# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6cd5d75a-029e-5f18-b1bd-5674505afa3a
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-12-14
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 14.12.2005 BB.2005.113
**Docket/Reference:** BB.2005.113
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2005-113_2005-12-14

## Full Text

Reclamo contro un rifiuto di un permesso di visita non sorvegliato;;Reclamo contro un rifiuto di un permesso di visita non sorvegliato;;Reclamo contro un rifiuto di un permesso di visita non sorvegliato;;Reclamo contro un rifiuto di un permesso di visita non sorvegliato

Sentenza del 14 dicembre 2005  
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Andreas J. Keller e Tito Ponti,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
 
Parti 

  
A., attualmente detenuto, rappresentato da avv. Ma-
nuela Rainoldi e avv. Tuto Rossi, 
 

reclamante 
 

 Contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE,  

controparte 
 

Oggetto  Reclamo contro un rifiuto di un permesso di visita non 
sorvegliato 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BB.2005.113 
 
 
 

 

 

- 2 - 

 

 

 
Fatti: 
 

A. A. è stato arrestato il 19 luglio 2004 nell’ambito di un’inchiesta di polizia giu-
diziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione alla legge 
federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), riciclaggio di denaro (art. 
305bis CP) e partecipazione ad organizzazione criminale (art. 260ter CP) e 
posto immediatamente in detenzione preventiva. Con decisione del 21 lu-
glio 2004, il giudice istruttore federale ha convalidato l’arresto. Successi-
vamente, l’inchiesta nei suoi confronti è stata estesa ai titoli di infrazione al-
la legge federale sulle armi (art. 33 LArm), aggressione (art. 134 CP), coa-
zione (art. 181 CP) e usura (art. 157 CP). 
 
 

B. Con scritto del 13 ottobre 2005, l’indagato, per il tramite dei suoi patrocina-
tori, ha chiesto al Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: 
MPC) la concessione di un diritto di visita non sorvegliato ai suoi familiari, 
in particolare alle due sue sorelle B. e C. e alla sua fidanzata D.. 

 
 

C. Con decisione del 20 ottobre 2005, il MPC ha rifiutato tale richiesta e rinvia-
to l’indagato, per quanto concerne la motivazione, al suo scritto del 7 otto-
bre 2005. 

 
 

D. Dissentendo da tale decisione, il 26 ottobre 2005 A. è insorto con un re-
clamo davanti alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 
ribadendo in sostanza le richieste formulate nella lettera del 13 ottobre 
2005 al MPC.  

 
 

E. Con osservazioni del 25 novembre 2005, il MPC ha chiesto la reiezione del 
gravame nella misura della sua ammissibilità. L’autorità inquirente ritiene, 
in primo luogo, che il diritto di visita non sorvegliato debba essere garantito 
unicamente ai membri dello stretto nucleo famigliare, ossia la moglie e i 
due figli, ed eccezionalmente al fratello E.. In secondo luogo, essendo il pe-
ricolo di collusione ancora attuale, l’autorità inquirente ritiene tuttora neces-
sario controllare le relazioni del prevenuto con l’esterno. 

 
Delle motivazioni addotte si dirà, per quanto necessario, nei considerandi di 
diritto. 

 

- 3 - 

 

 

Diritto: 
 

1.  
1.1. Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP gli atti e le omissioni del procuratore generale 

della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei 
reclami penali del Tribunale penale federale, seguendo le prescrizioni pro-
cedurali degli art. 214-219 PP. La legittimazione attiva è data, essendo il 
reclamante direttamente toccato dalle operazioni o dalle omissioni del Pro-
curatore pubblico (art. 214 cpv. 2 PP).   

 
1.2. Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del 

procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal 
giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo-
gia). Nella fattispecie, la decisione impugnata è datata 20 ottobre 2005 ed è 
pervenuta al patrocinatore legale del reclamante il 21 ottobre. Il termine per 
l’inoltro di un reclamo scadeva pertanto il 26 ottobre 2005. Il rimedio è per-
tanto tempestivo. 

 
 
2. Il diritto della persona in detenzione di ricevere delle visite da parte dei fa-

miliari più stretti deriva dalla garanzia costituzionale della libertà individuale 
(DTF 106 Ia 136 consid. 7a). La limitazione dei rapporti (colloqui o visite) 
con i famigliari fa parte di quelle restrizioni che l’autorità inquirente può de-
cidere nella fase dell’istruzione preliminare quali, ad esempio, la limitazione 
dell’accesso agli atti (art. 116 PP) oppure la limitazione per l’imputato di po-
ter conferire liberamente con il suo difensore (art. 117 PP); analogamente a 
queste ultime, anche la restrizione dei contatti con i famigliari deve essere 
giustificata da preponderanti interessi dell’istruttoria (in particolare dal peri-
colo di collusione) e deve rispettare il criterio della proporzionalità. Il rischio 
di fuga ed il pericolo di collusione giustificano già di per sé il diritto di limita-
re le visite - anche quelle del congiunto - e di fissarne le modalità, segna-
tamente di sottometterle a sorveglianza (DTF 102 Ia 299 consid. 3; PIQUE-
REZ, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 2416; HAU-
SER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Ba-
silea/Ginevra/Monaco 2005, pag. 337 n° 39). La limitazione del diritto di vi-
sita ai familiari oppure agli amici più stretti non è contraria al rispetto della 
dignità umana e non può neppure essere considerata vessatoria o oggetti-
vamente ingiustificata (OBERHOLZER, Grundzüge des Strafprozessrechts, 
2a ediz., Berna 2005, n° 1100). Nel caso in cui le relazioni del detenuto con 
i propri familiari dovessero risultare problematiche oppure il medesimo non 
avesse nessun familiare, deve essere possibile per il detenuto ricevere la 
visita di una persona (ad esempio un amico o amica) che intrattiene con lui 

- 4 - 

 

 

una relazione simile a quella esistente con un familiare (DTF 102 Ia 299 
consid. 3). Il concetto di “familiare” non deve essere inteso unicamente nel 
senso attribuito dal diritto di famiglia, ma può comprendere ugualmente le 
persone che vivono assieme stabilmente al di fuori del vincolo matrimoniale 
(“nichteheliche Lebenspartner”) (DTF 118 Ia 86 consid. 3o).  

 
 
3.  
3.1 Nella fattispecie, il reclamante afferma anzitutto che la decisione contesta-

ta, tenuto conto del diritto di visita non sorvegliato concesso al fratello, risul-
ta incomprensibile. Nulla impedirebbe infatti al fratello di parlare fuori dal 
carcere con le sorelle relativamente a quanto discusso con il reclamante. 
Inoltre, dopo un anno e mezzo di detenzione preventiva, il mantenimento 
della misura coercitiva contestata sarebbe sproporzionata, vessatoria e inu-
tile, vista l’assenza di un qualsiasi pericolo di collusione. Il MPC, dal canto 
suo, ricorda che il reclamante gode, dal 15 settembre 2005, di contatti liberi 
con la moglie ed i figli. Tenuto conto del periodo di carcere trascorso, dello 
stato dell’inchiesta e dell’assenza di un evidente rischio di collusione con i 
medesimi, tale misura sarebbe rispettosa del principio della proporzionalità. 
Data la vicinanza geografica e la frequenza delle visite, questa sarebbe 
stata estesa eccezionalmente al fratello del reclamante. Dal punto di vista 
pratico, quest’ultimo sarebbe la persona che più facilmente può entrare in 
contatto con il reclamante. Le sorelle e la fidanzata, per contro, non fareb-
bero parte dello stretto nucleo famigliare, motivo quindi per rifiutare loro col-
loqui liberi. Alle medesime resterebbe comunque la possibilità di richiedere 
contatti sorvegliati. Dato il persistere del pericolo di collusione, tale rifiuto si 
giustificherebbe inoltre dalla necessità di continuare ad esercitare un con-
trollo sulle relazioni intrattenute dal reclamante con persone esterne al car-
cere. Per quanto attiene alla fidanzata, l’autorità inquirente precisa che, non 
esistendo un legame di natura giuridica con il reclamante, la medesima non 
potrebbe invocare nessun diritto di visita. Neppure da escludere sarebbe la 
messa in atto, da parte sua, di attività collusive. 

 
3.2 Codesta Corte non condivide la motivazione fornita dall’autorità inquirente 

tendente a giustificare la differenza di trattamento tra il fratello e le sorelle 
del reclamante. Il fatto che il fratello sia il familiare più vicino geografica-
mente al reclamante, per cui egli risulterebbe essergli più facilmente di so-
stegno, non può essere ritenuto un motivo valido per operare una tale diffe-
renziazione, la quale, se del caso, deve unicamente aver luogo per cause 
legate all’inchiesta, come ad esempio il pericolo di collusione. Quest’ultimo 
non è stato invocato dall’autorità inquirente per quanto concerne il fratello 
del reclamante. Esso è stato invece menzionato relativamente alle sorelle. 

- 5 - 

 

 

In questo ambito si rileva tuttavia che il MPC non ha sostanziato in maniera 
concreta l’esistenza di tale pericolo, limitandosi ad affermare in modo gene-
rico che la misura adottata deve permettere all’autorità inquirente di “conti-
nuare ad esercitare un’attività di controllo sulle relazioni esterne al carcere 
intrattenute dal prevenuto” (act. 5, pag. 3 paragrafo 3). La Corte dei reclami 
penali rileva inoltre una contraddizione nelle osservazioni presentate dal 
MPC secondo il quale, da una parte, l’intimità legata ai colloqui liberi deve 
essere garantita unicamente alla moglie e ai figli del reclamante (“lo stretto 
nucleo famigliare”) e, dall’altra, tale intimità deve essere assicurata anche 
al fratello ad esclusione delle sorelle (act. 5, pag. 3 paragrafo 3). Ebbene, 
delle due cose l’una, o l’intimità viene garantita unicamente alla moglie e ai 
figli oppure questa – costatata l’assenza del pericolo di collusione - viene 
assicurata anche ai fratelli e sorelle dell’indagato.  
 
In definitiva, non avendo l’autorità inquirente sostanziato un pericolo di col-
lusione relativamente a B. e C. e neppure fornito una giustificazione giuridi-
camente plausibile per trattare differentemente tali persone da E., 
all’indagato deve essere concessa la possibilità di colloqui non sorvegliati 
con le due sorelle. 

 
 Per quanto concerne la fidanzata del reclamante, giova ricordare che la 

giurisprudenza considera colui o colei che vive stabilmente con il proprio 
partner al di fuori di un legame matrimoniale (“nichteheliche Lebenspar-
tner”) quale stretto familiare (DTF 118 Ia 86 consid. 3o). Contrariamente a 
quanto asserito dal MPC, un diritto di visita destinato soltanto ai familiari 
non può quindi essere unicamente condizionato ad un legame di natura 
giuridica. Sulla base dell’incarto, non è però possibile verificare se la fidan-
zata vivesse in economia domestica con il reclamante prima del suo arre-
sto, ciò che l’avrebbe posta nella medesima posizione dei fratelli e sorelle 
del reclamante; alla stessa, già per questo motivo, non può quindi essere 
accordato un diritto di visita non sorvegliato. Inoltre, come rilevato 
dall’autorità inquirente, basandosi su intercettazioni telefoniche dal conte-
nuto perlomeno sospetto, non è da escludersi la sussistenza di un pericolo 
di collusione relativamente alla fidanzata. Gli indizi emersi sino ad ora per-
mettono senz’altro di rifiutare colloqui non sorvegliati tra la medesima ed il 
reclamante.   

 
 
4. Visto quanto precede, il reclamo deve essere parzialmente accolto. Con-

formemente all'art. 245 PP, le spese processuali sono poste a carico della 
parte soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); in concreto viene posta a carico 
del reclamante una tassa di giustizia ridotta di fr. 500.--, calcolata giusta 

- 6 - 

 

 

l'art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del 
Tribunale penale federale (RS 173.711.32). Il reclamante, che si è avvalso 
del patrocinio di un avvocato, ha invece diritto alla corresponsione di ripeti-
bili ridotte (art. 159 cpv. 3 OG); tenuto conto della parziale soccombenza e 
dell'attività presumibilmente svolta dal difensore nell'ambito della presente 
causa, un onorario di fr. 750.--, IVA inclusa, appare giustificato (v. art. 3 del 
Regolamento dell’11 febbraio 2004 sulle spese ripetibili nei procedimenti 
davanti al Tribunale penale federale, RS 173.711.31).   

 

- 7 - 

 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. Il reclamo è parzialmente accolto. Di conseguenza, al reclamante sono 

concessi colloqui non sorvegliati con le sorelle C. e B.. Per il rimanente, il 
reclamo è respinto. 

 
2. La tassa di giustizia di fr. 500.-- è posta a carico del reclamante. Tenuto 

conto dell’anticipo spese di fr. 1’000.-- già pervenuto, la cassa del Tribunale 
penale federale restituirà al reclamante l’importo di fr. 500.--. 

 
3. Il MPC verserà al reclamante un importo di fr. 750.-- a titolo di ripetibili ri-

dotte della sede federale. 
 
 

Bellinzona, il 14 dicembre 2005 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    Il Cancelliere:  
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a : 
 
- Avv. Manuela Rainoldi e avv. Tuto Rossi 
- Ministero pubblico della Confederazione 
 
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214-216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedu-
ra penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.