# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 148938b9-4be3-5d25-a76e-1c65b50c0669
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.09.2006 32.2005.178
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-178_2006-09-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.178

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  21 settembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 ottobre 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7
  settembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, di professione montatore elettricista, nel mese di settembre
2001 ha inoltrato una domanda
di prestazioni AI per adulti - con lo scopo di essere posto al beneficio di una
rendita – a causa della rottura del femore (doc. AI 4). Le conseguenze di tale
infortunio sono state assunte dalla __________.

 

                                         Alla
chiusura del caso, con decisione 16 ottobre 2002 la __________ ha assegnato
all’assicurato una rendita d’invalidità del 27% a decorrere dal 1° agosto 2001
(doc. 3-2 incarto LAINF).

                                         Tale
decisione è stata poi confermata dall’assicuratore infortuni al termine della
procedura di revisione, con decisione 31 marzo 2005 (doc. 9-3 incarto LAINF).

 

                                         Acquisiti
all’incarto gli atti __________ ed esperiti ulteriori accertamenti di natura
economica, con decisione 17 febbraio 2003 l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurato il diritto ad un periodo d’accertamento professionale presso il __________
di __________ (doc. AI 21-1). Con decisione 1° luglio 2004 l’amministrazione ha
poi accordato all’assicurato la garanzia per un collocamento, assumendo le
indennità giornaliere per il collocamento presso la ditta __________ di __________
dal 1° luglio 2004 al 31 dicembre 2004 (doc. AI 44-1). L’assicurato ha tuttavia
posto termine a tale collocamento in data 30 agosto 2004, giustificando tale
interruzione con problemi di salute (doc. AI 48-2). In data 30 settembre 2004
l’amministrazione ha quindi deciso la chiusura della pratica di aiuto al collocamento
(doc. AI 52-1).

 

                                         Con
decisione 20 settembre 2004 l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di rendita,
rilevando che dagli atti medico-specialistici all’incarto e dagli atti __________
non emergono patologie extra-infortunistiche e quindi sono da confermare i
limiti funzionali espressi dall’ente assicurativo LAINF; inoltre, dal raffronto
dei redditi emerge un grado d’invalidità del 28%, che non dà diritto ad una
rendita (doc. AI 49).

 

                               1.2.   Con
decisione su opposizione 7 settembre 2005 l’ammini-strazione ha respinto
l’opposizione dell’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1 - con la quale ha
contestato sia la valutazione medica in merito alla sua completa abilità al
lavoro in attività rispettose dei suoi limiti funzionali, sia il calcolo economico
del grado di invalidità, sia la mancata attribuzione di una riformazione
professionale, chiedendo di essere ritenuto perlomeno inabile al lavoro al 50%
in qualunque attività (doc. AI 56) - ribadendo che in assenza di un danno alla
salute non causato dall’infortunio deve essere riconfermata la capacità
lavorativa determinata dall’assicuratore infortuni. L’Ufficio AI ha inoltre
indicato che il consulente IP ha precisato di non avere promosso nessuna
formazione professionale specifica in quanto l’assicurato non ha né la
motivazione, né il profilo adatto e che un aiuto nella ricerca di un posto di
lavoro adeguato è stato accordato con decisione 1° luglio 2004 (doc. AI 62).

 

                               1.3.   Contro
la succitata decisione amministrativa l’assicurato, sempre rappresentato
dall’avv. RA 1, ha presentato un tempestivo atto di ricorso con cui ha chiesto
di poter beneficiare almeno di una mezza rendita. 

                                         Contestualmente,
il ricorrente ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale.

                                         Sostanzialmente
in sede ricorsuale egli, chiedendo all’ammi-nistrazione di richiamare l’intero
incarto dell’assicuratore infortuni, ha contestato la valutazione medica relativa
alla sua capacità lavorativa residua (totale abilità in attività leggere adeguate
con possibilità di alternare la posizione) operata nell’ambito dell’istruttoria
LAINF e posta alla base del qui querelato provvedimento, la quantificazione del
reddito da invalido, nonché il mancato riconoscimento di una riformazione
professionale, rilevando quanto segue:

 

" 
(...)

3.  L'Ufficio AI non ha proposto alcuna riformazione
professionale motivando la mancata proposta da un lato dal mancato interesse del
ricorrente, e dall'altro - e qui si evince la reale portata della situazione -
dall'impossibilità in considerazione del profilo del ricorrente di proporre
alternative di riqualifica professionale.

 

4.  A fronte di questi episodi legati alla
"prestazione" fornita dall'AI vi è stato un peggioramento progressivo
dello stato fisico del ricorrente. Ancora nel 2004 il rapporto della __________
indicava un'incapacità lavorativa di almeno il 50%.

                                             La
Clinica __________, __________ a sua volta, dopo un esame, conclude con "Penso
che i disturbi all'anca sinistra lamentati dal paziente siano da mettere in
relazione ad una borsite del grande trocantere ... (omissis) ... Rispetto a un
anno fa i disturbi sono molto peggiorati. In futuro occorrerà prevedere un aumento
dell'inabilità lavorativa a ca. il 50%". (rapporti 10.01.2005 e 21.02.2005).

                                             Già
nel 2002 (17.04.02) la stessa __________ si esprime circa le possibilità di lavoro
in modo molto riduttivo e cioè:

                                             "Il
paziente risulta essere limitato nelle attività pesanti, rispettivamente
medio-pesanti che richiedono degli spostamenti prolungati anche su terreni
regolari, il superamento frequente di scale anche se munite di corrimano e
gradini comodi, il mantenimento prolungato di una posizione eretta oppure
accovacciata, rispettivamente inginocchiata. Il trasporto di peso risulta
essere limitato a un ordine di grandezza di 10-15 kg."

                                             A
fronte di queste limitazioni ci si chiede francamente a quale tipo di attività
il ricorrente possa indirizzarsi, tenendo in considerazione anche la sua età.

 

5.  L'ufficio AI nel calcolo dell'incapacità lavorativa,
calcolo che porta a escludere una rendita AI, considera un guadagno possibile
con la menomazione pari a fr. 43'941.-- e cioè rapportato per dodici mesi fr.
3'661.75.

                                             Nessuna
indicazione e/o aiuto è però stato dato circa questo tipo di attività, a
dimostrazione che il tutto è basato su calcoli teorici, che non tengono assolutamente
in considerazione le gravi limitazioni fisiche del ricorrente e questo in
qualsiasi tipo di attività.

 

6.  Fatte le premesse di cui sopra si chiede che la
decisione gravata sia annullata e che venga allestita una perizia
medico/attitudinale sul ricorrente, che tenga in debita considerazione che lo
stesso ufficio AI ha di fatto escluso una riqualifica professionale, poiché la
stessa non sembra entrare in linea di conto per le peculiarità del ricorrente
stesso. (...)" (Doc. I)

 

                               1.4.   In
data 14 ottobre 2005 la rappresentante dell’assicurato ha trasmesso al TCA il
certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la
relativa documentazione (doc. III).

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso (doc. IV).

 

                               1.6.   Con
decreto 29 novembre 2005 il TCA ha accolto l’istanza dell’assicurato tendente
alla concessione dell’assistenza giudiziaria (doc. VI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative
anche in ambito AI.

 

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di principio,
entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003 IV Nr. 25,
consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4°). Per
quanto concerne invece le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni
transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti
in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti
(DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Nella
DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo all'eventuale
insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione per l'invalidità già
prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi ai principi generali
sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano applicabile
l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto
giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il periodo fino al 31 dicembre
2002, l'esame del diritto alla
rendita avviene sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da
questa data esso avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica sostanziale
per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i
concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di
raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre
prestazioni durevoli) e che per tale motivo le succitate nozioni precedentemente
sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Trattandosi
nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad un periodo
antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, le disposizioni di legge
applicabili al caso di specie verranno riferite ad entrambi gli ordinamenti in
vigore prima e dopo il 1° gennaio 2003, ritenuto comunque che - come detto - la
nuova normativa non ha apportato dal punto di vista materiale alcuna
sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI.

                                         Dal
1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se l’insorgente ha diritto ad una riformazione
professionale o ad una rendita.

                               2.4.   L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto
alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la
riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale,
una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b; AHV
Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI

 

" 
per riformazione professionale
vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare
sensibilmente la capacità di guadagno al termine della prima formazione
professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione
professionale a causa dell’invalidità." 

 

                                         Con
riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme
delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente
un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla
vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del
possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag.
495 consid. 2a).

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b). 

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a
carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai
provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella
causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998
pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.5.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv.
1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente
o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi: un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2002, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40% (nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%);

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e
il reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (DTF
128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84; RCC 1992 p. 182, 1990
p. 543). Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (DTF 114 V 313; SVR 1996 IV Nr. 74). Per il raffronto dei
redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale)
inizio del diritto alla rendita; i redditi da valido e da invalido devono però
essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; SVR 2003
IV Nr. 11, 2002 IV Nr. 24).

 

                               2.6.   La nozione di invalidità in ambito AI coincide di massima con quella
vigente in materia LAINF (e di assicurazione militare), motivo per cui la
determinazione della stessa, anche se viene apprezzata indipendentemente dal
singolo assicuratore sociale, addebitabile ad un medesimo danno alla salute, conduce
in via generale ad un uguale tasso (DTF 127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid.
2b con riferimenti). Il TFA ha quindi ribadito la funzione coordinatrice del
concetto unitario dell’invalidità nei diversi settori delle assicurazioni
sociali. Questo per evitare che, in presenza della medesima fattispecie,
diversi assicuratori apprezzino in modo differente il grado d’incapacità la
guadagno (DTF 131 V 120). Ciononostante, il singolo assicuratore non è tenuto
ad assumere automaticamente il grado d’invalidità fissato da un altro assicuratore
senza predisporre i propri accertamenti, dall’altra parte esso non può
determinare il tasso dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente
da quanto già deciso da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia
escluse delle differenti valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471). In tal senso, in una sentenza del 26 luglio 2000,
pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr. anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta
Corte ha avuto modo di precisare che quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità,
l'AI deve in linea di principio attenersi alla valutazione dell'invalidità
cresciuta in giudicato in ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza
di motivi pertinenti, può essere determinato un diverso grado d'invalidità,
ritenuto che una valutazione diversa non basterebbe, neppure se fosse
sostenibile o persino equivalente (DTF 131 V 123). In
una decisione non pubblicata dell'8 luglio 1999 nella causa A.F. (U183/98), il
TFA ha stabilito che l'assicuratore infortuni non deve scostarsi dalla
valutazione dell'assicuratore AI, fintanto che quest'ultimo si fonda su un'istruzione
approfondita, sia dal profilo medico che dal punto di vista professionale. Infine,
gli organi dell'assicurazione invalidità non sono vincolati e devono
scostarsi dalla valutazione dall’assicuratore infortuni, allorquando, ad
esempio, quest'ultimo abbia tralasciato di operare un raffronto dei redditi (AHI-Praxis
1998 p. 170).

                               2.7.   Nel
caso di specie con decisione 16 ottobre 2002 l’assicuratore LAINF ha riconosciuto
all’assicurato il diritto ad una rendita per un grado d’invalidità del 27% a
decorrere dal 1° agosto 2001 (doc. 3-2 incarto LAINF). Come visto, tale decisione,
cresciuta in giudicato, è poi stata nuovamente confermata dall’assicuratore
infortuni al termine della procedura di revisione, con decisione 31 marzo 2005
(doc. 9-3 incarto LAINF).

 

                                         Lo
scrivente Tribunale, dopo attenta ed approfondita disamina del materiale probatorio,
non può che pienamente confermare la valutazione medica dell’assicuratore infortuni.

 

                                         Nel
rapporto intermedio __________ 22 gennaio 2002 il dr. __________, Capoclinica
di chirurgia ortopedica dell’Ospedale regionale di __________, ha posto la
diagnosi di “stato dopo asportazione d’ossificazioni il 29 marzo 2001 su
stato dopo protesi bipolare anca sinistra 26 luglio 2000 su stato dopo OS femore
prossimale sinistro il 26 gennaio 2000”,
osservando che la situazione è soddisfacente, tranne che per alcuni dolori
sotto sforzo e indicando la ripresa del lavoro al 100% dal 20 luglio 2001 per
lavori non pesanti (doc. 2-10 inc. LAINF).

 

                                         Nel
rapporto redatto in occasione della visita medica di chiusura 17 aprile 2002 il
dr. __________, medico __________ __________, posta la diagnosi di “sindrome
algica sotto carico residuale anca sinistra, con segni radiologici e scintigrafici
di rimaneggiamento osseo tuttora in atto, in presenza di uno stato dopo
frattura del collo femorale il 26 gennaio 2000, reposizione chiusa e
osteosintesi tramite DHS il 26 gennaio 2000, rimozione del materiale
d’osteosintesi e protesi cefalica bipolare non cementata su necrosi asettica il
26 luglio 2000, rimozione di ossificazione ectopica al femore prossimale, regolarizzazione
della parte laterale del grande trocantere, débridement cicatriziale e adesiolisi
a livello della fascia latae e del muscolo vasto laterale il 29 marzo 2001;
sindrome vertebrale lombare a carattere prettamente muscolare, con disturbi in
incremento verso la seconda metà della giornata”, ha rilevato:

 

" 
(...)

Oggettivamente ottima funzione dell'anca operata, praticamente
simmetrica rispetto a quella contro-laterale. Ancora moderata insufficienza
muscolare con accennato Duchenne. Disturbo statico ma soprattutto posturale con
accennata disfunzione segmentale lombare-inferiore, con sintomatologia di
carattere prevalentemente muscolare, senza indizi per una componente radicolare
irritativa o deficitaria.

 

Sul piano terapeutico, il paziente non sta attualmente
seguendo nessun trattamento medicamentoso, ultima serie di fisioterapia nell'autunno
del 2001.

 

Sorprende quindi il tenore della lettera dell'1.3.2002
della dr.ssa __________ che giustifica la richiesta di un soggiorno di terapia
stazionario, con la non risposta alle misure terapeutiche ambulatoriali.

 

Con riferimento al quadro clinico odierno, ritengo che
il signor RI 1 sia effettivamente suscettibile di poter profittare di un
programma di fisioterapia, con obiettivo rivolto nel miglioramento della coordinazione
alla marcia, nella correzione della postura (raccorciamento muscolare pelvico-femorale,
...) e nel rinforzo della muscolatura del cinto pelvico e del rachide.

Queste terapie possono tuttavia senz'altro essere
effettuate in sede ambulatoriale, attingendo eventualmente anche a una
struttura che permetta l'esecuzione di esercizi in acqua.

Non ritengo per contro indicato attualmente un
soggiorno stazionario in un Centro di Riabilitazione riconosciuto e neppure la
correzione della minima differenza di lunghezza degli arti inferiori. La zoppia
presentata dal signor RI 1 in effetti, presenta soprattutto le caratteristiche
del tipo "muscolare-funzionale".

 

Dal punto di vista diagnostico ritengo opportuno seguire
l'ulteriore evoluzione con dei controlli a frequenza annuale, come peraltro già
previsto anche dal dr. __________.

 

Dal punto di vista medico-assicurativo, procediamo con
l'esame odierno alla definizione della pratica.

 

Postumi infortunistici

     -   Endoprotesi dell'anca sinistra.

 

Il paziente risulta essere limitato nelle attività
lavorative pesanti, rispettivamente medio-pesanti che richiedono degli
spostamenti prolungati anche su terreni regolari, il superamento frequente di
scale anche se munite di corrimano e gradini comodi, il mantenimento prolungato
di una posizione eretta, oppure accovacciata, rispettivamente inginocchiata. Il
trasporto di pesi risulta essere limitato a un ordine di grandezza di 10-15 kg.

 

Un'attività adeguata deve poter dare al paziente la
possibilità di alternare regolarmente la propria posizione privilegiando quella
piuttosto ma non prettamente sedentaria." (Doc. 2-4+5 inc. LAINF)

 

Successivamente,
a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute, l’assicurato è stato
sottoposto in data 15 maggio 2003 ad un intervento di totalizzazione della
protesi con asportazione delle ossificazioni eterotopiche. Nella visita medica __________
26 novembre 2003 il dr. __________ ha rilevato che:

 

" 
VALUTAZIONE

 

Radiologicamente e clinicamente buon risultato con
l'attuale protesi in situ.

 

Malgrado l'intensità e l'importanza data dal signor RI
1 ai disturbi residuali, esso non fa ricorso, rispettivamente non necessita
dell'ausilio di un trattamento antiflogistico, rispettivamente antalgico.

 

Tenuto conto dei reperti clinicamente e
radiologicamente oggettivabili, ritengo personalmente che il nocciolo della
problematica accusata dal signor RI 1 risieda nella non avvenuta elaborazione
del divario venutosi a creare tra le sue aspettative (con riferimento a un'anca
normale) e le limitazioni connesse con i postumi infortunistici presenti.

 

Sul piano terapeutico non ritengo esservi misure
particolari, più specificatamente cruente, suscettibili di condurre a un
cambiamento significativo della sintomatologia residuale.

Ciò non di meno, come proposto dal dr. __________,
accordo il benestare da parte della __________ per un'ulteriore valutazione
presso il dr. __________ della Clinica __________ di __________.

 

Con riferimento al quadro clinico e radiologico
odierno, il signor RI 1 viene ritenuto nuovamente abile al lavoro nei limiti
dell'esigibilità espressa in occasione dell'esame medico-__________ del
17.4.2002." (Doc. 6-4+5 inc. LAINF)

 

Infine,
in occasione dell’esame medico 1° marzo 2005 in relazione alla revisione della
rendita, il dr. __________, medico __________ __________, posta la diagnosi di
“sindrome algica sul lato laterale dell’anca sinistra in stato da protesi
totale all’anca sinistra il 15 maggio 2003; stato da protesi cefalica bipolare
il 26 luglio 2000; stato da osteosintesi con DHS il 26 gennaio 2000 su frattura
del collo femorale sinistro tipo Garden IV”, ha  concluso:

 

" 
(...)

VALUTAZIONE

 

 

Sia soggettivamente che oggettivamente persistono gli stessi sintomi sin da quando
è stata innestata la protesi cefalica bipolare il 26.7.2000.

Non vi è peggioramento della situazione nè dal punto di
vista soggettivo nè tanto meno dal punto di vista oggettivo.

Guardando i reperti anamnestici rilevati sia alla
visita medica di chiusura del 17.4.2002 come pure alla visita
medico-circondariale di controllo effettuata il 25.11.2003 si nota che non vi è
un peggioramento soggettivo della situazione. Lo stesso si può dire per i
reperti oggettivabili e lo stato locale.

In conclusione non vi è un notevole peggioramento della
situazione che giustifichi una nuova definizione dell'esigibilità del lavoro
pertanto l'esigibilità espressa alla visita medica di chiusura del 17.4.2002
mantiene tutta la sua validità." 

(Doc. 9-8 inc. LAINF) 

 

 

Non
può modificare la valutazione di una piena capacità lavorativa dell’assicurato
in attività leggere adeguate, così come stabilito dall’assicuratore LAINF,
quanto certificato dal dr. __________, specialista in chirurgia ortopedica e
ortopedia dell’__________, che ha avuto modo di visitare l’assicurato a più riprese
nel corso del 2005. Lo specialista, infatti, nel suo rapporto 10 gennaio 2005 ha rilevato:

 

" 
(...)

Valutazione & procedere:

Penso che i disturbi all'anca sinistra lamentati dal
paziente siano da mettere in relazione ad una borsite del grande trocantere.
Durante la visita odierna viene eseguita un'infiltrazione locale sul grande
trocantere sinistro con 3 ml di Carbostesina ed una fiala di Diprophos.

Rispetto ad un anno fa i disturbi sono molto
peggiorati. In futuro bisognerà prevedere un aumento dell'inabilità lavorativa.
Come elettricista penso che un'inabilità lavorativa del 50% sia giustificata.

Prossimo controllo nel mio studio tra 6
settimane." (Doc. 9-17 inc. LAINF)

 

In
seguito, con rapporto medico 21 febbraio 2005, il dr. __________ ha aggiunto:

 

" 
(...)

Procedere:

L'esito positivo, anche se limitato a 10 giorni dopo
l'infiltrazione locale eseguita a livello del grande trocantere sinistro,
conferma che almeno in parte la sintomatologia è dovuta ad una problematica del
tratto ileo-tibiale. Se la sintomatologia, comunque, non peggiora, eviterei di eseguire
una revisione chirurgica.

 

Il mio consiglio è quello di portare un plantare di
rialzo a sinistra di almeno 8 mm per compensare il raccorciamento della gamba
sinistra. Se in futuro la sintomatologia al ginocchio sinistro dovesse
peggiorare, bisognerà, come primo passo, eseguire una RM. Come già detto
durante l'ultima visita in futuro, probabilmente, bisognerà prevedere un
aumento dell'inabilità lavorativa a ca. il 50%.

Ulteriori controlli nel mio studio al bisogno."
(Doc. 9-9+10 inc. LAINF)

 

In
data 15 aprile 2005 il dr. __________ ha ancora osservato:

 

" 
Decorso

Situazione più o meno invariata per quanto concerne
l'anca sn.. Circa un mese fa il paziente è stato visto dai colleghi della __________.
Nelle ultime settimane peggioramento dei dolori al ginocchio sinistro. Come già
riferito durante l'ultima visita nel mio studio consiglio una valutazione
tramite RM. Inoltre ho prescritto un plantare con rialzo di circa 8 mm per il
piede sn..

Dopo la RM rivedrò il paziente nel mio studio."
(Doc. 10-9 inc. LAINF)

 

Una
volta eseguito l’accertamento citato, con scritto 2 maggio 2005 il dr. __________
è giunto alle seguenti conclusioni:

 

" 
(...)

Valutazione & procedere:

I disturbi al ginocchio sinistro lamentati dal paziente
sono quindi, molto probabilmente, da mettere in relazione alla plica sinoviale
medio-patellare. Per il momento i disturbi sono sopportabili. Consiglio di
aspettare prima di eseguire un eventuale intervento chirurgico. Se in futuro la
sintomatologia dovesse veramente peggiorare si dovrà discutere un'artroscopia
con resezione della plica sinoviale. Il paziente viene informato.

 

Ulteriori controlli nel mio studio al bisogno."
(Doc. 10-5+6 inc. LAINF)

 

                                         Nelle
sue annotazioni 30 agosto 2005 il dr. __________ del SMR ha indicato:

 

" 
Assicurato con stato da
infortunio il 26.1.2000, valutato dalla __________ con espressione dei limiti
funzionali e riconoscimento di una rendita del 27%.

(stato da frattura collo femorale sinistro, stato da
osteosintesi, stato da protesi totale anca sinistra, calcificazioni
peritrocanteriche poi asportate; sindrome algica residua all'anca sinistra)

Da parte nostra non sono stati constatati elementi
extrainfortunistici.

 

È stato sottoposto ad accertamenti professionali al __________,
poi collocato in una ditta, il collocamento è stato interrotto perchè gli sono
state affidate mansioni che non corrispondevano alle sue limitazioni.

Il 01.03.2005 è stato di nuovo valutato dal medico __________,
si è constatata una situazione invariata (nessun peggioramento, quindi conferma
della rendita data).

 

Inoltra dei documenti medici riguardanti disturbi al
ginocchio sinistro, essi sono stati sottoposti alla __________, che dichiara
questa patologia di tipo degenerativo, estranea all'infortunio (giustamente).

 

Dalla descrizione dei sintomi nelle lettere
dell'ortopedico curante attuale, risulta che si tratta di dolori sopportabili
per i quali attualmente non è prevista una terapia, dovuti alla presenza di una
plica sinoviale, si notano alla RM alcune alterazioni degenerative, ritenute
dal curante non importanti.

A mio avviso non comportano una restrizione dei limiti
funzionali in base ai quali si è valutato finora l'A., e constatati dopo
l'accertamento al __________." (Doc. AI 61-1)

 

Quanto
attestato dal dr. __________ il 10 gennaio 2005, il 21 febbraio 2005 e il 15
aprile 2005 in merito ad una
borsite del grande trocantere e dolori al ginocchio sinistro (doc. 9-17, doc.
9-9, doc. 10-9 inc. LAINF) è già noto ed è stato già vagliato in ambito
istruttorio __________, dove è stato accertato che i disturbi al ginocchio
sinistro non sono una conseguenza dell’infortunio (doc. 10-1 inc. LAINF).

                                         Anche
quanto certificato dal dr. __________ successivamente - 2 maggio 2005 e 30
agosto 2005 (doc. 10-5 inc. LAINF e doc. AI 61) – attesta una situazione invariata
per quanto concerne l’anca sinistra, mentre che per i problemi al ginocchio
sinistro il dr. __________ ha rilevato che “per il momento i disturbi sono
sopportabili” e non necessitano di particolari terapie.

 

                                         Tale
documentazione non è sufficiente per giungere ad una valutazione diversa da
quella operata dall’amministrazione. Non vi sono in particolare validi motivi
per ritenere un peggioramento della situazione invalidante. Infatti, come
rilevato dal SMR, non si può ritenere che l’assicurato, alla luce di quanto
certificato dal dr. __________, abbia presentato, perlomeno fino all’emissione
della decisione impugnata, un’evoluzione della situazione ortopedica (disturbi
al ginocchio sinistro dovuti ad una plica sinoviale) tale da sostanziare
l’esistenza di un’incapacità lavorativa superiore a quella precedentemente
accertata. Il dr. __________ ha infatti attestato che i disturbi erano, fino a
quel momento, sopportabili e non necessitavano di una particolare terapia.

 

                                         Pertanto,
ritenuto quanto sopra e che il dr. __________ si è espresso per un futuro probabile
aumento dell’incapacità lavorativa al 50% nella professione di elettricista,
senza nulla dire a proposito della capacità lavorativa in attività leggere
adeguate rispettose dei limiti funzionali dell’assicurato, questo Tribunale non
può che ritenere corretta la valutazione dell’assicuratore infortuni circa una
completa esigibilità di attività leggere che presentino le caratteristiche
dettate dal medico __________ nel suo rapporto 17 aprile 2002 (doc. 2-2 incarto
LAINF) e pienamente confermata in data 1° marzo 2005 (doc. 9-6 incarto LAINF). 

 

                                         Occorre
qui ricordare che in merito alla valenza probatoria di un rapporto medico è determinante che esso valuti ed esamini in
maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le
conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352
consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123;
STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b), criteri che le
valutazioni specialistiche eseguite durante l’istruttoria __________ adempiono.

 

                               2.8.   In
merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute, con rapporto 23
gennaio 2004 il consulente in integrazione professionale ha evidenziato che alla
luce dell’accertamento svolto dal __________ di __________ l’assicurato è in
grado di conseguire un reddito presumibile minimo nel 2001 di fr. 43'941, valutazione
quest’ultima restrittiva e severa che non valorizza l’esperienza e le competenze
professionali dell’assicurato, ma che indicizza un profilo lucrativo generalizzato
non qualificato semplice e ripetitivo nel settore industriale e artigianale. Il
consulente ha poi rilevato di non promuovere nessuna specifica formazione visto
che l’assicurato non ha né la motivazione, né il profilo adeguato e di non sostenere
nessuna riduzione in quanto è esigibile che l’assicurato svolga attività sedentarie
o in posizione parzialmente eretta. Infine, il consulente IP ha indicato che
l’assicurato “è un soggetto capace di reggere in modo autonomo un’attività lavorativa
di tipo manuale; bisogna evitare che assuma posizioni statiche prolungate; è
limitato a livello della manualità fine; non è determinato a riprendere una
qualsivoglia adeguata attività lucrativa”. Egli ha poi aggiunto che “attività
di consulenza, montaggio, applicazioni di sistemi d’allarme, fornitura,
riparazioni a domicilio e/o laboratorio rappresentano a mio parere attività
parallele che collimano perfettamente con gli interessi e il profilo dell’assicurato.
Importante che l’assicurato superi con decisione e convinzione questo periodo
di stallo” (doc. AI 31-2). 

 

                                         Nella
decisione 20 settembre 2004 l’amministrazione, partendo da un reddito da valido
di fr. 60'450 così come stabilito in ambito LAINF (doc. 3-3 inc. LAINF, che a
sua volta si rifà a quanto attestato dal datore di lavoro, doc. 1-57 inc.
LAINF), dato rimasto incontestato e dal reddito da invalido di fr. 43'941
stabilito dal consulente IP, ha determinato il grado di invalidità del 28%
(doc. AI 49-2).

 

Il
ricorrente ha contestato il reddito da invalido stabilito dall’amministrazione
(fr. 43'941), osservando che “nessuna indicazione e/o aiuto è però stato
dato circa questo tipo di attività, a dimostrazione che il tutto è basato su
calcoli teorici, che non tengono assolutamente in considerazione le gravi limitazioni
fisiche del ricorrente e questo in qualunque tipo di attività” (doc. I).

 

                                         Al
riguardo, va innanzitutto rilevato che la contestazione relativa alla mancata
presa in considerazione delle “gravi limitazioni fisiche del ricorrente”
non ha nessuna ragione d’essere, ritenuto che, come ampiamente visto in
precedenza (cfr. consid. 2.7.), le stesse sono state accuratamente e dettagliatamente
valutate in sede medica.

                                         Inoltre,
quanto alla critica mossa dall’assicurato circa la mancata indicazione da parte
dell’amministrazione del genere di attività adeguate ai suoi limiti funzionali ancora
esigibili, va osservato che il consulente ha fatto riferimento al settore industriale
e artigianale. Vero che egli non ha specificato in dettaglio le singole
professioni, limitandosi ad indicare il ramo di occupazione (attività di
consulenza, montaggio, applicazioni di sistemi d’allarme, fornitura,
riparazioni a domicilio e/o laboratorio, doc. AI 31-2), ma è altrettanto vero
che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, di fronte ad un ampio ventaglio
di attività semplici e ripetitive presenti sul mercato, è sufficiente che venga
fatto riferimento alle tabelle statistiche salariali di quel settore (STFA
inedita 5 giugno 2001 in re A,
I 324/00, consid. 2b). 

                                         Inoltre,
il TFA in una sentenza del 25 febbraio 2003 (U 329-30/01) ha ribadito che se da
una parte è compito dell’amministrazione rispettivamente del giudice indicare
possibilità di lavoro concrete, dall’altra non vanno poste esigenze troppo elevate:

 

"  (…)

4.7 La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in re W., I 401/01, consid. 4c.). Si tratta segnatamente
del mercato occupazionale aperto a personale femminile non qualificato o semi
qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta
di occupazioni, in particolare appunto nell'industria, in cui possono venir
eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi
fisici e con possibilità di cambiare frequentemente posizione (RCC 1980 pag.
482 consid. 2). In tale ambito bisogna pure considerare la ancor giovane età
dell'interessata con conseguente presumibile buon potenziale di adattamento ad
una nuova professione (cfr. SVR 1995 UV no. 35 pag. 106 consid. 5b; e contrario
sentenza già citata del 4 aprile 2002
 in re W. consid. 4a-d).

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità di
lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste
esigenze esagerate.

È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).

 

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa
dell'interessata comporterà.

Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né
inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285 consid. 3).

 

In quanto infondato su questo punto il ricorso di
P.________ va quindi Respinto (…)"

 

                                         In
casu, come visto, il consulente, sulla base delle risultanze mediche specialistiche,
ha evidenziato che “attività di consulenza, montaggio, applicazioni di sistemi
d’allarme, fornitura, riparazioni a domicilio e/o laboratorio rappresentano a
mio parere attività parallele che collimano perfettamente con gli interessi e
il profilo dell’assicurato. Importante che l’assicurato superi con decisione e
convinzione questo periodo di stallo” (doc. AI 31-2).

                                         Visto
quanto sopra, è da ritenere verosimile che il ricorrente disponga ancora di una
residua capacità lavorativa nei menzionati settori. 

 

                                         Infine,
per quel che concerne il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta
sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF
126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino a un massimo del
25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc, confermato in Pratique VSI 2002 p. 64).

                                         Applicando in casu la succitata
giurisprudenza del TFA, l’amministrazione ha quindi determinato un grado
d’invalidità del 28%, che in realtà, effettuando correttamente il calcolo e
l’arrotondamento, dovrebbe essere del 27%.

 

                                         Ora,
va fatto presente che sulla base della comunicazione ricevuta da questo Tribunale
nell’ambito di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno
stralcio dai ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA del 7 giugno
2006 nella causa C., U 56/03), da parte della Presidente della Corte federale,
giudice Leuzinger - che il 28 aprile 2006 ha informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo “… la Corte
plenaria del Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito
l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella TA13) di cui all’inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita dall’Ufficio federale di statistica
– per la determinazione del reddito ipotetico da invalido" -, nella
determinazione del reddito da invalido occorre d’ora in poi applicare i valori
nazionali (Tabella TA1) e non più quelli regionali (Tabella TA13) come sin’ora
confermato dal TCA.

 

                                         Tale
circostanza non ha alcuna ripercussione sul caso in esame. Essendo i valori
nazionali maggiori di quelli regionali, il grado d’invalidità risulterebbe meno
del 27% stabilito in base alla tabella TA13; in entrambi i casi il tasso
d’incapacità al guadagno risulta essere inferiore al 40%.

 

                               2.9.   L’assicurato
ha chiesto che venga esperita una perizia medico/attitudinale che tenga in
considerazione il rifiuto dell’amministrazione di concedergli una riqualifica
professionale. 

 

                                         Ora,
se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
KöIz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungs­rechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
SVR 2003 IV Nr. 1; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib
229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, la fattispecie risulta sufficientemente chiara, senza che si renda necessario
l’esperimento di ulteriori accertamenti. La richiesta dell’assicurato non può
quindi essere accolta.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti