# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a642307-7c05-535e-ad0b-51b658f0d02b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-04-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 06.04.1999 52.1998.261
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-261_1999-04-06.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00261

   

  	
  Lugano

  6 aprile 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  21 settembre 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinata
  dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 2 settembre 1998 (n. 3985) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa inoltrata dall'insorgente avverso la decisione 6 febbraio 1998
  del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, in materia di
  rifiuto del rilascio di un permesso di domicilio e di rinnovo del permesso di
  dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    1° ottobre 1998 della Sezione degli
stranieri,

-    13 ottobre 1998 del Consiglio di
Stato;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________, cittadina
dominicana, si è sposata il __________ davanti all'Ufficiale dello stato civile
di __________ con il cittadino svizzero __________. A seguito del matrimonio,
essa ha ottenuto un permesso di dimora, regolarmente rinnovato, con ultima
scadenza fissata all'8 settembre 1997. Essa è madre di __________ e __________,
residenti all'estero, nati da precedenti relazioni.

 

 

                                  B.   Il 6 febbraio 1998 la
Sezione degli stranieri, raccolti i preavvisi negativi della Polizia cantonale
e del Municipio di __________, ha respinto la domanda di __________ volta al
rilascio di un permesso di domicilio in virtù degli art. 4, 7, 9, 12, 16 LDDS e
8 ODDS. L'autorità si è fondata sul rapporto di Polizia cantonale del 13
novembre 1997 da cui si evince che l'istante ha più volte interessato la
polizia, che svolgeva attività lucrativa senza autorizzazione, che fissava
appuntamenti per prestazioni sessuali e che il marito si trovava in una casa di
cura senza avere contatti con lei. Ha infine ordinato all'interessata di
lasciare il territorio cantonale entro il 31 marzo 1998.

 

 

                                  C.   Con giudizio 2 settembre
1998 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo
l'impugnativa contro di essa interposta dall'interessata.

In sostanza, il Governo ha ritenuto che non sussistesse più
un legame tra il marito svizzero e la straniera. Ha tuttavia lasciato aperta la
questione a sapere se il matrimonio fosse stato concluso con lo scopo di
eludere la legislazione in materia di dimora e domicilio degli stranieri o se
vi fosse altra forma di abuso (art. 7 cpv. 2 LDDS). La risoluzione censurata è
stata comunque confermata in considerazione delle infrazioni commesse dalla ricorrente
e dei comportamenti da essa assunti, che sono stati considerati atti a
giustificare l'espulsione dal territorio elvetico in virtù degli art. 7 cpv. 1
e 10 cpv. 1 lett. a/b LDDS.

 

 

                                  D.   Contro la predetta
pronunzia, la soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio di un
permesso di soggiorno. In sostanza, ritiene che la decisione impugnata violi
gli art. 7 LDDS e 8 CEDU, sia arbitraria, sproporzionata ed inopportuna.
Ammette di aver interrotto la convivenza temporaneamente e solo durante il
periodo di degenza del marito per alcoolismo, rendendogli nondimeno visita. A
suo dire, esso sarebbe stato ora dimesso e rientrato al domicilio coniugale.
Sostiene che i reati a suo carico non sono atti a giustificare il severo
provvedimento adottato. Sottolinea che l'attuale situazione debitoria in cui
versa è pure imputabile al marito, che non può lavorare a causa del suo stato
psicofisico.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del ricorso
si oppongono sia la Sezione degli stranieri sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

                                  F.   In sede istruttoria, il
Ministero pubblico ha comunicato al Tribunale di aver condannato la ricorrente
con decreto d’accusa del 20 settembre 1994 a 60 giorni d’arresto sospesi
condizionalmente per ripetuta infrazione alla LFStup e di aver aperto altri
procedimenti a suo carico. Delle osservazioni formulate dall'interessata in
proposito, si dirà più avanti.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è
data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate
con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett.
a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia
degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non
è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la
legislazione federale non conferisce un diritto.

L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente,
nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in
merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha
quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale
pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di
un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con
rinvii). 

 

1.3. Non esiste tra la Svizzera e la Repubblica Dominicana
alcun trattato che regoli in modo specifico il soggiorno in Svizzera dei
cittadini dominicani, accordo dal quale potrebbe scaturire un diritto al
rilascio di un permesso di dimora o di domicilio.

 

1.4. Giusta l'art. 7 LDDS, il coniuge straniero di un
cittadino svizzero ha diritto al rilascio di un permesso di dimora. Dopo una
dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, ha diritto al permesso di
domicilio. Ai fini dell'applicazione della suddetta norma, è determinante
unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF
119 Ib 417 e segg. consid. 2c).

In concreto, l'interessata è sposata con __________ dal 9 settembre
1992, quindi da più di cinque anni. Inoltre il suo soggiorno in Svizzera è
regolare ed ininterrotto (v. Rapporto informativo Polizia cantonale del 13
novembre 1997 pag. 2). In principio, oltre al rinnovo del permesso di dimora,
essa ha quindi il diritto al rilascio di un permesso di domicilio. Pertanto,
essendo la decisione impugnata suscettibile di essere dedotta davanti al Tribunale
federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che
la competenza di questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da
__________ è data. Se il permesso sollecitato possa esserle rifiutato, è una
questione di merito e non di ammissibilità.

 

1.5. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 10 LALPS; 46
cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   L'art. 7 cpv. 1 LDDS
dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al
rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Dopo una dimora regolare e ininterrotta
di cinque anni, ha diritto al permesso di domicilio. Questo diritto si estingue
qualora sorga un motivo d'espulsione.

La straniera può essere espulsa dalla Svizzera quando essa è
stata punita dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (art. 10
cpv. 1 lett. a LDDS), oppure quando la sua condotta in generale e i suoi atti
permettono di concludere che non vuole o non è capace di adattarsi
all'ordinamento vigente nel Paese che la ospita (lett. b). L'art. 11 cpv. 3
LDDS precisa tuttavia che l'espulsione può essere pronunciata solo se
dall'insieme delle circostanze sembra adeguata. Per valutare se tale
presupposto sia adempiuto, occorre segnatamente tenere conto della gravità
della colpa dell'interessata, della durata del suo soggiorno in Svizzera e del
pregiudizio che essa e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione (art.
16 cpv. 3 ODDS).

 

 

                                   3.   Nell'evenienza concreta, il
Dipartimento delle istituzioni ha inflitto alla ricorrente due multe di 20.- e
di 30.- fr. per mancata notifica del luogo di residenza (decreti 25 marzo 1994
n. 94 1578/303 e 1579/309). Con decreto d'accusa 20 settembre 1994 essa è
inoltre stata condannata dal Procuratore pubblico a 60 giorni d'arresto,
sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per ripetuta
infrazione e contravvenzione alla LFStup, commessa acquistando tra l'estate
1993 e la primavera 1994, almeno 30 gr. di cocaina che ha in parte ceduto a
terzi ed in parte consumato. A seguito di tale condanna, la ricorrente è stata
ammonita il 22 dicembre 1994 dall'autorità competente in materia di stranieri,
con l’avvertenza che in caso di recidiva o di comportamento scorretto sarebbe
stata presa in esame la possibilità di adottare adeguate misure amministrative.

Il 5 dicembre 1997 la Sezione degli stranieri ha inflitto
all'interessata un’ulteriore multa di 300.- fr. per infrazione alla LDDS, per
aver lavorato in qualità di collaboratrice domestica dall'inizio di novembre
1996 al 6 febbraio 1997, con una frequenza di 2/3 giorni settimanali, alle
dipendenze di diverse famiglie di __________, sprovvista del permesso che le
consentisse di svolgere tale attività, quando era al beneficio di un permesso
di dimora annuale per occuparsi presso altro datore di lavoro.

Interrogata il 23 ottobre 1997 dalla Polizia cantonale, la
ricorrente ha dichiarato che le sue entrate finanziarie mensili si componevano
del reddito conseguito facendo pulizie in nero presso vari conoscenti per un
totale di 10/12 ore settimanali (fr. 1'500.–) e gestendo una linea telefonica
erotica privata (fr. 1'000.–).

Dal rapporto informativo 13 novembre 1997 della polizia cantonale
e dai relativi allegati si evince che l'interessata ha a suo carico 7 attestati
di carenza beni per complessivi fr. 14'095.– e che tra l'8 giugno 1995 ed il 22
settembre 1997 è stata oggetto di 7 procedure esecutive per complessivi fr.
7'221.–. Risulta pure, tra l'altro, che il marito è stato arrestato per rapina
l'8 maggio 1996 ed è stato in seguito internato presso un centro di recupero
per alcolisti. Agli archivi del comando figura infine una segnalazione 11
agosto 1997 per aiuto al soggiorno illegale.

 

 

                                   4.   4.1. Contrariamente a
quanto sostiene la ricorrente, la pena di 60 giorni di arresto inflittale dal
Procuratore pubblico non è una semplice contravvenzione. La ricorrente è
infatti stata condannata anche per infrazione alla LFStup, reato che è punito
con la reclusione o la detenzione (art. 9 cpv. 2 e 101 CP; 19 cifra 1 LFStup).
Benché rilevante ai fini della valutazione del comportamento tenuto
dall'insorgente durante la sua dimora in Svizzera, tale condanna non è tuttavia
atta a giustificare un provvedimento di espulsione dalla Svizzera. Lo straniero
implicato nel traffico di stupefacenti deve invero attendersi che sia pronunciata
una misura di allontanamento nei suoi confronti. La protezione della
collettività dalle conseguenze derivanti dallo sviluppo del mercato della droga
costituisce in effetti un interesse pubblico preponderante che giustifica
l'espulsione. In concreto, il Dipartimento delle istituzioni ha tuttavia rinunciato
a pronunciare l’allontanamento dell’insorgente. Preso atto della condanna, si è
limitato ad ammonirla, prospettandole ulteriori provvedimenti soltanto in caso
di recidiva o di comportamento scorretto.

Orbene, dopo questa condanna, l’insorgente non è incorsa in
ulteriori condanne per crimini o delitti. Non sono quindi date le premesse per
l’adozione di un provvedimento fondato sull’art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS.

 

4.2. Ferma questa premessa, resta comunque da accertare se
non siano dati i presupposti per pronunciare l'espulsione giusta l'art. 10 cpv.
1 lett. b LDDS; norma, che permette di allontanare lo straniero quando la sua
condotta in generale e i suoi atti giustificano la conclusione che egli non
vuole o non è capace di adattarsi all’ordinamento vigente nel Paese che lo
ospita. A tal fine occorre che lo straniero contravvenga gravemente o reiteratamente
alle disposizioni di legge o alle decisioni dell'autorità, contravvenga
gravemente alla morale, tralasci continuamente per cattiva volontà o
sregolatezza di adempiere obblighi di diritto pubblico o privato, viva nella
sregolatezza o nell'ozio (art. 16 cpv. 2 ODDS).

Orbene, la fattispecie in esame non risponde a queste condizioni.

Dopo la citata condanna ed il relativo ammonimento, la ricorrente
è stata oggetto di una sola multa di fr. 300.– per aver lavorato senza
autorizzazione in qualità di collaboratrice domestica per circa tre mesi
(decreto 5 dicembre 1997 n. 97 1993/805). Risulta pure che vi sono a suo carico
7 attestati di carenza beni per complessivi fr. 14'095.– e che nei suoi
confronti sono state promosse 7 procedure esecutive per complessivi fr.
7'221.-. Questi elementi non bastano tuttavia per concludere che la ricorrente
non vuole o non è capace di adattarsi al nostro ordinamento. La condanna subita
si riferisce ad una semplice contravvenzione. I debiti a suo carico non costituiscono
ancora un indice di cattiva volontà o di sregolatezza nell’adempimento dei suoi
obblighi. Né permettono di dedurre che viva nella sregolatezza o nell’ozio.

Visto il permesso rilasciatole dall’autorità cantonale,
durante la litispendenza, per lavorare come cameriera alle dipendenze di un
esercizio pubblico (v. scritto 22 aprile 1998 all'avv. __________, precedente
patrocinatore dell'interessata), tutto sommato appare eccessivo negarle
ulteriore fiducia. Non si può in effetti escludere che grazie al rinnovo del
permesso di soggiorno la ricorrente riesca ad integrarsi convenientemente nel
nostro ordinamento, tacitando i suoi creditori ed evitando di incorrere in ulteriori
sanzioni.

 

 

                                   5.   L'insorgente non postula
più in questa sede la concessione di un permesso di domicilio. Al riguardo va
osservato che prima di concedere siffatto permesso ad uno straniero, l'autorità
esamina ancora una volta a fondo come si è comportato fino allora (art. 11
ODDS). Ora, il comportamento tenuto dalla ricorrente dopo la condanna subìta ed
il relativo ammonimento, non giustifica un’espulsione. È comunque tale da
ostare al rilascio di un permesso di domicilio. Bene ha fatto pertanto
l’insorgente a non insistere per ottenerlo.

 

 

                                   6.   Sulla scorta delle
considerazioni che precedono il ricorso deve quindi essere accolto, annullando
la decisione del Dipartimento delle istituzioni e quella del Consiglio di Stato
che la conferma, siccome viziate da eccessivo rigore nella valutazione del comportamento
tenuto dall’insorgente durante il suo soggiorno in Svizzera. Gli atti vengono
rinviati alla Sezione degli stranieri perché rilasci all’insorgente un permesso
di dimora annuale.

 

 

                                   7.   Visto l'esito del ricorso,
si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia e delle spese. Lo Stato del
Cantone Ticino rifonderà alla ricorrente, assistita da un legale, un'adeguata
indennità per ripetibili (art. 31 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 7 e 10 LDDS; 11 e 16 ODDS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a
LALPS; 3, 18, 28, 31, 43, 60, 61, 64, 65 PAmm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso è accolto nel
senso dei considerandi.

§.  Di conseguenza sono annullate:

a)    la
risoluzione 2 settembre 1998 (n. 3985) del Consiglio di Stato;

b)    la decisione
6 febbraio 1998 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli Stranieri.

 

 

                                   2.   Gli atti sono ritornati alla
Sezione degli Stranieri affinché rinnovi per un anno __________, cittadina
dominicana, il permesso di dimora.

 

 

                                   3.   Non si prelevano né tasse né
spese di giustizia. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà alla ricorrente fr.
500.– a titolo di ripetibili.

 

 

                                   4.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      5.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario