# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea5ba946-030d-5033-a00d-b2376096a5cd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-09-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 09.09.2020 72.2020.42
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2020-42_2020-09-09.html

## Full Text

Incarto
  n.

  72.2020.42

  	
  Lugano,

  9 settembre 2020/bm

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte delle assise criminali

  	 

	
   

  	 

	 
	
  composta da:

  	
  Mauro Ermani, Presidente

  
	 
	
   

  	
  GI 1, giudice a latere 

  GI 2, giudice a latere 

  
	 
	
   

  	
  Veronica Lipari, cancelliera

  
								

 

sedente nell’aula penale di questo palazzo
di giustizia, per giudicare

 

	
  Nella causa penale

  	
  Ministero pubblico

  

 

		
  e in qualità di accusatori
  privati

  
	
   

  	
  ACPR 1, (generalità agli
  atti)

  ACPR 2, (generalità agli
  atti)

  ACPR 3, (generalità agli
  atti)

  patrocinati dall’avv. RAAP 1, 

  

 

contro                             IM 1,

rappresentato dall’avv. DUF 1,

 

in carcerazione preventiva dal 12.3.2019 al 7 .6.2019 ( 88 giorni),

 

nei confronti del quale sono state adottate le seguenti misure
sostitutive dell’arresto:

                                     -   l'obbligo di sottoporsi a
un trattamento medico, segnatamente a una psicoterapia (art. 237 cpv. 2 lett. f
CPP),

                                     -   il divieto di avvicinare a
una distanza di meno di 100 metri o contattare, anche tramite terzi, quindi
direttamente o indirettamente, i suoi figli (art. 237 cpv. 2 lett. g CPP),
riservate decisione della Pretura e/o dell'ARP sull'esercizio dei diritti di
visita, fermo restando che i diritti di visita dovranno essere sorvegliati,

 

misure confermate con decisioni del 13.09.2019 e 2.3.2020 del
Giudice dei provvedimenti coercitivi,

 

imputato, a
norma dell’atto d’accusa 40/2020 del 24 febbraio 2020 emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di

 

                                   1.   atti sessuali con
persone incapaci di discernimento o inette a resistere (ripetuti)

per avere,

ad __________, presso la propria abitazione, nel periodo compreso
da aprile 2018 al 29 gennaio 2019, 

in tre occasioni compiuto atti sessuali con la figlia ACPR 1 (nata
il __________), conoscendone e sfruttandone lo stato di incapacità di
discernimento e di inettitudine a resistere, in ragione della sua giovane età;

 

e meglio,

simulando i suoi atti come fossero un gioco, sapendo perfettamente
che la bambina, per l'età, non ne avrebbe percepito il significato,

 

                               1.1.   nel corso del mese di aprile
2018, mentre faceva il bagno con ACPR 1, facendosi toccare il pene fino ad
avere un'erezione e, quindi, appoggiandola sulla sua pancia a cavalcioni,
strofinando il suo pene in erezione contro le natiche della piccola;

 

                               1.2.   nel corso del mese di agosto
2018, mentre faceva il bagno con ACPR 1, iniziando a masturbarsi e quindi
facendosi masturbare da ACPR 1, sino ad eiaculare;

 

                               1.3.   il 29 gennaio 2019, mentre si
trovava a casa solo con ACPR 1, essendo eccitato, proponendole di fare il
"gioco del cavallone" e, quindi, prendendola in braccio a cavalcioni
di modo che muovendosi ACPR 1 si strofinasse contro il suo pene in erezione,
eiaculando poco dopo in bagno;

 

fatti avvenuti: nelle surriferite circostanze di luogo e di
tempo;

reato previsto: dall'art. 191 CP;

 

 

                                   2.   atti sessuali con
fanciulli (ripetuti)

per avere,

nelle circostanze di luogo e di tempo di cui al punto 1 del
presente AA,

in tre occasioni compiuto e coinvolto in atti sessuali la figlia ACPR
1 (nata il __________), minore di anni sedici,

 

e meglio:

 

                               2.1.   nel corso del mese di aprile
2018, nelle modalità descritte al punto 1.1 del presente AA, compiuto atti
sessuali con ACPR 1, 

 

                               2.2.   nel corso del mese di agosto
2018, nelle modalità descritte al punto 1.2 del presente AA, coinvolto e
compiuto atti sessuali con ACPR 1; 

 

                               2.3.   il 29 gennaio 2019, nelle
modalità descritte al punto 1.3 del presente AA, compiuto atti sessuali con ACPR
1;

 

fatti avvenuti: nelle surriferite circostanze di tempo e di
luogo;

reato previsto: dall'art. 187 cifra 1 cpv. 1 e 3 CP;

 

 

                                   3.   violazione del dovere
d'assistenza o educazione 

per avere,

ad __________, nel periodo dal 2017 all'11 marzo 2019, in
particolare a partire da agosto/settembre 2018,

violato il proprio dovere di assistenza verso i figli ACPR 2 (nato
il __________), ACPR 3 (nato il __________) e ACPR 1 (nata il __________), in
particolare verso il figlio ACPR 3, agendo come indicato al punto 4 del presente
AA e dando in escandescenza e gridando contro di loro in modo aggressivo per
ogni inezia, 

esponendone in tal modo a pericolo lo sviluppo fisico e psichico,
ritenuto come in particolare ACPR 3 vivesse in una situazione di timore;

 

fatti avvenuti: nelle surriferite circostanze di luogo e di
tempo;

reato previsto: dall'art. 219 cpv. 1 CP;

 

 

                                   4.   vie di fatto 

per avere,

ad __________, nel periodo da marzo 2017 all'11 marzo 2019, 

commesso ripetutamente vie di fatto, senza cagionare un danno al
corpo o alla salute, contro i figli ACPR 2 (nato il __________), ACPR 3 (nato
il __________) e ACPR 1 (nata il __________), incapaci di difendersi e dei
quali aveva la custodia e doveva avere cura, 

 

e meglio per avere, 

 

 

                               4.1.   nel periodo indicato, in un
numero imprecisato di occasioni, ma con una frequenza di quasi una volta a
settimana a partire da agosto/settembre 2019, colpendolo con sberle, calci e
con oggetti (ciabatte e mestolo da cucina in legno), sul sedere, sulle gambe,
sulla schiena, sulle mani, al capo e al volto, dando anche più colpi ogni
volta, lasciandogli a volte dei segni e provocandogli dolore, tanto da farlo
vomitare nel mese di settembre 2018 dopo averlo colpito con più calci alla
schiena, nonché, in un numero imprecisato di occasioni, tirandogli le orecchie,
ripetutamente commesso vie di fatto contro il figlio ACPR 3;

 

                               4.2.   nel periodo indicato, in un
numero imprecisato di occasioni, con una frequenza aumentata a partire da
agosto/settembre 2019, colpendolo con sberle e oggetti (ciabatta e mestolo da
cucina in legno) sul sedere, al volto e altre imprecisate parti del corpo,
dando anche più colpi ogni volta, nonché, in un numero imprecisato di
occasioni, tirandogli le orecchie, ripetutamente commesso vie di fatto contro
il figlio ACPR 2;

 

                               4.3.   nel periodo indicato, in un
numero imprecisato di occasioni, ma più volte, sculacciandola sul sedere,
lasciandole in almeno un'occasione dei segni, ripetutamente commesso vie di
fatto contro la figlia ACPR 1;

 

fatti avvenuti: nelle surriferite circostanze di tempo e di
luogo;

reato previsto: dall'art. 126 cpv. 2 lett. a CP;

 

 

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP 1
in rappresentanza del Ministero Pubblico; 

                                     -   l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

                                     -   l’avv. RAAP 1,
patrocinatore d’ufficio (GP) degli accusatori privati.

 

 

Espletato il pubblico 

dibattimento:               martedì 8 settembre 2020, dalle
ore 09:35 alle ore 15:55;

mercoledì 9 settembre 2020, dalle ore 14:20 alle ore 14:50.

 

 

 

 

 

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

 

Il PP PP 1 chiede di poter fare
delle correzioni del testo indicato ai ptt. 4.1. e 4.2 dell’AA, ovvero: al pt.
4.1. riga 3 AA, è indicato l’anno 2019 invece del 2018, per il pt. 4.2. riga 2
AA, è anche indicato 2019 invece del 2018. La Corte, la difesa e l’ACP ne prendono
atto e non hanno osservazioni al proposito. L’atto d’accusa è quindi modificato
in tal senso.

 

 

Sentiti:                       -   il Procuratore
pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula le seguenti
conclusioni:

i fatti sono venuti alla luce dopo una segnalazione della moglie
che ha trovato il marito, in stato di eccitazione, nella vasca da bagno con la
figlia a cavalcioni su di lui. IM 1 è stato arrestato il 12 marzo 2019, e dopo
le prime reticenze, ha ammesso questo primo episodio, come pure uno seguente riguardante
un momento di gioco al “cavallone” con la figlia, dove egli ha provato piacere
sessuale. Egli ha anche ammesso di aver colpito i figli, limitandosi a delle
sculacciate. L’inchiesta ha quindi cercato di stabilire il numero di atti
sessuali rispettivamente di violenze fisiche perpetrate ai danni dei bambini.
Da parte degli inquirenti è sempre stato presente il dubbio che vi fossero
stati più episodi, rispetto a quelli ammessi dall’imputato. Gli accertamenti,
però, non hanno permesso di raccogliere altri elementi utili per stabilire
episodi aggiuntivi. ACPR 1, vista la sua giovane età, non si è resa conto della
natura sessuale di quei momenti, per lei si è trattato di semplici giochi, e questo
lo si evince anche dalla registrazione in atti e dalle dichiarazioni della
madre. L’imputato ha sfruttato la sua incapacità di discernimento, essendo la
bambina incapace di reagire. Il reato di atti sessuali con fanciulli va in
concorso con l’art. 191 CP, trattandosi di due beni giuridici distinti. Per
quanto concerne la situazione in casa e le percosse ai figli, la compromessa
situazione famigliare è andata deteriorandosi a partire dal 2017, con un
successivo peggioramento dall’estate 2018, momento in cui moglie e figli sono
rientrati dal __________. L’imputato ha rifiutato l’aiuto del SAE e ha
ostacolato la moglie nel suo ruolo genitoriale, perdendo ripetutamente le
staffe e alzando le mani sui figli. Rinvia ai resoconti del SAE e della dr.ssa
che ha in cura i bambini. L’imputato ha colpito i propri figli ripetutamente e
con violenza, su tutte le parti del corpo, utilizzando anche oggetti (quali
bastoni per accendere il fuoco, ciabatte, mestoli). Urla e strilli erano la
normalità in casa e ACPR 3, in un’occasione, è arrivato a vomitare a seguito
delle percosse. Tutti i bambini hanno riferito di come papà li picchiasse.
L’imputato ha parzialmente ammesso le vie di fatto, contestando la frequenza
delle percosse e la zona colpita, limitandosi ad ammettere le sculacciate. Le
dichiarazioni della moglie sono comunque lineari e trovano conferma nelle
audizioni dei bambini. Chiede quindi la conferma integrale dell’AA. Quello di IM
1 è un comportamento che ha messo a rischio il benessere dei bambini ed il loro
sviluppo, in maniera duratura, e i rapporti agli atti ne sono la prova. Per la
commisurazione della pena, partendo dal reato più grave, la sua colpa, a mente
del PP, è medio/grave. Egli ha abusato più volte di sua figlia di ____ anni che
avrebbe dovuto proteggere, sapendo che ella non avrebbe compreso la portata dei
suoi atti. A favore dell’imputato vi è che non si è trattato di atti sessuali
invasivi, egli ha però agito per motivi egoistici e avrebbe potuto soddisfare
in altro modo i suoi bisogni fisiologici. Ha continuato nonostante la moglie li
avesse sorpresi, dimostrando una volontà criminale alta. Per le vie di fatto e per
il reato di cui all’art. 219 CP, rimarca che l’imputato ha agito su un periodo
prolungato, incurante dei reali bisogni dei figli. Vero che anch’esso stava
vivendo un periodo difficile della sua vita e che soffriva di disturbi
psichici, ma questi non erano tali da influire sulla sua capacità di
comprendere le proprie azioni né di determinare il suo comportamento in merito.
Non vi è, dunque, nessuna scemata responsabilità. Il dr. __________ riconosce
una lieve scemata per ragioni fisiologiche (perché era eccitato), sono comunque
aspetti che non spetta al perito valutare. Chiede quindi di considerarlo
pienamente capace. IM 1 ha ammesso i fatti contestando solo in parte le vie di
fatto. Inoltre, è stato poco trasparente ed ha continuato a sminuire le sue
azioni banalizzando le sue responsabilità. Ha anche continuato a scaricare la
sua colpa sugli altri, in particolare sulla moglie che lo ha denunciato. Chiede
una pena detentiva di 3 anni e 9 mesi (composta da 3 anni per gli atti sessuali
con persone incapaci di discernimento, più 6 mesi per il concorso con atti
sessuali con fanciulli, e 3 mesi per la violazione del dovere di assistenza ed
educazione). Non vi sono attenuanti. Per le vie di fatto è richiesta una multa
di fr. 1'500.-. Chiede inoltre la pronuncia di un trattamento ambulatoriale ai
sensi dell’art. 63 CP e che nei suoi confronti vengano prorogate le misure in
essere fino a oggi;

 

                                     -   l’avv. RAAP 1,
rappresentante degli accusatori privati ACPR 1, ACPR 2 e ACPR 3, la quale
formula le seguenti conclusioni:

i fatti sono chiaramente indicati nell’atto d’accusa e in parte
ammessi – anche se con estrema fatica - dall’imputato. Non vi è la necessità di
dover disquisire sugli elementi dei reati. È necessario, invece, sottolineare
alcuni aspetti rilevanti che alla Corte sono certamente pacifici e noti, mentre
per l’imputato sicuramente non sono chiari. La prima riflessione riguarda la
consapevolezza di quanto egli ha commesso: ha dimostrato in più di
un’occasione, e oggi ancora, di non avere capito che quello che ha commesso è
molto grave. Un reato importante, non una bagatella, né un incidente di
percorso, e per tali reati si finisce in prigione. IM 1 non ha ancora capito
che l’unico responsabile è lui, sicuramente non altre persone o circostanze. Da
un lato, egli ha capito che oggi ci si aspetta da lui che dica che gli
dispiace, che ha capito, che vuole farsi curare, dall’altro lato però,
intimamente, non è in chiaro su quanto ha effettivamente compiuto, e non ha mai
capito che quello che ha commesso ha una rilevanza nei rapporti futuri con la
sua famiglia. Dopo tutto, è sufficiente leggere i suoi verbali, le perizie, i
rapporti dei terapeuti e vedere il suo comportamento dopo la scarcerazione. Ha
dimostrato grande sofferenza per le regole che gli sono state imposte e non ha
mai perso occasione per indicare la moglie come l’origine di tutti i suoi mali.
È finito in prigione, ha rischiato di perdere il lavoro e solo ciò gli ha fatto
porre dei quesiti. Ma che il suo comportamento abbia davvero ferito intimamente
ed in modo grave e duraturo i suoi figli, che il suo è un comportamento
criminale, e non immaturo, ad oggi, lui non è ancora disposto a riconoscerlo.
La patrocinatrice è perplessa, leggendo il rapporto della terapeuta dr.ssa __________,
quando dice che lui è cosciente di aver agito con superficialità, immaturità e
senza consapevolezza nei riguardi della figlia e della vita famigliare. Ma il
suo comportamento va ben oltre: è una condotta criminale e lui non è ancora
disposto a fare i conti con i suoi errori. Una seconda riflessione è quella che
IM 1 deve smettere di ritenere le circostanze famigliari come l’unica causa di
quanto gli è accaduto e che l’ha portato, oggi, qui in aula. Egli ha una
visione molto grezza del mondo famigliare, nella sua ottica la famiglia è
composta da un marito che lavora e mantiene moglie e figli e da una moglie che
si occupa della casa e di fargli trovare un piatto caldo. Secondo lui, la
moglie non ha diritto di avere una vita al di fuori della propria casa, di
avere dei desideri e delle debolezze. Inoltre, per lui, i figli non devono dare
problemi e gli devono permettere di andare a lavorare tranquillo. L’imputato
fatica a vedere una famiglia composta da individui con i loro desideri, bensì,
per lui, la famiglia è un insieme di persone da mantenere con il sudore della
propria fronte. Se l’ordine di queste cose viene scombussolato (v. incidente o
problemi relazionali con la moglie o figli agitati), IM 1 perde il controllo,
diventa violento nei confronti dei figli maschi e cerca sfogo per i suoi
bisogni sessuali con la figlia di __________ anni. Ma dal suo punto di vista la
colpa non è sua: erano mesi difficili, un periodo in cui la moglie era stanca e
mancava il dialogo. La famiglia è un ambiente in cui quotidianamente si è
chiamati ad esercitare il difficile esercizio della convivenza, della
tolleranza e del reciproco rispetto. Per fare tutto ciò deve accettare l’aiuto
dei professionisti, ed è vero che sta seguendo un percorso con una certa
costanza, che è diventata tale solo dopo un intervento a gamba tesa del
Presidente della Corte, però si fatica a vedere la consapevolezza in tal senso
di IM 1, ove egli pare piuttosto che si sia solamente adeguato ad un ordine
dall’alto. Moglie e figli dell’imputato stanno vivendo una situazione
difficile: ACPR 2 ed ACPR 3 sono stati picchiati con sberle, calci, colpi con
ciabatta, il mestolo in legno da una persona di riferimento per loro, dal loro
papà, che stando alle parole di ACPR 1, solo “ogni tanto” era un po’ più
gentile. ACPR 1 è stata abusata sessualmente, ha vissuto circostanze a chiara
connotazione sessuale che una bambina di __________ anni non dovrebbe mai
sperimentare. Può darsi che non sia stata consapevole del significato, ma di
qualcosa si è sicuramente accorta, perché è la bambina che dice che non sempre
le piaceva fare il bagno con il papà, ricorda i giochi brutti, e che le carezze
del papà sono “un po’ belle e un po’ brutte”. Ha capito che qualcosa nel
comportamento del papà era sbagliato e, purtroppo, IM 1 non può sperare che ACPR
1 si dimentichi del tutto; sono circostanze che nella memoria dei bambini
resteranno per sempre. La richiesta di risarcimento agli atti si basa sulle
summenzionate considerazioni. La sua colpa è grave, oltre ad avere leso
l’integrità sessuale e fisica dei suoi figli per un periodo assai lungo, ha
agito con scopi egoistici ed in ambito famigliare ha violato la fiducia
fondamentale che un bambino deve poter avere nel proprio padre, con
l’aggravante che fino ad oggi non ha proprio dimostrato di avere compreso e di
essere sinceramente dispiaciuto per quanto fatto, così come non è chiaro se
egli è disposto a farsi aiutare. Si associa alla richiesta di condanna del PP. Chiede
che venga condannato al pagamento di un torto morale di fr. 4’000 per ACPR 1 e
fr. 1’000 per ciascun figlio maschio, oltre al rimborso delle poche spese non
coperte dalla cassa malati. Chiede la tassazione della sua nota professionale e
che lo Stato si rivolga all’imputato per il recupero di queste spese;

 

                                     -   l’avv. DUF 1, difensore
dell’imputato il quale formula le seguenti conclusioni: 

IM 1 è una persona fragile, emotivamente instabile, debole ed
estremamente ansioso, che negli anni 2017-2019 ha toccato il fondo. Si è
trovato in una spirale negativa e buia che lo ha portato a commettere gli atti
oggetto del presente procedimento penale. Atti da lui stesso descritti come
schifosi e per lo più ammessi. Come è arrivato questo padre di famiglia, che
svolge un lavoro di responsabilità - per il quale è necessario piena lucidità e
sangue freddo - a commettere gli atti descritti nell’atto d’accusa? Affermare
che stava vivendo un periodo molto buio della sua vita non è una scusante,
bensì la descrizione del contesto emotivo in cui si sono svolti i fatti. Nel __________,
sua moglie, senza troppe spiegazioni, ha deciso di separarsi in casa,
trasferendosi nella camera di ACPR 1. È qui che egli ha iniziato il suo
declino, fino ad includere ACPR 1 nella sua vita sessuale, per un motivo
compensatorio. In questo contesto si è manifestato il disturbo di cui soffre IM
1, come indicato dal dr. __________, di cui cita le parole dando lettura delle
conclusioni peritali di parte. Una situazione di disagio che IM 1 non è
assolutamente riuscito a gestire, in quanto non aveva nemmeno gli strumenti per
farlo. Per quanto concerne i punti 1 e 2 dell’atto d’accusa, i fatti sono
totalmente ammessi. Nel verbale del 9 maggio, da lui richiesto, IM 1 ha
“vuotato il sacco” ed ha spiegato nel dettaglio gli atti sessuali compiuti
sulla figlia. Le sue ammissioni erano comunque già iniziate nel corso del primo
verbale (in cui ha riferito del gioco del cavallone). Precisa che per i fatti
di cui al pt. 1.2 AA, l’imputato ha poi eiaculato nella sua mano ed il tutto si
è svolto in pochi attimi, soffrendo lui di eiaculazione precoce. Questo è da
considerare per determinare l’entità dell’atto sessuale. Per il pt. 4 dell’atto
d’accusa, in merito alle percosse ai figli, in particolare su ACPR 3,
l’imputato è sempre stato lineare: egli da subito ha ammesso le sue
responsabilità ammettendo di picchiare a volte i figli sul sedere, utilizzando
le mani, la ciabatta, il mestolo di legno o un piccolo bastoncino usato per
accendere il fuoco. Egli ha per contro sempre contestato altre modalità, anche
quelle indicate nell’atto d’accusa: egli contesta quindi i pt. 4.1. e 4.2 nelle
modalità descritte. L’accusa fonda le sue certezze su quanto indicato dalla
moglie del sig. IM 1 in occasione del verbale di confronto. Ne cita le
dichiarazioni (AI 28 pag. 13). A mente della difesa la signora IM 1 su questo
aspetto non è credibile: infatti, in occasione del verbale 19 febbraio 2019,
qualche mese prima, la signora IM 1 ha dichiarato, sempre in riferimento a
queste percosse, “tira scappellotti, picchia con la ciabatta o anche con il
mestolo della cucina, preciso però che non ha mai lasciato segni”, e questa è
una discrepanza evidente. Non ha mai parlato né di calci, né di pugni. Mesi
dopo, invece, parla addirittura del fatto che IM 1 avrebbe accompagnato a calci
il figlio; episodio che, se fosse vero, avrebbe certamente lasciato dei segni
su ACPR 3. Nemmeno il bambino ha riportato un simile episodio e la versione di IM
1 trova riscontro anche nelle dichiarazioni del figlio maggiore ACPR 2. A mente
della difesa, non vi è motivo di non credere a quanto dichiarato dall’imputato.
Quel che emerge dagli atti istruttori è che i ragazzi, fra di loro, se le
davano di santa ragione e avevano dei litigi violenti. Ha dato atto di questo
anche __________, dicendo che “si danno colpi che possono anche essere
pericolosi”. A tal proposito, forse, la donna si è confusa su chi tirava i
pugni sulla schiena a chi. Chiede quindi che vengano ritenute le modalità
riportate dall’imputato in relazione alle percosse. Per il reato di cui al pt.
3 dell’atto d’accusa, la difesa chiede il proscioglimento, in quanto non sono
adempiuti gli elementi oggettivi, ossia: il dovere di assistenza, la violazione
del dovere, la messa in pericolo dello sviluppo fisico e psichico e il nesso di
causalità. Agli atti non vi è una prova, né fattuale, né medica, di un danno
sui bambini a seguito delle percosse del padre. L’art. 126 cpv. 2 CP prevede
già una protezione accresciuta dei minori (cfr. anche 6S_339/2013 del 13
novembre 2003, consid. 2.3). Dal racconto di __________, emerge che i figli già
presentavano dei problemi comportamentali che hanno implicato che venissero
seguiti dal SAE già dal mese di maggio 2017. Il problema era quindi
antecedente. L’intervento del SAE si è reso necessario a causa dei continui
litigi fra i fratelli ed è questo il reale motivo dell’intervento del SAE. Agli
atti non è presente alcun rapporto del SAE o di un altro professionista che
indichi che i figli presentano o presentavano dei problemi comportamentali
dovuti alla condotta del padre. I loro problemi si sono protratti anche dopo la
carcerazione del padre e i rapporti agli atti riportano che i disagi attuali
dei figli sono stati causati dal suo comportamento a seguito della
scarcerazione (doc. TPC 5) e non vi è nessuna segnalazione che dimostri che il
disagio sia stato causato dalle percosse. Nessuna segnalazione in tal senso è
presente agli atti. Che l’educazione dei genitori IM 1 non fosse perfetta è
pacifico: le mani volavano troppo spesso, anche da parte della moglie. Sicuramente,
però, questo non era ancora tale da mettere in pericolo lo sviluppo dei figli.
Le percosse si sono aggravate da settembre 2018, ma non possono essere ritenute
la causa dei problemi comportamentali dei figli IM 1, che presentavano
difficoltà caratteriali già da quando erano molto piccoli. Per quanto attiene
il concorso fra i reati agli artt. 219 e 126 CP, questo non è sempre dato,
l’argomento è dibattuto in dottrina e il TF ha indicato che vi è concorso
quando il maltrattamento è di una certa durata ed intensità. Pertanto, di
principio, non è dato quando il fatto di violare l’integrità fisica del minore
non mette per forza in pericolo il suo sviluppo (6B_1256/2016). Non ci sono
prove agli atti che le percosse fossero di un’intensità tale da mettere in
pericolo lo sviluppo dei bambini. La difesa, quindi, contesta il concorso. In
merito, invece, al concorso tra l’art. 219 CP e i reati sessuali, la dottrina
maggioritaria sostiene che non vi è concorso. Chiede quindi il proscioglimento
dal capo d’accusa dei cui all’art. 219 CP. Per quanto concerne la
commisurazione della pena, dalle perizie agli atti è evidente che IM 1 non è un
pedofilo. L’elemento centrale per la difesa è la scemata responsabilità, che la
perizia di parte indica, e anche l’attuale terapeuta conferma. La difesa,
dunque, chiede il riconoscimento di una lieve riduzione della capacità di
agire. Dai rapporti rilasciati dall’__________, firmati dal dr. __________ e dalla
dr.ssa __________, si evince in maniera chiara che la terapia non sta dando dei
grandi frutti. IM 1, di fatto, non si sente ascoltato e la terapista non fa
molto per migliorare la situazione. IM 1, conscio dei suoi problemi, ha trovato
un nuovo terapista con cui confidarsi ed affrontare i suoi problemi. Si è
rivolto alla dr.ssa __________ in quanto aveva capito che con la dr.ssa __________
non sarebbe giunto a nulla di utile, e finalmente si vedono i primi risultati. Con
riferimento alla pena, la colpa di IM 1 è oggettivamente data ed è
oggettivamente grave: si chiede però che nell’esame della stessa venga tenuto
conto della scemata imputabilità di grado lieve, di cui si è detto. Per quanto
attiene le circostanze personali: il disturbo di IM 1 è ampiamente descritto
dai periti. Lui è una persona un po’ all’antica, un gran lavoratore, una
persona fedele, affidabile, disponibile, pronta ad aiutare il prossimo, attivo
nei vari __________ e, all’interno della sua famiglia, non è capace di cucinare
nulla se non la pizza surgelata. Non si occupa delle faccende di casa, se non
per piccole riparazioni. IM 1 è quel tipo di persona che si arrabbia se la
moglie lavora qualche ora la sera per avere aria dopo aver tenuto i figli tutto
il giorno. Non accetta l’intervento del SAE nella sua famiglia. È un soggetto
ansioso e irascibile, un uomo fragile che si è sentito abbandonato dalla
moglie, sua unica certezza dopo la morte della madre, moglie che non ha saputo
parlare col marito del disagio che stava vivendo, delle loro problematiche e
delle possibili soluzioni. IM 1 ha descritto il suo rapporto con la moglie
riferendo frustrazione perché in casa si è trovato di fronte un muro. Si è
quindi perso e non ha saputo ritrovare la giusta via ed in quel periodo ha
commesso l’errore più grande e sbagliato della sua vita. Sia ben chiaro, la
difesa non cerca scusanti per il suo comportamento, ma vuole che la Corte
capisca il clima che si respirava in casa IM 1 negli anni 2018-2019. Per quanto
concerne il suo comportamento durante l’inchiesta, la difesa osserva che se è
vero che ha avuto difficoltà nell’esprimersi e nell’ammettere i fatti, egli ha
fin da subito collaborato con gli inquirenti, ammettendo sin dall’arresto gli
atti sessuali commessi e la gravità degli stessi. Chiede che si tenga conto
della sua collaborazione già dal suo arresto, visto anche che il comportamento
dopo la scarcerazione, in sostanza, è stato corretto, rispettando le
disposizioni imposte dal PP e dal GPC. Egli però non ha fin da subito compreso
l’importanza delle misure sostitutive, non ha avuto il giusto atteggiamento
nemmeno nei diversi momenti con i figli, ed i diritti di visita gli sono
quindi, giustamente, stati tolti. Ad oggi sta ancora vivendo il divorzio con la
moglie con estrema sofferenza, lei gli nega ancora oggi un dialogo costruttivo,
lo informa solo nei minimi termini di come stanno i figli, sulla scuola, la
loro salute, ecc. Egli non vede i figli da diversi mesi e ciò lo logora
profondamente. Con la dr.ssa __________ ha iniziato a capire quanto commesso, e
chiede anche di considerare che egli sta seguendo due terapie in parallelo.
Un’eventuale carcerazione oggi significherebbe perdere in automatico il posto
di lavoro. Sarebbe l’ennesimo danno che i figli subirebbero, perché il padre
non potrà sicuramente garantire loro i contributi di mantenimento che ad oggi
paga. La difesa sa che l’aspetto lavorativo è marginale per la determinazione
della pena in questo contesto, ma ritiene doveroso dirlo. Egli è incensurato ed
è sinceramente pentito per quanto fatto ai figli. Data la scemata
responsabilità e le attenuanti ai sensi dell’art. 47 CP, dato anche il carcere
preventivo sofferto, è richiesta una riduzione della pena, per un massimo di 24
mesi, sospesi per 4 anni. La richiesta di sospensione condizionale è
giustificata dal fatto che non vi è un concreto rischio di recidiva, come detto
anche dai periti. Come già dichiarato da IM 1 stesso, egli è disposto a seguire
la psicoterapia anche se non dovesse essere ordinata dalla Corte. Chiede alla
Corte che per l’eventuale misura ordinata venga nominata la dr.ssa __________
di __________, con la quale l’imputato ha instaurato un rapporto più proficuo. Ammette
le pretese degli accusatori privati e non si oppone al mantenimento delle attuali
misure sostitutive della carcerazione. Per la nota professionale chiede l’integrale
riconoscimento delle prestazioni esposte.

 

 

 

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

                                   1.   CURRICULUM VITAE

 

IM 1, nel corso del primo verbale di Polizia 12 marzo 2019, ha
raccontato la sua vita. Da queste informazioni, unite a quanto dichiarato al
perito psichiatrico (AI 27 e AI 64), si può riassumere che: …OMISSIS…

 

…OMISSIS... La relazione tra IM 1 e la moglie, secondo
quanto dichiara l’imputato ad AI 4, è andata sempre bene, salvo negli ultimi
mesi, essendo che la donna aveva deciso di tornare a lavorare: 

 

"
(…) Io prendo un buon stipendio, e non ne vedo la necessità di
ammazzarsi di lavoro quando potrebbe restare a casa ad accudire i figli. Io non
ne vedo il motivo. Perché dovrebbe venire una mamma diurna a curare i nostri
figli per andare a lavorare come __________ o come __________? Ora ha un
contratto a ore presso __________. Lavora spesso __________.”

(allegato 1 ad AI 4). 

 

L’imputato ha poi aggiunto di essersi molto allontanato dalla
moglie anche a causa del fatto che negli ultimi 3 anni il suo lavoro era molto
cambiato, portandolo a viaggiare __________ e a lavorare spesso di notte, fatto
che avrebbe spinto la donna a dormire in camera con la figlia ACPR 1,
aumentando ancora di più le distanze dal marito e cessando, i due, di avere
rapporti sessuali. Ha dichiarato di ritenere comunque il loro rapporto molto
buono, paragonandola ad una seconda mamma “non mi ha mai fatto mancare
nulla, tutte le volte che arrivo a casa trovo un piatto caldo. Io non ho di che
lamentarmi.” salvo poi criticare il fatto che la moglie si recasse da uno
psichiatra in quanto stressata, secondo il suo parere, proprio a causa del
fatto che aveva ripreso a lavorare. Parere, questo, confermato anche al
dibattimento (verbale d’interrogatorio dibattimentale).

 

Con riferimento al rapporto con i figli, l’imputato l’ha descritto
buono, affermando di trascorrere del tempo con loro durante il week-end “__________,
un po’ tutte quelle attività che ci legano al territorio e alla nostra cultura
(…)” tanto da litigare con la moglie in quanto lei farebbe vedere loro
troppa televisione. 

 

__________ ha confermato le dichiarazioni del marito in
merito alla loro relazione, situando l’inizio dei loro problemi al momento in
cui venne a mancare la madre di lui: 

 

"
(…) La sua famiglia si è divisa per motivi di eredità. IM 1 da
quel momento è cambiato nel senso che era successo a me che sua __________ mi
accusasse di aver rubato dei centrini e vecchie sciarpe (…) cose che lei aveva
preso dalla casa della mamma e tenuto per se. (…) IM 1 ha sempre difeso __________
e non ha mai preso le mie parti (…) io non mi sentivo più da lui sostenuta.”

(allegato 9 ad AI 4). 

 

Con riferimento alla loro relazione dal punto di vista sessuale,
la donna ha dichiarato di non avere rapporti col marito da prima del natale
2017, parlando comunque di rapporti regolari ma mai “di qualità”: 

 

"
(…) All’inizio della nostra relazione le cose andavano più o meno
bene, avevamo rapporti regolari ma mai di qualità, è brutto da dire ma non
abbiamo mai avuto dei rapporti che fossero intensi, __________. Dopo la nascita
di ACPR 2 abbiamo cominciato ad avere sempre meno rapporti per poi arrivare
all’ultimo rapporto avuto prima di Natale 2017. Da allora non abbiamo più avuto
nulla. 

Io con lui ho sempre avuto solo rapporti normali pene-vagina. (…)”

(allegato 9 ad AI 4). 

 

IM 1, …OMISSIS…

 

 

                                   2.   PRECEDENTI PENALI

 

L’imputato è incensurato (doc. TPC 22). 

 

 

                                   3.   CIRCOSTANZE DELL’ARRESTO

 

IM 1 è stato posto in stato d’arresto il 12 marzo 2019 a seguito
della segnalazione effettuata dalla moglie __________ al pediatra __________
(che a sua volta ha chiesto una valutazione ginecologica-pediatrica alla dr.ssa
__________ dell’Ospedale __________, che ha poi informato la Polizia), in
merito a presunti abusi sessuali del marito ai danni della figlia ACPR 1. Egli
è stato raggiunto dagli agenti della Polizia cantonale sul suo posto di lavoro __________,
e questi hanno poi proceduto alla perquisizione di tutti gli spazi a lui in uso
presso il suo domicilio, così come al sequestro dei telefoni cellulari. È stato
poi tradotto al posto di Polizia di __________ per procedere al verbale
d’interrogatorio, alla presenza del difensore d’ufficio avv. DUF 1 (AI 4).  

 

Il PP PP 1 ha poi chiesto la carcerazione preventiva per rischio
di recidiva e di collusione, con istanza 13 marzo 2019, per due mesi (fino al
12 maggio 2018) (AI 8). Il GPC __________ ha accolto parzialmente la domanda,
decretando la carcerazione preventiva fino al 2 maggio 2019, confermando
l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, un certo rischio di collusione e
pericolo di recidiva (AI 9). 

 

Giunti in prossimità del termine, a seguito delle prime ammissioni
dell’imputato e della consegna di un rapporto intermedio del perito
psichiatrico, il 26 aprile 2019 il PP PP 1 ha chiesto un’ulteriore proroga
della carcerazione preventiva, sempre per pericolo di collusione e di recidiva,
per un periodo di ulteriori 2 mesi (AI 32).  

 

Con decisione 6 maggio 2019, il GPC __________ ha parzialmente
accolto la richiesta, confermando rischio di collusione e di recidiva,
decretando la carcerazione preventiva fino al 13 giugno 2019 (AI 47). Per
quanto ne è della scarcerazione e delle misure sostitutive, si dirà di seguito
(v. pt. 4.4).

 

 

                                   4.   FATTI E MOTIVI A
DELINQUERE

 

I comportamenti illeciti rimproverati all’imputato si suddividono
nei presunti atti sessuali ai danni della figlia minore ACPR 1, e nelle
violenze (sussunte quali vie di fatto), in concorso con la violazione del
dovere di assistenza ed educazione, ai danni di tutti e tre i figli.  

 

                               4.1.   REATI A SFONDO
SESSUALE NEI CONFRONTI DI ACPR 1

 

Si tratta, sostanzialmente, di tre episodi, precisamente descritti
nell’atto d’accusa. L’imputato per il primo (aprile 2018) ed il terzo episodio
(gennaio 2019), a fronte di riscontri oggettivi, si è assunto le sue
responsabilità quasi da subito, seppur con qualche reticenza e tendenza a sminuire
l’accaduto. Solo in seguito, dopo diversi verbali, ha spontaneamente raccontato
l’episodio descritto al pt. 1.2. dell’atto d’accusa (verbale 9 maggio 2019, AI
56), e ammesso alcuni dettagli degli altri due, sino a quel momento fermamente
contestati. 

 

                            4.1.1.   IN FATTO

 

Di seguito sarà descritto in un primo momento l’avvio
dell’inchiesta, per poi esporre, per ogni episodio, le dichiarazioni dei
coinvolti in ordine cronologico.

 

                         4.1.1.1.   L’avvio
dell’inchiesta

 

Il 6 febbraio 2019, la dr.ssa __________, caposervizio pediatra
dell’Ospedale __________ di __________, ha preso contatto con il commissario __________
della Polizia cantonale per segnalare il caso di ACPR 1 (__________ anni), per
presunti abusi sessuali nei suoi confronti da parte del padre. La dr.ssa __________
ha proceduto ad una valutazione ginecologica-pediatrica della bambina su
richiesta del pediatra della stessa, dr. __________ di __________. Dopo aver
ripercorso gli episodi riportatile dalla madre (di cui si dirà di seguito), la
dr.ssa __________ ha concluso escludendo segni fisici che potessero dare
evidenza di abusi sessuali (allegato 10 ad AI 4).

 

In data 19 febbraio 2019, è stata interrogata __________, moglie
dell’imputato e madre di ACPR 1, dinanzi alla Polizia. Il verbale ha da subito
abbordato tre singoli episodi per i quali la donna aveva individuato dei
comportamenti sospetti da parte del marito e della bambina. Da notare che
l’imputato, fermato poi solo il 12 marzo seguente, in apertura al verbale ha
inizialmente dichiarato: 

 

"
(…) Mi viene chiesto se sentiti i motivi per i quali vengo
interrogato ho dichiarazioni spontanee da fare a chi mi interroga. 

No, per l’accusa che mi viene mossa mi
sento innocente. Io non ho toccato mia figlia sessualmente, assolutamente.
Anzi, ci mancherebbe che metto le mani addosso a un bambino. Una sberla sul
culo perché ha combinato una marachella sì ma niente di più.”

(allegato 1 ad AI 4). 

 

Gli sono poi state contestate le dichiarazioni della moglie sui
singoli episodi rilasciate settimane prima, dandogli la possibilità di prendere
posizione. Con una certa fatica, l’imputato ha poco a poco ammesso gli episodi
riportati dalla moglie, seppur tentando di minimizzarne e banalizzandone la
portata.

 

Di seguito le dichiarazioni degli interrogati suddivise per ogni
singolo episodio descritto nell’atto d’accusa, ed esposte in ordine cronologico
seguendo l’inchiesta. 

 

Da notare che l’episodio di mezzo, avvenuto ad agosto 2018, è
stato raccontato spontaneamente dall’imputato solo dopo diversi verbali, a maggio
2019, con il che verrà qui esposto per ultimo. 

 

                         4.1.1.2.   Aprile 2018 (pt.
1.1/2.1 AA)

 

Trattasi dei fatti avvenuti durante il bagnetto dell’imputato e
della figlia in vasca da bagno. __________, sentita la prima volta il 19
febbraio 2019 in Polizia, ha così descritto questo primo episodio:

 

"
(…) L’anno scorso, non ricordo bene quando, era un po’ prima
dell’estate, forse ad aprile in serata dopo cena, avevo messo ACPR 1 a fare il
bagnetto nella vasca, da sola. In un secondo momento è entrato suo papà, mio
marito. Io nel frattempo ero al piano di sotto a fare le faccende domestiche.
Quando sono tornata in bagno per controllarla ho visto che mio marito era
all’interno del bagno con ACPR 1. Premetto che io non l’avevo visto entrare in
bagno. Quando sono entrata ho visto subito ACPR 1 seduta sopra al papà, il
quale era nudo, così come ACPR 1. Preciso che ACPR 1 era seduta proprio sul
pene di mio marito. 

L’agente interrogante mi chiede se ho
notato se il pene di mio marito fosse in erezione in quel momento. 

Al momento io mi sono veramente incavolata
e ho tolto ACPR 1 dalla vasca, queste cose le trovo inaccettabili. Tanto che io
cerco sempre di far fare il bagno ai bambini separati e oltretutto preferisco
che facciano la doccia. (…) Io sono cresciuta con questa educazione. (…) Per
riprendere la domanda dell’interrogante posso anche dire di aver visto che il
pene di mio marito era in erezione in quel momento. (…) Lui era sdraiato e lei
seduta sul suo pene con le gambe aperte con il viso rivolto verso il papà. (…) ACPR
1 era tranquilla, aveva l’umore di una bambina che giocava. 

Appena entrata e vista la scena, ho preso ACPR
1 e ho detto “il bagno è finito”. Mio marito mi rispondeva “ah, ma stavamo solo
giocando!”. Immediatamente ho asciugato ACPR 1, l’ho vestita e l’ho portata
nella sua stanza e poi l’ho portata in sala con me. Mio marito invece è rimasto
solo in bagno, dove ci è rimasto diverso tempo. Mio marito, quando fa il bagno
ci rimane anche per un’ora. Questo episodio è terminato così. 

Chi mi interroga mi chiede se ACPR 1
abbia parlato con me di quanto successo nella vasca. 

No, io ho provato a fare domande ma forse
lei non si rendeva conto. Le avevo chiesto cose del tipo se si era lavata da
sola. ACPR 1 mi rispondeva che aveva lavato il “pisellino” del papà senza però
dare alcun dettaglio.”

(allegato 9 ad AI 4).

 

Le è stato quindi chiesto se avesse parlato col marito di quanto
visto nella vasca da bagno: 

 

"
(…) Lui mi disse che io ero esagerata e io avevo capito che per
lui era una cosa normale, ma per me non lo è. E per non normale mi riferisco
anche solo al fatto di fare il bagno nudo con sua figlia. Al momento non sapevo
ancora che ACPR 1 gli avesse lavato il pene. Io a lui non ho mai chiesto se
fosse vero che ACPR 1 gli avesse lavato il pene. (…)”

(allegato 9 ad AI 4).

 

IM 1, sentito dalla Polizia il giorno del suo arresto, 12
marzo 2019, ha così reagito, prendendo atto delle dichiarazioni di cui sopra e
relativizzando il fatto che avesse fatto il bagno nudo con la figlia: 

 

"
(…) Non ricordo esattamente questo episodio, posso però dirle che
ho già fatto il bagno con mia figlia, è successo più volte da quando ha un anno
a questa parte. Non fraintendetemi, non è che se c’è ACPR 1 in bagno allora io
devo assolutamente entrare, ma come penso sia normale per un genitore mi è già
successo di fare il bagno con ACPR 1, cosi come mi è già successo di fare il
bagno con ACPR 2 o ACPR 3 e questo lo dico su esplicita domanda del mio
avvocato. 

Il fatto che ACPR 1 fosse seduta sul mio
pene, non so che dire, non posso dire di no ma nemmeno confermarlo. Può darsi
che fosse seduta sulla mia pancia, mi sembra strano proprio sul pene. Io credo
che anche __________ abbia già fatto il bagno con i nostri figli.”

(allegato 1 ad AI 4). 

 

A domanda di prendere posizione in merito alle rivelazioni della figlia,
che avrebbe riportato alla madre di aver “lavato il pisellino del papà”, egli
ha inizialmente negato, poi titubato, ed infine ammesso, parlando comunque di
“incidente”:

 

"
(…) No… no, no. Non è possibile. Se siamo nella vasca insieme
magari mi ha già lavato i piedi ma proprio il pisello è eccessivo… non mi
ricordo.

Chi mi interroga mi dice che non è una
cosa difficile da ricordare se mi sono fatto mettere le mani sul pene da mia
figlia. 

Sì, è successo, ma nulla di che, ha preso
la spugna e mi ha lavato il pene. Con le mani no. 

 

Chi mi interroga mi invita a riflettere
meglio. 

No, solo con la spugna, mia figlia non ha
mai fatto nessun movimento tipo “sega” o masturbatorio su di me. Sicuramente io
non mi sono fatto masturbare da mia figlia. 

 

Chi mi interroga mi chiede per quale
motivo abbia chiesto a mia figlia di lavarmi il pene. 

Non l’ho chiesto, è stato un gesto
spontaneo di ACPR 1. Io non l’ho mai chiesto, non ho mai insistito e non ho mai
obbligato ACPR 1 a toccarmi il pene. (…)  Era successo circa un anno fa,
coincide con quello che aveva detto mia moglie. È successo solo quella volta
che mia figlia mi lavasse il pene. È successo un po’ per gioco. Io le dicevo
“guarda che ho il ginocchio ancora sporco” e lei me lo lavava, oppure “guarda
che ho il qui ancora sporco”. Io però non ho mai chiesto a mia figlia di
lavarmi il pene, è vero, ho sbagliato, quando lei mi ha toccato avrei dovuto
dirle di no, che non si fa. È successo accidentalmente.”

(allegato 1 ad AI 4). 

 

Confrontato con le dichiarazioni della moglie, la quale in quel
frangente ha dichiarato di aver notato il suo pene in erezione, ha reagito
inizialmente negando, poi in maniera confusa: 

 

"
(…) Nooo, noo, non so cosa dirle… un po’ sì e un po’ no. Mi ha
sfiorato ma non ero eccitato, non mi eccito perché mia figlia mi tocca. Io non
so perché ho avuto questa mezza erezione quando mia figlia mi ha toccato. 

Chi mi interroga mi chiede se, anche
involontariamente, ho provato eccitazione sessuale nel farmi toccare il pene da
ACPR 1. 

Solo in bagno quella volta lì. 

Chi mi interroga mi chiede se, anche
involontariamente, ho provato eccitazione sessuale nel farmi toccare il pene da
ACPR 1. 

(Ndv l’imputato riflette) Come le dico no.”

(allegato 1 ad AI 4). 

 

Intervenuto il PP PP 1 a fine verbale, gli sono state poste
diverse domande più in dettaglio circa le modalità del bagnetto con la figlia:

 

"
(…) Il verbalizzante mi dice che ho dichiarato che sarebbe
capitato “un po’ per gioco” che ACPR 1 mi pulisse il pene: le dicevo “guarda
che ho il ginocchio sporco” e lei puliva lo lavava (…) Mi viene chiesto se
avessi detto a ACPR 1 che il mio pene era sporco. 

No, non avevo detto a ACPR 1 che il mio
pene andava pulito (…) l’ho lasciata fare senza dirle nulla. Non era però stata
una cosa che io avevo pianificato. Non so perché io l’abbia lasciata fare. Me
ne rendo conto solo ora che la cosa è sbagliata. (…) Io in quel momento non ho
percepito la cosa come di natura sessuale e non ho provato alcun piacere. 

Mi viene chiesto se ho problemi di
erezione. 

No, nessun problema. 

 

Il verbalizzante (…) mi contesta che mia
moglie ha dichiarato che (…) aveva visto ACPR 1 seduta sopra di me e che io
avevo il pene in erezione. 

Quando facevo il bagno con ACPR 1 è
certamente capitato che lei mi salisse sulla pancia, non ricordo però se ho
avuto un’erezione in questa circostanza a seguito di eccitazione sessuale.

 

ADR che non so dire se l’episodio
descritto da mia moglie è lo stesso in cui ACPR 1 mi ha lavato il pene. 

 

ADR che non escludo tuttavia di aver
avuto un’erezione quando ACPR 1 mi saliva sulla pancia nuda durante il bagno.”

(allegato 1 ad AI 4). 

 

Allegato al rapporto di arresto (allegato 12 AI 4), figura il
diario prodotto dall’insegnante della scuola dell’infanzia di ACPR 1, la quale riporta,
per la data 7 febbraio 2019:

 

"
(…) Frasi che ACPR 1 ha detto mentre faceva un puzzle: 

(…) “giochi brutti nella vasca con me il
papà”

(…) “Giochi brutti. Un giorno vuole fare il
bagno ma però io non voglio

Io voglio una volta al giorno 

Una volta si una volta no” 

“Papà faccia il gioco che lui beve, ma fa
per finta acqua sporca (…) 

8 febbraio 2019 

ACPR 1 porta la sua bambola __________ a
scuola dell’infanzia e si mette a disegnare dicendo: 

Questa sono io e questa è __________ (si
riferisce al disegno) giochiamo che ci abbracciamo poi ci date i baci. 

__________ dice ti voglio bene 

Di solito ACPR 2 e ACPR 3 gli fanno male ad
__________ (ACPR 1 tiene la bambola e mi mostra che va sotto il vestito con la
mano) io dico di piantarla e la lascino in pace. 

Le carezze del papà sono un po’ belle un
po’ brutte. 

Mamma accarezza __________ sotto la
maglietta. 

 

Oss. A mezzogiorno durante il pranzo ACPR 1
piange disperata viene da me, io non le chiedo nulla la tengo in braccio
fintanto che si calma.” 

(allegato 12 ad AI 4).  

 

Lo stesso giorno del fermo dell’imputato, l’ispettrice __________
ha proceduto all’audizione videoregistrata di ACPR 1 (AI 5 e 12). La bambina ha
sostanzialmente raccontato di fare spesso il bagnetto col padre e che a lei
questo non piacerebbe particolarmente, in quanto lei vorrebbe lavarsi ed invece
il papà vorrebbe sempre giocare a “fare la pizza” o al “gioco della banana”. ACPR
1 ha inoltre riferito che col padre avrebbe giocato anche al cavallone, nella
vasca. Così la bambina: 

 

"
(…) I: __________ (PG, Sezione RIP)

V: ACPR 1 (…) 

 

I: (…) il bagnetto o la doccia come… come funziona quando devi
farla? Spiega un po’. 

V: Io metto l’acqua poca e dopo metto il
sapone e dopo si riempie di bollicine… (…) ho fatto il bagno col papà perché
lui fa sempre il bagno con me. 

I: Ah, sì? 

V: Sì. 

I: Wow, raccontami un po’ quando fai il
bagno del papà… il bagno col papà, come funziona. 

V: Che faccio io mi lavo e il papà si lava
ma dopo quando abbiamo finito di lavare noi giochiamo con le mie cose. (…) Le
porto nella vasca (…) lui beve per finta perché l’acqua è sporca (…) allora lo
prendiamo dal lavandino perché l’acqua dal lavandino è pulita (…) mi mette lui
il sapone (…) io faccio la… la pizza per finta… (…) la mangiavamo noi però per
finta. (…) Perché era acqua (…) io preparo delle banane però non so farle
allora ci provo (…) io sono il cameriere (…)

I: Ok, ma tu devi aiutare il papà a
lavarsi? 

V: No. 

I: Ok (…) c’è qualcosa che non ti piace
fare quando sei col papà? 

V: Mmm… no. Di solito però non mi piace
fare il bagno col papà perché lui fa tutti i giorni il bagno con me. (…) lui
poi vuole giocare sempre, ma io mi voglio anche lavare. (…) Non solo giocare. 

I: E ma lui vuole giocare a che cosa? 

V: E.. al cameriere che io faccio il
cameriere (…)”

(AI 12). 

 

__________ e IM 1 sono poi stati interrogati a confronto il
17 aprile 2019. In questo verbale, la donna ha confermato quanto già
precedentemente dichiarato, ribadendo di essere sicura che la figlia fosse
seduta ad altezza del pene del padre (con la sua vulva a contatto con lo
stesso), come pure del fatto che il marito avesse il pene in erezione: 

 

"
(…) confermo che aveva il pene in erezione. Sono sicura di
questo. (…) confermo che ACPR 1 era seduta proprio sul pene con le gambe aperte
e la vagina a contatto con il pene. (…) mi sembrava tranquilla, come se stesse
giocando e si stesse divertendo. (…) appena sono entrata e ho visto cosa stava
succedendo, ho subito preso ACPR 1 e sono andata via.”

(AI 28). 

 

L’imputato, sentite queste parole, ha preso posizione, negando che
la bambina si trovasse sul suo pene, situandola ad altezza dell’ombelico,
ammettendo di aver avuto un’erezione per il fatto che la bambina gli aveva
strofinato il pene con la spugna: 

 

"
(…) contesto che ACPR 1 era seduta proprio sul mio pene. Era
seduta sulla mia pancia, all’altezza dell’ombelico, più o meno. (…) È stata
l’unica volta che lei ha portato via ACPR 1 mentre questa stava facendo il
bagno con me. Non è però l’unica volta che mi ha visto fare il bagno con ACPR 1
Anche dopo questo episodio ho continuato a fare il bagno con ACPR 1 Ho anche
ancora fatto il bagno con i figli maschi. (…) Confermo che quando è entrata __________
nel bagno mentre avevo ACPR 1 sulla pancia avevo il pene in erezione. 

ADR che non mi sentivo eccitato
quando ACPR 1 era seduta sopra la mia pancia. 

L’interrogante mi chiede di spiegare
perché allora ho avuto l’erezione. 

Voglio dire che ACPR 1 mi aveva strofinato
il pene con la spugna e lì, allora, mi sarò eccitato.”

(AI 28). 

 

__________, ha invece ribadito di essere certa della posizione
della bambina: 

 

"
(…) non era seduta sulla pancia, ma proprio sull’altezza del
pene. Io ho visto il pene in erezione solo quando ho alzato ACPR 1 (…)”

(AI 28).

 

L’imputato ha ribadito di non aver pensato a nulla di male,
entrato a fare il bagno con la figlia in quel momento, come neppure nel momento
in cui la moglie intervenne e la portò via. A questo punto del verbale,
l’interrogante ha chiesto a __________ per quale motivo avesse atteso fino a
gennaio 2019 per parlare di questo episodio con qualcuno (la psicologa __________):

 

"
(…) gliene ho parlato il giorno dopo la registrazione del 29
gennaio 2019. Non gliene avevo parlato prima, perché era una cosa che mi aveva
fatto molto male e paura. (…) avevo paura che si potesse ripetere. (…) ho
pensato di tutto e di più. Ho avuto paura e ho pensato solo a proteggere mia
figlia. (…) non ne avevo parlato subito con la psicologa, perché non me la sono
sentita a causa di questioni mie personali di cui ho già riferito nel mio primo
verbale di polizia. Voglio dire che io di quello che ho riferito nel primo
verbale di polizia sul mio vissuto sono riuscita a parlare con la psicologa
solo di recente, quando le ho parlato anche di quello che era successo tra mia
figlia ACPR 1 e suo padre. (…) di questo mio vissuto io non ho mai parlato con
mio marito.”  (ndr. si tratta, in buona
sostanza, di abusi da lei subiti in gioventù).

(AI 28).

 

Nel corso dell’inchiesta, il 30 aprile 2019 la docente della
Scuola dell’infanzia di ACPR 1 ha preso contatto con gli inquirenti per
riferire alcune frasi rilevanti proferite dalla bambina durante la frequenza,
con riferimento ai fatti avvenuti con il padre, ovvero: 

 

"
(…) 29 aprile 2019

(…) Qui riporto le frasi dette da ACPR 1 e
faccio una descrizione dei comportamenti "particolari"

Il papà in prigione perché io ero grande ma non come lui mi ha
detto di lavarmi ma io mi ero già lavata ma i capelli no e dovevo lavarmi bene
i capelli.

 

Il papà è venuto nella vasca con me io facevo gioco cavallo cavallon

Anche sul divano cavallo cavallon io andavo sulla sua pancia e
poi saltava. Ma adesso non lo posso fare più perché è in prigione

Questo non ho detto a __________ (poliziotta) del cavallon, sai
ero in una stanza io vedevo la mamma la mamma non vedeva ma sentiva.

Voglio dire a __________ del cavallon.

 

I bambini sono seduti sulla panchina e aspettano di andare a
mangiare

 

ACPR 1 si siede su un compagno e poi comincia muoversi
ripetutamente spingendo il "sedere" sulle gambe del compagno.
(non so se la descrizione è chiara)

 

ACPR 1 viene da me e dice "lo faccio con il papà" (…)”

(AI 42). 

 

A verbale 2 maggio 2019, il PP PP 1 ha reso attento l’imputato in
merito al tenore delle sue risposte, spesso vaghe, con tanti condizionali e
poco credibili, anche dinanzi al perito nel corso dell’esperimento della
perizia psichiatrica. Con riferimento a questo specifico episodio, il
magistrato inquirente gli ha quindi fatto notare: 

 

"
(…) Il verbalizzante osserva che anche nei verbali fatti
finora mi sono mostrato titubante nelle risposte a domande precise. (…) ho
risposto in modo vago, con “forse” (…), usando condizionali (…) Ad esempio, mi
viene ricordato che nei verbali di Polizia ho dichiarato (…) 

- sul fatto che ACPR 1 mi avesse lavato
il pene con la spugna avevo dichiarato di fronte all’interrogante, invece: “(…)
confermo che è capitato che ACPR 1 mi abbia lavato il pene con la spugna.
Confermo quanto dichiarato prima voglio precisare che la cosa potrebbe essere
stata accidentale” (VPG del 12.03.2019, pag. 19, riga 4 segg.); 

- con riferimento a quando ACPR 1 mi
avrebbe toccato/lavato il pene, fermo restando che nel verbale di Polizia del
12.03.2019 avevo dichiarato che me l'aveva toccato con la spugna, nel verbale
del 26.03.2019 avevo poi dichiarato: “magari mi ha toccato il pene con la mano
o con la spugna” (pag. 2 riga 39 segg.);”

(AI 43). 

 

A questo punto del verbale è stata fatta una pausa per
permettergli di parlare con il suo difensore. Dopo un colloquio di circa 10
minuti, IM 1 ha precisato di ricordare bene di essere stato toccato dalla
figlia prima con la spugna e poi con la mano. Ha poi ammesso di aver
precedentemente dichiarato di essersi toccato lui il pene, unicamente in quanto
gli sembrava meno grave il fatto che l’erezione se la fosse provocata da solo,
e non a seguito del toccamento fatto da ACPR 1. In realtà, è successo proprio
questo:

 

"
(…) Dopo aver parlato con il mio difensore io ricordo
benissimo che ACPR 1 mi aveva strofinato il pene con la spugna e con la mano. E
dopo è salita sopra la mia pancia a cavalcioni, la faccia rivolta verso di me,
come pure mi ricordo che mia moglie era entrata in bagno e che le avevo detto
che stavamo solo giocando. Io ho avuto l’erezione mentre ACPR 1 mi strofinava
il pene. Prima ho accennato al fatto che mi ero toccato anche io il pene,
dicendo inizialmente che era avvenuto dopo che mi aveva strofinato ACPR 1,
successivamente mi sono corretto, dicendo che mi ero dapprima toccato il pene
provocandomi l’erezione e che solo dopo ACPR 1 me lo ha strofinato. Con
riferimento a questo aspetto in realtà non ricordo se mi sono toccato il pene.
Ho detto quest’ultima cosa per dire che non era ACPR 1 che mi aveva fatto
venire l’erezione, ma che me l’ero provocata io. 

 

ADR che pensavo che fosse meno grave
se l’erezione me la sono provocata io e non ACPR 1.”

 

Il PP ha quindi osservato che, essendo l’erezione stata provocata
dalla bambina, il toccamento non può essere stato tanto fugace. L’imputato,
dopo aver precisato di eccitarsi rapidamente, ha ammesso una certa durata
dell’atto masturbatorio, terminato per sua mano in quanto avrebbe avuto il
timore di avere un orgasmo: 

 

"
Il verbalizzante osserva che per avermi provocato un’erezione ACPR
1 deve avermi strofinato bene per un certo tempo, non solo di sfuggita. 

 

Voglio dire che io mi eccito rapidamente.
Comunque è corretto che ACPR 1 mi ha strofinato il pene non di sfuggita, ma per
un po’ di tempo. Non so dire quanto, se 30 secondi o un minuto, direi non più
di un minuto. ACPR 1 ha iniziato a strofinarmi il pene con la spugna. Poi l’ha
strofinato con la mano, afferrando il pene con la mano, solo una, e poi ha
fatto il movimento masturbatorio, ma solo verso il basso. Ad un certo punto per
evitare il peggio l’ho presa e l’ho messa sulla mia pancia. Non sono stato io a
dirle di prendere in mano il mio pene e di fare il movimento masturbatorio.
Quando ha iniziato a farlo l’ho però lasciata fare. È stato stupido da parte
mia non fermarla. 

 

Mi viene chiesto cosa intendo quando
dico che l’ho presa sulla mia pancia per evitare il peggio.

Rispondo che mi stavo eccitando sempre di
più e se avesse continuato avrei avuto un orgasmo. Ho capito che ero comunque
ancora lontano dall’avere un orgasmo.”

(AI 43). 

 

Il magistrato inquirente gli ha quindi contestato le sue
precedenti dichiarazioni, dalle quali emerge il dubbio che questo episodio non
fosse stato il solo. IM 1 ha comunque ribadito non esserci stati altri
comportamenti illeciti di questo tipo, nonostante abbia ancora più volte fatto
il bagno con la figlia (AI 43). 

 

Come si vedrà di seguito, nel corso del verbale 9 maggio 2019 ACPR
1 racconterà spontaneamente l’episodio più grave, avvenuto ad agosto 2018, in
cui la figlia lo avrebbe toccato masturbandolo fino a pochi istanti prima
dell’eiaculazione, poi avvenuta mentre lui stava uscendo dalla vasca coprendosi
il pene con una mano. In questo verbale, ove egli si è mostrato più
collaborante, ha anche cambiato versione per quanto concerne il primo episodio
di aprile 2018, tornando a quanto aveva dichiarato nel corso del verbale di
confronto. Così IM 1, il 9 maggio 2019 al PP PP 1: 

 

"
(…) Voglio dire che nell’ultimo verbale ho riferito che ACPR 1
nell’episodio di aprile nel bagno mi aveva toccato il pene, facendo un
movimento masturbatorio. In realtà, ACPR 1 mi ha toccato il pene masturbandomi
nel mese di agosto 2018 (…) Con riferimento all’episodio di aprile 2018 nel
bagno, ribadisco quanto ho dichiarato nel verbale di confronto con mia moglie. Durante
il bagno ACPR 1 non mi aveva masturbato, come ha poi fatto in agosto, ma mi
aveva unicamente strofinato il pene con la spugna, provocandomi un principio di
erezione. Era poi salita a cavalcioni sulla mia pancia, io con il pene in
erezione, anche se non completa. È in quel momento che è entrata mia moglie e
ha subito portato via ACPR 1 

 

Preciso che ACPR 1 non era seduta sul mio
pene. Il mio pene toccava però sul sedere di ACPR 1 io ho fatto attenzione che
il mio pene non toccasse la vagina di ACPR 1 

ACPR 1 quando era sulla mia pancia mi
lavava la faccia con la spugna. 

 

Quando __________ ha preso ACPR 1 io ho
provato vergogna perché ho capito che quello che stavo facendo era sbagliato.
Era sbagliato che ACPR 1 fosse sulla mia pancia, con il sedere che toccava il
mio pene in erezione, e che io fossi eccitato. 

 

ADR che ACPR 1 è stata sulla mia pancia per
pochi minuti, direi un paio di minuti. 

 

ADR che l’avevo presa io e messa sulla mia
pancia, quando ho iniziato ad avere l’erezione mentre mi strofinava il pene con
la spugna, in quanto mi stavo eccitando troppo. 

 

ADR che ACPR 1 sulla mia pancia si muoveva
e strofinava sul mio pene. Io ho provato piacere anche se sapevo che era
sbagliato. 

 

ADR che ho fatto attenzione a non toccare
la vagina di ACPR 1 con il mio pene, né l’ho toccata sulla vagina con le mani
con quell’intento, perché non volevo fare male a ACPR 1 e perché per me sarebbe
stata una cosa gravissima. Per me violenza sessuale sarebbe stato toccarle la
vagina. Mi rendo comunque conto che anche quello che ho fatto io è
sbagliatissimo.”

(AI 56). 

 

A verbale finale, confrontato con tutti gli elementi a suo
carico già sopra riportati, IM 1 ha ammesso questa fattispecie, tenendo
nuovamente a precisare che ACPR 1 non si sarebbe trovata seduta sul suo pene,
ma sulla sua pancia. 

 

Al dibattimento l’imputato ha potuto raccontare nuovamente
questo episodio, confermando di eccitarsi rapidamente e affermando di non aver
avuto in quel momento alcuna fantasia sessuale che riguardasse la figlia,
nonostante l’erezione: 

 

"
L’inchiesta nasce perché sua moglie, che aveva dei sospetti,
ha registrato l’audio di quanto è successo in casa, quando lei era solo con sua
figlia il 29 gennaio 2019. Sua moglie lo aveva già, nel mese di aprile 2018,
sorpreso in atteggiamenti…

Poco naturali…

 

Poco naturali. Cos’era successo? 

Stavo facendo il bagno e nella vasca c’era
anche la bambina. Ad un certo punto la bambina è venuta sulla mia pancia e mi
ha lavato la faccia. È entrata mia moglie in bagno e me l’ha tolta dicendo
“questo lavoro non si fa”, si è spaventata vedendo che la bambina era sopra di
me. 

 

Cosa ha notato anche? 

Che avevo un’erezione.

 

Quando ha cominciato ad avere delle
fantasie di natura sessuale con sua figlia? 

Non saprei dire, quella volta lì. 

 

Mentre che la bambina le stava lavando
la faccia? 

Mi eccito abbastanza velocemente. 

 

Cosa fa per eccitarsi? 

Delle fantasie..

 

Che fantasie ha avuto quella volta li? 

Nessuna in particolare, mi ricordo che
stavamo giocando in bagno, ci stavamo lavando…

 

Ma in quell’occasione la bambina non
l’ha toccato. 

Esatto. 

 

Stava semplicemente giocando sulla sua
pancia, rivolta verso di lei, e lei ha avuto un’erezione, che non può essere
esclusivamente meccanica perché la bambina non l’ha toccato. Quindi deve aver
avuto una fantasia. Che fantasia ha avuto? 

No… non…. Non so spiegare in questo
momento... ho avuto una fantasia… è mia figlia… 

 

Il dr. __________ nella sua perizia ha
scritto, nel suo rapporto intermedio, di aver avuto un sospetto di pedofilia.
Nel suo rapporto finale, ha comunque sciolto questo dubbio per il negativo,
escludendo tale diagnosi. 

 

Ma qual è stata la fantasia che le ha
provocato l’erezione, in una situazione giocosa, con nulla di sessuale? 

Lei all’inizio mi ha sfiorato il pene con
la spugna,… 

 

Basta essere sfiorato con la spugna,
senza un pensiero, per eccitarsi? 

Capisco, no io l’ho messa sulla pancia e lì
giocavamo, ma non ricordo cosa pensavo in quel momento. (…)

 

Lei si è masturbato in quella
situazione, dopo che ACPR 1 le è stata tolta? 

No, assolutamente no. Mi ricordo benissimo
quel giorno. Tolta la bambina sono uscito subito dal bagno. 

 

Il Presidente dà lettura delle sue prime
dichiarazioni in merito a questo episodio: 

(…)

All’inizio ha detto un po’ di tutto e di
più. Come mai? 

Quello che è successo è quello che ho detto
dopo… era sulla mia pancia, secondo me era una mezza erezione. Ci ho pensato
mille volte a questo fatto.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).  

 

Con il che la fattispecie indicata nell’atto d’accusa, trovando
conferma nelle dichiarazioni di tutti, se non per il dettaglio della posizione
in cui era seduta la bambina, poi ripresa dal PP secondo la versione
dell’imputato, può dirsi così accertata: ACPR 1 ed il padre si trovavano
assieme all’interno della vasca da bagno. ACPR 1, con la spugna insaponata,
strofinò il pene del padre, per un tempo variabile tra 30 secondi ed 1 minuto,
provocandone l’eccitazione ed un principio di erezione. Questi, resosi conto di
star eccitandosi troppo, ha quindi sollevato di peso la bambina spostandola
sulla sua pancia, seduta a gambe aperte ad altezza della sua vita, con le
natiche che poggiavano sul suo pene. La bambina, muovendosi mentre gli lavava
la faccia con la spugna, strofinava le natiche sul pene del padre, mantenendone
quindi l’eccitazione, per un paio di minuti, finché è sopraggiunta la madre.  

 

                         4.1.1.3.   Gennaio 2019 (pt.
1.3/2.3 AA)

 

Trattasi dell’episodio del gioco del “cavallone”, avvenuto in
salotto, sul divano.

 

Sempre __________ sentita la prima volta il 19 febbraio 2019 in
Polizia, ha così descritto questo (ultimo) episodio ai danni della figlia:

 

"
(…) Il 29 gennaio di quest’anno era prevista la riunione a scuola
con la maestra di ACPR 2 (…). Mio marito non aveva mai partecipato ad una
riunione, io però lo avevo avvertito due settimane prima visto che era a casa
in infortunio gli dicevo di venire anche lui. Il giorno della riunione,
all’ultimo momento lui mi dice che non sarebbe venuto. Io mi ero già
organizzata con la vicina di casa, (…) mi avrebbe tenuto ACPR 1. I miei due
figli più grandi erano nel frattempo da amici. Al momento di partire, mio
marito mi dice che sarebbe rimasto a casa lui con ACPR 1. (…) non essendo molto
tranquilla lasciavo in cucina un mio vecchio telefono acceso in modalità
registrazione (…) 

Preciso subito che ho fornito all’agente
interrogante il file della registrazione. 

Tornata a casa ho ascoltato la
registrazione. (…) si sente mio marito dire “vieni qui” e ACPR 1 che risponde
“a fare il cavallone?”. In un secondo momento mio marito dice una frase del
tipo “ti piace fare il cavallone? Chissà come sarai da grande”. Ad un certo
punto si sente ACPR 1 cercare il papà e da come risponde, capisco che lui si
trovava in bagno. L’ho capito dal fatto che quando lei gli chiede dove è si
sente una porta chiudersi e ACPR 1 dire “ah ok!” per poi tornare in sala.
Questo mi ha fatto pensare che lui fosse in bagno. Sono sensazioni che ho
conoscendo la disposizione dei locali di casa mia. 

Chi mi interroga mi chiede come mai ho
sottolineato il fatto che secondo me mio marito fosse andato in bagno. 

… per pulirsi… dopo aver avuto un orgasmo. 

Chi mi interroga mi chiede se ho parlato
con ACPR 1 di questo episodio. 

Ho fatto solo domande, dal momento che
prima di sentire la registrazione avevo cambiato ACPR 1 per metterla a letto e
avevo notato che aveva la vagina arrossata. Le chiedevo se fosse perché non si
era pulita bene ma lei mi rispondeva di no, di non essere comunque andata in
bagno. 

Chi mi interroga mi chiede come stesse ACPR
1 dopo la serata passata con il papà. 

Era stata una questione di meno di un’ora,
il colloquio era alle 1620 e alle 1700 io ero già a casa. ACPR 1 era comunque
tranquilla.(…)”

(allegato 9 ad AI 4).  

 

IM 1 è stato interrogato al proposito per la prima volta
nel corso del suo verbale d’arresto dinanzi alla Polizia il 12 marzo 2019. Alla
domanda aperta a sapere cosa fosse successo quel giorno, egli ha risposto di
aver guardato la televisione, e di non essere accaduto “nulla di che” con ACPR
1 (allegato 1 ad AI 4). 

 

Confrontato con il dettaglio delle dichiarazioni della moglie sul
contenuto della registrazione di quel giorno, ha dovuto prendere posizione
spiegando “il gioco del cavallone”: 

 

"
(…) Mi viene chiesto di descrivere il gioco del “cavallone”. 

Io sono sdraiato e ACPR 1 si siede sulla
mia pancia e la faccio saltare. 

Mi viene chiesto come la faccia saltare
essendo che si trova seduta sulla mia pancia. 

Sono sdraiato sul sofà, ACPR 1 è seduta
sulla mia pancia e lei stessa salta sulla mia pancia, come per andare a
cavallo. È ACPR 1 che salta, non son io che la faccio saltare. 

 

Mi viene chiesto perché chiedere a ACPR
1 se le piace fare “cavallone” per poi dire “chissà come sarai da grande”. 

È stata una frase a sfondo… pornografico…
cioè… 

Il mio avvocato mi chiede se era una
frase rivolta al sesso. 

Forse… Sì, diciamo di sì, mi sono
immaginato mia figlia da grande in ambito sessuale.

Chi mi interroga mi chiede se ho provato
eccitazione a giocare a cavallone con mia figlia ACPR 1. 

No… è come la storia del bagno, la stessa
cosa. 

Mi viene chiesto se però sono riuscito
ad immaginarmi mia figlia ACPR 1 da grande che gioca a “cavallone” nuda. 

Quel giorno lì sì… 

Mi viene chiesto se ho avuto un’erezione
durante il gioco del “cavallone” sul divano con ACPR 1. 

(ndv l’imputato riflette) No…. 

Mi viene chiesto se sono sicuro al cento
per cento di non aver avuto un’erezione. 

(ndv l’imputato riflette) sì… ne sono
sicuro.”

(allegato 1 ad AI 4). 

 

A questo punto del verbale, gli agenti interroganti hanno chiesto
di confermare le voci di ACPR 1 e della figlia nel corso della registrazione,
che è stata quindi trascritta: 

 

"
(…) Mi viene chiesto inizialmente se affermo trattarsi della
mia voce e di quella di ACPR 1. 

Sì lo riconosco, è la mia voce e quella di ACPR
1 

 

Minuti: 2’00 IO: “oh! Vieni qua, ACPR
1 vieni qua” ACPR 1: “cavallone?” 

 

Riconosco quello che sento e che è stato
trascritto. 

 

Chi mi interroga mi fa prendere atto che
dall’inizio della registrazione, si sente come, dal momento che chiedo a ACPR 1
di venire a fare cavallone, il mio tono di voce cambia notevolmente. 

Sì, è vero… è grave… ero eccitato
sessualmente.

 

Mi viene chiesto cosa stavo facendo in
quel momento. 

Non ero nudo, sicuramente, ero vestito, ero
sul divano sdraiato e ACPR 1 giocava in sala con le bambole o qualcosa e le ho
chiesto di venire da me. Abbiamo fatto il gioco del cavallone e basta. 

 

Chi mi interroga mi fa notare che magari
per ACPR 1 può essere stato unicamente un gioco, nulla di che, ma per me è
stato un modo per raggiungere un piacere sessuale con una bambina di __________
anni. 

Sì, è vero. Mi rendo conto ora delle
conseguenze di quello che ho fatto e di cosa ho fatto. Io però non l’ho mai
toccata nelle parti intime. Ammetto però che ero proprio eccitato sessualmente
a fare il gioco del cavallone con ACPR 1. 

 

Minuti: 2’23’’ IO: “te lo dico…
oooh!” 

Mi viene chiesto di spiegare il motivo
del mio “oooh!” 

È un ooooh di piacere sessuale. 

 

Mi viene chiesto ancora se io fossi
vestito e se lo fosse anche ACPR 1. 

Sì, entrambe lo eravamo. 

 

Mi viene chiesto come facessi a provare
piacere nel gioco del cavallone con ACPR 1. 

Durante il gioco, il sedere (vestito) di ACPR
1 sfregava/batteva sopra al mio pene, così io ho provato piacere. 

 

Mi viene chiesto se il fatto di voler
fare il gioco del cavallone con ACPR 1 fosse per me finalizzato alla mia
soddisfazione sessuale. 

Sì, l’ho fatto solo perché ero eccitato e
volevo provare piacere sessuale con ACPR 1. Dopo uno o due minuti però io mi
sono reso conto che quello che stavo facendo era sbagliato.

 

Mi viene chiesto come mi sono sentito e
cosa ho fatto quando mi sono accorto che stavo facendo qualcosa di sbagliato. 

L’ho allontanata. Mi sono sentito male, mi
sono chiesto se stavo diventando scemo, mi sono reso conto di quello che stavo
facendo. Mi sono sentito una merda. Mi sono reso conto che era sbagliato
provare piacere sessuale con una bambina di __________ anni. 

 

Minuti 2’33’’ IO: “ti piace
cavallone? Chissà quando sei grande” 

Mi viene chiesto di prendere posizione. 

Riconosco quanto appena ascoltato e quanto
trascritto dall’ispettore (…). È stata una frase che malauguratamente mi è
uscita durante l’eccitamento sessuale. 

 

Minuti 3’16’’ ACPR 1: “dove sei
papi? Non ti vedo!” 

Mi viene chiesto di prendere posizione
in merito. 

Credo che ero andato in bagno. Non so,
forse dovevo finire di masturbarmi o forse avevo già avuto un orgasmo con ACPR
1 e sono andato a pulirmi… 

 

Chi mi interroga mi dice di non
accettare o una o l’altra ipotesi e di volere una risposta precisa. 

Non lo so, non so cosa ho fatto. 

 

Chi mi interroga mi fa notare che se non
sono ni grado di rispondere esattamente significa allora che non è stata la
prima e probabilmente nemmeno l’ultima volta che io ho commesso atti sessuali
con mia figlia ACPR 1 o con un altro bambino. 

Posso dire che al 99,9 per cento è stata
l’ultima volta che l’ho fatto. 

 

Chi mi interroga mi chiede se vi siano
altri bambini che hanno subito le mie attenzioni a livello sessuale. 

Assolutamente no. Non ho mai fatto altro
con altri bambini, solo con ACPR 1.

 

Chi mi interroga mi chiede, visto che
sono sicuro solo al 100 per cento che quella della registrazione sia stata
l’ultima volta, quante altre volte è successo prima che io mi eccitassi
sessualmente con mia figlia. 

Pochissime volte. Cioè, è successo solo
questa volta qui. Questa volta qui è stato più intenso del solito e alla fine
sono stato veramente male per quello che avevo fatto. Non ci sono state altre
volte dove io ho provato piacere a giocare a cavallone con ACPR 1, né tantomeno
vi sono stati altri atti mascherati da giochi con ACPR 1 per raggiungere
l’eccitazione sessuale. 

 

Chi mi interroga mi chiede quando ho
cominciato a provare pulsioni sessuali nei confronti di ACPR 1. 

Non lo so, io mai, io non posso raccontare
cose che non ho fatto. Io non mi capacito del perché succedono queste cose… mi
dispiace… “

(allegato 1 ad AI 4). 

 

Tornando allo specifico episodio, gli è stato chiesto di prendere
posizione in merito alle dichiarazioni della moglie, la quale aveva dichiarato
di supporre che il marito, terminato il gioco del cavallone, fosse andato in
bagno, ed egli ha confermato: 

 

"
(…) Come già detto prima… ero andato in bagno a pulirmi o a
masturbarmi per concludere. (…) confermo che avevo chiesto a ACPR 1 di fare il
gioco del cavallone per il mio soddisfacimento sessuale, ero già eccitato prima
che lei salisse sopra di me. (…) Non mi ricordo se ho avuto un orgasmo in bagno
da solo o con ACPR 1 sopra di me. In seguito sono andato in bagno a pulirmi.
(…) è stato l’unico episodio in cui mi sono eccitato facendo sedere ACPR 1 a
cavalcioni sopra di me”

(allegato 1 ad
AI 4). 

 

Nel corso dell’interrogatorio videoregistrato di ACPR 1,
l’interrogante isp. __________ ha anche trattato la questione del gioco del
cavallone, chiedendo alla bambina di descriverlo: 

 

"
(…) I: __________ (PG, Sezione RIP)

V: ACPR 1 (…) 

(…) 

I: E… dimmi un po’ ACPR 1, io so che c’è un
gioco che tu chiami cavallone. (…) Mi puoi spiegare come funziona questo gioco?

V: (…) io ho vado in braccio lui, lui sta
dritto e poi lui fa i salti. 

I: Allora (incomprensibile) tu vai in
braccio al papà? 

V: Mmm, mmm. 

I: Mmm, e poi cosa succede? 

V: Che poi lui mette le gambe così (mostra)

I: Ok e tu ti siedi dove? 

V: Sulla pancia. 

I: Sulla pancia, e poi? 

V: E poi lui mi da anche i… i pollice. (…)
Questo (…) che lui me lo da e dopo poi io mi tengo.

I: Ah, ok, tu ti tieni ai pollici del papà.

V: Sì. 

I: Ok e poi il papà cosa fa quando tu sei
sulla sua pancia con le gambe così? 

V: E lui salta. 

I: Salta? 

V: Sì. 

I: Come fa a saltare? Mi spieghi un po’? 

V: Con la schiena. 

I: Con la schiena e tu sei seduta sulla
pancia del papà? 

V: Sì. 

I: Ok e poi cosa succede? 

V: mmm.. giochiamo. (…) E dopo noi però
dobbiamo fare il bagno e dopo andiamo a mettere (incomprensibile), ci
asciughiamo e dopo andiamo a mettere il pigiama e dormiamo. 

I: (…) e quando giocate al gioco del
cavallone dove… dove siete a giocare? 

V: Sul divano. (…) Sempre sul divano. 

I: Mmm, mmm e… e dimmi un po’, quando fai
questo gioco, come lo fate? Con i vestiti, senza vestiti? 

V: Mmm, coi vestiti. (…) Perché dopo siamo
nudi. 

I: E già., E mmm… e chi è che… che decide
di fare questo gioco del cavallone? 

V: Mmm, io. 

I: Tu? Mmm. 

V: Però di solito il papà mi dice che è
stanco. 

I: Mmm. 

V: … allora non giochiamo. 

I: Ok e… avete già fatto anche il gioco del
cavallone anche quando fate il bagno? 

V: Mmm, no. 

I: Mmm, mmm e… 

V: L’abbiamo fatto solo una volta. 

I: Nel bagno? 

V: Mmm, mmm. 

I: (…) e dimmi un po’ come (…) funziona il
gioco nel bagno? 

(…) 

V: … come in sala.

I: Mmm (…) tu poi dov’eri, dov’eri seduta?

V: Sulla pancia. 

(…) 

I: … e poi il papà ti da i pollici e tu ti
tieni ai pollici? 

V: Sì.

(…) 

I: Ok e te come… quando fate questo gioco
come stai? 

V: Bene. 

I: Mmm, mmm. È un gioco che ti piace? 

V: Sì.”

(AI 12).  

 

Dal rapporto intermedio prodotto lo stesso 17 aprile 2019 dal dr. __________,
perito psichiatrico, emerge una versione, resa dall’imputato, leggermente
differente. In particolare, egli, contrariamente a quanto dichiarato in Polizia
nel corso del verbale d’arresto 12 marzo 2019, avrebbe detto al perito di non
essere stato già eccitato, nel momento in cui chiamava la figlia per giocare al
cavallone. Così il perito: 

 

"
(…) Rispetto al terzo episodio avvenuto il 29 gennaio 2019
riferisce al colloquio di essere stato __________ a casa per infortunio e che
quel giorno avrebbe dovuto partecipare a una riunione scolastica ma all’ultimo
momento avrebbe deciso di non andare e di restare a casa con la figlia ACPR 1.
Mentre giocavano a “cavallone” e la figlia gli saltava sulla pancia, entrambi
vestiti, lui si sarebbe eccitato. In quella circostanza erano da soli lui e la
figlia in casa perché la moglie era invece andata alla riunione scolastica.
Ammette di aver chiamato lui la figlia per giocare al gioco del “cavallone”,
lui si sarebbe eccitato e non sa riferire però se abbia raggiunto l’orgasmo
durante il gioco o successivamente in bagno. Durante il colloquio nega ci sia
stata premeditazione, afferma che sarebbe “successo”, mentre
dall’interrogatorio agli atti aveva affermato che già prima del gioco egli era
eccitato all’idea di poter avere contatti sessuali con la figlia di __________
anni. Rispetto a questa incongruenza l’imputato riferisce che forse egli
sarebbe stato indotto a dare tale versione dall’interrogante. 

Il periziando sarebbe sicuro che la figlia
non si sarebbe “accorta di niente” e di provare amore per ACPR 1 come padre. 

Durante il tentativo di approfondimento dei
fatti del 19 gennaio il periziando cambia discorso ammettendo di aver visto
molti film pornografici nel periodo del suo infortunio, film pornografici a suo
dire con attori adulti e a tematiche eterosessuale. Si fa notare la non connessione
dei temi trattati e il periziando tende a minimizzare e banalizzare.”

(AI 27). 

 

L’imputato, interrogato poi il 2 maggio 2019 dal PP PP 1,
contestatagli la contraddizione di cui sopra ha risposto vagamente di non saper
dire quale fosse la versione reale: 

 

"
(…) Da quello che ricordo oggi, non ricordo che quando ho
chiamato ACPR 1 a fare il gioco del cavallone fossi già eccitato. Ricordo che
io ero sul divano e ACPR 1 stava giocando vicino al tavolino in sala quando
l’ho chiamata per fare il gioco del cavallone. Solo dopo che è salita su di me
ho iniziato a provare eccitazione. Io non ricordo cosa ho detto al perito per
spiegare l’incongruenza delle mie dichiarazioni in Polizia e quanto spiegato al
perito. Non ricordo se gli ho detto di essere stato indotto dall’interrogante
ad ammettere che ero già eccitato. 

Il verbalizzante mi chiede perché ho
ammesso nel verbale dell’arresto che ero già eccitato prima che ACPR 1 mi
salisse in braccio se così non era. Mi vengono rilette le mie dichiarazioni (…)

Rispondo che non ricordo più se ero
eccitato o se non lo ero quando ho chiamato ACPR 1 a fare il gioco del
cavallone. Chiedo di poter risentire la registrazione. 

 

A domanda dell’avv. RAAP 1 che mi chiede
se secondo me sarebbe più grave se fossi stato eccitato già prima o se mi fossi
eccitato solo dopo che ACPR 1 mi era salita in grembo, rispondo che non so
dire. Sono entrambe gravissime. (…) 

 

Mi viene fatta risentire la
registrazione del 29 gennaio 2019. 

Dopo averla risentita mi viene chiesto
se ero quindi già eccitato prima di proporre a ACPR 1 di giocare “al
cavallone”. 

Risentita la registrazione confermo che in
effetti quando ho chiesto a ACPR 1 di fare il gioco del “cavallone” la mia idea
era già quella di provare piacere sessuale. Preciso però che non ero già
eccitato, nel senso che non avevo il pene in erezione. 

Con riferimento al fatto che con il perito
avrei negato che ci fosse stata premeditazione non ricordo ora cosa ho detto
esattamente. È probabile che non abbia capito bene la domanda del perito”

(AI 43).

 

Confrontato con le parole del perito, ove è stato descritto come
vago e titubante nel rispondere alle domande specifiche, avendo pure
banalizzato i fatti a danno della figlia e cambiato discorso parlando dei video
pornografici, egli si è limitato ad affermare “ne prendo atto, non so cosa
dire.”. 

 

Il PP PP 1 l’ha quindi confrontato con una serie di contestazioni
di sue precedenti dichiarazioni, vaghe al punto da non poter escludere
l’esistenza di ulteriori episodi illeciti: 

 

"
(…) Il verbalizzante osserva che anche nei verbali fatti
finora mi sono mostrato titubante nelle risposte a domande precise. 

 

Ho più volte dichiarato di non ricordare
circostanze che dovrei ricordare, come ad esempio se il 29 gennaio 2019 abbia
eiaculato quando ACPR 1 era sopra di me o solo in bagno (…) Inoltre, a domande
precise, ho risposto in modo vago, con “forse” (…), usando condizionali,
oppure, in particolare quando mi è stato chiesto se vi erano altri atti
compiuti con ACPR 1, mi sono espresso lasciando quasi intendere che ve ne
fossero stati altri. Ad esempio, mi viene ricordato che nei verbali di Polizia
ho dichiarato: 

 

- a contestazione del fatto che se non
ero in grado di dire se il 29 gennaio 2019 avessi eiaculato con ACPR 1 seduta
su di me in bagno, probabilmente non era stata l’unica volta che compivo atti
sessuali con lei, ho risposto: “posso dire che al 99% è stato l’ultima volta
che l’ho fatto” (pag. 15 riga 29 segg.); 

 

- e di seguito, fronte della risposta
che precede, a domanda quante volte era allora successo in precedenza che mi
eccitassi sessualmente con ACPR 1, visto che l’episodio del 29 gennaio 2019
sarebbe stato l’ultimo, ho dichiarato: “Pochissime volte. Cioè, è successo solo
questa volta qui. Questa volta è stato più intenso del solito (…)”; per poi
precisare: “Non ci sono state altre volte dove io ho provato piacere a giocare
a cavallone con ACPR 1, né tantomeno vi sono stati altri atti mascherati da
giochi (…)” (VPG del 12.03.2019, pag. 16 riga 4 segg.); 

 

Con riferimento ai passaggi dei verbali
indicati sopra io ribadisco che l’unica volta in cui sono stato eccitato con ACPR
1 quando facevo il “cavallone” è quella del 29 gennaio 2019. Quando ho
dichiarato che quella volta è stato più intenso delle altre volte è riferito al
fatto che ero eccitato. Mi riferivo unicamente alla volta in cui ho fatto il
“cavallone”.”

(AI 43). 

 

L’interrogante ha quindi insistito per sapere se vi fossero stati
altri episodi, oltre ai due ammessi dal ACPR 1 e per i quali vi era un riscontro
oggettivo: 

 

"
(…) Il verbalizzante osserva poi che gli episodi che ho sinora
ammesso sono unicamente quelli per cui vi è un riscontro oggettivo, ovvero in
aprile sono stato visto da mia moglie (…) per l’episodio di gennaio 2019 c’è
invece la registrazione (…) mi chiede se effettivamente con ACPR 1 ci sono
stati unicamente i due episodi che ho sinora ammesso, considerato anche che
nell’episodio del 29 gennaio 2019 dalla registrazione si ha l’impressione di un
comportamento mirato e che fossi ben consapevole che facendo il cavallone
potevo provare piacere sessuale, circostanza che fa pensare che vi siano state
altre situazioni in cui facendo il cavallone ho provato piacere sessuale. 

Io non posso che ribadire che non ci sono
stati altri episodi. È vero che il 29 gennaio 2019 ho chiamato ACPR 1
perché ero eccitato, ma è stata la prima volta facendo il cavallone. (…) mi
rendo conto che non è normale quello che ho fatto con ACPR 1. Mi rendo conto
che ho bisogno di aiuto per evitare che succedano ancora episodi del genere.
Sono anche disposto a riceverne.”

(AI 43). 

 

Anche nel verbale del 9 maggio 2019, dove l’imputato racconta
spontaneamente l’episodio di agosto 2018 (v. punto seguente), interrogatorio
ove è parso maggiormente collaborante, ha confermato che i fatti di gennaio 2019
si sono svolti esattamente come aveva già dichiarato nei precedenti verbali (AI
56); inoltre si sarebbe trattata dell’unica volta in cui l’imputato si sarebbe
eccitato mentre giocava in questo modo con la figlia. Così ACPR 1: 

 

"
(…) Nel gennaio 2019 è stata l’unica volta che ero eccitato
mentre facevo il gioco del cavallone. Con lei facevo spesso il gioco del
cavallone, ma senza eccitarmi. (…) a gennaio mi ero eccitato guardando dei film
pornografici con atti sessuali tra adulti. (…) il gioco del cavallone in bagno
non l’abbiamo mai fatto.”

(AI 56). 

 

Il perito, nel suo referto finale del 27 maggio 2019, ha
confermato l’atteggiamento dell’imputato, seppur meno presente negli ultimi
colloqui, e le incongruenze di cui già si è detto per questo episodio (AI 64).

 

A verbale finale 23 ottobre 2019, in merito a questo episodio, ACPR
1, dopo essere stato confrontato con le sue precedenti dichiarazioni e con la
registrazione audio agli atti, le ha confermate, dichiarando di non avere
particolari osservazioni (AI 114). 

 

Al dibattimento, l’imputato ha ribadito che in quel periodo,
essendo stato a casa in infortunio, aveva consumato diverso materiale
pornografico legale, e di non aver pensato a nulla in particolare, giocando con
la figlia al “cavallone”, agendo come fatto, semplicemente perché la bambina
“era lì”:

 

"
(…) è una cosa del tutto normale, per una persona che ha degli
stimoli sessuali, che non ha rapporti con la moglie e che non va con delle
prostitute, fare capo alla pornografia. Perché inserire in questo contesto la
bambina? 

Niente… era lì. Non ci ho riflettuto e lei era lì.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).

 

Con il che anche questo episodio può dirsi accertato così come
descritto nell’atto d’accusa: ACPR 1, che si trovava a casa solo con la figlia,
mentre questa giocava, eccitato sessualmente dai video pornografici consumati
in quel periodo, ha chiamato ACPR 1 proponendole di giocare al “cavallone” allo
scopo di approfittare della posizione del gioco per provare piacere sessuale.
La bambina si è posizionata a cavalcioni sul padre, e i due hanno iniziato a
muoversi mimando, appunto, una cavalcata, sfregando la bambina sul pene del
padre. In merito a dove l’imputato abbia raggiunto l’orgasmo, questi non ha mai
fornito una chiara risposta, ma sempre le due alternative (o con ACPR 1, o in
bagno), dicendo di non ricordare. Si presume che il PP, in dubio pro reo, abbia
quindi optato per proporre la versione oggettivamente meno grave
dell’eiaculazione avvenuta in un secondo momento in bagno, da solo. Questa è
l’ipotesi indicata nel rinvio a giudizio, qui accertata. 

 

                         4.1.1.4.   Agosto 2018 (pt.
1.2/2.2 AA)

 

Trattasi del secondo episodio in ordine cronologico avvenuto nel
corso di un bagnetto tra padre e figlia, durante il quale egli si sarebbe fatto
masturbare, eccitandosi al punto da eiaculare. Il fatto è stato raccontato spontaneamente
dall’imputato solo nel corso del mese di maggio 2019. 

 

Si segnala in primo luogo che, ad inizio inchiesta, la moglie,
sentita il 19 febbraio 2019 in Polizia, ha raccontato di un episodio in cui la
figlia di __________ anni allungò le mani verso i genitali di un amico di
famiglia, avvenuto proprio nel corso del mese di agosto 2018:

 

"
(…) è stato in agosto 2018, ho un’amica (…) __________, in comune
abbiamo un’amica che sta in __________, __________. __________, con il marito __________
e la figlia di __________ anni, sono venuti in Ticino e sono stati ospiti da __________
in quanto io a casa mia non posso portare nessuno perché mio marito non vuole
malgrado la nostra casa sia di __________ piani con __________ locali. 

Il giorno del compleanno del figlio di __________,
__________, che compiva __________ anni, ci siamo organizzati per fare un
pranzo tutti assieme, mio marito escluso. A __________, dove abita __________,
avevamo organizzato tutto in giardino. Ad un certo punto, __________ era
all’interno della casa seduto in poltrona, ACPR 1 si trovava sul divano e da lì
si è spostata andando a sedersi in braccio a __________ per poi toccargli le
parti intime al di sopra dei pantaloni appoggiando il palmo nella zona del
pene. __________ reagiva prendendo in braccio ACPR 1 e mettendola a terra
rimproverandole che quelle cose non si dovevano fare. Di risposta, ACPR 1,
rideva per poi avvicinarsi ancora a __________ e toccargli ancora il pene sopra
ai pantaloni. Quel giorno lì io non sapevo di nulla, la mia amica mi ha
informata il giorno dopo. (…)”

(allegato 9 ad AI 4).

 

L’imputato, confrontato con il fatto che la figlia avrebbe
allungato le mani sui genitali di un altro uomo adulto, ha dichiarato,
interrogato il giorno del suo arresto 12 marzo 2019, di non essere stato
presente e di non averne mai saputo nulla (allegato 1 ad AI 4), dimostrando,
ancora una volta, di non aver affatto compreso il danno provocato alla bambina.
Ma tant’è.  

 

Dopo svariati interrogatori, sentito dal PP il 9 maggio 2019, IM 1
ha quindi spontaneamente raccontato il seguente episodio, situatosi sempre ad
agosto 2018: 

 

"
(…) Ho chiesto di poter parlare con il PP per fare delle
precisazioni su quanto ho dichiarato nei precedenti verbali. (…) non ho detto
tutta la verità. Negli scorsi giorni ho avuto modo di pensare. Sto male e mi
vergogno per quello che ho fatto, e non me ne do pace. Ho scritto una lettera
con la quale mi scuso per non aver detto subito come sono andate le cose. (…)
Voglio dire che nell’ultimo verbale ho riferito che ACPR 1 nell’episodio di
aprile nel bagno mi aveva toccato il pene, facendo un movimento masturbatorio.
In realtà, ACPR 1 mi ha toccato il pene masturbandomi nel mese di agosto 2018,
quando erano tornati dal __________. Ricordo che in quel periodo era ospite a
casa nostra __________, __________. 

(…) ACPR 1 stava facendo il bagno o forse è
entrata nel bagno quando io ero già dentro, non ricordo chi sia entrato prima.
Mentre stavamo facendo il bagno io avevo iniziato a toccarmi il pene,
inizialmente per lavarmi e poi per eccitarmi, fino a masturbarmi. ACPR 1 era
con me nella vasca, mi ha visto e spontaneamente è venuta e mi ha toccato il
pene. Io l’ho lasciata fare. Non abbiamo parlato. (…) quando dico che ACPR 1 mi
ha toccato il pene, intendo che faceva un movimento masturbatorio. 

Quando mi sono accorto che stavo per venire
sono saltato fuori dalla vasca. Mentre uscivo dalla vasca sono venuto nella mia
mano, che nel frattempo avevo messo sopra il pene, e sono poi andato a
sgocciolare nel gabinetto. 

 

ADR che ACPR 1 non si è accorta di nulla e
non mi ha detto niente. 

 

ADR da quando ho iniziato a masturbarmi io
a quando ho eiaculato saranno passati 2 minuti. È stato veloce. Non so
precisare per quanto tempo mi abbia masturbato ACPR 1, direi 20 o 30 secondi,
fino a quando sono saltato fuori dal bagno. 

Ricordo di essermi poi asciugato in bagno e
di essere andato nudo nella mia camera per vestirmi, passando davanti alla
camera dove c’era mio cognato. A livello temporale colloco questo episodio alle
prime settimane di agosto, perché c’era ancora mio cognato da noi, che è rientrato
in __________ verso metà agosto. Mia moglie e i miei figli erano invece
rientrati __________ a fine luglio. (…) dopo agosto 2018 ho continuato a fare
il bagno con ACPR 1, ma non è più successo nulla. Nell’episodio di agosto mi
ero reso conto di aver sbagliato e che non avrei dovuto farlo. 

Il verbalizzante mi chiede se non
pensavo che potesse succedere nuovamente quanto successo in agosto facendo
ancora il bagno con ACPR 1 

Rispondo di no. Sapevo che avevo sbagliato
e non avrei più permesso a ACPR 1 di toccarmi il pene. 

 

Il verbalizzante mi dice che, però, si è
poi arrivati all’episodio del 29 gennaio 2019, quando ho fatto il gioco del
cavallone con ACPR 1, per il mio piacere sessuale. Il verbalizzante mi chiede
se sono quindi sicuro che non sia successo altro con ACPR 1 rispettivamente se
non mi sono eccitato altre volte. 

Rispondo che sono sicurissimo. Non mi sono
più eccitato quando ACPR 1 era nel bagno con me. (…) Nel bagno (…) non ho mai
fatto il gioco del cavallone con ACPR 1”

(AI 56). 

 

Al perito psichiatrico, l’imputato avrebbe ammesso un dettaglio in
più, ovvero di aver personalmente “insegnato” alla bambina il movimento da fare
per masturbarlo. Così l’esperto nel suo referto 27 maggio 2019: 

 

"
(…) Al terzo colloquio ammette che in questo primo episodio
sarebbe stato masturbato dalla figlia, alla quale avrebbe insegnato il
movimento da fare. Afferma di non aver ammesso ciò dall’inizio “per vergogna”.
Lui avrebbe quindi insegnato alla figlia il movimento e l’avrebbe lasciata
fare. Ammette che questo evento sarebbe stato unico, negando altri episodi
analoghi. Riferisce poi che non ricorda ma non può escludere che ci siano stati
altri episodi analoghi. Aggiunge di aver fermato la figlia per non raggiungere
l’orgasmo. Non esclude poi che la bambina gli abbia lavato il pene, ma senza
erezione, “forse in tutto due volte”. 

(AI 64).

 

a verbale finale
23 ottobre 2019, il PP PP 1 ha elencato tutte le precedenti dichiarazioni
dell’imputato in merito a questo episodio, permettendogli nuovamente di
prendere posizione. ACPR 1 ha ammesso questo episodio, volendo però precisare e
ridurre la durata del tempo in cui la figlia avrebbe toccato il suo pene, a
soli 5 secondi: 

 

"
(…) Confermo queste dichiarazioni. Voglio però precisare che ACPR
1 mi ha toccato il pene per circa 5 secondi, non di più, poi le ho tolto la
mano e ho continuato a masturbarmi da solo fino a raggiungere l’orgasmo. Poco
prima di raggiungere l’orgasmo sono uscito dalla vasca.

Il PP mi contesta che le dichiarazioni
su questo episodio, nel verbale del 9 maggio 2019, le ho fatte spontaneamente.
Tutto quanto verbalizzato in quell’occasione è frutto delle mie dichiarazioni.
Il PP non comprende perché oggi modifico le mie dichiarazioni dicendo che ACPR
1 mi ha toccato il pene per cinque secondi e che poi ho ricominciato a
masturbarmi da solo. 

Ribadisco che mi ha toccato il pene solo
per cinque secondi.”

(AI 114). 

 

Al dibattimento il Presidente ha cercato di fare chiarezza in
merito al fatto che la bambina l’avrebbe masturbato, senza che egli le avesse mostrato
come fare, continuando l’imputato a mantenere la propria posizione: 

 

"
(…) Cronologicamente, ACPR 1 era stata fino a quel momento
oggetto di una sola sua attenzione, la più soft tra le tutte, ovvero
l’occasione del bagno dove __________ si è accorta che lei aveva un’erezione.
In questo caso, lei era in bagno, toccandosi per lavarsi si è eccitato, ha
quindi iniziato a masturbarsi. La bambina dov’era? 

In faccia a me, seduta sul lato opposto
della vasca. 

 

E la bambina di __________ anni, che
vede il papà fare quel movimento, inizia a praticarglielo di suo? 

Non è vero. Mi ricordo che ha toccato il
pene. 

 

Lei ha detto che ACPR 1 l’ha masturbata.

È vero. Lei me l’ha toccato ma poi ho
continuato io. (…)”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale). 

 

Altre dichiarazioni non ce ne sono. L’atto d’accusa non riporta i
dettagli dell’evento, con riferimento a quelli contraddittori riferiti
dall’imputato, ovvero la durata del contatto fisico con la figlia. Non serve
dunque soffermarsi oltre in merito a detta circostanza, non essendo indicato
nel rinvio a giudizio. Quanto riportato nell’atto d’accusa collima con le
dichiarazioni dell’imputato, e può dirsi così accertato: durante un bagno tra
padre e figlia, lui ha iniziato a masturbarsi davanti alla bambina, le ha poi
mostrato come fare, e lei ha proseguito per un determinato momento, finché
l’uomo ha ripreso in mano il proprio pene, ha continuato a toccarsi uscendo
dalla vasca per poi eiaculare “strada facendo”, facendo schermo allo sperma con
la mano, per infine sgocciolare nel gabinetto. Aggiungasi che, poco tempo dopo,
in occasione di un raduno tra amici, la bambina ha ripetutamente toccato il
pene ad un adulto.

 

                            4.1.2.   IN DIRITTO E
CONVINCIMENTO DELLA CORTE

 

                                  a)   Ai sensi dell’art. 191 CP,
che reprime gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a
resistere, chiunque, conoscendone e sfruttandone lo stato, si congiunge
carnalmente o compie un atto analogo alla congiunzione carnale o un altro atto
sessuale con una persona incapace di discernimento od inetta a resistere, è
punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria.

 

Come atti sessuali sono definiti gli atti compiuti sul corpo umano
atti ad eccitare o a soddisfare l’istinto sessuale di almeno uno dei
partecipanti. L’atto in questione deve possedere oggettivamente un
indiscutibile carattere sessuale e deve comportare una certa gravità (cfr. B.
Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume I, troisième édition, art. 189,
n. 3-4; B. Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume I, troisième
édition, art. 187, n. 7-8). L’accarezzamento insistente del sesso, del sedere o
dei seni, anche se unicamente eseguito attraverso i vestiti, è considerato un
atto sessuale. Lo stesso vale per i baci con la lingua o per i baci insistenti
sulla bocca che presentano un carattere sessuale indiscutibile (cfr. B. Corboz,
Les infractions en droit suisse, Volume I, troisième édition, art. 187, n. 11).
Sono inoltre considerati atti sessuali il toccamento del sesso o del seno nudi
di una donna sotto i vestiti ed il fatto di infilare oggetti nella vagina (cfr.
P. Maier, Kommentar zu Art. 189 StGB, in: Niggli/Wiprächtiger (Hrsg.), Basler
Kommentar, Strafrecht II, Art. 111 – 392 StGB, 2. Aufl., N 48).

 

Una persona è incapace di discernimento ai sensi di questa norma
se, al momento dell’atto (cfr. DTF 120 IV 198 consid. 2c), non è in uno stato
che le permetta di comprenderne il senso o se non è in grado di formare in
proposito una sua volontà e di attenervisi. Sono dunque determinanti le attitudini
mentali della singola persona, la quale deve essere incapace di comprendere il
senso dell’atto sessuale e/o di determinarsi in base a questo apprezzamento
(cfr. B. Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume I, troisième édition,
art. 191, n. 2). Per quanto riguarda le cause di questo stato, a titolo di
esempio il Tribunale federale cita una grave intossicazione da alcool, gli
effetti di una droga o “une grave atteinte à la santé psychique” (cfr. DTF 119
IV 232 consid. 3a; B. Corboz, Les infractions en droit suisse,
Volume I, troisième édition, art. 191, n. 3).

 

Una persona è invece inetta a resistere se si trova in uno stato
che le impedisce concretamente di opporsi agli intenti dell’autore (cfr. B.
Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume I, troisième édition, art. 191,
n. 4). L’incapacità della vittima deve essere totale: „Erforderlich ist stets,
dass die Widerstandsunfähigkeit gänzlich aufgehoben und nicht nur in
irgendeinem Grade beeinträchtigt ode