# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ab1e86f1-674d-57cc-a235-08aa36055cc7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.05.2021 D-1101/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1101-2021_2021-05-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1101/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  m a g g i o  2 0 2 1   

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Susanne Genner, Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Pakistan,   

patrocinato da Tindara Santoro,  

Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 3 marzo 2021 / N (…). 

 

 

 

D-1101/2021 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 6 novem-

bre 2020 (cfr. atto SEM 2/2), 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica “EURODAC” (cfr. atto SEM 10/1), 

il verbale relativo al colloquio personale del 18 novembre 2020 (cfr. atto 

SEM 15/3), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 10/1, 24/2, 25/2, 30/2, 

31/2, 33/2, 34/2, 36/2, 38/2, 39/2, 41/2, 42/2, 43/2, 44/12, 45/2, 46/2, 47/9, 

50/2, 51/3, 57/2, 58/2, 61/6, 62/2, 77/2, 78/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 3 marzo 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 55/1), me-

diante la quale detta autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’interessato verso l’Italia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) l’11 marzo 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha postu-

lato l’annullamento della precitata decisione e la restituzione degli atti alla 

SEM per una nuova valutazione in merito alla possibile applicazione della 

clausola di sovranità o quantomeno all’ottenimento di garanzie individua-

lizzate da parte delle autorità italiane e contestualmente di essere esentato 

dal versamento di un anticipo a copertura delle spese di giudizio, 

le misure supercautelari volte alla sospensione dell’esecuzione dell’allon-

tanamento ordinate il 15 marzo 2021 dal Tribunale, 

l’ordinanza del 16 marzo 2021 con cui l’insorgente è stato esentato dal 

versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali e 

la SEM invitata a presentare una risposta al memoriale ricorsuale, 

la risposta dell’autorità intimata del 22 marzo 2021,  

l’ordinanza del 24 marzo 2021, con cui il Tribunale ha invitato il ricorrente 

a comunicare l’esito del ricovero presso la Clinica psichiatrica cantonale e 

gli ha concesso la facoltà di inoltrare eventuali osservazioni, 

le osservazioni del ricorrente del 31 marzo 2021 ed il certificato medico ad 

esse allegate, nel quale veniva precisata la necessità di proseguire con il 

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ricovero stazionario, 

lo scritto dell’insorgente del 9 aprile 2021 ed il rapporto di dimissione ad 

esso annesso, 

l’ulteriore missiva del 20 aprile 2021 che comunicava del trasferimento del 

ricorrente a Lucerna e faceva presente che quest’ultimo si sarebbe sotto-

posto ad una visita medica nel corso della quale sarebbe stata determinata 

la necessità di un orientamento per la presa a carico psichiatrica speciali-

stica presso l’ospedale cantonale, 

i fatti del caso di specie che, se necessario, verranno ripresi nei conside-

randi che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’espressa ammissione di competenza da parte dell’Italia, ha escluso che 

nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 

3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione 

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del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria 

analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applica-

zione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Rego-

lamento Dublino III; che in particolare, le problematiche mediche di cui sof-

frirebbe l’interessato, completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori 

accertamenti, sarebbero trattabili in Italia alla luce della sufficiente infra-

struttura medica e della sua facoltà di richiedere una presa a carico in base 

al diritto comunitario; che peraltro, nemmeno si ravviserebbe il raggiungi-

mento della soglia di gravità prevista nell’ambito dell’art. 3 CEDU; che il 

decreto n. 113/2018 non rimetterebbe in discussione l’accesso alle cure 

mediche per i richiedenti l’asilo; che in specie non sussisterebbe d’altro 

canto nemmeno la necessità di richiedere garanzie individuali, atteso che 

lo stato di salute dell’insorgente non sarebbe particolarmente compro-

messo; che in altre parole, solo la capacità di trasferimento risulterebbe 

decisiva; che così, nessun elemento permetterebbe di giungere alla con-

clusione che le condizioni di vita del ricorrente sarebbero messe in pericolo 

in caso di rinvio nel Paese confinante; che nemmeno un’applicazione di-

screzionale della clausola di sovranità sarebbe giustificata in specie, visto 

in particolare che l’insorgente avrebbe vissuto in Italia sin dal 2000 benefi-

ciando di cure mediche, 

che nel memoriale ricorsuale viene in primo luogo censurato un accerta-

mento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti; che a fronte della situa-

zione di sofferenza manifestata dal richiedente l’asilo, la protezione giuri-

dica avrebbe proposto l’allestimento di una perizia medica approfondita; 

che la SEM non vi avrebbe dato seguito senza motivi validi; che la docu-

mentazione medica agli atti sarebbe succinta e non particolarmente detta-

gliata; che risulterebbe altresì assente una valutazione individualizzata ri-

spetto alle possibilità ed ai tempi necessari per accedere ad una presa a 

carico in Italia; che l’impatto della situazione pandemica sul sistema sani-

tario italiano non sarebbe stato approcciato; che per il resto, la protezione 

giuridica sostiene che il mero numero di consultazioni mediche e gli ante-

cedenti psichiatrici smentirebbero la tesi della SEM quo alla non vulnerabi-

lità dell’insorgente; che circa la clausola di sovranità, andrebbe tenuto 

conto del fatto che le circostanze personali e statutarie del ricorrente sa-

rebbero nel frattempo drasticamente cambiate; che il permesso di sog-

giorno di cui beneficiava non gli sarebbe stato rinnovato nonostante l’insor-

gente abbia lavorato legalmente per 15 anni e non potrebbe peraltro essere 

convertito in altre tipologie di autorizzazioni; che gli effetti del decreto n. 

113/2018 sarebbero stati evidenziati in vari studi e valutazioni di organismi 

internazionali, di cui nel memoriale ricorsuale vengono proposti alcuni 

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estratti; che ne discenderebbe il rischio, per l’interessato, di ritrovarsi sprov-

visto delle prestazioni materiali di accoglienza e delle necessarie cure me-

diche in violazione dell’art. 3 CEDU, 

che nell’atto responsivo, la SEM ribadisce che la situazione valetudinaria 

dell’insorgente al momento della decisione sarebbe stata chiara ed accla-

rata sulla base dei numerosi esami medici specialistici svolti durante i cin-

que mesi di permanenza in Svizzera; che la diagnosi conclusiva di disturbo 

depressivo di media gravità avrebbe figurato su tutti gli atti medici perti-

nenti; che gli accertamenti relativi ai problemi fisici avrebbero escluso di-

sturbi cardiaci; che del resto, né dagli atti presentati dall’interessato, né 

dall’attuale situazione in Italia si evincerebbe un rischio reale e grave ai 

sensi dell’art. 3 CEDU; che l’assenza del permesso di soggiorno, questione 

che riguarderebbe esclusivamente le autorità italiane, non precluderebbe 

l’accesso le prestazioni ospedaliere urgenti ed essenziali,  

che nei suoi successivi scritti, l’insorgente osserva come l’esclusione di 

un’eventuale apnea notturna sia intervenuta solo successivamente alla de-

cisione avversata; che peraltro, il peggioramento dello stato psichico del 

ricorrente non sarebbe avvenuto a seguito della notifica della decisione; 

che la scadenza del permesso di soggiorno comporterebbe l’impossibilità 

a rinnovare le tessere sanitarie; che una violazione dell’art. 3 CEDU “sa-

rebbe drammaticamente probabile” e ciò nonostante la SEM non avrebbe 

esaminato in modo approfondito e dettagliato le possibilità di accedere alle 

cure; che la domanda di presa a carico non preciserebbe le caratteristiche 

di vulnerabilità, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

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membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 

18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente ha inoltrato una domanda d’asilo in 

Italia il 1° dicembre 2016 (cfr. atto SEM 10/1),  

che il ricorrente ha confermato tale riscontro, precisando di essere giunto 

in Italia nel 2000 e di aver vissuto sul territorio di tale Paese sino al 30 

ottobre 2020, data alla quale si sarebbe diretto in Svizzera a seguito del 

mancato rinnovo del permesso di protezione umanitaria rilasciatogli nel 

2016 (cfr. atto 15/3), 

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che su questi presupposti, il 18 novembre 2020, la SEM ha presentato alle 

autorità italiane competenti, nei termini prescritti all’art. 23 par. 2 Regola-

mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico, basata sull’art. 18 par. 

1 lett. d del predetto Regolamento (cfr. atto SEM 20/5),  

che il 30 novembre 2020 le autorità italiane preposte hanno espressamente 

accettato la succitata domanda di ripresa in carico (cfr. atto SEM 27/1), 

che di conseguenza, la competenza dell’Italia risulta di principio essere 

data, 

che inoltre, sebbene ai sensi degli art. 31 e 32 del Regolamento Dublino III 

spetti alle autorità incaricate per l’esecuzione del trasferimento  

rimettere – se del caso – alle autorità straniere competenti le informazioni 

che consentono un’adeguata assistenza medica alla persona trasferita, ciò 

non costituisce in alcun modo un prerequisito per l’accettazione del trasfe-

rimento (cfr. sentenza del Tribunale D-4905/2020 del 9 ottobre 2020), 

che l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Cor-

teEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09) o di 

indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispettereb-

bero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

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che all’occorrenza non vi sono però fondati motivi di ritenere che sussi-

stano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di ac-

coglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase 

Regolamento Dublino III), 

che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l’Italia, ha a più 

riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-

tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, 30696/09 ed ha finora sempre negato l’esistenza di 

carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-

zera del 4 novembre 2014, 29217/12; A.S. contro Svizzera del 30 giugno 

2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 

27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33), 

che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-

dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso imme-

diato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza, 

consentono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto 

(cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6, 

recentemente anche la sentenza del Tribunale F-4872/2020 del 5 novem-

bre 2020 consid. 4.2),  

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che non di meno, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che lo 

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Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico e a portare 

a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, 

che al di là di generiche argomentazioni, egli neppure ha apportato indizi 

seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua 

vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da 

dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

che in questo contesto, la questione del mancato rinnovo del permesso di 

soggiorno, di esclusiva competenza delle autorità italiane, risulta inin-

fluente per l’evasione del presente gravame (cfr. sentenza del Tribunale D-

5573/2020 del 13 novembre 2020), 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che sempre in quest’ambito l’attuale giurisprudenza del Tribunale impone 

alle autorità svizzere che non vogliono rinunciare all’esecuzione del trasfe-

rimento, di richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani delle garanzie 

scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti asilo affetti 

da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi (cfr. sentenze del 

Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicembre 2020 

consid. 4.4.4), 

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che in una siffatta valutazione non è certo privo di rilievo il diritto sovrana-

zionale che lega lo stato di destinazione; che gli Stati membri sono invero 

vincolati dalla CartaUE e la CEDU e tenuti ad applicare la direttiva acco-

glienza, 

che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno 

esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo rientri o meno nelle casisti-

che testé enucleate, 

che nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio; che in concreto, essa deve 

procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire 

le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a 

riguardo; che il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal 

dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1); che inoltre, la determinazione dei 

fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti disgiunti; significativo è 

innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di applicazione della 

norma giuridica (cfr. sentenza D-291/2021 consid. 7.2.1; KRAUSKOPF/EM-

MENEGGER/BABEY in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar 

VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA), 

che nel caso in narrativa non appare che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che sebbene il ricorrente si sia effettivamente sottoposto a numerosi con-

sulti medici in corso di procedura, le problematiche diagnosticate sono 

state costantemente le stesse, ossia l’esistenza di un disturbo depressivo 

ricorrente con episodio di media gravità oltre ad un’ipercolesterolemia, 

che il substrato fattuale non conteneva pertanto indicatori quanto all’esi-

stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-

denza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano elementi per so-

spettare che le patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale li-

vello di gravità da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed 

irreversibile dello stato valetudinario comportante delle intense sofferenze 

o una significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento; 

che neppure si poteva partire dall’assunto che il ricorrente rientrasse nella 

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categoria di persone vulnerabili ai sensi della giurisprudenza in vigore, 

che al di là della necessità di investigare l’esistenza di un’eventuale apnea 

notturna, che quand’anche assodata non avrebbe mutato la valutazione di 

cui sopra, nei certificati medici in parola nemmeno vi erano indicazioni 

quanto a sospetti di patologie gravi da identificare ulteriormente, 

che al momento dell’emissione del provvedimento sindacato, i fatti giuridi-

camente rilevanti erano pertanto riuniti, 

che per quanto riguarda invece la situazione valetudinaria attuale (cfr. 

DTAF 2010/44 consid. 3.6), le condizioni psichiche del richiedente asilo 

fanno stato di un disturbo depressivo ricorrente, recentemente sfociato in 

un episodio grave senza sintomi psicotici cui ha fatto seguito un ricovero 

volontario dal 9 marzo 2021 al 7 aprile 2021 presso la Clinica psichiatrica 

cantonale; che sulla base del rapporto di dimissione del 7 aprile 2021, il 

ricorrente avrebbe mostrato un quadro clinico caratterizzato da pensieri 

suicidari con ideazioni presenti ma senza progettualità ben definita nel 

tempo; che in associazione alla sintomatologia depressiva si sarebbero ag-

giunte psicopatologie di tipo ansioso verosimilmente reattivo allo status di 

instabilità legato alla richiesta d’asilo e che si sarebbero riverberate anche 

a livello somatico, da cui la necessità di aumentare la posologia dei farmaci 

onde ricercare un effetto ansiolitico; che nei colloqui terapeutici il pensiero 

si sarebbe focalizzato dapprima sulla sintomatologia acuta e successiva-

mente sulle procedure inerenti il rifiuto della domanda d’asilo; che nel pro-

sieguo della degenza le ideazioni di morte non si sarebbero più manifestate 

in maniera pervasiva e la stabilità raggiunta avrebbe permesso la dimis-

sione, 

che la documentazione medica successiva alla dimissione riferisce nuova-

mente di un episodio di media gravità; che l’ultima terapia farmacologia 

impostata prevede la somministrazione di Fluoxetin, Quetiapin, Stilnox e 

Atatar, con Temesta in riserva, 

che pur non volendo in alcun modo sminuire la situazione dell’insorgente, 

si deve partire dal presupposto che il suo stato di salute – ad esclusione 

dell’episodio grave cui ha fatto seguito il ricovero e che secondo il rapporto 

di dimissione risulta peraltro insindacabilmente riconducibile all’esito nega-

tivo della domanda d’asilo – è attualmente comparabile a quello referen-

ziato nella decisione avversata e pertanto non rientra nei canoni di severità 

prescritto dal diritto convenzionale né implichi la necessità di una presa in 

carico medica immediata ed ininterrotta ai sensi giurisprudenza succitata 

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(cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale E-1026/2020 del 

4 marzo 2020 consid. 5.4),  

che in ogni caso, l’Italia dispone di infrastrutture mediche sufficienti ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. 

art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che pur essendo possibili dei ritardi nell’accesso al sistema sanitario, le 

prestazioni di pronto soccorso risultano sostanzialmente garantite (cfr. sen-

tenze del Tribunale D-529/2021 del 10 febbraio 2021; E-1026/2020 del 4 

marzo 2020 consid. 5.5 che giunge alla medesima conclusione della sen-

tenza E-962/2019 consid. 6.2.7), 

che la diffusione della pandemia di coronavirus (Covid-19) va annoverata 

tra le circostanze transitorie che sebbene giustifichino una temporanea so-

spensione del trasferimento non impediscono che questo sia effettiva-

mente posto in essere in un ulteriore e più appropriato momento (cfr. sen-

tenze del Tribunale F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-

1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6), 

che l’insorgente ha peraltro già beneficiato di prestazioni mediche in pas-

sato in Italia, paese di cui conosce usi e costumi avendovi risieduto per 

dieci anni, 

che agli atti non figurano d’altro canto elementi tali da indurre a concludere 

che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al 

rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condi-

zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, l’interessato non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-

bero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi 

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obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, l’Italia rimane competente dell’esame della domanda 

di asilo del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle 

condizioni poste nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata, 

che, visto l’esito della procedura le spese processuali sarebbero da porre 

a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regola-

mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che ciò non di meno, a norma dell’art. 6 lett. b del Regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 (TS-TAF, RS 173.320.2), il Tribunale si esime dal 

prelevare spese processuali. 

che la decisione è definitiva (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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