# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0bc20c92-ff81-5ce3-8a45-e51186e60519
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-04-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.04.2024 D-2254/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2254-2021_2024-04-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2254/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  4  a p r i l e  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Emilia Antonioni Luftensteiner (presidente del 

collegio),  

Constance Leisinger, Contessina Theis,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…) 1989, 

Afghanistan,   

patrocinato dall'avv. MLaw Anna Kuhn e dal MLaw Samuel  

ricorrente,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

autorità inferiore. 

 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento); decisione 

della SEM del 14 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2254/2021 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a A._______ (di seguito: interessato, richiedente, ricorrente, insorgente), 

cittadino afgano di etnia hazara, nato il 1° febbraio 1989 a B._______ (Af-

ghanistan), è arrivato in Svizzera il 4 dicembre 2020 depositando, il mede-

simo giorno, una domanda d’asilo (cfr. atti della Segreteria di Stato della 

migrazione [di seguito: atto SEM] n. 1-14, 37/16). 

A.b Il 17 dicembre 2020, l'interessato è stato sentito nel corso di un collo-

quio ai sensi dell'art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013. Da tale audizione è emerso 

che il richiedente avrebbe lasciato l’Afghanistan nel 2014 transitando per il 

Pakistan e soggiornando poi in Iran fino alla fine del 2016. Avrebbe in se-

guito vissuto in Turchia fino a dicembre 2019, momento in cui si sarebbe 

trasferito in Grecia, dove ha soggiornato per 6-7 mesi prima di risalire i 

Balcani, transitando dall’Italia ed arrivare in Svizzera (cfr. atto SEM n. 18/2).  

A.c Sentito sui motivi d’asilo, l’interessato ha dichiarato di essere in peri-

colo poiché i Talebani riterrebbero lui e i suoi fratelli dei collaboratori degli 

americani. Più precisamente, egli ha riferito di aver lavorato dal 2010 al 

2013 come autista di mezzi pesanti per il signor C._______, al quale alcune 

ditte private avrebbero conferito l’incarico di trasportare delle merci prove-

nienti dall’Uzbekistan. L’interessato si sarebbe occupato di ritirare le merci 

ad D._______ e di trasportarle fino a E._______, in luoghi prestabiliti dove 

venivano consegnate a chi si occupava della loro distribuzione. Nonostante 

non conoscesse il contenuto del carico, egli riteneva che si trattasse di 

merce destinata agli americani. Nell’estate del 2013, suo fratello maggiore 

F._______, anch’egli autista di camion alle dipendenze del signor 

C._______, sarebbe stato sequestrato dai Talebani mentre rientrava a 

casa, a G._______, in taxi. Secondo quanto riferito dagli altri passeggeri 

del taxi su cui viaggiava, i Talebani avrebbero identificato il fratello grazie 

ad una sua fotografia, circostanza che ha indotto l’interessato a credere 

che il motivo del sequestro fosse proprio il lavoro come camionista, che lo 

poneva al servizio degli americani. Dal rapimento del fratello, l’interessato 

si sarebbe nascosto a E._______ e poi a H._______ senza più lavorare 

come autista. Non avendo più ottenuto alcuna notizia di F._______ e te-

mendo di subire la sua stessa sorte, all’inizio del 2014 l’interessato ha de-

ciso di espatriare verso il Pakistan. Anche il fratello gemello dell’interes-

sato, I._______, che lavorava per le forze armate americane in qualità d’in-

terprete, è emigrato nel 2015 verso gli Stati Uniti (cfr. atto SEM n. 37/16). 

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A suffragio delle proprie affermazioni l’interessato ha prodotto l’originale 

della propria Taskara (documento di identità afghano) e della tessera di 

autista autorizzato presso la J._______ di E._______, nonché una serie di 

documenti in copia riguardanti il fratello I._______, segnatamente: la li-

cenza di condurre americana, delle lettere di raccomandazione delle auto-

rità militari rumene (di aprile 2011 e di ottobre 2011) e americane (di ottobre 

2012 e di settembre 2013), degli attestati dell’esercito americano, romeno 

e dell’K._______ e infine un certificato d’interprete (cfr. MdP 1-12). 

A.d Con provvedimento del 18 marzo 2021 – in sostituzione di uno analogo 

del 15 marzo 2021 (atto SEM n. 36/4) – la SEM ha deciso di trattare la 

domanda d’asilo in procedura ampliata ed ha assegnato il richiedente al 

Canton L._______ (cfr. atto SEM n. 38/1, 46/4). 

B.  

Con decisione del 14 aprile 2021, notificata il giorno successivo, la SEM 

ha respinto la domanda d'asilo dell’interessato, non ritenendo che le sue 

dichiarazioni soddisfacessero le condizioni di verosimiglianza, e pronun-

ciato il suo allontanamento dalla Svizzera, ponendolo tuttavia al beneficio 

dell'ammissione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontana-

mento (cfr. atti SEM 56/6, 58/1). 

C.  

C.a Con ricorso del 12 maggio 2021 l'interessato è insorto dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o il TAF) contro la sum-

menzionata decisione della SEM chiedendone l’annullamento e in via prin-

cipale la restituzione degli atti all'autorità inferiore per completare l’istrutto-

ria, riesaminare le allegazioni ed emanare una nuova decisione, in via su-

bordinata il riconoscimento della qualità di rifugiato e l’ammissione al be-

neficio dell’asilo. Altresì, ha domandato la concessione dell'assistenza giu-

diziaria e l’ammissione al gratuito patrocinio. Ha infine, protestato tasse e 

spese (doc. TAF 1).  

C.b Con decisione incidentale del 2 giugno 2023 questo Tribunale ha ac-

colto la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo (doc. TAF 6). 

Con decisione incidentale del 21 giugno 2023 è stata quindi accolta la do-

manda tendente alla concessione del gratuito patrocinio, nominando la 

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MLaw Anna Kuhn – subentrata al lic. Iur Okan Manav, estensore del ri-

corso, che nel frattempo aveva lasciato la Zürcher Beratungstelle für Asyl-

suchende (doc. TAF 5) – quale patrocinatrice d’ufficio (doc. TAF 8).  

C.c Con risposta del 6 giugno 2023, l’autorità inferiore ha preso posizione 

riguardo alle censure dell’insorgente, chiedendo il rigetto del ricorso e la 

conferma della decisione impugnata (doc. TAF 9). 

C.d Con scritto del 2 agosto 2023 la MLaw Anna Kuhn ha chiesto al Tribu-

nale di essere sollevata dall'incarico di patrocinatrice d'ufficio ed ha richie-

sto la nomina del MLaw Samuel Domenech, quale nuovo patrocinatore 

d'ufficio. Unitamente al suddetto scritto è stata allegata la procura del 2 

agosto 2023 rilasciata in favore del nuovo rappresentante (doc. TAF 11). 

C.e Con replica del 14 agosto 2023 e con duplica del 24 agosto 2023 le 

parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle proprie antitetiche posi-

zioni (doc. TAF 13, 15). 

C.f Le specifiche allegazioni e gli argomenti addotti dalle parti verranno ri-

presi nei considerandi in diritto qualora risultino decisivi per l’esito della 

vertenza.  

  

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA pronunciate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra 

tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione 

ai sensi dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

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degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre per-

tanto entrare nel merito del ricorso.  

3.  

3.1 Con il ricorso possono essere invocati la violazione del diritto federale 

e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi).  

3.2 Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).   

4.  

4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto che le dichiarazioni 

dell’interessato non soddisfano le condizioni di verosimiglianza previste 

dall’art. 7 LAsi. L’autorità inferiore ha infatti considerato che il richiedente – 

a suo dire bersaglio di rappresaglie dei Talebani a causa del proprio lavoro 

– non abbia reso verosimile di essersi trovato in pericolo prima dell'espatrio 

dal suo Paese d'origine. Ciò in quanto, l’interessato non ha saputo esporre 

in modo convincente di avere avuto personalmente dei legami con le forze 

armate americane. Al riguardo la SEM ha constatato che tanto il suo datore 

di lavoro quanto le ditte private che commissionavano le spedizioni erano 

afghane e che il richiedente non aveva dichiarato contatti con personale 

americano. Ha inoltre ritenuto il racconto dell’interessato vago e povero di 

dettagli, riguardo ai luoghi in cui egli sosteneva di depositare la merce a 

E._______ e in che modo questi luoghi fossero collegati alle forze armate 

statunitensi. Nonostante avesse svolto tale lavoro per oltre tre anni, egli si 

è infatti limitato ad indicare genericamente come destinatario della merce 

la ditta J._______, producendo come mezzo di prova una tessera di tale 

ditta. Rilevando che tale documento non ufficiale e facilmente duplicabile, 

neppure riportava un nominativo o una fotografia, la SEM ha ritenuto lo 

stesso era suscettibile di avvalorare maggiormente la tesi dell’interessato. 

L’autorità inferiore ha inoltre rilevato che il legame fra il sequestro del 

fratello F._______ e la sua professione di autista, è frutto unicamente di 

una supposizione dell’interessato, che non ha tuttavia saputo argomentare 

in maniera più convincente tale nesso. Da ultimo la SEM ha constatato che 

i mezzi di prova prodotti, relativi al lavoro di I._______ come interprete per 

le forze armate straniere, sono di per sé inadatti a sostanziare 

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maggiormente la tesi dell’interessato secondo cui i tre fratelli lavoravano 

per gli americani, proprio perché tali documenti riguardano unicamente il 

fratello, non lui o F._______. 

Alla luce delle considerazioni di cui sopra, astenendosi dall’esaminare se i 

fatti addotti fossero rilevanti in materia d’asilo, l’autorità di prima istanza ha 

negato all’interessato il riconoscimento della qualità di rifugiato ed ha re-

spinto la sua domanda d’asilo. 

4.2 In sede ricorsuale, l'insorgente contesta alla SEM un accertamento ine-

satto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti. Egli ritiene che in oc-

casione della prima audizione, durata solo una mezza giornata, l’autorità 

inferiore non lo abbia sufficientemente interrogato sui quei punti essenziali 

che nella decisione impugnata ha poi ritenuto scarsamente motivati. 

Avendo aprioristicamente giudicato irrilevanti i mezzi di prova volti, l’auto-

rità inferiore non ha quindi correttamente valutato il profilo di rischio suo e 

dei fratelli, oltre che la possibilità di una persecuzione riflessa. Con un’ar-

gomentazione sommaria la SEM avrebbe quindi negato l’esistenza di una 

persecuzione, che secondo il ricorrente, a fronte della sorte toccata al fra-

tello F._______, risulta essere altamente verosimile. A ulteriore dimostra-

zione della propria tesi il ricorrente produce come nuova prova una foto-

grafia che lo ritrae al fianco di un autocarro, nonché un rapporto medico 

attestante delle affezioni d’ordine psichiatrico. Oltre ad aver istruito in ma-

niera incompleta il caso, il ricorrente contesta alla SEM di non aver tenuto 

conto della sua appartenenza all’etnia hazara, che essendo votata al credo 

sciita è oggetto di vessazioni da parte dei Talebani e di non aver conside-

rato che quest’ultimi, non soltanto perseguitano chi ha svolto incarichi go-

vernativi, ma pure al personale logistico, come traduttori e autisti, che 

hanno collaborato con la coalizione internazionale. Per questi motivi, l’in-

sorgente considera le sue dichiarazioni pertinenti ai sensi dell'asilo.  

5.  

Oggetto del litigio, in questa sede, è unicamente il mancato riconoscimento 

della qualità di rifugiato e il respingimento della domanda d'asilo del ricor-

rente. Ritenuta l'ammissione provvisoria del ricorrente in Svizzera per ine-

sigibilità dell’esecuzione dell'allontanamento e non avendo il medesimo 

contestato in modo specifico la pronuncia del suo allontanamento, non si 

entrerà pertanto nel merito su questo aspetto. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

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accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

6.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pe-

ricolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

6.3  

6.3.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

6.3.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro. In questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate  

verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente 

stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-

duta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue 

allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette 

fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di 

procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, né 

introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella 

procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa. Decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

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oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

7.  

Nell’evenienza concreta, la conclusione formulata in via principale di rinvio 

degli atti all’autorità inferiore per ulteriori accertamenti, deve essere re-

spinta, in quanto dagli atti non emerge alcun indizio concreto di violazione 

degli obblighi procedurali. La non meglio precisata critica secondo cui i fatti 

giuridicamente rilevanti non sono stati sufficientemente chiariti dalla SEM 

che avrebbe inoltre violato il proprio obbligo di motivazione, non può essere 

accolta, soprattutto perché le censure formulate nel gravame riguardano 

aspetti di natura sostanziale. 

8.  

Nel merito, questo Tribunale concorda con l’autorità inferiore nel ritenere 

che il ricorrente non sia stato in grado di rendere verosimile che i Talebani 

lo starebbero cercando. Le allegazioni del ricorrente su questo aspetto 

come pure degli eventi che lo avrebbero indotto ad espatriare, non risultano 

infatti sufficientemente motivate. Su più punti essenziali le sue dichiarazioni 

appaiono poco concrete, dettagliate e circostanziate, di modo che gli eventi 

addotti non pare siano stati effettivamente e personalmente vissuti. In 

buona sostanza, le dichiarazioni determinanti in materia d'asilo rese dal 

ricorrente s'esauriscono in generiche, imprecise e a tratti contradditorie af-

fermazioni di parte, non corroborate dal benché minimo elemento di seria 

consistenza, benché esse siano nondimeno ancorate su un substrato fat-

tuale che appare plausibile. 

8.1 Non vi è infatti, di principio, motivo di dubitare che il ricorrente abbia 

svolto dal 2010 al 2013 la professione di autista di mezzi pesanti, alle di-

pendenze del signor C._______. Il suo racconto su come è diventato auti-

sta, tra il 2008 e il 2010, alla luce dei dettagli forniti (costo e svolgimento 

dell’apprendistato, obbligo incombente all’aiutante dell’autista di lavare non 

soltanto il camion, ma pure i piatti), è senz’altro credibile (cfr. atto SEM 

37/16 [di seguito: verbale], D53, D60-64). Egli ha indicato in maniera pre-

cisa il tipo di veicolo da lui utilizzato, un Actros (ossia un modello del mar-

chio Mercedes) con quattordici pneumatici (cfr. verbale, D64-66) – circo-

stanza per altro confermata dalla foto allegata al ricorso – ed ha spiegato 

che a suo modo di vedere la cosa più difficile da imparare è come montare 

le catene e condurre il camion sulla neve, oltre che le operazioni di carico 

e scarico della merce (cfr. verbale, D67-70) – elementi questi senz’altro 

plausibili. Egli ha inoltre fornito indicazioni puntuali e coerenti riguardo allo 

svolgimento (di tutto o parte) del proprio lavoro di autista e meglio riguardo 

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al trasporto delle merci da D._______ a E._______. Ha infatti saputo sti-

mare correttamente la distanza fra il luogo di carico e di scarico (430-440 

km), il tempo necessario a percorrere tale tratta (18-20 ore) e la frequenza 

di tali viaggi (due o tre volte al mese); ha spiegato alcuni aspetti pratici del 

viaggio (posteggio del camion, affitto di una stanza, soste solo per pren-

dere dell’acqua, andata carico e ritorno scarico) e ha indicato con preci-

sione il nominativo delle ditte private presso le quali andava a caricare la 

merce ad D._______, ossia M._______, N._______, O._______ (cfr. ver-

bale, D53 e D71-84). 

8.2 Più imprecisa rispetto alla prima parte del racconto, è invece l’indica-

zione dei luoghi in cui l’insorgente avrebbe scaricato la merce proveniente 

da D._______. Al riguardo egli ha dichiarato che le ditte private che incari-

cavano il suo datore di lavoro del trasporto, gli avrebbero segnalato di volta 

in volta l’indirizzo dove consegnare le merci. Invitato a fare maggiore chia-

rezza, il ricorrente si è limitato ad indicare in modo generico che la conse-

gna delle merci avveniva presso l’aeroporto di P._______, oppure in un 

posto chiamato Q._______ o ancora in una zona di R._______ (cfr. ver-

bale, D54 e D83-85). Egli non è stato tuttavia capace di fornire degli ele-

menti più precisi e verificabili riguardo alla destinazione delle merci. 

8.3  

8.3.1 Le allegazioni dell’insorgente diventano ancora più vaghe e povere 

di dettagli laddove si tratta di esporre le circostanze che lo collegherebbero 

agli americani, come pure dei motivi che lo indurrebbero a credere che il 

fratello sia stato sequestrato dai Talebani per la propria attività come ca-

mionista.  

8.3.2 Dal racconto dell’insorgente, emerge infatti che il suo datore di lavoro 

era afghano, come afghani erano pure i clienti che incaricavano quest’ul-

timo di trasportare le merci da D._______ a E._______ (cfr. verbale, D54, 

D62, D72-73, D84, D98). L’elemento che parrebbe collegarlo agli americani 

è la ditta J._______, di cui egli possiede una tessera, a suo dire utilizzata 

per entrare e uscire dagli stabilimenti della stessa (cfr. verbale, D54 e D87). 

Invitato a fare maggiore chiarezza riguardo alla tessera depositata agli atti, 

sulla quale non figura né il suo nome, né una sua foto, il ricorrente ha fornito 

risposte estremamente evasive – limitandosi a dire che egli l’avrebbe mo-

strata ai guardiani all’entrata degli stabilimenti e che essendovi stato un 

grande transito di persone, J._______ non avrebbe potuto fare a tutti una 

tessera nominale (cfr. verbale, D87-92). Ora, indipendentemente dal fatto 

di sapere se quanto riferito sia plausibile o meno, tale circostanza non per-

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mette di dimostrare che la tessera fosse effettivamente appartenuta al ri-

corrente, né che questa fosse autentica, né tantomeno che il suo scopo e 

le modalità d’utilizzo fossero quelle descritte. Per sua stessa ammissione, 

infatti, non soltanto l’insorgente non aveva a che fare con la ditta J._______ 

(cfr. verbale, D83) – essendo incaricato di consegnare le merci a delle non 

meglio specificate ditte che poi si occupavano della distribuzione a 

E._______ (cfr. verbale, D54 e D83) – ma neppure ha mai avuto alcun 

contatto diretto con degli americani (cfr. verbale, D99). Né lui, né il fratello 

F._______ (cfr. verbale, D100).  

Oltre a ciò, il ricorrente ha dichiarato in un primo momento di trasportare la 

merce con “le macchine che avevano il frigorifero dove ci mettevano gli 

alimenti” (cfr. verbale, D54). Interrogato in merito alla tipologia di merci, egli 

ha in seguito sostenuto di non sapere cosa trasportasse, asserendo che 

queste venivano caricate ad D._______ e chiuse nei container (cfr. verbale, 

D86). Tale circostanza potrebbe anche essere plausibile, tuttavia il mezzo 

accanto al quale il ricorrente posa per la foto prodotta in sede di ricorso, 

non è affatto dotato di un vano carico refrigerante né di un container, ma di 

un rimorchio piano, destinato al trasporto di legname (come al momento 

dello scatto fotografico) o di altro materiale pesante. Con un tale mezzo 

egli non può affermare, in buona fede, di non sapere cosa trasportasse. 

Ora, le spiegazioni per tale incongruenza potrebbero essere svariate, tut-

tavia, sulla base degli elementi a disposizione di questo Tribunale pare al-

quanto pretestuoso da parte del ricorrente asserire di non sapere cosa tra-

sportasse, dove lo trasportasse, chi gestisse la ricezione della merce, salvo 

poi dire in modo apodittico, che centrava l’esercito americano (cfr. verbale 

D135-136). A ben vedere, il ricorrente non riesce a fornire alcun elemento 

a supporto della tesi secondo cui egli avrebbe lavorato per gli americani o 

collaborato in qualche modo con la coalizione internazionale.  

8.3.3 Allo stesso modo il ricorrente non ha saputo fornire delle dichiarazioni 

sufficientemente concludenti e coerenti riguardo al legame fra il sequestro 

del fratello e il suo lavoro come autista. Su questo aspetto egli si limita a 

riferire le proprie supposizioni, che tuttavia non poggiano su alcun ele-

mento concreto. Quanto dichiarato in merito all’episodio appare inoltre va-

gamente stereotipato. L’interessato non sembra narrare tale episodio con 

particolare partecipazione emotiva e neppure quando gliene viene data oc-

casione egli non ha desiderato fornire maggiori dettagli o elementi che per-

mettano di ritenere la storia narrata come vissuta in prima persona (cfr. 

verbale, D124-126). Riguardo alla sparizione del fratello egli ha riferito che 

F._______ sarebbe stato identificato dai Talebani sulla base di una sua fo-

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Pagina 11 

tografia. Stando al racconto degli altri passeggeri del taxi, il sequestro par-

rebbe essere stato mirato, ragione per cui egli ritiene che questo fosse ine-

quivocabilmente legato all’attività del fratello per gli americani. Tale detta-

glio non è stato riferito dai testimoni del sequestro, ma è unicamente una 

sua supposizione (cfr. verbale, D101-103). Oltretutto egli neppure riesce a 

fornire una spiegazione plausibile, riguardo alla ragione per cui i Talebani 

avrebbero dovuto sospettare F._______ di collaborazionismo con gli stra-

nieri. Anche in questo caso, egli si limita a supporre che qualcuno abbia 

riferito loro della sua attività, ma ciò ancora non spiega come essi potes-

sero avere una sua foto (cfr. verbale, D131-132). Neppure da suo padre, 

che aveva cercato, invano, di contattare i Talebani per ottenere notizie di 

F._______, egli è riuscito ad ottenere maggiori dettagli riguardo alla sua 

sparizione (cfr. verbale, D107, D127-128).  

In definitiva, nessun elemento concreto permette di ritenere attendibile la 

tesi del ricorrente riguardo alle modalità e alle ragioni del sequestro del 

fratello. Nell’esposizione di tale episodio, il ricorrente incorre, anzi, in con-

traddizioni. Infatti, come rettamente rilevato dall’autorità inferiore, i fatti nar-

rati dal ricorrente in sede di audizione, non corrispondono a quelli raccolti 

dal dott. S._______ nel rapporto psichiatrico del 26 ottobre 2021 (allegato 

al doc. TAF 5). Dinnanzi alla SEM l’insorgente aveva infatti sostenuto che 

il fratello era stato sequestrato in estate 2013 mentre rientrava in taxi a 

G._______ (cfr. verbale, D53), mentre in sede di anamnesi personale egli 

ha fatto risalire al 2012 la sparizione, riferendo che in quell’anno il fratello 

non ha più fatto rientro da una spedizione (pag. 3). 

8.3.4 Ciò posto, volendo prestare fede al racconto del ricorrente, occorre 

nondimeno rilevare che il suo comportamento non pare del tutto compati-

bile con la logica dell’agire. Egli ha infatti riferito che né lui, né la sua fami-

glia avevano mai avuto nemici o particolari problemi in Afghanistan (cfr. 

verbale, D 104, D107). Non risulta per altro che i Talebani abbiano mai 

neppure cercato di contattare, direttamente o indirettamente, lui o dei mem-

bri della sua famiglia per intimare loro di smettere di collaborare con gli 

americani (cfr. verbale, D133). Anzi, nonostante i tentativi, parrebbe che il 

padre neppure sia riuscito a trovarli e prendere contatto con loro dopo la 

sparizione del fratello. A ben vedere il ricorrente non ha mai riferito di mi-

nacce o intimidazioni, né di aver percepito del malcontento fra vicini, com-

paesani o terze persone in relazione al suo lavoro, a quello di F._______ o 

ancor più a quello di traduttore del fratello gemello. D’altra parte egli nep-

pure ha mai sostenuto che le sue mansioni e quelle di F._______, rispetti-

vamente la vicinanza con le forze ISAF del fratello I._______, fossero di 

dominio pubblico. A fronte di tutto ciò e nonostante egli non sia mai stato 

D-2254/2021 

Pagina 12 

direttamente oggetto di particolari vessazioni (o tentativi di sequestro), a 

partire dall’estate del 2013 egli avrebbe smesso di lavorare e si sarebbe 

nascosto per sei mesi dapprima a E._______ e in seguito a H._______ 

insieme ai genitori. Temendo per la propria incolumità egli non avrebbe 

neppure atteso di ottenere maggiori informazioni riguardo alla sorte del fra-

tello – di cui si è perso le tracce dopo il sequestro e la cui morte per mano 

dei Talebani non parrebbe essere per altro mai stata confermata (cfr. ver-

bale, D126) – ed avrebbe deciso di espatriare. Egli non spiega tuttavia se 

vi sia stato un particolare evento che lo abbia indotto a maturare tale scelta, 

se la stessa sia stata presa da solo o di comune accordo con i genitori, se 

abbia ricevuto particolari aiuti o un finanziamento per affrontare il viaggio 

verso il Pakistan. Dal punto di vista oggettivo, alla luce di quanto esposto 

dal ricorrente, non è ravvisabile alcun indizio che permetta di ritenere che, 

al momento di lasciare il paese, ad inizio 2014, nei confronti di quest’ultimo 

fosse in atto un’imminente o concreta persecuzione. A questo Tribunale 

appare pertanto poco ragionevole il comportamento del ricorrente, deter-

minato ad espatriare sulla base di mere supposizioni e timori privi di alcun 

fondamento.  

8.3.5 Occorre infine concordare con la SEM nel ritenere – per i motivi so-

stanzialmente addotti nella risposta di causa del 6 giugno 2023 – che la 

documentazione medica prodotta dall’assicurato, relativa alla sindrome da 

stress post traumatico (ICD-10: F43.1) e di episodio depressivo lieve  

(ICD-10: F32.0), è irrilevante al fine di avvalorare la verosimiglianza delle 

proprie asserzioni riguardo ai motivi che l’hanno spinto ad abbandonare il 

Paese e domandare l’asilo in Svizzera.  

8.4  

8.4.1 Proseguendo nell'analisi, vi è ancora da esaminare se l'insorgente, 

in ragione del suo profilo, possa prevalersi di un timore fondato di subire 

dei seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, nel caso di un suo ritorno in Af-

ghanistan.  

8.4.2 In modo del tutto apodittico e nonostante siano passati oltre 10 anni, 

egli sostiene di temere che ancora oggi i Talebani siano in possesso di 

notizie che lo riguardano (cfr. verbale, D123). A supporto di tale conclusione 

egli non apporta tuttavia alcun elemento concreto. Innanzitutto egli stesso 

ha ammesso di non aver mai avuto contatti con i Talebani prima dell’espa-

trio (cfr. verbale, D 107). Dal suo racconto non risulta inoltre che i Talebani 

disponessero di una sua foto – come egli sostiene fosse il caso per il fra-

tello F._______ – oppure che a seguito della sua partenza essi abbiano 

fatto in modo di ottenere informazioni sul suo conto. In tal senso dalle sue 

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Pagina 13 

allegazioni non risulta che i suoi genitori – che ancora vivono in Afghani-

stan, a G._______, dove hanno dei terreni (cfr. verbale, D37) – siano stati 

oggetto di visite da parte dei Talebani o di altre persone, al fine di cercarlo 

o di interrogarli riguardo alla sua sorte. Egli non ha mai asserito di aver 

esercitato un ruolo chiave o una funzione particolarmente di rilievo nell’am-

bito di trasporto delle merci da D._______ a E._______. Anzi, a suo dire 

egli non soltanto non conosceva il contenuto del carico che trasportava, 

ma neppure i destinatari delle suddette merci. Alla luce di tali circostanze, 

non v'è quindi alcuna ragione di pensare che egli possa essere stato iden-

tificato quale bersaglio (prioritario o meno) da parte dei Talebani, in ragione 

della sua precedente attività lavorativa quale autista. 

8.4.3 Tenuto conto del profilo dell'insorgente sopra considerato, vi è luogo 

di ritenere che né la sua provenienza dal distretto di B._______, né la sua 

etnia hazara o ancora il suo credo sciita (cfr. atto SEM n. 14/10 p. 4; ver-

bale, D22), costituiscono degli indizi concreti supplementari che permet-

tano di ritenere che sarebbe particolarmente esposto a persecuzioni da 

parte dei Talebani, nel caso di un suo ritorno in Afghanistan. A questo pro-

posito, il Tribunale rammenta che la sola appartenenza all'etnia hazara, 

non costituisce un motivo rilevante suscettibile di fondare un timore di fu-

tura persecuzione ai sensi dell'art. 3 LAsi e che le condizioni molto elevate 

poste dalla giurisprudenza per ammettere una persecuzione collettiva degli 

hazara in Afghanistan, non sono adempiute (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2; 

2013/12 consid. 6; 2013/11 consid. 5.3.2; sentenza del Tribunale E-

5415/2020 del 21 giugno 2023 consid. 5.4.4). L'apprezzamento in tal senso 

va mantenuto anche a seguito dell'ascesa al potere dei talebani nell'agosto 

del 2021, in quanto nessuna informazione permette di concludere che gli 

hazara, quale gruppo etnico, sia minacciato in maniera generale di perse-

cuzioni pertinenti in materia d'asilo (cfr. sentenza del Tribunale E-

5415/2020 succitata consid. 5.4.4 con ulteriori rif. cit.). Il ricorrente, nel 

corso della procedura dinnanzi alla SEM, non ha fatto valere alcuna perse-

cuzione personale da parte dei Talebani o di terze persone a causa della 

sua etnia hazara e della sua religione sciita. È soltanto in sede di ricorso 

che egli ha asserito, in modo generico, che il fatto di essere di etnia hazara 

e di fede sciita, lo porrebbe ancor più nel mirino dei talebani (cfr. ricorso, 

p.to 2.3, pp. 7-8). Non si ravvede quindi alcun motivo, tenuto conto della 

giurisprudenza citata e del suo profilo personale, come egli possa essere 

esposto a delle persecuzioni rilevanti ai sensi dell'asilo nel caso di un suo 

ritorno in patria. 

 

D-2254/2021 

Pagina 14 

8.5  

8.5.1 Il ricorrente si prevale infine di un timore di persecuzione riflessa in 

ragione dell’attività di interprete svolta dal fratello I._______ in seno alle 

forze della coalizione. Proprio a causa di questa attività quest’ultimo si tro-

verebbe dal 2015 negli Stati Uniti. 

8.5.2 In merito, il Tribunale ricorda che se delle persecuzioni si estendono, 

a fianco alla persona toccata primariamente, anche a membri della famiglia 

e parenti, sussiste una persecuzione riflessa (per il concetto di persecu-

zione riflessa cfr. DTAF 2007/19 consid. 3.3 con rif. cit.). Questa è rilevante 

ai sensi del riconoscimento della qualità di rifugiato, allorché la persona 

toccata dalla persecuzione riflessa è esposta a dei seri pregiudizi ai sensi 

dell'art. 3 cpv. 2 LAsi oppure se ha dei motivi oggettivamente riconoscibili 

da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere 

esposta, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 

2.5; sentenza del Tribunale E-5725/2022 del 10 gennaio 2023 consid. 7.2). 

Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni 

ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano. Devono 

invece sussistere prove sufficienti di una minaccia concreta passibile di in-

durre chiunque si trovi nella stessa situazione a temere la persecuzione 

(cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 consid. 2.5). 

Secondo la giurisprudenza dello scrivente Tribunale, l'appartenenza fami-

gliare ad una persona la quale è esposta ad un rischio di persecuzione 

accresciuto in Afghanistan, può condurre ad una persecuzione riflessa. Ciò 

è in particolare il caso di (ex) appartenenti alla polizia o alle forze di sicu-

rezza, di autorità del governo o di persone vicine al governo (cfr. sentenza 

del Tribunale D-5392/2022 del 30 giugno 2023 consid. 8.3 con ulteriore rif. 

cit.). V'è luogo di apprezzare l'intensità del rischio di persecuzione riflessa 

in funzione delle circostanze del caso specifico (cfr. sentenze del Tribunale 

E-5184/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 3.3, E-5725/2022 del 10 gennaio 

2023 consid. 7.2). 

8.5.3 Nel caso in parola, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame 

dall'insorgente, il Tribunale rileva che il solo fatto che il fratello abbia lavo-

rato come traduttore per le forze armate straniere e che questi sia espa-

triato nel 2015 negli Stati Uniti, ancora non significa che il ricorrente sa-

rebbe identificato e ricercato a titolo personale dai Talebani per uno dei 

motivi rilevanti ai sensi dell’asilo (cfr. a tal proposito tra le altre la sentenza 

del Tribunale E-5242/2022 del 6 dicembre 2022 con ulteriori rif. cit.). Difatti, 

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Pagina 15 

nel suo caso specifico, non avendo reso verosimili né le ricerche dei Tale-

bani nei suoi confronti, né l'identificazione della sua persona da parte del 

medesimo gruppo, si constata come non appaia neppure credibile che il 

ricorrente, nel caso dovesse fare rientro nel suo Paese d'origine, possa 

subire una persecuzione riflessa a causa delle attività lavorative esercitate 

dal fratello in passato. A tal proposito si rileva che in sede di audizione il 

ricorrente non ha menzionato alcun episodio di persecuzione, da parte dei 

Talebani, in cui sarebbero incorsi i suoi genitori, che attualmente conti-

nuano a risiedere in Afghanistan. L’insorgente ha inoltre riferito che prima 

del suo espatrio, neppure il fratello I._______ aveva mai avuto alcun con-

tatto con i Talebani (cfr. verbale, D133). Benché nella lettera del 23 settem-

bre 2013, con cui viene raccomandato l’inserimento di I._______ nello 

“Special immigrant Visa Program”, venga indicato che la vita di quest’ultimo 

sarebbe in pericolo a causa dell’attività di traduttore (cfr. MdP n. 7), non è 

dato sapere se tali pericoli fossero immediati e concreti, né se quest’ultimo 

fosse stato oggetto di minacce, persecuzioni o di atti violenti, circostanze 

di cui il ricorrente, per altro, neppure si prevale. Ne discende quindi che 

una sola remota possibilità di una persecuzione futura, derivante dalla fa-

miliarità dell’insorgente con il fratello, non è sufficiente per motivare un ti-

more oggettivo pertinente ai fini dell'asilo (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5; 

cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-5392/2022 del 

30 giugno 2023 consid. 8.4 con ulteriore rif. cit.), in assenza di qualsivoglia 

elemento concreto e sostanziato che il ricorrente possa essere nel mirino 

dei Talebani. Tali conclusioni non vengono rimesse in questione neppure 

dalle argomentazioni presentate in fase ricorsuale dall'insorgente. 

8.6 In virtù di quanto sopra, non potendo l'insorgente prevalersi né di alle-

gazioni verosimili giusta l'art. 7 LAsi né di persecuzioni determinanti ex art. 

3 LAsi, il suo ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato e 

di concessione dell'asilo non merita tutela e la decisione avversata va 

quindi confermata. 

9.  

9.1 Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso è respinto. 

9.2 Di conseguenza il ricorso va respinto sia nella conclusione formulata in 

via principale – tendente alla restituzione degli atti alla SEM per completa-

mento dell'istruzione ed un nuovo esame delle allegazioni – che in quella 

D-2254/2021 

Pagina 16 

in via subordinata – tendente al riconoscimento della qualità di rifugiato e 

del diritto d’asilo. 

10.  

10.1 Visto l'esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a 

carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-

mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tut-

tavia, avendo il Tribunale accolto il 2 giugno 2023 l'istanza di concessione 

dell'assistenza giudiziaria dell'insorgente e non risultando dagli atti che il 

ricorrente abbia avuto un cambiamento della sua situazione finanziaria, 

egli è dispensato dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

10.2  

10.2.1 Con decisione incidentale del 21 giugno 2023 il Tribunale ha altresì 

accolto la richiesta di concessione del gratuito patrocinio fondata sull'art. 

102m cpv. 1 lett. a e cpv. 3 LAsi e nominato la MLaw Anna Kuhn quale 

patrocinatrice d'ufficio.  

10.2.2 Con scritto del 2 agosto 2023 la MLaw Anna Kuhn ha chiesto di 

essere sollevata dall'incarico di patrocinatrice d'ufficio ed essere sostituita 

dal collega MLaw Samuel Domenech, anch’esso collaboratore della Zür-

cher Beratungstelle für Asylsuchende, poiché dotato di maggiori compe-

tenze nella lingua italiana. Unitamente al suddetto scritto è stata allegata 

la nuova procura del 2 agosto 2023 rilasciata in favore del nuovo rappre-

sentante (doc. TAF 11). 

10.2.3 Questo tribunale rammenta che un rappresentante nominato d'uffi-

cio esercita un mandato di diritto pubblico e che pertanto egli non può uni-

lateralmente rescindere (o trasmettere) il mandato (cfr. DTF 132 V 200 con-

sid. 5.1.4), ma può unicamente trasmettere una richiesta in tal senso al 

Tribunale. Una tale richiesta va accolta soltanto in caso di circostanze ec-

cezionali, ovvero allorché delle cause oggettive indicano che una rappre-

sentazione efficace degli interessi del rappresentato non può più essere 

garantita (cfr. DTF 116 Ia 102 consid. 4.b.aa). 

10.2.4 Per prassi del Tribunale, nei casi in cui è stato nominato un patroci-

natore d'ufficio, la tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra i CHF 200.- ed i 

CHF 220.-, mentre per i rappresentanti professionali che non sono avvocati 

tra i CHF 100.- e i CHF 150.- (art. 12 ed art. 10 cpv. 2 TS-TAF). In assenza 

di una nota dettagliata e tenuto conto del lavoro utile e necessario svolto 

dai tre (cfr. consid. C.b, C.d) rappresentanti del ricorrente (art. 14 cpv. 2 

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Pagina 17 

TS-TAF), segnatamente la redazione dei memoriali di ricorso (9 pagine) e 

di replica (5 pagine) e la preparazione della documentazione ad essi alle-

gata, il Tribunale ritiene pertanto adeguato il versamento di un'indennità 

per patrocinio d'ufficio di CHF 1'100.- (cfr. sentenze del TAF D-5548/2022 

dell’8 novembre 2023 consid. 11.3; D-5362/2021 del 7 giugno 2023 consid. 

9.2; D-1713/2021 del 14 agosto 2023 consid. 18.3; D-3786/2020 del 27 

giugno 2022 consid. 11.4; D-6615/2018 del 14 febbraio 2020 consid. 10). 

L'indennità non comprende l'imposta sul valore aggiunto ai sensi dell'art. 9 

cpv. 1 lett. c TS-TAF.  

11.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2254/2021 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

La cassa del Tribunale verserà alla MLaw Anna Khun un'indennità com-

plessiva di Fr. 1'100.- a titolo di spese di patrocinio. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Emilia Antonioni Luftensteiner Luca Rossi 

 

 

Data di spedizione: