# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f507714b-eebb-518d-83f6-e79e24a9302f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.09.2009 36.2009.143
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2009-143_2009-09-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2009.143 e

  36.2009.144

   

  ir/lb

  	
  Lugano

  29 settembre 2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
						

 

statuendo sui ricorsi del 12 giugno 2009 formulati
da 

 

                                         RA
1  

                                         e da 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione dell' 8
  maggio 2009 emanate da

  
	
   

  	
  Ufficio dell'assicurazione malattia, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

considerato                    

                                  A.   RI
1, 1988, domiciliato ad __________, celibe, assicurato presso __________, in
formazione e dipendente economicamente dai genitori ha chiesto – a mano del formulario
a lui trasmesso nel corso del 2008 e munito dell’etichetta con numero di identificazione
personale – la riduzione del premio dell’assicurazione obbligatoria contro le
malattie per il 2009.

                                         L’istanza
reca la data del 28 gennaio 2009 ed è pervenuta il successivo 5 febbraio 2009
all’amministrazione cantonale.

 

                                  B.   RA
1, 1951, pure domiciliato ad __________ e padre di RI 1, coniugato con __________,
ed assicurato presso __________ ha inoltrato la domanda di riduzione del premio
dell'assicurazione obbligatoria contro le malattie in uno con quella del
figlio. Anche RA 1 ha fatto uso di un formulario munito dell'apposita etichetta
recante il numero di identificazione personale.

 

C.  Ritenuto l’inoltro delle richieste nell’anno di corresponsione
del sussidio l’amministrazione ha chiesto ragione della tardività agli assicurati.

RA 1 e RI 1 hanno ricondotto l’intempestività ad un “malinteso”
circa la spedizione dei formulari, ad un “danno d’acqua” al “locale
adibito ad ufficio” con necessità di “traslocare tutto” ed
ai formulari finiti “in una scatola” ed il convincimento di tempestivo
inoltro nonchè successivi problemi di salute di RA 1. Argomenti che l’UAM non
ha ritenuto sufficienti. Le istanze sono quindi state dichiarate tardive ed il
reclamo 23 aprile 2009 (doc. 2) non ha avuto miglior sorte siccome respinto l’8
maggio 2009 dall’amministrazione (doc. 4).

 

                                  D.   Il
12 giugno 2009 RA 1 si è rivolto personalmente al responsabile dell’UAM segnalando
come le domande di sussidio sarebbero state presentate “solo il 28 gennaio
2009 in quanto il 15 gennaio 2009 dovevo essere assunto dalla __________, __________,
cosa che mi avrebbe consentito di rinunciare ai sussidi stessi“ lavoro che
poi – per cause indipendenti dalla volontà del signor __________ – sarebbe
sfumato. 

                                         Una
seria malattia fra dicembre 2008 e gennaio 2009 gli avrebbe impedito di seguire
“l’andamento delle cose” che in seno alla famiglia erano sotto sua
responsabilità. 

                                         Sulla
base di queste argomentazioni RA 1 ha chiesto, per sè, la moglie, e per il
figlio maggiorenne, “di poter rientrare nel diritto ai sussidi”.

                                         Con
scritto 3 luglio 2009 il Capo Ufficio dell’UAM ha preso posizione in merito
alla lettera rammentando il diritto di impugnare il provvedimento dell’Ufficio
a questo Tribunale e, dopo avere accertato la volontà di ricorrere contro le
decisioni su reclamo con lo scritto 12 giugno 2009, gli atti sono stati
trasmessi a questo Tribunale con scritto accompagnatorio del 15 luglio 2009
dell’UAM.

 

                                  E.   Con
risposta articolata del 27 luglio 2009 l’UAM si oppone all’accoglimento delle impugnative
rilevando insufficienza delle motivazioni relative al ritardo nell’inoltro
dell’istanza. Al ricorrente è stata offerta la possibilità di ulteriormente
esprimersi e di chiedere l’assunzione di specifiche prove. Il giudice delegato
ha svolto ulteriori accertamenti cui sarà cenno in corso di motivazione.

 

 

in diritto

 

in ordine                       

                                         

1.La presente vertenza non pone questioni
giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la
difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque
decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv.
2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF  H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                   2.   I
ricorsi, tempestivi siccome inoltrati nei 30 giorni dall'intimazione delle
decisioni emesse su opposizione, sono ricevibili siccome sufficientemente
motivati e le conclusioni appaiono chiaramente desumibili. Le procedure, aventi
per oggetto il diritto al sussidio di membri della medesima famiglia, e quella
di Jonathan dipendendo da quella dei genitori, vanno congiunte e si giustifica
l'emanazione di un unico giudizio.

 

 

                                         nel
merito

 

                                   3.   Conformemente
a quanto disposto dall'art. 23 LCAMal, il Cantone ed i Comuni partecipano al
pagamento delle quote a carico degli assicurati di condizioni economiche
modeste per le prestazioni minime previste dalla legge. Gli assicurati di condizioni
economiche modeste sono definiti dall'art. 29 LCAMal: si tratta delle famiglie
il cui reddito determinante non supera i Fr. 32'000.- e delle persone sole il
cui reddito non supera i Fr. 20'000.-.

Per l’art. 29 cpv. 2 LCAMal:

 

"  La riduzione di premio decade nei seguenti casi:

a)                                                                           se
l’importo di sostanza lorda registrato nella tassazione applicabile supera fr.
600’000.--, o se l’importo di sostanza imponibile supera fr. 400’000.--;

b)                                                                           persone
sole: se il totale dei redditi al netto degli oneri sociali registrati nella
tassazione applicabile supera fr. 60’000.--;

c) persone sole intese quali «reddito di
riferimento» (art. 32): se il totale dei redditi al netto degli oneri sociali
registrati nella tassazione applicabile supera fr. 80’000.--;

d)                                                                           famiglie:
se il totale dei redditi registrati nella tassazione applicabile supera fr.
90’000.--. Per i primi tre figli è data un’aggiunta di fr. 10’000.-- cadauno;
per i successivi di fr. 5000.-- cadauno.”

 

                                         Di
regola, il reddito determinante risulta, secondo l'art. 30 LCAMal, dalla somma
arrotondata al mille franchi superiore:

 

                                         a)  del reddito imponibile
desunto dal periodo fiscale stabilito dal Consiglio di Stato;

                                         b)  di un quindicesimo
della sostanza imponibile desunta dal periodo fiscale stabilito dal Consiglio
di Stato per la parte eccedente l'importo di Fr. 150'000.- per le persone sole
e Fr. 200'000.- per le famiglie.

 

                                         L’espressione
“di regola” tende a volere salvaguardare la possibilità per l’amministrazione
designata (l’Ufficio Assicurazione Malattia) di accertare autonomamente il
reddito dell’assicurato in caso di persone adempienti i presupposti dell’art.
31 LCAMal.

 

                                         Per
l'anno 2009 il Consiglio di Stato ha definito le basi di calcolo per il
sussidio con il Decreto esecutivo del 14 ottobre 2008. 

                                         Il
periodo fiscale per l'accertamento del reddito determinante è quello delle
classificazioni dell'imposta cantonale per l'anno 2006. I limiti di reddito che
conferiscono diritto al sussidio sono quelli stabiliti dagli art. 29-32, 35-38,
44-46 e 48 LCAMal, ossia Fr. 20'000 per le persone sole e Fr. 32'000 per i
membri maggiorenni delle famiglie e 1° figlio.

 

                                   4.   Di
principio, quindi, l'amministrazione fa capo ai dati fiscali determinati in
virtù della tassazione di riferimento (ossia quella del periodo indicato
dall’esecutivo cantonale nel DE emesso annualmente) come imposto dalla legge e
dal regolamento d'applicazione (art. 30 LCAMal).

 

L'amministrazione (e
meglio l’Ufficio dell'Assicurazione Malattia) deve però calcolare il reddito
determinante al di fuori della tassazione di riferimento trasformando il
reddito mediante apposite tabelle e verificando il sussistere dei limiti per la
concessione del sussidio in specifici casi previsti dalla legge e dal
regolamento d'applicazione. All'art. 31 LCAMal il legislatore ticinese ha riservato
l'accertamento del reddito determinante in maniera autonoma da parte dell'amministrazione
(con successiva commutazione delle entrate lorde in reddito determinante a
partire dalle tabelle ufficiali di conversione, art. 17 cpv. 2 ed art. 36 Reg.
LCAMal) nei casi:

 

"  a)                                                                           delle
persone soggette all'imposta cantonale solo per una parte del 

    loro reddito o della loro sostanza;

b)                                                                           delle
persone soggette all'imposta alla fonte;

c) delle persone sole con reddito
imponibile nullo o totale dei redditi registrati nella tassazione applicabile
inferiore a fr. 6'000.-, che esercitano un'attività lucrativa;

d)                                                                           in
altri casi particolari."

 

L'esecutivo cantonale
ha concretizzato la norma della Legge in virtù dell'ampia delega concessagli
dalla stessa regola. Il Regolamento infatti, all’art. 31 (art. 67 vReg.
LCAMal), prevede che il reddito determinante va accertato autonomamente
dall’Istituto delle assicurazioni sociali in particolare nei seguenti casi:

 

"  a)   persone soggette all'imposta alla fonte;

b)   decesso del coniuge o del partner registrato;

c)   matrimonio, divorzio o separazione
per sentenza giudiziaria o di fatto, scioglimento dell'unione domestica
registrata, nel caso di assenza di tassazione applicabile;

d)   persone sole che esercitano
un'attività lucrativa o conducono esistenza autonoma, con reddito imponibile
nullo o totale dei redditi registrati nella tassazione applicabile inferiore a
fr. 6'000.-, secondo il periodo fiscale determinante;

e)   persone domiciliate che al momento
dell'istanza non dispongono di alcuna tassazione fiscale e per le quali non
sarà emessa una tassazione relativa al periodo fiscale determinante;

f)   persone al beneficio di misure ai
sensi della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, dopo almeno sei
mesi di inattività lucrativa;

g)   persone al beneficio di prestazioni
ai sensi della legge sull'assistenza sociale; d'intesa con il competente
Ufficio;

h)  cessazione definitiva dell'attività
lucrativa a causa di pensionamento o di invalidità;

i)    cessazione temporanea di attività
lucrativa per riqualificazione o perfezionamento professionale;

l)    cessazione dell'attività lucrativa a seguito di maternità;

m)                                                                          diminuzione
importante del reddito netto da attività dipendente o indipendente, oppure del
reddito da pensioni, rendite e assegni, rispetto al medesimo dato desumibile
dai parametri fiscali applicabili;

n)  persone soggette all'obbligo
d'assicurazione svizzero in forza dell'Accordo CH/CE sulla libera circolazione
delle persone o dell'Accordo di emendamento della Convenzione istitutiva
dell'AELS, non tassate in Svizzera o tassate alla fonte;

o)   diminuzione importante dei valori
di sostanza desunti dalla tassazione applicabile, nel caso in cui sia
comprovato, e giustificato, l’utilizzo della sostanza per necessità primarie
proprie. In questo caso la riduzione di premio è decisa in considerazione dei
parametri di sostanza riportati nell’ultima tassazione cresciuta in giudicato
al momento dell’istanza.”

 

                                         L’esecutivo
cantonale ha previsto un correttivo, per porre rimedio a possibili abusi in
materia di sussidi, relativo all’alienazione di beni immobili da parte
dell’assicurato (ciò sulla base di alcuni casi giudicati dal TCA, in
particolare a partire dalla sentenza 36.2004.40 del 3 settembre 2004 e sino
alla sentenza 36.2007.9 dell’11 settembre 2007) introducendo nel Reg. LCAMal il
nuovo

 

"  Art. 36a

1In caso di rinuncia a sostanza, per donazione o
cessione in usufrutto durante il periodo fiscale di riferimento, sul medesimo
sono riportati i valori antecedenti la rinuncia.

2Tali valori sono riportati anche sui periodi
fiscali successivi. L’ammontare è ridotto annualmente di 10 000.– franchi.”

 

                                   5.   Giusta
l'art. 28 LCAMal, riservato l'art. 40 che fa riferimento ai beneficiari di
prestazioni PC, il sussidio è corrisposto tramite presentazione di un'istanza
scritta. Il regolamento determina le modalità di presentazione dell'istanza e
il contenuto della stessa. Con il 1° gennaio 2005 è entrata in vigore una
modifica dell’art. 28 LCAMal, nel senso che il cpv. 2 prevede ora che per gli
assicurati tassati in via ordinaria, l’istanza è presentata entro la fine
dell’anno che precede l’anno di competenza. Nel cpv. 3 (ex cpv. 2) figura che
il regolamento determina le modalità di presentazione dell’istanza e il
contenuto della stessa. 

 

                                         L'art.
10 Reg. LCAMal prevede che l'istanza di sussidio avviene per mezzo dei moduli
ufficiali. I moduli ufficiali sono recapitati dall'Istituto delle assicurazioni
sociali ai potenziali beneficiari del sussidio, in questo caso corredati da
etichetta collante munita di numero di identificazione personale, o possono
essere ritirati dai singoli richiedenti presso la Cancelleria del Comune di
residenza. L'istanza deve essere corredata dei documenti richiesti con il
modulo ufficiale.

 

                                         Per
l'art. 11 cpv. 1 Reg. LCAMal l'Istituto delle assicurazioni sociali stabilisce
i termini di presentazione dell'istanza, tenuto conto che di regola:

 

a)      per gli assicurati tassati in via
ordinaria l’istanza è presentata nel corso dell’anno che precede la
corresponsione della riduzione di premio;

b)      per gli assicurati tassati alla fonte
l’istanza è presentata nel corso dell’anno medesimo per il quale si richiede la
riduzione di premio;

c)      gli assicurati che si stabiliscono
nel Cantone ad anno inoltrato, possono avanzare l’istanza nel corso dell’anno
stesso per il quale si richiede la riduzione di premio;

d)      gli assicurati che nel corso
dell’anno, per inizio di assoggettamento fiscale o per le situazioni di cui
all’art. 31, ritenessero di rientrare nel diritto alla riduzione di premio,
possono presentare istanza nel corso dell’anno stesso.

 

                                         Il
cpv. 2 prevede che per casi particolari e per ragioni comprovate, l'Istituto
delle assicurazioni sociali può ritenere anche istanze che giungessero fuori
dei termini stabiliti per l'inoltro della richiesta.

                                         Giusta
l'art. 53 LCAMal il diritto al beneficio di un sussidio nella forma retroattiva
decade dopo cinque anni a partire dall'anno in cui tale diritto si verifica.
Costituisce eccezione l'applicazione del sussidio retroattivo nell'ambito delle
procedure di revisione delle prestazioni complementari AVS/AI. Il sussidio
retroattivo è oggetto di richiesta scritta da parte dell'assicurato all'istanza
designata dal Consiglio di Stato e deve specificare le motivazioni del ritardo
(riservato l'art. 53 cpv. 2). Le domande di sussidio retroattivo sono accolte
solo se suffragate da motivazioni particolari e fondate (art. 55 LCAMal). La
negligenza a giustificazione del mancato rispetto dei termini stabiliti dal
regolamento non è considerata motivo valido per il riconoscimento del sussidio
nella forma retroattiva.

                                         Il
Messaggio relativo all'introduzione della LCAMal, circa l'art. 55, a pag. 59,
precisa che:

 

" 
Il riconoscimento di
sussidi retroattivi può essere concesso quando l'assicurato fa valere ragioni
oggettive e fondate circa i motivi per cui non è riuscito a produrre l'istanza
in forma tempestiva. Relativamente alla fattispecie, all'autorità
amministrativa competente è riconosciuto un margine di ponderazione nell'esame
delle richieste. La pura e semplice negligenza nell'inoltro dell'istanza di
sussidio nei termini stabiliti non è comunque considerata motivo valido per il
riconoscimento di un sussidio nella forma retroattiva."

 

6.RI 1 è un giovane ancora in formazione il
cui sostentamento incombe ai genitori RA 1 e __________ tassati in via
ordinaria come d’altra parte il figlio.

                                         Alla
luce delle considerazioni esposte le istanze di RA 1 e RI 1 dovevano essere inoltrate
all’Ufficio Assicurazione Malattia entro la fine del 2008. Le richieste in discussione
sono quindi palesemente tardive.

                                         Occorre
allora verificare se, in concreto, le motivazioni del ritardo nell’inoltro sono
sufficienti alla luce della restrittiva prassi di questo Tribunale.

 

                                   7.   L’art.
11 cpv. 2 Reg. LCAMal prevede, per casi particolari e per ragioni comprovate,
che l'Istituto delle assicurazioni sociali possa ritenere anche richieste che
giungessero fuori dei termini stabiliti. Questo Tribunale Cantonale delle
Assicurazioni ha sviluppato una giurisprudenza dettagliata in merito e ciò alla
luce dell’alto numero di decisioni che è stato chiamato a rendere in
particolare negli ultimi anni. Nei casi giudicati è già stato considerato che
un ritardo di oltre 1 anno a fronte di una importante malattia dello stesso
assicurato non poteva essere considerato fatto giustificativo sufficiente (STCA
24 aprile 2002 nella causa J. inc. 36.2002.5), così come non è stato
considerato quale motivo sufficiente l’assenza di conoscenza della possibilità
di chiedere il sussidio da parte di due coniugi confederati appena giunti in Ticino
(STCA 9 dicembre 2002 nella causa D. inc. 36.2002.119). Nemmeno l'informazione
errata da parte dell'assicuratore malattia è stata considerata motivo adeguato
per giustificare il ritardo. Nel caso dei coniugi C. (STCA 25 settembre 2003
inc. 36.2002.141) l'assicuratore aveva comunicato che il sussidio per i figli
non sarebbe stato concesso, contrariamente a quanto poi verificato. Come
indicato questo Tribunale non ha considerato l'errata informazione quale
elemento giustificante il ritardo. Va ancora rilevato che con sentenza 12
settembre 2002 il TCA non ha ritenuto fatto giustificante il ritardo nella
domanda di sussidio la giovane età dell'assicurata ancora studentessa liceale e
quindi la sua immaturità e la sua inesperienza (STCA 12 settembre 2002 nella
causa W. 36.2002.54) e nel caso giudicato il 6 ottobre scorso (in re S.
36.2005.116) l’assenza di una decisione di tassazione non è stata comunque
considerata elemento adeguato a motivare il ritardo per un apprendista non ancora
tassato il cui fratello ammalato per lunghi periodi aveva creato “problemi a tutta la famiglia”. Nella sentenza 3 ottobre 2005 in re S. (36.2005.112) il Tribunale
ha considerato che:

 

" 
Ancora va verificato se
il ritardo dell’istanza formulata da X. X. tendente ad ottenere la concessione
del sussidio 2005, redatta e trasmessa all’amministrazione nel corso del 2005,
possa essere considerato giustificato. Nelle considerazioni precedenti già si è
precisato che la negligenza nell’inoltro della domanda non è giustificato. In
casu  il ritardo nella trasmissione viene ricondotto alla ambiguità della
decisione formulata dalla Cassa alla domanda di sussidio dell’avv. Y. X. e della
moglie, laddove la decisione accenna al diritto al sussidio per “ogni membro
della famiglia regolarmente assicurato”. Ora il concetto di famiglia, come
precisato più sopra, è un concetto giuridico specifico della LCAMal,
circostanza che all’avv. X. padre del ricorrente e suo patrocinatore non poteva
sfuggire, in altri termini i coniugi compongono, con o senza figli, la famiglia,
ritenuto che comunque i figli sono tali unicamente sino al compimento dei 18
anni, successivamente vengono considerati persone sole (ancorché conviventi con
i genitori od in formazione). Se ne deve dedurre che la decisione 31 agosto
2004 trasmessa all’avv. Y. X., che aveva redatto ed inoltrato la domanda di
sussidio 4 agosto 2004 per sè e per la moglie (come nel caso del 2004, mentre
la domanda 2004 di X. era stata sottoscritta dallo stesso), non poteva essere
intesa altrimenti che come indicato dall’amministrazione nelle sue
osservazioni, ciò anche a fronte della pretesa mancata trasmissione a X. X.
della formale decisione relativa ai suoi sussidi 2004 (comunque ammessi e
debitamente (annunciati) … all’assicuratore malattia). L’avv. X., per il figlio
X., avrebbe comunque – nel 2004 – potuto e dovuto lamentare la mancata notifica
della decisione formale relativa ai sussidi di quell’anno. L’ambiguità pretesa
con la … mancata notifica della decisione sui sussidi 2004 a X. e scaturente
dai termini della decisione 31 agosto 2004 emessa in favore dell’avv. Y. X. non
solo non costituisce promessa od impegno dell’amministrazione tale da
giustificare la buona fede degli assicurati, ma neppure valida giustificazione
del ritardo nell’inoltro dell’istanza."

 

                                         Sempre
nella sentenza 3 ottobre 2005 in re S. citata si rilevava poi come:

 

" 
La mancata trasmissione
dei formulari per la presentazione della domanda di sussidio viene indicata
come ulteriore motivo atto a giustificare il ritardo nella presentazione
dell’istanza. L’argomento del ricorrente non regge già ad un primo sommario
esame. Infatti i formulari vengono trasmessi d’ufficio ai potenziali
beneficiari da parte dell’amministrazione sulla scorta della decisione di
tassazione del biennio ritenuto dal Consiglio di Stato nel decreto annualmente
emesso per la determinazione del diritto al sussidio ed a dipendenza
dell’imponibile considerato in quella sede.

(…)

L’invio dei formulari a chi non è destinato a beneficiare dei sussidi
rispettivamente la mancata trasmissione ad un potenziale beneficiario non permettono
di ritenere il diritto al sussidio in virtù delle regole sulla buona fede come
anticipato nelle considerazioni che precedono (in questo senso la sentenza 22
settembre 2005 nell’inc. B. 36.2005.78). Infatti l’invio errato non può fare
ritenere agli assicurati l’esistenza degli estremi per la concessione del
sussidio. L’eventuale omissione della trasmissione a potenziali interessati del
modulo per la richiesta di sussidio non permette di giustificare un ritardo
nell’inoltro delle domande di sussidio (in questo senso la sentenza in re B.
citata). La diligenza che incombe all’assicurato – cui è noto per le campagne
informative che da anni l’Ufficio dell'Assicurazione Malattia e più
generalmente l’amministrazione cantonale conducono – gli impone di provvedere
al recupero dei formulari disponibili presso le cancellerie comunali in caso di
mancata trasmissione d’ufficio."

 

                                         Si
aggiunga che nella sentenza del 10 ottobre 2005 in re F. 36.2005.124
l’informazione fornita da un assicuratore mesolcinese fondata sulle norme
applicative della LAMal relative ai sussidi vigente nel Cantone Grigioni, in
parte diversa da quella ticinese, non è stata ritenuta motivo giustificante il
ritardo nell’inoltro della domanda di riduzione individuale dei premi
dell’assicurazio-ne malattia obbligatoria. Questo Tribunale ha infatti
considerato che:

 

" 
L’adozione di modalità
diverse in altri cantoni non può essere ritenuta. Come detto le informazioni
errate di un assicuratore malattia e la non conoscenza della prassi da parte
dell’assicurato sono stati esclusi quali motivi giustificanti il ritardo."

 

                                         Nella
sentenza in re R. del 17 ottobre 2005 (36.2005.86 cons. 12) il Tribunale Cantonale
delle Assicurazioni ha inoltre ritenuto:

 

" 
… la motivazione che
soggiace al ritardo è costituita dal convincimento, o meglio dalla certezza
della madre della ricorrente, di avere tempestivamente inoltrato la domanda
ancora nel 2004. La mancata ricezione degli atti, l’eventuale smarrimento degli
stessi od il mancato corretto invio, non assurgono palesemente a motivo
giustificante il ritardo. Se la prova dell’avvenuta tempestiva spedizione fosse
stata adeguatamente prodotta, e l’onere della mancata prova  ricade sulla
ricorrente, allora l’inoltro di una nuova richiesta nel corso del 2005, a
fronte del dimostrato smarrimento della documentazione da parte dello Stato,
sarebbe stato da considerare motivo sufficiente. Il semplice assunto di
avvenuta spedizione non recepita dall’ammini-strazione non permette di
giustificare l’omissione dell’atto o suo ritardo.”

 

                                   8.   Giova
preliminarmente qui rammentare che la procedura dinanzi al Tribunale delle
assicurazioni sociali è retta dal principio inquisitorio. Il Tribunale
accerta d’ ufficio, con la collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il
giudizio, assume le prove necessarie e le apprezza liberamente ed il giudice
delegato ha facoltà di ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o
di rinunciare all’ assunzione di mezzi probatori che le parti hanno notificato.
Alla fattispecie in discussione è applicabile la LPrTCA del 23 giugno 2008
entrata in vigore il 1 ottobre dello scorso anno, che prevede – analogamente
alla LPAmm – la massima d’officio, il principio inquisitorio e quello
dell’applicazione d’ufficio del diritto (in questo senso si veda, a proposito
della LPAmm: Marco Borghi e Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa
ticinese, edito dalla CFPG, Lugano ad art. 18 pag. 89 e segg.; cfr inoltre STFA del 5 settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 31
maggio 2001 nella causa C., I 83/01; STFA del 13 marzo 2001 nella causa P., U
429/00; Untersuchungsgrundsatz, SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; AHI
Praxis 1994 pag. 212; DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti). E’ dunque
compito del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti giuridicamente
rilevanti. Questo principio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo
correlato nell’obbligo delle parti di collaborare (DTF 125 V 195 consid. 2 con
riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; MEYER,
“Die Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen
(BJM) 1989 pag. 12; SPIRA, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et
la procédure cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984
pag. 16; KURMANN, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster
Instanz” in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII,
pagg. 5 segg.). Questo obbligo comprende in particolare quello di motivare le
pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui
può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura
della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover
sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164
consid. 5a; RAMI 1993 pagg. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS
1989 pag. 92; DTF 115 V 113; BEATI in: "Relazioni tra diritto civile e
assicurazioni sociali", Lugano 1993, pag. 1 seg.). Su questi aspetti, si veda in particolare: DUC, Les assurances
sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg. 827-828 e LOCHER, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg. 339-341, laddove quest'ultimo
rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt
ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden
kann”. L'obbligo di accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal
dovere di collaborazione delle parti, non rende comunque privo d'efficacia il
principio secondo cui l'onere della prova incombe alla parte che da un fatto
deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso di mancata prova. L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga
altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui
asserita deve fornirne la prova. 

 

                                         Secondo
il TFA (sentenza 18 settembre 2001 nella causa B., K 202/00, cons. 3b):

 

" 
 (…) Celui-ci comprend en particulier
l'obligation de ces dernières d'apporter, dans la mesure où cela peut être
raisonnablement exigé d'elles, les preuves commandées par la nature du litige
et des faits invoqués, faute de quoi elles risquent de devoir supporter les
conséquences de l'absence de preuves (ATF 125 V 195 consid. 2; VSI 1994, p. 220
consid. 4; comp. ATF 125 III 238 consid. 4a à propos de l'art. 274d al. 3 CO).
Car si le principe inquisitoire dispense les parties de l'obligation de
prouver, il ne les libère pas du fardeau de la preuve: en cas d'absence de
preuve, c'est à la partie qui voulait en déduire un droit d'en supporter les
conséquences (ATF 117 V 264 consid. 3), sauf si l'impossibilité de prouver un
fait peut être imputée à l'adverse partie (ATF 124 V 375 consid. 3; RAMA 1999
n° U 344, p. 418 consid. 3). Au demeurant, il n'existe pas, en droit des
assurances sociales, un principe selon lequel l'administration ou le juge devrait
statuer, dans le doute, en faveur de l'assuré (RAMA 1999 n° U 349, p. 478
consid. 2b; DTA 1998
n° 48, p. 284). (…)."

 

                                         Si
veda ancora il volume citato di Borghi/Corti, pag. 90.

 

                                   9.   In concreto RA 1 e RI 1 indicano di avere inoltrato tardivamente
l’istanza a causa di un danno per infiltrazione d’acqua che ha imposto un
trasloco di documentazione e per una malattia che ha colpito il papà RA 1. 

                                         Il
Tribunale ha svolto accertamenti specifici in particolare interpellando, con
scritto 21 agosto 2009, i signori __________ al fine di verificare quale
patologia avesse colpito RA 1 in modo tale da rendergli impossibile di seguire
adeguatamente le procedure amministrative in discussione e tale da rendergli
impossibile la delega a terzi della gestione dei casi.

                                         Al
signor RA 1 è stata in particolare chiesta la produzione di certificati medici
attestanti anche il periodo esatto di tale impedimento. D'altro canto è stata
chiesta copia della segnalazione del danno provocato dalle acque nel locale
ufficio dell'abitazione del ricorrente nel corso del 2008. Il signor RA 1 è
stato invitato a produrre gli eventuali rapporti di intervento dei pompieri o
della Polizia Cantonale (se accorsi) nonché l'elenco dei danni allestito
all'attenzione dell'assicuratore.

                                         Con
scritto 19 settembre 2009 RA 1, per sè e per il figlio da lui rappresentato, ha
indicato di non disporre di certificati medici "poiché si trattava di
malattia" - che neppure ha specificato - "ricorrente già curata
in precedenza (Dr. __________, __________) e di cui conosco perfettamente la
terapia medica da seguire". L'omessa interpellazione del medico
sarebbe da ricondurre alla volontà di non cagionare spese alla famiglia. L' "indisposizione
psicofisica" che avrebbe colpito RA 1 "viene generalmente
curata con lunghi periodi di riabilità al lavoro", ciò che non
comprova comunque una inabilità nel gestire i propri - semplici - affari correnti.

                                         Per
quanto attiene al danno acqua, in assenza di specifica copertura assicurativa, "ci
siamo arrangiati alla meglio con i nostri mezzi". Da notare comunque
che, il danno provocato dall'acqua, non ha toccato i formulari originali
necessari all'inoltro della richiesta di aiuto sociale che i signori __________
indicano come necessario.

 

                                10.   L'istruttoria
di causa non ha permesso di accertare un impedimento grave, serio e duraturo
che abbia condotto all'inoltro tardivo della domanda di aiuto sociale. Aiuto
che i signori __________ indicano come importante per la loro famiglia. Purtroppo
la giustificazione del ritardo non può essere ritenuta.

                                         A
fronte di una procedura semplice e veloce che comporta unicamente la compilazione
di un formulario cui vanno annessi due atti facilmente reperibili (decisione di
tassazione e polizza assicurativa malattia) la giustificazione del ritardo va
analizzata - come impone la giurisprudenza - con rigore e ciò pur nella consapevolezza
del bisogno delle persone interessate e della loro situazione di disagio
economico. E' proprio quest'ultimo disagio, che conduce alla necessità del
sussidio, che dovrebbe imporre agli interessati rigorosa attenzione
all'ossequio di un termine comunque lungo. Come rammenta la giurisprudenza i
formulari muniti di etichetta per l'inoltro della domanda di aiuto vengono trasmessi
nel corso della tarda primavera ai potenziali beneficiari di sussidio
risultanti da una analisi dei dati fiscali esistenti.

                                         I
tempi sono quindi più che adeguati e le procedure semplificate al massimo. Per
ossequiare le incombenze ci vuole dunque poco. Per tale motivo, come detto, l'esame
dei giustificati motivi deve essere rigoroso. Già per tale motivo il malinteso
sorto tra i ricorrenti ed indicato inizialmente, in uno con il convincimento di
tempestivo inoltro dei formulari, non è sufficiente giustificazione del
ritardo.

 

                                11.   Nelle
osservazioni contenute in coda allo scritto 19 settembre 2009 del signor RA 1
gli assicurati lamentano il fatto di avere, nella sostanza, diritto all'aiuto
sociale. Una prospettiva di attività lavorativa di RA 1 non si è concretizzata
e, per questo motivo, ciò che poteva essere superfluo è divenuto necessario.

                                         La
mancata concretizzazione di una prospettiva lavorativa non rientra in una delle
ipotesi dell'art. 31 RegLCAMal e non assurge quindi a motivo legale che permetta
l'inoltro della domanda nell'anno di sussidio. Solo una diminuzione del
reddito, e non la prospettiva di un suo miglioramento poi frustrata, è
contemplata dalle norme.

                                         I
signori __________ lamentano ancora il fatto che l'UAM potrebbe "richiamare,
a 15 giorni dalla scadenza, …coloro che…non hanno ancora presentato la domanda".
Un tale obbligo non può essere dedotto dalle norme della LCAMal rispettivamente
dall'art. 27 LPGA. L'UAM assolve comunque doverosamente il suo obbligo di
fornire informazioni generali
mediante le usuali comunicazioni date al pubblico attraverso i mass media. D'altro
canto il FUCT pubblica annualmente i decreti relativi alla materia qui in
discussione. I ricorrenti non possono quindi dedurre dall'assenza di un
richiamo una violazione della loro buona fede. Più generalmente il principio generale della buona fede, sancito dall’art. 9 Cost., permette al cittadino di esigere che
l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi. Così
un'informazione o una decisione erronea possono obbligare l'amministrazione a
consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla legge. Secondo la
giurisprudenza di regola un'informazione erronea è vincolante quando
l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei confronti di persone
determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne
l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo,
fidandosi dell'informazione ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non
reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36 consid. 3a, 126 II 387 consid. 3a;
RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223, no. KV 133 pag. 291 consid. 2a; cfr., riguardo
al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla
nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate).

 

                                         Il
1° gennaio 2003 è entrato in vigore l'art. 27 della legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la
“Informazione e consulenza”. Questa nuova importante disposizione legale ha il
seguente tenore:

 

" 
1 Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle
singole assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad
informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno
ha diritto, di regola gratuitamente, alla consulenza in merito ai propri diritti
e obblighi. Sono competenti in materia gli assicuratori nei confronti dei quali
gli interessati devono far valere i loro diritti o adempiere i loro obblighi.
Per le consulenze che richiedono ricerche onerose, il Consiglio federale può
prevedere la riscossione di emolumenti e stabilirne la tariffa.

 

3 Se un assicuratore constata che un assicurato o i
suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali,
li informa immediatamente."

 

                                         L'art.
27 LPGA sancisce, in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere
collettivo, generale e permanente di fornire informazioni - ad esempio tramite
opuscoli informativi - (cpv. 1) e il diritto soggettivo e individuale
dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che conviene fare) su un
caso preciso e su esplicita richiesta, che può essere fatto valere in giustizia
(cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA del 14
settem-bre 2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/
F., C 192/04, consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472; STFA del 28
ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof
– Ch. Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003
pag. 291 seg. (306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG
über Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé
par les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27
LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG
- Kommentar", ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).            

 

                                         L'entrata
in vigore dell'art. 27 LPGA ha di conseguenza di molto ridimensionato il
principio, precedentemente in vigore, secondo cui non è possibile invocare
l'ignoranza della legge per ricavarne dei vantaggi. Il giudice federale emerito
R. Spira ("Du droit d'être renseigné …" in SZS 2001 pag. 524 seg., in
particolare pag. 531) sottolinea che la presunzione della conoscenza della
legge è stata rovesciata. (Al riguardo vedi pure U. Kieser, "ATSG -
Kommentar" ad art. 27 pag. 319; sul principio appena citato cfr. invece
Pratique VSI 2003 pag. 207 segg. (210); DLA 2002 pag. 113 (115); DLA 2000 pag.
99; DTF 124 V 220; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA del 28
novembre 2000 nella causa P.S., H 407/99; DTF 124 V 220).

 

                                         A
determinate condizioni la mancata informazione da parte dell’autorità
competente, di regola, viene ora assimilata ad un’informazione errata. Il
Tribunale federale delle assicurazioni in una sentenza del 14 settembre 2005
nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04,
pubblicata in DTF 131 V 472, nel caso di un assicurato ritenuto inidoneo al
collocamento, in quanto il lasso di tempo fra la presentazione della domanda e
l’inizio del soggiorno linguistico che avrebbe effettuato all’estero - di cui
aveva peraltro informato i funzionari dell’ufficio regionale di collocamento
durante il primo colloquio - era troppo breve per poterlo collocare, ha
stabilito che ai sensi dell’art. 27 LPGA, gli assicurati devono essere resi
attenti che il loro comportamento può pregiudicare il diritto alle prestazioni.
Nella fattispecie l’ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire
l’assicurato che la prevista partenza a breve scadenza non permetteva di
collocarlo. Il TFA ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di
collocamento e rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se
il soggiorno avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la
verosimiglianza preponderante era disposto a posticiparlo. In caso affermativo,
l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che implica la tutela
della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a quest’ultimo le
prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         In
un'altra sentenza del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05 la nostra
Massima Istanza ha deciso che l’amministrazione, in applicazione dell’art. 27
LPGA, non appena al corrente degli elementi fattuali del caso, e dunque già
all’inizio del versamento delle indennità di disoccupazione, avrebbe dovuto
informare l’assicurato del fatto che, occupando all’interno di una Sagl una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro (e meglio fino al 12 gennaio
2003 era socio gerente con diritto di firma individuale e dal 13 gennaio 2003
socio senza diritto di firma), il suo diritto alle prestazioni (il termine
quadro per la riscossione delle prestazioni era iniziato il 1° gennaio 2003)
era minacciato. Il TFA ha inoltre indicato che tale omissione andava equiparata
a un’informazione erronea e che, in casu, i presupposti della protezione della
buona fede dell’assicurato erano adempiuti. 

                                         Il
ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale che aveva confermato il
diniego del diritto alle indennità di disoccupazione è stato, conseguentemente,
accolto e gli atti rinviati all’ufficio del lavoro al fine di accertare se l’assicurato,
nel caso in cui fosse stato correttamente informato, avrebbe o meno
immediatamente richiesto la cancellazione della sua iscrizione, quale socio
gerente senza diritto di firma, a registro di commercio. 

                                         L’Alta
Corte ha in particolare rilevato:

 

"  (…)

4.1 Gemäss Art. 27 des - im vorliegenden Fall anwendbaren – Bundesgesetzes
über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts (ATSG) vom 6. Oktober
2000 sind die Versicherungsträger und Durchführungsorgane der einzelnen
Sozialversicherungen verpflichtet, im Rahmen ihres Zuständigkeitsbereiches die
interessierten Personen über ihre Rechte und Pflichten aufzuklären (Abs. 1).
Jede Person hat Anspruch auf grundsätzlich unentgeltliche Beratung über ihre
Rechte und Pflichten. Dafür zuständig sind die Versicherungsträger, denen
gegenüber die Rechte geltend zu machen oder die Pflichten zu erfüllen sind. Für
Beratungen, die aufwendige Nachforschungen erfordern, kann der Bundesrat die
Erhebung von Gebühren vorsehen und den Gebührentarif festlegen (Abs. 2). Stellt
ein Versicherungsträger fest, dass eine versicherte Person oder ihre
Angehörigen Leistungen anderer Sozialversicherungen beanspruchen können, so
gibt er ihnen unverzüglich davon Kenntnis (Abs. 3).

 

(…)

 

Wo die Grenzen der in Art. 27 Abs. 2 ATSG statuierten Beratungspflicht
in generell-abstrakter Weise zu ziehen sind, braucht vorliegend nicht entschieden
zu werden. Aufgrund des Wortlautes ("Jede Person hat Anspruch auf [...]
Beratung über ihre Rechte und Pflichten."; "Chacun a le droit d'être
conseillé [...] sur ses droits et obligations."; "Ognuno ha diritto
[...] alla consulenza in merito ai propri diritti e obblighi.") sowie des
Sinnes und Zwecks der Norm (Ermöglichung eines Verhaltens, welches zum Eintritt
einer den gesetzgeberischen Zielen des betreffenden Erlasses entsprechenden
Rechtsfolge führt) steht mit Blick auf den vorliegend zu beurteilenden Sachverhalt
fest, dass es auf jeden Fall zum Kern der Beratungspflicht gehört, die versicherte
Person darauf aufmerksam zu machen, dass ihre Situation (vorliegend: andauernde
arbeitgeberähnliche Stellung) den Leistungsanspruch gefährden kann.

 

5.

Unterbleibt eine Auskunft entgegen gesetzlicher Vorschrift oder obwohl
sie nach den im Einzelfall gegebenen Umständen geboten war, hat die
Rechtsprechung dies der Erteilung einer unrichtigen Auskunft gleichgestellt
(BGE 124 V 221, 113 V 71 Erw. 2, 112 V 120 Erw. 3b; ARV 2003 S. 127 Erw. 3b,
2002 S. 115 Erw. 2c, 2000 S. 98 Erw. 2b; vgl. auch Meyer-Blaser, Die Bedeutung
von Art. 4 Bundesverfassung für das Sozialversicherungsrecht, in: ZSR NF 111
[1992] II S. 299 ff., S. 412 f.). Abgeleitet aus dem Grundsatz von Treu und Glauben,
welcher den Bürger in seinem berechtigten Vertrauen auf behördliches Verhalten
schützt, können falsche Auskünfte von Verwaltungsbehörden unter bestimmten
Voraussetzungen eine vom materiellen Recht abweichende Behandlung des
Rechtsuchenden gebieten. Gemäss Rechtsprechung und Doktrin ist dies der Fall,
1. wenn die Behörde in einer konkreten Situation mit Bezug auf bestimmte Personen
gehandelt hat; 2. wenn sie für die Erteilung der betreffenden Auskunft
zuständig war oder wenn die rechtsuchende Person die Behörde aus zureichenden
Gründen als zuständig betrachten durfte; 3. wenn die Person die Unrichtigkeit
der Auskunft nicht ohne weiteres erkennen konnte; 4. wenn sie im Vertrauen auf
die Richtigkeit der Auskunft Dispositionen getroffen hat, die nicht ohne
Nachteil rückgängig gemacht werden können und 5. wenn die gesetzliche Ordnung
seit der Auskunftserteilung keine Änderung erfahren hat (BGE 127 I 36 Erw. 3a,
126 II 387 Erw. 3a; RKUV 2000 Nr. KV 126 S. 223; zu Art. 4 Abs. 1 aBV
ergangene, weiterhin geltende Rechtsprechung: BGE 121 V 66 Erw. 2a mit
Hinweisen). In analoger Anwendung dieser Grundsätze (wobei die dritte
Voraussetzung diesfalls lautet: wenn die Person den Inhalt der unterbliebenen
Auskunft nicht kannte oder deren Inhalt so selbstverständlich war, dass sie mit
einer anderen Auskunft nicht hätte rechnen müssen) wurde in Fällen unterbliebener
Auskunftserteilung unter anderem entschieden, dass es einer versicherten Person
nicht zum Nachteil gereichen darf, wenn die Verwaltung sie nicht auf die
Pflicht, sich möglichst frühzeitig, spätestens jedoch am ersten Tag, für den
sie Arbeitslosenentschädigung beansprucht, zur Arbeitsvermittlung zu melden und
die Kontrollvorschriften zu erfüllen, hinweist (Urteil A. vom 13. August 2003,
C 113/02) oder wenn ihr das Arbeitsamt entgegen gesetzlicher Vorschrift
anlässlich der Anmeldung keine Stempelkarte abgibt, weil dies einer
unterbliebenen mündlichen Belehrung gleichkommt (nicht veröffentlichtes Urteil
Z. vom 21. August 1995, C 94/95).

Es sind keine Gründe ersichtlich, diese Gleichstellung von pflichtwidrig
unterbliebener Beratung und unrichtiger Auskunftserteilung nach der
Kodifizierung einer umfassenden Beratungspflicht im ATSG aufzugeben, dies um so
weniger als diese Folgen einer Verletzung der Beratungspflicht in den Sitzungen
der Kommission für soziale Sicherheit und Gesundheit vom 8. Mai (Protokoll S.
9) und 11./12. September 1995 (Protokoll S. 12) diskutiert worden sind. Im
Übrigen wird auch in der Lehre die Auffassung vertreten, dass eine ungenügende
oder fehlende Wahrnehmung der Beratungspflicht gemäss Art. 27 Abs. 2 ATSG einer
falsch erteilten Auskunft des Versicherungsträgers gleichkommt und dieser in
Nachachtung des Vertrauensprinzips hiefür einzustehen hat (Kieser, Kommentar,
Rz 17 zu Art. 27 [S. 320]; Edgar Imhof/Christian Zünd, a.a.O., S. 317; Freivogel,
a.a.O., S. 96; zu aArt. 16 KVG: Eugster, a.a.O., Rz 406 und Fn 1031). Dies hat
das Eidgenössische Versicherungsgericht soeben im Urteil F. vom 14. September 2005 (C 192/04) festgehalten."

(STFA
del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05)

 

                                         Per
contro in una sentenza del 21 dicembre 2005 nella causa AWA c/A., C 9/05 il TFA
si è chinato sul caso di un assicurato che dopo essersi licenziato dal suo
ultimo posto di lavoro ha iniziato nel mese di settembre 2002 un’attività
indipendente, percependo a tale fine il capitale di libero passaggio del
secondo pilastro. Il 19 maggio 2003 egli si è iscritto in disoccupazione. La
Cassa ha trasmesso all’Ufficio del lavoro la fattispecie per decisione. Tramite
un formulario compilato dall’assicurato nel mese di settembre 2003 l’Ufficio
del lavoro è stato informato, da un lato, che se lo stesso avesse reperito un
impiego, avrebbe interrotto immediatamente la sua attività indipendente.
Dall’altro, che l’assicurato, mediante la sua attività, voleva comunque raggiungere
economicamente e imprenditorialmente l’indipendenza, ciò che implicava un
elemento di durata. L’Alta Corte ha deciso che l’Ufficio del lavoro, in simili
condizioni, ha a ragione negato il diritto alle indennità di disoccupazione da
maggio 2003. L’ammini-strazione, solo dopo aver ottenuto, nel mese di settembre
2003, queste indicazioni, era in grado di farsi un quadro della situazione
professionale dell’assicurato. Pertanto
in quel caso non si trattava di un comportamento futuro dell’assicurato, bensì
dell’attività indipendente esercitata fino a quel momento. Non era, quindi,
possibile per l’amministrazione invitare l’assicurato ai sensi dell’art. 27
LPGA a riflettere su un’azione progettata che minacciava il diritto alle
prestazioni. 

 

                                         Quest’ultima
sentenza si distingue dalla DTF 131 V 472 e dalla STFA del 28 ottobre 2005
nella causa W., C 157/05 in cui l’art. 27 LPGA ha trovato
applicazione, perché un avviso, al momento dell’iscrizione in disoccupazione,
da parte dell’autorità, ossia dell’URC nella DTF 131 V 472 e dell’URC e della
Cassa nella sentenza del 28 ottobre 2005, C 157/05, circa il fatto che un determinato
comportamento futuro o comunque modificabile comprometteva il diritto a
prestazioni della disoccupazione poteva essere dato e avrebbe potuto fare
riflettere l’assicurato se attuare il proprio progetto o invece mantenere una
determinata situazione. 

 

                                         Su
questi aspetti, cfr. la STCA del 20 marzo 2006 nella causa A., inc. 38.2005.90,
in ambito LADI e STCA del 22 maggio 2006 nella causa L., inc. 30.2006.11, in
materia di LAVS.

 

                                         La
norma dell'art. 27 LPGA ha fatto quindi oggetto di significativa giurisprudenza
e nonostante il ridimensionamento della portata del principio "nemo
censetur ignorare legis" e, conseguentemente, un accrescimento
dell'obbligo di fornire generalmente informazioni su doveri e diritti degli
assicurati, non può essere imposto all'amministrazione un richiamo né generale
né individuale nei confronti di coloro che non abbiano ancora inoltrato la loro
domanda di sussidio a 15 giorni dalla scadenza del termine. La giurisprudenza
riportata fa particolarmente riferimento agli obblighi di informazione
individuali.

                                         Non
va confusa una presenza informativa adeguata e dettagliata da parte dello Stato
alla popolazione su temi di interesse generale attinenti le assicurazioni
sociali con la presa a carico, quasi tutelante, del cittadino che ha pur sempre
una propria responsabilità e deve assumersi un onere, ancorché minimo, di compilazione
di un formulario e del suo inoltro prima del 31 dicembre dell'anno che precede
quello del sussidio.

                                         Le
lamentele dei ricorrenti vanno quindi respinte.

 

                                12.   Gli
insorgenti, come evidenziato in precedenza fanno valere la necessità di
disporre di un aiuto concreto da parte dello Stato, al fine di poter
fronteggiare il pagamento dei premi di cassa malati, rilevando implicitamente
che l’aiuto deve essere sociale sottintendendo che il giudizio
dell’amministrazione sarebbe formalistico e teso a non riconoscere un diritto
sostanziale. Così non é. Il Tribunale Cantonale delle Assicurazioni più volte
si è confrontato con critiche analoghe che non sono state ritenute. In particolare
nella sentenza 15 febbraio 2007 inc. 36.2006.228 (ripresa nelle recenti sentenze
29 settembre 2008 in re V. inc. 36.2008.111 e 17 ottobre 2008 inc. 36.2008.113)
di cui, qui di seguito, si riprendono i principali passi.

 

"  (…) Con il ricorso propongono di interpretare
l’art. 28 cpv. 2  LCAMal (per il tenore cfr. consid. 4), secondo il suo
scopo (“Sinn und Zweck der Norm”) e non grammaticalmente, poiché l’obiettivo
delle prestazioni sociali è quello di aiutare, contribuire ed assistere chi si
trova in condizioni economiche modeste.

La questione è già stata risolta da questo Tribunale con sentenza del
9 gennaio 2006 (inc. 36.2005.141). In quell’occasione il TCA ha accertato che,
per quanto concerne la procedura applicabile nell’ambito della richiesta di
sussidio, i Cantoni, per i motivi che seguono, godono di ampia autonomia e
possono pertanto adottare le norme procedurali necessarie senza violare il
diritto federale.

Per l’art. 65 LAMal i Cantoni accordano riduzioni dei premi agli assicurati
di condizione economica modesta. Il Consiglio federale può estendere la cerchia
degli aventi diritto a persone tenute ad assicurarsi che non hanno il domicilio
in Svizzera, ma vi soggiornano per un lungo periodo. Le riduzioni dei premi
sono fissate in modo che i sussidi annui della Confederazione e dei Cantoni di
cui all’articolo 66 siano versati integralmente. I Cantoni provvedono affinché
nell’esa-me delle condizioni d’ottenimento vengano considerate, su richiesta
particolare dell’assicurato, le circostanze economiche e familiari più recenti.
Stabilita la cerchia dei beneficiari, i Cantoni vegliano affinché il versamento
delle riduzioni di premio avvenga in modo che i beneficiari non debbano
adempiere in anticipo il loro obbligo di pagare i premi. I Cantoni informano
regolarmente gli assicurati del loro diritto alla riduzione dei premi. Gli assicuratori
sono tenuti a collaborare oltre quanto previsto nell’articolo 82 capoverso 3,
purché siano adeguatamente indennizzati dai Cantoni. I Cantoni forniscono alla
Confederazione i dati anonimi concernenti gli assicurati beneficiari così da
permettere di verificare l’attuazione degli scopi di politica sociale. Il Consiglio
federale emana le necessarie disposizioni.

Per il principio della forza derogatoria del diritto federale di cui
all’art. 49 cpv. 1 Cost. il diritto cantonale deve sempre cedere il passo al diritto
federale nei campi che la Costituzione o un decreto federale urgente hanno
deciso essere di competenza della Confederazione e che quest’ultima ha
effettivamente disciplinato. Questo principio esclude tuttavia ogni
regolamentazione cantonale solo nelle materie che il legislatore federale ha
inteso disciplinare in modo esaustivo, i Cantoni conservando la competenza, quando
tale non è il caso, di emanare disposizioni di diritto pubblico i cui fini e
mezzi prospettati convergono con quelli previsti dal diritto federale (STFA del
22 ottobre 2002, K 102/00, consid. 3.2; DTF 127 I 68 consid. 4a, 126 I 78
consid. 1; cfr. riguardo al previgente art. 2 Disp. Trans. vCost., la cui
giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 125 I 375 consid. 4a, 433
consid. 3b, 480 consid. 2a, 114 Ia 355 consid. 4a e sentenze ivi citate).

Giusta l’art. 117 Cost. la Confederazione emana prescrizioni
sull’assicurazione contro le malattie e gli infortuni. L’assicurazione malattia
è quindi di competenza federale, tuttavia alcuni compiti sono stati delegati ai
Cantoni (cfr. sull’ammissibilità di questo tipo di delega: Häfelin/Haller,
Schweizerisches Bundesstaatsrecht, 5a ed., Zurigo 2001, cifra marg. 1151-1152,
1155-1156), come ad esempio la riduzione dei premi per gli assicurati di
condizione economica modesta (STFA del 22 ottobre 2002, K 102/00, consid. 4;
art. 65 LAMal; Maurer, Das neue Krankenversicherungsrecht, Basilea e Francoforte
sul Meno 1996, pag. 4-5, in cui vi è un elenco delle competenze delegate ai
cantoni; cfr. con riferimento all’art. 34bis vCost., Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, pag. 252). Secondo la dottrina, inoltre, le
competenze cantonali indicate nella LAMal e nell’OAMal non sono esaustive, vi è
quindi spazio per una completazione da parte dei Cantoni (Maurer, Das neue
Krankenversicherungsrecht, pag. 5).

In simili condizioni si deve concludere che l’assicurazione malattia
non è disciplinata esaustivamente dal diritto federale e che alle condizioni
indicate sopra i Cantoni possono emanare disposizioni (STFA del 22 ottobre
2002, K 102/00, consid. 4).

Va ancora rammentato che con STFA del 3 maggio 2005, pubblicata in DTF
131 V 202, al consid. 3.2.2., il TFA ha rammentato che la giurisprudenza
considera che i Cantoni dispongono di una grande libertà per quanto concerne la
regolamentazione della riduzione dei premi, nel senso che possono definire
autonomamente la nozione di “assicurati di condizione economica modesta” (cfr.
anche DTF 122 I 343).

Per quanto concerne la procedura applicabile alla richiesta di ottenere
dei sussidi, i cantoni godono pertanto di una grande autonomia. Nella misura in
cui la legge cantonale prescrive l’obbligo, tranne casi particolari, di
chiedere il sussidio entro l’anno precedente la corresponsione del medesimo,
esso non viola il diritto federale preminente. Tant’è che l’art. 65 cpv. 3
seconda frase LAMal prevede che, stabilita la cerchia dei beneficiari, i
Cantoni vegliano affinché il versamento delle riduzioni di premio avvenga in
modo che i beneficiari non debbano adempiere in anticipo il loro obbligo di
pagare i premi. Ossia che le decisioni vengano prese prima dell’inizio del
diritto al sussidio, ciò che è possibile unicamente se l’assicurato fa valere
il suo diritto l’anno precedente l’inizio del versamento del sussidio.

In concreto la norma di diritto cantonale non entra in conflitto con
quella di diritto federale e va dunque tutelata.

Per quanto concerne la richiesta degli insorgenti di interpretare
l’art. 28 cpv. 2 LCAMal secondo lo scopo (Sinn und Zweck der Norm) e non secondo
la lettera, va evidenziato che il significato di una norma deve essere inteso
anzitutto nella sua accezione letterale. Se il testo è chiaro, l'autorità può
scostarsene solo ove esistano motivi seri per ritenere che esso non corrisponda
al vero senso del disposto in esame. Tali motivi possono risultare dai lavori
preparatori, dal fondamento e dallo scopo della norma litigiosa, così come
dalla relazione con altre disposizioni (RAMI 2001, pag. 134, in particolare
pag. 137 e segg.; DTF 126 V 105 consid. 3 con rinvii, DTF 126 III 101, consid.
2c, pag. 104).

D'altra parte, secondo la giurisprudenza, si può derogare eccezionalmente
al senso letterale di un testo chiaro soltanto qualora conduca a soluzioni
manifestamente insostenibili, contrarie alla volontà del legislatore. Devono
cioè esistere delle ragioni obbiettive, ad esempio deducibili dai lavori
preparatori, dallo scopo e dal senso della disposizione oppure dalla
sistematica della legge, che permettono di concludere che il testo di legge non
esprime il vero senso della disposizione in oggetto (STFA del 6 luglio 1998
nella causa G.; DTF 123 V 317; DTF 123 III 91 consid. 3a, DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid.
5a, DTF 122 V 364 consid. 4a, DTF 121 III 224 consid. 1d/aa, 412 consid. 4b,
465 consid. 4a/bb, DTF 121 V 24, DTF 121 V 61, DTF 121 V 127 consid. 2c, DTF
120 V 102 consid. 4b; 324 consid. 5a; 338 consid. 5a, 525 consid. 3a; SVR 1996
EL N. 19 pag. 55 consid. 4a; DTF 119 V 429 consid. 5a; DTF 119 V 60; DTF 118 Ib
452; Pratique VSI 1993, pag. 133; Pratique VSI 1993 pag. 263; RAMI 1993 pag.
132; DTF 117 V 109; DTF 117 V 45; DTF 117 V 5; DTF 112 V 168; DTF 108 V 240
consid. 4b. Vedi
pure: Imboden/Rhinow/ Krähenmann, Schweizeri-sche Verwaltungsrechtsprechung,
Band 1, pag. 137 seg., Nr. 21 B IV).

L'interpretazione letterale deve dunque condurre a dei risultati manifestamente
insostenibili (zu offensichtlich unhaltbaren Ergebnissen), che contraddirebbero
la vera intenzione del legislatore (DTF 109 V 62 consid. 4; DTF 107 V 216 consid. 3b; DTF 105 V
44; RAMI 1984 N. K 593, pag. 228 consid. 2b).

Quando una disposizione legale non è chiara o allorché si presta a
diverse contraddittorie interpretazioni, i lavori preparatori possono
costituire un valido aiuto per individuare il senso della norma ed evitare così
interpretazioni scorrette. Quando tali documenti non forniscono una risposta
chiara, essi non sono invece utili come aiuto per l'interpretazione. In
particolare trovandosi confrontati con delle leggi relativamente recenti la
volontà del legislatore che le ha adottate non può essere ignorata. Se però
questa volontà non ha trovato riscontro nel testo di legge, essa non è decisiva
per l'interpretazione. In particolare, se durante le discussioni legislative è
stata espressamente rifiutata una proposta di completare la legge nel senso di
quella che rappresenta ora una possibilità di interpretazione, tale interpretazione
non può essere presa in considerazione (cfr. DTF 123 V 301, DTF 123 V 318, DTF
115 V 349 consid. 1c con riferimento alla giurisprudenza e alla dottrina. Vedi
pure DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid. 5a, 120 II 247 consid. 3e, 117 II
526 consid. 1d, 116 Ia 368 consid. 5c, 116 II 415 consid. 5b e 527 f consid.
2b). 

In concreto, il testo della legge è chiaro.

Infatti, come emerge dall’art. 28 cpv. 2 LCAMal, l’istanza va presentata
entro la fine dell’anno che precede l’anno di competenza.

Ogni altra interpretazione che va contro la lettera della norma sarebbe
inammissibile.

Del resto ciò trova conferma anche nel Messaggio n. 5589 del 15 ottobre
2004, dove il Consiglio di Stato, a proposito della modifica dell’art. 28 cpv.
2 e 3 della LCAMal, entrata in vigore l’1.1.2005, aveva rammentato che:

 

I sussidi individuali devono essere richiesti entro il 31 dicembre
dell’anno che precede quello di riferimento: il Regolamento contempla già i
casi per i quali è invece giustificata la presentazione dell’istanza nel corso
dell’anno di competenza del sussidio. Si tratta sostanzialmente degli
assicurati tassati alla fonte, oppure delle situazioni in cui il 31 dicembre
dell’anno che precede la competenza del sussidio l’assicurato non dispone dei
dati fiscali consolidati di riferimento, e infine degli assicurati che nel
corso dell’anno di competenza subiscono cambiamenti importanti nella loro
situazione economica (ciò che risponde al dettato imperativo della LAMal – art.
65 cpv. 3 – in base al quale i Cantoni, nell’esame delle condizioni per
l’ottenimento del sussidio, devono considerare le circostanze economiche e
familiari più recenti)."

 

In queste circostanze non c’è spazio per l’interpretazione proposta
dai ricorrenti."

 

                                         Non
v’è motivo per scostarsi da queste conclusioni. Le norme, nel loro essenziale
scopo, non vengono disattese imponendo agli assicurati, per motivi decisamente
importanti di valutazione del merito e non solo per la migliore gestione dei
flussi di lavoro provocati dalle numerosissime richieste, il rispetto di
scadenze precise non certo brevi, ed oneri probatori in caso di mancata ricezione
degli atti.

 

                                13.   Il
ricorso va respinto senza carico di tasse di giustizia e spese.

                                         In
virtù dell’art. 82 lett. a della Legge federale sul Tribunale federale (LTF),
in vigore dal 1° gennaio 2007, la presente sentenza è impugnabile al Tribunale
federale mediante ricorso in materia di diritto pubblico entro 30 giorni dalla
notifica (art. 100 cpv. 1 LTF), facendo valere i motivi di ricorso previsti
agli artt. 95 e seguenti LTF. Inoltre, a norma dell’art. 97 cpv. 1 LTF, il ricorrente
può censurare l’accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente
inesatto o in violazione del diritto ai sensi dell’articolo 95 e l’eliminazione
del vizio può essere determinante per l’esito del procedimento. Va ancora
rilevato che, laddove non sia ammissibile il ricorso ordinario in materia di
diritto pubblico, è aperta la via del ricorso sussidiario in materia costituzionale
(art. 113 LTF). Giusta l’art. 116 LTF, con questo ricorso può essere censurata
la violazione di diritti costituzionali.

 

 

 

Per questi
motivi

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti