# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0ab623a7-60d8-52ce-b38f-a4d8c1da8a70
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-01-26
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 26.01.2009 SK.2008.5
**Docket/Reference:** SK.2008.5
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2008-5_2009-01-26

## Full Text

Truffa, subordinatamente amministrazione infedele, e riciclaggio di denaro (art. 146, 158 e 305bis CP);;Truffa, subordinatamente amministrazione infedele, e riciclaggio di denaro (art. 146, 158 e 305bis CP);;Truffa, subordinatamente amministrazione infedele, e riciclaggio di denaro (art. 146, 158 e 305bis CP);;Truffa, subordinatamente amministrazione infedele, e riciclaggio di denaro (art. 146, 158 e 305bis CP)

Sentenza del 26 gennaio 2009  
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Roy Garré, Presidente, 
Alex Staub e Giorgio Bomio,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

Parti  
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE, rappresentata dal Procuratore federale Pierluigi 
Pasi, 
 
e 
 
in qualità di parti civili: 

1. ELIAIR S.r.l., in amministrazione straordi-
naria, nella persona del commissario stra-
ordinario Enrico Bondi, Italia,  

2. PARMALAT S.p.a., Italia,  

entrambe rappresentate dagli avv. Henry Peter 
e Ivan Paparelli,   

  

  

 
 

 
contro 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  SK.2008.5 
 

 

 

- 2 - 

 
 1. A., domiciliato in Italia, difeso dall'avv. John 

Noseda,   

2. Stefano TANZI, domiciliato in Italia, difeso 
dall'avv. Mario Postizzi.   

  
 

Oggetto 
 

Truffa, subordinatamente amministrazione infedele, e 
riciclaggio di denaro (art. 146, 158 e 305bis CP) 

 

- 3 - 

Fatti: 

A. Eliair S.r.l (in seguito Eliair) è una società di aeronavigazione costituitasi in Italia 
nel 1980 (cl. 15 p. 18.1.268). All'epoca dei fatti oggetto della presente causa, es-
sa era controllata dalla Parmalat S.p.a. (in seguito Parmalat; cl. 11 p. 15.1.399), 
società alla quale forniva i suoi servizi di trasporto. Il 19 settembre 1997 Eliair ha 
concluso un contratto con la Bombardier Inc. (in seguito Bombardier), società ca-
nadese produttrice di aeroplani, avente quale oggetto la compravendita di un ae-
romobile Global Express Aircraft modello BD-700-1 A10 per un valore di 
USD 41'542'568.-, velivolo che avrebbe dovuto permettere di percorrere senza 
sosta la tratta Parma – Buenos Aires (cl. 26 p. 18.3.100-122 e 246). Il finanzia-
mento dell'operazione è stato garantito da LeasingRoma S.p.a., società affiliata 
al gruppo Banca di Roma S.p.a. (cl. 26 p. 18.3.124). Tra il 14 gennaio 1998 ed il 
16 maggio 2000 il contratto in questione ha subito cinque modifiche convenziona-
li. Nell'ultima è stata in particolare fissata la data definitiva di consegna dell'aereo, 
ossia il 30 marzo 2001, nonché le penalità in caso di ritardo (cl. 26 p. 18.3.139). 
Incaricato di verificare gli aspetti tecnici del velivolo, il 16 febbraio 2001, A., in 
quel momento pilota comandante nonché direttore della Eliair, ha informato 
Bombardier che i parametri tecnici dell'aereo non erano conformi a quanto stipu-
lato nel contratto, scontrandosi con il parere della venditrice (cl. 26 p. 18.3.143-
144, 146-154). Il primo volo di prova eseguito il 27 aprile 2001 da A. ha confer-
mato la sua tesi: il velivolo presentava effettivamente dei parametri di consumo 
contrari a quanto convenuto, ciò che avrebbe potuto permettere a Eliair di rifiuta-
re l'aereo. Il 17 maggio 2001, le parti hanno tuttavia sottoscritto un accordo me-
diante il quale Bombardier si è impegnata a versare all'acquirente, dopo il paga-
mento del velivolo, un importo di USD 1'500'000.- a titolo di risarcimento a causa 
della ridotta autonomia di volo dell'apparecchio. A ciò si è aggiunto il noleggio 
dell'aereo da parte di Bombardier, senza limitazione di tempo, per un massimo di 
100 ore di volo, al prezzo di USD 10'000.- all'ora, oltre alla corresponsione ad  
Eliair di un importo giornaliero di USD 12'000.-, per una durata massima di 
21 giorni, a titolo d'indennizzo per il periodo d'inattività dell'aereo dovuto all'elimi-
nazione di eventuali problemi costatati al momento della consegna, clausola che 
si è poi concretizzata in un importo di USD 252'000.- (v. cl. 26 p. 18.3.214-215). 
Infine, sempre in virtù dell'accordo in questione, Bombardier si è impegnata a ri-
sarcire ad Eliair i danni causati dal ritardo nella consegna, fissati il giorno della 
consegna a USD 952'000.- (v. cl. 26 p. 18.3.139). Il 23 maggio 2001, a Tucson 
(Stati Uniti), A. ha preso in consegna il velivolo (v. cl. 26 p. 18.3.188 e segg.). 

B. Il 30 maggio 2001 A. si è recato a Lugano presso la BNP Paribas al fine di aprire 
un conto bancario dove far pervenire gli importi dovuti ad Eliair in virtù dell'accor-
do risarcitorio del 17 maggio 2001. Intestato il conto a suo nome, egli ha subito 
dichiarato alla banca che l'avente diritto economico del conto era Stefano Tanzi, 

- 4 - 

il quale è stato messo al beneficio di una procura (cl. 4 p. 7.2.186 e segg.). Il me-
desimo giorno, A. ha invitato Bombardier a versare l'importo di USD 1'500'000.- 
sul conto n. 1 "Eliair" appena aperto (cl. 26 p. 18.3.211). Avendo la banca accet-
tato solo provvisoriamente l'apertura di una relazione con un avente diritto eco-
nomico diverso dal titolare, il 26 giugno 2001 A. e Stefano Tanzi si sono recati 
assieme alla BNP Paribas per regolarizzare la situazione del conto. Stefano Tan-
zi ha quindi chiesto alla banca di aprire uno nuovo conto a lui intestato, attestan-
do di esserne il solo avente diritto economico (cl. 4 p. 7.2.249 e segg.), e di chiu-
dere quello vecchio. Nel contempo, egli ha fatto trasferire sul nuovo conto n. 2 
"Eliair" l'importo di USD 1'500'000.- di cui sopra (cl. 4 p. 7.2.241). Il 23 aprile 
2002 A. ha invitato Bombardier a versare su quest'ultimo conto un importo di 
USD 252'000.- dovuto ad Eliair per il ritardo nella consegna dell'aereo (cl. 27 
p. 18.3.375). Tra luglio 2001 ed aprile 2003 detto conto è stato toccato da diverse 
operazioni bancarie di cui si dirà più precisamente in seguito.  

C. Il 14 gennaio 2004 la BNP Paribas a Lugano, venuta a conoscenza del crac 
Parmalat attraverso i media italiani e cominciando a nutrire dubbi sul carattere le-
cito del versamento di USD 1'500'000.- summenzionato, ha inoltrato all'Ufficio di 
comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) una segnalazione (cl. 1 
p. 4.1.3) conformemente all'art. 9 della legge relativa alla lotta contro il riciclaggio 
di denaro nel settore finanziario (LRD; RS 955.0). Il 20 gennaio seguente l'Ufficio 
federale di polizia ha dato comunicazione di tale segnalazione al Ministero pub-
blico della Confederazione (MPC) conformemente all'art. 23 cpv. 4 LRD (cl. 1 
p. 4.1.1). 

D. Con decisione del 21 gennaio 2004 il MPC ha aperto un'indagine preliminare di 
polizia giudiziaria nei confronti di A., Stefano Tanzi ed ignoti per titolo di riciclag-
gio di denaro ai sensi dell'art. 305bis CP (cl. 1 p. 1.1.1). Il 1° giugno seguente l'in-
chiesta è stata estesa contro i medesimi per titolo di truffa ai sensi dell'art. 146 
CP. All'elenco degli indagati, con decisione del 22 giugno 2005, si sono poi ag-
giunti, per titolo di truffa, B. e C. (cl. 1 p. 1.1.3 e seg.). Infine, il 28 giugno 2005 ai 
reati contestati a A. e Stefano Tanzi si è aggiunto quello di falsità in documenti ai 
sensi dell'art. 251 CP (cl. 1 p. 1.1.5 e seg.). Con decisioni del 22 gennaio, 4 e 
18 febbraio 2004 il MPC ha ordinato la perquisizione ed il sequestro dei conti n. 1 
Eliair (relazione chiusa il 2 luglio 2001), 2 Eliair e 3 Alan Poe (cl. 4 p. 7.1.1 e 
segg.). Con rogatoria dell'11 maggio 2004, l'autorità inquirente elvetica ha chiesto 
al Lussemburgo di procedere alla perquisizione ed al sequestro del conto n. 4 
presso la Banca Intesa, con il blocco dei fondi ivi depositati sino ad un importo di 
USD 700'000.-, ciò che è avvenuto in data 20 gennaio 2005 (cl. 23 p. 18.2.79, 
84-85). Infine, il conto n. 5 presso la banca Raiffeisen di Balerna è pure stato col-
pito da un ordine di perquisizione e sequestro del 18 febbraio 2004, misura in se-
guito revocata dall'Ufficio dei giudici istruttori federali (UGI) il 2 marzo 2006 (cl. 6 

- 5 - 

p. 7.3.1-4 e 25). Il 13 maggio 2005 Eliair e Parmalat, entrambe allora in ammini-
strazione straordinaria (cl. 12 p. 15.1.767 e cl. 10 p. 15.1.3; da notare che Parma-
lat S.p.a. non è più in amministrazione straordinaria dal 1° ottobre 2005, data  
d'inizio attività della nuova società), si sono costituite parti civili (cl. 10 p. 15.1.1 e 
segg. e cl. 30 p. 602.001 e segg.). 

E. Il 27 dicembre 2005 il MPC ha richiesto all'UGI l'apertura dell'istruzione prepara-
toria nei confronti di A., Stefano Tanzi, B., C. ed ignoti. L'istruzione è stata aperta 
il 17 gennaio 2006 e conclusa il 1° novembre 2007.  

F. In data 11 marzo 2008 il MPC, ritenuti gli elementi raccolti insufficienti per stabili-
re una loro responsabilità penale, ha emesso due decisioni di desistenza dal pro-
cedimento, una concernente B. e l'altra riguardante C.. Per contro, con atto d'ac-
cusa inoltrato al Tribunale penale federale l'11 aprile 2008, il MPC chiede che A. 
e Stefano Tanzi siano riconosciuti colpevoli di truffa ai danni di Eliair e riciclaggio 
di denaro ripetuti, ai sensi degli articoli 146 e 305bis CP.  

G. Il 15 luglio 2008 il Presidente del collegio giudicante invitava il MPC, in applica-
zione della giurisprudenza pubblicata in DTF 133 IV 93, a verificare se non rite-
nesse necessario completare o modificare l’atto d’accusa, onde permettere alla 
Corte di valutare anche l’ipotesi dell’amministrazione infedele ai sensi dell’art. 
158 CP, nonché della truffa ai danni di Bombardier. In seguito a questa comuni-
cazione, il 26 agosto 2008, l'autorità requirente ha completato l'atto d'accusa 
chiedendo che gli accusati siano subordinatamente riconosciuti colpevoli di ripe-
tuta truffa ai danni di Bombardier, e ancora più subordinatamente di ripetuta am-
ministrazione infedele giusta l'art. 158 n. 2 CP. 

H. Con lettere del 6 e 13 novembre 2008 il difensore di Stefano Tanzi comunicava a 
questo Tribunale che il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, responsabile 
dell’esecuzione di una pena alternativa alla detenzione, attualmente sofferta dal 
suo assistito, negava il permesso di espatrio per presentarsi al dibattimento nella 
presente procedura. 

I. In risposta a tali lettere il 18 novembre 2008 il Presidente del collegio giudicante 
domandava a Stefano Tanzi, per il tramite del suo difensore, se acconsentiva a 
presenziare al dibattimento tramite videoconferenza come esplicitamente reso 
possibile in base all’articolo VI paragrafo 9 dell’Accordo del 10 settembre 1998 
tra la Svizzera e l’Italia che completa la Convenzione europea di assistenza in 
materia penale (CEAG) e ne agevola l’applicazione (RS 0.351.945.41). A fronte 
delle riserve tecniche e giuridiche manifestate dallo stesso difensore in una lette-
ra del 19 novembre 2008 in relazione a questa eventualità, il Presidente rilevava 
come in base al citato articolo dell’Accordo italo-svizzero è assicurata la presen-

- 6 - 

za di un difensore, il quale può essere presente nel luogo ove si trova la persona 
sottoposta a procedimento penale, oppure avanti l’autorità giudiziaria dello Stato 
richiedente, nel qual caso può colloquiare riservatamente con il suo assistito me-
diante strumenti tecnici idonei. Anticipava inoltre il suo accordo di massima alla 
possibilità di affiancare all’accusato un ulteriore legale di fiducia nella sede previ-
sta in Italia per la videoconferenza in virtù dell’art. 35 cpv. 2 PP e con richiamo al-
la relativa giurisprudenza pubblicata in TPF 2007 52.  

J. Il 26 novembre 2008 il difensore di Stefano Tanzi comunicava di non acconsenti-
re alla proposta di dibattimento pubblico mediante videoconferenza, adducendo 
che il principio dell’immediatezza e l’esercizio efficace del diritto di difesa verreb-
bero pregiudicati con il sistema proposto.  

K. Mediante commissione rogatoria del 1° dicembre 2008 il Presidente del collegio 
giudicante domandava alle autorità italiane la consegna temporanea di Stefano 
Tanzi dal 20 al 22 gennaio 2009 al fine di permettergli di partecipare al dibatti-
mento in qualità di accusato, fondando la propria richiesta su un’interpretazione 
analogica degli articoli 11 CEAG e XV dell’Accordo italo-svizzero. Il 13 gennaio 
2009 la competente autorità italiana accoglieva la richiesta, autorizzando Stefano 
Tanzi a recarsi in Svizzera per partecipare al processo, con contestuale fissazio-
ne di talune prescrizioni relative alla sua presenza e ai suoi spostamenti. 

L. Il dibattimento ha avuto luogo dal 20 al 22 gennaio 2009. Entrambi gli accusati si 
sono regolarmente presentati in aula e durante la permanenza in Svizzera Stefa-
no Tanzi ha rispettato le prescrizioni a lui imposte dalle autorità italiane. 

M. Dopo la lettura dell’atto d’accusa con relativo complemento da parte del Cancel-
liere, il Presidente, visto il contenuto dell’art. 170 PP, ha comunicato che per 
quanto riguarda le operazioni di riciclaggio rimproverate ad entrambi gli accusati 
il Tribunale avrebbe valutato anche l’ipotesi del riciclaggio semplice ai sensi 
dell’art. 305bis n. 1 CP e che per quanto riguarda la partecipazione di Stefano 
Tanzi alla presunta amministrazione infedele essa sarebbe stata esaminata sotto 
il profilo della complicità giusta gli art. 25 e seg. CP. Infine, preso atto delle con-
danne pronunciate in Italia contro Stefano Tanzi e constatato che i fatti qui rim-
proverati allo stesso si riferiscono ad un periodo precedente alle stesse pronunce 
di condanna italiane, il Presidente ha rammentato l’eventuale necessità di esami-
nare il concorso retrospettivo giusta l’art. 49 cpv. 2 CP.  

N. Le parti hanno presentato le seguenti conclusioni: 

N.1 Il MPC chiede che A. sia riconosciuto autore colpevole di ripetuta truffa ai sensi 
dell'art. 146 CP commessa il 7 giugno 2001 ed il 30 aprile 2002, sussidiariamente 

- 7 - 

di ripetuta amministrazione infedele ai sensi dell'art. 158 n. 2 CP commessa il 
7 giugno 2001 ed il 30 aprile 2002, e di riciclaggio di denaro con l'aggravante del 
mestiere ai sensi dell'art. 305bis n. 2 CP, commesso fra il 3 luglio ed il 30 novem-
bre 2001, e che sia pertanto condannato ad una pena detentiva di 28 mesi e ad 
una multa di fr. 30'000.-, non opponendosi ad una parziale sospensione della pe-
na detentiva. 

Per quanto riguarda Stefano Tanzi, esso chiede che sia riconosciuto autore col-
pevole di ripetuta truffa ai sensi dell'art. 146 CP commessa il 7 giugno 2001 ed il 
30 aprile 2002, sussidiariamente di ripetuta amministrazione infedele ai sensi del-
l'art. 158 n. 2 CP commessa il 7 giugno 2001 ed il 30 aprile 2002, e di riciclaggio 
di denaro con l'aggravante del mestiere ai sensi dell'art. 305bis n. 2 CP, commes-
so fra il 3 luglio 2001 ed il 30 aprile 2003, e che sia pertanto condannato ad una 
pena detentiva di 16 mesi e ad una multa di fr. 40'000.-, opponendosi alla so-
spensione condizionale della pena. 

Il MPC chiede inoltre la confisca, alternativamente la restituzione alla parte civile 
qualora questa ne faccia richiesta, degli averi attualmente posti sotto sequestro 
penale in Svizzera per EUR 774'459.- e in Lussemburgo per USD 364'662.-. 

Viene infine postulata la messa a carico degli accusati delle spese del procedi-
mento, ammontanti, per le indagini e l'istruzione preparatoria, a fr. 140'395.45. 

N.2 Eliair S.r.l. in amministrazione straordinaria chiede che Stefano Tanzi e A. ven-
gano condannati a rifonderle in solido i seguenti importi: 

- USD 1.5 milioni oltre interessi al 5% dal 7 giugno 2001; 

- USD 252'000.- oltre interessi al 5% dal 30 aprile 2002, 

nonché a risarcirle le spese quantificate in fr. 49'882.60 calcolate in conformità 
del Regolamento sulle ripetibili davanti al Tribunale penale federale sulla base 
della nota d'onorario del 21 gennaio 2009 che viene versata agli atti. 

Nel contempo Eliair S.r.l. in amministrazione straordinaria chiede la confisca e 
l'assegnazione a suo beneficio e a decurtazione del danno subito avuto propor-
zionalmente riguardo dell'eventuali pretese risarcitorie concomitanti riconosciute 
a Parmalat S.p.a. degli averi posti sotto sequestro penale in Svizzera per un valo-
re di EUR 774'459.- e in Lussemburgo di USD 364'662.-. 

N.3 Parmalat S.p.a. chiede che Stefano Tanzi venga condannato a rifonderle 
EUR 155'000.- oltre interessi al 5% a partire dal 17 aprile 2003 nonché a risarcir-

- 8 - 

le le spese quantificate in fr. 9'050.- calcolate in conformità del Regolamento sul-
le ripetibili davanti al Tribunale penale federale sulla base della nota d'onorario 
del 21 gennaio 2009 che viene versata agli atti. Nel contempo Parmalat S.p.a. 
chiede la confisca e l'assegnazione a suo beneficio e a decurtazione del danno 
subito avuto proporzionalmente riguardo dell'eventuali pretese risarcitorie con-
comitanti riconosciute a Eliair S.r.l. in amministrazione straordinaria degli averi 
posti sotto sequestro penale in Svizzera per un valore di EUR 774'459.- e in Lus-
semburgo di USD 364'662.-. 

N.4 A. chiede di essere prosciolto da tutte le accuse mossegli dal MPC, con spese e 
ripetibili a carico della Confederazione. 

N.5 Stefano Tanzi chiede di essere prosciolto da tutte le accuse mossegli dal MPC, 
con spese e ripetibili a carico della Confederazione. 

O. Il dispositivo della presente sentenza è stato letto in udienza pubblica il 26 gen-
naio 2009. 

P. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate in quanto necessarie nei 
considerandi che seguono.  

 

La Corte considera in diritto: 

Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

1. Le parti non hanno sollevato nessuna questione pregiudiziale né evocato ecce-
zioni che ostacolerebbero il giudizio nel merito della causa. Ciononostante, la 
Corte deve esaminare d'ufficio la propria competenza giurisdizionale (TPF 2005 
142 consid. 2; 2007 165 consid. 1). Secondo l'art. 26 lett. a LTPF e 337 cpv. 1 
lett. a CP, la Corte penale è competente per statuire sull'infrazione prevista e pu-
nita dall'art. 305bis CP, se gli atti punibili sono stati commessi prevalentemente al-
l'estero. In materia di riciclaggio di denaro, non sono i crimini pregressi, ma gli atti 
di riciclaggio medesimi che devono essere stati commessi prevalentemente all'e-
stero (sentenza del Tribunale federale 8G.5/2004 del 23 marzo 2004, consid. 2.4 
non pubblicato in DTF 130 IV 68 ma tradotto in SJ 2004 I pag. 381 e seg.; 
TPF 2007 165 consid. 1.1). Nella fattispecie, le operazioni bancarie incriminate, 
susseguenti al versamento da parte di Bombardier degli indennizzi in parola sono 
state effettuate in Italia, in Lussemburgo e in Svizzera. In assenza di contestazio-
ne del foro, la questione di sapere se gli atti sono stati prevalentemente com-

- 9 - 

messi all'estero non necessita di essere approfondita, ritenuto che lo stato dell'in-
carto, unitamente ad esigenze d'efficacia e di celerità non permetterebbero co-
munque un eventuale rinvio ad un'autorità cantonale (DTF 133 IV 235 con-
sid. 7.1). Non vi è comunque ragione di dubitare che, tenuto conto del fatto che 
secondo la giurisprudenza occorre esaminare la questione in base a criteri quali-
tativi e non quantitativi, la componente estera degli atti in questione raggiunge 
una massa critica tale da giustificare l’attivazione delle autorità federali di perse-
guimento penale (v. DTF 130 IV 68 consid. 2.2). A tale conclusione è possibile 
giungere ugualmente per quanto attiene ai reati di truffa e di amministrazione in-
fedele, puniti sulla base degli art. 146 risp. 158 CP, nella misura in cui, da una 
parte, gli atti oggetto d'inchiesta toccano più Paesi, ossia gli Stati Uniti, il Canada, 
l'Italia e la Svizzera (v. art. 337 cpv. 2 CP), e dall'altra, il Cantone Ticino ha  
espressamente comunicato di non essere intenzionato ad assumere il caso 
(v. cl. 28 p. 24.7.35). Le parti non hanno d'altronde contestato il foro federale 
nemmeno per il giudizio del presunto reato di truffa o amministrazione infedele. 
La competenza del Tribunale penale federale è pertanto data. 

Sui reati contestati a A. 

2. A. è accusato in primo luogo di truffa commessa in correità con Stefano Tanzi per 
avere indotto Bombardier, sfruttando la sua veste di dipendente di Eliair, ad effet-
tuare due pagamenti a titolo di risarcimento, uno di USD 1'500'000.- e l'altro di 
USD 252'000.- per i difetti rispettivamente il fermo tecnico dell'aeromobile Global 
Espress Aircraft modello BD-700-1 A10 venduto ad Eliair, anziché a quest'ultima, 
a Stefano Tanzi, sui conti cifrati n. 1 Eliair e n. 2 Eliair presso la BNP Paribas a 
Lugano, entrambi riconducibili a Stefano Tanzi, facendo credere che tali conti 
fossero intestati ad Eliair (v. punto 1.1 dell'atto d'accusa).  

2.1 È stato appurato che il 30 maggio 2001, dall'indirizzo di posta elettronica di A. 
(A.@tin.it) è stato inviato un messaggio all'indirizzo di posta elettronica di D. 
presso Bombardier, il cui tenore è il seguente (cl. 26 p. 18.3.211): 

"Dear D., here the instructions for the transfer of the money related to the 
agreements between ELIAIR and Bombardier. 

Amendment n°5, estimated 952'000 USD: 

To: Eliair 
Bank: Banca di Roma – Parma Italy 
Account number: 6 

Agreement 17 May 2001, 1.5 milion USD: 

mailto:A.@tin.it

- 10 - 

To: Eliair 
Bank: BNP Paribas – Lugano Switzerland 
Attention to Mr E. 

If you need more informations please replay at these email or call on my cellular 
(…). 
Best regards, A.". 

 
 Il 1° giugno 2001 il messaggio elettronico summenzionato è stato inoltrato all'indi-

rizzo di posta elettronica di F., attivo presso Bombardier (cl. 26 p. 18.3.223). Lo 
stesso giorno quest'ultima ha compilato due ordini interni di versamento "WIRE 
TRASFERT", uno per un importo complessivo di USD 1'047'817.- (USD 95'817.- 
per "Credit for change orders" e USD 952'000.- per "Late delivery") destinato a 
Eliair, da accreditare sul conto n. 6 presso la Banca di Roma a Parma (cl. 26 p. 
18.3.221), e l'altro per un importo di USD 1'500'000.- (per "Performance defi-
ciency") destinato anch'esso ad Eliair, ma sul conto n. 1 Eliair presso la BNP Pa-
ribas a Lugano (cl. 26 p. 18.3.209). Il 4 giugno 2001 dall'indirizzo di posta elettro-
nica di F. è stato inviato all'indirizzo di posta elettronica di A. il seguente messag-
gio (cl. 26 p. 18.3.210): 
 

"Dear A., Further to our discussion, please be so kind and provide me with Eliai-
r's account number for its account at bank BNP Paribas and the necessary 
SWIFT and ABA numbers for both accounts. I anticipate to be able and genera-
te the wire transfer by tomorrow afternoon (14:00 to 16:00) Montreal time. 
Sincerly, F."  

 In data 7 giugno 2001 Bombardier ha ordinato alla propria banca di versare 
USD 1'500'000.- sul conto n. 1 Eliair presso la BNP Paribas, a Lugano, "swift co-
de => BNPACHBB", "Bénéficiaire: Eliair", nonché USD 1'047'817.- sul conto n. 6 
presso la Banca di Roma, a Parma, a beneficio di Eliair (cl. 26 p. 18.3.221 e 
234). Il 26 giugno 2001 Stefano Tanzi ha compilato a Lugano i formulari per  
l'apertura di un conto bancario a suo nome presso la BNP Paribas. Tale conto, 
n. 2, è stato anch'esso denominato "Eliair" (cl. 4 p. 7.2.249 e segg.). Mediante il 
formulario A, egli ha dichiarato di esserne l'avente diritto economico (cl. 4 
p. 7.2.250). Stefano Tanzi ha pure sottoscritto il formulario relativo all'utilizzo di 
firme in codice, adottando la firma di riconoscimento "Eliair" (cl. 4 p. 7.2.257) non-
ché quello di richiesta di deposito della corrispondenza fermo banca (cl. 4 
p. 7.2.255). 

 È stato inoltre appurato che, con fax del 21 aprile 2002 A. ha invitato G. di Bom-
bardier a versare l'importo di USD 252'000.-, dovuto per il ritardo nella consegna 
dell'aereo, sul conto Eliair Switzerland, le cui coordinate erano già in suo pos-
sesso (cl. 27 p. 18.3.375). Il giorno dopo G., per posta elettronica, ha chiesto a A. 
di confermarle le istruzioni per effettuare il pagamento (cl. 27 p. 18.3.377). Il 
23 aprile 2002 A. ha trasmesso a Bombardier le coordinate bancarie per il bonifi-

- 11 - 

co, ossia "to ELIAIR Switzerland, PBS Lugano, Account number 2, Swift number 
UEBGCHGG, in favour of BPPBCGG" (cl. 27 p. 18.3.380 e segg.). Il versamento 
ha avuto luogo il 30 aprile 2002 sul conto n. 2 Eliair presso la BNP Paribas a Lu-
gano, tramite banca (cl. 5 p. 7.2.353 e 412). 

2.2 Secondo l'art. 146 CP, si rende colpevole di truffa chiunque, per procacciare a sé 
o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose 
false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma subdolamente l'errore indu-
cendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui. 

2.2.1 La truffa presuppone un inganno, che può manifestarsi sotto forma di affermazio-
ni menzognere o di dissimulazione di fatti veri ma può anche consistere nel con-
tribuire a mantenere in errore la persona ingannata. La legge penale non proteg-
ge tuttavia chi avrebbe potuto evitare di venire ingannato semplicemente facendo 
uso di un minimo di attenzione. Per questo motivo viene richiesta la presenza di 
un inganno astuto. L'astuzia è data se l'autore ricorre ad un edificio di menzogne, 
a manovre fraudolente o a una messa in scena. Essa è pure realizzata allor-
quando l'autore fornisce informazioni false, se la verifica delle stesse risulta im-
possibile, è difficile o non può essere ragionevolmente pretesa, o ancora se l'au-
tore dissuade la persona ingannata dal verificare oppure se egli prevede che, in 
funzione delle circostanze, la medesima rinuncerà a tale verifica. Ciò è segnata-
mente il caso laddove esiste un rapporto di fiducia che la dissuade dal procedere 
ad una verifica (DTF 133 IV 256 consid. 4.4.3; 122 II 422 consid. 3a; sentenze 
del Tribunale federale 6B_94/2007 del 15 febbraio 2008, consid. 3 e 
6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2; TPF 2007 45 consid. 5.2.2; 
BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. I, Berna 2002, n. 21 ad 
art. 146 CP). Per la realizzazione della truffa non è necessario che la persona in-
gannata abbia dato prova della più grande diligenza adottando tutte le misure di 
prudenza possibili; la questione non è dunque di sapere se ella ha fatto tutto ciò 
che poteva per evitare di essere ingannata (DTF 128 IV 18 consid. 3; sentenza 
del Tribunale federale 6S.740/1997 del 18 febbraio 1998, riprodotta in SJ 1998 
pag. 457 consid. 2). L'astuzia è unicamente esclusa quando la persona inganna-
ta è corresponsabile del danno per non aver adottato le misure di prudenza ele-
mentari che s'imponevano (DTF 126 IV 165 consid. 2a; 119 IV 28 consid. 3f). Il 
principio della corresponsabilità deve condurre le potenziali vittime a dare prova 
di un minimo di prudenza, ma non deve essere utilizzato per negare troppo facil-
mente il carattere astuto dell'inganno (sentenza del Tribunale federale 
6S.438/1999 del 24 febbraio 2000, consid. 3). Per determinare se l'autore ha agi-
to con astuzia e se la vittima ha omesso di adottare elementari misure di pruden-
za, non ci si deve domandare come una persona ragionevole ed esperta avrebbe 
reagito all'inganno, bensì occorre prendere in considerazione la situazione con-

- 12 - 

creta della vittima, così come l'autore la conosce e la sfrutta (DTF 128 IV 18 con-
sid. 3a e rinvii; sentenza 6B_94/2007 consid. 3). 

 L'autore deve agire nell'intento di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto. 
In generale, l'arricchimento dell'autore (o di altri) corrisponde all'impoverimento 
della vittima (DTF 134 IV 210 consid. 5.3; 119 IV 214 consid. 4b). La persona in-
gannata deve essere stata indotta a disporre del proprio patrimonio conseguen-
temente all'errore. Un nesso di causalità deve dunque essere stabilito tra l'errore 
e l'atto di disposizione del patrimonio. L'atto di disposizione è costituito da ogni 
atto od omissione che implica "direttamente" un pregiudizio del patrimonio. L'esi-
genza di una tale immediatezza risulta dalla definizione stessa di truffa, la quale 
presuppone che il danno sia causato da un atto di disposizione da parte della 
persona danneggiata (DTF 126 IV 113 consid. 3a).  

 In materia di truffa, la persona ingannata e colui che dispone devono essere  
identici, ma non colui che dispone e il danneggiato. Qualora la persona ingannata 
compia atti pregiudizievoli non al proprio patrimonio, bensì a quello di un terzo 
(truffa triangolare), l'adempimento del reato di truffa richiede che ella sia respon-
sabile della sfera patrimoniale del danneggiato e abbia su tale patrimonio un po-
tere di disposizione quantomeno di fatto. Solo a tale condizione il comportamento 
della persona ingannata può essere imputato al danneggiato come fosse il pro-
prio ed il fondamento della truffa quale reato di autolesione considerarsi realizza-
to (DTF 133 IV 171 consid. 4.3; 126 IV 113 consid. 3a; sentenza del Tribunale 
federale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2; v. HANS VEST, Drei-
ecksbetrug durch Einlösung eines gekreuzten Checks, Bemerkungen zu BGE 
126 IV 113, in AJP/PJA 12/2001 pag. 1464 e segg.; GÜNTER STRATEN-
WERTH/GUIDO JENNY, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, 6a ediz., 
Berna 2003, § 15 n. 33 e seg.; ANDREAS DONATSCH, Strafrecht III, Delikte gegen 
den Einzelnen, 9a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, § 18 pag. 209 e seg.; 
CHRISTIAN FAVRE/MARC PELLET/PATRICK STOUDMANN, Code pénal annoté, 3a  
ediz., Losanna 2007, n. 1.31 ad art. 146 CP; BERNARD CORBOZ, op. cit., n. 28 ad 
art. 146 CP; v. del resto già ERNST HAFTER, Schweizerisches Strafrecht, Beson-
derer Teil, Erste Hälfte, Berlino 1937, pag. 271, come altresì comparativamente 
FRANCESCO ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, parte speciale, vol. I, 15a ediz., 
Milano 2008, pag. 371; KLAUS TIEDEMANN, Leipziger Kommentar, 11a ediz., Ber-
lino 2005, n. 114 ad § 263 Codice penale tedesco). L'esatta delimitazione della 
relazione di prossimità richiesta tra la persona ingannata ed il patrimonio della 
persona danneggiata - nel senso dell'effettiva possibilità di disporre - non è evi-
dente (cfr. STRATENWERTH/JENNY, op. cit., § 15 n. 34; VEST, op. cit., pag. 1465 e 
segg.). Determinante è che la persona ingannata si trovi "nel campo" della per-
sona danneggiata (VEST, op. cit., pag. 1466). 

- 13 - 

2.2.2 La truffa è un reato intenzionale; l'intenzione deve rapportarsi a tutti gli elementi 
costitutivi dell'infrazione; il dolo eventuale risulta sufficiente (CORBOZ, op. cit., 
n. 39 ad art. 146 CP, con rinvii). Il reo deve inoltre agire con lo scopo (dolo speci-
fico) di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto (sentenza del Tribunale fe-
derale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2 in fine). 

2.3 Nella fattispecie, nell'atto d'accusa il MPC contesta a A., in correità con Stefano 
Tanzi, il reato di truffa "per avere intenzionalmente, al fine di procacciare a sé e a 
Stefano Tanzi un indebito profitto, ed in effetti procacciandoselo, ingannato con 
astuzia Bombardier affermando cose false ed inducendola in tal modo ad un atto 
pregiudizievole del patrimonio di Eliair". Secondo l'accusa, si configurerebbe l'i-
potesi della truffa triangolare, dove la persona ingannata sarebbe Bombardier, la 
quale avrebbe compiuto atti di disposizione ai danni della Eliair. Sennonché, sulla 
base degli atti dell'incarto, risulta chiaro che Bombardier ed Eliair, entità ben di-
stinte, sono legate tra loro unicamente da un contratto di compravendita di un ae-
reo, e che la prima non si trova "nel campo" della seconda ai sensi delle soprac-
citate giurisprudenza e dottrina. In realtà, Bombardier non aveva nessun potere 
di disposizione, né giuridico né fattuale, sul patrimonio della Eliair. Effettuando i 
due pagamenti di USD 1'500'000.- e USD 252'000.-, essa ha disposto esclusi-
vamente del proprio patrimonio e non certamente di quello di Eliair, né il MPC ha 
del resto fornito spiegazioni che possano minimamente mettere in dubbio questo 
dato di fatto. Se truffa vi è stata, questa può tutt’al più inserirsi nello schema bila-
terale classico, dove la persona ingannata coincide con quella danneggiata. Ipo-
tesi questa compresa in subordine nell’atto di accusa complementare del 26 ago-
sto 2008 (v. sopra Fatti lett. G). 

2.4 Preliminarmente all'analisi della presunta truffa ai danni di Bombardier, occorre 
evidenziare i rapporti sino a quel momento intercorsi tra Bombardier, Eliair e 
Parmalat. Di particolare rilievo in proposito sono le dichiarazioni di H., agente per 
l'Italia di Bombardier, dalle quali si evince che Parmalat era da anni una cliente 
fissa di Bombardier. H. avrebbe venduto il primo aeroplano ad Eliair già nel 1992-
1993, ragione per cui conosceva bene la cliente. In quegli anni avrebbe cono-
sciuto tutta la famiglia Tanzi, alla quale avrebbe venduto in totale quattro o cin-
que aeroplani. Per quanto attiene all'acquisto del Global Express Aircraft BD-
700-1 A10, H. dichiara di essersi recato in Canada con Calisto Tanzi nel 1996 
per visitare la Bombardier. Dopo tale visita, Calisto Tanzi si sarebbe dichiarato in-
teressato all'acquisto, avvenuto sei mesi dopo (cl. 8 p. 12.7.3). Da quanto prece-
de emerge che l'interlocutore di H., e quindi di Bombardier, per la conclusione del 
contratto di compravendita era di fatto la famiglia Tanzi, ed in particolar modo Ca-
listo Tanzi, e non Eliair. Il fatto che tutte le decisioni più importanti per Eliair fos-
sero prese materialmente da Calisto Tanzi e non dagli organi competenti di detta 
società è d'altronde confermato, oltre che dall’accusato A. (cl. 9 p. 13.1.4-5, 7, 

- 14 - 

32, 48-50; cl. 30 p. 30.910.151-152, 154), da I., presidente di Eliair (cl. 22 
p. 18.1.2682 e 2693). Ragioni per dubitare di queste affermazioni non ve ne so-
no. H. ha poi aggiunto che sia Stefano Tanzi che A. gli avrebbero chiesto se po-
teva indicare una banca a tale scopo (cl. 8 p. 12.7.4-5 e 10). Rispondendo affer-
mativamente a tale richiesta, H. ha proposto a Stefano Tanzi la propria banca in 
Svizzera, ossia la BNP Paribas. Stefano Tanzi ha quindi chiesto a H. di prendere 
contatto con A. per le procedure amministrative inerenti all'apertura del conto. A. 
e H. si sono infine recati a Lugano per incontrare E. della BNP Paribas al fine di 
aprire detto conto (cl. 8 p. 12.7.10). Ebbene, la descrizione di tale incontro effet-
tuata da E. è proprio da interpretare alla luce di tutto quanto precede. Relativa-
mente al versamento di USD 1'500'000.- sul conto n. 1 Eliair, egli ha dichiarato: 

"A. mi disse che Stefano Tanzi aveva acquistato un aereo e che questo aereo 
aveva dei difetti. Quindi il venditore dell'aereo doveva restituire dei soldi a Ste-
fano Tanzi. Specifico che quando Testa mi disse ciò era presente anche il si-
gnor H., il quale si presentò a me come rappresentante della Canadair-
Bombardier, venditrice dell'aereo. Il denaro in questione, cioè 1,5 mio US$, mi 
si disse espressamente essere di proprietà di Stefano Tanzi: questo fatto mi 
venne ribadito da A. e H., non ricordo esattamente da chi dei due, in quell'occa-
sione. A riprova di ciò vi è il fatto che indicai nel formulario A, quale avente dirit-
to economico, Tanzi Stefano" (cl. 8 p. 12.1.47). 

 Tali affermazioni, ribadite anche nell’interrogatorio dibattimentale (cl. 30 
p. 30.910.207-213) sono credibili e ben si inseriscono nella descrizione effettuata 
da H. circa i suoi rapporti d'affari con Eliair, rapporti che in realtà avevano come 
punto di riferimento il vero "padrone" di Eliair, ossia Calisto Tanzi. Questa situa-
zione ha fatto sì che, al momento del versamento degli importi dovuti ad Eliair, 
Bombardier non ha verificato le coordinate bancarie fornitegli da A. per i paga-
menti, ritenendo che in ogni caso il denaro sarebbe finito nelle mani della famiglia 
Tanzi, proprietaria, attraverso Parmalat, di Eliair, ciò che è effettivamente stato. 
In sostanza, che il denaro fosse finito nelle mani di un organo di Eliair, di Calisto 
Tanzi o di Stefano Tanzi era per essa indifferente, e del resto non si è mai espo-
sta a particolare danno da questo fatto, visto che Eliair stessa non ha mai nem-
meno tentato di rifarsi su Bombardier per aver pagato sui conti sbagliati e quindi, 
in linea teorica, per non aver correttamente adempiuto le sue obbligazioni. A 
queste condizioni non si può ragionevolmente affermare che Bombardier sia sta-
ta ingannata, né tanto meno si può parlare di inganno astuto, condizione irrinun-
ciabile alla realizzazione del reato di truffa. 

3. A. è accusato, a titolo ulteriormente sussidiario secondo il citato atto di accusa 
complementare del 26 agosto 2008, di amministrazione infedele commessa con 
la partecipazione di Stefano Tanzi per avere nell'ambito del negozio giuridico sti-
pulato in nome di Eliair con Bombardier, relativo al risarcimento di USD 

- 15 - 

1'500'000.- e USD 252'000 per i difetti rispettivamente il fermo tecnico dell'aero-
mobile Global Espress Aircraft modello BD-700-1 A10 venduto da Bombardier ad 
Eliair, approfittando della sua qualità di rappresentante di quest'ultima società, 
fatto effettuare i pagamenti dovuti da Bombardier anziché ad Eliair, a favore di 
Stefano Tanzi, sui conti cifrati n. 1 Eliair e n. 2 Eliair presso la BNP Paribas a Lu-
gano, entrambi riconducibili a Stefano Tanzi (v. punto 1.1B dell'atto d'accusa 
complementare). 

3.1 I fatti appurati relativamente all'applicazione dell'art. 146 CP, ai quali per brevità 
si rinvia, risultano ugualmente pertinenti per l'analisi del reato di amministrazione 
infedele contestata a A. (v. consid. 2.1). 

3.2 L’amministrazione infedele, non diversamente dalla truffa (FJS 1975 N. 1035, 
p. 7), è un reato di evento, per cui la giurisdizione penale della Svizzera è adem-
piuta tanto nel luogo in cui l’autore la compie quanto in quello in cui si verifica 
l’evento (art. 8 CP, rispettivamente art. 7 vCP), ovvero il danno patrimoniale, risp. 
l'indebito profitto. Nella presente causa, pur avendo l’accusato agito in più Paesi 
(Italia, Canada, USA), è pacifico che egli ha, almeno in parte, agito anche in Sviz-
zera segnatamente aprendo relazioni bancarie a Lugano allo scopo di ricevere il 
denaro incriminato (v. DTF 109 IV 1 consid. 3 c., per analogia) e impartendo  
istruzioni all’istituto di credito per operare trasferimenti di denaro. L'indebito profit-
to, speculare al danno patrimoniale di Eliair, è inoltre intervenuto nel nostro Pae-
se. In tal senso la competenza giurisdizionale svizzera, rispettivamente l'applica-
bilità del diritto penale svizzero, peraltro non contestate, sono assodate (art. 3 
cpv. 1 CP, risp. art. 3 cpv. 1 vCP). 

3.3 Secondo l'art. 158 n. 1 CP, chiunque, obbligato per legge, mandato ufficiale o 
negozio giuridico ad amministrare il patrimonio altrui o a sorvegliarne la gestione, 
mancando al proprio dovere, lo danneggia o permette che ciò avvenga, è punito 
con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (cpv. 1). È pu-
nito con la medesima pena chi compie tali atti dopo aver assunto senza mandato 
la gestione del patrimonio altrui (cpv. 2). Il giudice può pronunciare una pena de-
tentiva da uno a cinque anni se il colpevole ha agito per procacciare a sé o ad al-
tri un indebito profitto (cpv. 3). Secondo l'art. 158 n. 2 CP, chiunque, per procac-
ciare a sé o ad altri un indebito profitto, abusa della qualità di rappresentante 
conferitagli dalla legge, da un mandato ufficiale o da un negozio giuridico e ca-
giona in tal modo un danno al patrimonio del rappresentato, è punito con una pe-
na detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria. 

3.3.1 L'art. 158 CP distingue due forme di amministrazione infedele: la violazione del-
l'obbligo di gestire fedelmente (n. 1; in tedesco "Treubruchstatbestand") e l'abuso 
della facoltà di rappresentanza (n. 2; in tedesco "Missbrauchtatbestand"). Se nel 

- 16 - 

primo caso oggetto della repressione è la violazione dell'obbligo di gestire fedel-
mente il patrimonio altrui, nel secondo caso viene sanzionato l'abuso della facoltà 
di rappresentanza con pedissequo danno al patrimonio del rappresentato.  

 Per quanto attiene all’art. 158 n. 1 CP, l'autore deve essere tenuto ad ammini-
strare il patrimonio altrui o a sorvegliarne la gestione. È dunque necessario  
ch'egli abbia un dovere di gestione o di sorveglianza. I due doveri sono trattati 
nella medesima maniera (CORBOZ, op. cit., n. 2 ad art. 158 CP). Secondo la giu-
risprudenza, la posizione di gestore può essere assunta unicamente da colui che 
dispone di una sufficiente indipendenza e di un potere di disporre autonomo sui 
beni che gli sono stati consegnati (DTF 123 IV 17 consid. 3b; 120 IV 190 con-
sid. 2b e giurisprudenza citata; DTF 118 IV 244 consid. 2a). Tale potere può ma-
nifestarsi non solamente mediante la conclusione di atti giuridici, ma ugualmente 
attraverso la difesa, sul piano interno, d'interessi patrimoniali o con atti materiali; 
è ciò nondimeno necessario che il gestore abbia un'autonomia sufficiente su tutta 
o parte della fortuna altrui, sui mezzi di produzione o sul personale dell'impresa 
(DTF 118 IV 244 consid. 2a). Il gestore deve violare un obbligo che gli appartiene 
in tale qualità. La disposizione non sanziona la violazione di un qualsiasi obbligo 
di diligenza nei confronti del patrimonio altrui, ma unicamente quella garantita in 
qualità di gestore, secondo la definizione di cui sopra (DTF 120 IV 190). Il diri-
gente di una società che sottrae a suo favore parte degli averi e dei benefici della 
società lede gli interessi della stessa ai sensi dell'art. 158 n. 1 CP (sentenza del 
Tribunale federale 1A.32/2000 del 19 giugno 2000, consid. 6d/aa, non pubblicato 
in DTF 126 II 258). Il dovere di gestione o di sorveglianza implica l'obbligo di 
compiere atti materiali o giuridici, in particolare atti tendenti alla difesa degli inte-
ressi patrimoniali altrui (DTF 120 IV 190 consid. 2b; 118 IV 244 consid. 2a). Il 
comportamento penalmente represso consiste nel violare tale dovere di gestione 
o di sorveglianza (DTF 120 IV 190 consid. 2b; 118 IV 244 consid. 2b).  

 Per quanto attiene all'art. 158 n. 2 CP, il comportamento criminoso consiste nel-
l'abuso del potere di rappresentanza, ossia il fatto di utilizzare tale potere sul pia-
no esterno nei rapporti con terze persone violando le regole interne che fissano i 
limiti e gli scopi del potere conferito (v. CORBOZ, op. cit. n. 15 ad art. 158 CP; FF 
1991 II pag. 860; da notare che una parte della dottrina ha operato alcune sfuma-
ture, non rilevanti nel caso di specie, circa l'interpretazione del concetto di abuso: 
STRATENWERTH/JENNY, op. cit., § 19 n. 23; DONATSCH, op. cit., § 30 pag. 283 e 
seg.; MARCEL NIGGLI, Commentario basilese, 2a ediz., n. 138 ad art. 158 CP; 
BERNHARD ISENRING, Die Strafbarkeit des direkten bürgerlichen Stellvertreters 
nach Art. 158 Ziff. 2 StGB, tesi zurighese, Zurigo/Basilea/Ginevra 2007, pag. 214 
e seg.). Ad esempio, l'autore conclude un contratto in virtù del potere di rappre-
sentanza che gli è stato accordato, violando tuttavia, conseguentemente ad atti 
collusivi con il partner contrattuale, le istruzioni esplicite o tacite ricevute; oppure 

- 17 - 

l'autore abusa di una procura bancaria per pagare suoi propri debiti (CORBOZ, op. 
cit., n. 16 ad art. 158 CP). Il cassiere di un'associazione, che paga le proprie im-
poste servendosi della cassa sociale, è altrettanto passibile di pena di chi, auto-
rizzato a concludere un negozio giuridico a nome e per conto altrui, approfitta 
della situazione per arricchirsi a spese del mandante (FF 1991 II pag. 859). 

 Il potere di rappresentanza può spesso parimenti contemplare potere gestionale 
sul patrimonio del rappresentato; il primo non presuppone tuttavia il requisito 
dell’autonomia, per cui abuso di rappresentanza può essere dato anche in pre-
senza di un singolo mandato relativo ad un unico negozio giuridico (DONATSCH, 
op. cit., pag. 282 e seg.; STRATENWERTH/JENNY, op. cit., § 19 n. 22; CORBOZ, op. 
cit., n. 14 ad art. 158 CP). Quando una fattispecie integra entrambe le ipotesi di 
amministrazione infedele, l'abuso della facoltà di rappresentanza è sussidiario ri-
spetto alla violazione dell'obbligo di gestire fedelmente (STEFAN TRECHSEL/DEAN 
CRAMERI, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Zurigo/San Gallo 2008, n. 25 ad 
art. 158 CP; CORBOZ, op. cit., n. 25 ad art. 158 CP; DONATSCH, op. cit., § 30 pag. 
287; NIGGLI, op. cit., n. 153 ad art. 158 CP; ISENRING, op. cit., pag. 237 e segg.).  

 Necessaria in entrambe le varianti (art. 158 n. 1 e 2 CP) è la sopravvenienza di 
un pregiudizio patrimoniale a danno della vittima (DTF 120 IV 190 consid. 2b), 
ossia una vera lesione del patrimonio, sia una diminuzione dell'attivo o aumento 
del passivo, sia un non aumento dell'attivo o non diminuzione del passivo 
(DTF 121 IV 104 consid. 2c). Una semplice messa in pericolo del patrimonio non 
è sufficiente per ritenere il reato consumato (v. FF 1991 II pag. 861). 

3.3.2 L'autore deve aver agito intenzionalmente. Il dolo eventuale è sufficiente, ma 
esso deve essere nettamente e rigorosamente caratterizzato, data l'imprecisione 
degli elementi oggettivi di tale infrazione (DTF 120 IV 190 consid. 2b e referenze 
citate). La coscienza dell'autore deve portare sui mezzi per agire, sul risultato e 
sul nesso di causalità tra questi elementi. Le capacità professionali e personali 
dell'autore sono degli indizi utili per ammettere o negare tale coscienza (BJP 
1990 N. 707). Sussiste dolo eventuale laddove l'agente ritiene possibile che  
l'evento o il reato si produca e, ciò nondimeno, agisce, accettando il rischio del 
suo realizzarsi; pur non mirando a questo in maniera diretta, prevede e accetta 
l’eventualità che esso si avveri (v. art. 12 cpv. 2 seconda frase CP nonché 
DTF 134 IV 26 consid. 3.2.2; 131 IV 1 consid. 2.2; 130 IV 58 consid. 8.2; 119 IV 1 
consid. 5a; con rispettivi rinvii).  

3.4  

3.4.1 Nella fattispecie, A. aveva in virtù della sua posizione all’interno di Eliair uno spe-
ciale obbligo di fedeltà nei confronti di quest’ultima, obbligo che Stefano Tanzi 

- 18 - 

non aveva (v. infra consid. 6.3). A. è entrato alle dipendenze di Eliair nel 1997 in 
qualità di pilota, periodo in cui il comandante della società era J.. Nel novembre 
2000, con la partenza di quest'ultimo, A. è stato nominato nuovo comandante 
nonché responsabile tecnico degli aerei e dell'equipaggio, con superiore diretto il 
presidente di Eliair, I. (v. cl. 22 p. 18.1.2681; cl. 16 p. 18.1.535; cl. 15 p. 18.1.213; 
cl. 9 p. 13.1.48; cl. 30 p. 910.150; cl. 30 p. 910.226). In questa veste, egli è stato 
incaricato, tra le altre cose, di seguire tutti gli sviluppi legati all'esecuzione del 
contratto d'acquisto del Global Express. La sua funzione in tale ambito era di ca-
rattere in primis tecnico, ossia seguire da vicino la parte finale del completamento 
dell'aereo e verificare che i requisiti tecnici fissati contrattualmente fossero rispet-
tati (cl. 15 p. 18.1.214; cl. 22 p. 18.1.2681; cl. 30 p. 910.150; cl. 30 p. 910.225). Il 
17 luglio 2001 il Consiglio di amministrazione di Eliair ha deciso di confermare a 
A. la direzione operativa dell'attività sociale e di conferirgli nuovi poteri (cl. 9 
p. 13.1.96-98). Tra questi figuravano in particolare:  

"intrattenere costanti rapporti con le autorità aeronautiche italiane; curare l'ad-
destramento del personale di terra e di volo; regolare l'attività di manutenzione 
degli aeromobili, mantenendo regolari rapporti con le società di manutenzione, i 
fornitori di parti di ricambio e le case costruttrici degli aeromobili; effettuare il 
controllo delle polizze assicurative per il corpo aeromobili, il personale aerona-
vigante e tecnico, nonché i passeggeri trasportati; intrattenere rapporti con or-
ganismi doganali; svolgere le funzioni ed assumere le conseguenti responsabili-
tà – anche di spesa – di "Dirigente Responsabile dell'Impresa" in conformità a 
quanto previsto dalla normativa vigente in materia con facoltà di rappresentare 
la società, con firma libera e disgiunta, in relazione alla trattazione di tutti gli  
aspetti della Certificazione, onde mantenere valido il Disciplinare di Trasporto 
Pubblico Passeggeri e la Certificazione quale Impresa di Manutenzione (JAR 
145), con potere decisionale in merito ai connessi impegni economici della so-
cietà; svolgere le funzioni ed assumere le conseguenti responsabilità di "Ac-
countable Manager" (gestore delle risorse) in conformità a quanto previsto dalla 
JAR 145; gestire e verificare le trasferte del personale." 

 La conclusione dell’accordo risarcitorio in parola rientra in questo insieme di 
competenze e si può ritenere che la decisione 17 luglio 2001 abbia semplice-
mente formalizzato ex post per iscritto l’esistenza di poteri di rappresentanza già 
pienamente esercitati, con il perlomeno tacito consenso di Eliair (v. cl. 30 
p. 910.153). Tali poteri erano d'altronde già esercitati e riconoscibili dall'esterno 
per quanto riguarda altri contratti normalmente firmati da A. in qualità di "Accoun-
table manager" (v. cl. 30 p. 910.231-232). Fatto sta che A. in tutta l’operazione 
agiva senza dubbio in nome di Eliair e la sua controparte Bombardier lo conside-
rava come tale (cl. 8 p. 12.7.4). In occasione della riunione del 10 maggio 2001, 
avvenuta a Collecchio, I. e Calisto Tanzi hanno in effetti informato il vice-
presidente di Bombardier, K., così come H. che della conclusione dell'accordo ri-
sarcitorio, intervenuto il 17 maggio seguente, si sarebbe occupato A. (v. cl. 30 
p. 910.153). Sia nella conclusione dell’accordo risarcitorio che nella fase di  
adempimento di detto accordo, di cui per altro nessuno dei partner contrattuali ha 

- 19 - 

mai messo in discussione la validità formale, egli ha agito in tutto e per tutto qua-
le rappresentante di Eliair, per cui vista la sua funzione egli era tenuto ad agire 
nell’interesse della società da lui rappresentata. Questo però non è avvenuto. In-
vece di far versare gli importi di USD 1.5 milioni e USD 252'000.- su di un conto 
appartenente ad Eliair, come era d'altronde già stato fatto con l'importo di 
USD 1'047'081.- confluito sul conto n. 6 presso la Banca di Roma (v. cl. 30 
p. 910.155), egli ha infatti dato indicazioni per versarli su conti di pertinenza sua, 
rispettivamente di Stefano Tanzi (cl. 26 p. 18.3.211; cl. 27 p. 18.3.380 e segg.). 
Obiettivamente egli ha pertanto commesso degli atti contrari ai suoi doveri di 
rappresentante e lesivi degli interessi patrimoniali della società da lui rappresen-
tata. Sotto il profilo oggettivo la fattispecie dell'art. 158 n. 2 CP è pertanto pacifi-
camente perfezionata. 

3.4.2 La Corte si è quindi domandata se nel fare dette operazioni A. potesse essere o 
meno in buona fede, valutando accuratamente l’attendibilità della ricostruzione 
alternativa proposta dall’avv. John Noseda nella sua arringa, il quale, appoggian-
dosi su considerazioni dottrinali di JEAN-MARC VERNIORY (La libre appréciation de 
la preuve pénale et ses limites. In dubio pro reo: une affaire classé?, in RPS 
2000/118 pag. 378 e segg., in particolare pag. 393 e seg.), ha proposto di esami-
nare i fatti essenziali della vicenda alla luce del principio secondo il quale il giudi-
ce, in ossequio alle regole della logica, non deve ammettere una conclusione u-
nica derivante da un complesso di fatti allorquando, di fatto, altre conclusioni so-
no possibili. L'autorità giudicante non deve parimenti escludere una soluzione de-
finendola impossibile se questa avrebbe potuto essere presa in considerazione. 
In altre parole, se diverse interpretazioni di una fattispecie sono possibili, il Tribu-
nale deve optare per quella più favorevole all'accusato, risultando quindi chiaro il 
riferimento al principio "in dubio pro reo". A tal proposito giova rilevare che il prin-
cipio "in dubio pro reo", quale corollario della garanzia della presunzione d'inno-
cenza garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II, 
implica che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei 
fatti sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del ma-
teriale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La 
massima non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una cer-
tezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici, poiché sempre 
possibili, non sono sufficienti; né può essere pretesa una certezza assoluta. Il 
principio è disatteso quando il giudice penale, dopo un'analisi globale e oggettiva 
delle prove, avrebbe dovuto nutrire rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevo-
lezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; sentenza del 
Tribunale federale 1P.324/2004 del 30 giugno 2005, consid. 5.3). Orbene, dagli 
atti e dalle risultanze dibattimentali è certo emersa una forma, più o meno spicca-
ta, di sudditanza di A. nei confronti di Calisto Tanzi (v. cl. 30 p. 910.151 e 154). 
Tendenzialmente il primo eseguiva pedissequamente gli ordini di quello che è 

- 20 - 

emerso essere, e non vi è ragione di dubitarne, il padre padrone di tutta la galas-
sia Parmalat e quindi anche di Eliair, anche se di quest’ultima né Calisto Tanzi né 
Stefano Tanzi erano organi societari. La Corte ha potuto riscontrare che A. è una 
persona molto intelligente, capace ed avveduta, con un curriculum professionale 
certamente superiore alla media (v. cl. 30 p. 910.150). Questa immagine mal si 
concilia con la tesi sostenuta dalla difesa secondo cui lo stesso, in pratica, risulte-
rebbe sprovvisto delle più elementari conoscenze in ambito bancario. Se per 
quanto riguarda la nozione di fermo banca o la specializzazione bancaria della fi-
liale della BNP Paribas, alla luce del principio "in dubio pro reo", si può al limite 
ancora ammettere che A. non fosse pienamente consapevole delle conseguenze 
del suo agire, lo stesso non si può certamente dire per termini quali titolare del 
conto, avente diritto economico e nome in codice (o pseudonimo) dato a questo 
conto. La discussione avuta con E. al momento dell'apertura del conto n. 3, con 
la scelta dello pseudonimo "Alan Poe", dimostra che A. era ben cosciente della 
differenza tra titolare del conto e pseudonimo (v. cl. 30 p. 910.213). Che A. non 
fosse in grado di comprendere i termini summenzionati, quando ha firmato la do-
cumentazione bancaria, non è ragionevolmente sostenibile. Egli è stato incarica-
to da Calisto Tanzi, padrone di fatto di Eliair, di aprire il primo conto a Lugano sul 
quale sarebbero stati versati USD 1.5 milioni, denaro di chiara spettanza di Eliair. 
Ciononostante, egli ha aperto il conto n. 1 indicando, contro ogni logica, se stes-
so come titolare, Eliair come pseudonimo e Stefano Tanzi quale avente diritto 
economico. Non si vede perché titolare del conto non sia stata indicata la società. 
In quel momento due erano le varianti possibili: o il conto doveva essere legato 
all'attività commerciale di Eliair, come poteva essere il caso con la costituzione 
della società in Svizzera, in tale evenienza però E. avrebbe indirizzato A. altrove, 
visto che la sede di Lugano della banca si occupava esclusivamente di gestione 
patrimoniale (v. cl. 30 p. 910.212), ciò che non è avvenuto, oppure la necessità di 
Eliair era unicamente di effettuare degli investimenti per far fruttare al meglio il 
denaro. In questo secondo caso, se veramente il conto fosse stato aperto per  
Eliair, E. sarebbe stato tenuto a chiedere documentazione concernente la società 
atta ad identificarla, come ad esempio gli statuti o un estratto del registro di 
commercio, se non altro per capire chi rappresentava correttamente la società e 
chi poteva disporre del conto (v. n. 12 e segg. della Convenzione relativa all'ob-
bligo di diligenza delle banche [CDB 08]; CARLO LOMBARDINI, Droit bancaire  
suisse, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, p. 1018). Di tutto ciò non v'è nulla 
nell'incarto, in quanto a E., che si occupava per l'appunto esclusivamente di ge-
stione patrimoniale, è stato chiesto di aprire un conto in favore di una persona fi-
sica, ossia, in definitiva, di Stefano Tanzi.  

 Tutto quanto precede fa crollare tutta la logica della ricostruzione fornita dall’avv. 
John Noseda, secondo il quale il suo assistito, all'epoca dei fatti, non aveva nes-
sun motivo di credere che vi fosse una distrazione di fondi appartenenti ad Eliair 

- 21 - 

ad opera della famiglia Tanzi. A. sapeva che i risarcimenti in questione avrebbero 
dovuto confluire nelle casse di Eliair e di sicuro non su conti di pertinenza di Ste-
fano Tanzi, che con detta società non aveva nulla a che vedere. È stato poi Ste-
fano Tanzi stesso ad affermare che in detta società non era destinato ad avere 
nessuna carica dirigenziale, nemmeno in un prossimo o lontano futuro (v. cl. 30 
p. 910.172-173), come invece sostenuto contro ogni evidenza da A. (v. cl. 9 
p. 13.1.31; cl. 9 p. 13.1.53 e 55). Ciò è confermato anche da L. (v. cl. 30 
p. 910.227 e 233), segretaria in Eliair dal 1989 e persona normalmente al corren-
te di tutto quanto accadeva in ditta (cfr. cl. 30 p. 910.230-231). Priva di riscontri 
concreti risulta essere la tesi avanzata da A. circa la volontà di Eliair di creare 
una società in Svizzera con lo scopo di immatricolare in questo Paese il nuovo 
aereo, aereo che in realtà è poi stato immatricolato in Italia. Se progetti in tal 
senso esistevano nella mente di A., e se talune esplorazioni in tal senso le ha ef-
fettivamente effettuate, tali progetti sono rimasti ad uno stadio talmente embrio-
nale da permettere di escludere al di là di ogni ragionevole dubbio che egli po-
tesse pensare che i fondi provenienti da Bombardier fossero semplicemente par-
cheggiati nei conti di Stefano Tanzi in vista della creazione di detta società in 
Svizzera. Di rilievo a tal proposito è ugualmente quanto affermato da L., secondo 
la quale, se un tale progetto fosse realmente esistito, ella ne sarebbe venuta a 
conoscenza al momento della realizzazione (v. cl. 30 p. 910.230). E. ha del resto 
dichiarato di non aver percepito urgenza nell'apertura dei conti da parte di A., ur-
genza che quest'ultimo ha invocato in relazione alla costituzione della società in 
Svizzera (v. cl. 30 p. 910.216). Va infine rilevato che i due budget relativi alla fu-
tura società indicati da A. attestanti, a suo dire, la veridicità delle sue dichiarazio-
ni sono stati elaborati molto tempo dopo l'accordo risarcitorio: uno nel dicembre 
2003 (v. cl. 3 p. 5.1.557-560) e l'altro il 26 maggio 2004 (cl. 3 p. 5.1.607-608), os-
sia addirittura dopo l'apertura dell'inchiesta (v. cl. 9 p. 13.1.106-107). In realtà, le 
operazioni incriminate erano unicamente destinate a distrarre il denaro di perti-
nenza di Eliair. Gli importi di USD 1.5 milioni e di USD 252'000.-, versati sui conti 
di Stefano Tanzi non sono infatti mai giunti ad Eliair, né A. si è mai interessato di 
verificare che tali soldi venissero effettivamente impiegati per una costituenda 
società in Svizzera. Una parte del denaro in questione, più precisamente 
USD 100'000.-, mai contabilizzati nei libri contabili di Eliair, è inoltre stata perce-
pita da A. sul suo conto Alan Poe. A suo dire, tale somma gli sarebbe stata elar-
gita a titolo di bonus per aver scoperto i difetti dell'aereo. Va tuttavia rilevato che 
tale modo di procedere non corrispondeva alla prassi vigente in Eliair (v. cl. 30 
p. 910.231). Il fatto di percepire tali soldi all’estero, in diretta contiguità con 
l’accensione della seconda relazione Eliair, rende totalmente inverosimile la tesi 
di un’anodina gratifica per la sua mera attività, di per sé legale, di negoziazione. 
Non si vede difatti perché tali soldi non avrebbero dovuto essergli versati nor-
malmente in Italia come il resto dello stipendio da lui percepito abitualmente. Se 
non ci fosse stato niente da nascondere perché procedere in tal modo? Perché 

- 22 - 

venir pagato con soldi da un conto di cui Stefano Tanzi era avente diritto econo-
mico per prestazioni svolte nell’interesse di una società in cui lo stesso Stefano 
Tanzi non aveva nessuna funzione né aveva intenzione di averne? Questi erano 
tutti campanelli di allarme che avrebbero dovuto scattare nella mente di A.. Cam-
panelli di allarme che denotano quanto fosse inusuale e sospetto quanto Calisto 
Tanzi aveva domandato a A. di fare. Ma A. ha eseguito senza farsi troppe do-
mande imbarazzanti. Da soldato che esegue gli ordini, certo, come da lui affer-
mato a più riprese durante il dibattimento (v. cl. 30 p. 910.152 e 154). Ma da sol-
dato che accetta di eseguire un ordine di cui sa benissimo le conseguenze per il 
patrimonio di Eliair. Da soldato che sa, rispettivamente deve sapere che 
quell’ordine è illegale. A. intuiva benissimo la commistione tra tasche private e 
tasche societarie dell’operato di Calisto Tanzi. Ma ciononostante tace e esegue. 
Esegue perché onorato dalla fiducia in lui riposta da Calisto Tanzi, ma anche 
perché ha il suo tornaconto finanziario diretto. Il fatto che all'origine dell'ammini-
strazione infedele commessa da A. vi fosse la volontà di Calisto Tanzi di dirigere 
fondi di pertinenza di Eliair verso membri della sua famiglia e che egli abbia uti-
lizzato A. per raggiungere il suo scopo, nulla toglie alle responsabilità di quest'ul-
timo. La giurisprudenza del Tribunale federale è del resto chiara in questo ambi-
to. L'Alta Corte ha infatti già avuto modo di affermare che l'uomo di paglia non 
può invocare a sua discolpa la sua dipendenza nei confronti di altri responsabili, 
come ad esempio il suo datore di lavoro. Egli ha in effetti la scelta tra il rispetto 
della legge e le direttive impartite da persone alle quali si considera sottomesso 
(v. DTF 105 IV 106 consid. 2; 96 IV 76 consid. 3). Avendo A. optato per la se-
conda soluzione, egli deve sopportarne le conseguenze sul piano penale. Infine i 
versamenti in questione sono palesemente avvenuti allo scopo di procacciare sia 
a sé che a Stefano Tanzi un indebito profitto, profitto che è anche intervenuto, 
seppur in percentuali molto diverse tra gli attori coinvolti. Inducendo Bombardier 
a versare le somme in questione sui conti aperti presso la BNP Paribas, A. ha 
consapevolmente e volontariamente, per lo meno a livello di dolo eventuale, 
danneggiato Eliair abusando dei suoi poteri di rappresentanza allo scopo di arric-
chire se stesso e Stefano Tanzi. Tutti gli elementi oggettivi e soggettivi della fatti-
specie dell’art. 158 n. 2 CP sono dunque adempiuti. 

4. A. è accusato in secondo luogo di ripetuti atti di riciclaggio di denaro commessi, 
in correità con Stefano Tanzi, tra il 3 luglio 2001 ed il 30 novembre 2001, per aver 
intenzionalmente compiuto diversi atti suscettibili di vanificare l'accertamento del-
l'origine, il ritrovamento e la confisca dei valori patrimoniali provento della truffa di 
cui al punto 1.1 dell'atto d'accusa, risp. dell'amministrazione infedele, sapendo 
della provenienza criminale dei predetti (v. punto 1.2 dell'atto d'accusa). 

- 23 - 

4.1 Nella fattispecie, è stato appurato che il 26 giugno 2001 A. e Stefano Tanzi han-
no ordinato a BNP Paribas di chiudere il conto n 1 Eliair e di trasferire i valori ivi 
depositati sul conto n. 2 Eliair (cl. 4 p. 7.2.241). Lo stesso giorno A. ha compilato 
a Lugano la documentazione per l'apertura del conto n. 3 denominato Alan Poe 
presso la BNP Paribas a lui intestato (cl. 4 p. 7.2.54), dichiarando di essere l'a-
vente diritto economico dei valori patrimoniali ivi depositati (cl. 4 p. 7.2.59). Sem-
pre lo stesso giorno Stefano Tanzi ha ordinato alla BNP Paribas il trasferimento 
di USD 100'000.- dal conto n. 2 Eliair al conto n. 3 Alan Poe (cl. 8 p. 12.1.38), ciò 
che si è concretizzato il 3 luglio seguente (cl. 4 p. 7.2.159). L'importo in questione 
è stato poi investito il 7 agosto 2001 da A. in un deposito fiduciario con preavviso 
di 48 ore prima della scadenza (cl. 4 p. 7.2.160), il quale è stato rimborsato il 
30 novembre 2001 (cl. 4 p. 7.2.168). Il 27 novembre 2001 tale denaro è stato uti-
lizzato dall'imputato per l'acquisto di titoli (cl. 4 p. 7.2.169; v. punti 1.2.1-1.2.4  
dell'atto d'accusa) 

4.2 Secondo l'art. 305bis CP, chiunque compie un atto suscettibile di vanificare l'ac-
certamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo 
o dovendo presumere che provengono da un crimine, è punito con una pena de-
tentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (n. 1). Nei casi gravi (n. 2), è 
comminata una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria. Con la 
pena detentiva è cumulata una pena pecuniaria sino a 500 aliquote giornaliere. 
Vi è caso grave segnatamente se l'autore: agisce come membro di un'organizza-
zione criminale (lett. a); agisce come membro di una banda costituitasi per eser-
citare sistematicamente il riciclaggio (lett. b); realizza una grossa cifra d'affari o 
un guadagno considerevole facendo mestiere del riciclaggio (lett. c). L'autore è 
punibile anche se l'atto principale è stato commesso all'estero, purché costituisca 
reato anche nel luogo in cui è stato compiuto (n. 3).  

4.2.1 Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento 
o la confisca di valori patrimoniali costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio 
(DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). Si tratta di un'infrazione di esposizione 
a pericolo astratto, il comportamento è dunque punibile a questo titolo anche lad-
dove l'atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 con-
sid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). Il riciclaggio di denaro non richiede operazioni fi-
nanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come l'occultamento del bottino, 
possono essere adeguati (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Sono in particolare 
considerati atti di riciclaggio l'occultamento di valori patrimoniali (DTF 127 IV 20 
consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e), il loro investimento (DTF 119 IV 242 consid. 1d), 
il versamento degli stessi su di un conto bancario aperto a proprio nome, senza 
menzionare l'identità del reale avente diritto economico (DTF 119 IV 242 con-
sid. 1d), il trasferimento di valori su conti all'estero di pertinenza di terzi (DTF 128 
IV 117 consid. 7b; DTF 127 IV 24 consid. 2b/cc e 3b; URSULA CASSANI, Commen-

- 24 - 

taire du droit pénal suisse, Code pénal suisse, Partie spéciale, vol. 9, Berna 
1996, pag. 75 n. 41; JÜRG-BEAT ACKERMANN, in Schmid (editore), Einziehung Or-
ganisiertes Verbrechen Geldwäscherei, vol. I, Zurigo 1998, n. 315 ad art. 305bis 
CP). Non è viceversa stato riconosciuto come tale il semplice versamento su un 
conto bancario personale (DTF 124 IV 274 consid. 4) o il solo possesso, rispetti-
vamente la custodia, di valori (sentenza del Tribunale federale 6S.595/1999 del 
24 gennaio 2000, consid. 2d/aa). Il reato di cui all'art. 305bis CP può essere  
adempiuto anche nei confronti di chi ricicla valori patrimoniali provenienti da un 
crimine da lui stesso perpetrato (DTF 124 IV 274 consid. 3; 120 IV 323 consid. 3; 
MARTIN SCHUBARTH, Geldwäscherei - Neuland für das traditionelle kontinentale 
Strafrechtsdenken, in Festschrift für Günter Bemmann, Joachim Schulz/Thomas 
Vormbaum ed., Baden-Baden 1997, pag. 430-435). La questione di sapere se 
l'infrazione all'origine dei valori riciclati costituisce un crimine deve essere valuta-
ta in applicazione del diritto svizzero (DTF 126 IV 255 consid. 3b/aa). Il fatto che 
l'infrazione principale sia stata commessa all'estero nulla cambia alla punibilità 
del riciclaggio in Svizzera (art. 305bis n. 3 CP), purché detta infrazione sia punibile 
anche all'estero (ACKERMANN, op. cit., n. 39 ad art. 305bis CP). 

 L'art. 305bis n. 2 lett. c CP ha lo stesso tenore dell'art. 19 n. 2 lett. a LStup. e deve 
essere interpretato nella medesima maniera (DTF 122 IV 216). L'autore agisce 
per mestiere quando, a causa del tempo e dei mezzi consacrati alla sua attività 
delittuosa, come pure della frequenza degli atti durante un determinato periodo e 
dei redditi sperati o conseguiti, risulti che egli esercita la propria attività delittuosa 
alla stessa stregua di una professione. È necessario che l'autore aspiri ad ottene-
re dei redditi relativamente regolari, i quali devono costituire un apporto notevole 
al finanziamento del suo stile di vita, e che si sia, in una certa maniera, installato 
nella delinquenza (DTF 129 IV 253 consid. 2.1). Una cifra d'affari è da ritenersi 
grossa se ammonta ad almeno fr. 100'000.- e il guadagno è considerevole se 
raggiunge almeno fr. 10'000.- (DTF 129 IV 253 consid. 2.2). 

4.2.2 L'infrazione prevista e punita dall'art. 305bis CP è un'infrazione intenzionale: l'au-
tore sa o deve presumere che i valori che ricicla provengono da un crimine. Non 
è necessario che l'autore conosca con precisione l'infrazione da cui provengono i 
valori. È sufficiente ch'egli sappia o dubiti che gli stessi sono il frutto di un com-
portamento illecito sanzionato da una pena severa, senza forzatamente sapere in 
cosa consiste precisamente tale reato (DTF 119 IV 242 consid. 2b; BERNARD 
CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2002, n. 42 ad art. 305bis 
CP; ANDREAS DONATSCH/WOLFGANG WOHLERS, Strafrecht IV, Delikten gegen die 
Allgemeinheit, 3a ediz., Zurigo 2004, pag. 402; CASSANI, op. cit., n. 51 ad art. 
305bis CP; MARK PIETH, Commentario basilese, 2a ediz., n. 46 ad art. 305bis CP; 
ACKERMANN, op. cit., n. 398 ad art. 305bis CP; GÜNTER STRATENWERTH/FELIX 

- 25 - 

BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil II: Straftaten gegen Ge-
meininteressen, 6a ediz., Berna 2008, § 55 n. 32). 

4.3 Nella fattispecie, gli atti rimproverati a A. non si possono ritenere commessi per 
mestiere. Con la distrazione di due soli importi, seppur ingenti, non si può di certo 
affermare che l'imputato si sia installato nella delinquenza e che l'attività crimino-
sa gli abbia procurato entrate regolari. In realtà lo scopo di tali atti era semplice-
mente quello di mettere al sicuro il bottino di un proprio, certo grave, ma mate-
rialmente circoscritto reato. Solo il riciclaggio semplice, punito con una pena de-
tentiva massima di 3 anni, può quindi entrare in considerazione. Tuttavia, in virtù 
dell’art. 97 cpv. 1 lett. c CP (rispettivamente art. 70 cpv. 1 lett. c vCP in vigore dal 
1° ottobre 2002, RU 2002 pag. 2993 e 2996), applicabile per fatti commessi pri-
ma della sua entrata in vigore, in quanto concretamente costituisce diritto più fa-
vorevole all’accusato (v. art. 389 cpv. 1 CP), l’azione penale per questo tipo di 
reato si prescrive in sette anni. Di conseguenza, dato che gli atti di riciclaggio 
contestati all'imputato sarebbero stati commessi tra il 3 luglio 2001 ed il 30 no-
vembre 2001, l'azione penale è prescritta per tutti gli atti in questione. Ne conse-
gue che non può esser dato seguito alle accuse di riciclaggio contro A., dalle 
quali risulta pertanto prosciolto. 

 

Sui reati contestati a Stefano Tanzi 

5. Stefano Tanzi è accusato in primo luogo di truffa commessa in correità con A. per 
aver concordato con quest'ultimo di indurre, come poi avvenuto, Bombardier ad 
effettuare due pagamenti a titolo di risarcimento, uno di USD 1'500'000.- e l'altro 
di USD 252'000.- per i difetti rispettivamente il fermo tecnico dell'aeromobile Glo-
bal Express Aircraft modello BD-700-1 A10 venduto ad Eliair, anziché a quest'ul-
tima, a sé stesso, sul conto cifrato n. 1 Eliair intestato a A. ma nella sua titolarità 
economica presso BNP Paribas Lugano, a tal uopo da quest'ultimo aperto con lo 
pseudonimo Eliair grazie al suo contributo concreto, facendo quindi credere che il 
predetto conto fosse intestato ad Eliair (v. punto 2.1 dell'atto d'accusa). Sennon-
ché per le medesime ragioni esposte in relazione a A. l’ipotesi accusatoria della 
truffa non regge né sotto il profilo della truffa triangolare, né sotto quello della truf-
fa bilaterale (v. consid. 2.3 e 2.4). 

6. Stefano Tanzi è accusato, a titolo ulteriormente sussidiario, di amministrazione 
infedele per aver concordato con A., nell'ambito del negozio giuridico stipulato  
da quest'ultimo in nome di Eliair con Bombardier, relativo al risarcimento di 

- 26 - 

USD 1'500'000.- e USD 252'000.- per i difetti rispettivamente il fermo tecnico del-
l'aeromobile Global Espress Aircraft modello BD-700-1 A10 venduto da Bombar-
dier ad Eliair, di approfittare della qualità di rappresentante conferita a A. da que-
st'ultima società, e di far effettuare i pagamenti dovuti da Bombardier anziché ad 
Eliair a suo favore, sui conti cifrati n. 1 Eliair e n. 2 Eliair presso la BNP Paribas a 
Lugano, entrambi riconducibili a Stefano Tanzi (v. punti 2.1B.1 e 2.1B.2 dell'atto 
d'accusa complementare) 

6.1 Secondo l'accusa Stefano Tanzi avrebbe partecipato al reato agendo anche in 
Svizzera, segnatamente recandosi a Lugano con A. per aprire una relazione 
bancaria allo scopo di trasferirvi il denaro incriminato, rispettivamente provve-
dendo a far giungere in Svizzera la documentazione necessaria per l’apertura 
della prima relazione bancaria (v. art. 8 CP, rispettivamente art. 7 vCP). In tal 
senso la competenza giurisdizionale svizzera, rispettivamente l'applicabilità del 
diritto penale svizzero sono date anche nei confronti di Stefano Tanzi (art. 3 
cpv. 1 CP, rispettivamente art. 3 cpv. 1 CP). 

6.2 L'amministrazione infedele è un reato speciale in senso proprio (echtes Sonder-
delikt, délit propre pur), in quanto può essere commessa unicamente da persone 
obbligate per legge, mandato ufficiale o negozio giuridico ad amministrare il pa-
trimonio altrui o a sorvegliarne la gestione (art. 158 n. 1 CP), oppure da persone 
alle quali la legge, un mandato ufficiale o un negozio giuridico conferisce la quali-
tà di rappresentante (art. 158 n. 2 CP). Sono ad esempio gestori di beni gli im-
piegati aventi la responsabilità di vegliare sul patrimonio del loro datore di lavoro, 
gli amministratori di società, gli organi di persone giuridiche così come tutte le 
persone che assumono una funzione dirigenziale, comprese coloro che l'eserci-
tano tramite un uomo di paglia (v. DTF 97 IV 10 consid. 2; 100 IV 108 consid. 4; 
105 IV 106 consid. 2; cfr. anche JOSÉ HURTADO POZO, Droit pénal, Partie spécia-
le I, 3a ediz., Zurigo 1997, pag. 337 n. 1244; STRATENWERTH/JENNY, op. cit., § 19 
n. 10; DONATSCH, op. cit., § 30 pag. 274 e segg.; NIGGLI, op. cit., n. 10 e segg. ad 
art. 158 CP). 

6.3 Stefano Tanzi non ricopriva nessun ruolo in seno ad Eliair, tanto meno una fun-
zione dirigenziale. Oltre a non godere della qualità di rappresentante, egli non 
aveva il compito né di amministrare il patrimonio di Eliair né quello di sorvegliarne 
la gestione. Egli non può dunque essere autore del reato di amministrazione in-
fedele ai sensi dell'art. 158 CP. Ipotizzabile resta una sua partecipazione giusta 
l’art. 26 CP in qualità di istigatore o complice degli atti commessi da A.. Per quan-
to riguarda l’ipotesi dell’istigazione essa non è esplicitamente contemplata 
nell’atto di accusa per cui alla luce del principio accusatorio non potrebbe venire 
comunque presa in considerazione. Gli atti dell'incarto e le risultanze dibattimen-
tali non permettono del resto di affermare che Stefano Tanzi abbia istigato A. a 

- 27 - 

commettere il reato di amministrazione infedele. Istigatore sembrerebbe piuttosto 
essere stato Calisto Tanzi (v. cl. 30 p. 910.151 e 154-155; cl. 30 p. 910.173-174; 
cl. 30 p. 910.203), persona tuttavia non oggetto del presente procedimento per 
ragioni che questa Corte non si spiega. Nelle vicende susseguenti all'acquisto del 
nuovo aereo, A. ha più volte dichiarato di aver seguito le istruzioni ricevute da 
Calisto Tanzi (v. cl. 30 p. 910.151-152; cl. 9 p. 13.1.5). Questo è successo anche 
prima di firmare l'accordo risarcitorio. A metà maggio 2001, dopo aver provato in 
Canada il nuovo aereo e dopo che Bombardier ha riconosciuto la minor autono-
mia di volo dell'apparecchio rispetto ai parametri fissati nel contratto, A. ha chia-
mato Calisto Tanzi per domandargli se doveva accettare l'aereo o meno (v. cl. 30 
p. 910.151; cl. 9 p. 13.1.5; cl. 9 p. 13.1.50-51). L'accordo di quest'ultimo era pe-
raltro richiesto da Bombardier medesima, per la quale il vero interlocutore con-
trattuale era proprio Calisto Tanzi, suo cliente da anni (v. cl. 26 p. 18.3.174; cl. 30 
p. 910.151). Ciò non toglie che in una riunione avvenuta nella seconda metà di 
maggio 2001 in presenza di Calisto Tanzi, I., Stefano Tanzi e A. sono state defi-
nite le modalità di apertura della relazione bancaria presso BNP Paribas su cui 
erano destinati a confluire i soldi provenienti da Bombardier, segnatamente 
l’apertura del primo conto n. 1 Eliair (v. cl. 30 p. 910.154). Apertura di cui Stefano 
Tanzi era chiaramente al corrente visto che solo per un impedimento professio-
nale non ha potuto presentarsi alla sua apertura, ma ha comunque fornito a A., 
se personalmente o mediante intermediari poco importa, copia del suo documen-
to d’identità (v. cl. 30 p. 910.210-211). Tale copia era necessaria all’apertura del 
conto in data 30 maggio 2001, data correttamente indicata nell’atto di accusa che 
come tale si può ritenere conforme al principio accusatorio (v. art. 126 PP; 
DTF 126 I 19 consid. 2a; 120 IV 348 consid. 2b; sentenza TPF SK.2007.21 del 
16 maggio 2008, consid. 1.4, destinata alla pubblicazione in TPF 2008 66; RO-
BERT HAUSER/ERHARD SCHWERI/KARL HARTMANN, Schweizerisches Strafprozess-
recht, 6a ediz., Basilea 2005, § 50 n. 6 e 8) atteso che la data precisa dell’atto di 
complicità di Stefano Tanzi non è ricostruibile con maggiore precisione. Stefano 
Tanzi ha inoltre proceduto di persona all'apertura del conto n. 2 Eliair presso la 
BNP Paribas, di cui egli era titolare nonché avente diritto economico, sapendo e 
accettando così di beneficiare economicamente dei due importi versati da Bom-
bardier a titolo risarcitorio. Come già rilevato in precedenza (v. consid. 3.4.2), non 
si vede come mai anche in occasione dell'apertura del secondo conto non sia 
stata indicata Eliair quale titolare. Se il conto fosse stato veramente di pertinenza 
di quest'ultima, E. non avrebbe di certo potuto accettare che ad aprirlo, e ad es-
serne il titolare, fosse una persona estranea alla società. In realtà, Stefano Tanzi, 
conscio del fatto che all'origine di tutta l'operazione vi era probabilmente di nuovo 
la volontà del padre di trasferire valori dalle tasche di una delle società controllate 
da Parmalat a quelle della famiglia Tanzi (cfr. cl. 30 p. 910.176), non ha nemme-
no tentato di mettere in discussione il fatto che quei soldi erano destinati a finire 
nelle sue tasche personali e non nelle casse di Eliair. Al contrario, egli ha chia-

- 28 - 

ramente affermato che tale conto era un bene di famiglia (v. cl. 30 p. 910.175) e 
del resto in questo la deposizione dell'accusato converge con quella di E., il qua-
le è sempre partito dall'idea che quei soldi fossero di Stefano Tanzi (v. cl. 30 
p. 910.209). Il mantenimento dello pseudonimo Eliair non era di certo da ricon-
durre al titolare dei fondi; la scelta di tale pseudonimo rappresentava semplice-
mente una soluzione che assicurasse continuità (v. cl. 30 p. 910.215). La cono-
scenza dell'accordo risarcitorio e del suo contenuto da parte di Stefano Tanzi, e 
quindi il suo coinvolgimento nella vicenda, sono pure attestati dal fatto ch'egli  
sapeva che la somma di USD 252'000.- sarebbe dovuta giungere sul conto da lui 
aperto, informazione trasmessa alla sorella B., la quale, il 22 aprile 2002, si è poi 
recata a Lugano in compagnia di A. per informarne a sua volta E. (v. cl. 30 
p. 910.177; cl. 30 p. 910.159). Stefano Tanzi sapeva che gli importi in questione 
non gli spettavano ma spettavano ad Eliair (v. cl. 30 p. 910.173). Forte di questa 
consapevolezza egli ha deciso di dare, seppur su indicazione del padre, un im-
portante contributo in occasione dell’apertura di entrambi i conti, contributo ne-
cessario per la realizzazione dei reati commessi da A. (v. supra consid. 3.4.1 e 
3.4.2). Se Stefano Tanzi non si può ritenere uno degli istigatori dei reati, si può 
per contro affermare al di là di ogni ragionevole dubbio che egli ha intenzional-
mente fornito dei contributi importanti alla realizzazione di entrambi gli atti di am-
ministrazione infedele. Egli era infatti perfettamente a conoscenza di quanto A. 
faceva abusando del proprio potere di rappresentanza, allo scopo di arricchire 
indebitamente entrambi, e del pregiudizio che questi atti arrecavano al patrimonio 
di Eliair. Stefano Tanzi si è dunque reso colpevole di ripetuta complicità in ammi-
nistrazione infedele giusta l'art. 158 n. 2 CP, in combinato disposto con gli art. 25 
e seg. CP, ipotesi di sussunzione esplicitamente evocata da questa Corte 
all’inizio del dibattimento giusta l’art. 170 PP a fronte della descrizione dei fatti 
contenuta nel complemento dell’atto di accusa (v. Fatti lett. M). 

7. Stefano Tanzi è accusato in secondo luogo di ripetuti atti di riciclaggio di denaro 
commessi tra il 3 luglio 2001 ed il 30 aprile 2003 (v. punti 2.2.1 a 2.2.14 dell’atto 
d’accusa), in un caso in correità con A., per aver intenzionalmente compiuto di-
versi atti suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento e la 
confisca dei valori patrimoniali provento della truffa di cui al punto 2.1 dell'atto 
d'accusa, subordinatamente dell’amministrazione infedele di cui al punto 2.1B 
dell’atto di accusa complementare, sapendo della provenienza criminale dei pre-
detti (punto 2.2 dell'atto d'accusa, rispettivamente del suo complemento).  

7.1 Nella fattispecie, gli atti di riciclaggio rimproverati a Stefano Tanzi non si possono 
considerare commessi per mestiere (v. a questo proposito supra consid. 4.2.1). 
Con la distrazione di due soli importi, seppur ingenti, non si può di certo afferma-
re che l'imputato si sia installato nella delinquenza e che l'attività criminosa gli 

- 29 - 

abbia procurato entrate regolari. In realtà lo scopo di tali atti era semplicemente 
quello di mettere al sicuro il bottino dei propri, circoscritti reati e non si inserisce 
in una più globale attività di riciclaggio. Alla tesi dell’accusa non potrebbe nem-
meno venire in soccorso l’insieme dei reati economico-finanziari commessi in Ita-
lia, visto che anche a volerli considerare espressione di un complessivo disegno 
criminoso al limite integrante i tipici caratteri del mestiere, essi non comprendono 
in alcun modo il reato di riciclaggio essendo tale ipotesi in Italia per definizione 
esclusa nell’eventualità, qui palesemente data, di concorso nel precedente reato 
(v. art. 648-bis comma 1 CP italiano; FRANCESCO ANTOLISEI, Manuale di diritto 
penale. Parte speciale I, 15. ediz., Milano 2008, pag. 464), per tacere del fatto 
che come ha recentemente avuto occasione di sottolineare il Wirtschaftsstrafge-
richt di Berna atti di riciclaggio commessi al di fuori della giurisdizione penale 
svizzera non possono in ogni caso venir presi in considerazione a sostegno della 
qualifica del mestiere (sentenza 2007/9 del 20 giugno 2008, consid. B3 parzial-
mente pubblicato in forumpoenale 1/2009, pag. 42 e seg.). Solo il riciclaggio 
semplice, punito con una pena detentiva massima di 3 anni, può quindi entrare in 
considerazione.  

 Per gli atti di riciclaggio che l'imputato avrebbe commesso tra il 3 luglio 2001 ed il 
23 ottobre 2001, l'azione penale è dunque prescritta. Di fatti, avendo il Tribunale 
federale abbandonato la figura giuridica di unità sotto il profilo della prescrizione 
(DTF 131 IV 83 consid. 2.4) e non essendo data una delle situazioni in cui, sotto 
il profilo della prescrizione, una pluralità di atti forma ancora una sola entità (v. a 
questo proposito DTF 131 IV 83 consid. 2.4.5), la prescrizione decorre nei termini 
previsti all’art. 98 lett. a CP e non dal giorno in cui è stata compiuta l’ultima ope-
razione di riciclaggio. Ogni atto di riciclaggio va infatti considerato singolarmente, 
nella misura in cui la singola operazione di riciclaggio atta di per sé a interrompe-
re la “traccia documentaria” costituisce un reato autonomo, in sé conchiuso nei 
suoi elementi oggettivi e soggettivi. Le varie operazioni sono frutto di distinte de-
cisioni e anche se fra talune vi è vicinanza temporale ed una certa comunanza di 
disegno ciò non è sufficiente secondo la giurisprudenza più recente per applicare 
l’art. 98 lett. b CP (sentenze del Tribunale federale 6P.11/2005 del 12 novembre 
2005, consid. 9.3.2 e 6S.397/2005 del 13 novembre 2005, consid. 2.3.2), tanto 
più che tra l’ultimo atto prescritto, quello commesso il 23 ottobre 2001 e la nuova 
serie di operazioni non prescritte, vi è un considerevole intervallo temporale, se-
gnatamente di quasi sei mesi. Non sussiste altresì un reato permanente (sulla 
nozione v. DTF 135 IV 6 consid. 3.2 e rinvii), come ad esempio nel caso della tra-
scuranza degli obblighi di mantenimento ai sensi dell’art. 217 CP (DTF 132 IV 49 
consid. 3.1) o della carente diligenza in operazioni finanziarie ai sensi dell’art. 
305ter CP nell’ambito di una duratura relazione d’affari (DTF 134 IV 307 con-
sid. 2.4), né la fattispecie è qualificata in termini di unità giuridica dell’azione co-
me per esempio nel caso, qui escluso, di riciclaggio per mestiere (v. JOSÉ HUR-

- 30 - 

TADO POZO, Droit pénal. Partie générale, Ginevra/Zurigo/Basilea 2008, n. 1450 
pag. 464). Ne consegue che ai capi d’accusa da 2.2.1 a 2.2.7 non può essere da-
to seguito per intervenuta prescrizione per cui l’accusato risulta prosciolto da 
queste accuse. 

7.2 Non sono invece prescritti i fatti di riciclaggio di cui alle cifre 2.2.8 a 2.2.14 
dell’atto d’accusa in quanto avvenuti tra il 9 maggio 2002 ed il 30 aprile 2003. È 
appurato, e del resto non contestato, che sul conto n. 2 Eliair presso la BNP Pa-
ribas di Lugano del quale l’accusato è titolare ed avente diritto economico (cl. 4 
p. 7.2.249 e segg.), sono confluiti gli importi di USD 1'500'000.- (cl. 4 p. 7.2.241) 
a saldo del conto n. 1 Eliair e di USD 252'000.- dovuto ad Eliair per il ritardo nella 
consegna dell'aereo (cl. 27 p. 18.3.375). In tal senso non v’è dubbio sull’origine 
criminale di codesti valori patrimoniali (cfr. art. 10 cpv. 2 CP) essendo gli stessi il 
provento diretto dell’amministrazione infedele commessa ai danni di Eliair. Tutta-
via, come già rilevato al considerando 4.2.1, oltre alla provenienza criminale dei 
valori patrimoniali, occorre determinare se gli atti rimproverati all’accusato sono 
oggettivamente suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento 
o la confisca di valori patrimoniali (DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). In 
quanto all’elemento soggettivo del reato, l’accusato è punibile di riciclaggio se 
conosceva o doveva presumere l’origine criminale dei valori patrimoniali riciclati e 
se era consapevole che il suo atto poteva vanificare l’accertamento dell’origine, il 
ritrovamento o la confisca dei valori patrimoniali, o quanto meno, in caso di dolo 
eventuale, egli doveva ipotizzarne le eventualità ed accettarne le conseguenze 
(DTF 128 IV 117 consid. 7f, 122 IV 211 consid. 2e, CORBOZ, op.cit., vol. II, n. 39 
ad art. 305bis CP). 

7.2.1 Le operazioni enumerate alle cifre 2.2.8, 2.2.9, 2.2.11, 2.2.13, e 2.2.14 dell’atto 
d’accusa riguardano operazioni di investimento intervenute nell’ambito del man-
dato permanente per depositi fiduciari all’estero stipulato dall’accusato titolare del 
conto n. 1 Eliair con la BNP Paribas (cl. 4 p. 7.2.251). Vista l’identica natura degli 
investimenti, per economia redazionale, gli stessi saranno analizzati globalmente. 
Risulta dai fatti descritti alla cifra 2.2.8 dell’atto d’accusa che in data 9 maggio 
2002, gli averi patrimoniali sul conto n. 2 Eliair presso la BNP sono stati investiti a 
concorrenza di USD 255'000.- con riscatto a 48 ore in un deposito fiduciario 
presso la BNP Paribas in Lussemburgo (cl. 5 p. 7.2.354). Emerge dai fatti di cui 
alla cifra 2.2.9 dell’atto d’accusa che in data 18 marzo 2003, a richiesta 
dell’accusato, l’importo di USD 320'000.- è stato disinvestito da un deposito effet-
tuato presso la BNP Paribas in Lussemburgo ed accreditato sul conto n. 2 Eliair 
dell’accusato (cl. 5 p. 7.2.361). Scaturisce dai fatti illustrati alla cifra 2.2.11 
dell’atto d’accusa che in data 18 marzo 2003, secondo i termini del contratto fidu-
ciario, il conto dell’accusato è stato addebitato a concorrenza di EUR 305'000.- 
per essere investito in un deposito fiduciario presso la BNP Paribas SA a Guern-

- 31 - 

sey (cl. 5 p. 7.2.367). Inoltre si evince dai fatti di cui dalla cifra 2.2.13 dell’atto 
d’accusa che in data 1° aprile 2003, secondo le istruzioni del cliente, il preceden-
te deposito fiduciario è stato rimborsato e la somma di EUR 305'000.- nonché gli 
interessi di EUR 201.63 sono stati accreditati sul conto n. 2 Eliair dell’accusato 
(cl. 5 p. 7.2.370). Da ultimo scaturisce dai fatti descritti alla cifra 2.2.14 dell’atto 
d’accusa che in data 30 aprile 2003, sempre in ossequio al contratto di deposito, 
l’importo di EUR 150'000.- è stato addebitato dal conto dell’accusato per essere 
investito in un deposito fiduciario presso la BNP Paribas SA a Guernsey (cl. 5 
p. 7.2.372). Dal punto di vista bancario non v’è dubbio che le operazioni descritte 
sono degli investimenti e come tali potrebbero essere suscettibili di vanificare 
l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la confisca dei valori provento 
dell’amministrazione infedele. In tal senso la giurisprudenza ha già avuto modo di 
confermare che il riciclaggio di denaro può essere commesso anche mediante 
investimenti (DTF 119 IV 242 consid. 1d). Tuttavia, nella presente fattispecie, 
contrariamente alla giurisprudenza precitata, appare dubbio che gli atti ascritti 
all’accusato abbiano vanificato l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la 
confisca del provento del crimine. Nel caso in esame, i valori patrimoniali sono 
certo stati investiti all’estero ma gli investimenti non hanno allontanato definitiva-
mente i valori patrimoniali dal conto dell’accusato. A tal proposito va certo rilevato 
che, in virtù del mandato permanente conferito alla banca, l’accusato ha dato la 
facoltà a quest’ultima di effettuare a proprio nome e per suo conto piazzamenti 
sotto forma di depositi a termine presso banche o istituti finanziari all’estero ma 
comunque, sempre a norma di tale mandato, gli investimenti erano temporanei 
dato che alla loro scadenza i fondi investiti dovevano essere accreditati sul suo 
conto in Svizzera. Ciò che è effettivamente avvenuto segnatamente per le opera-
zioni di cui alle cifre 2.2.11 e 2.2.13 dell’atto d’accusa. Alla luce di queste circo-
stanze la Corte nutre dubbi in merito alla realizzazione dell’elemento vanificatorio 
degli investimenti in questione. Il quesito può comunque restare indeciso per le 
ragioni esposte qui di seguito. 

7.2.2 Il presupposto soggettivo del reato è indubbiamente adempiuto per quanto ri-
guarda la conoscenza dell’origine criminosa dei fondi. L’accusato avendo parte-
cipato alla realizzazione dell’amministrazione infedele conosceva l’origine crimi-
nale dei fondi accreditati sul suo conto. Per quanto attiene invece al presupposto 
soggettivo della consapevolezza che gli investimenti di cui sopra potevano vanifi-
care l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca dei valori patrimonia-
li la questione appare meno evidente. Risulta dalla deposizione del gestore del 
conto n. 2 Eliair che l’accusato non ha dimostrato un interesse particolare 
nell’investimento dei fondi. Egli ha dapprima preso tempo per riflettere sul tipo di 
investimento da effettuare (v. cl. 30 p. 910.213). Successivamente, a dire 
dell’accusato stesso, Stefano Tanzi ha delegato alla sorella B., più esperta in ma-
teria di investimenti, il compito di discutere, sia pur in termini generali dato che B. 

- 32 - 

non aveva procura sul conto, con il gestore del conto in merito a potenziali inve-
stimenti (v. cl. 30 p. 910.175). In ultima analisi, anche dopo l’interessamento della 
sorella, l’accusato ha continuato la gestione dei valori unicamente nell’ambito del 
mandato permanente per depositi fiduciari all’estero stipulato con la BNP Paribas 
(cl. 4 p. 7.2.251). In queste circostanze, anche volendo ammettere le condizioni 
oggettive del riciclaggio, difetterebbe comunque l’elemento soggettivo, visto che 
è palese che l’accusato non poteva ragionevolmente avere l’intenzione di com-
piere, nemmeno a livello di dolo eventuale, atti suscettibili di vanificare 
l’accertamento dell’origine il ritrovamento o la confisca dei valori. Se questa fosse 
stata la sua intenzione, egli non avrebbe certamente proceduto ad investimenti e 
disinvestimenti che, oltre a lasciare tracce scritturali ben percorribili, si conclude-
vano o comunque dovevano necessariamente concludersi in ossequio del man-
dato per depositi conferito alla banca (cl. 4 p. 7.2.251), con l’accredito finale dei 
valori investiti sul suo conto in Svizzera. Visto quanto precede, l’accusato deve 
essere prosciolto dai capi d’accusa 2.2.8, 2.2.9, 2.2.11, 2.2.13, e 2.2.14. 

7.2.3 Stefano Tanzi è inoltre accusato di riciclaggio per avere cambiato l’importo di 
USD 329'125.50, depositato sul conto n. 2 Eliair presso la BNP Paribas a Luga-
no, in EUR 305’000.- (cifra 2.2.10 dell’atto d’accusa). 

Accertato il fatto che gli averi sul conto n. 2 Eliair costituiscono il provento di un 
crimine (consid. 3.4), occorre altresì determinare se l’operazione di cambio effet-
tuata dall’accusato in data 14 marzo 2003 (cl. 5 p. 7.2.360) costituisce oggetti-
vamente un atto suscettibile di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrova-
mento o la confisca del provento del crimine (v. DTF 119 IV 59 consid. 2). Il Tri-
bunale federale ha già avuto modo di giudicare che sono costitutive di riciclaggio 
operazioni di cambio di banconote con banconote di taglio differente (DTF 122 IV 
211 consid. 2c). In modo più generale, la dottrina annovera tra gli atti costitutivi di 
riciclaggio le operazioni di cambio (CASSANI, op. cit., n. 37 ad art. 305bis CP; 
JÜRG-BEAT ACKERMANN, Geldwäscherei – Money Laundering, Zurigo 1992, 
p. 259 e segg.). Tali operazioni costituiscono atti di riciclaggio qualora vanifichino 
l’origine dei fondi in modo da non poter più essere identificati come il prodotto del 
crimine. Ciò avviene qualora tramite il cambio di valute è cancellata la traccia 
dell’origine dei valori. Nella fattispecie, il cambio di valuta si è realizzato sullo 
stesso conto dell’accusato. L’operazione di cambio ha lasciato una traccia conta-
bile nella scrittura bancaria del 14 marzo 2003 (cl. 5 p. 7.2.360). I valori cambiati 
inoltre non sono stati addebitati dal conto dell’accusato, del quale tra l’altro egli è 
anche l’avente economico (cl. 4 p. 7.2.250). In tali circostanze, l’operazione di 
cambio non può essere considerata come un atto vanificatorio ai sensi dell’art. 
305bis CP. Ne consegue che l’accusato deve essere prosciolto dall’accusa di cui 
al punto 2.2.10 dell’atto d’accusa. 

- 33 - 

7.2.4 Stefano Tanzi è infine accusato di riciclaggio per avere trasferito dal conto n. 2 
Eliair da lui detenuto presso la BNP Paribas a Lugano la somma di 
EUR 303'600.- sul conto di terzi ed, in seguito, essersi fatto consegnare a con-
tanti presso il suo domicilio a Collecchio (Italia) l’importo di EUR 300'000.- (cifra 
2.2.12 dell’atto d’accusa). 

È appurato che Stefano Tanzi in occasione della visita di un consulente della 
BNP Paribas presso il suo domicilio a Parma, ha preannunciato in data 6 marzo 
2003 l’addebito dal conto n. 2 Eliair di circa EUR 300'000.- (cl. 5 p. 7.2.385). E’ 
altresì stabilito che Stefano Tanzi ha dato istruzioni al consulente E. al fine di far-
gli recapitare a contanti, presso il suo domicilio in Italia, la somma di 
EUR 303'000.- EUR (cl. 8 p. 12.1.8). In data 14 marzo 2003 E. ha contattato la 
Q. SA, società attiva nelle operazioni di cambio, incaricandola di effettuare la 
consegna del suddetto importo al domicilio di Stefano Tanzi a Collecchio (cl. 8 p. 
12.4.4). Quest'ultimo ha quindi ordinato a E. di trasferire l'equivalente di EUR 
303'600.- dal conto n. 2 Eliair al conto n. 5 intestato alla Q. SA presso la Banca 
Raiffeisen di Balerna (cl. 5 p. 7.2.369 e cl. 8 p. 12.1.8), ciò che è avvenuto due 
giorni dopo (cl. 6 p. 7.4.76). Trattenuto il proprio guadagno, la Q. SA, tramite M., 
ha consegnato a Como (Italia) a N. l’importo di EUR 300'000.- (cl. 8 p. 12.5.2; cl. 
30 p. 910.220). Detto importo è stato a sua volta consegnato in contante da N. a 
Stefano Tanzi, al suo domicilio di Collecchio (cl. 8 p. 12.5.2; cl. 30 p. 30.910.221). 

La giurisprudenza e la dottrina sono unanimi nel considerare che il trasporto di 
denaro provento di un crimine attraverso la frontiera è un atto suscettibile di vani-
ficare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la confisca (DTF 127 IV 24 
consid. 2/b/cc; STEFAN TRECHSEL/HEIDI AFFOLTER-EIJSTEN, Schweizerisches 
Strafgesetzbuch, Zurigo/San Gallo 2008, n. 18 ad art. 305bis CP con rinvii). Nella 
fattispecie, non v’è dubbio che l’accusato dando le istruzioni necessarie al fine di 
prelevare dal suo conto in Svizzera la somma di EUR 300'000.- provento di un 
crimine (v. consid 3.4 e 6.3) e farsela recapitare a contanti oltre frontiera presso il 
proprio domicilio in Italia, ha realizzato le condizioni oggettive dell’articolo 305bis 
n. 1 CP. 

L’agire di Stefano Tanzi adempie altresì le condizioni soggettive del riciclaggio in 
quanto l’accusato non poteva ignorare che gli atti da lui volontariamente com-
messi, seppur per il tramite di intermediari, erano suscettibili di vanificare 
l’accertamento dell’origine dei valori patrimoniali dell’amministrazione infedele 
plurima di cui è stato complice. Il fatto che alla base dell'operazione vi fosse an-
che una concreta finalità di tipo schiettamente economico (v. cl. 30 p. 910.176-
177) non toglie che Stefano Tanzi, laureato in economia ed avveduto uomo d'af-
fari (v. cl. 30 p. 910.171 e 183), abbia consapevolmente accettato di interrompere 
la traccia documentale fra reato a monte e valori in questione, integrando in tal 

- 34 - 

modo il reato di riciclaggio anche sul piano soggettivo. Ne consegue che 
l’accusato si è reso colpevole di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis n. 1 
CP limitatamente ai fatti descritti al punto 2.2.12 dell’atto d’accusa. 

 

Sulle pene 

8.  

8.1 I reati ritenuti a carico degli accusati sono stati commessi prima del 1° gennaio 
2007, data dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni concernenti il diritto san-
zionatorio. In applicazione dell’art. 2 cpv. 2 CP occorre determinare quale diritto 
risulta più favorevole per la fissazione e la scelta della pena che dovrà essere 
concretamente inflitta. A tale scopo il vecchio ed il nuovo diritto devono essere 
paragonati nel loro insieme, valutandoli però non in astratto ma nella loro appli-
cazione nel caso di specie (sentenza del Tribunale federale 6S.449/2005 del 
24 gennaio 2006, consid. 2; DTF 119 IV 145 consid. 2c; FRANZ RIKLIN, Revision 
des Allgemeinen Teils des Strafgesetzbuches; Fragen des Übergangsrechts, in 
AJP/PJA 2006 pag. 1473; HURTADO POZO, op. cit., n. 335-337 p. 115-116; in 
questo senso già ERNST HAFTER, Lehrbuch des schweizerischen Strafrechts. All-
gemeiner Teil, 2a ediz., Berna 1946, pag. 43 e segg., nonché ALFRED VON OVER-
BECK, Der zeitliche Geltungsbereich des Schweizerischen Strafgesetzbuches und 
die Behandlung der Übergangsfälle, in RPS 56/1942, pag. 359 e segg.). Il nuovo 
diritto trova applicazione se obiettivamente esso comporta un miglioramento della 
posizione del condannato (principio dell’obiettività), a prescindere quindi dalle 
percezioni soggettive di quest’ultimo (DTF 114 IV 1 consid. 2a pag. 4; sentenza 
del Tribunale federale 6B_202/2007 del 13 maggio 2008, consid. 3.2). In osse-
quio al principio dell’alternatività il vecchio ed il nuovo diritto non possono venire 
combinati (sentenza del Tribunale federale 6B_312/2007 del 15 maggio 2008, 
consid. 4.3; v. già PETER HALTER, Das zeitliche Geltungsgebiet des Schweizeri-
schen Strafgesetzbuches, Lucerna 1942, pag. 34). In questo senso, non si può 
ad esempio applicare per il medesimo fatto, da un lato il vecchio diritto per de-
terminare l’infrazione commessa e  dall