# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 74a006f6-aa1d-51be-8b61-720a774563e9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 21.06.2001 INC.2001.25902
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-25902_2001-06-21.html

## Full Text

N. 259.2001.2                                                            Lugano,
21 giugno 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

sedente per statuire sul reclamo
dell’11/12 giugno 2001 presentato da

 

 

__________

(patrocinato dall’Avv. __________)

 

 

contro la decisione del 31 maggio
2001 del Procuratore pubblico __________ che, nell’ambito del procedimento
diretto contro di lui (inc. MP __________), rifiuta un complemento istruttorio,

 

 

viste le osservazioni del
Procuratore pubblico del 13 giugno e de __________ del 19 giugno 2001;

 

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto 

 

 

in fatto

 

 

A.

 

__________ è stato arrestato il
16 maggio 2001 (con conferma da parte del GIAR il giorno successivo). Contro di
lui è stata promossa l’accusa per titolo di ripetuto furto, sub. ripetuta
appropriazione indebita, ripetuto abuso di un impianto d’elaborazione di dati,
ripetuta violazione del segreto postale. Il 23 maggio successivo, l’accusato è
stato posto in libertà provvisoria.

 

 

 

 

 

 

 

L’inchiesta aveva preso avvio da
una denuncia contro ignoti, presentata da __________, relativa alla sottrazione
(appropriazione) da parte di ignoti di due postcard destinate a terzi, ed al
conseguente utilizzo abusivo delle stesse.

 

 

B.

 

I sospetti si sono concentrati
sul qui reclamante in quanto, sostanzialmente, le due tessere sottratte erano
destinate a zone di distribuzione a lui assegnate __________ e, in un caso,
l’utilizzo abusivo è stato registrato dal Postomat di __________ secondi prima
di un prelievo regolare (con la propria tessera) effettuato da qui reclamante
(cfr. rapporto d’inchiesta 24.05.2001; verbale davanti al SG 23.05.2001).
Questo fatto è avvenuto il 13 dicembre 2000.

__________ nega di essersi
impossessato delle due tessere oggetto dell’inchiesta e, quale ovvia conseguenza,
di averle utilizzate indebitamente.

 

 

C.

 

Con scritto del 30 maggio 2001
__________ ha chiesto, a titolo di complemento istruttorio, che venga
effettuato un contraddittorio/confronto tra lui e il collega __________.
Quest’ultimo, infatti, si trovava a __________ con l’accusato al momento del
prelevamento di cui si è detto sopra.

La richiesta è motivata con il
fatto che l’accusato nega di essere l’autore del prelevamento abusivo e che sul
posto era presente un collega al quale non sarebbero state poste (in sede
d’inchiesta) domande in tal senso.

 

 

D.

 

In data 3 maggio 2001, con
decisione motivata, il Procuratore pubblico respinge la richiesta.

Il magistrato inquirente, dopo
aver ricordato i principi giurisprudenziali in materia di complementi istruttori,
afferma, con riferimento a specifici verbali, che la presenza di __________ a
__________ in occasione del prelevamento del 13 dicembre 2000, non solo era
nota ma è pure stata oggetto di precise domande al teste stesso ed
all’accusato. Le risposte fornite non giustificherebbero in alcun modo un
contraddittorio o confronto tra i due.

 

 

E.

 

Con il reclamo oggetto della
presente decisione __________ ribadisce la richiesta di un interrogatorio del
__________, in contraddittorio.

 

 

 

 

 

 

Dopo aver ricostruito alcuni
elementi della vicenda, il qui reclamante si lamenta del fatto che le indagini
si sono concentrate su di lui (perlomeno a partire da un certo momento) ed
hanno tralasciato il __________, pure lui sospetto. Inoltre, solo il
prelevamento avvenuto a __________ il 13 dicembre 2000 sarebbe stato oggetto di
accertamenti (reclamo punti 1, 2, 3). Successivamente egli si diffonde sugli
accertamenti che, a suo giudizio, potevano/dovevano essere effettuati ( e non
lo sono stati) in relazione agli altri 4 prelevamenti illeciti (reclamo punti
4, 5, 6).

Conclude poi, con riferimento
all’episodio di __________, dicendo di non poter dichiarare quello che non ha
visto e cioè se il collega sia sceso o meno dal furgone mentre lui parlava con
il figlio (che si è poi recato in un vicino negozio), prima del suo proprio
prelevamento con la carta personale (punto 7 del reclamo).

In merito a singole e più
specifiche affermazioni e/o argomentazioni, si dirà nel seguito del reclamo,
qualora necessario.

 

 

Il Procuratore pubblico, nel suo
scritto del 13 giugno 2001, rinvia alle motivazioni della censurata decisione,
che ritiene esaustive, e chiede la reiezione del reclamo.

 

 

LA __________, nelle sue
osservazioni, ripercorre in particolare tutte le tappe dell'inchiesta interna e
conclude rimettendosi sostanzialmente al giudizio della magistratura e non
opponendosi formalmente al contraddittorio richiesto dall'accusato.

 

 

In diritto

 

 

1.

 

Il reclamo è ricevibile.

__________, quale accusato, è
certamente legittimato, ed il temine di 10 giorni dalla notifica della
decisione è rispettato.

Per inciso va detto che la
rinuncia a formale notifica del deposito atti, che emerge dal verbale
__________ del 23 maggio 2001 davanti al segretario giudiziario, non ha
comportato rinuncia della facoltà di chiedere complementi (come peraltro,
correttamente, neppure sostenuto dal PP) e la richiesta è pervenuta al
Ministero pubblico dopo otto giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2.

 

Non è inutile ribadire i principi
generali in materia di complementi istruttori, sebbene gli stessi siano noti al
Procuratore ed al difensore.

 

Per meritare
di essere assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito
atti (art. 196 CPP), o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79
cpv. 1 CPP), devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazione: esse
devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in
diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
(dopo conclusione dell’istruzione formale) se decretare messa in stato di
accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del giudice di merito; per
quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di difficile produzione
al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto
tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio
1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR
135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in
re F.M., inc. GIAR 1093.93.5). Se, in particolare per l’accusato, la facoltà di
proporre mezzi di prova è espressione del diritto di essere sentito ai sensi
dell’art. 4 Cost. fed. (ora, art. 8 cpv. 1 della nuova Cost. fed.; v., da
ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del
“fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende
Antwort bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die
Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc.
cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid
(Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia
491 et al. in nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als
genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data violazione dell’art.
6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato
la pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU,
con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17 giugno 1998 in re
F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).

Non va, inoltre, dimenticato che la fase in cui si colloca la
presente discussione del complemento probatorio in questione è quella
dell’istruttoria predibattimentale, finalizzata in primo luogo a permettere
alla pubblica accusa 

di determinarsi sulle questioni se promuovere l’accusa o meno, indi se deferire
l’accusato alla Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del
procedimento (art. 184 cpv. 1 CPP, rispettivamente artt. 196 cpv. 1 e 198 cpv.
1 CPP combinati). Per costante dottrina e giurisprudenza, invece, l’eventuale
utilità o opportunità della prova proposta nell’ottica del giudice del merito è
elemento a favore della sua assunzione già nella fase predibattimentale
unicamente qualora l’amministrazione di tale prova in sede dibattimentale sia
impossibile, o vi sia concreto rischio che lo diventi.

 

 

3.

 

Va subito chiarito che la prova
richiesta, e quindi quella la cui pertinenza, rilevanza e novità debbono essere
oggetto di decisione, è il contraddittorio/confronto, in breve un ulteriore
interrogatorio, con il teste __________.

Il riferimento ad eventuali prove
atte a chiarire la situazione del reclamante alle date ed agli orari degli
altri prelevamenti (punti 5 e 6 del reclamo) non ha particolare rilevanza per
la presente decisione.

In questa sede occorre unicamente
determinare se la prova effettivamente richiesta (e rifiutata dal PP) in
relazione ai fatti del 13 dicembre, abbia i requisiti previsti dalla
giurisprudenza e meriti di essere raccolta.

 

__________ è stato interrogato in
merito alle circostanze del citato prelevamento in data 12 maggio 2001 dalla
polizia. Egli afferma di non essere mai sceso dal furgone (a __________) e di
non aver notato nessuno, nei pressi del Postomat, quando __________ è sceso per
effettuare il prelevamento ed il figlio di __________ è pure sceso per recarsi
nel vicino negozio d’alimentari. Questa versione è identica a quella da lui
resa davanti al servizio di sicurezza de __________ il 12 aprile 2001 e viene
ribadita nel verbale  del 21 maggio 2001.

L’accusato, in merito a questo
episodio, fornisce (inizialmente)versione pressoché identica a quella del
__________ affermando “… .Il mio collega __________ rimaneva per tutto il tempo
nel furgone ad attendere. …” (verbale __________ 10 maggio 2001).

Nel verbale del 16 maggio 2001
non aggiunge nulla alla versione fornita in precedenza. Successivo (verbale 18
maggio 2001) modifica leggermente la precedente affermazione dichiarando:“… .
Ora non mi ricordo se lui (il __________, n.d.r.) sia rimasto sul furgone ad
aspettarmi oppure sia sceso con me ed abbia fatto un prelievo prima del mio. In
questo caso mi rendo conto che doveva per forza di cose essere vicino a me
all’apparecchio elettronico. Purtroppo, come già detto, non mi rammento questo
particolare.”.

Da ultimo, in sede
d’interrogatorio davanti al Segretario giudiziario (23 maggio 2001), a precisa
domanda, il qui reclamante ha affermato di non ricordarsi se __________ sia
sceso o meno dal furgone.

 

 

 

 

 

 

 

In base a quanto sopra non solo
risulta che al teste __________ la domanda a sapere dove si trovasse in
occasione del prelevamento del 13 maggio è stata posta (contrariamente a quanto
asserito nell’istanza del 30 maggio) ma anche che l’accusato non è in grado di
fornire (o proporre) alcun elemento che evidenzi una contraddizione nella risposta
del __________ (anzi inizialmente aveva fatto affermazioni precise a conferma
della stessa) che giustifichino un ulteriore interrogatorio dello stesso in
fase predibattimentale. 

Se è vero che __________ non può
dichiarare quanto da lui non visto e cioè se __________ sia sceso dal furgone
mentre lui parlava con il figlio (reclamo p. 7), è altrettanto vero che nel
primo verbale egli era stato abbastanza deciso nel dire che il collega non era
sceso. Nei verbali successivi non ha fornito alcun elemento che potesse
confutare la versione di __________. Peraltro appare abbastanza difficile che
egli non l’abbia visto perché i 40 secondi (a cui si fa’ riferimento) sono
quelli che intercorrono tra le registrazioni dei due pagamenti e corrispondono
al momento del ritiro dei fondi. Prima di ritirare i fondi occorre eseguire
alcune operazioni (inserimento tessera, attesa lettura, digitazione codice,
digitazione importo da prelevare, ritiro tessera, registrazione e ritiro fondi)
per cui tra il momento in cui chi ha effettuato il primo prelevamento (quello
illecito) entra in possesso dei soldi ed il momento in qui quello che effettua
il prelevamento successivo introduce la tessera, passano molto meno di 35/40
secondi; ne consegue che l’altra eventuale persona avrebbe dovuto allontanarsi
dal distributore (e dalla visuale dell’accusato) in tempi brevissimi.

Sia come sia (non essendo
competenza di questo giudice pronunciarsi sulla sufficienza, per determinazione
d’eventuale colpevolezza delle prove raccolte), la richiesta di ulteriore
audizione (in contraddittorio/confronto) del teste __________, pur rispondendo
al requisito della connessione con la fattispecie oggetto del procedimento non
presenta, né per come è motivata né per quanto emerge dall’incarto, requisito
di novità, rilevanza e pertinenza. __________ sul punto in questione è già
stato sentito e non risulta che vi siano ulteriori elementi da sottoporgli a
questo stadio della procedura.

Per quanto concerne il diritto al
contraddittorio/confronto (art. 6 CEDU) è sufficiente che lo stesso sia
garantito prima del giudizio e quindi può essere tranquillamente chiesto in
sede di (eventuale) dibattimento.

 

 

4.

 

Non modificano la conclusione di cui sopra, le critiche sui
mancati accertamenti in relazione agli altri prelevamenti effettuati con le due
tessere non recapitate ai destinatari. Trattasi di un problema di valutazione
delle prove raccolte (o non raccolte) in merito ad altri episodi diversi per
rapporto a quello per il quale si è chiesto il complemento. Pur cosciente del probabile
legame tra tutti i prelevamenti abusivi, e di questi con la sottrazione delle
carte postomat, questo giudice deve attenersi all’oggetto del reclamo che è la
richiesta di audizione di 

__________, in contraddittorio con l’accusato, in merito ai fatti del 13
dicembre 2000 (cfr. istanza del 30 maggio 2001). Questa prova, e solo questa, è
giudicata priva dei requisiti richiesti dalla giurisprudenza per un suo
accoglimento in sede predibattimentale. Il reclamante (seppur non a chiare
lettere) sembra affermare che accertamenti più approfonditi in relazione agli
altri utilizzi delle due tessere lo scagionerebbero e, contemporaneamente,
potrebbero indicare un coinvolgimento del __________, con conseguente
giustificazione di una nuova audizione di quest’ultimo in relazione anche al
prelevamento del 13 dicembre 2000. Tuttavia occorre constatare che accertamenti
in tal senso non ce ne sono né sono stati chiesti.

 

 

 

P.Q.M.,

Viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 139, 138,
147, 321 ter CP, 47 ss, 196, 280, 281, 284 CPP

 

decide:

 

1.      Il
reclamo è respinto.

 

 

2.      La
tassa di giustizia di fr. 100.- e le spese, fissate in fr. 30.-, sono a carico
del reclamante.

 

 

3.      La
presente decisione è definitiva.

 

 

4.      Intimazione:

-       
Avv. __________, per sé e per __________, 

-       
__________ c/o __________;

-       
Procuratore pubblico __________, 6500 Bellinzona sede (con
l’incarto di ritorno).

 

 

 

 

 

                                                                                   giudice
__________