# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e189ced-18f1-5670-aab6-d25ea60e9266
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.10.2006 90.2005.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2005-86_2006-10-02.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2005.86

   

  	
  Lugano

  2 ottobre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Raffaello
  Balerna, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Furger, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 18 novembre 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione del 23 agosto 2005 (n. 3997), con cui
  il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore del comune di PI 1;

  

 

 

 

viste le risposte:

-    24 gennaio 2006 del
municipio di __________,

-    6 febbraio 2006 della
divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità del dipartimento del
territorio;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nella
seduta del 3 novembre 2003 il consiglio comunale di __________ ha adottato la
revisione generale del piano regolatore. In quella sede il mapp. 163, di
proprietà di RI 1, è stato attributo in parte alla zona edificabile. In
particolare, la porzione del fondo ad est è stata gravata da un vincolo per la
protezione di boschetti naturali, quella centrale assegnata alla zona estensiva
R2a e quella ad ovest alla zona speciale Zs4. Questo terreno, ubicato in località
__________, presenta una superficie di 3'375 mq, su cui insistono una casa d’abitazione
di due piani e un portico, nella parte centrale, e una piscina, nella parte
occidentale.

 

 

                                  B.   Con risoluzione 23 agosto 2005 (n. 3997) il Consiglio di Stato ha
approvato il piano regolatore di __________. Esso ha tuttavia sospeso la sua
decisione su alcune proposte pianificatorie, negato l’approvazione di altre e
modificato il piano regolatore su alcuni oggetti. Per quanto concerneva i
comparti residenziali collinari ubicati in località __________, il Governo non
ha approvato parte dell’ampliamento della zona estensiva R2a e la zona speciale
isolata Zs4, così come indicate nell’allegato 3 della risoluzione, attribuendo
di conseguenza queste superfici alla zona agricola. In particolare, in merito al
mapp. 163 il Consiglio di Stato ha comunque approvato l’estensione della zona
fabbricabile, in modo da ricomprendervi l’edificio abitativo esistente. Esso ha
considerato che l’estensione della zona edificabile non poteva essere condivisa
per motivi principalmente legati all’inquinamento fonico, causato segnatamente
dalla sottostante autostrada A2. Il comune non avrebbe fornito alcuna
indicazione in grado di comprovare come fosse possibile rispettare i valori di
pianificazione soprattutto per quei casi in cui, anche con le future opere di
protezione fonica concernenti l’asse stradale, i valori d’immissione e di
allarme sarebbero stati superati (cfr. risoluzione impugnata, pagg. 26, 30, 89
e 92, allegato 3).

 

 

                                  C.   Con ricorso
18 novembre 2005, RI 1 insorge innanzi a questo tribunale avverso la menzionata
risoluzione governativa, postulandone l’annullamento e chiedendo per quanto
concerne il suo fondo l’approvazione delle zone
estensiva R2a e speciale isolata Zs4, così come adottate dal consiglio comunale.
A sostegno della sua impugnativa, il ricorrente lamenta principalmente la violazione
del principio della proporzionalità. A mente
dell’insorgente, gli ampliamenti della zona fabbricabile all’esame costituiscono
in realtà correzioni contenute dei limiti della zona edificabile del previgente
piano regolatore, riguardanti pochi fondi o parte di essi, già urbanizzati,
allo scopo di ottenere una migliore coerenza degli azzonamenti. Queste
superfici, inoltre, non sono mai state incluse nella zona agricola, né si presterebbero
comunque a tale utilizzo, anche perché di modeste dimensioni. In merito all’inquinamento
fonico proveniente dall’autostrada, l’insorgente rileva che tale impianto è
soggetto a risanamento ai sensi dell’art. 16 LPAmb. Risanamento che, programmato
per tutelare le aree residenziali del previgente piano regolatore, a maggior
ragione ne tutelerà gli ampliamenti in parola. In ogni caso, l’art. 29 OIF
accorderebbe la possibilità di delimitare nuove zone edificabili, se i valori
di pianificazione fossero rispettati grazie a misure di pianificazione,
sistemazione o costruzione. Condizioni, queste, che nella fattispecie sarebbero
adempiute.

 

 

                                  D.   La divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità postula il
rigetto dell'impugnativa, con motivazioni che verranno riprese, se del caso,
nei considerandi di diritto, mentre il municipio ne postula l’accoglimento.

 

 

                                  E.   In data 30
marzo 2006 si sono tenuti l’udienza e il sopralluogo in contraddittorio, durante
il quale sono state scattate alcune fotografie, poi acquisite agli atti. Il
rappresentante del Consiglio di Stato ha preliminarmente formulato delle
precisazioni concernenti alcune specifiche della risoluzione impugnata riferite
in particolare alla zona residenziale R2a e alla zona speciale Zs4, situate in
località __________, sia per quanto riguardava la loro designazione nel testo e
negli allegati grafici, sia in merito alle motivazioni di non approvazione che
le interessavano (cfr. verbale 30 marzo 2006). Il ricorrente ha dal canto suo
precisato che l’edificio al mapp. 163 è stato costruito nei primi anni quaranta
del secolo scorso ed è sempre stato adibito ad abitazione. Durante la
discussione, la rappresentante della sezione protezione aria, acqua e suolo
(SPAAS) ha illustrato il piano delle opere di risanamento fonico per
l’autostrada A2, datato novembre 2001, che è stato acquisito agli atti
unitamente alla copia della presa di posizione dell’UFAFP del 10 giugno 2002.
Il tribunale ha indi fissato un termine all’insorgente per formulare le
osservazioni. Infine, i rappresentanti del comune hanno dichiarato la disponibilità
del municipio a ristudiare l’area soggetta a rumori eccessivi, nel senso di
conservarne la destinazione edificabile, sottraendola quindi alla zona
agricola, introducendo una linea di arretramento tale da impedire la concreta
edificazione nelle parti dei fondi soggette a inquinamento fonico superiore ai
valori di pianificazione anche dopo la realizzazione dei previsti ripari fonici
autostradali. Le parti hanno riconfermato le rispettive motivazioni e domande e
il tribunale ha dichiarato chiusa l’istruttoria.

 

 

                                  F.   Con scritto
24 aprile 2006 l’insorgente ha preso posizione sulla documentazione prodotta
dalla SPAAS, osservando che le misurazioni delle immissioni foniche autostradali
sarebbero superate, in quanto non più aggiornate dal mese di novembre del 2001.
In ogni caso, il pronosticato risanamento dell’asse autostradale migliorerebbe
sostanzialmente la situazione del fondo in parola, al punto tale che non si assisterebbe
più al superamento dei valori limiti d’immissione. Di modo che sarebbe lesivo
del principio della proporzionalità escluderlo dalla zona edificabile.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, in cui è stato integrato il
Tribunale della pianificazione del territorio con effetto al 14 luglio 2006 (BU
2006, pag. 215 segg.), è data (art. 38 cpv. 1 LALPT), il ricorso è tempestivo
(art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4
lett. c LALPT).

 

 

                                   2.   In campo
pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però,
assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza
di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37
cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere
cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità
delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti
pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il
margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3
LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio
apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole
od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui
la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia
manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di
quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori
fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione,
rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di
livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art.
26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata
effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta
dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla
violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit., ibidem; inoltre
II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b
LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano regolatore disposta d'ufficio
dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   I piani
regolatori hanno lo scopo di garantire un'appropriata e parsimoniosa utilizzazione
del suolo e un ordinato insediamento del territorio (cfr. art. 75 cpv. 1
Cost.). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e
protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art.
15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già stati edificati in larga
misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari ed urbanizzati entro 15
anni (lett. b). Di massima un terreno che adempie queste esigenze va attributo
alla zona edificabile a meno che, dopo una ponderazione e globale degli
interessi che la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a
salvaguardare (cfr. in particolare art. 1 e 3 LPT), debba venir incluso,
parzialmente o totalmente, nel territorio fuori della zona edificabile (RDAT
I-2001 n. 49 consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT per l'assegnazione
di un terreno alla zona edificabile non hanno pertanto un valore assoluto, ma
una portata relativa. Essi rappresentano piuttosto dei principi generali della
pianificazione del territorio, dei punti di riferimento, che - ancorché
soddisfatti - non conducono necessariamente all'attribuzione del terreno
interessato alla zona fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena citata;
inoltre Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. da 25 a 29;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction,
expropriation, Berna 2001, n. 314).

 

 

                                   4.   4.1. In
merito alle zone edificabili residenziali situate nei comprensori collinari, il
Governo non ha approvato in località __________ parte dell’ampliamento della
zona estensiva R2a e l’intera zona speciale isolata Zs4, attribuendo d’ufficio i
relativi terreni alla zona agricola. Il Consiglio di Stato non ha escluso a
priori che queste aree potessero essere attribuite, dal profilo della
delimitazione delle zone, a quella edificabile. Tuttavia, trattandosi di nuove
zone, notoriamente interessate da immissioni foniche provenienti
dall’autostrada A2 situata a valle, il comune non avrebbe fornito, come suo
compito, le indicazioni e le prescrizioni necessarie affinché fosse dimostrato
il rispetto dei valori di pianificazione nei termini imposti dall’ordinanza
sull’inquinamento fonico (OIF). Difatti, rispetto alle motivazioni addotte per
negare l’approvazione delle altre estensioni della zona residenziale, in
particolare in località __________ (cfr. risoluzione impugnata, pag. 25 e
allegato 2), situata a più a nord, il Governo ha posto in questo caso l’accento
sul problema del rispetto dei requisiti, ritenuti non adempiuti, in materia di
inquinamento fonico, collocando in secondo piano la questione dell’eccessiva
contenibilità del piano regolatore. Esso ha difatti considerato che nella
fattispecie la discriminante del principio della non estensione della zona
edificabile risultava alquanto attenuata (cfr. risoluzione impugnata, pag. 26).

 

                                         4.2.
Esaminando il perimetro delle succitate zone residenziali collinari, il
Consiglio di Stato ha ritenuto che gli ampliamenti all’esame erano volti ad
integrare nel comparto edificabile quei fondi già edificati ad uso abitativo o
che si trovavano intercalati fra questi e la zona costruibile già delimitata
dal previgente piano regolatore. Sennonché, negandone l’approvazione, principalmente
per i motivi di cui si è detto, il Governo non ha ricondotto i limiti di zona
in corrispondenza di quelli del previgente piano regolatore, bensì ha concesso
una parte di quelle estensioni, che includevano appunto le edificazioni
esistenti e i fondi liberi ad esse intercalati (cfr. piano delle zone, approvato
con risoluzione governativa n. 4711 del 5 settembre 1984 e piano delle zone,
approvato con la risoluzione impugnata e all. 3). In sostanza, esso ha delimitato
un perimetro applicando i criteri per la determinazione del comprensorio
ampiamente edificato (art. 15 lett. a LPT), negando quindi l’approvazione per
quei comparti, fondi o parte di essi, inedificati o insufficientemente
edificati, che costituivano una vera e propria estensione della zona
edificabile ai sensi della LPT (cfr. mapp. 130, 131, 132, 133 e 134 parz., in località
__________, e 141, 143, 148 e 163 parz., in località __________), in cui il
ricorrente ne chiede ora l’inclusione. Difatti, con
terreni già edificati in larga misura si intende essenzialmente il territorio costruito
in maniera compatta, oltre eventualmente singole particelle inedificate al suo
interno, direttamente confinanti con la zona edificabile, in genere già
edificate e di superficie relativamente ridotta (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3b; Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 60; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,
op. cit., n. 319). Il mapp. 163 confina a nord con un
insediamento residenziale compatto ed omogeneo, a contatto del quale è ubicata
la costruzione abitativa del ricorrente. Tant’è che il Consiglio di Stato ha approvato
in quel luogo, come detto, l’estensione della zona edificabile, fino a ricomprenderla,
in modo da definire un limite chiaro ed omogeneo per il comprensorio ampiamente
edificato. La superficie del terreno rimasta esclusa, laddove è ubicata la
piscina, fa invece parte dal profilo territoriale di un vasto comprensorio
inedificato che si apre da quel punto, abbracciando il versante collinare prospiciente
la piana del __________. Questo territorio, caratterizzato nel suo complesso
dalla presenza di vigneti e aree prative aperte, intercalati da fasce boschive,
non può pertanto essere considerato come edificato in larga misura nel senso
restrittivo inteso dalla giurisprudenza.

 

                                         4.3.
Posta questa premessa, il tribunale ha accertato, attraverso l’evasione di analoghi
ricorsi contro la risoluzione governativa qui impugnata, che il piano
regolatore di __________ risulta a tal punto sovradimensionato che l’art. 15
lett. b LPT deve essere applicato anche nella fattispecie con il dovuto rigore.
Difatti, nell'ambito dell'esame del dimensionamento del piano regolatore, il
Consiglio di Stato ha desunto dal rapporto di pianificazione (pag. 64) che la
contenibilità teorica del nuovo piano regolatore in merito alle zone abitative corrispondeva
a 1’884 unità insediative. Questo risultato veniva conseguito applicando per
certe zone destinate alla residenza un alto rapporto superficie utile
lorda/unità insediativa (di 60 o 70 mq, a seconda del genere di zona residenziale)
in luogo degli usuali 35-45 mq per abitante. Il valore relativo alla
contenibilità delle zone residenziali risultava dunque sottostimato e avrebbe
dovuto essere aumentato, applicando per lo meno un valore di 50 mq. Nondimeno, la
contenibilità teorica ritenuta dal comune consentiva comunque un potenziale di
sviluppo - rispetto alla situazione di effettivi 789 abitanti (2003) - pari ad
un incremento di più del doppio dei residenti. Il Governo ha pertanto ritenuto che
il dimensionamento del piano regolatore eccedeva ampiamente ogni presumibile ed
ottimistico fabbisogno per lo sviluppo del comune per il prossimo quindicennio (cfr.
risoluzione impugnata, pag. 18). Questa valutazione merita di essere condivisa,
soprattutto se si considera l'evoluzione del numero di abitanti. In effetti,
malgrado le (generiche) ipotesi di sviluppo formulate dal comune e i (quantomai
parziali) parametri dallo stesso adottati, il nuovo piano regolatore
permetterebbe comunque sia di insediare, nei prossimi 15 anni, almeno ulteriori
1’095 abitanti sul territorio comunale. Questo incremento notevole, tuttavia,
non rispecchia l'evoluzione demografica del comune evidenziato in questi ultimi
quarant’anni, che marca certamente una tendenza generale all’aumento, tuttavia
in modo discontinuo e per certi versi trascurabile. Difatti, dai dati ripresi
dall’Annuario statistico ticinese (cfr. USTAT, Annuario statistico ticinese,
2005, pag. 24 e 25), si evince un aumento della popolazione residente, ma con tassi
di crescita decennali comunque ben più modesti rispetto a quello pronosticato
dal comune: da un aumento del 13% registrato negli anni ’60, si passa ad uno
dell’11% negli anni '70 e soltanto negli anni ’80 si assiste ad un
significativo aumento, corrispondente però al 33%, che poi ripiega altrettanto
eloquentemente tra il 1990 e 2003 ad un incremento del 5%. Orbene, il
preconizzato incremento di oltre il 100%, sebbene riferito ad un arco temporale
più ampio (un quindicennio), non è nemmeno congruente con l’aumento della
popolazione registrato nel decennio di massima espansione (anni ‘80), essendo,
in proporzione, di 2 volte maggiore. Il dato relativo agli anni ‘80, tuttavia,
non può costituire da solo una base assumibile ad una tendenza su cui fondare
un pronostico attendibile, ritenuto oltretutto il successivo periodo di stasi,
giacché non è dimostrato in base a quali circostanze un tasso di crescita già
di per sé elevato possa effettivamente raddoppiare a medio termine. Né una
semplice estensione della zona edificabile può essere assunta come fattore di
sviluppo demografico, che trarrebbe la sua unica, ma insufficiente,
giustificazione in un ipotetico movimento migratorio, in un contesto regionale
che vede però la presenza di comuni con piani regolatori, se non
sovradimensionati, quanto meno con riserve edificabili di una certa consistenza
(cfr. ad esempio, comuni di __________ e di __________). A tale proposito va
inoltre rilevato che, in merito alla riserva di terreni atta ad accogliere
nuovi insediamenti, il comune dispone di un congruo margine di manovra nella
parte collinare del comprensorio comunale, laddove è ubicato il vasto comparto
inedificato, previsto di principio edificabile, su cui attualmente grava una zona
di pianificazione (cfr. ZP1, TPT inc. 90.2004.20 e 90.2004.16-17). A fronte di
un piano sovradimensionato è pertanto più che giustificato un esame particolarmente
severo del perimetro della zona edificabile. Nel caso concreto, è dunque irrilevante
se, come sostiene il Consiglio di Stato, dal profilo della delimitazione delle
zone, gli ampliamenti proposti dal comune potevano essere considerati
congruenti con la situazione morfologica e territoriale. Questo requisito deve
peraltro essere sempre adempiuto. Ciò che importa è la giustificazione del
fabbisogno di aree edificabili che, nella fattispecie, risulta ben lungi
dall’essere dimostrato. Pertanto, basta questo motivo, indipendentemente dunque
dalla problematica relativa all’inquinamento fonico, per tutelare la risoluzione
che non ha approvato in zona edificabile le aree situate in località __________.
Sussiste difatti un interesse generale ad impedire la formazione di zone
edificabili troppo vaste (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3c). Queste considerazioni
devono essere, di conseguenza, applicate anche al comparto all’esame. L'art. 15
lett. b LPT non può, di conseguenza, essere di giovamento al ricorrente.

 

 

                                   5.   Poiché il
terreno in parola non può essere attribuito alla zona
fabbricabile già per assenza dei requisiti di cui all'art. 15 LPT merita tutela
la decisione del Consiglio di Stato di attribuirlo - di conseguenza – d’ufficio
alla zona agricola, intesa anche nel suo senso più ampio, espressamente sancito
ora all'art. 16 LPT, nella versione in vigore dal 1. settembre 2000. Alla zona
agricola dev'essere difatti riconosciuto un ruolo multifunzionale, poiché
persegue non solo obiettivi di politica agraria e fondiaria, ma anche obiettivi
in ordine agli insediamenti, quale eccellente strumento di prevenzione dell'edificazione
sparsa, alla protezione dell'ambiente e a quella del paesaggio (cfr. Messaggio
del Consiglio federale concernente la revisione parziale della LPT del 22
maggio 1996, pubbl. in FF 1996, III, pag. 457 segg., pag. 471, con rinvii).
Tutti aspetti, questi, che nella fattispecie rivestono una particolare
rilevanza, come verrà esaminato specificatamente in seguito, in riferimento
alla questione ambientale. Non appare quindi nemmeno necessario approfondire se
il comparto interessato, rispettivamente il terreno del ricorrente si prestino
o meno, ed eventualmente in che misura, alla lavorazione agricola.

 

 

                                   6.   Ciò detto,
va ritenuto che ad aggravare la situazione dell’area in parola vi è pure il
carico ambientale, suscettibile di comprometterne l’idoneità per
un’edificazione a scopi residenziali. A tale riguardo si considera quanto
segue.

 

                                         6.1. Secondo l'art. 23 della legge sulla protezione
dell'ambiente del 7 ottobre 1983 (LPAmb) per la pianificazione delle nuove zone
edificabili e la protezione contro il rumore prodotto da nuovi impianti fissi,
il Consiglio federale stabilisce valori limite di pianificazione inferiori ai
valori limite delle immissioni. Per le nuove zone edificabili occorre tenere
conto, oltre ai criteri enunciati all'art. 15 LPT e agli scopi e ai principi di
quest’ultima legge federale (art. 1 e 3 LPT), anche
delle esigenze poste dalla legislazione sulla protezione dell'ambiente. L'art.
24 cpv. 1 LPAmb, stabilisce infatti, che le nuove zone per
la costruzione di abitazioni o di altri edifici, destinati al soggiorno
prolungato di persone, possono essere previste soltanto nelle regioni in cui le
immissioni foniche non superano i valori di pianificazione o nelle quali questi
valori possono essere rispettati mediante misure di pianificazione, sistemazione
o costruzione (cfr. anche l'art. 29 dell'ordinanza sull'inquinamento fonico del
15 dicembre 1986, OIF, di medesimo tenore). Queste disposizioni tornano in concreto
applicabili alla parte di terreno in questione, dal momento che, vista la precedente
assegnazione nel piano regolatore ad una zona non edificabile del territorio
comunale (territorio senza destinazione specifica: art. 28 vNAPR), per tale
fondo si tratta di un nuovo inserimento alla zona edificabile (su questo
aspetto cfr. Wolf, Kommentar zum Umweltschutzgesetz, Zurigo 2000, n. 12 e segg.
ad art. 24; Flückiger, in Kommentar zum Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo
1999, n. 44 e 51 ad art. 15; Favre, La protection contre le bruit dans la loi
sur la protection de l'environnement, Zurigo 2002, pag. 248 e segg.). Di
conseguenza, il livello delle immissioni di rumore per questa area non dovrà
superare i valori di pianificazione di 55 dB(A) di giorno e 45 dB(A) di notte
stabiliti al n. 2 dell'allegato 3 dell'OIF per le zone alle quali è assegnato
un grado di sensibilità al rumore II (GDS II), come in concreto.

 

                                         6.2.
L'applicazione dell'art. 24 LPAmb presuppone la determinazione delle immissioni
foniche alle quali è sottoposta l'area in discussione. L'art. 36 OIF enuncia i
criteri per questa determinazione: in particolare occorre tenere in
considerazione gli aumenti o le diminuzioni prevedibili delle immissioni
foniche in seguito alla costruzione, alla modifica o al risanamento di impianti
fissi, in particolare se, al momento della determinazione, i relativi progetti
sono già stati approvati o pubblicati (art. 36 cpv. 2 lett. a OIF). Le
immissioni di rumore sono determinate sulla base di calcoli o misurazioni (art.
38 cpv. 1 OIF). Nella fattispecie, nel catasto del rumore del novembre 2001,
allestito nell’ambito del progetto di risanamento della strada nazionale A2 (Km
23.330-26.100) dal dipartimento del territorio sulla base dei dati riferiti ad
un traffico giornaliero medio (TGM) futuro (doc. in atti), risulta, in ogni
caso, per le zone non approvate un superamento dei valori di pianificazione
determinanti per il grado di sensibilità II. In particolare, nella situazione
ante risanamento si assiste nel terreno in parola al superamento dei valori
limiti d’immissione, mentre con il risanamento i valori di pianificazione
risulterebbero comunque considerevolmente superati. Va precisato che tali
rilevamenti sono riferiti all’edificazione esistente che, come più volte
menzionato, nonostante il superamento dei valori di pianificazione, è stata comunque
inclusa in zona edificabile e, pertanto, non oggetto della presente procedura. Questa
costruzione, tuttavia, è leggermente più discosta rispetto alla parte del
mappale non approvata, che incuneandosi verso settentrione, si accosta progressivamente,
e quindi in posizione più esposta, alla fonte sonora inquinante, come peraltro
ha potuto constatare il tribunale in sede di sopralluogo.

 

                                         6.3.
Orbene, benché i risultati di questi calcoli o misurazioni considerano
l’evoluzione del traffico in prospettiva futura e che le proposte di
risanamento del traffico autostradale sono a tutt’oggi relegate - è bene
precisarlo - alla funzione di documenti di lavoro, essi attestano nondimeno
senza ombra di dubbio che le aree all’esame sono interessate da un consistente
carico fonico. In presenza di questo fenomeno e in mancanza di altri dati,
trattandosi nella fattispecie dell’apertura di nuove zone edificabili, incombeva
all’ente pianificante di accertare dapprima l’entità delle immissioni e di
dimostrare, se del caso, il rispetto dei valori di pianificazione per il GDS II
attraverso misure di pianificazione, sistemazione o costruzione (art. 24 LPAmb
e 29 OIF; cfr. Wolf, op. cit. n. 23 e segg. ad art. 24; Favre, op, cit., pag.
253 e segg.). Di principio, tali misure devono essere fissate in modo
vincolante già al momento dell'adozione del piano di utilizzazione, ritenuto
che, in caso contrario, solo il rispetto dei valori limite di immissione, meno
severi rispetto a quelli di pianificazione, potranno essere esatti dal
proprietario nell'ambito della procedura di rilascio del permesso di
costruzione (art. 22 LPAmb; cfr. anche Jomini, Coordination matérielle: l'approche
de la jurisprudence du Tribunal fédéral, in Umweltrecht in der Praxis, n.
5/2005, pag. 444 segg., 460). Riguardo a questo aspetto, il Consiglio di Stato
ha rettamente rilevato che il comune di __________, non avendo esperito nulla
in questa fase, non aveva fatto prova di una corretta gestione del problema
delle immissioni foniche nel comparto in oggetto, pertanto l’ampliamento non
poteva essere approvato. In quest'ottica, l'esecutivo cantonale non si è quindi
espresso ulteriormente sul quesito a sapere se eventuali misure ai sensi dell'art.
24 cpv. 1 LPAmb avrebbero permesso il rispetto dei valori di pianificazione. In
questo senso, occorre rilevare che non spettava né al Consiglio di Stato, né
tanto meno spetta a questo tribunale, che non è autorità di pianificazione e
nemmeno possiede le necessarie conoscenze tecniche, ricercare d'ufficio quali
accorgimenti adottare per permettere il rispetto della normativa federale. Di
conseguenza, la decisione dell'autorità cantonale deve essere confermata anche
su questo punto.

 

 

                                   7.   In
conclusione, per tutte le pregresse motivazioni, il ricorso volto
all’approvazione degli ampliamenti dei comparti residenziali (zona estensiva
R2a e zona speciale isolata Zs4) situati in località __________ va respinto. La
tassa di giudizio e le spese devono essere poste a carico dell’insorgente (art.
28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   Il
ricorrente è condannato al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per
complessivi fr. 2’000.- (duemila).

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  ; 

  ; 

  a.

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  PI 1 

  rappr. da: RA 2 

   

  CO 1 

  rappr. da: RA 1 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                                                                Il
segretario