# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 349ac5f2-322e-59ed-acfe-5ac2b7238ffa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 09.03.2010 (pubblicato) 12.2002.161
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2002-161_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2002.161

  	
  Lugano

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Chiesa e Epiney-Colombo

  

 

	
  segretaria:

  	
  Zanetti, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.1998.00195
della Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con petizione 22 ottobre
1998 da

 

	
   

  	
  1. __________ 

  2. ___________ 

  entrambi patr. dall' avv. 

   

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  patr. dall' avv.
  

   

  

 

 

con cui
gli attori hanno chiesto la condanna del convenuto al pagamento della somma di 

fr.
661’713.-- oltre interessi al 5% dal 30 luglio 1987, protestando spese e
ripetibili;

 

domanda
avversata dal convenuto e che il Pretore, con sentenza 6 agosto 2002, ha integralmente
respinto;

 

appellanti
gli attori che con appello 4 settembre 2002 chiedono la riforma del querelato
giudizio, nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e ripetibili
di 

entrambe
le sedi;

 

mentre
il convenuto con osservazioni 7 ottobre 2002 postula la reiezione del gravame,
con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed
esaminati gli atti e i documenti prodotti;

 

 

ritenuto
in fatto:

 

 

                                  A.   Con petizione 22 ottobre 1998, la __________ e la __________.
hanno sostenuto che negli anni 1983 e 1984 esse avrebbero concluso con lo Stato
del Cantone Ticino dei contratti per la fornitura a mezzo di autocarro di
718'000 m3 (cifra corretta poi in 713'000 m3) di detriti per la
costruzione di colline antirumore ai bordi dell’autostrada della __________. A
mente delle attrici, il convenuto avrebbe unicamente acquistato ca. 543'000 m3 di detriti
invece dell’intera quantità pattuita, omettendo in tal modo di adempiere la
propria obbligazione.

                                         La
__________ e la __________ hanno quindi postulato la condanna dello Stato al
risarcimento dell’importo di fr. 661'713.03 a titolo di risarcimento di danno
per inadempimento contrattuale (perdita di guadagno a causa del mancato carico
e del numero inferiore di trasporti di detriti, ritenuto come il carico avrebbe
garantito al Consorzio un margine di guadagno di fr. 1.50 al m3 e il trasporto dei detriti sulla tratta __________
avrebbe dovuto fornire alle due società un margine di guadagno lordo del 15% al
m3). La parte attrice ha altresì affermato che non tutta la quantità
effettivamente acquistata sarebbe stata pagata al prezzo pattuito nei
contratti.

                                         Il danno
subìto dalla __________ e dalla __________ sarebbe così composto:

                                         

                                         Utile
lordo sulla fornitura prevista contrattualmente (713'000 m3)

                                         - carico
in cava:                        fr. 1'077'000.00

                                         -
trasporto lotto I:                      fr.    625'464.00

                                         -
trasporto lotto II:                     fr.    317'779.50

                                         totale                                         fr.
2'020'243.50

                                         

                                         Utile
lordo conseguito a dipendenza dell'esecuzione effettiva (compresi trasporti compensativi
per altre opere stradali)

                                         - carichi
e trasporti                   fr. 1'358'530.47

                                         

                                         Il
mancato utile sarebbe quindi pari alla differenza tra l’importo che il
Consorzio avrebbe potuto conseguire se lo Stato avesse adempiuto i propri
obblighi contrattuali e quanto effettivamente ottenuto,
ossia fr. 661'713.03 (fr. 2'020'243.50 ./. fr. 1'358'530.47). 

 

 

                                  B.   Con
risposta 25 gennaio 1999, il convenuto si è opposto alle pretese avanzate dalle
attrici, rilevando in particolare che sarebbe necessario distinguere tra
l’acquisto dei detriti e il loro trasporto, che le attrici difetterebbero di
legittimazione attiva per quanto riguarda la vendita dei detriti poiché i
contratti vincolerebbero unicamente i singoli cavisti, rispettivamente il
Patriziato di __________. 

                                         Invece,
in merito alla problematica del trasporto dei detriti su camion, non vi sarebbe
alcuna inesecuzione contrattuale da parte del Cantone poiché tra le parti non
sarebbe stato pattuito alcun vincolo quantitativo e in ogni modo la differenza
tra l’importo totale dei lavori deliberati (fr. 6'288'290.--) e l’importo
ottenuto per i trasporti effettuati - fr. 6'190'707.50 - sarebbe totalmente
trascurabile poiché sarebbe pari soltanto all’1,5%. Il convenuto ha infine
osservato che non sarebbe riscontrabile alcun danno.

 

 

                                  C.   Con sentenza 6 agosto 2002 il Pretore ha integralmente respinto
le pretese avanzate dalle attrici. Il Pretore, dopo aver stabilito che doveva
essere operata una distinzione tra l’acquisto e il trasporto in cantiere dei
detriti di cava, è giunto alla conclusione che riguardo all’alienazione di tali
detriti erano venuti in essere quattro contratti di compravendita. Nell’ambito
di tali contratti, la __________ e la __________ non rivestivano ruolo di
venditrici. Semmai, tra i cavisti e le attrici erano sorti - in tre dei quattro
accordi - dei contratti di cessione di crediti futuri ai sensi degli art. 164
ss. CO, poiché i cavisti si erano impegnati a cedere alla __________ e alla
__________ i crediti futuri derivanti dai contratti di vendita stipulati con lo
Stato fino a un importo di 

                                         fr. 4.20
al m3. A mente del Pretore, le attrici non avevano perciò la facoltà di
far valere alcuna pretesa in virtù di eventuali cessioni in quanto si
tratterebbe di crediti futuri che sarebbero se del caso sorti unicamente con
l’attuazione della vendita dei detriti da parte dei cavisti, rispettivamente
del Patriziato di __________ allo Stato.

                                         Per
quanto concerne il trasporto dei detriti il Pretore ha stabilito che tra lo
Stato da un lato e la __________ e la __________ dall’altro era venuto in
essere un contratto di trasporto ai sensi degli art. 440 ss. CO. Lo Stato non
avrebbe violato alcun obbligo contrattuale in quanto tra le parti non vi erano
vincoli riguardo alla quantità dei detriti da trasportare. In ogni caso, nei
contratti di trasporto, il credito diventerebbe esigibile soltanto a partire
dal momento in cui il vetturale consegna con successo la merce al destinatario,
cosa che nel caso specifico non sarebbe avvenuta, essendo una parte dei detriti
rimasta in cava.

 

                                  D.   Con appello 4 settembre 2002, la __________ e la __________.
hanno censurato la sentenza di prima istanza asserendo in particolare che il
Pretore avrebbe omesso di valutare le circostanze che stavano alla base dei
contratti di compravendita e che avevano caratterizzato lo svolgimento degli
accordi precontrattuali, giungendo così all’errata conclusione che le
appellanti fossero unicamente cessionarie degli eventuali crediti futuri
derivanti dal carico dei detriti. In particolare, il Pretore non avrebbe considerato
una parte della documentazione a comprova del ruolo di primo piano svolto fin
dall’inizio in tutta la vicenda dalla __________ e dalla __________, le quali
sarebbero state parti nei contratti sottoscritti nel 1983 (del resto il
Consorzio sarebbe stato indicato come parte nei vari contratti) e non meri
cessionari dei crediti derivanti dal carico dei detriti.

                                         Neppure
una perizia, fatta allestire dallo Stato all'avv. __________, sarebbe stata
valutata correttamente perché dalla stessa sarebbero risultati “i noti e
incontrastati diritti del Consorzio sui detriti che lo Stato era intenzionato a
rilevare per la costruzione delle colline antirumore”.

                                         Al
contrario di quanto affermato dal primo giudice, lo Stato si sarebbe assunto un
impegno nei confronti delle predette società, cosicché il mancato adempimento
dei suoi obblighi avrebbe comportato il risarcimento del danno subìto dalla
__________ e dalla __________. Del resto, la trattativa avviata dallo Stato per
la fornitura di ulteriori detriti per il __________ avrebbe rappresentato una
compensazione della riduzione della fornitura per l’autostrada della
__________. Il Pretore avrebbe altresì violato l’art. 18 CO poiché si sarebbe
unicamente basato sul tenore letterale dei contratti di vendita dei detriti,
invece di stabilire la reale volontà delle parti, rispettivamente il senso che
le parti secondo buona fede avrebbero potuto dare alle loro dichiarazioni di volontà.
Siccome il Consorzio, in base alla convenzione sottoscritta il 24 gennaio 1978
con i cavisti, sarebbe stato proprietario di quasi tutti i detriti che lo Stato
intendeva acquistare, sarebbe stato impensabile che esso rinunciasse ai suoi
diritti di vendita quale proprietario assumendo solo la parte di cessionario. 

                                         Per
quanto concerne le rivendicazioni delle appellanti in relazione ai contratti di
trasporto, le stesse hanno sostenuto che le richieste non si fonderebbero
sull’esigibilità di un credito derivante da un contratto di trasporto, ma dal
danno provocato per l’inadempimento degli accordi di base sui detriti. Il danno
consisterebbe nel mancato guadagno a seguito di carichi e trasporti molto
inferiori a quanto pattuito: infatti, il mancato acquisto del volume pattuito
dei detriti si è ripercosso sul numero di trasporti. Il trasporto dei detriti
dovrebbe quindi essere valutato nell’ambito dell’accordo complessivo sui
detriti stipulato tra il Consorzio, i cavisti e lo Stato. Inoltre, le clausule
contrattuali citate dal Pretore (e relative alla rinuncia del consorzio a far
valere eventuali pretese riguardo a differenze nei quantitativi previsti da
trasportare) non potrebbero essere generalizzate fino ad inficiare l’intesa di
vendita di 713'000 m3 di detriti, poiché le stesse sarebbero da mettere in relazione con
le situazioni ben precise di mancato obbligo di ritirare i detriti elencate nei
contratti relativi alla vendita dei detriti e non al quantitativo totale di
detriti da fornire. 

                                         Infine,
le appellanti hanno censurato l’ammontare dell’indennità
per ripetibili di fr. 30'000.-- stabilite a favore della parte convenuta. 

                                         

                                         Delle
osservazioni formulate dal convenuto si dirà, per quanto necessario, nei successivi
considerandi della decisione. 

 

 

 

considerato in diritto:

 

 

 

                                   1.   La successione dei fatti, giuridicamente rilevanti, relativa alla
vendita ed al trasporto dei detriti si sviluppa attraverso la conclusione di
diversi accordi contrattuali e meglio:

 

                               1.1.   Il 24 gennaio 1978, la __________ di __________ e la __________
(ora in fallimento) di __________ sottoscrivevano con trentotto cavisti della
__________ e della __________ una convenzione tramite la quale questi ultimi
cedevano e vendevano “in esclusiva al Consorzio tutto il materiale di scarto
già depositato o che verrà in futuro depositato nelle loro cave poste nei
distretti di __________ e __________ ” (doc. S). 

                                       

                               1.2.   Il 1.
aprile 1983, diversi cavisti e lo Stato del Cantone Ticino (Dipartimento delle
pubbliche costruzioni) sottoscrivevano un contratto in base al quale i primi si
impegnavano a vendere al Cantone i detriti indicati nell’inserto A dello stesso
contratto (doc. 3, premesse sub a, b, e, pto. 1: “Ogni singolo cavista vende
allo Stato, che li acquista, i detriti indicati nell’inserto A del presente
contratto”). La __________ e la __________ non risultano parti contraenti
del contratto di compravendita (v. anche teste __________, verbale pag. 6: “Sono
quindi stati conclusi contratti di compra-vendita tra i cavisti e lo Stato dove
i cavisti si impegnavano ad affidare il carico al consorzio __________. Va
fatta eccezione per il Patriziato di __________ e la ditta __________ ”; teste __________, verbale pag. 10).

                                         Nello
stesso contratto, le qui appellanti rinunciavano ad avvalersi dei diritti che sarebbero
loro spettati sulla scorta della convenzione 24 gennaio 1978, adeguandosi a una
vendita di detriti allo Stato, a condizione che i cavisti avessero affidato
loro “le operazioni di carico dei detriti su autocarro preposti al trasporto
per incarico dello Stato” (doc. 3, pag. 2, premessa sub d). 

                                         Il prezzo
dei detriti era fissato in fr. 4.70 al m3, comprensivo delle
spese di carico su autocarro. Ogni singolo cavista si impegnava poi a cedere
irrevocabilmente alla __________ e alla __________ il proprio credito nei
confronti del Cantone fino a concorrenza della somma di fr. 4.20 per m3 di detriti
venduto allo Stato (doc. 3, pag. 2, pto. 5a; v. anche doc. 2.4). Lo Stato versava
invece direttamente ad ogni singolo cavista venditore l’importo di fr. 0.50 per
m3 di detriti venduti (doc. 3, pto. 6).

                                         

                               1.3.   Sempre il 1. aprile 1983, il Patriziato di __________ si impegnava
a vendere al Cantone i detriti indicati nell’inserto A del contratto, ad un
prezzo di fr. 4.70 al m3, comprensivo del trasporto su autocarro per fr. 4.20 al m3 (doc. 4, pti. 1 e 2; “Il Patriziato
vende allo Stato i detriti indicati nell’inserto A”).

                                         Il
contratto prevedeva inoltre espressamente che “il Patriziato cederà il
credito nei confronti dello Stato dipendente dalla mercede dovuta per il carico
dei detriti ai singoli cavisti, i quali potranno a loro volta cedere i loro
crediti alla ditta incaricata di compiere il carico dei detriti” (doc. 4,
pti. 3 e 6a).

                                         Dalla
documentazione versata agli atti è emerso che solo tre cavisti (su sedici),
__________, __________ e __________ (doc. 4, V1, V2, V3) hanno pattuito di
cedere il proprio credito nei confronti del Patriziato di __________ alla
__________ e alla __________.      

 

                               1.4.   Ancora
il 1. aprile 1983, il Cantone e la ditta __________ di __________ concludevano
un ulteriore contratto secondo il quale quest’ultima avrebbe venduto allo Stato
i detriti della sua cava di __________ (per ca. complessivi 5'000 m3) al prezzo
di fr. 4.70 al m3, comprensivo delle spese di carico su camion (doc. 6, premessa sub
a, pto. 1-3). La __________ fu __________ si era inoltre impegnata a cedere
alle appellanti i crediti derivanti dal contratto fino a un importo di fr. 4.20
al m3 (doc. 6, pto. 5); gli ulteriori fr. 0.50 al m3 di detriti
venduti allo Stato venivano versati da quest’ultimo direttamente al cavista
(doc. 6, pto. 6).

 

                               1.5.   Il
precedente 23 febbraio 1984 lo Stato ha stipulato con la __________ e la
__________ due contratti che prevedevano che le appellanti avrebbero assunto il
trasporto dei detriti dalle cave sino ai luoghi di impiego nei costruendi
tratti autostradali, per un importo complessivo di fr. 6'288'290.--, e meglio
fr. 4'169'760.-- per il lotto I e fr. 2'118'530.-- per il lotto II (v. doc. E,
8-11).

 

                                       

                                   2.   Sulla scorta delle risultanze fattuali esposte nei precedenti considerandi
in merito ai contratti relativi alla vendita allo Stato ed al carico in cava su
autocarri di materiale detritico proveniente dalle cave di gneiss della
__________ venuti in essere tra il Cantone e una serie di cavisti (doc. 3), il
Patriziato di __________ (doc. 4) e la ditta __________ (doc. 6), si deve
giungere alla conclusione che - oltre che aver rinunciato a fare valere i
diritti sui detriti di cava che esse ritenevano avere in base alla convenzione
24 gennaio 1978 (doc. S) sottoscritta con trentotto cavisti della __________a e
della __________ e che quindi le stesse non erano parti nei diversi contratti
di compravendita con lo Stato - la __________ e la __________ risultavano
unicamente cessionarie di crediti legati al carico dei detriti su autocarro la
cui titolarità spettava ai cavisti rispettivamente al Patriziato

 

                               2.1.   La
tesi delle appellanti, secondo la quale esse non avrebbero rinunciato a diritti
precedentemente acquisiti e perciò sarebbero da ritenere parti dei contratti di
compravendita si rivela perciò infondata. In primo luogo, dal chiaro tenore dei
contratti di compravendita (doc. 3, 4, 6) si evince che la convenzione di cui
al doc. S non poteva più esplicare effetti poiché il suo contenuto veniva
annullato dagli ulteriori accordi presi tra lo Stato e i cavisti, rispettivamente
il Patriziato di __________. Inoltre, le appellanti non sono state in grado di
provare né che l’effettuazione del carico di 713'000 m3 al prezzo
di fr. 4.20 al m3 di detriti e la successiva aggiudicazione dei trasporti
rappresentasse una contropartita per pregresse pretese del Consorzio nei
confronti dello Stato e neppure che la predetta somma fosse maggiore rispetto
al prezzo di mercato (v. invece doc. B sub b, doc. C, doc. 2.2, doc. 2.4; v.
testi __________, verbale pag. 6 e 7 e __________, pag. 11).

                                         Non trova
conferma neppure l’ulteriore censura della __________ e della __________
secondo la quale il Pretore avrebbe violato l’art. 18 CO poiché si sarebbe
limitato al tenore letterale dei contratti di compravendita senza ricercare la
reale volontà delle parti. Infatti, il contenuto dei contratti di compravendita
venuti in essere tra lo Stato e i diversi cavisti, nonché il Patriziato di
__________, è chiaro e fissava la volontà dei cavisti di vendere il materiale
detritico che era loro di ingombro nelle cave allo Stato, il quale lo avrebbe
utilizzato per costruire i ripari fonici lungo l’autostrada della __________,
mentre la __________ e la __________ venivano escluse dal rapporto di
compravendita ottenendo per contro la possibilità di caricare su camion i
detriti per fr. 4.20 al m3
e divenendo cessionarie di tale credito nei confronti
dello Stato. Dal contratto non emerge in alcun modo che le appellanti fossero
parte e neppure che facessero valere pretese sorte sulla base di accordi
precedenti poiché non avrebbero rinunciato ad asseriti loro diritti sui detriti
(v. doc. 1, pag. 2 ss.; v. teste __________, pag. 17, teste __________, verbale
pag. 6). Quando il tenore letterale di un contratto è sufficientemente chiaro e
riporta fedelmente la reale volontà delle parti, il giudice non deve fare capo ad altri mezzi interpretativi per stabilire tale
volontà (Gauch/ Aepli/Stöckli,
Präjudizienbuch zum OR, 5. ed., Zurigo 2002, n. 3-6 ad art. 18 CO; Girsberger, Obligationenrecht I,
Basler Kommentar, 3. ed., Basilea 2003, n.
36-39 ad art. 18 CO; Gauch/
Schluep/Schmid/Rey, Schweizerisches Obligationenrecht AT, 7. ed.,
Zurigo 1998, n. 1001 ss.).

                                         All'affermazione
degli appellanti nel senso che è impensabile che essi abbiano consentito a
rinunciare ai propri diritti di vendita dei detriti - che non ha alcuna valenza
intepretativa - va contrapposto il quesito, ben più foriero di spiegazioni, a
sapere perché mai non hanno stipulato loro con lo Stato direttamente la compravendita
dei detriti e il carico in cava cedendo ai cavisti il compenso di fr. 0.50 al m3.       

                                         Siccome
sulla scorta dei suddetti contratti di compravendita la parte appellata non
aveva alcun obbligo nei confronti della __________ e della __________ di acquistare
l’intera massa di detriti (pari a 713'000 m3) si rivela
inconferente anche la tesi secondo la quale la fornitura di ulteriore materiale
di cava per il raccordo __________ avrebbe rappresentato una compensazione per
la minore fornitura di detriti per l’autostrada della __________ e quindi, di
riflesso, avrebbe attestato l’esistenza di un obbligo di acquisto dello Stato
nei confronti delle appellanti (v. anche deposizioni testimoniali relative alla
dichiarazione di cui al doc. F sottoscritta dall’ing. __________: v. teste
__________, verbale pag. 7 e teste __________, verbale pag. 11: “la dichiarazione
doc. F è stata allestita in accordo tra __________ e l’ing. __________ il quale
l’aveva prima discussa con me. Il punto di partenza era costituito dall’impegno
contrattualmente assunto dallo Stato verso i cavisti di ritirare tutti i
detriti di cui soltanto la metà circa era stata utilizzata nelle opere
autostradali della __________. Lo Stato aveva da un lato la preoccupazione di tenere
fede ai contratti con i cavisti e dall’altro di evitare che sorgessero contestazioni
tra i cavisti e il Consorzio per quanto riguarda il carico”). Non ne può nascere
a carico dello Stato un obbligo che già non aveva.

                                         Infine,
si rivela parimenti infondata la censura delle appellanti secondo le quali il parere
legale allestito il 28 giugno 1982 dall’avv. __________ su incarico dello Stato
del Cantone Ticino (doc. 1) stabiliva che la __________ e la __________
avessero dei diritti di proprietà riguardo ai detriti di cava. Infatti, detto
parere stabiliva che le persone che avevano il diritto di disporre del
materiale erano i cavisti e il Patriziato di __________ (doc. 1, pag. 12, 14,
23) e che la pretesa della __________ e della __________ di negoziare la
cessione di tutto il materiale contemplato nella convenzione del 24 gennaio
1978 non poteva essere ammessa perché le stesse non avevano “né un incontroverso
diritto di rivendita, né alcun titolo di proprietà” (doc. 1, pag. 14, 15,
23). Come si vedrà nei seguenti considerandi, il trasporto dei detriti doveva
per contro essere aggiudicato per pubblico concorso dopo l’acquisizione da
parte dello Stato della proprietà dei detriti (doc. 1, pag. 17, 18 e 23).

 

 

                               2.2.   Ne
segue che, con riferimento alla vendita ed al carico in cava dei detriti, le
appellanti non possono vantare alcun rapporto contrattuale con il Cantone
risultando, in questa serie di accordi, unicamente quali cessionarie di
crediti. In particolare di crediti futuri che sarebbero divenuti esigibili solo
nella misura in cui sarebbe avvenuta la vendita effettiva dei detriti da parte
dei cavisti e del Patriziato di __________ allo Stato ((Girsberger, Obligationenrecht I,
Basler Kommentar, 3. ed., Basilea 2003, n.
36-39 e 47 ad art. 164 CO; Gauch/Schluep/Schmid/
Rey, Schweizerisches Obligationenrecht AT, 7. ed., Zurigo 1998, n.
3569 ss. e n. 3583: “Wurde eine künftige Forderung abgetreten, so tritt der
Gläubigerwechsel erst ein, wenn die künftige Forderung entsteht”). Per la
circostanza che la vendita di detriti ha comportato unicamente ca. 543'000 m3  in luogo
dei previsti 713'000 m3, le appellanti non possono quindi avanzare pretese nei confronti
dello Stato né direttamente sulla base dei contratti di compravendita che non
le concerne, né sulla scorta dei contratti di cessione con i cavisti e con il Patriziato
di __________.

 

 

                                   3.   Con
riferimento invece ai contratti di trasporto (cfr. consid. 1.5.), stipulati
direttamente tra Consorzio e Stato e quindi con legittimazione del primo a far
valere proprie pretese, le appellanti hanno ammesso di avere ottenuto una somma
globale di fr. 6'190'707.50 ( a fronte di un importo contrattuale di 

                                         fr.
6'288'290.--) cosicché la differenza tra quanto convenuto contrattualmente e
quanto effettivamente percepito è pari a

                                         fr.
97'582.50 (doc. 16.2, pag. 2; v. petizione,
pto. 7, ad b, pag. 10), con un preteso danno, per mancato utile lordo, pari al
15% di queso importo.

 

                               3.1.   Le
appellanti non fanno valere però tale danno sostenendo che il risarcimento chiesto
in petizione non si fonderebbe sull’esigibilità di un credito derivante da un
contratto di trasporto, ma sarebbe connesse con il danno provocato a causa
dell’inadempimento dell’accordo sulla vendita ed il carico in cava dei detriti;
in altre parole, il danno consisterebbe nel mancato guadagno a seguito di
carichi - e perciò di trasporti - molto inferiori a quanto pattuito. 

 

                               3.2.   Dall’istruttoria,
come si è visto nei precedenti considerandi, è emerso che lo Stato non aveva
nessun obbligo nei confronti della __________ e della __________ di vendere,
per poi farlo caricare su camion, l’intero volume di 713'000 m3 di
materiale detritico dalle cave della __________ e della __________.

                                         Per
quanto riguarda invece il trasporto dei suddetti detriti, il teste __________
ha affermato che “per quanto concerne il trasporto non vi erano vincoli di quantità”
(teste __________, verbale pag. 7) e
il teste __________ ha specificato che tra “Stato e cavisti il contratto
prevedeva di asportare ca. 700'000 mc di detriti. Con i trasportatori non vi
era invece un vincolo dello Stato per i quantitativi, dal momento che già in
sede di discussione per l’offerta si erano prospettate possibili e notevoli variazioni.
Ciò in quanto il Consorzio non aveva spese fisse per il trasporto. Il Consorzio
avrebbe semmai avuto da lamentarsi verso i cavisti per il minor quantitativo di
materiale caricato. Infatti per il carico il Consorzio aveva un contratto
soltanto con i cavisti” (teste
__________, verbale pag. 11).

                                         Dal
promemoria di discussione del 18 marzo 1983, sottoscritto dalle appellanti, si
rileva che le parti avevano stabilito che “i quantitativi totali e annuali
di fornitura, come pure le distanze di trasporto, potranno variare. Il
Consorzio è pure conscio del fatto che le forniture granulari saranno molto
irregolari e che anche i quantitativi delle singole cave potranno variare
moltissimo. Il Consorzio assicura che non avanzerà alcuna pretesa riguardante
le variazioni di cui sopra” (doc. 12, pto. C2, pag. 3).

                                         Non trova
invece riscontro la censura sollevata dalle appellanti quo alla predetta
clausola, segnatamente che la stessa non potrebbe essere messa in relazione
all’intera quantità di 713'000 m3 di detriti, bensì a situazioni ben
precise come l’impossibilità di fornire i detriti a dipendenza delle quote di
terreno o della presenza di blocchi di grandi dimensioni (doc. 4, inserto B,
pto. 4; v.anche doc. 3, 6).

                                         Del
resto, anche dai capitolati d’appalto relativi ai trasporti dei lotti I e II
emerge con chiarezza che i “quantitativi che si presume possono essere
sgomberati dalle rispettive cave derivano da valutazioni fatte ad occhio. A
dipendenza delle quote di terreno sottostante i depositi, dei blocchi di grandi
dimensioni che si potrebbero trovare, ecc., i quantitativi delle singole cave
potrebbero variare moltissimo. Si esclude già fin d’ora alcuna pretesa in merito
da parte della Ditta di trasporto” (doc. 9 e 11, pto. 4.5).

 

 

                                   4.   Ne
discende che le appellanti non hanno titolarità per pretese nei confronti dello
Stato riguardanti la violazioni di obblighi contrattuali, che nel merito non
torna conto esaminare, riferite alla vendita ed al carico in cava su autocarro
dei detriti poiché non erano parti a quegli specifici accordi e la loro qualità
di cessionarie di crediti futuri non le legittima poiché il credito non è mai
nato. Ed inoltre l’Ente pubblico non ha violato alcun obbligo contrattuale nei
confronti delle appellanti riferito ai contratti di trasporto dei detriti. La
sentenza di prima istanza non può che essere confermata.

 

 

                                   5.   Le
appellanti censurano anche l'indennità ripetibile loro caricata. L’importo di
fr. 30'000.-- stabilito dal Pretore a titolo di ripetibili a favore dello Stato
rappresenta il 4,5% del valore di causa di
complessivi fr. 661’713.--, mentre la Tariffa dell’Ordine degli avvocati
stabilisce che per un valore compreso tra
fr. 500'000.-- e fr. 1'500'000.-- l’onorario viene stabilito in una
percentuale variabile tra il 4-7% (art. 9 TOA). 

                                         Le
appellanti hanno sostenuto che il Pretore non avrebbe tenuto in considerazione
la situazione sociale e patrimoniale delle parti e del tempo impiegato. Inoltre
lo Stato disporrebbe di “una schiera di persone qualificate
professionalmente, atte a rappresentarlo anche in cause giudiziarie” e
pertanto l’assegnazione di un mandato di rappresentanza legale al di fuori
dell’apparato statale non giustificherebbe la corresponsione di ripetibili
“piene”. A torto. 

                                         Infatti,
lo Stato, anche se dispone di un servizio giuridico interno, è senz’altro
legittimato a conferire mandato ad un professionista esterno, in particolare
quando la pratica necessita di conoscenze specifiche e grande dispendio di
tempo.

                                         Questa
Camera ha già stabilito che anche un avvocato chiamato in causa personalmente
può essere rappresentato da un altro avvocato e può pertanto postulare che la
controparte sia obbligata a versare una cauzione processuale poiché il suo
rappresentante, in caso di esito positivo della vertenza, avrà il diritto di
ottenere un’indennità per ripetibili (II CCA 23.2.2003 inc. n.
10.2002.19 e II CCA 28.5.2003 inc. n. 10.2003.2; Baumbach/ Lauterbach/Albers/Hartmann,
Zivilprozessordnung, 47. ed., Monaco 1989, n. 5 ad § 91 ZPO, pag. 235 [sub C] e pag. 242 [sub c]; DTF 125
II 518; BJM 2003, 118). Nella stessa direzione andava un’altra decisione
emanata da questa Camera nel caso di un istituto di credito che disponeva di un
servizio giuridico interno (II CCA 28.5.2003 inc. n. 10.2003.2).

                                         Di
conseguenza, analogamente, ben si giustifica la facoltà dello Stato - ancorché
esso disponga di un servizio giuridico interno - di fare capo all’assistenza di
un professionista esterno con l’otte-nimento di ripetibili nel caso di successo
in causa.

                                         Nel caso in esame l’applicazione dell’aliquota del
4,5%, ai limiti inferiori della TOA e persino al disotto di quanto sarebbe
stato giustificato, non può essere rivista a fronte della complessità
della fattispecie - che aveva le sue radici in fatti avvenuti venti anni prima
dell’inizio della causa e trattava tematiche diverse - e della durata della procedura
(iniziata con la petizione 22 ottobre 1998 e terminata con la decisione 6 agosto
2002) e soprattutto dell’istruttoria, che ha annoverato l’audizione di nove testimoni,
una perizia e una delucidazione scritta della perizia. Anche la censura secondo
la quale il Pretore non avrebbe considerato la situazione finanziaria delle parti,
in particolare il fatto che la __________ si troverebbe in fallimento, si
rivela inconferente. Infatti la determinazione dell'importo dell'indennità
ripetibile non dipende dalla condizione economica delle parti che, se insolventi,
possono essere chiamate a prestare, per agire in giudizio, preventiva cauzione
pari alle presumibili ripetibili senza sconto di sorta. 

                                         Ne
discende che su questo punto l’appello risulta infondato.

 

 

                                   6.   L’appello deve quindi essere integralmente respinto. Tasse, spese
e ripetibili seguono la soccombenza.

 

 

 

Per i quali motivi

vista, per le spese gli art. 147 e seg. e la
vigente TG

 

 

 

dichiara e pronuncia  

 

 

 

                                   1.   L’appello
4 settembre 2002 della __________ e della __________ (in fallimento) è
respinto. 

 

 

                                   2.   Le spese della procedura di appello consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 2’950.--

                                         b) spese                         fr.     
50.--

                                         totale                              fr.
3’000.--

 

                                         già
anticipate dalle appellanti, sono poste a loro carico, con l’obbligo di
rifondere alla parte appellata l’importo di fr. 10’000.-- per ripetibili.

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  - __________

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona

 

 

 

Per la seconda
Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                    
La segretaria