# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e707df23-55de-5d7e-84b1-0059516c93f3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-02-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 12.02.2004 INC.2003.66604
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-66604_2004-02-12.html

## Full Text

Incarto n.

  666.2003.4

  	
  Lugano

  12 febbraio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Ursula Züblin

  
	
   

  sedente per statuire sull'istanza di libertà provvisoria
  presentata il 3/4 febbraio 2004 da

  
						

 

	
   

  	
  __________ patr. di fiducia dall'__________

   

   

  
	
   

  	
  e qui trasmessa il 9/10 febbraio 2004 con preavviso
  negativo dal

  

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico Giuseppe Muschietti,
  Bellinzona

  

 

 

Viste le osservazioni 12 febbraio
2004 dell'accusato, che conferma contenuti e conclusioni dell'istanza;

 

letti ed esaminati gli atti di
cui all'inc. MP __________;

 

ritenuto,

 

 

in fatto

 

 

A.

 

__________ - asseritamente
direttore di un'impresa di costruzioni, di una cava e di una società
immobiliare in __________ - è stato arrestato il 15 ottobre 2003 con le accuse
di falsità in documenti, favoreggiamento e truffa "per avere
confezionato e fatto uso nel procedimento penale a carico di __________ di una
procuration, datata 15.06.2001, sapendo trattarsi di un falso finalizzato a
favorire la posizione procedurale di __________ e lo sblocco del denaro
sequestrato a quest'ultimo".

 

L'arresto è stato confermato da
questo giudice il giorno successivo, ritenuta l'esistenza di gravi e concreti
indizi di colpevolezza e di preminenti motivi di interesse pubblico (pericolo
di fuga e bisogni dell'istruzione).

 

Il 28 ottobre 2003 il Procuratore
pubblico ha esteso l'accusa anche per titolo di infrazione aggravata, sub.
semplice alla LFStup.

 

Con sentenza 14 novembre 2003 la
Camera dei ricorsi penali ha respinto il reclamo presentato da __________
contro la decisione di conferma dell'arresto (CRP 60.2003.349).

 

 

B.

 

Con istanza 3 febbraio 2004 __________
chiede di essere immediatamente posto in libertà provvisoria. La difesa
contesta, innanzitutto, l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza
a carico dell'istante: nonostante i molteplici e ripetuti interrogatori e
l'intenso scambio di informazioni a livello internazionale, non sarebbe emerso
alcun indizio di un coinvolgimento dell'istante, che peraltro neppure figura
nella lista degli indagati in Italia, in traffici di sostanze stupefacenti, né
tantomeno l'ipotesi di falsità della "procuration" avrebbe trovato
riscontri concreti. Inoltre, l'istruttoria sarebbe ormai conclusa: gli ultimi
interrogatori sarebbero infatti serviti unicamente a ribadire e precisare
precedenti dichiarazioni e le ultime rogatorie internazionali sarebbero
generiche ed indiscriminate, concernendo "eventuali
elementi/informazioni a carico dell'accusato". In concreto, sarebbero
quindi venuti a mancare i presupposti per il mantenimento del carcere
preventivo, che, anzi, sarebbe contrario al principio di proporzionalità,
tenuto conto della presumibile pena in caso di condanna.

 

A seguito di quanto emerso nel
corso dell'interrogatorio dell'istante 6 febbraio 2004, la difesa ha completato
l'istanza 3 febbraio 2004. Le dichiarazioni di __________, accusato in Italia
di appartenere ad un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti, secondo
cui con tale organizzazione "__________ non c'entra niente", costituirebbero
una conferma "diretta, credibile e certa" dell'estraneità
dell'istante al traffico di stupefacenti; viceversa non corrisponderebbe al
vero che i due si conoscono bene, le dichiarazioni contrarie di __________, né
logiche né convincenti, non permetterebbero comunque di sostenere la falsità
della "procuration", rispettivamente di escludere che il denaro
trovato in possesso di __________ al momento del suo arresto fosse di __________.

 

 

C.

 

Con preavviso negativo 9 febbraio
2004 il Procuratore pubblico si è opposto alla scarcerazione di __________,
evidenziando l'esistenza di seri e concreti indizi di colpevolezza, nonché
bisogni istruttori, pericolo di collusione ed inquinamento delle prove,
pericolo di fuga, nonché rischio di recidiva. 

 

Con osservazioni 12 febbraio
2004, la difesa, ha sollevato l'intempestività del preavviso negativo,
riconfermandosi per il resto nell'istanza 3 febbraio 2004.

 

Delle ulteriori rispettive
argomentazioni si dirà, per quanto necessario ed al fine di evitare inutili
ripetizioni, nei considerandi che seguono.

 

 

E considerato

 

 

 

 

 

 

 

 

In diritto

 

 

1.

 

La legittimazione di __________,
accusato e detenuto, all'inoltro della presente istanza è pacifica.

 

La censura di tardività
del preavviso negativo per inosservanza del termine di cui all'art. 108 cpv. 1
CPP sollevata dalla difesa in sede di osservazioni deve essere respinta. 

Ai sensi dell'art. 108
cpv. 1 il Procuratore pubblico deve trasmettere entro tre giorni dal
ricevimento dell'istanza di libertà provvisoria gli atti con il suo preavviso
negativo al GIAR, il tutto riferito, implicitamente e senza nessuna contraria
eccezione - l'unica eccezione è infatti quella prevista dal cpv. 4 e concerne
l'art. 100 CPP (notifica dell'arresto) - all'art. 20 CPP sul computo dei
termini, con particolare riguardo al cpv. 1 (esclusione dal computo del giorno
dal quale il termine decorre) e al cpv. 3 (protrazione al giorno successivo dei
termini scadenti in giorni festivi o così riconosciuti) (cfr. decisione GIAR
18.04.2002 in re B.N., inc. 25.2002.3, nota al difensore dell'istante;
decisione GIAR 17.10.2003 in re S.H., inc. 427.2003.2, confermata dalla CRP con
sentenza 14.11.2003, inc. 60.2003.354). Né giova all'istante richiamare la
sentenza del 18 luglio 2003 della Camera dei ricorsi penali in re C.O. (inc.
CRP 60.2003.222), ritenuto che in quel caso non era in discussione
l'applicabilità dell'art. 20 cpv. 3 CPP in materia di preavviso negativo ad
un'istanza di libertà e che comunque la stessa CRP nella sentenza 14.11.2003 ne
ha riconosciuto l'applicabilità anche in tale ambito. 

In concreto, il
Procuratore pubblico ha ricevuto l'istanza di libertà provvisoria mercoledì 4
febbraio 2004, quindi il termine di tre giorni di cui all'art. 108 cpv. 1 CPP
per la trasmissione degli atti e del preavviso negativo a questo giudice veniva
a scadere lunedì 9 febbraio, essendo il 7 e l'8 febbraio giorni festivi. Dagli
atti risulta che il preavviso negativo datato 9 febbraio 2004 è stato spedito
lo stesso giorno. 

 

La legittimazione di __________,
accusato detenuto, all'inoltro della presente istanza, trasmessa a questo
ufficio nei termini di legge, è pacifica.

 

 

2.

 

I principi che reggono la
materia, pur se noti alle parti, vengono qui riproposti:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo
evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in
libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo
a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel
contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al
pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare
ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di
quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel
solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con
maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione
della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988
pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei
ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag.
128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc.
520.2001.5)

 

 

3.

 

Sufficienti presupposti di legge,
come anche esplicati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella
situazione personale e processuale di __________ a legittimare e giustificare
il perdurare della cautelare privazione della sua libertà, perlomeno fino a
miglior definizione dell'assetto probatorio.

 

 

3.1

 

Con sufficiente verosimiglianza a
questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può concludere per
l'esistenza di seri e concreti indizi di colpevolezza - contestati dalla difesa
- a carico di __________. 

 

L'esistenza di gravi e concreti
indizi di colpevolezza a carico di __________ era già stata riconosciuta dalla
CRP nella sentenza 14 novembre 2003 al consid. 3 (inc. CRP 60.2003.349):

 

" (…) __________ è infatti stato arrestato
l'8.7.2003 con le accuse di riciclaggio di denaro, eventualmente infrazione
aggravata, sub. semplice alla legge federale sugli stupefacenti, considerato
che erano stati trovati - in venti involucri di plastica nascosti nella
carrozzeria del veicolo che conduceva - € 345'000.-- circa e che erano state
rinvenute tracce di cocaina sulle intercapedini della vettura, sulle banconote
stesse e sotto le sue unghie (cfr. rapporto di arresto 8.7.2003, AI 1.1 e
rapport d'expertise 18.7.2003, AI 1.2). Ritenuto che - con riferimento
all'origine della somma sequestrata e contraddicendo precedenti versioni - __________
aveva affermato che l'importo in questione sarebbe stato di pertinenza del qui
ricorrente (cfr. verbale di interrogatorio PP 30.9.2003, p. 3 ss., AI 4.3),
questi ha fatto pervenire al procuratore pubblico - tramite il legale di __________
- una procura di data 15.6.2001, con la quale, per conto di tale società __________,
autorizzava __________ ad agire per la stessa (cfr. allegato 1, verbale di
interrogatorio PP 15.10.2003 di __________, AI 4.5). Al proposito, in sede di interrogatorio
__________ ha quindi sostenuto che "(…) ho redatto io la
"procuration" in questione (…). ADR che ho redatto tale procura nei
miei uffici a __________ il 15.06.2001" (verbale di interrogatorio PP
15.10.2003, p. 2, AI 4.5), aggiungendo che "(…) ho iniziato a lavorare
con __________ nell'ottobre 2001", che "sostanzialmente il
compito di __________ è quello di raccogliere il mio denaro e di portarlo in __________,
solamente presso la ditta __________ ", che "(…) il denaro
serve a pagare i macchinari acquistati attraverso le aste organizzate dalla
ditta __________ " (verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 2, AI
4.5) e che "(…) l'ufficio di cambio (in __________) si è
occupato del trasferimento in Europa del mio denaro e ha contattato __________,
dandogli dei numeri di telefono da contattare per ritirare il denaro così
giunto in Europa" (verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 3, AI
4.5). Sennonché, le indagini - esperite, tra l'altro, tramite commissione
rogatoria in __________ - hanno permesso di individuare un'organizzazione
criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti tra il __________ e
l'__________, via __________ e __________ (cfr. risposta 15.10.2003 della
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecco, AI 6.3); in particolare,
è emerso che l'8.9.2003 il qui ricorrente ha discusso telefonicamente con tale __________,
che risulta far parte di detta organizzazione, in relazione all'allestimento da
parte sua di un documento inerente una procura a favore di __________ (cfr.
risposta 15.10.2003 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Lecco, AI 6.3). Interrogato al proposito, il ricorrente ha detto che "(…)
__________ aveva il documento in __________, penso presso di lui e che ho
dovuto farne un altro per l'__________ " (verbale di interrogatorio PP
15.10.2003, p. 4, AI 4.5), e ciò in palese contraddizione con le affermazioni
precedenti la contestazione della citata registrazione telefonica, secondo le
quali "(…) ho redatto io la "procuration" in questione (…).
ADR che ho redatto tale procura nei miei uffici a __________ il 15.06.2001"
(verbale di interrogatorio PP 15.10.2003, p. 2, AI 4.5). Il fatto poi che anche
il veicolo con cui il ricorrente è giunto in Ticino sia fornito di
intercapedini e che su di esso siano state riscontrate tracce di cocaina (cfr.
verbale di interrogatorio PP 28.10.2003, p. 3, AI 4.9; cfr. anche rapporto di
trasmissione 22.10.2003, AI 1.7) sostanzia ulteriormente un suo coinvolgimento
nelle accuse a' sensi della legge federale sugli stupefacenti. Certo, egli
sostiene che la vettura gli sarebbe stata prestata da tale __________ e che
l'avrebbe ritirata presso un'autofficina (cfr. verbale di interrogatorio PP
28.10.2003, p. 2, AI 4.9): ciò deve tuttavia ancora essere verificato, rilevato
inoltre che l'autovettura sarebbe di proprietà di Hamid Hissonou, fratello del
citato __________ (cfr. verbale di interrogatorio PP 28.10.2003, p. 2, AI 4.9)
(…)" .

 

Gli atti istruttori
successivamente esperiti hanno ulteriormente corroborato l'esistenza di gravi
indizi di colpevolezza a carico di __________. 

Innanzitutto si è accertato che
l'automobile con cui l'istante è venuto in Ticino è intestata a __________,
fratello del narcotrafficante __________, e che la stessa è stata controllata
dalle autorità italiane nel gennaio 2003, che vi avevano trovato a bordo lo
stesso __________ ed un suo collaboratore, __________ (cfr. AI 6.17):

Sulle due schede SIM italiane
rinvenute in possesso dell'istante, il quale afferma di averle trovate nella
vettura prestatagli da __________, è risultato che una, nota pure alla moglie
dell'istante, è stata da lui utilizzata sin dal suo arrivo all'aeroporto di
Malpensa e contiene memorizzate due utenze (__________e __________) - di cui
una riconducibile ad uno stretto collaboratore di __________, tale __________ -
che __________ sostiene di non sapere a chi siano riconducibili,
rispettivamente di non averle mai utilizzate, seppure dagli atti risulti un
traffico anomalo fra l'istante stesso e tali utenze, non spiegabile con la semplice
registrazione di messaggi sulle segreterie telefoniche (cfr. AI 4.5, 6.17, 1.3,
4.10, 6.38, 4.14), mentre l'altra, rinvenuta nel portamonete di __________, ha
un'unica utenza memorizzata, quella corrispondente al narcotrafficante __________,
rinvenuta pure nel cellulare di __________.

Gli atti trasmessi il 14 gennaio
2004 dalla Procura presso il Tribunale di Lecco in risposta alle commissioni
rogatorie fanno stato di intercettazioni di conversazioni telefoniche in cui
gli interlocutori parlano dell'arresto di __________ e del modo per liberare
sia lui che il denaro rinvenuto in suo possesso (AI 6.17).

Infine, nelle scorse settimane,
sono stati scoperti ulteriori legami tra __________ - il quale ha sin
dall'inizio mantenuto un atteggiamento affatto collaborativo, trincerandosi in "non
so", "non ricordo" - e l'organizzazione di
narcotrafficanti: il fornitore marocchino è __________, cognato del
narcotrafficante __________, nonché e soprattutto stretto collaboratore
dipendente del qui istante (cfr. AI 6.25); __________, verbalizzato dalle
Autorità italiane il 24.1.2004, ha confermato sia il contenuto delle
intercettazioni telefoniche sia il coinvolgimento di __________, il quale, da
parte sua ha continuato a negare anche di conoscerlo (cfr. AI 4.5, 4.9 e 4.14)
fino al verbale dello scorso 6 febbraio, nel corso del quale, preso atto di
quanto asserito da __________, ha finalmente ammesso di averlo visto in
un'occasione e di sfuggita (cfr. AI 4.18).

In siffatte circostanze, le
dichiarazioni di __________, secondo cui __________ "non c'entra
niente" con il traffico internazionale di stupefacenti, non possono
certo costituire una "conferma diretta, credibile e certa" della
sua estraneità al suddetto traffico. Del resto, appare quantomeno anomalo che
fra tutte dichiarazioni fatte da __________ l'unica credibile, a dire della
difesa, sia proprio quella a vantaggio del suo cliente, mentre le altre, in
particolare quella secondo cui i due si conoscerebbero bene, sono contestate
così come il loro valore probatorio, non costituendo "il risultato di
un vero contraddittorio". Da ultimo, per quanto concerne le due
trascrizioni agli atti della telefonata 8 settembre 2003 - contestata da __________
sia per la data che per il contenuto -, basti qui rilevare che la seconda è semplicemente
più precisa in quanto a seguito delle risultanze trasmesse dal Ministero
pubblico ticinese le Autorità italiane hanno proceduto al riascolto della
telefonata (cfr. AI 6.2) e comunque le differenze fra le due trascrizioni sono
minime e, soprattutto, nella sostanza il loro contenuto è il medesimo, in
particolare con riferimento alla "procuration". 

 

 

3.2

 

Quanto alle necessità istruttorie
atte a giustificare la misura cautelare di privazione della libertà, non è
inutile ricordare i seguenti principi: 

 

"

-      In relazione ai bisogni istruttori, atti a
giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare
che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto
tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di
collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la
corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale
suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697
ss.; RDAT 1988 no. 24). In
quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé,
decisivo, in quanto "Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise
erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der
Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht" (N. Schmid, op.
cit., no. 701a). Occorre che l'indagato,
se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto
svolgimento e, conseguentemente, l'esito.

 

-      E', inoltre, necessario che questa
possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su
elementi concreti: "Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des
Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in
Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die
Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen
vielmehr konktrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen." (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).

 

-      Gli elementi di concretezza del pericolo vanno
individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e
nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad
esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non
può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della
misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del
teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza
d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p.
438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice atteggiamento di diniego
dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66;
Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13)."

(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)

 

 

Va da sé che i criteri sopra
esposti richiedono applicazione più restrittiva allorquando l'inchiesta (e la
detenzione) é in corso da un certo tempo. 

 

A sostegno del
mantenimento del carcere preventivo il Procuratore pubblico invoca l'esistenza
di bisogni dell'istruzione, nonché del pericolo di collusione ed inquinamento
delle prove con gli altri membri dell'organizzazione. 

 

Va innanzitutto
evidenziato che l'accusato, come detto, interrogato dal magistrato inquirente al
momento del fermo, così come in sede di conferma dell'arresto, ha tenuto un
atteggiamento negatorio, contraddistinto da reticenza e contraddizioni.
Atteggiamento che è stato mantenuto anche nel corso dei successivi verbali,
trincerandosi con "non so", "non ricordo"
(cfr. da ultimo verbale 6.2.2004 AI 4.18) e che ha reso difficoltosa la
conduzione dell'inchiesta, rendendo necessari l'esperimento di più atti
istruttori, segnatamente rogatorie internazionali.

Come detto il magistrato
inquirente ha già proceduto ad inviare commissioni rogatorie in __________, __________
e __________ (cfr. AI 6.18, 6.19, 6.21, 6.23, 6.26, 6.27): le risultanze, in
parte pervenute, dovranno essere contestate al ricorrente. Quanto sinora
ricevuto, come rilevato al consid. 3.1 ha comunque permesso di corroborare gli
indizi a carico dell'istante, segnatamente ai suoi legami con i membri
dell'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti. E' inoltre senz'altro
dato un pericolo di collusione ed inquinamento delle prove con le altre persone
coinvolte: si pensi in particolare a __________ o con tale "__________"
o "__________", secondo le dichiarazioni di __________ destinatario
del denaro provento del narcotraffico secondo lo stesso __________, il medesimo
denaro che invece l'istante sostiene essere suo. 

Ciò posto e ritenuto che il
rischio di collusione può aumentare in presenza di un accusato che faccia parte
di un'organizzazione criminale con membri ancora in libertà, come nella
fattispecie (cfr. M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 25 ad art. 95
CPP), la sua scarcerazione appare senz'altro prematura. 

In siffatte circostanze, -
ricordato che, se è pur vero che il carcere preventivo non può  (e non deve)
essere utilizzato per ottenere confessioni è altrettanto vero che un accusato
che non collabora (come suo diritto) può dover in qualche modo sopportare le
eventuali conseguenze che questa sua scelta potrebbe avere sull'evoluzione ed i
tempi dell'istruttoria (cfr. SJ 1998 p. 247) - i suddetti atti istruttori
costituiscono passi d'inchiesta che esigono il mantenimento del carcere
preventivo di __________: la sua posizione sostanzialmente negatoria, oltre a
rendere oltremodo difficoltosa e lunga l'inchiesta, rende infatti palese il
rischio di collusione e di inquinamento delle prove con le altre persone
facenti parte dell'organizzazione ancora a piede libero ed alcune ancora da
identificare. Ciò a salvaguardia di una corretta ricerca della verità, anche a
vantaggio dello stesso accusato. 

 

 

3.3

 

I criteri determinanti per stabilire
se esista pericolo di fuga sono il carattere del prevenuto, il suo domicilio,
la sua professione, la sua situazione familiare ed i suoi legami con lo Stato
in cui egli è inquisito (SJ 103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S. C.
del Tribunale federale, sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94) e
l'apprezzamento di tutte tali circostanze, per invocare appunto un rischio di
fuga, deve lasciar presumere che le conseguenze di una fuga appaiono
all'accusato come un male minore rispetto a quello derivante per lui
dall'ulteriore carcerazione, con maggior forza quanto più i reati imputati
comportino pene edittali od eventualità di pena concreta importante (in questo
senso M. Luvini, in Rep. 1989, p. 292 e ss. e riferimenti ivi indicati;
sentenza 14 novembre 1994 in re S.V., CRP 341/94).

 

L'imputato è cittadino
straniero, titolare di un passaporto marocchino, nonché con permessi di
residenza in Paesi dell'Africa Occidentale (cfr. AI 1.3, passaporto), senza
alcun legame con la Svizzera. L'istante non ha alcun interesse a rimanere a
disposizione delle autorità svizzere (come del resto suffragato dal suo
atteggiamento negatorio e reticente in sede di istruttoria), nella prospettiva,
in caso di condanna, di una pesante sanzione penale, ritenuta la gravità degli
addebiti mossigli. La tentazione di riparare all'estero, in Marocco o in uno
dei Paesi in cui possiede un "residence status", per sottrarsi al
procedimento è quindi sorretta da sufficiente verosimiglianza ed il rischio di
fuga appare probabile in modo concreto.

 

 

3.4

 

Ritenuto che
presentemente primeggiano le esigenze istruttorie, il pericolo di inquinamento
e collusione delle prove e quello di fuga, può qui restare indeciso il pericolo
di recidiva.

 

 

4.

 

Il carcere preventivo sofferto ed
ipotizzabile, è rispettoso del principio di proporzionalità, con riferimento
alla presumibile pena.

Resta sottinteso l'obbligo per il
magistrato inquirente di trattare con priorità i casi in cui l'accusato è in
detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).

 

Il presente giudizio, in tema di
libertà personale, è esente da spese e tassa di giustizia.

 

 

 

P.Q.M.

 

 

richiamati gli articoli 19 cifra
1 e 2, 19a LFStup, 95 ss. 102, 103, 279 ss, 284 CPP,

 

 

 

decide:

 

 

1.     
L’istanza è respinta.

 

 

2.     
Non si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

 

 

3.     
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi
penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.     
Intimazione:

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
Ursula Züblin