# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 963360d7-db01-56bb-99f1-94e237a0bccf
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-23
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 23.09.2014 R 2010 125
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2010-125_2014-09-23.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 10 125

5a Camera

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dal presidente Meisser e dal 

giudice Audétat, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 20 maggio/23 settembre 2014

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____,

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Roberto A. Keller,

ricorrente

contro 

Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni, 

convenuto 1

e

Comune X._____,

convenuto 2

concernente domanda di costruzione (EFZ)

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1. Fino agli inizi del 2008, il Comune X._____ si era dato un ordinamento 

giusta il quale la zona dei monti, in quanto zona di conservazione, era di 

carattere edificabile e la competenza per autorizzare interventi edilizi 

spettava all’autorità comunale. Giusta la precedente normativa edilizia, 

nella zona dei monti era possibile trasformare a scopo di vacanza gli 

edifici esistenti; entro determinati limiti erano parimenti permessi aggiunte 

e alzamenti del volume dell'edificio esistente. Il 23 aprile 2008 il Sovrano 

X._____ accettava la revisione totale della pianificazione locale e l'11 

maggio 2010 il Governo cantonale approvava il nuovo ordinamento. Con 

detto cambiamento la particella no. 101 di A._____, inizialmente sita in 

zona dei monti, veniva assegnata all'altro territorio comunale. Il fondo è 

sopraedificato con un tipico edificio rurale, con stalla al piano terra e 

fienile soprastante. Allo stabile con muratura e tetto in pietra è annesso 

un ripostiglio con tetto in lamiera. Le pareti dell'aggiunta rivolte a valle e a 

est sono costituite da semplici assi in legno disposte orizzontalmente in 

modo ravvicinato, che permettono comunque alla luce di filtrare tra gli 

interspazi. 

2. Il 24 agosto 2008, A._____ introduceva una domanda per la 

trasformazione dell'edificio agricolo in una casa di vacanza e per i fine 

settimana. In un parere preliminare richiesto dal comune, l'Ufficio per lo 

sviluppo del territorio dei Grigioni (UST) dichiarava il progetto non 

approvabile già in data 15 settembre 2009. Il 15 luglio 2010 il Comune 

X._____ sottoponeva comunque l'inalterato progetto di costruzione 

all'UST con preavviso favorevole, in quanto il committente faceva valere il 

fatto che nella costruzione fosse da sempre esistito un focolare. Il 15 

novembre 2010, l'UST non approvava il progetto di costruzione non 

ritenendolo conforme alla funzione prevista per la zona di utilizzazione e 

non entrando neppure in considerazione un'autorizzazione eccezionale. 

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3. Nel ricorso 16 dicembre 2010, A._____ chiedeva l'annullamento del rifiuto 

dell'autorizzazione e il rilascio della licenza edilizia o il rinvio degli atti 

all'UST per nuova decisione. Da parte dipartimentale sarebbe stato 

completamente ignorato il carattere anche in parte abitativo della 

costruzione, che avrebbe disposto di un modesto posto fuoco. Per il resto, 

anziché trattare la pratica come tutte le precedenti, il comune avrebbe 

dato avvio ad una procedura per edifici fuori dalle zone edificabili, 

trattando quindi il ricorrente diversamente da tutti i precedenti committenti. 

Considerata l'effettiva attività edificatoria che avrebbe caratterizzata la 

zona dei monti in oggetto, criticata ma non frenata dall'UST, il rifiuto 

decretato non sarebbe sostenibile neppure nell'ottica della parità di 

trattamento, fosse pure nell'illegalità. 

4. Nella presa di posizione del 14 marzo 2011, l'UST postulava la reiezione 

del ricorso. Il ricorrente non sarebbe stato in grado di comprovare un uso 

abitativo della stalla, per cui le pretese fatte valere a questo proposito 

sarebbero infondate. L'istante non potrebbe neppure appellarsi al 

precedente ordinamento legale ed alla relativa prassi comunale, 

sottostando l'evasione della domanda di costruzione alla nuova normativa 

comunale. Infine, anche la pretesa parità di trattamento nell'illegalità non 

avrebbe fondamento giuridico, essendo le attuali premesse giuridiche 

diverse da quelle alle quali si appellerebbe l'istante. 

5. Il Comune X._____ rinunciava il 20 gennaio 2011 a prendere posizione 

sul ricorso, attendendo l'esito di un parallelo procedimento. 

6. La procedura veniva in seguito ripetutamente sospesa, non da ultimo in 

attesa dell'esito di un sopralluogo e di un eventuale possibile accordo 

sulla situazione della zona monti tra le autorità comunali e cantonali 

interessate. Effettivamente, in esito all'incontro, le parti si accordavano 

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sulla possibilità che il comune in oggetto emanasse una zona di 

pianificazione per la zona dei monti in vista dell'emanazione di una nuova 

normativa, dopo l'esecuzione di un inventario di tutti gli oggetti modificati e 

degli interventi edilizi apportati in quella che era in precedenza zona di 

conservazione. Per le spese del provvedimento al comune venivano 

assicurati pure dei sussidi cantonali. Da parte del cantone al comune 

veniva in seguito segnalato un professionista che avrebbe già collaborato 

precedentemente con l'UST all'elaborazione di schede di rilievo modello. 

Poiché, dopo la presentazione di un test di prova, il comune non 

commissionava l'esecuzione dell'inventario degli stabili e dopo il ritiro dei 

promessi sussidi da parte cantonale, era evidente che la situazione sui 

monti sarebbe rimasta immutata. Pertanto il procedimento in oggetto 

veniva ripreso e alle parti data la possibilità di determinarsi nell'ambito di 

un secondo scambio di scritti processuali. 

7. Replicando, il ricorrente riteneva di potersi appellare alla illegale prassi 

comunale dopo che per anni sul territorio del comune in oggetto 

sarebbero state rilasciate licenze edilizie per la zona monti senza il 

necessario avvallo dell'autorità cantonale. Quest'ultima sarebbe del resto 

già intervenuta nel 1991, invitando il comune a volerle notificare tutte le 

licenze edilizie per la zona di conservazione, senza però alcun successo. 

Per questo sulla vertenza andrebbe interpellato anche l'ufficio federale 

per lo sviluppo territoriale. Non si tratterebbe infatti di una semplice prassi 

illegale comunale, ma questa prassi sarebbe stata applicata per anni in 

palese contrasto alla normativa cantonale e federale di volta in volta in 

vigore. 

8. Mentre l'UST rinunciava in un primo momento a duplicare, il Comune 

X._____ il 19 settembre 2011 chiedeva in sostanza che l'istante venisse 

posto al beneficio della prassi illegale applicata nella zona dei monti dal 

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1991 al 2009. Da parte del Giudice dell'istruzione veniva poi chiesta una 

delucidazione sull'insuccesso dei passi intrapresi tra autorità comunale e 

cantonale. Il ricorrente da parte sua ribadiva la necessità di applicare alla 

propria pratica gli stessi (illegali) parametri di giudizio che avrebbero 

guidata l'autorità edilizia comunale negli anni precedenti, con il tacito 

avvallo dell'UST. Nella successiva presa di posizione, l'UST esponeva 

nuovamente i motivi per i quali la licenza edilizia in oggetto non avrebbe 

potuto essere approvata, mentre il comune convenuto ribadiva di non 

poter prendere posizione sul ricorso senza previamente essere in chiaro 

sulla situazione legale vigente in zona monti. 

9. Il 19 maggio 2014, il Tribunale amministrativo esperiva un sopralluogo sui 

monti X._____. In detta sede tutte le parti al procedimento avevano 

ancora una volta modo di esporre il loro punto di vista. Da parte 

dell'istante veniva ribadita la richiesta di edizione relativa a tutti gli 

interventi edilizi eseguiti e autorizzati nella zona dei monti dal 1991 fino ad 

oggi. In esito al sopralluogo, il 20 maggio 2014, il Tribunale amministrativo 

decideva previamente sulla questione riguardante l'edizione e - ritenendo 

determinate solo le autorizzazioni rilasciate sotto l'egida del nuovo diritto - 

chiedeva di conseguenza al comune convenuto e all'UST l'edizione di 

tutte le licenze edilizie rilasciate nella zona dei monti dopo il 23 aprile 

2008, data dell'approvazione da parte dell'Assemblea comunale della 

revisione totale della pianificazione locale. 

10 Sulla documentazione fornita in edizione sia dal comune che dall'UST il 

ricorrente prendeva nuovamente posizione il 9 luglio 2014. Nel dettaglio, 

sulle argomentazioni avanzate in sede di scambio di scritti processuali si 

dirà, per quanto utile ai fini decisionali, nelle considerazioni di merito che 

fanno seguito. 

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Considerando in diritto:

1. E' controverso il rifiuto dell'autorizzazione a trasformare un edificio 

agricolo in casa di vacanza e per i fine settimana. 

2. Giusta quanto sancito all'art. 89 della legge cantonale sulla pianificazione 

territoriale (LPTC; RS 801.100), le domande di costruzione vengono 

giudicate in base al diritto vigente al momento della decisione. 

Nell'evenienza, la domanda di costruzione reca la data del 24 agosto 

2009, epoca alla quale l'assemblea comunale aveva già accettata la 

revisione della pianificazione locale, che veniva poi approvata dal 

Governo l'11 maggio 2010. La decisione dipartimentale di rifiutare il 

progetto di costruzione è del 15 novembre 2010 per cui alla presente 

fattispecie si applica indubbiamente la nuova normativa comunale che 

assegna la particella del ricorrente all'altro territorio comunale. 

3. a) Giusta l'art. 41 cpv. 1 LPTC, le zone del territorio comunale rimanente 

includono il terreno improduttivo, le acque nonché le superfici rimanenti 

per le quali non entra in questione nessun'altra zona di utilizzazione. Una 

utilizzazione conforme alla zona ai sensi dell'art. 22 cpv. 2 lett. a della 

legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT; RS 700) è per 

definizione pertanto in una simile zona esclusa. Sono ammessi progetti di 

costruzione che soddisfano i presupposti per un'autorizzazione 

d'eccezione per edifici ed impianti al di fuori delle zone edificabili (art. 41 

cpv. 2 LPTC). 

b) Ai sensi dell'art. 24 LPT, in deroga all’articolo 22 cpv. 2 lett. a LPT, 

possono essere rilasciate autorizzazioni per la costruzione o il 

cambiamento di destinazione di edifici o impianti, se: la loro destinazione 

esige un’ubicazione fuori della zona edificabile (lett. a) e non vi si 

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oppongono interessi preponderanti (lett. b). Alla realizzazione del 

requisito dell'ubicazione vincolata (art. 24 lett. a LPT) la giurisprudenza 

pone presupposti severi, esigendo segnatamente che sia necessario 

costruire l'edificio o l'impianto in quel preciso luogo e nelle dimensioni 

progettate per motivi tecnici o inerenti al suo esercizio o per la natura del 

terreno; il vincolo può anche essere negativo, imposto cioè dall'esclusione 

di ogni altra ubicazione, ma motivi puramente finanziari, personali o di 

comodità non sono sufficienti (DTF 129 II 63 cons. 3.1, 124 II 252 cons. 

4a). In conformità alla prassi del Tribunale federale, per progetti 

riguardanti casette di vacanza un’autorizzazione per costruzioni ad 

ubicazione vincolata giusta l’art. 24 LPT è esclusa (DTF 124 II 252 cons. 

4a 113 Ib 219 cons. 3). Nello stesso senso si è espressa anche la prassi 

del Tribunale amministrativo (PTA 1985 no. 28; 1984 no. 38, 1982 no. 32; 

1981 no. 46 e sentenza del Tribunale amministrativo R 08 73 del 9 

dicembre 2008). In principio, tali insediamenti vanno edificati nelle zone 

edificabili e non fuori da queste. Non esiste nell'evenienza un bisogno 

oggettivamente fondato per l'erezione di una costruzione in un 

determinato luogo, dopo che è incontestato che il ricorrente non abbia 

un'azienda agricola, non si dedichi all'agricoltura e non abbia neppure 

affittato parte della superficie prativa ad un contadino con azienda 

agricola riconosciuta. 

c) L'autorizzazione richiesta non può neppure essere rilasciata ai sensi 

dell'art. 24a LPT, che contempla i cambiamenti di destinazione senza 

lavori di trasformazione, in quanto il progetto prevede degli imponenti 

interventi edilizi per la nuova conformazione interna dei locali e 

l'innalzamento del tetto. Non disponendo l'istante neppure di un'azienda 

agricola accessoria, anche un permesso giusta l'art. 24b LPT non è 

proponibile. 

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d) Ai sensi dell’art. 24c LPT, fuori dalle zone edificabili, gli edifici e impianti 

utilizzabili in base alla loro destinazione, ma non più conformi alla 

destinazione della zona, sono in principio protetti nella loro situazione di 

fatto (cpv. 1). Tali edifici possono essere rinnovati, trasformati 

parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano stati 

eretti o modificati legalmente (cpv. 2). In ogni caso è fatta salva la 

compatibilità con le importanti esigenze della pianificazione territoriale 

(cpv. 5). L'art. 24c LPT non si applica alle costruzioni che sono divenute 

contrarie alla zona di utilizzazione in seguito ad una modifica della sola 

situazione di fatto, come per esempio l'abbandono dell'attività agricola 

(DTF 129 II 396 cons. 4.2.1; PETER KARLEN, Die Ausnahmebewilligung 

nach Art. 24-24d RPG, System der neuen Regelung, in: ZBl 102/2001 

pag. 297). Per questo la possibilità di trasformare delle costruzioni che 

erano utilizzate a scopo agricolo al momento della modifica del diritto (il 1. 

luglio 1972, data dell'entrata in vigore della legge federale sulla protezione 

delle acque mediante la quale veniva operata la distinzione tra zona 

edilizia e zona non edificabile) e la cui destinazione agricola è stata 

abbandonata in seguito non si valuta in base dell'art. 24c LPT (sentenza 

del Tribunale federale 1A.20/2005 del 4 agosto 2005). Alla luce di tali 

presupposti, anche l'art. 24c LPT non è nell'evenienza applicabile, in 

quanto la stalla fienile è rimasta tale anche dopo il 1972 e la sua 

utilizzazione anche in seguito è stata essenzialmente agricola. 

e) L'istante insiste sul fatto che la costruzione non fosse solo una stalla con 

fienile, ma che servisse anche da modesto alloggio per le persone. Per il 

Tribunale amministrativo, come del resto risulta dalla documentazione 

fotografica agli atti allegata dall'UST e come si è potuto vedere in sede di 

sopralluogo, un'utilizzazione a scopo abitativo della costruzione non ha 

potuto essere comprovata. Nell'annesso alla costruzione principale, il cui 

basso tetto in lamiera e le assi in legno che formano le due pareti 

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perimetrali non danno propriamente un carattere abitabile, manca 

qualsiasi indizio sull'esistenza di un focolare, di un comignolo o di 

qualsiasi attrezzatura domestica che possa richiamare la pretesa vivibilità 

dell'impianto. Da quanto è emerso dalla visita sul posto, l'annesso alla 

stalla/fienile è un modestissimo ripostiglio senza alcun'altra pretesa. Ma 

anche la parte superiore della costruzione principale manca di finestre 

domestiche, mentre vi sono solo lungo la parete rivolta a valle due delle 

tipiche fessure larghe poche decine di centimetri per arieggiare il fienile. 

Nulla dei serramenti, del carattere della costruzione o delle attrezzature 

sul posto potrebbero attestare o richiamare un'utilizzazione a scopo 

abitativo della struttura. In questo senso giustamente lo stabile principale 

è stato qualificato come stalla/fienile e l'annesso quale ripostiglio, senza 

alcuna possibilità di scopo abitativo. Per questo, come si è visto nel 

considerando che precede, la concessione di un permesso per una 

trasformazione ai sensi dell'art. 24c LPT non è proponibile. 

4. a) A prescindere dall'esistenza di un diritto alla trasformazione in casa di 

vacanza dello stabile agricolo in oggetto, l'istante chiede di essere posto 

al beneficio dello stesso trattamento che da decenni è stato riservato a chi 

nella zona dei monti ha voluto trasformare, rinnovare, ricostruire o 

costruire praticamente da nuovo delle case di vacanza. Fino alla revisione 

totale della pianificazione locale nel 2008, la zona dei monti era una zona 

di conservazione nell'ambito della quale era possibile utilizzare gli edifici 

esistenti anche a scopo di vacanza (art. 24 cpv. 2 lett. c del regolamento 

edilizio [RE]). Per l'istante tale regolamentazione sarebbe stata in 

disaccordo sia con il diritto cantonale che con quello federale e l'autorità 

cantonale non sarebbe intervenuta prontamente per ripristinare lo stato di 

diritto. Considerata la dimensione del fenomeno, che sarebbe perdurato 

dal 1991 al 2008, anche l'istante avrebbe diritto allo stesso trattamento. 

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b) In principio, non esiste un diritto alla parità di trattamento nell’illegalità 

(DTF 126 V 392 cons. 6a; 124 IV 47 cons. 2c, 122 II 451; 116 Ia 140), in 

quanto il principio della supremazia della legge è reputato prevalere su 

quello dell’uguaglianza di trattamento (SJZ 100 {2004} no. 18. pag. 442; 

DTF 117 Ib 266 cons. 3f, 414 cons. 8c, 112 Ib 387 cons. 6). Il fatto che la 

legge non sia stata in altri casi rispettata non accorda ancora al cittadino il 

diritto di essere posto parimenti al beneficio di un regime illegale. Questo 

vale però solo se la pratica illegale è riferita ad un caso o ad alcuni casi 

isolati. Per contro, se l’autorità - secondo una prassi costante (DTF 132 II 

485 cons. 8.6 pag. 510) - rifiuta di scostarsi in altre situazioni che 

comportano lo stesso stato di fatto dalla propria pratica illegale, il privato 

ha il diritto di pretendere di essere posto al beneficio della prassi illegale 

alla stessa stregua degli altri (DTF 136 I 78 cons. 5.6, 127 I 2 cons. 3a, 

123 II 253 cons. 3c e 115 Ia 83 cons. 2 e sentenza del Tribunale federale 

1C_398/2011 del 7 marzo 2012  cons. 3.6). In tali casi il principio della 

parità di trattamento è reputato prevalere su quello della legalità (DTF 122 

II 451 cons. 4a e 112 Ib 387 cons. 6). Se l’autorità non si esprime su 

quella che sarà la prassi futura, vi è da presumere che in futuro si atterrà 

alla normativa legale (DTF 122 II 452 cons. 4a e riferimenti).

c) Qualora un'autorità esplicitamente riconosca l'illegittimità di una 

determinata prassi anteriore e affermi chiaramente di volersi in futuro 

conformare alla legge, il principio dell'uguaglianza di trattamento deve 

cedere il passo a quello della legalità (DTF 131 V 9 cons. 3.7 pag. 20; 127 

I 1 cons. 3a pag. 2 seg.; 126 V 390 cons. 6a pag. 392; 122 II 446 cons. 4a 

pag. 451, con riferimenti di giurisprudenza e dottrina). 

5. a) Nell'evenienza concreta non è posto in dubbio che sotto l'egida della 

precedente pianificazione locale nella zona dei monti siano state rilasciate 

innumerevoli autorizzazioni per la modifica di edifici esistenti anche a 

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carattere agricolo in case di vacanza giusta quanto previsto all'art. 24 cpv. 

2 lett. c RE. Non trova pertanto accoglienza la richiesta del ricorrente 

concernente l'edizione delle relative licenze di costruzione, non essendo 

tale questione nemmeno contestata. Sulla pretesa illeceità di simili 

interventi non spetta a questo Giudice decidere in questa sede. 

Tantomeno può essere compito del Tribunale amministrativo far opera di 

vigilanza sulla pretesa passività dell'autorità cantonale. Il ricorrente cerca 

poi di trarre argomenti a suo favore dal fatto che il fenomeno avrebbe 

assunto una dimensione inaudita. Come però si è detto in precedenza, è 

propriamente solo una violazione sistematica della legge che 

permetterebbe di potersi appellare alla parità di trattamento nell'illegalità e 

non il caso unico o alcuni casi isolati. Nell'evenienza in oggetto però, 

l'appello alla parità di trattamento nell'illegalità è destinato all'insuccesso 

già a seguito della successiva modifica della normativa comunale. Infatti, 

alla presente fattispecie è applicabile il nuovo diritto e quindi non può più 

trovare applicazione il controverso art. 24 RE. Alla luce della nuova 

normativa comunale, che non conosce la possibilità (lecita o illecita che 

fosse stata) di trasformare l'edificio in casa di vacanza, non è dato sapere 

a quale titolo l'istante possa riferirsi alle licenze rilasciate sotto l'egida del 

vecchio diritto per dedurne diritti a suo favore.

b) In considerazione di quanto precede è allora evidente che l'istante può 

appellarsi alla parità di trattamento nell'illegalità solo qualora lo stesso 

regime legale, cioè quello attuale, fosse stato nella medesima situazione 

applicato diversamente. L'edizione delle licenze edilizie rilasciate dopo il 

23 aprile 2008 escludono questa possibilità. Va previamente precisato 

che le licenze rilasciate dall'autorità comunale riguardano le stesse 

procedure di quelle oggetto dell'autorizzazione cantonale, anche se 

l'istante insiste che non sia così. La sola eccezione (procedimento no. 

2010-0949) era riferita ad un caso ancora pendente presso questo 

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Giudice, che l'autorità cantonale non evocava propriamente per questo 

motivo (tale procedimento riguardava però il rilascio di un'autorizzazione 

per la sostituzione del tetto e altri lavori a un edificio già trasformato in 

casa di vacanza nel 1974 con la debita licenza edilizia). Contrariamente a 

quanto pretende l'istante, dall'aprile 2008 in poi non sono quindi più state 

rilasciate licenze edilizie da parte della sola autorità comunale. 

Evidentemente senza rilievo per questo procedimento sono le 

autorizzazioni rilasciate per la sistemazione di accessi al bosco o agricoli, 

la costruzione di una tettoia per proteggere animali o i mezzi agricoli o la 

sistemazione di un fienile e di un posteggio, non essendo tali fattispecie 

paragonabili a quella qui in discussione. Come riconosciuto anche dal 

ricorrente stesso, di permessi per la trasformazione di stalle in unità 

abitative dal 2008 l'UST ne ha evase due e ambedue in senso negativo 

(vedi la procedura no. 2013-0333 e il procedimento no. 2008-1215 e 0749 

concernente lo stesso oggetto). Ma anche dai permessi rilasciati per la 

riattazione o dei modesti interventi edilizi su stabili esistenti l'istante non 

può dedurre alcunché a suo favore, come del resto neppure pretende. 

Dette autorizzazioni riguardano infatti delle modifiche ad edifici esistenti e 

che erano stati autorizzati sotto l'egida del vecchio diritto. In un caso, alla 

casa d'abitazione esistente era stato accordato il permesso di allacciarsi 

alla canalizzazione (procedimento no. 2010-0121). Negli altri casi al 

petente era stato concesso di rifare il tetto della baita di vacanza (no. 

2012-0041), di ampliare la casetta di vacanza (no. 2012-0587), di 

sistemare un fienile (no. 2012-1144), di sistemare internamente una casa 

di vacanza (no. 2013-0334) e di ricostruire la cascina di vacanza dopo la 

sua parziale distruzione (no. 2009-0903). In questo senso nessuno dei 

permessi rilasciati riguarda la possibilità di trasformare una stalla fienile in 

casa di vacanza come pretende di fare il ricorrente. Non vi sono pertanto 

esempi a conferma di una disparità di trattamento sotto l'egida dalla 

nuova pianificazione locale. 

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6. Sia il comune che il ricorrente chiedono che nell'ambito dal presente 

procedimento venga chiamato in causa anche l'ufficio federale della 

pianificazione territoriale. Visto l'esito del presente ricorso, non è dato 

sapere quale dovrebbe essere lo scopo di una tale richiesta, anche 

considerato che tutte le decisioni del Tribunale amministrativo che non 

riguardano licenze edilizie rilasciate in zona edilizia vanno comunicate 

anche a detto ufficio che ha diritto di impugnarle al Tribunale federale. Per 

il resto, se lo scopo di tale richiesta dovesse essere quello di comprovare 

i pretesi abusi perpetrati in zona monti sotto l'egida del previgente 

ordinamento e dell'allora municipalità sia il ricorrente che il comune non 

hanno alcun diritto a chiedere quanto richiesto nell'ambito del presente 

procedimento. Il comune perché deve lasciarsi opporre il proprio operato 

(vedi anche la sentenza del Tribunale federale 1C_154/2011 del 9 maggio 

2011 cons. 2.4) e il ricorrente mancando della necessaria legittimazione, 

non potendo trarre alcun tornaconto per il rilascio della richiesta 

autorizzazione da una simile pretesa. Infatti, se l'ufficio federale della 

pianificazione territoriale dovesse prendere posizione sul preteso scempio 

compiuto durante gli ultimi 30 anni, è difficile immaginare che esso possa 

di conseguenza accogliere positivamente la richiesta dell'istante e quindi 

permettere che si ricada in una situazione di illegalità, quando dal 2008 in 

poi le autorizzazioni sarebbero ossequiose del nuovo diritto comunale, 

cantonale e federale in materia di pianificazione. 

7. In conclusione la decisione di rifiutare il rilascio dell'autorizzazione a 

trasformare l'edificio rurale in casa di vacanza merita in questa sede 

conferma e il ricorso deve essere respinto. Per le spese fa stato l'art. 73 

cpv. 1 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 370.100) giusta 

il quale nella procedura di ricorso la parte soccombente deve di regola 

assumersi le spese. Per le ripetibili, l'art. 78 LGA prevede che la parte 

soccombente venga di regola obbligata a rimborsare alla parte vincente 

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tutte le spese necessarie causate dalla procedura (cpv. 1). Al cantone e al 

comune ai quali sono affidati compiti di diritto pubblico non vengono di 

regola assegnate ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle loro 

attribuzioni ufficiali (cpv. 2). L'esito della controversia giustifica pertanto 

l'accollamento dei costi occasionati dal presente procedimento al 

ricorrente, mentre il comune e il cantone non hanno diritto a ripetibili.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 4'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 364.--

totale fr. 4'364.--

il cui importo sarà versato da A._____, entro trenta giorni dalla notifica della 

presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei 

Grigioni, Coira. 

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]