# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9f28c6e0-2b5e-535d-90e6-92720f676049
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.09.2018 32.2017.210
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-210_2018-09-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.210

   

  PC/DC/sc

  	
  Lugano

  12 settembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 novembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'8 novembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata l'__________ 1963,
attiva quale ausiliaria di pulizie presso la __________ di __________ "per
ca. 18.50 ore settimanali per ogni sostituzione richiesta. Il preciso orario
d'impegno dipende dal piano di lavoro" dal 1° settembre 2011 e per il
restante tempo quale casalinga, divorziata dal 2016 e madre di 4 figli (nati
nel 1983, 1984, 1985 e 1987), il 28 maggio 2013 ha inoltrato una domanda di
prestazioni dell’AI per "anelli spina dorsale consumati, tiroide"
dal 1° febbraio 2009 (pag. 12-18, 359, 438-439 incarto AI).

                               1.2.   Dopo avere acquisito gli atti
medici ritenuti necessari - tra cui, in particolare, il rapporto della visita
medico fiduciaria del 18 ottobre 2013 della dr.ssa med. __________, specialista
FMH in psichiatria e psicoterapia, per la __________ (pag. 12-18 incarto
Lamal), la perizia pluridisciplinare del SAM del 26 maggio 2015 relativa
all'aspetto reumatologico, neurologico e psichiatrico (pag. 147-221 incarto AI)
e il rapporto finale del 29 maggio 2015 del medico SMR, dr. med. __________ (pag.
223-226 incarto AI) - l’UAI con decisione del 17 luglio 2015 (pag. 244-247
incarto AI) - previo preavviso mediante progetto del 2 giugno 2015 (pag. 227-230
incarto AI) e dopo aver raccolto l'annotazione del 15 luglio 2015 del medico
SMR, dr. med. __________ (pag. 243 incarto AI) - ha respinto la richiesta di
prestazioni dell'assicurata, poiché ella, in applicazione del metodo misto
(avendola ritenuta salariata al 40% e casalinga al 60%), presentava un grado
d'invalidità del 4% e, quindi, non pensionabile.

Nel frattempo il contratto di lavoro è stato disdetto dal datore di lavoro il 7
gennaio 2015 con effetto al 30 aprile 2015, visto che il diritto al pagamento
massimo di 730 giorni da parte dell'assicura-zione malattia si sarebbe esaurito
il 24 aprile 2015 (pag. 360 incarto AI).

                               1.3.   RI 1 rappresentata dall'avv. RA
1 è insorta al TCA contro la predetta decisione, chiedendo di essere posta al
beneficio di una rendita d’invalidità intera, in via principale,
rispettivamente di mezza rendita d’invalidità, in via subordinata (pag. 257-263
incarto AI).

In sede ricorsuale il patrocinatore dell'assicurata - che ha contestato la
valutazione medico-valetudinaria effettuata dai medici dell'amministrazione ed
anche l'applicazione del metodo misto al caso di specie - ha prodotto a
suffragio delle proprie argomentazioni svariata documentazione economica come
pure i certificati medici dell'11 agosto 2015 (pag. 395 e 396 incarto AI) e del
28 agosto 2015 (pag. 381 incarto AI) della dr.ssa med. __________, specialista
FMH in psichiatria e psicoterapia, la quale ha preso a carico l'assicurata  in
data 15 luglio 2015, data a partire dalla quale ne ha attestato un'inabilità
totale nell'attività abituale e anche in attività di tipo più leggero per tempo
indeterminato a causa di un episodio depressivo di media gravità (ICD-10:
F.32.1) e di una sindrome da dolore persistente (ICD-10: F.45.4).

La precitata documentazione medica è stata sottoposta al medico SMR dr. med. __________
che, nell'annotazione del 6 ottobre 2015, ha puntualizzato quanto segue:

 

" (…) Dalla
documentazione presentata non vi sono elementi comprovati che rendono
verosimile la presenza di una problematica psichica invalidante fino alla data
delle decisione impugnata. Ricordo che l'assicurata è stata valutata a livello
psichiatrico in occasione della perizia SAM in maggio 2015 e precedentemente in
ambito fiduciario (dr.ssa Uslenghi) in ottobre 2013 senza riscontro attuale né
anamnestico di problematica psichica." (pag. 386 incarto AI).

 

                                         La precitata
documentazione medica è stata sottoposta anche alla dr.ssa med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che aveva visitato la ricorrente
il 5 maggio 2015 nell'ambito della perizia pluridisciplinare del 26 maggio 2015
del SAM. 

Questa specialista ha puntualizzato che:

 

" La collega
certifica una presa a carico dal 15.07.2015, ossia successiva alla data in cui
è stata prodotta dalla sottoscritta la perizia psichiatrica (11.05.2015).
Emette una diagnosi psichiatrica, che in occasione della perizia non era
oggettivata. La valutazione della collega successiva a quanto rilevato in sede
peritale. La Dr.ssa __________ non emette una diagnosi anamnestica (pregressa),
che metta in discussione le conclusioni peritali. Queste pertanto non sono
disconfermate dal certificato della curante. Essendo l'oggettivazione della
collega successiva alla valutazione peritale della sottoscritta, no ci si può
esprimere (né confermare né escludere) su un'eventuale evoluzione sfavorevole
del quadro clinico, con l'insorgenza di un disturbo psichiatrico in precedenza
assente." (pag. 405 incarto AI)

 

                                         Le conclusioni della perita
del SAM sono state fatte proprie anche dalla dr.ssa med. __________,
specialista FMH in medicina interna, e dal dr. med. __________, specialista FMH
in medicina generale, nello scritto del 26 luglio 2016 (pag. 402 e 403 incarto
AI).     

Nell'annotazione del 28 luglio 2016 il medico SMR dr. med. __________, ha sottolineato
quanto segue:

 

" La
certificazione della dr.ssa __________ è insufficiente a comprovare la presenza
di una problematica depressiva invalidante perdurante almeno per 3 mesi
precedenti la decisione del 17.7.2015. ricordo che l'assicurata era stata
visitata in precedenza da 2 psichiatri che hanno negato la presenza di una
patologia psichiatrica maggiore. In presenza di una perdurante IL certificata
dal punto di vista psichiatrico la presentazione di una nuova domanda non può
essere negata." (pag. 407 incarto AI)

 

                               1.4.   Preso atto degli scritti del
17 e del 18 agosto 2016 con cui il patrocinatore dell'assicurata ha ritirato il
ricorso interposto e la richiesta di gratuito patrocinio, facendo comunque
presente che la sua assistita continuava ad essere in cura medica presso la
dr.ssa med. __________, il 22 agosto 2016 il Presidente del TCA ha stralciato
la causa dai ruoli, in quanto divenuta priva di oggetto (pag. 409 e 410 incarto
AI; STCA 32.2015.124 del 22 agosto 2016). 

                               1.5.   Il 24 agosto 2016 RI 1 ha
inoltrato una seconda domanda di prestazioni dell’AI per "dolori
articolari, lombalgia, disturbi nervosi (ansia, depressione, insonnia
persistente)" dal 2012 (pag. 412-420 incarto AI).

                               1.6.   Dopo avere acquisito gli atti
medici e amministrativi ritenuti necessari - tra cui, in particolare, la
perizia pluridisciplinare di decorso del SAM del 22 giugno 2017 relativa
all'aspetto reumatologico, neurologico e psichiatrico (pag. 464-517 incarto AI),
il rapporto finale del 5 luglio 2017 del medico SMR, dr. med. __________ (pag.
520-522 incarto AI) e il rapporto finale del 25 luglio 2017 del SIP, __________
(pag. 527-529 incarto AI) - l’UAI con decisione dell'8 novembre 2017 (pag.
562-568 incarto AI) - previo preavviso mediante progetto del 26 luglio 2017
(pag. 530-534 incarto AI) e dopo aver preso atto del certificato medico del 3
agosto 2017 della psichiatra curante (pag. 548-550 incarto AI) e raccolto
l'annotazione dell'11 ottobre 2017 del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 557
e 558 incarto AI) ed il complemento del 22 settembre 2017 del dr. med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che aveva visitato la ricorrente
il 15 e 29 marzo 2017 nell'ambito della perizia pluridisciplinare del 22 giugno
2017 del SAM (pag. 561 incarto AI), ha respinto la richiesta di prestazioni
dell'assicurata, poiché ella (a fronte di un "reddito da valido" di
fr. 47'574.-, fissato in base alla TA1 2014, divisione economica 77/82 (tranne
78) attività dei servizi amministrativi e di supporto, livello di qualifica:
attività semplici e ripetitive, aggiornato al 2015 e "da invalido" di
fr. 29'263.-, determinato in base alla TA1 2014, attività semplici e
ripetitive, valore mediano, aggiornato al 2015, tenuto conto di una capacità
lavorativa del 60%, applicando una decurtazione sociale del 10% dovuta alla
necessità di svolgere unicamente attività leggere e per altri fattori di
riduzione), presenta un grado d'invalidità del 38% e, quindi, non pensionabile.

                               1.7.   Con tempestivo ricorso del 28
novembre 2017 RI 1, sempre patrocinato dall'avv. RA 1, ha postulato il
riconoscimento di una rendita di invalidità di almeno tre quarti (cfr. doc. I,
pag. 10).

Il patrocinatore della ricorrente contesta la valutazione medica operata dal
SAM e dal SMR in base alle quali la sua cliente - affetta da una depressione di
entità da moderata a grave - sarebbe in grado di svolgere altre attività
adeguate al suo stato di salute nella misura del 60%. A suffragio delle proprie
argomentazioni produce anche in questa sede il certificato medico del 3 agosto
2017 della psichiatra curante, già agli atti.  Viste le opinioni divergenti tra
gli specialisti in questione in merito alla capacità lavorativa della propria
assistita, egli chiede l'esperimento di una perizia medica giudiziaria. 

Il rappresentante dell'insorgente critica l'operato dell'UAI anche per non aver
indicato nella decisione avversata quali sarebbero le attività adeguate che
consentirebbero alla ricorrente di conseguire con una capacità lavorativa del
60% un reddito di fr. 29'263.- nel Cantone Ticino. Il "reddito da
valido" indicato nella decisione impugnata è una cifra assurda e la realtà
sarebbe ben diversa. Neppure andrebbe utilizzato il valore mediano, ritenuto
che l'assicurata è di sesso femminile, con conseguente reddito decisamente più
basso. Parimenti inconcepibile, scorretta e contestato che la ricorrente possa
guadagnare "da invalida" - a fronte di un "reddito da
valida" di fr. 47'574.- e "da invalida" di fr. 54'191.- per
un'attività a tempo pieno - ben fr. 7'000.- rispetto a quanto potrebbe
conseguire "da valida".

Il patrocinatore della ricorrente rileva che l'assicurata non ha potuto
prendere conoscenza dei precisi dati statistici utilizzati
dall'amministrazione, visto che il link internet indicato su sua esplicita
richiesta scritta riporta i dati del 2014. Tale modo di procedere sarebbe
inaccettabile. 

Il rappresentante dell'insorgente stigmatizza altresì l'operato dell'UAI che non
ha neppure tenuto conto del fatto che quanto un impiegato percepisce in Ticino
nel settore in discussione è oltre il 10% inferiore alla media. Ritenuto la
presenza di svariati fattori di riduzione (età, grado di occupazione,
cittadinanza straniera, nessuna formazione specifica, tasso di disoccupazione
elevato in Ticino ed in continuo aumento) che non sono stati considerati né dal
perito psichiatra (che ha preso in considerazione solamente le difficoltà
economiche in cui versa l'assicurata), appare giustificata nel caso concreto la
deduzione sociale massima del 25%. Egli critica l'operato dell'amministrazione
anche per non aver indicato nella decisione avversata quali sarebbero i fattori
di riduzione che giustificherebbero una deduzione sociale del 10%.

Il patrocinatore della ricorrente rileva inoltre che nel calcolo a pag. 66
della perizia "il tasso di riduzione per
attività leggere" viene indicato in 0%. Ciò è in contraddizione con
quanto si legge a pag. 2 della decisione impugnata, ovvero che nel calcolo del
reddito da invalida è "inclusa una
riduzione complessiva del 10% dovuta alla necessità di svolgere soltanto
attività leggere ()…".

Il rappresentante dell'insorgente ritiene che, anche partendo da un salario da
invalido al 100% (che comunque contesta) di fr. 54'191.-, a fronte di una capacità
lavorativa residua del 40% (come ritenuto dalla psichiatra curante ed in attesa
di una perizia giudiziaria) ed applicando una deduzione sociale del 25%, il
reddito da invalida della sua assistita sarebbe pari a fr. 18'311.-.  La
perdita di guadagno ammonterebbe quindi a fr. 31'196.70, pari ad un grado di
invalidità del 66% che, in quanto superiore al 60%, apre il diritto a tre
quarti di rendita.

 

                                         Da ultimo, il
patrocinatore della ricorrente ha chiesto che la sua assistita venga posta al
beneficio del gratuito patrocinio e dell'assistenza giudiziaria.  

                               1.8.   Il 6 dicembre 2017 il
rappresentante della ricorrente ha versato agli atti il certificato municipale
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria, debitamente compilato e vidimato,
e la documentazione economica dimostrante lo stato di indigenza del suo cliente
(doc. V).

                               1.9.   Nella risposta
del 7 dicembre 2017 l'UAI ha postulato la reiezione del gravame con argomenti
(in particolare, aggiornando il raffronto dei redditi al 2016) di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VI). A suffragio delle
proprie argomentazioni ha prodotto le annotazioni del 4 dicembre 2017 del
consulente in integrazione professionale, __________ (doc. VI+1) e del Capo
gruppo __________ e dell'addetto agli affiliati __________ (doc. VI+2). 

 

                             1.10.   Il 15 dicembre 2017 il
patrocinatore della ricorrente - dopo aver puntualizzato che l'UAI era giunta
ad un grado AI del 38,49% - ha ribadito la richiesta di una perizia
giudiziaria, visto che la psichiatra curante concorda pienamente con l'esame
psichico, la valutazione ei limiti funzionali osservati dal dr. med. __________,
ma non condivide con la trasposizione di tali dati clinici e funzionali in solo
il 40% di incapacità di attività lavorativa della sua paziente. Per il resto,
si è riconfermato, soffermandosi su alcuni punti, nelle proprie tesi e domande,
con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto, protestando spese e ripetibili per almeno fr. 1'500.- (doc.
VIII). 

 

                             1.11.   L'11 gennaio 2018 l’UAI si è
riconfermata nella richiesta di reiezione del gravame con argomentazioni di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc.
X). 

                             1.12.   Il
doc. X è stato trasmesso per conoscenza al rappresentante della ricorrente
(doc. XI).

 

 

                                         in
diritto

                                         In ordine

 

                               2.1.   Il
patrocinatore della ricorrente rileva che l'assicurata non ha potuto prendere
conoscenza dei precisi dati statistici utilizzati dall'amministrazione, visto
che il link internet indicato su sua esplicita richiesta scritta nello scritto
del 18 agosto 2017 dell'UAI riporta i dati del 2014. Tale modo di procedere
sarebbe inaccettabile. Egli critica l'operato dell'amministrazione anche per
non aver indicato nella decisione avversata quali sarebbero i fattori di
riduzione che giustificherebbero una deduzione sociale del 10%. Il
rappresentante dell'insorgente lamenta sostanzialmente una violazione del
diritto di essere sentito della sua cliente.

Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto di essere
sentite. Per costante giurisprudenza (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008
consid. 4.2), dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto
il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione
sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti
suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione
dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 132 V 387, 127 V 219, 127 V 431,
127 I 56, 126 V 130). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per
l’autorità di motivare le proprie decisioni. 

 

                                         Tale obbligo ha lo scopo, da
un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni
poste a fondamento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e
dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza
della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad
influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 consid. 3.2 con
riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2 pag. 236).

                                         Infine, ai sensi della
giurisprudenza, una violazione di tale diritto - nella misura in cui essa non
sia di particolare gravità - è tuttavia da ritenersi sanata qualora
l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi ad un'autorità di ricorso
che gode di piena cognizione. La riparazione di un eventuale vizio deve
comunque avvenire solo in via eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa p. 437;
cfr. STCA 32.2017.56 del 19 ottobre 2017, consid. 2.2).

 

                                         Per quanto concerne i dati
statistici utilizzati dall'amministrazione il TCA rileva
che essi - indipendentemente dal link internet (che risulta corretto) indicato
su sua esplicita richiesta scritta nello scritto del 18 agosto 2017 dell'UAI (pag.
540 incarto AI) che riporta i dati del 2014 - sono facilmente accessibili, in
quanto consultabili in internet. Ne discende che nel modo di procedere
dell'UAI, non è ravvisabile alcuna violazione del diritto di essere sentito
dell'assicurata. D'altra parte, anche con riferimento alla determinazione del
reddito "da valida" e "da invalida" dell'insorgente in
applicazione della TA 1 2014 ed aggiornati al 2015, la decisione
impugnata è sufficientemente motivata
e pure comprensibile. In effetti, nella medesima, l'istituto resistente ha
chiaramente indicato i calcoli effettuati. Nella sua
risposta di causa del 7 dicembre 2017 l'amministrazione ha di nuovo chiaramente
spiegato i calcoli effettuati, aggiornandoli al 2016 (cfr. doc. VI). La
decisione impugnata ha enumerato ogni aspetto fattuale e giuridico
oggettivamente rilevante per l'esito della vertenza. L'assicurata, per il
tramite del proprio rappresentante, ha inoltre impugnato la decisione avversata
in modo congruo e completo, dimostrando di aver perfettamente compreso le
motivazioni poste a suo fondamento e di non aver subito alcun pregiudizio ai
propri diritti processuali. Per quest'aspetto la censura di violazione del
diritto di essere sentito va dunque disattesa.

Per quanto concerne l'indicazione dei fattori di
riduzione, nella decisione impugnata l'UAI ha indicato di aver operato con
decisione dell'8 novembre 2017 una decurtazione del 10% a titolo di riduzione
sociale sul reddito statistico da invalido, "dovuta alla necessità di
svolgere unicamente attività leggere e per altri fattori di riduzione"
(pag. 563 incarto AI) puntualizzando che "Non possiamo applicare la
deduzione massima del 25%, in quanto esse sono state stabilite anche in fase di
perizia pluridisciplinare, il 10% tiene pienamente conto dei seguenti fattori:
limitazioni addebitabili al danno alla salute, l'età, la nazionalità, il grado
di occupazione; di svantaggi salariali da contingenti particolari"
(pag. 565 incarto AI). Anche in questo caso la decisione
impugnata è sufficientemente motivata.
In effetti, nella medesima, l'istituto resistente ha chiaramente indicato i
motivi che l'hanno indotta ad operare una deduzione sociale del 10%. Nella
risposta di causa del 7 dicembre 2017 l'amministrazione ha inoltre
versato agli atti la nota del 4 dicembre 2017 del Capo gruppo __________ e
dell'addetto agli affiliati __________, i quali hanno puntualizzato che
sostanzialmente è stata riconosciuta una deduzione sociale del 5% per attività
leggere ed una riduzione sociale del 5% per la nazionalità ed il tipo di
permesso di soggiorno. 

La censura di violazione del diritto di essere sentito anche
su questo punto deve essere respinta e il TCA può pertanto entrare nel merito
del ricorso.

Nel merito

                                         

                               2.2.   Il TCA è chiamato a stabilire
se a ragione oppure no l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni di RI 1.

 

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26
giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).

 

                               2.3.   Qualora una prima richiesta
di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o
perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di
invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI, fino al 31 dicembre 2011 cpv. 3 e 4 OAI). 

Il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale, TF), nella DTF 133 V 263, chiamato a pronunciarsi nel caso di nuova
domanda presentata dopo l’assegnazione retroattiva di una rendita limitata nel
tempo, ha precisato la propria giurisprudenza e stabilito che in una tale evenienza
la nuova domanda deve rispettare i requisiti posti dall’art. 87 cpv. 2 e 3 OAI.
Scopo di questo requisito è quello di impedire che l'amministrazione debba
costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la
prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione
cresciuta in giudicato (DTF 130 V 64 consid. 5.2.3; 117 V 198 consid. 4b con
riferimenti). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra
nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è
resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto
alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della
richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; 117 V 198 consid. 4b; 109 V
108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der
Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg
Schweiz, 2003, pagg. 84-86). Se l'amministrazione entra nel merito della
nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in
particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile
dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso
applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso
(art. 17 cpv. 1 LPGA, art. 41 vLAI, art. 87segg. OAI; Pratique
VSI 1999 pag. 84; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von
Invalidenrentenrevisionen, in Schaffhauser/Schlauri, Die Revision von
Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198). La giurisprudenza sopra menzionata va applicata
anche dopo l’entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003, il nuovo tenore
dell’art. 87 OAI valido dal 1° marzo 2004 (STF I 630/06 del 20 giugno 2007,
consid. 3 con riferimenti; DTF 130 V 343 consid. 3.5) e l’entrata in vigore il
1. gennaio 2012 dei cpv. 2 e 3 dell’art. 87 OAI corrispondenti ai precedenti
cpv. 3 e 4 dello stesso articolo.

                               2.4.   Se il grado d'invalidità del
beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante
sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul
grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una
revisione giusta l’art. 17 LPGA. 

                                         La rendita può essere
oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello
stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di
guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una
modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi
pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). 

 

                                         Una semplice valutazione
diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate,
non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372
consid. 2b e 390 consid. 1b). 

                                         Per stabilire in una
situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108).
Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima
decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, p. 379). 

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2
OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della
rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione
limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137). 

 

                                         Va
ancora rilevato che con sentenza 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 pubblicata in
DTF 141 V 9 e SVR 4/5 2015 IV Nr. 21, pag. 62, il Tribunale federale ha
stabilito che se i fatti determinanti per il diritto alla rendita
si sono modificati a tal punto da lasciar apparire una notevole modificazione
dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve
essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e
completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198
consid. 4b pag. 200; sentenze 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2;
9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova
valutazione dello stato di salute e della capacità di lavoro, un trauma alla
spalla aggiuntivo al quadro clinico esistente non osta alla soppressione di una
rendita (consid. 5 e 6).

 

                               2.5.   Preliminarmente il TCA rileva
che l'amministrazione ha ritenuto assolte le condizioni per entrare nel merito
della nuova richiesta di rendita di RI 1 e che pertanto, conformemente alla
giurisprudenza esposta ai considerandi 2.3 e 2.4, si deve situare al momento in
cui l’UAI ha negato all'assicurato il diritto a prestazioni assicurative con
decisione del 17 luglio 2015 (pag. 244-247 incarto AI), cresciuta in giudicato
con STCA di stralcio del 22 agosto 2016 (pag. 409 e 410 incarto AI).  

In tale occasione l’amministrazione si era basata, dal profilo medico, dal
profilo medico, sulla perizia pluridisciplinare psichiatrica, reumatologica e
neurologica allestita il 26 maggio 2015 dal SAM (pag. 147-221 incarto AI).

In tale ambito i medici del SAM, dopo aver elencato gli atti ed esposto
dettagliatamente l'anamnesi (familiare, personale-sociale, professionale,
patologica e sistemica), le constatazioni soggettive ed obiettive, e i reperti
esami (ematologico, ematochimico, radiologici, neurologici, urine, screening
tiroideo, ecc.), hanno sottoposto l'assicurata ad un consulto psichiatrico
(dr.ssa med. __________), ad un consulto reumatologico (dr. med. __________) e
ad un consulto ortopedico (dr. med. __________). 

Per quanto riguarda la patologia reumatologica il dr. med. __________,
specialista FMH in reumatologia, nella propria dettagliata diagnosi del 27
marzo 2015 aveva indicato con influsso sulla capacità lavorativa una
fibromialgia, una sindrome lombospondilogena cronica con possibile minima
spondiloartrosi L5/S1 e una lieve sindrome del tunnel carpale a sinistra con
latenza motoria 4.8 msec (ENG 11.7.2013) rispettivamente senza influsso
sulla capacità lavorativa una sospetta iniziale DISH, uno stato dopo intervento
per sindrome del tunnel carpale a destra ca. 7 anni prima, uno stato di
obesità, un'ipertensione arteriosa con cardiopatia ipertensiva e la malattia di
Basedow. Il perito aveva valutato la paziente abile al lavoro a tempo pieno con
una diminuzione di rendimento al massimo dell'ordine del 5% nella precedente
attività di ausiliaria di pulizie. Per contro in attività leggere e adatte
l'assicurata era totalmente abile al lavoro da almeno 2 anni. Come casalinga
l'assicurata era totalmente abile al lavoro (pag. 187-193 incarto AI).

Dal profilo della patologia neurologica il dr. med. __________,
specialista FMH in neurologia, ha diagnostico unicamente senza influsso
sulla capacità lavorativa una lieve sindrome del tunnel carpale a sinistra, uno
stato di intervento decompressivo per sindrome del tunnel carpale a destra, una
sindrome algica diffusa non spiegata da patologia neurologica e cefalee di tipo
tensivo. Lo specialista ha indicato che dal punto di vista neurologico non vi
era una diminuzione della capacità lavorativa (pag. 194-197 incarto AI).

 

                                         Infine l’aspetto psichiatrico
è stato valutato nel contesto della perizia del SAM, tramite il consulto
specialistico della dr.ssa med. __________, specialista FMH in psichiatria e
psicoterapia, che non aveva posto alcuna diagnosi psichiatrica, limitandosi ad
osservare che il "perito reumatologo ha
confermato la presenza di una sindrome fibromialgica. Sul piano psichico la
struttura di personalità dell'assicurata è compatibile con la possibilità di
esprimere nel corpo i conflitti intrapsichici. Il disturbo fibromialgico non ha
ripercussioni sulla capacità lavorativa". La specialista ha
indicato che dal punto di vista psichiatrico "la
capacità lavorativa è piena per l'ultima e attività adatte, che devono essere
semplici, abbastanza vicino a casa, in presenza di un ambiente accogliente. La
capacità lavorativa come casalinga è totale. Anche rispetto al passato non
risultano evidenze di episodi di inabilità lavorativa dettati dal quadro
psichico." (pag. 180-186 incarto AI).

 

                                         I medici del
SAM, tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui l’assicurata era
affetto, hanno quindi concluso per una capacità lavorativa globale del 95%
(presenza durante tutto il giorno con rendimento ridotto del 5%, con pause
supplementari già conteggiate) come ausiliaria di pulizie ed in attività simili
dal giugno 2013 (cessazione dell'attività lavorativa) e per una capacità
lavorativa globale del 100% (8 ore, 8 ore e mezzo; con rendimento completo) in
un'attività semplice da svolgere in ambiente accogliente e rispettosa dei
limiti funzionali (risorse fisiche) descritti dal perito reumatologo dal giugno
2013 (pag. 172-175 incarto AI).  

Tali considerazioni erano state fatte proprie anche dal medico SMR, dr.
med. __________, nell'annotazione del 29 maggio 2015 (pag. 223-226 incarto AI).

L’amministrazione aveva pertanto concluso che, dal punto di vista medico,
l'assicurata era in grado di svolgere la sua attività abituale di addetta alle
pulizie nella misura del 95%, un’attività leggera e adeguata rispettosa
dei limiti posti dal dr. med. __________ nella misura del 100% e l'attività di
casalinga al 100% 

(pag. 245-246 incarto AI). Tale decisione è cresciuta in giudicato.

 

                               2.6.   Con
la nuova richiesta di prestazioni del 24 agosto 2016 l’assicurata ha fatto
valere un peggioramento dal profilo somatico e psichiatrico.

 

                                         Su
richiesta del medico SMR a fronte delle diverse patologie che affliggono
l'assicurata (diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di: "Sindrome lombospondilogena cronica con possibile
minima spondilartrosi L5/S1, fibromialgia, episodio depressivo di media gravità
F 32.1, sindrome somatoforme da dolore persistente F. 45.4" e senza
influsso sulla capacità lavorativa di: "lieve
sindrome tunnel carpale a sinistra, stato dopo operazione tunnel carpale a
destra, cefalea di tipo tensivo, pregresso Basedow"; pag. 450
incarto AI), il 12 dicembre 2016 l'UAI, con lo scopo di accertare in maniera
approfondita lo stato di salute dell’assicurata, ha dato mandato al SAM di
esperire una perizia pluridisciplinare con accertamento medico internistico,
neurologico, psichiatrico e psicoterapeutico, e reumatologico (pag. 456-457
incarto AI).

 

                                         Nella
decisione dell'8 novembre 2017 (pag. 562-568 incarto AI), l’amministrazione ha
quindi respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurata fondandosi, dal
profilo medico, sulla perizia pluridisciplinare SAM del 22 giugno 2017 (pag.
464-517 incarto AI), sul rapporto finale del 5 luglio 2017 del medico SMR, dr.
med. __________ (pag. 520-522 incarto AI), sull'annotazione dell'11 ottobre
2017 del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 557 e 558 incarto AI) e sul
complemento del 22 settembre 2017 del dr. med. __________, specialista FMH in
psichiatria e psicoterapia, che aveva visitato la ricorrente il 15 e 29 marzo 2017
nell'ambito della perizia pluridisciplinare del 22 giugno 2017 del SAM (pag.
561 incarto AI).

 

                                         In
tale ambito i medici del SAM, dopo aver elencato gli atti (inclusi quelli da
loro richiesti/portati all'assicurato) ed esposto dettagliatamente l'anamnesi
(familiare, personale-sociale, professionale, patologica e sistemica), la
descrizione della giornata, le constatazioni soggettive ed obiettive, e i
reperti esami (ematologico, ematochimico, urine, screening tiroideo,
neurologici, ecc.), hanno valutato la patologia reumatologica (dr. med. __________)
e quella neurologica (dr. med. __________). Il richiedente è stato pure
sottoposto ad un consulto psichiatrico (dr. med. __________).

 

                                         Globalmente,
nel rapporto peritale del 22 giugno 2017, i medici del SAM, sulla base delle
risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la seguente:

 

                                         "5
DIAGNOSI

 5.1 Diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa:

                                         Episodio depressivo di media gravità.

Fibromialgia.

Sindrome lombospondilogena con possibile minima spondilartrosi L5/S1.

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa: 

Sindrome somatoforme da dolore
persistente.

Sospetta iniziale DISH.

Cefalee tensive.

Stato da intervento decompressivo per sindrome del tunnel carpale a ds.

Pregressa sindrome del tunnel carpale a sin. attualmente non documentabile
all'esame ENG.

Ipertensione arteriosa in trattamento.

Noto morbo di Basedow nel 2008 attualmente in trattamento con Eutirox.

Obesità con BMI 38 kg/m2." (pag.
477 e 478 incarto AI)

 

Quanto alla capacità lavorativa medico-teorica globale, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 60%
(presenza durante tutto il giorno con rendimento ridotto del 40%, con pause
supplementari già conteggiate) come ausiliaria di pulizie e custode-portinaia,
puntualizzando quanto segue:

 

" Conseguenze
sull'attuale capacità lavorativa derivano dalle patologie descritte in ambito
reumatologico e psichiatrico, mentre invece, come descritto nei capitoli
precedenti, dal punto di vista neurologico vi è una capacità lavorativa piena
in qualunque attività.

Dal punto di vista reumatologico l'A. nell'attività da ultimo
esercitata è ritenuta abile al lavoro a tempo pieno con una diminuzione del
rendimento nella misura del 5%. La minima diminuzione della capacità lavorativa
è legata alla presenza della fibromialgia, sindrome del dolore cronico
associata a insonnia e stanchezza, ai problemi a carico della colonna lombare e
alla sindrome del tunnel carpale a sin. Sono leggermente limitati movimenti
molto ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco, posizioni
statiche inergonomiche molto prolungate, lavori pesanti a mediamente pesanti.

Dal punto di vista psichiatrico, con ripercussione sulla capacità
lavorativa, il nostro consulente descrive un episodio depressivo di media
gravità valutando l'attuale capacità lavorativa, dal punto di vista
psichiatrico, nella misura del 60% in qualunque attività lucrativa. Le
limitazioni funzionali constatate consistono in una riduzione globale delle
funzioni cognitive, una vulnerabilità elevata allo stress, in un impoverimento
della capacità di reagire come effetto del quadro umorale di cui l'A. è affetta
che la porta ad una riduzione della tenuta, della resistenza, della caricabilità
psichica e della capacità di adattamento. Per quanto concerne invece la
diagnosi posta di sindrome somatoforme da dolore persistente essa per contro
non porta a suo avviso ad avere un influsso sulla capacità lavorativa in quanto
l'A. non presenta una qualche reale disabilità in relazione con la
sintomatologia algica da ella accusata la quale pertanto rimane il solo
criterio che la definisce come tale senza dunque esercitare una qualche
ripercussione sulla capacità valetudinaria dell'A.

Le incapacità lavorative descritte dai vari consulti non devono
essere sommate, integrandosi vicendevolmente con compensazioni reciproche,
essendo tutte all'origine di una riduzione del rendimento con rallentamento
d'esecuzione e diminuita caricabilità."

 

I medici del SAM hanno precisato anche che:

 

" Come
descritto dal nostro consulente in psichiatria, dal momento dell'inizio della
presa a carico specialistica psichiatrica il 15.7.2015 vi è un'incapacità
lavorativa totale con una evoluzione dello stato di salute che ha portato come
conseguenza del trattamento messo in atto ad un iniziale miglioramento del
quadro psicopatologico con inabilità lavorativa del 40% da ottobre 2015, a cui
ha fatto seguito un peggioramento della condizione clinica a partire da gennaio
2016 (con inabilità lavorativa totale) in concomitanza con il divorzio con poi
un progressivo miglioramento facente seguito al processo di elaborazione degli
eventi di vita che hanno causato le ferite emotive di cui l'A. tuttora comunque
soffre, con capacità lavorativa globale nella misura del 60% da aprile 2016 ad
oggi." (pag. 481-483 incarto AI).

 

Quanto alla capacità lavorativa medico-teorica globale, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 60%
(presenza durante tutto il giorno con rendimento ridotto del 40%, con pause
supplementari già conteggiate) in attività leggere ed adeguate, puntualizzando
quanto segue:

 

" Come
descritto dal consulente in reumatologia in attività leggere e adatte l'A. è da
ritenere totalmente abile al lavoro: sono leggermente limitati movimenti molto
ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco, posizioni statiche
inergonomiche molto prolungate, lavori pesanti a mediamente pesanti (le risorse
fisiche sono descritte in modo dettagliato alla fine del consulto
reumatologico). Dal punto di vista neurologico l'A. è abile al lavoro al 100%
in qualunque attività senza limitazioni. 

Come descritto nei capitoli precedenti, dal punto di vista
psichiatrico l'A. è ritenuta abile al lavoro nella misura del 60% in qualunque
attività."

 

                                         Gli specialisti del SAM
hanno precisato anche che:

 

" Come
descritto dal nostro consulente in psichiatria, dal momento dell'inizio della
presa a carico specialistica psichiatrica il 15.7.2015 vi è un'incapacità
lavorativa totale con una evoluzione dello stato di salute che ha portato come
conseguenza del trattamento messo in atto ad un iniziale miglioramento del
quadro psicopatologico con inabilità lavorativa del 40% da ottobre 2015, a cui
ha fatto seguito un peggioramento della condizione clinica a partire da gennaio
2016 (con inabilità lavorativa totale) in concomitanza con il divorzio con poi
un progressivo miglioramento facente seguito al processo di elaborazione degli
eventi di vita che hanno causato le ferite emotive di cui l'A. tuttora comunque
soffre, con capacità lavorativa globale nella misura del 60% da aprile 2016 ad
oggi." (pag. 484-485 incarto AI)

 

Quanto alla capacità lavorativa medico-teorica globale, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 90%
in ambito domestico (pag. 485 incarto AI).

 

I periti del SAM hanno concluso che: "Dal punto di vista reumatologico e neurologico viene
descritta una situazione invariata rispetto alla precedente perizia SAM del
2015. 

Secondo il nostro consulente in
psichiatria invece lo stato psichico dell'A. dopo l'esecuzione della prima
perizia SAM è peggiorato motivo per cui l'A. ha iniziato a partire da luglio
2015 una presa a carico specialistica"
(pag. 486 incarto AI).   

Tali considerazioni sono state fatte proprie anche dal medico SMR, dr.
med. __________, nel rapporto finale del 5 luglio 2017 (pag. 520-522 incarto
AI).

                                         In
sede amministrativa, il rappresentante dell'assicurata ha versato agli atti il
certificato medico 3 agosto 2017 della dr.ssa med. __________, psichiatria
curante dell'assicurata, che, con espresso riferimento alla perizia
psichiatrica del dr. med. __________ - e dopo aver riportato integralmente
l'esame psichico, le conclusioni e le limitazioni funzionali dal lato
psichiatrico evidenziate dal collega -, ha osservato quanto segue: 

 

" Concordo
pienamente con l'esame psichiatrico, la valutazione e i limiti funzionali
osservati dal college durante le visite in data 13.3.2017 e 29.3.2017. Per
quanto concerne la valutazione dell'incapacità lavorativa attuale, a mio parere
il 40% non corrisponde ai dati clinici e funzionali sopra riportati dal
collega. La valutazione clinica e funzionale del marzo 2017 riportata dal
collega corrisponde ad un episodio depressivo di entità moderata-grave e ad una
incapacità lavorativa per qualsiasi attività a scopo lucrativo di gran lunga
superiore al 40% attestata dal collega. Anche secondo la descrizione
nosografica del ICD-10: "un soggetto con un episodio depressivo di media
gravità presenterà generalmente una considerevole difficoltà a continuare le
attività sociali, lavorative e familiari".

Secondo l'ICD-10: nel caso di "un episodio depressivo grave A
molto improbabile che il soggetto sia in grado di continuare le attività
sociali, lavorative e domestiche tranne che in misura motto limitata".

Tra la “considerevole difficoltà" e il 'molto
improbabile" che un paziente possa svolgere una mansione a scopo
lucrativo, la traduzione in un 40% di inabilità lavorativa a mio avviso sembra
comunque troppo esigua, tenendo conto "della riduzione globale delle
funzioni cognitive", di "una elevata vulnerabilità allo stress",
di "un impoverimento della capacità di. reagire ...", della
"riduzione della tenuta, della resistenza, della caricabilità psichica e
della capacità di adattamento" ben descritti dal collega." (pag. 550 incarto AI)

 

L'UAI ha sottoposto il precitato certificato al dr. med. __________ che,
il 22 settembre 2017, ha rilevato quanto segue: 

 

" (…) ho
preso in esame il rapporto medico del 03.08.2017 redatto dalla psichiatra
curante dell'A. Dr.ssa __________. Sulla base dei dati emersi non ho
evidenziato elementi psicopatologici discrepanti rispetto a quelli emersi nel
mio rapporto con tra l'altro un inquadramento diagnostico sovrapponibile a
quello da me posto. L'unico elemento che cambia pare essere dunque il diverso
apprezzamento che viene conferito dalla collega ad un medesimo quadro clinico
ma questo evidentemente non basta a modificare quanto da me riportato nella
valutazione specialistica effettuata nell'ambito della perizia SAM. Per quel
che riguarda le altre due domande rispondo come segue:

-   ritengo che
il disturbo depressivo di cui l'A. è affetta possa essere suscettibile di un
ulteriore miglioramento clinico continuando ad adottare le misure terapeutiche
in corso; 

-   ritengo che
l'A. sia da considerare compliante rispetto alle misure terapeutiche
avanzate dalla sua psichiatra di riferimento." (pag. 561 incarto AI).

 

Il 10 ottobre 2017 il SAM ha trasmesso all'UAI la presa di posizione del
perito psichiatra, con cui si sono allineati, puntualizzando quanto segue: 

 

" (…) In
conclusione, sulla base di quanto descritto sopra dal nostro consulente, la
nuova documentazione non apporta elementi tali da modificare le conclusioni
della perizia medica interdisciplinare del 22.6.2017 effettuata preso il Sam di
Bellinzona." (pag. 560 incarto AI).

 

Il medico SMR, dr. med. __________, nell'annotazione dell'11 ottobre 2017
ha rilevato che:

 

" in assenza
di una sostanziale modifica dello stato attuale si confermano le conclusioni
del RAF del 5.7.2017." 

(pag. 558 incarto AI)

 

                               2.7.   Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

Infine va ricordato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V
294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta (cfr. in questo senso anche la STF 9C_815/2012 del
12 dicembre 2012 consid. 3 e le citate DTF 131 V 49 e 130 V 396) e pronunciarsi
sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della
ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve
tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione
psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,
la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e
l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La
prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati
criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della
persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi
su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

                               2.8.   Per quel che concerne
l’invalidità psichica, con due sentenze 8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30
novembre, 2017 pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il Tribunale federale
ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi
persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della
persona interessata siano da accertare alla luce di indicatori, troverà in
futuro applicazione per tutte le malattie psichiche. Ciò significa, in
particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che non avrà più il
medesimo significato il precedente criterio della “resistenza alle terapie”
come condizione necessaria per la concessione di una rendita AI (cfr. comunicato
stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

                                         Nel
2015 il Tribunale federale aveva modificato la sua prassi per l’accertamento del
diritto a una rendita AI in presenza di disturbi somatoformi senza cause
organiche oggettivabili (dolori somatoformi) e analoghe affezioni
psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato stampa del Tribunale federale del 17
giugno 2015). In questi casi la decisione sul diritto a una rendita AI deve
avvenire attraverso una procedura probatoria strutturata. In tale ambito, occorre
valutare l'effettivo potenziale di rendimento raggiungibile dalla persona
interessata, considerando da un lato i fattori di carico esterno di diminuzione
del potenziale da un altro lato i fattori positivi di compensazione (risorse)
in una valutazione complessiva commisurata al caso singolo. Determinanti come
indicatori sono tra l'altro l'intensità della diagnosi e dei sintomi,
l'assunzione effettiva di una terapia, il decorso e l'esito di terapie come
anche gli sforzi per il reinserimento professionale, le patologie associate,
sviluppo e la struttura della personalità, il contesto sociale della persona
interessata e l'insorgenza delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti
della vita (lavoro e tempo libero). Come in precedenza la persona assicurata
sopporta l'onere della prova (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del
14 dicembre 2017).

 

                                         Nelle
due sentenze del 30 novembre 2017 il Tribunale federale è giunto alla
conclusione che la procedura appena descritta deve essere applicata in futuro
all'esame di tutti i casi ove è richiesta una rendita AI in presenza di
disturbi psichici, ossia in particolare anche nell'eventualità di depressione
lieve fino a medio-grave. Le malattie psichiche possono essere individuate e
dimostrate in linea di principio soltanto in maniera limitata con criteri
oggettivi. Anche se una classificazione medica è necessaria e secondo la
scienza è presupposta una diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile
accontentarsi solo di questo. Piuttosto è decisiva la questione delle
ripercussioni funzionali di un disturbo. Per la valutazione delle conseguenze
di un’affezione psichica la diagnosi non è più centrale.

                                         Soltanto
da quell'elemento non emerge alcuna attestazione sulle prestazioni lavorative
della persona toccata. È proprio per questa ragione che per tutte le malattie
psichiche deve essere applicata una procedura probatoria fondata su indicatori,
soprattutto in presenza di simili disturbi che in sostanza si accomunano per
problemi probatori. Eventualmente si dovrà secondo la specifica sindrome nella
valutazione dei singoli indicatori provvedere ad alcuni adattamenti. Per motivi
scaturenti dal principio di proporzionalità, si potrà prescindere da un
procedimento probatorio strutturato, laddove si dimostrasse inutile o
addirittura inadatto. La realizzazione di questa evenienza deve essere valutata
secondo la necessità probatoria concreta. La prova di un'invalidità
pensionabile può in genere essere ritenuta apportata, se nell'ambito di un esame complessivo risulta un quadro coerente di limitazione
della capacità lavorativa in tutti gli ambiti della vita. La mancanza di tale
indicazione fa comportare conseguentemente l'assenza di prova atta a dimostrare
una limitazione della capacità lavorativa, aspetto che si ripercuote conseguentemente
a sfavore della persona toccata.

                                         Secondo la giurisprudenza precedente del Tribunale federale
riguardante le depressioni da lievi a medio gravi, le malattie corrispondenti
potevano essere considerate invalidanti, solo se era stata dimostrata una
"resistenza alle terapie". Con il cambiamento di prassi adottato dal
Tribunale federale questo concetto non vale più in maniera assoluta.

                                         Ora invece, come
nelle altre malattie psichiche, la questione decisiva è se la persona
interessata riesca a presentare sulla base di un metro di valutazione oggettivo
la prova di un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità
di terapia, in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a
medio-gravi deve ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente
nell'apprezzamento delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia
conseguente e adeguata (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale
del 14 dicembre 2017).

 

Con sentenza 9C_845/2016 del 27 dicembre 2017 il TF, con riferimento alle
pronunzie 8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017, al consid.
3.5.1., ha ribadito che le perizie raccolte secondo il vecchio standard
processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà
decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (STCA 32.2017.116 del
22 febbraio 2018, consid. 2.3 e 32.2017.137 del 26 febbraio 2018, consid. 2.3).

 

Questa giurisprudenza è stata
confermata in una sentenza 8C_409/2017 del 21 marzo 2018, pubblicata in DTF 144
V 50

(STCA 32.2017.176 del 14 agosto 2018, consid. 2.6).

Il Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409
e 143 V 418 anche nelle recentissime STF 9 C-672/2017 dell'11 luglio 2018 al
consid. 3.3.1 e 3.3.2, STF 8 C-6/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 4.1, 4.2 e
4.3, STF 8 C-309/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 3.2 e STF 9 C-77/2018 dell'8
agosto 2018 al consid. 2.2.

                               2.9.   Nella concreta fattispecie,
chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della ricorrente è
stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui
impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo Tribunale,
non può che confermare l'operato dell'amministrazione. 

                            2.9.1.   Il TCA non ha motivo per
mettere in dubbio la perizia del 3 marzo 2017 del dr. med. __________ - che ha
confermato uno stato di salute dal profilo neurologico non modificato dal 2015
e, quindi, una capacità lavorativa del 100% in qualsiasi attività, abituale e
adatta, non trovando elementi che facessero sospettare un'esagerazione
volontaria dei sintomi (pag. 500-504 incarto AI) - da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati (cfr. consid. 2.7), e fatta propria dall'UAI. Tanto più che neppure
la ricorrente pretende il contrario. 

Questa conclusione vale pure per la perizia del 20 febbraio 2017 del dr. med. __________.
Il perito reumatologo - dopo aver posto la diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa di fibromialgia (punti 18 secondo ACR 1990), sindrome
lombospondilogena cronica con possibile minima spondiloartrosi L5/S1 e una
lieve sindrome del tunnel carpale a sinistra con latenza motoria 4.8 msec (ENG
11.7.2013) rispettivamente senza influsso sulla capacità lavorativa di
sospetta iniziale DISH, stato dopo intervento per sindrome del tunnel carpale a
destra ca. 7 anni prima, stato di obesità, ipertensione arteriosa con
cardiopatia ipertensiva e malattia di Basedow - ha ritenuto la situazione
invariata rispetto al precedente consulto di reumatologia. Il dr. med. __________
ha quindi valutato la paziente abile al lavoro a tempo pieno con una
diminuzione di rendimento al massimo dell'ordine del 5% nella precedente
attività di ausiliaria di pulizie, senza prevedibili cambiamenti di rilievo a
medio-lungo termine, puntualizzando che "La
minima diminuzione della capacità lavorativa è legata alla presenza della
fibromialgia, sindrome del dolore cronico associata a insonnia e stanchezza, ai
problemi a carico della colonna lombare e alla sindrome del tunnel carpale a
sinistra. Sono leggermente limitati movimenti molto ripetitivi di
flessione-estensione o rotazione dei tronco, posizioni statiche inergonomiche
molto prolungate, lavori pesanti a mediamente pesanti" e che non vi
erano possibilità terapeutiche per migliorare lo stato di salute. Lo
specialista ha pure rilevato che "Da un
punto di vista reumatologico sarebbe possibile offrire all'assicurata
provvedimenti di integrazione professionale. Purtroppo si è sviluppata una
dinamica molto regressiva in famiglia per cui la paziente è esonerata da
qualunque lavoro domestico e parzialmente anche dalla cura del corpo. In questa
situazione difficilmente la paziente si sentirà in grado di riprendere
un'attività professionale. Vi è dunque una discordanza molto evidente tra le
risorse oggettive dell'assicurata che sono pressoché normali e la percezione
soggettiva da parte dell'assicurata stessa e della figlia dell'assicurata che
sembrano attribuirle una grave malattia. "
Per contro in attività leggere e adatte l'assicurata era totalmente abile al
lavoro da almeno 2 anni. Come casalinga l'assicurata era totalmente abile al
lavoro. Il perito reumatologo ha puntualizzato che il quadro clinico età
contraddistinto dalla massima discrepanza immaginabile tra i sintomi e
l'assenza di qualunque rilevante problema somatico che potesse spiegare almeno
in parte i sintomi, che fattori non assicurati giocavano un ruolo importante
nelle limitazioni funzionali soggettive e che era presente un'amplificazione
dei sintomi di grado elevato (pag. 493-495 incarto AI).    

Malgrado la presenza di una fibromialgia (con influenza sulla capacità
lavorativa), nulla cambia, nel caso di specie, la già citata DTF 141 V 281. Al consid. 8 di quella sentenza, il TF ha infatti rammentato che, come
già spiegato in DTF 137 V 210, le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale. In concreto, per i motivi appena esposti, non vi sono ragioni per
scostarsi dalla valutazione del dr. med. __________, non avendo del resto il
consulente applicato la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile, ma avendo fissato il grado di incapacità lavorativa per quel
disturbo al 5% (intesa come riduzione di rendimento) nella precedente
attività di ausiliaria di pulizie rispettivamente allo 0% in
attività adeguate e come casalinga.

                            2.9.2.   La
problematica psichica è stata chiarita in modo soddisfacente dal dr. med. __________
nella perizia del 13 giugno 2017 e nel relativo complemento del 10 ottobre
2017. 

Dalla descrizione della giornata di cui al punto 3.7 della perizia del SAM,
risulta che: 

 

" Se la figlia
che vive con lei è a casa, l'A. trascorre la giornata al proprio domicilio,
altrimenti si reca alla Clinica psichiatrica diurna della Dr.ssa med. __________
(di regola dalle 9:30 alle 16:00 con possibilità di pranzare). Di regola non sta
in casa da sola. Di regola è la figlia che si occupa di tutte le attività
domestiche, della preparazione dei pasti, del bucato, delle incombenze
amministrative e dei pagamenti (l'A. non se ne occupa più da almeno 3-4 anni).
Quando è a casa, l'A. guarda spesso dei programmi alla TV, gira per casa,
riposa molto. Ogni tanto fa una corta passeggiata nei dintorni. Non ha hobby particolari.
Frequenti visite da parte dei figli. Cena di regola verso le 19:30 assieme alla
figlia, dopodiché guarda qualche programma alla TV, coricandosi verso le 22:00.
Non sono previsti grossi cambiamenti a corto termine." (pag. 475 incarto
AI)

 

                                         Il
referto reso dal perito del SAM corrisponde alla necessità di stabilire i fatti
in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e
senza risultati predefiniti.

Il dr. med. __________, chiamato a stabilire la capacità lavorativa della
ricorrente, dopo aver visitato in due occasioni (il 15 e il 29 marzo 2017)
l’assicurata, ha descritto nei minimi particolari l’anamnesi e l’esame psichico
ed ha risposto alle questioni poste dall’AI, che tengono conto degli indicatori
standard posti dal Tribunale federale nella sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno
2015, pubblicata in DTF 141 V 281 (cfr. pag. 461-462 incarto AI) ed estesa con
sentenze 8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017, pubblicate in DTF 143
V 409 e 143 V 418, a tutte le malattie psichiche. 

In effetti, il perito psichiatra -  dopo aver riportato l'anamnesi riassuntiva
(famigliare, professionale, sociale, patologia, personale psichiatrica, inclusi
i disturbi attuali dal lato psichico) - ha eseguito l'esame psichico,
osservando quanto segue: 

 

" L'A.
appare sufficientemente curata nella persona e nell'abbigliamento. È lucida ed
orientata nei quattro parametri. L'espressione del viso è caratterizzata da una
facies depressiva con mimica semi bloccata. La gestualità appare ridotta. Si
osserva un impoverimento globale delle funzioni cognitive associato ad astenia
e segni di fatica mentale che appaiono al termine di entrambi i colloqui.
L'intelligenza è normale ma scarsamente investita. L'atteggiamento nei
confronti dell'intervista e dell'interlocutore è collaborante ma
tendenzialmente passivo e quasi inerte. Il comportamento è senza particolarità
rilevanti. Il contatto affettivo risulta impoverito. Emotività spenta che tende
a ravvivarsi qualora tocca tematiche che acuiscono la sofferenza morale
portandola con facilità al pianto. Comprensione intatta. L'eloquio è corretto
ma scarno ed espresso come tono di voce piuttosto basso. Le comunicazioni
scarse ma comunqué organizzate in maniera formalmente corretta vertono sulla
elencazione dei disturbi fisici e sulla sofferenza morale vissuta. Non si
constatano alterazioni della forma e del contenuto del pensiero né allentamenti
dei nessi associativi. La percezione sensoria è integra. La critica di malattia
è parziale. La presa sulla realtà 6 mantenuta. Il tono dell'umore è deflesso.
La sfera affettiva è appiattita. Lo slancio vitale è ridotto. Motivazione
assente. La quota ansiosa risulta incrementata. L'istinto vitale è conservato.
Non verbalizza intenzioni suicidali. Esprime idee di morte passive."

 

                                         Lo
specialista ha rilevato che "I disturbi
depressivi di cui era affetta già da tempo sono stati a lungo negati dall'A,
temendo che il marito potesse reagire negativamente di fronte ad una condizione
clinica di dolore persistente generalizzato a carico dell'apparato locomotore
che egli non solo non accettava ma rifiutava drasticamente essendosi abituato
nell'ambito dell'intera durata del loro matrimonio .a vederla soltanto nelle
vesti della casalinga e della lavoratrice perfetta ed inesausta quale ella era
effettivamente riuscita ad essere per tanti anni. Questo ha portato
presumibilmente l'A. a ritardare l'inizio della presa a carico specialistica
che avvenuta solo due anni or sono quando invece era già da parecchio tempo che
ella non stava già più così bene dal lato psicoaffettivo e non solo fisico.
Subito dopo l'inizio della cura psichiatrica l'A. ha dovuto quindi confrontarsi
con il deciso rifiuto dei marito rimasto allibito/sconcertato dal prendere atto
del serio disturbo psichico dell'A. e senza nemmeno darle il tempo di almeno
cominciare un po' a respirare e cioè a riprendersi grazie al processo
terapeutico che da così poco tempo era-stato messo in atto (fornendo tra
l'altro incoraggianti risultati iniziali) ha chiesto il divorzio mettendo
ulteriormente in crisi l'A. che già versava in un equilibrio affettivo alquanto
precario. li rifiuto del marito l'ha portata a vedersi annullata nel suo valore
e a provare una freddezza emotiva legata alla ferita del rifiuto che le ha reso
vuota, non interessante e nemmeno degna di essere vissuta la sua vita".
Il dr. med. Dario Mari ha quindi posto la diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa di "Episodio depressivo
di media gravità (ICD10-F32.1)" e senza influsso sulla
capacità lavorativa di "Sindrome
somatoforme da dolore persistente (ICD 10-F45.4)". In quelle
condizioni il perito ha valutato che la sintomatologia depressiva accusata
dall'assicurata era di una portata tale da comportare una incapacità lavorativa
psichiatrica del 40%, puntualizzando quanto segue: "Dal momento dell'inizio della presa a carico
specialistica con incapacità lavorativa totale da luglio 2015, con una
evoluzione dello stato di salute che ha portato come conseguenza del trattamento
messo in atto ad un iniziale miglioramento del quadro psicopatologico con
incapacità lavorativa del 40% da ottobre 2015 a cui ha fatto seguito un
peggioramento della condizione clinica a partire da gennaio 2016 in
concomitanza con il divorzio con da allora incapacità lavorativa totale con poi
un progressivo miglioramento facente seguito al processo di elaborazione degli
eventi di vita che hanno causato le ferite emotive di cui l'A. tuttora comunque
soffre con nuovamente incapacità lavorativa del 40% da aprile 2016 fino ad oggi". Secondo lo specialista la prognosi, tenuto
conto della evoluzione del quadro clinico osservata, lasciava pensare ad una
possibilità di ulteriore miglioramento come conseguenza del procedo di elaborazione
degli eventi traumatici vissuti e le limitazioni funzionali constatate
consistevano in una riduzione globale delle funzioni cognitive, una
vulnerabilità elevata allo stress, in un impoverimento della capacità di
reagire come effetto del quadro umorale di cui l'assicurata era affetta che la
portava ad una riduzione della tenuta, della resistenza, della caricabilità
psichica e della capacità di adattamento. Per quanto concerneva invece la
diagnosi posta di sindrome somatoforme da dolore persistente, secondo il
perito, essa non portava ad avere un influsso sulla capacità lavorativa in
quanto l'assicurata non presentava una qualche reale disabilità in relazione
con la sintomatologia algica da ella accusata la quale pertanto rimaneva
"il solo criterio che la definisce come tale senza dunque esercitare una
qualche ripercussione sulla capacità valetudinaria dell'A." (pag. 511
incarto AI). Il dr. med. __________ ha rilevato che l'assicurata aveva mostrato
di aderire a tutte le misure terapeutiche che erano state avanzate dalla sua
psichiatra di riferimento con la quale aveva stabilito un legame terapeutico di
fiducia e che lo spirito collaborativo dimostrato dalla paziente durante le
terapie era stato sino ad allora ottimale. In attività l'assicurata era
abile al 60% da lato strettamente psichiatrico e come casalinga al 90%.
Rispetto alla prima perizia del SAM, il perito ha riscontrato uno stato
psichico peggiorato, motivo per cui l'assicurata aveva iniziato a partire da
luglio 2015 una presa a carico specialistica. Lo specialista ha puntualizzato
che le "Le limitazioni messe in evidenza
sono da mettere in relazione con il danno alla salute in questione mentre per
quel che riguarda i fattori legati a motivi estranei alla invalidità ho messo
in evidenza le difficoltà economiche in cui versa attualmente l'A."
e non ha evidenziato tendenze alla esagerazione né tantomeno alla simulazione
dei sintomi. Il dr. med. __________ ha osservato che il divorzio impostole dal
marito ma soprattutto la ferita del rifiuto della propria condizione di salute
da  quegli arrecatole aveva messo a dura prova le risorse dell'assicurata,
rendendola fragile di fronte all'impatto e al successivo processo di
elaborazione degli eventi stressanti vissuti. Il perito ha ritenuto la terapia
adeguata, con possibilità di ulteriore miglioramento dello stato clinico della
paziente, e da proseguire per il mantenimento/miglioramento della condizione
clinica dell'assicurata (pag. 508-515 incarto AI).

Nel complesso, quindi, gli indicatori standard stabiliti dalla summenzionata
giurisprudenza, e ripresi dall’UAI nel suo “Mandato per una perizia medica”
sotto forma di “Questionario domande peritali” (pag. 454 e 455 incarto AI)
trasmesso al SAM ai fini dell’allestimento della perizia pluridisciplinare,
sono stati in concreto rispettati dallo psichiatra. Ne discende che la
valutazione psichiatrica del dr. med. __________ va ritenuta chiara, completa,
dettagliata e rispettosa dei più recenti dettami giurisprudenziali, perciò come
tale va posta alla base della determinazione della capacità lavorativa della ricorrente.

Val qui pure la pena di osservare che il perito del SAM non ha applicato la
presunzione secondo cui i disturbi psichiatrici possono generalmente
essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile e non si
è limitato a rilevare che le problematiche psichiatriche di cui soffre
l'assicurata non sono resistenti alla terapia, ma ha verificato l’incapacità
lavorativa di RI 1 sulla base di una valutazione puntuale ed oggettiva.

 

                            2.9.3.   Del resto, la stessa
specialista curante della ricorrente concorda "pienamente con l'esame
psichiatrico, la valutazione e i limiti funzionali osservati" dal
perito del SAM (pag. 550 incarto AI). Le opinioni della dr.ssa med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, (in particolare, quelle del 3 agosto
2017: pag. 548-550) sono state debitamente prese in considerazione e analizzate
dal perito del SAM nel rapporto del 22 settembre 2017 (pag. 561 incarto AI).
D'altra parte la valutazione della psichiatra curante (cfr., in particolare,
pag. 548-550), seppur divergente per quanto riguarda la valutazione della
capacità lavorativa dell’insorgente ("incapacità lavorativa per
qualsiasi attività a scopo lucrativo di gran lunga superiore al 40% attestata
dal collega"; cfr. pag. 550 incarto AI), non apporta nuovi elementi
oggettivi ignorati dal perito psichiatra (ponendo una diagnosi pressoché
analoga, ovvero episodio depressivo di media gravita F 32.1 dal 15 luglio 2015
e sindrome somatoforme da dolore persistente F. 45.4 da diversi anni, ambedue con
influsso sulla capacità lavorativa, cfr. pag. 441 incarto AI; mentre il perito
del SAM ha posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di
episodio depressivo di media gravità F.32.1 e senza sulla capacità
lavorativa di  sindrome somatoforme da dolore persistente F. 45.4, cfr. pag.
509 incarto AI) e va quindi intesa nel senso di una diversa valutazione delle
conseguenze che le patologie dell’interessata hanno sulla sua capacità di
lavoro.

Il fatto che il curante giunga ad una conclusione diversa per quanto concerne
la graduazione dell’incapacità lavorativa non è un motivo per procedere con
un’ulteriore perizia. Va qui rammentato che il TF ha più volte
avuto l’occasione di ribadire che la differente valutazione medica tra
il curante ed il perito è spiegabile con la diversità degli incarichi assunti
(a scopo di trattamento piuttosto che di perizia: cfr. sentenza 9C_697/2013 del
15 novembre 2013 consid. 3.2, sentenza 9C_151/2011 del 27 gennaio 2012, cfr.
anche sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011, nonché sentenza 9C_9/2010 del 29
settembre 2010). 

                                         Al ricorrente va
ugualmente ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (cfr. ad esempio sentenza 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 consid.
4.4 con riferimento; sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2).
Anche perché il medico curante, che vede il proprio paziente quando il disturbo
si trova in una fase acuta, tende a farsi un'idea diversa della gravità del
danno alla salute rispetto al perito il cui esame invece non si focalizza sulla
necessità di cura in un dato momento (sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre
2013, consid. 3.2; SVR 2008 IV n. 15 pag. 43 consid. 2.2.1 [I 514/06]). 

 

                                         In tale contesto è
utile segnalare che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno (STF 9C_990/2012 del 10 giugno 2013 consid. 1.2 con riferimenti; STCA
32.2013.114 del 17 marzo 2014 consid. 2.9; STCA 32.2008.216 del 17 giugno
2009).

Infine va ricordato che secondo la giurisprudenza federale, per
l’assicurazione invalidità non è importante la diagnosi ma le sue conseguenze
sulla capacità lavorativa (in argomento STF 9C_49/2012 del 12 luglio 2012
consid. 6 con riferimenti) e che non spetta alla giurisdizione delle
assicurazioni sociali decidere su divergenze mediche scientifiche ma unicamente
di stabilire nel caso concreto il diritto alle prestazioni secondo le
circostanze e tenuto conto delle opinioni mediche (cfr. STF 8C_874/2011 del 20
gennaio 2012 consid. 5.2 e rinvio alla DTF 134 V 231 consid. 5.3 pag. 234). Non
è dunque possibile trarre delle conclusioni sulla capacità lavorativa solo
sulla base delle diagnosi poste. A proposito della suddivisione dei compiti tra
l'autorità incaricata di applicare il diritto e la persona incaricata di
esaminare la situazione da un punto di vista medico nell'ambito della
valutazione dell'incapacità al lavoro come condizione del diritto alla rendita
d'invalidità vedi anche la DTF 140 V 193. Giova quindi ribadire che la
valutazione della psichiatra curante, divergente per quanto riguarda la
valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente, non apporta nuovi
elementi oggettivi ignorati dal perito psichiatra del SAM e va quindi intesa
nel senso di una diversa valutazione delle conseguenze che la patologia
dell’interessata ha sulla sua capacità di lavoro.

 

                            2.9.4.   Tenendo conto del fatto che le
perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé
il loro valore probatorio e che piuttosto si dovrà decidere nel contesto
dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e
delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente
sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no
conforme al diritto federale (cfr. DTF 144 V 50; STF 9C_845/2016 del 27 dicembre
2017 consid. 3.5.1 con rinvio alla DTF 141 V 281 consid. 8), il TCA, alla luce
delle considerazioni sopra esposte ed in assenza di referti che contraddicano le
conclusioni peritali, non ha motivi per scostarsi dalle conclusioni degli
specialisti che si sono pronunciati nel 2017. 

 

                                         Le conclusioni peritali
sono state peraltro confermate anche dal SMR dell'Ufficio AI. Il 5 luglio 2017
il dr. med. __________, sulla base delle risposte del SAM e della
documentazione medica, ha così potuto stabilire che l’insorgente è stata
inabile al lavoro al 5% (intesa come riduzione di rendimento) sia nell'attività
abituale sia in attività adeguate sino al 14 luglio 2015, inabile al 100% dal
15 luglio 2015 al settembre 2015 sia nell'attività abituale sia in attività adeguate,
inabile al 40% (intesa come riduzione di rendimento) da ottobre 2015 al
dicembre 2015 sia nell'attività abituale sia in attività adeguate, inabile al
100% dal gennaio 2016 al marzo 2016 sia nell'attività abituale sia in attività
adeguate e inabile al 40% (intesa come riduzione di rendimento) dall'aprile
2016 e continua sia nell'attività abituale sia in attività adeguate,
rispettivamente inabile al 10% (intesa come riduzione di rendimento) quale
casalinga del luglio 2015 (senza nessuna limitazione di carico massimo in kg,
senza alternanza della postura al bisogno, senza difficoltà nello svolgere
lavori di precisione, senza necessità di pause supplementari; con riduzione
globale delle funzioni cognitive, ridotta tenuta e resistenza e caricabilità
ridotta; cfr. pag. 520-522 incarto AI).

                                         Queste conclusioni sono
state confermate dal medesimo medico SMR l'11 ottobre 2017 (pag. 558 incarto
AI).

                                         A proposito del medico
SMR, l’art. 59 cpv. 2bis LAI prevede che i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di
esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

                                         Scopo e
senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurati-ve, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni dell’SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in
SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                         In simili circostanze
l’allestimento di una perizia medica giudiziaria si rivela superflua.

 

                                         Va qui rammentato che
conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare
d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223
consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale
modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         Alla
luce di quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe
all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF
113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da
ritenere dimostrato, secondo il grado della
verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle
assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6
pag. 221 con riferimenti), che
la ricorrente dal 15 luglio 2015 al settembre 2015 presentava un’incapacità
lavorativa del 100% mentre da ottobre 2015 al dicembre 2015 del 40%, dal
gennaio 2016 al marzo 2016 del 100%, dall'aprile 2016 in poi nella misura del
40%; in tutti i casi, questi gradi (intesi come riduzione di rendimento)
valevano sia nella precedente attività di ausiliaria di pulizie sia in altre
attività adeguate al suo stato di salute.

Nel rapporto finale del 25 luglio 2017 il consulente IP ha rilevato che
l'assicurata era reintegrabile nell'attività abituale di ausiliaria di pulizie
nella misura del 60%, rispettosa dei limiti funzionali dati, osservando che: 

 

" (…) dovrà
solo evitare di caricare pesi continuamente che potrebbe evitare con mezzi
ausiliari adeguati (solitamente già messi a disposizione dal datore di lavoro)
e evitare l'utilizzo della macchina pulipavimenti industriale che risulta
troppo pesante nella sua manovrabilità" (pag. 528 incarto AI). Nel
rapporto aggiuntivo del 4 dicembre 2017 il consulente AI ha puntualizzato, a
titolo esemplificativo, che l'assicurata potrebbe pure svolgere le seguenti
attività adeguate (sempre nella misura massima del 60% e rispettose dei limiti
funzionali) di: "custode, addetta al controllo della qualità in fabbrica,
addetta alla produzione, attività generali semplici di manualità fine
(composizione di oggetti, tra cui p. es. orologi, gioielli, cassette, cestini
da regalo, pacchi a inviare, ecc.). Tutte queste attività rientrano nel livello
1 della tabella TA1 - valore medio - donne. Le attività sopra elencate possono
essere svolte senza dover elargire provvedimenti professionali. È sufficiente una
breve spiegazione pratica sul posto di lavoro." (doc. VI-1)

 

                                         Questa Corte concorda con
tali considerazioni.

Del resto la giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già stabilito che
nel mercato occupazionale aperto a personale non qualificato o
semi qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento
frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di
particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF
8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la
STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012; 9C_635/2007 del 21 agosto 2008
consid. 3.3 e 9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).

                                         Secondo la giurisprudenza,
se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di
fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va
rilevato che il TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad
attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio,
compiti di controllo e sorveglianza che non comportano aggravi fisici, che
consentono il cambiamento frequente di posizione e che non richiedono
necessariamente la messa in atto di particolari misure di reintegrazione
professionale (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione
prodotti, di controllo ecc.; cfr. la già citata STF 8C_563/2012 del 23 agosto
2012, consid. 3.3 con riferimenti).

                                         Si può,
quindi, senz'altro ipotizzare - senza far riferimento alla difficoltà concreta
di reperimento di posti di lavoro dovuta all’eccedenza della domanda,
difficoltà che viene assicurata dall’assicurazione contro la disoccupazione e
non dall’assicurazione contro l’invalidità (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991
pag. 332 consid. 3b; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 83) - che la ricorrente sia in grado di
mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in attività professionali
idonee.

 

In concreto questo Tribunale ritiene che anche
nel caso di specie nel mercato generale del lavoro esistano delle occupazioni,
essenzialmente di controllo e di sorveglianza, che la ricorrente, nonostante i
disturbi che la interessano, sarebbe in grado di esercitare al 60% (100% con riduzione del rendimento del 40%), tenuto conto dei suoi
limiti funzionali. 

Il consulente in integrazione professionale, sulla
scorta delle indicazioni e limitazioni mediche, valuta quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta difatti essenzialmente
al consulente professionale, che meglio di chiunque altro è in grado di
emettere una valutazione a proposito delle attività economiche entranti in
linea di conto nonostante il danno alla salute e l'età (STF 9C_697/2013 del 15
novembre 2013 consid. 3.3, 9C_439/2011 del 29 marzo 2012 consid. 5; STF
9C_949/2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274 consid. 4.3), e non al
medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni mediche, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (STF 9C_986/2010 dell'8
novembre 2011 consid. 3.5).   

Stante quanto precede questo TCA non condivide le critiche mosse
dal rappresentante della ricorrente all'operato del CIP.

                                         Rispetto alla valutazione
peritale precedente del 22 maggio 2015 del SAM (pag. 147 e ss.), a partire dal 15
luglio 2015 (ovvero dalla presa a carico psichiatrica da parte della dr.ssa
med. __________) vi è stato dunque un peggioramento dello stato di salute
psichico dell'assicurata dovuto all'insorgenza di un disagio psichiatrico.

                                        

                             2.10.   Dal
profilo economico, per determinare il reddito ipotetico
conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da
valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante
(corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe,
secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129
V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito dev'essere
determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo
reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se
del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF
129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere
conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda
simile. Nel caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile
il reddito ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza
l'invalidità, si farà riferimento a valori empirici o statistici (VSI 1999 pag.
248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui -
in assenza di indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la
persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale,
continuato l'attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U
400 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale
va senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe
intrapreso una carriera e percepito un salario più elevato devono essere
concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La
mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti
che tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la
partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina
citata).

                                         Un
salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che
lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi
pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base
a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

 

                                         Nel caso concreto, visto
il tempo trascorso dalla cessazione dell’attività lavorativa (12 aprile 2013:
cfr. il rapporto della visita medico fiduciaria del 18 ottobre 2013 della
dr.ssa med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, per la __________,
pag. 12-18 incarto Lamal e disdetta del 7 gennaio 2015 del datore di lavoro con
effetto al 30 aprile 2015, pag. 360 incarto AI) a tempo parziale ("per
ca. 18.50 ore settimanali per ogni sostituzione richiesta. Il preciso orario
d'impegno dipende dal piano di lavoro" dal 1° settembre 2011: cfr.
pag. 359 incarto AI), che rende difficile stabilire in maniera attendibile il
reddito che avrebbe conseguito l’interessata senza il danno alla salute,
ritenuto inoltre che non vi sono indizi relativi a un eventuale piano di
carriera, in assenza di elementi concreti, occorre far capo ai dati statistici
(cfr. anche sentenza 9C_348/2016 del 7 dicembre 2016). 

 

                                         Circa i dati statistici, l’Alta Corte ha stabilito che sono
esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i
dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5
settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         Con decisione dell'8
novembre 2017, l'UAI ha stabilito un "reddito da valido" di fr. 47'400.-,
fissato in base alla TA1 2014, divisione economica 77/82 (tranne 78) attività
dei servizi amministrativi e di supporto, livello di qualifica: attività
semplici e ripetitive, aggiornato al 2015 (pag. 562-568 incarto AI).

                                         A questo proposito il TCA rileva
che dall'inchiesta svizzera sulla
struttura dei salari 2014, edita dall'Ufficio federale di
statistica, emerge che il
salario lordo mediamente percepito in quell'anno dalle donne per il settore 77,
79-82: attività amministrative e servizio di supporto, lavoro semplice di tipo
fisico o manuale, per 40 ore settimanali, corrisponde a fr. 45'036 (3'753 X 12 mesi, ritenuto che la quota di
tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999, U 274/98, pag. 5
consid. 3a). Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di
40 ore alla settimana. Riportando queste cifre su un orario medio di lavoro
settimanale nelle aziende della categoria 77, 79-82 (attività amministrative e
servizio di supporto, lavoro semplice di tipo fisico o manuale) di 42,1 ore
computabili nel 2014 (cfr. per
questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4; cfr.
anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e la tabella: “Durée normale du travail dans les
entreprises selon la division économique”), il salario lordo ammonta a Fr.
47'400.39 (Fr. 45'036 : 40 x 42,1). 

Nel 2015 l’insorgente avrebbe potuto conseguire un reddito di Fr.
Fr. 47'354.68 (45'036.- x 42.1 [ore settimanali di lavoro nel
2015] : 40 aggiornati al 2015 [dividendo per 103.7 e moltiplicando per 103.6;
Tabella T1.1.10 Indice dei salari nominali, Donne, 2011-2016]. 

Nel 2016 l’insorgente avrebbe potuto conseguire un reddito di Fr.
Fr. 47'491.80 (45'036.- x 42.1 [ore settimanali di lavoro nel
2016] : 40 aggiornati al 2016 [dividendo per 103.7 e moltiplicando per 103.9;
Tabella T1.1.10 Indice dei salari nominali, Donne, 2011-2016]; STCA
32.2017.48 del 5 ottobre 2017, consid. 2.9.2). 

Ne discende che il "reddito da valida" dell'assicurata è fissato in Fr.
47'354.68 nel 2015 e Fr. 47'491.80 nel 2016.

                             2.11.   Il
reddito da invalido è determinato
sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a
condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Nel
2014, sulla base della tabella edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla
tabella TA1 2014 tirage_skill_level (NOGA08, RSS 2014; salario mensile
lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello di competenze e
il sesso), il salario lordo mediamente percepito dalle donne per un'attività semplice di tipo fisico o manuale considerando tutte le
professioni nella produzione e nei servizi (cfr. sentenza 9C_632/2015
del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, consid. 2.5.7) nel setto