# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4bde5a49-733a-5743-9ac7-115314aad041
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 16.05.2017 9.2016.220
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2016-220_2017-05-16.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2016.220

  	
  Lugano

  16 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice supplente della Camera di
  protezione del Tribunale d’appello

  
	
  Alessia Paglia

  
	
  giudice unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito dalla

  segretaria

  	
   

  Scheurich

  

 

 

sedente per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE 1 

  patr. da: PR 1 

   

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per quanto riguarda l’approvazione dei rapporti morali e della
  mercede del curatore educativo per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016

  

 

 

 

giudicando sul reclamo del 9 dicembre 2016 presentato da RE 1 contro la
decisione emessa l’8 novembre 2016 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   PI 1, 2001, è figlio di RE 1 PI 2. Il matrimonio contratto dai genitori
è stato sciolto per divorzio il 2008 dal Pretore del Distretto di __________.
Il figlio è stato affidato per cura e educazione alla madre la quale esercita
in modo esclusivo l’autorità parentale; al padre è stato riservato il più ampio
diritto di visita con un regime minimo a valere nell’ipotesi di mancata intesa
fra i genitori. In caso di difficoltà, su istanza di parte, sarebbe stato
nominato un curatore educativo con il compito di organizzare e risolvere i
problemi pratici connessi all’esercizio del diritto di visita.

 

                                  B.   Con
risoluzione n. 976 del 26.10.2010 l’allora competente Commissione tutoria
reginale __________ ha istituito in favore di PI 1 una curatela educativa ai
sensi dell’art. 308 CC; a curatore è stato nominato il signor __________ col
compito di consigliare e aiutare i genitori nella cura del minore,
rappresentare il minore per salvaguardarne il diritto al mantenimento o diritti
di altra natura, vegliare sulle relazioni personali e organizzare un calendario
delle visite padre-figlio.

                                         Mediante
decisione del 10.06.2013 ris. n. 2185 l’Autorità regionale di protezione __________
(in seguito Autorità di protezione, nel frattempo subentrata alla Commissione
tutoria) ha, preso atto delle dimissioni di __________, nominato in sua
sostituzione CURA 1 al quale è stato affidato il compito di organizzare e
vegliare sulle relazioni personali padre-figlio, mediare la comunicazione fra i
genitori e riferire all’Autorità di protezione.

 

                                  C.   Viste
le reiterate richieste di CURA 1 di essere sostituito e sentito il parere dei
genitori, con decisione dell’8 febbraio 2016, ris. n. 336/2016, l’Autorità di
protezione ha revocato la misura istituita in favore di PI 1 e ha invitato il
curatore a presentare il rapporto finale al 31 marzo 2016 al fine dargli
scarico dal mandato.

                                         Con scritto
del 5 aprile 2016 la madre, per il tramite della propria legale, ha precisato
di contestare eventuali onorari che il curatore avrebbe emesso così come lo
scarico di responsabilità in relazione al suo operato da lei in più occasioni
contestato senza che le sue obiezioni siano state né considerate né evase.

                                         Dopo aver
ricevuto dall’Autorità di protezione il rapporto morale 2016, la madre, con
scritto del 28 aprile 2016 e sempre per il tramite della legale, lo ha
interamente contestato così come ha contestato la richiesta di mercede. Ella si
chiede come sia possibile approvare il rapporto finale senza aver potuto vedere
quelli precedenti che non ha firmato siccome contraria all’operato del
curatore. Informa, infine, che avrebbe trasmesso il conteggio dei costi legali
sostenuti a seguito delle negligenze del curatore, segnalate all’Autorità di
protezione che non ha tuttavia mai dato riscontro alle sue richieste di intervento.

 

                                  D.   Il 17
giugno 2016 la signora RE 1, sempre per il tramite della patrocinatrice, ha
quindi trasmesso all’Autorità di protezione una richiesta di risarcimento per
11 ore lavoro a CHF 280.– l’una oltre a CHF 2'059.– di spese.

                                         Il 17/24
agosto 2016 l’Autorità di protezione ha poi inviato alla signora RE 1 i
rapporti morali 2013, 2014 e 2015 e le richieste di mercede e rimborso spese
del curatore CURA 1 per quegli anni. Con scritto del 6 settembre 2016 la madre
e per essa il suo legale, ha preso posizione contestando sia i rapporti morali
sia le richieste di mercede, ritenute sproporzionate.

                                         In proposito
il curatore ha precisato, con osservazioni del 23 ottobre 2016, che già dal
2013 i contatti con l’avvocatessa della signora RE 1 erano difficilissimi,
dovendosi costantemente difendere da accuse diffamanti e ingiustificate; già
nel febbraio del 2014 ha dato le dimissioni, la sua richiesta è stata accolta
solo nel 2016. Precisa poi che la signora RE 1 non ha mai accettato, per sua
volontà e scelta, di leggere i rapporti morali, lo avesse fatto e ne avesse
preso visione prima ora non starebbe a disquisire sul passato.

 

                                  E.   Con
decisione dell’8 novembre 2016 ris. n. 2788/2016 l’Autorità di protezione ha
dichiarato irricevibile l’istanza di risarcimento presentata dalla signora RE 1
il 28 aprile 2016. Trattandosi di una domanda di risarcimento danni di natura
civile torna applicabile l’art. 454 CC e, visto il rinvio dell’art. 50 LPMA, la
Legge sulla Responsabilità. Per il resto, qualora avesse ravvisato un carente
controllo da parte dell’Autorità di protezione della misura e del curatore, la
signora avrebbe potuto in ogni momento adire con un reclamo per denegata
giustizia la Camera di protezione, cosa che invece non ha fatto.

 

                                  F.   Mediante
decisione 8 novembre 2016 ris. n. 2789 l’Autorità di protezione ha poi
approvato i rapporti morali per le gestioni 2013 (periodo dal 17.06.2013 al
31.12.2013), 2014, 2015 e 2016 finale (periodo dal 01.01.2016 al 31.03.2016)
presentati dal signor CURA 1 (dispositivo n. 1) e ha riconosciuto al curatore
per le predette gestioni un’indennità totale di fr. 3'375.15 oltre ad eventuali
contributi sociali versati dal Comune di __________, mercede anticipata
dall’Autorità di protezione e posta a carico dei genitori del curatelato,
signora RE 1 e signor PI 2 (dispositivo n. 2) e stabilendo per la decisione una
tassa di fr. 100.– pure a carico dei genitori (dispositivo n. 3).

 

                                  G.   CURA 1
ha contestato la decisione 8 novembre 2016 ris. n. 2789 dell’Autorità di
protezione mediante reclamo 3/9 gennaio 2017 dichiarato irricevibile con
sentenza del 27 gennaio 2017 da questa Camera siccome intempestivo.

                                         Avverso la predetta decisione è insorta anche la signora RE 1 con
reclamo del 9 dicembre 2016 col quale ha chiesto la non approvazione dei
rendiconti, il non riconoscimento di indennità al curatore CURA 1 e la messa a
carico della tassa di giustizia di CHF 100.– a CURA 1. Ella richiama le sue
osservazioni 6 settembre 2016 e ribadisce di contestare le spese esposte dal
curatore che non possono esserle caricate siccome non ha intrattenuto con lui
alcun tipo di contatto né ha avuto benefici dal suo intervento così come il
figlio che ha continuato a vedere il padre secondo il calendario stabilito
dalla Pretura. Dalle sue dimissioni date sin dalla prima metà del 2014 egli non
ha più svolto alcun tipo di sforzo nell’interesse del minore o ai sensi
dell’incarico conferitogli. La reclamante ritiene poi i rapporti morali, che ha
ricevuto solo dopo sua sollecitazione, incompleti, ricostruiti e redatti in
modo superficiale. Per quel che è della mercede la reclamante contesta una
serie di voci già indicate nelle sue osservazioni 6 settembre 2016 ma non tutte
accolte con la decisione impugnata; censura, inoltre, il fatto che l’Autorità
di protezione non ha stabilito e comunicato ad inizio mandato a quanto
ammontava la remunerazione e il tempo presumibilmente necessario al curatore
per svolgere il mandato e nemmeno ha controllato il suo operato sia in termini
di atti compiuti sia in termini di spese.

 

                                  H.   Con
osservazioni 16 gennaio 2017 l’Autorità di protezione si è riconfermata, nel
suo complesso, nella decisione impugnata con la quale ritiene di aver operato
un’importante e sufficiente riduzione della mercede del curatore previa debita
verifica delle singole poste.

                                         Il curatore,
dal canto suo, con osservazioni 10/25 gennaio 2017 contesta le allegazioni
della reclamante. Egli sostiene di aver svolto correttamente il suo lavoro
ostacolato dalla madre e anche dalla sua legale che hanno mosso nei suoi confronti
accuse ingiustificate già alla fine del 2013 in occasione della presentazione
del calendario per il 2014 e dalle quale ha dovuto costantemente difendersi.
Per quel che è del monte ore egli contesta le decurtazioni chieste dalla
reclamante.

 

                                    I.   Mediante
replica del 15 febbraio 2017 la reclamante eccepisce la tardività delle
osservazioni del curatore. Ribadisce che i calendari presentati dal curatore
indicavano le date sbagliate e censura una serie di affermazioni diffamatorie
esposte dal curatore nei confronti della signora RE 1 e nei confronti
dell’Autorità di protezione che non fanno altro che dimostrare l’inadeguatezza
della persona per svolgere il mandato di curatore. Rimprovera, infine,
l’Autorità di protezione che con i suoi mancati interventi, le mancate
decisioni, il pagamento anticipato della mercede, la mancata notifica di atti,
il diniego delle udienze richieste, le udienze gestite inadeguatamente, la
mancata decisione in merito alle dimissioni, la tardiva decisione sull’istanza
del padre hanno permesso al curatore di agire indisturbato compiendo una serie
di gravi errori e di fatturare prestazioni inesistenti o sproporzionate.

 

                                  L.   L’Autorità
di protezione ha scritto il 27 febbraio 2017 di rinunciare a presentare una
duplica riconfermandosi nella decisione impugnata.

                                         Con duplica
del 5 marzo 2017 il curatore, dal canto suo, ha ribadito la bontà del suo
operato e le difficoltà riscontrate per i continui interventi diffamanti della
reclamante e della sua legale.

 

Considerato

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni
delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono
impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di
appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in
relazione agli 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non
già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi,
in via sussidiaria, alla Legge sulla
procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni
connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art.
99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012
concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria,
alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   La
reclamante eccepisce la tardività delle osservazioni 10/25 febbraio 2017
presentate dal curatore in relazione al suo reclamo. L’assegnazione 23 dicembre
2016 del termine di 20 giorni inviata da questa Camera è stata notificata al
signor CURA 1 il 5 gennaio 2017 (cfr. avviso di ricevimento); il termine per la
presentazione delle osservazioni scadeva quindi il 25 gennaio 2017, giorno in
cui le stesse sono state consegnate brevi manu presso la cancelleria risultando
quindi tempestive.

 

                                   3.   L’insorgente nel suo gravame allude al fatto che i
rapporti morali e le richieste di mercede per gli anni 2013-2016, invece di
essere presentati annualmente, siano stati ricostruiti e trasmessi dal curatore
solo dopo attivazione nel 2016 dell’Autorità di protezione, a sua volta
sollecitata dalle richieste della reclamante stessa che ha preteso anche i
rapporti antecedenti a quello finale e che l’Autorità aveva omesso di
intimargli.

                                         Giusta l’art. 411 CC ogniqualvolta sia
necessario, ma almeno ogni due anni, il curatore rimette all’autorità di
protezione un rapporto sulla situazione dell’interessato e sull’esercizio della
curatela. Ai sensi dell’art. 24 ROPMA ogni anno, entro la fine del mese di
febbraio, il curatore deve presentare all’autorità regionale di protezione il
rapporto morale e/o il rendiconto finanziario.

                                         In concreto
i contestati rapporti morali si trovano nel carteggio dell’Autorità di
protezione; quello finale del 2016 arreca il timbro di entrata del 4 aprile
2016, quello per il 2015 del 3 febbraio 2016, quello per il 2014 del 17 marzo
2015 mentre quello relativo al 2013 non porta il timbro.

                                         In
definitiva emerge che il curatore ha presentato nei primi mesi di ogni anno e
come previsto dalla normativa in vigore i rapporti relativi alla gestione di
quello precedete. Difficilmente si può credere – e nemmeno vi sono indizi che
lo fanno pensare – che il curatore abbia ricostruito i rapporti e, addirittura,
che l’Autorità abbia apposto timbri di entrata falsi. Peraltro, è la reclamante
stessa ad ammettere di essere stata sollecitata dal curatore ben prima della
fine del suo mandato per la firma dei rendiconti annuali, ciò che lei si è
rifiutata di fare [scritto del 6 settembre 2016 dell’avv. PR 1 all’Autorità di
protezione, pag. 4: “il curatore non ha più tentato di prendere contatto con la
stessa (ndr. la madre) se non alla fine di ogni anno per la firma del rapporto
morale.”].

                                         L’allusione
della reclamante non può quindi essere seriamente considerata.

 

                                   4.   Quello che semmai emerge è che l’Autorità
di protezione ha disatteso quanto previsto al cpv. 3 dell’art. 24 del
Regolamento ovvero non ha proceduto all’approvazione annuale, entro la fine di
giugno, dei rapporti inoltrati ma ha approvato in blocco quelli per gli anni
2013-2016 nel novembre 2016. Trattandosi, tuttavia, di termini d’ordine e non imperativi,
l’approvazione non può essere annullata a motivo del mancato rispetto delle
scadenze; peraltro nemmeno la reclamante, che non ha fatto uso della
possibilità di inoltrare un reclamo per denegata giustizia, lo pretende.

                                         Il fatto poi
che i rendiconti 2013-2015 siano stati intimati alla reclamante per visione
dall’Autorità di protezione solo nel 2016 e dopo sua esplicita richiesta non
può essere ritenuta una vera e propria omissione procedurale. Ai sensi dell’411 cpv. 2 CC, per quanto possibile, il curatore
coinvolge l’interessato nell’allestimento di rendiconto e rapporto e, su
richiesta, gliene fornisce copia. Il dovere di associare l’interessato
all’elaborazione dei rapporti è il riflesso di un rispetto della personalità e
permette di assicurare la trasparenza (CommFam Protection de l’adulte, Häfeli, n. 15 ad art. 411 CC).

                                         La visione
dei rapporti è quindi una questione che riguarda principalmente il rapporto fra
curatore e interessato e l’eventuale suo mancato coinvolgimento non comporta
comunque l’annullamento della decisione di approvazione del rapporto morale
siccome non ha effetti giuridici verso terzi e nemmeno costituisce uno scarico
di responsabilità del curatore (COPMA – Guide pratique Protection de l’adulte,
N 7.28 e 7.29). Peraltro, la firma dell’interessato sul rapporto morale sta a
significare che ha preso atto del suo contenuto e non già che lo condivide
(sentenza CDP del 6 aprile 2017, inc. 9.2017.5).

                                         Dagli atti e
per stessa ammissione della reclamante risulta che il curatore ha cercato di
coinvolgere la reclamante nella visione e sottoscrizione dei rendiconti ma
senza successo; a prescindere dalla legittimità o no dei motivi addotti dalla
signora RE 1 a giustificazione del suo rifiuto, quest’ultima non può reclamare
di non averne visto il contenuto e contestare all’Autorità di protezione la
mancata intimazione ciò che, di regola, viene fatta solo con la notifica della
decisione di approvazione.

 

                                   5.   La
reclamante cotesta il contenuto dei rapporti morali che ritiene superficiali e
che avrebbero dovuto rendicontare all’Autorità l’adempimento del mandato
conferito e, quindi, quanto eseguito dal curatore ai fini di favorire la
relazione fra padre e figlio e i risultati raggiunti.

                                         Ora, il rapporto morale permette all’autorità di protezione di controllare e
sorvegliare l’attività del curatore; permette anche di fare il punto della
misura e verificarne l’adeguatezza e la necessità (CommFam Protection de l’adulte,
Häfeli, n. 3 ad art. 411 CC; Droit
de la protection de l’adulte Guide pratique, COPMA, p. 211).

                                         La legge non specifica quale debba essere il
contenuto del rapporto, essendo esso in funzione del mandato attribuito. A
motivo delle misure mirate previste dal nuovo diritto di protezione dell'adulto
e delle misure molto diversificate che possono essere predisposte a protezione
del minore a norma dell'art. 308 cpv. 2 CC, il curatore deve chiedersi quali
siano i punti sui quali l'autorità di protezione si attende di essere informata
e quali siano le questioni sulle quali l'informazione è dovuta alla medesima –
a motivo della natura e della specificità del mandato – perché essa possa
esercitare la vigilanza e il controllo che le compete (CommFam Protection de
l'adulte, Häfeli, ad art. 411 CC
n. 8-9).

                                         Tramite
il rapporto morale l’Autorità esamina se il curatore svolga i suoi compiti in
modo adeguato, se ha ottenuto la fiducia dell’interessato, se vi è
un’evoluzione conforme al bene di quest’ultimo, se le cause della misura
persistono o se è necessaria una revoca od una modifica della stessa (cfr. BSK
ZGB I, Geiser, ad art. 423 vCC
no. 3).

                                         Nel
caso che ci occupa il curatore, come usualmente richiesto dalle Autorità di protezione, ha
consegnato il formulario denominato Rapporto morale
(http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/documentazione-e-formazione/).
Si tratta di un formulario standard che, a ben vedere, arrischia di uniformare
le informazioni fornite invece che indurre i curatori a riflettere sulle
specificità del proprio mandato. Ad ogni modo, gli argomenti proposti nel
formulario sono tanti, i curatori dovrebbero ben capire su quali punti
l’Autorità vuole e deve essere informata. Non è invece necessario che i
curatori dettaglino ogni singolo intervento. Il rapporto morale non va confuso
con il rapporto giornaliero di attività.

                                         In concreto
il curatore, nel primo rapporto del 2013, ha riassunto i suoi compiti –
organizzare e vegliare sulle relazioni personali padre-figlio, mediare la
comunicazione fra i genitori e riferire all’Autorità di protezione – ma ha
anche subito specificato le difficoltà nei contatti con la madre poi divenuti
inesistenti. Di ciò ne è stata informata l’Autorità anche con i successivi
rapporti morali dove viene indicata l’impossibilità di raggiungere gli
obbiettivi specifici della curatela e la necessità o di sostituire il curatore
o di revocare la misura.

                                         In sostanza
il curatore con i rapporti morali, seppur succinti, ha ben rendicontato
l’Autorità di protezione sull’adempimento del mandato conferito ovvero
l’impossibilità di eseguire i compiti attribuitigli.

                                         La non
approvazione di un rapporto non deve poi essere confusa con la censura
dell’operato di un curatore. Nella misura in cui l’esposto risulta esaustivo lo
stesso merita approvazione anche nell’ipotesi in cui emerga che il curatore non
svolga i suoi compiti in modo adeguato; in tal caso l’Autorità adotterà i
necessari provvedimenti a protezione dell’interessato. Va da sé che
l’approvazione del rapporto morale non dà scarico al curatore (o al tutore), il
quale non è sollevato dalle proprie responsabilità (BSK ZGB I, 4a ed. 2010, Geiser, ad. art. 423 vCC n. 6;
CommFam protection de l'adulte, Biderbost,
n. 9 ad art. 415 CC).

                                         In
definitiva l’approvazione dei rendiconti merita conferma. Da censurare è semmai
il ritardo con il quale l’Autorità è intervenuta in una situazione in cui era
palese che il curatore non sarebbe riuscito, per sua stessa ammissione e a
prescindere dai motivi e responsabilità, a portare a termine i compiti così
come conferiti.

 

                                   6.   La
reclamante contesta la remunerazione riconosciuta al curatore, in particolare
eccepisce il fatto che, a inizio mandato, l’Autorità non ha stabilito a quanto
ammontava la remunerazione e il tempo presumibilmente necessario per
l’adempimento dei compiti come invece previsto all’art. 16 cpv. 2 ROPMA. A
torto. In effetti dagli atti risulta un verbale del 5 giugno 2013 dell’Autorità
di protezione relativo ad un incontro con CURA 1, PI 2 e RE 1. Scopo dello
stesso era la presentazione ai genitori del curatore che ha confermato di
accettare il mandato e la mercede oraria di fr. 40.– l’ora con un impegno di 40
ore e l’obbligo di informare l’Autorità di protezione in caso di superamento del
monte ore. La censura cade quindi nel vuoto.

 

                                   7.   Ai sensi degli artt. 49 LPMA e 16 ROPMA i curatori hanno diritto a un
compenso commisurato al lavoro svolto e alla situazione patrimoniale del
pupillo e al rimborso spese.

                                         La reclamante contesta preliminarmente già il solo fatto di dovere una
merce al curatore siccome non avrebbe svolto il lavoro richiesto. Ora, se è ben
vero che egli non ha potuto svolgere compiutamente il compito conferito, egli è
rimasto diverso tempo in carica e ha comunque svolto differenti attività che
hanno in particolare coinvolto il padre e il figlio, non la madre con la quale
egli non intratteneva nessun contatto e al consenso della quale egli non doveva
certo sottoporre gli atti che intendeva compiere come, per esempio, quello di
discutere con i docenti del figlio; i curatori ricevono si dei compiti ma sono
autonomi nella scelta della modalità di gestione del mandato. Malgrado i limiti
operativi il curatore ha quindi svolto delle attività che possono anche non
essere piaciute alla madre, ma questo non basta per mettere in discussione il
principio della remunerazione.

 

                                   8.   Con la decisione impugnata l’Autorità di protezione ha proceduto alla
tassazione della mercede richiesta dal curatore. In particolare, rispetto alle
pretese avanzate – fr. 4'151.35 di mercede, fr. 480.– di trasferte e fr. 313.70
di spese – l’Autorità ha proceduto ad una importante e dettagliata decurtazione
riconoscendo, alla fine, una mercede complessiva di fr. 2'681.35, fr. 480 di
spese di trasferta e fr. 213.80 di spese. In buona sostanza, considerato che a
inizio mandato era stata fissata una indennità di fr. 40.– all’ora, l’Autorità
ha depennato poco meno di 37 ore.

                                         La
reclamante lamenta il fatto che sono state accolte solo una parte delle voci di
note da lei puntualmente contestate con osservazioni 6 settembre 2016; ella
riporta quindi nel reclamo le singole voci aggiungendo “contestato” per le
argomentazioni già espresse e che richiama integralmente.

                                         Ora, in
ambito di reclamo ogni contestazione va debitamente motivata, l’allegato deve
contenere sia le conclusioni sia i motivi (art. 70 cpv. 1 LPAmm), un richiamo
ad altri scritti non è sufficiente. Nella misura in cui la reclamante si limita
a contestare le voci senza indicare i motivi e senza confrontarsi con le
argomentazioni addotte dall’Autorità di protezione in merito alle decurtazioni
operate le stesse non possono essere considerate.

                                         Ci si limita non di meno ad osservare che il curatore è rimasto in
carica circa 33 mesi; tenuto conto della merce complessiva e del montante ore
approvati risulta che gli è stata riconosciuta un’attività mensile media di
all’incirca 2 ore, tempo che, anche considerando i limiti operativi, non
risulta sproporzionato.

 

                                   9.   Infine, il fatto che al curatore siano state anticipate mensilmente
delle indennità è di per sé ammissibile. Il cpv. 4 dell’art. 17 ROPMA prevede
infatti che il curatore può chiedere il rimborso delle spese o un anticipo
sull’indennità già nel corso dell’anno. Questo non dispensa tuttavia il
curatore di inoltrare il conteggio complessivo a fine anno unitamente al
rapporto e, se del caso, finanche di restituire gli importi versati che
superano l’indennità per finire riconosciuta dall’Autorità di protezione.

 

                                10.   L’art. 276 cpv. 2
CC prevede che i costi delle misure prese a tutela del
figlio rientrano nell'obbligo di mantenimento dei genitori (Meier/Stettler, Droit de la filiation, 5ª ed.,
Losanna–Ginevra 2014, pag. 704 nota
2461; Wullschleger in:
FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 4
delle osservazioni generali agli art. 276–293 CC); sono
quindi i genitori a dover provvedere al sostentamento dei figli, inclusi i
costi per le misure prese a loro protezione che devono, in
principio, essere suddivisi equamente fra di loro (art. 276 CC; Wullschleger in: FamKommentar Scheidung, Berna 2005, ad. osservazioni generali agli art. 276–293 CC n. 4; Meier/Stettler, Le droit de filiation, 5ª ed, pag. 704 n. 2461).

                                         A norma
dell’art. 19 LPMA, i costi di gestione (mercede, spese, tasse) della misura
tutoria sono a carico della persona interessata o di chi è tenuto al suo
sostentamento (cpv. 1).

                                         Alla luce di
ciò, la decisione dell’Autorità di protezione di porre a carico dei genitori in
ragione di metà ciascuno i costi per la mercede del curatore e le tasse e spese
di giustizia per l’emanazione della decisione impugnata non presta quindi
fianco a critiche.

 

                                11.   Visto
quanto sopra il reclamo è respinto e la decisione impugnata confermata. Tasse e
spese di giustizia seguono la soccombenza e sono poste a carico della signora RE
1.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto

 

                                   2.   Gli
oneri del reclamo consistenti in:

                                         a)  tassa di giustizia    fr. 800.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
850.–

                                         sono posti a
carico di RE 1.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

   

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

                                         -

 

 

Il giudice supplente                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso
in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro
le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art.
95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore
litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso
in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.