# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c25a75f0-4325-51d0-92e9-a2bd9a9571b3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-02-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.02.2014 D-4155/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4155-2013_2014-02-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4155/2013 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  5  f e b b r a i o  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Gabriela Freihofer;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (...), 

Nigeria,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento;  

decisione dell'UFM del 25 giugno 2013 / N (...). 

 

 

D-4155/2013 

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Fatti: 

A.  

L'interessato, cittadino nigeriano di etnia Igbo e di religione cattolica, è 

nato a B._______, Imo State (Nigeria) e dal 2006 fino al suo espatrio ha 

vissuto a Lagos (Nigeria). Il 24 dicembre 2012 il medesimo è espatriato 

ed è giunto in Svizzera beneficiando di un visto Schengen per motivi di 

visita famigliare rilasciato dall'Ambasciata Svizzera ad Abuja (Nigeria). Il 

5 gennaio 2013 si è recato in treno ad Oslo (Norvegia) dove il 

7 gennaio 2013 ha depositato una domanda d'asilo. In seguito alla proce-

dura Dublino, il 23 maggio 2013, è stato rinviato in Svizzera, dove ha de-

positato la domanda d'asilo in oggetto (cfr. verbale d'audizione del 

28 maggio 2013 [di seguito: verbale 1], pagg. 5 e 6). 

Sentito sui motivi d'asilo, il richiedente ha dichiarato di essere espatriato 

in quanto in Patria avrebbe avuto dei problemi con il gruppo terrorista Bo-

ko Haram. In particolare, sarebbe stato aggredito tre volte dal gruppo ter-

rorista dopo che il (...) 2012, mentre effettuava il suo lavoro come autista 

sulla tratta Lagos-Jos (Nigeria), insospettitosi a causa di un pacco e un 

borsone collocati da due clienti nel bagagliaio del suo pulmino,  

avrebbe inviato un sms alla polizia chiedendo un controllo del mezzo. 

Due ore dopo la polizia avrebbe fermato il furgone nei pressi di 

C._______ (Nigeria) e, scoperte delle munizioni, avrebbe arrestato il ri-

chiedente e tutti i passeggeri e sequestrato il pulmino. Circa due settima-

ne dopo il fermo, egli sarebbe stato aggredito da un gruppo di sconosciu-

ti, secondo l'interessato appartenenti al gruppo terrorista Boko Haram, 

che lo riteneva responsabile del fermo stesso e del sequestro delle muni-

zioni. Il medesimo, in seguito all'aggressione, avrebbe poi continuato a 

lavorare come autista tra Lagos e Jos e a fornire informazioni alla polizia. 

Il (...) 2012 egli avrebbe ricevuto un sms di minacce, sempre dal presunto 

gruppo terrorista e a (...) o (...) 2012, sarebbe stato aggredito una secon-

da volta a casa di suo padre a Jos, dove sarebbe stato ferito e trasportato 

all'ospedale e il padre ucciso. All'ospedale di Jos sarebbe stato nuova-

mente aggredito da sconosciuti appartenenti a Boko Haram e avrebbe in-

fine deciso di tornare al suo villaggio e poi a Lagos in attesa di espatriare 

(cfr. verbale 1, pag. 7-9 e verbale d'audizione del 3 giugno 2013 [di segui-

to: verbale 2], pagg. 3 e 4). 

A sostegno della sua domanda d'asilo, l'interessato ha prodotto il proprio 

passaporto nigeriano con il visto Schengen, la riservazione dei voli per il 

viaggio di espatrio da Lagos a Zurigo (Svizzera), l'itinerario del viaggio da 

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Zurigo Stazione Centrale ad Oslo, il documento di richiedente d'asilo nor-

vegese, nonché il biglietto del treno da Zurigo Aeroporto a Chiasso (Sviz-

zera). 

B.  

Con decisione del 25 giugno 2013, l'UFM ha respinto la succitata doman-

da d'asilo ed ha pronunciato nel contempo l'allontanamento dalla Svizze-

ra dell'interessato, nonché l'esecuzione dell'allontanamento verso la Nige-

ria, siccome lecita, esigibile e possibile. 

C.  

In data 19 luglio 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

22 luglio 2013), il richiedente è insorto contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). Egli 

ha altresì presentato una domanda di esenzione dal pagamento anticipa-

to delle presunte spese processuali. Al ricorso ha inoltre allegato come 

mezzi di prova una copia di un rapporto di polizia del 17 agosto 2012, che 

confermerebbe le tre aggressioni avvenute e una copia di un documento 

dell'ospedale universitario di Jos del 15 agosto 2012 che confermerebbe 

il ricovero dell'interessato all'ospedale e la successiva aggressione subita 

mentre era ricoverato nello stesso, entrambi in lingua inglese.  

D.  

Il Tribunale con decisione incidentale del 25 luglio 2013 ha informato il ri-

corrente della possibilità di soggiornare in Svizzera fino alla conclusione 

della procedura e nel contempo ha respinto la domanda di dispensa dal 

pagamento anticipato delle spese processuali, invitando l'insorgente a 

versare, entro il 9 agosto 2013, un anticipo di CHF 600.– a copertura del-

le presunte spese processuali, indicando che in caso di inosservanza il ri-

corso sarebbe stato dichiarato inammissibile. 

E.  

In data 9 agosto 2013, il ricorrente ha tempestivamente versato al Tribu-

nale il succitato anticipo spese. 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti adotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

 

 

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla leg-

ge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in vir-

tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi  

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). 

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, 

con l'approvazione d'un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-

sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente ri-

levanti (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è vincolato né dai mo-

tivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della de-

cisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57 

consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, 

n. 2.2.6.5). 

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Pagina 5 

4.  

Giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale ha rinunciato allo scambio degli 

scritti. 

5.  

Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d'origine dell'insorgente 

e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prenden-

do quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenuta dopo  

il deposito della domanda di asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6, 

DTAF 2008/4 consid. 5.4). 

6.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio-

ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto ac-

cordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-

so include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo in rapporto 

con la situazione reale e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come 

rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, 

in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. 

DTAF 2010/57, consid. 2.5 e DTAF 2010/44, consid. 3.3). Sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti dell'interessato, 

segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua 

appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. 

Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi 

di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui 

che ne è l'oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e 

DTAF 2010/9 consid. 5.2). Sul piano oggettivo, tale timore dev'essere 

fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro 

prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi 

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dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di 

persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno 

lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5; MINH SON NGUYEN, Droit public 

des étrangers, Berna 2003, pagg. 447 segg.; MARIO GATTIKER, La 

procédure d'asile et de renvoi, Berna 1999, pagg. 69 segg.). 

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o 

per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di ri-

fugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-

rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

In altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei sum-

menzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un richieden-

te l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione lo-

gica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del contra-

rio, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.3 

e Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d'asilo [GICRA] 1993 n. 21). Le dichiarazioni devono essere at-

tendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e 

non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile) e 

concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o 

elementi certi. Peraltro il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto 

di una valutazione complessiva e non esclusivamente atomizzata, delle 

singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il 

rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valo-

rizzando, contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impres-

sioni dell'autorità giudicante (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.3; GICRA 2005 

n. 21 consid. 6.1 e GICRA 1995 n. 23). 

7.  

7.1 Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d'asilo dell'interessato contrarie alla logica dell'agire, contradditto-

rie, non sufficientemente motivate e pertanto inverosimili, esimendosi 

dall'analizzarne la rilevanza. 

Innanzitutto, a mente dell'autorità inferiore apparirebbe già di per sé poco 

plausibile, poiché contrario alla logica dell'agire, che il richiedente, sospet-

tando di trasportare delle munizioni, abbia informato la polizia con un 

semplice sms al 911. Secondo l'UFM se il richiedente avesse veramente 

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avuto il sospetto di trasportare delle munizioni non si sarebbe limitato a 

scrivere un sms alla polizia, ma avrebbe senz'altro telefonato direttamen-

te all'autorità inquirente. L'autorità inferiore ha inoltre osservato che non è 

possibile inviare una richiesta di aiuto al 911 con un sms. L'Ufficio ha al-

tresì considerato come contrario alla logica dell'agire il fatto che nono-

stante l'aggressione subita e l'asserito timore riguardo al gruppo terrori-

sta, il ricorrente abbia continuato ad effettuare lo stesso lavoro sulla me-

desima tratta, abbia continuato ad informare la polizia ed abbia continua-

to ad abitare a Lagos allo stesso domicilio. A detta dell'autorità inferiore, 

se l'interessato fosse stato realmente in pericolo di vita si sarebbe reso 

immediatamente irreperibile. Per di più, a mente dell'UFM il comporta-

mento dell'interessato presenterebbe sostanziali illogicità, infatti egli sa-

rebbe giunto in Svizzera per chiedere protezione, ma una volta giunto a 

Zurigo sarebbe tuttavia ripartito alla volta di Oslo per far visita ad un ami-

co e avrebbe depositato la domanda d'asilo in Norvegia unicamente dopo 

essere stato fermato e arrestato dalle autorità norvegesi.  

Le dichiarazioni del richiedente sarebbero inoltre risultate contraddittorie 

poiché, per esempio, il medesimo avrebbe inizialmente dichiarato di non 

sapere assolutamente chi fossero i passeggeri da lui trasportati, per poi in 

seguito asserire di aver tenuto un registro completo contenente le loro 

generalità. In aggiunta, durante la prima audizione avrebbe dichiarato di 

aver preso la decisione di espatriare dopo l'aggressione subita a Jos e la 

morte del padre, per contro nella seconda audizione avrebbe affermato di 

aver già avuto l'intenzione di espatriare prima di quest'aggressione.  

Infine l'autorità inferiore non ha ritenuto sufficientemente fondate le alle-

gazioni del ricorrente. Infatti, egli non avrebbe motivato perché ritenesse 

che a perseguitarlo fosse stato proprio il gruppo terrorista Boko Haram e 

non un gruppo terrorista qualsiasi.  

Pertanto, le dichiarazioni dell'interessato non soddisferebbero le condi-

zioni richieste per il riconoscimento della verosimiglianza giusta 

l'art. 7 LAsi. Di conseguenza, l'UFM non gli ha riconosciuto la qualità di ri-

fugiato ed ha respinto la sua domanda d'asilo. 

7.2 Nel ricorso l'insorgente sostiene di non aver avvisato la polizia con un 

semplice sms al 911, ma avrebbe informato un poliziotto che conosceva. 

In sede di audizione non aveva voluto dare il numero del poliziotto in pri-

mo luogo per timore che l'interprete nigeriano presente potesse trascri-

verlo e in secondo luogo non voleva che l'agente di polizia nigeriano ve-

nisse a sapere che si trovava in Svizzera. Il ricorrente sostiene inoltre che 

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sulla base della documentazione allegata la qualità di rifugiato debba ri-

tenersi provata e chiede che l'asilo in Svizzera gli sia riconosciuto.  

 

In conclusione ha chiesto l'annullamento della decisione impugnata e la 

trasmissione degli atti causa all'autorità inferiore per una nuova decisione 

nonché, in subordine, la concessione dell'ammissione provvisoria. Ha al-

tresì presentato una domanda d'esenzione dal versamento anticipato del-

le presunte spese processuali, con protesta di spese e ripetibili. 

8.  

Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità infe-

riore nella decisione impugnata, le dichiarazioni determinanti in materia di 

asilo rese dall'insorgente, si esauriscono in contraddittorie ed imprecise 

affermazioni, contrarie all'esperienza generale di vita e alla logica dell'agi-

re e non corroborate da elementi consistenti, in sostanza per le ragioni 

indicate nel provvedimento litigioso.  

Nella fattispecie, il ricorrente non ha presentato argomenti o prove su-

scettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui 

all'impugnata decisione. 

Innanzitutto il racconto del ricorrente in merito alle aggressioni subite è ol-

tremodo lacunoso, superficiale e non sufficientemente motivato. Infatti 

l'interessato non ha saputo fornire alcun tipo di dettaglio riguardante le 

persone che l'avrebbero ripetutamente aggredito. Per quel che concerne 

la prima aggressione avvenuta a Lagos fuori dal suo garage, degli autori 

del gesto ha saputo unicamente dire che si trattava di un gruppo di ra-

gazzi sconosciuti (cfr. verbale 1, pag. 9; verbale 2, pag. 9, D91-93). A ri-

guardo dell'attacco subito a Jos mentre si trovava a casa del padre, ha af-

fermato che era stato un uomo solo ad aggredirlo, ma anche qui non è 

riuscito a descriverlo né circostanziare con elementi oggettivi l'attacco 

(cfr, verbale 2, pag. 10, D103-107). Il richiedente non ha neppure fornito 

informazioni più precise su chi avesse messo le munizioni nel suo furgo-

ne, malgrado avesse visto la scena personalmente e malgrado tenesse 

un registro con l'identità dei propri passeggeri (cfr. verbale 1, pag. 8; ver-

bale 2, pag. 8, D81-82). Non ha poi spiegato sulla base di quale elemento 

avesse sospettato di due suoi passeggeri. Infatti alla domanda del perché 

e soprattutto che cosa avesse suscitato l'attenzione sul bagaglio, ha 

semplicemente risposto di aver sospettato che c'era un pericolo, ma che 

non ne aveva idea (cfr. verbale 2, pag. 8, D74-75). Il ricorrente ha in se-

guito affermato di non sapere che cosa ci fosse nella scatola di cartone, 

di averlo saputo soltanto una volta che la polizia aveva aperto la scatola 

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(cfr. verbale 1, pag. 8; verbale 2, pag. 8, D76). In aggiunta, le dichiarazio-

ni concernenti il gruppo terrorista Boko Haram sono stereotipate, vaghe e 

infondate (cfr. verbale 1, pag. 9), infatti il ricorrente non ha circostanziato 

con alcun elemento oggettivo il perché ritenesse che fosse proprio questo 

gruppo terrorista ad averlo ripetutamente aggredito e minacciato di morte. 

Invero, i due mezzi di prova addotti in sede ricorsuale, peraltro solo in 

forma di fotocopia e quindi di dubbia autenticità e valore probatorio, an-

che se autentici, proverebbero unicamente le avvenute aggressioni da 

parte di un gruppo sconosciuto di uomini e non apporterebbero alcun e-

lemento da cui si possa dedurre che gli aggressori fossero in qualche 

modo legati al gruppo terrorista Boko Haram. Infine, non ha indicato a chi 

costantemente avesse passato le informazioni e non ha allegato alcun 

dettaglio riguardante l'autorità inquirente, al contrario ha affermato di non 

sapere chi fossero i poliziotti che ricevevano le sue informazioni e di co-

noscere unicamente il numero della polizia (cfr. verbale 2, pag. 11, D123-

124). 

In secondo luogo, le dichiarazioni sono, in punti essenziali, incompatibili 

con l'esperienza generale della vita o la logica dell'agire. Per quel che ri-

guarda l'informazione del sospetto dei suoi passeggeri passata alla poli-

zia, è d'uopo innanzitutto rilevare che, come rettamente ritenuto dall'auto-

rità inferiore, non è possibile inviare una richiesta d'aiuto con un sms al 

911. Il ricorrente ha poi rettificato questa allegazione in sede ricorsuale ed 

ha dichiarato di non avere inviato il messaggio al 911, ma di averlo inviato 

ad un suo amico poliziotto, spiegando che l'incongruenza era dovuta al 

fatto che non voleva che l'interprete nigeriano presente all'audizione po-

tesse trascrivere il numero di telefono dell'agente di polizia e in secondo 

luogo con il fatto che non voleva che il poliziotto venisse a sapere che lui 

fosse espatriato. Queste spiegazioni sono tutt'altro che convincenti e so-

no perdipiù contraddittorie. La censura riguardo al fatto che non volesse 

che l'interprete trascrivesse il numero dell'agente nigeriano va deserta. 

L'interessato era infatti a conoscenza del fatto che tutte le persone pre-

senti all'audizione sottostavano all'obbligo del segreto d'ufficio per quanto 

riguardava le sue dichiarazioni. Inoltre, se avesse davvero inviato il mes-

saggio ad un suo amico poliziotto, nell'audizione sui motivi d'asilo, alla 

domanda del perché non avesse fatto una telefonata invece di inviare un 

sms, non avrebbe risposto che non era fattibile perché non sapeva chi ri-

ceveva la telefonata e perché non voleva che si sapesse chi lui fosse (cfr. 

verbale 2, pag. 9 D86-88). Invero se aveva il numero dell'agente di poli-

zia, era lo stesso agente che avrebbe ricevuto la telefonata e avrebbe 

anche saputo dalla parte di chi proveniva questa telefonata. E alla do-

manda di chi fosse ad occuparsi delle sue pratiche non avrebbe risposto 

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che lui era soltanto un informatore della polizia e non sapeva chi fossero 

gli agenti (cfr. verbale 2, pag. 11, D123-124). Inoltre se fosse vero che 

conoscesse questo poliziotto avrebbe potuto chiedergli aiuto dopo essere 

stato aggredito ed avere ricevuto le minacce di morte. È poi piuttosto im-

probabile che, dopo l'invio della richiesta di aiuto, la polizia sia riuscita a 

rintracciare il pullmino dell'interessato e a fermarlo nel traffico di una me-

galopoli come Lagos. 

In aggiunta, appare inoltre contrario alla logica dell'agire e di conseguen-

za poco plausibile che il ricorrente, dopo le tre aggressioni subite, abbia 

continuato a lavorare sulla tratta Lagos-Jos, a fornire informazioni alla po-

lizia e abbia vissuto allo stesso domicilio fino al suo espatrio come se nul-

la fosse. È lecito osservare che, come rettamente ritenuto dall'autorità in-

feriore, se una persona fosse minacciata, aggredita più volte e si sentisse 

davvero in pericolo di vita come asserito dal ricorrente, non continuereb-

be a fare la stessa vita senza cambiare le sue abitudini o adottare qual-

che misura di sicurezza, ma cercherebbe di nascondersi e rendersi im-

mediatamente irreperibile. Nemmeno quanto addotto nel ricorso, ovvero 

che avrebbe cercato di vivere con prudenza nascondendosi, può indurre 

il Tribunale ad una diversa valutazione rispetto a quella di cui all'impugna-

ta decisione. 

Per quel che concerne il sequestro del pullmino e l'essere arrestato per 

due giorni, che il ricorrente ha giustificato come "parità di trattamento" con 

i suoi passeggeri, è poco credibile che la polizia lo abbia arrestato così a 

lungo e gli abbia sequestrato il furgone e il registro (cfr. verbale 2, pag. 6, 

D48-49), unicamente per trattarlo come gli altri passeggeri.  

Infine le allegazioni del ricorrente sono contraddittorie, poiché, per  

esempio, l'interessato ha inizialmente dichiarato di non sapere chi fossero 

le persone da lui trasportate, per poi affermare di avere sempre tenuto un 

registro con l'identità di tutti i passeggeri che trasportava (cfr. verbale 1, 

pagg. 8 e 9; verbale 2, pagg. 5 e 6, D40-45). 

Come rettamente rilevato dall'autorità inferiore non collimano nemmeno le 

dichiarazioni dell'interessato circa l'intenzione di espatriare e la richiesta 

del visto. Egli ha infatti dapprima affermato di avere chiesto il visto per 

espatriare nel (...) del 2012 dopo l'aggressione di Jos (cfr. verbale 1, 

pagg. 7 e 9) per poi contraddirsi nella seconda audizione ed affermare di 

aver già avuto l'intenzione di espatriare in (...) 2012 prima della morte del 

padre (cfr. verbale 2, pag. 2, D5). 

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Si può poi aggiungere che l'interessato ha dichiarato di essere giunto in 

Svizzera per chiedere protezione. Tuttavia una volta arrivato a Zurigo è 

rimasto in Svizzera solo qualche giorno, ripartendo in seguito in treno 

verso Oslo per visitare un amico, ed è soltanto dopo essere stato fermato 

e controllato dalle autorità norvegesi che ha chiesto asilo (cfr. verbale 1, 

pagg. 5 e 6; verbale 2, pag. 4, D22-23).  

Per il resto, per evitare ulteriori ripetizioni, si rimanda alle considerazioni 

della decisione dell'UFM. 

In conclusione, alla luce delle evocate dichiarazioni non sufficientemente 

motivate e circostanziate, incompatibili con l'esperienza generale della vi-

ta o della logica dell'agire e contraddittorie, vi è ragione di concludere che 

le allegazioni del ricorrente non soddisfano le condizioni di verosimiglian-

za poste dall'art. 7 LAsi.  

In virtù di quanto sopra esposto, ne consegue che il ricorso, in materia di 

riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non 

merita tutela e la decisione impugnata va confermata.  

9.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federale 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-

zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44  LAsi). 

L'insorgente, nella fattispecie, non adempie le condizioni in virtù delle 

quali l'UFM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento 

dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 

dell'ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa a questioni procedu-

rali [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2009/50). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-

to il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

10.   

Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della leg-

ge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) preve-

de che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile 

(cpv. 2). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'Ufficio 

federale dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 

LStr).  

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Pagina 12 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli osta-

coli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-

crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'al-

lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in 

Übersax/Rudin/Hugi Yar/Geiser [Hrsg.], Ausländerrecht, 2ª ed., Basi-

lea 2009, n. 11.148, pagg. 567 seg.). Inoltre, lo stato di fatto determinante 

in materia di esecuzione dell'allontanamento è quello che esiste al mo-

mento in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

10.1 La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del 

divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della 

Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particola-

re l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei tratta-

menti contrari a detti articoli. Spetta all'interessato di rendere plausibile 

l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni (DTAF 2008/34 consid. 10; 

GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

In casu, giova anzitutto ricordare che nella misura in cui codesto Tribuna-

le ha confermato la decisione dell'UFM relativa alla domanda d'asilo del 

ricorrente, quest'ultimo non può prevalersi del principio del divieto di re-

spingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito del 

diritto internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 del-

la Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv., 

RS 0.142.30). 

Inoltre, non è dato rilevare alcun indizio serio secondo cui l'insorgente po-

trebbe essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale e immediato 

("real risk") di un trattamento contrario alle succitate disposizioni (cfr. Sen-

tenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo [di seguito: Corte EDU] 

Saadi c. Italia del 28 febbraio 2008). In altre parole, non sono stati forniti 

un insieme di indizi, oppure presunzioni non contraddette, sufficientemen-

te gravi, precisi e concordanti in relazione a un pericolo di esposizione 

personale ad atti o fatti che si ritengono contrari alle disposizioni sopracci-

tate. 

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Pagina 13 

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

10.2 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, al quale rinvia l'art. 44 LAsi, l'esecuzione 

non può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o 

di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo 

in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica. 

La prima disposizione citata si applica principalmente ai "réfugiés de la 

violence", ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza 

generalizzata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali 

l'allontanamento comporterebbe un pericolo concreto, in particolare 

perché esse non potrebbero più ricevere le cure delle quali hanno 

bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere 

durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto 

esposte alla fame, a una degradazione grave del loro stato di salute, 

all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio economiche 

che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la 

penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono 

sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al pericolo. 

L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo 

caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si 

troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese dopo l'esecuzione 

dell'allontanamento con l'interesse pubblico militante a favore del suo 

allontanamento dalla Svizzera (cfr. DTAF 2009/52 consid. 10.1, DTAF 

2009/51 consid. 5.5 e DTAF 2009/2 consid. 9.2.1). 

Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se 

l'interessato conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile 

dell'esecuzione del suo allontanamento, tenuto conto della situazione 

generale vigente attualmente in Nigeria, da un lato, e della sua situazione 

personale, dall'altro. 

Nella fattispecie, codesto Tribunale non può ammettere che la situazione 

attuale prevalente in Nigeria sia in sé costitutiva di un impedimento alla 

reintegrazione del ricorrente. Infatti è notorio che questo Paese, malgrado 

si verifichino occasionalmente degli scontri violenti, non conosce una 

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Pagina 14 

situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga 

l'insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale. 

Quanto alla situazione personale del ricorrente, si rileva che egli è 

giovane, è istruito ed ha esperienza professionale come autista (cfr. 

verbale 1, pag. 4). Inoltre egli in Patria può contare sulla presenza di una 

solida rete sociale, in quanto vi risiedono sua moglie, i suoi due figli, tre zii 

e diversi cugini (cfr. verbale1, pag. 5). Quanto all'infezione al gomito di cui 

soffre e per cui sta efficacemente seguendo un trattamento farmacologico 

con degli antibiotici (cfr. verbale 2, pag. 13, D134-141), non è ostativa 

all'esecuzione dell'allontanamento in quanto dagli atti si evince che il 

ricorrente è in possesso dei medicamenti necessari al proseguio della 

terapia in Patria (cfr. verbale 2, pag. 13, D141). A Lagos ci sono inoltre 

ospedali e centri medici a cui eventualmente rivolgersi, come peraltro 

aveva già fatto prima di espatriare, per qualsiasi problema relativo al 

disturbo di salute lamentato. 

Visto quanto precede, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto come 

adempiuti i presupposti per formulare una prognosi favorevole in 

riferimento alle effettive possibilità per il ricorrente di un adeguato 

reinserimento sociale nel suo Paese di origine. 

Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente deve essere 

considerata ragionevolmente esigibile. 

10.3 Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti dagli atti si 

evince che il ricorrente dispone del suo passaporto nigeriano rilasciato il 

12 marzo 2012 e valido fino all'11 marzo 2017. 

Questo Tribunale ritiene pertanto possibile l'esecuzione dell'allontana-

mento, potendosi peraltro pretendere dal ricorrente, usando della 

necessaria diligenza, di adoperarsi per adempiere eventuali formalità 

indispensabili al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). 

10.4 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione dell'al-

lontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di 

conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione, 

il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata. 

Ne discende che l'UFM, con la decisione impugnata, non ha violato il dirit-

to federale né abusato del suo potere di apprezzamento e non ha accer-

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Pagina 15 

tato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 

LAsi), per il che il ricorso va respinto.  

11.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Queste sono compensate con 

l'anticipo tempestivamente versato in data 9 agosto 2013. 

12.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico del ricorrente e 

sono compensate con l'anticipo versato in data 9 agosto 2013. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-

nale. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

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