# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6d3bcb90-5947-51bd-8c3d-b8cfe47dc416
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 02.10.2015 14.2015.180
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2015-180_2015-10-02.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2015.180

  	
  Lugano

  2 ottobre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo quale giudice unico (art. 48b LOG)
nella causa SO.2015.3519 (rigetto definitivo dell’opposizione) della Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 7 agosto 2015 da

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 1, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 26 settembre 2015 presentato da RE 1 contro
la decisione emessa il 17 settembre 2015 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con precetto esecutivo n. __________ emesso il 29 luglio 2015 dall’Ufficio
di esecuzione di Lugano, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 23'422.60
oltre agli interessi del 5% dal 4 dicembre 2014, indicando quale titolo di
credito le sentenze 30 marzo 2015 della Corte di appello e di revisione penale
(inc. 17.2015.24/36/47) e 4 dicembre 2014 della Corte delle assise correzionali
di Lugano (inc. 72.2014.12).

 

                            B.  Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 7 agosto 2015 CO
1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 5. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 21 agosto 2015.

 

                            C.  Statuendo con decisione 17 settembre 2015, il Pretore ha accolto l’istanza
e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta,
ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 210.– e un’indennità di fr. 400.–
a favore dell’istante.

 

                            D.  Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 27 settembre 2015 per ottenerne
l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Stante l’esito del giudizio
odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 27 settembre 2015 contro la sentenza notificata a RE 1 il 18
settembre, in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                           1.2  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate
in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv.
1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di
designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia
i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione
della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero
pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base
agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo
restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di
prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                           1.3  Nella
fattispecie il reclamante si limita a “rifare” opposizione alla richiesta della
controparte, rinviando ai motivi contenuti nelle sue osservazioni all’istanza.
Poiché egli non si confronta minimamente con la motivazione del Pretore, il
reclamo risulta d’acchito irricevibile.

 

                             2.  Per
abbondanza occorre del resto osservare come gli argomenti fatti valere in prima
sede non fossero idonei a mutare l’esito della causa. In virtù degli art. 80 e
81 LEF, infatti, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. Motivi di estinzione verificatisi prima e che sarebbero potuti essere
sollevati già nella procedura che ha portato alla sentenza non possono invece
più essere fatti valere in sede di rigetto (cfr. Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG
I, 2a ed. 2010, n. 5 ad art. 81 LEF). Ciò perché la procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess),
il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione
bensì l’esi­­stenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza
probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi
conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1). Tra quelle non rientrano
le censure riguardanti la situazione economica e sociale dell’escusso. Semmai,
egli può farle valere davanti all’ufficio d’esecuzione collaborando alla determinazione della parte
impignorabile del proprio reddito (cfr. art. 93 LEF) o in sede di realizzazione
dei beni pignorati, chiedendo se del caso la rateazione del pagamento del
credito posto in esecuzione (cfr. art. 123 LEF) (sentenza
della CEF 14.2014.173 del 10 settembre 2014, consid. 2.2).

 

                             3.  La tassa del presente giudizio seguirebbe
la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma le condizioni economiche presumibilmente
difficili in cui versa il reclamante, che risulta gravato di 12 attestati di
carenza di beni per quasi fr. 90'000.–, inducono a rinunciare –
eccezionalmente – a ogni prelievo, il quale rischierebbe di tradursi in oneri d’incasso
infruttuosi per l’ente pubblico. Non si pone invece problema di ripetibili, il
reclamo non essendo stato intimato alla controparte per osservazioni.

 

                             4.  Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 23'422.60,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è irricevibile.

 

                             2.  Non
si riscuotono spese processuali.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                 Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza fondamentale”
(art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).