carico psichiatrica
specialistica.

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato che la limitazione principale si situa a livello psichiatrico
e dovrebbe essere valutata in tale ambito, mentre, per quanto concerne il
profilo reumatologico, l’assicurata è da ritenere inabile al lavoro al massimo
al 50% in attività pesanti come il lavoro precedentemente svolto di
aiuto-cuoca, con possibilità di miglioramento e totalmente abile al lavoro in
un’attività adatta, che eviti movimenti ripetitivi di flessione-estensione o
rotazione del tronco nonché il sollevamento di pesi superiori a 15 kg (doc. 1-12 inc. cassa malati,
sottolineatura della redattrice).

 

Queste conclusioni del dr. __________ sono state
contestate dalla patrocinatrice dell’assicurata, osservando che l’indicazione
di una piena capacità lavorativa dell’assicurata in attività adatte è stata
posta solo dal dr. __________ e in un referto risalente al 2005 e quindi non
recente. La patrocinatrice ha sottolineato invece come altri medici abbiano
indicato che l’assicurata, dal profilo somatico, vada considerata totalmente
inabile al lavoro, riferendosi in particolare al rapporto medico del dr. __________
e del dr. __________ del 17 novembre 2004 e a quelli del dr. __________ del 22
settembre 2005 e del 7 maggio 2007 (I).

 

Secondo questo Tribunale tali certificati medici
non sono atti a mettere in discussione la valutazione del dr. __________ del 7
marzo 2005.

Va infatti rilevato che nel referto del 17
novembre 2004, relativo alla degenza dell’assicurata dal 26 ottobre 2004 al 16
novembre 2004 presso la Clinica __________ di __________, il dr. __________ e
il dr. __________, poste le diagnosi di “lombalgia aspecifica cronica e
sacralgia con discopatie plurime a livello del rachide lombare, sindrome delle
faccette articolari, sindrome miofasciale; tremore posturale agli arti
inferiori di origine non chiara; obesità con BMI di 34.5 kg/m2”, hanno ritenuto
indicato, in assenza di patologie a livello midollare del rachide dorsale,
effettuare una nuova valutazione neurologica, ritenendo nel frattempo
l’assicurata inabile al lavoro al 100% “visto che non siamo riusciti a
sbloccare la situazione algica e neurologica” (doc. 1-21 inc. cassa
malati).

 

L’assicurata è quindi stata sottoposta ad una
valutazione neurologica presso il dr. __________, spec. FMH in neurologia, il
quale, nel suo referto del 2 febbraio 2005, posta la diagnosi di “sindrome dolorosa
cronica lombo-vertebrale”, ha escluso la presenza di patologie maggiori e di
deficit sensitivi centrali, ritenendo quindi opportuno sottoporre l’assicurata
ad una presa a carico di tipo reumatologico (doc. 1-16 inc. cassa malati).

Il TCA ritiene dunque di non doversi scostare
dalla valutazione reumatologica del dr. __________.

 

Il dr. __________, dal canto suo, nel suo referto
del 22 settembre 2005, ha posto
le diagnosi di “importante disturbo affettivo verosimilmente cronico in
disturbo di personalità passivo dipendente presente fin dalla prima età adulta
in un soggetto con scarse risorse e notevoli difficoltà di adattamento; segni
di discopatia ai livelli L2-L3, L4-L5 e L5-S1, in particolare con piccola ernia
mediana L2-L3, protrusione mediana del disco L4-L5 e fessura in sede
mediana-paramediana sinistra all’altezza L5-S1 probabilmente responsabile della
sintomatologia accusata dalla paziente; tremore posturale agli arti inferiori
di origine non chiara”, giudicando l’assicurata inabile al lavoro al 100% dal 9
settembre 2004 (doc. 11-1).

 

Nel suo referto del 7 maggio 2005, il dr. __________,
poste le diagnosi di “lombalgia aspecifica cronica e sacralgia con importante
sindrome lombovertebrale e segni di irritazione a livello sacro-iliaco senza
elementi radicolari irritativi, discopatie plurime a livello del rachide
lombare, sindrome delle faccette articolari, sindrome miofasciale; diabete
mellito insulino non dipendente; importante disturbo affettivo verosimilmente
cronico con disturbo di personalità passivo dipendente presente fin dalla prima
età adulta in soggetto di scarse risorse e con notevoli difficoltà di
adattamento, che fa il quadro di una depressione isterioforme (insonnia, sonni
pieni di incubi, paura di morte imminente, affetta da una grave ed inguaribile
malattia, paura a scendere le scale, attacchi di ipersudorazione, …); obesità
con BMI 34.5 kg/mq; tremore posturale agli arti inferiori di origine non
chiara; epigastralgia per presenza di Helicobacter pilori con stato dopo
eradicazione medicamentosa Helicobacter pilori; sindrome emorroidale interna di
I° grado”, ritenendo l’assicurata inabile al lavoro al 100% (doc. 47/8-10).

Al riguardo, il dr. __________ del SMR, nelle sue
annotazioni del 16 maggio 2007, ha osservato che il giudizio del dr. __________ non è basato su nuove
diagnosi o su recenti indagini specialistiche e non porta alcun elemento
clinico tale da oggettivare un peggioramento delle condizioni di salute dal
punto di vista somatico, riconfermando quindi la valutazione del dr. __________
del 7 marzo 2005 di una piena capacità lavorativa dell’interessata in attività
adeguate (doc. 48-1).

Il TCA può fare proprie queste considerazioni del
medico SMR.

 

Analogo discorso vale con riferimento al
certificato medico del 12 settembre 2007 del dr. __________, prodotto
dall’assicurata pendente causa, che si limita a ribadire le diagnosi già poste
nel referto del 7 maggio 2005, ritenendo nuovamente l’assicurata inabile al
lavoro al 100% (doc. VIII/bis).

 

L’assicurata non ha del resto prodotto certificati
medico specialistici reumatologici, neurologici o ortopedici attestanti delle
patologie a livello somatico maggiormente invalidanti rispetto a quanto
valutato dal dr. __________.

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         Visto
quanto appena esposto, il TCA ritiene dimostrato, con
il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che la ricorrente è inabile al lavoro al 100% dal mese di settembre 2004 in qualsiasi attività, ma abile al 50%
a partire dal mese di dicembre 2006 sia nella sua precedente occupazione, sia
in altre attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.

                             2.13.   Sul mercato
generale del lavoro esistono delle attività, essenzialmente di controllo e di
sorveglianza, che l’interessata, malgrado il danno alla salute, sarebbe in
grado di esercitare al 50%.

 

                                         Per
costante giurisprudenza la questione relativa alle attività professionali
concretamente realizzabili è di competenza del consulente in integrazione
professionale (cfr. STF 9C
13/2007 del 31 marzo 2008 citata al consid. 2.11.).

Ora, nel caso concreto, il consulente IP, nel suo
rapporto del 26 marzo 2007, ha
indicato quali attività esigibili, nel rispetto delle limitazioni mediche,
attività semplici e ripetitive, quali quella di operaia ausiliaria in lavori
leggeri non qualificati nelle cinque categorie presenti nel campo
dell’abbigliamento, della confezione e simili; quella di operaia generica
nell’industria cioccolatiera; quella di operaia nell’industria farmaceutica;
quella di operaia assemblatrice nel campo della componentistica
elettromeccanica ed elettronica; quella di saldatrice su dispositivi automatici
nell’assemblaggio di componenti per l’industria elettronica; quella di operaia
generica nell’orologeria industriale; quella di venditrice non qualificata in
un grande magazzino (doc. 33-2).

 

La patrocinatore ha contestato l’esigibilità delle
professioni indicate dal consulente, osservando che “un lavoro ripetitivo
come quello di operaia o venditrice è impedito dal tremolio alle mani e dalla
difficoltà di stare seduta o in piedi per dei periodi superiori ai 5-10 minuti.
Infatti la signora non può restare nella stessa posizione per troppo tempo e
deve alternare la sua posizione da seduta e in piedi, fatto che le impedisce
oggettivamente di svolgere il lavoro di operaia presso una qualsiasi fabbrica
dove bisogna stare fermi alle proprie postazioni o come venditrice in un grande
magazzino dove non ci si può sedere” (I).

 

                                         Nel caso di specie, secondo questo Tribunale, all’assicurata può essere
ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in quei
settori d’attività accessibili a lavoratori non qualificati,
con mansioni semplici e ripetitive.

Tali attività sono senz’altro esigibili, in
quanto rispettose dei limiti funzionali dell’interessata e compatibili con le
sue patologie fisiche, come espressamente indicato dal dr. __________ nel suo
rapporto del 22 febbraio 2007, in cui ha osservato che sono esigibili attività che evitino movimenti
ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco nonché il
sollevamento di pesi superiori ai 15 kg (cfr. doc. 30-1).

 

                                         Va poi rilevato che
specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di
servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente
assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e
che possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi
(per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo
ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura.

Alla luce di queste considerazioni, non possono
quindi essere accolte le critiche formulate dalla patrocinatrice
dell’interessata e le attività indicate dal consulente IP devono quindi essere
considerate esigibili, in quanto rispettose dei limiti funzionali
dell’interessata, ritenuto inoltre che all'assicurata incombe l’obbligo di
intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c,
117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht
zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572) segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg).

 

                                         Al
riguardo, è utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se
è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera
attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U
329/01, consid. 4.7).

 

                             2.14.   Essendo quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua
capacità lavorativa, del 50%, in attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                          2.14.1.   Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto sono determinanti i dati del 2007 (visto che è in quell’anno che è
avvenuta la riduzione della rendita, a seguito della capacità lavorativa del
50% dell’assicurata a partire dal dicembre 2006).

L’amministrazione ha eseguito il raffronto dei
redditi con riferimento all’anno 2005, motivo per il quale i redditi da valido
e da invalido vanno aggiornati al 2007.

 

                          2.14.2.   Per quel che concerne il reddito da valido, nella
decisione impugnata l’amministrazione ha preso in considerazione l’importo
annuo di fr. 42’396.50 (2005) riferito all’attività svolta in qualità di aiuto-cucina
presso __________ di __________ (cfr. doc. 88-4). 

                                         Tale
importo corrisponde a quanto avrebbe potuto guadagnare l’assicurata, da sana,
presso il precedente datore di lavoro, pari a fr. 43’206 nel 2003, come indicato
dallo stesso datore di lavoro, con scritto del 20 settembre 2005 (cfr. doc.
10/1-3), importo poi aggiornato al 2005. 

                                         Nell’annotazione
per l’incarto del 3 aprile 2007, il funzionario incaricato ha osservato che “sul
questionario compilato in data 29.09.2005 la __________ indica un salario
orario base di fr. 17.35 + 12.92% (indennità vacanze + giorni festivi) + 8.33%
(tredicesima)”, dati dai quali risulta un reddito da valido di fr.
42'396.50 ([(17.35 + 2.24 +
1.44) x 42 ore sett.] x 48
settimane/annue = 42’396.50, cfr. doc. 34-1).

 

L’assicurata non ha del resto contestato il
reddito da valido ritenuto dall’Ufficio AI.

Adeguando tale importo al 2007, si ottiene un
reddito da valido di fr. 43’591.74 (+1.2% per il 2006 e +1.6% per il 2007, cfr. tab.
relativa all’evoluzione dei salari nominali, dei prezzi
al consumo e dei salari reali, 1990-2007, pubblicati sul sito dell’Ufficio
federale di statistica).

 

                          2.14.3.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75
seg.

 

                                         In
questa sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della
determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione
professionale e salariale concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni
economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere
ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di sapere se
e in quale misura al caso i salari fondati su dati statistici debbano essere
ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del
caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione),
criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte
ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha
poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi
sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

 

                          2.14.4.   Partendo dalla constatazione che l'applicazione di dati
salariali statistici validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal
TFA si rivela essere discriminante per gli assicurati attivi in Ticino, Cantone
in cui i salari sono notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale,
ritenuto che il reddito da non invalido è quello che verrebbe effettivamente
percepito dagli assicurati nel nostro Cantone senza il danno alla salute,
questo Tribunale, in una sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R.,
pubblicata in RDAT I-2001, p. 250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 - in seguito
costantemente confermata ed applicata in tutti i settori delle assicurazioni
sociali (assicurazione per l'invalidità, assicurazione contro gli infortuni e
assicurazione contro le malattie) - sentito preliminarmente il parere
dell'allora direttore dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________,
ha così precisato la propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio CHF 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996"
pag. 17, e per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. CHF 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)" (cfr. doc. V bis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

 

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato), ripartiti stavolta
per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ha quindi
deciso che nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella
che riflette i salari versati nella nostra regione, sulla base della seguente
argomentazione:

 

"  Se
si ignorasse questo aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una
legge federale occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido
per tutto il paese (ad esempio CHF 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF
124 V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati
salariali irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non
garantisce l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del
22 maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76)."

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn,
Bellinzona 2004, p. 124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de sécurité sociale", in
CGRSS n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33); D. Cattaneo,
"Sentenze recenti del Tribunale cantonale delle assicurazioni", in
Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, Ed. CFPG, Helbing &
Lichtenhahn, Basilea-Ginevra-Monaco 2006, p. 135ss. (163-171).

 

                                         Nell’ambito
di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai
ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA U 56/03 del 7 giugno 2006),
la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile 2006 aveva
informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:

 

" 
… la Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella
TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita
dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito ipotetico
da invalido."

 

                                         In una
sentenza U 75/03 del 12 ottobre 2006 (pubblicata in RtiD I 2007 pag. 216 segg.
e in SVR 2007 UV n. 17 pag. 56), il TFA ha, per la prima volta, esposto le
motivazioni che hanno spinto la Corte plenaria, il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena
citata:

 

" 
(...)

8.2 In primo luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di
trattamento (art. 8 Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone
Ticino deve essere esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex
ticinensis. Analoghe considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento
e di sicurezza giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa
delle tabelle nazionali (TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a
un'applicazione delle prime ad alcune regioni e delle seconde alle rimanenti
regioni.

 

8.3 Allo stesso
modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di
quelle nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente
creare le basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà
economico-sociale concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche
nuovi problemi dovuti al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si
registrano delle differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le
due regioni facciano parte della medesima grande regione
"MIttelland", è notorio che i salari esistenti nel Canton Berna non
sono gli stessi di quelli del Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese
occorrerebbe prendere in considerazione i salari relativi alla regione
lemanica. Ora, nell'una e nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori
regionali (TA13) al posto di quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe
maggiormente sfavorevole per questi assicurati. Si pone quindi ugualmente la
questione dell'assicurato che lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra
grande regione, ad esempio del lavoratore giurassiano che lavora(va) nel
Cantone di Basilea (città o campagna). Ora, se si intendesse determinare il
reddito da invalido sulla base della tabella TA13, non si farebbe altro che
spostare o restringere il cerchio geografico nel quale si iscrive ogni
determinazione di un reddito ipotetico sulla base di valori statici. In questa
maniera, però, si correrebbe pure il rischio di offuscare oltremodo l'obbligo o
l'esigibilità per l'assicurato di ridurre il danno e di andare, se del caso e
nei limiti ragionevoli, a cercare un'attività al di fuori della sua regione
abituale. Si creerebbero nuove disparità nei confronti di assicurati che abitano
a cavallo tra due o addirittura tre grandi regioni o di chi abita in una di
queste regioni e lavora in un'altra. 

 

8.4. A ciò si
aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha
precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di
rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito
sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del
settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si opporrebbe
a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, concernenti il
settore pubblico e privato.

 

8.5 Non può
pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità
poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio
costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale
delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali." 

 

                                         In
un’altra sentenza I 790/04 del 18 ottobre 2006, il TFA ha ancora rilevato:

 

" 
Quanto alla questione della tabella applicabile
tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre
2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla
tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure
la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito
ipotetico da invalido deve di conseguenza essere valutato sulla base della
tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel
settore privato. Alla luce di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per
ammettere una riduzione dei salari statistici, quale quella operata dai primi
giudici, che tenga conto, ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino
cantone, che l'assicurato vive in una regione economicamente meno forte. Anche
sotto questo aspetto non può pertanto trovare conferma la valutazione del tasso
d'invalidità compiuta dalla Corte di prime cure."

 

                                         Alla luce
di questa chiara giurisprudenza federale (cfr. sul tema: L. Grisanti
"Nuove regole per la valutazione dell'invalidità " in RTiD II-2006
pag. 311 segg.), il reddito da invalido deve dunque essere determinato dal TCA
applicando i valori nazionali (Tabella TA1).

                                         Spetta
semmai al Parlamento o al Consiglio federale intervenire su questo tema, se lo
riterranno opportuno.

 

                                         Il 22
giugno 2007 il Consiglio nazionale ha accolto una mozione del 2 ottobre 2006
no. 06.3466 del Consigliere nazionale Meinrado Robbiani il quale chiede che il
"Consiglio federale proceda con sollecitudine ad ovviare a questa
distorsione, adeguando le disposizioni di applicazione della legge
sull'assicurazione invalidità".

 

                                         Il nuovo
art. 28a cpv. 1 LAI introdotto nell’ambito della 5a revisione della LAI,
approvata dal popolo il 17 giugno 2007, dispone che sarà il Consiglio federale
a definire il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell’invalidità. 

 

                                         Il 17
dicembre 2007 il Consigliere federale Pascal Couchepin, rispondendo ad una
domanda (07.5369) del Consigliere nazionale Meinrado Robbiani ha preannunciato
che "pour respecter les différences salariales dans les diverses régions
de Suisse, il est prévu d'opérer sur le salaire ressortant de l'enquête sur la
structure des salaires en Suisse une réduction qui tienne compte des
différenciations régionales. La mise en oeuvre de cette règle est prévue pour
le premier trimestre 2008 au moyen de circulaires de l'Office fédéral des
assurances sociales" e, invitato a precisare se riteneva sufficiente una
semplice circolare, ha sottolineato quanto segue:

 

" 
Monsieur Robbiani, je ne suis pas en mesure de vous
affirmer avec toute l'autorité juridique nécessaire si oui ou non une
circulaire est suffisante. Mais ce que je vais faire, c'est demander à mes
collaborateurs si je dois moi-même signer la circulaire dans la mesure où,
comme vous le dites, il devrait y avoir une décision politique claire. On va
vérifier le point sur lequel vous attirez notre attention." 

 

                                         Questo
Tribunale si limita a ricordare che, secondo la giurisprudenza, il principio
dell'uguaglianza di trattamento proibisce, citiamo: "de faire, entre
divers cas, des distinctions qu'aucun fait important ne justifie", ma
anche "de soumettre à un régime identique des situations de fait qui
présentent entre elles des différences importantes et de nature à rendre
nécessaire un traitement différent (cfr. DTF 129 I 3; DTF 127 V 454; Zbl 2005
p. 87ss. (89-90); A. Auer-G. Malinverni-M. Hottelier, "Droit
constitutionnel suisse", Vol. II, Stämpfli Editions SA, Berna 2006,
p. 484 n. 1030 e 499 n. 1061).

 

                                         In una sentenza U 8/07 del
20 febbraio 2008, rispondendo ad una questione
sollevata dal TCA nella sentenza 35.2006.60 del 23 novembre 2006, consid.
2.10.9 ("Questo Tribunale constata che il
salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2005 quale muratore
semi-qualificato (infatti nel 2005, secondo il contratto collettivo di lavoro
dell’edilizia, un lavoratore con conoscenze percepiva un salario orario di fr.
25.15, contro i fr. 22.65 percepiti dai lavoratori edili), è inferiore a quello
realizzato in media a livello svizzero dai lavoratori del settore della
costruzione con qualifiche analoghe (Tabella TA 1 2004, punto 45, livello di
qualifica 3: fr. 5'358 x 12 mesi = 64'296, riportato su 41.6 ore/settimana =
66'867.84; dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il
2005, un reddito annuo pari a fr. 67'443.41; per un recente caso in cui l’Alta
Corte ha fatto riferimento ai livelli di qualifica 2 e 3, cfr. STFA del 12
ottobre 2006 nella causa S., U 404/05, consid. 2.3.4).

                                         Ci si
potrebbe chiedere se in tale ipotesi, e visto il richiamo del TFA ai salari
nazionali (Tabella TA 1), non dovrebbe essere applicata la giurisprudenza
federale secondo la quale, quando l'assicurato ha realizzato un guadagno
inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito
medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto
in proporzione (cfr. DTF 129 V 225 consid. 4.4; AHI-Praxis 1999, p. 329 consid.
1; ZAK 1989, p. 458s. consid. 3b; STFA del 6 settembre 2006 nella causa H., U
454/05 + 456/05, consid. 6.3.3 e 6.3.4). Spetta
comunque all’Alta Corte pronunciarsi al riguardo"), la nostra Alta Corte ha stabilito che:

 

"  (…)

5.3. Giova inoltre ricordare che nel caso
in cui il reddito conseguito prima dell’invalidità è inferiore alla media dei
salari per un’attività paragonabile nel settore interessato e non vi è inoltre
motivo che induca a ritenere che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi
di un guadagno modesto, la giurisprudenza ammette che gli stessi fattori che
hanno influenzato negativamente il reddito da valido vengano considerati anche
per fissare il reddito da invalido (DTF 129 V 222 consid. 4.4 pag. 225, SVR
2004 UV no 12 pag. 44, consid. 6.2, secondo cui un reddito inferiore del 10%
rispetto ai salari usuali del settore è stato considerato chiaramente sottola
media [U 173/02]; cfr. pure sentenza U 529/06 del 28 gennaio 2008, consid. 8.2
con riferimenti).

 

6.

Nel caso di specie, il ricorrente contesta
sia la determinazione del reddito da invalido che quella da valido.

 

6.1 Per quanto concerne il reddito da
valido, l’interessato fa valere che l’importo determinato dall’INSAI sulla base
dei dati forniti dall’ex datore di lavoro risulterebbe, come giustamente
rilevato anche dal primo giudice, inferiore del 9% circa rispetto al salario
medio nazionale dei lavoratori attivi nel settore delle costruzioni con qualifiche
analoghe. L’argomento è pertinente. In effetti, il dato ritenuto
dall’assicuratore infortuni a titolo di reddito da valido (fr. 61'277.- per
l’anno di riferimento 2005) è inferiore nella misura del 9.58% a quello
desumibile dalla tabella TA1 di cui all’ISS (edizione 2004, pag. 53, livello di
esigenze 3, cifra 45 costruzioni), quest’ultimo essendo pari, dopo adeguamento
all’evoluzione salariale per il 2005, a fr. 67'765.89 (fr. 5'358 x 12 : 40 x
41.7[v. La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella 9.2] x 1.011 [v. La Vie
économique, 12-2007, pag. 99, tabella 10.2]). Alla luce della giurisprudenza
richiamata al considerando 5.3, che, come visto, permette al giudice chiamato
ad effettuare un raffronto dei redditi di prendere in considerazione in ugual
misura per ciascuno degli elementi di paragone fattori estranei all’invalidità,
può, se del caso, essere tenuto conto di questa circostanza nell’ambito della
determinazione del reddito ipotetico da invalido.

6.2 A quest’ultimo riguardo, il ricorrente,
pur rispettando la più recente giurisprudenza in materia, rileva che il mercato
del lavoro ticinese oggettivamente offre ai lavoratori occupati in questo
Cantone di frontiera retribuzioni nettamente inferiori e penalizzanti rispetto
al resto della Svizzera, come risulterebbe, almeno in parte, dalle tabelle TA1
e TA13 di cui all’ISS. Il ragionamento è comprensibile, ma viene tuttavia
relativizzato dalle considerazioni espresse al considerando precedente.

 

6.3 Mancando in concreto indicazioni economiche
effettive, in considerazione della più recente prassi di questa Corte - cui
allude l'insorgente - che non ammette più la possibilità di fare capo ai dati
statistici salariali relativi alle grande regioni, tabella TA13 ISS, per
determinare il reddito ipotetico da invalido, quest'ultimo deve essere
stabilito sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi
nazionali conseguibili nel settore privato (cfr. sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8, riassunta in
RSAS pag. 64). In tali condizioni, partendo dal valore totale mediano di cui
all'ISS 2004 (pag. 53, livello di esigenze 4), si ottiene un importo di base di
fr. 57'258.24 per il 2004 (fr. 4'588 x 12 : 40 x 41.6 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella B9.2]), che,
adattato all'evoluzione salariale (1%, v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99,
tabella B10.2), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.82 per il 2005.

6.4 Operando una prima riduzione del 9.58% da
quest'ultimo importo per tenere conto della differenza salariale di cui si è
detto al considerando 6.1, deducendo poi una quota ulteriore del 15%, non
oggetto di contestazione, per considerare adeguatamente le circostanze
particolari del caso (DTF 126 V 75; in
concreto: limitazioni riconducibili al danno alla salute, statuto di
frontaliere), il raffronto dei redditi (reddito da valido di fr. 61'277.- e
guadagno da invalido di fr. 44'447.03 [fr. 57'830.82 ./. 9.58% ./. 15%]) dà un
grado d'invalidità arrotondato (DTF 130 V 121) del 27%. (...)"

 

                                         Di
conseguenza, quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327).

 

                                         In una
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, consid. 6.2., il Tribunale federale,
su questo tema, ha ancora rilevato:

 

"  A proposito del richiesto adeguamento va tuttavia rilevato che
finora è stato ammesso dalla Corte federale nel caso in cui il valore fosse
chiaramente sotto la media ("deutliche Abweichung"). Tale è di regola
stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2;
dell'8% in sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).”

 

                          2.14.5.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurata nonostante il danno
alla salute, l'amministrazione ha quindi giustamente fatto riferimento ai dati
statistici nazionali della Tabella TA1.

                                         Alla luce
della giurisprudenza appena citata (cfr. consid. 2.14.4.), non può quindi essere
accolta la censura ricorsuale dell’avv. RA 1 circa il fatto che “malgrado la
giurisprudenza del Tribunale federale, non si può certo considerare verosimile
un reddito da invalido come operaia generica non qualificata al 100% pari a fr.
4'089 mensili. È fatto notorio che il salario medio in Ticino per un operaio si
aggira a fr. 2'800 mensili” (I).

 

                                         Orbene - utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella
elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel
2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato
svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore
privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe
potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 12-2007, p. 98), esso ammonta a fr.
4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.60 per l'intero anno (fr. 4'189.80
x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98
del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2007 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,
6-2008, p. 91), un reddito mensile di fr. 4'252.21 oppure di fr. 51'026.50 per
l'intero anno (fr. 4'252.21 x 12).

 

                                         L’assicurata,
quale aiuto-cuoca presso il __________ avrebbe guadagnato, nel 2007, fr. 43'591.74
all’anno per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.14.2.),
corrispondenti a fr. 3'632.65/mese. 

                                         Tale
reddito si situa leggermente al di sotto della media dei salari per un'attività
equivalente (cioè fr. 44’651.--/ anno e 3'720.90/mese per il 2007; cfr. Tabella
TA1 2006 p.to 55 “Alberghi e ristorazione”, livello di qualifica 4, dopo adeguamento all'evoluzione salariale per il 2007:
fr. 3’513.-- X 12 mesi : 40 x 41.7 [La Vie économique,
12-2007, pag. 98, tabella B9.2] x 1.6 [v. La Vie économique, 6-2008, pag. 91,
tabella B10.2]).).

 

                                         Ora,
qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una
persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività
paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e
di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che
essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve
ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da
valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che
l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi estranei
all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato equilibrato del
lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr. STF U 529/06 del
28 gennaio 2008).

 

                                         In
casu, posto che dall’incarto non emergono indizi a favore del fatto che
fosse intenzione dell’assicurata accontentarsi di un guadagno modesto, in
applicazione della giurisprudenza appena citata, il reddito statistico da
invalido (fr. 51'026.50) va dunque ridotto del 2.37%, percentuale
corrispondente al gap salariale (fr. 43’592 vs. fr. 44’651), e si
attesta pertanto a fr. 49’817.17.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza (cfr. consid. 2.12.), da un punto di vista medico, l’assicurata può
esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 50% dal
dicembre 2006, il reddito statistico citato va ridotto del 50% e ammonta a fr. 24'908.6
(fr. 49’817.17 ridotti del 50%).

 

Il TCA rileva che, come vedremo (cfr. consid. 2.14.7.),
il risultato non cambierebbe neppure volendo utilizzare, quale reddito da
invalido, l’importo di fr. 51'026.50, senza apportare la riduzione del 2.37%,
qualora si volesse considerare tale percentuale troppo esigua (cfr. consid.
2.14.4. in fine).

Ritenuta un’esigibilità, dal
punto di vista medico, del 50%, il reddito statistico citato ammonterebbe in
tal caso a fr. 25'513.25 (fr. 51’026.50 ridotti
del 50%).

 

                          2.14.6.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

 

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid
ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die
statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozent