# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55660553-8e44-53fe-8533-c7ca17ef1cda
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.11.2022 D-4671/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4671-2022_2022-11-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4671/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 0  n o v e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione della giudice Chrystel Tornare Villanueva;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

patrocinato da Paolo Guidone,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere); 

decisione della SEM del 15 settembre 2022 / N (…). 

 

 

 

D-4671/2022 

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Visto: 

la domanda d'asilo che A._______ ha depositato in Svizzera il 12 mag-

gio 2022,  

la procura conferita il 17 maggio 2022 alla rappresentanza legale assegna-

tagli,  

il verbale d'audizione sul rilevamento delle generalità del 24 maggio 2022, 

il verbale d'audizione sui motivi d'asilo del 6 settembre 2022, 

la bozza di decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM) del 13 settembre 2022, 

il parere del 14 settembre 2022 sulla bozza di decisione della SEM, 

la decisione della SEM del 15 settembre 2022, notificata il medesimo 

giorno, con cui tale autorità non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all'in-

teressato, ha respinto la sua domanda d'asilo ed ha pronunciato il suo al-

lontanamento dalla Svizzera nonché ha ritenuto l'esecuzione della misura 

ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 14 ottobre 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 17 ottobre 2022), per il tramite del quale l'insorgente ha concluso 

all'annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità 

di rifugiato ed alla concessione dell'asilo in Svizzera; in via subordinata, 

alla restituzione degli atti alla SEM per completamento dell'istruttoria e 

nuovo esame delle allegazioni; con contestuale richiesta di concessione 

dell'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo con protestate tasse e spese, 

i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza ed in sede 

ricorsuale, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

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RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi in relazione con 

l'art. 10 dell'Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell'asilo in relazione 

al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]; 

DTAF 2020 I/1 consid. 7) contro una decisione in materia di asilo della SEM 

(art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile 

sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e art. 52 PA, 

che pertanto occorre entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dalla giudice in qualità di giudice unica, con l'approvazione di 

una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

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sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che per essere considerate rilevanti in materia d'asilo, le misure adottate 

devono raggiungere una certa intensità; che sebbene il Tribunale abbia già 

determinato che anche i pregiudizi di lieve entità toccanti libertà personale 

e integrità corporale, quando ripetuti sistematicamente, possano di princi-

pio comportare una pressione psichica insopportabile ai sensi dell'art. 3 

cpv. 2 LAsi, è anche in tale caso necessario, per ammettere una rilevanza 

in materia d'asilo, che le esigenze restrittive poste dalla giurisprudenza 

siano rispettate (cfr. sentenza del Tribunale D-3786/2020 del 27 giu-

gno 2022 consid. 9.2.1 e relativi riferimenti); che alla luce di ciò, le misure 

in parola, per essere assimilabili a dei seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

devono rendere l'esistenza nel paese d'origine oggettivamente non sop-

portabile (cfr. DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che (…), (…) turco di etnia curda, al fine di motivare la sua domanda d'asilo 

ha fatto innanzitutto valere di essere stato costretto a dimettersi dalla (…) 

a causa dei risultati di un'inchiesta di sicurezza nei suoi confronti; che rele-

gato (…), il (…) 2021 egli sarebbe stato picchiato e ferito da due superiori 

i quali sarebbero venuti a conoscenza dell'inchiesta; che rivoltosi al (…) 

R.D. con una lettera di denuncia, questi avrebbe promesso di punire gli 

aggressori e gli avrebbe altresì proposto di far cancellare l'inchiesta nei 

suoi confronti e di aiutarlo ad ottenere un posto di lavoro in polizia; che 

grazie alle referenze di R.D. il (…) M.A. l'avrebbe contattato una volta ter-

minato il (…); che l'interessato avrebbe accettato l'incarico proposto, il 

quale consisteva nel raccogliere informazioni, scoprire chi forniva aiuti lo-

gistici al PKK (acronimo in curdo: Partîya Karkerén Kurdîstan; ed in italiano: 

Partito dei Lavoratori del Kurdistan) a B._______; che per quattro mesi egli 

si sarebbe recato alla sede del Partito Democratico dei Popoli (Halklarin 

Demokratik Partisi, HDP) ed avrebbe fornito le informazioni alla polizia; che 

in seguito tuttavia, colto da rimorsi di coscienza non avrebbe più voluto 

svolgere tale attività, avrebbe dato le proprie dimissioni e si sarebbe tra-

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sferito a C._______; che in tale città avrebbe iniziato a lavorare in una fab-

brica metallurgica; che dopo quale mese, M.A. l'avrebbe contattato chie-

dendogli di nuovo di partecipare alla sorveglianza della sede del partito 

locale; che egli avrebbe accettato di collaborare nuovamente con la polizia; 

che dopo qualche tempo, a (…) 2022, l'interessato avrebbe comunicato al 

suo nuovo superiore, R.C., di non voler più continuare l'incarico; che costui 

non avrebbe tuttavia accettato le sue dimissioni e l'avrebbe minacciato; che 

non sopportando più le minacce il richiedente il (…) 2022 avrebbe venduto 

illegalmente la sua pistola di servizio ed il (…) 2022 sarebbe espatriato (cfr. 

atto SEM […]-15/11, D31 segg.),  

che nella querelata decisione l'autorità inferiore ha negato l'esistenza di 

indizi di una pregressa e rilevante persecuzione e di un timore fondato per 

il futuro; che anzitutto, la sua relegazione a (…), così come il timore di non 

trovare un impiego pubblico, per difetto d'intensità non sarebbero rilevanti 

in materia d'asilo; che egli avrebbe altresì trovato un lavoro, a tempo inde-

terminato, nel settore privato; che il timore delle conseguenze della vendita 

della pistola deriverebbero da un'azione illegittima da parte dell'interessato 

e deliberatamente compiuta per il solo vantaggio personale; che tale timore 

non potrebbe essere ritenuto un motivo d'asilo rilevante; che non vi sareb-

bero ragioni di credere che egli andrebbe incontro ad un trattamento discri-

minatorio (polit malus), non avendo un profilo politico di rilievo,  

che in seguito, la SEM ha considerato che l'aggressione avvenuta il (…) 

2021, dopo essere stato relegato a (…), potrebbe essere considerata un 

avvenimento occasionale, frutto dell'iniziativa personale di due soggetti che 

sarebbero poi stati puniti; che la sua denuncia dimostrerebbe altresì la fi-

ducia dell'interessato nelle autorità, con le quali egli avrebbe poi accettato 

di collaborare; che per quanto riguarda le minacce proferite da R.C., sa-

rebbero da considerarsi delle esternazioni individuali; che R.C. avrebbe 

proferito per sua iniziativa personale e non ascrivibili alla polizia in gene-

rale; che queste esternazioni minacciose sarebbero poi rimaste a livello 

verbale e senza alcun seguito, difettando pertanto anche d'intensità per 

poter essere considerate rilevanti, 

che infine, l'autorità inferiore ha ritenuto che né i mezzi di prova presentati, 

né il parere sulla bozza di decisione permetterebbero una diversa valuta-

zione; che segnatamente, non sarebbe riconoscibile un intento sistemico 

di discriminazione dal momento che gli eventi pregiudizievoli sarebbero di-

stanziati nel tempo, messi in opera da persone che non avrebbero contatti 

tra di loro e che l’interessato avrebbe pure potuto porvi rimedi chiamando 

in causa un'autorità superiore,  

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che in sede ricorsuale l'insorgente contesta l'irrilevanza dei suoi motivi d'a-

silo; che innanzitutto egli precisa che non avrebbe mai scelto di collaborare 

con le autorità turche di polizia, ma che tale collaborazione sarebbe frutto 

di un ricatto (quello della cancellazione dell'inchiesta di sicurezza nei suoi 

confronti); che egli inoltre non avrebbe mai avuto alcuna fiducia nelle auto-

rità turche; che in seguito, il ricorrente ritiene che le persecuzioni nei suoi 

confronti sarebbero state sistematiche; che almeno sei diversi (…), appar-

tenenti ad amministrazioni diverse, di vario grado e istanza e di diverse 

città avrebbero contribuito in momenti ed ambiti differenti a contrastare ar-

bitrariamente il suo normale e legittimo percorso formativo; che la perse-

cuzione a suo danno si sarebbe evidentemente protratta nel tempo e nei 

contesti più vari, in quanto iniziata con la sua ingiusta degradazione a (…) 

basata su ragioni di discriminazione etnica, 

che il ricorrente osserva poi che le minacce ricevute da parte del funziona-

rio di polizia R.C. sarebbero giunte da un alto funzionario dell'amministra-

zione; che egli avrebbe visto altresì i trattamenti riservati ad alcuni soggetti 

appartenenti all'HDP che avrebbe aiutato a far arrestare; che pertanto non 

sarebbe stata assolutamente peregrina l'idea che tali minacce potessero 

realmente concretizzarsi a suo danno,  

che infine, per quanto riguarda l'attualità della persecuzione, l'insorgente 

rileva che il suo avvocato di fiducia turco l'avrebbe informato dell'attuale 

esistenza di una nuova inchiesta a suo carico; che in caso di ritorno in Pa-

tria, i rischi di una ingiusta detenzione e persecuzione ai suoi danni sareb-

bero dunque indubitabili,  

che nel caso in disamina, il Tribunale ritiene che l'argomentazione ricor-

suale non possa essere seguita,  

che innanzitutto, la sua relegazione a (…) non può essere considerata una 

misura che renda impossibile – o difficile oltre i limiti del sopportabile – la 

continuazione dell'esistenza nel paese d'origine; che in secondo luogo, il 

Tribunale rileva che contrariamente a quanto censurato in sede ricorsuale, 

non risulta che la relegazione sia stata dettata da intenti discriminatori ed 

in particolare alla sua fede alevita; che da una parte, non è infatti inusuale 

che le autorità effettuino un'inchiesta di sicurezza, rispettivamente d'ido-

neità e che definiscano delle condizioni prima di ammettere un candidato 

ad una (…); che d'altra parte non risulta neppure che il ricorrente sia di fede 

alevita; che invero, le autorità militari gli avrebbero chiesto se lo fosse ed 

egli avrebbe dichiarato di non essere né credente né praticante; che dipoi, 

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il ricorrente non ha contestato di aver effettivamente partecipato agli avve-

nimenti che gli sono stati rimproverati (cfr. atto SEM 15/11 D31 seg.),  

che per quanto riguarda l'aggressione subita il (…) 2021 da parte di due 

(…)nella (…)in cui il ricorrente svolgeva il (…) in qualità di (…), il Tribunale 

rimanda alle dettagliate considerazioni dell'autorità inferiore; che invero, 

l'episodio è frutto di un evento occasionale da parte di terzi e per il quale 

egli si è potuto rivolgere al suo superiore, R.D., il quale si è scusato per 

l'agire degli aggressori e gli ha altresì offerto il suo aiuto per l'eliminazione 

dell'inchiesta a suo carico e per l'ottenimento di un posto di lavoro in polizia 

(cfr. atto SEM 15/11 D31 seg.), 

che per ciò che concerne il cosiddetto "ricatto" al fine di ottenere la sua 

collaborazione con la polizia, va rilevato quanto segue: che innanzitutto, 

quand'anche si dovesse ritenere la sua scelta di collaborare con la polizia 

di B._______ non propriamente libera, bensì con un secondo fine – ovvero 

quello dalla cancellazione dell'inchiesta – al momento in cui egli ha comu-

nicato al suo superiore M.A. la sua volontà di porre fine al suo incarico e di 

trasferirsi ad C._______, il suo superiore non soltanto ha accettato le sue 

dimissioni senza alcun problema, bensì l'ha perfino aiutato ad ottenere un 

posto di lavoro in una fabbrica (cfr. atto SEM 15/11 D31 e D46),   

che lo stesso non può essere tuttavia detto per la successiva collabora-

zione con la polizia di C._______; che invero, l'accettazione di tale impiego 

sarebbe stata fatta dall'insorgente per uno scopo puramente personale, 

ovvero la possibilità di indicare quale referenza il suo nuovo superiore in 

un concorso in ambito sanitario (cfr. atto SEM 15/11 D46),  

che in seguito, dalla mancata aggiudicazione del concorso sanitario non vi 

sono elementi per ritenere che la stessa sia stata discriminatoria; che per 

altro, difetta comunque d'intensità; che dipoi, anche in questo caso, egli si 

sarebbe rivolto al (…) R.D. il quale nuovamente si sarebbe offerto di aiu-

tarlo, facendo cancellare nel sistema l'iscrizione inerente al fatto che egli 

sarebbe stato oggetto di un'inchiesta di sicurezza ed (…); che a questo 

proposito, la ricerca dell'inchiesta stessa avrebbe dato esito negativo; che 

il timore di non trovare un impiego pubblico non costituisce pertanto un 

motivo rilevante in materia d'asilo, 

che in seguito, per quanto riguarda le minacce ricevute da parte del suo 

superiore ad C._______, R.C., quando gli avrebbe comunicato la sua vo-

lontà di smettere la collaborazione in primo luogo, come a giusto titolo rile-

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vato dall'autorità inferiore, tali minacce sono frutto di esternazioni indivi-

duali che R.C. ha proferito per sua iniziativa personale e non ascrivibili alla 

polizia in generale; che invero, nella precedente collaborazione con la po-

lizia e M.A. egli non avrebbe avuto alcun tipo di problema; che in secondo 

luogo, egli non ha fatto nulla per far smettere le minacce ad esempio rivol-

gendosi ad un superiore di R.C.; che in seguito, non risultano esservi ele-

menti per ritenere che le asserite minacce sarebbero effettivamente state 

messe in atto; che infine, non risultano neppure elementi che permettano 

di indicare che egli rischi di subire delle persecuzioni future per aver la-

sciato tale impiego, rispettivamente che le minacce siano tuttora attuali,  

che per quanto riguarda le conseguenze dovute alla vendita dell'arma, 

come a giusto titolo rilevato dalla SEM, non vi sono ragioni di supporre che 

egli andrebbe incontro ad un trattamento discriminatorio,  

che infine, il Tribunale non può che confermare le considerazioni dell'auto-

rità inferiore in merito alla sistematicità delle pretese persecuzioni; che que-

sta interpretazione del ricorrente risulta palesemente contraria agli atti di 

causa; che invero, dalla lettura del verbale d'audizione appare evidente che 

gli episodi fatti valere dall'insorgente sono degli eventi distanziati nel 

tempo, messi in opera da persone di funzioni e amministrazioni diverse tra 

loro,  

che per quanto riguarda poi la pretesa nuova inchiesta nei confronti del 

ricorrente si rileva da un lato che il documento fornito a sostegno di tale 

allegazione risulta essere un documento di parte di scarso valore probato-

rio; che in secondo luogo, non vi sono degli altri indizi che permettano di 

ritenere che l'eventuale indagine abbia un intento persecutorio per le opi-

nioni politiche del richiedente,  

che infine, non si può ad oggi ritenere che la sola appartenenza all'etnia 

curda giustifichi timori di esposizione a persecuzioni con una rilevanza per 

l'asilo (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-3786/2020 del 27 giu-

gno 2022 consid. 9.2.1 e relativi riferimenti), 

che pertanto, non vi sono sufficienti indizi concreti che lascino presupporre, 

in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, il realizzarsi di seri pre-

giudizi nei confronti del qui ricorrente, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell'asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

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che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi),  

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-

lontanamento,  

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione dell'allon-

tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che in merito all'esecuzione dell'allontanamento, l'insorgente ritiene che 

qualora tornasse in Turchia, sarebbe esposto ad un trattamento contrario 

all'art. 3 del Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle 

libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che l'esecu-

zione dell'allontanamento non sarebbe altresì ragionevolmente esigibile 

poiché vista l'inchiesta aperta nei suoi confronti ed i suoi trascorsi per so-

stenere la causa curda, difficilmente egli riuscirà ad integrarsi nuovamente 

in Turchia e ad ottenere un lavoro che gli permetta l'autosostentamento,  

che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi 

ostativi all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente verso la Turchia, 

che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che pertanto l'esecuzione dell'allonta-

namento è ammissibile, 

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che dal luglio 2015, il conflitto curdo-turco e gli scontri armati tra il PKK e 

le forze di sicurezza statali sono nuovamente ripresi nel sud-est del Paese; 

che a causa degli scontri violenti in quest’ultimo, a fianco alle province di 

Hakkâri e Şırnak – nelle quali il Tribunale già da molto tempo ritiene che 

l’esecuzione dell’allontanamento non sia ammissibile (cfr. DTAF 2013/2 

consid. 9.6) – vi sono anche altre province nel sud-est della Turchia dove 

l’esecuzione dell’allontanamento è da ritenere inammissibile; che tuttavia 

come ritenuto da costante giurisprudenza di questo Tribunale, in quest’ul-

timo Stato non vige, ora come prima, un contesto di guerra, guerra civile o 

violenza generalizzata riguardante l’integralità del territorio (cfr. tra le tante, 

sentenze del Tribunale E-2639/2020 dell'8 novembre 2022 consid. 9.3.1), 

che pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente, che proviene 

dalla provincia di B._______, ovvero da una regione non contemplata nella 

summenzionata giurisprudenza, e che non può nemmeno avvalersi di mo-

tivi ostativi individuali (cfr. decisione impugnata, III.2), è da considerarsi 

pure ragionevolmente esigibile; che in particolare, non risulta che egli non 

riuscirà ad integrarsi, che invero, egli è giovane, in buona salute, dispone 

di una rete famigliare in patria ed è riuscito ad ottenere un impiego in una 

fabbrica metallurgica,  

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell'esecuzione del provvedimento, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento 

la decisione dell'autorità inferiore va confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l'esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: