# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 85bb14ef-ba97-5055-a8c3-e8f019ebc090
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.04.2007 32.2006.117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-117_2007-04-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.117

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  26 aprile
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 giugno 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 19 maggio
  2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel
corso del mese di luglio 2003, RI 1, nata nel 1958, precedentemente attiva in qualità
di venditrice, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti, lamentando
in particolare problemi lombari (doc. AI 73).

 

Con
comunicazione 8 marzo 2004 l’Ufficio AI, ritenuto che il curante, dr. __________,
ha giudicato l’interessata totalmente inabile nella precedente professione
svolta, ma abile al 100% in attività adeguate al suo stato di salute, ha riconosciuto
un periodo di accertamento lavorativo di tre mesi presso il __________ di __________,
al fine di valutare la sua attitudine all’integrazione professionale (doc. AI
54). Tale periodo di accertamento è stato tuttavia interrotto dall’assicurata
dopo solo un mese, per motivi di salute (aumento dei dolori) (doc. AI 48/1-3).

 

                                         Esperiti
i necessari accertamenti medico-amministrativi, in particolare dopo avere
disposto l’allestimento di una perizia reumatologica affidata al dr. __________,
l’Ufficio AI, con decisione formale 21 luglio 2005, ha riconosciuto all’interessata il
diritto ad una rendita intera unicamente dal 1° luglio 2003 al 31 dicembre 2003
(doc. AI 31), motivando:

 

" 
(...)

In considerazione degli atti valetudinari e pecuniari
acquisiti all'incarto risulta che il danno alla salute del quale l'assicurata è
portatrice comporta un'incapacità al lavoro e di conseguenza al guadagno.

Secondo la documentazione medica esaminata dal servizio
medico regionale dell'AI si evince che l'attività attuale quale venditrice
presso __________ (il cui reddito da sano attualizzato è pari a Fr.
42'349.-) è proponibile in misura nulla dal luglio 2002 e in misura
completa dal 1.10.2003 ma con un rendimento ridotto di un terzo. In una
professione adeguata rispettosa delle limitazioni presentate dallo stato di salute
la capacità lavorativa medico teorica è completa dal 1.10.2003. Il medico riassume
i seguenti limiti funzionali:

-    Sollevamento e trasporto di carichi:
normale per pesi fino a 10 kg, ridotta tra 11-25 kg, molto ridotta per pesi
superiori.

-    Manipolazione di oggetti: capacità
normale per oggetti leggeri, di precisione e medi, ridotta per oggetti pesanti.
Non vi sono limiti nella rotazione della mano.

-    Posizioni di lavoro: capacità normale
per la posizione seduta piegata in avanti e con ginocchia in flessione,
lievemente ridotta a braccia elevate, con rotazione o inginocchiata; ridotta
per la posizione eretta piegata in avanti.

-    Mantenere posizioni statiche: lievemente ridotta
sia da seduta che eretta.

-    Spostarsi/camminare: capacità normale
oltre 50 metri e salire/scendere le scale, lievemente ridotta per lunghi
tragitti e su terreno accidentato.

 

Il consulente per l'integrazione professionale Al, in
considerazione delle limitazioni sopra esposte, esprime le seguenti annotazioni
in merito alle attività alternative adeguate ancora esigibili: le possibilità
di reintegrazione sono date in primo luogo dalla gamma delle attività esigibili
dal profilo medico. Si tratta quindi di identificare delle attività semplici e
non qualificate accessibili alle residue abilità del soggetto. In concreto non
si ritiene che il soggetto disponga di un sufficiente bagaglio attitudinale e
cognitivo per accedere in tempi ragionevoli a una categoria di attività
avanzate o qualificate. L'assicurata potrebbe essere impiegata nel settore
terziario nella mansione di telefonista/ricezionista per cui vi è la
possibilità di alternare la posizione (diverse mansioni possono essere svolte
sia in piedi che seduti). Sempre in questo settore ella potrebbe ricoprire il
lavoro di collaboratrice in alberghi/ristoranti, svolgendo sia mansioni di
pulizia, lavori in lavanderia, di servizio, di accoglienza dei clienti. Anche
l'attività di venditrice non qualificata può ritenersi adeguata a condizione
che si tratti di un negozio con merce non troppo pesante (es. abbigliamento,
profumeria, maglieria, souvenir, gioielleria, alimentari,...) e che consenta
l'alternanza della postura (per cui un piccolo negozio a conduzione familiare).
Anche nel settore secondario si possono individuare delle attività leggere e
ripetitive che consentono alla signora RI 1 di cambiare ogni tanto posizione,
ad es. nel settore del tabacco, dei tessili, della plastica, della carta,...

Sulla base di queste considerazioni si può quindi
ritenere che il mercato del lavoro in questione sia ancora sufficientemente
ampio da considerare l'assicurata collocabile nel normale ciclo produttivo.

Oltre a ciò l'orientatore Al indica che il reddito
esigibile in attività adeguate allo stato di salute debba essere ridimensionato
ulteriormente del 10% in considerazione dei seguenti parametri: 

-    5% per lavori leggeri

-    5% per motivi personali e professionali
(età, scarsa scolarizzazione, nessuna esperienza in lavori semplici e
ripetitivi)

Ciò porta a determinare il reddito d'invalida
ancora ragionevolmente esigibile in Fr. 37'627.- dal 1.10.2003.

 

	
  Reddito annuale esigibile:

  senza invalidità CHF 42’349.-

  con invalidità CHF 37’627.-

  Perdita di guadagno CHF 4’722.- = Grado d'invalidità
  11%

  

 

Fa quindi d'uopo concludere con un'inabilità come sopra
descritto, invalidità che apre il diritto a prestazioni Al alla scadenza
dell'anno d'attesa dall'insorgenza del danno alla salute secondo gli art. 8 LPGA
e 29 LAI, limitatamente a tre mesi dopo l'oggettivato miglioramento secondo art
88 OAI.

 

Decidiamo pertanto:

 

Dal 1.7.2003 l'assicurata ha diritto ad una rendita
intera limitata al 31.12.2003." (Doc. AI 34-1+2)

 

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione interposta dall’assicurata – con la quale ha
contestato le conclusioni dell’amministrazione, ribadendo di non poter lavorare
più di circa 12 ore alla settimana, a causa dei dolori alla parte lombare e
alla gamba destra, notevolmente peggiorati dopo l’intervento di ernia discale
L3-4 che ha dovuto subire (doc. AI 29-1+2) - l’Ufficio AI, in data 19 maggio 2006, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. AI 6).

 

                               1.3.   Contro
la succitata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA
1, ha presentato un tempestivo atto di ricorso con cui ha chiesto di poter beneficiare
almeno di una mezza rendita di invalidità.

                                         Sostanzialmente
ella contesta la valutazione medica peritale del dr. __________, rilevando di
non potere lavorare nemmeno al 50%. Ella si è così espressa:

 

" 
(...)

1.

A far tempo dal 1996 la ricorrente ha sofferto di
dolori cronici alla schiena ed alla gamba destra. Solo dopo un'infinità di
visite mediche i dottori si sono resi conto che la paziente soffriva di ernia
al disco. L'assicurata è quindi stata sottoposta ad un'operazione al disco ad inizio
luglio del 2003.

 

Malgrado l'apparente esito positivo dell'operazione, i
dolori della paziente non solo persistevano, bensì peggioravano. Le varie
sedute di fisioterapia non sortivano gli effetti sperati. La parte lombare
destra, dolorante già da diversi anni, peggiorava costantemente.

 

Attualmente la situazione di salute della ricorrente è
critica. I lancinanti dolori alla parte lombare destra ed alla gamba destra non
le permettono di stare a lungo né in piedi né seduta, e tanto meno di portare
pesi. A volte la gamba destra rimane piegata, cedendo verso l'interno, e non si
raddrizza. La ricorrente si vede così costretta a caricar l'altra gamba. Altre
volte si vede addirittura ad occhio nudo una fossetta sul ginocchio.

L'assicurata le sta provando tutte. È stata perfino due
giorni in casa con la gamba alzata, ma appena ha ripreso a camminare i dolori
sono implacabilmente riaffiorati. La miglior posizione è infatti quella di
rimaner seduta con un cuscino sotto la gamba distesa che le permette di
rilassare la muscolatura e i tendini, così da alleviare l'infiammazione e la
rigidità.

 

2.

Uno dei principali scopi dell'assicurazione invalidità
è quello di compensare le conseguenze economiche permanenti dell'invalidità
mediante un'adeguata copertura del fabbisogno vitale (art. 1a LAI).

 

La signora RI 1, a causa dei persistenti dolori, ha
perso il lavoro nel 2002. Dopo 20 anni di lavoro all'__________ presso il __________
di __________ è stata costretta a smettere, in quanto non più in grado di
svolgere le sue mansioni lavorative a causa dei cronici problemi alla colonna
vertebrale.

 

Dal 2002 ad oggi la signora RI 1 non si è persa
d'animo. Ha cercato un qualsiasi lavoro adatto alla sua precaria situazione
fisica, ma senza successo.

Nel mese di novembre 2004 ha provato a riprendere
l'attività lavorativa come commessa presso un negozio a __________, sottoforma
di una riformazione professionale gestita dal __________ di __________. Anche
questo tentativo è fallito a causa dei lancinanti dolori. Il rapporto della
gerente del negozio sullo stage è sintomatico. Si legge infatti che il lavoro
eseguito era ottimo, ma deficitario. La motorietà ridotta della signora RI 1 ne
rallentava irrimediabilmente l'operato. La gerente ha ammesso che
personalmente, come datore di lavoro che stipendia un impiegato, avrebbe avuto
delle difficoltà ad assumere una persona con tali problemi fisici.

 

La ricorrente ha da sempre dato prova di buona volontà
e spirito di sacrificio. In passato ha ben reagito anche confrontata a
situazioni traumatizzanti, quali la ferita da arma da fuoco al ginocchio e piede
destro che ha subito nel 1980 mentre passeggiava nel bosco, quando un
cacciatore l'aveva scambiata per una volpe.

 

La ricorrente vive sola. Talvolta viene aiutata
dall'amica, nonché ex-collega di lavoro, signora __________ di __________ a
fare la spesa e i pesanti lavori domestici, in quanto impossibilitata a provvedervi
da sola.

 

Con la sua invalidità, la signora RI 1 si trova ormai
in una situazione finanziaria compromessa, che non può migliorare che con
l'erogazione di una rendita. Una rendita si giustifica pienamente, considerato
come malgrado tutta la sua buona volontà nessun datore di lavoro è disposto ad
assumerla a causa del suo compromesso stato di salute.

 

3.

Giusta l'art. 16 LPGA, per valutare il grado
d'invalidità si confronta il reddito che l'assicurato invalido potrebbe
conseguire esercitando l'attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura
medica e l'eventuale esecuzione di provvedimenti d'integrazione, tenuto conto
di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, con il reddito che egli
avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido. Determinante è quindi
la ripercussione economica del danno alla salute.

 

Nella sua perizia del 02.05.05, il Dr. __________ ha
concluso che l'assicurata era abile al lavoro nella misura del 100% con un
rendimento massimo del 100% in attività adatta al proprio stato di salute, la
quale tiene pienamente conto della capacità funzionale residua.

Il compito del medico consiste nel valutare lo stato di
salute della persona assicurata, nonché in quale misura e in quali attività è
incapace di lavorare. Le informazioni fornite dai medici costituiscono una base
importante per valutare quali attività possono ancora essere ragionevolmente
esigibili dalla persona assicurata.

Il Dr. __________ si limita a dire che l'assicurata
sarebbe abile al lavoro nella misura del 100% in un attività idonea al suo
stato di salute. Col precario stato di salute nel quale si trova, ci si può seriamente
chiedere quale genere di lavoro possa ancora esercitare la signora RI 1. Costei
non può infatti stare a lungo né seduta né in piedi. Non può assolutamente
stare inginocchiata. 

È persino impossibilitata a portare pesi. Aggiungendo
il fatto che i problemi fisici ne pregiudicano l'efficienza lavorativa, appare
evidente che nessun datore di lavoro è disposto ad assumerla.

 

Dalla perizia del Dr. __________ del 03.03.06 è emerso
che l'assicurata presentava dal punto di vista psichiatrico un'incapacità del
15-20%, con una prognosi positiva a medio lungo termine. Il perito ha inoltre
rilevato che dal suo punto di vista l'attività di commessa era esigibile fino
alla misura dell'80%.

Con valutazione del 22.03.06 il Servizio medico
regionale dell'AI ha precisato che la perizia Dr. __________ permetteva di
quantificare l'inabilità lavorativa al 20% per ogni attività con possibilità di
svolgere l'attività lavorativa per 7-8 ore giornaliere e che la patologia
psichiatrica non aumenta il grado di inabilità lavorativa attestato in base
alla perizia reumatologica del Dr. __________ del 02.05.05.

È chiaro che il persistere dei dolori e la frustrazione
legata al senso di inutilità nel mondo del lavoro peggioreranno costantemente i
problemi psichici della signora RI 1. Lascia alquanto perplessi la
considerazione del Servizio medico regionale dell'AI secondo la quale la
patologia psichiatrica non aumenta il grado di inabilità lavorativa attestato
in base alla perizia reumatologica del Dr. __________ del 02.05.05. Il
persistere dei problemi fisici comprometterà sicuramente un'evoluzione positiva
dei disturbi psichici. Lo stato d'ansia, le tensioni nervose, la depressione,
il senso di inutilità e le frustrazioni condizioneranno infatti in modo rilevante
le possibilità della signora RI 1 di trovare un lavoro.

 

Si contesta recisamente che la ricorrente sarebbe ora
in grado di lavorare percependo un salario annuale di fr. 30'101.-. I dolori
coi quali si vede confrontata quotidianamente non le permettono neppure di
lavorare al 50%. È per lei praticamente impossibile trovare un lavoro che si
addica al suo stato precario di salute.

 

La ripercussione dell'invalidità sulla situazione
finanziaria della signora RI 1 è catastrofica. Ella ha da sempre lavorato con
serietà e profitto. È stato solo con il sopraggiungere degli insopportabili
dolori che ha dovuto smettere di lavorare.

 

Discende da tutto quanto precede che i persistenti
dolori lombari ed alla gamba destra compromettono lo svolgimento di una nuova
attività lucrativa, per cui alla signora RI 1 deve venire riconosciuta una
rendita AI adeguata al suo precario stato di salute." (Doc. I)

 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso, rilevando l’assenza di valide
argomentazioni mediche atte ad inficiare le conclusioni cui sono giunti i
medici SMR sulla base di quanto agli atti (III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurata il diritto ad una rendita di invalidità dopo il 31 dicembre 2003,
fermo restando che non è contestata ed esula quindi dal presente giudizio
l’attribuzione di una rendita intera dal 1° luglio 2003 al 31 dicembre 2003 a seguito dell’intervento di ernia discale
e relativa incapacità lavorativa del 100%.

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (DTF 125 V 417; SVR 2006 IV
Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre
2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I
38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005
nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                               2.4.   L’art.
17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del
beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la
rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta.”

 

I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).

 

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione
di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei
redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000
p. 84 consid. 1b). 

 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è
tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una
carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. 

 

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). 

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.6.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un
danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che
il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato
di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S.
F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid.
3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                               2.7.   Nel
caso concreto, dalla decisione su opposizione impugnata (doc. AI 40), emerge
che l’Ufficio AI ha negato all’interessata il diritto ad una rendita di
invalidità dopo il 31 dicembre 2003, facendo capo alle risultanze di una
perizia reumatologica eseguita dal dr. __________ – che ha stabilito
un’incapacità lavorativa del 33% nella sua precedente attività di venditrice,
ma una piena capacità lavorativa in attività leggere adeguate, rispettose dei
suoi limiti funzionali - e di una perizia psichiatrica - in base alla quale è
emersa un’inabilità lavorativa del 20% nella sua abituale attività di venditrice,
così come in altre attività.

 

                                         L’amministrazione ha dapprima incaricato il dr. __________, specialista FMH in
reumatologia, di eseguire una perizia specialistica.

                                         Nel
dettagliato referto 2 maggio 2005 il perito - sulla
base delle risultanze degli atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti
medici eseguiti in occasione della visita 2 maggio 2005 – ha posto le diagnosi
di “sindrome lombospondilogena bilaterale cronica prevalentemente a destra
in esito da fenestrazione L3/4 a destra, foraminotomia L4, sequestrotomia e
discectomia per ernia del disco L3/4 lussato sottolegamentare verso craniale a
destra e radiculopatia irritativa L4 a destra il 24.3.2003; rachide piatto;
decondizionamento e sbilancio muscolare; periartropatia dell’anca destra;
periartropatia omeroscapolare a destra” (doc. AI 38-7).

 

Il
perito ha poi esposto la seguente valutazione:

 

" 
(...)

La signora RI 1, nata il __________, __________, __________
soffre dal 1992 di dolori lombosciatalgici a destra, il 24.3.2003 veniva sottoposta
a fenestrazione L3/4 a destra, foraminotomia L4, sequestrotomia e discectomia
per ernia del disco L3/4 con lussato sottolegamentare verso craniale a destra e
radiculopatia irritativa L4 a destra; dal 22.10.2002 ha smesso completamente di
lavorare con un'inabilità lavorativa al 100% come venditrice. 

Attualmente lamenta lombalgie irradianti verso il
gluteo destro, inguinali a destra, non nella coscia destra, dolori piuttosto
interni nella tibia a destra fino nell'alluce destro, irradiazioni che non aumentano
al colpo di tosse, non si ricorda se i dolori alla schiena sono più intensi di
quelli alla gamba, comunque si manifestano anche di notte, anche se di giorno
prevalgono, sta meglio in movimento che a riposo, preferisce la posizione
eretta a quella seduta, camminando va meglio, specialmente in salita; alla gamba
sinistra lamenta dei dolori di minore intensità gluteali e inguinali che si
propagano lungo la coscia ventrale; all'esame clinico il rachide appare piatto,
la lombare con cicatrice calma è altamente limitata alle lateroflessioni,
moderatamente alla flessione-estensione, vengono riferiti dolori continui ai
movimenti attivi e passivi percepiti lombari, anteriori alla coscia destra, che
si accentuano alla lateroflessione verso destra, deficit lomboradicolari sono
assenti. La mobilità delle anche risulta libera, con una periartropatia a
destra. In esito da trauma da arma da fuoco al ginocchio e alla caviglia destra
nel 1980, da allora segnala dolori a riposo ma soprattutto al carico alla
caviglia destra, dove troviamo un forte indolenzimento del tarso laterale, la
mobilità della caviglia destra appare libera e paragonabile alla caviglia
sinistra, l'assicurata deambula senza zoppia. La paziente riferisce pure di
dolori stiranti cervicali prevalentemente a destra irradianti ventrali nel
terzo prossimale dell'omero destro, soprattutto alzando il braccio, "un
pochino" girando la testa, specialmente quando utilizza il braccio destro;
la muscolatura paravertebrale cervicale a destra appare accorciata con indolenzimenti
nella parte orizzontale del muscolo trapezio e al levatore scapolare, la
mobilità passiva della cervicale risulta praticamente libera ed indolore. Alla
spalla destra trovo un minimo arco dolente, con mobilità passiva della spalla
altrimenti normale, senza indizi sicuri per una lesione della cuffia rotatoria.

 

In base all'anamnesi, ai reperti clinici e radiologici,
possiamo porre le diagnosi di sindrome lombospondilogena bilaterale cronica
prevalentemente a destra in esito da fenestrazione L3/4 a destra, foraminotomia
L4, sequestrotomia e discectomia per ernia del disco L3/4 con lussato
sottolegamentare verso craniale a destra e radiculopatia irritativa L4 a
destra, il 24.3.2003, rachide piatto, decondizionamento e sbilancio muscolare,
periartropatia dell'anca destra, periartropatia omeroscapolare a destra.” (Doc.
AI 38-5+6)

 

                                         In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, il perito ha sottolineato
quanto segue:

 

" 
(...)

B.    Conseguenze sulla capacità di lavoro

C.    Conseguenze sulla capacità
d'integrazione

 

Giudico l'assicurata abile al lavoro nella misura del
100% con un rendimento massimo del 100% in un'attività adatta allo stato di
salute che tiene pienamente conto della capacità funzionale residua descritta
nell'allegato, a partire dal 1.10.2003, ossia circa 6 mesi dall'intervento
neurochirurgico.

 

Nella sua ultima attività di venditrice presso la __________,
giudico l'assicurata abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa
normale, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3, trattandosi di
un'attività svolta quasi esclusivamente in piedi; questo a partire dal
1.10.2003." (Doc. AI 38-7+8)

 

                                         In
sede d’opposizione l’assicurata ha trasmesso all’ammini-strazione alcuni certificati
medici e meglio:

 

-         
scritto 3 agosto 2005 del dr. __________, specialista FMH in medicina
interna, del seguente tenore:

 

" 
La paziente a margine è
venuta alla mia consultazione in data odierna mostrandomi la vostra decisione
datata 21.07.2005.

Riassumendo l'anamnesi si tratta di una paziente che
dal 1985 circa presentava episodi ricorrenti di lombosciatalgia destra. Dal 1995
lombo-cruralgia destra praticamente cronica trattata sempre in maniera
conservativa con analgesici, antiinfiammatori, miorilassanti, fisioterapia, programma
autonomo di ginnastica a domicilio. L'08.08.1996 una TAC lombare non mostrava
presenza di ernie o compressione alle strutture nervose.

Il 26.06.2002 veniva praticato un esame di MRI lombare
che permetteva di diagnosticare un’ernia discale L3-L4 laterale destra. Veniva
poi posta indicazione di intervento chirurgico che veniva eseguito dal dottor __________
(fenestrazione di L3-L4 a destra, foraminotomia L4, sequestrotomia e discectomia)
il 07.03.2003. Evoluzione  post-operatoria caratterizzata da persistenza di una
lombo-cruralgia e di una sindrome lombo-vertebrale cronica. La paziente non è
più stata in grado di lavorare a partire dal 22.10.2003, in precedenza lavorava
come commessa, con frequenti interruzioni o periodi nei quali lavorava al 50% a
causa della lombo-cruralgia destra. Nel corso dell'autunno 2004 è stato fatto
un tentativo di riqualifica professionale presso il __________ di __________.

L'evoluzione tuttavia non è stata favorevole, la
paziente presenta una sindrome lombo-vertebrale cronica, non presenta tuttavia
sindrome radicolare all'arto inferiore destro. La lombo-cruralgia destra viene
esacerbata già da lievi sforzi fisici. La paziente ha fatto dei tentativi di
stage lavorativi come commessa, riuscendo a lavorare un massimo di due mezze
giornate alla settimana.

Si è inoltre instaurata una sindrome depressiva
reattiva alla sua malattia cronica per la quale è stata necessaria anche
l'introduzione di antidepressivi (Surmontil). La paziente assume quotidianamente
analgesici ed antiinfiammatori (Dafalgan, Nisulid).

Ritengo attualmente che la capacità lavorativa come
commessa non sia superiore al 30 %." (Doc. AI 24-1)

 

-         
referto 17 agosto 2005 del dr. __________, specialista FMH in medicina interna
e malattie reumatiche, in cui si legge:

 

" 
Certifico di aver
visitato la summenzionata paziente il 12.08.2005, quando mi è stata inviata per
ulteriore valutazione reumatologica da parte del suo medico di famiglia, dr. __________
di __________.

Non ritengo necessario soffermarmi sulla sua lunga e
complessa anamnesi, già ben riassunta nella perizia reumatologica recentemente eseguita
dal dr. __________, nonché nella documentazione medica del dr. __________ e del
dr. __________.

Ricordo come da parte vostra sia stata riconosciuta una
minima limitazione della capacità lavorativa pari all'11%. La paziente desidera
ora inoltrare ricorso contro questa decisione, ritenendo di non essere più in
grado di lavorare oltre ad un 50% quale commessa. 

Sotto l'aspetto clinico ho riscontrato un'emisindrome
algica dx, la quale non può evidentemente venire sufficientemente spiegata
dalla sola conosciuta discopatia L3-L4. Si è perciò ora sviluppata una sindrome
del dolore cronico (per meglio dire un'emisindrome), la cui origine non è del
tutto chiara, ma potrebbe venire ricollegata ad uno sviluppo somatoforme.
Attualmente non ho rilevato sicuri segni per una radiculopatia acuta.
Persistono però importanti dolori sia alla palpazione che ai movimenti della
colonna lombare.

In considerazione dei cronici dolori, nonché dello
stato dopo intervento per ernia discale nel marzo 2003, ritengo che
l'assicurata per lavori fisicamente medio-pesanti come quelli di commessa,
presenti un'incapacità lavorativa maggiore, valutabile attorno ad un 50%. In
linea teorica per attività lavorative che non richiedano sforzi eccessivi per
la colonna vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 10 kg,
movimenti ripetuti di flessione ed estensione del tronco, lavori prolungati in
posizioni inergonomiche), presenta un'incapacità lavorativa non superiore al
25%. Non sono in grado di valutare se un'eventuale componente psichiatrica
possa ulteriormente influenzare la sua capacità lavorativa, patologia che a mio
parere, in considerazione dello sviluppo di una sindrome del dolore cronico,
dovrebbe pure essere ben valutata prima di decidere definitivamente sulla sua
residua capacità lavorativa." (Doc. AI 20-1)

 

Al riguardo, nelle
sue annotazioni 29 settembre 2005 il dr. __________ del SMR ha osservato:

 

" 
In fase di opposizione,
l'assicurata produce un rapporto del Dr. __________ del 3 agosto ed uno del Dr.
__________ del 17 agosto 2005.

 

II Dr. __________ riassume l'anamnesi. Clinicamente,
egli descrive una sindrome lomboverte­brale cronica, senza segni per sofferenza
radicolare. Lo sforzo provocherebbe delle esacerbazioni del dolore, tanto da
permettere all'assicurata di lavorare al massimo due mezze giornate la
settimana. Inoltre, egli descrive una sindrome depressiva interpretata reattiva
alla malattia cronica. Capacità lavorativa come commessa non superiore al 30%.

 

Il Dr. __________ descrive un'emisindrome algica a
destra, non spiegata nella sua entità dalla discopatia nota a livello L3-L4.
Egli pone la diagnosi di sindrome del dolore cronico sospettando una
"sindrome del dolore somatoforme". Una sindrome radicolare non è
presente.

L'assicurata non si sente in grado di lavorare in
misura maggiore del 50% (commessa).

 

Il Dr. __________ valuta la capacità lavorativa per
l'attività di commessa intorno al 50% considerandola medio-pesante. Per contro,
l'inabilità lavorativa non supererebbe il 25% per un'attività che rispetta i
limiti funzionali (evitare il sollevamento di pesi >10
kg, movimenti ripetuti di flessione-estensione del tronco e posizioni inergonomiche).
Egli propone di prendere in considerazione anche una componente psichica nello
sviluppo di una sindrome del dolore cronico.

 

Dal punto di vista reumatologico, i due rapporti non
contribuiscono nuovi elementi rispetto alla perizia.

 

Già nel suo rapporto del 21 luglio 2003 il Dr.
__________ accenna ad una sintomatologia caratterizzata da agitazione con
blocchi psicologici, trattata con antidepressivi, ed attacchi intensi di ansia.
Egli consiglia una valutazione anche della situazione psicologica. Lo stesso
medico scrive in data 5 gennaio 2005 che il problema principale consiste in una
scarsa motivazione della paziente.

 

Propongo di inviare l'assicurata a Dr. __________ per
una perizia psichiatrica." (Doc. AI 17-1)

 

                                         L’amministrazione ha quindi affidato al dr. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, l’incarico di eseguire
una perizia specialistica.

                                         Nel
dettagliato referto 3 marzo 2006 il perito - sulla base delle risultanze degli atti contenuti
nell’incarto, nonché degli accertamenti medici eseguiti in occasione della
visita 2 dicembre 2005 – ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa di “episodio depressivo lieve senza sindrome biologica
(ICD10-F32.00); sindrome lombospondilogena bilaterale cronica prevalentemente a
destra in esito da fenestrazione L3/4 a destra, foraminotomia L4, sequestrotomia
e discectomia per ernia del disco L3/4 lussato sottolegamentare verso craniale
a destra e radiculopatia irritativa L4 a destra il 24.3.2003” e quali diagnosi
senza ripercussioni sulla capacità lavorativa quelle di “rachide piatto da diversi
anni; decondizionamento e sbilancio muscolare; periartropatia dell’anca destra;
periartropatia omeroscapolare a destra” (doc. AI 11-5+6).

 

Quali
valutazioni e prognosi il perito ha indicato:

 

" 
(...)

Siamo di fronte ad una 48enne che praticamente non
lavora a causa dei suoi disturbi ortopedici ormai da diversi anni.

Si tratta di una persona nubile, che ha avuto sempre un
equilibrio psico-fisico nella norma e negli ultimi anni a causa di
problematiche che ho già accennato ed altri Colleghi hanno messo in evidenza in
modo molto preciso dal punto di vista reumatologico-ortopedico fino all'intervento
neurochirurgico del 2003 che doveva portare a termine i dolori e disturbi che
iniziarono negli anni ‘90 ma che a quanto riferisce la peritanda persistono
tuttora.

Dal punto dì vista psichiatrico essa gradualmente ha
presentato uno stato ansioso-depressivo lieve e forse in passato in grado medio
ma non diagnosticato né curato o seguito e reattivo alla sua situazione
socio-affettiva, professionale ed economica ed essa avrebbe reagito sempre in
modo adeguato con una certa determinazione ma purtroppo senza esiti brillanti.

In passato essa aveva reagito in modo concreto anche di
fronte a situazioni traumatizzanti di tipo ferita con arma da fuoco al
ginocchio e piede destro nel 1980 mentre passeggiava nel bosco, praticamente un
cacciatore le sparava addosso scambiandola per una volpe, dunque di fronte ad
una situazione del genere solo una persona con una stabilità psichica forte e
con grande voglia di combattere reagisce come la peritanda e nell'arco di poco
tempo dopo le cure riprendeva il funzionamento del piede e tuttora dopo vari
anni ne parla chiaramente con tanta ironia e ha reagito dunque fondamentalmente
in modo brillante e questo a favore dell'ipotesi che essa è forte e ha gestito
la sua vita professionale, privata ed affettiva adeguatamente ma purtroppo
negli ultimi anni non è riuscita a mantenere il suo posto di lavoro
fondamentalmente a causa dei suoi dolori e disturbi e ha fallito anche il
tentativo di riformazione professionale, ragion per la quale la situazione è
diventata cronica e dà spazio ad uno stato depressivo, presentando in passato
un umore depresso con perdita d'interesse o di piacere nelle attività che
svolgeva ma comunque non per periodi lunghi con diminuita energia ed a volte
con diminuzione dell'autostima e la sua sicurezza, senza disturbi del sonno né
disturbi dell'appetito ma qualche somatizzazione concreta con stati depressivi
non gravi.

Ragion per la quale è stata proposta l'introduzione di
un farmaco antidepressivo (Surmontil) che essa assume ancora in modo regolare e
che sicuramente l'ha aiutata a superare la sua situazione psichica.

Non ho constatato dei criteri che possano mettere in
evidenza dei sintomi somatoformi importanti né criteri sufficienti per poter
diagnosticare una sindrome somatoforme da dolore persistente.

 

La sua inabilità lavorativa puramente dal punto di
vista psichiatrico attualmente non supera il 20% con una prognosi a medio-lungo
termine favorevole ma sicuramente dipenderà anche dall'evoluzione dei suoi
disturbi fisici e come essa reagirà di fronte ad altre difficoltà e
problematiche che purtroppo con l'andare del tempo tendono a cronicizzare e
diventare più difficili da affrontare. 

Dal punto di vista psichico comunque se essa potesse
svolgere un'attività lavorativa adeguata alla sua situazione, il lavoro proprio
migliorerà ancor di più la sua situazione psichica, migliorando i suoi contatti
sociali, riprendendo ancora in mano una situazione che negli ultimi anni gli
sta sfuggendo.

Si tratta di una persona socievole ed intelligente che
ha varie risorse e sicuramente può ancora rendere e lavorare e rendersi utile a
se stessa e la società dal punto di vista psichiatrico e, se la situazione non
migliorerà, l'introduzione di un farmaco di tipo SSRI migliorerà ulteriormente
il suo umore dando qualche stimolo in più per poter reagire. (...)" (Doc.
AI 11-6+7)

 

In merito alle
conseguenze sulla capacità lavorativa il perito ha rilevato:

 

" 
(...)

Menomazioni quantitative e qualitative dovute ai
disturbi constatati:

 

1.1  a livello psicologico e mentale

 

Come descritto più sopra siamo di fronte ad una persona
con una struttura psichica forte e che ha reagito in modo adeguato alla sua
situazione presentando, come già accennato, vari sintomi e disturbi ma comunque
non gravi da poter determinare un'inabilità lavorativa importante.

 

1.2  a livello fisico

 

Vi sono varie diagnosi fisiche già citate da vari
specialisti ed un intervento neurochirurgico importante ma purtroppo la
peritanda si lamenta ancora di dolori e disturbi fisici.

 

1.3  nell'ambito sociale

 

A quanto constatato personalmente non vi è alcun
problema sociale, si tratta di una persona socievole, gentile e stabile che non
ha problemi né a livello famigliare né sociale, che gestisce in modo adeguato
la sua situazione generale.

 

 

2.     conseguenze dei disturbi
sull'attività attuale

 

2.1  come si ripercuotono i
disturbi sull'attività attuale dell'assicurata

 

Essa purtroppo da vari anni non svolge più l'attività
di commessa ma dal punto di vista
psichiatrico è assolutamente capace di svolgere un'attività del genere fino alla misura del 80%.

 

 

2.2  l'attività attuale è ancora
praticabile?

 

Sì.

 

2.3  Se sì

 in che misura, in quale misura (ore al giorno)?

 

Come già accennato, dal punto di vista psichiatrico
essa può lavorare fino a 7-8 ore al giorno.

 

2.4  E' constatabile una diminuzione
della capacità di lavoro? 

 

Sì.

 

2.5  Se sì, in che misura?

 

Dal punto di vista psichiatrico
essa attualmente presenta un'inabilità lavorativa nella misura del 15 al 20% che potrebbe migliorare in
futuro.

 

2.6  Da quando esiste
una limitazione della capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il
20%.

 

Secondo i certificati medici dal
2002-2003 per i disturbi reumatologici ed ortopedici.

 

2.7  Quale è stato da
allora lo sviluppo della limitazione della capacità di lavoro?

 

Dal punto di vista fisico essa non è riuscita a
riprendere la sua capacità lavorativa malgrado vari tentativi ma non è il caso
dal punto di vista psichiatrico.

 

3.     L'ambiente di
lavoro dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?

 

Sì.

 

 

C.        Conseguenze sulla capacità
d'integrazione

 

1.     E' possibile effettuare provvedimenti
d'integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono previsti?

 

Sì, essa ha provato sottoforma di una riformazione
professionale al __________ di __________ nel novembre 2003 a riprendere
l'attività lavorativa come commessa presso
un negozio a __________ che purtroppo è fallito, a causa dei suoi dolori
a quanto emerge dai documenti.

 

2.     E' possibile migliorare la capacità di lavoro sul posto
attuale?

 

Sì.

 

2.1  Se sì, con quali ragionevoli provvedimenti (p.es.
provvedimenti medici)

 

Come già accennato essa potrebbe migliorare la sua
situazione psichica in caso che riuscisse a riprendere un'attività lavorativa o
eventualmente si potrebbe aggiungere un secondo farmaco antidepressivo che la
stimoli di più.

 

2.2  Secondo lei che effetti hanno questi provvedimenti
sulla capacità di lavoro? 

 

Dal punto di vista psichiatrico sicuramente un effetto
positivo. 

 

3.     L'assicurato
è in grado di svolgere altre attività?

 

Sì.

 

3.1  Se sì, a quali
esigenze deve rispondere il posto di lavoro e di che cosa bisogna tenere soprattutto
conto nel caso di un'altra attività?

 

Dal punto di vista psichiatrico
essa è abile a svolgere diverse attività ma in particolar modo un'attività di tipo commessa o
consulente di vendita sarebbe meglio vista
la sua grande esperienza nel campo e la sua voglia e determinazione per esercitare un'attività.

 

3.2  In che misura si
possono svolgere attività consone alle menomazioni (ore al giorno)?

 

Dal punto di vista psichiatrico
essa può anche lavorare nella misura dell’80%. 

 

3.3  E' constatabile una riduzione della capacità di
lavoro? 

 

Sì.

 

3.4  Se sì, in che misura?

 

Dal punto di vista psichiatrico nella misura del
15-20%.

 

3.5.                                                                                                  Qualora
non siano possibili altre attività: per quale motivi?

 

Non è il caso." (Doc. AI 11-7+8+9+10)

 

Sulla
base di tali conclusioni, in data 22 marzo 2006 il dr. __________ ha osservato:

 

" 
Perizia psichiatrica del
Dr. __________ del 2 dicembre 2005:

 

Diagnosi:

 

     -     Episodio depressivo lieve senza sindrome
biologica (ICD-10 F32.00)

 

La perizia caratterizza lo stato dell'assicurata in
modo esauriente e le conclusioni pertinenti permettono di quantificare
l'inabilità lavorativa con 20% per ogni attività con possibilità di svolgere
l'attività lavorativa per 7-8 ore giornaliere.

 

La patologia psichiatrica, di lieve entità, non aumenta
il grado d'inabilità lavorativa attestato in base alla perizia reumatologica
del Dr. __________ del 2 maggio 2005." (Doc. AI 9-1)

 

                                         Con
la propria impugnativa, l’assicurata contesta le risultanze delle perizie mediche
poste a fondamento della decisione dell’amministrazione, senza tuttavia apportare
nuova documentazione medica a sostegno delle sue pretese. 

 

                               2.8.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U
329/01 ed S., U 330/01; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01; DTF 125 V 352, 122
V 160; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p.
123; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31). A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha
già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da
medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa B., I 569/97; STFA 28 novembre 1996 nella causa F., U 113/96; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332;
ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita il TFA
ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA
al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte
in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe
obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; DTF 123 V 175, consid. 4b, pag. 178; Pratique VSI 2001 pag.
106, consid. 3c, pag. 110). Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Massima Istanza ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, in dubbio, egli attesterà in
favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause G., U 329/01 ed S., U 330/01;
DTF 125 V 353 consid. 3b/cc;
Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il
giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare
i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA
25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile esso
deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag.
571 seg., in particolare la nota 158, pag 628-629, nella quale vengono citate
alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione
riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo
2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre
2004, I 384/04, consid. 1.2).

Nella
STFA del 12 marzo 2004, I 683/03, pubblicata in DTF 130 V 352, l’Alta
Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme
provoca un’inca-pacità di guadagno duratura. Tali criteri sono stati riassunti
dal TFA nella sentenza del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N.
(I 404/03). In tale sentenza la nostra Massima Istanza ha rilevato che un disturbo da dolore somatoforme – che in quanto tale
non è, di regola, atto a determinare una limitazione duratura
della capacità lavorativa suscettibile di dare luogo ad un'invalidità ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3) – può, eccezionalmente, determinare una limitazione duratura della
capacità lavorativa tale da comportare un'invalidità nei casi in cui presenta
una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul
mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per  la società. Una simile inesigibilità, da ammettersi
soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di
una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la
presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti
affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale
con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento
di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso,
nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il
disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

Tale
giurisprudenza è stata ancora confermata nella STFA del
28 maggio 2004 nella causa B. (I 702/03) e nella STFA del 16 dicembre
2004 nella causa J., I 770/03, pubblicata in DTF 131 V 49, (al
riguardo vedi pure Cattaneo, Assicurazioni sociali: alcuni temi di attualità,
in RtiD I 2004, pag. 215 seg. (228-229) in particolare nota 29).

 

                               2.9.   Chiamato
a pronunciarsi, nel caso concreto, il TCA ritiene che la valutazione espressa
dal medico SMR, sulla base della perizia reumatologica del dr. __________ e
della perizia psichiatrica del dr. __________, da considerare dettagliate,
approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati
(cfr. consid. 2.8.), possa validamente costituire da supporto probatorio al
presente giudizio.

 

                            2.9.1.   L’Ufficio
AI, infatti, ha dapprima affidato al dr. __________ l’incarico di valutare le
patologie reumatologiche (lombari) dell’assicurata. In tale ambito il perito ha
evidenziato che l’assicurata presenta una sindrome lombospondilogena bilaterale
cronica prevalentemente a destra in esito da fenestrazione L3/4 a destra, foraminotomia
L4, sequestrotomia e discectomia per ernia del disco L3/4 con lussato
sottolegamentare verso craniale a destra e radiculopatia irritativa L4 a destra
il 24 marzo 2003, patologie che giustificano
un’incapacità lavorativa del 33% nel suo ultimo impiego quale venditrice presso
la __________, trattandosi di un’attività svolta quasi esclusivamente in piedi.
Il perito ha tuttavia aggiunto che in un’attività
adeguata ai suoi limiti funzionali, l’interessata è da ritenere abile al lavoro
al 100%, con un rendimento massimo del 100%, a partire dal 1° ottobre 2003,
ossia circa sei mesi dopo l’intervento neurochirurgico cui è stata sottoposta (doc.
AI 19-12).

 

L’assicurata
ha contestato tali conclusioni, producendo in sede d’opposizione i certificati
medici del suo curante, dr. __________ - il quale la ritiene abile al lavoro in
qualità di commessa al massimo al 30%, senza esprimersi in merito alla capacità
lavorativa residua in attività adeguate ai suoi limiti funzionali (doc. AI 24)
– e del dr. __________ – a mente del quale l’assicurata è inabile al lavoro al
50% per lavori fisicamente medio-pesanti come quello di commessa, ma al massimo
inabile al 25% in attività leggere adeguate (doc. AI 20).

La
valutazione medica peritale del dr. __________ di una piena abilità lavorativa
dell’assicurata in attività adeguate ai suoi limiti funzionali è stata
condivisa dal SMR: il dr. __________ ha ritenuto che, dal punto di vista
strettamente reumatologico, questi certificati medici non apportano nuovi
elementi rispetto alla valutazione peritale del dr. __________ (doc. AI 17). 

                                         Queste
osservazioni del dr. __________ possono essere fatte proprie dal TCA: il dr. __________,
infatti, non ha motivato le ragioni per le quali l’assicurata dovrebbe essere
ritenuta inabile al 25% in attività adatte, osservando solo di avere
riscontrato un’emisindrome algica destra che potrebbe venire ricollegata
ad uno sviluppo somatoforme, rilevando tuttavia di non avere rilevato
sicuri segni per una radiculopatia acuta (doc. AI 20, sottolineature della
redattrice).

Le
vaghe, ipotetiche e non circostanziate osservazioni del dr. __________, non
seguite da altre attestazioni specialistiche a sostegno delle sue ipotesi, non
possono essere ritenute da questo Tribunale sufficienti per ritenere
inaffidabili le conclusioni del perito, dr. __________.

Va
infatti rilevato come il patrocinatore dell’assicurata non abbia prodotto, in sede
ricorsuale, ulteriore documentazione medica relativa all’evoluzione della presunta
emisindrome algica dell’assicurata dopo lo scritto 17 agosto 2005 del dr. __________,
che possa confermare la tesi di un eventuale peggioramento delle condizioni
fisiche con influsso sulla capacità lavorativa residua. 

 

                                         Al
proposito va ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti). 

                                         Il
dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare ‑ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑ le
prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Il
patrocinatore dell’assicurata non ha trasmesso a questo Tribunale nessun certificato
medico, anche stringato, che possa comprovare un aggravamento delle patologie rematologiche
dell’interessata tale da influire sulla sua residua capacità lavorativa.
Pertanto, conformemente alla giurisprudenza sopra ricordata, ella deve
sopportare le conseguenze della carenza di prove che le sarebbe sicuramente
stato possibile apportare.

 

                                         Tutto
ben considerato, dunque, a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi,
dal punto di vista reumatologico, dalle conclusioni peritali del dr. __________.

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
su opposizione in lite, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr.
DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                            2.9.2.   L’Ufficio
AI, sulla base delle indicazioni del dr. __________ circa l’insorgenza di una
sindrome depressiva reattiva alla malattia cronica, trattata farmacologicamente
(doc. AI 24) e del dr. __________ in merito all’eventuale influenza della componente
psichiatrica nell’ambito della sindrome da dolore cronico (doc. AI 20), ha poi
affidato al dr. __________ l’incarico di valutare le eventuali patologie
psichiatriche dell’assicurata.

 

                                         Al
riguardo, il dr. __________ ha evidenziato che l'assicurata presenta una struttura
psichica forte, che le permette di reagire in maniera adeguata alla sua situazione,
in presenza di vari sintomi da ritenere comunque non gravi al punto da determinare
un’inabilità lavorativa importante. Egli ha osservato che l’interessata è
affetta da uno stato ansioso depressivo lieve, per il quale assume in
modo regolare un farmaco antidepressivo che “sicuramente l’ha aiutata a
superare la sua situazione psichica” (doc. AI 11-6, sottolineatura della
redattrice). Il perito ha inoltre rilevato di non avere constatato dei criteri
che possano mettere in evidenza dei sintomi somatoformi importanti, né criteri
sufficienti per poter diagnosticare una sindrome somatoforme da dolore
persistente (doc. AI 11-6, sottolineatura della redattrice).

                                         Il
perito ha indicato che la prognosi è a medio-lungo termine favorevole,
ma dipenderà anche dall’evoluzione dei suoi disturbi fisici e dal suo modo di
reagire alle difficoltà. Il dr. __________ ha comunque sottolineato che lo
svolgimento di un’attività lavorativa adeguata alle sue condizioni di salute “migliorerà
ancor di più la sua situazione psichica, migliorando i suoi contatti sociali,
riprendendo ancora in mano una situazione che negli ultimi anni le sta
sfuggendo”. Il perito ha poi aggiunto che l’interessata è una persona socievole
e intelligente, con varie risorse, che può ancora lavorare e rendersi utile per
la società e per se stessa, osservando che vi è anche la possibilità di
introdurre un nuovo farmaco (di tipo SSRI), che potrebbe migliorare
ulteriormente l’umore e dare qualche stimolo in più per poter reagire (doc. AI
11-7). 

                                         In
base a tali valutazioni, il dr. __________ ha concluso che l’assicurata
presenta un’inabilità lavorativa del 15%-20% sia quale venditrice, sia in altre
attività (doc. AI 11-9).

Il
dr. __________ del SMR ha al riguardo osservato che la perizia psichiatrica del
dr. __________ caratterizza lo stato di salute dell’interessata in modo esauriente,
giungendo a conclusioni pertinenti in merito ad un’inabilità lavorativa del 20%
per ogni attività, con possibilità di svolgere l’attività lavorativa per 7-8
ore al giorno (doc. AI 9).

Tali
conclusioni possono essere condivise da parte di questo Tribunale. 

Del
resto, l’assicurata non ha contestato la perizia psichiatrica tramite documentazione
medico-specialistica che attesti patologie maggiormente invalidanti.

Visto
quanto sopra, questo Tribunale non ha motivo per ritenere inaffidabili, dal
punto di vista psichiatrico, le conclusioni peritali, dettagliate e complete,
del dr. __________, cui va attribuito pieno valore probatorio.

 

                            2.9.3.   Viste
le risultanze della perizia reumatologica e di quella psichiatrica, nelle sue
annotazioni 22 marzo 2006 il dr. __________ ha quindi concluso che
l’assicurata, che da un punto di vista reumatologico è risultata totalmente
inabile al lavoro quale venditrice, ma pienamente abile in attività adeguate e
che sotto il profilo psichiatrico presenta una riduzione della sua capacità
lavorativa del 20% sia quale venditrice, sia in altre attività adatte, va
globalmente considerata abile al lavoro all’80% in un’attività adeguata,
rispettosa dei limiti funzionali stabiliti dal dr. __________. Il medico SMR ha
infatti rilevato che la patologia psichiatrica, di lieve entità, non aumenta il
grado di inabilità lavorativa attestato in base alla perizia reumatologica del
dr. __________ del 2 maggio 2005 (doc. AI 9).

 

L’insorgente
ha contestato le conclusioni del SMR, rilevando che “è chiaro che il
persistere dei dolori e la frustrazione legata al senso di inutilità nel mondo
del lavoro peggioreranno costantemente i problemi psichici della signora
RI 1” e che “il persistere dei problemi fisici comprometterà
sicuramente un’evoluzione positiva dei disturbi psichici. Lo stato d’ansia, le
tensioni nervose, la depressione, il senso di inutilità e le frustrazioni condizioneranno
infatti in modo rilevante le possibilità della signora RI 1 di trovare un
lavoro” (doc. I, sottolineature della redattrice).

 

Tali
critiche, generiche, ipotetiche e riferite ad una possibile evoluzione futura
della patologia psichiatrica e di quella somatica, non possono certo, per lo
meno fino al momento dell’emanazione della decisione impugnata, modificare la valutazione
globale relativa all’incidenza delle affezioni reumatologiche e psichiatriche
sulla residua capacità lavorativa dell’interessata in attività adeguate.

Come
ricordato in precedenza, il presente giudizio non pregiudica tuttavia eventuali
diritti dell’assicurata nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
su opposizione in lite.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando i referti peritali specialistici del dr. __________
e del dr. __________ tutti i criteri di affidabilità e completezza richiesti
dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.8.), agli stessi può esser fatto
riferimento. Inoltre, non essendo l’interessata affetta da altre patologie
invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate, questo
Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari
e sufficienti per valutare la sua incapacità al guadagno sino all'emanazione
del querelato provvedimento. Pertanto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe
all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da
ritenere siccome dimostrato con il grado della
verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115 V 142
consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b), che sino al momento dell'emanazione del querelato
provvedimento l'assicurata presentava una capacità lavorativa dell’80% in attività
leggere adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.

 

                             2.10.   In
merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute, nella decisione impugnata
l’amministrazione, basandosi su quanto indicato dalla consulente IP nel suo
rapporto finale 20 maggio 2005 (doc. AI 35), aggiornato dopo la perizia psichiatrica
del dr. __________ (doc. AI 7), ha stabilito una perdita di guadagno e quindi
un grado d’invalidità del 29%.

Partendo da un reddito da valida di fr. 42'349 che l’assicurata
avrebbe potuto conseguire nel 2004 come venditrice presso __________, la
consulente ha poi determinato il reddito da invalida, in attività semplici e ripetitive,
pari a fr. 41'808 (2004), cui va applicata una riduzione del 20% come da
perizia psichiatrica e un’ulteriore riduzione del 10% stabilita dalla
consulente IP (5% per lavori leggeri e 5% per motivi professionali e personali),
per un reddito da invalido complessivo pari a fr. 30’101. Ella ha quindi
stabilito che l’assicurata presenta una capacità di guadagno residua del 71% e
quindi un grado di invalidità del 29% (doc. AI 7). 

 

                                         Il
patrocinatore ha contestato la valutazione dei medici in merito alla capacità lavorativa
residua dell’interessata in attività adeguate, rilevando che “col precario
stato di salute nel quale si trova, ci si può seriamente chiedere quale genere
di lavoro possa ancora esercitare la signora RI 1. Costei non può infatti stare
a lungo né in piedi, né seduta. Non può assolutamente stare inginocchiata. È
persino impossibilitata a portar pesi. Aggiungendo il fatto che i problemi fisici
ne pregiudicano l’efficienza lavorativa, appare evidente che nessun datore di
lavoro è disposto ad assumerla” (doc. I).

 

                                         Al
riguardo, va innanzitutto rilevato che la contestazione relativa alla capacità
lavorativa dell’assicurata dal punto di vista medico non ha nessuna ragione
d’essere, ritenuto che, come ampiamente visto in precedenza (cfr. consid. 2.9.),
le sue condizioni di salute sono state accuratamente e dettagliatamente
valutate in sede medica.

                                         Quanto
alla concreta reperibilità sul mercato del lavoro di attività ancora esigibili,
la consulente ha fatto riferimento al settore secondario e terziario, in
attività semplici e ripetitive. Ella nel suo rapporto 20 maggio 2005 ha indicato che viste le limitazioni
funzionali indicate dai periti, l’assicurata potrebbe ancora svolgere attività
nel settore terziario quali la telefonista/ricezionista, nelle quali vi è la
possibilità di alternare la posizione; o quella di collaboratrice in
alberghi/ristoranti, con mansioni di pulizia, lavori di lavanderia, di servizio
e di accoglienza clienti; ancora, l’attività di venditrice non qualificata, a
condizione che si tratti di un negozio con merce non troppo pesante
(abbigliamento, profumeria, maglieria, souvenir, gioielleria, alimentari) e che
consenta l’alternanza della postura (piccolo negozio a conduzione famigliare).
La consulente ha inoltre osservato che l’interessata potrebbe anche svolgere
attività leggere e ripetitive nel settore secondario, che consentono ogni tanto
di cambiare posizione, come nel settore del tabacco, dei tessili, della
plastica, della carta (doc. AI 35-2). La consulente ha quindi ritenuto che
sulla base di queste considerazioni il mercato del lavoro sia ancora sufficientemente
ampio da considerare l’interessata reintegrabile nel normale ciclo produttivo.

 

                                         Va
qui innanzitutto ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, di fronte
ad un ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive presenti sul mercato, è
sufficiente che venga fatto riferimento alle tabelle statistiche salariali di
quel settore (STFA inedita 5 giugno 2001 in re A, I 324/00, consid. 2b).

                                         Inoltre,
come visto in precedenza, conformemente ad un principio generale applicabile
anche nel diritto delle assicurazioni sociali, all’assicurato incombe l’obbligo
di diminuire il danno, mettendo a frutto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione.

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti
esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali,
l’età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il
mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell’attività lavorativa
(DTF 113 V 28 consid. 4; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

                                         Ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità
professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto
teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum
IVG, Zurigo 1997, pag. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità
congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK
1984 pag. 347).

                                         Ciò non
è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata,
che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se il suo
esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica di un
datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss
des Sozialversicherungsrecht, 3a edizione, Berna 2003, pag. 124).

                                         Infine,
il TFA, in una sentenza del 25 febbraio 2003 nelle cause P. (U 329-330/01), ha
ribadito che se da una parte è compito dell’amministrazione rispettivamente del
giudice indicare possibilità di lavoro concrete, dall’altra non vanno poste
esigenze troppo elevate:

 

" 
(…)

4.7 La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro sufficiente
in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non
pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda
anche sentenza del 4 aprile 2002
 in re W., I 401/01, consid.
4c.). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale
femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in
cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare appunto
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici e con possibilità di cambiare
frequentemente posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale ambito bisogna
pure considerare la ancor giovane età dell'interessata con conseguente
presumibile buon potenziale di adattamento ad una nuova professione (cfr. SVR
1995 UV no. 35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata del 4
aprile 2002 in re W. consid. 4a-d).

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità di
lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste
esigenze esagerate.

È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).

 

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa
dell'interessata comporterà.

Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né
inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285 consid. 3).

In quanto infondato su questo punto il ricorso di
P.________ va quindi respinto. (…)"

 

                                         In
concreto, tenuto conto degli aspetti reumatologici e vista la
giurisprudenza appena esposta, questo TCA ritiene che sul mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione vi sono delle attività esigibili da
parte dell’assicurata. Specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel
settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di
mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono
particolari attitudini intellettuali e che possono essere
svolte sia in posizione seduta che eretta (per es. attività d’incasso,
d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità
anche di variare frequentemente la postura.

 

                          2.10.1.   Per
calcolare il reddito da valido, secondo la giurisprudenza del TFA, è
decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante,
quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla
rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e
23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid.
3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito
dev'essere fissato il più concretamente possibile.

                                         Determinante
è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto
delle competenze professionali come pure delle circostanze personali per un
prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi,
l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in
merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr.
U 168 pag. 100s. consid. 3b). 

                                         Un
salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che
lo giustificano (RCC 1980 pag.
560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno in ogni
caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di lavoro
(RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

                                         Se
nel caso concreto non è possibile quantificare l’ipotetico reddito che
l’assicurato avrebbe potuto percepire senza l’invalidità, si può ricorrere a
dati ottenuti da valori statistici e d’esperienza (Pratique VSI 1999 pag. 248
consid. 3b; cfr. anche STFA inedita del 30 dicembre 2002 nella causa B., I
56/02).

 

                                         Nel
caso in esame, l’Ufficio AI ha preso in considerazione quale reddito da valida
l’importo di fr. 42'055 percepito dall’assicurata nel 2003, conformemente a quanto
indicato dal precedente datore di lavoro, __________ in data 31 luglio 2003
(doc. AI 66), adeguato al 2004 per un reddito pari a fr. 42'349. 

                                         L’assicurata
non ha contestato tale ammontare.

 

                          2.10.2.   Per
quel che concerne il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle
principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991
p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino a un massimo del
25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc, confermato in Pratique VSI 2002 p. 64).

 

                                         La
consulente ha calcolato il reddito da invalido che l’assicu-rata potrebbe conseguire
in attività del settore secondario e terziario, che coprono buona parte delle
attività non qualificate presenti sul territorio, facendo riferimento ai dati
statistici salariali, emanati periodicamente dall’Ufficio federale di statistica
e noti come Tabelle RSS, in attività semplici e ripetitive, esigibili per
l’assicurata all’80%, applicando una riduzione supplementare del 10% (5% per lavori
leggeri e 5% per motivi personali e professionali), per un importo di fr. 30'101
(doc. AI 35-3 e doc. AI 7).

                                         L’assicurata
ha contestato questo valore, rilevando di non potere lavorare nemmeno al 50%.

                                         Tale
critica non può essere accolta, ritenuto che, come ricordato in precedenza, le
sue condizioni di salute sono state accuratamente e dettagliatamente valutate
in sede medica.

Questo
Tribunale non ha quindi motivo per distanziarsi da quanto stabilito
dall’amministrazione.

 

                                         Dal confronto tra
il reddito da valida di fr. 42'349 e
il reddito da invalida, calcolato sulla base dei dati statistici, tenendo conto
di una capacità di lavoro residua dell’80% e dell’ulte-riore riduzione del 10%
stabilita dalla consulente IP, di fr. 30’101, si ottiene un grado d'invalidità
del 29%, percentuale che non dà diritto ad una rendita
d’invalidità, così come stabilito dall’Ufficio AI, ritenuto per il resto che la
consulente ha escluso ulteriori provvedimenti integrativi di natura professionale
(“l’età avanzata, la scolarità e l’esperienza professionale specifica
dell’assicurata non permettono di proporre una riqualifica professionale in
quanto l’assicurata non possiede né le capacità cognitive, né le competenze
scolastiche per affrontare un progetto simile”, cfr. rapporto 20 maggio
2005, doc. AI 35-3). 

 

                                         Per
completezza, va fatto presente che, conformemente ad una recente giurisprudenza,
il TFA ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13,
che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (STFA 12 ottobre 2006
nella causa S., U 75/03, e del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

                                         Pertanto,
nella determinazione del reddito da invalido occorre d’ora in poi applicare i
valori nazionali (Tabella TA1) e non più quelli regionali (Tabella TA13) come
sin’ora confermato dal TCA.

 

                                         Tale
circostanza non ha in ogni modo alcuna ripercussione sul caso in esame. In
effetti, essendo i valori nazionali maggiori di quelli regionali, il grado d’invalidità
risulterebbe ancora inferiore a quello stabilito in base alla tabella TA13; in
entrambi i casi il tasso d’incapacità al guadagno risulta comunque essere inferiore
al minimo pensionabile del 40%.

 

                                         Alla
medesima conclusione si giungerebbe con ogni verosimiglianza anche volendo
aggiornare i redditi (da valido e da invalido) fino al 2006 (come visto, occorre
valutare se vi è stata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento sino al momento della
decisione impugnata, cfr. consid. 2.5. in fine).

 

In
conclusione, sulla scorta di quanto precede, la decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso dev’essere respinto.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti