# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b7925122-efb6-520d-b4b4-a94ede1cc883
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-04-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.04.2015 35.2014.111
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2014-111_2015-04-13.html

## Full Text

__________accomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto
  n.

  35.2014.111

   

  cr

  	
  Lugano

  13 aprile 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
					

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini,
  vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell'11 dicembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 10 novembre 2014 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Nel mese di marzo 2012, la
ditta __________ di __________ ha informato la CO 1 che la propria dipendente RI
1, nata nel 1965, in data 16 febbraio 2012, era caduta in un dirupo lamentando
lesioni multiple (cfr. doc. 12). 

                                         Dal rapporto di uscita 16
marzo 2012 dell’Ospedale regionale di __________ risulta la diagnosi di
politrauma su tentamen da precipitazione.

 

                               1.2.   Con decisione formale del 19
luglio 2012, poi confermata in sede di opposizione, l’assicuratore ha negato il
proprio obbligo a prestazioni relativamente all’evento del 16 febbraio 2012,
ritenendo che l’assicurata si era procurata intenzionalmente il danno alla
salute. 

 

                               1.3.   Con sentenza 35.2013.40 del
19 agosto 2013, questa Corte ha accolto il ricorso interposto nel frattempo da RI
1 nel senso che, annullata la decisione su opposizione impugnata, gli atti sono
stati rinviati all’amministrazione affinché disponesse una perizia
psichiatrica in merito al grado di capacità di discernimento dell’assicurata al
momento dell’atto e, alla luce dei relativi esiti, emanasse una nuova
decisione.

 

                                         La pronunzia cantonale é
poi stata confermata dal Tribunale federale con sentenza 8C_683/2013 del 15
novembre 2013. 

 

                               1.4.   Riprendendo l’istruttoria, la
CO 1 ha ordinato una perizia specialistica, affidandone l’esecuzione allo
psichiatra dr. __________ (cfr. doc. 40), il quale ha consegnato il proprio
referto nel mese di febbraio 2014 (doc. 41). 

 

                               1.5.   Con decisione formale del 21
febbraio 2014, l’Istituto assicuratore ha negato il diritto a prestazioni in
relazione all’evento del 16 febbraio 2012, posto che sarebbe “… medicalmente
dimostrato col grado della verosimiglianza preponderante che il gesto
autolesivo di data 16 febbraio 2012 fu compiuto dalla sig.ra RI 1 con
intenzione deliberata, ovvero sorretta dalla capacità di discernere” (doc. 42).

 

                                         Dopo aver nuovamente
interpellato il dr. __________ (doc. 44), in data 10 novembre 2014, la CO 1 ha
confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 45). 

 

                               1.6.   Con tempestivo ricorso dell’11
dicembre 2014, RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto che la decisione
su opposizione impugnata venga annullata e che la CO 1 venga condannata a
riconoscerle le prestazioni di legge (indennità giornaliere). Ella ha inoltre chiesto
che alla propria impugnativa venga concesso l’effetto sospensivo (doc. I).

 

                                         Sostanzialmente la
patrocinatrice della ricorrente ha contestato la perizia del dr. __________,
eseguita sulla base di un solo colloquio con l’assicurata. 

                                         Inoltre, l’avv. RA 1 ha
criticato il fatto che il perito abbia chiesto ulteriori precisazioni alla
madre dell’assicuarata, circostanza questa che, a suo avviso, dimostrerebbe
l’insufficienza degli elementi a disposizione del dr. __________ al fine di
potersi pronunciare in merito alla capacità di discernimento dell’interessata.

                                         La patrocinatrice della
ricorrente ha pure obiettato che, nell’ambito del complemento peritale
richiesto dall’assicuratore convenuto al dr. __________, non sia stata data la
possibilità alla legale di formulare domande e osservazioni.

                                         L’avv. RA 1 ha, infine,
ritenuto errate le conclusioni del dr. __________, evidenziando come
l’assicurata, al momento del tentamen, non aveva - diversamente che in passato
- ragione alcuna per compiere un gesto inconsulto, che del resto non è stata in
grado di spiegare nemmeno ai suoi terapeuti, ciò che dimostra la sua incapacità
di discernimento (doc. I).

 

                               1.7.   L’assicuratore resistente, in
risposta, ha postulato che il ricorso venga integralmente respinto con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc.
III). 

 

                               1.8.   Con decreto dell’8 gennaio
2015, il TCA ha respinto l’istanza dell’11 dicembre 2014 con la quale
l’assicurata ha chiesto il ripristino dell’effetto sospensivo del ricorso (doc.
V).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Dal profilo formale,
l’insorgente pretende implicitamente di essere stata vittima di una violazione
del diritto di essere sentito, nella misura in cui l’amministrazione ha emanato
la decisione formale senza concederle preliminarmente la facoltà di formulare
dei quesiti peritali e, dopo intimazione della perizia, formulare dei quesiti
di completazione o delucidazione sul contenuto del rapporto allestito dal
proprio medico consulente dr. __________ (doc. I, pag. 6, punto 6). 

                                         L'art. 29
cpv. 2 Cost. e l'art. 42 LPGA garantiscono alle parti il diritto d’essere
sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto d’essere sentito deve in particolare
essere dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi prima della resa di
una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF
129 II 497 consid. 2.2 con
riferimenti; 126 V 130 consid. 2b con
riferimenti).

 

                                         Il diritto
di essere sentito è una garanzia costituzionale di carattere formale, la cui
violazione comporta l’annullamento della decisione impugnata, a prescindere
delle possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa,
126 V 132 consid. 2b e i riferimenti ivi citati). Secondo la giurisprudenza, la
violazione del diritto di essere sentito - a condizione che non sia di una
particolare gravità - è sanata se la parte lesa ha la possibilità di esprimersi
dinanzi a un’autorità di ricorso che gode di un pieno potere cognitivo. La riparazione di un eventuale vizio deve comunque avvenire solo in via
eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa).

 

                                         Chiamata a
pronunciarsi, questa Corte ritiene che le obiezioni sollevate dalla
patrocinatrice della ricorrente non possano essere condivise per i motivi qui
di seguito esposti.

                                         

                                         Va innanzitutto
sottolineato che, in data 18 dicembre 2013, l’assicuratore LAINF ha informato
l’assicurata e la sua rappresentante legale della necessità di esperire una
valutazione psichiatrico-peritale, affidata al dr. __________, prevista per il
31 gennaio 2014, assegnando espressamente un termine per prendere visione dei
quesiti peritali e per poter presentare osservazioni. L’assicuratore infortuni
ha in effetti espressamente indicato che:

 

" (…)

La perizia si rende necessaria in quanto fornirà le risposte ad
alcune domande importanti, che illustriamo volentieri mediante il questionario
allegato. Concediamo un termine di riflessione sino al 27 dicembre 2013 per
consentire a lei e al suo rappresentante legale (che ci legge in copia) di
esibirci eventuali suggestioni al riguardo. (…)” (Doc. 40)

                                         

                                         Dagli atti non risulta che
la patrocinatrice della ricorrente abbia fatto uso di questa facoltà offerta
dall’assicuratore LAINF.

 

                                         Inoltre, una volta
ricevuta l’opposizione alla decisione del 21 febbraio 2014 e tenuto conto delle
contestazioni sollevate dall’avv. RA 1 (doc. 43), l’assicuratore LAINF ha
ritenuto opportuno interpellare nuovamente il dr. __________, chiedendogli di
esprimersi espressamente riguardo alle critiche della patrocinatrice della
ricorrente. 

                                         Ciò è quanto il dr. __________
ha effettivamente fatto con il complemento peritale dell’8 ottobre 2014, nel
quale il perito ha esplicitamente indicato, a titolo di premessa, che “come da
suo incarico del 9.9.2014 rispondo ai diversi punti di critica sollevati
nell’opposizione della legale della signora RI 1 alla vostra decisione del
21.2.2014 che si basava sulle mie conclusioni peritali del 13.2.2014” (doc.
44).

                                         

                                         Alla luce di queste
circostanze, pertanto, si deve concludere che l’assicuratore LAINF abbia dato
alla patrocinatrice dell’assicurata la possibilità di presentare quesiti o
osservazioni prima della prevista visita peritale presso il dr. __________; di
esprimere le proprie considerazione in merito alla decisione attraverso
l’opposizione del 21 marzo 2014; di vedere chiarite da parte del perito stesso,
tramite il complemento peritale dell’8 ottobre 2014, le perplessità da ella
avanzate in sede di opposizione e, infine, di presentare ricorso contro la
decisione su opposizione del 10 novembre 2014 presso il TCA, autorità di
ricorso che gode di piena cognizione.

                                         Il modo di agire
dell’assicuratore LAINF convenuto deve quindi essere considerato corretto e
pienamente rispettoso delle severe esigenze poste dalla giurisprudenza nei casi
giudicati senza far capo ad una perizia amministrativa secondo l’art. 44 LPGA
(cfr. STF 8C_444/2013 del 20 gennaio 2014).

                                         Va qui, del resto,
rilevato che le esigenze di partecipazione della persona assicurata valgono
pienamente allorquando l’assicuratore fa capo ai servizi di un perito
indipendente ai sensi dell’art. 44 LPGA, negli altri casi valendo quanto
previsto dall’art. 42 LPGA, che stabilisce che le parti non devono
obbligatoriamente essere sentite prima di decisioni impugnabili mediante
opposizione (cfr. Ulrich Meyer, Ausgewählte Schriften, Verfahrensfragen/Die
Beweisführung im Sozialversicherungsrecht, 2013).

 

                               2.2.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata a negare il
proprio obbligo a prestazioni relativamente al sinistro del febbraio 2012.

                                         In primo
luogo, occorre determinare se l’evento in questione è stato un atto
involontario oppure no.

                                         Qualora si sia trattato di
un tentativo di suicidio, questa Corte dovrà ancora stabilire se, al momento
del gesto, l’assicurata era o meno completamente priva della capacità di
discernimento.

 

                               2.3.   Giusta l'art. 6 cpv. 1 LAINF,
per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le prestazioni assicurative
sono concesse in caso d'infortunio professionale, d'infortunio non
professionale e di malattie professionali.

 

                               2.4.   L'art. 4 LPGA così definisce
l'infortunio:

 

" È
considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario,
apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la
salute fisica o psichica o che provochi la morte."

 

                                         Questa definizione
riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1 OAINF -
disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni
dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                                         La precedente
giurisprudenza relativa alla nozione di infortunio e ai singoli elementi
caratteristici della stessa continua a essere valevole (SVR 2005 UV Nr. 2).

 

                                         Cinque sono dunque gli
elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" - l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale fattore."

                                         (cfr.
Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA),
Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo
della definizione è di tracciare un chiaro confine tra infortunio e malattia.

 

                               2.5.   L'art. 37 LAINF distingue,
nei tre paragrafi di cui si compone, diverse ipotesi di riduzione, rispettivamente
di diniego, delle prestazioni in contanti. 

                                         In particolare, nel cpv.
1, il legislatore ha ancorato il principio secondo cui l'assicurato che ha
provocato intenzionalmente il danno alla salute o la morte non ha
diritto alle prestazioni assicurative, ad eccezione delle spese funerarie.

 

                                         L'art. 48 cpv. 1 OAINF
precisa, nondimeno, che "anche se é provato che l'assicurato intendeva
suicidarsi o automutilarsi, l'art. 37 capoverso 1 della legge non è applicabile
se l'assicurato, al momento dell'azione e senza propria colpa, era
completamente incapace di agire ragionevolmente, o se il suicidio, il tentativo
di suicidio o l'automutilazione vanno indubbiamente ascritti ad un infortunio
assicurato.".

 

                                         La
giurisprudenza ha ammesso la legalità di questo disposto (cfr. DTF 129 V 95;
RAMI 2003 p. 197 seg.; J.M. Frésard/M. Moser/Szeless, Refus, réduction et
suspension des prestations de l'assurance-accidents: états des lieux et
nouvautés, in HAVE/REAS 2/2005, p. 127 seg.).

                                         Essa
ha inoltre precisato che il suicidio come tale costituisce un infortunio
assicurato soltanto se è stato commesso in uno stato di totale incapacità
di discernimento ai sensi dell'art. 16 CCS. Di conseguenza, affinché la
responsabilità dell'assicuratore contro gli infortuni sia impegnata, è necessario
che, al momento dell'atto e tenuto conto di tutte le circostanze oggettive e
soggettive, in relazione anche all'atto in questione, l'interessato fosse
totalmente privato della facoltà di agire ragionevolmente, a causa,
segnatamente, di infermità o debolezza mentale (cfr. DTF 129 V 95, in particolare 99; RAMI 1996 U 267, p. 310 consid. 2b, 1989 U 84, p. 449 consid.
2b; DTF 113 V 61 = RAMI 1987 U 22, p. 352; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 86).

 

                                         L’esistenza
di una malattia psichica o di un grave disturbo della coscienza deve essere
stabilita conformemente al principio del grado della verosimiglianza
preponderante (DTF 129 V 177 consid. 3.1, 119 V 335 consid. 1, 118 V 286
consid. 1b). Deve trattarsi di sintomi psicopatologici quali la follia, le
allucinazioni, il raptus, ecc. Il motivo che ha indotto al suicidio o al
tentativo di suicidio deve trovarsi in relazione con i sintomi psicopatologici.
L’atto deve apparire “insensato”. Un semplice gesto sproporzionato, nel corso
del quale il suicida valuta unilateralmente e con precipitazione la sua
situazione in un momento di depressione e di sconforto, non é sufficiente (cfr.
STFA U 25/05 del 21 febbraio 2006 consid. 2.2).

 

                                         Per
stabilire l’assenza della capacità di discernimento, non é sufficiente
considerare l’atto del suicida e, pertanto, esaminare se tale atto era
irragionevole, inconcepibile oppure insensato. Occorre piuttosto esaminare,
tenuto conto dell’insieme delle circostanze, in particolare del comportamento e
delle condizioni esistenziali dell’assicurato prima del suicidio, se egli era
ragionevolmente in grado di evitare di mettere fine o di tentare di mettere
fine ai propri giorni. Il fatto che il suicidio si spieghi unicamente con uno
stato psicopatologico escludente la libera formazione della volontà,
costituisce soltanto un indizio di un’incapacità di discernimento (cfr. STF
8C_936/2010 del 14 giugno 2011 consid. 3.1 e RAMI 1996 U 267 p. 309 consid. 2b
e riferimenti ivi citati). 

 

                               2.6.   Quando vi é un
dubbio circa la questione di sapere se la morte é dovuta a un infortunio oppure
a un suicidio, ci si deve fondare sulla forza dell’istinto di conservazione
dell’essere umano e porre la presunzione naturale del carattere involontario
della morte, ciò che comporta il riconoscimento della tesi dell’infortunio. Il
fatto che l’assicurato si é volontariamente tolto la vita sarà considerato
provato soltanto se esistono dei seri indizi che escludono ogni altra
spiegazione conforme alle circostanze. In tali casi, occorre esaminare se le
circostanze sono sufficientemente convincenti per rovesciare la presunzione del
carattere involontario della morte. Qualora gli indizi a favore di un suicidio
non fossero sufficientemente convincenti per rovesciare oggettivamente la
presunzione, l’assicuratore contro gli infortuni deve sopportarne le
conseguenze (STF 8C_550/2010 del 6 settembre 2010 consid. 2.3; RAMI 1996 U 247
p. 172 consid. 2b). 

 

                               2.7.   Nella
concreta evenienza, le parti appaiono concordi nel ritenere che, quel 16
febbraio 2012, RI 1 ha tentato il suicidio.

                                         A questa tesi lo scrivente
TCA non può che aderire.

 

                               2.8.   Ritenuto, dunque, accertato
che le lesioni riportate dall'assicurata sono conseguenti a un tentativo di
suicidio, determinante è la questione di sapere se ella, al momento dell'atto,
fosse o meno totalmente incapace di discernimento.

 

                                         Con la decisione su
opposizione impugnata, l’Istituto assicuratore convenuto - dopo avere ordinato, conformemente a quanto disposto da questo Tribunale
con sentenza 35.2013.40 del 19 agosto 2013, confermata dal Tribunale federale
con sentenza 8C_683/2013 del 15 novembre 2013, una perizia
psichiatrica, affidata al dr. __________ - ha ritenuto inapplicabile
l'art. 48 cpv. 1 OAINF, non potendo ammettere che al momento dell’atto
l’assicurata fosse completamente priva della capacità di discernimento, come
valutato dal proprio psichiatra di fiducia.

 

                                         Di parere opposto la
patrocinatrice dell’assicurata, la quale ha contestato la perizia del dr. __________,
ritenendola errata.

                                                                                

 

                               2.9.   Secondo la giurisprudenza,
quanto alla valenza probante d'un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la
denominazione quale perizia o rapporto (DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160
consid. 1c).

 

                                         Occorre inoltre
considerare che, sempre secondo il TFA, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella
già menzionata DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U
356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                             2.10.   Chiamato a pronunciarsi,
questo Tribunale non ritiene condivisibili le critiche sollevate dalla
patrocinatrice della ricorrente nei confronti dell’apprezzamento peritale del
dr. __________, da considerare pienamente probante ai sensi della
giurisprudenza (DTF 135 V 465 e 137 V 210) in quanto approfondito, dettagliato
e ben motivato.

                                         Tale referto peritale,
redatto dallo specialista in psichiatria fiduciario dell’amministrazione e che
non è stato contestato tramite la presentazione di elementi medici concreti
atti a metterne in dubbio il valore probante, può quindi essere posto a
fondamento del presente giudizio. 

 

                                         In effetti, nel referto
peritale 13 febbraio 2014, il dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, dopo avere analizzato accuratamente la documentazione medica agli
atti, avere minuziosamente ricostruito l’anamnesi dell’insorgente ed avere
proceduto al suo esame clinico, si è così espresso:

 

" (…)

Con verosimiglianza preponderante non si è quindi trattato di un
gesto “assurdo”, inspiegabile, non intenzionale, compiuto in uno stato di
psicotico nel senso schizofrenico, caratterizzato da allucinazioni, deliri o da
un raptus per cui, imperativamente e in uno stato di completa alterazione
dell’esame di realtà, sarebbe stata spinta al gesto suicidale.

 

Tutte le informazioni a disposizione, considerati anche i
precedenti tentamen suicidali, lasciano presupporre, con probabilità
preponderante, un comportamento certamente inadeguato ma comprensibile e mirato
nel contesto di una crisi depressiva e ansiosa che già in passato (e
probabilmente ancora in futuro) l’aveva spinta a compiere tale gesto.

Dagli atti a disposizione e dalle informazioni ottenute dalla
signora RI 1 e da sua madre, non sono deducibili degli elementi clinici
indicanti un’incapacità totale di auto-determinarsi ragionevolmente. Ella ha
certamente agito secondo una sua logica distorta e limitata ma non del tutto
irrazionale e incontrollata.

 

In questo senso, al momento dell’evento, la capacità di intendere
e di volere e quindi di giudicare le conseguenze del suo atto, con
verosimiglianza preponderante, non era totalmente assente.”

                                         (doc. 41, p. 14)

                                         

                                         Il TCA concorda con questa
valutazione del perito psichiatra, la cui correttezza è stata poi ribadita – su
richiesta dell’assicuratore convenuto – nelle osservazioni dell’8 ottobre 2014,
con le quali lo stesso dr. __________ ha preso puntualmente posizione riguardo
alle critiche sollevate in sede di opposizione dall’avv. RA 1 avverso il
referto peritale, riconfermando che “al momento dell’evento, la capacità di
intendere e di volere e quindi di giudicare le conseguenze del suo atto, con
verosimiglianza preponderante, non era totalmente assente” (doc. 44, p. 7). 

                                         Il perito ha posto
l’accento sul fatto che decisivo ai fini di causa non è sapere se l’assicurata
avesse o meno al momento dell’atto una parziale capacità di discernimento, ma
solo stabilire se la stessa fosse a quel momento totalmente priva della
capacità di discernimento, circostanza che tuttavia non è mai stata comprovata
e che non risulta né dagli atti, né dalle dichiarazioni dell’assicurata stessa
(doc. 44, p. 8).

 

                                         Il TCA condivide queste
considerazioni, ben motivate, espresse dal dr. __________ che, del resto, non
sono state contestate tramite la presentazione di certificati specialistici in
grado di confutare quanto appurato dal perito incaricato dall’amministrazione.                                                  

                                         Questo Tribunale rileva,
infatti, che in sede ricorsuale la patrocinatrice della ricorrente si è
limitata a nuovamente contestare il valore del referto peritale, ritenendolo
insufficiente in quanto redatto dopo un solo colloquio con l’assicurata e, per
di più, dopo aver richiesto delle informazioni anche alla mamma
dell’interessata.

                                         Ora, a prescindere dalla
circostanza addotta dall’amministrazione relativa al fatto che il dr. __________
aveva già avuto modo di esaminare l’assicurata in occasione della visita
peritale del data 12 febbraio 2013, seppur allora per un motivo diverso (ossia
per determinare l’eventuale residua capacità lavorativa dell’interessata, cfr.
doc. 35) - va sottolineato che il dr. __________, in quanto specialista FMH in
psichiatra e psicoterapeuta, già Direttore del __________, deve
essere ritenuto come particolarmente qualificato ad esprimersi nella materia
che qui interessa.

                                         D’altro canto, egli ha formulato
le proprie conclusioni, motivate in maniera convincente, dopo avere preso piena
conoscenza dei dati anamnestici riguardanti l’assicurata e dopo averla
personalmente incontrata (circa la necessità di un esame personale
dell'assicurato, quando si tratta di valutare delle questioni che necessitano
di una perizia psichiatrica, cfr. DTF 127 I 54 consid. 2e-g e riferimenti,
citata in RAMI 2001 U 438, p. 345 s.; STCA 35.2000.34 dell'8 agosto 2002
e 35.2005.9 dell’8 novembre 2005). 

                                         Inoltre, secondo la giurisprudenza,
il fatto di avere avuto con l’assicurata un solo colloquio peritale appare
usuale, spettando al perito valutare l’opportunità di procedere a più colloqui
(cfr. STF 9C_550/2014 del 3 febbraio 2015). Nel caso di specie, lo stesso dr. __________,
nelle osservazioni dell’8 ottobre 2014, ha indicato che non può essere ritenuta insufficiente una sola visita peritale, se si pon mente al fatto che molte
volte, in casi di suicidio, il perito è addirittura chiamato ad esprimere il
proprio parere, per forza di cose, solo sulla base degli atti. 

 

                                         Il fatto, poi, che il dr. __________
abbia consultato anche la madre dell’interessata, rientra ampiamente, a mente
di questo Tribunale, nelle facoltà del perito, al fine di meglio inquadrare il
caso, raccogliendo il numero maggiore di informazioni, anche “dal profilo delle
informazioni eteroanamnestiche”, come espressamente indicato in sede peritale
(cfr. doc. I, p. 1).

                                         Da tale circostanza non si
può quindi, contrariamente a quanto preteso dalla patrocinatrice della
ricorrente, dedurre che il perito disponesse di elementi insufficienti. 

                                         Al contrario, questo
Tribunale ritiene che il dr. __________ abbia espresso la propria valutazione
dopo un’accurata ponderazione di tutti gli elementi del caso, ivi compresi la
raccolta di informazioni da parte della mamma dell’interessata e lo studio
attento della documentazione medica agli atti - in particolare i certificati
medici della Clinica __________, quelli dell’Ospedale __________ e quelli della
Clinica __________ (dove la signora RI 1 era stata ricoverata il 30 gennaio
2012 per una “sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave senza
sintomi psicotici; disturbo di personalità misto”, cfr. doc. 6) – oltre,
naturalmente, al colloquio personale con l’assicurata.

                                      

                                         Infine, la patrocinatrice
della ricorrente ha indicato che risulta incomprensibile capire come il perito
possa essere giunto alla conclusione che l’assicurata non fosse totalmente
incapace di intendere e di volere al momento dell’atto, ritenuto che ella
stessa non ha saputo spiegare i motivi del proprio gesto, non riuscendo a
capacitarsi di come abbia potuto gettarsi da un dirupo.

                                         Il dr. __________, nelle
osservazioni dell’8 ottobre 2014, riconfermando la correttezza della
valutazione peritale da lui eseguita, ha dettagliatamente e in maniera
convincente spiegato che “RI 1 stessa, pur non ricordando esattamente i momenti
che avevano preceduto il gesto (come menzionato nel mio rapporto), aveva
ritenuto probabile che compiendo il salto volesse in qualche modo “chiedere
aiuto” o che lo avesse fatto per “finire di soffrire”, motivo per il quale “non
si può quindi negare, diversamente da quanto pensa la legale, “una certa
razionalità”, seppure limitata e distorta del passaggio all’atto”.

                                         Il dr. __________ ha
quindi concluso che “nel caso presente si è trattato con ogni evidenza di un
gesto preannunciato ripetutamente (e quindi non improvviso) nel contesto di una
malattia psichica grave che comporta notoriamente un alto rischio suicidale. In
molte malattie psichiche gravi il soggetto agisce spesso secondo una “sua”
razionalità certamente distorta e limitata ma non per questo del tutto
inspiegabile e “totalmente irrazionale”.” (doc. 44, p. 4).

 

                                         Il TCA concorda con le
considerazioni del dr. __________.

                                         Se infatti é vero che
disturbi depressivi gravi comportano un alto rischio suicidale, ciò non
significa ancora che la capacità di agire ragionevolmente della persona
interessata sia in ogni caso annientata. In questo senso, si veda la sentenza U
28/01 del 18 luglio 2002 consid. 4.2, in cui il TFA ha negato l’assenza di una
totale incapacità di discernimento, trattandosi di un assicurato affetto, al
momento del tentamen, proprio da un grave disturbo depressivo maggiore
(si veda pure la STF 8C_936/2010 del 14 giugno 2011 consid. 3.2; la STCA
35.2012.28 del 19 settembre 2013, cresciuta incontestata in giudicato, e la
STCA 35.2007.54 del 29 agosto 2007, cresciuta incontestata in giudicato,
concernente un assicurato che, al momento del tentativo di suicidio, era in preda
a una crisi depressiva acuta - senza sintomi psicotici - sviluppatasi nel
contesto di un disturbo bipolare; per un caso in cui questo Tribunale ha invece
ammesso l’applicabilità dell’art. 48 OAINF, si veda la STCA 35.2005.9 dell’8
novembre 2005, riguardante il caso di un’assicurata che aveva
compiuto il tentativo di suicidio, in preda a una crisi psicotica acuta e a un
disturbo di personalità schizoide). 

                                         

                                         In
esito a quanto precede, il TCA, applicando il criterio della probabilità
preponderante utilizzato abitualmente per l'apprezzamento delle prove nel
settore delle assicurazioni sociali (cfr. cfr. STF 8C_999/2010
del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF
8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353
consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195), ritiene che il 16
febbraio 2012, al momento in cui ha tentato di togliersi la vita, l'assicurata
non si trovava in uno stato di totale incapacità di discernimento, di modo che
i presupposti di cui all’art. 48 OAINF non sono adempiuti. 

 

                                         Di conseguenza
l’assicuratore infortuni convenuto ha correttamente negato il proprio obbligo a
prestazioni.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti