# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2f23e780-61de-5c92-adc7-da5ce7e3b62c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2004.304
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-304_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.304

   

  	
  Lugano

  25 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli 

  

 

 

statuendo sul ricorso 13 settembre 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 24 agosto 2004 del Consiglio di Stato
  (n. 3683), che annulla la licenza edilizia 10 dicembre 2003 rilasciatagli dal
  municipio di CO 2 per costruire un edificio sopra la piscina antistante la
  sua casa d'abitazione (part. n. 941 RF);

  

 

 

viste le risposte:

-    17 settembre 2004 del
Dipartimento del territorio (UDC);

-    28 settembre 2004 del
Consiglio di Stato;

-    29 settembre 2004 di __________;

-    30 settembre 2004 del
municipio di CO 2; 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. Il
ricorrente __________ è proprietario di una villa, situata nella zona
residenziale estensiva (Re) di __________ in località __________ (part. n. 941
RF). Nella parte W del giardino, ad una distanza di circa 2.50 m dall'angolo SW
dell'immobile, v'è una piscina scoperta di 12 m x 6. 

Il 30 luglio 2003, il ricorrente ha chiesto
al municipio il permesso di costruire un edificio, destinato in parte a coprire
la piscina (tettoia) ed in parte alla realizzazione di servizi, sauna,
spogliatoi, palestra e solarium (pianterreno), rispettivamente ad appartamento
per gli ospiti (1° piano). Tra la facciata W della villa e la facciata E del
nuovo edificio, parzialmente contigue a livello del pianterreno, verrebbe
lasciata libera un'intercapedine larga poco meno di 2 m. 

 

b. Alla domanda di sono opposte le vicine __________,
proprietarie del fondo contermine verso W (part. n. 938 RF), contestando
l'intervento per una serie di motivi che hanno in seguito ripreso e sviluppato
davanti alle istanze di ricorso. Le opponenti hanno in particolare eccepito la
distanza prevista tra la villa e la nuova costruzione, ritenendola lesiva della
distanza minima tra edifici prescritta dalle NAPR. 

 

 

                                  B.   Raccolto il
preavviso favorevole del Dipartimento del territorio, il 10 dicembre 2003 il
municipio ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo l'opposizione delle
vicine. L'autorità comunale ha in particolare rilevato che i due edifici
avrebbero formato un'unica costruzione, per cui non sarebbero tenuti a
rispettare la distanza tra edifici. 

 

 

                                  C.   Con
giudizio 24 agosto 2004 il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento, accogliendo
l'impugnativa contro di esso inoltrata dalle vicine opponenti. 

Respinte le numerose censure sollevate dalle
ricorrenti con riferimento alla sufficienza dei piani, all'altezza del nuovo
edificio, al suo inserimento estetico, alla distanza dal bosco ed alla statica,
il Governo ha in sostanza ritenuto che la nuova costruzione violasse la
distanza minima di 6.00 m, prescritta dall'art. 14 NAPR fra edifici situati su
fondi contigui, ma applicabile anche ad edifici posti sullo stesso fondo. 

Un ulteriore difetto è stato riscontrato
nella parete che collega la facciata W con il pendio retrostante, che
determinerebbe un sorpasso del limite di 20 m, oltre il quale l'art. 13 NAPR
prescrive un supplemento alla distanza dal confine. 

 

 

                                  D.   Contro il
predetto giudizio governativo, il soccombente si aggrava davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il ripristino
della licenza accordatagli dal municipio. 

L'insorgente nega anzitutto che la distanza
minima tra edifici possa essere applicata anche a costruzioni poste sullo
stesso fondo. Il tenore letterale dell'art. 14 NAPR non lo consentirebbe. Non
vi sarebbe d'altro canto alcuna lacuna di legge da colmare. L'applicazione
estensiva della prescrizione non sarebbe nemmeno giustificata da un adeguato
interesse pubblico, in particolare dalla necessità di tutelare la salubrità delle
costruzioni. Considerata la funzione accessoria del nuovo edificio, un frazionamento
dei fondi sarebbe peraltro escluso. L'interpretazione estensiva data dal
Consiglio di Stato alla norma in discussione violerebbe d'altro canto
l'autonomia comunale. 

Per quanto riguarda la parete che collega la
facciata W al pendio retrostante, il ricorrente chiede, in via subordinata, che
il ricorso venga semmai accolto alla condizione che sia soppressa. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare osservazioni. 

Ad identica conclusione pervengono le vicine
opponenti, contestando in dettaglio le tesi del ricorrente con argomenti che
per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi. 

Il municipio appoggia invece l'impugnativa,
ribadendo che i due edifici formano un unico complesso. Non occorrerebbe
pertanto rispettare alcuna distanza tra edifici. 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. L'insorgente,
beneficiario della licenza annullata, è legittimato a ricorrere (art. 43 PAmm).
Il ricorso, tempestivo, è ricevibile in ordine. 

Il giudizio può essere emanato sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). La situazione dei luoghi e
dell'oggetto della lite emerge chiaramente dai piani e dalle fotografie agli
atti. Un sopralluogo non appare dunque idoneo a procurare a questo tribunale la
conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. 

 

 

                                   2.   Le norme
sulle distanze tra edifici mirano a tutelare l'igiene e la sicurezza delle costruzioni,
assicurando una buona insolazione, un'aerazione sufficiente e un'adeguata
illuminazione naturale delle abitazioni e dei locali di lavoro, riducendo le
immissioni e prevenendo i pericoli d'incendio (Adelio Scolari, Commentario, II
ed., ad art. 39 LE, n. 1175). Le norme sulle distanze da confine stabiliscono
invece come le distanze tra edifici debbano essere ripartite fra fondi
confinanti. 

Le norme sulle distanze tra edifici, a
differenza di quelle dal confine, fanno astrazione dai confini e prescindono
dai rapporti di proprietà dei fondi. Determinante è unicamente la situazione delle
costruzioni. Salvo eccezioni espressamente previste dall'ordinamento edilizio,
le distanze tra edifici sono imperative ed inderogabili. Sono dunque sottratte
alla libera disposizione dei proprietari, che non possono accordarsi per ridurle.

 

 

                                   3.   3.1. Le
NAPR di __________ regolano le distanze minime da confine (art. 13), le
distanze tra edifici (art. 14), le distanze dall'area pubblica (art. 15) e le
distanze dall'area forestale (art. 16). 

L'art. 14 cpv. 1 NAPR, recante il titolo
marginale distanza tra edifici, stabilisce che la distanza tra
edifici su fondi contigui è la somma delle rispettive distanze dallo stesso
confine. La norma riprende letteralmente l'art. 39 cpv. 3 LE. Tanto il
testo delle due disposizioni di legge, quanto il loro titolo marginale sono in
effetti identici. L'art. 39 cpv. 3 LE disciplina tuttavia soltanto il modo di
misurare le distanze tra edifici senza stabilire alcun limite concreto.
Fissando soltanto un criterio di misurazione, non sancisce in particolare
alcuna restrizione della proprietà. Di conseguenza, si può ammettere che non si
applichi unicamente nel caso di edifici posti su fondi contigui, ma abbia una
portata più generale e trovi applicazione anche nel caso di edifici posti sullo
stesso fondo (Adelio Scolari, Commentario, II ed., ad art. 39 LE, n. 1166). Non
si vede invero per qual motivo la distanza tra edifici situati sullo stesso
fondo dovrebbe essere misurata in modo diverso da quella tra edifici posti su
fondi contigui. 

A differenza dell'art. 39 cpv. 3 LE, la
norma di diritto comunale qui in esame non si limita invece a definire il
criterio di misurazione delle distanze tra edifici, ma ne fissa anche i valori
metrici. 

L'art. 14 cpv. 2 NAPR stabilisce infatti che
la distanza minima su fondi contigui deve essere di 6 m per la zona RE, 8 m
le zone RSE, RSI e AR/CO __________, rispettivamente 10 m per le zone RI e
AR/CO __________. Diversamente dall'art. 39 cpv. 3 LE, l'art. 14 NAPR
sancisce pertanto una vera e propria restrizione della proprietà. 

Ora, dal fatto che la distanza tra edifici
debba essere misurata secondo un criterio uniforme tanto nel caso in cui gli
edifici siano posti su fondi contigui, quanto nel caso in cui sorgano sullo stesso
fondo, non discende necessariamente che la distanza tra edifici posti su fondi
contigui si applichi senz'altro anche ad edifici posti sullo stesso fondo. La
questione deve essere esaminata in modo più approfondito. 

 

3.2. A dispetto delle finalità perseguite
dalle distanze tra edifici, l'art. 14 NAPR - stando al suo tenore letterale -
regola soltanto la distanza minima tra edifici situati su fondi contigui.
La disposizione in esame non regola la distanza tra edifici situati sullo
stesso fondo. 

Per principio, la legge va applicata secondo
il suo tenore letterale (DTF 126 II 71 consid. 6d; 125 II 192 consid. 3a; RDAT
1997 II 113 n. 36 consid. 4 e rif.; Adelio Scolari, Diritto amministrativo, II.
ed., parte generale, n. 184). Dal testo chiaro della legge ci si può scostare
soltanto nel caso in cui la sua applicazione porti a risultati che il
legislatore non può sicuramente aver voluto (Max Imboden / René Rhinow, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, V. ed., n. 21 B I seg.; René Rhinow / Beat
Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Erg. Bd., ibidem). 

Ora, il titolo marginale dell'art. 14 NAPR (distanza
tra edifici) indica chiaramente che lo scopo della norma è quello di
regolare le distanze tra edifici in generale e non soltanto quelle tra edifici
posti su fondi contigui. Le finalità perseguite da questo parametro edilizio
prescindono d'altro canto dai rapporti di proprietà dei fondi. Fanno astrazione
dai confini: determinante è il distacco tra gli edifici. Ove viene fatto riferimento
al confine, come nel caso della disposizione in esame, è semplicemente per
dedurre la distanza tra gli edifici da quella dal confine. 

Queste considerazioni consentono di affermare
che la limitazione del campo d'applicazione della norma agli edifici posti
su fondi contigui, sancita dal cpv. 2 dell'art. 14 NAPR, sia soltanto apparente
e non corrisponda ad una reale intenzione del legislatore comunale di esimere
gli edifici insistenti sullo stesso fondo dall'obbligo di rispettare la
distanza che la stessa norma impone agli edifici situati su fondi contigui.
Tutto induce a ritenere che la formulazione del cpv. 2 sia il semplice frutto
di una svista redazionale, derivante dal tenore del cpv.1, che fa appunto
riferimento agli edifici su fondi contigui. 

La formulazione della norma corrisponde
peraltro a quella adottata da molti altri comuni, che tuttavia l'hanno
completata con un capoverso, mediante il quale - qualora gli edifici sorgano
sullo stesso fondo - viene supposta l'esistenza di un confine ideale.
Precisazione, questa, la cui mancanza non è certamente da attribuire ad un silenzio
qualificato, non sussistendo alcuna valida ragione per ritenere che il
pianificatore comunale abbia effettivamente voluto circoscrivere il campo
d'applicazione dell'art. 14 NAPR agli edifici costruiti su fondi contigui.

Una diversa interpretazione, che limitasse
il campo d'applicazione dell'art. 14 cpv. 1 LE agli edifici posti su fondi
contermini, permetterebbe in effetti ai proprietari di eludere le distanze minime
tra edifici, accordandosi per sopprimere il confine tra i fondi allo scopo di
costruire a distanze inferiori. Tratterebbe inoltre - senza alcuna valida
giustificazione - il proprietario di un unico fondo, che intende costruirvi due
edifici, diversamente dallo stesso proprietario, che vuole realizzare gli
stessi edifici su due fondi risultanti dal frazionamento dello stesso terreno.
Privilegiando l'interpretazione letterale della norma, nelle operazioni
immobiliari che comportano una lottizzazione, le distanze tra edifici
potrebbero essere facilmente ridotte semplicemente rinviando il frazionamento
dei fondi ad epoca posteriore al conseguimento delle licenze edilizie. 

La contraddizione tra il titolo marginale (distanza
tra edifici) ed il tenore letterale dell'art. 14 cpv. 2 NAPR (distanza
minima tra edifici su fondi contigui) va quindi risolta privilegiando
l'interpretazione secondo il titolo marginale, che meglio del testo risponde
alle finalità perseguite dalla norma. Va di conseguenza fatta astrazione dalla
limitazione (su fondi contigui), posta dal testo, che farebbe in
definitiva dipendere la distanza tra edifici dall'assetto dei confini, invece
che dalla situazione delle costruzioni, producendo risultati che il legislatore
comunale sicuramente non può aver voluto (Adelio Scolari, op. cit., n. 186 e
riferimenti). Non sussistendo alcuna lacuna di legge da colmare, ma soltanto un
problema d'interpretazione, va di conseguenza disattesa l'eccezione di
violazione del principio di legalità sollevata dall'insorgente. 

 

3.3. Parimenti da respingere sono le
obiezioni sollevate dal ricorrente con riferimento alla mancanza d'interesse
pubblico. L'interesse pubblico sotteso alle norme sulle distanze minime tra
edifici è presunto in modo incontrovertibile. Le norme sulle distanze tra
edifici vanno applicate anche se la loro disattenzione nel singolo caso non
comprometterebbe i beni di polizia da esse tutelati. L'applicazione delle norme
non presuppone la dimostrazione di una necessità concreta di salvaguardare la
salubrità e la sicurezza delle costruzioni. Irrilevante è, in altri termini, il
fatto che l’insufficiente distanza tra gli edifici non pregiudichi effettivamente
le finalità perseguite dalle distanze tra edifici. 

 

3.4. Né giova infine al ricorrente invocare
l'autonomia comunale. A tal proposito, basta invece rilevare che il municipio
non sostiene affatto che l'art. 14 NAPR si applichi soltanto agli edifici posti
sullo stesso fondo. L'autorità comunale ha in effetti rilasciato la licenza
semplicemente perché ritiene che i due edifici formino un unico complesso,
ossia una costruzione contigua. Ipotesi, questa, che non può essere condivisa. 

Per principio, affinché sia riconosciuta
l’esistenza di una situazione di contiguità, il contatto tra i singoli edifici
non può in effetti ridursi ad un singolo, insignificante, elemento di
collegamento, ma deve estendersi quantomeno ad una porzione preponderante delle
facciate contrapposte. Corpi di congiunzione tra singoli edifici possono
determinare una situazione di contiguità soltanto quando sono di dimensioni sufficienti
da farli apparire, dal profilo strutturale ed architettonico, come parti
integranti di un’unica costruzione (STA 19.9.01 in re __________; Adelio
Scolari, Commentario, II ed., ad art. 39 LE, n. 1211 seg.). Presupposto, questo,
che nel caso concreto il piccolo locale ripostiglio a pianterreno non è in
grado di soddisfare, ma che potrebbe eventualmente risultare adempiuto qualora
il nuovo edificio fosse interamente addossato alla facciata W della villa. 

 

 

                                   4.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va quindi respinto. 

La tassa di giustizia, commisurata al lavoro
occasionato dall'impugnativa ed al valore della costruzione, è posta a carico
del ricorrente, ritenuto che il comune ne va esente siccome comparso in causa -
senza successo - soltanto per motivi derivanti dalla sua funzione e non per
tutelare suoi interessi particolari (Marco Borghi / Guido Corti, Compendio di
procedura amministrativa ticinese, ad art. 28 PAmm, n. 3 b). 

Le ripetibili, sono invece suddivise in
parti uguali fra il comune ed il resistente secondo soccombenza (art. 31 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 39 LE; 13, 14 NAPR di Vacallo; 3,
18, 28, 31, 60, 61 PAmm; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'500.- è posta a carico del ricorrente. 

 

                                   3.   Il comune
ed il ricorrente rifonderanno fr. 800.- ciascuno alle resistenti a titolo di
ripetibili. 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  ; 

  ; 

  . 

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  1 patrocinata da: PA 2 

  2. CO 2 

  3. CO 3 

  4. CO 4 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario