# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8381a521-75b8-54e7-bcfd-4e9af5d46c42
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.06.2008 32.2007.190
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-190_2008-06-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.190

   

  rs

  	
  Lugano

  9 giugno 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 giugno 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 11 maggio
  2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel __________, dopo essere stato attivo professionalmente nel settore della
direzione lavori, assistenza e sorveglianza in cantiere, ha ricorso
all’assicurazione contro la disoccupazione a partire dal luglio 1997. 

                                         Nel marzo
1999, mentre era ancora disoccupato, l’assicurato ha inoltrato una domanda di
prestazioni AI per adulti (cfr. doc. 1-1).

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, con decisione del dicembre 2001, l’Ufficio AI gli ha
riconosciuto il diritto a una mezza rendita dal 1° dicembre 1999 (cfr. doc.
36-1, 37-1, 38-1).

 

                               1.2.   La prima
revisione d’ufficio della rendita, avviata nel settembre 2004 a seguito di una
segnalazione da parte di terzi riguardante l’attività di taxista esercitata
dall’insorgente (cfr. doc. 43-1, 44-1), è sfociata, dopo lo svolgimento di una
serie di indagini, nella comunicazione 13 gennaio 2005 con la quale l’Ufficio
AI ha confermato la rendita fino ad allora erogata (cfr. doc. 53-1).

 

                               1.3.   Nel novembre
2005 l’Ufficio AI, sulla base di un verbale di interrogatorio del 7 ottobre
2005 da cui sarebbe emerso che RI 1 utilizzava l’auto per l’intera giornata,
per cui per un tempo di lavoro normale (cfr. doc. 54-1), ha avviato un’altra
procedura di revisione della rendita.

                                         Dopo aver
sentito, il 17 novembre 2005, l’assicurato personalmente (cfr. doc. 59-1), con
decisione 5 dicembre 2005, viste le risultanze emerse e ritenuto che
l’insorgente avrebbe leso il suo obbligo di informare, l’UAI ha soppresso il
diritto alla mezza rendita di invalidità con effetto retroattivo a partire dal
31 dicembre 2003 e comunicato che le rendite percepite a torto sarebbero state
oggetto di una decisione di restituzione separata (cfr. doc. 63-1 = A).

 

                                         Quindi,
il 15 dicembre 2005, l’amministrazione ha chiesto all’assicurato di rimborsare
la somma di fr. 19'795.--, corrispondente alla rendita di invalidità
corrispostagli dal mese di gennaio 2004 al mese di novembre 2005 (cfr. doc.
69-56 = B).

 

                               1.4.   Il 20
dicembre 2005 l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato
opposizione contro i provvedimenti del 5 e del 15 dicembre 2005, chiedendo in
particolare il conferimento dell’effetto sospensivo (cfr. doc. 69-34).

 

                                         L’UAI ha
respinto la domanda di ripristino dell’effetto sospensivo con decisione del 5
maggio 2006 (cfr. doc. 77-1), la quale è stata confermata da questa Corte con
sentenza 32.2006.100 del 10 luglio 2006 (cfr. doc. 89-1).

                                         

                                         Con
decisione su opposizione 11 maggio 2007 l’UAI ha, poi, respinto l’opposizione
interposta avverso le decisioni del 5 e del 15 dicembre 2005 con cui è stato
soppresso il diritto dell’assicurato alla mezza rendita di invalidità con effetto
retroattivo dal 31 dicembre 2003 ed è stata chiesta la restituzione di fr.
19'795.-- (cfr. doc. U). 

                                         L’amministrazione
ha stabilito, in particolare, da una parte, che l’assicurato svolge l’attività
di taxista in misura pressoché normale considerati le ore di utilizzo dell’auto
e i km che percorre con la stessa. Dall’altra, che in concreto si possono
ritenere adeguate anche altre attività leggere (dove non vi sia l’obbligo di
pesi, senza movimenti ripetitivi di sollevare pesi flessione/ estensione/rotazione
del tronco, senza lavori monotoni in posizioni inergonomiche e che permettano
il cambiamento di posizioni statiche) nella misura del 25% (cfr. doc. U).

 

                               1.5.   RI 1, sempre
patrocinato dall’avv. RA 1, ha impugnato la decisione su opposizione dinanzi al
TCA, postulando l’annullamento del menzionato provvedimento, nonché il
versamento delle rendite AI arretrate a fare tempo dal mese di dicembre 2005
sino al mese di ottobre 2006 (da ottobre 2006 l’assicurato è al beneficio di
una rendita vecchiaia AVS; cfr. doc. U pag. 2).

                                         L’assicurato
ha chiesto, inoltre, la concessione del beneficio dell’assistenza giudiziaria
con il gratuito patrocinio.

                                         A
sostegno delle pretese ricorsuali il rappresentante dell’assicurato, per conto
di quest’ultimo, ha segnatamente addotto, quale premessa, che nel 2001 l’UAI
per giustificare l’assegnazione della rendita ha esperito un’approfondita
perizia psichiatrica presso il __________ di __________, da cui è emerso
chiaramente che l’assicurato presentava (come presenta tuttora) una patologia
importante e radicata di natura psichica, come pure che lo stesso è una persona
che non vuole riconoscere e accettare questa patologia. Al riguardo è stato
precisato che la malattia dell’insorgente era già stata constatata nei mesi di
dicembre 1998 e gennaio 1999 in concomitanza con il suo ricovero presso la
Clinica __________ di __________ per gravi disturbi depressivi e che la
dottoressa gli aveva consigliato di assumere solamente medicamenti omeopatici,
consiglio a cui egli ha dato seguito negli anni successivi.

                                         A mente
della parte ricorrente, pertanto, non si giustifica sopprimere quanto
riconosciuto sulla base di accertamenti psichiatrici approfonditi senza
esperire altrettanti esami, rivelandosi quantomeno semplicistico e riduttivo motivare
l’asserito miglioramento della salute psichica dell’assicurato con la mancata
cura medica specialistica, la mancata assunzione di medicamenti e mere
supposizioni derivate da un’interpretazione di parte di uno scarno e impreciso
verbale di polizia.

                                         E’ stato
d’altronde evidenziato che non corrisponde al vero che l’insorgente non si sia
curato, visto che si è sottoposto a sedute e ha assunto medicamenti per curare
i propri disturbi ansio-depressivi. Inoltre è stato indicato che quanto
affermato dall’UAI, circa il miglioramento dello stato di salute del
ricorrente, contrasta in modo manifesto con lo stato di fatto diagnosticato
soltanto due mesi più tardi dalla Dr.ssa __________, la quale l’8 marzo 2006 ha
attestato che il medesimo soffre di una sindrome ansioso depressiva.

                                         E’ stato,
quindi, rilevato che l’assicurato è da considerare a tutti gli effetti affetto
da un rilevante e permanente stato depressivo.

                                         La parte
ricorrente ha, altresì, sottolineato che il verbale di interrogatorio di
polizia del 7 ottobre 2005, sul quale l’UAI ha fondato buona parte delle
proprie allegazioni, appare in evidente contrasto con le risultanze di cui
all’interrogatorio dell’assicurato dinanzi all’UAI del 17 novembre 2005 da cui
emerge un’attività lavorativa settimanale di 20/22 ore - ciò che è dimostrato
anche dalla documentazione agli atti - e che, dunque dal verbale di polizia non
è possibile dedurre che il grado di invalidità ha subito delle modifiche tali
da giustificare la soppressione della rendita. In particolare l’avv. RA 1 ha
specificato, in primo luogo, che l’assicurato non ha iniziato l’attività di
taxista nel settembre 2003, come risulta dal verbale di polizia, bensì il 29
novembre 2003 come attestato dal disco di lavoro e dal foglio settimanale. 

                                         In secondo
luogo, che il fatto di non essere affiliato a una centrale di taxi e di non
avere un luogo di stazionamento dimostra che l’attività era svolta senza
nessuna organizzazione, a titolo precario e che l’avere distribuito bigliettini
da visita con garanzia di copertura continua non significa che egli era in
grado di lavorare e che lavorava normalmente con un reddito normale, ma solo
che egli era disposto a lavorare tenuto conto dei limiti di salute. Infine, che
l’assicurato non ha dichiarato di lavorare dalle ore 21.00 alle 6.00, bensì che
egli era disponibile, sempre nel limite delle proprie possibilità, a lavorare
anche durante questa fascia oraria, il che non significa che lavorava
normalmente durante tutte queste ore.

                                         E’ stato
pure osservato, da un lato, che per quanto attiene all’asserzione secondo cui
l’insorgente avrebbe percorso con l’auto __________ km 16'500, il gerente unico
della __________ ha dichiarato che il veicolo in questione è quello di
rappresentanza e non viene utilizzato a scopo di taxi dal signor RI 1.

                                         Dall’altro,
che in relazione all’altra automobile, l’UAI ha valutato erroneamente il
chilometraggio, non leggendo attentamente i dischi di lavoro e non tenendo
conto dell’uso privato del veicolo.

                                         La parte
ricorrente ha, inoltre, censurato il riferimento a un reddito ipotetico, in
quanto nel caso concreto non poteva essere tenuto in considerazione, avendo
l’assicurato messo in atto tutto quanto era nelle sue capacità per poter
svolgere un’attività - semplice e leggera - adeguata al suo stato di salute. E’
stato rilevato che le stesse considerazioni in merito alle attività che
l’assicurato avrebbe potuto svolgere sono già state ritenute al momento in cui
gli è stata riconosciuta la mezza rendita con effetto dal dicembre 1999. In
effetti la perizia psichiatrica del 2001 già considerava che lo stato
depressivo dell’assicurato non era di una gravità tale da impedirgli di
lavorare, già nel 2001 l’assicurato è stato ritenuto idoneo ad esercitare
attività di tipo semplice e leggero. La parte ricorrente in proposito ha
asserito che le condizioni di salute non sono mutate, anzi sono peggiorate.

                                         Infine è
stato affermato che, contrariamente a quanto addotto dall’UAI circa la mancata
informazione dell’attività intrapresa, l’amministrazione ne era al corrente dal
settembre 2004 e nel novembre 2004 l’insorgente l’ha informata in relazione
alla sua occupazione, ai motivi di inizio della stessa, all’intensità e alle
modalità di esecuzione di quest’ultima tenuto conto dello stato di salute.
Secondo il ricorrente, pertanto, le allegazioni espresse per giustificare la
soppressione della rendita con effetto retroattivo si avverano manifestamente
infondate (cfr. doc. I).

 

                               1.6.   L'UAI, in
risposta, dopo aver richiamato i contenuti della propria decisione su opposizione,
ha chiesto un’integrale reiezione dell’impugnativa, trasmettendo a complemento
dell’incarto alcuni documenti erroneamente non allegati in precedenza (cfr.
doc. IV, 1-3).

 

                               1.7.   L’assicurato,
tramite il proprio patrocinatore, si è pronunciato nuovamente in merito alla
fattispecie con scritto del 19 luglio 2007 (cfr. doc. VI).

 

                               1.8.   Il 20 agosto
2007 l’UAI ha preso posizione al riguardo (cfr. doc. VIII).

 

                               1.9.   Il doc. VIII
è stato inviato per conoscenza all’avv. RA 1 (cfr. doc. IX).

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   L'insorgente
chiede innanzitutto al TCA di estromettere la risposta di causa dall’incarto,
in quanto presentata fuori dal termine di 20 giorni (cfr. doc. VI).

 

                                         Giusta
l’art. 3 cpv. 1 della legge di procedura per i ricorsi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni (LPTCA), immediatamente dopo esaminato il ricorso o dopo
che lo stesso sia completato e ritornato al Tribunale, il giudice delegato ne
trasmette copia all’autorità amministrativa che ha emanato la querelata
decisione fissandole un termine di 20 giorni per la presentazione dell’atto di
risposta cui sono da allegare tutti i documenti.

                                         Il cpv. 2
recita che il suddetto termine può essere prorogato una sola volta a seguito di
istanza motivata dall’autorità amministrativa.

 

                                         Secondo
l'art. 8 LPTCA trascorso un termine fissato in applicazione della presente
legge, il giudice delegato o il presidente del Tribunale assegna un termine
perentorio suscettibile per fondati motivi di proroga o di restituzione in
intero.

 

                                         In casu,
il TCA ha, con ordinanza del 6 giugno 2007 (cfr. doc. III), assegnato all’UAI
il termine di cui all’art. 3 cpv. 1 LPTCA per presentare la propria risposta di
causa.

 

                                         L'amministrazione,
senza chiedere una proroga, non ha rispettato il termine di 20 giorni ed ha
tardato ad inoltrare la risposta di causa, la quale è datata 5 luglio 2007 ed è
pervenuta al TCA il 12 luglio 2007 (cfr. doc. IV; sulla necessità di rispettare
il principio della celerità della procedura, cfr. DTF 126 V 244).

                                         Si tratta
qui in ogni caso di un termine d'ordine.

 

                                         All'amministrazione
non è, comunque, stato assegnato il termine perentorio ai sensi dell'art. 8
LPTCA.

                                         

                                         La
risposta di data 5 luglio 2007 è pertanto tempestiva. L'amministrazione è, in
ogni caso, invitata in futuro a produrre tempestivamente la risposta di causa
e, se necessario, a chiedere puntualmente e con adeguata motivazione una
eventuale proroga del termine.

                                         Sul tema
sollevato dall'assicurato occorre ancora formulare le seguenti considerazioni.
Nell’ambito del diritto delle assicurazioni sociali e, quindi, anche nella LAI,
vige il principio inquisitorio: l’amministrazione e, in caso di ricorso,
il giudice, accertano d’ufficio i fatti determinanti per il giudizio, assumono
le prove necessarie e le valutano liberamente (Ch. Zünd,
Kommentar zum Gesetz über das Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich,
Zürich 1999, §23 n. 5).

 

                                         Inoltre, confermandosi nella propria giurisprudenza di cui alla DTF
122 V 157, in una sentenza non pubblicata H 201/97 del 29 settembre 1998, l'Alta
Corte ha, tra l'altro, ribadito che:

 

" 
(…)

    d) Sia rilevato infine che il diritto
federale non fissa alcuna prescrizione sul modo di apprezzare i mezzi di prova.
In materia di procedura amministrativa e di procedura relativa al ricorso di
diritto amministrativo vale il principio del libero apprezzamento delle prove
(art. 40 PC combinato con l'art. 19 PA; art. 95 cpv. 2 OG combinato con gli
art. 113 e 132 OG). Secondo questo principio, gli organi e i giudici delle
assicurazioni sociali valutano liberamente e in maniera completa le prove - nel
senso che non sono limitati da rigide regole formali di procedura - e operano
in conformità del principio indagatorio (Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 278). Trattandosi della procedura di ricorso, ciò significa che il
giudice delle assicurazioni sociali deve esaminare oggettivamente tutti i mezzi
di prova, qualunque ne sia la provenienza, e in seguito decidere se il
materiale probatorio a disposizione permette di concludere con un corretto giudizio
sui diritti litigiosi. (…)

 

    Elemento determinante dal profilo probatorio,
non è in linea di principio l'origine del mezzo di prova né la designazione del
materiale probatorio richiesto sotto la qualifica di rapporto o di perizia,
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii). (…)."

(cfr. STFA del 29 settembre 1998 nella causa F.,
H 201/97, consid. 7d)

 

                                         In una
sentenza del 28 aprile 2003 nelle cause P. e M., H 208/00 e H 209/00 il TFA ha
appurato la tempestività della risposta di causa ed ha respinto le censure
sollevate dall'assicurato circa la tardività della stessa.

                                         In
quell'occasione l'Alta Corte ha, tra l'altro, osservato che:

 

" 
(…) In via abbondanziale si rileva che, a
prescindere dal tenore delle osservazioni 21 ottobre 1998, che in buona
sostanza si richiamano a quanto già asserito dalla Cassa nella petizione 5
agosto 1998, il patrocinatore dell'interessato è malvenuto a chiederne lo
stralcio, perché agli atti risulta che il Tribunale cantonale il 26 ottobre
1998, a seguito dello scritto 23 ottobre dell'avv. XXX, ha contattato
telefonicamente lo studio legale concedendogli dieci giorni per inoltrare
un'eventuale risposta alle osservazioni. Siffatto atto di duplica non ha però
avuto luogo, l'interessato avendo tacitamente rinunciato a determinarsi.
(…)."

In
un'altra sentenza del 30 novembre 2000 nella causa T (K 22/00) chiamato a
pronunciarsi su un ricorso interposto da una Cassa contro una decisione
incidentale con la quale il TCA, accertata l'intempestività della risposta
presentata dalla Cassa, aveva stabilito che comunque la documentazione da essa
prodotta veniva acquisita agli atti, nella misura in cui sarebbe stata
giudicata rilevante ai fini di un corretto e puntuale chiarimento dei fatti
giuridicamente importanti, il TFA ha dichiarato irricevibile il ricorso in
quanto la decisione non creava un danno irreparabile.

In
quella sentenza l'Alta Corte, ha in particolare, osservato che:

                                                                                

" 
(…)

   nel concreto caso, l'istanza cantonale, dopo
aver nei considerandi di diritto ricordato come nell'ambito delle assicurazioni
sociali e quindi anche dell'assicurazione malattie vigesse il principio
inquisitorio, ha nel dispositivo della querelata pronunzia dichiarato che i
documenti prodotti dalla Cassa, pur avendo quest'ultima inviato la sua risposta
tardivamente, venivano comunque acquisiti all'incarto, nella misura in cui
sarebbero stati ritenuti determinanti ai fini del giudizio,

   non si vede pertanto in quale modo la
litigiosa decisione incidentale possa causare un pregiudizio irreparabile alla
Cassa, danno che la medesima d'altronde non fa nemmeno valere nel suo ricorso
di diritto amministrativo, il quale si rileva di conseguenza inammissibile,

(…)." (cfr. STFA del 30 novembre 2000 nella
causa T., K 22/00)

 

                                         In simili
condizioni il TCA, nel presente giudizio, la risposta di causa che è stata
intimata all'assicurato il quale ha preso posizione sulla stessa (cfr. doc. V;
VI) va, dunque, considerata.

 

                               2.2.   L’insorgente
ha, inoltre, chiesto di estromettere dagli atti i doc. IV1, IV2 e IV3 prodotti
con la risposta di causa dalla parte resistente, poiché essi, nonostante
fossero già in possesso dell’UAI perlomeno al momento dell’emanazione della
decisione su opposizione impugnata (i doc. IV1 e IV2 anche al momento
dell’emissione della decisione formale del 5 dicembre 2005), non sono mai stati
esibiti in precedenza (cfr. doc. VI).

 

                                         Al
riguardo va, in primo luogo, ribadito che gli organi e i giudici delle
assicurazioni sociali valutano liberamente e in maniera completa le prove - nel
senso che non sono limitati da rigide regole formali di procedura - e operano
in conformità del principio indagatorio. Trattandosi della procedura di
ricorso, ciò significa che il giudice delle assicurazioni sociali deve
esaminare oggettivamente tutti i mezzi di prova, qualunque ne sia la
provenienza, e in seguito decidere se il materiale probatorio a disposizione
permette di concludere con un corretto giudizio sui diritti litigiosi (cfr.
consid. 2.2.; DTF 122 V 157;).

                                         In
secondo luogo, questa Corte constata che l’amministrazione, non avendo
sottoposto al ricorrente, almeno nella procedura di opposizione, i documenti
citati con la possibilità di pronunciarsi al riguardo, ha violato il diritto di
essere sentito ex art. 29 Cost. cpv. 2 e 42 LPGA.

 

                                         Tuttavia
tale violazione risulta in concreto sanata.

                                         Infatti,
da un lato, questa Corte ha inviato i doc. IV1-3 al patrocinatore
dell’insorgente per presentare osservazioni (cfr. doc. V), il quale, con
scritto del 19 luglio 2007, ha fatto uso di tale opportunità (cfr. doc. VI).

                                         Dall’altro,
il TCA, davanti al quale l’assicurato ha potuto ampiamente esprimersi in merito
alla fattispecie, gode di un pieno potere cognitivo (cfr. STFA del 22 dicembre
2004 nella causa S., C 116/04; STFA del 22 ottobre 2002 nella causa S., C 34/02;
STCA del 30 novembre 2005 nella causa O., 38.2005.57). 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Oggetto
della lite è la questione di sapere se l’Ufficio AI era legittimato a
sopprimere, con effetto retroattivo al 1° gennaio 2004, la mezza rendita di
invalidità di cui era al beneficio RI 1 dal dicembre 1999.

 

                               2.4.   Giusta
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, p. 216ss.).

 

         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. 

         Nel
suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. 

 

         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi
essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire
nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in
assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985,
p. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto
conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

         Nel
confronto dei redditi - di regola - non si tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit., p. 232). 

                                         La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA, i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta. 

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile
dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla
capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). 

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2, 125 V 369 consid. 2 e il riferimento).

 

                                         Qualora
la capacità di guadagno dell’assicurato migliori, il cambiamento è determinante
per la soppressione di tutto o parte del diritto a prestazioni, dal momento in
cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri (art. 88a cpv. 1 1.
frase OAI); lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà
a durare (2. frase). 

 

                                         Giusta
l’art. 88bis cpv. 2 OAI, la riduzione o la soppressione della rendita è messa
in atto, al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione (lett. a). 

                                         Essa può
però intervenire anche retroattivamente dalla data in cui avvenne la
modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento
indebito di una prestazione per l’assicurato oppure se quest’ultimo ha violato
l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 (lett. b). 

 

                                         L’art. 77 OAI prescrive che l’avente diritto, il suo rappresentante legale, le autorità o i
terzi cui è versata la prestazione devono comunicare immediatamente all’ufficio
AI ogni cambiamento rilevante per la determinazione del diritto alle
prestazioni, in particolare ogni cambiamento dello stato di salute, della
capacità al guadagno o al lavoro, della grande invalidità o dell’assistenza
dovuta all’invalidità, del luogo di residenza determinante per stabilire
l’importo dell’assegno per grandi invalidi, delle condizioni personali ed
eventualmente economiche dell’assicurato.

 

                                         Affinché
possa essere ammessa una violazione dell’obbligo di informare di cui all’art.
77 OAI, è necessario un comportamento colposo, per il quale è già sufficiente
una lieve negligenza (cfr. DTF 133 V 67 consid. 4.4 e riferimenti). 

 

                                         L’art. 88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione ma anche
in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame
(riconsiderazione) (Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung,
in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad
art. 41, p. 263; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in
der Invalidenversicherung, 2003, p. 95).

                                         Condizione
necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che l'errore giustificante
una riconsiderazione concerna un argomento specifico dell’AI. La
riduzione o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione avviene
quindi di principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con effetto pro
futuro, eccezion fatta per
i casi in cui l’assicurato ha violato il suo obbligo di informare, nel qual
caso una modifica ha effetto ex tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF
110 V 297 e 330, 119 V 432; Müller, op. cit., p. 95ss). Il TFA ha pure
stabilito che l’inizio della soppressione con effetto ex tunc della rendita va
stabilito in applicazione analogica dell’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111
V 197). 

 

                               2.6.   L'art.
53 LPGA prevede che:

 

" 
1 Le decisioni e le decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a
revisione se l’assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti
rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

2 L'assicuratore può
tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica
ha una notevole importanza.

3 L'assicuratore può
riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è
stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di ricorso."

                                      

                                         I
principi relativi alla riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati
dalla giurisprudenza precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati
all'art. 53 LPGA (cfr. DTF 133 V 50, consid. 4.1, pag. 52;
STFA del 12 marzo 2004 nella causa D., K 147/03, consid. 5.3 in fine; STFA del
22 marzo 2004 nella causa M., U 149/03, consid. 1.2.; STFA dell’8 febbraio 2005
nella causa G., I 133/04, consid. 1.2).

 

                                         Conformemente
a un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è
senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (cfr. STFA del 3
maggio 2006 nella causa E. (I 512/05), consid. 3 e riferimenti).

 

                                         Per
giudicare se è ammissibile riconsiderare una decisione per il motivo che essa è
manifestamente errata, ci si deve fondare sulla situazione giuridica esistente
al momento in cui questa decisione è stata emanata, tenuto conto della prassi
in vigore a quel momento (DTF 119 V 479 consid. 1b/cc e i riferimenti ivi
citati).

                                         Mediante
la riconsiderazione, si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto,
rispettivamente, un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei
fatti. Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di
principio una riconsiderazione (DTF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid.
4a/cc).

                                         Una
decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base
di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle
disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo
inappropriato (DLA 1996/97 n. 28, p. 158 consid. 3c).

                                         Ciò
è segnatamente il caso quando l’amministrazione accorda una rendita di
invalidità in violazione del principio della priorità della riformazione
professionale sulla rendita (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa P., I
559/02).

                                         Per
contro, non si è in presenza di un errore manifesto quando il versamento della
prestazione dipende da condizioni materiali la cui valutazione implica un
potere d’apprezzamento, in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la
decisione appare ammissibile tenuto conto della situazione di fatto e di diritto
(STFA del 13 agosto 2003 nella causa P., I 790/01, consid. 3).

                                         In
una sentenza del 13 luglio 2006 nella causa L. (I 406/05), consid. 6, l’Alta
Corte ha dichiarato manifestamente errata la decisione formale mediante la quale
l’Ufficio AI aveva riconosciuto a un assicurato una mezza rendita di invalidità
per il motivo che, nella sua abituale professione di coiffeur, presentava una
inabilità lavorativa del 50% (con corrispondente riduzione del reddito).
Secondo il TFA, l’amministrazione avrebbe invece dovuto esaminare se
l’assicurato, sul mercato generale del lavoro, esercitando un’attività
sostitutiva, era in grado di meglio valorizzare la sua capacità lavorativa
residua.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 191, p. 145ss., il TFA - confermando una sua
precedente inedita pronunzia (STFA del 3 dicembre 1992 nella causa W.) - ha
stabilito che la revisione processuale di decisioni amministrative è ammessa
soltanto entro i termini determinanti per la revisione di una decisione su
ricorso (art. 67 cpv. 1 e 2 PA): 90 giorni dalla scoperta del motivo di
revisione ma, al più tardi, entro 10 anni dalla notificazione della decisione
su ricorso (cfr., pure, A.

                                         Rumo-Jungo, Die Instrumente zur Korrektur der
Sozialversicherungsverfügung, in R. Schaffauser/F. Schlauri (Hrsg.),
Verfahrensfragen in der Sozialversicherung, San Gallo 1996, p. 291). 

 

                                         Al riguardo cfr. anche STFA U 325/02 del 24 ottobre 2003.

 

                                         I termini
citati sono applicabili anche successivamente all'entrata in vigore della LPGA
il 1° gennaio 2003. Infatti, benché l'art. 53 LPGA non preveda espressamente
tali termini, resta determinante quanto stabilito dall'art. 67 cpv. 1 e 2 PA,
alla cui legge, del resto, rinvia l'art. 55 LPGA per quanto concerne le regole
particolari di procedura non fissate in modo esaustivo nella LPGA o nelle
singole leggi (cfr. U. Kieser, ATSG Kommentar, 2003., ad art. 53, n. 16; STF I
528/06 del 3 agosto 2007 consid. 5).

 

                               2.7.   Nella
presente evenienza alla base della soppressione della rendita di invalidità con
effetto retroattivo al 1° gennaio 2004, stabilita con decisione del 5 dicembre
2005 e confermata con decisione su opposizione dell’11 maggio 2007 (cfr. doc.
63-1 = A, U), vi è il verbale di interrogatorio 7 ottobre 2005 della Polizia Cantonale,
pervenuto all’UAI il 10 novembre 2005 (cfr. doc. 56-1).

                                         Dal
citato verbale risulterebbe, unitamente al chilometraggio (e l’orario di
lavoro) svolto in base ai dischi di lavoro, che l’assicurato, nonostante il
danno alla salute, poteva svolgere un’attività lucrativa in maniera pressoché
regolare e normale. L’amministrazione, al riguardo, ha sottolineato pure che
per l’aspetto extra-somatico l’insorgente non ha seguito alcuna cura, né si è
sottoposto ad alcun “suivi” psicologico, né trattamento farmacologico.

                                         Sebbene
non lo abbia indicato esplicitamente, l’amministrazione pretende che, nel caso
di specie, sarebbero soddisfatte le condizioni per procedere a una revisione ex
art. 17 cpv. 1 LPGA (cfr. art. 41 vLAI) della rendita di invalidità. 

 

                                         Ora, così
come già indicato al considerando 2.6., presupposto per procedere alla
revisione di una rendita di invalidità è che le circostanze, legate allo stato
di salute e/o economiche, che stavano alla base della decisione iniziale di
rendita, siano nel frattempo notevolmente mutate. Determinante, in questo
senso, è il raffronto tra le condizioni attuali e quelle esistenti al momento
in cui la rendita fu costituita o successivamente riveduta. 

 

                                         Ciò è
quanto il TCA è chiamato ad appurare.

 

                               2.8.   A seguito
della domanda di prestazioni AI inoltrata nel marzo 1999 l’UAI ha effettuato
una serie di accertamenti.

                                         In
particolare è stata esperita, nel febbraio 2000, una perizia SAM da parte del
Dr. med. __________, FMH in fisiatria e riabilitazione spec. reumatologia.

                                         La
diagnosi posta dallo specialista è la seguente:

 

" 
- Sindrome cervicovertrebrale cronica e
recidivante con possibile irritazione radicolare intermittente C6 con /da
alterazioni degenerative al livello C5/6 e in particolare C6/7 con
osteocondrosi, uncartrosi e restringimento dei forami di congiunzione in
presenza di una piccola ernia discale dorsolaterale sinistra C6/7;

- Sindrome lombovertebrale
contenuta senza alterazioni funzionali e/o funzionali maggiori.

 

Diagnosi internistiche

 

-         
Diabete mellito II

-         
Dislipidemia” (Doc. 26-6)

 

                                         Per
quanto concerne la capacità lavorativa il Dr. med. __________ ha affermato che
non vi erano elementi che permettessero di concludere per un limite delle
capacità fisiche date dalla lieve sindrome lombovertebrale. La sofferenza
cervicobrachiale a sinistra, invece, comportava un limite del paziente nel
poter assumere posizioni corporee monotone con la testa. Attività sedentarie
svolte in particolare al computer erano da interrompere regolarmente.
Nell’effettuare lavori manuali con il braccio sinistro il paziente era
limitato, segnatamente, per attività richiedenti una normale sensibilità delle
dita come tenere oggetti piccoli (viti o simili). L’assicurato poteva
effettuare lavori manuali sopra l’orizzontale solo ad intervalli e per una
durata limitata (non superiore a 15 minuti/ora). Per la sua ultima attività di
tecnico edile con gli impegni del suo ultimo posto di lavoro, secondo le
informazioni date dall’assicurato, i limiti esposti portavano a una riduzione
della capacità lavorativa di un massimo del 25%, essendo l’attività variata per
quel che riguarda le posizioni corporee da assumere ma anche per le mansioni
manuali richieste. La patologia concerneva del resto il braccio adominante.
Anche l’attività di esercente, a mente dello specialista, era limitata in
misura del 25%. Inoltre il perito SAM ha precisato che non appariva probabile
un rapido degrado delle condizioni del paziente al punto da ritenere la sua
valutazione come definitiva (cfr. doc. 26-8).

 

                                         Dal
referto del 16 maggio 2000 del Dr. med. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, inviato al medico curante dell’assicurato, si evince che
quest’ultimo presentava una certa depressione di tipo ansiosa, probabilmente
reattiva da una parte alla sua situazione sociofamigliare e dall’altra alle sue
difficoltà per la persistenza dei disturbi algici e grosse difficoltà nello
svolgere un’attività fisica. Presentava sentimenti di insufficienza, di colpa,
di vergogna e manifestazioni somatiche dolorose accompagnate da una serie di
disturbi neurovegetativi. Lo psichiatra ha così diagnosticato una sindrome
depressiva ricorrente con episodio a quel momento di media gravità (ICVD10
F33.1) e ha indicato che la prognosi a breve e medio termine era poco
favorevole, vista la persistenza dei sintomi, malgrado una terapia
antidepressiva e ansiolitica già in atto. L’abilità lavorativa è stata
attestata, dal punto di vista strettamente psichiatrico, del 50%. Il Dr. med. __________
ha pure aggiunto che la patologia lombosciatalgica del ricorrente ha avuto un
ruolo importante nello sviluppo e nell’esacerbazione della sua patologia
psichica (cfr. doc. 28-3 – 28-5).

 

                                         L’8
gennaio 2001 l’UAI ha conseguentemente incaricato il __________ di __________
di peritare l’assicurato. 

                                         Dal
relativo rapporto del 3 agosto 2001 emerge che è stata diagnosticata una
sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso-depressiva ICD-10 F
43.22.

                                         Riguardo
alla capacità lavorativa, la Dr.ssa __________, capo-servizio, ha rilevato che:

 

" 
Dal punto di vista psichiatrico siamo
confrontati con un primo scompenso depressivo nel mese di dicembre 1998 durante
il quale l’assicurato è stato anche brevemente ricoverato presso la Clinica __________
di __________. Visto che l’assicurato già allora non lavorava più e non godeva
più di una copertura assicurativa non sono stati fatti certificati medici però
mi permetto di valutare l’inabilità lavorativa del 100% da dicembre 1998 per
circa due-tre mesi. Da marzo 1999 invece si può valutare teoricamente
l’inabilità lavorativa per motivi psichiatrici al 50%. Un’inabilità in questo
senso è stata anche confermata dal Dr. __________, psichiatra a __________, nel
maggio 2000 e possiamo confermarla anche attualmente e per il prossimo
futuro.”(Doc. 32-8, 32-9).

 

                                         Inoltre
dal rapporto del __________, relativamente alla possibilità di migliorare la
capacità al lavoro tramite provvedimenti sanitari, risulta che:

 

" 
L’unico provvedimento sanitario che può essere
preso in considerazione è costituito da una presa a carico psichiatrica con farmaco
e psicoterapia ambulatoriale. Tale trattamento tuttavia non è gradito
all’assicurato, che accetta malvolentieri la presenza di problemi di natura
psicologica o addirittura psichiatrica. Il trattamento psichiatrico non ha
sicuramente la facoltà di migliorare direttamente la capacità di lavoro
dell’assicurato, ma potrebbe indirettamente favorire un migliore inserimento
lavorativo o occupazionale del periziando, aiutandolo a elaborare i conflitti e
le tensioni che si potrebbero creare.” (Doc. 32-9)

 

                                         Il 21
agosto 2001 il Dr. med. __________ del Servizio di accertamento medico dell’AI
(SMR) ha indicato che dalle due perizie effettuate (reumatologica Dr. __________
2.2000 e psichiatrica Dr.ssa __________ 7.2001) si evidenzia una limitazione
funzionale minore per il primo problema (IL 25%) mentre per il secondo problema
una IL 50% (cfr. doc. 34-1).

 

                                         Nel
dicembre 2001 all’insorgente è, poi, stata assegnata una mezza rendita di
invalidità a decorrere dal dicembre 1999 (cfr. doc. 35-1 – 37-1).

 

                               2.9.   Al precedente
considerando sono state esposte le circostanze che hanno giustificato, nel
2001, la concessione all’assicurato di una mezza rendita dal dicembre 1999.

 

                                         L’UAI,
nel settembre 2004, a seguito di una telefonata del 23 settembre 2004 da parte
di alcuni taxisti di __________ per denunciare la concorrenza sleale che
avrebbe compiuto l’assicurato, il quale avrebbe affermato di poter applicare
prezzi più bassi poiché percepiva una rendita AI (cfr. doc. 43-1), ha avviato
una procedura di revisione.

 

                                         L’insorgente,
nell’ottobre 2004, dopo aver ricevuto lo scritto dell’UAI richiedentegli
l’orario di lavoro settimanale, i chilometri percorsi, i tragitti effettuati
esclusivamente dal medesimo e la trasmissione dei dischi di registrazione
dell’auto dal settembre 2003 al settembre 2004, nonché copia della notifica di
tassazione 2001/2002 e 2003 o eventualmente la dichiarazione 2003B (cfr. doc.
44-1), si è presentato all’amministrazione e ha dichiarato che l’attività di
taxista veniva svolta 2-3 ore al giorno con la macchina privata, che non aveva
un posteggio fisso come gli altri taxisti e che stava a casa ad aspettare le
telefonate, che la macchina veniva usata sia per il lavoro che per uso privato.
In tale occasione ha consegnato i dischi di lavoro dal 6 luglio 2004 al 3
ottobre 2004 e la dichiarazione d’imposta 2003B da cui non risultavano redditi,
poiché ha iniziato l’attività in settembre e a dicembre erano più le spese che
i guadagni (cfr. doc. 45-1).

 

                                         La Dr.ssa
__________, del __________ di __________, interpellata dall’UAI, l’8 ottobre
2004, ha attestato che l’assicurato che è stato da loro peritato nel 2001 non è
in cura presso il loro servizio (cfr. doc. 47-1).

 

                                         Il 25
novembre 2004, il Dr. med. __________, FMH in medicina generale, che aveva
visitato l’ultima volta l’assicurato, quale medico curante, il 15 novembre
2004, nel modulo “Rapporto medico” all’attenzione dell’AI ha indicato che lo
stato di salute del ricorrente era stazionario, in particolare per quanto
riguardava tutti i problemi non reumatologici, mentre i dolori lombari erano
leggermente peggiorati. La capacità lavorativa è stata valutata del 50%
continuo (cfr. doc. 49-1).

 

                                         Da una
nota interna dell’amministrazione del 12 gennaio 2005 emerge, infine, che:

 

" 
In data odierna ci contatta l’UT di __________
dicendo che per l’anno 2003 l’assicurato è stato tassato per CHF 1'500.-- annui
(vedasi notifica di tassazione dell’8.12.2004). 

L’attività è svolta in
minima misura per cui i valori del 2004 rispecchieranno, molto verosimilmente,
quelli del 2003.” (Doc. 52-1)

 

                                         Il 13
gennaio 2005 l’UAI ha comunicato per iscritto all’assicurato che dalla verifica
del grado di invalidità non ha constatato alcun cambiamento in riferimento alla
rendita erogata e che quindi avrebbe continuato a beneficiare della medesima
rendita ottenuta fino a quel momento per un grado di invalidità pari al 50%
(cfr. doc. 53-1).

 

                             2.10.   Si tratta ora
di esaminare la situazione quando è stata emanata la decisione su opposizione
impugnata (il potere cognitivo della presente Corte è limitato alla
valutazione della legalità della decisione su opposizione deferitale sulla base
dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emessa; cfr. DTF 121
V 366; U 29/04 dell’8 novembre 2005), limitatamente però, in
concreto, al periodo fino all’ottobre 2006, visto che l’assicurato, da tale
data, è al beneficio di una rendita vecchiaia AVS (cfr. doc. U pag. 2).

 

                                         L’UAI ha avviato una nuova
procedura di revisione della rendita nel novembre 2005, dopo essere venuto a
conoscenza di un verbale di interrogatorio dinanzi alla Polizia Cantonale del 7
ottobre 2005. Dallo stesso si evince segnatamente che:

 

" 
(…)

Dal settembre 2003 ho
iniziato una nuova attività in qualità di tassista indipendente a __________.
Non sono affiliato a nessuna centrale. Da parte mia facevo regolare richiesta
alla città di __________, ottenendo una risposta negativa poiché in quella zona
a loro dire vi sono sufficienti taxi. Così ho deciso di iniziare ugualmente la
mia attività in quel borgo. Non ho nessun posto dove sostare, per questo motivo
durante il lavoro continuo a fare degli spostamenti. Ho pure provveduto a
diffondere i miei biglietti da visita con numero di telefono e la garanzia di
una copertura di 24/24 ore la vettura che utilizzo è intestata alla __________
di tenero in __________. A questa ditta verso fr. 850 mensili per il noleggio
della vettura.

D.- Quante auto avete a
disposizione?

R.- Solo questa. Preciso
saltuariamente utilizzo anche la vettura __________ sempre di proprietà di
questa ditta comunque questa seconda vettura non è immatricolata per il
trasporto professionale di persone.

D.- Di regola quando
lavorate?

R.- Normalmente lavoro di
notte dalle ore 21.00 circa sino alle ore 6.00.

D. Prendete dei
medicamenti per i vostri problemi di salute?

R.- Sì, regolarmente
ingerisco pastiglie e precisamente Voltaren una ogni 12 ore.

D.- Secondo lei questi
medicamenti possono influire sulla guida?

R.- Per me no, unico
problema è allo stomaco.

D.- Nel controllo
aziendale effettuato in data 23.9.2005 abbiamo trovato dei dischi con altri
nominativi oltre il suo, chi sono e perché.

R.- Nel periodo in cui ero
assente per vacanza, la “mia” vettura è stata utilizzata per fare da taxi dal
sig. __________, forse dom. ad __________, unica cosa certa è che so che è
autista della __________ di __________. Lui teneva tutti gli incassi, da parte
mia non ho chiesto nessun rimborso per la vettura, unica cosa lo __________
doveva fare benzina.

D.- Il figlio __________
ha eseguito delle corse taxi, visto che sui dischi è stato trovato il suo nome?

R.- Lui ha la licenza di
guida per la cat. B e aveva richiesto il patentino per la professionale. Da
solo penso di no, poiché in caso contrario ne sarei venuto a conoscenza. In mia
presenza io sedevo a fianco e lui guidava, qui sì, facevamo taxi ma io
incassavo.

D.- Durante il __________
di __________ quando iniziavate il lavoro e quando terminava?

R.- Il mio inizio e fine
figura sui dischi.

D.- Durante questo periodo
il figlio ha lavorato da solo in qualità di taxi?

R.- A me non risulta,
durante questo periodo, di notte dopo la mezzanotte, siccome io ero stanco, lui
decideva di guidare l’auto, ma come detto sedevo sempre al suo fianco, sebbene
vi fosse molta gente da trasportare.

D.- E’ sicuro che il
figlio non ha mai esercitato da solo, specialmente durante il __________?

R.- Sì sono sicuro,
durante queste notti io ero sempre presente e non ho mai lasciato che il figlio
lavorasse da solo. 

(…)

Prendo atto che per motivi
di inchiesta, i dischi e le copie del libretto di lavoro mi vengono trattenute.
Inoltre verrà elevato rapporto di contravvenzione per:

uso di un disco con più
conducenti, uso del libretto di lavoro (personale) per 3 autisti in
contemporanea, concessa guida al figlio durante le corse di lavoro sebbene
questi non aveva né libretto né licenza di condurre professionale (solo
patentino), inoltre durante la giornata il figlio lavorava presso la ditta __________
di __________, perciò superava l’attività giornaliera. Mancato riposo
settimanale.” (Doc. 54-1, 54-2)

 

                                         Il 10
novembre 2005 ha avuto luogo un colloquio tra un funzionario dell’UAI, __________,
e il Sgt. __________ della Polizia stradale di __________, incaricato della
verifica/sorveglianza del rispetto delle normative verso coloro che svolgono la
professione di tassametrista indipendente e che ha allestito il verbale sopra
citato. Il Sgt. __________ ha mostrato e spiegato i dischi consegnati
dall’assicurato nell’ottobre 2005, dai quali risulta l’utilizzo pressoché
continuo dell’auto. L’incaricato della Polizia ha però precisato che l’insorgente
in proposito gli ha comunicato che il tempo di lavoro è di gran lunga inferiore
a quanto indicato sui dischi e che lo stesso corrisponde al massimo al 50%. Il
rimanente del tempo sul disco corrisponde a viaggi effettuati presso
conoscenti/amici quindi senza trasporto professionale (cfr. doc. 56-1).

 

                                         In questa
annotazione il funzionario dell’AI ha anche evidenziato che gli atti reperiti a
seguito della revisione del 2004, nonché le dichiarazioni rilasciate
dall’assicurato e contenute nel verbale di interrogatorio del 7 ottobre 2005,
permettevano sicuramente di ritenere l’affezione psichica non più di
impedimento per l’esercizio di una regolare attività e neppure si poteva
affermare che si era ancora in presenza di un ritiro sociale o di incapacità ad
affrontare la vita (cfr. doc. 56-2).

 

                                         L’insorgente,
il 17 novembre 2005, è stato sentito dal funzionario __________. E’ stato fatto
presente all’assicurato che i chilometri  percorsi dall’auto 104333 nel periodo
dal 14.12 2004 al 23.09.2005 sono stati 57'892 e che l’auto __________, la
quale secondo informazioni dell’UAI era a sua disposizione, aveva percorso da
aprile 2004 a ottobre 2005 km 16'500. Il ricorrente ha dichiarato di aver
esercitato l’attività al massimo per circa 20/22 ore settimanali e che i chilometri
che risultavano dai dischi erano in parte effettuati in quanto costretto a
girare a vuoto non avendo a disposizione una zona di stazionamento come pure
per uso privato. Per quanto attiene allo stato di salute, egli ha evidenziato
di essere sempre stato in cura dal Dr. med. __________ e che lo stesso
peggiorava continuamente. In relazione ai problemi psichici ha confermato di
non più essere stato in cura da un medico e che l’ultima visita risaliva al
2001 presso il __________ (cfr. doc. 59-1).

 

                                         Alla luce
degli accertamenti menzionati, __________ ha effettuato una valutazione del
grado di invalidità dell’insorgente.

                                         E’ stato
osservato che lo stato di salute risultava migliorato rispetto al 2001, anno in
cui era stato riconosciuto il diritto a una mezza rendita AI principalmente per
motivi psichici. 

                                         Non
risultava, infatti, più in cura medica specialistica per disturbi psichici dal
2001, né assumeva più medicamenti, salvo per i problemi fisici. 

                                         Per
quanto riguarda l’attività di taxista, è stato precisato che secondo
l’amministrazione veniva svolta in misura pressoché normale considerate le ore
di utilizzo del veicolo, nonché i chilometri percorsi. Infine è stato
evidenziato che potevano ritenersi adeguate anche altre attività cosiddette
leggere nella misura del 75% (cfr. doc. 62-1).

 

                                         L’UAI,
con decisioni del 5 e del 15 dicembre 2005 ha, di conseguenza, soppresso il
diritto alla mezza rendita con effetto retroattivo al gennaio 2004 e chiesto la
restituzione di fr. 19'795.-- corrispondenti alle rendite versate al ricorrente
dal gennaio 2004 al novembre 2005 (cfr. consid. 1.3.; doc. A, B).

 

                             2.11.   Attentamente
esaminata la documentazione agli atti e tutto ben considerato questa Corte,
chiamata a pronunciarsi in merito alla fattispecie, ritiene che sulla sola base
degli atti di causa l’Ufficio AI non poteva concludere per la soppressione del
diritto alla mezza rendita con effetto retroattivo.

 

                                         In
proposito, occorre evidenziare che, secondo la giurisprudenza, un motivo di revisione
deve chiaramente emergere dall’incarto (cfr. STFA del 12 ottobre 2005
nella causa R., I 8/04, pubblicata in Plädoyer 1/06, pag. 64s. e i riferimenti
ivi menzionati).

                                         Le
norme sulla revisione non possono, in effetti, costituire il fondamento
giuridico per un riesame senza condizioni del diritto alla rendita (cfr. STCA
32.2006.106 del 3 settembre 2007 consid. 2.6.; R.
Rüedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich
von Invalidenrentenrevisionen, in Schaffauser/Schlauri [Hrsg.], Die Revision
von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, San Gallo 1999, p. 15).

 

                                         Innanzi
tutto occorre rilevare che l’UAI non ha interpellato alcun medico specialista in
psichiatria in merito alle condizioni di salute e alla capacità lavorativa
dell’assicurato per l’arco di tempo posteriore al 2001, segnatamente non ha
ordinato alcuna precisa indagine al riguardo.

                                         Dal semplice fatto che
l’assicurato abbia affermato di non essere più stato in cura dopo la visita
presso il __________ del 2001 (cfr. doc. 59-1) non si può trarre la conclusione
che lo stesso non presentasse più alcuna inbilità al lavoro dal profilo
psichiatrico. 

                                         In effetti già la capo
servizio del __________ di __________, nel 2001, aveva indicato che il
trattamento che poteva essere preso in considerazione, ovvero una
presa a carico psichiatrica con farmaco e psicoterapia ambulatoriale, non era
gradito all’assicurato, che accettava malvolentieri la presenza di problemi di
natura psicologica o addirittura psichiatrica (cfr. doc. 32-9).

                                         Dalle carte processuali
risulta, poi, che comunque il ricorrente seguiva, dal 2002/2003, delle terapie
naturali e di medicina complementare per disturbi ansio-depressivi e
strutturali (cfr. doc. 69-24 = D, 69-25 = E).

                                         Infine
l’8 marzo 2006 la Dr.ssa __________, capo-servizio del __________ di __________,
relativamente a una consulenza psichiatrica del 2 e 6 marzo 2006, ha attestato
quale ipotesi diagnostica una sindrome mista ansioso-depressiva ICD-10 F41.2 e
ha sottolineato che l’assicurato era scettico soprattutto nei confronti degli
psicofarmaci e così non si è mai curato con antidepressivi, con effetto anche
ansiolitico, indicati nel caso dell’insorgente a mente della dottoressa (cfr.
doc. M).

 

                                         Inoltre, per quanto
attiene all’attività di taxista svolta dall’assicurato, va osservato che è vero
che dai dischi di registrazione dell’autoveicolo risulta che i chilometri
percorsi e le ore effettuate sono di una certa entità (cfr. doc. 50-5segg.,
54-1, 56-1, 59-1).

                                         E’ tuttavia altrettanto
vero, da un lato, che i dischi afferenti al lasso di tempo 6 luglio-3 ottobre
2004 erano già in possesso dell’amministrazione durante la prima procedura di
revisione, poi sfociata nella comunicazione del gennaio 2005 con cui
all’assicurato è stata confermata la mezza rendita (cfr. doc. 53-1; consid.
2.10.)

                                         Dall’altro, che è stato
appurato dalla Polizia stradale che, in ogni caso, il figlio dell’insorgente,
in alcuni periodi, di notte, guidava il taxi mentre il padre gli era seduto
accanto. In effetti è stato elevato nei confronti dell’assicurato un rapporto
di contravvenzione anche per uso di un disco con più conducenti, nonché per
concessione della guida al figlio durante le corse di lavoro sebbene questi non
avesse la licenza per condurre professionalmente (cfr. doc. 54-2, 54-3).

                                         A ciò va aggiunta la
circostanza che il ricorrente ha asserito di aver dovuto, nell’attesa delle
chiamate e non disponendo di uno stallo proprio, girare spesso (cfr. doc. 45-1,
54-1, 59-1).

 

                                         Pertanto, considerato
anche che la ditta __________ ha escluso che il secondo veicolo menzionato
dall’amministrazione, ossia la __________, venisse usato per l’attività di taxi
dell’assicurato (cfr. doc. F) e che la documentazione relativa al guadagno
ottenuto (cfr. doc. 52-1; Q; G) non permette di giungere a una soluzione
differente, occorre concludere che gli atti di causa sono insufficienti per
ritenere che il ricorrente presentasse una capacità lavorativa di grado
maggiore del 50%.

 

                                         In simili
circostanze, visto quanto appena esposto, e meglio ritenuto un accertamento
sommario dei fatti, si giustifica l’annullamento della decisione su opposizione
impugnata e il rinvio degli atti all’Ufficio AI al fine di effettuare le necessarie
indagini per stabilire l’esatta capacità lavorativa dell’assicurato nell’attività
di taxista e in altre attività adeguate (cfr. DAL 2001 pag. 196 seg.).

                                         In particolare
l’amministrazione dovrà appurare, avvalendosi del parere di un medico
specialista in psichiatria, lo stato di salute e la capacità al lavoro
dell’assicurato in attività confacenti alle sue condizioni psichiche, in
particolare se effettivamente è intervenuto un miglioramento rispetto alla
valutazione del 2001 del __________ di __________. 

                                         Inoltre la stessa dovrà
verificare l’esito del procedimento di contravvenzione nei confronti
dell’assicurato per concessione della guida al figlio avviato dalla Polizia
stradale nell’ottobre 2005 e in che misura, sulle ore e i chilometri
complessivi effettuati, ha guidato il figlio nel periodo in questione. 

                                         L’UAI farà pure capo all’incarto
fiscale per gli anni 2004 e 2005 dell’assicurato al fine di stabilire quale sia
stato il guadagno conseguito quale taxista.

 

                                         In
seguito l’UAI si pronuncerà nuovamente e compiutamente sulla revisione
intrapresa nel novembre 2005.

 

                             2.12.   Sulla base degli atti di causa non è neppure possibile, in virtù
dell’art. 53 LPGA (cfr. consid. 2.6.), procedere ad una riconsiderazione dei
provvedimenti (decisione del dicembre 2001 e comunicazione 13 gennaio 2005;
doc. 36-1, 37-1, 38-1, 53-1) con i quali all’assicurato è stato riconosciuto e
confermato il diritto ad una mezza rendita dal 1° dicembre 1999.

 

                                         Infatti,
alla luce delle verifiche compiute dall’amministrazione a seguito della domanda
di prestazioni AI del 1999, segnatamente delle indagini mediche esperite (dr.
med. __________, __________ di __________; cfr. consid. 2.8), la decisione
iniziale del dicembre 2001, con cui al ricorrente è stata assegnata una mezza
rendita a decorrere dal dicembre 1999, non risulta manifestamente errata (cfr.
STF 9C_11/2008 del 29 aprile 2008; STF 9C_187/2007 del 30 aprile 2008).

 

                             2.13.   Per quanto
attiene alla censura ricorsuale relativa al riferimento a un reddito ipotetico
per calcolare il grado di invalidità (cfr. doc. I; consid. 1.5), è utile
ricordare, richiamato l’art. 16 LPGA e quanto già esposto al consid. 2.5 che
precede, che l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico-giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid.
4a). I dati economici risultano pertanto determinanti.

                                         Al
medico compete la valutazione dello stato di salute del peritando, della misura
e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace al lavoro. Il medico
stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute limita l’interessato
nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita in particolare alle
funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo la sua esperienza di
vita entrano in linea di conto nel caso concreto (Meyer-Blaser, op. cit., pag.
227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143 consid. 2, 114 V 314 consid.
3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido
(Meyer-Blaser, op. cit., pag. 228, Omlin, Die Invalidität in der
obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

                                         In
ogni modo, ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le
capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un
concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, op cit. pag. 212). Un
assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di
trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 pag. 347).

 

                                         Vale
ancora la pena rilevare che, secondo la giurisprudenza del TFA, in applicazione
del metodo ordinario del raffronto dei redditi, per accertare il reddito
conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito da valido) è
decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante,
quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla
rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e
23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid.
3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito
dev'essere fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il
reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle
competenze professionali come pure delle circostanze personali per un
prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi,
l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in
merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr.
U 168 pag. 100s. consid. 3b). Considerato come di regola bisogna presumere che
senza il danno alla salute l’assicurato avrebbe continuato la precedente
attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno conseguito, adeguato al
rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000 n. U 400
pag. 381 e riferimenti).

 

                                         Per
quel che concerne, invece, il reddito da invalido, lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto guadagno, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai dati statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale
di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro (Pratique VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332
consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, recentemente confermato in Pratique VSI 2002 pag. 64).

                                         Va
qui fatto presente che, conformemente ad una recente
giurisprudenza, il TFA ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in
difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali
risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei
salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili
dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni
(STFA 12 ottobre 2006 nella causa S., U 75/03, e del 5 settembre 2006 nella
causa P., I 222/04).

                                         Pertanto,
nella determinazione del reddito da invalido occorre d’ora in avanti applicare
i valori nazionali (Tabella TA1) e non più quelli regionali (Tabella TA13) come
sin’ora confermato dal TCA.

 

                                         Pertanto,
nel caso in cui dagli accertamenti supplementari che effettuerà l’UAI, dovesse
emergere un miglioramento dell’abilità al lavoro dell’assicurato, non è esclusa
la possibilità di fare capo ai dati statistici per determinare il reddito da
invalido, qualora nell’attività di taxista l’assicurato non sfrutti in maniera
completa e ragionevole la propria capacità lavorativa residua.

 

                             2.14.   Come visto al consid. 2.5,
giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI la riduzione o la
soppressione della rendita può intervenire anche retroattivamente dalla data in
cui avvenne la modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato oppure se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 (lett. b). 

 

                                         L’art. 77 OAI prescrive che l’avente diritto, il suo rappresentante legale, le autorità o i
terzi cui è versata la prestazione devono comunicare immediatamente all’ufficio
AI ogni cambiamento rilevante per la determinazione del diritto alle
prestazioni.

 

                                         In
concreto dalla documentazione agli atti risulta che l’assicurato non ha mai
fornito tempestivamente e spontaneamente all’UAI informazioni circa l’inizio
nel 2003 della sua attività di taxista e il relativo espletamento. In effetti
l’amministrazione ha ricevuto segnalazioni in merito da parte di terzi. Solo in
seguito e su richiesta dell’UAI stesso il ricorrente ha dato indicazioni al
riguardo.

                                         Anche l’interrogatorio,
nell’ottobre 2005, da parte di un sergente della Polizia stradale in relazione
alla sua attività, sebbene percepisse una rendita di invalidità, e i ragguagli
forniti (cfr. doc. 54-1) non sono stati comunicati all’UAI dall’insorgente,
bensì dal sergente medesimo interpellato dall’amministrazione su segnalazione
di terzi (cfr. doc. 56-1).

 

                                         Nel caso in esame, dunque,
è ravvisabile perlomeno una lieve negligenza da parte dell’assicurato, la quale
è sufficiente per ammettere una violazione dell’obbligo di informare ai sensi
dell’art. 77 OAI (cfr. consid. 2.6.). In casu, quindi, contrariamente a quanto
invocato dal ricorrente (cfr. doc. I), un’eventuale soppressione della rendita,
nel caso in cui dagli accertamenti supplementari che effettuerà l’UAI dovesse
emergere che effettivamente il grado di invalidità dell’insorgente si è
modificato, può avere luogo con effetto retroattivo.

 

                             2.15.   Vincente in
causa, il ricorrente, patrocinato da un legale, ha diritto a un'indennità per
ripetibili da mettere a carico dell’UAI (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA). 

 

                                         La
domanda di ammissione all’assistenza giudiziaria dinanzi al TCA del 5 giugno
2007 (cfr. consid. 1.5) diventa conseguentemente priva di oggetto (cfr. RDAT
II-2001 N. 24; STFA U 59/99 del 18 agosto 1999; STFA I 360/97 del 2 agosto
1999; STFA P 7/97 del 19 novembre 1998).

 

                             2.16.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         § La
decisione su opposizione impugnata è annullata e gli atti rinviati all’Ufficio
AI affinché proceda come indicato al consid. 2.11. 

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà all’assicurato fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   L'istanza
tendente alla concessione del gratuito patrocinio è divenuta priva di oggetto.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni
dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti