# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 972cb584-04bb-5840-86fb-7317534b8b1b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-06-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.06.2009 D-3695/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3695-2009_2009-06-16.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3695/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 6  g i u g n o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Emilia Antonioni;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nata il (...), Mongolia, e sua figlia B._______, 
nata il (...), alias C._______, nata il (...), Mongolia,

ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 maggio 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3695/2009

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessata ha inoltrato per sé e, in veste di 
rappresentante, per sua figlia in data 23 novembre 2008,

i  verbali  d'audizione  delle  interessate  del  18  dicembre  2008  e 
20 maggio 2009,

la decisione dell'UFM del 29 maggio 2009, notificata alle interessate in 
data 2 giugno 2009 (cfr. avviso di notifica e di ricevuta sottoscritto dalla 
ricorrente)

il ricorso inoltrato dalle interessate l'8 giugno 2009 (cfr. timbro del plico 
raccomandato), 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 
lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'art.  52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

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che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui fatti, le interessate hanno dichiarato 
di essere di etnia (...) (mongola) e di aver avuto, prima dell'espatrio, 
dimora ad D._______ (Mongolia), 

che  le  richiedenti  hanno  affermato  di  essere  espatriate  il  (...)  per 
sfuggire al compagno della madre, che l'avrebbe picchiata in diverse 
occasioni  ed  abusato  sessualmente  della  figlia  di  quest'ultima, 
avviandola alla prostituzione; che la ricorrente, a causa del compagno, 
sarebbe  stata  ingiustamente  accusata  dalle  autorità  di  gestire  un 
traffico di prostituzione e quindi posta in stato di fermo per un giorno; 
che, per paura del compagno, le interessate avrebbero lasciato casa e 
negozio e sarebbero espatriate munite di passaporto in direzione della 
E._______;  che  a  F._______  avrebbero  consegnato  i  passaporti  al 
passatore  e  proseguito  in  minibus  fino  a  G._______,  raggiungendo 
H._______ in treno in data (...),

che, nella decisione del 29 maggio 2009, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il  Consiglio  federale ha inserito  la Mongolia  nel  novero dei 
Paesi sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate 
dalle ricorrenti sono inverosimili siccome inattendibili e contraddittorie, 
di  modo che non emergerebbero  dalle  carte  processuali  degli  indizi 
d'esposizione  delle  interessate  a  persecuzioni  in  caso  di  rientro  in 
patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  delle  richiedenti  dalla  Svizzera,  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nel gravame, le ricorrenti rimandano a quanto già esposto in sede 
di  audizione,  contestano  di  avere  fornito  dichiarazioni  vaghe, 
definiscono  le  contraddizioni  rilevate  dall'UFM  tra  il  racconto  della 
madre e quello  della  figlia  come "lievi  divergenze"  e  lamentano una 
decisione frettolosa da parte dell'autorità  inferiore; che le  richiedenti 
sostengono inoltre che vi  sarebbero sufficienti  indizi  di  persecuzione 
per  una  decisione  materiale  e  che,  in  caso  di  rientro  in  Patria, 
sarebbero esposte ai  trattamenti  vietati  dall'art. 3 della  Convenzione 
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 

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4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che le stesse sostengono, infine, 
che  la  figlia  starebbe  praticando  (...)  e  dovrebbe,  in  data  (...), 
sottoporsi  ad un intervento chirurgico presso l'ospedale,  ragione per 
cui  un  loro  allontanamento  sarebbe,  oltre  che  inammissibile,  pure 
inesigibile,

che,  in  conclusione,  le  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria;  che  le  stesse  hanno  altresì 
presentato una domanda di  assistenza giudiziaria parziale nel senso 
della  dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali  e  relativo 
anticipo, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, giova rilevare che allorquando il Consiglio federale ha 
inserito un Paese nel novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una 
presunzione d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al 
richiedente l’asilo  d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene 
alla sua situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
28 giugno  2000,  la  Mongolia  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da 
persecuzioni,  sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  le  ricorrenti  non sono riuscite  ad invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare, le isorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche 

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censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che basta rilevare, in particolare, che sia la ricorrente che sua figlia si 
sono contraddette su diversi aspetti centrali della loro vicenda; che per 
quel che riguarda la ricorrente, ad esempio, ella si è contraddetta in 
merito  all'inizio  della  relazione  con  il  suo  compagno,  dichiarando 
dapprima di essersi messa insieme a quest'ultimo nel (...) (cfr. verbale 
audizione  della  madre  [in  seguito:  verbale  audizione  M]  del 
18 dicembre 2008 pag. 4), per poi, in un secondo momento, limitare il 
rapporto  intrattenuto  con  lui  al  periodo  dal  (...)  al  (...)  (cfr.  verbale 
audizione M del 20 maggio 2009 pag. 5/D31); che anche in merito alla 
data della consegna di soldi da parte di due conoscenti, la ricorrente si 
è contraddetta palesemente, indicando, durante la prima audizione, la 
data precisa del (...) (cfr. verbale audizione M del  18 dicembre 2008 
pag. 5), e menzionando, durante la seconda audizione, vagamente il 
mese di (...) (cfr. verbale audizione M del 20 maggio 2009 pag. 6/D33); 
che  anche  circa  l'asserito  stato  di  fermo  la  ricorrente  non  ha  reso 
dichiarazioni  attendibili,  contraddicendosi  ad  esempio  sulla  durata 
dell'arresto  (verbale  audizione  M del  18  dicembre  2008  pag. 5:  "un 
giorno  in  polizia",  verbale  audizione  M  del  20  maggio  2009  pag. 
6/ D33: "sono rimasta una notte in quel posto") e sottacendo, durante 
la prima audizione, dettagli importanti sulle circostanze del fermo resi 
appena in fase di seconda audizione (quali l'asserito obbligo datole di 
denudarsi e le asserite accuse mosse nei suoi confronti,  cfr. verbale 
audizione  M  del  20  maggio  2009  pag.  6/D33),  dando  in  tal  guisa 
l'impressione  di  avere  narrato,  in  seconda  audizione,  un  racconto 
volutamente  arricchito  di  dettagli  per  i  bisogni  della  causa;  che  in 
merito  alle  asserite  percosse  subite  da  parte  del  compagno  (che 
rappresenterebbero uno dei motivi del suo espatrio [cfr. ad es. verbale 
audizione M del 18 dicembre 2008 pag. 4] e per le quali, quindi, ci si 
potrebbe  ragionevolmente  attendere  una  precisa  collocazione 
temporale), la ricorrente si esprime in maniera del tutto inattendibile, 
indicando dapprima vagamente che queste sarebbero iniziate nel (...) 
(cfr. verbale  audizione  M del  18  dicembre 2008 pag. 5),  per  poi  far 
invece risalire il loro inizio all'evento concreto del fermo in polizia nel 
(...) (cfr. verbale audizione M del 20 maggio 2009 pag. 8/D49); che la 

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dichiarazione della figlia  secondo cui  ella sarebbe stata stuprata dal 
compagno della  madre una (...)  di  volte  (cfr. verbale audizione della 
figlia [in seguito: verbale audizione F] del 18 dicembre 2008 pag. 4), 
non  combacia  –  benché  trattasi,  a  loro  detta,  del  motivo  principale 
dell'espatrio  suo  e  di  sua  madre  –  con  l'allegazione  successiva 
secondo cui, invece, gli stupri sarebbero accaduti settimanalmente fino 
alla  metà  di  (...)  (cfr. verbale  audizione F del  20  maggio  2009 pag. 
6/D40-41), e quindi ben più di una (...) di volte; che anche circa il luogo 
dove  avrebbe  confessato  gli  stupri  alla  madre,  la  figlia  si  è 
contraddetta senza valida giustificazione (cfr. ibidem, pag. 9/D70); che 
la  ricorrente  e  la  figlia  si  sono  contraddette  a  vicenda  su  più  punti 
decisivi  del  racconto,  come  ad  esempio  in  merito  al  momento  del 
"chiarimento"  rispettivamente  litigio  con  il  compagno  della  madre 
(avvenuto  "una  sera"  qualsiasi  secondo  la  madre  [cfr.  verbale 
audizione M del  20 maggio 2009 pag. 10/D55], rispettivamente subito 
dopo la confessione alla madre degli stupri subiti secondo la figlia [cfr. 
verbale audizione F del 20 maggio 2009 pag. 8/D64]); che, infine ed 
alla  luce dei  gravi  abusi  che avrebbe perpetrato loro il  partner della 
madre,  mal  si  comprende  come  la  ricorrente  e  la  figlia  abbiano 
aspettato e continuato a subire le sue percosse rispettivamente i suoi 
stupri  per  più di  (...)  anni  la  madre,  rispettivamente quasi  un (...)  la 
figlia,  prima  di  decidere  di  espatriare,  nonostante,  a  loro  detta, 
avessero bisogno di un appoggio di un uomo (cfr. verbale audizione M 
del  18 dicembre 2008  pag. 5); che  neanche si  capisce  come mai  le 
ricorrenti,  durante il  lungo lasso di  tempo menzionato, non l'abbiano 
mai  denunciato  presso  le  autorità  rispettivamente  non  si  siano 
spostate  in  un'altra  regione della  Mongolia,  bensì  abbiano optato  di 
primo  acchito  per  la  soluzione  più  estrema  dell'espatrio;  che  vi  è 
pertanto ragione di ritenere che la vicenda resa dalla ricorrente e da 
sua figlia a sostegno della loro domanda d'asilo sia inverosimile; che il 
mezzo di prova presentato dalla ricorrente (un'asserita convocazione 
in polizia), alla luce anche del fatto che la ricorrente si è – come già 
evidenziato – contraddetta circa la durata e le circostanze del fermo, 
non è atto ad invalidare tale conclusione, trattandosi di un formulario 
prestampato  compilato  a  mano  e  che  facilmente  si  presta  a 
falsificazioni,

che, in tale contesto e segnatamente evocata l'inverosimiglianza della 
vicenda  resa,  non  appare  motivo  per  ritenere  che  le  ricorrenti  non 
possano ricevere un'appropriata protezione statale contro l'eventuale 

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futuro  agire  illegittimo  da  parte  del  compagno  della  madre  nei  loro 
confronti, 

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

che per gli stessi motivi non emergono dalle carte processuali neppure 
elementi  da cui  desumere che l'esecuzione dell'allontanamento degli 
insorgenti in Mongolia possa  violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione 
federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost., 
RS 101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio  1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  del 
16 dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  o esporre  i 
ricorrenti in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari 
all'art. 3 della CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 
altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del 
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  il  TAF 
osserva  nondimeno  che  in  Mongolia  non  vige  attualmente  una 
situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale, 

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che le ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione  personale 

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delle  ricorrenti,  entrambe  (...);  che  la  madre,  infatti,  gode  di  una 
formazione  scolastica  di  (...)  anni  ed  universitaria  (cfr.  verbale 
audizione  M  del  18  dicembre  2008  pag.  2)  ed  era  in  grado,  fino 
all'espatrio, di sostenersi  da sola grazie alla (...)  (cfr. ibidem); che la 
figlia  gode  anch'essa  di  formazione  scolastica  e  di  esperienza 
professionale (cfr. verbale audizione F del 18 dicembre 2008 pag. 2); 
che  entrambe non  hanno,  altresì,  preteso nel  gravame di  soffrire  di 
gravi  problemi di  salute che possano giustificare la  loro ammissione 
provvisoria (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24), senza che ad un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici; che, infatti, non soccorre le 
ricorrenti  l'allegazione  ricorsuale  secondo  cui  la  figlia  dovrebbe 
sottoporsi  ad  un  intervento  chirurgico  in  data  (...),  tenuto  conto  del 
fatto  che  nessun  certificato  medico  atto  ad  attestare  la  tipologia 
rispettivamente l'urgenza dell'intervento è stato mai  versato agli  atti; 
che lo stesso dicasi per i problemi legati alla frequentazione di sedute 
di  (...)  da parte della figlia,  ritenuto che – alla luce della  copia della 
cartella degli appuntamenti allegata all'atto ricorsuale, per altro quasi 
per nulla leggibile – il solo fatto di fissare appuntamenti terapeutici non 
dimostra di per sé l'eventuale gravità del problema a monte e che in 
Mongolia la (...) è da considerarsi un servizio facilmente accessibile,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  le  ricorrenti,  usando  della  necessaria 
diligenza,  potranno  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al 
rimpatrio  (art. 8  cpv. 4 LAsi);  che l'esecuzione dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

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che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito  favorevole,  la  domanda  d'assistenza  giudiziaria  parziale  è 
respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali CHF di 600.-, 
che seguono la soccombenza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda d'assistenza giudiziaria parziale è respinta.

3.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  delle 
ricorrenti. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrenti (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- I._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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