# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 31f35dcb-4da3-5363-aef8-c594db509dd5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.05.2010 D-2329/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2329-2007_2010-05-20.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2329/2007/gam
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 0  m a g g i o  2 0 1 0

Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Gabriela Freihofer;
cancelliere Carlo Monti;

A._______, alias
B._______, 
Etiopia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore;

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 28 febbraio 2007 / N (...)

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2329/2007

Fatti:

A.
L'interessata,  di  etnia amarica e dichiaratasi  nata il  (...),  proveniente 
dalla regione di C._______, nel sud-est dell'Etiopia.

Interrogata sui motivi di asilo ha allegato, in sostanza e per quanto è 
qui di rilievo, che all'età di quattordici anni sarebbe stata obbligata a 
sposare un capo di  detta zona, il  quale l'avrebbe ripetutamente per-
cossa. Dopo aver dato alla luce un figlio nel (…), la richiedente sareb-
be fuggita a D._______, ove avrebbe vissuto per circa un anno da una 
signora, per la quale l'interessata avrebbe lavorato. I fratelli l'avrebbero 
però ritrovata e riportata dal marito, il quale l'avrebbe rinchiusa in pri-
gione per due mesi, ove essa sarebbe stata continuamente picchiata, 
sia dal marito che dai carcerieri. Una sera due poliziotti si sarebbero 
introdotti nella sua cella e avrebbero abusato di lei sessualmente, per 
poi liberarla la notte stessa. La richiedente avrebbe poi cercato rifugio 
presso lo zio, il quale l'avrebbe portata ad E ._______ da una zia, ove 
si sarebbe preparata al viaggio d'espatrio. Il (...) sarebbe giunta in Su-
dan, da cui,  dopo due settimane, sarebbe partita  in aereo alla  volta 
dell'Europa, deponendo la sua richiesta d'asilo in Svizzera in data (...).

B.
Con decisione del 28 febbraio 2007, l'Ufficio federale della migrazione 
(UFM,  autorità  inferiore)  ha  respinto  la  succitata  domanda d'asilo  e 
pronunciato l'allontanamento della richiedente dalla  Svizzera nonché 
l'esecuzione dello stesso siccome lecita, esigibile e possibile.

C.
Il 28 marzo 2007 l'interessata ha inoltrato ricorso contro la menzionata 
decisione dell'UFM dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF). 
Ha chiesto, in ordine il conferimento dell'effetto sospensivo con auto-
rizzazione a soggiornare in Svizzera fino alla fine della procedura, nel 
merito, l'annullamento della decisione impugnata. Ha altresì presenta-
to una domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo e di ammis-
sione al gratuito patrocinio. Protestate spese e ripetibili.

D.
Con decisione incidentale del 27 aprile 2007, codesto Tribunale ha au-
torizzato la ricorrente a soggiornare in Svizzera fino al termine della 

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procedura. Ha inoltre considerato il gravame privo di probabilità d'esito 
favorevole ed ha quindi  respinto la  summenzionata domanda d'assi-
stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spe-
se processuali e del relativo anticipo, e di ammissione al gratuito pa-
trocinio. Ha  quindi  invitato  la  ricorrente  a  versare  un  anticipo  a  co-
pertura delle presunte spese processuali.

E.
Il 12 maggio 2007 la ricorrente ha tempestivamente versato l'anticipo 
richiesto.

F.
Il  10 agosto 2009  è  pervenuto  all'UFM  uno  scritto  anonimo  datato 
16 giugno 2009, ove viene affermato che le dichiarazioni dell'insorgen-
te sarebbero false, in particolare le dichiarazioni secondo le quali essa 
sarebbe nubile  e,  a sostegno di  ciò,  sono stati  allegati  alcuni  docu-
menti:  una  carta  d'identità  rilasciata  dall'autorità  comunale  di 
E.______, sprovvista di data, una delega in favore del fratello e firmata 
presso il consolato etiope a Ginevra in data 8 aprile 2008, una ricevuta 
di fattura ed una così definita "lettera di sostegno" in cui vengono atte-
state le generalità ed il nubilato della ricorrente, datata 9 giugno 2008.

G.
Il  20 novembre 2009 l'insorgente è stata sentita  in merito allo  scritto 
anonimo ed ai documenti  allegati. Essa ha confermato trattarsi  della 
propria carta d'identità. Ha inoltre sostenuto che il certificato di prove-
nienza sarebbe stato da lei espressamente richiesto contenente la di-
chiarazione  del  proprio  nubilato,  in  quanto  intenzionata  a  sposare 
qualcuno in Svizzera, del quale non ha però dichiarato le generalità.

H.
Ulteriori  fatti  ed argomenti  addotti  dalle parti  negli  scritti  verranno ri -
presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della verten-
za.

Diritto:

1.
Le procedure in  materia d'asilo sono rette dalla  legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal-
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giu-

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gno 2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 
1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).

Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il TAF, in virtù  
dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5  
PA prese dalla autorità menzionate all'art. 33 LTAF.

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.

Il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 
(art.  48  lett. a  PA) ed è  pertanto  legittimato  ad  aggravarsi  contro  di 
essa.

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 50 PA e 108 LAsi), alla forma 
e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti e pure gli  
altri presupposti processuali sono parimenti adempiuti.

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.

2.
Giusta l'art. 42 LAsi chi ha presentato una domanda d'asilo in Svizzera 
è autorizzato a soggiornarvi fino a conclusione della procedura. 

Il ricorso ha effetto sospensivo (art. 55 cpv. 1 e 2 PA).

3.
Con ricorso al Tribunale amministrativo federale, possono essere invo-
cati la violazione del diritto federale, l'accertamento inesatto o incom-
pleto di fatti  giuridicamente rilevanti  e l'inadeguatezza (art. 49 PA). Il  
Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti  
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. decisione del Tribu-
nale  amministrativo  federale  D-4917/2006  del  12  luglio  2007,  con-
sid. 3;  PIERRE MOOR,  Droit  administratif,  vol. II,  2. ed.,  Bern  2002, 
no. 2.2.6.5).

4.
4.1 Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiate le persone che, nel paese 
d'origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa 

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della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determina-
to gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 
timore di essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segna-
tamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della 
libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica in -
sopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei motivi 
di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2a frase LAsi).

4.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve pro-
vare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di  rifugiato. La 
qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una 
probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in par-
ticolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate 
o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo deter-
minante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).

In  altre  parole,  per  poter  ammettere la  verosimiglianza,  ai  sensi  dei 
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un ri -
chiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di con-
vinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibi-
lità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr.  Giuri-
sprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in 
materia  d'asilo  [GICRA] 1993 n. 21).  Le  dichiarazioni  devono  essere 
attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche 
e non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimi-
le), e concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con 
altri dati o elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza deve 
essere il frutto di una valutazione complessiva, e non esclusivamente 
atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da consentire di 
limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di 
fondare il  giudizio valorizzando, contro indiscutibili  postulati  di  civiltà  
giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GI-
CRA 1995 n. 23).

5.
5.1 Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato inverosimili non-
ché sbrigative e generiche le allegazioni della richiedente concernenti  
i propri motivi d'asilo. In particolare, essa si sarebbe contraddetta più  
volte su vari aspetti riguardanti il marito, il trattamento da lui infertole, 
la  signora ad D._______,  e  sul  proprio soggiorno in  tale  luogo. Ella 
non sarebbe inoltre riuscita a rendere verosimili  le violenze subite in 

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carcere, non essendo stata in grado di fornire dettagli personali e re-
stando vaga nelle proprie asserzioni. Infine, l'esecuzione dell'allonta-
namento sarebbe ammissibile, esigibile e possibile.

5.2 Nel gravame, l'insorgente afferma innanzitutto, in sostanza e per 
quanto è qui di rilievo, che le allegazioni contraddittorie concernereb-
bero  unicamente  fatti  di  secondaria  importanza  e  non  direttamente 
connessi alla motivazione alla base della domanda d'asilo. Ella avreb-
be invece espresso motivi di persecuzione fondati e circostanziati. Le 
dichiarazioni ritenute vaghe circa il periodo di prigionia sarebbero do-
vute alla  gravità dei traumi subiti. Inoltre, la propria domanda d'asilo 
non sarebbe fondata su fatti quali il giorno in cui avrebbe conosciuto il 
marito,  o  se  la  signora  di  D._______  avesse  avuto  una  famiglia  o 
meno, dettagli di secondaria importanza (cfr. ricorso, pag. 3), bensì su 
altri  elementi  che  l'UFM avrebbe  omesso  di  ponderare  (cfr. ibidem, 
pag. 4). L'insorgente  ritiene infatti  che le  sue allegazioni  dovrebbero 
essere considerate nella loro globalità,  e  che esse sarebbero quindi 
sufficientemente suffragate e dunque verosimili. Un suo ritorno in Etio-
pia la porrebbe dunque in una situazione di pericolo. Vista la funzione 
del marito della ricorrente quale capo di zona, l'esecuzione l'esporreb-
be concretamente al pericolo di subire nuove e gravi violenze. L'allon-
tanamento sarebbe inammissibile, inesigibile ed impossibile.

6.
A mente di questo Tribunale, come rettamente rilevato dall'autorità in-
feriore nella decisione impugnata, le dichiarazioni determinanti in ma-
teria d'asilo rese dalla ricorrente s'esauriscono in mere, generiche ed 
imprecise  affermazioni  di  parte,  non corroborate dal  benché minimo 
elemento di seria consistenza, in sostanza per le ragioni indicate nel 
provvedimento litigioso.

6.1 Va avantutto osservato che è rifugiato a tenore del l'art. 3 LAsi e 
dell'art. 1 A cpv. 2 della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifu-
giati (Conv., RS 0.142.30) non solo colui che adempie i sopracitati cri-
teri (cfr. consid. 3), bensì anche lo straniero che non si trova nel pro-
prio Paese e che ha interrotto i propri contatti con esso. Ciò si evince 
dai motivi elencati nell'art. 1 C 1 Conv. ("Auschliessungsgründe"): "Una 
persona, cui sono applicabili le disposizioni della sezione A, non frui-
sce più della presente Convenzione se ha volontariamente ridomanda-
to la protezione dello Stato di cui possiede la cittadinanza". Lo statuto 
di rifugiato è in tal caso dunque da revocare, o, se ciò avviene durante 

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il  procedimento  d'asilo,  è  da  rifiutare.  Un  ricorrente  richiede  im-
plicitamente e volontariamente la protezione del proprio Stato ai sensi 
dell'art. 1 C 1 Conv. tramite, tra l'altro, la richiesta al proprio Paese di 
emettere  documenti  di  identità  (cfr. (WALTER STÖCKLI,  Asyl,  in:  Ueber-
sax/Rudin/Hugi/Yar/Geiser [ed.], Ausländerrecht, 2a ed., Basilea 2009, 
marginali 11.4, 11.8 e 11.28, pagg. 525, 526 e 535; GICRA 2000 n. 3).

In casu, la ricorrente si è, per sua stessa ammissione, rivolta all'Amba-
sciata d'Etiopia in Svizzera (cfr. verbale d'interrogatorio del 20 novem-
bre 2009, pag. 2). Infatti, fra i documenti pervenuti, vi sono la delega al 
fratello  per  disporre  dei  beni  della  ricorrente,  che  reca  il  timbro  del 
Consolato d'Etiopia a Ginevra ed è datata 8 aprile 2008, la così defini-
ta lettera di sostegno, emessa il 9 giugno 2008 a C._______, e la rice-
vuta di pagamento con tanto di timbro del ministero degli affari esteri  
etiope,  che  è  invece  datata  25 agosto 2008.  La  carta  d'identità  è 
sprovvista di data, ma la ricorrente ha confermato che essa le appar-
terrebbe ed ha aggiunto di non esserne già stata in possesso al mo-
mento del proprio arrivo nel 2004. L'insorgente si è dunque rivolta a 
più riprese alla rappresentanza del proprio Paese, il quale ha emesso i 
documenti da lei richiesti. 

Già da questo punto di vista, la domanda della ricorrente, messasi im-
plicitamente e volontariamente sotto la protezione del proprio Stato, il  
quale non le ha negato l'emissione di detti documenti, andrebbe rifiu -
tata ed il ricorso respinto.

6.2 Sul motivo di  asilo evocato in relazione al  rapimento a scopo di 
matrimonio ella ha dichiarato di essere stata costretta a sposarsi. Dal-
la  "lettera di  sostegno" così  come dalla  sua carta  d'identità  emerge 
che essa sarebbe in realtà nubile. Interrogata a tal proposito, essa ha 
allegato di avere lei stessa preteso che tali  documenti attestassero il 
suo nubilato. Già da sola questa circostanza risulta incongruente. An-
che gli elementi addotti dall'insorgente riguardanti l'unione risultano fra 
loro  contraddittori.  La  ricorrente  ha  allegato  di  essersi  sposata  nel  
mese di settembre-ottobre 2002, rapita al proprio ritorno da scuola. In 
un'altra versione ha invece affermando di  aver frequentato le scuole 
fino al  novembre-dicembre 2004 (cfr. verbale  d'audizione del  21 feb-
braio 2005, pagg. 3 e 4). Confrontata con tali differenti versioni, essa si 
è limitata a ribadire di ricordare di avere interrotto gli studi nel mese di  
novembre-dicembre, e, sollecitata ad indicare l'anno, essa ha sempli-
cemente dichiarato: "Io non lo so. Non ricordo niente. Mi hanno fatto 

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interrompere la scuola" (cfr. ibidem, pag. 4). Risulta pertanto improba-
bile che essa possa confondersi  al  punto tale da allegare di  essersi 
sposata nel 2002 e di avere interrotto la scuola nel 2004, avendo di-
chiarato di essere stata rapita al ritorno da scuola venendo costretta a 
sposarsi e  immediatamente condotta a casa dell'ipotetico marito (cfr. 
verbale d'audizione del 21 febbraio 2005, pag. 3 e 6). 

Riguardo al periodo in cui afferma di aver vissuto con il marito, ella ha 
dapprima dichiarato che con loro viveva la sorellina più piccola di lui  
(cfr. verbale d'audizione del 21 febbraio 2005, pag. 6), ed in seguito al-
legato che con loro non abitava nessuno (cfr. verbale d'audizione del 
18 gennaio 2007, pag. 7). Invitata poi a descrivere la casa in cui il ma-
rito l'avrebbe tenuta rinchiusa per sette mesi, non è stata in grado di 
fornire alcun dettaglio particolare, limitandosi ad allegare che era una 
casa con un salone ed una  cucina,  con  i  servizi  igienici  all'esterno 
(cfr. ibidem). Non è  pertanto  plausibile  che una persona,  tenuta  rin-
chiusa per molti mesi in un luogo, non sia in grado di fornire più detta-
gli descrittivi.

Quo alla professione del marito, la ricorrente ha allegato che egli lavo-
rerebbe nel  parlamento. Sollecitata a spiegarsi  meglio, ha dichiarato 
che  lui  "era  capo"  (cfr.  verbale  d'audizione  del  21 febbraio 2005, 
pag. 4). In altre occasioni essa ha ribadito il  suo ruolo di spicco e di 
potere  (cfr.  verbale  d'audizione  del  16 dicembre 2004,  pag. 4  e  del 
21 febbraio 2005, pag. 3). In questo contesto essa ha dichiarato che, 
nel caso di un suo ritorno in Etiopia, il marito la farebbe uccidere (cfr. 
verbale d'audizione del 21 febbraio 2005, pag. 10). Non si spiega dun-
que perché la ricorrente, temendo così tanto il proprio marito, uomo a 
suo dire dal grande potere politico, si sarebbe assunta il rischio di po-
ter venire da lui rintracciata attraverso il suo contatto con l'ambasciata.

Circa il periodo in prigione, l'insorgente non è riuscita a rendere vero-
simile il proprio racconto. In primo luogo, non è stata capace di indica-
re il nome del carcere né di dire dove questo si trovasse. Quando sol-
lecitata  a  descriverlo  essa  si  è  limitata  a  rispondere:  "sembra  una 
casa. C'è un muro. È una prigione dove c'erano tutti  i  criminali"  (cfr. 
verbale  d'audizione del  21 febbraio 2005,  pag. 8)  e  non  è riuscita  a 
procurare  alcun  minimo dettaglio,  neppure  sulle  compagne di  cella, 
delle quali non è stata in grado di fornire neppure il nome (cfr. ibidem). 

In relazione alle violenze sessuali subite, quando le è stato chiesto di 
descrivere l'abbigliamento dei suoi aggressori o di indicare un elemen-

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to in loro che l'avrebbe colpita, essa non ha saputo rispondere, limitan-
dosi a ripetere di essere stata sotto choc (cfr. verbale d'audizione del 
18 gennaio 2007, pag. 12). Il fatto di non avere circostanziato violenze 
subite, sarebbe ascrivibile ai gravi traumi che una tale esperienza ha  
cagionato alla sua psiche. Va non di meno osservato che, né in prima 
istanza né in sede di ricorso la stessa appare avere dimostrato l'esi-
stenza di detti gravi traumi e problemi psichici, fermo restando che in 
materia d'asilo incombe di principio alla parte richiedente di dimostrare 
di moto proprio la sussistenza di una situazione decisiva suscettibile di  
contribuire  all'accoglimento  della  sua  domanda (cfr. GICRA 1995  n. 
23). Usando della necessaria diligenza, la ricorrente avrebbe potuto e 
dovuto dimostrare i citati traumi e problemi psichici, senza che appaia-
no potersi muovere dei rimproveri all'autorità inferiore per quanto attie-
ne all'accertamento dei fatti determinanti.

Visto nel suo insieme, le affermazioni ed il comportamento illogico del-
la ricorrente nonché le numerose contraddizioni che,  neppure conte-
state in modo sostanziale in sede di ricorso, appaiono – sia per nume-
ro sia per qualità – suscettibili d'essere utilizzate alfine di una valuta-
zione d'insieme della plausibilità delle dichiarazioni rese dalla ricorren -
te. Rinvenute nel suo racconto, questo si rende illogico e non plausibi -
le, tanto da poter concludere che detto rapimento e detto matrimonio, 
come di conseguenza tutti i fatti successivi, risultino altamente invero-
simili.

Visto quanto precede, a mente di questo Tribunale, l'insorgente non ha 
saputo fornire indicazioni precise e coerenti sui fatti addotti a sostegno 
dei motivi presentati a fondamento della propria domanda d'asilo, per il  
che v'è motivo di concludere alla loro inverosimiglianza. 

6.3 Ciò posto, codesto Tribunale ritiene che l'UFM ha rettamente con-
siderato che i motivi presentati dai ricorrenti non adempiono le condi -
zioni della qualità di rifugiato previste dall'art. 3 LAsi, le allegazioni del -
la ricorrente non soddisfacenti  le condizioni  di  verosimiglianza di  cui 
all'art. 7 LAsi. Pertanto, sui punti di questione del riconoscimento della  
qualità di rifugiato, rispettivamente della concessione dell'asilo, il ricor -
so, destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e 
la decisione impugnata va confermata.

7.
La ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  (art.  14 

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cpv. 1 e 2 ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'a-
silo  relativa  a questioni  procedurali  dell'11 agosto 1999  [OAsi  1, 
RS 142.311]).

8.
8.1 Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
l'art. 83 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, 
RS 142.20) prevede che la  stessa sia ammissibile  (cpv. 3),  esigibile 
(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di una di que-
ste  condizioni,  l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione  provvisoria 
(art. 83  cpv. 1  LStr).  La  questione  dell'ammissibilità,  dell'esigibilità  e 
della  possibilità  dell'allontanamento  deve  essere  esaminata  d'ufficio 
(cfr. sentenza del  TAF D-3975/2007 del  15 giugno 2007, consid. 3.4; 
WALTER KÄLIN,  Grundriss des Asylverfahrens,  Basel  und Frankfurt  am 
Main, 1990, pag. 262).

8.2 Quo alla pronuncia dell'allontanamento ed all'esecuzione del me-
desimo, nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisio-
ne dell'UFM relativa alla domanda d'asilo della ricorrente, quest'ultima 
non  può  prevalersi  del  principio  del  divieto  di  respingimento  (art.  5 
cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto interna-
zionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 della Conven-
zione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30).

In siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 
rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, 
in caso di allontanamento nel suo Paese d'origine, ad un trattamento 
proibito, in relazione all'art. 3 della Convenzione per  la  salvaguardia 
dei diritti  dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed al-
tre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicem-
bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); GICRA 1996 n. 18.

Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente è ammissibi-
le.

8.3 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragione-
volmente esigibile  qualora,  nello  Stato d'origine o di  provenienza,  lo 
straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a si -
tuazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergen-
za medica. 

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Secondo la prassi di questo Tribunale, il rinvio verso l'Etiopia è di principio 
ragionevolmente esigibile,  ritenuto che in  detto Paese non vige attual-
mente una situazione di guerra civile o violenza generalizzata che coin-
volga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio  nazionale 
(cfr. GICRA 1998 n. 22). La guerra di frontiera tra l'Etiopia e l'Eritrea, du-
rata due anni e mezzo, si è peraltro conclusa con l'armistizio negoziato 
nel  giugno 2000  per  il  tramite  dell'Organizzazione per  l'Unità  africana 
(OUA) e la successiva firma, in data 12 dicembre 2000, di un trattato di 
pace da parte di entrambi gli Stati. Nonostante il ritiro delle truppe di pace 
dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), nel marzo 2008 dall'Eri-
trea e nell'agosto 2008 dall'Etiopia, non v'è attualmente un conflitto aper-
to al confine tra questi due Paesi. Nell'insieme non si può dunque parlare 
di un peggioramento giuridicamente rilevante della situazione generale in 
Etiopia (cfr. Sentenze del TAF D-2332/2008 del 9 settembre 2008, consid. 
6.4.1; D-2515/2007 del 21 gennaio 2009, consid. 12.3; D-7598/2007 del 
11 febbraio 2009, consid. 14.3).

Quo alla situazione personale della ricorrente, essa è giovane, scola-
rizzata e possiede ancora di una rete sociale a F._______, C._______, 
ove è cresciuta e ove risiedono i genitori, tre sorelle e tre fratelli. Se-
condo quanto esposto, ella avrebbe ancora contatti con i famigliari in 
patria (vedasi la delega al fratello in data 8 aprile 2008).  Ella  non ha 
neppure preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute tali  
da  giustificare  un'ammissione provvisoria  (cfr. sulla  problematica  GI-
CRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa  
emerga la  necessità  di  una  sua  permanenza  in  Svizzera  per  motivi 
medici. 

In siffatte circostanze, considerati tutti gli elementi di fatto evidenziati, 
questa autorità ritiene siccome adempiuti i presupposti per formulare 
una prognosi favorevole con riferimento alle effettive possibilità per la 
stessa, un adeguato reinserimento sociale nel suo Paese d'origine. 

Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo Pae-
se d'origine deve essere considerata ragionevolmente esigibile.

9.
Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'ese-
cuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti,  la ricorrente, 
usando della dovuta diligenza potrà procurarsi ogni documento neces-
sario al rimpatrio. 

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D-2329/2007

10.
L'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, ragionevolmente esi-
gibile e possibile. Per conseguenza, anche in materia d'allontanamen-
to e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisio-
ne confermata.

11.
Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il di -
ritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autorità di 
prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuri -
dicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 
LAsi), per il che il ricorso va respinto.

12.
Il  ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura a giudice 
unico con l'approvazione del secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

13.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art.  63 
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 
del  21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Le spese processuali 
sono compensate con l'anticipo versato in data 12 maggio 2007.

Non viene assegnata alcuna indennità per le spese ripetibili  (art. 64 
PA).

14.
La presente decisione non può essere impugnata con ricorso in mate-
ria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d Legge 
del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

La pronuncia è quindi definitiva.

(Dispositivo alla pagina successiva)

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D-2329/2007

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico della ricorren-
te, le quali vengono compensate con l'anticipo versato in data 
12 maggio 2007.

3.
Non vengono assegnate ripetibili.

4.
La domanda di concessione dell'effetto sospensivo è inammissibile.

5.
Comunicazione a:

- Rappresentante della ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 

interno; in copia)
- G._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Carlo Monti

Data di spedizione: 

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