# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4a785203-cea5-5e0a-801e-c263692bf529
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-11-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.11.2009 D-6337/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6337-2009_2009-11-21.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6337/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 1  n o v e m b r e  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Muriel Beck Kadima;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nata il (...),
Repubblica della Serbia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) e allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 settembre 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6337/2009

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessata  ha  presentato  in  data 
1° febbraio 2009 in Svizzera,

i  verbali  d'audizione  del  12  e  26  febbraio  2009,  nonché  del 
3 settembre 2009, 

la decisione dell'UFM del 29 settembre 2009, notificata all'interessata 
il giorno seguente (cfr. risultanze processuali), 

il ricorso dell'insorgente - in lingua inglese - inoltrato il 7 ottobre 2009 
per telefax e in copia all'UFM, il quale l'ha trasmesso senza indugio via 
telefax per competenza al Tribunale amministrativo federale (TAF), 

la  decisione incidentale del  16 ottobre 2009,  con la  quale il  TAF ha 
invitato la ricorrente a regolarizzare il gravame, presentando - entro tre 
giorni lavorativi a partire dal giorno seguente la notifica della decisione 
-  l'atto  di  ricorso  del  7  ottobre  2009  in  orginale  e  firmato,  con 
comminatoria  d'inammissibilità  del  ricorso  in  caso  di  decorso 
infruttuoso del termine, nonché copia della decisione impugnata, 

la  tempestiva  presentazione  il  21  ottobre  2009  -  tramite  invio 
raccomandato - dell'atto di ricorso in originale e nuovamente firmato 
da parte della ricorrente, 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS 172.021), 
dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

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che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in tedesco 
ed il ricorso è stato presentato in inglese; che tuttavia, da un lato, le 
audizioni a cui è stata sottoposta l'insorgente, contestate dalla stessa 
in sede di ricorso, sono state tenute in italiano; che, dall'altro lato, la 
ricorrente non conosce né la lingua tedesca né la lingua italiana; che, 
considerati  altresì  la  ripartizione  delle  risorse  umane  di  codesto 
Tribunale dal punto di  vista linguistico ed un impiego efficiente delle 
stesse, la presente sentenza può essere redatta a titolo eccezionale in 
lingua italiana, 

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  l'interessata  ha 
dichiarato di essere di etnia (...) e di aver vissuto sin dalla nascita a 
B._______, situata nella municipalità di  C._______ (Repubblica della 
Serbia), 

che la richiedente ha affermato di essere espatriata, nel (...), insieme 
al  suo  fidanzato  D._______,  per  il  timore  che  suo  padre  potesse 
ucciderli;  che,  infatti,  il  padre  dell'interessata  -  che  li  avrebbe  visti 
insieme,  rispettivamente  che  sarebbe  venuto  a  conoscenza  che 
stavano insieme - non sarebbe stato d'accordo circa la loro relazione e 
la loro intenzione di sposarsi, 

che  l'interessata  -  unitamente  al  suo  fidanzato  -  avrebbe  lasciato 
C._______  munita  della  sua  carta  d'identità;  che  ella  avrebbe 
raggiunto in bus l'Albania, da dove avrebbe proseguito nascosta in un 
camion  fino  ad  arrivare  in  Italia  e  poi  in  Svizzera,  senza  subire 
controlli; che, giunta in Svizzera, sarebbe stata ospitata da un amico 
del  suo  fidanzato,  prima  di  presentare  la  sua  domanda  d'asilo  al 
Centro di registrazione e di procedura di E._______, 

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che, nella decisione del 29 settembre 2009, l'UFM ha constatato, da 
un lato, che il Consiglio federale ha inserito la Repubblica della Serbia 
nel  novero dei  Paesi sicuri  e, dall'altro, che le allegazioni in materia 
d'asilo  presentate  dalla  richiedente  sono  totalmente  infondate, 
siccome contraddittorie e discordanti, di modo che non emergerebbero 
dalle  carte  processuali  degli  indizi  d'esposizione  dell'interessata  a 
persecuzioni in caso di rientro in patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure pronunciato l'allontanamento dell'interessata dalla Svizzera e la 
sua esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  ha  addotto  di  essere  scioccata  dalla 
decisione negativa e inumana dell'UFM che metterebbe in pericolo la 
sua  vita;  che  ella  sostiene  che  i  verbali  d'audizione  conterrebbero 
numerosi  errori:  le  frasi  sarebbero  state  scritte  e  tradotte 
erroneamente e le  date sarebbero  state  riportate in  modo scorretto; 
che, quanto ai motivi d'asilo, l'insorgente ha fatto valere di non essere 
soltanto innamorata del suo fidanzato D._______, ma di averlo usato 
per  salvarsi; che,  a  causa delle  divergenze politiche con suo padre, 
segnatamente  viste  le  loro  differenti  opinioni,  essa  sarebbe 
considerata una potenziale nemica per la sua famiglia e per la società; 
che, pertanto, ella rischierebbe la vita; che la ricorrente non sarebbe 
disposta ad accettare l'imposizione di  alcuna regola dittatoriale; che, 
infine, la ricorrente ha addotto di non essersi potuta preparare contro 
la  decisione  dell'UFM,  in  quanto  non  avrebbe  trovato  nessuno  per 
scrivere il suo ricorso a causa delle sue possibilità linguistiche; che, di 
conseguenza,  ha  chiesto  più  tempo  per  poter  reagire  contro  la 
decisione  dell'UFM,  nonché  una  terza  audizione;  che  la  ricorrente 
avrebbe il timore di dover pagare con la sua vita, se venisse rinviata in 
Serbia,  essendosi  opposta  alla  sua  famiglia,  alla  sua  società  e  alle 
regole imposte dalla religione, 

che,  preliminarmente,  le  censure  della  ricorrente  relative  alla 
possibilità  di  presentare  ricorso  e  alla  concessione  di  una  terza 
audizione non meritano tutela; che, quanto alla prima, l'insorgente ha 
chiaramente  avuto  modo  di  esporre  nell'atto  di  ricorso  le  sue 
motivazioni  di  merito  nella  lingua  inglese  da  lei  conosciuta;  che,  la 
ricorrente  non  abbia  esposto  tutto  quanto  necessario,  non  può  che 
essere  imputato  all'insorgente  stessa,  la  quale  tra  l'altro  avrebbe 

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potuto  disporre  dell'assistenza  giuridica  per  i  richiedenti  l'asilo;  che, 
quanto alla seconda censura, la ricorrente ha debitamente sottoscritto 
i  verbali  d'audizione, confermando così le dichiarazioni da lei  rese e 
trascritte,  senza  alcuna  riserva;  che,  d'altronde,  nemmeno  la 
rappresentante  dell'opera  assistenziale  F._______  presente 
all'audizione federale diretta ha fatto valere qualsivoglia problema circa 
lo  svolgimento  delle  audizioni;  che,  di  conseguenza,  le  suddette 
richieste della ricorrente sono respinte, 

che,  giusta  l’art.  34  cpv.  1  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda  d’asilo,  se  il  richiedente  proviene  da  uno  Stato  che  il 
Consiglio  federale  ha  designato  come  sicuro  secondo 
l'art. 6a cpv. 2 lett. a  LAsi,  a  meno  che  non  risultino  indizi  di 
persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza ridotto (GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247),

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente inserito,  in  data 
6 marzo 2009, la Repubblica della Serbia nel novero dei Paesi esenti 
da  persecuzioni,  sussiste di  massima una presunzione d'assenza di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  la  ricorrente  non  è  riuscita  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche 

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censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che,  segnatamente,  l'insorgente  ha  reso  numerose  dichiarazioni 
contraddittorie su punti essenziali del suo racconto, come rettamente 
rilevato dall'UFM; che,  a titolo  d'esempio, basti  rilevare che ella si  è 
contraddetta sul momento in cui avrebbe conosciuto il  suo fidanzato, 
colui  per  il  quale  avrebbe  addirittura  preso  la  decisione  di  lasciare 
definitivamente il  suo Paese d'origine nonché la sua famiglia; che la 
ricorrente  infatti  ha  inizialmente  affermato  di  aver  conosciuto 
D._______ un anno prima dell'espatrio e che avrebbero instaurato una 
relazione,  incontrandosi  di  nascosto,  vedendosi  al  bar  (cfr.  verbale 
d'audizione del 12 febbraio 2009 pag. 5), mentre che ha poi dichiarato 
di aver conosciuto il  suo fidanzato "a gennaio, poco prima di andare 
via,  una  o  due  settimane  prima"  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
3 settembre 2009  D36 pag. 5);  che,  chiamata  a  pronunciarsi  su  tale 
palese contraddizione,  l'insorgente  ha affermato che per  un anno si 
sarebbero frequentati di nascosto, per telefono, non osando uscire di 
casa e che solo a gennaio si sarebbero incontrati (cfr. ibidem, D77-79 
pag. 9); che,  tale  giustificazione,  oltre  ad essere in  contrasto con le 
dichiarazioni  della  ricorrente  secondo  cui  lei  e  il  suo  fidanzato  si 
sarebbero frequentati di nascosto, vedendosi al bar (cfr. sopra verbale 
d'audizione del 12 febbraio 2009 pag. 5), risulta altresì illogica, tanto 
più che essa non ha saputo ricordare il  numero di  telefono del  suo 
fidanzato,  allorquando  ha  affermato  di  sentirlo  tutti  i  giorni, 
rispettivamente  quando  poteva  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
3 settembre 2009 D86-87 pag. 10), 

che, inoltre, circa le persecuzioni di cui la ricorrente pretende essere 
oggetto  da parte  di  suo padre,  in  considerazione  della  sua asserita 
relazione  con  D._______,  l'insorgente  non  ha  fatto  menzione  -  in 
occasione  della  prima audizione  -  né  di  minacce  né  di  violenze  da 
parte del padre (cfr. verbale d'audizione del 12 febbraio 2009 pagg. 5-
6);  che,  se  tale  fosse  stato  effettivamente  il  caso,  la  ricorrente  non 
avrebbe atteso le domande n. 43 e 44 dell'audizione federale diretta, 
per  indicare  di  essere  stata  minacciata  e  picchiata  dal  padre  (cfr. 
verbale d'audizione del 3 settembre 2009 D43-44 pag. 6), 

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che, infine, le asserzioni della ricorrente fatte valere in sede di ricorso 
circa l'esistenza di problemi politici o d'ordine religioso in patria sono 
mere affermazioni di parte, tardive, nonché non corroborate da alcun 
mezzo di prova, ragion per cui non meritano alcuna considerazione, 

che, in tale contesto, segnatamente alla luce dell'inverosimiglianza del 
racconto reso dalla ricorrente sulla base degli elementi sopraevocati, 
non v'è motivo ad ogni modo di ritenere che la ricorrente non possa 
ottenere  dalle  competenti  autorità  in  patria,  se  opportunamente 
sollecitate,  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire 
illegittimo da parte di terzi, ovvero da parte della sua famiglia, nei suoi 
confronti,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  nella 
Repubblica della Serbia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione 
federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost., 
RS 101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio 1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  del 
16 dicembre 2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  o  esporre  la 
ricorrente in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari 
all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti  dell'uomo e 
delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101)  o 
all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura, 
RS 0.105),

che,  premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento  riconducibili  all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
all'art. 83 cpv. 4 LStr, il TAF osserva nondimeno che nella Repubblica 
della  Serbia  non  vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra 
civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme  della 
popolazione nella totalità del territorio nazionale, 

che,  pertanto,  nel  caso  di  specie,  non  risultano  manifestamente 
esservi indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

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che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

che la ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1; GICRA 2001 n. 21),

che, peraltro, il fatto di essere fidanzata o di vivere in concubinato con 
un richiedente l'asilo, che si trova altresì in Svizzera, non costituisce 
un  ostacolo  alla  pronuncia  e  all'esecuzione  dell'allontanamento  ai 
sensi dell'art. 44 cpv. 1 in fine LAsi, 

che,  inoltre,  dalle  carte  processuali  non  emergono neppure  ostacoli 
dal  profilo  dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione 
personale  della  ricorrente,  ritenuto  che  ella  è  giovane,  ha  una 
formazione scolastica ed è in buona salute, 

che, infatti, l'insorgente non ha, altresì, preteso nel gravame di soffrire 
di gravi problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione 
provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli 
atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per 
motivi medici, 

che, infine, oltre alla sua famiglia, la ricorrente dispone verosimilmente 
di  una  fitta  rete  sociale  in  patria,  dove  essa  ha  vissuto  sin  dalla 
nascita, 

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr); che la ricorrente, usando la necessaria diligenza, 
potrà  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi),  oltre  alla  carta  d'identità  che  già  possiede  (cfr. 
risultanze processuali); che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque 
pure possibile,

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che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata,

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza. 

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM,  Divisione soggiorno (per  corriere interno; in  copia; n. di  rif. 

N [...]; allegato: incarto UFM)
- G._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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