# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c5b0eb38-f7f0-5dca-8958-2b1caea37758
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.06.2013 11.2010.112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-112_2013-06-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.112

  	
  Lugano,

  17 giugno
  2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2006.327 (divorzio
su richiesta comune con accordo parziale) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 4, promossa con istanza del 16 maggio 2006 dal

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato dall'avv. PA 2)

   

  
	
   

  	
  e da

  	 

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall'avv. PA 1);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 27 settembre 2010 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 6 settembre 2010 dal Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 4;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO
1 (1963) e AP 1 (1964) si sono sposati a __________ il 19 ottobre 1990. Dal
matrimonio sono nati G__________, il 2 dicembre 1991, F__________, l'8 marzo
1993, e G__________, il 14 ottobre 1994. Il marito, economista, è direttore
generale della __________, __________, gruppo fiduciario attivo nella consulenza
fiscale, societaria, aziendale e immobiliare. La moglie, titolare di un diploma
di grafico conseguito alla __________ a __________, ha esercitato la
professione fino al matrimonio, dopo di che si è dedicata esclusivamente al
governo della casa e alla cura dei figli. Le parti vivono separate dal dicembre
del 2005. AP 1 è rimasta con i ragazzi nell'abitazione coniugale di __________,
proprietà della madre di lei. AO 1 si è trasferito in un appartamento, sempre a
__________.

 

                                  B.   Il
16 maggio 2006 AO 1 e AP 1 hanno presentato una richiesta comune di divorzio
davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, dichiarandosi d'accordo
sull'attribuzione dell'alloggio coniugale alla moglie, sull'affidamento dei
figli a quest'ultima, su un ampio diritto di visita paterno, sull'esercizio in
comune dell'autorità parentale e sul vicendevole riparto a metà delle
prestazioni d'uscita da loro acquisite durante il matri­monio secondo le disposizioni
sulla legge sul libero passaggio. In merito ai contributi alimentari per moglie
e figli, come pure alla liquidazione del regime dei beni, questioni oggetto di
disaccordo, essi hanno demandato la decisione al Pretore. Sentiti i figli, il Segretario
assessore ha ascoltato i coniugi il 12 settembre 2006 e ha registrato a verbale
una convenzione sulle conseguenze non litigiose del divorzio. I coniugi hanno ribadito
la volontà di sciogliere il matrimonio e il loro accordo sulle citate
conseguenze del divorzio, demandando al giudice la decisione sui punti litigiosi.
All'udienza essi si sono accordati inoltre nel senso che, pendente causa, il
marito avrebbe versato un contributo provvisionale
per la moglie di fr. 7000.– mensili e uno per i figli di fr. 1705.–
mensili ciascuno, assegni familiari compresi, assumendo altresì la retta della
scuola privata. Dopo il termine bimestrale di riflessione la moglie, il 9
novembre 2006, e il marito, il 13 novembre 2006, hanno confermato la
volontà di divorziare e il loro accordo sulla convenzione (parziale) registrata
a verbale il 12 settembre 2006.

 

                                  C.   Il Pretore
ha sospeso la procedura il 15 novembre 2006, su richiesta delle parti, per
consentire trattative in vista di una soluzione amichevole. Il 5 marzo 2007 i coniugi
hanno raggiunto un accordo sui contributi per i figli e sulla liquidazione del
regime dei beni, sicché il 23 marzo 2007 la causa è stata riattivata. Il Segretario
assessore ha sentito nuovamente i coniugi il 27 aprile 2007 e ha messo a
verbale una convenzione parziale sui punti risolti dalla nuova intesa: la
commisurazione dei contributi alimentari per i figli, la liquidazione del
regime dei beni, il pagamento delle imposte fino al 31 dicembre 2006 e i
parametri per dividere a metà la prestazione d'uscita acquisita dal marito
presso il rispettivo istituto di previdenza professionale. Il 6 maggio 2007 i coniugi
hanno confermato al giudice il contenuto della convenzione parziale stipulata
il 5 marzo 2007. Su loro richiesta la procedura è stata ulteriormente sospesa
dal 29 maggio al 20 giugno 2007 per un ulteriore tentativo di composizione
stragiudiziale.

 

                                  D.   Invitato
a esprimersi sul mantenimento della moglie dopo il divor­zio, unica conseguenza
ancora litigiosa del divorzio, il 20 giugno 2007 AO 1 ha offerto a AP 1 un contributo alimentare di fr. 7000.– mensili indicizzati per due anni dopo l'introduzione
dell'istanza di divorzio e uno da quantificare dopo di allora, fino al 16°
compleanno di G__________. AP 1 ha chiesto da parte sua il 27 giugno 2007 un
contributo alimentare di fr. 9850.– mensili indicizzati vita natural durante e una
provvigione ad litem di fr. 10 000.–. Il 2 ottobre 2007 si è tenuta l'udien­za
preliminare sugli effetti litigiosi del divorzio e la discussione sull'istanza
cautelare. Ribadite le contrapposte posizioni, i coniugi hanno notificato svariate
prove, il marito opponendosi inoltre al versamento della provvigione. L'istruttoria
è terminata il 25 settembre 2009. Nel suo memoriale conclusivo del 1° dicembre
2009 AO 1 ha confermato la richiesta di divorzio, ha sollecitato l'omologazione
delle convenzioni parziali del 16 maggio 2006 e del 5 marzo 2007, riaffermandone
il contenuto, e ha offerto alla moglie un contributo alimentare di fr. 4550.–
mensili indicizzati fino al 14 ottobre 2010 o, in subordine, di fr. 2300.–
mensili dal 1° novembre 2010 al 31 dicembre 2014. Nel proprio allegato del
4 dicembre 2009 AP 1 ha ribadito a sua volta la domanda di divorzio e la
richiesta di omologare le due convenzioni parziali, postulando un contributo alimentare
di fr. 9787.– mensili indicizzati vita natural durante e una provvigione ad
litem di fr. 10 000.–. Al dibattimento finale del 15 dicembre 2009 i coniugi hanno
confermato le rispettive domande. 

 

                                  E.   Statuendo il 6 settembre 2010, il Pretore ha respinto anzitutto la
provvigione ad litem postulata da AP 1. Nel merito, egli ha pronunciato
il divorzio e ha omologato la convenzione sulle conseguenze del divorzio in cui
i coniugi pattuivano l'attribuzione dell'alloggio coniugale alla moglie, l'esercizio
dell'autorità parentale in comune sui figli, l'affidamento di F__________ e G__________
alla madre (riservato il diritto di visita paterno), l'obbligo per AO 1 di erogare
un contributo alimentare di fr. 1705.– mensili indicizzati a ogni figlio (oltre
alla retta della scuola privata), come pure il versamento di fr. 76 000.– alla
moglie in liquidazione del regime dei beni. Nella convenzione i coniugi si
davano atto inoltre di avere suddiviso il mobilio, l'arredamento e le
automobili di famiglia, precisando che il marito avrebbe assunto le imposte
scoperte fino al 31 dicembre 2006. Il Pretore ha poi stabilito in fr. 353 480.– la somma
che l'istituto di previdenza professionale del marito avrebbe dovuto trasferire
a un conto di libero passaggio intestato alla moglie e ha posto a carico di AO
1 un contributo alimentare indicizzato per AP 1 di fr. 3700.– mensili fino al pensionamento di lei, ridotto a fr. 3100.–
mensili in seguito, vita natural durante. La tassa di giustizia di fr. 5000.–
e le spese sono state addebitate ai coniugi in ragione di metà ciascuno,
compensate le ripetibili.

 

                                  F.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 27
novembre 2010 per ottenere che, previa assunzione di svariate prove, il giudizio
del Pretore sia riformato nel senso di portare il contributo alimentare per lei
a fr. 9787.– mensili fino al pensionamento e a fr. 7022.– mensili dopo di
allora. In subordine essa chiede di annullare i dispositivi sul contributo alimentare
e gli oneri processuali, rinviando gli atti al primo giudice per una nuova
decisione dopo avere esperito le prove offerte in appello. Nelle sue
osservazioni del 15 novembre 2010 AO 1 conclude per il rigetto dell'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La
causa è stata trattata dal Pretore con la procedura degli art. 420 segg. CPC ticinese, cui soggiacevano tutte le
sentenze di divorzio su richiesta comune comunicate prima del 31
dicembre 2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). In concreto la sentenza è stata notificata
a AP 1 il 7 settembre 2010 (appello, pag. 4; busta d'intimazione prodotta con l'appello).
Introdotto nel termine di 20 giorni, il 27 settembre 2010, l'appello è pertanto tempestivo (art. 423b cpv. 1 CPC ticinese).

 

                                   2.   Litigioso rimane, anche in questa sede, il contributo alimentare per
AP 1. Lo scioglimento del matrimonio e gli altri effetti del divorzio sono passati
in giudicato, assumendo carattere definitivo
(art. 148 cpv. 1 vCC; RtiD II-2004 pag. 576 consid. 1).

 

                                   3.   AP
1 sollecita in primo luogo l'assunzione di talune prove respinte dal Pretore. Chiede
che questa Camera disponga una perizia – o l'audizione di esperti – sulla “ricerca
di posti di lavoro e relativi sbocchi nel Canton Ticino (Sottoceneri) per una
persona avente il [suo] curriculum vitæ, con relative indicazioni sul mercato del lavoro (età superiore ai
43 anni) e reali possibilità di guadagno”, come pure che il marito sia tenuto a
produrre determinati documenti sulle spese assunte durante la vita in comune
per le vacanze, la collaboratrice domestica, la babysitter, le attività sportive,
l'assicurazione contro gli infortuni, le imposte di circolazione delle
automobili di famiglia, l'assicurazione del suo veicolo e il telefono. Essa
chiede inoltre che il marito sia obbligato a esibire gli estratti delle sue carte
di credito del 2001, del gennaio 2003 e del maggio 2005, i giustificativi di quanto
gli ha versato la __________ e la __________ nel 2006 e nel 2007, così come i
documenti attestanti la provenienza dei fondi usati per estinguere nel 2006 un
debito di fr. 80 000.–. A sua volta AO 1 unisce alle osservazioni all'appello la propria
tassazione del 2005 e copia di una lettera del 27 agosto 2010 all'Ufficio circondariale
di tassazione sul modo in cui ha finanziato l'acquisto del suo nuovo appartamento.

 

                                         Ora, fino
al 31 dicembre 2010 fatti e mezzi di prova nuovi erano ammissibili in secondo
grado nelle cause di divorzio, purché fossero addotti “al più tardi con la presentazione
dell'appello, rispettivamente della risposta” (art. 138 cpv. 1 vCC combinato
con l'art. 423b cpv. 2 CPC ticinese). Proponibili non erano,
quindi, solo prove rifiutate dal Pretore (art. 322 lett. b CPC ticinese). I
documenti nuovi che il marito acclude alle osservazioni all'appello sono di
conseguenza ricevibili. Di per sé ammissibili sono anche le prove notificate
dalla moglie. La questione è che, come si vedrà in appresso (consid. 6b, 6c, 6d,
7b e 8), esse non sarebbero di rilievo ai fini del giudizio. Nelle condizioni
descritte nulla osta al­l'esame dell'appello.

 

                                   4.   Per
quanto riguarda il contributo di mantenimento in favore della moglie dopo il divorzio
(art. 125 CC), il Pretore ha ravvisato nella fattispecie un matrimonio di lunga
durata, che ha influito concretamente sulle condizioni di vita di AP 1, onde il
diritto per quest'ultima di conservare – in linea di principio – il tenore di
vita raggiunto durante la vita in comune. Ciò premesso, egli 

                                         ha
calcolato il fabbisogno minimo di lei in fr. 6404.25 mensili 

                                         (minimo
esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–, costo
dell'alloggio con spese accessorie fr. 900.– [già dedotta la quota
compresa nel fabbisogno in denaro dei figli], contributi AVS fr. 450.–, premio
della cassa malati fr. 438.90, 

                                         assicurazione
responsabilità civile e dell'economia domestica fr. 64.70, collaboratrice
domestica fr. 600.–, leasing dell'automobile
fr. 343.25, assicurazione dell'automobile fr. 231.40, imposta
di circolazione fr. 76.–, carburante fr. 250.–, vacanze fr. 400.–, imposte
fr. 1300.–). Quanto alla capacità lucrativa dell'interessata, il Pretore ha escluso
ch'essa sia in grado di ritrovare un impiego quale grafica, avendo del resto rinunciato
a una formazione di riqualifica necessaria dopo la lunga assenza dal mondo del
lavoro. Ha reputato nondimeno ch'essa potrebbe intraprendere un'attività a
tempo pieno come addetta di ricezione o centralinista, mettendo a frutto le sue
competenze linguistiche, ciò che le permetterebbe di guadagnare fr. 2700.–
mensili. Le rimane così uno scoperto di fr. 3704.25 mensili sul suo “debito
mantenimento” (nel senso dell'art. 125 cpv. 1 CC).

 

                                         Quanto al
fabbisogno minimo del marito, il Pretore l'ha accertato in fr. 9893.20 mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio
con spese accessorie fr. 3800.–, premio della cassa malati fr. 387.40,
assicurazione responsabilità civile e dell'economia domestica fr. 47.90,
collaboratrice domestica fr. 600.–, quota TCS fr. 5.90, vacanze fr. 400.–,
imposte fr. 3452.–) a fronte di un reddito di almeno fr. 27 021.45 mensili,
senza considerare eventuali proventi della sostanza. Ciò per­mette agevolmente
all'interessato – ha rilevato il primo giudice – di versare alla moglie un contributo
alimentare di fr. 3700.– mensili (destinato a integrare il “debito
mantenimento”). Il Pretore ha considerato altresì che dopo il pensionamento AP
1 vedrà lievitare il suo fabbisogno minimo a fr. 7361.– mensili, ma vedrà aumentare
anche i suoi redditi a fr. 4280.– mensili (rendita AVS fr. 2280.– mensili,
rendita LPP fr. 2000.–). Essa si ritroverà così con uno scoperto di circa
fr. 3100.– mensili, che in ogni modo il marito sarà in grado di finanziare, se
non altro grazie ai redditi della sostanza. In favore di lei il Pretore ha fissato
perciò, in ultima analisi, un contributo alimentare di fr. 3700.– mensili
indicizzati fino al pensionamento e uno di fr. 3100.– mensili dopo di
allora, vita natural durante.

 

                                   5.   I
criteri che presiedono allo stanziamento di un contributo ali­mentare dopo il
divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare
(art. 125 cpv. 2 CC) sono già stati evocati dal Pretore e diffusamente
illustrati da questa Camera (RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferi­menti).
Ai fini dell'attuale giudizio basti ricordare che, qualora la vita in comune
sia durata almeno dieci anni, un matrimonio può sicuramente definirsi di lunga
durata e avere inciso concretamente sulla situazione finan­ziaria del creditore
alimentare, sicché entrambi i coniugi hanno il diritto di conservare anche dopo
il divorzio – per quanto possibile – il tenore di vita raggiunto durante la
comunione domestica. In simili ipotesi un coniuge ha quindi diritto a un
contributo di mantenimento dopo il divorzio nella misura in cui non sia in
grado di sopperire da sé medesimo al proprio “debito mantenimento”, sempre che
l'altro coniuge disponga di una capacità contributiva sufficiente (RtiD II-2005
pag. 702 consid. 3, II-2004 pag. 581 consid. 4c con richiami; da ultimo:
DTF 137 III 105 consid. 4.1.2 con rimandi).

 

                                   6.   Litigioso
è anzitutto, nel caso specifico, il fabbisogno minimo della moglie, ch'essa
chiede di rivalutare a fr. 9797.05 mensili fino al pensionamento e a fr. 10 732.05 dopo di
allora. Essa rimette in discussione il costo dell'alloggio, quello della
collaboratrice domestica, del telefono, della ricezione radiotelevisiva, delle vacan­ze
e l'ammontare delle imposte. Le voci litigiose vanno esaminate singolarmente.

 

                                         a)   Relativamente
al costo per l'alloggio, il Pretore ha computato nel fabbisogno minimo
dell'interessata un importo di fr. 900.– mensili, “già dedotta la quota di 47/60 compresa nel fabbisogno
dei figli”, conformemente al principio per cui un terzo del costo dell'alloggio
rientra nel fabbisogno in denaro del primo figlio, un quarto in quello del
secondo e un quinto in quello del terzo, come indicano le raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Canton Zurigo (Amt für Jugend und
Berufsberatung des Kantons Zürich, Empfeh­lungen zur Bemessung von Unterhalts­beiträgen
für Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto), cui la giurisprudenza ticinese si ispira per prassi consolidata. L'appellante fa valere che in realtà il costo dell'allog­gio e delle
spese accessorie ammonta a fr. 4001.60 mensili, riconosciuti dal Pretore nella
misura di fr. 3900.– mensili anche dopo il suo pensionamento, e sostiene
che i figli andranno ad abitare per conto proprio ben prima di allora. Tenuto
conto del contributo alimentare di fr. 1705.– mensili per ciascun figlio, inoltre,
a mente sua la partecipazione dei ragazzi al costo dell'alloggio non può
superare complessivi fr. 1545.– mensili, sicché nel suo fabbisogno minimo vanno
inseriti almeno fr. 2456.60 mensili.

 

                                               Comunque
si opini al riguardo, oggi tutti e tre i figli sono ormai maggiorenni. Il costo
dell'alloggio che rientrava nel loro fabbisogno in denaro di minorenni non può
più, quindi, essere posto in deduzione di quello riconosciuto nel fabbi­sogno
minimo della madre affidataria. È vero che in concreto i genitori hanno
pattuito contributi alimentari per i figli fino al 20° compleanno nel caso in
cui questi non avessero ancora conseguito, alla maggiore età, una formazione
professionale 

                                               adeguata
(sentenza impugnata, dispositivo n. 3.5). Se non che, si tenesse pur conto
del fatto che G__________ continuerà a percepire il contributo alimentare fino
al 20° compleanno (e che un terzo del costo dell'alloggio continua a rientrare
perciò nel fabbisogno di lui), l'importo di fr. 2456.60 mensili esposto dall'appellante
risulta in ogni modo giustificato. Che si consideri una spesa complessiva dell'alloggio
di fr. 4001.60 mensili (come pretende l'interessata) o di fr. 3900.– mensili (come
ritiene il Pretore dopo il pensionamento), anche togliendo da tale somma la
quota di un terzo che rientra nel fabbisogno mensile di G__________, la cifra
di fr. 2456.60 mensili (invece dei fr. 900.– mensili conteggiati dal Pretore)
si rivela legittima. A maggior ragione ove si pensi che il marito espone un
costo dell'alloggio di fr. 3800.– mensili.

 

                                         b)   L'appellante
evoca il tenore di vita raggiunto dai coniugi durante la vita in comune e si
duole che il Pretore abbia ridotto a fr. 600.– mensili il costo della collaboratrice
domestica da lei documentato, di fr. 732.50 mensili. Il Pretore ha motivato la
propria decisione con l'argomento che dopo la separazione di fatto la moglie non
deve più occuparsi dell'abbigliamento del marito, sicché la collaboratrice domestica
riesce sgravata di un paio d'ore la settimana (retribuite fr. 20.– l'una).
Nell'appello l'interessata si limita a sottolineare di essere rimasta nell'abitazione
familiare con i figli e di avere sempre fruito di un aiuto domestico due o tre
volte la settimana. Non si confronta però con la motivazione del Pretore, di
modo che su questo punto l'appello si dimostra finanche irricevibile per carenza
di motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese combinato con il cpv. 5),
ciò che rende superfluo assumere prove sui costi della collaboratrice domestica
(sopra, consid. 3). Quanto alla richiesta di acquisire documenti sui costi
della baby-sitter (sopra, consid. 3), data l'età dei figli una simile pretesa
non entra più in linea di conto né, del resto, l'interessata include l'onere nel
proprio fabbisogno minimo. In proposito la sentenza del Pretore resiste dunque
alla critica.

 

                                         c)   Secondo
l'appellante in situazioni agiate non si giustifica di includere nel minimo
esistenziale del diritto esecutivo la bolletta del telefono (fr. 61.– mensili),
l'abbonamento alla tv via cavo e la tassa di ricezione radiotelevisiva (fr.
360.70 mensili). Di per sé l'assunto non appare privo di pertinenza, nel senso
che, dandosi coniugi con un alto livello di vita, il minimo esistenziale del
diritto esecutivo può rivelarsi insufficiente a coprire le spese effettive per
“sostentamento, abbigliamento e biancheria, igiene e salute, manutenzione delle
apparec­chiature e dell'arredamento domestico, assicurazioni private, cultura,
elettricità e gas” (FU 68/2009 pag. 6292, cifra I).
Sta di fatto che in concreto l'appellante medesima si è
fondata davanti al Pretore sulla cifra forfettaria prevista dalla tabella del
diritto esecutivo, la quale già comprende un'inden­nità per le spese di
telefono e di ricezione radiotelevisiva. Avesse inteso fondarsi sul dispendio
mensile effettivo, essa avrebbe dovuto recarne tutti gli elementi (e non solo
certuni). Anzi, il fatto che i figli abbiano raggiunto la maggiore età
imporrebbe di rivedere finanche il minimo esistenziale del diritto esecutivo per
genitore affidatario (fr. 1350.– mensili), sostituendolo con quello di un
debitore solo (fr. 1200.– mensili). Se da tale correttivo si prescinde, ciò si
deve al fatto che nel fabbisogno minimo l'appellante non si vede inserire
l'intero costo dell'alloggio (sopra, consid. a). Non sarebbe equo pertanto operare
una duplice decurtazione.

 

                                         d)   L'interessata
chiede che la spesa di fr. 400.– mensili stimata dal Pretore per le vacanze sia
portata a fr. 1000.– mensili, compresi i costi per le attività nel tempo libero,
e che le siano riconosciuti nel fabbisogno minimo altri fr. 250.– mensili per
“ulteriore dispendio secondo il tenore di vita”. Quanto alle vacanze, il
Pretore ha accertato che tra il 2002 e il 2005 la famiglia aveva speso per soggiorni
al mare o in montagna ed 

                                               escursioni
in città europee circa fr. 2000.– mensili, sicché ha incluso nel fabbisogno
minimo della moglie un esborso di fr. 400.– mensili. In merito al “dispendio
secondo il tenore di vita” egli non ha mancato di rilevare che dagli atti risultavano
spese della moglie, durante la vita in comune, per fr. 1000.–/ fr. 1500.–
mensili, ma che l'interessata non aveva dimostrato come tali spese riguardassero
lei soltanto e non l'intera famiglia, sicché nulla ha riconosciuto a tale titolo.

 

                                               L'appellante
ricorda che in estate la famiglia trascorreva una o due settimane in un
appartamento a __________ e una decina di giorni in albergo in __________, che
i coniugi inoltre si concedevano ogni tre anni un soggiorno in alberghi di 4 o 5
stelle in città europee e che lei singolarmente ha fatto anche un viaggio in __________.
Sottolinea che dopo la separazione di fatto il marito ha usufruito di vacanze e
viaggi da solo e con i figli, mentre lei non ha più potuto permettersi una
vacanza in albergo dopo il 2007. Fa valere che, come si evince dagli atti, tra
il 2002 e il 2006 la famiglia risulta avere speso per vacanze oltre fr. 44 000.–, senza
considerare le spese del vitto e delle attività sul posto. Essa afferma altresì
di praticare regolarmente il tennis e lo sci, ciò che comporta spese. Aggiunge
che durante la vita in comune i coniugi avevano una vita sociale molto attiva,
ricambiavano inviti a cena, uscivano al ristorante e facevano regali a familiari
e amici. Ricorda che 

                                               gli
addebiti sulla carta di credito ammontavano a fr. 1000.–/ fr. 1500.–
mensili per lei e tra fr. 2500.– e fr. 6400.– per l'intera famiglia, di
modo che secondo la “comune esperienza” le occorrono almeno fr. 18 000.– annui
per far fronte alle proprie spese per vacanze, per tempo libero e sport e per
mantenere il tenore di vita goduto durante la vita in comune.

 

                                              Come
si è accennato (consid. 3), l'appellante rimprovera al Pretore di avere rifiutato
a torto l'assunzione di prove sulle spese per vacanze, sui costi del tempo
libero e dello sport. Se non che, con ordinanza del 22 maggio 2009 il
Pretore 

                                               aveva
accertato che il marito affermava di avere prodotto tutto quanto in suo
possesso e di non avere rinvenuto altri documenti (pag. 3 verso il basso). L'interessata
non revoca in dubbio tale affer­mazione, sicché non è dato di scorgere quale
utilità potrebbe avere in appello un nuovo ordine di edizione al marito. Se poi
si considera che le spese per i premi assicurativi e del veicolo privato non
sono contestate, mal si intravede lo scopo di ordinare in appello l'edizione di
documenti sull'assicurazione infortuni, sulle imposte di circolazione delle automobili
di famiglia e sull'assicurazione della vettura del marito. Quanto agli estratti
delle carte di credito, il marito li ha prodotti per gli anni dal 2002 al 2005,
eccettuato il gennaio del 2003 e il maggio del 2005 (doc. UU, 8A). L'appellante
non pretende tuttavia che in quei mesi si siano registrati esborsi straordinari
né che il coniuge abbia omesso di esibire quegli estratti per reticenza. Gli
estratti del 2001, per di più, risalgono a cinque anni prima della separazione di
fatto e non possono dirsi di rilievo. In definitiva, come si è anticipato (consid. 3),
l'assunzione di tali prove non porterebbe verosimili elementi significativi ai
fini del giudizio.

 

                                               Ciò
posto, relativamente alle vacanze è pacifico che la famiglia trascorreva una o
due settimane l'anno in un appartamento a __________ e una decina di giorni in
albergo in __________, oltre a concedersi un viaggio in città europee ogni tre
anni. Dai dati esposti dall'appellante medesima nell'appello (pag. 15 in alto) risulta che per una vacanza in __________ nel 2002 la famiglia ha speso attorno a
fr. 14 000.– e per soggiorni in albergo in __________ negli anni dal 2003
al 2006 tra fr. 7500.– e fr. 8500.–, onde una media che si può prudentemente
stimare attorno a fr. 9500.– annui sull'arco di quattro anni. Inoltre, sempre
secondo le allegazioni dall'appellante, per un soggiorno estivo in montagna di
una o due settimane si può presumere una spesa media per l'appartamento di
circa fr. 2400.– annui. Volendo anche aggiungere i costi per il soggiorno
in una città ogni tre anni, come ad esempio la spe­sa di fr. 5300.– per il
Capodanno a __________ del 2004 cui l'appellante allude, si può supporre una
spesa supplementare attorno a di fr. 1800.– annui. Sulla base delle cifre esposte
dall'appellante, risulta così una spesa complessiva per le vacanze attorno a
fr. 13 700.– annui.

 

                                               Il
problema è che – come ricorda il Pretore – tale esborso si riferiva a una famiglia
di cinque persone. E l'interessata non contesta la chiave di riparto pro capite
adottata dal primo giudice, sicché la spese per vacanze a carico della sola moglie si riducono a fr. 2740.– annui, pari a
circa fr. 230.– mensili. Si volesse anche tenere calcolo di costi supplementari
per il vitto e le attività svolte sul posto, non si ravvisano motivi dun­que per
aumentare la stima di fr. 400.– mensili inserita dal Pretore nel
fabbisogno minimo. Poco giovano eventuali viaggi o vacanze del marito dopo la
separazione di fatto, determinante essendo il tenore di vita sostenuto dai
coniugi durante la vita in comune. Né è di rilievo il fatto che l'appellante
non abbia più potuto godere di soggiorni in albergo dopo il 2007, temendo di
non avere fondi sufficienti per pagare le imposte. Neppure l'appellante asserisce
del resto che i fr. 4800.– annui a lei riconosciuti dal Pretore non
bastino a finanziare, per sé sola, un soggiorno annuo di una settimana in
albergo al mare e uno di una decina di giorni in un appartamento in montagna, oltre
a un viaggio in una città europea ogni tre anni. Se ne conclude che l'importo
di fr. 400.– mensili conteggiato dal primo giudice per le spese di vacanza
merita conferma.

 

                                               Per
quel che è dei costi legati alle attività sportive e al “dispendio secondo il tenore
di vita”, come detto il Pretore nulla ha riconosciuto, AP 1 non avendo comprovato
in che misura gli addebiti sulle carte di credito concernessero il suo proprio
“dispendio secondo il tenore di vita” e non le necessità dell'intera famiglia. Nell'appello
l'interessata rinvia una volta ancora agli estratti delle carte di credito,
sottoli­neando l'esistenza di addebiti importanti, ma non si confronta con l'argomento
del primo giudice, sicché l'argomentazione va dichiarata irricevibile per
difetto di motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese combinato con
il cpv. 5). Del resto spettava all'interessata indicare con un minimo di
precisione quali addebiti risultanti dai citati estratti dimostrassero il suo
dispendio per le attività sportive o per il suo elevato tenore di vita, non essendo
compito del giudice vagliare di propria iniziativa la ponderosa documentazione
agli atti per verificare sistematicamente estratti conto sull'arco di quattro
anni (doc. 17 e doc. UU, 8a separazione; Cocchi/Trez­zini,
CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 5 ad art. 183).

 

                                               È
vero invece che il marito ha riconosciuto come durante la vita in comune la
moglie praticasse il tennis, lo sci e il nuoto, attività che comportavano spese
(interrogatorio formale: verbale del 3 aprile 2009, pag. 7 risposte n. 16.1 e
16.2). Egli ha ammesso altresì che i coniugi cenavano a casa di amici due o tre
volte al mese, uscivano al ristorante una volta al mese e solevano fare “usuali”
regali ad amici e familiari (verbale citato, pag. 8, risposte n. 17 e 18). Non
è contestato nemmeno che gli inviti a cena fossero ricambiati (deposizione di __________:
verbale dell'11 novembre 2008, pag. 3). Ora, sarà anche di comune esperienza
che simili attività sportive e sociali implicano spese aggiuntive riconducibili
al buon tenore di vita; ciò soltanto non consente tuttavia di accertarne i
costi con minimo di affidabilità, dagli atti risultando unicamente che l'iscrizione
della moglie al __________ costava fr. 1100.– annui (doc. 18¹, 18² e 30). In ogni modo non si deve trascurare che nel fabbisogno
minimo dell'appellante il Pretore ha computato un onere di fr. 450.– mensili
per contributi sociali all'AVS dovuti come persona senza reddito da lavoro,
mentre all'interessata è stato imposto di riprendere un'attività lucrativa (v.
anche sotto, consid. 7). Nel risultato non si giustifica perciò di comprendere
nel fabbisogno minimo costi per attività sportive e per il “dispendio secondo il
tenore di vita”, dimostrati nella sola misura di fr. 92.– mensili.

 

                                         e)   L'appellante
chiede infine di aumentare da fr. 1300.– a fr. 1722.– mensili il suo
carico tributario, che il Pretore ha stimato sulla base del contributo
cautelare per lei e i figli, tolte le deduzioni per i figli stessi e gli oneri
assicurativi. Non a torto l'appellante prospetta un calcolo che tenga conto della
sua situazione finanziaria dopo il divorzio. Vista la maggiore età dei figli, pertanto,
l'interessata vede applicarsi nei suoi confronti l'aliquota fiscale per persone
sole. Considerati i contributi alimentari versati dal marito e il reddito a lei
imputato da attività dipendente, si possono stimare entrate attorno ai
fr. 95 500.– annui (fr. 7950.– mensili, necessari a sopperire al “debito
mantenimento”), dalle quali vanno tolte le usuali deduzioni per “altre spese
professionali” di fr. 2500.– annui (fr. 2000.– per l'imposta federale
diretta) e gli “oneri assicurativi” di fr. 5200.– annui (fr. 1700.– per l'imposta
federale), onde un imponibile di fr. 87 800.– annui per l'imposta
cantonale e comunale, rispettivamente di fr. 91 800.– per l'imposta federale
diretta. Nelle condizioni illustrate l'onere fiscale risulta di complessivi
fr. 1270.– mensili (‹http://www.calcolatori.ti.
ch/reddito_so­stan­za.jsp›, anno
2013, persone sole, Comune di Lugano). Il risultato cui è giunto il Pretore sfugge
di conseguenza alla critica. Ciò significa che, data la rivalutazione del costo
dell'alloggio da fr. 900.– a fr. 2456.60 mensili, per sopperire al proprio
“debito mantenimento” l'appellante necessita di fr. 7950.– mensili
(arrotondati).

 

                                         f)    Dopo
il pensionamento della moglie il Pretore ha calcolato il fabbisogno minimo di
lei in fr. 7361.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–,
alloggio con spese accessorie fr. 3900.–, premio della cassa malati
fr. 438.90, assicurazione responsabilità civile e dell'economia domestica
fr. 64.70, assicurazione dell'automobile fr. 231.40, imposta di
circolazione fr. 76.–, carburante fr. 250.–, collaboratrice domestica
fr. 300.–, vacanze fr. 400.–, imposte fr. 500.–). L'appellante chiede di portarlo
a fr. 10 732.05 mensili, rivalutando il costo dell'alloggio a
fr. 4001.60 per tenere conto delle spese di manutenzione dello stabile (fr. 100.–
mensili: doc. S a Y). Invero gli accordi con la madre dell'appellante, proprietaria
dell'immobile, prevedono che AP 1 assuma tutte le spese per l'abitazione (doc.
43; deposizione di __________: verbale dell'11
novembre 2008, pag. 4). Se da un lato però la moglie ha diritto di
conservare nella misura del possibile – come il marito – il tenore di vita
raggiunto durante la comunione domestica, dall'altro essa non può pretendere di
occupare da sé sola un'abitazione destinata in precedenza a cinque persone. Per
mantenere il suo livello di vita, infatti, è sufficiente ch'essa disponga di un
alloggio qualitativamente comparabile all'abitazione coniugale, commisurato alle
esigenze della sua persona. Se si pensa che al marito è stata riconosciuta nella
fattispecie una spesa per l'alloggio di fr. 3800.– mensili, non si riscontrano
gli estremi per aumentare l'importo di fr. 3900.– riconosciuto alla moglie. 

 

                                               L'appellante
fa valere altresì che, in ragione del tenore di vita sostenuto durante la vita
in comune, non si giustifica di ridurre il costo della collaboratrice domestica
né di espungere le spese telefoniche e radiotelevisive. La questione delle
spese telefoniche e radiotelevisive è già stata trattata (consid. c). Quanto al costo della collaboratrice domestica, il Pretore lo ha
ridotto a fr. 300.– mensili con l'argomento che dopo il pen­sionamento l'appellante potrà sbrigare da sé gran parte delle faccende
domestiche. L'opinione è fondata. Non dovendo più esercitare alcuna attività
lucrativa, in effetti, dopo il pensiona­mento l'interessata avrà più tempo libero
da dedicare al governo della casa, senza dimenticare che i lavori domestici per
l'abitazione di una persona sola sono meno impegnativi di quelli occorsi
durante la comunione domestica per curare una casa occupata da cinque membri
della famiglia. Il minor costo della collaboratrice domestica trova dunque
giustificazioni oggettive.

 

                                               Per
l'appellante non si giustifica di stralciare dal suo fabbisogno minimo il
leasing dell'automobile, giacché essa non ha mezzi per acquistare una vettura
propria. Non è contestato in effetti che la moglie sia priva di sostanza e che
durante la comunione domestica potesse usufruire di un veicolo privato. E quand'anche
al momento del pensionamento il leasing sarà estinto, l'automobile sarà in ogni
modo da sostituire. D'altro lato non bisogna trascurare che, per sé sola, l'interessata
non necessiterà più di una vettura familiare, sicché un importo di fr. 250.–
mensili può essere considerato sufficiente. Sulle spese per le vacanze, il
tempo libero e il dispendio dovuto al tenore di vita, che l'interessata
ripropone nel calcolo del suo fabbisogno minimo dopo il pensionamento, si
rinvia a quanto già illustrato (consid. d). L'appellante chiede infine di
aumentare il suo onere fiscale da fr. 500.– a fr. 1722.– mensili. Considerato
che le entrate di lei rimarranno sostanzialmente stabili anche dopo il
pensionamento, non v'è motivo di ridurre la
stima di fr. 1300.– mensili operata dianzi (consid. e). In sintesi,
tenuto conto del leasing per l'automobile (fr. 250.– mensili) e della maggiorazione
dell'onere d'imposta (da fr. 500.– a fr. 1300.– mensili), dopo il
pensionamento la moglie necessiterà di fr. 8400.– mensili (arrotondati)
per sovvenire al proprio “debito mantenimento”.

 

                                   7.   Appurato
il tenore di vita sostenuto dall'appellante durante la co­munione domestica,
occorre verificare in che misura essa sia ragionevolmente in grado di
finanziarlo da sé (DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.1 con rinvii). Quanto alla
capacità lucrativa stimata dal Pretore (sopra, consid. 4), l'appellante oppone
che, avendo essa più di 45 anni di età, spettava al marito dimostrare le sue
concrete possibilità di trovare un posto di lavoro. Essa lamenta altresì che il
Pretore le abbia imputato un reddito ipotetico puramente teorico e fa valere
che il curriculum vitæ da lei redatto per cercare un posto di lavoro manca di riscontri obiettivi,
tant'è che le sue conoscenze linguistiche, nonostante i soggiorni all'estero,
restano a livello scolastico. Respingendo l'addebito di essersi accomodata della
propria situazione di persona senza attività lucrativa, essa ricorda di avere
presentato numerose richieste d'im­piego, rivolgendosi invano anche ad agenzie di
collocamento private e all'Ufficio regionale del lavoro. Sottolinea che la formazione
nel campo della grafica auspicata dal Pretore richiede tre o quattro anni di
studi e che a 46 anni essa non riuscirebbe poi, senza esperienza, a inserirsi nel
mercato del lavoro, mentre al momento della separazione essa doveva occuparsi
di tre figli minorenni e una simile formazione non poteva esserle imposta. L'appellante
si duole infine che il Pretore abbia respinto la sua richiesta di assumere una
perizia sulle sue prospettive di reinserimento professionale, ribadendo che per
un'attività di addetta alla ricezione come quella prospettata dal giudice
occorrono nozioni d'informatica a lei ignote.

 

                                         a)   Secondo
giurisprudenza, qualora un coniuge abbia compiuto 45 anni d'età e sia
rimasto lontano dal mondo del lavoro in seguito a un matrimonio di lunga durata
(nel caso specifico la vita in comune è durata pressoché quindici anni), sus­siste
di fat­to la presunzione – refragabile – che egli non possa più reinserirsi
professionalmente (DTF 129 III 481 consid. 4.2 non pubblicato della sentenza 5C.66/2002 del 15 maggio 2003). Contrariamente a quanto reputa l'appellante, tuttavia, decisiva è l'età al momento in cui è promossa la causa – se non addirittura
l'età al momento della separazione di fatto – e non l'età al momento in cui è pronunciato
il divorzio (I CCA, sentenza inc. 11.2009.194 del 23 agosto 2012, consid.
12e destinato a pubblicazione, con rinvio a DTF 137 III 110 consid. 4.2.2.4 in
fine). Per di più, la soglia dei 45 anni tende, in determinate circostanze, a
essere portata a 50 anni (DTF 137 III 109 in alto con rinvio), fermo restando che la presunzione dei 45 anni non è assoluta e può essere sovvertita dall'altro
coniuge con elementi che depongano in favore di una ripresa o di un aumento
dell'attività lucrativa anche dopo quel limite d'età (DTF 137 III 109 in alto con riferimenti).

 

                                         b)   Al
momento in cui è stata avviata in concreto la procedura di divorzio, il 16 maggio
2006, AP 1 aveva 42 anni. Certo, essa doveva accudire a tre figli minorenni, il
più giovane dei quali tuttavia aveva compiuto 11 anni, sicché nulla ostava alla
ripresa di un'attività lucrativa a metà tempo da parte sua (DTF 137 III 108
consid. 4.2.2.2 con rinvii), tanto meno ove si consideri che tutti e tre i ragazzi
frequentavano una scuola privata e potevano far capo alla mensa dell'istituto
(interrogatorio formale di AP 1: verbale del 

                                               3 aprile 2009, pag. 4 risposta n. 19-18). Poco sussidia
all'interessata, dunque, la citata presunzione dei 45 anni. E sicco­me il rein­seri­mento
professionale di un coniuge va giudicato al momento in cui è promossa la causa
di divorzio, non è dato a divedere quale utilità potrebbe avere in appello una
perizia – o l'audizione di esperti – sulla “ricerca di posti di lavoro e
relativi sbocchi nel Canton Ticino (Sottoceneri) per una persona avente il curriculum
vitæ [dell'appellante],
con relative indicazioni sul mercato del lavoro (età superiore ai 43 anni) e
reali possibilità di guadagno”. Determinante è valutare quale reddito sarebbe
alla portata dell'appellante se questa si fosse attivata – nella misura in cui
ciò poteva ragionevolmente pretendersi da lei – per reinserirsi nel mercato del
lavoro fin dal 2006, quando aveva 42 anni. In simili circostanze la perizia
richiesta, oltre che difficilmente esperibile, non porterebbe elementi utili per
il giudizio (sopra, consid. 3).

 

                                         c)   Il
Pretore non ha mancato di considerare che, a distanza di oltre 16 anni dal
conseguimento di un diploma di grafica alla __________ a __________, le brevi
esperienze professionali maturate non sarebbero state sufficienti a AP 1 per
riprendere un'attività professionale in quel comparto, fosse solo per l'evoluzione
intervenuta nel frattem­po dal profilo informatico. Quanto alla nuova
formazione auspicata dal Pretore nel medesimo ramo d'attività, è vero che l'impegno
richiesto da una scuola triennale a tempo pieno 

                                               non
sarebbe stato verosimilmente esigibile da una quarantaduenne madre affidataria
di tre figli. Sia come sia, per finire il Pretore non ha imputato all'interessata
il reddito conseguibile per un'attività di grafico, ma un importo ben più modesto
per un lavoro a tempo pieno meno qualificato. Recriminare sul rimprovero del
primo giudice non giova quindi all'appellante. Per converso, da un coniuge che
ripren­da un'attività professionale dopo una lunga assenza dal mondo del lavoro
si può pretendere anche il reinserimento in ambiti lavorativi diversi dalla
formazione iniziale. Di conseguenza a AP 1 si poteva chiedere almeno l'impegno
necessario per frequentare corsi di formazione a tempo parziale destinati a migliorare
le sue competenze professionali in altri settori, per esempio in campo
linguistico, informatico o nelle tecniche di redazione. Risulta invece ch'essa
si è limitata a seguire un corso di base per computer e un corso di base per un
programma informatico di grafica (interrogatorio formale: verbale del 3 aprile
2009, pag. 1 risposta n. 2). Non si può dire pertanto che abbia intrapreso
quanto le sarebbe stato possibile per agevolare il suo reinserimento professionale.

 

                                         d)   Relativamente
a quanto intrapreso dall'appellante per trovare un'oc­cupazione, agli atti
figurano quattro domande d'impiego nel settore della grafica (doc. 9, 10, 11 e
33) e nove come venditrice o disegnatrice in negozi d'arredamento (doc. 12, 13,
14, 34, 35, 36, 37, 40 e 41), oltre a due annunci pubblicati su un quotidiano
per reperire un impiego presso uno studio grafico o un negozio d'arredamento
(doc. 15 e 32). Inoltre l'appellante risulta essersi iscritta nel sito “e-lavoro.ch”
gestito dall'Associazione industrie ticinesi,
essersi annunciata a un'

                                               a­genzia
privata di collocamento e lavoro temporaneo (sentendosi dire che il suo profilo
non corrispondeva alle esigenze dei clienti: doc. 38¹ e 38²) ed essersi rivolta
all'Ufficio regionale di collocamento per cercare lavoro nel campo della grafica
e del design di interni (invano, per mancanza di pratica e di conoscenze informatiche:
doc. 48). Sta di fatto ch'essa ha limitato i suoi sforzi e le sue indagini al
campo d'attività in cui aveva seguito una formazione vent'anni prima, pur consapevole
che a simile distanza di tempo non le sarebbe stato possibile reinserirsi in
quel ramo d'attività senza una riqualifica professionale (doc. 9 e 48). Non consta
invece che abbia preso in considerazione altre possibilità d'impiego o abbia interpellato
orientatori professionali per un bilancio personale e sviluppare una qualsivoglia
strategia di reinserimento nel mercato dell'occupazione.

 

                                         e)   La
documentazione agli atti, dopo quanto si è spiegato, non basta pertanto a escludere
che, si fosse attivata nel 2006 (a 42 anni) per trovare un'attività a metà
tempo, l'interessata non potrebbe guadagnare oggi, seppure con un'attività meno
qualificata di quella per cui ha conseguito il titolo di studio a __________ – i
fr. 2700.– mensili netti (inclusa la tredicesima men­silità) stimati dal
Pretore, ad esempio come addetta di ricezione, nel settore della ristorazione o
alberghiero o con un impiego nella vendita. Non bisogna dimenticare del resto
che AP 1 è pur sempre cognita di tre lingue straniere, con rudimenti di
informatica, ha una buona cultura generale e non accusa particolari problemi di
salute. Inoltre il gua­dagno stimato dal primo giudice si situa ai limiti
inferiori dei redditi minimi di mercato o garantiti da contratti collettivi per
personale senza qualifiche (si veda ad esempio il contratto collettivo del
personale di vendita della Federcommercio, del 2011, che garantisce fr. 3000.–
mensili lordi oltre la tredicesima mensilità, oppure il contratto collettivo di
lavoro dei settori alberghiero e della ristorazione, del 2012, che prevede una
retribuzione di almeno fr. 3400.– mensili lordi oltre la tredicesima). Per di più, dandosi redditi modesti, gli
oneri sociali e di cassa pensione hanno un'incidenza relativa, sicché – contrariamente
a quanto sostiene l'appellante – non avrebbero costituito un ostacolo
insormontabile all'assunzione di una persona oltre i 40 anni. Che poi le
attività prospettate dal Pretore alla portata dell'appellante avrebbero
richiesto qualche nozione di informatica è possibile, ma nulla induce a
supporre che l'interessata non fosse in grado di acquisirle. Su questo punto
l'appello è destinato pertanto all'insuccesso. 

 

                                         f)
   Quanto alle entrate della moglie dopo il pensionamento, il Pretore le ha valutate
in complessivi fr. 4280.– mensili (rendita
AVS fr. 2280.– mensili, rendita di cassa pensione fr. 2000.–
mensili: sopra, consid. 4). L'appellante sostiene che tali entrate non
eccederanno in realtà fr. 3710.– mensili, dovendosi calcolare una rendita AVS
di importo medio (fr. 1710.– mensili) per il fatto che, dopo il divorzio,
essa pagherà unicamente i contributi come persona senza attività lucrativa. L'argomento
cade nel vuoto, a dovendosi imputare – come si è appena visto – un reddito
ipotetico da attività lucrativa.

 

                                         g)   Per
quel che è della sostanza, infine, non è contestato che l'appellante ne sia
priva. La liquidazione di fr. 76
000.– da lei ricevuta in liquidazione del regime dei
beni è stata infatti riversata alla madre, la quale l'ha usata per rimborsare
al genero fr. 450 000.– destinati al finanziamento dell'abitazione coniugale su un terreno
di sua proprietà (deposizione di __________: verbale dell'11 novembre 2008,
pag. 4; doc. 21). Al proposito non soccorre pertanto diffondersi. 

 

                                   8.   Se
ne conclude che, con una capacità lucrativa di fr. 2700.– mensili, per
finanziare il suo “debito mantenimento” dopo il divorzio di fr. 7950.– mensili AP
1 abbisogna di fr. 5250.– mensili. Resta da verificare se il marito abbia modo
di finanziare tale “debito mantenimento” salvaguardando il proprio. Come detto
(consid. 4), il Pretore ha calcolato le entrate di AO 1 in almeno fr. 27 021.45
mensili, senza eventuali redditi della sostanza, a fronte di un fabbisogno minimo
di fr. 9893.20 mensili. L'appellante fa
valere che, in aggiunta al reddito di oltre fr. 29 000.– mensili da
attività principale, il marito beneficia di redditi della sostanza per una media
superiore a fr. 38 000.– mensili. L'interessato obietta che il suo reddito non eccede
fr. 23 500.– mensili e che i proventi della sostanza non sono mai stati usati
per finan­ziare il tenore di vita familiare. Sta di fatto che, ci si dipartisse
pure da queste ultime affermazioni, dopo avere sopperito al proprio “debito mantenimento”
(non contestato) di fr. 9893.20 mensili e avere versato il contributo alimentare
di fr. 1705.– mensili per G__________, oltre alla retta per la scuola privata
di lui prudenzialmente stimata in fr. 900.– mensili (doc. O¹¹), AO 1 conserva ancora un margine di fr.
11 000.– mensili, senz'altro sufficiente per sovvenzionare il contributo
di fr. 5250.– destinato al “debito mantenimento” della moglie. Nelle
circostanze descritte risulta superfluo accertare – come chiede l'appellante –  quanto
abbiano versato al marito la __________ e la __________ nel 2006 e nel 2007 oppure
inquisire sulla provenienza dei fondi da lui usati per estinguere nel 2006 un
debito di fr. 80 000.– (consid. 3).

 

                                         Dopo il
pensionamento alla moglie necessiteranno, come detto, fr. 4120.– mensili
per sopperire al proprio “debito mantenimento” di fr. 8400.– mensili. AO 1
non contesta l'accertamento del Pretore, secondo cui egli sarà in grado di
erogare tale contributo anche dopo il pensionamento, se non altro grazie alla notevole
sostanza di cui dispone. In ogni modo, dovessero verificarsi mutamenti imprevisti
rispetto alla situazione considerata nel presente giudizio, sia per un
rilevante e durevole miglioramento della situazione patrimoniale della moglie (in
seguito alla concretazione, per esempio, di aspettative ereditarie), sia per un
peggioramento della capacità finanziaria del marito, questi potrà sempre chiedere
una modifica della sentenza di divorzio (art. 129 cpv. 1 CC).

 

                                   9.   Se
ne conclude che, in parziale accoglimento dell'appello, il contributo alimentare
per la moglie va aumentato da fr. 3700.– mensili a fr. 5250.– mensili fino al
pensionamento (ordinario) di lei e da fr. 3100.– mensili a fr. 4120.– mensili
dopo di allora, vita natural durante. Il dispositivo sull'adeguamento dei
contributi al rincaro non è contestato.

 

                                10.   Da
ultimo l'appellante chiede che il marito sopporti tutti gli oneri processuali di
prima sede e le rifonda fr. 10 000.– per ripetibili, modificando in tal
senso la decisione con cui il Pretore, “tenuto conto dell'esito della vertenza
e della natura della lite”, ha suddiviso i costi a metà e compensato le
ripetibili. Essa fa valere che, nonostante la reciproca soccombenza sull'entità
del contributo 

                                         alimentare, il marito risulta maggiormente sconfitto sulla durata
dell'obbligo ed esce perdente anche nella misura in cui pretendeva di far
entrare in linea di conto ai fini del giudizio le aspettative ereditarie di lei,
ciò che ha occasionato vane contestazioni in sede d'istruttoria, senza
dimenticare che AO 1 ha dimostrato scarsa collaborazione nel produrre i
documenti a lui richiesti in via di edizione.

 

                                         a)   Il
giudice condanna la parte soccombente a rimborsare all'altra le tasse, le spese
giudiziarie e le ripetibili (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). “Se vi è soccombenza reciproca o concorrono
altri giusti motivi” egli può suddividere quei costi “parzialmente o per intero fra le parti”
(art. 148 cpv. 2 CPC ticinese), fermo restando che il giudice può condannare la
parte al pagamento delle spese e delle ripetibili “da essa inutilmente cagionate”
(art. 148 cpv. 3 CPC ticinese). La giurisprudenza
ha già avuto occasione di rilevare che in materia di spese e ripetibili il Pretore
fruisce di ampia latitudine, tanto sull'applicazio­ne dei parametri tariffari
quanto sul riparto dei relativi importi in base al grado di soccombenza, di
modo che la sua decisione è censurabile solo per eccesso o abuso d'apprezzamento
(rinvii in: Cocchi/Trezzini, op.
cit., n. 32 ad art. 148 CPC). Nelle cause vertenti sul diritto di famiglia poi,
dandosi sconfitta reciproca delle parti, il giudice può prescindere da una
suddivisione strettamente aritmetica delle spese e delle ripetibili sulla
scorta di “giusti motivi” (nel senso dell'art. 148 cpv. 2 CPC) ispirati a
criteri d'equità (Rep. 1996 pag. 137 consid. 7; altri riferimenti in: Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 34 ad art.
148 CPC). La questione è di sapere se nella fattispecie il
riparto degli oneri a metà e la compensazione delle ripetibili denoti eccesso o
abuso d'apprezzamento, senza dimenticare che la lite è – appunto – una causa di
stato.

 

                                         b)   Per
quel che è del contributo di mantenimento in favore della moglie, quest'ultima
chiedeva davanti al Pretore una rendita di fr. 9787.– mensili vita natural durante,
pari a un capitale di circa 2.5 milioni di franchi al momento della sentenza
impugnata (età del marito 47 anni, età della moglie 46 anni, fattore di
capitalizzazione 21.44 per una rendita di fr. 117 444.– annui: Stauffer/Schätzle, Tables de
capitalisation, 5ª edizione,
pag. 342 tavola 25), mentre il marito offriva una rendita di fr. 4550.– fino al
14 ottobre 2010, pari a una mensilità al mo­mento della sentenza
impugnata. In esito al presente giudizio la moglie ottiene una rendita di fr. 5250.–
mensili fino al pensionamento ordinario e una rendita di fr. 4120.– mensili
dopo di allora, vita natural durante. Quanto conseguito per finire dalla moglie
corrisponde a un capitale attorno a 1.2 milioni di franchi (calcolato applicando
il medesimo fattore di capitalizzazione a una rendita media di 56 220.– annui).
Già dal profilo matematico, pertanto, la valutazione del primo giudice si
rivela corretta, a maggior ragione se si considera che sulle altre conseguenze
del divorzio le parti hanno raggiunto un'intesa, sicché al riguardo non vi sono
vincitori né vinti.

 

                                         c)   Per
il resto non risulta che il marito abbia tenuto un comportamento processuale scorretto
o reprensibile, tale da giustificare l'addebito di spese da lui medesimo
cagionate. Sul sostentamento della moglie dopo il divorzio la causa è stata dibattuta
ed entrambe le parti hanno postulato numerosi mezzi istruttori, tant'è che la moglie
si è vista respingere a sua volta offerte di prova, ciò che non ha mancato di
generare contestazioni (si veda l'ordinanza pretorile del 22 maggio 2009). Né
si ravvisano particolari reticenze del marito nel produrre quanto a lui richiesto
in via di edizione, considerata anche la mole della documentazione in rassegna.
Tutto ponderato, in ultima analisi, l'apprezzamento del primo giudice in
materia di spese e ripetibili non denota eccesso né abuso di apprezzamento.

 

                                11.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono anch'essi la vicendevole soccombenza (art.
148 cpv. 2 CPC ticinese). L'appellante ottiene un contributo alimentare
maggiorato sostanzialmente di un quarto rispetto a quello fissato dal Pretore.
Si giustifica pertanto che sopporti tre quarti della tassa di giustizia e delle
spese, con obbligo di rifondere alla controparte un'equa indennità per
ripetibili ridotte.

 

                                12.   Circa
i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il valore litigioso supera
ampiamente la soglia di fr. 30
000.– nella prospettiva dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF,
ove appena si capitalizzi la differenza litigiosa del contributo alimentare in
favore della moglie vita natural durante.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente accolto e il dispositivo
n. 4 della sentenza impugnata è così riformato: 

                                         AO
1 verserà a AP 1,
anticipatamente entro il 5 di ogni mese, un contributo alimentare di fr. 5250.–
fino al pensionamento di lei e un contributo alimentare di fr. 4120.– dopo di
allora, vita natural durante.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 5000.–

                                         b)  spese                       fr.    
50.–

                                                                                fr.
5050.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti per tre quarti a carico di quest'ultima e
per il resto a carico di AO 1, cui l'appellante rifonderà fr. 5000.– per
ripetibili ridotte.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la
controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art.
74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per 

i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il
termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie,
ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).