# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 742ba265-e139-5809-9caf-1dfd8bc2fec4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-10-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 17.10.2022 9.2022.110
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2022-110_2022-10-17.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2022.110

  	
  Lugano

  17 ottobre 2022 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Damiano
  Bozzini

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Perucconi-Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 1 

   

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

   

  e
  a

   

  CO
  2 

  
	
   

  	
   

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda le relazioni personali tra la figlia PI 1 e il padre

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 27 giugno 2022 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il
15 giugno 2022 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

in fatto

                                  A.   PI 1 (2016) è nata
dalla relazione tra RE 1 e CO 2. I genitori non sono sposati e vivono separati
di fatto dal 2017.

 

                                  B.   Con decisione
supercautelare 20 agosto 2019 l’Autorità regionale di protezione __________ (di
seguito: Autorità di protezione) ha sospeso le relazioni personali tra padre e
figlia. Tramite ulteriore decisione 19 settembre 2019 la medesima autorità ha
fissato i diritti di visita in forma sorvegliata presso il Punto d’incontro di __________,
ogni quindici giorni al sabato per la durata di un’ora e mezza.

 

                                  C.   Con scritto 9 aprile
2022 il Punto d’incontro ha indicato all’Autorità di protezione di ritenere
opportuna l’estensione del diritto di visita all’esterno della struttura
sorvegliata, in considerazione anche della relazione fra la minore e i nonni
paterni.

                                         RE 1 ha presentato
osservazioni su tale scritto, indicando di non condividere le conclusioni del
Punto d’Incontro ed opponendosi all’estensione delle relazioni personali
all’esterno della struttura sorvegliata.

 

                                  D.   L’Autorità di protezione
ha emanato una decisione il 15/17 giugno 2022 con la quale ha modificato
l’assetto del diritto di visita tra CO 2 e PI 1, fissando gli incontri un
sabato ogni 15 giorni per la durata di quattro ore, da esercitare in forma
libera, con passaggio al Punto d’incontro. Ha quindi ordinato a quest’ultima
struttura di presentare dopo sei mesi un rapporto sull’andamento degli
incontri, rispettivamente di avvisare immediatamente qualora dovessero emergere
delle criticità. La decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva e ad
un eventuale reclamo è stato denegato l’effetto sospensivo.

 

                                  E.   Contro la suddetta
decisione è insorta RE 1 con reclamo 27/28 giugno 2022 chiedendo nel merito l’annullamento
e postulando in ordine la restituzione dell’effetto sospensivo. Essa in
particolare ha rimarcato che la modalità fissata per l’esercizio dei diritti di
visita, sorvegliata, era giustificata da problematiche di grave dipendenza da
stupefacenti del padre e che una modifica immediatamente esecutiva non sarebbe
stata nell’interesse della figlia, ritenuto come la situazione personale del
padre sarebbe addirittura peggiorata dal momento dell’adozione della misura di
protezione a favore della minore. RE 1 ha sostenuto che non vi era la necessità
per la figlia di modificare la situazione con effetto immediato, non essendo
dati motivi di urgenza e concreti indizi che il bene della minore non potesse
essere salvaguardato mantenendo la sorveglianza delle relazioni personali sino
alla definizione del merito del reclamo.

                                         Con decisione 14 luglio
2022 questa Camera ha accolto la richiesta di restituzione dell’effetto
sospensivo, giudicando che non erano concretamente dati elementi per
giustificare l’urgenza di cambiare con effetto immediato un assetto che si
protrae da anni e di mettere in atto immediatamente nuove modalità di
svolgimento delle relazioni personali.

 

                                  F.   Il 22 luglio 2022 CO
2 ha presentato le proprie osservazioni al reclamo, contestando le allegazioni
di RE 1, ammettendo di aver commesso errori in passato e dichiarandosi disposto
a controlli e perizie volte a dimostrare la sua astinenza da consumo di
sostanze stupefacenti.

 

                                  G.   Tramite decisione 2
agosto 2022 l’Autorità di protezione ha conferito mandato a __________ di
sottoporre CO 2 a controlli a sorpresa per verificare l’eventuale assunzione di
sostanze stupefacenti ed alcoliche.

 

                                  H.   RE 1 ha presentato la
propria replica il 22 agosto 2022, confermando quanto indicato nel reclamo e
asserendo che lo svolgimento di relazioni personali libere tra CO 2 e la figlia
sarebbe potenzialmente pericoloso, in considerazione della detenzione e
dell’uso di stupefacenti da parte del padre. Essa sostiene che l’Autorità di
protezione non abbia eseguito adeguati controlli, ritenuto che in occasione
dell’ultimo, svolto nel 2020, egli è risultato positivo alla cocaina. Secondo
la reclamante, la dichiarazione del Punto d’incontro non sarebbe quindi
sufficiente per giustificare la decisione impugnata.

 

                                    I.   Il 7 settembre 2022
l’Autorità di protezione ha trasmesso la propria duplica, con la quale ha
ribadito di aver considerato tutte le circostanze, ritenendo che l’estensione
delle relazioni personali tra padre e figlia sia giustificata dall’evoluzione
positiva della situazione di CO 2.

 

Considerato

 

in diritto

                                   1.   Le
decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti minorenni sono impugnabili
mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella composizione
di un giudice unico (art. 450 CC in relazione agli art.
314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art.
48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già
regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla
Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le
azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità
amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611
del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora
più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art.
450f CC).

 

                                   2.   Con la propria
decisione, l’Autorità di protezione ha modificato le modalità di svolgimento
degli incontri tra CO 2 e la figlia PI 1, decretandone la forma libera dopo che
da settembre 2019 sono stati sorvegliati presso il Punto di incontro di __________.

 

                                   3.   Nel suo reclamo RE 1
contesta la decisione, ritenendo l’Autorità di protezione non abbia effettuato adeguati
controlli volti a verificare la situazione di CO 2. Secondo la reclamante, i
motivi che hanno giustificato la modalità sorvegliata dei diritti di visita,
ovvero la detenzione e l’uso di sostanze stupefacenti, non sarebbero venuti
meno ma la situazione sarebbe addirittura peggiorata.

 

                                   4.   Giusta l'art. 273 cpv.
1 CC i genitori che non sono detentori dell'autorità parentale o della custodia
nonché il figlio minorenne hanno reciprocamente il diritto di conservare le relazioni
personali indicate dalle circostanze. Il diritto alle relazioni personali con entrambi
i genitori è essenziale non solo di per sé, ma anche per il ruolo decisivo che può
svolgere nel processo di identificazione. Nella fissazione del diritto di visita
non importa tanto trovare un equilibrio tra gli interessi dei genitori, quanto disciplinare
le relazioni tra genitori e figlio nell'interesse di quest'ultimo. Determinante
è sempre il bene del figlio, da valutare secondo le circostanze, mentre gli interessi
dei genitori passano in secondo piano (sentenza CDP 7 agosto 2018, inc.
9.2018.42; DTF 127 III 295 consid. 4a).

 

                               4.1.   Giusta l’art. 274 cpv.
2 CC il diritto alle relazioni personali può essere negato o revocato se
pregiudica il bene del figlio, se i genitori se ne sono avvalsi in violazione
dei loro doveri o non si sono curati seriamente del figlio, ovvero per altri
gravi motivi.

 

                                         La
norma menziona quattro situazioni nelle quali deve essere considerato il
rifiuto, la soppressione o la limitazione tramite decisione dell’Autorità: il
primo caso (messa in pericolo dello sviluppo e dunque del bene del minore) è
compreso, in modo implicito, negli altri tre casi enumerati. Le quattro
situazioni sono in sostanza il fatto che: le relazioni personali compromettono
lo sviluppo del minore; il beneficiario del diritto viola i suoi doveri o non
si cura seriamente del minore; sussistono altri “gravi motivi” (Meier/Stettler, Droit de la filiation,
6° ed., 2019, n. 1102 segg.; CR CC I, Leuba,
art. 274 ch. 1 segg. 1720).

                                         La messa in pericolo può
derivare dalla natura dei contatti stabiliti tra il titolare del diritto e il
figlio (sospetto di abusi o maltrattamenti, tossicodipendenza, alcolismo,
disturbi psichici) o da una relazione perturbata dei genitori, esasperata dalle
visite; nel caso in cui i rapporti tra il titolare del diritto e il figlio
siano buoni, il conflitto tra i genitori non deve in ogni caso condurre ad una
restrizione importante o duratura delle relazioni personali.

 

                                         Il diritto di visita
usuale può essere limitato solo quando si deve ritenere, fondandosi su
circostanze concrete, che minaccia il bene del figlio. Il rifiuto o la revoca
del diritto alle prestazioni personali ai sensi dell’art. 274 cpv. 2 CC
necessita di indizi concreti dell'esistenza di una minaccia per il bene del
figlio. Il pericolo astratto di un cattivo influsso sui figli non è sufficiente
per giustificare un diritto di visita accompagnato. Se è preteso che le visite
in genere, rispettivamente le visite senza accompagnamento presso il genitore
titolare del diritto di visita, nocciono al figlio, l’allestimento di una perizia
sulla questione del diritto di visita del genitore titolare che non ha la
custodia parentale si rivela, di regola, indispensabile. In questo caso, in
virtù della massima ufficiale, non è necessario che le parti abbiano inoltrato
una richiesta in tal senso (DTF 122 III 404, sentenza del TF 5A_377/2009 in
FamPra.ch 2010 pag. 209).

 

                                         Tale rifiuto o revoca può
entrare in considerazione se il bene del minore lo esige imperativamente e se è
impossibile trovare una regolamentazione delle relazioni personali che ne
salvaguardi gli interessi: la norma ha per scopo di proteggere il minore e non
di punire il genitore (DTF 5A_398/2009 del 6 agosto 2009, cons. 2.1).

 

                                         Secondo la giurisprudenza
il rifiuto o la revoca necessita di indizi concreti di messa in pericolo del
bene del figlio (DTF 131 III 209, cons. 5; 5P.131/2006 del 25 agosto
2006, cons. 3), ossia che lo sviluppo fisico, psichico e morale del
figlio sia minacciato dalla presenza, anche solo limitata, del genitore
beneficiario. Tra gli “altri gravi motivi” rientrano negligenze, violenze
fisiche o psichiche (DTF 122 III 407, cons. 3b), in particolare abusi sessuali
sul minore. La revoca delle relazioni personali è pur sempre l’ultima ratio
(DTF 5A_716/2010 del 23 febbraio 2011, cons. 4; 122 III 404 cons. 3b pag. 407)
e sulla base del principio di proporzionalità occorre valutare se le temute conseguenze
possano essere sufficientemente limitate con la presenza di una terza persona (diritto
di visita sorvegliato; DTF 5A_92/2009 del 22 aprile 2009).

 

                                   5.   Nel suo apprezzamento,
l'autorità – in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il
diritto di filiazione – non è vincolata né alle dichiarazioni delle parti né alle
prove da loro fornite (DTF 130 III 734, consid. 2.2.2-2.2.3; 129 III 417,
consid. 2.1.1.-2.1.2; 128 III 411, consid. 3.2.1; 122 III 408, cons. 3d).

 Il citato principio
vale anche per la regolamentazione delle relazioni personali (decisioni del
Tribunale federale 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012 consid. 2.3; 5C.58/2004
del 14 giugno 2004 cons. 2.1.2).

 

                                         Esso impone all’autorità
di chiarire i fatti e prendere in considerazione d’ufficio tutti gli elementi
che possono essere importanti per rendere una decisione conforme al bene del
minore. L’autorità può istruire la fattispecie secondo il proprio
apprezzamento, amministrando finanche le prove in modo inabituale, sollecitare
rapporti, di propria iniziativa, anche se tale modo di procedere non è previsto
dal diritto di procedura cantonale (FamKomm Erwachsenenschutz, Steck, art. 446 CC n. 11; DTF 128 III
411, consid. 3.2.1).

                                         Questo principio non
dispensa tuttavia le parti dal dovere di collaborare attivamente alla procedura
e di esporre le proprie tesi (sentenza del Tribunale federale 5A_69/2011
del 27 febbraio 2012, consid. 2.3).

 

                                   6.   Nel caso in esame, l’Autorità
di protezione giustifica la decisione di modificare le relazioni personali tra
padre e figlia con uno svolgimento libero, dopo quasi tre anni in cui sono
stati esercitati sorvegliati, constatando un’“evoluzione positiva degli
incontri”. Nella decisione impugnata l’Autorità di primo grado mantiene la
frequenza quindicinale, con l’estensione della durata degli incontri da 1,5 a 4
ore e il passaggio presso il Punto d’Incontro. Nelle proprie osservazioni e
nella duplica, l’Autorità di prima sede sostiene che dai rapporti degli
operatori che hanno sorvegliato gli incontri risultano elementi sufficienti per
giustificare la scelta operata. L’evoluzione sarebbe quindi positiva, mentre a
dire dell’Autorità di protezione la madre non dimostrerebbe il contrario e
nemmeno avrebbe prodotto prove a sostegno delle sue affermazioni riguardo ad un
eventuale peggioramento della situazione del padre. Situazione che sarebbe
invece “tranquillizzante”, essendosi egli presentato agli incontri con
la figlia sempre “in condizioni fisiche adeguate”, ciò che comproverebbe
“che le difficoltà esistenti nel lontano 2019 sono state superate”.
L’Autorità di prime cure ritiene inoltre che con il passaggio al Punto
d’Incontro lo stato della bambina e lo “stato psicofisico del padre”
saranno “monitorati”, così come attraverso la presenza eventuale dei
nonni paterni.

 

                                         Risulta dagli atti
che la decisione del 2019 dell’Autorità di protezione relativa ai diritti di
visita sorvegliati tra CO 2 e la figlia era giustificata da motivi importanti, con
infrazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti per le
quali egli era pure stato incarcerato. L’intervento dell’Autorità di prima
istanza aveva fatto seguito ad una segnalazione presentata dalla Polizia
cantonale Reparto giudiziario 2 SRIP/GVS, relativa anche all’abitazione
dell’interessato, giudicata “per nulla confacente ad ospitare una minore”.

                                         Nella fattispecie, appare
fondamentale valutare la situazione di CO 2, ritenuto che ogni modifica delle relazioni personali presuppone che sia
intervenuto un cambiamento importante delle circostanze e che tale cambiamento
imponga, imperativamente, per il bene del minore, una modifica della
regolamentazione adottata (Meier/Stettler, Droit de la
filiation, 6a ed. 2019, n. 1046, con
riferimenti). Concretamente, non emerge dagli atti che per modificare
l’assetto deciso nel 2019 l’Autorità di protezione abbia svolto alcuna verifica
sulla situazione personale o abitativa del padre. La decisione impugnata si
fonda quindi esclusivamente sui rapporti del Punto di incontro, limitati
all’andamento delle relazioni personali nel contesto sorvegliato. In concreto,
non sono state svolte ulteriori indagini e non sono ancora dati risultati del
mandato, conferito dall’Autorità di primo grado il 2 agosto 2022 (pendente la
presente procedura) a __________, di sottoporre CO 2 a controlli a sorpresa per
verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti e alcoliche. L’ultimo
accertamento agli atti è quindi relativo ad un prelievo del sangue eseguito il
9 giugno 2020 a sorpresa (dopo che da gennaio del medesimo anno __________ non
aveva più potuto attuare controlli a causa di difficoltà dell’interessato a
effettuare lo screening delle urine in presenza dell’infermiere – cfr. doc.
12a-) e lo stesso evidenziava la presenza di “bensoilecgonina (metabolita
della cocaina) e caffeina”. In un simile contesto, questo giudice non
ritiene peraltro di doversi esprimere, come richiesto dall’Autorità di prima
istanza in sede di duplica, indicando “per quanti giorni mesi o anni il
signor CO 2 dovrà sottoporsi ai controlli prima di poter beneficiare di
un’estensione delle sue relazioni personali con la figlia PI 1”. La
decisione dell’Autorità di protezione non appare infatti rispondere
all’interesse prioritario della minore, in assenza di un chiarimento sui motivi
che hanno giustificato la sorveglianza delle relazioni personali nell’interesse
esclusivo della bambina, in particolare con la verifica che essi non siano più attuali.
Si giustifica quindi l’accoglimento del reclamo di RE 1 e il rinvio degli atti
all’Autorità di protezione affinché svolga le necessarie verifiche per
garantire la tutela del benessere della minore.

 

                                   7.   Visto quanto precede,
il reclamo è accolto e la decisione dell’Autorità di protezione annullata,
ragione per la quale quest’ultima va considerata soccombente. Ai sensi
dell’art. 46 cpv. 6 LPAmm non possono tuttavia essere addossate spese
processuali agli enti pubblici e agli organismi incaricati di compiti di
diritto pubblico. Viste le circostanze particolari, si rinuncia quindi
all’addebito di tasse e spese che andrebbero accollate allo Stato.

                                         Quanto alle ripetibili, la
giurisprudenza consolidata ha sancito che le Autorità di protezione risultate
soccombenti possono essere tenute alla rifusione di ripetibili a reclamanti
vittoriosi ove abbiano partecipato alla lite quali uniche antagoniste della
parte che ha avuto successo, mentre ove esse abbiano partecipato alla lite
unitamente a privati cittadini, risultando sconfitte insieme con questi ultimi,
le ripetibili vanno addebitate di regola ai privati che si sono battuti senza
successo al loro fianco (RtiD II–2011 n. 14c pag. 692, sentenza CDP del 23
giugno 2017, inc. 9.2016.126). Nella fattispecie, considerata la particolarità
della situazione e che CO 2 nelle proprie osservazioni non si è determinato
manifestamente in merito alle richieste di giudizio della reclamante,
limitandosi ad esprimere la propria disponibilità a sottoporsi a qualsiasi
controllo o perizia (poi ordinata dall’Autorità di prima istanza con decisione
successiva), si giustifica una ripartizione delle ripetibili, quantificate in
fr. 1’200.–, in ragione di metà ciascuno tra CO 2 e l’Autorità di protezione.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il reclamo è
accolto.

 

                                   2.   Non si
prelevano né spese né tasse di giustizia.

                                         L’Autorità
regionale di protezione __________ e CO 2 sono condannati a versare ognuno fr.
600.– (per un totale di fr. 1’200.–) a RE 1 a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

  - 

  

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.