# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4fef14c9-9c64-5af5-b082-6e1ce8a5c5ed
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-10-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.10.2010 D-7442/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7442-2010_2010-10-28.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7442/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 8  o t t o b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Jean-Pierre Monnet;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Nigeria,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 18 ottobre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7442/2010

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha inoltrato il (...) in Svizzera,

il documento che l'UFM ha consegnato, letto e spiegato al richiedente 
lo stesso giorno (cfr. act. A3) e mediante il quale l'ha reso attento circa 
la necessità di consegnare, entro le 48 ore successive all'inoltro della 
sua istanza, un documento d'identità o di  viaggio, con comminatoria 
che, in caso di mancata consegna e in assenza di motivi scusabili, non 
si entra nel merito della sua domanda d'asilo,

i verbali d'audizione del 16 settembre 2010 (di seguito: verbale 1) e del  
25 agosto 2010 (di seguito: verbale 2),

la decisione dell'UFM del 18 ottobre 2010, notificata all'interessato lo 
stesso  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto  dal 
ricorrente, act. A11),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il 
Tribunale) il 18 ottobre 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro 
la precitata decisione dell'UFM,

la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuta  al  Tribunale  via  fax  il 
19 ottobre 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art.  33 lett. d LTAF, nonché art. 
105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

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che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione  impugnata;  che  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere  cittadino nigeriano di  etnia  (...)  e  di  essere nato  e  vissuto  a 
B._______ fino al suo espatrio,

che  egli  ha  dichiarato  di  avere  lasciato  il  suo  Paese  d'origine  per 
timore di essere ucciso, avendo lui stesso ammazzato un ufficiale delle  
dogane,  che  aveva  sorpreso  in  atti  intimi  con  sua  madre  e  che 
sospettava essere la ragione per cui quest'ultima avesse abbandonato 
la famiglia,

che  il  richiedente  ha  affermato  di  essersi  dapprima  spostato  a 
C._______, da dove avrebbe varcato il confine con il Camerun a piedi; 
che  egli  avrebbe  soggiornato  sei  mesi  in  detto  Paese,  prima  di 
prendere un aereo in direzione dell'Europa da un luogo sconosciuto, a 
cui l'avrebbe condotto un uomo in automobile; che ad D._______ gli  
avrebbe trascorso due settimane, prima di raggiungere la Svizzera in 
treno,

che il ricorrente ha dichiarato di avere passato i controlli aeroportuali  
munito di un passaporto con false generalità e riportante una foto di 
una terza persona, procuratogli da un passatore,

che  l'UFM  ha  sottolineato,  da  un  lato,  che  il  richiedente  non  ha 
consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia  d'asilo  nessun 
documento d'identità suscettibile di identificarlo, e dall'altro, ha stabilito 
che nessuna delle eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata 
nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Nigeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

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che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  che  nel  caso  concreto  non 
sussistano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi; che,  
in  tale  contesto,  egli  dichiara  di  non  avere  mai  posseduto  un 
documento di legittimazione e di non sapere come procurarsene uno, 
trovandosi  attualmente  all'infuori  del  suo  Paese;  che,  pertanto,  gli 
sarebbe  oggettivamente  impossibile  farsi  pervenire  qualsivoglia 
documento;  che,  inoltre,  il  ricorrente  contesta  che  non  ricorrano  i 
presupposti  dell'art. 32  cpv.  3  lett.  c  LAsi  nella  fattispecie  circa  la 
necessità  di  ulteriori  chiarimenti  per  l'accertamento  della  qualità  di  
rifugiato  o  dell'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione 
dell'allontanamento: che, difatti, egli sarebbe stato costretto a fuggire 
in ragione della reazione violenta avuta nei confronti dell'ufficiale delle 
dogane che avrebbe sorpreso con la madre, rispettivamente a causa 
del successivo comportamento di quest'ultimo nei suoi confronti; che, 
in  particolare,  l'insorgente  sostiene  che,  in  caso  di  rientro  nel  suo 
Paese d'origine, egli  rischierebbe di  essere ucciso per vendetta o di  
essere  arrestato  e  sottoposto  ad  una  lunghissima  detenzione  in 
condizioni disumane e che l'unica maniera per mettere in salvo la sua 
vita  sarebbe  stata  quella  di  fuggire  dalla  Nigeria;  che,  inoltre,  egli  
ritiene  di  aver  esposto  i  suoi  motivi  d'asilo  in  maniera  dettagliata, 
sostanziata e coerente, come pure che le sue dichiarazioni, oltre che 
verosimili, corrisponderebbero al vero; che egli è dell'avviso che l'UFM 
avrebbe  dovuto  approfondire  le  dichiarazioni  che ha ritenute  essere 
vaghe; che,  in aggiunta,  la  situazione in  Nigeria non sarebbe affatto 
sicura e che, in caso di  rientro, la sua vita sarebbe esposta a grave 
pericolo;  che,  peraltro,  egli  soffrirebbe  da  mesi  di  gravi  problemi  di  
salute, di pressione altissima, forti dolori alla parte sinistra del torace e 
problemi  respiratori;  che,  tuttavia,  non  avrebbe  potuto  inoltrare  un 
certificato  medico  in  merito,  vista  l'impossibilità  di  rivolgersi  ad  un 
medico  durante  la  sua  permanenza  al  Centro  di  registrazione  e  di 
procedura (di seguito: CRP); che, in tale contesto, l'insorgente ritiene, 
infine,  che  l'autorità  inferiore  avrebbe  dovuto  approfondire 
maggiormente i problemi medici invocati, rispettivamente permettergli 
di farsi visitare da un medico,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'ammissione 
provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda di dispensa dal 

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versamento  di  un  anticipo  corrispondente  alle  presumibili  spese 
processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che sono documenti di viaggio e d'identità ai sensi dell'art. 1a lett. b 
e c dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 2009 sull'asilo relativa a questioni  
procedurali  (OASI  1,  RS  142.311)  quelli  ufficiali,  segnatamente  il  
passaporto  e  la  carta  d'identità,  che  permettono  un'identificazione 
certa del richiedente l'asilo (in particolare della sua cittadinanza) e che 
ne  assicurano  il  rimpatrio  senza  necessità  di  particolari  formalità 
amministrative;  che,  per  contro,  non  sono  documenti  validi  giusta 
l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi quelli emessi per altri scopi, come la licenza 
di  condurre,  la  carta  professionale,  il  certificato  di  nascita,  la  carta 
scolastica  o  l'attestato  di  fine  degli  studi  (Decisione  del  Tribunale 
amministrativo federale svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che, in merito all'asserito viaggio intrapreso dalla Nigeria, il ricorrente 
non  ha  saputo  fornire  alcuna  indicazione  precisa  in  merito  a  vari 
aspetti del suo viaggio di espatrio, quali il luogo in cui avrebbe preso 
l'aereo in direzione dell'Europa, i luoghi di scalo, la durata del viaggio 
in aereo, le compagnie aeree con cui avrebbe viaggiato, la data del 
suo  atterraggio  ad  D._______,  il  luogo  in  Norvegia  in  cui  avrebbe 
soggiornato  per  due  settimane,  i  Paesi  e  le  città  da  cui  sarebbe 
transitato  dalla  Norvegia  in  direzione  della  Svizzera  (cfr.  verbale  1 
pagg. 7-8); che gli ha sostenuto di avere viaggiato in aereo munito di 
un  passaporto  verde  riportante  la  foto  e  le  generalità  di  una  terza 
persona,  che,  peraltro,  avrebbe  nel  frattempo  scordato  (cfr.  ibidem 

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pag. 8),  e  di  non  aver  mai  dovuto  spendere  nulla  per  il  viaggio 
intrapreso (cfr. ibidem pag. 9),

che le indicazioni dell'insorgente in merito al viaggio intrapreso ed alle  
sue modalità risultano pertanto vaghe e non corroborate da elementi 
descrittivi  concreti  che  ne  supporterebbero  la  verosimiglianza;  che, 
inoltre, non è credibile che il ricorrente abbia potuto varcare il confine 
di  Schengen  da  un  aeroporto  con  un  passaporto  la  cui  foto  non 
corrisponde alla persona che lo esibisce al controllo, come l'insorgente 
sostiene di avere fatto, 

che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che il ricorrente non può avere 
viaggiato nelle circostanze descritte, 

che,  inoltre,  non  soccorrono  l'insorgente  le  stereotipate  allegazioni 
ricorsuali  secondo  cui  gli  sarebbe  oggettivamente  impossibile 
presentare un documento di legittimazione, in quanto non ne avrebbe 
mai  posseduto uno ed ignorerebbe come dover procedere al  fine di 
procurarsene uno; che, difatti, tali affermazioni non rappresentano dei 
motivi  scusabili  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi 
(cfr. DTAF 2010/2), 

che, peraltro, il ricorrente avrebbe avuto quasi due settimane di tempo 
tra l'audizione sulle generalità, in cui era stato interpellato per la prima 
volta  su  eventuali  documenti  d'identità  da  versare  agli  atti,  e  la 
seconda audizione, per tentare con ogni mezzo di mettersi in contatto 
con il suo Paese; che, tuttavia, egli ha sempre dichiarato di non essere 
riuscito  a  contattare  nessuno,  perché  non  avrebbe  la  possibilità  di 
scrivere  o  telefonare  ai  suoi  familiari,  rispettivamente  perché 
ignorerebbe  come  contattarli,  non  possedendo  il  loro  numero 
telefonico e non potendosi informare in merito, ad esempio presso un 
Ufficio postale, in quanto i problemi di pressione di cui soffrirebbe gli  
impedirebbero  di  uscire  dal  CRP  (cfr.  verbale  2  pag.  2);  che  tale 
versione non convince già solo per il fatto che, dagli atti, non si evince 
che gli asseriti problemi medici siano o siano stati di una gravità tale 
da impedirgli di assentarsi dal CRP per corti lassi di tempo,

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti,  
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 

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possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni  
della causa, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (cfr. DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 -5.6.5), 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione,

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, a guisa d'esempio, il ricorrente, esortato a descrivere la scena in 
cui avrebbe sorpreso la madre a letto con un uomo a lui sconosciuto  
ed avrebbe colpito quest'ultimo con una stanga di ferro, l'insorgente ha 
reso  una  versione  stereotipata,  vaga  e  per  nulla  circostanziata 

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dell'accaduto,  utilizzando  sempre  gli  stessi  vocaboli  e  dando 
l'impressione  di  non  avere  vissuto  personalmente  i  fatti;  che, 
descrivendo  il  suo  comportamento  dopo  la  caduta  a  terra  di  detto 
ufficiale, il  ricorrente ha reso versioni discordanti, dichiarando, da un 
lato,  di  avere  semplicemente  atteso  che  lo  stesso  si  rialzasse 
(cfr. verbale  1  pag.  6)  e,  dall'altro  lato,  di  avere  provato  per  una 
quindicina di  minuti  a sollevarlo da terra (cfr. verbale 2 pag. 6/D45); 
che,  durante  la  prima  audizione,  egli  ha  dichiarato  che  l'uomo  che 
stava  con  la  madre  sarebbe  deceduto  in  seguito  ai  colpi  infertigli 
(cfr. verbale 1 pag. 5), mentre che nel gravame, dichiarando "Spero di  
non averlo ucciso" (cfr. ricorso pag. 2), ha chiaramente indicato di non 
essere  certo  della  sua  morte;  che,  alla  luce  di  quanto  precede,  il 
Tribunale  si  esime  dall'elencare  altri  elementi  di  inverosimiglianza 
presenti nel racconto dell'insorgente, peraltro in parte già menzionati  
nella decisione impugnata,

che,  nel  gravame,  l'insorgente  non  si  è  espresso  sulle  singole 
incongruenze riscontrare nel suo racconto dall'autorità inferiore e non 
ha  fornito  alcun  argomento  atto  a  confutare  la  conclusione 
d'inverosimiglianza  a  cui  è  giunta  quest'ultima  nel  provvedimento 
impugnato,  limitandosi  a  dichiarare  di  avere  esposto  i  suoi  motivi  
d'asilo in maniera dettagliata e coerente, 

che,  d'altronde,  delle  ricerche  di  polizia  o  una  condanna,  secondo 
leggi nazionali, per reati commessi, sono delle misure statali del tutto 
legittime  che  non  possono  essere  qualificate  quali  persecuzioni 
rilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che,  considerata  l'evocata  inverosimiglianza  ed  irrilevanza  delle 
dichiarazioni rese dal ricorrente a sostegno della sua domanda d'asilo, 
non v'è  motivo di  ritenere  che egli  non possa ottenere  in  Patria,  se 
opportunatamente  sollecitata,  un'appropriata  protezione  contro 
l'eventuale futuro agire illegittimo da parte di  terzi  nei suoi confronti, 
tantopiù che egli ha dichiarato di non avere mai avuto problemi con le 
autorità nel suo Paese d'origine (cfr. verbale 2 pag. 7),

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che,  pertanto,  non  risultano  elementi  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità  di  ulteriori 

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accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato 
dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto di vista dell'ammissibilità (cfr. DTAF 2009/50 consid. 8),

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

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che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Nigeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, l'argomento del 
ricorrente,  secondo  cui  durante  la  sua  permanenza  al  CRP  non 
sarebbe stato autorizzato a sottoporsi alla visita di un medico, ragione 
per  cui  non  sarebbe  in  grado  di  inoltrare  un  certificato  medico 
attestante  gli  allegati  problemi  di  salute,  non  può  essere  ritenuto, 
considerato che, da una parte, come egli stesso ha addotto, in detto 
Centro  gli  sono  stati  somministrati  dei  medicamenti  (cfr.  verbale  2 
pag. 8/D77) e, dall'altra parte, ai richiedenti è regolarmente permesso 
lasciare la struttura per periodi di diverse ore, durante le quali,  se lo 
ritengono  necessario,  sono  autorizzati  a  recarsi  presso  un  medico 
indipendente  dai  servizi  offerti  al  CRP;  che,  tuttavia,  dagli  atti  non 
emerge che il ricorrente si sia mai attivato in tal senso; che, pertanto, 
anche  alla  luce  dell'obbligo  del  richiedente  l'asilo  di  collaborare 
all'accertamento  dei  fatti  (art. 8 LAsi),  la  censura  del  ricorrente, 
secondo cui l'UFM avrebbe dovuto approfondire maggiormente i suoi 
problemi  di  salute,  prima  di  statuire  in  merito  all'esecuzione 
dell'allontanamento, non può essere condivisa,

che  egli  è  tuttora  giovane,  ha  frequentato  sei  anni  di  scuola 
elementare e sei anni di scuola secondaria (cfr. verbale 1 pag. 2); che, 
inoltre,  egli,  prima dell'espatrio,  aiutava il  padre  nella  sua attività  in 
proprio ed era mantenuto economicamente da quest'utimo (cfr. ibidem 
pag. 2); che egli dispone in Patria – dove ha vissuto sin dalla nascita – 
di  una  rete  sociale-familiare,  dato  che,  come  minimo,  vi  vivono  i  
genitori e la sorella (cfr. verbale 1 pagg. 3); che, peraltro, il  ricorrente 
non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute tali  
da  giustificare  un'ammissione  provvisoria  (cfr.  GICRA  2003  N.  24), 
senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità di una sua permanenza in Svizzera per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

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che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale entro un 
termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente decisione.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
E._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di pagamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di E._______ (via fax, 
per  l'incarto  N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale; allegati: avviso di  ricevimento e copia del 
ricorso del 18 ottobre 2010)

- F._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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