# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bf2d3c7d-772c-5451-8008-9ded097fcf99
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.02.2021 D-355/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-355-2021_2021-02-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-355/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Grégory Sauder;  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iran,   

patrocinato dall’avv. MLaw Cinzia Chirayil,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 15 gennaio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-355/2021 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera l’11 ottobre 

2020, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 16 ottobre 2020 (cfr. atto 

SEM 17/11) ed al colloquio personale Dublino (cfr. atto SEM 20/2), 

la nutrita documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 22/2, 24/2, 30/2, 

35/2, 39/2, 41/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 15 gennaio 2021, notificata il 18 gennaio 2021 (cfr. atto SEM 45/1), 

mediante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’interessato verso l’Italia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 25 gennaio 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha po-

stulato il limine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare e 

la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della pre-

citata decisione e la restituzione degli atti alla SEM per nuova istruttoria; 

contestualmente di essere ammesso al beneficio dell’assistenza giudizia-

ria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali com-

preso il relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nel colloquio Dublino del 21 ottobre 2020 l’insorgente, posto di fronte 

alla possibile competenza dell’Italia, non la ha esplicitamente contestata, 

limitandosi a asseverare che in detto Paese rischierebbe di essere esposto 

alle azioni delle autorità iraniane, rispetto alle quali sarebbe invece protetto 

in Svizzera, 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la 

tacita ammissione di competenza da parte dell’Italia, ha escluso che in tale 

Stato sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 del regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) o 

un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione del principio 

del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria analisi, la SEM 

ha escluso l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle clau-

sole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino 

III; che in particolare, le problematiche mediche di cui soffrirebbe l’interes-

sato, completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, 

sarebbero trattabili in Italia alla luce della sufficiente infrastruttura medica 

e della sua facoltà di richiedere una presa a carico in base al diritto comu-

nitario; che pertanto, nemmeno si ravviserebbe, per tali motivi, il raggiun-

gimento della soglia di gravità prevista nell’ambito dell’art. 3 CEDU; che 

dipoi, sebbene il decreto  n. 113/2018 non abbia rimesso in discussione 

l’accesso alle cure mediche per i richiedenti l’asilo, il suo successivo emen-

damento, con ulteriore decreto n. 130/2020 avrebbe pure semplificato il 

sistema reintroducendo l’inserimento nei registri comunali; che in specie 

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non sussisterebbe d’altro canto nemmeno la necessità di richiedere garan-

zie individuali, atteso che lo stato di salute dell’insorgente non sarebbe par-

ticolarmente compromesso; che in altre parole, solo la capacità di trasferi-

mento risulterebbe decisiva; che così, nessun elemento permetterebbe di 

giungere alla conclusione che le condizioni di vita del ricorrente sarebbero 

messe in pericolo in caso di rinvio nel Paese confinante; che nemmeno 

un’applicazione discrezionale della clausola sarebbe giustificata in specie; 

che il video prodotto dall’insorgente e dal quale si dovrebbe evincere l’as-

senza di sostegno durante la quarantena impostagli all’arrivo in Italia non 

inficerebbe tale disamina; che da ultimo, quo ai timori di subire azioni da 

parte delle forze di sicurezza iraniane la SEM non ha riscontrato elementi 

che permettano di sostenere che le autorità italiane non gli offrirebbero 

un’adeguata protezione, 

che nel proprio gravame il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al provvedimento sindacato; che in primo luogo, l’accertamento 

dei fatti medici rilevanti è ritenuto incompleto in quanto difetterebbero le 

informazioni in merito alla prognosi in caso di interruzione del trattamento; 

che non avendo l’insorgente ad oggi presentato una domanda d’asilo in 

Italia, vi sarebbe il rischio che egli abbia a trascorrere un lungo periodo di 

tempo sprovvisto di misure di sostegno materiale in quanto il diritto alle 

stesse inizierebbe non prima della verbalizzazione della domanda d’asilo; 

che richiamandosi ad alcuni estratti della giurisprudenza della Corte di Giu-

stizia dell’Unione europea, il ricorrente fa presente che, essendo il disturbo 

depressivo di media entità noto, l’autorità non potrebbe ignorare che in 

caso di trasferimento in Italia vi sarebbe il rischio di un’interruzione delle 

cure psichiatriche necessarie e sarebbe tenuta a comparare lo stato di sa-

lute prima del rinvio con quello che si presenterebbe nello stato di destina-

zione; che nel caso di richiedenti asilo affetti da problematiche mediche 

(somatiche o psichiche) gravi – ovvero le casistiche in cui sussiste il rischio 

di severo peggioramento delle condizioni di salute – occorrerebbe del resto 

ottenere delle garanzie scritte individuali dalle autorità italiane prima del 

trasferimento; che dal momento in cui nel caso in narrativa la competenza 

si fonderebbe sul tacito consenso, il rischio che iI ricorrente abbia a ritro-

varsi sprovvisto di prestazioni di accoglienza e delle necessarie cure me-

diche apparrebbe fondato; che vista la presenza di indizi correlati ad un 

trascorso autolesivo nel contesto di un disturbo depressivo, nonché della 

pressione psichica a cui sarebbe sottoposto a causa della diserzione 

dall’intelligence iraniana, la SEM avrebbe dovuto ritenere il ricorrente per-

sona vulnerabile ai sensi della giurisprudenza del Tribunale; che in assenza 

di una perizia medico-psichiatrica le informazioni disponibili non sarebbero 

sufficienti nel quadro di un’accurata valutazione del rischio di violazione 

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dell’art. 3 CEDU, rispettivamente dell’applicazione della clausola di sovra-

nità ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-

durali (OAsi 1; RS 142.311); che sarebbe pertanto opportuno retrocedere 

gli atti alla SEM per una nuova valutazione in merito alla sussistenza di 

motivi umanitari, rispettivamente per l’applicazione della clausola di sovra-

nità, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

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inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha 

permesso di appurare che l’insorgente è stato interpellato a Pozzallo (Ita-

lia) il 3 settembre 2020 (cfr. atto SEM 10/1),  

che il ricorrente ha confermato tale riscontro, precisando di essere entrato 

nello spazio Schengen dall’Italia, ove gli sarebbero state rilevate le im-

pronte digitali, per poi dirigersi verso la Svizzera (cfr. atto SEM 20/2), 

che su questi presupposti, il 14 ottobre 2020, la SEM ha presentato alle 

autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1 Re-

golamento Dublino III (cfr. atto SEM 12/7),  

che non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine 

previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, l’Italia ha tacitamente 

riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda di asilo 

in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),  

che di conseguenza, la competenza dell’Italia risulta di principio essere 

data, 

che l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

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Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato 

non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 

e 7.5), 

che all’occorrenza non vi sono innanzitutto fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l’Italia, ha a più 

riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-

tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011,30696/09 ed ha finora sempre negato l’esistenza di 

carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-

zera del 4 novembre 2014, 29217/12;  A.S. contro Svizzera del 30 giugno 

2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 

27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33), 

che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-

dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso imme-

diato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza, 

permettono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto 

(cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6, 

recentemente anche la sentenza del Tribunale F-4872/2020 del 5 novem-

bre 2020 consid. 4.2),  

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

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che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’au-

torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che 

lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico e a por-

tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-

lazione della direttiva procedura, 

che al di là di generiche argomentazioni, egli neppure ha apportato indizi 

seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua 

vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da 

dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

che nulla permette infine di ritenere che l’Italia possa negare protezione 

all’insorgente quo a possibili azioni sul suo territorio da parte di agenti 

esteri, mal comprendendosi finanche perché la sola Svizzera dovrebbe es-

sere invece in grado di tutelarlo, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

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che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che sempre in questo contesto, come rettamente segnalato dall’insor-

gente, l’attuale giurisprudenza del Tribunale impone alle autorità svizzere 

che non vogliono rinunciare all’esecuzione del trasferimento, di richiedere 

a titolo preventivo agli omologhi italiani delle garanzie scritte individuali di 

presa a carico immediata per i richiedenti asilo affetti da problematiche me-

diche (somatiche o psichiche) gravi (cfr. sentenze del Tribunale E-

962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicembre 2020 consid. 

4.4.4), 

che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno 

esaustivo, e dall’altra se quest’ultimo rientri o meno nelle casistiche testé 

enucleate, 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-

tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-

sione della decisione sindacata, risultava infatti chiaro che lo stato valetu-

dinario dell’insorgente, comportante un episodio depressivo di media gra-

vità trattabile con principi attivi a facile reperibilità e alcune problematiche 

odontoiatriche non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza convenzio-

nale né tantomeno che rientrasse nelle casistiche per cui, a causa di un 

rischio di peggioramento serio ed immediato delle affezioni, occorreva ri-

chiedere garanzie individualizzate, 

che dal profilo psichico le condizioni del richiedente asilo sono peraltro da 

considerarsi stabili sin dal consulto del 20 novembre 2020 (cfr. atto 35/2), 

per non dire in miglioramento (cfr. atto 41/2), 

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che non si può dunque partire dall’assunto che il suo trasferimento com-

porti delle gravi sofferenze dal profilo medico, a tal punto che, dopo l’arrivo 

in Italia, risulti necessaria una presa in carico medica immediata ed ininter-

rotta secondo la giurisprudenza succitata (cfr. anche nello stesso senso la 

sentenza del Tribunale E-1026/2020 del 4 marzo 2020 consid. 5.4),  

che l’Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. 

art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che peraltro, un’eventuale iniziale difficoltà ad accedere a prestazioni di 

psicoterapia può essere messa in conto senza che ci si debba attendere a 

conseguenze drastiche sulla sua salute, 

che egli potrà dipoi ovviare a possibili complicazioni nell’ottenimento del 

farmaco generico che gli è stato prescritto venendo trasferito con una ri-

serva sufficiente, 

che in ogni caso le prestazioni di pronto soccorso risultano sostanzialmente 

garantite in Italia (cfr. sentenza del Tribunale E-1026/2020 consid. 5.5 che 

giunge alla medesima conclusione della sentenza E-962/2019 consid. 

6.2.7), 

che anche le problematiche legate alla pandemia di Coronavirus non per-

mettono di giungere ad una diversa conclusione (cfr. sentenza del Tribu-

nale D-2947/2020 del 27 maggio 2020 consid. 10.4 e rif. citati), 

che agli atti non figurano d’altro canto elementi tali da indurre a concludere 

che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al 

rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condi-

zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, l’interessato non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-

bero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

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che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi 

obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l’Italia è competente dell’esame della domanda di asilo del 

ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste 

nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

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che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: