# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4fa55958-1213-5181-8a12-b833c9823fa3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 13.12.2010 52.2007.156
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2007-156_2010-12-13.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2007.156

   

  	
  Lugano

  13 dicembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Damiano
  Bozzini, Flavia Verzasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio Campello, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 8 maggio 2007 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  RI 2 

  RI 3 

  RI 4 

  tutti patrocinati da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 17 aprile 2007 (n. 1918) del Consiglio
  di Stato che ha dichiarato irricevibili i ricorsi inoltrati da RI 2, RI 3, e RI
  4, e respinto il ricorso di RI 1 contro la licenza edilizia 23 ottobre 2006 rilasciata
  dal municipio di CO 1 a CO 2 per il tinteggio dello stabile di sua proprietà
  nella zona del nucleo (mapp. __________8);

  

 

 

viste le risposte:

-    22 maggio 2007 del
Consiglio di Stato;

-    25 maggio 2007 di CO 2;

-    6 giugno 2007 del comune
di CO 1;

- 21 giugno 2007 dell'Ufficio
della natura e del paesaggio;

visti gli scritti:

-   11 luglio 2007 di CO 2;

-   20 luglio 2007 dei ricorrenti;

-   25 luglio 2007 del comune di CO 1;

 

 

viste le osservazioni 12 novembre 2010 dei ricorrenti;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.     CO 2 è comproprietario, con __________ di uno stabile a CO 1 che si
affaccia su Piazza __________, all'intersezione con via __________ (mapp. __________8).
Il 16 luglio 2001 le precedenti proprietarie dell'edificio avevano chiesto al
municipio il permesso di riattarlo; la relazione tecnica accompagnante la domanda
di costruzione dichiarava di voler trattare il fronte lago e quello del
primo settore verso la contrada riproponendo i decori originali (disegni
attorno alle finestre che si possono ancora leggere). Dopo che l'istante aveva
rimosso l'opposizione del Dipartimento del territorio rielaborando le aperture
previste, il 17 dicembre 2001 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta. 

 

 

B.     a. Verso la fine dei lavori, il 27 aprile 2004, la progettista ha
chiesto al municipio il permesso di intonacare le facciate, sottoponendogli i
colori che sarebbero stati impiegati per esse e per le gelosie; alla domanda
era allegato un prospetto colorato delle facciate, sul quale non figuravano le
decorazioni sovrastanti le finestre, le quali venivano rappresentate con una
semplice cornice rettangolare. La relazione tecnica indicava in particolare che
era intenzione di intonacare la facciata sul fronte lago e la parte in
contrada sopra il portico con un colore salmone (…), dando con una
decorazione uniforme di colore avorio attorno alle finestre il carattere nobile
del fronte principale. Per lo zoccolo era previsto un colore grigio, mentre
per le persiane era stato scelto il rosso ossido. Dopo aver interpellato
l'arch. __________ __________, membro della Commissione delle bellezze naturali
e del paesaggio (CBN), il 24 maggio 2004 il municipio ha autorizzato il tinteggio
secondo i campioni e le modalità presentate. A lavori ultimati, RI 1,
comproprietario in proprietà per piani dello stabile contiguo verso nord (mapp.
__________7), si è rivolto al municipio per contestare la scomparsa delle
decorazioni. Dopo aver interpellato il proprio consulente, prof. __________, il
14 dicembre 2004 il municipio ha comunicato al reclamante che il tinteggio era
stato eseguito in conformità della licenza rilasciata e che non vedeva la
necessità di intraprendere ulteriori procedure.

b. RI 1 ha dedotto questa determinazione davanti al Consiglio di Stato la cui
decisione è stata a sua volta impugnata da CO 2 e __________ davanti a questo
Tribunale, il quale ha disposto di ritornare gli atti al municipio di __________
affinché, raccolto il preavviso del Dipartimento del territorio (CBN),
statuisca con decisione impugnabile sulla notifica per il tinteggio delle
facciate, inoltratagli il 27 aprile 2004 dai ricorrenti, rispettivamente sull'opposizione
del vicino (STA 52.2005.__________ del __________).

 

 

C.    a. Con risoluzione 16 ottobre 2006 (n. 28/06.11) il municipio di CO
1, raccolto il preavviso favorevole della CBN, ha statuito sulla notifica 27
aprile 2004 rilasciando la licenza edilizia relativa al tinteggio delle
facciate. Fondandosi, per quanto di sua competenza, sul parere a suo tempo
espresso dall'esperto, rispettivamente preso atto del nulla osta della CBN all'opera come era stata eseguita, ha ritenuto di non doversi scostare dalla sua posizione
precedentemente espressa.

b. Con ricorso 2 novembre 2006, RI 1 e RI 2, pure comproprietaria del mapp. __________7,
sono insorti davanti al Consiglio di Stato chiedendo l'annullamento della
licenza concessa e l'apertura di un procedimento contravvenzionale per violazione
formale e materiale della legislazione edilizia. All'accoglimento dei ricorso
si sono opposti CO 2 e il comune, che pure ha chiesto fosse dichiarato
irricevibile in relazione a RI 2.

Il 7 novembre 2006 anche la RI 3 e la RI 4, sono insorte contro la licenza
edilizia, chiedendone a loro volta l'annullamento e postulando l'ingiunzione di
presentare un progetto di ripristino delle decorazioni sulle facciate. L'impugnativa
sottolineava la presunta illegalità dell'intervento. Il comune ha chiesto che
il ricorso fosse dichiarato irricevibile, subordinatamente respinto. CO 2 si è
invece limitato a chiederne la reiezione. 

c. Con decisione 17 aprile 2007 (n. 1918), il Consiglio di Stato ha dichiarato
irricevibili i ricorsi di RI 2, della RI 3 e della RI 4. Esso ha infatti
ritenuto che le insorgenti si fossero precluse la possibilità di ricorrere
poiché, seppur a conoscenza dell'intervento, non si erano attivate in tempo
utile, opponendovisi. Con la medesima decisione l'Esecutivo cantonale ha
respinto l'impugnativa di RI 1. Esso ha innanzitutto richiamato l'autonomia del
comune nell'applicazione delle sue norme. Ha poi considerato che l'antichità
delle decorazioni non fosse certa, tanto più che negli anni '50 esse non erano
già più visibili per cui nell'ambito del loro rifacimento era andata persa la
sostanza originale. Sia la proposta formulata dal pianificatore nell'ambito
dell'elaborazione del piano particolareggiato del nucleo di CO 1 che la
posizione dell'esperto interpellato, corroboravano l'agire del municipio. Pertanto,
a giusta regione l'esecutivo comunale non aveva imposto un vincolo che sarebbe
risultato sproporzionato e non giustificato da un sufficiente interesse pubblico.

 

 

D.    Con ricorso 8 maggio 2007 RI 1, RI 2, la RI 3 e RI 4 insorgono
contro la decisione del Consiglio di Stato, postulandone l'annullamento. I
ricorrenti sostengono dapprima la loro legittimazione a impugnare la licenza
edilizia davanti al Governo. Nel merito, gli insorgenti ritengono che la tesi
sostenuta dall'Esecutivo cantonale circa il valore delle decorazioni sia
insostenibile, a prescindere dal fatto che esse fossero o meno antiche, data la
qualità del lavoro svolto dal pittore Ferrazzini nell'ambito dei restauri degli
anni '50. Per questi motivi l'intervento violerebbe il regolamento di CO 1
restaurata (approvato dal consiglio comunale il 15 novembre 1960; RBR), la
cui mancata considerazione da parte del Governo costituirebbe, inoltre, una
violazione del diritto di essere sentiti dei ricorrenti e si porrebbe in
contrasto con l'art. 10 delle norme di attuazione del piano regolatore di CO 1
(NAPR). 

 

 

E.     All'accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato,
senza formulare osservazioni, CO 2 e il comune di CO 1 con argomenti che, nella
misura del necessario, saranno ripresi nel seguito. L'Ufficio della natura e
del paesaggio - che dichiara di essere subentrato dal 14 luglio 2006 alla CBN
per quanto attiene alle sue competenze di applicazione del decreto legislativo
sulla protezione delle bellezze naturali e del paesaggio - ha inoltrato una
risposta, omettendo però di prendere posizione sull'esito del ricorso. Dei
contenuti della stessa e delle prese di posizione delle parti da essa suscitate
si dirà, ove necessario, nei considerandi in diritto.

 

 

F.     Al fine di completare gli atti all'incarto, il Tribunale ha
acquisito una documentazione fotografica del fronte lago del nucleo di CO 1. Questa
è stata messa a disposizione delle parti, offrendo loro la possibilità di
inoltrare delle osservazioni; i ricorrenti hanno comunicato di non averne,
mentre le altre parti sono rimaste silenti.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.      1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data
(art. 21 cpv. 1 legge edilizia cantonale, del 13 marzo 1991; LE; RL 7.1.2.1),
al pari della tempestività del gravame (art. 46 cpv. 1 legge di procedura per
le cause amministrative, del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1, applicabile in
forza del rinvio di cui all'art. 50 LE). La legittimazione attiva dei
ricorrenti, destinatari della decisione impugnata, è certa (art. 43 LPamm). La
verifica della potestà ricorsuale degli insorgenti davanti al Consiglio di
Stato è questione di merito che viene esaminata qui appresso. 

1.2. Il ricorso può essere evaso sulla base degli atti, integrati dalla
documentazione fotografica acquisita dal Tribunale, sulla quale alle parti è
stata data la possibilità di esprimersi, rendendo così superfluo l'esperimento
di un sopralluogo in contraddittorio (art. 18 cpv. 1 LPamm). 

 

 

2.     
Dapprima,
contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, la decisione impugnata non lede
il diritto di essere sentito sancito dall'art. art. 29 cpv. 2 della
Costituzione federale della Confederazione Svizzera, del 18 aprile 1999 (Cost.;
RS 101), in quanto il RBR non sarebbe mai stato citato. Dalla decisione emerge
che il Governo ha esaminato la questione sotto il profilo del diritto comunale
(supra, D), anche se ha omesso di indicare con chiarezza a quali norme
si riferisse. In ogni caso l'esistenza del regolamento non è senz'altro
sfuggita alla prima istanza, che l'ha menzionata al consid. 10.1.a dei fatti e
si è inoltre dilungata sulla qualità delle pitture in oggetto, aspetto il cui
esame si giustifica, come si vedrà (cfr. infra, 4.5.), unicamente in relazione
a questa normativa. 

 

 

3.      3.1. Nell'ambito del diritto edilizio hanno la facoltà di ricorrere
l'istante, ogni persona che dimostri un interesse legittimo, le organizzazioni
costituite da almeno dieci anni cui compete, in base agli statuti, la
salvaguardia dei beni tutelati dalla legge, il Dipartimento del territorio (in
prima istanza) e il Comune (in seconda istanza); il riconoscimento della
legittimazione a ricorrere presuppone inoltre che l'insorgente si sia
tempestivamente opposto alla domanda di costruzione, quando questa è stata pubblicata
e notificata ai confinanti (art. 8 e 21 LE).

3.2. Per quanto riguarda RI 1, il riconoscimento della legittimazione attiva
presuppone che l'insorgente appartenga a quella limitata e qualificata cerchia
di persone collegate all'oggetto del provvedimento impugnato da un rapporto
sufficientemente stretto e intenso, atto a distinguere la sua situazione da
quella della collettività. L'insorgente deve essere altresì portatore di un interesse
personale, diretto e concreto a dolersi del provvedimento impugnato per il
pregiudizio effettivo che questi gli arreca (DTF 121 II 39 consid. 2 c/aa; Adelio Scolari, Commentario, Cadenazzo
1996, n. 935 ad art. 21 LE). Basta però un interesse di mero fatto, ad esempio
di natura economica, ideale o morale (Marco
Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese,
Lugano 1997, n. 2 ad art. 43). Il ricorso per la tutela di interessi di altre
persone o di meri interessi pubblici non rientra nella nozione di interesse
legittimo (Scolari, Commentario,
n. 940 ad art. 21 LE).

Ferme queste premesse, la legittimazione a ricorrere dev'essere senz'altro
riconosciuta a RI 1, il quale si trova in un rapporto stretto con l'oggetto
della vertenza, che lo distingue da tutti gli altri membri della comunità di CO
1. Il pregiudizio che egli ritiene di subire dalla cancellazione delle
decorazioni pittoriche dallo stabile adiacente a quello di sua proprietà, di
natura economica o ideale che sia, costituisce un interesse senz'altro
sufficiente ai fini della legittimazione a impugnare la licenza in esame. La
sua, tempestiva, intenzione di opporsi può essere desunta dalla precedente procedura
(supra, B). In definitiva, in relazione a RI 1 il ricorso risulta ricevibile.

3.3. A ragione, invece, il Governo ha negato la legittimazione attiva alle
altre insorgenti. 

Il principio della buona fede e quello della sicurezza del diritto impongono
che venuti a conoscenza di un intervento che s'intende contestare, ci si attivi
subito a manifestare la propria intenzione a opporvisi formalmente (cfr., mutatis
mutandis, STA 52.95.370 del 25 luglio 1995 consid. 3). Ciò è indipendente
dal fatto che l'intervento sia stato autorizzato nell'ambito di una procedura
edilizia nella quale si è omesso (a torto o a ragione) di procedere alla
pubblicazione della domanda: quando un intervento appare chiaramente riconoscibile
agli interessati la sua realizzazione tiene luogo, sotto il profilo della
pubblicità, della pubblicazione omessa. La tempestività di un'opposizione viene
pertanto valutata dal momento in cui, secondo le regole della buona fede,
l'intervento era riconoscibile a chi intende contestarlo.

Nel caso concreto, le ricorrenti non dicono (e tantomeno, provano) quando sono
venute a conoscenza dell'intervento in esame. Dall'incarto emerge che la
sparizione degli affreschi era evidente, anche per loro, almeno dal gennaio
2005. Le ricorrenti non spiegano poi quando avrebbero concretamente manifestato
l'intenzione di opporsi all'intervento e, tantomeno, da quali atti questa
potrebbe essere validamente desunta, attraverso una manifestazione di volontà
validamente trasmessa all'autorità competente. Le insorgenti, in definitiva, si
limitano a sostenere che nel gennaio-marzo 2005 per loro non era chiaro se
l'intervento era o meno stato autorizzato e che, comunque, non era stata
pubblicata la domanda. Alla luce di quanto spiegato sopra, ciò appare inconferente:
anzi, alla fin fine, tale affermazione conferma la conoscenza dell'intervento
da parte di queste ricorrenti a quella data. Parimenti insostenibile appare la
tesi secondo cui, essendo stata annullata la prima autorizzazione municipale,
la decisione determinante da impugnare sarebbe diventata unicamente quella
oggetto della presente procedura. Infatti, in ogni caso, a essi viene rimproverata
una mancata reazione che possa essere considerata una tempestiva opposizione al
contestato intervento.

In definitiva, le ricorrenti hanno atteso l'emanazione della controversa licenza
edilizia per opporsi al tinteggio delle facciate, del quale avevano conoscenza
da tempo. In applicazione dei principi suesposti così facendo queste ricorrenti
si sono irrimediabilmente precluse la possibilità di essere parte alla
procedura. La decisione del Governo si rivela, su questo punto, corretta.

3.4. Il ricorso, ricevibile per quanto riguarda RI 1, dev'essere esaminato nel
merito. L'oggetto della vertenza è circoscritto, come stabilito nella
precedente pronuncia di questo Tribunale (cfr. STA 52.2005.283 citata), alla
decisione del municipio - una volta raccolto il preavviso della CBN - in merito
alla notifica per il tinteggio delle facciate, inoltratagli il 27 aprile 2004. L'esecutivo comunale ha ottemperato a quest'ordine, decidendo poi di rilasciare la licenza
edilizia qui contestata. Resta dunque da esaminare se quest'ultima risulta
lesiva del diritto. 

 

 

4.      Il nucleo di CO 1 è stato dichiarato dal Consiglio di Stato sito pittoresco
contestualmente all'approvazione del piano regolatore (ris. gov. __________ [n.
__________], dispositivo 5 a), nella cui vigenza ha avuto origine la vertenza
ed è stata prolata la sentenza qui impugnata. 

4.1. Giusta gli art. 1 lett. c e 2 cpv. 1 DLBN, i siti pittoreschi non possono
essere distrutti né alterati senza il consenso dell'autorità governativa. Il
divieto di alterazione è ribadito dall'art. 3 cpv. 2 lett. c del regolamento
d'applicazione del decreto legislativo 16 gennaio 1940 sulla protezione delle
bellezze naturali e del paesaggio, del 22 gennaio 1974 (RBN; RL 9.3.1.1.1).
Ogni intervento, dispone la norma, deve integrarsi convenientemente nel sito
pittoresco; in particolare, è vietato compromettere o anche solo modificare in
modo apprezzabile il carattere e l'armonia dell'ambiente naturale o antropico
in genere.

Il concetto di alterazione presuppone un intervento atto a modificare in modo
percettibile gli aspetti caratteristici del sito pittoresco, turbando gli
equilibri delle componenti che ne determinano il pregio mediante l'introduzione
di elementi estranei o incongruenti. Pur presentando analogie, il divieto di
alterazione dei siti pittoreschi si distingue chiaramente dal divieto di
deturpazione posto a salvaguardia dei paesaggi e dei panorami pittoreschi (art.
2 cpv. 2 DLBN; art. 3 cpv. 2 lett. d RBN). Il concetto di deturpazione
presuppone infatti un effetto notevolmente sfavorevole sul quadro del
paesaggio. Non basta che l'intervento non lo abbellisca o lo danneggi
leggermente. Deve trattarsi di un intervento che determina una compromissione
evidente dei valori caratteristici del paesaggio o del panorama protetto. Per
alterare in modo lesivo il vincolo di protezione del sito pittoresco è invece
sufficiente un intervento suscettibile di modificarne il carattere, rompendo
gli equilibri delle sue componenti attraverso l'inserimento di momenti di
disarmonia. Non occorre che deturpi il sito pittoresco o non ne comprometta in
modo evidente i valori tutelati. Basta che non vi si inserisca
convenientemente, perché modifica in misura apprezzabile le caratteristiche del
sito turbando i rapporti fra gli elementi che lo compongono (STA 52.2008.195
del 30 luglio 2008 consid. 2, 52.2004.28 del 25 febbraio 2004 consid. 3.2,
52.1997.150 del 22 ottobre 1997 consid. 2; Scolari,
Commentario, n. 208 seg. ad art. 28 LALPT).

4.2. Tanto il concetto di deturpazione, quanto quello di alterazione sono di
natura indeterminata (Max Imboden/René
Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Basilea/Stoccarda
1976, Va ed., n. 66 B II; Adelio
Scolari, Diritto amministrativo, Parte generale, IIa ed.,
Cadenazzo 2002, n. 396). In quanto tali, essi riservano all'autorità
amministrativa una certa latitudine di giudizio ai fini dell'individuazione del
loro contenuto normativo, sindacabile soltanto con riserbo da parte dell'autorità
di ricorso. Determinante non è comunque il metro di giudizio di singole persone
dotate di particolare sensibilità e di speciale indirizzo artistico, ma quello espresso
da una collettività assai più vasta, che deve risultare fondato su criteri oggettivi
e sistematici, atti a giustificare la necessità di limitare il diritto di
costruire. La valutazione della bellezza e del valore del sito dichiarato
pittoresco, del grado d'inserimento di un'opera edilizia nel contesto
ambientale e dell'intensità di un eventuale contrasto comporta dunque anche
l'esercizio di un certo apprezzamento da parte dell'autorità che rilascia il
permesso (STA 52.2008.195 del 30 luglio 2008 consid. 2; Scolari, Commentario, n. 211 ad art. 28 LALPT). 

4.3. Ferme queste premesse, la questione del valore storico delle pitture scomparse
appare a questo stadio ininfluente. Antiche o recenti che siano, solo importa,
sotto il profilo dell'applicazione del DLBN, determinare se l'intervento di
intonacatura così come eseguito (senza riproporre le decorazioni) abbia portato
a un'alterazione del sito pittoresco in esame. 

Con il preavviso 28 giugno 2006, la CBN ha confermato il proprio nulla osta
all'opera, così come è stata eseguita. Essa ha così, di fatto, ritenuto che
sotto il profilo di quanto era chiamata a tutelare la cancellazione dei decori
in questione non portasse a un'alterazione del sito pittoresco protetto. Il
ricorrente ritiene invece che l'intervento autorizzato abbia irrimediabilmente
rovinato un insieme pittorico di notevole pregio, precedentemente formato dagli
affreschi presenti sulle facciate degli edifici del fronte lago del nucleo di CO
1. Per quanto opinabile, la posizione dell'autorità cantonale resiste a questa
critica. Il nucleo di CO 1 si caratterizza per un fronte porticato che dà sullo
spazio pubblico che lo separa dal Lago di Lugano. Gli edifici che concorrono a formarlo
sono in massima parte intonacati. Alcune facciate, come quella dell'edificio
sito al mapp. __________7, contiguo a quello in esame, presentano delle
decorazioni pittoriche. Si tratta tuttavia di episodi sporadici e non certo
generalizzati, che interessano oggi poche facciate del nucleo. Non è attraverso
la cancellazione delle tracce pittoriche delle decorazioni intorno alle
finestre di casa __________ che il sito pittoresco può dirsi alterato.
Un simile risultato non può nemmeno scaturire dal tinteggio dell'edificio, che
si integra nel quadro paesaggistico, sia quanto a esecuzione, che dal punto di
vista cromatico. 

La valutazione della CBN resiste anche alla luce di quanto contenuto nell'inventario
degli insediamenti svizzeri da proteggere di importanza nazionale (ISOS). A prescindere
dalla portata legale che questo strumento ha nell'ambito dell'esame di una
domanda di costruzione, esso rappresenta comunque senz'altro un valido sostegno
scientifico per la valutazione delle qualità spaziali e storico-architettoniche
di un insediamento. Per quanto qui interessa, CO 1 è effettivamente censito tra
quelli di importanza nazionale (cfr. Dipartimento federale dell'Interno [editore],
ISOS Insediamenti di importanza nazionale - Repubblica e Cantone Ticino, __________,
insediamenti __________, Berna __________, __________). Pur rilevando l'importanza
del fronte lago e dell'edilizia borghese che lo caratterizza (ISOS, op. cit., passim)
per quanto attiene agli interventi su di esso, l'inventario si limita a
raccomandare di "porre estrema attenzione (…) in particolare evitando l'aggiunta
di elementi aggettanti e la trasformazione delle aperture". Non si
esprime invece sull'importanza di conservare, rispettivamente ripristinare,
tracce di fregi pittorici (ISOS, op. cit., pag. __________). 

Da ultimo, si deve concludere che nemmeno la posizione - per certi versi, poco comprensibile
- dell'Ufficio della natura e del paesaggio, smentisce la valutazione a suo
tempo effettuata dalla CBN quanto all'impatto dell'intervento sul sito pittoresco
e questo benché l'Ufficio confonda le competenze autorizzative scaturenti
dall'applicazione del DLBN con quelle di tutela di beni culturali, che esulano
da quanto era chiamato a valutare. 

4.4. La licenza edilizia contestata non viola nemmeno l'art. 10.1 delle norme
di attuazione in vigore sia al momento della domanda di costruzione sia a
quello del rilascio della licenza e della decisione su ricorso (approvate dal
Governo con risoluzione n. __________ del __________ e con quella citata sopra
del __________; nel seguito NAPR '76). Valgono anche per questa disposizione le
considerazioni espresse sopra. Questo articolo prevede infatti, con una
clausola positiva, l'obbligo per le costruzioni nuove, ricostruzioni,
trasformazioni e manutenzioni di ambientarsi all'edilizia esistente e al
carattere estetico delle costruzioni vicine. La valutazione, questa volta
operata dall'autorità comunale e confermata da quella cantonale, resiste alle
critiche del ricorrente. L'intervento si integra infatti perfettamente nell'ambiente
circostante, senza che occorra qui scomodare l'autonomia comunale per tutelarlo.

4.5. Nel comune di CO 1 è, inoltre, in vigore il regolamento di     restaurata (supra, D; RBR),
adottato allo scopo di proteggere le bellezze naturali e artistiche di CO 1 e,
in special modo, a salvaguardia e a rispetto dei restauri eseguiti tra il 1954
e il 1958 (RBR, preambolo). Il regolamento stabilisce una zona protetta, nella
quale è incluso anche il mapp. __________8 (art. 1). Esso sottopone poi a
regime autorizzativo gli interventi edilizi nel nucleo di CO 1. Per quanto qui
interessa, i lavori di restauro apportati alle facciate e ai portici (art. 2),
gli intonaci, pitture, verniciature, opere di manutenzione o trasformazione
(art. 4) devono essere autorizzati dal municipio e dalla CBN. Soggiacciono al
consenso del solo municipio la distruzione e la manomissione delle decorazioni
antiche fatte a grafiti, a stucco o a colore, fasce decorative a rilievo, anche
se si tratta solo di frammenti o tracce (art. 5). 

Il regolamento non vieta dunque, in linea di principio, interventi edilizi come
quello effettuato sull'edificio al mapp. __________8, limitandosi a subordinare
la loro esecuzione al giudizio dell'autorità stabilità dal regolamento, alla
quale viene lasciata un'ampia latitudine di giudizio, sindacabile con pieno
potere, ma con riserbo, da parte di questo Tribunale. 

Per quanto attiene alla cancellazione delle pitture, il municipio ha ritenuto
che andasse preliminarmente accertata l'antichità degli elementi pittorici.
Tale modo di procedere non presta fianco a critiche: a chiaro tenore letterale
dell'art. 5 RBR a essere tutelate sono sole le decorazioni antiche. Il concetto
di antichità non è ulteriormente definito; appare comunque sia senz'altro
sostenibile che esso non si riferisca a pitture risalenti a cinquant'anni or sono.
Contrariamente a quanto sostiene il Governo, prima dei restauri degli anni '50,
è certo che le decorazioni in questione fossero ancora visibili. È quanto
emerge dal promemoria 22 novembre 2004 dell'Ufficio tecnico comunale (doc. 77),
e più precisamente dall'allegato 5; in detto promemoria, preso atto di ciò, si suggeriva
di acquisire un parere scientifico sul valore storico-architettonico delle
decorazioni preesistenti. È quanto ha poi deciso di fare il municipio, che ha interpellato
un noto esperto, il prof. __________. Il perito si è espresso, con scritto 5
dicembre 2004 (doc. 98), nel seguente modo:

(…) dallo scarno materiale
fotografico a disposizione, si direbbe che il Ferrazzini abbia calcato la sua
mano rifacendo ex novo il decoro antecedente, verosimilmente ridotto in
condizioni pessime dai vari agenti atmosferici e forse già rinnovato in altri
momenti precedenti. Ci si può dunque chiedere che cosa rimanesse già allora
della sostanza originale. A mezzo secolo da quell'intervento l'ornamentazione
appariva ormai quasi del tutto scomparsa, come del resto è comprensibile per
tale tipo di pittura. Mi chiedo dunque che senso abbia oggigiorno intervenire
nuovamente su una decorazione talmente frammentaria e già ampiamente ridipinta
mezzo secolo fa, la cui sostanza originale è ormai del tutto compromessa. (…)
Le decorazioni baroccheggianti della casa __________ non sono certo dei
capolavori e devono essere considerate come modeste ornamentazioni che hanno
ormai vissuto la loro storia e che come parecchie altre pitture decorative
esterne, sono destinate a morire (anzi, vorrei dire che sono già morte da
parecchi decenni non essendoci più alcuna sostanza originale). (…)

Da questo scritto è possibile dedurre che, anche se tracce delle decorazioni
erano presenti prima dei citati restauri, la sostanza originale presente al momento
dell'inoltro della domanda in esame era talmente deperita da poter essere
ritenuta ormai scomparsa. Non pretendere il ripristino di detti decori su
tracce così labili come quelle definite dall'esperto appare sostenibile anche
alla luce del RBR. Le pubblicazioni portate dai ricorrenti non sono atte a
scalfire le conclusioni del perito, per quanto opinabili: esse sono atte al
massimo a corroborare la sussistenza di tracce di decorazioni prima del
restauro degli anni '50 ma non certo della sussistenza di decori degni di
essere salvaguardati (sia in relazione al valore storico che architettonico) al
momento della domanda di costruzione alla base della licenza impugnata. 

 

5.      Seppur per motivi parzialmente diversi, la decisione del Consiglio
di Stato resiste all'esame del Tribunale. In esito a tutto quanto precede, il
ricorso dev'essere respinto. La tassa di giustizia viene posta a carico delle
parti soccombenti, con vincolo di solidarietà (art. 28 LPamm). Esse dovranno
rifondere le ripetibili ai resistenti, patrocinati da un legale (art. 31
LPamm). 

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

1.      Il ricorso è respinto.

 

 

2.      La tassa di giustizia, di fr. 1'500.-, è posta a carico dei ricorrenti
in solido. I ricorrenti verseranno pari importo sia al comune di CO 1, sia a CO
 2, a titolo di ripetibili. 

 

 

3.      Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla
sua notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno
2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione a:

  	
   

   

   

   

  ; 

  

  

   

   

   

   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario