# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6a4d2554-85a7-544c-92a3-75f018cee206
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.04.2025 F-2271/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-2271-2025_2025-04-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-2271/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l l ’ 8  a p r i l e  2 0 2 4  

Composizione 

 
Giudice Claudia Cotting-Schalch, giudice unica,  

con l'approvazione del giudice Basil Cupa;  

cancelliere Matthew Pydar. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…) 

Angola, 

alias B._______, nato il (…), 

Repubblica Democratica del Congo, 

patrocinato dall'avv. Ange Sankieme Lusanga,  

Juristes et théologiens Mobiles,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 28 marzo 2025 / N (…). 

 

 

 

F-2271/2025 

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Fatti: 

A.  

Il ricorrente, con l’identità di B._______, nato il (…), cittadino della 

Repubblica Democratica del Congo, ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera il 24 febbraio 2025. Da ricerche intraprese dalla Segreteria di 

Stato della migrazione (SEM) nel sistema centrale d’informazione sui visti 

(CS-VIS) è risultato che l’interessato aveva ottenuto un visto Schengen di 

tipo C con ingressi multipli dalle autorità tedesche il 25 ottobre 2024 sotto 

l’identità di A._______, nato il (…), cittadino angolano, con validità dal 7 

dicembre 2024 al 20 luglio 2025. Non risultano ulteriori richieste d’asilo in 

altri Stati Dublino. 

B.  

Il 6 marzo 2025 il ricorrente ha sostenuto un primo colloquio Dublino. Dalle 

dichiarazioni fatte sono emersi elementi che avrebbero potuto addurre ad 

una tratta di esseri umani (TEU). Pertanto il ricorrente è stato ascoltato una 

seconda volta nell’ambito di un’audizione TEU il 20 marzo 2025. 

C.  

Il 20 marzo 2025 la SEM ha inoltrato alle autorità tedesche una domanda 

di presa in carico basata sull’art. 12 par. 4 del regolamento n° 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i 

criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide 

(rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.06.2013; di seguito: RD III). Il 21 marzo 2025 le autorità tedesche hanno 

accettato la presa in carico sulla base dell’art. 12 par. 4 RD III. 

D.  

Il 28 marzo 2025 la SEM ha deciso di non entrare nel merito della domanda 

d’asilo del ricorrente e di rinviarlo in Germania, intimandolo a lasciare la 

Svizzera al più tardi entro il giorno seguente la scadenza del termine di 

ricorso. 

E.  

Il 31 marzo 2025 la precedente rappresentanza legale ha comunicato la 

cessazione del mandato e confermato che il ricorrente ha ricevuto la 

decisione contestata il giorno stesso. 

F.  

Contro la decisione della SEM il ricorrente, attraverso un nuovo 

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rappresentante, ha interposto ricorso con gravame del 2 aprile 2025. Il  

4 aprile 2025 ha fatto seguito la regolarizzazione del ricorso. Il ricorrente 

domanda l’annullamento della decisione precitata e del trasferimento verso 

la Germania. Per quanto riguarda le richieste di natura formale egli 

domanda l’assistenza giudiziaria completa e la misura supercautelare della 

sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento, così come la misura 

dell’effetto sospensivo del ricorso.  

G.  

Il 4 aprile 2025 la giudice istruttrice ha disposto la misura supercautelare 

dell’esecuzione dell’allontanamento. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le decisioni prese dalla SEM in materia d’asilo possono essere 

impugnate davanti al Tribunale Amministrativo Federale (di seguito: 

Tribunale), che decide in via definitiva, a meno che non si tratti di 

un’eccezione, non applicabile nel presente caso (art. 1 cpv. 2 ed art. 33 lett. 

d LTAF [RS 173.32], applicabili con riferimento all'art. 105 LAsi, in 

combinato disposto con l'art. 83 lett. d cifra 1 LTF [RS 173.110]). 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), è di 

principio ammissibile sotto il profilo degli art. 48 cpv. 1 e art. 52 cpv. 1 PA  

(RS 172. 021), applicabili in riferimento all'art. 37 LTAF e all'art. 108 

cpv. 3 LAsi. 

1.3 Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 3.1). 

2.  

2.1 Vengono fatti valere dei vizi di natura formale. Il ricorrente reclama che 

la procedura è stata svolta in una lingua a lui non comprensibile e senza 

l’ausilio di un’interprete di lingua lingala per cui l’autorità inferiore avrebbe 

violato il diritto di essere sentiti (art. 29 Cost. ed art. 6 combinato con  

art. 29 PA). Inoltre l’esame dei fatti sarebbe avvenuto in maniera incorretta, 

adducendo dunque ad una violazione della massima inquisitoria  

(art. 12 PA combinato con art. 6 LAsi). Tali censure formali sono da 

esaminare preliminarmente, in quanto suscettibili di condurre 

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all’annullamento della decisione avversata (cfr. ex multis sentenza del 

Tribunale F-6962/2024 dell’8 novembre 2024 consid. 2.1). 

2.2 L’asserita violazione della massima inquisitoria risulta del tutto 

immotivata dato che il ricorso non menziona in alcun modo quali fatti 

sarebbero stati omessi nelle considerazioni della SEM e non sostanziando 

in alcun modo, o per quale motivo, l’apprezzamento dei fatti non sarebbe 

stato corretto. Dunque non risulta una violazione della massima inquisitoria 

e nemmeno un rilevamento erroneo o insufficiente dei fatti. Per quanto 

riguarda l’asserita violazione del diritto di essere sentiti, il ricorrente è stato 

ascoltato in entrambe le audizioni del 6 e 20 marzo 2025 con l’ausilio di un 

interprete. In entrambi i casi il ricorrente ha dichiarato di comprendere 

l’interprete quando parla (cfr. SEM-atti 17/5 e 20/10). Pertanto non risulta 

che l’autorità inferiore abbia violato il diritto del ricorrente ad essere sentito. 

2.3 Di conseguenza non sussistono né una violazione del diritto di essere 

sentiti e nemmeno una ricostruzione incompleta o inesatta dei fatti 

giuridicamente rilevanti (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). Le censure mosse 

dal ricorrente si rivelano prive di fondamento. 

3.  

3.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

3.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III. La procedura di determinazione dello Stato 

competente viene avviata non appena una domanda di asilo viene 

presentata per la prima volta in uno Stato membro (art. 20 par. 1 RD III). 

3.3 Nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente 

enumerato al capo III (art. 8 – 15) è applicabile, solo se nella gerarchia dei 

criteri elencati all'art. 7 par. 1 quello precedente previsto dal RD III non trova 

applicazione nella fattispecie. La base è la situazione esistente al momento 

della presentazione della prima domanda in uno Stato membro (art. 7  

par. 2 RD III; cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2). 

Inoltre, lo Stato membro competente è tenuto a prendere in carico, in 

ossequio alle condizioni poste agli artt. 21, 22 e 29 RD III, il richiedente che 

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ha presentato una domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1  

lett. a RD III). 

3.4 Nella presente disamina le investigazioni condotte dalla SEM hanno 

rivelato che il ricorrente possedeva un visto Schengen rilasciato dalle 

autorità tedesche, valido dal 7 dicembre 2024 fino al 20 gennaio 2025 (cfr. 

SEM-atti 8/1). Essendo tale visto il mezzo principale con il quale gli è stato 

concesso l’ingresso nel territorio degli Stati membri ed essendo scaduto 

entro sei mesi dalla domanda d’asilo del ricorrente, la competenza delle 

autorità tedesche è di principio data (art. 12 par. 1 e 4 RD III). 

4.  

4.1 Occorre così appurare, qui appresso, se possono esserci fondati motivi 

di credere che esistano, in Germania, carenze sistemiche nella procedura 

d'asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, implicanti il rischio 

di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei 

diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di 

seguito CartaUE), le quali renderebbero impossibile il trasferimento (art. 3 

par. 2 cpv. 2 RD III). 

4.2 A questo proposito va ricordato che la Germania è vincolata 

innanzitutto dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo 

(RS 0.142.301), come pure dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo 

(CEDU, RS 0.101) e dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105).  

4.3 Pertanto, vale la presunzione che la Germania garantisca la tutela dei 

diritti dei richiedenti l'asilo, in particolare quello di trattare le loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, nonché una protezione conforme 

al diritto internazionale ed europeo (cfr. le direttive 2013/32/UE [direttiva 

procedura]; 2013/33/UE [direttiva accoglienza] e la sentenza della Corte di 

giustizia dell’Unione europea (CGUE) C-228/21 del 30 novembre 2023 

cifr. 129, 138s., 141, pt. 2). Tale presunzione non è in nessun modo 

confutata secondo prassi costante di questo Tribunale (cfr. ex pluris 

sentenze del Tribunale E-5320/2024 del 2 settembre 2024; E-4566/2024 

del 22 luglio 2024 consid. 4.2; F-411/2024 del 29 gennaio 2024  

consid. 4.2). 

4.4 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 cpv. 2 RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

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5.  

5.1 Per contestare il suo trasferimento in Germania, il ricorrente si appella 

alla presenza della propria fidanzata in Svizzera, con la quale si starebbe 

per sposare. Pertanto viene fatta valere una violazione dell’art. 8 CEDU. 

Inoltre viene menzionata una violazione dell’art. 3 CEDU dato l’elevato 

rischio di essere rinviato nella Repubblica Democratica del Congo da parte 

delle autorità tedesche, ovvero un Paese nel quale sarebbe in corso un 

conflitto armato. In ambito del colloquio Dublino il ricorrente ha inoltre 

menzionato di avere subito dei maltrattamenti e, con ciò, ottenuto delle 

conseguenze irreversibili sulla sua salute (cfr. SEM-atti 17/5). 

5.2 Secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un Paese terzo, anche se tale 

esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III. Come previsto 

dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata ad applicare la clausola di 

sovranità ed entrare nel merito della domanda d’asilo se il trasferimento del 

richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad una norma 

imperativa del diritto internazionale. Può, inoltre, ammettere tale 

responsabilità per dei motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali 

dell'11 agosto 1999 ([OAsi 1; RS 142.311] cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.5.2). 

5.3 Per quanto riguarda la presunta violazione dell’art. 8 CEDU il ricorrente 

non ha mai dimostrato innanzi l’autorità inferiore, né tantomeno dinnanzi al 

Tribunale, di avere un legame famigliare di questo tipo. Le dichiarazioni 

fatte risultano dunque prive di fondamento, mancando sufficienti mezzi di 

prova che comprovino l’esistenza di un “membro della famiglia” ai sensi 

dell’art. 2 lit. g RD III. Inoltre, come precedentemente menzionato, la 

presunzione per cui la Germania rispetti la CEDU non risulta confutata 

dalla giurisprudenza di questo Tribunale, per cui non sussiste alcun rischio 

concreto tale da fondare un pericolo di refoulement secondo l’art. 3 CEDU 

(cfr. a tal proposito ex pluris sentenza del Tribunale F-755/2025 del 26 

febbraio 2025 consid. 4.1).  

5.4 Risulta agli atti che il ricorrente soffre di traumi a seguito di torture, così 

come di PTSD (cfr. SEM-atti 25/1, 13/2). Tali problematiche, tuttavia, non 

risultano di una tale entità da risultare ostative ad un trasferimento in 

Germania (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo Savran 

contro Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Camera, 57467/15, §121 

segg. riaffermando quanto stabilito in Paposhvili contro Belgio del 13 

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dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, § 181 segg.; N. contro Regno 

Unito del 27 maggio 2008, Grande Camera, 26565/06; DTAF 2011/9 

consid. 7.1). 

5.5 Visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi 

internazionali della Svizzera pronunciando il trasferimento dell’interessato 

verso la Germania, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti di 

diritto internazionale pubblico. Non vi è quindi alcun motivo di applicare le 

clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

6.  

Ne discende che a giusto titolo la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania 

conformemente all’art. 44 Lasi, poiché non esistono eccezioni alla regola 

generale del rinvio (art. 32 OA 1). Il ricorso deve quindi essere respinto. 

7.  

7.1 Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso dalla giudice unica, con 

l’approvazione di uno secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi). Inoltre, giusta 

l’art. 111a cpv. 1 e 2 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti e la 

decisione è motivata soltanto sommariamente. 

7.2 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la richiesta tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese processuali, risulta 

divenuta senza oggetto. 

8.  

Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria completa è respinta. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di Fr. 750.– sono poste 

a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria completa è respinta. 

3.  

Le spese processuali di Fr. 750. – sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM ed all’autorità 

cantonale competente. 

 

La giudice unica: Il cancelliere: 

 

Claudia Cotting-Schalch 

 

Matthew Pydar 

 

Data di spedizione: