# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 29055bed-b4fc-5dc9-9484-d26355d14e16
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.05.2010 D-2966/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2966-2010_2010-05-03.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2966/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3  m a g g i o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice 
Nina Spälti Giannakitsas;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Togo,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 23 aprile 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2966/2010

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha inoltrato il  23 marzo 2010 in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha consegnato al richiedente lo stesso giorno 
(cfr. incarto UFM act. A3) e mediante il quale l'ha reso attento circa la 
necessità  di  consegnare,  entro  le  48 ore  successive  all'inoltro  della 
sua istanza, un documento d'identità o di  viaggio, con comminatoria 
che, in caso di mancata consegna e in assenza di motivi scusabili, non 
si entra nel merito della sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione  del  2  aprile  2010  (di  seguito  verbale  1)  e  del 
23 aprile 2010 (di seguito verbale 2),

il verbale della decisione orale dell'UFM del 23 aprile 2010 (cfr. avviso 
di notifica e di ricevuta sottoscritto dal ricorrente, act. A13),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
26 aprile 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro la precitata 
decisione  dell'UFM  e,  contestualmente,  la  domanda  d'assistenza 
giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese 
processuali e del relativo anticipo,

la copia dell'incarto dell'UFM pervenuta al TAF via fax il 28 aprile 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

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che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere cittadino del Togo e di essere nato a B._______, dove avrebbe 
vissuto prima dell'espatrio nel (...),

che egli ha dichiarato di avere lasciato il suo Paese d'origine per paura 
di  venire arrestato  una seconda volta  dalle  forze di  polizia;  che egli 
sarebbe  stato  arrestato  a  fine  (...)  mentre  partecipava ad  un'azione 
propagandistica  indotta  dal  partito  d'opposizione  nel  periodo  della 
campagna per le elezioni; che, grazie all'aiuto di un prete, egli sarebbe 
riuscito a fuggire dal carcere di C._______ ad inizio (…),

che lo stesso giorno tale prete l'avrebbe condotto in auto all'aeroporto 
di C._______, da dove avrebbe preso un aereo per la D._______; che 
in  D._______  egli  sarebbe  stato  accolto  da  una  persona  amica  del 
prete, la quale l'avrebbe condotto in Svizzera,

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

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che nel verbale della decisione impugnata del 23 aprile 2010 l'UFM ha 
sottolineato,  da  un  lato,  che  il  richiedente  non  ha  consegnato  alle 
autorità competenti in materia d'asilo nessun documento d'identità o di 
viaggio  suscettibile  d'identificarlo,  e,  dall'altro  lato,  ha  stabilito  che 
nessuna delle eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel 
caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso il Togo siccome lecita, esigibile 
e possibile, 

che  nel  ricorso  l'insorgente,  richiamati  i  fatti  già  esposti  in  sede  di 
audizione,  in  primis  contesta  che nel  caso concreto  non sussistano 
motivi  scusabili  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi;  che,  a  tal 
proposito,  egli  allega  di  non  avere  mai  posseduto  un  passaporto, 
benchè  ne  avesse  fatto  richiesta,  e  che  la  sua  carta  d'identità  gli 
sarebbe  stata  sottratta  dal  suo  domicilio  durante  la  sua  prigionia, 
ragione  per  cui,  trovandosi  attualmente  in  Svizzera,  gli  sarebbe 
impossibile  procurarsi  qualsivoglia  documento  d'identità;  che  egli 
conferma  di  avere  viaggiato  nelle  circostanze  addotte  in  sede  di 
audizione; che, inoltre, egli contesta che nella fattispecie non ricorrano 
i presupposti dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi circa la necessità di ulteriori 
chiarimenti per l'accertamento della qualità di rifugiato o dell'esistenza 
di un impedimento all'esecuzione dell'allontanamento; che, a suo dire, 
l'UFM avrebbe infatti valutato troppo frettolosamente, arbitrariamente e 
sommariamente la sua domanda d'asilo; che, circa le argomentazioni 
apportate  da  detto  Ufficio,  egli  sottolinea  che,  nonostante  le  sue 
lacune  in  merito  alla  politica  del  Togo,  il  suo  racconto  sarebbe 
verosimile  e  che  le  autorità  preposte  ai  controlli  aeroportuali  non 
necessariamente  sarebbero  al  corrente  del  fatto  che  egli  sarebbe 
considerato  un nemico dal  regime,  come del  resto dimostrerebbe la 
sua  fuga;  che,  infine,  egli  auspica  che  sia  esaminata  l'inesigibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  al  fine  di  poter  beneficiare 
dell'ammissione provvisoria,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 

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dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
di  dispensa  dal  versamento  anticipato  delle  presumibili  spese 
processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che,  in  merito  all'asserito  viaggio  d'espatrio,  l'interessato  ha  in 
particolare dichiarato di avere viaggiato senza passaporto e munito di 
quattro  fogli  formato  A4 portanti  la  sua foto,  le  sue generalità  e  dei 
timbri (cfr. verbale 1 pag. 7); che le autorità (...) l'avrebbero controllato 
all'arrivo in D._______, visionando tali fogli, e poi lasciato proseguire; 
che  egli  ha  dichiarato  di  avere  consegnato  detti  fogli  ad  una  terza 
persona, contattata precedentemente dal prete che l'avrebbe aiutato a 
lasciare  il  carcere  (cfr.  ibidem  pag.  7),  rispettivamente,  secondo 
un'altra versione, di avere varcato anche il confine (...)-svizzero munito 
di tali fogli (cfr. ibidem pag. 8); che il richiedente non è stato in grado di 
indicare né il  luogo della fermata intermedia effettuata, né la città di 

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arrivo (cfr. ibidem pag. 8), ed ha affermato di non avere dovuto pagare 
nulla per il  viaggio intrapreso, in quanto gli  sarebbe stato offerto dal 
prete summenzionato (cfr. ibidem pag. 9), 

che è del tutto inverosimile che egli  abbia potuto superare i  controlli 
aeroportuali  in  D._______ sprovvisto  di  documenti  d'identità  ufficiali, 
rispettivamente  con  dei  semplici  fogli  formato  A4,  e  che  le  autorità 
preposte  ai  controlli  abbiano  visionato  tali  fogli  integralmente, 
permettendogli di varcare il suolo (...),

che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che il ricorrente non può avere 
viaggiato nelle circostanze descritte,

che, peraltro, la risposta del ricorrente alla domanda circa il  luogo in 
cui  si troverebbe la sua carta d'identità (vale a dire "A B._______, a 
casa mia", cfr. verbale 1 pag. 4) è in contraddizione con la spiegazione 
resa poco dopo secondo cui detto documento gli sarebbe stato invece 
rubato  (cfr.  ibidem  pag.  4);  che,  inoltre,  egli  ha  reso  risposte 
inattendibili circa detto furto, rispettivamente dei beni sottrattigli, dando 
in tal  guisa l'impressione che tale episodio non si  sia,  in realtà,  mai 
verificato, rispettivamente che egli  non abbia mai  perso la sua carta 
d'identità  (cfr.  verbale  2  pag.  2/D7-11);  che  tale  tesi  risulta  altresì 
suffragata dalla risposta del ricorrente stesso, secondo cui si potrebbe 
far inviare dal fratello una copia di tale documento via fax (cfr. ibidem 
pag. 3/D15); che, per di più, mal si comprende come mai il ricorrente, 
nel caso in cui fosse veramente stato vittima di un furto, non avrebbe 
più  a  disposizione  nessun  documento  d'identità  ma,  al  contempo, 
sarebbe  in  grado,  come  lui  stesso  ha  dichiarato,  di  presentare  alle 
autorità un certificato di  nascita (cfr. ibidem pag. 2/D10); che, infine, 
egli ha avuto tre settimane di tempo tra l'audizione sulle generalità, in 
cui  egli  è  stato  messo a  conoscenza del  dovere  di  versare  agli  atti 
documenti d'identità (cfr. verbale 1 pag. 5), e la seconda audizione, per 
procurarsi un documento d'identità; che egli, invece, nonostante abbia 
dichiarato  di  avere,  in  passato,  fatto  richiesta  per  il  rilascio  di  un 
passaporto e di disporre di parenti in Patria, si è limitato a giustificare 
la  mancata  consegna  di  documenti  d'identità  con  l'allegata  e  non 
meglio precisata impossibilità di fare alcunchè (cfr. verbale 1 pag. 5), 
rispettivamente a dichiarare di poter provare a contattare il fratello per 
farsi  inviare  una copia  della  sua carta  d'identità  (cfr. verbale  2  pag. 
3/D15),

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che,  d'altronde,  circa  l'assenza  di  giustificazioni  per  la  mancata 
consegna  di  documenti  d'identità  sino  ad  oggi,  non  soccorre 
l'insorgente  la  stereotipata  allegazione  ricorsuale  secondo  cui  gli 
sarebbe  impossibile  farsi  pervenire  il  passaporto  visto  che  non 
l'avrebbe  mai  posseduto  (cfr.  ricorso  pag.  2),  in  quanto  tale 
affermazione  non  rappresenta  un  motivo  scusabile  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi,

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti, 
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli  dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni 
della causa, 

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 

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persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere espatriato su 
consiglio del prete che l'avrebbe liberato dal carcere e perchè ricercato 
dalle  autorità  a  causa  delle  sue  attività  politiche  in  seno  al  partito 
d'opposizione,

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione,

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, a guisa d'esempio, egli ha reso versioni discordanti circa il nome 
del partito per il quale avrebbe partecipato ad azioni propagandistiche, 
parlando  dapprima  di  "U.F.B"  (cfr.  verbale  1  pag.  6)  e,  poi,  invece, 
durante  la  seconda  audizione,  di  "U.F.C" (cfr. ad  es. verbale  2  pag. 
4-/D25 e 33); che, nonostante egli, a suo dire, abbia partecipato a tali 
azioni  per  quattro  giorni,  non  è  stato  in  grado  di  indicare  né  il 
significato  dell'acronimo  del  partito  d'opposizione,  né  il  capo  di 
quest'ultimo,  né  le  scritte  apportate  sugli  striscioni  utilizzati 
(cfr. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 pag. 4/D34-35); che gli ha raccontato 
l'attività di propaganda, durata quattro giorni, ed il suo fine in maniera 
del tutto stereotipata e povera di dettagli (cfr. verbale 2 pagg. 4-5/D36, 
40 e  43),  nonché  contraddittoria,  allegando che  il  gruppo di  attivisti 
sarebbe stato vestito completamente di  giallo (cfr. verbale 1 pag. 6), 
rispettivamente  di  blu  (cfr.  verbale  2  pag.  5/D41);  che,  nonostante 
abbia,  a  suo  dire,  trascorso  otto  giorni  in  cella,  egli  ha  descritto  la 
detenzione in maniera carente di dettagli e stereotipata (cfr. verbale 1 
pag. 6 e verbale 2 pag. 6/D54-57), 

che, nel gravame, l'insorgente ha giustificato le sue risposte lacunose 
in fatto di politica con il fatto di essere una persona semplice, senza 
tuttavia prendere posizione circa le svariate contraddizioni emerse dal 
suo  racconto  e  rettamente  rilevate  dall'UFM  a  fondamento 
dell'inverosimiglianza dei suoi motivi d'asilo,

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che,  di  conseguenza,  v'è  ragione  di  concludere  alla  manifesta 
inverosimiglianza dei motivi d'asilo addotti dal ricorrente, 

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale 
amministrativo  federale  E-423-2009  dell'8  dicembre  2009  consid.  8, 
destinata alla pubblicazione), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Togo  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 

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Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che, inoltre, il TAF – ritenuta la situazione generale vigente in Togo – 
reputa  l'esecuzione  dell'allontanamento  in  detto  Paese  come 
ragionevolmente  esigibile  (cfr.  Sentenza  del  TAF  D-4985/2007  del 
15 settembre 2009 e relativi riferimenti),

che, per quanto attiene alla situazione personale dell'insorgente, egli è 
tuttora giovane, ha frequentato (...) anni di scuola dell'obbligo e vanta 
di esperienza lavorativa quale (...) e (...) (cfr. verbale 1 pag. 2); che egli 
dispone in Patria di  una rete familiare, vivendo in loco due (...),  una 
(...) e gli (...) (cfr. ibidem pag. 3); che, inoltre, egli non ha preteso nel 
gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 
la sua ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad 
un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure  dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 

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materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura le spese processuali,  di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il l Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a:

- ricorrente, tramite il  Centro di registrazione e procedura di Chiasso 
(Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e procedura di Chiasso (via fax, per 
l'incarto N [...], con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente e 
di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- E._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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