# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4edb84b6-a361-56c4-908c-3b5bc8bc4d79
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-10-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 10.10.2001 INC.2001.48902
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-48902_2001-10-10.html

## Full Text

N.489.2001.2 EM                                                      Lugano,
10 ottobre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

__________

 

 

Sedente per statuire sull'istanza
di libertà provvisoria presentata l'1/2 ottobre 2001 da

 

 

__________, cittadina svizzera, domiciliata a __________,

(rappr.
dall'avv. __________);

 

 

visto il preavviso negativo 5/8
ottobre 2001 del Procuratore pubblico __________;

 

 

viste le osservazioni al
preavviso negativo presentate dall'accusata (con fax del 9 ottobre 2001);

 

 

visti gli atti del procedimento i
cui all'inc. MP __________;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

A.

__________ è stata arrestata il 5
settembre 2001, con contestuale promozione d'accusa per i reati di truffa,
istigazione alla violazione dei doveri d'ufficio, corruzione attiva, infrazione
alla LDDS e falsità in documenti.

 

L'arresto è stato confermato da
questo giudice il giorno 6 settembre 2001, considerata l'esistenza di gravi
indizi di reato e la presenza di necessità istruttorie.

 

 

 

 

B.

La signora __________ è accusata
in relazione a fattispecie diverse e non necessariamente tra loro collegate.

 

Le accuse concernono,
riassuntivamente:

 

-        il versamento, ad un pubblico funzionario della Sezione
stranieri __________, di somme di denaro per l'ottenimento di permessi, l’accelerazione
di pratiche o comunque l'acquisizione di vantaggi. Questa ipotesi di reato si
confonde, o si cumula, con il fatto che le somme richieste agli interessati
erano o potevano essere maggiori di quanto effettivamente versato al
funzionario;

 

-        l'ottenimento di prestazioni assicurative di tipo sociale
(LAINF e LADI) per sé e per le dipendenti (in particolare la sorella
__________) del salone __________ di cui è titolare, in situazioni poco chiare
e cioé con proseguimento dell'attività lavorativa e assunzioni e/o
licenziamenti di "comodo";

 

-        la redazione di documenti non corrispondenti al vero, sempre
quale responsabile del salone __________, al fine di favorire una cittadina
straniera nell'ottenimento del permesso, rispettivamente evitare una decisione
negativa;

 

-        l'ottenimento d'informazioni riservate (coperte dal segreto
d'ufficio) da un funzionario di polizia, sfruttando il rapporto personale con
quest'ultimo;

 

 

Alcuni dei reati ipotizzati,
corruzione e truffe, sarebbero avvenuti in modo ripetuto e sull'arco di alcuni
anni.

 

Difficile, per la pluralità degli
atti, l'estensione temporale e le varie modalità di quanto messo in opera,
riassumere il tutto in modo chiaro.

I fatti oggetto di indagine,
emergono comunque dai verbali della stessa accusata (verbale __________, PS 5
settembre 2001, p.4, 6, 12, 14, 16; verbale __________, GIAR 6 settembre 2001,
p.3, 5, 7, 8), da quelli della sorella __________ (verbale __________, PS 5
settembre 2001, p. 11, 12; verbale __________, GIAR 6 settembre 2001, p.2, 4,
5) e da alcuni verbali di terzi (verbale __________, PS 6 settembre 2001 p.2,
5; verbale __________, PS 6 settembre 2001, p. 3).

 

 

C.

Con l'istanza qui in discussione,
__________ chiede di essere posta in libertà provvisoria.

A suo dire, gli oltre tredici
interrogatori subiti fino ad oggi, hanno già permesso di chiarire i fatti; ciò
anche a seguito delle sue ammissioni, intervenute dopo "una prima fase di
confusione".

 

 

 

 

Tutti gli elementi necessari, per
il chiarimento dei singoli reati contestati, sono stati forniti o comunque sono
stati acquisiti dagli inquirenti. Sempre a suo dire, restano da chiarire
unicamente dei dettagli.

Di conseguenza, il pericolo di
collusione risulta, ora, scongiurato.

 

L'accusata segnala, inoltre,
problemi di salute che sconsigliano il mantenimento in carcere,
subordinatamente impongono il trasferimento al PCT.

 

 

D.

Di diversa opinione il magistrato
inquirente che, nel suo preavviso negativo e dopo aver riassunto i fatti su cui
poggiano le ipotesi di reato, sottolinea attualità delle necessità istruttorie,
in particolare pericolo di collusione con terzi (possibili correi o complici e
non solo testi).

Il Procuratore pubblico afferma
che le ammissioni dell'accusata, in particolare per i fatti relativi
all'ipotesi di corruzione, sono avvenute a fronte della prospettazione di
elementi fortemente indizianti (quali le annotazioni sulle sue agende e su
documenti "contabili") acquisiti in corso di inchiesta.

L'impostazione di fatto
menzognera, pur se legittima in capo ad accusato, volta a negare, o diminuire,
le proprie responsabilità e, contemporaneamente proteggere terzi (il
funzionario coinvolto, l'amica __________, il funzionario di polizia)
giustificano sospetto di collusione, ritenuto che debbono essere effettuati
ulteriori accertamenti. In particolare, debbono ancora essere prospettati
all'accusata i risultati completi dell'analisi delle annotazioni sulla
documentazione sequestrata, gli incarti acquisiti presso la Sezione stranieri e
debbono essere raccolte le dichiarazioni dei terzi coinvolti (in parte ancora
da acquisire).

Il magistrato inquirente precisa
che non tutte le pratiche sulle quali si sarebbe innestato il reato, sono già
state identificate con certezza ed acquisite agli atti (preavviso p.2 secondo
capoverso).

 

In merito all'eventuale
trasferimento al PCT, il Procuratore pubblico, dopo aver segnalato divergenze
tra accusata e difensore, afferma che nulla osta.

 

 

E.

Le osservazioni dell'accusata sul
contenuto del preavviso negativo ribadiscono, sostanzialmente, quanto detto nell'istanza.
Gli indizi di reato non sono contestati, ma l'unico motivo che ha giustificato,
a suo tempo, l'arresto (necessità istruttorie) non è più attuale.

Il fatto che siano state fornite
versioni contraddittorie non basta, secondo l'istante, a fondare un pericolo di
collusione permanente. Ciò in particolare vista la successiva (ed attuale)
collaborazione e l'arresto del funzionario coinvolto che, di fatto, esclude
possibilità di collusione.

 

Delle altre affermazioni o
argomentazioni delle parti si dirà in seguito, se necessario.

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

1.

L'art. 95 CPP
- corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre
1992 / 1.gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza:
v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere
preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di
recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep.
132 [1999] n. 116).

I menzionati
presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione,
quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina
la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) –
ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986
pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep.
1980 pag. 128).

 

2.

Nel caso in
esame l'esistenza di gravi indizi di reato, per tutte le ipotesi oggetto della
promozione d'accusa, non é formalmente contestata. Trattasi comunque di
questione che deve essere verificata d'ufficio.

Con la
verosimiglianza sufficiente a questo stadio del procedimento ed in questa sede
(che non è deputata a pronunciarsi sul merito delle accuse e deve evitare di
pregiudicare), si può concludere per la presenza di seri e concreti indizi, a
carico di __________ per tutti i reati di cui è accusata. Basta qui richiamare
il contenuto dei verbali davanti al GIAR sia dell'accusata che della sorella
__________ (entrambi del 6 settembre 2001), nonché quanto emerge da altri
verbali, già indicati al considerando B. della presente.

A quanto
sopra si aggiunge il contenuto dell'agenda ritrovata nella cassetta di
sicurezza dell'accusata presso il __________ (cfr. verbale di perquisizione e
sequestro 18 settembre 2001), nonché quanto dichiarato riassuntivamente, nel
verbale del 25 settembre 2001 davanti al procuratore pubblico.

 

 

 

3.

Stabilita l’esistenza del primo
presupposto essenziale per l’arresto e/o il suo mantenimento, occorre valutare
se siano dati anche gli altri (o almeno uno di questi, trattandosi di
condizioni alternative).

Nel caso concreto l'unico motivo
invocato dal Procuratore pubblico, a sostegno del mantenimento della
carcerazione, è la persistenza di necessità istruttorie.

L'analisi può dunque limitarsi a
quest'elemento ritenuto che gli altri, già per il magistrato titolare
dell'inchiesta, non sono presenti.

 

 

a)

E' indubbio che l'indagine sia
complessa. Concerne fatti diversi (con diverse ipotesi di reato non
necessariamente funzionali gli uni agli altri e, vista la particolarità di
alcuni - assenza di una vittima in carne ed ossa e con tutti i partecipanti
potenzialmente punibili- di difficile ricostruzione), commessi (a volte
reiterati) sull'arco di alcuni anni e che coinvolgono numerose persone.

 

La stessa accusata situa nel 1995
i primi versamenti fatti al funzionario __________, ma nella sua agenda sono
state individuate annotazioni, sempre in relazione a versamenti di denaro,
riconducibili al 1994 (verbale __________, PP 24.09.2001, p.31; si veda pure
verbale __________, PP 25.09.2001, p. 5). I casi per i quali vi è stato un atto
di (ipotizzata) corruzione non sono ancora stati individuati con precisione, né
per ciò che concerne il loro numero né per ciò che concerne l'individuazione
dello specifico "incarto". Infatti, alcune 

annotazioni non hanno ancora
potuto essere ricondotte ad un preciso caso ed altre hanno avuto quale
indicazione unicamente il nome proprio della persona coinvolta, con conseguente
difficoltà a reperire l'incarto presso gli uffici statali (verbale __________,
PS 24.09.2001, p. 35 R. 97, p. 35 R. 99 in relazione con p. 5 ultima risposta;
verbale __________, PP 25 settembre 2001, p.3)

Quanto sopra vale, ovviamente,
per l'ipotesi di reato di corruzione, rispettivamente (eventuale) truffa nei
confronti degli stranieri le cui pratiche presso il competente ufficio sono
state "trattate"/"appoggiate" dall'accusata o per il suo
tramite.

Situazione per alcuni versi
analoga é riscontrabile per le ipotizzate truffe alle assicurazioni LAINF,
risp. infrazione LADI. Anche in relazione a queste ipotesi di re alcuni fatti
indizianti non si situano a ridosso dell'arresto bensì in epoche precedenti
(verbale __________, PS 5 settembre 2001 p. 2 e 3).

Diversa è la situazione relativa
all'ipotesi d'istigazione alla violazione del segreto d'ufficio nei confronti
di un funzionario di polizia, così come per l'ipotesi di falso documentale a
favore di tale __________. In questi casi si tratta di fatti singoli e
specifici (per quanto emerge ad oggi dall'incarto), con relative conseguenze
anche sulla valutazione delle (eventuali) necessità istruttorie.

Di ciò è ben cosciente anche il
magistrato inquirente che indica necessità istruttorie praticamente solo in
connessione con il reato di corruzione (preavviso negativo, p. 2 quarto
capoverso).

 

 

 

 

b)

Il magistrato inquirente precisa
che la ricostruzione dei casi di (ipotizzata) corruzione non è ancora conclusa,
che tale ricostruzione comprende sia la prospettazione di documentazione
(annotazioni sulle agende; incarti della sezione permessi e immigrazione) sia
l'interrogatorio (ed eventuale confronto) dei terzi coinvolti (il funzionario
__________ e le varie persone "titolari" delle pratiche). In
particolare gli interrogatori debbono poter avvenire senza che l'accusata possa
in qualche modo colludere con queste persone (preavviso negativo, p. 3).

L'accusata, su quest'aspetto, si
limita ad affermare che i fatti sono già stati, da lei, sufficientemente
circostanziati.

 

Come già
detto, l'inchiesta in oggetto non concerne un singolo episodio di corruzione
che l'eventuale corruttore avrebbe posto in essere per un suo particolare
interesse, bensì un numero (non ancora determinato in modo preciso) che
coinvolgono più persone, oltre all'accusata ed al funzionario.

L'entità dei
casi non ha ancora potuto essere definita con certezza, rispettivamente, e per
alcuni di questi, la persona coinvolta (oltre l'accusata ed il funzionario) non
ha ancora potuto essere identificata in modo sufficientemente preciso (si vedano
per esempio i nominati "__________" e "__________", verbale
PP __________ 25 settembre 2001 p.3; AI _ e AI __________).

 

Per questa
determinazione, così come per la corretta e precisa ricostruzione delle singole
fattispecie (quanto richiesto all'interessato, quanto ricevuto, quanto versato
al funzionario, il "favore" ottenuto), l'audizione di tutte le parti
coinvolte appare importante e necessaria. Le annotazioni sulle agende e le
dichiarazioni dell'accusata non sono sufficienti (anche per la loro oggettiva
imprecisione e vaghezza: si veda a titolo di esempio quanto riportato
all'ultimo paragrafo della p. 3 del verbale __________, PP 25.09.2001) e
comunque devono essere verificate.

 

La raccolta di
questi ulteriori elementi deve avvenire senza possibilità di perturbamento
della loro amministrazione, e ciò anche nell'interesse della stessa accusata
(M. Luvini, I presupposti materiali del carcere preventivo, in REP 1989, p.
290).

 

 

c)

Un rischio di
perturbamento (in casu: collusione) solo teorico non è sufficiente.

Il rischio
deve emergere da elementi concreti, rilevabili dall'incarto, di carattere
oggettivo o soggettivo.

Tra questi
elementi si possono annoverare l'atteggiamento dell'accusato nell'ambito del
procedimento (contraddizioni, modifica di versioni, menzogne palesi,
concertazioni - o tentativi di - con i correi o con i testi) o anche prima
dell'avvio del procedimento o dell'arresto, l'eventuale influenza esercitabile
nei confronti di terzi (siano essi correi, complici o testi) in base a
particolari rapporti (personali o professionali), la convergenza d'interesse
tra l'accusato ed i terzi, 

 

 

 

con
particolare attenzione per le fattispecie complesse che toccano più persone o
commesse da più persone (DTF 117 Ia p. 261; REP 1980 p. 45; DTF 19 giugno 1997 in
re V; CRP 10 aprile 1997 in re V.; CRP 24.12.1985 in re L.; GIAR 2 agosto 2001
in re A.; REP 1988 p. 414; GIAR 4 aprile 2001 in re J.; SJ 1081 p.379/380 e
relative citazioni; Sj 1979 p.374; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no.
701a; Donatsch/Schmid, Kommentar zur Strafprozessordnung des Kantons Zurich, ZH
2000, § 58 nos. 40 e 42 in particolare).

 

Nel caso in
esame, l'accusata ha già cercato di diminuire le proprie responsabilità, e
quelle di terzi, raccontando fatti non corrispondenti al vero, rispettivamente
negando determinati fatti, non solo nell'esercizio del suo diritto di tacere,
bensì a seguito di manovre collusive messe in opera con il funzionario
__________, e cioè concordando cosa dire (o non dire) nell'eventualità
un'inchiesta o comunque di accertamenti sui fatti che la vedono coinvolta (cfr.
verbale __________, PP 25 settembre 2001, p. 3 terzo paragrafo). Non si può
escludere che, se ne avesse la possibilità, lo rifaccia in relazione ai fatti
non ancora completamente accertati o alle prove non ancora
"assicurate".

 

Questo tipo
d'atteggiamento emerge pure in relazione alle altre ipotesi di reato imputati
all'accusata (si vedano; per l'attività parallela il verbale __________ appena
citato, p. 2 quinto capoverso ed il verbale __________ PS 6 settembre 2001 p.
1).

Parlare di
semplice confusione è quantomeno semplicistico.

 

 

d)

E' vero che
l'accusata è, attualmente e a grandi linee, confessa su alcuni fatti di
corruzione. Tuttavia, la sua confessione non è stata del tutto spontanea, bensì
conseguente all'individuazione della cassetta di sicurezza e, ancor più,
dell'acquisizione del contenuto (quest'ultimo, ovviamente, a lei noto fin dal
primo interrogatorio). Le annotazioni concernenti ricezioni di denaro e
versamenti non permettevano più spiegazioni come quelle date in precedenza. 

Considerato
che il pericolo di collusione può, di principio, sussistere fino al
dibattimento (DTF 23.03.2000 I CDP in re S.B.), che la confessione, per
escludere il rischio di collusione, da sola non basta ma dev'essere probante
(deve essere sottoposta a verifica: G. Piquerez, Procedure pénale suisse, ZH
2000, nos. 2030 e 2031) e che la verifica della completezza e correttezza della
confessione deve avvenire al riparo da possibili interventi collusivi, la
necessità di prospettare i fatti e gli indizi altre persone coinvolte nei
singoli episodi (in parte già sentite, ma in un momento in cui le dichiarazioni
dell'accusata erano diverse da quelle odierne e l'ulteriore elemento
indiziante, costituito da annotazioni nell'agenda, non era ancora stato
acquisita), e raccogliere la loro versione, appare come esigenza da tutelare
contro ogni possibilità di perturbamento (cfr. DTF 119 Ia 221; Donatsch/Schmid,
Kommentar, § 58 no 41).

 

 

 

 

Non va neppure
dimenticato che la corruzione è un reato contro l'autorità pubblica,
rispettivamente i doveri di funzione. La "vittima" è un'entità
astratta (non per questo meno importante) e le persone coinvolte rivestono più
facilmente il ruolo di correi, complici o istigatori che non quello di testi
(con il rischio di conseguenze non solo penali visto il loro statuto). Questo
fa si che le persone da sentire ai fini dell'accertamento dei fatti abbiano
interessi convergenti a diminuire le loro effettive responsabilità, interessi
che per alcuni vanno oltre quelli penali (cfr. verbale PS __________ 6
settembre 2001 p.6). Il pericolo di collusione è pertanto maggiore e più
concreto in questa situazione, proprio per un interesse comune in tal senso.

 

 

e)

L'inchiesta
non può essere considerata in una fase avanzata. L'accusata è stata arrestata
il 5 settembre e il funzionario il 25 settembre. In questo lasso di tempo, poco
più di un mese, gli inquirenti hanno proceduto all'acquisizione di
documentazione man mano che le informazioni raccolte lo permettevano (cfr. AI
_; AI __________; verbale perquisizione e sequestro cassetta __________, 18
settembre 2001) ed a numerose verbalizzazioni degli accusati e di alcuni testi.
Altri persone debbono ancora essere sentite ed inoltre si dovrà procedere a
contestazioni e confronti. Se ciò non ha ancora potuto avvenire

non è certo
per inerzia degli inquirenti, bensì per la molteplicità dei fatti da chiarire
ed il numero di persone coinvolte.

Nelle fasi
iniziali dell'inchiesta il pericolo di collusione è, per così dire, più concreto
proprio perché le prove non sono ancora state assicurate ( DTF 12 agosto 1981
in re C.; REP 1986 p.158; DTF 117 Ia 257 cons. 4b; Donatsch/Schmid, Kommentar,
§58 no. 40).

 

In base a tutto quanto
menzionato, risultano presenti (ancora) elementi concreti quo al pericolo di
collusione che giustificano il mantenimento del carcere preventivo.

 

 

4.

Il carcere preventivo sofferto
(in termini assoluti, ancora breve – meno di quindici giorni), e quello
prospettabile appare ancora rispettoso del principio di proporzionalità, con
riferimento sia alla presumibile pena, sia alle necessità di evasione degli
atti istruttori ancora incombenti. Resta sottinteso l’obbligo, per il
magistrato inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l’accusato è in
detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).

Quest'obbligo permette di evitare
la fissazione di un termine da parte di questo giudice per l'espletamento degli
atti istruttori ancora necessari, con particolare riferimento a quelli che
potrebbero togliere concretezza al pericolo di collusione in capo all'istante.

 

 

 

 

 

 

Sebbene tale possibilità non sia
esclusa dal CPP, non è prassi di questo ufficio (ma non è buona prassi neppure
dal profilo teorico) assegnare termini per l'espletamento di atti istruttori,
quantomeno quando non si tratta di un singolo atto facilmente acquisibile.

L'istante ha comunque sempre la
possibilità, in caso di ritardo ingiustificato, di rinnovare domanda di messa
in libertà che verrà valutata in base alla situazione del momento e, quindi,
potrebbe avere esito diverso.

 

 

5.

In merito alle problematiche
relative allo stato di salute dell'accusata, che si oppongono a suo dire al
mantenimento della carcerazione, si osserva che la questione è di carattere
medico. La non carcerabilità in questo senso presuppone un parere medico che
nel caso in esame non è presente né risulta essere stato richiesto.

 

Quanto alla richiesta,
subordinata, di trasferimento al PCT il procuratore pubblico ha già detto nel
suo preavviso che nulla osta, quindi la si ritiene priva d'oggetto. Occorre,
comunque, che eventuali divergenze tra accusata e difensore vengano appianate.

 

 

6.

In
conclusione, l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente
decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa
e spese.

 

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

 

 

visti gli
artt. 305bis CP, 95 ss., 107 s., 279 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP, 10 CF, 5
CEDU;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

decide:

 

 

 

1.      L’istanza
di libertà provvisoria formulata con scritto di data 1. ottobre 2001 da
__________ è respinta.

2.      Non
si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

3.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.      Intimazione:

-      avv.
__________, per sé e per l’accusata;

-      Procuratore
Pubblico avv. __________, sede, con copia delle osservazioni dell’accusata
istante e l'inc. MP __________ di ritorno.

 

 

 

 

 

giudice __________