# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 56287faa-4301-5991-8b30-5b7571dac61e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-08-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 21.08.1996 12.1996.94
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1996-94_1996-08-21.html

## Full Text

Incarto n.

  12.96.00094

  	
  Lugano

  21 agosto 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente, 

  Chiesa, Zali

   

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

sedente per giudicare sul ricorso per nullità con
richiesta di effetto sospensivo proposto il 6 maggio 1996 da

 

	
   

  	
  __________

  (studio
  legale __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

  __________

  (studio
  legale __________)

   

  __________

  __________

  __________

  __________

  __________

   

  

 

 

Richiamato il decreto 7 maggio 1996 del Presidente
della Camera che ha accordato al ricorso effetto sospensivo;

 

Letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i seguenti punti di questione:

 

1.-   se deve essere accolto il ricorso per nullità

2.-   tassa di giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

in fatto

 

                                  A.   I signori __________
hanno deliberato alle altre parti della presente causa, in ragione delle
rispettive competenze, l’edificazione di una casa unifamiliare sul fondo n.
__________ di __________, la quale ha tosto manifestato dei difetti al pavimento.

 

 

                                  B.   Le parti nell’agosto
del 1994 hanno sottoscritto un documento denominato “patto arbitrale” (doc. D)
allo scopo di “allestire un arbitrato tecnico, non a termini di diritto, affidando
l’incarico all’ing. __________ di __________ ” (doc. D, premessa i, pag. 2).

                                         Più precisamente,
l’arbitro è stato incaricato di allestire un lodo arbitrale “de bono et aequo”,
accertando in particolare i difetti del pavimento e le loro cause, determinando
le modalità di intervento e quantificando le relative spese nonché il danno,
ivi compreso l’eventuale minor valore dell’opera (doc. D, punto 2 a-d).

 

 

                                  C.   L’arbitro in data 2
dicembre 1994 ha rassegnato il proprio referto (doc. E), nel quale, dopo aver
precisato di procedere “ad un arbitrato tecnico e quindi non a termini di
diritto” (pag. 2), ha fornito risposta ai quesiti posti dal patto arbitrale.

 

 

                                  D.   Il 4 aprile 1995
l’arbitro ha emanato un primo complemento al succitato referto (doc. H), con il
dichiarato intento di dare risposta alle osservazioni formulate da più parti
nei confronti del referto del 2 dicembre 1994.

 

 

                                  E.   Il 10 aprile 1996,
infine, l’arbitro ha notificato alle parti un ulteriore complemento (doc. N),
denominato “rapporto finale del lodo de bono et aequo” nel quale ha aggiornato
gli importi riguardanti l’entità del danno e ha proceduto al riparto in percentuale
delle responsabilità tra l’arch. __________, la __________ e la __________ e
__________, ai quali sarebbero ascrivibili i difetti constatati.

 

 

                                  F.   Delle censure contro
quest’ultimo referto contenute nel ricorso per nullità 6 maggio 1996
__________, che invoca gli art. 26 lit. g, 33 cpv. 1 lit. g, 36 lit. b, c, d, h
CIA e delle osservazioni 3 giugno 1996 dei signori __________ e 30 maggio 1996
della ditta __________, entrambe postulanti la reiezione del ricorso, si dirà,
se necessario, nei successivi considerandi. 

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   La proponibilità in
ordine del ricorso presentato dipende dalla qualificazione giuridica del
referto oggetto dell’impugnazione.

                                         In sostanza si tratta di
esaminare se il querelato giudizio possa essere considerato un lodo arbitrale,
o se invece nello stesso non si debba ravvisare un semplice referto di
arbitratore.

                                         La differenziazione non è
puramente dottrinale o didascalica, ma ha una specifica rilevanza pratica:
infatti per costante dottrina e giurisprudenza il Concordato intercantonale
sull’arbitrato (CIA) -e quindi anche l’art. 36 CIA relativo al ricorso per nullità-
è applicabile solo ai lodi veri e propri (DTF 117 Ia 367 consid. 5 e riferimenti;
II CCA 20 settembre 1994 in re B./arch. S.); i referti di arbitratore
possono per contro essere invalidati solo in presenza di particolari condizioni
e mediante una causa ordinaria (DTF 117 Ia 369 consid. 7).

 

                                   2.   Il Tribunale
federale ha già avuto modo di occuparsi in maniera circostanziata della
distinzione tra queste due categorie di valutazioni arbitrali.

                                         In linea di principio,
mentre l’arbitratore si limita ad accertare fatti giuridicamente rilevanti,
l’arbitro è invece chiamato a risolvere una lite. Tuttavia anche l’arbitratore
può essere tenuto a pronunciarsi su questioni giuridiche, decisivo è quindi il
carattere intrinseco della decisione vincolante che viene emessa: il lodo
implica infatti un verdetto giudiziale (“Richterspruch”, cfr. DTF 107 Ia
318 e segg.).

 

                                   3.   Questo in generale.

                                         Nella pratica si è
tuttavia osservato che una distinzione basata su questo unico principio può
essere alquanto difficoltosa. La giurisprudenza ha perciò sviluppato tutta una
serie di criteri distintivi che permettono di concludere per l’esistenza di un
referto di arbitratore o per l’istituzione di un vero tribunale arbitrale (cfr.
DTF 117 Ia 367 e segg., consid. 5b e 6).

                                         Così, mentre la
denominazione usata non è determinante, di ben altra rilevanza è la volontà
delle parti che traspare dal contratto ed il modo con cui il mandatario
(arbitro o arbitratore) ha inteso ed eseguito il mandato affidatogli: se è
prevista una semplice procedura informale, senza scambio di allegati e domanda
di condanna di una parte, oppure ancora se l’arbitro non è stato incaricato di
statuire sulle spese e sulle ripetibili, vi sarà una certa propensione per il
semplice referto di arbitratore; se invece viene dichiarato applicabile il CIA
o è previsto che la decisione contenga l’indicazione delle parti, i punti
litigiosi ed il dispositivo, o ancora se la decisione risolve definitivamente
la lite, allora ci si orienterà principalmente per l’esistenza di un tribunale
arbitrale (così in: II CCA 25 gennaio 1994 in re D.T. e llcc./B., 26
novembre 1993 C./F.A. SA).

 

                                   4.   L’esame del caso di
specie alla luce dei suddetti criteri permette di giungere alla conclusione che
i referti dell’ing. __________ costituiscono perizia di arbitratore e non veri
e propri lodi arbitrali.

 

                                4.1   In primo luogo occorre
osservare che il “patto arbitrale” non contiene riferimento alcuno al CIA o al
CPC o ad altra procedura.

                                         E infatti, dopo la sua
stipulazione non ha avuto luogo procedura alcuna, e questo benché almeno i
committenti fossero all’epoca assistiti da un avvocato, che peraltro nella
corrispondenza che ha preceduto la procedura si è più volte espresso nei termini
di “arbitrato tecnico” (doc. A, B, C).

                                         Il “patto arbitrale”
inoltre nemmeno riporta o risponde a domande condannatorie delle parti, che
infatti non sono state formulate, e non indica che il giudizio così allestito
sarebbe stato definitivo o avrebbe risolto la lite.

 

                                4.2   Allo stesso modo, il
primo referto allestito dall’ing. __________, che non adempie nemmeno
lontanamente i requisiti formali di cui all’art. 33 CIA, consiste per la maggior
parte in semplici accertamenti di fatto (difettosità dell’opera, preventivo per
l’eventuale rifacimento di determinate opere, ecc.) ed è privo di un dispositivo
condannatorio, o anche solo di una chiave di ripartizione delle spese in
ragione delle reciproche soccombenze. Per definire il proprio lavoro, a
prescindere dall’intestazione come “lodo de bono et aequo”, egli parla di
“arbitrato tecnico e quindi non a termini di diritto”, ed infatti, non solo non
vi è traccia dell’applicazione di norme di legge, che mai vengono menzionate,
ma nemmeno si ravvisa una qualsivoglia decisione resa in termini di equità .

                                         In altri termini, il
sedicente “lodo de bono et aequo” altro non è se non una vera e propria perizia
tecnica circa i difetti dell’opera in questione.

 

                                4.3   Questa impostazione è
confermata appieno dal secondo “lodo”, denominato “complemento al lodo de bono
et aequo” (doc. H), che a sua volta è un semplice complemento di perizia a
seguito delle osservazioni delle parti sul primo referto, così come avviene
usualmente per le perizie giudiziarie (art. 252 CPC). 

 

                                   5.   Il terzo referto,
qui impugnato, è stato reso il 10 aprile 1996, a circa un anno di distanza del
secondo, con il manifesto intento di rispondere alla sollecitazione avuta in
tal senso dal legale dei signori __________ il 1° marzo 1996. 

                                         Il perito ha perciò
ricalcolato l’ammontare del danno complessivo, aggiungendovi i costi
dell’arbitrato e ha suddiviso la responsabilità per detto danno tra gli
artigiani e professionisti ritenuti inadempienti. 

                                         Nemmeno quest’ultimo
responso costituisce tuttavia lodo arbitrale ai sensi del CIA. 

                                         In effetti, la
ripartizione delle responsabilità ivi contenuta (peraltro non espressamente
prevista dal patto di arbitrato, se non forse nella misura in cui veniva dato
mandato di stabilire le cause dei difetti) viene esplicitamente definita “di
ordine tecnico e non a termini di diritto” (pag. 3 in alto).

                                         Si può senz’altro
aggiungere che l’affermato tecnicismo ha escluso anche qualsivoglia
considerazione di equità, posto che un giudizio reso ai suoi termini ben
difficilmente avrebbe contenuto ripartizioni di responsabilità dell’ordine del
2% (pag. 4 in fondo).

                                         Ad ogni buon conto, anche
in questo caso è -a mente di questa Camera- assente l’indispensabile volontà di
rendere un giudizio vincolante: non vi è giudizio condannatorio, ma il semplice
“invito” al patrocinatore dei signori __________ a procedere al calcolo del
danno totale e al riparto numerico tra i responsabili, operazione che l’arbitro
-se si fosse ritenuto tale- poteva eseguire direttamente, disponendo egli di
tutti i necessari elementi.

 

                                   6.   Dovendosi ritenere
il giudizio impugnato un semplice referto di arbitratore, e non una decisione
di tribunale arbitrale suscettibile di esecutività, ne deve seguire
l’irricevibilità del ricorso che lo ha impugnato.

 

Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la
soccombenza della ricorrente.

 

Per i quali motivi,

 

Richiamati l’art. 36 CIA e per le spese gli art. 147 e
segg. CPC e la LTG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   Il
ricorso per nullità 6 maggio 1996 di __________ è irricevibile. 

 

                                   II.   Le
spese e la tassa di giustizia, consistenti in:

 

                                         a)
la tassa di giustizia             fr.   380.--

                                         b)
spese                                    fr.     20.--

                                         T
o t a l e                                   fr.   400.-- 

 

                                         già
anticipati dalla ricorrente, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere a
__________ e __________ complessivi fr. 500.-- a titolo di ripetibili, e alla
ditta __________ fr. 150.-- a titolo di indennità.

 

                                  III.   Intimazione
a: 

                                         -
__________

                                         Comunicazione
all’arbitro __________

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario