# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 004ba8c8-8703-55eb-a2f1-0b23e35c3031
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.12.2003 31.2002.31
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2002-31_2003-12-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2002.31-34

   

  ZA/sc

  	
  Lugano

  1 dicembre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  vicepresidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 3 giugno 2002
ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  __________
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  1. __________ 

  2. __________ 

  3. __________ 

  1, 2, 3 rappr. da: __________

  4. __________ 

   

   

  

In relazione alla
fallita      __________

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di
__________ il 10 gennaio __________ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nell'esecuzione di impianti di ventilazione,
di condizionamento, depurazione e riscaldamento d'aria, ecc..

                                         __________
ha ricoperto la carica di presidente del CdA della società __________ dal 21
ottobre 1983, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

                                         __________
ha ricoperto la carica di membro del CdA della società __________ dal 18 marzo
1996, con diritto di firma collettiva a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

                                         __________
ha assunto la carica di membro del CdA della società __________ dal 22
ottobre 1997, con diritto di firma collettivo a due (cfr. doc. _, Inc.
31.02.31). 

                                         __________
ha assunto la carica di membro del CdA e segretario della società __________
dal 18 marzo 1996 al 6 dicembre 1996, con diritto di firma collettivo a due. Da
quest'ultima data sino al 31 agosto 2001 ha ricoperto la carica di
amministratore delegato e segretario, con diritto di firma collettivo a due
(cfr. doc. _, Inc. 31.02.34). 

 

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG
in qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1975 al 31 ottobre 2001.

 

                                         La
società __________ entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la
Cassa dovette sistematicamente diffidarla e precettarla sin dal mese di maggio
1998 rispettivamente dal mese di dicembre 1999 (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

                                         In data 4
ottobre 2001, 24 gennaio 2002 e 7 febbraio 2002 sono stati rilasciati otto
attestati di carenza beni per un totale di fr. 79'197.15 (cfr. doc. _, Inc.
31.02.31).

                                         Con
decreti 11 febbraio 2002 rispettivamente 6 maggio 2002 il Pretore di
__________, ha dichiarato l'apertura del fallimento e la liquidazione in via
sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del __________).

 

 

                               1.2.   Costatato di
aver subito un danno, il 3 aprile 2002 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________, __________, __________ e __________ solidalmente quattro distinte
decisioni di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per contributi paritetici AVS
non pagati per gli anni 2000 e 2001, per quest'ultimo anno sino al mese di
settembre: nei confronti di __________, __________, __________ per l'importo di
fr. 120'590.50 (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31), in via solidale con __________
limitatamente a fr. 79'197.15 (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).

 

                                         

                               1.3.   Alle
decisioni gli ex amministratori della __________ __________, __________,
__________, rappresentati dall'avv. __________, e __________, si sono
tempestivamente opposti respingendo l'addebito di violazione intenzionale o
negligenza grave delle prescrizioni. 

 

                            1.3.1.   __________,
__________, __________ r, rappresentati dall'avv. __________, hanno
motivato la propria opposizione come segue:

 

" 
(…)

Di seguito si elencano alcuni dei motivi che hanno determinato la
presente opposizione.

 

La signora __________ si trovò catapultata nel Consiglio
d'amministrazione (più sotto CdA) della fallita __________ in seguito
all'improvvisa morte del marito, fondatore ed ex-presidente della società.

 

La vedova non ha però mai potuto interessarsi sino in fondo della
società, poiché assolutamente incompetente: la signora è sempre stata casalinga
e la sua scolarizzazione si è interrotta in Italia a livello di quinta
elementare.

 

Per la sua presenza nel Consiglio di amministrazione, la signora
__________ non ha mai ricevuto alcuna retribuzione, sino al primo semestre del
1996, in seguito all'entrata del genero quale amministratore delegato (con
firma individuale), ella ha iniziato a percepire CHF 500.--,
senza che il suo ruolo si modificasse. La decisione fu determinata dalle
difficoltà economiche della signora, che già da allora viveva della sola
pensione ed aveva a carico il figlio gravemente ammalato e senza reddito di
alcun tipo (cfr. in seguito).

 

L'amministratore delegato della società, signor __________, ha
sempre tranquillizzato la signora __________, quanto al pagamento degli
stipendi dei dipendenti e così pure di quello degli oneri sociali, sostenendo
di non registrare arretrati a tale proposito e dissuadendo in pratica
l'interessata da una qualsiasi verifica presso le competenti autorità.

 

Il signor __________ ha di fatto sempre gestito, diretto ed
amministrato la società come fosse la propria: egli era infatti genero della
signora __________, che oltre alla figlia __________ ha un solo altro
discendente, il signor __________, del quale diremo in seguito.

 

La determinazione del signor __________ nella conduzione
dell'azienda, associata alle assicurazioni da lui date quanto ai pagamenti di
cui sopra, hanno spinto la signora __________ a dare fiducia al genero ...
senza certo intravvedere e neppure poter immaginare di arrivare a registrare un
debito, quale quello fatto valere ora dalla Cassa.

 

A comprova di detta fiducia si sottolinea che l'interessata si era
fatta personalmente garante della società nei confronti della Banca __________
per la somma di CHF 55'000.-: tale importo non è mai stato
recuperato nel fallimento dell'__________.

Si ricorda infine che la signora __________ attualmente vive della
sola rendita pensionistica.

 

La signora __________ è entrata a far parte del Consiglio di
amministrazione dopo il suo matrimonio con l'amministratore delegato. Le
mansioni da lei svolte erano semplicemente quelle di segretaria occupata a
tempo parziale, siccome mamma di una bambina in tenerissima età.

 

Nel 2000 a seguito delle dimissioni del contabile dell'__________,
la signora __________ si è trovata costretta ad eseguire pure le registrazioni
contabili con l'ausilio di un programma computerizzato facilitato, senza però
essere in grado di formularne alcuna lettura, poiché assolutamente a digiuno di
qualsiasi nozione in merito.

 

Pure nei confronti della (ormai quasi ex-) moglie, il signor
__________ esercitava i "pieni poteri" sulla società, gestendone di
fatto in piena autonomia gli affari ed il controllo.

 

La signora __________ non è mai stata a conoscenza di alcuna
procedura esecutiva intrapresa dalla Cassa nei confronti della società e
neppure ricorda di aver registrato nei pagamenti sospesi eventuali acconti
inoltrati dalla Cassa.

 

In assenza di tali informazioni e richieste, le era pertanto
impossibile rendersi personalmente conto dell'esistenza - e certamente
dell'ammontare - di un tale debito.

 

A questo proposito si osserva inoltre come l'entrata dell'__________
nell'Associazione padronale svizzera __________ (__________), decisa
esclusivamente dal signor __________ - ad insaputa degli altri membri del
Consiglio di amministrazione, che solo con un sommario esame della
documentazione dell'attuale dossier della Cassa l'hanno scoperta -, abbia
verosimilmente originato notevoli ritardi nell'invio delle richieste di
acconti/pagamenti da parte della Cassa. Quest'ultima dovrà assumersi,
eventualmente insieme alla __________ Cassa di compensazione, Zurigo, la responsabilità
dell'aumento considerevole del debito della società.

 

Quanto al signor __________ vi è poco da chiarire.

 

Egli è il secondo ed ultimogenito della signora __________ R: più
che "entrato", sarebbe opportuno dire "messo a far parte"
del CdA dell'__________ per cercare di dare una ragione supplementare alla sua
esistenza.

 

Il signor __________, all'epoca dei fatti, soggiornava in una
comunità terapeutica in Italia nel tentativo - purtroppo non riuscito - di
disintossicazione da sostanze stupefacenti.

Egli non si è pertanto mai interessato degli affari della società
e del resto non ne era in grado.

 

Attualmente egli è sostenuto da una terapia al metadone e versa in
una grave depressione.

 

Non è impiegato da anni, non percepisce rendita di nessun tipo ed è
di fatto mantenuto esclusivamente dalla madre.

 

Sulla scorta delle
motivazioni qui sopra sommariamente esposte, e riservata ogni ulteriore
eccezione o contestazione nel corso di causa, i tre opponenti alla decisione
ritengono di non avere responsabilità alcuna in relazione alla pretesa avanzata
dalla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG.

 

Essi non sapevano e non
potevano sapere del debito in oggetto.

 

Debito che prudenzialmente
essi contestano nel suo ammontare, sia per contributi che per interessi e
spese.

 

A loro giudizio unico eventuale
responsabile di detto debito poteva essere il signor __________, unico
amministratore di fatto della __________, __________ ed iscritto a RC quale
amministratore delegato con firma individuale.

 

Si osserva in proposito come le
dimissioni del signor __________ dal CdA siano state dettate unicamente
dall'esigenza sua personale di percepire un'indennità di disoccupazione, non
potendo egli percepire più alcunché dalle casse della società.

 

Questo spiega anche perché la
signora __________ ed i suoi figli non si siano preoccupati di dimissionare,
non avendo essi comunque diritto all'indennità, ad eccezione della signora
__________ che, in fase di separazione e divorzio, stava comunque cercando
un'occupazione che le permettesse di mantenersi insieme alla figlioletta."
(Doc. _, inc. 31.02.31)

 

                            1.3.2.   __________
non ha motivato la propria opposizione (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).

 

 

                               1.4.   Essendosi
__________, __________, __________ e __________ opposti alle rispettive decisioni
di risarcimento, con due petizioni 3 e 6 giugno 2002 la Cassa ha chiesto al TCA
che __________, __________, __________ vengano condannati a risarcire alla
Cassa 

                                         fr.
120'590.50, in via solidale con __________ limitatamente all'importo di fr.
79'197.15 (cfr. doc. _, inc. 31.02.31-33 e 31.02.34).

 

                                         Nel
merito delle responsabilità dei convenuti __________, __________, __________,
la Cassa ha osservato:

 

" 
(…)

 

4. __________

 

(…)

4.2

È irrilevante il fatto che la convenuta non abbia influito
sull'andamento della società, poiché, accettando il mandato di presidente del
CdA, ella si era assunta tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA
inedita del 20 aprile 1998 in re C.S. e C. B.)

 

Inoltre, la peculiarità di aver assunto la carica di organo
formale a titolo fiduciario o in virtù del vincolo di parentela non esonerava
la convenuta dall'ossequiare gli obblighi intrinseci alla carica di
amministratrice.

 

Infatti, l'organo formale deve adempiere agli obblighi previsti
dall'art. 716a cpv. 1 CO con la massima diligenza, la
quale va oltre la prudenza che è d'uso osservare nei propri affari (STFA
inedita del 29 maggio 1995 in re A. C.).

 

Secondo il Tribunale federale delle assicurazioni [TFA] il citato
dovere risulta accresciuto quando si tratta, come nella fattispecie, di un
presidente, ritenuto che quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza
necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e che non è sufficiente
l'ossequio della "diligentia quam in suis', (DTF
122 III 198, consid. 3). Non solo, ma al riguardo il TFA ha avuto modo di
sottolineare che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un presidente sono
da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3, consid. 2b).

 

Nell'evenienza, la convenuta sostiene che ad esercitare un potere
effettivo sulla società sarebbe stato il genero - amministratore delegato -
___________.

 

AI riguardo, la responsabilità per il corretto adempimento degli
oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli
affari non incombeva solo all'amministratore delegato __________, bensì anche e
soprattutto al presidente del CdA signora __________, nonché ai membri
__________ e __________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso
dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 (STFA inedita del 27 aprile
2001 nella causa B. H., consid. 5d; STFA inedita del 13 novembre 2000 nella
causa S., consid. 4b). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura
"dell'uomo di paglia"(STFA inedita del 13 febbraio 2001 nella causa
M. H., consid. 3c; STFA inedita del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b).

 

Pertanto, anche alla convenuta spettava l'obbligo di vigilare
l'andamento della società ed in particolare per quanto riguarda il pagamento
dei contributi.

 

Dall'opposizione non emerge tuttavia che la convenuta abbia agito
nel modo sopra esposto.

Prove: C.S.

 

(…)

 

5. ___________

Le argomentazioni sollevate dalla convenuta, per escludere ogni
responsabilità, segnatamente il fatto che sarebbe entrata nel CdA della
società, dopo il matrimonio con l'amministratore delegato ___________, il quale
avrebbe gestito con piena autonomia gli affari e il controllo della società,
non possono assurgere a validi motivi di giustificazione e discolpa per le
motivazioni qui di seguito esposte.

5.1

II fatto che la convenuta abbia assunto la carica di organo
formale in virtù del vincolo di parentela con __________, non la esonerava
dall'ossequiare gli obblighi intrinseci alla propria funzione, di cui si è già
ampiamente detto ai punti 4.1 a 4.4 del presente allegato.

 

Così come non potevano avere alcuna influenza sull'obbligo
dell'organo formale di vigilare sul pagamento dei contributi, le specifiche
mansioni affidate alla convenuta, per quanto limitative possano essere state.

 

(…)

 

6. _____________

L'argomentazione sostenuta dalla controparte secondo cui il
convenuto sarebbe entrato a far parte in virtù del vincolo di parentela e per
motivi personali, non può essere ritenuta sufficiente motivo di
giustificazione.

 

6.1

Pur potendo comprendere i delicati motivi per i quali il convenuto
ha assunto la carica di membro del CdA, l'attrice ribadisce che, per
giurisprudenza del TFA, l'organo di una società non può liberarsi dalla sua
responsabilità sostenendo di aver accettato il mandato puramente in virtù del
vincolo di parentela o a titolo fiduciario, altrimenti si finirebbe per
legittimare la posizione "dell'uomo di paglia" (STFA inedita del 31
dicembre 1993, in re M. S., consid. 4).

 

Segnatamente all'ossequio degli obblighi intrinseci e la carenza
di attitudini necessarie all'amministrazione, l'attrice si riconferma ai punti
4.1 a 4.4 esposti nel presente allegato.

Inoltre, pur considerando che il convenuto, nel periodo oggetto
della presente vertenza, avrebbe soggiornato, a causa del suo stato di salute
all'estero, non sussistono indizi agli atti che permettano di concludere ad
un'impossibilità della controparte di seguire gli affari della società"
(…) (Doc. _, inc. 31.02.31)

 

                                         In merito
alle responsabilità del convenuto ___________ la Cassa ha
sostanzialmente ribadito quanto espresso con la decisione di risarcimento danno
del 3 aprile 2002 in quanto il convenuto non ha motivato la propria opposizione
(cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).

 

                               1.5.   Con decreti
del 6 giugno 2002 e 2 settembre 2002 il Giudice delegato ha congiunto le cause.

 

                               1.6.   Mediante
risposta del 23 luglio 2002, ___________ ha osservato:

 

"  Con
la presente è mia intenzione esporvi le motivazioni per le quali ho interposto
opposizione nei confronti della Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG di
Bellinzona.

 

-   In merito
alla fallita ____________ - Lugano avevo inoltrato i bilanci presso la vostra
spettabile Pretura di Lugano per il deposito dei medesimi, in quanto constatavo
che l'azienda non poteva più far fronte ai propri impegni. Successivamente mi
sono stati rinviati al mittente in quanto non completi.

                                                                           AI
che presi contatto con la pretura spiegando che a causa di problemi di software
non mi era possibile esibire quanto richiesto. Risposta fu che comunque non si
potevano depositare. Pertanto non venne accettato il deposito dei bilanci
quindi la Cassa Cantonale di compensazione AVS/AI/IPG continuò a fatturare i
premi per i mesi a venire.

 

-   In secondo
luogo la ditta in questione a causa di un'affiliazione c/o l'associazione
__________ veniva assoggettata automaticamente a pagare i contributi in
questione c/o la spettabile ___________. Sin da l'inizio noi facemmo
opposizione a questo assoggetta­mento automatico presso questa nuova Cassa
___________. Dichiarando che volevamo continuare a restare assoggettati come
sino ad allora alla Cassa cantonale di Compensazione AVS/AI/IPG di Bellinzona.

 

                                                                           Dopo
di che per svariati mesi non ricevemmo più alcun premio da pagare né da l'una
né da l'altra Cassa fino a che verso fine anno 2000 ricevemmo il conguaglio da
parte della Cassa cantonale di cui sopra che ammontava a ca. Frs. 30'000.--.

 

Tengo a sottolineare che per
quello che concerne le documentazioni con relative date nonché corrispondenza
del caso non ne sono in possesso attualmente in quanto le stesse giacciono
presso l'Avvocato __________, il quale è il legale dei Signori _________
________, e __________.

 

Inoltre tengo a sottolineare
che i membri del Consiglio di Amministrazione della ditta ______________ di cui
sopra erano al corrente costantemente di quello che fosse la situazione della
ditta. In quanto venivano costantemente informati dal sottoscritto e non da
meno dalla figlia ___________, nonché segretaria della stessa. Che lavorava a
stretto contatto con il sottoscritto, quindi con l'amministrazione. Eccezione
fatta per quello che concerne appunto l'ultimo conguaglio di fine anno 2000 che
ci é stato notificato, il quale é stato una vera sorpresa per tutti quanti
noi." (Doc. _, inc. 31.02.34)

 

                               1.7.   Mediante
risposta del 30 agosto 2002, _________, _________, _________, rappresentati
dall'avv. ___________, hanno sostenuto che:

 

" 
(…)

La società _____________ è stata affiliata alla Cassa dalla sua
costituzione sino al 31.12.2000, così come risulta dalla notifica di stralcio
datata 8.2.2001 (doc. _.-).

 

L'amministratore - di fatto unico - signor ____________, sorpreso
da tale decisione, si fece informare dalla Cassa sulle motivazioni che l'hanno
indotta a stralciare la società dal registro degli affiliati: l'adesione
dell'_____________ all'associazione di categoria __________, __________ (__________),
risalente al 1. gennaio 2000, pare comportasse un'affiliazione alla Cassa di
compensazione privata __________, fatto questo contestato, poiché dello stesso
il Consiglio d'amministrazione della società non fu assolutamente messo al
corrente.

Di conseguenza l'amministratore comunicò immediatamente alla Cassa
___________ l'inopportunità di procedere in tale modo (doc. _.-) e
quest'ultima, allineandosi sulla medesima posizione, ne diede comunicazione
alla Cassa cantonale il 3 maggio 2001 (doc. _.-).

Nulla più si seppe.

 

Ad 3.

 

Si contesta che la ditta entrò in mora con il pagamento dei
contributi già nel 1998 e che la Cassa iniziò le procedure esecutive nel 1999,
del resto nessuna documentazione agli atti attesta tali asserzioni.

Prova ne sia che dal rapporto sul controllo dei datori di lavoro
per il periodo 1.1.1996 - 31.12.1999 non emerse nulla di irregolare 

(doc. _.-).

 

La mora nel pagamento dei contributi intervenne solo nel 2000. Gli
acconti richiesti per i primi quattro mesi di quell'anno furono poi interamente
versati, compresi interessi e spese, nel novembre 2000.

 

(…)

 

Le signore __________ (la madre anche in nome e per conto del
figlio), malgrado le loro ristrette conoscenze e competenze in materia di
gestione ed amministrazione di una società (e comunque nulla quanto
all'attività specifica dell'_____________), non si sono disinteressate
della società nel cui CdA esse sedevano, non hanno ciecamente delegato ogni
compito al genero, risp. marito.

Esse hanno, per quanto fosse loro possibile e da loro esigibile,
controllato l'operato dell'amministratore delegato in relazione al pagamento
degli stipendi e degli oneri sociali, raccogliendo periodicamente informazioni
sia dal signor _________ stesso che dai contabili e revisori.

A questo proposito non bisogna dimenticare che comunque
l'amministratore delegato godeva di una fiducia accresciuta, fatto questo
normalmente ammesso, essendo egli parente stretto della famiglia __________:
tale circostanza non può essere sottovalutata nell'esame della diligenza avuta
dagli altri membri del CdA.

 

Pertanto, tenuto conto delle scarsissime capacità gestionali ed
amministrative dei convenuti, sia dinnanzi alle rassicurazioni di un
amministratore delegato degno di particolare fiducia e che tanto desiderava
risolvere i problemi della società per poterne portare avanti l'attività, che
dinnanzi al fatto oggettivo che i salari sono sempre stati versati ed i
contributi paritetici pure sino all'aprile 2000, nulla poteva essere chiesto in
più ai convenuti quanto all'adempimento del loro obbligo di sorveglianza.

Si osserva in proposito che l'______________ registrava sì
difficoltà con la propria liquidità, ma - seppur con qualche ritardo
nell'ultimo anno - la Cassa é sempre stata soddisfatta in ogni sua pretesa.

 

(…)

B.

 

In secondo luogo occorre pure esaminare le responsabilità della
Cassa per quanto attiene all'ammontare del danno.

 

Se è vero che la Cassa ha regolarmente chiesto gli anticipi
contributivi per l'anno 2000, è altrettanto vero che per l'anno seguente
nessuna richiesta è stata indirizzata alla società.

Ritenuto che i primi quattro mesi di quell'anno sono stati pagati,
ai convenuti poteva tuttalpiù essere noto un debito di CHF 58'058.40
(CHF 7'257.30 x 8 mesi), che pareva ancora possibile
saldare.

 

Solo nel marzo 2002, quando ormai la società era fallita, è stata inoltrata per la prima volta (!) la richiesta di
pagamento dei contributi 2001 pari a CHF 41'393.35, mentre
che il mese seguente la Cassa ha indirizzato ai membri del CdA la propria
decisione di risarcimento totale, corrispondente a ben CHF 120'590.05

 

Pertanto se da un Iato ciò dimostra ulteriormente che non vi è
alcuna negligenza grave da parte dei convenuti, neppure per danno eventuale che
non poteva essere ipotizzato, da tali circostanze si deduce una sicura
responsabilità della Cassa (eventualmente in concorrenza con la Cassa di
compensazione __________) nell'aver lasciato accrescere in tale misura il danno
del quale ora pretende il risarcimento.

Tale osservazione già è stata formulata in sede di opposizione e
la Cassa, nel proprio allegato di petizione, non ha formulato alcuna presa di
posizione contraria in merito.

 

II danno subito dalla Cassa si è pertanto aggravato a seguito di
un comportamento irregolare della stessa parte attrice, ciò che di conseguenza
riduce l'obbligo di risarcimento del datore di lavoro (DTF 122 V 186 segg.).

 

 

C.

 

In terzo luogo i convenuti ribadiscono il ruolo chiave
dell'amministratore delegato signor ____________, il quale - dalla sua entrata
nel CdA sino al fallimento della società ed oltre - di fatto ne è stato
amministratore unico.

Pertanto la sua responsabilità nella rifusione alla Cassa del
danno patito per il mancato pagamento dei contributi paritetici non ha motivo
legittimo d'essere limitata all'anno 2000.

 

I motivi che hanno indotto il signor __________ a presentare la
proprie dimissioni sono motivi d'opportunità o meglio legati all'ottenimento
futuro di un'interessante indennità di disoccupazione.

 

L'amministratore delegato ha consegnato brevi manu alla signora
___________ in data 5.6.2001 la lettera con la quale rassegnava le proprie
dimissioni con effetto al 31.8.2001.

 

Egli ha però continuato a lavorare per l'______________ svolgendo
le medesime mansioni di prima, ovvero amministrando la società, sino a che v'è
stato modo di farlo. Prova ne sia, fra altro, che formalmente egli ha percepito
un salario sino a fine settembre 2001 e da ultimo ch'egli è ancora oggi l'unica
persona di riferimento per l'Ufficio Fallimenti (doc. _.-).

 

Non è pertanto legittimo limitare la responsabilità del signor
___________ al mancato pagamento dei contributi paritetici per l'anno 2000.

Se responsabilità dovrà esserci, la stessa dovrà inevitabilmente
essere estesa all'intero periodo durante il quale la società ha versato gli
stipendi, poiché - indipendentemente dall'iscrizione a RC - della gestione e
dell'amministrazione effettive dell'____________ se ne è sempre ed
esclusivamente occupato il signor _________.

 

 

D.

 

In conclusione e con esclusivo riguardo al convenuto ___________,
si ribadisce ch'egli comunque non era in grado d'intendere quale fosse il
proprio compito all'interno del CdA e tantomeno quali fossero le proprie
responsabilità.

Qualora la Cassa riterrà opportuno mantenere la propria pretesa
risarcitoria pure nei confronti del signor ___________, quest'ultimo si riserva
già sin d'ora di presentare a codesto lodevole Tribunale la documentazione
medica che comunque lo solleverebbe da qualsiasi responsabilità in
merito." (Doc. _, inc. 31.02.31)

 

 

                               1.8.   In data 14
settembre 2002, il legale di __________, __________, __________, ha chiesto
l'assunzione dei seguenti mezzi di prova:

 

" 
(…)

1.   Audizioni testimoniali

           ·   Dott. __________, c/o __________ -
__________, in qualità di medico curante del signor ___________, salvo
rinuncia ritenuta la delicatezza delle circostanze sulle quali dovrebbe
esprimersi;

           ·   Sig. __________, c/o __________ o oppure la persona
responsabile a conoscenza dei fatti o meglio dell'affiliazione dell'__________
all'associazione di categoria;

           ·   Sig. __________, c/o __________ oppure la persona
responsabile a conoscenza dei fatti o meglio dell'affiliazione dell'__________
alla Cassa di compensazione __________;

           ·   Sig.
__________ O, c/o __________, responsabile della revisione dei conti della
fallita, salvo rinuncia;

           ·   Sig. __________, c/o
Ufficio Fallimenti, __________.

 

2.             Edizione e richiamo documenti dalle competenti autorità o da altri uffici, qualora la
documentazione già prodotta non sia sufficiente a suffragare le tesi dei
convenuti."

(Doc.
_; inc. 31.02.31) 

 

                               1.9.   In data 16
settembre 2002 ___________ ha ancora osservato che:

 

"  Con
la presente è mia intenzione far maggior chiarezza su quello che possano essere
le responsabilità nonché sulle informazioni che venivano date ai membri del
Consiglio di Amministrazione e sul fatto che non fossi di fatto amministratore
unico ma bensì amministratore delegato.

Per quello che concerne le allegazioni in fatto dell'avvocato
_________ - __________: Ad 2., Ad 3., Ad 4., Ad 5., Ad 6. ed Ad 7. concordo con
quanto da egli esposto.

 

-A) AI momento che
fui nominato amministratore delegato, al fine di poter
presenziare nel consiglio di amministrazione, mi diedero Nr. 1 azione,
facendomi entrare nel Consiglio di amministrazione della ____________,
_________.

 

                                                                         Nella
lettera del 02.09.02 non ho Ietto riferimento alcuno in merito alla presenza
della Signora ___________ in seno alla ditta ____________ - __________.

                                                                         Di
fatto si occupava della segreteria, amministrazione, ed allestimento offerte
della fallita ___________. Viste le funzioni che ricopriva era costantemente al
corrente dell'andamento della stessa.

                                                                         Inoltre
di frequente si mangiava a casa della Signora ___________. Ove si discuteva
spesso e volentieri dell'andamento della stessa.

 

                                                                         Mentre
quello che concerne gli investimenti o decisioni importanti non venivano mai
prese solo dal sottoscritto ma bensì con il bene placito dei membri del
Consiglio di amministrazione che a loro volta venivano messi al corrente o dal
sottoscritto o dalla figlia ___________.

 

                                                                         Non
capisco nemmeno come mai mi si voglia imputare tutte le responsabilità con le
eventuali conseguenze, dal momento che, di fatto i proprietari della fallita
___________ di _________ sono i Signori ___________, ____________ e la figlia
____________ e non da meno abbia sempre operato con la loro approvazione.

                                                                         Tant'è
vero che per un periodo, la Signora
___________ mi impose l'assunzione del figlio ___________ in ditta; anche se
non vi era la necessità per la mole di lavoro che c'era da svolgere in quel
periodo in ditta, con la motivazione che non lavorava e quindi visto che erano
proprietari della ditta ritennero opportuno, contro la mia volontà, ad
integrarlo nel personale e stipendiarlo. Premetto inoltre che la sua presenza
era sempre un po' latente. Quindi capirete che quando si dice che
fossi amministratore unico, e che fossi io a prendere tutte le
decisioni, i fatti non rispecchiano la realtà delle cose. Perché là dove vi era
interesse da parte loro facevano quello che ritenevano opportuno pure senza la
mia approvazione.

                                                                         Visto
le motivazioni di cui sopra respingo le responsabilità mossemi dalla
controparte.

 

(…)

 

-C) Per quello che concerne i motivi che mi hanno
indotto ad inoltrare le mie dimissioni dalla ditta rispettivamente dal
Consiglio di Amministrazione della fallita ___________ di ________ sono palesi.

                                                                         Non
essendoci più lavoro da eseguire, e dovendo vivere e mangiare ugualmente cosa
avrei dovuto fare per cercarmi un nuovo posto di lavoro?

                                                                         Dimettermi,
e darmi da fare a cercare nuovi sbocchi nel mondo del lavoro. Tengo comunque a
precisare che l'iscrizione alla disoccupazione è avvenuta in Novembre 2001.

 

                                                                         Quindi
respingo pure le affermazioni al punto C ove si dice che le mie dimissioni
inoltrate alla Signora ___________ siano state dettate da motivo d'op­portunismo.
Anzi oserei sottolineare che fossero motivo di necessità.

 

                                                                         Per
quanto concerne il fatto che ho continuato a lavorare per la ditta ____________
di __________ anche dopo le dimissioni, l'ho fatto su esplicita richiesta della
Signora _____________, che me lo chiese a titolo di favore personale.

                                                                         Inoltre
ribadisco che le mie responsabilità se di responsabilità si vuol parlare siano
limitate sino all'anno 2000.

Inoltre,
gli incarti della ditta, sino ad oggi erano presso di me in quanto, anche qui,
i membri del consiglio di amministrazione mi pregarono di tenerli presso di me.
Motivando il fatto, che non avevano spazio presso le loro abitazioni, e visto
che il sottoscritto ha una grande cantina gli avrei fatto nuovamente un piacere
a custodirli presso di me.

 

                                                                         Comunque,
visto l'evoluzione dei fatti, vi comunico che per quello che concerne tutti gli
incarti della ditta ___________ di _________ saranno consegnati in data
17.09.02 alla Signora ____________.

                                                                         Tengo
a rettificare pure che per l'ufficio fallimenti non sono l'unica persona di
riferimento ma bensì c'è pure la
Signora ___________. Che pure in questa occasione mi pregò di accompagnarla,
del  momento che il figlio __________ non ne voleva sapere e la figlia
___________ era impossibilitata per motivi di lavoro.

                                                                         Nuovamente
su esplicita richiesta, mi prestavo ad accompagnare la Signora ___________
presso l'ufficio fallimenti a __________.

 

 

-D) Per quanto concerne il fatto che il Signor
__________ non fosse in grado di intendere il suo ruolo nel Consiglio di
Amministrazione non gli ha impedito comunque, a suo tempo di percepire
stipendio anche quando non lavorava.

                                                                         Quindi,
anche qui mi trovo in disaccordo con quanto affermato nel punto D. Inoltre pure
il Signor ____________ presenziava alle riunioni nonché alle discussioni in
seno alla ditta.

                                                                         Quindi
non vedo come mai, anch'egli non debba prendersi le sue responsabilità (…)
(doc. _, inc. 31.02.34)

 

                             1.10.   In merito
alle posizioni di ___________, ___________, ___________, in data 30 settembre
2002 la Cassa ha precisato:

 

" 
(…)

Ad. 2

Si rinvia a quanto verrà di seguito esposto al punto ad. B.

 

 

Ad. 3

Richiamando quanto già evidenziato con petizione, la Cassa produce
sub. doc. _ il dettaglio evoluzione incassi per gli anni 1998/1999 dai quali
risultano sia le date di invio delle diffide di pagamento che le date di invio
delle procedure esecutive, con la doverosa precisazione che le procedure
esecutive sono iniziate ancora prima del dicembre 1999.

 

Quanto al rapporto sul controllo dei datori di lavoro (doc. _), si
sottolinea che scopo dei medesimo è il solo controllo dei salari notificati dal
datore di lavoro e non la verifica sulla tempestività o meno del pagamento dei
contributi sociali.

 

Pertanto il citato rapporto non comprova nulla di quanto affermato
dai convenuti.

 

Sulla mora dei contributi si rinvia dunque integralmente a quanto
esposto in petizione, che risulta perfettamente suffragato dalla documentazione
già versata agli atti e qui ulteriormente prodotta.

 

 

Ad. 4.

Sull'ammontare del danno fatto valere dalla Cassa, segnatamente le
poste di danno indicate nell'estratto conto per l'anno 2000 alle voci "diffide, multe, tasse d'uff. interessi di
mora, spese esecutive", la Cassa rinvia i convenuti per i
particolari al dettaglio evoluzione incassi per il medesimo periodo (doc. _).

Giova inoltre sottolineare che per costante giurisprudenza si
tratta per tutti i casi di poste di danno ai sensi dell'art. 52 LAVS (STFA
24.10.2000 in re T., C. e S. H 113/00, nonché la giurisprudenza citata in RDAT
II 1995 pag. 369 ss).

Ne discende dunque il buon fondamento delle pretese vantate dalla
Cassa e l'ammontare richiesto deve essere confermato.

 

 

Ad. A

I convenuti tentano di minimizzare la situazione affermando che,
seppure vi era un problema di liquidità la Cassa è sempre stata soddisfatta di
ogni pretesa salvo qualche ritardo registrato nell'ultimo anno. In realtà dalla
documentazione agli atti emerge una vera e propria cronicità nel mancato
pagamento dei contributi.

 

Oltretutto le convenute ___________ e _________ erano
perfettamente al corrente della difficile situazione finanziaria in cui versava
la società e questo già dalla fine del 1999.

Le convenute erano infatti presenti all'assemblea generale degli
azionisti della società tenutasi il 22.12.1999 (ne hanno sottoscritto il
relativo verbale; cfr. doc. _), dove si presentò il bilancio al 31.12.1998 che
chiudeva con una forte perdita. 

 

(…)

 

Ad. B

Per quanto riguarda l'adesione della società ____________
all'associazione di categoria ASPL con conseguente obbligo di affiliazione
presso la Cassa professionale __________, si osserva quanto segue.

Con comunicazione 30 agosto 2000 la Cassa di compensazione
___________, comunicava alla Cassa Cantonale AVS che a far conto dal 1.1.2001,
la società ____________ sarebbe stata loro affiliata (doc. _).

Di conseguenza la Cassa cantonale in data 8 febbraio 2001 rese
noto alla società lo stralcio per avvenuto trasferimento (doc. _).

Il 23 aprile 2001 la società informava la Cassa professionale
___________ di ormai trovarsi in fase di liquidazione richiedendo dunque il
trasferimento nuovamente presso la Cassa cantonale (doc. 2).

Il 3 maggio 2001, la Cassa ___________ comunicava alla Cassa
Cantonale di rinunciare al trasferimento della società e di aver già provveduto
allo stralcio della stessa con effetto al 31.12.2000 (doc. _).

Per dovere di chiarezza si precisa che le motivazioni alla base
della richiesta di stralcio dalla Cassa professionale sono dunque ben diverse
di quelle indicate dai convenuti (ad. 2 della risposta).

 

Per l'anno 2001, la società ha poi provveduto ad inoltrare alla
Cassa cantonale la dichiarazione dei salari non datata e pervenuta in data 28
febbraio 2002, così come risulta dal documento allegato sub. doc. _.

Pertanto la Cassa ha tempestivamente provveduto in data 8 marzo
2002 all'inoltro del conteggio di chiusura per l'anno 2001.

 

D'altro canto i convenuti misconoscono l'obbligo del datore di
lavoro per cui esso è comunque tenuto a regolare periodicamente il conto dei
contributi dovuti.

Il datore di lavoro è inoltre obbligato a fornire  alla Cassa
tutte le informazioni necessarie per la fissazione degli acconti dei contributi
(artt. 51 LAVS e 35 OAVS).

Come già ricordato nelle decisioni di risarcimento danni e in
petizione, il conteggiare ed il versare i contributi da parte del datore di
lavoro è un compito di diritto pubblico ed il venire meno a questo compito
costituisce una violazione grave delle prescrizioni ai sensi dell'art. 52 LAVS
e comporta il risarcimento integrale del danno.

 

Va infine rilevato che la società per l'anno 2001 in questione
dichiarava salari prevalentemente solo fino al periodo da aprile-giugno, a
conferma in ogni caso che l'attività andava scemando; circostanza quest'ultima
anche confortata dalle stesse dichiarazioni della società che all'attenzione
della Cassa di compensazione ____________ indicava l'intervenuta fase di
liquidazione.

 

In casu alla Cassa non può essere rimproverata alcuna negligenza,
in quanto - alla luce delle circostanze particolari - ha provveduto
tempestivamente all'invio del conteggio di chiusura per l'anno 2001 in data 8
marzo 2002, non appena ricevuta la distinta salari pervenuta alla cassa
solamente il 28 febbraio 2002, nonostante il fatto che la società perlomeno già
dal mese di settembre 2001 non risultava più essere operativa.

 

Ininfluente il fatto che la società abbia provveduto al pagamento
di quattro acconti per l'anno 2000, tanto più se si considera che per il
medesimo anno la Cassa ha dovuto inviare ben 12 precetti esecutivi per il
relativo incasso, ottenendo il rilascio di attestati di carenza beni (cfr. doc.
, doc _).

 

In siffatta evenienza risulta dunque al limite della temerarietà
sostenere che la Cassa è rimasta inattiva per quanto concerne la riscossione
dei contributi. AI contrario si deve senz'altro concludere che non ha violato
alcuna norma di procedura in tale ambito.

 

Ad. C.

Le circostanze indicate dai convenuti riguardano unicamente i
rapporti interni fra le parti convenute che, in ogni caso, non mutano i
rapporti esterni con la Cassa.

In ogni caso quanto all'addebito del ruolo di amministratore di
"fatto" della fallita società del signor ___________, segnatamente
per il periodo susseguente alle sue dimissioni, l'attrice ne prende atto e si
riserva, dopo gli accertamenti del caso, di procedere con un'azione risarcitoria,
ex art. 52 LAVS, anche per tale periodo"

(Doc. _, inc. 31.02.31)

 

                                         In merito
alla posizione di ___________ la Cassa ha osservato:

 

"  con
riferimento alla risposta di causa inoltrata dal convenuto in data 23 luglio
2002 intimata alla Cassa con comunicazione pervenuta il 3 settembre 2002, nel
termine fissato, che giunge a scadenza 3 ottobre 2002, ritenuta la richiesta di
proroga formulata e concessa da codesto lodevole Tribunale, la Cassa Cantonale
chiede all'autorità giudicante di volersi preventivamente pronunciare sulla
tempestività (contestata) della risposta presentata dal convenuto.

 

Per il resto si rinvia alla petizione nonché alle osservazioni
formulate alla risposta di causa dei convenuti ___________, ___________ e
_____________ ed ai documenti prodotti."

(Doc. _, inc. 31.02.31)

 

                             1.11.   In data 8
ottobre 2002 ___________, ____________, ___________ hanno precisato:

 

"  In
primo luogo si contesta categoricamente che i convenuti avessero il
"controllo degli affari della società" e si ribadisce fermamente il ruolo
di amministratore unico del signor _________, indipendentemente dalla
proprietà della azioni dell'_____________, considerato comunque il suo lauto
stipendio.

 

Il Tribunale permetta inoltre di osservare che fa male leggere
oggi che un ex-cognato strumentalizza il tentativo di dare, grazie ad un
impiego fisso, un senso alla vita di un ragazzo che sino a quel momento i
propri giorni li aveva persi su strade certamente sbagliate. I convenuti
____________ si trovano pertanto costretti a riaffermare che la questione
legata al figlio/fratello _________ esula totalmente da quella della fallita
_____________ e che l'impiego offertogli non può in nessun modo essere letto
come una prova della (inesistente!) amministrazione da parte delle signore
__________ della società in oggetto.

 

Per il resto i convenuti si riconfermano in quanto sostenuto in
sede di risposta.

 

Quanto allo scritto della Cassa, ci si limita ad osservare come la
documentazione prodotta non suffraga in modo certo quanto sostenuto e si lascia
pertanto a codesto lodevole Tribunale di valutare le prove in suo possesso,
segnatamente per quanto riguarda date e conteggi e pagamenti.

A tal proposito ci si permette unicamente di contestare la
"cronicità" dei mancati pagamenti: alcuni giorni di ritardo nei versamenti
non provano null'altro" (…) (Doc. _, inc. 31.02.31)

                                      

                             1.12.   A seguito di
accertamenti effettuati dal TCA, in data 7 maggio 2003 la Cassa ha prodotto
copia delle diffide e PE relativi agli anni dal 1998 al 1999 (cfr. doc. _ e
allegati, Inc. 31.02.31).

                                         In data
26 maggio 2003, ____________, per il tramite del proprio patrocinatore, ha
trasmesso due certificati medici (Dr. med. __________ e Dr. med. __________,
cfr. doc. _ e allegati, Inc. 31.02.31). 

 

                                         In data
25 giugno 2003, la Cassa ha trasmesso un attestato di carenza beni per l'intero
credito insinuato dalla Cassa nel fallimento della ____________ (cfr. doc. _,
Inc. 31.02.31).

 

                             1.13.   A seguito di
un accertamento del TCA, in data 5 settembre 2003, l'UAI ha trasmesso l'incarto
AI relativo a ____________ (ancora in fase di istruttoria; doc. _ e allegato,
Inc. 31.02.31).

 

                             1.14.   In data 11
settembre 2003 il TCA ha posto delle domande precise ai medici che hanno avuto
in cura ___________ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

 

                                         In data
18 settembre 2003, il Dr. med. __________ ha risposto come segue:

 

" 
le comunico che il signor __________ è stato da
me seguito come consulente psichiatra della clinica ___________ unicamente in
occasione di una sua degenza nell'autunno del 2001.

Per sua maggiore informazione le invio copia
della documentazione di quel periodo, e di un mio rapporto inviato
all'assicurazione invalidità nel mese di febbraio di quest'anno.

Al di fuori di questa consulenza ospedaliera non
ho mai più avuto contatti con l'interessato." (doc. _, inc. 31.02.31)

 

                             1.15.   In data 19
settembre 2003 il Dr. med. __________ ha comunicato al TCA di voler ricevere
uno svincolo formale dal segreto professionale firmato da ___________ (cfr.
doc. _, Inc. 31.02.31). 

                                         Il TCA ha
di conseguenza sollecitato (anche telefonicamente e via fax) presso il legale
del convenuto ___________ il rilascio dello svincolo dal segreto professionale
a favore del Dr. med. ____________ (doc. _, Inc. 31.02.31).

                                      

                             1.16.   Su richiesta
del TCA di rispondere con precisione a tutte le domande, in data 23 settembre
2003, il Dr. med. __________ ha precisato:

 

"  come
da lei richiesto con la lettera del 19.9. e nostro colloquio telefonico del
22.9., le preciso che, per quanto riguarda la capacità lavorativa del signor
____________, questa era sicuramente nulla durante il periodo della degenza in
cui l'ho conosciuto. Per quanto riguarda l'assunzione nel 1997 della carica di
membro del consiglio di amministrazione di una società anonima, non saprei cosa
rispondere avendo conosciuto il paziente solamente 4 anni dopo.

Per quanto riguarda il periodo 2001, non ritengo che l'interessato
fosse capace di svolgere tali mansioni a causa del complesso quadro clinico
riscontrato.

La sintomatologia manifestata dal paziente nell'anno in cui ha
avuto occasione di essere esaminato e curato da me, era sicuramente una
patologia già insorta da diverso tempo e le uniche caratteristiche di acuzie
erano motivate dal fatto che il paziente, nonostante una terapia metadonica,
avesse ripreso un consumo di stupefacenti.

Sulla base di questa mia considerazione non saprei cos'altro
rispondere alle vostre domande. Tenga presente, come già discusso
telefonicamente, che nella pratica Al, che era stata avviata, ho formulato il
parere che sarebbe stato opportuno richiedere degli approfondimenti di tipo
peritale." (doc. _, inc. 31.02.31)

 

                             1.17.   In data 23
settembre 2003 il Dr. med. __________ ha risposto come segue:

 

" 
Il signor ___________ è in cura presso il mio
studio dall'aprile 2001 e dal dr. ____________ dal settembre 2001, per quanto
concerne il suo stato di salute nel 1997 non sono in grado di rispondere ad
alcuna domanda." (Doc. _, inc. 31.02.31)

 

                             1.18.   Con scritto
pervenuto al TCA in data 3 ottobre 2003, il Dr. med. ___________ ha risposto
come segue:

 

"  (…)

1. II Signor
___________, 1966, ___________ è seguito in psicoterapia individuale dal
settembre 2001.

Lo avevo già seguito in un precedente
ricovero a ___________ a fine anno 2000 per 2-3 mesi.

 

2. Segnatamente
ai disturbi psichici presenti certifico un'incapacità lavorativa al 100% da
quando lo seguo.

II signor ___________ soffre di un
grave disturbo dell'umore (sindrome depressiva ricorrente) in una struttura di
personalità emotivamente instabile. Ha fatto regolare uso di sostanze
stupefacenti fino ad un anno fa, dall'adolescenza.

 

3. Assolutamente
no, tanto è vero che è stato in una struttura per tossicodipendenti in quanto
incapace di gestire una vita sociale adeguata.

 

4. ___________
in questi 2 anni (2000-2001) faceva uso regolare di sostanze psicoattive. Ciò
lo ha condotto ad un ricovero psichiatrico (Clinica _____________, Primario
Dott.ssa ___________,) proprio durante questo periodo.

Era presente un vissuto persecutorio
rispetto al cognato gestore della Società Anonima. Non riuscendo a gestirsi in
maniera autonoma è impensabile che in quei due anni potesse svolgere, e di
fatto non svolgeva, mansioni all'interno del consiglio d'amministrazione.

 

5. II Signor
__________ ha sempre delegato implicitamente la gestione alla famiglia, in
quanto molto dipendente dalla madre e dalla sorella. Una delega esterna alla
famiglia, rispetto alla situazione affettiva del mio paziente, era
improponibile in quanto presupponeva un'emancipazione rispetto ad essa ed una
autonomizzazione del proprio ruolo.

La problematica e la fragilità
identitaria del Signor __________ non lo ha mai consentito.

 

6. Sarebbe stata
una decisione troppo complessa da prendere considerando la fragilità del
paziente, il quale avrebbe dovuto strutturare un intervento troppo complesso
rispetto alla sua capacità di funzionamento.

 

In conclusione, non reputo che il Signor ___________ abbia avuto
un ruolo attivo nella vicenda considerata.

Il paziente fatica a progettare il futuro nel suo divenire più
prossimo nelle piccole organizzazioni quotidiane." (Doc. _, inc. 31.02.31)

 

                                         Su
richiesta del TCA di rispondere con precisione a tutte le domande, in data 15
ottobre 2003, il Dr. med. __________ ha risposto in modo identico al Dr. med.
___________ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

 

                             1.19.   I certificati
medici trasmessi al TCA sono stati inviati alle parti per osservazioni scritte
(cfr. doc. _ e _, Inc. 31.02.31).

 

                                         In data
24 ottobre 2003 il legale di ___________ ha osservato:

 

"  Come
già anticipato telefonicamente al vostro segretario signor __________, non mi è
possibile inviarvi la dichiarazione di svincolo dal segreto professionale per
il dott. ___________ sottoscritta dal mio patrocinato signor ____________.

Le ragioni sono fondamentalmente le seguenti.

 

In primo luogo e per quanto riguarda il periodo durante il quale
la Cassa Cantonale di compensazione non ha regolarmente ricevuto i contributi
in oggetto, lo stato di salute dell'interessato è già stato certificato dal
dott. ____________ (cfr. dichiarazione 5.5.2003 dei medici _________
e ____________ prodotta agli atti dalla sottoscritta in data 26.5.2003).

 

Presumendo che codesto lodevole Tribunale voglia appurare le
capacità del signor _____________ di svolgere le mansioni di membro del CdA
della fallita ____________, occorre rilevare, in secondo luogo, che il dott.
___________ è un medico generalista che non può esprimere un giudizio fondato
sullo stato psico-fisico dell'interessato.

 

In terzo luogo, il dott. ___________ ha avuto modo di confermarvi
(su vostra richiesta del 26.9.2003) che il signor ___________ "al momento
di entrare a far parte del CdA della società", ovvero già nel 1997, "non era assolutamente" "consapevole
di quello che stava facendo e delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere".

 

Alla luce di quanto sopra riteniamo ininfluente il parere del
medico generalista." (Doc. _, inc. 31.02.31)

                                         In data 3
novembre la Cassa ha comunicato al TCA di voler mantenere la petizione nei
confronti di ____________ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle
assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto
verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento
amministrativo, in casu il 3 aprile 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa
B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P
76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01,
consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid.
2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b). 

                                         Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.                         

 

                               2.2.   Con scritto
30 settembre 2002 la Cassa ha chiesto al TCA di pronunciarsi sulla tempestività
della risposta presentata da ___________.

 

                                         Dopo la
ricezione della petizione 6 giugno 2002, Il TCA ha assegnato ____________ un
termine di 10 giorni per inoltrare l'allegato di risposta (cfr. doc. _, Inc.
31.02.34). Scaduto infruttuoso il termine, in data 5 luglio 2002 (pervenuto
verosimilmente al convenuto il 6 luglio 2002), il TCA ha assegnato al convenuto
un ulteriore termine perentorio di 10 giorni per la trasmissione dell'allegato
in parola (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).

                                         L'allegato
di risposta di ___________ datato 23 luglio 2002, è pervenuto al TCA il 26
Luglio 2002. 

 

                                         Volendo
far partire il termine di 10 giorni dell'ultimo termine perentorio dal 7 luglio
2002 , tenuto conto delle ferie giudiziarie (cfr. DTF 116 V 271) che iniziano
il 15 luglio 2002 e terminano il 15 agosto 2002 (infatti, per rinvio dell'art.
96 LAVS agli art. 20-24 LPA, il termine per promuovere l'azione giudiziaria,
nonché quello per la risposta di causa, è sospeso dalle ferie giudiziarie, ex
art. 22a LPA; cfr. Pratique VSI 1996, pag. 231, consid. 4b e 4c; STCA dell'8
agosto 2002 nella causa A.M., A. P., A.M. e F.M., Inc. 31.2001.24-27, consid.
2.2.), esso verrebbe a scadere il 16 agosto 2002. 

                                         Per cui,
visto che la risposta di causa è del 23 luglio 2002 ed è pervenuta al TCA il 26
luglio 2002, il termine di 10 giorni per inoltrare la risposta di causa è stato
ampiamente rispettato (cfr. doc. _, Inc. 31.2002.34)

 

 

                                         Nel
merito

 

                              2.3.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163). 

                                         Il
rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato
adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di
lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS
agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137
consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non
iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135
consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers
in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).

 

                                         Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate).

 

                                       Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere
ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003, pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.; STFA dell'8 ottobre
2003 nella causa V. e G, H 320/01 + H 333/01, consid. 5.4.; STFA del 3
settembre 2003 nella causa M., 37/02, consid. 2) sono emerse indicazioni per un
cambiamento della prassi finora adottata.

 

 

                               2.4.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella
causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi
moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive
(cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento
danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa
giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, ..nel campo
dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA
del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).

 

                               2.5.   Tutti i
convenuti hanno contestato l'importo del danno fatto valere dalla Cassa quale
danno ex art. 52 LAVS.

 

                                         Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).

                                         Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti,  op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).

                                         Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95). 

 

                                         Ora, in
concreto, i convenuti si limitano a contestare in modo generico il credito
risarcitorio della Cassa senza minimamente indicare in cosa la Cassa avrebbe
sbagliato, contravvenendo quindi all'obbligo di collaborazione sancito dalla
giurisprudenza (RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b). 

 

                                         ___________,
__________, __________ (anche __________ si è associato alle loro
considerazioni su questo punto, cfr. doc. _, Inc. 31.02.34) si limitano a
sostenere che:

 

" 
(…)

I convenuti contestano, come già in sede di opposizione,
l'ammontare della pretesa della Cassa.

Non vi è in particolare né conteggio dettagliato né prova
attendibile dell'esigibilità degli importi indicati nell'estratto conto per
l'anno 2000 (cfr. doc. _.-) alle posizioni "Diffide, multe, tass.
d'uff.", "Interessi di mora" e "Spese esecutive".

 

Per quanto riguarda i contributi paritetici per l'anno 2001, a
questo stadio si osserva esclusivamente come la richiesta di versamento degli
stessi (acconti compresi) sia stata formulata per la prima volta in data
8 marzo 2002 (doc. _.-). (…)"

 

                                         Come
abbiamo visto sopra le poste relative alle diffide, multe, interessi di mora,
ecc., costituiscono elementi del danno risarcibile ex art. 52 LAVS (consid.
2.3). I convenuti non specificano in cosa la Cassa avrebbe sbagliato né
forniscono prova alcuna degli errori della cassa.

                                       Nell'evenienza concreta,
dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc.
_, Inc. 31.02.31), dagli estratti conto dei contributi (cfr. doc. _, Inc.
31.02.31), dalle dichiarazione dei salari (cfr. doc. ), dagli attestati di
carenza beni (, Inc. 31.02.31), dalle diffide e dai PE (cfr. doc. _. Inc.
31.02.31) e dall'attestato di carenza beni in seguito a fallimento (cfr. doc.
_, Inc. 31.02.31), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati. 

                                       Il danno ammonta dunque a fr.
120'590.50 (cfr. consid. 1.4.). 

 

                               2.6.   I convenuti
sostengono che la Cassa sarebbe stata negligente nelle procedure d'incasso.

 

                                         In una
sentenza del TFA del 24 giugno 1996, pubblicata in DTF 122 V 186ss., l’alta
Corte federale ha stabilito, modificando la propria giurisprudenza, che
l’obbligo di risarcire il danno del datore di lavoro può essere ridotto
analogicamente a quanto previsto negli art. 4 Lresp e 44 CO, se la violazione
di un obbligo da parte dell’amministrazione e meglio di una norma elementare
relativa alla procedura di riscossione dei contributi, ha causato la nascita
oppure il peggioramento del danno (cfr. anche SVR 2000 AHV Nr. 16 consid. 7a).
In proposito il TFA ha precisato che il nesso di causalità tra danno e
comportamento illegale della Cassa dev’essere adeguato (consid. 3c).

 

                                         In casu
alla Cassa comunque non può essere rimproverata alcuna negligenza, in quanto
dagli atti risulta che essa ha regolarmente diffidato e precettato la società
alfine di incassare i contributi scaduti, e ciò sin dal 1998 (diffide di
pagamento, precetti esecutivi, ecc, cfr. doc. _. Inc. 31.02.31).

                                         

                               2.7.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.8.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.9.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di
lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante
a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                             2.10.   Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                          2.10.1.   ___________
ha ricoperto la carica di presidente del CdA della società ____________ dal 21
ottobre 1983, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

 

                       2.10.1.1.   ___________
sostiene di non aver avuto nessun potere decisionale all'interno della società,
unico e solo amministratore sarebbe stato ___________. Quest'ultimo l'avrebbe
sempre tranquillizzata in merito alla situazione finanziaria della società,
dissuadendola di fatto dal verificare la situazione in merito ai contributi
sociali presso l'autorità competente. Vista la piena fiducia in ____________,
la convenuta si è costituita personalmente garante di un prestito di fr.
55'000.-- presso la banca UBS.

 

                                         Al
riguardo va innanzitutto ricordato che, accettando il mandato di membro del CdA
della _____________, ___________ ha assunto tutti gli oneri che da tale
funzione derivano (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e
H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00,
consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 +
H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00,
consid. 8b; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a ____________, bensì anche al membro del CdA ___________,
trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra
5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA
del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre
2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). 

                                         In caso
contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01,
consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA
del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio
1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94).

                                         

                                         Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dalla convenuta non sono
sufficienti per liberarla dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         D'altronde
___________ non ha minimamente provato di essere stata impedita di raccogliere
informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come
e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati
(ad esempio interpellando direttamente la Cassa). 

                                         La
convenuta si è limitata a dire che era ___________ ad occuparsi della
conduzione e la gestione della società. Gli argomenti addotti, in particolare
il fatto che la sua era solo una carica meramente formale, di copertura e
svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della
____________ , visto che sarebbe stato _____________ ad avere in mani le redini
della società e a deciderne l'andamento sfruttando a tale scopo l'ingenuità e
la totale inesperienza della convenuta (di professione casalinga), non
concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso
della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.
5.2).

                                         

                                         La
convenuta, in violazione degli obblighi che le derivano dalla carica di membro
del CdA di una società anonima, non ha quindi svolto nessun tipo di controllo. 

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991
nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H
208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H
153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements
récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la
responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è
sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio
2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima Istanza,
egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue
sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre
1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA
del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio
1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Il
presunto ruolo di factotum di __________, non giustifica comunque la passività
di ___________.

                                         La
convenuta non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima,
accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. La convenuta avrebbe
dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici
venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella
causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003
nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). 

                                         Ella
avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati
contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.
5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali
scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA
dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).

                                         Essersi
fidata senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli le avrebbero
permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr.
STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4;
STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A.
C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte
acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla sin
dal maggio 1998 (cfr. doc. _, _. Inc. 31.02.31). Diverso sarebbe stato se,
appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle
assicurazioni sociali, la convenuta avesse inoltrato immediatamente le proprie
dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H
10+45/01, consid. 9). 

 

                                         La
convenuta non può liberarsi da ogni responsabilità asserendo che ___________ è
stato abile nel tranquillizzarla in merito alla situazione finanziaria della
società. La lunga permanenza nella società, fa concludere che la convenuta ha
lasciato correre le cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione
societaria (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H
10+45/01, consid. 10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00,
consid. 3c; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5). 

                                         Neppure
l'asserita sua completa inesperienza sono idonee a giustificare nei confronti
della Cassa il comportamento di totale inattività della convenuta (STFA del 31
gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3).

 

                                         Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). 

                                         Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate
siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H
393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406,
consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b;
STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001,
nella causa A., H 436/00, consid. 3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b). Non è
possibile liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver
ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad
una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie
(SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).

 

                                         Infine,
per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di ___________, si ricorda
in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del
risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr.
Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S.,
consid. 4b, H 238/98).

                                         Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):

 

" 
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022
ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."

 

                                         In
sostanza, il disinteresse mostrato da ___________ ne determina la sua
responsabilità ex art. 52 LAVS. La convenuta ha omesso di compiere quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima
(cfr. STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11
settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Ella ha omesso di
verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione
costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992,
pag. 269). Tale dovere risulta accresciuto
quando si tratti, come in concreto per ____________, di un presidente del
CdA (STFA non pubblicata dell'8 novembre 1999 nella causa G. H., H
74/99, consid. 6b; DTF 122 III 198, consid. 3a).

 

                                         Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività della convenuta è
peraltro in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito
dalla Cassa (cfr. STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5;
STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

                       2.10.1.2.   Per quanto
attiene alla colpa di ___________ anche per il periodo susseguente le sue
dimissioni, la Cassa ha dichiarato che "quanto
all'addebito del ruolo di amministratore di "fatto" della fallita società
del signor __________, segnatamente per il periodo susseguente alle sue
dimissioni, l'attrice ne prende atto e si riserva, dopo gli accertamenti del
caso, di procedere con un'azione risarcitoria, ex art. 52 LAVS, anche per tale
periodo" (doc. _, inc. 31.02.31)

 

                                         A
prescindere dall'esistenza o meno degli elementi per convenire in giudizio
___________ anche per il periodo susseguente le proprie dimissioni quale
amministratore di fatto, va comunque ricordato che, secondo la giurisprudenza
del TFA, alla cassa di compensazione spetta per legge un’ampia facoltà di
decidere, nel caso di solidarietà tra più debitori, se convenire in giudizio
tutti i debitori o soltanto uno o solo alcuni di essi. 

                                         Qualora
la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità può
sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3). In tal
senso, dunque il TCA non può intervenire. 

                                         Il TFA,
in una sentenza del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 3a, ha
precisato:

 

" 
3.- a) La recourante fait d'abord valoir que
A.________ est le principal responsable du dommage subi par la caisse, de sorte
qu'il aurait dû être partie à la procédure cantonale en qualité de consort
nécessaire; à défaut, la décision litigieuse serait nulle. C'est oublier que
l'art. 52 LAVS institue une responsabilité solidaire, de sorte que la caisse
jouit d'un concours d'actions en cas de pluralité de responsables. Autrement,
dit, elle peut rechercher tous les débiteurs, quelques-uns ou un seul d'entre
eux, à son choix (ATF 119 V 87 consid. 5a, 112 V 262 consid. 2b). Elle n'aurait
eu ainsi, pour ce premier motif, aucune obligation d'agir également à
l'encontre de A.________. 

 

                                         Il TFA ha
confermato i citati principi in una sentenza dell'8 novembre 2002, nella causa
V., H 392/01, consid. 3.2. e 4. :

 

" 
(…)

3.2 

D'après la jurisprudence constante relative aux
art. 52 LAVS et 81 al. 1 RAVS, qui consacrent une responsabilité pour faute
résultant du droit public (ATF 108 V 193 consid. 2b), il incombe uniquement à
la caisse de compensation de décider si elle attaquera un employeur pour lui
demander la réparation du dommage subi. S'il existe une pluralité de
responsables, elle jouit d'un concours d'actions et le rapport interne entre
les coresponsables ne la concerne pas; si elle ne peut prétendre qu'une seule
fois la réparation, chacun des débiteurs répond solidairement envers elle de
l'intégralité du dommage et il lui est loisible de rechercher tous les
débiteurs, quelques-uns ou un seul d'entre eux, à son choix (Turtè Baer, Die Streiterledigung
durch Vergleich im Schadenersatzverfahren nach Art. 52 AHVG, in : RSAS 2002 p.
439). Cependant, cette jurisprudence ne vise que les rapports juridiques qui
existent entre la caisse de compensation et l'employeur : elle ne restreint en
aucune manière le droit de ce dernier d'intenter, le cas échéant, une action
récursoire contre un tiers qui n'a pas été mis en cause selon la procédure
prévue par l'art. 81 RAVS (ATF 119 V 87 consid. 5a et les arrêts cités). 

 

(…)

 

4. 

En l'espèce, la déclaration de retrait de la
demande dirigée contre G.________ ne reposait pas sur une transaction conclue
par la caisse et l'intéressé. A l'appui de ce désistement d'instance, la caisse
indiquait qu'au terme d'un échange de correspondance avec le conseil de G.________,
les informations recueillies révélaient «le décalage dans le temps existant
entre la démission (du prénommé) et la base salariale qui a engendré la perte
subie par notre caisse». En d'autres termes, elle renonçait à poursuivre le
prénommé parce qu'elle considérait, à l'issue d'un complément d'instruction,
que les conditions du droit à réparation du dommage n'étaient pas réalisées en
ce qui concerne l'intéressé. En retirant sa demande en justice, la caisse
renonçait donc à poursuivre un procès qu'elle estimait dénué de chances de
succès. En cela, le retrait de la demande diffère essentiellement d'une
transaction portant sur la remise ou la réduction des dommages-intérêts. Dans
cette seconde éventualité, la caisse n'exclut pas la responsabilité de la personne
recherchée mais renonce, en tout ou en partie, à une créance à laquelle elle ne
doute pas d'avoir droit. En revanche, le retrait de la demande dirigée contre
G.________ est comparable aux situations dans lesquelles la caisse renonce, au
motif que les conditions du droit à réparation ne sont pas réalisées, à rendre
une décision en réparation du dommage concernant l'intéressé ou à porter
l'affaire devant la juridiction compétente si celui-ci fait opposition. A la
différence du cas où le désistement d'instance est fondé sur une transaction
passée entre la caisse et un débiteur, le juge n'a donc pas à contrôler si la
cause du retrait est conforme à l'état de fait ou à la loi. Il ne peut d'aucune
manière obliger la demanderesse à poursuivre le procès ni influencer sa
décision de retrait. Il doit rayer l'affaire du rôle en ce qui concerne
l'intéressé. "

 

                                         Del resto
la Cassa ha affermato di riservarsi, dopo gli accertamenti del caso, di
procedere contro ___________ anche per il periodo susseguente le proprie dimissioni
(cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

 

 

                       2.10.1.3.   Infine, la
situazione economica personale descritta da ___________ non è rilevante ai fini
della causa poiché non può assurgere a motivo di discolpa. Nella procedura di
risarcimento ai sensi dell'art. 52 LAVS non è contemplato l'istituto del
condono. Infatti, secondo la giurisprudenza, non può essere riconosciuta la
buona fede, condizione essenziale per ottenere il condono, nel caso in cui il
richiedente ha agito intenzionalmente o per grave negligenza (RCC 1986, pag.
664).

                                         Se il
datore di lavoro, o l’organo della persona giuridica, è stato riconosciuto
responsabile, questo significa che egli ha appunto agito intenzionalmente o per
grave negligenza, per cui un condono verrebbe a priori escluso (cfr. STCA
inedita del 18 gennaio 1996 in re F. inc. 31.94.11).

Comunque alla Cassa rimane il compito di valutare nell'ambito dell'esecuzione
del presente giudizio le reali possibilità di incasso (cfr. ZAK 1986 pag. 448).

 

                          2.10.2.   ___________
ha ricoperto la carica di membro del CdA della società ____________ dal 18
marzo 1996, con diritto di firma collettiva a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

 

                       2.10.2.1.   Anche per
____________ valgono le considerazioni fatte per ___________ alle quali si
rinvia (cfr. consid. 2.10.1 e segg). 

                                         Va
peraltro aggiunto che se é vero che generalmente all’interno di una parentela
stretta, come nel caso che ci occupa (__________ era la moglie di _________),
vige un rapporto di fiducia privilegiato, ma è altrettanto vero che secondo la
giurisprudenza, se si volesse relativizzare gli obblighi di vigilanza
all’interno di una "SA famigliare”, si finirebbe per legittimare la
posizione "dell’uomo di paglia” a scapito segnatamente
dell’amministrazione AVS/AI (STFA non pubblicata del 31 dicembre 1993 nella
causa M.S. consid. 4). Per questo motivo, l'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO è
applicabile nel caso in esame.

Il TFA ha riconosciuto responsabile la moglie di un amministratore, anch’essa
membro del CdA, che non disponeva di una particolare formazione e che si fidava
delle parole “rassicuranti” del marito, senza comunque verificarne la
veridicità (STFA inedita dell’8 gennaio 1990 in re B. menzionata da Frésard,
op.cit., RSA 1991 pag. 165 punto 8). D'altra parte, secondo la giurisprudenza
federale, la moglie che entra in un CdA con il marito deve esercitare
correttamente il suo compito (cfr, RCC 1992, pag 263). Ancora recentemente il
TFA ha riconosciuto responsabili i fratelli del presidente del CdA, i quali si
fidavano delle rassicurazioni del fratello senza verificarne la veridicità
(cfr. STFA del 11 settembre 2002 nella causa C.C e M.C. , H 349/01, consid.
2.4).

 

                                         Quanto
appena detto vale anche per ___________ e __________.

 

                          2.10.3.   _________  ha
assunto la carica di membro del CdA della società _____________ dal 22 ottobre
1997, con diritto di firma collettivo a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31). 

 

                       2.10.3.1.   Anche per
__________ valgono le considerazioni fatte per ___________ e ____________ (cfr.
consid. 2.10.1. e segg. e 2.10.2).

 

                       2.10.3.2.   ___________
sostiene di non aver potuto svolgere le proprie mansioni di membro del CdA a
causa del suo stato di salute. Egli infatti sarebbe stato spesso assente per
disintossicarsi dalla dipendenza da droga.

 

                                         In data 5
maggio 2003, il Dr. Med __________ ha certificato quanto segue:

 

" 
(…)

1.                                                                            ____________
é in cura dal Dott. __________ dall'aprile 2001 e dal Dott. __________ dal
settembre 2001 in una psicoterapia individuale.

                                                                         Il
Dott. ___________ lo aveva già seguito in un precedente ricovero a
_____________ a fine 2000.

                                                                         È
stato inoltre ricoverato al _____________ dal 03.09.2002 e dal 24.10.2002,
successivamente dal 21.11.2002 al 29.11.2002.

      In Clinica ______________ dal 19.12.2002 al
04.03.2003.

 

2.                                                                            Il
paziente summenzionato soffre di un disturbo dell'umore (sindrome depressiva
ricorrente) in una struttura di personalità emotivamente instabile.

                                                                         I
disturbi psichici lo portano all'uso regolare di sostanze stupefacenti ed è in
cura metadonica. Recentemente è stato ricoverato presso la Clinica
_____________.

 

3.                                                                            Segnatamente
a questi disturbi certifichiamo l'inabilità del paziente al lavoro dal momento
che è in cura dall'agosto 2000 a tuttora.

                                                                         La
tossicodipendenza e i disturbi psichici non gli hanno consentito di occuparsi
delle sue responsabilità all'interno del Consiglio di Amministrazione."
(Doc. _)

 

                                         In data
26 maggio 2003, il Dr. Med. __________, ha dichiarato:

 

" 
Si certifica che il paziente summenzionato è
stato in mia cura per un problema di tossicodipendenza dal 1991 al maggio
2000."

(Doc. _)

 

                                         In data 11
settembre 2003 il TCA ha posto delle domande precise ai medici che hanno avuto
in cura __________:

 

" 
(…)

1. Da quando è in cura presso di lei il signor ___________? Indicare
con precisione le date.

 

2. Ha riscontrato un'incapacità lavorativa (in generale e più
precisamente nella sua funzione di membro di un consiglio di amministrazione)?
Se sì, da quando a quando, per quali motivi e in che percentuale (trasmettere
copia di eventuali certificati medici o rapporti).

 

3. ____________ era in grado nel 1997 di assumere la carica di
membro del consiglio di amministrazione di una SA? A suo parere nel momento di
entrare a far parte del CdA della società egli era consapevole di quello che
stava facendo e delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere?

 

4. In relazione ai compiti di vigilanza e controllo in seno al
consiglio di amministrazione di una società anonima, ___________ era capace di
svolgere tali mansioni dal 1997 (rispondere con particolare attenzione per il
periodo 2000-2001)? Motivare la risposta.

 

5. ___________, nonostante la malattia, sarebbe stato in grado di
delegare la gestione della società a terzi? Motivare la risposta.

 

6. Egli era in grado, nonostante la malattia, di comprendere che
avrebbe potuto dimettersi dalla carica di amministratore? Motivare la risposta.
(cfr. doc. _, Inc. 31.02.31)"

 

                                         In data
18 settembre 2003, il Dr. med. ___________ ha risposto come segue:

 

" 
le comunico che il signor ___________ è stato da
me seguito come consulente psichiatra della clinica ____________ unicamente in
occasione di una sua degenza nell'autunno del 2001.

Per sua maggiore informazione le invio copia
della documentazione di quel periodo, e di un mio rapporto inviato
all'assicurazione invalidità nel mese di febbraio di quest'anno.

Al di fuori di questa consulenza ospedaliera non
ho mai più avuto contatti con l'interessato." (doc. _, inc. 31.02.31)

 

                                         Su
richiesta del TCA, in data 23 settembre 2003, il Dr. med. __________ ha
precisato:

 

"  come
da lei richiesto con la lettera del 19.9. e nostro colloquio telefonico del
22.9., le preciso che, per quanto riguarda la capacità lavorativa del signor
__________, questa era sicuramente nulla durante il periodo della degenza in
cui l'ho conosciuto. Per quanto riguarda l'assunzione nel 1997 della carica di
membro del consiglio di amministrazione di una società anonima, non saprei cosa
rispondere avendo conosciuto il paziente solamente 4 anni dopo.

Per quanto riguarda il periodo 2001, non ritengo che l'interessato
fosse capace di svolgere tali mansioni a causa del complesso quadro clinico
riscontrato.

La sintomatologia manifestata dal paziente nell'anno in cui ha
avuto occasione di essere esaminato e curato da me, era sicuramente una
patologia già insorta da diverso tempo e le uniche caratteristiche di acuzie
erano motivate dal fatto che il paziente, nonostante una terapia metadonica,
avesse ripreso un consumo di stupefacenti.

Sulla base di questa mia considerazione non saprei cos'altro
rispondere alle vostre domande. Tenga presente, come già discusso
telefonicamente, che nella pratica Al, che era stata avviata, ho formulato il
parere che sarebbe stato opportuno richiedere degli approfondimenti di tipo
peritale." (doc. _, inc. 31.02.31)

 

 

                                         In data
23 settembre 2003 il Dr. med. __________ ha risposto come segue:

 

" 
Il signor ___________ è in cura presso il mio
studio dall'aprile 2001 e dal dr. ___________ dal settembre 2001, per quanto
concerne il suo stato di salute nel 1997 non sono in grado di rispondere ad
alcuna domanda." (Doc. _, inc. 31.02.31)

 

 

                                         Con
scritto pervenuto al TCA in data 3 ottobre 2003, il Dr. med. ___________ ha
risposto come segue:

 

"  (…)

1. II Signor
___________, 1966, __