# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 885c2b9f-2bf5-5a64-9608-2c41a53ab301
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-06-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.06.2020 32.2019.162
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2019-162_2020-06-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2019.162

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  9 giugno 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 settembre 2019 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 agosto 2019 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata l’__________ 1967,
da ultimo attiva parzialmente (10.50 ore alla settimana) quale addetta alle
pulizie presso la __________ di __________ e per il restante tempo quale
casalinga, sposata e madre di tre figlie (nate nel 1985, 1987 e nel 1996), in
disoccupazione dal 18 aprile 2017 (alla ricerca di un’attività lavorativa a
tempo parziale, al massimo 20 ore rispettivamente 50% di un’occupazione a tempo
pieno), in malattia dal 2 giugno 2017, in data 23 marzo/23 aprile 2018 ha
inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti, giustificata da “dolori
su relaxatio parete addominale dx” (doc. 3, 7 e 13 incarto AI e doc. 3
incarto DISO).

 

                               1.2.   Dopo avere esperito gli
accertamenti medici ed economici del caso - e, in particolare, dopo avere
acquisito agli atti il rapporto finale del 7 dicembre 2018 del medico SMR, dr.
med. __________ (doc. 38 incarto AI), il rapporto del 23 aprile 2019 relativo
all’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
dell’8 aprile 2019 e l’annotazione del 25 luglio 2019 dell’assistente sociale, __________,
(doc. 40 e 55 incarto AI) - l’UAI, con decisione del 5 agosto 2019  (doc. 54
incarto AI; preavvisata il 25 aprile 2019: doc. 41 incarto AI), ha rifiutato
all’assicurata il diritto a prestazioni, alla luce di un grado di invalidità -
calcolato secondo il metodo misto (50% salariata e 50% casalinga) - del 32% (doc.
54 incarto AI).

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 12
settembre 2019 RI 1, patrocinata dal RA 1, ha postulato l’annullamento della
decisione impugnata ed il riconoscimento di una rendita di invalidità del 42%
(cfr. doc. I, pag. 11).

Il rappresentante della ricorrente precisa di contestare il grado di invalidità
parziale assegnato alla quota parte casalinga della sua assistita. La
valutazione operata dall’assistente sociale sarebbe, difatti, erronea e
manifestamente insufficiente rispetto ai reali impedimenti da lei presentati
nello svolgimento delle mansioni consuete nell’economia domestica. A suffragio
delle proprie argomentazioni richiama la “valutazione ergonomica a domicilio”
del 10 luglio 2019 dell’ergoterapista __________ del Centro __________ (doc. 53
e doc. B) ed il relativo complemento del 6 settembre 2019 (doc. C) come pure la
valutazione operata da un assistente sociale dell’UAI riportata nella STCA
32.2018.79 del 28 maggio 2019 che, secondo lui, riporta delle situazioni di
impedimento nello svolgimento delle mansioni domestiche similari al suo caso
(cfr. doc. I, pag. 4). 

Il patrocinatore dell’insorgente puntualizza, in particolare, quanto segue:

 

" Per il
caso in oggetto la ripartizione applicata è la seguente:

- Pasti: 40%

- Pulizia e l'ordine dell'alloggio: 35%

- Acquisti e altre commissioni: 10%

- Bucato e la cura dei vestiti: 15%

Totale: 100%

Ci è invece parso per lo più strano che, malgrado fossero stati
messi in evidenza degli impedimenti oggettivi nello svolgimento di alcune
mansioni domestiche da parte della nostra assistita, essi abbiano ottenuto una
valutazione esigua o addirittura nulla, così come riassunto qui di seguito:

 

Percentuale degli impedimenti

- Pasti: 0%

- Pulizia e ordine dell'alloggio: 40%

- Acquisti e altre commissioni: 0%

- Bucato e cura vestiti: 10%.” (doc. I, pag. 4)

 

                                         Il rappresentante
dell’insorgente ha, quindi, osservato che:

 

" Il nostro
modo di agire aveva come obbiettivo quello di sottoporre l'assicurata ad un
secondo parere in merito alle sue capacità nello svolgere le consuete mansioni
domestiche, anche perché la stessa non è stata valutata attraverso una visita
funzionale delle stesse, ma solo ed unicamente attraverso le risposte date ad
un questionario che le è stato somministrato dall'assistente sociale presso il
suo domicilio.” (doc. I, pag. 3)

 

                                         Il patrocinatore della
ricorrente ha, pertanto, chiesto l’applica-zione delle seguenti percentuali
degli impedimenti:

 

"
-   Pasti: 20% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e 

    nella valutazione dell’ergoterapista;

-   Pulizia e
ordine dell'alloggio: 60% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e nella
valutazione dell’ergoterapista;

-   Acquisti e
altre commissioni: 20% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e nella valutazione
dell’ergoterapista;

-   Bucato e
cura vestiti: 20% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e nella
valutazione dell’ergoterapista.” (doc. I, pag. 5-9)

 

                                         Il rappresentante dell’insorgente
ha, quindi, concluso quanto segue:

 

" Sulla base
del metodo comparativo da noi proposto e dalle risultanze qui comprovate,
considerato che la valutazione percentuale degli impedimenti per lo svolgimento
delle mansioni quotidiane proposto e ribadito dall'amministrazione risulti
erroneo, riteniamo che il grado d'invalidità da applicare per le attività
tenute in considerazione nel rispetto della disposizione 3088 CIGI, debba
essere il seguente:

-   Pasti: 8% (Impedimento 20% x Importanza assegnata 40%) 

-   Pulizia e
ordine dell'alloggio: (Impedimento 60% x Importanza assegnata 35%) 21%

-   Acquisti e
altre commissioni: (Impedimento 20% x Importanza assegnata 10%) 2%

-   Bucato e
cura vestiti: (Impedimento 20% x Importanza assegnata 15%) 3%

---------------------------

Totale: 34%

 

(…).

Tenuto in considerazione quanto sopra descritto ed in applicazione
del metodo misto al fine di determinare il grado riteniamo che alla signora RI
1 debba essere riconosciuto un grado d'invalidità in funzione della seguente
ripartizione:

 

Attività            Quota parte          Limitazione         Grado
parziale

Salariata         50%                      49.48%               
24.74%                

Casalinga       50%                      34%                   
17%

--------------------------------------------------------------------------------------------

Grado d'invalidità arrotondato                                42%.”

(doc. I, pag. 10)

 

                               1.4.   Nella risposta del 25
settembre 2019 l’UAI, dopo aver versato agli atti l'incarto LAI riguardante
l’assicurata, ha postulato la reiezione del ricorso con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV). A suffragio delle
proprie argomentazioni ha versato agli atti l’annotazione complementare del 24
settembre 2019 dell’assistente sociale, __________ (doc. IV-1).

 

                               1.5.   Il 7 ottobre 2019 (doc. VI)
il patrocinatore dell’assicurata ha ribadito la propria posizione processuale,
osservando in particolare quanto segue:

“(…) 

Nel caso specifico ribadiamo che riteniamo di essere di fronte
proprio ad una valutazione chiaramente erronea, visti gli elementi che abbiamo
riportato nel nostro ricorso del 12 settembre 2019, soprattutto tenendo in
considerazione le incongruenze delle percentuali d'impedimento riportate nel
rapporto dell'assistente sociale incaricata dall'AI, rispetto alle valutazioni
da noi presentate e motivate in sede ricorsuale dell'ergoterapista incaricata
per un secondo, e legittimo, secondo parere e dalla valutazione di un'altra
assistente sociale dell'AI per un caso, dal nostro punto di vista, del tutto
similare per quello che concerne il nesso causale tra le difficoltà oggettive
presentate nello svolgimento delle normali attività domestiche e la percentuale
degli impedimenti assegnata.

Invece, per quello che concerne l'obiezione sollevata da
controparte in merito all'utilizzo in termini comparativi della sentenza del
TCA, si concorda di principio sul fatto che ogni caso assicurativo è unico e va
trattato separatamente. Tuttavia l'obiettivo dell'assicurata non era quello di
richiamare e far propri gli impedimenti del caso trattato da Codesto Lodevole
Tribunale nella sentenza del 28.05.2019 citata nel ricorso (Incarto
32.2018.79), quanto piuttosto mettere in rilievo come a parità di impedimenti
presenti in questi due casi, il trattamento riservato è stato diverso, con
riconoscimento nel caso giudicato dal Tribunale e rifiuto nel secondo caso.
Siccome si tratta di impedimenti oggettivi che hanno incidenza nell'esecuzione
delle attività domestiche, come ad esempio l'allungamento dei tempi di
esecuzione per la preparazione dei pasti, ''attività eseguibile con i propri
tempi e ritmi"(v. rapporto __________), non si giustifica che non vengano
presi in considerazione (attribuzione di una percentuale dello 0%).

 

Per la questione legata agli acquisti sollevata da controparte, il
fatto che l'assicurata, non avendo la patente, era ed è solita farsi
accompagnare, rileviamo un'incongruenza totale di valutazione, oltre che da
quanto appurato dalla Sig.ra __________, anche rispetto alla sentenza del TCA
citata, in cui la collaborazione del marito, nell'ambito della riduzione del
danno, valutata nella misura del 20%, "tenendo conto delle limitazioni nel
trasporto di pesi”. L'aumento dei gradini delle rampe di scale non fa altro che
sottolineare la presenza di tale impedimento. Quindi riteniamo che la valutazione
allo 0% degli impedimenti per la sopraccitata mansione, riportata e
riconfermata dalla Signora __________, sia da censurare.

(…).

(…) una valutazione d'ordine ergoterapico, dal nostro punto di
vista, è da considerarsi a tutti gli effetti almeno alla pari di quello
effettuato dall'assistente sociale dell'AI. Non sia per altro che per gli
aspetti trattati dall'ergoterapia in genere e nello specifico dall'ergoterapia
ed ergonomia in neurologia, di cui è specialista la Sig.ra __________ (…).

Visto quanto sopra, non vi è motivo per mettere in discussione la
valutazione effettuata dall'ergoterapista, signora __________, dal momento che,
alla pari dell'assistente sociale, si è chinata sulla problematica,
analizzando, con inchiesta a domicilio, i concreti impedimenti dell'assicurata.
Inoltre, la valutazione dell'ergoterapista va anche oltre, e risulta essere
completa, dal momento che è stata eseguita effettuando le misurazioni per i
deficit di forza, che invece non si ritrovano nella valutazione della signora __________.
In merito alle competenze specifiche della Sig.ra __________ teniamo a mettere
in evidenza che esercita l'attività professionale di ergoterapista dal 1985, è
docente presso la Scuola __________ di __________ da oltre 20 anni e che tra le
altre esperienze professionali vanta anche 7 anni di attività presso la __________
di __________.

Per questi motivi, avvalendoci delle valutazioni della Sig.ra __________,
che trovano pieno riscontro nelle valutazioni riportate nel caso analogo nella
sentenza 32.2018.79 del 28.05.2019 del TCA, riteniamo che il grado d'invalidità
globale provato dev'essere quantificato nella misura del 42% (34 x 50% + 49.48
x 50%) e riconfermiamo di conseguenza le conclusioni espresse nel nostro
ricorso chiedendo che questo lodevole Tribunale abbia ad accogliere
integralmente la richiesta di concessione alla Sig.ra RI 1 di un quarto di
rendita AI.” (doc. VI, pag. 2-4).

 

                               1.6.   Il 21 ottobre 2019 l’UAI ha
ribadito la richiesta di reiezione del ricorso, con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VIII).

 

                               1.7.   Il doc. VIII è stato trasmesso
per conoscenza al patrocinatore dell’assicurato (doc. IX).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’amministrazione ha corretta-mente o meno rifiutato di assegnare
all’assicurata una rendita di invalidità.

 

                               2.2.   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

 

                                         Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(SCARTAZZINI, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

                                         Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

                                         L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

                                         Secondo l’art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

                                         La nozione d'invalidità di
cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico,
non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

                                         L'art. 28 cpv. 1 LAI
prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al
guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

                                         L'art. 28 cpv. 2 LAI
prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

                                         In virtù dell'art. 28a
cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

 

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei
redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 pag. 84 consid. 1b).

 

                                         Nel confronto dei redditi
la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità
al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Nella DTF 107 V 21 consid.
2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è
tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una
carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del
14 luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto di incapacità di guadagno non è
possibile, poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera
e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da
questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di
calcolo dell'invalidità; SVR 1996 IV Nr. 76 consid. 1; RCC 1986 pag. 246
consid. 2b; DTF 104 V 136).

                                         In questo senso, l'art.
28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell'assicurato che non esercita
un'attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può
ragionevolmente esigere che intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in
deroga all'articolo 16 LPGA, in funzione dell'incapacità di svolgere le
mansioni consuete.

                                         L’art. 27 cpv. 1 prima
frase OAI, nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2017, precisa a sua volta
che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata
nell'economia domestica s'intendono in particolare gli usuali lavori domestici,
l'educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità.

 

                                         Secondo la prassi
amministrativa, per il confronto si considerano soltanto attività assimilabili
a quelle lucrative (come il lavoro domestico, amministrazione di patrimoni,
attività benevole gratuite, ecc.). Sono quindi escluse le attività del tempo
libero (N. 3082 delle Direttive concernenti l'invalidità e la grande invalidità
(CIGI), edite dall'UFAS, in vigore dal 2015 nel tenore in essere fino al 31
dicembre 2017). L'invalidità viene così valutata sulla base di un confronto
delle attività domestiche, da effettuare mediante un'inchiesta domiciliare (DTF
130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c). Si paragonano quindi le
attività svolte dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute
con quelle che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può
esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances sociales en Suisse,
1995, pag. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).

                                         Di regola si presume che
non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo
nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire
personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che
si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla
situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. 

                                         Si distinguono quindi tre
tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della
famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa
dell'altro.

 

                                         Nel nuovo tenore in vigore
dal 1° gennaio 2018, l’art. 27 cpv. 1 OAI prevede che per mansioni consuete
secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di assicurati occupati nell'economia
domestica s'intendono gli usuali lavori domestici nonché la cura e l'assistenza
ai familiari.

                                         Il nuovo art. 27 cpv. 2
OAI stabilisce che per mansioni consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI
di membri di comunità di religiosi s'intende ogni attività svolta nella
comunità.

 

                                         Con la modifica dell’Ordinanza
sono state adeguate le attività nell’ambito delle mansioni consuete svolte
dalle persone occupate nell’economia domestica (cfr. R. LEUENBERGER - G. MAURO,
“Changements dans la méthode mixte”, in Sécurité sociale 1/2018 pag. 40 seg.
(45-46)).

                                         Come emerge dalle
spiegazioni pubblicate dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali alla
Modifica dell’ordinanza del 17 gennaio 1961 sull’assicurazione per l’invalidità
(OAI) – Valutazione dell’invalidità per gli assicurati che esercitano
un’attività lucrativa a tempo parziale (metodo misto) – in merito agli
adeguamenti dal 1° gennaio 2018 concernenti l’applicazione del metodo misto in
seguito alla sentenza 7186/09 della Corte europea dei diritto dell’uomo del 2
febbraio 2016, si è dunque posto l’accento sulle attività che possono essere
equiparate a un’attività lucrativa ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 LAI.

                                         Si tratta delle attività
che soddisfano il criterio dei terzi, vale a dire che, in caso di impossibilità
dell’assicurato di svolgerle da sé, possono essere tipicamente eseguite da
terzi dietro pagamento. Le attività volontarie svolte al di fuori dell’economia
domestica, come le attività artistiche o di pubblica utilità, non possono
invece essere equiparate a un’attività lucrativa e quindi riconosciute come
mansioni consuete, se non in casi speciali (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2).
Queste occupazioni non vanno dunque disciplinate in modo generale dall’OAI e
pertanto non sono più espressamente menzionate nell’Ordinanza (cfr. punto 1.2
pag. 6 delle citate spiegazioni dell’UFAS).

 

                                         Come evidenziato
dall’Ufficio federale sugli adeguamenti del metodo misto (cfr. punto III pag.
9), dal 1° gennaio 2018 il nuovo art. 27 OAI pone quindi l’accento sui lavori
domestici necessari che possono essere equiparati ad un’attività lucrativa.

                                         Per stabilire se
un’attività nell’ambito delle mansioni consuete possa essere equiparata a
un’attività lucrativa, è determinante il criterio dei terzi e quindi bisogna
chiedersi se si tratti di un’attività che può essere eseguita da terzi (persone
o ditte) dietro pagamento.

                                         È per esempio il caso di
lavori domestici necessari come la pianificazione e l’organizzazione della
conduzione dell’economia domestica, la preparazione dei pasti (inclusa la
pulizia della cucina), la pulizia dell’abitazione, gli acquisti e le altre
mansioni nonché il bucato e la manutenzione dei vestiti. Se non possono essere
ripartite tra gli altri familiari nel quadro dell’obbligo di ridurre il danno,
infatti, queste attività dovranno essere affidate a servizi esterni a pagamento
(persone di servizio).

                                         Oltre ai citati classici
lavori domestici, va considerata anche la cura e l’assistenza ai familiari;
rilevante è però che essi vivano nella stessa economia domestica
dell’assicurato.

 

                                         Va ancora osservato che sia
per i lavori domestici che per la cura e l’assistenza ai familiari, non si
tiene però conto delle attività che vengono già svolte da terzi. Sono infatti
prese in considerazione esclusivamente le attività che vengono affidate a terzi
a proprie spese solo dopo l’insorgere del danno alla salute. Se, per
contro, l’assicurato ricorreva a prestazioni di terzi a proprie spese già prima
dell’insorgere del danno alla salute, allora per queste attività non v’è una
limitazione di cui tenere conto, dato che continuano ad essere svolte da terzi
come prima.

                                         

                                         Ritenuto come la modifica
riguardante le mansioni consuete nell’economia domestica ha dunque lo scopo di
porre l’accento sulle attività fondamentali di ogni economia domestica, le
attività puramente ricreative - le attività artistiche e di pubblica utilità
vanno qualificate quali attività puramente ricreative, se non possono essere
eseguite da terzi dietro pagamento - non rientrano tra le attività da
considerare nell’ambito delle mansioni consuete (DTF 125 V 157 consid. 5c/bb).

 

                                         Le nuove norme
dell’Ordinanza hanno comportato la modifica della Circolare sull’invalidità e
la grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) la quale,
valida dal 1° gennaio 2015 e nella versione in vigore dal 1° gennaio 2018, ai
NN. 3081 segg. spiega come deve procedere l’assistente sociale nella sua
inchiesta domiciliare per calcolare il grado di invalidità in generale.

                               2.4.   Nel caso in cui, invece,
l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti)
solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art. 28a cpv. 3
LAI, secondo cui se l'assicurato esercita un'attività lucrativa a tempo
parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge, l'invalidità per
questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le
mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è determinata secondo il
capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa
o della collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte dello
svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d'invalidità nei due
ambiti.

 

                                         Questo metodo di
graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, DTF 133 V 504 e DTF 133 V
477.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito
professionale o dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27
OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va
tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         Ricordato che il metodo
misto è previsto per le persone che esercitano un’attività lucrativa e che
oltre a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai
sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al
31 dicembre 2002), secondo giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione
esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero venga
consacrato allo svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini del
metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultima fattispecie è
applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51).

                                         Chiamata a pronunciarsi in
un caso in cui si trattava di valutare l'invalidità per gli assicurati che
esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale senza consacrare il loro
tempo libero allo svolgimento delle mansioni consuete, l’Alta Corte, nella DTF
142 V 290, ha stabilito che la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che
concerne il metodo di confronto dei redditi applicabile alle persone che
esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale senza consacrare il loro
tempo libero allo svolgimento delle mansioni consuete, deve essere precisata,
nel senso che la limitazione nell'ambito lucrativo - in funzione
dell'estensione del tasso ipotetico d'attività lucrativa parziale - deve essere
considerata in modo proporzionale (cfr., al riguardo, STCA 32.2015.119 e STCA
32.2015.120, entrambe del 2 agosto 2016).

Va ricordata la giurisprudenza sviluppata dal TF dopo la sentenza 7186_09 del 2
febbraio 2016 nella causa Di Trizio contro Svizzera - divenuta definitiva a
seguito del rifiuto, in data 4 luglio 2016, da parte della Grande Camera della
Corte europea dei diritti dell’uomo, della richiesta avanzata dalla Svizzera di
un riesame della stessa -, nella quale la seconda sezione della Corte europea
dei diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una fattispecie in cui il TF
aveva confermato la soppressione del diritto alla rendita nel caso di
un’assicurata che, dopo la nascita di due gemelli, con l’applicazione del
metodo misto non raggiungeva più un grado di invalidità pensionabile (STF
9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4 voti contro 3)
che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU, che non
va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 6
CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione dell’art. 8
CEDU preso da solo.

                                         La Corte europea -
ricordato che non incombe a lei annullare e/o abrogare delle disposizioni di
diritto interno riconosciute contrarie alla CEDU e che le sue sentenze hanno
essenzialmente un carattere declaratorio - ha precisato che la Svizzera può
scegliere liberamente, nella misura in cui queste soluzioni siano compatibili
con le conclusioni di questo giudizio, in quale maniera conformarsi all’art. 46
CEDU evidenziando che, avuto riguardo all’insieme delle circostanze e al
principio della sicurezza del diritto, la violazione della CEDU ravvisata nel
caso esaminato non esige che si rimettano in discussione gli atti o le
situazioni giuridiche analoghe stabilite precedentemente a questa sentenza (sul
tema vedi pure la STCA 32.2015.66 del 17 marzo 2016).

 

                                         Nella STF 9F_8/2016 del 20
dicembre 2016, pubblicata in DTF 143 I 50, pronunciandosi sulla domanda di
revisione della STF 9C_49/2008 del 20 luglio 2008 a seguito della succitata
sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 della Corte europea dei diritti dell’uomo,
la nostra Massima istanza ha evidenziato che la pronuncia della Corte europea
concerneva un’assicurata che, al beneficio del diritto ad una rendita quale
salariata al 100%, si è vista in seguito negare il diritto alle prestazioni
solo perché, ritenuta la nascita dei figli e la conseguente riduzione del grado
di occupazione, è stata considerata come una lavoratrice a tempo parziale con
mansioni consuete (conduzione di un’economia domestica).

                                         Questo nuovo status,
essendo un motivo di revisione, ha avuto come conseguenza il cambiamento del
metodo da applicare per il calcolo del grado di invalidità - dal metodo
ordinario del confronto dei redditi (valido nei casi di assicurati con
un’occupazione a tempo pieno) si è passati al metodo misto (valido nei casi di
attività a tempo parziale e svolgimento di mansioni consuete) - che, nel caso
concreto, ha portato alla soppressione della rendita in via di revisione
rispettivamente alla limitazione temporale del diritto alla rendita
riconosciuta con effetto retroattivo.

                                         L’Alta Corte ha perciò
concluso che vi è una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU
allorquando le scelte (rientranti nella sfera di protezione dell’art. 8 CEDU)
prese dalla persona assicurata costituiscono la sola causa del cambiamento di
status e a seguito dell’applicazione del nuovo metodo di calcolo del grado
d’invalidità (metodo misto) risulta la soppressione della rendita in via
di revisione rispettivamente la limitazione temporale del diritto alla rendita
riconosciuta con effetto retroattivo.

                                         In una tale costellazione,
allorquando questa è riconducibile unicamente ad un cambiamento di status e
meglio al passaggio da assicurato con un’occupazione a tempo pieno a quella di
assicurato attivo parzialmente con mansioni consuete, per ristabilire uno stato
conforme alla CEDU bisogna rinunciare alla soppressione della rendita ai sensi
dell’art. 17 LPGA.

                                         Il Tribunale federale ha
pertanto concluso che in questo caso la soppressione del diritto ad una rendita
non è conforme alla CEDU. Per la ricorrente ciò ha significato che il diritto
alla mezza rendita andava ripristinato anche dopo il 31 agosto 2004.

                                         La nostra Massima istanza
- rilevato che le precedenti considerazioni portavano all’accoglimento della
domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 28 luglio 2008 e rinviando alla
Lettera circolare n. 355 del 31 ottobre 2016 dell’UFAS - ha infine specificato
che il giudizio del 2 febbraio 2016 della Grande Camera della Corte europea dei
diritti dell’uomo, all’infuori della costellazione descritta al considerando
4.1, nulla mutava all’applicabilità del metodo misto (STCA 32.2016.21 del 17
febbraio 2017).

 

                                         L’interpretazione data dal
Tribunale federale nella DTF 143 I 50 (STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016) è
stata criticata dalla dottrina (U. KIESER, Gemischte Methode: ein Blick auf die
bisherige Rechtsprechung, in: HAVE 2016 pag. 471 seg. (474); A. MENGIS, IV
Mutloser Entscheid des Bundesgerichts, in: Plädoyer 1/17 pag. 12 seg.).

 

                                         Con sentenza 9C_604/2016
del 1° febbraio 2017, pubblicata in DTF 143 I 60, il Tribunale federale ha
confermato il contenuto della DTF 143 I 50, aggiungendo al considerando 3.3.3
che la stessa non si applica soltanto nel caso di soppressione di una rendita
in caso di revisione allorquando questa è riconducibile unicamente ad un
cambiamento di status e meglio al passaggio da assicurato con un’occupazione a
tempo pieno a quella di assicurato attivo parzialmente con mansioni consuete,
ma anche nel caso di riduzione della prestazione in caso di revisione.

 

                                         Nella STF 9C_525/2016 del
15 marzo 2017 il TF ha sottolineato come l'UFAS medesimo nella direttiva n. 355
del 31 ottobre 2016 ha segnalato che il Consiglio federale sta cercando di
trovare una soluzione adeguata al problema (sull’argomento cfr. la STCA
32.2017.53 del 13 novembre 2017 e la STCA 32.2016.86 del 15 maggio 2017).

 

                                         Come detto, il 1° gennaio
2018 sono entrati in vigore gli articoli 27 e 27bis cpv. 2-4 OAI nel loro nuovo
tenore (cfr. RU N. 107 del 19 dicembre 2017, pagg. 7581-7582). Al riguardo, dal
comunicato stampa del 1° dicembre 2017 dell’UFAS intitolato “Maggiore equità
nel calcolo del grado d’invalidità dei lavoratori a tempo parziale”,
risulta che “(…) il Consiglio federale introduce un nuovo modello di calcolo
per determinare il grado d'invalidità dei lavoratori a tempo parziale, che
contribuisce a migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro e soddisfa
anche le richieste della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nella sua seduta
del 1° dicembre 2017, il Consiglio federale ha fissato l'entrata in vigore
della relativa modifica d'ordinanza al 1° gennaio 2018. (…)”.

(STCA 32.2018.149 del 21 agosto 2019, consid. 2.1-2.3, STCA 32.2018.189 del
14 ottobre 2019, consid. 2.1-2.3 e STCA 32.2018.209 del 14 ottobre 2019,
consid. 2.2-2.4).

                               2.5.   Al fine di determinare il
metodo di calcolo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa.

                                         Ad esempio se l'assicurato
esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere
dell'invalidità e se l'assicurato che non esercitava un'attività lucrativa ne
avrebbe esercitata una in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute.
Grande importanza deve essere attribuita all'attività che veniva svolta al
momento dell'intervento del danno alla salute invalidante, specie nel caso in
cui le altre circostanze non hanno subìto modifiche rilevanti sino alla nascita
del diritto alla rendita. 

 

                                         Da considerare sono tutte
le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie,
familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale, le affinità
e la personalità dell'assicurato.

 

                                         A nessuno di questi
elementi va tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per esempio nemmeno al
mancato raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del mancato esercizio di
un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile
attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in
argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e la
giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre MEYER-BLASER, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 61-62 e BLANC, La
procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

 

                                         Questa valutazione deve
ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurato che,
in quanto fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi
esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20
dicembre 2006, consid. 4.1.).

 

                                         Va ancora rilevato che il
metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti
accertare quale sarebbe stata l'attività esercitata dall'assicurato se non
fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120
V 150; MEYER, op. cit., pag. 288; BLANC, op. cit., pag. 190-191).

 

                                         (STCA 32.2018.149 del 21
agosto 2019, consid. 2.4, STCA 32.2018.189 del 14 ottobre 2019, consid. 2.6 e
STCA 32.2018.209 del 14 ottobre 2019, consid. 2.5).

                               2.6.   Nella fattispecie in esame,
l’amministrazione, in applicazione del metodo misto, ha considerato
l’assicurata salariata al 50% e casalinga per il restante 50%.

 

                                         Il TCA non ha motivo per
scostarsi da tale ripartizione, rimasta, del resto, incontestata in sede
ricorsuale.

Tanto più che, dalla domanda di indennità di disoccupazione del 19 aprile 2017,
risulta, in effetti, che l’assicurata ha dichiarato di essere disposta a
lavorare nella misura di 20 ore settimanali, pari ad un’occupazione al 50%
(doc. 3 incarto DISO). 

 

                               2.7.   Per quanto concerne l’aspetto
medico, dalle tavole processuali emerge che l’amministrazione si è fondata sul
rapporto finale del 7 dicembre 2018 del medico SMR, dr. med. __________ (doc. 38
incarto AI) che, sulla base della documentazione medica agli atti, ha posto la
diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa di “Relaxatio
della parete addominale destra con/su: - Posa di rete intraperitoneale in
tecnica IPOM/retroperitoneale il 2.6.2017; - Esiti da lombotomia per
nefrolitiasi nel 1998; - Laparotomia sottocostale per colecistectomia nel 1990”
e le diagnosi senza ripercussione sulla capacità lavorativa di “Ipertensione
aneriosa (diagnosi 2010); Diabete mellito tipo Il (diagnosi 2007); St. d.
colecistectomia (1990). St. d. lombotomia per nefrolitiasi destra (1998).
Il dr. med. __________ ha ritenuto l’assicurata, nell’attività abituale (ausiliaria
di pulizie), totalmente inabile dal 2 maggio 2017 e abile al 50% (presenza: 4
ore al giorno) dal 4 settembre 2017 e continua (con prognosi stazionaria) e
totalmente inabile in attività adeguate dal 2 maggio 2017 e abile al 50%
(presenza: 4 ore al giorno) dal 4 settembre 2017 e continua (con prognosi
stazionaria; con prognosi stazionaria; doc. 38, pag. 2). Il medico SMR ha poi
stabilito l’esigibilità lavorativa (carico massimo: 5 kg; nessuna necessità di alternanza
della postura al bisogno; nessuna difficoltà nello svolgere lavori di
precisione; nessuna necessità di pause supplementari; può svolgere attività che
non prevedono il sollevamento e porto di pesi superiori a 5 kg: cfr. doc. 38,
pag. 3 incarto AI). Nessuna terapia che migliorerebbe o manterrebbe
verosimilmente la capacità lavorativa e nessuna revisione (doc. 38, pag. 3
incarto AI). Nelle “osservazioni conclusive” il medico SMR ha rilevato
quanto segue:

 

" Dr.
med. __________ (generalista curante)

18.09.2018

Secondo quanto indicato dalla paziente, l'attività di ausiliaria
di pulizia con tutte le attività previste risulta non esigibile.

Per quante ore al giorno è esigibile un'attività adeguata alle
limitazioni della Sua/del Suo paziente?

Massimo 4 ore al giorno.

31.01.2018

In qualità di medico curante si certifica la pregressa inabilità
lavorativa nella misura dei 100% dal 02.06.2017 al

03.09.2017.

A partire da tale data la signora RI 1 presenta un'abilità
lavorativa dei 50% con limitazioni funzionali, in particolare il sollevamento e
porto di pesi superiori a 5 kg.” 

(doc. 38, pag. 3 incarto AI; n.d.r.: il grassetto e le
sottolineature non sono della redattrice).

Il TCA non ha motivo per dubitare di tale valutazione, rimasta peraltro
incontestata in sede ricorsuale. Non vi è, quindi, motivo per distanziarsi
dalle conclusioni del SMR (cfr. STF 9C_404/2018 del 22 agosto 2018; STCA
32.2018.209 del 14 ottobre 2019, consid. 2.10). 

                                     Questa Corte ritiene quindi dimostrato
con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti), che a
RI 1 vada riconosciuta una capacità lavorativa, nell’attività abituale
(ausiliaria di pulizie), nulla dal 2 maggio 2017 e del 50% (presenza: 4 ore al
giorno) dal 4 settembre 2017 e continua rispettivamente, in un’attività
adeguata (rispettosa quindi dei limiti indicati e dell’esigibilità posta dal
medico SMR), nulla dal 2 maggio 2017 e del 50% (presenza: 4 ore al giorno) dal
4 settembre 2017 e continua.

                               2.8.   Confermata la ripartizione
50% per l’attività salariata e 50% per l’attività di casalinga (consid. 2.6) e
stabilite dal profilo medico le incapacità lavorative dell’insorgente, nella
professione abituale e in attività adatte (consid. 2.7), va ora esaminato se l’interessata
ha diritto ad una rendita.

 

                                         Come visto, il 1° gennaio
2018 è entrata in vigore una modifica degli art. 27 OAI e 27bis OAI (cfr.
consid. 2.3.-2.4).

 

                                         Ai sensi del nuovo art. 27
cpv. 1 OAI per mansioni consuete secondo l’articolo 7 capoverso 2 LAI di
assicurati occupati nell’economia domestica s’intendono gli usuali lavori
domestici nonché la cura e l’assistenza di familiari. Per l’art. 27 cpv. 2 OAI
per mansioni consuete secondo l’articolo 7 capoverso 2 LAI di membri di
comunità religiose s’intende ogni attività svolta nella comunità.

 

                                         Secondo l’art. 27bis cpv.
2 OAI, per determinare il grado d’invalidità di assicurati che esercitano
un’attività lucrativa a tempo parziale e che svolgono anche mansioni consuete
secondo l’articolo 7 capoverso 2 LAI, vengono sommati i seguenti gradi
d’invalidità: il grado d’invalidità nell’ambito dell’attività lucrativa (lett.
a), il grado d’invalidità nell’ambito delle mansioni consuete (lett. b).

 

                                         L’art. 27bis cpv. 3 OAI
prevede che il calcolo del grado d’invalidità lucrativa è disciplinato
dall’articolo 16 LPGA, secondo le modalità seguenti: il reddito che
l’assicurato potrebbe conseguire esercitando l’attività lucrativa a tempo
parziale se non fosse divenuto invalido è calcolato sulla base della stessa
attività lucrativa esercitata a tempo pieno (lett. a); la perdita di guadagno
percentuale è ponderata in funzione del grado d’occupazione che l’assicurato
avrebbe se non fosse divenuto invalido (lett. b). 

 

                                         Per l’art. 27bis cpv. 4
OAI per il calcolo del grado d’invalidità nell’ambito delle mansioni consuete
viene determinata la quota percentuale che le limitazioni dell’assicurato
rappresentano nello svolgimento delle mansioni consuete rispetto alla sua
situazione se non fosse divenuto invalido. Questa quota viene ponderata in
funzione della differenza tra il grado d’occupazione di cui al capoverso 3
lettera b e un’attività lucrativa esercitata a tempo pieno.

 

                                         La disposizione
transitoria relativa alla modifica del 1° dicembre 2017 prevede al cpv. 1 che i
tre quarti di rendita, le mezze rendite e i quarti di rendita correnti al
momento dell’entrata in vigore della modifica del 1° dicembre 2017, concessi in
applicazione del metodo misto, sono sottoposti a revisione entro un anno
dall’entrata in vigore della presente modifica. L’eventuale aumento della
rendita è concesso a contare dal momento dell’entrata in vigore della presente
modifica. Per il cpv. 2 nei casi di assicurati che esercitano un’attività
lucrativa a tempo parziale e che svolgono anche mansioni consuete secondo
l’art. 7 cpv. 2 LAI a cui è stata rifiutata una rendita prima dell’entrata in
vigore della modifica del 1° dicembre 2017 perché il grado d’invalidità era
insufficiente, viene esaminata una nuova richiesta, se il calcolo del grado
d’invalidità secondo l’art. 27bis cpv. 2-4 determinerebbe presumibilmente il
diritto a una rendita.

 

                                         Va qui rammentato che da
un punto di vista temporale, sono di principio determinanti le norme
sostanziali in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che
deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche
(sentenza del 22 luglio 2005, K 114/03, consid. 3; DTF 130 V 160 consid. 5.1;
DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 126 V 166 consid. 4b).

 

                                         Per contro, per quanto attiene
alle disposizioni formali, l’Alta Corte ha già avuto modo di stabilire che, in
assenza di una normativa specifica che regola la questione intertemporale, va
applicato il principio generale secondo il quale, di regola, siffatte
disposizioni entrano immediatamente in vigore (sentenza del 22 luglio 2005, K
114/03; DTF 130 V 4 consid. 3.2).

 

                                         Inoltre con lettera
circolare AI n. 372 l’UFAS ha rammentato che “per tutte le prime richieste
di prestazioni pendenti inoltrate prima del 1° luglio 2017, il diritto alla
rendita fino al 31 dicembre 2017 verrà valutato in base al vecchio modello di
calcolo e poi rivalutato in base al nuovo modello di calcolo con effetto dal 1°
gennaio 2018”.

 

                                         In concreto, la richiesta
di prestazioni è del 23 marzo/23 aprile 2018. Occorre pertanto applicare le
nuove norme in vigore dal 1° gennaio 2018, come correttamente ritenuto dall’UAI
(per un caso in cui questo Tribunale ha già proceduto in questo senso cfr. la
STCA 32.2018.149 del 21 agosto 2019, consid. 2.9).

                               2.9.   Grado di impedimento per
la parte lucrativa.

 

                            2.9.1.  Per determinare il reddito
ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute
(reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento
determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita,
qui il 2018), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante,
quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale
reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si
fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del
danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei
salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario
che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa
azienda o in un'azienda simile. Nel caso in cui non fosse possibile
quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà riferimento a valori
empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre
tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti che
impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola, e
conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente
svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale
contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata.
Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e
percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30;
RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è
pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata
da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002
pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).

 

                                         Un salario di punta può
essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC
1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno
in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di
lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

                                         Siccome di norma una
simile valutazione professionale parte dal presupposto che, senza il danno alla
salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare la precedente attività
lucrativa, devono essere considerati eventuali adeguamenti ed aumenti salariali
(RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b, ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c; STCA
32.2018.149 del 21 agosto 2019, consid. 2.10).

 

                                         L’amministrazione ha
calcolato il reddito “da valida” dell’interessata come segue:

 

" I datori
di lavoro interpellati, ovvero __________ e __________, hanno entrambi segnalato
che la remunerazione percepita dalla Signora RI 1 si basava sul quantitativo di
tempo effettivamente svolto nell'ambito lavorativo (paga oraria).

In considerazione dell'inizio dell'incapacità lavorativa
(02.05.2017) e il raggiungimento dell'anno d'attesa giusta l'Art. 28 cpv. 1
lett. b LAI (01.05.2018), fare una proiezione del possibile guadagno orario in
assenza del danno alla salute non risulterebbe possibile e/o corretto.

Pertanto, l'UAI ha fatto affidamento ai sopra citati dati statistici.

Nello specifico, considerando la divisione economica 55-56
(servizi di alloggio e ristorazione), settore femminile, attività semplici e
ripetitive, valori 2016 (anno di riferimento a disposizione dello scrivente
Ufficio), il Reddito da valida (Rh) nello svolgimento di un'attività in misura
completa (raggiungimento anno d'attesa 01.05.2018 - modifica Art. 27 e 27bis OAI),
viene stabilito a CHF 48'417.-.” (cfr. doc. 54, pag. 2 e 3 incarto AI)

 

                                         Il patrocinatore
dell’assicurata non ha contestato questo dato.

 

                                         Il TCA osserva
preliminarmente che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01). 

 

                                         Nel caso di specie devono
essere pertanto considerati i dati del 2018 (il danno alla salute risale,
infatti, al 2 maggio 2017 - cfr. consid. 2.7 - e l’eventuale prestazione
dovrebbe essere versata dal 1° maggio 2018, ovvero alla scadenza dell’anno
d’attesa ex art. 28 LAI).

Per calcolare il reddito da valida nel 2016, l’amministrazione ha applicato la
TA 1 2014, allorquando il TF ha stabilito che vanno utilizzati i dati
statistici più recenti disponibili al momento del rilascio della decisione (in
casu, 5 agosto 2019: doc. 54 incarto AI) e quindi, nel caso di specie,
quelli del 2018 (cfr. DTF 143 V 295 consid. 4.1.7; STCA 35.2019.39 del 21
ottobre 2019, consid. 2.8; STCA 32.2019.144 del 25 maggio 2020, consid. 2.12.1).

 

                                         Per questi aspetti, il
modo di procedere dell’UAI non può, quindi, essere tutelato.

Ora, utilizzando i dati forniti dalla tabella RSS 2016 TA 1, l’assicurata,
svolgendo nel 2016 una professione che presuppone qualifiche inferiori (livello
di qualifica 1) nella divisione economica 55-56 (servizi di alloggio e
ristorazione), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 3'900. Riportando questo dato su 42.4 ore, esso ammonta a fr. 4'134.-
mensili oppure a fr. 49'608.- per l'intero anno (fr. 4'134.- x 12). Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, quindi per il 2018
(cfr. la tabella T1.2.10: “Indice dei salari nominali, Donne, 2011-2018”), un
reddito annuo di fr. 49'756.82 (ovvero fr. 49'608.- + 0.3%) per il 2017 e di fr.
50'005.60 (ovvero fr. 49'756.82 + 0.5%) per il 2018.

Il reddito “da valida” dell’assicurata è, quindi, fissato, per il
2018, in fr. 50'005.60.

                            2.9.2.  Per quel che concerne il
reddito da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca
un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti).

                                         Se invece non esiste un
siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una
attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a
quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere
ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di
statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c,
1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Come appena visto, l’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04; STCA 32.2018.149
del 21 agosto 2019, consid. 2.11). 

                                         L’amministrazione ha
calcolato il reddito “da invalida” dell’interessata come segue: 

 

" Considerando
una capacità lavorativa del 50% in attività adeguate, la Signora RI 1 avrebbe
invece potuto conseguire CHF 24'460.- (tabelle RSS, valori federali, settore
femminile, riduzione complessiva del 10%).” (cfr. doc. 54, pag. 3 incarto AI)

Il patrocinatore dell’assicurata non ha contestato neppure questo dato.

Il TCA osserva che, per calcolare il reddito “da invalida”, l’UAI ha applicato
la TA 1 2014 (anziché la TA 1 2016) e ha considerato i dati del 2016 (anziché
quelli del 2018). Anche per questi aspetti, per i motivi già esposti al consid.
2.9.1., il modo di procedere dell’amministrazione non può essere tutelato.

Pertanto, utilizzando i dati salariali risultanti dall'inchiesta svizzera sulla
struttura dei salari 2016, edita dall'Ufficio federale di statistica, più
precisamente dalla tabella TA1 2016_tirage_skill_level - Rami economici
(NOGA08) (denominata Salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo
economico, il livello di competenze e il sesso – Settore privato; DTF 142 V
178), il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dalle donne per
un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di
competenze; STF 9C_632/2015) per 40 ore settimanali corrisponde ad un importo
di fr. 52'356.- (fr. 4'363.- x 12 mesi). Riportando tale dato su 41.7 ore di
durata media lavorativa settimanale, il dato statistico corrisponde a fr.
54’581.10 per un impiego a tempo pieno (cfr. STCA 32.2018.149 del 21 agosto
2019, consid. 2.11). Dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, si
ottiene un reddito annuo, per il 2017, di fr. 54'799.42 (ovvero fr. 54’581.10 +
0.4%) e per il 2018, di fr. 55'073.41 (ovvero fr. 54'799.42 + 0.5%).

Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli
assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale
(affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. 

                                         L’Alta Corte ha precisato,
al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può, senza valido motivo, sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc; STCA 32.2018.149 del 21 agosto 2019, consid. 2.11).

 

                                         In concreto, l’UAI ha
proceduto ad una riduzione del 10% per attività leggere (doc. 35 e 54, pag. 3
incarto AI).

Il patrocinatore dell’assicurata non ha criticato l’entità di tale riduzione.

Tenuto conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni
sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione
(cfr. DTF 137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3; STCA 32.2019.144 del 27 maggio 2020,
consid. 2.12.2), questa Corte ritiene che, operando una decurtazione del 10%,
l’amministrazione non abbia abusato del proprio potere di apprezzamento.

In particolare il TCA, ritiene che, mediante la riduzione in questione, l'UAI
abbia debitamente tenuto conto degli effetti legati al danno alla salute
di cui è affetto l'assicurata.

Considerata una capacità lavorativa residua del 50% (consid. 2.7) ed applicando
una riduzione sociale del 10%, il reddito “da invalida” si attesta, per il
2018, a fr. 24'783.03 (ovvero fr. 55'073.41 : 2 = fr. 27'536.70, importo poi
ridotto del 10% ovvero di fr. 2'753.67).    

Il reddito “da invalida” dell’assicurata è quindi fissato, per il
2018, in fr. 24’783.03.

 

                            2.9.3.  Ne segue che raffrontando il
reddito “da valida” al 100% di fr. 50'005.60 con quello “da invalida” di fr. 24'783.03
si ottiene un impedimento per la parte salariata del 50.43% ([50'005.60 - 24'783.03]
x 100 : 50'005.60) arrotondato al 50% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF
130 V 121.

                             2.10.   Grado di impedimento per la
parte casalinga.

                          2.10.1.   Per
quel che riguarda l'attività di casalinga, va rammentato che
l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente)
dell'economia domestica, è stabilita confrontando le singole attività ancora
accessibili al richiedente la rendita AI con i lavori che può eseguire una
persona sana.

                                         Nella
Circolare sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per
l'invalidità (CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2018, l'UFAS ha previsto
una ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di un massimo -
che nel caso concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a
ciascuna di esse.

 

                                         In particolare la cifra 3087
CIGI prevede:

 

" Di regola,
si ammette che i lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica
costituiscono le seguenti percentuali della sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Massimo %

  
	
  1. Pasti (pulire/pelare/sbucciare, cucinare,
  apparec- 

      chiare, effettuare la pulizia quotidiana della   

      cucina, gestire le scorte) 

  	
                  50

  
	
  2. Pulizia e ordine dell’alloggio
  (riordinare, spol- 

      verare, passare l’aspirapolvere, lavare i pavi- 

      menti, pulire il bagno, cambiare le lenzuola,
  effet-

      tuare pulizie approfondite, curare le piante, il
   

      giardino e le aree adiacenti, eliminare i
  rifiuti) e 

      cura di animali domestici

  	
                  40

  
	
  3. Acquisti (acquisti quotidiani e spesa
  settimana-

      le) e altre commissioni (posta,
  assicurazioni, 

      uffici pubblici)

  	
                 10

  
	
  4. Bucato e cura dei vestiti

      (lavare, stendere e ritirare il bucato, stirare,
  ram-

      mendare, pulire le scarpe

  	
                 20

  
	
  5. Cura e assistenza ai figli e/o ai familiari*

  	
                 50

  

 

*   Nella cerchia
dei familiari rientrano il coniuge, il partner registrato o il convivente di
fatto (partner) dell’assicurato. Sono considerati familiari anche tutti i
parenti in linea retto con l’assicurato o il suo coniuge/partner e i minori
accolti nella famiglia a scopo di affiliazione.”

 

                                         Le cifre 3088 e 3089 CIGI
dispongono:

 

" Di norma,
vanno applicati la ripartizione delle attività e ì rispettivi limiti massimi di
cui al N. 3087. Devono sempre essere prese in considerazione tutte le attività
(ad eccezione del n. 5). Si può procedere a una ponderazione diversa soltanto in
caso di divergenze molto forti dallo schema (I 469/99; RCC 1986 pag. 244). In
ogni caso il totale delle attività dev'essere sempre del 100 per cento
(Pratique VSI 1997 pag. 298).

Nell’ambito della determinazione delle limitazioni nelle mansioni
consuete a seguito del danno alla salute non si può tenere conto dei servizi
forniti all'assicurato nell'economia domestica da terzi (p. es. familiari,
vicini, personale ausiliario), gratuitamente o a pagamento, già prima
dell'insorgere del danno alla salute. Questi servizi non vanno dunque considerati
né nell’elenco delle attività, né per la ponderazione di queste ultime e
nemmeno per la determinazione delle limitazioni.”

 

                                                      Infine,
la cifra 3090 CIGI prevede: 

 

" In virtù
dell’obbligo di ridurre il danno, una persona attiva nell’economia domestica
deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione di
impianti e apparecchi domestici adeguati, N. 1048 e 3044 segg.). Un maggiore
dispendio di tempo può essere riconosciuto soltanto se l'assicurato non è in
grado di svolgere la totalità dei lavori domestici durante il normale orario di
lavoro e necessita dunque dell'aiuto di terzi (RCC 1984, pag. M3, consid. 5).
L'interessato deve inoltre ripartire il suo lavoro in funzione della nuova
situazione e ricorrere all'aiuto dei familiari. L'aiuto di questi ultimi va
oltre quello usuale che ci si potrebbe attendere da loro qualora l'assicurato non
avesse subito un danno alla salute (DTF 133 V 504, consid. 4.2). L'inadempienza
parziale o totale dell’obbligo di ridurre il danno da parte dell'assicurato ha
conseguenze per la determinazione delle limitazioni nelle varie attività.”

                                         

                                         Va
poi rilevato che il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha già avuto modo di
stabilire che – in linea di massima e senza valide ragioni – non vi è motivo di
mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi
sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati, il cui
compito consiste nel procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291
consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d; RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I
102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4). Un intervento da parte dell'autorità
giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si
giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128
V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2).

                                         L’allora
TFA, in una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000 (citata anche al consid. 4.1 della
STF 9C_896/2012 del 31 gennaio 2013), ha avuto modo di nuovamente confermare la
legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo dell'invalidità ex art.
27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività domestica secondo
l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni nelle circostanze
concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa
risulta decisiva (Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les
prestations, 1985, pag. 211; RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag. 144
consid. 5).

                                         L’Alta
Corte ha inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si
esprima sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e
meglio se le indicazioni dell'assicurata appaiono inverosimili e in contrasto
con gli accertamenti medici (STF 9C_896/2012 del 31 gennaio 2013; STF 8C_843/2011
del 29 maggio 2012; AHI-Praxis 2001 pag. 161 consid. 3c), ritenuto che una
presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole
mansioni accertate in sede d'inchiesta – strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica – è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 e I 685/02 del 28 febbraio 2003).

Con riferimento agli assicurati che sono portatori di affezioni psichiche,
nella sentenza 9C_201/2011 del 5 settembre 2011, parzialmente pubblicata in SVR
2012 IV Nr. 19 pag. 86, il TF ha ribadito che, di massima, alla perizia
specialistica in ambito psichiatrico occorre dare maggiore valenza rispetto
all’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica,
giacché per l’assistente sociale è più difficile valutare le limitazioni
derivanti dalla patologia psichica.

(cfr. STCA 32.2018.189 del 14 ottobre 2019, consid. 2.14).

 

                          2.10.2.   Nella presente fattispecie,
l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
dell’8 aprile 2019, sfociata nel rapporto del 23 aprile 2019, tenendo conto
delle limitazioni evidenziate dal profilo medico nel rapporto finale del SMR
del 7 dicembre 2018 (il quale valutava, dal profilo medico-teorico, la
percentuale di impedimenti in ambito domestico nella misura del 10% dal 2
maggio 2017 e continua; doc. 38 pag. 2 incarto AI) ha stabilito quanto segue
(cfr. doc. 40 incarto AI):

 

" (…)

5.   ATTIVITÀ - descrizione
degli impedimenti dovuti all'invalidità 

 

5.1  Pasti

 

	
  Pulire/pelare/sbuccia-re, cucinare, apparec- chiare,
  effettuare la  pulizia quotidiana della cucina, gestire le scorte

  	
  importanza assegnata

  	
   

   40%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  0%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

   0%

  

 

La Signora RI 1 si occupa personalmente della prepara-zione
dei pasti senza lamentare particolari impedimenti. A seconda della necessità si
serve dell'arto sinistro o fa delle pause. Si tratta tuttavia di pasti semplici
e veloci dal momento che cucina solo per sé e il marito.

Carica e scarica la lavastoviglie ma alcune cose le lava a
mano, con i suoi tempi. Se dopo il pasto è stanca, prima riposa e poi lava a
mano.

La percentuale proposta considera le limitazioni all'incarto.
Si tratta in effetti di un'attività leggera, eseguibile con i propri tempi e
ritmi. L'A.ta stessa non dichiara impedimenti in questo ambito.

5.2 Pulizia o ordine dell’alloggio

 

	
  Riordinare, spolvera- re, passare l’aspira- polvere,
  lavare i pavi- menti, pulire il bagno, cambiare le lenzuola, effettuare
  pulizie ap- profondite, curare le piante, il giardino e le aree adiacenti,
  elimi- nare i rifiuti e cura di animali domestici

  	
  importanza assegnata

  	
   

  35%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  40%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  14 %

  

 

L'A.ta a seguito dell'intervento deve evitare di lavorare con
gli arti inferiori alzati e di spostare pesi. Quando sforza oltre il limite poi
soffre a causa dei dolori.

Ha però imparato a conoscere il proprio corpo e quindi alterna
le attività a momenti di riposo.

Ad esempio al mattino passa l'aspirapolvere e al pomeriggio
lava il pavimento. Se una volta puliva il pavimento a giorni alterni, oggi se
ne occupa una volta a settimana.

La vasca da bagno e il WC li lava con i suoi tempi e meno
frequentemente di un tempo; le

piastrelle sono delegate alle figlie.

Anche per il cambio delle lenzuola si fa aiutare oppure
delega l'incombenza.

La spazzatura, contrariamente a prima del danno alla salute,
viene eliminata dal marito.

La valutazione tiene conto delle dichiarazioni
dell'assicurata ma soprattutto delle limitazioni funzionali all'incarto. Si
considera anche un allungamento dei tempi come pure l'esigibilità di
collaborazione del marito.

5.3 Acquisti e altre commissioni

 

	
  Acquisti quotidiani, spesa settimanale e posta,
  assicurazioni, uffici pubblici

  	
  importanza assegnata

  	
   

  10%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  0%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

   0%

  

 

Da sempre l'A.ta si fa accompagnare per gli acquisti più
pesanti e voluminosi, dal momento che non possiede la patente.

Come avveniva già in passato, anche oggi la Signora RI 1 al
bisogno si serve dei mezzi pubblici per recarsi a __________ o ad Airolo in
caso di piccole necessità.

I pagamenti vengono preparati dal marito (da sempre) e la
Signora RI 1 si reca all'ufficio postale.

La Signora RI 1 può eseguire gli acquisti più leggeri, come avveniva un
tempo. Le abitudini rispetto alla spesa settimanale non sono variate, di qui la
percentuale proposta. La collaborazione del marito è esigibile.

 

5.4 Bucato e cura vestiti

 

	
  Lavare, stendere e ritirare il bucato, stirare,
  rammendare, pulire le scarpe

  	
  importanza assegnata

  	
   

  15%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  10%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  1.5%

  

 

La lavatrice si trova in un locale adiacente l'appartamento
ed è a uso privato. L'A.ta stende sullo stendino basso e stira il minimo
indispensabile. Ha dovuto diminuire il carico di stiro poiché fa fatica. Ma se
ha poco può occuparsene personalmente, disponendo l'asse a un'altezza bassa per
evitare di dover sollevare l'arto. Se necessario, fa delle pause. A volte le
figlie, quando vengono a trovarla, l'aiutano nello stiro.

 

Si tiene conto di un minimo allungamento dei tempi nello
stiro. La possibilità di servirsi del proprio elettrodomestico aiuta l'A.ta a
mantenere la propria autonomia. Risulta esigibile la collaborazione del marito. 

5.5 Cura e assistenza ai figli e/o ai familiari

 

	
  Il coniuge, il partner registrato o il convivente di
  fatto (partner) dell’assicurato; tutti i parenti in linea diretta con
  l’assicurato o il coniuge/partner e i minore accolti nella famiglia a scopo
  di affiliazione

  	
  importanza assegnata

  	
   

  0%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

   0%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

   0%

  

 

	
  Valutazione dell'assistente sociale

   

  	
  totale delle attività

  	
   100%

  	
  percentuale di invalidità 

  	
     15.5%

  

 

n 
Chi esegue i lavori, che a causa della sua invalidità,
l'assicurata non può svolgere personalmente nell'economia domestica? 

Indicare il nome, l'indirizzo, il
grado di parentela, genere dei lavori delegati, ore di lavoro per settimana e
salario orario versato 

 

Il marito o le figlie.

 

Da quando il danno alla salute ha avuto ripercussioni sulla
capacità al lavoro? 

 

Maggio 2017.” (doc. 40 inc. AI)

 

                          2.10.3.   Sulla base degli accertamenti
esperiti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato gli impedimenti
di ogni singola mansione casalinga, l'assistente sociale ha quindi stabilito
una limitazione complessiva del 15.5%.

L’assicurata ha contestato la valutazione dell’assistente sociale versando agli
atti la “valutazione ergonomica a domicilio” del 10 luglio 2019
dell’ergoterapista __________ del Centro __________ di __________ (doc. 53 e
doc. B), giusta la quale:

 

" Conduzione
dell'economia domestica:

Preparazione dei pasti, l'utilizzo di pentole piccole (non
pesanti) con prese bilaterali è possibile, la tendenza è sempre quella di
lavorare solo con la sinistra e prendere oggetti dal basso comporta sempre un
certo sforzo e un certo dolore. Togliere le bucce tagliare affettate pulire
frutta e verdure, con la mano sinistra possibile sempre con pause e con grande
aumento di tempo nell'esecuzione. Versare da bere da bottiglie di oltre un
litro non 6 possibile senza la presa bilaterale. I pasti sono semplici e solo
per due persone, pranzi con il resto della famiglia vengono preparati da loro,
scolare la pasta con pentole medio gradi non è più possibile.

Stesso problema ma con aggravamento della sintomatologia algica, 6
il prendere oggetti dagli armadi posti in alto, strategicamente la signora ha
già organizzato il tutto in un'altezza adeguata e utilizza uno sgabello per
prendere oggetti in altro, ma un kg di caffè o altro da togliere dall'armadio
in altezza complica ulteriormente le cose. Rischio di cadute senza capacità di
evitare danni vista l'impossibilità di utilizzare ratio destro a schermo, per
dolori e per paura dei forti dolori. Raccogliere oggetti da terra impresa
impossibile, si siede su una sedia e prova con l'utilizzo esclusivo della
sinistra.

 

Acquisti e altre commissioni:

L'utente non guida deve farsi accompagnare e nel nuovo
appartamento (aumento dei gradini, tre rampe) diventa impossibile portare poche
cose, solo per l'uso quotidiano. L'utilizzo dei trasporti pubblici per le spese
grosse è possibile ma anche con una borsa con ruote impossibilitata nel
scendere e salire dal bus, tenersi e soprattutto salire le scale anche solo con
1 lt di latte ed una confezione piccola di patate.

 

 

 

Pulizia dell'appartamento:

Viste le problematiche sopraelencate la signora RI 1 distribuisce
le varie mansioni su diversi giorni settimanali e, rispetto a quando era in
buona salute, tralascia ad intervalli molto più lunghi, pulizie approfondite,
afferma di non satire su una scaletta per pulire in alto o togliere/ mettere le
tende, pulire i vetri ecc. Il dolore costante la fa sentire insicura e fragile
nell'equilibrio, In generale non 6 più in grado di sostenere sforzi fisici
continui. Se prima della malattia (varie operazioni chirurgiche) puliva con
molta precisione ora si limita a pulire superficialmente e solo sul piano
orizzontale. Non assume posizioni accovacciate, anteflesse o che implicano
l'uso delle braccia Utilizzo dell'aspirapolvere, possibile ma non a lungo,
scope e altri attrezzi per lavare il pavimento non pesanti e con poca acqua nel
secchio, impossibile strizzare uno staccio, senza l'aiuto di terze persone.

 

Lavare piatti e occuparsi dei vestiti e altro:

Usufruisce di una lavastoviglie, ma deve comunque caricare e
scaricare piatti e altro, grandi difficoltà per la pulizia delle pentole.

Lavatrice situata in uno dei servizi, riesce bene a caricare abiti
e piccoli indumenti, si deve far aiutare per stendere e togliere le lenzuola e
gli asciugamani grandi, ha un piccolo stendino basso che riesce a gestire
autonomamente.

 

Stirare e riporre i vestiti negli armadi:

Asse messo in basso, tempi più lunghi e difficoltà a mettere i
panni in altro negli armadi, non riesce a piegare le lenzuola il copripiumone
senza l'aiuto di terze persone.

 

Relazioni sociali, occuparsi dei nipoti:

La Signora RI 1 vive con il marito, che rientra a domicilio per il
pasto di mezzogiorno e per la sera, ha due figlie sposate e vari nipoti,
l'ultima ha tre anni, e lei non è in grado di occuparsene e questo la deprime
molto perché potrebbe oltre che essere un diversivo, fatta sentire utile e meno
un «peso>> per tutti, aiutando la figlia, vista la giovane età come
nonna, prima dei vari interventi questa occupazione sarebbe stata più che
possibile, non riesce a prendere la piccola in braccio e neanche a tenerla
sulle ginocchia, per i dolori all'addome e sulla gamba destra.

 

Conclusioni:

L'utente è rallentata e non autonoma in quasi tutte le attività di
gestione sia della persona che della gestione della casa. Lunghi tempi di
esecuzione, molte pause portano ad un grande affaticamento, inoltre il tutto
viene effettuato con l'arto sinistro non dominante, quindi sempre un po'
maldestro, e con le paure oggettive ed oggettivabili di aggravamento della
sintomatologia algica. La valutazione di circa due ore è stata effettuata al
domicilio e con prove pratiche attive, buona la collaborazione dell'utente.
(…).”

                                         Interpellata al riguardo
dall’amministrazione, l’assistente sociale nell’annotazione per l’incarto del
25 luglio 2019 (doc. 55 incarto AI), ha puntualizzato quanto segue:

 

" Prendo
atto delle osservazioni inviate dal rappresentante legale dell'A.ta alle quali
rispondo qui di seguito.

Ho letto in particolar modo il rapporto stilato dall'ergoterapista,
che però non apporta nuovi elementi clinici che possono giustificare una
modifica della mia valutazione.

In generale il grado d'impedimento riconosciuto per ciascuna
attività ha tenuto conto prioritariamente dei limiti funzionali indicati all'incarto,
ma nondimeno della possibilità e dei mezzi di cui l'A.ta può avvalersi in
ambito domestico per migliorare la propria capacità lavorativa, come spiegato
nel marginale 8090 delle CIGI.

Sulla base delle dichiarazioni rese in sede di colloquio, ho valutato altresì
l'esigibilità di collaborazione dei familiari, nel caso specifico del marito, e
il carico di lavoro.

In assenza quindi di nuovi elementi medici, concludo confermando la valutazione
eseguita lo scorso 23 aprile.”

 

                                         Nel complemento del 6
settembre 2019 (doc. C), l’ergoterapista, per quanto riguarda le singole
attività nell’economia domestica, ha fissato per: 1) “Pulire/cucinare,
pelare, sbucciare… apparecchiare, effettuare le pulizie quotidiane, della
cucina gestire le scorte” una percentuale del 40% per importanza e del 20%
di impedimenti per un’invalidità dell’8%; 2) “Riordinare, spolverare,
passare l’aspirapolvere, lavare i pavimenti, effettuare le pulizie, pulite il
bagno, cambiare le lenzuola del letto, ecc…” una percentuale del 35% per
importanza e del 60% di impedimenti per un’invalidità del 21%; 3) “Acquisti
quotidiani, spesa settimanale, posta assicurazioni, uffici pubblici” una
percentuale del 10% per importanza e del 20% di impedimenti per un’invalidità
del 2%; 4) “Lavare, stendere, ritirare il bucato, stirare, rammendare,
pulire le scarpe” una percentuale del 15% per importanza e del 20% di
impedimenti per un’invalidità del 3%; 5) “Coniuge, familiari, minori” una
percentuale dello 0% per importanza e dello 0% di impedimenti per un’invalidità
dello 0%.

L’ergoterapista ha, quindi, stabilito una limitazione complessiva del 34%
(doc. C).

 

                                         In sede di ricorso il
patrocinatore della ricorrente ha, quindi, chiesto l’applicazione delle
seguenti percentuali degli impedimenti: 

 

" -   Pasti:
20% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e 

    nella valutazione dell’ergoterapista;

-   Pulizia e
ordine dell'alloggio: 60% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e nella
valutazione dell’ergoterapista;

-   Acquisti e
altre commissioni: 20% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e nella
valutazione dell’ergoterapista;

-   Bucato e
cura vestiti: 20% come nella STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019 e nella
valutazione dell’ergoterapista.” (doc. I, pag. 5-9).

 

                                         Interpellata al riguardo
dall’amministrazione, l’assistente sociale nell’annotazione complementare del
24 settembre (doc. IV-1), ha puntualizzato quanto segue:

" Ho preso
atto del ricorso presentato dal rappresentante legale dell'A.ta in merito alla
decisione su opposizione del 5 agosto 2019 al quale rispondo qui di seguito.

Il patrocinatore ha paragonato la mia valutazione del 23.4.2019
con una valutazione rieseguita per un'altra assicurata e analizzata in una
sentenza TCA e con il rapporto di un'ergoterapista del 10.7.2019 (e complemento
del 6.9.2019).

A causa della particolarità di ogni singola situazione, mi preme
informare che non è possibile comparare un caso a un altro, sebbene vi può
essere una similitudine.

Ricordo che la valutazione dell'assistente sociale si basa su
aspetti quali la condizione familiare, le caratteristiche dell'abitazione e,
principalmente, sui limiti funzionali indicati a dossier.

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, l'A.ta deve contribuire al
miglioramento della sua capacità lavorativa, ad esempio ripartendo meglio le
incombenze, compatibilmente con il suo stato di salute e ricorrendo all'aiuto
dei familiari, in questo caso il marito. 

Come descritto nel marginale 3090 della CIGI, "l'aiuto dei familiari va
oltre quello usuale che ci si potrebbe attendere da loro qualora l'assicurato
non avesse subito il danno alla salute".

L'ergoterapista ha poi esposto una sua valutazione di cui tuttavia non posso
tener conto poiché ha un punto di vista e delle competenze diverse rispetto a
quelle dell'assistente sociale dell'UAl. Quest'ultima deve basare la sua
valutazione sugli aspetti sopra citati e previsti dall'Assicurazione
Invalidità.

Riferendomi principalmente all'attività degli acquisti, va anche
osservato che se l'A.ta ricorreva all'aiuto del marito già prima del danno alla
salute, allora per questa mansione non vi è una limitazione di cui tener conto,
poiché continua a essere svolta dal coniuge. Inoltre, se nel nuovo appartamento
c'è un aumento dei gradini, questo fatto andava valutato prima di cambiare
sistemazione abitativa.

Le conclusioni sono conformi alle indicazioni fornite dall'A.ta
nell'ambito dell'inchiesta domiciliare, durante la quale non è richiesto un
esame pratico di verifica per essere attendibile bensì è l'occasione di
esprimere liberamente gli impedimenti nello svolgere le mansioni consuete.

Non essendoci pervenuti nuovi elementi medici, riconfermo il grado indicato
nella valutazione del 23.4.2019.”

 

                          2.10.4.   Innanzitutto va sottolineato
che nell’inchiesta economica in questione è stata correttamente stabilita una
ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei parametri di
cui alle direttive (CIGI), attribuendo un valore complessivo del 100%
all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito
dell'economia domestica. Questo aspetto non è, del resto, stato
specificatamente contestato.

In secondo luogo occorre prendere in considerazione l’aiuto dei familiari nelle
faccende domestiche. A questo proposito va evidenziato come l’insorgente non
contesta che lei stessa ha delegato alcune attività ai familiari.

 

                                         Nei casi come quello in
esame occorre tenere conto anche della ripartizione dei compiti e dei ruoli
derivanti dall'obbligo di reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità
dell'unione coniugale consacrato dal diritto matrimoniale (art. 159 cpv. 2 e 3
e art. 163 CC; Pratique VSI 1996 pag. 208; DTF 117 V 197), ciò che in casu
permette senz'altro di ritenere sicuramente adeguate le percentuali
d'impedimento evidenziate con riferimento alle mansioni comportanti un maggior
impiego e sforzo fisico, le quali tengono giustamente conto della
collaborazione dei famigliari, in particolare del marito. 

                                         A tal proposito va
nuovamente attirata l’attenzione della ricorrente sull’obbligo per l’assicurato
di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale delle
assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285 consid. 3). In virtù di tale
obbligo anche le persone occupate nell’economia domestica devono contribuire,
di loro propria iniziativa e in misura ragionevolmente esigibile, al
miglioramento della loro capacità al lavoro, segnatamente ripartendo meglio le
incombenze e in generale ricorrendo all’aiuto dei familiari nella misura usuale
secondo le particolari circostanze (DTF 133 V 504 consid. 4.2; sentenze del TFA
I 407/92 e I 35/00; STCA 32.2019.189 del 14 ottobre 2019, consid. 2.16).

 

                                         Pertanto, tenuto conto
dell’obbligo di ridurre il danno e di reciproca (e accresciuta: DTF 130 V 97
consid. 3.3.3 pag. 101 con riferimenti) assistenza familiare e ricordato che in
linea di massima e senza valide ragioni non vi è motivo di mettere in dubbio le
conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati il cui compito consiste nel procedere
a tali inchieste la valutazione di cui all’inchiesta dell’8 aprile 2019 va di
principio confermata.

 

                                         Un intervento da parte
dell'autorità giudiziaria nell'apprezza-mento della persona incaricata
dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente
erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2; STCA
32.2018.189 del 14 ottobre 2019, consid. 2.16).

 

                                         In concreto, non solo non
vi sono motivi per ritenere l’apprezza-mento manifestamente erroneo, ma esso
tiene pure debitamente conto dell’obbligo di ridurre il danno e di reciproca ed
accresciuta assistenza familiare. 

 

                                         Del resto la stessa
insorgente ha evidenziato durante il colloquio con l'assistente sociale di aver
già delegato alcune attività ai familiari. È dunque ragionevolmente esigibile
che le faccende domestiche in cui l'assicurata è limitata e/o impossibilitata,
vengano distribuite sull'arco della giornata e della settimana, in modo tale
che ella possa far capo all'aiuto, in particolare, del marito (alla sera, dopo
il lavoro e al fine settimana).  

 

                                         Stanti le considerazioni
esposte, esaminate singolarmente le valutazioni dell'assistente sociale circa
gli impedimenti dovuti all'invalidità, questo Tribunale ritiene che non siano
ravvisabili elementi che consentano di mettere in dubbio l'attendibilità della
valutazione operata dall'assistente sociale, che risulta conforme alle
circostanze ed ai riscontri concreti ed in particolare alle indicazioni fornite
dall'assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta domiciliare. Inoltre, è da
ritenere che le valutazioni degli impedimenti relativi alle singole mansioni
domestiche sono del tutto affidabili e compatibili con gli impedimenti
accertati in sede medica dal medico SMR (che, val qui la pena di rilevare, ha
fissato un’inabilità, medico-teorica, de 10% nell’attività di casalinga dal 2
maggio 2017 e continua: doc. 38 incarto AI), in particolare dell’impossibilità
di svolgere attività pesanti (cfr. DTF 128 V 93; cfr. anche STF 9C_568/2017
dell’11 gennaio 2018; 9C_313/2007 dell’8 gennaio 2008 consid. 4.1; STCA 32.2018.209
del 14 ottobre 2019, consid. 2.15). 

Sulla scorta delle considerazioni che precedono, tenuto conto di tutte le
circostanze concrete, questo TCA non può quindi che ritenere adeguati sia la
percentuale di importanza assegnata alle diverse attività domestiche, sia il
grado d'incapacità lavorativa nello svolgimento delle stesse mansioni
casalinghe stabiliti dall'UAI sulla base dell'accertamento domiciliare. 

In siffatte circostanze, con riferimento alla valutazione effettuata
dall’ergoterapista di fiducia dell’assicurata (cfr. doc. 53 e doc. C), il TCA non
ha motivo di scostarsi dalle dettagliate, approfondite, motivate e convincenti
considerazioni (in particolare, sul fatto che a causa della particolarità di
ogni singola situazione, non è possibile comparare un caso a un altro, sebbene
vi può essere una similitudine, dato che la valutazione dell'assistente sociale
si basa su aspetti quali la condizione familiare, le caratteristiche
dell'abitazione e, principalmente, sui limiti funzionali indicati a dossier; in
virtù dell’obbligo di ridurre il danno, l’assicurata deve ripartire al meglio
le sue incombenze e ricorrere all’aiuto del marito; l’ergoterapista ha un punto
di vista e delle competenze diverse rispetto a quelle dell'assistente sociale
dell'UAl; se l’assicurata ricorreva all'aiuto del marito già prima del danno
alla salute, allora per questa mansione non vi è una limitazione di cui tener
conto, poiché continua a essere svolta dal coniuge; se nel nuovo appartamento
c'è un aumento dei gradini, questo fatto andava valutato prima di cambiare
sistemazione abitativa; le conclusioni dell’assistente sono conformi alle
indicazioni fornite dall'A.ta nell'ambito dell'inchiesta domiciliare, durante
la quale non è richiesto un esame pratico di verifica per essere attendibile
bensì è l'occasione di esprimere liberamente gli impedimenti nello svolgere le
mansioni consuete) espresse dall’assistente sociale , esposte nell’annotazione
per l’incarto del 25 luglio 2019 (doc. 55 incarto AI) e nell’annotazione
complementare del 24 settembre (doc. IV-1), di cui si è già ampiamente detto
nel consid. 2.10.3. 

Stante quanto precede tutte le censure sollevate dal patrocinatore
dell’insorgente in merito all’operato dell’assistente sociale, sono respinte.  

Di conseguenza, il tasso complessivo di impedimento del 15.5% per l’attività di
casalinga, accertato in sede di inchiesta domiciliare da una persona esperta in
materia, va posto alla base del presente giudizio.

 

                             2.11.   In queste condizioni, il grado
d’invalidità globale è del 32.96% (0.50 x 50.43% + 0.50 x 15.5%) arrotondato al
33% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121.

 

                                         Pertanto, il ricorso va
respinto e la decisione avversata, mediante la quale l'amministrazione ha
negato il riconoscimento di una rendita d'invalidità all'assicurata,
confermata.

                             2.12.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca
e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra
200.- e 1'000.- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-vanno poste a carico
dell’assicurata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese per complessivi
fr. 500.- sono poste a carico della ricorrente.

                                         

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti