# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2494e277-3915-50cb-94a7-572f05d73712
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-11-24
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 24.11.2005 BH.2005.35
**Docket/Reference:** BH.2005.35
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BH-2005-35_2005-11-24

## Full Text

Reclamo contro conferma dell'arresto;;Reclamo contro conferma dell'arresto;;Reclamo contro conferma dell'arresto;;Reclamo contro conferma dell'arresto

Sentenza del 24 novembre 2005   
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Andreas J. Keller e Tito Ponti,  
Cancelliere Luca Fantini  

   
 
Parti 

  
A., Via delle Scuole 1, attualmente detenuto 
rappresentato dall’avv. Walter Zandrini  

Reclamante 
 

 contro 
 
 
 
 
 

  
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE 

Controparte 
 

Istanza precedente  UFFICIO DEI GIUDICI ISTRUTTORI FEDERALI 
 
 
 

Oggetto  Reclamo contro conferma dell'arresto 

 
 
 
 
 
 
 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BH.2005.35 
 
 
 

 

 

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 Fatti: 

A. A. è stato arrestato il 10 ottobre 2005 nell’ambito di un’inchiesta di polizia giu-
diziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di partecipazione a orga-
nizzazione criminale (art. 260ter CP), infrazione alla legge federale sugli stu-
pefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). Il 13 
ottobre 2005, il Giudice istruttore federale, ritenuti i gravi indizi di colpevolezza 
gravanti a carico dell’indagato e la sussistenza dei pericoli di collusione e di 
fuga, ha confermato il suo arresto (act. 5.4). 

B. Il 18 ottobre 2005, A. è insorto contro l’ordinanza di conferma dell’arresto con 
un reclamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 
lamentando l’assenza di gravi indizi di colpevolezza a suo carico come pure 
dei pericoli di collusione e di fuga. 

C. Con osservazioni del 24 e, rispettivamente, del 26 ottobre 2005, l'Ufficio dei 
giudici istruttori federali (UGIF) e il Ministero pubblico della Confederazione 
(MPC) postulano la reiezione del reclamo, il secondo nella misura della sua 
ammissibilità. Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dall’autorità inqui-
rente saranno riprese, per quanto necessario, nei considerandi seguenti. 

D. Nella sua replica del 31 ottobre 2005, il reclamante contesta le osservazioni di 
cui sopra e ribadisce, in sostanza, le argomentazioni esposte in sede di re-
clamo. Non è stata richiesta una duplica. 

 Diritto: 

1.  
1.1. La Corte dei reclami penali esamina d’ufficio l’ammissibilità del rimedio esperi-

to senza essere vincolata, in tale ambito, dalla denominazione dell’atto o 
dall’autorità indicata come competente nello stesso (DTF 122 IV 188 consid. 1 
e giurisprudenza citata).  

1.2. Secondo l'art. 214 cpv. 1 PP, contro le operazioni e le omissioni del giudice 
istruttore può essere presentato reclamo alla Corte dei reclami penali del Tri-
bunale penale federale; l'ordinanza emessa dal giudice istruttore in materia di 
conferma dell'arresto (art. 47 cpv. 2 e 4 PP) fa parte delle operazioni soggette 
a reclamo ai sensi della norma precitata (v. sentenza del Tribunale penale fe-

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derale BH.2005.28 del 14 ottobre 2005, consid. 1.2). Il ricorso deve essere 
presentato entro cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ha avuto 
conoscenza dell’atto o dell'omissione in questione (art. 217 PP). L'ordinanza di 
conferma dell'arresto è stata notificata al patrocinatore dell’imputato il 13 otto-
bre 2005; il reclamo, interposto il 18 ottobre, è dunque tempestivo. La legitti-
mazione a ricorrere dell’indagato è pacifica (v. art. 214 cpv. 2 PP). 

2. Secondo l’art. 44 PP, l’imputato può essere incarcerato solo quando esistano 
gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Occorre inoltre che si possa presu-
mere la sua imminente fuga, ciò che si realizza quando all’imputato sia attri-
buito un reato punibile con la reclusione o quando egli non sia in grado di sta-
bilire la propria identità o non abbia domicilio in Svizzera (cifra 1), oppure se 
determinate circostanze fanno presumere che egli voglia far scomparire le 
tracce del reato o indurre testimoni o coimputati a fare false dichiarazioni o 
voglia compromettere in qualsiasi altro modo il risultato dell’istruttoria (cifra 2). 
Il tenore di questa norma corrisponde alle esigenze di legalità, dell’esistenza 
di ragioni d’interesse pubblico e di proporzionalità derivanti dal diritto alla liber-
tà personale (art. 10 cpv. 2, 31 cpv. 1 e 36 cpv. 1 Cost.) e dall’art. 5 CEDU. In 
concreto, a fondamento della sua decisione il MPC ha ritenuto sia l’esistenza 
di gravi indizi di colpevolezza in merito a numerose imputazioni, sia dei rischi 
di collusione e di fuga. Si tratta pertanto di analizzare se le condizioni cumula-
tive sopra richiamate sono adempiute nella fattispecie.  

2.1. I requisiti posti per la valutazione dell’esistenza di gravi indizi di colpevolezza 
giustificanti la detenzione non sono identici nei diversi stadi dell’inchiesta pe-
nale. Sospetti ancora poco precisi, ma sorretti da imprecisioni o variazioni nel-
le dichiarazioni dell’imputato, possono essere considerati sufficienti all’inizio 
delle indagini, ma, dopo il compimento di tutti gli atti istruttori che possono en-
trare in linea di conto, la prospettiva di una condanna deve apparire vieppiù 
verosimile (DTF 116 Ia 143 consid. 3c; sentenza del Tribunale federale 
1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 2.3). 

 In concreto, il reclamante è detenuto dal 10 ottobre 2005. Se l’inchiesta aperta 
nei suoi confronti e di altri due indagati (oltre che di ignoti) non è - pacifica-
mente - ai suoi inizi, essendo stata avviata il 19 gennaio 2005, nemmeno può 
essere considerata prossima alla sua conclusione; essa si situa in una fase in-
termedia, di modo che, in questo stadio della procedura, se non sono suffi-
cienti indizi vaghi, neppure può essere pretesa la produzione di prove definiti-
ve (v. sentenza del Tribunale federale 1S.14/2005 del 25 aprile 2005 consid. 
3.1). 

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2.2. Il procedimento penale in esame si inserisce nel quadro di un'inchiesta con-
dotta dagli inquirenti svizzeri in collaborazione con quelli esteri relativa ad un 
traffico internazionale di stupefacenti tra la Spagna, l'Italia e la Svizzera; il re-
clamante è sospettato di collaborare, al pari di altre persone, con un'organiz-
zazione criminale formata da latitanti calabresi dedita al traffico di sostanze 
stupefacenti. A tale scopo egli avrebbe organizzato con due co-imputati il no-
leggio di alcuni veicoli al fine di scortare due persone dell’organizzazione in Z. 
incaricate di far esplodere un'imbarcazione - la B. - ormeggiata nel porto di Y. 
(v. verbale di interrogatorio del 12 ottobre 2005, pag. 2-3, act. 5.1.18 e verbale 
d’udienza per la conferma dell’arresto del 13 ottobre 2005, pag. 2-3, act. 5.3). 
Pare che questa imbarcazione, appartenente ad un cittadino svizzero, era sta-
ta predisposta per trasportare ingenti quantità di cocaina via mare verso la Ca-
labria; tale imbarcazione è in seguito effettivamente andata completamente 
distrutta in un incendio che le autorità iberiche sospettano sia di origine dolosa 
(v. Rapporto di arresto della FedPol del 10.10.2005, act. 5.1.15). Il ricorrente, 
che ha riconosciuto di essere intervenuto attivamente nella preparazione del 
rogo che avrebbe poi distrutto la “B.”, ha indicato che le persone da lui ac-
compagnate in Y. - esecutori materiali del atto criminale in questione – sono 
con ogni probabilità degli esponenti della “Ndrangheta calabrese” (v. verbale 
di interrogatorio del 12 ottobre 2005, pag. 3, act. 5.1.18 e verbale d’udienza 
per la conferma dell’arresto del 13 ottobre 2005, pag. 4, act. 5.3). Tra questi vi 
sarebbe un tale C., già sospettato di aver introdotto e venduto al dettaglio so-
stanza stupefacente (cocaina in particolare) nel Canton Ticino e che, secondo 
le dichiarazioni di un co-imputato, sarebbe personaggio ben conosciuto dal 
reclamante (v. interrogatorio di D. del 4.10.2005, pag. 6, act. 5.9).  

2.3. Sulla base della valutazione globale di questi elementi, si può ammettere che 
a carico del reclamante sussistono sufficienti indizi giustificanti il mantenimen-
to della sua carcerazione riguardo al reato di partecipazione e/o sostegno a 
un’organizzazione criminale. Del resto, nel reclamo egli si limita a sostenere 
che – contrariamente a quanto appena rilevato – non sarebbero presentati 
gravi indizi oppure, laddove l’autorità muove nei suoi confronti delle circostan-
ziate contestazioni, ne tenta di sminuire la portata o il suo coinvolgimento per-
sonale, senza tuttavia precisare perché i fatti fondanti i menzionati indizi non 
potrebbero essere ritenuti. Egli misconosce inoltre che l’art. 260ter CP è stato 
adottato anche per la frequente difficoltà di fornire la prova della partecipazio-
ne del reo al singolo reato. Il problema della prova, ossia di sapere a chi spetti 
all’interno dell’organizzazione criminale la responsabilità per un reato concre-
to, è d’altronde all’origine dell’art. 260ter CP e lo ha determinato: la norma im-
plica la criminalizzazione già dell’appartenenza all’organizzazione, senza che 
sia necessaria la prova d’aver partecipato alla commissione dei reati addebi-
tabili alla stessa (GÜNTHER STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, Be-

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sonderer Teil II: Straftaten gegen Gemeininteressen, 5a ediz., Berna 2000, 
pag. 200 n° 25; MARC FORSTER, Kollektive Kriminalität. Das Strafrecht vor der 
Herausforderung durch das organisierte Verbrechen, Basilea 1998, pag. 23; 
GUNTHER ARZT, in: N. SCHMID [editore], Kommentar Einziehung, organisiertes 
Verbrechen und Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998, n° 53-56 ad art. 260ter 
CP). Lamentando l’asserita assenza di una contestazione concreta e di un ca-
so specifico, egli disattende che, riguardo al reato dell’art. 260ter CP, sulla ba-
se delle dichiarazioni del co-imputato D., e dell’assodato suo importante coin-
volgimento in un atto criminale perpetrato verosimilmente da esponenti della 
malavita organizzata calabrese, egli è sospettato di aver partecipato e/o so-
stenuto un’organizzazione criminale che ha compiuto vari reati, e non tanto 
per averne commesso personalmente determinati, ciò che - perlomeno allo 
stadio attuale dell’inchiesta - è sufficiente dal profilo dell’art. 260ter CP per 
ammettere il possibile adempimento della relativa fattispecie legale (v. senten-
za del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 2.7). 
L’avanzamento dell’inchiesta e l’espletamento di altri atti istruttori dovrà non-
dimeno concretizzare ulteriormente i gravi indizi nei confronti dell'insorgente. 

3. Risulta invece più sfumata la valutazione in merito alle altre imputazioni conte-
state al reclamante, ossia quella di infrazione qualificata alla legge federale 
sugli stupefacenti giusta il suo art. 19 n. 1 e 2 e quella di riciclaggio di denaro 
secondo l’art. 305bis CP.  

Per quanto attiene specificatamente al sospetto di infrazione qualificata alla 
legge federale sugli stupefacenti, l’autorità inquirente fa invero stato di nume-
rosi indizi in tal senso, raccolti soprattutto in base a dichiarazioni di testimoni o 
di altri co-imputati. Se da una parte, il coinvolgimento nel traffico di stupefa-
centi di altre persone legate all'inchiesta – con ogni probabilità conosciute e 
frequentate dal qui reclamante - quale il già menzionato C., appare assodato, 
dall'altra va notato che le numerose perquisizioni intraprese nelle abitazioni, 
nei locali commerciali e nei veicoli di pertinenza degli indagati non hanno se-
gnalato la minima presenza di sostanze sospette e nemmeno si sono potute 
appurare le circostanze della presunta consegna - peraltro sembra senza il 
corrispettivo pagamento - di 3,5 kg di cocaina a A. e D. da parte di esponenti 
dell'organizzazione criminale in questione, quantità asseritamente poi venduta 
al dettaglio in Ticino. Allo stadio attuale delle indagini, tali indizi rimangono an-
cora piuttosto labili riferiti alla persona del reclamante, e in ogni caso mancano 
della gravità prevista dalla formulazione dell’art. 44 PP.  

Ancor più fragili sembrano essere gli indizi raccolti in merito alla presunta atti-
vità di riciclaggio di denaro svolta dal reclamante, che rimane per ora una pura 

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ipotesi investigativa, dacché non avvalorata da alcun elemento probatorio 
concreto. 

4. Il reclamante contesta la sussistenza di un rischio di collusione. 

4.1. I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai 
bisogni dell’istruttoria. Da un lato, si tratta generalmente di evitare o prevenire 
accordi tra l’imputato e i testimoni, già sentiti o ancora da sentire, o i correi e i 
complici non arrestati, messi in atto per nascondere la verità; dall’altro, di im-
pedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà provvisoria sui mezzi di 
prova non ancora acquisiti, allo scopo di distruggerli o alterarli a suo vantaggio 
(DTF 128 I 149 consid. 2.1). Le possibilità di ostacolare in tal modo l’azione 
dell’autorità giudiziaria da parte del prevenuto devono essere valutate sulla 
base di elementi concreti, l’esistenza di questo rischio non potendo essere 
ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 123 I 31 consid. 3c; 
117 Ia 257 consid. 4c). L’autorità deve quindi indicare, per lo meno nelle gran-
di linee, pur con riserva per operazioni che devono rimanere segrete, quali atti 
istruttori devono ancora essere eseguiti e in che misura l’eventuale messa in 
libertà del detenuto ne pregiudicherebbe l’esecuzione (v. DTF 123 I 31 consid. 
2b; 116 Ia 149 consid. 5). 

4.2. L’autorità inquirente si è pronunciata al riguardo, rilevando un potenziale peri-
colo di collusione e di inquinamento delle prove. Per il MPC non sarebbe infat-
ti escluso che - se rimesso in libertà - il reclamante possa tentare di comunica-
re informazioni utili ad altri soggetti implicati nell’inchiesta ed in parte non an-
cora identificati o attivarsi al fine di alterare o distruggere mezzi di prova non 
ancora acquisiti. Il MPC sottolinea poi che le indagini sono di elevata com-
plessità e che la scarcerazione dell’imputato potrebbe gravemente pregiudica-
re l’indagine di polizia giudiziaria la quale necessita di ulteriori e importanti at-
tività istruttorie finalizzate alla raccolta di prove ed alla ricerca di ulteriori mem-
bri dell’organizzazione criminale attivi sul territorio svizzero (v. domanda di 
conferma dell’arresto dell’11 ottobre 2005, pag. 10-11, act. 5.2).  

 
4.3. Queste semplici asserzioni di principio non dimostrano tuttavia ancora 

l’esistenza di un pericolo concreto di collusione, come richiesto dalla prassi ci-
tata in precedenza (v. consid. 4.1, "supra"). La tesi del MPC, secondo cui 
nell’ambito dell’organizzazione mafiosa a cui farebbe capo il reclamante po-
trebbe - in considerazione dell’importante impulso avuto di recente 
dall’indagine - sussistere un serio pericolo di collusione, dovrà comunque ar-
ricchirsi d’elementi idonei a suffragarlo. Infatti, i due principali co-indagati nella 
presente causa, sospettati di partecipazione e/o sostegno all’organizzazione 
criminale in questione, ossia E. e D., sono attualmente incarcerati in Svizzera 

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ed hanno potuto essere ripetutamente interrogati. La tesi dell’autorità inquiren-
te sull’esistenza di questo pericolo non può quindi essere condivisa.  

5. Il reclamante sostiene l’inesistenza del pericolo di fuga e si appella - ancorché 
indirettamente - al suo precario stato di salute per sollecitare la sua immediata 
liberazione.  

5.1. Secondo la giurisprudenza, il pericolo di fuga non può essere valutato unica-
mente fondandosi sulla gravità del reato, anche se, tenuto conto dell’insieme 
delle circostanze, la prospettiva di una pena privativa della libertà personale di 
lunga durata consente spesso di presumerne l’esistenza (v. art. 44 n. 1 PP; v., 
sull’influsso della durata della pena presumibile, DTF 128 I 149 consid. 2.2 e 
126 I 172 consid. 5a). L’esistenza di questo pericolo deve essere esaminata 
tenendo conto di un insieme di criteri, quali il carattere dell’interessato, la sua 
moralità, le sue risorse, i legami con lo Stato dove è perseguito, come pure i 
suoi contatti con l’estero (DTF 125 I 60 consid. 3a e riferimenti; 123 I 31 con-
sid. 3d). 

5.2. Nel caso concreto, il potenziale pericolo di fuga appare chiaramente elevato. 
Infatti, come già rilevato dal MPC (v. risposta del 26 ottobre 2005, pag. 4, act. 
5), i legami che il reclamante intrattiene con la Svizzera sono molto recenti e 
piuttosto tenui, o comunque assai meno importanti di quanto non lo possano 
essere quelli da lui intrattenuti con l’Italia, paese di cui è cittadino e nel quale 
ha trascorso la gran parte della sua esistenza. Non è quindi da escludere che 
il reclamante, con l'aggravamento della sua posizione processuale manifesta-
tasi in seguito all'arresto, possa a questo punto essere indotto a rifugiarsi in I-
talia, paese dal quale l'estradizione verso la Svizzera non sarebbe tra l’altro 
più possibile, essendo egli di nazionalità italiana. Si nota poi che, di massima, 
la scarcerazione non entra in linea di conto finché sussiste, come nella fatti-
specie, un concreto pericolo di collusione (v. sentenza del Tribunale federale 
1S.3/2005 del 7 febbraio 2005, consid. 3.2.3). Giova infine rilevare che quan-
do all'imputato è attribuito un reato punibile con la reclusione, come è il caso 
in concreto per il reato di organizzazione criminale (art. 260ter CP), il pericolo 
di fuga è presunto per legge (v. art. 44 n. 1 PP). 

Questo insieme di circostanze, unitamente alla prospettiva di dover scontare 
un'importante pena detentiva in seguito al procedimento in corso, permette di 
affermare che in concreto il pericolo di fuga paventato dalle autorità inquirenti 
rimane d’attualità, e che nemmeno l’adozione di misure sostitutive meno coer-
citive – come quelle postulate nel gravame – permetterebbe oggi di eliminare 
il rischio appena descritto. 

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5.3. Si rileva infine che nella fattispecie, contrariamente a quanto sembra sostene-
re il reclamante, il regime di detenzione preventiva è perfettamente compatibi-
le con il suo stato di salute. Prova ne è il fatto che, dopo avere accusato dei 
malori durante gli interrogatori, egli è stato immediatamente ricoverato (sotto 
sorveglianza) presso l’Ospedale civico di Lugano ed il Cardiocentro dove ha 
potuto beneficiare di tutte le cure del caso. Si evince inoltre dagli atti, che il re-
clamante viene accompagnato in una struttura medica adeguata ogni qual vol-
ta il suo stato di salute lo rende necessario.  

6. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto. Conforme-
mente all’art. 245 PP le spese processuali sono poste a carico della parte 
soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste sono calcolate giusta l’art. 3 del 
Regolamento sulle tasse di giustizia del tribunale penale federale (RS 
173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1'500.--. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto 

2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico del reclamante. 

 

 

Bellinzona, il 24 novembre 2005  

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

Il Presidente: Il Cancelliere: 

 

 

 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Walter Zandrini 
- Ministero pubblico della Confederazione 
- Ufficio dei giudici istruttori federali  

 

 

 

 
Informazione sui rimedi giuridici 

 
Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante ricorso 

al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La procedura è retta 

dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedura penale applicabile 

per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ricorso o il 

suo presidente lo ordini.