# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6a127209-bed3-5ab0-a919-fa8830ab6a45
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.03.2022 35.2022.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2022-2_2022-03-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2022.2

   

  mm

  	
  Lugano

  30 marzo 2022 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 gennaio 2022 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24 novembre 2021 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 3 giugno 2020, RI 1,
nato nel 1964, docente presso la Scuola __________ di __________ e, perciò,
assicurato d’obbligo contro gli infortuni e le malattie professionali presso la
CO 1 (di seguito: CO 1), è scivolato dalle scale di casa e ha riportato,
secondo il rapporto 4 giugno 2020 del Servizio di PS dell’Ospedale __________
di __________, un trauma contusivo sul tallone sinistro senza evidenti fratture
(doc. 29 – fasc. 2). 

                                         L’imaging radiologica (RMN
dell’agosto 2020) ha poi mostrato la presenza di una lesione parziale della
fascia plantare e di una lesione Split del tendine peroneo breve a livello del
passaggio attorno al malleolo laterale (cfr. doc. 5 – fasc. 2). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Il 23 giugno 2020,
l’assicurato è rimasto vittima di un secondo evento traumatico: nello spostare
la motocicletta, egli ha perso l’equilibrio e la gamba sinistra è rimasta
schiacciata sotto la moto. A margine del consulto del 2 luglio 2020, il Prof.
dott. __________ ha refertato la presenza di una lieve tumefazione della
caviglia con ematoma sottomalleolare mediale e una dolenzia alla palpazione del
tallone (doc. 4 – fasc. 1). 

                                         Gli accertamenti
diagnostici (ecografia del 3 dicembre 2020 e TAC del 10 dicembre 2020) compiuti
a livello del polpaccio della gamba sinistra hanno evidenziato delle
calcificazioni in esiti di strappo muscolare del gemello mediale (doc. 13 –
fasc. 2). 

 

                                         Anche per questo secondo
infortunio la CO 1 ha riconosciuto la propria responsabilità.

 

                               1.3.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, in data 23 luglio 2021, l’amministrazione ha
emanato due distinte decisioni formali. 

                                         Con la prima, riguardante
l’infortunio del 3 giugno 2020, essa ha dichiarato estinto dal 1° agosto 2021
il nesso di causalità naturale e adeguata tra i disturbi lamentati e
quell’evento (doc. 42 – fasc. 2). 

                                         Con la seconda,
concernente il sinistro del 23 giugno 2020, la CO 1 ha pure negato che dopo il
31 luglio 2021 i disturbi denunciati dall’assicurato avrebbe ancora costituito
una conseguenza naturale e adeguata di quell’infortunio (doc. 37 – fasc. 1). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’assicurato personalmente (cfr. doc. 36 – fasc. 1 e doc. 40 –
fasc. 2), in data 24 novembre 2021, l’assicuratore LAINF ha in sostanza
confermato il contenuto delle sue prime decisioni (cfr. doc. 40 – fasc. 1 e
doc. 50 – fasc. 2: “Siccome il nesso di causalità naturale tra gli eventi del 3
e del 23 giugno 2020 e disturbi attuali [è estinto, n.d.r.], CO 1 si riconferma
nella propria decisione formale del 23 luglio 2021 e rigetta l’opposizione
dell’assicurato.”). 

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 4
gennaio 2022, RI 1 ha chiesto che la decisione su opposizione impugnata venga
annullata, “soprattutto in relazione all’estinzione della causalità”,
argomentando in particolare quanto segue:

 

" (…) La
causalità di queste due lesioni con gli infortuni suindicati è stata stabilita
dai medici e confermata anche dal vostro medico fiduciario Dr. __________ nel
suo rapporto del 24.5.2021.

Queste lesioni sono pertanto conseguenti ai due eventi suindicati
secondo il principio della probabilità preponderante e non possono essere messe
in relazione a presunte precedenti lesioni e/o disturbi.

Il trattamento per le due lesioni suindicate è stato considerato
per il momento concluso dal medico fiduciario Dr. __________, potendo quindi
procedere alla chiusura normale dei casi poiché non necessaria una cura
nell’immediato; tuttavia non si può assolutamente escludere che in futuro ci possano
essere ulteriori disturbi sempre in relazione causale, secondo appunto il
principio della probabilità preponderante, con i due infortuni assicurati sopra
menzionati (ricaduta) e che possano necessitare di una cura. 

Una soppressione della causalità per eventuali futuri disturbi,
come indicato nella decisione e nella decisione su opposizione della CO 1, non
può pertanto in nessun modo essere ritenuta corretta poiché non provata e
motivata dalla documentazione medica prodotta.

In questo senso, l’utilizzo da parte del Dr. __________ del
concetto “quo ante” è quindi da intendere per la chiusura del caso (cure
terminate) ma non certo per una cessazione della causalità per eventuali future
ricadute concernenti le diagnosi sopramenzionate.

Risulta errato parlare di stato quo ante, poiché lo stato di
salute del sottoscritto non può essere ritenuto identico a prima dei due
infortuni. Infatti la precisazione del Dr. __________, consulente della CO 1, riguardo
allo stato quo ante è da ritenersi sbagliata; infatti il medico nelle sue
precisazioni riporta che “il decorso è favorevole e l’assicurato ha potuto
riprendere l’attività amatoriale sportiva ad eccezione della corsa”,
considerazioni confermate anche dal Dr. __________. Questo significa che non vi
è “stato quo ante” se non è possibile ritrovare la stessa situazione (stato di
salute) di partenza e nel caso specifico riprendere l’attività di corsa e
quindi non si può pertanto parlare di estinzione della causalità. 

Parlare inoltre di estinzione del nesso causale e poi precisare
che in caso di ulteriori disturbi in relazione causale si potrà annunciare una
ricaduta, lo ritengo altresì incomprensibile. 

Durante tutta la durata dei casi in questione, non vi è mai stata
inabilità lavorativa.” (doc. I)

 

                               1.5.   La CO 1, in risposta ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VI). 

 

                               1.6.   L’11 febbraio 2022,
l’amministrazione ha prodotto un apprezzamento, datato 10 febbraio 2022, del
proprio medico consulente (doc. VIII + allegato).

 

                                         L’insorgente, al quale è
stato trasmesso il rapporto per osservazioni (doc. IX), è rimasto silente. 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se la CO 1 era legittimata a negare dal 1° agosto 2021 l’esistenza di un nesso
di causalità naturale tra i disturbi denunciati e gli infortuni assicurati,
oppure no. 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                               2.3.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA)
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Il diritto alle cure cessa
qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato (art. 19 cpv. 1 seconda frase
LAINF), un miglioramento insignificante non basta. Non vi è un sensibile
miglioramento delle condizioni di salute, se la misura terapeutica in questione
è in grado soltanto di alleviare momentaneamente dei dolori causati da uno
stato altrimenti stazionario. Se un miglioramento non è più possibile, la cura
termina e l’assicurato può pretendere una rendita d’invalidità (sempre che
presenti un’incapacità di guadagno del 10% almeno).

                                         Una volta terminata la
cura medica, delle misure terapeutiche possono essere assunte soltanto alle
condizioni di cui all’art. 21 LAINF e soltanto se l’assicurato è stato posto al
beneficio di una rendita. Se ciò non è il caso, spetta all’assicurazione contro
le malattie prendere a proprio carico il trattamento (cfr. STF 8C_50/2018 del
20 luglio 2018 e riferimenti ivi menzionati).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
stabilito che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art.
19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e
riferimenti).

                                         In una sentenza
8C_614/2019 del 29 gennaio 2020 consid. 5.3, l’Alta Corte ha precisato la
giurisprudenza di cui alla DTF 134 V 109, nel senso che quello dell’atteso
aumento o ripristino della capacità lavorativa, non rappresenta un criterio di
valutazione esclusivo. La prosecuzione della cura medica - in quella
fattispecie, si era trattato di un intervento chirurgico volto a eliminare il
dito “a scatto” - può ancora comportare un sensibile miglioramento delle
condizioni di salute, anche se la persona assicurata ha già ripreso in misura
completa la sua precedente attività professionale.

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a;
RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid.
2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid.
1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM)
1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si
attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi
idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF
118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato di
salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (status
quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p.
469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der
Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di
causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di
verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo
soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del
danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità
naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere
causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.5.   Il diritto alle prestazioni
assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute
fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in
cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p.
103). 

 

                               2.6.   Nel caso di specie, dalle
carte processuali si evince che la decisione dell’assicuratore resistente di
dichiarare estinto dal 1° agosto 2021 il nesso causale naturale con gli
infortuni del 3 e 23 giugno 2020, è fondata essenzialmente sul parere del
proprio consulente medico.

 

                                         In effetti, a margine
della visita fiduciaria del 19 maggio 2021, diagnosticato uno stato dopo caduta
dalle scale (3 giugno 2020) con rottura della parte laterale dell’inserzione
della fascia plantare sul calcagno in favorevole evoluzione in terapia
conservativa e uno stato dopo trauma muscolare distrattivo alla gamba destra
(recte: sinistra, n.d.r.) (23 giugno 2020) con probabile strappo muscolare
mediale con sanguinamento in favorevole decorso conservativo, il dott. __________,
spec. FMH in medicina interna, ha dichiarato chiuso il caso ai sensi della
LAINF “… in stato quo ante raggiunto senza limitazioni durevoli funzionali.” (doc.
31, p. 6 – fasc. 1). 

 

                                         In corso di causa, è stata
prodotta una “valutazione atti”, datata 10 febbraio 2022, dello stesso dott. __________,
chiamato dall’assicuratore a prendere posizione sulle considerazioni espresse
in sede di ricorso. Questo il suo tenore:

 

" (…) Per la
problematica distrattiva muscolare alla gamba destra dopo l’evento del
23.06.2020 riconvalido il raggiungimento dello status quo ante ai sensi della
LAINF senza aver riportato limitazioni durevoli.

Esercizi di stretching autogestiti sono da ritenersi adeguati ed
opportuni al mantenimento di un adeguato trofismo della muscolare senza così
facendo migliorare quanto già raggiunto a livello funzionale. 

Riguardo all’evento del 03.06.2020 con trauma contusivo al tallone
sinistro cadendo dalle scale e riportando la lesione della parte laterale dell’inserzione
della fascia plantare del calcagno il trattamento è stato anche conservativo
riferendo un significativo miglioramento e chiusura del caso da parte
dell’ortopedico curante, come nella documentazione già allora valutata. 

Per le conseguenze con questa lesione si giustifica però il
raggiungimento di uno stato stabilizzato ai sensi della LAINF (e non status quo
ante come da me riportato in visita conglobando le due fattispecie
infortunistiche). In effetti il paziente riferisce tuttora una certa limitazione
alla corsa come in questo tipo di lesioni è da aspettarsi. 

Pur in presenza di queste limitazioni esse non rappresentano una
lesione così grave da motivare eventuale erogazione di un’IMI ai sensi della
LAINF.

Spero con queste ulteriori osservazioni di aver fatto chiarezza
sulle conseguenze assicurative riportate dal paziente per i due infortuni
subiti a giugno 2020.” (doc. VIII)

                               2.7.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STF U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_862/2014
del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente
il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STF I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STF I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.8.   Chiamato ora a
pronunciarsi, questo Tribunale ritiene di poter validamente fondare il proprio
giudizio sulla valutazione della fattispecie enunciata dal dott. __________,
tenuto conto delle precisazioni che egli ha fornito in data 10 febbraio 2022,
considerato anche che dagli atti non emergono pareri specialistici divergenti.

 

                                         Visto quanto
precede, il TCA ritiene dimostrato, con un sufficiente grado di
verosimiglianza, che a far tempo dal 1° agosto 2021 RI 1 ha ritrovato lo status
quo ante a margine dell’infortunio accaduto il 23 giugno 2020 che aveva
interessato la gamba sinistra. Ciò significa che le conseguenze di quell’evento
si sono nel frattempo completamente estinte (e, con esse, anche l’obbligo a
prestazioni dell’assicuratore LAINF) e che l’assicurato non avrà più la
possibilità di annunciare una ricaduta ai sensi dell’art. 11 OAINF (in questo
senso, si veda la STCA 35.2004.105 del 9 maggio 2005 consid. 2.2. e i
riferimenti ivi menzionati). 

 

                                         Per quanto
concerne invece il piede sinistro, interessato dall’evento traumatico del 3
giugno 2020, in base al parere del dott. __________, non vi sono più cure
mediche suscettibili di migliorarne notevolmente lo stato, il quale va dunque considerato
stabilizzato, ciò che comporta l’estinzione del diritto alle prestazioni di corta
durata (cura medica e indennità giornaliera) ai sensi dell’art. 19 cpv. 1
LAINF. Visto che il caso non è stato chiuso in ragione dell’estinzione del
nesso di causalità naturale, l’insorgente avrà in futuro la possibilità di
annunciare una ricaduta ai sensi dell’art. 11 OAINF. Al riguardo, è però utile
precisare che, secondo la giurisprudenza, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non potrà
essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale riconosciuto
in occasione del caso iniziale. Spetterà piuttosto all’insorgente dimostrare
l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi disturbi” e
l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è provato
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, potrà essere
riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico della CO 1 (cfr. RAMI
1994 U 206, p. 326 ss.). 

 

                                         Il medico
consulente dell’istituto resistente ha dichiarato che i postumi residuali
dell’infortunio del 3 giugno 2020 non giustificano il riconoscimento di
un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI). Il diritto a una rendita
d’invalidità è escluso a priori visto che il ricorrente ha sempre
conservato una completa abilità lavorativa nella sua abituale professione di
docente, così come da lui stesso riconosciuto (cfr. doc. I). 

 

                                         In esito a quanto precede,
la decisione su opposizione impugnata deve quindi essere annullata nella misura
in cui è stato dichiarato estinto a contare dal 1° agosto 2021 il nesso causale
naturale tra i disturbi al piede sinistro e l’infortunio del 3
giugno 2020. 

 

                               2.9.   L’art.
61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura
deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le
parti; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere
imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

                                         In data 1° gennaio 2021 è
entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora
unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica.
Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA
secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                         Secondo l’art. 82a LPGA
(Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358), ai ricorsi pendenti dinanzi al
tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del
21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

 

                                         In concreto, il ricorso è
del 4 gennaio 2022 per cui si applica la nuova disposizione legale. Trattandosi
di prestazioni LAINF, il legislatore non ha previsto di prelevare le spese (sul
tema, cfr. STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 e STF 9C_394/2021 del 3 gennaio
2022).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

                                         §    La decisione su
opposizione impugnata è annullata nella     misura in cui la CO 1 ha dichiarato
estinto il nesso di           causalità naturale tra i disturbi al piede
sinistro e l’infortunio                              del 3 giugno 2020. Per il
resto, essa è confermata. 

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti