# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d7d42c09-f9c9-5ce2-9593-022aff9597d6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-08-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 18.08.2006 11.2003.72
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-72_2006-08-18.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.72

  	
  Lugano

  18 agosto
  2006/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2002.605
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 6, promossa con istanza del 29 agosto 2002 da

 

	
   

  	
   CO 1  

  (patrocinata dall'  RA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AP 1 (patrocinato dall'  RA 1 ),

   

  

giudicando ora sulla richiesta di
assistenza giudiziaria
introdotta dal convenuto il 2 settembre 2002;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolto il ricorso (“appello”) del 19 maggio 

                                         2003 presentato da AP 1 contro la decisione emessa il 30 aprile 2003
dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale al
ricorso;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1962), cittadino italiano, ed CO 1 (1961) si sono sposati a
__________ il 18 agosto 1986. Dal matrimonio sono nati L__________ (1988) e S__________
(1990). Il 29 agosto 2002 CO 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, postulando l'emanazione di misure a protezione dell'unione coniugale,
in particolare l'autorizzazione a vivere separata, l'attribuzione dell'alloggio
coniugale, l'affidamento dei figli e il divieto al marito di portare i ragazzi
in __________ senza il permesso del giudice. Con decreto cautelare emesso il 30
agosto 2002 senza contraddittorio il Pretore
ha accolto quest'ultima richiesta. 

 

                                  B.   Il
2 settembre 2002 AP 1 ha instato per la revoca di tale
decreto, sollecitando il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Alla discussione
cautelare dell'11 settembre 2002 egli ha chiesto altresì che la moglie fosse
condannata a versargli una provvigione ad litem, ribadendo in subordine la domanda di assistenza
giudiziaria. Statuendo al proposito il 30 aprile 2003, il Pretore ha
respinto la richiesta.

 

                                  C.   Contro
il diniego dell'assistenza giudiziaria AP 1 ha presentato un ricorso
(“appello”) del 19 maggio 2003 per ottenere, in riforma del giudizio impugnato,
la concessione del beneficio. Analoga richiesta egli formula anche davanti a
questa Camera. Nelle sue osservazioni del 16 giugno 2003 CO 1 conclude per il
rigetto del ricorso.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La legge sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria
(Lag) si applica solo alle domande introdotte dopo la sua entrata in vigore
(art. 37 Lag), avvenuta il 30 luglio 2002 (BU 2002 pag. 213). In
concreto la richiesta di assistenza è del 2 settembre 2002, sicché fa stato il
nuovo diritto. Ciò premesso, contro il rifiuto dell'assistenza giudiziaria il
richiedente può ricorrere entro 15 giorni
“all'autorità di seconda istanza” (art. 35 cpv. 4 Lag), ovvero all'au­torità
gerarchicamente superiore
(messaggio del Consiglio di Stato n. 5123 del 22 maggio 2001, commento all'art.
35 in fine). Tempestivo, sotto questo profilo il ricorso in esame (“appello”) è
quindi ricevibile.

 

                                   2.   Il
Pretore ha rifiutato l'assistenza giudiziaria, nella fattispecie, perché al
momento di postulare il beneficio il richiedente possedeva – insieme con la
moglie – buoni postali italiani, fruttiferi e riscuotibili a vista per complessivi
€ 3000.–, onde una disponibilità di fr. 2250.– (½ di fr. 4500.–). Il primo
giudice ha accertato inoltre che l'interessato è proprietario di una casa d'abi­tazione
a __________ (__________), seppure gravata di usufrutto in favore della madre,
e di un terreno agricolo a __________ (__________), libero da oneri, acquistato
per € 16 000.– (di cui € 14 780.– in contanti) il 13 mar­zo 2002, pochi mesi prima che la moglie
avviasse la procedura a tutela dell'unione coniugale. Nelle circostanze
descritte il Pretore ha ritenuto che il convenuto non possa definirsi
indigente, avendo egli modo di finanziare le spese legali e di patrocinio attingendo
a mezzi liquidi per fr. 2250.– e alienando il terreno.

 

                                   3.   Il
ricorrente obietta anzitutto che i citati buoni postali erano di “en­tità
modestissima” per rapporto alle prestazioni svolte dal suo patrocinatore e
ormai non esistono più, avendo egli dovuto realizzarli “per campare e far
campare i suoi figli” (memoriale, pag. 2 a metà). Quanto al terreno, egli
sostiene che “non [gli] risulta possibile procurarsi del denaro liquido
utilizzando il fondo in questione quale garanzia, per esempio costituendo un
pegno”, sia per “le caratteristiche del mercato immobiliare nelle __________” e
“la prassi in materia delle banche locali”, sia perché si tratta “come risulta
dal contratto stesso, di un terreno agricolo”, sia perché il valore del fondo è
talmente modesto “che i costi collegati con la pratica di concessione
dell'eventuale mutuo avrebbero un'entità sproporzionatamente elevata”. Inoltre
– egli soggiunge – “il bene immobile in questione comporta per sua natura dei
costi di manutenzione”, così come la casa l'abitazione, per di più gravata da
usufrutto. La quale potrebbe sì essere venduta, ma con modesti ricavi
(memoriale, pag. 3). Il ricorrente sottolinea infine che le sue entrate non gli
permettono nemmeno di sopperire al proprio fabbisogno personale, di modo che
“si vedrà costretto – come in parte ha già dovuto fare – a erodere la sua,
invero modesta, sostanza” (memoriale, pag. 4 a metà).

 

                                   4.   Il
beneficio dell'assistenza giudiziaria presuppone, tra l'altro, che il
richiedente sia una “persona fisica indigente” (art. 3 cpv. 1 Lag). Per
valutare lo stato di grave ristrettezza va presa in considerazione l'intera
situazione finanziaria dell'interessato, non solo il reddito (DTF 128 I 232
consid. 2.5.1; v. anche RDAT II-1998 pag. 19). La mancanza di liquidità non è
sufficiente dunque per dimostrare uno stato di indigenza, né l'istituto
dell'assistenza giudiziaria garantisce al richiedente la possibilità di conservare sostanza immobiliare (RDAT II-1998
pag. 16). Anzi, dandosene la necessità, il richiedente può vedersi costretto a
ipotecare e finanche ad alienare il bene (RDAT II-1998 pag. 19 consid. 6),
soprattutto ove si tratti di una residenza secondaria (RDAT II-1999 pag. 46
consid. 5).

 

                                   5.   Nel
caso in esame si può convenire che i noti buoni postali frutti­feri siano di
poco sollievo al richiedente per far fronte alle spese di causa e di
patrocinio, sempre che essi esistano ancora. Si può convenire altresì che il
suo reddito di tassista indipendente non basti per coprire simili costi. Sta di
fatto che – come rileva il Pre­tore – egli possiede una casa d'abitazione a __________
e un terreno agricolo a __________. È vero che la prima è gravata di usufrut­to,
ciò che può rendere più difficile l'ottenimento di un prestito 

                                         ipotecario, ed è possibile che il valore della nuda proprietà sia
relativamente modesto. Contrariamente all'opinione del ricorrente, non si può
dare tuttavia per notoria l'impossibilità di accendere un mutuo ipotecario in
simili condizioni, né si può presumere l'invendibilità del bene. Incombeva al
richiedente rendere verosimili tali circostanze. Invocare “le caratteristiche
del merca­to immobiliare nelle __________” e “la prassi in materia delle banche
locali” (lettera dell'11 dicembre 2002 al Pretore, nel fascicolo 

                                         “Istanza
AG”) non basta. Al contrario: trattandosi di realtà estere, l'interessato avrebbe
dovuto mostrare diligenza nel rendere attendibili le sue asserzioni, documentandole
nella misura del possibile. Sarebbe poi spettato al Pretore, nell'ipotesi in
cui avesse ritenuto lacunosa la documentazione prodotta, invitare il richiedente
a completarla.

 

                                   6.   Considerazioni
analoghe valgono per quanto riguarda il terreno agricolo. Che il fondo sia poco
ambito come pegno da parte di 

                                         istituti bancari chiamati a erogare un eventuale mutuo è possibile.
A parte il fatto però che, una volta ancora, poco sussidiano “le
caratteristiche del merca­to immobiliare nelle __________” e “la prassi in
materia delle banche locali”, risulta dagli atti che il ricorrente ha
acquistato l'appezzamento nel marzo del 2002 per € 16 000.– (doc. E). Mal si
comprende – né l'interessato spiega – perché rivendendo il terreno il prezzo
d'acquisto non possa essere ricuperato. E non si capisce – né il richiedente
indica – perché non sia addirittura opportuno vendere un terreno che a un proprietario
di scarso reddito comporta “costi di manutenzione” (lettera al Pretore dell'11
dicembre 2002, loc. cit.). Che poi € 16 000.– non bastino a
coprire le spese legali e di patrocinio nel caso specifico non è neppure
asserito nel memoriale. Se ne conclude che, destituito di consistenza, il
ricorso è destinato all'insuccesso.

 

                                   7.   La
procedura per l'ottenimento dell'assistenza giudiziaria è gratuita (salvo
ipotesi di temerarietà: art. 4 cpv. 2 Lag) e in concreto non v'è ragione di
scostarsi da tale principio. La richiesta di assistenza giudiziaria in appello
non può essere accolta già per la circostanza che – come si è visto – gli
elementi agli atti non rendono verosimile l'indigenza del richiedente.

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   Il
ricorso è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse né spese.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria in appello è respinta.

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria