# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e471c5e-0715-5f48-8780-bea425ada141
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.06.2005 35.2004.106
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-106_2005-06-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.106

   

  rs/td

  	
  Lugano

  6 giugno 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 dicembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30
  novembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1,
dipendente della __________ di __________, il 28 luglio 2004, sul formulario
relativo all’annuncio di infortunio LAINF ha indicato di aver riportato, il 15
luglio 2004, uno strappo al braccio sinistro (cfr. doc. 002).

 

                                         L’CO 1,
l’11 agosto 2004, ha poi ricevuto il certificato del 10 agosto 2004 del Dr.
med. __________, secondo cui l’assicurato, il 15 luglio 2004, mentre alzava una
lavatrice ha stortato il gomito sinistro, accusando dei “dolori da “strappo”
inserzione epicondilo laterale gomito sinistro” (cfr. doc. 003).

                                         Il medico
curante citato ha, d’altra parte, certificato una totale inabilità lavorativa a
far tempo dal 19 luglio al 2 agosto 2004 (cfr. doc. 001).

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l’assicuratore LAINF, con
decisione formale dell’8 settembre 2004, ha rifiutato di assumere il caso,
ritenendo che l’assicurato non ha subito un infortunio ai sensi dell’art. 4
LPGA e che nemmeno si è in presenza di una lesione parificabile a infortunio
secondo l’art. 9 cpv. 2 OAINF o di una malattia professionale ai sensi
dell’art. 9 LAINF (cfr. doc. 007).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (cfr. doc. 008), l’CO
1, il 20 dicembre 2004, ha sostanzialmente ribadito il contenuto della sua
prima decisione (cfr. doc. A1).

 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 20 dicembre 2004, RI 1, rappresentato dal sindacato RA 1,
ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a riconoscere la propria responsabilità per
l’evento del 15 luglio 2004 che deve essere qualificato quale infortunio
professionale o, in via subordinata, quale lesione corporale parificata a
infortunio.

 

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale l’insorgente, in particolare, ha
addotto:

 

"  I
fatti:

In data 15 luglio 2004, il ricorrente - nell'esercizio della
propria professione - ha risentito dei disturbi al gomito sinistro nel
riafferrare una lavatrice che, nel scivolare da un carrello di trasporto merci,
stava per cadere dalle scale.

 

La CO 1, dapprima con la decisione formale del giorno 8 settembre
2004 e di seguito con la decisione su opposizione del 30 novembre 2004, nega la
propria responsabilità assicurativa reputando la dinamica dell'evento
infortunistico non conforme all'art. 9 cpv. 1 OAINF (straordinarietà
dell'evento) così come all'art. 9 cpv. 2 OAINF (lesioni corporali equiparabili
ad infortunio).

Il ricorrente, per i motivi di seguito evidenziati, non ritiene
corretta questa interpretazione. 

 

I motivi:

In base all'art. 9 cpv. 1 OAINF "E' considerato infortunio l'azione
repentina, involontaria e lesiva che colpisce un corpo umano
dovuta ad un fattore esterno straordinario".

Il ricorrente, in data 15 luglio 2004, doveva consegnare una
lavatrice del peso di 110 kg in un appartamento ubicato ai piani superiori di
una palazzina. La lavatrice era stata caricata su un carrello di trasporto a
due ruote, con maniglie di presa posteriori rialzate e piano di appoggio merce
reclinato verso il trasportatore. Trattasi, in buona sostanza, di quel carrello
merci professionale a due ruote, universalmente utilizzato per i trasporti di
merce (magazzini, distribuzione casse di bibite, trasloco, trasporto merce
confezionata e/o di struttura cubica). Un carrello di trasporto, giova forse
rammentarlo, che "trattiene" (= non lascia cadere) la merce caricata
nella posizione statica (= da fermo).

In assenza di un ascensore, il ricorrente ha quindi trasportato la
lavatrice ben collocata sul carrello testé descritto, salendo le scale a
ritroso e sollevando - scalino dopo scalino - il carico. Giunto sul primo
pianerottolo delle scale, a causa di una manovra verosimilmente sbagliata, il
ricorrente - con prontezza di riflessi - ha riafferrato la lavatrice che stava
per cadere dalle scale.

La descrizione puntigliosa del tipo di carrello di trasporto
utilizzato ha la pretesa di dimostrare che, nell'evento infortunistico del
15.7.2004, l'elemento della "straordinarietà" ai sensi dell'art. 9
cpv. 1 OAINF è comprovato. Senza banalizzare l'essenza della vertenza
assicurativa posta in essere, sostenere - come vorrebbe la CO 1 - la
"normalità" (= non straordinarietà) della caduta di una lavatrice da
un carrello professionale di trasporto, significa mettere in discussione il
motivo unico per il quale questi carrelli professionali di trasporto a due
ruote sono stati ideati, costruiti e universalmente utilizzati: meglio detto,
la merce da questi carrelli professionali, nella normalità delle cose, non cade
mai a terra risp. non scivola dal piano di trasporto del carrello. La
(re)azione di trattenimento della lavatrice, per non lasciarla cadere, ne è la
naturale ed istintiva conseguenza.

Con questa dinamica dei fatti, il ricorrente si è procurato uno
strappo all'epicondilo laterale sinistro. La diagnosi accertata è quindi
compatibile con il descritto evento infortunistico: la violenta e repentina forza
di trazione sul gomito sinistro (rammentiamo, lavatrice di 110 kg, ritenuto che
il resto del corpo del ricorrente era "trattenuto" dal carrello, a
sua volta "fermo" a causa del peso della lavatrice seppur in
movimento di caduta) è conseguenza unica e straordinaria della lesione
riscontrata. La stessa lesione, dato questo imprescindibile dal punto di vista
medico, è stata guarita in tempi adeguati (= inabilità lavorativa di due
settimane).

 

Il riferimento, richiamato dalla CO 1, alla sentenza dell'Alta
Corte classificata in U 360/02 non è pertanto compatibile, nemmeno per
analogia, all'infortunio subito dal ricorrente (sia nella dinamica dei fatti,
sia nella diagnosi accertata).

 

In via subordinata, nella denegata ipotesi che la dinamica dei
fatti non permetta di riconoscere la responsabilità assicurativa della CO 1 in
base all'art. 9 cpv. 1 OAINF in assenza di un fattore esterno straordinario, la
diagnosi attestata (strappo dell'epicondilo laterale sinistro che ha provocato
un'inabilità lavorativa di due settimane) può essere nondimeno equiparata ad un
infortunio conformemente all'art. 9 cpv. 2 OAINF." (Doc.
I)

 

                               1.4.   L’assicuratore
infortuni convenuto, in risposta, ha postulato l’integrale reiezione
dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   L’oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 debba o meno
essere tenuto a corrispondere prestazioni assicurative a dipendenza dei
disturbi al gomito sinistro annunciatigli nel luglio 2004 a titolo di
infortunio ai sensi di legge oppure di lesione parificata ai postumi di un
infortunio giusta l’art. 9 cpv. 2 OAINF. 

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128
V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b;
STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA
del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: il 30 novembre 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che la fattispecie oggetto della presente
vertenza si è verificata il 15 luglio 2004, tornano applicabili le disposizioni
di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                                         Al
riguardo è in ogni caso utile evidenziare che con l’entrata in vigore della
LPGA, la giurisprudenza vigente relativa alla definizione d’infortunio e alle
sue singole caratteristiche specifiche della definizione mantiene la propria
validità (cfr., STFA del 5 luglio 2004 nella causa F. U 123/04 consid. 1.2.,
pubblicata in RAMI 2004 U 530 pag. 576).

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale,
d'infortunio non professionale e di malattie professionali.

 

                               2.5.   L'art. 4
LPGA così definisce l'infortunio:

 

" 
È considerato infortunio qualsiasi influsso
dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore
esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che
provochi la morte."

 

                                         Questa
definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1
OAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli
infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                                         La
precedente giurisprudenza relativa alla nozione di infortunio e ai singoli
elementi caratteristici della stessa continua dunque a essere valevole (SVR
2005 UV Nr. 2).

 

                                         Cinque
sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" 
- l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o
psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale fattore."

                                         (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo della definizione è di tracciare un chiaro confine tra
infortunio e malattia.

 

                               2.6.   Si evince
dalla nozione stessa d'infortunio che il carattere straordinario non concerne
gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RAMI 2000 U 374, p. 176).

                                         Pertanto,
è irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni
gravi o inabituali.

                                         Il
fattore esterno è considerato come straordinario quando eccede, nel caso
concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono,
obiettivamente, definire quotidiane o abituali (DTF 129 V 404; DTF 122 V 233
consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 118 V 283 consid. 2a; RAMI
1993 p. 157ss, consid. 2a).

 

                                         Vi è
infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento deve accadere nel mondo esterno. 

                                      

                               2.7.   Quando il
processo lesivo si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di
agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in
caso di uno sforzo manifestamente eccessivo o di un movimento scoordinato. 

                                         La
giurisprudenza esige, perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi
eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima
è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o
addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere (cfr. STFA del 15
ottobre 2004 nella causa R., U 9/04).

                                         D'altra
parte, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da
movimenti scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in
circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma.
Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la
conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate
(DTF 122 V 232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid.
2, 116 V 138 consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid.
3b). 

 

                                         Al
riguardo l'Alta Corte in DTF 130 V 117 si è così espressa:

 

" 2.1 Nach Lehre und
Rechtsprechung kann das Merkmal des ungewöhnlichen äusseren Faktors in einer
unkoordinierten Bewegung (RKUV 2000 Nr. U
368 S. 100 Erw. 2d mit Hinweisen; MAURER, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, S. 176 f.) bestehen. Bei Körperbewegungen
gilt dabei der Grundsatz, dass das Erfordernis der äusseren Einwirkung
lediglich dann erfüllt ist, wenn ein in der Aussenwelt begründeter Umstand den
natürlichen Ablauf einer Körperbewegung
gleichsam "programmwidrig" beeinflusst hat. Bei einer solchen unkoordinierten Bewegung ist der
ungewöhnliche äussere Faktor zu
bejahen; denn der äussere Faktor - Veränderung zwischen Körper und Aussenwelt -
ist wegen der erwähnten Pro­grammwidrigkeit
zugleich ein ungewöhnlicher Faktor (RKUV 1996 Nr. U 253 S. 204 Erw. 4c, 1994 Nr. U 180 S. 38 Erw. 2 mit Hinweisen; Urteil Z. vom 7. Oktober 2003 Erw. 2.2,
U 322/02; vgl. auch ADRIAN VON KAENEL, Unfall am Arbeitsplatz, in: MÜNCH/GEISER [Hrsg.], Handbücher
fair die Anwaltspraxis, Band V, Scha­den
- Haftung - Versicherung, Basel 1999, S. 584 f.)." (Vedi pure RAMI 2004 p. 534 seg.)

 

                               2.8.   Conformemente
alla giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in
concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio.

                                         Quando
l'istruttoria non permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado
della verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta -, tali
elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi,
l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid. 5b, 116 V 136ss. consid. 4b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86,
p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff, in A. Koller (Hrsg.), Haftpflicht-
und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).

                                         Gli stessi principi sono, ovviamente, applicabili alla prova
dell'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid.
5b; 116 V 141 consid. 4b).

 

                               2.9.   Nella
presente evenienza dalla descrizione dell'evento fatta dall’assicurato nel
formulario relativo all’annuncio di infortunio del 28 luglio 2004 e dalla
risposta del 15 agosto 2004 ai quesiti postigli dall’CO 1 emerge che egli
mentre stava trasportando una lavatrice, per evitare che la stessa, che aveva
iniziato a scivolare dal carrello di trasporto, cadesse, l’ha afferrata e
sollevata, accusando subito uno ”strappo” al braccio sinistro (cfr. doc. 002,
004).

 

                                         Anche dal
certificato medico LAINF del 10 agosto 2004, compilato dal Dr. med. __________,
risulta che l’assicurato mentre alzava una lavatrice ha stortato il gomito
sinistro (cfr. doc. 003).

 

                                         Nell’opposizione
inoltrata contro la decisione dell’8 settembre 2004 con cui l’CO 1 ha rifiutato
di assumere il caso (cfr. doc. 007; consid. 1.2.) l’assicurato ha indicato che,
nel trasportare una lavatrice da un cliente, ha afferrato, trattenuto la stessa
che scivolava dal carrello (cfr. doc. 008). 

 

                                         Nell’atto
ricorsuale è stato, poi, precisato che, in assenza di un ascensore,
l’insorgente stava trasportando sulle scale, a ritroso, la lavatrice ben
collocata su di un carrello, sollevando scalino dopo scalino il carico. Giunto
sul primo pianerottolo l’assicurato con prontezza di riflessi ha riafferrato la
lavatrice che stava per cadere dalle scale (cfr. doc. I; consid. 1.3.).

 

                                         In
concreto, dunque, non vi è stato l’intervento di un fattore causale esterno: il
danno alla salute si è manifestato senza che vi sia stato impatto con altre
persone, né con oggetti. L’assicurato, infatti, arrivato sul primo pianerottolo,
ha afferrato e alzato la lavatrice per riposizionarla correttamente ed evitare
così che cadesse.

 

                                         Diverso
sarebbe stato il caso se l’assicurato avesse dovuto sostenere la lavatrice in
completa caduta, nel senso di averne dovuto sopportare il peso, segnatamente, stando
in posizione meno elevata rispetto alla stessa, ad esempio trovandosi di
qualche scalino più in basso. In altri termini se la lavatrice gli fosse caduta
addosso. In questo caso, infatti, si sarebbe registrato l’intervento di un
fattore esterno dovuto all’interazione tra la lavatrice in caduta  e il corpo
dell’assicurato (al riguardo cfr. STFA del 18 aprile 2005 nella causa C., U
166/04, consid. 4.1.).

 

                             2.10.   Va, dunque,
esaminato se, in casu, si possa ammettere che vi è stato un movimento
scombinato o uno sforzo manifestamente eccessivo.

 

                                         Così come
esposto al considerando 2.7., perché una lesione corporale dovuta ad un
movimento scombinato sia attribuibile a infortunio ai sensi della LAINF, è
necessario che tale movimento si sia prodotto in circostanze esterne
manifestamente insolite, impreviste, fuori programma (cfr. A. Maurer,
Scweizeriasches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, pag. 176s.).

 

                                         In una sentenza del 30
agosto 2001 nella causa J. (U 277/99) il TFA ha negato che si era in presenza
di un infortunio nel caso di un assicurato che aveva compiuto un movimento
molto veloce e brusco con il braccio destro, allo scopo di trattenere una
paletta che stava per scivolare da un sollevatore.

                                         L'Alta Corte si è in
particolare così espressa:

 

"  (...)

e) Die Vorinstanz ist gestützt auf die zuletzt
zitierten Aussagen des Versicherten zu Recht davon ausgegangen, dass dieser
sich die Verletzung nicht beim Auffangen eines Paletts zuzog, sondern im
Verlauf einer Armbewegung, die er in Richtung des Paletts ausführte.
Unmittelbarer Auslöser der Verletzung war somit nicht eine übermässige
Belastung, sondern die rasch ausgeführte, reflexartige Bewegung. Der
ungewöhnliche äussere Faktor als ein Begriffsmerkmal des Unfalls wäre
demzufolge zu bejahen, falls eine unkoordinierte Bewegung im vorstehend
dargelegten Sinn (Erw. 3c)           vorläge. Dies ist jedoch nicht der Fall,
fehlt es doch an einer den normalen, üblichen Bewegungsablauf störenden
Programmwidrig-keit, welche zu einer übermässigen oder unphysiologischen
Beanspruchung einzelner Muskeln oder Muskelgruppen geführt hätte. Die vom
Versicherten ausgeführte Abwehrbewegung mit dem rechten Arm ist als solche
weder ungewöhnlich noch in besonderer, einem Ausgleiten oder einem Sturz
vergleichbarer Weise geeignet, zu einer unphysiologischen Belastung einzelner
Muskeln zu führen. Das Vorliegen eines ungewöhnlichen äusseren Faktors ist auch
nicht bereits deshalb zu bejahen, weil die Bewegung reflexartig        ausgeführt
wurde (Urteil N. vom 12. April 2000, U 110/99).

Das Ereignis vom 24. Januar 1996 ist daher nicht
als Unfall zu qualifizieren."

 

                                         In un'altra sentenza del 10 gennaio 2005 nella causa H. (U 236/04),
l'Alta Corte è arrivata allo stesso risultato e si è così espressa:

 

" 
(...)

2.2 Am 10. Dezember 2001 erklärte die
Beschwerdeführerin auf dem «Fragebogen Berufskrankheit» zum erstmaligen
Auftreten der Beschwerden an der rechten Hand, sie habe am 24. Oktober 2001 bei
der Arbeit eine Kiste mit der rechten Hand vom Band nehmen wollen. Dann habe es
einen «Knick» gegeben, gefolgt von  Schmerzen im rechten Handgelenk. Am 5. Mai
2002 äusserte sich die Versicherte gegenüber der Concordia erneut zum Vorfall.
Sie hielt fest, dass sie den Korrekturharass genommen habe und ihn auf das Pult
habe stellen wollen. «Dann machte das Handegelenk eine kleine Bewegung und es
gab ein komisches Klick beim Handgelenk». Der Harass habe rund 4 bis 5 kg
gewogen.

 

(...)

 

2.4 Das Ereignis vom 24. Oktober 2001 erfüllt den
Unfallbegriff nicht, da es an einem ungewöhnlichen äusseren Faktor fehlt. Die schädigende
Einwirkung auf die rechte Hand ereignete sich während eines alltäglichen
Arbeitsvorgangs, als die Versicherte einen mehrere Kilogramm schweren Behälter
ergriff, um ihn auf das Pult zu stellen. Eine von aussen beeinflusste, unkoordinierte
Bewegung, die als «programmwidrig» bezeichnet werden müsste, liegt nicht vor.

Ebenso wenig kann von einem ganz
ausserordentlichen Kraftaufwand beim Heben des Behälters gesprochen werden. (...)"

 

                                         In una
sentenza del 6 novembre 2001 nella causa L.-P., 35.2000.67 (confermata dal TFA
il 12 luglio 2002 (U 1/02): "è pacifico e incontroverso che la vicenda non
possa essere qualificata come infortunio") il TCA ha negato l'esistenza di
un infortunio nel caso di una segretaria, la quale, nel tentativo di evitare la
caduta a terra di un grosso classificatore, che si trovava in alto ad uno
scaffale, ha compiuto un movimento rotatorio verso l'esterno con la spalla
sinistra procurandosi una rerottura trasmurale della porzione distale del
tendine del sovraspinato.

 

                                         Nel caso in
esame può restare aperta la questione di sapere se l’assicurato, quando ha afferrato
e sollevato la lavatrice per evitarne la caduta, ha compiuto o meno un brusco
movimento.

 

                                         Infatti
l’atto intrapreso dal ricorrente non può comunque essere qualificato di
manifestamente insolito, fuori programma. 

                                         Tenuto
conto della professione svolta dall’assicurato quale assistente tecnico della __________,
nota ditta di lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, questo Tribunale ritiene
che per il ricorrente il trasporto su scale di una lavatrice posta su di un
carrello risulta un atto ordinario. Nemmeno si rivela imprevedibile la circostanza
che un apparecchio possa scivolare, visto che il ricorrente mai ha menzionato -
né in relazione al trasporto specifico del 15 luglio 2004, né in generale - che
le lavatrici vengono fissate al carrello in modo talmente sicuro che un loro
spostamento può essere dovuto unicamente a un difetto dell’eventuale sistema di
agganciamento. 

                                         Pure la
conseguente azione di riposizionamento non può, quindi, essere definita insolita.

 

                                         Inoltre la straordinarietà
di un movimento non va riconosciuta nemmeno se lo stesso è avvenuto senza
riflettere, incondizionatamente e automaticamente (cfr. STFA del 30 agosto 2001
nella causa J. U 277/99, citata al consid. 2.10.).

 

                                         Il
criterio del movimento scoordinato non è, dunque, realizzato.

                                      

                                         La
giurisprudenza ammette, d’altro canto, l’esistenza di un fattore straordinario
quando, sollevando o spostando un peso, si produce una lesione a causa di uno
sforzo straordinario, cioè manifestamente eccessivo a dipendenza delle
circostanze del caso concreto (cfr. STFA del 15 ottobre 2004 nella causa R., U
9/04; DTFA 1943, p. 69; DTF 116 V 136; RAMI 1994 U 180, p. 38, 1991 K 855, p.
19).

 

                                         Un esame
della giurisprudenza del TFA dimostra che il fatto di sollevare, trasportare o
spostare pesi inferiori ai 100 kg - trattandosi di assicurati
esercitanti attività manuali - non viene considerato sforzo eccessivo (cfr.
STFA del 12 aprile 2000 nella causa N., U 110/99, consid. 3; A. Bühler, op.
cit., p. 241).

 

                                         Per
quanto concerne la giurisprudenza cantonale è utile segnalare che in una
sentenza dell'11 aprile 2003 nella causa A. (inc 35. 2003.3) il TCA,
pronunciandosi in merito a un caso in cui un assicurato qualche giorno dopo
aver posato delle lastre di marmo ha consultato il suo medico curante per una
"lombalgia acuta", ha deciso che non si era confrontati con un
infortunio. Infatti, da un lato, non vi era stato l'intervento di un fattore causale
esterno, poiché il danno alla salute si era manifestato senza che vi fosse
stato impatto né con altre persone, né con oggetti. Dall'altro, non vi era
stato né un movimento scombinato, in quanto il movimento non si era prodotto in
circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste, fuori programma, né
uno sforzo manifestamente eccessivo. 

                                         A
quest'ultimo proposito questa Corte ha rilevato:

 

" 
(…)

La giurisprudenza ammette, d’altro canto,
l’esistenza di un fattore straordinario quando, sollevando o spostando un peso,
si produce una lesione a causa di uno sforzo straordinario, cioè manifestamente
eccessivo a dipendenza delle circostanze (costituzione fisica, abitudini
professionali, ecc.) del caso concreto (DTFA 1943, p. 69; DTF 116 V 136; RAMI
1994 U 180, p. 38, 1991 K 855, p. 19). 

                                        Un esame
della giurisprudenza del TFA dimostra che il fatto di sollevare, trasportare o
spostare pesi inferiori ai 100 kg - trattandosi di assicurati
esercitanti attività manuali - non viene considerato sforzo eccessivo (cfr.
STFA del 12 aprile 2000 nella causa N., U 110/99, consid. 3; A. Bühler, op.
cit., p. 241).

 

In casu, A. ha
costantemente sostenuto - da ultimo ancora in sede di ricorso - che la lastra
di granito che stava maneggiando quel giorno, aveva un peso di circa 50 kg. 

In occasione dell'incontro che ha avuto luogo il
29 aprile 2002, il capo-operaio della ditta G., signor D., ha affermato che il
peso di una lastra di granito delle dimensioni fornite dall'assicurato, si
aggira attorno ai 150-180 kg (cfr. doc. 30).

 

Al riguardo, questa Corte osserva che, anche
qualora si volesse ammettere che la lastra in questione aveva il peso indicato
dal signor D., non sarebbe comunque ravvisabile uno sforzo manifestamente
eccessivo ai sensi della giurisprudenza, nella misura in cui il peso
effettivamente sopportato dall'insorgente era nettamente inferiore, se è vero
che egli doveva sollevare la lastra soltanto da un lato (cfr. doc. 30). 

D'altronde, simili compiti rientrano fra quelli
che abitualmente si compiono svolgendo un’attività quale quella esercitata da
A., ovvero l'operaio addetto alla posa di marmi (…)." (STCA dell'11 aprile
2003 nella causa A., 35.2003.3, consid. 2.11.)

 

                                         In
un'altra sentenza del 21 luglio 2003 nella causa D. (inc. 35.2003.34) il TCA ha
stabilito che il fatto che un assicurato, di professione posatore di marmi e
graniti, avesse sopportato, per un attimo, l'intero peso di una panchina in
granito di circa 70 Kg, in quanto il suo collega con il quale stava effettuando
il trasporto era inciampato, non costituisce un infortunio. In primo luogo, non
era accaduto nulla che avesse ecceduto il quadro degli avvenimenti e delle
situazioni che si possono, obiettivamente, definire quotidiane o abituali. In
secondo luogo, tenuto conto delle abitudini professionali dell'assicurato, non
è ravvisabile uno sforzo manifestamente eccessivo.

 

                                         Per
completezza e a titolo di raffronto è utile segnalare che la nostra Massima
Istanza nella STFA del 18 aprile 2005 nella causa S.C., U 166/04, già
menzionata sopra (cfr. consid. 2.9.), si è pronunciata sul caso di
un’assicurata di 35 anni con alle spalle una formazione riconosciuta dalla
Croce Rossa Svizzera che, in qualità di stagista fisioterapista da circa
quattro mesi presso una casa anziani, ha dovuto sostenere un paziente per evitarne
l’improvvisa caduta, riportando dei dolori alla zona cervicale. Il TFA ha
considerato questa fattispecie un caso limite e ha riconosciuto che lo sforzo
profuso dall’assicurata che pesava 57 Kg per sopportare il peso del paziente di
87 Kg ha ecceduto il quadro abituale della sua attività, in quanto, in primo
luogo, l’assicurata non ha avuto altra scelta se non quella di intervenire con
uno sforzo violento e repentino per sostenere il paziente. 

                                         In
secondo luogo, che il peso del degente in questione eccedeva di gran lunga
quello dell’assicurata. Infine un tale peso associato alla componente di
accelerazione naturalmente innescata dalla perdita di equilibrio del paziente,
che si è lasciato completamente andare, ha richiesto uno sforzo superiore
rispetto a quello che avrebbe determinato la sua massa non in movimento.

 

                                         In casu
questa Corte osserva che, anche qualora si volesse ammettere che la lavatrice
in questione aveva il peso indicato dal ricorrente di 110 Kg (cfr. doc. I;
consid. 1.3.), non sarebbe comunque ravvisabile uno sforzo manifestamente
eccessivo ai sensi della giurisprudenza, nella misura in cui il peso
effettivamente sopportato per un momento dall'insorgente - nato nel 1964 e
apparentemente in buona costituzione fisica -, quando per evitare la caduta
della lavatrice l’ha afferrata e sollevata, era inferiore a 110 Kg. 

                                         La
lavatrice, infatti, allorché è stata alzata dal ricorrente, stava sì
scivolando, ma non era caduta, per cui la stessa si trovava ancora sul piano
del carrello; da ciò deriva che l’assicurato, potendo fare perno sulla parte
della lavatrice ancora sul carrello, ha sollevato e risistemato nell’adeguata
posizione un peso ben minore di 110 Kg.

 

                                         Nel
ricorso (cfr. consid. 1.3) è stato peraltro specificato, da un lato, che il
piano di appoggio del carrello era reclinato verso il trasportatore. Pertanto
la macchina da lavare poteva comunque muoversi unicamente verso i lati del
carrello.

                                         Dall’altro,
che l’assicurato, nel momento in cui ha afferrato e alzato la lavatrice, era
giunto sul primo pianerottolo. 

                                         Conseguentemente
la componente di accelerazione innescata dallo scivolamento della lavatrice
dalla parte laterale del carrello era, nel caso di specie, ridotta, trovandosi
la lavatrice in posizione ravvicinata alla terra e l’apparecchio in posizione
piana.

 

                                         Compiti
simili a quello di sollevare per un momento da un lato una lavatrice rientrano,
d’altronde, fra quelli che abitualmente si compiono svolgendo un’attività quale
quella esercitata dall’assicurato, ovvero l’assistente tecnico per la __________.

 

                                         In esito
ai considerandi che precedono, il TCA deve concludere  che non siano, in
concreto, soddisfatte le severe condizioni poste dalla giurisprudenza federale
per poter riconoscere il carattere infortunistico in assenza di un fattore
esterno. 

 

                                         Di
conseguenza non siamo in presenza di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA.

 

                             2.11.   Si tratta ora
di esaminare se l’obbligo contributivo dell'CO 1 possa essere fondato sull’art.
9 cpv. 2 OAINF, disposizione che parifica ad infortunio una serie di lesioni
corporali.

 

                                         L’art. 9
cpv. 2 OAINF - nella versione introdotta con la modifica del 15 dicembre 1997,
applicabile, in casu, in forza dell’art. 147a OAINF (cfr. DTF 123 V 71
consid. 2 e riferimenti ivi menzionati) - prevede che se non attribuibili
indubbiamente a una malattia o a fenomeni degenerativi, le seguenti lesioni
corporali, il cui elenco è esaustivo, sono equiparate all’infortunio, anche se
non dovute a un fattore esterno straordinario:

 

                                         a.   fratture;

                                         b.   lussazioni
di articolazioni;

                                         c.   lacerazioni
del menisco;

                                         d.   lacerazioni
muscolari;

                                         e.   stiramenti
muscolari

                                         f.    lacerazioni
dei tendini;

                                         g.   lesioni
dei legamenti;

                                         h. 
lesioni del timpano. 

 

                                         Le
lesioni corporali di cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF sono paragonate ad infortunio
solo se presentano tutti gli elementi caratteristici dell'infortunio, eccezion
fatta per il fattore esterno straordinario (cfr. STFA del 23 settembre 2003
nella causa Allianz Suisse c/ SWICA concernente X., U 221/02; STFA del 6 agosto
2003 nella causa Nazionale Svizzera Assicurazioni c/ Swica Organizzazione
sanitaria concernente B., U 235/02; DTF 116 V 148 consid. 2b; RAMI 1988 U 57,
p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano e discreto. Basta
un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato scomposto o anomalo (cfr. E. Beretta, Il requisito della repentinità
in materia di lesioni parificabili ad infortunio e temi connessi, in
RDAT II-1991, p. 477ss.). 

 

                                         A
proposito dell'esigenza di un fattore esterno, il TFA, nella DTF 129 V 466, ha
precisato quest'ultimo concetto, definibile quale evento assimilabile ad
infortunio, oggettivamente constatabile e percettibile, che prende origine
esternamente al corpo.

                                         Così,
dopo avere fatto notare che l'esistenza di un evento assimilabile ad infortunio
non può essere ritenuta in tutti quei casi in cui la persona assicurata riesce
solo ad indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure
laddove la (prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento
di un atto ordinario della vita che la persona assicurata è peraltro in grado
di descrivere (DTF 129 V 46s. consid. 4.2.1 e 4.2.2), la Corte federale ha
subordinato, in via di principio, il riconoscimento di un fattore esterno
suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza
di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi
alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione
oppure di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione
del corpo che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e
psicologicamente controllabile (DTF 129 V 470 consid. 2.2.2). Per il resto,
conformemente a quanto già statuito in precedenza, ha rammentato che
l'intervento di un fattore esterno può anche essere ammesso in caso di
cambiamenti di posizione che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono
sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppanti all'interno del corpo
("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da
posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il
cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V
470, consid. 4.2.3). 

                                         Il TFA ha
pure specificato che gli eventi che si verificano durante lo svolgimento di
un'attività professionale abituale non danno luogo a delle lesioni corporali
parificabili ai postumi di un infortunio, i processi motori consueti
nell'ambito dell'attività professionale essendo da considerare degli atti
ordinari ai quali fa di principio difetto l'elemento costitutivo della
situazione di pericolo accresciuto (cfr. DTF 129 V 471 consid. 4.3; cfr., pure,
STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03). 

 

                                         Necessario
è inoltre che si sia trattato di un evento improvviso (cfr. RAMI 2000 U 385, p.
268). Il presupposto della repentinità non va però inteso nel senso che
l'azione sul corpo umano debba avere luogo fulmineamente, ossia nell'arco di
secondi o, addirittura, di una frazione di secondo. A questo requisito va
piuttosto attribuito un significato relativo, nel senso che deve trattarsi di
un singolo avvenimento. Pertanto, deve essere escluso dall'assicurazione contro
gli infortuni quel danno alla salute che dipende da azioni ripetute o continue.
Decisiva non è dunque la durata di un'azione lesiva, ma piuttosto la sua
unicità (cfr. A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung, in SZS
1996, p. 88 e dello stesso autore, Meniskusläsionen und soziale
Unfallversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri, 2001; 84: n. 44,
p. 2341). 

 

                             2.12.   Nel caso di
specie dalla documentazione medica presente all'inserto - in particolare dal certificato
LAINF del 10 agosto 2004 redatto dal Dr. med. __________ - si evince che
l'assicurato ha presentato "dolori da “strappo” inserzione epicondilo laterale
gomito sinistro" (cfr. doc. 003).

 

                                         Al
riguardo va osservato, in primo luogo, che dalle tavole processuali non risulta
comprovato alcun tipo di strappo o di lacerazione muscolare o dei tendini. 

                                         Il Dr.
med. __________ medesimo ha, peraltro, unicamente indicato che i dolori erano
di tipo da strappo, e non che si fosse in presenza di uno strappo. 

 

                                         In
secondo luogo, quanto riscontrato dal medico citato, e meglio “dolori da
“strappo” inserzione epicondilo laterale gomito sinistro”, corrisponde piuttosto
alla diagnosi di epicondilite dell’omero o gomito del tennista, che si
definisce come un’infiammazione cronica dell’inserzione prossimale dei
muscoli estensori dell’avambraccio (cfr. La nuova enciclopedia medica –
Garzanti, 1992, pag. 1163-1164).

                                         L’inserzione
a un segmento scheletrico o al derma di un muscolo è assicurata dai tendini,
che sono l’estremità connettivale fibrosa di un muscolo (cfr. La nuova
enciclopedia medica – Garzanti, pag. 1240-1241).

                                         L’epicondilite
è quindi una tendinopatia inserzionale (cfr. siti internet: www.saluteok.it; www.sportmedicina.com).

 

                                         L’infiammazione
dei tendini, come tale, non rientra nella lista esaustiva delle diagnosi di cui
all’art. 9 cpv. 2 OAINF (cfr. consid. 2.11.), che nemmeno è suscettibile di
interpretazione, per analogia, in via estensiva (cfr. STFA del 6 agosto 2003
nella causa X. Assicurazioni, U 235/02, consid. 1.2.; DTF 114 V 302 consid.
3d).

                                         Va, del
resto, osservato che solo le lacerazioni vere e proprie dei tendini, alle quali
sono assimilate le rotture parziali, ossia le lacerazioni di singole fasce di
fibre tendinee, costituiscono delle lesioni parificate a infortunio giusta
l’art. 9 cpv. 2 OAINF, ad esclusione invece dello stiramento dei tendini (cfr.
STFA del 6 agosto 2003 nella causa X. Assicurazioni, U 235/02, consid. 1.2. e
2.1.- 2.2.).

 

                                         L’epicondilite
non può, pertanto, essere ritenuta una lesione parificata ai postumi
d’infortunio. 

 

                                         Di
conseguenza il danno alla salute dell’assicurato non può essere assunto dall’CO
1 neppure ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 OAINF.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti