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**Case Identifier:** 012a0982-b195-53bb-a45b-1395686262ec
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-08-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.08.2023 C-4557/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-4557-2021_2023-08-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte III 

C-4557/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  11  a g o s t o  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Christoph Rohrer (presidente del collegio),  

Michael Peterli, Caroline Bissegger,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinata dall'avv. Sebastiano Pau-Lessi, Mattei & 

Partners Studio Legale SA,  

ricorrente,   
 

 
contro 

 

 
SUVA,  

autorità inferiore.   
 

 
 

Oggetto 

 
assicurazione infortuni, sicurezza sul lavoro e tutela  

della salute, avvertimento di livello 3  

(decisione su opposizione del 14 settembre 2021). 

 

 

 

C-4557/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______ è una società anonima, iscritta al registro di commercio del 

Cantone B._______ il (…) 1994, avente quale scopo la realizzazione di 

lavori di sopra e sottostruttura, genio civile e dell'edilizia in Svizzera e all'e-

stero, la realizzazione di transazioni immobiliari di tutti i generi, come l'ac-

quisizione, l'amministrazione, la locazione e l'alienazione di fondi, l'elabo-

razione, la progettazione e la pianificazione delle costruzioni in quanto 

committente o imprenditore generale. La società può acquistare quote di 

società che detengono immobili. La società può intraprendere tutte le mi-

sure e concludere tutti gli affari volti a promuovere o facilitare la realizza-

zione del proprio scopo (estratto online del registro di commercio del Can-

tone B._______ della menzionata società; consultato il 4 agosto 2022). 

B.  

B.a All’inizio del 2021 alla A._______ sono stati deliberati, sulla base del 

capitolato allestito dallo studio progettista, C._______, i lavori di impresa 

generale, nell’ambito del rinnovo dell’immobile “D._______”, sito a 

E._______.  

Nel suddetto capitolato il progettista ha precisato che, sulla base del rap-

porto di ispezione delle sostanze nocive allestito il 15 febbraio 2021 

dall’ing. F._______ – esperto abilitato in amianto, incaricato dalla proprietà 

prima dell’inizio dei lavori – si poteva escludere la presenza di amianto o di 

altri materiali pericolosi nel piano terra dell’edificio risalente a prima del 

1991 (cfr. doc. C e D allegati al doc. TAF 1).  

B.b Con decisione dell’11 giugno 2021, a seguito del controllo effettuato 

sul cantiere il 10 giugno 2021 (doc. TAF 25 allegato 1) – nel quale era stata 

constatata una verifica non rappresentativa dei materiali oggetto di lavora-

zione potenzialmente nocivi – la SUVA ha formalizzato la sospensione dei 

lavori in attesa di chiarire la situazione. Le analisi supplementari ordinate 

dalla SUVA hanno confermato la presenza di amianto nella colla delle pia-

strelle (doc. TAF 25 allegato 5, 6, 7). Non potendosi escludere una conta-

minazione degli ambienti di lavoro, nei giorni seguenti è intervenuta una 

ditta specializzata che ha proceduto con successo alla bonifica degli stessi 

(doc. TAF 27 allegato 12, A). 

B.c Ritenendo che il personale della A._______ era stato esposto a fibre 

d’amianto respirabili presso il cantiere in parola, in ossequio alla procedura 

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d’esecuzione, il 22 giugno 2021 la SUVA ha comminato all’impresa un av-

vertimento di livello 3 (doc. TAF 25 allegato 8). 

B.d Il 20 luglio 2021 la A._______, per il tramite del proprio patrocinatore, 

ha presentato opposizione contro il citato avvertimento. Ritenendo di aver 

agito in conformità della legge e delle regole dell’arte – essendosi dapprima 

attenuta a quanto previsto nel capitolato nel quale, sulla base del rapporto 

peritale del 15 febbraio 2021, era stata espressamente esclusa la presenza 

di amianto ed avendo sollecitamente dato seguito alle misure indicate dalla 

SUVA e prontamente interrotto i lavori – essa ne ha quindi chiesto l’annul-

lamento (doc. TAF 27 allegato 10).  

B.e Con decisione su opposizione del 14 settembre 2021 la SUVA ha con-

fermato il proprio provvedimento e respinto l’opposizione, rammentando in 

particolare che il datore di lavoro ha una responsabilità oggettiva nel ga-

rantire e migliorare la sicurezza sul lavoro e quindi prevenire l’insorgenza 

d’infortuni e malattie professionali nell’espletamento delle attività aziendali 

e ciò indipendentemente dal fatto che siano coinvolti degli specialisti o che 

esegua delle lavorazioni progettate da terzi (doc. B allegato al doc. TAF 1). 

C.  

Contro la suddetta decisione il 14 ottobre 2021 A._______, sempre rappre-

sentata dal proprio patrocinatore, ha interposto ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale chiedendone la riforma, nel senso dell’accogli-

mento dell’opposizione avverso la decisione del 22 giugno 2021 e l’annul-

lamento della stessa. L’insorgente contesta di aver agito contrariamente 

alle disposizioni legali riguardanti la sicurezza sul lavoro e alla Direttiva 

CFSL N. 6403 sull’amianto. Alla luce delle chiare indicazioni esposte nel 

rapporto d’ispezione dell’ing. F._______, l’insorgente ritiene che non vi 

fosse alcuna ragione oggettiva per sospettare della presenza di materiali 

nocivi per i propri lavoratori e di conseguenza adottare misure supplemen-

tari, oltre a quelle già disposte dalla committenza. La ricorrente ritiene che 

non era certo suo compito valutare la completezza e l’attendibilità del rap-

porto dell’esperto – non avendone per altro le competenze – e che né la 

normativa né la prassi impongono di raccogliere più pareri specialistici o 

delle “second opinions”. Tanto più che né il capitolato d’appalto, né il rap-

porto peritale hanno mai fatto la distinzione fra piastrelle “vere e proprie” e 

“tipo pietra” (operata in seguito dalla SUVA) e che il campione n. 5 (quello 

prelevato dalla colla delle piastrelle orizzontali) è stato preso proprio vicino 

alla zona di taglio del pavimento. L’impresa ha quindi ribadito che la re-

sponsabilità del datore di lavoro concorre con quella dei vari attori coinvolti 

nel cantiere, in particolare con quella degli specialisti incaricati di valutare 

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la presenza di materiali pericolosi. Non avendo motivo di sospettare 

dell’inattendibilità della valutazione peritale, né potendole essere attribuita 

alcuna responsabilità per l’errore dell’esperto, la ricorrente ritiene che l’av-

vertimento è una misura inadeguata, ingiusta e lesiva del principio della 

proporzionalità (doc. TAF 1).  

C.a Con decisione incidentale del 25 ottobre 2021 la ricorrente è stata in-

vitata a versare un anticipo di fr. 3'000.- corrispondente alle presunte spese 

processuali, tempestivamente saldato il 4 novembre 2021 (doc. TAF 2, 6).  

C.b Con decisione del 24 novembre 2021 il Tribunale ha respinto l’istanza 

tendente alla restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso (doc. TAF 12). 

C.c Con risposta del 17 dicembre 2021 la SUVA ha contestato le allega-

zioni della ricorrente, ribadendo che il datore di lavoro è oggettivamente 

responsabile per garantire e migliorare la sicurezza sul lavoro e per preve-

nire l’insorgenza d’infortuni e malattie professionali nell’espletamento delle 

attività aziendali. La presenza di un esperto non libera il datore di lavoro 

dalle proprie responsabilità; pertanto le carenze della valutazione peritale 

non lo esentano dai propri doveri nei confronti dei propri impiegati. La SUVA 

si è quindi riconfermata nella propria posizione chiedendo il rigetto del ri-

corso (doc. TAF 15). 

C.d Con replica del 27 gennaio 2022, duplica del 1° marzo 2022 e osser-

vazioni spontanee della ricorrente del 21 marzo 2022, le parti si sono so-

stanzialmente riconfermate nelle proprie antitetiche posizioni (doc. TAF 17, 

19, 22). 

D.  

D.a Con ordinanza del 25 novembre 2022 (doc. TAF 24) e del 15 dicembre 

2022 (doc. TAF 26) la SUVA è stata invitata a trasmettere l’incarto corre-

dato di un indice degli atti e privo dei documenti irrilevanti per la presente 

vertenza oltre che una serie di informazioni; richiesta a cui ha adempiuto 

con gli scritti del 7 dicembre 2022 e del 5 gennaio 2023 (doc. TAF 25, 27).  

D.b Con ordinanza del 7 febbraio 2023 alle parti e all’ing. F._______ sono 

stati posti una serie di quesiti di delucidazione (doc. TAF 28, 29), ai quali 

hanno risposto rispettivamente il 1° marzo 2023, il 7 marzo 2023 e il 24 

aprile 2023 (doc. TAF 33, 34, 37).  

D.c Altri fatti saranno esposti, se necessario, nei considerandi in diritto.  

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Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e con piena co-

gnizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF) rispettivamente l'am-

missibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2 

e relativi riferimenti). 

1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all'art. 

32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF in combinazione 

con l'art. 33 lett. e LTAF e con l'art. 109 lett. c LAINF (RS 832.20), i ricorsi 

contro le decisioni su opposizione, ai sensi dell'art. 5 PA, rese dalla SUVA 

in materia di disposizioni per prevenire gli infortuni e le malattie professio-

nali. 

1.3 In virtù dell'art. 37 LTAF, la procedura dinanzi al Tribunale amministra-

tivo federale è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti. 

Secondo l'art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni sociali 

non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA (RS 

830.1). Giusta l'art. 2 LPGA, le disposizioni della LPGA sono applicabili alle 

assicurazioni sociali disciplinate dalla legislazione federale, se e per 

quanto le singole leggi sulle assicurazioni sociali lo prevedano. Ora, l'art. 1 

LAINF stabilisce che le disposizioni della LPGA sono applicabili all'assicu-

razione contro gli infortuni, sempre che la LAINF non deroghi alla LPGA. 

1.4  

1.4.1 Ai sensi dell'art. 59 LPGA, ha diritto di ricorrere chiunque è toccato 

dalla decisione o dalla decisione su opposizione ed ha un interesse degno 

di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione.  

1.4.2 L'avvertimento ai sensi dell’art. 62 cpv. 1 dell'ordinanza del 19 dicem-

bre 1983 sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali 

(OPI; RS 832.30) è un atto con cui il datore di lavoro è invitato ad ovviare 

per il futuro alla violazione delle prescrizioni in materia di sicurezza sul la-

voro. L'avvertimento è impugnabile mediante ricorso, potendo comportare 

diverse conseguenze per l’azienda destinataria. L'interesse a ricorrere sus-

siste anche se le misure richieste sono state eseguite o se il cantiere è 

terminato (sentenze del TAF C-629/2013 del 1° giugno 2015 consid. 3.2 e 

C-7967/2010 del 3 dicembre 2012 consid. 1.4 e relativi riferimenti; DTAF 

2010/37 consid. 2.4.3 e 2.4.4). 

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1.4.3 La ricorrente ha un interesse degno di protezione all'annullamento o 

alla modifica della decisione su opposizione impugnata dal momento che, 

quale datrice di lavoro, è particolarmente toccata dal suddetto provvedi-

mento con cui è stata avvertita che, in caso di rinnovata infrazione alle pre-

scrizioni concernenti la sicurezza sul lavoro, l'impresa sarebbe stata attri-

buita entro un anno dall'ultima infrazione, senza alcuna comunicazione, ad 

un grado superiore della tariffa dei premi (avvertimento livello 3 del 22 giu-

gno 2021, confermato mediante decisione su opposizione del 14 settembre 

2021). Per conseguenza, l’insorgente ha diritto di ricorrere nel caso in 

esame (art. 59 LPGA). 

1.5 Il ricorso è stato interposto tempestivamente e rispetta i requisiti previsti 

dalla legge (art. 50 e 52 PA). L'anticipo spese è stato corrisposto entro i 

termini accordati. Il ricorso è pertanto ammissibile. 

2.  

2.1 Nell’ambito della procedura di ricorso l’insorgente può fare valere la 

violazione del diritto federale, l'eccesso o l'abuso del potere d'apprezza-

mento, l'accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rile-

vanti e l'inadeguatezza (art. 49 PA per rimando dell'art. 37 LTAF).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale esamina liberamente il diritto fede-

rale, l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza senza essere vincolato dai 

considerandi della decisione impugnata o dai motivi invocati dalle parti. In 

altri termini, il ricorso potrebbe essere accolto per ragioni diverse da quelle 

addotte dalla ricorrente (art. 62 cpv. 4 PA) o respinto in virtù d'argomenti 

che la decisione impugnata non ha preso in considerazione (cfr. DTF 134 

III 102 consid. 1.1 e 133 V 515 consid. 1.3 e relativo riferimento; sentenza 

del TAF C-3900/2018 del 29 novembre 2021 consid. 3). 

2.3 Secondo giurisprudenza anche un'autorità di ricorso che dispone di 

piena cognizione deve rispettare il potere d'apprezzamento dell'autorità in-

feriore. In tale ambito deve certo correggere una decisione inadeguata, ma 

non può sostituire il suo apprezzamento a quello dell'autorità inferiore e 

deve rispettarne il diritto di scegliere, tra più soluzioni adeguate, quella ri-

tenuta più opportuna (DTF 133 II 35 consid. 3 e 126 V 75 consid. 6). Il 

Tribunale amministrativo federale deve pertanto limitarsi a controllare la 

decisione dell'istanza inferiore e non sostituirsi ad essa (cfr. DTF 126 V 75 

consid. 6). In particolare, nell'applicazione di nozioni giuridiche indetermi-

nate oppure se la questione da giudicare presuppone delle conoscenze 

tecniche, scientifiche o economiche altamente specializzate, il Tribunale 

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deve esaminare la decisione impugnata con un certo riserbo (DTF 135 II 

296 consid. 4.4.3, 133 II 35 consid. 3 e 128 V 159 consid. 3b/cc). In siffatte 

circostanze, qualora si tratti di valutare delle questioni tecniche, scientifiche 

o economiche specifiche, il Tribunale non si scosta dalle valutazioni dell'au-

torità inferiore, che dispone delle necessarie conoscenze, salvo che ve ne 

sia particolare necessità (DTF 135 II 296 consid. 4.4.3 e 133 II 35 consid. 

3; DTAF 2010/25 consid. 2.4.1; sentenze del TAF C-2422/2014 del 9 gen-

naio 2017 consid. 4.2 e C-6229/2011 del 5 maggio 2014 consid. 4.2). Ad 

ogni buon conto, questo vale nella misura in cui l'autorità inferiore abbia 

esaminato gli aspetti essenziali per la decisione e abbia eseguito i neces-

sari chiarimenti in modo attento e completo (DTF 139 II 185 E. 9.3; 138 II 

77 E. 6.4; sentenza del TAF C-3397/2020 del 29 agosto 2022 consid. 4.3; 

C-3900/2018 del 29 novembre 2021 consid. 3; C-5910/2019 del 23 feb-

braio 2021 consid. 2.4). 

2.4 Dal profilo temporale, con riserva di disposizioni particolari di diritto 

transitorio, sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della rea-

lizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o 

che produce conseguenze giuridiche (DTF 143 V 446 consid. 3.3; 139 V 

335 consid. 6.2; 138 V 475 consid. 3.1). Nel caso in esame la violazione 

delle norme sulla prevenzione degli infortuni è stata constatata l’11 giugno 

2021 e si applicano pertanto di principio le disposizioni in vigore a tale data, 

segnatamente l’ordinanza sulla sicurezza e la protezione della salute dei 

lavoratori nei lavori di costruzione del 29 giugno 2005 (OLCostr; RS 

832.311.141) in vigore fino al 31 gennaio 2021.  

3.  

3.1 Oggetto impugnato è la decisione su opposizione del 14 settembre 

2021 con cui è stata confermata la decisione del 22 giugno 2021.  

3.2 Oggetto del contendere è costituito dalla questione se A._______ ab-

bia, o meno, violato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro e se, 

di conseguenza, l'avvertimento di livello 3 pronunciato nei confronti dell'im-

presa da parte della SUVA sia, o meno, giustificato. 

4.  

4.1 A tenore dell’art. 81 LAINF le prescrizioni inerenti alla prevenzione degli 

infortuni e delle malattie professionali si applicano, salvo eccezioni 

espresse, a tutte le aziende i cui lavoratori eseguono lavori in Svizzera. 

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4.2 L’art. 82 cpv. 1 LAINF stabilisce che il datore di lavoro deve prendere 

tutte le misure ritenute per esperienza necessarie, tecnicamente applicabili 

e adatte alle circostanze, al fine di prevenire gli infortuni professionali e le 

malattie professionali. A tale scopo, in base alla delega conferita dall’art. 

83 cpv. 1 LAINF, il Consiglio federale ha emanato una serie di prescrizioni, 

fra le quali figurano in particolare le già citate ordinanze sulla prevenzione 

degli infortuni (OPI) e sui lavori di costruzione (OLCostr). 

4.2.1 Giusta l’art. 3 cpv. 1 OPI, per garantire e migliorare la sicurezza sul 

lavoro, il datore di lavoro deve prendere ogni disposizione e provvedimento 

di protezione che soddisfi le prescrizioni della presente ordinanza e le 

prescrizioni concernenti la sicurezza sul lavoro applicabili alla sua azienda, 

come anche le altre norme riconosciute in materia di tecnica della 

sicurezza e di medicina del lavoro. Dovendo garantire che l'efficacia delle 

misure e delle installazioni di protezione non siano compromesse, il datore 

di lavoro è tenuto a controllarle a intervalli adeguati (art. 3 cpv. 2 OPI). In 

caso di modifiche a costruzioni il datore di lavoro deve inoltre adeguare le 

misure e le installazioni di protezione alle nuove circostanze (art. 3 cpv. 3 

prima frase OPI). Se sono prodotte, trasformate, utilizzate, conservate, 

manipolate o depositate sostanze nocive, oppure se i lavoratori possono 

essere altrimenti esposti a sostanze in concentrazioni pericolose per la 

salute, l’art. 44 cpv. 1 OPI prevede che le misure di protezione richieste 

dalle caratteristiche di queste sostanze devono essere adottate. La SUVA 

può emanare direttive sulle concentrazioni massime ammissibili e sui valori 

limite degli agenti fisici nei posti di lavoro (art. 50 cpv. 3 OPI). 

4.2.2 Giusta l’art. 60 cpv. 1 OLCostr, nella versione in vigore fino al 31 di-

cembre 2021 di seguito vOLCostr), prima d’iniziare i lavori di smantella-

mento occorre valutare i rischi in termini di sicurezza e di salute. Occorre 

in particolare prendere le misure necessarie per impedire che i lavoratori 

vengano a contatto con materiali quali polvere, asbesto (amianto), bifenile 

policlorato (PCB), gas oppure con sostanze chimiche o radiazioni che pos-

sano nuocere alla loro salute (cpv. 2 let. c).  

4.2.3 Al riguardo l’art. 3 vOLCostr stabilisce che la pianificazione dei lavori 

di costruzione deve ridurre al minimo il rischio d’infortuni professionali, di 

malattie professionali o di danni alla salute e garantire l’applicazione delle 

misure di sicurezza necessarie, in particolare durante l’utilizzazione delle 

attrezzature di lavoro (cpv. 1). Se vi è il sospetto che siano presenti so-

stanze particolarmente tossiche come l’amianto o i PCB, il datore di lavoro 

deve accertare accuratamente i pericoli e deve valutare i relativi rischi. In 

base a tali analisi devono essere pianificate le misure necessarie (cpv. 1bis). 

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Il datore di lavoro che nell’ambito di un contratto di appalto si impegna 

come appaltatore a eseguire lavori di costruzione deve verificare, prima di 

concludere il contratto, quali sono le misure necessarie a garantire la sicu-

rezza sul lavoro e la protezione della salute dei lavoratori (cpv. 2 prima 

frase). Le misure proprie al cantiere non ancora adottate e le misure dipen-

denti dai risultati della valutazione dei rischi secondo il capoverso 1bis de-

vono essere integrate nel contratto d’appalto e specificate nella stessa 

forma utilizzata per gli altri oggetti. Il contratto di appalto deve menzionare 

anche le misure già adottate (cpv. 2 seconda e terza frase). 

4.3  

4.3.1 La Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul la-

voro (CFSL), istituita in base all’art. 85 cpv. 2 LAINF, delimita i singoli campi 

d’esecuzione, nella misura in cui il Consiglio federale non ha emanato di-

sposizioni in merito e provvede all’applicazione uniforme delle prescrizioni 

sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali nelle aziende 

(art. 85 cpv. 3 LAINF).  

4.3.2 Per assicurare un’applicazione uniforme e adeguata delle prescri-

zioni concernenti la sicurezza sul lavoro (art. 52a cpv. 1 OPI) e per deter-

minare la procedura a cui soggiacciono gli organi esecutivi qualora svol-

gano controlli, diano istruzioni o adottino provvedimenti esecutivi (art. 53 

let. a OPI) la CFSL può inoltre emanare delle disposizioni procedurali. Di 

tale competenza essa ha fatto uso pubblicando diverse Direttive e un Ma-

nuale (Manuale della procedura d'esecuzione per la sicurezza sul lavoro; 

in seguito: Manuale CFSL). Le Direttive della CFSL non costituiscono delle 

norme direttamente vincolanti, ma piuttosto delle disposizioni concrete che 

non vincolano il datore di lavoro, che resta libero di attuare in modo diverso 

prescrizioni concernenti la sicurezza sul lavoro (art. 52a cpv. 3 OPI). Tutta-

via, se il datore di lavoro si attiene alle direttive, si presume che adempia 

alle prescrizioni concernenti la sicurezza sul lavoro concretizzate dalle di-

rettive medesime (art. 52a cpv. 2 OPI). Il Manuale CFSL, destinato in primo 

luogo agli organi d'esecuzione, contiene istruzioni e indicazioni riguardo 

alla procedura per le visite d'aziende, come anche la prescrizione e l'impo-

sizione di misure per la sicurezza sul lavoro, nell'intento di promuovere un 

approccio uniforme e giuridicamente coerente nella pratica (cfr. anche sen-

tenze del TAF C-5910/2019 del 23 febbraio 2021 consid. 3.3 e C-

2173/2019 del 13 ottobre 2020 consid. 4.1). 

4.3.3 La Direttiva CFSL n. 6503 (2008) sull’amianto (pubblicata su 

https://www.ekas.admin.ch/download.php?id=2758, consultato il 25 aprile 

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2023) riflette lo stato dell'arte in relazione ai lavori di rimozione dell'amianto 

e al riguardo precisa quanto segue: 

5.1.1 Sospetta presenza di amianto  

Indizi chiari sulla presenza di amianto sono forniti da precedenti accertamenti 

o da segnalazioni da parte di terzi (proprietari di immobili, committenti, proget-

tisti, ecc.).  

La presenza di amianto può essere dedotta dai seguenti fattori:  

− età dell’edificio e dei materiali utilizzati per la costruzione o la succes-

siva ristrutturazione;  

− presenza di determinati prodotti e applicazioni, ad esempio manufatti 

in cemento-amianto, applicazioni antincendio, rivestimenti sintetici per 

pavimenti multistrato e simili;  

− presenza di manufatti tipici di un determinato settore (ad es. quadri 

elettrici in cemento-amianto o stucchi per finestre).  

Importante: nella pubblicazione Suva 84024 «Amianto: come riconoscerlo e in-

tervenire correttamente» sono elencate le applicazioni più comuni di amianto 

(vedi allegato). 

5.1.2 Individuazione dei pericoli, valutazione dei rischi  

Eseguendo l’individuazione dei pericoli e la valutazione dei rischi, bisogna chia-

rire innanzitutto se i lavori previsti possono rilasciare notevoli quantità di fibre 

nocive alla salute. È quindi importante sapere:  

− se le fibre di amianto, presenti nel materiale, si presentano debolmente 

o fortemente agglomerate (per le definizioni vedi il punto 4);  

− se e come il materiale verrà lavorato;  

− la durata e la gravità dei lavori. 

Per la valutazione si possono consultare le regole riconosciute della tecnica (ad 

es. le disposizioni della presente direttiva e gli opuscoli Suva dedicati 

all’amianto, vedi allegato) oppure bisogna rivolgersi a degli specialisti in grado 

di eseguire una valutazione professionale dei rischi e di pianificare i lavori.  

Spesso, per escludere la presenza di amianto o per verificare quanto è elevato 

il potenziale di rilascio di fibre di un materiale, può essere utile svolgere delle 

analisi sui materiali o altri tipi di accertamenti. Sulla base dei dati raccolti è pos-

sibile adottare adeguate misure.  

C’è anche la possibilità di evitare approfonditi accertamenti e di trattare il ma-

teriale sospetto come se si trattasse di materiale contenente amianto, vale a 

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Pagina 11 

dire bisogna pianificare le misure necessarie in base alle regole della tecnica 

applicabili ai materiali contenenti amianto. 

5.1.3 Pianificazione delle misure 

(…) 

5.1.4 Contratto d’appalto  

Se, nell’ambito di un contratto d’appalto, un datore di lavoro si impegna ad ese-

guire dei lavori di costruzione in qualità di imprenditore, in caso di presenza di 

materiali contenenti amianto deve essere espressamente citato nel contratto 

che devono essere rispettati i requisiti indicati nella presente direttiva (CFSL 

6503 amianto). Nel contratto d’appalto bisogna anche stabilire come procedere 

se si riscontra la presenza di materiali contenenti amianto quando i lavori sono 

già iniziati o se si ha il sospetto che determinati materiali possano essere con-

taminati da amianto.  

5.1.5 Inaspettata comparsa di materiali contenenti amianto durante i lavori  

Se, una volta iniziati i lavori edili, inaspettatamente si riscontra la presenza di 

amianto, bisogna sospendere i lavori. Bisogna avvisare il committente affinché 

venga stabilita la successiva procedura. I lavori possono essere ripresi solo 

dopo aver svolto un’ulteriore individuazione dei pericoli e una nuova valuta-

zione dei rischi in base al punto 5.1.2 e dopo aver pianificato nuovamente le 

misure secondo il punto 5.1.3. 

5.2 Lavori di demolizione tradizionale e selettiva  

Prima di iniziare una demolizione (tradizionale o selettiva) bisogna rimuovere 

correttamente i materiali contenenti amianto, ad es. isolamenti in amianto 

spruzzato, pannelli leggeri, tessuti d’amianto o pannelli in cemento-amianto.  

5.3 Lavori su materiali contenenti amianto  

Prima di iniziare qualsivoglia intervento di ristrutturazione o riparazione, occorre 

rimuovere per prima cosa i materiali contenenti amianto. I lavori su piccole su-

perfici possono essere svolti se, in base ad una valutazione dei rischi, si è in 

grado di dimostrare che il rischio per i lavoratori è basso e che sono state ri-

spettate le necessarie misure di protezione indicate ai punti 6–8 

4.3.4 L’allegato 1 della Direttiva CFSL n. 6503 (2008) sull’amianto elenca 

una serie di ulteriori regole tecniche emanate da SUVA, UFSP e Forum 

C-4557/2021 

Pagina 12 

Amianto Svizzera (FACH) che rientrano nel campo di applicazione della 

stessa. L’allegato 2 invece precisa la procedura operativa in caso di so-

spetta presenza di amianto. 

5.  

5.1 Secondo l'art. 85 cpv. 1 LAINF gli organi esecutivi della SUVA si occu-

pano dell'attuazione delle disposizioni in materia di prevenzione degli infor-

tuni e delle malattie professionali. 

5.2 I controlli relativi alle prescrizioni concernenti la sicurezza sul lavoro, in 

esecuzione degli art. 81-88 LAINF, sono retti dagli art. 60 segg. OPI. A 

norma dell'art. 62 OPI, l'organo d'esecuzione competente, se, durante un'i-

spezione, accerta un'infrazione alle prescrizioni concernenti la sicurezza 

sul lavoro, ne avverte il datore di lavoro e gli fissa un congruo termine per 

ovviarvi. L'avvertimento deve essere confermato per scritto al datore di la-

voro (cpv. 1). In caso d'urgenza, l'organo d'esecuzione rinuncia all'avverti-

mento e prende una decisione secondo l'art. 64 OPI. Se sono necessari 

provvedimenti provvisionali, dev'essere informata l'autorità cantonale inca-

ricata dell'assistenza giudiziaria (cpv. 2). Dal tenore dell'art. 62 OPI emerge 

che requisito per la pronuncia di un avvertimento è l'esistenza di un'infra-

zione alle prescrizioni in materia di sicurezza sul lavoro. Determinanti sono 

in particolare le norme atte a prevenire gli infortuni e le malattie professio-

nali (sentenza del TAF C-629/2013 consid. 6.4; DTF 116 V 255 consid. 4). 

5.3 Secondo il Manuale CFSL della procedura d'esecuzione per la sicu-

rezza sul lavoro, l'organo d’esecuzione competente pronuncia di regola 

dapprima quattro avvertimenti e poi sanziona il datore di lavoro con un au-

mento dei premi (art. 92 al. 3 LAINF). In caso d’urgenza, l’organo d’esecu-

zione competente rinuncia all’avvertimento e prende una decisione (art. 62 

cpv. 2 OPI). Giusta l’art. 92 cpv. 3 LAINF, ogni infrazione alle prescrizioni 

relative alla sicurezza sul lavoro – a prescindere dalla gravità dell'infrazione 

e indipendentemente dal fatto che un incidente si sia, o meno, verificato – 

può essere sanzionata con un aumento del premio se tale provvedimento 

è conforme ai principi generali del diritto, quali in particolare il principio della 

proporzionalità. Ora, per procedere alla ponderazione dei diversi interessi 

coinvolti, l'autorità deve prendere in considerazione tutte le infrazioni com-

messe dal datore di lavoro, indipendentemente dalla procedura nell'ambito 

della quale le infrazioni sono state constatate (sentenze del TAF C-

7967/2010 consid. 2.2.5 e C-640/2008 del 18 agosto 2009 consid. 4.2.4; 

DTAF 37/2010 consid. 2.4.2.2 e 2.4.2.3). 

C-4557/2021 

Pagina 13 

6.  

6.1 Nell’evenienza concreta il 10 giugno 2021 l’ispettore della SUVA 

G._______ ha effettuato un sopralluogo presso il cantiere D._______ a 

E._______, dove era in atto una ristrutturazione dei locali del piano terreno. 

Tenuto conto dell’età dello stabile, edificato prima del 1991 e della tipologia 

di lavori deliberati alla ricorrente, richiedenti l’esecuzione di lavorazioni 

meccaniche su parti dell’edificio, sussisteva infatti un concreto sospetto 

circa la presenza di materiali contenenti amianto. Visionato il rapporto di 

perizia presente in cantiere (nella versione allestita il 15 febbraio 2021 

dall’ing. F._______), l’ispettore ha constatato che rispetto alle lavorazioni 

eseguite dalla ricorrente, alcuni dei materiali oggetto di lavorazioni non 

erano stati verificati o quantomeno non lo erano stati in modo rappresen-

tativo. Non potendosi escludere la presenza di materiali potenzialmente 

pericolosi e pertanto di una situazione di possibile rischio per la salute dei 

lavoratori, è stata ordinata, dapprima verbalmente, in seguito con decisione 

dell’11 giugno 2021, la sospensione dei lavori all’interno dei locali interes-

sati sino a che un accertamento completo non fosse stato eseguito. Con 

rapporto del 17 giugno 2021, redatto a seguito di un’ulteriore campionatura, 

l’ing. F._______ ha riferito che dalle ulteriori analisi emergeva che la colla 

delle piastrelle era positiva all’amianto e che pertanto una contaminazione 

degli ambienti di lavoro non era da escludere. Il perito ha quindi indicato le 

misure da mettere in atto prima di poter riprendere i lavori. È stata quindi 

fatta intervenire una ditta specializzata in bonifiche d’amianto, che ha por-

tato a termine con successo la decontaminazione dei locali.  

Ritenendo che il personale della ditta A._______ era stato esposto a fibre 

d'amianto respirabili, avendo lavorato meccanicamente materiali conte-

nenti amianto (taglio pavimento composto di piastrelle in pietra artificiale la 

cui colla conteneva amianto), con decisione del 22 giugno 2021, riferendosi 

alle disposizioni della procedura d’esecuzione e tenendo conto del fatto 

che la ricorrente era già stata oggetto di altri provvedimenti, la SUVA ha 

pronunciato nei suoi confronti un avvertimento di livello 3.  

6.2 Dal canto suo, l’insorgente ritiene di essersi attenuta scrupolosamente 

alle disposizioni relative alla sicurezza sul lavoro, nonché alla procedura 

operativa in caso di sospetta presenza di amianto e contesta che le circo-

stanze del caso concreto imponessero l’adozione di misure specifiche. 

Essa rileva di aver eseguito i lavori sulla base del capitolato d’appalto, che 

escludeva espressamente la presenza di amianto nei locali e sui materiali 

oggetto di lavorazione. La presenza di sostanze nocive, in ragione dell’età 

dell’edificio, era stata infatti sospettata dal committente e dal progettista, 

C-4557/2021 

Pagina 14 

che avevano quindi incaricato l’ing. F._______ di eseguire le opportune ve-

rifiche e di allestire un rapporto peritale. Essendo il suddetto rapporto inte-

grato agli atti d’appalto e non avendo avuto la ricorrente alcun motivo di 

dubitare della completezza o della rappresentatività degli accertamenti 

svolti dal perito, essa ha quindi proceduto con le lavorazioni che le erano 

state commissionate. Contrariamente all’opinione della SUVA, l’insorgente 

non ritiene che fosse suo compito mettere in dubbio l’avviso di un perito, 

non disponendo per altro delle competenze e delle conoscenze necessarie 

a valutare la bontà della perizia. A maggior ragione tenuto conto del fatto 

che il campione di pavimento (campione n. 5) prelevato dal perito corri-

spondeva proprio alle piastrelle che sarebbero state oggetto di lavorazione 

e che quest’ultimo non fa alcuna distinzione fra piastrelle di pietra e pia-

strelle normali. La ricorrente si oppone pertanto alla critica della SUVA, se-

condo la quale dal momento che la lavorazione andava a toccare la pietra 

e il rapporto dell’ing. F._______ indicava che la pietra sarebbe stata man-

tenuta, essa avrebbe dovuto approfondire la questione. Essa ritiene infatti 

che alla luce della procedura prevista dalla vOLCostr e dalla Direttiva CFSL 

6503, l’individuazione dei pericoli e la valutazione dei rischi era stata quan-

tomeno formalmente esperita. Per contro, il fatto che la stessa non fosse 

sostanzialmente attendibile, alla luce dell’incompletezza del parere 

dell’esperto, non può essere a lei imputabile, né tantomeno costituire un 

elemento di pregiudizio in relazione al proprio operato. Non sussistendo 

una violazione delle norme volte a tutelare la salute dei lavoratori, non è 

pertanto giustificata la pronuncia di un avvertimento nei suoi confronti. 

Tanto più che essa ha prontamente e integralmente adempiuto all’ingiun-

zione di interrompere i lavori in attesa delle nuove analisi, come pure in 

attesa della bonifica da parte della ditta specializzata.  

6.3 Tenuto conto delle argomentazioni addotte dalla SUVA nella decisione 

su opposizione impugnata come pure nella risposta di causa, occorre 

quindi valutare se con il proprio comportamento il datore di lavoro ha disat-

teso ai propri obblighi. Nel caso non vi siano motivi giustificativi che per-

mettano alla ricorrente di liberarsi dalla propria responsabilità occorrerà 

quindi esaminare se la sanzione comminata, l’ammonimento di livello 3, è 

corretta e proporzionata alla violazione commessa.  

7.  

In una prima contestazione la ricorrente nega la propria responsabilità per 

il mancato rispetto delle misure volte a prevenire gli infortuni, lasciando in-

tendere che incombeva innanzitutto al perito incaricato dalla committenza 

il compito di eseguire i necessari accertamenti nei locali oggetto di lavora-

zione e in seconda battuta alla committenza, o al progettista il compito di 

C-4557/2021 

Pagina 15 

verificare che tali accertamenti fossero conformi alla tipologia di opere de-

liberate con il capitolato d’appalto. Con questo reclamo, la ricorrente sposta 

la controversia relativa alla sua responsabilità in quanto datore di lavoro, 

alla questione della corresponsabilità per gli accertamenti carenti riguardo 

alla sospetta presenza di amianto, che non è tuttavia oggetto del presente 

procedimento, che si limita alla violazione delle prescrizioni sulla preven-

zione degli infortuni e delle malattie professionali da parte del datore di 

lavoro. 

Giova infatti rammentare che colui che collabora alla direzione o all'esecu-

zione di una costruzione è responsabile del rispetto delle regole d'arte di 

sua competenza. In materia di prevenzione di infortuni, colui che ha creato 

il rischio non è il solo responsabile. Ogni datore di lavoro che ha constatato 

dei difetti che potrebbero esporre i suoi subordinati ad un pericolo che sa-

rebbe possibile evitare è tenuto a sopprimerlo e a fare in modo che le pre-

scrizioni in materia di prevenzione degli infortuni siano rispettate (DTF 109 

IV 15 consid. 2). L'eventuale corresponsabilità di un terzo non modifica la 

situazione di non conformità del cantiere e non solleva l'azienda ricorrente 

dall'obbligo di occuparsi, in qualità di datore di lavoro, del rispetto delle mi-

sure di sicurezza nei locali in cui il suo personale è chiamato a lavorare (cfr. 

sentenza del TAF C-8704/2007 del 13 luglio 2009, consid. 5.3.3).  

8.  

In una seconda contestazione l’insorgente obietta di non aver avuto motivo 

di dubitare della completezza e dell’affidabilità del rapporto del 15 febbraio 

2021. Dalla lettura dello stesso e avendo per altro ricevuto espresse ga-

ranzie dalla direzione lavori sull’assenza di amianto, ci si poteva aspettare 

che gli accertamenti svolti dall’ing. F._______ e le conclusioni tratte da 

quest’ultimo fossero conformi alle regole dell’arte. In quanto impresa gene-

rale la ricorrente non aveva, a suo dire, neppure le competenze per valu-

tare e mettere in discussione tale rapporto. 

8.1 A tal proposito, è utile rilevare che le “misure necessarie per espe-

rienza” menzionate dall’art. 82 cpv. 1 LAINF vengono determinate sulla 

base di criteri oggettivi e dell’esperienza generale con rischi uguali o simili, 

non sulla base dell’esperienza soggettiva. Menzionando le misure “tecni-

camente applicabili e adatte alle circostanze” (nella versione tedesca 

[Stand der Technik] e francese [état de la technique]) la normativa si riferi-

sce a tutte le specifiche tecniche che, secondo l'opinione prevalente a li-

vello nazionale o internazionale, sono idonee a garantire la sicurezza di 

uno specifico dispositivo tecnico o di una specifica attrezzatura a un costo 

ragionevole. Le direttive e le linee guida (della SUVA, della CFSL, della 

C-4557/2021 

Pagina 16 

SECO), la letteratura specializzata e la prassi operativa riflettono general-

mente lo stato attuale della tecnica (cfr. Basler Kommentar UVG-HANS-JA-

KOB MOSIMANN, Art. 82 N2; Kommentar zum schweizerischen Sozialversi-

cherungsrecht – Hürzeler/Kieser, ADRIAN VON KAENEL, ad Art. 82 UVG, N3-

4). 

8.2 Nel caso in esame è pacifico il fatto che nell’ambito della riattazione 

della D._______, a fronte dell’età dell’edificio e dei materiali utilizzati per la 

costruzione, vi fossero indizi chiari sulla possibile presenza di amianto (ci-

fra 5.1.1 Direttiva CFSL n. 6503). Ciò che è mancato e che viene contestato 

alla ricorrente è sostanzialmente la fase successiva, ossia quella dell’indi-

viduazione dei pericoli e la valutazione dei rischi (cifra 5.1.2 Direttiva CFSL 

n. 6503). Infatti, sebbene un perito fosse stato incaricato dell’analisi dei 

materiali ed avesse escluso la presenza di amianto, prima dell’inizio dei 

lavori l’insorgente – dovendo accertare accuratamente, in quanto datore di 

lavoro, i pericoli e valutare i relativi rischi (art. 3 cpv. 1bis vOLCostr), onde 

disporre le eventuali misure necessarie a garantire la sicurezza sul lavoro 

e la protezione della salute dei lavoratori (cpv. 2 prima frase) o evitare che 

le stesse siano compromesse (art. 3 cpv. 1 e 2 OPI) – era comunque tenuta 

ad esaminare in maniera critica e prudenziale il rapporto del 15 febbraio 

2021. 

8.3 Dal rapporto d’ispezione del 15 febbraio 2021 risulta che per tutto il 

pavimento del piano terra di D._______, è stato eseguito da parte del perito 

un unico prelievo, al centro del locale, risultato negativo all’amianto (cam-

pione n. 5). Una sola campionatura per una superficie di oltre 800 metri 

quadrati. Un unico prelievo nonostante il pavimento del locale fosse com-

posto di materiali differenti. Orbene, non occorre essere un esperto per 

rendersi conto che la perizia in parola non possa ritenersi affatto rappre-

sentativa e qui di seguito se ne dirà nel dettaglio la ragione. 

8.3.1 Occorre innanzitutto rilevare che nel rapporto d’ispezione del 15 

febbraio 2021 figura una descrizione degli interventi di riattazione con la 

precisazione secondo cui, nel quadro della rimozione delle piastrelle a 

pavimento, “la pietra verrà mantenuta” (cfr. consid. 8.3.2). Non emerge 

tuttavia esplicitamente da quale tipo di piastrella è stato prelevato il 

campione n. 5 (si cfr. doc. D allegato al doc TAF 1 [pag. 5]). Nell’ambito 

dell’istruttoria complementare condotta dinnanzi a questo Tribunale, l’ing. 

F._______ ha spiegato che al momento dell’esecuzione della prima 

ispezione in febbraio 2021, il progetto era ancora allo stadio di domanda di 

costruzione e pertanto non conteneva ancora “il dettaglio riguardante il 

taglio della pavimentazione necessario per l’esecuzione di un taglio fonico 

C-4557/2021 

Pagina 17 

tra le due unità” (doc. TAF 34). A dire del perito, essendo in quel momento 

prevista la sola rimozione delle piastrelle “vere e proprie”, è soltanto su 

quelle che si è concentrata la prima campionatura (cfr. doc. TAF 34), 

aspetto per altro neppure contestato dalla ricorrente. 

Anche se non vi è traccia agli atti della corrispondenza con la committenza, 

né copia della documentazione in possesso dell’ing. F._______ in febbraio 

2021 la fondatezza delle affermazioni del perito è del tutto plausibile, dal 

momento che all’epoca dell’attribuzione del mandato egli non era a 

conoscenza dell’esatta disposizione della parete divisoria, né del fatto che 

la sua posa avrebbe richiesto il taglio delle piastrelle “tipo pietra”. Tali 

dettagli risultano essere stati definiti solo in seguito, con il progetto 

definitivo, così come indicati nella pianta del piano terra del 15 marzo 2021 

(doc. E, F, G allegato al doc. TAF 1). Ora, sebbene l’ing. F._______ fosse 

stato istruito circa il fatto che la pietra del pavimento sarebbe stata 

mantenuta (cfr. doc. D allegato al doc TAF 1 [pag. 5]), nel rapporto del 15 

febbraio 2021 egli ha indicato in modo esplicito che: “qualora durante i 

lavori dovessero apparire ulteriori materiali suscettibili di contenere 

amianto oppure modifiche al progetto coinvolgessero altre parti della 

costruzione non esaminate nel presente rapporto, sarà premura della 

committenza e della direzione lavori avvertire l’esperto amianto per 

concordare il proseguimento dei lavori” (cfr. doc. D allegato al doc TAF 1 

[pag. 7]). Dall’istruttoria emerge quindi che al momento dell’allestimento 

della perizia, l’ing. F._______ era confrontato con dei piani provvisori. In 

seguito i lavori di riattazione sono stati concretizzati nel progetto definitivo, 

che tuttavia il perito non ha avuto modo di visionare prima dell’avvio dei 

lavori. La ricorrente quindi non può prevalersi in buona fede del suddetto 

rapporto peritale sostenendo che non può più esserci il sospetto di 

presenza di amianto (doc. TAF 39), dal momento che con il progetto 

definitivo erano previsti dei lavori supplementari rispetto a quelli che erano 

stati valutati dal perito. Essendo in presenza di una modifica del progetto, 

era quindi necessario procedere a un nuovo esame, come indicato dal 

perito.  

Ad ogni buon conto, è innegabile che nel rapporto del 15 febbraio 2021 un 

solo campione di colla è stato prelevato, nonostante esistessero due tipi di 

piastrella (“vere e proprie” e “tipo pietra”) entrambi oggetto di lavorazione 

secondo il progetto definitivo. 

8.3.2 La ricorrente, impresa generale con una comprovata esperienza nel 

settore dell’edilizia, minimizza le proprie competenze nel sostenere che 

non avrebbe potuto accorgersi delle “lacune della perizia”.  

C-4557/2021 

Pagina 18 

Nell’esaminare il rapporto d’ispezione del 15 febbraio 2021 quest’ultima 

avrebbe potuto e dovuto accorgersi del fatto che la sola campionatura ese-

guita sul pavimento dell’intero locale neppure precisava da quale tipologia 

di piastrella essa proveniva. La ricorrente conferma inoltre quanto affer-

mato dal perito, ossia che al momento dell’erezione della prima perizia era 

prevista certo la “rimozione delle piastrelle a pavimento”, ma pure che “la 

pietra (venisse, ndr.) mantenuta” (si cfr. doc. TAF 1, pp. 2, 3, 4). Tale circo-

stanza, unita al fatto che le opere di capomastro comprendevano sia la 

rimozione delle piastrelle “vere e proprie”, che il taglio del pavimento in un 

punto in cui vi erano piastrelle di “tipo pietra” (cfr. doc. C, doc. E e doc G 

allegato al doc TAF 1) – le uniche che la ricorrente ammette di aver lavorato 

(cfr. doc. TAF 33) – avrebbe dovuto indurla ad approfondire la questione, 

sincerandosi che le piastrelle oggetto di lavorazione corrispondevano ef-

fettivamente alla tipologia testata. Tantopiù che il capitolato d’appalto (nel 

quale era previsto il taglio del pavimento), sebbene non datato, era stato 

palesemente allestito posteriormente alla perizia del 15 febbraio 2021 (che 

tale taglio non prevedeva), dal momento che ad essa faceva espresso ri-

ferimento (cfr. doc. C allegato al doc. TAF 1). A fronte di una potenziale 

modifica della tipologia di intervento rispetto a quanto prospettato al perito, 

la ricorrente – a cui incombe il compito di verificare a intervalli regolari che 

le misure suscettibili di garantire l’efficacia delle misure a tutela della sicu-

rezza sul lavoro non siano compromesse (cfr. consid. 4.2.1) – avrebbe do-

vuto dimostrare maggiore diligenza nell’indagare la questione.  

Dalla documentazione agli atti, tuttavia, non emerge alcun 

approfondimento in tal senso da parte dell’insorgente, né alcuna richiesta 

di chiarimento alla committenza, al progettista o finanche direttamente al 

perito. Circostanza di cui la ricorrente, per altro, neppure si avvale.  

8.3.3 Nondimeno, stando a quanto affermato in sede ricorsuale, una 

riflessione su questo aspetto l’insorgente parrebbe averla fatta. Essa infatti 

sostiene di non aver reputato necessario procedere ad ulteriori 

accertamenti sul pavimento, dal momento che il campione n. 5 era stato 

estratto proprio nella zona dove sarebbe poi stato fatto il taglio per la posa 

della parete divisoria tra unità e ritenendo – erroneamente – che la tipologia 

di piastrella testata fosse la stessa di quella da lavorare. 

A dimostrazione di tale circostanza essa produce la pianta del piano terra 

del progetto definitivo (datato 15 marzo 2021), in cui in rosso è segnalato 

il percorso e la localizzazione della suddetta parete divisoria tra unità e 

dove essa ha segnato il presunto punto in cui è stato prelevato il campione 

n. 5 (cfr. doc. F allegato al doc TAF 1). Un esame attento della pianta 

C-4557/2021 

Pagina 19 

allegata al rapporto d’ispezione del 15 febbraio 2021, permette tuttavia di 

constatare che la campionatura è stata eseguita in un altro punto del 

pavimento rispetto a quello indicato dalla ricorrente. Un punto su cui per 

altro neppure transita la parete divisoria in parola (si cfr. doc. D, F, G 

allegato al doc TAF 1 [pag. 9]). 

Gli ulteriori accertamenti condotti da questo Tribunale hanno inoltre 

permesso di confermare che la tipologia di piastrella testata (di tipo “vero e 

proprio”) nella prima perizia, non era la medesima di quella su cui stava 

effettivamente lavorando l’insorgente al momento in cui è stata fatta 

l’ispezione da parte della SUVA (di “tipo pietra”) (doc. G allegato al doc. 

TAF 1 e doc. TAF 34).  

8.3.4 Infine, la ricorrente sostiene – a torto – che la distinzione fra la tipo-

logia di piastrelle del pavimento è stata fatta per la prima volta dalla SUVA 

nel provvedimento impugnato. Se è vero che prima di allora nessuno si era 

riferito alle piastrelle definendole “vere e proprie” e “tipo pietra”, è altrettanto 

incontestabile – essendovene prova agli atti – che già i progettisti in sede 

di capitolato avevano attirato l’attenzione sulla differente composizione del 

pavimento del piano terra di D._______. Nella “descrizione delle opere di 

capomastro” (doc. C allegato al doc TAF 1), si fa riferimento a tre tipi di 

rivestimento dei pavimenti: le piastrelle (da rimuovere), la pietra (da man-

tenere), la copertura in vinile nella camera appartamento (da rimuovere). 

Pure la perizia del 15 febbraio 2021 fa riferimento a due tipi di materiale, 

laddove indica espressamente che nell’ambito della rimozione delle pia-

strelle del pavimento “la pietra verrà mantenuta”, ciò che presuppone esi-

stere piastrelle di almeno un altro tipo.  

Ne consegue che già al momento dell’allestimento dell’offerta, ma al più 

tardi all’avvio dei lavori in cantiere, la ricorrente poteva prendere atto del 

fatto che il pavimento era composto da piastrelle differenti. Tale consape-

volezza, oltre che rendere pretestuosa la contestazione in questa sede, 

avrebbe dovuto indurla, al momento della pianificazione dei lavori ordinati 

dal committente e della sottoscrizione del contratto d’appalto, a chiedere 

maggiori informazioni al riguardo e ad agire con maggiore prudenza, trat-

tando se del caso il materiale sospetto come se si trattasse di materiale 

contenente amianto (cfr. cifra 5.1.2 in fine Direttiva CFSL n. 6503). Siccome 

la perizia del 15 febbraio 2021 partiva dal presupposto che le piastrelle di 

“tipo pietra” non sarebbero state lavorate, prima della posa della parete 

divisoria prevista dal piano del 15 marzo 2021, con conseguente taglio 

delle suddette piastrelle, un’ulteriore campionatura sui materiali non testati 

del pavimento s’imponeva.  

C-4557/2021 

Pagina 20 

8.3.5 Al netto delle argomentazioni appena esposte, questo Tribunale os-

serva che non occorre disporre di particolari competenze specialistiche in 

materia di rilevamento dell’amianto – tantopiù a una ditta come A._______, 

da quasi trent’anni presente sul territorio come impresa generale (IDI CHE-

[…]) – per accorgersi che una sola campionatura su di un pavimento di 

oltre 800 metri quadrati, in un edificio palesemente a rischio (a fronte 

dell’età e dei materiali utilizzati), non può essere né sufficiente, né rappre-

sentativa. È infatti bastata una sola campionatura supplementare sulla 

colla delle piastrelle di “tipo pietra” (cfr. dichiarazioni del perito [doc. TAF 

34]), per dimostrare la presenza di amianto (cfr. rapporto del 16 giugno 

2021 [doc. I allegato al doc TAF 1]). Mostrando il giusto grado di diligenza, 

la ricorrente che sapeva di dover lavorare le piastrelle di “tipo pietra” per la 

realizzazione del taglio fonico per l’apposizione della parete divisoria (doc. 

TAF 33), avrebbe dovuto chiedere l’esecuzione di tale campionatura prima 

dell’inizio dei lavori, onde garantire la sicurezza dei propri lavoratori.  

9.  

In definitiva, a prescindere da qualsiasi considerazione sulle cause che 

hanno condotto a una violazione delle disposizioni sulla prevenzione degli 

infortuni e su eventuali corresponsabilità della committenza, del progettista 

o dell’ing. F._______, occorre concludere che la A._______ ha commesso 

una violazione degli art. 3 cpv. 1 e 1bis e 60 cpv. 1 e 2 vOLCostr (come pure 

della cifra 5.1.2 in fine Direttiva CFSL n. 6503), non avendo accertato ade-

guatamente la presenza di sostanze pericolose, pianificato i lavori di co-

struzione in modo tale da ridurre al minimo il rischio di infortuni sul lavoro 

e di danni alla salute e non avendo adottato le misure di sicurezza neces-

sarie e richieste dalle circostanze, prima dell’inizio dei lavori di smantella-

mento. Tali omissioni hanno quindi esposto i dipendenti della ricorrente 

all’inalazione di fibre d’amianto (si cfr. a tal proposito l’esame delle polveri 

presenti in cantiere contenuto nel rapporto d’ispezione del 17 giugno 2021 

[doc. TAF 25 allegato 6]), in concentrazioni senz’altro pericolose per la sa-

lute e senza che fossero adottate, conformemente a quanto previsto 

dall’art. 44 cpv. 1 OPI, le misure di protezione richieste dalle caratteristiche 

di queste sostanze. 

10.  

10.1 Da quanto precede, avendo appurato che A._______ ha violato le di-

sposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, non avendo disposto le oppor-

tune misure prima di iniziare la lavorazione di materiali potenzialmente dan-

nosi per la salute dei propri lavoratori, occorre quindi valutare se l’avverti-

mento di livello 3 costituisce una giusta sanzione.  

C-4557/2021 

Pagina 21 

10.2 Orbene, per quanto riguarda la proporzionalità della misura, il Ma-

nuale CFSL ricorda che giusta l‘art. 92 cpv. 3 LAINF, ogni infrazione alle 

prescrizioni relative alla sicurezza sul lavoro potrebbe essere punita con 

un aumento del premio ma che sarebbe tuttavia sproporzionato sanzionare 

in questo modo ogni infrazione. A seconda della gravità della contravven-

zione, l‘organo esecutivo deve dunque decidere secondo i principi della 

libertà d‘apprezzamento conforme al dovere e della proporzionalità se il 

provvedimento coattivo va preso in caso d‘infrazione unica o solo in caso 

di recidiva. Il Manuale CFSL specifica nondimeno che le contravvenzioni 

con minaccia elevata o con minaccia ancora più rilevante comportano di 

regola un avvertimento o un grado di avvertimento superiore (vedi Manuale 

CFSL N 5.2.7). 

10.3 Nel caso in esame, gli ulteriori accertamenti eseguiti sul cantiere a 

seguito controllo del 10 giugno 2021 da parte della SUVA, hanno dimo-

strato la presenza di amianto nella colla della tipologia di piastrelle oggetto 

di lavorazione (rapporto d’ispezione del 16 giugno 2021 [doc. D allegato al 

doc TAF 1 = doc. TAF 25 allegato 5] e dichiarazioni dell’ing. F._______ 

[doc. TAF 34]), inoltre è stata riscontrata la presenza di fibre di amianto 

nella polvere di tre campioni su quattro prelevati all’interno del locale tom-

bola (rapporto d’ispezione del 17 giugno 2021 [doc. TAF 25 allegato 6]). 

Tale circostanza rende inequivocabile il fatto che le lavorazioni condotte 

all’interno dei locali del cantiere hanno concretamente – e non solo poten-

zialmente – esposto i lavoratori della ricorrente all’inalazione di fibre di 

amianto. 

10.4 Visto quanto sopra esposto, l’infrazione in questione comporta una 

minaccia seria e diretta per la vita dei lavoratori, alla luce dell’alto poten-

ziale di rischio costituito dai materiali contenenti amianto. In tale contesto, 

secondo la scheda informativa del Dipartimento di medicina del lavoro della 

SUVA (pagg. 1 - 3; nella versione valida a ottobre 2019, disponibile all'indi-

rizzo https://www.suva.ch/download/schede-tematiche/malattie-professio-

nali-da-amianto---scheda-tematica-settore-medicina-del-lavoro?lang=it-

CH, consultata il 25 aprile 2023), il mancato rispetto delle norme di sicu-

rezza può causare gravi patologie, quali in particolare placche pleuriche, 

pleuriti, fibrosi pleuriche, atelettasie rotonde, asbestosi (polmone da pol-

vere di amianto), mesotelioma maligno della pleura o del peritoneo e car-

cinoma del bronco (cancro del polmone). Nella maggior parte dei casi di 

mesotelioma maligno è possibile determinare una precedente esposizione 

all'amianto, per cui il periodo medio di latenza fino all'insorgenza della ma-

lattia è di circa 35 anni (20-50 anni e oltre), il che comporta notevoli difficoltà 

di prova per i lavoratori malati. Il mesotelioma non è ancora considerato 

C-4557/2021 

Pagina 22 

curabile. In assenza di misure terapeutiche, la maggior parte dei pazienti 

affetti da mesotelioma muore circa un anno dopo la diagnosi. Grazie all'uso 

di una terapia multimodale, attualmente è possibile raggiungere una so-

pravvivenza mediana di due anni. 

10.5 Alla luce di questo elevato potenziale di rischio ed essendo la ricor-

rente già stata oggetto di due precedenti avvertimenti – per aver violato in 

altre due occasioni le norme di sicurezza sul lavoro (si cfr. al riguardo la 

procedura condotta dinnanzi a questo Tribunale sotto la rubrica C-

1802/2021, con cui è stato confermato l’avvertimento di livello 1) – la SUVA 

aveva pertanto non soltanto la facoltà, ma pure l’obbligo di emettere un 

avvertimento di livello 3. Si tratta peraltro del provvedimento meno incisivo 

tra quelli a disposizione dell’autorità inferiore, motivo per cui il principio di 

proporzionalità risulta ossequiato.  

10.6 Ne consegue che l’avvertimento di livello 3 emanato dalla SUVA è 

conforme alla normativa applicabile e proporzionato alle circostanze del 

caso concreto. Il ricorso della A._______ deve pertanto essere respinto, 

nella misura in cui è ricevibile (cfr. consid. 7) e la decisione su opposizione 

del 14 settembre 2021 confermata.  

11.  

11.1 Visto l’esito della causa, le spese processuali di CHF 3’000.- sono 

poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al tribunale amministrativo federale [TS-TAF {RS 

173.320.2}]). Esse vengono compensate con l’anticipo spese di fr. 3’000.- 

versato dall’insorgente il 4 novembre 2021 (doc. TAF 2, 6).  

12. All’insorgente, soccombente, non spetta altresì alcuna indennità per 

spese ripetibili (art. 64 PA in combinazione con l’art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF a 

contrario). Peraltro, le autorità federali, quand’anche vincenti, non hanno di 

principio diritto a un’indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TA), salvo 

eccezioni on ravvisabili nel caso concreto (cfr., fra l’altro, DTF 127 V 205). 

 

Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente. 

 

 

C-4557/2021 

Pagina 23 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto, nella misura in cui è ricevibile.  

2.  

Le spese processuali di fr. 3’000.-, già anticipate dalla ricorrente, sono po-

ste a suo carico e vengono compensate con l’acconto già versato.  

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'autorità inferiore e 

all’Ufficio federale della sanità pubblica. 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Christoph Rohrer Luca Rossi 

 

 

 

 

 

C-4557/2021 

Pagina 24 

 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, 

entro un termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e 

segg. e 100 LTF). Il termine è reputato osservato se gli atti scritti sono 

consegnati al Tribunale federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta 

svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 

tardi l'ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono 

contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed 

essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte 

ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: