# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 81bfd077-2076-5df2-9e02-e2bd1caf8cef
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-02-22
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 22.02.2005 R 2004 99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_R-2004-99_2005-02-22.pdf

## Full Text

R 04 99

4a Camera 

SENTENZA
del 22 febbraio 2005

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente approvazione per EFZ

1. … è, tra l’altro, proprietario della particella no. 277 nel registro fondiario del 

Comune di … sopraedificata con una stalla e un piccolo capannone, sita in 

località “…” che si trova sull’altro territorio comunale. Su quest’area egli 

gestisce un’azienda per la raccolta, la scernita e il deposito intermedio di 

rottami, carta, residui elettrici e elettronici e altro materiale riciclabile. Questa 

attività, correlata dalle necessarie autorizzazioni, era stata iniziata dal padre 

del ricorrente già negli anni sessanta. Nel corso del tempo il proprietario 

adeguava, razionalizzava e ampliava la sua attività.

2. Con richiesta del 22 agosto 2001 al Comune di … nella procedura per edifici 

e impianti fuori dalle zone edificabili (procedura EFZ), il proprietario ha chiesto 

l’autorizzazione per la costruzione di un capannone di ca. 300 m2 quale 

edificio annesso sul lato ovest dell’esistente costruzione. Il previsto 

capannone doveva essere utilizzato per depositare al coperto gli apparecchi 

elettrici e elettronici raccolti. Il 10 ottobre 2001 l’ufficio cantonale per la 

pianificazione (UP) indicava al comune che il progetto di costruzione non 

poteva essere approvato, perché si trovava in parte in zona di pericolo elevato 

(zona di pericolo 1).

3. Con domanda EFZ del 25 novembre 2002 il proprietario chiedeva 

l’autorizzazione per la demolizione e la ricostruzione con un ampliamento del 

capannone esistente annesso alla stalla. In dettaglio egli intendeva demolire 

il capannone di ca. 86 m2 (10,20 m x 8,40 m) e sostituirlo costruendo nel 

medesimo luogo un nuovo capannone con una superficie di ca. 403 m2 (21,2 

m x 19 m). Il 7 gennaio 2003 il comune faceva proseguire la domanda con 

proposta di approvazione. Con decisione del 6 marzo 2003, il dipartimento 

dell’interno e dell’economia pubblica dei Grigioni (DIEP) rifiutava al progetto 

l’approvazione necessaria. Riteneva infatti che il progetto non fosse a 

ubicazione vincolata e che esulasse dalle possibilità di ampliamento sulla 

base dell’art. 24c della legge sulla pianificazione del territorio (LPT). La 

decisione cresceva incontestata in giudicato.

4. Il 24 maggio 2003, il proprietario presentava una domanda EFZ a posteriori 

per la formazione di una platea in calcestruzzo di ca. 64 m2, quale costruzione 

annessa sul lato ovest del capannone esistente. Nella domanda inoltrata era 

prevista anche la copertura di questa platea con un tetto in lamiera. Con 

decisione del 10 luglio 2003 il DIEP approvava la richiesta.

5. Con scritto del 22 marzo 2004, l’UP invitava il Comune di … ad esigere dal 

proprietario una domanda EFZ a posteriori per la costruzione del tetto. Di 

seguito il proprietario riceveva un’intimazione di fermo dei lavori e la richiesta 

di chiedere un permesso edilizio a posteriori per la copertura in fase di 

costruzione. Sempre il 22 marzo 2004 il proprietario chiedeva il rilascio di una 

licenza edilizia per la costruzione di un capannone chiuso su tre lati dalle 

dimensioni di ca. 220 m2 (21,05 m x 10,45 m) quale costruzione annessa alla 

stalla esistente. Con decisione del 4 ottobre 2004 il DIEP rifiutava di approvare 

il progetto presentato.

6. Tramite ricorso del 25 ottobre 2004, il proprietario impugnava 

tempestivamente la decisione negativa del DIEP davanti al Tribunale 

amministrativo, chiedendo l’annullamento della stessa e la conseguente 

approvazione del progetto di costruzione.

Il ricorrente ritiene di aver costruito il tetto sulla scorta di una formale 

assicurazione da parte degli organi cantonali e chiede pertanto di essere 

protetto nella sua buona fede, poiché non avrebbe avuto alcun motivo di 

dubitare dell’illegalità del suo agire.

L’impianto in oggetto andrebbe poi considerato ad ubicazione vincolata. 

Infatti, viste le particolarità dell’attività, sarebbe irragionevole costringere il 

richiedente a trasferire la propria attività in una zona artigianale o industriale. 

L’impianto nella zona attuale sarebbe perfettamente isolato, ben camuffato 

(come richiesto dalle autorità cantonali) e non recherebbe disturbo a nessuno. 

Il DIEP sottovaluterebbe l’importanza dell’attività del ricorrente, quale partner 

privilegiato del consorzio raccolta e eliminazione rifiuti (CRER). Il ricorrente 

dovrebbe poi attenersi alle norme ambientali, che gli imporrebbero la 

copertura del deposito intermedio dei rifiuti. Con la nuova platea e la copertura 

della stessa egli non allargherebbe la sua attività bensì si adeguerebbe 

semplicemente ai dettami legali a protezione dell’ambiente.

Infine il ricorrente sottolinea che, al contrario di quanto detto dal DIEP, 

l’applicazione dell’art. 24c LPT non sarebbe affatto esclusa nel presente caso. 

Infatti, in base alle normative cantonali (LPTC) una ampliamento risulterebbe 

misurato se di regola non verrebbe a superare il 30%, rispettivamente il 50% 

dei volumi esistenti. La dizione “di regola” lascerebbe dedurre la possibilità di 

fare delle eccezioni, come nel presente caso.

7. a) Nella propria presa di posizione il DIEP proponeva di respingere il ricorso. Al 

contrario di quanto esposto dal ricorrente, l’UP non avrebbe mai rilasciato al 

ricorrente un’assicurazione per la realizzazione dell’edificio contestato. Al 

contrario, nelle procedure precedenti l’UP avrebbe ribadito l’impossibilità di 

una edificazione nella zona di pericolo 1. Il DIEP sottolineava poi di aver già 

respinto un analogo progetto che prevedeva la demolizione e la ricostruzione 

del capannone esistente unite ad un importante ampliamento. Anche per 

questo il ricorrente non avrebbe in buona fede potuto partire dal presupposto 

che gli organi cantonali fossero propensi all’intervento. Senza considerare che 

l’UP non sarebbe nemmeno stato competente per il rilascio di una simile 

assicurazione.

In base alla giurisprudenza del Tribunale federale poi, i depositi di rottami non 

richiederebbero necessariamente un’ubicazione al di fuori delle zone 

edificabili, ma sarebbero attribuibili, nei Grigioni, alla zona artigianale o 

industriale. Non sarebbe pertinente nemmeno l’obbiezione della presenza di 

un comportamento contraddittorio essendo stata approvata la platea in 

calcestruzzo ma rifiutata l’approvazione del capannone in questione. Infine a 

causa della notevole differenza di superficie tra capannone esistente e edificio 

costruito (ampliamento del 134%) per l’impianto realizzato non sarebbe 

possibile rilasciare un’autorizzazione d’eccezione facilitata a posteriori.

b) Il comune convenuto nella propria presa di posizione ribadiva di approvare il 

progetto della costruzione in questione.

8. Tramite replica e dupliche le parti in causa approfondivano gli argomenti 

presentati in occasione del primo scambio di scritti.

9. In data 11 febbraio 2005, una delegazione del Tribunale amministrativo 

esperiva un sopralluogo a … in occasione del quale, oltre a prendere visione 

della situazione di fatto, concedeva alle parti in causa la possibilità di 

esprimersi verbalmente nel merito del contenzioso. Inoltre veniva misurato 

l’intervento effettuato. La piattaforma contava una lunghezza di 9.5 m per una 

profondità di 8.5 m.

Considerando in diritto:

1. L’oggetto del contenzioso in giudizio è circoscritto dalla decisione 

dipartimentale del 4 ottobre 2004 che ha sancito la mancata approvazione a 

posteriori del capannone costruito dal ricorrente sollecitando il comune a far 

rispristanare lo stato di legalità ai sensi dell’art. 60 LPT.

2. a) Il ricorrente sostiene che con decisione dipartimentale del 10 luglio 2003 il 

DIEP abbia approvato non solo la costruzione della piattaforma in 

calcestruzzo bensì anche la copertura della stessa con un tetto in lamiera 

secondo la sua domanda di costruzione inoltrata il 24 maggio 2003. Per contro 

il DIEP sostiene di aver autorizzato esclusivamente il rilascio di una licenza 

per la piattaforma in calcestruzzo e di non aver autorizzato alcun tipo di 

copertura della stessa. Il DIEP basa la propria argomentazione sul rispettivo 

modulo di domanda di costruzione, dove si citerebbe soltanto la “platea” e la 

“platea in calcestruzzo” (cfr. 2 e 3 del modulo).

b) In effetti, sulla pagina due del modulo alle cfr. 2 e 3 si parla soltanto di “platea” 

e “platea in calcestruzzo”. Il DIEP cela però il fatto che alla pagina 3 del 

modulo (cfr. 7) il ricorrente indicava chiaramente che la piattaforma andava 

ricoperta scrivendo: “Platea in calcestruzzo con muri di sostegno in mattoni 

grigi, copertura (tetto in lamiera)”. Quindi il ricorrente ha chiesto esplicitamente 

tramite domanda di costruzione di poter costruire una piattaforma in 

calcestruzzo e di poterla coprire con un tetto in lamiera. Anche la circostanza 

che nella ripresa fotografica scattata il 24 maggio 2003 e allegata al modulo 

non vi sia alcuna copertura non può sostenere l’argomentazione del DIEP. 

Evidentemente una fotografia riesce ad immortalare sempre soltanto la 

situazione che vi era al momento dello scatto. Se la costruzione era soltanto 

realizzata in parte, è ovvio che non si possa vedere il tetto sulla foto. Che la 

domanda di costruzione riguardasse non solo una platea di calcestruzzo ma 

piuttosto una platea con muri di sostegno e copertura lo aveva anche capito 

l’UPA, visto che nella sua presa di posizione viene appoggiata la richiesta di 

costruzione di un capannone (“Den Bau einer Lagerhalle können wir aus 

unserer Sicht unterstützen, …”). In tali circostanze è dimostrato che il DIEP 

con decisione dipartimentale del 10 luglio 2003 non abbia soltanto autorizzato 

il rilascio di una licenza edilizia eccezionale per una piattaforma, ma per una 

piattaforma con mura di sostegno e copertura.

3. a) Detto ciò, la decisione dipartimentale impugnata va vista come un rifiuto della 

domanda in sanatoria. Per quanto riguarda la piattaforma in calcestruzzo e la 

copertura della stessa non vi è bisogno di alcuna sanatoria, visto che questa 

costruzione è già stata autorizzata dal DIEP. La procedura di sanatoria si 

limita di conseguenza esclusivamente alle parti superanti l’autorizzazione. La 

piattaforma costruita supera di 1,5 m di lunghezza e di 0,5 m di profondità le 

misure accordate. La copertura costruita invece non si limita soltanto a coprire 

la nuova piattaforma bensì anche la costruzione già esistente.

b) In occasione del sopralluogo il rappresentante del DIEP si è espresso in modo 

esplicito confermando che, qualora il tribunale dovesse concludere che il 

DIEP avesse autorizzato non solo la piattaforma in calcestruzzo ma anche la 

sua copertura, il DIEP rinuncerebbe a chiedere un ripristino della situazione 

legale. Questo sia perché le differenze riscontrate non sono di grande entità 

sia perché la richiesta di ripristino non sarebbe proporzionale.

c) Il Tribunale non può che condividere questa conclusione del DIEP, non da 

ultimo anche in considerazione dell’interesse pubblico esistente a sostegno 

dell’attività esercitata dall’istante e del fatto che la situazione pianificatoria sul 

territorio comunale non permetterebbe comunque altre soluzioni accettabili. 

Oltre ad essere attiva ormai da decenni l’azienda disponeva sempre delle 

dovute autorizzazioni. L’ubicazione dell’azienda in un’altra zona (zona 

industriale) sul territorio comunale non è possibile, poiché nel comune non è 

ancora stata approvata alcuna zona industriale (cf. rispettiva sospensione 

dell’approvazione da parte del Governo cantonale con decisione no. 1005 del 

6 luglio 2004).

4. Riassumendo si può dire che, al contrario di quanto sostenuto dal DIEP, la 

richiesta del ricorrente di costruire una piattaforma in calcestruzzo con dei 

muri di sostegno e una copertura in lamiera è stata autorizzata dal DIEP 

stesso. La domanda di costruzione EFZ che il DIEP ha chiesto al ricorrente di 

inoltrare a posteriori va quindi vista come una domanda in sanatoria e la 

decisione impugnata del DIEP va considerata come il rifiuto di questa 

domanda. Visto però che il DIEP stesso in occasione del sopralluogo ha 

dichiarato di rinunciare a una richiesta di ripristino nel caso in cui il Tribunale 

giudicasse autorizzata la copertura della piattaforma, come  propriamente 

avvenuto (vedi cons. 2 e 3), il ricorso va in questo senso accolto.

5. L’esito del ricorso, che per i motivi esposti nei considerandi che precedono 

deve essere accolto, comporta l’accollamento dei costi occasionati dal 

presente procedimento al dipartimento soccombente, il quale è pure tenuto a 

rifondere al ricorrente un’equa indennità a titolo di ripetibili (art. 75 LTA).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata annullata. Il Dipartimento 

dell’interno e dell’economia pubblica dei Grigioni (DIEP) è tenuto a concedere 

un’autorizzazione a posteriori nel senso dei considerandi che precedono.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 171.--

totale fr. 2'171.--

il cui importo sarà versato dal Cantone dei Grigioni (DIEP) entro trenta giorni 

dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione cantonale delle 

finanze, Coira.

3. Il Cantone dei Grigioni (DIEP) versa a … Fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili.