# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ab4e4d6d-fa6c-5774-b108-b00dce744559
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.10.2008 32.2007.307
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-307_2008-10-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.307

   

  FS

  	
  Lugano

  24 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 settembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 6 settembre 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, da ultimo attivo quale tornitore presso la __________ di __________
(doc. AI 7/1-3 e 7/4), con decisioni 25 novembre 1996, cresciute incontestate
in giudicato e fondate sulla perizia 15 settembre 1995 del Servizio di
accertamento medico dell’assicurazione invalidità (SAM), è stato posto al beneficio
di una mezza rendita dal 1. al 31 gennaio 1993, di una rendita intera dal 1. febbraio
1993 al 31 maggio 1995 e di una mezza rendita dal 1. giugno 1995 (doc. AI
40/1-2, 41/1-2 e 42/1-2).

 

                               1.2.   Nell’ambito
delle procedure di revisione che si sono susseguite nel tempo, – viste le
perizie 18 dicembre 1998 e 18 luglio 2000 del SAM (doc. AI 22/1-22 e 64/1-16) e
la perizia psichiatrica 2 luglio 2004 del Servizio psico-sociale di __________
(doc. AI 116/1-14) – l’Ufficio AI ha:

                                         -  con deliberazione 18
gennaio 1999 confermato il diritto a una mezza rendita (doc. AI 65/1);

                                         -  con decisione 13
settembre 2001 riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1. gennaio
2000 (doc. AI 105/1-2) e

                                         -  con comunicazione 10
settembre 2004 confermato il diritto ad una rendita intera (doc. Ai 121/1-2).

 

                               1.3.   Nell’ambito
della procedura di revisione, avviata nel mese di aprile 2005 (doc. AI 124/1),
il dr. __________, medico SMR, – invitato, in particolare, a rispondere alla
domanda volta a sapere se “(…) erano effettivamente auspicate le cure psichiatriche?
Se sì, propongo l’applicazione dell’art. 21 LPGA cpv. 4 e trattare il caso solo
dal profilo reumatologico (…)” (doc. AI 129/1) –, nelle annotazioni 13 gennaio
2006, ha osservato che “(…) sotto il profilo psichiatrico, sono effettivamente
auspicate delle cure, come citato nella perizia psichiatrica del 2004 e in
quella SAM del 2000. Sotto il profilo attuale, visto che nonostante la diffida
non si è sottoposto a cure, essendo riferita stabilità sotto questo aspetto,
bisogna ritenere un miglioramento della condizione, pertanto è giustificato
valutare il caso solo sotto il profilo reumatologico. Sotto il profilo
reumatologico, stato di salute stabilizzato (alla segnalazione del
peggioramento della lombaggine segue un decorso favorevole), quindi si conferma
la valutazione in attività di tornitore IL 50%; in attività adeguate IL 30%.”
(doc. AI 130/1).

 

                                         Sulla
base delle risultanze dei rapporti 26 ottobre 2006 e 3 maggio 2007 della
consulente in integrazione professionale nonché della valutazione 24 aprile
2007 del __________ (doc. AI 142/1-9), l’Ufficio AI, con decisione 6 settembre
2007 (doc. AI 155/1-2), preavvisata con progetto 7 maggio 2007 (doc. AI
145/1-4), ha deciso di ridurre la corrente prestazione (rendita intera) ad una
mezza rendita con effetto dal primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione e tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.

 

                               1.4.   Con
il ricorso in oggetto l’assicurato, rappresentato dall’RA 1 – contestata la valutazione
medica – ha chiesto di annullare la decisione impugnata.

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI – osservato che “(…) preso atto delle
perizie agli atti, delle diagnosi con e senza influsso sulla capacità
lavorativa, delle limitazioni funzionali descritte e delle valutazioni relative
alla capacità lavorativa poste, considerata la recente valutazione __________
con presenza complessiva di una capacità lavorativa del 50% in attività
confacente (a livello empirico viene constatato uno stato psichico
compatibile con un’attività in questo senso), il SMR ha ritenuto che
l’attuale documentazione medica non mostra un sostanziale peggioramento dello
stato clinico somatico rispetto al momento della valutazione __________. Già
allora vi era una sintomatologia cervico-radicolare compatibile con il referto
radiologico osservato in occasione dell’esame RM di maggio 2007. In
conclusione, l’attuale istruttoria ha oggettivato il recupero da parte
dell’assicurato di una capacità lavorativa residua del 50%. Il danno psichico,
benché non trattato come da diffida, risulta ben compatibile con questa capacità
lavorativa residua. (…)” (IV, pag. 2) – ha chiesto di respingere
il ricorso.

 

                               1.6.   Con
osservazioni 6 dicembre 2007 e scritti 8 gennaio e 7 aprile 2008, il rappresentante
dell’assicurato ha trasmesso al TCA ulteriore documentazione medica.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA
H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00
del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26
ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al
1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono
applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento
al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se la decisione 6 settembre 2007 – che
ha confermato il progetto 7 maggio 2007 con il quale l’Ufficio AI ha ridotto in
via di revisione il diritto dell’assicurata da una intera ad una mezza rendita
– è conforme o meno alla legislazione federale.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007 Tribunale federale) i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una sentenza
del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il
raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta
Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta
l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag.
268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in:
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art.
41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione
allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente
continuerà a durare (art. 88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2
OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della
rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione
limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente
dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione
illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato
o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn")
ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi
alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli
sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA
inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re
P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155
consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensver-gleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser /Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine,
va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria giurisprudenza e
l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65; STFA del 19 maggio
2006 nella causa O. (I 873/05).

 

                               2.7.   L’art.
21 cpv. 4 LPGA, in vigore dal 1. gennaio 2003, prevede che:

 

" 
4 Le
prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente ridotte o rifiutate
se l’assicurato, nonostante una sollecitazione scritta che indichi le conseguenze
giuridiche e un adeguato termine di riflessione, si sottrae, si oppone oppure,
entro i limiti di quanto gli può essere chiesto, non si sottopone spontaneamente
a una cura o a un provvedimento d’integrazione professionale ragionevolmente
esigibile e che promette un notevole miglioramento della capacità di lavoro o
una nuova possibilità di guadagno. Non si possono esigere cure e provvedimenti
d’integrazione che rappresentano un pericolo per la vita o per la salute."

 

                                         Per
quanto riguarda il quesito di sapere se e quando un trattamento che promette un
essenziale miglioramento della capacità di guadagno di un assicurato sia
esigibile o meno, la nuova regolamentazione non ha sostanzialmente modificato
quanto previsto in precedenza.

 

                                         Il
TFA, in una sentenza del 16 agosto 2006 nella causa concernente S. (I 462/05),
ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.

3.1 Entzieht oder widersetzt sich eine versicherte Person
einer zumutbaren Behandlung oder Eingliederung ins Erwerbsleben, die eine
wesentliche Verbesserung der Erwerbsfähigkeit oder eine neue Erwerbsmöglichkeit
verspricht, oder trägt sie nicht aus eigenem Antrieb das ihr Zumutbare dazu
bei, so können ihr die Leistungen vorübergehend oder dauernd gekürzt oder
verweigert werden. Sie muss vorher schriftlich gemahnt und auf die Rechtsfolgen
hingewiesen werden; ihr ist eine angemessene Bedenkzeit einzuräumen.
Behandlungs- und Eingliederungsmassnahmen, die eine Gefahr für Leben und
Gesundheit darstellen, sind nicht zumutbar (Art. 21 Abs. 4 ATSG).

3.2 Art. 21 Abs. 4 ATSG ist auch im Bereich der
Invalidenversicherung anwendbar (Art. 2 ATSG und Art. 1 Abs. 1 IVG). Er stimmt
inhaltlich weitgehend mit der Regelung von alt Art. 10 Abs. 2 IVG und alt Art.
31 IVG (je in Kraft gestanden bis 31. Dezember 2002) überein. Die hiezu
ergangene Rechtsprechung ist somit zu beachten (vgl. Kieser, ATSG-Kommentar, N
54 ff. zu Art. 21). Es betrifft dies insbesondere die formellen Erfordernisse
des Mahn- und Bedenkzeitverfahrens im Bereich der Invalidenversicherung (BGE
122 V 218; SVR 2005 IV Nr. 30 S. 113). Art. 7 Abs. 1 IVG in der seit 1. Januar
2004 geltenden Fassung verweist bezüglich der Kürzung und Verweigerung von
Leistungen ausdrücklich auf Art. 21 Abs. 4 ATSG (vgl. altrechtlich ZAK 1965 S.
507).

3.3 Was als zumutbar im Sinne von Art. 21 Abs. 4 ATSG
zu gelten hat, wird im Gesetz nicht näher umschrieben. Da sich diesbezüglich
mit dem neuen Recht nichts geändert hat (vgl. Kieser, a.a.O., N 60 zu Art. 21),
kann auf die zu Art. 31 Abs. 1 IVG ergangene Rechtsprechung verwiesen werden. Danach
sind bei der Beurteilung der Zumutbarkeit einer Massnahme die gesamten
objektiven und subjektiven Umstände des Einzelfalles zu berücksichtigen. Namentlich
bei medizinischen Massnahmen, die einen starken Eingriff in die persönliche
Integrität der versicherten Person darstellen können, ist an die Zumutbarkeit
kein strenger Massstab anzulegen (ZAK 1985 S. 326 Erw. 1).

(…)" (STFA del 16 agosto 2006 nella causa
concernente S., I 462/05, consid. 3)

 

                                         L’Alta
Corte, chiamata a pronunciarsi nel caso in cui un assicurato non si era sottoposto
al trattamento psichiatrico prospettatogli, in particolare, riguardo al successo
del trattamento, ha osservato:

 

" 
(…)

3.2 Eine Kürzung oder Verweigerung der Leistung ist
nach Art. 21 Abs. 4 ATSG im Weiteren davon abhängig, dass die fragliche
Massnahme eine wesentliche Verbesserung der Erwerbsfähigkeit verspricht.
Vorausgesetzt wird also, dass die medizinische oder erwerbliche Vorkehr
geeignet ist, eine erhebliche Minderung des versicherten Schadens zu bewirken.

3.2.1 Die Frage, ob die verweigerte Leistung zu einer
Steigerung der Erwerbsfähigkeit beigetragen hätte, wird zuweilen unter dem
Aspekt der Zumutbarkeit (so in Art. 18 Abs. 2 MVG), jedenfalls aber als Problem
des Kausalzusammenhangs zwischen der Verweigerung und dem Ausbleiben der Zustandsverbesserung
behandelt (vgl. Gabriela Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Zürich
1999, S. 160 ff.). Die Kausalität muss notwendigerweise prospektiv und damit
hypothetisch beurteilt werden (Meyer-Blaser, a.a.O., S. 84 Fn. 381 und S. 140
bei Fn. 587). Es bedarf keines strikten Beweises, dass die verweigerte Massnahme
tatsächlich zum erwarteten Erfolg geführt hätte; es genügt, wenn die Vorkehr
mit einer gewissen Wahrscheinlichkeit erfolgreich gewesen wäre. Der erforderliche
Grad an Wahrscheinlichkeit ist wiederum unter Berücksichtigung der Schwere des
mit der Massnahme verbundenen Eingriffs in Persönlichkeitsrechte zu beurteilen
(vgl. oben E. 3.1.1): Bei therapeutischen Massnahmen, welche mit einem nur
geringen Eingriff verbunden sind, dürfen an die Wahrscheinlichkeit der zu
erwartenden Besserung keine hohen Anforderungen gestellt werden (Jürg Maeschi,
Kommentar zum MVG, Bern 2000, N 24 zu Art. 18). Ist der Eingriff erheblich,
wird eine höhere Wahrscheinlichkeit, aber nicht ein sicherer Erfolg verlangt.
In diesem Sinne schützte das Eidgenössische Versicherungsgericht eine
Leistungsverweigerung, nachdem die versicherte Person eine wirbelsäulenorthopädische
Operation mit einer Erfolgswahrscheinlichkeit von 70-80 % abgelehnt hatte
(Urteil I 462/05 vom 16. August 2006).

3.2.2 Die Vorinstanz nimmt gestützt auf die Berichte
des Dr. I.________ an, die Beschwerdegegnerin habe davon ausgehen dürfen, dass
mit einer Psychopharmakotherapie (und weiteren Behandlungsschritten) wieder
eine Teilarbeitsfähigkeit hätte erlangt werden können. Der Beschwerdeführer
wendet ein, Dr. I.________ habe einen solchen Erfolg nur als möglich
bezeichnet.

Im Gutachten vom 19. November 2002 führt Dr. I.________
aus, er könne sich vorstellen, dass eine sorgfältig austarierte Medikation eine
wesentliche Verbesserung bewirken werde; mit einer solchen Behandlung bestehe
eine gewisse Chance, dass mindestens eine Teilarbeitsfähigkeit von 50-60 %
wiederhergestellt werden könne. Der im Sommer 2005 konsultierte Psychiater Dr.
K.________ antwortete auf die Frage, ob eine Psychotherapie die Arbeitsfähigkeit
zu Beginn des Jahres 2003 wahrscheinlich oder bloss möglicherweise verbessert
hätte, die entsprechenden Möglichkeiten seien rückwirkend nicht mehr (sicher)
evaluierbar, jedoch: "Il est vraisemblable que déjà à ce moment-là, la
démarche n'était pas certaine. (...) Il est donc certain que la mesure proposée
était d'une efficacité possible et de nature à enrailler [recte: enrayer]
l'invalidation très menaçante chez ce patient" (Stellungnahme vom 18.
Oktober 2005). Es ist somit davon auszugehen, dass der Erfolg der vorgeschlagenen
Massnahme - prospektiv betrachtet - in der Tat nicht als gewiss, aber immerhin
als möglich erscheinen musste. Nach dem Gesagten genügt dies, da die Behandlung
- wie dargelegt (E. 3.1) - ohne weiteres zumutbar war.

(…)" (SVR 2008, IV Nr. 7, pag. 21)

 

                               2.8.   Nel
caso concreto l’Ufficio AI ha concluso per un miglioramento dello stato di salute
da un punto di vista psichiatrico fondandosi, da una parte, sulle annotazioni
13 gennaio 2006 nelle quali il dr. __________ ha osservato che “(…) sotto il profilo
psichiatrico attuale, visto che nonostante la diffida non si è sottoposto a
cure, essendo riferita stabilità sotto questo aspetto, bisogna ritenere un
miglioramento della condizione, pertanto è giustificato valutare il caso solo
sotto il profilo reumatologico. (…)” (doc. AI 130/1) e, d’altra parte, sul
rapporto 24 aprile 2007 del Centro di accertamento professionale AI (__________)
di __________ dal quale risulta che la capacità lavorativa é notevolmente migliorata.

 

                                         Le
conclusioni a cui è giunta l’amministrazione non possono essere condivise da
questo Tribunale per le seguenti ragioni.

 

                                         Nella
perizia 18 luglio 2000 del SAM (doc. AI 94/1-19), se da una parte è vero che i
periti, circa le possibilità di migliorare la capacità lavorativa, avevano osservato
che “(…) è importante che l’A. continui le terapie psichiatriche e psicofarmacologiche
(non è escluso che con queste terapie subentri nel futuro un miglioramento).
(…)” (doc. AI 94/8), dall’altra, il dr. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, nel suo consulto 16 giugno 2000 (doc. AI 94/9-11), aveva puntualizzato
che “(…) per quel che riguarda la sua diagnosi psichiatrica si tratta di: una
sindrome depressiva ricorrente attualmente in remissione (ICD10 F33.4).
Sindrome somatoforme indiferrenziata (ICD10 F45.1). Il paziente è
seguito in modo irregolare dal punto di vista psichiatrico con una compliance medicamentosa
ridotta e per quel che riguarda la sua capacità lavorativa dal punto di vista
psichiatrico, attualmente egli presenta un’inabilità lavorativa come tornitore
nella misura del 100%, ma del 50% per svolgere un altro mestiere più leggero. Non
credo che in questo caso possa migliorare la sua capacità lavorativa ed è
auspicabile che egli possa essere seguito dal punto di vista psichiatrico e
psicofarmacoterapeutico. (…)” (doc. AI 94/1, l’ultima sottolineatura è del redattore).

 

                                         Nella
perizia psichiatrica 2 luglio 2004 (doc. AI 116/1-14), i periti del Servizio
psico-sociale di __________ – posta la diagnosi di “(…) sindrome somatoforme
indifferenziata (ICD 10:F45.1); sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale di media gravità con sintomi “biologici” (ICD 10:F41.1); sindrome ansiosa
generalizzata (ICD 10:F41.1) (…)” (doc. AI 116/9-10) –, hanno appurato un
peggioramento della situazione valetudinaria sotto questo aspetto: “(…)
concludendo possiamo affermare che l’attuale stato psicopatologico è tale da confermare
un’inabilità lavorativa in misura totale, essendo il paziente peggiorato da un
punto di vista psichiatrico. (…)” (doc. AI 116/11) e puntualizzato che “(…)
rinnoviamo l’invito per una presa a carico specialistica onde arginare il
malessere presente (sarebbe auspicabile la ricerca di un terapeuta della stessa
madre lingua), senza peraltro essere certi che tale aiuto possa possa in
futuro aumentare l’abilità lavorativa. (…)” (doc. AI 116/12).

 

                                         Viste
le risultanze appena esposte, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr.
consid. 2.7), questo Tribunale non può concludere con la sufficiente tranquillità
che, nel caso si fosse sottoposto alla cura psicoterapica, lo stato di salute sarebbe
probabilmente migliorato.

 

                                         Nemmeno
è possibile ritenere un miglioramento per il solo fatto che la dr.ssa __________,
FMH in medicina generale, con scritto 2 settembre 2005, ha attestato che “(…)
il pz. ha avuto un periodo di relativa stabilità dal lato psicopatologico, gestendo
i transitori periodi di nervosismo e irritabilità con dei calmanti; motivo x il
quale non è stato sottoposto a cure psichiatriche. Tuttavia presenta uno
stato depressivo larvato ma gestibile.” (doc. AI 128/2).

 

                                         Non
è poi possibile concludere differentemente anche avuto riguardo al rapporto 24
aprile 2007 del __________ (doc. AI 142/1-10).

                                         Infatti,
i medici del __________ (che non risulta siano specialisti in psichiatria e
psicoterapia) hanno osservato in modo del tutto generico che “(…) das psychiatrische
Bild ist unserer Meinung nach gegenüber 2004 gebessert, es empfiehlt sich eine
begleitende psychopharmakologische und psyxhotherapeutische Führung. (…)” (doc.
AI 142/8).

                                         Va
poi qui evidenziato che, nel rapporto 26 ottobre 2006 (doc. AI 135/1-3), la
consulente in integrazione professionale, oltre a proporre un periodo di accertamento
della capacità lavorativa presso il __________, aveva evidenziato che “(…) per
quanto possibile, è importante che il __________ effettui questa valutazione
tenedo presente, unicamente l’affezione organica (e non quella psy) come
indicato da SMR. (…)” (doc. AI 135/3).

 

                                         Del
resto il dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto 23
maggio 2007 indirizzato alla dr.ssa __________ (doc. AI 147/5-6), ha concluso
che “(…) considero adesso il signor RI 1 inabile al lavoro in qualsiasi
attività e questo al 100% e fintanto che negli (ndr. recte: degli) esami medici
multidisciplinari non vengano esguiti. (…)” (doc. AI 147/6).

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, nelle annotazioni 20 giugno 2007, ha osservato che
“(…) sotto il profilo psichiatrico non si evidenziano variazioni sostanziali di
giudizio, nel suo ultimo certificato lo stesso dr. __________ cita testualmente
che “la componente psichiatrica non è certamente determinante per aumentare la
sua patologia in previsione di una rendita.” Il quadro che, lo stesso
psichiatra, traccia nel suo rapporto non è quello di un paziente affetto da
patologia psichiatrica ma quello di un individuo con sentimenti di rabbia
reattiva al mancato esaudimento delle sue aspettative in termini di riconoscimento
socio-economico del quale non considera adeguatamente gli aspetti legali,
amministrativi ed assicurativi di cui non conosce bene gli aspetti procedurali,
ricevendone così una sensazione di complotto. La stessa IL riconosciuta dal
medico curante è finalizzata a giustificare un periodo di astinenza da attività
nell’attesa di compiere degli accertamenti multidisciplinari finalizzati a
giustificare una condizione che consenta l’otteni-mento di prestazioni
assicurative. Il disturbo di personalità al quale fa riferimento era presente
già in passato e non avrebbe ostacolato le precedenti attività, si può riconoscere
nell’attuale IL la necessità di cure nella direzione di una ripresa di tali
condizioni. (…)” (doc. AI 151/1).

 

                                         Il
TCA rileva che non essendo il dr. __________, medico SMR,
specialista in psichiatria e psicoterapia, l’apprezzamento della rilevanza o
meno del rapporto 23 maggio 2007 del dr. __________, a fronte delle precedenti
valutazioni peritali del dr. __________ e dei medici del Servizio __________ di
__________, non era di competenza del suddetto medico SMR (cfr. sul tema della
specializzazione dei medici del SMR: STF I 142/07 del 20 novembre 2007 e STF I
65/07 del 31 agosto 2007).

 

                                         Questo
vale a maggiore ragione visto che, con rapporto 19 dicembre 2007 indirizzato
alla dr.ssa __________ (doc. C1), il dr. __________ ha confermato un’inabilità
lavorativa del 100%.

 

                                         Tutto
ben considerato questo Tribunale ritiene che, sulla sola base degli atti di
causa e senza gli ulteriori accertamenti medici necessari, l’Ufficio AI non
poteva concludere, con la sufficiente tranquillità, per un miglioramento dello
stato di salute dell’assicurato e, conseguentemente, ridurre il diritto alla rendita
intera ad una mezza rendita.

 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI
affinché appuri se effettivamente è subentratrato un miglioramento dello stato
di salute da un punto di vista psichiatrico.

 

                                         Ritenuto
inoltre che l’aspetto ortopedico è stato approfondito l’ultima volta
nell’ambito della perizia 18 luglio 2000 del SAM (doc. 94/1-19 – vedi in particolare il consulto 15 giugno
2000 sub. doc. AI 94/12-14, nel quale il dr. __________ FMH in chirurgia
ortopedica, aveva concluso che “(…) ritengo che il paziente non sia idoneo per
le sue attività di tornitore od altre attività pesanti con un’incapacità del
50-60%. In un lavoro adatto, da svolgere parzialmente in piedi, parzialmente
seduto, senza dover alzare regolarmente dei pesi od eseguire movimenti ripetitivi,
la capacità dovrebbe raggiungere il 70-80%.” (doc. AI 94/14) – e visti i rapporti del dr. __________,
FMH in neurochirurgia, 11, 20 settembre e 3 dicembre 2007 (doc. AI 156/11-12,
156/13-14 e C2), nonché l’esame RM colonna lombare del 1. aprile 2008 e lo
scritto dello stesso giorno della dr.ssa __________ (doc. D1 e D2),
l’amministrazione dovrà altresì approfondire compiutamente se vi è stato o meno
un cambiamento valetudinario sotto questo aspetto.

                                         Questo
vale a maggiore ragione avuto riguardo anche al fatto che gli stessi medici del
__________, lo si ricorda chiamati ad esprimersi essenzialmente avuto riguardo
all’aspetto reumatologico, hanno concluso per una capacità lavorativa del 50%:
“(…) die Gesamtleistung, die Herr RI 1 erbringen kann beträgt 50%. (…)” (doc.
AI 142/1).

 

                                         In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata va annullata
e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché, acclarato compiutamente lo stato
di salute dell’assicurato, si pronunci nuovamente sulla revisione intrapresa
nel 2005.

 

                                         Il
TCA rileva ancora che, a prescindere dal fatto che non risulta che la riduzione
della rendita sia stata fatta in virtù dell’art. 21 cpv. 4 LPGA – il progetto,
la decisione e la risposta di causa non rinviano esplicitamente a questo
disposto –, in ogni caso questa disposizione presuppone che l’assicurato sia stato
messo nella condizione di comprendere le conseguenze del suo comportamento.

                                         Al
riguardo, nella già citata STF pubblicata in SVR 2008, IV Nr.
7, pag. 19, l’Alta Corte ha rilevato che:

 

" 
(…)

3.3 Die Leistungskürzung setzt schliesslich voraus,
dass sich die versicherte Person der Massnahme widersetzt oder entzogen oder
nicht aus eigenem Antrieb das ihr Zumutbare beigetragen hat.

3.3.1 Ob und ab wann ein entsprechendes Verhalten dem
Versicherten zurechenbar ist (Kieser, a.a.O., N 66 zu Art. 21), erhellt im
Zusammenhang mit dem obligatorischen Mahn- und Bedenkzeitverfahren. Dieses soll
den Versicherten in die Lage versetzen, sich die nachteiligen Folgen seines
Verhaltens zu vergegenwärtigen (BGE 122 V 218 S. 220; SVR 2005 IV Nr. 30 S. 114
E. 2, I 605/04). Eine Verletzung der Behandlungs- oder Eingliederungspflicht
kann demnach erst angenommen werden, nachdem die versicherte Person, wie in
Art. 21 Abs. 4 ATSG vorgeschrieben, mit schriftlicher Mahnung auf die
betreffenden Rechtsfolgen hingewiesen und ihr eine angemessene Bedenkzeit eingeräumt
wurde.

(…)" (SVR 2008, IV Nr. 7, pag. 21)

 

                                         In
casu, nella lettera 10 settembre 2004, con la quale l’assi-curato è stato
invitato a prendere contatto con il suo medico curante e a sottoporsi ad una
cura psicoterapica, l’Ufficio AI non ha precisato puntualmente le conseguenze
giuridiche alle quali il ricorrente si sarebbe esposto nel caso in cui non si
fosse sottoposto alla cura segnalata e ha solo indicato che: “(…) nel corso
della prossima revisione, prevista per il 2005, verificheremo quanto fatto e
procederemo di conseguenza. (…)” (doc. AI 119/1).

 

                               2.9.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1. luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

                                         Vincente
in causa, il ricorrente, patrocinato dall’RA 1, ha diritto ad un'indennità per
ripetibili (cfr. STF del 5 settembre 2007 nella causa V., K 63/06 e la citata
DTF 126 V 11 seg. consid. 2).

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione impugnata è annullata.

                                          §§   Gli
atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché proceda come indicato al consid.
2.8.

 

                                   2.   Le
spese per fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà inoltre all’assicurato fr. 1'000.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti