# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cff8e39c-2987-5f3c-9dbc-5649be196c36
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-09-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.09.2017 A-5691/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-5691-2015_2017-09-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-5691/2015 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 8  s e t t e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Pascal Mollard, Annie Rochat Pauchard,  

cancelliera Sara Friedli. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

patrocinato dall’avv. Rodolfo Pozzoli,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva. 

 

 

 

A-5691/2015 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

La B.______ è una società anonima, iscritta a Registro di commercio (di 

seguito: RC) in data 22 agosto 1989 con un capitale azionario di 

50'000 franchi (50 azioni al portatore di fr. 1'000 l’una) e con sede a 

X._______. Lo scopo statutario consisteva essenzialmente nella (…). Nel 

1997 il capitale azionario è stato aumentato a 100'000 franchi (100 azioni 

al portatore di fr. 1'000 l’una) e il 27 febbraio 2006 la ragione sociale è stata 

modificata in B._______, con sede a X._______. In quest’occasione è stato 

modificato anche lo scopo sociale, di fatto aggiungendovi « (…) » 

(cfr. relativo estratto RC).  

Con decreto 12 febbraio 2016 della Pretura del Distretto di X._______, la 

B._______ è stata formalmente posta in liquidazione, sicché la sua ragione 

sociale è stata modificata in B._______ in liquidazione, con sede a 

X._______. Il 12 agosto 2016 detta società è infine stata formalmente 

radiata dal RC (di seguito: società contribuente; cfr. relativo estratto RC). 

B.  

La società contribuente ha sempre avuto quale amministratore unico con 

diritto di firma individuale il signor A._______, iscritto a RC dal 22 agosto 

1989 all’11 febbraio 2015 in detta qualità (cfr. relativo estratto RC). Il signor 

A._______ ha seguito una formazione universitaria in economia, senza 

tuttavia conseguire il titolo. 

Fin dal 1978 il signor A._______ è altresì il dipendente principale della 

D._______, società anonima con sede a X._______. Dal 2 aprile 2015 egli 

è anche il presidente della D._______, di cui è stato in precedenza membro 

e poi amministratore unico con firma individuale. Detta società si occupa, 

tra l’altro, di (…) (cfr. relativo estratto RC).  

C.  

In seguito ad un incontro avvenuto il 25 gennaio 1993 tra il signor 

A._______ – allora amministratore unico della società contribuente – e i 

funzionari dell’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche di Y._______, 

l’autorità fiscale cantonale, ritenuto come la società svolgesse un’attività 

limitata alla rifatturazione di servizi svolti da terzi, aveva definito la modalità 

di imposizione della società stabilendo che per i periodi commerciali 1990 

e 1991, l’utile imponibile ai fini dell’imposta cantonale sarebbe stato fissato 

in 130'000 franchi rispettivamente 100'000 franchi e che per gli anni 

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seguenti sarebbe ammontato al 10% della cifra d’affari. Riguardo all’impo-

sta federale diretta, era stato convenuto che per la definizione degli 

imponibili si sarebbero dovute « dedurre le imposte addebitate a (…) ». 

D.  

Nel corso del 2008 la società contribuente è stata oggetto di una verifica 

fiscale. In tale occasione, l’Amministrazione federale delle contribuzioni (di 

seguito: AFC) ha riscontrato che nei periodi fiscali tra il 2002 e il 2004, 

numerosi pagamenti che erano stati contabilizzati come costi non erano 

suffragati da adeguati giustificativi. Oltre a ciò, per il 2005 veniva riscontrato 

dai conti della società un unico movimento mentre nel 2006, le voci 

« Acquisti » e « Vendite » erano scomparse dalla contabilità. Non essendo 

quindi possibile estrapolare dai documenti contabili informazioni sull’effetti-

va attività della società, il 13 marzo 2008 l’AFC ha trasmesso alla società 

contribuente un calcolo provvisorio delle prestazioni valutabili in denaro 

effettuate tra il 2002 e il 2006. 

E.  

Parallelamente, nel dicembre del 2009 la Divisione affari penali e inchieste 

dell’AFC (di seguito: DAPI) ha aperto una procedura penale amministrativa 

nei confronti del signor A._______ per violazione della legislazione in 

materia d’imposta preventiva.  

Il 6 maggio 2010 la DAPI ha intimato al signor A._______ il processo 

verbale finale. Il 27 luglio 2010, essa gli ha poi confermato che la decisione 

in materia penale sarebbe stata emanata solo una volta conclusa la 

presente procedura amministrativa.  

F.  

Con decisione d’imposizione del 6 maggio 2011, ritenendo che la società 

contribuente non è stata in grado di chiarire né la propria attività effettiva 

né di giustificare i propri costi, l’AFC ha qualificato il suo agire di processo 

globale di liquidazione iniziato nel 2001 e terminato nel 2004. L’AFC ha 

dunque imposto la società contribuente al pagamento dell’imposta preven-

tiva di 739'371 franchi, oltre accessori, ritenendo un’eccedenza di liquida-

zione di 2'112'489 franchi. Il signor A._______, in qualità di amministratore 

unico e di liquidatore di fatto, è stato reputato solidalmente responsabile 

del suddetto pagamento ai sensi dell’art. 15 cpv. 1 lett. a della legge 

federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta preventiva (LIP, RS 642.21). 

 

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G.  

Avverso la predetta decisione, il signor A._______ ha interposto reclamo 

8 giugno 2011, postulandone in sostanza l’annullamento e contestando sia 

di essere solidalmente responsabile per l’imposta preventiva reclamata sia 

l’esistenza, la qualificazione e l’ammontare del credito fiscale. 

Da parte sua, la società contribuente non ha impugnato la predetta 

decisione, sicché quest’ultima è passata in giudicato per quanto la 

concerne. L’AFC ha allora aperto nei confronti della società contribuente 

una procedura d’incasso per 739'371 franchi oltre accessori. L’8 febbraio 

2012, l’Ufficio esecuzione ha dunque spiccato nei suoi confronti un precetto 

esecutivo notificato al signor A._______ – allora suo amministratore unico 

– contro il quale non è stata interposta opposizione. 

H.  

Con decisione su reclamo del 13 giugno 2012, l’AFC ha respinto il reclamo 

8 giugno 2011 del signor A._______, in quanto quest’ultimo non avrebbe 

fatto valere alcun valido atto idoneo ad escludere la sua responsabilità 

solidale ex art. 15 cpv. 1 lett. a LIP. L’AFC non è invece entrata nel merito 

delle censure concernenti la liquidazione di fatto, ritenendo che tale 

problematica era cresciuta in giudicato non solo nei confronti della società 

contribuente, ma anche nei confronti del signor A._______. 

I.  

Con sentenza A-3624/2012 del 7 maggio 2013, lo scrivente Tribunale ha 

accolto il ricorso interposto dal signor A._______ avverso la predetta 

decisione, per quanto ricevibile, rinviando gli atti all’AFC per nuovo giudizio, 

previo esame delle censure materiali sollevate da quest’ultimo nel reclamo 

8 giugno 2011 in rapporto alla liquidazione di fatto. In sostanza, dopo aver 

rilevato che il signor A._______ aveva agito solo in suo nome e per proprio 

conto e che la decisione riguardante la società contribuente era cresciuta 

in giudicato, il Tribunale ha sancito che quest’ultimo aveva nondimeno la 

possibilità di contestare non solo la responsabilità solidale, ma anche il 

credito d’imposta preventiva sotto tutti i suoi aspetti e la liquidazione di 

fatto, motivo per cui l’autorità inferiore aveva violato il suo diritto di essere 

sentito non pronunciandosi sulle censure formulate in proposito. 

J.  

Con sentenza 2C_550/2013 del 19 giugno 2013, il Tribunale federale ha 

poi dichiarato come inammissibile il ricorso interposto dall’AFC avverso la 

predetta sentenza. 

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Pagina 5 

K.  

Con decisione su reclamo del 21 luglio 2015, l’AFC ha pertanto statuito 

nuovamente, entrando nel merito delle censure materiali sollevate dal 

signor A._______ nel suo reclamo 8 giugno 2011 in rapporto alla liquida-

zione di fatto e al credito d’imposta, conformemente a quanto disposto dal 

Tribunale con sentenza A-3624/2012 del 7 maggio 2013. In sunto, l’AFC 

ha riconsiderato la propria decisione del 6 maggio 2011, nella misura in cui 

non è possibile ritenere che negli anni 2001-2004 abbia avuto luogo una 

liquidazione di fatto. A suo avviso, sarebbe solo dal 1° gennaio 2005 che la 

società contribuente non avrebbe più avuto alcuna attività, sicché la stessa 

sarebbe a quel momento entrata in liquidazione di fatto. All’epoca della 

predetta decisione, l’AFC ha ritenuto che la liquidazione di fatto non era 

ancora terminata. Essa ha poi ritenuto che la responsabilità solidale del 

signor A._______ andrebbe estesa alle prestazioni valutabili in denaro 

effettuate dalla società contribuente durante i periodi 2003 e 2004 pari, per 

un importo totale di 466'618.95 franchi (= 35% di fr. 1'333'197, corrispon-

dente alla somma delle voci « Acquisti » 2003 e 2004). Tenuto conto del 

ricavato della liquidazione al 31 dicembre 2004, l’AFC ha tuttavia stabilito 

che il signor A._______ sarebbe solidalmente responsabile solo fino a 

concorrenza dell’importo di 144'573 franchi. L’AFC ha poi ritenuto i motivi 

liberatori sollevati dal signor A._______ come insussistenti, sicché ha 

confermato la sua responsabilità solidale ex art. 15 cpv. 1 lett. a LIP per 

l’importo di 144'573 franchi. 

L.  

Avverso la predetta decisione, il signor A._______ (di seguito: ricorrente) – 

per il tramite del suo patrocinatore – ha presentato ricorso 14 settembre 

2015 dinanzi al Tribunale amministrativo federale, postulandone 

l’annullamento. Protestando tasse, spese e ripetibili, egli contesta in 

sostanza l’inizio del processo di liquidazione in data 1° gennaio 2005, 

l’ammontare del ricavo netto della liquidazione fino a concorrenza del quale 

sussisterebbe una responsabilità solidale del liquidatore di fatto ex art. 15 

cpv. 1 lett. a LIP e l’insussistenza di giustificazioni liberatorie per la 

responsabilità del liquidatore ex art. 15 cpv. 2 LIP. 

M.  

Con risposta 26 ottobre 2015, l’autorità inferiore ha postulato il rigetto del 

ricorso e, riconfermandosi nella propria decisione, ha preso posizione sulle 

censure sollevate dal ricorrente. 

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Pagina 6 

N.  

Il 12 agosto 2016, la società contribuente è poi stata formalmente radiata 

dal RC (cfr. relativo estratto RC), sicché detta entità non sussiste più. 

O.  

Ulteriori fatti e argomenti verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del precedente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come nel caso concreto – sono impugnabili 

dinanzi al Tribunale (cfr. art. 39 LIP in combinato disposto con l’art. 32 

LTAF). La procedura è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga 

altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). Ne discende che lo scrivente Tribunale risulta 

competente per dirimere la presente vertenza. 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla 

legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione dell’AFC fondata sul 

diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che condanna il ricorrente – in 

qualità di liquidatore – al pagamento solidale dei crediti d’imposta 

preventiva a carico della società contribuente. Poiché la decisione 

impugnata comporta un onere pecuniario per il ricorrente, quest’ultimo 

risulta legittimato a ricorrere ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA. Visto quanto 

precede, il ricorso è ricevibile in ordine e deve essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

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impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 con-

sid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, 

pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio 

del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede difatti sponta-

neamente a constatazioni complementari o esamina altri punti di diritto solo 

se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 

122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). 

Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») 

l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono 

evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-

zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non è quindi 

assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di 

collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 consid. 2b). Il 

dovere processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorren-

te che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, 

in particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 consid. 1; MOOR/POLTIER, 

op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Qualora l’autorità di ricorso rinvii eccezionalmente la causa con delle 

istruzioni imperative all’autorità inferiore (art. 61 cpv. 1 PA), la procedura è 

conclusa per quel che concerne i punti sui quali essa ha statuito nei 

considerandi della propria decisione (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-

6674/2014 del 7 dicembre 2015 consid. 3.1 con rinvii). Se il dispositivo di 

una decisione di rinvio rinvia espressamente ai considerandi in diritto, 

quest’ultimi sono parte integrante del medesimo e partecipano, nella misu-

ra in cui sono parte dell’oggetto litigioso, alla crescita in giudicato in senso 

formale (cfr. DTF 120 V 233 consid. 1a; 113 V 159 consid. 1c; sentenza del 

TF 8C_272/2011 dell’11 novembre 2011 consid. 1.3 con rinvii; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-6674/2014 del 7 dicembre 2015 consid. 3.2 con rinvii). 

In tale evenienza, l’autorità alla quale la causa viene rinviata, come pure 

quella che ha emanato la decisione su ricorso, sono allora tenute a confor-

marsi alle istruzioni della decisione di rinvio. L’autorità inferiore deve quindi 

fondare la sua nuova decisione sui considerandi in diritto della decisione di 

rinvio. Questo principio, sancito all’art. 61 cpv. 1 PA, è altresì applicabile 

allorquando difetta un’apposita norma e vale, pertanto, nella procedura 

amministrativa in generale (cfr. DTF 135 III 334 consid. 2; 122 I 250 

consid. 2; 117 V 237 consid. 2a; 113 V 159 consid. 1c; sentenze del TF 

9C_522/2007 del 17 giugno 2008 consid. 3.1; 4A_71/2007 del 19 ottobre 

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2007 considd. 2.1 e 2.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-6674/2014 del 

7 dicembre 2015 consid. 3.1 con rinvii). L’autorità inferiore vede in tal modo 

la sua latitudine di giudizio limitata dai motivi della decisione di rinvio, nel 

senso ch’essa è vincolata a ciò che è stato deciso definitivamente dall’au-

torità di ricorso (cfr. DTF 131 III 91 consid. 5.2; 120 V 233 consid. 1a), la 

quale non può, dal canto suo, rimettere in discussione la propria decisione 

in occasione di un successivo ricorso (cfr. DTF 135 III 334 consid. 2; 

sentenze del TF 2C_465/2011 e 2C_466/2011 del 10 febbraio 2012 

consid. 1.4; 9C_703/2009 del 30 ottobre 2009 consid. 2.2 con rinvii; 

9C_522/2007 del 17 giugno 2008 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-6674/2014 del 7 dicembre 2015 consid. 3.1 con rinvii). Qualora poi 

la decisione di rinvio cresca in giudicato, l’autorità inferiore non è vincolata 

unicamente ai motivi di rinvio, bensì anche ai restanti motivi ivi contenuti 

(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-6674/2014 del 7 dicembre 2015 con-

sid. 3.1 segg. con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.195). 

2.4 Nella presente fattispecie, con sentenza A-3624/2012 del 7 maggio 

2013, il Tribunale ha accolto il ricorso – per quanto ricevibile – interposto 

dal ricorrente avverso la precedente decisione su reclamo del 13 giugno 

2012 dell’autorità inferiore e rinviato a quest’ultima gli atti della causa per 

nuovo giudizio. In sostanza, dopo aver rilevato che il ricorrente aveva agito 

solo in suo nome e per proprio conto e che la decisione riguardante la 

società contribuente era cresciuta in giudicato, il Tribunale ha sancito che 

quest’ultimo aveva nondimeno la possibilità di contestare non solo la 

responsabilità solidale, ma anche il credito d’imposta preventiva sotto tutti 

i suoi aspetti e la liquidazione di fatto, motivo per cui ha ritenuto che 

l’autorità inferiore aveva violato il suo diritto di essere sentito non 

pronunciandosi sulle censure formulate in proposito. Così facendo, il 

Tribunale non si è ancora pronunciato sulle censure materiali sollevate dal 

ricorrente. Esso ha infatti unicamente emanato una decisione di rinvio, 

invitando l’autorità inferiore a entrare nel merito delle censure materiali 

sollevate dal ricorrente nel proprio reclamo, senza impartirgli alcuna 

istruzione. In tale contesto, nel presente giudizio, lo scrivente Tribunale 

dovrà dunque esaminare la totalità delle censure sollevate dal ricorrente in 

rapporto alla sua responsabilità solidale e al credito d’imposta preventiva.  

3.  

Nella presente fattispecie, oggetto del litigio è la responsabilità solidale del 

ricorrente ex art. 15 cpv. 1 lett. a LIP ritenuta dall’AFC per i crediti d’imposta 

preventiva dovuti dalla società contribuente, a seguito della sua liquida-

zione di fatto. Nel proprio gravame il ricorrente contesta (1) l’inizio del 

processo di liquidazione in data 1° gennaio 2005, (2) l’ammontare del 

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ricavo netto della liquidazione fino a concorrenza del quale sussisterebbe 

una responsabilità solidale del liquidatore di fatto ex art. 15 cpv. 1 lett. a 

LIP e (3) l’insussistenza di giustificazioni liberatorie per la responsabilità 

del liquidatore ex art. 15 cpv. 2 LIP.  

In tali circostanze, dopo avere stabilito i principi qui applicabili (cfr. con-

sidd. 3.1 – 3.4 del presente giudizio), il Tribunale dovrà dapprima stabilire 

se si è in presenza di una liquidazione di fatto e, in caso affermativo, l’inizio 

del predetto processo di liquidazione (cfr. consid. 4 del presente giudizio). 

3.1  

3.1.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sui redditi 

di capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta 

preventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata 

dell’imposta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP). 

3.1.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i 

redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limita-

ta o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi da 

una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP). 

L’art. 20 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni prestazione 

valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di partecipa-

zione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di rimborso 

delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della prestazione 

(come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di partecipa-

zione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di prestazione 

valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di principio a 

quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c della legge federale del 14 dicembre 1990 

sull’imposta federale diretta (LIFD, RS 642.11; cfr. sentenze del TF 

2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; 2C_806/2013 del 24 marzo 

2014 consid. 2.1; 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2). Secondo la 

prassi del Tribunale federale, nell’applicare la predetta norma le autorità 

fiscali non sono strettamente legate alla qualificazione di diritto privato 

dell’operazione giuridica, ma devono piuttosto apprezzare le circostanze di 

fatto conformemente alla realtà economica (cfr. sentenze del TF 

2C_806/2013 del 24 marzo 2014 consid. 2.1; 2C_695/2009 del 3 febbraio 

2010 consid. 2.2; 2A.537/2005 del 21 dicembre 2006 consid. 2.1; sentenza 

del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.1.2 con rinvii).  

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Pagina 10 

Ciò indicato, in assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a 

mettere in dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure 

in assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati 

e lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione 

d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3; 

106 Ib 311 considd. 3c e 3d; sentenza del TAF A-6182/2012 del 27 agosto 

2013 consid. 3.5 confermata dal TF con sentenza 2C_896/2013 del 

17 marzo 2014; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité TVA, 2009, 

pag. 819 n. 60). 

3.1.3 In tale contesto, nella misura in cui l’art. 20 OlPrev indica quale 

reddito imponibile le eccedenze di liquidazione, per costante prassi, risulta 

che l’imposta preventiva è dovuta anche quando la società non è disciolta 

formalmente in ossequio alle disposizioni del CO, bensì liquidata di fatto, 

con l’abbandono dei propri attivi (cfr. sentenze del TF 2C_108/2013 del 

19 luglio 2013 consid. 6.1 con rinvii; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 

consid 5.1; 2A.342/2005 del 9 maggio 2006 consid. 4.2 con rinvii; sentenze 

del TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.4.1; A-3624/2012 del 

7 maggio 2013 consid. 5.1 con rinvii; HANS PETER HOCHREUTENER, Die 

Eidgenössischen Stempelabgaben und die Verrechnungssteuer, 2013, 

Parte II, n. 888). 

3.1.4 Una società è liquidata di fatto, quando i suoi attivi vengono realizzati 

o alienati e il relativo ricavato non viene nuovamente investito, bensì 

distribuito in una maniera o nell’altra agli azionisti (cfr. DTF 115 Ib 274 

consid. 10a con rinvii; sentenze del TF 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 

consid. 3.1; 2A.342/2005 del 9 maggio 2006 consid. 4.2; sentenza del TF 

del 20 ottobre 1989 consid. 10a, in: ASA 59 306, pag. 312; sentenze del 

TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.5.1 con rinvii; A-3624/2012 

del 7 maggio 2013 consid. 5.1; A-2114/2009 del 4 agosto 2011 consid. 2.4 

con rinvii; DUSS/HELBING/DUSS, in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], 

Kommentar zum Bundesgesetz über die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 

[di seguito: VStG-Kommentar], n. 152 ad art. 4 LIP). Affinché sussista una 

liquidazione di fatto, la società non deve tuttavia necessariamente essere 

privata di tutti i suoi attivi. Una società può difatti possedere ancora qualche 

attivo (come ad esempio degli averi bancari, dei mezzi liquidi o dei crediti 

bancari nei confronti dei suoi azionisti) e nel contempo trovarsi in 

liquidazione di fatto: in tal caso, è infatti sufficiente che la società sia stata 

svuotata o privata della propria sostanza economica (cfr. DTF 115 Ib 274 

consid. 10a con rinvii; citata sentenza del TF del 20 ottobre 1989 

consid. 10a; sentenze del TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 

consid. 2.5.1 con rinvii; A-2114/2009 del 4 agosto 2011 consid. 2.4 con 

A-5691/2015 

Pagina 11 

rinvii; THOMAS MEISTER, VStG-Kommentar, n. 12 ad art. 15 LIP con rinvii; 

DUSS/HELBING/DUSS, VStG-Kommentar, n. 152 ad art. 4 LIP). In altri 

termini, si considera che una società è liquidata di fatto, allorquando viene 

svuotata a tal punto da rendere la sua attività commerciale non più 

possibile (cfr. sentenza del TF 2C_868/2010 del 19 aprile 2011 consid. 4.1; 

sentenza del TAF A-2114/2009 del 4 agosto 2011 consid. 2.4). La 

sussistenza dei predetti presupposti va tuttavia valutata alla luce dello 

scopo statutario della società e della sua attività (ad esempio, società di 

gestione, società holding o immobiliare; cfr. ROBERT DANON, La 

responsabilité fiscale solidaire des organes en cas de liquidation d’une 

société de capitaux, in: François Bohnet [ed.], Quelques actions en 

responsabilité, 2009, pag. 200 segg., n. 17). 

3.1.5 Secondo la giurisprudenza del TF, la liquidazione di fatto inizia 

quando, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, un atto di disposizione 

non può più essere considerato come una mera transazione commerciale, 

bensì va considerato come un’operazione che svuota la società 

(cfr. sentenza del TF del 17 febbraio 1978 consid. 8c, in: ASA 47 541, 

pag. 547; sentenze del TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.5.2 

con rinvii; A-567/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 2.4.2; DANON, op. cit., 

n. 18). In tal caso, la giurisprudenza e la dottrina germanofona parlano 

altresì di « erosione » della società (« Aushöhlung der Gesellschaft »), 

poiché l’atto di disposizione in questione svuota la società della propria 

sostanza economica, normalmente necessaria per lo svolgimento della 

sua attività e il conseguimento dei propri attivi (cfr. giurisprudenza citata 

poc’anzi; HOCHREUTENER, op. cit., Parte II, n. 897). Una liquidazione di 

fatto ha altresì inizio nel momento in cui gli attivi della società vengono 

realizzati e i suoi azionisti, rispettivamente le persone a lei vicine, ricevono 

il ricavato della realizzazione (cfr. sentenze del TF 2C_806/2013 del 

24 marzo 2014 consid. 3.3 con rinvii; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 

consid. 3.1; sentenza del TAF A-2114/2009 del 4 agosto 2001 consid. 2.4). 

3.2  

3.2.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale, il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-

sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto 

prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o 

compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38 

cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione 

esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei 

A-5691/2015 

Pagina 12 

questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il 

versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.3 con rinvii). 

3.2.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev incombe all’AFC (cfr. sentenza del TF 

2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.2 con rinvii; DTAF 2011/45 

considd. 4.1 e 4.3.2.2 con rinvii; sentenze del TAF A-5006/2014 del 2 aprile 

2015 consid. 2.8.1 con rinvii; A-5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.4 

con rinvii; A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 4.4 con rinvii; 

DUSS/HELBING/DUSS, VStG-Kommentar, n. 132a ad art. 4 LIP con rinvii). Il 

criterio della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in 

materia di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una 

prestazione valutabile in denaro. Se l’AFC ritiene che sussista una presta-

zione valutabile in denaro, il contribuente può da parte sua contestare il 

proprio assoggettamento all’imposta adducendo la controprova atta a 

dimostrare che il criterio dell’uso commerciale è adempiuto (cfr. DTAF 

2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-

2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.4.1 con rinvii).  

3.2.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere 

importanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di 

calcolo dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti 

i documenti corredati dai giustificativi e da altra documentazione 

(cfr. lett. b). Se è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio 

potere d’apprezzamento a quello della direzione commerciale della società 

contribuente, vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le 

prestazioni in questione – allorquando sono state considerate come delle 

prestazioni valutabili in denaro dall’AFC – sono giustificate dall’uso com-

merciale. Solo in tal modo, l’autorità fiscale può sincerarsi che il motivo alla 

base del carattere insolito di dette prestazioni è puramente commerciale e 

non dovuto alle strette relazioni personali o economiche in essere tra la 

società e il beneficiario delle prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con 

rinvii; sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 

2A.342/2005 del 9 maggio 2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF 

A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.4.2 con rinvii). 

Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve 

essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti 

giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso 

risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di 

A-5691/2015 

Pagina 13 

una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso 

venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro 

soggetta ad imposta preventiva (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; 

sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 

del 9 maggio 2006 consid. 2.3; [tra le tante] la citata sentenza del TAF A-

2078/2016 consid. 5.4.2 con rinvii). Inoltre, può sussistere una prestazione 

valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che 

sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non 

è data un’altra spiegazione (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii). Quando la società contribuente fa tutto quanto 

in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti 

dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere 

conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii; citata sentenza del TAF A-2078/2016 

consid. 5.4.2 con rinvii). 

3.3  

3.3.1 L’obbligazione fiscale spetta di per sé al debitore della prestazione 

imponibile, il quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta 

preventiva (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il 

beneficiario della prestazione è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del 

debitore di trasferirgli l’imposta preventiva – il destinatario dell’imposta, 

ovverosia colui che sopporta il carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna 

obbligazione procedurale da adempiere nel contesto della procedura di 

percezione dell’imposta preventiva; tali obblighi devono difatti essere 

adempiuti dal debitore della prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le 

tante] sentenza del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.2 

con rinvii; THOMAS JAUSSI, VStG-Kommentar, n. 6 ad art. 10 LIP).  

3.3.2 Qualora il debitore della prestazione imponibile sia una società 

contribuente che viene disciolta, l’art. 15 cpv. 1 lett. a LIP riconosce una 

responsabilità solidale per l’imposta preventiva dovuta da quest’ultima a 

carico delle persone incaricate della sua liquidazione, sino a concorrenza 

del ricavato di liquidazione. Tale norma trova applicazione anche in caso di 

liquidazione di fatto (cfr. DTF 115 Ib 274 consid. 14b; sentenze del TF 

2C_806/2013 del 24 marzo 2014 consid. 3.2 con rinvii; 2A.342/2005 del 

9 maggio 2006 consid. 4.2; sentenza del TAF A-3624/2012 del 7 maggio 

2013 consid. 5.1 con rinvii).  

La disciplina prevista dall’art. 15 LIP ha come principale scopo quello di 

indurre gli organi di una persona giuridica in liquidazione a soddisfare 

A-5691/2015 

Pagina 14 

tempestivamente alle loro obbligazioni fiscali. Questo disposto non istitui-

sce tuttavia un’obbligazione fiscale solidale (« Steuersolidarität »), ma crea 

invece una semplice responsabilità solidale (« solidarische Mithaftung »): 

il liquidatore, che non è ovviamente un contribuente ai sensi dell’art. 10 LIP, 

non è infatti partecipe del rapporto giuridico che vincola la società allo Stato 

dal profilo fiscale, ma diviene invece responsabile del pagamento dell’im-

posta, accanto alla società contribuente, quando i presupposti dell’art. 15 

LIP sono adempiuti. La responsabilità del liquidatore, che nasce con la 

dissoluzione (formale o meno) della società, è tuttavia accessoria poiché 

dipende dall’esistenza di un credito d’imposta preventiva nei confronti della 

società, ed è altresì sussidiaria poiché interviene soltanto se la società non 

ha già completamente assolto il suo debito fiscale ed è limitata infine al 

ricavato, ovvero al beneficio, della liquidazione (cfr. sentenza del TF 

2A.342/2005 del 9 maggio 2006 consid. 4.2; sentenza del TAF A-

3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 5.2; JACQUES BÉGUELIN, La respon-

sabilité fiscale des liquidateurs, de sociétés anonymes, sociétés à respon-

sabilité limitée et sociétés coopératives, in: Mélanges Henri Zwahlen, 1977, 

pagg. 535 – 552, pag. 541 seg.). 

3.3.3 Tra le persone implicate nella liquidazione vi sono in primis gli organi 

determinati dalla legge o dagli statuti, i quali, in assenza di una manifesta 

deliberazione relativo allo scioglimento dell’assemblea generale, eseguono 

una mera liquidazione di fatto (cfr. DTF 115 Ib 274 consid. 14c; sentenze 

del TF 2C_806/2013 del 24 marzo 2014 consid. 3.2 con rinvii; 

2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 5.1; MEISTER, VStG-

Kommentar, n. 13 ad art. 15 LIP). Nel caso di una liquidazione di fatto, il 

consiglio di amministrazione di una società, organo della medesima, deve 

essere considerato senza riserve quale liquidatore responsabile solidale ai 

sensi dell’art. 15 cpv. 1 lett. a LIP (cfr. sentenze del TF 2C_806/2013 del 

24 marzo 2014 consid. 3.2; 2C_502/2008 consid. 5.1 con rinvii; sentenze 

del TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.4.2; A-3624/2012 del 

7 maggio 2013 consid. 5.1; MEISTER, VStG-Kommentar, n. 15 ad art. 15 

LIP; DANON, op. cit., n. 13 segg.).  

3.3.4 Come visto, la responsabilità solidale dei liquidatori si estende solo 

fino a concorrenza del ricavato della liquidazione (cfr. art. 15 cpv. 1 lett. a 

LIP; consid. 3.3.2 del presente giudizio). 

3.3.4.1 Il ricavato della liquidazione è l’importo che rimane dopo che la 

società ha istinto i propri debiti e costi di liquidazione (cfr. sentenza del TAF 

A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.6.1 con rinvii; MEISTER, VStG-

Kommentar, n. 20 ad art. 15 LIP). Detto in altri termini, il ricavato della 

A-5691/2015 

Pagina 15 

liquidazione rappresenta la differenza tra l’importo proveniente 

dall’alienazione di tutti gli attivi e quello dei debiti della società (capitale di 

terzi), ivi compresi i costi di liquidazione (cfr. BÉGUELIN, op. cit., pag. 547; 

HOCHREUTENER, op. cit., Parte II, n. 725; CARLEN/GIANINI/RINIKER, 

Comptabilité financière avancée, Vol. 3, 1998, pag. 83).  

L’eccedenza di liquidazione è invece la differenza tra la totalità degli attivi 

realizzati di una società e i suoi passivi, ivi compreso il capitale proprio 

(cfr. DTF 115 Ib 274 consid. 9c; sentenza del TF 2C_502/2008 del 

18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenza del TF del 17 febbraio 1978 

consid. 9, in: ASA 47 541, pag. 549 segg.; HOCHREUTENER, op. cit., Parte 

II, n. 725; CARLEN/GIANINI/RINIKER, op. cit., pag. 83). In altri termini, 

l’eccedenza di liquidazione è ciò che resta una volta dedotto dal ricavato 

della liquidazione il capitale proprio versato.  

Il calcolo del ricavato della liquidazione e dell’eccedenza di liquidazione 

può essere riassunto come segue (cfr. HOCHREUTENER, op. cit., Parte II, 

n. 725): 

 attivi al loro valore di mercato 

./. debiti (capitale di terzi) e costi di liquidazione 

= ricavato della liquidazione 

./. capitale proprio versato 

= eccedenza di liquidazione 

 

3.3.4.2 Determinante per la definizione del ricavato della liquidazione è il 

patrimonio complessivo della società all’inizio della liquidazione (cfr. sen-

tenza del TF 2C_806/2013 del 24 marzo 2014 consid. 3.5.1; sentenza del 

TF del 17 febbraio 1978 consid. 9, in: ASA 47 541, pag. 549 segg.; 

sentenza del TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.6.1 con rinvii). 

Per gli attivi, determinante è lo stato all’inizio della liquidazione di fatto. Gli 

attivi che non vengono realizzati o alienati, bensì distribuiti agli azionisti, 

vanno presi in considerazione nel calcolo del ricavato della liquidazione al 

loro valore di mercato (cfr. sentenza del TF 2C_806/2013 del 24 marzo 

2014 consid. 3.5.1; citata sentenza del TF del 17 febbraio 1978 consid. 9; 

MEISTER, VStG-Kommentar, n. 20 ad art. 15 LIP; BÉGUELIN, op. cit., 

pag. 547).  

A-5691/2015 

Pagina 16 

3.3.4.3 In tale contesto, decisivo è l’ultimo bilancio consegnato dalla 

società prima dell’avvio della procedura di liquidazione, ossia l’ultimo 

bilancio non ancora intaccato dagli atti di liquidazione (cfr. sentenza del 

TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.5.2 con rinvii). Nel caso di 

una liquidazione di fatto, di regola non sussiste tuttavia alcun bilancio di 

liquidazione, poiché non viene formalmente né avviata, né svolta una 

procedura di liquidazione. In tali circostanze, per il calcolo del ricavato della 

liquidazione, va considerato l’ultimo bilancio consegnato alle competenti 

autorità fiscali prima dell’inizio della liquidazione di fatto (cfr. sentenze del 

TF 2C_806/2013 del 24 marzio 2014 consid. 3.5.1; citata sentenza del TF 

del 17 febbraio 1978 consid. 9; sentenze del TAF A-5786/2012 del 

7 agosto 2013 consid. 2.5.2 con rinvii; A-567/2011 del 29 dicembre 2011 

consid. 2.4.2; MEISTER, VStG-Kommentar, n. 20 ad art. 15 LIP). 

3.3.5 La responsabilità solidale del liquidatore non si limita tuttavia all’impo-

sta preventiva sorta in seguito alla liquidazione, bensì si estende anche ai 

crediti anteriori alla liquidazione (o all’inizio della liquidazione), a condi-

zione che gli stessi siano scaduti oppure che gli stessi siano stati fatti valere 

dall’autorità fiscale sotto la loro gestione. L’art. 15 cpv. 2 LIP precisa infatti 

che i liquidatori rispondono soltanto dei crediti d’imposta (cfr. art. 4 LIP), 

degli interessi (cfr. art. 16 cpv. 2 LIP) e delle spese (cfr. art. 44 cpv. 2 LIP) 

che sorgono, che sono fatti valere dall’autorità o scadono sotto la loro 

gestione (cfr. sentenze del TF 2C_806/2013 del 24 marzo 2014 

consid. 3.4; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid 5.1; 2A.342/2005 

del 9 maggio 2006 consid. 4.2 con rinvii; sentenze del TAF A-5786/2012 

del 7 agosto 2013 considd. 2.4.1 e 2.6.2; A-3624/2012 del 7 maggio 2013 

consid. 5.1; MEISTER, VStG-Kommentar, n. 21 ad art. 15 LIP; BÉGUELIN, 

op. cit., pag. 546; DANON, op. cit., n. 29). Secondo la prassi del Tribunale 

federale, è sufficiente che una di queste tre fattispecie sia adempiuta per 

far scattare la responsabilità solidale ai sensi dell’art. 15 LIP (cfr. sentenze 

del TF 2C_806/2013 del 24 marzo 2014 consid. 3.4; 2C_499/2011 del 

9 luglio 2012 consid. 7.3 con rinvii; 2C_868/2010 del 19 aprile 2011 

consid. 3.2 con rinvii).  

Di fatto, i liquidatori rispondono anche dei crediti d’imposta preventiva sorti 

prima della loro entrata in funzione in detta qualità, che però non sono 

ancora stati pagati, a condizione che l’autorità fiscale li abbia fatti valere 

sotto la loro gestione (cfr. sentenze del TF 2C_806/2013 del 24 marzo 

2014 consid. 3.4; 2C_868/2010 del 19 aprile 2011 consid. 3.2; MEISTER, 

VStG-Kommentar, n. 21 ad art. 15 LIP; BÉGUELIN, op. cit., pag. 546; 

DANON, op. cit., n. 29). Decisivo è dunque la data alla quale è iniziata la 

liquidazione. Non è tuttavia necessario che detta data figuri a registro di 

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Pagina 17 

commercio (cfr. sentenza del TF 2C_806/2013 del 24 marzo 2014 

consid. 3.4 con rinvii; BÉGUELIN, op. cit., pag. 545). 

3.3.6 La responsabilità solidale ex art. 15 cpv. 1 lett. a LIP si estingue se il 

liquidatore comprova d’aver fatto tutto quanto era in suo potere per giun-

gere all’accertamento e all’adempimento del credito fiscale (cfr. art. 15 

cpv. 2 LIP). Su questo punto la legge istituisce quindi un’eccezione e 

conferisce al liquidatore la possibilità di fornire a suo discarico una prova 

liberatoria (« Exkulpationsbeweis »). Secondo dottrina e giurisprudenza, 

questa prova sottostà tuttavia ad esigenze e condizioni più severe di quelle 

che sono stabilite invece dal diritto civile ed in particolare dall’art. 55 cpv. 1 

CO e dell’art. 56 cpv. 1 CO: il liquidatore non può infatti limitarsi ad adope-

rare tutta la diligenza richiesta dalle circostanze, ma deve fare invece tutto 

quanto ci si può attendere da lui non solo per poter stabilire l’estensione 

dell’obbligo fiscale, ma anche per giungere al suo adempimento, ovverosia 

in pratica per pagare l’imposta (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 

9 luglio 2012 consid. 7.3; 2C_408/2012 del 25 settembre 2012 consid. 5 

con rinvii; sentenze del TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.6.2; 

A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 5.4; A-831/2007 del 22 aprile 2010 

consid. 3.9 con rinvii; MEISTER, VStG-Kommentar, n. 26 ad art. 15 LIP).  

Ciò non significa tuttavia che, in casi di questa indole, si debba totalmente 

prescindere dalle particolarità del caso specifico. In effetti, se l’art. 15 cpv. 2 

LIP pone indubbiamente l’accento sulle possibilità soggettive del liquida-

tore, non si può comunque pretendere ch’egli intraprenda più di quanto le 

circostanze concrete obiettivamente esigono. Per addurre con successo la 

prova liberatoria, il liquidatore deve pertanto dimostrare d’aver agito con 

scienza, coscienza e determinazione, facendo tutto quello che si poteva 

ragionevolmente esigere nel caso specifico per giungere all’accertamento 

e all’adempimento del credito d’imposta e per salvaguardare in tal modo i 

diritti del fisco. Conformemente al senso e allo spirito della norma, l’autorità 

fiscale si mostrerà tuttavia tanto più esigente e rigorosa quanto più elevate 

saranno le sue qualifiche professionali, in particolare allorché il liquidatore 

risulta essere un professionista (avvocato, notaio, economista, perito con-

tabile, ecc.) che conosce i rapporti d’affari (cfr. DTF 106 Ib 375 consid. 2b 

con i numerosi rinvii; sentenze del TF 2C_108/2013 del 19 luglio 2013 con-

sid. 9; 2A.342/2005 del 9 maggio 2006 consid. 4.2 con rinvii; sentenze del 

TAF A-5786/2012 del 7 agosto 2013 consid. 2.6.3; A-3624/2012 del 

7 maggio 2013 consid. 5.4; A-831/2007 del 22 aprile 2010 consid. 3.9 con 

rinvii; MEISTER, VStG-Kommentar, n. 26 ad art. 15 LIP con rinvii; BÉGUELIN, 

op. cit., pag. 549 seg.). 

https://www.swisslex.ch/LawDetail.mvc/Show?normalizedReference=CH%2F642.21%2F15&SP=
https://www.swisslex.ch/LawDetail.mvc/Show?normalizedReference=CH%2F642.21%2F15&SP=
https://www.swisslex.ch/LawDetail.mvc/Show?normalizedReference=CH%2F642.21%2F15&SP=
https://www.swisslex.ch/LawDetail.mvc/Show?normalizedReference=CH%2F220%2F56&SP=
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=imposta+preventiva&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F116-IB-367%3Ait&number_of_ranks=0#page375

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Pagina 18 

4.  

Innanzitutto, occorre stabilire se nel caso in esame si è in presenza o meno 

di una liquidazione di fatto. In tale contesto, se accertata, occorrerà altresì 

stabilire l’inizio e la fine della liquidazione di fatto. 

4.1 Qui di seguito, verrà dapprima richiamato quanto sancito dall’autorità 

inferiore e quanto contestato dal ricorrente in precedenza. 

4.1.1 Con decisione del 6 maggio 2011 (cfr. atto n. 13 dell’incarto prodotto 

dall’AFC [di seguito: inc. AFC]), l’AFC ha inizialmente ritenuto che poiché 

nel 2001 la società contribuente non avrebbe esercitato alcuna attività e 

per gli anni successivi non sarebbe stato possibile né determinare la sua 

attività effettiva, né giustificare i suoi costi, l’agire della società andava 

qualificato come un processo globale di liquidazione iniziato nel 2001 e 

finito nel 2004 (cfr. citata decisione, consid. 5.3).  

Con reclamo 8 giugno 2011, il ricorrente aveva contestato l’inizio della liqui-

dazione di fatto al 1° gennaio 2001, affermando che la stessa non poteva 

avere iniziato prima del 1° gennaio 2005 (cfr. atto n. 14 dell’inc. AFC, 

pag. 4 seg.). Considerando la decisione del 6 maggio 2011 come cresciuta 

in giudicato nei confronti del ricorrente, con decisione su reclamo del 

13 giugno 2012, l’AFC aveva in un primo tempo considerato come 

acquisito l’inizio della liquidazione di fatto al 1° gennaio 2001 (cfr. atto n. 15 

dell’inc. AFC, consid. 6 sub in fatto). 

4.1.2 Nella decisione qui impugnata, l’AFC ha poi rivalutato la sua analisi 

tenendo conto di quanto censurato dal ricorrente con reclamo 8 giugno 

2011, giungendo alla conclusione che invero la liquidazione di fatto 

sarebbe iniziata al 1° gennaio 2005 anziché al 1° gennaio 2001.  

Più nel dettaglio, l’AFC ha sottolineato che il caso della società 

contribuente non rappresenterebbe una fattispecie classica di liquidazione 

di fatto, la stessa non avendo alienato alcun attivo. Detta società avrebbe 

solo un attivo di rilevanza, ossia i brevetti di 70'000 franchi. Trattandosi di 

una società di rifatturazione, essa non avrebbe bisogno di attivi, né di 

risorse particolari per svolgere la sua attività ordinaria, consistente 

nell’acquisizione di prestazioni da trasferire a terzi, in cambio di 

commissioni (cfr. decisione impugnata, consid. 3.2.2). Essa ha poi ritenuto 

che nel 2001 la società non avrebbe praticamente avuto attività economica, 

così come si evincerebbe dal conto economico. Tuttavia, poiché dal 2002, 

le voci « Acquisti » e « Vendite » sarebbero nuovamente presenti nella 

contabilità, essa ha ritenuto che l’interruzione di un anno dell’attività 

A-5691/2015 

Pagina 19 

societaria non poteva essere considerata una cessazione ai sensi della 

liquidazione di fatto. L’attività ripresa nel 2002 sarebbe la medesima di 

quella effettuata prima dell’interruzione e sarebbe proseguita invariata per 

almeno 3 anni. Non potendo affermare che negli anni 2001-2004 abbia 

avuto luogo una liquidazione di fatto, l’AFC ha dunque sancito che le 

riprese fiscali da lei effettuate con decisione 6 maggio 2011 non possono 

essere qualificate come eccedenze di liquidazione, bensì di semplici 

prestazioni valutabili in denaro (cfr. decisione impugnata, consid. 3.2.3). 

A mente dell’AFC, il processo della liquidazione di fatto sarebbe invero 

iniziato il 1°gennaio 2005 e non ancora terminato. Dall’analisi degli anni 

successivi, l’AFC ha indicato che se il bilancio al 31 dicembre 2004 

presenterebbe degli « Acquisti » di 132'766.80 franchi e delle « Vendite » 

di 144'073.28 franchi, il bilancio al 31 dicembre 2005 mostrerebbe solo un 

importo di 8'951.74 franchi a titolo di « Vendite », le quali per stessa ammis-

sione del ricorrente si riferirebbero a dei mandati dell’anno precedente, 

come risulterebbe dai giustificativi contabili del 2005. Dal 2006 non sareb-

bero più stati contabilizzati né degli acquisti, né delle vendite e l’attività 

della società contribuente non sarebbe mai più ripresa. L’AFC sottolinea 

poi che lo stesso ricorrente avrebbe affermato in sede d’interrogatorio 

dinanzi alla DAPI, alla presenza del suo patrocinatore, che dal 2005 la 

società non ha più avuto attività (cfr. processo verbale d’interrogatorio 

DAPI del 2 febbraio 2010, pag. 7 di cui all’atto n. 6 dell’inc. AFC; decisione 

impugnata, consid. 3.2.4). 

4.1.3 Nel proprio ricorso 14 settembre 2015 il ricorrente contesta che la 

liquidazione di fatto sia iniziata il 1° gennaio 2005. Egli sostiene infatti che 

dai bilanci della società contribuente risulterebbe che dal 2005 in avanti, 

nel periodo in questione, la stessa non avrebbe compiuto alcun atto volto 

alla realizzazione/liquidazione dei propri attivi con relativa distribuzione agli 

azionisti, ma anzi non avrebbe neppure proceduto al pagamento di alcune 

fatture scoperte in Euro, in attesa che l’attività futura rendesse disponibile 

la necessaria liquidità. La società si sarebbe temporaneamente inattivata, 

ma non avrebbe ancora compiuto alcun atto di disposizione sul patrimonio 

riconducibile ad un’attività di liquidazione. L’accantonamento definitivo di 

qualsiasi prospettiva di riavvio dell’attività societaria sarebbe intervenuta a 

seguito della verifica fiscale iniziata nel 2008 e soprattutto con l’avvio delle 

procedure amministrative e amministrative penali nei confronti della 

società e del ricorrente nel 2010: sarebbe in quel momento che l’azionista 

si sarebbe dileguato interrompendo qualsiasi contatto con il ricorrente. La 

data d’inizio della liquidazione di fatto, sempre che essa abbia avuto inizio, 

non andrebbe dunque posta prima del 2010 (cfr. ricorso, pag. 5 seg.). 

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Pagina 20 

4.2 Ciò premesso, il Tribunale rileva dapprima quanto segue. 

4.2.1 Innanzitutto, è qui doveroso constatare come da un’analisi 

approfondita del registro di commercio risulti che la società contribuente è 

stata formalmente radiata il 12 agosto 2016, a seguito del suo scioglimento 

e della sua liquidazione in via di fallimento ordinata con decreto 12 febbraio 

2016 dalla Pretura del Distretto di X._______ (cfr. relativo estratto RC), 

sicché la stessa non esiste più. Se non vi è dubbio alcuno circa l’avvenuta 

liquidazione formale della predetta società ai sensi della legge federale 

dell’11 aprile 1889 sulla esecuzione sul fallimento (LEF, RS 281.1), rimane 

ancora da stabilire se in concreto vi è stata una liquidazione di fatto iniziata 

ben prima dello scioglimento pronunciato dalla Pretura del Distretto di 

X._______. La sussistenza di una liquidazione ordinaria non esclude infatti 

il riconoscimento di una liquidazione di fatto, quest’ultima potendo interve-

nire anche anteriormente alla prima. Allo stesso modo, una liquidazione 

ordinaria non implica automaticamente una liquidazione di fatto. 

4.2.2 Orbene, per stabilire la sussistenza o meno di una liquidazione di 

fatto, occorre ora esaminare i bilanci e i conti economici della società contri-

buente per gli anni 2000-2010 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC), nonché i relativi 

giustificativi. Sennonché, nel caso che qui ci occupa, i relativi giustificativi 

sono stati prodotti dall’autorità inferiore in maniera incompleta e soltanto 

per gli anni 2002-2006 (cfr. atti n. 8-12 dell’inc. AFC), benché la stessa sia 

stata invitata dal Tribunale a produrre l’incarto completo – ossia tutti gli atti 

pertinenti – con ordinanza 24 settembre 2015. In tali circostanze, per il 

Tribunale non risulta possibile effettuare un controllo approfondito delle 

varie posizioni contenute nei bilanci e nei conti economici della società 

contribuente. In tale evenienza, le constatazioni del Tribunale si baseranno 

pertanto sui soli atti in suo possesso. 

In detta analisi, va tenuto conto della particolare attività commerciale svolta 

dalla società contribuente, che – come sottolineato dall’autorità inferiore e 

non contestato dal ricorrente – all’epoca consisteva principalmente nella 

ricerca e lo sviluppo nell’ambito della farmaceutica, nonché nella rifattu-

razione di prestazioni effettuate all’estero, a dei clienti esteri. Trattandosi in 

sostanza di una cosiddetta « società di rifatturazione », la società non 

necessitava a priori di attivi fissi (personale, macchinari, immobili, ecc.) e 

neppure di risorse particolari per svolgere la propria attività ordinaria, così 

come indicato dall’autorità inferiore (cfr. sentenza impugnata, con-

sid. 3.2.2). In tale particolare contesto, non sorprende affatto il Tribunale 

che in tutti i bilanci della società contribuente figuri per il periodo dal 

1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 un unico attivo rilevante costituito da 

A-5691/2015 

Pagina 21 

dei « brevetti », di natura non meglio precisata, dell’importo di 

70'868.10 franchi. Visto lo scopo sociale della società contribuente, non è 

neppure una sorpresa che la stessa, oltre al brevetto, non possegga che 

attivi circolanti (ovvero le voci: Banca dello Stato CHF, Banca dello Stato 

EURO, Titoli, Debitori e Debitori AFC). La natura dell’attività della società 

contribuente spiega altresì per quale motivo i maggiori movimenti da lei 

registrati nei suoi conti economici figurano sotto le voci « Acquisti » e 

« Vendite », voci poi gradualmente scomparse a partire dal 1° gennaio 

2005, momento al quale la società contribuente ha iniziato a registrare solo 

delle perdite d’esercizio (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC).  

4.3 Fatte le necessarie premesse, per quanto concerne gli anni 2000-2005 

il Tribunale rileva quanto segue.  

Da un esame approfondito dei bilanci e dei conti economici della società 

contribuente degli anni 2000 – 2005 risulta che, se vi è stata un’interruzio-

ne della sua attività economica nel 2001 – la società non avendo registrato 

né degli « Acquisti », né delle « Vendite » e avendo subito una perdita 

d’esercizio di 5'202.78 franchi – apparentemente detta attività è stata da lei 

ripresa nel 2002. Indizio di tale evenienza è data dalla registrazione di utili 

di esercizio dal 2002 fino al 2005. In tale contesto, si deve dunque ritenere 

che è a giusta ragione che l’autorità inferiore ha riconsiderato la sua 

precedente decisione del 6 maggio 2011 e ritenuto l’insussistenza di una 

liquidazione di fatto nel 2001, procedendo a delle riprese fiscali a titolo di 

prestazioni valutabili in denaro. Nella misura in cui detto punto della 

decisione impugnata non risulta qui contestato dal ricorrente, il Tribunale 

non intravvede alcun valido motivo per discostarsi dalla stessa, sicché vi è 

luogo di confermarla, senza bisogno di approfondire ulteriormente la 

questione (cfr. consid. 2.2 del presente giudizio). 

4.4 Per quanto concerne gli anni 2005-2010, come verrà esposto qui di 

seguito dal Tribunale, la situazione risulta invece più complessa, la 

liquidazione di fatto essendo stata fissata dall’autorità inferiore proprio ad 

inizio 2005 e tale punto essendo qui controverso, tenuto conto in 

particolare della costante giurisprudenza del Tribunale federale.  

4.4.1 Dall’analisi del conto economico per l’anno 2005, risulta che la 

società contribuente ha registrato soltanto un importo di 8'951.74 franchi 

sotto la voce « Vendite », ma nessun importo sotto la voce « Acquisti » 

(cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC). L’analisi dei conti economici degli anni succes-

sivi rivela poi che dal 2006 e sino al 2010, la società non ha più registrato 

alcun importo né per la voce « Vendite », né per la voce « Acquisti », bensì 

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Pagina 22 

unicamente delle perdite d’esercizio costanti: 4'152.70 franchi nel 2006, 

3'627.22 franchi nel 2007, 6'761.89 franchi nel 2008, 4'433.71 franchi nel 

2009 e 72'194.93 franchi nel 2010. Come ritenuto dall’autorità inferiore, 

tenuto conto della natura delle attività della società contribuente 

(cfr. consid. 4.2.2 del presente giudizio), tali circostanze lasciano pensare 

che la stessa abbia di fatto improvvisamente interrotto – o perlomeno 

sospeso a tempo indeterminato – ogni tipo di attività a partire dal 2005 

(cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC). Nulla agli atti lascia infatti intravvedere una 

qualsiasi ripresa dell’attività commerciale, tant’è vero che il ricorrente non 

ha prodotto alcun documento attestante tale evenienza.  

4.4.2 Il 2 febbraio 2010 dinanzi alla DAPI, il ricorrente ha peraltro 

confermato che dal 2005 la società contribuente non ha più praticamente 

avuto attività commerciale (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 7). Certo, il 

ricorrente ha anche dichiarato che la società stava vagliando le possibilità 

per riprendersi economicamente, tuttavia nulla agli atti mostra i segni di 

una tale ripresa economica. Al contrario. Nel suo stesso reclamo 8 giugno 

2011, il ricorrente aveva infatti dichiarato che se andava ritenuta la 

sussistenza di una liquidazione di fatto la stessa non poteva avere iniziato 

prima del 1° dicembre 2005. Ora, nel suo ricorso 14 settembre 2015 il 

ricorrente dichiara che l’inizio della liquidazione di fatto non può avere 

avuto inizio prima del 1° dicembre 2010, ciò che contraddice chiaramente 

le sue precedenti dichiarazioni e appare pertanto alquanto poco credibile. 

Peraltro, il ricorrente non ha prodotto alcun documento attestante – o 

perlomeno rendente plausibile – una qualsiasi ripresa economica della 

società contribuente a partire da gennaio 2006. 

4.4.3 Sennonché, dall’esame dei bilanci e dei conti economici della società 

contribuente non risulta alcun atto qualificabile di « atto di liquidazione di 

fatto » ai sensi della giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale, nella 

misura in cui gli attivi della società – che si ricorda sono composti da attivi 

circolanti e nessun attivo fisso o rilevante importante, eccezion fatta per i 

brevetti – non sono stati realizzati o alienati: i movimenti registrati nei 

bilanci, per quanto verificabili dal Tribunale, risultano piuttosto costanti, 

tant’è che nessuna voce risulta essere sparita o diminuita drasticamente a 

bilancio e tanto meno nei conti economici della società contribuente. In 

particolare, è qui doveroso constatare come l’unico attivo rilevante 

costituito dai brevetti – a prescindere dalla questione a sapere se si tratti di 

un « non-valeur », circostanza che qui può rimanere aperta – ammortizzato 

nel bilancio e nel conto economico per l’anno 2010, non risulti essere stato 

realizzato, né ceduto a terzi. Di conseguenza, non sussiste neppure un 

qualsiasi ricavato distribuito in una maniera o nell’altra agli azionisti, tale 

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Pagina 23 

da svuotare la società della propria sostanza economica (cfr. consid. 3.1.4 

del presente giudizio). Non è neppure possibile ritenere che la società 

contribuente sia stata svuotata a tal punto dal rendere impossibile le sue 

attività commerciali ordinarie, non essendo ravvisabile alcun atto in tal 

senso (cfr. consid. 3.1.4 del presente giudizio).  

Ma vi è di più. Benché il Tribunale abbia espressamente invitato l’AFC a 

produrre l’incarto completo – e dunque anche tutti i giustificativi pertinenti 

– con ordinanza 24 settembre 2015, lo stesso non dispone di tutti i 

giustificativi, sicché si trova impossibilitato dal verificare le uscite e le 

entrate della società contribuente, sicché non è in grado di stabilire né la 

natura degli attivi e passivi della società contribuente, né la natura dei 

movimenti registrati sui conti a lei intestati, rispettivamente se il suo 

patrimonio è stato distribuito a terzi o ai suoi azionari tra il 2000 e il 2010. 

Orbene, per quanto verificabile dal Tribunale, i movimenti registrati per le 

voci « Creditori » e « Debitori » non lasciano presagire alcuna manovra 

volta a svuotare la società. Dall’analisi dei giustificativi prodotti per gli anni 

2004, 2005 e 2006 (cfr. atti n. 8-12 dell’inc. AFC) in maniera parziale risulta 

infatti che le uscite di liquidità sono state apparentemente compensate con 

delle entrate di liquidità. Gli importi registrati nei bilanci sotto le voci 

« Creditori » e « Debitori » non risultano poi avere subito dei drastici 

cambiamenti, tali da lasciar pensare che di fatto la società contribuente sia 

stata privata della sua sostanza liquida (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC). 

4.4.4 In tali circostanze, benché di fatto tutto lasci presagire che la società 

contribuente abbia effettivamente cessato ogni attività economica a partire 

dal 1° gennaio 2005, tuttavia la sua particolare situazione non rientra nella 

definizione di « liquidazione di fatto » ai sensi della giurisprudenza del 

Tribunale federale (cfr. consid. 3.1.4 del presente giudizio). Certo, la situa-

zione della società contribuente non è chiara e l’assenza quasi completa 

di giustificativi rende difficile il suo esame: la natura dei brevetti è ignota e 

il loro ammortamento pone qualche quesito; le posizioni presenti nei bilanci 

e nei conti economici, difficilmente controllabili, non risultano a priori essere 

debitamente giustificate. Non è neppure chiaro il ruolo del ricorrente e 

dell’azionista maggioritario all’interno della società contribuente, la natura 

dei movimenti di capitali sotto le voci « Creditori » e « Debitori » non 

essendo nota. Che la situazione della società contribuente è poco chiara, 

trova altresì riscontro alla luce delle stesse decisioni dell’autorità inferiore 

(cfr. consid. 4.1.2 seg. del presente giudizio), ove quest’ultima ha chiara-

mente avuto difficoltà sia a stabilire l’ipotetica data d’inizio della liquida-

zione di fatto (dapprima fissata al 1° gennaio 2001, per poi ritenere che 

invero avrebbe avuto inizio al 1° gennaio 2005), che la natura stessa dei 

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Pagina 24 

controversi brevetti (dapprima « non-valeur », per poi ritenere che si 

trattava di brevetti con valore nominale di 70'000 franchi), nella misura in 

cui nella decisione impugnata ha riconsiderato totalmente quanto da lei 

sancito nella precedente decisione su reclamo del 13 giugno 2012 e nella 

decisione d’imposizione del 6 maggio 2011. Ciò precisato, tali elementi non 

sono tuttavia di per sé sufficienti per ritenere la sussistenza di una liquida-

zione di fatto. Ritenere il contrario, condurrebbe infatti il Tribunale ad 

elargire l’attuale campo d’applicazione delle situazioni ricadenti sotto il 

concetto di liquidazione di fatto e dunque ad una modifica della giurispru-

denza istituita dal Tribunale federale. Sennonché, tenuto altresì conto dei 

punti ancora poco chiari per quanto concerne la situazione della società 

contribuente, nel caso che qui ci occupa il Tribunale non intravvede alcun 

valido motivo per discostarsi dalla giurisprudenza del Tribunale federale. 

4.5 In definitiva, si deve dunque ritenere che – per quanto verificabile – la 

società contribuente non si è mai trovata in liquidazione di fatto tra il 2000 

e il 2010. Di conseguenza, già per questo motivo si deve ritenere che non 

sussistono i presupposti alla base della responsabilità solidale ai sensi 

dell’art. 15 cpv. 1 LIP, senza che vi sia bisogno di esaminare ulteriormente 

la presente causa (cfr. consid. 3.3 del presente giudizio). Ne discende che 

la decisione impugnata va qui integralmente annullata, con conseguente 

accoglimento del ricorso del ricorrente. 

5.  

Visto l’esito della procedura, nessuna spesa processuale è messa a carico 

del ricorrente e dell’autorità inferiore (cfr. art. 63 PA). Alla crescita in 

giudicato del presente giudizio, l’anticipo spese di 6'000 franchi versato a 

suo tempo dal ricorrente gli verrà pertanto restituito, previa sua indicazione 

delle coordinate bancarie e postali sulle quali effettuare il versamento. 

Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l’art. 7 cpv. 1 del regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (TS-TAF, RS 173.320.2), se ammette il 

ricorso, l’autorità giudicante assegna al ricorrente un’indennità per le spese 

che ha sopportato. Lo scrivente Tribunale può statuire d’ufficio in merito 

alle ripetibili in base alla nota d’onorario del patrocinatore, ove esiste, 

nonché sugli atti e di regola senza dover procedere con una motivazione 

circostanziata (cfr. art. 10 segg. TS-TAF). 

In concreto, tenuto conto degli atti della causa e del fatto che il ricorrente 

ha agito nella presente procedura facendosi assistere da un legale iscritto 

A-5691/2015 

Pagina 25 

nel registro degli avvocati del Cantone Ticino, la concessione di un’inden-

nità per spese ripetibili appare qui giustificata e viene fissata a 6'000 fran-

chi. Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo dovrà 

essere versato al ricorrente dall’autorità inferiore, qui parte soccombente. 

 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è integralmente accolto. Di conseguenza, la decisione su reclamo 

del 21 luglio 2015 dell’autorità inferiore è annullata. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. Alla crescita in giudicato della 

presente sentenza, l’anticipo spese di 6'000 franchi versato a suo tempo 

dal ricorrente, gli verrà restituito previa sua indicazione delle sue coordinate 

bancarie o postali sulle quali effettuare il versamento.  

3.  

Ad avvenuta crescita in giudicato del presente giudizio, l’autorità inferiore 

corrisponderà al ricorrente l’importo di 6'000 franchi a titolo di indennità di 

ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

(i rimedi giuridici sono indicati alla pagina seguente) 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Michael Beusch Sara Friedli 

 

  

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Pagina 26 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: