# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6963d4bd-e25a-540a-9675-9a75ec0cb611
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-06-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.06.2006 11.2004.43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2004-43_2006-06-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2004.43

  	
  Lugano,

  22 giugno
  2006/lw

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2003.114
(provvedimenti cautelari) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord
promossa con istanza del 20 novembre 2003 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  (patrocinata dall'  PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   comunione
  ereditaria fu __________ __________, composta di:

    AP 1 ,

   AP 2  

   (patrocinati dall'  PA 1 ),

   AP 3 ,

   AP 4 ,

    AP 5 , e

   AP 6 ;

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 26 marzo 2004 presentato da AP 1 contro il decreto caute­lare emesso il 16
marzo 2004 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il
16 marzo 1969 è deceduto __________ __________ (1900), celibe, senza lasciare
testamento. Tra i beni relitti, passati in comunione ereditaria a numerosi nipoti
e pronipoti, figurano le particelle n. 503, 801 e 804 (cui competono due
quote di un quarto sulla comproprietà coattiva formante la particella n. 802)
RFD di __________. Nell'ambito delle pratiche per la divisione dell'eredità, il
2 giugno 1997 AO 1 ha rilasciato procura alla coerede E__________ __________
“per la firma dell'atto di divisione”, affinché tutti i beni del compendio
fossero assegnati alla coerede A__________ (1921). Mediante contratto del 3 marzo
1998 AO 1, rappresentata da E__________ __________, e vari altri eredi hanno
ceduto le loro ragioni ad A__________ __________. In seguito a tale cessione (e
ad altri trapassi) la comunione ereditaria fu __________ __________ è risultata
composta di A__________ __________, 

                                         __________ __________, __________ __________, __________ __________, __________
__________, __________ __________ e __________ __________.

 

                                  B.   A__________
__________ è deceduta il 1° febbraio 2001, nubile, legando per testamento le
sue interessenze sulle particelle n. 503 e 801 al nipote AP 2 e quelle sulla
particella n. 804 al nipote AP 1. Il 4 marzo 2003 __________ __________, __________
__________, __________ __________, __________ __________, __________ __________
e __________ __________ hanno convenuto la comunione ereditaria fu A__________ __________
(formata da AP 1, AP 2, AP 6, AP 5, AP 4, AP 3 e AO 1) davanti al Pretore della
giurisdizione di Mendrisio Nord, chiedendo la divisione dell'eredità fu __________
__________. In tale ambito il Pretore ha nominato il 16 maggio 2003 l'avv. __________
__________ in qualità di notaio divisore (inc. DI.2003.33).

 

                                  C.   Il
23 giugno 2003 AO 1 ha promosso davanti al 

                                         medesimo
Pretore un'azione intesa alla rettifica del registro fondiario – “azione di
estinzione e di modificazione di iscrizioni inde­bite (art. 975 CC)” – nei
confronti della comunione ereditaria fu A__________ __________ per essere
reintegrata fra i membri della comunione ereditaria fu __________ __________,
tuttora iscritti come proprietari in comune delle particelle n. 503, 801 e 804.
Il Pretore ha indetto un'udienza per il 30 settembre 2003, nel corso della
quale i coeredi AP 2 e AP 1 hanno proposto di respingere l'azione. La causa, la
cui istruttoria è terminata, è stata sospesa dal Pretore con ordinanza del 12
aprile 2006 (inc. DI.2003.67).

                                         

                                  D.   Nel
frattempo, con sentenza del 10 novembre 2003 il Pretore ha accolto una petizione
del 24 aprile 2002 presentata da AP 2 e AP 1 contro la comunione ereditaria fu A__________
__________ per ottenere la consegna dei predetti legati. Ha ordinato così all'ufficiale
del registro fondiario di trasferire la spettanza ereditaria fu A__________ __________
sulle particelle n. 503 e 801 a AP 2 e quelle sulla particella n. 804 a AP 1 (inc. OA.2002.50).

 

                                  E.   Il
29 novembre 2003 AO 1 ha instato a titolo cautelare, nel quadro dell'azione
volta alla rettifica del registro fondiario, per essere iscritta
provvisoriamente (art. 961 CC) tra i membri della comunione ereditaria fu __________
__________, proprietari in comune delle particelle n. 503, 801 e 804. In
subor­dine essa ha postu­lato una restrizione della facoltà di disporre (art.
960 CC) sulle tre particelle. Statuendo senza contraddittorio il 21 novembre
2003, il Pretore ha decretato quest'ultimo provvedimento per la quota dell'istante
nell'eredità fu A__________ __________, rinviando gli oneri del giudizio
(fr. 200.– complessivi) e le ripetibili alla sentenza di merito. Il 28 novembre
2003 i convenuti hanno chiesto il contraddittorio. All'udienza del 19 gennaio
2004 l'istante ha confermato le proprie richieste, mentre i convenuti hanno
proposto di respingerle. Esperita l'istruttoria, consistente nell'acquisizione
agli atti di tre incarti della medesima Pretura (DI.2003.33, DI.2003.67,
OA.2002.50), le parti hanno ribadito le rispettive posizioni in memoriali
scritti del 10 e 11 febbraio 2004. Al dibattimento finale esse hanno rinunciato.

 

                                  F.   Con
decreto cautelare del 16 marzo 2004 il Pretore ha ordinato all'ufficiale del
registro fondiario di iscrivere provvisoriamente AO 1 tra i proprietari comuni
delle particelle n. 503, 801 e 804 (oltre alle due quote di proprietà coattiva
sulla particella n. 802) RFD di __________ e ha revocato la restrizione della facoltà
di disporre. La tassa di giustizia di fr. 500.– e le spese di fr. 100.–
sono state poste solidalmente a carico di AP 2 e AP 1, tenuti a rifondere all'istante,
sempre con vincolo di solidarietà, fr. 900.– per ripetibili.

 

                                  G.   Contro
il decreto appena citato AP 1 e AP 2 sono insorti con un appello del 26 marzo
2004 nel quale chiedono di annullare il giudizio impugnato e di respingere l'istanza
cautelare. Nelle sue osservazioni del 23 aprile 2004 AO 1 propone di respingere
l'appello.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'iscrizione
impugnata (art. 960 cpv. 1 n. 1 CC) è stata ottenuta dall'istante nell'ambito
di una causa fondata sull'art. 975 CC, ossia di un'azione tendente – come
quella dell'art. 977 CC – alla rettifica nel registro fondiario di iscrizioni,
annotazioni o cancellazioni inesatte e indebite sin dall'inizio. L'art. 975 CC,
in particolare, riguarda operazioni eseguite senza causa legittima, ovvero
senza che ne fossero adempiute le condizioni
sostanziali (vizio nel titolo di acquisto o nella richiesta di iscrizione). L'art.
977 CC si riferisce a operazioni eseguite dall'ufficiale per inavvertenza  (“per
isvista”: art. 98 cpv. 1 RRF), operazioni che non corrispondono a documenti
giustificativi di per sé validi e legittimi. L'azione dell'art. 975 CC segue la
procedura ordinaria, mentre quella dell'art. 977 va trattata con la procedura
contenziosa di camera di consiglio (art. 4 cpv. 1 n. 25 con rinvio all'art. 5
LAC).

 

                                   2.   Nella
fattispecie non è chiaro che procedura abbia adottato il pri­mo giudice. Fosse per
avventura quella di istanza unica, il decreto impugnato non sarebbe appellabile
(art. 382 cpv. 2 CPC). Il fatto è che dall'inc. DI.2003.67 non si evince alcuna
indicazione circa il valore del litigio, il quale – dandosi un oggetto
valutabile in denaro – è sempre determinato dalla domanda (art. 5 cpv. 1 CPC),
anche nelle cause “concernenti beni mobili o immobili” (art. 9 cpv. 1 CPC). Dal
fascicolo della causa relativo alla divisione dell'eredità fu __________ __________
(inc. DI.2003.33) si desume nondimeno che il valore venale delle particelle
n. 503, 801 e 804 ammonta a complessivi fr. 320 000.– (doc. H, pag. 4). Se
si considera che la quota rivendicata dall'istante in tale successione è di almeno
1/27 (doc. S, pag. 4 nell'inc.
DI.2003.67), si può senz'altro presumere che in concreto il valore litigioso superi
fr. 8000.–. La circostanza che il Pretore abbia seguito una procedura irrita non
pregiudica l'ammissibilità del rimedio. Tempestivo, l'appello è di conseguenza
ricevibile.

 

                                   3.   Solo
i convenuti AP 1 e AP 2 hanno impugnato il decreto del Pretore. Nel quadro di
un litisconsorzio necessario, tuttavia, i litisconsorti diligenti si presumono
rappresentare gli altri (art. 46 CPC). AP 1 e AP 2 si reputano quindi agire
anche per i rimanenti eredi fu A__________ __________ (AP 3, AP 4, AP 5 e AP 6).
In altri termini, l'appello in esame profitta a tutti e il presente giudizio
avrà effetti nei confronti di tutti.                                        

 

                                   4.   Evocati
i requisiti generali cui soggiace l'emanazione di provvedimenti cautelari (art.
376 cpv. 1 CPC), il Pretore ha ricordato come in concreto A__________ __________
abbia legato per testamento le sue spettanze nell'eredità fu __________ __________
sui fondi n. 503, 801 e 804 ai nipoti AP 1 e AP 2, i quali insieme con gli altri
membri della comunione ereditaria potrebbero alienare le particelle a terzi in
buona fede senza il consenso dell'istante o del notaio divisore. Onde l'urgenza
e il rischio di un danno considerevole. Quanto alla probabilità di buon esito insita
nell'azione di merito, il primo giudice ha accertato che AP 2 aveva assicurato
all'istante – contrariamente al vero – che tutti gli altri eredi fu __________ __________
erano d'accordo di assegnare attivi e passivi della successione ad A__________ __________.
La causa non poteva dirsi dunque, a mente del Pretore, senza possibilità di
buon diritto. Per quel che è del provvedimento cautelare in specie, il primo
giudice ha optato per l'iscrizione provvisoria, l'istante rivendicando sui
fondi un diritto reale (e non solo una pretesa d'indole obbligatoria).

 

                                   5.   Gli
appellanti fanno valere che l'istante ha chiesto provvedimenti cautelari solo
cinque mesi dopo l'avvio dell'azione di merito e un buon anno dopo essersi
accorta, il 26 novembre 2002, che A__________ __________ era diventata
proprietaria in comune delle particelle n. 503, 801 e 804 in base a un
contratto firmato da E__________ __________ sulla scorta di una procura contraffatta.
L'iscrizione provvisoria non risulta sorretta così da alcuna urgenza, tanto
meno ove si pensi che dal 1998 nulla è cambiato a registro fondiario e che la
sentenza di merito sarebbe ormai imminente (se la causa non fosse stata
sospesa). Inoltre – soggiungono i convenuti – nella divisione dell'eredità fu __________
__________ l'istante potrà vedersi riconoscere le sue pretese successorie indipendentemente
da quanto figura a registro fondiario, il che esclude ogni danno irreparabile. Circa
la probabilità di esito favorevole insita nella causa di merito, AP 2 assevera
di non avere per nulla convinto l'istante a credere che tutti gli altri eredi fossero
d'accordo di attribuire l'intero compendio successorio ad A__________ __________.
In sede penale è stato accertato poi – concludono gli appellanti – che le manipolazioni
apportate alla procura in favore di E__________ __________ non hanno modificato
il senso del documento, come ha rilevato anche la Commissione di disciplina dell'Ordine
degli avvocati.

 

                                   6.   Nel
registro fondiario “possono essere fatte iscrizioni
provvisorie a sicurezza di asseriti diritti reali” (art. 961 cpv. 1 n. 1 CC). Scopo
della norma è quello di evitare che, durante la causa di rettifica, un terzo in buona fede acquisti il
fondo facendo assegnamento sul contenuto del registro (Rep. 1985 pag. 318 consid. 3; Steinauer,
Les droits réels, vol. I, 3ª edizione, pag. 214 n. 777; Deschenaux,
Das Grundbuch, in: Schweizeri­sches Pri­vat­recht, vol. V/3, II, Ba­silea
1989, pag. 847 lett. c). L'annotazione richiede il “consenso
di tutti gli interessati” o un “ordine del giudice” (art. 961 cpv. 2 CC). Chiamato
a statuire, il giudice decide “con proce­dura sommaria” (in schnellem
Verfah­ren: art. 961 cpv. 3 CC), trattandosi di un provvedimento d'urgenza
(Schmid in: Basler Kommentar, ZGB II, 2ª edizione, n. 15 ad art. 961;
Deschenaux, op. cit., vol. V/3, I, pag. 343 lett. b). Il diritto
cantonale rimane applicabile, ma va interpretato conformemente al diritto
federale. Come questa
Camera ha già avuto modo di rammentare, quindi, il fumus boni iuris insito nell'azione di merito
non va apprezzato con severità, nel senso che l'iscrizione provvisoria va respinta
solo ove l'esistenza del diritto reale appaia esclusa o alta­men­te inverosimile
(Rep. 1993 pag. 160 in alto; Schmid,
op. cit., n. 16 ad art. 961 CC). Anche il rischio di danno “considerevole” non dev'essere
valutato in modo troppo rigoroso: a tal fine basta – come detto – che pendente
causa l'istante corra il pericolo di vedere alienato il fondo a un terzo, il
quale lo acquisti in buona fede fidandosi del­l'iscrizione (litigiosa) nel
registro fondiario.

 

                                   7.   Ciò
premesso, nella misura in cui contesta il rischio di danno “considerevole”, l'appello
dei convenuti cade nel vuoto. Ai fini dell'art. 961 cpv. 1 n. 1 CC basta il rischio
che – come ha sottolineato il Pretore – nel caso in cui i proprietari in comune
iscritti nel registro fondiario decidessero di vendere le particelle n. 503,
801 e 804 a un terzo in buona fede (ciò che potrebbero fare senza alcuna autorizzazione),
l'istante vedrebbe vanificato lo scopo dell'azione volta alla rettifica del
registro fondiario. Certo, gli appellanti sostengono di non avere intenzione di
alienare alcunché, non avendo nemmeno preteso – finora – l'esecuzione della sentenza
del 10 novembre 2003 con cui il Pretore ha ordinato all'ufficiale del registro
fondiario di trasferir loro l'interessenza di A__________ __________ sulle tre
particelle (sopra, lett. D). Ma ciò non toglie che il rischio di danno sussista
e che l'istante non possa essere rimessa semplicemente alle buone intenzioni
delle controparti, per tacere del fatto che gli appellanti potrebbero anche limitarsi
a cedere a terzi in buona fede le loro ragioni ereditarie (art. 635 cpv. 2 CC).
Nonostante le assicurazioni degli appellanti, nelle circostanze descritte il
timor di danno si rivela dunque legittimo.

 

                                   8.   Quanto
alla necessità di procedere con urgenza, l'art. 376 cpv. 1 CPC va applicato una volta ancora in
conformità all'art. 961 cpv. 1 n. 1 CC. Un'iscrizione
provvisoria non presuppone, dunque, 

                                         un'impellente necessità
di togliere gravi inconvenienti. Basta che       l'istante corra il rischio di
perdere in ogni momento, per effetto della pubblicità correlata al registro
fondiario (art. 973 CC), il suo preteso diritto reale (cfr. Schmid, op. cit., n. 15 ad art. 961
CC). Si aggiunga che nella fattispecie l'urgenza si è effettivamente acuita
allorché gli appellanti hanno avuto causa vinta, il 10 novembre 2003, davanti
al Pretore con la loro petizione di legato (art. 562 CC). Avendo gli appellanti
ottenuto il diritto di vedersi trasferire l'interessenza
ereditaria di A__________ __________ sulle tre particelle, il rischio di una possibile
alienazione dei fondi d'intesa con gli altri proprietari iscritti non poteva
più reputarsi meramente teorico. Anche su questo punto il decreto del Pretore
resiste pertanto alla critica.

 

                                   9.   Rimane
da esaminare se il diritto reale vantato dall'istante a sostegno
dell'iscrizione provvisoria sia verosimile, ovvero se debba     escludersi o
appaia altamente improbabile che l'istante abbia ceduto ad A__________ __________
le sue spettanze nell'eredità fu __________ sulla base di un atto nullo. Il Pretore,
come detto (consid. 4), non ha scartato l'ipotesi. A mente sua l'istruttoria della
causa di merito “ha fornito elementi” suscettivi di rendere vero­simile che l'istante
“possa aver sottoscritto la procura con la convinzione che anche tutti gli
altri coeredi avessero fatto la stessa cosa” (decreto impugnato, pag. 8 in
alto). Gli appellanti insorgono contro tale apprezzamento, negando che AP 2
abbia mai indotto l'istante a credere niente di simile.

 

                                         a)   Nella
causa di merito (inc. DI.2003.67) AP 3 ha detto e ripetuto che, stando a quanto
le aveva comunicato nel 1997 AP 2, “tutti gli altri coeredi avevano già sottoscritto
la procura” destinata alla cessione ad A__________ __________ delle loro
interessenze nell'eredità fu __________ __________ (interrogatorio formale del
19 novembre 2003: verbali, pag. 8, risposta n. 3 ribadita nelle risposte n. 4 e
5). AP 4 ha dichiarato da parte sua di non ricordare (verbali, pag. 13, risposta
n. 4), mentre il diretto interessato, AP 2, ha negato di avere rilasciato assicurazioni
all'attrice, aggiungendo di non sapere nemmeno se questa fosse al corrente dell'opposizione
espressa da taluni coeredi (interrogatorio formale del 19 novembre 2003: verbali,
pag. 17, risposta n. 3). Egli ha dato atto nondimeno di avere saputo nel marzo del
1997, dopo avere spedito le procure ai coeredi (ma prima di averle ricevute di
ritorno), che alcuni rifiutavano di firmare, ammettendo di avere conferito con
l'istante anche dopo di allora, senza però esercitare pressioni né fornire
assicurazioni (interrogatorio formale del 19 novembre 2003: verbali pag. 17, risposta
n. 5).

 

                                         b)   A un esame di mera verosimiglianza, dato
quanto precede, non si può escludere che l'istante abbia davvero sottoscritto
la procura nella convinzione che tutti gli altri coeredi avessero firmato a loro volta. Non si può dunque scartare l'eventualità
che, così facendo, essa si trovasse in errore su una condizione di fatto necessaria
ai fini del contratto (art. 24 cpv. 1 n. 4 CO), oppure fosse vittima di un
dolo (art. 28 CO) o mirasse a un contratto diverso da quello voluto (art. 24
cpv. 1 n. 1 CO), puntando per esem­pio a una divisione ereditaria (art.
634 CC) e non a una cessione di ragioni ereditarie (art. 635 CC), sempre che i
due negozi giuridici differiscano in modo essenziale (Schwen­zer in: Basler Kommentar, OR I,
3ª edizione, n. 10 ad art. 24). Una richiesta di iscrizione provvisoria nel
registro fondiario doven­do essere respinta solo ove l'esistenza del diritto
reale appaia esclusa o alta­men­te inverosimile (sopra, consid. 6), la
questione non dev'essere approfondita. Più delicato
sarà, con ogni evidenza, vagliare il tema con pieno potere cognitivo nella
causa di merito.

 

                                         c)   Gli
appellanti fanno valere che la denuncia per falsità in documenti sporta dall'attrice
contro il legale occupatosi di redigere il “contratto di cessione di ragione
ereditaria (art. 635 CC)” del 3 marzo 1998 (doc. I nell'inc. DI.2003.67) è terminata
con un decreto di non luogo a procedere. Essi sottolineano come il Procuratore
pubblico abbia ritenuto che, per assu­mere rilievo penale, la manipolazio­ne
della procura sarebbe dovuta risultare attuata “al fine di nuocere al
patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri
un indebito profitto” (art. 251 CP), mentre in concreto la firmataria intendeva
– comunque sia – cedere attivi e passivi della successione alla coerede A__________
__________ (doc. T, consid. 4 nell'inc. DI.2003.67). Ad analoghe conclusioni è
giunta – soggiungono gli
appellanti – la Commissione di disciplina del­l'Ordine
degli avvocati (doc. 2, consid. c nell'inc. DI.2003.67). Così argomentando, gli
interessati dimenticano tuttavia che un decreto di non luogo a procedere non
vincola il giudice civile (se non per quanto riguarda l'inapplicabilità della
prescrizione più lunga del diritto penale: cfr. DTF 106 II 215 consid. 3), come
non vincola il giudice civile una decisione presa dall'organo disciplinare di una
corporazione di diritto pubblico, la quale non è un'autorità giudiziaria. Tali atti
non escludono pertanto che in sede di merito il Pretore possa accertare la
nullità del contratto intervenuto il 3 marzo 1998 e la sua indebita iscrizione
nel registro fondiario.

 

                                         d)   Il
diritto reale preteso dall'istante non appare escluso o altamente inverosimile,
del resto, nemmeno a un esame più attento. Gli atti penali confermano che la
procura firmata dal­l'istante il 2 giugno 1997 è stata modificata dall'avv. __________
__________, cui AP 2 aveva affidato il compito di curare la divisione del­l'eredità
fu __________ __________. Il testo originario del documento prevedeva che E__________
__________ ricevesse procura “per la firma dell'atto di divisione”, nel senso
che tutti i beni relativi alla successione, “compresi gli immobili e meglio le
particelle n. 801, 804 e 503 in ragione di ½”, fossero assegnati in proprietà esclusiva
ad A__________ __________ (doc. G nell'inc. DI.2003.67). L'avvocato __________ ha
riconosciuto di avere fatto modificare quella e altre procure, sostituendo il
termine “divisione” con “cessione” e cancellando “in ragione di ½” riferito
alla particella n. 503, senza sottoporre il nuovo testo agli interessati (doc.
S, pag. 2 e 3 nell'inc. DI.2003.67). La procura dell'istante è poi stata
prodotta all'ufficiale del registro fondiario, insieme con le altre, per ottenere
l'iscrizione dei trapassi di proprietà indicati nel contratto del 3 marzo
1998 (doc. M, I e act. IX nell'inc. DI.2003.67).

 

                                         e)   A
ben vedere, di conseguenza, dubbi possono sorgere già sul potere di rappresentanza
di E__________ __________ alla firma del contratto. Un negozio giuridico stipulato
da un rappre­sentante non autorizzato, per vero, è inefficace se il
rappresentato non lo ratifica (Zäch
in: Berner Kommentar, edizione 1990, n. 14 ad art. 39 CO). Ciò vale non solo quando
la procura sia stata contraffatta (Zäch,
op. cit., n. 5 ad art. 38 CO) o sia viziata di errore (Zäch, op. cit., n. 9 ad art. 38 CO), ma anche quando il
rappresentante travalichi i poteri conferitegli (Zäch, op. cit., n. 12 ad art. 38 CO) o abusi della procura ricevuta
(Zäch, op. cit., n. 18 ad art. 38
CO). Nella fattispecie non può dirsi escluso o altamente inverosimile, quindi,
che in ultima analisi l'istante faccia parte tuttora della comunione ereditaria
fu __________ __________. Manifestamente un giudizio di apparenza non
pregiudica né anticipa alcunché. Sapere se l'iscrizione nel registro fondiario sia
avvenuta, per quanto riguarda l'istante, sulla base di un contratto nullo è una
questione che dovrà essere risolta con pieno potere cognitivo nella causa di merito.

 

                                10.   Nel decreto impugnato il Pretore ha posto la tassa di giustizia (fr. 500.–)
e le spese (fr. 100.–) solidalmente a carico di AP 2 e AP 1, tenuti a
rifondere all'istante, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 900.– per
ripetibili. Nell'appello i convenuti criticano tale dispositivo, facendo valere
che il Pretore ha revocato il decreto cautelare emesso senza contraddittorio il
21 novembre 2003 (con cui ordinava la restrizione della facoltà di disporre) proprio
per quanto loro avevano fatto valere. E in quel decreto egli aveva
correttamente rinviato l'addebito degli oneri processuali (fr. 200.– complessivi)
al merito. 

 

                                         a)   Quando
ha adito il Pretore in via cautelare, il 29 novembre 2003, l'istante aveva
postulato un'iscrizione provvisoria nel registro fondiario e solo
subordinatamente una restrizione della facoltà di disporre (sopra, lett. E). Il
Pretore ha accolto la domanda subordinata inaudita parte. Il 28 novembre 2003 i
convenuti hanno postulato il contraddittorio. Sentite le parti, il Pretore ha poi
revocato la restrizione della facoltà di disporre e ha ordinato – con
pertinenza (sentenza del Tribunale federale 5P.195/2004 del 23 agosto 2004, consid.
3.2; Rep. 1985 pag. 316, 1993 pag. 159) – l'iscrizione provvisoria. Ne segue
che in esito all'udienza i convenuti non sono usciti vittoriosi, ma hanno visto
addirittura accogliere l'istanza avversaria nella sua domanda principale. Non sussisteva
dunque alcuna ragione per derogare al principio della soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC), mentre il rinvio del giudizio sulle spese e le ripetibili alla
sentenza di merito prospettato dagli appellanti non entra più in linea di conto
da almeno vent'anni a questa parte (Rep. 1985 pag. 306 consid. 3).

 

                                         b)   Circa
la commisurazione della tassa di giustizia, questa Camera ha già avuto modo di
ricordare che in materia tariffaria il primo giudice fruisce di ampia latitudine
di apprezzamento, censurabile solo per eccesso o per abuso (rinvii in: Cocchi/ Trezzini, CPC ticinese
massimato e commentato, Lugano 2000, n. 32 ad art. 148). Nel caso di decreti
cautelari l'art. 19 LTG prevede una tassa di giustizia da fr. 30.– a fr. 10 000.–, “ritenuto
per quanto possibile un riferimento ai limiti dell'art. 17”. L'art. 17 cpv. 1
LTG dispone a sua volta, per valori litigiosi attorno ai fr. 12 000.– (sopra,
consid. 2), una tassa di giustizia da fr. 450.– a fr. 1200.–. Entro il minimo e
il massimo della tariffa l'emolumento va poi fissato anche in funzione della natura
e della complessità della lite (art. 3 cpv. 1 LTG). La tassa di giustizia di
fr. 500.– stabilita nella fattispecie dal Pretore si pone quindi nella fascia
alta del limite edittale, considerato che gli importi minimi e massimi previsti
dall'art. 19 LTG sono nettamente inferiori a quelli dell'art. 17 cpv. 1. Non
può dirsi sicuramente, tuttavia, il risultato di un eccesso o di un abuso.
Quanto alla tassa di fr. 200.– fissata nel decreto del 21 novembre 2003, gli
appellanti disconoscono ch'essa si riferiva a un giudizio succintamente
motivato          emesso inaudita parte, mentre il decreto impugnato ha richiesto
un'udienza e l'esame delle argomentazioni passate al vaglio del contraddittorio.
Anche sotto questo profilo, pertanto, l'importo stabilito dal Pretore sfugge alla
critica.

 

                                11.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza degli appellanti in solido (art.
148 cpv. 1 e 4 CPC), i quali verseranno alla controparte, sempre in via
solidale, un'adeguata indennità per ripetibili.

 

Per questi motivi

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e il decreto impugnato confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) 
tassa di giustizia     fr. 350.–    

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
400.–

                                         sono
posti solidalmente a carico di AP 1, AP 2, AP 3, AP 4, AP 5 e AP 6, che rifonderanno
a AO 1, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 1000.– complessivi per  ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
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                                         Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di
Mendrisio Nord.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria