# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 243565dd-476b-5a8c-b35c-52e48d7a43f3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-08-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.08.2018 52.2018.244
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2018-244_2018-08-27.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2018.244

   

  	
  Lugano

  27 agosto 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matea
  Pessina, giudice presidente, 

  Sarah
  Socchi, Fulvio Campello

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara
  Maspoli

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 16 maggio 2018 di

 

 

	
   

  	
   RI
  1   

  patrocinato
  da:   PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione del 10 aprile 2018 (n. 1652) del Consiglio di Stato, che ha
  respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione del 19
  aprile 2017 con cui Sezione della circolazione gli ha revocato la licenza di
  condurre veicoli a motore per la durata di due mesi a dipendenza di
  un'infrazione grave commessa all'estero;

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

                                  A.   RI 1 è nato il 1° agosto
1972 ed è titolare di una licenza di condurre rilasciatagli l'ultima volta nel
dicembre 2008. 

 

 

                                  B.   a. Il 22 agosto 2014, verso
le ore 10.00, RI 1 ha circolato alla guida del veicolo targato __________,
sull'autostrada A4 in territorio di __________ (Francia) ad una velocità
punibile - accertata tramite regolare procedimento di misurazione - di 173 km/h
(dedotto il margine di tolleranza), laddove
vigeva un limite di 130 km/h. La
licenza di condurre gli è stata sequestrata seduta stante dalle autorità
francesi.

b. Il giorno stesso, il Prefetto del dipartimento del Basso Reno ha decretato
in via cautelare nei confronti di RI 1 un divieto di condurre su
territorio francese per la durata di un mese.

c. La licenza di condurre è stata restituita all'interessato, per il tramite
della Sezione della circolazione, con scritto del 6 ottobre 2014.

d. Il 19 maggio 2015 la Juridiction de
Proximité di Saverne ha condannato RI 1 al pagamento di una multa di Euro
250.-, facendogli altresì divieto di condurre per la durata di due mesi. Questa
sanzione, inflitta per essere incorso in un eccesso di velocità superiore a 40
e inferiore a 50 km/h, è passata in giudicato.

e. Compiutamente informata di quanto accaduto, il 23 febbraio 2017 la Sezione
della circolazione ha notificato all'interessato l'apertura di un procedimento
amministrativo, invitandolo a determinarsi in relazione ad una probabile revoca
della licenza di condurre. Raccolte le sue
osservazioni, il 19 aprile 2017 l'autorità cantonale ha deciso di ritirargli la
patente per la durata di due mesi, precisando
che, tenuto conto di quello già effettuato dal 22 agosto al 6 ottobre 2014
inclusi, il periodo di revoca avrebbe dovuto essere scontato dal 1° al
16 luglio 2017 inclusi, lasso di tempo durante il quale è stata comunque autorizzata
la guida dei veicoli delle categorie G e M.
La risoluzione è stata resa sulla base degli art. 16c cpv. 1 lett. a e
16cbis della legge federale sulla circolazione
stradale del 19 dicembre 1958 (LCStr; RS 741.01), nonché 33 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione alla circolazione
del 27 ottobre 1976 (OAC; RS 741.51). 

 

 

C.   Con
giudizio del 10 aprile 2018, il Consiglio di Stato ha confermato tale
provvedimento, respingendo l'impugnativa contro di esso presentata da RI 1.

Ricordato di essere vincolata per giurisprudenza federale all'accertamento dei
fatti compiuto in sede penale, il Governo ha ritenuto di non potersi scostare dalle risultanze degli atti
giunti dalle autorità francesi. Ha quindi reputato che all'insorgente fosse imputabile un'infrazione
grave ai sensi dell'art. 16c cpv. 1 lett. a LCStr. Ritenuti soddisfatti
i requisiti della revoca della licenza giusta l'art. 16cbis
LCStr, alla luce delle conseguenze sull'interessato del divieto di condurre
pronunciato all'estero, ha ritenuto adeguata la durata della misura
adottata dall'autorità dipartimentale. 

 

 

D.   Contro
il predetto giudizio governativo, il soccombente insorge ora davanti al
Tribunale cantonale amministrativo, postulandone l'annullamento,
rispettivamente la riforma nel senso di ridurre la durata della revoca
inflittagli a 15 giorni.

Ripercorsi i fatti ed evocato il contenuto dell'art. 16cbis
LCStr, il ricorrente ripropone le argomentazioni sviluppate senza successo
dinanzi alla precedente istanza. Ritiene che,
non considerando le conseguenze del divieto di condurre pronunciato all'estero
(che lo avrebbero colpito sia sul piano professionale che personale), le
precedenti istanze gli abbiano inflitto una doppia punizione. Rilevata
l'assenza di precedenti a suo carico, sostiene
in particolare che la revoca estera e quella svizzera non possano eccedere
cumulativamente la durata della misura
pronunciata all'estero. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, senza
formulare particolari osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene la Sezione della circolazione, riconfermandosi
nel proprio provvedimento. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data dall'art. 10 cpv. 2 della legge di applicazione
alla legislazione federale sulla circolazione stradale e la tassa sul traffico
pesante del 24 settembre 1985 (LALCStr; RL 760.100). La legittimazione attiva del ricorrente, destinatario del provvedimento
impugnato, è certa (art. 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa
del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100).
Il gravame, tempestivo (art. 10 cpv. 3 LALCStr e 68 cpv. 1
LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art.
25 cpv. 1 LPAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Posto che RI 1 non contesta
né i fatti né la loro qualifica giuridica, ai
fini del giudizio occorre soltanto
chiedersi se la durata della controversa revoca sia conforme ai principi
fissati dal diritto elvetico, in particolare dagli art. 16 cpv. 3 e 16cbis
LCStr.

2.2. La sanzione amministrativa inflitta al ricorrente in Svizzera si fonda essenzialmente
sull'art. 16cbis LCStr. Questa disposizione è stata
introdotta nella legge il 1° settembre 2008,
 a seguito della nota sentenza con la quale
il Tribunale federale aveva stabilito che l'art. 34 OAC non costituiva base legale
sufficiente per una revoca d'ammonimento della licenza di condurre svizzera a seguito
di reati commessi all'estero (DTF 133 II 331). La nuova norma prevede che dopo un'infrazione commessa
all'estero, la licenza per allievo conducente o la licenza di condurre è revocata
se all'estero è stato pronunciato un divieto di condurre e l'infrazione
commessa è medio grave o grave secondo gli articoli 16b e 16c (cpv. 1). Per stabilire la durata della revoca
della licenza - soggiunge il cpv. 2 - devono essere adeguatamente considerate
le conseguenze, per la persona interessata, del divieto di condurre pronunciato
all'estero. La durata minima della revoca può essere ridotta. Per le persone
che non figurano nel registro delle misure amministrative (art. 104b),
la durata della revoca non può eccedere la durata del divieto di condurre
pronunciato all'estero nel luogo dell'infrazione.

Nel messaggio con il quale il Consiglio
federale ha sottoposto al Parlamento l'introduzione nella LCStr dell'attuale
art. 16cbis (FF 2007 pag. 6889 segg.) si
spiega che per poter revocare la licenza di condurre dopo un'infrazione
commessa all'estero occorre innanzi tutto che l'autorizzazione a condurre nello
Stato in cui è stata commessa l'infrazione sia stata revocata con decisione
passata in giudicato da un'autorità competente di quel Paese. In secondo luogo,
l'infrazione, se fosse stata commessa in Svizzera, deve essere medio grave o
grave secondo la nostra legge e implicare una revoca della patente. Quanto alla
commisurazione della misura, occorre tener conto delle conseguenze del divieto di condurre pronunciato all'estero.
Ovverossia - si legge nel messaggio - della durata per la quale il
divieto di condurre è stato disposto, se al
momento di pronunciare la misura in Svizzera quella ordinata all'estero
continua a produrre effetti e per quanto tempo,
se l'esecuzione delle due misure si sovrappone oppure se per la persona
interessata è di primaria importanza poter condurre veicoli a motore
all'estero (RtiD I-2012 n. 62). 

La revoca della licenza di condurre che fa
seguito a un'infrazione commessa all'estero non deve infatti portare a una
doppia punizione. Occorre perciò tenere conto dell'effetto del divieto di condurre
all'estero sull'interessato, ritenuto che l'imputazione della revoca estera già
scontata deve compiersi in modo tale che questa misura e quella pronunciata in
Svizzera non appaiano complessivamente più severe rispetto alla revoca nazionale
che sarebbe stata pronunciata se l'infrazione fosse stata commessa su
territorio elvetico. Ciò dipende dalle circostanze del caso concreto, in
particolare dalla frequenza con cui l'interessato circola nello Stato estero in questione e, quindi, della misura
in cui il divieto estero lo ha colpito durante il periodo in cui ha dovuto
osservarlo (DTF 141 II 256 consid. 2.3, 129 II 168 consid. 6.3; STF 1C_456/2012
del 15 febbraio 2013 consid. 3.3, 1C_316/2010 del 7 dicembre 2010 consid. 2.1).

A mente di questo Tribunale, per stabilire la durata della
revoca devono essere in ogni modo considerati anche gli elementi di
commisurazione indicati all'art. 16 cpv. 3 LCStr, ovvero le circostanze del
singolo caso, segnatamente il pericolo per la circolazione, la colpa, la
reputazione dell'interessato in quanto conducente di veicoli a motore e la sua
eventuale necessità professionale di guidare (STA 52.2014.442 del 15 aprile
2015 consid. 4.2, 52.2010.296 del 12 ottobre 2010 consid. 3.1).

2.3. In
concreto, non v'è dubbio che a seguito degli eventi occorsi il 22 agosto 2014 il
ricorrente abbia subito un divieto di condurre ad opera delle autorità francesi
competenti. In effetti, con decisione passata in giudicato, la
Juridiction de Proximité di Saverne gli ha fatto divieto di circolare su suolo
francese per la durata di due mesi, da tempo trascorsi. 

Altrettanto incontestato è che l'interessato abbia superato
di 43 km/h (già dedotto il margine di tolleranza) la velocità massima di 130
km/h vigente sull'autostrada A4 in
territorio di __________ e che, dal
profilo del diritto svizzero, egli abbia dunque commesso un'infrazione grave
alle norme della circolazione ai sensi degli art. 16c cpv. 1
lett. a e 90 cpv. 2 LCStr e della giurisprudenza vigente in materia (DTF 133 II
331 consid. 3.1, 132 II 234 consid. 3, 124 II 259 consid. 2b/bb, 124 II 475
consid. 2a e rinvii), che in ambito amministrativo, va punita con una revoca
della patente di almeno tre mesi (cfr. art. 16c cpv. 2 lett. a LCStr). 

Nella fattispecie vi sono quindi tutte le premesse per
revocare la licenza di condurre del ricorrente giusta l'art. 16cbis
cpv. 1 LCStr, con la precisazione che la durata minima della misura può essere
ridotta in funzione delle conseguenze del divieto di condurre pronunciato
all'estero e che, in assenza di precedenti iscritti nel registro delle misure
amministrative, la durata della revoca svizzera non può in ogni caso eccedere quella
della misura adottata all'estero nel luogo dell'infrazione (cfr. art. 16cbis
cpv. 2 LCStr secondo e terzo periodo). 

RI 1 pretende che a fronte delle conseguenze del divieto di
condurre pronunciato dalle autorità transalpine non si giustifichi l'adozione
di un'ulteriore misura di revoca in Svizzera (la quale non potrebbe in ogni
caso protrarsi per più di 15 giorni). Il provvedimento estero gli avrebbe
infatti impedito di circolare in Francia
(dove si recherebbe non solo per lavoro ma anche per motivi personali) e, per un mese e mezzo, anche in
Svizzera, dove pure si sarebbe astenuto dal condurre veicoli a motore "nella
convinzione che il divieto estero valesse anche sul territorio elvetico"
(ricorso, pag. 6 seg.). 

Al proposito va dato atto
del fatto che, benché la misura cautelare pronunciata in Francia non esplicasse di per sé alcun effetto su suolo elvetico (cfr. DTF 141 II 256 consid. 2.3,
128 II 133 consid. 4a), dopo il sequestro della patente ad opera delle
autorità estere il 22 agosto 2014, il ricorrente non era di fatto più autorizzato
a guidare nemmeno in Svizzera, atteso che, giusta l'art. 10 cpv. 4 LCStr, il
conducente è tenuto a portare sempre con sé la propria licenza (cfr. STF
1C_47/2012 del 17 aprile 2012 consid. 4.3, 1C_316/2010 citata consid. 3.2). Se
è vero che avrebbe potuto farsene rilasciare
una copia (che gli avrebbe consentito di continuare a circolare al di fuori
della Francia fino all'adozione di eventuali provvedimenti da parte
delle autorità svizzere), è altrettanto vero che il ricorrente - che non
risulta essersi rivolto ad un legale prima del 3 ottobre 2014 (cfr. scritto
dell'avv. __________) - poteva non essere al corrente di tale possibilità, che appare
ad ogni modo piuttosto teorica, non essendo affatto certo che nelle concrete
circostanze la Sezione della circolazione avrebbe effettivamente dato seguito
alla sua richiesta (STF 1C_47/2012 citata consid. 4.3). Del resto, il fatto che
le autorità francesi gli abbiano sequestrato seduta stante la licenza di
condurre svizzera e che la stessa gli sia stata
restituita per il tramite dell'autorità dipartimentale ticinese soltanto con
scritto del 6 ottobre successivo era suscettibile di fargli credere in buona
fede che il divieto di condurre si estendesse anche al territorio elvetico (cfr.
STF 1C_316/2010 citata consid. 3.2), dove risulta effettivamente essersi
astenuto dalla guida dal 22 agosto al 6 ottobre 2014 (cfr. dichiarazione
scritta rilasciata dalla moglie il 29 marzo 2017 e prodotta davanti
all'autorità dipartimentale con scritto del 10 aprile 2017), ciò che nessuno
contesta. A fronte delle conseguenze sull'insorgente del provvedimento adottato
in Francia si giustifica pertanto di imputare il periodo compreso tra il 22
agosto e il 6 ottobre 2014 (un mese e 14 giorni) sulla durata massima (due mesi,
cfr. art. 16cbis cpv. 2 LCStr terzo periodo) della revoca da
infliggere secondo il diritto svizzero.

Il ricorrente non può per contro prevalersi del fatto che anche per il periodo rimanente
(16 giorni) la misura pronunciata dalle autorità francesi abbia avuto su di lui
delle ripercussioni concrete ed effettive dato che sia per ragioni
professionali (quale responsabile per il
Ticino della __________ SA) che personali (seguendo all'estero
l'attività sportiva del figlio, pilota professionista, di cui cura anche gli
interessi) sarebbe portato a recarsi in Francia o a transitarvi. La tesi,
genericamente avanzata soltanto in questa sede, è inconsistente. In precedenza l'insorgente
non aveva fatto alcun cenno a tale circostanza. Anzi, davanti all'autorità dipartimentale
aveva puntualizzato che la sua attività professionale lo porta a spostarsi all'interno
del territorio cantonale e nel resto della Svizzera, ma non aveva evocato la
necessità di recarsi all'estero, tantomeno in Francia (cfr. osservazioni del 13
marzo 2017, pag. 2). A ciò aggiungasi che la motivazione del tutto generica fornita
dal ricorrente, secondo cui la sua datrice di lavoro disporrebbe di una rete
logistica a livello europeo e avrebbe in essere contratti di logistica con
clienti anche francesi, non basta per ritenere che egli si rechi regolarmente
in Francia e che sia quindi stato effettivamente colpito dagli effetti della
revoca pronunciata dalle competenti autorità di quel Paese. Del resto, a ben vedere, il 22 agosto 2014 con tutta probabilità
egli non si trovava in territorio francese per lavoro ma era in transito verso
il Belgio, dove l'indomani avrebbe preso avvio una puntuale gara automobilistica
cui avrebbe partecipato suo figlio (cfr. __________), il quale corre su
svariati circuiti europei e non, ad esempio anche in Italia, Spagna e Ungheria
(cfr. sito citato e doc. 9 allegato alle citate osservazioni del 13 marzo 2017).

In queste circostanze - ritenuto che in concreto la revoca adottata secondo il
diritto svizzero dev'essere commisurata in modo tale che l'insorgente, tenuto
conto degli effetti sulla sua persona della misura estera, subisca
complessivamente una sanzione che non supera i due mesi (cfr. art. 16cbis
cpv. 2 LCStr terzo periodo; cfr. pure DTF 141 II 256 consid. 2.6) - considerati
la grave infrazione commessa secondo la legislazione svizzera, il
consistente grado di colpa che gli è imputabile e le ripercussioni che ha concretamente
avuto su di lui la revoca della licenza pronunciata in Francia, la Sezione
della circolazione non avrebbe dovuto limitarsi a ridurre il periodo di
espiazione ma avrebbe dovuto computare sulla durata del proprio provvedimento il
lasso di tempo (compreso tra il 22 agosto e il 6 ottobre 2014) in cui l'insorgente
è rimasto materialmente privo della patente, pronunciando una revoca della
durata di soli 16 giorni, corrispondenti al saldo residuo (cfr. DTF 141 II 256
consid. 2.7; STF 1C_456/2012 citata consid. 3.4; cfr. Cédric Mizel, Droit et pratique
illustrée du retrait du permis de conduire, Berna 2015, n. 84.4, pag. 660 e n.
8.5, tabella, esempi 2 e 3 per analogia, pag. 662). 

Ne discende che la risoluzione dipartimentale va riformata nel senso che nei
confronti del ricorrente è pronunciata una revoca della licenza di condurre
della durata di 16 giorni, misura che peraltro mantiene appieno il suo scopo
preventivo-educativo (DTF 135 II 334 consid. 2.3, 133 II 331 consid. 6.4.2, 127
II 297 consid. 3d, 121 II 22 consid. 3a; STF 1C_353/2015 del 21 dicembre
2015 consid. 4.3) a dispetto del tempo trascorso dal compimento
dell'infrazione. 

Va da sé che, una volta passata in giudicato la presente decisione, il
ricorrente dovrà prendere contatto con la Sezione della circolazione e fissare con i suoi responsabili un nuovo periodo di
espiazione della misura, che non potrà in ogni modo essere troppo differito
nel tempo. 

 

 

                                   3.   3.1. Stante quanto precede,
il ricorso dev'essere parzialmente accolto. La decisione del Consiglio di Stato
è di conseguenza annullata, mentre la risoluzione della Sezione della
circolazione va riformata così come indicato al precedente considerando. 

3.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia è posta a carico dell'insorgente nella
misura della sua consistente soccombenza (art. 47 cpv. 1 LPAmm). 

Al ricorrente, assistito da un legale, sono riconosciute ripetibili commisurate
in funzione del limitato successo dell'impugnativa, a valere per entrambe le
sedi (art. 49 cpv. 1 LPAmm). 

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.   Il ricorso è
parzialmente accolto.

§.   Di
conseguenza: 

1.1.   la decisione del 10 aprile 2018
(n. 1652) del Consiglio di Stato è annullata;

1.2.   la risoluzione del 19 aprile 2017
della Sezione della circolazione è riformata nel senso che a RI 1 è revocata la licenza di condurre per la durata di
16 giorni (disp. 1 e 1.1), così come
indicato al consid. 2.3. Per il resto
è confermata.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia è
posta a carico dell'insorgente nella misura di fr. 1'500.-, già versati a titolo
di anticipo delle presunte spese processuali. 

 

 

                                   3.   Lo Stato del Cantone Ticino
rifonderà al ricorrente l'importo di complessivi fr. 800.- a titolo di
ripetibili per entrambe le sedi.

 

 

4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  5.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
giudice presidente                                              La vicecancelliera