# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d1c9e411-0b4a-54cd-81a2-37f002f1e883
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-12-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 13.12.2016 11.2014.108
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2014-108_2016-12-13.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2014.108

  	
  Lugano

  13 dicembre 2016/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa DM.2014.1 (modifica
di sentenza di divorzio) della Pretura della
giurisdizione di Locarno Città promossa con petizione del 29 gennaio 2014 dall'

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2),

  

 

giudicando sull'appello
del 22 dicembre 2014 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore
aggiunto il 17 novembre 2014;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AP 1 (1945) e AO 1 (1946) si
sono sposati a __________ il 7 aprile 1969. Dal matrimonio sono nati M__________
(1970) e N__________ (1980). Con sentenza del 16 dicembre 1999 il Pretore del
Distretto di Lugano, sezione 6, ha sciolto il matrimonio per divorzio, omologando
una convenzione che prevedeva – tra l'altro – quanto segue:

                                  2.   Per quanto concerne l'aspetto alimentare il
marito verserà alla moglie un alimento mensile di fr. 3500.–, irriducibile
fino al raggiungimento dell'età della pensione
dell'avente diritto (ex moglie). A partire da quella data l'alimento verrà
ridotto a fr. 3000.–, sempre a carattere irriducibile nel senso che (ad
esempio) la rendita AVS che percepirà la ex moglie non andrà ridotta dell'alimento
ma verrà percepita in aggiunta.

                                         3.   A titolo
di garanzia della rendita alimentare la stessa viene dichiarata successibile
per causa di morte dell'obbligato e in ogni caso si applicheranno le garanzie
previste dal nuovo diritto qualora l'ex marito non dovesse pagare puntualmente
l'alimento (ad esempio trattenute direttamente dai suoi debitori segnatamente
conduttori). 

 

                                  Tale sentenza è passata in
giudicato. Nel maggio del 2000 AP 1 si è risposato con __________ v__________,
dalla quale ha divorziato nel 2006. Da quell'unione non sono nati figli.

 

                            B.  Il 29 gennaio 2014 AP 1 si è
rivolto al Pretore della giurisdizione di Locarno Città per ottenere – previa
concessione del gratuito patrocinio – la soppressione della pensione alimentare
in favore di AO 1, facendo valere di non essere più in grado di versarla.
Analoghe richieste egli ha formulato già in via cautelare. 

 

                            C.  All'udienza del 20 febbraio
2014, indetta per il tentativo di conciliazione, le parti non hanno raggiunto
un'intesa. Hanno proceduto immediatamente perciò al contraddittorio cautelare e
alle prime arringhe. L'attore ha ribadito la propria domanda, mentre la
convenuta ha proposto di respingere l'azione, instando anch'essa per il
gratuito patrocinio. Il 12 maggio 2014 il Pretore aggiunto ha ammesso entrambe le parti al beneficio del
gratuito patrocinio.

 

                            D.  L'istruttoria è iniziata il
26 febbraio 2014 e si è chiusa l'11 giugno successivo. Alle arringhe finali le
parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nei rispettivi
memoriali del 21 luglio 2014 esse hanno riaffermato
le loro posizioni. Statuendo il 17 novembre 2014, il Pretore aggiunto ha
respinto la petizione senza riscuotere spese né assegnare ripetibili. 

 

                            E.  Contro la sentenza appena
citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 22 dicembre 2014 nel
quale chiede – previo conferimento del gratuito patrocinio – di riformare il
giudizio impugnato nel senso di accogliere la sua petizione. L'appello non è
stato intimato a AO 1 per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La modifica di sentenze di
divorzio passate in giudicato soggiace per analogia alla procedura che regola
il divorzio su azione di un coniuge (art. 284 cpv. 3 CPC). Le relative sentenze
dei Pretori sono impugnabili così entro 30 giorni se, trattandosi di modifiche
vertenti su pretese pecuniarie, queste raggiungevano il valore di almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione
riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 e 311 CPC). Ciò è
il caso in concreto, litigiosa essendo la soppressione del contributo
alimentare di fr. 3000.– mensili vita natural durante. Quanto alla tempestività
del rimedio giuridico, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore dell'attore
il 18 novembre 2014, ma il termine di ricorso è rimasto sospeso dal 18 dicembre 2014 al 2 gennaio 2015 in virtù dell'art.
145 cpv. 1 lett. c CPC. Introdotto il 22 dicembre 2014, l'appello in
esame è pertanto ricevibile.

 

                                  2.  La modifica di una sentenza di
divorzio emessa prima del 31 dicembre 1999 è retta dalle nor­me antecedenti la
revisione del diritto matrimoniale del 26 giugno 1998 (RU 1999 pag. 1118 seg.),
fatte salve le disposizioni relative ai figli e alla procedura (art. 7a
cpv. 3 tit. fin. CC). Alla disciplina di un contributo alimentare (art. 151
cpv. 1 vCC) o di una rendita di indigenza (art. 152 vCC) in favore del coniuge
divorziato continua ad applicarsi quindi l'art. 153 cpv. 2 vCC. La procedura
è regolata, per converso, dalla legge nuova (I CCA, sentenza inc. 11.2010.121
del 22 aprile 2013, consid. 3 con rinvii; v. anche Piotet in: Commentaire romand, CC II, Basilea 2016, n. 8
segg. ad art. 7a–7c tit. fin; Geiser
in: Basler Kommentar, ZGB II, 5ª edizione, n. 7 ad art. 7a–7b
tit. fin.). Il primo giudice si è fondato
pertinentemente sui medesimi principi.

 

                                  3.  Nella sentenza impugnata il Pretore aggiunto ha ritenuto
anzitutto che la clausola di irriducibilità del contributo alimentare pattuita dalle
parti nella convenzione sugli effetti del divorzio non ostasse a una richiesta
di riduzione in caso di mutate circostanze. Premesso ciò, egli ha accertato che
con un reddito da attività lucrativa di appena fr. 1473.– mensili al momento
del divorzio l'attore sapeva di dover far fronte al contributo alimentare per l'ex
moglie (rispettivamente di fr. 3500.– e di fr. 3000.– mensili) facendo capo al
provento di fr. 10 000.– mensili generato dalla sua sostanza immobiliare.
Il primo giudice ha appurato dipoi che l'attore percepisce oggi una rendita AVS
di fr. 1797.– mensili, ma che la sua sostan­za si è notevolmente ridotta,
giacché dal 2004 egli non è più proprietario di immobili e beneficia solo di un
usufrutto sull'appartamento in cui vive e dal quale è stato ricavato recente­mente
un altro alloggio da appigionare. Se non che, a mente del Pretore aggiunto, le operazioni
immobiliari da lui condotte sono state affrontate senza adeguate garanzie di contropartita,
nonostante la consapevolezza di dover versare all'ex moglie una pensione vitalizia,
ciò che non giustificava sicuramente i mutui senza interessi elargiti al figlio
N__________ e poi condonati. A parere del Pretore aggiunto, di conseguenza, l'impossibilità
di far fronte al versa­mento del contributo alimentare è riconducibile a scelte
unilaterali del debitore medesimo, senza che di tali scelte sia stata provata
la necessità o l'imprevedibilità. Anzi, ha soggiunto il primo giudice, nemmeno
si può escludere che le alienazioni immobiliari siano state intraprese dall'ex
marito per sottrarsi agli obblighi di mantenimento. Per il Pretore aggiunto,
infine, l'attore non ha dimostrato neppure di avere fatto ragionevolmente il
possibile per evitare di trovarsi nella situazione attuale. Onde, in
definitiva, il rigetto della petizione.

 

                             4.  Nell'appello
l'attore ribadisce di trovarsi oggi senza
mezzi per far fronte al contributo di mantenimento in favore dell'ex moglie.
Egli contesta che l'azzeramento delle proprie risorse derivi da decisioni
unilaterali, sostenendo che le operazioni da lui svolte erano dovute a uno
stato di necessità e a contingenze imprevedibili. A suo dire, egli si era assunto
l'impegno di versare una pensione vitalizia all'ex moglie perché ai tempi del
divorzio possedeva una cospicua sostanza immobiliare pervenuta dalla sua
famiglia. Tuttavia, egli soggiunge, nel corso degli anni tale sostanza si è consumata,
avendo egli assunto debiti della moglie per complessivi fr. 450 000.– accumulati
con l'esercizio della di lei attività lavorativa, avendo egli dovuto far fronte
al mantenimento del figlio N__________ a lui affidato, avendo egli sostentato l'ex
moglie per quasi ven­t'anni e avendo provveduto alla seconda moglie e ai di lei
figli. Che il deterioramento della sua situazione finanziaria sia dovuto a
circostanze non a lui imputabili è confermato anche – egli continua – dal
figlio N__________, così come dalle dichiarazioni d'imposta.

 

                                  L'attore
espone poi i motivi che l'hanno indotto ad alienare la sostanza, rilevando che
la decisione di vendere un “palazzo __________” a L__________ (particella n.
1658 RFD, di cui egli era comproprietario insieme con il fratello) non è stata
presa da lui unilateralmente, che il ricavo della vendita è stato prestato al
figlio N__________ perché acquistasse uno stabile di reddito ad A__________, su
cui è stato costituito un usufrutto in suo favore, e un analogo stabile a B__________.
In seguito l'immobile di A__________ è stato venduto, poiché il principale
conduttore (un istituto bancario) era intenzionato a trasferirsi altrove, e la mancanza
di introiti ha comportato la vendita anche dell'immobile di B__________. Riguardo
alla donazione al figlio di una casa a Mu__________ (particella n. 87 RFD), acquistata
in comproprietà con la seconda moglie nel 1998, l'appellante fa valere che l'operazione
è avvenuta di comune accordo con l'altra comproprietaria e che egli si è garantito
l'usufrutto su una parte dell'edificio. In ultima analisi, ricordata l'impossibilità
alla sua età di esercitare un'attività lucrativa e l'introito della sola rendita
AVS di fr. 1797.– mensili, egli reputa equo sopprimere il contributo di
mantenimento per l'ex moglie, tanto più che – egli epiloga – costei si dichiara
indigente, ma spende fr. 1800.– mensili per la locazione di un appartamento.

 

                             5.  I criteri che
giustificavano una modifica di un contributo alimentare per l'ex coniuge
secondo l'art. 153 cpv. 2 vCC sono già stati evo­cati dal Pretore aggiunto (sentenza
impugnata, consid. 3, pag. 9 segg.). Al proposito basti rammentare che, non
diversamente dal diritto attuale (art. 129 CC; v. DTF 138 III 292 consid. 11.1.1),
la soppressione di un contributo alimentare presupponeva, in capo al debitore, un
peggioramento della situazione economica dovuta a una modifica delle
circostanze ragguardevole, duratura e non prevista rispetto al momento in cui
la rendita era stata fissata, sempre che la diminuzione di reddito o l'aumento
del fabbisogno non si riconducesse a decisioni unilaterali del debitore medesimo
(DTF 120 II 4 consid. 5d, 118 II 231 consid. 2; sentenza del Tribunale
federale 5A_822/2012 del 26 febbraio 2013, consid. 4). Il giudizio implicava, per
il resto, un raffronto tra le condizioni finan­ziarie in cui si trovavano le
parti al momento del divorzio (rispettivamente al momento in cui il contributo
era stato modificato l'ultima volta) e la nuova situazione. Sapere in che
misura ciò giustificasse la soppressione o la riduzione della rendita non era
poi solo una questione di diritto, ma anche di equità (art. 4 CC; RtiD I-2006
pag. 666 consid. 4; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2010.104 del 3
settembre 2012, consid, 3).

 

                             6.  Nella fattispecie
non è contestato che al momento del divorzio AP 1 conseguiva un reddito di fr.
1473.– mensili da attività indipendente e un reddito di fr. 10 000.– mensili dalla
locazione della particella. n. 1658 RFD di L__________ (“palazzo __________”, comproprietà
in ragione di un mezzo con il fratello C__________). Egli era proprietario inoltre
della particella n. 220 RFD di __________ (già abitazione coniugale,
consistente in una villa di 10 locali con giardino, di 2525 m²), della particella
n. 750 RFD, sempre a __________, e della particella n. 629 RFD di __________,
situate in zona agricola, così come della quota di un quarto della particella n.
36 RFD di __________, gravata di usufrutto in favore della madre. Dagli atti
risulta che dopo di allora egli ha venduto tali proprietà, che ha mutuato il
ricavo della vendita della quota di comproprietà relativa alla particella n.
1658 RFD di L__________ (tra 1.5 e 2 milioni di franchi) al figlio N__________ perché
acquistasse un immobile di reddito ad A__________
(particella n. 1100 RFD), di cui egli si è riservato l'usufrutto, e un
analogo immobile a B__________ (particella n. 1294 RFD). Nel 2008 il figlio ha
venduto il primo immobile, rimborsando al padre il prestito ottenuto. Nel 2012 egli
ha venduto anche il secondo immobile, riuscendo a restituire solo parzialmente il
prestito, poi condonatogli dal padre. Infine nel 1998 AP 1 ha acquistato in comproprietà
con la seconda moglie la particella n. 87 RFD di Mu__________ e, dopo esserne
diventato proprietario esclusivo, l'ha donata nel 2004 al figlio N__________,
conservando un usufrutto parziale vita natural durante sui “locali
assegnati a sua libera disposizione”.

 

                                  Al momento in cui ha
promosso l'azione di modifica l'attore non era più proprietario di alcun fondo,
beneficiava unicamente del citato diritto d'usufrutto parziale sull'immobile a Mu__________,
percepiva una rendita AVS di fr. 1797.– mensili, cui si aggiungeva il provento di
fr. 2370.– mensili per consulenze in ambito di infortunistica stradale e la
tenuta di corsi di psicologia stradale nell'Università __________ di __________,
e possedeva un capitale di complessivi fr. 347 470.–, di cui fr. 90 000.– corrispondenti
a un prestito da incassare e fr. 34 000.– depositati presso un avvocato. 

 

                             7.  Posto ciò, dal
profilo dei redditi la situazione di AP 1 non appare destinata a migliorare.
Alla rendita AVS si può aggiungere tutt'al più il provento della locazione
dell'appartamento ricavato nella casa di Mu__________, quantificabile in fr.
1600.–/1800.– mensili, fondo sul quale gravano però oneri ipotecari di oltre
fr. 3000.– mensili. Non può più prospettarsi invece, trattandosi di un
uomo ormai settantenne, alcun reddito da attività lucrativa. Quanto alla sostanza di fr. 223 470.–, il
rimanente apparendo di difficile – se non impossibile – incasso, quand'anche si
volesse stimare un reddito dell'1.25% annuo (art. 12 lett. i OPP 2), il provento sarebbe trascurabile (circa fr. 230.–
mensili), mentre ove si imponesse un consumo di capitale, l'attore potrebbe prelevare,
data l'aspettativa di vita, circa fr. 1000.– mensili, senza che ciò giovi
sensibilmente alla sua posizione.

 

                                  Relativamente alla
sostanza immobiliare, appare escluso che AP 1 possa ricostituirsi quella esistente
al momento del divorzio. Il problema è che nell'appello egli si limita a riaffermare
i motivi che l'hanno indotto a spossessarsi degli immobili, contestando di
averne deciso unilateralmente l'alienazione, ma non si confronta con l'argomentazione
del Pretore, secondo cui gli si possono rimproverare le modalità con cui egli ha
proceduto alle operazioni, senza garantirsi un'adeguata contropartita
nonostante sapesse di dover versare all'ex moglie un contributo alimentare a vita
e senza poter contare su sufficienti introiti da attività lucrativa. Ora, per sostanziare
una censura d'appello non basta ribadire il proprio convincimento, riprendendo
quanto affermato nel memoriale conclusivo davanti al primo giudice. Occorre
spiegare perché l'opinione del Pretore sarebbe erronea, ciò che nel caso
specifico fa completo difetto. Insufficientemente motivato, al proposito l'appello
si rivela finanche irricevibile (nel senso del­l'art. 311 cpv. 1 CPC; cfr. sentenza
del Tribunale federale 4A_290/2014 del 1° settembre 2014 consid. 3.1, in: RSPC
2015 pag. 52).

 

                             8.  Si aggiunga
che la situazione economica dell'appellante non appare nemmeno del tutto
trasparente. Premesso che, come egli ammette, l'attore ha mantenuto l'ex moglie,
il figlio, la seconda moglie e i di lei figli, così come ha acquistato la casa a
Mu__________ grazie ai suoi redditi e ai ricavi delle vendite delle sue
proprietà immobiliari nel __________, “salvo la quota del palazzo __________” (interrogatorio
dell'11 giugno 2014: verbali, pag. 6), zone d'ombra rimangono sulla
destinazione del rimborso del prestito accordato al figlio N__________ per
l'operazione di A__________. Dal fascicolo processuale si evince che il mutuo ammontava
a fr. 1 275 000.–, importo bonificato sul conto del figlio presso la __________
Banca lo stesso giorno in cui è stata chiesta l'iscrizione del trapasso
immobiliare nel registro fondiario. Dall'estratto bancario di quell'anno
risulta però che, dopo avere ricevuto quella somma, alla fine dell'anno il
saldo del conto ammontava a soli fr. 14 106.–, senza che sia stata fornita alcuna spiegazione
al riguardo. Certo, in quel­l'an­no l'attore
ha acquistato due automobili per fr. 256 000.– complessivi (una L__________
per fr. 60 000.–, tuttora in suo possesso, e un'A__________ per fr.
196 000.–,
rivenduta nel 2009 per fr. 100 000.–), ha mantenuto il figlio, ha partecipato per il
48% al finanziamento del capitale azionario di fr. 100 000.– della
società di quest'ultimo (__________SA), ha pagato ammortamenti e oneri
ipotecari del­l'immobile a Mu__________ per circa fr. 40 000.– (deposizione
di N__________, dell'11 giugno 2014: verbali, pag. 2 e 3), ma sulla consistente
rimanenza regna totale incertezza.

 

                                  Incongruenze
permangono Anche sul destino dell'operazione di B__________, ove appena si
pensi che l'appellante ha dichiarato di avere condonato il debito al figlio e
che i ricavi della vendita, dalla quale non è stato conseguito alcun guadagno,
sono ser­viti “prevalentemente ad azzerare i debiti (ivi compresi quelli della ex
moglie AO 1) e tasse arretrate di entrambi” (doc. H). Il figlio ha affermato invece di avere solo
parzialmente rimborsato il prestito, salvo precisare che la ristrutturazione
dell'immobile a Mu__________, costata fr. 80
000.–, è stata finanziata “con quanto
rimaneva dall'operazione di B__________” (deposizione di N__________, 

                                  del­­l'11 giugno
2014: verbali, pag. 3).

 

                             9.  Nelle circostanze
descritte l'attore non risulta avere addotto, come gli incombeva, gli elementi
necessari per consentire un affidabile raffronto tra la sua situazione al
momento del divorzio e quella esistente al momento in cui egli ha introdotto l'azione
di modifica. Le varie operazioni immobiliari saranno state fors'anche
necessarie, non dovute a malvolere né a grossolana negligenza. Sta di fatto
che, perfettamente a conoscenza dei suoi doveri di mantenimento verso la convenuta,
l'appellante non poteva disconoscere che tali operazioni gli avrebbero precluso
la possibilità di onorare il versamento di una pensione alimentare pattuita a
vita, irriducibile e finanche “successibile in caso di morte dell'obbligato”, così come avrebbero impedito l'attivazione delle
garanzie per il pagamento della pensione (“trattenute dirette dai conduttori”) previste
nella convenzione sugli effetti del divorzio.
Valesse il contrario, del resto, ogni obbligato alimentare potrebbe rinunciare
di propria iniziativa – in tutto o in parte – a introiti di qualsiasi natura,
senza assumere la responsabilità delle proprie opzioni. Ne segue che, privo di
consistenza, l'appello vede la sua sorte segnata.

 

                                10.  Le spese del giudizio odierno seguono la soccombenza
(art. 106 cpv. 1 CPC), mentre non si pone problema di ripetibili, l'appello non
essendo stato comunicato a AO 1 per osservazioni. La richiesta di gratuito
patrocinio non può entrare in linea di conto, il ricorso apparendo destituito
fin dall'inizio di probabilità di successo (art. 117 lett. b CPC), tanto da non
essere stato intimato – appunto – alla controparte. Delle verosimili difficoltà
finanziare in cui versa l'interessato si tiene conto, in ogni modo, moderando
per quanto possibile gli oneri processuali.

                                        

                           11.  Circa
i rimedi esperibili sul piano federale contro l'odierna sentenza (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge sicuramente la soglia di 30 000.– ai fini
dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  L'appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

                             2.  Le
spese processuali di fr. 800.– sono poste a carico dell'appellante. 

 

                                   3.   La richiesta di gratuito patrocinio è respinta.

 

                             4.  Notificazione a:

	
   

  	
  –
  avv.; 

  –
  avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).