# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4ecf8ee2-7270-5474-99aa-1efb625a207b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.01.2003 31.2002.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2002-38_2003-01-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2002.38

  31.2002.37

   

  BS/cd

  	
  Lugano

  29 gennaio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

statuendo sulla STFA di rinvio del 10
giugno 2002 nella causa promossa con petizioni ex art. 52 LAVS del 31 luglio
1998 (inc. 31.1998.0038-40) dalla 

 

 

	
   

  	
  Cassa di comp. AVS __________, __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

  
	
  in relazione
  alle fallite

  	
  __________
  e

  __________

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con sentenza
14 aprile 2000 il TCA, statuendo a Giudice unico, ha accolto le petizioni ex
art. 52 LAVS inoltrate della Cassa di compensazione AVS __________ (in seguito
Cassa) e condannato __________ al risarcimento di complessivi fr. 60'858,35.--
per i contributi paritetici non versati dalla __________ per la gestione degli
esercizi pubblici __________ e __________. 

Contestualmente lo scrivente Tribunale ha respinto la petizione della Cassa nei
confronti di __________ (inc. 31.98.0037, 38, 40).

Contro il giudizio cantonale __________, per il tramite dell’avv. __________, è
insorto presso il TFA. 

                               1.2.   Con sentenza
del 10 giugno 2002 (ricevuta dal TCA il 1° luglio 2002) il TFA ha accolto il
gravame di __________ poiché ha ravvisato una violazione del diritto di essere
sentito in quanto il primo giudice non si è determinato sui motivi che l’hanno
indotto a non ammettere le prove proposte dal ricorrente in sede cantonale. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha rilevato come il primo giudice non
abbia chiesto al convenuto quali fossero i fatti che intendeva dimostrare
mediante l’assunzione dei mezzi di prova richiesti.

Annullata la sentenza cantonale, l’Alto Tribunale ha rinviato gli atti al TCA
affinché procedesse conformemente ai considerandi e rendesse una nuova
decisione (H 192/00).

Il presente giudizio si riferisce quindi unicamente alla richiesta di
risarcimento danni avanzata dalla Cassa nei confronti di __________.

 

                              1.3.   La
ditta __________, con sede a __________, è stata iscritta al Registro di
Commercio il 28 marzo __________ (FUSC __________).

                                       Lo
scopo sociale consisteva nella gestione di esercizi pubblici.

Amministratori unici della società sono stati:

                                       __________,
dal 10 aprile al 16 luglio 1996 (data di pubblicazione nel FUSC);

__________, dal 16 luglio all'11 novembre 1996, succeduta da 

__________ che ha ricoperto tale carica sino al fallimento della società.

                                        

                                         La
__________ gestiva due esercizi pubblici, l'Osteria __________ a __________o ed
il Ristorante __________ a __________, per cui 

                                       si
è affiliata alla Cassa di compensazione AVS __________, quale datrice di
lavoro, a partire dal 1° aprile 1996 rispettivamente  1° novembre 1996. Il 31
agosto 1997 è stata stralciata per cessata attività.

                                       La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi sin dall'affiliazione,
ciò che ha costretto la Cassa a diffidarla e precettarla. Eccezion fatta per i
contributi versati dall'Assicurazione disoccupazione a seguito delle indennità
di insolvenza erogate, la società non ha mai effettuato un pagamento. Scoperti
sono rimasti fr. 44'036,25 per l'Osteria __________ e fr. 16'822,10 per il
Ristorante __________ (cfr. specchietto dell'evoluzione dei pagamenti dei
contributi: per l'Osteria __________ doc. _ inc. 31.1998.39, per il Ristorante
__________ doc. _ inc. 31.1998.40). 

Con decreti 2 settembre 1997 ( FUSC 17 settembre 1998) e 

11 novembre 1997 il Pretore del Distretto di __________ ha pronunciato il
fallimento della __________ rispettivamente sospeso la procedura per mancanza
di attivi ex art. 230 LEF. 

                                       Non
avendo nessun creditore anticipato le spese, il fallimento è stato poi chiuso. 

                                                                                 

                               1.4.   Costatato di
aver subito un danno, il 17 giugno 1998 la Cassa ha intimato a __________ due
distinte decisioni di risarcimento per i contributi paritetici non versati
dalla società durante la gestione dell'Osteria __________ (fr. 44'036,25)  e
del Ristorante __________ (fr. 16'822,10), interessi di mora, spese
amministrative e esecutive inclusi.

 

                               1.5.   Mediante
opposizione 20 luglio 1998 alla due decisioni di risarcimento, __________ o,
rappresentato dall'avv. __________, ha contestato una sua responsabilità ex
art. 52 LAVS.

Egli ha rilevato innanzitutto di esser stato amministratore unico per circa un
anno, di non essere stato dipendente della società, di non aver svolto mansioni
di controllo contabile, affidate alla Fiduciaria __________, e di aver ricevuto
la proposta di tale incarico dal direttore nonché rappresentante degli
azionisti __________. 

__________ o ha osservato di esser stato orientato solo in linea di massima
sull'attività aziendale e che comunque __________ gli avrebbe assicurato di
provvedere personalmente al pagamento degli oneri sociali anche quando
l'andamento della società era negativo. 

In queste circostanze, l'ex amministratore unico ritiene che non gli si possa
imputare alcuna negligenza. In via subordinata egli contesta di dover
rispondere per gli oneri sociali scaduti antecedentemente all'assunzione del
suo incarico e per i contributi sui salari non versati ad alcuni dipendenti
della società, tra cui __________ che avrebbe comunque rinunciato a quanto
dovuto. 

 

 

                               1.6.   Con
petizione 31 luglio 1998 la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 44'036,25, pari ai contributi non versati dalla __________
per la gestione dell'Osteria __________. Con una seconda petizione, sempre del
medesimo giorno, l'amministrazione ha chiesto al TCA di condannare __________
al risarcimento di fr. 16'822, 10 di contributi scaduti e non saldati per la
gestione del Ristorante __________ o. 

 

 

                                         L’amministrazione
non ritiene i motivi apportati dal convenuto idonei per escludere una
responsabilità ex art. 52 LAVS poiché egli non ha ottemperato all'obbligo di
vigilare sulle persone incaricate della gestione. 

Riguardo alle altre contestazioni sollevate, la Cassa ha rilevato quanto segue:

" 
Per quanto concerne le osservazioni fatte dal
signor __________ in merito ai contributi maturati prima della sua entrata in
carica quale amministratore unico per i quali non sarebbe responsabile
rammentiamo che del Tribunale federale delle assicurazioni ha più volte
sentenziato che un consiglio di amministrazione risponde anche dei contributi
dovuti dalla ditta alle assicurazioni sociali, i quali sono già scaduti al
momento dell'assunzione del suo mandato (RCC 1992 pag. 262 nella causa W. e
A.H.).

Per quanto concerne i salari che il signor
__________ non avrebbe percepito comunichiamo che il conguaglio relativo al
1997 (anno in cui sarebbero contestati i salari) è stato eseguito sulla scorta
del quaderno dei salari messoci a disposizione dalla ditta stessa e allestito
dalla Fiduciaria __________ (cfr. doc. _).

A questo proposito ricordiamo che quando un
documento ufficiale, come in questo caso la dichiarazione dei salari che per il
salariato riveste carattere di massima importanza per le conseguenze che ne
potrebbero derivare in caso di prestazioni, è allestito da persone competenti
in materia, in questo caso la Fiduciaria __________, dovrebbe rispettare quei
parametri che ci si deve attendere da qualsiasi altra persona del ramo e che
normalmente sono le esigenze della Cassa di compensazione.

E' quindi compito della Cassa di verificare
e non di modificare sostazialmente i dati comunicati dai datori di lavoro o per
essi, come nel caso in questione, i loro Fiduciari.

In siffatte condizioni alla Cassa non
rimane che contestare categoricamente già sin d'ora un'eventuale protesta di
spese e ripetibili legate a questa problematica in quanto a fine anno i salari
iscritti nel relativo quaderno dovrebbero essere unicamente quelli
effettivamente versati e registrati regolarmente in contabilità." ( cfr.
petizione pag. 5 inc. 31.1998.39).

 

 

                               1.7.   ____________,
per il tramite dell'avv. _________, con risposta 19 settembre 1988 ha chiesto
la reiezione delle due petizioni a suo carico, protestando spese e ripetibili. 

Egli ha contestato la pretesa fatta valere dalla Cassa poiché ai dipendenti
__________, __________, __________, __________ o il salario non è stato
integralmente versato e __________ ha rinunciato parzialmente al proprio
stipendio. 

Per quel che concerne la sua responsabilità, il convenuto, studente di musica,
ha ribadito quanto sostenuto in opposizione. In particolare ha rilevato che nel
1997 è venuto a conoscenza della svolta negativa delle attività commerciali
dovuta al calo dell'attività presso l'Osteria __________ a causa della crisi e
presso il Ristorante __________ per diverse impreviste ragioni, come il ritardo
nell'ultimazione del Centro Commerciale __________ con conseguente intralcio
all'accesso ecc..

                                         __________
ha inoltre puntualizzato che:

 

" 
Il convenuto fu assicurato che un'importante
pretesa di risarcimento era stata presentata nei confronti dei solvibilissimi
promotori del Centro commerciale tramite questo studio legale.

Il signor __________ assicurò pure che
avrebbe destinato prioritariamente il risarcimento alla copertura di oneri
sociali arretrati.

Lo stesso convenuto si interessò presso il
nostro studio legale dell'esistenza di questa vertenza.

Egli ha potuto constatare anche sul posto
gli evidenti difetti della cosa locata, con particolare riferimento
all'inagibilità di tutto il piano sotterraneo, ove un supermercato non ha
potuto essere aperto ed i gravi ritardi nell'ultimazione del Centro.

Egli, quindi, poteva essere ragionevolmente
convinto che entro pochi mesi la società avrebbe messo in regola ogni
arretrato.

Per questo motivo non rassegnò le
dimissioni, minacciate più volte.

Inoltre il signor __________ aveva
personalmente garantito tale pagamento, tra altro espressamente cedendo
indennità per disoccupazione del cui ricupero aveva, a suo dire, incaricato la
fiduciaria __________." (cfr. risposta pag. 8 inc. 31.1998. 38).

 

                               1.8.   Con scritto
13 ottobre 1998 la Cassa ha preso posizione in merito alle censure riguardo
l'inesattezza dei conteggi, spiegando la composizione del danno (cfr. doc. _
inc. 31.1998. 39).

Infine, il 14 ottobre 1998 l’attrice ha segnatamente prodotto copia dei
precetti esecutivi nonché la documentazione aggiuntiva per comprovare la
propria pretesa, evidenziando in particolare che i salari non versati dalla
società sono stati presi a carico dalla Assicurazione disoccupazione tramite
l'erogazione di indennità di insolvenza, assicurazione che ha versamento
direttamente i relativi contributi paritetici (doc. _ inc. 31.1998.38).

                               1.9.   In sede di
istruttoria il TCA ha richiamato d'ufficio dalla Pretura di __________
l'incarto penale aperto a nome di __________, procedura che si è conclusa con
l’assoluzione dal reato di violazione alla legge tributaria (doc. _ inc.
31.1998.38), nonché dall'UT di __________ copia della decisione del reclamo
contro la notifica di tassazione 1997/98 e la scheda conto salario 1996 di
__________ (doc. _ inc. 31.1998.38).

                                         Alle
parti è stata data la facoltà di esprimersi in merito alla documentazione
acquisita. La presa di posizione dell'avv. __________ è del 16 febbraio 2000
(doc. _ inc. 31.1998.38), mentre con scritto pervenuto al TCA il 22 febbraio
2000 la Cassa ha comunicato di non avere nulla da aggiungere (doc. _ inc.
31.1998.38).

                             1.10.   A seguito
della sentenza di rinvio, il TCA ha nuovamente richiamato dall’UT di __________
à l’incarto di __________ (doc. _ inc. 31.2002.38) e trasmesso alla Cassa la
documentazione fiscale pertinente alla fattispecie in esame per una presa di
posizione (doc. _ inc. 31.2002.38).

Con osservazioni 11 settembre 2002 l’amministrazione ha ridotto il danno ex
art. 52 LAVS, stralciando le posizioni salariali relative a __________, i premi
LAINF e cassa malati (doc. _ inc. 31.2002.38).

Il 26 settembre 2002 il convenuto ha presentato le proprie considerazioni in
merito al succitato scritto, ribadendo inoltre le argomentazioni di merito
esposte nel ricorso al TFA (doc. _ inc. 31.2002.38).

Su richiesta del TCA,  il 15 ottobre 2002 la Cassa ha prodotto delle
contro-osservazioni (doc. _ inc. 31.2002.38).

Infine, il 29 ottobre 2002 l’amministrazione ha prodotto il conteggio
dettagliato relativo al danno chiesto (doc. _) ed il 15 novembre 2002 il
convenuto ha ribadito le proprie tesi di diritto (doc. _).

 

                                         in
diritto

                                         

 

                              2.1.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).

 

                               2.2.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in 
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid.
6).

                                         

                               2.3.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.4.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi
di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.5.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                               2.6.   Nella caso
in esame, il fatto che ___________ (amministratore unico della __________) non
si fosse mai occupato della società per quel che riguarda la gerenza dei due
ristoranti, che era affidata a ___________, non è sufficiente per liberarlo da
una sua responsabilità ex art. 52 LAVS.

Infatti, secondo la giurisprudenza del TFA, addurre che l'assunzione del
mandato di amministratore unico è avvenuta a titolo fiduciario o per altri
motivi non è sufficiente per liberarlo da una sua responsabilità ex art. 52
LAVS (cfr. RCC 1992 pag. 262 consid. 7b), altrimenti si giungerebbe a
legittimare la posizione dell'uomo di paglia (STFA inedita del 31 dicembre 1991
in M.S. consid. 4).

                                         Quale
amministratore unico, al convenuto spettava, ai sensi dell’art. 716a cpv. 1
cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in
particolare per quanto concerne l’osservanza delle legge, dello statuto, dei
regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA non
pubblicata del 25 luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA non pubblicata del 29
agosto 1997 in re G.M.). 

                                         Secondo
la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal
C.d.A. se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono
impagati (cfr. STFA inedita del 21.12.1993 in re M.T.S. e STFA inedita del
15.12.1993 in re L.N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA non pubbl.
del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di
amministrazione sarà ritenuto responsabile del danno.

                                          

                                2.7.   Nella
fattispecie in esame, il TCA ha richiamato dalla Pretura di Lugano l'incarto
penale aperto nei confronti di ____________, il cui procedimento si è concluso
con il proscioglimento dal reato di violazione alla Legge tributaria (mancato
versamento dell'imposta alla fonte).

Nella sentenza 22 dicembre 1998 il Giudice penale, fondandosi prevalentemente
sulla deposizione della signora ___________, collaboratrice della omonima
fiduciaria che ha allestito la contabilità della fallita, ha motivato il
giudizio come segue (sottolineatura del redattore):

 

" 
-   che secondo la giurisprudenza, il reato di
cui all'art. 270 LT è 

intenzionale
(CCRP 29 dicembre 1995 in re R.). Atti scritti e risultanze dibattimentali
hanno condotto questo giudice all'intimo convincimento che la persona in causa
non si è mai resa conto di compiere un illecito. Ella era infatti sempre stata
tenuta all'oscuro di tutto, dall'azionista e uomo tuttofare della società
signor __________. ___________, studente di musica, non ha in realtà mai funto
da vero amministratore: si faceva pagare un compendio modesto variante tra i
fr. 100.-- e i fr. 200.-- mensili, semplicemente quale prestanome, ma
mai è stato tenuto al corrente della reale situazione della società. E nemmeno
si poteva da lui pretendere di più, stanti la sua formazione e il fatto che la
__________ ha subito un crollo improvviso a seguito soprattutto delle vicissitudini
giudiziarie del __________. Ciò basta per pronunciare il proscioglimento”(doc.
_ inc. 31.99.38).

 

                                         Nella sua
presa di posizione del 16 febbraio 2000, __________ osserva in particolare che
il Giudice penale ha accertato che non vi è stata grave negligenza e nemmeno
intenzionalità nel mancato pagamento delle imposte alla fonte, ciò che deve
valere anche per il mancato versamento degli oneri sociali per cui la petizione
deve essere respinta. 

 

                                         Occorre
innanzitutto rilevare che, secondo la costante giurisprudenza del TFA, il
giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato dagli accertamenti e
dell'apprezzamento del giudice penale quando le conclusioni giuridiche penali
si riferiscono a principi specifici del diritto penale che non sono determinanti
nel diritto della assicurazioni sociali (DTF 111 V 177 consid. 5a; Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, n. 1337). Infatti il giudice delle
assicurazioni sociali applica il criterio della probabilità preponderante e non
quello della prova piena come il giudice civile o penale (DTF 121 V 6 consid.
3b, 47 consid. 2).

 

                                         Orbene,
come ricordato al considerando precedente, spettava al convenuto agire
attivamente, per cui la circostanza che egli fosse stato tenuto all'oscuro
sull'andamento degli affari non è di per sé idonea per scagionarlo da una
responsabilità ex art. 52 LAVS, visto che egli ha funto da prestanome. 

È vero che quale studente di musica egli non poteva essere consapevole degli
obblighi che una carica quale amministratore unico comportava, senza peraltro
aver verificato la situazione economica della società e controllato se gli
oneri sociali fossero stati pagati. Tuttavia è altrettanto vero che, secondo la
giurisprudenza del TFA, in caso di un amministratore unico, quest’ultimo
deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli
affari sociali e di conseguenza non è sufficiente l’ossequio della “diligentia
quam suis” (DTF 122 II 198 e riferimenti). 

Del resto, l'Alto Tribunale non ha liberato dalla responsabilità fondata
sull'art. 52 LAVS un semplice operaio della società per la quale era
amministratore con diritto di firma collettivo (cfr. STFA inedita del 30
dicembre 1997 nella causa V.B. (H 66/96). Dopo aver ricordato gli obblighi di
vigilanza e controllo, il TFA ha rilevato che:                                                                         

 

" 
...

Né il ricorrente può liberarsi adducendo
che dell'amministrazione della ditta non si occupava egli stesso, semplice
operaio, ma il gruppo X. 

V.B. era organo della O. SA e gli
spettavano quindi gli obblighi di vigilanza e controllo, di cui si è detto.
D'altra parte, l'affermazione dell'interessato, secondo cui egli non curava la
gestione - fatto, di per sé, non decisivo e comunque inidoneo a escludere la
responsabilità - è contraddetta dalle lettere a lui inviate alla Cassa di
compensazione il 9 aprile, 17 giugno e 19 ottobre 1993, ove si adducono i gravi
problemi d'incasso della società e si chiede una proroga del termine per
riversare i contributi.

L'interessato non ha provato l'esistenza di
motivi seri e oggettivi, che gli avrebbero reso impossibile lo svolgimento
della funzione d'amministratore della società. Non sono quindi dati i requisiti
per un'eventuale discolpa dalla responsabilità fondata sull'art 52 lavs. 

Il fatto, addotto nel gravame, che dietro
la O. SA ci fosse il gruppo X. ad assicurarne la gestione non discolpa il
ricorrente. Il dovere di diligenza e controllo dell'andamento della società non
sfuggiva a V.B. 

Egli non prova che, nonostante gli
esigibili sforzi di conoscere lo stato della ditta di cui era, come
amministratore, responsabile, la conoscenza degli atti gli sarebbe stata
sottratta."

 

                                         Inoltre,
in una sentenza non pubblicata del 17 ottobre 1996 nella causa M.G il TFA non
ha parimenti liberato una amministratrice senza diritto di firma,
poiché: 

 

" 
Il fatto che la gestione era curata dal
presidente del consiglio di amministrazione non libera la ricorrente dai suoi
obblighi, poiché essi sono diretti a primari. Essere organo di una società
significa assumere la responsabilità della sua conduzione. L'amministrazione
deve vigilare perché tutto proceda con ordine, nel rispetto delle norme e dei
termini di pagamento.

M. G. non prova che l'accesso agli atti
della società le sia stato impedito; essa afferma, piuttosto, che della
gestione si occupava unicamente, e da padrone, il presidente. Tuttavia, questa
circostanza non basta ad eliminare la responsabilità dell'amministratrice. A
lei spettava, conformemente alla giurisprudenza (DTF 114 V 223 consid. 4a),
vigilare sulla persona incaricata della gestione, affinché rispettasse la legge
(v. i già citati art. 722 cpv. 2 cifra 3 CO nel testo vigente sino al 30 giugno
1992, e 716a cpv. 1 cifra 5 CO, in vigore dal 1° luglio 1992). Il principio
indicato si applica a tutti gli amministratori, pena lo svuotamento del significato
e della portata conferiti dalla legge, alle loro funzioni."

 

                               2.8.   Nell’allegato
di risposta ___________ rileva di essere venuto a conoscenza, nel 1997, del
cattivo andamento degli affari dovuto alla crisi ed al grave ritardo
nell’ultimazione del Centro Commerciale di _________ in cui la società aveva
locato degli spazi per la prevista apertura di un bar per il quale ___________
aveva eseguito importanti investimenti.

Quale ulteriore motivo di giustificazione egli sostiene di aver fatto
affidamento ad una pretesa di risarcimento della fallita nei confronti del
Centro Commerciale _________ per inadempienze da contratto di locazione, il cui
ricavato, secondo le assicurazioni ricevute dall’amministratore di fatto,
sarebbe stato utilizzato prioritariamente per liquidare gli oneri arretrati. 

Inoltre, __________ gli avrebbe garantito il pagamento dei contributi tramite
il recupero d’indennità di disoccupazione.

                                         Ora,
senza voler negare che il convenuto, come sostenuto in sede di risposta, ha
personalmente appreso dal legale della società, ora suo patrocinatore, della
fondatezza di tale risarcimento, a mente del TCA, i motivi indicati non sono
sufficienti per liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS.

Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14
giugno 1995 nella causa C.; 31.95.12) la responsabilità del datore di lavoro ai
sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se
stessa, né a eventuali cause di un fallimento. 

Quanto al caso in esame, occorre rilevare che la precedente amministratrice,
___________, è rimasta in carica solo per tre mesi: ciò avrebbe dovuto spingere
il __________ ad accettare con circospezione l'incarico di amministratore
unico. Incarico che, del resto, è stato preso come prestanome (cfr. sentenza
pretorile 22 dicembre 1998, consid. 2.8). 

___________ si sarebbe dovuto rendere conto che gli oneri sociali non erano
stati versati, ad esempio, chiedendo alla Cassa un estratto conto. Come visto
al consid. 2.7, questo obbligo di diligenza fa parte delle attribuzioni
inalienabili e irrevocabili prescritte dall'art. 716 a cpv. 1 CO. In tale
contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 in re P.S.J (H160/99), il
TFA ha rilevato in particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1
CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione
non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza
scarsamente impegnativa  e di poca responsabilità." 

Questo indipendente dal fatto che il convenuto, studente di musica, non era
cognito della materia che ci interessa (cfr. consid. 2.8).

Egli avrebbe dovuto essere particolarmente prudente riguardo alle assicurazioni
ricevute dall’amministratore di fatto in merito alla liquidazione degli oneri
sociali arretrati.

A proposito della ventilata pretesa di risarcimento nei confronti del solvibile
Centro commerciale __________, va sottolineato che eventuali contenziosi in
merito possono durare diverso tempo, anche se basati su legittime aspettative,
e spesso l’esito è difficilmente prevedibile. Del resto, come ammesso dal
convenuto stesso, le trattative con il menzionato centro commerciale sono poi
naufragate (cfr. ricorso al TFA pag. 16).

In queste circostanze, dunque, il convenuto non poteva fare affidamento su un
tempestivo versamento degli oneri sociali arretrati, atteso inoltre che compito
di un amministratore è anche quello di adoperarsi affinché vengano pagati i
contributi correnti. 

Non va del resto dimenticato che la società, attiva da aprile 1996, ha cessato
la propria attività nel mese di agosto 1997 senza aver versato alcun
contributo. 

                               2.9.   I seri
e oggettivi motivi di giustificazione di cui al consid. 2.6 non sono
evidentemente dati nel caso in esame, dove il differimento dei pagamenti dei
contributi paritetici è stato cronico, e le procedure esecutive sono state
ripetute e numerose (cfr. STFA inedite del 27 giugno 1994 nella causa M.A. del
30 dicembre 1997 nelle cause V.B. e I.G.).

L’eluso pagamento dei contributi è infatti da considerare cronico. Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato tale il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G.G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa M.V,  in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). 

                                         In una
sentenza non pubblicata dell'8 marzo 2001 nella causa A. C. R., G. P. e F. F.,
H 115/00 e H 132/ 00, il TFA si è ancora così espresso:

 

" 
(…) il mancato pagamento di tali oneri si è
protratto troppo a lungo (dal 1994 al 1996) e a partire dal 1° gennaio 1995
l'omissione degli importi dovuti alla Cassa si è cronicizzata, costringendo
quest'ultima a promuovere procedure esecutive per l'incasso dei contributi.
(…)"

 

                                         L'Alta
Corte ha per contro ritenuto giustificato il mancato versamento della durata di
tre mesi se tuttavia precedentemente erano stati versati regolarmente (DTF 121
V 243).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA inedita
del 27 giugno 1994 in re M.A.). 

Inoltre, secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica
il procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA 4 maggio 1995
nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

Il mancato versamento dei contributi non può quindi essere riconducibile ad una
situazione di momentanea illiquidità.

Infatti, come rilevato al considerando precedente, la società non ha versato
alcun contributo.

Infine, attribuire piena fiducia all'amministratore di fatto per il convenuto
non può assurgere infatti a motivo di sua discolpa: proprio il disconoscimento
dei suoi doveri quale membro del consiglio di amministrazione rappresenta una
grave violazione del dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 262).

Pertanto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115).

                                         Va
infatti ricordato che l’amministratore unico deve, se intende limitare i rischi
connessi alla sua funzione, rassegnare le dimissioni quando accerta che non
dispone di potere decisionale (cfr. DTF 123 V 173 consid. 3a e STFA dell’8
giugno 1998 non pubblicata in re G.S., L.S e R.S., H 213/219/243/96).

Dimissioni che il convenuto avrebbe dovuto dare tempestivamente, visto che egli
era ben consapevole di non disporre di alcun potere decisionale.

Ne consegue che _____________ deve risarcire il danno subito dalla Cassa, anche
per gli oneri sociali non versati dalla precedente amministrazione. 

Secondo la giurisprudenza del TFA, l’amministratore risponde infatti anche dei
contributi dovuti dalla ditta i quali erano scaduti al momento dell’assunzione
del mandato (cfr. RCC 1992 pag. 268 consid. 7), a meno che in quel momento il
danno era già subentrato (DTF 119 V 401, cfr. anche Nussbaumer, Das
Schadenersatzverfahren nach Art. 52 AHVG, pag. 107, pubblicato in Aktuelle
Fragen aus dem Beitragsrecht der AHV, San Gallo 1998), ciò che non corrisponde
al caso in esame.

Infatti, quando il convenuto è stato nominato amministratore unico (16 novembre
1996) gli acconti relativi del 2. e 3.trimestre 1996 erano già scaduti (cfr.
doc. _ inc. 31.1998.39). 

                            2.10.   Il convenuto contesta l'entità
del danno fatto valere dalla Cassa, sostenendo in particolare che a diversi
dipendenti non è stato versato il salario e che ____________ avrebbe rinunciato
allo stipendio dall'ottobre 1996 fino alla cessazione dell'attività, ad
eccezione di quello di gennaio 1997. A tal proposito il convenuto ha prodotto
una dichiarazione di rinuncia stipendio resa da __________ datata 25 novembre
1998 (doc. _ inc. 31.1998.38).

                                       Come rilevato al consid. 2.3,
l'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di
lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La
responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances
sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Spetta
comunque all’amministrazione di documentare la propria pretesa mediante
estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. RDAT II 1995, pag. 396,
N.4.4.2.).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).

 

                         2.10.1.   Per quel che concerne l’ammontare
dei contributi dovuti, nella precedente sentenza il TCA ha rilevato che la
Cassa aveva allegato gli estratti conto dei contributi paritetici determinati
sui quaderni salari allestiti dalla Fiduciaria ___________ (doc. _ 31.1998.39 e
doc. _ inc. 31.1998. 40) e che effettivamente la società non aveva
integralmente versato i salari in quanto parte degli stessi erano stati
comunque presi a carico dall'Assicurazione disoccupazione sotto forma di
indennità per insolvenza. 

Di questa circostanza l'amministrazione ne aveva tenuto conto, detraendo dal
danno fatto valere i contributi versati (che sono quelli relativi alla quota
parte del salariato) direttamente dall'Assicurazione disoccupazione (cfr. doc.
_ inc. 31.1998.38). 

In sede di ricorso di diritto amministrativo al TFA il convenuto, facendo
riferimento alla DTF 108 V 197), ha contestato tale conteggio, considerando che
il datore di lavoro non può essere ritenuto responsabile del mancato pagamento
di contributi su salari non versati. 

                                       Questa tesi è stata ribadita
con osservazioni 26 settembre 2002 (doc. _).

Tale assunto non può essere condiviso per i seguenti motivi.

Innanzitutto va rilevato che i contributi paritetici devono essere
riscossi, indipendentemente dal momento in cui il salario è pagato, su tutte le
retribuzioni dovute per il periodo di attività lucrativa durante la quale il
salariato era soggetto a obbligo di contribuzione (DTF 110 V 225). Pertanto,
secondo la giurisprudenza, i contributi sociali sono dovuti dal momento in cui
il lavoratore dipendente realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag.
87). Nell'ambito della LADI, ad esempio, è richiesto che il lavoratore abbia
esercitato un'attività salariata soggetta a contribuzione (DTF 113 V 352). 

Di conseguenza, come ricordato dalla Cassa nel suo scritto 15
ottobre 1995, in una sentenza del 25 gennaio 1995 nella causa C. (inc. LAVS 52
103/94) il TCA aveva già ribadito che il datore di lavoro non può sottrarsi al
suo dovere di pagare i contributi, sospendendo il pagamento dei salari. In
particolare questa Corte aveva rilevato:  

 

" 
(…) 

Perciò, il TFA già nel 1961 aveva avuto occasione
di precisare (RCC 1961, pag. 416 consid. 1):

 

"   Que
certaines cotisations aient ou n'aient pas été déduites du salaire ne
change rien à l'étendue du dommage: dans les deux cas, l'assurance se voit
frustrée de cotisations qui lui reviennent."

 

Quindi il danno della Cassa del quale risponde il
datore di lavoro che ha violato le prescrizioni, si estende su tutti i
contributi dovuti e non pagati.

 

In particolare il datore di lavoro non può
sottrarsi al suo dovere di risarcire la Cassa, sospendendo oltre che il
pagamento dei contributi pure il pagamento dei salari.

 

In ogni caso, il datore di lavoro è tenuto a
versare su detti salari, siano essi dovuti o versati, acconti mensili o
trimestrali, nonché il conguaglio di fine anno quale pagamento dei contributi
sociali. Se non lo fa egli viola le prescrizioni, per cui se alla Cassa ne deriva
un danno egli può essere chiamato a rispondere (…)".

 

 

                                         Il TCA, con una sentenza del 30 settembre 1998 nella causa R.N e
S.N., 31.97.13-14, si è chinato su un altro caso simile, osservando:

 

" 
(…) Per quanto riguarda, infine, l’ammontare del
danno si osserva che esso corrisponde all’importo dei contributi che il datore
di lavoro era tenuto a versare alla Cassa in virtù delle disposizioni della
LAVS.

I contributi sono dovuti a partire dall’istante
in cui sorge il diritto al salario. Il datore di lavoro non può quindi
sottrarsi al dovere di risarcire il danno sospendendo il pagamento dei salari
pur esercitando un'attività lucrativa (RDAT II 1995 p. 371 e giurisprudenza ivi
citata). 

 

In tali circostanze quindi infondata è
l’allegazione dei coniugi N., secondo cui il danno non va risarcito, in quanto
durante il periodo in cui sono sorte le difficoltà finanziarie, gli interessati
e i figli non hanno più percepito il salario. (…)."

 

                                         Di conseguenza, non è
determinante sapere se effettivamente il salario è stato versato al lavoratore
(cfr. anche STCA inedita 19 febbraio 2002 nella causa R.S. consid. 2.3, inc.
31.2001.28; STCA inedita 26 marzo 2001 nella causa A.F. consid. 2.9, inc.
31.99.62).

Altrimenti, oltre a non ricevere quanto dovuto, i salariati subirebbero anche
un pregiudizio per la loro futura rendita.

Infine, a mente del TCA, non pertinente è il riferimento giurisprudenziale
fatto dal convenuto per giustificare la propria tesi.

Nella DTF 108 V 197 consid. 5, ai fini della determinazione del danno, il TFA
aveva in particolare prestato maggiore peso a delle dichiarazioni salariali
individuali rispetto ad un piano di collocazione allestito dall’Ufficio
fallimenti in cui erano inclusi dei salari non versati. Vero che l’Alta Corte
ha dedotto dalla pretesa della Cassa, basata sul piano di collocazione, i
salari non versati dimostrati dal convenuto mediante le dichiarazioni salariali
citate, ma piuttosto per motivi di natura probatoria che di merito 

(cfr. “ La Cour de céans est cepandant d’avis qu’il
faut accorder plus de poids aux productions individuelles des salariés qu’à la
production que la caisse de compensation fondait sur des récapitulations
émanant d’une societé dont l’amministration n’était pas un modéle de précision,
si l’on croit l’organe de vérifications des comptes”;
DTF 108 V 198 consid. 5 in fine).

Per questi motivi giustamente la Cassa ha determinato i contributi in base alla
massa salariale desunta dai certificati salariali allestiti dalla fiduciaria
___________, deducendo gli oneri sociali (quota parte del lavoratore) versati
dall’assicurazione disoccupazione (per quel che concernente l’Osteria
__________ cfr. doc. _ inc. 31.1998.38; per il Ristorante ___________ cfr. doc.
_ inc. 31.1998.38 ).

                          2.10.2.   Il convenuto
sostiene che ____________ non ha percepito il salario dall’ottobre 1996
(compreso) sino alla cessazione dell’attività ( 31 agosto 1997), ad eccezione
di quello relativo al mese di gennaio 1997. A tal riguardo, il convenuto ha
prodotto la dichiarazione 25 novembre 1998 in cui il dipendente interessato ha
rinunciato al diritto dei salari non percepiti (doc. _ inc. 31.1998.38).

A seguito della sentenza federale di rinvio, il TCA ha nuovamente richiamato
dall'UT di Lugano l’incarto fiscale del dipendente interessato relativo ai
periodi fiscali 1997/98 e 1999/2000 (cfr. consid. 1.10).

Dalla notifica di tassazione 1997/98, intimata il 22 dicembre 1999 quale
decisione su reclamo (definito in sede di audizione), risulta che ___________ è
stato imposto con un reddito da lavoro per 16'376.--, corrispondenti alla media
annua dei fr. 32'752,90 percepiti dalla ___________ (da aprile a dicembre 1996,
cfr. scheda conto salari doc. _ inc. 31.1998.38) che costituiscono l'unico
provento da attività dipendente nel periodo di computo fiscale 1995/96. Mentre
nel biennio 1999/2000 egli non è stato fiscalmente imposto poiché partito per
l’estero (doc. _ inc. 31.2002.38).

Sulla base delle succitate risultanze fiscali appare poco convincente che
__________, dipendente ed amministratore di fatto della __________, non abbia
effettivamente percepito quanto dovuto.

Ora, nel ricorso al TFA il convenuto ha richiesto la deposizione di ___________
(della Fiduciaria ___________) in quanto essa avrebbe potuto confermare che
effettivamente ___________ non aveva ricevuto integralmente il salario ed
avrebbe potuto precisare i motivi per cui non è stato inoltrato ricorso contro
la decisione su reclamo dell’Ufficio tassazione (cfr. ricorso pag. 29, doc. _
inc. 31.1998.38).

A prescindere dal fatto che, come accennato, il reclamo è stato evaso in sede
di audizione alla presenza della stessa signora ____________, non è necessario
verificare quanto sollevato dal convenuto. Infatti, sulla base della menzionata
dichiarazione 25 novembre 1998 del dipendente interessato (cfr. doc. _ inc.
31.2002.38), con lettera 11 settembre 2002 la Cassa ha deciso di stralciare dal
danno i contributi relativi ai salari da ottobre 1996 ad agosto 1997, tranne
quello di gennaio 1997 (doc. _ inc. 31.2002.38).

In tal senso il 10 settembre 2002 l’amministrazione ha proceduto a determinare
lo storno dei relativi contributi paritetici. Per il 1996 gli oneri sociali da
stralciare ammontano a fr. 1'147,75 (doc. _,inc. 31.2002.38) e per il 1997 fr.
6'121,50 (doc. _, inc. 31.2002.38).

                          2.10.3.   Come detto al
consid. 2.3, costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i
contributi AVS/AI/IPG, i contributi della disoccupazione, i contributi dovuti
all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione,
le spese esecutive e gli interessi moratori. 

Non inclusi sono invece i premi dell’assicurazione perdita di guadagno in caso
di malattia e dell’assicurazione infortuni (cfr. STCA inedita 26 marzo
2001 nella causa A.F. consid. 2.9, inc. 31.99.62). 

Per questo motivi, come rettamente rilevato dal convenuto, tali premi rimasti
impagati non possono essere oggetto di una decisione di risarcimento ex art. 52
LAVS.

                          2.10.4.   Di
conseguenza, visto quanto sopra, il 28 ottobre 2002 la Cassa ha proceduto ad
allestire un nuovo conteggio concernente il danno da risarcire, correggendo
quindi i conteggi prodotti con le petizioni 14 ottobre 1998 in cui erano stati
detratti i contributi versati dall’assicurazione disoccupazione, ma inclusi
quelli relativi al salario di ___________ ed i premi LAINF e cassa malati. 

Tale conteggio, a cui va data piena adesione, ha il seguente tenore:

" 
(…)

Osteria ___________:

Anni 1996 e 1997

conteggi del 14 ottobre 1998
allegati alla                               

petizione (cfr.
doc. _)                                                              Fr.
44'036.25

                                                  

deduzione
contributi Cassa malati 

e infortuni
(cfr. nostra lettera del 11.09.02)                        Fr. 15'419.40

                                                                                                         

deduzione
contributi su salari signor _______ (cfr. doc. _)                    Fr.  
7'269.25             Fr. 21'347.60

                                      

Snack Bar ___________:                                                         

Anni 1996 e 1997                                                                         

conteggi del 14 ottobre 1998
allegati alla 

petizione (cfr.
doc. _)                                                              Fr.
16'822.10

                                                  

deduzione
contributi Cassa malati e infortuni (cfr. nostra 

lettera del
11.09.02)                                                               Fr.  
5'460.75  Fr.11'361.35

 

Totale contributi richiesti in
risarcimento                                                    Fr.32'708.95"

(cfr. doc. _)                   

                                         

                             2.11.   Nella
precedente procedura ___________ ha chiesto l'assunzione di tre testi
specificando che “sono in grado di testimoniare sui fatti così come esposti in
sede di risposta”, oltre all’edizione dell’incarto AVS della Cassa,
dell’incarto dell’assicurazione disoccupazione e della contabilità societaria
(doc. _ e _ inc. 31.98.38).

                                         Per
quanto riguarda in generale la richiesta di assumere prove, corollario del
diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 nuova CF [al quale si
applica, senza eccezione alcuna, la giurisprudenza sviluppata a proposito del
vecchio art. 4 CF (cfr. STFA del 9 maggio 2000 nella causa I., I 278/99 e DTF
126 V 130)], è utile precisare che sono tuttavia ammesse
soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono
inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già
chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla
fattispecie o, ancora che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o
indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con riferimenti; Locher, op. cit., § 53 N
24, pag. 344).

                                         Quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predomi­nante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove. Un
tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito (DTF 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). 

Nel ricorso al TFA il convenuto ha specificato su quali fatti i tre testi
notificati avrebbero dovuto testimoniare:

" 
(…)

· ___________

 

      Il signor
___________, amministratore unico della __________ dalla sua costituzione, che
ha avuto luogo il 10 aprile 1996, al 16 luglio 1996, era uno stretto
collaboratore del signor _________, direttore e rappre­sentante degli azionisti
della __________, avrebbe potuto confermare quanto indicato alle pag. 7, 8 e 9
della risposta 18.9.98, ovvero delle prospettive future della __________, delle
problematiche con il Centro commerciale __________ e delle possibilità di
richiedere un importante ri­sarcimento nei confronti dei promotori di tale
centro.

 

· __________

 

      La signora
__________ lavora presso la "___________ Fiduciaria", ditta
incaricata di allestire la contabilità della _________, di preparare tutti i
conteggi (contributi paritetici, imposte alla fonte, IVA ecc.) ed i pagamenti.
I rappresentanti della _________ Fiduciaria erano pure presenti a vari incontri
con il ricorrente ed il signor _________. Tale ditta funge pure da consulente
fiscale del signor ___________ e della sua moglie.

      Ne
consegue pertanto che la signora ___________ avrebbe potuto testi­moniare sia
sulla situazione finanziaria della ____________, degli stipendi effettivamente
pagati ai dipendenti, che degli investimenti effettuati in vista dell'apertura
del supermercato presso il Centro Commerciale, delle problematiche sorte in tale
ambito che dei sollecito fatti dal ricor­rente nei confronti del signor
__________, al fine di sistemare le pendenze. Essa è pure in grado di dare le
necessarie indicazioni relativi al ricorso fatto contro la notifica di
tassazione del signor _________ e del relativo esito. Essa avrebbe potuto
confermare che il signor _________, a seguito di una sua rinuncia, non ha
percepito lo stipendio dal ottobre 96 al dicem­bre 96 e dal febbraio all'agosto
1997.

      Essa
avrebbe potuto pure confermare che vari altri dipendenti della _________ non
percepirono lo stipendio per vari mesi.

 

· avv.
_________

 

      Il
sottoscritto era stato incaricato dalla ___________ di rappresentare i suoi
interessi nei confronti dei promotori del Centro commerciale _________ e dal
signor ___________ al fine di ottenere la sua rendita AVS.

      Il
sottoscritto pertanto è in grado di confermare che era stata presentata una
pretesa di risarcimento nei confronti dei promotori del Centro com­merciale ed
quelle che erano le giustificate aspettative della ___________ nel periodo in
esame, oltre ad indicare i motivi che hanno portato al fal­limento delle
trattative."

(cfr. doc. _
inc. 31.98.38)

 

                                         Ora, la
documentazione gli atti è sufficiente per statuire in merito alla presente
vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre prove. 

In particolare non è necessario sentire ___________ e l’avv. __________ poiché
la circostanza relativa al risarcimento danni nei confronti del Centro
commerciale _________ non è idonea a liberare il convenuto da una
responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. consid. 2.9).

Altrettanto ininfluente è l’audizione di __________, come pure il richiamo
della contabilità societaria (documentazione che, tra l’altro, il convenuto in
qualità di amministratore unico avrebbe potuto senz’altro produrre). Da una
parte, infatti, non è contestato che i dipendenti della __________ non sono
stati stipendiati, circostanza che non è determinante per l’ammontare del danno
(cfr. consid. 2.11.1). Dall’altra, la posizione salariale di __________ è stata
stralciata dalla Cassa (cfr. consid.2.11.2). 

Da ultimo, il richiamo dell’incarto relativo all’assicurazione disoccupazione è
diventato superfluo poiché durante la precedente istruttoria la Cassa ha
prodotto i conteggi allestiti dalla citata assicurazione (cfr. doc. _ inc.
31.1998.38).

                                         In
conclusione, ___________ è tenuto a risarcire alla Cassa complessivamente fr.
32'708,95, invece degli iniziali 

fr. 60'858,35, suddivisi in fr. 21'347,60 per l’Osteria _________ e fr.
11'361,35 per lo Snack Bar __________, così come si evince dal dettagliato
conteggio allestito dalla Cassa in data 29 ottobre 2002 (cfr. consid. 2.11.4),
cui va data piena adesione.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Le
petizioni 31 luglio 1998 nei confronti di ___________ sono parzialmente
accolte.

§ __________ è condannato a versare alla Cassa di

                                         compensazione
AVS ___________ fr. 21'347,60 per i contributi non versati dalla _________ per
la gestione dell'Osteria __________ e fr. 11'361,35 per la gestione del Ristorante
__________.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa verserà al convenuto fr. 1’500.— di ripetibili parziali.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti