# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 93d71f29-adea-5ad6-8330-679e57886787
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1995-12-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 18.12.1995 11.1995.118
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-118_1995-12-18.html

## Full Text

Incarto n.

  11.95.00118

  	
  Lugano

  18 dicembre 1995

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Minotti Perucchi, giudice supplente

   

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

sedente
per statuire nella causa n. __________ (provvisionale di divorzio) della
Pretura del Distretto di Riviera, promossa con istanza del 6 luglio 1993 da 

 

	
   

  	
  __________ nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________, __________ 

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________),  

   

  

esaminati
gli atti, 

 

posti
i seguenti 

 

punti
di questione:

                                   1.   Se deve essere accolto
l'appello 25 agosto 1994 di __________ contro il decreto emesso il 29 luglio
1994 dal Pretore del Distretto di Riviera; 

                                   2.   Se deve essere accolta
l’istanza di ammissione all’assistenza giudiziaria presentata da __________ con
l’appello;

                                   3.   Se deve essere accolta
l’istanza di ammissione all’assistenza giudiziaria presentata da __________ con
le osservazioni 6 settembre 1994;

                                   4.   Il giudizio sulle spese
e le ripetibili. 

Ritenuto

in
fatto: 

 

                                  A.   __________, 1938,
e __________ nata __________, 1948, si sono uniti in matrimonio il __________
1969. Dall'unione sono nate le figlie __________, 1970, e __________, 1977. Il
marito lavora presso l'impresa generale di __________ di __________, mentre la
moglie, a suo tempo impiegata presso una ditta di __________, è attualmente
consulente previdenziale presso la __________ Assicurazioni. I coniugi sono
stati legalmente separati per tempo indeterminato con sentenza 2 aprile 1992
del Pretore del Distretto di Riviera, che ha omologato la convenzione sulle
conseguenze accessorie in virtù della quale l'autorità parentale sulla figlia
__________ è stata attribuita alla madre, mentre il padre si è assunto un onore
di mantenimento di fr. 500.– mensili aggiuntivi, a far tempo dal 1° gennaio
1993, degli assegni familiari.

                                  B.   L'11 gennaio 1993
il marito ha instato per il tentativo di conciliazione facoltativo dell’art.
354 CPC, chiedendo che venisse regolamentato il trasferimento della figlia
__________ presso di lui, intervenuto su richiesta di costei a seguito di
profondi dissidi con la madre. Nel corso della relativa udienza tenutasi il 2
febbraio 1993 le parti si sono accordate nel senso che __________ restasse
provvisoriamente presso il padre, fatta salva la facoltà per lei di rientrare
in qualsiasi momento presso la madre e ritenuto che, se l'affidamento fosse perdurato
oltre la metà del mese di febbraio 1993, l'assegno familiare sarebbe stato
incassato direttamente dal padre, mentre la madre avrebbe continuato, sino a
decisione contraria delle parti, a corrispondere per la figlia il premio della
cassa malati e il premio dell'assicurazione sulla vita. 

                                  C.   __________ ha
presentato il 10 maggio 1993 un'istanza per il tentativo di conciliazione e il
24 giugno successivo la petizione di divorzio senza rivendicare l'affidamento
della figlia, rimasta presso il padre. Il 6 luglio 1993 quest'ultimo ha
presentato domanda di provvedimenti cautelari in cui ha chiesto formalmente
l'affidamento della figlia e la fissazione di un contributo alimentare a suo
favore di fr. 800.– a far tempo dal mese di gennaio 1993. Nel corso dell'udienza
di discussione, tenutasi il 21 luglio 1993, il Pretore ha proposto alle parti
di fissare il contributo alimentare a carico della madre in fr. 366.– oltre il
premio della cassa malati di fr. 84.– e il premio dell'assicurazione sulla vita
di fr. 50.–, ritenuto che l'assegno familiare sarebbe stato di spettanza del
padre. Dopo aver aderito seduta stante alla proposta, la moglie ha comunicato
il giorno seguente, senza fornire motivazioni, di non essere più d'accordo. In
occasione della nuova discussione in contraddittorio, tenutasi il 13 settembre
1993, essa ha spiegato di essere incorsa in errore su dati essenziali per
determinare il suo obbligo alimentare: in effetti essa disporrebbe di
un'eccedenza sul suo fabbisogno di gran lunga inferiore a quella di cui fruisce
il marito, ciò che non le permetterebbe di corrispondere il contributo
alimentare proposto. Esperita l'istruttoria, il Pretore ha sostituito, con
l'accordo delle parti, la discussione finale con la produzione di un riassunto
scritto. Nel proprio memoriale conclusivo del 3 dicembre 1993 la moglie si è
riconfermata nelle proprie argomentazioni e domande, mentre nel memoriale del 6
dicembre 1993 il marito ha ridotto la propria richiesta a fr. 416.– mensili (oltre
al pagamento del premio della cassa malati) a far tempo dal luglio 1993.  

                                  D.   Statuendo il 29
luglio 1994, il Pretore ha accolto l'istanza come alle domande ridotte
formulate dal marito con il memoriale conclusivo del 6 dicembre 1993, ponendo a
carico della convenuta la tassa di giustizia di fr. 100.– e le spese, con
l'obbligo di rifondere a controparte fr. 2'000.– per ripetibili. Entrambe le
parti sono state ammesse al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio. 

                                  E.   Contro il decreto
del Pretore __________ è insorta con appello 25 agosto 1994, chiedendo in via
principale l'annullamento di qualsiasi obbligo alimentare nei confronti della
figlia, con l'onere per l'istante di sopportare tutte le spese processuali di
prima sede, e, in via subordinata, la riduzione dell’obbligo a fr. 320.–
mensili, con carico delle spese processuali alle parti in ragione di un mezzo
ciascuno e compensazione delle ripetibili.

                                  F.   Nelle sue
osservazioni 6 settembre 1994 __________ postula la reiezione del gravame e la
conferma del querelato giudizio. 

                                  G.   Entrambe le parti
hanno presentato domanda di assistenza giudiziaria per la sede d'appello. Il
giudice delegato della Camera ha completato d’ufficio l’istruttoria assumendo
agli atti nuova documentazione, su cui le parti hanno avuto la possibilità di
esprimersi.

Considerato 

in diritto:

                                   1.   Le parti hanno
rinunciato a essere citate per la discussione finale provvisionale all'udienza
del 15 novembre 1993. Il Pretore ne ha preso atto ed ha assegnato loro un
termine per la presentazione di un riassunto scritto. Sennonché tale modo di procedere
non trova conforto alcuno nel Codice di procedura civile, secondo cui il
giudice non può disporre un modo di procedere diverso da quello stabilito dalla
legge (art. 101 CPC; I CCA 1° marzo 1994 in re S./S.). L'art. 119 bis CPC
prevede che "quando la causa è introdotta dalla sola istanza scritta e
motivata di una parte, il giudice può autorizzare la controparte a produrre all'udienza
di discussione un riassunto scritto delle proprie allegazioni orali, da
annettere al verbale" (sullo scopo della norma: verbali del Gran
Consiglio, sessione ordinaria autunnale 1987, vol 1, pag. 124 in basso). La
presentazione del riassunto scritto presuppone però, per chiaro disposto di
legge, che vi sia un'udienza. In concreto i memoriali conclusivi hanno invece sostituito
la discussione finale, neppure indetta, alla quale le parti hanno espressamente
rinunciato. La rinuncia è invero possibile, le parti potendo disporre
liberamente dei propri diritti processuali; esse non possono tuttavia
sostituire la discussione finale con uno scambio di memoriali scritti. Il
Pretore è quindi formalmente invitato in futuro a non più tollerare memoriali
scritti in sostituzione del contraddittorio orale e a indire, se del caso, il
dibattimento finale provvisionale.

                                   2.   Per l'art. 145
cpv. 2 CC, proposta l'azione di divorzio, il giudice ordina le opportune misure
provvisionali per la durata della causa, in particolare circa il mantenimento
della prole. In una causa di divorzio susseguente a una separazione per tempo
indeterminato, il giudice deve rispettare l'assetto stabilito con la sentenza
di separazione, a meno che nel frattempo si sia verificato un cambiamento
importante e duraturo delle circostanze: in tale evenienza le parti possono postulare
una modifica della precedente decisione già nell'ambito di una procedura
cautelare nella causa di divorzio (cfr.
Bühler/Spühler, Commentario bernese, Supplemento 1991, n. 39 ad
art. 145 CC; Rep. 1988 338, 1985 91). Per converso, il giudice è legato agli accordi
sulla modifica di un contributo di mantenimento per i figli, intervenuti tra le
parti al di fuori di una procedura giudiziaria solamente se la convenzione è
stata in seguito omologata dal giudice competente (cfr. Bühler/Spühler,
op. cit., n. 34 ad art. 145 CC e n. 163 e 164 ad art. 158 CC). 

                                  a)   Nella fattispecie è
incontestato che la modifica dell'affidamento della figlia __________ al padre
per le cure e l'educazione, intervenuta nel gennaio 1993 successivamente alla
sentenza di separazione per volere della figlia medesima in seguito a contrasti
sorti con la madre, costituisce una modifica importante e duratura delle
circostanze, ove si consideri che è stato voluto dalla stessa figlia sedicenne
ed è stato giudicato dal Pretore – non contraddetto dalle parti su questo punto
– nell’interesse della ragazza.

                                  b)   In via principale
l'appellante assevera che l'accordo intervenuto il 2 febbraio 1993 sul
contributo alimentare litigioso aveva forza e validità di sentenza ai sensi
dell’art. 358 CPC in seguito all'omologazione del Pretore, la cui modifica
presupponeva un mutamento importante e duraturo delle circostanze. Poiché questa
ipotesi non si era verificata in concreto, essendo la figlia rimasta presso il
padre, il giudice di prime cure non avrebbe dovuto scostarsene.

                                         Alla luce dei predetti
principi giurisprudenziali, la critica si appalesa destituita di fondamento.
L'accordo intervenuto il 2 febbraio 1993 tra i coniugi aveva – come si evince
univocamente dal tenore letterale dell'istanza medesima (nella quale il padre
si riservava di chiedere alla consorte contributi di mantenimento in caso di
affidamento duraturo), in connessione con la transazione consegnata a verbale –
carattere limitato alla questione dell'affidamento provvisorio, essendo incerte
a qual momento le intenzioni della figlia, che si era rivolta d'urgenza al
padre per superare la difficile convivenza con la madre: veniva comunque
lasciata aperta la questione del mantenimento da parte di quest'ultima in caso
di affidamento duraturo. 

                                         Può pertanto rimanere
indeciso il quesito di sapere se tale accordo provvisorio sia stato omologato
dal Pretore. Il verbale d’udienza lascia sussistere dubbi: pur non contendo
un’esplicita approvazione da parte del giudice, porta infatti in calce la menzione
“letto e approvato” con il sigillo della Pretura e la firma del Pretore. Come
si è visto, tuttavia, l’accordo 2 febbraio 1993 aveva carattere precario e come
tale il primo giudice gli ha a giusto titolo negato carattere vincolante. 

                                   c)   Pure a titolo
pregiudiziale va esaminata la questione a sapere se in occasione dell'udienza
di discussione sulla domanda cautelare del 21 luglio 1993 sia stata raggiunta
una transazione vincolante per l'appellante, come sembra esser stato accertato
dal giudice di prime cure, ancorché lo stesso abbia poi determinato il
contributo alimentare litigioso in virtù della massima ufficiale. Al proposito
il Pretore si è richiamato al pronunciato 22 giugno 1993 di questa Camera in re
G./G., che ha rammentato come una transazione, ancorché raggiunta nell'ambito
di un procedimento giudiziario, sia un contratto disciplinato dalle
disposizioni generali del CO soggiacente alle disposizioni sui vizi del consenso,
con determinate riserve risultanti dalla natura particolare di tale contratto
(DTF 111 II 349; 105 II 273): poiché una transazione conclusa davanti al
giudice pone fine alla lite e ha forza di cosa giudicata (art. 352 cpv. 1 CPC),
la parte che intende scostarsi dal consenso che ha manifestato deve impugnare
la propria dichiarazione di volontà nelle forme previste dal CO, postulandone
l'annullamento. Nella concreta fattispecie l'appellante, il giorno successivo
all'udienza in cui aveva aderito a verbale alla proposta di contributo
alimentare formulata dal Pretore, si è limitata a comunicare la revoca del
proprio consenso, senza tuttavia impugnare la propria dichiarazione per vizio
di volontà, completando la propria richiesta con scritto 2 agosto 1993 in cui
allegava le circostanze secondo le quali, a suo giudizio, il contributo proposto
risultava eccessivo. E' ben vero che in concreto il diniego dell'accordo è
stato manifestato prima che il marito comunicasse il proprio assenso in data 26
luglio 1993 e quindi prima che si fosse perfezionata la transazione. Ma il
consenso manifestato seduta stante all'udienza vincolava l'appellante perlomeno
fino alla scadenza del termine di dieci giorni assegnato dal Pretore al marito
per comunicare la propria presa di posizione, eccezion fatta per una formale
impugnazione ai sensi dell’art. 23 e seg. CO, che, come detto, non è intervenuta.
Tuttavia, vigendo nella determinazione dei contributi alimentari per i figli la
massima ufficiale illimitata anche per l'autorità d'appello (DTF 120 II 229,
119 II 203 consid. 1; cfr. Bühler/Spühler, op.
cit., n. 253 ad art. 145 CC; Rep. __________ 307), la questione resta senza
conseguenze pratiche ai fini del giudizio, dovendo questa Camera esaminare
d'ufficio l'adeguatezza del contributo alimentare fissato dal Pretore. 

                                   3.   L’obbligo di
mantenimento dei coniugi nei confronti della famiglia (art. 163 CC) sussiste
per tutta la durata del matrimonio (Deschenaux/Tercier/Werro,
Le mariage et le divorce, 4a
ed. Berna 1995, n. 889 pag. 179, n. 946 pag. 190) e quindi anche in presenza di
una separazione legale. La metodica per il calcolo del contributo alimentare è
stabilita dal diritto federale e va applicata d’ufficio (DTF 114 II 31 consid.
7 e 8). Si procede dapprima alla determinazione del fabbisogno di tutta la
famiglia, prendendo come punto di partenza per le necessità dei coniugi i
minimi esistenziali fissati secondo i principi validi in materia esecutiva (DTF
114 II 301, SJ 1992 380). Nel fabbisogno minimo va inoltre tenuto conto dei
rispettivi oneri fiscali per il corrente periodo d’imposta e dei premi di
assicurazione relativi alla copertura di rischi di interesse per la comunione
domestica (DTF 114 II 393; Hausheer/Reusser/Geiser,
Kommentar zum Eherecht, n. 11 ad art. 163 CC). L’eccedenza che dovesse
risultare dopo aver dedotto dal reddito complessivo della famiglia la somma dei
fabbisogni dei coniugi e dei figli va ripartita tra i coniugi in linea di
principio in ragione di metà ciascuno (DTF 114 II 31 consid. 7, 119 II 319; Hausheer/Reusser/Geiser, op. cit., n.
26 ad art. 176 CC).

                                  a)   Per l'art. 276 cpv. 1 CC entrambi
i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli, incluse le spese di
educazione e formazione, secondo le loro esigenze fisiche, intellettuali e
morali. Giusta l'art. 285 cpv. 1 CC, in particolare, il contributo per il mantenimento
del figlio va commisurato ai di lui bisogni, alla situazione sociale ed alle
possibilità dei genitori a seconda delle loro condizioni economiche (DTF 120 II
285 consid. 3a/cc, 116 II 110, 83 II 358 consid. 1).

                                  b)   La misura del contributo
alimentare deve essere concretamente determinata avuto riguardo alla capacità
economica: per sostanza, per reddito dal lavoro effettivo o, a seconda delle
circostanze, per il reddito della famiglia conseguibile facendo uso di buona
volontà (cfr. Hegnauer, Droit suisse de la filiation,
3a ed., 1990, pag. 145-146).
Nella determinazione dei contributi alimentari ai figli (così come di ogni
altra questione loro inerente: affidamento, diritto di visita, ecc.) vige come
ricordato in precedenza la massima ufficiale illimitata ed il giudice di ogni
grado non è vincolato né alle allegazioni né alle prove offerte né alle richieste
di giudizio e chiarisce la fattispecie di propria iniziativa (DTF 120 II 231
consid. 1c con rinvii, 118 II 93; Rep. __________ 307). La decisione del primo
giudice non limita nemmeno il potere cognitivo dell'autorità di ricorso, che
può assumere le prove ritenute più idonee a formare il proprio convincimento (Vogel, Freibeweis in der Kinderzuteilung, in: Festschrift
Hegnauer, Berna 1986, pag. 610 seg). Il divieto di addurre nuovi fatti e prove
in appello sancito dall'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC non vale quindi per le
procedure che concernono i rapporti tra genitori e figli. 

                                   4.   L'appellante
sostiene, in via subordinata, che il contributo da lei dovuto per il mantenimento
della figlia deve essere fissato, per ragioni di equità e di giustizia nonché
di parità di trattamento, basandosi su quello della sentenza di separazione da
ripartire proporzionalmente ai redditi conseguiti dai genitori al momento della
stipula della convenzione. Considerato come, sulla base di un reddito netto di
fr. 4'000.– mensili, con la convenzione si era fissato un contributo a carico
del padre di fr. 500.– comprensivo dell'assegno per figli sino al 1° gennaio
1993 (e che di conseguenza lo stesso ha corrisposto fr. 348.– nel 1990, fr.
339.– nel 1991 e fr. 330.– nel 1992), essa ne deduce che, a fronte di un suo
reddito netto di fr. 2'213.–, il suo onere di mantenimento vada fissato in fr.
320.– mensili.

                                         Questo ragionamento non
può tuttavia essere condiviso giacché in contrasto con il principio secondo cui
la misura del contributo di mantenimento va determinato in rapporto alla
capacità economica di entrambi i genitori al momento della sua fissazione. In
altre parole, dovendo procedere alla modifica dell'assetto fissato nella procedura
di separazione per intervenuta modificazione importante e duratura delle circostanze,
si valuteranno liberamente i nuovi elementi di fatto, senza vincolo alla precedente
disciplina, tanto più che in concreto né la convenzione né la sentenza di separazione
indicano i parametri sui quali è stato fissato il contributo. 

                                   5.    Dopo aver
premesso che il fabbisogno va di regola stabilito in base alle tabelle edite
dall'Ufficio della gioventù di Zurigo, il Pretore se ne è discostato perché ha
considerato, deducendolo dal fatto che il padre con le conclusioni ha ridotto
la sua richiesta a fr. 500.– mensili, che il fabbisogno della figlia non si è
modificato rispetto all'epoca della separazione. Ha poi accertato che la madre
ha un reddito minimo mensile di fr. 4'500.– (tra importo fisso, provvigioni e
rimborso spese) e, riferendosi alle spese indicate da costei nello scritto 2
agosto 1993 (ridotte in sede di interrogatorio formale nella misura di fr.
400.–), ha determinato il suo fabbisogno mensile in fr. 3'800.–. Ciò posto, ha
concluso che, con un'eccedenza di fr. 700.–, essa è in grado di corrispondere
un contributo di fr. 500.– già comprensivo del premio della cassa malati di fr.
84.– mensili da lei assunto dall'epoca della separazione. 

                              6. a)   L'appellante
asserisce che, diversamente dagli accertamenti pretorili, il suo reddito
assommerebbe a soli fr. 2'634.07, non potendosi computare l'indennità per rimborso
spese, non soggetta ad alcuna imposizione fiscale, e avendo il giudice di prime
cure determinato le provvigioni in modo erroneo. Il Pretore ha fondato i propri
accertamenti sul certificato di salario provvisorio del 20 luglio 1993,
integrandolo con le schede salariali mensili relative al 1993. Questi documenti
sono tuttavia superati dal certificato di salario completo del 1993 –
richiamato agli atti dalla giudice delegata a complemento della domanda di
assistenza giudiziaria formulata in appello della moglie – dal quale si evince
un salario netto annuo di fr. 39'831.– (comprensivo dell'importo fisso e delle
provvigioni), corrispondente a fr. 3'319.25 mensili. Trattasi di un salario
inferiore a quello percepito nel biennio precedente in qualità di impiegata
presso una ditta di arredamenti ed accessori, ma corrispondente grosso modo a
quello percepito presso la __________ Assicurazioni nel 1992. Dal certificato
in parola risulta inoltre che l'appellante ha beneficiato nel 1993 di
un'indennità per "altre spese" di fr. 14'764.–. Orbene, secondo la
giurisprudenza di questa Camera (I CCA 9 settembre 1994 in re T./T.),
l'indennità forfettaria per rimborso spese versata a un assicuratore (agente
esterno) non può essere considerata salario in presenza di esplicita
attestazione del datore di lavoro, confermata dal certificato fiscale e dal
contratto di lavoro, ritenuto che in tale ipotesi non possono però più essere
considerati nel fabbisogno supplementi per spese professionali. In concreto,
ancorché difetti un'esplicita dichiarazione del datore di lavoro sulla natura
dell'indennità per "altre spese", si evince dal contratto di lavoro
(documenti richiamati, clausola n. 3.2 e n. 3.6) che il 25% dell'indennità
mensile garantita di fr. 3'500.–, ossia fr. 875.–, è dovuta a titolo di
indennizzo completo per gli esborsi necessari per viaggi, sostentamento,
telefono, porti, ecc. e non è soggetta a trattenuta degli oneri sociali: in
tale misura l'indennità non può quindi essere considerata come salario. Non
così invece per la parte restante di fr. 4'264.– (ossia fr. 14'764.– ./. fr.
10'500.–), visto che né il contratto né il datore di lavoro né tantomeno
l'appellante hanno fornito indicazioni sulla sua natura e sulle spese effettive
sostenute in aggiunta agli esborsi indennizzati a norma di contratto: in
assenza di qualsivoglia indicazione, si deve ritenere che questa parte di
indennizzo configuri un reddito occulto che va computato in aggiunta allo
stipendio netto testé detto (cfr. I CCA 1 giugno 1995 in re K./K.). 

                                         In conclusione, lo
stipendio complessivo dell'appellante assomma a fr. 44'095.– annui, pari a fr.
3'675.– mensili, ritenuto che nel suo fabbisogno non verrà inoltre riconosciuta
alcuna posta per le spese professionali, già coperte dall’indennizzo fornito
dal datore di lavoro. Che ciò corrisponda alla sua reale capacità di guadagno è
circostanza confortata anche dal fabbisogno di ben fr. 4'100.– indicato nello
scritto del 2 agosto 1993 (poi ridotto in sede di interrogatorio formale a fr.
3'700.–) e dal tenore di vita che essa ha potuto garantirsi in questi anni,
concedendosi vacanze certamente superiori alla media della popolazione, per
frequenza e genere di destinazione (cfr. interrogatorio formale). 

                                  b)   Dalla notifica della
tassazione 1993-94 dell'appellato – pure richiamata agli atti dalla giudice
delegata a complemento della domanda di assistenza giudiziaria da questi
presentata in sede di appello – si rileva uno stipendio mensile di fr. 4'344.–
netti (reddito del lavoro di fr. 59'771.– dedotti i contributi di legge in fr.
7'650.–, ripartito in dodici mensilità).

                              7. a)   Diversamente da
quanto accertato dal Pretore, il fabbisogno dell'appellante va corretto
ammettendo solamente le seguenti poste: importo base fr. 940.–, rispettivamente
dal 1° gennaio 1994 fr. 1'025.–; canone di locazione fr. 1'100.–; premio cassa
malati unitamente al premio assicurazione perdita guadagno fr. 254.–; imposte
stimate in fr. 250.–; per un ammontare complessivo di fr. 2'544.–,
rispettivamente di fr. 2'629.– dal 1° gennaio 1994. Le altre voci indicate
dalla convenuta con lo scritto 2 agosto 1993 non possono essere computate. Le
spese per l'elettricità, l'acqua e per il telefono non rientrano infatti nella
nozione di supplemento ai minimi esecutivi (I CCA del 28 dicembre 1992 nella
causa S./S.; cfr. Tabella dei minimi esecutivi edita dalla CEF). La
remunerazione per l'aiuto domestico non si giustifica perché non strettamente
prescritto sotto il profilo medico, ma semplicemente consigliato dal medico
curante (cfr. testimonianza del dott. __________). I vari costi professionali
indicati dalla convenuta, compreso il leasing dell'automobile, peraltro neppure
reso verosimile, non possono essere riconosciuti in quanto già coperti, come
visto in precedenza, dalla cospicua indennità spese versata dal datore di
lavoro e che non è stata computata nel reddito. Trattandosi di un fabbisogno
limitato allo stretto indispensabile, si giustifica in concreto una
rivalutazione del 20% (come consente la giurisprudenza: DTF 115 II 424, 114 II 304; cfr. anche Bühler/Spühler, op. cit., n. 10 ad art.
152 CC) per un totale dunque di fr. 3’053.– mensili nel 1993 e di fr. 3155.–
mensili dal 1° gennaio 1994.

                                  b)   In assenza di dati più
precisi, avendo il convenuto completamente omesso di fornire ragguagli, il suo
fabbisogno deve essere stimato con prudente apprezzamento. Oltre all’importo
base di fr. 940.–, rispettivamente fr. 1'025.– dal 1° gennaio 1994, la voce alloggio
viene ammessa in fr. 882.–. In occasione dell’interrogatorio formale il convenuto
ha infatti indicato la propria spesa di locazione in fr. 1'132.– (senza
chiedere alcun supplemento per la figlia, diversamente da quanto preteso dall'appellante),
che viene decurtata della quota relativa alla figlia di fr. 250.–. Tenuto conto
del premio di cassa malati stimato in fr. 250.–, delle imposte, stimate in fr.
350.–, il fabbisogno complessivo ammonta a complessivi fr. 2'422.–,
rispettivamente fr. 2'507.–. Anche questi importi devono essere rivalutati del
20%, alla stregua di quanto avvenuto per la moglie, per un totale quindi di fr.
2906.– mensili nel 1993 e di fr. 3008.– mensili dal 1° gennaio 1994. Non può
ovviamente essere seguita l'appellante laddove chiede si tenga conto del fatto
che la figlia svolgerebbe nell'economia domestica un ruolo di sicuro vantaggio
per il padre, intanto perché l’interessata non ha reso verosimile che tale ruolo
ecceda l’aiuto ordinariamente prestato da un figlio nell’economia domestica in
cui vive e in secondo luogo perché essa nemmeno ha tentato di cifrare
l’asserito beneficio economico che ridonderebbe all’appellato.

                                   c)   Per costante prassi di
questa Camera il fabbisogno dei figli si determina secondo le raccomandazioni
dell'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo (Empfehlungen zur Bemessung
von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, edizione 1993 in: Rivista di diritto
tutelare 1993, pag. 78), buon punto di riferimento, seppur da adattare alle
circostanze concrete (Rep__________ 312; DTF 116 II 110). Le argomentazioni
addotte dal Pretore per discostarsene in concreto non appaiono meritevoli di
tutela. Come si è già spiegato in precedenza, il contributo alimentare va determinato
in funzione della capacità economica dei genitori e in rapporto al fabbisogno
del figlio al momento del giudizio: non appare dunque pertinente riferirsi al
contributo alimentare fissato all'epoca della separazione, senza peraltro
alcuna precisa indicazione sul reddito conseguito dalle parti. Inconferente si
rivela poi il fatto che il padre abbia ridotto le proprie richieste da fr.
800.– a fr. 500.– mensili, visto che la questione è retta dalla massima
ufficiale che legittima il giudice a scostarsi dalle richieste del genitore affidatario,
e ciò proprio nell’interesse del figlio. Occorre infine considerare che, rispetto
all'epoca del giudizio sulla separazione, le raccomandazioni in parola sono
state oggetto il 1° gennaio 1993 di un incremento considerevole relativo a
tutte le poste relative del fabbisogno. Anche __________ deve beneficiarne. 

                                         Secondo le citate
raccomandazioni, la figlia, nata il __________ 1977, aveva, il 1° luglio 1993,
un fabbisogno di fr. 1'220.– (di cui fr. 990.– in denaro contante e fr. 230.–
in cure ed educazione), mentre nell’aprile 1994 (mese del compimento del suo
diciassettesimo compleanno) il suo fabbisogno si elevava a fr. 1'390.– (di cui
fr. 1'240.– in contanti e fr. 150.– in cure ed educazione), come indicato dal
Pretore. In concreto si giustifica di aumentare del 10% tali valori, tenuto
conto del buon reddito complessivo della famiglia (fr. 8'019.–) rispetto al
reddito complessivo di circa fr. 6'600.– su cui si fondano le raccomandazioni.
La rivalutazione resta contenuta al 10%, diversamente da quanto operato con i
fabbisogni dei genitori, poiché gli importi delle raccomandazioni sono già
calcolato con un certo agio, tenendo conto di una media. Il fabbisogno della
ragazza è quindi di fr. 1340.– nel 1993 e di fr. 1530.– nel 1994.

                                   8.   Il quadro
economico della famiglia si presenta in sintesi come segue:

                                         1993

                                         -
reddito dei coniugi                                              fr. 8’019.–
netti

                                         -
fabbisogno del marito                                         fr. 2906.–

                                         -
fabbisogno della moglie                                     fr. 3053.–

                                         -
fabbisogno della figlia                                        fr. 1340.–

                                         -
fabbisogno della famiglia                                   fr. 7299.–

                                         -
eccedenza: fr. 720.– mensili

                                         -
spettanza della moglie (fabbisogno più metà eccedenza): fr. 3413.–

                                         1994

                                         -
reddito dei coniugi                                              fr. 8’019.–
netti

                                         -
fabbisogno del marito                                         fr. 3008.–

                                         -
fabbisogno della moglie                                     fr. 3155.–

                                         -
fabbisogno della figlia                                        fr. 1530.–

                                         -
fabbisogno della famiglia                                   fr. 7693.–

                                         -
eccedenza: fr. 326.– mensili

                                         -
spettanza della moglie (fabbisogno più metà eccedenza): fr. 3318.–

                                         Su queste basi il
contributo alimentare dovuto dall’appellante per la figlia, tenuto conto del
reddito netto accertato di fr. 3675.–mensili, sarebbe quindi di fr. 260.–
mensili nel 1993 e di fr. 360.– (fr. 357.– arrotondati) mensili nel 1994. Dal
momento che l’appellante stessa ha offerto, in via subordinata, un contributo
alimentare di fr. 320.– mensili, l’appello deve essere accolto parzialmente e
il contributo alimentare per la ragazza deve essere fissato in fr. 320.–
mensili nel 1993 e in fr. 360.– mensili dal 1° gennaio 1994.

                                         L'appello va invece respinto
laddove chiede che vengano compensate le prestazioni fatte nel corso del 1993 a
favore della figlia, valutate in fr. 1'670.–, giacché, oltre a non essere state
rese verosimili, si tratterebbe in ogni caso di liberalità e regali d'uso,
effettuati direttamente nelle mani della figlia anteriormente all'obbligo di
mantenimento fissato con la decisione che ci occupa, che nulla hanno a che
vedere con i contributi di mantenimento che vanno versati al rappresentante
legale (art. 289 cpv. 1 CC). 

                                   9.   Gli oneri del
pronunciato odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Il risultato
dell’appello comporta la modifica della decisione pretorile sugli oneri processuali,
che vengono posti per due terzi a carico dell’appellante, oppostasi all’istanza
cautelare, e per un terzo a carico dell’istante, cui dovrà essere rifusa
un’indennità per ripetibili ridotta di fr. 1300.–. In sede di appello gli oneri
processuali sono a carico dell’appellato, che aveva postulato la conferma del
giudizio pretorile, con l’obbligo di versare all’appellante un’indennità per
ripetibili ridotte di appello. 

                                         Entrambe le parti hanno
postulato l'ammissione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
Tutte e due le richieste vanno respinte per difetto del requisito dell'indigenza
(art. 155 CPC), visto che entrambe le parti fruiscono di un' eccedenza mensile
che permette loro di coprire agevolmente gli oneri di patrocinio legale di
questa sede. 

Per questi motivi, 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria, 

pronuncia 

                                   1.   L'appello è parzialmente
accolto e il decreto impugnato è così modificato: 

                                         1.3
__________ viene astretta a pagare a __________, a titolo di contributo per il
mantenimento della figlia __________, anticipatamente, entro il giorno 10 di
ogni mese, l’importo di fr. 320.– dal 1° luglio 1993, e di fr. 360.– dal 1°
gennaio 1994.

                                         1.4
Le somme arretrate dovranno essere pagate entro un mese dall’intimazione del
presente giudizio, con gli interessi del 5%.

                                         3.
La tassa in fr. 100.– e le spese, da anticipare dal signor __________, sono
poste per un terzo a carico dell’istante e per due terzi a carico della signora
__________, la quale rifonderà a controparte l’importo di fr. 1300.– per titolo
di ripetibili.

                                         Per
il resto il decreto rimane invariato.

                                   2.   L'istanza di ammissione
all'assistenza giudiziaria presentata da __________ è respinta.

                                   3.   L'istanza di ammissione
all'assistenza giudiziaria presentata da __________ è respinta.

                                   4.   Gli oneri processuali
del presente giudizio, consistenti in

                                         a)
tassa di giustizia                             fr.        300.–

                                         b)
spese                                               fr.          50.–

                                                                                                       fr.        350.–

                                         sono a carico di
__________, che rifonderà all’appellante l'importo di fr. 600.- per ripetibili
ridotte d'appello. 

                                   5.   Intimazione:

                                         -
avv. __________, __________

                                         -
avv. __________, __________

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Riviera. 

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria