# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 79e60c06-965a-5411-adb3-e93009a42a6d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-08-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 12.08.2013 17.2012.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-83_2013-08-12.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.83

  	
  Locarno

  12 agosto 2013/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Damiano Stefani,
  giudice presidente,

  Giovanni Celio e Stefano Manetti

  

 

	
  segretario:

  	
  Ugo Peer, vicecancelliere

  

 

 

nella procedura d’appello dipendente dagli
annunci 26 e 27 aprile 2012 confermati con dichiarazioni di appello 22 giugno
2012 e 16 luglio 2012 presentate da 

 

	
   

  	
  A. _______
  

  

 

avverso la sentenza 19 aprile 2012 emanata
nei suoi confronti dalla Corte delle assise criminali;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che:          A.   Con sentenza 19 aprile 2012 (inc. 72.2010.150) la Corte delle assise criminali ha dichiarato A. _______ autore colpevole di:

 

                                         1.     appropriazione indebita aggravata 

        siccome
commessa come gerente di patrimoni, in più occasioni, a [...], nel periodo [...],
a scopo di indebito profitto, agendo nella sua qualità di amministratore unico
di ACPR 11, in danno di vari clienti che avevano conferito fondi e titoli a
detta società,

 

                                         1.1.  per essersi
appropriato di complessivi fr. 2'998'583.- di pertinenza di clienti; 

 

                                         1.2.  per avere in tre
occasioni, tra luglio 2000 e marzo 2005, messo a pegno di impegni di ACPR 11
tre cartelle ipotecarie di pertinenza di clienti del valore nominale di complessivi
fr. 537'890.- mettendo in pericolo in tale misura il patrimonio dei clienti;

                                         1.3.  per avere dal
novembre 1998, messo a pegno di impegni di ACPR 11 con la Banca [...]titoli di
pertinenza di clienti, di modo che azioni di pertinenza di una cliente sono
stati realizzati dalla banca il 9 novembre 1998, con un danno per la cliente di
€ 837'746.35, risarcito in
misura di fr. 410'000.-;

 

                                         2.     appropriazione
indebita

                                                 per essersi, a [...],
nel periodo [...], in qualità di amministratore dei condomini ACPR 9 e ACPR 10, in più occasioni, a scopo di indebito profitto, indebitamente appropriato di complessivi fr.
205'128.- pagati dai comproprietari a titolo di spese condominiali e fondo di
rinnovamento;

 

                                         3.     amministrazione
infedele aggravata

                                                 siccome commessa a
scopo di indebito profitto, 

                                                 per avere,

 

                                         3.1.  nel [...], a [...],
agendo nella sua qualità di amministratore unico di ACPR 11, obbligato per
negozio giuridico a gestire gli interessi patrimoniali dei suoi clienti,
ripetutamente ed intenzionalmente violato i suoi doveri, danneggiando in tal
modo il loro patrimonio per complessivi fr. 2'100'000.-;

 

                                         3.2.  nel periodo
2007-2009, nella sua qualità di amministratore dei condomini ACPR 9 e ACPR 10,
obbligato per negozio giuridico a gestire gli interessi patrimoniali dei
comproprietari, ripetutamente ed intenzionalmente violato i suoi doveri,
danneggiando in tal modo il loro patrimonio per complessivi fr. 206'271.-;

 

                                         4.     falsità in
documenti

                                                 per avere, a [...]e
[...], tra il [...]e il [...], nelle circostanze 4.1.-4.7. dell’atto d’accusa,
al fine di nuocere al patrimonio e di procacciare a sé o ad altri un indebito
profitto, formato, rispettivamente fatto formare, documenti falsi e fatto uso
dei suddetti documenti, a scopo d’inganno.

 

La pena a suo carico è stata fissata in 2 anni e
9 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto (di 31 giorni, dal 23 marzo
al 22 aprile 2010). L’esecuzione della stessa è stata sospesa per 27 mesi, con
un periodo di prova di due anni. Per il resto, ovvero per 6 mesi, è stata
ordinata l’espiazione.

 

                                         Egli è pure stato
condannato a pagare un risarcimento compensatorio allo Stato di fr. 5'099'982.-
ed € 837'746.-.

 

                                         Con la sentenza sono
parimenti state riconosciute le pretese risarcitorie degli accusatori privati
nella seguente misura, ritenuto che per ulteriori rivendicazioni essi sono
stati rinviati al competente foro civile:

·    
fr. 195'833.- oltre interessi al 5% dal 1.
gennaio 2004 per i titolari della relazione [...];

·    
fr. 2'694'566.- oltre interessi al 5% dal 10
agosto 1998 su fr. 1'029'566.-, dal 21 maggio 2003 su fr. 600'000.- e dal 1.
agosto 1998 su fr. 1'065'000.- per il titolare delle relazioni [...], [...], [...],
[...], [...];

·    
fr. 540'028.- per il titolare della relazione [...];

·    
fr. 192'989.- per la titolare della relazione [...];

·    
fr. 234'172.- oltre interessi al 5% dal 1.
gennaio 2008, oltre a fr. 6'000.- per spese legali per la Comunione dei comproprietari del condominio ACPR 9;

·    
fr. 177'227.- oltre interessi al 5% dal 1.
gennaio 2009, oltre fr. 6'000.- per spese legali per la Comunione dei comproprietari del Condominio ACPR 10.

 

Il risarcimento
compensatorio summenzionato è stato devoluto in favore degli accusatori privati
i cui crediti sono stati ammessi dalla Corte.

 

                                         Con la
sentenza di condanna sono infine state ordinate le seguenti misure:

-  la confisca di fr. 295'808.55 e di fr. 2'500.- oltre che dei
saldi attivi dei conti  di ACPR 11 in liquidazione presso la Banca [...],presso
 la Banca [...],di F.2.2. in liquidazione presso la Banca [...].

   Questi importi, previo soddisfacimento di tasse e spese di
giustizia, sono stati devoluti a favore degli accusatori privati di cui sopra,
in proporzione ai rispettivi crediti in capitale, senza computo di interessi e
spese legali;

-  il dissequestro dei fondi fol PPP [...]e PPP [...]del fondo base
di [...]in favore dell’Ufficio esecuzione di [...]affinché proceda alla loro
realizzazione.

   Sull’eventuale eccedenza della realizzazione, dopo
soddisfacimento dei creditori ipotecari, è stato pronunciato il sequestro
conservativo a garanzia del pagamento del risarcimento compensatorio indicato
in precedenza. Tale eventuale eccedenza va in seguito devoluta in favore degli
accusatori privati citati in proporzione dei rispettivi crediti in capitale,
senza computo di interessi e spese legali;

-  il dissequestro in favore della Comunione dei comproprietari del Condominio
ACPR 10 e della Comunione dei comproprietari del Condominio ACPR 9 della
documentazione sequestrata concernente i condominii in questione. E’ fatto
carico agli amministratori, senza aggravio di spese per lo Stato, di
individuare nella massa della documentazione sequestrata quella di loro
pertinenza;

-  il mantenimento del sequestro conservativo su tutti gli altri
beni ed oggetti sequestrati, indicati nell’atto d’accusa, ivi compresi in
particolare le cartevalori, nonché le opere d’arte e i mobili, a garanzia del
risarcimento compensatorio. L’eventuale provento dell’eventuale realizzazione
di questi beni va in seguito devoluto, dedotte le spese, in favore degli
accusatori privati di cui sopra in proporzione dei rispettivi crediti di
capitale, senza computo di interessi e spese legali.

 

                                  B.   In
data 26 aprile 2012 A. _______ ha annunciato l’intenzione di appellare la
sentenza. Il 16 luglio 2012 egli ha introdotto la dichiarazione d’appello
specificando che, fatta salva una ulteriore limitazione nel seguito della
procedura (appello parziale e limitato ad alcune parti del giudizio), è
impugnata l’intera sentenza di primo grado e che, protestate tasse, spese e
ripetibili di appello, chiede che la sentenza impugnata sia annullata e così
riformata:

 

      “1.                              A. _______ è prosciolto dalle
imputazioni di cui all’atto di accusa n. [...]del 20 dicembre 2010, così come
da qualsiasi altra ipotesi di reato in relazione ai fatti descritti nella
predetta promozione dell’accusa.

2.    
Le istanze di indennizzo degli accusatori
privati ed eventuali loro pretese di diritto civile sono integralmente
respinte.

3.    
E’ ordinato il dissequestro di tutto
quanto in sequestro, a favore di A. _______, rispettivamente a favore di coloro
che furono destinatari degli ordini di sequestro.

4.    
Tassa di giustizia e disborsi sono a
carico dello Stato, che rifonderà a A. _______ l’importo di fr. … a titolo di
indennizzo ai sensi dell’art. 429 CPP.”.

 

Contestualmente
alla dichiarazione d’appello, l’accusato ha notificato tre nuove prove, e
meglio le audizioni testimoniali di [...], del signor [...]e dell’avv. [...]. 

 

Il 27 aprile 2012 anche il compianto procuratore
pubblico ha annunciato la sua volontà di appellare, confermata con la dichiarazione
del 22 giugno 2012, con la quale ha chiarito che la sua impugnazione concerne
unicamente la commisurazione della pena e la concessione della sospensione
condizionale parziale alla stessa, in quanto chiede che a A. _______ sia
comminata una pena di tre anni di detenzione da espiare.

 

                                  C.   In
data 21 settembre 2012 l’avv. DI 1 ha comunicato alla scrivente Corte che i
precedenti patrocinatori d’ufficio dell’accusato hanno deciso di rimettere il
mandato in quanto il rapporto di fiducia tra loro ed il cliente è venuto meno
ed ha postulato la ratifica del suo subingresso nel mandato di patrocinio
d’ufficio. Richiesta implicitamente accolta.

Il 17 dicembre 2012 il difensore ha informato il
tribunale della sua intenzione di limitare l’appello ad alcuni aspetti, mentre
per gli altri i fatti possono essere considerati ammessi. In modo particolare
ha dichiarato di non contestare i punti n. 1.1.-1.6. e 2 dell’AA, di non
contestare nei fatti il punto n. 3.2. dell’AA, ma di riservarsi di verificare
se esista un danno per i condomini, di contestare la rilevanza penale della
fattispecie di cui al punto n. 4.1. dell’AA. In tal modo rimette in discussione
i dispositivi n. 1, 3.1., 3.2., 4, 5, 7, 8 e 11 del dispositivo della sentenza.

 

Il 7 gennaio 2013 lo stesso avv. DI 1 ha inviato una nuova precisazione, specificando che il punto 8 del dispositivo relativo alle confische
avrebbe necessitato di particolare approfondimento. Contestualmente, onde poter
far luce sulla questione, ha invitato la Presidente a voler accertare, per mezzo di una richiesta al Ministero pubblico, l’origine degli importi sequestrati per
contanti e di quelli risultanti sui vari conti bancari indicati nel dispositivo
della sentenza, precisando anche dove gli importi relativi alle vendite degli
appartamenti del condominio ACPR 9 siano finiti, ritenuto che ai tempi
l’Ufficio fallimenti e il Ministero pubblico si erano accordati affinché l’avv.
DI 1 versasse il denaro al Ministero pubblico e non all’Ufficio fallimenti
presso il quale era stato aperto il fallimento della succursale svizzera della ACPR
8.

 

Con decreto del 28 febbraio 2013 l’istanza
probatoria del 16 luglio 2012 è stata respinta, mentre quella del 7 gennaio
2013 è stata accolta, sicché è stato ordinato al Ministero pubblico di produrre
un rapporto sull’origine del denaro sequestrato e sulla destinazione di quello
incassato dalle vendite degli appartamenti.

 

Il 15 marzo 2013, la difesa ha formulato
un’ulteriore istanza probatoria, chiedendo di prevedere la presenza dell’allora
responsabile dell’EFIN TE 1 durante tutto il dibattimento per aiutare ad
affrontare i punti di fatto da esaminare e per il reperimento degli atti che
sono alla base dell’accusa. Con decreto del 7 maggio 2013 l’istanza è stata
accolta e la presenza del commissario TE 1 è stata ordinata nella forma
dell’audizione testimoniale.

 

                                  D.   Con
scritti 12 giugno 2013, rispettivamente 14 giugno 2013, gli avv. RAAP 4, RAAP 3
e RAAP 2, hanno formalmente postulato l’assegnazione ai loro assistiti degli
importi e beni confiscati conformemente a quanto stabilito dall’art. 73 cpv. 1
CP, e dichiarato di cedere allo Stato la relativa quota dei loro crediti, art.
73 cpv. 2 CP.

                                         L’avv. RAAP 3 e l’avv. RAAP
2 hanno parimenti preannunciato la loro assenza al dibattimento, chiedendo la
conferma della sentenza di primo grado.

 

 

Esperito                         il
pubblico dibattimento il 18 e 19 giugno 2013 durante il quale: 

 

                                     -   il procuratore
pubblico ha postulato l’integrale reiezione dell’appello dell’accusato e
l’accoglimento, pure integrale, del suo appello;

 

                                     -   il
patrocinatore degli accusatori privati Comunione dei comproprietari del
Condominio ACPR 9 e Comunione dei comproprietari del Condominio ACPR 10 ha chiesto la conferma
dei dispositivi n. 5.5., 5.6., 7., 8., 9., 10. e 11., con cessione della
relativa quota del proprio credito allo Stato ai sensi dell’art. 73 cpv. 2 CP.
Ha precisato che dalla parte di provento da dare agli AP si dovrà dedurre
quanto essi hanno già percepito. Non si è opposto alla richiesta della difesa
dell’imputato volta a che fr. 479'006.- vengano riconosciuti di spettanza della
ACPR 8;

 

                                     -   A.
_______ ha confermato le richieste di giudizio così come esposte nella
dichiarazione d’appello e negli scritti che vi hanno fatto seguito ; 

 

 

 

 

 

Ritenuto in
fatto 

ed in diritto

 

                                    I.   Potere
cognitivo della Corte d’appello e revisione penale

 

                                   1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro
le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare
le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per
estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la
sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una
cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi
della sentenza di prime cure.

Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto
modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le
questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non
può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne
il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione
- che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF del 12 luglio 2012, inc. 6B_715/2011,
consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF del 21 gennaio 2013, inc. 6B_404/2012, consid. 2.1; cfr.,
inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale
svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7,
pag. 766). 

L'appellante può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del
giudizio di prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art.
404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti
impugnati. Il principio soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo
cui, a favore dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si
estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario
CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

Il TF ha recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti impugnati
(enumerati esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il
controllo della giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello parziale
non permette, infatti, alle parti di sottoporre al controllo del tribunale di
secondo grado soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo esame. Secondo
l’Alta Corte, un appello parziale formulato in tal senso non va dichiarato
irricevibile, ma interpretato in maniera estensiva, in modo da soddisfare le
esigenze dell’art. 399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del legislatore
che ha voluto permettere alla giurisdizione di appello di esercitare un ampio
controllo sulla causa che gli viene sottoposta (STF del 21 gennaio 2013, inc.
6B_404/2012, consid. 2.2).

 

                                   2.   Giusta l’art 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il
giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di
prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

Questo disposto - che concretizza il principio
della verità materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio
secondo cui gli strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto
quelli indicati agli art. 142 e seg. - e, cioè, gli interrogatori dell’imputato
(art 157 e seg.), dei testi (162 e seg.), delle persone informate sui fatti
(art. 178 e seg.), le perizie (art 182 e seg.) e i mezzi di prova materiali
(art. 192 e seg.) - ma sono anche tutti quelli che, secondo l’evoluzione
tecnica e scientifica, sono idonei a provarla.

Pertanto, così come indicato dai commentatori,
anche mezzi di prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti
e purché il loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o
dall’esperienza (Galliani/Marcellini, in Codice svizzero di procedura penale,
Commentario, Zurigo 2010, ad art 139, n. 1; Bernasconi, in Codice svizzero di
procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art 10, n. 24;
Bénédict/Treccani, in Commentaire romand, Code de procedure pénale, Basilea
2011, ad art. 139, n. 2; Schmid, op. cit., Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5;
Hofer, in Basler Kommentar, Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art 10, n.
47).

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti
irrilevanti, manifesti, noti all’autorità penale oppure già comprovati sotto il
profilo giuridico non sono oggetto di prova.

 

                                   3.   In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su
prove indirette, cioè su indizi (Rep. 1990 pag. 353 con richiami, 1980 pag. 405
consid. 4b).

L’indizio, per consolidata dottrina e
giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo
di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base
di una loro valutazione d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o non del fatto da provarsi (Hauser/Schweri Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a
edizione, Basilea 2005, § 59 n. 12 a 15 con richiami; Manzini, Trattato di
diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956, pag. 416 ss).

Non può essere attribuito valore d’indizio a un fatto non certo,
equivoco o non univoco o contingente (REP 1980, 192, consid. 3; REP 1980, 147,
consid. 4).

In assenza di prove
tranquillanti e sicure, si può, dunque, fondare un giudizio di condanna
soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente nel loro insieme, consentano deduzioni precise
e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non può
essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr.
Hans Walder, Der Indizienbeweis in Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309
cit., in part., in STF 7.05.2003 6P.37/2003 consid. 2.2.).

 

                                   4.   Giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove
secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento.

Così come precisato dai commentatori, il
principio della libera valutazione delle prove non significa che i fatti
possano venire accertati secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue
soggettive convinzioni. Esso significa, invece, che chi giudica non è vincolato
a regole scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce
esclusivamente sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su
criteri oggettivi di tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le
circostanze a carico e a scarico senza essere vincolato da norme sul valore
probante astratto dei diversi mezzi di prova (DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia
401 consid. 1c.bb; Bernasconi, in Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad
art. 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar,
Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, in
Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72).
Semplicemente, dunque, il principio della libera valutazione delle prove
significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la
deposizione di un teste non ha, di principio, maggior valore probante di quella
di una persona informata sui fatti o di quella dello stesso imputato o di
quella della parte lesa (STF del 23 aprile 2010 inc. 6B_1028/2009; STF del 10
maggio 2010 inc. 6B_10/2010; STF del 28 giugno 2011 inc. 6B_936/2010; Piquerez,
Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, 2a ed., § 100, n.
744, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea/Ginevra/Monaco
2005, 6a ed., § 54, n. 3, pag. 245). Il giudice deve sempre formare il proprio
convincimento unicamente sulla concreta forza persuasiva - valutata in modo
approfondito e oggettivo - di un determinato mezzo di prova (Bernasconi, in op.
cit., ad art. 10, n. 23, pag. 49; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art.
10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10,
n. 58, pag. 173).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione
delle prove - di cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione
(STF del 10 maggio 2010 inc. 6B_10/2010) - il giudice continua, dunque, come
sotto l’egida del diritto procedurale precedente, a disporre di un ampio potere
di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1.; 118 Ia 28 consid. 1b; STF del 30
marzo 2007 inc. 6P.218/2006), nel senso sopra indicato.

 

                                   5.   Il principio della presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32
cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10
cpv. 1 CPP - oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla
pubblica accusa, disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice
penale non può dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato
quando, dopo una valutazione del materiale probatorio conforme ai principi
suindicati, permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la
fattispecie medesima (fra le altre, STF 13.5.2008 in 6B.230/2008, consid. 2.1.;
STF 19.4.2002 in 1P.20/2002, consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124
IV 86 consid. 2a pag. 88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così
come ricordato dall’art 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla
situazione più favorevole all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che
l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi
astratti e teorici - sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende
umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad
imporre l’applicazione del principio in dubio pro reo. 

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere
confuso con il semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo
un’attenta e scrupolosa valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente
di chi è chiamato al giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere
di provare una convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza
delle accuse. Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come
persuasione schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio
ragionevole e il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il
giudizio.

                                         Il principio dell’in
dubio pro reo è così disatteso soltanto quando il giudice penale avrebbe
dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a;
124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011
consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009 consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9
ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13 giugno 2008 consid. 2.2; 6B.230/2008
del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1;
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002
consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.e
nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid. 3.3; Schmid, Praxiskommentar, op.
cit., ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des schweizerischen
Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235, pag. 90-91;
Tophinke, inv Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182; Wohlers,
Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13, pag.
80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97;
Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag.
73).

 

 

                                   II.   L’accusato
e le sue società

 

                                   6.   A. _______ è nato il [...] a [...], in [...], dove suo padre,
ufficiale veterinario dell’esercito fascista, era stato distaccato insieme alla
madre. Nel 1943 la famiglia [...]ha lasciato l’Africa per rientrare in patria,
a Catania, ove è restata sino al 1950, quando si è spostata a Vicenza per un
paio d’anni e, poi, a Roma, per concludere il suo periplo tornando alla
capitale siciliana.

                                         Proprio a Catania,
nell’anno scolastico 1958-1959, l’imputato ha conseguito la maturità scientifica
e, nel 1965, si è laureato in economia e commercio presso la locale università.

                                         

                                         A. _______ è cittadino [...]e,
dal 1996, [...]. E’ divorziato, ha un figlio, [...], ormai adulto, che vive a [...],
un fratello, AB1, trasferitosi in Ticino nel 2009 ed una sorella che risiede
ancora a Catania. 

                                         Egli è incensurato.

 

                                         Professionalmente,
l’imputato ha avuto una parabola che egli stesso ha così riassunto:

 

“
Devo dichiarare che da quando ho iniziato a
lavorare ho avuto 10 anni di successo, poi, arrivato in Svizzera, 20 anni di
grande successo, poi 10 anni di vicissitudini e, infine, 10 anni drammatici.
Attualmente, da un po’ di tempo, sono stato isolato anche da un punto di vista
sociale oltre che da quello economico e lavorativo.”

(verbale dib. appello 18
giugno 2013, pag. 3).

 

                                         Prendendo spunto da questa
frase, appare opportuno analizzare l’istoriato della carriera del prevenuto e
delle sue società suddividendolo nelle sue varie fasi. In questo modo sarà
possibile disporre degli elementi necessari a poter comprendere le circostanze
che hanno portato alla commissione dei reati.

 

                                         A. Gli inizi in Italia e
l’arrivo in Ticino

 

                                         Conseguita la laurea, nel 1966, A. _______, dopo una breve tappa intermedia a Milano, è emigrato a Roma, divenendo responsabile
di un gruppo di agenti pubblicitari della [...]. Nel 1970 è diventato
responsabile della sede capitolina della F.3.3., una società del [...]. 

                                         Nel
1972-73, poiché a suo dire in Italia le condizioni politiche per la gestione
patrimoniale erano peggiorate, non essendo più possibile investire in titoli e
valuta esteri, il prevenuto ha deciso di tentare nuove vie. In occasione di una
visita a Lugano, dove il gruppo F.3.3. aveva da poco aperto ACPR 11 (iscritta a
RC l’11 agosto 1972) si è reso conto che la piazza finanziaria svizzera, in
generale, e luganese, in particolare, era molto interessante, e così ha chiesto
ed ottenuto di essere trasferito in Ticino quale direttore generale della ACPR
11 al posto di quello attivo a quel momento, che faceva la spola tra Lugano e
Torino e che è quindi rientrato alla sede principale.

                                         ACPR 11 aveva inizialmente
3 dipendenti e si occupava solo di attività amministrativa e contabile, mentre quella
fiduciaria era svolta dalla F.3.3.. Il suo scopo iscritto a
registro di commercio era

                                         “L'assunzione e l'esecuzione di mandati fiduciari
di ogni genere, in particolare la gestione di patrimoni mobiliari e
immobiliari, l'amministrazione, la contabilità e la stesura di bilanci di
società, l'attuazione di depositi fiduciari, la domiciliazione di società;
l'assistenza, la consulenza per operazioni di finanziamento per conto di terzi;
la partecipazione a società e imprese commerciali, industriali e finanziarie.
La promozione immobiliare, la consulenza tecnica immobiliare, la direzione
lavori, la progettazione, le perizie immobiliari. La consulenza assicurativa.”.

Il primo consiglio d’amministrazione era composto
dall’avv. [...], presidente, A. _______, vicepresidente e delegato e [...],
membro. Nel 1998 al primo è subentrato, in veste di presidente, [...], mentre
al terzo l’avv. [...](VI dell’avv. [...], T9, pag. 1; invero sull’estratto RC
consultabile in internet non compaiono i nomi di [...]e [...], ma le
affermazioni del teste sono credibili e confermate da A. _______).

 

                                         In
seguito A. _______ è stato raggiunto in Ticino dall’amico ed ex direttore
generale di F.3.3..

 

                                         A
gennaio del 1978, sempre sotto il cappello di F.3.3., su richiesta delle
autorità elvetiche, è stata costituita la [...], che ha rilevato l’attività di F.3.3..

 

                                         Dopo
un paio d’anni, A. _______ e [...] hanno acquistato da F.3.3., ceduta dagli [...]
ad un gruppo bancario, le due società ticinesi.

 

Con l’introduzione della Legge cantonale
sull’esercizio delle professioni di fiduciario del 1984, il prevenuto ha
ottenuto l’autorizzazione quale fiduciario finanziario, commerciale ed
immobiliare.

 

                                         B.
L’ascesa di ACPR 11 sotto la conduzione di A. _______

 

                                         Nel
1982 i due soci hanno deciso di percorrere strade separate. Ritenuto che a quel
momento, oltre alla gestione patrimoniale per conto terzi, ACPR 11 si occupava
delle attività immobiliari svizzere, mentre [...] gestiva il patrimonio
immobiliare negli Stati Uniti, A. _______ ha rilevato la prima lasciando ad [...]
la seconda. 

                                         Nella
sua nuova avventura, il prevenuto è stato inizialmente accompagnato dall’avv. [...]
e dal fiduciario [...], i quali, dopo un aumento del capitale azionario, sono
entrati a far parte della società con una quota del 18%, rispettivamente 10%.

 

                                         Il
grosso del capitale iniziale era stato fornito al 99% da clientela italiana,
giunta attraverso la mediazione di consulenti legati a F.3.3.. In seguito
l’acquisizione è stata curata da A. _______, per il tramite di commercialisti
del Nord Italia (VI imputato, verb. dib. d’appello, pag. 5).

 

                                         I
prodotti offerti dalla società erano sostanzialmente investimenti fiduciari
bancari, fiduciari F.1.1., titoli azionari e obbligazionari (VI imputato, verb.
dib. d’appello, pag. 5).

 

                                         C.
L’operazione immobiliare [...]

 

                                         Già
nel 1978, quindi ancora sotto la proprietà F.3.3., l’imputato ha iniziato la
grossa operazione immobiliare F.1.1., cioè quella relativa
alla rivalorizzazione della grande proprietà situata sulla [...], in territorio
di [...], un tempo appartenuta al principe [...], nell’ambito della quale sono
stati ristrutturati o costruiti a nuovo l’omonimo [...] ed i condominii ad esso
collegati: la [...], la Residenza [...], Il ACPR 10, ACPR 9, la Residenza [...],
l’Hotel Residenza [...], l’hotel [...], i terreni Residenza [...]e Residenza [...]. 

 

                                         L’affare
è stato interamente gestito da A. _______, con l’assistenza dell’avv. [...].

 

                                         Come
dichiarato dall’imputato stesso:

 

“
F.1.1. si è capitalizzata negli anni ‘78/’80 con
un capitale azionario iniziale di 12 mio di franchi messo F.3.3. da e quindi da
me. In seguito, vi è stato un aumento di capitale sottoscritto da clienti sino
ad arrivare a credo 24 mio di franchi. Siamo a metà degli anni ‘80. Poi la
liquidità è stata accresciuta con fiduciari F.1.1. che venivano remunerati al
tasso di mercato. Questi fiduciari sono stati comprati dai clienti ACPR 11.
L’avv. [...], in rappresentanza di [...], è entrato come finanziatore nella
seconda metà degli anni ’80, investendo 20 mio di franchi in fiduciari F.1.1..
La liquidità immessa in F.1.1. è arrivata sino a 60 mio di franchi di cui 48 di
clienti e 12 miei.

(VI imputato, verb. dib.
d’appello, pag. 5).

 

                                         D.
Le società connesse a ACPR 11

 

                                         Nell’orbita
di ACPR 11 si sono trovate, oltre a F.1.1., altre società riconducibili
all’appellante e da lui costituite, quali la F.4.4., la F.2.2., F.5.5., [...] e
F.3.3. (decisione 24 novembre 2004 della CFB, AI 1, pag. 2).

 

                                         [...], fondata nel 1984,
era una società che si occupava, come lo dice la ditta stessa, della
concessione di leasing, in modo particolare su veicoli a motore. Essa ha avuto
un’attività abbastanza limitata nel tempo ed è stata radiata nel novembre del 2010 in applicazione delle disposizioni dell’art. 155 ORC.

 

                                         F.4.4., fondata a fine
1991, deteneva tutte le 500 azioni di ACPR 11 e, dopo l’intervento della
commissione federale delle banche (CFB) di cui si dirà in seguito, si è
occupata della gestione dei condominii. Con decreto del 13 giugno 2006 è in
seguito stata dichiarata in fallimento.

 

                                         La F.2.2. era una società
che A. _______ ha rilevato con altra ditta ([...]) dall’avv. [...] nel 2006,
alla quale, dopo aver cambiato il nome, ha affidato il capitale azionario della
F.4.4.. Essa ha poi sostituito quest’ultima nell’amministrazione dei
condominii. La F.2.2. è stata messa in fallimento il 9 settembre 2010.

 

                                         [...] si occupava della
gestione dell’albergo [...]ed è stata radiata dal registro di commercio il 6
aprile 2009, dopo essere stata messa in liquidazione.

                                         F.3.3. era una società di
proprietà di A. _______ e AB1(per l’80%, rispettivamente 20%) utilizzata dalla ACPR
11 per la sottoscrizione e la gestione in via fiduciaria di azioni e
obbligazioni F.1.1..

 

                                         F.5.5., era un veicolo
societario esterno a ACPR 11, cioè una società che serviva a A. _______ per
determinate operazioni, come illustrato dal commissario TE 1 (verb. dib. d’appello,
pag. 9). Il capitale azionario ammontava a fr. 2'500'000.- e l’azionariato era
inizialmente molto diversificato. Sulla situazione al momento della commissione
dei reati si dirà in seguito.

 

                                         E. L’apice 

 

                                         Con il tempo ACPR 11, anche
grazie, oltre a quelle immobiliari, ad alcune operazioni finanziarie azzeccate,
quali l’appoggio all’entrata in borsa della [...]che ha reso un buon 20%, molti
investitori si sono avvicinati a A. _______ ed alla sua società, tanto che essa
è giunta ad amministrare, a fine anni ’80, gli averi di ben 200 clienti ed un
patrimonio di circa fr. 110/120 milioni (VI imputato, verb. dib. d’appello,
pag. 5).

 

                                         Con le sue attività di
gestione patrimoniale, amministrazione immobiliare, amministrazione di società
e con un ufficio tecnico e di direzione lavori proprio, il gruppo ACPR 11 è
arrivato ad avere sino a 40 dipendenti.

 

 

 

 

                                         F. Investimenti F.6.6.

 

                                         A partire dal 1983 ACPR 11 ha proposto ai suoi clienti, tra le varie cose, investimenti fiduciari nella F.6.6., una società
canadese del [...], con uffici nelle principali città del paese, che finanziava
progetti immobiliari garantiti da ipoteche di 1° e 2° rango, prevalentemente su
centri commerciali, parchi di divertimento e strutture alberghiere.

 

                                         Il gruppo F.6.6. ha goduto
di grande considerazione a livello internazionale sin dagli inizi degli anni
’80 ed era considerato solido ed in continuo sviluppo fino a quando,
inaspettatamente, il 26 febbraio 1992 non ha chiesto una moratoria
concordataria, procedura che si è poi conclusa con la pronuncia, il 9 luglio
1992, del fallimento con effetto retroattivo al 26 marzo 1992 (rapporto EFIN,
AI 587, pag. 8).

 

                                         Il fallimento è stato anche
per ACPR 11 un fulmine a ciel sereno, F.6.6. non vi erano mai stati problemi di
sorta e, soprattutto, che pochi mesi prima dello stesso aveva ricevuto un
rapporto dalla società di revisione F.7.7. che ne attestava la solidità e la
solvibilità.

                                         A quel momento l’ammontare
complessivo investito dai clienti ACPR 11 in fiduciari F.6.6. ammontava a circa fr. 6 Mio:

 

“
Sono venuto a conoscenza dell’esistenza della
società F.6.6. dal signor [...] presentatomi dall’avv. [...], quest’ultimo vice
presidente di F.6.6.. [...] mi è stato presentato nell’ ’82. In seguito, dopo aver
esaminato attentamente la società e la sua attività (l’esame è stato effettuato
da me e dai responsabili della gestione), abbiamo deciso di cominciare ad
investire con dei fiduciari. Questi investimenti sono stati effettuati
sull’arco di quasi 10 anni fino al fallimento della società. In questi anni, F.6.6.
ha sempre regolarmente pagato gli interessi e rimborsato il capitale, con un
tasso di un punto in più rispetto a quello praticato dalle banche. [...], che
era un mio collaboratore commerciale, privilegiava gli investimenti su F.6.6..
Per quanto mi concerne, avevo invece una predilezione per F.1.1. perché erano
clienti di questa società. Rilevo che, al momento del fallimento, la maggior
parte dei clienti rimasti scoperti erano gestiti da [...], anche se poi, come
responsabile della società, ho dovuto affrontarli io. Al momento del fallimento
gli investimenti ammontavano ad un controvalore di circa 6 mio di franchi.” (VI imputato, verb. dib. d’appello, pag.
7).

 

                                         Essendo stato l’avv. [...] vice
presidente di F.6.6. e contemporaneamente presidente di ACPR 11, parte della
clientela di quest’ultima ne ha dedotto un coinvolgimento colpevole nella
vicenda, tanto che sono state inoltrate delle denuncie penali nei confronti di A.
_______, quindi). Nonostante esse si siano concluse con dei decreti di non luogo
a procedere, il danno d’immagine per la società è stato rilevante.

 

                                         Per far valere i propri
diritti e cercare di recuperare il denaro perso, ACPR 11 ha convenuto in giudizio di fronte al foro canadese la società di revisione F.7.7., facendosi
patrocinare dallo studio legale [...] di [...], cui si appoggiava l’avv. [...].
La causa campione si è conclusa dopo molti, troppi, anni (nell’incipit i
giudici hanno premesso: “it is time to put an end to the longest running
judicial saga in the legal history of Quebec and Canada”, doc. CARP L) con
la sentenza del 14 aprile 2011, con la quale è stata riconosciuta la violazione
dei doveri professionali e contrattuali da parte di F.7.7. nell’allestimento
degli audit 1988, 1989 e 1990 nonché delle lettere di valutazione del 1991 su F.6.6.
e con la quale la convenuta è stata condannata a risarcire il danno patito
dall’attore.

 

                                         Nell’ambito della procedura
di fallimento di ACPR 11, l’imputato ha ottenuto la cessione delle pretese nei
confronti di F.7.7., ad eccezione di quelle di pertinenza di ACPR 4, ma la
possibilità per lui di farle effettivamente valere appare incerta:

 

“
A tutti i clienti abbiamo chiesto ed ottenuto
l’autorizzazione ad avviare una causa contro la F.7.7., procedura che è
tutt’ora aperta. Mi sono recato tre volte a Montreal per testimoniare. Il tutto
a spese della ACPR 11. Da quanto ho saputo dall’avv. [...] e come confermato
dall’avv. DI 1, si è conclusa una causa pilota che ha visto soccombere F.7.7. per
cui si sono aperti gli spazi per procedere con tutte le rivendicazioni. La
massa fallimentare di ACPR 11 ha ceduto a ACPR 4 la sua quota parte relativa a
tali pretese ed a me quelle degli altri clienti. Il problema con il quale mi
trovo confrontato è che per mancanza di mezzi finanziari non so se mi sarà
possibile far valere questi diritti.” (VI imputato,
verb. dib. d’appello, pag. 12).

 

                                         G. Investimenti in F.8.8.

 

                                         L’altra vicenda che ha
messo in difficoltà ACPR 11, cagionando importanti perdite finanziarie, è
quella relativa all’acquisto delle azioni della F.8.8., società messinese
leader mondiale nella produzione di aliscafi, quotata in borsa dal 1987. 

                                         La vicenda è stata
ripercorsa con sufficiente chiarezza al dibattimento d’appello:

 

“
Sulla questione F.8.8. inizio col dire che ero
amico di [...]e conoscente di [...]. I due fratelli che avevano ereditato dal
padre il 40% ciascuno del pacchetto azionario della società leader nella
costruzione di aliscafi. In seguito, [...]riuscì a convincere il fratello a
farsi cedere la quota per arrivare alla maggioranza. Dopo altre piccole
vendite, a [...] è rimasto il 20%. Questa quota è stata portata da noi, ACPR 11, a titolo fiduciario e inserita come proprietà di [...] nel 1990.

Ad un certo punto, nel 1991, [...] decise di
uscire completamente dalla società e, a seguito di una trattativa svolta da [...]
(braccio destro di [...]), ha venduto a [...] tutto il suo pacchetto azionario
del 51%. Quest’ultima società ha, poi, rilevato contemporaneamente anche il 10%
di [...]. [...] ha finanziato interamente l’operazione con un prestito fattole
da [...] dando in garanzia i titoli F.8.8..

Sapendo che F.8.8. aveva in bilancio 70 miliardi
di Lire di liquidità e contando sulla solidità della sua attività, memore
dell’esperienza [...], ho deciso di acquisire sul mercato il 7% del pacchetto
azionario F.8.8. e di immetterlo nel portafoglio dei clienti, esattamente come
era già stato fatto per [...]. Ovviamente i clienti erano informati ed erano
contenti dell’operazione.

A richiesta del PP preciso che si trattava di
titoli della F.8.8. e non della F.8.8.. La gestione era tutta in mano a [...] che,
ad un certo punto, ha ceduto la sua partecipazione nella [...] per un importo
di 70 miliardi di Lire, atto che ha prosciugato tutta la liquidità della
società. Il valore effettivo di [...] era circa un settimo dell’importo
corrisposto. Saputo ciò, ci siamo subito recati da [...] per comunicare loro il
nostro dissenso a quest’operazione. Con quest’ultima siamo riusciti a
concludere poi un accordo per il quale, a nostra semplice richiesta, in qualsiasi
momento, [...] ci avrebbe parzialmente o totalmente riacquistato le azioni F.8.8.
in nostra (ACPR 11 e [...]) proprietà per l’importo di 8’750 Lire per azione a
fronte di un valore di mercato tra le 6’000 e le 7'000 Lire. Questo accordo è
stato concluso senza che fosse necessario procedere per vie legali. Nel
contempo ci era pure stato assicurato che [...] sarebbe divenuto vice
presidente della Holding, cosa poi avvenuta all’assemblea successiva. Poco meno
di un anno dopo, però, viene dichiarato il fallimento della [...]. Per noi è
stato come un fulmine a ciel sereno.

Per nostra fortuna [...] è stata poi acquistata
dalla [... ]che ha quindi rilevato anche il contratto concluso con noi, non so
se coscientemente o meno. Per il tramite del nostro avvocato di Milano, dello
studio [...], abbiamo esercitato il diritto di vendita e la [...] ha chiesto un
lodo arbitrale sulla questione che ha portato ad un accordo bonale in data 24
luglio 1996 in base al quale [...] ci avrebbe corrisposto un importo di 15 miliardi
di Lire di cui 4 anticipati immediatamente e il resto pagando 1,1 miliardo
all’anno. I 4 miliardi e la prima rata sono stati regolarmente pagati. In
seguito [...] si è recata dal nostro legale annunciando il rischio di
fallimento e proponendo di chiudere la vertenza con un pagamento unico di 4
miliardi a saldo. Io ero contrario ma, avendo [...] la maggioranza, mi sono
dovuto chinare alla sua volontà e quindi la proposta è stata accettata. Questi
importi sono confluiti sul conto ACPR 11 “Gestione” della [...] di Milano nel
quale c’era una linea di credito a favore di [...] per 10 miliardi (acceso
quando le azioni erano quotate in borsa ed il valore era 30 miliardi). I
clienti ACPR 11 che avevano investito in [...] hanno ricevuto contabilmente la
loro quota parte ma de facto i soldi sono rimasti al [...][...] di Milano,
tant’è che [...]è debitore nei confronti di ACPR 11 “Gestione” per un importo
di 4’250'000.- franchi. Io ho tentato di rintracciare [...]e di convincerlo a
saldare il debito ma, pur avendo potuto parlargli due volte, non ci sono
riuscito.”

(VI imputato, verb.
dib. d’appello, pag. 12 seg.).

 

 

                                         H. L’inizio del declino
di ACPR 11

 

                                         A partire dal 1996, dopo le
vicende F.6.6. e [...], che ne hanno compromesso notevolmente la nomea, ACPR 11 ha avuto un’erosione di clienti e, in pratica, oltre a non avere più capitali in gestione, si è
ritrovata in una situazione di mancanza di liquidità. Per tentare di
sopravvivere, ha dovuto così concentrare la sua attività sull’immobiliare e
sulla gestione alberghiera:

                                         

“
Fatto sta che, dopo queste vicende, ACPR 11 si è
trovata in difficoltà poiché non disponeva più della liquidità per soddisfare
alcuni clienti e per rinnovare i fiduciari.” (VI imputato, verb. dib. d’appello, pag. 13).

 

                                         I. Le modifiche nell’azionariato
F.1.1. e la destituzione di 

    A. _______

 

                                         Come spiegato da A. _______
al processo d’appello, nel 1993 alcuni suoi clienti erano stanchi
dell’operazione F.1.1., avviata ormai da dieci anni, e avevano chiesto di
disinvestire per importi considerevoli (fr. 18 mio, secondo l’avv. [...], VI 12
settembre 2006, pag. 3, T9). Già confrontato con la necessità di recuperare
liquidità a seguito delle perdite subite con F.6.6. e F.8.8., l’imputato si è
trovato così in una difficile situazione, che ha potuto essere sbloccata grazie
all’intervento dell’avv. [...], che ha preso contatto con [...], un industriale
farmaceutico romano, cliente suo e del fiduciario [...], e gli ha proposto di
rilevare buona parte delle posizioni in F.1.1. di ACPR 11 e di F.3.3. Interessato
all’affare, questi, tramite la società [...] a lui facente capo, ha di
conseguenza versato a ACPR 11 fr. 9 mio e poi, in varie tranches, ulteriori fr.
14 mio (VI 12 settembre 2006, pag. 3, T9). 

                                         L’operazione è avvenuta
attraverso l’acquisto di obbligazioni zero coupons convertibili e ordinarie F.1.1.
a scadenza quinquennale emesse nel 1993 (fr. 18 mio convertibili e fr. 6 mio
ordinarie) e nel 1994 (fr. 6 mio convertibili e fr. 3 mio ordinarie, cfr.
rapporto EFIN pag. 11, AI 587), di cui si parlerà più in dettaglio al momento
dell’analisi delle singole fattispecie.

                                         

                                         Nel 1998 vi è stata
un’assemblea generale straordinaria degli azionisti di F.1.1., presieduta
dall’avv. [...], alla presenza di [...] e A. _______ (doc. CARP L, all. C), in
occasione della quale è stata anzitutto decisa una diminuzione radicale del
capitale da fr. 60 mio a fr. 12 mio, mediante riduzione del valore nominale
delle azioni da fr. 10'000.- a fr. 2'000.-. In secondo luogo, preso atto che il
3 agosto 1998 sarebbe scaduto il prestito obbligazionario ordinario zero
coupons di fr. 6 mio e che alcuni investitori in obbligazioni ordinarie zero
coupons scadenti il 3 agosto 1999 hanno chiesto di essere rimborsati
anticipatamente, gli azionisti hanno deciso di emettere nuove obbligazioni convertibili
per fr. 8'090'000.-, sottoscritte da [...]per fr. 5'950'000.- e da [...](riconducibile
all’avv. [...] o altri suoi clienti) per il resto. L’imputato, viste le sue
difficoltà economiche, non è stato in grado di sottoscrivere alcunché.

                                         Alla trattanda “eventuali” [...],
a nome degli azionisti da lui rappresentati, ha chiesto che fosse votata una
risoluzione di principio con la quale si decideva di sostituire A. _______
nelle società partecipate con una persona di fiducia. [...]e [...] hanno accolto
la proposta, mentre ACPR 11 si è opposta.

 

                                         Su questo il prevenuto ha
dichiarato:

 

“
Nel 1998 c’è stata un’assemblea di F.1.1. che
ricordo essere stata molto dibattuta durante la quale è stata dapprima decisa
la conversione obbligatoria di tutte le obbligazioni convertibili che sono
divenute azioni, al valore di 10'000.- franchi per azione. Le obbligazioni
ordinarie sono state rimborsate: quelle scadenti nel ’98 al valore di 10'000.-
franchi l’una, oltre gli interessi maturati, mentre quelle che sarebbero scadute
ad inizio ‘99 sono state pagate pro rata. Fatta l’operazione di conversione, il
capitale era di 60 mio di franchi. Il signor [...], che curava gli interessi di
[...], ha prodotto una perizia dell’arch. [...] che concludeva che il capitale F.1.1.
avrebbe dovuto essere ridotto di almeno l’80% in quanto il patrimonio era, a
suo dire, sovrastimato. Non so su quali basi avesse effettuato le sue
valutazioni, ma ritengo che abbia dato troppo peso alle perdite dell’albergo,
quindi al reddito rispetto alla sostanza. Io mi sono battuto contro questa
proposta, ma purtroppo l’avv. [...] vi si è associato a [...] e quindi ho
dovuto soccombere e quindi vi è stata la riduzione del capitale sociale da 60
mio a 12 mio di franchi. All’assemblea è poi stata decisa l’emissione di un
prestito obbligazionario convertibile di franchi 8'090'000.-. Queste
obbligazioni sono poi state trasformate in azioni il 2 aprile 2001 con capitale
finale di 20'090'000.-. Io non avevo un centesimo e non ho potuto sottoscrivere
le azioni che sono andate in mano a [...].” (VI imputato, verb. dib. d’appello,
pag. 5).

 

                                         Ancora quell’anno 1998
l’imputato è stato estromesso dalla conduzione di F.1.1. e, in seguito, pure
dalla gestione dell’albergo, sicché gli era rimasta unicamente l’amministrazione
dei condominii. Ciò ha comportato un’ulteriore riduzione del personale, a 3
sole unità (VI imputato, verb. dib. d’appello, pag.
pag. 13; VI 12 settembre 2006 di [...], pag. 4, T9).

 

                                         A partire da fine 2002,
poi, A. _______ ha ceduto a [...], società riconducibile a [...], la quasi
totalità della sua quota F.1.1.:

 

“
Ho deciso, a partire dal 2003 di vendere le
azioni F.1.1. a [...] perché avevo bisogno di liquidità e perché nella società
non contavo più niente. A seguito dell’esito dell’assemblea del 30 luglio 1998
io sono stato escluso dalla gestione di F.1.1. che è stata assunta inizialmente
dall’avv. [...]e poi da [...]. Inoltre, [...]è stata messa in liquidazione ed è
stato tolto a [...]il mandato di gestione dell’albergo. Ritengo che ciò sia
avvenuto in maniera non corretta. Io mi sono opposto a queste decisioni. Sono
convinto che avrei avuto anche dei buoni argomenti dal punto di vista legale,
ma purtroppo la mia situazione economica non mi consentiva di far capo ad un
avvocato.”. (VI imputato,
verb. dib. d’appello, pag. 7).

 

                                         L. L’intervento della [...]e
la messa in liquidazione di ACPR 11

 

Già il 29 aprile 1997 la ACPR 11 aveva inoltrato
all’allora Commissione federale delle banche (CFB, la cui attività, dal 2009, è
stata rilevata dalla FINMA) un annuncio cautelativo ai sensi dell’art. 50 della
Legge federale del 24 marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori mobiliari
(LBVM). In questo suo scritto ACPR 11 aveva dichiarato di non ritenersi
assoggettata alla LBVM, ritenuto che essa disponeva di un mandato fiduciario
per la gestione di titoli quotati, la cui maggioranza corrispondeva ad azioni
della società F.8.8., sospesa dal listino della borsa di Milano.

Con scritto del 25 agosto 1997 la CFB ha informato la società che, per poter decidere, le sarebbe stato necessario conoscere il
numero di clienti della società. Tali informazioni sono state fornite con uno
scritto di data 24 settembre 1997, nel quale ACPR 11 ha dichiarato di gestire circa 200 clienti, di cui però solo 19 avevano investimenti in titoli
quotati. Su richiesta della CFB, il 16 dicembre 1997, ACPR 11 ha specificato che i clienti per i quali essa deteneva valori mobiliari ai sensi della LBVM erano
18, mentre per gli altri essa si limitava a detenere titoli di società che
svolgevano esclusivamente attività di servizio, senza acquistare o vendere
valori mobiliari di alcun tipo. Sulla scorta di questi dati, a fine anno 1997, la CFB ha confermato il non assoggettamento dell’attività di ACPR 11 alla LBVM (cfr. resoconto
in decisione 24.11.2004 della CFB, AI 1, pag. 2 segg.).

 

                                         Dopo questa sua prima presa di posizione negativa, l’autorità
federale di vigilanza sulle banche è stata chiamata nuovamente a chinarsi sulla
questione dell’assoggettamento di ACPR 11 alla LBVM su segnalazione 9 novembre
2000 dei titolari della relazione n. 5034, che avevano depositato presso la
società fr. 350'000.-, utilizzati per acquistare i titoli della F.1.1..

                                         Esperite ulteriori
indagini, la CFB ha accertato che, in effetti, ACPR 11 aveva in realtà
negoziato valori mobiliari per più di 20 clienti, ciò che ne faceva un
commerciante di valori mobiliari per conto di clienti ai sensi dell’art. 3 OBVM
(AI 1, pag. 6). Inoltre, pur lasciando aperta la questione poiché non
determinante ai fini dell’esito della procedura, la commissione federale,
avendo constatato che la società ha utilizzato gli averi depositati dai suoi
clienti per finanziare delle società immobiliari, ha ritenuto verosimile che la
stessa esercitasse un’attività di tipo bancario ai sensi della Legge federale sulle
banche e le casse di risparmio (AI 1, pag. 7). 

                                         Il tutto senza mai essersi
sottoposta alla necessaria procedura di ottenimento della relativa licenza.

                                         Preso atto di dette
infrazioni, del fatto che ACPR 11 non adempiva in alcun modo le condizioni per
l’ottenimento dell’autorizzazione ad esercitare, di quello che non era
possibile sanare la situazione, nonché del fatto che una liquidazione
volontaria non poteva entrare in considerazione, la CFB ha ordinato, con decisione 24 novembre 2004, lo scioglimento e la liquidazione coattiva
della ditta, che - incomprensibilmente incurante di qualsiasi possibilità di
conflitto d’interessi, ricordata la vertenza giudiziaria contro F.7.7. per
l’operazione F.6.6.- ha affidato alla società [...]([...], creata nel 1998
dalla fusione di F.7.7. con [...]), Lugano (AI 1, pag. 11).

                                         Il 27 aprile 2005 la CFB ha poi decretato l’apertura del fallimento (AI 10).

                                         La messa in liquidazione e
in fallimento è stata confermata dal Tribunale federale con sentenza 14
febbraio 2006, con la quale ha respinto i ricorsi di ACPR 11 contro le
decisioni della CFB (AI 182).

                                         La procedura di fallimento
è stata chiusa solo 6 anni dopo, con decisione della FINMA del 21 settembre
2011 e la società è stata radiata dal RC il 28 settembre 2011.

 

                                         M. La fine della
gestione dei condominii

 

                                         Dopo l’intervento della CFB
del dicembre 2004, l’amministrazione dei condominii è stata assunta dalla F.4.4.,
in seguito sostituita dalla F.2.2.. 

                                         Per finire, A. _______ ha
perso anche quest’ultimo mandato di amministrazione condominiale, che i
comproprietari hanno deciso di affidare all’avv. RAAP 4 il 3 novembre 2009 (AI
1, inc. 2009.10826).

                                         N. La situazione attuale

 

Attualmente A. _______ si trova in una situazione
molto difficile, sia da punto di vista economico, che da quello sociale.
Isolato da buona parte degli amici dei tempi migliori (al processo ha
dichiarato, con una certa enfasi ma comunque senza distaccarsi molto dalla
realtà, di essere visto come un appestato), riesce finanziariamente a
sopravvivere solo grazie all’aiuto dei parenti, che colmano i vuoti che la sua
indennità AVS non riesce a coprire. L’appartamento in cui dimora è stato
venduto all’asta ed egli dovrà ben presto trovarsi una nuova sistemazione
abitativa, impresa che si sta rivelando più complicata di quanto si potesse
ipotizzare:

 

“
Abito da solo in via [...] a [...], ma
l’appartamento è stato venduto all’asta il [...] per cui sto cercando una nuova
sistemazione in un appartamento sussidiato. Ricerca che al momento risulta
difficile perché sul mercato non ve ne sono di disponibili. Ricevo, come da
documentazione prodotta oggi dal mio difensore, un contributo AVS di fr.
1'650.- al quale si aggiungono circa fr. 150.- di pensione IMPS. Ho fatto
richiesta per ottenere la prestazione complementare e con decisione 7 maggio 2013 mi è stata rifiutata dallo IAS. La questione è ancora pendente perché il mio legale ha fatto
opposizione. Riesco a sopravvivere solo grazie all’aiuto compassionevole di mio
fratello, di mio figlio e di mia sorella. Sono ancora amministratore della [...]
che è la società dietro l’operazione F.8.8.. [...] non ha mai avuto nessuna
attività, ma era semplicemente una holding detentrice del portafoglio di azioni
F.8.8..

Non sono più iscritto all’ordine dei fiduciari
cantonali. Avevo ottenuto le tre autorizzazioni, fiduciario finanziario,
commerciale e immobiliare. Ho esecuzioni per circa 6 mio di franchi.

(…) Attualmente, da un po’ di tempo, sono stato
isolato anche da un punto di vista sociale oltre che da quello economico e
lavorativo. La mia vita all’interno del condominio è molto difficile.

(…) A domanda dell’avv. RAAP 4 rispondo che non
mi sono trasferito prima dall’appartamento in cui vivo, che riconosco essere
sproporzionato rispetto alle mie esigenze, perché con le scarse entrate su cui
posso contare non mi era e non mi è, come dimostrano i fatti, possibile trovare
una soluzione abitativa.”

(VI imputato, verb.
dib. d’appello, pag. pag. 2
seg.)

 

A. _______ è incensurato.

                                         

                                  III.   Inchiesta
penale e sentenza di primo grado

 

                                   7.   Il 28 febbraio 2005 la CFB ha sporto denuncia penale nei confronti di A. _______ per i titoli di amministrazione
infedele, art. 158 CP, omissione della contabilità, art. 166 CP, disobbedienza
a decisione dell’autorità, art. 292 CP, e carente diligenza in operazioni
finanziarie, art. 305 ter CP.

 

Fondamentalmente, alla base della decisione di
segnalazione vi è stata la constatazione da parte di [...] dell’esistenza di
estratti conto di clienti ACPR 11, dai quali risultava che presso la società
era stato depositato l’importo di fr. 70'388'769.- e che la stessa, oltre a
ciò, deteneva, in proprio nome ma per conto di clienti, valori mobiliari non
quotati per fr. 13'532'051.- e valori mobiliari quotati per fr. 82'699.-. La
presenza di tali capitali, tuttavia, non risultava né dai bilanci di ACPR 11
per il 2003 e 2004, né dagli estratti delle relazioni bancarie conosciute
intestate alla ditta (AI 3).

 

                                         La procedura che ne ha
fatto seguito ha necessitato l’intervento dell’équipe finanziaria del Ministero
pubblico, incaricata dal magistrato inquirente di esperire indagini in merito
agli averi dei due grossi clienti che hanno denunciato la situazione: ACPR 4,
per i conti [...], [...], [...], [...], [...], e [...], [...].

                                         Il rapporto stilato dagli
esperti dopo attento e laborioso esame della documentazione ha consentito di
accertare non solo l’esistenza di irregolarità nella gestione degli averi
riconducibili ai clienti summenzionati, tali da indurre a ritenere dati gli
estremi della commissione di reati a loro danno, ma pure quella di altri
delitti commessi nei confronti di ulteriori persone che avevano affidato denaro
alla società dell’imputato.

 

                                         Sulla scorta del referto
peritale è stato così allestito l’atto d’accusa del 20 dicembre 2010.

                                         Con sentenza 19 aprile 2012
(inc. 72.2010.150) la Corte delle assise criminali, chinatasi sulla
fattispecie, ha sostanzialmente confermato le imputazioni proposte dalla
pubblica accusa, dichiarando A. _______ autore colpevole di appropriazione
indebita aggravata, appropriazione indebita, amministrazione infedele aggravata
e falsità in documenti, per i fatti descritti nell’AA, prosciogliendolo
unicamente dall’imputazione di falsità in documenti per quelli indicati al
punto n. 4.8. dello stesso.

                                         La pena è stata fissata in
2 anni e 9 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova
di due anni in ragione di 27 mesi, mentre per i restanti 6 mesi è stata
ordinata l’espiazione. Inoltre, come menzionato in precedenza, è stato posto a
suo carico un risarcimento compensatorio di fr. 5'099'982.- e € 837'746.-.

 

                                   8.   Come riportato nei considerandi introduttivi, il nuovo patrocinatore
di difesa ha chiarito che l’impugnazione verte unicamente su alcuni aspetti
della sentenza, mentre non sono contestate le condanne per buona parte delle
fattispecie di cui A. _______ è stato ritenuto colpevole.

 

                                         In relazione all’accusa di
cui al punto n. 1.2. AA, preso atto che già in occasione dell’interrogatorio
del prevenuto al processo di primo grado il PP ha corretto la data di
commissione del reato da 9 novembre 1998 a gennaio 2000, la difesa ha precisato di non opporsi a tale modifica nonostante la sentenza impugnata riprenda
ancora il dato errato.

                                         Con riferimento all’atto
d’accusa, che riporta in maniera più dettagliata i fatti imputati al prevenuto
rispetto al dispositivo della decisione della Corte delle assise criminali,
sono così da considerarsi passati in giudicato e dunque non più da approfondire
i seguenti reati:

 

                                         “1.    Appropriazione indebita aggravata
siccome commessa nella sua qualità di gerente di patrimoni,

                                                 per
avere, 

                                                 (…)
allo scopo di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto

                                                 agendo
per il tramite della società di gestione patrimoniale ACPR 11, nel frattempo
dichiarata fallita dall'allora Commissione federale delle banche, di cui era
amministratore unico, agendo di fatto quale dominus dirigenziale ed operativo
della società,

                                                 impiegato
indebitamente valori patrimoniali a lui affidati da clienti, segnatamente:

                                         1.1.   in relazione al cliente titolare delle relazioni [...],
[...], [...], [...] e [...], che, nel periodo [...], gli aveva affidato in gestione averi patrimoniali al netto dei
rimborsi pari ad un controvalore di fr. 6'931'441.44, investiti:

                                                 -  in prestiti fiduciari alla società F.6.6., in
relazione al quale il cliente ha riportato la perdita integrale
dell'investimento per un controvalore di fr. 2'114'936.65;

                                                 -  in
prestiti obbligazionari ordinari e convertibili emessi dalla società F.1.1.;

                                                 -  nell'acquisto
delle PPP [...] e [...], detenute a titolo fiduciario dalla società ACPR 9,
acquisendo in proprietà le cartelle ipotecarie gravanti in Il rango la PPP [...]di nominali fr. 180'700.- e la PPP [...]di nominali fr. 224'000.-, oltre ai
certificati azionari della società ACPR 9 n. 15 e n. 21;

                                                 -  nell'acquisto
delle PPP [...]e [...], detenute a titolo fiduciario dalla società ACPR 9, acquisendo
in proprietà le cartelle ipotecarie gravanti in Il rango la PPP [...]di nominali fr. 180'700.- e la PPP [...]di nominali fr. 224'000.-, oltre ai
certificati azionari della società ACPR 9 n. 15 e n. 21;

                                                 -  nell'acquisto
di azioni della società F.8.8., dal valore azzerato a seguito del fallimento
della società;

                                                 -  in
investimenti fiduciari presso diverse banche,

                                         1.1.1.  nel
periodo agosto 1998 - gennaio 2000, distratto il rimborso che spettava al
titolare delle predette relazioni di  complessivi fr. 1'029'566.-, relativo
al prestito obbligazionario 1994-1999 F.1.1. pervenuto sui conti della ACPR 11
(fr. 983'114.- il 31 luglio 1998 sul conto 259.721.016 rubrica Raccolta e fr. 46'452.-
il 10 agosto 1998 sul conto n. 101'059 della Banca [...]), utilizzando i fondi
distratti nella misura di fr. 670'869.50 per rimborsare altri clienti e, per la
parte restante, per far fronte al pagamento di spese della ACPR 11

                                         1.1.2.  in
data 21 maggio 2003 venduto il certificato azionario n. [...] di 312 azioni F.1.1.
di proprietà del titolare delle suddette relazioni alla [...] per Il prezzo di fr.
600'000.-, incassato a contanti, danneggiando il patrimonio del
cliente almeno per tale importo;

                                         1.2.   in
data 9 novembre 1998 (recte gennaio 2000), messo a pegno indebitamente presso
la Banca [...] a garanzia di un credito lombard di fr. 2'960'000.- concesso a ACPR
11, il deposito titoli di quest'ultima, composto per il 95% da azioni [...],
detenute a titolo fiduciario per conto della cliente M.D. ([...]), ritenuto
che, a seguito del deterioramento della situazione finanziaria di ACPR 11, il 9
ottobre 2000 la Banca Popolare di Sondrio ha
escusso il pegno, vendendo le 26'000 azioni [...] della suddetta cliente,
danneggiando in tal modo il patrimonio della cliente per almeno € 837'746.35,

                                                 atteso che, nel marzo 2005, la cliente ha percepito un
risarcimento parziale di CHF 410'000.-;”

 

                                         “1.6.  nel
corso dell'anno 2000, distratto le liquidità dei clienti [...] e [...] per
complessivi CHF 733’017.-, ritenuto che, durante l'interrogatorio del 28
agosto 2002 dell'accusato davanti all'allora PG Marcellini dipendente dalla
denuncia presentata dai clienti, nell'intento di occultare le malversazioni,
egli ha dichiarato falsamente che i fondi sarebbero stati depositati su un
conto intestato a ACPR 11 presso UBS SA, versando agli atti il falso estratto
bancario descritto al punto n. 4.5;”

 

                                         “2.    appropriazione indebita

                                                 per
avere,

                                                 (…)

                                                 nella
sua qualità di amministratore del condominio ACPR 9 e del condominio ACPR 10,
per il tramite delle società di cui era azionista unico, amministratore e
dominus dirigenziale ed operativo, ovvero di ACPR 11 (decretata fallita il 27
aprile 2005), rispettivamente di F.4.4. (dichiarata fallita il 13 giugno 2008)
e [...](decretata fallita il 9 settembre 2010),

                                                 allo
scopo di procacciare a sé e alle predette sue società un indebito profitto,

                                                 impiegato
indebitamente valori patrimoniali a lui affidati, segnatamente:

                                         2.1.   nel
periodo 2002 - ottobre 2009, per aver distratto somme di denaro per complessivi
CHF 36'347.- a lui affidate dai comproprietari del condominio ACPR 9 per
il fondo di rinnovamento,

                                         2.2.   nel periodo 2005 - ottobre 2009, per aver
distratto gli anticipi sulle spese condominiali, corrisposti dai comproprietari
del condominio ACPR 9 per complessivi CHF 89'048.-, destinandoli nella
misura di CHF 37'985.- a favore di ACPR 11, nella misura di CHF 18’273.- a
favore di F.4.4. e per la parte restante a favore di F.2.2.,

                                         2.3.   nel
periodo 2002 - ottobre 2009, per aver distratto somme di denaro per complessivi
CHF 79'733.- versate dai comproprietari del condominio ACPR 10 per il
fondo di rinnovamento,

                                         impiegando in tal modo indebitamente la somma
complessiva di CHF 205'128.-, di cui CHF 125'395.- in danno del
condominio ACPR 9 e CHF 79’733.- in danno del condominio Il ACPR 10;”.

 

                                 IV.   L’appello
dell’imputato e quello del PP

                                         

                                   9.   Con la dichiarazione d’appello e le precisazioni che vi hanno fatto
seguito dopo il cambiamento di difensore, l’imputato ha  chiarito di:

·       
non contestare il reato di cui al punto n. 1.2.
dell’AA ma di mettere in dubbio gli accertamenti circa il danno cagionato;

·       
contestare la punibilità per i reati di cui ai
punti n. 1.3.-1.5. dell’AA limitatamente alla cartella ipotecaria di [...],
cioè del cliente ACPR 1, per carenza degli estremi soggettivi del reato;

·       
contestare i punti n. 1.7. e 1.8. dell’AA, con
l’eccezione del cliente [...], poiché si tratta di azioni F.1.1. che erano in
sua legittima disponibilità economica; 

·       
contestare la fattispecie di cui al punto n.
3.1. dell’AA limitatamente al calcolo dell’entità economica del reato, che per
il punto n. 3.1.1., da fr. 1’450'000.- va ridotta a 1'185'000.- e, per il punto
3.1.2., da fr. 650'000.- a fr. 33'549.-, cioè il corrispettivo dei clienti [...]
(per tutti i suoi conti) e [...]. Prima di tutto ciò, nondimeno, va verificata
la prescrizione per entrambi i reati, i quali sono soggetti alle regole
precedenti la modifica legislativa del 2002;

·       
non contestare nei fatti il punto 3.2. dell’AA,
riservandosi di valutare se esiste effettivamente un danno per i condomini,
poiché i loro diritti nei confronti dei proprietari morosi non gli
sembrerebbero essere stati annullati dalle cosiddette “compensazioni”, la cui
ammissibilità doveva essere palese per tutte le parti coinvolte e non solo per A.
_______;

·       
contestare la rilevanza penale della fattispecie
di cui al punto n. 4.1. dell’AA, non essendo stata allestita nessuna falsa
attestazione a firma M.P.P.;

·       
chiedere di considerare, nella commisurazione
della pena e nella valutazione degli aspetti soggettivi dei reati, gli sforzi
di risarcimento fatti da A. _______, nonché le controindicazioni che si
sarebbero manifestate alla messa in fallimento di ACPR 11, viste le importanti
posizioni creditorie aperte in Canada nei confronti dei revisori di F.6.6., il
credito risarcitorio ipotizzato nei confronti dell’avv. [...]e in Italia i
crediti per la vertenza F.8.8., messe in pericolo da comportamenti sbrigativi,
inaccettabili e costosissimi dei liquidatori di ACPR 11 nominati dalla allora
CFB;

·       
chiedere una sensibile riduzione della pena
detentiva, da sospendere integralmente;

·       
chiedere modifiche dei punti della sentenza
relativi alle pretese risarcitorie degli accusatori privati, alla ripartizione
del risarcimento compensatorio, alle confische e devoluzioni, nonché al
sequestro conservativo.

 

                                10.   Il procuratore pubblico ha invece postulato l’aumento della pena
detentiva a 3 anni, da espiare.

 

 

                                         L’appropriazione
indebita di cui al punto n. 1.2. AA

 

                                11.   Questo reato di per sé non è contestato, avendo il prevenuto
accettato la condanna. Tuttavia, a mente della difesa, l’indicazione della
fattispecie sarebbe errata in relazione alla quantificazione del danno, che a
suo avviso non sussisterebbe: la quotazione delle azioni [...]al momento della
vendita era notevolmente inferiore a quella considerata nell’AA, sicché dalla
vendita sarebbero stati incassati molto meno dei € 837'746.35 per cui il risarcimento di fr. 410'000.- effettuato nel
2005 coprirebbe integralmente lo scoperto.

                                         Si tratta
di un’argomentazione nuova, che non era stata avanzata di fronte alla Corte di
primo grado dai precedenti difensori di A. _______.

                                         Da quanto
asserito dall’accusa, le azioni [...] sarebbero state vendute in due tranches
da 13'000 azioni l’una il 9 ottobre 2000 ed il 20 novembre 2000 dalla Banca [...],
con un ricavo di € 837'746.35,
cioè ad una quotazione media di circa € 32.22.

                                         Le tabelle fornite dalla
difesa (doc. CARP LXXIV, doc. 2 e 3) attestano una quotazione a fine gennaio,
dopo un mese dall’entrata in borsa della società, di € 25/26 (doc. CARP L, all. E). A suo dire, non vi sarebbero agli atti
dati precisi circa il valore delle azioni al momento della loro vendita. 

 

                                         Tale argomentazione non può
essere condivisa. In effetti, grazie ad una analisi più approfondita della
documentazione presente nell’incarto - ritenuto che nell’aprile del 2000 c’è
stato uno stock split 10 a 1 per cui dalle 3000 azioni si è passati a 30'000 -
è possibile individuare i giustificativi delle due vendite (rapporto EFIN, all.
53, plico C, AI 587), i quali - ancorché non di facile lettura - attestano che
le vendite sono avvenute ad un valore unitario di borsa di € 30.95 la prima (per complessivi € 402'350.-, da cui poi sono state
dedotte le spese) e di € 34.111 la seconda (per € 443'451.19, lordi). 

                                         Di conseguenza non si può
che giungere alla conclusione che la quantificazione del danno effettuata in
prima sede e dalla pubblica accusa sono corrette. 

 

                                         Le contestazioni avanzate
dal prevenuto non possono pertanto trovare spazio alcuno e la decisione di
primo grado su questo punto deve essere considerata ineccepibile.

 

 

                                         L’appropriazione
indebita aggravata delle cartelle ipotecarie di cui ai punti n. 1.3.- 1.5.

 

                                12.   Il reato prospettato nell’AA ai punti 1.3. – 1.5. concerne
l’indebita messa a pegno di tre cartelle ipotecarie di clienti:

 

                                         “1.3.  nel
corso del mese di luglio 2000, poiché ACPR 11 presentava sorpassi rispetto al valore di anticipo sul
credito lombard di cui al punto n. 1.2., e la Banca richiedeva garanzie supplementari, indebitamente messo a pegno le seguenti cartelle
ipotecarie di proprietà di clienti, depositate fiduciariamente presso ACPR 11:

                                                 -  cartella
ipotecaria lI grado di CHF 224'000 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...](fondo base particella [...]del Comune di [...])

                                                 -  cartella
Ipotecaria Il grado di CHF 143'890 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...](fondo base particella [...]del Comune di [...])

                                                 -  cartella
ipotecaria Il grado di CHF 170'000 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...](fondo base particella [...]del Comune di [...])

                                                 danneggiando
in tal modo i clienti, rispettivamente mettendo in pericolo il loro patrimonio;

                                         1.4.   il 19
dicembre 2000, mediante convenzione sottoscritta con la cliente M.D., che
vantava un credito nei confronti di ACPR 11 per il rimborso di 26'000 azioni [...](messe
indebitamente a pegno dall'accusato nelle circostanze descritte al punto n.
1.2.), 2000 azioni Sharp e 1000 azioni [...], indebitamente messo a pegno le
seguenti cartelle ipotecarie di proprietà di clienti, depositate a titolo
fiduciario presso ACPR 11:

                                                 -  cartella
ipotecaria II grado di CHF 224'000 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...] (fondo base particella [...] del Comune di [...])

                                                 -  cartella
ipotecaria II grado di CHF 143'890 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...] (fondo base particella [...] del
Comune di [...])

                                                 -  cartella
ipotecaria Il grado di CHF 170'000 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...] (fondo base particella [...] dei Comune di [...])

                                                 danneggiando
in tal modo i clienti, rispettivamente mettendo in pericolo il loro patrimonio;

                                         1.5.   il 10 marzo 2005, mediante convenzione sottoscritta con
[...] a garanzia di un mutuo di CHF 1'000'000.- (utilizzato nella misura di CHF
410'000.- per il risarcimento della cliente M.D. nelle circostanze indicate al punto n. 1.2.), indebitamente messo a pegno le
seguenti cartelle ipotecarie di proprietà di clienti, depositate a
titolo fiduciario presso ACPR 11:

                                                 -  cartella
ipotecaria II grado di CHF 224'000 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...] (fondo base particella [...]del Comune di [...])

                                                 -  cartella
ipotecaria II grado di CHF 143'890 di proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...] (fondo base particella [...] del Comune di [...])

                                                 -  cartella ipotecaria Il grado di CHF 170'000 di
proprietà del cliente [...]gravante la PPP [...] (fondo base particella [...] del Comune di [...])

                                                 danneggiando in tal modo i clienti,
rispettivamente mettendo in pericolo il loro patrimonio”.

 

                                13.   Anche in questo caso il prevenuto ha riconosciuto i fatti dal punto
di vista oggettivo e, almeno in relazione alla cartella ipotecaria di
pertinenza del cliente ACPR 4, anche da quello soggettivo.

                                         In relazione alla messa a
pegno della cartella ipotecaria del cliente [...], l’imputato ha eccepito
essere stato vittima di un errore (errore di diritto), trovandosi tale carta
valori nella sua cassaforte unitamente alle altre delle quali poteva disporre.
Al dibattimento ha tuttavia asserito che tale pecca deve essere a lui
addebitata e ha pertanto accettato la condanna.

                                         Per la cartella ipotecaria
del cliente [...], per contro, ha sollevato l’eccezione di mancanza di
intenzionalità. A suo avviso egli si era ritenuto legittimamente in diritto di
disporre della stessa in quanto il cliente era un debitore moroso che l’aveva
precedentemente concessa in garanzia per i pagamenti dei canoni leasing
relativi all’acquisto di due Mercedes effettuato dalla sua società, [...], e
finanziati dalla [...].

 

                                14.   Poiché, de facto, l’unica contestazione concretamente sollevata
concerne la condanna per l’appropriazione commessa sulla cartella di [...], ci
si limita qui ad analizzare soltanto questa fattispecie.

                                         

                                         In prima sede, la Corte ha confermato le condanne per i reati commessi con tale carta valori, avendo concluso
che la tesi difensiva avanzata dall’accusato non era stata in alcun modo
suffragata da prove (sentenza impugnata, pag. 23 seg. 9).

 

                                         Nel suo appello, A. _______
ha ricordato che già il 12 giugno 2008 aveva prodotto documentazione attestante
la concessione dei prestiti leasing e la messa a garanzia degli stessi di 48
azioni della ACPR 8 e della CI gravante la PPP [...](AI [...]) e che quindi, contrariamente a quanto preteso nella sentenza della Corte delle assise
criminali, la posizione debitrice del cliente era già stata documentata in
corso di istruttoria. Essendosi trovato il cliente in questione in arretrato
con i pagamenti sia dei contributi condominiali che delle rate leasing ed
essendo [...]fallita il 7 maggio 1996, egli era dunque legittimato a disporne
liberamente.

                                         Al processo d’appello,
sulla questione, l’imputato ha dichiarato:

 

“
Il signor ACPR 1, cioè [...], era un cliente che
aveva sottoscritto una partecipazione ai ACPR 8 utilizzando la società [...].
Successivamente ACPR 1acquistò due Mercedes facendo capo ad un leasing presso [...]e
utilizzando la sua società [...]. Poiché non dava sufficienti garanzie gli è
stato chiesto di mettere a garanzia del credito leasing la sua partecipazione
alla società ACPR 8. Il signor ACPR 1ad un certo punto sparì dalla circolazione
e non pagò più nulla divenendo quindi nei confronti di [...]creditore moroso.
Ricordo che ACPR 1ebbe due o tre incontri con l’avv. [...]nei confronti del
quale si era addirittura dichiarato creditore senza fare cenno al suo debito
con [...]. Questo debito era superiore al valore della partecipazione in ACPR 8.
Trascorso molto tempo l’avv. [...], prendendo atto che l’incasso del leasing
era impossibile, mi consigliò di realizzare il pegno e di saldare lo scoperto.
Ciò venne fatto da F.3.3. che diede i soldi a ACPR 11 che li trasferì a [...]rimborsando
il credito. F.3.3. si ritrova in mano il certificato azionario e la cartella
ipotecaria. Solo in un secondo tempo mi fu detto dal PP che questo modo di
agire non era proceduralmente legalmente ineccepibile e che si sarebbe dovuti
passare per il tramite dell’UEF. Dal punto di vista economico si è comunque
rivelato efficace. Io ho seguito quanto consigliatomi dall’avv. [...]. Avendo
un legale non mi sono posto il problema.” (VI
imputato, verb. dib. d’appello, pag. 16).

 

                                         Quello costituito con la
dichiarazione 7 maggio 1991 del cliente [...](AI 388), la cui autenticità non è
stata contestata, rappresenta un pegno mobiliare ai sensi degli art. 884 segg.
CC. A norma di legge, la realizzazione di un pegno manuale può avvenire
attraverso esecuzione in via di realizzazione del pegno, art. 891 CC e art. 41
LEF in relazione con art. 151 segg. LEF, oppure con una realizzazione a
trattative private (Thomas Bauer, BSK ZGB II, 4 ed., art. 891, n. 19 segg.).
Presupposto per poter svolgere quest’ultima procedura è l’esistenza di un
accordo tra debitore e creditore.

                                         E’ nullo qualunque patto
che autorizza il creditore ad appropriarsi del pegno in difetto del pagamento,
art. 894 CC.

 

                                         E’ indubbio che la
dichiarazione 7 maggio 1991 non costituisce un’autorizzazione a procedere alla
realizzazione a trattative private della cartella ipotecaria. 

                                          

                                         A. _______, rispettivamente
le società da lui amministrate, non aveva quindi alcun diritto di disporre del
bene mobile affidato. L’averlo fatto nelle tre circostanze summenzionate
costituisce un’appropriazione indebita.

 

                                         L’accusato non ha mai
sostenuto, se non al dibattimento d’appello, di aver agito poiché così
consigliato dall’avv. [...]. Già per ciò solo questa tesi non appare credibile.

 

                                         Ma anche se così fosse, non
si può riconoscere al prevenuto un errore sull’illiceità del suo agire ex art.
21 CP. 

 

                                         In effetti, la
giurisprudenza ha già più volte avuto modo di chiarire che non è possibile
sollevare l’errore in diritto quando l’autore ha dubitato o avrebbe dovuto
dubitare della liceità del suo comportamento (STF 6S.428/2006 del 27 novembre
2006, consid. 3.1. e cit). Detto altrimenti, l’eccezione può avere successo
solo se anche una persona mediamente coscienziosa e scrupolosa, nelle stesse
circostanze e con le stesse conoscenze dell’autore, avrebbe potuto sbagliarsi.

 

                                         Nel caso in esame, A.
_______ aveva conoscenze sufficienti per sapere o dover sapere che un pegno
manuale non può automaticamente finire nelle mani del creditore qualora il
debitore cada in mora e non vi siano più possibilità d’incasso dello scoperto.
Egli, laureato in economia e commercio, ha ottenuto nel 1984 l’autorizzazione
cantonale di fiduciario finanziario, commercialista ed
immobiliare. Inoltre, già dal 1978 aveva avviato la grossa operazione
immobiliare del complesso [...].

                                         Essendo stata l’emissione
di cartelle ipotecarie ed il loro utilizzo “pane quotidiano” della sua attività
professionale da molto tempo, al momento della commissione dei reati in
discussione (che, non va dimenticato, è avvenuta per la prima volta nel 2000,
ma per l’ultima nel 2005), ed essendo stato il prevenuto in possesso di ottime
credenziali professionali, non è pensabile che egli non fosse a conoscenza dei
rudimenti della realizzazione dei pegni manuali. Se anche, dunque, fosse stato
consigliato erroneamente da un giurista, egli avrebbe dovuto accorgersi dello
sbaglio o quantomeno rendersi conto che era necessario procedere ad ulteriori
verifiche. L’errore in diritto, semmai vi è stato, sarebbe stato per lui
sicuramente evitabile. 

                                         Di conseguenza, anche per
la messa a pegno della cartella [...], sono dati gli estremi per una condanna
per appropriazione indebita.

 

 

                                         L’appropriazione
indebita aggravata di cui ai punti n. 1.7. e 1.8 dell’AA

 

                                15.   Il procuratore pubblico, con l’atto d’accusa, punti n. 1.7. ed 1.8.,
ha postulato la condanna di A. _______ per il titolo di appropriazione indebita
aggravata per avere, il 1. dicembre 2003, venduto alla [...] il certificato
azionario n. [...]di 180 azioni della F.1.1. - 100 delle quali di proprietà del
cliente F.5.5., 27 del cliente [...], 39 di quello [...]e 14 di quello [...] -
al prezzo a contanti di fr. 350'000.-, ed il certificato azionario n. [...]di
143 azioni della F.1.1. - 40 delle quali di proprietà di F.5.5., 12 del cliente
[...]e 91 di quello [...]- per un prezzo a contanti di fr. 286'000.-, senza che
questo denaro venisse ripartito tra gli aventi diritto, avendo in questo modo
danneggiato il patrimonio dei clienti.

 

                                         Come accennato, il
prevenuto riconosce l’appropriazione indebita solo con riferimento alle quote
del cliente [...], mentre per il resto sostiene di aver agito poiché
legittimato a disporre dei titoli: F.5.5. era una società praticamente in mano
a lui; [...] è stato rimborsato e non ha mai avanzato pretese; [...] e [...] sono
clienti che avevano ceduto le loro azioni a F.3.3. a titolo oneroso tempo prima
del gennaio 2003 e che erano stati dunque integralmente rimborsati. 

 

                                         Su questo punto, la
sentenza impugnata, accertando la colpevolezza di A. _______, si è così
espressa:

 

                                         “(…) La vendita
dei certificati azionari risulta dal rapporto EFIN (Al 587, pag. 49 e 50), ma
in sede d'inchiesta la fattispecie non è stata compiutamente chiarita con
l'accusato. Sottopostagli per la prima volta
il 15 gennaio 2010 (V 16), egli si è avvalso della facoltà di non rispondere
(pag. 7) e solo alla fine del
verbale 22 aprile 2010 il Procuratore
pubblico ha promosso l'accusa al prevenuto per il motivo di queste due vendite
(V 17, pag, 7).

                                         Al
dibattimento il prevenuto ha ammesso le vendite dei titoli (ed evidentemente
anche di non avere consegnato denaro ai titolari indicati nell'atto di accusa),
ma ha contestato la loro attribuzione ai singoli clienti così come indicata
nell'atto di accusa e poc'anzi trascritta,
così come ha contestato, almeno parzialmente, l'esistenza di un obbligo
di risarcimento, e con ciò, di conseguenza, la natura indebita
dell'appropriazione (verbale d'interrogatorio dibattimentale dell'imputato,
pag. 2):

                                         “… sui
punti 1.7 e 1.8 dell’AA ritengo che il prezzo incassato avrebbe dovuto essere pagato al solo [...] in quanto
le 14 azioni di [...] sono tuttora esistenti (fanno parte del certificato di 26
azioni di cui si è detto stamane). [...], [...] e [...] hanno effettuato una
cessione in favore di F.3.3. a titolo oneroso. Mentre che per quanto riguarda le
azioni F.5.5., contrariamente a quanto avevo
dichiarato nel verbale 4 aprile 2006 (V4, p. 3) affermo oggi che F.5.5. apparteneva
per intero a F.3.3. e non solo per I'88%''.

                                         Da questa dichiarazione dell'accusato si evince quanto
meno l'ammissione dell'appropriazione commessa in danno del cliente [...],
mentre che per il resto il prevenuto non può essere seguito laddove da un lato (per il cliente [...]) revoca
in dubbio l'attribuzione delle azioni ai singoli clienti fatta dall'EFIN
dopo minuzioso lavoro di ricerca (Al
587, pag. 52-55) e d'altro canto invoca a proprio favore l'esistenza
di pregressi accordi di cessione delle azioni in questione con taluni clienti ([...],
[...]e [...]) senza però fornire alcuna prova del suo dire.

                                         In una simile
situazione, a fronte oltretutto di un accusato privo di credibilità per avere
reiteratamente mentito, la Corte non ha ravvisato
nelle argomentazioni difensive motivo per discostarsi dagli accertamenti peritali, in base ai quali il
comportamento del prevenuto deve essere qualificato come illecito,
costitutivo dell'ascritto reato di appropriazione indebita aggravata.

                                         La Corte nel
valutare la portata di questa imputazione ha comunque tenuto conto,
ridimensionandone notevolmente la portata, del fatto che F.5.5. era soggetto indirettamente
riconducibile, almeno economicamente, all'accusato medesimo, ciò che non toglie
comunque la qualità di illecito all'atto
di appropriazione commesso in danno
di un'entità giuridicamente di per sé stante, della cui formale esistenza non
si può fare astrazione.”

                                         (sentenza
impugnata, pag. 27 seg.).

 

                                16.   Giusta
l’art. 138 cifra 1 CP è punito con una pena detentiva sino a 5 anni o con una
pena pecuniaria (la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione, secondo
la norma in vigore sino al 31 dicembre 2006) chiunque, per procacciare a sé o
ad altri un indebito profitto, si appropria una cosa mobile altrui che gli è
stata affidata (cpv. 1) o indebitamente impiega a profitto proprio o di un
terzo valori patrimoniali affidatigli (cpv. 2).

 

                                         Sussiste appropriazione
indebita aggravata ed il colpevole è punito con una pena detentiva sino a 10
anni o con una pena pecuniaria (con la reclusione sino a dieci anni o con la
detenzione sino al 31 dicembre 2006), allorquando egli ha commesso il fatto in
qualità di membro di un’autorità, di funzionario, di tutore, di curatore, di
gerente di patrimoni (DTF 117 IV 22 consid. 1b), o nell’esercizio di una
professione, di un’industria o di un commercio, per il quale ha ottenuto
l’autorizzazione da un’autorità (DTF 120 IV 182 seg.), art. 138 cifra 2 CP. 

 

                                         Sotto l’aspetto oggettivo
dell’adempimento del reato, è anzitutto necessaria l’esistenza di un bene
mobile o di un valore patrimoniale - concetto in cui si inglobano, non soltanto
le cose fungibili che, se non conservate in modo individualizzato, diventano
proprietà di colui che le mischia, ma anche i beni incorporali, quali i crediti
o gli altri diritti che hanno un valore patrimoniale, in particolare i conti
bancari - appartenente ad un terzo e da questi affidato all’autore in virtù di
un accordo o di un altro rapporto giuridico, in base al quale egli non ne può
disporre liberamente, ma deve farne uso entro limiti ben prestabiliti (Corboz,
Les principales infractions, Berna 1997, p. 100; Hurtado Pozo, Droit pénal,
partie spéciale, p. 206 e ss). 

                                         Così come indicato dalla
giurisprudenza, è affidato ai sensi dell’art. 138 CP ciò di cui l’autore
acquisisce il possesso sulla base di un rapporto di fiducia per farne un uso
determinato nell’interesse altrui, secondo un accordo espresso o tacito, in
particolare per essere conservato, amministrato o consegnato a qualcuno (STF 6B_68/2011 del 22 agosto 2011, consid. 3.1.; DTF 133 IV 21 consid. 6.2.; DTF 120 IV 278; DTF 118 IV 34; DTF 106
IV 259; DTF 105 IV 33; DTF 101 IV 163; DTF 86 IV 167; Niggli/Riedo, Basler Kommentar, Basel 2007, ad art.
138 CP n. 36; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, BT I, Bern 2003, p.
277, n. 49).

                                         Non vi è
affidamento ai sensi dell’art. 138 CP quando l’autore riceve la cosa o la somma
di denaro per sé, in contropartita di una prestazione da lui effettuata o da
effettuare (DTF 80 IV 55; Basler Kommentar, op. cit., ad art. 138 n. 45).
L’appropriazione indebita non è stata così, ad esempio, riconosciuta per
mancanza di affidamento nel caso di un paziente che non ha riversato alla
clinica l’importo da questa fatturato per una degenza e a lui versato dalla sua
cassa malati (DTF 117 IV 256). Alla stessa stregua, il reato è stato escluso
per il medesimo motivo, nel caso di un albergatore che incassava, con le
prestazioni alberghiere, la tassa di soggiorno e non ne riversava l’ammontare
equivalente al comune (DTF 106 IV 355). Non sono stati ritenuti affidati,
poiché ricevuti per sé, gli acconti che il locatore riscuote dal locatario per
il riscaldamento (DTF 109 IV 22), la pigione della sublocazione (DTF 73 IV 170)
e ancora le deduzioni sul salario effettuate dal datore di lavoro e non
riversate agli assicuratori (DTF 117 IV 78; cfr., inoltre, casistica in Basler
Kommentar, op. cit., ad 138 n. 46 e ss.).

 

                                         L’azione punibile, e questo
è l’ulteriore presupposto oggettivo, consiste nell’appropriarsi della cosa
mobile altrui affidatagli. Ciò significa che l’autore deve, da un lato, avere
la volontà di spossessarne durevolmente il legittimo proprietario o titolare e,
dall’altro, quella di impadronirsene, almeno temporaneamente. Queste intenzioni
devono essere espresse, anche per atti concludenti, in maniera esteriormente
riconoscibile (Niggli/Riedo, Basler Kommentar, op. cit., ad art. 138 CP n. 97).
Ciò non è ad esempio il caso laddove non si procede semplicemente ad una
restituzione della cosa entro i termini oppure non si rispettano le condizioni
poste dal proprietario.

                                         Si può ritenere manifesta
la volontà di appropriarsi di un bene mobile già dal momento in cui la persona
cui esso è stato affidato si comporta in maniera tale da palesare la sua
intenzione di disporne come se ne fosse il proprietario. In questo senso è data
appropriazione a partire dal momento in cui la cosa è offerta in vendita, non
solo dopo l’avvenuta vendita (Niggli/Riedo, Basler Kommentar, op. cit., ad art.
138 CP n. 97).

                                         Trattandosi di valori
patrimoniali ai sensi dell’art. 138 n. 1 cpv. 2 CP - che come accennato, per
loro natura, una volta trasferiti ad una terza persona diventano parte del suo
patrimonio per mescolanza, anche se di fatto essa non è titolare del diritto su
di loro, per cui, non è ipotizzabile un atto di appropriazione fisica come per
gli oggetti mobili - occorre, affinché la fattispecie possa considerarsi
oggettivamente adempiuta, che il reo abbia impiegato, senza averne il diritto,
a proprio profitto o a profitto di un terzo, i valori patrimoniali affidati.
L’art. 138 n. 1 cpv. 2 CP non tutela in questo caso la proprietà, bensì il
diritto di colui che ha affidato i valori patrimoniali ad un loro utilizzo
conforme allo scopo fissato e alle istruzioni impartite. 

L’elemento
caratteristico di questa variante del reato è il comportamento con cui l’agente
dimostra chiaramente la sua volontà di non rispettare i diritti di chi gli ha
affidato i valori patrimoniali (STF 6S.37/2006 dell’8 giugno 2006, consid.
1.3.; DTF 121 IV 23 consid. 1c).

                                         Il
gerente di patrimoni che, ad esempio, contravvenendo ai suoi obblighi, dispone
a proprio profitto di averi affidatigli per versarli su un conto di sua
pertinenza, viola l’obbligo di conservare il controvalore
(Werterhaltungspflicht) e impiega di conseguenza in modo illecito i valori
affidatigli (STF 6P.225/2006 del 5 marzo 2007 consid. 9.1.).

 

                                17.   Dal
profilo soggettivo, l'autore deve agire intenzionalmente, laddove la sua
consapevolezza deve essere riferita a tutti gli elementi costitutivi del reato
(cfr. Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. 1, pag. 230,
n. 24; DTF 118 IV 34, consid. 2a).

 

                                         Non
agisce con il proposito di conseguire un indebito profitto l'autore che ha la
possibilità e la volontà di fornire in qualsiasi momento all'avente diritto
l'equivalente dei valori patrimoniali affidatigli e da lui impiegati a profitto
proprio o di un terzo (capacità di restituzione, cosiddetta Ersatzbereitschaft;
DTF 133 IV 21 consid. 6.1.2).

 

                                         Il
presupposto del disegno d’arricchimento illegittimo non è dato per colui che si
appropria di un bene per pagare sé stesso o per tentare di farlo, se egli ha un
credito almeno di