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**Case Identifier:** bece695d-44de-5460-8e30-cfd9ab5c956b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-05-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.05.2008 C-150/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-150-2006_2008-05-07.pdf

## Full Text

Corte II I
C-150/2006
{T 0/2}

Sentenza del 7 maggio 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Bernard Vaudan, 
Antonio Imoberdorf (presidente di camera), 
cancelliere Graziano Mordasini. 

A._______,
patrocinato dall'Avv. Stefano Camponovo,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-150/2006

Fatti:

A.
Con sentenza del 2 settembre 2004, la Corte delle assise criminali in 
Bellinzona ha dichiarato A._______, cittadino italiano nato il..., autore 
colpevole di furto (tentato e consumato), infrazione alla legge federale 
del  3 ottobre  1951  sugli  stupefacenti  e  sulle  sostanze  psicotrope 
(LStup, RS 812.21) e danneggiamento, condannandolo alla pena di 18 
mesi  di  reclusione e all'espulsione dalla  Svizzera per tre  anni,  pene 
entrambe sospese condizionalmente per un periodo di prova di cinque 
anni.

A seguito del ricorso interposto da un coaccusato avverso la suddetta 
decisione, con sentenza del 4 maggio 2005, la Corte di cassazione e 
di  revisione  penale  del  Tribunale  d'appello  del  canton  Ticino  (di 
seguito:  CCRP)  ha  parzialmente  accolto  il  gravame,  prosciolto 
A._______ dalle accuse di furto (tentato e consumato) e annullato la 
sua condanna per quanto riguarda le accuse di infrazione alla LStup, 
rinviando nel contempo gli atti ad un'altra Corte delle assise criminali 
per  nuovo  giudizio  e  ricommisurazione  della  pena  (principale  e 
accessoria) nel senso dei considerandi.

Con sentenza del 12 ottobre 2005, il Tribunale federale ha respinto il 
ricorso interposto dal Procuratore pubblico mediante il quale era stato 
impugnato il  dispositivo della suddetta sentenza della CCRP che ha 
prosciolto l'interessato dall'accusa di furto.

Con  sentenza  del  27 ottobre  2005,  cresciuta  in  giudicato  il  13 
dicembre  seguente,  la  Corte  delle  assise  criminali  di  Lugano  ha 
riconosciuto  A._______  autore  colpevole  di  infrazione  alla  LStup, 
condannandolo alla pena di 15 mesi di reclusione e all'espulsione dal 
territorio  svizzero  per  tre  anni,  pene  entrambe  sospese 
condizionalmente per un periodo di prova di quattro anni.

B.
Con  decisione  dell'8 settembre  2006,  l'UFM  ha  pronunciato  nei 
confronti  di  A._______ un divieto d'entrata in Svizzera valido fino al 
7 settembre 2011 e motivato come segue:

"Straniero  il  cui  ritorno  in  Svizzera  è  indesiderato  a  motivo  del  suo 

comportamento (infrazione alla LF sugli stupefacenti) e per motivi di ordine e 

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di sicurezza pubblici." 

L'effetto sospensivo è stato ritirato ad un eventuale ricorso.

C.
In data 18 ottobre 2006, agendo per il  tramite del suo patrocinatore, 
l'interessato è insorto avverso la suddetta decisione.

A sostegno del proprio gravame A._______ ha in primo luogo rilevato 
come la decisione impugnata non fosse sufficientemente motivata, con 
conseguente  violazione  del  suo  diritto  di  essere  sentito  garantito 
dall'art.  29  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione 
Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cst,  RS  101).  Il  ricorrente  ha  poi 
sottolineato che le specifiche modalità della commissione del reato, il 
suo ruolo del tutto marginale ed il  fatto che si  è trattato di  un unico 
episodio avvenuto in un momento di  particolare difficoltà, fatti  questi 
constatati  nel  quadro  dei  procedimenti  penali  esperiti  a  suo  carico, 
evidenziano che egli non costituisce una minaccia effettiva, attuale e 
sufficientemente grave ad un interesse fondamentale della società ai 
sensi  della  legislazione  applicabile  in  merito  ai  reati  commessi  da 
cittadini  della Comunità europea. A comprova di  ciò, l'interessato ha 
prodotto agli atti delle prove attestanti che dalla sua scarcerazione egli 
ha sempre lavorato onestamente e sta saldando il debito relativo alle 
tasse e  spese di  giustizia  poste  a  suo  carico  dall'autorità  penale. Il 
ricorrente ha infine affermato che il  divieto d'entrata pronunciato nei 
suoi  confronti  risultava  lesivo  del  principio  della  proporzionalità, 
chiedendone quindi a titolo subordinato la riduzione ad un anno. 

D.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del 20 dicembre 2006, l'UFM ha postulato la reiezione del gravame.

L'autorità di prime cure ha in particolare rilevato che, in ragione della 
natura  stessa  delle  infrazioni  commesse da  A._______ (detenzione, 
trasporto e deposito in vista della messa in commercio di un'ingente 
quantità  di  canapa),  egli  ha  ampiamente  dimostrato  che  la  sua 
presenza in Svizzera costituirebbe una reale minaccia per l'ordine e la 
sicurezza  pubblici  ai  sensi  deIla  giurisprudenza  e  della  prassi  in 
materia. Il suddetto ufficio ha inoltre sottolineato che il ricorrente non 
ha vincoli particolari con la Confederazione e che il fatto che egli, dopo 
la sua scarcerazione, non abbia più dato adito a lagnanze e che abbia 

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lavorato  onestamente  non  permette  di  minimizzare  la  gravità  delle 
infrazioni commesse. L'UFM ha infine affermato che la motivazione di 
una decisione è  sufficiente  se  l'interessato  è  posto  in  condizione di 
poter  valutarne  la  portata  e  che  nella  fattispecie  il  ricorrente  può 
difficilmente affermare di non aver potuto capire la portata della misura 
e  i  motivi  su  cui  si  basava,  di  modo  che  non  vi  è  stata  nessuna 
violazione del diritto di essere sentito.

E.
Invitato  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata,  con replica del  22 febbraio 2007,  il  ricorrente ha ripreso le 
argomentazioni  sviluppate  nel  suo  gravame  del  18 ottobre  2006, 
rilevando inoltre come l'autorità di prime cure avesse completamente 
omesso  di  valutare  le  circostanze  concrete  ed  attuali  del  caso 
specifico.

F.
Completando  l'istruttoria  della  fattispecie,  con  scritto  dell'11 marzo 
2008,  il  Tribunale  amministrativo  federale  ha  invitato  il  ricorrente  ad 
informarlo  in  merito  alla  sua  situazione  professionale  posteriore  al 
ricorso e a produrre un estratto aggiornato del suo casellario giudiziale 
italiano.

G.
Dando  seguito  a  questa  richiesta,  con  scritto  del  28 marzo  2008, 
l'interessato ha prodotto una dichiarazione del proprio datore di lavoro 
attestante  che  egli  lavora  presso  la  sua  società  di  trasporti  dal 
settembre 2004,  nonché  un  estratto  aggiornato  del  suo  casellario 
giudiziale italiano. 

Diritto:

1.
Riservate le eccezioni  previste all'art. 32 della legge federale del  17 
giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), 
giusta  l'art.  31  LTAF il  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito: 
TAF o il Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 
della  legge  federale  del  20  dicembre  1968  sulla  procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate agli 
art. 33 e 34 LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto  d'entrata in  Svizzera 

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rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere 
impugnate dinanzi al TAF conformemente all'art. 20 cpv. 1 della legge 
federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli 
stranieri (vLDDS del 1931, CS 1 117).

I ricorsi pendenti presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato 
o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti al 1° gennaio 2007 sono 
trattati dal TAF sulla base del nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 
LTAF).

2.
L'entrata  in  vigore,  il  1° gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione  della  vLDDS  conformemente  all'art.  125  LStr  (in 
relazione  con  la  cifra  I  del  suo  allegato),  e  di  alcune  ordinanze 
d'esecuzione quali, in particolare, in virtù dell'art. 39 dell'ordinanza del 
24 ottobre  2007 concernente  la  procedura d'entrata e  di  rilascio del 
visto  (OPEV,  RS  142.204)  nonché  dell'art.  91  dell'ordinanza  del 
24 ottobre  2007  sull'ammissione,  il  soggiorno  e  l'attività  lucrativa 
(OASA,  RS  142.201),  l'ordinanza  d'esecuzione  del  1° marzo  1949 
della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri 
(vODDS del  1949, RU 1949 I  233),  l'ordinanza del 14 gennaio 1998 
concernente  l'entrata  e  la  notificazione  degli  stranieri  (vOEnS,  RU 
1998 194) e l'ordinanza del  6 ottobre 1986 che limita l'effettivo degli 
stranieri (vOLS, RU 1986 1791).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni  di  legge  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  amministrativo 
federale C-3912/2007 del 14 febbraio 2008 consid. 2).

La  decisione  impugnata  è  stata  emessa prima dell'entrata  in  vigore 
della LStr; per la valutazione materiale del suddetto ricorso ci si deve 
quindi riferire alla vecchia normativa, segnatamente all'art. 13 cpv. 1 
vLDDS, come pure alle corrispondenti disposizioni d'applicazione. 

Conformemente  alla  regolamentazione  transitoria  di  cui  all'art.  126 
cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le  domande  presentate  prima 
dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della LStr è retta dal nuovo 
diritto.

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Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

3.
A._______  ha  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  suo  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
Il  ricorrente  ha  affermato  che  nella  decisione  impugnata  l'UFM non 
spiega le valutazioni fattuali e/o giuridiche alle quali ha proceduto per 
giungere  alla  conclusione  che  egli  costituirebbe  una  minaccia  per 
l'ordine e la sicurezza pubblici della Svizzera, venendo quindi meno al 
suo obbligo di motivazione, con conseguente violazione del suo diritto 
di  essere  sentito  garantito  dall'art.  29  cpv. 2  Cst.  Il  Tribunale  deve 
quindi preliminarmente esaminare tale conclusioni formale.

4.1 Il  diritto di  essere sentito,  la  cui  garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv. 2 Cst, comprende il diritto per la persona interessata di prendere 
conoscenza dell'incarto (DTF 132 II 485 consid. 3, 126 I 7 consid. 2b), 
di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una decisione 
sia  emessa  nei  suoi  confronti,  di  produrre  delle  prove  pertinenti,  di 
ottenere  che sia  dato  seguito  alle  sue offerte  di  prove pertinenti,  di 
partecipare  all'amministrazione  delle  prove  essenziali  o  almeno  di 
poter  esprimersi  sul  suo  risultato,  allorquando  questo  è  proprio  ad 
influenzare la decisione da emanare (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2b e 
giurisprudenza ivi citata). Nel quadro della procedura amministrativa il 
diritto  di  essere  sentito  è  consacrato  dagli  art.  26-28  (diritto  di 
esaminare  gli  atti),  dagli  art.  29-33  (diritto  di  essere  sentito  strictu 
sensu) e dall'art. 35 PA (diritto di ottenere una decisione motivata). 

4.2 La giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentito, definito 
dalle  norme  speciali  di  procedura  (quali  l'art.  35  PA)  l'obbligo  per 
l'autorità di motivare la sua decisione, così da permettere ai destinatari 
e  a  tutte  le  persone  interessate  di  comprenderla,  eventualmente  di 
impugnarla  ed  in  modo  da  rendere  possibile  all'autorità  di  ricorso 
eventualmente  adita  di  esercitare  convenientemente  il  suo  controllo 
(cf. DTF 129 I 232 consid. 3.2; DTF 126 I 97 consid. 2B; DTF 122 IV 8 
consid. 2c,  DTF  112  Ia  107  consid. 2b;  cfr.  inoltre  la  sentenza  del 
Tribunale  federale  2A.496/2006 / 2A.497/2006  del  15 ottobre  2007 
consid. 5.1.1). Si è in presenza di una violazione del diritto di essere 

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sentito  se  l'autorità  non  soddisfa  al  suo  obbligo  di  esaminare  e  di 
trattare i problemi pertinenti (cf. DTF 126 I 97 consid. 2B; DTF 122 IV 8 
consid. 2c). Per adempiere a tali esigenze, è sufficiente che il giudice 
(o  l'autorità)  menzioni,  almeno  brevemente,  i  motivi  sui  quali  ha 
fondato  la  sua  decisione,  in  modo  da  permettere  all'interessato  di 
apprezzare  la  portata  di  quest'ultima  e  di  impugnarla  in  piena 
conoscenza  di  causa  (cfr. DTF  menzionate).  In  generale,  la  portata 
dell'obbligo di motivare dipende dalla complessità della fattispecie da 
giudicare, dalla potenziale gravità delle conseguenze della decisione e 
dalle  circostanze  del  singolo  caso.  Più  la  libertà  d'apprezzamento 
dell'autorità  è  ampia  e  più  la  misura  adottata  arreca  pregiudizio  ai 
diritti dei singoli, più la decisione deve essere circostanziata (cfr. DTF 
112 Ia  107  consid. 2b; cfr. inoltre  la  sentenza del  Tribunale  federale 
2A.496/2006 / 2A.497/2006  precitata).  Sebbene  la  motivazione  deve 
fare emergere le riflessioni dell'autorità in merito agli elementi (di fatto 
o di diritto) essenziali che hanno influenzato la decisione, l'autorità non 
è  comunque  tenuta  a  pronunciarsi  su  tutti  i  fatti,  argomentazioni  e 
mezzi  di  prova invocati  dalle  parti,  ma può permettersi  di  limitarsi  a 
quelli che, senza arbitrio, le sembrano decisivi per la risoluzione della 
causa (cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 112 Ia 107 consid. 2b).

Il  diritto  di  ottenere una decisione motivata costituisce una garanzia 
costituzionale  di  natura  formale,  la  cui  violazione  causa  in  principio 
l'annullamento  della  decisione  impugnata  indipendentemente  dalle 
possibilità  di  esito  positivo del  ricorso nel  merito  (cfr. DTF 126 I  19 
consid. 2d/bb; DTF 126 V 130 consid. 2b; DTF 122 II 464 consid. 4a e 
giurisprudenza  citata).  Eccezionalmente  un'eventuale  violazione  del 
diritto di  essere sentito può essere sanata allorquando l'autorità che 
ha  emanato  la  decisione  ha  preso  posizione  in  merito  alle 
argomentazioni  decisive nel quadro dello  scambio degli  scritti  e che 
l'amministrato  ha  avuto  la  possibilità  di  esprimersi  liberamente  di 
fronte ad un'autorità di  ricorso, la cui  cognizione è altrettanto ampia 
che quella  dell'autorità  inferiore (cfr. DTF 133 I  201 consid. 2.2; DTF 
130 II  530  consid. 7.3;  DTF  126  V  130  consid.  2b;  DTF 124  V  389 
consid. 5a e 180 consid. 4a).

4.3 Nella fattispecie, la motivazione della decisione impugnata risulta 
relativamente stringata, ciò non ha tuttavia impedito ad A._______ di 
comprenderne la portata e di deferirla all'istanza superiore. Nell'ambito 
del ricorso presentato al  Tribunale, egli  ha infatti  potuto difendersi  in 
maniera  corretta.  Concretamente  il  ricorrente  è  stato  in  grado  di 

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dedurre i fatti su cui la decisione si fonda e le ragioni per cui è stata 
pronunciata. Infine,  anche nella  denegata  ipotesi  in  cui  la  decisione 
venisse  considerata  non  sufficientemente  motivata  e  unicamente  a 
titolo sussidiario, si rileva che tale carenza sarebbe comunque sanata 
dall'impugnazione della stessa davanti al Tribunale, il quale dispone di 
piena cognizione. In occasione del preavviso inoltre, l'autorità inferiore 
ha  avuto  modo  di  esprimersi  sul  contenuto  del  ricorso  e  di 
completarne le motivazioni, successivamente notificate all'interessato, 
al  quale è stato concesso il  diritto di  replica di  cui  ha fatto uso (cfr. 
DTF 116 V 39/40 consid. 4b).

Visto quanto sopra, la censura del ricorrente, in ordine all'insufficienza 
della  motivazione,  e  quindi  alla  violazione  del  suo  diritto  di  essere 
sentito, risulta infondata.

5.
Oggetto del contendere è un divieto d'entrata adottato in applicazione 
dell'art. 13 cpv. 1 prima frase vLDDS, secondo cui l'autorità federale 
può  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri  indesiderabili.  Questa 
norma è applicabile ai cittadini degli Stati membri dell'Unione europea 
e ai loro familiari solo se l'Accordo bilaterale del 21 giugno 1999 tra la 
Comunità  Europea  ed  i  suoi  Stati  membri  da  una  parte,  e  la 
Confederazione  Svizzera,  dall'altra,  in  materia  di  libera  circolazione 
delle persone (ALC, RS 0.142.112.681) non dispone altrimenti (cfr. art. 
1 let. a vLDDS). A._______ è cittadino italiano. Di conseguenza nella 
valutazione  della  presente  causa  è  necessario  tenere  conto  anche 
delle disposizioni dell'ALC.

5.1 Giusta l'art. 1 par. 1 dell'Allegato I dell'ALC (in relazione con l'art. 3 
ALC), i cittadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa 
semplice  presentazione  di  una  carta  d'identità  o  di  un  passaporto 
validi e non può essere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo 
analogo.  Come  l'insieme  delle  prerogative  conferite  dall'Accordo, 
questo  diritto  può  essere  limitato  soltanto  da  misure  giustificate  da 
motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi 
dell'art.  5  cpv. 1  dell'Allegato  I  ALC. Queste  nozioni  devono  essere 
definite  ed  interpretate  alla  luce  della  direttiva  64/221/CEE  e  della 
giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia  delle  Comunità  europee 
(CGCE)  anteriore  alla  firma  dell'ALC  (art.  5  cpv. 2  allegato  I  ALC, 
combinato con l'art. 16 cpv. 2 ALC; DTF 131 II 352 consid. 3.1.; 130 II 
1 consid. 3.6.1.).

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5.2 Conformemente alla giurisprudenza della CGCE, le limitazioni al 
principio  della  libera  circolazione  delle  persone  devono  essere 
interpretate in  maniera restrittiva. Ne consegue che possono essere 
adottati provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della pubblica 
sicurezza  unicamente  nel  caso  in  cui  si  deve  ammettere  che 
l'interessato  costituisce  per  lo  Stato  d'accoglienza  una  minaccia 
potenziale,  effettiva  e  di  gravità  tale  da  incidere  su  un  interesse 
fondamentale della società (cfr. DTF 131 citata consid. 3.2, 130 II 176 
consid. 3.4.1., 129 II 215 consid. 7.3.; sentenze del Tribunale federale 
2A.39/2006 del 31 maggio 2006, 2A.626/2004 del 6 maggio 2005 e le 
sentenze della  CGCE del  27  ottobre  1977,  Bouchereau,  30/77,  Rac. 
1977,  pag. 1999,  punti  33-35 del  19 gennaio 1999,  Calfa,  C-348/96, 
Rac. 1999, pag. 1-11, punti 23 e 25).

5.3 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono 
inoltre essere adottati  esclusivamente in relazione al comportamento 
personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 
3 par 1 della direttiva 64/221). Ciò esclude delle valutazioni sommarie 
fondate unicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola 
esistenza  di  condanne  penali  non  può  automaticamente  giustificare 
l'adozione  di  tali  provvedimenti  (art.  3  par.  2  della  direttiva 
64/221/CEE). Una tale condanna sarà quindi determinante unicamente 
se  dalle  circostanze  che  l'hanno  determinata  emerga  un 
comportamento  personale  costituente  una  minaccia  attuale  per 
l'ordine  pubblico  (cfr.  DTF  130  II  176  consid.  3.4.1  e  sentenza  del 
Tribunale  federale  2C_378/2007  del  14 gennaio  2008).  Le  autorità 
nazionali devono procedere ad un'apprezzamento specifico, effettuato 
sulla base degli interessi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, 
i  quali  non  coincidono  necessariamente  con  gli  apprezzamenti 
all'origine delle condanne penali. In altre parole, quest'ultime possono 
essere prese in considerazione unicamente se le circostanze in cui si 
sono verificate lasciano trasparire l'esistenza di una minaccia attuale 
per l'ordine pubblico. Secondo le circostanze, non è comunque escluso 
che la sola condotta tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia 
per  l'ordine  pubblico  (DTF  130  II  citato  consid.  3.4.1;  129  II  citato 
consid. 7.1. e  7.4.;  sentenza del  Tribunale  federale  2A.626/2004 del 
6 maggio  2005  consid.  5.2.1;  sentenza  della  CGCE  del  26 febbraio 
1975,  Bonsignore,  67/74,  Rac.  1975,  punti  6-7  e  le  sentenze  citate 
Bouchereau, punti 27-28; Calfa, punto 24).

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5.4 L'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non è tuttavia 
subordinata  alla  condizione  che  sia  stabilito  con  certezza  che  la 
persona soggetta ad una misura di divieto d'entrata commetta nuove 
infrazioni  penali.  Al  contrario,  sarebbe sproporzionato  esigere  che  il 
rischio  di  recidiva  sia  nullo  per  rinunciare  all'adozione  di  tale 
provvedimento.  Tenuto  conto  dell'importanza  che  riveste  il  principio 
della  libera  circolazione  delle  persone  questo  rischio  non  deve  in 
realtà essere ammesso troppo facilmente. È necessario procedere ad 
un  apprezzamento  che  tenga in  considerazione le  circostanze della 
fattispecie  e,  in  particolare,  della  natura  e  dell'importanza  del  bene 
giuridico  minacciato,  così  come  della  gravità  della  violazione  che 
potrebbe  esservi  arrecata;  più  la  potenziale  infrazione  rischia  di 
compromettere  un  interesse  della  collettività  particolarmente 
importante, meno rilevanti sono le esigenze quanto alla plausibilità di 
un'eventuale  recidiva  (cfr.  DTF  130  II  493  consid.  3.3;  130  II  citato 
consid.  4.3.1;  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_375/2007 
dell'8 novembre 2007 consid. 3).

6.
Con sentenza del  27 ottobre 2005,  la Corte delle assise criminali  di 
Lugano, alla quale con sentenza del 4 maggio 2005 la CCRP aveva 
rinviato  gli  atti  di  causa  per  nuovo giudizio  e  commisurazione  della 
pena,  ha  riconosciuto  A._______  autore  colpevole  di  infrazione  alla 
LStup,  condannandolo  alla  pena  di  15  mesi  di  reclusione  e 
all'espulsione  dal  territorio  svizzero  per  tre  anni,  pene  entrambe 
sospese condizionalmente per un periodo di prova di quattro anni.

6.1 Per  quanto  attiene  la  pena  accessoria  dell'espulsione  dalla 
Svizzera,  adottata  in  applicazione  dell'art.  55  del  Codice  penale 
svizzero del 21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0), testo in vigore fino al 
31 dicembre 2006, la stessa è decaduta il 1° gennaio 2007, in seguito 
all'entrata  in  vigore  della  legge  federale  del  13 dicembre  2002  che 
modifica la parte generale del Codice penale (RU 2006 3459; cfr. art. 
388  cpv.  2  CP  nonché  le  disposizioni  finali  della  modifica  del 
13 dicembre  2002,  n.  1  cpv.  2).  In  ogni  caso,  a  norma  di  una 
consolidata  giurisprudenza,  l'autorità  amministrativa  non  è  vincolata 
dalle considerazioni del giudice penale, in quanto essa non persegue il 
medesimo scopo dell'autorità penale e gli interessi che è chiamata a 
salvaguardare  possono  differire.  Nella  misura  in  cui  l'autorità 
competente  in  materia  di  polizia  degli  stranieri  non  persegue  il 
medesimo scopo dell'autorità penale e gli interessi che è chiamata a 

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salvaguardare  possono  essere  differenti,  essa  valuta  sulla  base  di 
criteri  autonomi  se  l'allontanamento  dalla  Svizzera  di  uno  straniero 
resosi colpevole di un reato sia necessaria e opportuna. In effetti, se 
da  un  lato  il  giudice  penale  è  tenuto  a  decidere  in  funzione  della 
migliore prognosi di risocializzazione, dall'altro l'autorità amministrativa 
si prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico (cfr. DTF 129 
II citato consid. 3.2. e giurisprudenza ivi citata).

6.2 Come  emerge  dalla  decisione  contestata  e  dagli  atti  penali, 
A._______ è stato ritenuto colpevole di infrazione alla LStup per avere, 
senza essere autorizzato, a B._______ ed in altre località del cantone, 
il  19 ottobre  2003,  rispettivamente  20/21 ottobre  2003,  agendo  in 
correità con terzi,  fatto preparativi  per la detenzione, il  trasporto e il 
deposito in vista della successiva messa in commercio di un ingente 
quantitativo di canapa (marijuana), stabilito in almeno 1'000 Kg e per 
avere, il 26/27 ottobre seguente, sempre agendo in correità con terzi, 
detenuto, trasportato a B._______ e depositato ai fini della messa in 
commercio, in un tunnel di C._______ la suddetta canapa (marijuana). 

Da quanto precede discende che il  ricorrente si  è  reso colpevole di 
reati  in  un  campo  –  quello  del  traffico  di  sostanze  stupefacenti  – 
particolarmente  delicato  dell'ordinamento  giuridico  svizzero  e  ove la 
prassi è molto rigorosa (cfr. DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; 122 II 433 
consid. 2c). Date le modalità e l'entità di quanto messo in atto, non è 
decisivo il  fatto che il  traffico non abbia riguardato droghe pesanti. Il 
comportamento  assunto  dall'interessato  rappresenta  pertanto  un 
pericolo  serio  per  un interesse fondamentale  della  società,  come la 
lotta al traffico di droga e al diffondersi del suo consumo, nonché per 
un bene giuridico essenziale quale la salute pubblica. In altre parole, 
la protezione della collettività di fronte allo sviluppo del mercato della 
droga costituisce indubbiamente un interesse pubblico preponderante 
che giustifica di principio l'allontanamento dalla Svizzera degli stranieri 
coinvolti in tali traffici (cfr. sentenze del Tribunale federale 2A.175/2004 
del 7 dicembre 2004 consid. 6.4 e 2C_375/2007 dell'8 novembre 2007 
consid. 4.1).

6.3 Nella  fattispecie,  dalle  risultanze  agli  atti  si  evince  che  i  giudici 
penali  hanno  riconosciuto  al  ricorrente  delle  circostanze  attenuanti, 
mitigandone  quindi  la  responsabilità  e  formulando  una  prognosi 
positiva  nei  suoi  confronti.  In  particolare,  essi  hanno  ritenuto  che 
l'interessato  è stato  un semplice esecutore di  ordini  altrui  e  non ha 

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avuto alcun ruolo a livello organizzativo nella commissione dei reati e 
che il  delinquere risulta  essere nella  sua storia  un episodio unico e 
isolato (cfr. sentenza della  Corte  delle  assise  criminali  di  Bellinzona 
del  2 settembre 2004,  pag. 91 e 92),  comprovato dal  fatto  che egli, 
appena scarcerato, si sia subito rimesso a lavorare onestamente (cfr. 
sentenza della  Corte  delle  assise  criminali  di  Lugano del  27 ottobre 
2005, pag. 61). Giova inoltre rilevare come gli atti delittuosi che hanno 
portato alla  condanna di  A._______ risalgono all'ottobre 2003 e che 
dopo la sua scarcerazione (settembre 2004) egli  ha sempre lavorato 
presso la stessa ditta di trasporti del D._______ a piena soddisfazione 
del  suo  datore  di  lavoro  (cfr.  dichiarazione  del  25 marzo  2008). 
Dall'estratto del casellario giudiziale italiano del 25 marzo 2008 risulta 
infine  che  il  ricorrente  non  ha  interessato  le  autorità  giudiziarie 
italiane.

Alla  luce  di  quanto  esposto,  i  presupposti  per  una  restrizione  al 
principio della libera circolazione non sono adempiuti. Nonostante le 
infrazioni alla LStup commesse A._______ non rappresenta infatti una 
minaccia  effettiva,  attuale  e  sufficientemente  grave  ad  un  interesse 
fondamentale della società, tale da legittimare una misura per motivi di 
ordine  pubblico  giusta  l'art.  5  Allegato  I  ALC  (cfr.  sentenza  del 
Tribunale federale 2C_378/2007 del 14 gennaio 2008).

7.
Di  conseguenza  il  ricorso  è  accolto  e  la  decisione  dell'8 settembre 
2006 dell'UFM è annullata. L'autorità di prime cure è quindi invitata a 
fare  eseguire  le  necessarie  modifiche  al  sistema  di  ricerca 
informatizzato di polizia (RIPOL).

8.
Visto l'esito della procedura, non si prelevano spese processuali (art. 
63 cpv. 1 PA).

9.
Giusta  l'art.  64  cpv. 1  PA in  relazione  con  l'art.  7  del  regolamento 
dell'11 dicembre 2006 sulle tasse e sulle spese ripetibili  nelle cause 
dinanzi  al  Tribunale amministrativo federale (TS-TAF, RS 173.320.2), 
l'autorità  di  ricorso,  se  ammette  il  gravame in  tutto  o  in  parte,  può 
d'ufficio  o  a  domanda,  assegnare  al  ricorrente  un'indennità  per  le 
spese  processuali  indispensabili  e  relativamente  elevate  che  ha 
sopportato.

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In  casu  si  constata  che  l'interessato  è  patrocinato  da  un  legale.  In 
ragione  dell'insieme  delle  circostanze  della  fattispecie,  della  sua 
difficoltà,  nonché  della  mole  di  lavoro  svolto,  il  Tribunale  ritiene,  ai 
sensi  degli  art.  8  segg.  TS-TAF, che  il  versamento  al  ricorrente  di 
un'indennità di Fr. 1'200.-. a titolo di spese ripetibili appaia equa.

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

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1.
Il  ricorso  è  accolto  e  la  decisione  dell'UFM dell'8 settembre  2006 è 
annullata.

2.
L'UFM farà apportare le necessarie modifiche al RIPOL.

3.
Non  si  prelevano  spese  processuali.  L'anticipo  spese  di  Fr. 800.-, 
versato in data 20 novembre 2006, è restituito al ricorrente.

4.
L'autorità inferiore verserà al ricorrente un importo di Fr. 1'200.- a titolo 
di spese ripetibili.

5.
Comunicazione a: 

- ricorrente  (Atto  giudiziario;  allegato:  foglio  di  informazione  per  il 
rimborso)

- autorità inferiore (incarto 2 241 648 di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno).

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

Il presidente della Camera: Il cancelliere:

Antonio Imoberdorf Graziano Mordasini

Rimedi giuridici:

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C-150/2006

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono  essere 
allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione:

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