# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c79172d2-886b-5d8a-a6ff-3ad6e0ec82c2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-07-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.07.2008 B-7816/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-7816-2006_2008-07-10.pdf

## Full Text

Corte II
B-7816/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 0  l u g l i o  2 0 0 8

Giudici Francesco Brentani (presidente del collegio), 
Bernard Maitre, David Aschmann, 
cancelliere Corrado Bergomi.

X._______ SA, via Cantonale, casella postale, 
6705 Cresciano,
patrocinata dall'avv. Carlo Brusatori, 
via Mulino Rosso 10, casella postale 145, 6517 Arbedo,
ricorrente,

contro

Segreteria di Stato dell'economia SECO, Mercato del 
lavoro / Assicurazione contro la disoccupazione, 
Effingerstrasse 31, 3003 Berna,
autorità inferiore
Assicurazione contro la disoccupazione.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

B-7816/2006

Fatti:

A.
La  ditta  X._______  SA  con  sede  a  C._______  ha  come  scopo 
- conformemente all'estratto del registro di commercio - "l'esercizio di 
cave di granito; l'estrazione, la lavorazione; il trasporto e il commercio 
di  granito  e  di  ogni  altra  pietra  naturale;  nonché  l'esercizio  di 
un'impresa di costruzioni, di un ufficio tecnico e l'esecuzione di scavi 
meccanici; il compimento di tutti gli affari che sono in rapporto diretto o 
indiretto  con  questo  scopo  e  la  partecipazione  ad  altre  imprese  in 
Svizzera o all'estero.". 

B.
Con decisioni del 16 febbraio 2004, 11 marzo 2005 e 9 marzo 2006 la 
Sezione del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia della 
Repubblica  e  Cantone  Ticino  ha  autorizzato  il  pagamento  delle 
indennità per intemperie relative ai mesi di gennaio del 2004, 2005 e 
2006 in favore della ricorrente in qualità di datore di lavoro.

C.  
Il  23  ottobre  2006  la  Segreteria  di  Stato  dell'economia  SECO  (di 
seguito:  SECO)  ha  eseguito  presso  la  ricorrente  il  controllo 
concernente  il  diritto  alle  indennità  per  perdite  di  lavoro  dovute  ad 
intemperie  e  indennità  per  lavoro  ridotto  durante  i  mesi  di  gennaio 
2004, 2005 e 2006.

Con decisione del  7  novembre 2006 la  SECO ha ordinato alla  ditta 
X._______. SA la restituzione di un importo di fr. 24'589.10 a titolo di 
prestazioni  indebite.  Essa  ha  dapprima  rilevato  che  nel  periodo  di 
controllo  non è stato possibile  verificare la  realtà  e l'ampiezza delle 
ore perse dovute ad intemperie riguardanti  il  signor G._______. Per 
questo dipendente il datore di lavoro non ha potuto presentare alcun 
documento adeguato di registrazione del tempo di lavoro menzionante 
tra  l'altro  le  ore  effettuate  (comprese  le  ore  supplementari  e  gli 
straordinari), le ore perse per intemperie (mezza giornata, giornata) od 
altri motivi. Per il signor G._______ non poteva di conseguenza essere 
riconosciuto il diritto all'indennità. La SECO ha inoltre ritenuto che, per 
quanto attiene ai dipendenti T._______ e E._______, nel gennaio 2006 
la cassa ha indennizzato i due dipendenti ciascuno per una perdita di 
lavoro  di  168 ore,  mentre  secondo  la  relazione  delle  ore  perse  per 
intemperie e del rilevamento mensile delle presenze, le ore perse per 

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intemperie erano rispettivamente di 112 ore per il signor T._______ e 
di  152  ore  per  il  signor  E._______. Di  conseguenza  la  SECO  ha 
provveduto  a  correggere  le  ore  lavorate  e  le  ore  perse figuranti  sul 
conteggio del gennaio 2006.

Contro  la  decisione  menzionata  la  ditta  X._______  SA ha  sollevato 
opposizione  in  data  22  novembre  2006.  Essa  ha  in  sostanza 
riconosciuto la decisione di restituzione per quanto riguarda gli importi 
relativi  ai  dipendenti  T._______ e E._______,  in  quanto  la  Cassa di 
disoccupazione  le  aveva  versato  un  importo  maggiore  di  quanto 
richiesto.  La  X.______  SA  ha  tuttavia  formalmente  contestato  la 
decisione della SECO per quanto concerne il dipendente G._______. 
Nella sua motivazione essa ha addotto che egli lavora per la maggior 
parte del suo tempo in cava e in laboratorio, dunque la sua attività è 
strettamente  dipendente  dal  lavoro  degli  operai.  Se  le  condizioni 
metereologiche  non  consentono  l'attività  degli  operai,  nemmeno  lui 
può lavorare,  e da questa circostanza si  deduce la perdita  di  lavoro 
dovuta ad intemperie. Essa ha osservato che il signor G._______ è un 
dipendente a salario mensile e che a suo avviso la rilevazione delle 
sue ore di lavoro non è importante, poiché egli è praticamente sempre 
presente  in  ditta.  Un  controllo  delle  ore  perse  per  intemperie  viene 
tenuto con il formulario "rapporto sulle ore perse", dove figurano tutte 
le  ore  perse,  con  le  assenze  pagate  e  non  pagate,  che  lo  stesso 
dipendente ha firmato. Il periodo di intemperie comprende tutto il mese 
di gennaio, a causa della neve e del gelo, non si tratta quindi di singole 
assenze  durante  tutto  l'anno,  dovute  magari  alla  pioggia,  dove  la 
rilevazione  del  tempo  potrebbe  essere  più  importante. Infine  la 
X._______  SA ritiene  che  una  tale  mancanza  non  è  sufficiente  per 
giustificare la domanda di  restituzione dell'indennità. A suo avviso la 
SECO  è  incorsa  in  un  formalismo  eccessivo  e  ingiustificato, 
considerato che prima d'ora non erano stati effettuati controlli da parte 
dell'ispettore  del  SECO e che quest'ultimo non aveva indicato come 
tenere  la  rilevazione  del  tempo  di  lavoro  nel  caso  specifico. La 
X._______ SA si appella alla buona fede della ditta.

Con decisione del 6 dicembre 2006 la SECO ha respinto l'opposizione 
del 22 novembre 2006. Essa osserva in sostanza che al momento in 
cui  è  stato  effettuato  il  controllo  da  parte  dell'ispettore  della  SECO 
l'azienda non  disponeva  di  un  sistema  di  rilevamento  dell'orario  di 
lavoro per il dipendente G._______. Per la SECO l'instaurazione di un 
tale  sistema  è  imperativa  per  l'insieme  del  personale  e  più 

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particolarmente per gli aventi diritto all'indennità. Detta esigenza figura 
del  resto  nell'opuscolo  INFO-IPI,  nonché  sul  formulario  "Domanda 
d'indennità  per  intemperie"  consegnato  ai  datori  di  lavoro. 
Conseguentemente l'azienda non può prevalersi della sua ignoranza in 
merito all'esistenza di un tale obbligo. A mente della SECO l'esigenza 
del rilevamento delle ore per il dipendente G._______ non può essere 
qualificata  come formalismo eccessivo,  bensì  rappresenta  una  delle 
condizioni  imperative  per  l'erogazione  delle  prestazioni  in  caso  di 
intemperie. Infatti,  i  lavoratori la cui perdita di lavoro non può essere 
determinata  o  il  cui  orario  di  lavoro  non  è  sufficientemente 
controllabile,  non  hanno  diritto  all'indennità.  È  quindi  indispensabile 
che il datore di lavoro preveda un sistema di controllo individuale alle 
presenze. La SECO ha preso atto della decisione del 26 marzo 2003 
emessa  dalla  Sezione  del  lavoro  di  Bellinzona,  secondo  la  quale  il 
"signor G.________ è occupato in ufficio durante circa il 30 per cento 
del  suo  tempo  di  lavoro,  mentre  per  il  rimanente  70  per  cento  è 
occupato all'esterno.". Infine la SECO fa presente  che l'esame della 
buona fede e delle  gravi  difficoltà  verrà effettuato  nell'ambito di  una 
domanda di condono. 

D.  
Contro  questa  decisione  della  SECO  la  X._______  SA  (di  seguito: 
ricorrente) è insorta con ricorso del 21 dicembre 2006 presso l'allora 
competente  Commissione  di  ricorso  DFE.  La  ricorrente  postula 
l'accoglimento  del  ricorso  e  l'annullamento  integrale  della  decisione 
impugnata, protestate spese e ripetibili. Essa postula inoltre "il  rinvio 
dell'incarto  alla  SECO  per  il  calcolo  degli  importi  da  restituire  in 
rapporto alle indennità versate ai dipendenti T._______ e E._______, 
mentre  per  il  dipendente  G._______  non  si  fa  luogo  a  nessuna 
restituzione.".  In  primo  luogo  la  ricorrente  è  d'accordo  con  la 
restituzione  degli  importi  in  eccesso  versati  erroneamente  ai 
dipendenti T._______ e E._______. Secondo i suoi calcoli l'importo da 
rimborsare  ammonterebbe  a  fr. 1'453,18.  In  secondo  luogo  essa 
contesta nuovamente la restituzione dei contributi per quanto attiene al 
dipendente  G._______.  Quest'ultimo  percepisce  un  salario  mensile, 
per cui la ricorrente aveva ritenuto che non fosse tenuta a stilare una 
rilevazione ad hoc delle ore di lavoro, considerato che egli è sempre 
presente  in  ditta.  Per  la  ricorrente  l'aver  omesso  di  allestire  il 
rilevamento  rappresenta  una  semplice  omissione  formale,  tanto  più 
che  i  risultati  possono  comunque  essere  stabiliti  in  base  alla 
documentazione già presente presso la ricorrente e ai dati atmosferici 

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noti  alla  SECO.  La  ricorrente  sostiene  che  l'attività  del  signor 
G._______ è legata al lavoro degli altri operai; infatti egli la svolge in 
gran parte all'aperto, in cava, e in laboratorio. Anche il lavoro d'ufficio è 
sempre svolto in funzione della preparazione del lavoro in cava e sul 
materiale  estratto;  in  particolare  egli  elabora  ordinazioni,  rapporti  di 
cantiere sull'avanzamento dei lavori, prepara il  piano di lavoro per la 
cava,  sia  per  operai  che  per  macchinari,  materiale,  ecc..  Se  le 
condizioni metereologiche non consentono il  lavoro degli  altri  operai, 
nemmeno  il  signor  G._______  può  svolgere  le  proprie  singole 
mansioni. A mente della ricorrente nel caso in esame tale circostanza 
trova  conferma  nel  fatto  che  i  periodi  dell'anno  per  i  quali  furono 
versate le indennità erano relativi ai mesi di gennaio, ossia al lasso di 
tempo nel quale a seguito del gelo e della neve non si può lavorare per 
l'intero mese. Vale a dire che anche l'intero lavoro di preparazione e di 
laboratorio non poteva essere eseguito. Nella decisione del 27 febbraio 
2003 della Cassa disoccupazione SEI fu accertato che il  dipendente 
G._______ è occupato all'interno per il 30%, mentre per il rimanente 
70% all'esterno. In assenza di un conteggio ad hoc delle ore di lavoro 
effettuate dal signor G._______, il calcolo può essere effettuato a titolo 
prudenziale  attribuendogli  un  numero  di  ore  di  lavoro  globali  pari  a 
quello dell'operaio che ne ha eseguito il maggior numero, dato che il 
signor G._______ giunge sempre sul posto di lavoro prima degli altri 
operai  a  cui  assegna  i  compiti  e  rientra  più  tardi  di  loro  dovendo 
controllare  il  lavoro  eseguito  e  la  situazione  generale  del  luogo  di 
lavoro. Per la ricorrente il minimo di ore attribuibili al signor G._______ 
è  determinabile  in  base  ai  calendari  di  lavoro. Le  contingenze 
atmosferiche  che  resero  indennizzabili  le  ore  notificate  erano 
ovviamente le  medesime per  tutti  gli  operai; questo elemento non è 
stato  comunque  posto  in  discussione  dalla  decisione  impugnata.  Il 
numero delle ore perse ed indennizzabili notificato era pertanto esatto.

Inoltre  la  ricorrente  rimprovera  alla  SECO  un  certo  eccesso  di 
formalismo, sia perché con i dati a disposizione si poteva già chiarire 
in  sede  di  controllo  che  le  ore  annunciate  per  il  signor  G._______ 
erano  quelle  effettivamente  perse,  sia  perché  in  via  subordinata, 
essendo  in  presenza  di  una  decisione  cresciuta  in  giudicato  della 
Cassa di  disoccupazione SEI,  la  SECO doveva riconoscere il  diritto 
all'indennità nella misura del 70% ed effettuare approfondimenti per il 
rimanente 30%. La ricorrente è dell'avviso che la SECO disponeva di 
ogni elemento di giudizio (situazione atmosferica dei mesi di gennaio, 
numero di ore perse dagli altri operai; numero di ore teorico per i mesi 

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di gennaio; genere di attività svolta dal dipendente G._______; quota 
attività esterna e al coperto; tutti i documenti elencati all'allegato C al 
ricorso). Per la ricorrente la SECO giudica in pratica che vi sia un solo 
sistema valido di  rilevamento dell'orario di  lavoro dei dipendenti. Ciò 
non  è  corretto  e  costituisce  un  eccesso  di  formalismo  e  un 
superamento del potere di apprezzamento, poiché le esigenze poste 
dalla SECO sono volte semplicemente a facilitare i  propri  controlli  e 
non sono indispensabili per la corretta applicazione della legge (LADI). 
Detta  legge  richiede  unicamente  che  la  perdita  di  lavoro  da 
indennizzare possa essere determinata e controllabile. Trattasi dunque 
di  evitare  abusi  e  non  di  rispettare  formalità.  L'art.  31  cpv. 3  LADI 
prescrive  unicamente  che  la  perdita  di  lavoro  deve  essere 
determinabile  e  il  tempo  di  lavoro  sufficientemente  controllabile.  A 
detta della ricorrente queste esigenze sono state da lei rispettate ed 
adempiute. 

La ricorrente precisa che dopo il controllo del 23 ottobre 2006 essa ha 
iniziato  ad  inserire  anche  le  ore  svolte  dal  dipendente  G.________ 
nella  distinta  giornaliera  in  modo  da  snellire  i  controlli  futuri. Data 
l'assenza  di  precedenti  controlli  e  la  particolarità  della  fattispecie, 
l'obbligo di  restituzione delle indennità con effetto retroattivo al  2004 
costituisce  un  onere  comunque  ingiustificato  e  una  penalità  per  la 
quale difetta la base legale.

A mente della ricorrente la decisione viola:

- la LADI, in quanto i relativi articoli sulla quale si basano le due decisioni del 
SECO non sono applicabili al caso di specie;

- l'art. 8 Cost (parità di trattamento), poiché non vi sono elementi soggettivi o 
oggettivi  che  fondino  un  diritto  ad  un  trattamento  differente  del  caso 
concernente  il  dipendente  G._______  rispetto  alla  situazione  dei  suoi 
collaboratori  e  poiché questa  disparità  di  trattamento tocca  direttamente la 
ricorrente medesima, quale oggetto delle sanzioni;

-  l'art. 27 Cost (libertà economica) poiché l'effetto economico dell'eventuale 
restituzione dell'importo reclamato dal SECO si ripercuoterà necessariamente 
sui prezzi della clientela, con effetto al rialzo, vista la necessità della ditta di 
assorbire la perdita, ciò che la svantaggerà sul mercato;

-  l'art.  29  Cost  (divieto  d'eccesso  di  formalismo)  in  quanto  l'assenza  del 
conteggio orario per attività svolta dal dipendente G._______ era innanzitutto 
determinato dal suo stipendio su base mensile e non oraria ed inoltre perché 
tale  assenza  può  comunque  essere  colmata  dagli  altri  dati  e  prove  a 
disposizione;
- l'art. 29  Cost  (arbitrio  e  abuso  del  potere  di  apprezzamento),  poiché  nel 
giudizio impugnato non sono stati tenuti in considerazione evidenti elementi di 

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giudizio  e  prove  materiali  e  la  valutazione  e  motivazione  è  avvenuta 
semplicemente  sulla  base  di  un  elemento  formale  del  tutto  secondario  ed 
irrilevante  nella  fattispecie,  data  la  presenza  di  criteri  di  giudizio  e  prove 
preponderanti; inoltre non è stato tenuto conto delle risultanze dei documenti 
G (decisione del  27 febbraio 2003 Cassa disoccupazione SEI),  e da H a O 
(calendari  di  lavoro 2004-2006 e relative approvazioni  degli  stessi  da parte 
della CPC) per quanto riguarda il dipendente G._______.

Per  questi  motivi  a  mente  della  ricorrente  si  è  in  presenza  di  un 
diniego materiale di giustizia.

E.
Nel dicembre 2006 la Commissione di ricorso DFE ha comunicato alla 
ricorrente di  trasmettere l'incarto al  Tribunale amministrativo federale 
per competenza. 

F.
Con  osservazioni  del  4  maggio  2007  la  SECO  (di  seguito:  autorità 
inferiore) propone di respingere il ricorso. L'autorità inferiore prende in 
primo  luogo  atto  che  nel  ricorso  viene  unicamente  contestato  il 
mancato  riconoscimento  del  diritto  all'indennità  per  intemperie  per 
quanto  concerne  l'impiegato  G._______  Inoltre  essa  menziona 
esplicitamente il diritto applicabile alla presente fattispecie (art. 42 cpv. 
3  LADI,  art.  31  cpv.  3  LADI,  art.  46b  cpv.  1  LADI  e  punto  7 
dell'opuscolo  "Indennità  per  intemperie"  e  punto  2  della  "Domanda 
indennità per intemperie", istruzioni per il conteggio). Conformemente 
alla giurisprudenza del Tribunale federale (DTA 2003 Nr. 29 pag. 258, 
DTA 2002 Nr. 37 pag. 254), l'argomento secondo cui la ditta non fosse 
ritenuta obbligata a tenere un controllo del tempo di lavoro, in quanto il 
dipendente G._______ percepisce un salario  mensile,  non regge ad 
un attento esame,  né tanto meno l'allegazione che questa esigenza 
sarebbe  da  qualificarsi  come  eccesso  di  formalismo,  in  quanto  il 
controllo del  tempo di  lavoro rappresenta una condizione essenziale 
del diritto alle indennità per intemperie. Per l'autorità inferiore non può 
nemmeno essere  invocata  la  pretesa  della  buona fede dell'azienda, 
poiché  l'autorità  di  sorveglianza  non  è  tenuta  ad  effettuare  controlli 
sistematici e regolari delle aziende. Essa è inoltre dell'avviso che non 
è possibile  basarsi  sui  calendari  di  lavoro aziendale,  né tanto meno 
sulle  ore  compiute  dagli  altri  operai,  in  quanto  l'attività  specifica 
dell'interessato  include  periodi  all'esterno  e  periodi  al  coperto. La 
decisione della Sezione del lavoro del 26 marzo 2003 che riconosce il 
diritto dell'interessato all'indennità, si limita a scartare l'ipotesi di una 
sua  posizione  influente  nella  società,  valutando  genericamente  la 
proporzione  di  attività  effettuata  all'esterno  e  al  coperto.  Essa  non 

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permette  però  di  definire  con  il  criterio  di  precisione  voluto  dal 
legislatore in quali giorni e in quali momenti l'interessato ha lavorato al 
coperto oppure no. Per l'autorità inferiore basta rilevare che se il fatto 
di  non poter  lavorare all'esterno impediva la preparazione del lavoro 
solitamente effettuata a coperto, ciò non permette di concludere alla 
totale perdita di lavoro a causa delle intemperie; il maltempo costringe 
ad esempio a rifare i  piani  di  lavoro, nonché a dover gestire i  ritardi 
delle  consegne  con  i  clienti,  attività  amministrativa  che  prende  un 
certo tempo, tempo che in casu non è determinabile.

L'autorità  inferiore  reputa  infondata  la  censura  dell'assenza  di  base 
legale. Nella sua prima decisione l'autorità inferiore ha menzionato a 
tutte  lettere  gli  art.  95  LADI  e  25 LPGA,  concernenti  la  restituzione 
delle prestazioni ricevute indebitamente.

Allo  stesso  modo  l'autorità  inferiore  definisce  ingiustificate  tutte  le 
censure  relative  alla  pretesa  violazione  dei  diritti  fondamentali. 
L'uguaglianza  di  trattamento  porta  solo  sulla  relazione  tra  l'autorità 
inferiore e il datore di lavoro e non tra i singoli impiegati dell'azienda. 
Una  disparità  di  trattamento  potrebbe  quindi  solo  intervenire   come 
minimo  tra  due  aziende  nella  medesima  situazione,  che  sarebbero 
trattate in modo diverso, il che non si presenta nel caso di specie. In 
merito al rimprovero della violazione della libertà economica, l'azienda 
non può appellarsi a questo diritto fondamentale, allorché ha subito un 
arricchimento  indebito.  A  titolo  abbondanziale  l'autorità  inferiore 
rimarca  che  l'ammontare  della  somma  da  restituire  non  è  tale  da 
mettere a repentaglio l'esistenza della stessa azienda, e che anche se 
ciò fosse, tale circostanza verrebbe esaminata al momento dell'inoltro 
di  un'eventuale  domanda  di  condono.  Infine  la  ricorrente  non  ha 
manifestamente dimostrato l'esistenza di arbitrio e di abuso del potere 
di apprezzamento.

G.
Con scritto  del  24  luglio  2007  la  ricorrente  rinucia  all'inoltro  di  una 
replica, rimanda alle argomentazioni contenute nel ricorso e contesta 
la motivazione dell'autorità inferiore formulata nelle osservazioni.

H.
Con scritto dell'11 dicembre 2007 il Tribunale amministrativo federale 
ha comunicato il trasferimento dell'incarto dalla Corte III alla Corte II. 

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I.
Ulteriori  fatti  ed  argomenti  addotti  dalle  parti  negli  scritti  verranno 
ripresi  nei  considerandi  qualora  risultino  decisivi  per  l'esito  della 
vertenza. 

Diritto:

1.
Giusta  l'art.  31  della  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del 
17 giugno 2005 (LTAF; RS 172.32) il Tribunale amministrativo federale 
giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art.  5  della  legge 
federale  del  20  dicembre  1968  sulla  procedura  amministrativa  (PA; 
RS 172.021),  a  meno  che  non  si  tratti  di  un'eccezione  ai  sensi 
dell'art. 32  LTAF. L'atto  impugnato  è  una  decisione  su  opposizione 
conformemente all'art. 5 cpv. 2 PA. Il  ricorso è ammissibile contro le 
decisioni  delle  autorità  inferiori  menzionate  all'art.  33  LTAF.  La 
Segreteria di Stato dell'economia (SECO) è un'autorità inferiore giusta 
l'art. 33 lett. d LTAF. Sulla base dell'art. 101 della legge federale del 25 
giugno 1982 sull'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e 
l'indennità  per  insolvenza  (Legge  sull'assicurazione  contro  la 
disoccupazione,  LADI,  RS  837.0)  le  decisioni  della  SECO  possono 
essere  impugnate  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale. 
Pertanto il  Tribunale amministrativo federale è competente a statuire 
sul presente ricorso.

La ricorrente è particolarmente toccata dalla decisione impugnata ed 
ha  un  interesse  degno  di  protezione  all'annullamento  o  alla 
modificazione della stessa (art. 48 lett. b e c PA; cfr. anche art. 59 della 
legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle 
assicurazioni sociali, LPGA, RS 830.1).

I  disposti  relativi  alla  rappresentazione,  al  termine  per  interporre 
ricorso, alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 11, 50 e 52 
cpv. 1 PA) sono parimenti adempiuti, così come sono osservate le altre 
condizioni di ricevibilità (art. 46 ss. PA).

Occorre quindi entrare nel merito del ricorso.

2.
Il  presente  ricorso  è  rivolto  contro  la  decisione  su  opposizione  del 
6 dicembre 2006, con cui l'autorità inferiore ha deciso la restituzione di 
fr. 24'589.10 a titolo di prestazioni indebite, da una parte poiché per il 

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dipendente G._________ non era stato possibile controllare in modo 
sufficiente  l'orario  di  lavoro,  dall'altra  poiché  erano  risultate  alcune 
incoerenze nel rapporto del mese di gennaio 2006 tra le ore perse a 
causa  delle  intemperie  indicate  dall'azienda  ed  il  rilevamento  del 
tempo di presenza dei dipendenti T._______ e E._______.

Nell'atto ricorsuale la ricorrente conferma che per il mese di gennaio 
2006 erano state versate indennità per una perdita di lavoro di 168 ore 
concernente i  lavoratori  T._______ e E._______, mentre sulla scorta 
dei  conteggi  allestiti  dalla  ricorrente  medesima  le  ore  perse 
effettivamente ammontavano per il dipendente T._______ a 152 e per 
il  dipendente  E._______  a  112.  La  ricorrente  non  si  oppone  alla 
restituzione  delle  indennità  percepite  in  eccesso  per  questi  due 
lavoratori,  tanto  più  che  ella  stessa  fissa  l'importo  da  restituire  a 
fr. 1'453.18.  Essa  contesta  tuttavia  l'obbligo  di  restituzione  delle 
indennità  per  intemperie  ricevute  concernenti  il  dipendente 
G._______.

Oggetto di lite nella presente procedura è di conseguenza soltanto la 
questione a sapere se l'autorità  inferiore ha a giusto titolo  deciso la 
restituzione dei contributi relativi all'indennità per intemperie percepita 
per il dipendente G._______.

3.
Il  1°  gennaio 2003 è entrata in  vigore la  Legge federale sulla  parte 
generale  del  diritto  delle  assicurazioni  sociali  del  6 ottobre  2000 
(LPGA,  RS  830.1),  nonché  la  relativa  ordinanza  dell'11  settembre 
2002 (OPGA, RS 830.11). Poiché da un punto di vista temporale sono 
di principio determinanti le norme (materiali) vigenti al momento della 
realizzazione  dello  stato  di  fatto  che  deve  essere  valutato 
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche - in concreto il 
pagamento delle indennità per perdite di lavoro dovute ad intemperie 
relative ai  mesi  di  gennaio 2004,  2005 e  2006 -,  nel  presente caso 
sono applicabili le norme della LPGA e dell'OPGA in relazione con la 
legge federale sull'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione 
e l'indennità per insolvenza del 25 giugno 1982 (LADI, RS 837.0) nella 
versione del 22 marzo 2002 e della relativa ordinanza del 31 agosto 
1983 (OADI, RS 837.02) nella versione del 28 maggio 2003, entrambe 
entrate in vigore il 1° luglio 2003 (cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2 pag. 4; 
DTF 130 V 1 consid. 3.2 pag. 4).

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4.
Giusta  l'art.  83  cpv. 3  LADI  la  Segreteria  di  di  Stato  dell'economia 
SECO  dirige  l'ufficio  di  compensazione  dell'assicurazione  contro  la 
disoccupazione. L’ufficio di compensazione e gli uffici fiduciari da esso 
incaricati  controllano  per  sondaggio  presso  i  datori  di  lavoro  le 
indennità pagate per lavoro ridotto e per  intemperie (art. 110 cpv. 4 
OADI),  mentre la revisione dei  pagamenti  può essere affidata ad un 
altro ente (art. 83 cpv. 1 lett. d LADI).

Scopo  della  LADI  è  di  garantire  agli  assicurati  un'adeguata 
compensazione  della  perdita  di  guadagno  a  causa  di:  (a.) 
disoccupazione; (b.) lavoro ridotto; (c.) intemperie; (d.) insolvenza del 
datore di  lavoro. La legge si  prefigge di  prevenire la  disoccupazione 
incombente,  di  combattere  quella  esistente  e  di  favorire  la 
reintegrazione rapida e duratura sul mercato del lavoro (art. 1a cpv. 1 e 
2 LADI). I lavoratori occupati in rami in cui sono usuali perdite di lavoro 
dovute ad intemperie hanno diritto all'indennità per intemperie se:(a.) 
sono  soggetti  all'obbligo  di  contribuzione  all'assicurazione  contro  la 
disoccupazione  o  non  hanno  ancora  raggiunto  l'età  minima  per 
l'obbligo  di  contribuzione  nell'AVS  e  (b.)  subiscono  una  perdita  di 
lavoro computabile (art. 42 cpv. 1 LADI). Non hanno diritto all'indennità 
per  intemperie  :  (a.)  i  lavoratori,  la  cui  perdita  di  lavoro  non  è 
determinabile  o  il  cui  tempo  di  lavoro  non  è  sufficientemente 
controllabile; (b.) il coniuge del datore di lavoro occupato nell'azienda 
di quest'ultimo; (c.) le persone che, come soci, compartecipi finanziari 
o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano 
o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, 
come anche i loro coniugi occupati nell'azienda (art. 42 cpv. 3 LADI in 
combinato disposto con l'art. 31 cpv. 3 LADI). La perdita di  lavoro è 
computabile  se:  (a.)  è  causata  esclusivamente  da  condizioni 
meteorologiche;  (b.)  la  continuazione  dei  lavori,  pur  con  misure 
protettive  sufficienti,  è  tecnicamente  impossibile  o  economicamente 
insostenibile o non si può ragionevolmente esigerla dai lavoratori e (c.) 
è annunciata regolarmente dal datore di lavoro (art. 43 cpv. 1 LADI). 
L'ufficio  di  compensazione,  se accerta  che le prescrizioni  legali  non 
sono  state  applicate  o  non  sono  state  applicate  correttamente, 
impartisce alla cassa o al servizio cantonale competente le istruzioni 
necessarie. In materia di controllo dei datori di lavoro decide l’ufficio di 
compensazione. La cassa si occupa dell’incasso (art. 83a cpv. 1 e 3 
LADI). Le indennità indebitamente riscosse debbono essere restituite 
(art. 95 cpv. 1 LADI in combinato disposto con l'art. 25 cpv. 1 LPGA). 

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La  cassa  esige  dal  datore  di  lavoro  la  restituzione  delle  indennità, 
indebitamente riscosse, per lavoro ridotto o per intemperie. Il datore di 
lavoro, se è responsabile del pagamento indebito, non può esigerne il 
rimborso dai lavoratori (art. 95 cpv. 2 LADI).

La perdita di lavoro può essere sufficientemente controllabile solo se 
le  ore  di  lavoro  sono  controllate  dall'azienda.  Il  datore  di  lavoro 
conserva durante cinque anni i documenti relativi al controllo delle ore 
di  lavoro  (art.  46b  OADI).  Per  tempo di  lavoro  normale  s’intende  la 
durata contrattuale del lavoro svolto dal lavoratore, ma al massimo la 
durata secondo l’uso locale nel ramo economico interessato (art. 66a 
cpv.  1  OADI).  l  tempo  di  lavoro  è  considerato  ridotto  soltanto  se, 
congiuntamente  alle  ore  in  esubero  effettuate  dal  lavoratore,  non 
raggiunge il tempo di lavoro normale. Per ore in esubero s’intendono le 
ore pagate o non pagate che superano il  tempo di lavoro convenuto 
contrattualmente. Il saldo di tempo sino a venti ore risultante dall’orario 
di  lavoro  flessibile  dell’azienda  e  le  ore  previste  dalla  stessa  per 
compensare o recuperare ponti tra giorni festivi non sono considerati 
ore in esubero (art. 66a cpv. 2 OADI). L'ufficio di compensazione e gli 
uffici  fiduciari  da  esso  incaricati  controllano  per  sondaggio  presso  i 
datori di lavoro le indennità pagate per lavoro ridotto e per intemperie 
(art. 110 cpv. 4 OADI). Esso comunica al  datore di  lavoro, mediante 
decisione  formale,  il  risultato  del  controllo  effettuato  presso 
quest'ultimo.  La  cassa  si  occupa  della  riscossione  degli  eventuali 
importi  da  rimborsare  basandosi  sulla  decisione  dell'ufficio  di 
compensazione (art. 111 cpv. 2 OADI).

L'opuscolo  denominato  "Info-Service,  Informazione  per  i  datori  di 
lavoro,  Indennità  per  intemperie"  offre  ai  datori  di  lavoro  una 
panoramica dei diritti, degli obblighi e di ciò che occorre intraprendere 
in caso di perdite di lavoro dovute alle intemperie, oltre ad alcune fonti 
di  informazioni.  Esso  si  basa  sulle  disposizioni  della  LADI  e  della 
OADI.  L'opuscolo  menzionato  indica  segnatamente  che  non  hanno 
diritto  all'indennità per intemperie  i  lavoratori  la  cui  perdita  di  lavoro 
non è  determinabile  o  il  cui  tempo di  lavoro non è sufficientemente 
controllabile. L'adempimento di questa disposizione legale implica che 
il  datore  di  lavoro  introduca  un  sistema  di  controllo  del  tempo  di 
presenza (p. es. schede di timbratura, rapporti sulle ore, ecc.). Il datore 
di lavoro deve conservare tutti  i documenti dell'azienda per 5 anni e, 
su richiesta, presentarli all'ufficio di compensazione. Il tempo di lavoro 
è considerato ridotto soltanto se, congiuntamente alle ore in esubero 

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effettuate  dal  lavoratore,  non  raggiunge  il  tempo  di  lavoro  normale 
(Info-Service pubblicato dalla SECO, Direzione del lavoro, Mercato del 
lavoro  /  Assicurazione  contro  la  disoccupazione,  edizione  2007, 
pag. 2, 5, 8 e 9).

5.
A  sostegno  delle  sue  conclusioni,  la  ricorrente  fa  osservare  che  il 
dipendente  G._______  percepisce  un  salario  mensile  e  di 
conseguenza essa aveva ritenuto che non fosse necessario stilare una 
rilevazione  ad  hoc  delle  ore  di  lavoro,  tenuto  conto  che  il  signor 
G._______  è  sempre  presente  in  ditta.  A  mente  della  ricorrente,  la 
SECO ha commesso un eccesso di  formalismo, poiché le ore perse 
del  signor  G._______  potevano  essere  calcolate  sulla  base  del 
numero delle ore perse dagli altri operai, dal numero di ore teorico da 
effettuare  per  il  mese  di  gennaio,  delle  condizioni  atmosferiche  dei 
mesi di gennaio dal 2004, 2005 e 2006, dei calendari di lavoro, e non 
da ultimo dal  grado del  genere di  occupazione lavorativa del  signor 
G.________ come stabilito nella decisione cresciuta in giudicato della 
Cassa di  disoccupazione  SEI  del  27  febbraio  2003. Da quest'ultima 
emerge che il dipendente G._______ è occupato all'interno per il 30%, 
mentre per il  rimanente 70% all'esterno. Per questo motivo l'autorità 
inferiore avrebbe dovuto riconoscere il diritto all'indennità nella misura 
del 70% ed effettuare approfondimenti per il rimanente 30%. Secondo 
l'avviso  della  ricorrente  la  decisione  impugnata  viola  la  LADI  e  gli 
articoli della LADI in essa citati non sono applicabili al caso di specie. 
Inoltre  l'autorità  inferiore  avrebbe  abusato  del  suo  potere  di 
apprezzamento.

5.1 Non hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto i lavoratori, la cui 
perdita  di  lavoro non è determinabile  o il  cui  tempo di  lavoro non è 
sufficientemente controllabile (art. 31 cpv. 3 lett. a LADI i. r. c. art. 42 
cpv.  3  LADI).  La  perdita  di  lavoro  può  essere  sufficientemente 
controllabile solo se le ore di lavoro sono controllate dall'azienda (art. 
46b cpv. 1 OADI). Il  datore di  lavoro conserva durante cinque anni  i 
documenti relativi al controllo delle ore di lavoro (art. 46b cpv. 2 OADI).

Il  Tribunale  federale  delle  assicurazioni  ha  rilevato  che  la 
giurisprudenza  relativa  al  diritto  all'indennità  per  lavoro  ridotto  è 
ugualmente applicabile al diritto all'indennità in caso di intemperie, per 
cui  incombe  in  principio  al  datore  di  lavoro  di  provare  la  perdita  di 
lavoro  (decisione  del  Tribunale  federale  delle  assicurazioni 

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dell'8 ottobre 2002, C.140/02, consid. 3.2). Dal momento che il fattore 
determinante  è  la  riduzione  dell'orario  di  lavoro  e  che  la  stessa  si 
misura  necessariamente  in  proporzione  alle  ore  normalmente 
effettuate dai  dipendenti,  il  datore  di  lavoro deve essere  in  grado di 
stabilire in modo preciso e se possibile indiscutibile, pressoché esatto, 
l'entità della riduzione che ha dato il motivo per indennizzare ciascun 
dipendente.  Qualora  la  riduzione  non  sia  sufficientemente 
controllabile,  la  concessione di  prestazioni  appare  quindi  errata  e  si 
giustifica una restituzione ai  sensi dell'art. 95 cpv. 1 LADI (sentenza 
del Tribunale federale delle assicurazioni del 12 giugno 2001, C.86/01, 
consid. 1). Salvo che per  circostanze del  tutto  particolari,  l'esigenza 
relativa al controllo dell'orario di lavoro da parte del datore di lavoro è 
unicamente soddisfatta allorquando sussiste un rilevamento quotidiano 
e  ininterrotto  delle  ore  di  lavoro  effettivamente  lavorate  per  tutti  i 
dipendenti interessati. La rilevazione dell'orario di lavoro richiesta non 
è sostituibile con dei documenti presentati  in un periodo successivo. 
Le  ore  di  lavoro  effettuate  non  devono  per  forza  essere  stabilite  in 
modo elettronico o meccanico (sentenza del  Tribunale federale delle 
assicurazioni del 25 maggio 2004, C.269/03, consid. 3.1). 

5.2 I  documenti  sulla  quale  l'autorità  inferiore  ha  basato  il  controllo 
dell'azienda rispettivamente la decisione impugnata sono le schede di 
rilevazione del  tempo per ogni  dipendente, il  controllo delle assenze 
pagate  e  non  pagate,  il  calendario  dell'orario  di  lavoro,  i  conteggi 
salariali  per  ogni  dipendente  e  attesto  di  pagamento,  i  conteggi 
indennità giornaliere versate dalla cassa malati, i rispettivi contratti di 
lavoro  e  contratto  collettivo  nel  ramo  del  granito  (cfr.  allegato  C  al 
ricorso,  pag. 2). Da questi  documenti  si  evince che alle  dipendenze 
dell'azienda ricorrente lavoravano nel 2004 13, nel 2005 14 e nel 2006 
15 impiegati, compreso il dipendente G._______. Eccezion fatta per il 
dipendente  G._______,  per  tutti  i  rimanenti  impiegati  è  possibile 
stabilire dalla documentazione fornita (in particolare dai rapporti delle 
ore mensili) il  rispettivo tempo di lavoro nonché il tempo di presenza 
effettivo.  A  differenza  di  tutti  gli  altri  dipendenti,  il  nominativo  del 
dipendente G.________ non figura in  nessun modo nelle  liste  per  il 
rilevamento del tempo di presenza.

5.3 La ricorrente motiva l'assenza del controllo del tempo di presenza 
per il dipendente G._______ in parte fondandosi sulla circostanza che 
egli è remunerato al mese invece che all'ora, come lo è il caso invece 
per i  restanti dipendenti. A questo riguardo il  Tribunale federale delle 

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assicurazioni ha tenuto presente che la perdita di lavoro invocata era 
sufficientemente controllabile soltanto a condizione che le ore di lavoro 
effettuate  fossero  controllabili  per  ogni  giorno,  indipendentemente 
dalla  circostanza  che  i  dipendenti  lavorassero  all'ora  o  su  salario 
mensile  (sentenza  del  Tribunale  federale  delle  assicurazioni 
dell'8 ottobre  2002,  C.140/02,  consid. 3.3). Contrariamente  a  quanto 
fatto  valere dalla  ricorrente non si  tratta  di  formalismo eccessivo se 
giusta l'art. 46b cpv. 1 OADI la perdita di lavoro è considerata come 
insufficientemente  controllabile  a  causa  dell'assenza  di  controlli 
dell'orario di lavoro (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni 
del 4 settembre 2006, C.115/06, consid. 2.2).

Dalle disposizioni legali e dalla prassi summenzionata si deduce che 
la  determinabilità  e  la  controllabilità  della  perdita  rispettivamente 
dell'orario  di  lavoro  devono  essere  garantite  per  ogni  singolo 
dipendente e in ogni momento del relativo periodo di controllo. Queste 
esigenze  sono  adempiute  con  l'esistenza  di  un  sistema  di 
registrazione  giornaliero  dell'orario  di  lavoro,  il  quale  dà  precise 
informazioni  sui  tempi  di  presenza  e  di  assenza  quotidiani  di  ogni 
dipendente. Se per un datore di lavoro è chiaro quante ore al giorno 
lavorano  i  propri  dipendenti  senza  dover  far  uso  di  un  particolare 
sistema di registrazione, l'introduzione di un tale sistema si rivela però 
necessaria  in  vista  di  una  richiesta  di  indennità  ai  sensi 
dell'assicurazione  contro  la  disoccupazione.  L'art.  42  cpv.  3 
rispettivamente l'art. 31 cpv. 3 LADI portano come titoli nelle rispettive 
note  marginali  “Diritto  all'indennità”  rispettivamente  “Presupposti  del 
diritto”. Sulla base di questi disposti la prassi riconosce che un sistema 
di registrazione dev'essere installato di principio ex ante, ossia prima 
che  avvengano  delle  perdite  di  lavoro  sfocianti  in  una  richiesta  di 
indennità, poiché una registrazione ex post non garantisce l'esattezza 
prevista dallo scopo dei disposti di legge. In questo ambito dev'essere 
riconosciuto che le esigenze della determinabilità e controllabilità,  in 
qualità di presupposti del diritto, sono comprese anche nello scopo di 
legge di prevenire gli abusi. Sulla base di queste allegazioni si spiega 
come  mai  la  prassi  del  Tribunale  federale  relativa  al  concetto  della 
determinabilità e controllibilità è relativamente severa.

5.4 Dall'esame  degli  atti  emerge  che  nei  rispettivi  annunci  della 
perdita di lavoro che la ricorrente ha inoltrato al Servizio cantonale è 
indicata una perdita di lavoro per il dipendente G._______ equivalente 
a 168 ore nel gennaio 2004 e 160 ore per il gennaio 2005 e 2006. La 

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ricorrente, pur consapevole della mancanza di rilevamento dell'orario 
di lavoro per il dipendente G._______, è convinta che l'orario effettivo 
di lavoro per questo dipendente può essere stabilito da una parte sulla 
base dei tempi di presenza degli altri dipendenti, dall'altra poggiandosi 
sulla decisione della Cassa disoccupazione SEI del 27 febbraio 2003, 
con  cui  veniva  accertato  che  il  dipendente  G._______  è  occupato 
all'interno per il 30% e il 70% all'esterno.

Nel caso di specie risulta già in primo luogo impossibile verificare sia 
le ore di lavoro che il dipendente G._______ ha effettivamente svolto 
ogni  giorno  sia  le  ore  effettive  relative  alle  assenze  quali  vacanze, 
giorni  feriali,  malattia,  incidente,  servizio  militare  o protezione civile. 
Non è possibile  nemmeno stabilire  se e in che misura il  dipendente 
G._______ abbia effettuato delle ore in più rispetto all'orario normale 
di lavoro previsto dal contratto.

Conformemente  alla  prassi  citata  finora,  il  concetto  del  controllo 
sufficiente del tempo di lavoro è adempiuto solo a condizione che le 
ore effettive di lavoro possano essere controllate, in maniera precisa, 
per ogni singolo dipendente e per ogni singolo giorno. Ciò presuppone 
che le ore di lavoro effettivamente svolte da ogni dipendente devono 
essere  controllabili  con  precisione  sulla  base  del  rilevamento 
individuale  dell'orario  di  lavoro  di  ogni  dipendente.  Sarebbe 
evidentemente  in  contrasto  con  il  senso  delle  norme  giuridiche 
applicabili  e  con  la  giurisprudenza  citata,  se  si  permettesse  di 
ricostruire il tempo di lavoro di un dipendente per il quale non è stato 
tenuto un controllo delle ore di  lavoro basandosi  esclusivamente sui 
rilevamenti  delle  ore di  lavoro degli  altri  operai. Così  facendo non è 
garantito  un  controllo  preciso  e  individuale  delle  ore  effettivamente 
svolte dal dipendente per il quale manca un sistema di rilevamento del 
tempo di lavoro. Nel caso in esame va anche aggiunto che un simile 
metodo  di  controllo  non  può  essere  approvato  già  a  causa  delle 
differenze di attività tra il dipendente G._______ e gli altri dipendenti, i 
quali sembrano svolgere l'intera attività solo all'aperto, mentre il signor 
G._______  adempie  una  parte  dei  suoi  compiti  al  coperto. 
Particolarmente il fatto che il signor G._______ svolge il 30% della sua 
attività  all'interno  e  il  70%  all'esterno,  come  accertato  dalla  Cassa 
disoccupazione SEI nella decisione menzionata cresciuta in giudicato, 
avrebbe  dovuto  dar  adito  al  datore  di  lavoro  di  adottare  l'obbligo  di 
registrare  le  ore  di lavoro  in  modo ancora  più  dettagliato  del  solito, 
trattandosi  in  questo  caso  di  distinguere  tra  ore  produttive  e  ore 

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improduttive.  Come sottolinea  l'autorità  inferiore  a  giusto  titolo  nelle 
sue osservazioni,  se da una parte il  maltempo ha impedito il  lavoro 
all'esterno  e  la  preparazione  dello  stesso  al  coperto,  dall'altra  va 
rilevato che il maltempo costringe ad esempio a rifare i piani di lavoro, 
gestire i ritardi nelle consegne con i clienti, insomma ad occuparsi di 
attività  amministrative che prendono un certo  tempo e  che a causa 
della  mancanza  di  un  rilevamento  dell'orario  di  lavoro  non  possono 
essere determinate in maniera precisa.

Adducendo  che  l'autorità  inferiore  sulla  base  della  decisione  della 
Cassa di disoccupazione SEI doveva riconoscere il diritto all'indennità 
nella  misura del  70% ed effettuare  approfondimenti  per  il  rimanente 
30%, la ricorrente misconosce che è a lei stessa a cui incombe l'onere 
della prova della perdita di lavoro e che nonostante i dati proporzionali 
relativi alle quote di attività all'interno e all'esterno non risulta possibile 
verificare  in  modo  preciso  il  tempo  di  lavoro  del  dipendente 
G._______.

La  giurisprudenza  citata  finora  e  quella  che  si  menzionerà 
successivamente ha già da lungo tempo delineato quali sono i criteri 
minimi  che  il  controllo  dell'orario  di  lavoro  deve  soddisfare  in 
riferimento  alla  determinabilità  e  controllabilità  previsti  dalla  legge. 
L'esigenza della controllabilità è posta in un contesto generale con il 
diritto  di  poter  beneficiare  di  prestazioni  dello  Stato.  Il  diritto 
all'indennità  è  dato  se  una  perdita  di  lavoro  è  verificabile  senza  un 
grave dispendio sulla base del controllo dell'orario di lavoro nell'ambito 
di una prova a caso. Da ciò si può senz'altro dedurre che la ricorrente 
si sbaglia se parte dal presupposto che l'autorità inferiore ha l'obbligo 
di raccogliere essa stessa i dati, i fattori e le informazioni necessarie 
nonché di studiarli a fondo.

In  riassunto  si  conclude  che  la  perdita  di  lavoro  è  reputata 
sufficientemente controllabile unicamente se le ore effettive di  lavoro 
possono essere controllate ogni giorno e per ogni dipendente in modo 
separato.

6.
L'autorità inferiore ha poggiato le sue decisioni sugli art. 42 cpv. 1 e 3, 
44a cpv. 1,  83a cpv. 3 e 95 LADI,  nonché sugli  art. 66a cpv. 2, 111 
OADI  e  art. 25  LPGA  e  sul  formulario  "Domanda  d'indennità  per 
intemperie"  cifra  2 cpv. 4 e  sull'opuscolo Info-Service,  Indennità per 
intemperie.  Visti  i  considerandi  precedenti  non  risulta  che  l'autorità 

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inferiore abbia violato la LADI, tanto più che le  disposizioni legali  da 
essa citate sono applicabili  al caso in esame. Un'attenta lettura delle 
basi legali, del formulario e dell'opuscolo citato avrebbe permesso alla 
ricorrente  di  informarsi  dettagliatamente  sulla  questione  del 
rilevamento  delle  ore  di  lavoro  e  della  controllabilità  sufficiente  del 
tempo di lavoro. Anche se la cassa di disoccupazione è obbligata per 
legge ad esaminare le condizioni per il diritto all'indennità, d'altra parte 
il  legislatore  ha  previsto  che  le  prestazioni  che  si  sono  rivelate 
indebitamente percepite nel quadro di  un controllo ex post effettuato 
dall'autorità  inferiore  o  da  un  terzo  da  lui  incaricato  devono  essere 
restituite. In questo senso il  legislatore ha stabilito  in modo esplicito 
sulla  base  di  quali  presupposti  occorre  ritornare  sulla  decisione  di 
concessione  del  diritto  all'indennità.  Considerato  che  le  prestazioni 
indebitamente percepite riguardano la  perdita di  lavoro avvenuta nei 
mesi di gennaio 2004, 2005 e 2006, si potrebbe porre la domanda se 
la  cassa  di  disoccupazione,  obbligata  per  legge  ad  esaminare  le 
condizioni  per  il  diritto  all'indennità  (cfr. art.  81  LADI),  non  sarebbe 
stata  tenuta  ad  intervenire  più  presto  cosicché  si  sarebbe  potuto 
ridurre  l'importo  che  la  ricorrente  avrebbe  dovuto  restituire.  Questa 
problematica  non  cambia  nulla  alla  circostanza  che  sono  state 
percepite prestazioni in modo indebito, le quali hanno dato origine al 
diritto  di  restituzione  delle  stesse,  bensì  riguarderebbe  un'eventuale 
pretesa di responsabilità - per la quale manca comunque un oggetto di 
impugnazione -  oppure potrebbe essere oggetto di  una domanda di 
condono ai sensi dell'art. 95 LADI.

La  ricorrente  non  si  richiama  ad  un'informazione  o  garanzia  di  un 
ufficio competente avente come oggetto la controllabilità dell'orario di 
lavoro. La circostanza che la mancanza del rilevamento dell'orario di 
lavoro  di  un  dipendente  non  sia  stata  notata  prima non  esonera  la 
ricorrente dall'obbligo statuito nella legge di provvedere d'ora in avanti 
da sé alla controllabilità dell'orario di lavoro. Di conseguenza l'appello 
della ricorrente alla buona fede della ditta non è fondato. 

7.
L'art.  46b  cpv. 1  OADI  prevede che la  perdita  di  lavoro  può  essere 
sufficientemente controllabile solo se le ore di lavoro sono controllate 
dall'azienda.  Il  datore  di  lavoro  conserva  durante  cinque  anni  i 
documenti relativi al controllo delle ore di lavoro (art. 46b cpv. 2 OADI). 
Dopo che è stato accertato che la ricorrente non è stata in grado di 
presentare dei documenti atti a stabilire in maniera precisa la perdita 

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di lavoro del dipendente G._______, risulta che essa non adempie i 
requisiti richiesti.

8.
La ricorrente è del parere che la decisione impugnata viola l'art. 8 Cost 
poiché  non  vi  sono  elementi  soggettivi  o  oggettivi  che  fondino  un 
diritto ad un trattamento differente nel caso concernente il dipendente 
G._______  rispetto  alla  situazione  dei  suoi  collaboratori  e  poiché 
questa  disparità  di  trattamento  tocca  direttamente  la  ricorrente 
medesima.

Il senso più immediato dell'uguaglianza giuridica è che le leggi devono 
essere applicate con criteri di uguaglianza, che una medesima autorità 
le  deve interpretare  in  maniera  costante  e  che  essa  deve adottare, 
nelle  medesime  circostanze,  decisioni  equivalenti  e  in  circostanze 
diverse, decisioni diverse (DTF 125 I 1 consid. 2 b/aa, citato in ADELIO 
SCOLARI,  Diritto  amministrativo,  II.  ed.,  parte  generale,  nr. a  margine 
436 ss.).  Non  vi  è  invece  disparità  di  trattamento  se,  ai  fini  della 
decisione, la situazione di fatto è sostanzialmente diversa (DTF 123 II 
9 consid. 3, 117 Ia 97 consid. 3, 106 Ia 275). La parità di trattamento è 
violata  solo  se  in  due  situazioni  di  fatto  analoghe  l'autorità  adotta, 
senza valide ragioni, decisioni diverse (DTF 117 Ia 257 consid. 3, 111 
Ib 213 cosid. 4).

La ricorrente non sostanzia se e in che misura l'autorità inferiore per le 
sue  valutazioni  si  sia  basata  a  torto  su  delle  fattispecie  che  si 
distinguono tra loro in modo rilevante.  Nel caso di specie la parità di 
trattamento  può  essere  esaminata  da  una  parte  in  riferimento  ai 
singoli  impiegati,  dall'altra  in  riferimento  ad  altre  ditte  controllate 
dall'autorità inferiore. Nel primo caso la perdita di lavoro concernente il 
dipendente G._______ non aveva potuto essere documentata poiché 
mancava il controllo del tempo di presenza di questo dipendente. Per 
gli  operai  restanti  la  perdita  di  lavoro  aveva  invece  potuto  essere 
controllata in modo sufficiente sulla base dei rapporti delle ore mensili 
di ognuno di loro. In considerazione delle diverse circostanze di fatto, 
la situazione del dipendente G._______ non poteva essere trattata allo 
stesso modo di quella degli altri dipendenti. In riferimento al secondo 
caso, la ricorrente non contesta che l'autorità inferiore avrebbe trattato 
in modo diverso un'altra azienda nella medesima situazione.

Per i motivi suesposti la censura della ricorrente non può che rivelarsi 
infondata.

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9.
La ricorrente è dell'avviso che la  decisione impugnata viola l'art. 27 
Cost  (libertà  economica)  poiché  l'effetto  economico  dell'eventuale 
restituzione dell'importo reclamato dall'autorità inferiore si ripercuoterà 
necessariamente sui prezzi alla clientela, con effetto al rialzo, vista la 
necessità della ditta di assorbire la perdita.

Le  allegazioni  della  ricorrente  non  riescono  a  convincere  neanche 
minimamente.  Dalle  stesse  non  risulta  come  e  sulla  base  di  quali 
ragionamenti  il  suo  libero  accesso  all’attività  economica  privata  e  il 
suo  libero  esercizio  -  nei  confronti  di  una  pretesa  di  rimborso  di 
prestazioni  dell'assicurazione  contro  la  disoccupazione  ricevute 
indebitamente - siano limitati. La ricorrente sembra misconoscere che 
l'istituto dell'indennità per intemperie e i relativi presupposti del diritto 
sono disciplinati  a livello di  una legge federale e che tale istituto ha 
quale scopo di compensare le perdite di lavoro computabili.

Inoltre,  come  l'autorità  inferiore  fa  giustamente  osservare,  qualora 
l'importo della somma da restituire fosse tale da mettere a repentaglio 
l'esistenza  dell'azienda,  questa  circostanza  potrebbe  essere 
considerata nell'ambito dell'esame di una domanda di condono.

10.
Dai considerandi precedenti  si  constata che la perdita di lavoro fatta 
valere per il dipendente G.________ per il periodo gennaio 2004 fino a 
gennaio 2006 non è sufficientemente controllabile nel suo complesso, 
mentre,  solo  per  il  periodo  gennaio  2006,  per  quanto  attiene  ai 
dipendenti  E._______ e T._______ si  deve partire da una perdita  di 
lavoro  di  152 rispettivamente  112 ore,  contrariamente  alle  168 fatte 
valere. In questa misura la concessione di indennità per intemperie è 
stata  senza  dubbio  errata  e  si  impone  la  rettifica  degli  importi 
concessi,  così  che  sono  dati  i  presupposti  per  la  restituzione  di  fr. 
24'589.10 a titolo di prestazioni indebite (art. 83a cpv. 3 e 95 LADI, art. 
111 OADI e 25 LPGA). Il  calcolo rispettivamente l'importo  di  per sé 
non è contestato.

11.
La procedura dinanzi a un'autorità federale è retta dalla PA, salvo se si 
tratta  di  prestazioni,  crediti  e  disposizioni  concernenti  il  diritto  delle 
assicurazioni sociali (art. 55 cpv. 2 LPGA). In riferimento all'obbligo di 
sopportare  le  spese  la  LADI  non  contiene  alcuna  norma  concreta. 
L'art. 61 lett. a LPGA prevede unicamente che, fatto salvo l’articolo 1 

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capoverso 3 della PA, la procedura dinanzi al tribunale cantonale delle 
assicurazioni  è  retta  dal  diritto  cantonale  e  deve  essere  semplice, 
rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le 
spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha 
un  comportamento  temerario  o  sconsiderato.  Per  questo  motivo 
l'art. 61  lett.  a  LPGA  non  è  applicabile  alla  procedura  dinanzi  al 
Tribunale amministrativo federale. L'art. 55 cpv. 1 LPGA statuisce che

“le procedure che negli articoli 27–54 o nelle singole leggi non sono fissate in 
modo esaustivo sono disciplinate conformemente alla legge federale del  20 
dicembre 1968 sulla procedura amministrativa”.

Conformemente  a ciò,  nel  presente  caso fanno stato  le  disposizioni 
della PA.

Sulla  base della  PA era stata emanata l'ordinanza del  10 settembre 
1969  sulle  tasse  e  spese  nella  procedura  amministrativa  (RS 
172.041.0).  L'art.  4b  della  stessa  prevedeva  di  non  addossare  al 
ricorrente  spese  procedurali  nel  caso  di  controversie  vertenti  sulla 
concessione o sul rifiuto di prestazioni di assicurazioni sociali, a meno 
che non si trattasse di un comportamento temerario e sconsiderato da 
parte  del  ricorrente.  La  restituzione  di  prestazioni  inerenti  alle 
indennità  per  perdita  di  lavoro  dovuta  ad  intemperie  va  qualificata 
come rifiuto di prestazioni di assicurazioni sociali e cadeva come tale 
sotto  l'art.  4b  dell'ordinanza  sulle  tasse  e  spese  nella  procedura 
amministrativa  (cfr. sentenza  del  Tribunale  federale  C.114/05  del  26 
ottobre  2005,  consid. 5).  La  norma citata  è  stata  però  formalmente 
abrogata per la fine di aprile del 2007 (modifica del 21 febbraio 2007, 
in vigore dal 1° maggio 2007, RU 2007 1075).

Giusta  l'art.  63  PA i.  r.  c.  art.  37  LTAF per  le  procedure  dinanzi  al 
Tribunale  amministrativo  federale  sussiste  di  principio  l'obbligo  di 
sopportare  le  spese.  Per  la  fissazione  delle  tasse  nella  procedura 
dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  è  determinante  la  LTAF 
(cfr. art. 63 cpv. 5 seconda frase PA), mentre le tasse di giustizia sono 
disciplinate in un apposito regolamento (art. 16 cpv. 1 lett. a LTAF). Il 
Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili 
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TS-TAF; RS 
173.320.2) non prevede un'esenzione da spese in analogia al vecchio 
art.  4b  dell'ordinanza  sulle  tasse  e  spese  nella  procedura 
amministrativa. Ne consegue che le procedure relative all'esecuzione 
della  legge  federale  sull'assicurazione  contro  la  disoccupazione 
dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  sono  soggette  a  spese, 

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anche  se  si  tratta  di  controversie  che  vertono  sulla  concessione  o 
rifiuto  di  prestazioni  delle  assicurazioni  sociali  (cfr.  decisione  del 
Tribunale amministrativo federale del 23 novembre 2007, C/409-2007, 
consid. 5.1).

La  ricorrente  quale  parte  soccombente  deve  quindi  sopportare  le 
spese procedurali  (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con l'art. 1 ss. TS-
TAF). Nel  caso in  esame, essendo in  gioco interessi  patrimoniali,  la 
tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e della difficoltà 
della  causa,  del  modo  di  condotta  processuale  e  della  situazione 
finanziaria delle parti (art. 2 in relazione con l'art. 4 TS-TAF).

Sulla base dell'art. 4 TS-TAF la tassa di giustizia è fissata a fr. 1'500.- 
e viene computata con l'anticipo spese dello stesso importo versato in 
data 27 marzo 2007.

Visto quanto precede non si assegna alcuna indennità a titolo di spese 
ripetibili. 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  fr. 1'500.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Esse saranno computate con l'anticipo spese di  fr. 1'500.- 
dopo la crescita in giudicato della presente sentenza.

3.
Non si assegnano indennità a titolo di spese ripetibili.

4.
La presente decisione è notificata: 

- alla ricorrente (rappresentante legale; Atto giudiziario)
- all'autorità inferiore (n. di rif. TCIN / Vro; Atto giudiziario)
- al Dipartimento federale dell'economia (Atto giudiziario)
e comunicata con dispositivo:
- all'UNIA Arbeitslosenkasse Zentralverwaltung Zürich 
- alla Sezione del lavoro, Bellinzona

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Francesco Brentani Corrado Bergomi

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  Schweizerhofquai  6,  6004 
Lucerna, entro un termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e 
segg.,  90  e  segg.  e  100  della  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 
giugno 2005 [LTF, RS 173.110]. Gli atti scritti devono essere redatti in 
una lingua ufficiale,  contenere le  conclusioni,  i  motivi  e  l’indicazione 
dei mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in 

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possesso  della  parte –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova 
devono essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 23 luglio 2008

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