# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 963d3acd-3efd-5131-8383-210446e42ed0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.11.2004 52.2004.318
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-318_2004-11-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.318

   

  	
  Lugano

  3 novembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 21 settembre 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  RI 2 

  patrocinate da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 31 agosto 2004 del Consiglio di Stato
  (n. 3838), che annulla la licenza edilizia 26 marzo 1994 rilasciata loro dal
  municipio di __________ per una casa d’appartamenti in località __________
  (part. n. 1036 e 1257 RF);

  

 

 

viste le risposte:

-    28 settembre 2004 del
Consiglio di Stato; 

-    11 ottobre 2004 di CO 2;

-      7 ottobre 2004 del
Dipartimento del territorio (UDC); 

-    14 ottobre 2004 del CO 1;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 17
gennaio 2004, le ricorrenti RI 1 e RI 2 hanno chiesto al municipio di __________
il permesso di costruire uno stabile di tre appartamenti in località __________,
su due fondi (part. n. 1036 e 1257 RF), situati ai margini del nucleo (zona
NV), dichiarato sito pittoresco. L'edificio, a pianta quadrata e coperto da un
tetto a quattro falde, verrebbe eretto sul ciglio di un terrazzo, che scende a
precipizio sulla strada sottostante, posta una ventina di metri più in basso.
Il progetto prevede di strutturare l'edificio su quattro livelli, il più alto
dei quali adibito a solaio. La facciata E dell'immobile si ergerebbe ad
un’altezza di m 9.33 dal terreno sistemato mediante formazione di un terrapieno,
largo m 3.20, che in corrispondenza del piede della facciata risulterebbe alto
circa m 2.70 dal terreno naturale. Al centro di questa facciata è previsto un
avancorpo, largo 4.00 m, costituito da tre balconi sovrapposti, sorretti da
pilastri e sormontati da un tetto a due falde. Sporgendo per circa m 1.50 dal
filo della facciata, quest'avancorpo si avvicinerebbe sino ad una distanza di m
1.70 dal ciglio del terrapieno. 

 

 

	
		

 

 

 

 

 

 

             9.33

 

	
		

 

                                             
 3.20

				
			
	
		

 

                                          
2.20             2.70

	
		

 

                                                                                
terreno naturale

 

 

 

Nell’angolo NW dell’edificio, il progetto
prevede di costruire un ascensore, che collega i posteggi situati al livello
della strada al piano più alto. L'impianto è costituito in parte da un pozzo
verticale scavato nel pendio ed in parte da una torretta, a pianta quadrata di
2.00 m di lato, che si integra in un corpo scale addossato alla facciata W
dello stabile e coperto da un tetto piano. 

 

Alla domanda si è opposto il vicino qui
resistente, proprietario di un fondo contermine (part. n. 1034 RF), contestando
l'intervento dal profilo delle altezze, delle distanze dal confine e dell'inserimento
estetico nel tessuto architettonico del nucleo. 

 

Raccolto il preavviso favorevole del
Dipartimento del territorio, il 26 marzo 2004 il municipio ha rilasciato la
licenza edilizia, respingendo l'opposizione del vicino. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 31 agosto 2004 il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento, accogliendo
l'impugnativa contro di esso inoltrata da CO 2. 

Il Governo ha anzitutto ritenuto che sul
lato E l'edificio superasse l'altezza massima (m 10.00) prescritta dall'art. 29
NAPR. A suo avviso, l'altezza fuori terra di questa facciata, da misurarsi in
corrispondenza dell’avancorpo di cui si è detto, andrebbe sommata all'altezza
del terrapieno sottostante nella misura in cui eccede il limite di m 1.50,
fissato dall'art. 41 cpv. 1 LE. 

Non conforme all'altezza massima prescritta,
a mente del Consiglio di Stato, sarebbe pure la torretta dell'ascensore, che
non potrebbe essere considerata alla stregua di un semplice corpo tecnico. 

Parimenti lesiva del diritto, segnatamente
del divieto di alterazione del sito pittoresco e dell'obbligo di coprire le
costruzioni con tetti a falde, sancito dall’art. 29 NAPR, sarebbe infine anche
la copertura della stessa torretta e dell’attiguo corpo scale, addossato alla
facciata W dello stabile. 

 

 

                                  C.   Contro il
predetto giudizio governativo le soccombenti si aggravano davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento. Secondo le ricorrenti,
l'altezza dello stabile sarebbe conforme al diritto. L'edificio si inserirebbe
inoltre convenientemente nel sito pittoresco. 

Le ricorrenti non sollecitano comunque il
ripristino della licenza annullata, ma chiedono che gli atti siano rinviati al
municipio, affinché rilasci la licenza edilizia sulla base di una variante,
elaborata nel frattempo al fine di rimuovere i difetti ravvisati dal Consiglio
di Stato. Riprendendo l’impostazione generale del progetto, la variante elimina
anzitutto l'ampio solaio previsto nel sottotetto e riduce l'altezza del colmo
del tetto. L'altezza della facciata E e quella dell'avancorpo con i balconi
verrebbe a sua volta abbassata a m 8.48 dal terreno sistemato, mentre il ciglio
del terrapieno verrebbe arretrato ad una distanza di m 1.50 dal piede della
facciata. La falda W del tetto verrebbe infine prolungata in modo da coprire il
corpo scale, mentre la torretta dell'ascensore, innalzata da 1.00 a 2.00 m,
verrebbe a sua volta coperta da uno spiovente inclinato. 

 

 

                                  D.   All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene il vicino,
contestando in dettaglio le tesi delle insorgenti. Il resistente eccepisce in
particolare la proponibilità della domanda di rinviare gli atti al municipio affinché
rilasci l’autorizzazione per la variante. Ravvisandovi una nuova domanda
chiede, in via principale, che il ricorso sia dichiarato irricevibile. In via
subordinata, postula invece che sia respinto nel merito, ribadendo le censure
sollevate davanti alle precedenti istanze con riferimento all'altezza
dell'edificio e della torretta dell'ascensore, nonché all'inserimento estetico
delle costruzioni nel sito pittoresco. 

                                         Il
municipio si conferma invece nella licenza accordata.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La
legittimazione attiva delle insorgenti, beneficiarie della licenza annullata, è
certa (art. 43 PAmm). Entro questi limiti, il ricorso, tempestivo (art. 46
PAmm), è dunque ricevibile in ordine. 

 

1.2. La domanda di annullamento della decisione
governativa impugnata è senz'altro ammissibile. Da questo profilo, il ricorso
non può evidentemente essere dichiarato irricevibile. 

Anziché postulare il ripristino della
licenza, quale logica conseguenza della domanda di annullamento del giudizio impugnato,
le ricorrenti sollecitano il rinvio degli atti al municipio, affinché autorizzi
una variante elaborata al fine di correggere i difetti rilevati dal Consiglio
di Stato. Contrariamente a quanto ritiene il resistente, la domanda è
ammissibile. Il progetto rimane infatti sostanzialmente invariato. Non si
tratta di un nuovo progetto, ma di semplici modifiche del progetto iniziale,
che il municipio ha approvato con la licenza annullata. Trattandosi di
modifiche rientranti nei limiti di varianti suscettibili di essere imposte a
titolo di condizione della licenza allo scopo di renderla conferme al diritto,
la richiesta di rinvio degli atti al municipio affinché autorizzi la variante
si configura pertanto come una domanda di riformare in senso riduttivo la
licenza in contestazione. Non sovvertendo l'identità della vertenza, la
richiesta non disattende il divieto di nuove domande sancito dall'art. 63 cpv.
2 PAmm (DTF 25.9.74 in re A. p. di L. = Marco Borghi, Giurisprudenza
amministrativa ticinese, n. 484). 

 

1.3. Il giudizio può essere reso sulla base
degli atti (art. 18 PAmm). La situazione dei luoghi è sufficientemente nota a
questo tribunale da precedenti vertenze, che hanno interessato fondi situati
nelle immediate vicinanze. L'oggetto della contestazione emerge d’altro canto
chiaramente dai piani. Il sopralluogo richiesto dalle ricorrenti non appare
dunque atto a procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti
rilevanti per il giudizio. 

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 40 cpv. 1 LE, l'altezza di un edificio è misurata dal terreno
sistemato al punto più alto del filo superiore del cornicione di gronda o del
parapetto. La sistemazione del terreno, precisa l'art. 41 cpv. 1 LE, può essere
ottenuta con la formazione di un terrapieno, la cui altezza non è computata con
quella dell'edificio sovrastante nella misura in cui non supera il limite di m
1.50 dal terreno naturale ad una distanza di 3.00 m dal piede della facciata
(Adelio Scolari, Commentario, II. ed., ad art. 40/41 LE, n. 1244 seg.).
Terrapieni alti più di m 1.50 possono essere realizzati, ma vanno computati
sull'altezza dell'edificio sovrastante in misura pari all'eccedenza
riscontrabile ad una distanza di 3.00 m dal piede dell'edificio (RDAT 1996 I n.
38). 

 

2.2. L'altezza degli edifici nella zona del
nucleo tradizionale di __________ è regolata dall'art. 29 NAPR, che impone di tenere
conto di quella dei fabbricati circostanti e dell'andamento generale dei tetti,
al fine di salvaguardare il ritmo delle volumetrie e delle coperture esistenti.
In ogni caso non deve superare i 10.00 m. 

Fissata a 10.00 m l'altezza massima, la
norma conferisce al municipio una certa latitudine di giudizio, censurabile da
parte delle istanze di ricorso unicamente nei limiti dell'arbitrio, che gli consente
di imporre - se del caso - altezze inferiori al fine di salvaguardare il ritmo
delle volumetrie e delle coperture degli edifici circostanti. 

 

 

                                   3.   3.1.
Nell'evenienza concreta, il filo superiore del cornicione di gronda della
facciata E della controversa costruzione è posto ad un’altezza di m 9.33 dal
terreno sistemato mediante formazione di un terrapieno, che ad una distanza di
3.00 dal piede della facciata è alto circa m 2.70. All'altezza fuori terra
dell'edificio va quindi aggiunta l'altezza del terrapieno sottostante, nella
misura (Δ + m 1.20) in cui, ad una distanza di 3.00 m dal piede della
facciata, oltrepassa il limite di m 1.50 fissato dall'art. 41 cpv. 1 LE.
Determinata in base ai criteri di misurazione sanciti dagli art. 40-41 LE,
l'altezza effettiva dell'edificio è quindi pari a m 10.53. Non rispetta
pertanto l'altezza massima prescritta dall'art. 29 NAPR. 

 

3.2. Ancor più lesiva del diritto è
l'altezza dell'avancorpo che sporge dalla facciata E. Il tetto che lo ricopre,
sui lati N e S, presenta infatti un filo di gronda posto ad un'altezza di circa
m 10.50 dal terreno sistemato mediante formazione di un terrapieno alto tra m
2.20 e m 2.80 dal terreno naturale, il cui ciglio si situa oltretutto ad appena
m 1.50 dal filo esterno dei balconi. 

3.3. Altrettanto difforme, da questo
profilo, è anche la variante prodotta in questa sede dalle ricorrenti, che
rispetto al progetto iniziale prevede di arretrare il ciglio del terrapieno di
circa m 1.70 verso W, sino ad una distanza di m 1.50 dal filo della facciata E.

È ben vero che l'altezza fuori terra della
facciata E verrebbe ridotta a m 8.42, ma la modifica non basta per sanare il
difetto. All'altezza dell'edificio fuori terra non va infatti aggiunta soltanto
l'altezza del terrapieno sottostante nella misura (Δ + m 0.80) in cui
eccede il limite di m 1.50 sancito dall'art. 41 cpv. LE, bensì l'intera altezza
del terrapieno (m 2.30), perché il ciglio di quest'ultimo non rispetta la
larghezza minima di 3.00 m, fissata dall'art. 41 cpv. 2 LE al fine di evitare
il cumulo dell'altezza del terrapieno con quella dell'edificio sovrastante. 

Fuorviante, al riguardo, è la sezione B-B
dei piani prodotti in questa sede dalle ricorrenti, dalla quale sembra potersi
dedurre una larghezza del terrapieno di 3.00 m. Decisiva non è infatti la
posizione delle finestre della facciata E, che sono arretrate di circa m 1.50
rispetto al filo della stessa, ma la posizione della facciata stessa, che dista
appena m 1.50 dal ciglio del terrapieno. 

Già per questo motivo, il ricorso non può
essere accolto.

 

 

                                   4.   L'arretramento
della torretta dell'ascensore e l'allungamento della falda W del tetto,
proposti con la variante prodotta in questa sede, non giovano alla causa delle
ricorrenti. Anche se sanano gli altri difetti rilevati dal Consiglio di Stato,
che le ricorrenti continuano comunque genericamente a contestare, non
permettono di giungere a conclusioni a loro più favorevoli. 

Né sono ipotizzabili ulteriori correzioni,
che permettano di rendere la costruzione conforme alle norme sull'altezza. La
decisione governativa impugnata va quindi confermata senza che occorra
esaminare le ulteriori censure riferite all'inserimento estetico dell'edificio
nel quadro del sito pittoresco od al rispetto del divieto di realizzare tetti
piani, indirettamente posto dall'art. 29 NAPR. 

La tassa di giustizia è posta a carico delle
ricorrenti in solido, ritenuto che il comune ne va esente siccome comparso in
causa - senza successo - per motivi derivanti dalla sua funzione e non per
tutelare suoi interessi particolari. Le ripetibili sono invece sono invece
suddivise fra le ricorrenti ed il comune. 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 40, 41 LE; 29 NAPR di __________;
3, 18, 28, 31, 60, 61 PAmm 

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 2'000.- è posta a carico delle ricorrenti in solido.

 

 

                                   3.   Le
ripetibili di fr. 2'000.- sono poste a carico del comune nella misura di fr.
1'000.- e delle ricorrenti in solido per la differenza.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

  2 patrocinato da: PA 2 

  3. CO 3 

  4. CO 4 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario