# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be7dede9-057d-5339-b261-fa282b28a51a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-11-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.11.2017 D-2202/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2202-2017_2017-11-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2202/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  n o v e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Bendicht Tellenbach, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 10 marzo 2017 / N (…). 

 

 

 

D-2202/2017 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadina siriana di etnia assiriana-aramaica e di religione cri-

stiana, è nata a B._______, nel governatorato di Al-Hasaka, dove ha risie-

duto sino al 2004. In seguito e sino al marzo del 2014 l’interessata ha di-

morato nel quartiere armeno di Homs (al-Arman) con i famigliari, salvo tra-

sferirsi con le sorelle nella vicina località di Zaidal successivamente 

all’espatrio dei genitori. Nel luglio del 2015 ella ha a sua volta lasciato il 

paese dopo l’ottenimento di un visto per la Svizzera. Il 17 agosto 2015 ha 

depositato la propria domanda d’asilo (cfr. atto A5, pag. 2 e segg.). 

Sentita sui motivi d’asilo, la richiedente ha dichiarato di aver lasciato il pro-

prio paese a causa della situazione generale di guerra ed insicurezza ivi 

presente. A tal proposito, ella ha elencato alcuni episodi che avrebbe vis-

suto durante la sua permanenza in Siria nel corso della guerra civile. L’in-

teressata sarebbe stata vittima dell’esplosione di un razzo, rimanendo il-

lesa; avrebbe faticato a raggiungere l’università a causa dei bombarda-

menti; sarebbe stata fermata da dei miliziani in occasione di un controllo 

allorché si trovava su un taxi e si sarebbe dovuta rifugiare in una chiesa a 

seguito dell’esplosione di una fabbrica. In caso di ritorno in patria ella teme 

di essere vittima di atti pregiudizievoli a causa della sua confessione cri-

stiana. Invero, sempre per via della sua religione sarebbe stata discrimi-

nata nella ricerca di un impiego (cfr. atto A13, pag. 4 e segg.). 

A sostegno della sua domanda d’asilo la ricorrente ha versato agli atti uno 

scritto in lingua straniera. Secondo la traduzione allestita dalla Segreteria 

di Stato della migrazione (di seguito: SEM), si tratterebbe di un certificato 

che attesterebbe lo stato depressivo della ricorrente riconducibile ai sum-

menzionati avvenimenti rilasciato da un medico di Homs (cfr. atto A14). 

B.  

Con decisione del 10 marzo 2017, notificata alla richiedente il 14 marzo 

2017 (cfr. atto A20), la SEM ha respinto la domanda d’asilo pronunciando 

contestualmente l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera. Non di 

meno ha ritenuto attualmente l’esecuzione del suo allontanamento verso 

la Siria non ragionevolmente esigibile, ammettendola quindi provvisoria-

mente. 

C.  

Il 13 aprile 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 22 set-

tembre 2015) l’interessata è insorta contro detta decisione con ricorso di-

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nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chieden-

done l’annullamento, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la conces-

sione dell’asilo. Con protestate spese e ripetibili, ha altresì presentato una 

richiesta volta all’esenzione dal versamento dell’anticipo a copertura delle 

presunte spese processuali. 

D.  

Con ulteriore scritto del 1° giugno 2017, l’interessata ha trasmesso al Tri-

bunale uno scritto in lingua straniera. Secondo la traduzione ad esso an-

nessa, si tratterebbe di un mandato di cattura spiccato dalla polizia politica 

di al-Hasaka nei confronti della ricorrente e delle sorelle per titolo di svia-

mento delle autorità con dichiarazioni mendaci e omissione di informazioni 

su persone ricercate. 

E.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 7 luglio 2017, ha esentato la ri-

corrente dal versamento dell’anticipo spese invitandola nel contempo a 

produrre in originale il mezzo di prova di cui al precedente scritto. 

F.  

Il 2 agosto 2017 l’insorgente si è rivolta al tribunale chiedendo una proroga 

di suddetto termine motivata sulla base del fatto che il documento in que-

stione sarebbe stato smarrito durante la trasmissione dall’Olanda alla Sviz-

zera. Nella stessa occasione ella ha informato il Tribunale di essersi già 

rivolta alle autorità siriane onde sollecitare l’emissione di un duplicato. 

G.  

Il 16 agosto l’interessata ha trasmesso al Tribunale il mezzo di prova in 

originale. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

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dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una 

decisione ai sensi dell’art. 5 PA. Il ricorrente ha partecipato al procedimento 

dinanzi all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione im-

pugnata e vanta un interesse degno di protezione all’annullamento o alla 

modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legitti-

mato ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Se-

condo il principio di articolazione delle censure ("Rügeprinzip") l’autorità di 

ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evidenti o 

non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presentazione dei 

fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a 

ed., 2013, n. m. 1.55). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stata la ricorrente posta 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisione del 10 marzo 2017 e non avendo 

quest’ultima censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio 

in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguar-

dante il rifiuto della sua domanda d’asilo ed il mancato riconoscimento dello 

statuto di rifugiato. 

4.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono ri-

fugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono espo-

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ste a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appar-

tenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, 

ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pre-

giudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità 

fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psi-

chica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi). 

5.  

5.1 Nella querelata decisione, la SEM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d’asilo dell’interessata irrilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

5.1.1 In particolare, la SEM ha indicato che i problemi allegati dall’insor-

gente segnatamente la situazione di guerra e di insicurezza, i bombarda-

menti e le esplosioni, il fermo subito da un gruppo armato nonché la dila-

gante disoccupazione sarebbero la conseguenza della drammatica situa-

zione generale vigente in Siria. Secondo l’autorità di prime cure tali vicissi-

tudini non lascerebbero tuttavia trasparire alcuna volontà di messa in atto 

di persecuzioni personali dirette nei confronti dell’interessata. Di conse-

guenza, nemmeno il certificato medico addotto sarebbe concludente. 

5.1.2 L’autorità di prima istanza ha poi rilevato che il solo timore di essere 

sottoposta a misure persecutorie in futuro in quanto donna cristiana in Siria 

non sarebbe sufficiente per fondare una persecuzione unicamente su av-

venimenti che potrebbero realizzarsi in un momento non precisato nel fu-

turo. Non sussisterebbero in specie infatti elementi sufficienti per ammet-

tere un pericolo concreto basato su una valutazione oggettiva. La ricorrente 

avrebbe infatti motivato i propri timori unicamente sulla base di quanto ri-

portatogli da terzi senza aver mai vissuto nulla in prima persona. Invero, la 

stessa richiedente avrebbe affermato che non le sarebbe mai successo 

alcunché fatto salvo il  riferimento ad una presunta discriminazione in am-

bito lavorativo.  

5.1.3 La SEM ha infine negato la sussistenza di una persecuzione collet-

tiva dei cristiani. In Siria, stato laico, la percentuale di cristiani sull’insieme 

della popolazione sarebbe stimata attorno al dieci per cento. In linea di 

massima la popolazione cristiana residente nelle zone controllate dal go-

verno siriano non avrebbe motivo di temere persecuzioni di natura pretta-

mente religiosa. Nelle zone cadute in mano ai ribelli sarebbero invece ri-

masti pochissimi cristiani anche se tale esodo non sarebbe da ricondurre 

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in primis a persecuzioni per motivi religiosi. Ad ogni modo, i cristiani resi-

denti nelle zone controllate dall’opposizione avrebbero possibilità molto li-

mitate di praticare la loro fede nelle chiese. Sebbene il governo e l’opposi-

zione tentino di ottenere il supporto da parte della comunità cristiana, la 

maggior parte dei cristiani manterrebbe una posizione neutra, riuscendo 

ad ottenere un accomodamento con entrambi a seconda della regione di 

residenza. Tornando quindi alle situazione nelle zone controllate dal regime 

di al-Assad, la SEM ha riportato che vi sarebbero effettivamente evidenze 

quanto all’esistenza di singoli casi di cristiani caduti nel mirino delle autorità 

siriane per aver sostenuto l’opposizione. Andrebbe tuttavia rilevato che il 

carattere di tali persecuzioni sarebbe di tipo politico e non religioso di modo 

che non vi sarebbero gli estremi per riconoscere una persecuzione siste-

matica dei cristiani da parte delle autorità della Repubblica Araba di Siria. 

Diversa sarebbe la situazione della comunità cristiana residente nelle re-

gioni controllate dal sedicente "Stato Islamico" laddove giungerebbero 

nuove circa l’esistenza di conversioni forzate di non-musulmani, soprattutto 

di cristiani e iazidi e di imposizione di particolari tasse a sfondo religioso, il 

tutto corroborato dal divieto di praticare in pubblico una religione non mu-

sulmana. In ragione di ciò quasi tutti i cristiani residenti in tali regioni sareb-

bero fuggiti verso altre regioni della Siria. Il terrore non colpirebbe soltanto 

le minoranze religiose, bensì anche importanti gruppi islamici sunniti e 

sciiti. Ciò nonostante non si avrebbero dati attendibili riguardo al numero di 

vittime dello "Stato islamico" né vi sarebbero indicatori di esecuzioni pub-

bliche di cristiani. Le vittime di esecuzioni pubbliche sarebbero piuttosto 

combattenti di gruppi ribelli avversi o di attivisti politici che avrebbero op-

posto resistenza. In generale, in Siria sarebbero inoltre avvenuti pochissimi 

assassini di cristiani per motivi religiosi. Per queste ragioni, secondo la 

SEM, la situazione dei cristiani in Siria e quindi la minaccia che pesa su di 

essi varierebbe da una regione all’altra. Solo una piccola parte dei cristiani 

sarebbe stata vittima di abusi. Le condizioni per il riconoscimento di una 

persecuzione collettiva della popolazione cristiana non sarebbero pertanto 

soddisfatte. 

5.2  

5.2.1 Con ricorso, l’insorgente, dopo aver richiamato e precisato i fatti 

esposti in corso di procedura, ha presentato la situazione in Siria in parti-

colare per quanto concerne la condizione dei cristiani. A suo dire sarebbe 

notorio che i gruppi fondamentalisti di matrice islamica avrebbero preso il 

controllo di gran parte del territorio siriano e che quest’ultimi starebbero 

mettendo in atto un genocidio nei confronti dei cristiani.  

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5.2.2 Sulla base di tale assunto, l’insorgente contesta anzitutto la valuta-

zione della SEM circa l’insussistenza di una persecuzione collettiva dei cri-

stiani. L’accertamento della pulizia etnica in atto in Siria nei confronti dei 

cristiani, costituirebbe infatti una circostanza giuridicamente rilevante in 

materia d’asilo ed avrebbe pertanto dovuto indurre la SEM a riconoscere 

alla ricorrente lo statuto di rifugiato. Ciò sarebbe imposto anche dal fatto 

che lo “Stato Islamico” starebbe imponendo la sharia nei villaggi conqui-

stati. Non si tratterebbe infatti più di una semplice esposizione a pericolo 

generale grave dovuto alla guerra civile ma bensì di “una seria esposizione 

a pericolo della propria vita e della propria libertà, a causa della semplice 

appartenenza alla religione cristiana”, situazione che avrebbe tra l’altro 

spinto il Parlamento Europeo ed il Consiglio di sicurezza dell’ONU ad ema-

nare delle risoluzioni contro lo “Stato Islamico” ed avrebbe portato la co-

munità internazionale ad intervenire militarmente. 

5.2.3 La ricorrente censura poi l’esistenza di una situazione di persecu-

zione riflessa a causa della renitenza alla leva del fratello che avrebbe ot-

tenuto asilo in Svizzera proprio per quel motivo. Sarebbe infatti risaputo 

che il regime siriano perseguiterebbe le famiglie di disertori e renitenti. 

5.2.4 Alla luce di ciò, nei suoi scritti ulteriori trasmessi al Tribunale, la ricor-

rente ha messo in relazione il mandato di cattura da lei prodotto proprio 

con la diserzione del fratello. 

6.  

6.1 Come si evince dall’atto ricorsuale, la ricorrente contesta anzitutto l’in-

sussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. A tal propo-

sito occorre osservare che ai sensi della giurisprudenza una persona può 

effettivamente allegare a titolo eccezionale a fondamento della sua do-

manda d’asilo il timore di subire delle persecuzioni non mirate personal-

mente contro di lei. Ciò è segnatamente il caso quando il richiedente nel 

suo Paese d’origine o di provenienza appartiene ad un determinato gruppo 

di persone esposto in maniera effettiva ed intensa a persecuzioni rilevanti 

ai sensi dell’asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; 2013/21 consid. 9). 

6.2 È tuttavia opportuno sottolineare che per invalsa prassi, il Tribunale ri-

conosce la sussistenza di una persecuzione collettiva solo a condizioni 

molto restrittive tant’è che la sola appartenenza ad un determinato gruppo 

vittima di persecuzioni non è sufficiente per motivare la qualità di rifugiato. 

Per essere rilevante ai fini dell’asilo, la persecuzione in ragione della sola 

appartenenza ad un determinato gruppo di persone deve soddisfare le con-

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dizioni previste all’art. 3 LAsi circa l’intensità dei pregiudizi o il timore fon-

dato quanto alla loro realizzazione. In primo luogo la persona interessata 

deve dimostrare la sua appartenenza ad un determinato gruppo di per-

sone. Dipoi v’è da verificare la sussistenza di una persecuzione mirata 

verso tale gruppo, ovvero bisogna valutare se i provvedimenti esistenti 

sono indirizzati contro un determinato gruppo di persone oppure in egual 

misura contro il resto della popolazione. I provvedimenti devono essere 

caratterizzati da una considerevole intensità. Quest’ultima è data allor-

quando il provvedimento implica un intervento che compromette la vita, 

lede l’integrità fisica, nonché, in caso di restrizione della libertà, è di consi-

derevole durata e frequenza. Questi pregiudizi intensi e mirati devono 

avere l’obiettivo di colpire quanto più possibile tutti i membri di un determi-

nato gruppo ed essere di una portata considerevole in relazione alla gran-

dezza della comunità ("Verfolgungsdichte"). In tale contesto per apprez-

zare la verosimiglianza della persecuzione è di rilievo soppesare i gravi 

pregiudizi effettivamente subiti in passato da una porzione considerevole 

dello stesso gruppo di persone (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2 con rinvii; 

2013/12 consid. 6 con rinvio; 2013/11 consid. 5.4.2 con rinvii). Solo ove le 

misure di persecuzione siano dirette contro tutti i membri della comunità, e 

siano nel contempo frequenti e persistenti, i singoli individui facenti parte 

di tale comunità potranno far valere con successo l’esistenza di un fondato 

timore di future persecuzioni (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 1 con-

sid. 6a). 

6.3 In specie, l’appartenenza della ricorrente alla comunità cristiana siriana 

non è posta in discussione. 

6.4 Quo all’esistenza di una persecuzione collettiva, il Tribunale, vista la 

frammentazione del territorio susseguente alla guerra civile, ha ritenuto op-

portuno adottare un approccio regionale (cfr. in particolare le sentenze del 

Tribunale D-5884/2015 del 13 aprile 2017 e D-1495/2015 del 21 marzo 

2016, pubblicate come sentenze di riferimento). 

6.5 Il Tribunale ha inoltre già avuto modo di esaminare e constatare la 

precarietà della situazione in Siria a seguito della perdurante guerra civile 

(cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.2.1-6.2.2). Secondo le disarticolate fonti 

disponibili, sin dall’inizio delle manifestazioni contro il governo, i cristiani e 

le altre minoranze avrebbero cercato di rimanere neutrali. Con 

l’intensificarsi del conflitto queste ultime si sarebbero tuttavia viste 

obbligate a schierarsi, sostenendo alternativamente il regime o 

l’opposizione. Seppur non si possa partire dal principio che tutti i cristiani 

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siano sostenitori del regime, è verosimile ritenere che la maggioranza di 

quest’ultimi risulterebbe essere rimasta fedele ad al-Assad (cfr. sentenza 

D-1495/2015, consid. 9.2.2 e fonti citate). Susseguentemente allo scoppio 

della guerra sembra che i cristiani più abbienti abbiano potuto espatriare 

dalla Siria e recarsi in Libano oppure nei paesi occidentali, mentre gli altri 

si sarebbero invece spostati all’interno del territorio siriano verso città o 

regioni dove la situazione era meno pericolosa (cfr. sentenza D-1495/2015 

consid. 9.2.3 e fonti citate). I principali motivi di fuga andrebbero ricondotti 

ai rischi derivanti dalle operazioni militari, ai bombardamenti, alla povertà e 

alla criminalità. Oltre ai motivi derivanti dalla situazione di violenza 

generalizzata, per i cristiani la fuga potrebbe trarre motivazioni anche dal 

timore di essere presi di mira per la sola appartenenza religiosa. In quanto 

minoranza, la situazione per questi ultimi sarebbe infatti precaria dal 

momento che i vari attori agenti nel conflitto li sospetterebbero di sostenere 

la fazione opposta. Ad aggravare il di per sé già teso contesto è la presenza 

dell’organizzazione terrorista autoproclamatosi "Stato Islamico" e di altri 

gruppi Jihadisti. Le minoranze religiose presenti in Siria, tra cui quindi 

anche i cristiani, temerebbero infatti di essere uccisi o perseguitati da 

questi attori allorché il governo siriano dovesse cadere (cfr. sentenza  

D-1495/2015 consid. 9.2.4 e fonti citate). Il quadro sarebbe reso ancor 

peggiore a causa dell’ubicazione delle zone da loro abitate, le quali 

avrebbero acquisito una certa importanza a livello strategico e militare (cfr. 

ibidem).  

6.6 Gli atti di violenza subiti dai cristiani, quali omicidi, minacce, espulsioni 

e rapimenti non sarebbero, in linea generale, mossi da motivi religiosi, ma 

piuttosto da ascrivere alla situazione di violenza generalizzata causata 

dalla guerra civile. Nell’integralità del territorio siriano sarebbero relativa-

mente poche le uccisioni di cristiani documentate e riconducibili esclusiva-

mente dall’appartenenza religiosa. Le fonti non sono tuttavia lineari: se da 

un lato alcuni indicano che gli attacchi di stampo religioso contro i cristiani 

sarebbero rari e che vi sarebbero inoltre evidenze quanto al fatto che alcuni 

musulmani avrebbero protetto questi ultimi dai Jihadisti stranieri, dall’altro 

lato, la fuga massiva dei cristiani dalla Siria lascerebbe presagire una si-

tuazione di assoluta precarietà che sembra andare al di là delle mere risul-

tanze della situazione di violenza generalizzata causata dalla guerra civile 

(cfr. sentenza D-1495/2015 consid. 9.3 e fonti citate). 

6.7 In casu va rilevato che la ricorrente proviene dalla città di Homs e me-

glio dal quartiere di al-Arman. Nell’ultimo periodo ella ha tuttavia risieduto 

nella vicina località di Zaidal. Il quartiere di al-Arman e Zaidal distano pochi 

chilometri e si trovano nella parte orientale di Homs. Il primo rientra ancora 

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nella giurisdizione amministrativa cittadina allorché Zaidal è una municipa-

lità indipendente, seppur sia ancora considerata parte integrante della 

zona suburbana della città. Prima dello scoppio della guerra civile Homs 

era la terza città siriana per popolazione e vantava una maggioranza sun-

nita con tuttavia una sensibile presenza di alauiti e cristiani. Nel corso 

dell’ondata di sollevamenti popolari del 2011, Homs fu presto definita “ca-

pitale della rivoluzione”. Di lì a poco le proteste di piazza si tradussero in 

un vero e proprio conflitto urbano. Sul finire dell’anno in diversi quartieri 

della città a maggioranza sunnita si andarono organizzando gruppi di op-

positori integrati da componenti islamiste mentre in altre zone del centro 

urbano il governo manteneva un controllo pressoché totale anche grazie 

all’ausilio di "milizia civile" a base settaria (Shabiha; in arabo: يحة ب ش  Nei .(ال

primi mesi del 2012 il livello degli scontri si alzo in maniera drastica e la 

città iniziò ad essere toccata da vere e proprie operazioni militari. L’irre-

quieto quartiere di Baba Amr, a quel momento ampiamente controllato da 

bande armate di oppositori, fu il primo a sperimentare la violenza degli 

scontri. Tale porzione della città venne dapprima accerchiata e poi conqui-

stata dalle forze lealiste nel marzo del 2012. Nel dicembre del 2012 l’eser-

cito siriano riconquistò anche il distretto di Deir Baalba nel nord ovest della 

città. Da quel momento solo la città vecchia, il distretto di Khalidiya e alcune 

altre piccole aree sparse rimasero sotto il controllo delle opposizioni. Nel 

marzo del 2013 le forze lealiste lanciarono un’offensiva volta alla riconqui-

sta di buona parte delle zone ancora controllate dagli insorti. Tale tentativo 

fu però stroncato dell’arrivo di nuovi miliziani dalla vicina città al-Qusayr. I 

ribelli passarono poi all’iniziativa cercando nuovamente di prendere il con-

trollo di Baba Amr ma i lealisti respinsero a loro volta l’attacco. Verso la fine 

del mese di luglio del 2013, i governativi riconquistarono poi il fondamen-

tale distretto di Khalidiya. Nel maggio del 2014 le restanti zone del centro 

cittadino in mano agli insorti furono evacuate dopo il raggiungimento di un 

accordo tra i rappresentanti degli insorti ed il governo. L’ultimo gruppo di 

miliziani attivi nel quartiere esterno di al-Waer lasciò Homs nel maggio del 

2017, dopo una disputa circa l’inclusione di tale zona nell’accordo succitato 

(cfr. The Syria Institute, No Return to Homs, febbraio 2017, n° pubblica-

zione PAX/2017/01; BBC, Homs: A scarred and divided city, 9 maggio 

2012, consultato il 31.08.2017 su < http://www.bbc.co 

m/news/world-middle-east-18007945 >; ISW, Syria Update: The Fall of al-

Qusayr, 6 giugno 2017, consultato il 31.08.2017 su < http://www.under-

standingwar.org/backgrounder/syria-update-fall-al-qusayr >; Reuters, Re-

bels evacuated from Homs, cradle of Syrian uprising, 21 maggio 2017, con-

sultato il 31 agosto 2017 su < https://www.reuters.com/article/us-mideast-

crisis-syria-idUSKBN18H0L7 >; The Associated Press, Cease-Fire, Eva-

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cuation Deal In Syria’s Homs, consultato il 31.08.2017 su < https://web.ar-

chive.org/web/20140503013934/http://www.npr.org/templates/story/story. 

php?storyId=308894802 >; Reuters, Syrian rebels leave last opposition di-

strict in Homs, consultato il 31.08.2017 su < https://www.reuters.com/arti-

cle/us-mideast-crisis-syria-idUSKBN18H0L7 >). 

6.8 Ora, considerato il fatto che il Tribunale tiene conto della situazione nel 

paese d’origine dell’insorgente e degli elementi che si presentano al 

momento della sentenza, prendendo quindi in considerazione l’evoluzione 

della situazione avvenuta dopo il deposito della domanda d’asilo (cfr. 

DTAF 2010/44 consid. 3.6), occorre partire dal presupposto che il quartiere 

di al-Arman e la municipalità di Zaidal siano ad oggi saldamente nelle mani 

del regime siriano e dei suoi alleati. Per scrupolo di completezza e 

considerato il succitato svolgersi degli eventi, quandanche si volesse 

ugualmente prendere in considerazione il periodo di tempo antecedente 

alla riconquista dell’integralità della città da parte delle forze governative, 

non si potrebbe comunque concludere che la zona analizzata durante lo 

svolgersi dei combattimenti ad Homs sia stata sotto il concreto e durevole 

controllo di entità jihadiste. 

6.9 Come già enucleato in precedenza, prima del conflitto i cristiani erano 

ben tollerati dal governo che garantiva loro la libertà di culto ed una certa 

protezione. Con lo scoppio delle ostilità si sono invero verificati alcuni casi 

nei quali i servizi segreti siriani hanno arrestato o convocato per interroga-

tori dei cristiani. Questi ultimi si sarebbero tuttavia in genere risolti con la 

loro liberazione e andrebbero ricondotti piuttosto alle attività politiche che 

all’appartenenza ad un gruppo religioso (cfr. PETRA BECKER, Zwischen Au-

tokratie und Dschihadismus: Syriens Christen hoffen auf die Umsetzung 

von Genf I, Stiftung Wissenschaft und Politik, 05.2014, < http://www.swp-

berlin.org/fileadmin/contents/products/aktuell/2014A39_bkp.pdf >, pag. 4, 

consultato il 09.08.2016). Secondo le fonti disponibili, è infatti da ammet-

tersi che le forze lealiste risultano perseguire i loro oppositori indistinta-

mente dalla loro appartenenza religiosa (cfr. sentenza D-1495/2015, con-

sid. 9.3.2 e riferimenti citati). Pertanto, non vi sono, a mente del Tribunale, 

elementi per riconoscere una persecuzione collettiva per motivi religiosi ad 

opera del regime siriano. Per il resto, non esercitando attualmente le altre 

fazioni in campo alcun controllo sul luogo di provenienza della ricorrente, 

non occorre, nel caso che ci riguarda, esaminare l’esistenza di eventuali 

persecuzioni collettive ad opera di quest’ultime. 

D-2202/2017 

Pagina 12 

6.10 Quanto al fatto infine che la popolazione cristiana debba far fronte a 

carenze nella protezione contro degli atti di violenza così come, più gene-

ricamente, al peggioramento delle condizioni di sussistenza e di sicurezza, 

occorre prendere atto del fatto che queste ultime vicissitudini vanno classi-

ficate quali conseguenze del conflitto in essere, che, seppur spiacevoli e di 

indubbia gravità, non possono essere ricondotte a una persecuzione in-

tensa e mirata contro la minoranza religiosa. Pure la vicinanza con i vari 

fronti di guerra e le relative conseguenze nefaste, che, come si può ben 

comprendere, ha causato timori importanti nella ricorrente, e più in gene-

rale, nei residenti della regione presa in esame, non può, ad essa sola, 

essere ritenuta fondante atti persecutori mirati nei confronti della popola-

zione cristiana. Ciò vale anche per quanto concerne le altre circostanze di 

cui la ricorrente si è avvalsa e meglio, il fatto di essere stata vittima 

dell’esplosione di un razzo, di aver avuto difficoltà a raggiungere l’università 

venendo anche fermata da dei miliziani in occasione di un controllo e di 

essersi dovuta rifugiare in una chiesa a seguito di un esplosione. In tal 

senso, pare altresì opportuno considerare che al momento attuale, a se-

guito della riconquista dell’integralità della città di Homs da parte delle forze 

governative è lecito attendersi ad un miglioramento della situazione sotto 

questo aspetto. Ad ogni modo, queste ultime vicissitudini possono semmai 

essere prese in conto nell’ambito della valutazione dell’esigibilità dell’allon-

tanamento (cfr. sentenze del Tribunale D-1163/2015 del 22 gennaio 2016 

consid. 5.4 e D-1948/2015 del 19 aprile 2016 consid. 6.4), come del resto 

avvenuto nel caso che ci occupa, laddove la stessa non è stata considerata 

data dall’autorità di prime cure.  

6.11 In sunto, sulla scorta di quanto esaminato, al momento attuale non si 

può dunque concludere che la ricorrente abbia a temere, in caso di rimpa-

trio, un trattamento contrario all’art. 3 LAsi dettato dalla sua sola apparte-

nenza alla religione cristiana. Gli avvenimenti da lei vissuti in patria e ricon-

ducibili alla situazione securitaria non configurano inoltre una persecuzione 

rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

7.  

7.1 Relativamente al timore di subire atti pregiudizievoli da parte delle au-

torità siriane a causa della renitenza alla leva del fratello e circa le allega-

zioni ricorsuali secondo le quali la ricorrente sarebbe a sua volta ricercata 

in patria proprio per tale motivo, occorre constatare quanto segue.  

7.2 Perché vi sia luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione ri-

flessa occorre che i famigliari di una persona perseguitata siano esposti a 

delle rappresaglie, siano esse finalizzate all’ottenimento di informazioni, 

D-2202/2017 

Pagina 13 

espletate in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di im-

porre una cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira. An-

che in tale ambito, occorre tuttavia che persona che si avvale di un rischio 

di esser perseguitata a causa di situazioni riguardanti i famigliari, possa   

vantare un fondato timore di esposizione a seri pregiudizi (cfr. per le con-

dizioni DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e sentenza del Tribunale D-4120/2014 

del 31 maggio 2016 consid. 5.3.1). Ora, dagli atti causa, così come dalla 

documentazione relativa alla procedura d’asilo del fratello (cfr. dossier 

d’appoggio N 648 774), non vi è modo di concludere che la ricorrente possa 

annoverare un fondato timore di esposizione a seri pregiudizi derivante da 

tale circostanza. In primo luogo e diversamente da quanto esposto in sede 

ricorsuale, l’interessata non risulta infatti essersi avvalsa di tali motivi in 

occasione dell’audizione sui motivi d’asilo (cfr. situazione comparabile nella 

sentenza del Tribunale E-505/2015 del 28 febbraio 2017 consid. 6.3). Al 

contrario, ella ha asserito non aver avuto nessun problema personale con 

le autorità in patria (cfr. atto A13, pag. 7). Gli atti all’inserto e lo stesso gra-

vame lasciano inoltre intendere che la sua fuga sia da imputare alla situa-

zione securitaria ed al timore di subire persecuzioni da parte di gruppi fon-

damentalisti a causa della sua confessione cristiana e non certo alla paura 

di essere perseguitata dalle autorità siriane. Pertanto, il fatto che il fratello 

abbia disertato e sia conseguentemente stato riconosciuto come rifugiato 

in Svizzera non risulta elemento rilevante ai fini dell’evasione del presente 

gravame (si vedano situazioni analoghe nelle recenti sentenze del Tribu-

nale E-8100/15 del 20 luglio 2015 consid. 4.3.3 e E-1218/2017 del 30 mag-

gio 2017 consid. 5.3.3).  

7.3 Su tali presupposti, nemmeno il mezzo di prova prodotto nel corso della 

procedura ricorsuale permette di giungere ad un diverso apprezzamento. 

Già solo il tenore di tale documento lascia infatti sorgere molti dubbi quanto 

all’autenticità dello stesso. In primo luogo mal si capisce in quale occasione 

la ricorrente abbia sviato le autorità, non avendo ella dichiarato di essere 

stata questionata al riguardo. Oltracciò, nemmeno è chiaro quali siano le 

attività oltraggiose di cui si sarebbe macchiata, posto che non avrebbe mai 

avuto alcun contatto con le autorità siriane. Non di meno, la ricorrente, 

chiamata dal Tribunale a produrre il mezzo di prova in originale, ha fatto 

presente di essersi rivolta alle autorità siriane al fine di richiedere l’emis-

sione di un duplicato a seguito del suo smarrimento. Ora, tale asserzione 

ha dell’incredibile. In primis, il mandato in questione è un atto interno; per 

il che, mal si comprende come ne sia entrata in possesso e per di più come 

possa anche solo aver concepito di richiedere il rilascio di un duplicato alle 

autorità siriane, ovvero al presunto agente persecutore. Di più, v’è da do-

mandarsi se un tale contatto non equivalga a delle relazioni con lo stato 

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Pagina 14 

d’origine ostative al riconoscimento della qualità di rifugiato (cfr. al riguardo 

WALTER STÖCKLI, Asyl, in ÜBERSAX/RUDIN/HUGI/YAR/GEISER [Hrsg.], 

Ausländerrecht, 2ª ed., 2009, n. 11.28, pagg. 535 seg.). Sia quel che sia, 

quanto risulta più probabile, ferma considerata anche la notoria facilità ad 

ottenere tali documenti dietro pagamento e la pressoché totale assenza 

sullo stesso di elementi identificativi, è la produzione di tale mezzo di prova 

per i fini della causa. 

8.  

Ne consegue pertanto che il ricorso non merita tutela e la decisione impu-

gnata va confermata. La SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). 

9.  

Visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

10.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

 

 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: