# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 74ee9f20-bf9a-5b1c-87d7-08ebb2208b84
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.07.2017 38.2016.68
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2016-68_2017-07-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2016.68

  38.2016.69

   

  rs

  	
  Lugano

  18 luglio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretaria:

  	
  Stefania Cagni

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 5 dicembre 2016 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione del 4 novembre 2016 emanate da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione del 4 novembre 2016 la Cassa CO
1 (in seguito: Cassa) ha confermato la propria decisione del 12 settembre 2016
(cfr. doc. 53 inc. 38.2016.68), con cui aveva stabilito con effetto retroattivo
che dal 2 maggio 2016 al 7 agosto 2016 RI 1 - iscritto in disoccupazione
dal 1° gennaio 2016 (cfr. doc. 1 inc. 38.2016.68) - non
aveva più diritto a indennità giornaliere intere ai sensi dell’art. 28 cpv. 1
LADI, in quanto il 1° maggio 2016 corrispondeva al trentesimo giorno
dall’inizio dell’incapacità al lavoro al 50%.

                                         All’assicurato è, dunque,
stato riconosciuto unicamente il diritto alle indennità giornaliere di
disoccupazione per la sua residua capacità lavorativa al 50%.

 

                                         La
Cassa, nella decisione su opposizione del 4 novembre 2016, ha esposto le
seguenti motivazioni:

 

" (…)

Il Sig. RI 1 è stato inabile al 50% dal 2
aprile 2016 al 7 agosto 2016.

Dal 2 aprile 2016 al 1° maggio 2016, la
Cassa CO 1 di __________ ha conteggiato i primi giorni di inabilità parziale
dell’assicurato e versato le relative indennità.

 

Secondo l’art. 28 cpv. 1 LADI: “Gli
assicurati la cui capacità lavorativa o la cui idoneità al collocamento
temporaneamente inesistente o ridptta per malattia (art. 3 LPGA), infortunio
(art. 4 LPGA) o gravidanza che non possono pertanto adempiere le prescrizioni
di controllo hanno diritto all’intera indennità giornaliera purché soddisfino
gli altri presupposti. Questo diritto dura al massimo sino al 30° giorno dopo
l’inizio dell’incapacità totale o parziale al lavoro ed è limitato a 44
indennità giornaliere entro il termine quadro”.

 

Dal 31esimo giorno d’inabilità, come
ribadito dall’articolo sopra esposto, non sussiste più alcun diritto
all’indennità giornaliera di malattia.

 

Nel caso specifico, il 31esimo giorno
d’inabilità parziale del Sig. RI 1 è esattamente il 2 maggio 2016 e quindi da
tale data l’assicurato ha ricevuto esclusivamente le indennità giornaliere di
disoccupazione per la sua residua capacità lavorativa (al 50%) fino al 7 agosto
2016.

 

Dall’8 agosto 2016 l’assicurato,
riacquistando la completa capacità lavorativa, come certificata dal medico, ha
ricevuto le prestazioni di disoccupazione con le indennità giornaliere al 100%.

(…)” (Doc. A2 inc. 38.2016.69)

 

                               1.2.   Con ulteriore decisione su opposizione del 4 novembre 2016 la
Cassa ha, poi, confermato la propria decisione del 12 settembre 2016 (cfr. doc.
54 inc. 38.2016.68), con cui nei confronti di RI 1 aveva ordinato la
restituzione di fr. 5'045.90 corrispondenti a parte delle indennità di
disoccupazione erogategli nei mesi di maggio, giugno e luglio 2016
considerandolo abile al 100%, allorché è emerso che il medesimo in quel periodo
era inabile al lavoro soltanto al 50%.

 

                                         Nella decisione su
opposizione del 4 novembre 2016 la Cassa ha precisato che:

 

" (…) in
data 31 agosto 2016, la Cassa ha ricevuto un certificato medico indicante
un’inabilità lavorativa al 50% dal 02 aprile 2016 (e non aprile 2015) al 7
agosto 2016 e abile al 100% dall’8 agosto 2016 per lavori leggeri. A seguito di
questo certificato, la Cassa ha richiesto un ulteriore certificato medico
poiché esso era in contrasto con quello precedente. Con il nuovo certificato
medico è stato confermato quanto comunicato con quello del 31 agosto 2016. 

(…)

Dal 31esimo giorno, dopo 30 giorni di
inabilità parziale o totale, è possibile versare unicamente le indennità di
disoccupazione sulla base della percentuale di abilità al lavoro di una
persona.

(…)” (Doc. A inc. 38.2016.68)

 

                               1.3.   In
data 5 dicembre 2016 RI 1, rappresentato dall’RA 1, ha impugnato davanti al TCA
le decisioni su opposizione del 4 novembre 2016, chiedendone l’annullamento.

                                         A
motivazione delle pretese ricorsuali l’insorgente ha addotto che il diniego,
con effetto retroattivo, del diritto a indennità di disoccupazione nella misura
del 100%, come pure la conseguente richiesta di restituzione di parte delle
prestazioni ricevute dal mese di maggio al mese di luglio 2016 si fondano su
certificati medici errati, poi rettificati dal Dr. med. __________ (cfr. doc. I
inc. 38.2015.68 = doc. I inc. 38.2015.69). 

 

                               1.4.   Nelle
proprie risposte di causa del 12 gennaio 2017, la Cassa ha postulato le
reiezione delle impugnative inoltrate contro le decisioni su opposizione del 4
novembre 2016 con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (cfr. doc. III inc. 38.2015.68; doc. III inc.
38.2016.69). 

 

                               1.5.   Il
13 gennaio 2017 il TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per
inoltrare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. IV inc. 38.2015.68; doc. IV
inc. 38.2016.69).

                                         Le
parti sono rimaste silenti.

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   Secondo l’art. 76 cpv. 1
LPAmm - disposizione applicabile in virtù del rinvio al diritto sussidiario di
cui all’art. 31 della Lptca -, quando siano proposti davanti alla stessa
Autorità più ricorsi il cui fondamento di fatto sia il medesimo, l’Autorità può
ordinare la congiunzione delle istruttorie, decidere i ricorsi con una sola
decisione o sospendere una o più procedure in attesa della istruzione o della
decisione delle altre.

                                         Nella concreta evenienza,
visto che i ricorsi presentati dal medesimo insorgente sono diretti contro due
decisioni su opposizione che concernono fatti, perlomeno parzialmente, di ugual
natura e sono state emesse entrambe dalla Cassa, è accertata la connessione tra
loro. Per economia processuale, le procedure ricorsuali 38.2016.68 e 38.2016.69
sono dunque congiunte in un unico procedimento giudiziario (cfr. STF 9C_37/2012
e 9C_106/2012 del 16 gennaio 2013, consid. 1; STF 8C_913/2009, 8C_914/2009 del
7 dicembre 2009; DTF 131 V 59 consid. 1; DTF 128 V 124 consid. 1).

 

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   L'autorità di ricorso può
pronunciarsi su un determinato oggetto solo in presenza di una decisione su
opposizione emessa da un organo di applicazione della LADI (cfr. DTF 130 V 388;
DTF 125 V 413 consid. 1; STF 9C_239/201 del 10 aprile 2017; STFA U 355/02 del
19 novembre 2003 consid. 3).

                                         La costante giurisprudenza
federale ha, infatti, stabilito che è la decisione impugnata che costituisce il
presupposto ed il contenuto della contestazione sottoposta all'esame giudiziale
(cfr. STF 8C_784/2016 del 9 marzo 2017 consid. 3.1.; STF 8C_448/2016 del 6
dicembre 2016 consid. 2; STF 8C_208/2013 del 3 luglio 2013 consid. 2.1.; STF
9C_393/2011 del 16 settembre 2011 consid. 1; DTF 134 V 418 consid. 5.2.1.; DTF
131 V 164; SVR 2005 AHV Nr. 19; DTF 130 V 388, DTF 125 V 413; DTF 122 V 36
consid. 2a, DTF 110 V 51 consid. 3b e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Tuttavia, conformemente
alla consolidata giurisprudenza dell’Alta Corte e alle indicazioni della
dottrina, un'autorità può emanare una decisione di constatazione, in base agli
art. 5 cpv. 1 lett. b e 25 della Legge federale sulla procedura amministrativa,
soltanto se viene comprovata l'esistenza di un interesse giuridico attuale,
degno di protezione, alla constatazione immediata di un diritto o all'assenza
dello stesso, allorché nessun interesse importante fondato sul diritto pubblico
o privato vi si oppone e, a condizione che l'interesse degno di protezione non
possa essere salvaguardato con una decisione costitutiva di diritti o di
obblighi (cfr. STF 9C_143/2012 del 22 marzo 2012 consid. 4.1.; STFA B 19/04 del
16 agosto 2006 consid. 2, parzialmente pubblicata in DTF 132 V 347; DTF 130 V
388 consid. 2.4.; DTF 114 V 203 consid. 2c con riferimenti; cfr. anche DTF 129
V 289, consid. 2.1.; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 54 N. 10 pag. 352).

                                         Un interesse
di fatto è sufficiente, purché si tratti di un interesse attuale e immediato.

                                         L'esistenza di un
interesse degno di protezione è ammessa quando l'assicurato sarebbe incline, in
ragione della sua ignoranza quanto all'esistenza, all'inesistenza o all'estensione
di un diritto o di un obbligo di diritto pubblico, a prendere delle
disposizioni o, al contrario, a rinunciarvi, con il rischio di subire un
pregiudizio da questo fatto.

                                         Al contrario, l'interesse
degno di protezione fa difetto quando è proponibile una decisione formatrice.

                                         Questa restrizione si
applica sia in ambito civile che in quello amministrativo, nel senso che il
diritto di ottenere una decisione di accertamento è sussidiaria a quella
condannatoria (cfr. RDAT I 1994 pag. 199 con riferimenti di giurisprudenza).

 

                                         Il TFA, in una sentenza C
38/04 del 31 maggio 2005 relativa al caso di una Cassa cantonale che aveva
emesso, dapprima, una decisione con cui aveva negato a un assicurato il diritto
alle indennità di disoccupazione dal mese di maggio 2001, poiché era il marito
della socia gerente di una società di cui lo stesso era stato l’amministratore
unico fino al licenziamento del 31 marzo 2001 e, in seguito, un provvedimento
di restituzione di prestazioni percepite a torto nel periodo dal mese di maggio
al mese di settembre 2001, ha precisato che la Cassa non aveva alcun motivo per
emettere due provvedimenti distinti. Infatti la stessa poteva e doveva
preservare il suo interesse al rimborso delle indennità versate direttamente
con una decisione formatrice, come ha del resto fatto con la decisione emessa
concernente la restituzione. Facendo, invece, difetto un interesse degno di
protezione alla constatazione del diritto dell’assicurato a delle indennità di
disoccupazione per il periodo in questione, è a torto che la Cassa aveva
emanato una decisione di constatazione su questo punto. Di conseguenza l’Alta
Corte ha ritenuto che a ragione la commissione cantonale di ricorso aveva
annullato d’ufficio tale decisione.

 

                                         Al riguardo cfr. pure STF 8C_323/2009
del 28 luglio 2009 consid.1.1. in fine; STF 8C_906/2009 del 18 giugno 2010
consid. 1.2.

 

                               2.3.   Nel caso di specie la Cassa,
in un primo tempo, ha riconosciuto a RI 1, che si è annunciato per il
collocamento con effetto dal 1° gennaio 2016 (cfr. doc. 1 inc. 38.2016.68), il
diritto alle indennità di disoccupazione al 100% sulla base di un certificato
medico del 24 novembre 2015 in cui il Dr. med. __________, medicina generale
FMH, ha attestato un’abilità lavorativa totale dal 1° gennaio 2016 (cfr. doc.
25, 26 inc. 38.2016.68).

                                         In effetti all’assicurato
sono state versate le relative prestazioni al 100% per il periodo dal 1° gennaio
al 31 luglio 2016 (cfr. doc. 29, 31, 35, 39, 42, 45, 48). 

                                         Il 12 settembre 2016 la
Cassa ha emesso una decisione formale, confermata poi dalla decisione su
opposizione del 4 novembre 2016, con cui ha negato all’insorgente a titolo
retroattivo, con effetto dal 2 maggio al 7 agosto 2016, il diritto a indennità
giornaliere intere in applicazione dell’art. 28 cpv. 1 LADI, poiché dai
certificati medici rilasciati dal Dr. med. __________ il 25 agosto e il 9
settembre 2016 risultava un’inabilità al lavoro del 50% dal 2 aprile al 7
agosto 2016. All’assicurato è stato riconosciuto unicamente il diritto a
indennità di disoccupazione relative alla sua residua capacità lavorativa del
50% (cfr. doc. 53 inc. 38.2016.68; A; III inc. 38.2016.69). 

 

                                         La Cassa, il 12 settembre
2016, ha, inoltre, emanato un ordine di restituzione in merito a parte delle indennità
di disoccupazione percepite dal mese di maggio al mese di luglio 2016 (cfr.
doc. 54 inc. 38.2016.68).

                                         Tale provvedimento è stato
confermato con decisione su opposizione del 4 novembre 2016 (cfr. doc. A inc.
38.2016.68).

 

                                         Al riguardo il TCA rileva
che la Cassa ha potuto preservare il suo interesse al rimborso delle
prestazioni erogate a torto nei mesi di maggio, giugno e luglio 2016 esaminando
direttamente se erano adempiuti i presupposti della riconsiderazione o della
revisione processuale ed emanando, nel mese di settembre 2016, un ordine di
restituzione delle indennità di disoccupazione percepite indebitamente (cfr.
doc. 54; 56 inc. 38.2016.68). 

 

                                         Non era, pertanto,
necessario emettere una decisione di accertamento.

 

                                         In particolare va
sottolineato che nell’evenienza concreta non vi è la suddivisione delle
procedure tra due autorità distinte, come talvolta avviene in materia di
assicurazione contro la disoccupazione: da un lato, l’autorità che verifica
l’adempimento delle condizioni del diritto alle indennità di disoccupazione,
dall’altro, l’autorità che ordina la restituzione, come per esempio nel caso di
indennità versate a torto allorché l’assicurato non adempiva la condizione
dell’idoneità al collocamento di cui all’art. 8 cpv. 1 lett. f e 15 LADI (cfr.
art. 85 cpv. 1 lett. d LADI). In tal caso la Sezione del lavoro si pronuncia
sull’inidoneità al collocamento e la Cassa sulla restituzione.

                                         In casu, poi, non vi sono
dal punto di vista della Cassa, né da quello del ricorrente circostante
particolari, segnatamente connesse a una complessità tale della fattispecie
(cfr. DTF 129 V 289 consid. 2.3.), che rendessero necessaria l’emissione di una
decisione di constatazione, del genere di quella effettivamente emanata.

 

                                         In concreto, quindi,
facendo difetto un interesse degno di protezione alla constatazione del diritto
dell’assicurato a delle indennità di disoccupazione intere per il periodo in
questione (maggio – luglio 2016), è a torto che la Cassa ha emesso una
decisione di constatazione su tale punto.

 

                                         Di conseguenza la decisione
su opposizione del 4 novembre 2016 relativa al diniego del diritto a indennità di
disoccupazione intere in applicazione dell’art. 28 cpv. 1 LADI per i mesi da
maggio a luglio 2016 e, quindi, al riconoscimento unicamente di indennità
giornaliere di disoccupazione per la sua residua capacità lavorativa al 50% va
annullata (cfr. STF 9C_477/2012 del 21 settembre 2012; DTF 129 V 289; STFA C
81/01 dell’11 ottobre 2002 consid. 1; STFA K 94/99 + K 95/99 del 24 gennaio
2000 consid. 6; STCA 38.2005.55 del 21 novembre 2005, STCA 38.2006.53 del 2
marzo 2007 consid. 2.2.-2.3.).

 

                               2.4.   L'art. 95 LADI regola la
restituzione di prestazioni. Secondo il cpv. 1 di questo articolo la domanda di
restituzione è retta dall'art. 25 LPGA, ad eccezione dei casi di cui all'articolo
55.

 

                                         Dal 1° aprile 2011
il tenore dell’art. 95 cpv. 1 LADI è il seguente:

 

" La domanda
di restituzione è retta dall’articolo 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui agli
articoli 55 e 59cbis capoverso 4."

 

                                         L'art.
25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono
essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era
in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

 

                                         I
principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati
dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1 gennaio 2007 Tribunale
federale) anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto
l’egida di questa legge (cfr. STF 8C_938/2008 del 22 settembre 2009 consid.
3.1.; DTF 130 V 318, consid. 5). 

 

                                         L'obbligo
di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una
riconsiderazione o di una revisione della decisione con la quale sono state
attribuire le prestazioni (cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V
110 consid. 1.1; DLA 2006 p. 218 e DLA 2006 pag. 158).

 

                                         La
riconsiderazione e la revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53
LPGA, che ha codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore
(cfr. STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K
147/03 del 12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8
febbraio 2005).

 

                                         Analogamente
alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione
deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in
giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a
indurre a una conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF U
409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N° 14;
DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).

 

                                         Più
precisamente le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore
scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non
potevano essere prodotti in precedenza (cfr. STF 8C_257/2011 del 14 giugno 2011
consid. 4).

 

                                         Inoltre,
l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza
dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2
LPGA, STF U 408/06 del 25 giugno 2007).

 

                                         Questi
principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza
una decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di
cosa giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid.
1.1).

 

                                         Circa
l'ulteriore presupposto necessario per poter riconsiderare una decisione,
ovvero quello dell'importanza particolare che deve rivestire la rettifica, si
veda pure la STFA C 24/01 e C 137/01 del 28 aprile 2003; STFA C 44/02 del 6
giugno 2002 e DLA 2000 N. 40, pag. 208. 

 

                               2.5.   L’art. 28 LADI regola il
diritto all’indennità giornaliera nel caso di capacità lavorativa
temporaneamente inesistente o ridotta (cfr. STF 9C_361/2011 dell’11 novembre
2011 consid. 5.2.; STF 8C_841/2009 del 22 dicembre 2009 consid. 4.3.,
pubblicata in SVR 2010 ALV Nr. 5 pag. 11; STFA C 344/05 dell’11 dicembre 2006;
STFA C 286/05 del 24 gennaio 2006).

                                         Il cpv. 1 di questa
disposizione stabilisce che gli assicurati la cui capacità lavorativa o la cui
idoneità al collocamento è temporaneamente inesistente o ridotta per malattia
(art. 3 LPGA), infortunio (art. 4 LPGA) o gravidanza e che non possono pertanto
adempiere le prescrizioni di controllo hanno diritto all’intera indennità
giornaliera purché soddisfino gli altri presupposti. Questo diritto dura al
massimo sino al trentesimo giorno dopo l’inizio dell’incapacità totale o parziale
al lavoro ed è limitato a 44 indennità giornaliere entro il termine quadro.

                                         Il cpv. 2 prevede che le
indennità giornaliere dell'assicurazione contro le malattie o gli infortuni, se
compensative della perdita di guadagno, sono dedotte dall’indennità di
disoccupazione.

                                         Il cpv. 3 enuncia che il
Consiglio federale disciplina i particolari, stabilisce segnatamente il termine
per l'esercizio del diritto e le conseguenze di un esercizio tardivo.

                                         Giusta il cpv. 4 i
disoccupati, la cui capacità lavorativa continua ad essere temporaneamente
ridotta dopo esaurimento del loro diritto secondo il capoverso 1 e che
percepiscono indennità giornaliere di un’assicurazione, hanno diritto, in
quanto tale capacità ridotta non impedisca il loro collocamento e ove adempiano
gli altri presupposti, all'intera indennità giornaliera, se la capacità
lavorativa è di almeno il 75 per cento, e a un’indennità giornaliera ridotta
del 50 per cento, se la capacità lavorativa è di almeno il 50 per cento.

                                         Il cpv. 5, infine, prevede
che il disoccupato deve comprovare la sua incapacità, rispettivamente la sua
capacità lavorativa con un certificato medico. Il servizio cantonale o la cassa
può in ogni caso ordinare una visita da parte di un medico di fiducia, a spese
dell'assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         L'art. 28 cpv. 1 LADI
deroga, dunque, a uno dei principi fondamentali dell'assicurazione contro la
disoccupazione, ovvero al concetto secondo cui le relative prestazioni possono
essere erogate a un assicurato solo se questi è idoneo al collocamento. Tale
disposto prevede infatti una regolamentazione specifica per i casi di capacità
lavorativa temporaneamente inesistente o ridotta a seguito di malattia,
infortunio o gravidanza. Il senso e lo scopo di questa eccezione consiste nell'evitare,
nonostante l'inidoneità al collocamento e la conseguente mancanza dei
presupposti per pretendere le prestazioni dell'assicurazione contro la
disoccupazione, i casi di rigore e nel colmare le lacune relative a quelle
situazioni particolari che rischiano di non essere coperte né
dall'assicurazione contro la disoccupazione, né dall'assicurazione malattie o
infortuni. 

                                         Ai fini di migliorare la
sicurezza sociale dei disoccupati è stata quindi prevista, nel caso di capacità
lavorativa temporaneamente inesistente o ridotta a causa di malattia,
infortunio o maternità, una pretesa a indennità giornaliere limitata nel tempo
(cfr. DTF 136 V 95 consid. 5.2.; STF 8C_841/2009 del 22 dicembre 2009 consid.
4.4., pubblicata in SVR 2010 ALV Nr. 5 pag. 11; DTF 128 V 149 consid. 3b=SVR
2003 KV Nr. 8 pag. 37; DLA 2001 pag. 165 consid. 6b; STF 9C_361/2011 dell’11
novembre 2011 consid., 5.2.; STFA del 14 aprile 2001 nella causa H., C 303/02).

                                         Il cpv. 1 dell'art. 28
LADI sottolinea, perciò, in particolare il carattere sussidiario dell'obbligo
di indennizzare dell'assicurazione disoccupazione (cfr. STF
8C_295/2007+8C_327/2007 del 30 maggio 2008 consid. 5.2.).

 

                                         La fattispecie di cui
all’art. 28 LADI non deve essere confusa con quella di cui agli art. 15 cpv. 2
LADI e 15 cpv. 3 OADI.

                                         La nostra Massima Istanza
ha ricordato che questi due ultimi disposti sono applicabili in caso di
impedimento durevole e importante della capacità lavorativa e di guadagno (cfr.
DTF 136 V 95 consid. 5.2.; DLA 2006 N. 10 pag. 141; STF 8C_904/2014 del 3 marzo
2015 consid. 2.2.2.; STF 8C_651/2009 del 24 marzo 2015 consid. 3.2.). L'art. 15
cpv. 3 OADI contempla l'obbligo, per l'assicurazione contro la disoccupazione,
di anticipare prestazioni a titolo preventivo, qualora un impedito non sia manifestamente
inidoneo al collocamento (cfr. STF 8C_919/2015 del 21 luglio 2016 consid. 2;
STF 8C_53/2014 del 26 agosto 2014 = SVR 2014 ALV Nr. 12 pag. 37 = DLA 2014 N. 9
pag. 210) e soddisfi gli altri presupposti del diritto. Queste prestazioni sono
soggette a restituzione (art. 95 LADI) nel caso in cui l'assicurazione per
l'invalidità conceda successivamente una rendita.

                                         Un impedimento della
capacità lavorativa e di guadagno è durevole se permane almeno un anno (cfr. B.
Rubin, Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage, Ginevra-Zurigo-Basilea
2014, ad art. 15, N. 76).

 

                                         Per contro l'art. 28 LADI,
come già precisato, è applicabile in caso di incapacità lavorativa temporanea. 

 

                                         Ai sensi dell’art. 42 cpv.
1 OADI, relativo al diritto all’indennità giornaliera in caso di incapacità al
lavoro temporanea, l’assicurato che si trova temporaneamente in una situazione
di incapacità al lavoro totale o parziale e intende far valere il diritto
all’indennità giornaliera deve annunciare la sua incapacità lavorativa all’URC
entro una settimana dall’inizio della medesima. 

                                         Il cpv. 2 prevede che
l’assicurato annuncia l’incapacità al lavoro tardivamente senza valido motivo e
che no ha indicato tale incapacità neppure nel modulo “Indicazioni della
persona assicurata” perde il diritto all’indennità giornaliera per i giorni di
incapacità al lavoro precedenti l’annuncio.

 

                               2.6.   Nella presente evenienza
dalla documentazione agli atti emerge che l’assicurato è stato alle dipendenze
dell’impresa di pittura __________ di __________ quale aiuto pittore dal 1°
gennaio 2014 al 31 dicembre 2015 (cfr. doc. 10 inc. 38.2016.68) e ha
beneficiato di indennità giornaliere per perdita di guadagno a causa di
malattia dal giugno 2014 fino al 31 dicembre 2015 (cfr. doc. 21, 16, 10 inc.
38.2016.68).

 

                                         Il 21 settembre 2015
l’insorgente si è iscritto in disoccupazione a far tempo dal 1° gennaio 2016
indicando una disponibilità lavorativa del 100% (cfr. doc. 1).

 

                                         Il Dr. med. __________,
FMH in medicina generale, il 24 novembre 2015, ha certificato che l’assicurato
era abile nella misura massima possibile dal 1° gennaio 2016 (cfr. doc. 25 inc.
38.2016.68).

 

                                         Il ricorrente è, quindi,
stato ritenuto idoneo al collocamento con disponibilità al 100% dal 1° gennaio
2016 dalla Cassa (cfr. doc. 26 inc. 38.2016.68), la quale gli ha versato le
relative indennità di disoccupazione nella misura completa del 100% dal mese di
gennaio al mese di luglio 2016 (cfr. doc. 29-48 inc. 38.2016.68).

 

                                         Il 31 agosto 2016
l’assicurato ha consegnato alla Cassa un nuovo certificato medico datato 25
agosto 2016 in cui il Dr. med. __________ ha indicato un’inabilità al lavoro
del 50% dal 2 aprile 2015 al 7 agosto 2016 e del 75% dall’8 agosto 2016 (cfr.
doc. 49 inc. 38.2016.68).

 

                                         La Cassa, il 5 settembre
2016, ha conseguentemente reso attento il ricorrente che a seguito del
certificato del 25 agosto 2016 si vedeva costretta a chiedere la restituzione
delle indennità di disoccupazione versate in eccesso da gennaio a luglio 2016.
Al medesimo è stata data la possibilità di formulare le proprie considerazioni
al riguardo (cfr. doc. 50 inc. 38.2016.68).

 

                                         Il 12 settembre 2016 è
pervenuto alla Cassa il seguente scritto del 9 settembre 2016 del Dr. med. __________:

 

" (…)

Il signor RI 1 è abile nella misura massima
possibile a partire dal 01.01.2016 con le restrizioni descritte ne certificato
del 24.11.2015.

Presenta un’inabilità del 50% dal
02.04.2016 (e non 02.04.2015 come per errore sia stato scritto nel certificato
del 25.08.2016).

 

Questa inabilità si protrae fino al
07.08.2016. Due stage con un lavoro fisicamente medi e non troppo pesanti sono
stati interrotti a causa di un’esacerbazione dei dolori a livello
cervico-brachiale. Dal 08.08.2016 presenta un’abilità lavorativa 100% per un
lavoro molto leggero e un’inabilità al 75% per lavori medi. Non è idoneo per
lavori pesanti.” (Doc. 51 inc. 38.2016.68)

 

                                         Il medico curante
dell’assicurato, il 12 settembre 2016, ha ribadito che quest’ultimo presentava
una capacità lavorativa del 100% dal 1° gennaio al 1° aprile 2016 e
un’inabilità al lavoro del 50% dal 2 aprile al 7 agosto 2016 (cfr. doc. 52 inc.
38.2016.68).

 

                                         La Cassa, il 12 settembre
2016 stesso, ha emesso un ordine di restituzione di fr. 5'045.90, pari a parte
delle indennità di disoccupazione percepite dal ricorrente dal 2 maggio al 31
luglio 2016. A seguito dell’inabilità lavorativa al 50% dal 2 aprile 2016 la
parte resistente ha, infatti, applicato l’art. 28 LADI, riconoscendo, dunque,
all’assicurato un’indennità giornaliera intera per i primi trenta giorni (dal 2
aprile al 1° maggio 2016) e in seguito unicamente l’indennità corrispondente
alla capacità lavorativa residua del 50% (cfr. doc. 54, 56 inc. 38.2016.68;
consid. 1.2.).

 

                                         All’opposizione interposta
contro il provvedimento del 12 settembre 2016 l’insorgente ha allegato un
ulteriore certificato medico del 20 settembre 2016 nel quale il Dr. med. __________,
precisando che il medesimo sostituiva il precedente del 9 settembre 2016 non
allestito in modo chiaro, ha attestato, da una parte, che RI 1 era abile nella
misura massima possibile dal 1° gennaio 2016, dall’altra, che l’inabilità
lavorativa del 50% dal 2 aprile al 7 agosto 2016 si riferiva a lavori medi “perché
invece in quelli molto leggeri è abile al 100%” (cfr. doc. 68 inc.
38.2016.68).

 

                                         Con decisione su opposizione
del 4 novembre 2016 la Cassa ha confermato il proprio provvedimento del 12
settembre 2016 (cfr. doc. A inc. 38.2016.68; consid. 1.2).

                                         

                                         Nel ricorso l’insorgente
sostiene che i certificati medici sui quali si è fondata la Cassa per
richiedergli la restituzione di parte delle indennità percepite nei mesi di maggio,
giugno e luglio 2016 fossero errati (cfr. doc. I inc. 38.2016.68; consid.
1.3.).

                                         All’impugnativa è stata
allegata la seguente attestazione del 22 novembre 2016 del Dr. med. __________:

 

" Con la
presente desidero puntualizzare quanto segue, in quanto i certificati da me
redatti in data 12.09.2016 e 20.09.2016 hanno creato un malinteso:

 

Il signor RI 1 risulta abile in forma
completa (100%) dal 01.01.2016 a tutt’ora e pure a medio termine per “attività
molto leggere” (come da me scritto nel certificato del 20.09.2016) con i limiti
funzionali ben descritti nel certificato del 12.09.2016.

 

In un’attività che non rispetti le
descritte limitazioni funzionali (vedasi mio certificato del 12.09.2016) ho
ipotizzato un’esigibilità ridotta al 50% dal 02.04.2016 fino al 07.08.2016.

 

Ricapitolando non ritengo il signor RI 1
inabile al 50% ma bensì con i limiti funzionali già descritti nel certificato
iniziale del 12.09.2016 abile al 100% dal 01.01.2016 a tutt’ora.” (Doc. A1 inc.
38.2016.69)

 

                               2.7.   Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte, quanto al principio della
restituzione, evidenzia che è tenuto al rimborso ogni assicurato che ha
beneficiato di una prestazione, alla quale, da un profilo oggettivo, non aveva
diritto. Un assicurato deve restituire la prestazione che gli è stata erogata
in contrasto con la legge.

                                         Infatti è determinante la
necessità di ristabilire l’ordine legale dopo la scoperta del fatto nuovo. A
questo stadio è irrilevante sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no
quando ha ricevuto l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è
infatti oggetto di esame nell'ambito della procedura successiva di condono
(cfr. DTF 122 V 134 consid. 2e; STFA P 91/02 dell'8 marzo 2004 consid. 3.2.;
STFA P 17/02 del 2 dicembre 2002; STFA P 40/99 del 16 maggio 2001; STFA C 25/00
del 20 ottobre 2000; Widmer, Die Rückerstattung unrechtmässig bezogener
Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea 1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese).

 

                                         In concreto l’assicurato
ha beneficiato d’indennità di disoccupazione intere (al 100%) dal gennaio al
luglio 2016, poiché la Cassa l’ha ritenuto idoneo al collocamento con un grado
di disponibilità al 100% sulla base di un certificato medico del 24 novembre
2015 nel quale il Dr. med. __________ ha indicato che il medesimo era abile
nella misura massima possibile dal 1° gennaio 2016 (cfr. consid. 2.6.).

 

                                         Alla fine di agosto 2016
alla Cassa è, però, pervenuto un attestato medico del curante dell’insorgente
da cui risulta, in particolare, un’inabilità al lavoro del 50% dal 2 aprile
2015 - data poi corretta nel 2 aprile 2016 - al 7 agosto 2016 (cfr. consid.
2.6.).

 

                                         L’incapacità lavorativa
del 50% dal 2 aprile al 7 agosto 2016 è stata ribadita dal Dr. med. __________,
senza specifiche precisazioni, nei certificati del 9 e del 12 settembre 2016
(cfr. consid. 2.6.).

 

                                         Attentamente esaminate le
carte processuali il TCA ritiene che non vi siano validi motivi per dubitare
dell’attendibilità del contenuto dei certificati medici del 25 agosto, 9 e 12
settembre 2016.

 

                                         E’ vero, da un lato, che
il Dr. med. __________, il 20 settembre 2016, ossia posteriormente
all’emanazione dell’ordine di restituzione del 12 settembre 2016, ha redatto un
nuovo attestato in cui ha specificato che lo stesso sostituiva il precedente
del 9 settembre 2016, non allestito in modo chiaro, e che l’inabilità
lavorativa del 50% dal 2 aprile al 7 agosto 2016 si riferiva a lavori medi,
perché nei lavori leggeri l’assicurato era abile al 100% (cfr. doc. 68 inc.
38.2016.68).

 

                                         Dall’altro, che il medico,
il 22 novembre 2016, dopo che è stata emessa la decisione su reclamo del 4
novembre 2016 con cui è stato confermato l’ordine di restituzione, ha dichiarato
che il ricorrente era abile in forma completa (al 100%), dal 1° gennaio 2016 a
quel momento, per attività molto leggere e che l’incapacità al lavoro del 50%
dal 2 aprile 2016 era per attività che non rispettavano le limitazioni
funzionali descritte il 12 settembre 2016 (cfr. doc. A1 inc. 38.2016.69).

 

                                         E’ altrettanto vero,
tuttavia, che se effettivamente l’assicurato, dal 1° gennaio al 7 agosto 2016, fosse
stato sempre abile al lavoro al 100% in attività molto leggere, non si comprende
il motivo per il quale nel certificato del 9 settembre 2016 il lasso di tempo
dal 1° gennaio all’8 agosto 2016 sia stato suddiviso in tre periodi dal 1°
gennaio al 1° aprile 2016, dal 2 aprile al 7 agosto 2016 e dall’8 agosto 2016 e
sia stato indicato che dal 1° gennaio 2016 il ricorrente era abile nella misura
massima possibile, dal 2 aprile al 7 agosto 2016 era incapace al lavoro al 50%
e dall’8 agosto 2016 era abile al 100% per un lavoro molto leggero (cfr. doc.
51 inc. 38.2016.68).

 

                                         Lo stesso ragionamento
vale per il certificato medico del 12 settembre 2016, in modo ancora più
evidente, visto che si tratta di un formulario prestampato.

                                         Per il lasso di tempo dal
1° gennaio al 1° aprile 2016 il medico curante ha indicato che l’assicurato era
abile al lavoro al 100%, per il periodo dal 2 aprile al 7 agosto 2016 inabile
al lavoro al 50% senza aggiungere alcunché, mentre per l’arco di tempo dall’8
agosto 2016 è stato annotata un’inabilità lavorativa al 75% per lavori medi e
un’abilità lavorativa al 100% per lavori molto leggeri (cfr. doc. 52 inc.
38.2016.68).

                                         

                                         Nel caso in cui
l’assicurato fosse stato abile al 100% in attività molto leggere anche dal 2
aprile al 7 agosto 2016, è infatti altamente verosimile che il medico,
analogamente a quanto effettuato per il periodo dall’8 agosto 2016, avrebbe
indicato già nei mesi di agosto e settembre 2016 che, anche per il lasso di
tempo 2 aprile – 7 agosto 2016, il medesimo era incapace al lavoro al 50% per
lavori di intensità media e abile al 100% per impieghi leggeri.

                                      

                                         In simili condizioni, il
TCA deve concludere che l’assicurato dal 1° gennaio al 1° aprile 2016 era abile
al lavoro al 100% (cfr. doc. 25 inc. 38.2016.68), mentre, come attestato nelle
certificazioni del 25 agosto, 9 e 12 settembre 2016 del Dr. med. __________
(cfr. doc. 49; 51; 52 inc. 38.2016.68), dal 2 aprile al 7 agosto 2016 era
inabile al 50%.

 

                               2.8.   Questo Tribunale ricorda che
ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 LADI gli assicurati la cui capacità lavorativa o
la cui idoneità al collocamento è temporaneamente inesistente o ridotta,
segnatamente, per malattia e che non possono pertanto adempiere le prescrizioni
di controllo hanno diritto all’intera indennità giornaliera purché soddisfino
gli altri presupposti. 

                                         Questo diritto dura,
tuttavia, al massimo sino al trentesimo giorno dopo l’inizio dell’incapacità
totale o parziale al lavoro ed è limitato a 44 indennità giornaliere entro il
termine quadro (cfr. consid. 2.5.).

                                         Per avere diritto a
indennità anche successivamente al periodo di trenta giorni un assicurato deve
dimostrare, nel caso in cui non percepisca prestazioni da altre assicurazioni,
di avere ritrovato un’abilità al lavoro almeno in misura del 20% oppure di
almeno il 50% se beneficiava di indennità da parte di un’altra assicurazione
(cfr. art. 28 cpv. 4 LADI).

 

                                         Nel caso di specie al
ricorrente, ritenuto che dal 1° gennaio al 1° aprile 2016 era abile al lavoro
al 100%, mentre dal 2 aprile al 7 agosto 2016 ha presentato un’incapacità
lavorativa del 50% (cfr. consid. 2.7.), dal 2 aprile 2016 doveva essere
applicato l’art. 28 LADI.

 

                                         L’assicurato aveva così
diritto a indennità giornaliere al 100% dal 2 aprile 2016 per trenta giorni (art.
28 cpv. 1 LADI), ovvero fino al 1° maggio 2016.

                                         Dal 2 maggio 2016, vista
l’abilità lavorativa del 50%, egli aveva diritto a indennità di disoccupazione
in virtù unicamente della sua residua capacità al lavoro.

 

                                         La Cassa è venuta a
conoscenza dell’abilità lavorativa ridotta del ricorrente soltanto a fine
agosto 2016 quando ha ricevuto il certificato medico del 25 agosto 2016 del Dr.
med__________ (cfr. consid. 2.6.).

 

                                         L’insorgente nel periodo
determinante (maggio-luglio 2016) ha così beneficiato di indennità di
disoccupazione calcolate sulla base di un’abilità al lavoro del 100% e non,
invece, della sua capacità lavorativa ridotta al 50%.

                                         Di conseguenza egli ha
percepito effettivamente a torto parte delle prestazioni LADI relative a questo
lasso di tempo.

 

                                         In esito a
quanto precede il TCA ritiene che nella presente evenienza siano senz’altro
adempiuti i presupposti di una revisione processuale ex art. 53 cpv. 1 LPGA
delle decisioni iniziali con le quali sono state attribuite all’assicurato le
indennità di disoccupazione intere per il periodo maggio – luglio 2016 (in
proposito, si veda la giurisprudenza citata al consid. 2.4.; STF 8C_600/2015
dell’11 maggio 2016 consid. 4.3.).

                                         L’abilità
lavorativa ridotta al 50% del ricorrente costituisce, infatti, un fatto nuovo
che, qualora fosse stato portato a conoscenza dell’amministrazione, l’avrebbe
indotta a prendere una decisione differente.

 

                                         Ne discende
che in concreto sono realizzate le condizioni per quanto attiene al principio
della restituzione di prestazioni percepite indebitamente durante il periodo maggio
- luglio 2016 (cfr. STCA 38.2015.21 del 14 settembre 2016 consid. 2.6.; STCA
38.2015.36 del 9 novembre 2015 consid. 2.6.; STCA 38.2013.77 del 1° settembre
2014 consid. 2.7.).

 

                               2.9.   Per quanto concerne l’importo
da restituire, la Cassa ha chiesto all’assicurato il rimborso di fr. 5'045.90.

 

                                         Questo ammontare è stato
ottenuto sommando gli importi da rimborsare relativi al mese di maggio 2016 di
fr. 1'707.85 (fr. 3'673 indennità percepite – fr. 1'965.15 indennità spettanti
n ragione dell’inabilità al lavoro del 50%), al mese di giugno 2016 di fr.
1'707.85 (fr. 3'775 indennità percepite – fr. 2'067.15 indennità spettanti) e al
mese di luglio 2016 di fr. 1'630.20 (fr. 3'726.20 indennità percepite – fr.
2'096 indennità spettanti; cfr. doc. 56 inc. 38.2016.68).

 

                                         Considerato, da un lato,
che le indennità di disoccupazione intere percepite a torto nei mesi di maggio,
giugno e luglio 2016 ammontano complessivamente a fr. 11’174.20 (fr. 3'673 +
fr. 3'775 + fr. 3'726.20; cfr. doc. 56 inc. 38.2016.68), dall’altro, che le
indennità di diritto spettanti per questi mesi all’assicurato riconteggiate
dalla Cassa in fr. 6'128.30 (fr. fr. 1'965.15 + fr. 2'067.15 + fr. 2'096; cfr.
doc. 56 inc. 38.2016.68) corrispondono alla sua capacità lavorativa residua del
50%, l’entità dell’importo di fr. 5'045.90 (fr. 11'174.20 – fr. 6'128.30) chiesto
in restituzione non presta il fianco a critiche e risulta, dunque, corretto.

 

                                         L’insorgente, del resto,
non ha formulato alcuna censura in merito specificatamente alla quantificazione
dell’ammontare da rimborsare.

                                      

                             2.10.   Alla luce di tutto quanto precede,
la decisione su opposizione del 4 novembre 2016 impugnata relativa alla
richiesta di restituzione di fr. 5'045.90 deve essere confermata.

 

 

                             2.11.   L'assicurato, vincente in
causa per quanto attiene al ricorso contro la decisione su opposizione del 4
novembre 2016 relativa al diniego di indennità di disoccupazione intere dal 2
maggio al 7 agosto 2016 (cfr. consid. 2.3.), rappresentato da un sindacato, ha
diritto all'importo di fr. 700.-- a titolo di ripetibili (cfr. art. 61 cpv. 1
lett. g LPGA; 30 Lptca; DTF 122 V 278; DTF 118 V 139). 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Le cause 38.2016.68 e
38.2016.69 sono congiunte

 

                                   2.   Il ricorso contro la
decisione su opposizione del 4 novembre 2016 relativa al diniego del diritto a
indennità di disoccupazione intere dal 2 maggio al 7 agosto 2016 è accolto,
nel senso che tale provvedimento è annullato.

 

                                   3.   Il ricorso contro la
decisione su opposizione del 4 novembre 2016 relativa alla richiesta di
restituzione di fr. 5'045.90 è respinto.

 

                                   4.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                  La Cassa verserà
all’assicurato l’importo di fr. 700.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   5.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          La
segretaria

 

Daniele Cattaneo                                                 Stefania
Cagni