# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0d0b72a3-056d-59a7-a9ae-94deb0110189
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-03-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.03.2012 35.2011.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2011-22_2012-03-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2011.22

   

  mm

  	
  Lugano

  20 marzo 2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 aprile 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7 marzo
  2011 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 18
agosto 2008, a RI 1 - dipendente della ditta __________ __________ in qualità
di falegname e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1
-, é caduto un asse di legno sulla mano sinistra e ha riportato una contusione
all’articolazione interfalangeale del pollice sinistro con piccola infrazione
ossea del bordo radiale della stessa (doc. 3 - inc. 2).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di
legge.

                                         L’assicurato
ha ripreso il proprio lavoro al 50% dal 27 novembre 2008, al 70% dal 16
dicembre 2009 e all’80% dal 2 aprile 2009 (cfr. doc. 53 - inc. 2). Egli é
quindi stato dichiarato completamente abile al lavoro a far tempo dal 1° giugno
2009 (doc. 57 e 58 - inc. 2). 

 

                               1.2.   RI 1 é
rimasto vittima di un secondo evento traumatico nel corso del mese di febbraio
2009: mentre si trovava su una scala, egli ha perso l’equilibrio ed é caduto a
terra, atterrando in piedi (doc. 1 - inc. 1).

                                         A causa
di questo sinistro, l’assicurato ha lamentato, secondo il rapporto di Pronto
Soccorso del 9 febbraio 2009, una frattura del malleolo laterale della caviglia
sinistra (doc. 7). Nell’immediato decorso post-infortunistico sono pure insorti
dei disturbi a livello del rachide lombo-sacrale (cfr. doc. 13 - inc. 1). 

 

                                         Anche in
questo caso l’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità. 

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 17
novembre 2010, l’CO 1 ha negato ai disturbi lombo-vertebrali l’eziologia
infortunistica e - tenuto conto delle sole sequele residuali dei pregressi
sinistri -, posto l’assicurato al beneficio di una rendita di invalidità del 25%
a decorrere dal 1° novembre 2010, nonché di un’indennità per menomazione
all’integrità del 10% (cfr. doc. 158 - inc. 1).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc.
161 e 166 - inc. 1), in data 7 marzo 2011, l’amministrazione ha confermato il
contenuto della sua prima decisione (doc. 167 - inc. 1).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 13 aprile 2011, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA
1, ha chiesto che la procedura venisse “… sospesa sino al luglio venturo, data
entro la quale il ricorrente é tenuto a produrre ogni ulteriore documentazione
medica a sostegno delle proprie tesi ed a completare le proprie allegazioni in
fatto e in diritto.” (doc. I).

 

                                         Chiamato
dal TCA a pronunciarsi circa la domanda di sospensione della procedura (doc.
II), l’CO 1 ha comunicato di non avere alcuna obiezioni al riguardo (doc. III).

 

                                         In data
10 agosto 2011 questo Tribunale ha quindi informato le parti che la causa
sarebbe stata sospesa (doc. V). 

                               1.5.   Nel corso
del mese di ottobre 2011, il TCA ha chiesto al patrocinatore del ricorrente se i
motivi per la sospensione della causa sussistevano ancora (doc. VI).

 

                                         La sua
risposta é pervenuta il 12 ottobre 2011 (doc. VIII).

 

                                         Il 25
ottobre 2011, l’avv. RA 1 ha trasmesso copia della decisione formale emanata
nel frattempo dall’Ufficio AI e del relativo ricorso interposto al TCA (doc. IX
+ allegati).

 

                                         In data
26 ottobre 2011, questa Corte ha assegnato all’CO 1 il termine per presentare
la propria risposta di causa (doc. X).

 

                               1.6.   L’Istituto
assicuratore, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa
con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(doc. XII). 

 

                               1.7.   Nel mese di
dicembre 2011, l’insorgente ha prodotto documentazione destinata a supportare
la domanda di assistenza giudiziaria (doc. XVI + allegati). 

 

                               1.8.   In data 17
gennaio 2012, il ricorrente ha versato agli atti ulteriori documenti
riguardanti la problematica otologica (doc. XVII + allegati). 

 

                               1.9.   Sempre nel
corso del mese di febbraio 2012, il TCA ha chiesto all’INSAI di prendere
posizione sulla nuova documentazione prodotta dall’assicurato (doc. XIX). 

 

                                         La
risposta dell’amministrazione é pervenuta in data 27 febbraio 2012 (doc. XX +
allegati). 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L’oggetto
litigioso é circoscritto all’entità della rendita di invalidità e dell’IMI
spettanti all’assicurato, a dipendenza dei postumi residuali degli infortuni
dell’agosto 2008 e del febbraio 2009. 

 

                                         Preliminarmente,
il TCA é però tenuto a esaminare se l’assicuratore LAINF era legittimato a
negare la propria responsabilità relativamente ai disturbi lombari,
oppure no. 

 

                               2.3.   Disturbi
al rachide lombare: causalità con l’infortunio del 9 febbraio 2009?

 

                            2.3.1.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio
non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi
della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe,
non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46
consid. 2 e riferimenti ivi citati). 

 

                            2.3.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza
ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                            2.3.3.   Dalle carte processuali si evince che l’Istituto resistente ha
negato l’eziologia traumatica ai disturbi alla colonna vertebrale, facendo capo
al parere espresso al riguardo dal dott. ____________________ (cfr. doc. 167,
p. 4s. - inc. 1).

 

                                         Il TCA
osserva che, a margine della visita di chiusura del 2 settembre 2010, il dott. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, diagnosticata una sindrome
lombo-spondilogena su lesioni degenerative del rachide lombare, ha sostenuto
che “la problematica alla schiena, data la mancanza di lesioni francamente
post-traumatiche e la presenza di lesioni di tipo degenerativo, non é di
origine post-infortunistica …” (doc. 148, p. 4 - inc. 1 - il corsivo é del
redattore). 

 

                                         Al
riguardo, va rilevato che l’esame TAC del 21 aprile 2009 non aveva in effetti evidenziato
la presenza di lesioni traumatiche focali, ma soltanto di alterazioni
degenerative (doc. 23 - inc. 1: “Assenza di lesioni ossee traumatiche focali.
Minime note degenerative a carico delle articolazioni sacro-iliache di sinistra
con sclerosi delle limitanti, ponte osseo sacro-iliaco anteriore. Protrusione
del disco a L3-L4.” e doc. 27 - inc. 1: “Il signor __________ ha effettuato una
TAC lombare e del bacino che non ha dimostrato delle lesioni traumatiche a
livello della colonna lombare né del bacino. Si nota solo la presenza di una
sinostosi a livello dell’articolazione sacro-iliaca sinistra.”). 

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi su una questione di carattere prettamente medico - vista anche
l’assenza di certificazioni specialistiche divergenti -, questa Corte non ha
motivo per scostarsi dal parere enunciato dal medico di __________ dell’CO 1,
specialista proprio nella materia che qui interessa, per il quale i disturbi
alla schiena di cui soffre il ricorrente non sono imputabili all’infortunio
assicurato. 

 

                                         Del
resto, in questo contesto, è utile ricordare che, secondo l’esperienza medica,
in caso di sinistro senza danno morfologico alla colonna vertebrale, uno stato
degenerativo preesistente può essere reso manifesto per la prima volta
dall’infortunio, tuttavia la cronicizzazione dei disturbi va sempre più
ricondotta a altri fattori, estranei all’evento traumatico (cfr. Bär /Kiener,
Prellung, Verstauchung oder Zerrung der Wirbelsäule, in Medizinische
Mitteilungen der SUVA n. 67 del Dicembre 1994, p. 45ss.). 

                                         Inoltre,
secondo Debrunner/Ramseier, Die Begutachtung von Rückenschäden, Berna 1990, p.
52, una contusione della colonna vertebrale può rendere sintomatica una
preesistente spondilartrosi, spondilosi o altre patologie del rachide, sino a
quel momento asintomatiche, tuttavia si tratterà nella maggior parte dei casi
di un aggravamento transitorio.

                                         In base a
altre pubblicazioni (in particolare, Morscher/Chapchal, Schäden des Stütz- und
Bewegungsapparates nach Unfällen, in Baur/Nigst, Versicherungsmedizin,
2. ed., Berna 1985, p. 192), il peggioramento traumatico di patologie
degenerative della colonna vertebrale va considerato estinto, di regola,
trascorsi dai sei ai nove mesi, al massimo un anno dall’infortunio (fra le
tante, cfr. la STFA U 406/05 del 3 aprile 2006, consid. 3.2.2 e la STFA U
129/03 del 25 maggio 2004, consid. 5.5).

 

                                         Nel caso
di specie, assodata la preesistenza delle alterazioni degenerative che interessano
la colonna lombo-sacrale (é in effetti alquanto inverosimile che esse abbiano
potuto svilupparsi nel breve volgere di due mesi e mezzo, che separano
l’infortunio dall’esame TAC del 21 aprile 2009), l’Istituto assicuratore
convenuto ha ammesso il diritto a prestazioni per più di un anno (ancora
in occasione delle visita di controllo del 4 maggio 2010, il dott. __________ aveva
disposto un trattamento stazionario presso la Clinica __________ anche “… per
effettuare dei trattamenti antalgici per il rachide lombare …” - cfr. doc. 120,
p. 3 - inc. 1), un periodo che va oltre a quanto stabilito dalla giurisprudenza
federale menzionata in precedenza. 

 

                                         A
proposito dell’affermazione contenuta nel rapporto di uscita 12 giugno 2010
della Clinica __________, secondo la quale la sindrome lombospondilogena
sarebbe in parte causata dal carico inergonomico dell’arto inferiore sinistro
(cfr. doc. 128, p. 3 - inc. 1), essa risulta smentita da diverse perizie
specialistiche ordinate dal TCA in altrettante procedure ricorsuali. 

                                         Ad
esempio, nella causa 35.1999.92-93, sfociata nella sentenza del 4 maggio 2000,
i periti giudiziari, i dottori __________ e __________, entrambi Primari presso
la Clinica di chirurgia ortopedica dell'Ospedale universitario di __________,
hanno indicato che solo in casi eccezionali il danno a un arto inferiore
può condurre a un sovraccarico del rachide:

 

" 
Kann der Sachverstädige bestätigen, dass es
eine übliche und geläufige Erscheinung ist. Also als klinisch anerkannte
Tatsache, dass ein körperlicher Schaden an einem unteren Beinteil, wie im Fall
T., im Laufe der Jahre zu degenerativen Pathologien, mit Invaliditätsfolgen, im
Beckenbereich bzw. in der Wirbelsäule führt?

 

Nein, ein Hinken führt nicht zu einer Überlastung
der Wirbelsäule, solange keine schweren Deformationen vorliegen. Schwere
Deformationen sind Veränderungen mit einer Beinlängendifferenz von > 5 cm oder einer Situation bei Hüftarthrodese, oder einer Muskelschwäche wie sie beispielsweise nach
einer Poliomyelitis zu beobachten ist. Zudem müssen die Veränderungen sehr
lange einwirken bis sie symptomatisch werden. Bei Herr T. ist die
Deformation/Beeinträchtigung des Gangbildes mässig, die Dauer eher kurz und
bildgebend sind keine über die Altersnorm hinausgehende Veränderungen der
Wirbelsäule feststellbar." 

                                         (perizia
7.3.2000 della Clinica di chirurgia ortopedica dell' __________, p. 8s.)

 

                                         Il caso di RI 1 non
rientra fra quelli limite enumerati dai dottori __________.

                                         Da una parte, la
documentazione agli atti dimostra che l'assicurato non presenta alcuna dismetria
degli arti inferiori (cfr. doc. 137, p. 3 - inc. 1: “Nessuna differenza di
lunghezza degli arti inferiori, …”).

                                         D'altra parte, i disturbi
in sede lombare sono apparsi nell’immediato decorso post-infortunistico (cfr.
rapporto relativo all’audizione dell’assicurato del 25 marzo 2009 - doc. 15, p.
2: “Per quanto attiene all’infortunio del mese di febbraio 2009, l’assicurato
conferma di continuare a lamentare dolori nella zona lombo-sacrale e ci informa
che questi dolori erano presenti già al momento della caduta, ma in misura
lieve. Con il passare dei giorni sono gradualmente aumentati”). Al riguardo, va
sottolineato che nella fattispecie di cui alla già citata pronunzia del 4
maggio 2000, la sindrome lombare era insorta circa otto anni dopo
l'evento traumatico che aveva interessato il piede destro. Ciò nonostante i
periti giudiziari avevano valutato tale periodo come troppo breve.

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, è quindi a ragione che l’Istituto
assicuratore ha negato la propria responsabilità in relazione ai disturbi
lombari lamentati dall'insorgente. 

                                         Pertanto,
l’entità della rendita e dell’IMI dovrà essere valutata facendo astrazione da
tali disturbi.

 

                               2.4.   Entità
della rendita di invalidità

 

                            2.4.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in
RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente
all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente
art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che
non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della
LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del
22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non
ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto
dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). 

                                         Nell'assi­cura­zione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                            2.4.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I
162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra
il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno
ipotetico, conseguibile da invalido.

 

                            2.4.3.   In occasione
della visita medica di chiusura del 2 settembre 2010, il chirurgo ortopedico
dott. __________ ha così descritto l’esigibilità lavorativa:

 

" 
L’assicurato non ha limitazioni nel sollevare
pesi fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi, può spesso sollevare pesi dai 5
ai 10 kg fino all’altezza dei fianchi, di rado pesi dai 10 ai 25 kg fino all’altezza dei fianchi e mai più pesi superiori ai 25 kg.

L’assicurato non ha limitazioni nel sollevare
pesi fino a 5 kg oltre l’altezza del petto e può spesso sollevare pesi oltre ai
 5 kg oltre l’altezza del petto.

L’assicurato non ha limitazioni nel maneggio di
attrezzi leggeri e di precisione, può spesso maneggiare attrezzi di media
entità e non può più maneggiare attrezzi pesanti o molto pesanti, l’assicurato
non ha limitazioni nella rotazione della mano.

L’assicurato non ha limitazioni nell’effettuare
lavori al di sopra della testa, non ha limitazioni nell’effettuare la rotazione
del tronco, non ha limitazioni nell’assumere la posizione seduta e inclinata in
avanti, egli può talvolta assumere la posizione in piedi e inclinata in avanti,
molto spesso assumere la posizione inginocchiata, talvolta effettuare la
flessione delle ginocchia. L’assicurato non ha limitazione nell’assumere la
posizione seduta e di lunga durata e può spesso assumere la posizione in piedi
e di lunga durata. L’assicurato non ha limitazioni nel camminare fino a 50 m, può spesso camminare oltre i 50 m, di rado camminare per lunghi tragitti, di rado su terreno
accidentato, egli può di rado salire le scale e non può più salire su scale a
pioli.

 

(…).”

                                         (doc.
148, p. 4 - inc. 1). 

 

                                         Prima di
procedere all’emanazione della decisione di rendita, il medico di __________ ha
ancora precisato che, alla luce dello status oggettivato durante la visita
medica di chiusura, “… per il solo pollice sinistro non ci sono postumi
infortunistici invalidanti suscettibili di modificare la capacità lavorativa.
Se l’assicurato non avesse avuto gli altri problemi sarebbe stato considerato
abile al lavoro al 100%.” (doc. 152 - inc. 1). 

 

                                         In
sostanza, per il medico di fiducia dell’amministrazione, l’assicurato potrebbe
esercitare, senza limitazioni, un’attività professionale alternativa a quella
di falegname, fisicamente leggera per quanto concerne il sollevamento/trasporto
di pesi ed il maneggio di attrezzi, da svolgere in posizione prevalentemente
seduta, eventualmente alternata seduta/eretta.

 

                                         Questo
Tribunale constata che l’apprezzamento del dott. __________ non é
sostanzialmente inficiato né dal rapporto afferente alla degenza 17 maggio-4
giugno 2010 presso la Clinica __________, elaborato dal dott. __________, spec.
FMH in reumatologia (doc. 128, p. 4 - inc. 1: “In merito all’abilità lavorativa
penso che il paziente é ormai inabile definitivamente al 100% come falegname, é
abile al 100% nell’ambito di un’attività leggera dove possa stare seduto, non
debba salire scale, in particolare a pioli.” - il corsivo é del redattore),
né dalla valutazione delle capacità funzionali (EFL) a cui l’insorgente é stato
sottoposto nel corso dell’estate 2010 presso la __________ (doc. 137, p. 5 -
inc. 1: “lavoro da molto leggero a leggero: tutto il giorno; rendimento
iniziale del 50% (con frequenti pause di recupero tra i diversi momenti di
lavoro); prevalentemente da seduti o dove sia possibile cambiare spesso
posizione di lavoro; reinserimento graduale al lavoro nel primo mese di
lavoro.”). 

                                         A
quest’ultimo riguardo, occorre però precisare che nella valutazione delle
capacità funzionali si é tenuto conto anche della problematica interessante il
rachide lombo-sacrale, non di pertinenza dell’assicurazione contro gli
infortuni (cfr. il consid. 2.3.3.). D’altro canto, nello svolgimento dei
test ergonomici la concordanza e la consistenza, nel caso concreto, sono state
insufficienti, visto che il paziente presentava una forte tendenza
all’aggravazione dei sintomi, tanto che la valutazione EFL é
stata giudicata inaffidabile (e ritenuto invece determinante l’apprezzamento
medico-diagnostico). Sulla rilevanza di una valutazione EFL per l’apprezzamento
della capacità lavorativa, si veda la STF 8C_547/2008 del 16
gennaio 2009, consid. 4.2.1, pubblicata in SVR 2009 IV nr. 26. 

 

                                         Dalla perizia 13 settembre
2011 della dott.ssa D. Santollino, Capo-clinica presso il Servizio di
psichiatria dell’Ospedale Malcantonese di Castelrotto, si evince che
l’assicurato soffre di una depressione reattiva medio-lieve (ICD-10:
F32.01), patologia „di recente insorgenza (se ne ha nozione dal giugno 2010)
…“. 

                                         Per la psichiatra
interpellata dall’Ufficio AI, „la situazione osservabile in sede di esame
peritale non soddisfa i criteri di Foester, sia per quanto riguarda la non
esigibilità di uno sforzo di volontà per reinserirsi nel mondo del lavoro, sia
riguardo la presenza di una patologia fisica cronicizzata grave e per la
perdita dell’integrazione sociale. Va annotato che la reazione depressiva
citata in diagnosi e sottolineata dal Medico curante, é di recente insorgenza
(se ne ha nozione dal giugno 2010) e, soprattutto, non ha indotto il Curante a
consigliare un supporto specialistico, né alcuna terapia mirata. Allo stato
attuale non si rintracciano elementi clinici di cronicità dell’affezione
depressiva. Ciò che viene osservato, pertanto, potrebbe beneficiare, anche in
modo significativo, di una farmacoterapia ad hoc e di un supporto psicoterapico
che aiuti l’A a comprendere che il suo titolo di studio non trova sbocchi nel
contesto lavorativo del paese in cui vive.“ 

                                         La dott.ssa Santollino ha
infine dichiarato Radivoje Simic inabile al lavoro in misura
non superiore al 30% (doc. G - inc. 32.2011.268). 

 

                                         Secondo
il TCA, può rimanere aperta la questione di sapere se l’affezione psichica
appena citata costituisce una conseguenza, naturale e adeguata, degli infortuni
assicurati, questione sulla quale l’INSAI non si é del resto pronunciato. In
effetti, come già statuito nella sentenza 32.2011.268 del 29 febbraio 2012 emanata nella causa parallela in materia di assicurazione per
l’invalidità, tenuto conto delle circostanze che emergono dalla perizia
psichiatrica (l’assenza di una problematica psichica grave, l’assenza di presa
a carico psichiatrica, né farmacologica né sotto forma di supporto
psicoterapico, l’assenza di elementi clinici di cronicità della patologia e la presenza
di fattori stressori estranei all’invalidità, innanzitutto il mancato
riconoscimento in Svizzera del titolo di studio conseguito nel paese di
origine), occorre ritenere, in ossequio alla giurisprudenza federale (cfr. SVR
1/2012 IV 1 p. 1 consid. 3.4.2.2 e riferimenti ivi citati), che il disturbo
psichico in questione non é di natura invalidante.

 

                                         Per
quanto attiene ai disturbi uditivi, questo Tribunale prende atto come nessuno
pretenda che essi costituiscano una conseguenza degli infortuni assicurati (l’istituto
assicuratore é infatti chiamato a decidere se essi rappresentano una malattia
professionale - cfr. doc. XX), motivo per cui questo aspetto esula dalla presente
procedura ricorsuale.

 

                                         Tutto ben considerato, in esito alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere
che, dal punto di vista medico, l’assicurato non è più in grado di esercitare
l’attività di falegname, svolta in precedenza. Nondimeno, sul mercato generale
del lavoro esistono delle attività che egli sarebbe in grado di svolgere a
tempo pieno e con un rendimento completo, nonostante il danno alla salute
infortunistico. 

                                         È
peraltro utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito, va rilevato che il Tribunale federale ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio
2003, consid. 4.7).

 

                            2.4.4.   Si
tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute
infortunistico.

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, secondo l’CO 1,
l'insorgente avrebbe guadagnato nel 2010, qualora non fosse rimasto vittima
degli infortuni assicurati, un importo annuo di fr. 64'301.25 (cfr. doc.
154 - inc. 1).

 

                                         Questo
dato, desunto dalle informazioni fornite direttamente dal datore di lavoro
(cfr. doc. 122B - inc. 1), può senz’altro essere fatto proprio dal TCA. 

 

                            2.4.5.   Per quanto riguarda il reddito da invalido, la
giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate
in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più basso,
nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

 

                                         L’Alta
Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).

 

                                         In una
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione di sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella
sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha
ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui
la nostra Massima Istanza ha stabilito che se il
guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% dal salario
statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai
sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le
ulteriori condizioni -, un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo
parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la
soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di
parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti,
nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono
giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una
deduzione per circostanze personali e professionali. 

 

                            2.4.6.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'assicuratore LAINF
resistente ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso alcune
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle attività leggere che
l'assicurato sarebbe in grado di esercitare tenuto conto delle sequele infortunistiche
che interessano l’arto inferiore sinistro, e meglio l’estrusore per stampaggio
a iniezione presso la __________ di __________, il preparatore di cioccolata
presso la ____________________, l’operaio addetto alla fabbricazione di trapani
presso la __________, il raffilatore presso la __________ e l’aiuto stampatore
presso la ____________________, i dipendenti di tali ditte percepivano in
media, nel 2010 (cfr., a questo proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p.
511ss.), un reddito annuo pari a fr. 48'078 (cfr. doc. 154 + allegati - inc.
1).

 

                                         D’altro canto, sempre in
conformità alla giurisprudenza suevocata, l'assicuratore infortuni ha fornito
informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che entrano in linea di
conto alla luce degli impedimenti presentati dall'assicurato, sul salario
massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In
effetti, dallo specchietto che figura sull’allegato al doc. 154 si evince che
sono 41 i posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e
massimo ammontano, rispettivamente, a fr. 31’655 e a fr. 67'222, e infine che
quello medio è di fr. 47'930.

 

                                         Il TCA
constata che il valore considerato dall’assicuratore LAINF convenuto (fr.
48'078) è superiore dello 0.38% rispetto alla media dei salari medi (fr.
47'930).

 

                                         In base
alla giurisprudenza federale, ciò non è però manifestamente sufficiente per
dubitare della rappresentatività del reddito da invalido stabilito in base alle
DPL. Basti ricordare che in una sentenza U 594/06 del 26 aprile 2007, l’Alta
Corte è pervenuta a questa stessa conclusione trattandosi di una differenza
dell’8% circa (cfr., pure, la STCA 35.2005.90 del 22 maggio 2006 consid. 2.9.,
pubblicata in RtiD II 2006 n. 54, in cui questo Tribunale ha deciso di fare
propria la prassi dell’__________ secondo la quale sono di principio tollerati
scostamenti sino al 10%). 

 

                                         In
conclusione - assodato che i cinque posti di lavoro segnalati
dall’amministrazione rispettano le limitazioni funzionali descritte nella
documentazione medica agli atti, aspetto riguardo al quale l’insorgente non ha
d’altronde sollevato specifiche obiezioni (cfr. STF 8C_285/2010 del 6 settembre
2010) -, il reddito da invalido è stato validamente determinato in base
alle DPL.

                                         Esso
ammonta a fr. 48'078.

                                         Decurtazioni
sul reddito da invalido stabilito in applicazione delle DPL non possono entrare
in linea di conto, considerato il sistema stesso su cui si fonda questa
modalità di fissazione del reddito (cfr. DTF 129 V 472 consid. 4.2.3).

 

                            2.4.7.   Il grado di
invalidità dell'insorgente - determinato confrontando i fr. 48'078 al reddito
che egli avrebbe potuto conseguire se non fossero intervenuti gli infortuni, e
cioè fr. 64'301.25 - risulta quindi essere del 25.23%, arrotondato al 25%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121, consid. 3.2. = SVR 2004 UV
Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 nella quale l'Alta Corte ha stabilito
che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la quale il risultato
aritmeticamente esatto del grado di invalidità va arrotondato per eccesso o per
difetto alla prossima cifra espressa in percentuale intera secondo le regole
applicabili in matematica, è applicabile immediatamente, nel senso che essa si
estende a decisioni contestate che, dal punto di vista temporale, sono state
emanate prima della pubblicazione della sentenza in questione).

 

                                         Visto che
a RI 1 è stata attribuita una rendita di invalidità proprio del 25%, la
decisione su opposizione impugnata merita di essere confermata.

 

                               2.5.   Entità
della menomazione all’integrità

 

                            2.5.1.   Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.5.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se
verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed
importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

                            2.5.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute
nell'Allegato 3 dell'OAINF. 

                                         Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato. 

 

                                         Questa tabella
- riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr.
RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,
ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4
OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                            2.5.4.   L’INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377
consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p.
221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                            2.5.5.   L’assicuratore
LAINF resistente, sentito il parere del proprio medico __________ __________,
ha assegnato al ricorrente un’IMI del 10% (cfr. doc. 158, p. 3 - inc. 1).

 

                                         Questa la
valutazione del dott. __________ contenuta nel referto relativo alla visita
medica di chiusura del 2 settembre 2010:

 

" 
REFERTO

 

Come esiti importanti e durevoli abbiamo in data
odierna dolore alla tibiotarsica a sinistra in stato da frattura Weber B
trattata conservativamente e con modica residua limitazione della funzionalità.

 

VALUTAZIONE

 

IMI 10%

 

GIUSTIFICAZIONE

 

I sintomi lamentati dall’assicurato e i reperti oggettivabili
sono al massimo paragonabili a quelli che si possono avere in caso di
un’artrosi della tibiotarsica di entità media.

Secondo la tabella 5.2 un’artrosi della
tibiotarsica di media entità da diritto a un’IMI tra il 5 e il 15%, si prende
il valore intermedio del 10%.

Per quanto attiene alla sindrome post-trombotica
l’assicurato presenta soltanto un lieve edema, appena percettibile a livello
dell’arto inferiore sinistro che sicuramente può essere curato con calza di
compressione, secondo la tabella 16.2 questo tipo di sindrome post-trombotica
non da diritto a un’indennità per menomazione dell’integrità.

La problematica al pollice sinistro, non da
diritto a un’indennità per menomazione dell’integrità in quanto l’assicurato ha
una funzione normale del pollice con un’opposizione completa.

I sintomi lamentati sono paragonabili al massimo
a quelli che si possono avere in caso di una lieve artrosi di un dito.

L’artrosi delle dita non da comunque diritto a
un’IMI.

I dolori alla schiena non sono di origine
post-traumatica.”

                                         (doc. 147
- inc. 1)

 

                            2.5.6.   Chiamato a pronunciarsi, il
TCA sottolinea che l'indennità per menomazione dell'integrità
si valuta sulla base di constatazioni mediche. Ciò significa che per tutti
quegli assicurati che presentano uno stesso status medico, la
menomazione all'integrità sarà la medesima; essa è, in effetti, stabilita in
maniera astratta, uguale per tutti. In altri termini, l'ammontare dell'IMI non
dipende dalle circostanze particolari del caso concreto, ma bensì da un
apprezzamento medico-teorico della menomazione fisica o psichica, a
prescindere da fattori soggettivi (DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121
consid. 4b e riferimenti ivi menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure,
STCA 35.2001.71 del 12 dicembre 2001, confermata dal TFA con pronunzia U 14/02
del 28 giugno 2002; cfr., altresì, Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 40s.).

                                         Ai
fini della determinazione dell’IMI, occorre perciò fare astrazione dai
disturbi soggettivamente accusati dall’assicurato che non trovano correlazione
sul piano oggettivo. In effetti, se si tenesse conto di disturbi (soltanto)
soggettivamente risentiti, non si giungerebbe più a una valutazione astratta e
egualitaria di una menomazione all’integrità.

 

                                         Nel caso di specie, questo
Tribunale rileva che, a margine della consultazione specialistica del 23
novembre 2009, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia, , aveva sottolineato che le alterazioni evidenziate non erano “…
totalmente correlabili con la sintomatologia dolorosa che il paziente presenta,
…”. Egli aveva peraltro suggerito l’esecuzione di un esame SPEC-TC del piede
sinistro (cfr. doc. 23, p. 3 - inc. 1).

                                         L’accertamento in
questione, effettuato nel corso del 2010 presso l’Ospedale cantonale di __________,
aveva consentito di oggettivare unicamente un’artrosi medio-dorsale lieve,
senza mostrare una massiccia captazione (cfr. doc. 111 - inc. 1). 

                                         Un’importante estensione della
sintomatologia é stata del resto segnalata anche nel rapporto relativo alla
valutazione delle capacità funzionali del 2 agosto 2010 (cfr. doc. 137 - inc.
1). 

 

                                         Alla luce di quanto
precede, non appare dunque censurabile in particolare il fatto che il medico __________
abbia comparato la situazione a livello dell’estremità inferiore sinistra a un quadro di artrosi della tibiotarsica di media entità e che, in
applicazione della tabella 5.2 edita dalla Divisione di medicina assicurativa dell’INSAI,
abbia quantificato nel 10% l’indennità spettante a RI 1.

 

                                         La
decisione su opposizione impugnata é quindi da confermare anche nella misura in
cui all’insorgente é stata assegnata un’IMI del 10%. 

 

                               2.6.   Deve essere
ancora verificato se il ricorrente può essere posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1.

 

                            2.6.1.   Ai sensi
dell'art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. 

                                         Se le
circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito
patrocinio. 

                                         Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 108 cpv. 1
lett. f LAINF, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002 (cfr. STFA U 114/03
del 3 luglio 2003, consid. 2.1.).

                                         L'art. 61
lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla
concessione dell'assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto
federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto
cantonale (cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, op. cit., art. 61 N. 86, p.
626).

                                         Le
condizioni cumulative per la concessione dell'assistenza giudiziaria
rimangono invariate rispetto al vecchio diritto, per cui trova ancora
applicazione la giurisprudenza elaborata in riferimento al v.art. 108 cpv. 1
lett. f LAINF (cfr. STFA U 114/03 del 3 luglio 2003, consid. 2.1.). 

                                         Tali
presupposti sono adempiuti qualora l'assistenza di un avvocato appaia
necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le
sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. Kieser, op.
cit., art. 61 N. 88s., cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl 94/1993
p. 517; STFA del 23 maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U
234/00; STFA del 15 marzo 2002 nella causa A., U 220 + 238/00; STFA del 5
settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; STFA del 7 dicembre 2001 nella causa B., I 194/00; DTF 125 V 202; DTF
121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a, DTF 124 I 1,
consid. 2a, pag. 2; SVR 1998 UV, Nr. 11, consid. 4b, pag. 31; SVR 1998 IV, Nr.
13, consid. 6b, pag. 47; STCA del 23 marzo 1998, nella causa G.I., 38.97.323;
STFA del 18 giugno 1999 nella causa D.V.).

 

                                         L’istante
va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla
difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento
e a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11ss.;
DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò è il caso vanno presi in considerazione
i redditi del richiedente e delle persone che hanno un obbligo di mantenimento
nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori, B. Cocchi, F.
Trezzini, Codice di procedura civile ticinese, 2a edizione, Lugano 2000, N. 20
ad art. 155, p. 479). L’obbligo dello Stato di accordare l’assistenza
giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di mantenimento derivante dal
diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano invece in linea di conto le
risorse finanziarie di parenti cui l’interessato potrebbe far capo a norma
dell’art. 328 e 329 CCS (B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 20 ad art. 155,
p. 479 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Non è
determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (A.
Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165). 

                                         Il limite
per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni sull’assistenza
giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai fini del diritto
esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c). All’importo
base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il 25% (cfr. STFA U
102/04 del 20 settembre 2004).

                                         L’indigenza
processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli
necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (cfr. RAMI 1996
U 254 p. 209 consid. 2; STFA del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., p. 3).

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TF ha precisato che una richiesta di
assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che
l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione
di un’automobile. Secondo l’Alta Corte il richiedente deve piuttosto -
indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere
considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in
grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono
essere naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno
esistenziale.

 

                                         L’attestato
municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo
(B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 10 ad art. 156, p. 490).

                                         Nella
commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche
l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. In effetti prima di
poter eventualmente richiedere l’assistenza giudiziaria dallo Stato, la persona
interessata, nel limite dell’esigibile, deve di principio attingere alla
propria sostanza (cfr. STF I 134/06 del 7 maggio 2007).

                                         Secondo
il TFA, si tiene conto dell’intera situazione economica della famiglia (STFA
non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., pag. 4, consid. 2 e
giurisprudenza citata non pubbl.). La sostanza deve tuttavia essere disponibile
al momento della litispendenza del processo o per lo meno a partire dal momento
in cui è presentata l’istanza e non solo alla fine della procedura (cfr. DTF
119 Ia 12 consid. 5; DTF 118 Ia 369ss).

                                         Generalmente
dal punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato
secondo la situazione esistente al momento della decisione (SVR 1998 UV Nr. 11 consid.
4a). 

                                         L’assistenza
giudiziaria può essere tuttavia concessa anche con effetto retroattivo nella
misura in cui i relativi presupposti sono adempiuti (cfr. SVR 2000 UV Nr. 3,
cfr. anche STCA 31.1998.50 del 12 marzo 2001).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, infine, la decisione di concessione dell’assistenza
giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione
processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato
materiale, ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto
retroattivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b).

 

                            2.6.2.   Per valutare
se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza,
si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di
esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48
consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

                                         Al minimo
esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA
U 102/04 del 20 settembre 2004).

 

                            2.6.3.   In concreto, risulta
dagli atti di causa che RI 1, coniugato e con una figlia di 16 anni a carico, é
al beneficio delle prestazioni assistenziali (cfr. la decisione 31 ottobre 2011
dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, acclusa al doc. XVI).

 

                                         In tali circostanze,
l'indigenza deve essere ammessa.

 

                                         Visto che
anche le altre due condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono
adempiute, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va
accolta riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione
economica dell'assicurata dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f
LPGA; U. Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 93; art. 9 Lag; relativamente al
gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA
del 4 maggio 2004 nella causa S., K 146/03, consid. 7.1.; STFA del 15 luglio
2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa
D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V
301, consid. 6).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
é respinto.

 

                                   2.   L’istanza
di assistenza giudiziaria è accolta.

 

                                   3.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti