# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8bd03098-25e7-559d-a1b9-ddae298e7039
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-11-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.11.2021 D-4460/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4460-2021_2021-11-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4460/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 11  n o v e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Simon Thurnheer, Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Somalia,   

patrocinato da Zoe Cometti,  

Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale,  

Via 1° Agosto, c.p. 1328, 6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 7 ottobre 2021. 

 

 

 

D-4460/2021 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino somalo proveniente da Mogadiscio, ha depositato 

una domanda d’asilo in Svizzera il 25 giungo 2021. 

B.  

In data 16 luglio 2021 il richiedente l’asilo è sto sottoposto ad 

un’interrogazione sommaria sulla sua persona (cfr. atto SEM 24/13) e il 27 

agosto 2021 ad un’audizione approfondita sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM 

35/11). 

C.  

Egli ha sostanzialmente ricondotto la sua fuga al timore di subire atti 

pregiudizievoli da parte del gruppo terroristico denominato “Al-Shabaab”. 

In particolare, l’interessato ha riferito di un episodio che sarebbe costato la 

vita a suo fratello. Quest’ultimo, autista di minibus, avrebbe infatti 

denunciato un uomo che trasportava esplosivi per conto dei jihadisti in 

parola ad un posto di blocco. Al-Shabaab avrebbe così minacciato di morte 

il fratello e la sua famiglia, compreso l’interessato, che in quel periodo lo 

aiutava sul lavoro fungendo da bigliettaio. Non dando peso alle 

intimidazioni, il giorno seguente il fratello si sarebbe recato al lavoro mentre 

che il richiedente avrebbe preferito rimanere a casa per paura di subire 

ritorsioni. Questi sarebbe poi stato assassinato con un’arma da fuoco. Il 

richiedente l’asilo avrebbe quindi abbandonato l’abitazione famigliare 

auspicando che il gruppo terroristico non fosse al corrente dell’identità della 

madre e del nonno. Qualche giorno dopo egli sarebbe espatriato. Nel corso 

del viaggio avrebbe dipoi appreso che anche il nonno e la madre avrebbero 

trovato la morte al mercato dove lavoravano. L’interessato ritiene che 

anche tale atto sia da ricondurre ad Al-Shabaab. Chiamato ad esternare 

eventuali ulteriori motivi alla base dell’abbandono della Somalia, egli ha 

espresso la sua volontà di poter studiare e di crearsi un futuro migliore. 

D.  

Il 6 settembre 2021, la protezione giuridica ha trasmesso alla Segreteria di 

Stato della migrazione (di seguito: SEM) il proprio parere in merito alla 

bozza di decisione del 3 settembre 2021. 

E.  

Con decisione del 7 settembre 2021, notificata al ricorrente il 9 settembre 

2021 (cfr. atto SEM 46/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha 

respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento 

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dell’interessato dalla Svizzera. Non di meno, ha constatato l’inesigibilità 

dell’esecuzione dello stesso, con contestuale ammissione provvisoria. 

F.  

In data 8 ottobre 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato), il richiedente 

l’asilo è insorto contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendone 

l’annullamento, il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione 

dell’asilo; in subordine la restituzione degli atti alla SEM per complemento 

istruttorio; contestualmente di essere esentato dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo.  

G.  

Il giorno medesimo questo Tribunale ha accusato ricezione del gravame. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (cfr. DTAF 2020 I/1, consid. 7), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

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2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento e non avendo egli censurato la pronuncia 

dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere 

esclusivamente la mancata concessione dell’asilo ed il non riconoscimento 

della qualità di rifugiato. 

4.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

5.  

5.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato irrilevanti i motivi 

d’asilo addotti dall’insorgente. Lui ed i famigliari sarebbero invero stati 

coinvolti nelle minacce di al Al-Shabaab a causa del comportamento del 

fratello. Gli atti in questione non risulterebbero pertanto in alcun modo 

riconducibili ad uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi. In altre parole, le 

ritorsioni sarebbero da imputarsi alla situazione di violenza generalizzata 

in essere nella regione, e ciò a maggior ragione dal momento che esse 

avrebbero fatto seguito alla denuncia del passeggero trasportante armi 

presso le autorità. Peraltro, non si potrebbe a giusto titolo parlare di 

un’opposizione politica all’ideologia del gruppo come proposto nel parere 

dalla protezione giuridica, atteso che ciò che si configurerebbe in specie 

sarebbe un contesto criminale non parificabile a persecuzione. 

5.2 Con ricorso, l’interessato reitera la sua tesi circa la rilevanza degli atti 

pregiudizievoli in esame. Trattandosi di un gruppo ad ideologia politica-

religiosa, un’opposizione configurerebbe giocoforza un motivo d’asilo ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Dalle dichiarazioni dell’insorgente si evincerebbe 

peraltro chiaramente che le azioni del fratello sarebbero state in netto 

contrasto rispetto con il modo di agire di Al-Shabaab. La denuncia di 

quest’ultimo sarebbe stata finalizzata ad evitare che delle persone 

innocenti perdessero la vita, tanto che, anche le forze di sicurezza lo 

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avrebbero ringraziato per il suo contributo. Il fratello avrebbe oltremodo 

esplicitamente espresso la propria contrarietà anche nell’ambito del 

successivo contatto telefonico, cosa che per tutta risposta avrebbe dato 

luogo alle minacce. D’altro canto, per costante prassi giurisprudenziale i 

motivi di persecuzione non andrebbero categorizzati in maniera rigida. 

Inoltre, questo Tribunale avrebbe già elevato le minacce e le persecuzioni 

perpetrate dal Al-Shabaab nei confronti di coloro che si negano di 

collaborare al rango di motivi d’asilo. La patrocinatrice torna quindi sulla 

situazione fattuale inerente al caso de quo, e, dopo aver nuovamente 

contestualizzato gli avvenimenti a monte della fuga, ribadisce che le 

circostanze in presenza esulerebbero dai fenomeni puramente criminali. A 

suo modo di vedere, si tratterebbe di un fatto giuridico scaturente da un 

aspetto intrinseco indissociabile dalla persona dell’insorgente, di modo 

che, non vi sarebbero azioni od omissioni a lui imputabili che gli avrebbero 

permesso di sottrarvisi. La fattispecie differirebbe così in modo sostanziale 

rispetto ad esempio ad un’aggressione casuale per strada per finalità di 

rapina. Il giovane e la sua famiglia sarebbero invero stati specificatamente 

identificati e presi di mira da Al-Shabaab. Omettendo di espatriare, il 

ricorrente sarebbe stato assassinato, così come accaduto agli altri 

famigliari. La persecuzione risulterebbe mirata ed intensa. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

6.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali 

pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La definizione 

dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è 

esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre 

una persona a lasciare il proprio paese di origine o di residenza. 

6.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

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(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5).  

6.4 Perché vi sia luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione 

riflessa si necessita che i famigliari di una persona perseguitata siano 

esposti a delle rappresaglie tese all’ottenimento di informazioni, espletate 

in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di imporre una 

cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira (cfr. per le 

condizioni DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e sentenza del Tribunale D-

2265/2017 del 2 luglio 2019 consid. 10.2).  

7.  

7.1 Nel caso in esame, questo Tribunale deve determinarsi sulla rilevanza 

in materia d’asilo delle circostanze addotte dall’insorgente. Decisiva è 

innanzitutto la questione a sapere se il rischio di subire atti pregiudizievoli 

da parte del gruppo terroristico Al-Shabaab sia o meno da relazionarsi ad 

uno dei motivi esaustivamente enumerati all’art. 3 LAsi. Ora, di primo 

acchito la lettura dell’autorità inferiore pare sostenibile. In effetti, anche 

laddove si voglia credere alla sua versione dei fatti, appare indubbio che il 

fratello del ricorrente sia finito vittima degli islamisti a causa di una 

concatenazione di eventi repentina e non riconducibile ad una qualsivoglia 

pregressa attività politica o religiosa. A ben vedere, quest’ultimo ha 

effettivamente tentato di ostacolare un piano di tale gruppo, ma solo 

nell’ambito di uno stato di necessità teso ad evitare che degli innocenti 

finissero vittima di un attentato. Per quanto concerne il fratello, il fatto di 

essersi trovato in detta situazione può pertanto essere considerata 

circostanza fortuita riconducibile alla sua attività professionale e non alla 

sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o alle sue opinioni politiche. Su questi nitidi presupposti, anche 

laddove si voglia riconoscere, di riverbero, l’esistenza di un pericolo in capo 

all’odierno ricorrente, lo stesso non sarebbe riconducibile ad una delle 

costellazioni previste dal diritto convenzionale. In effetti, sebbene anche 

l’appartenenza famigliare sia una caratteristica intrinseca e possa di 

principio rientrare nella nozione di gruppo sociale (cfr. HCR, Principes 

directeurs sur la protection internationale, «L’appartenance à un certain 

groupe social», HCR/GIP/02/02 Rev.1, 2008, pag. 3), ammettere che 

l’insorgente – il cui timore di subire atti pregiudizievoli deriva 

inequivocabilmente dalle circostanze che hanno toccato il fratello – possa 

avvalersi di un motivo d’asilo allorché le stesse non risultano 

originariamente pertinenti, equivarrebbe a privare di contenuto l'essenza 

stessa del disposto. In questo senso, la giurisprudenza citata 

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dall’insorgente non giunge in suo soccorso. In primo luogo, si tratta di un 

singolo caso di applicazione e non di una decisione di principio. Altresì, la 

situazione differisce in maniera importante da quella in esame, dal 

momento che nella sentenza E-4809/2019 del 30 aprile 2021, il ricorrente 

medesimo, peraltro appartenente ad un clan minoritario, era stato messo 

sotto pressione per anni da Al-Shabaab. In tale contesto, nella motivazione 

che ha condotto il Tribunale a riconoscergli lo statuto di rifugiato sono 

altresì state considerate alcune serie problematiche con le autorità del suo 

Paese, anch’esse ingenerate innanzitutto dall’afferenza clanica. Peraltro, 

essendo nel caso in narrativa il rischio di subire atti pregiudizievoli da 

ricondurre ad un’ipotetica persecuzione riflessa, v’è altresì da chiedersi se 

alla luce della scomparsa dell’obbiettivo primario dei terroristi, ossia il 

fratello, nonché di altri famigliari, il ricorrente possa tutt’ora avvalersi di un 

fondato timore di persecuzioni future (cfr. in questo senso la sentenza del 

Tribunale D-6615/2015 del 14 febbraio 2020 consid. 8.3).  

7.2 In definitiva, gli avvenimenti addotti dall’insorgente, per quanto di 

indubbia gravità ed ammesso che abbiano effettivamente avuto luogo nei 

termini descritti, non ossequiano ai requisiti per il riconoscimento dello 

statuto di rifugiato. Essi avrebbero semmai potuto assumere rilevanza 

nell’ambito della valutazione circa una possibile violazione dell’art. 3 

CEDU. Alla luce dell’alternatività delle condizioni per eseguire 

l’allontanamento e dell’ammissione provvisoria dell’insorgente, nel caso di 

specie non è tuttavia necessario chinarsi sulla questione (cfr. DTAF 

2009/51 consid. 5.4). 

8.  

8.1 In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata.  

8.2 Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

9.  

9.1 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto. 

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9.2 Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soc-

combenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripeti-bili 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le allegazioni ricorsuali 

sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese 

processuali, è accolta e non sono riscosse spese (art. 65 cpv. 1 PA). 

10.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.    

2.  

La domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non sono riscosse spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

Data di spedizione: