# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a4889f17-c280-5a09-9646-87f28f6f44b7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-09-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.09.2020 D-4444/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4444-2020_2020-09-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4444/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  s e t t e m b r e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), con la moglie 

B._______, nata il (…), ed i figli 

C._______, nata il (…), 

D._______, nata il (…), 

E._______, nata il (…), 

F._______, nato il (…), 

Stato sconosciuto,   

tutti patrocinati dall’avv. Hüsnü Yilmaz,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 31 agosto 2020 / N (…) 

 

 

D-4444/2020 

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Visto: 

la domanda di asilo presentata in Svizzera dagli interessati il 6 giugno 

2020, 

i rilevamenti dei dati personali che si sono svolti il 12 giugno 2020, 

i riscontri dattiscolopici attestanti un’entrata illegale in Croazia dei ricorrenti 

avvenuta il 17 settembre 2019 (di seguito: SEM), 

i verbali dei colloqui personali di A._______ e B._______ ai sensi dell’art. 

5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determina-

zione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di pro-

tezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino 

di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino 

III), che hanno avuto luogo il 17 giugno 2020, 

le domande di presa in carico dei richiedenti presentate il 18 giugno 2020 

dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) all’attenzione 

delle autorità croate preposte in applicazione dell’art. 13 par. 1 Regola-

mento Dublino III, 

le dichiarazioni di accettazione del trasferimento emesse dalle autorità 

croate il 17 agosto 2020, 

la richiesta di delucidazioni sullo stato della procedura e la contestuale do-

manda a sapere quando gli interessati sarebbero stati convocati per un’au-

dizione trasmessa il 24 agosto 2020 all’autorità inferiore da codesto patro-

cinatore, 

la decisione della SEM del 31 agosto 2020 (notificata il 1° settembre 2020), 

mediante la quale detta Segreteria non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato l’allonta-

namento dei richiedenti l’asilo verso la Croazia, 

il ricorso del 7 settembre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 8 settembre 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione e per il cui 

tramite gli interessati hanno preliminarmente richiesto la restituzione 

dell’effetto sospensivo previa dichiarazione di ricevibilità nonché la fissa-

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zione di un congruo termine per produrre della documentazione e deposi-

tare delle osservazioni complementari; in via principale di voler accogliere 

il gravame riformando la decisione avversata nel senso della trattazione 

nazionale della domanda d’asilo; sussidiariamente di annullare la predetta 

e di retrocedere gli atti all’autorità inferiore per ulteriore istruzione e l’emis-

sione di una nuova decisione, 

la documentazione ad essa allegato, e meglio, la fotografia di una scher-

mata Windows nella quale figurano delle presunte carte di legittimazione 

emesse in favore dei richiedenti il 9 settembre 2019 dal Centro temporaneo 

di ricezione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (di seguito 

OIM) di Borici, sito nella Bosnia occidentale, 

l’incarto elettronico dell’autorità inferiore, del quale il Tribunale ha preso 

integralmente conoscenza, 

le misure volte alla sospensione dell’allontanamento in via supercautelare 

dell’allontanamento ordinate dal Tribunale il 9 settembre 2020, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della decisione 

impugnata (art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF), 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente fondati sono decisi dal giudice in qualità di 

giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 si rinuncia allo scambio di scritti, 

che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che in specie la SEM ha considerato competente la Croazia per l’esame 

della domanda d’asilo degli insorgenti,  

che nel ricorso è in primo luogo censurata tale competenza; che i ricorrenti 

avrebbero invero trovato rifugio nel Centro temporaneo di ricezione dell’Or-

ganizzazione internazionale per le migrazioni di Borici (Bosnia ed Erzego-

vina) sin dal 9 settembre 2019 e si sarebbero diretti in Svizzera a partire 

da tale luogo; che sarebbero stati respinti dalle autorità Croate oltre un 

anno orsono; che dipoi, le informazioni fornite alla Croazia nel contesto 

della domanda di riammissione sarebbero incomplete visto che il loro re-

spingimento ed il soggiorno in Bosnia ed Erzegovina non sarebbero stati 

menzionati correttamente; che conto tenuto della durata della permanenza 

in tale Paese, che non è parte del sistema Dublino, in assenza di nuove 

prove di attraversamento del confine con la Croazia i ricorrenti non potreb-

bero esservi rinviati, 

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che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che così, nell’ambito di una procedura di presa in carico, il richiedente 

l’asilo può censurare l’errata applicazione di tutte le disposizioni del rego-

lamento Dublino III che concorrono alla determinazione dello Stato compe-

tente e ciò anche nel caso in cui lo Stato membro richiesto abbia dato il 

proprio assenso all’ammissione (cfr. DTAF 2017 VI/9 consid. 5.1–5.2; por-

tata precisata dalla sentenza F-1499/2018 del 25 novembre 2019, consid. 

6.4.1.3), 

che ai sensi dell’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III, quando è accertato, 

sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui all’ar-

ticolo 22, paragrafo 3 del medesimo, che il richiedente ha varcato illegal-

mente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese 

terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è 

competente per l’esame della domanda di protezione internazionale; che 

detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversamento clan-

destino della frontiera, 

che tuttavia, detta competenza decade se lo Stato richiesto può stabilire 

che l’interessato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno 

tre mesi, sempre che l’interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno 

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in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (art. 19 par. 2 

Regolamento Dublino III), 

che in concreto, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo 

consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che 

gli insorgenti, e meglio, A._______ e B._______, sono stati interpellati dalle 

autorità croate il 17 settembre 2019 presso Donji Lapac, 

che sentiti al riguardo nel corso dei sopracitati colloqui Dublino, essi hanno 

affermato di essere giunti in Bosnia ed Erzegovina dalla Turchia, Paese nel 

quale avrebbero soggiornato per circa otto mesi facendo vari tentavi di pe-

netrare in territorio comunitario via la Croazia, salvo venir registrati in una 

sola occasione, proprio a settembre del 2019, 

che ciò non di meno, né nel corso della procedura di prima istanza né con-

testualmente al ricorso, gli insorgenti hanno saputo rendere verosimile di 

essersi allontanati dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, at-

teso che le presunte carte di legittimazione dell’IOM, di cui è stata prodotta 

una fotografia peraltro a valore probatorio estremamente ridotto, risultano 

antecedenti alla registrazione dattiloscopica  del 17 settembre 2019 (sul 

grado della prova e gli elementi che possono essere considerati si veda la 

sentenza del Tribunale E-7196/2017 del 19 marzo 2018  

consid. 4), 

che nella presente disamina la questione dell’eventuale permanenza in Bo-

snia ed Erzegovina per più di tre mesi è d’altro canto priva di rilevanza 

rispetto alla competenza, atteso che B._______, nel colloquio Dublino cui 

è stata sottoposta, ha espressamente affermato che lei ed i famigliari qui 

ricorrenti sarebbero nuovamente transitati illegalmente dalla Croazia prima 

di raggiungere la Svizzera nel giugno del 2020, cosa rende di principio nuo-

vamente opponibile il criterio di cui all’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino 

III, 

che le informazioni fornite dalla SEM alle autorità croate nel contesto della 

domanda di ammissione ossequiano inoltre i criteri prescritti dalla giurispru-

denza (cfr. sentenza del Tribunale E-2532/2016 del 28 aprile 2016, con 

riferimenti e FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, Das Europäische 

Asylzuständingkeitsystem, Vienna 2014, pag. 178 -180) e la richiesta è 

stata regolarmente presentata nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III ed accolta senza riserve dalle autorità croate,  

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che la competenza della Croazia per la trattazione della domanda d’asilo 

degli interessati è dunque di principio data,  

che su tali presupposti, la presentazione di nuovi mezzi di prova finalizzati 

ad attestare la permanenza degli insorgenti in Bosnia ed Erzegovina non 

risulterebbe ad ogni modo decisiva,  

che nel ricorso il patrocinatore degli insorgenti fa oltremodo presente che 

le autorità croate avrebbero direttamente espulso i ricorrenti verso la Bo-

snia ed Erzegovina al fine di impedire loro di depositare una domanda 

d’asilo; che la Croazia non avrebbe fornito alcuna garanzia quanto alla loro 

presa a carico; che le organizzazioni umanitarie avrebbero messo seria-

mente in causa tale paese, accusandolo di maltrattamenti nei confronti dei 

richiedenti l’asilo, i quali verrebbero espulsi in condizioni inumane e degra-

danti proprio verso la Bosnia ed Erzegovina; che gli insorgenti rientrereb-

bero in tale casistica; che il loro vissuto susciterebbe forti inquietudini, 

conto tenuto del fatto che le forze dell’ordine del paese balcanico siano 

giunte sino a torturare i migranti, cosa che avrebbe anche fatto sì che la 

Corte Edu domandasse chiarimenti al riguardo; che in questo senso, un 

rinvio degli insorgenti configurerebbe senz’altro una violazione degli art. 3 

e 8 CEDU mettendo altresì a rischio l’interesse superiore dei fanciulli inclusi 

nella procedura; che per di più, i ricorrenti non sarebbero stati sentiti né 

invitati a produrre prove rispetto al loro respingimento forzato verso la Bo-

snia ed Erzegovina, di modo che, gli sarebbe stato negato ogni diritto di 

partecipazione alla procedura; che anche gli aspetti di natura medica 

avrebbero meritato maggiore attenzione, 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,  

che inoltre, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (OAsi 1, RS 142.311), se  

« motivi umanitari » lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-

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rebbe competente per il trattamento della domanda; che detta facoltà con-

cretizza la cosiddetta « clausola di sovranità » prevista dall’art. 17 par. 1 

Regolamento Dublino III e secondo la quale in deroga ai criteri di compe-

tenza ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di 

protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da 

un apolide, anche se tale esame non gli compete, 

che qualora, invece, il trasferimento nel paese di destinazione contrav-

venga ad una disposizione imperativa del diritto internazionale, tra cui le 

norme protettrici della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la 

clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il 

Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1), 

che in linea di principio si presume che la Croazia rispetti gli obblighi che 

le incombono in virtù del diritto internazionale, in particolare il principio di 

non respingimento espressamente sancito dall’art. 33 della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

nonché il divieto di maltrattamenti sancito dall’art. 3 della CEDU e dall’art. 

3 della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),  

che tale presunzione può tuttavia essere validamente sovvertita allor-

quando sussistano fondati e comprovati motivi per ritenere che la persona 

oggetto dell’ordine di trasferimento corra un rischio reale di subire un trat-

tamento contrari ai disposti citati (cfr. DTAF 2012/27 consid. 6.4),  

che diversi organismi internazionali hanno recentemente segnalato il re-

spingimento nei Paesi vicini di richiedenti asilo entrati in Croazia senza che 

la loro richiesta di protezione venisse esaminata dalle autorità preposte 

(cfr. sentenza del Tribunale F-1890/2020 del 16 aprile 2020 consid. 4.2), 

che su tali presupposti, il Tribunale, nella sentenza di riferimento E-

3078/2019 del 12 luglio 2019, ha sancito la necessità di esaminare in ma-

niera minuziosa ed individualizzata le domande delle persone che sono 

transitate da tale Paese, segnatamente in presenza di indizi di respingi-

menti forzato « push-backs » alla frontiera con la Bosnia ed Erzegovina e 

di impedimento a depositare una richiesta di protezione in Croazia, atteso 

che una tale costellazione potrebbe comportare la violazione del principio 

di non respingimento nonché un trattamento degradante ai sensi  

dell’art. 3 CEDU, 

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che il Tribunale ha altresì rilevato che la presenza di fanciulli in tenera età 

nel nucleo famigliare impone un approfondimento ancor più puntuale di tali 

aspetti (cfr. secondo il senso la sentenza E-4788/2019 del 25 settembre 

2019), 

che in concreto, nel corso dei colloqui Dublino, gli interessati hanno effetti-

vamente asserito di essere stati respinti dalle autorità croate per ben dodici 

volte nonostante la presenza dei loro fanciulli e in un caso di essere stati 

trattenuti per due giorni; che essi sarebbero stati identificati in una sola 

occasione; che chiamati ad esprimersi sull’eventualità di essere trasferiti in 

tale Paese, gli insorgenti hanno segnatamente affermato che le autorità 

croate “non li avrebbero ascoltati mandandoli via” di “essere stati trattati 

molto male” provando sofferenza, 

che ciò non di meno, l’autorità inferiore non ha ritenuto opportuno istruire 

ulteriormente la questione omettendo altresì di porre ai predetti qualsivo-

glia questione sulle modalità in cui si sarebbero svolti i respingimenti, 

che nonostante l’espressa richiesta orientativa del loro patrocinatore di fi-

ducia, notificatosi già nel corso della procedura di prima istanza, la SEM 

non ha inoltre svolto accertamenti o audizioni complementari, 

che nella decisione avversata la questione a sapere come e quando i qui 

ricorrenti siano stati respinti non viene del resto minimamente affrontata né 

valutata, 

che tale provvedimento, per quanto riguarda tale aspetto fa infatti unica-

mente riferimento a dei chiarimenti di ordine generale forniti dall’Amba-

sciata svizzera in Croazia che questo Tribunale ha già giudicato insuffi-

cienti nel contesto dell’analisi individualizzata prescritta dalla giurispru-

denza (cfr. sentenza del Tribunale F-661/2020), 

che agendo di sorta, l’autorità inferiore ha così omesso di accertare in 

modo completo i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi; 

art. 49 lett. b PA; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 con rivii), 

che il ricorso va dunque accolto, cosa che comporta l’annullamento della 

decisione della SEM del 31 agosto 2020 e la restituzione degli atti all’auto-

rità inferiore affinché la stessa proceda con le misure istruttorie ai sensi dei 

considerandi (art. 61 cpv. 1 PA) e provveda, se del caso, ad emanare una 

nuova decisione rispettosa della presente sentenza, 

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che per effetto della presente decisione finale, le richieste processuali ri-

sultano prive d’oggetto e saranno se del caso da riproporsi in sede di prima 

istanza, 

che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 

63 cpv. 1 seg. PA), 

che la parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie 

derivanti dalla causa (art. 64 PA; art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]; art. Art. 111ater 

LAsi) e ciò anche in assenza di una richiesta formale in tal senso (cfr. 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. marg. 4.65), 

che le parti che chiedono la rifusione di ripetibili devono presentare al TAF, 

prima della pronuncia della decisione, una nota particolareggiata delle 

spese ed il TAF fissa l’indennità dovuta alla parte sulla base di tale nota. In 

difetto di tale nota il TAF fissa l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. 

art. 14 TS-TAF), 

che nella fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per 

spese ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa 

in CHF 550.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA com-

presi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF),  

che la pronuncia è definitiva,  

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 11 

 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 31 agosto 2020 è annullata 

e gli atti di causa le sono ritrasmessi affinché abbia a procedere ai sensi 

dei considerandi. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

La SEM rifonderà ai ricorrenti un’indennità per spese ripetibili pari a CHF 

550.–. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: