# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e91be948-df96-592f-bf06-df664f60d6a9
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1994-12-02
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Unabhängige Beschwerdeinstanz für Radio und Fernsehen, UBI 02.12.1994 JAAC 60.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_010_JAAC-60-23--_1994-12-02.pdf

## Full Text

JAAC 60.23

Decisione dell’Autorità indipendente di recorso in
materia radiotelevisiva del 2 dicembre 1994

Télévision. Emission d’information concernant la scientologie.

Art. 3 al. 1er let. a et art. 4 al. 1er LRTV.

La diffusion d’une émission critique sur «l’église» de scientologie peut
entrer dans le cadre du mandat culturel confié aux diffuseurs.

Art. 69 LRTV. Art. 16 PA.

Le diffuseur a le droit de taire ses sources et de ne pas dévoiler l’identité
d’un témoin, sauf s’il s’agit d’élucider les faits dans une procédure
relative à la sûreté intérieure et extérieure du pays.

Fernsehen. Informationssendung betreffend «Scientology».

Art. 3 Abs. 1 Bst. a und Art. 4 Abs. 1 RTVG.

Eine Sendung, die dem Thema «Scientology» gewidmet ist, kann zur
Erfüllung des kulturellen Leistungsauftrags beitragen.

Art. 69 RTVG. Art. 16 VwVG.

Der Veranstalter hat das Recht, die Identität eines Zeugen zu
verschweigen, sofern nicht übergeordnete Interessen der inneren oder
äusseren Sicherheit des Landes gefährdet sind.

Televisione. Trasmissione informativa concernente «Scientology».

Art. 3 cpv. 1 lett. a e art. 4 cpv. 1 LRTV.

1

La diffusione di un’emissione critica sul tema «Scientology» può
contribuire all’adempimento del mandato culturale affidato agli
emittenti.

Art. 69 LRTV. Art. 16 PA.

L’emittente ha il diritto di non svelare l’identità di un teste, a meno che
non siano pregiudicati interessi superiori della sicurezza interna o
esterna del Paese.

I

A. La trasmissione «FAX» è una rubrica settimanale di approfondimento
che tocca problemi di attualità regionale, nazionale e internazionale, che
viene trasmessa ogni giovedì dopo le 20.30. L’edizione del 5 maggio 1994 era
intitolata «Alla conquista del Ticino: Inchiesta su Scientology». La trasmissione
in questione era divisa in due parti. La prima era dedicata al fenomeno
di «Scientology» in generale, facendo capo ad un’inchiesta filmata di circa
30 minuti realizzata in Ticino, a Zurigo, Milano e Losanna. Nella seconda parte
si svolgeva una discussione di circa 25 minuti tra X, direttore esecutivo di
«Scientology» a B. ed Y, presidente dell’associazione «Ricerche e informazioni
sulle sette» con sede in Lombardia, moderata dal giornalista S.

B. Contro questa trasmissione, X (in seguito: ricorrente), con atto 30 luglio
1994 ha interposto ricorso dinnanzi all’Autorità indipendente di ricorso in
materia radiotelevisiva (AIR). Nel suo ricorso rileva che la puntata di «FAX»
intitolata «Alla conquista del Ticino: Inchiesta su Scientology» non sarebbe
stata «neutrale» e «obiettiva».

C. Con scritto 12 agosto 1994 l’AIR ha informato il ricorrente che il suo ricorso
non soddisfaceva le condizioni stabilite dall’art. 63 cpv. 1 della LF del 21 giugno
1991 sulla radiotelevisione (LRTV, RS 784.40) poiché l’atto del ricorrente non
adduceva la prova di uno stretto legame con l’oggetto della trasmissione,
né presentava le firme di almeno altre 20 persone. Inoltre, il ricorso non
soddisfaceva neppure nel merito le esigenze dell’art. 62 cpv. 2 LRTV, di indicare
cioè, con breve motivazione, quali disposizioni in materia di programmi
contenute nella presente legge, nelle sue norme esecutive o nella concessione
sarebbero state violate. Al ricorrente è stata concessa una proroga del termine
fino al 2 settembre 1994 per produrre gli atti mancanti.

D. In data 1° settembre 1994, il ricorrente ha presentato le firme richieste
nonché un complemento al ricorso, nel quale viene censurata la violazione
dell’art. 3 cpv. 1 lett. a e cpv. 2 LRTV in seguito a presunte «accuse esplicite
ma non fondate» da parte della trasmissione contestata. Per questo motivo il
ricorrente ritiene, per quanto si possa capire dalle sue affermazioni, che vada
accertata una violazione del diritto dei programmi.

E. In applicazione dell’art. 64 cpv. 1 LRTV la Società svizzera di radiotelevisione
(SSR) è stata invitata a pronunciarsi. Nella sua presa di posizione 11 novembre
1994 la SSR chiede che il presente ricorso, nella misura in cui è ricevibile,
venga integralmente respinto. La SSR ritiene in particolare che il ricorso non

2

sia sufficientemente fondato poiché non espone «la propria versione dei fatti
riportati di cui i ricorrenti contestano globalmente la veridicità». Se del caso,
si esamineranno più approfonditamente le argomentazioni delle parti nei
considerandi.

II

1. (Condizioni di legittimazione rispettate)

2. In base all’art. 62 cpv. 2 LRTV, il ricorso deve indicare, con breve
motivazione, quali disposizioni in materia di programmi contenute nella
presente legge, nelle sue norme esecutive o nella concessione, sono state
violate. Il ricorrente invoca la violazione dell’art. 3 cpv. 1 lett. a e cpv. 2 LRTV
sottolineando innanzitutto che la presentazione del centro «Scientology» di B.
non corrisponde a quanto preventivamente convenuto con la Televisione della
Svizzera Italiana.

L’AIR sottolinea, in costante prassi, che è chiamata ad esprimersi
esclusivamente su delle trasmissioni e non a valutare avvenimenti che
si sarebbero verificati prima della messa in onda della trasmissione (cfr.
GAAC 52.11, pag. 53; 50.52, pag. 345; 48.72, pag. 467). Tali avvenimenti possono
avere una rilevanza dal punto di vista delle disposizioni sui programmi solo
quando permettono di dimostrare la mancanza di una corretta presentazione
degli avvenimenti nel corso di una trasmissione. Le singole allegazioni
contenute nel ricorso, concernenti la preparazione della trasmissione, non
adempiono le premesse summenzionate.

Il ricorrente elenca nel suo petito diverse richieste, miranti all’emanazione
di norme positive. Secondo la prassi dell’AIR non sono ammissibili richieste
che vadano oltre la costatazione della violazione delle disposizioni in materia
di programmi. Nell’ambito di tali limitazioni, si può entrare nel merito del
ricorso per la parte che soddisfa le esigenze formali.

3. Quando l’AIR entra nel merito di un ricorso, sulla base dell’art. 65 LRTV,
non è vincolata alle allegazioni delle parti. In casu, esamina pertanto la
trasmissione impugnata nel suo insieme circa il suo rispetto delle disposizioni
determinanti in materia di programmi, senza doversi limitare alle censure o
alle richieste del ricorrente (GAAC 53.48, pag. 348).

4. Le allegazioni del ricorrente devono essere intese e sussunte quale
rimprovero secondo cui la trasmissione violerebbe il principio della corretta
presentazione degli avvenimenti, protetto dagli art. 3 cpv. 1 e art. 4 cpv. 1 LRTV.

4.1. Il principio della corretta presentazione degli avvenimenti trova il
suo fondamento nel mandato di prestazione generale di cui all’art. 55bis

cpv. 2 Cost. Secondo tale disposto la radio e la televisione contribuiscono
in particolare allo sviluppo culturale e alla libera formazione delle opinioni,
tenendo anche conto delle peculiarità del Paese. I concetti giuridici generali
esposti all’art. 55bis cpv. 2 Cost. vanno concretizzati tramite un procedimento
di ponderazione degli interessi. In questo ambito si deve comunque tener
presente l’autonomia di cui gode l’ente radiotelevisivo nella concezione dei
programmi, come garantito dall’art. 55bis cpv. 3 Cost. (cfr. GAAC 56.13, pag. 99).

3

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150000638.pdf?ID=150000638
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001037.pdf?ID=150001037
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001490.pdf?ID=150001490

4.2. A livello legislativo il principio della corretta presentazione degli
avvenimenti è codificato negli art. 3 cpv. 1 lett. a e art. 4 cpv. 1 LRTV. Nella
sua prassi, l’AIR ha dedotto, dal principio della corretta presentazione degli
avvenimenti, che gli ascoltatori o gli spettatori debbano potersi fare un quadro
il più possibile affidabile di una determinata fattispecie sulla base dei fatti e
delle opinioni che vengono proposte in una trasmissione, ed essere pertanto
messi nella condizione di potersi formare liberamente una propria opinione
(GAAC 56.13, pag. 100; 53.50, pag. 354; DTF 116 Ib 37, 44). Il punto di partenza
dell’AIR nell’esame di questo requisito è sempre costituito dall’effetto che una
trasmissione ha sul pubblico (DTF 119 Ib 166, 169).

Tale modo di procedere corrisponde al mandato affidato dalla legge all’AIR
e prende in considerazione il fatto che la procedura di ricorso in materia di
programmi non costituisce una vigilanza specialistica nel merito professionale.
Pertanto, l’interrogativo centrale al quale l’AIR deve rispondere in base alla
sua cognizione è il seguente: gli spettatori, tramite i fatti e le opinioni esposti
nella trasmissione, vennero messi nella condizione di crearsi liberamente una
propria opinione? (GAAC 59.14 cons. 2.3).

4.3. Al contrario l’AIR ha sempre ritenuto nella sua prassi che, conformemente
al principio costituzionale della libertà di opinione sotto le condizioni
chiamate di radiotelevisione, deve essere permesso a ogni emittente di
affrontare criticamente gli interrogativi più diversi di natura statale,
sociale, culturale e religiosa, concernenti la vita. Questo principio discende
dall’autonomia nella concezione dei programmi dell’emittente, che le
garantisce un determinato margine di azione nella scelta dei temi, degli
interlocutori e nella concezione dei contenuti delle trasmissioni (GAAC 54.49,
pag. 305 con riferimenti).

5. La trasmissione impugnata deve essere esaminata alla luce di tali criteri,
cioè se era tale da violare il principio della corretta presentazione degli
avvenimenti.

5.1. Il ricorrente contesta una sequenza del filmato nella quale una signora
anziana racconta come poté evitare, minacciando di fare capo alla polizia,
che due uomini prelevassero suo figlio con violenza da casa sua. Egli sostiene
che la sequenza abbia a torto fatto nascere nel pubblico l’impressione che
gli autori di quell’atto fossero membri di «Scientology». In un certo senso,
rimprovera pertanto all’emittente di aver manipolato la libera formazione
dell’opinione del pubblico. Dato che il filmato non permette di trarre alcuna
conclusione circa il fatto che le affermazioni della signora si riferiscano
effettivamente a membri di «Scientology», il ricorrente chiede che la SSR
venga obbligata a rendere noto il nome di questa donna.

Dal canto suo, la SSR, nella sua presa di posizione si richiama al diritto di non
testimoniare. Sostiene che un verbale redatto dall’ufficio della stazione dei
Carabinieri del luogo di domicilio dell’interessata, in suo possesso, provi che
le affermazioni della signora si riferiscano ad appartenenti di «Scientology».
Dato che se venisse comunicata l’identità della donna, questa dovrebbe temere
misure di ritorsione, vi sarebbero interessi rilevanti al mantenimento del suo
anonimato. Per questi motivi, la SSR ha rinunciato a produrre il documento in
questione agli atti.

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001490.pdf?ID=150001490
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_116_Ib_37&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_119_Ib_166&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150002522.pdf?ID=150002522
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001247.pdf?ID=150001247

5.2. Secondo l’art. 16 cpv. 3 lett. b PA i redattori, i collaboratori e i responsabili
di programmi radiofonici e televisivi, come anche i loro ausiliari, hanno
il diritto di rifiutare la testimonianza sul contenuto e la fonte delle loro
informazioni. Dato che l’art. 69 cpv. 4 LRTV permette espressamente
di applicare questa norma alla procedura dinanzi all’AIR, il rifiuto di
testimoniare della SSR deve essere protetto.

5.3. Nel caso in esame, si rende superflua la comunicazione dell’identità
dell’anziana signora poiché, a maggior ragione, dalle sue stesse affermazioni
nel filmato emerge con sufficiente chiarezza che gli autori del tentativo
si presentarono a lei quali rappresentanti di un’associazione «dei diritti
dell’uomo». Pochi minuti prima di questa sequenza, il giornalista televisivo,
nell’ambito dell’esposizione generale sui retroscena e sull’organizzazione
della setta, aveva richiamato l’attenzione sull’appartenenza del cosiddetto
«Comitato per i diritti dell’uomo» al movimento «Scientology». Se ne conclude
pertanto che l’affermazione del ricorrente, secondo cui «Scientology» veniva
accusata sulla base di una testimonianza che non la concerne per nulla, risulta
infondata. Di conseguenza, non si può affermare di essere in presenza di un
pregiudizio alla libera formazione di un’opinione tramite manipolazione; in
merito a queste censure, il ricorso è privo di fondamento.

6. Il ricorrente sostiene, in un certo senso, che il principio della corretta
presentazione degli avvenimenti sarebbe stato violato presentando una
descrizione unilaterale e negativa di «Scientology». La SSR replica nella sua
presa di posizione che la trasmissione intendeva fornire una rappresentazione
critica di «Scientology». Essa descrive nel modo seguente lo scopo della
trasmissione stessa: «Mettere in evidenza le controversie e le contraddizioni
che accompagnano questa setta a livello internazionale: da un lato il
successo e l’ampia diffusione, dall’altro gli interrogativi legati ad aspetti come
l’impegno finanziario e personale richiesto ai neofiti e le controverse tecniche
psicologiche impiegate soprattutto nelle sedute di «auditing».

6.1. È corretto affermare che il tema delle sette in generale e di «Scientology»
in particolare è molto controverso. In nessun caso se ne può però concludere
che un tale tema, a causa di questa sua natura controversa, venga escluso da
un’analisi critica. A questa ipotesi di esclusione si contrappone infatti la libertà
nella concezione dei programmi dell’emittente, garantita costituzionalmente.
È invece compito di radio e televisione, nell’ambito del mandato culturale,
riprendere ed analizzare temi scomodi ma socialmente rilevanti.

6.2. L’AIR, dopo aver visionato la trasmissione impugnata, giunge alla
conclusione che i telespettatori, sulla base delle informazioni contenute nel
filmato e nella successiva discussione, siano stati messi nella condizione di
farsi un’ opinione personale di «Scientology». Già all’inizio della trasmissione
venne chiarito che si trattava di un approccio critico ad un fenomeno che
inquieta vasti strati della popolazione. Nel servizio si è data la parola a
persone che avevano avuto esperienze con «Scientology», sia direttamente,
sia quali parenti o conoscenti di membri di questa associazione. Corrisponde
al vero che la maggioranza degli intervistati presentò un quadro piuttosto
negativo della setta. Nel suo insieme, il tema è stato però affrontato in
modo oggettivo. Una delle persone interpellate fece notare, operando dei
distinguo, che alcuni corsi organizzati da «Scientology» potevano essere
senz’altro utili. Gli esperti consultati hanno indicato in modo razionale e

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facilmente accessibile su cosa si fonda la particolare forza di attrazione
che «Scientology» e altre associazioni religiose esercitano, in particolare
sui giovani. Il rappresentante di «Scientology» a B. ha avuto la possibilità
di esprimersi dettagliatamente sulla base di domande concrete. Il fatto che
egli, nella discussione dopo il filmato, fu soccombente nei confronti del suo
antagonista a causa di difficoltà nella padronanza della lingua, non può
essere rimproverato al moderatore della trasmissione. Questi si impegnò
chiaramente per lo svolgimento leale del confronto. Non può essere neppure
rimproverato al moderatore il fatto che egli

pose delle domande supplementari in merito ad alcuni punti della discussione.
Tali precisazioni erano necessarie per offrire al pubblico una rassegna il più
possibile fedele delle opinioni rappresentate.

Sulla base di queste considerazioni, l’AIR giunge alla conclusione che dal
punto di vista delle disposizioni sui programmi non può essere mosso alcun
rimprovero all’impostazione della trasmissione. Dato che il moderatore non
parteggiò per alcuno degli opponenti, il ricorso risulta privo di fondamento
anche su questo punto.

7. Il ricorrente censura da ultimo la scelta delle testimonianze nel filmato.
Sostiene che vennero scelte solo persone che esprimevano opinioni negative
su «Scientology».

Per quanto il ricorrente con tale censura abbia inteso richiamarsi ad una
violazione del principio della pluralità delle opinioni, art. 4 cpv. 1 LRTV, si deve
ritenere che l’AIR, in costante prassi, sottolinea che l’obbligo alla espressione
della pluralità delle opinioni, di regola, non deve venire realizzato in ogni
singola trasmissione bensì in una serie di emissioni paragonabili (GAAC 53.49,
pag. 351; 53.51, pag. 358). Per questo motivo, il principio della pluralità non
esige, se riferito ad un’unica trasmissione, un’equivalenza numerica delle
persone intervistate riguardo ad un determinato tema. Il ricorso va pertanto
respinto anche su questo punto.

8. Sulla base dei considerandi e dopo aver valutato l’impressione complessiva,
l’AIR giunge alla conclusione che la trasmissione non ha violato le disposizioni
sui programmi. Il ricorso va pertanto respinto.

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001040.pdf?ID=150001040

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Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 60.23 - Decisione dell'Autorità indipendente di recorso in materia radiotelevisiva del

2 dicembre 1994

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1996
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Band 60
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