# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fe8c1447-95fd-5aec-bc67-4b36e611ebb0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-07-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 15.07.1998 12.1998.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1998-10_1998-07-15.html

## Full Text

Incarto n.

  12.98.00010

  	
  Lugano

  15 luglio 1998/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.96.176  della Pretura del distretto di Bellinzona, promossa
con petizione 14 settembre 1995 da

 

	
   

  	
  __________

  entrambi
  rappr. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall'avv. __________

   

  

 

con cui
gli attori hanno chiesto di constatare la nullità del contratto di
compravendita e costituzione di diritto di abitazione rogito 979 del 30 maggio
1995 del notaio avv. __________ Domanda avversata dal convenuto, che ha
postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza 9
dicembre 1997 ha respinto;

 

Appellanti
gli attori, che con atto di appello del 9 gennaio 1998 chiedono la riforma del
querelato giudizio nel senso di ammettere la petizione;

 

Mentre
il convenuto con osservazioni del 29 gennaio 1998 postula la reiezione del
gravame con protesta di spese e ripetibili.

 

 

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

1.  - se deve
essere accolto l’appello

2.  - tassa di
giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                   A.   Con
la petizione gli attori sostengono la nullità ex art. 18 CC, ed in subordine la
sua annullabilità ex art. 28 e 30 CO, del contratto rogato il 30 maggio 1995
dal notaio avv. __________ con cui __________ figlia di __________ il quale
essa a dire degli attori aveva una sporadica e saltuaria relazione, i propri
fondi n. 1050 e 1052 di __________ dell’asserito valore di fr. 500’000.--, al
prezzo di fr. 100’000.--, sia pure con la riserva in favore della venditrice di
un diritto di abitazione.

                                          Essa
al momento della stipula sarebbe stata affetta da un tumore maligno allo stadio
terminale, che ne avrebbe causato il decesso il 21 luglio 1995, così che non
sarebbe stata in possesso della necessaria capacità di discernimento. Il
medesimo impedimento dovrebbe inoltre essere ammesso in relazione al testamento
pubblico del 7 marzo 1995, con cui ha nominato il convenuto suo erede
universale.

 

 

                                   B.   Il
convenuto si è opposto alla petizione rilevando di essere stato legato a
__________ per più di 10 anni e, contrariamente a quanto fatto dagli attori, di
averla amorevolmente assistita durante la sua malattia.

                                          Nonostante
tale affezione, essa avrebbe tuttavia costantemente mantenuto la propria
lucidità intellettuale, ed avrebbe perciò allestito il proprio testamento e
sottoscritto il contratto contestato nel pieno possesso delle proprie facoltà,
così come del resto validamente accertato dal notaio rogante.

 

 

                                   C.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore nell’accertamento della capacità di discernimento
della disponente ha ritenuto determinante la deposizione del notaio rogante,
che ha chiaramente deposto in favore della capacità di __________, mentre
nessun altra delle prove assunte avrebbe fornito riscontri sullo stato della
venditrice al momento della contestata stipula.

                                          Pure
senza riscontro sarebbe rimasta la tesi attorea del dolo o del timore
ragionevole, dal che la reiezione della petizione.

 

 

                                   D.   Con
l’appello gli attori chiedono la riforma della sentenza pretorile nel senso di
ammettere la petizione.

                                          In
sintesi, il Pretore avrebbe valutato il materiale probatorio in atti in maniera
addirittura arbitraria, fondandosi esclusivamente sulla deposizione dell’avv__________
e negando perciò la dovuta considerazione alle testimonianze di medici e
infermieri che avrebbero constatato l’incapacità di discernimento della signora
__________, in favore della quale deporrebbe anche il fatto che il contratto in
questione la spogliava di ogni suo avere.

 

 

                                   E.   Delle
osservazioni 29 gennaio 1998 del convenuto, che chiede la reiezione
dell’appello protestando spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario,
nei successivi considerandi.

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

                                    1.   La
presunzione legale della capacità di discernimento (art. 16 CC) impone di principio
alla parte che ne adduce la mancanza l’onere della prova (DTF 90 II 12; II
CCA 9 marzo 1998 in re B. e llcc./S.).

                                          Tale
presunzione è annullata se è dimostrato che l’interessato è di norma molto
verosimilmente incapace di discernimento (DTF 91 II 338), mentre vi è
addirittura l’inversione dell’onere probatorio nei casi di persone notoriamente
malate di mente, dovendo in tal caso la controparte dimostrare la lucidità in
occasione dell’atto (“lucidum intervallum”) (DTF 108 V 126).

                                          Nel
rispetto di questi principi, il giudice cantonale valuta nel modo previsto dal
diritto procedurale, secondo il suo libero convincimento secondo l’art. 90 CPC,
quale sia la forza probatoria degli elementi forniti dalla parte tenuta a
farlo, e, di conseguenza, se un certo fatto debba o meno ritenersi provato (DTF
84 II 33, 80 II 298; Rep. 1989, pag. 440; Kummer, Berner Kommentar,
n. 64 ad art. 8 CC), atteso comunque che vige la regola secondo cui di un
determinato fatto occorre fornire la prova certa, mentre quella indiziaria
costituisce un caso eccezionale, nel senso che la sua ammissibilità è
subordinata all’impossibilità di fornire una prova completa (Rep. 1974,
pag. 128; 1973, pag. 138; II CCA 12 dicembre 1989 in re M./H.), e solo
in tale eventualità il giudice può dedurre il proprio convincimento della
certezza dei fatti che stanno a fondamento del rapporto giuridico litigioso
anche da prove indirette o da indizi (DTF 90 II 227; II CCA 6
settembre 1993 in re C./C.).

 

 

                                    2.   Nel
caso concreto il gravame, manifestamente infondato, si esaurisce in una
ingiustificata critica dell’apprezzamento delle prove operato dal Pretore,
laddove sicuramente a torto viene criticata la decisione di ritenere preminente
la decisione del notaio rogante -il cui contenuto concreto non è peraltro minimamente
messo in discussione dagli appellanti- quando questi è invece stato testimone
oculare della stipula contestata ed era nel contempo la persona tenuta per
legge a porsi la questione delle facoltà mentali della contraente (art. 62
cifra 4 LN).

                                          In
simili circostante è addirittura logica e financo evidente la preminenza di
questo mezzo di prova, inequivocabile nelle risultante, e ad essa non possono
di certo essere preferite, come pretendono a torto gli appellanti, le
deposizioni dei medici o infermieri che hanno sì parzialmente constatato dei
problemi nella sfera cognitiva, e perciò decisionale, ma questo solamente in
occasione di ricoveri ospedalieri causati da apparizioni acute del suo male e
allorché le venivano somministrati farmaci in grado di produrre tali
conseguenze, mentre nulla depone in favore di una generalizzata perdita della
capacità di discernimento o della sua mancanza nel cruciale momento della
stipulazione, non risultando neppure dagli atti -a prescindere dalle illazioni
in tal senso degli attori- che in tale momento essa fosse per qualche motivo
sotto l’influsso di farmaci atti a comprometterne le facoltà.

                                          Al
contrario, il qualificato parere del notaio rogante risulta indirettamente
confermato anche dalla deposizione dell’avv. __________ che ha incontrato la
signora __________ due settimane prima della sua morte e ha conferito con lei
proprio sul tema della contestata vendita immobiliare, senza che nascesse in
lui alcun dubbio sulle di lei capacità.

 

 

                                    3.   Siffatta
valutazione degli atti non muta neppure in considerazione dell’altra
argomentazione degli appellanti, che vorrebbero dedurre la mancanza di
discernimento della venditrice dal fatto che il contratto secondo loro
l’avrebbe spogliata di ogni suo avere (appello, pag. 14 e 15), ma tale
argomento -che può semmai essere rilevante nell’ottica dell’art. 21 CO- è a ben
vedere insignificante nell’indagine sulla capacità di discernimento della
parte, potendo esso, quand’anche fosse vero, essere ascritto non già a mancanza
di discernimento, ma alla precisa volontà di favorire il convenuto (attestata
dal testamento e dalla deposizione del notaio) alla luce della consapevolezza
del fatto che la propria vita volgeva al termine, così da non avere più alcuna
importanza l’attaccamento alle cose materiali, ormai prive di valore.

                                          Sono
infine rimaste allo stadio di mera ipotesi di parte le tesi del dolo, del
timore ragionevole, della lesione e della violazione dell’ordine pubblico e dei
buoni costumi, avendo con ciò gli attori invano evocato, ma non dimostrato,
tutte le norme legali in materia di vizio di volontà ad eccezione di quelle
sull’errore essenziale.

 

                                          Ne
segue la reiezione del gravame, infondato in ogni suo punto.

 

                                          Tassa
di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

 

Per i quali
motivi, richiamati gli art. 148 CPC e la TG

                         

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                     I.   L’appello
9 gennaio 1998 di __________, __________ è respinto.

 

                                    II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                          a) 
tassa di giustizia                                   fr.    1’950.--

                                          b) 
spese                                                     fr.         50.--

                                          T
o t a l e                                                      fr.    2’000.--

 

                                          già
anticipati dagli appellanti, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere
al convenuto fr. 3’200.-- per ripetibili di appello.

 

                                   III.   Intimazione:       - 
__________

 

                                          Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario