# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2a6c0624-f16e-5960-a0d7-a4351430081b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.02.2021 D-152/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-152-2021_2021-02-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-152/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice 

Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nato il (…), 

Bielorussia,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 15 dicembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-152/2021 

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Visto 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 28 settem-

bre 2020, 

il rilevamento dei dati personali del 5 ottobre 2020 (cfr. atto […]-9/10 [di 

seguito: verbale 1]), 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 19 ottobre 2020 

(cfr. atto 16/2 [di seguito: verbale 2]),  

il verbale relativo all’audizione sui motivi d’asilo svoltasi il 7 dicembre 2020 

(cfr. atto 36/19 [di seguito: verbale 3]),  

la bozza di decisione negativa sull’asilo (cfr. atto 39/6), con cui la Segreteria 

di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha respinto la succitata do-

manda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del richiedente dalla Sviz-

zera nonché l’esecuzione del provvedimento medesimo in quanto ammis-

sibile, esigibile e possibile, 

il parere sulla bozza di decisione inoltrato il 14 dicembre 2020 (cfr. atto 

40/17) e la documentazione ivi acclusa (cfr. atti 40/17, 41/2, 42/2, 43/1, 

44/5 e 45/1),  

la decisione della SEM del 15 dicembre 2020, notificata all’interessato in 

medesima data (cfr. atto 49/1), con la quale detta Segreteria ha confermato 

quanto precedentemente paventato, ed ha respinto la domanda d'asilo pro-

nunciando nel contempo l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera 

nonché l'esecuzione del provvedimento stesso siccome lecita, esigibile e 

possibile, 

il ricorso del 13 gennaio 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata: 

14 gennaio 2021), con cui il ricorrente ha concluso all'annullamento della 

decisione impugnata e al riconoscimento dell’asilo in Svizzera; in subordine 

egli ha chiesto la concessione dell’ammissione provvisoria; l’ulteriore con-

clusione ricorsuale, ai sensi della quale egli ha demandato la restituzione 

degli atti all’autorità inferiore per un complemento istruttorio; altresì, e con 

protesta di spese e ripetibili, ha presentato una domanda di concessione 

dell'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal pagamento delle 

spese anticipate di giustizia, 

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i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) 

contro una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-

33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il richiedente, cittadino bielorusso, è vissuto nel Paese d’origine sino al 

suo espatrio, avvenuto il (…) settembre 2020 (cfr. verbale 1, pag. 5, punto 

5.01), 

che sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha narrato, in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di essere espatriato in ragione del suo attivismo 

politico in Patria; che in particolare, egli avrebbe ripetutamente condiviso 

con la zia – asserita vicepresidente del partito “(…)” − critiche all’indirizzo 

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dell’attuale governo bielorusso; che in ragione di tale agire, fra il (…) e il 

(…) le autorità statali lo avrebbero falsamente accusato di furto in apparta-

menti, condannandolo a svariati anni di carcere, pena espiata solo nel (…) 

del 2019; che oltretutto, le sue opinioni politiche gli avrebbero precluso l’ac-

cesso ad un’attività lavorativa regolare,  

che dal 9 agosto 2020, egli avrebbe inoltre partecipato a numerose mani-

festazioni di protesta contro la rielezione del presidente bielorusso Alek-

sandr Lukashenko; che a suo dire, ciò lo avrebbe posto nel collimatore 

delle autorità di polizia, le quali avrebbero cominciato ad effettuare telefo-

nate e visite intimidatorie presso il suo domicilio; ch’egli avrebbe deciso di 

fuggire dal Paese d’origine dietro consiglio della zia, 

che il ricorrente ha quindi addotto di temere per la propria incolumità per il 

caso in cui facesse ritorno in Patria (cfr. verbale 3, pag. 8, D63),  

che nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha messo in dub-

bio la verosimiglianza delle allegazioni dell’interessato; che il suo narrato, 

oltre a non essere sufficientemente motivato e contrario alla logica 

dell’agire, sarebbe pure contraddittorio,  

che con il gravame, l’insorgente avversa la valutazione della SEM; che a 

suo dire, la verosimiglianza e la coerenza del suo racconto andrebbe con-

siderata dal punto di vista globale, considerando nel complesso la situa-

zione nella quale egli si sarebbe trovato in Bielorussia; ch’egli ha poi con-

futato gli indicatori d’inverosimiglianza ritenuti dall’autorità inferiore addu-

cendo diverse giustificazioni,  

che oltracciò, durante l’audizione egli avrebbe riscontrato diverse difficoltà 

con l’interprete nella misura in cui questi gli avrebbe chiesto più volte di 

riformulare le proprie allegazioni; che sarebbe pertanto possibile che i fatti 

narrati non siano stati riportati compiutamente; che del resto, a riprova di 

ciò, dal verbale non si evincerebbe alcun riferimento all’arresto del quale 

sarebbe stato oggetto nel 2020 (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 4), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

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loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);  

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in 

questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre-

tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere con-

siderate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli 

fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 

LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal-

sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, 

senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso inte-

resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in-

fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano 

sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-

deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri-

dursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi-

nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti 

nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che orbene, a mente del Tribunale il ricorrente non ha presentato argo-

menti o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a 

quella di cui all’impugnata decisione; che nel caso in esame v’è in effetti da 

ritenere che le dichiarazioni dell’insorgente circa i suoi motivi d’asilo sono 

manifestamente inverosimili giacché incongruenti e insufficientemente so-

stanziate,  

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che in proposito, come rettamente evidenziato dalla SEM, v’è anzitutto da 

rilevare che le dichiarazioni dell’interessato sono contraddittorie su un 

punto essenziale,  

che in effetti, egli ha in un primo tempo dichiarato che con le supposte te-

lefonate, la polizia bielorussa gli avrebbe intimato di interrompere la parte-

cipazione alle proteste e di non condividere le sue opinioni politiche, pa-

ventandogli nel contempo la sua sparizione e la sua incarcerazione per il 

caso in cui non ottemperasse (cfr. verbale 3, pag. 8, D60); che nel prosie-

guo della medesima audizione, egli ha però spiegato che le autorità statali 

gli avrebbero solamente chiesto di recarsi da loro (cfr. verbale 3, pag. 15, 

D131 e D132), 

che chiamato a chiarire il diverso tenore delle telefonate minatorie perpe-

trate nei suoi confronti, il richiedente ha asserito che le minacce esplicite 

descritte in un primo tempo sarebbero state formulate nel (…), mentre gli 

inviti a recarsi presso le autorità risalirebbero al 2020 (cfr. verbale 3, 

pag. 15, D133); che incalzato dalla funzionaria interrogante, egli ha poi in-

dicato un’ulteriore versione dei fatti, riferendo di essere stato esplicita-

mente minacciato di morte – in un’occasione – anche nel 2020 (cfr. verbale 

3, pag. 15, D133),  

che la generica giustificazione addotta nel gravame – ai sensi della quale 

le autorità di polizia avrebbero proferito minacce espresse nei suoi con-

fronti nel (…), limitandosi invece a chiedergli di presentarsi da loro nel 2020 

− non è atta a dissipare i dubbi sul punto; che in effetti, come giustamente 

fattogli notare dalla funzionaria interrogante in sede di audizione (cfr. ver-

bale 3, pag. 15, D134), egli ha dichiarato che gli interlocutori telefonici gli 

avrebbe prospettato la stessa fine del direttore del museo, osservatore ad 

un seggio elettorale durante le elezioni presidenziali tenutesi nel 2020 

(cfr. verbale 3, pag. 7, D59 e D60); che conseguentemente, tale episodio 

non può risalire al 2015, come del resto da lui ammesso in sede di audi-

zione (cfr. verbale 3, pag. 15, D134),  

che per il resto, il narrato del ricorrente si esaurisce in allegazioni fumose 

e non sufficientemente sostanziate,  

che a titolo esemplificativo, egli non è stato in grado di esplicitare con pre-

cisione le sue opinioni politiche; che malgrado egli sostenga di essere stato 

perseguitato sin dal (…) in ragione delle critiche che avrebbe rivolto al go-

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verno bielorusso, in sede di audizione si è limitato ad evidenziare stereoti-

patamente l’esistenza di brogli elettorali e la sua avversione per il regime 

di Alexandr Lukashenko (cfr. verbale 3, pag. 10, D76 e D80),  

che anche la descrizione della manifestazione alla quale avrebbe preso 

parte nella città di Minsk appare scevra di dettagli significativi (cfr. ver-

bale 3, pag. 11, D96); che in un primo tempo egli ha unicamente esposto 

episodi d’ordine generale; che è solo su insistenza della funzionaria inter-

rogante, che A._______ ha indicato di essere miracolosamente scampato 

all’arresto; che anche il racconto di tale punto appare tuttavia tanto fumoso 

quanto vago avendo l’insorgente riferito solamente che “la Polizia ha co-

minciato ad arrestare gente e io ho fatto in tempo a scappare e a me non 

è successo niente” (cfr. verbale 3, pag. 12, D98), 

che per sovrabbondanza, v’è da rilevare in specie che il legame con la 

supposta zia non è suffragato da alcun elemento; che al contrario, la vero-

simiglianza del medesimo è minata dal fatto che il ricorrente non fosse 

nemmeno in grado di indicare la data precisa del decesso (cfr. verbale 3, 

pag. 16, D137),  

che in definitiva, già solo alla luce di tali considerazioni ed indipendente-

mente dagli ulteriori indicatori d’inverosimiglianza analizzati dall’autorità di 

prima istanza, l’insorgente non è riuscito a rendere verosimili i motivi d’asilo 

allegati, 

che altresì, è doveroso rilevare che la censura ricorsuale secondo la quale 

vi sarebbero state difficoltà con l’interprete non trova riscontro negli atti di 

cui all’inserto; che invero, il richiedente stesso ha dichiarato di aver com-

preso bene il traduttore attribuitogli (cfr. verbale 3, pag. 18, D158), 

che oltretutto, l’arbitrarietà della condanna espiata nel Paese d’origine, così 

come l’allegazione secondo la quale nel verbale di audizione non sarebbe 

stata fatta menzione di un supposto arresto avvenuto nel 2020 raccontato 

durante l’audizione (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 4), si esauri-

scono in mere asserzioni di parte; che in merito a quest’ultimo aspetto, è 

del resto giudizioso rimarcare che il ricorrente – regolarmente assistito da 

un legale nel corso del procedimento di prima istanza – ha confermato, 

previa rilettura del verbale, il tenore del documento in parola (cfr. verbale 

3, pag. 19), 

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che di conseguenza, è a giusto titolo che l’autorità di prima istanza ha re-

spinto la sua domanda d’asilo e non gli ha riconosciuto la qualità di rifu-

giato,  

che in definitiva, per quanto riguarda il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell’asilo v’è pertanto da confermare la decisione 

della SEM, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStrI, RS 

142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere possi-

bile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-

spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-

colo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2),  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allon-

tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che in sede ricorsuale, l’interessato ha contestato anche tale assunto; che 

a suo dire, posta la verosimiglianza del suo narrato, un allontanamento 

verso il suo Paese d’origine violerebbe il principio di non respingimento, 

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che oltretutto, la situazione in Bielorussia non militerebbe per un suo rim-

patrio nella dignità e nella sicurezza (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, 

punto 6), 

che ad ogni modo, anche a mente del Tribunale non vi sono in casu ele-

menti ostativi all’esecuzione dell’allontanamento verso lo Stato in parola, 

che giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la pro-

secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-

nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-

nale pubblico della Svizzera, 

che nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non può 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

che, in siffatte circostanze, non v’è nemmeno motivo di considerare l’esi-

stenza di un rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere 

esposto, in caso di allontanamento in Bielorussia ad un trattamento proi-

bito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 di-

cembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 

LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragione-

volmente esigibile qualora, nel Paese d’origine o di provenienza, lo stra-

niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni 

quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che in primo luogo, in Bielorussia non vige attualmente una situazione di 

guerra, guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’insieme 

della popolazione sull’integralità del territorio nazionale (cfr. sentenza del 

Tribunale E-5232/2020 del 13 novembre 2020 consid. 9.3),  

che dagli atti non traspaiono neppure motivi individuali di natura econo-

mica, sociale o medica, che si opporrebbero all’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente nel suo Paese d’origine; ch’egli infatti, giovane e in 

buona salute (cfr. verbale 3, pag. 5, D38-D39), dispone in Patria di una rete 

sociale composta dalla moglie e dal figlio − con i quali condivide il domicilio 

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familiare (cfr. verbale 3, pag. 3, D18) – oltre che dall’intera cerchia familiare 

più stretta (cfr. verbale 3, pag. 5, D34), 

che il ricorrente ha peraltro beneficiato di una discreta istruzione (cfr. ver-

bale 3, pag. 5, D30) e può contare su una buona esperienza lavorativa 

(cfr. verbale 3, pag. 5, D31),  

che ne discende che apparterrà al ricorrente rinnovare i suoi legami in Bie-

lorussia, Paese che ha lasciato solamente a settembre del 2020, al fine di 

facilitare il suo reinserimento, 

che quindi anche l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente esi-

gibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI),  

che da ultimo, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibi-

lità dell’esecuzione del provvedimento (83 cpv. 2 LStrI), ritenuto che 

usando della necessaria diligenza, il ricorrente potrà, se del caso, procu-

rarsi ogni documento supplementare indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 

2008/34 consid. 12),  

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto; che infine, ritenute le allegazioni ricor-

suali sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-

suali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: