# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c74f648e-0444-5db6-9c5d-630359cc8fd9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.10.2023 D-4014/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4014-2023_2023-10-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4014/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 6  o t t o b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Yanick Felley;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iran, 

patrocinato da Sara Castronovo, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 11 luglio 2023 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera il (…) marzo 

2023, 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del (…) marzo 2023, 

da cui si evince che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Bul-

garia il (…) febbraio 2023 ed in Croazia il (…) marzo 2023, 

il verbale del colloquio Dublino del (…) marzo 2023 (cfr. atto SEM n. [{…}]-

13/3), 

la richiesta di ripresa in carico del (…) marzo 2023 fondata sull’art. 18 par. 1 

lett. b del Regolamento Dublino (di seguito: RD III) presentata dalla SEM 

alle competenti autorità bulgare (cfr. atto SEM n. 14/5), 

l'accettazione del (…) marzo 2023 della suddetta richiesta da parte delle 

autorità bulgare in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. b RD III, 

la rettifica dei dati personali del richiedente del (…) marzo 2023 trasmessa 

dalla SEM alle autorità bulgare e la seguente conferma della propria com-

petenza da parte di queste ultime del (…) aprile 2023, 

la decisione della SEM dell’(…) luglio 2023, notificata il (…) luglio 2023 (cfr. 

atto SEM n. 47/1), di non entrata nel merito giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b 

legge sull’asilo del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31], con conseguente 

trasferimento dell’interessato verso la Bulgaria, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito:  

il Tribunale) del (…) luglio 2023 (data d’entrata: […] luglio 2023), 

la sospensione supercautelare dell’esecuzione dell’allentamento ordinata 

dal Tribunale il (…) luglio 2023, 

la concessione di un termine al ricorrente da parte del Tribunale per com-

provare un aggiornamento del proprio stato di salute e lo scritto del (…) 

agosto 2023 del ricorrente ed i relativi certificati medici allegati, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

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e considerato: 

che il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 della legge sull’asilo del 26 giu-

gno 1998 [LAsi, RS 142.31]) ed è ammissibile (art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 

1968 [PA, RS 172.021]), 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che il ricorso è manifestamente infondato e la decisione è motivata quindi 

soltanto sommariamente (art. 111 lett. e e 111a cpv. 2 LAsi); che giusta 

l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che, preliminarmente, il richiedente sostiene che la SEM non avrebbe suf-

ficientemente accertato il suo stato di salute e considerato la sua vulnera-

bilità; che, ponendo l’attenzione sulla sua situazione medica, il ricorrente 

sostiene che il suo quadro clinico non sarebbe ancora chiaro; che pertanto, 

risulterebbe necessaria la costituzione di un rapporto medico F4; che la 

valutazione emersa dai documenti medici agli atti non sarebbe dunque suf-

ficiente; che inoltre non risulterebbe agli atti che l’autorità inferiore abbia 

comunicato alle autorità bulgara l’eccezionale vulnerabilità del ricorrente, 

né che avrebbe accertato le effettive condizioni d’accoglienza dopo il tra-

sferimento o ottenuto delle garanzie sufficienti in merito ad una corretta 

presa in carico, 

che, invero, le argomentazioni proposte dall’insorgente nel suo ricorso, in 

quanto si riferiscono principalmente ad aspetti materiali, quale l’accerta-

mento incompleto del suo stato di salute (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), sono 

in realtà tese a rimettere in causa l’apprezzamento di merito compiuto 

dall’autorità inferiore; che esse verranno pertanto trattate nel prosieguo, 

che nel colloquio Dublino il ricorrente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza della Bulgaria per l’analisi della sua domanda d’asilo, non l’ha espli-

citamente contestata, asserendo di non volervi fare ritorno poiché ivi si sen-

tirebbe costantemente in pericolo, sarebbe stato danneggiato fisicamente 

e mentalmente, avrebbe subito violenze da parte della polizia e non vi sa-

rebbe la possibilità di studiare (cfr. atto SEM 13/3),  

che nella querelata decisione l'autorità inferiore ha innanzitutto constatato 

la competenza della Bulgaria per il prosieguo della procedura; che in se-

guito è stata esclusa la sussistenza nello Stato di destinazione di carenze 

sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti con-

trari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e 

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delle libertà fondamentali del 5 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di vio-

lazione del principio del divieto di respingimento; che inoltre, non sussiste-

rebbero motivi che obbligherebbero la Svizzera ad esaminare la domanda 

d'asilo giusta l'art. 16 par. 1 RD III né che giustificherebbero l'applicazione 

della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 RD III e dell'art. 29a 

cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali 

dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che in particolare, in riferimento 

agli asseriti maltrattamenti vissuti in Bulgaria, l’autorità di prima istanza ha 

osservato come il comportamento scorretto di alcuni membri delle forze di 

sicurezza bulgare non significa un uso sistematico della violenza contro i 

migranti,  

che in sede ricorsuale, l’insorgente contesta la competenza bulgara al trat-

tamento della domanda d’asilo; che a suo dire, il sistema d’accoglienza 

bulgaro presenterebbe delle carenze sistemiche; che la SEM avrebbe do-

vuto richiedere garanzie individuali alla Bulgaria, vista la propria vulnerabi-

lità; che inoltre l’autorità inferiore non avrebbe accertato in modo completo 

ed esatto il suo stato di salute; che in riguardo a ciò, il ricorrente cita diversi 

rapporti e la sentenza di questo Tribunale F-4984/2022 del 30 novembre 

2022; che inoltre nel proprio scritto datato 16 agosto 2023, il ricorrente as-

serisce di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di persone che 

avrebbe rivisto in Svizzera, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come nel caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2019 VI/7 consid. 4 a 6, 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, nella presente disamina, le ricerche effettuate dalla SEM hanno rive-

lato che il ricorrente ha depositato due domande d'asilo pregresse in Bul-

garia e in Croazia, il (…) febbraio 2023 rispettivamente il (…) marzo 2023 

(cfr. atto SEM 8/1); che le autorità bulgare hanno espressamente accettato 

il trasferimento del ricorrente, 

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che l'insorgente non ha contestato né di aver depositato una domanda di 

asilo in Bulgaria – pur affermando di non averla depositata volontariamente 

– né che questo Stato sia competente per trattare la sua domanda, 

che pertanto la competenza della Bulgaria risulta di principio data,  

che, giusta l'art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 CartaUE, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

di determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei 

criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere 

designato come competente, 

che per il resto, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario 

della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Corte 

europea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso 

concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

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che nel caso in disamina, il ricorrente si oppone al suo trasferimento verso 

la Bulgaria invocando principalmente di aver subito maltrattamenti e se-

condariamente sollevando il problema dell’attuale condizione di sovracca-

rico del sistema d’asilo bulgaro dovuto anche al massiccio afflusso di mi-

granti provenienti dall’Ucraina; che nonostante la loro valenza, né la prima 

né la seconda doglianza, presa distintamente o insieme, sono sufficienti, 

di per sé, a far supporre che la procedura d’asilo in Bulgaria sia caratteriz-

zata da carenze strutturali tali da concludere che le domande d’asilo non 

vengano trattate seriamente dalle autorità preposte, che non vi siano effet-

tive vie di ricorso e che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi 

verso i paesi d'origine; che più concretamente, va precisato che le violenze 

e i maltrattamenti che il ricorrente asserisce di avere subito, presumibil-

mente da parte di alcuni membri delle forze di polizia, costituiscono un’al-

legazione di parte non suffragata da alcun indizio; che altresì, i problemi 

venuti alla luce in Bulgaria con la crisi dei rifugiati ucraini sembrano essere 

riconducibili alla gravità e alla tragicità della congiuntura bellica attuale, ma 

non ad insufficienze strutturali (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale 

F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6.6.1. e 6.6.7; cfr. anche fra le 

altre le sentenze del Tribunale D-2432/2023 del 10 maggio 2023 consid. 

7.2, E-2068/2023 del 26 aprile 2023 consid. 5.2, D-2011/2023 del 

24 aprile 2023 consid. 8.2); che altresì le asserite violenze sessuali solle-

vate dal ricorrente nello scritto del 16 agosto 2023 sarebbero state perpe-

trate da altri richiedenti l’asilo che si troverebbero attualmente in Svizzera 

e che il ricorrente non sembrerebbe aver denunciato alle autorità, né in 

Bulgaria, né in Svizzera; che infine, la fattispecie della sentenza del Tribu-

nale F-4984/2022 non è paragonabile alla presente in quanto quest’ultima 

concerneva un richiedente con problemi medici di una certa gravità e non 

sufficientemente acclarati, 

che inoltre il Tribunale ha anche già avuto modo di sancire che malgrado il 

sistema d’asilo esistente in Bulgaria presenti delle problematiche impor-

tanti sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto che relativamente alle 

condizioni di accoglienza, le condizioni di sussistenza, pur non essendo 

comparabili a quelle elvetiche, non configurano un trattamento inumano o 

degradante giustificante un’applicazione generalizzata dell’art. 3 par. 2 Re-

golamento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale F-

7195/2018 consid. 6.6.7; cfr. fra le altre, la sentenza del Tribunale 

D-2806/2023 del 27 giugno 2023 consid. 6.3),  

che conseguentemente, le allegazioni ricorsuali non permettono di sovver-

tire la suesposta presunzione,  

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che di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se motivi 

umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che come già rilevato in precedenza, agli atti non figurano elementi tali da 

indurre a concludere che un trasferimento nello Stato in questione espor-

rebbe il ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e 

di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva acco-

glienza, 

che altresì, per quanto concerne gli asseriti maltrattamenti subiti da parte 

di membri delle forze dell’ordine, il ricorrente non ha fornito dettagli concreti 

e precisi; che non si può pertanto escludere che, ammesso e non concesso 

che egli abbia effettivamente subito delle violenze, le stesse siano occorse 

in quanto egli si sarebbe rifiutato di far rilevare le impronte dattiloscopiche 

per poter proseguire il viaggio verso la Svizzera; che si costata come il 

ricorrente avrebbe deciso di lasciare il Paese dopo soli 10/12 giorni senza 

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adire alle vie legali; che perciò, sarà compito dell’insorgente rivolgersi alle 

autorità di polizia bulgare onde tutelare la propria incolumità; che pure per 

gli asseriti abusi sessuali perpetrati da altri richiedenti l’asilo spetterà al ri-

corrente presentare una denuncia alle autorità competenti, 

che una violazione dell’art. 3 CEDU può, però, anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che, in tal senso, al momento dell’emissione della decisione impugnata l’in-

carto dell’autorità inferiore conteneva diversi mezzi di prova riguardanti la 

situazione valetudinaria del ricorrente; che i nuovi documenti prodotti dal 

ricorrente il 16 agosto 2023 non hanno modificato le diagnosi; che, in par-

ticolare, dai referti medici presenti nell’incarto risultano le seguenti dia-

gnosi: sotto il profilo psichico, di PTSD la cui terapia farmacologica consiste 

in Psichopax, Zyprexa Velotab, Pantozol, Redormin, Sertralin, Zyprexa (cfr. 

risultanze istruttorie), pancreatite di eziologia etiltossica, sindrome cervico-

vertebrale e lombo-vertebrale dopo trauma, gonalgia sinistra post-trauma-

tica (cfr. atto SEM n.17/2), lussazioni recidivanti stabilizzate anteriormente 

con Laterjet (cfr. atto SEM n. 37/3), la risonanza magnetica cerebrale è 

invece risultata nella norma nonostante egli soffrirebbe di cefalea post-trau-

matica, con la prescrizione di Saroten, Pantozolo e Dafalgan (cfr. risultanze 

istruttorie), a livello cardiologico i medici hanno ipotizzato un possibile 

evento ischemico multifocale pregresso mentre in un secondo tempo è 

stata diagnosticata una recidiva di dolore toracico di verosimile origine non 

cardiaca, oltre che un’acinesia dell’apice con presenza di trombo, per il 

quale è stato somministrato un anticoagulante (cfr. risultanze istruttorie); 

che al Tribunale non sono pervenuti ulteriori certificati medici nonostante il 

tempo trascorso, 

che lo stato di salute dell’insorgente risultava dunque sufficientemente ac-

clarato e le suesposte problematiche mediche, nonostante la loro gravità, 

non possono essere considerate, alla luce del suo attuale stato di salute, 

di un’importanza tale da lasciar presupporre, ai sensi della summenzionata 

giurisprudenza, nel caso di un suo trasferimento in Bulgaria, che la sua 

morte appaia come una prospettiva prossima, 

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che altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità competenti 

per l’esecuzione dell’allontanamento informare in maniera precisa e com-

pleta le autorità croate dell’arrivo e dei problemi di salute dell’interessato 

(cfr. art. 31 RD III), 

che, pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero 

tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Bulgaria, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione,  

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità), 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Bulgaria è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi RD III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 RD III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Bulgaria,  

che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre 

non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento 

dalla Svizzera verso la Bulgaria, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

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che per il medesimo motivo, anche la domanda di esenzione dal versa-

mento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è dive-

nuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 20 luglio 2023 deca-

dono con la presente sentenza (cfr. SEILER HANSJÖRG, in: WALD-

MANN/KRAUSKOPF [ed.], Praxiskommentar VwVG, 3a ed. 2023, n. 54-

56 PA), 

che la sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: