# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c349de7d-50df-5078-9b8c-6f465b504993
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-05-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.05.2010 32.2010.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-19_2010-05-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.19

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  27 maggio
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 gennaio 2010
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 7 dicembre 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1959, attiva quale commessa-venditrice / casalinga, in data 28 aprile 1999 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per depressione,
scoliosi lombare e lombosacralgia (doc. AI 8-1; 9-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
pluridisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico dell’assicurazione
invalidità (SAM) (doc. AI 25-19 e un’inchiesta economica per le persone che si
occupano dell’economia domestica (doc. AI 15-1), l’UAI con decisione del 3
maggio 2001 (doc. AI 35-1), preavvisata con progetto del 14 marzo 2001 (doc. AI
30-1), cresciuta incontestata in giudicato, ha respinto la richiesta di
prestazioni dell’assicurata essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%.

 

                               1.3.   Il 18 maggio
2007 RI 1 ha inoltrato una nuova richiesta di prestazioni AI per adulti,
lamentando un peggioramento del suo stato valetudinario, e indicando di essere
affetta da “scoliosi infantile; discopatie; zoppia; radiculopatia” (doc.
AI 42-6). 

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
reumatologica a cura del Dr. __________ (doc. AI 55-1), l’UAI con decisione del
7 dicembre 2009 (doc. AI 85-1), preavvisata con progetto del 14 settembre 2009
(doc. AI 78-1), ha attribuito all’assicurata un quarto di rendita (grado 49%) a
far tempo dal 1° gennaio 2008.

 

                               1.4.   Contro
questa decisione RI 1, rappresentata dall’RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha contestato, in particolare, l’importo del
reddito da valido e postulato il riconoscimento di una mezza rendita
d’invalidità (doc. I).

 

                               1.5.   L’UAI, in
risposta, sulla base dell’istruttoria medica ed economica effettuate si è
riconfermato nel proprio provvedimento chiedendo la reiezione integrale del
gravame (doc. IV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurata un quarto di rendita AI a far tempo dal 1° gennaio 2008.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione
nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile
poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e
propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da
questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                     Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                     A
sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in
vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003), precisa:

 

"  Per
mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata
nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici,
l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per
mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla
comunità."

 

                                     L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c).

                                    Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                     Di
regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se
l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno
parzialmente, le incombenze che lo concernono.

                                     Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                     L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in cui invece
l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

"Qualora l’assicurato eserciti un’attività lucrativa a tempo
parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per
questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche
le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il
capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il
grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti."

 

                                     Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

 

                                     Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                     Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                     In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                     Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

                                     In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"7.3 Anlässlich
ihrer Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3 BGG
haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen im vorliegend zu
beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von Wechselwirkungen
zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1.
Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden
Tätigkeitsbereichen vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen
(können), ist namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu
tragen. Die versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht
gehalten, im Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden
angepasste erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter IVG
[eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E.
3.2 S. 99 mit Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu
wählen, bei der sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die
erwerbliche Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen,
grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen
Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt
möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche
anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine
grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den
Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit
allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich
erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je
komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind
(beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher
intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit der beiden
Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung berücksichtigt
werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung
ist demgegenüber nach dem G 

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich
zu berücksichtigen, wenn aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-)
Abklärungsberichte nicht bereits in Kenntnis der im jeweils anderen
Aufgabenbereich vorhandenen Belastungssituation erstellt worden sind, und
konkrete Anhaltspunkte bestehen, dass eine wechselseitige Verminderung der
Leistungsfähigkeit im Sinne des in E. 7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in
den vorhandenen Berichten nicht hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche
gesundheitliche Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur
angenommen werden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen
Tätigkeitsgebiet voll ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall
geltende-Erwerbsanteil die Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder
mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein allfälliges reduziertes
Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der Beanspruchung im Haushalt
kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt werden, dass
Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen Angehörigen etc.)
vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die Reduktion des zumutbaren
erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch frei werdende Zeit für die
Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für
die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person
gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das
Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys
etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein
stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des
Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit
einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine
Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben
etc. nicht in jedem Fall statusrelevant, kann auch nicht von einer dadurch
verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im erwerblichen
Bereich ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom
anteilsmässig bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu
berücksichtigen. Sind beide Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort
beachtlich, wo sie sich stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu
beurteilenden Zusammenhang ist demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in
beide Richtungen ihren Niederschlag im Sinne einer verminderten
Leistungsfähigkeit im je anderen Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu
einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen
Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld
reduzierte Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es
offenkundig ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung
hat stets auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In
Anlehnung an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei
der Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller
jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt
ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint
vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen
ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten
Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer,
auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur
näheren Abklärung ist schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das
Endergebnis selbst bei Annahme einer entsprechend verringerten
Leistungsfähigkeit im einen Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen
überhaupt beeinflusst würde." (DTF 134 V 12-14)

 

                                         Al riguardo la giudice
federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die familienbezogene
Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des Bundesgerichts im Jahre
2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

"  4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur sogenannten gemischten
Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung findet auf Personen mit
familiären Betreuungspflichten, die ohne gesundheitliche Beeinträchtigung
teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im Aufgabenbereich, insbesondere im
Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich wird das Erwerbseinkommen im
Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für den Aufgabenbereich ist der
Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich massgeblich. Anschliessend werden
die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im Verhältnis der beiden
Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war offengelassen worden, ob
eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im erwerblichen Bereich oder im
Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu
berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04  vom 13. Dezember 2005 sind die
Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren Tätigkeiten in beiden Bereichen
grundsätzlich gleichzeitig, unter Berücksichtigung allfälliger
Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9 wurden die Grundsätze der
Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich
präzisiert. So muss die sich aus der schlechten Vereinbarkeit der beiden
Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung offenkundig
und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann gesondert
zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

                               2.5.                                           Al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se,
ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V
150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109;
Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG
über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata
da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al
proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

                                         Tali criteri sono stati
così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in
quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti
medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile
dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua
sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società
(DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127
V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in
casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una
comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza
qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti
affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale
con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento
di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso,
nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il
disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr.
sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento
ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007
del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131
V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante
di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della
situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono
considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di
prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto
a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Nell’ambito della prima
richiesta di prestazioni AI, conclusasi con la decisione del 3 maggio 2001
(doc. AI 35-1), l’UAI aveva considerato l’assicurata casalinga nella misura del
55% e salariata per il restante 45%.

 

                                         Dall’inchiesta per le
persone che si occupano dell’economia domestica del 3 luglio 2008 emerge tuttavia
che l’assicurata, dopo la richiesta del giugno 2005 al proprio datore di lavoro
di essere impiegata al 100% (cfr. doc. 36-1), e la separazione dal marito
(luglio 2006), è da considerare salariata a tempo pieno (doc. AI 71-3).

 

                                         Circostanza che
peraltro non è stata contestata dalla ricorrente.

                                        

                                         L’amministrazione
ha dunque rettamente ritenuto che l’assicurata, se non fosse subentrato il
pregiudizio alla salute, avrebbe continuato a lavorare in misura piena (100%).

 

                               2.8.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al Dr. __________, spec.FMH,
in medicina interna e reumatologia, il mandato di esperire una perizia
reumatologica. 

 

                                         Il Dr. __________,
nel suo referto del 16 gennaio 2008, dopo aver illustrato l’anamnesi
dell’assicurata, i dati soggettivi, le constatazioni oggettive e la
valutazione, ha così risposto alle domande dell’Ufficio AI:

 

“(…)

4‑ Diagnosi

 

a. Diagnosi con ripercussione sulla capacità
di lavoro

 

• Sindrome lombospondilogena cronica su/con:

 

-         
Gravi turbe statiche con scoliosi destro
convessa con angolo di COBB di 64 gradi, raddrizzamento della lordosi lombare e
della cifosi toracale

-         
Ipoplasia di L2

-         
Alterazioni degenerative con osteocondrosi e
spondilartrosi L2/L3, condrosi L4/L5

-         
Insufficienza muscolare

 

• Sindrome cervicovertebrale cronica su/con:

 

-         
Alterazioni degenerative con condrosi C3/C4
uncartrosi C4/C5 e C5/C6

-         
Protrazione della testa e turbe statiche con
raddrizzamento della lordosi fisiologica.

                                      

• Fibromialgia esacerbata (DD sindrome
somatoforme da dolore persistente)

 

• Periartropatia omero scapolare drt su/con:

 

-         
Tendinite dei sopraspinato con sindrome
d'impingement secondaria

 

b) Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità
di lavoro

 

• Sindrome depressiva reattiva nell’ambito di una
sindrome di   

  Borderline

• Ipertensione arteriosa trattata.

• Correttura d'alluce valgo bilaterale il
14.09.2004.

 

 

5‑ Valutazione e prognosi

 

La paziente soffre, dal punto di vista
reumatologico, di una sindrome lombo spondilogena cronica dovuta alle gravi
turbe statiche con importante scoliosi dx convessa con angolo di COBB di 64
gradi ed un'ipoplasia di L2 che hanno secondariamente provocato delle
alterazioni degenerative con osteocondrosi e spondilartrosi L2/L3; d'altro
canto soffre di una fibromialgia tendenzialmente esacerbata dopo i problemi
avuti con il marito, culminati con il divorzio una settimana fa; come ulteriori
patologie presenta una sindrome cervicovertebrale su moderate alterazioni
degenerative ed una periartropatia omero‑scapolare dx su di una tendinite
del sovraspinato. Entrambe le patologie, non influiscono però in modo decisivo
sulla capacità lavorativa.

Rispetto alla perizia del dr. med. __________ del
2000 assistiamo ad un moderato peggioramento, in effetti, all'esame clinico la
mobilità della colonna lombare appare più ridotta che a suo tempo, mentre gli
esami radiologici mostrano un aumento dell'angolo di COBB di però solo 4gradi,
così come un aumento delle alterazioni degenerative a livello L4/L5, la
fibromialgia era invece già presente mentre la sindrome cervicospondilogena e
la periartropatia omero‑scapolare sono descritte per la prima volta ma
non giocano un ruolo decisivo nell'ambito di un'inabilità lavorativa in lavori
leggeri.

La prognosi come già detto dal dr. __________ è
quella di un peggioramento, si sarebbe dovuto operare tale scoliosi in
gioventù, come proposto dai colleghi di Basilea a suo tempo, mentre ormai siamo
al di là di una cosiddetta scoliosi minore alla luce di un ìmportante angolo di
COBB.

 

B Conseguenze
sulla capacità di lavoro

 

1 Menomazioni (qualitative e quantitative)
dovute ai disturbi constatati

 

La paziente presenta una grave scoliosi dx
convessa con ipoplasia della vertebra di L2 che ha provocato secondariamente
delle importanti alterazioni degenerative.

A causa di tali alterazioni la paziente presenta
delle limitazioni al carico a livello della colonna lombare, di fianco a questo
presenta una fibromialgia (DD sindrome del dolore cronico) così come una
sindrome cervico‑spondilogena ed una periartropatia omero‑scapolare
dx che non influiscono ulteriormente sulla capacità lavorativa.

 

2 Conseguenze dei disturbi sull'attività
attuale

 

I disturbi, in particolare a livello della colonna
lombare, impediscono che la paziente possa lavorare come cassiera o nell'ambito
di un qualsiasi lavoro leggero per più del 50 %, 4 ore al giorno.

 

2.1 Come si ripercuotono i disturbi
sull'attività attuale dell'assicurato?

 

I disturbi si ripercuotono in modo di obbligarla
ad un'attività ridotta quale cassiera, nell'ordine di 4 ore al giorno; come
casalinga la paziente presenta una riduzione dell'attività in particolare per
lavori pesanti.

 

2.2 Esatta descrizione delle funzioni intatte
e della capacità di carico

 

La paziente è in grado di stare seduta per circa
2 ore di fila ed in seguito deve poter cambiare postura; in piedi per circa
mezz'ora‑un'ora; camminare per circa un chilometro. La paziente non è in
grado di sollevare ripetutamente pesi superiori ai 10 kg o di lavorare in anteflessione per più di 10 minuti. Un'attività che contenga tutte queste
limitazioni è possibile unicamente al 50%.

 

a. L'attività attuale è ancora praticabile?

 

Sì, come venditrice alla __________ la paziente è
abile al 50 %.

 

2.4 Se sì, in quale misura ( ore al giorno?)

 

4 ore al giorno.

 

2.5 E' presente inoltre una diminuzione della
capacità di lavoro?

 

Su 4 ore no.

 

2.6 Se sì, in che misura?

 

2.7 Da quando esiste una limitazione della
capacità di lavoro dal lato medico di almeno il 20%?

 

Alla paziente è riconosciuta una
rendita Al del 37 % dal 2000. Già nella perizia del dr. __________ si parlava
di un'inabilità lavorativa al 50 % quale venditrice.

 

a.Quale è stato in seguito lo
sviluppo della limitazione della capacità di lavoro?

 

La paziente presenta una limitazione della
capacità lavorativa del 50% quale venditrice, questo in particolare dal gennaio
2007.

 

C‑
Conseguenze sulla capacità d’integrazione

 

1‑ E possibile effettuare provvedimenti
d’integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono previsti?

 

No.

 

1.1 Se sì, la preghiamo di descrivere il piano
di riabilitazione

 

1.2 Se no preghiamo di motivare

 

Non esistono provvedimenti d'ordine medico che
possono migliorare la capacità lavorativa.

 

2‑ E possibile migliorare la capacità
di lavoro sul posto di lavoro attuale?

 

No.

 

2.1 se si con quali ragionevoli provvedimenti
(p. es. provvedimenti medici, mezzi ausiliari, adattamento dei posto di
lavoro)?

 

a.Secondo lei che effetti hanno questi
provvedimenti sulla capacità di lavoro?

 

3‑ L'assicurato è in grado di
svolgere altre attività?

 

Si.

 

3.1  Se sì, a quali esigenze deve rispondere il posto di lavoro dal
punto di vista medico e di che cosa bisogna tenere soprattutto conto nel caso
di un'altra attività?

 

La paziente può stare seduta al massimo per 2
ore, in piedi per 1 ora, deve poter cambiare regolarmente postura; riesce a
camminare per circa 1 km e non può sollevare ripetutamente pesi superiori ai 10 kg, non è inoltre in grado di lavorare in anteflessione per più di 10‑20
minuti.

 

3.2  In che misura si possono svolgere attività consone alle
menomazioni (ore al giorno)?

 

4 ore al giorno.

 

3.3 E presente inoltre una riduzione della
capacità di lavoro?

 

Su 4 ore no.

 

3.4 Se si in che misura?

 

3.5 Qualora non siano possibili altre
attività: per quali motivi?

 

Osservazioni altre domande

 

La paziente è inabile come casalinga nella misura
del 40% (doc. AI 55-8+9+10+11+12).

 

                               2.9.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la
denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A proposito delle perizie
mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss
des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

                                         In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                     Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                    
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31;
RAMI 1993 pag. 95).

                                    
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede
di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre ancora evidenziare
che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per
l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed
il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente
considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir
de tel." (…)

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         L’Alta
Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le
divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati
dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                     Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                     Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                     In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                     Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                    Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                     Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                             2.10.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della
documentazione medica agli atti, questo TCA deve concludere che non vi è motivo
per distanziarsi dalla valutazione peritale del Dr. __________, che soddisfa i
requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un rapporto medico abbia pieno
valore probatorio (cfr. consid. 2.9.) e può quindi validamente servire da base
al presente giudizio senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori
accertamenti medici.

 

                                         Il Dr. __________
nel proprio referto del 16 gennaio 2008 ha diagnosticato una “Sindrome lombospondilogena cronica su/con: - Gravi turbe statiche con scoliosi destro
convessa con angolo di COBB di 64 gradi, raddrizzamento della lordosi lombare e
della cifosi toracale. - Ipoplasia di L2. - Alterazioni degenerative con
osteocondrosi e spondilartrosi L2/L3, condrosi L4/L5. - Insufficienza
muscolare. Sindrome cervicovertebrale cronica su/con: - Alterazioni
degenerative con condrosi C3/C4 uncartrosi C4/C5 e C5/C6; - Protrazione della
testa e turbe statiche con raddrizzamento della lordosi fisiologica.
Fibromialgia esacerbata (DD sindrome somatoforme da dolore persistente).
Periartropatia omero scapolare drt su/con: - Tendinite dei sopraspinato con
sindrome d'impingement secondaria” (doc. AI 55-8/9).

 

                                         Lo
specialista ha quindi valutato l’assicurata nella precedente attività di
venditrice, come in altre attività, abile al 50% dal mese di gennaio 2007 (doc.
AI 55-11). Secondo il medico la paziente può stare seduta al massimo per 2 ore,
in piedi per 1 ora, deve poter cambiare regolarmente postura; riesce a
camminare per circa 1 km e non può sollevare ripetutamente pesi superiori ai 10 kg, non è inoltre in grado di lavorare in anteflessione per più di 10‑20
minuti (doc. AI 55-12).

                                          

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Va qui ricordato che se,
da una parte, la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio,
secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio
dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto,
atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti).

                                     Il
dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                     Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del Dr. __________ i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.9.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della
verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142
consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata è abile in misura del 50% sia nella precedente
attività di venditrice che in attività adeguate.

 

                                         Nel
rapporto finale del 3 febbraio 2009 la consulente in integrazione ha concluso
che è da ritenere esigibile il mantenimento della professione attuale di
venditrice al 50%, così come lo svolgimento di altre attività leggere e non
qualificate  (doc. AI 75-1).

 

                             2.11.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2008 (nella decisione
impugnata è stato attribuito all’assicurata un quarto di rendita dal 1° gennaio
2008). L’amministrazione ha applicato i dati del 2007 che vanno quindi aggiornati
al 2008. 

 

                          2.11.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo è stato contestato
in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurata
avrebbe potuto percepire da sana nel 2007 in fr. 46’825.--, proiettando al 100% il salario dell’insorgente attiva all’80% presso __________ (cfr. questionario
del datore di lavoro, doc. AI 47-1). Importo che aggiornato al 2008 ammonta a
fr. 47'761.5 (cfr. tab. B 10.2, pubblicata in La Vie économique,
7/8-2009, p. 91).

 

                                         Da parte
sua l’RA 1 ha prodotto l’attestato di lavoro di __________ del 2008, dal quale
emerge invece un salario mensile di fr. 2'929.85 che proiettati al 100%
ammontano a fr. 3'623.12 mensili e fr. 47'610.06 annuali (doc. B).

 

                                         I dati
dell’UAI sono dunque leggermente più favorevoli per la ricorrente.

 

                          2.11.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella
Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria
giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito
differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel
corrispondente settore economico, esso deve essere considerato
considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in
caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei
redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però
soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante
del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'116.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a fr. 4'280.64
mensili oppure a fr. 51'367.68 per l'intero anno (fr. 4'280.64 x 12, ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999
nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

 

                                         L’assicurata,
quale venditrice, avrebbe guadagnato nel 2008 fr. 47'610.06 / anno per
un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.11.1.). 

 

                                         Tale
reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei
salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr. 50'306.88, cfr. Tabella
TA1 p.to 52 “Commercio al dettaglio e riparazioni”, livello di qualifica
4, fr. 4’031.--  X 12 mesi = 48’372.-- riportato su 41.6).

                                      

                                         Se si
riduce il reddito statistico da invalido, in applicazione della giurisprudenza
di cui alla 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, della percentuale dello 0,36% (parte
percentuale eccedente la soglia determinante del 5%) si ottiene un importo di
fr. 51'182.75.

 

                                         Utilizzando
il salario da valido di fr. 47'761.5 la percentuale sarebbe dello 0,06% e si
ottiene un importo di fr. 51'336.85.

 

                          2.11.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile
dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute
(10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben,
Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit
Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen
Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird
von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal
der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000
S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist
denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das
Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich
Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3
hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des
Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch
die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione
del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

"  Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de
l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                          2.11.4.   In concreto,
nel rapporto del 3 febbraio 2009, la consulente IP ha applicato una riduzione
del 5% per attività leggera e del 10% in considerazione dell’età
dell’assicurata e dell’esperienza professionale unicamente nella vendita, “per
cui un cambiamento di attività implicherebbe difficoltà di adattamento e un
periodo d’introduzione eccessivamente lungo rispetto alle prospettive
lavorative e alla prognosi di peggioramento dello stato di salute con gli anni” 
(doc. AI 75-2).

 

                                         La
percentuale del 15% stabilita dalla consulente può essere confermata dal TCA.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

 

                                         Per quel
che riguarda il raffronto dei redditi occorre considerare il salario da valido
dell’UAI aggiornato al 2008, ovvero fr. 47'761.5. Partendo da un salario da invalido
di fr. 51'336.85
ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 50% e ammettendo la riduzione
del 15%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 21'818.16
confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo
anno di fr. 47'761.5 (consid. 2.11.1) emerge un tasso d’invalidità del 54,3%
arrotondato al 54% secondo la
giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag.
41), percentuale che dà diritto ad una mezza rendita
d’invalidità contrariamente a quanto ritenuto dall’UAI nella decisione del 7
dicembre 2009.

 

                                         Il risultato non
cambierebbe peraltro anche se si volesse ritenere il reddito da valido indicato
dalla ricorrente.

 

                                         Infatti, con riferimento al
2008, partendo da un salario da invalido di fr. 51'182.75 ritenuta un’esigibilità dal profilo
medico del 50% e ammettendo la riduzione del 15%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 21'752.66 confrontando ora questo dato
con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 47'610.06
(consid. 2.11.1) emerge un tasso d’invalidità del 54,3% arrotondato al 54% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che dà diritto ad una mezza rendita d’invalidità.

 

                             2.12.   Per quanto
riguarda l’esigibilità lavorativa nell’attività abituale questo
Tribunale, constatato che l’assicurata conserva a partire dal mese di gennaio
2007 una capacità lavorativa residua del 50% nella sua attività di venditrice,
nella quale è in grado di conseguire, mettendo a frutto la sua capacità
lavorativa residua, un reddito corrispondente al 50% del reddito realizzabile
senza il danno alla salute (100%), ritiene che l’incapacità lucrativa della
ricorrente ammonta al 50% (cfr. al riguardo DTF 114 V 310 consid. 3a pag. 313
con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008), ciò che consente di ammettere
anche in questo caso il diritto dell’assicurata ad una mezza rendita
d’invalidità.

 

                                         Va qui
rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al
massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,
presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è
arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato
inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

 

                                         Ne
consegue che, annullata la decisione contestata, l’assicurata ha diritto a una
mezza rendita d’invalidità dal 1° gennaio 2008.

 

                             2.13.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un’organizzazione sindacale, ha diritto
ad un’indennità per ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

                             2.14.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso. 

 

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese di fr. 200.-- sono poste a carico dell’UAI.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          § 
 La decisione del 7 dicembre 2009 è annullata.

                                         §§ L’Ufficio
AI è condannato a riconoscere all’assicurata una mezza rendita a far tempo dal
1° gennaio 2008.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’000.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti