# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1d991aeb-936d-59e7-a5e1-ced513b31fcf
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-10-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.10.2025 F-8069/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-8069-2025_2025-10-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-8069/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 3  o t t o b r e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Basil Cupa, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Aileen Truttmann;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nata il (...),  

Tunisia, 

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 13 ottobre 2025 / N (...). 

 

 

 

F-8069/2025 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il (…) lu-

glio 2025, depositando agli atti gli originali di un passaporto tunisino sca-

duto e di un passaporto tunisino tutt’ora valido, 

l’estratto della banca dati europea “CS-VIS” del 29 luglio 2025, da cui si 

evince che la richiedente aveva ottenuto dalla Francia tre visti di tipo C, 

l’ultimo dei quali emesso il (…) e valido per l’entrata negli Stati Schengen 

dal (…) al (…), 

il verbale del colloquio Dublino del (…) luglio 2025 dell’interessata, 

la domanda di presa in carico della richiedente del 7 agosto 2025 che l’au-

torità svizzera competente ha indirizzato alla sua omologa francese, fon-

data sull’art. 12 par. 4 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di se-

guito: RD III), 

la risposta positiva della Francia del 7 ottobre 2025 alla richiesta di presa 

in carico dell’interessata ai sensi dell’art. 12 par. 4 RD III, 

la decisione della SEM del 13 ottobre 2025, notificata il 14 ottobre 2025 

(cfr. [atto della SEM] n. [{…}]-60/1), di non entrata nel merito giusta 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con conseguente trasferimento 

dell’interessata verso la Francia, 

la cessazione del mandato di rappresentanza legale della ricorrente da 

parte di (…) il 14 ottobre 2025, 

il ricorso del 21 ottobre 2025, proposto dall’insorgente dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o TAF) contro la succitata 

decisione della SEM, con le richieste procedurali tendenti d’un canto alla 

concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, all’accogli-

mento dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali, nonché nel merito, in sostanza, che 

la sua domanda d’asilo venga esaminata in Svizzera, mediante l’applica-

zione della clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 RD III,  

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la copia del referto medico-psichiatrico del 15 ottobre 2025, allegato quale 

nuovo documento al ricorso, nel frattempo pure assunto agli atti della SEM 

(cfr. n. 63/4), 

la pronuncia della sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento quale 

misura supercautelare da parte del Tribunale in data 22 ottobre 2025, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA, 

che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso 

dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi); che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti, 

che la SEM non entra nel merito di una domanda d’asilo, di norma, se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo a cui compete, in virtù 

di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e dell’al-

lontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); che in questo senso la SEM esa-

mina la competenza relativa al trattamento di una domanda d’asilo se-

condo il RD III, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale, presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide; che se, in base a questa analisi, è individuato 

un altro Stato responsabile per l’esame della domanda d’asilo, la SEM pro-

nuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di 

presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), 

che l’art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7 e 15 RD III), riservati i casi descritti 

all’art. 3 par. 2 RD III; che altresì, la determinazione dello Stato membro 

competente avviene sulla base della situazione esistente al momento in 

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cui il richiedente ha presentato la domanda di protezione internazionale 

(art. 7 par. 2 RD III), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

come è il caso di specie, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente, enumerato al capo III, è applicabile solo se, nella ge-

rarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 RD III, quello precedente previsto 

dal RD III non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia 

dei criteri), 

che conformemente all’art. 12 par. 4 cpv. 1 RD III, se il richiedente è titolare 

soltanto di uno o più titoli di soggiorno scaduti da meno di due anni o di uno 

o più visti scaduti da meno di sei mesi che gli avevano effettivamente per-

messo l’ingresso nel territorio di uno Stato membro, si applicano i par. 1, 2 

e 3 fino a che il richiedente non abbia lasciato i territori degli Stati membri, 

che in concreto è assodato e incontestato che la ricorrente è giunta in  

Europa attraverso la Francia il (…), essendo munita di un visto Schengen 

C emesso da quest’ultimo Paese, e valido dal (…) fino al (…), e che ella 

dalla Francia è giunta direttamente in Svizzera, dove ha presentato una 

domanda d’asilo il (…) luglio 2025 (cfr. n. 4/2, 10/3, 15/3 e mezzo di prova 

nell’incarto SEM n. 2/8); che pertanto la competenza della Francia, che ha 

riconosciuto la stessa rispondendo positivamente in data 7 ottobre 2025 

alla domanda di presa in carico formulata dalla SEM il 7 agosto 2025 sulla 

base dell’art. 12 par. 4 RD III (cfr. n. 21/7 e 56/2), è di principio data; che a 

tal proposito si osserva come neppure la ricorrente neghi di per sé la com-

petenza della Francia in applicazione del RD III, 

che tuttavia, per opporsi al suo trasferimento verso la Francia, la ricorrente 

fa valere sostanzialmente che il suo ritorno nel predetto Stato comporte-

rebbe in particolare una violazione dell’art. 3 CEDU, in quanto visto il suo 

stato di salute “gravemente compromesso” sia dal profilo somatico sia da 

quello psichico, che configurerebbe una “situazione di particolare vulnera-

bilità”, nonché che in Francia vi sarebbe un deterioramento delle condizioni 

del sistema d’asilo nonché un contesto politico ostile, la esporrebbe a trat-

tamenti inumani e degradanti, 

che a tal proposito va innanzitutto ricordato che la Francia, membro 

dell’UE, è vincolata dalla CartaUE, dalla Convenzione sullo statuto dei ri-

fugiati con il relativo Protocollo aggiuntivo, dalla CEDU e dalla Conven-

zione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-

danti; che pertanto, si deve presumere che la Francia rispetti la sicurezza 

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dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della loro do-

manda d’asilo secondo una procedura giusta ed equa, e che garantisca 

una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. le diret-

tive 2013/32/UE [direttiva procedura] e 2013/33/UE [direttiva accoglienza]); 

che questa presunzione non è irrefragabile e non va ammessa se, nello 

Stato di trasferimento, è prassi comune violare sistematicamente le norme 

minime dell’UE, o se vi sono seri indizi che, nel caso concreto, le autorità 

dello Stato in questione non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. la 

DTAF 2011/19 consid. 6), 

che in concreto, è notorio che, in Francia, la procedura d’asilo rispetta le 

garanzie formali poste dal diritto internazionale e che i richiedenti l’asilo 

hanno segnatamente accesso all’assistenza medica necessaria (cfr. tra le 

tante la sentenza del TAF F-7398/2025 del 3 ottobre 2025 consid. 2.1); che 

tale conclusione non viene in alcun modo scalfita dalle argomentazioni del 

tutto generiche ed astratte presentate nel ricorso, 

che del resto la ricorrente, non avendo presentato una domanda d’asilo in 

Francia, Paese che ella ha scelto in un primo tempo utilizzando un visto 

Schengen C non previsto per chiedere l’asilo, non poteva beneficiare degli 

aiuti e dei diritti procedurali che le spettano invece secondo le suddette 

direttive accoglienza e procedura; che delle stesse ella potrà beneficiarne, 

e nel caso contrario esigerne il rispetto presso le autorità francesi, non ap-

pena avrà depositato una domanda d’asilo in Francia, 

che in proposito si sottolinea ancora come, essendo la Francia uno stato 

di diritto con un sistema giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere 

che l’insorgente non possa far valere i suoi diritti di fronte alle istanze su-

periori in tale Paese – e perfino adire la Corte europea dei diritti dell’uomo 

(di seguito: CorteEDU) – ciò che non ha mai addotto di aver fatto durante 

il suo breve soggiorno in Francia (cfr. n. 15/3), se ritenesse che le autorità 

francesi siano venute meno ai loro obblighi derivanti dal diritto internazio-

nale in passato, o ancora se in futuro i suoi diritti non venissero rispettati, 

che peraltro non vi sono né agli atti all’inserto né presentati neppure con il 

ricorso dall’insorgente, degli indizi supportati da qualsivoglia concretezza e 

sostanza, atti a ritenere che la Francia non rispetterebbe il principio di non-

respingimento; che a tal proposito va ancora rimarcato che la SEM, avendo 

constatato a giusta ragione che la Francia è competente per condurre il 

seguito della procedura d’asilo e d’allontanamento della ricorrente e che 

tale procedura è esente da carenze sistemiche (cfr. p.to II, pag. 2 seg. della 

decisione impugnata), non appartiene alle autorità svizzere di pronunciarsi 

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sulla questione di una violazione del principio di non-respingimento (cfr. la 

sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 30 novem-

bre 2023, cause congiunte C-228/21, C-254/21, C-297/21 e C-281/21 

[ECLI:EU:C:2023:934], §129-142 e cifra 2 del dispositivo; cfr. anche la sen-

tenza del TAF F-7928/2024 dell’8 gennaio 2025 consid. 4.5), 

che pertanto ne discende che la presunzione del rispetto della sicurezza 

dei richiedenti da parte dello Stato in questione non è confutata nel caso in 

parola e che quindi l’art. 3 par. 2 RD III non trova applicazione, 

che occorre tuttavia ancora esaminare se, come lo richiede la ricorrente 

nel memoriale ricorsuale, a causa della sua situazione medica, che ella 

ritiene di una gravità tale che il suo trasferimento violerebbe l’art. 3 CEDU, 

nella fattispecie risulti applicabile la clausola discrezionale prevista 

all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata 

in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo rela-

tiva a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.31), che 

prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe 

competente per il trattamento della domanda, 

che il Tribunale, alla stessa stregua dell’autorità inferiore, non ravvede tut-

tavia problematiche di una gravità tale da impedire il trasferimento dell’in-

teressata in Francia, 

che difatti, dal profilo medico, i disturbi di quest’ultima, riportati in dettaglio 

nella decisione impugnata, a cui si può senz’altro rinviare poiché completa 

e corretta (cfr. pag. 4 segg.), per quanto qui di seguito non specificato, non 

sono classificabili come di gravità tale da ostacolare un suo rinvio in  

Francia ai sensi della giurisprudenza convenzionale in materia (cfr. sen-

tenze della CorteEDU, [Grande Camera], N. contro Regno Unito del 

27 maggio 2008, 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, 41738/10, §181 segg.; Savran contro Danimarca del 7 dicem-

bre 2021, 57467/15, §§121 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che in aggiunta, si rileva come, a differenza di quanto sostenuto nel ricorso, 

le valutazioni specialistiche anche dal profilo ginecologico sono state effet-

tuate, ponendo delle diagnosi chiare ed avendo un seguito medico e far-

macologico impostato; che invero gli esiti dell’agobiopsia alla mammella 

sinistra effettuata il 23 settembre 2025 (cfr. n. 51/2) che sono stati comuni-

cati alla ricorrente (cfr. n. 55/1), hanno posto la diagnosi di parenchima 

mammario con fibrosi densa e metaplasia apocrina, con assenza di atipie 

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di rilievo, Categoria: B2 (oppure B1); che per questo motivo, si è deciso 

soltanto di effettuare un controllo ecografico a sei mesi, senza ulteriori va-

lutazioni specialistiche necessarie o operazioni previste nel prossimo fu-

turo (cfr. n. 55/1 e anche il più recente referto medico del 16 ottobre 2025 

n. 64/3 dove sono descritte tutte le diagnosi), 

che del resto, ella potrà continuare le cure ed i trattamenti finora ricevuti in 

Svizzera anche nel suddetto Paese, che dispone di strutture mediche ade-

guate e sufficienti (cfr. anche in merito la decisione impugnata, p.to II, 

pag. 6; ex multis la sentenza del TAF F-7476/2025 del 3 ottobre 2025, 

pag. 9; F-6690/2025 dell’8 settembre 2025, pag. 7), 

che in merito al recente peggioramento del suo stato psicologico e psichia-

trico rilevabile agli atti (cfr. n. 62/4, 63/4, 65/4 e 66/4), si osserva come lo 

stesso risulta essere chiaramente reattivo alla notifica della decisione ne-

gativa da parte della SEM (cfr. n. 62/4), casistica osservabile di frequente 

per richiedenti l’asilo a seguito del ricevimento di una decisione negativa, 

che non preclude però un trasferimento, anche in concomitanza con tenta-

tivi di suicidio o tendenze anticonservative, ma obbliga la Svizzera a pren-

dere delle misure concrete per prevenirne la realizzazione, in conformità 

con la giurisprudenza costante della CorteEDU (cfr. sentenza della Cor-

teEDU A.S. contro Svizzera del 30 giugno 2015, 39350/13, par. 34 e rif. 

cit.; cfr. a tal proposito ex multis anche le sentenze del TAF F-7167/2025 

del 29 settembre 2025 pag. 6 seg.; D-3366/2022 del 24 agosto 2022 con-

sid. 8.5.3), 

che nel caso concreto la ricorrente, malgrado abbia presentato durante gli 

ultimi consulti psichiatrici e psicologici effettuati, un tono dell’umore de-

flesso, non sono stati evidenziati dei sintomi afferenti alla sfera psicotica, 

né elementi per dispercezioni, o ancora è assente un discontrollo o un’ag-

gressività auto-eterodiretta o un’ideazione anticonservativa; che anche se 

ha verbalizzato delle idee di morte “correlate ad un eventuale rimpatrio in 

Francia”, risulta assente una progettualità suicidale attiva, con una dia-

gnosi posta di disturbo post-traumatico da stress rimasta invariata ed una 

terapia farmacologica leggermente adattata (cfr. n. 63/4, 65/4 e 66/4), 

che frattanto, tale suo stato di salute, come già visto sopra non risulta es-

sere d’ostacolo ad un suo ritorno in Francia; che apparterrà poi in primo 

luogo ai medici curanti della ricorrente di preparare al meglio la stessa in 

vista di un suo trasferimento verso il suddetto Paese ed in secondo luogo 

alle autorità incaricate dell’esecuzione del suo trasferimento, di prendere 

le misure destinate ad evitare ogni rischio nel quadro del rinvio, 

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che sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), non es-

sendo identificabili eventuali motivi umanitari giustificanti l’applicazione 

delle clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che di conseguenza, in mancanza dell’applica-

zione di tali disposizioni da parte della Svizzera, la Francia è competente 

per la presa in carico dell’insorgente in ossequio alle condizioni poste nel 

RD III, 

che alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può 

quindi rimproverare alla SEM, con la decisione impugnata, di aver violato 

il diritto federale (compreso l’eccesso o l’abuso del potere d’apprezza-

mento) o accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente ri-

levanti per determinare la competenza della Francia (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

come pure di non avere rinunciato al trasferimento della ricorrente verso 

tale Stato membro per motivi inerenti al funzionamento del sistema d’asilo 

di questo Paese, per motivi medici o per motivi umanitari ai sensi 

dell’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che considerato quanto precede, il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione della SEM confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda proce-

durale tendente alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, è dive-

nuta senza oggetto; che altresì con la presente sentenza, le misure super-

cautelari pronunciate dal Tribunale il 22 ottobre 2025, sono revocate, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali è respinta; che le spese proces-

suali di fr. 750.–, sono quindi poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico della ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Basil Cupa Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: