# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 08c00569-690a-566b-958c-a3f7d3f540b2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-02-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.02.2012 D-1000/2012
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1000-2012_2012-02-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-1000/2012 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  2 8  f e b b r a i o  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Hans Schürch;  

cancelliere Andrea Pedrazzini. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…),  

Croazia, la moglie 

B._______, nata il (…) 

Serbia, ed i figli 

C._______, nato il (…), 

D._______, nata il (…), 

E._______, nata il (…), 

ricorrenti,  

 
 

 
Contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata in merito) ed allontanamento; 

decisione dell'UFM del 17 febbraio 2012 / N […]. 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che gli interessati hanno presentato in data (…) in 

Svizzera, 

i verbali di audizione del 12 gennaio 2012 e del 19 gennaio 2012 

dell'interessato (di seguito: verbale 1, rispettivamente verbale 3) come 

pure dell'interessata portanti le medesime date (di seguito: verbale 2, 

rispettivamente verbale 4), 

la decisione dell'UFM del 17 febbraio 2012, 

il ricorso inoltrato dai ricorrenti il 21 febbraio 2012 (cfr. timbro del plico 

raccomandato), 

l'incarto originale dell'UFM, pervenuto al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) in data 22 febbraio 2012, 

il certificato medico del Dr. F._______, prodotto dai ricorrenti, datato 

(…) 2012, pervenuto al Tribunale in data 28 febbraio 2012, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei 

considerandi che seguono, 

e considerato: 

che le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale del 

20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla 

legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni 

dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di 

estradizione da parte dello Stato abbandonato dal richiedente l'asilo in 

cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e 

art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 

sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi, l'oggetto suscettibile di essere impugnato 

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non può essere esteso alla questione del riconoscimento della qualità di 

rifugiato, che presuppone una decisione nel merito della domanda stessa, 

che, di conseguenza, la conclusione ricorsuale tendente al 

riconoscimento della qualità di rifugiato è inammissibile, 

che, nei citati limiti, vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che 

adempie le condizioni di ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 

PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi,  

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e 

dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 

della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 

procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed 

il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 

sentenza va redatta in italiano, 

che, nell'ambito delle audizioni sui motivi di asilo, l'interessato ha 

dichiarato di essere cittadino croato di etnia rom, nato a G._______ in 

Bosnia Erzegovina, di aver vissuto a H._______ (Croazia) fino al suo 

espatrio, avvenuto a fine (…) 2011; che, dal canto suo, l'interessata ha 

dichiarato di essere cittadina serba, di etnia rom, residente in Croazia, di 

aver avuto ultimo domicilio in patria a I._______ (Serbia), dove sarebbe 

vissuta dalla nascita fino a circa due anni fa, quando si sarebbe trasferita 

in Croazia, dove avrebbe vissuto con suo marito fino all'espatrio, 

che hanno affermato di essere fuggiti perché in Croazia non si potrebbe 

vivere in pace; che le persone di etnia rom sarebbero sempre 

discriminate da parte dei Croati; che quattordici mesi prima del loro arrivo 

in Svizzera l'interessata, andando a fare compere in un negozio, sarebbe 

stata aggredita da un croato che l'avrebbe colpita con un calcio in pancia; 

che l'interessato avrebbe cercato di difenderla, ma, ad un certo punto, 

sarebbero arrivati altri sette o otto croati ed egli avrebbe avuto la peggio; 

che, a causa di tale avvenimento, la secondogenita sarebbe venuta alla 

luce con problemi di salute, ragione per cui avrebbe subito un intervento 

appena nata; che, inoltre, l'interessato, tre mesi prima dell'espatrio, 

sarebbe stato picchiato da tre persone che l'avrebbero accusato di aver 

rubato degli attrezzi; che, in aggiunta, l'interessata sarebbe stata 

picchiata anche quando era incinta della terzogenita, al suo domicilio, in 

assenza del marito; che, infine, i Croati renderebbero la vita impossibile 

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alla gente di etnia rom; che li prenderebbero a calci, cercherebbero di 

investirli in automobile, spesso avrebbero loro spaccato i vetri di casa ed 

avrebbero anche contaminato il pozzo da cui gli interessati prendevano 

l'acqua, gettandovi degli escrementi, 

che, nella decisione del 17 febbraio 2012, l'UFM ha constatato, da un 

lato, che il Consiglio federale ha inserito la Croazia nel novero dei Paesi 

sicuri e, dall'altro lato, che le allegazioni in materia di asilo presentate 

dagli interessati sarebbero inverosimili, siccome le loro dichiarazioni 

sarebbero palesemente lacunose, vaghe e contraddittorie, di modo che 

non emergerebbero dalle carte processuali degli indizi di esposizione dei 

medesimi a persecuzioni in caso di rientro in patria, 

che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 

ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che l'autorità inferiore ha pure pronunciato 

l'allontanamento degli interessati dalla Svizzera e l'esecuzione di detta 

misura siccome lecita, esigibile e possibile,  

che, nel ricorso, richiamati i fatti esposti, i ricorrenti fanno valere che, 

contrariamente a quanto asserito dall'UFM, la Croazia non sarebbe sicura 

per loro, giacché sarebbero stati vittime di gravi violenze e persecuzioni di 

tipo razziale e non avrebbero avuto altra scelta che la fuga, in quanto la 

polizia e le autorità avrebbero anch'esse un atteggiamento di sufficienza 

e discriminazione nei confronti delle persone di etnia rom; che, secondo 

loro, le considerazioni dell'UFM sarebbero inadeguate, si 

soffermerebbero ossessivamente su incongruenze di dettaglio facilmente 

spiegabili con lo stress, la fatica e la difficoltà di un'audizione, ignorando i 

fatti essenziali; che l'UFM avrebbe dovuto approfondire maggiormente la 

loro domanda di asilo in considerazione anche delle risultanze mediche 

degli esami svolti al Centro di registrazione e procedura; che, peraltro, la 

motivazione dell'UFM sarebbe lacunosa, poiché priva di valutazione delle 

conseguenze di un allontanamento per i loro figli; che, d'altronde, le loro 

allegazioni dovrebbero essere considerate verosimili; che, inoltre, 

l'esecuzione dell'allontanamento verso la Croazia sarebbe inesigibile, 

poiché, da un lato, in quanto rom, sarebbero oggetto di gravi 

discriminazioni da cui non potrebbero difendersi od opporsi, e, dall'altro 

lato, avrebbero problemi medici continui i loro bambini, l'ospedale si 

troverebbe a più di (…) chilometri dal loro domicilio e le cure sarebbero 

fornite solo contro il pagamento di tangenti; che, peraltro, i ricorrenti 

hanno allegato al ricorso alcuni documenti medici riguardanti la ricorrente 

e due figlie, 

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che, in conclusione, i ricorrenti hanno chiesto, in via principale, 

l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti 

all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito della loro 

domanda di asilo e, in via sussidiaria, il riconoscimento della qualità di 

rifugiato, o dell'ammissione provvisoria; che hanno, altresì, presentato 

una domanda di esenzione dal versamento di un anticipo a copertura 

delle presumibili spese processuali, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda di 

asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale ha 

designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno che 

non risultino indizi di persecuzione,  

che, allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese nel novero dei 

Paesi sicuri, sussiste di massima una presunzione di assenza di 

persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente l’asilo di 

invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla sua situazione 

personale,  

che, peraltro, la nozione di indizi di persecuzione ai sensi 

dell’art. 34 cpv. 1 LAsi si intende in senso lato: comprende non soltanto i 

seri pregiudizi previsti dall’art. 3 LAsi, ma pure gli ostacoli all’esecuzione 

dell’allontanamento, di cui all’art. 44 cpv. 2 LAsi, imputabili all'agire 

umano (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera 

di ricorso in materia di asilo [GICRA] 2003 n. 18),  

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 

l'entrata nel merito di una domanda di asilo, vale un grado di 

verosimiglianza ridotto (cfr. GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che, siccome il Consiglio federale ha effettivamente inserito la Croazia, a 

partire dal 1° gennaio 2007, nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni, 

sussiste di massima una presunzione di assenza di persecuzioni in detto 

Paese, 

che, nella fattispecie, i ricorrenti non sono riusciti ad invalidare tale 

presunzione, ritenuto segnatamente che dagli atti di causa non emergono 

indizi di persecuzione; che, in particolare, i ricorrenti non hanno 

presentato, all'infuori di generiche censure, argomenti o prove suscettibili 

di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella di cui 

all'impugnata decisione; che le allegazioni decisive in materia di asilo si 

esauriscono, infatti, in mere affermazioni di parte non corroborate da 

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alcun elemento della benché minima consistenza, in sostanza per le 

ragioni indicate nel provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, in particolare, il ricorrente si è contraddetto in merito all'aggressione 

subita da sua moglie, quando sarebbe andata a comperare il pane, 

avvenuta circa due settimane prima della nascita della loro 

secondogenita D._______ (di seguito: la prima aggressione), affermando 

dapprima di avere visto la scena da casa sua (cfr. verbale 1, pag. 8) per 

poi dichiarare che, in quell'occasione, l'aveva accompagnata per 

proteggerla (cfr. verbale 3, pag. 3, D9) ed infine tornare sulla sua prima 

versione (cfr. verbale 3 pag. 6, D37); che, confrontato a tale 

contraddizione, il ricorrente si è limitato a negare quanto affermato nella 

prima audizione (cfr. verbale 3, pag. 6, D40); che, inoltre, il ricorrente, 

sentito in merito alle conseguenze della prima aggressione, ha affermato 

di essere andato al pronto soccorso (cfr. verbale 3, pag. 4, D22) per poi 

contraddirsi poco dopo, dichiarando che dopo la prima aggressione non 

sarebbe andato al pronto soccorso (cfr. verbale 3, pag. 5, D28); che il 

ricorrente ha affermato nella prima audizione che, dopo essere 

intervenuto per difendere la moglie durante la prima aggressione, 

sarebbero arrivati sette o otto croati che l'avrebbero malmenato (cfr. 

verbale 1, pag. 8); che, nella stessa audizione, egli si è però contraddetto, 

adducendo che sarebbe stato un gruppo di cinque, sei, sette persone e 

se ne sarebbero poi aggiunte altre due o tre (cfr. verbale 1, pag. 9) per 

infine affermare che si sarebbe trattato di cinque o sei persone e, in 

seguito, ne sarebbero arrivate altre due (cfr. verbale 3, pag. 6, D42), 

che, inoltre, gli insorgenti hanno sorprendentemente invocato nuove 

aggressioni soltanto in un secondo tempo e, dunque, tardivamente; che, 

segnatamente, l'episodio concernente l'allegata aggressione subita dal 

ricorrente da tre persone tre mesi prima dell'espatrio, dopo la quale 

sarebbe stato al pronto soccorso, non è stato menzionato nella prima 

audizione, ma soltanto allo stadio della seconda audizione (cfr. verbale 2, 

pag. D28-31); che anche l'allegata aggressione subita dalla ricorrente 

quando era incinta dell'ultima figlia è stata invocata soltanto allo stadio 

della seconda audizione (cfr. verbale 4, pag. 4, D26 e D49-D57); che, 

vista l'importanza di tali avvenimenti, se questi fossero davvero accaduti, 

non è credibile che i ricorrenti non ne abbiano fatto menzione durante le 

rispettive prime audizioni, allorquando alla domanda esplicita se vi 

fossero altri motivi che li avrebbero spinti a lasciare la Croazia e se 

avessero qualcosa da aggiungere, hanno risposto negativamente in 

modo inequivocabile (cfr. verbale 1, pag. 9 e verbale 2, pag. 9), 

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che, vista l'inverosimiglianza del loro racconto, non soccorrono gli 

insorgenti le mere allegazioni ricorsuali secondo le quali le considerazioni 

dell'UFM sarebbero inadeguate, si soffermino ossessivamente su 

incongruenze di dettaglio facilmente spiegabili con lo stress, la fatica e la 

difficoltà di un audizione, 

che, in tale contesto, non vi è motivo di ritenere che i ricorrenti non 

possano ottenere dalle competenti autorità in patria, se opportunamente 

sollecitate, un'appropriata protezione contro l'eventuale futuro agire 

illegittimo da parte di terzi nei loro confronti, 

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere seri 

pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

che non emergono dalle carte processuali neppure elementi da cui 

desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dei ricorrenti in Croazia 

possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 

della convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché 

l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 

(LStr, RS 142.20) o esporre i ricorrenti in patria al rischio reale ed 

immediato di trattamenti contrari all'art. 3 della convenzione del 

4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà 

fondamentali, o all'art. 3 della convenzione del 10 dicembre 1984 contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. 

tortura, RS 0.105), 

che, premesso ciò, quanto agli ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento 

riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Croazia non 

vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza 

generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del 

territorio nazionale, 

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 

persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi, 

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 

domanda di asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 

punto, il ricorso, destituito di ogni e benché minimo fondamento, non 

merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

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che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e cpv. 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 

dell'11 agosto 1999 sull’asilo relativa a questioni procedurali [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2009/50 consid. 9, pag. 733),  

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 

dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale dei 

ricorrenti; che, infatti, essi sono giovani; che, inoltre, il ricorrente ha una 

formazione scolastica di base, ha ottenuto il diploma di (…) 

(cfr. verbale 1, pag. 4); che, infine, i ricorrenti possiedono una rete sociale 

e familiare in loco, ritenuto che vi vivono i genitori del ricorrente e due sue 

sorelle (cfr. verbale 1, pag. 5),  

che i ricorrenti non hanno, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi 

problemi di salute che possano giustificare la loro ammissione provvisoria 

(cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2, pag. 21 e relativi riferimenti), senza che 

da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una 

permanenza in Svizzera per motivi medici; che, segnatamente, dai 

documenti agli atti, segnatamente dai quattro rapporti dell'ORS 

(assistenza dei richiedenti l'asilo e dei rifugiati; cfr. atti A12/3 e A15/1), di 

cui due datati (…) 2012, il terzo (…) 2012 ed il quarto (…) 2012, si evince 

che i disturbi di salute cui si fa riferimento sono qualificati di "bagatella"; 

che, inoltre, il documento in lingua straniera del (…) 2011, prodotto allo 

stadio del ricorso, del reparto di pediatria della clinica di L._______, in cui 

viene diagnosticata alla piccola D._______ una (…), conferma che gli 

insorgenti, in particolare la secondogenita, hanno potuto ottenere le cure 

necessarie in Patria, quando è stato necessario, e questo a più riprese; 

che, gli ulteriori documenti medici allegati al ricorso, segnatamente, i tre 

documenti del Dr. Med. M._______ e i due dell'ORS datati (…) 2012 e 

(…) 2012, rilevano problemi di lieve entità, ovvero (…), che non 

costituiscono un ostacolo all'allontanamento degli insorgenti e che, se del 

caso, potranno essere curati in Croazia; che la stessa considerazione 

vale per quanto riportato nel certificato medico del Dr. F._______ del 

(…) 2012, fecente stato di un'evoluzione positiva, sia per quanto attiene 

alle (…) di E._______ e C._______, sia per ciò che riguarda la bronchite 

(…) di D._______, 

che anche per quanto attiene al bene del fanciullo quale elemento da 

considerare nell'esame dell'esigibilità dell'allontanamento di minorenni 

(cfr. GICRA 2005 n. 6 consid. 6.1), è esigibile che la famiglia (…) faccia 

rientro in Croazia; che, difatti, i tre figli dei ricorrenti sono ancora molto 

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piccoli e la durata di poco più di due mesi del loro attuale soggiorno in 

Svizzera non è da considerarsi rilevante; che sono tuttora dipendenti dai 

loro genitori ed impregnati del loro modo di vita, ragione per cui anche nel 

loro caso non vi è motivo di ammettere che un loro ritorno in Croazia 

equivalga ad uno sradicamento completo che pregiudicherebbe il loro 

sviluppo ed equilibrio, 

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83 cpv. 2 

LStr); che i ricorrenti, usando la necessaria diligenza, potranno procurarsi 

ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 

2008/34 consid. 12, pagg. 513-515); che l'esecuzione dell'allontanamento 

è dunque pure possibile, 

che, di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa 

esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata, 

che il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura 

semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali è divenuta senza oggetto,  

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 

della presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Andrea Pedrazzini 

 

 

Data di spedizione: