# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7a7f9670-e2f9-5282-b70b-eded4f39b7ec
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 07.09.2009 52.2009.277
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2009-277_2009-09-07.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2009.277

  52.2009.293

  	
  Lugano

  7 settembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Raffaello
  Balerna, Damiano Bozzini

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sarah Socchi, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sui ricorsi (a) 8 luglio 2009 (b) 27 luglio
2009 della

 

 

	
   

  	
  RI 1, 

  patrocinata da: PA 1, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni (a) 30 giugno 2009 (n. __________)
  e (b) 24 luglio 2009 (n. 18) del Presidente del Consiglio di Stato, che
  respingono le domande di concessione dell'effetto sospensivo ai ricorsi presentati
  dall'in-sorgente avverso:

  a.     
  la decisione 12
  febbraio 2009 con cui il municipio di CO 1 le ha ordinato di sospendere
  immediatamente l'esercizio della prostituzione nel __________ (part. 1231) e
  di ripristinare l'uso autorizzato; 

  b.     
  la decisione 6 luglio
  2009 con cui la Sezione dei permessi e dell'immigrazione le ha revocato con
  effetto immediato l'autoriz-zazione a gestire il __________ ed ordinato la
  chiusura immediata dell'esercizio pubblico; 

  
	
   

  	
   

  

 

 

viste le risposte:

-    16 luglio 2009 del
Presidente del Consiglio di Stato; 

-    22 luglio 2009 del
municipio di CO 1 

-    24 luglio 2009 della
Sezione dei permessi e dell'immigrazione;

al ricorso (a) 

 

-    30 luglio 2009 del
Presidente del Consiglio di Stato; 

-      5 agosto 2009 del
municipio di CO 1; 

-    13 agosto 2009 della
Sezione dei permessi e dell'immigrazione; 

al ricorso (b) 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. La RI 1 qui ricorrente, è titolare dell'autorizzazione a gestire il __________ di __________
(part. 1231), situato a lato della strada cantonale __________, nella zona a
carattere turistico (ZT) del piano regolatore, che l'art. 34 delle norme di
attuazione (NAPR) destina "esclusivamente ad uno sfruttamento
turistico-alberghiero ed a tutte le infrastrutture legate direttamente a tale
attività". 

 

b. Tra il 2007 ed il 2008 il distaccamento
speciale della Polizia cantonale preposto alla lotta contro la tratta e lo
sfruttamento di esseri umani (TESEU) ha esperito quattro controlli presso il __________.
In quelle occasioni, l'autorità ha accertato che l'esercizio pubblico era
frequentato soltanto da giovani donne, non accompagnate, provenienti da paesi
sudamericani e dell'est europeo, noti come luoghi di provenienza di prostitute.
L'autorità ha rilevato che alcune ragazze, straniere, erano state denunciate
per esercizio non autorizzato della prostituzione, mentre altre si erano
annunciate per svolgerla regolarmente nel motel, pubblicizzato su internet
(www:__________.com) come sito a luci rosse. 

 

c. Preso atto delle risultanze di questi
controlli, il 12 febbraio 2009 il municipio ha ordinato alla proprietaria del
motel, alla RI 1 ed al gerente di sospendere immediatamente l'esercizio della
prostituzione e di ripristinare l'uso dell'immobile a scopo alberghiero,
conformemente alle destinazione approvata con le tre licenze edilizie rilasciate
tra il 1965 ed il 1981. 

Contro tale ingiunzione, dichiarata
immediatamente esecutiva, la proprietaria del motel e la RI 1 sono insorte davanti al Consiglio di Stato, chiedendone l'annullamento e postulando che
all'impu-gnativa fosse concesso l'effetto sospensivo. 

 

 

                                  B.   a. Nelle
more del procedimento relativo al suddetto ricorso, tuttora pendente davanti al
Consiglio di Stato, il 6 luglio 2009 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione (SPI) ha revocato alla RI 1 l'autorizzazione a gestire il __________,
ordinando che l'esercizio pubblico fosse immediatamente chiuso. Al fine di
assicurare l'effettività della chiusura l'autorità cantonale ha informalmente
disposto l'apposizione di sigilli. La SPI ha in sostanza ritenuto che con la
chiusura del motel ordinata dal municipio fossero venute meno le condizioni
che a suo tempo avevano determinato il rilascio dell'autorizzazione. 

 

b. LaRI 1 ha impugnato anche questo provvedimento davanti al Consiglio di Stato, chiedendo pure in questo caso che al ricorso
fosse concesso l'effetto sospensivo. 

In sede di risposta all'impugnativa, la SPI ha tra l'altro rilevato che dai controlli effettuati dalla polizia cantonale il 6 maggio
ed il 6 luglio 2009 era emerso che il motel continuava indisturbato a fungere
da bordello, ospitando una trentina di prostitute. 

 

 

                                  C.   Con
decisioni del 30 giugno 2009, rispettivamente del 24 luglio 2009 il Presidente
del Consiglio di Stato ha respinto le domande di conferimento dell'effetto
sospensivo ai ricorsi presentati contro le misure cautelari ordinate dal
municipio __________ e dalla SPI. 

 

a. Con la prima decisione, il Presidente del
Governo ha in sostanza ritenuto che l'ordine di sospendere immediatamente le attività
postribolari insediate nel motel, in contrasto con la destinazione alberghiera
autorizzata, fosse giustificato dal prevalente interesse pubblico ad assicurare
il mantenimento di una situazione conforme al diritto nell'attesa che l'autorità
si pronunci sull'am-missibilità del cambiamento di destinazione attuato senza
permesso dalla RI 1, per rapporto alla funzione turistico-alberghiera assegnata
alla zona di utilizzazione. 

 

b. Dopo aver rilevato come la revoca dell'autorizzazione
a gestire il motel non potesse basarsi sull'ordine di sospendere l'eser-cizio
della prostituzione, impartito dal municipio alla RI 1, ma dovesse fondarsi su
uno dei motivi di revoca previsti dalla legislazione sugli esercizi pubblici,
con la seconda decisione il Presidente dell'Esecutivo cantonale ha invece
ritenuto che il rigetto della domanda di conferimento dell'effetto sospensivo
al ricorso interposto dalla titolare dell'autorizzazione revocata contro la decisione
della SPI fosse comunque giustificato dal profilo della sicurezza del diritto e
dall'interesse a contenere lo sviluppo della prostituzione. 

 

 

                                  D.   La RI 1 impugna entrambe le decisioni del Presidente del Consiglio di Stato davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendo che siano annullate e che ai ricorsi
pendenti in prima istanza sia concesso l'effetto sospensivo. 

 

a. Con il primo ricorso, inoltrato dopo la
chiusura del motel disposta dalla SPI, l'insorgente pone in evidenza la
situazione pianificatoria del motel, inserito in un comparto costituito
essenzialmente da insediamenti artigianali, industriali e commerciali, a debita
distanza dalla zona residenziale. Rileva inoltre come l'attività colpita dall'ordine
sia di natura accessoria. Stigmatizza infine l'intervento della SPI. 

 

b. Con il ricorso interposto contro la
revoca immediata dell'auto-rizzazione a gestire il motel, disposta dalla SPI, l'insorgente
pone in evidenza l'incongruenza della giustificazione addotta dall'auto-rità
cantonale attraverso il rinvio all'ordine impartitole dal municipio, che non
imponeva di chiudere l'esercizio pubblico, ma soltanto di sospendere le
attività connesse all'esercizio della prostituzione. 

Sottolineata l'inesistenza di interessi
pubblici preponderanti, la RI 1 contesta il provvedimento dal profilo della
proporzionalità, della violazione del diritto di essere sentito e della
garanzia della proprietà. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento
dei ricorsi si oppone il Presidente del Consiglio di Stato senza formulare
osservazioni. 

Ad identica conclusione pervengono la SPI ed il municipio con argomenti che per quanto necessario saranno discussi nei seguenti
considerandi. 

Delle notizie raccolte informalmente dal
giudice delegato e delle osservazioni delle parti si dirà per quanto necessario
nei seguenti considerandi. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 45 della
legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1), rispettivamente
dall'art. 71 cpv. 3 della legge sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994
(LEsPubb; RL 11.3.2.1). La legittimazione attiva della RI 1, direttamente e personalmente
toccata dalle decisioni del Presidente del Consiglio di Stato (art. 43 legge di
procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1), è
certa. 

I ricorsi, tempestivi (art. 46 cpv. 1
LPamm), sono dunque ricevibili in ordine. 

 

1.2. In quanto fondate sulla medesima
fattispecie, le impugnative possono essere evase con un unico giudizio (art. 51
LPamm). 

Trattandosi di ricorsi proposti contro
decisioni emanate in ambito provvisionale, il giudizio può fondarsi sugli atti,
senza assumere le prove richieste dall'insorgente (art. 18 cpv. 1 LPamm). 

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 47 cpv. 1 LPamm, il ricorso ha effetto sospensivo a meno che la
legge o la decisione impugnata non dispongano altrimenti. In questo caso,
soggiunge la norma (cpv. 2), il ricorrente può chiedere al presidente dell'autorità
di ricorso la sospensione della decisione. 

Di regola, le decisioni dell'autorità
amministrativa crescono in giudicato formale e diventano esecutive soltanto al
momento in cui scadono inutilizzati i termini di ricorso previsti dal diritto
cantonale. La legge stessa o l'autorità decidente possono tuttavia
eccezionalmente disporre che la decisione sia immediatamente esecutiva e che un
eventuale ricorso non esplichi effetto sospensivo. La revoca preventiva di tale
effetto presuppone che l'interesse dell'amministrazione ad un'esecuzione
immediata della decisione sia considerato, dalla legge stessa o dall'autorità
decidente, prevalente su quello dell'amministrato a che la decisione diventi
esecutiva soltanto dopo la sua crescita in giudicato. 

Immediatamente esecutive per espressa
disposizione di legge sono ad esempio le misure provvisionali (art. 21 cpv. 4
LPamm; cfr. Marco
Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa
ticinese, Agno 1996, ad art. 47 n. 1) e le decisioni di aggiudicazione in
materia di commesse pubbliche (art. 40 cpv. 1 LCPubb). La
concessione dell'effetto sospensivo ad un ricorso contro una misura provvisionale
entra tuttavia in considerazione soltanto in casi eccezionali, poiché, privando
di qualsiasi efficacia il provvedimento cautelare stesso, esplica per finire lo
stesso effetto di una decisione di accoglimento dell'impugnativa nel merito
(STA 52.2008.277 del 22 agosto 2008 consid. 2.2.). 

 

2.2. La ponderazione
degli interessi contrapposti va effettuata sulla base di una valutazione prima
facie degli elementi di giudizio noti (DTF 124 V 82 consid. 6a; 117 V 191 consid. 2b; 110 V 45 consid.
5b; 106 Ib 116 consid. 2a; GAAC 61.77 consid. 3a; Isabelle Häner, Vorsorgliche Massnahmen im Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsprozess, in RDS 1997 II 332 e seg.). Nella valutazione dei contrapposti interessi, l'autorità dispone di
un certo margine discrezionale, sindacabile da parte delle istanze di ricorso
unicamente sotto il profilo della violazione del diritto (art. 61 cpv. 1 LPamm).
Censurabili sotto questo profilo sono in particolare le valutazioni che procedono
da un abuso del potere d'apprezzamento. L'istanza di ricorso deve quindi
evitare di sostituire il suo apprezzamento a quello dell'autorità inferiore,
limitandosi a controllare che la misura impugnata sia sorretta da motivi pertinenti
e non disattenda i principi generali del diritto, segnatamente quello di
proporzionalità. 

 

 

                                   3.   Decisione
del municipio

 

3.1. L'ordine di
cessare immediatamente l'utilizzazione non autorizzata di un edificio prefigura
un provvedimento di natura cautelare, fondato sull'ordinamento edilizio e volto
ad inibire una fruizione dell'immobile non conforme alla destinazione autorizzata
fintanto che non verrà semmai stabilito, nell'ambito di un procedimento di
rilascio del permesso in sanatoria, se tale uso sia conforme al diritto
materiale concretamente applicabile. Tale provvedimento, la cui natura può
essere paragonata a quella di un ordine di sospendere i lavori non autorizzati
(art. 42 LE), è essenzialmente volto a ristabilire una situazione conforme al diritto
nell'attesa che venga accertata la legittimità dell'utilizzazione instaurata
senza permesso od in contrasto con il permesso ricevuto (Adelio Scolari, Commentario, II. ed.,
Cadenazzo 1996, ad art. 42 LE n. 1261 seg.). In considerazione della sua natura
cautelare, tale ordine è immediatamente esecutivo (art. 21 cpv. 4 LPamm). Il
ricorso contro di esso non esplica dunque effetto sospensivo (art. 47 LPamm). 

L'ordine di adeguare l'uso di un'opera
edilizia alla destinazione prevista dalla licenza accordata può invece essere
inteso in due modi diversi: o come un semplice provvedimento, collegato in modo
speculare a quello di cessare immediatamente l'utilizzazione non autorizzata,
oppure come una vera e propria misura di ripristino retta dall'art. 43 LE.
Nella misura in cui costituisce soltanto l'interfaccia dell'ordine di cessare l'utilizzazione
non autorizzata, l'ingiunzione partecipa alla natura cautelare dell'ordine di
cessare l'utilizzazione abusiva. L'ingiunzione è dunque immediatamente
esecutiva ed il ricorso interposto contro di essa non esplica effetto
sospensivo (art. 21 cpv. 4 LPamm). Ove sia invece concepita come una misura di
ripristino retta dall'art. 43 LE, l'esecutività dell'ordine di ristabilire la
destinazione autorizzata subentra invece con la crescita in giudicato del
provvedimento. A meno che l'autorità revochi preventivamente l'effetto
sospensivo ad un eventuale ricorso, in caso di impugnazione l'esecutività dell'ordine
è dunque inibita dal gravame.

3.2. Nel caso concreto, il municipio __________,
fondandosi sulle informazioni pervenutegli dal distaccamento TESEU della Polizia
cantonale ha in sostanza ritenuto che il __________, autorizzato per l'esercizio
dell'attività alberghiera, fosse stato trasformato in un postribolo senza la
necessaria autorizzazione. Ravvisando nell'utilizzazione instaurata gli estremi
di un cambiamento di destinazione abusivo, con decisione del 12 febbraio 2009 l'esecutivo comunale ha quindi ordinato alla proprietaria del motel ed alla titolare della
relativa autorizzazione a gestire di sospendere l'esercizio delle attività
legate al meretricio e di ripristinare l'utilizzazione alberghiera autorizzata.
L'autorità comunale si è richiamata tanto all'art. 42, quanto all'art. 43 LE. 

 

3.2.1. Nella misura in cui ordina la
sospensione dell'attività instaurata in contrasto con i permessi ricevuti, l'ingiunzione
ha indubbiamente valore di provvedimento cautelare. La decisione era dunque
immediatamente esecutiva ed i ricorsi inoltrati dalla proprietaria e dall'RI 1,
per legge, non esplicavano effetto sospensivo (art. 21 cpv. 4 LPamm). Non
occorreva di per sé che il municipio lo prevedesse espressamente. 

 

3.2.2. Incerta è invece la natura del
provvedimento in esame nella misura in cui ordina di ripristinare l'utilizzazione
alberghiera autorizzata. La motivazione addotta ed il richiamo all'art. 43 LE
potrebbero invero stare ad indicare che il municipio, ordinando il ripristino
di tale destinazione, abbia a priori escluso qualsiasi possibilità di rilasciare
una licenza in sanatoria per l'insediamento di un postribolo, in quanto implicante
l'esercizio di un'attività palesemente contraria alla funzione esclusivamente alberghiera
assegnata alla zona di utilizzazione. La questione può rimanere indecisa,
poiché anche se il municipio avesse effettivamente inteso concepire l'ordine di
ripristinare la destinazione alberghiera alla stregua di una misura retta dall'art.
43 LE, che ha dichiarato immediatamente esecutiva, in questa sede andrebbe
comunque verificata soltanto la legittimità della decisione con cui il Presidente
del Consiglio di Stato ha respinto la domanda dell'RI 1 di ripristinare l'effetto
sospensivo al ricorso inoltrato. Questione, questa, che si identifica in
sostanza con quella di negare l'effetto sospensivo all'ordine di sospendere
immediatamente l'esercizio della prostituzione. 

3.2.3. Con la decisione qui impugnata, il
Presidente del Governo ha respinto l'istanza di concessione dell'effetto
sospensivo, rispettivamente di ripristino di tale effetto. 

Al di là delle argomentazioni sviluppate dalla
risoluzione qui in esame, decidendo di non privare di efficacia la misura
cautelare adottata dal municipio nell'attesa che il collegio da lui presieduto
si pronunci sui ricorsi contro di essa interposti e tuttora pendenti, il
Presidente del Consiglio di Stato non ha affatto abusato del potere d'apprezzamento
che la legge gli riserva in tema di conferimento dell'effetto sospensivo ad un
ricorso interposto contro un provvedimento che per le finalità perseguite è dichiarato
immediatamente esecutivo dalla stessa legge (art. 21 cpv. 4 LPamm), rispettivamente
che è stato dichiarato tale dal municipio. 

Considerando che l'interesse generale all'immediata
esecutività dell'ordine censurato prevalesse sull'interesse della ricorrente a
continuare ad esercitare nel motel da lei gestito un'attività, a suo dire
accessoria, ma che comunque non è mai stata autorizzata, il Presidente del
Governo non è sicuramente incorso in una violazione del diritto sotto il
profilo dell'abuso di potere. La decisione è del tutto sostenibile. Si fonda su
ragioni pertinenti e non disattende il principio di proporzionalità, poiché
inibisce soltanto un'attività non autorizzata, palesemente estranea a quella
dell'esercizio pubblico ed altrettanto manifestamente contraria alla funzione
turistico-alberghiera assegnata dall'art. 34 NAPR al comparto in cui è situato
il motel. Nella concreta costellazione degli interessi contrapposti,
censurabile in quanto lesiva del diritto sarebbe stata piuttosto una decisione
contraria, che - nelle more del giudizio che il Consiglio di Stato deve ancora
rendere - avesse privato d'efficacia il provvedimento cautelare impugnato,
permettendo alla ricorrente di continuare a gestire il motel come un bordello,
grazie alla sospensione dell'esecutività sia dell'ordine di cessare l'utilizzazione
abusiva, sia dell'ordine di ripristinare la destinazione alberghiera. 

La decisione del Presidente del Consiglio di
Stato di respingere la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al
ricorso interposto contro l'ordine del municipio __________ regge dunque
pienamente alle critiche dell'insorgente. 

 

 

 

                                   4.   Decisione
della SPI

 

4.1. 

4.1.1. L'autorizzazione a gestire un
esercizio pubblico è un permesso di polizia del commercio, mediante il quale l'autorità
accerta che una persona, attiva in proprio o per conto
di terzi, è abilitata a gestire un determinato esercizio pubblico, poiché è in
possesso del corrispondente certificato di capacità ed ha un'ade-guata
copertura assicurativa per le conseguenze derivanti dalla responsabilità civile (art. 28 cpv. 1 LEsPubb). 

Secondo l'art. 69 lett. c LEsPubb, l'autorizzazione a gestire è revocata
quando si verifica, per un periodo superiore ai tre
mesi, uno dei casi previsti all'art. 68 lett. a LEsPubb. Fra i casi previsti da
quest'ultima disposizione è annoverato l'art. 12 LEsPubb, che vieta di
utilizzare i locali dell'esercizio pubblico per scopi estranei alla sua
attività. 

 

4.1.2. L'albergo
è per definizione l'esercizio dove si dà alloggio e che comprende oltre ad un
locale di ricezione, servizi di ristorazione e di caffè proporzionati almeno alla
sua disponibilità di alloggio (art. 9 cpv. 1 regolamento sugli esercizi
pubblici del 3 dicembre 1996; RLEsPub; RL 11.3.2.1.1). È considerato motel, dispone
l'art. 12 cpv. 1 RLEsPub, l'esercizio che per la struttura, l'attrezzatura e la
disponibilità di posteggi, accoglie e serve in prevalenza turisti motorizzati.
Per il resto, precisa la norma (cpv. 3), è applicabile l'art. 9. Analoga è la
funzione della pensione (art. 13 RLEsPub), del garni (art. 14 RLEsPub) o della
locanda (art. 15 RLEsPub) e delle camere da affittare (art. 36a RLEsPub). Caratteristica
comune a questi esercizi pubblici è l'offerta di alloggio. 

 

4.1.3. L'utilizzazione di uno stabilimento
alberghiero (albergo, motel, pensione, ecc.) per l'esercizio non occasionale
della prostituzione persegue scopi manifestamente estranei all'attività di
questo genere di esercizio pubblico. Per principio, l'attività di un postribolo
è in effetti sostanzialmente diversa da quella di un albergo o di uno
stabilimento che offre alloggio. I bordelli non servono infatti a dare
alloggio, ma a dispensare prestazioni sessuali a pagamento. Sono stabilimenti
di servizio o commerciali, che di per sé non soggiacciono alla legislazione
sugli esercizi pubblici. L'aspetto abitativo è meramente subalterno. Soggetta
alla legislazione sugli esercizi pubblici è semmai l'attività dei servizi di ristorazione
annessi alla struttura alberghiera o para-alberghiera, nei quali le prostitute
acquisiscono la clientela. 

L'insediamento di un postribolo in una
struttura destinata a dare alloggio soggetta alla LEsPubb può dunque giustificare la revoca dell'autorizzazione a gestire l'esercizio
pubblico. 

 

4.1.4. La legge non dichiara immediatamente
esecutive le decisioni di revoca dell'autorizzazione a gestire. L'autorità che
le adotta può comunque togliere preventivamente l'effetto sospensivo ad un
eventuale ricorso, prevalendosi della facoltà concessale dall'art. 47 cpv. 1
LPamm. Deve tuttavia dimostrare che l'interesse pubblico all'immediata
esecutività del provvedimento di revoca prevale sull'interesse del destinatario
a sospenderne gli effetti fintanto che non è cresciuto in giudicato. 

 

4.2. 

4.2.1. Nel caso concreto, la SPI ha giustificato la revoca dell'autorizzazione a gestire il motel richiamandosi all'ordine
impartito dal municipio __________ alla ricorrente ed alla proprietaria del
motel di cessare immediatamente di utilizzare l'esercizio pubblico come
postribolo. L'autorità dipartimentale ha tolto l'effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso, ordinando la chiusura immediata dell'esercizio pubblico e disponendo l'applicazione
di sigilli al fine di assicurare l'effettività dell'ordine. Il provvedimento
non è stato ulteriormente motivato. 

Contro questa decisione l'RI 1 è insorta
davanti al Consiglio di Stato, chiedendo che l'esecutività della decisione
fosse sospesa ripristinando l'effetto sospensivo del ricorso. 

Con la risoluzione qui impugnata, il
Presidente dell'Esecutivo cantonale ha respinto l'istanza. Scostandosi dalle
motivazioni addotte dalla SPI, il magistrato ha in sostanza ritenuto che la
continuata utilizzazione del motel per scopi estranei, accertata a più riprese
dal gruppo TESEU, giustificasse l'immediata esecutività del provvedimento
impugnato. 

 

4.2.2. La SPI non ha spiegato i motivi che l'hanno indotta a togliere preventivamente l'effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso contro la decisione di revocare l'autorizzazione a gestire il motel. Il
richiamo all'ordine impartito dal municipio alla ricorrente di cessare
immediatamente l'utilizzazione dello stabilimento per l'esercizio della
prostituzione e di ripristinare con effetto immediato l'attività alberghiera
non è evidentemente sufficiente per conferire immediata esecutività al
provvedimento di revoca. In particolare, non dimostra che l'interesse pubblico
all'esecuzione della revoca nelle more del procedimento di ricorso prevale sul
contrapposto interesse della RI 1. Dal profilo dell'interesse del comune, si
giustificava semmai il mantenimento dell'effetto sospensivo, poiché la
provvisoria effettività della revoca impediva alla ricorrente di dar
concretamente seguito all'ordine di ripristinare l'utilizzazione alberghiera
del motel, impartitole dal municipio, al quale spettava di ordinare, semmai le
misure di esecuzione, in caso di inosservanza. 

 

4.2.3. Per giustificare l'immediata
esecutività della decisione di revoca dell'autorizzazione a gestire il motel,
il Presidente del Governo si è richiamato alla continuata violazione del
divieto di utilizzare l'esercizio pubblico per scopi estranei all'attività dell'esercizio
pubblico (art. 12 LEsPubb),
commessa dalla RI 1 trasformandolo - di fatto - in un postribolo. La
giustificazione suppletoria addotta dal Presidente del Consiglio di Stato può
semmai legittimare la revoca dell'autorizzazione. Non basta tuttavia per dimostrare
che l'interesse pubblico all'immediata esecuzione del provvedimento prevale
sull'interesse della RI 1 ad attendere che cresca in giudicato. Le generiche
disquisizioni sviluppate dal Presidente dell'Esecutivo cantonale sul fenomeno
della prostituzione e sulle ripercussioni che ne derivano non dimostrano affatto
l'esistenza di un interesse generale, prevalente su quello della ricorrente, a
conferire provvisoria esecutività alla decisione di revoca dell'autorizzazione.

 

4.2.4. Concreti e convergenti indizi,
risultanti dai ripetuti accertamenti esperiti dal gruppo TESEU sull'arco degli
ultimi due anni, permettono invero di ritenere altamente verosimile che il __________
fosse da tempo frequentato ed occupato prevalentamente da prostitute, che hanno
continuato imperterrite la loro attività anche dopo l'ordine di cessarla,
impartito dal municipio alla proprietaria dell'esercizio pubblico ed alla RI 1.
Parimenti verosimile, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, senza
peraltro fornire la benché minima prova delle sue tesi, appare pure che l'esercizio
della prostituzione costituisse l'attività principale dello stabilimento e che
collaterale ed accessoria era semmai l'attività alberghiera, sempre che si possa
concepire che un piccolo motel continui a dare alloggio a normali ospiti alla
presenza, che è difficile immaginare discreta, di una ventina di prostitute
intente ad acquisire i loro clienti.

Il Presidente del Consiglio di Stato non
spiega tuttavia per qual motivo, la SPI, rimasta per lungo tempo passiva di
fronte alle risultanze dei numerosi controlli esperiti dal gruppo TESEU, possa ad
un tratto pretendere di togliere l'effetto sospensivo ad una decisione di
revoca dell'autorizzazione a gestire, che non ha mai nemmeno comminato di
sospendere prevalendosi della facoltà concessale dall'art. 68 LEsPubb. A maggior ragione va respinta la
pretesa della SPI, se si considera che tanto l'autorità dipartimentale, quanto
il Presidente del Consiglio di Stato non hanno nemmeno lontanamente evocato l'esistenza
di un interesse generale a rendere immediatamente esecutiva la decisione di revoca
al fine di evitare che l'autorizzazione a gestire continui a conferire un'apparenza
di legittimità ad una situazione atta a trarre in inganno la normale clientela
di un motel.

Le generiche considerazioni sviluppate dal
Presidente del Consiglio di Stato circa l'esigenza di contenere il dilagare
della prostituzione non sono atte a legittimare l'esistenza di un interesse urgente
a rendere immediatamente esecutiva la revoca dell'autorizzazione a gestire.

 

4.2.5. Particolarmente censurabile, siccome
lesiva del diritto, oltre che immotivata, appare poi la decisione del
Presidente del Governo, nella misura in cui nega il ripristino dell'effetto
sospensivo al ricorso in quanto riferito alla disposizione della SPI di assicurare
l'effettività del provvedimento di revoca e del conseguente ordine di chiusura
dell'esercizio pubblico mediante l'applicazione di sigilli. A prescindere dal
fatto che tale provvedimento non colpisce solo la ricorrente, ma anche la
proprietaria dell'immobile, appare comunque lesivo del principio di proporzionalità
inibire, nelle more del giudizio che il Consiglio di Stato deve ancora emanare,
il diritto dell'RI 1 in quanto locataria di disporre dello stabile per altri
scopi, estranei alle attività soggette alla 

LEsPubb. La SPI può soltanto ordinare alla ricorrente di cessare l'attività dell'esercizio pubblico,
disattivando il servizio d'alloggio e quello di ristorazione. Non può anche
impedire alla ricorrente di utilizzare l'edificio per altri scopi. Tale facoltà
spetta semmai al municipio per considerazioni riconducibili all'ordinamento
pianificatorio ed alla polizia delle costruzioni.

 

 

5.5.1. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il primo ricorso
va dunque respinto, confermando la decisione del Presidente del Governo di
negare l'effetto sospensivo al ricorso inoltrato contro l'ordine del municipio __________
di sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione e di ripristinare
l'utilizzazione alberghiera autorizzata del __________.

Il secondo ricorso deve invece essere
accolto, annullando sia la decisione della SPI di dichiarare immediatamente
esecutiva la decisione di revoca dell'autorizzazione a gestire il __________,
sia la decisione del Presidente del Consiglio di Stato di respingere la domanda
di ripristino dell'effetto sospensivo. È dato atto che il ricorso pendente
davanti al Consiglio di Stato contro la decisione della SPI esplica per legge
effetto sospensivo.

 

5.2. La tassa di giustizia relativa al
giudizio sul primo ricorso è posta a carico della ricorrente secondo
soccombenza (art. 28 LPamm) ed è compensata con le ripetibili (art. 31 LPamm)
dovute dallo Stato alla ricorrente a seguito dell'accoglimento della seconda
impugnativa.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 42, 45 LE; 12, 28, 68, 69, 71 LEsPubb; 9, 12 RLEsPub; 3, 18, 21, 28, 31, 43, 46, 47, 51,
60, 61, 65 LPamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   1.1. Il
ricorso 8 luglio 2009 (a) è respinto. 

                                         1.2. Il
ricorso 27 luglio 2009 (b) è accolto. 

                   §. Di conseguenza, sono
annullate: 

1.1.   la
decisione 6 luglio 2009 della SPI di togliere l'effetto sospensivo ad un
eventuale ricorso contro la decisione di revocare l'autorizzazione a gestire il
__________; 

1.2.   la
decisione 24 luglio 2009 (n. 18) del Presidente del Consiglio di Stato. 

 

 

                                   2.   La tassa
di giustizia è compensata con le ripetibili. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria