# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 810e50c5-e880-5173-91a4-7b1bedf95a1e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.07.2003 52.2002.415
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2002-415_2003-07-02.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2002.415

   

  	
  Lugano

  2 luglio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Stefano Bernasconi, vicepresidente

  Werner Walser e Raffaello Balerna, quest'ultimo in
  sostituzione del giudice Lorenzo Anastasi, impedito;

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Rossi, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 16 ottobre 2002 di

 

 

	
   

  	
  __________, 

  __________, 

  entrambi patr.
  da: avv. dott. __________, 

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 1. ottobre 2002 (n. 4666) del Consiglio
  di Stato, che respinge l’impugnativa presentata dagli insorgenti avverso la
  risoluzione 21 maggio 2001 con cui il municipio di __________ ha ordinato la
  rimozione dell’apiario realizzato abusivamente nella costruzione posta in
  zona nucleo della part. n. __________ RF;

  

 

 

viste le risposte:

-    29 ottobre 2002 del
municipio di __________;

-    31 ottobre 2002 di
__________, __________, __________, __________ e __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                         che
__________ e __________ sono comproprietari del mapp. __________ RF di
__________, un fondo situato nella frazione di __________ a cavallo di tre zone
di utilizzazione diverse (zona nucleo, zona R3 e zona agricola);

 

                                         che nella
parte inclusa nella zona del nucleo sorge l’abitazione dei ricorrenti, composta
da due appartamenti e realizzata nel 1994 mediante trasformazione di una vecchia
stalla;

 

                                         che il 24
marzo 2001 __________ ha notificato al municipio l’intenzione di posare un
apiario nella porzione del suo fondo assegnata alla zona agricola;

 

                                         che il 3
aprile 2001 il municipio ha costatato che l’apiario era già stato sistemato e
che a ridosso dell’abitazione del ricorrente __________ ve n’era un secondo
contenente 22 arnie;

 

                                         che dopo
vicissitudini che qui non occorre evocare nel dettaglio, con decisione 21
maggio 2001 il municipio ha negato la licenza edilizia per l’apiario oggetto
della notifica, ordinando nel contempo di rimuoverlo insieme a quello rinvenuto
accanto alla casa d’abitazione;

 

                                         che con
giudizio 25 settembre 2001 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento,
respingendo l’impugnativa contro di esso presentata dai ricorrenti;

 

                                         che adito
dai soccombenti, il 23 novembre 2001 il Tribunale cantonale amministrativo ha
annullato la decisione governativa; 

 

                                         che
relativamente all’apiario sito in zona agricola, senza dubbio soggetto alla procedura
ordinaria di licenza edilizia, questo Tribunale ha annullato il diniego del permesso
disposto dal municipio e gli ha rinviato gli atti per nuova decisione previo
emendamento dei vizi procedurali insiti nella notifica di costruzione;

                                         che per
quanto attiene invece all'apiario realizzato nel nucleo a ridosso
dell’abitazione del ricorrente __________, il Tribunale ha ordinato la
retrocessione dell'incarto al Consiglio di Stato affinché, esperiti i necessari
accertamenti sulle caratteristiche del manufatto e l'epoca in cui è stato
realizzato, statuisse nuovamente sul ricorso inoltratogli contro l'ordine di
rimuoverlo;

 

                                         che il 21
dicembre 2001 i ricorrenti hanno presentato una domanda di costruzione a
posteriori per lo spostamento dell’apiario oggetto della precedente notifica; 

 

                                         che il 26
aprile 2002, malgrado il preavviso favorevole del Dipartimento del territorio,
il municipio ha nuovamente negato la licenza edilizia e ordinato la rimozione
di entrambi gli apiari, accogliendo le opposizioni dei vicini __________,
__________ e __________; 

 

                                         che
mediante ricorso 10 maggio 2002 __________ e __________ hanno impugnato tale
risoluzione innanzi al Consiglio di Stato, perorando la compatibilità dell'apiario
con la destinazione agricola del terreno occupato dalla costruzione;

 

                                         che con
un'unica pronunzia del 1° ottobre 2002 il Consiglio di Stato ha evaso quest'ultimo
gravame e quello concernente l'ordine di rimozione dell'apiario sito in zona
nucleo, sul quale doveva nuovamente statuire a seguito della sentenza
cassatoria emanata il 23 novembre 2001 dal Tribunale cantonale amministrativo;

 

                                         che il
Governo ha confermato il provvedimento di ripristino e assegnato ai ricorrenti
un termine di 30 giorni dalla crescita in giudicato della propria risoluzione
per procedere alla rimozione del manufatto;

 

                                         che in
esito agli accertamenti esperiti, l'autorità di ricorso di prime cure ha
ritenuto in sostanza che l'apiario situato nella zona del nucleo non potesse
beneficiare della tutela delle situazioni acquisite siccome realizzato senza
autorizzazione al momento della trasformazione della stalla in casa
d’abitazione (1994/95);

                                         donde la
legittimità dell'ordine di rimozione emanato dal municipio di __________ per
ripristinare una situazione conforme al diritto;

 

                                         che
riguardo all'apiario con 14 arnie insediato in territorio agricolo, il
Consiglio di Stato ha considerato che il manufatto fosse conforme alla
destinazione della zona di situazione e non fosse possibile vietarne
l'installazione per le ragioni di polizia addotte dall'autorità comunale; ha
quindi accolto il ricorso e rinviato gli atti al municipio affinché rilasciasse
la chiesta licenza edilizia in sanatoria;

 

                                         che
contro il predetto giudizio governativo __________ e __________ si aggravano
ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, sollecitando l’annullamento
dell’ordine di rimozione dell’apiario inserito nella zona del nucleo;

 

                                         che gli
insorgenti ripropongono le argomentazioni già addotte innanzi al Consiglio di
Stato, insistendo sul fatto che l’apiario in discussione esisterebbe da oltre
60 anni e l'autorità non potrebbe pretenderne l'allontanamento senza violare la
garanzia della proprietà; precisano che prima dell’inserimento nei muri perimetrali
della casa d’abitazione le arnie erano ubicate nel tetto della vecchia stalla;

 

                                         che
all’accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, il quale postula
la conferma del giudizio impugnato senza formulare particolari osservazioni; ad
identica conclusione pervengono il municipio ed i resistenti, i quali avversano
il gravame con argomenti di cui si dirà semmai nel seguito;

 

 

 

considerato,                   in
diritto

 

                                         che la
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva
degli insorgenti e la tempestività dell’impugnativa sono date dagli art. 21 e
45 LE, nonché 43 e 46 PAmm;

 

                                         che il
ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla scorta degli
atti, senza procedere all'assunzione di ulteriori prove (art. 18 cpv. 1 PAmm);
non spetta a questo Tribunale rimediare ad eventuali carenze istruttorie poste
in essere dall'istanza inferiore;

 

                                         che i
ricorrenti hanno impugnato la decisione 1° ottobre 2002 del Consiglio di Stato
laddove conferma la risoluzione 21 maggio 2001 emanata dal municipio di
__________; ne segue che la materia dell'odierno contendere ruota unicamente attorno
all'ordine di rimozione dell’apiario posto nella zona del nucleo;

 

                                         che
giusta l’art. 43 cpv. 1 LE, il municipio ordina la rettifica o la demolizione
delle opere eseguite senza permesso in contrasto insanabile con il diritto
edilizio materialmente applicabile, tranne nel caso in cui le differenze siano
minime e senza importanza per l’interesse pubblico o per i vicini (cfr.
Scolari, Commentario, II ed., N. 1 ss. ad art. 43 LE);

 

                                         che il PR
di Prato Leventina non definisce con esattezza la funzione assegnata alla zona
nucleo di villaggio, limitandosi ad elencare la natura e l’ampiezza degli interventi
realizzabili senza specificare il genere delle attività consentite (cfr. art.
37 NAPR);

 

                                         che
questa mancanza non consente tuttavia di ritenere che in una zona residenziale
come quella del nucleo di __________ sono ammesse attività moleste, ovvero insediamenti
suscettibili di produrre immissioni incompatibili con le esigenze dell'abitare;
la lacuna non permette in particolare di considerare conciliabili con la
funzione residenziale del nucleo occupazioni importune come l'apicoltura (RDAT
II-1999 N. 24);

 

                                         che la
citata giurisprudenza di questo Tribunale porta irrimediabilmente a concludere
che la presenza dell'apiario a ridosso della casa d'abitazione __________ in
quel di __________ si pone in insanabile contrasto con il diritto materiale,
segnatamente con l'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT;

 

 

                                         che i
ricorrenti invocano tuttavia la protezione di diritti acquisiti, sostenendo che
le arnie sono presenti in loco da almeno una sessantina d'anni e in precedenza
si trovavano nella stalla poi trasformata in casa d'abitazione;

 

                                         che in
materia edilizia il nuovo diritto non si applica di regola alle costruzioni ed
impianti preesistenti alla sua entrata in vigore; in effetti, la garanzia
costituzionale della proprietà, unitamente ai principi della non retroattività
delle leggi e della buona fede, assicura una protezione dei diritti acquisti
(Besitzstandsgarantie) che in ambito edilizio si estrinseca attraverso la
possibilità di mantenere costruzioni ed impianti realizzati legittimamente in
base ad un determinato ordinamento giuridico e di conservare i valori così
incorporati nei fondi a dispetto di successivi cambiamenti normativi
suscettibili di comprometterne l'esistenza (Schürmann/Hänni, Planungs-, Bau-
und besonderes 

                                         Umwetschützrecht,
p. 267; Pfisterer, Die Anwendung neuer Bauvorschriften auf bestehende Bauten
und Anlagen, p. 93 ss.; Zimmerlin, Das Baugesetz des Kanton Aargau, § 224 N. 3
ss.; Scolari, Commentario, N. 507 ss.; DTF 113 Ia 119, 109 Ib 119; ZBl 1990 p.
354, 1982 p. 447; RDAT II-1993 N. 31 e 32);

 

                                         che la
garanzia costituzionale della proprietà così intesa non si estende soltanto all'opera
edilizia in quanto tale, ma comprende anche la sua destinazione; edifici o
impianti la cui destinazione non è conforme alla funzione prevista per la zona
di utilizzazione in cui sorgono possono essere conservati ed ulteriormente
utilizzati (art. 70 cpv. 1 LALPT); 

 

                                         che la
predetta garanzia non è però assoluta; l'obbligo di adattare al nuovo diritto
costruzioni ed impianti realizzati in assenza di normative o in base ad un ordinamento
successivamente abrogato può essere imposto segnatamente al cospetto di ragguardevoli
ed imprescindibili motivi di polizia, quali la sicurezza, l'igiene o la prevenzione
da immissioni gravemente nocive per l'uomo e l'ambiente (Hallen/Karlen, Raumplanungs-
und baurecht, p. 204; Pfisterer, op. cit, p. 48 ss.; Scolari, op. cit., N. 507;
DTF 117 Ib 247, 113 Ia 122);

 

 

                                         che nel
caso di specie non è stato per nulla provato che al momento della trasformazione
della stalla effettuata nel 1994 la costruzione ospitava un allevamento di api;
a prescindere dalle svariate dichiarazioni di segno opposto prodotte dal
municipio di __________ (vedi allegati allo scritto 18 luglio 2002 indirizzato
al Consiglio di Stato), la numerosa documentazione versata agli atti dagli
insorgenti dimostra che la famiglia Scolari si è occupata per generazioni di
apicoltura e possedeva diversi apiari nella regione, ma non comprova con la
dovuta puntualità che tale attività fosse ancora esercitata nel rustico
all'odierno mapp. 225 allorquando l'edificio è stato convertito in casa
d'abitazione;

 

                                         che
neppure la domanda di costruzione presentata il 12 marzo 1994 per trasformare
la stalla mutandone la destinazione attesta d'altronde la presenza di un
apiario al suo interno e la volontà dei proprietari di mantenere una simile
struttura nella futura casa d'abitazione; i piani e la relazione tecnica
allegati alla domanda non contemplano l'installazione di un apiario nella nuova
costruzione, il che comporta una rinuncia alla tutela di un'eventuale situazione
acquisita per cambiamento totale della pregressa destinazione dell'immobile
(RDAT II-1998 N. 19);

 

                                         che i
ricorrenti non possono dunque richiamarsi con successo alla protezione delle
situazioni acquisite per evitare di allontanare l'apiario insediato
abusivamente nell'abitazione al mapp. __________ di __________; quand'anche
potessero essere posti al beneficio della garanzia della proprietà non ne
trarrebbero in concreto alcun beneficio, poiché l'apiario andrebbe comunque
rimosso per le stesse ragioni legate alle immissioni moleste che impediscono di
considerarlo conforme alla zona residenziale di accoglienza;

 

                                         che la
cessazione dell'attività può essere infatti ordinata quando il contrasto con la
zona di utilizzazione è, come nel caso concreto, grave e non altrimenti
sanabile (art. 70 cpv. 4 LALPT; Scolari, op. cit., N. 520 ad art. 70 LALPT);

 

                                         che in
simili evenienze non si pongono nemmeno problemi di perenzione dell'azione di
ripristino (Scolari, op. cit., N. 521 ad art. 70 LALPT); anche volendolo
fondare esclusivamente sull'art. 43 LE, l'ordine di rimozione risulterebbe
comunque tempestivo siccome emanato entro il termine di trent'anni dalla
sistemazione dell'apiario nei muri perimetrali dell'abitazione dei ricorrenti
(Scolari, op. cit., N. 1313 ad art. 43 LE);

 

                                         che il
ripristino di una situazione conforme al diritto non costituisce peraltro
misura particolarmente gravosa; tutto sommato, l'allontanamento dell’apiario
contestato, composto semplicemente da arnie addossate all’abitazione dei
ricorrenti, può essere eseguito in poco tempo, con una spesa irrisoria e senza
particolari difficoltà tecniche;

 

                                         che in
esito alle considerazioni che precedono il ricorso va respinto, ponendo a carico
dei ricorrenti soccombenti la tassa di giustizia e le ripetibili (art. 28 e 31
PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 43, 45 LE; 3, 18, 28, 31, 60, 61,
65 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 800.- è posta a carico dei ricorrenti in solido.

 

 

                                   3.   I
ricorrenti in solido verseranno fr. 1'000.- di ripetibili al comune di Prato
Leventina e complessivi fr. 1’000.- per identico titolo a __________,
__________, __________, __________ e __________.

                                      

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente                                                      Il
segretario