# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a79cf319-403e-5e02-adbd-b62b1eae2b47
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-16
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 16.10.2023 BB.2023.113
**Docket/Reference:** BB.2023.113
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2023-113_2023-10-16

## Full Text

Sequestro (art. 263 e segg. CPP);;Sequestro (art. 263 e segg. CPP);;Sequestro (art. 263 e segg. CPP);;Sequestro (art. 263 e segg. CPP)

Decisione del 16 ottobre 2023 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Giorgio Bomio-Giovanascini e Nathalie Zufferey, 

Cancelliere Giampiero Vacalli 

 

   

Parti  A., 

 

rappresentato dall'avv. Goran Mazzucchelli,  

 

Reclamante 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

   

 

Oggetto  Sequestro (art. 263 e segg. CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2023.113 
 

 

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 Fatti: 
 

A. Il 10 febbraio 2023, il Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: 

MPC), basandosi su una comunicazione ricevuta dall’Ufficio di comunicazione 

in materia di riciclaggio (MROS), ha aperto un’istruzione penale nei confronti di 

A. per titolo di riciclaggio di denaro (art. 305bis CP) in relazione a presunti reati 

corruttivi commessi a danno dello Stato ucraino (v. atto 01-00-0001 e seg. in-

carto MPC).  

 

 

B. Nell’ambito di tale inchiesta, il 13 febbraio 2023, il MPC ha ordinato l’edizione e 

il sequestro della documentazione concernente, tra l’altro, la relazione bancaria 

n. 1 presso la banca B. intestata ad A., con blocco dei valori patrimoniali ivi 

depositati (v. act. 1.4).  

 

 

C. Con scritto del 17 aprile 2023, A. ha inoltrato al MPC un’istanza di dissequestro 

della relazione bancaria di cui sopra (v. act. 1.5). 

 

 

D. Con decreto del 10 maggio 2023, il MPC, ritenendo presenti sospetti che i valori 

sequestrati possano provenire da reati corruttivi commessi in Ucraina, ha 

respinto la suddetta istanza (v. act. 1.2, pag. 2). 

 

 

E. Con reclamo del 22 maggio 2023, A. è insorto contro il summenzionato decreto 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando, 

sul piano procedurale, la sospensione della presente procedura “in attesa 

dell’esito del ricorso del 19 maggio 2023 presentato da A. contro la decisione 

8 maggio 2023 del Ministero pubblico della Confederazione concernente il se-

questro dei medesimi valori patrimoniali in ambito rogatoriale (RH.23.0055 del 

Ministero pubblico della Confederazione” (act. 1, pag. 2). Nel merito, egli chiede 

che il reclamo venga accolto e il sequestro del suo conto revocato (v. ibidem). 

 

 

F. Con risposta del 1° giugno 2023, il MPC ha chiesto di respingere integralmente 

il gravame (v. act. 3).  

 

 

G. Con replica del 23 giugno 2023, trasmessa al MPC per conoscenza (v. act. 8), 

l’insorgente si è riconfermato nelle sue conclusioni ricorsuali (v. act. 7). 

  

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H. Con scritto spontaneo del 21 luglio 2023, trasmesso al MPC per conoscenza 

(v. act. 10), il reclamante ha ribadito la propria posizione (v. act. 9). 

 

Le argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei con-

siderandi di diritto. 

 

 

 

Diritto: 

 

1. 

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale sviz-

zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale del 

19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

giudica i gravami contro le decisioni e gli atti procedurali del MPC. 

 

Essa esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi che le 

sono sottoposti senza essere vincolata, in tale ambito, dagli argomenti delle 

parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP nonché TPF 2021 97 con-

sid. 1.1 e rinvii). 

 

1.2 Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato 

e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, la decisione impu-

gnata, datata 10 maggio 2023 (v. act. 1.2), è stata notificata al reclamante il 

giorno dopo (v. act. 1.3). Il reclamo, interposto il 22 maggio 2023, è pertanto 

tempestivo (v. art. 90 cpv. 1 e 2 CPP). 

 

1.3 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). In altre parole la legittimazione ricorsuale è data 

se il reclamante è toccato nei suoi diritti in maniera concreta, diretta e, di mas-

sima, anche attuale (v. GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer 

Strafprozessordnung, 2011, n. 232 e segg.; JOSITSCH/SCHMID, Schweizerische 

Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 4a ediz. 2023, n. 2 ad art. 382 CPP, 

nonché le sentenze del Tribunale federale 1B_669/2012 del 12 marzo 2013 

consid. 2.3.1; 1B_657/2012 dell’8 marzo 2013 consid. 2.3.1; 1B_94/2012 del 

2 aprile 2012 consid. 2.1). Trattandosi di una misura di sequestro di un conto 

bancario, il titolare del conto adempie a questa condizione (v. sentenza del 

Tribunale penale federale BB.2011.10-11 del 18 maggio 2011 consid. 1.5 e 

riferimenti ivi citati). La legittimazione del reclamante è dunque pacifica.  

 

1.4 Giusta l'art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le viola-

zioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la 

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denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei 

fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2. Il reclamante censura innanzitutto la violazione del suo diritto di essere sentito, 

nella misura in cui il MPC non si sarebbe minimamente confrontato con gli ar-

gomenti da lui sostanziati, finalizzati a dimostrare l’origine lecita dei fondi depo-

sitati sulla relazione litigiosa. A suo dire, “con la decisione impugnata il PF, dopo 

avere richiamato gli atti procedurali rilevanti e in più la decisione di entrata nel 

merito dell’8 maggio 2023 con riferimento alla domanda di assistenza interna-

zionale giudiziaria presentata il 24 marzo 2023 dall’Ufficio nazionale anticorru-

zione dell’Ucraina, ha laconicamente concluso che, allo stato attuale, sussi-

stono quindi concreti motivi per il mantenimento del sequestro” (act. 1, pag. 9). 

 

2.1 L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 

Cost.), prevede che l'autorità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi 

che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre 

pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del provve-

dimento e delle eventuali possibilità di impugnazione presso un'istanza supe-

riore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso (v. DTF 147 IV 409 con-

sid. 5.3.4; 143 III 65 consid. 5.2; 142 I 135 consid. 2.1; 136 I 229 consid. 5.5). 

L'autorità non è tenuta a discutere in maniera dettagliata tutti gli argomenti sol-

levati dalle parti, né a statuire separatamente su ogni conclusione che le viene 

presentata. Essa può limitarsi all'esame delle questioni decisive per l'esito del 

litigio (DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1; 139 IV 179 consid. 2.2; 134 I 83 con-

sid. 4.1; 130 II 530 consid. 4.3; 126 I 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale 

federale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011 consid. 3.2.1). Il diritto di essere sen-

tito è una garanzia di natura formale, la cui violazione comporta di principio 

l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità 

di successo del ricorso sul merito. Secondo la giurisprudenza, una violazione 

non particolarmente grave del diritto di essere sentito può tuttavia considerarsi 

sanata allorquando la persona interessata ha la possibilità di esprimersi dinanzi 

ad un'istanza di ricorso/reclamo con pieno potere di esame sui fatti e sul diritto 

(DTF 130 II 530 consid. 7.3; 124 V 180 consid. 4a; 124 II 132 consid. 2d; sen-

tenza del Tribunale federale 1C_272/2012 del 29 febbraio 2012 consid. 2.2). 

 

2.2 In concreto, il MPC, nel suo decreto del 10 maggio 2023, ha dichiarato di avere 

aperto il procedimento penale a carico del reclamante basandosi su una 

comunicazione MROS ricevuta il 31 gennaio 2023, “secondo cui A. è imputato, 

unitamente ad altre persone, in un procedimento penale in Ucraina per reati 

costituenti il reato a monte (Vortat). MROS segnalava, fra l’altro, la relazione 

bancaria n. 1 intestata ad A. presso la banca B. a Zurigo, sussistendo il sospetto 

che vi sia confluito denaro da porre in collegamento con l’attività criminale og-

getto del procedimento penale ucraino” (act. 1.2). Nella decisione di sequestro 

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del 13 febbraio 2023, l’autorità inquirente svizzera rilevava come “ad A. è con-

testato di aver agito quale organizzatore di un sistema di corruzione finalizzato 

alla vendita a prezzi manifestamente inferiori a quelli di mercato di beni seque-

strati gestiti dalla C. Secondo gli inquirenti ucraini, nel 2017-2018 A. ha proposto 

e ottenuto l’accordo dell’allora Capo della C. (D.) di implementare uno schema 

corruttivo finalizzato alla vendita di tali beni sequestrati, che avveniva sulla piat-

taforma elettronica gestita dalla E. (società statale incaricata della vendita dei 

beni sequestrati), il cui allora direttore generale (F.) aveva aderito al patto cor-

ruttivo ed assicurava l’assegnazione della vendita a prezzi scontati a società 

private predeterminate. Il NABU [ossia l’Ufficio nazionale anticorruzione 

dell’Ucraina] e il SAPO [ossia l’Ufficio specializzato anticorruzione del Ministero 

pubblico dell’Ucraina] hanno accertato che nel 2019 tali vendite illegali hanno 

causato un danno allo Stato dell’Ucraina di almeno UAH 426 milioni, corrispon-

denti a CHF 10,6 milioni. Vi è il sospetto che le relazioni intestate ad A. presso 

la banca B. a Zurigo siano da porre in collegamento con l’attività criminale (Vor-

tat) oggetto del procedimento penale condotto in Ucraina, in cui A. è imputato 

(…). All’imputato e a terzi possono essere sequestrati oggetti e valori patrimo-

niali se questi saranno presumibilmente utilizzati come mezzi di prova, per ga-

rantire le spese procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità, restituiti 

ai danneggiati o confiscati” (act. 1.4, pag. 4 e seg.). 

 

 La motivazione in questione risulta sufficiente per comprendere i motivi per cui 

il MPC ha rifiutato di dissequestrare la relazione del reclamante, ciò che è del 

resto dimostrato dall’articolato gravame di 11 pagine da lui interposto. Con la 

sua risposta, seguita da una replica di 14 pagine (v. act. 7) e da un ulteriore 

scritto spontaneo del reclamante del 21 luglio 2023 (v. act. 9), il MPC ha peraltro 

ulteriormente motivato la sua decisione (v. act. 6), per cui un'eventuale viola-

zione del diritto di essere sentito sarebbe stata comunque sanata (v. supra con-

sid. 2.1 in fine). La censura va quindi respinta. 

 

 

3. Il reclamante contesta l’esistenza di sufficienti indizi di reato a suo carico e 

quindi il mantenimento del sequestro del suo conto bancario. Egli ritiene di 

avere dimostrato l’origine lecita dei valori ivi depositati, legati, a suo dire, alla 

sua attività di avvocato d’affari, a una donazione da parte della moglie nonché 

a un finanziamento e a un prestito da parte di terzi finalizzati all’avvio di un’atti-

vità di trading attraverso una società, progetto poi abbandonato. 

 

3.1 In base all’art. 263 cpv. 1 CPP, all’imputato e a terzi possono essere sequestrati 

oggetti e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente utilizzati come 

mezzi di prova (lett. a), utilizzati per garantire le spese procedurali, le pene 

pecuniarie, le multe e le indennità (lett. b), restituiti ai danneggiati (lett. c), o 

confiscati (lett. d). Dal punto di vista costituzionale il sequestro rappresenta una 

restrizione della garanzia della proprietà (art. 26 Cost.) ed eventualmente anche 

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della libertà economica (art. 27 Cost.). Come tale è ammissibile solo alle condi-

zioni poste dall’art. 36 Cost. (v. HEIMGARTNER, Commentario basilese, 3a ediz. 

2023, n. 11 preliminarmente ad art. 263-268 CPP). Più concretamente, trattan-

dosi di un provvedimento coercitivo ex art. 196 e segg. CPP, vi devono essere 

sufficienti indizi di reato (art. 197 cpv. 1 lett. b CPP) e va rispettato il principio 

della proporzionalità (v. sentenza del Tribunale federale 1B_394/2021 del 

16 giugno 2022 consid. 3.2 e 3.5 con rinvii; HEIMGARTNER, Strafprozessuale 

Beschlagnahme, 2011, pag. 117; HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizeri-

sches Strafprozessrecht, 6a ediz. 2005, n. 3 pag. 341; PIQUEREZ/MACALUSO, 

Traité de procédure pénale suisse, 3a ediz. 2011, n. 1361 e segg.). Affinché 

tale ultima condizione sia adempiuta, è necessario che la restrizione dei diritti 

fondamentali sia idonea a perseguire lo scopo desiderato, che quest’ultimo non 

possa essere raggiunto mediante misure meno incisive e che esista un rapporto 

ragionevole tra lo scopo stesso e gli interessi pregiudicati (DTF 135 I 233 con-

sid. 3.1 e rinvii). Trattandosi di un sequestro penale, la misura deve essere 

proporzionata nel suo ammontare, nella durata e riguardo alla situazione della 

persona toccata (v. DTF 132 I 229 consid. 11). Secondo la giurisprudenza, una 

misura di sequestro è di principio proporzionata se porta su valori che potreb-

bero verosimilmente essere oggetto di confisca in applicazione del diritto penale 

(sentenze del Tribunale federale 1B_136/2009 dell'11 agosto 2009 consid. 4.1; 

1B_157/2007 del 25 ottobre 2007 consid. 2.2; nonché la sentenza dell’8 novem-

bre 1993, pubblicata in SJ 1994, pag. 97 e segg., in part. consid. 3 a pag. 102). 

 

3.2 In concreto, come già indicato in precedenza (v. supra consid. 2.2), il MPC 

sospetta che denaro proveniente da attività corruttiva a danno dello Stato 

ucraino sia giunto sul conto litigioso. Occorre pertanto verificare la presenza 

concorrente di sufficienti indizi in merito al reato di riciclaggio di denaro e di 

connessione con i valori patrimoniali sequestrati. 

 

3.2.1 Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile 

di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori 

patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine o da 

un delitto fiscale qualificato (art. 305bis n. 1 CP). Sia dal punto di vista oggettivo 

che soggettivo il reato presuppone dunque due elementi distinti: il crimine a 

monte ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CP (risp. un delitto fiscale qualificato ai sensi 

dell’art. 305bis n. 1bis CP) e l’atto vanificatorio. Visto il suo carattere accessorio, 

il reato presuppone l'esistenza di un antefatto da cui i valori patrimoniali riciclati 

derivano (v. DTF 138 IV 1 consid. 4.2.2). Qualsiasi atto che ostacola la ricostru-

zione della traccia fra reato e i valori patrimoniali da esso provenienti costituisce 

oggettivamente un atto di riciclaggio (DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). 

Si tratta di un'infrazione di esposizione a pericolo astratto: il comportamento è 

dunque punibile anche se l'atto vanificatorio non ha raggiunto il suo scopo ed è 

quindi rimasta traccia fra crimine a monte e valori patrimoniali da esso derivati 

(DTF 127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e; sentenza del Tribunale federale 

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6B_879/2013 del 19 novembre 2013 consid. 1.1). Il riciclaggio di denaro non 

richiede operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come il 

semplice fatto di nascondere il bottino, possono costituire un atto vanificatorio 

(DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Il reo deve aver agito in maniera intenzionale, 

compresa l’ipotesi del dolo eventuale (v. art. 12 cpv. 2 CP). L’intenzione non 

deve riferirsi solo all’atto vanificatorio in sé, quindi al fatto che l’operazione in 

questione sia idonea a interrompere la traccia documentaria, ma anche all’ori-

gine criminale dei valori riciclati: l'autore sa o deve presumere che i valori che 

ricicla provengono da un crimine (DTF 122 IV 211 consid. 2e), risp. da un delitto 

fiscale qualificato. 

 

 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il sospetto di riciclaggio di 

denaro può sussistere in particolare se le autorità penali dimostrano l’esistenza 

di attività tipiche ricollegabili a tale reato. Ciò è il caso, ad esempio, se ingenti 

somme di denaro sono spostate attraverso complessi movimenti di conti tra 

numerose persone e società coinvolte in diversi Paesi (compresi i cosiddetti 

domicili “offshore”), senza che vi sia una ragione economica plausibile per tali 

transazioni complesse (DTF 129 II 97 consid. 3.3; v. anche DTF 142 IV 297 

consid. 7.2.2; 120 IV 323 consid. 3d; sentenze del Tribunale federale 

1B_394/2021 del 16 giugno 2022 consid. 3.4; 1B_339/2017 del 5 gennaio 2018 

consid. 2.5; 1B_713/2012 del 21 maggio 2013 consid. 3.4.2; ACKERMANN, in 

Ackermann/Heine (ed.), Wirtschaftsstrafrecht der Schweiz, 2013, § 15 n. 51-55; 

FORSTER, Commentario basilese, 2015, n. 9 ad art. 27 CRic; PIETH, Commen-

tario basilese, 4a ediz. 2019, n. 40, 48 e seg. ad art. 305bis CP). Il sospetto di 

riciclaggio di denaro può anche derivare da un collegamento evidente delle 

persone e dei conti interessati con transazioni finanziarie inserite nel contesto 

specifico di gravi casi di corruzione internazionale (v. sentenze del Tribunale 

federale 1B_339/2017 consid. 2.5; 1A.175-176/2004 del 25 novembre 2004 

consid. 2.7 e consid. 3.4-3.5).  

 

3.2.2 In concreto, oltre a quanto già indicato in precedenza (v. supra consid. 2.2), il 

MPC, nella sua risposta del 1° giugno 2023, afferma che la rogatoria ricevuta 

dalle autorità ucraine in data 24 aprile 2023 “conferma il coinvolgimento del 

reclamante nei fatti oggetto del procedimento penale ucraino, per cui egli è 

imputato dei reati di appropriazione indebita e abuso di autorità (artt. 191 cpv. 5 

e 364 cpv. 2 del codice penale dell’Ucraina) avendo egli agito in qualità di orga-

nizzatore (ai sensi dell’art. 27 cpv. 3 del codice penale ucraino) di un gruppo 

criminale (giusta l’art. 28 cpv. 3 del codice penale ucraino), e per cui l’autorità 

rogante ha richiesto, fra l’altro, il sequestro rogatoriale della relazione n. 1 inte-

stata al reclamante presso la banca B. a Zurigo nonché delle (…) cassette di 

sicurezza presso la banca G. a Ginevra” (act. 3, pag. 3). Per quanto riguarda i 

potenziali atti vanificatori, l’autorità inquirente ha menzionato possibili flussi di 

denaro legati ai reati in Ucraina, dichiarando che, “sui rapporti di dare e avere 

fra il reclamante e sua moglie (H.) si rileva che egli dal 9 febbraio 2022 aveva 

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anche procura (doc. MPC2_20230228_010_0129_F a 

MPC2_20230228_010_0132_F) su due cassette di sicurezza (n. 2 e n. 3) col-

legate alla relazione n. 4 intestata alla moglie presso la banca G. a Ginevra, in 

cui egli aveva depositato importi in contanti di complessivi EUR 585'660.– e 

USD 7'400.– (fra il 18 febbraio 2022 e il 20 dicembre 2022, vedasi gli accessi di 

cui ai doc. MPC 10-02-0012/0013), posti sotto sequestro dal MPC con decreto 

del 10 marzo 2023 (non oggetto di reclamo) a seguito della perquisizione in 

data 28 febbraio 2023 da parte della Polizia giudiziaria federale (PGF) delle 

predette cassette di sicurezza. Si rileva altresì che in data 26 gennaio 2023 – 

data posteriore alle comunicazioni del NABU pubblicate in data 14 luglio 2022 

e 30 dicembre 2022 – la moglie aveva revocato al reclamante la procura sulle 

citate cassette di sicurezza (doc. MPC MPC1_20230320_005_0008_F). Anche 

la provenienza di tali somme a contanti – depositate posteriormente ai fatti in-

dagati in Ucraina – è oggetto di indagine del MPC” (act. 3, pag. 3). A mente del 

MPC, le movimentazioni in questione potrebbero essere legate agli atti corruttivi 

ipotizzati all’estero nonché costituire atti di riciclaggio commessi in Svizzera, ciò 

che l’inchiesta dovrà appurare.  

 

3.3 Questa Corte ritiene le conclusioni del MPC sufficientemente sostanziate e con-

divisibili, anche perché il procedimento elvetico si trova ad uno stadio iniziale, 

in cui occorre meglio approfondire le operazioni avvenute sul conto litigioso. 

Sulla base di quanto per il momento emerso nel corso delle indagini, vi sono 

sufficienti indizi per ipotizzare che il conto del reclamante possa essere stato 

utilizzato per attività di riciclaggio sul territorio svizzero. In particolare, nella 

misura in cui tale conto è stato accreditato anche con valori patrimoniali prove-

nienti da una donazione della moglie, di cui per il momento non si può escludere 

un ruolo nell’intera vicenda (v. supra consid. 3.2.2), ma toccato anche da altre 

operazioni che meritano i necessari approfondimenti, la connessione fra 

l’ipotetico reato e il conto sequestrato è da considerarsi data (v. supra con-

sid. 3.1). Certo il reclamante ha avanzato una serie di spiegazioni che dimostre-

rebbero l’origine lecita delle somme sotto sequestro, ma va preso atto che esse 

sono attualmente al vaglio degli inquirenti (v. act. 3, pag. 3), motivo per cui, visto 

lo stadio attuale dell’inchiesta, non spetta a questa Corte sostituirsi al MPC nella 

sua attività investigativa, la quale comunque, per ragioni di celerità (v. art. 5 

cpv. 1 CPP) dovrà rapidamente chiarire la fondatezza o meno di tali spiegazioni. 

 

 Per il resto, ritenuto che i valori patrimoniali sotto sequestro ammontano a poco 

più di EUR 3 milioni (v. act. 1, pag. 4), a fronte di un danno per lo Stato ucraino 

valutato in EUR 10.6 milioni (v. supra consid. 2.2), si rileva che la misura 

contestata ossequia il principio della proporzionalità. Essendo la stessa stata 

adottata nel febbraio 2023, ossia sei mesi fa, e tenuto conto della presumibile 

complessità dell’inchiesta, tale principio è attualmente rispettato anche sotto il 

profilo temporale. 

 

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3.4 Asserendo che l’argomento decisivo per il MPC per il sequestro del conto liti-

gioso sembrerebbe essere la domanda di assistenza giudiziaria internazionale 

ucraina del 24 marzo 2023, l’insorgente ripropone in questa sede le censure da 

lui presentate con gravame del 19 maggio 2023 dinanzi a questa medesima 

Corte avverso la decisione di sequestro rogatoriale dell’8 maggio 2023 (proce-

dura RR.2023.66). Ora, premesso che per il momento il sequestro litigioso può 

essere già di per sé confermato sulla base delle considerazioni espresse in pre-

cedenza, le censure concernenti la procedura rogatoriale, oggetto della causa 

RR.2023.66, non risultano qui direttamente rilevanti. Costituendo quella 

rogatoriale una procedura di diversa natura rispetto alla presente, la domanda 

tesa ad ottenere la sospensione della presente causa in attesa dell’esito della 

procedura RR.2023.66 andrebbe disattesa. Tuttavia, avendo questa Corte già 

statuito nella procedura RR.2023.66 con sentenza del 26 settembre 2023, essa 

è comunque divenuta priva d’oggetto. Ciò non toglie che anche per quanto 

riguarda il reato a monte il MPC dovrà celermente chinarsi sulle censure del 

reclamante e non potrà accontentarsi di rinviare semplicemente all’attività inve-

stigativa in Ucraina. Il reato a monte è infatti un elemento della fattispecie che 

deve essere accertato dal giudice svizzero del riciclaggio in maniera non meno 

rigorosa del giudice chiamato a statuire sugli atti corruttivi in quanto tali, fatti 

salvi taluni alleggerimenti probatori ammessi dalla giurisprudenza (v. GRAF, 

art. 305bis CP, n. 26, in: Graf (ed.), Annotierter Kommentar StGB, 2020 e riferi-

menti). Un’ipotesi da verificare sarà comunque anche quella di un eventuale 

delitto fiscale qualificato ex art. 305bis n. 1bis CP (v. supra consid. 3.2.1 nonché 

FERRARA/SALMINA, Die Weissgeldstrategie wird zum Strafrecht, 2016, pag. 26 

e segg., 77 e segg.). 

 

 

4. Pertanto, appurata l'esistenza di sufficienti indizi di reato nonché del legame tra 

le ipotesi di reato e i valori patrimoniali sotto sequestro, ammessa inoltre la pro-

porzionalità della misura, vi è da concludere che il gravame va respinto e il 

provvedimento impugnato confermato. 

 

 

5. Giusta l'art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese della 

procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. 

La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 e 3 LOAP nonché 5 e 8 

cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripe-

tibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), 

ed è fissata nella fattispecie a fr. 2’000.– a carico del reclamante. 

- 10 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. La domanda di sospensione è divenuta priva d’oggetto. 

2. Il reclamo è respinto. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.– è posta a carico del reclamante. 

 
Bellinzona, il 17 ottobre 2023 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Goran Mazzucchelli 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale oppure, 
all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 
tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il rispetto 
di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha eseguito 
tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 

La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).