# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c6b11e9-db38-501c-b7d9-057029a2dfa7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-11-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 07.11.2002 90.2001.82
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2001-82_2002-11-07.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2001.00082

  	
  Lugano

  7 novembre
  2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale della pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente, 

  Lorenzo Anastasi, Werner Walser

   

  

 

	
  vicecancelliere

  	
  Stefano Furger

  

 

statuendo sul ricorso 15 novembre 2001 del

 

	
   

  	
  comune di __________

  rappr. dal suo municipio, __________ __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  

  
	
   

  	
  la risoluzione __________ottobre 2001 (n.
  __________) del Consiglio di Stato di approvazione del piano regolatore di
  __________;

  

 

 

 

vista la risposta 15 aprile 2002 della divisione della
pianificazione territoriale del dipartimento del territorio;

 

 letti ed esaminati gli
atti;

 

 

ritenuto,

 

 

 

                                         in
fatto:

 

 

                                  A.   Nella
seduta del 6 luglio 1999 il consiglio comunale di __________ ha adottato la
revisione generale del piano regolatore. Con risoluzione __________ ottobre
2001 (n. __________) il Consiglio di Stato ha approvato il piano. Esso ha
tuttavia negato l'approvazione di alcune proposte pianificatorie, sospendendo
su altre la propria decisione. Per quanto qui interessa il Governo:

                                          - non ha approvato alcune
zone edificabili (per la quasi integra-

                                          lità residenziali)
rispettivamente la loro estensione rispetto al precedente piano regolatore, per
motivi inerenti essenzialmente alla contenibilità del piano, oltre che per
ragioni di ordine agricolo, paesaggistico, naturalistico e di idoneità
all'edificazione per esposizione a pericoli naturali;

                                         -
non ha approvato l'art. 39 cpv. 1 NAPR, inteso a regolamenta-

                                         re
l'edificazione lungo gli assi a forte traffico, e gli azzonamenti interessati
dagli effetti di tale norma, in quanto in contrasto con la pianificazione delle
zone interessate e con la legislazione sulla protezione dell'ambiente;

                                          - ha sospeso la propria
decisione sulla proposta viaria riguar-

                                          dante la tratta via
__________ -via __________, in primo luogo in attesa della nuova pianificazione
delle zone interessate dagli effetti dell'art. 39 cpv. 1 NAPR; in tale ambito è
altresì stato richiesto al comune di adeguatamente giustificare il tratto
comprendente via __________, sino all'incrocio con __________ __________.

 

 

                                  B.   Con
ricorso 15 novembre 2001 il comune di __________ insorge innanzi a questo
Tribunale avverso la menzionata risoluzione governativa. L'insorgente domanda
che le zone edificabili stralciate dall'Autorità governativa vengano
confermate, così come prevedeva il piano regolatore in approvazione, e, in via
subordinata, che siano perlomeno approvati gli azzonamenti relativi alle
particelle sufficientemente urbanizzate a ridosso della zona già edificata. Il
comune eccepisce segnatamente, a questo riguardo, una violazione della propria
autonomia e del principio della proporzionalità. Il comune chiede inoltre la
conferma dell'art. 39 cpv. 1 NAPR, pur riconoscendone i difetti, in vista di
poter attuare il piano regolatore, bloccato per le zone interessate dagli
effetti della norma. Il ricorrente domanda infine la conferma della tratta stradale
via __________ -via __________, mettendo in discussione gli argomenti addotti
dal Governo.

 

 

                                  C.   La
divisione della pianificazione territoriale chiede la reiezione integrale
dell'impugnativa.

 

 

                                  D.   In
data 29 agosto 2002 il Tribunale ha tenuto un'udienza. Dopo l'esperimento di un
sopralluogo in contraddittorio concernente il territorio comunale, l'udienza è
stata aggiornata al 1° ottobre 2002. In tale data, al termine di una
approfondita discussione, le parti hanno confermato le rispettive allegazioni e
domande.

 

 

considerato,                    in diritto:

 

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1
LALPT), e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. a
LALPT). L'impugnativa è dunque ricevibile.

 

 

                                   2.   In
campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è,
però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno
un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato
(art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno
potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma
anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità
incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente
attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione
di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche
l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia
stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta
dall'art. 3 OPT (RDAT II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il
potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit.,
ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art.
33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano
regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   I
piani regolatori hanno lo scopo di garantire un'appropriata e parsimoniosa
utilizzazione del suolo e un ordinato insediamento del territorio (cfr. art. 75
cpv. 1 Cost.). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili,
agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono,
secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già stati
edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari ed
urbanizzati entro 15 anni (lett. b). Di massima un terreno che adempie queste
esigenze va attributo alla zona edificabile a meno che, dopo una ponderazione e
globale degli interessi che la legislazione sulla pianificazione del territorio
tende a salvaguardare (cfr. in particolare art. 1 e 3 LPT), debba venir
incluso, parzialmente o totalmente, nel territorio fuori della zona edificabile
(RDAT I-2001 n. 49 consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT per
l'assegnazione di un terreno alla zona edificabile non hanno pertanto un valore
assoluto, ma una portata relativa. Essi rappresentano piuttosto dei principi
generali della pianificazione del territorio, dei punti di riferimento, che -
ancorché soddisfatti - non conducono necessariamente all'attribuzione del
terreno interessato alla zona fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena
citata; inoltre Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. da 25 a 29;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction,
expropriation, Berna 2001, n. 314). La definizione dell'idoneità
all'edificazione deve inoltre tener conto, segnatamente, delle esigenze del
diritto ambientale (art. 1 cpv. 2 lett. a, 3 cpv. 3 lett. b LPT; Flückiger, op.
cit., ad art. 15 n. 50 segg.; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 317).

 

 

                                          Non approvazione di
alcune zone edificabili

 

                                   4.   4.1.
Il Consiglio di Stato non ha approvato alcune zone edificabili (per la quasi
totalità residenziali) rispettivamente la loro estensione rispetto al
precedente piano avuto riguardo, in primo luogo, alla contenibilità del nuovo
piano regolatore (art. 15 lett. b LPT; cfr. risoluzione impugnata cifra 4.2.3.,
in particolare pag. 21 segg.). Dal rapporto di pianificazione (pag. 59) esso ha
desunto che la contenibilità teorica del nuovo piano regolatore corrispondeva a
di 45'000 unità insediative, di cui 28'000 abitanti e 17'000 posti di lavoro.
Questo risultato veniva conseguito applicando un grado di attuazione del piano
estremamente basso (del 50%) e, inversamente, un alto rapporto superficie utile
lorda/unità insediative (di 50 mq): adottando i parametri usuali (grado di attuazione
del 70-80% rispettivamente rapporto superficie utile lorda/unità insediative di
40-45 mq), la contenibilità teorica del nuovo piano si attestava, in realtà, a
70'000-80'000 unità insediative. Il Governo ha indi accertato che la
popolazione residente nel comune, nel 1999, era di 16'906 persone, i posti di
lavoro 12'369 (dati del 1998) e i posti per il turismo 500: in totale 29'775
unità insediative. Ne ha concluso che la contenibilità teorica del piano
regolatore superava largamente le prevedibili necessità di sviluppo demografico
ed edilizio nell'arco dei 15 anni, rendendo possibile oltre il raddoppio delle
unità insediative. Questa valutazione merita di essere condivisa, per quanto
concerne particolarmente l'evoluzione del numero di abitanti, che qui interessa.
In effetti, anche volendo adottare le (quantomai parziali) proiezioni formulate
dal comune, il nuovo piano regolatore permetterebbe comunque sia di insediare,
nei prossimi 15 anni, almeno ulteriori 11'094 abitanti sul territorio comunale,
pari ad un aumento della popolazione del 66%, ovvero di 2/3, di quella attuale.
Per contro, la popolazione residente nel comune non è in sostanza aumentata
negli ultimi trent'anni. Secondo i dati riportati nell'Annuario statistico
ticinese (Comuni, anno 2000, pag. 46 seg.), ripresi dai censimenti federali, la
popolazione economica residente a Bellinzona assommava nel 1970 a 16'979 unità,
nel 1980 a 16'743 unità e nel 1990 a 16'849 unità (cfr. inoltre il grafico alla
pagina 7 del rapporto di pianificazione): queste cifre corrispondono alla
popolazione legale permanente al 31 dicembre 1999 accertata dal Consiglio di
Stato nel giudizio impugnato. Avuto pertanto riguardo all'aumento
oggettivamente pronosticabile della popolazione, la contenibilità teorica del
nuovo piano regolatore appare eccessiva. A giusta ragione il Consiglio di Stato
ha, pertanto, negato l'estensione delle zone fabbricabili a scopi residenziali
rispetto al perimetro del piano regolatore precedente, approvato dallo stesso
il 18 maggio 1977, pretendendone anzi la riduzione. Questa soluzione appare, in
concreto, ulteriormente giustificata dai dati forniti nel rapporto di
pianificazione (pag. 59), dai quali risulta che il piano regolatore precedente
avrebbe già permesso di conseguire una popolazione di 27'000 abitanti, ossia di
soli 1'000 abitanti inferiore a quella del piano in esame ed inoltre che
quest'ultimo prevede, rispetto al precedente, un incremento dell'indice di
sfruttamento all'interno della zona edificabile. Sussiste difatti un interesse
generale ad impedire la formazione di zone edificabili troppo vaste (RDAT
I-2001 n. 49 consid. 3c).

 

                                         4.2.
Inoltre, nemmeno è adempiuto in concreto il presupposto dell'art. 15 lett. a
LPT. Con terreni già edificati in larga misura si intende essenzialmente il territorio
costruito in maniera compatta, oltre eventualmente singole particelle
inedificate al suo interno, direttamente confinanti con la zona edificabile, in
genere già edificate e di superficie relativamente ridotta (RDAT I-2001 n. 49
consid. 3b; Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 60; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,
op. cit., n. 319). Attraverso l'evasione dei numerosi ricorsi inoltrati dai
proprietari toccati dall'avversato provvedimento governativo, che fa stato
quale esauriente campionatura del territorio comunale, nota al ricorrente ed
alla quale viene rinviato per semplicità, il Tribunale ha potuto accertare che
le zone edificabili residenziali non approvate sono situate, da un lato, sulle
colline sopra la città, dall'altro, nella fascia pianeggiante adiacente la
golena del fiume Ticino. Trattasi di territori discosti dai nuclei abitati
(colline) o ubicati oltre i margini della cintura urbana (piano); che
presentano talora notevoli dimensioni (piano). In genere, queste zone sono
completamente inedificate (piano) oppure presentano una sostanza edilizia
sparsa (colline), realizzata in un'epoca anteriore al previgente piano
regolatore e di scarsa consistenza. Questi territori non possono di conseguenza
essere considerati come ampiamente edificati nel senso restrittivo inteso dalla
giurisprudenza.

 

                                         4.3.
Nell'ambito di una ponderazione globale degli interessi (cfr. consid. 3), oltre
al già menzionato obiettivo di impedire la formazione di zone edificabili
troppo vaste (cfr. consid. 4.1.), va poi ricordato che i territori in rassegna
sono in genere caratterizzati dalla diffusa presenza di coltivazioni (piano) o
vigneti (collina) che, intercalati da estensioni prative contornate da strisce
di bosco, concorrono altresì a formare un paesaggio di pregio. Per ciò che concerne
le colline è pure stato accertato che il piano direttore annovera taluni
comparti, che il piano in approvazione intendeva assegnare alla zona
fabbricabile, tra gli altri terreni idonei all'agricoltura giusta l'art. 2
della Ltagr. Trattasi dunque di territori che, oltre a prestarsi
all'utilizzazione agricola, fungono da cornice e da polmone verde della città.
Si giustifica pertanto appieno di preservare le aree in rassegna
dall'edificazione anche per motivi di ordine agricolo e paesaggistico. Va, da
ultimo, sottolineata l'imprescindibile necessità di salvaguardare sufficienti
spazi liberi per le future generazioni.

 

                                         4.4.
La risoluzione impugnata è inoltre conforme alle indicazioni sugli insediamenti
contenute nel piano direttore. Nella fattispecie, il piano regolatore di
__________, approvato dal Consiglio di Stato il 18 maggio 1977, assegnava
alcuni comparti ubicati sul piano, in prossimità della golena del fiume
__________, a vaste zone vuoi residenziali (____________________) vuoi per
edifici pubblici e privati d'interesse pubblico (__________), che sono state
successivamente riprese nel piano direttore come zone insediative (cfr.
rappresentazione grafica n. 12; inoltre la legenda, punto 10: "gli
insediamenti"). Trattasi tuttavia, per quanto qui interessa, di un
semplice rilevamento nel piano direttore, al momento del suo allestimento,
degli insediamenti indicati a livello di piano regolatore, che è sprovvisto di
portata propria e che, pertanto, entro questi limiti, è sfornito di effetti
obbligatori; la definizione esatta della zona edificabile di ogni singolo
comune non dev'essere peraltro effettuata, in ogni caso, in sede di piano direttore.
Quest'ultimo strumento prevede piuttosto, come obiettivo vincolante, che le
zone insediative dei comuni devono essere definite in base ai bisogni della
popolazione residente, alle prognosi di evoluzione demografica dei prossimi 15
anni e agli obiettivi di sviluppo economico, ritenuto che le zone edificabili
manifestamente sovradimensionate devono essere ridotte (cfr. gli obiettivi pianificatori
cantonali del piano direttore, adottati con decreto legislativo 12 dicembre
1990, A.10 lett. d; inoltre il rapporto esplicativo, II.87, A.10.2.2).
Attraverso il piano regolatore in esame, il primo a dover essere conforme alla
LPT (cfr. su questo aspetto la risoluzione impugnata, pag. 19 segg.), il comune
ha, da un lato, riproposto la zona residenziale in località __________
__________ e, dall'altro, esteso la zona residenziale sostituendola alla
precedente zona per attrezzature ed edifici pubblici in località __________, di
modo che la contenibilità teorica del piano relativa alla residenza è risultata
eccessiva (cfr. consid. 4). Per questo motivo, la non approvazione della nuova
zona residenziale, con la conseguente riduzione della zona edificabile, è
indubbiamente congruente con il piano direttore.

                                         

                                         4.5.
La zona artigianale Ar 4, parimenti non approvata dal Consiglio di Stato, posta
lungo la fascia golenale, all'altezza di __________ __________ (località
__________), merita una considerazione a parte. Essa è costituita da due soli
fondi, i mapp. __________e, parzialmente, __________, per una superficie complessiva
di ca. 3'000 mq. Sul primo fondo insiste un'officina, sul secondo un gattile.
Questa zona, nonostante sia stata ripresa dal precedente piano, che tuttavia
prevedeva una destinazione a carattere residenziale semi estensivo, costituisce
una microzona edificabile a sé stante. Ritagliata nell'omogenea fascia non
antropizzata adiacente la golena del fiume __________, essa è difatti isolata
dal residuo comparto edificato e edificabile; finalizzata al consolidamento
delle attività presenti sulla stessa, quest'area è per di più nettamente
staccata dalle altre zone artigianali, situate in parte oltre via __________
__________ (Ar 2) e in parte sul versante opposto del fiume __________ (Ar 1,
la cui approvazione è per il momento sospesa). Ora, la creazione di piccole
zone edificabili, isolate dal comprensorio edificato e edificabile, contrasta
con i principi della pianificazione del territorio ed è contraria alla legge
(Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 18, con rinvii alla giurisprudenza).

 

Le stesse considerazioni possono essere
applicate anche in relazione alla non approvazione della zona artigianale Ar 2,
di superficie paragonabile (attorno ai 2'500 mq), al mapp. __________, ubicato
in località __________, con la differenza ancora che questa superficie non era
in precedenza assegnata ad una zona edificabile e che essa è inoltre
parzialmente situata nella foresta accertata attraverso la risoluzione
governativa 24 aprile 2001 (n. 1831) di approvazione del limite del bosco a confine
con l'area edificabile (cfr. il piano catastale n. __________annesso alla
stessa).

 

                                         4.6.
Di conseguenza, stralciando dalla zona edificabile i comparti in esame la risoluzione
impugnata ha posto il piano regolatore in consonanza con l'ordinamento giuridico.
Essa non è, di conseguenza, lesiva dell'autonomia comunale. Il ricorso va dunque
respinto su questo punto.

 

Il presente giudizio - sia soggiunto per
completezza - non pregiudica la possibilità, per il Consiglio di Stato, di
revocare, parzialmente o totalmente, la sua decisione in merito alla non approvazione
della zona edificabile residenziale in località __________, sopra __________
(allegato 3 alla risoluzione impugnata). La riserva di una tale decisione
discende dall'impegno assunto in tal senso dai funzionari che hanno
rappresentato il Governo al sopralluogo indetto dal Tribunale in relazione ai ricorsi
dei proprietari dei mapp. __________ e ____________________ -__________,
interessati dal provvedimento, che si è tenuto il giorno 4 settembre 2002.
Dall'ispezione dei luoghi è in effetti emerso che la sorte pianificatoria del
comparto non approvato, per lo meno per quanto concerne i menzionati fondi (ovvero
per nemmeno 500 mq), è strettamente legata a quella del sottostante territorio,
nel quale essi sono pure parzialmente inclusi; per quest'ultimo territorio,
parimenti assegnato alla zona residenziale dal legislativo comunale, il
Consiglio di Stato ha tuttavia sospeso l'approvazione poiché soggetto a
pericoli naturali (cfr. risoluzione impugnata, cifra 4.1.4., pag. 13 segg., e
allegato 22 alla stessa).

 

 

                                         Non
approvazione dell'art. 39 cpv. 1 NAPR

 

                                   5.   5.1.
Per tener conto degli imperativi di protezione contro il rumore l'art. 39 cpv.
1 NAPR adottato dal consiglio comunale recitava come segue: 

 

                                         "Contenuti
lungo gli assi a forte traffico veicolare

 

Nelle fasce edificabili situate lungo gli
assi di traffico principali e segnalate dal piano delle zone quali aree con
"contenuti speciali" sono ammesse prevalentemente attività
commerciali e amministrative anche poco moleste, seppur non citate dalle
prescrizioni delle rispettive zone; contenuti residenziali sono ammessi solo se
compatibili con i limiti stabiliti dal grado di sensibilità III. Fanno stato i
gradi di sensibilità e gli indici assegnati alle singole zone dal piano delle
zone."

 

                                         5.2.
Il Consiglio di Stato non ha approvato questa disposizione (cfr. risoluzione impugnata,
cifra 4.2.4., pag. 31 segg.). Intanto il piano delle zone non indicava quali
fossero le aree con "contenuti speciali" alle quali ritornasse
applicabile la norma. L'applicabilità dell'art. 39 cpv. 1 NAPR era invece
richiamata dalle disposizioni relative alle singole zone. Il Governo ne ha
dedotto che tali aree fossero quelle ubicate lungo gli assi di traffico
principali alle quali - diversamente dalle aree più arretrate con la stessa
funzione - era stato assegnato un grado di sensibilità III ai sensi dell'art.
43 OIF. L'art. 39 cpv. 1 NAPR comportava di conseguenza, per le zone interessate,
l'applicazione di una nuova normativa, che prevedeva delle funzioni proprie, diverse
da quelle istituite per le zone interessate, e un proprio grado di sensibilità
al rumore, diverso da quello assegnato a queste ultime. Il Governo ha giudicato
inammissibile questa sovrapposizione.

                                      

                                         5.3.
L'opinione del Consiglio di Stato dev'essere condivisa. In assenza di una
chiara delimitazione delle aree con "contenuti speciali" nel
piano delle zone, la consultazione di tale piano non permette difatti di capire
che, attraverso l'applicazione dell'art. 39 cpv. 1 NAPR, resa possibile grazie
al piano dei gradi di sensibilità al rumore, i fondi affacciati sugli assi di
traffico principali - od una loro porzione - possiedono delle funzioni diverse,
talora in misura importante, rispetto a quelle assegnate loro dal piano stesso.
L'art. 39 cpv. 1 NAPR conduce pertanto ad una modifica dell'azzonamento dei
fondi interessati dal suo campo di applicazione, che trae seco nel contempo
l'assegnazione, agli stessi, di un grado di sensibilità diverso rispetto a
quello degli altri fondi attribuiti alla medesima zona di utilizzazione.
Trattasi tuttavia di una modifica inaccettabile perché carente nella forma ed approssimativa
nella sostanza. A giusta ragione il Governo ha preteso per le aree interessate,
indubitabilmente delicate da pianificare, l'elaborazione di un preciso e
specifico azzonamento.

 

                                         5.4.
La decisione governativa merita dunque piena conferma anche su questo punto.

 

 

                                         Sospensione
della decisione sulla proposta viaria Via __________ -via __________

 

                                   6.   Il
Consiglio di Stato non ha ancora deciso se approvare la proposta in rassegna in
applicazione dell'art. 37 cpv. 1 LALPT. Ha semplicemente decretato una sospensione
dell'esame e l'evasione di quest'oggetto (cfr. risoluzione impugnata, cifra
4.4., pag. 40 seg.). La risoluzione impugnata non costituisce, su questo punto,
una decisione finale e, pertanto, impugnabile, bensì una decisione incidentale,
che può essere impugnata solo se causa al ricorrente un danno non altrimenti
riparabile (art. 44 PAmm). In concreto il comune ricorrente non dimostra, e
nemmeno afferma, che il differimento della decisione governativa su questo
oggetto gli causi un danno che non potrebbe essere completamente eliminato
attraverso l'ottenimento di una decisione finale favorevole (in concreto:
l'approvazione della proposta viaria in discussione). Su questo punto il suo
gravame dev'essere, di conseguenza, dichiarato irricevibile.

 

 

                                   7.   Nella
misura in cui è ricevibile, il ricorso va, dunque, respinto. Poiché il comune
non è comparso in causa per tutelare interessi economici propri, bensì in veste
di ente pianificante, si prescinde dal prelievo di tassa e spese di giudizio
(art. 28 PAmm).

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   In
quanto ricevibile, il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano spese e tasse di giudizio.

                                    3.   Intimazione:                  - Municipio di __________ , __________ ____________________ __________, __________ __________

                                                                               -
Consiglio di Stato, Residenza Governativa, 6501 Bellinzona

                                                                               -
Divisione della pianificazione 

                                                                        
      territoriale, Viale S. Franscini 16, 

                                                                        
      6501 Bellinzona

 

 

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                                                                    Il
segretario