# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3fd69c2b-9b96-5ab7-aaed-0b6d79e962c6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-05-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.05.2019 35.2019.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2019-2_2019-05-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2019.2

   

  MM/DC/sc

  	
  Lugano

  29 maggio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 dicembre 2018 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 novembre 2018 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 9 maggio 2011, RI 1,
dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di aiuto cucina e,
perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso la CO 1, è rimasta
vittima di un incidente della circolazione stradale, a seguito del quale ha
riportato, secondo il rapporto 11 maggio 2011 del Servizio di chirurgia
dell’Ospedale __________, un trauma cranico lieve. 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Con decisione formale del 23
gennaio 2013, poi confermata in sede di opposizione, la CO 1 ha dichiarato
estinto il proprio obbligo a prestazioni a contare dal 31 gennaio 2013,
ritenuto che, da quella data in poi, i disturbi ancora lamentati
dall’assicurata non si sarebbero più trovati in relazione di causalità con
l’evento infortunistico del maggio 2011. 

 

                               1.3.   Con sentenza 35.2013.89 del
27 febbraio 2014, questa Corte ha accolto ai sensi dei considerandi il ricorso
interposto nel frattempo dall’assicurata, nel senso che, accertato che al
momento della chiusura del caso i disturbi interessanti il rachide cervicale
e il ginocchio destro non costituivano più una conseguenza naturale
dell’infortunio del 9 maggio 2011, gli atti sono stati rinviati
all’amministrazione affinché ordinasse una perizia psichiatrica
e, alla luce dei relativi esiti, definisse nuovamente il diritto a prestazioni
a decorrere dal 31 gennaio 2013 (doc. 171-185). 

 

                                         La pronunzia
appena menzionata è cresciuta incontestata in giudicato.

 

                               1.4.   Dalle carte
processuali si evince che la CO 1 ha fatto capo al rapporto 25 marzo 2016 dello
psichiatra dott. __________, elaborato nel quadro della perizia
pluridisciplinare ordinata nel frattempo dall’Ufficio AI. 

 

                                         Con
decisione formale del 3 ottobre 2017, l’assicuratore LAINF ha confermato
l’estinzione a far tempo dal 31 gennaio 2013 del diritto alle prestazioni
dipendenti dal sinistro del 9 maggio 2011, precisato che la problematica
psichica diagnosticata dal perito, di natura psicogena, non costituirebbe una
conseguenza adeguata dell’infortunio assicurato (cfr. doc. 319-322). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (cfr. doc. 326-328), in
data 15 novembre 2018, la CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 332-336). 

 

                               1.5.   Con tempestivo ricorso del 28
dicembre 2018, RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto
l’annullamento della decisione su opposizione impugnata, facendo valere che le
turbe psichiche di cui soffre, la cui causalità naturale con l’infortunio del maggio 2011 è stata ammessa dal perito dott. __________,
costituirebbero pure una conseguenza adeguata di quello stesso sinistro. In
effetti, in presenza di un evento da classificare nella categoria degli
infortuni di grado medio in senso stretto, risulterebbero adempiuti almeno tre
dei fattori di rilievo elaborati dalla giurisprudenza federale (cfr. doc. I, p.
4: “Nel caso di specie, alla luce della perizia pluridisciplinare è di
meridiana evidenza che, sebbene l’infortunio non ricopra una particolare
spettacolarità, l’assicurata presenti ancora notevoli disturbi somatici e che
la cura medica è attualmente in corso; che i disturbi siano da ricollegare al
sinistro occorso; che vi sia un decorso sfavorevole attestato dai medici periti
e che vi sia una persistente incapacità lavorativa (nella misura del 100% dal
09.05.2011 al 31.01.2013 e nella misura del 50% dal 01.02.2013 ad oggi. (…). A
comprova di ciò, si legge nella perizia elaborata dal dott. __________, che la
ricorrente dovrebbe essere seguita sul piano psichiatrico poiché la sola cura
psicofarmacologica non basta a migliorare lo stato di salute della
ricorrente.”). 

                                         A titolo abbondanziale, la
ricorrente ha inoltre sostenuto che l’esame dell’adeguatezza del nesso di
causalità ha avuto luogo prematuramente, posto che “… al 31 gennaio 2013
non era ancora presente (un’indagine completa, n.d.r.), mancando per l’appunto
l’indagine psichiatrica, anche laddove il Dr. Med. __________ l’avesse
suggerita già a far tempo dal 2012. (…). L’indagine completa sullo stato di
salute dell’assicurata è invero avvenuta solo nel mese di marzo 2018, quando
l’assicurata è stata sottoposta alla perizia psichiatrica a cura del Dr. med. __________.
(…). Le prestazioni LAINF dovrebbero quanto meno essere riconosciute fino alla
data in cui è stata indagata completamente la causa dei disturbi, ovvero fino
al mese di marzo 2016.” (doc. I). 

 

                               1.6.   Il 24 gennaio 2019, il
patrocinatore dell’insorgente ha prodotto documentazione volta a supportare la
domanda di assistenza giudiziaria (doc. VIII + allegati). 

 

                               1.7.   La CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà per
quanto occorra nei considerandi di diritto (doc. IX). 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto della lite è la
questione di sapere se l’istituto assicuratore resistente era legittimato a
porre fine alle proprie prestazioni a far tempo dal 31 gennaio 2013, oppure no.

 

                                         Al riguardo, è utile
precisare che, con la sentenza 35.2013.89 del 27 febbraio 2014, cresciuta in
giudicato, il TCA ha già accertato che, al più tardi al momento in cui la CO 1
ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni, i disturbi localizzati al
rachide cervicale e al ginocchio destro non costituivano più una
conseguenza naturale dell’infortunio del 9 maggio 2011, aspetto che non può
quindi essere rimesso in discussione in questa sede (ciò che del resto nemmeno
la ricorrente cerca di fare). 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                               2.3.   Il diritto alle prestazioni
risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un nesso di
causalità naturale tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa
condizione è adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una conditio sine qua non del danno. È questione di
fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un
nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V
177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p. 406). 

 

                               2.4.   In materia d’infortunio
del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, di trauma equivalente oppure
di trauma cranio-cerebrale, senza dimostrazione di
un sostrato organico oggettivabile, l’esistenza di un legame causale naturale
tra l’infortunio e l’incapacità lavorativa o di guadagno, deve di principio
essere ammessa in presenza di un quadro clinico tipico caratterizzato da
disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi
della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi,
irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità,
ecc.. L’esistenza di un infortunio di questo tipo così come delle sue
conseguenze, presuppone delle attendibili certificazioni medico-specialistiche
(cfr. DTF 119 V 335 consid. 1, 117 V 359 consid. 4b; in merito alle misure
istruttorie necessarie, si veda la DTF 134 V 109 consid. 9 p. 122s.). 

 

                               2.5.   Il diritto alle prestazioni assicurative
presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra
l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica,
il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui è
accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). 

                                         Per contro, la
giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati successivamente
dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a
seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio,
una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni
gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve considerare il modo in
cui l’infortunio è stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento
traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In presenza di un
infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione un certo numero
di criteri, di cui i più importanti sono: 

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la durata
eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i disturbi somatici
persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Non in ogni caso è
necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di
un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di
causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si
situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da
considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare
affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF
115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid.
4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a). 

 

                               2.6.   La più recente giurisprudenza
federale applica la prassi relativa all’evoluzione psichica abnorme conseguente
a infortunio nei casi in cui l’esistenza dei disturbi denunciati
dalla persona assicurata è sì stata attestata da medici specialisti, ma non
oggettivata mediante accertamenti strumentali e radiologici scientificamente
riconosciuti. Secondo l’Alta Corte, in quei casi, l’assenza di postumi organici
oggettivabili non esclude a priori l’esistenza di un nesso di causalità
naturale con l’evento traumatico in questione (cfr. SVR 2012 UV n. 5 p. 17ss.
consid. 5.1 e riferimenti ivi menzionati). L’esame della causalità naturale
viene però momentaneamente sospeso, per procedere a un esame particolare
dell’adeguatezza del nesso causale. Se da tale esame emerge non essere dato il
necessario nesso di causalità adeguata, si può rinunciare a esperire ulteriori
indagini sulla questione della causalità naturale tra l’infortunio e i disturbi
lamentati (cfr. DTF 135 V 465 consid. 5.1).

 

                               2.7.   Nella precedente sentenza di
rinvio, trattandosi delle conseguenze del trauma cranico lieve riportato
dall’assicurata, il TCA ha rilevato che il dott. __________, spec. FMH in neurologia,
autore del referto 1° giugno 2012, accertata “… l’assenza di un sostrato
organico oggettivabile suscettibile di spiegare a sufficienza la sintomatologia
denunciata dalla ricorrente”, aveva formulato la diagnosi di sindrome
post-traumatica, nell’ambito della quale era segnatamente presente una cefalea
post-traumatica cronica, con una componente depressiva trovatasi in primo piano
al momento della consultazione. Il neurologo aveva peraltro invitato
l’amministrazione a completare l’istruttoria mediante una valutazione
psichiatrica, cosa che la CO 1 non ha fatto (ciò che ha finalmente giustificato
il rinvio) (cfr. doc. 175 s.).

 

                                         In questo contesto, è
utile precisare che, nell’ambito degli accertamenti pluridisciplinari ordinati
dall’assicurazione per l’invalidità, lo stato di salute di RI 1 è stato
indagato anche dal profilo neurologico, da parte del dott. __________. Per
quanto qui d’interesse, quest’ultimo ha refertato uno stato neurologico “… del
tutto nella norma, senza indizi di patologie endocraniche o del sistema nervoso
periferico. Per i sintomi accusati dalla paziente ai 4 arti, soprattutto a
livello degli arti inferiori sottoforma di formicolio diffuso nonché di dolori
diffusi ho effettuato anche una valutazione ENG agli arti inferiori, esame risultato
altrettanto nella norma, escludendo ulteriormente delle neuropatie periferiche
alla base dei sintomi accusati da parte della paziente.”. Per quanto concerne
la cefalea denunciata dalla ricorrente, il dott. __________ ha affermato che è
molto difficile inquadrarla “… come entità a sé stante in quanto fa parte di
una sintomatologia algica diffusa. Globalmente in questo contesto la cefalea
della paziente non ha le caratteristiche di una cefalea vasomotorica o di
un’emicrania, ma piuttosto di una cefalea muscolotensiva. Inoltre la paziente
non descrive delle cefalee prima del trauma cranico subito nel maggio 2011, è
presumibile che le cefalee, tenendo conto anche dell’anamnesi, possono essere
classificate come cefalee post traumatiche croniche comunque nel contesto di
una sindrome algica diffusa.” (doc. 231). 

                                         Ora, nella misura in cui il
dott. __________ ha, da una parte, escluso che la sintomatologia accusata
dall’assicurata correli con un danno alla salute oggettivabile e, dall’altra,
posto la diagnosi di cefalea post traumatica cronica (nel contesto di una
sintomatologia algica diffusa), la sua valutazione si sovrappone a quella
espressa a suo tempo dal neurologo consultato dalla CO 1. 

 

                                         Dal referto del dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, relativo alla consultazione peritale che
ha avuto luogo nel marzo 2016, si evince che l’assicurata soffre di una
sindrome da disadattamento, reazione depressiva prolungata (ICD-10: F43.21)
sfociata in un episodio depressivo di media gravità (ICD-10: F32.1) e in una
sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10: F45.4) (doc. 252). 

                                         Il perito psichiatra ha
sottolineato che la sintomatologia è da ricondurre a una causa psicogena,
precisando in proposito che “… non sono emersi dal lato psichiatrico degli
elementi riconducibili ad uno stato di organicità e che il quadro clinico è
causato prevalentemente dai disturbi depressivi accusati dall’A.” (doc. 246
e 247).

 

                                         Egli ha infine ammesso
l’esistenza di un legame causale naturale tra le turbe psichiche e l’infortunio
del 9 maggio 2011 (doc. 246: “La genesi del quadro sintomatico è da considerare
in misura prevalente di origine psichica, reattiva alla elaborazione
dell’evento traumatico.” e doc. 245: “Non ho messo in evidenza fattori
estranei all’infortunio.”). Queste le considerazioni enunciate dal dott. __________
a proposito della patogenesi del disturbo:

 

" (…) L’A.
ha potuto beneficiare di una apparentemente buona condizione di salute fino al
mese di maggio del 2011 quando venne investita da una motocicletta mentre si
stata recando a piedi sul posto di lavoro, da allora pur non evidenziando
patologie organiche di tipo post-traumatico e nemmeno di carattere degenerativo
di livello significativo, ella ha manifestato una condizione clinica caratterizzata
da una cronicizzazione della sintomatologia dolorosa a carico del tratto
cervicale della colonna vertebrale con una tendenza alla generalizzazione dei
disturbi a livello dell’intero apparato locomotore in associazione al palesarsi
di una problematica di tipo depressivo. L’evoluzione clinica si è quindi
mostrata rivelatrice della presenza di una problematica del dolore cronico
senza substrato organico associata ad una di ordine psichiatrico divenuta via
via sempre più prevalente e pervasiva. Da questo punto di vista siamo
confrontati con una persona evidentemente depressa apatica e abulica nella
quale coesistono sia sintomi riferibili alla sfera ansiosa, in particolare una
agorafobia con tendenza al ritiro sociale, sia sintomi riferibili alla sfera umorale
con deflessione timica associata a rallentamento psicomotorio e perdita della
motivazione e della ricettività agli stimoli ambientali.” (doc. 253)

 

                               2.8.   Chiamato
a pronunciarsi nel caso di specie, questo Tribunale
ritiene dimostrato, perlomeno con il grado di verosimiglianza richiesto dalla
giurisprudenza, che la sintomatologia presentata da RI 1 al momento della
chiusura del caso da parte dell’assicuratore convenuto,
non correlava con un danno infortunistico oggettivabile. In
effetti, da un lato, la perizia elaborata dallo psichiatra dott. __________ ha
permesso di stabilire che le turbe psichiche non sono espressione di un
danno organico presente a livello cerebrale. Dall’altro, tanto il dott. __________
quanto il dott. __________ sono giunti alla conclusione che i disturbi
neurologici, in primo luogo le cefalee, non presentano un sostrato organico
oggettivabile. 

 

                                         In tale contesto va ricordato che, per poter parlare di lesioni
traumatiche oggettivabili dal punto di vista organico, i risultati ottenuti
devono essere confermati da indagini effettuate per mezzo di apparecchiature
diagnostiche o di immagine radiologica e i metodi utilizzati riconosciuti
scientificamente (STF 8C_421/2009 del 2 ottobre 2009 consid. 3 e sentenze ivi
citate; cfr. pure DTF 134 V 109 consid. 9 p. 122). 

                                         In questo senso, in una
sentenza pubblicata in SVR 4-5/2009 UV 18, p. 69ss., il TF ha precisato che
reperti clinici quali miogelosi, dolori alla digitopressione del
collo oppure limitazioni nella mobilità del rachide cervicale, non
possono di per sé essere qualificati quale chiaro substrato organico dei
disturbi (si veda pure la STF 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.2).

                                         L’Alta
Corte ha, altresì, statuito che nemmeno le cefalee costituiscono la
prova della presenza di un danno organico di natura infortunistica, sebbene
esse possano essere classificate secondo la Classificazione Internazionale
delle Cefalee (ICHD-II) della International Headache Society (cfr. SVR
2008 UV 2 p. 3; STF 8C_680/2010 del 4 febbraio 2011 consid. 3.2; in materia di
cefalee, si veda pure la DTF 140 V 290).

                                         In una sentenza U 273/06
del 9 agosto 2006 consid. 3.3, il TFA ha confermato che, per costante
giurisprudenza, la neuropsicologia non è di per sé atta a dimostrare
l’esistenza di disfunzioni cerebrali organiche derivanti da un infortunio.

 

                               2.9.   In assenza di un sufficiente sostrato organico oggettivabile, come è il
caso nella presente fattispecie (si veda il consid. 2.8.), occorre effettuare
un esame specifico dell’adeguatezza. 

 

                                         Secondo la giurisprudenza
federale, l’esame dell’adeguatezza del legame causale può però avvenire, al più
presto, quando l’assicuratore contro gli infortuni, in virtù dell’art.
19 cpv. 1 LAINF, è tenuto a chiudere un caso (con interruzione delle
prestazioni di corta durata e con esame del diritto a una rendita di invalidità
e a un’IMI). Tale momento è dato quando dalla continuazione della cura medica
non vi è più da attendersi dei notevoli miglioramenti e quando eventuali
provvedimenti integrativi dell’assicurazione per l’invalidità si sono conclusi (cfr. DTF 134 V 109 consid. 4.3 con riferimenti). 

                                         Nel caso concreto, non
vi sono in discussione provvedimenti integrativi dell’AI, motivo per cui è determinante
il momento in cui si è stabilizzato lo stato di salute della ricorrente. 

                                         In proposito, va innanzitutto
osservato che, così come stabilito nella STCA 35.2013.89 del 27 febbraio 2014,
i disturbi alla colonna cervicale e quelli al ginocchio destro al più tardi dal
gennaio 2013 non si trovavano più in nesso causale naturale con l’evento
assicurato, ragione per la quale gli eventuali relativi trattamenti non
impediscono di concludere alla stabilizzazione dello stato di salute
infortunistico. 

                                         D’altra parte, nella
misura in cui gli eventuali provvedimenti terapeutici non concernono un danno
alla salute somatico (disturbi psichici – cfr. STF 8C_691/2013 del 19
marzo 2014 consid. 7.1: “Die Prüfung der Adäquanz
eines Kausalzusammenhangs ist bei Anwendung der Praxis zu den psychischen
Unfallfolgen (BGE 115 V 133) in jenem Zeitpunkt vorzunehmen, in dem von der
Fortsetzung der auf die somatischen Leiden gerichteten ärztlichen Behandlung
keine namhafte Besserung des unfallbedingten Gesundheitszustandes mehr erwartet
werden kann (BGE 134 V 109 E. 6.1 S. 116; Urteil 8C_295/2013 vom 25. September
2013 E. 3.1).” – il corsivo è del redattore),
rispettivamente riguardano dei disturbi alla salute che si impongono come
somatici ma che sono finalmente risultati privi di sostrato organico (in primo
luogo le cefalee), non ostacolano la chiusura del caso a far tempo dal mese
di gennaio 2013 con esame dell’adeguatezza (cfr. la STF 8C_691/2013 del 19
marzo 2014 consid. 7.2: “Dr. med. R.________, FMH Neurologie/FMH PMR
Rheumatologie, Leiter Ambulatorium, und Dipl.-Psych. Frau T.________,
Fachpsychologin für Neuropsychologie FSP, Klinik Y._______ führten in den
Berichten vom 27. Januar und 3. Februar 2012 aus, Anfang des Jahres habe der
Versicherte wegen seinen Beschwerden nur zu 75 % arbeiten können; empfohlen
werde eine neuropsychologische und psychotherapeutische Behandlung zur
Unterstützung der Anpassungsleistung an die Unfallfolgen, zum kognitiven
Training und Erlernen von adäquaten Kompensationsstrategien. Frau Dr. med.
I.________, Neurologie FMH, legte im Bericht vom 17. Februar 2012 dar, der
Versicherte arbeite weiterhin zu 75 % bis Ende Februar 2012; angesichts der
weiter bestehenden neuropsychologischen Funktionsstörungen und
posttraumatischen Kopfschmerzen sei - wie vom Ambulatorium der Klinik
Y.________ beschrieben - eine neuropsychologische Behandlung notwendig. Diese
empfohlenen, nicht somatisch indizierten Behandlungen stehen dem Fallabschluss
auf den 31. Januar 2012 mit Adäquanzprüfung nach BGE 115 V 133 nicht
entgegen ...” – il corsivo è del redattore). 

 

                                         Assodato dunque che all’amministrazione non può essere rimproverato di
aver prematuramente chiuso la pratica, si pone la
questione di sapere se l’esame dell’adeguatezza deve avvenire in base alla prassi
sviluppata nella DTF 117 V 359 ss. relativamente ai “colpi di frusta” e
precisata nella DTF 134 V 109 oppure secondo i criteri applicabili in caso di
evoluzione psichica abnorme conseguente a infortunio (DTF 115 V 133 ss.). 

                                         Questa
Corte rileva che, in base alla documentazione medica agli atti, in occasione
dell’evento infortunistico del maggio 2011, l’assicurata ha riportato, in
particolare, una lesione cerebrale traumatica lieve (Mild Traumatic Brain
Injury; su questo aspetto si veda la STCA 35.2013.89,
consid. 2.10), di modo che, già per questa ragione, il nesso di
causalità adeguata deve essere valutato secondo le regole inerenti all’evoluzione
psichica abnorme conseguente a infortunio ai sensi della DTF 115 V 133 (cfr.
STF 8C_75/2016 del 18 aprile 2016 consid. 4.2 e i riferimenti ivi citati). 

 

                             2.10.   Nel
valutare l'adeguatezza del legame causale ai sensi della prassi sviluppata
nella DTF 115 V 133, occorre innanzitutto procedere alla classificazione dell’infortunio
di cui l’assicurata è rimasta vittima.

 

                                         Dal
rapporto di polizia agli atti risulta la seguente dinamica:

 

" (…) __________
circolava su __________, proveniente da __________ ad una velocità dichiarata
di circa 10-20 km/h.

Giunto all’altezza del palazzo dei congressi, era preceduto da due
colonne di veicoli fermi a causa dell’impianto semaforico commutato sul rosso,
sito circa 20 metri più avanti. Decideva quindi di sorpassare la colonna
oltrepassando la doppia linea di sicurezza e andando ad invadere parzialmente
la corsia opposta. All’improvviso di trovava davanti il pedone RI 1, il quale
stata attraversando la carreggiata da destra verso sinistra a dire del __________
a passo sostenuto. Siccome il centauro aveva la visuale ostruita dall’autobus
del testimone, non riusciva ad evitare l’impatto andando quindi ad investirlo. __________,
nonostante l’urto, non perdeva il controllo del mezzo ma finiva la corsa pochi
metri più avanti. 

Si precisa che la donna attraversava in un posto non adibito ai pedoni
a meno di 50 metri dal passaggio pedonale.” (doc. 64)

 

                                         Tenuto conto
della sua dinamica oggettiva, il sinistro occorso all’assicurata può
essere classificato tra gli eventi di grado medio in senso stretto. 

                                         Si osserva che la Corte
federale, in una sentenza U 228/06 del 4 maggio 2007,
 ha qualificato come infortunio di grado medio il sinistro occorso a
un’assicurata investita da un’autovettura mentre stava attraversando le strisce
pedonali. Ella aveva riportato la frattura delle due ossa della gamba sinistra,
un trauma cranico con perdita di conoscenza, delle ferite lacero-contuse al
cuoio capelluto e al labbro superiore, come pure delle contusioni multiple. In
un altro giudizio U 142/03 del 12 gennaio 2004, il TFA ha classificato quale
infortunio di grado medio, escludendo che si trattasse di un sinistro al limite
della categoria degli eventi gravi, l’evento in cui un assicurato era stato
investito da un’autovettura, subendo contusioni alla schiena, ai gomiti ed
escoriazioni. La nostra Massima Istanza ha, poi, proceduto a un’identica
classificazione in una sentenza U 183/00 del 29 gennaio 2001,
 in cui un motociclista si era scontrato con un’autovettura proveniente in
senso inverso che gli aveva tagliato la strada nello svoltare a sinistra. A
seguito della collisione, l’assicurato era scivolato assieme alla propria moto
e si era ritrovato immobilizzato sotto una vettura parcheggiata a qualche metro
di distanza. Dei terzi erano rapidamente intervenuti per liberarlo e per
togliere il contatto alla moto. Trasportato all’ospedale, i sanitari avevano
diagnosticato un trauma cervicale, nonché delle contusioni a livello della
spalla, del gomito e della caviglia sinistra.

                                         Da
parte sua, il TCA ha classificato nella categoria degli infortuni di media
gravità in senso stretto, l’incidente della circolazione nel quale
un’assicurata era stata investita sulle strisce pedonali lamentando una
frattura del sacro e ischio-pubica (frattura del Malgaigne), una frattura del
corpo vertebrale di L5 a destra, una frattura del processo trasverso del corpo
vertebrale di L4, nonché una contusione dell’emitorace sinistro (cfr. STCA
35.2014.9 del 9 ottobre 2014 consid. 2.7., cresciuta incontestata in giudicato;
si veda pure la STCA 35.2012.30 del 13 maggio 2013 consid. 2.4.6, anch’essa
cresciuta in giudicato).

 

                                         In tale eventualità,
il giudice è tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal Tribunale federale e qui evocati al consid.
2.5. Per ammettere l’adeguatezza del nesso causale, è necessario che un fattore
fosse presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di più
criteri. 

                                         In
una sentenza 8C_897/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4.5, pubblicata in SVR
2010 UV Nr. 25 p. 100 s., il TF ha ribadito che - in caso di infortuni che
fanno parte della categoria di grado medio vera e propria -, devono essere
adempiuti almeno tre dei criteri di rilievo affinché possa essere
riconosciuta l’esistenza del nesso causale adeguato.

 

                                         A titolo di premessa,
occorre osservare che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i disturbi
di natura somatica che si trovano in una relazione di causalità, naturale e
adeguata, con il sinistro assicurato (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI
1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti). 

                                         Sempre in questo contesto,
va precisato che i disturbi che si impongono come somatici, ma che non
possono però essere spiegati a sufficienza dal profilo organico, non devono
essere presi in considerazione (cfr. STF
8C_1044/2010 del 12 maggio 2011 consid. 4.4.4: “Die als körperlich
imponierenden organisch jedoch nicht hinreichend erklärbaren Beschwerden sind
bei einer Prüfung der Adäquanz nach BGE 115 V 133 nicht in die Beurteilung
einzubeziehen (Urteil 8C_825/2008 vom 9. April 2009 E. 4.6).“).

 

                                         Secondo il TCA, il
sinistro qui in discussione non si è svolto secondo circostanze concomitanti particolarmente
drammatiche o spettacolari. 

                                         Al riguardo, è utile
precisare che, secondo la giurisprudenza, il criterio in questione è da
valutare oggettivamente e non in base alle sensazioni soggettive,
rispettivamente ai sentimenti di paura provati dalla persona assicurata. In ogni
infortunio di media gravità è insita una certa spettacolarità, la quale non è
tuttavia ancora sufficiente per ritenere adempiuto il criterio (consid. 3.5.1
non pubblicato della DTF 137 V 199). Occorre considerare la dinamica
dell’infortunio in quanto tale e non il danno alla salute che ne è conseguito.
Non si tiene conto del successivo processo di guarigione (cfr. STF 8C_738/2011
del 3 febbraio 2012 consid. 7.3.1). Del resto, l'Alta Corte federale è giunta
alla medesima conclusione nel caso, citato in precedenza, di un’assicurata
investita da un’automobile mentre attraversava le strisce pedonali (cfr. STF U
228/06 del 4 maggio 2007 consid. 3.5).

 

                                         Nell’infortunio del maggio 2011, l’assicurata ha riportato un
trauma cranico lieve e contusioni a livello del ginocchio destro e della spalla
sinistra. Nel prosieguo, ella ha presentato in particolare delle cefalee,
risultate prive di sostrato organico, come pure una problematica psichica che,
nel decorso, ha assunto un’importanza sempre più marcata.

                                         A proposito di questo
criterio, la giurisprudenza ha precisato che il fatto che le conseguenze
infortunistiche abbiano costretto l’assicurato a cambiare professione, non
basta per ritenerlo soddisfatto. Il criterio in questione implica l’esistenza
di lesioni fisiche gravi o, trattandosi della loro particolare natura, di
lesioni interessanti organi ai quali l’uomo attribuisce una particolare
importanza soggettiva come ad esempio la perdita di un occhio oppure la
mutilazione della mano dominante (cfr. STF 8C_566/2013 del 18
agosto 2014, consid. 6.2.2). 

 

                                         Tenuto conto
di quanto precede, secondo questo Tribunale, non si può parlare di
lesioni gravi o particolarmente caratteristiche (in questo senso, si vedano la
STF 8C_795/2012 del 28 novembre 2012 consid. 5.3.2., riguardante un’assicurata
vittima di un trauma cranio-cerebrale con emorragia subaracnoidea frontale a
sinistra, che aveva reliquato cefalee come pure disturbi dell’olfatto e del
gusto, in cui il TF ha negato che il criterio in discussione fosse adempiuto,
anche soltanto in forma semplice, e la STF 8C_52/2008 del 5 settembre 2008 consid.
8.2, concernente un assicurato che, caduto dopo essere stato urtato da
un’autovettura, aveva accusato una commotio cerebri, una contusione
toracica a destra con una serie di fratture costali, nonché alcune ferite
lacero-contuse alla parte sinistra del volto).

 

                                         Dalle carte processuali
non risulta neppure che l’insorgente sia rimasta vittima di una cura medica
errata e notevolmente aggravante degli esiti dell'evento traumatico. 

                                         Del
resto, secondo la giurisprudenza, questo criterio non può già essere
considerato realizzato quando un determinato provvedimento medico non si rivela
finalmente efficace (cfr. SVR 2009 UV 41 p. 142 consid. 5.6.1). 

 

                                         Questo Tribunale ritiene
che non si possa parimenti pretendere che la cura medica dipendente dall'evento
infortunistico sia stata eccezionalmente lunga. 

                                         Dagli atti di causa emerge
infatti che, dopo l’iniziale breve degenza presso il Servizio di chirurgia l’Ospedale
__________ di __________ (degenza dal 9 all’11 maggio 2011 – cfr. doc. 5), le
cure prestate alla ricorrente sono consistite essenzialmente in visite
ambulatoriali di controllo, nell’assunzione di farmaci
analgesici/antinfiammatori e nell’esecuzione di misure fisioterapiche (come già
indicato nella premessa, nella misura in cui le cure le sono state applicate in
ragione della patologia psichiatrica, esse non possono essere considerate).

                                         Ora,
conformemente alla giurisprudenza, provvedimenti diagnostici e semplici visite
di controllo (cfr. STF 8C_327/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 4.2), come pure
la somministrazione di farmaci antidolorifici (cfr. STF 8C_507/2010
del 18 ottobre 2010 consid. 5.3.4), non fanno parte della cura medica ai
sensi del criterio in discussione. Inoltre, provvedimenti quali la
fisioterapia, la chiropratica, l’agopuntura, la terapia cranio-sacrale,
l’osteopatia, nonché le sedute di neuropsicologia/psicoterapia, non possono
essere definiti come particolarmente gravosi (cfr. STF 8C_726/2010
del 19 novembre 2010 consid. 4.1.3 e 8C_655/2010 del 15 novembre 2010 consid.
4.2.4 e riferimenti). 

                                         Il
TF ha del resto deciso in questo senso in una sentenza 8C_401/2009 del 10
settembre 2009 consid. 3.4.3, riguardante un assicurato, vittima di un trauma
distorsivo cervicale, che aveva beneficiato, oltre a una terapia antidolorifica
medicamentosa, di una riabilitazione stazionaria e di fisioterapia
ambulatoriale, nonché, in seguito, anche di cure psichiatriche/psicoterapiche,
e in una sentenza 8C_387/2011 del 20 settembre 2011 consid. 3.3.3, concernente
un assicurato, vittima di un incidente stradale con commotio cerebri e
contusione del rachide lombare, il cui trattamento era consistito
essenzialmente in controlli presso il medico curante e in sedute di
fisioterapia. L’Alta Corte ha ritenuto che nemmeno la degenza in clinica nel
periodo 20 novembre 2007-17 gennaio 2008, la seguente ergoterapia ambulatoriale
e l’ulteriore ospedalizzazione dal 20 luglio al 21 agosto 2008, potevano
giustificare la realizzazione di questo criterio, precisato che per la
realizzazione del criterio della specifica cura medica protratta e gravosa, la
prassi pone delle esigenze decisamente più elevate. 

 

                                         Anche
il criterio del decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti
intervenute non è realizzato. In merito è utile sottolineare che dalla cura
medica e dai notevoli disturbi non si può dedurre un decorso sfavorevole e/o
delle complicazioni rilevanti. Sono inoltre necessarie delle circostanze
particolari che hanno pregiudicato la guarigione. L’assunzione di molti
medicamenti e l’esecuzione di diverse terapie non basta per ammettere questo
criterio. Lo stesso vale per il fatto che, nonostante regolari terapie,
l’assicurato lamenta ancora disturbi e non ha raggiunto una (completa) capacità
lavorativa (cfr. STF 8C_213/2011 del 7 giugno 2011 consid. 8.2.5 e 8C_80/2009 del 5 giugno
2009 consid. 6.5 e riferimenti). In questo senso, il Tribunale federale ha
negato la realizzazione di questo criterio anche nel caso di un decorso
indiscutibilmente protratto (cfr. STF 8C_402/2011 del 10 febbraio 2012 consid.
5.4).

                                         Nella
concreta evenienza, se il decorso si è finalmente rivelato sfavorevole è soprattutto perché vi è stata la sovrapposizione di una patologia
psichica, ciò di cui non si può tener conto nell’ambito della valutazione
dell’adeguatezza in base alla DTF 115 V 133. 

 

                                         In
queste condizioni, può rimanere indeciso se sono adempiuti il criterio dei
dolori somatici persistenti e quello del grado e durata
dell'incapacità lavorativa, poiché anche se ciò dovesse essere il caso,
in presenza di un infortunio di media gravità in senso stretto, la
realizzazione di due criteri non potrebbe comunque giustificare l’adeguatezza
del nesso di causalità (cfr. RtiD 2003 II n. 67 p. 276, U 164/02
consid. 4.7; SZS/RSAS 2001 p. 431, U 187/95).

 

                                         In esito a quanto
precede, si deve concludere che i disturbi denunciati dall’insorgente dopo il 30
gennaio 2013, non costituivano più una conseguenza adeguata dell’evento
infortunistico occorsole il 9 maggio 2011. Se ne deduce quindi che
l’assicuratore resistente era legittimato a dichiarare estinto il relativo suo
obbligo a prestazioni a contare dal 31 gennaio 2013. 

 

                                         Facendo
difetto l’adeguatezza, può essere lasciata aperta la questione relativa
all’esistenza del nesso di causalità naturale tra l’infortunio e il
danno alla salute (cfr., in proposito, SVR 1995 UV 23, p. 67
consid. 3c; STF U 17/07 del 30 ottobre 2007, consid. 3, U 606/06 del 23 ottobre
2007, consid. 4 e U 299/05 del 28 maggio 2007, consid. 5.2). 

 

                             2.11.   Deve
ancora essere verificato se la ricorrente può essere posta al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1 (cfr.
doc. I, p. 1). 

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Il
requisito della probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità
di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo
ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese
cui si esporrebbe (cfr. STFA U 220/99 del 26 settembre 2000; RAMI 1994 p. 78;
DTF 125 II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251).

                                         A
tal proposito, si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole
non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA K
75/05 del 9 agosto 2005; STFA I 173/04 del 10 agosto 2005; STFA I 422/04 del 29
agosto 2005; STFA non pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF
124 I 304 consid. 2c). 

 

                                         Inoltre,
quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si
eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi,
le domande non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125
II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b).

 

                                         Nel caso concreto, trattandosi
in sostanza di decidere se la sintomatologia denunciata dall’assicurata,
risultata non correlare con un danno alla salute oggettivabile di origine infortunistica,
costituiva anche dopo il 30 gennaio 2013 una conseguenza adeguata dell’evento
traumatico del 9 maggio 2011, alla luce dei principi sviluppati nelle sentenze
consultabili sia nella Raccolta ufficiale che nel sito web della
Confederazione, rispettivamente in quello del Cantone Ticino, al patrocinatore
di RI 1 doveva apparire evidente che il rischio di perdere il processo era
palesemente maggiore rispetto alle prospettive di un successo, ragione per la
quale il requisito della probabilità di esito favorevole va giudicato
inadempiuto.

 

                                         La domanda di assistenza
giudiziaria deve dunque essere respinta. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti