# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1bc846f2-0b06-5908-9e0c-4fa8dad0cd0d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-08-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 03.08.2001 11.2001.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-4_2001-08-03.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2001.00004

  	
  Lugano,

  3 agosto 2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____._____
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Bellinzona
promossa con istanza del 2 novembre 2000 da

 

	
   

  	
  __________ __________, nata
  __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________
  -__________i, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________, 

  rispettivamente dalla lic. iur. __________
  __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 27 dicembre 2000 presentato da __________ __________ contro la
sentenza (“decreto”) emessa l'11 dicembre 2000 dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ il 5 febbraio 2001;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ (1955) e __________ __________ (1957) si
sono sposati a __________ l'__________ __________ 1977. Dal matrimonio sono
nati i figli __________ (____________________1980) ed __________
(____________________1985). Il marito è __________ del __________, la moglie
non ha esercitato attività lucrativa durante la vita in comune. I coniugi si
sono separati nel marzo del 2000, quando il marito è andato a vivere con
un'altra donna. Il 

                                         31 luglio
2000 __________ __________ si è iscritta ai ruoli della disoccupazione per
un'attività al 50% e nel settembre successivo ha trovato un incarico
provvisorio (13 ore settimanali) per lavori di pulizia presso l'Istituto
cantonale di economia e commercio a __________. Il 4 settembre 2000 __________,
terminata la scuola media, ha intrapreso l'apprendistato di cuoco presso
__________ __________ __________ __________ a __________. Il figlio maggiorenne
__________, conclusa la scuola reclute, è stato assunto il 14 novembre 2000 a
tempo pieno dalla __________ __________ __________ __________ a __________,
ditta produttrice di __________ __________ __________.

 

                                  B.   Nel
frattempo, il 2 novembre 2000, __________ __________ ha inoltrato al Pretore
del Distretto di Bellinzona un'istanza a protezione dell'unione coniugale,
chiedendo un contributo alimentare per sé di fr. 2500.– mensili
retroattivamente dal settembre 2000, l'affidamento di __________ (riservato il
diritto di visita del padre, da concordare direttamente con il figlio), un
contributo di fr. 700.– mensili per quest'ultimo, sempre dal settembre 2000, e
una provvigione ad litem di fr. 2500.–. Con domanda del medesimo giorno
essa ha postulato inoltre il beneficio dell'assistenza giudiziaria. All'udienza
del 21 novembre 2000, indetta per la discussione, __________ __________ ha
aderito al prospettato affidamento del figlio e al contributo alimentare per
lui; si è opposto invece alla provvigione ad litem e al contributo
alimentare per la moglie nella misura in cui eccedesse fr. 1300.– mensili. Entrambe
le parti hanno offerto prove.

 

                                  C.   Ultimata
l'istruttoria, al dibattimento finale del 7 dicembre 2000 i coniugi hanno mantenuto
invariate le loro domande. Statuendo 

                                         l'11
dicembre 2000, il Pretore ha obbligato __________ __________ a versare retroattivamente
dal settembre 2000 un contributo alimentare di fr. 2000.– mensili per la moglie
e di fr. 1000.– mensili per il figlio (assegno familiare compreso), ha affidato
__________ alla madre (riservato il diritto di visita del padre, da concordare
direttamente con il ragazzo) e ha respinto la domanda di provvigione ad litem.
Non sono state prelevate tasse né spese. __________ __________ è stato
condannato a rifondere all'istante fr. 500.– per ripetibili. __________
__________, da parte sua, è stata ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria
limitatamente all'esenzione dal pagamento di oneri processuali.

 

                                  D.   Contro
la sentenza (“decreto”) appena citata __________ __________ ha introdotto
appello il 27 dicembre 2000 per ottenere che il con-tributo alimentare in
favore della moglie sia ridotto a fr. 1170.– mensili e che il giudizio
impugnato sia riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 5 febbraio
2001 __________ __________ propone di respingere l'appello e di confermare la
sentenza impugnata. Con domanda del medesimo giorno essa sollecita altresì il
beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha ricordato anzitutto che il mantenimento della famiglia
incombe a entrambi i coniugi, in proporzione alle rispettive forze e capacità
(art. 163 cpv. 1 CC). Nella fattispecie il marito ha uno stipendio di fr.
6435.– netti mensili, compreso l'assegno familiare e la quota di tredicesima.
La moglie consegue un reddito variante da un minimo di fr. 750.– mensili
(indennità di disoccupazione) a un massimo di fr. 920.– mensili (55 ore effettive),
onde una media di fr. 800.– mensili. A fronte di entrate familiari per
complessivi fr. 7235.– mensili il Pretore ha poi calcolato il fabbisogno minimo
del marito in fr. 2607.– mensili, quello della moglie in fr. 1975.– mensili e
quello in denaro del figlio __________ (dedotto un terzo del salario percepito
come apprendista) in 

                                         fr.
1000.– mensili arrotondati. Ne è derivata un'eccedenza mensile di fr. 1653.–,
che egli ha diviso fra i coniugi in parti uguali 

                                         (fr.
826.–). Il marito potendo conservare per sé il fabbisogno minimo e metà eccedenza
(fr. 3433.– mensili), il contributo di mantenimento per la moglie è risultato
di fr. 2000.– e quello per __________, appunto, di fr. 1000.– mensili.

 

                                   2.   L'appellante
sostiene, per quanto riguarda il reddito familiare, che la moglie potrebbe
lavorare a tempo pieno (e non solo al 50%), che i problemi di salute da essa accusati
sono insorti solo nell'ottobre 2000 (sicché il 31 luglio 2000 essa avrebbe potuto
iscriversi ai ruoli della disoccupazione per un'attività al 100%), che per di
più tali problemi sono meramente temporanei (tanto che l'istante stessa afferma
di non poter chiedere alcuna rendita di invalidità) e che nelle condizioni
descritte essa potrebbe guadagnare almeno fr. 1500.– mensili, se appena
volesse. In subordine l'appellante soggiunge che, ad ogni modo, anche il
reddito medio di fr. 800.– mensili valutato dal Pretore per un'occupazione a
metà tempo va portato a fr. 900.–, dovendosi aggiungere a tale importo la quota
di tredicesima (memoriale, punti 10 e 11).

 

                                         a)   Il
Pretore ha ritenuto l'istante inabile al lavoro nella misura del 50% “come attestano
i certificati medici” (sentenza, consid. 5). Si tratta di una motivazione che
non può essere condivisa, neppure a un sommario esame come quello che disciplina
le misure a protezione dell'unione coniugale (art. 4 cpv. 1 n. 5 e art. 5 LAC).
Agli atti figurano tre certificati di un medico generico: il primo, del 9 ottobre
2000, dichiarava la paziente inabile al lavoro per il 50% “causa malattia” fino
al 31 ottobre 2000 (doc. N, primo foglio); il secondo, del 30 ottobre 2000, confermava
tale “malattia” fino al 30 novembre 2000 (doc. N, secondo foglio); il terzo,
del 27 novembre 2000, ribadiva siffatta “malattia” fino al 31 dicembre 2000
(doc. Q). Tutto si ignora però su codesta “malattia”, sulla concreta diagnosi,
sulle eventuali terapie e sulle prospettive di guarigione. Da certificati del
genere non si può seriamente dedurre uno stato di incapacità lucrativa al 50%
per tempo indeterminato. In realtà la conclusione cui è giunto il Pretore si
giustifica ugualmente, ma per altri motivi.

 

                                         b)   La
giurisprudenza relativa al vecchio diritto del divorzio aveva posto il
principio per cui una separazione (anche solo di fatto) non precludeva ai
coniugi il diritto di mantenere – per quanto possibile – il tenore di vita
precedente (DTF 114 II 26). Il coniuge che durante la vita in comune non aveva
esercitato un'attività lucrativa poteva essere obbligato, di conseguenza, a
intraprendere un lavoro rimunerato durante la separazione solo ove ciò
apparisse giustificato per coprire le spese supplementari derivanti da due
economie domestiche separate (DTF 114 II 17 consid. 5, 302 consid. 3a). Anzi,
dandosi un matrimonio di lunga durata, il coniuge che durante la vita in comune
aveva smesso di lavorare – o non aveva lavorato – per dedicarsi all'economia
domestica non poteva più essere tenuto a intraprendere – o a riprendere –
un'attività lucrativa se al momento del divorzio aveva compiuto 45 anni (DTF
115 II 11 consid. 5a con rinvii). Oltre a ciò, un coniuge con figli poteva
essere tenuto a cominciare – o a ricuperare – un'attività lucrativa a tempo
parziale solo al momento in cui il figlio affidatogli avesse raggiunto i 10
anni di età, mentre un'attività a tempo pieno poteva essergli imposta solo al
momento in cui il figlio avesse compiuto i 16 anni (DTF 115 II 10 consid. 3c e
11 consid. 5a; SJ 1994 pag. 91).

 

                                         c)   In
una sentenza recente, emanata già in applicazione del nuovo art. 125 CC
(contributo di mantenimento dopo il divorzio), il Tribunale federale ha
relativizzato il citato limite dei 45 anni (DTF 127 III 139 consid. 2c), che
del resto non ha portata propria nel caso in esame, l'istante essendo nata nel
1957. In una sentenza inedita di appena un mese prima (del 22 dicembre 2000 in
re Z., inc. __________.__________/__________), proprio in materia di misure a
protezione dell'unione coniugale, esso non ha più accennato nemmeno al criterio
per cui il coniuge che durante la vita in comune si è dedicato all'economia
domestica può essere obbligato a intraprendere un lavoro rimunerato, durante la
separazione, solo ove ciò appaia giustificato per coprire le spese
supplementari derivanti da due economie domestiche separate. Pur richiamando
esplicitamente DTF 114 II 17 consid. 5, esso si è limitato a rilevare che, in
caso di separazione, un coniuge può essere tenuto – secondo le circostanze – a
intraprendere un lavoro retribuito se ciò può essergli ragionevolmente imposto
e appare possibile dal profilo economico (consid. 3).

 

                                         d)   Si
aggiunga che già sotto l'egida del cessato diritto questa Camera aveva sostanzialmente
assunto un indirizzo analogo. In un caso di separazione per tempo indeterminato
(art. 147 cpv. 1 vCC) essa aveva avuto modo di precisare in effetti –
ispirandosi a Hausheer/Spycher, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997,
pag. 234, n. 04.113 in fine con richiami) – che occorreva distinguere secondo
lo scopo della separazione: dandosi qualche probabilità che i coniugi si riconciliassero,
appariva giustificato tutelare il riparto dei ruoli da loro assunto durante il
matrimonio; in caso contrario, ove la separazione appariva durevole e sembrava
preludere allo scioglimento del matrimonio o perseguire uno scopo analogo a
quello del divorzio, la moglie poteva anche essere tenuta ad assumere un altro
ruolo (I CCA, sentenza del 24 novembre 1999 in re B., consid. 19).

 

                                         e)   Sia
come sia, e comunque si opini sulla base del nuovo diritto riguardo alla posizione
del coniuge che durante la vita in comune non ha esercitato – o ha abbandonato
– un'attività lucrativa, mal si comprende perché si dovrebbe imporre a un
genitore cui sono affidati figli di età inferiore ai 16 anni la ricerca di un
lavoro a tempo pieno. Quanto meno nel caso in cui, durante la separazione, la
famiglia disponga di sufficienti risorse economiche. Nella fattispecie il
reddito complessivo dei coniugi copre senza problemi le necessità della
famiglia, lasciando un buon margine di eccedenza. Non si capisce – né
l'appellante spiega – perché in simili circostanze la moglie dovrebbe
impiegarsi a orario completo. Per tacere del fatto che, se così fosse, più non
sarebbe giustificato sottrarre dal fabbisogno in denaro del figlio __________–
come nella fattispecie (sentenza impugnata, consid. 6 a metà) – il valore per
la cura e l'educazione che la madre fornisce in natura. Una madre che lavora a
tempo pieno non può, invero, assicurare simultaneamente cura e educazione senza
l'ausilio di terzi. Nel risultato, a ragione il Pretore ha ritenuto perciò che
in concreto non si debba imporre all'istante – almeno per ora – un grado
d'occupazione superiore al 50%.

 

                                         f)   È
vero che dopo l'emanazione della sentenza impugnata il figlio __________ ha
compiuto 16 anni (il __________ __________ 2001). Ciò indurrebbe a riconsiderare
la posizione dell'istante, ormai libera da impegni maggiori nella cura della
prole. A tal fine occorrerebbe nondimeno chiarire con ragionevole verosimiglianza
l'odierno stato di salute di lei sulla scorta di attestazioni mediche complete
e aggiornate, ciò che non è possibile in sede di appello, ove non sono ricevibili
documenti nuovi (art. 321 

                                              cpv.
1 lett. b CPC). Quanto al principio inquisitorio applicabile in materia di filiazione,
esso giova solo al figlio minorenne e non influisce nel caso in esame,
__________ vedendosi garantito il contributo alimentare indipendentemente dalla
questione di sapere se la madre debba lavorare al 50 o al 100%. Spetterà dunque
all'appellante, nel caso in cui intendesse insistere perché la moglie sia
tenuta ad assumere un'attività a tempo pieno, rivolgersi nuovamente al Pretore
affinché verifichi se siano date le condizioni per modificare l'assetto contributivo
vigente.

 

                                         g)  Sostiene
l'appellante che, seppure la moglie fosse tenuta a impiegarsi solo al 50%, il
reddito medio di fr. 800.– mensili valutato dal Pretore per un'occupazione a
metà tempo va portato a fr. 900.–, dovendosi aggiungere a tale importo la quota
di tredicesima. L'assunto è manifestamente infondato, la moglie non avendo
diritto ad alcuna tredicesima nemmeno se riuscisse a lavorare 55 ore mensili
(lo stipendio massimo considerato dal Pretore). Il suo, in effetti, è un
semplice stipendio orario (doc. C, primo foglio). Al riguardo l'appello non
manca di leggerezza.

 

                                   3.   Per
quanto riguarda il fabbisogno minimo della moglie, l'appellante reputa che l'onere
tributario di fr. 300.– mensili stimato dal Pretore sia eccessivo e vada
ridotto a fr. 100.–, “come d'altronde quantificato dall'appellata nell'istanza”
(memoriale, punto 9). Se non che, il Pretore ha motivato chiaramente la sua
valutazione, spiegando di avere apprezzato il carico d'imposta – in mancanza di
una scissione delle partite fiscali dei coniugi – dipartendosi da un reddito
presumibile di fr. 30 000.– annui (sentenza, consid. 6 in principio). Ora, che
in difetto di tassazioni separate incombesse al Pretore stimare il rispettivo
aggravio d'imposta non fa dubbio (da ultimo: DTF inedita del 14 luglio 1997 in
re B., consid. 2c), tanto meno se si pensa che in presenza di un figlio minorenne
si imponeva l'applicazione del principio inquisitorio (diverso sarebbe il caso
ove i redditi dei coniugi avessero coperto a malapena i fabbisogni: v. DTF 126
III 356 consid. aa, confermato in SJ 123/2001 pag. 280 consid. 2). Invano tuttavia
si cercherebbe di sapere perché in concreto tale stima dovrebbe essere ricondotta
da fr. 300.– a fr. 100.– mensili. L'appellante non tenta neppure una spiegazione.
Insufficientemente motivato, al proposito l'appello si rivela finanche
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC in relazione con il cpv. 5).

 

                                   4.   L'appellante
asserisce infine che, “tenuto conto del criterio di opportunità e considerato
che la quota di eccedenza pertoccante alla moglie può essere leggermente ridotta,
alla luce delle circostanze specifiche si giustifica una ripartizione dell'eccedenza
del 35% a favore della moglie e del 65% a favore del marito” (memoriale, punto
12). L'argomentazione non può lontanamente essere seguita. L'eventuale eccedenza
che risulta una volta dedotto dal reddito globale dei coniugi il fabbisogno
minimo di entrambi e quello dei figli va divisa per principio a metà (DTF 114
II 28 consid. 4), come ha fatto il Pretore (sentenza, consid. 6 in fine). La
divisione a metà non si giustifica solo ove non si sottragga dal reddito
globale dei coniugi i fabbisogni dei figli (DTF 125 III 8, prassi estranea alla
giurisprudenza di questa Camera) oppure ove sia reso verosimile che i coniugi
non destinavano, durante la vita in comune, la totalità dei redditi al
mantenimento della famiglia (DTF 119 II 317 consid. 4b). Altri criteri – come i
vaghi accenni all'opportunità menzionati nell'appello – non hanno rilievo
giuridico: per scostarsi dal riparto a metà sarebbe occorso che nella fattispecie
il contributo spettante alla moglie comportasse una distribuzione anticipata
del patrimonio coniugale, ovvero che durante la separazione la moglie fruisse
di un tenore di vita superiore a quello di cui godeva durante la comunione domestica.
Incombeva all'appellante rendere verosimile un'ipotesi siffatta. Privo di ogni
consistenza, al riguardo l'appello non merita altra disamina.

 

                                   5.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza dell'appellante, che
rifonderà alla controparte un'equa indennità per ripetibili (art. 148 cpv. 1
CPC). La richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall'istante insieme
con le osservazioni all'appello non può essere accolta. Con un agio di fr.
826.– mensili (metà eccedenza) per rapporto al suo fabbisogno minimo, in
effetti, l'interessata non può ritenersi versare in grave ristrettezza nel
senso dell'art. 155 CPC. D'altro lato, essa si vede assegnare un congruo
indennizzo per ripetibili, che con un margine di fr. 826.– mensili per rapporto
al suo fabbisogno minimo (metà eccedenza) l'appellante dev'essere in grado di
corrispondere.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 250.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1000.– per
ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   4.   Intimazione:

                                         – lic.
iur. __________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________ -__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

La presidente                                                        Il
segretario