# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2503d4b5-bdfd-5133-8e5e-46667c503197
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-12-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.12.2011 D-3897/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3897-2010_2011-12-15.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

Corte IV
D­3897/2010

Sen t e n z a   d e l   1 5   d i c emb r e   2 0 1 1  

Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi,
con l'approvazione del giudice François Badoud,
cancelliere Andrea Pedrazzini.

Parti A._______, nato il (…),
Turchia,   
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), 
Quellenweg 6, 3003 Berna,  
autorità inferiore. 

Oggetto Asilo ed allontanamento;
decisione dell'UFM del 29 aprile 2010 / N (…).

D­3897/2010

Pagina 2

Fatti:

A. 
L' (…), l'interessato – dichiaratosi cittadino turco, di etnia curda, originario 
di  B._______  (Turchia),  nella  provincia  di  C._______,  dove  ha  avuto 
ultimo domicilio – ha presentato una domanda di asilo in Svizzera.

Ha  affermato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali  di 
audizione  del  19  febbraio  2010  [di  seguito:  verbale  1]  e  del 
10 marzo 2010 [di seguito: verbale 2]) di essere espatriato per il timore di 
subire  ulteriori  maltrattamenti  da  parte  delle  autorità  e  di  essere 
ingiustamente  incarcerato  in  ragione  delle  sue  attività  politiche.  In 
particolare, all'inizio del mese di marzo 2008,  l'interessato sarebbe stato 
picchiato, nonché ferito al ginocchio dalla polizia. Il (…) 2009, l'interessato 
sarebbe  stato  fermato  a  B._______,  durante  un  controllo  di  polizia, 
mentre  si  stava  recando  ad  un  funerale  in  compagnia  di  tre  amici. 
L'insorgente sarebbe poi stato trattenuto al posto di polizia per tre giorni, 
dove  sarebbe  stato  picchiato.  Il  (…)  2009,  sarebbe  stato  di  nuovo 
condotto  alla  stazione  di  polizia,  dove  sarebbe  stato  trattenuto  per  un 
giorno.  Il  (…) 2009,  dei  poliziotti  avrebbero  cercato  l'interessato  a  casa 
sua  e,  vista  la  sua  assenza,  avrebbero  detto  a  sua  madre  che  egli 
avrebbe  dovuto  presentarsi  in  questura.  L'interessato  si  sarebbe  quindi 
spontaneamente recato al posto di polizia, dove gli sarebbe stato chiesto 
se  aveva  partecipato  ad  una  manifestazione  a  D._______  (Turchia), 
sarebbe  stato  fotografato  ed  in  seguito  rilasciato.  L'interessato  sarebbe 
quindi espatriato per  il  timore di subire un'ingiusta condanna,  in quanto, 
secondo  le  sue  allegazioni,  una  somiglianza  con  un  qualsiasi 
partecipante  alla  suddetta  manifestazione  potrebbe  portare  al  suo 
arresto.  Il  ricorrente  ha  allegato,  inoltre,  di  temere  il  servizio  di  leva  in 
quanto,  se  dovesse  essere  mandato  nel  sud­est  del  Paese,  gli 
toccherebbe sparare contro la "sua gente" e temerebbe di essere ucciso.

B. 
Con  decisione  del  29  aprile  2010,  notificata  all'interessato  il 
30 aprile 2010,  l'UFM  ha  respinto  la  succitata  domanda  di  asilo.  Detto 
Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla 
Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento verso il suo Paese di origine 
siccome lecita, esigibile e possibile.

D­3897/2010

Pagina 3

C. 
Il  31 maggio  2010,  l'interessato  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata 
decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della 
decisione impugnata, nonché la restituzione degli atti di causa all'autorità 
inferiore per una nuova valutazione e,  in via sussidiaria,  la concessione 
dell'asilo  o  dell'ammissione  provvisoria.  Ha  presentato  altresì  una 
domanda  di  dispensa  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali.

D. 
Con decisione incidentale dell'11 giugno 2010, il Tribunale ha respinto la 
summenzionata domanda di  esenzione dal  versamento di  un anticipo a 
copertura  delle  presumibili  spese  processuali.  Ha  quindi  invitato  il 
ricorrente a versare entro  il 28 giugno 2010  l'importo di CHF 600.­,  con 
comminatoria di inammissibilità del ricorso, in caso di inosservanza.

E. 
Il  18  giugno  2010,  il  ricorrente  ha  tempestivamente  versato  l'anticipo 
richiesto.

Diritto:

1. 
Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in 
materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di estradizione 
da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca  di 
protezione  (art.  31  e  33  lett.  d  della  legge  del  17  giugno  2005  sul 
Tribunale amministrativo federale [LTAF, RS 173.32], art. 105 della legge 
del 26 giugno 1998 sull'asilo [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d cifra 1 della 
legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

2. 
Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di 
ammissibilità di cui agli art. 48 e 52 della legge federale del 20 dicembre 
1968  sulla  procedura  amministrativa  (PA,  RS 172.021)  come  pure 
all'art. 108 cpv. 1 LAsi.

3. 

D­3897/2010

Pagina 4

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF, 
nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione 
impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può 
svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed il 
ricorso è stato presentato  in  italiano, di modo che  la presente sentenza 
può essere redatta in italiano.

4. 
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai 
motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della 
decisione  impugnata  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale  D­4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5. 

5.1. Nella decisione  impugnata,  l'UFM ha considerato che  le allegazioni 
del  richiedente  non  soddisferebbero  le  condizioni  di  verosimiglianza 
previste  dall'art.  7  LAsi,  giacché  quanto  allegato  sarebbe  nei  punti 
essenziali contrario alla logica dell'agire, all'esperienza generale della vita 
ed insostenibile. In particolare, il ricorrente, nonostante l'asserito pericolo 
di  essere  incarcerato  per  le  sue  invocate  attività  politiche,  avrebbe 
continuato  a  frequentare  tranquillamente  il  partito,  divenendone 
addirittura membro attivo tesserato poco prima dell'espatrio, benché non 
si  sia  mai  iscritto  al  partito  prima  del  gennaio  2010.  Il  comportamento 
dell'insorgente sarebbe altresì sorprendente,  in quanto non avrebbe mai 
fatto uso delle possibilità di aiuto concrete a lui disponibili e non avrebbe 
nemmeno preso in considerazione la possibilità di rendersi  irreperibile  in 
una  delle  metropoli  del  suo  Paese,  dove  avrebbe  potuto  facilmente 
ricostruirsi  una vita.  Inoltre,  dopo essere stato  incarcerato,  interrogato e 
picchiato  nel  2008,  come  pure  il  (…)  2009,  il  ricorrente  avrebbe 
continuato  la  propria  vita  per  oltre  un  anno  prima  di  espatriare,  senza 
intraprendere  alcunché  per  difendersi.  Sarebbe  del  resto  eclatante  che, 
dopo  il  fermo  del  (…)  2010,  il  ricorrente  sia  partito  per  E._______  il 
2 gennaio 2010  per  preparare  il  viaggio  di  espatrio,  tornando  poi 
tranquillamente  a  casa  per  ben  due  volte.  Per  di  più,  i  mezzi  di  prova 
sarebbero  inadeguati.  Infatti,  il  tagliando di  tesseramento, ottenuto dopo 
la sua decisione di lasciare la Turchia, non sarebbe in grado di provare il 
suo annoso coinvolgimento politico, ma al contrario, ne proverebbe solo 
la  sua  pretestuosità.  In  aggiunta,  il  certificato  universitario  non 

D­3897/2010

Pagina 5

attesterebbe  altro  che  la  reale  possibilità  di  procrastinare  il  servizio 
militare.  Infine,  i  pregiudizi  fatti  valere  non  sarebbero  determinanti  in 
materia  di  asilo,  in  quanto  le  molestie  ed  ingiustizie  subite  dalla 
minoranza curda in Turchia non sarebbero di per sé motivo sufficiente per 
riconoscere la qualità di rifugiato.

5.2.  Nel  gravame,  il  ricorrente  fa  valere  di  aver  deciso  di  lasciare  la 
Turchia  per  sottrarsi  ad  ulteriori maltrattamenti  e  per  il  timore  di  essere 
accusato  della  partecipazione  alla  manifestazione  di  D._______,  alla 
quale  non  avrebbe  preso  parte,  ed  essere  condannato  ad  una  pena 
detentiva. Inoltre, adduce di temere di essere costretto a prestare servizio 
militare nel sud­est della Turchia con il rischio di dover sparare contro altri 
curdi  e  di  essere  ucciso  come  pretesto  per  la  sua  adesione  alla  causa 
curda. Peraltro, contrariamente a quanto  ritenuto dall'UFM, non sarebbe 
affatto  contrario  alla  logica  dell'agire  il  fatto  di  avere  continuato  a 
frequentare la sede del partito, iscrivendosi anche al "Barış ve Demokrasi 
Partisi"  (di  seguito: BDP)  poco prima dell'espatrio  e  dopo aver  preso  la 
decisione di lasciare la Turchia. Infatti, sarebbe noto che molti richiedenti 
l'asilo – poi riconosciuti come rifugiati – avrebbero atteso del tempo prima 
di  lasciare  il Paese di origine, nonostante  il  rischio di subire nuovi  fermi, 
arresti  arbitrari  e  maltrattamenti  vari.  Del  resto,  il  vero  attivista  politico 
curdo  sarebbe  disposto  a  sopportare,  almeno  per  qualche  tempo,  il 
rischio  di  essere  sottoposto  a  tali  misure,  finché  la  situazione  diviene 
insopportabile, come nel suo caso. In aggiunta, credere che l'ausilio di un 
legale,  o  del  fratello  medico,  oppure  del  padre,  funzionario  statale  in 
pensione,  possano  essere  di  aiuto,  come  riterrebbe  l'UFM, 
significherebbe  misconoscere  la  particolare  esperienza  di  vita  a  cui  si 
riferirebbe l'insorgente. Pertanto, le sue allegazioni sarebbero compatibili 
con  la  logica  dell'agire  e  con  l'esperienza  generale  della  vita.  Non  da 
ultimo,  rileva  di  non  avere  fatto  riferimento  ai  timori  legati  al  servizio 
militare nella seconda audizione, poiché essi costituirebbero soltanto una 
preoccupazione  minore.  Infine,  l'insorgente  ritiene  che  il  suo  racconto 
dovrebbe essere giudicato verosimile ed  i suoi pregiudizi costituirebbero 
delle misure  comportanti  una  pressione  psichica  insopportabile  ai  sensi 
dell'art. 3 LAsi.

6. 

6.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 
per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere 

D­3897/2010

Pagina 6

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 
a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure 
che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 LAsi).

6.2.  Il  fondato  timore  di  esposizione  a  seri  pregiudizi,  come  stabilito 
all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 
rapporto  con  la  situazione  reale,  e  un  elemento  soggettivo. Sarà  quindi 
riconosciuto  come  rifugiato  colui  che  ha  dei  motivi  oggettivamente 
riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 
di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una 
persecuzione  (cfr.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera  di  ricorso  in  materia  di  asilo  [GICRA]  1998  n.  20  consid.  8a 
pag. 180; cfr. GICRA 1997 n. 10 consid. 6 pag. 73 con la giurisprudenza 
e la dottrina citata). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli 
antecedenti dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni 
anteriori,  nonché  della  sua  appartenenza  ad  una  razza,  ad  un  gruppo 
religioso,  sociale  o  politico,  che  lo  espongono  maggiormente  ad  un 
fondato timore di  future persecuzioni.  Infatti, colui che è già stato vittima 
di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di 
nuove  persecuzioni  più  fondato  di  colui  che  ne  è  l'oggetto  per  la  prima 
volta (cfr. GICRA 1998 n. 20 consid. 7 pag. 179 e seg.; GICRA 1994 n. 
24  pag.  171  e  segg.  e GICRA  1993  n.  11  pag.  67  e  segg.).  Sul  piano 
oggettivo,  tale  timore deve essere  fondato su  indizi concreti e sufficienti 
che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, 
l'avvento  di  seri  pregiudizi  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi. Non  sono  sufficienti, 
quindi,  indizi  che  indicano  minacce  di  persecuzioni  ipotetiche  che 
potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. GICRA 2004 n. 1 
consid.  6a pag.  9, GICRA 1993 n.  21 pag.  134ss e GICRA 1993 n.  11 
pag. 67 e segg.; MINH SON NGUYEN, Droit public des étrangers, Berna 2003, 
pag. 447 e segg.; MARIO GATTIKER, La procédure d'asile et de renvoi, Berna 
1999,  pag.  69  e  segg.;  ALBERTO  ACHERMANN  /  CHRISTINA  HAUSAMMANN,  Les 
notions d'asile et  de  réfugié en droit  suisse,  in: Walter Kälin  (ed.), Droit 
des  réfugiés,  enseignement  de  3e  cycle  de  droit  1990,  Friborgo  1991, 
pag.  44;  ACHERMANN  /  HAUSAMMANN,  Handbuch  des  Asylrechts,  2e  ed., 
Berna/Stoccarda  1991,  pag.  108  e  segg.;  WALTER  KÄLIN,  Grundriss  des 
Asylverfahrens,  Basilea/Francoforte  1990,  pag.  126  et  143  e  segg.; 
SAMUEL  WERENFELS,  Der  Begriff  des  Flüchtlings  im  schweizerischen 
Asylrecht, Berna 1987, pag. 287 e segg.). 

6.3.  Nella  nozione  di  pressione  psichica  insopportabile,  quale  motivo 
giustificante  la concessione dell'asilo, sono compresi  i metodi praticati e 
le misure  intraprese  in  certi  Stati  da  parte  delle  autorità  nei  confronti  di 

D­3897/2010

Pagina 7

alcuni  individui  o  di  una  parte  della  popolazione,  i  quali  ­  secondo  un 
esame  oggettivo  –  sono  di  un'intensità  tale  da  rendere  impossibile,  o 
difficilmente  sopportabile,  il  proseguimento  della  vita  o  di  un'esistenza 
conforme alla dignità umana, di modo che qualsiasi persona confrontata 
ad  una  tale  situazione  sarebbe  stata  costretta  a  fuggire  dal  suo  Paese 
(cfr.  GICRA  2005  n.  21  consid.  10.3.1  pag.  200  e  seg.  e GICRA  2000 
n. 17 conisd. 10 e 11 pag. 156 e segg.; KÄLIN,  op. cit.,  pag. 49 e segg.; 
WERENFELS,  op.  cit.,  pag.  275).  Come  l'ha  ritenuto  il  Consiglio  federale,  i 
metodi  in oggetto sono quelli che, senza costituire necessariamente una 
minaccia per  la vita o  l'integrità  corporale, possono provocare presso  le 
vittime stati di costrizione e conflitti di coscienza  tali da non  rendere più 
loro  tollerabile  la  permanenza  nel  Paese  (cfr.  Messaggio  del  Consiglio 
federale a sostegno di una legge sull'asilo del 31 agosto 1977, FF 1977 III 
113,  spec.  pag.  125  e Messaggio  concernente  la  revisione  della  legge 
sull'asilo del 6 luglio 1983, FF 1983 III 627, spec. pag. 631).

6.4.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile la sua qualità di rifugiato (art. 7 LAsi). Per poter ammettere la 
verosimiglianza  delle  dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente 
l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione logica 
tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario, 
così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr. GICRA 1993 n.  21).  In  altri 
termini,  le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle 
obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non  suscettibili  di  diversa 
interpretazione (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non 
in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il 
giudizio  sulla  verosimiglianza  deve  essere  il  frutto  di  una  valutazione 
complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni 
decisive,  in  modo  da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio 
dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, 
contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni 
dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 1995 n. 23).

6.5.  Nella  fattispecie,  le  dichiarazioni  decisive  del  ricorrente  si 
esauriscono  in  mere  affermazioni  di  parte,  non  corroborate  dal  benché 
minimo  elemento  di  seria  consistenza.  D'altronde,  il  racconto 
dell'insorgente  si  distingue  per  il  suo  carattere  illogico.  In  particolare,  il 
ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  rendere  verosimile  il  suo  annoso 
impegno politico. Infatti, sebbene egli abbia affermato di aver frequentato 
per molti  anni  la  sede del Demokratik  Toplum Partisi  (di  seguito: DTP), 
predecessore del BDP, di essere sempre stato "all'interno del partito" e di 
esserne membro (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 8, D73 e D74 ), 

D­3897/2010

Pagina 8

egli non vi si è mai iscritto (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 8, D76 
e D77).  In aggiunta,  l'essersi  iscritto al nuovo partito  (BDP) nel gennaio 
2010 (cfr. verbale 1, pag. 5), quando aveva già deciso di espatriare (cfr. 
verbale 2, pag. 9, D79 e D80), è  totalmente  insensato ed avvalla  la  tesi 
secondo  cui  egli  vi  si  sarebbe  iscritto  al  solo  fine  di  apparire  come  un 
militante politico agli occhi delle autorità elvetiche.  Inoltre,  tale  iscrizione 
costituisce  pure  un  elemento  di  inverosimiglianza  dei  suoi  timori  di 
persecuzione, in quanto, se davvero l'insorgente avesse avuto un timore 
concreto ed oggettivo di essere perseguitato per il suo impegno politico al 
punto  di  decidere  di  espatriare,  non  si  sarebbe  certo  iscritto  al  BDP  a 
meno di dieci giorni dall'espatrio, con il conseguente rischio di aumentare 
ancor  di  più  la  probabilità  di  subire  pregiudizi  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi 
(cfr. verbale  1,  pag.  7).  Per  di  più,  circa  la  sua  iscrizione  al  BDP  ha 
dapprima  fatto  riferimento  ad  un  tagliando  "per  essere  membro  del 
partito"  (cfr.  verbale  2,  pag.  9,  D78),  per  poi  affermare  di  aver  soltanto 
ricevuto il "tagliando per votare" (cfr. verbale 2, pag. 9, D80), allorché dal 
documento  depositato  si  evince  che  il  tagliando  sarebbe  relativo 
all'iscrizione  ed  al  tesseramento.  Il  ricorrente,  confrontato  a  tale 
discrepanza,  non ha  chiarito  il motivo  di  tale  confusione  (cfr.  verbale  2, 
pag. 9, D81). Tali dichiarazioni contraddittorie conducono a dubitare delle 
conoscenze del ricorrente sul funzionamento del partito e confermano la 
tesi  di  un'iscrizione  ad  hoc  per  i  bisogni  della  causa.  Non  da  ultimo, 
riguardo  all'asserito  fermo  del  (…)  2009,  l'insorgente  ha  dapprima 
sostenuto  che  il  fermo  sarebbe  durato  tre  giorni,  descrivendone  però 
soltanto due e dando a credere che sarebbero stati portati in ospedale al 
secondo  giorno  (cfr.  verbale  1,  pag.  6),  mentre  che  nella  seconda 
audizione ha dichiarato di essere stato dal medico il terzo giorno e che il 
secondo giorno avrebbe ricevuto  la visita di un avvocato  (cfr. verbale 2, 
pag.  9,  D84),  di  cui  non  aveva  fatto  menzione  nella  prima  audizione. 
Peraltro,  qualora  gli  arresti  narrati,  avvenuti  nel  mese  di  (…)  2009, 
fossero  veritieri,  sarebbe  più  che  sorprendente  che,  nel  (…)  2009,  una 
volta appreso dalla madre che la polizia l'avrebbe cercato, il ricorrente si 
sia presentato spontaneamente al posto di polizia per chiedere che cosa 
volessero  (cfr.  verbale  1,  pag.  5).  Tale  comportamento  è,  infatti, 
manifestamente contrario alla  logica dell'agire,  in quanto, se  il  ricorrente 
davvero  avesse  avuto  motivo  di  temere  persecuzioni  da  parte  delle 
autorità, non si sarebbe certo recato al posto di polizia, ma, piuttosto, si 
sarebbe  immediatamente  reso  irreperibile.  Inoltre,  l'insorgente  si  è 
contraddetto  in merito  a  detto  episodio,  adducendo dapprima di  essersi 
"presentato  alla  polizia"  (cfr. verbale  1,  pag. 5,  6),  in  seguito,  che 
l'avrebbero "portato in questura" (cfr. verbale 2, pag. 6, D48) e per finire 
che,  avvisato  della  visita  della  polizia  da  sua  mamma,  egli  si  sarebbe 

D­3897/2010

Pagina 9

"spontaneamente  presentato"  (cfr. verbale  2,  pag.  11,  D100).  Tali 
divergenze  conducono  a  fortemente  dubitare  di  tale  avvenimento.  Allo 
stesso  titolo,  i  timori  invocati,  peraltro  tardivamente,  circa  il  servizio 
militare sono ipotetici e non fondati su indizi concreti e sufficienti per fare 
ritenere,  in un  futuro prossimo e secondo un'alta probabilità  l'avvento di 
seri  pregiudizi  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi.  In  considerazione  di  quanto 
precede, non soccorrono il ricorrente i mezzi di prova prodotti circa, da un 
lato,  l'iscrizione  al  partito  e,  dall'altro  lato,  la  sua  idoneità  al  servizio 
militare. Inoltre, agli atti emerge che, dopo gli allegati episodi del mese di 
(…) 2009, egli  non ha più avuto problemi  con  la polizia  fino al mese di 
(…) 2009 e questo senza che egli abbia preso una qualsiasi precauzione 
per evitare di essere localizzato. Tale fatto inficia l'ipotesi che la polizia lo 
perseguiti.  In  effetti,  se  il  ricorrente  fosse  stato  ricercato,  la  polizia 
avrebbe potuto facilmente trovarlo, ad esempio presso la sede del partito, 
che egli frequentava regolarmente. Non da ultimo, se davvero l'insorgente 
fosse stato perseguitato dalle autorità, non sarebbe certo stato rilasciato 
così  facilmente  il  (…)  2009.  Infine,  se  avesse  temuto  davvero 
persecuzioni  da  parte  delle  autorità,  il  ricorrente  avrebbe  evitato  di 
espatriare  proprio  dall'aeroporto  internazionale  di 
E._______, munito del proprio passaporto (cfr. verbale 1, pag. 7). 

Visto tutto quanto sopra e senza che sia necessario menzionare ulteriori 
elementi  di  inattendibilità  del  racconto,  il  Tribunale  ritiene  che  l'UFM ha 
rettamente considerato che le dichiarazioni del ricorrente non soddisfano 
le condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. 

Peraltro, in merito alla pretesa esistenza di generali persecuzioni da parte 
della  autorità  nei  suoi  confronti,  in  ragione  dell'appartenenza  all'etnia 
curda (cfr. verbale 2, pag. 5, D48), il mero fatto di appartenere a tale etnia 
non implica necessariamente l'esistenza di persecuzioni nei suoi confronti 
e  in  generale  nei  confronti  di  tale  popolo  (cfr.  sentenza  del  Tribunale 
D­6904/2006 del 14 gennaio 2010, consid. 7.1 e 9.3.1). 

6.6.  In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso,  in materia  di  asilo, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

7. 

7.1. 
Il  ricorrente non adempie  le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM avrebbe 
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 
ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a 

D­3897/2010

Pagina 10

questioni  procedurali  dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311]; 
cfr. GICRA 2001 n. 21).

7.2. 

7.2.1. L'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della 
legge  federale  sugli  stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20). 
Giusta tale norma l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile 
(art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente 
esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

7.2.2. Per gli stessi motivi citati al considerando 6 del presente giudizio, 
non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che 
l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in Turchia  possa  violare 
l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera 
del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della  convenzione  del 
28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi 
(divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr. 

La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nella massima 
del  divieto  di  respingimento. Anche altri  impegni  di  diritto  internazionale 
della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione  del  rimpatrio,  in 
particolare  l'art.  3  della  convenzione  del  4  novembre  1950  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  (CEDU, 
RS 0.101)  o  l'art.  3  della Convenzione  contro  la  tortura  ed altre  pene o 
trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv. 
tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 
l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 
essere  esposto,  nel  Paese  verso  il  quale  sarà  allontanato,  a  dei 
trattamenti  contrari  a  detti  articoli.  Spetta  all'interessato  di  rendere 
plausibile l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel  caso  concreto  non  è  dato  rilevare  alcun  elemento  secondo  cui  il 
ricorrente  possa  essere  esposto  in  caso  di  rimpatrio  al  rischio  reale  ed 
immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni.  In  altri 
termini,  quest'ultimo  non  ha  saputo  fornire  un  insieme  di  indizi,  oppure 
presunzioni  non  contraddette,  sufficientemente  gravi,  precisi  e 
concordanti quo ad un pericolo di esposizione personale ad atti o fatti che 
si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

D­3897/2010

Pagina 11

Pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle 
norme del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi (art. 44 cpv. 2 
LAsi e art. 83 cpv. 3 LStr).

7.2.3.  In  aggiunta,  in  Turchia  non  vige  attualmente  una  situazione  di 
guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale.

Quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli  è giovane, ha una 
formazione scolastica superiore, avendo egli studiato (…) ed (…) fino al 
secondo  anno  di  università,  nonché  un'esperienza  professionale  quale 
(…) (cfr. verbale 1, pag. 2).  Inoltre,  l'insorgente dispone di un'importante 
rete  sociale  in  patria,  ritenuto  segnatamente  che  vi  risiedono  i  suoi 
genitori  e  (…)  fratelli  (cfr.  verbale  1,  pag.  3).  Infine,  il  ricorrente  non ha 
preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  tali  da 
giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che 
da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua 
permanenza  in  Svizzera  per  motivi  medici.  In  siffatte  circostanze, 
l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  adempiti  i  presupposti  per 
formulare una prognosi favorevole con riferimento alle effettive possibilità 
per  il medesimo di un adeguato  reinserimento sociale nel  suo Paese di 
origine,  tanto più che potrà, se necessario, richiedere un adeguato aiuto 
al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.

In considerazione di quanto precede,  l'esecuzione dell'allontanamento è 
ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art.  83 
cpv. 4 LStr).

7.2.4.  Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art.  83  cpv.  2 
LStr).  Infatti,  il  ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza  (art.  8  cpv.  4 
LAsi;  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg.  513­515),  potrà  procurarsi  ogni 
documento necessario al rimpatrio, oltre a quanto già depositato agli atti 
(cfr.  risultanze  processuali).  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile.

7.3.  In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia  di 
allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la 
querelata decisione confermata.

8. 
Il  ricorso, manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura  semplificata 

D­3897/2010

Pagina 12

(art.  111a  LAsi)  dal  giudice  unico,  con  l'approvazione  di  un  secondo 
giudice (art. 111 lett. e LAsi).

9. 
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.­,  che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1  e  cpv.  5  PA  nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  del  21  febbraio  2008  [TS­TAF,  RS  173.320.2]). 
Esse sono tuttavia computate con l'anticipo spese, di CHF 600.­, versato 
dal ricorrente il 18 giugno 2010.

D­3897/2010

Pagina 13

(dispositivo alla pagine seguente)

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le spese processuali,  di CHF 600.­,  sono poste a  carico del  ricorrente. 
Esse  sono  computate  con  l'anticipo  spese  di  CHF  600.­,  versato  il 
18 giugno 2010.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente. 

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione: