# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 564031d1-2143-5f08-aa28-4b8e623d8318
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-04-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.04.2024 F-488/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-488-2023_2024-04-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-488/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 4  a p r i l e  2 0 2 4  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gregor Chatton, 

Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Caroline Rausch. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______, nato (…) 1966,  

2. B._______, nata (…) 1971, 

3. C._______, nata (…) 1994,  

4. D._______, nato (…) 1995, 

5. E._______, nato (…) 2001    

6. F._______, nata (…) 2001, 

7. G._______, nato (…) 2005, 

8. H._______, nata (…) 1955,   

9. I.________, nata (…) 1999, 

tutti Afghanistan,   

tutti patrocinati dall'avv. Patrizia Testori,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  
 

 
 

Oggetto 

 
Visto nazionale; decisione della SEM del 23 dicembre 2022. 

F-488/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 7 novembre 2021, il ricorrente 1 ha depositato una domanda di visto 

nazionale di lunga durata (visto D) per motivi umanitari all’Ambasciata di 

Svizzera in Iran (ASI). 

B.  

Il 30 novembre 2021, mediante modulo standard, l’ASI ha rigettato la 

domanda di visto umanitario. 

C.  

Il 16 dicembre 2021, J._______ e K._______, parenti dei ricorrenti in 

Svizzera, hanno trasmesso alla SEM un’opposizione contro la decisione 

dell’ASI. A differenza della domanda di visto, che era stata presentata solo 

dal ricorrente 1, l'opposizione si riferisce a tutti i ricorrenti. 

D.  

Il 23 dicembre 2022, la SEM ha respinto l’opposizione dei ricorrenti contro 

la decisione dell’ASI. 

E.  

Il 26 gennaio 2023, i ricorrenti hanno adito il Tribunale amministrativo 

federale (TAF), chiedendo, previa concessione del gratuito patrocinio e 

esenzione dalle spese di procedura, che la decisione su opposizione della 

SEM sia annullata e i visti umanitari rilasciati, oppure che la causa sia 

rinviata alla SEM per il completamento dell’accertamento dei fatti rilevanti. 

F.  

Il 3 febbraio 2023, questo Tribunale ha accolto la domanda dei ricorrenti di 

assistenza giudiziaria. 

G.  

Il 22 marzo 2023, la SEM ha inoltrato la sua risposta al ricorso, con la quale 

riafferma essenzialmente la sua argomentazione e le sue conclusioni.  

H.  

Il 17 maggio 2023, i ricorrenti hanno replicato alla risposta della SEM, 

ribadendo le loro conclusioni.  

I.  

Il 10 agosto 2023, i ricorrenti hanno inoltrato uno scritto. 

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Pagina 3 

J.  

Il 30 agosto 2023, la SEM ha presentato la duplica, ribadendo la necessita 

di rigettare il ricorso e confermare la decisione impugnata.  

K.  

Il 19 settembre 2023, i ricorrenti hanno inoltrato una triplica e il 23 

novembre 2023 uno scritto. 

L.  

Il 15 gennaio 2024, la SEM ha presentato la quadruplica. 

M.  

Il 25 gennaio 2024, i ricorrenti hanno rinunciato ad esprimersi.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei casi previsti 

all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.     

1.2 La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il 

provvedimento del 22 dicembre 2022 (conferma del rifiuto di rilasciare i visti 

umanitari), che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce 

una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è 

competente a giudicare il presente ricorso.  La presente sentenza non può 

essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. 

art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 

[LTF, RS 173.110]).  

1.3 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA).  

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Pagina 4 

In concreto, i ricorrenti, destinatari della decisione su opposizione della 

SEM, hanno inoltrato il ricorso tempestivamente, nel rispetto dei requisiti 

previsti dalla legge, per cui lo stesso è ammissibile e nulla osta quindi 

all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha 

un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo 

luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2020 VII/4 

consid. 2.2 con ulteriori riferimenti). 

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”) 

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [ed.], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).  

3.  

Il presente litigio verte sul rifiuto della SEM di accordare ai ricorrenti i visti 

umanitari da loro richiesti, dimodoché si tratta di verificare se le condizioni 

per il rilascio degli stessi siano o non siano soddisfatte.   

4.  

4.1 In generale, la procedura relativa ai visti e all’entrata in Svizzera 

nonché alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale del 16 

dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI, RS 142.20]), 

come pure dall’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del 15 

agosto 2018 (OEV, RS 142.204).     

4.2 Pertanto, un visto (nazionale) umanitario (di lunga durata), secondo 

l’art. 4 cpv. 2 OEV, può essere rilasciato se, in concreto, si può ritenere che 

la vita o l'integrità fisica di una persona, oppure altri suoi beni giuridici o 

interessi essenziali d’importanza equivalente, siano direttamente, 

seriamente e concretamente minacciati nel suo paese d'origine o di 

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provenienza (cfr. anche l’art. 3 LAsi). La persona interessata deve trovarsi 

in una situazione di particolare emergenza che renda indispensabile 

l'intervento delle autorità, da cui la necessità di concederle un visto 

d'entrata in Svizzera. Ciò può essere il caso, ad esempio, in situazioni di 

conflitto armato estremamente gravi, in situazioni di guerra particolarmente 

cruente oppure per sfuggire ad una minaccia personale reale ed 

imminente. La domanda di visto va esaminata con cura, tenendo conto 

della minaccia attuale, della situazione personale e della situazione 

prevalente nello Stato d'origine o di provenienza. È imperativo esaminare 

attentamente le specificità della domanda di visto. Se l'interessato si trova 

già in uno Stato terzo, si può supporre, in regola generale, che non sia più 

minacciato. In questo senso, le condizioni d'entrata nel quadro della 

procedura di rilascio di un visto umanitario sono state espressamente 

concepite in modo più restrittivo di quelle che vigevano per le domande di 

asilo depositate all'estero, quando ancora sussisteva tale possibilità (cfr. 

Messaggio LAsi, pagg. 3923 e 3924; DTAF 2018 VII/5 consid. 3.6.3, le 

sentenze TAF F-1451/2022 dell’27 marzo 2024 consid. 7.2 [destinato alla 

pubblicazione ufficiale] e F-5845/2017 dell’8 giugno 2018 consid. 5 e DTAF 

2015/5 consid. 4.1.3; cfr. anche le istruzioni della SEM “Visto umanitario 

conformemente all’art. 4 cpv. 2 OEV”, n. 322.123/2018/00045, valide dal 

15 settembre 2018: https://www.sem.admin.ch/sem/it/home.html, alle 

rubriche “Pubblicazioni e servizi”, “Istruzioni e circolari”, “Settore degli 

stranieri”). f 

5.  

5.1 D’ingresso è opportuno esaminare le censure formali sollevate dal 

ricorrente nel suo gravame, in quanto sono suscettibili di condurre 

all’annullamento della decisione impugnata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3; 

DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1).  

5.2 In particolare, i ricorrenti si lamentano che l’ASI abbia inviato la 

decisione di rifiuto del visto umanitario solo per e-mail e solo al ricorrente 

1, nonostante il ricorrente 1 abbia richiesto un visto umanitario per l’intera 

famiglia. Secondo l’art. 38 PA una notificazione difettosa non può cagionare 

alcun pregiudizio alle parti. Nel caso in cui non sia scaturito alcun 

pregiudizio dalla notifica difettosa, ossia la decisione in questione ha potuto 

essere tempestivamente e contestualmente contestata, la notifica difettosa 

non ha conseguenze (cfr. DTAF 2009/43 consid. 1.1.7; sentenza del TAF 

F-1090/2023 del 17 agosto 2023 consid. 3.4). Nel caso in esame, 

l’opposizione e il ricorso sono stati presentati tempestivamente. Quindi 

anche se si volesse assumere una notifica difettosa, i ricorrenti non ne 

hanno subito alcun pregiudizio. 

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5.3 Per quanto i ricorrenti ritengono che l’ASI non abbia redatto un 

protocollo delle allegazioni rese dal ricorrente 1 durante il suo 

appuntamento, va evidenziato che l’ASI ha interrogato il ricorrente 1 il 7 

novembre 2021 e che il protocollo è agli atti ed è stato inviato ai ricorrenti 

il 30 agosto 2023.  

5.4 Ne discende quindi che le censure formali dei ricorrenti vanno 

integralmente respinte. 

6.  

I ricorrenti, in quanto cittadini della Repubblica islamica dell’Afghanistan, 

necessitano di un visto per poter entrare in Svizzera e nello spazio 

Schengen (cfr. artt. 4 cpv. 1 e 9 cpv. 1 OEV, nonché l’allegato 1 del 

regolamento UE 2018/1806).  

A giustificazione delle loro richieste di visti umanitari, i ricorrenti sostengono 

essenzialmente, da un lato, di essere minacciati dai Talebani in Afghanistan 

a causa del lavoro del ricorrente 1 per l’esercito, la polizia e i servizi 

afghani, ovvero il National Directorate of Security (NDS), e, dall’altro, di 

trovarsi attualmente in Iran in condizioni estremamente precarie e di 

correre il rischio di essere rimpatriati in Afghanistan.  

Visto che i ricorrenti si trovano attualmente in Iran, vanno esaminate le 

condizioni di sicurezza in Iran, che potrebbero eventualmente indicare che 

i ricorrenti si trovano in una situazione di particolare emergenza. 

7.  

7.1 Nel loro ricorso i ricorrenti fanno essenzialmente valere di trovarsi in 

Iran in condizioni estremamente precarie, senza accesso all’assistenza 

sanitaria e senza denaro per le necessità di base.  

7.2  

7.2.1 Inoltre, i ricorrenti nel loro gravame sostengono che il ricorrente 5 

soffrirebbe di sindrome nefrosica causata da glomerulosclerosi 

segmentaria e focale (FSGS) e dovrebbe essere trattato con i medicamenti 

prednisolone e ciclosporina. Fanno valere di non riuscire a sostenere le 

spese per le cure mediche, in particolare per la ciclosporina. A questo 

proposito, spiegano di trovarsi in una situazione finanziaria precaria dalla 

loro fuga nel 2021, di non avere diritto a trattamenti medici pubblici e di non 

avere un’assicurazione sanitaria in Iran, per cui dovrebbero pagare 

privatamente qualsiasi trattamento medico.  

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7.2.2 Nella risposta al ricorso del 22 marzo 2023, la SEM sostiene che i 

rifugiati afgani senza permesso di soggiorno hanno un accesso minimo alle 

cure mediche di base in Iran attraverso l’UNHCR.  

7.2.3 Nella replica del 10 agosto 2023, i ricorrenti spiegano che, siccome il 

ricorrente 5 non è cittadino iraniano, gli alti costi per i medicamenti non 

sarebbero coperti da assicurazioni sanitarie e che, non potendo coprire i 

costi, la situazione del ricorrente 5 sarebbe peggiorata fino a raggiungere 

uno stadio critico. Il prolungarsi di questa situazione potrebbe portare a 

un’insufficienza renale e allo stadio terminale della malattia renale end-

stage renal disease (ESRD). A quel punto sarebbe necessario il 

trattamento dialitico.  

7.2.4 Nello scritto del 30 agosto 2023, la SEM sostiene che i rifugiati in Iran 

in base alle loro necessità hanno accesso a un'assistenza sanitaria 

supplementare da parte dell'UNHCR, che il ricorrente 5 è già in trattamento 

e che i ricorrenti potrebbero chiedere ai loro parenti in Svizzera un 

sostegno finanziario minimo. 

7.2.5 I ricorrenti, nel loro scritto del 19 settembre 2023, sostengono che i 

parenti dei ricorrenti in Svizzera dipenderebbero dall'aiuto sociale e non 

avrebbero mezzi finanziari per poter sovvenzionare le costose cure del 

ricorrente 5. In più, fanno valere che i ricorrenti non avrebbero lo stato di 

rifugiati presso l'UNHCR e di non ricevere alcuna sovvenzione da 

quest’ultimo. 

7.3 Dagli atti si evince che il ricorrente 5 è attualmente in trattamento 

medico in Iran. Secondo il rapporto medico del 3 agosto 2023 egli soffre di 

sindrome nefrosica causata da FSGS e necessita di un trattamento con 

prednisolone e ciclosporina. Siccome il ricorrente 5 non può permettersi di 

acquistare la ciclosporina, le sue condizioni sono peggiorate fino a 

raggiungere uno stadio critico e il perdurare di questa situazione potrebbe 

portare a un’insufficienza renale (ESRD). A quel punto sarebbe necessario 

un trattamento di dialisi.  

7.4 Sebbene i problemi di salute elencati rendano indubbiamente molto 

difficile la vita quotidiana del ricorrente 5, va notato che la diagnosi riportata 

nel certificato medico non consente di concludere che la sua gravità 

rappresenti attualmente una situazione di particolare emergenza medica 

che metta in pericolo la sua vita. Inoltre, l'impossibilità di accedere alle cure 

mediche per ragioni finanziarie e il fatto che le cure mediche sarebbero più 

adeguate e più facilmente accessibili in Svizzera, non creano da soli una 

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situazione di particolare emergenza (cfr. sentenza del TAF F-5064/2021 

del 23 gennaio 2023 consid. 7.3 con ulteriori riferimenti). In conclusione, 

non configura una situazione di particolare emergenza medica che renda 

indispensabile l’intervento delle autorità svizzere a favore del ricorrente 5 

concedendogli un visto umanitario per recarsi in Svizzera al fine di ricevere 

cure mediche.  

7.5 Pertanto, senza voler minimizzare o relativizzare le difficoltà dei 

ricorrenti, essi non si trovano, nel loro attuale esilio iraniano, in una 

situazione di particolare emergenza ai sensi della legge e della 

giurisprudenza. 

8.  

8.1 Per quanto riguarda il pericolo di essere rimpatriati dalle autorità 

iraniane nel loro Paese d’origine, cioè l’Afghanistan, va notato quanto 

segue.  

8.2  

8.2.1 I ricorrenti sostengono nel loro gravame che il ricorrente 1 sarebbe 

entrato legalmente in Iran il (…) 2021 con un visto di entrata per 3 mesi. 

Aggiungono che, in virtù della amicizia del ricorrente 1 con il console 

generale, egli gli avrebbe fatto rilasciare un visto di entrata per 3 mesi in 

Iran, senza che avrebbe dovuto presentarsi di persona per richiederlo e 

senza altre condizioni o formalità. Dichiarano oltre, che gli altri ricorrenti 

sarebbero arrivati in Iran in aereo da (…) il (…) 2021 con un visto in 

absentia, che gli sarebbe stato emesso su presentazione di un valido 

biglietto d’aereo dall’ufficio del turismo. 

Mentre nella replica del 17 maggio 2023 i ricorrenti affermano di essere 

riusciti a prolungare i loro visti in Iran, con scritto del 23 novembre 2023 

fanno valere che i loro visti starebbero ormai per scadere. Come data 

specifica, i ricorrenti sostengono che il visto per il ricorrente 1 scadrebbe 

l'11 gennaio 2024, per i ricorrenti i 2-8 il 25 febbraio 2024 e per la ricorrente 

9 sarebbe già scaduto il 13 novembre 2023. Inoltre, affermano che i visti in 

Iran potrebbero essere estesi fino a tre volte e che i ricorrenti lo avrebbero 

già fatto due volte. Coloro che avrebbero bisogno di estendere il visto per 

la terza volta dovrebbero lasciare I’Iran e richiedere l’estensione del visto 

neI Paese di origine o in un altro Paese. Secondo numerose fonti, il 

governo iraniano avrebbe deciso di espellere gli immigrati senza visto 

verso il loro Paese d'origine, per cui starebbe diventando sempre più 

pericoloso permanere in Iran senza un permesso valido. 

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Pagina 9 

8.2.2 La SEM si è espressa sul rischio del rimpatrio verso l’Afghanistan 

rispetto alla situazione attuale dei ricorrenti nello scritto del 15 gennaio 

2024. Sostiene che in generale per i cittadini afghani che soggiornano 

irregolarmente in Iran, il rischio di rimpatrio sarebbe intatto e che ci 

sarebbero respingimenti alle frontiere e rimpatri dall'interno del Paese. 

Tuttavia, le fonti non permetterebbero di concludere che le autorità iraniane 

starebbero sistematicamente cercando e rimpatriando gli afghani senza 

permesso di soggiorno valido. Inoltre sostiene che i ricorrenti non si 

troverebbero attualmente in Iran illegalmente. 

8.3 Sulla base di fonti attuali, non si può negare che si stanno verificando 

rimpatri forzati di cittadini afghani dall’Iran verso l’Afghanistan. Tuttavia, 

delle fonti evidenziano che l’Iran nella primavera del 2022 ha lanciato due 

programmi in risposta alla nuova ondata di immigrazione di cittadini afghani 

a seguito dalla presa di potere dei Talebani. In primo luogo, un estensione 

dei permessi di soggiorno per i cittadini afghani e, in secondo luogo, 

un'iniziativa di registrazione e conteggio dei cittadini afghani che sono 

entrati in Iran illegalmente, cioè senza documenti legali. Secondo le 

informazioni fornite dall'UNHCR nel maggio 2023, gli afghani con il visto 

scaduto possono contattare le autorità per rinnovarlo. 

Il sito di notizie afghano 8am ha scritto nel giugno 2023 − così come 

l'agenzia di stampa iraniana Fars − che il primo programma si riferisce a 

coloro che sono entrati legalmente in Iran dopo la presa di potere dei 

Talebani nell'agosto 2021; inoltre, il suddetto programma o l'estensione dei 

permessi di soggiorno è limitato alle persone con visti scaduti rilasciati dal 

maggio 2021. Nello specifico, il programma riguarda tre categorie di 

immigrati: in primo luogo, gli immigrati che sono entrati in Iran dal maggio 

2021 con un visto valido (ad esempio, visto turistico, d'entrata, medico o di 

pellegrinaggio) ma che non hanno potuto estendere il loro visto dopo la sua 

scadenza. In secondo luogo, gli immigrati entrati in Iran all'inizio dell'anno 

solare iraniano 1400 (marzo 2021 - marzo 2022) con un visto valido (ad 

esempio, visto turistico, d'entrata, medico o di pellegrinaggio) e che hanno 

potuto estendere il loro visto una volta, ma l'estensione è poi scaduta, e in 

terzo luogo, immigrati entrati in Iran da maggio 2021 con un visto valido 

(ad esempio, visto turistico, d'ingresso, medico o di pellegrinaggio) e che 

hanno ottenuto due proroghe del visto, ma la cui validità è ora scaduta 

(cfr. https://8am.media/eng/afghan-refugees-in-iran-dilemma-of-staying-

or-leaving/, https://help.unhcr.org/iran/en/2023/05/01/announcement-on-

the-extension-of-expired-visas/, visionati il 08.02.2024 e la sentenza del 

TAF F-2281/2022 del 2 ottobre 2023 consid. 3.5.2). 

F-488/2023 

Pagina 10 

8.4 I ricorrenti sostengono (cfr. consid. 8.2.1) di essere entrati legalmente 

in Iran nell’ottobre rispettivamente nel novembre 2021 con dei visti validi e 

che essi sarebbero scaduti rispettivamente starebbero per scadere dopo 

aver già ottenuto due proroghe. Stando così le cose, essi rientrano nella 

categoria del programma. Hanno quindi la possibilità di beneficiare del 

programma statale, che gli permette di rimanere in Iran in modo 

regolamentato (cfr. sentenza del TAF F-2281/2022 del 2 ottobre 2023 

consid. 3.5.3). 

8.5 In più si osserva che i ricorrenti, legalmente rappresentati, non hanno 

ancora presentato alcuna copia dei loro visti nel corso di questo 

procedimento e non forniscono alcuna prova per dimostrare la scadenza 

dei visti. Inoltre, resta oscuro il motivo per cui il visto della ricorrente 9 sia 

scaduto il 13 novembre 2023, e allora molto prima di quello dei ricorrenti 2-

8, visto che secondo i ricorrenti sarebbero entrati in Iran allo stesso tempo.  

8.6 Di conseguenza, nel caso di specie non si può ritenere che vi è un 

rischio di rimpatrio da parte delle autorità iraniane verso l’Afghanistan per i 

ricorrenti. 

9.  

Nemmeno i legami esistenti con la Svizzera sono in grado di influenzare 

questa valutazione. I parenti che vivono qui, la nipote della ricorrente 2 con 

il marito, non sono sufficienti per la concessione di un visto umanitario se, 

come nel caso in questione, i ricorrenti non si trovano in una situazione di 

particolare emergenza.  

10.  

Di conseguenza, ritenendo che i ricorrenti non sono esposti in Iran ad una 

minaccia diretta, seria e concreta per la loro incolumità e la loro vita, la 

SEM non ha violato il diritto federale (cfr. art. 49 lett. a PA). Non è quindi 

necessario esaminare i rischi a cui i ricorrenti, in particolare il ricorrente 1, 

sarebbero esposti nel loro Paese d’origine. In conclusione, tenuto conto di 

quanto precede, il ricorso deve essere respinto, da cui la conferma della 

decisione su opposizione impugnata.    

11.  

11.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

F-488/2023 

Pagina 11 

RS 173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF). 

In concreto, i ricorrenti sono stati esentati dal versamento di un anticipo a 

copertura delle presunte spese processuali (cfr. consid. F). Pertanto, 

nonostante l’esito negativo del ricorso, non gli si addossano spese 

processuali.  

11.2 In considerazione della loro soccombenza non si assegnano ai 

ricorrenti spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

F-488/2023 

Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Non si prelevano spese processuali.  

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti e alla SEM. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Caroline Rausch