# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f88c8ee7-eb7f-5624-b56f-54caf4a389b2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.09.2023 D-4787/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4787-2023_2023-09-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4787/2023 

 

 
a 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  s e t t e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Daniele Cattaneo;  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…),  

Senegal,  

patrocinato da Bianca Sonnini,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,  

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 30 agosto 2023 / N (…). 

 

 

 

D-4787/2023 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______, cittadino senegalese, in possesso di 

un documento di identità portoghese contraffatto, ha presentato in Sviz-

zera, il giorno del suo arrivo, avvenuto il 19 giugno 2023 (cfr. atti Segreteria 

di Stato della migrazione di seguito: SEM n. 1259323-1/1, 2/1, 3/2, 15/28), 

il formulario Europa del 19 giugno 2023 dal quale risulta che l’interessato 

ha dichiarato di essere partito dal proprio Paese d’origine il 1° feb-

braio 2019 e di aver raggiunto l’Europa, in particolare l’Italia, 

il 20 marzo 2023 (cfr. atto SEM n. 4/2), 

il riscontro della banca dati Eurodac del 20 giugno 2023 dal quale si evince 

che l’interessato ha depositato una prima domanda d’asilo in Francia il 

5 maggio 2021 e una seconda domanda d’asilo in Italia il 24 novem-

bre 2014 (cfr. atto SEM n. 9/1), 

il verbale del colloquio Dublino del 12 luglio 2023 (cfr. atto SEM n. 20/3), 

la lettera del 14 luglio 2023 con la quale l’interessato ha precisato le dichia-

razioni rilasciate in sede di colloquio Dublino e, in particolare, dichiarato 

che durante il suo soggiorno in Francia, le competenti autorità francesi 

avrebbero respinto la sua domanda d’asilo e pronunciato, nei suoi con-

fronti, una decisione di allontanamento (cfr. atto SEM n. 21/2), 

la domanda di ripresa in carico del 18 luglio 2023 della SEM fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. d del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) GU L 

24/1 del 27.1.1983 (di seguito: RD III; cfr. atto SEM n. 22/14), inoltrata alle 

competenti autorità francesi (cfr. atti SEM n. 24/1), 

la risposta del 31 luglio 2023 con la quale le competenti autorità francesi 

hanno espressamente accettato tale domanda, fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. atto SEM n. 23/1), 

la decisione della SEM del 4 settembre 2023 (cfr. atto SEM n. 31/16), noti-

ficata all’interessato il medesimo giorno (cfr. atto SEM n. 32/1), mediante 

la quale essa non è entrata nel merito della sua domanda d’asilo ritenendo 

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che potesse partire alla volta di uno Stato terzo, ovvero la Francia, cui com-

peterebbe, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della proce-

dura d’asilo e d’allontanamento, e ha pronunciato il suo allontanamento 

(recte: trasferimento) verso tale Paese, 

il ricorso del 7 settembre 2023, depositato il medesimo giorno (cfr. timbro 

del plico raccomandato; data di entrata: 8 settembre 2023) inoltrato dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), con il quale l’in-

teressato ha concluso, preliminarmente, all’adozione di misure supercau-

telari e alla concessione dell’effetto sospensivo e, nel merito, all’annulla-

mento della precitata decisione e il trattamento della sua domanda d’asilo 

nella procedura nazionale; in subordine, egli ha chiesto la restituzione degli 

atti alla SEM per un complemento istruttorio; egli ha altresì presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, il tutto con protesta di 

tasse e spese, 

le misure supercautelari dell’8 settembre 2023 con cui il Tribunale ha so-

speso provvisoriamente l’esecuzione del trasferimento dell’interessato, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che adito con un ricorso contro una 

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decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si 

limita ad esaminare la fondatezza di tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 3.1), 

che siccome il ricorso è manifestamente infondato, la decisione è pronun-

ciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e moti-

vata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e e 111a cpv. 1 e 2 LAsi); il 

Tribunale rinuncia, inoltre, a uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

che, preliminarmente, il richiedente sostiene che la SEM non avrebbe suf-

ficientemente accertato il suo stato di salute e considerato la sua vulnera-

bilità; che, ponendo l’attenzione sulla sua situazione medica, in particolare 

sulla sua salute psichica, il ricorrente sostiene che il suo quadro clinico non 

sarebbe ancora chiaro; che pertanto, risulterebbe necessaria la costitu-

zione di un rapporto medico F4 dettagliato e recente, come pure una defi-

nizione concreta delle diagnosi attuali, rispettivamente delle prognosi fu-

ture in presenza e in assenza dei trattamenti stabiliti in Svizzera; che la 

valutazione emersa dai documenti medici agli atti non sarebbe dunque suf-

ficiente, anche considerato il suo passato traumatico; che pertanto, non si 

potrebbe in alcun modo sapere e/o prevedere quali potrebbero essere le 

conseguenze sulla salute del ricorrente in caso di un’interruzione del trat-

tamento farmacologico in corso; che un tale referto sarebbe stato neces-

sario anche per accertarsi che un trasferimento sia attuabile senza esporre 

il richiedente a trattamenti inumani e degradanti ai sensi degli art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (di seguito: CartaUE) e 

art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle 

libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che trasfe-

rirlo in Francia, luogo dal quale sarebbe fuggito poiché avrebbe ritenuto di 

non essere trattato adeguatamente, potrebbe tramutarsi in una involontaria 

ed indiretta forma di trattamento inumano e degradante verso un soggetto 

già vulnerabile; che inoltre, pur in presenza di una costellazione di grave 

rischio, non risulterebbe agli atti che l’autorità inferiore abbia comunicato 

alle autorità francese l’eccezionale vulnerabilità del ricorrente, né che abbia 

sollecitato o investigato le effettive e concrete condizioni d’accoglienza 

dopo il trasferimento o ottenuto delle garanzie sufficienti in merito alla con-

tinuità delle cure mediche necessarie e all’immediata accessibilità di un 

alloggio adeguato, 

che, invero, le argomentazioni proposte dall’insorgente nel suo ricorso, in 

quanto si riferiscono principalmente ad aspetti materiali, quale l’accerta-

mento incompleto del suo stato di salute (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), sono 

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in realtà tese a rimettere in causa l’apprezzamento di merito compiuto 

dall’autorità inferiore; che esse verranno pertanto trattate nel prosieguo, 

che, nel merito, occorre innanzitutto chiedersi se la SEM poteva fare appli-

cazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di 

norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può 

partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-

nazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento,  

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di 

principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello 

Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2 e 8.2.1),  

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III),  

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli artt. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un Paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d 

RD III),  

che nella presente disamina, il riscontro della banca dati Eurodac ha rive-

lato che il ricorrente ha depositato una prima domanda d’asilo in Francia il 

5 maggio 2021, 

che sulla scorta delle predette circostanze, il 18 luglio 2023, la SEM ha 

quindi chiesto alle autorità francesi, nel termine fissato 

all’art. 23 par. 2 RD III, la ripresa in carico dell’insorgente sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III; che mediante l’accettazione del 31 luglio 

2023, la Francia, nel rispetto del termine di due settimane previsto 

all’art. 25 par. 1 RD III, ha espressamente ammesso la sua competenza 

per la ripresa in carico dell’insorgente fondandosi sulla base di tale norma, 

che, di conseguenza, la competenza della Francia è di principio data, ciò 

che non viene del resto censurato dal ricorrente nel suo gravame,  

che il ricorrente, in primo luogo, nel suo ricorso del 7 settembre 2023 

(pag. 6 e seg.), si oppone al suo trasferimento verso suddetto Paese so-

stenendo implicitamente che il sistema di accoglienza francese presenta 

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delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III; che tali 

criticità sarebbero d’altronde state riconosciute dallo scrivente Tribunale 

nelle sue sentenze D-5488/2019 del 31 ottobre 2019, F-3791/2019 del 31 

luglio 2019, D-1874/2019 del 29 aprile 2019 e D-1861/2019 del 26 aprile 

2019 come pure dalla CorteEDU nelle sue sentenza N.H. e altri contro 

Francia del 2 luglio 2020, n. 28820/13 e M.K. e altri contro Francia dell’8 

dicembre 2022, n. 34349/18, 34638/18 e 35047/18; che, in particolare, nu-

merosi rapporti indicherebbero che attualmente la situazione risulterebbe 

critica sotto molteplici aspetti; che, ad esempio, l’organizzazione dei centri 

di accoglienza sarebbe malfunzionante e, in particolare, i richiedenti d’asilo 

oggetto di un trasferimento Dublino si troverebbero in una situazione pro-

blematica nel periodo corrente dal loro arrivo fino alla ricerca di una loro 

sistemazione; che, inoltre, la condizione particolarmente vulnerabile del ri-

corrente implicherebbe l’esigenza di un’accresciuta prudenza considerato 

che in tale Paese l’accesso alle cure sarebbe limitato e vi sarebbe man-

canza di personale specializzato; che, in proposito, egli sostiene di non 

aver ricevuto personalmente l’aiuto necessario e dei medicamenti adeguati 

(cfr. atto SEM n. 20/3); che, inoltre, dopo la fine della sua degenza in ospe-

dale, sarebbe stato attribuito a un centro di accoglienza dal quale sarebbe 

tuttavia dovuto fuggire per il troppo “casino”, finendo per vivere per strada; 

che nonostante egli abbia chiesto di esservi riammesso, ciò non è stato 

possibile (cfr. atto SEM n. 21/2), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti d’asilo in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato mem-

bro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente,  

che la Francia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Con-

venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che la presunzione del rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo da 

parte dello Stato in questione, in particolare il diritto alla trattazione della 

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propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: Direttiva procedura]; diret-

tiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), può essere confutata in 

presenza di indizi seri ed avverati che, nel caso concreto, le autorità dello 

Stato membro ritenuto come quello responsabile non rispetterebbe il diritto 

internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che, nel caso in esame, le argomentazioni generiche del ricorrente non 

contengono sufficienti elementi concreti tali da mettere in discussione la 

predetta giurisprudenza; che, in particolare, stupisce come il ricorrente si 

opponga al trasferimento sostenendo che in Francia egli non avrebbe 

avuto né un alloggio, né accesso alle cure mediche, quando in realtà lo 

stesso ha dichiarato di essere stato curato presso un “ospedale grande” 

durante un periodo di tre anni e che sarebbe stato seguito da numerosi 

specialisti (cfr. atto SEM n. 20/3); che, d’altronde, egli era stato successi-

vamente assegnato ad un centro di accoglienza, che sembrerebbe aver 

abbandonato per scelta propria (cfr. atto SEM n. 20/3); che, pertanto, le 

allegazioni addotte durante il colloquio Dublino e nell’allegato ricorsuale 

sono contraddette dalle dichiarazioni rilasciate dal medesimo, 

che, conseguentemente, la situazione particolare del ricorrente non per-

mette di sovvertire la suesposta presunzione,  

che ne discende che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie, 

che, in secondo luogo, il ricorrente sostiene che l’autorità inferiore avrebbe 

dovuto fare applicazione, vista la sua situazione particolare, degli 

artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un Paese terzo, anche se tale esame 

non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III; che, come previsto dalla 

giurisprudenza, la SEM è obbligata ad applicare la clausola di sovranità ed 

entrare nel merito della domanda d’asilo se il trasferimento del richiedente 

nel Paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto 

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internazionale; che può, inoltre, ammettere tale responsabilità per dei mo-

tivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concre-

tizza in diritto interno svizzero la suddetta clausola di sovranità; che la 

SEM, nell’applicazione di quest’ultima norma, dispone di potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il trasferimento 

del richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad una norma im-

perativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità infe-

riore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-

rito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al 

riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 

(CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi di salute 

può contravvenire all’art. 3 CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 CartaUE, 

se esistono seri motivi di credere che la medesima, in assenza di tratta-

menti medici adeguati nello Stato di destinazione, in concreto la Francia, 

sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peg-

gioramento delle sue condizioni di salute, comportante delle intense soffe-

renze o una riduzione importante della speranza di vita (cfr. la sentenza 

CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 

180 a 193; cfr. anche, a questo proposito, la sentenza di principio del Tri-

bunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 con gli innumerevoli riferimenti), 

che, nel caso di specie, il ricorrente non ha reso verosimile, né eccepito, 

che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico e a 

portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in-

ternazionale in violazione della Direttiva procedura, 

che, per quanto riguarda i timori del ricorrente che la Francia possa riman-

darlo in Senegal, dove sarebbe stato incarcerato per due anni in ragione 

della sua omosessualità (cfr. atto SEM n. 21/2), il Tribunale rileva che agli 

atti non figurano elementi che permettono di rendere verosimili tali allega-

zioni; che, ad ogni modo, la procedura basata sul RD III si limita, di princi-

pio, a determinare quale sia lo Stato membro competente per l’esame della 

domanda di protezione internazionale; che, di conseguenza, spetterà alla 

Francia valutare i motivi di asilo invocati dal ricorrente a sostegno della 

medesima; dagli atti non emergono elementi che possano far pensare che 

essa non venga trattata secondo le disposizioni di legge applicabili in quel 

Paese, che è vincolato in particolare dalle convenzioni sopra citate e anche 

dalla Direttiva procedura, 

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che, in merito al suo stato di salute, al momento dell’emissione della deci-

sione impugnata l’incarto dell’autorità inferiore conteneva diversi mezzi di 

prova riguardanti la situazione valetudinaria del ricorrente; che, in partico-

lare, dai referti medici presenti nell’incarto risulta che al medesimo sia stata 

diagnosticata una schizofrenia, in trattamento con sertralina, loxapina e 

haldol (cfr. atto SEM n. 14/2); che da esami specialistici è risultata, in par-

ticolare, una (…), trattata con (…) e (…) (cfr. atti SEM n. 17/1, 18/2); che 

con l’introduzione di quest’ultimo trattamento, i medici hanno potuto con-

statare un miglioramento del suo quadro clinico (cfr. atti SEM n. 25/2, 27/2), 

che la documentazione in forza della quale sono state poste le diagnosi 

appariva pertanto sufficientemente dettagliata, ben motivata e coerente 

conto tenuto della tipologia delle affezioni presenti, dell’ampiezza delle in-

dagini effettuate e dell’anamnesi del paziente, 

che nei certificati medici versati agli atti non vi erano dipoi indicazioni 

quanto a sospetti di patologie gravi da identificare ulteriormente, 

che di conseguenza, all’autorità inferiore non può certamente essere rim-

proverato di non aver proceduto ai necessari controlli specialistici, 

che lo stato di salute dell’insorgente risultava dunque sufficientemente ac-

clarato (cfr. sentenza del Tribunale D-546/2022 dell’11 marzo 2022 con-

sid. 4) e non ostativo all’esecuzione del trasferimento; che i dettagli in me-

rito al suo stato di salute sono inoltre stati indicati, contrariamente a quanto 

da lui sostenuto, nel formulario relativo alle modalità di trasferimento in 

Francia, destinato all’attenzione delle competenti autorità di tale Paese 

(cfr. atto SEM n. 30/1), 

che le suesposte problematiche mediche, nonostante la loro gravità, non 

possono essere considerate, alla luce del suo attuale stato di salute, di 

un’importanza tale da lasciar presupporre, ai sensi della summenzionata 

giurisprudenza, nel caso di un suo trasferimento in Francia, che la sua 

morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza del Tribunale 

E-2755/2022 dell’8 settembre 2022, consid. 6), 

che nel predetto Paese risulta peraltro notorio che vi siano delle strutture 

mediche sufficienti e comparabili a quelle presenti su suolo svizzero, e che 

dunque l’insorgente vi potrà ottenere i trattamenti medici adeguati che an-

cora dovrà necessitare (cfr. sentenze del Tribunale D-2850/2021 del 14 lu-

glio 2021 consid. 6.2; D-2220/2021 del 19 maggio 2021; F-5386/2021 del 

15 dicembre 2021), 

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che, visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi interna-

zionali della Svizzera pronunciando il trasferimento dell’interessato verso 

la Francia, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti della CEDU; 

che, in siffatte evenienze, neppure andavano richieste alla Francia delle 

garanzie individuali e concrete, così come richiesto dall’insorgente nel ri-

corso (cfr. sentenza del Tribunale D-4086/2023 del 2 agosto 2023),  

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 RD III, 

che, infine, alla luce di quanto sopra, non traspaiono neppure elementi che 

permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il 

potere di apprezzamento di cui dispone in rapporto 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che, di conseguenza, la Francia rimane competente per il seguito della do-

manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del RD III ed è 

tenuta a riprenderlo in carico, 

che è peraltro utile ricordare che il RD III non conferisce ai richiedenti l’asilo 

il diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro occhi, le migliori con-

dizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda d’asilo 

(cfr. DTAF 201/45 consid. 8.3; sentenza del Tribunale F-3561/2020 del 

17 luglio 2020 pag. 10), 

che è dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della sua 

domanda d’asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

che la SEM non ha dunque violato il diritto federale e non ha accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che, altresì, la decisione dell’autorità inferiore non ri-

sulta essere inadeguata (art. 49 PA); che, per questi motivi, il ricorso va 

respinto, 

che le misure supercautelari statuite dal Tribunale l’8 settembre 2023 de-

cadono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: WALD-

MANN/WEISSENBERGER [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 

ad art. 56 PA), 

che avendo statuito nel merito del ricorso, le richieste di restituzione dell’ef-

fetto sospensivo, oltre che di esenzione dal versamento di un anticipo re-

lativo alle presumibili spese processuali, sono divenute senza oggetto, 

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che, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la presente decisione non può essere impugnata con ricorso in materia 

di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

la pronuncia è pertanto definitiva, 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 12 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale, entro un termine 

di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: