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**Case Identifier:** 53c8849f-64aa-59a4-b1d0-324c4a4a2451
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-08-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.08.2023 A-4469/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-4469-2020_2023-08-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-4469/2020 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 4  a g o s t o  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Keita Mutombo, Iris Widmer,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

rappresentata dalla B._______,  

ricorrente,   
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.   
 

 
 

Oggetto 

 
domanda di rimborso dell’imposta preventiva (CDI CH-IT); 

decisione dell’11 agosto 2020. 

 

 

 

A-4469/2020 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 21 dicembre 2016 la signora A._______, persona fisica residente in 

Italia, ha trasmesso – per il tramite dello Studio C._______ – all’Ammini-

strazione federale delle contribuzioni (AFC) il modulo 95 (n. …) al fine di 

ottenere, in applicazione della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la 

Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie 

imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul 

reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), il 

rimborso per gli anni 2013, 2014 e 2015 dell’imposta preventiva riscossa 

sui dividendi e gli interessi svizzeri percepiti da società di capitale svizzere, 

per un importo totale di 33'132 franchi: 28'407 franchi (= 20% di fr. 142'035) 

concernenti dei dividendi e 4'725 franchi (= 22.5% di fr. 21'000) concernenti 

degli interessi. Più concretamente, essa avrebbe percepito detti redditi in 

qualità di beneficiaria economica di varie società offshore a lei riconducibili, 

con sede in paradisi fiscali (X._______, Y._______). A detta domanda di 

rimborso, essa ha allegato vari formulari a comprova della sua qualità di 

beneficiaria economica delle società offshore, nonché vari documenti 

giustificativi, che non occorre qui evocare in dettaglio. 

A.b Con scritto 7 marzo 2017, l’AFC ha chiesto alla signora A._______ di 

fornire vari documenti e informazioni relativi alle società interessate: le 

ragioni economiche per la loro creazione, i loro scopi e statuti, i loro conti 

annuali degli ultimi tre anni, come le società sono tassate, s’esse hanno 

l’intenzione di ridistribuire i dividendi ricevuti, i loro estratti del registro di 

commercio e se le società sono ancora attive. 

A tal proposito, la signora A._______ – per il tramite dello Studio 

C._______ – ha risposto con scritto 3 maggio 2017. 

A.c Con scritto 20 settembre 2017, l’AFC ha respinto la domanda di 

rimborso dell’imposta preventiva, postulata tramite modulo 95 (n. …), a 

motivo che la signora A._______ non sarebbe la beneficiaria effettiva dei 

dividendi e degli interessi svizzeri in questione, sicché non sarebbe 

legittimata a richiedere detto rimborso. 

A.d Con scritto 9 febbraio 2018 la signora A._______ – per il tramite dello 

Studio C._______ – ha postulato l’emanazione di una decisione formale in 

merito alla reiezione della sua domanda di rimborso. Contrariamente a 

quanto ritenuto dall’AFC, essa ha sottolineato di essere invero la benefi-

ciaria effettiva dei dividendi e degli interessi in questione. A sostegno di ciò, 

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essa ha indicato di aver beneficiato della procedura « voluntary disclo-

sure » in Italia, conformemente alla quale essa sarebbe stata considerata 

come la « beneficial owner » dei redditi provenienti dagli « assets » 

detenuti dalle « entities » (ovvero le società offshore). A suo avviso, nel suo 

caso si applicherebbe il concetto di « controlling person(s) » (conforme-

mente al Common Reporting Standard dell’Organizzazione per la coope-

razione e lo sviluppo economico [OCSE]) e del « beneficial owner » 

(conformemente alle raccomandazioni del Financial Action Task Force – 

Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale [FATF-GAFI] e al Modello di 

Convenzione dell’OCSE). Inoltre, la struttura delle sue società offshore 

sarebbe considerata come trasparente dal diritto interno italiano. 

A.e Con scritto 17 luglio 2020, la signora A._______ – per il tramite della 

sua nuova rappresentante, la D._______ – ha fornito un indirizzo di notifica 

in Svizzera. 

A.f Con decisione 11 agosto 2020, l’AFC ha formalmente respinto la 

domanda di rimborso dell’imposta preventiva, postulata tramite modulo 95 

(n. 441'686), dalla signora A._______, in sostanza per gli stessi motivi già 

indicati a quest’ultima con scritto 20 settembre 2020. 

B.  

B.a Avverso la predetta decisione, la signora A._______ (di seguito: 

ricorrente) – per il tramite dell’allora D._______ (attuale B._______, a far 

tempo dal 26 gennaio 2021) – ha inoltrato ricorso 9 settembre 2020 dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale, chiedendone in sostanza l’annulla-

mento, e meglio « […] il riconoscimento dei benefici previsti dalla Conven-

zione contro la doppia imposizione in vigore tra Svizzera ed Italia con il 

rimborso dell’importo di CHF 33'132 […] ». A sostegno del suo ricorso e 

della sua qualità di beneficiaria effettiva dei dividendi e degli interessi 

svizzeri per i quali ha chiesto il rimborso dell’imposta preventiva, la 

ricorrente ha presentato dell’ulteriore documentazione rispetto a quella già 

presentata dinanzi all’AFC (di seguito: autorità inferiore), appellandosi alla 

normativa internazionale in sede OCSE e FATF-GAFI, alla normativa e la 

prassi italiana, alla teoria della trasparenza (« Durchgriff ») stabilita dai 

Tribunali svizzeri e alla « best practice » internazionale. 

B.b Con risposta 2 novembre 2020, l’autorità inferiore ha postulato la 

reiezione del predetto ricorso, prendendo puntualmente posizione sulle 

censure della ricorrente. 

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C.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1  

1.1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). Fatta ecce-

zione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da eventuali 

normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale è di principio retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). In 

particolare, le decisioni pronunciate dall’AFC in materia di rimborso dell’im-

posta preventiva su dividendi e interessi svizzeri a richiedenti stranieri 

fondate su di una convenzione di doppia imposizione (di seguito: CDI) – in 

concreto, sulla CDI CH-IT – sono materialmente impugnabili dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (cfr. art. 32 LTAF e contrario; art. 33 lett. d 

LTAF). Ne consegue che lo scrivente Tribunale è materialmente compe-

tente per dirimere la presente vertenza. 

1.1.2 Ciò sancito, per quanto concerne invece la competenza funzionale 

dello scrivente Tribunale, si impongono le seguenti precisazioni.  

La CDI CH-IT si applica alle persone che sono residenti di uno o entrambi 

gli Stati contraenti (art. 1 CDI CH-IT). Ai fini della CDI CH-IT, l’espressione 

« residente di uno Stato contraente » designa ogni persona che, in virtù 

della legislazione di detto Stato, è assoggettata ad imposta nello stesso 

Stato, a motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua 

direzione o di ogni altro criterio di natura analoga. Tuttavia, tale espressio-

ne non comprende le persone che sono imponibili in questo Stato soltanto 

per il reddito che esse ricavano da fonti situate in detto Stato o per il patri-

monio che posseggono in detto Stato (art. 4 cpv. 1 CDI CH-IT). Nello spe-

cifico, è qui pacifico che nel caso della ricorrente si è in presenza di una 

residente italiana, sicché la CDI CH-IT trova qui applicazione. 

Ciò premesso, la CDI CH-IT non disciplina però la procedura applicabile 

alle domande di rimborso dell’imposta preventiva fondate sulle sue disposi-

zioni, in concreto sugli artt. 10 e 11 CDI CH-IT, in combinato disposto con 

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l’art. 29 CDI CH-IT. Diversamente, giusta l’art. 42 cpv. 1 della legge fede-

rale del 13 ottobre 1965 sull’imposta preventiva (LIP, RS 642.21), le deci-

sioni dell’AFC possono essere impugnate con reclamo nel termine di 

30 giorni dalla notificazione. Questa procedura si applica, tra l’altro, pure 

alle domande di rimborso dell’imposta preventiva di rilievo della Confede-

razione (cfr. art. 51 LIP). Detta regola si applica tuttavia, in quanto tale, solo 

alle procedure fondate sulla LIP stessa, ma non a quelle fondate su di una 

CDI (cfr. sentenze del TAF A-2516/2018 del 29 maggio 2020 consid. 1.2 

con rinvii; A-2902/2014 del 29 agosto 2016 consid. 1.2).  

Secondo la giurisprudenza del Tribunale amministrativo federale, le deci-

sioni dell’AFC in materia di rimborso dell’imposta preventiva sulla base di 

una CDI possono essere impugnate direttamente dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale, a condizione che nessun’altra norma giuridica pre-

veda una (preliminare) procedura di reclamo (cfr. decisione incidentale del 

TAF A-6537/2010 dell’11 gennaio 2011 consid. 3.2.4.1). Giusta l’art. 2 

cpv. 1 lett. a della vecchia legge federale del 22 giugno 1951 concernente 

l’esecuzione delle convenzioni internazionali concluse dalla Confederazio-

ne per evitare i casi di doppia imposizione (RU 1951 917 con modifiche 

successive; abrogata il 1° gennaio 2022; di seguito: vecchia legge), il Con-

siglio federale può disciplinare la procedura da osservare per il rimborso 

delle imposte svizzere riscosse alla fonte sui redditi di capitali, garantito da 

una convenzione internazionale. Il Consiglio federale si è avvalso di detta 

competenza solo per talune CDI. Nello specifico, la CDI CH-IT non è stata 

oggetto di un’ordinanza di esecuzione. Ciò posto, per quanto attiene alla 

CDI CH-IT, il Tribunale amministrativo federale ha nondimeno già avuto 

modo di ritenere come più conforme al sistema di diritto e adeguato agli 

interessi delle parti, di autorizzare il ricorso diretto dinanzi ad esso contro 

le decisioni dell’AFC in tale ambito (cfr. sentenze del TAF A-2516/2018 del 

29 maggio 2020 consid. 1.2 con rinvii; A-2902/2014 del 29 agosto 2016 

consid. 1.2). A tale conclusione, nulla muta la nuova legge federale del 

18 giugno 2021 concernente l’esecuzione delle convenzioni internazionali 

in ambito fiscale (LECF, RS 672.2), entrata in vigore il 1° gennaio 2022 (RU 

2021 703), che disciplina l’esecuzione delle CDI, in particolare lo sgravio 

dell’imposta preventiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LECF, nonché artt. 24-27 LECF). 

Benché la LECF preveda espressamente la competenza decisionale 

dell’AFC in tale ambito, detta legge non fornisce infatti alcuna informazione 

circa la procedura di ricorso da seguire (cfr. in particolare, art. 26 LECF; 

parimenti Messaggio del 4 novembre 2020 relativo alla legge federale 

concernente l’esecuzione delle convenzioni internazionali in ambito fiscale 

[Revisione totale della legge federale concernente l’esecuzione delle 

convenzioni internazionali concluse dalla Confederazione per evitare i casi 

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di doppia imposizione], FF 2020 8063, 8093 e 8096). Analogamente 

all’art. 2 della vecchia legge, pure l’art. 35 cpv. 1 lett. a LECF sancisce che 

il Consiglio federale disciplina la procedura per lo sgravio delle imposte 

svizzere riscosse alla fonte sui redditi di capitali previsto da un trattato 

internazionale. Sennonché, come visto, a tutt’oggi la CDI CH-IT non è stata 

oggetto di un’ordinanza di esecuzione. Ne consegue che, poiché la CDI 

CH-IT – quale lex specialis – non prevede alcuna procedura di reclamo 

dinanzi all’AFC, le decisioni dell’AFC in materia di rimborso dell’imposta 

preventiva fondate sulla CDI CH-IT vanno direttamente impugnate dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale. Visto quanto precede, si deve dunque 

concludere che il Tribunale statuente è altresì funzionalmente competente 

per dirimere la presente vertenza. 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (cfr. art. 20 

segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma pre-

viste dalla legge (cfr. art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione dell’AFC 

fondata sul diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che nega alla ricor-

rente il rimborso dell’imposta preventiva in virtù della CDI CH-IT. Poiché la 

decisione impugnata comporta un onere pecuniario per la ricorrente, 

quest’ultima risulta legittimata a ricorrere ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA. Il 

ricorso è dunque ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. ANDRÉ MOSER et al., Prozes-

sieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

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appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER et al., op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non 

è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti 

di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 425 consid. 5.1; 140 

I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere processuale di collabo-

razione concernente in particolare il ricorrente che interpone un ricorso al 

Tribunale nel proprio interesse, comprende, segnatamente l’obbligo di 

portare le prove necessarie, d’informare il giudice sulla fattispecie e di 

motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario arrischierebbe 

di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (cfr. art. 52 PA; 

cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1; MOOR/POLTIER, 

op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Allorquando l’autorità reputa come chiare le circostanze di fatto e che 

le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, 

essa emana la propria decisione. In tale ipotesi, se procedendo in modo 

non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove proposte, è con-

vinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione, 

essa può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 

con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-2888/2016 del 16 giugno 2017 

consid. 3.2 con rinvii; A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.1 con 

rinvii; MOSER et al., op. cit., n. 3.144). Tale modo di procedere non è 

contrario al diritto di essere sentito garantito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. 

(cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-4347/2019 del 10 marzo 2022 consid. 2.7; A-5842/2020 

del 31 marzo 2021 consid. 2.3 con rinvii). 

Se al contrario, l’autorità di ricorso rimane nell’incertezza dopo aver 

provveduto alle investigazioni richieste dalle circostanze, essa applicherà 

le regole sulla ripartizione dell’onere probatorio. In tale contesto, e a difetto 

di disposizioni speciali in materia, il giudice s’ispirerà all’art. 8 CC, in virtù 

del quale chi vuole dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui 

asserita, deve fornirne la prova. Detto in altre parole, incombe all’am-

ministrato il compito di stabilire i fatti che sono di natura a procurargli un 

vantaggio e all’amministrazione di dimostrare l’esistenza di quelli che as-

soggettano ad un obbligo in suo favore. L’assenza di prove va a scapito 

della parte che intendeva trarre un diritto da una circostanza di fatto non 

provata. Inoltre la sola allegazione non basta (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-6182/2012 del 27 agosto 2013 consid. 2.3.2 con rinvii). Il principio 

inquisitorio non ha alcuna influenza sulla ripartizione dell’onere probatorio, 

poiché interviene ad uno stadio anteriore (cfr. [tra le tante] sentenze del 

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TAF A-4347/2019 del 10 marzo 2022 consid. 2.7; A-5842/2020 del 31 mar-

zo 2021 consid. 2.3 con rinvii). 

Applicate al diritto fiscale, tali regole presuppongono che l’amministrazione 

fiscale sopporti l’onere della prova delle circostanze di fatto che determi-

nano l’imposizione o l’importo dell’imposta dovuto, ovvero i fatti che fonda-

no o aumentano l’imposizione, mentre l’assoggettato di quelle che diminui-

scono o azzerano l’imposizione, ovvero i fatti che l’esonerano o riducono 

l’importo d’imposta dovuto (cfr. DTF 146 II 6 consid. 4.2 con rinvii; 144 II 

427 consid. 8.3.1; 140 II 248 consid. 3.5; 133 II 153 consid. 4.3; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii;  

A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.3 con rinvii). Se le prove 

raccolte dall’autorità forniscono sufficienti indizi dell’esistenza di elementi 

imponibili, spetta poi di nuovo al contribuente stabilire l’esattezza delle sue 

affermazioni e sostenere l’onere della prova del fatto che giustifica la sua 

esenzione (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; [tra le tante] sentenza del TAF 

A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2 con rinvii). Tuttavia, ciò si 

applica solo se risulta impossibile, nell’ambito della massima inquisitoria e 

in applicazione del principio del libero apprezzamento delle prove, stabilire 

i fatti corrispondenti con un grado di verosimiglianza sufficiente alla realtà 

(cfr. DTF 139 V 176 consid. 5.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-4347/2019 del 10 marzo 2022 consid. 2.7; A-5842/2020 del 31 marzo 

2021 consid. 2.3 con rinvii). 

3.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la reiezione da parte dell’autorità 

inferiore della domanda di rimborso dell’imposta preventiva svizzera di 

33'132 franchi inoltrata dalla ricorrente sulla base della CDI CH-IT, con 

modulo 95 del 29 dicembre 2016, in rapporto ai dividendi ed interessi 

svizzeri distribuiti da varie società svizzere a varie società offshore.  

In tale contesto, prima di entrare nel merito del ricorso (cfr. consid. 4 del 

presente giudizio), qui di seguito il Tribunale richiamerà i principi applicabili 

alla presente fattispecie (cfr. considd. 3.1-3.5 del presente giudizio). 

3.1  

3.1.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito 

dei capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-

ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-

sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

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Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i redditi 

di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limitata o 

cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi da una 

persona domiciliata in Svizzera. L’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 di-

cembre 1966 sull’imposta preventiva (OIPrev, RS 642.211) considera 

reddito imponibile di azioni, ogni prestazione valutabile in denaro corrispo-

sta dalla società ai titolari di diritti di partecipazione, o a terze persone loro 

vicine, che non abbia il carattere di rimborso delle quote di capitale sociale 

versato esistenti all’atto della prestazione (come ad esempio: dividendi, 

buoni, azioni gratuite, buoni di partecipazione gratuiti, eccedenze di liquida-

zione, ecc.). L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione 

imponibile (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP). Per i redditi di capitali mobili, il credito 

sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 cpv. 1 LIP). 

L’imposta preventiva sui dividendi scade 30 giorni dopo che è sorto il cre-

dito fiscale (cfr. art. 16 cpv. 1 lett. c LIP). Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP). 

3.1.2 A differenza dei beneficiari svizzeri, l’imposta preventiva sui benefi-

ciari esteri di dividendi e interessi svizzeri comporta di principio un’impo-

sizione alla fonte definitiva (cfr. art. 21 segg. LIP, in particolare art. 22 cpv. 1 

LIP e art. 24 cpv. 2 LIP). Le persone domiciliate o residenti all’estero al mo-

mento in cui la prestazione imponibile è divenuta esigibile possono richie-

dere il rimborso dell’imposta preventiva solo nella misura in cui ne abbiano 

diritto sulla base di una convenzione internazionale, segnatamente di una 

CDI (cfr. DTF 141 II 447 consid. 2.2; sentenze del TF 2C_880/2018 del 

19 maggio 2020 consid. 2.1 con rinvii; 2C_344/2018 del 4 febbraio 2020 

consid. 2.2; 2C_964/2016 del 5 aprile 2017 consid. 4.1; sentenze del TAF 

A-4347/2019 del 10 marzo 2022 consid. 3.2; A-2433/2021 del 16 novem-

bre 2021 consid. 2.1.3 con rinvii; A-2516/2018 del 29 maggio 2020 del con-

sid. 5.1 con rinvii; A-1951/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.3 con rinvii;  

A-5765/2016 del 18 marzo 2018 consid. 3.4; A-2744/2008 del 23 marzo 

2010 consid. 3.3). 

3.2  

3.2.1 Nello specifico, come visto in ingresso (cfr. consid. 1.1.2 del presente 

giudizio), trova applicazione la CDI CH-IT. 

3.2.2 Giusta l’art. 10 CDI CH-IT, i dividendi pagati da una società residente 

in uno Stato contraente ad un residente dell’altro Stato contraente sono 

imponibili in detto Stato (cpv. 1). Tuttavia, tali dividendi possono essere tas-

sati nello Stato contraente di cui la società che paga i dividendi è residente 

ed in conformità alla legislazione di detto Stato, ma, se la persona che 

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percepisce i dividendi ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta così applicata 

non può eccedere il 15 % dell’ammontare lordo dei dividendi (cpv. 2). 

3.2.3 Giusta l’art. 11 CDI CH-IT, gli interessi provenienti da uno Stato 

contraente e pagati ad un residente dell’altro Stato contraente sono impo-

nibili in detto altro Stato (cpv. 1). Tuttavia, tal interessi possono essere 

tassati nello Stato contraente dal quale essi provengono ed in conformità 

alla legislazione di detto Stato, ma, se la persona che percepisce gli inte-

ressi ne è l’effettivo beneficiario, l’imposta così applicata non può eccedere 

il 12.5 % degli interessi (cpv. 2).  

3.2.4 Giusta l’art. 29 cpv. 1 CDI CH-IT, le imposte riscosse in uno dei due 

Stati contraenti mediante ritenuta alla fonte sono rimborsate a richiesta 

dell’interessato o dello Stato di cui esso è residente qualora il diritto alla 

percezione di dette imposte sia limitato dalle disposizioni della CDI CH-IT. 

3.3  

3.3.1 In linea di principio, il beneficiario di dividendi ed interessi svizzeri può 

invocare i vantaggi della CDI CH-IT, se risiede in Italia nel momento della 

scadenza di tali prestazioni (cfr. artt. 1 e 4 CDI CH-IT), se nel momento 

determinante è in possesso dei diritti di godimento integrali sui redditi tas-

sati (artt. 10 e 11 CDI CH-IT) e se non vi è abuso della CDI CH-IT (cfr. sen-

tenza del TF 2C_344/2018 del 4 febbraio 2020 consid. 2.2.3; sentenze del 

TAF A-5765/2016 del 19 marzo 2018 consid. 5.1; A-2744/2008 del 23 mar-

zo 2010 consid. 3.7). 

3.3.2 Secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale, solo il 

cosiddetto « beneficiario effettivo » (« effettivo beneficiario » secondo gli 

artt. 10 cpv. 2 e 11 cpv. 2 CDI CH-IT; « effektiv Nutzungsberechtigte »; 

« bénéficiaire effectif »; « beneficial owner ») dei dividendi ed interessi 

svizzeri può richiedere il rimborso dell’imposta preventiva sulla base di una 

CDI (cfr. DTF 141 II 447 consid. 5; [tra le tante] sentenze del TF 

2C_880/2018 del 19 maggio 2020 consid. 3.1 con rinvii; 2C_209/2017 del 

16 dicembre 2019 considd. 3.3 e 3.4.3; 2C_936/2017 del 22 agosto 2019 

consid. 5.3; 2C_964/2016 del 5 aprile 2017 consid. 4.3).  

In maniera generale, il criterio del « beneficiario effettivo » deve permettere 

di valutare l’intensità del legame esistente tra un soggetto fiscale e l’oggetto 

dell’imposta (un dividendo, ad esempio). Si tratta in sostanza di evitare che 

una persona o una società dotata di un potere di disposizione limitato sui 

dividendi da lei percepiti possa interporsi tra il debitore e il beneficiario 

effettivo per ottenere indebitamente il rimborso dell’imposta preventiva in 

A-4469/2020 

Pagina 11 

Svizzera (cfr. sentenze del TF 2C_964/2016 del 5 aprile 2017 consid. 4.4; 

2C_752/2014 del 27 novembre 2015 consid. 4.1 seg.; sentenze del TAF  

A-4164/2020 del 16 novembre 2022 consid. 2.3.3; A-2516/2018 del 

29 maggio 2020 consid. 5.3 con rinvii; A-1951/2017 del 22 agosto 2018 

consid. 3.6; A-5765/2016 del 19 marzo 2018 consid. 5.4.7). Quand’anche 

detto criterio miri ad evitare delle pretese illegittime, lo stesso costituisce 

formalmente una condizione alla base del rimborso dell’imposta preventiva 

e non una clausola anti-abuso (cfr. sentenze del TAF A-2516/2018 del 

29 maggio 2020 consid. 5.3 con rinvii; A-1951/2017 del 22 agosto 2018 

consid. 3.6; A-2902/2014 del 29 agosto 2016 consid. 4.3.3). 

3.3.3 Ora, il Tribunale federale ha definito la nozione di « beneficiario 

effettivo » in correlazione con l’art. 10 della Convenzione del 23 novembre 

1973 tra la Confederazione Svizzera e il Regno di Danimarca intesa ad 

evitare la doppia imposizione nel campo delle imposte sul reddito e sulla 

sostanza (RS 0.672.931.41; di seguito: CDI CH-DK), sviluppando una 

prassi da lui successivamente ripresa ed applicata ad altre CDI (cfr. DTF 

141 II 447 consid. 5; parimenti, sentenze del TF 2C_880/2018 del 19 mag-

gio 2020 consid. 3.1 con rinvii; 2C_209/2017 del 16 dicembre 2019 con-

sidd. 3.3 e 3.4.3; 2C_936/2017 del 22 agosto 2019 consid. 5.3), tra cui 

anche la CDI CH-IT qui applicabile (cfr. sentenza del TF 2C_964/2016 del 

5 aprile 2017 consid. 4.3). Secondo la costante giurisprudenza dell’Alta 

Corte, il « beneficiario effettivo » di un dividendo distribuito da una società 

nello Stato della fonte è in primo luogo colui che ne può disporre. Ciò signi-

fica che la persona che riceve il dividendo può essere considerata come il 

beneficiario effettivo se può utilizzarlo e beneficiarne pienamente, senza 

essere limitato in questo uso da un obbligo legale o contrattuale (cfr. DTF 

141 II 447 consid. 5.2.1; sentenze del TF 2C_880/2018 del 19 maggio 

2020 consid. 3.1 con rinvii; 2C_936/2017 del 22 agosto 2019 consid. 5.3; 

sentenze del TAF A-4164/2020 del 16 novembre 2022 consid. 2.3.3;  

A-2516/2018 del 29 maggio 2020 del consid. 5.3.1 con rinvii; A-1951/2017 

del 22 agosto 2018 consid. 3.5.5; A-5765/2016 del 19 marzo 2018 con-

sid. 5.4.2). 

Più nel dettaglio, la qualità di « beneficiario effettivo » può essere ricono-

sciuta, quando il beneficiario, al momento della distribuzione del dividendo, 

è perlomeno in grado di prendere determinate decisioni in maniera indipen-

dente, quand’anche disponga di un potere decisionale limitato, rispettiva-

mente di un potere di disposizione limitato. Va negata la sussistenza del 

potere decisionale e di riflesso la qualità di beneficiario effettivo, quando la 

persona incassa il dividendo distribuito da una società svizzera, ma deve 

trasferirlo in esecuzione di un obbligo legale o contrattuale che esisteva già 

A-4469/2020 

Pagina 12 

al momento della distribuzione oppure a causa di restrizioni effettive del 

proprio potere di disposizione. Vi è una restrizione effettiva quando sono 

adempiute due condizioni cumulative: da un lato esiste un rapporto di 

dipendenza tra il fatto di ricevere i redditi e l’obbligo di trasferirli; dall’altro 

l’obbligo di trasferire i redditi dipende proprio dall’esistenza stessa di detti 

redditi (cfr. DTF 141 II 447 consid. 5, in particolare considd. 5.2.1 e 5.2.2 

con rinvii alla dottrina; sentenze del TF 2C_936/2017 del 22 agosto 2019 

consid. 5.3; 2C_964/2016 del 5 aprile 2017 consid. 4.3). Sussiste un 

rapporto di dipendenza non solo in presenza di un obbligo legale (diretto) 

di trasferire i redditi, ma anche in presenza di un obbligo di « fatto ». Di 

regola, l’obbligo di « fatto » implica la presenza di indizi economici, dai quali 

è possibile dedurre un obbligo (indirettamente) legale – segnatamente in 

virtù di un contratto – di trasferire i redditi. Ciò è in particolare il caso, 

allorquando l’obbligo di trasferire non è specificamente menzionato in 

quanto tale, ma può derivare dalle circostanze di fatto. Secondo la dottrina, 

un tale potere di disposizione non può essere riconosciuto allorquando – 

tenuto conto della dimensione giuridica ed economica, nonché delle circo-

stanze di fatto – i dividendi distribuiti sono riversati al di fuori dello Stato di 

residenza in maniera tale che, dalla sua forma e dimensione, non è più 

possibile aspettarsi dallo Stato di origine ch’esso riduca, rispettivamente 

rinunci, all’imposizione dei redditi in questione (cfr. DTF 141 II 447 con-

sid. 5.2.2 con rinvii alla dottrina; sentenza del TF 2C_964/2016 del 5 aprile 

2017 consid. 4.3; sentenza del TAF A-2516/2018 del 29 maggio 2020 del 

consid. 5.3.1 con rinvii). 

3.3.4 In tale contesto, la questione del potere di disposizione va apprezzata 

in funzione dell’insieme delle circostanze concrete (da un punto di vista 

economico) sussistenti al momento della distribuzione dei dividendi 

(« substance over form »), tenendo conto anche del successivo trasferi-

mento del reddito (dividendi), perlomeno nel caso in cui tale trasferimento 

sia già stato concordato prima che il reddito diventasse esigibile (cfr. DTF 

141 II 447 considd. 5.2.2 e 5.2.5; sentenza del TF 2C_880/2018 del 

19 maggio 2020 consid. 3.2; sentenze del TAF A-4164/2020 del 16 novem-

bre 2022 consid. 2.3.3; A-1951/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.5.6). La 

questione a sapere chi è da considerare il beneficiario di determinati 

dividendi ed interessi nell’ambito di una CDI, va apprezzata secondo il 

diritto dello Stato della fonte (cfr. sentenza del TF 2C_344/2018 del 4 feb-

braio 2020 consid. 3.4.5). 

3.4  

3.4.1 Allorquando una CDI è applicabile ad un eventuale rimborso 

dell’imposta preventiva svizzera in favore di un beneficiario residente 

A-4469/2020 

Pagina 13 

all’estero, va esaminata la questione a sapere se l’obbligo di informare e di 

collaborare del richiedente è disciplinato o meno dalla CDI applicabile. Nel 

caso della CDI CH-IT, quest’ultima non disciplina tale regola, sicché convie-

ne fondarsi sul diritto interno (cfr. sentenze del TF 2C_936/2017 del 

22 agosto 2019 consid. 6.2; 2C_964/2016 del 5 aprile 2017 consid. 5.1; 

sentenze del TAF A-2516/2018 del 29 maggio 2020 consid. 6.3.1 con rinvii; 

A-1951/2017 del 22 agosto 2018 considd. 3.7.1 e 3.7.2 con rinvii). 

3.4.2 Giusta l’art. 48 LIP, chiunque chiede il rimborso dell’imposta preven-

tiva deve indicare coscienziosamente all’autorità competente tutti i fatti che 

possono essere di qualche momento nell’accertamento del diritto al rimbor-

so; in particolare, l’istante è tenuto a compilare in tutte le loro parti ed esat-

tamente i moduli dell’istanza e i questionari e a fornire, su richiesta dell’au-

torità, le attestazioni relative alla deduzione dell’imposta (art. 14 cpv. 2 LIP) 

e a presentare i libri di commercio, i giustificativi e altri documenti (cpv. 1). 

Se l’istante non soddisfa agli obblighi di fornire informazioni e se il diritto al 

rimborso non può essere accertato senza le informazioni chieste dall’auto-

rità, l’istanza è respinta (cpv. 2). 

Detta disposizione codifica i due principi seguenti. Da un lato, l’obbligo di 

esame e di istruzione dell’autorità chiamata a statuire sulla domanda di 

rimborso trova il suo limite nell’obbligo di collaborazione e di informazione 

del richiedente. In tale esame, l’autorità statuente beneficia di un certo 

potere di apprezzamento. D’altro lato, l’obbligo di collaborazione e di 

informazione del richiedente deve rispettare il principio della proporziona-

lità (cfr. art. 5 cpv. 2 Cost.). Il richiedente è tenuto a dare seguito alle richie-

ste dell’autorità statuente, solo nella misura in cui le stesse siano ragione-

voli. Ciò significa principalmente che la raccolta delle informazioni richieste 

non deve cagionare al richiedente dei costi sproporzionati (cfr. sentenze 

del TF 2C_936/2017 del 22 agosto 2019 consid. 9.1; 2C_964/2016 del 

5 aprile 2017 consid. 5.3; 2C_895/2012 del 5 maggio 2015 considd. 5.2.1 

e 5.2.2; sentenze del TAF A-6074/2018 dell’8 luglio 2021 consid. 3.7;  

A-2516/2018 del 29 maggio 2020 consid. 6.3.2; A-1951/2017 del 22 ago-

sto 2018 considd. 3.7.5 e 3.7.6 con rinvii). Le conseguenze dell’assenza di 

collaborazione intervengono unicamente nel caso in cui la richiesta di 

rimborso non può essere esaminata, senza le informazioni, rispettivamente 

i documenti richiesti. Con il suo comportamento, il richiedente crea un im-

pedimento alle autorità fiscali nell’elucidare i fatti determinanti per statuire 

sulla questione (giuridica) del diritto al rimborso. Le conseguenze dell’as-

senza di collaborazione del richiedente ex art. 48 cpv. 2 LIP sono conformi 

al principio secondo cui il difetto di collaborazione non deve avvantaggiare 

il contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_936/2017 del 22 agosto 2019 

A-4469/2020 

Pagina 14 

consid. 9.2; 2C_964/2016 del 5 aprile 2017 consid. 5.4; 2C_895/2012 del 

5 maggio 2015 consid. 5.3; sentenze del TAF A-6074/2018 dell’8 luglio 

2021 consid. 3.7; A-2516/2018 del 29 maggio 2020 consid. 6.3.2). 

3.4.3 A titolo abbondanziale, si segnala che a partire dal 1° gennaio 2022 

l’obbligo di collaborare e di informare di cui all’art. 48 LIP è stato espressa-

mente disciplinato in maniera analoga anche all’art. 25 LECF, in correla-

zione alle richieste di rimborso dell’imposta preventiva in virtù di una CDI 

(cfr. Messaggio del 4 novembre 2020 relativo alla legge federale concer-

nente l’esecuzione delle convenzioni internazionali in ambito fiscale, 

FF 2020 8063, 8092). Giusta l’art. 25 LECF, chi presenta un’istanza di 

sgravio dell’imposta preventiva indica all’AFC tutti i fatti che possono 

essere rilevanti per lo sgravio della stessa e, su domanda, presenta i 

documenti necessari (cpv. 1). L’AFC respinge l’istanza se l’istante non 

adempie l’obbligo di collaborare e se essa non può accertare il diritto allo 

sgravio in assenza delle informazioni richieste (cpv. 2). 

3.5 Il sistema fiscale svizzero distingue una società dai suoi titolari sia nel 

campo delle imposte dirette che in quello dell’imposta preventiva. Il cosid-

detto principio della trasparenza (« Durchgriff »), che discende dal divieto 

dell’abuso di diritto, rappresenta un’eccezione al principio fondamentale 

dell’indipendenza giuridica delle persone giuridiche dalle persone fisiche 

che ne hanno il controllo economico. Questo trattamento si applica quando 

l’indipendenza della persona giuridica è utilizzata dalla persona che ne 

detiene il controllo al fine di aggirare le disposizioni di legge o per violare i 

diritti di terzi (cfr. DTF 132 III 489 consid. 3.2; sentenza del TF 

2C_344/2018 del 4 febbraio 2020 consid. 3.4.2; sentenza del TAF  

A-5765/2016 del 19 marzo 2018 consid. 5.4.8). Più nel dettaglio, l’applica-

zione del principio della trasparenza presuppone in primo luogo che vi sia 

identità di persone conformemente alla realtà economica o, in ogni caso, il 

controllo economico di un soggetto giuridico sull’altro, ovvero la cosiddetta 

identità economica tra la persona giuridica e le persone fisiche che ne 

hanno il controllo economico; in secondo luogo, l’indipendenza giuridica 

deve essere invocata in modo manifestamente contrario allo scopo e 

dunque in maniera abusiva, al fine di ottenere un vantaggio illecito (cfr. DTF 

145 III 351 consid. 4.2; 144 III 541 consid. 8.3.2; 138 II 239 consid. 3.2; 

sentenze del TF 2C_799/2021 del 9 maggio 2022 consid. 4.4.1; 

4A_379/2018 del 3 aprile 2019 consid. 4.1). Secondo la costante giuri-

sprudenza del Tribunale federale, non vale tuttavia il contrario. Il Tribunale 

federale non consente infatti al contribuente d’invocare il principio della 

trasparenza a proprio favore. Una persona fisica che si avvale di una 

persona giuridica, deve dunque lasciarsi imputare le conseguenze 

A-4469/2020 

Pagina 15 

dell’indipendenza giuridica di detta entità e non può invocare l’identità 

economica (cfr. DTF 136 I 49 consid. 5.4; sentenze del TF 2C_799/2021 

del 9 maggio 2022 consid. 4.4.1; 2C_344/2018 del 4 febbraio 2020 

consid. 3.4.2). Di conseguenza, in virtù del principio della trasparenza, la 

persona fisica avente diritto economico non può dedurre alcuna pretesa 

fiscale. Per quanto riguarda la procedura di rimborso dell’imposta 

preventiva, ciò vale in particolare per la questione della realizzazione del 

reddito imponibile o di un eventuale trattamento per trasparenza di una 

persona giuridica appartenente a un altro sistema giuridico (cfr. sentenza 

del TAF A-5765/2016 del 19 marzo 2018 consid. 5.4.8).  

4.  

4.1 Stabiliti i principi qui applicabili, in concreto, per il Tribunale si tratta 

essenzialmente di determinare se nel caso della ricorrente vi sono o meno 

i presupposti sulla base della CDI CH-IT per concederle il rimborso dell’im-

posta preventiva svizzera dell’importo totale di 33'132 franchi riscossa 

dall’autorità inferiore sui dividendi ed interessi svizzeri distribuiti da varie 

società svizzere a varie società offshore, con sede a X._______ o 

Y._______, di cui al modulo 95 del 29 dicembre 2016 (cfr. atto n. 18A 

dell’incarto dell’autorità inferiore [di seguito: inc. AFC]). Più concretamente, 

nella misura in cui è pacifico che nel caso della ricorrente si è in presenza 

di una residente italiana (cfr. consid. 1.1.2 del presente giudizio), per lo 

scrivente Tribunale si tratta unicamente di stabilire se la stessa possa o 

meno essere qualificata di beneficiaria effettiva ex artt. 10 e 11 CDI CH-IT 

dei dividendi e interessi svizzeri per i quali quest’ultima chiede il rimborso 

dell’imposta preventiva svizzera, ai sensi della giurisprudenza del 

Tribunale federale (cfr. consid. 3.3 del presente giudizio), l’adempimento di 

detto presupposto essendo qui litigioso. In effetti, se da un lato l’autorità 

inferiore ritiene tale presupposto come non dato, d’altro lato la ricorrente 

sostiene invece il contrario. 

4.2  

4.2.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha dapprima constatato 

che tutti i dividendi e gli interessi svizzeri per i quali la ricorrente ha chiesto 

il rimborso dell’imposta preventiva svizzera dell’importo di 33'132 franchi 

(= fr. 28'407 sui dividendi + fr. 4'725 sugli interessi), con modulo 95 del 

29 dicembre 2016 – così come elencati in dettaglio alle pagg. 2-3 della 

decisione impugnata –, non sono stati da lei incassati, bensì dalle seguenti 

società offshore con sede a X._______ o Y._______:  

– F.________ (X._______); 

– G.________ (X._______); 

– H.________ (Y._______); 

A-4469/2020 

Pagina 16 

– I.________ (Y._______); 

– J.________ (Y._______); 

– K.________ (X._______); 

– L.________ (X._______); 

– M.________ (X._______). 

L’autorità inferiore ha altresì rilevato l’assenza di un obbligo contrattuale o 

di fatto di trasferire tali dividendi ed interessi alla ricorrente da parte delle 

predette società offshore. Non essendoci alcun bilancio e conto economico 

delle predette società offshore, l’autorità inferiore non è poi stata in grado 

di verificare se tali dividendi ed interessi sono stati effettivamente ridistri-

buiti a quest’ultima. In tali circostanze, essa ha ritenuto che erano le 

predette società offshore – e non la ricorrente – a dover essere qualificate 

di beneficiarie effettive dei dividendi ed interessi svizzeri, oggetto della 

domanda di rimborso dell’imposta preventiva svizzera. Di conseguenza, 

l’autorità inferiore ha respinto la domanda di rimborso della ricorrente 

(cfr. decisione impugnata, punti n. 20-22). 

4.2.2 Alla luce degli atti dell’incarto e della giurisprudenza del Tribunale 

federale, quanto ritenuto dall’autorità inferiore appare qui corretto per i 

seguenti motivi. Alla stregua dell’autorità inferiore (cfr. risposta 2 novembre 

2020, pag. 2), il Tribunale osserva innanzitutto come non sia qui contestata 

l’esistenza del credito fiscale d’imposta preventiva svizzera in quanto tale 

e tantomeno che i dividendi e gli interessi svizzeri assoggettati all’imposta 

preventiva svizzera – così come elencati alle pagg. 2-3 della decisione 

impugnata, a cui si rinviano le parti per dettagli – e per i quali la ricorrente 

ha chiesto all’autorità inferiore il rimborso dell’imposta preventiva dell’im-

porto totale di 33'132 franchi (= fr. 28'407 sui dividendi + fr. 4'725 sugli inte-

ressi), con modulo 95 del 29 dicembre 2016 (cfr. atto n. 18A dell’inc. AFC), 

non sono stati da lei incassati direttamente, bensì dalle seguenti società 

offshore con sede a X._______ o Y._______: 

– F._______ (X._______); 

– G._______ (X._______); 

– H._______ (Y._______); 

– I._______ (Y._______); 

– J._______ (Y._______); 

– K._______ (X._______); 

– L._______ (X._______); 

– M._______ (X._______). 

È altresì incontestato che detti dividendi ed interessi svizzeri non sono stati 

successivamente trasferiti alla ricorrente dalle predette società offshore. In 

A-4469/2020 

Pagina 17 

nessun momento, la ricorrente sostiene infatti il contrario. Come giusta-

mente osservato dall’autorità inferiore, da un esame degli atti dell’incarto, 

non risulta poi alcun atto che possa lasciare pensare alla sussistenza di un 

obbligo di trasferimento da parte delle società offshore, tale da lasciare 

intendere ch’esse non sarebbero le vere beneficiarie effettive dei dividendi 

ed interessi svizzeri in questione, bensì la qui ricorrente. Tali documenti del 

resto non sono neppure stati prodotti dalla ricorrente né dinanzi all’autorità 

inferiore né dinanzi allo scrivente Tribunale. Invero, nel suo ricorso 9 set-

tembre 2020, così come nel suo scritto 9 febbraio 2018 inoltrato dinanzi 

all’autorità inferiore (cfr. atto n. 14 dell’inc. AFC), la ricorrente si è limitata 

in sostanza ad asserire di essere la beneficiaria effettiva di tali dividendi ed 

interessi svizzeri, nella misura in cui essa sarebbe la titolare (« controlling 

person »), rispettivamente la beneficiaria economica delle società offshore 

a lei riconducibili, appellandosi alla normativa internazionale in sede OCSE 

e FATF-GAFI, alla normativa e la prassi italiana, alla teoria della traspa-

renza (« Durchgriff ») stabilita dai Tribunali svizzeri e alla « best practice » 

internazionale. Sennonché – come si vedrà in dettaglio nel proseguo 

(cfr. considd. 4.3-4.6 del presente giudizio) – tali argomenti non permettono 

al Tribunale statuente di discostarsi dal giudizio dell’autorità inferiore e di 

considerare la ricorrente come la beneficiaria effettiva dei dividendi ed 

interessi svizzeri in questione.  

4.3  

4.3.1 Nel suo ricorso, la ricorrente contesta innanzitutto la nozione di bene-

ficiario effettivo ritenuta dall’autorità inferiore. Essa si appella alla normativa 

internazionale in sede OCSE e FAFT-GAFI – e meglio, alla nozione di 

beneficiario effettivo sviluppata dall’OCSE e nell’ambito delle disposizioni 

FAFT/GAFI – che a suo avviso permetterebbe di qualificarla come la 

beneficiaria effettiva dei dividendi ed interessi svizzeri, per i quali chiede il 

rimborso dell’imposta preventiva svizzera. Più nel dettaglio, essa sostiene 

che l’OCSE avrebbe confermato la sovrapponibilità della definizione di 

« controlling person » di cui al « Common Reporting Standard » e valida ai 

fini dello scambio d’informazioni, con la definizione di « beneficial owner » 

di cui alle raccomandazioni FAFT-GAFI, valide ai fini antiriciclaggio. Di 

fatto, queste raccomandazioni FAFT-GAFI identificherebbero il « beneficial 

owner » con la persona fisica per conto della quale viene posta in essere 

una determinata transazione finanziaria e/o la persona che detiene – in 

ultima istanza – il controllo di una « legal person » che risulti formalmente 

intestataria di relazioni bancarie sottostanti. Infine essa sottolinea che, in 

caso di « Passive Non Financial Entity » – ossia di entità non finanziarie 

che realizzano più del 50% del proprio reddito lordo da « passive income », 

A-4469/2020 

Pagina 18 

come nel caso concreto, o dove più del 50% del proprio patrimonio è impie-

gato o detenuto per la produzione di « passive income » – l’istituzione 

finanziaria presso cui sono detenute le relazioni bancarie dovrà provvedere 

all’identificazione della/e « controlling person(s) », mediante approccio 

« look-through » (cfr. ricorso 9 settembre 2020, pagg. 3-4). 

4.3.2 A tal proposito, lo scrivente Tribunale rileva come la definizione di 

« beneficiario effettivo » ai sensi dell’art. 10 CDI CH-IT qui determinante 

sia quella sancita dalla costante giurisprudenza del Tribunale federale 

nell’ambito del rimborso dell’imposta preventiva (cfr. consid. 3.3.3 del pre-

sente giudizio), che di fatto riprende quella ritenuta dall’OCSE in rapporto 

all’art. 10 del Modello di Convenzione dell’OCSE del 2017, di contenuto 

analogo (di seguito: MC OCSE; cfr. Commentario all’art. 10 del MC OCSE, 

2019, n. 7 e 12 segg.; sentenza del TF 2C_880/2018 del 19 maggio 2020 

considd. 4.2-4.3), così come giustamente ritenuto dall’autorità inferiore. Le 

definizioni a cui si aggancia la ricorrente non sono invece qui pertinenti, 

nella misura in cui si riferiscono all’identificazione dell’avente diritto econo-

mico nell’ambito dello scambio internazionale di informazioni, rispettiva-

mente nell’ambito della normativa antiriciclaggio. Ora, nel caso in disamina 

non si tratta di stabilire chi è il titolare, rispettivamente l’avente diritto 

economico e/o la « controlling person » delle strutture offshore in quanto 

tali o delle relazioni bancarie intestate a quest’ultime. Come visto, ai fini del 

rimborso dell’imposta preventiva, si tratta invero di stabilire chi può essere 

qualificato di « beneficiario effettivo » dei dividendi ed interessi svizzeri ai 

sensi degli artt. 10 e 11 CDI CH-IT. In tali circostanze, quand’anche la ricor-

rente possa essere identificata come la titolare, rispettivamente la « con-

trolling person » o l’avente diritto economico delle strutture offshore in 

questione, nulla toglie al fatto che nel caso concreto essa non può essere 

qualificata di beneficiaria effettiva dei dividendi e degli interessi svizzeri per 

i quali chiede il rimborso dell’imposta preventiva. Come visto (cfr. con-

sid. 4.2.2 del presente giudizio), detti redditi non sono infatti stati versati a 

lei né direttamente, né successivamente in virtù di un obbligo di trasferi-

mento legale o contrattuale. Dal punto di vista dell’imposta preventiva 

svizzera, sono le società offshore a poter essere qualificate di beneficiarie 

effettive. Detta censura va pertanto qui respinta. 

4.4  

4.4.1 Nel suo ricorso, la ricorrente ritiene poi che nel suo caso andrebbe 

comunque tenuto conto della normativa e della prassi italiana, in particolar 

modo della qualifica effettuata dall’autorità fiscale italiana in rapporto ai 

predetti dividendi ed interessi svizzeri. Più nel dettaglio, essa fa valere che 

l’autorità fiscale italiana avrebbe considerato le società offshore come 

A-4469/2020 

Pagina 19 

trasparenti. In sede di rimpatrio di capitali, i professionisti italiani avrebbero 

proceduto con l’imputazione diretta, in capo della ricorrente, della totalità 

dei redditi affluiti nelle relazioni bancarie intestate alle società fiscalmente 

interposte, portando così ad una effettiva doppia imposizione. A ciò si 

aggiungerebbe il fatto che a pag. 2 del modulo 95 l’autorità fiscale italiana 

avrebbe certificato l’adempimento da parte della ricorrente dei requisiti per 

richiedere il rimborso dell’imposta preventiva sulla base della CDI CH-IT 

(cfr. ricorso 9 settembre 2020, pagg. 4-6). 

4.4.2 Al riguardo, lo scrivente Tribunale rileva come questo ragionamento 

non possa essere qui seguito. La questione a sapere chi è da considerare 

come il beneficiario effettivo dei dividendi ed interessi svizzeri ai sensi di 

una CDI, va apprezzata secondo il diritto dello Stato della fonte (cfr. con-

sid. 3.3.4 del presente giudizio). Ora, nella misura in cui viene qui chiesto 

il rimborso dell’imposta preventiva svizzera, decisivo è dunque il diritto 

svizzero e conseguentemente la definizione data dalla giurisprudenza del 

Tribunale federale alla nozione di beneficiario effettivo. In tale contesto, il 

trattamento fiscale riservato alla ricorrente dalle autorità fiscali italiane sulla 

base del proprio diritto interno, in correlazione ai dividendi ed interessi sviz-

zeri in oggetto, non è qui decisivo. A ciò nulla muta il fatto che sul formulario 

di cui al doc. 3 prodotto dalla ricorrente, l’autorità fiscale italiana abbia 

indicato di ritenere come adempiuti i requisiti per la richiesta di rimborso, 

secondo la propria valutazione, indicando quanto segue:  

« Si certifica che il creditore di questa domanda era, alle date dovute indicate 

in colonna 5 alla pagina precedente, un residente ai sensi della Convenzione 

di Doppia imposizione tra l’Italia e la Svizzera e che, a nostra conoscenza, le 

condizioni di rimborso sono compiute sotto i termini della Convenzione ». 

Come detto, oltre ad essere la valutazione dell’autorità fiscale italiana 

secondo la CDI CH-IT e il proprio diritto interno, non va tralasciato ch’essa 

ha giustamente utilizzato l’espressione « a nostra conoscenza », ciò che di 

riflesso non esclude una diversa valutazione da parte della Svizzera. 

L’asserita doppia imposizione di cui è soggetta la ricorrente è poi stata 

causata dalla sua stessa scelta di ricorrere all’ausilio di una struttura 

offshore, anziché di quella di detenere direttamente il proprio patrimonio. 

Ora, secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale, la persona 

fisica che utilizza una persona giuridica deve lasciarsi imputare le conse-

guenze dell’indipendenza giuridica di quest’ultima (cfr. consid. 3.5 del pre-

sente giudizio) e conseguentemente delle scelte strutturali da lei messe in 

piedi, in casu la scelta di ricorrere ad una struttura offshore. In ogni caso, 

come indicato dall’autorità inferiore, il fatto che l’autorità fiscale italiana 

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Pagina 20 

abbia proceduto ad un’imposizione per trasparenza della ricorrente è vero-

similmente da ricondursi al fatto ch’essa – come da lei dichiarato nella sua 

presa di posizione del 9 febbraio 2018 dinanzi all’autorità inferiore (cfr. atto 

n. 14 dell’inc. AFC) – si è spontaneamente denunciata nell’ambito del 

programma « volontary disclosure », al fine di approfittare delle condizioni 

vantaggiose per il rimpatrio di capitali italiani detenuti all’estero. Appellarsi 

a posteriori alla trasparenza delle strutture offshore da lei stessa create – 

aspetto su cui il Tribunale si pronuncerà ulteriormente al consid. 4.5.2 che 

segue –, solo una volta beneficiato dei vantaggi del rimpatrio dei capitali in 

Italia, al fine di beneficiare altresì del rimborso dell’imposta preventiva sviz-

zera, appare qui assai contradditorio e rasenta la violazione del principio 

della buona fede. Ne consegue che pure detta censura va qui respinta. 

4.5  

4.5.1 Nel suo ricorso, la ricorrente sostiene poi che la struttura offshore, da 

lei messa in piedi, andrebbe in ogni caso giudicata inesistente ai fini del 

rimborso dell’imposta preventiva svizzera, in applicazione del principio 

della trasparenza (« Durchgriff »), sicché i versamenti di dividendi ed 

interessi svizzeri effettuati dalle società svizzere alle società offshore 

andrebbero invero considerati come effettuati direttamente a lei (cfr. ricorso 

9 settembre 2020, pagg. 6-8). 

4.5.2 Sennonché, nella fattispecie non sono riuniti i presupposti per appli-

care il principio della trasparenza e ignorare l’indipendenza giuridica esi-

stente tra le società « offshore » e la qui ricorrente. Il principio della traspa-

renza – che mira ad evitare gli abusi di diritto – non può infatti essere 

invocato al contrario dalla persona fisica che utilizza una persona giuridica 

al fine di poter beneficiare di un trattamento fiscale più avvantaggioso, in 

concreto del rimborso dell’imposta preventiva. Secondo la costante giuri-

sprudenza del Tribunale federale, la persona fisica che utilizza una persona 

giuridica deve lasciarsi imputare le conseguenze dell’indipendenza giuri-

dica di quest’ultima (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). Anche detta 

censura va pertanto respinta. 

4.6  

4.6.1 Nel suo ricorso, la ricorrente si appella infine alla cosiddetta « best 

practice internazionale », facendo valere che la qualificazione fiscale data 

alla presente fattispecie dalle autorità fiscali italiane sarebbe condivisa 

dalla prassi fiscale internazionale. A sostegno di ciò produce della docu-

mentazione (cfr. docc. 11 e 12) dalla quale risulterebbe che le autorità 

fiscali tedesche le avrebbero concesso il rimborso dell’imposta trattenuta 

in Germania, riconoscendo l’applicabilità della « Convenzione tra Italia e 

A-4469/2020 

Pagina 21 

Germania », quand’anche le relazioni bancarie di cui sarebbero stati 

accreditati i redditi di fonte tedesca siano a nome di « entities » qualificate 

come fiscalmente interposte. Inoltre, la N._______, banca depositaria dei 

titoli tedeschi detenuti dalla ricorrente per il tramite di « entities », avrebbe 

rilasciato un « Einzelsteuerbescheinigung » direttamente a suo nome e 

non a quello delle società che avrebbero incassato i redditi. Parrebbe dun-

que che pure la N._______ abbia riconosciuto la ricorrente come il sogget-

to che avendo beneficiato dei redditi sarebbe stato in effetti inciso dalla 

ritenuta alla fonte tedesca (« Kapitalertragsteuer »; cfr. ricorso 9 settembre 

2020, pagg. 8-9). 

4.6.2 A tal proposito, lo scrivente Tribunale osserva come quanto riportato 

dalla ricorrente non sia qui pertinente. Il mero richiamo del trattamento 

fiscale riservato ai redditi della ricorrente in un’altra giurisdizione – in casu, 

quello riservato dalle autorità fiscali tedesche – non permette di certo anco-

ra di ritenere la sussistenza di una pratica riconosciuta a livello interna-

zionale in modo generalizzato come preminente. Tantomeno, se si consi-

dera che nulla agli atti permette di stabilire se si tratti o meno degli stessi 

dividendi ed interessi svizzeri oggetto del presente litigio. In ogni caso, non 

si vede come il trattamento fiscale riservato dalle autorità fiscali tedesche 

sulla base del proprio diritto interno possa avere un’influenza sulla presente 

fattispecie, dal momento che, come visto, qui determinante per la definizio-

ne del beneficiario effettivo dei dividendi ed interessi svizzeri ai sensi della 

CDI CH-IT è il diritto dello Stato della fonte, ovvero il diritto svizzero 

(cfr. consid. 3.3.4 del presente giudizio). Ancora meno, non si vede come 

la maniera di attestare gli averi dei propri clienti da parte di una banca – 

che non è neppure un’autorità fiscale o giudiziaria – in base alla legisla-

zione locale, possa avere un’influenza sulla presente causa. Ne consegue, 

che pure detta censura va qui respinta. 

4.7 In definitiva, alla luce dei considerandi che precedono, si deve ritenere 

che la ricorrente non è riuscita a dimostrare di essere la beneficiaria effetti-

va ex artt. 10 e 11 CDI CH-IT dei dividendi ed interessi svizzeri per i quali 

essa ha chiesto il rimborso dell’imposta preventiva svizzera. Difettando un 

presupposto essenziale per la concessione del rimborso dell’imposta 

preventiva svizzera in oggetto, è dunque a giusta ragione che l’autorità 

inferiore ha respinto la domanda di rimborso della ricorrente. Ne consegue 

che il ricorso va qui integralmente respinto. 

5.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico della società ricorrente qui integralmente 

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Pagina 22 

soccombente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 

3'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente 

dall’anticipo spese di 3'000 franchi da lei versato a suo tempo. 

Non vi sono poi i presupposti per l’assegnazione alla ricorrente di 

un’indennità a titolo di spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, 

rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario). 

(Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente) 

  

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Pagina 23 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali pari a 3'000 franchi sono poste a carico della 

ricorrente. Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà 

interamente dedotto dall’anticipo spese di 3'000 franchi da lei versato a suo 

tempo. 

3.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente e all’autorità inferiore. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Annie Rochat Pauchard Sara Pifferi 

 

  

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Pagina 24 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, 

entro un termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e 

segg. e 100 LTF). Il termine è reputato osservato se gli atti scritti sono 

consegnati al Tribunale federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta 

svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 

tardi l'ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono 

essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e 

l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata 

e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi 

di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

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