# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9161044d-b54b-53aa-8427-d8f4f3645416
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 17.03.2006 16.2005.68
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2005-68_2006-03-17.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2005.68

  	
  Lugano

  17 marzo 2006/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di cassazione civile del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente per giudicare il ricorso per cassazione 27
maggio 2005 presentato da

 

 

	
   

  	
   RI 1  

  rappr. dal RA 1 
  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

 

la sentenza 12 maggio 2005 del Giudice di pace del
circolo di Taverne nella procedura in materia di contratto di lavoro (inc. n. 9/05)
promossa con istanza 14 marzo 2005 nei confronti di

 

 

 

	
   

  	
   CO 1  

   

  

 

 

 

 

con la quale l'istante ha chiesto il pagamento di
fr. 820.30 a titolo di pretese salariali, 

domanda parzialmente accolta dal giudice,

 

 

letti ed esaminati gli atti

 

 

considerato

 

in fatto e in diritto:

 

                                         che RI
1 ha lavorato quale cuoca per il Ristorante ”__________ gestito da CO 1 per un periodo di prova dal 5 all'11 novembre 2004,
ricevendo per questa sua attività fr. 400.-;

 

                                         che
avendo la cassa disoccupazione OCST presso la quale la lavoratrice era affiliata
al momento di questa prova lavorativa, dedotto dalle indennità di sua spettanza
l'importo di fr. 1'220.30 a titolo di guadagno intermedio, corrispondente
a quanto la stessa avrebbe dovuto percepire dal datore di lavoro, con istanza
14 marzo 2005 RI 1 ha convenuto CO 1 davanti il Giudice di pace del Circolo di
Taverne per ottenere il pagamento di fr. 820.30;

 

                                         che il
convenuto si è opposto alla pretesa contestando la pattuizione di un qualsiasi
salario con l'istante alla quale aveva semplicemente offerto l'opportunità di
svolgere un'esperienza lavorativa presso di lui, riconoscendole un versamento
spontaneo di fr. 400.-;

 

                                         che con
sentenza 12 aprile 2005 il Giudice di pace, accertato che tra le parti non era
stato pattuito nessun salario, ha nondimeno accolto l'istanza limitatamente all'importo
di fr. 200.- ammesso all'udienza di discussione dal convenuto;

 

                                         che con
il presente tempestivo gravame RI 1, rappresentata dal AP 1, è insorta contro
il predetto giudizio postulandone l'annullamento sulla base del titolo di
cassazione di cui all'art. 327 lett. g CPC;

 

                                         che al
ricorso la controparte non ha formulato osservazioni;

 

                                         che la
documentazione prodotta con il ricorso (e non davanti al primo giudice) dev'essere
estromessa dall'incarto in virtù dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC che vieta
alle parti di addurre in questa sede nuovi fatti, prove o eccezioni;

 

                                         che tra i
presupposti processuali che il giudice esamina d'ufficio e in ogni stadio di causa
vi è quello della capacità delle parti e della legittimazione dei loro rappresentanti
(art. 97 n. 4 CPC);

 

                                         che per le
cause di competenza del giudice di pace è riconosciuta la rappresentanza
processuale alle persone ritenute dal giudice capaci di proporre e discutere
con la necessaria chiarezza la causa (art. 64a cpv. 3 CPC), sicché
dinanzi al giudice di pace la parte può essere assistita da qualsiasi persona
in grado di difenderla (Verbali del Gran Consiglio, sessione autunnale 1990,
vol. 4, pag. 1660), escluso essendo solo il patrocinio di avvocati iscritti all'albo
e di persone in possesso della licenza o del dottorato in giurisprudenza (art.
301 CPC);

 

                                         che per
contro, legittimati a impugnare la sentenza del giudice di pace con ricorso in
cassazione, oltre alla parte medesima, sono solo gli avvocati ammessi al libero
esercizio della professione nel Cantone come pure le persone che detengono una
rappresentanza legale (art. 64 CPC; Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, m. 2 ad art. 301);

 

                                         che l'art.
64a cpv. 1 lett. e CPC estende la rappresentanza processuale anche ai
rappresentanti o impiegati di associazioni professionali o di categoria,
limitatamente alle cause derivanti da contratto di lavoro nei limiti stabiliti
dagli art. 416, 417 e 418 CPC;

 

                                         che
con sentenza 14 marzo 2006 (inc. 12. 2005. 219) la seconda Camera civile del
Tribunale d'appello, chiamata a pronunciarsi espressamente sulla legittimazione
alla rappresentanza processuale del Sindacato dei consumatori, ha escluso di
poter attribuire al SinC la qualifica di associazione professionale o di categoria
ai sensi dell'art. 64a CPC, non potendosi considerare il medesimo un'associazione
di lavoratori (sindacati) ai sensi dell'art. 356 CO (cfr. Bühler/Edelmann/Killer, Kommentar zur
aargauischen Zivilprozessordnung, N. 4 ad § 368 ZPO), ovvero un'associazione che,
disponendo delle esigenze poste dalla dottrina e dalla giurisprudenza (Stöckli, Berner Kommentar, N. 28 ad
art. 356 CO), possa essere parte ad un contratto collettivo;

 

                                         che,
infatti, il SinC, pur definendosi un'organizzazione sindacale o un sindacato,
non adempie in realtà le condizioni per poter sottoscrivere un contratto
collettivo ai sensi dell'art. 356 CO, tanto più che nemmeno si è attribuito
statutariamente questa facoltà (Vischer,
Der Arbeitsvertrag, 3a ed., p. 328);

 

                                         che
esso non dispone della necessaria indipendenza dal rispettivo partner sociale, atteso
che in base allo statuto, richiesto da questa Camera, possono diventarne membri
tutte le persone che perseguono gli obiettivi del SinC (art. 3) menzionati all'art.
2, ossia tutti i lavoratori e tutti i consumatori (cfr. art. 2 lett. a), tra
cui vi potrebbero essere anche datori di lavoro;

 

                                         che
per essere considerata indipendente dal partner sociale, l'associazione deve
invece essere aperta rispettivamente solo a lavoratori o a datori di lavoro (Rehbinder, Schweizerisches Arbeitsrecht,
15a ed., n. 485),
raggruppamenti di persone di carattere misto (cosiddetti “Harmonieverbände”)
non adempiendo questa condizione (Stöckli,
op. cit., N. 31 ad art. 356 CO; Rehbinder,
op. cit., ibidem);

 

                                         che,
statutariamente, il SinC non mira a migliorare le condizioni economiche o di lavoro
dei suoi membri (Schönenberger/ Vischer,
Zürcher Kommentar, N. 51 ad art. 356 CO; Streiff/
Von Känel, Arbeitsvertrag, 6a ed., N. 2 ad art. 356 CO; Rehbinder,
op. cit., n. 487), oltretutto nei confronti del partner sociale padronale (Stöckli, op. cit., N. 37 ad art. 356
CO);

 

                                         che
il fatto di contemplare tra i suoi molteplici scopi, perlopiù finalizzati alla
tutela dei consumatori, la promozione e la difesa degli interessi e dei diritti
di tutti i suoi membri, sia nella loro qualità di lavoratori che di consumatori
(art. 2 cpv. 3 lett. a), non basta per riconoscergli la facoltà di
sottoscrivere un contratto collettivo, la dottrina avendo già avuto modo di
precisare che il miglioramento della situazione economica e sociale dei membri
non costituisce uno scopo sufficiente (Stöckli,
op. cit., ibidem; Rehbinder, op.
cit., ibidem), come del resto non lo è quello perseguito da organizzazioni di
carattere puramente economico, tra cui si annoverano le associazioni dei
consumatori, o di carattere culturale (Stöckli,
op. cit., ibidem; Rehbinder, op.
cit., ibidem);

 

                                         che alla
luce di quanto sopra esposto il SinC non rientra nella categoria di persone
legittimate alla rappresentanza processuale dinanzi a questa Camera, lo stesso
non potendo in particolare richiamarsi all'art. 64a cpv. 1 lett. e CPC;

 

                                         che la
mancanza di un presupposto processuale comporta la nullità dell'atto (art. 142
cpv. 1 lett. a CPC), di modo che il ricorso 25 maggio 2005, sottoscritto da
persona priva di legittimazione alla rappresentanza processuale (art. 97 n. 4
CPC), deve essere dichiarato nullo;

 

                                         che non
si prelevano tasse né spese di giustizia trattandosi di una procedura per
mercedi e salari (art. 343 cpv. 3 CO), e neppure si assegnano ripetibili alla
controparte che non ha formulato osservazioni al ricorso.

Per i quali motivi, 

richiamati gli art. 327 segg. CPC, per le spese l'art.
417 lett. e CPC

 

 

pronuncia:

                                   1.   Il
ricorso per cassazione 25 maggio 2005 di RI 1 è nullo.

 

                                   2.   Il
presente giudizio è esente da tasse e spese. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -   ;

  -    . 

   

  

                                         Comunicazione
alla Giudicatura di pace del circolo di Taverne.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        La
segretaria