# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a36bd1cc-7658-5645-8166-3e3b49ee06e7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-10-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 03.10.2014 12.2013.29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2013-29_2014-10-03.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2013.29

  	
  Lugano

  3 ottobre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  Bozzini
  e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OA.2009.28 della
Pretura del Distretto di Bellinzona - promossa con petizione 24 febbraio 2009
da

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dall’ RA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attore ha chiesto
di condannare il convenuto al pagamento di fr. 39'212.35, somma poi ridotta in
sede conclusionale a fr. 36'045.50, oltre interessi al 5% dal 28 novembre 2008
nonché di ordinare all’Ufficio dei Registri di __________ di iscrivere per tale
importo un’ipoteca legale definitiva in suo favore sul mappale n. __________
RFD di __________ di proprietà del convenuto; 

 

domanda avversata dal
convenuto che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza
15 gennaio 2013 ha parzialmente accolto, condannando il convenuto al pagamento
di fr. 28'045.50 oltre interessi al 5% dal 28 novembre 2008 e ordinando
all’Ufficio dei Registri di __________ di iscrivere per tale importo un’ipoteca
legale definitiva in favore dell’attore sulla particella in questione;

 

appellante il convenuto con
atto di appello 15 febbraio 2013, con cui chiede in via principale la riforma
del querelato giudizio, se del caso previa l’assunzione di alcune prove in
seconda istanza, nel senso di respingere la petizione e in via subordinata il
suo annullamento con conseguente rinvio dell’incarto al Pretore per la continuazione
della causa, il tutto protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre l’attore con
osservazioni (recte: risposta) 10 aprile 2013 postula la reiezione del
gravame pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

                             1.  Nell’estate del 2008 AP 1
ha incaricato la ditta individuale AO 1 di effettuare, sulla base di un
tariffario a regia concordato tra loro (doc. A), alcune opere da impresario
costruttore nell’ambito della ristrutturazione dell’immobile di sua proprietà
denominato “__________” sito sul mappale n. __________ RFD di __________.

                                  Al termine dei lavori, tra le
parti sono sorte delle divergenze sull’ammontare del saldo della mercede dovuta
all’impresa, e ciò anche a seguito dell’asserita difettosità delle opere
realizzate.

 

 

                             2.  Con petizione 24 febbraio
2009, avversata da AP 1, AO 1 ha convenuto in giudizio quest’ultimo innanzi
alla Pretura del Distretto di Bellinzona per ottenere la sua condanna al
pagamento dell’asserito saldo di fr. 39'212.35 oltre interessi e l’iscrizione in
via definitiva in suo favore, per tale importo, di un’ipoteca legale degli
artigiani e degli imprenditori sul mappale oggetto degli interventi, ritenuto
che in sede conclusionale la pretesa e la relativa domanda accessoria sono poi
state ridotte a fr. 36'045.50 più interessi. 

                                  

 

                             3.  Con la sentenza 15 gennaio
2013 qui impugnata il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando
il convenuto al pagamento di fr. 28'045.50 oltre interessi al 5% dal 28
novembre 2008 e ordinando all’Ufficio dei Registri di __________ di iscrivere,
per tale importo, un’ipoteca legale definitiva in favore dell’attore sul fondo
in questione, ritenuto che la tassa di giustizia di fr. 1'100.- e le spese di
fr. 4'460.- sono state poste per 1/4 a carico dell’attore e per 3/4 a carico
del convenuto, obbligato altresì a rifondere alla controparte fr. 3'000.- per
ripetibili ridotte. Il giudice di prime cure ha in sostanza ritenuto che l’attore
aveva provato l’entità del saldo a suo favore, di fr. 39'212.35, poi ridotto
con le conclusioni a fr. 36'045.50, sennonché da tale importo andava dedotta la
somma di fr. 8’000.- per la difettosità delle opere realizzate (fr. 2'000.- per
una soletta in beton eseguita “fuori bolla”, fr. 1'000.- per un pilastro
eseguito non a piombo e fr. 5'000.- per la dimensione non conforme dei piloni).

 

 

                             4.  Con l’appello 15 febbraio 2013
che qui ci occupa, avversato dall’attore con risposta 10 aprile 2013, il
convenuto chiede in via principale di riformare il querelato giudizio, se del
caso previa l’assunzione in seconda istanza di alcune prove a suo tempo non
ammesse dal Pretore con le ordinanze 11 luglio e 22 agosto 2012, nel senso di
respingere la petizione, ribadendo che la controparte non aveva provato
l’ammontare della mercede a suo favore e che l’eventuale saldo di sua spettanza
era compensato dal minor valore dell’opera difettosa. In via subordinata, nel
caso in cui le ordinanze e la sentenza risultassero non essere state
sufficientemente motivate o qualora le prove da lui richieste e allora disattese
non potessero essere assunte in seconda sede ma solo ad opera del Pretore, chiede
di annullare la sentenza di primo grado con conseguente rinvio dell’incarto al giudice
di prime cure per la continuazione della causa. 

                                  Delle rispettive argomentazioni
delle parti si dirà, se e per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

                             5.  Il 1° gennaio 2011 è
entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC;
RS 272). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di
quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto
cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura
civile ticinese (CPC/TI; RL 3.3.2.1). Non così invece la procedura ricorsuale
in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile
comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art.
405 cpv. 1 CPC).

 

 

                             6.  L’atto di appello deve
contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato
(art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). 

                                  La dottrina e la giurisprudenza
ne hanno in particolare dedotto, per quanto qui interessa, che l’appellante
deve confrontarsi criticamente con la decisione impugnata spiegando per quali
ragioni di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare (Reetz/Theiler, in: Sutter-Somm / Hasenböhler
/ Leuenberger, ZPO Kommentar, 2ª ed., n. 36 ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel-Kunz, n. 92 ad art. 311; TF 7 dicembre
2011 4A_659/2011 consid. 4; II CCA 26 ottobre 2011 inc. n. 12.2011.40, 23
febbraio 2012 inc. n. 12.2012.13, 24 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.177, 17
ottobre 2012 inc. n. 12.2012.123), fermo restando che un semplice rinvio agli
atti di procedura anteriori e alle allegazioni ivi contenute non è sufficiente
(cfr. Cocchi/Trezzini/Bernasconi,
Commentario al CPC, p. 1367; DTF 138 III 374 consid. 4.3.1; TF 7 dicembre 2011
4A_659/2011 consid. 3 pubbl. in: SJ 2012 I 231, 27 agosto 2012 5A_438/2012
consid. 2.2, 27 settembre 2012 4A_252/2012 consid. 9.2.1, 14 maggio 2013 4D_103/2012;
II CCA 13 novembre 2012 inc. n. 12.2012.50, 6 febbraio 2014 inc. n. 12.2012.191).
Esse sono pure concordi nel ritenere che qualora la sentenza impugnata si fondi
su più motivazioni alternative e indipendenti, l’appellante deve, sotto pena di
inammissibilità, confrontarsi criticamente con tutte le motivazioni addotte e
che l’appello può essere accolto soltanto se le critiche volte contro tutte
quelle motivazioni risultano fondate: infatti, se una sola di esse reggesse, le
contestazioni delle altre si ridurrebbero a semplici inammissibili critiche dei
motivi della decisione dell’autorità inferiore (cfr. Reetz, in: Sutter-Somm / Hasenböhler
/ Leuenberger, ZPO Kommentar, 2a ed., n. 43 ad art. 308-318; Hungerbühler, in: Brunner / Gasser / Schwander,
Schweizerische Zivilprozessordnung (ZPO), n. 38 seg. ad art. 311; TF 20 aprile 2012
4A_754/2011 consid. 4.3; II CCA 7 febbraio 2013 inc. n. 12.2011.51, 26 aprile
2013 inc. n. 12.2012.78, 7 novembre 2013 inc. n. 12.2012.79, 25 novembre 2013
inc. n. 12.2013.27, 6 dicembre 2013 inc. n. 12.2012.89, 15 luglio 2014 inc. n.
12.2012.173).

 

 

                             7.  Ancorché eccepita solo in via
subordinata, la censura del convenuto relativa alla violazione del suo diritto
di essere sentito per la presunta insufficiente motivazione della sentenza nonché
delle ordinanze 11 luglio e 22 agosto 2012 dove erano state disattese l’istanza
di completazione della perizia e la domanda di riassunzione del teste G__________
__________, rispettivamente per la mancata assunzione da parte del Pretore di queste
medesime prove (per altro nuovamente offerte anche in questa sede) - che, se
fondata, implicherebbe l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio
della causa al primo giudice per la continuazione della procedura e
l’emanazione di una nuova decisione, indipendentemente dalle possibilità di
successo nel merito - va trattata preliminarmente (cfr. DTF 137 I 195 consid.
2.2, 135 I 187 consid. 2.2, 127 V 431 consid. 3d, 118 Ia 17 consid. 1a; II CCA
24 febbraio 2011 inc. n. 12.2009.64, 18 settembre 2012 inc. n. 12.2012.46, 16
ottobre 2012 inc. n. 12.2010.199, 21 febbraio 2013 inc. n. 12.2011.69, 11 marzo
2013 inc. n. 12.2011.101, 18 aprile 2013 inc. n. 12.2011.119, 30 aprile 2013
inc. n. 12.2012.151, 19 agosto 2013 inc. n. 12.2013.115, 31 gennaio 2014 inc.
n. 12.2012.86, 9 aprile 2014 inc. n. 12.2012.158).

 

 

                           7.1  Il diritto di ottenere una
decisione motivata, che deriva dal diritto di essere sentito sancito dall’art.
29 cpv. 2 Cost., impone tra l’altro all’autorità giudicante di indicare le
ragioni che l’hanno portata a decidere in un senso piuttosto che in un altro,
in modo tale da permettere al destinatario di capire la portata della decisione
e di proporre i rimedi adeguati con cognizione di causa. Esso non obbliga però
il giudice a pronunciarsi necessariamente su tutte le questioni e le prove
proposte dalle parti, bastando che esamini i temi rilevanti per il giudizio
(DTF 134 I 83 consid. 4.1; II CCA 18 settembre 2012 inc. n. 12.2012.46, 26
febbraio 2013 inc. n. 12.2012.136, 11 marzo 2013 inc. n. 12.2011.101, 18 aprile
2013 inc. n. 12.2011.119, 19 agosto 2013 inc. n. 12.2013.115).

                                  Il diritto alla prova è a sua
volta un corollario essenziale del diritto di essere sentiti. Per costante
giurisprudenza, dal diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 cpv. 2
Cost. deve così essere dedotto il diritto per l'interessato di
esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti,
quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento,
quello di poter prendere visione dell'incarto nonché quello di partecipare
all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al
riguardo (DTF 135 I 279 consid. 2.3;
II CCA 19 agosto 2013 inc. n. 12.2013.115). 

                                  

 

                           7.2  Il rimprovero mosso al
Pretore di non aver sufficientemente illustrato le ragioni per cui aveva
ritenuto di respingere l’istanza di completazione della perizia prima e
l’istanza di riassunzione del teste G__________ __________ poi, e con ciò di
non aver motivato sufficientemente le sue decisioni, è manifestamente
infondato. Nell’ordinanza 11 luglio 2012 il giudice di prime cure ha in effetti
spiegato che l’istanza di delucidazione della perizia non poteva essere ammessa
con una duplice motivazione, da una parte siccome il perito aveva già risposto
- per quanto possibile - in modo chiaro e completo ai quesiti posti e dall’altra
in quanto le domande di completazione della perizia non apparivano altresì
suscettibili di recare chiarimenti di rilievo ai fini del giudizio; mentre
nell’ordinanza 22 agosto 2012 ha disatteso l’istanza di assunzione suppletoria
di prove volta alla riassunzione di quel teste rilevando come l’individuazione
dell’esecutore materiale delle opere realizzate nel caso di specie, tema della
postulata nuova deposizione testimoniale, avrebbe potuto essere oggetto già
della prima audizione del teste, sicché la prova non poteva dirsi sorta o
divenuta concludente in un secondo tempo nel senso dell’art. 192 cpv. 1 CPC/TI.
In tali circostanze egli nemmeno era tenuto a spiegare ulteriormente nella
sentenza di merito le ragioni che l’avevano indotto a non considerare per il
giudizio quelle prove, un obbligo in tal senso essendo previsto solo per le
prove rifiutate per le quali i motivi del diniego non erano già stati indicati
in precedenza (art. 182 cpv. 2 CPC/TI). 

 

 

                           7.3  Il convenuto non può essere
seguito nemmeno laddove ritiene che la sentenza impugnata doveva essere
annullata anche per il fatto che il Pretore non gli aveva permesso di far
completare la perizia e di riassumere il teste G__________ __________. 

                                  La censura è innanzitutto irricevibile
per carenza di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), visto e considerato che con
l’appello il convenuto non si è assolutamente confrontato con gli argomenti - esposti
nelle ordinanze 11 luglio e 22 agosto 2012 (riassunte al considerando
precedente) - che avevano indotto il giudice di prime cure a respingere quelle
prove, ed in particolare non ha spiegato per quali ragioni di fatto e di
diritto quegli argomenti sarebbero errati o non condivisibili; ed oltretutto, con
riferimento alla domanda di completazione della perizia, il convenuto nemmeno
ha menzionato nel gravame il fatto che la prova in questione era stata respinta
anche con la motivazione secondo cui il perito aveva già risposto - per quanto
possibile - in modo chiaro e completo ai quesiti posti, ciò che di nuovo
imporrebbe, in assenza della contestazione di una motivazione indipendente, di
ritenere insufficientemente motivato il gravame sul tema. 

                                  Se ciò non bastasse, si osserva
in ogni caso che il convenuto nemmeno ha provato in questa sede la rilevanza di
quelle due prove. In effetti, egli afferma in questa sede (appello p. 4) che la
completazione della perizia era stata richiesta per “poter porre al perito
alcune domande indispensabili alla comprensione del referto” (e meglio “dettagliare
gli importi, sia di costruzione [ndR: il valore delle opere realizzate],
sia di minor valore, indicati [ndR: dal perito] solo con l’ammontare
finale; distinguere il costo dei materiali dal costo del lavoro, dal momento
che gli atti di causa non permettono di dedurre con certezza quanto fosse stato
eseguito dall’impresa; determinare se alcuni lavori erano secondo le regole
dell’arte attribuibili con certezza ad opere di muratura offerte dall’impresa
(ad es. formazione vano di oscuramento); chiarire i contenuti della posta
“imprevisti da cantiere” aggiunta dal perito [ndR: al valore delle opere
realizzate] senza commento”), rispettivamente che la riassunzione del teste
G__________ __________ era stata chiesta “allo scopo di approfondire le
discrepanze della deposizione testimoniale sorte dopo i riscontri del perito
relativamente all’esecutore materiale di determinate opere”, sennonché -
come si vedrà più oltre - queste tematiche non sono rilevanti per l’esito della
causa. Tali considerazioni escludono a loro volta che queste prove possano ora
essere esperite da questa Camera in applicazione degli art. 316 cpv. 3 e 317
cpv. 1 CPC.

 

 

                             8.  Con la prima censura
d’appello il convenuto ribadisce che la controparte non aveva provato
l’ammontare del saldo della mercede a regia a lei dovuto. La censura è in parte
fondata. 

 

 

                           8.1  Nel querelato giudizio il
Pretore ha spiegato che i bollettini a regia riguardanti i tiri di gru (cfr.
doc. C primo plico) erano stati regolarmente sottoscritti dal convenuto, per
cui le somme relative erano da ritenersi corrette, mentre che, per quanto
riguardava i bollettini a regia relativi alle altre prestazioni (cfr. doc. C
secondo plico), non sottoscritti dal convenuto, la correttezza degli stessi e
delle somme ivi risultanti era stata dimostrata dalle dettagliate deposizioni
dei testi Z__________ __________ e S__________ __________, nonché da una serie
di altri indizi (il riassunto regie che confermava quanto dichiarato dai testi,
il fatto che i bollettini giornalieri erano a disposizione del convenuto per
cui non vi era nessuna intenzione di occultarli e il fatto che il convenuto
aveva sempre pagato gli acconti sulla base dei riassunti regie parziali). Ne ha
così dedotto che l’attore aveva provato l’entità del saldo a suo favore, di fr.
39'212.35 (doc. B), poi diminuito con le conclusioni a fr. 36'045.50.

                                  In questa sede il convenuto rileva
che la perizia non aveva in realtà permesso di provare l’entità della mercede
dell’attore e che i testi Z__________ __________ e S__________ __________ non
avevano a loro volta convalidato la richiesta di fatturazione di cui al doc. B.

 

 

                           8.2  È del tutto pacifico, e del
resto nemmeno il Pretore ha preteso il contrario, che la perizia non ha
permesso di provare l’entità della mercede a favore dell’attore, anche perché
il perito si è più che altro limitato a quantificare il valore delle opere realizzate
(perizia p. 5 seg.), ma non è assolutamente stato in grado di confermare
nell’ambito di un esame a posteriori se le ore e il materiale fatturati a regia
dall’attore erano corretti (perizia p. 7). 

                                  L’obiezione del convenuto secondo
cui i testi Z__________ __________ e S__________ __________ non avevano
convalidato la richiesta di cui al doc. B migliora la sua posizione processuale
solo in misura limitata. Avendo egli ammesso nel prosieguo del suo esposto (appello
p. 10) che i due testi “avvalorano unicamente i riassunti di regia doc. C”
(quelli del secondo plico) - contenenti il numero delle ore esposte dai vari
operai, la quantità dei materiali e dei macchinari utilizzati, ecc. - e
ritenuto che in quel documento sono pure stati riportati i prezzi concordati
nel tariffario di cui al doc. A (cfr. perizia p. 7), dal medesimo, integrato dalle
risultanze dei bollettini a regia relativi ai tiri di gru da lui regolarmente sottoscritti
(doc. C primo plico) e di per sé - giustamente (in quanto esplicano l’effetto
di presunzione dell’esattezza delle ore e dei materiali ivi esposti, cfr. Gauch, Der Werkvertrag, 5a ed.,
n. 1020 segg.; Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, m. 47 ad art. 183; II CCA 11 marzo 1998 inc. n. 12.97.157, 7 novembre
2001 inc. n. 12.2001.54, 18 agosto 2006 inc. n. 12.2005.118, 5 febbraio 2007
inc. n. 12.2005.212, 26 maggio 2009 inc. n. 12.2008.100, 1 settembre 2014 inc.
n. 12.2012.197) - non censurate in questa sede, risulta in effetti che l’attore
poteva fatturare un importo complessivo di fr. 70'263.45 (fr. 52'350.- per
salari, fr. 3'619.40 per materiali, fr. 7'773.70 per macchinari, fr. 1'557.50
per utilizzo gru e fr. 4'962.85 per IVA al 7.6%; non sono per contro state
provate le posizioni di fr. 1'000.- per nolo ponteggi compresi di sporto
lattoniere, la posizione inventario generale messo a disposizione per
l’esecuzione delle diverse opere [fr. 200.- pannelli d’armatura ca. 30 mq, fr.
230.- cassoni per materiale, fr, 220.- puntelli, fr. 180.- cavalletti per piani
di lavoro, fr. 140.- Doka di ripartizione, fr. 1'700.- piccolo inventario
(vibratore + ago, perles + disco, trapano a percussione + scalpello, ecc.)] e
la relativa IVA al 7.6% di fr. 278.50), con un saldo a suo favore, tolti gli
acconti di fr. 35'000.- (cfr. doc. B), di fr. 35'263.45 ( e quindi non fr.
36'045.50).

 

 

                             9.  Il convenuto dichiara poi di
non condividere il giudizio con cui il Pretore aveva escluso che l’attore
potesse essere reso responsabile del danno causatogli a seguito della cattiva
organizzazione del cantiere ed in particolare non dovesse con ciò rifondergli i
costi maggiorati nei tiri di gru e il danno per i ritardi di 7-8 mesi
nell’avanzamento dell’adiacente cantiere denominato “Residenza Paradiso”. A
torto.

 

 

                           9.1  Nella sua sentenza il
Pretore ha respinto la lagnanza del convenuto relativa ai tiri di gru,
rilevando, sulla base della testimonianza di Z__________ __________, che la
scarsa diligenza dell’attore nell’organizzazione del cantiere non aveva causato
un numero maggiore di tiri di gru rispetto al necessario e con ciò un danno
alla controparte, ed aggiungendo che oltretutto l’attore gli aveva già concesso
un ribasso del 50% sull’ammontare dei tiri di gru effettuati. Quanto al
presunto ritardo di 7-8 mesi provocato nell’avanzamento di un cantiere
adiacente, il giudice di prime cure si è limitato ad osservare che il convenuto
non aveva però né quantificato né tanto meno dimostrato il danno da lui patito.

                                  In questa sede il convenuto rileva
che la cattiva organizzazione del cantiere, a suo dire dimostrata
dall’istruttoria, aveva quanto meno avuto un immediato riscontro sul valore di
causa e meglio sui fr. 8'000.- che il perito aveva posto a suo carico quali
costi per l’installazione del cantiere e per gli imprevisti diversi. 

 

 

                           9.2  La censura è manifestamente irricevibile.
Venendo meno al suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), il convenuto
non si è in effetti assolutamente confrontato con la decisione impugnata ed in
particolare non ha spiegato per quali ragioni di fatto e di diritto l’assunto pretorile
sarebbe errato o non condivisibile.

                                  Oltretutto la sua richiesta di
farsi rimborsare almeno i fr. 8'000.- che il perito aveva considerato (alle
posizioni “installazione cantiere” e “imprevisti e diversi”, cfr. perizia p. 6)
per stabilire il valore delle opere realizzate dalla controparte è stata
formulata per la prima volta solo in questa sede ed è con ciò inammissibile anche
per questa ragione (art. 317 cpv. 1 e 2 CPC). Nulla permette oltretutto di
ritenere che quella somma costituisca il danno da risarcire per la cattiva
organizzazione del cantiere.

 

 

                           10.  Il convenuto contesta infine,
con tutta una serie di censure, il giudizio con cui il Pretore ha ritenuto di ammettere
solo in minima parte la sua richiesta di compensare il saldo della mercede a
favore dell’attore con il minor valore dell’opera.

 

 

                         10.1  Egli rimprovera dapprima al
Pretore di aver applicato nella fattispecie le disposizioni del CO in materia
di contratto di appalto (art. 363 segg. ed in particolare gli art. 367 e 370
CO), anziché la norma SIA 118, e di non aver con ciò ritenuto che tutti i difetti
da lui segnalati, che si presumevano costituire una difformità del contratto, erano
stati notificati tempestivamente entro i due anni dalla conclusione dei lavori.

 

 

                      10.1.1  Le norme SIA non codificano un
uso vincolante, sono equiparabili a delle condizioni generali che vincolano le
parti soltanto se sono integrate nel contratto e tutt’al più, al pari di altre
formulazioni contrattuali standardizzate, possono talvolta esprimere degli usi
riconosciuti, ma la circostanza deve essere dimostrata in ogni singolo caso
(DTF 118 II 295 consid. 2a; TF 28 aprile 2011 4A_86/2011 consid. 6.1, 21 giugno
2013 4A_110/2013; II CCA 4 novembre 2011 inc. n. 12.2009.189, 5 ottobre 2012
inc. n. 12.2011.85, 22 gennaio 2013 inc. n. 12.2011.22, 3 giugno 2013 inc. n.
12.2011.152 e 194, 4 ottobre 2013 inc. n. 12.2012.157). Da un punto di vista
processuale, oltre al fatto che le stesse siano state portate a conoscenza del
giudice (non trattandosi di fatti notori: Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 6 ad art. 87; Donzallaz, Loi sur le tribunal fédéral, n. 3651; TF 2 giugno 2006 4C.125/2005 consid. 5, 2 dicembre 2008 4A_428/2007 consid. 3.1; II CCA 21 dicembre 2011
inc. n. 12.2009.184, 12 marzo 2013 inc. n. 12.2011.92, 8 aprile 2013 inc. n.
12.2011.106), occorre che almeno la parte che si prevale della loro
applicazione faccia valere in causa l'accordo della loro applicabilità oppure
obietti l'inapplicabilità del CO, in difetto di che si deve dedurre che le
parti, specialmente se patrocinate da legali, hanno rinunciato ad avvalersi di
tali disposizioni (Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 1 seg. ad art. 85; Rep.
1993 p. 199; II CCA 30 gennaio 2010 inc. n. 12.2008.190 in RtiD II-2010 n. 46c
p. 697, 2 settembre 2011 inc. n. 12.2010.193, 23 dicembre 2011 inc. n.
12.2009.234, 5 aprile 2012 inc. n. 12.2010.84, 9 dicembre 2013 inc. n.
12.2012.89, 14 aprile 2014 inc. n. 12.2012.143, 30 giugno 2014 inc. n.
12.2012.208).

 

 

                      10.1.2  Nel caso di specie la richiesta
del convenuto volta a ritenere applicabile la norma SIA 118 deve senz’altro
essere disattesa siccome irricevibile. In effetti negli allegati preliminari le
parti, entrambe patrocinate da legali professionisti, avevano ritenuto
applicabili le disposizioni del CO (da loro menzionate a più riprese, cfr.
petizione p. 4, risposta p. 2, replica p. 5) e nessuna di esse aveva mai
preteso l’applicazione di quella norma; solo in sede conclusionale, e dunque in
maniera irrita (art. 78 CPC/TI), il solo attore (non così il convenuto, cfr.
conclusioni p. 2, 8) ha occasionalmente menzionato la norma SIA 118; ed è solo
in questa sede, e con ciò in modo irrito (art. 317 cpv. 1 CPC), che il convenuto
ha finalmente preteso che le parti avessero a suo tempo convenuto di applicare
la norma SIA 118 in deroga al CO. 

                                  La censura avrebbe in ogni caso
dovuto essere respinta già per un altro motivo e meglio in quanto la norma SIA
118, che come si è detto in precedenza non costituisce un fatto notorio,
nemmeno era stata versata agli atti della causa e con ciò non era stata portata
a conoscenza del giudice. 

                         10.2  Parimenti infondato è l’altro
rimprovero al Pretore di aver esaminato d’ufficio la questione della
tempestività della notifica dei difetti, nonostante la controparte non l’avesse
mai eccepita. Contrariamente a quanto preteso nel gravame, e come del resto già
evidenziato anche dal Pretore nella sua decisione (sentenza p. 7 seg.) senza
invero che la circostanza sia stata oggetto di una puntuale censura, negli
allegati preliminari l’attore ha in effetti chiaramente contestato la
tempestività della notifica dei difetti da parte del convenuto, osservando in
generale che le contestazioni di quest’ultimo, secondo cui “le opere sono
state eseguite in maniera non conforme a quanto da lui stesso impartito”, “risultano
a dir poco intempestive”, rispettivamente che “le norme sulla notifica
dei difetti, ed in particolare sul termine, sono molto restrittive e non sono
certo state rispettate nella fattispecie” (replica p. 2); “la manifesta intempestività
nella notifica” è poi stata ulteriormente evidenziata anche con riferimento
alla lista dei difetti di cui al doc. 3 (replica p. 3).

 

 

                         10.3  Sempre in tema di
tempestività della notifica dei difetti, il convenuto ritiene di aver adempiuto
ai suoi obblighi di legge con riferimento alle seguenti sette tipologie di difetti:
travatura del solaio fuori squadra; piloni abnormi rispetto alle istruzioni e
non a piombo; soletta in beton “fuori bolla” e con presenza di chiodi; terrazzo
non siliconato, infiltrazioni e crepe a seguito dei lavori sull’adiacente
cantiere; lavoro contemporaneo degli operai sul cantiere adiacente e cattiva
gestione; deposito non autorizzato di sabbia; ritardo nell’esecuzione del
cantiere ed eccesso ore gruista a seguito del blocco cantiere (cfr. appello p.
11). Ora, incontestabile che le ultime tre tipologie indicate non sono in
realtà dei difetti dell’opera e che comunque le pretese che il convenuto vantava
dalle stesse sono già state esaminate ed evase in precedenza (cfr. supra
consid. 8.2 e 9.2), si osserva che l’unico dei presunti altri difetti
menzionati la cui notifica è stata riconosciuta come intempestiva dal Pretore è
in definitiva quello relativo alla presenza di chiodi nella soletta in beton. Sennonché,
venendo meno al suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), il convenuto non
ha spiegato in questa sede per quale motivo sarebbe errata e con ciò da
riformare la diversa conclusione del Pretore, secondo cui quel difetto, riscontrato
solo nell’ambito della perizia giudiziaria, non sarebbe stato occulto ma palese,
per cui la sua notifica solo allora era stata intempestiva. Il giudizio
pretorile sul tema della tempestività dei difetti segnalati non può così essere
riformato. 

 

 

                         10.4  Dei sei difetti ritenuti
tempestivamente notificati (travatura del solaio fuori squadra, piloni abnormi,
piloni non a piombo, soletta in beton “fuori bolla”, terrazzo non siliconato,
infiltrazioni e crepe a seguito dei lavori sull’adiacente cantiere), il Pretore
ha ritenuto che solo due e mezzo (dimensione dei piloni non conforme alle
istruzioni, un solo pilone non a piombo, soletta in beton “fuori bolla”) costituissero
dei veri e propri difetti imputabili all’attore e potessero giustificare
l’attribuzione di un minor valore al convenuto, da lui quantificato in ragione
di fr. 8'000.- (fr. 5'000.- per la dimensione non conforme dei piloni, fr.
1'000.- per un pilastro non a piombo e fr. 2'000.- per la soletta in beton
“fuori bolla”). 

                                  In questa sede il convenuto
contesta sia il fatto che alcuni dei difetti notificati non siano poi stati considerati
dal Pretore per la quantificazione del minor valore, sia l’entità delle somme
poi concretamente attribuite a questo titolo.

 

 

                      10.4.1  Il convenuto ritiene dapprima che
il Pretore avrebbe dovuto prendere in considerazione per il giudizio anche gli
altri difetti e a questo proposito passa in rassegna le ragioni che a suo dire
giustificavano di considerare i difetti della travatura del solaio fuori
squadra e della mancata siliconatura del terrazzo, mentre “per i restanti …
si rimette alle conclusioni presentate in prima istanza” (appello p. 12). La
sua tesi non può essere seguita.

                                  

 

                   10.4.1.1  La censura è senz’altro
irricevibile per quanto riguarda i “rimanenti” e non meglio precisati difetti
(in pratica quello relativo a uno dei due piloni non a piombo, quello
concernente le infiltrazioni e le crepe, nonché gli eventuali altri difetti la
cui notifica è stata ritenuta intempestiva dal giudice di prime cure), la
dottrina e la giurisprudenza avendo - come detto - già avuto modo di stabilire
che un semplice rinvio alle allegazioni contenute in precedenti atti, in
concreto alle conclusioni di causa, non costituisce una sufficiente motivazione
d’appello.

                                  

 

                   10.4.1.2  Essa è infondata anche per
quanto riguarda il presunto difetto alla travatura del solaio asseritamente
eseguita fuori squadra, che il Pretore non aveva ammesso in mancanza di prove
sufficienti, rilevando in particolare che il perito non aveva potuto verificare
se una trave fosse stata effettivamente posata fuori squadra in quanto la
presenza del plafone ribassato lo impediva e che nessun’altra prova dimostrava
un’esecuzione fuori squadra. In questa sede (appello p. 12) il convenuto si è
in effetti limitato ad affermare che l’intervento alla travatura del solaio era
stato ritenuto difettoso dai testi S__________ __________ e G__________ __________,
sennonché, a parte il fatto che in tal modo non si è confrontato criticamente
con la diversa motivazione addotta dal Pretore, si osserva che nessuno dei due testi
si è in realtà espresso in quei termini, il primo avendo unicamente riferito di
ricordare delle lamentele anche di travatura (verbale p. 6), il che non
significa però ancora che le stesse fossero fondate, e il secondo avendo parlato
unicamente di alcuni difetti alle solette che avevano potuto essere risolti
tranne in un caso in cui non era stato possibile posare il betoncino (verbale
p. 8 seg.), ciò che però nulla ha a che vedere con il difetto alla travatura
della soletta del solaio per il quale era poi stato eseguito un plafone
ribassato e che ovviamente si riferiva al difetto per la soletta in beton
“fuori bolla”, già ammesso dal primo giudice. La censura sarebbe stata in ogni
caso infondata anche per le ragioni esposte con riferimento al difetto di cui
si dirà qui di seguito, ossia per l’assenza della prova del relativo minor
valore (da lui stimato con le conclusioni in fr. 7'000.-, importo qui
riproposto).  

                                

                                

                   10.4.1.3  Non ha miglior sorte la censura
relativa al difetto per la mancata siliconatura del terrazzo. Nonostante
l’argomentazione, fondata sul referto peritale, che aveva indotto il Pretore a
non prenderlo in considerazione, ossia l’assenza di prove che l’intervento
fosse di competenza dell’attore, non fosse in realtà convincente, in quanto il
convenuto ha giustamente fatto notare in questa sede (appello p. 12) che la
controparte non aveva contestato negli allegati preliminari che quell’intervento
non rientrasse nelle sue mansioni (ciò che rende nuovamente inutile la
richiesta di completazione della perizia rispettivamente di riassunzione del
teste G__________ __________), si osserva in effetti che il convenuto non ha in
ogni caso dimostrato il minor valore - da lui stimato in sede conclusionale in
fr. 5'000.-, importo qui riproposto - che ne sarebbe con ciò derivato (ciò che
sarebbe invero stato possibile ed esclude così la possibilità di applicare a
suo favore la facilitazione della prova dell’art. 42 cpv. 2 CO) e che nemmeno è
concretamente evincibile dalla perizia. Oltretutto si osserva che tra le
menzionate domande di completazione che egli ha indicato di voler ora
sottoporre al perito - prova la cui mancata assunzione in prima e in seconda
sede non è per altro stata concretamente ritenuta censurabile già per motivi
d’ordine (cfr. supra consid. 7.3) - non ve n’é alcuna in tal senso (quella
qui rilevante non potendo in particolare rientrare nell’ambito della domanda di
completazione - l’unica vagamente attinente alla tematica - volta a fornire il
dettaglio degli importi di minor valore indicati solo con l’ammontare finale). 

 

 

                      10.4.2  Il convenuto rimprovera al
Pretore pure di essersi rifatto, per la valutazione delle somme da attribuire a
titolo di minor valore, alle enigmatiche e incontrollabili conclusioni peritali
(fr. 1'000.- per un pilastro non a piombo e fr. 2'000.- per la soletta in beton
“fuori bolla”) e di aver deciso di sua spontanea volontà e senza alcun valido
criterio di attribuire fr. 5'000.- per la dimensione non conforme dei piloni, aggiungendo
che in tal modo la sua conclusione, oltre che non essere sufficientemente
motivata, risultava essere arbitraria nella misura in cui non era ancorata ad
alcuna prova certa. La censura non può trovare accoglimento.

                                  

 

                   10.4.2.1  Contrariamente a quanto
ritenuto dal convenuto, non vi è da obiettare in merito al giudizio con cui il
giudice di prime cure ha stabilito in fr. 1'000.- il minor valore per un
pilastro non a piombo e in fr. 2'000.- quello per la soletta in beton “fuori
bolla”. In effetti nell’occasione egli ha senz’altro fatto riferimento - ciò
che poteva fare senza doverne dare una motivazione particolareggiata (cfr. Cocchi/Trezzini, op. cit., m. 3 seg. ad
art. 253) - alle risultanze della perizia, la quale aveva accertato (a p. 9)
che queste somme erano giustificate siccome non era previsto un intervento di
demolizione, ritenuto sproporzionato rispetto al valore del manufatto medesimo.
Nulla permette del resto di ritenere, tanto più a fronte dei motivi di economia
processuale invocati dal convenuto (che si è qui lamentato già per l’alto costo
delle perizie sinora assunte e per i lunghi tempi trascorsi per ottenere la
loro evasione, cfr. appello p. 4, 8 seg. e 16), che quelle chiare e convincenti
valutazioni peritali fossero enigmatiche e incontrollabili e come tali necessitassero
di essere ulteriormente chiarite nell’ambito di una eventuale completazione peritale
(prova la cui mancata assunzione in prima e in seconda sede non è stata per
altro concretamente ritenuta censurabile già per motivi d’ordine, cfr. supra
consid. 7.3).

 

 

                   10.4.2.2  Il Pretore ha quantificato in
fr. 5'000.- il minor valore per la dimensione non conforme dei pilastri
(realizzati con piloni 35 x 35, anziché 20 x 20), rilevando che a detta del
perito l’esecuzione dell’intero porticato aveva comportato un costo di fr.
33'800.-, che il convenuto aveva postulato in sede conclusionale a questo
titolo un importo di fr. 10'000.- (qui riproposto) e che in presenza di un mero
difetto estetico, qual era quello in esame, non appariva necessario provvedere
alla demolizione e ricostruzione dell’opera, comunque funzionale, ma si
giustificava di ridurre in via equitativa della metà quest’ultima somma. 

                                  Come il convenuto, il quale per
altro sempre in violazione del suo onere di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC)
non si confronta minimamente con l’argomentazione pretorile, possa affermare nelle
particolari circostanze che la conclusione del Pretore non sia sufficientemente
motivata rimane francamente un mistero. 

                                  E neppure si può affermare, a
fronte della chiara e sostanziata motivazione addotta, fondata sulle risultanze
istruttorie e sorretta da pertinenti considerazioni di carattere equitativo
(che in caso di quantificazione del minor valore di un difetto estetico possono
entrare in linea di conto, cfr. II CCA 5 febbraio 2001 inc. n. 12.2000.129, 4
settembre 2003 inc. n. 12.2002.162, 13 marzo 2006 inc. n. 12.2005.9, 17 agosto
2006 inc. n. 12.2005.136, 17 settembre 2008 inc. n. 12.2007.175), che la sua
conclusione sia avvenuta senza alcun valido criterio e fosse arbitraria nella
misura in cui non era ancorata ad alcuna prova certa. Del resto, se il
convenuto avesse ragione, la soluzione sarebbe semmai stata quella di ritenere
non provato il minor valore per la dimensione non conforme dei piloni (valendo
in tal caso per analogia quanto già si è detto in precedenza al consid.
10.4.1.3), così che allo stesso nemmeno si sarebbe potuto attribuire l’importo
di fr. 5'000.- concessogli dal giudice di prime cure.  

 

 

                           11.  Ne discende, in parziale
accoglimento dell’appello, che la petizione può essere accolta limitatamente a
fr. 27'236.45 (fr. 35'236.45 saldo mercede ./. fr. 8'000.- difetti) oltre
interessi ed accessori. Gli oneri processuali e le ripetibili di entrambe le
sedi seguono la rispettiva soccombenza delle parti (art. 148 CPC/TI e 106 CPC),
ritenuto che per la procedura di seconda istanza, in cui il convenuto è
risultato soccombente in misura pressoché integrale, si è tenuto conto di un
valore litigioso di fr. 28'045.50.

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 106 CPC e la LTG

 

 

decide: 

                              I.  L’appello 15 febbraio 2013
di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la sentenza 15 gennaio
2013 della Pretura del Distretto di Bellinzona è così riformata:

 

                                   1.     La petizione è parzialmente accolta
nel senso che:

                                         1.1   È
ordinato all’Ufficiale dei Registri di __________, dopo il passaggio in
giudicato dell’odierna sentenza, di iscrivere in via definitiva a Registro
fondiario, in sostituzione della relativa annotazione, un’ipoteca legale degli
artigiani e degli imprenditori di fr. 27'236.45 oltre interessi al 5% dal 28
novembre 2008 a carico della part. n. __________ RFD di __________ di proprietà
di AP 1 a favore di AO 1, __________. 

                                         1.2   AP
1 è condannato a versare a AO 1 la somma di fr. 27'236.45 oltre interessi al 5%
dal 28 novembre 2008. 

                                         2.     La tassa di giustizia di fr. 1'100.- e le spese di fr.
4'460.- (comprese tassa di fr. 600.- e spese di fr. 60.- relative
all’iscrizione provvisoria di cui all’inc. n. DI.2008.376), già anticipate,
sono poste per 7/10 a carico di AP 1 e per 3/10 a carico di AO 1. AP 1
rifonderà a AO 1 fr. 2'400.- a titolo di ripetibili ridotte.

                                      

 

                             II.  Gli oneri processuali di
fr. 1’500.- sono a carico dell’appellante, che rifonderà all’appellato fr.
1’500.- per ripetibili. 

 

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Bellinzona e (dopo il passaggio in giudicato) all’Ufficio dei
Registri, 

 

 

Per
 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                      Il vicecancelliere

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta
a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e
a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori inferiori il
ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso
in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario
in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare
una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).