# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7d914a2b-0d6b-5833-bdb4-79a0c391b347
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 06.11.2008 14.2008.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2008-93_2008-11-06.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2008.93

  	
  Lugano

  6 novembre
  2008/lw

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Walser e Roggero-Will

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
promossa con istanza 15 settembre 2008 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall' PA 1) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

tendente al sequestro del foglio PPP n. __________
(appartamento), quota di 322/1000 del fondo base n. __________ RFD __________,
della relativa comproprietà coattiva (quota di 1/10) del fondo base n. __________
sulla part. n. __________ RFD __________, quota di 1/10, e di mobili, arredi,
quadri e eventuali valori contenuti nella cassaforte all'interno del suddetto appartamento;

 

istanza respinta dal Pretore __________, con sentenza
16 settembre 2008 (EF.2008.2337);

 

decisione impugnata da AP 1 che con appello 29
settembre 2008 chiede l'accoglimento dell'istanza.

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con istanza 15 settembre 2008, AP 1 ha chiesto al Pretore __________,
nei confronti di AO 1, il sequestro ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF del
“foglio di PPP nr. __________ (appartamento), fondo base nr. __________ del RFD
__________, oltre a una comproprietà coattiva del fondo base nr. __________ del
RFD __________ sulla part. nr. __________ del RFD __________, quota di 1/10” e
di “mobili, arredi, quadri e di eventuali valori contenuti in una cassaforte
all'interno dell'appartamento, di cui alla quota PPP nr. __________, fondo base
nr. __________ del RFD __________, in via __________”.  

 

                                         A
sostegno della sua tesi, l'istante afferma di avere nei confronti di __________,
figlio di AO 1, un credito di fr. 129'504.– oltre a fr. 200.– per il precetto
esecutivo, fr. 500.– di spese d'incasso, fr. 300.– di tassa di giustizia e fr.
2'000.– di indennità, sulla base di una sentenza di rigetto definitivo
dell'opposizione emessa il 17 luglio 2008 dalla medesima Pretura (doc. B), decisione
da lui impugnata con atto d'appello del 20 agosto 2008 cui questa Camera ha conferito
effetto sospensivo (doc. C). La sequestrante considera AO 1 debitrice solidale
del figlio, in quanto cosciente dell'agire illecito -persino sotto il profilo
penale (art. 164 CP)- di quest'ultimo poiché aveva accettato in donazione l'immobile
oggetto del sequestro in esame, e di cui egli si era volutamente liberato -pur
rimanendo responsabile del debito ipotecario- nell'intento di sottrarsi agli obblighi
verso propri creditori. Al proposito, produce agli atti due estratti del
registro fondiario rispettivamente del 10 (doc. E) e 12 (doc. D) settembre
2008, oltre alla copia dell'atto notarile di donazione immobiliare 10 settembre
2008 e dell'istanza di iscrizione a registro fondiario formulata il giorno
successivo (doc. F), precisando di ritenere l'atto di donazione nullo e giusta
l'art. 285 e seg. LEF passibile dell'azione revocatoria. La sequestrante
produce infine un'attestazione del Comune __________ da cui risulta che AO 1
risiede in __________ (doc. G), luogo di situazione degli immobili oggetto del
sequestro, oltre alla procura in lingua inglese (doc. A).  

 

                                  B.   Il
16 settembre 2008 il Pretore __________, ha respinto l'istanza di sequestro,
precisando di rinunciare ad assegnare un termine per la traduzione in italiano
della procura processuale prodotta solo in lingua inglese, visto che l'istanza
appariva già di per sé infondata. Né la sentenza di rigetto definitivo
dell'opposizione, né l'effetto sospensivo dato al relativo appello interposto
da __________, indicavano anzitutto l'esistenza di un credito scaduto di fr.
129'504.– oltre accessori, nei confronti della sequestrata, e, nemmeno il
compimento di un atto illecito penale ad opera del figlio e l'asserita
responsabilità solidale della madre erano stati resi verosimili. Di modo che, la
richiesta di sequestro del fondo oltre ai beni mobili presenti all'interno
dell'appartamento donato, era in sé inammissibile.     

 

                                  C.   Con
appello 29 settembre 2008, AP 1 produce la traduzione in italiano della procura
processuale in inglese rammentando che, pena un eccesso di formalismo, il
Pretore le avrebbe dovuto assegnare un termine per porvi rimedio. Contesta poi le
valutazioni del Pretore, e chiede l'accoglimento dell'istanza.

 

                                         L'appello
non è stato intimato alla controparte.

 

                                  D.   Una parallela procedura di sequestro promossa per il medesimo
credito, per la medesima causa e -in parte- per i medesimi beni, nei confronti
del figlio __________ è oggetto di separato giudizio (14.2008.94).  

                                      

 

Considerando

 

 

in diritto:                  1.   La capacità di una parte di stare in lite e la legittimazione dei
suoi rappresentanti al patrocinio, costituiscono un presupposto processuale che
il giudice esamina d'ufficio, in ogni stadio di causa (art. 97 n. 4  CPC,
applicabile anche nelle procedure previste all'art. 19 LALEF, per rinvio
dell'art. 25 LALEF): quindi anche in sede di appello.  

 

                                         L'appellante, in concreto, produce agli atti e per la prima volta in
appello il testo in italiano della procura processuale in lingua inglese
conferita al suo patrocinatore legale e prodotta davanti al primo giudice, cui
rimprovera la mancata assegnazione di un termine per tradurla. Il Pretore,
invero, ha ricordato che per l'art. 21 cpv. 2 LALEF documenti allegati non
redatti in una delle lingue nazionali devono essere accompagnati dalla
traduzione in lingua italiana, viceversa si ritengono non prodotti (in materia
di rigetto dell'opposizione e di opposizione al sequestro: cfr. CEF, 24 ottobre
2007 [14.2007.69] consid. 6 e rinvii). Se non che trattandosi della procura di
causa, il medesimo Pretore ha altresì evocato la possibilità di assegnare un
termine per la relativa traduzione, facoltà cui ha tuttavia rinunciato stante
l'esito della vertenza. In proposito, basti per il resto osservare che il Tribunale federale (STF 5P.475/2000 dell'8 febbraio 2001) ha
appunto censurato la giurisprudenza di questa Camera, riconoscendo la facoltà
del giudice, qualora abbia motivo di dubitare della capacità di rappresentare e
nel caso la stessa carenza possa essere sanata entro breve, di fissare un
termine alla parte per produrre i documenti atti ad attestare questo
presupposto processuale (CEF,
11 settembre 2006 [14.2006.3] consid. 1). Di modo che,
in definitiva, allegando al suo atto di appello la procura in lingua italiana,
l'appellante non ha fatto altro che ossequiare al presupposto della sua
rappresentanza processuale.    

 

                                   2.   Per
crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni
del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1
a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2'000.– competente per
la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da
sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5
cpv. 1 LOG). Allo stadio dell'emissione del decreto di sequestro, la procedura
è unilaterale (art. 19 LALEF; Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. I. Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 45 ad art. 272). Anche l'eventuale fase ricorsuale dev'essere unilaterale,
per preservare l'effetto sorpresa caratteristico del sequestro (CEF 13 agosto
2004 [14.04.71], consid. 1.3/e, riassunto in RtiD I-2005 916 s. n. 132c), motivo per il quale l'appello non è stato notificato alla
convenuta.

 

                                   3.   Contro
la decisione che rigetta integralmente o parzialmente una domanda di sequestro
è dato il rimedio di diritto cantonale dell'appello, a
condizione che emani dal Pretore e che il valore litigioso sia superiore a fr.
8'000.– (art. 18 cpv. 1 e 19 LALEF, e il rinvio all'art. 272 LEF; CEF 26 giugno
1998 in re I. Spa c/ P. Spa; 29 maggio 2000 [14.99.83], consid. 1.1-1.6). In tale ipotesi,
il legislatore federale ha infatti rinunciato a istituire un rimedio di diritto
federale (in particolare la via dell'opposizione ai sensi dell'art. 278 LEF),
lasciando tale facoltà ai singoli Cantoni (cfr. Messaggio concernente la
revisione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento dell'8 maggio
1991, in: FF 1991 III 123; Stoffel, op. cit., n. 53 ad art.
272). Nel caso concreto il valore litigioso è di fr. 129'504.–
(art. 11 lett. e CPC e 25 LALEF), da cui la ricevibilità dell'appello.

 

                                   4.   Le decisioni in materia di sequestro vanno pronunciate in procedura
sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo
di procedura devono rispettare la massima dispositiva (“Dispositionsma­xime”),
il principio attitatorio (“Verhandlungsmaxime”), nonché le massime di celerità
e di concentrazione (cfr. J. Piégai,
La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi
Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y. Artho
von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto
altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato
allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod
non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta
stante (“Beweismittelbeschränkung”).

                                         Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti (“Beweisstrengebeschränkung”)
ed esaminare sommariamente i punti di diritto (“prima facie cognitio”), nella
misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. F. Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi
Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).
Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF). Nell'ambito dell'appellazione contro il rifiuto parziale o
integrale del sequestro, non sono ammessi allegazioni e mezzi di prova nuovi –
cosiddetti “nova” (CEF 29 maggio 2000 [14.99.83], consid. 1.9; art. 321 cpv. 1
lett. b CPC e, a contrario, 22 cpv. 4 LALEF). 

   

                                   5.   Giusta
l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene
concesso dal giudice del luogo in
cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

                                         1.
del credito;

                                         2.
di una causa di sequestro;

                                         3.
di beni appartenenti al debitore.

                                         Nel
caso concreto, litigiosi sono tutti e tre i presupposti. 

 

                                   6.   Vi
è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di
apprezzamenti divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a
due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], consid.
1.5d): 

 

                                         1)   vi
è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40,
cons. 3 e 5; Stoffel, op. cit.,
n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del
sequestrante, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti
unilateralmente dal sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie (CEF 13
agosto 2004 [14.04.71], consid. 1.2);

 

                                         2)   dall'esame
degli allegati e mezzi di prova si ricava l'impressione che i fatti rilevanti
per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la
probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto;
detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche
altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere
inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti
diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

 

                                         Esistenza
del credito

 

                                   7.   L'appellante
fonda l'esistenza del credito sulla sentenza 17 luglio 2008 del Pretore __________,
emessa sulla base di decisioni del 1° giugno rispettivamente il 27 agosto 2007
dalla __________ che lo condannavano al pagamento di USD 113'991.78 (fr.
129'504.–). Accertatane l'esecutività, il primo giudice ha rigettato in via definitiva
l'opposizione interposta da __________ all'esecuzione di pari importo da lei
promossa nei suoi conforti. L’appellante in particolare, gli rimprovera di
avere ritenuto quel credito inesigibile per l'effetto sospensivo concesso
all'appello formulato da quest'ultimo contro la sentenza di rigetto definitivo,
requisito irrilevante nell'ambito dell'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (appello, pag.
8 n. 8). Ma, invano. In effetti, tanto nelle due sentenze __________ quanto
nella sentenza di rigetto definitivo dell'opposizione, non è AO 1 a rivestire
il ruolo di debitore, bensì il figlio __________ (doc. B, pag. 1 e 2, consid. 1
e 2). Non è pertanto dato a vedere come possa ritenersi verosimile un credito
di fr. 129'504.– e accessori che la sequestrante rivendica nei confronti della madre
qui convenuta, allorquando le decisioni alla base della relativa pretesa non la
menzionano minimamente quale debitrice. Ciò, a prescindere dall'effetto
sospensivo conferito all'appello introdotto avverso la sentenza di rigetto
definitivo dell'opposizione, motivo questo ritenuto dal Pretore per ammettere l'inesigibilità
del credito ma non necessario nella fattispecie prevista dall'art. 271 cpv. 1
n. 2 LEF (art. 271 cpv. 2 LEF; Stoffel, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. 3, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 31 ad art. 271 con
rinvii). Di modo che, già solo per questo motivo, l'appello va respinto.        

 

                                         Causa
del sequestro

 

                                   8.   L'appellante
reputa adempiuto la causa prevista dall'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, che consente
al creditore di chiedere il sequestro dei beni del debitore quando questi,
nell'intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni, trafughi i
suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere la fuga (appello, pag. 6
n. 7). Si è però già detto che la convenuta non è debitrice della sequestrante
(sopra, consid. 6). Ciò posto, nei confronti di quest'ultima, non possono
nemmeno sussistere obbligazioni dal cui adempimento lei si potrebbe sottrare. Anche
sotto questo profilo, la censura è quindi infondata.    

 

                                         Appartenenza
dei beni sequestrati

 

                                   9.   L'interessata
reputa verosimilmente adempiuto il presupposto dell'appartenenza dei beni al
debitore, in quanto per effetto della donazione nulla suscettibile dell'azione
di revocazione ai sensi dell'art. 285 LEF, in realtà i beni a lei regalati apparterrebbero
a suo figlio, __________ (appello, pag. 9 n. 9). Ma, la censura appare ambigua
e fuorviante. Si volesse partire dal presupposto che l'immobile è in effetti di
proprietà di AO 1, non essendo lei nel contempo debitrice della pretesa
rivendicata dalla sequestrante (sopra, consid. 6), il requisito
dell'appartenenza dei beni giusta l'art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF non sarebbe già di
per sé realizzato. Per contro, nella misura in cui si volesse sostenere che in
effetti madre e figlio hanno concluso una donazione fittizia e che in realtà il
fondo sia di spettanza di quest'ultimo, unico debitore della somma capitale di
fr. 129'504.–, nelle vesti di controparte nella procedura di sequestro dovrebbe
semmai figurare il figlio __________. Ipotesi questa che esula dalla vertenza
in esame, e che -se del caso- sarà esaminata nel contesto della parallela
procedura di sequestro (sopra, consid. D). In definitiva, anche da questo punto
di vista, l'appello è privo di fondamento.       

 

                                10.   L'appello
va pertanto respinto. La tassa di giustizia è a carico dell'appellante. 

 

 

 

 

Richiamati gli art. 271 segg. LEF, 18 e 19 LALEF,
48, 49, 61 e 62 OTLEF,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 225.–, già anticipata dall'appellante,
rimane a suo carico.

 

 

                                   3.   Intimazione
all' PA 1. 

 

                                         Comunicazione
alla Pretura __________.

 

 

 

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giacché il valore litigioso della vertenza è di fr.
129'504.–, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni
dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF).