# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 707eff13-013f-55b7-bbc2-d934189a4d83
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Praxis des Kantonsgerichts 00.00.0000 PKG 2017 3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_001_PKG-2017-3_0000-00-00.pdf

## Full Text

PKG 2017 3 

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3 – Azione di rivendicazione e di alcune particelle del regis- 
tro fondiario di proprietà ecclesiastica.

– Una disposizione che rende necessaria l‘autorizzazione 
dell‘Ordinariato vescovile per contrarre obbligazioni è 
nulla (consid. 3.4).

– Le norme di diritto canonico non producono nessun ef- 
fetto, nel senso che non ne deriva nessun diritto o obb- 
ligo giuridicamente vincolante per le autorità civili o per 
i cittadini. Un tribunale civile non può applicare il diritto 
canonico (consid. 3.5).

– La costituzione di una nuova fondazione ecclesiastica di 
diritto privato non può portare allo scioglimento di una 
preesistente fondazione ecclesiastica di diritto pubblico. 
Nella fattispecie i presupposti della capacità processua- 
le dell‘appellante per rivendicare dei beni sono adempiu- 
ti (consid. 4).

– Eigentumsklage betreffend einzelne Parzellen des 
Grundbuchs in kirchlichem Eigentum.

– Eine Bestimmung, die das Eingehen von Obligationen der 
Erfordernis einer Bewilligung zur Klage seitens des 
Bischöflichen Ordinariats unterstellt, ist nichtig (E. 3.4).

– Die Normen des kanonischen Rechts entfalten insofern 
keine Wirkung, als aus ihnen keine für die zivilen Be- 
hörden oder für die Bevölkerung rechtlich verbindliche 
Rechte oder Obligationen abgeleitet werden können. Ein 
Zivilgericht hat nicht kanonisches Recht anzuwenden (E. 
3.5).

– Die Gründung einer privatrechtlichen kirchlichen Stif- tung 
kann nicht zur Auflösung einer vorbestehenden 
kirchlichen Stiftung des öffentlichen Rechts führen. Vor- 
liegend sind die Bedingungen der Prozessfähigkeit der 
Berufungsklägerin zur Rückforderung von Gütern gege- ben 
(E. 4).

Fattispecie:
A. In data 27 gennaio 2014 il Comune Parrocchiale di Z._ e la Fon- 

dazione X._ hanno inoltrato una domanda di conciliazione  nei  confronti 
della Fondazione Y._ concernente la rivendicazione di alcune particelle del 
registro fondiario di Z._, fra cui anche la Chiesa X._. L‘udienza di concilia- 
zione ha avuto luogo il 29 aprile 2014 e, poiché le parti non hanno trovato

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un accordo, in data 30 aprile 2014 il Giudice di pace del Distretto Moesa ha 
rilasciato l‘autorizzazione ad agire.

B. Il 22 agosto 2014 il Comune Parrocchiale di Z._, rappresentante 
per la Fondazione X._, ha presentato una petizione contro la Fondazione 
Y._ al Tribunale distrettuale Moesa con le seguenti richieste:

„I. IN VIA PRINCIPALE
1. La petizione della Fondazione X._ è accolta.
2.1 È pertanto accolta la rivendicazione della proprietà a suo favo- 

re delle seguenti particelle in territorio di Z._, con ordine all‘ufficiale dei re- 
gistri di procedere al trasferimento di proprietà entro 30 giorni dalla crescita 
in giudicato della sentenza dei seguenti beni:

– particella N. 1_ ;
– particella N. 2_;
– particella N. 3_ ;
– particella N 4_;
– particella N.5_;
– particella N. 6_;
– particella N. 7_ ;
– particella N. 8_;
– particella N. 9_ ;
– particella N. 10_;
– particella N. 11_;
– particella N. 12_;
– particella  N. 13_.
2.2 La Fondazione Y._, Z._ è condannata a versare alla Fondazio- 

ne X._, Z._ CHF 293‘760.00 oltre interessi al 5% dal 27 gennaio 2014 quale 
provento della vendita della particella no. 600 RFD Z._.

3. Tutte le spese sono poste a carico della convenuta ivi comprese 
le spese di conciliazione di CHF 400.00 con l‘obbligo di rifondere all‘attrice 
CHF 30‘000.00 a titolo di ripetibili, con riserva di adeguamento in caso di 
causa.

I. IN VIA SUBORDINATA
1. La petizione della Fondazione X._ è accolta.
2.1 È pertanto accolta la rivendicazione della proprietà a suo favo- 

re delle seguenti particelle in territorio di Z._, con ordine all‘ufficiale dei re- 
gistri di procedere al trasferimento di proprietà entro 30 giorni dalla crescita 
in giudicato della sentenza dei seguenti beni:

– particella N. 1_ ;
– particella N. 2_;
– particella N. 3_ ;
– particella N. 4_ ;
– particella N. 5_ ;

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– particella N. 6_;
– particella N. 7_ ;
– particella N. 8_;
– particella N. 9_ ;
– particella N. 10_;
– particella N. 11_;
– particella N.12_;
– particella N. 13_;
2.2 La Fondazione Y._, Z._ è condannata a versare alla Fonda- 

zione X._, Z._ CHF 293‘760.00 oltre interessi al 5% dal 27 gennaio 2014 
quale preventi della vendita della particella no. 600 RFD Z._, oltre alla ri- 
fusione dell‘importo che verrà precisato in corso di causa ma almeno CHF 
50‘000.00 oltre interessi al 5% dal 27 gennaio 2014 corrispondenti al ricava- 
to della vendita della particella no. 621 RFD Z._.

3. Tutte le spese sono poste a carico della convenuta ivi comprese 
le spese di conciliazione di CHF 400.00 con l‘obbligo di rifondere all‘attrice 
CHF 30‘000.00 a titolo di ripetibili, con riserva di adeguamento in caso di 
causa.“

C. In risposta alla petizione il 7 novembre 2014 la Fondazione Y._ 
ha presentato al Tribunale distrettuale Moesa le seguenti richieste:

„In via principale
1. La petizione è irricevibile. 
In via subordinata
1. La petizione è respinta. 
In ogni caso
2. Protestate spese, tasse e ripetibili.“
Nella replica del 12 gennaio 2015 e duplica del 6 marzo 2015 le 

parti hanno confermato le loro richieste.
D. Dopo l‘udienza istruttoria del 16 aprile 2015 dinanzi al giudice 

unico del Tribunale distrettuale Moesa, con l‘accordo delle parti, il proce- 
dimento è stato limitato alla questione a sapere se fossero dati i presupposti 
processuali della capacità processuale di parte attrice e della competenza 
del Tribunale distrettuale Moesa. In data 13 gennaio 2016, preso atto della 
rinuncia delle parti al dibattimento, il giudice unico del Tribunale distret- 
tuale Moesa ha fissato un termine per presentare un memoriale scritto, che 
è stato inoltrato il 16 marzo 2016 per la parte attrice e il 17 marzo 2016 per 
la parte convenuta. Parte attrice ha presentato poi delle osservazioni spon- 
tanee il 29 marzo 2016 e parte convenuta ha inoltrato il 31 marzo 2016 le 
proprie osservazioni.

E. Con decisione del 3 maggio 2016, comunicata con la motiva- 
zione il 29 dicembre 2016 il Tribunale distrettuale Moesa ha notificato alle 
parti la decisione. Nel dispositivo ha disposto quanto segue:

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„1. Sia in quanto presentata dal Comune Parrocchiale di Z._, che in 
quanto presentata dalla „Fondazione X._“, la petizione è inammissibile.

2. La tassa di giustizia di CHF 2‘500.– per il presente procedimento 
come pure le spese di conciliazione di CHF 400.–, già anticipate dalla parte 
attrice, rimangono a suo carico, con l‘obbligo di versare alla convenuta CHF 
3‘500.– a titolo di ripetibili.

3. Contro la presente decisione può essere interposto appello, scrit- 
to e motivato, al Tribunale cantonale dei Grigioni, entro 30 giorni dalla no- 
tificazione.

4. Notifica ai patrocinatori delle parti.“
F. Il 2 febbraio 2017 la Fondazione X______e per essa il Comune

Parrocchiale di Z._ hanno presentato appello al Tribunale cantonale contro 
quella decisione con le seguenti richieste:

„I. L‘appello della Fondazione X._, Z._, contro la decisione 29 
dicembre 2016 (inc. no. 115.14.13) è accolto;

II. La decisione 29 dicembre 2016  del  Tribunale  distrettuale Moesa 
è riformata come segue:

‚1. La petizione della Fondazione X._, Z._, è ammissibile.
§ Le eccezioni della Fondazione Y._, Z._, relative alla ricevibilità, 

alla legittimazione dell‘attrice e alla competenza del Tribunale del Distretto 
di Moesa sono respinte.

§§ La causa di cui all‘incarto no. 115.14.13 seguirà il suo corso con 
l‘istruttoria di merito.

2. La tassa di giustizia di CHF 2‘500.– per il presente procedimen- 
to come pure le spese di conciliazione di CHF 400.–, anticipate dalla parte 
attrice sono poste a carico della convenuta, con l‘obbligo di rifondere alla 
prima CHF 3‘500.– a titolo di ripetibili.

3. Invariato.
4. Invariato.‘
III. Tasse di giustizia della procedura d‘appello stabilite in CHF

……… sono poste a carico dell‘appellata con l‘obbligo di rifondere all‘ap- 
pellante CHF 6‘000.00 a titolo di ripetibili d‘appello.“

G. Con risposta dell‘8 marzo 2017 la Fondazione Y._ ha presentato 
al Tribunale cantonale le seguenti richieste:

„1. L‘appello è irricevibile. Eventualmente, per quanto ricevibile, 
l‘appello è respinto.

2. Protestate spese, tasse e ripetibili.“
H. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto 

utile ai fini del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.
Considerandi:
3.1. Nella sua decisione il Tribunale distrettuale Moesa ha ritenu- 

to al considerando 4.2 che il Comune Parrocchiale di Z._ sarebbe un ente

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di diritto pubblico con statuto approvato dall‘autorità di vigilanza. La sua 
capacità di essere parte sarebbe indubbia, mentre potrebbe lasciare per- 
plessi la sua capacità processuale. Infatti, a mente dei giudici di prime cure, 
a norma dell‘art. 18 cpv. 2 dello Statuto del Comune parrocchiale di Z._, 
oltre al voto dell‘Assemblea, sarebbe necessaria l‘autorizzazione a stare in 
lite dell‘Ordinariato vescovile. Secondo il Tribunale distrettuale Moesa non 
solo tale autorizzazione mancherebbe, ma per la stessa ammissione di parte 
attrice non sarebbe stata richiesta, siccome non necessaria o ritenuta con- 
traria alla Costituzione cantonale. Questo basterebbe per dichiarare la peti- 
zione inammissibile, in quanto presentata dal Comune Parrocchiale di Z._.

3.2. L‘appellante ritiene invece che dall‘istruttoria sarebbe emerso 
come vi sarebbe  stato  un chiaro  intervento  del  Vicario  generale  affinché 
la Chiesa cattolica intervenisse nei confronti dell‘appellante per farla de- 
sistere dall‘azione giudiziaria rispettivamente ritirare la causa, mentre la 
Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni avrebbe risposto che sarebbe giu- 
stificata la competenza del Consiglio parrocchiale del Comune parrocchiale 
per l‘amministrazione delle fondazioni ecclesiastiche e che non vi sarebbe 
nessuna contraddizione nel comportamento del Comune  parrocchiale  di 
Z._. A mente dell‘appellante, l‘Ordinariato vescovile non avrebbe mai dato 
l‘autorizzazione ad agire in causa ai sensi dell‘art. 18 cpv. 2 dello Statuto. 
Inoltre l‘avvallo del Vescovo non potrebbe essere criterio di validità della 
delibera assembleare, essendo una limitazione in contrasto con l‘art. 1 dello 
Statuto e con il principio d‘indipendenza e di autonomia decisionale del-       
le corporazioni di diritto pubblico, come quella appellante, garantiti anche 
dalla Costituzione cantonale.

3.3. Per contro, a mente della convenuta in appello, né il Comune 
parrocchiale di Z._ né la fondazione appellante potrebbero agire in questa 
causa. Anche l‘appello sarebbe irricevibile per mancanza di capacità pro- 
cessuale (Comune parrocchiale) e incapacità di essere parte (Fondazione 
X._). Secondo la convenuta in appello, la decisione impugnata sarebbe 
corretta e dovrebbe essere confermata. L‘autorizzazione del Vescovo sa- 
rebbe una condizione in difetto della quale né il Comune parrocchiale né 
una fondazione avrebbero capacità processuale. Né il Comune parrocchia- 
le né la Fondazione X._ non avrebbero mai nemmeno chiesto il permesso 
della Curia per la presente lite. Ne discenderebbe pacifica l‘irricevibilità 
dell‘azione stabilita dal Tribunale di prime cure. A mente della convenuta 
in appello, sarebbe opportuno palesare l‘atteggiamento inaccettabilmente 
opportunistico dell‘attrice, che sosterrebbe non necessarie le autorizza- 
zioni del Vescovo semplicemente perché non vorrebbe assumere il rischio 
di un rifiuto. Sia l‘art. 18 cpv. 2 dello Statuto sia l‘art. 1288 CIC (che im- 
porrebbe alle fondazioni ecclesiastiche di ottenere l‘autorizzazione del 
Vescovo a stare in causa) condizionerebbero la facoltà di stare in lite del

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Comune parrocchiale di Z._ e delle fondazioni ecclesiastiche all‘autoriz- 
zazione del Vescovo.

3.4. Nel presente caso bisogna innanzitutto differenziare la que- 
stione se sia necessaria l‘approvazione dell‘Ordinariato vescovile, come 
autorizzazione ad agire in lite, che verrà esaminata nella presente consi- 
derazione e la questione della capacità processuale risp. della capacità ad 
agire dell‘appellante, che verrà invece esaminata nel seguente considerando
4. Bisogna dunque esaminare se sia nullo o meno l‘art. 18 cpv. 1 lett. l e cpv. 
2 dello Statuto del Comune parrocchiale di Z._ (act. TDM.2.3). Secondo 
questo articolo, l‘Assemblea del Comune Parrocchiale ha la competenza di 
deliberare circa l‘intraprendere liti, lo stare in giudizio, il contrarre debiti     
od obbligazioni, con o senza ipoteca a carico dei beni delle fondazioni ec- 
clesiastiche e affinché la deliberazione dell‘Assemblea sia valida, occorre 
l‘autorizzazione dell‘Ordinariato vescovile.

Giusta l’art. 98 cpv. 2 della Costituzione cantonale “La Chiesa 
evangelica-riformata di Stato e i loro comuni parrocchiali nonché la Chie- 
sa cattolica di Stato e i loro comuni parrocchiali sono corporazioni di di- 
ritto pubblico”. Le Chiese di Stato di entrambe le  confessioni  sottostanno 
ai principi che valgono per l’intero diritto pubblico del Cantone dei Gri- 
gioni. Fra questi il principio dello Stato  di diritto per  l’organizzazione e 
per l’amministrazione ed il principio che il diritto organizzativo pubblico 
costituisce diritto imperativo (art. 5 cpv. 1 Cost/GR). L’autonomia delle 
Chiese di Stato e dei loro comuni parrocchiali è valida unicamente “nei 
limiti del diritto cantonale” (art. 99 cpv. 2 Cost/GR) e ai sensi dell’art. 99 
cpv. 4 Cost/GR il Cantone vigila oltre che sull’impiego legale delle risorse 
finanziarie anche “sul rispetto dell’ordinamento giuridico” da parte delle 
Chiese di Stato.  Di  conseguenza è  il Tribunale  amministrativo  cantonale
– e non un collegio giudicante del diritto canonico – che decide in ultima 
istanza su questiti di imposte di culto (Decisione del Tribunale ammini- 
strativo del 9 gennaio 2004, A 03 109)  o  riguardanti misure disciplinari  
nei confronti di impiegati delle Chiese di Stato o concernenti pretese sala- 
riali (Decisione del Tribunale amministrativo del 3 luglio 2008, U 08 28). 
Parte di questo ordinamento legale è pure la definizione e la limitazione 
dell’autonomia  delle  Chiese di Stato  attraverso  il diritto costituzionale e 
la conseguente emanazione di disposizioni da parte delle Chiese di Stato. 
Come atto centrale di legiferazione della Chiesa cattolica dello Stato dei 
Grigioni ci si può basare sulla relativa  Costituzione della  Chiesa cattoli-  
ca dello Stato dei Grigioni accolta nella votazione popolare del 4 ottobre 
1959 con le sue relative revisioni (in seguito CCC.GR). Tale costituzione 
conferma nuovamente nell’art. 1 il principio che si tratta di “una corpo- 
razione di diritto pubblico sulla base territoriale e personale” e che sotto 
l’aspetto personale abbraccia “tutti gli abitanti del cantone di religione  ro-

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mana-cattolica”. I comuni parrocchiali invece sono ”organi della Chiesa 
cattolica dello Stato” rispettivamente “corporazioni di diritto publico con 
amministrazione propria” (art. 3 cifra 5 e art. 19 cpv. 1 CCC/GR) e sotto- 
stanno dunque alla Chiesa cattolica di Stato. La Costituzione della Chie- 
sa cattolica dello Stato dei Grigioni costituisce diritto pubblico di natura 
imperativa e può essere modificata unicamente da una votazione popolare 
(art. 4 cifra. 1 e art. 32 e 33 CCC.GR). Per quanto riguarda l’organizzazio- 
ne interna dei comuni parrocchiali, la Costituzione della Chiesa cattolica 
dello Stato dei Grigioni prevede che “la sovrastanza del comune parro- 
chiale è in pari tempo organo esecutivo e amministrativo del comune par- 
rocchiale e organo della Chiesa dello Stato” (art. 23 cpv. 1 CCC.GR) e che 
questa “rappresenta il comune parrocchiale di fronte alla autorità della 
Chiesa, della Chiesa dello Stato e civili” (art. 24 cpv. 2 CCC.GR). Inoltre 
l’art. 24 cifra 3 CCC.GR contiene una presunzione di competenza a favore 
della sovrastanza del comune parrocchiale per tutti gli affari che non sono 
di competenza dell’assemblea o di altri organi del comune parrocchiale. 

È dunque incontestato che l’Ordinariato vescovile rispettivamente il Ve- 
scovo stesso non costituiscono un organo della Chiesa cattolica dello Stato 
o dei comuni parrocchiali. Il fondamento dell’attività dello Stato ai sensi 
dell’art. 5 cpv. 1 della Costituzione federale e dell’art. 5 cpv. 1 Cost/GR è 
costituito dal diritto emanato in modo competente, e nel presente caso in 
forma di Costituzione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni. Con- 
siderando che la disposizione contenuta nella Costituzione della Chiesa 
cattolica dello Stato dei Grigioni è di natura imperativa e che il comune 

parrocchiale quale organo sottostante non può agire contrariamente al 
diritto superiore, la disposizione dell’art. 18 cpv. 1 lettt. l e capoverso 2 
degli Statuti del Comune parrocchiale di Z._ si rivela nulla. Una dispo- 
sizione comunale che prevede l’attuazione di pretese – quale punto cen- 
trale dell’esercizio dei diritti – dipendente dal consenso dell’Ordinariato 
vescovile e non dipendente unicamente dall’organo competente secondo 

la costituzione, sta in evidente ed indissolubile contrasto con il diritto su- 
periore della Costituzione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni. 

Va anche evidenziato come una delegazione di competenze trami-
te un atto legislativo comunale non sarebbe concepibile senza modificare 
formalmente la Costituzione della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni 
attraverso la procedura di votazione popolare. Infine non viene ulterior- 
mente esaminato se una normativa che attribuisce all’Ordinariato vescovi- 
le una partecipazione alle questioni fondamentali dei comuni parrocchiali 
possa eventualmente violare ulteriori principi dello Stato di diritto (Garan- 
zia della sovranità dei Cantoni ai sensi dell’art. 3 della Costituzione federale 
e principio della costituzione democratica del Cantone, art. 1 cpv. 2 Cost/ 
GR e art. 51 della Costituzione federale).

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Di conseguenza il considerando 4.2 della decisione impugnata, 
secondo la quale la petizione sarebbe inammissibile per mancata autoriz- 
zazione dell‘Ordinariato vescovile si rivela infondato e l‘appello in questo 
punto merita di essere accolto.

3.5. In questo contesto va anche rilevato che il diritto canonico non 
trova applicazione. Nel considerando 4.3.5 della decisione impugnata il tri- 
bunale di prime cure ha applicato  il  can. 1288 del  Codex  Iuris  Canonici 
del 25 gennaio 1983 (Codice di diritto canonico [CIC]), sostenendo che la 
licenza dell‘ordinario diocesano sia necessaria per stare in lite dinanzi al 
tribunale civile.

Secondo la decisione del Consiglio di Governo del Canton Uri del 
6 settembre 2016 (n. 2016-535 R301-12 consid. 5.1) la Costituzione del Can- 
ton Uri (come quella del Canton Grigioni) riconosce la Chiesa cattolica di 
Stato come corporazione di diritto pubblico e gli concede la propria autono- 
mia. Bisogna tuttavia stabilire che la Costituzione non riconosce la Chiesa 
cattolica-romana in sé che è invece formata dal Papa e dai Vescovi. Questa 
struttura è vincolata dalla propria legge e in particolar modo dal CIC. Il 
diritto canonico vale in modo indipendente dal diritto statale e non è legato 
ai diritti fondamentali e alla democrazia. L‘applicazione del diritto canoni- 
co non sottostà a nessun controllo statale. Vale dunque un sistema duale: 
da una parte la Chiesa cattolica dello Stato con i suoi comuni parrocchiali, 
che vengono riconosciuti come corporazioni di diritto pubblico e dall‘altra 
parte la Chiesa cattolica-romana come tale (DTF 134 I 75 consid. 5.1 segg. 
con altri riferimenti). Le norme di diritto canonico non producono nessun 
effetto, nel senso che non ne deriva nessun diritto o obbligo giuridicamente 
vincolante per le autorità civili o per i cittadini (AdriAno PrevitAli, ZGRG 
2001/1 consid. 6; cfr. PVG 2014 n. 31 consid. 1c e d). Infatti non è necessaria 
l‘approvazione del Vescovo per poter iscrivere un trapasso di proprietà im- 
mobiliare, poiché si tratta unicamente di una norma di diritto canonico che 
non trova applicazione nel diritto civile (decisione del Consiglio di Governo 
del Canton Uri del 6 settembre 2016, cit., consid. 5.2).

Quindi anche l‘applicazione del diritto canonico nel considerando
4.3.5 tramite il tribunale di prime cure si rivela errata e da riformare, poiché 
un tribunale civile non può applicare il diritto canonico. Anche in questo 
punto l‘appello va accolto.

3.6. Del resto va anche segnalato che nell‘occorrenza l‘esigenza di 
un‘approvazione del Vescovo per poter agire in giustizia equivarrebbe pra- 
ticamente a un esclusione di adire le vie legali, poiché la fondazione conve- 
nuta è controllata dalla diocesi vescovale. Quest‘ultima avrebbe di conse- 
guenza il potere di impedire eventuali pretese in cause giudiziarie civili nei 
confronti della fondazione da essa dominata mediante il rifiuto di concede- 
re l‘approvazione ad agire, il che renderebbe obsoleti i diritti garantiti dal

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diritto civile, causa l‘impossibilità di farli valere in giustizia. In altre parole 
l‘attuazione del diritto materiale statale verrebbe essenzialmente vanificato 
da disposizioni processuali del diritto canonico. Un simile risultato è estra- 
neo ed incompatibile con l‘ordinamento giuridico svizzero.

4. In secondo luogo bisogna esaminare la capacità processuale ri- 
spettivamente la capacità di essere parte dell‘appellante.

4.1. Il tribunale di prime cure ha esaminato nel considerando 4 la 
capacità di essere parte e processuale dell‘attrice. Secondo i giudici di pri- 
me cure la fondazione ai sensi dell‘art. 81 CC sarebbe costituita per atto 
pubblico o per causa di morte e l‘atto pubblico dovrebbe essere rogato dal 
pubblico ufficiale designato dal diritto cantonale. Nel presente caso man- 
cherebbe un atto di fondazione e non ci sarebbe nessun atto pubblico. Per 
dare chiarezza giuridica sarebbe stata costituita la fondazione convenuta. 
La giurisdizione inferiore ha deciso di negare la capacità di esser parte della 
fondazione attrice e pure la capacità processuale del Consiglio parrocchiale 
del Comune parrocchiale di Z._ quale suo eventuale organo di direzione. 
Al considerando 2.1 il tribunale di prime cure ha deciso che nella presente 
controversia la natura giuridica delle fondazioni ecclesiastiche non sarebbe 
ad ogni modo decisiva, visto che sarebbe controversa la proprietà, questione 
che competerebbe sempre al giudice civile.

4.2. L‘appellante sostiene che la fondazione appellante sarebbe una 
corporazione di diritto pubblico e il Tribunale distrettuale Moesa avrebbe 
omesso di constatarlo, sostenendo che la natura giuridica delle due fonda- 
zioni non sarebbe stata rilevante. In realtà la qualificazione sarebbe stata 
rilevante per statuire sulla capacità di essere parte e di agire dell‘appellante, 
ritenuta mancante dalla giurisdizione inferiore, poiché non vi sarebbe l‘atto 
pubblico richiesto dall‘art. 81 CC per la costituzione di fondazioni di diritto 
privato come la convenuta in appello, mentre l‘appellante è una fondazio- 
ne anteriore al CC, di diritto pubblico e come tale anche riconosciuta esi- 
stente dalla convenuta in appello. Contrariamente a quanto sostenuto dalla 
giurisdizione inferiore, l‘appellante avrebbe propria personalità giuridica e 
sarebbe un soggetto giuridico diverso dalla convenuta in appello e quindi 
anche legittimata a rivendicare i beni di sua proprietà trasferiti erroneamen- 
te alla convenuta in appello quale patrimonio iniziale.

4.3. A mente della convenuta in appello, la formalizzazione con   
atto pubblico della fondazione esistente dal Medioevo sarebbe avvenuta 
secondo le prescrizioni in vigore per le fondazioni ecclesiastiche, con l‘au- 
torizzazione del Vescovo e per mano dello stesso Consiglio parrocchiale di 
Z._, organo esecutivo dell‘attore. La fondazione sarebbe stata confermata 
nella sua esistenza di fatto e soltanto costituita de iure ai sensi di legge. Non 
ci sarebbe stata alcuna sostituzione tra una precedente e l‘attuale fondazio- 
ne, la fondazione precedente non sarebbe stata estinta. E men che meno ci

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sarebbe stato un trasferimento di beni. Tutti i beni sarebbero rimasti della 
fondazione, che sarebbe rimasta identica, ma soltanto costituita formalmen- 
te.

4.4. Ai sensi dell‘art. 67 CPC ha capacità processuale chi ha l‘eser- 
cizio dei diritti civili, mentre giusta l‘art. 66 CPC ha capacità di essere parte 
chi gode dei diritti civili o è legittimato ad essere parte in virtù del diritto 
federale. Le persone giuridiche hanno l‘esercizio dei diritti civili e dunque 
hanno anche la capacità processuale se secondo legge, statuti o atto di fon- 
dazione hanno degli organi indispensabili che possono rappresentare la 
persona giuridica nei confronti di terzi in modo valido (KristinA  tenchio, 
in Basler Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, 3a ed., Ba- 
silea 2017, n. 5 ad art. 67 CPC con altri riferimenti). In questo senso si tratta 
dell‘organo esecutivo e non dell‘organo legislativo o dell‘organo di controllo 
(DTF 141 III 80 consid. 1.3).

La capacità di essere parte include in primo luogo l’aspetto proces- 
suale del godimento dei diritti civili e dunque rappresenta un presupposto 
processuale con un’importanza immanente per il diritto materiale, consi- 
derato che la facoltà di avere diritti ed obblighi vale unicamente per le per- 
sone in senso giuridico (Staehelin/Schweizer, Sutter-Somm/Hasenböhler/ 
Leuenberger, Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, N. 29 
all’art. 66 CPC). La decisione concernente la capacità di essere parte – che 
va presa d’ufficio da parte del giudice ai sensi dell’art. 60 CPC – ha dunque 
sempre un effetto di diritto sostanziale. La relativa decisione va presa di 
principio all’inizio del processo (art. 59 lett. c CPC; Staehelin/Schweizer, 
op. cit., N. 30 all’art. 66 CPC). Un esame della capacità di essere parte so- 
lamente durante l’esame materiale – al contrario dei quesiti di competenza 
nell’ambito di fatti con doppia rilevanza (cfr. la decisione DTF 141 III 294 
consid. 5) – è solo necessaria, se la questione di essere parte è proprio il 
tema principale dell’azione (ad esempio in un’azione di accertamento dell’e- 
sistenza o della nullità di una persona giuridica; cfr. gli esempi di Zingg, in 
Berner Kommentar, Berna 2012, N. 58 all’art. 59 CPC). Se invece la capa- 
cità di essere parte dell’attrice – come nel caso presente – rappresenta solo 
una questione preliminare nel processo per stabilire l’eventuale proprietà a 
diversi fondi, questa va valutata per ragioni di economia processuale qua- 
le presupposto processuale, indipendentemente dalle sue conseguenze di 
diritto sostanziale. In questo senso la giurisdizione inferiore ha corretta- 
mente vagliato la questione della capacità di essere parte in una decisione 
impugnabile indipendente, la quale legittimità viene esaminata in questa 
procedura d’appello.

4.5. In via preliminare bisogna esaminare la natura giuridica delle 
parti. AdriAno  PrevitAli  ritiene che nei Grigioni vi sono maggiormente 
fondazioni ecclesiastiche ai sensi dell‘art. 59 cpv. 1 CC e che sono pertanto

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messe a beneficio della personalità giuridica da parte del diritto pubblico 
cantonale  (cfr.  hArold  GrüninGer,  in  Basler  Kommentar  zum  Zivilge- 
setzbuch I, 5a ed., Basilea 2014, n. 7b ad art. 87 CC con altri riferimenti). 
Inoltre nei Grigioni prevale la tesi secondo la quale la proprietà dei beni 
delle chiese locali appartiene di regola alle fondazioni ecclesiastiche e non 
ai comuni parrocchiali. Le fondazioni ecclesiastiche avrebbero infatti am- 
ministrato autonomamente e in maniera incontestata tali beni per dei secoli 
(ZGRG 2001/1 n. 24 segg.; act. TDM.3.6). Al contrario di ciò che stabilisce 
il tribunale di prime cure, la natura giuridica delle fondazioni ecclesiastiche 
qui parti perciò non è affatto irrilevante.

Come sostiene correttamente l‘appellante, la vecchia fondazione
– „Fondazione X._“ –, che apparteneva e appartiene tuttora al Comune 
parrocchiale è una corporazione di diritto pubblico (act. A.1 pag. 2; hAns 
MichAel rieMer, Zur Frage der Rechtsnatur katholischer ortskirchlicher 
Stiftungen im Kanton Graubünden, in ZGRG 2013/01 n. II. 2 con altri ri- 
ferimenti) e si tratta di una fondazione anteriore al CC, riconosciuta come 
tale anche dalla convenuta in appello (act. A.2 pag. 4). Si tratta di una fon- 
dazione esistente già dal Medioevo.

La convenuta in appello, dunque la nuova fondazione – „Fonda- 
zione Y._“ – è invece una fondazione di diritto privato ai sensi dell‘art. 87 
CC ed è stata costituita nel 2000 ai sensi dell‘art. 81 CC (act. TDM.2.9 e 
TDM.3.2), dunque tramite atto pubblico.

Si tratta dunque di due soggetti giuridici ben diversi. La convenuta 
in appello non ha mai dimostrato che tramite la costituzione della nuova 
fondazione nel 2000 sarebbe stata sciolta e cancellata la vecchia fondazione. 
Non è stato nemmeno provato che la nuova fondazione fosse subentrata op- 
pure che si trattasse della medesima fondazione. Dal canto suo, il Tribunale 
distrettuale Moesa sostiene che tramite la costituzione della nuova fonda- 
zione, la preesistente fondazione sarebbe stata sostituita (consid. 4.3.2) e 
riconosce esplicitamente che la vecchia fondazione – dunque l‘appellante
– era già esistente prima della nuova costituzione della convenuta in appello 
in data 13 dicembre 2000 (consid. 2.4.4). Per quanto riguarda tale costi- 
tuzione, si tratta di una nuova costituzione di una fondazione ecclesiasti-     
ca: „De facto la Fondazione è stata riconosciuta esistente già in precedenza 
e, mediante procedura acquisitiva con relativo decreto del Presidente del 
Tribunale di Circolo di Roveredo, ad essa è attribuita la proprietà dei beni 
elencati all‘art. 3 dello Statuto. Questi beni, regolarmente iscritti a Registro 
fondiario del Comune di Z._, costituiscono il patrimonio iniziale della Fon- 
dazione. De iure la Fondazione viene oggi costituita con il presente atto pub- 
blico“. In via preliminare va dunque statuito che l‘appellante è una fonda- 
zione ecclesiastica di diritto pubblico e pertanto un soggetto giuridico ben 
diverso dalla convenuta in appello. Inoltre – dato che non c‘è identità fra le

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due parti e indiscutibilmente la fondazione appellante era esistente – la sua 
capacità di essere parte è data.

4.6. Per quanto riguarda la sua capacità processuale, l‘appellante 
quale „Fondazione X._“ può essere rappresentata dal Comune parrocchia-  
le, conformemente allo Statuto e alla prassi vigente. Infatti, secondo l‘art.    
18 cpv. 1 lett. l dello Statuto (act. TDM.2.3), il Comune parrocchiale è com- 
petente per deliberare circa l‘intraprendere liti, lo stare in giudizio a carico  
dei beni delle fondazioni ecclesiastiche. Il Consiglio parrocchiale è invece 
l‘organo esecutivo e amministrativo del Comune parrocchiale della Chiesa 
cattolica dello Stato (artt. 29, 30 e 46; act. TDM.2.3) e rappresenta il Comu- 
ne parrocchiale di fronte alle autorità ecclesiastiche e civili e amministra a 
nome e per conto del Comune parrocchiale, il patrimonio delle fondazioni 
ecclesiastiche. Questa rappresentanza risulta anche da altri documenti (act. 
TDM.2.8 e TDM.2.22). Addirittura la convenuta in appello riconosce che 
l‘amministrazione della fondazione fino al 2000 era stata svolta dal Con- 
siglio parrocchiale e non da un amministratore particolare  (act.  TDM.1.2 
pag. 11). Infatti di regola nel Cantone dei Grigioni i comuni parrocchiali 
erano responsabili dell‘amministrazione del patrimonio delle fondazioni 
ecclesiastiche. Questa regola valeva soprattutto nei casi in cui le fondazioni 
non avrebbero avuto un proprio consiglio di fondazione  (act.  TDM.2.22; 
cfr. l‘act. TDM.3.7). Un ulteriore indizio a comprova di questa tesi si evince 
dalla lettera della Chiesa cattolica dello Stato dei Grigioni e dall‘Ordina- 
riato vescovile di Coira del maggio 2013 a tutti i comuni parrocchiali (act. 
TDM.3.8). Infatti secondo queste autorità, i comuni parrocchiali risp. i loro 
organi direttivi avrebbero  potuto  continuare  ad  amministrare  i  beni  del- 
le fondazioni ecclesiastiche, là dove le stesse non avrebbero disposto di un 
consiglio di fondazione proprio e l‘Ordinariato di Coira per ora non avreb-   
be ritenuto di sollecitare la creazione di propri consigli per le fondazioni 
ecclesiastiche. Anche l‘act. TDM.3.5 inoltrato da parte della convenuta in 
appello dimostra che l‘appellante era rappresentata legalmente dalla Sovra- 
stanza del Comune parrocchiale di Z._. Infine l‘art. 46 dello Statuto del 
Comune parrocchiale di Z._ stabilisce che le fondazioni ecclesiastiche sono 
amministrate dal Consiglio parrocchiale a nome e per conto del  Comune 
(act. TDM.2.3). Pertanto l‘appellante, come fondazione di diritto pubblico, 
tramite il Comune parrocchiale di Z._ ha degli organi che possono rappre- 
sentarla nei confronti di terzi. La sua capacità processuale è dunque data.

4.7. Al considerando 4.3.4 la giurisdizione inferiore statuisce che 
anche se fosse lecito per i comuni parrocchiali costituire enti esterni con il 
nome di fondazione, lo Statuto non adempierebbe manifestamente le esi- 
genze di cui agli artt. 63 segg. della Legge sui comuni. In questo contesto va 
rilevato che il Comune parrocchiale non ha assolutamente costituito l‘ap- 
pellante quale ente esterno con il nome di fondazione, ma la „Fondazione

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X._“ era già esistente dal Medioevo e dunque molto prima della costituzio- 
ne dei comuni parrocchiali nel Cantone dei Grigioni (ZGRG 2001/1; act. 
TDM.3.6).

4.8. Riassumendo, risulta che la costituzione di una nuova fonda- 
zione ecclesiastica di diritto privato – come nel presente caso della convenu- 
ta in appello – non può portare allo scioglimento di una preesistente fonda- 
zione ecclesiastica di diritto pubblico. In ogni caso non è stato comprovato 
che ciò sia avvenuto e che sia lecito. Poiché la convenuta in appello non è 
riuscita a dimostrare che c‘è identità fra le parti, i presupposti della capacità 
processuale dell‘appellante sono adempiuti.  Infatti  nell‘atto  di  costituzio- 
ne (act. TDM.2.9 e TDM.3.2) non è contenuto il nome della „Fondazione 
X._“ che verrebbe sostituito dalla nuova „Fondazione Y._“.  La convenuta   
in appello non ha nemmeno dimostrato che vi sia stata una legale decisione 
dell‘Assemblea dell‘amministrazione della Fondazione e del Consiglio par- 
rocchiale. Infatti dal protocollo dell‘assemblea ordinaria del 24 aprile 2002 
(act. TDM.3.1) al terzo trattando – consuntivo 2001 e relazione dei revisori
– si evince unicamente che da parte del Consiglio parrocchiale vi sarebbe 
stata un‘informazione in merito alla costituzione  della  nuova  fondazione, 
ma non è mai stato comprovato che l‘Assemblea parrocchiale avesse appro- 
vato tale costituzione rispettivamente che la decisione di costituire la nuova 
fondazione fosse stata legale. Infine, non è stato nemmeno comprovato lo 
scioglimento della preesistente fondazione di diritto pubblico.

In conclusione sia il considerando 4.3.2 che il considerando 4.3.5 
della decisione impugnata si rivelano errate, stabilendo che una fondazione 
necessiterebbe di un atto costitutivo per atto pubblico che qui mancherebbe. 
È stato invece comprovato e appurato che la maggior parte delle fondazioni 
ecclesiastiche nei Grigioni erano precedenti al Codice civile e addirittura 
esistenti già nel Medioevo. Dunque non trattandosi di una fondazione eccle- 
siastica di diritto privato, ma di diritto pubblico non è nemmeno applicabile 
l‘art. 81 CC. Anche il considerando 4.3.3 va annullato, poiché è risaputo che 
si tratta in effetti di una consuetudine consolidata e riconosciuta sia dalla 
Chiesa cattolica dello Stato, che dall‘Ordinariato vescovile di Coira. A tor- 
to il Tribunale distrettuale Moesa ha deciso di negare la capacità di essere 
parte e la capacità processuale dell‘appellante. Infine il considerando 4.3.4 
è da annullare, poiché non è stato il Comune parrocchiale di Z._ a costi- 
tuire l‘appellante come fondazione rispettivamente come ente esterno. Per 
l‘insieme dei motivi addotti, l‘appello anche in questo punto va accolto e la 
decisione impugnata va annullata.
ZK1 17 16 Decisione del 22 novembre 2017