# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0cfedb11-5daa-5a6e-ada9-b6a9e9f534f5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 21.12.2018 12.2016.195
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2016-195_2018-12-21.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2016.195

  	
  Lugano

  21 dicembre 2018/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelleira:

  	
  Bellotti

  

 

 

 

sedente
per statuire nella causa inc. n. OR.2015.149
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con petizione 16
giugno 2015 da

 

 

	
   

  	
  AP
  1  

  rappr. dall’avv.  RA 1  

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO
  1  

  rappr. dall’avv.  RA 2  

   

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui l’attrice ha chiesto di disconoscere il debito
di Euro 162'784.76, e di fr. 39'160.- oltre interessi e accessori oggetto della
procedura esecutiva n. __________ dell’UE di __________ e la conseguente
conferma dell’opposizione interposta al relativo precetto esecutivo;

 

petizione avversata dal convenuto e che il Pretore con
decisione 24 ottobre 2016 ha respinto;

 

appellante l’attrice con atto di appello 24 novembre 2016, con cui ha chiesto la riforma
del giudizio pretorile nel senso di accogliere la petizione, protestando spese
processuali e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre il convenuto con risposta 18 gennaio 2017 ha
postulato la reiezione del gravame, con protesta di spese e ripetibili di
secondo grado;

 

preso atto della replica spontanea, con cui l’attrice
ha confermato le proprie motivazioni, che il convenuto chiede venga stralciata
dai ruoli poiché inammissibile;

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

1.     __________
SA è una società con sede a __________ attiva, fra l’altro, nell’ambito delle richieste
di rimborso basate sulle convenzioni contro le doppie imposizioni (cosiddette
richieste DTA), rispettivamente di quelle in caso di trattamento
discriminatorio in violazione del diritto UE operato dallo Stato estero nei
confronti dell’investitore italiano rispetto al trattamento riservato
all’investitore residente (le cosiddette richieste “non-DTA” o contenziosi,
questi ultimi basati sulle convenzioni bilaterali e pertanto assai più
complessi e aleatori).

F__________
ha lavorato alle dipendenze di __________ SA quale responsabile operativo con
il grado di vice-direttore, dal 1. gennaio 2008 al 31 luglio 2013.

Il
rapporto di lavoro è terminato, per accordo delle parti, tramite la disdetta 25
maggio 2013 (doc. 4) da parte di __________ SA, rappresentata
dall’amministratore unico S__________, con effetto al 1. agosto 2013.
Nell’ambito della disdetta F__________ veniva ringraziato per l’opera prestata,
che il datore di lavoro valutava totalmente soddisfacente, auspicando altresì
un’eventuale reintegrazione del dipendente non appena le condizioni economiche
della ditta l’avessero consentito.

 

 

2.    In difetto
del pagamento di diverse pretese salariali, F__________, con precetto esecutivo
n. __________ dell’Ufficio esecuzioni di __________ notificato in data 20 marzo
2014, ha escusso __________ SA per un importo complessivo di fr. 237'194.-,
segnatamente fr. 198'034.- oltre interessi al 5% dall’1. gennaio 2012, fr. 30'000.-
più interessi al 5% dall’1. giugno 2012 e fr. 9'160.- più interessi al 5% dall’1.
agosto 2013, indicando quale titolo di credito i riconoscimenti di debito in
ambito di contratto di lavoro.

L’opposizione
interposta da __________ SA al precetto esecutivo è stata respinta in via
provvisoria dal Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, con decisione 26
maggio 2015 (doc. B2).

In
estrema sintesi, il Pretore ha riconosciuto i documenti sui quali F__________
fondava le proprie pretese quali validi riconoscimenti di debito, mentre il
credito fatto valere da __________ SA, quale eccezione di compensazione, era
rimasto allo stato di mera allegazione di parte non essendo stato minimamente
supportato con la produzione di documenti. Considerato come __________ SA non avesse
nemmeno cifrato il proprio preteso credito, il Pretore ha concluso che la
compensazione non poteva essere ammessa in quanto totalmente illiquida.

 

 

3.     In
data 16 giugno 2015 __________ SA ha inoltrato alla Pretura di Lugano una
petizione volta al disconoscimento dei debiti di cui alla predetta procedura
esecutiva, con la conseguente conferma dell’opposizione interposta al PE n. __________
dell’UE di __________.

In
buona sostanza l’attrice sostiene che F__________, unitamente al collega e suo
subalterno E__________, al termine della loro attività lavorativa presso __________
SA, avvenuta pressoché nello stesso periodo, non avrebbero assicurato il
trapasso delle necessarie informazioni così come gli aggiornamenti sullo stato
delle pratiche ai colleghi di lavoro e, più in generale, all’attrice,
trattenendo inoltre indebitamente documentazione di spettanza di __________ SA e
contenente dati confidenziali e necessari alla continuazione dell’attività.

Secondo
quest’ultima, le gravi inadempienze contrattuali occasionate dal convenuto e da
E__________, quale suo fidato collaboratore, avrebbero provocato un grave danno
economico e d’immagine alla ditta attrice, la quale nega, di conseguenza,
l’esistenza di un qualsiasi debito nei confronti del convenuto.

Con
particolare riguardo alle pretese avanzate, l’attrice osserva di avere versato
a F__________ tutto quanto dovuto e previsto dal contratto di lavoro 24
novembre 2007 (doc. 3), per cui l’importo di fr. 9'160.- che quest’ultimo fa
valere quale stipendio non versato fondandosi sul contratto di lavoro
unitamente alla contabilità del datore di lavoro (doc. 26 e 27), non sarebbe
dovuto. Per quanto attiene all’importo di fr. 1'809.76 e di Euro 160'975.- (ovvero
Euro 162'784.76, convertito dal convenuto in fr. 198'034.- nell’ambito della
procedura esecutiva) preteso da F__________ quale bonus in ragione delle plusvalenze,
del valore aggiunto prodotto nonché degli straordinari effettuati, l’attrice
contesta che lo stesso sia esigibile, ritenuto come lo scritto 28 febbraio 2012
di cui al doc. 17 indichi solamente un “impegno in capo ad __________ SA, a
definire un ragionevole piano di pagamento, collegato alla fatturazione e
condiviso con il creditore”. A suo dire le condizioni poste alla base del
pagamento non si sarebbero ancora adempiute e, in ogni caso, i dipendenti
avrebbero dovuto essere a conoscenza che detto importo non sarebbe stato pagato
a breve, o forse non lo sarebbe mai stato.

Relativamente
all’accordo “__________” del 21 dicembre 2012, ove con l’espressione “__________”
si intende l’attività atta a recuperare la tassazione subita all’estero a
qualunque titolo (sia essa la quota residuale non rimborsabile tramite DTA o
altre tasse) (doc. 21), sulla base del quale il convenuto fa valere la propria
pretesa di fr. 30'000.-, la parte attrice nega che lo stesso rappresenti un
valido riconoscimento di debito, invocandone l’annullabilità ex art. 28 e seg.
CO (doc. G1), rilevando come tale documento sia il frutto di insistite e
indebite pressioni della parte convenuta e che la pagina 2 difetti addirittura
della firma dell’amministratore S__________.

L’attrice
precisa infine che, qualora i documenti in questione dovessero essere ammessi
quali validi riconoscimenti di debito, essa porrebbe in compensazione il danno
sicuramente più elevato rispetto alle pretese di F__________, occasionato dal
suo negligente operato, rispettivamente dall’illecita sottrazione di
documentazione, e andrebbe dimostrato tramite perizia.

 

 

4.     Con
risposta 28 agosto 2015 F__________ si è opposto integralmente alla petizione
specificando di avere assicurato, unitamente a E__________, il trapasso di
tutta la documentazione e le competenze concernenti il rapporto contrattuale di
lavoro con l’attrice. La procedura relativa al passaggio di consegne è stata
protocollata in una dichiarazione firmata dal medesimo F__________, da E__________
e dal collaboratore S__________ __________ ed è stata consegnata presso la sede
dell’attrice (doc. 7). Al riguardo non vi sono state richieste d’integrazione o
contestazioni. Le attività oggetto del cosiddetto accordo __________ (richieste
di rimborso “non-DTA”) esulavano dalle mansioni contrattuali ed erano da
remunerare separatamente, avuto riguardo alle particolari competenze necessarie
allo svolgimento di detta attività avviata e sviluppata da lui stesso
unitamente a E__________, ed eseguita al di fuori del normale onere lavorativo.
La documentazione relativa alla questione dei contenziosi è comunque stata da
lui inventariata e consegnata al suo legale a disposizione dell’attrice, previo
protocollo, anche se quest’ultima risultava inadempiente, non avendo corrisposto
quanto previsto dall’accordo. Egli ribadisce, di conseguenza, di avere
ossequiato tutti gli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro.

Il convenuto conclude
ribadendo puntualmente la fondatezza delle proprie pretese e sottolineando come
la parte attrice non abbia saputo dimostrare le asserite inadempienze
contrattuali, così come il presunto danno che essa avrebbe subito.

Nella replica e nella duplica,
così come nei rispettivi allegati conclusivi, le parti si sono sostanzialmente
riconfermate nelle loro precedenti allegazioni, mentre l’istruttoria si è
limitata al richiamo degli incarti relativi alla procedura esecutiva e di
rigetto dell’opposizione sfociati nella decisione 26 maggio 2015 (doc. B2),
avendo il Pretore respinto gli ulteriori mezzi di prova notificati dalle parti
con decisione motivata 16 marzo 2016.

 

 

5.     Con
sentenza 24 ottobre 2016 il Pretore ha respinto la petizione, ponendo la tassa
di giustizia e le spese di complessivi fr. 8'000.- a carico dell’attrice, con
l’obbligo per quest’ultima di rifondere al convenuto fr. 13'500.- a titolo di
ripetibili.

In sostanza il giudice
di prime cure ha stabilito che la disdetta per consenso delle parti di cui al
doc. 4 costituisce un valido e sufficiente mezzo di prova, soprattutto laddove
il datore di lavoro esprime apprezzamenti più che positivi nei confronti
dell’operato del dipendente, ciò che non consente di amministrare ulteriori
mezzi di prova riguardo alla qualità del lavoro svolto sino al 31 luglio 2013.
A mente del Pretore gli innumerevoli rimproveri esposti nella petizione e nella
replica sarebbero tardivi e contrari alle risultanze di detto documento.

Relativamente alle
pretese poste in compensazione dall’attrice per il periodo successivo alla
disdetta e dovute, stante la medesima, al mancato trapasso di competenze e
documentazione, il giudice di prime cure rileva come l’attrice non abbia
sufficientemente allegato il danno che essa pretende di avere subito. L’attrice
non può dunque sopperire a una simile lacuna mediante l’amministrazione di una
perizia sul mancato guadagno, in assenza di elementi basilari e necessari a tal
fine. Oltretutto nella replica l’attrice fa riferimento a un potenziale danno,
in concreto non ancora verificatosi.

Con particolare
riferimento alle pretese del convenuto, il Pretore ha dunque confermato che lo
scritto 28 febbraio 2012 di cui al doc. 17 costituisce un valido riconoscimento
di debito per l’importo di Euro 162'784.76 e l’ultimo paragrafo di detto
documento, cui l’attrice fa riferimento, non ha l’effetto di togliere esigibilità
a quel credito; l’importo di fr. 30'000.- si fonda invece sull’accordo “__________”
(doc. 21) al riguardo del quale il vizio di volontà eccepito dall’attrice
sarebbe ormai perento, non avendo quest’ultima reso verosimile il rispetto del
termine di perenzione annuale dell’art. 31 CO. In simili circostanze è dunque
giustificata, a mente del Pretore, la reiezione dei richiesti mezzi di prova,
che non sarebbero certo adeguati per dimostrare l’asserito vizio di volontà;
infine l’importo di fr. 9'160.- risulta comprovato dai doc. 26 e 27. 

Il Pretore ha respinto
infine l’argomento esposto nelle conclusioni dall’attrice inteso a sostenere la
tesi dell’errore con riferimento alla disdetta di cui al doc. 4, per la quale
varrebbero in ogni caso i medesimi motivi riferiti all’avvenuta perenzione.

 

 

6.     __________
SA è insorta con appello del 24 novembre 2016 nell’ambito del quale postula
l’annullamento della sentenza 24 ottobre 2016 e il rinvio di tutti gli atti
alla Pretura affinché assuma le prove offerte, completi l’istruttoria e
pronunci una nuova decisione.

In via subordinata
chiede la riforma del primo giudizio nel senso che i debiti di Euro 162'784.76
(convertito in fr. 198'034.-), fr. 30'000.- e fr. 9'160.- nei confronti di F__________
vengano disconosciuti, rispettivamente sia mantenuta l’opposizione al PE n. __________
dell’UE di __________, il tutto con protesta di tasse, spese e ripetibili di
prima e seconda istanza.

Con risposta 18 gennaio
2017 F__________ chiede la reiezione dell’appello con protesta di tasse, spese
e ripetibili.

L’appellante si è riconfermata nelle proprie argomentazioni con una replica
spontanea che l’appellato chiede venga stralciata dai ruoli poiché
inammissibile.

Delle rispettive motivazioni si dirà nei considerandi seguenti.

 

 

7.     Nell’azione
di disconoscimento del debito il creditore che vi è convenuto è di principio
obbligato a dimostrare il fondamento del proprio credito (art. 8 CC).
L’inversione dei ruoli processuali non comporta, in altri termini, anche il
capovolgimento dell’onere della prova a danno del debitore attore (Stoffel, Voies d’exécution, n. 144 p.
177; Staehelin in: Basler
Kommentar SchKG, 2a ed., n. 55 ad art. 83 LEF; Rep. 1986 p. 89). È quindi
ancora al creditore convenuto che incombe di allegare e di dimostrare l’esistenza
della pretesa litigiosa (DTF 131 III 268 consid. 3.1).

Qualora però il creditore convenuto derivi la sua
pretesa da un riconoscimento di debito sottoscritto dal debitore attore (art.
17 CO), spetta a quest’ultimo l’onere di sostanziare la causa dell’obbligazione,
se essa non viene citata nell’atto e, in ogni caso, di provare che il rapporto
giuridico alla base del riconoscimento è inesistente, nullo (art. 19 e 20 CO),
invalidato o simulato (art. 18 cpv. 1 CO), rispettivamente di far valere tutte
le obiezioni o eccezioni (esecuzione, remissione del debito, eccezione di
inesecuzione, prescrizione, ecc.) dirette contro la pretesa riconosciuta (DTF
131 III 268 consid. 3.2). Il creditore convenuto al beneficio di un tale
scritto può dunque farvi affidamento e, in assenza di prove atte a smentire il
contenuto del riconoscimento di debito, la sola produzione di tale documento
basta, di regola, a fondare la sua pretesa e ciò indipendentemente dalla natura
astratta o causale dello scritto (TF 30 giugno 1998, inc. 4C.34/1999, consid.
3b; II CCA 7 febbraio 2017, inc. n. 12.2015.208).

 

 

8.    
L’appellante
rimprovera al Pretore di avere rifiutato l’assunzione dei mezzi di prova da lui
offerti. In questo modo il giudice di prime cure sarebbe incorso in un
apprezzamento incompleto e arbitrario dei fatti e la sentenza risulterebbe
dunque arbitraria e lesiva dei diritti fondamentali delle parti, segnatamente
il diritto di essere sentito, che comprende il diritto per la parte interessata
di fornire prove sui fatti suscettibili di influire sul procedimento.

 

 

9.       Le parti possono chiedere all’autorità di appello di
assumere nuove prove, in due determinati casi: da una parte si tratta di nuovi
mezzi di prova ex art. 317 cpv. 1 CPC, che contemplano tanto quelli venuti in
essere dopo la decisione, quanto quelli preesistenti se, facendo uso della
diligenza ragionevolmente esigibile nelle circostanze concrete, non li si
poteva già produrre in primo grado; dall’altra giusta l’art. 316 cpv. 3 CPC, è
pure data la possibilità di riassumere prove già acquisite dal Pretore, nonché
di assumere prove ritualmente offerte ma da questi respinte (sul tema v. Verda Chiocchetti in: Commentario
pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, IIa ed., Vol 2, n. 58
seg. ad. art. 317, n. 32 seg. ad. art. 316; Reetz/Hilber
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, ZPO Kommentar, 3a ed., n. 47 ad art.
316 e n. 32 ad art. 317; II CCA 11 febbraio 2013 inc. n. 12.2012.95 con
riferimenti). In ogni caso è però necessario che i nuovi mezzi di prova offerti
possano essere considerati rilevanti.

L’apprezzamento anticipato delle prove, ammesso anche dalla nuova procedura
civile federale, permette al giudice di rifiutare l’assunzione di determinati
mezzi di prova se quelli precedentemente assunti gli hanno già consentito di
fondare il proprio convincimento o se non ritiene pertinenti, senza cadere
nell’arbitrio, i mezzi di prova offerti. L’apprezzamento anticipato delle prove
costituisce il contrappeso necessario per rimediare - ai fini di uno
snellimento del procedimento - a un esercizio sproporzionato del diritto alla
difesa. Sul tema v. Messaggio concernente il Codice di diritto processuale
civile svizzero, in: FF 2006 pag. 6684 e 6685; Vouilloz,
La preuve dans le Code de procédure civile suisse (art. 150 à 193 CPC) in: AJP
2009 p. 832; Passadelis, Stämpflis
Handkommentar ZPO, n. 8 ad. art. 152; KuKo ZPO-Schmid,
n. 14 ad art. 157; Hasenböhler in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, ZPO Kommentar, 3a ed., n. 35 ad art. 152;
per molte II CCA 11 febbraio 2013, inc. n. 12.2012.95. 

 

 

10.      L’appellante sostiene in particolare che il
Pretore si sarebbe fondato unicamente sul contenuto del doc. 4 per rifiutare
l’amministrazione degli ulteriori mezzi probatori offerti, e ciò a torto,
poiché l’istruttoria, segnatamente le audizioni testimoniali, avrebbero
permesso di dimostrare che, al momento della sottoscrizione di tale documento,
il datore di lavoro non era a conoscenza delle gravi inadempienze contrattuali
commesse dall’appellato ed emerse soltanto in un secondo tempo. Si tratterebbe,
in concreto, dell’importante danno patito da __________ SA, a seguito del
mancato invio di documentazione negli Stati di sua pertinenza, in particolare
la __________, nonché della sottrazione di documentazione societaria. A
differenza di quanto sostenuto dal Pretore non si tratterebbe dunque di un
danno potenziale, bensì di un danno che si sarebbe già prodotto, e che egli
avrebbe quantificato già in sede di replica e di conclusioni.

 

 

10.1  Sennonché l’appellante si contraddice in alcuni
aspetti. In primo luogo lamenta il mancato ottenimento dei rimborsi poiché le
pratiche non sarebbero mai state presentate dall’appellato, per poi riconoscere
che da quando __________ SA le ha presentate, essa ha ottenuto il rimborso
dell’intera tassazione subita in violazione del diritto UE (pag. 10 in fine e
pag. 11 dell’appello). 

                                           In
secondo luogo l’appellante fa riferimento al doc. P e all’asserita mancanza di
contestazioni di F__________ per considerare il contenuto di detto documento
come provato.

                                           Come
correttamente sottolineato dall’appellato nell’ambito delle proprie
osservazioni, l’esame della copiosa documentazione versata agli atti non
permette assolutamente di affermare che la “questione __________” fosse stata
affidata a F__________ e a E__________. Vero è che dai fascicoli agli atti
emerge, piuttosto, che l’incarico di occuparsi dei rimborsi fiscali per la __________
fosse stato affidato ad altri (cfr. doc. 30, “Elementi relativi a questione __________”,
pag. 22).

                                           Particolarmente
significativa risulta la comunicazione e-mail 9 febbraio 2012 inoltrata
dall’avv. __________, che seguiva le pratiche in __________, a F__________
(doc. 24), ove il primo chiede informazioni al secondo, seppure ammettendo che
quest’ultimo non si è mai occupato delle richieste di rimborso dall’autorità __________.

                                           Oltretutto,
contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, il doc. P è costituito da un
elenco di cifre relative ad azioni, tasse e recuperi, per i quali non è dato
sapere a quale Stato si riferiscano, posto come l’indicazione “__________”
risulta essere stata apposta a mano sulla prima pagina, tant’è che l’appellato
ritiene che tale documento si riferisca, invece, alla __________, e da nessuna
parte è indicato il suo nome.

                                           Come
sottolineato da F__________, detto documento è inoltre privo di contesto in
quanto manca la corrispondenza precedente e seguente a tali cifre che, pur con
tutte le buone intenzioni, non si può concludere appartengano alla “questione __________”
né tantomeno che facciano riferimento a F__________ ed E__________.

                                           Risulta
pertanto assai difficile sostenere che detto documento possa costituire il
fondamento del danno lamentato dall’appellante.

                                           A
fronte della carenza della benché minima documentazione atta a fondare
l’esistenza del danno che l’appellante sostiene di avere subito in relazione al
mancato rimborso fiscale in __________, va senz’altro condivisa la decisione
del Pretore di non ammettere una perizia sul mancato guadagno, così come le
audizioni testimoniali richieste dall’attrice. Le argomentazioni esposte dalla
medesima sono rimaste allo stato di mere allegazioni di parte prive di
riscontri oggettivi.

                                           Non
si vede dunque, come a ragione sostenuto dal Pretore, cosa avrebbero potuto
dimostrare le prove richieste dall’appellante, quando essa medesima nemmeno ha
tentato di sostanziare l’asserito danno e i presupposti necessari affinché
possa essere riconosciuto.

 

 

11.      L’appellante rimprovera inoltre al Pretore di
non avere accolto le proprie argomentazioni riguardo al vizio di volontà che essa
avrebbe eccepito tempestivamente. Si tratterebbe in particolare della
dichiarazione di cui al doc. G1, presentata non appena informata dal convenuto
del cosiddetto “Accordo __________” (doc. 21) di cui, a suo dire, egli non le
avrebbe consegnato debita copia. Inoltre, difettando la pagina 2 della firma dell’amministratore
unico, il documento in questione non poteva essere considerato come valido
riconoscimento di debito.

Sul tema occorre premettere che,
come rettamente osservato dall’appellato, le argomentazioni, peraltro carenti,
esposte dall’appellante, non permettono in alcun modo di chiarire in che modo egli
avrebbe esercitato delle pressioni per la firma di tale documento. D’altra
parte la documentazione versata agli atti dall’appellato in relazione alla
venuta in essere di tale accordo fa stato di parecchi scambi di e-mail e
diverse trattative fra le parti; addirittura la sottoscrizione ad opera
dell’amministratore S__________ è avvenuta al domicilio dell’appellato, ove si
era liberamente recato. Ne segue che le argomentazioni dell’appellante
risultano poco verosimili laddove pretende di essere stata oggetto di indebite
pressioni e tantomeno di essere venuta a conoscenza del contenuto di tale
documento soltanto un anno e mezzo dopo l’avvenuta sottoscrizione. Come
menzionato nella decisione pretorile, non si vede come l’audizione di eventuali
testi potesse comprovare il preteso vizio di volontà relativamente alla venuta
in essere dell’accordo “__________”, la sottoscrizione essendo avvenuta presso
il domicilio di F__________, ma avendo l’appellante già in una precedente
comunicazione annunciato di ritenere valido detto documento anche prima della
firma.

Anche sul tema qui in esame le
conclusioni del primo giudice sono pertanto corrette.

 

 

12.      L’appellante insiste infine nel sostenere che
F__________ avrebbe trattenuto indebitamente documentazione dell’azienda e
critica il Pretore per avere respinto la sua richiesta intesa all’edizione di
documenti sostenendo che l’appellato avrebbe così violato l’art. 339a CO.

Dalla documentazione versata
agli atti è però emerso chiaramente come il passaggio di consegne e
documentazione riguardo le cosiddette richieste DTA sia avvenuto correttamente
(doc. 7). Rilevante su questo punto la comunicazione e-mail 4 luglio 2013 da E__________
a S__________ (doc. Q) laddove E__________ fa presente all’amministratore che
per quanto riguarda “il trasferimento della conoscenza operativa (ossia come
incassare i soldi) ti ricordo che F__________ ha instaurato fin dal primissimo
inizio (mi risulta anche prima che io iniziassi la collaborazione con __________)
un sistema di intensa e severa formazione permanente, per cui sul DTA (business
dell’azienda) ogni problema che __________ incontrava e risolveva lo
strutturava, ci veniva insegnato, lo inglobavamo nelle procedure e diveniva
assimilato… Per quanto concerne il passaggio di consegne propriamente detto è
in atto da maggio da quando __________ ha comunicato la sua uscita”.
D’altra parte l’appellante non ha prodotto alcun documento dal quale risulti
che __________ SA si sia lamentata dell’operato di F__________ né che abbia
commesso negligenze o causato danni.

Come giustamente osservato
dall’appellato risulta altresì che la documentazione relativa ai cosiddetti
rimborsi “non-DTA” è stata correttamente protocollata e risulta a disposizione
dell’appellante, che non ne ha chiesta la consegna, dimostrando così di non
esserne interessata. È corretto dunque quanto sostenuto dalla parte appellata,
ossia che la richiesta di edizione documenti di __________ SA non sia stata
accolta poiché per nulla circostanziata. Mentre l’art. 339a CO si riferisce a
una procedura di merito che spettava semmai all’appellante avviare. Ciò che, in
concreto, non è avvenuto.

Anche su questo punto dunque le
censure sollevate dall’appellante devono essere respinte.

 

 

13.      Considerato che l’appellante, gravata dal
relativo onere, non è riuscita a dimostrare che la pretesa posta in esecuzione
nei suoi confronti, fondata su un riconoscimento di debito, non fosse valida o
esigibile e in assenza di valide contestazioni in questa sede, se ne deve
concludere che le pretese di F__________ nei confronti di __________ SA debbano
essere integralmente riconosciute.

 

 

14.    Alla luce
delle suesposte considerazioni il gravame va dunque respinto e la sentenza
pretorile confermata integralmente. Le spese processuali seguono la soccombenza
dell’appellante che rifonderà alla controparte un’adeguata indennità per
ripetibili.

Nella commisurazione
delle spese giudiziarie si tiene conto di un valore di fr. 237'194.-. Le spese
processuali sono calcolate in base ai parametri previsti dagli art. 2, 7 e 13
LTG.

L’indennità ripetibile
in favore dell’appellato è stata calcolata seguendo i criteri indicati agli art.
6, 11 e 14 del Regolamento per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza
giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (Rtar).

 

 

Per questi
motivi,

 

 

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il Rtar,

 

 

 

 

decide:

I.    L’appello 24
novembre 2016 di __________ SA è respinto.

 

                               II.      Le spese processuali
di appello pari a fr. 8’000.-, già anticipate dall’appellante, restano a suo
carico con l’obbligo di rifondere alla controparte fr. 8’500.- a titolo di
ripetibili.

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
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                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale
(art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con
un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve
presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).