# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2e6c95f2-4ca0-5265-960e-d8f7b93a6570
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-26
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 26.06.2017 15.2017.26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2017-26_2017-06-26.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2017.26

  	
  Lugano

  26 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo sulla segnalazione 31 marzo 2017 di

 

	
   

  	
   DE 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficiale dei fallimenti di __________

 

	
   

  	
  __________ DN 1, __________

   

  

nella
procedura di fallimento, ormai revocata, avviata nei confronti del denunciante;

 

Ritenuto in fatto e
considerato in diritto:

 

                                         che con decisione del 15 aprile 2013 il Pretore aggiunto __________ ha
decretato l’autofallimento di PI 1, ordinando all’Ufficio dei fallimenti (UF)
di __________ di pro­cedere alla liquidazione in via fallimentare;

 

                                         che
in seguito al ritiro delle insinuazioni di __________, moglie del fallito,
della __________, dello studio legale __________ e della __________, nonché all’estinzione
degli altri crediti insinuati da parte del fallito, con decisione del 16
novembre 2016 il Pretore aggiunto ha revocato il fallimento;

                                         che
con segnalazione del 31 marzo 2017 qui in esame, DE 1 chiede
l’adozione di una misura disciplinare giusta l’art. 14 LEF nei confronti dell’Ufficiale dei fallimenti di __________, __________ DN
1, sostenendo che quest’ultimo ha distrutto in maniera inammissibile degli atti
della procedura fallimentare;

 

                                         che
il denunciante rileva in sostanza che alla sua richiesta del 10 marzo 2017 di
ottenere i documenti del protocollo contrassegnati con i n. 107 (e-mail 7
aprile 2015 dell’UE all’avv. PI 2 con le bozze delle domande di esecuzione),
108 (e-mail 8 aprile 2015 dell’UE all’avv. PI 2 con le bozze delle domande di
conciliazione) e 109 (e-mail 10 aprile 2015 dell’avv. PI 2 all’__________ DN 1),
l’Ufficiale ha risposto il 21 marzo 2017 co­municando che “non si trovano né negli atti del fallimento,
né tantomeno nei computer siccome tali atti costituivano dei documenti di lavoro
(bozze) le quali sono state eliminate per evitare inutili confusioni”;

 

                                         che
secondo DE 1 la predetta motivazione è poco plausibile, siccome non si potrebbe
creare alcuna confusione qualora i documenti richiesti fossero deposti agli
atti in maniera ordinaria;

 

                                         ch’egli
è inoltre del parere che le e-mail di un’autorità pubblica vengano
salvaguardati ogni notte su un server;

 

                                         che
fa altresì notare che sono stati eliminati dei documenti che l’avv. PI 2,
patrocinatore del Comune di __________, aveva inviato all’Ufficiale al fine di
assicurarsi che fossero redatti correttamente, circostanza che – a detta del
denunciante – è inusuale;

 

                                         che
a ben vedere gli atti del protocollo contrassegnati con i n. 107, 108 e 109,
che fanno riferimento ai messaggi elettronici scambiati tra l’Ufficiale e l’avv.
PI 2 tra il 7 e il 10 aprile 2015, sono tuttora presenti nell’incarto;

 

                                         che
mancano solo i documenti allegati a quei messaggi, ovvero le bozze delle
domande di esecuzione e delle istanze di conciliazione;

 

                                         che
giusta l’art. 5 cpv. 1 del Regolamento concernente l’ammi­­nistrazione
degli uffici dei fallimenti (RUF, RS 281.32), l’ufficio dei fallimenti deve
unire agli atti una copia di tutte le comunicazioni da esso fatte, siano esse
rivolte alle parti o a terzi che partecipano alla procedura (Penon/Wohlgemuth in: Kommentar zur KOV, 2016, n. 2 ad art. 5 RUF)

 

                                         che secondo l’art. 9, 2° periodo RUF, tuttavia, solo le comunicazioni il cui
contenuto ha un’importanza (o portata) giuridica devono essere annotate nel
protocollo, ossia unicamente le comunicazioni relative a un provvedimento ufficiale,
al quale sono legati effetti giuridici (Penon/Wohlgemuth, op. cit., n. 3 ad art.
9);

 

                                         che
la nozione di “comunicazione” (nei testi in tedesco e in francese) è identica
all’art. 5 cpv. 1 e all’art. 9 RUF (Penon/Wohlge­muth, op. cit., n. 4 ad art. 9), sicché devono essere conservate solo le
comunicazioni (e i relativi allegati) aventi una portata giuridica;

 

                                         che
ciò non è il caso di atti preparatori o di bozze, specie se sono poi stati
sostituiti con versioni definitive, debitamente protocollate e conservate, come
nel caso in esame (v. gli atti del protocollo contrassegnati con i n. da 112 a
120);

 

                                         che
in assenza di violazione dei doveri di funzione o dei doveri particolari
imposti da una corretta applicazione del diritto esecutivo (v. sentenza della CEF 15.2016.20 del 24 febbraio 2017 con­sid.
4), non entra in considerazione una sanzione disciplinare;

 

                                         che
neppure può considerarsi inusuale – e quanto meno illecita o inopportuna – la
collaborazione instaurata tra l’Ufficiale e l’avv. PI 2, per la preparazione
delle istanze di conciliazione, visto che era intesa a realizzare (o perlomeno
salvaguardare) delle pretese della massa, ciò che rientra nel compito che la
legge assegna all’amministrazione del fallimento (art. 240 LEF);

 

                                         che
alla luce delle considerazioni che precedono non sono dunque dati gli estremi
per avviare una procedura disciplinare;

 

                                         che
siccome il denunciante non ha qualità di parte (art. 11 cpv. 4 LALEF) né
alcuna pretesa giuridica alla pronuncia di sanzioni disciplinari (DTF 91 III 46
consid. 6), solo il dispositivo della decisione odierna viene comunicato a DE 1.

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Non si dà luogo all’apertura di un procedimento disciplinare nei
confronti dell’Ufficiale dei fallimenti, __________ DN 1.

 

                                   2.   Notificazione all’__________ DN 1, Ufficiale, __________.

 

                                         Comunicazione a DE 1, __________ (limitatamente al dispositivo).

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedio giuridico

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna (art. 72 e segg.
LTF), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 2 lett. a LTF), con la
limitazione di cui all’art. 93 LTF.