# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c90426cf-8410-5582-a9b2-1d7baf877818
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-11-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 28.11.1996 11.1996.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-86_1996-11-28.html

## Full Text

Incarto n..

  11.96.00086

  	
  Lugano

  28 novembre 1996/gb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney–Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Prati

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. __________/__________ (misure cautelari in procedura
di stato) della Pretura del Distretto di Bellinzona, promossa con istanza del
26 marzo 1996 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ 

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________ __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti

posti i seguenti

punti di questione:

                                   1.   Se deve essere accolta
l'appellazione del 20 maggio 1996 presentata da __________ __________ contro il
decreto cautelare emesso l'8 maggio 1996 dal Pretore del Distretto di
Bellinzona;

                                   2.   Il giudizio sulle
spese e le ripetibili.

Ritenuto

in fatto:                    A.   __________
__________ (1966) e __________ __________ (1967) si sono sposati a __________
l'__________ __________ 1990. Dal matrimonio è nato il figlio __________
(1993). All’inizio del 1996, visto l’incrinarsi dei loro rapporti, i coniugi
hanno deciso di separarsi temporaneamente per concedersi una pausa di riflessione
e hanno sottoscritto il 18 gennaio 1996 una convenzione con cui sono stati
definiti l'affidamento del figlio, l’estensione del diritto di visita del padre
e i rapporti finanziari e patrimoniali, limitatamente a un periodo di sei mesi,
dal febbraio al luglio 1996 (doc. C). I coniugi si sono separati di fatto a
metà febbraio 1996: il marito è dapprima rimasto nell'abitazione coniugale di
__________ e si è poi trasferito dal mese di aprile 1996 presso i propri genitori,
mentre la moglie ha preso in locazione un appartamento a __________ __________.
__________ __________ lavora come __________ presso la __________ __________ di
__________; __________ __________ non esercita alcuna attività lavorativa e si
occupa della cura ed educazione del figlio.

                                  B.   Il 26 marzo 1996
__________ __________ si è rivolto al Pretore del Distretto di Bellinzona,
chiedendo il tentativo di conciliazione. Il 29 marzo 1996 __________ __________
ha presentato un'istanza di misure cautelari per ottenere l'affidamento del
figlio __________, un contributo alimentare per sé e per il figlio di
complessivi fr. 2'960.– mensili dal 1° febbraio 1996, aumentato a fr. 3'280.–
dalla scadenza del contratto di locazione relativo all’abitazione già coniugale
e infine una provvigione ad litem di fr. 3'000.–. L'istante ha addotto
di non ritenersi vincolata dalla convenzione sottoscritta il 18 gennaio 1996,
poiché sarebbe incorsa in un errore essenziale.

                                  C.   All’udienza
indetta per il contraddittorio del 16 aprile 1996, i coniugi si sono accordati
sull’affidamento del figlio alla madre e sul diritto di visita del padre.
__________ __________ si è riconfermata nella propria istanza cautelare,
aumentando la richiesta di contributo alimentare per lei e per il figlio a fr.
3'655.–, poiché a suo giudizio l’onere del marito per le spese di alloggio non
può eccedere l’importo di fr. 200.– mensili, avendo il marito trovato un
subentrante per l'abitazione coniugale dalla metà di aprile 1996 ed essendosi
trasferito presso i propri genitori. Il convenuto provvisionale si è opposto
alle richieste della moglie, adducendo che la convenzione del 18 gennaio 1996
vincolava i coniugi, e ha contestato la provvigione ad litem. Esperita
l'istruttoria, alla discussione finale del 7 maggio 1996 le parti si sono
riconfermate nelle rispettive domande di giudizio.

                                  D.   Statuendo l'8
maggio 1996, il Pretore ha negato la validità della convenzione sottoscritta
dai coniugi e ha stabilito in fr. 2'461.– (di cui fr. 665.– per il figlio) il
contributo alimentare mensile per la moglie e il figlio durante i mesi di
febbraio e marzo 1996, aumentato a fr. 3'133.– (di cui fr. 665.– per il figlio)
dal 1° aprile 1996. Egli ha invece respinto la domanda di provvigione ad
litem e ha posto gli oneri processuali di complessivi fr. 240.– per 1/3 a
carico della moglie e per 2/3 a carico del marito, con l’obbligo per
quest’ultimo di rifondere alla controparte fr. 450.– a titolo di ripetibili.

                                  E.   __________
__________ è insorto contro il decreto del Pretore con un appello del 20 maggio
1996 nel quale chiede, in riforma del giudizio impugnato, che venga mantenuta
la convenzione fino al 31 luglio 1996. Subordinatamente egli chiede che il
contributo alimentare mensile a favore della moglie e del figlio sia fissato in
fr. 3'073.– (fr. 665.– per il figlio e fr. 2'408.– per la moglie) dal 1° aprile
1996.

                                  D.   Nelle osservazioni
del 5 giugno 1996 __________ __________ propone la reiezione del gravame e la
conferma del giudizio pretorile.

Considerando

in diritto:

                                   1.   L'appellante
sostiene che il Pretore avrebbe negato a torto la validità della convenzione
sottoscritta il 18 gennaio 1996 dalle parti, che esplicherebbe i suoi effetti
dal mese di febbraio 1996 fino al 31 luglio 1996. In via subordinata, egli
chiede che il contributo alimentare a suo carico sia determinato in fr. 3’073.–
dall’aprile 1996.

                                   2.   A norma dell'art.
158 cpv. 5 CC le convenzioni sulle conseguenze accessorie del divorzio
necessitano per la loro validità l'approvazione del giudice. Questo principio
vale anche per le misure provvisionali decretate pendente causa (Bühler/Spühler, Berner Kommentar, 3a
edizione, n. 426 e ss. ad art. 145 CC) e per le convenzioni sulle conseguenze
accessorie stipulate tra i coniugi prima dell'inizio della causa di divorzio (Hinderling/Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 516 n. 6a e pag. 518 n. 11; Hegnauer/Breitschmid, Grundriss des
Eherechts, 1993, pag. 217). L'approvazione della convenzione è un presupposto costitutivo.
In difetto di tale approvazione le parti non possono desumere dalla stessa
alcun diritto (Bühler/Spühler,
op. cit., n. 171 ad art. 158 CC). Ciò non significa tuttavia che la convenzione,
prima della sua omologazione, sia priva di qualsiasi effetto giuridico per le
parti: queste sono vincolate fino alla decisione del giudice e non possono
revocarla unilateralmente; possono se mai impugnarla per vizi di volontà (Bühler/Spühler, op. cit., n. 150 e 152
ad art. 158 CC). L'obbligatorietà di una convenzione non impedisce tuttavia al
coniuge che si prevale di un errore essenziale di chiedere al giudice di non
omologarla, adducendo i motivi che giustificano tale richiesta (Bühler/Spühler, op. cit., n. 151 ad
art. 158 CC; DTF 99 II 362, I CCA 30.12.1992 in re F./F.). Il giudice deve dal
canto suo verificare, al momento dell'omologazione, che la convenzione non sia
in urto con le disposizioni generali di diritto privato o pubblico, che non sia
inadeguata, poco chiara o incompleta o che non pregiudichi gli interessi dei
figli (Bühler/Spühler, op. cit.,
n. 180–201 ad art. 158 CC). 

                                   3.   Il contributo
alimentare per __________, fissato in fr. 700.– mensili con la nota convenzione
e in fr. 665.– dal Pretore con il decreto impugnato, non è di per sé contestato,
essendo litigioso, in sostanza, solo il contributo alimentare mensile dovuto
alla moglie. L’accordo dei genitori in merito al contributo alimentare non
dispensa tuttavia il giudice di ogni grado da una verifica dell'ammontare
nell'interesse della prole (Spühler/Frei–Maurer,
Berner Kommentar, Ergänzungsband 1991, n. 34 ad art. 146 CC), poiché in questo
ambito vige la massima ufficiale illimitata e il giudice non è vincolato dalle
domande delle parti (Spühler/Frei–Maurer,
op. cit., n. 253 ad art. 145 CC). In presenza di una convenzione sottoscritta
dai coniugi il giudice non è esonerato dal verificare se la medesima rispetta
gli interessi dei figli, in particolare i requisiti posti dall'art. 285 cpv. 1
CC (I CCA 14.9.1995 in re P./P.; DTF 115 II 209 consid. 4a; Hinderling/Steck, op. cit., pag.
516/517, n. 8a con rif.; Hegnauer,
Droit suisse de la filiation, 3a ed. Berna 1990, pag. 147 n. 21.20).

                                         Per prassi costante di
questa Camera il fabbisogno dei figli si determina secondo le raccomandazioni
edite dall'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo (aggiornamento in: RDT
1996, pag. 33), considerate un buon punto di riferimento, seppure da adattare
alle circostanze del caso concreto (DTF 122 V 125; I CCA 20 ottobre 1995 in re
K./K.; 17 agosto 1995 in re B./B.; 24 maggio 1995 in re R./R.). Per un figlio
unico di 3 anni l’ultima edizione delle citate raccomandazioni prevede un
fabbisogno complessivo di fr. 1’200.–. Dedotto l'importo di fr. 500.– corrispondente
alla voce "cura ed educazione", fornita in natura dalla madre
affidataria, si ottiene un fabbisogno in denaro di fr. 700.– mensili. 

                                         La massima ufficiale,
destinata a tutelare gli interessi del figlio (DTF 109 II 198 consid. 2) si
applica, in linea di principio, anche alla parte convenuta ma nella fissazione
di alimenti, pura questione patrimoniale, l'intervento d'ufficio del giudice a
protezione dell'obbligato si giustifica solo in presenza di un'offerta di quest'ultimo
manifestamente eccessiva o sproporzionata, per evitare che gli siano imposte
prestazioni che superano con ogni evidenza la propria capacità contributiva. Se
il genitore tenuto al contributo alimentare non contesta il fabbisogno del
figlio, il giudice non può intervenire d'ufficio a correggerlo (DTF inedita
dell’11 marzo 1993 nella causa C. / F.). Nella fattispecie, considerato che il
reddito del padre di fr. 5'850.– risulta inferiore al reddito di riferimento
adottato dalle citate raccomandazioni (ora di circa fr. 7’000.–), il contributo
alimentare di fr. 700.– concordato spontaneamente tra i genitori risulta essere
più favorevole al figlio di quello calcolato dal Pretore (sulla base
dell’edizione precedente delle note raccomandazioni). Non vi è pertanto motivo
di scostarsi da tale importo, già comprensivo degli assegni familiari, tanto
più che non risulta eccessivo o sproporzionato rispetto alle entrate del padre.

                                   4.   Occorre
verificare, in concreto, se la convenzione possa essere ritenuta valida anche
con riferimento al contributo alimentare in favore della moglie, fissato in fr.
1’200.– mensili.

                                         Ora, nella fattispecie,
l'appellata non può invocare un errore essenziale per sottrarsi agli effetti
della convenzione. Innanzitutto essa ha consultato un legale prima di sottoscrivere
la convenzione e ha quindi beneficiato di un’adeguata consulenza giuridica
(interrogatorio formale di __________ __________ del 7 maggio 1996).
L’appellata sostiene invero di non aver considerato nel calcolo del suo
fabbisogno gli oneri dell’alloggio, ma tale affermazione risulta poco
credibile, se si considera che la convenzione prevedeva la separazione di fatto
dei coniugi e la partenza della moglie dal domicilio coniugale entro il 15
febbraio 1996 (doc. C, punto 9). In siffatte circostanze non è plausibile che
essa abbia trascurato il presumibile onere di alloggio al momento di firmare la
convenzione. Risulta del resto che l’appellata ha sottoscritto il 23 gennaio
1996 il contratto di locazione per un appartamento che aveva riservato il 19
gennaio 1996, ossia il giorno successivo alla firma della convenzione. In sede
di interrogatorio formale la moglie ha infatti affermato che “il contratto di locazione
è stato sottoscritto un martedì. Avevo riservato l’appartamento il venerdì
precedente” (interrogatorio formale __________ __________ del 7 maggio 1996).
Al momento di firmare la convenzione la moglie era pertanto ben conscia di
dover sopportare gli oneri per un nuovo alloggio e l’argomentazione che
l’accordo sarebbe stato superato dal suo trasloco e dai suoi nuovi oneri appare
pretestuosa. È possibile che essa abbia valutato male la propria situazione, ma
un tale errore non può ancora essere definito essenziale.

                                         Non è neppure
ipotizzabile sostenere che la convenzione sia poco chiara, ciò che potrebbe
ostare all’omologazione. Resta da analizzare la sua adeguatezza. In particolare
quando sono in gioco unicamente rapporti patrimoniali tra le parti e non vi è
da temere che vengano pregiudicati gli interessi della prole, come in concreto,
la verifica sull'adeguatezza della convenzione deve essere limitata. In
presenza di convenzioni su conseguenze accessorie del divorzio di carattere
meramente patrimoniale il giudice deve principalmente rispettare la volontà
delle parti e negare l’omologazione unicamente per motivi gravi: per esempio a
causa di disposizioni poco chiare, incomplete o non adeguate (Bühler/Spühler, op. cit., n. 183–184 ad
art. 158). Materialmente inadeguate sono quelle convenzioni che si scostano in
modo non giustificato dal principio dell’equità dalla regolamentazione legale.
Il giudice interviene di regola in presenza di un'iniquità rilevante (Bühler/Spühler, op. cit., n. 186 ad art
158 CC). Contrariamente al caso esaminato nella più recente giurisprudenza del
Tribunale federale (DTF 121 III 393) nella fattispecie le pattuizioni fra i
coniugi erano chiare. Il contributo alimentare a favore della moglie di fr. 1’200.–
mensili, appare invero di primo acchito insufficiente a coprire il suo
fabbisogno mensile. Tuttavia se si considera che la convenzione è stata
conclusa per una durata limitata a sei mesi, con facoltà di riesaminare
l’assetto provvisionale alla scadenza, e che per sua stessa ammissione la
moglie ha incassato e disposto a sua guisa del capitale di fr. 9’200.–
depositato sul libretto di risparmio riconosciuto di sua proprietà dalla
convenzione (punto 5), le pattuizioni fra i coniugi sul contributo alimentare
dovuto alla moglie non risultano inique. Anzi, l’atteggiamento dell’appellata,
che prima ha usato a suo piacimento i capitali depositati sul libretto di
risparmio (verbale di interrogatorio formale, domanda 5) e a lei attribuiti
dalla convenzione 18 gennaio 1996, per poi in seguito contestare la validità
della convenzione stessa, appare contraddittorio. 

                                         La convenzione
stipulata il 18 gennaio 1996 è di conseguenza valida sia per quel che concerne
il contributo alimentare per il figlio che per quello dovuto alla moglie. Essa
può essere omologata dal giudice ed esplica integralmente i suoi effetti dal 1°
febbraio 1996 al 31 luglio 1996. L’appello deve essere accolto su questo punto
e risulta priva di interesse la censura relativa al pagamento retroattivo dei
contributi alimentari per i mesi di febbraio e marzo 1996, poiché la
convenzione stessa prevede il versamento di un contributo alimentare
complessivo di fr. 1’900.– mensili nel suo periodo di validità, ossia dal 1°
febbraio al 31 luglio 1996. Bisogna invece verificare l’ammontare dei
contributi alimentari dal 1° agosto 1996, sulla scorta dell'istanza cautelare
presentata dalla moglie il 29 marzo 1996.

                                   5.   L'art. 145 cpv. 2
CC stabilisce che il giudice, in pendenza di un'azione di separazione o di divorzio,
prende le opportune misure provvisionali, specialmente circa l'abitazione e il
mantenimento della famiglia, i rapporti patrimoniali e la custodia dei figli.
Il criterio per la definizione dei contributi alimentari a norma dell'art. 145
cpv. 2 CC è regolato dal diritto federale e si fonda sul riparto dell'eccedenza
– di regola a metà – una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno
minimo dei coniugi e dei figli (DTF 114 II 31 consid. 7 e 8). Il fabbisogno
minimo è determinato sulla scorta del minimo esistenziale del diritto
esecutivo, cui vanno aggiunti gli oneri fiscali e le spese correnti della
famiglia, in particolare i premi della cassa malati e delle assicurazioni
domestiche (DTF 114 II 394 consid. 4b;
Perrin, La méthode du minimum vital, in: SJ 115/1993 pag. 429).

                                   6.   Nella fattispecie
il Pretore ha determinato il fabbisogno minimo del marito in fr. 2'489.–
mensili e quello della moglie in fr. 2'425.–. Egli ha fissato il fabbisogno del
figlio, secondo le tabelle dell'Ufficio della gioventù di Zurigo, edizione
1993, in fr. 480.– mensili, già dedotti il valore delle cure prestate dalla
madre e la quota corrispondente all'alloggio, già inclusa nel fabbisogno dell'istante.
Quanto al reddito del marito, unica fonte di entrate, il primo giudice ha
accertato un guadagno netto di fr. 5'850.–, onde un'eccedenza di fr. 456.– da
suddividere a metà fra i coniugi (fr. 228.– mensili). Ciò premesso il Pretore
ha desunto che il convenuto doveva versare un contributo alimentare in favore
della moglie e del figlio di complessivi fr. 3’133.– (di cui fr. 665.– per
Michael), dal 1° aprile 1996.

                                         L'appellante,
oltre a contestare la decorrenza dei citati contributi alimentari, chiede che
gli venga riconosciuto nel calcolo del fabbisogno minimo l'importo di fr. 120.–
mensili per le spese di trasporto occasionate dall'esercizio del diritto di
visita, pari ai costi presumibili per quattro trasferte __________ /__________
e ritorno al mese. Il primo giudice non si è pronunciato su tale richiesta, per
altro esplicitamente proposta, sia pur con altri importi, nel 

                                         riassunto
scritto prodotto al dibattimento finale del 7 maggio 1996. L’appellata, dal
canto suo, ha contestato sia l’importo sia la circostanza che il padre si rechi
a __________, sostenendo nel proprio riassunto che il bambino viene portato a
__________ per l’esercizio del diritto di visita. L’appellante non ha
contestato tali asserzioni al dibattimento finale (verbali pag. 7), di modo che
si può ritenere ammessa la circostanza dell’esercizio del diritto di visita a
__________ e le spese di trasporto a tal fine non possono essere inserite nel
fabbisogno del padre, non essendo state rese verosimili. 

                                         Ne segue che il
fabbisogno minimo del marito dev'essere fissato in fr. 2’489.– mensili. 

                                   7.   Per quel che
concerne il fabbisogno di __________, non vi è motivo per scostarsi dal
contributo alimentare concordato fra i genitori, per i motivi esposti in
precedenza (consid. 3). Il quadro economico della famiglia si presenta, in
ultima analisi, come segue: 

                                         reddito del marito: fr. 5'850.– (non contestato)

                                         reddito
della moglie: fr. 0.–

                                         fabbisogno
del marito: fr. 2'489.– (non contestato)

                                         fabbisogno
della moglie: fr. 2'225.– (non contestato, dedotto tuttavia l'importo di fr.
200.– per la quota corrispondente all'alloggio del figlio, già compreso nel
fabbisogno di quest’ultimo).

                                         contributo
per il figlio: fr. 700.– (non contestato)

                                         eccedenza:
fr. 436.–.–

                                         spettanza
del marito: fr. 2’710.– (fabbisogno personale + ½ eccedenza, arrotondati)

                                         spettanza
della moglie: fr. 2’440.– (fabbisogno personale + ½ eccedenza, arrotondato)

                                         Il contributo
alimentare di fr. 3’133.– stabilito dal Pretore appare pertanto del tutto
adeguato alla situazione familiare, anche se la ripartizione interna fra moglie
e figlio deve essere modificata, in fr. 700.– per __________ (compresi gli
assegni familiari) e in fr. 2’433.– per la moglie. Tale importo decorre dal 1°
agosto 1996, dopo la scadenza della convenzione 18 gennaio 1996. L’appello
trova quindi solo parziale accoglimento, dovendo essere respinto per quel che
concerne l’ammontare del contributo alimentare dovuto dopo il 1° agosto 1996.

                                   8.   Gli oneri
processuali del giudizio odierno seguono il vicendevole grado di soccombenza
(art. 148 cpv. 2 CPC). Il marito ottiene causa vinta sul principio della
validità della convenzione, ma soccombe sull’entità del contributo dopo la
scadenza della stessa, dal 1° agosto 1996. Si giustifica pertanto di
suddividere le spese processuali in ragione di ½ a carico dell'appellante e di
½ a carico dell'appellata e di compensare le ripetibili. Analoga modifica deve
subire il dispositivo del decreto impugnato, le richieste di prima sede
identificandosi sostanzialmente con quelle di appello (art. 15 CPC).

Per questi motivi

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria

pronuncia:               I.   L'appello è parzialmente
accolto e il decreto impugnato è così riformato:

                                   1.   L'istanza è parzialmente accolta, nel senso che
__________ __________ è obbligato a versare a __________ __________, a titolo
di contributo alimentare per lei ed il figlio, l'importo di:

                                         –fr. 1'900.–
(di cui fr. 700.– per il figlio, già compresi gli assegni familiari, e fr.
1'200.– per la moglie) dal 1° febbraio 1996 al 31 luglio 1996;

                                         – fr. 3'133.–
(di cui fr. 700.–, già compresi gli assegni familiari, per il figlio e fr.
2'433.– per la moglie) dal 1° agosto 1996.

                                   3.   La
tassa di giustizia di fr. 150.– e le spese di fr. 90.–, sono poste per ½  a carico
del marito e per ½ a carico della moglie, compensate le ripetibili.

                                         Per il resto il decreto
impugnato è confermato.

                                   II.   Gli oneri
dell'appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 300.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
350.–

                                         da anticipare
dall'appellante sono posti per ½ a suo carico e per ½ a carico dell’appellata,
compensate le ripetibili di appello.

                                  III.   Intimazione:

                                         –
avv. __________ __________, __________

                                         –
avv. __________ __________, __________

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria