# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3945788c-8f38-504c-8bbb-f6b56fcdda9e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-04-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 14.04.2015 15.2015.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2015-1_2015-04-14.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2015.1

  	
  Lugano

  14 aprile 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo sul ricorso 2 gennaio 2015 di

 

	
   

  	
  avv.
  RI 1, 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Lugano,
o meglio contro il verbale per la formazione dell’inventario degli oggetti
vincolati da un diritto di ritenzione allestito il 3 dicembre 2014 nella
procedura n. __________ avviata nei confronti della ricorrente da

 

	
   

  	
  PI 1, 

  (patrocinata dall’ PA 1,)

   

  

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con
domanda del 27 novembre 2014 PI 1 ha chiesto all’Ufficio di esecuzione (UE) di
Lugano di procedere all’ere­­zione dell’inventario degli oggetti vincolati da
diritto di ritenzione presenti nell’ufficio (adibito a studio legale) ubicato
al __________ piano, interno __________, del __________ in __________ a __________,
che costei aveva ceduto in sublocazione all’avv. RI 1, a garanzia delle pigioni
scadute dal dicembre del 2013 al novembre del 2014, per complessivi fr. 12'000.–.

 

                            B.  Dando
seguito alla predetta richiesta, l’UE ha allestito l’inventario il 3 dicembre
2014, giorno in cui è stato pure eseguito lo sfratto pronunciato nei confronti RI
1 il 15 novembre 2012 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4 (inc. __________).
I beni inventariati sono stati lasciati in custodia della sublocatrice, la quale
li ha fatti depositare presso i magazzini di Bolliger & Tanzi a Viganello,
in conformità del decreto di sfratto. Il verbale per la
formazione dell’inventario degli oggetti vincolati dal diritto di ritenzione è stato inviato all’avv. RI 1 il 12 dicembre 2014.

 

                            C.  Con
ricorso del 2 gennaio 2015 RI 1 si aggrava contro l’inventario, chiedendo,
previo conferimento dell’effetto sospensivo, di accertarne la nullità e in
subordine di annullarlo, facendo ordine all’UE di restituire urgentemente i
beni inventariati, in quanto strumenti di lavoro. La ricorrente postula altresì
che i funzionari responsabili dell’erezione dell’inventario siano sanzionati.

 

                            D.  Il
14 gennaio 2015 il presidente di questa Camera ha concesso effetto sospensivo
parziale al ricorso, ordinando all’UE di autorizzare la ricorrente, su sua
richiesta, a prelevare tutti i beni inventariati a condizione di firmare una
dichiarazione in cui siano indicati l’indirizzo del nuovo luogo di deposito nel
Distretto di Lugano e il divieto fatto a lei, con comminatoria delle sanzioni penali
previste dall’art. 169 CP, di poi allontanarne gli oggetti prima che sia pagato
il credito di fr. 12'000.– più interessi e spese, o siano fornite garanzie
sufficienti.

 

                            E.  Con
osservazioni del 29 gennaio 2015 PI 1 postula la reiezione del ricorso, nella
misura in cui sia ricevibile.

 

                             F.  Il
4 febbraio 2015 RI 1 ha chiesto di modificare il decreto di conferimento dell’effetto
sospensivo parziale, nel senso di concederlo in forma totale, reintegrandola
nel possesso di tutti i beni inventariati.

 

                            G.  Nelle
osservazioni del 9 febbraio 2015 l’UE chiede, anch’esso, di respingere il
gravame, ma non si oppone all’esclusione dall’in­­ventario di una postazione di
lavoro composta di un tavolo, un computer e libri professionali, in quanto
necessari per lo svolgimento della professione di avvocato della ricorrente.

 

                            H.  A
integrazione dell’istanza di modifica del decreto di effetto sospensivo
parziale, il 13 febbraio 2015 l’avv. RI 1 ha trasmesso copia della replica 10
febbraio 2015 che aveva depositato dinanzi alla Pretura del Distretto di
Lugano, chiedendo che quanto eccepito in quell’atto valga anche per la
procedura avanti a questa Camera.

 

Considerato

 

in diritto:              1.  Interposto all’autorità di vigilanza (art. 3 LPR) entro 10 giorni dalla
notifica dell’atto impugnato avvenuta il 22 dicembre 2015, il ricorso è in
linea di principio ricevibile (art. 17 LEF).

 

                             2.  Nelle
sue osservazioni, la resistente chiede in ordine di dichiarare l’istanza (recte
il ricorso) irricevibile senza facoltà di emendamento giusta l’art. 7 cpv.
6 LPR, poiché – a sua detta – la ricorrente si esprime in forma sempre più
fastidiosa e sconveniente, persino oltraggiosa e denigratoria, sia nei confronti
del suo patrocinatore sia di magistrati, funzionari e autorità, malgrado sia
stata ripetutamente avvertita e richiamata a un contegno più dignitoso e corretto.

                           2.1  Secondo
l’art. 7 cpv. 6 LPR, gli atti illeggibili, sconvenienti o prolissi sono
rimandati alla parte interessata, con l’invito a rifarli e con la comminatoria
che altrimenti l’atto non sarà preso in considerazione e il ricorso sarà
dichiarato irricevibile. È sconveniente la sterile critica personale,
finalizzata al dileggio, segnatamente contro magistrati e organi dell’esecuzione
forzata (Flavio
Comet­ta, Commentario alla LPR, 1998, n. 7.1/b ad art. 7 LPR).

                           2.2  Nel
caso in esame, non si può negare che nel ricorso l’insorgen­­te si è espres­sa
a tratti in modo sconveniente (ad esempio a pag. 1: “atto di squadrismo vile
e ripugnante, decisamente di stampo mafioso, commesso dal presunto avvocato PA
1 & C.”), specialmente tenuto conto degli obblighi di lealtà, di
collegialità e di dignità che connotano la professione di avvocato (cfr. art.
25 e 30 del Codice professionale dell’Ordine degli avvocati del Cantone Ticino,
RL 3.2.1.1.4). La Camera, tuttavia, non ha finora richiamato formalmente l’avv.
RI 1 a un contegno dignitoso verso magistrati, autorità, colleghi e
controparti, evitando l’avvio di procedure incidentali fonti di possibili
ulteriori controversie e rallentamenti. Il ricorso in esame non può, in queste
condizioni, essere dichiarato irricevibile d’acchito senza dare alla ricorrente
la facoltà di sanarlo. E sempre per risparmiare tempo, si rinuncia a rimandarlo
al mittente per emendamento. L’avv. RI 1 è però avvertita che in futuro la
Camera farà uso sistematico della facoltà prevista agli art. 7 cpv. 6 della Legge
cantonale sulla procedura di ricorso in materia di esecuzione e fallimento
(LPR, RL 3.5.1.2) e 132 cpv. 1 e 2 CPC.

 

                             3.  Nell’istanza
4 febbraio 2015 di modifica del decreto di effetto sospensivo e nell’“atto
integrativo” del 13 febbraio, la ricorrente contesta la legittimazione dell’avv.
PA 1 a rappresentare la procedente PI 1, facendo notare ch’egli è in possesso
soltanto di una vecchia procura rilasciata nel 2010, molto probabilmente
firmata da A__________, sorella di PI 1. Per tale ragione, la ricorrente chiede
che l’avv. PA 1 produca una nuova procura rilasciata dalla sola persona che ne
ha titolo, con contestuale copia di un suo documento d’i­­dentità e autentica
della firma. Ora, questa Camera non ha alcun motivo di dubitare dell’autenticità
e dell’attualità della procura del 7 maggio 2010 acclusa alla domanda per la
formazione di un inventario degli oggetti vincolati da un diritto di ritenzione,
la ricorrente non avendo fornito alcun indizio concreto e oggettivo a sostegno
della propria contestazione, peraltro sollevata solo in un secondo tempo con un
intento manifestamente defatigatorio – come in tutte le altre procedure
pendenti davanti a questa Camera e ad altri tribunali (v. decreto 11 aprile
2013 della presidente della seconda Camera civile, doc. 2 accluso alle
osservazioni al ricorso; controsservazioni 10 febbraio 2015 a cui rinvia l’atto integrativo 13 febbraio 2015). Del resto, l’avv. __________ ha rappresentato
PI 1 nella procedura di sfratto fino alla decisione del Tribunale federale del
15 ottobre 2014 e il suo mandato è stato confermato dalla cliente con dichiarazione
scritta del 20 gennaio 2015 allegata alle osservazioni al ricorso (doc. 3). Nulla
osta quindi alla trattazione del ricorso senza indugio.

 

                             4.  Nel
merito la ricorrente pretende che il verbale impugnato sia
illegale e arbitrario, poiché secondo lei “non ci sono pigioni scadute”,
“nessun termine [le] è mai stato intimato dall’UE”, l’inventario è stato
allestito in sua assenza e le stime dei beni inventariati non corrispondono
alla realtà. Essa fa valere pure una serie di contestazioni relative all’esecuzione
del decreto pretorile di sfratto, che possono però essere ignorate in questa
procedura, siccome con un ricorso nel senso dell’art. 17 LEF, come noto, è
possibile contestare unicamente provvedimenti adottati da organi esecutivi
previsti dalla LEF (e non da autorità giudiziarie). Dal canto suo, la
resistente osserva che l’UE ha agito in maniera assolutamente corretta, trasparente
e che nulla gli è imputabile in merito allo svolgimento delle operazioni di
sfratto. Rileva inoltre che la ricorrente neppure indica quali fra gli oggetti
inventariati siano indispensabili all’eventuale esercizio della sua attività professionale
e dunque impignorabili.

 

                           4.1  Giusta
l’art. 283 cpv. 1 LEF, anche prima d’iniziare l’esecuzione, il locatore di
locali commerciali può domandare l’assistenza dell’ufficio per la provvisoria
tutela del suo diritto di ritenzione (art. 268 segg. e 299c CO). A tal
uopo, l’ufficio fa l’inventario degli oggetti vincolati al diritto di
ritenzione e fissa al locatore un termine per promuovere l’esecuzione in via di
realizzazione del pegno (art. 283 cpv. 3 LEF). L’allestimento dell’inventario è
una procedura unilaterale. L’ufficio vi procede a semplice richiesta del
creditore, il quale deve rendere verosimile il diritto di ritenzione; non sono
invece previste altre formalità, in particolare la convocazione del debitore (cfr. Stoffel/Oulevey in:
Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 24 ad art. 283 LEF; Gillié­ron, Commentaire de la LP, vol.
IV, 2003, n. 27 ad art. 283 LEF), l’esecuzione dell’inventario degli oggetti
vincolati al diritto di ritenzione, diversamente da quanto avviene per il
pignoramento (art. 90 LEF), non dovendo invero essere comunicata al debitore
(DTF 93 III 21 consid. 3).

                                  Prima
di dar seguito alla richiesta, l’ufficio deve comunque eseguire un esame
sommario dei suoi presupposti. In particolare, deve verificare, prima facie,
se tra le parti esiste un valido contratto di (sub)locazione di locali
commerciali e se il credito vantato dal (sub)locatore verte su pigioni o prestazioni
analoghe, quali spese accessorie, indennità per rescissione anticipata del contratto,
ecc. L’ufficio può, per ragioni di diritto materiale, rifiutare di erigere l’inventario
degli oggetti sottoposti al diritto di ritenzione del (sub)locatore soltanto se
l’inesistenza (o la minore estensione) di questo diritto è manifesta e
inequivocabile. L’esame di merito sull’esistenza e l’estensione del diritto di
ritenzione, così come sull’esistenza e l’ammontare del credito vantato dal (sub)locatore,
è infatti demandato al giudice nell’ambito di un’eventuale procedura di rigetto
dell’opposizione (sentenza della CEF 15.2013.75 dell’8 ottobre 2013, consid. 2
e riferimenti citati).

 

                           4.2  Nel caso in rassegna, a sostegno della
sua domanda la procedente ha prodotto il contratto di locazione di un appartamento
di 4½ locali, sottoscritto il 3 dicembre 1997 con la parte locatrice __________
(doc. E), e il contratto di “parziale sub-locazione (in ragione di un mezzo)”,
con cui il 21 giugno 2006 essa ha concesso all’avv. RI 1 l’“uso commerciale”
dei medesimi locali “adibiti a studio legale” per una pigione di fr. 950.–
mensili oltre a spese accessorie pagabili in rate
semestrali anticipate di fr. 300.– (doc. F, specie ad 12.5). Vista la
natura dei contratti e le modalità pattuite, la pretesa di fr. 12'000.–
vantata per il periodo dal dicembre del 2013 al novembre del 2014 (pari a 12 mensilità
di fr. 950.– più fr. 50.– per spese accessorie) pare di per sé
garantita dal diritto di ritenzione fatto valere da PI 1. La ricorrente non ha
indicato ragioni che facciano ritenere l’inesistenza di tale pretesa manifesta
e inequivocabile, e in particolare non ha dimostrato di aver
pagato le pigioni in questione. La sua contestazione si rivela così infondata.

                           4.3  Per
quanto attiene invece all’esecuzione dell’in­ventario, nulla può essere
rimproverato all’organo esecutivo. Come visto (sopra consid. 4), esso non era
infatti tenuto a convocare RI 1 e allestire l’inventario in sua presenza né ad
assegnarle un termine di pagamento, l’allestimento dell’inventario essendo un provvedimento
conservativo unilaterale e urgente (nel senso dell’art. 56 principium LEF,
DTF 83 III 114), così come il sequestro giusta gli art. 271 e segg. LEF. Anche
su questo punto il ricorso è da respingere.

 

                           4.4  Per
quanto concerne infine la stima dei beni inventariati, l’insor­­gente si limita
a mere affermazioni, secondo cui il valore di alcuni beni (poltrone “design Le
Corbusier”, sedie Vitra, quadro “firmato Francesco Vella”) è superiore alle
valutazioni fatte dall’UE, senza tuttavia sostanziarle con indizi o prove
pertinenti. In particolare, non può venire in suo soccorso la copia della
polizza di assicurazione prodotta con l’istanza 4 febbraio 2015 di modifica del
decreto di effetto sospensivo parziale, tale documento menzionando soltanto il
valore assicurato, pattuito dai contraenti, ma non quello di realizzazione dei
beni inventariati. E contrariamente a quanto sembra pensare la ricorrente non
spetta alla Camera ordinare d’ufficio una stima peritale – a supporre l’esistenza
di criteri di stima riconosciuti per gli oggetti in questione (cfr. DTF
101 III 35, consid. 2b) – ma incombeva
semmai all’escussa chiedere all’UE, nel termine di ricorso, una nuova stima a
mezzo di periti, anticipandone le spese (in applicazione analogica dell’art. 9
cpv. 2 del Regolamento del Tribunale federale concernente
la realizzazione forzata di fondi [RFF, RS 281.42]). Il verbale impugnato
resiste dunque alla critica anche sotto questo profilo.

 

                             5.  Occorre
rilevare, per terminare, che secondo l’art. 268 cpv. 3 CO sono esenti dal
diritto di ritenzione gli oggetti che non potrebbero essere pignorati dai creditori
del (sub)conduttore. Sono dunque sottratti al diritto di ritenzione tutti i
beni impignorabili nel senso dell’art. 92 LEF (DTF 82 III 80 consid. 3), in particolare gli arnesi, gli apparecchi, gli strumenti e i libri,
in quanto siano necessari al (sub)conduttore per l’esercizio della professione
(art. 92 cpv. 1 n. 3 LEF).

 

                           5.1  Nel
caso di specie l’UE ha inventariato tutti gli oggetti presenti nei locali
ceduti in sublocazione a RI 1, malgrado in quegli spazi, adibiti a studio
legale (doc. F), quest’ultima svolgesse la professione di avvocato. Ora, è
evidente che una postazione di lavoro, costituita di una scrivania, una sedia,
un computer, una stampante, libri giuridici e materiale di cancelleria, sia
indispensabile per l’esercizio della professione di avvocato. L’or­­gano
esecutivo stesso ha, del resto, affermato nelle osservazioni al ricorso che non
si oppone all’esclusione dall’inventario di una postazione di lavoro composta
di un tavolo, un computer, nonché dei libri professionali, in quanto necessari
per lo svolgimento della professione (osservazioni 9 febbraio 2015, pag. 2 i.f.).
Dal canto suo, la resistente obietta invece che l’insorgente non ha indicato
quali oggetti siano necessari allo svolgimento della sua attività professionale
e che, ad ogni modo, la questione non parrebbe rilevante, ritenuto che – stando
alla stampa (doc. 5) – l’avv. RI 1 risulterebbe attualmente sospesa dall’e­sercizio
della professione. Tali contestazioni non appaiono tuttavia decisive, giacché,
da una parte, l’organo esecutivo è tenuto d’ufficio ad accertare quali beni
siano impignorabili in base all’art. 92 LEF e, dall’altra, la sospensione
dall’esercizio della professione di avvocato di RI 1 risulta temporanea, ovvero
limitata a un periodo di 3 mesi (cfr. doc. 5).

 

                           5.2  Alla
luce delle considerazioni che precedono, è necessario menzionare nell’inventario
l’impignorabilità dei beni indispensabili a RI 1 per l’e­­sercizio della sua
professione. Considerato che l’UE ha inventariato diversi beni di stessa
funzionalità, vanno liberati dal diritto di ritenzione quelli di minor valore,
al fine di tutelare gli interessi della creditrice PI 1 (art. 92 cpv. 3 LEF per
analogia). È dunque fatto ordine all’organo esecutivo di aggiungere nell’inventario,
nella colonna delle osservazioni, la menzione dell’impignorabilità (art. 92
cpv. 2 n. 3 LEF) dei seguenti beni:

–      
la scrivania in legno nera, la sedia con rotelle e
la cassettiera con 3 cassetti (posizione 23);

–      
il personal computer marca Apple, con schermo
grande (posizione 24);

–      
la stampante/fotocopiatrice HD Laserjet PRO
(posizione 25);

–      
il fax CANON i-senxys (posizione 26);

–      
il materiale di cancelleria (posizione 13);

–      
i testi, le riviste e i libri giuridici (v.
posizioni 7, 12, 20 e 36, esclusi i libri d’arte e l’enciclopedia).

 

                           5.3  Ricordata
l’impignorabilità degli oggetti per i quali vi è senz’altro da presumere che il
ricavo eccederebbe di così poco la somma da non giustificare la loro
realizzazione (art. 92 cpv. 2 LEF), vanno dichiarati impignorabili anche i vasi
con piante verdi (posizioni 4 e 19).

 

                           5.4  I
beni dichiarati impignorabili possono senz’altro essere restituiti alla
reclamante presso i magazzini di Bolliger & Tanzi SA a Viganello. Il deposito ordinato dal giudice dello sfratto “in luogo indicato
dalla sublocatrice” è infatti subordinato alla condizione che la subconduttrice
non provveda a ritirare mobili e oggetti di sua pertinenza o non disponga
altrimenti (decreto 15 novembre 2012, dispositivo n. 5§). L’UE non può invece,
come chiesto nell’istanza 4 febbraio 2015, riportarli nei locali affittati da PI
1, perché su questo punto è vincolato dalla decisione (giudiziaria) di sfratto.

 

                             6.  L’odierno
giudizio rende senza oggetto sia l’istanza 4 febbraio 2015 di modifica del
decreto di effetto sospensivo parziale sia l’atto integrativo del 13
febbraio. Questi atti erano comunque destinati a reiezione,
poiché la ricorrente non ha allegato nuove circostanze che avrebbero
potuto giustificare la modifica dell’ordi­­nanza del 14 gennaio 2015, ma si è
limitata per lo più a censurare il decreto di sfratto e le modalità della sua
esecuzione, senza rendersi conto che la procedura pendente davanti a questa Camera
nulla ha a che vedere con lo sfratto (sopra consid. 4) – se non la
contemporaneità di esecuzione. A scanso di equivoco, occorre però precisare che
la situazione giuridica accertata nell’ordinan­za 14 gennaio 2015 rimane
immutata. L’UE potrà collocare i beni inventariati in custodia dell’escussa o
in quella di un terzo (compreso l’e­scutente) solo dopo che l’eventuale opposizione
all’esecuzione di convalida sarà stata definitivamente rigettata (DTF 127 III
112 consid. 3). Nel frattempo, e ove la ricorrente lo richieda (ciò che non ha
fatto finora), l’UE la autorizzerà a prelevare dal deposito di Bolliger &
Tanzi SA tutti i beni inventariati (non dichiarati impignorabili) a condizione
di firmare una dichiarazione in cui siano indicati l’indirizzo del nuovo luogo
di deposito nel Distretto di Lugano e il divieto fatto a lei, con comminatoria
delle sanzioni penali previste dall’art. 169 CP, di poi allontanarne gli
oggetti prima che sia pagato il credito di fr. 12'000.– più interessi e
spese, o siano state fornite garanzie sufficienti (v. seconda avvertenza sulla
prima pagina del verbale impugnato).

 

                             7.  Non
si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20a
cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:            1.  Il ricorso è parzialmente accolto. Di conseguenza è fatto ordine all’Ufficio
di esecuzione di Lugano di completare il verbale d’in­­ventario degli oggetti vincolati da un diritto di ritenzione (procedura n. __________), menzionando nella colonna
delle osservazioni come impignorabili i beni specificati nei considerandi 5.2 e
5.3, e mettendoli a disposizione della ricorrente, dietro sua esplicita
richiesta e previo appuntamento, presso il deposito di Bolliger &
Tanzi SA a Viganello.

 

                             2.  Non
si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                  Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Lugano.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                 Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, rispettivamente entro
cinque giorni dalla notificazione nel caso in cui la decisione impugnata è
stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione cambiaria.