# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 935a78a2-d8b7-5f7f-8d79-33f6a9ac6131
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-03-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 01.03.2002 INC.1997.28603
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1997-28603_2002-03-01.html

## Full Text

N. 286.97.3 M                                                             Lugano,
1° marzo 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sul reclamo inoltrato in data 25
settembre / 5 ottobre 2001 da

____________,        

(difeso di fiducia dall’avv. __________)

implicitamente rivolto contro la decisione di chiusura
dell’istruzione formale condotta nei suoi confronti per titolo di violenza
carnale e coazione sessuale, con contestuale richiesta di constatazione della
nullità assoluta dell’atto d’accusa privato proposto dalla parte civile
____________ ed accolto dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di
appello con decisione 18 settembre 2001;

viste le
osservazioni 18 ottobre 2001 della parte civile ____________ (studio
legale __________) e del Procuratore Pubblico avv. __________, che
concordemente postulano la reiezione del gravame;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP ABB 1125/99;

ritenuto

in fatto:

A.

Il 4 maggio 1997, poco dopo mezzanotte, ____________ si è
presentata in polizia per denunciare il qui reclamante, a suo dire reo di avere
abusato sessualmente di lei, il tardo pomeriggio del giorno precedente.
Immediatamente tradotto in polizia ed interrogato, l’accusato ha ammesso di
aver avuto un rapporto sessuale completo con la denunciante, precisando
tuttavia che la stessa era consenziente (v. rapporto d’arresto 4 maggio 1997,
inc. Giar 286.97.1 doc. 2, con allegati i verbali citati).

 

B.

Il giorno
successivo, questo giudice ha confermato l’arresto di ____________, con contestuale
intimazione della promozione dell’accusa per titolo di violenza carnale (inc. Giar
286.97.1 docc. 6 e 1). L’accusato è stato rilasciato dopo poco più di tre
settimane, ma l’inchiesta è nondimeno proseguita con l’assunzione di numerose
prove. Dopo un periodo di stasi a seguito dell’avvicendamento del magistrato
inquirente, il Procuratore Pubblico subentrato ha nuovamente sentito le parti
(inc. MP doc. 63) ed ordinato il deposito degli atti (inc. MP doc. 64). In
quest’ultimo contesto, l’accusato ha chiesto che il perito psichiatra che aveva
esaminato la presunta vittima, dr. ____________ (v. perizia 3 agosto 1997, inc.
MP doc. 24), venisse “chiamato a delucidare il suo referto, a meno che lei [il Procuratore Pubblico, ndr.] ritenga di non
emanare atto d’accusa” (istanza di complemento istruttorio 21 ottobre 1999,
inc. MP doc. 65 p. 1 in fine). Il Procuratore Pubblico non ha evaso l’istanza,
ma ha disposto la chiusura dell’istruzione formale (inc. MP doc. 66) e, dieci
giorni più tardi, pronunciato un decreto d’abbandono (inc. MP doc. 67).

 

C.

Contro il
decreto d’abbandono è insorta (per così dire) la parte civile, proponendo un
atto d’accusa privato, accolto dalla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di
appello con sentenza 18 settembre 2001 (inc. MP doc. 70).

Preso atto di
quanto precede, l’accusato ha immediatamente chiesto al Procuratore Pubblico di
constatare “la nullità assoluta dell’atto d’accusa, posto che la chiusura
dell’istruzione formale è irrimediabilmente viziata per mancata evasione di
complemento istruttorio” (scritto 25 settembre 2001, inc. MP doc. 71 = inc. Giar
286.97.3 doc. 2). Il magistrato inquirente, non reputandosi competente per
decidere sulla richiesta dell’accusato, ha trasmesso lo scritto a quest’Ufficio
in data 5 ottobre 2001 (inc. MP doc. 72 = inc. Giar 286.97.3 doc. 1).

 

D.

Mentre il
Procuratore Pubblico ora investito dell’incarto si limita a chiedere la
reiezione del gravame (v. osservazioni 18 ottobre 2001, inc. Giar 286.97.3 doc.
5), la parte civile ____________ evidenzia il ritardo con il quale l’accusato
avrebbe “fatto valere le proprie lamentele” (osservazioni 18 ottobre 2001, inc.
Giar 286.97.3 doc. 6, pto. 1.2 p. 3), solleva l’eccezione dell’incompetenza del
giudice adito, derivante dall’incompetenza del Procuratore Pubblico a far tempo
dall’emanazione del decreto d’abbandono (loc. cit., pto. 1.3 p. 3), censura la
decisione dell’accusato di subordinare la propria istanza di complemento a
condizione risolutiva (loc. cit., pto. 2 p. 3), per concludere richiamando la
possibilità di proporre nuove prove anche in aula, cosicché l’accusato non
subirebbe alcun pregiudizio dall’omissione impugnata (loc. cit., pto. 3 p. 4).

Considerato

in diritto:

1.

a)        Prima di entrare nel merito del reclamo, ed al fine di
valutarne la ricevibilità in ordine, è opportuno rilevare come i passi
processuali che hanno portato all’attuale situazione si siano concatenati
cronologicamente in modo assai curioso ed infausto. In particolare, va
sottolineato come il decreto d’abbandono sia stato pronunciato dal Procuratore
Pubblico esattamente dieci giorni dopo la chiusura dell’istruzione formale,
dunque in un momento in cui la medesima non era ancora definitiva. In altre
parole, per l’accusato non era ancora scaduto il termine entro il quale
reclamare contro la chiusura dell’istruzione formale, irrita poiché ordinata
senza formale evasione dell’istanza di complemento istruttorio da lui proposta
(infra, consid. 2b).

b)        Teoricamente, l’accusato avrebbe potuto eccepire l’irrita
chiusura dell’istruzione formale anche dopo aver ricevuto il decreto
d’abbandono: ma la ricevibilità di un tale reclamo sarebbe stata assai dubbia,
all’accusato facendo ormai difetto ogni e qualsiasi gravamen
(nell’accezione latina del termine) in ragione dell’intervenuto abbandono. Da
un punto di vista pratico, poi, è del tutto ovvio che l’accusato che si vede
intimare un decreto d’abbandono non si metta certo ad eccepire pregresse
carenze formali, correndo in tal modo il rischio di veder riaperto l’incarto
che lo riguarda.

c)         Nemmeno la parte civile, dal canto suo, poteva interferire
per sanare l’irrita chiusura dell’istruzione formale. Non era stata lei a
proporre i complementi di prova sui quali il magistrato inquirente aveva omesso
di pronunciarsi; neppure lei era lesa nei propri diritti, e dunque non era
legittimata ad insorgere. Ciò che poteva intraprendere – e l’ha fatto, con
successo – era unicamente proporre un atto d’accusa privato (art. 214 cpv. 1
CPP).

d)        Per quanto riguarda
la procedura avanti alla Camera dei ricorsi penali, va subito evidenziato come
l’accusato reclamante abbia tempestivamente sollevato il tema qui in
discussione: lo si evince a chiare lettere dalle sue osservazioni (v.
osservazioni 10 gennaio 2000, all’inc. CRP 60.1999.00364 s.n., p. 2 in alto),
come pure dalla sentenza di quell’autorità (del 18 settembre 2001, inc. Giar
286.97.3 doc. 3 p. 1 in fine; v. anche osservazioni 18 ottobre 2001 della parte
civile in questa sede, cit., pto. 1.3 cpv. 2 p. 3). Ciò è importante poiché
permette di fugare il dubbio (invero da nessuno sollevato) che l’accusato abbia
assunto un atteggiamento processuale al limite della mala fede, sottacendo
quella censura poi riesumata in questa sede, speculando in un esito per lui
favorevole dell’atto d’accusa privato.

e)        Va inoltre detto che la Camera dei ricorsi penali non avrebbe
verosimilmente avuto competenza per statuire direttamente sulla mancata
evasione dell’istanza di complemento proposta dall’accusato. Anche la base
legale sulla quale l’istanza superiore avrebbe potuto poggiare una propria
decisione in merito, dunque, appare nebulosa.

f)          Del tutto scontata essendo la legittimazione dell’accusato,
va affrontata la questione della tempestività del reclamo. Si rammenta che esso
è stato proposto a questo giudice prima della scadenza del termine di dieci
giorni dall’intimazione della sentenza della Camera dei ricorsi penali. Ci si
potrebbe invero chiedere se l’accusato non avrebbe dovuto proporlo non appena
avuto conoscenza dell’atto d’accusa privato, ovvero parallelamente alle proprie
osservazioni alla Camera dei ricorsi penali sull’atto d’accusa privato.
Senz’altro egli avrebbe potuto procedere come descritto: in tal modo, avrebbe
risolto la questione alla radice. D’altro canto, accertata la sua buona fede
(qui supra, consid. 1d) ed il peculiare sviluppo avuto dall’incarto,
egli poteva legittimamente confidare sul fatto che la Camera dei ricorsi penali
avrebbe trattato la censura oppure, si fosse essa dichiarata incompetente,
avrebbe semmai trasmesso l’incarto a chi di dovere. Pertanto, il presente
reclamo va ritenuto senz’altro tempestivo.

g)        L’accusato ha
postulato la constatazione di nullità assoluta dell’atto d’accusa emanato dalla
Camera dei ricorsi penali. A ben guardare, tuttavia, egli eccepisce
l’irregolarità della chiusura dell’istruzione formale predibattimentale: la
nullità dell’atto d’accusa ne sarebbe soltanto l’inevitabile conseguenza. La
competenza di questo giudice, pertanto, deriva dal fatto che viene impugnata
un’omissione realizzatasi in sede di istruttoria predibattimentale. Che le
carenze della chiusura si manifestino solo in uno stadio successivo, è insito
nella natura stessa della decisione di chiusura, ultimo atto dell’istruttoria predibattimentale.

h)         Accertata in ogni caso la competenza di questo giudice, può
restare indecisa la questione se pure altra autorità (ad es. il Procuratore
Pubblico, al quale l’accusato aveva originariamente fatto pervenire lo scritto
qui trattato quale reclamo) avrebbe potuto constatare la nullità dell’atto
tramite il quale la Camera dei ricorsi penali ha deferito l’accusato alle
Assise criminali.

 

2.

a)        La decisione di
chiusura dell'istruttoria non è, di principio, soggetta ad impugnativa,
trattandosi di semplice constatazione del Procuratore Pubblico di completamento
della fase di acquisizione delle prove (decisione 14 gennaio 1997 in re B.,
inc. Giar 300.94.3, consid. 3 p. 4, massimata in Rep. 130 [1997] n. 106 p. 318;
v. già decisione 17 ottobre 1994 in re J.K., inc. Giar 32.94.3 pag. 4). 

            b)        D’altro canto, rammentato come l'art.
196 cpv. 1 CPP consenta alle parti di formulare istanza di complemento di
inchiesta, è doveroso attirare l’attenzione sul fatto che il codice di rito dà
per scontata, quale presupposto per il rinvio a giudizio rispettivamente per
l’emanazione del decreto di abbandono, l’avvenuta corretta “chiusura
dell’istruzione formale” (art. 198 cpv. 1 CPP), e cioé “aver esaurito
l’assunzione delle prove attraverso eventuale completazione ad istanza delle
parti (art. 196 CPP), con conseguente notifica della chiusura dell’istruzione
formale” (v. decisione 19 dicembre 1996 in re C., inc. Giar 136.93.4, p. 2;
decisione 14 gennaio 1997 in re B., inc. Giar 300.94.3, consid. 4 p. 4, massimata
in Rep. 130 [1997] n. 106 p. 317-318). Se la chiusura dell’istruzione formale
non soddisfa questi canoni, può essere eccezionalmente impugnata, per
permettere il rinvio dell’incarto al magistrato inquirente affinché perfezioni
la fase di assunzione delle prove.

            c)         La decisione di rinvio a giudizio
rispettivamente di abbandono del procedimento penale, presa in assenza di
decisione su richieste di complemento istruttorio o emanata in assenza di
completa evasione dei complementi richiesti ed ammessi (o senza il nuovo
deposito degli atti dopo nuova acquisizione di prove conseguente ad
accoglimento di una richiesta di complemento istruttorio), è formalmente nulla
(così la massima della citata decisione Giar 14 gennaio 1997 in re B., in Rep.
130 [1997] n. 106 p. 318; v. già decisione Giar 19 dicembre 1996, cit., eod.
loc.), ciò che questo giudice si limita a constatare. Detto altrimenti,
l’eventuale accoglimento del reclamo comporta l’annullamento della decisione di
chiusura dell’istruzione formale, “con conseguente declaratoria di formale
nullità dell’atto d’accusa nel frattempo emanato siccome intempestivo rispetto
alla chiusura dell’istruttoria” (decisione Giar 14 gennaio 1997 in re B., cit.,
consid. 5 in fine, p. 5).

 

3.

a)        Unico dato di fatto incontestabile è che la delucidazione
della perizia psichiatrica esperita sulla presunta vittima dal dr. ____________
(inc. MP doc. 24), chiesta dall’accusato (v. istanza 21 ottobre 1999, inc. MP
doc. 65), non è stata effettuata, né il Procuratore Pubblico ha deciso in
proposito.

b)        A seguito
dell’accoglimento dell’atto d’accusa privato proposto dalla parte civile,
l’accusato si trova dunque nella situazione di colui che, pur avendo
tempestivamente proposto complementi probatori, si trova deferito avanti alla
Corte di merito senza aver potuto ottenere non tanto l’assunzione delle prove
proposte, ma neppure una decisione formale sui complementi chiesti. Per
dirimere la questione, due soluzioni sono astrattamente pensabili: quella più
semplice consisterebbe nel ritenere che a questo punto, stante il rinvio a
giudizio, di prove ancora da assumere si discuterà semmai di fronte alla Corte
di merito (artt. 227 ss. CPP; così, la parte civile nelle proprie osservazioni,
cit., pto. 3 p. 4). Questa soluzione potrebbe essere pure considerata in
sintonia con la prassi del Tribunale federale, che non entra nel merito di
censure in tema di prove, ritenendo che la possibilità di riproporle
integralmente in aula basti per scongiurare un danno irreparabile per
l’accusato (v. anche la sentenza 22 novembre 2001 [1P.681/2001] emanata
dall’alta Corte federale in questo medesimo incarto, relativa all’impugnazione
della sentenza di ammissione dell’atto d’accusa privato, part. consid. 2c p.
5-6).

c)         Appare tuttavia
altamente opinabile porre sul medesimo piano la situazione di colui che si è
visto respingere (a torto o a ragione) dei complementi probatori, e quella di
colui al quale il magistrato inquirente deve sempre ancora una risposta in
proposito: la sostanziale differenza è che il primo, pur prescindendo
dall’esito della sua richiesta, ha potuto esercitare un diritto garantitogli
dal codice di rito, ottenendo motivata risposta, mentre il secondo non l’ha
potuto fare. In altre parole, se è vero che la procedura penale ticinese
conferisce al Procuratore Pubblico la facoltà di respingere una prova proposta
se la ritiene inconferente o improduttiva, essa pretende nondimeno che il
magistrato prenda formalmente posizione, con decisione motivata.

d)        Va allora senz’altro preferita la seconda soluzione, quella
di riportare l’istruttoria a quell’unico stadio in cui si poteva ovviare alla
mancata evasione dell’istanza di complemento: il deposito degli atti. Per
raggiungere lo scopo, si deve annullare la chiusura formale dell’istruttoria,
conformemente alla costante giurisprudenza di questo Ufficio (v. supra, consid.
2b). Ciò ha come conseguenza, fra l’altro, che la decisione di accoglimento
dell’atto d’accusa privato pronunciata dalla Camera dei ricorsi penali perde
ogni e qualsiasi efficacia: ma non già perché questo Ufficio si arroghi il
diritto di chiamare l’istanza superiore “a rispondere del suo operato” (così,
erroneamente, la parte civile, v. osservazioni, cit., pto. 1.3 in fine p. 3),
bensì in quanto tutta la procedura scaturita dalla proposta di atto d’accusa
privato formulata dalla parte civile è insanabilmente viziata a monte da
un’omissione processuale di rilevanza tale da esigere che quanto ha fatto
seguito all’omissione eccepita venga considerato come inesistente. Non vi è
ragione alcuna per trattare diversamente il rinvio a giudizio pronunciato dalla
Camera dei ricorsi penali da quello emanato dal Procuratore Pubblico (supra,
consid. 2c): nella sostanza, per l’accusato le conseguenze sono le medesime. 

 

4.

Per scrupolo
di completezza, va accennato ad un’ultima obiezione sollevata dalla parte
civile resistente.

Verosimilmente,
quando l’accusato ha formulato la propria istanza di complemento istruttorio
subordinandola a condizione risolutiva, non ha considerato la possibilità (poi
verificatasi) che un’altra autorità – diversa dal Procuratore Pubblico –
avrebbe potuto metterlo in stato d'accusa; nemmeno il magistrato inquirente ha
considerato questa variante, quando ha ritenuto di poter emanare l’abbandono
senza esprimersi sull’istanza di complemento probatorio. Ma quanto appena detto
non ha influsso alcuno, contrariamente a ciò che pretende la parte civile (v.
osservazioni, cit., pto. 2 p. 3; supra, consid. D), sull’esito del
presente reclamo. Per quale ragione il Procuratore Pubblico abbia deciso nel
modo qui censurato, è indifferente e non può certo impedire l’accoglimento del
ricorso, a maggior ragione ritenuto che nel caso specifico non vi è la benché
minima traccia di quella mala fede processuale che potrebbe eventualmente dare
corpo all’abuso di diritto.

 

5.

Ne discende,
in conclusione, che le censure formali sollevate dall’accusato con scritto 25
settembre 2001 – qui considerato alla stregua di reclamo contro la chiusura
dell’istruttoria formale – appaiono fondate. In accoglimento del reclamo,
l’incarto viene restituito al Ministero Pubblico per decisione sull’istanza di
complemento istruttorio proposta dall’accusato in data 21 ottobre 1999.
Trattandosi di rinvio ad opera di questo giudice, per mera completazione
dell’istruttoria, non trova applicazione l’art. 218 cpv. 2 CPP, e dunque non
sussiste obbligo di attribuzione dell’incarto a magistrato diverso da quello
che ha pronunciato l’abbandono.

L’esito del
reclamo vuole che tassa e spese di giustizia restino a carico del Cantone
Ticino; corrisponde anzi ad equità che esse non vengano poste nemmeno
parzialmente a carico della parte civile resistente, ritenuto che quest’ultima
non può essere tenuta in alcun modo responsabile per la situazione giuridica
venutasi a creare. Per gli stessi motivi, si giustifica di prescindere dal
riconoscere all’accusato delle ripetibili, neppure richieste.

*   *   *

Per i quali motivi

richiamate le
norme di legge menzionate ed in applicazione degli artt. 280 ss. CPP

d e c i d e :

1.     
Il reclamo 25 settembre / 5 ottobre 2001 è accolto.

§               Di
conseguenza, la decisione 26 novembre 1999 di chiusura dell’istruzione formale
condotta nei confronti di ____________ per titolo di violenza carnale e
coazione sessuale è annullata.

§§             L’incarto
viene rinviato al Ministero Pubblico per decisione sull’istanza di complemento
istruttorio proposta dall’accusato in data 21 ottobre 1999.

§§§           È parimenti
constatata la conseguente nullità dell’atto d’accusa emanato dalla lodevole
Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello del Cantone Ticino con
sentenza 18 settembre 2001. 

2.     
Non si prelevano tassa né spese giudiziarie. Non si attribuiscono
ripetibili.

3.      La
presente decisione è definitiva.

4.      Intimazione:

-    avv. __________, per sé e per l’accusato
____________, con copia delle osservazioni della parte civile e del Procuratore
Pubblico;

-    avv. __________, per sé e per la parte civile
____________, con copia delle osservazioni del Procuratore Pubblico;

-    Ministero Pubblico del Cantone Ticino, Lugano,
con copia delle osservazioni della parte civile e con l’inc. MP ABB 1125/99 di
ritorno.

giudice __________