# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 07c5ba31-96d5-5400-b35b-49870c3d80e0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-04-26
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 26.04.2010 14.2010.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2010-28_2010-04-26.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2010.28

  	
  Lugano

  26 aprile 2010

  B/fp/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Walser e Roggero-Will

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baur Martinelli,
  vicecancelliera

  

 

 

statuendo sulla causa fallimentare dipendente dall’istanza
17 dicembre 2009 presentata da

 

	
   

  	
  AO 1 __________ 

  rappresentata dalla RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 __________ 

  patrocinata dall’ PA 1 __________ 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

sulla quale istanza il Pretore del Distretto di __________,
con sentenza 24 marzo 2010 (EF.2009.__________) ha così deciso:

 

     “1.     È pronunciato il
fallimento della AP 1, __________, a far tempo da giovedì 25 marzo 2010 alle
ore 10.00. 

 

 2./3./4.  Omissis.”

 

Sentenza dedotta
tempestivamente in appello da AP 1 che con atto 29 marzo

2010 e integrazione 6
aprile 2010 ne postula l’annullamento;

 

preso atto che alla
parte appellata non è stato intimato l’atto di appello, il suo credito 

essendo stato saldato; 

rilevato che con decreto
presidenziale 31 marzo 2010 all’appello è stato 

concesso effetto
sospensivo parziale;

 

 

ritenuto

 

In fatto:

 

                                  A.   Nell’ambito
dell’esecuzione n. __________ dell’UE di __________ la AO 1 ha chiesto il fallimento di AP 1 per il mancato pagamento di fr. 15'024.85 oltre accessori, dedotti
eventuali acconti.

 

                                  B.   All’udienza
di contraddittorio del 10 marzo 2010 l’escussa si è opposta all’istanza di
fallimento asserendo che era intenzionata a far fronte al pagamento del dovuto
nei confronti dell’istante.

 

                                  C.   Con
sentenza 24 marzo 2010 il Pretore del Distretto di __________, __________, ha
dichiarato il fallimento di AP 1 a far tempo da giovedì 25 marzo 2010 alle ore
10.00.

 

                                  D.   Con
l’appello e la relativa integrazione AP 1 asserisce di aver saldato il suo debito
nei confronti dell’istante, producendo una ricevuta del 29 marzo 2010 dell’UE
di __________ relativa al versamento di fr. 16'939.10 a saldo dell’esecuzione n. __________ promossa da AO 1 (doc. C). Con l’integrazione
l’appellante ha poi prodotto tre ulteriori ricevute relative al saldo delle esecuzioni
n. __________, __________ e 1__________ (doc. D, E e F). 

 

Considerato 

 

In diritto:

 

                               1.a)   In virtù
dell’art. 174 cpv. 2 LEF l'autorità giudiziaria superiore può annullare la
dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende
verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo:

                                         1)  il
debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto;

                                         2)  l'importo
dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria superiore a
disposizione del creditore; o che

                                         3)  il
creditore ha ritirato la domanda di fallimento.

 

                                         L’autorità
giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la
dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte
Nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte Nova”), solo se
risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF. I
nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve
espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile
la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte
dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza
senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere
determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto
nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore
di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti
trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un
periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può
emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da
eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di
fallimento in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti
importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla
base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti,
estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del
debitore sono insufficienti. Le esigenze poste al debitore per rendere
verosimile la sua solvibilità non devono però essere troppo severe. La
solvibilità è resa verosimile allorquando essa appare più verosimile che
l'insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la produzione, già con l’atto di
appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità
influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo
(Giroud, Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, n. 25-26 ad
art. 174 LEF; Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und
Konkursrechts, 8. ed Berna 2008, § 36 n. 58 p. 334/335, § 38 n. 14 p. 347;
Brönnimann, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes
gemäss Art. 174 E SchKG, p. 446 ss. in Festschrift H.U. Walder, Recht und
Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 p. 172).

 

                                  b)   L’appellante
ha dimostrato di avere saldato il suo debito nei confronti dell’istante
posteriormente alla dichiarazione di fallimento, producendo una ricevuta 29
marzo 2010 relativa al versamento di fr. 16'939.10 a saldo dell’esecuzione in oggetto, per cui risulta adempiuto il requisito previsto
all’art. 174 cpv. 2 n. 1 LEF. 

                                         Per
quel che riguarda invece il presupposto della solvibilità - condizione
indispensabile per ottenere l’annullamento della decisione impugnata poiché,
come visto, il pagamento della somma posta in esecuzione è avvenuto soltanto
dopo la pronuncia del fallimento - va osservato che dall’estratto delle
esecuzioni dell’UE di __________ al 19 aprile 2010 risulta che nei confronti
dell’appellante sono pendenti 23 esecuzioni per un importo complessivo di fr. 29'650.70,
12 esecuzioni essendo state pagate. A prescindere dalle esecuzioni che
l’appellante ha dimostrato di avere saldato, determinante è che nell’anno in
corso sono già stati emessi cinque avvisi di pignoramento e che nel corso del
2009 sono state presentate due domande di realizzazione. Ciò porta a ritenere
che la convenuta non dispone della liquidità necessaria a fare fronte ai suoi
debiti, nemmeno a quelli d’importo modesto. Decisivo è che l’appellante renda
verosimile, nel termine d’appello, di disporre di mezzi liquidi oggettivamente
sufficienti non solo per pagare la pretesa oggetto dell’esecuzione in esame e
le esecuzioni giunte all’emissione della comminatoria di fallimento, ma anche
le ulteriori procedure esecutive, i cui debiti sono ormai accertati.   

                                         I
precedenti considerandi portano a concludere che l’appellante non ha reso
sufficientemente verosimile la sua solvibilità.

                                         Il
fallimento di AP 1 non può quindi essere annullato.

 

                                   2.   L’appello va respinto.

                                         Essendo
stato concesso effetto sospensivo parziale all’appello, il fallimento deve
essere nuovamente pronunciato.

                                         La
tassa di giustizia è posta a carico dell’appellante (art. 48 e 49 OTLEF),
mentre non si assegnano indennità, a controparte non essendo stato intimato
l’appello.

 

 

Per questi motivi,

 

richiamato l’art. 174
cpv. 2 LEF

 

 

pronuncia:

 

 

                                   1.   L’appello
è respinto.

 

                               1.1.   Di conseguenza è dichiarato il fallimento di AP 1__________, a far
tempo da

 

 

                                         mercoledì
28 aprile 2010 alle ore 10.00.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di fr. 120.-- del presente giudizio, già anticipata
dall’appellante, resta a carico di AP 1.

 

                                   3.   Intimazione:    -    avv.
PA 1, __________;

                                                                 -    RA
1, __________;

                                                                 -    Ufficio
esecuzione di __________ __________;

                                                                 -    Ufficio
fallimenti di __________, __________;

                                                                 -    Ufficio
cantonale del Registro di commercio, __________;

                                                                 -    Ufficio
del Registro fondiario del Distretto di __________, __________;

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di __________.

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                           
La segretaria

 

 

 

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF).