# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 36108118-604e-5250-a837-74fdf42bbbf3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-09-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.09.2018 D-7/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7-2018_2018-09-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  s e t t e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Gabriela Freihofer; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), 

Pakistan,   

rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone,  

SOS Antenna Profughi,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 28 novembre 2017 / N (…). 

 

 

 

D-7/2018 

Pagina 2 

Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 

(…) novembre 2015, allegando segnatamente di essere nato il (…) e di 

essere di confessione (…) (cfr. atto A1/2), 

il verbale dell’audizione sulle generalità del 24 novembre 2015 (di seguito: 

verbale 1) del richiedente, 

il cambiamento della registrazione attinente la data di nascita 

dell’interessato succitata da parte della Segreteria di Stato della 

migrazione (di seguito: SEM), in quella del (…), in quanto inverosimile che 

egli fosse minorenne (cfr. risultanze processuali), 

lo scritto dell’autorità inferiore di modifica dei dati nel sistema 

d’informazione centrale sulla migrazione (SIMIC), segnatamente della data 

di nascita dell’interessato riportata al (...) (cfr. atto A22), dopo 

presentazione da parte sua dell’originale del certificato di nascita (cfr. atto 

A19), 

il verbale dell’audizione sui motivi d’asilo del 20 luglio 2017 (di seguito: 

verbale 2) del richiedente, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 28 novembre 2017, notificata il 29 novembre 2017 (cfr. risultanze 

processuali; avviso di ricevimento), con cui la predetta autorità non ha 

riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua 

domanda d’asilo, pronunciando contestualmente l’allontanamento dalla 

Svizzera e l’esecuzione dello stesso, 

il ricorso del 29 dicembre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 3 gennaio 2018) inoltrato al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale) avverso la decisione succitata, con il quale il ricorrente 

ha postulato in via principale il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo; in primo subordine alla restituzione degli atti 

all’autorità inferiore per nuova valutazione circa la qualità di rifugiato, in 

particolare in relazione alla pertinenza dei motivi ex art. 3 LAsi; in secondo 

subordine che gli sia concessa l’ammissione provvisoria in Svizzera, in 

quanto l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe ammissibile; 

contestualmente l’insorgente ha presentato istanza di assistenza 

giudiziaria, secondo il senso, della dispensa dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo, con protesta di spese e ripetibili, 

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Pagina 3 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’ 

art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrate nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

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che nel corso dell’audizione sulle generalità, l’insorgente ha segnatamente 

dichiarato di essere cittadino pakistano, di religione (…), con ultimo 

domicilio nella città di B._______ (cfr. verbale 1, pag. 3), 

che interrogato sui motivi d’asilo, egli ha addotto che nel corso del 2014 lo 

zio C._______, il quale con il figlio ed un nipote sarebbero dei membri attivi 

del gruppo Sipah – e – Sahaba Pakistan, gli avrebbe riferito volerlo inviare 

per la jihad; che in seguito alla fine degli esami del secondo anno di 

bachelor in (…), tenutisi nel (…) 2014, egli si sarebbe recato in D._______; 

che egli, non riuscendo più a sopportare le prediche improntate all’odio ed 

all’inneggiamento alla jihad da parte del mullah, dalla (…) del 2014 non si 

sarebbe più recato alla moschea per le preghiere, ma si sarebbe sempre 

rifugiato in una game zone; che tre o quattro giorni dopo il suo ritorno dal 

D._______, avvenuto nel (…) 2015, avrebbe raccontato all’amico 

d’infanzia, E._______, di avere ripudiato la sua religione e si sarebbe in 

seguito recato nella game zone che frequentava poiché era l’ora della 

preghiera; che dopo venti minuti dall’inizio del gioco in rete, un cugino si 

sarebbe presentato alla game zone e lo avrebbe ricondotto alla sua casa 

paterna, dove si sarebbero trovati già riuniti l’imam della moschea, due suoi 

zii, tra cui lo zio C._______, e qualche persona anziana della regione, 

nonché E._______; che in tale contesto due cugini lo avrebbero legato e 

malmenato; che inoltre l’imam gli avrebbe rivolto diverse accuse trattandolo 

da infedele, nonché asserendo che doveva essere eliminato; che infine le 

persone presenti avrebbero decretato che l’indomani egli sarebbe stato 

ucciso secondo il rito del “sansar”; che in seguito i due cugini, sotto l’effetto 

dell’alcol, lo avrebbero portato nella stalla, lo avrebbero drogato, seviziato 

e malmenato in diversi modi; che successivamente egli sarebbe stato 

condotto dal fratello minore nella casa di una zia, dove si sarebbe rifugiato 

per alcuni giorni; che in tale contesto lo avrebbero visitato la madre e le 

sorelle, queste ultime per curarlo; che nel frattempo egli avrebbe saputo 

dalla madre che lo zio (…) C._______, nonché i suoi due cugini, lo 

avrebbero cercato dappertutto oltre a mettere un annuncio con la sua foto 

su un canale televisivo privato e promesso un compenso di (…) rupie a chi 

lo avrebbe trovato; che infine l’insorgente sarebbe espatriato verso 

l’F._______ (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 4 segg.), 

che egli teme di subire nuovamente delle repressioni da parte di familiari 

nel caso di un suo ritorno nel paese d’origine (cfr. verbale 2, D110, pag. 16), 

che nella decisione impugnata, l’autorità di prime cure ha ritenuto i motivi 

d’asilo dell’interessato inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, 

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Pagina 5 

che invero le sue dichiarazioni in merito, sarebbero in punti essenziali, 

contraddittorie, incompatibili con l’esperienza generale di vita e la logica 

dell’agire, 

che, in primo luogo, nonostante egli abbia riferito di avere abbandonato la 

sua fede islamica e che per questo motivo ne sarebbero derivate le 

problematiche che lo avrebbero determinato ad espatriare, sia durante 

l’audizione sulle generalità che nel foglio dei dati personali, avrebbe 

indicato chiaramente di essere di religione (…), 

che altresì vi sarebbero delle incoerenze tra la prima e la seconda 

audizione circa la data del suo espatrio definitivo dal Paese, avendo 

asserito dapprima di essere espatriato nell’ottobre 2015, allorché 

nell’audizione successiva avrebbe sostenuto che ciò sarebbe avvenuto a 

fine agosto – inizio settembre 2015, 

che stesso discorso varrebbe per le dichiarazioni rilasciate in merito alla 

data in cui avrebbe ottenuto il suo ultimo passaporto, situandola in un primo 

momento prima di partire per il D._______, quando invece durante il corso 

della seconda audizione si sarebbe contraddetto affermando di averlo 

ottenuto già un anno e mezzo prima di compiere tale viaggio, 

che risulterebbe inoltre incompatibile con l’esperienza generale di vita ed 

illogico che egli, malgrado sapesse all’epoca che lo zio C._______ lo 

avrebbe voluto inviare per la jihad e non concordasse con lo stesso, come 

pure che egli avesse smesso di frequentare la moschea, poiché non 

approvava il fatto che i fedeli fossero spinti a partecipare alla jihad, sarebbe 

ritornato in Pakistan, malgrado fosse riuscito a recarsi in D._______, 

che sarebbe infine pure contrario alla logica che in appena una ventina di 

minuti sia l’imam che degli anziani della regione molto influenti, che si 

trovavano nella moschea per pregare, abbiano potuto riunirsi a casa sua, 

che la SEM, ritenendo tali dichiarazioni inverosimili, non ha proseguito con 

l’analizzare se gli eventi addotti fossero rilevanti ai sensi dell’asilo, 

che nel ricorso, l’insorgente rileva dapprima, sul piano formale, che 

nonostante egli fosse minorenne al momento del deposito della sua 

domanda d’asilo, non avrebbe beneficiato di alcuna persona di fiducia né 

di un tutore o curatore durante la procedura d’asilo; che di tale palese vizio 

procedurale la decisione avversata sarebbe silente, 

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che tale censura, deve essere compresa, vista la motivazione, come una 

conclusione tendente all’annullamento della decisione per violazione delle 

regole di procedura concernenti i minori non accompagnati, nel senso che 

il ricorrente contesta il fatto che una persona di fiducia non sia stata 

designata per assisterla, segnatamente durante l’audizione sulle generalità 

e dopo la sua attribuzione al Cantone G._______, 

che le domande d’asilo, depositate da richiedenti minorenni non 

accompagnati, impongono degli obblighi procedurali particolari alle 

autorità, 

che segnatamente, queste ultime devono designarle una persona di fiducia 

che difenda i loro interessi (cfr. art. 17 cpv. 3 LAsi), 

che tuttavia, tali obblighi si impongono unicamente quando è provato, o per 

lo meno reso verosimile, che il richiedente è un minorenne non 

accompagnato, 

che se esiste un dubbio relativo alla minore età dell’interessato, la SEM 

può e deve pronunciarsi sulla circostanza della minore età di cui si prevale 

un richiedente, prima dell’audizione sui motivi d’asilo, in vista in particolare 

di designargli, ove il caso, una persona di fiducia, 

che in tal senso, l’autorità di prime cure, in assenza di documenti d’identità, 

per determinare l’età dell’interessato, può fondarsi sui risultati di 

un’audizione contenente in particolare quesiti circa le sue relazioni familiari, 

la sua formazione scolastica e professionale, nonché l’attività lavorativa 

appresa; un esame osseo oppure, in alcuni rari casi, sull’aspetto esteriore 

del richiedente (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione 

svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2004 n. 30 consid. 6 

pag. 210 segg.),  

che, tuttavia, l’onere della prova della sua minore età incombe dal principio 

al richiedente stesso, il quale deve provarla, o per lo meno renderla 

verosimile (cfr. DTAF 2009/54 consid. 4.1 e GICRA 2004 n. 30 consid. 5 

pag. 208 segg.), 

che è d’uopo rilevare che, in specie, il ricorrente non ha fornito alcun 

documento d’identità atto a provare o a rendere verosimile le sue 

generalità, segnatamente la sua data di nascita, in violazione del suo 

obbligo di collaborare ex art. 8 cpv. lett. b LAsi, 

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che la SEM, durante l’audizione sulle generalità l’ha interrogato anche in 

modo particolare sulla sua età anagrafica, dando la possibilità allo stesso 

di esprimersi in merito e di rispondere alle contestazioni dell’auditore circa 

le sue allegazioni relative segnatamente alla sua formazione scolastica e 

professionale (cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 2-3 e p.to 1.17.03 segg., 

pag. 4); che in tale contesto l’auditore l’ha reso in particolare edotto in 

merito al fatto che l’autorità inferiore avrebbe ritenuto nel proseguo di 

procedura la data di nascita del (…) e che egli sarebbe stato trattato quale 

persona maggiorenne (cfr. verbale 1, p.to 1.06, pag. 2 e p.to 1.17.05, 

pag. 4), 

che pertanto, avendo l’autorità inferiore esposto all’interessato la sua 

conclusione relativa l’età dopo l’audizione su diversi elementi comprensivi 

del suo trascorso scolastico e professionale, delle sue relazioni familiari, 

non si ravvede in specie alcuna violazione del principio inquisitorio ex 

art. 12 PA in combinato disposto con l’art. 6 LAsi e del diritto di essere 

sentito ex art. 29 cpv. 2 Cost. da parte dell’autorità di prime cure, 

che tuttavia, prima di essere sentito sui suoi motivi d’asilo, avendo il 

ricorrente prodotto il certificato di nascita originale (cfr. atti A19 e A20), la 

SEM ha ritenuto plausibile la sua minore età al momento del deposito della 

domanda d’asilo, avendo modificato di conseguenza i suoi dati personali 

nel sistema d’informazione centrale sulla migrazione (SIMIC; cfr. atto A22), 

che pertanto, l’autorità cantonale compente, ritenuta la minore età del 

richiedente, ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 lett. c LAsi, avrebbe dovuto 

nominare senza indugio una persona di fiducia che difendesse gli interessi 

del richiedente minorenne per il proseguo della procedura, 

che non avendovi ottemperato prontamente, la disposizione procedurale 

succitata è stata violata, 

che nonostante ciò, il Tribunale non ritiene dovere annullare la decisione 

dell’autorità di prime cure, 

che invero, già dal momento della modifica dei dati personali da parte della 

SEM, notificata al ricorrente con scritto del 21 settembre 2016 (cfr. atto 

A22), il ricorrente era divenuto maggiorenne,  

che nel corso dell’audizione del 20 luglio 2017, l’interessato si è potuto 

esprimere nuovamente e compiutamente sui suoi motivi d’asilo, 

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che egli ha inoltre potuto impugnare con piena conoscenza di causa la 

decisione dell’autorità inferiore e contestare, ove il caso, la stessa, 

che pertanto la violazione procedurale risulta essere sanata (cfr. per 

analogia DTAF 2009/54 consid. 2.5 con riferimenti citati), 

che tra l’altro, come si vedrà dappresso, per la presente decisione non si 

terrà conto di quanto addotto dal ricorrente nel corso di procedura durante 

la sua supposta minore età, 

che nel merito, il ricorrente contesta le considerazioni e conclusioni 

presenti nella decisione impugnata, in quanto sarebbero il risultato di un 

accertamento inesatto dei fatti determinanti e di un’interpretazione errata 

del diritto applicabile, 

che invero egli afferma di aver fornito delle dichiarazioni coerenti, 

sufficientemente dettagliate e plausibili; che pertanto le stesse 

soddisferebbero le condizioni di verosimiglianza ex art. 7 LAsi, 

che segnatamente, per ciò che riguarda l’indicazione della sua 

appartenenza religiosa, ciò non si porrebbe in contraddizione con i motivi 

d’asilo addotti, 

che circa le divergenze in merito alla data di espatrio dell’insorgente e 

dell’ottenimento dell’ultimo passaporto, le stesse non sarebbero 

determinanti, in quanto vi sarebbero delle differenze minime riguardo alle 

date evocate; che inoltre occorrerebbe considerare l’importante lasso 

temporale trascorso tra le due audizioni, nonché che durante la prima fase 

della procedura, egli non fosse assistito da una persona di fiducia in quanto 

minorenne, 

che proseguendo nell’analisi, anche il fatto che l’interessato sia rientrato in 

Pakistan, dopo il soggiorno in D._______, non presenterebbe alcun 

elemento di illogicità; che invero egli, all’epoca appena (…), poteva 

verosimilmente credere che al suo ritorno in Pakistan avrebbe potuto 

proseguire i suoi studi e sottrarsi pertanto alle pressioni familiari per recarsi 

alla jihad, senza dover scegliere invece di proseguire il suo soggiorno 

illegalmente in D._______ o tentare l’espatrio verso un altro Paese; che 

inoltre egli sarebbe cresciuto in una famiglia nei quali alcuni membri 

professavano un certo fondamentalismo religioso, 

che circa l’allegata inverosimiglianza che alcune delle persone presenti 

nella moschea per la preghiera, potessero essersi riunite a casa sua in una 

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ventina di minuti, la stessa sarebbe infondata, in quanto gli eventi descritti 

non sarebbero incompatibili con delle circostanze realmente vissute, 

che infine, le dichiarazioni dell’interessato, parrebbero pure rilevanti ai 

sensi dell’art. 3 LAsi, in quanto egli temerebbe delle conseguenze gravi ed 

irrimediabili da parte di alcuni familiari e dalla comunità religiosa, visto il 

rinnegamento della sua fede islamica; che egli non potrebbe trovare in 

Pakistan una protezione effettiva da parte delle autorità del suo Paese 

d’origine, se vi facesse ritorno, 

che ritenuto tutto quanto sopra, il ricorrente adempirebbe le condizioni per 

il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d’origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi); che occorre inoltre tenere conto dei motivi di fuga specifici 

della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi), 

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che sono inverosimili in particolare le allegazioni che su punti importanti 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 

cpv. 3 LAsi), 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo 

senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

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incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, 

che è altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una persona 

attendibile, ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, 

in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone 

consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione, 

che infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo 

siano sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che 

l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune 

affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti 

sia in preponderanza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non 

deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di 

ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra 

gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà 

dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi 

riferimenti), 

che nella presente disamina, le dichiarazioni determinanti rese dal 

ricorrente durante l’audizione sui motivi d’asilo, risultano essere poco 

plausibili ed incongrue all’esperienza generale di vita, 

che non risulta dapprima credibile che egli abbia abbandonato la fede 

islamica alla (…) del 2014, non recandosi più alla moschea e rifugiandosi 

invece in una game zone per giocare a dei videogiochi (cfr. verbale 2, D62 

segg., pag. 9) di nascosto alla sua famiglia,  

che invero, come egli stesso ha dichiarato, se si assentava dalla moschea 

per le preghiere, egli sarebbe stato punito dai famigliari (cfr. verbale 2, D68, 

pag. 10), 

che altresì, non risulta plausibile che gli stessi famigliari, recandosi presso 

la sua stessa moschea, ed essendovi tra i medesimi verosimilmente dei 

fondamentalisti islamici (cfr. verbale 2, D57 segg., pag. 8 segg.), non 

abbiano notato per lo meno la sua assenza dalla moschea e non gli 

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abbiano mai richiesto alcuna spiegazione in merito, come avrebbe invece 

proceduto il suo amico d’infanzia (cfr. verbale 2, D63, pag. 9), 

che il discorso non muta per quanto attiene il soggiorno che egli avrebbe 

trascorso in D._______ presso il fratello (verbale 2, D37 segg., pag. 6 

segg.); che non appare difatti verosimile che egli abbia potuto nascondere 

di avere rinnegato la sua fede islamica anche in tale contesto, essendovi 

rimasto da (…) a (…) 2015 in presenza sia dei suoi (…) fratelli che di altri 

(…) cugini (cfr. verbale 2, D37-D38, pag. 6), 

che inoltre, come rettamente denotato dall’autorità di prime cure nella 

decisione impugnata, appare totalmente illogico che il ricorrente, 

conoscendo le intenzioni dello zio (…) di volerlo inviare per la jihad insieme 

a suo figlio, e sapendo inoltre che gli stessi avrebbero delle relazioni molto 

strette con il gruppo Sipah – e – Sahaba Pakistan (un’organizzazione 

terroristica indirizzata principalmente contro la comunità musulmana sciita 

in Pakistan, bandita anche dall’attuale governo pakistano; cfr. U.S. 

Departement, Pakistan 2017: International Religious Freedom Report, 

29.05.2018, < https://www.state.gov/documents/organiza tion/281276.pdf 

>, consultato l’11.09.2018), abbia rischiato di fare ritorno presso il suo 

domicilio a B._______, dopo essere riuscito a recarsi in D._______ (cfr. 

verbale 2, D63 segg., pag. 9 segg.), 

che non risulta vieppiù credibile che, dopo aver raccontato il suo presunto 

rinnegamento della fede islamica al suo amico d’infanzia, uno dei suoi 

cugini sia venuto a prelevarlo dopo una ventina di minuti dalla game zone 

dove si era nel frattempo nuovamente rifugiato, in quanto il medesimo si 

sarebbe dovuto trovare a sua volta nella moschea per le preghiere e non 

fosse a conoscenza del luogo dove l’insorgente si recava per passare il 

tempo (cfr. verbale 2, D57 segg., pag. 8 segg.), 

che risulta ancora meno plausibile che in poco più di una ventina di minuti, 

il suo amico d’infanzia abbia potuto raccontare all’imam ed alle persone 

che si trovavano raccolte nella moschea per la preghiera che egli avrebbe 

rinnegato la fede islamica e che gli stessi, interrompendo presumibilmente 

la stessa, si siano riuniti presso il domicilio dell’insorgente per insultarlo, 

malmenarlo e condannarlo a morte (cfr. verbale 2, D72 segg., pag. 10 

segg.), 

che alla luce di quanto sopra, anche gli eventi successivi, segnatamente in 

merito alle violenze e sevizie subite dal ricorrente da parte di due cugini, 

come pure la sua ricerca da parte degli stessi e dello zio (…) C._______ 

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(cfr. verbale 2, D72 segg., pag. 11 segg.), non risultano credibili per le 

circostanze addotte dall’insorgente, 

che le allegazioni ricorsuali, generiche e prive di elementi sostanziali, non 

conducono il Tribunale ad una diversa valutazione, 

che inoltre secondo la teoria della protezione ("Schutztheorie"; precisata 

nella sentenza di principio DTAF 2011/51), il riconoscimento della qualità 

di rifugiato non dipende dall’autore della persecuzione, ma dalla possibilità 

di ottenere, nel proprio Stato di origine, una protezione adeguata contro 

tale persecuzione; che l’assenza di protezione, solo a poter condurre a 

circostanze pertinenti in materia d’asilo, deve estendersi all’insieme del 

territorio dello stato d’origine (cfr. OSAR [ed.], Manuel de la procédure 

d’asile e de renvoi, 2a ed., 2016, nota 65 a pag. 175 e riferimenti citati); 

che su tali presupposti, allorquando il rischio di esposizione a seri 

pregiudizi emani da entità non statali, specialmente se circoscritte a livello 

locale, perché vi sia da ammettere una rilevanza in materia d’asilo, si rende 

ancora necessario che la persona che se ne avvale non sia in misura di 

ottenere in patria un’appropriata protezione, se del caso anche nell’ambito 

di un’alternativa di rifugio in un’altra regione del paese (cfr. DTAF 2008/4 

consid. 5.2),  

che nella presente procedura proprio siffatti presupposti non risultano però 

adempiuti,  

che invero, nonostante le allegazioni ricorsuali, l’insorgente non ha in alcun 

modo dimostrato, o reso perlomeno verosimile, che le autorità pakistane 

rifiuterebbero di accordargli protezione nel caso di un’espressa richiesta in 

tal senso, anche nel caso in cui egli fosse stato realmente vittima di atti di 

violenza o di minacce da parte di famigliari o terze persone, 

che non vi sono difatti agli atti processuali indizi che una procedura penale 

sia stata aperta nei suoi confronti o che egli sia l’oggetto di un’accusa per 

blasfemia; che infine, non essendo oggetto di una procedura per blasfemia, 

nulla vieta al ricorrente di stabilirsi in un altro luogo nel paese d’origine (cfr. 

sentenza del Tribunale E-1248/2017 dell’8 agosto 2017 consid. 3.3 e 3.4 

con riferimenti citati; U.S. Departement of State, Country Reports on 

Human Rights Practices, 20.04.2018; U.S. Departement of State, Pakistan 

2017: Report on International Religious Freedom, ibidem; Freedom House, 

Freedom in the World 2018: Pakistan, < https://freedomhouse.org/report 

/freedom-world/2018/pakistan >, consultato l’11.09.2018; Amnesty 

D-7/2018 

Pagina 13 

International, “As good as dead”: The impact of the blasphemy laws in 

Pakistan, dicembre 2016), 

che visto quanto sopra, gli eventi descritti dal ricorrente non risultano 

neppure pertinenti ex art. 3 LAsi, 

che per quanto riguarda la concessione dell’asilo ed il riconoscimento della 

qualità di rifugiato v’è pertanto da confermare la decisione della SEM,  

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, 

RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente ammissibile, ragionevolmente esigibile 

e possibile,  

che nel proprio gravame, il ricorrente contesta tale valutazione, non 

ritenendo la sua esecuzione ammissibile ai sensi dell’art. 3 CEDU, 

che tuttavia, avendo il Tribunale ritenuto le sue dichiarazioni sui suoi motivi 

d’asilo inverosimili ed irrilevanti, e non apportando egli con il ricorso alcuna 

circostanza atta a far mutare tale conclusione, l’insorgente non è riuscito a 

dimostrare che esista per lui un rischio reale, fondato su dei motivi seri e 

concreti, di essere vittima di tortura o di un trattamento inumano o 

degradante ostativi all’esecuzione dell’allontanamento nel suo paese 

d’origine ex art. 3 CEDU (cfr. anche art. 3 della Convenzione del 

D-7/2018 

Pagina 14 

10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti [Conv. tortura, RS 0.105]), 

che inoltre, stante il fatto che in Pakistan non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica 

(eccezion fatta, in una certa misura, della regione nord-ovest del Paese), 

la situazione in detto Paese non permette d’acchito, ed indipendentemente 

dalle circostanze della fattispecie, di presumere, nei confronti di tutti i suoi 

espatriati, l’esistenza di una messa in pericolo concreta ai sensi dell’art. 83 

cpv. 4 LStr (cfr. E-1248/2017 consid. 7.1-7.2), 

che oltracciò, dall’incarto non si desume alcun elemento dal quale si possa 

ritenere che l’esecuzione dell’allontanamento possa dare adito ad un 

rischio di una messa in pericolo concreta del ricorrente, 

che l’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto pure ragionevolmente 

esigibile,  

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento; che infatti, il ricorrente, usando della 

necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al 

rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12), 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata,  

che alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata la SEM non 

ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA),  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),  

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

D-7/2018 

Pagina 15 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-7/2018 

Pagina 16 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: