# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e1a0d977-c19a-57a5-ad04-8b902ddd9beb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-11-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.11.2018 D-7284/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7284-2017_2018-11-21.pdf

## Full Text

S e n t e n z a  d e l  2 1  n o v e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Sylvie Cossy, Gérald Bovier,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Eritrea,   

patrocinato dal lic. iur. Mario Amato,  

Soccorso operaio svizzero SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 16 novembre 2017 / N (…). 

 

 

 

 

 

 

 B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7284/2017 

 

D-7284/2017 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 14 agosto 

2014, 

il verbale relativo all’audizione sulle generalità del 1° settembre 2014 (di 

seguito: verbale 1), 

la decisione della SEM del 14 aprile 2015, annullata dal Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) con sentenza del 17 

maggio 2017 (cfr. incarto D-3074/2017), 

il verbale relativo all’audizione sui motivi d’asilo del 9 ottobre 2017, 

l’ulteriore decisione della SEM del 16 novembre 2017, per mezzo della 

quale tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato 

l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello 

stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 22 dicembre 2017, per il cui tramite il ricorrente ha postulato 

l’annullamento della decisione impugnata e la concessione dell’asilo in 

Svizzera; in subordine la ritrasmissione degli atti all’autorità di prima 

istanza per un nuovo esame delle allegazioni; in via ancor subordinata la 

concessione dell’ammissione provvisoria, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una 

decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

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che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il richiedente, cittadino eritreo nato a B._______, si sarebbe trasferito 

in una prima occasione dall’allora Etiopia in Sudan con i genitori già nel 

1974, a causa della militanza del padre nel Fronte di Liberazione Eritreo 

(Eritrean Liberation Front; di seguito: ELF), per restarvi sino al 1988; che 

dopo essere stato scolarizzato in Sudan, all’età di 14 anni avrebbe fatto 

ritorno in patria per aderire a sua volta all’ELF; che in seguito il richiedente 

asilo avrebbe integrato le forze di polizia di C._______; che nel 1995 egli 

avrebbe lasciato nuovamente il paese per recarsi in Arabia Saudita, ove 

sarebbe rimasto sino al 2009, facendo però regolarmente ritorno nel paese 

d’origine; che nel 2009 sarebbe rientrato un’ultima volta in Eritrea per poi 

espatriare definitivamente verso il Sudan due giorni dopo (cfr. verbale 1, 

pag. 2 e seg.), 

che proprio agli avvenimenti verificatisi in tale evenienza egli avrebbe 

ricondotto i suoi motivi d’asilo; che a suo dire le autorità aeroportuali lo 

avrebbero infatti fermato, e, dopo aver constatato la sua partenza definitiva 

dall’Arabia Saudita, gli avrebbero sequestrato il passaporto; che ciò 

sarebbe stato finalizzato ad una sua ulteriore incorporazione nell’esercito; 

che pertanto, dopo essere riuscito a recuperate il suo documento d’identità 

grazie all’intercessione di una conoscente che lavorava presso l’aeroporto, 

egli avrebbe lasciato il paese per timore di essere nuovamente arruolato 

(cfr. verbale 2, pag. 2 e segg.), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

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loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi), 

che la SEM ha considerato inverosimili le allegazioni dell’interessato a 

proposito di quanto intercorso al momento del rientro in Eritrea del 2009; 

che in occasione dell’audizione sulle generalità, l’insorgente avrebbe infatti 

affermato di aver ricevuto una convocazione e che al controllo documenti 

gli sarebbe stato detto di presentarsi presso il Ministero della difesa; che 

nell’ambito dell’audizione sui motivi d’asilo egli avrebbe invece asserito che 

il funzionario addetto al controllo passaporti, dopo avergli sequestrato il 

documento, gli avrebbe semplicemente detto di presentarsi all’Ufficio 

passaporti e che in precedenza si sarebbe probabilmente sbagliato in 

merito alla convocazione; che inoltre, nel corso della prima audizione egli 

avrebbe omesso ogni riferimento al sequestro del passaporto; che su tali 

presupposti, anche l’asserito espatrio illegale non sarebbe pertinente ai fini 

del riconoscimento dello statuto di rifugiato, 

che nel proprio gravame l’insorgente avversa tale valutazione; che nel 

corso dell’audizione sui fatti, questi avrebbe infatti avuto modo di riferire di 

essersi precedentemente sbagliato a proposito della convocazione, 

confermando che gli sarebbe stato riferito di presentarsi al Ministero della 

difesa; che detta giustificazione andrebbe ritenuta verosimile; che difatti, 

anche in occasione dell’audizione sulle generalità, il ricorrente avrebbe 

dichiarato di aver ricevuto la convocazione all’aeroporto di Asmara; che 

sarebbe quindi plausibile ritenere che l’insorgente abbia definito 

“convocazione” quanto riferitogli verbalmente; che del resto, apparrebbe 

poco verosimile che il funzionario aeroportuale abbia di sua spontanea 

volontà fatto menzione della necessità di presentarsi al Ministero della 

difesa; che il fatto di aver omesso di riferire del sequestro durante la prima 

audizione non permetterebbe inoltre di inficiare la verosimiglianza del 

racconto, godendo l’audizione sulle generalità di forza probatoria ridotta e 

non trattandosi di un elemento centrale; che per di più si potrebbe anche 

ritenere che il ricorrente non ricordi l’esatta dinamica della riconsegna; che 

da ultimo, pure l’espatrio illegale sarebbe rilevante, dal momento che le 

autorità eritree continuerebbero a considerare quali oppositori politici 

coloro che lasciano il paese senza autorizzazione e che la situazione 

dell’insorgente medesimo rientrerebbe nelle circostanze supplementari 

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prescritte dalla giurisprudenza a fronte del fatto di non aver dato seguito 

alla richiesta di presentarsi presso il ministero della difesa; 

che la tesi ricorsuale non merita considerazione, 

che infatti, a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve 

provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la 

qualità di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una 

probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che è pertanto necessario 

che i fatti allegati dal richiedente siano sufficientemente sostanziati, 

plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che 

il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli 

fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 

LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera 

falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza 

o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso 

interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che 

infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano 

sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in 

preponderanza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, 

infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni 

singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli 

elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque 

determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata), 

che nel presente caso, le versioni fornite dall’insorgente risultano 

contraddittorie su punti essenziali; che in occasione dell’audizione sulle 

generalità, l’interessato ha infatti dichiarato di essere fuggito dall’Eritrea in 

quanto, al momento del rientro dall’Arabia Saudita per via aerea del 2009, 

gli sarebbe stata notificata una convocazione nella quale gli si chiedeva di 

presentarsi presso il Ministero della difesa; che in tale sede egli non ha 

inoltre specificato che gli sarebbe stato sequestrato il passaporto (cfr. 

verbale 1, pag. 13); che nell’ambito dell’audizione sui motivi d’asilo, 

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l’insorgente ha invece asserito che le autorità aeroportuali gli avrebbero 

sottratto il passaporto intimandogli di presentarsi presso l’Ufficio dei 

passaporti di Asmara, luogo nel quale avrebbero poi deciso del suo 

destino, da che, egli avrebbe dedotto la volontà di arruolarlo da parte delle 

autorità (cfr. verbale 2, pag. 10-11); che nonostante le giustificazioni 

addotte in sede ricorsuale e nella stessa audizione sui motivi d’asilo (cfr. 

verbale 2, pag. 10), tali incongruenze paiono insanabili; che innanzitutto, le 

autorità alternativamente menzionate dal ricorrente risultano fare capo a 

ministeri differenti (l’Ufficio dell’Immigrazione, della cittadinanza e dei 

passaporti è integrato in seno al Ministero dell’interno; cfr. 

< http://www.eritrea.be/old/eritrea-information.htm > consultato il 

23.10.2018), per il che, è incomprensibile ch’egli si sia confuso nell’una o 

nell’altra circostanza; che il fatto di non aver nemmeno fatto menzione del 

ritiro del passaporto nell’ambito della prima audizione è inoltre un elemento 

centrale e non trascurabile come sembra volerlo l’insorgente, e ciò 

quandanche la circostanza sia stata omessa contestualmente ad un passo 

procedurale sommario (nel corso del quale il ricorrente si è tuttavia 

espresso ampiamente a proposito dei suoi motivi d’asilo), 

che ad ogni modo, anche laddove si voglia prendere per valida la seconda 

versione dell’insorgente, cosi come avanzato in sede ricorsuale, v’è da 

chiedersi se quest’ultima possa o meno configurare una fattispecie 

rilevante in materia d’asilo,  

che il ricorrente ha infatti affermato di non aver ricevuto alcuna 

convocazione ai fini del reclutamento e di aver dedotto l’eventualità di 

dover tornare in servizio lui stesso, sulla base di circostanze pregresse che 

non lo riguardavano direttamente (cfr. verbale 2, pag. 10-11), 

che in realtà il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è 

oggettivamente fondato solo allorquando il richiedente asilo è in contatto 

con le autorità militari (cfr. GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39); che 

detto contatto è presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio 

attivo oppure se la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. 

GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 40); che al contrario, il mero rischio di 

dover probabilmente effettuare il servizio nazionale nel contesto eritreo non 

costituisce un pregiudizio determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che su tali presupposti, il solo espatrio illegale, che è da considerarsi 

pertinente solo in presenza di elementi supplementari che lascino 

presupporre che la persona sia malvista dalle autorità (cfr. sentenza del 

Tribunale D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata come sentenza di 

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riferimento] consid. 5.1), quand’anche verosimile, non permette di giungere 

ad altro esito,  

che, per quanto riguarda la concessione dell’asilo ed il riconoscimento della 

qualità di rifugiato v’è pertanto da confermare la decisione dell’autorità di 

prima istanza,  

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare detta pronuncia, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, 

RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che in sede ricorsuale l’insorgente contesta anche tale assunto; che il rinvio 

del ricorrente risulterebbe innanzitutto inammissibile; che vari organismi 

internazionali avrebbero infatti segnalato che l’Eritrea sarebbe da 

considerarsi un paese autoritario ove regnerebbero arresti arbitrari, 

condanne extragiudiziarie e torture; che l’art. 4 CEDU sarebbe a sua volta 

ostativo al rinvio; che il servizio nazionale eritreo non rappresenterebbe 

infatti un sistema unico e l’assegnazione alla componente militare o civile 

sarebbe decisa arbitrariamente; che sarebbe dunque altamente verosimile 

che il ricorrente venga assegnato alla parte militare; che l’insorgente cita 

quindi diversi rapporti indipendenti secondo i quali coloro che integrano le 

componenti militari svolgerebbero le loro funzioni in condizioni pessime ed 

al limite della schiavitù; che non mancherebbero esempi concreti in tal 

senso; che ad ogni modo, qualsiasi sia l’ambito di attribuzione, il servizio 

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nazionale si compierebbe in condizioni inumane; che vi sarebbero anche 

evidenze di detenzioni mortali; che non di meno, nel caso in disamina 

l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe nemmeno ragionevolmente 

esigibile, 

che tuttavia, nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la 

decisione della SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, 

quest’ultimo non può prevalersi del principio del divieto di respingimento 

(art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell’ambito del diritto 

internazionale pubblico ed espressamente enunciato all’art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., 

RS 0.142.30), 

che quo alla compatibilità con gli art. 3 e 4 CEDU, occorre fare riferimento 

ad una recente giurisprudenza coordinata laddove si è anzitutto giunti alla 

conclusione che il servizio nazionale eritreo non rientri nella definizione di 

schiavitù o servitù ai sensi dell’art. 4 cifra 1 CEDU (cfr. sentenza del 

Tribunale E-5022/2017 del 10 luglio 2018  [pubblicata come decisione di 

riferimento] consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4); che più avanti, è stata 

esaminata anche la questione di sapere se tale circostanza potesse o 

meno essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi dell’art. 4 cpv. 

2 CEDU; che a tal riguardo, è anzitutto stato escluso che il servizio 

nazionale eritreo, la cui durata è molto eterogenea e che annovera, oltre 

alla parte militare, anche delle componenti civili, possa essere considerato 

quale legittimo dovere civico; che tuttavia, si è altresì potuto determinare 

come, in assenza del riscontro di un grave rischio di flagrante violazione 

dell’art. 4 cifra 2 CEDU, la suddetta qualificazione non sia ad essa sola 

sufficiente a fondare un giudizio d’inammissibilità; che a mente del 

Tribunale, non si può infatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un 

carattere sistematico, di modo che ogni persona in servizio attivo rischi di 

esservi esposta; che sui medesimi presupposti, il Tribunale ha anche 

escluso l’esistenza di un grave rischio di tortura o di trattamento inumano 

ai sensi dell’art. 3 CEDU derivante dal solo arruolamento (cfr. E-5022/2017 

consid. 6.1 ed in particolare consid. 6.1.6 e 6.1.8);  

che si può dunque partire dall’assunto che l’esecuzione 

dell’allontanamento non sia generalmente incompatibile con i disposti 

citati, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è pertanto da considerarsi 

ammissibile, 

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che circa l’esigibilità, è invece opportuno citare la sentenza D-2311/2016 

del 17 agosto 2017 (pubblicata come sentenza di riferimento) nella quale il 

Tribunale, dopo aver constatato un documentato miglioramento 

nell’approvvigionamento di generi alimentari e di acqua potabile, nonché 

significativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo dell’istruzione, è 

giunto a statuire che la stessa sia attualmente data (cfr. sentenza  

D-2311/2016, consid. 17.2); che inoltre, il rischio di arruolamento per il 

servizio nazionale non risulta influire su questo giudizio, dal momento che 

non vi è modo di considerare che tale evenienza ponga la persona 

interessata in una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza  

E-5022/2017 consid. 6.2.3); che in considerazione della generale difficile 

situazione in cui versa il Paese, permane necessario verificare la questione 

dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento con riguardo della 

singola fattispecie; che in altri termini, in presenza di particolari circostanze 

negative, vi sarà luogo di ammettere, ora come prima, una situazione di 

minaccia esistenziale (cfr. sentenza D-2311/2016 consid. 17.2), 

che in specie ciò non è tuttavia il caso; che il ricorrente è un uomo giovane; 

che può avvalersi di una formazione scolastica di base arricchita da diversi 

anni di esperienza professionale, maturata in patria ed all’estero; che le 

problematiche mediche da lui esposte, ossia l’asma bronchiale ed i reflussi 

gastroesofagei non paiono inoltre di una gravità tale da influire su di un 

giudizio di esigibilità; che del resto l’insorgente ha affermato disporre tuttora 

di un’estesa parentela in patria, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è pertanto da considerarsi anche 

ragionevolmente esigibile, 

che infine, pur non essendo di principio attualmente possibile un rimpatrio 

coatto (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.3), non risultano impedimenti 

nemmeno sotto l’aspetto della possibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento; che per prassi costante, spetta infatti al ricorrente 

ottenere, presso la competente rappresentanza del suo paese d’origine, i 

documenti necessari per il rientro (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 

2008/34 consid. 12), 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA), 

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Pagina 10 

che il ricorso va pertanto respinto, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda finalizzata 

all’esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte 

spese processuali è divenuta priva di oggetto,  

che visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b TS-TAF); che tuttavia, a norma dell’art. 6 lett. 

b TS-TAF, le spese processuali possono essere condonate totalmente o 

parzialmente qualora per motivi inerenti al litigio o alla parte in causa, non 

risulti equo addossarle alla parte; che in specie, vista l’evoluzione 

giurisprudenziale successiva alla litispendenza della causa, non sono 

riscosse spese. 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

Data di spedizione: