# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 97ef3bc5-26c2-5173-ab50-cf15946d34f6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.09.2004 32.2004.29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-29_2004-09-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.29

   

  ZA/td

  	
  Lugano

  22 settembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 17 marzo 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nell'ottobre
2000, RI 1, nata nel 1959, di professione assistente di cura alle dipendenze
della __________ di __________, ha presentato una richiesta di prestazioni AI
per adulti (provvedimenti sanitari speciali di reintegrazione e rendita), in
quanto affetta da problemi alle spalle, alla cervicale e al braccio destro
(doc. AI 1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, tra cui una perizia medica eseguita nell'ottobre
2001 (doc. AI 22), per decisione 11 settembre 2003 l’Ufficio assicurazione
invalidità ha riconosciuto all'assicurata il diritto ad un quarto di rendita
per un grado d'incapacità lavorativa del 45%:

 

" 
In caso di invalidità di almeno il 40% vi è
diritto ad un quarto di rendita; di almeno il 50% ad una mezza rendita e di
almeno il 66 2/3% ad una rendita intera (art. 28 della Legge federale
sull'assicurazione invalidità (LAI)). Le rendite con un grado d'invalidità
inferiore al 50% vengono versate qualora l'assicurato abbia il domicilio in
Svizzera e vi risieda abitualmente. A determinate condizioni, ai cittadini
svizzeri, dell'UE (Unione Europea), nonché dell'AILS (Associazione
internazionale di libero scambio) può essere conferito un quarto di rendita
anche se hanno il domicilio in uno stato dell'UE  o dell'AILS.

 

Nei casi di rigore, alle persone aventi un grado
d'invalidità tra il 40% ed il 49%, può essere versata una mezza rendita in
sostituzione di un quarto di rendita, qualora abbiano il domicilio in Svizzera
e vi risiedano abitualmente.

 

In caso di malattia di lunga durata, il diritto
alla rendita nasce qualora vi sia stata un'incapacità lavorativa di almeno il
40% in media, senza notevoli interruzioni, durante un anno (art. 29 cpv. 1,
lett. b LAI).

 

Il grado d'invalidità viene determinato
stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro conseguibile attualmente senza
invalidità e quello ottenibile in un'attività ragionevolmente esigibile dopo la
manifestazione dell'invalidità. L'ammontare della perdita di guadagno determina
il grado d'invalidità in percentuale (art. 16 della Legge federale sulla parte
generale del diritto nelle assicurazioni sociali (LPGA), finora art. 28 cpv. 2
LAI)).

 

Esito degli accertamenti:

 

Dal 19.09.1999 (inizio dell'anno di attesa) la
sua capacità lavorativa è limitata in modo rilevante.

 

●  Dalla documentazione
medico-specialistica acquisita all'incarto, ed 

in particolare dalla
perizia eseguita dal Dr. __________, si evince l'inabilità del 50% nella
professione svolta fino all'insorgenza del danno alla salute; attività
generiche non richiedenti qualifiche professionali specifiche e rispecchianti
le indicazioni mediche sono esigibili in misura completa.

 

Di seguito si riporta il calcolo effettuato per
fissare il grado d'invalidità:

 

Reddito annuale esigibile:

senza invalidità               CHF 50'471.00

con invalidità                   CHF 27'339.00

perdita di guadagno        CHF 23'132.00 = grado
d'invalidità 45%

 

Decidiamo pertanto:

 

Dal
01.09.2000 ha diritto ad un quarto di rendita, rispettivamente ad una mezza
rendita in caso di rigore." (Doc. AI 43)

 

                               1.2.   Con
l'opposizione l’assicurata, rappresentata dall'__________, ha postulato
l'assegnazione di una mezza rendita e la fissazione al 50% del grado
d'invalidità, motivando:

 

" 
Di professione  assistente di cura presso l'__________
di __________, l'opponente ha attestato un'inabilità lavorativa completa a
decorrere dal 19 settembre 1999 sino all'esaurimento delle prestazioni dovute
dalla cassa malati collettiva (720 giornaliere).

 

Facciamo rilevare che il grado di occupazione, a
partire dal mese di marzo 1999 (quindi, anteriormente l'inabilità lavorativa),
era del 90%. Nel formulario "richiesta di prestazioni AI per adulti",
compilato dall'opponente e dal suo rappresentante legale il 20 settembre 2002,
al punto 6.3.1., l'occupazione parziale era stata debitamente segnalata.

 

Nella fattispecie che ci occupa, a fronte di un
reddito ipotetico conseguibile senza il danno invalidante di fr. 50'471.- annui
(valuta 2002), è stato posto in essere un reddito da invalida corrispondente a
fr. 27'339.- (salario ipotetico anno 2002 in attività leggera, ammessa
riduzione 10% per motivi ergonomici e 5% per motivi legati alla persona).

 

Il raffronto dei due redditi ipotetici ha
confermato, aritmeticamente, un danno alla capacità lucrativa del 45.83%
equivalente ad un ¼ di rendita AI.

 

Il raffronto dei due redditi ipotetici non sono
corretti e, fatte le necessarie verifiche, si postula il riconoscimento di una
½ rendita AI con un grado di incapacità al guadagno del 51%.

 

I motivi:

 

L'invalidità, concetto essenzialmente economico,
si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il
grado di menomazione dello stato di salute.

 

La determinazione dell'invalidità presuppone
comunque e preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno
in questione.

 

L'invalidità "si misura" raffrontando
quindi il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
in un'attività confacente al suo stato di salute in una situazione d'equilibrato
mercato del lavoro.

 

I due redditi da porre a raffronto sono
necessariamente ipotetici. L'ipotesi, in ogni modo, deve però poggiare su
solide basi, avere quindi un fondamento oggettivo.

 

Nel caso specifico, con riferimento al reddito
ipotetico che avrebbe potuto l'assicurata conseguire se non fosse divenuta
invalida, deve essere tenuta in debita considerazione la situazione reale. E'
contestualmente corretto ritenere il fatto che, anteriormente alla malattia
invalidante e per motivi personali, l'opponente era attiva professionalmente
con un'occupazione parziale al 90%. E quindi, 

 

salario percepito negli
anni 1998/1999                  fr.   3'722.- mensili lordo 

con un grado di
occupazione al 90%                    fr. 48'386.- annui lordo

 

rivalutazione salario
annuale ipotetico (2002)         fr. 53'762.20 annuo lordo

con un grado di
occupazione al 100%                  

 

aumento salariale
riconosciuto __________          fr.    2'080.- annuo lordo

(fr. 160.- al mese –
anni 2001 e 2002)

 

salario annuale
"senza invalidità" (2002)               fr. 55'842.20 annuo lordo

 

I due redditi ipotetici a raffronto (riservandoci,
se del caso, di proporre in seconda istanza le nostre osservazioni sul reddito
ipotetico da invalida – fr. 27'339.- - segnatamente alle percentuali di
riduzione considerate) corrispondono ad un tasso di incapacità lucrativa
del 51.04%, rispettivamente, al riconoscimento di una mezza rendita AI a far
capo dal 1. settembre 2000.

 

Da un punto di vista (rigorosamente) formale, la
fattispecie invalidante dovrebbe essere valutata sulla base degli impedimenti
alla capacità lucrativa "da salariata" così come, proporzionalmente,
all'attività di casalinga (art. 27 OAI).

 

Siamo però convinti che (senza per questo
sconfinare in prerogative che competono esclusivamente l'amministrazione) anche
da una valutazione mista dell'invalidità "salariata / casalinga"
l'apprezzamento complessivo del grado di invalidità non si discosterebbe da
quello postulato:

 

	
   

  	
  quota parte

  	
  limitazione

  	
  grado d'invalidità

  
	
  casalinga

  	
  10 %

  	
     41 % *)

  	
    4.1 %

  
	
  salariata

  	
  90 %

  	
  51 %

  	
  45.9 %

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
             50    %

  

 

*) valutazione "didattica" __________

 

Alla luce di quanto precede, è richiesto il
riconoscimento di una mezza rendita AI con un tasso di incapacità lucrativa del
50% / 51%." (doc. AI 47)

 

                                         Con
decisione su opposizione 17 marzo 2004 l'Ufficio assicurazione invalidità ha
confermato la propria precedente decisione, motivando:

 

" 
3. Nel Caso concreto, il grado di invalidità,
stabilito dall'UAI nella misura del 45%, è scaturito dal confronto fra il
reddito ipotetico di fr. 50'471.- e quello da invalida di fr. 27'339.-, ritenuto
dal consulente AI in integrazione professionale ancora normalmente conseguibile
svolgendo attività lucrativa confacente allo stato di salute, in un mercato del
lavoro supposto in equilibrio.

 

L'amministrazione ha stabilito il grado di
invalidità partendo dal presupposto che senza danno alla salute l'assicurata
avrebbe svolto la propria attività lucrativa in ragione del 100%. In sede
d'opposizione, la medesima ha tuttavia segnalato che già prima dell'insorgere
del danno alla salute l'attività lavorativa era stata ridotta al 90% per
ragioni familiari. La determinazione del grado di invalidità avrebbe quindi
dovuto essere effettuata in applicazione del metodo misto. Su tale punto le
argomentazioni dell'opponente sono corrette. Vi è però che anche procedendo in
tal modo il grado di invalidità rimane essere invariato, come meglio si avrà
modo di evidenziare nel prosieguo dell'esposto.

 

In merito al reddito da invalida, si deve
evidenziare che, giusta la giurisprudenza in vigore, qualora un assicurato non
eserciti alcuna attività lucrativa, oppure non sfrutti appieno la propria
capacità di guadagno residua, la determinazione del reddito da invalido deve
essere ricavata dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro (VSI 2002 pag. 68 consid. 3b, DTF 126 V 76 consid. 3b/bb, RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag.
485 consid. 3b). Va d'altronde rilevato che, secondo la
giurisprudenza federale, per gli assicurati che non possono mettere a frutto la
loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di
regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino ad un massimo del 25% alfine di considerare quei
fattori che nel singolo caso sono suscettibili di influenzare il reddito (DTF
126 V 80 consid. 5b/cc, VSI 2002 pag. 64). In applicazione dei succitati
criteri, l'UAI ha determinato che l'assicurata, sfruttando appieno la sua
capacità di lavoro e di guadagno in una professione rispecchiante le
indicazioni e le controindicazioni mediche, è in grado di poter conseguire
ancora un reddito annuo di almeno fr. 27'339.- (stato anno 2002), ammontare
stabilito tenendo conto anche della riduzione del 5% per l'esercizio di
attività leggera ed ancora del 10% per motivi ergonomici.

 

L'assicurata ipotizza poi che il suo salario
annuo, se riferito tuttavia alla sua professione svolta ad orario completo,
ovvero sull'arco di 42 ore la settimana, sarebbe equivalso a fr. 55'842.20
(stato anno 2002); questa indicazione non è suffragata da elementi oggettivi;
in verità il reddito fissato dall'UAI in fr. 50'471.-, corrisponde al reale
salario di una assistente di cura attiva presso la __________ con orario
completo, come precisato dal consulente professionale, il quale ha adeguato
all'anno 2002 i dati salariali forniti dal datore di lavoro con il questionario
riempito in data 23 ottobre 2000. Tale reddito trova pure approssimativamente
conferma nelle informazioni assunte verbalmente in data 05 febbraio 2004
direttamente presso la Direzione dell'Istituto.

 

Ora, come già citato in precedenza, è vero che
l'applicazione del metodo misto avrebbe dovuto comportare il paragone fra i
redditi ridotti ambedue del 10%, ciò malgrado, va ribadito che pur riducendo al
90% sia il reddito ipotetico da persona sana, sia il reddito da invalida, e
procedendo poi al loro raffronto, il tasso percentuale equivalente al
pregiudizio economico sarebbe ovviamente rimasto immutato, trattandosi di un
calcolo perfettamente proporzionale.

 

Infine, per quanto attiene all'influsso del danno
alla salute sull'abilità lavorativa in ambito casalingo, occorre puntualizzare
quanto il Servizio medico regionale dell'AI (SMR) ha avuto modo recentemente di
evidenziare, dopo aver preso atto della documentazione completa. In sostanza, è
stato appurato che il danno alla salute può avere un'incidenza unicamente nei
lavori che comportano l'uso delle braccia elevate oltre l'orizzontale, dunque
attività come noto non frequenti e non ripetitive e che, per esperienza,
possono essere quantificate al massimo nell'ordine del 5% dei compiti totali.
Ora, pur ammettendo che la valutazione dell'invalidità avrebbe dovuto implicare
l'applicazione del metodo misto (art. 28 cpv. 2ter LAI), tali limitazioni
appaiono comunque irrilevanti ai fini della determinazione del grado di
invalidità e del diritto alla rendita, motivo per cui non sussistono ragioni
oggettive per scostarsi dal tasso invalidante fissato dall'UAI al 45%, nonché
dall'attribuzione del diritto ad un quarto di rendita." (doc. AI 59) 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso al TCA, l'assicurata, rappresentata dall'avv. __________, ha
ribadito quanto chiesto con l'opposizione, precisando:

 

" 
Nella fattispecie, l'Ufficio AI, tenuto conto
delle condizioni di salute della ricorrente e valutando le possibilità di
reintegrazione professionale della stessa sfruttando appieno le sue capacità di
lavoro e di guadagno in una professione rispecchiante le indicazioni e
controindicazioni mediche, ha stabilito che la ricorrente potrebbe percepire
reddito ipotetico pari a fr. 27'339.-.

 

Il citato guadagno ipotetico è stato confrontato
con un reddito ipotetico senza invalidità  di fr. 50'471.-. Come indicato dallo
stesso Ufficio AI, tale reddito corrisponde a quanto percepito dagli assistenti
di cura presso la __________ a __________, istituzione privata.

 

AI fine di valutare il grado di invalidità occorre tuttavia tenere
in considerazione il reddito ipotetico medio percepibile dall'assicurato
svolgendo la propria professione nel mercato del lavoro e non il reddito
percepito effettivamente sino al momento in cui è subentrato il caso di
invalidità.

 

A questo proposito si rileva che per chi lavora nell'ambito
sociale sono previsti salari minimi riconosciuti dal Dipartimento della Sanità
sociale.

 

In particolare, per quanto attiene agli assistenti di cura, il
salario minimo annuale varia da fr. 52'277.-, per un'assistente appena
diplomata, sino a fr. 61'656.- (doc. F). II salario minimo annuale per
un'assistente di cura diplomata da sette anni, come nella fattispecie (stato
2002), ammonta ad almeno fr. 58'843.-.

 

Tale reddito, e non quello specifico della __________, deve
pertanto essere tenuto in considerazione per valutare il grado di invalidità
della qui ricorrente.

 

Ne discende che, tenuto conto di un reddito ipotetico senza
invalidità pari a fr. 58'843.-, e di un salario ipotetico con invalidità pari a
fr. 27'339.-, il grado di invalidità della signora __________ RI 1 risulta
essere pari al 53%, ciò che da diritto ad una mezza rendita." (doc. I)

                               1.4.   Nella
risposta di causa l’Ufficio assicurazione invalidità, confermando il contenuto
della decisione su opposizione, ha chiesto la reiezione del ricorso,
precisando:

 

"  L'assicurata
interpone ricorso a motivo del fatto che per stabilire il reddito senza
invalidità I'UAI si sarebbe erroneamente fondato sullo stipendio che
l'assicurata avrebbe potuto percepire presso la __________, e non ai salari
minimi riconosciuti dal Dipartimento della Sanità.

A parte il fatto che da quanto deducibile dal doc. F i redditi
presentati sono quelli validi per impiegati del Cantone, occorre comunque
precisare che per stabilire il reddito senza invalidità si deve determinare
quanto l'assicurato avrebbe guadagnato se il danno alla salute non gli avesse
imposto di cessare la propria attività. In tal ottica è proprio alle

dichiarazioni del datore di
lavoro che l'amministrazione fa riferimento, in quanto in tal modo è possibile
stabilire con precisione qual è stata l'evoluzione dei salari non tanto nel
settore considerato, ma nella professione effettivamente esercitata.

L'agire dell'UAI è quindi
corretto.

 

Con riferimento all'allegato di
ricorso, e meglio al p.to 3, si vorrebbe infine precisare che l'assicurata non
aveva ridotto l'attività lavorativa per motivi si salute, bensì familiari (cf.
in part. rapp. datore di lavoro 23.10.2000, doc. n. 4 inc. AI).

 

Per il resto lo scrivente Ufficio richiama i contenuti della
propria decisione su opposizione, della quale postula l'integrale
conferma." 

(doc. III) 

 

                                                                                

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità.

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

                                         A partire
dal 1° gennaio 2004 sono inoltre applicabili le nuove norme di legge introdotte
a seguito della 4a revisione della LAI.

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se RI 1 ha diritto ad una mezza rendita d'invalidità, ed in
particolare, come chiede la ricorrente, al riconoscimento di un grado
d'invalidità del 50%.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70 %, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.

 

                                         Va
altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28
cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid.1,
104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo,
Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e
s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque
tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se
nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente
subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa
eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un’ulteriore raffronto dei redditi
prima di decidere.

Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Nella
fattispecie, il perito incaricato dall'UAI, dr. ____________________, reumatologo
ed internista, in data 5 ottobre 2001, ha rilevato quanto segue: 

 

"  4. Valutazione 

 

L'assicurata 42 enne, RI 1, ha iniziato ad accusare nel 1996
dolori cervicali irradianti alla spalla dr, dolori che sono poi
progressivamente peggiorati. Nell'agosto 1999 i dolori avevano preso una tale
intensità che la paziente dovette smettere il lavoro e il medico curante, dr. __________,
invia la paziente per una valutazione specialistica al dr. __________. Egli
vede la paziente una prima volta il 02.11.1999 e diagnostica un'instabilità di
ambedue le spalle con sindrome da impingement retrocoracoidale. Egli propone
inizialmente una terapia di rinforzo ambulatoriale. Visto il mancato successo,
il dr. __________ invia la paziente per un ricovero stazionario alla clinica __________.
La paziente è ricoverata a __________ dal 06.06.2000 al 04.07.2000. La degenza
porta ad un discreto successo con diminuzione dei dolori che tuttavia non
scompaiono completamente. Al ritorno a casa però in pochi giorni riapparizione
dei vecchi dolori con apparizione progressiva ulteriore di dolori anche alla
spalla sinistra e alla gamba ds. Visto il perdurare della situazione, la
paziente invia il 02.10.2000 la richiesta per prestazioni Al.

Attualmente forti dolori al collo e a tutte e due le spalle,
braccio pesante a ds e dolori al braccio sinistro. Da qualche mese ormai dolori
anche a tutta la gamba destra, accompagnati da sensazione di pesantezza e
debolezza. I dolori non sono influenzabili né dalla posizione né dal momento
della giornata. Gli antinfiammatori non sferoidali hanno poco influsso sui
dolori. Difficoltà ad addormentarsi di notte, e persistente stanchezza durante
il giorno. La paziente riferisce di riuscire appena a eseguire i lavori di casa
più leggeri, mentre per i lavori pesanti la paziente chiede l'aiuto al marito o
ai figli.

Clinicamente colonna vertebrale nonno configurata; mobilità a
livello della colonna cervicale normale con dolenza a fine corsa; a livello
della colonna lombare riduzione di ¼  per la flessione laterale verso dr.
Distanza mento/ sterno 3/20 cm, Ott 30/ 32 cm, Schober 10/15 cm, distanza dita
suolo 2 cm. Dolenza alla palpazione inter e paravertebrale bilaterale a livello
della colonna cervicale e addominale, miogelosi minima paravertebrale sinistra
a livello lombare, punti Trigger trapezio bilaterale, elevator scapole sopra e
sottospinato bilateralmente ; insufficienza muscolare a livello del cinto omero
scapolare e della muscolatura addominale. 18 punti su 18 punti per una
fibromialgia dolenti alla digito pressione. Spalle: Distanza pollice vertebra
prominens 0/20 cm bilateralmente, dolore alle posizioni estreme e alla
digitopressione dello spazio articolare bilaterale, assenza di un chiaro
painfull Arc, mobilità passiva normale, forza per rotazione interna ed esterna
mantenuta, test di 3obe e lift off bilateralmente nella norma assenza di
sinoviti.

Gli esami radiologici mostrano unicamente delle modiche
alterazioni strutturali dei dischi cervicali e un'ipoplasia del labbro
glenoidale.

 

Le mie diagnosi sono:

 

•   Fibromialgia primaria.

•   Instabilità
di entrambe le spalle con impingement retrocoracoidale spalla ds e attualmente
anche a sinistra.

•   Moderata sindrome cervico brachiale in:

    .Turbe statiche (protrazione della testa) e disbalance
muscolare.

•   Stato dopo
artroscopia del ginocchio dr 5.1997 per scollamento traumatico cartilagine
condilo femorale mediale.

•   Beta Talassemia minor.

•   Stato dopo asportazione di un nodulo freddo della tiroide nel
1978.

•   Stato dopo emorroidectomia nel 1998 e 1999.

 

La paziente soffre in particolare di tre patologie decisive per la
sua capacità lavorativa. Da una parte una fibromialgia primaria con la presenza
di 18 punti su 18 positivi, stanchezza e disturbi del sonno. Dall'altra
un'instabilità congenita delle spalle su ipoplasia del glenoide che é diventata
sintomatica a causa del lavoro come ausiliaria in casa anziani, lavoro
estremamente pesante sia per la schiena sia per il cinto omero­scapolare e
spalle (sollevare pazienti, lavarli, girarli nel letto...). L'instabilità delle
spalle causa poi secondariamente una sindrome cervico spondilogena su
sovraccarico della muscolatura unita alla protrazione della testa. Le minime
alterazioni degenerative non sono la causa dei dolori, più studi hanno
dimostrato infatti che queste degenerazioni si riscontrano in uguale frequenza
anche presso gente senza dolori cervicali.

Per quanto riguarda la capacità lavorativa posso esprimermi nel
seguente modo: in un lavoro pesante, quale é l'ausiliaria di cura, la paziente
è abile al 50%. Il problema é che alla lunga una tale attività può portare ad
un ulteriore peggioramento della situazione e indi ad un'incapacità totale. In
un lavoro leggero che non implichi dover sollevare ripetutamente pesi oltre i
20 kg, lavorare a lungo oltre l'orizzontale o in anteflessione la paziente é
abile al 100%. Personalmente penso in particolare a lavori come cassiera,
venditrice ecc..

Per qual che riguarda la terapia é importante un buon rapporto col
medico curante eventualmente con l'aiuto di un reumatologo per cercare di
motivare la paziente e spiegarle di continuo che la fibromialgia porta certo
dolori ma non danni strutturali. Dal punto di vista medicamentoso la paziente
prende già degli antidepressivi. In conclusione é al momento attuale
fondamentale iniziare un programma di riqualificazione al fine di reintegrare
la paziente il prima possibile nel mondo del lavoro.

 

5- Alle vostre domande rispondo

 

A Basi Cliniche

 

6- Anamnesi 

 

Vedi punto 1

 

7- Dati soggettivi dell'assicurato

 

Vedi punto 2

 

8- Constatazioni obiettive

 

Vedi Punto 3 

 

9- Diagnosi 

 

a. Diagnosi con ripercussione sulla capacità di lavoro

•   Fibromialgia primaria.

•   Instabilità
di entrambe le spalle con impingement retrocoracoidale spalla dr e attualmente
anche a sinistra.

•   Moderata sindrome cervico brachiale in

    . Turbe statiche (protrazione della testa) e disbalance
muscolare.

 

 

b. Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro

 

•   Stato dopo
artroscopia del ginocchio ds 5.1997 per scollamento traumatico cartilagine
condilo femorale mediale.

•   Beta Talassemia minor.

•   Stato dopo asportazione di un nodulo freddo della tiroide nel
1978.

•   Stato dopo emorroidectomia nel 1998 e 1999.

 

10- Valutazione e Prognosi

 

La paziente soffre principalmente di tre patologie decisive per la
sua capacità lavorativa. Da una parte una fibromialgia primaria con la presenza
di 18 punti su 18 positivi, stanchezza e disturbi del sonno. Dall'altra
un'instabilità congenita delle spalle su ipoplasia del glenoide che é diventata
sintomatica a causa del lavoro come ausiliaria in casa anziani, lavoro
estremamente pesante sia per la schiena sia per il cinto omero­scapolare e
spalle (sollevare pazienti, lavarli, girarli nel letto...). L'instabilità delle
spalle causa poi secondariamente una sindrome cervico spondilogena su
sovraccarico della muscolatura unita alla protrazione della testa. Le minime
alterazioni degenerative non sono la causa dei dolori, più studi hanno
dimostrato infatti che queste degenerazioni si riscontrano in uguale frequenza
anche presso gente senza dolori cervicali.

 

B Conseguenze sulla
capacità di lavoro

 

1 Menomazioni (qualitative e quantitative) dovute ai
disturbi  

   constatati

 

Causa l'instabilità delle spalle la paziente non é in grado di
sollevare in modo ripetuto importanti pesi o di lavorare a lungo in oltre
l'orizzontale.

 

2 Conseguenze dei
disturbi sull'attività attuale

 

2.1 Come si
ripercuotono i disturbi sull'attività attuale 

       dell'assicurato?

 

La paziente non é in grado di rispondere a tutte le sollecitazioni
richieste dal suo lavoro d'ausiliaria di cura in modo completo. Infatti la
paziente non può sollevare in modo continuo e ripetuto pesi oltre i 20 kg o
lavorare a lungo con le braccia oltre l'orizzontale.

 

2.2 Esatta descrizione delle funzioni intatte e della capacità
di 

      carico

 

Il futuro lavoro non deve implicare il sollevare ripetutamente
pesi oltre i 20 kg, lavorare a lungo oltre l'orizzontale o in anteflessione.

 

a. L'attività attuale é ancora praticabile ?

 

Sì, ma con una prevedibile evoluzione sfavorevole per il futuro
che porterebbe ad un peggioramento ed indi ad una incapacità lavorativa come
ausiliaria.

 

2.4 Se sì, in quale misura (ore al giorno)?

 

4 ore al giorno, vedi comunque punto 2.3

 

2.5 E presente inoltre una diminuzione della capacità di
lavoro?

 

È necessario evitare di sollevare ripetutamente pesi oltre i 20 kg
o lavorare a lungo con braccia sollevate oltre l'orizzontale.

 

2.6 Se sì, in che misura?

 

Vedi punto 2.5.

 

 

 

2.7 Da quando esiste una limitazione della capacità di lavoro
dal 

      lato medico di Almeno il 20% ?

 

Dal 17.9.1999.

 

a. Qual è stato in seguito lo sviluppo della limitazione della 

    capacità di lavoro ?

 

Dagli atti l'incapacità lavorativa come ausiliaria é stata del
100% dal 17.09.1999 al 1.10.1999, del 50% dal 02.10.2000 ( vedi lettera del dr.
__________). Il problema, lo si desume dagli atti, é ricollocabile al fatto che
apparentemente il datore di lavoro non ha mai accettato che la paziente
ritornasse al lavoro solo al 50%.

 

C- Conseguenze sulla capacità d'interazione

 

1- E possibile effettuare provvedimenti d'integrazione? Ve
ne 

    sono in corso? Ne sono previsti?

 

No.

 

1.1 Se sì, la preghiamo di descrivere il piano di
riabilitazione

 

1.2 Se no preghiamo di motivare

 

I provvedimenti d'integrazione
non sono d'ordine medico ma piuttosto d'ordine lavorativo, con riqualificazione
professionale della paziente in un lavoro meno duro.

 

2- E' possibile migliorare
la capacità di lavoro sul posto di   

    lavoro attuale?

 

No.

 

2.1 se sì con quali
ragionevoli provvedimenti (p. es. 

      provvedimenti medici,
mezzi ausiliari, adattamento dei 

      posto di lavoro)?

 

a. Secondo lei che effetti
hanno questi provvedimenti sulla 

    capacità di lavoro ?

 

3- L'assicurato è in grado
di svolgere altre attività

 

3.1 Se sì, a quali esigenze
deve rispondere il posto di lavoro 

      dal punto di vista
medico e di che cosa bisogna tenere 

      soprattutto conto nel
caso di un'altra attività?

 

Il futuro lavoro non deve
implicare il sollevare ripetutamente pesi oltre i 20 kg, lavorare a lungo con
braccia sollevate oltre l'orizzontale o in anteflessione del busto.

 

3.2 In che misura si possono
svolgere attività consone alle 

      menomazioni (ore al
giorno)?

 

8 ore e 1/2

 

 

 

3.3 È presente inoltre una
riduzione della capacità di lavoro?

 

In un'attività come quella
descritta al punto 3.1 non esistono riduzione della capacità 

lavorativa." (doc. AI 22) 

 

                                         Nella
"proposta medico" del 24 aprile 2002, la dr.ssa __________ ha
confermato la perizia del dr. __________ (doc. AI 28).

 

                                         In data
10 marzo 2004, il dr. __________ del Servizio Medico Regionale dell'AI (SMR) ha
precisato:

 

"  La
valutazione medica dell'IL per l'attività svolta e per attività meglio adeguate
allo stato di salute è stata annotata agli atti.

Si chiede ora se l'handicap di cui è portatrice la paziente abbia
o meno influsso sulla CL per l'attività svolta nell'economia domestica.

 

La risposta e sì.

 

Motivazione: in considerazione dei disturbi lamentati e della
valutazione peritale si deve ammettere che per certe attività la casalinga sia
limitata. Ciò va riferito non ai pesi, che nell'attività di casalinga non
entrano in considerazione (a meno che tagli, spacchi la legna della stufa o del
caminetto) ma all'attività che presuppone il lavoro con le braccia elevate
oltre l'orizzontale. Tali attività si configurano nel togliere e rimettere
tendaggi (cosa non di tutti i giorni) e nello stendere il bucato.

Si potrebbero individuare altre attività come il togliere e
riporre alimenti, piatti e simili in cucina, oppure biancheria in scansie
elevate, ma per questo si può far uso delle apposite scalette.

Non posso quantificare, nel caso specifico, quale è la percentuale
media precisa per i lavori "controindicati", ma posso affermare che
non rappresentano un quantum elevato (dire circa 5%)." (doc.
AI 58)

 

                                         Con
certificato medico 7 aprile 2004 il dr. __________, fisiatra e reumatologo, ha
certificato:

 

" 
Certifico che la paziente sopracitata è stata in
mia cura nel 1997 e 1998 per gli esiti dell'infortunio del 13.08.1996 (Colonna
cervicale, ginocchio dx.).

 

In conseguenza degli esiti post-traumatici era
medicalmente giustificata una riduzione dell'attività lavorativa quale
assistente di cure dal 100% all'80% a partire dal 01.01.1999." (allegato C
doc. I)

 

                               2.5.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti;
Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.;
STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988
pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag.
95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

 

                               2.6.   Per quanto concerne l'aspetto fisico, per la precisione
reumatologico, l'assicurata non ha in sostanza contestato la perizia del dr. __________.

 

                                         Questo
TCA non intravede comunque ragioni che gli impediscano di far proprie le
conclusioni cui è pervenuto il perito.

                                         Il medico, specialista delle affezioni di cui la ricorrente è portatrice,
ha compiutamente valutato il danno alla salute dal punto di vista reumatologico
sulla base di accertamenti approfonditi e completi, giungendo a conclusioni
logiche e motivate in merito alla parziale capacità lavorativa (50%) nella
precedente professione di ausiliaria di cure, attività ritenuta dal sanitario
"pesante", ed alla totale capacità lavorativa in attività leggere
consone ai limiti funzionali esposti nella perizia, ossia in attività che non
la obbligano a sollevare pesi superiori ai 20 kg, lavorare a lungo oltre
l'orizzontale o in anteflessione. Il medico ha anche proposto delle attività
confacenti con l'attuale stato di salute dell'assicurata, ad esempio quale
cassiera, venditrice, ecc. 

 

                                         Il dr. __________
del SMR ha poi potuto constatare anche una limitazione dell'attività quale
casalinga. Egli l'ha cifrata percentualmente nell'ordine del 5% (doc. AI 58).

 

                                         A
proposito del certificato medico 7 aprile 2004 del dr. __________, fisiatra e
reumatologo, con il quale il medico attesta un'incapacità lavorativa tra il
80-100% dal 1° gennaio 1999, lo stesso non può essere preso in considerazione ai
fini del presente giudizio in quanto del tutto generico, non sufficientemente
circostanziato e non conforme ai succitati criteri stabiliti dalla
giurisprudenza (cfr. consid. 2.5). 

 

Questo Tribunale ritiene che la refertazione
medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare
l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del querelato
provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori
accertamenti volti a stabilire un'eventuale riduzione di rendimento nell'ultima
attività svolta dall'interessata.

                                         Stante
quanto precede, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
specialistiche, richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurata di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V
28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) -, è da ritenere dimostrato,
con il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che l'assicurata è abile in misura totale in
attività leggere consone alle limitazioni descritte dallo specialista dr. __________
(reumatologo).

                                         

                               2.7.   L'Ufficio
assicurazione invalidità ha in seguito affidato la valutazione economica del
caso al consulente in integrazione professionale.

Basandosi sulla succitata perizia, con rapporto finale 27 marzo 2003 il consulente
ha osservato:

 

" 
Rapporto finale 

 

In riferimento al vostro mandato inerente all'"Apertura
dossier" integrazione, l'esame del caso mi permette di esprimere le
seguenti osservazioni e considerazioni.

 

 

Dati medico-teorici

 

L'A. (44 anni, italiana) accusa dolori cervicali irradianti alla
spalla destra dal 1996. Le diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa
poste nel rapporto peritale del 05/10/01 dal dr. med. __________ (reumatologo)
sono di fibromialgia primaria, instabilità di entrambe le spalle e moderata
sindrome cervico brachiale. È ritenuta abile nella misura del 50% nella sua
professione di ausiliaria di cure con una prevedibile evoluzione sfavorevole
per il futuro che porterebbe ad un peggioramento ed indi ad una incapacità
lavorativa come ausiliaria) e totalmente abile in attività che non implichino
il sollevare ripetutamente pesi oltre i 20 kg ed il lavorare a lungo con le
braccia sollevate oltre l'orizzontale o in anteflessione del busto.

 

 

Dati socio-professionali

 

L'A. ha frequentato le scuole dell'obbligo in Italia. In Svizzera
dal 1983, ha lavorato come cucitrice, operaia non qualificata, donna delle
pulizie e, dal 1993, quale assistente di cura presso la __________ __________
(ottenendo il certificato di assistente di cura nel 1995).

 

 

 

 

Dati economici

 

Quale assistente di cura presso la __________ I'A. avrebbe potuto
guadagnare, nel 2000, 48'390.­

 

 

Consulenza, discussione e attitudine alla reintegrazione

 

L'A. non sembra motivata ad intraprendere una riformazione che la
porterebbe ad ottenere una qualifica di base. Mi riferisce che durante l'anno
di formazione che l'ha portata all'ottenimento del certificato di assistente di
cura, la parte scolastica le ha causato diverse difficoltà (l'ha trovata
difficile in quanto non in possesso delle basi necessarie e quindi non al
livello scolastico di base degli altri partecipanti). Attualmente non se la
sente quindi di intraprendere un nuovo percorso formativo.

L'A. è in contatto con I'URC di __________, tramite il quale sta
svolgendo un programma occupazionale presso la __________ e, parallelamente,
delle ricerche lavorative soprattutto nel campo della vendita (settore che è
adatto al suo danno alla salute). Ritiene di non essere più in grado di
svolgere un'attività lucrativa al 100%, un'occupazione al 50% risulterebbe, dal
suo punto di vista, meglio adeguarsi ai limiti fisici.

Viste le scarse basi scolastiche e l'assenza di motivazione
espressa in sede di colloquio, non mi sembra ci siano i presupposti per entrare
nel merito di provvedimenti professionali volti al conseguimento di una
qualifica di base. Un periodo d'introduzione al posto di lavoro porterebbe
difficilmente ad un incremento significativo della capacità di guadagno
residua. Concludo quindi procedendo al paragone dei redditi.

 

 

Calcolo della Capacità di Guadagno Residua

 

Considerando un reddito ipotetico di 50'471.- (reddito del 2000
aggiornato al 2002), e praticando una riduzione per attività leggera del 5% e
per i motivi ergonomici del 10%, sulla base delle statistiche RSS risulta una
capacità di guadagno residua del 54.17% (il reddito d'invalido è di 27'339.-).
II grado d'invalidità è quindi del 45.83%." (doc. AI 33)

 

                               2.8.   In
merito alla valutazione economica operata dal consulente in integrazione
professionale va osservato quanto segue.

 

                                         Compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in
base alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido
(Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht, op. cit., p. 228; Omlin, Die
Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

Ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve quindi fondare su un mercato del lavoro equilibrato
e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le
capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un
concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgericht, op cit., p.
212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale
di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                         Ciò
non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente
limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se
il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica
di un datore di lavoro medio (ZAK 1989 p. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 124).

Dall’altra parte, l'art. 8 cpv.
1 LAI prevede che gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione, tra cui i
provvedimenti professionali (art. 15 –18 LAI), necessari e atti a ripristinare,
migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno.

                                         Ciò
non vuol dire che un assicurato, per il quale sono esclusi provvedimenti
integrativi, non possa svolgere un’attività adeguata mettendo a frutto la
residua capacità lavorativa, verifica che, come detto, spetta al consulente in
integrazione professionale. 

 

                                         Nel
dettagliato ed esaustivo rapporto 27 marzo 2003 il consulente, tenendo conto
delle risultanze peritali (doc. AI 22), ha evidenziato che nel caso di specie
non sono più dati i presupposti per l'applicazione di provvedimenti
d'integrazione volti ad un recupero o miglioramento della capacità di guadagno,
e ciò a causa delle scarse basi scolastiche e l'assenza di motivazione espressa
in sede di colloquio. Inoltre, a detta del consulente, un periodo
d'introduzione al posto di lavoro porterebbe difficilmente ad un incremento
significativo della capacità di guadagno (doc. AI 33).

                                         

                               2.9.   Ora, stante
l'assenza di presupposti per l'applicazione di provvedimenti reintegrativi,
ritenuta l'esigibilità da parte dell'assicurato di attività leggere adeguate,
occorre procedere alla determinazione del grado d'incapacità al guadagno.

                                         Al
fine di determinare l’incapacità al guadagno mediante il metodo ordinario (art.
16 LPGA, cfr. consid. 2.3), occorre porre in confronto il reddito che
l’assicurata avrebbe conseguito senza il danno alla salute quale assistente di
cura (reddito da valido) con quello risultante dalle attività leggere
ripetitive non qualificate (reddito da invalido).

 

                                         Come
detto (cfr. consid. 2.3), determinante
per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento dell'inizio dell'eventuale
diritto alla rendita. L’amministrazione considererà inoltre eventuali rilevanti
modifiche dei redditi di riferimento intervenuti sino al momento
dell’emanazione della decisione contestata. 

 

                                         Nella
fattispecie concreta, il diritto alla rendita dell'assicurata parte dal 1°
settembre 2000 (inabilità lavorativa al 100% dal 17 settembre 1999 al 1°
ottobre 1999 e al 50% dal 2 ottobre 2000, cfr. doc. AI 22), indi per cui il
raffronto dei redditi è da far risalire a quell'anno.

                            2.9.1.   Per quel che concerne il salario da valido, nel rapporto 27
marzo 2003 il consulente in integrazione ha preso in considerazione l’importo
annuo di fr. 48'390.-- quale salario conseguito nel 2000, che corrisponde a
quanto dichiarato dal datore di lavoro nell'ottobre del 2000 (doc. AI 4). II
consulente lo ha poi aggiornato al 2002 cifrandolo a fr. 50'471.-- (doc.
AI 33).

L'assicurata ha contestato tale valutazione, sostenendo che nel 2002 essa
avrebbe perlomeno potuto perseguire un reddito pari a fr. 58'843.-- riferendosi
alle tabelle riconosciute dalla CRS per gli assistenti di cura. 

 

                                         Occorre
ricordare che, secondo la giurisprudenza del TFA, per accertare il reddito
conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità è decisivo stabilire, secondo
il principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato
guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano
(STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella
causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti,
cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più
concretamente possibile.

Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire
tenuto conto delle competenze professionali come pure delle circostanze
personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione
di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi
concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure
RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b). 

Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari
che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi
pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base
a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b ,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

Se nel caso concreto non è possibile quantificare l’ipotetico reddito che
l’assicurato avrebbe potuto percepire senza l’invalidità, si può ricorrere a
dati ottenuti da valori statistici e d’esperienza (cfr. Pratique VSI 1999 pag.
248 consid. 3b; cfr. anche STFA inedita del 30 dicembre 2002 nella causa B., I
56/02).

                                         Ora,
anche se si volesse ammettere che le case per anziani che sottostanno alla ROCA
(Regolamento organico cantonale per il personale occupato presso le case per
anziani, edizione 2002) applicano tutte le classi di stipendio cui sottostanno
i dipendenti pubblici (classe 18), va qui sottolineato che nella specie la __________
è una struttura privata, cui non si applicano necessariamente le tabelle dei
salari in parola, ma eventualmente i salari che vengono applicati in istituti
privati dello stesso genere. 

                                         Del
resto, il TCA deve applicare il reddito che l'assicurata avrebbe concretamente
conseguito senza il danno alla salute, ossia quello che avrebbe conseguito
lavorando ancora per la __________. Come visto, nel 2000 l'assicurata avrebbe
percepito fr. 48'390.-- (doc. AI 4). Considerando un adeguamento in base
all'evoluzione dei salari in termini nominali (La vie économique 9/2004, tabella B10.2), per il 2001 il salario da valido deve essere cifrato in fr.
49'600.-- (48'390 : 100 x 2.5 + 48'390), per il 2002 in fr. 50'493.-- (49'600 :
100 x 1.8 + 49'600), per il 2003 in fr. 51'200.-- (50'493 : 100 x 1.4 +
50'493). Applicando la percentuale del 2003 al 2004 (non ancora disponibile)
nel 2004 il reddito da valido risulta essere di fr. 51'917.-- (51'200 :
100 x 1.4 + 51'200).

 

                            2.9.2.   Riguardo al reddito
da invalido, va precisato che lo stesso va determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera
completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Per
gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o
professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto
la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono
di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata
una riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc; Pratique VSI 2002 p. 64).

                                         

                                         Nella
fattispecie occorre quindi stabilire il reddito che l'assicurata potrebbe
conseguire in attività leggere, ritenute siccome esigibili dal profilo medico
(doc. AI 22) e considerate parimenti in sede di valutazione economica da parte
del consulente in integrazione professionale (doc. AI 33).

 

                                         In applicazione dei succitati
criteri, nella sentenza pubblicata in SVR 2001 IV Nr. 21 questo Tribunale ha precisato che, conformemente ai dati
statistici salariali pubblicati dall'Ufficio federale di statistica (L'enquête
suisse sur la structure des salaires 1998, tabella TA 13), il salario ipotetico
nel 1998 conseguibile in attività leggera adeguata esercitata a tempo pieno nel
Cantone Ticino e prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, che
possono, come detto, arrivare al massimo al 25%, riportato su 41,9 ore,
ammonterebbe a fr. 45'390.--  nel settore privato (rispettivamente fr.
47'929.‑‑ nel settore pubblico e privato) per gli uomini e a fr.
33'587.‑‑ (rispettivamente fr. 33'725.‑‑) per le donne.

 

                                         Per quanto riguarda l'applicazione di
suddetti dati statistici, rilevasi per inciso che il TFA ha ritenuto non
criticabile l’utilizzo della citata tabella TA 13, che si riferisce ai salari
statistici presenti nelle grandi regioni della Svizzera, al posto di quella
relativa ai valori nazionali (tabella TA 1) (STFA non pubblicata del 13 giugno
2003 in re G., I 475/01, consid. 4.4; del 10 agosto 2001 in re. R., I 474/00,
consid. 3c/aa; del 27 marzo 2000 in re P., I 218/99, consid. 3c e del 28 aprile
1999 in re T., I 446/98, consid. 4c. Vedi anche STFA inedita 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.4, in cui l’Alto Tribunale ha lasciato
aperta la questione a sapere se devono essere applicati i valori regionali
oppure quelli nazionali).

                                         Conformemente ai dati statistici salariali (valore
mediano) relativi al 2000, il salario ipotetico conseguibile in attività leggera
e ripetitiva adeguata esercitata a tempo pieno nel Cantone Ticino e prima
di eventuali riduzioni per motivi particolari, riportato su 41,8 ore (La vie économique 9/2004, Tabella B9.2), nel settore privato corrisponde a fr. 50’498.--
(fr. 4027 : 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'328.-- (fr. 2’897: 40 x
41,8 x 12) per le donne (Tabella TA 13 privato), mentre che nel settore privato
e pubblico l’ammontare è di fr. 51'702.-- (fr. 4123: 40 x 41,8 x 12) per gli
uomini e fr. 36'679.-- (fr. 2925: 40 x 41,8 x 12) per le donne (Tabella TA 13
privato e pubblico).

 

                                         Per il 2001
la situazione à la seguente. 

                                         Il reddito da invalido stabilito per il 2000,
riportato su 41,7 ore (La Vie économique 9/2004, Tabella B9.2) ed adeguato in base all’indice dei salari nominali (La vie économique
9/2004, tabella B10.3, p. 87), ammonta nel 2001 a fr. 37'151.-- ([36'328 : 41.8 x 41.7] x 2245 : 2190).

                                         Ritenuta
una riduzione complessiva del 25% stabilita dal consulente in integrazione
(cfr. tabella sub. doc. AI 33) - la cui valutazione non è nella specie
suscettibile di essere messa in discussione da parte di questo TCA non essendo
ravvisabili validi motivi che ne giustifichino la disattenzione (STFA del 30
giugno 2000 nella causa B., pag. 5; DTF 126 V 75) - dal raffronto del reddito da invalido di fr.
27'863.-- con quello da valido, di fr. 49'600.--, risulta un’incapacità al guadagno del 43.82% (49'600 – 27'863 x 100 : 49'600), arrotondata al 44% (secondo la
più recente giurisprudenza federale pubblicata in DTF 127 V 129 il risultato
matematicamente esatto va infatti arrotondato per eccesso o per difetto alla
prossima cifra percentuale intera secondo le regole matematiche).

                                      

                                         Per il 2002
la situazione à la seguente. 

                                         Il reddito da invalido stabilito per il 2001,
riportato su 41,7 ore (La Vie économique 9/2004, Tabella B9.2) ed adeguato in base all’indice dei salari nominali (La vie économique
9/2004, tabella B10.3, p. 87), ammonta nel 2002 a fr. 37'995.-- ([37'151 : 41.7
x 41.7] x 2296 : 2245).

                                         Ritenuta
una riduzione del 25%, dal raffronto
del reddito da invalido di fr. 28'496.-- con quello da valido di fr. 50'493.--, risulta un’incapacità al guadagno del 43.56% (50'493 – 28'496 x 100 : 50'493), arrotondata al 44%. 

 

                                         Per il 2003
la situazione à la seguente. 

                                         Il reddito da invalido stabilito per il 2002,
riportato su 41,7 ore (dato
verosimilmente riconfermato anche per il 2003 [il più recente dato a
disposizione è quello riferito al 2002, cfr. La Vie
économique 9/2004, Tabella B9.2]) ed adeguato
in base all’indice dei salari nominali (La vie économique 9/2004, tabella
B10.3, p. 87), ammonta nel 2003 a fr. 38'624.-- ([37'995 : 41.7 x 41.7] x 2334
: 2296).

                                         Ritenuta
una riduzione del 25%, dal raffronto
del reddito da invalido di fr. 28'968.-- con quello da valido di fr. 51'200.--, risulta un’incapacità al guadagno del 43.42% (51'200 - 28'968 x 100 : 51'200), arrotondata al 44%. 

 

                                         Visti i
risultati ai quali si è appena giunti, richiamata la giurisprudenza di cui alla
DTF 129 V 222 (cfr. consid. 2.3), è da ritenere che anche nel 2004 (anno in cui
è stata resa la decisione impugnata), con grande verosimiglianza il grado d’invalidità
risulti inferiore al 50%, tasso minimo per poter riconoscere il diritto ad una
mezza rendita.

 

                             2.10.   A tale
risultato si giungerebbe anche se si volesse per ipotesi considerare
l'assicurata in parte casalinga ed applicare di conseguenza il metodo misto di
calcolo dell'invalidità giusta l'art. 27bis OAI. 

                                         In
concreto non sono state contestate le quote parti di attività (segnatamente 90%
quale dipendente e 10% quale casalinga, cfr. doc. AI 47, 59, I e III), anche
perché dagli atti emerge chiaramente che l'assicurata ha sempre lavorato al
90%, riservandosi, per motivi familiari, il 10% per l'attività di casalinga
(doc. AI 4).

 

                                         Per
quanto riguarda l'attività di casalinga, in applicazione del cosiddetto metodo
specifico (art. 8 cpv. 3 LPGA, art. 27 OAI), l’invalidità è da stabilire
confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora accessibili con
i lavori che può eseguire una persona sana, secondo le regole stabilite dalla
prassi amministrativa e riportate alle cifre 2122ss nelle Direttive UFAS
sull'invalidità e la grande invalidità in vigore dal 1° gennaio del 1990. 

                                         In
particolare la cifra 2124 prevede:

                                      

" 
in occasione dell'esame dell'impedimento - dovuto
all'invalidità - riscontrato presso una persona occupata nell'economia
domestica, ci si basa generalmente sulla ripartizione dei lavori esistenti
prima dell'insorgere dell'invalidità.

In primo luogo si deve tuttavia esaminare se
l'assicurato non ha la possibilità di usare meglio la sua residua capacità di
lavoro mediante un'altra ripartizione dei compiti."

 

                                         La cifra
2122 prevede che:

 

" 
Quale regola generale si ammette che i lavori di
una persona sana occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva.

 

  Lavori                                                        Economia
senza figli e senza        membri di famiglia che                                              richiedono
cure

                                                                                 %

 
1.     Conduzione dell'economia

        domestica,
(pianificazione,

        organizzazione
del lavoro,

        controllo                                               
             5

 
2.     Spese e acquisti diversi                                   10

 
3.     Alimentazione (preparazione 

        dei
pasti, lavori di pulizia

        della
cucina)                                                    40

 
4.     Pulizia dell'appartamento                                 10

 
5.     Bucato, pulizia dei vestiti,

        confezione
e trasformazione

        degli
abiti, (cucito, maglia, 

        uncinetto)                                                         10

 
6.     Cura dei figli e di altri membri 

        della
famiglia                                                    ---

 
7.     Diversi (cura di terzi, cura 

        delle
piante e degli 

        animali,
giardinaggio)                                        5

 
8.     Altre attività (p. es. aiuto alla 

        famiglia
stessa, attività di utilità

        pubblica,
perfezionamento,

        creazione
artistica, attività 

        superiore
alla media nella 

        confezione
e nella trasformazione

        dei
vestiti).                                                        20"

 

                                         In
Pratique VSI 1997 pag. 299ss, l'UFAS ha precisato di aver emesso delle
direttive supplementari (supplemento 1 alle Direttive sull'invalidità e sulla
grande invalidità, valido dal 1. gennaio 1993) che accordano il diritto agli
Uffici AI dei diversi cantoni di valutare la sfera di competenze di una persona
attiva nell'economia domestica su casi differenti (cifre 2127ss.).

                                         In una
sentenza del 17 febbraio 1997 nella causa M.T. (pubblicata in Pratique VSI 1997
pag. 298ss) il TFA ha stabilito che il complesso delle occupazioni abituali
degli assicurati attivi in ambito domestico deve corrispondere, in ogni caso,
ad un valore pari al 100%. Una differenziazione che si orienta alle dimensioni
dell'economia domestica con la conseguenza che, in caso di economia domestica
di dimensioni ridotte si ammetterebbe un aggravio complessivo inferiore al
100%, è contrario alla legge e alle ordinanze.

                                         Inoltre
nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di
garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cifra 3097), ha
previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di
un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano essere stati
rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

"Di regola,
si ammette che i lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono
le seguenti percentuali della sua attività complessiva:

                                      

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione
  dell'economia domestica (pianificazione, organizzazione, ripartizione del
  lavoro, controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione
  (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare, pulire la cucina,
  approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia
  dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti,
  pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti
  e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato,
  manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare,
  rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire
  i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre
  attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il giardino, tenere animali
  domestici, cucire abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento,
  attività creative)*

  	
           0

  	
         50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

Mentre alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere sempre del
100 % (Pratique  VSI 1997 p. 298).

 

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei
lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi
e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei sin­goli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una
persona deve con­tribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la pro­pria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione di
impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e 3045 segg.). Essa deve ripartire
meglio il suo la­voro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua famiglia,
nella misura abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la
sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione
dell'invalidità, della diminuzione della capa­cità di lavoro nell'ambito
domestico."

 

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2000 nella causa G.C. (I 102/00) il TFA ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

 

                             2.11.   Nella
fattispecie, come visto il dr. __________ del SMR ha ritenuto una riduzione
complessiva per attività casalinghe limitata al 5% (doc. AI 58). 

                                         Il medico del SMR ha precisato che la
minima limitazione quale casalinga non va riferita al sollevamento di pesi, che
nell'attività di casalinga non entra normalmente in considerazione, ma a quelle
attività che presuppongono il lavoro con le braccia elevate oltre
l'orizzontale. Tali attività si configurano, a detta del sanitario, nel
togliere e rimettere tendaggi (attività che non viene svolta tutti i giorni),
nello stendere il bucato, nel togliere e riporre alimenti, piatti e simili in
cucina, oppure biancheria in scansie elevate; ma per questo, sempre a detta del
sanitario, si può far uso delle apposite scalette.

                                         Egli non ha potuto, nel
caso specifico, determinare qual è la percentuale media precisa per i lavori
controindicati, ma ha potuto affermare che non rappresentano globalmente una
percentuale elevata, quantificandola in circa il 5%.

 

                                         Alla luce
degli atti medici sopra citati, pur considerando la percentuale massima (20%)
attribuibile ad entrambe mansioni di tipo medio-pesante (cfr. consid. 2.10 pag.
27, pulizia dell'abitazione [punto 3], bucato e manutenzione vestiti [punto 5])
- che come abbiamo visto possono occupare percentualmente una persona sana dal
5 al 20% dell'attività domestica complessiva - e pur ritenendo una totale
incapacità in tali mansioni, l'incapacità quale casalinga sarebbe da cifrare al
40%. Considerata la quota percentuale attribuita all'attività domestica (10%)
risulta un'incapacità quale casalinga del 4%, che sommata a quella del 44%
riferita alla parte d'attività salariata non dà diritto ad una mezza rendita.

 

                                         In conclusione, sulla scorta di quanto precede, la decisione contestata merita
conferma, mentre il ricorso dev’essere respinto. 

                                      

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti