# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be4b8642-e08e-5754-9148-1786afc253de
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.03.2010 D-1250/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1250-2010_2010-03-05.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1250/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  5  m a r z o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, Mongolia,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 febbraio 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1250/2010

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato il 14 gennaio 2010 
in Svizzera,

l'esame  radiologico  della  mano  al  quale  il  richiedente  è  stato 
sottoposto in data (...) ed il relativo rapporto,

i verbali d'audizione del 25 gennaio 2010 (di seguito: verbale 1) e del 
22 febbraio 2010 (di seguito: verbale 2), 

la decisione dell'UFM del 22 febbraio 2010, notificata all'interessato il 
medesimo  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto 
dall'interessato), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 1° marzo 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato), 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'art.  52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

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che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato  ha dichiarato di  avere  16 anni  e di  essere  originario  di 
B._______ (Mongolia),

che l'interessato ha affermato di essere espatriato perchè condannato 
per un omicidio che non avrebbe commesso e di temere, in caso di 
rientro  in  Patria,  di  essere  nuovamente  incarcerato;  che  egli,  infatti, 
sarebbe stato avvicinato  ed obbligato da due persone,  G. ed S.,  ad 
unirsi  a  loro  nell'attività  di  furti  a  danno  di  persone  giovani;  che,  in 
occasione  di  un  tale  furto  nel  (...),  S.  avrebbe  consegnato 
all'interessato  un  coltello,  con  l'ordine  di  nasconderlo;  che,  mentre 
quest'ultimo  stava  cercando  di  sotterrare  l'arma  con  cui  S. avrebbe 
ucciso  la  sua  vittima,  la  polizia  l'avrebbe  arrestato  con  l'accusa  di 
omicidio; che egli  sarebbe quindi stato condannato a quindici anni di 
carcere nel (...); che, durante un soggiorno in ospedale, nell'(...)  egli 
sarebbe riuscito a fuggire e, aiutato da conoscenti, ad espatriare,

che l'interessato, varcato il confine, avrebbe trascorso quattro giorni in 
Russia, per poi attraversare in automobile Paesi a lui ignoti ed arrivare 
in Svizzera nel (...),  il  tutto senza mai subire controlli  e sprovvisto di 
documenti d'identità,

che,  nella decisione del 22 febbraio 2010, l'UFM ha in primis ritenuto 
che,  in  forza  dell'obbligo  di  collaborare  all'accertamento  dei  fatti 
sancito dall'art. 8 LAsi, il richiedente non sarebbe riuscito a convincere 
l'autorità della sua allegata minore età, non avendo presentato alcuna 
prova o documento d'identità valido a sostegno della stessa, nonché 
avendo fornito dichiarazioni lacunose e/o contraddittorie sul possesso 
di un certificato di nascita, sulle generalità di genitori e parenti e sulla 
morte della madre, oltre ad essere risultato maggiorenne dall'esame 
osseo;  che  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  altresì  le  circostanze  del 
viaggio, l'assenza di un motivo giustificante la mancata presentazione 
di documenti e l'inverosimiglianza dei suoi motivi d'asilo per dubitare 
dell'allegata  minore  età  del  ricorrente;  che,  di  conseguenza, 
quest'ultimo sarebbe stato considerato maggiorenne e l'audizione sui 
fatti  si  sarebbe  svolta  senza  una  persona  di  fiducia;  che,  inoltre, 
l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che  le  allegazioni  in  materia  d'asilo 
presentate dal richiedente contraddittorie, vaghe ed illogiche, di modo 

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che  non  emergerebbero  dalle  carte  processuali  degli  indizi 
d'esposizione  dell'interessato  a  persecuzioni  in  caso  di  rientro  in 
patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera,  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nel gravame, il ricorrente – richiamati i motivi d'asilo già allegati in 
sede di  audizione  –  ha  contestato  che non emergerebbero  indizi  di 
persecuzione per procedere ad una decisione materiale nel suo caso; 
che,  in  particolare,  egli  ha  sottolineato  che  il  suo  racconto  sarebbe 
dettagliato e preciso, e che la valutazione dell'UFM, secondo cui le sue 
dichiarazioni conterrebbero molte contraddizioni gravi, oltre che essere 
vaghe e illogiche, rasenterebbe l'arbitrio, disponendo l'autorità di prime 
cure di maggiori risorse, rispetto a lui, per verifcare la veridicità delle 
sue  dichiarazioni,  specialmente  per  quel  che  concerne  la  condanna 
subita  e la sua allegata minore età; che, infine,  il  ricorrente ha fatto 
valere  che  l'esecuzione  del  suo  allontanamento  non  sarebbe  né 
ammissibile,  né esigibile, dal momento che egli,  in caso di  rientro in 
Patria,  sarebbe  esposto  a  trattamenti  vietati  dall'art.  3  della 
Convenzione  del  4  novembre  1950  per  la  salvaguardia  die  diritti 
dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101),

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria  l'ammissione  provvisoria;  che  egli  ha,  altresì,  presentato 
una  domanda d'assistenzia  giudiziaria,  nel  senso  dell'esenzione  dal 
pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

che, giusta l'art. 7 cpv. 2 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 
pregiudiziali  dell'11  agosto  1999  (OAsi  1,  RS  142.311),  per  il 
richiedente  l'asilo  minorenne,  che  non  è  accompagnato,  viene 
nominata una persona di fiducia per la durata della procedura d'asilo o 
d'allontanamento, ma al massimo fino alla nomina di un curatore o di 
un  tutore,  oppure  fino  al  raggiungimento  della  maggiore  età;  che  la 
designazione  di  una  persona  di  fiducia  presuppone  tuttavia  la 
dimostrazione  da  parte  del  richiedente  l'asilo,  perlomeno  nel  senso 
della  probabilità  preponderante,  dell'allegata  minorità 
(v. Giurisprudenza  ed  Informazioni  della  Commissione  svizzera  di 

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ricorso in  materia  d'asilo  [GICRA]  2001 n. 22 e relativo riferimento); 
che, nell'ambito dell'accertamento dei fatti, è altresì possibile ricorrere 
all'ausilio di metodi scientifici (art. 7 cpv. 1 OAsi 1),

che,  nella  fattispecie,  l'insorgente  non  ha  saputo  fornire  indicazioni 
suscettibili  di  rendere  altrimenti  plausibile  la  dichiarata  minore  età; 
che,  infatti,  il  ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  fornire  indicazioni 
precise  in  merito  ai  suoi  genitori  ed  altri  parenti  in  Patria;  che,  ad 
esempio, egli non ha saputo indicare il nome di suo padre, adducendo 
che sua madre non glielo  avrebbe mai  detto (cfr. verbale 1 pag. 2), 
benchè – a suo stesso dire – il  padre figuri  sul  certificato di  nascita 
che avrebbe lasciato a casa,  rispettivamente consegnato alla  polizia 
(cfr. ibidem pag. 5); che, per quel che riguarda sua madre, l'insorgente 
si  è  contraddetto  sulla  sua  età,  allegando  dapprima  di  ignorarla, 
rispettivamente di non ricordarla, per poi invece allegare "Ok, ora lo 
dico, ca. 38 anni" (cfr. ibidem pagg. 2 e 4); che, sempre in merito alla 
madre, egli ha dapprima  completamente sottaciuto il suo decesso, per 
poi – qualche minuto dopo – indicare che sarebbe deceduta durante la 
sua prigionia (cfr. ibidem pagg. 2 e 4); che, interrogato sugli  ulteriori 
parenti in Patria, egli non ha saputo indicare nessun nome, allegando 
di  non essere  mai  stato  curioso di  apprendere  tali  informazioni  (cfr. 
ibidem  pag.  4);  che,  alla  luce  di  tali  dichiarazioni  lacunose,  risulta 
assolutamente  impossibile  credere  che  l'unica  data,  di  cui  conosce 
giorno  e  mese,  è  proprio  la  sua  e  che,  pertanto,  quest'ultima  sia 
verosimile; che,  d'altronde,  in merito  al  suo percorso scolastico, non 
convince la dichiarazione secondo cui egli  avrebbe iniziato la scuola 
appena alla tarda età di  nove anni (cfr. ibidem pag. 3); che, già alla 
luce  di  queste  considerazioni,  v'è  ragione  di  concludere  che  l'età 
dichiarata dal ricorrente è inverosimile; che, peraltro, il ricorrente non 
ha apportato alcun documento d'identità a comprova della sua minor 
età,  limitandosi  a  mere  affermazioni  stereotipate  circa  la  mancata 
presentazione  dei  suoi  documenti  d'identità,  vale  a  dire  di  aver 
viaggiato  clandestinamente  grazie  all'aiuto  di  conoscenti  (dei  quali, 
tuttavia, non saprebbe se fossero o meno in possesso di documenti), 
senza  avere  avuto  bisogno  di  un  passaporto;  che,  per  di  più,  non 
convince l'asserzione secondo cui non saprebbe a chi rivolgersi per il 
rilascio di  una carta  d'identità (cfr. ibidem pagg. 4-5); che, in  siffatte 
condizioni, l'esameo osseo, a cui è stato sottoposto il ricorrente, e le 
risultanze dello stesso sono superflue e irrilevanti nella fattispecie, in 
particolare  essendo  già  appurata  la  palese  inverosimiglianza  delle 
dichiarazioni del ricorrente circa la sua minor età, 

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che, pertanto, conto tenuto dell'evocate circostanze del caso di specie, 
nonché alla mancata produzione di  qualsivoglia mezzo di prova, non 
v'è ragione di censurare la mancata designazione al ricorrente di una 
persona di fiducia ai sensi dell'art. 17 cpv. 3 LAsi, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il  Consiglio federale inserisce un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili all'agire umano (GICRA 2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
28 giugno 2000,  la  Mongolia  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da 
persecuzioni,  sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  riuscito  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  egli  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o  prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le  allegazioni 
decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere affermazioni 
di  parte  non  corroborate  da  alcun  elemento  della  benché  minima 
consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel  provvedimento 
litigioso, cui può essere rimandato, 

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che  a  guisa  d'esempio,  l'insorgente  si  è  contraddetto  in  merito  ad 
aspetti  centrali  della  sua  vicenda;  che,  infatti,  egli  ha  reso  versioni 
discordanti  sulla  denuncia  nei  confronti  dei  conoscenti  G.  ed  S, 
adducendo,  dapprima,  di  non  averli  mai  denunciati  perchè  avrebbe 
avuto  bisogno  di  guadagnare,  ed  in  seguito  dichiarando  di  essersi 
invece  rivolto  alla  polizia  (cfr.  verbale  1  pag.  3),  rispettivamente  di 
avere inoltrato denuncia ben due volte (cfr. verbale 2 pag. 4/D28); che, 
anche in merito al giorno della sua evasione, il ricorrente ha cambiato 
versione tre volte; che, esortato a descrivere la sua prigionia (carcere, 
attività  svolte,  ospedale  del  carcere),  egli  ha  reso  dichiarazioni 
stereotipate, vaghe e prive di dettagli (cfr. verbale 1 pag. 7 e verbale 2 
pag. 5/D41-42 e pag. 6/D50-51),  dando in  tal  guisa l'impressione di 
non avere vissuto in prima persona quanto addotto; che, peraltro, mal 
si  comprende come mai  il  ricorrente – pur sapendo di  rischiare una 
condanna a quindici anni di carcere – avrebbe accettato di piegarsi a 
quanto  gli  veniva  detto  ("Tutti  mi  dicevano  che  comunque  non  si  
cambiava questa decisione", cfr. verbale 2 pag. 6/D61), dichiarandosi 
colpevole per un omicidio che, a suo dire, egli non avrebbe commesso, 
senza  invece  dapprima  per  lo  meno  tentare  di  giungere  ad 
un'assoluzione,

che, in considerazione di quanto sopraesposto e ritenuti altri elementi 
inconsistenti, contraddittori e vaghi presenti nel racconto del ricorrente, 
che sarebbe sovrabbondante  esporre,  v'è  ragione di  ritenere  che la 
vicenda resa a sostegno della sua domanda d'asilo è manifestamente 
inverosimile,

che,  alla  luce  dell'evocata  inverosimiglianza  della  vicenda  asserita, 
non  v'è  altresì  motivo  di  considerare  che  il  ricorrente  non  possa 
beneficiare di un equo trattamento giudiziario in relazione ad eventuali 
accuse  mosse  nei  suoi  confronti,  o  condanne,  per  ragioni  che  non 
appaiono avere alcuna relazione con uno dei motivi enumerati all'art. 3 
LAsi, 

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 
Mongolia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 

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(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre la ricorrente in patria al rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  CEDU  o  all'art.  3  della 
Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli, 
inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); 
che l'insorgente si è limitato a far valere in sede di ricorso – con una 
semplice e generica affermazione di  parte – l'esposizione a rischi in 
caso di rientro nel suo Paese (cfr. ricorso pag. 3),

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Mongolia 
non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

che il  ricorrente non adempie le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  quanto  alla 
situazione  personale  del  ricorrente;  che  egli  è  giovane  e  vanta  una 
certa formazione scolastica, avendo frequentato cinque anni di scuola 
(cfr. verbale 1 pag. 3); che,  inoltre,  egli  dispone in  Patria  – dove ha 
vissuto  sin  dalla  nascita  –  di  un'importante  rete  familiare  e  sociale, 
dato che vivono ancora in loco i nonni ed una zia (cfr. ibidem pag. 4), 
oltre  ad  altre  persone  di  cui  si  può escludere  l'esistenza,  vista 
l'inverosimiglianza del suo intero racconto; che, inoltre, l'insorgente è 
in buona salute; che, per di più, non ha preteso nel gravame di soffrire 
di gravi problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione 

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provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio 
degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per  motivi  medici;  che,  infine,  i  problemi  ai  reni,  invocati  nell'ambito 
dell'audizione sui motivi d'asilo, sono rimasti semplici allegazioni non 
corroborate da alcun certificato medico,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito  favorevole,  la  domanda  d'assistenza  giudiziaria  parziale,  nel 
senso  della  dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali,  è 
respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, 
che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda d'assistenza giudiziaria parziale è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
C._______  (Raccomandata;  allegato:  bollettino  di  versamento  e 
formulario di ricevuta)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di C._______ (via fax, 
per  l'incarto  N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- D._______ (via fax)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

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Data di spedizione: 

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