# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cfab00d8-12ac-5be0-a654-7119cd6bfee4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 07.08.2009 17.2008.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2008-38_2009-08-07.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2008.38

  	
  Lugano

  7 agosto 2009/lw

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei
  giudici:

  	
  Roggero-Will, presidente,

  Lardelli e Pellegrini

  

 

	
  segretario:

  	
  Filippini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire sul ricorso per
cassazione presentato il 9 giugno 2008 da

 

	
   

  	
   RI 1

   e    domiciliato a    ; 

  già patrocinato dall'  PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 28 aprile 2008 dal giudice della Pretura penale 

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

 

esaminati gli atti;

 

posti i seguenti

 

punti in questione:

 

                                   1.   Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione.

 

                                   2.   Il
giudizio sulle spese e sulle ripetibili.

 

 

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa 15.10.2007, l’allora sostPP  ha ritenuto RI
1 autore colpevole di rissa per avere, il 27.4.2007, presso il bar __________,
unitamente a __________ (risultato, poi, in realtà essere __________), __________
ed un'altra persona rimasta non identificata, preso parte ad una rissa che ha
avuto per conseguenza il suo ferimento e quello di __________.

                                         In
applicazione della pena, ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di fr
1400.- (corrispondente a 20 aliquote giornaliere di fr 70.- l’una)  sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di due anni e alla multa di fr 500.-
(da sostituirsi, in caso di mancato pagamento, con una pena detentiva di 5
giorni).

 

                                  B.   Statuendo
sull’opposizione di RI 1, il giudice della Pretura penale ne ha confermato la
condanna per rissa e lo ha condannato alla pena pecuniaria di fr 560.-
(corrispondente a 8 aliquote giornaliere di fr 70.- l’una)  sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di due anni e alla multa di fr 300.-
(da sostituirsi, in caso di mancato pagamento, con una pena detentiva di 3
giorni).

 

                                  C.   RI 1 ha impugnato la sentenza
pretorile  motivando con allegato 9/10 giugno 2008 la dichiarazione di ricorso
fatta il 5/6 maggio 2008.

                                         Nel
ricorso egli chiede, con l’annullamento della sentenza di primo grado, in via
principale, di essere prosciolto e, in via subordinata, il rinvio degli atti
alla pretura penale.

 

                                  D.   Il
sost PP, con scritto 18 giugno 2008, senza svolgere particolari osservazioni,
ha postulato la reiezione del gravame.

 

Considerato

 

in diritto:                  1.   Il ricorso per cassazione è un rimedio di
mero diritto (art. 288 cpv. 1 lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la
valutazione delle prove sono sindacabili unicamente qualora la sentenza
impugnata denoti estremi di arbitrio (art. 288 cpv. 1
lett. c e 295 cpv. 1 CPP). 

                                         Perché un
accertamento possa essere definito arbitrario, non è sufficiente che esso sia
manchevole, discutibile o finanche inesatto. E’ necessario che esso sia
manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in
aperto contrasto con gli atti (DTF 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17, 131 I 217
consid. 2.1 pag., 219, 129 I 173 consid. 3 pag. 178 con richiami) o basato
unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28
consid. 2b pag. 30; 112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di
arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una
propria versione dell’accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre
spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata
valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo
giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev’essere
arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 132 I 13 consid.
5.2 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, DTF 128 I 177 consid. 2.1 pag.
182, 275 consid. 2.1; 125 II 129 consid. 5b pag. 134, 125 I 166 consid. 2a pag.
168, 124 I 208 consid. 4a pag. 211). 

 

                                   2.   Il ricorrente ha sostenuto che, rifiutando l’audizione al
dibattimento di __________ da lui richiesta, il giudice di prime cure ha leso
il suo diritto al contradditorio ex art. 6 cpv.3 CEDU.

                                         Rileva
che l’importanza della deposizione di __________ risulta con evidenza dal fatto
che, quanto da questi dichiarato alla polizia sia stato usato dal giudice di
prime cure “per dimostrare che le versioni fornite dall’accusato e dal teste
__________ non fossero attendibili” (ricorso pag. 26). 

                                         Nulla
viene detto, invece, nel ricorso, in relazione all’audizione di __________.

 

                               2.1.   Dagli
atti risulta che, il 12 novembre 2007, la Difesa di RI 1 aveva chiesto che al dibattimento venissero assunte alcune prove. Fra queste, aveva chiesto
l’audizione in qualità di testi di __________.

                                         Il
giudice di prime cure, con ordinanza 4 aprile 2008, ha, fra l’altro, respinto l’assunzione di tali testimonianze poiché “stante l’inesistenza di
una precisa opposizione alle fasi predibattimentali, non possono essere accolte
le prove testimoniali già esperite dalla polizia cantonale (__________)” .

 

                               2.2.   Il
diritto di essere sentito, sancito esplicitamente
dall'art. 29 cpv. 2 Cost, assicura – tra l'altro – la
facoltà di offrire formalmente e tempestivamente mezzi
di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assunzione, di partecipare alla loro
assunzione e di esprimersi sulle relative risultanze, nella misura in cui essi
possano influire sulla decisione (DTF non pubblicata 1. maggio 2009 [4A.153/2009], consid. 4.1. e riferimenti; DTF non pubblicata 23 maggio 2008
[6B.570/2007] consid. 5.1.; DTF non pubblicata del 13
aprile 2005 [2P.20/2005]
consid. 3.2 e riferimenti; DTF 131 I 153 consid. 3; DTF 126 I 15
consid. 2a/aa; DTF124 I 49 consid. 3a, DTF 124 I 241 consid. 2; DTF 115 Ia 8 consid. 2b pag. 11 con citazioni), e di interrogare i
testi a carico e a discarico (DTF non pubblicata 5
marzo 2009 [6B.992/2008], consid. 1.1.1. in fine; DTF116
Ia 289 consid. 3 pag. 291 con richiami).

                                         In
quest’ottica, il diritto di essere sentito consacra le stesse garanzie
processuali dell'art. 6 par. 3 lett. d CEDU e la sua inosservanza comporta la
cassazione della sentenza impugnata già per motivi di forma, senza riguardo al
merito (DTF 116 Ia 52 consid. 2 pag. 54 con richiami).

                                         Il
diritto dell'accusato di interrogare o fare interrogare i testimoni a carico,
sancito dall'art. 6 n. 3 lett.
d CEDU,
costituisce un aspetto puntuale del diritto ad un equo processo giusta l'art. 6 n. 1 CEDU e
mira ad escludere che un giudizio penale venga fondato su dichiarazioni di
testimoni ai quali l'accusato non ha avuto la possibilità di porre domande o
che non hanno potuto essere messe in dubbio. Questa facoltà è garantita come
detto anche dall'art. 32 cpv.
2 Cost.,
che concretizza il diritto di essere sentito (art. 29 cpv.
2 Cost.).
Le norme citate tutte hanno lo scopo di garantire parità delle armi e il
diritto ad un equo processo (DTF 131 I 476 consid. 2.2 e rinvii). Le
dichiarazioni dei testi possono di regola essere utilizzate a danno
dell'accusato solo dopo un confronto. In questa misura, il diritto di
interrogare testimoni a carico assume di principio un carattere assoluto (DTF
131 I 476 consid. 2.2, 129 I 151 consid.
3.1).

                                         L’esercizio
del contraddittorio - nella misura in cui ne viene fatta richiesta (come è
avvenuto in concreto con la richiesta 12 novembre 2007) – va, di regola, sempre
garantito.

                                         Tuttavia,
nella prassi, la portata di tale diritto è relativizzata, valendo in maniera
illimitata soltanto quando la testimonianza litigiosa sia l'unica prova
disponibile o abbia valore decisivo (sentenza del TF non pubblicata del 23
maggio 2008 6B.42/2008 consid. 2.2.; DTF 131 I 476 consid. 2.2, 129 I 151 consid.
3.1).

                                         Il
Tribunale federale ha, infatti, avuto modo di stabilire che se, per principio,
l'imputato ha diritto all'assunzione delle prove offerte, l'autorità può procedere ad un apprezzamento anticipato di tali
prove e rifiutarle nella misura in cui le ritenga irrilevanti (DTF non pubblicata 23 maggio 2008
[6B.570/2007], consid. 5.1., DTF 124 I 208 consid. 4
pag. 211, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2 b). Per questa valutazione, l'autorità
dispone di un vasto margine di apprezzamento, censurabile solo in caso
d'arbitrio (DTF non pubblicata 23
maggio 2008 [6B.570/2007], consid. 5.1., DTF 131 I 153 consid. 3, DTF 129 I 8 consid. 2.1 e rinvii; DTF
124 I 208 consid. 4a). Entro tali limiti, l'apprezzamento
anticipato delle prove non viola la garanzia di un equo processo consacrata
dall'art. 6 CEDU (Miehsler/Vogler in: Internationaler Kommentar zur
Europäischen Menschen-rechtskonvention, nota 367 ad art. 6 con rimandi; CCRP,
sentenza del 10 settembre 2002 in re D., consid. 7.2; del 23 agosto 1999 in re R., consid. 1b; del 23 agosto 1999 in re G., consid. 2.1 con riferimenti).

 

                               2.3.   In
concreto, l’audizione dei testi __________ al dibattimento è stata rifiutata
dal giudice di prime cure non a seguito di una valutazione anticipata delle
prove ma unicamente in ragione dell’assenza della manifestazione da parte
dell’imputato dell’opposizione all’utilizzo in sede dibattimentale delle
risultanze dell’istruzione formale di cui all’art. 227 cpv.2 CPP.

 

                                         La motivazione
è manifestamente errata.

 

                                         Ai sensi dell'art. 227
cpv. 2 CPP le parti possono formulare opposizione all'uso in sede
dibattimentale delle risultanze dell'istruzione formale. 

                                         La ratio dell'opposizione
all'uso dibattimentale delle risultanze scritte dell'istruzione formale è
quella di fare chiarezza sul modo e sulla misura in cui verranno istruite le
prove nel corso del dibattimento con particolare riferimento ai principi
dell’immediatezza e dell’oralità che contraddistinguono il processo penale di
primo grado (cfr. rapporto 22.7.1992 della commissione speciale per l'esame del
messaggio aggiuntivo 20 marzo 1991 del Consiglio di Stato concernente la
revisione totale del codice di procedura penale del 10 luglio 1941). 

                                         In particolare, in merito
all'art. 175 cpv. 2 del progetto di revisione del CPP - ripreso nell'odierno
art. 227 cpv. 2 CPP riprende la lettera - il legislatore ha annotato quanto
segue: 

 

"  il cpv. 2 si incentra
sull'opposizione che le parti hanno modo di formulare all'uso in sede dibattimentale
delle risultanze dell'istruzione formale. La ratio della norma mira a creare
chiarezza in vista del dibattimento. In applicazione dei principi dell'oralità
e dell'immediatezza sono quindi contemplati dieci giorni per formulare
opposizione nel senso appena indicato. Nel caso in cui venga interposta
opposizione, il PP può chiedere di sentire, ad esempio, i testimoni al pubblico
dibattimento. 

Se non procede in tal modo, e rinuncia all'audizione degli stessi,
non gli è comunque più possibile leggere in aula i relativi verbali istruttori.
Il termine previsto è breve: esso può tuttavia essere prorogato. La mancata
opposizione, come precisa sempre il cpv. 2 qui proposto in una formulazione
redazionale diversa da quella che si trova nel messaggio aggiuntivo, significa
accettazione dell'uso dibattimentale delle risultanze scritte dell'istruzione
formale, per le prove di cui il PP non chiede esplicitamente l'assunzione con
l'atto di accusa. Diversamente espresso: la mancata opposizione comporta
unicamente l'accettazione dell'uso dibattimentale delle risultanze scritte
dell'istruzione formale: l'apprezzamento delle stesse nel merito rimane libero.
Nessun giudizio di valore sulle prove: semplicemente, non ne viene contestata
l'esistenza quale materiale probatorio, da utilizzare nel corso del
dibattimento. Nell'eventualità di mancata opposizione, le prove raccolte in
fase istruttoria si trovano ad essere parificate a quelle assunte nel corso del
dibattimento: per entrambi i tipi di mezzi probatori, rimane intatta la facoltà
delle parti di proporre le proprie osservazioni sul valore di tali prove. È
parso inopportuno esigere che l'opposizione debba essere motivata: il cpv. 2 è
stato di conseguenza modificato. In una tematica tanto delicata non occorre
infatti essere eccessivamente restrittivi."

                                         (rapporto cit., p. 75 e
seg.)

 

                                         I
principi dell'immediatezza e dell’oralità non sono
principi costituzionali indipendenti, né la Costituzione federale né la CEDU garantiscono in modo illimitato questi principi (sentenza 1P.215/2004
del 26 maggio 2004 consid. 2 e Piquerez, Procédure pénale suisse,
Manuel, 2°ed 2007, nota 884 e 885). È il diritto di procedura
(cantonale) che determina in che modo e in che misura le prove debbano essere
assunte direttamente dal tribunale e se e quali risultanze della procedura
d'istruzione debbano essere scartate (sentenza 1P.277/1997 del 2 dicembre 1998
consid. 4, non pubblicato in DTF 125 I 127).
All'accusato dev'essere in ogni caso concessa la possibilità di far
amministrare le prove essenziali nel corso del procedimento, di modo che sia
rispettato il suo diritto a un equo processo. Nella misura in cui l'accusato ha
avuto la possibilità di far interrogare i testimoni a carico, il tribunale può
fondare la sua decisione sulle dichiarazioni rese durante la procedura
d'inchiesta preliminare o d'istruzione senza contravvenire all'art. 6 CEDU
(DTF non pubblicata del 9 aprile 2009 [6B.1004/2008], consid. 2.1 e
riferimenti; Piquerez, Procédure pénale suisse, Manuel, 2°ed 2007, nota 884 e
885).

 

                                         Pertanto indipendentemente
dall’opposizione all’uso dibattimentale delle risultanze scritte di cui all’art.
227 cpv.2 CPP, è manifesto che il diritto al contradditorio –
derivante dall’art. 6 par 3 CEDU e dall’art. 29 cpv. 2 Cost – non può essere
subordinato all’esercizio di una facoltà – data peraltro per fini che nulla (o
ben poco) hanno a che vedere con tale diritto – concessa alle parti da una
norma di diritto cantonale.

 

                               2.4.   Ritenuto
come la pretesa violazione del diritto di essere sentito riferita alla
valutazione in senso lato delle prove, coincide con una censura d’arbitrio e
considerato che una sentenza per essere annullata deve essere arbitraria non
solo nella motivazione ma anche nel suo risultato (DTF 132 I 13 consid. 5.2
pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, DTF 128 I 177 consid. 2.1 pag. 182,
275 consid. 2.1; 125 II 129 consid. 5b pag. 134, 125 I 166 consid. 2a pag. 168,
124 I 208 consid. 4a pag. 211), è necessario, in concreto, stabilire se - al di
là del rifiuto di procedere all’audizione dei testi fondato su di un’errata
applicazione dell’art. 277 cpv. 2 CPP - le testimonianze dei testi __________ abbiano
influito sulla decisione (sentenza del TF non pubblicata del 1. maggio
2009 4A153/2009,
consid. 4.1;sentenza del TF non pubblicata del 13 aprile 2005  2P.20/2005,
consid. 3.2 e riferimenti)

                                         Se ciò
fosse, la sentenza sarebbe viziata da una violazione del diritto di essere
sentito e andrebbe annullata, senza riguardo al merito, nella misura in cui
l’imputato non avrebbe beneficiato del diritto di
partecipare all’assunzione delle prove e di esprimersi sulle relative
risultanze compresa quella, come in concreto, di
interrogare i testi a carico e a discarico.

 

                               2.5.   Nel
caso concreto, il rifiuto del pretore di sentire in contraddittorio __________
non ha influito – e nemmeno il ricorrente propone una tesi contraria - sulla
decisione del pretore, il quale, in definitiva, non ha ritenuto le sue
deposizioni determinanti o quantomeno rilevanti per formare il proprio
convincimento.

 

                                         Diverso è
il discorso per quanto attiene alle dichiarazioni di __________, rese in
polizia in assenza di contraddittorio.

                                         Il
giudice della pretura penale, dopo avere rifiutato all’imputato il diritto di
interrogare __________, ha considerato rilevante la testimonianza di
quest’ultimo per giungere al suo convincimento sulla credibilità dell’imputato
e del teste __________ sentito nel corso del dibattimento e l’ha, per finire,
utilizzata a fondamento del suo giudizio.

 

                                         Il
tribunale federale – nel solco della consolidata giurisprudenza sopra evocata -
ha già avuto modo di stabilire che il giudice non può, da un lato, rifiutare
all’imputato il contraddittorio per determinate testimonianze (ritenendole
nell’ambito di una anticipata valutazione delle prove ininfluenti per il suo
giudizio quand’anche si fossero rivelate non attendibili), e dall’altro lato, fondare
il suo convincimento (foss’anche marginalmente) su quelle stesse testimonianze raccolte
senza contraddittorio (DTF non pubblicata 29 marzo 2000
[1P.706/1999], consid. 2.b)aa) e riferimenti).

 

                                         La
sentenza impugnata si rileva, quindi, arbitraria anche nel suo risultato,
ritenuto come la testimonianza di __________ è stato usata dal giudice della Pretura
penale per fondare il suo convincimento sulla credibilità, tra l’altro, anche
dell’imputato, il quale si è visto precludere dal primo giudice il diritto di
partecipare all’amministrazione della testimonianza in questione. Così facendo
il pretore – indipendentemente delle ragioni addotte per un siffatto rifiuto –
ha, in concreto, emesso un giudizio viziato da una violazione del diritto
dell’imputato ad un equo processo, ed in particolare del diritto di essere
sentito.

 

                                         Pertanto,
senza ulteriore esame, la decisione impugnata va annullata e gli atti vanno
rinviati ad un nuovo giudice della Pretura penale per un nuovo giudizio.

 

                                   3.   Visto
l’annullamento della decisione per violazione del diritto di essere sentito, la Corte può esimersi dall’analizzare le ulteriori censure esposte dal ricorrente nel suo
allegato ricorsale quo alla contestata valutazione delle prove operata dal
giudice della Pretura penale ed alla violazione, in applicazione del diritto
sostanziale, del principio in dubio pro reo.

 

                                   4.   Appare, per contro, utile, per ragioni di economia processuale,
malgrado l’annullamento della sentenza ed il rinvio della causa per un nuovo
giudizio, esaminare l’ultima delle censure sollevate dal ricorrente nel suo
gravame consistente nella pretesa violazione dell’art. 13 CEDU, da questi
ravvisata nella decisione del pretore di porre a carico dell’imputato, insieme
alla multa di fr. 300.-, alla tassa di giustizia di fr. 150.-, alle spese
giudiziarie di fr. 150.- ed all’indennità di testimoni di fr. 30.-, un aumento
della tassa di giustizia di fr. 400.- in ragione della motivazione scritta
della sentenza.

 

Al di
là della circostanza, di per sé non concludente, eccepita dal ricorrente (su
cui torneremo più avanti) secondo cui egli non avrebbe formulato alcuna richiesta
per ottenere la sentenza motivata e pertanto non ne dovrebbe pagare i costi, la
decisione del pretore di porre a carico dell’imputato un aumento della tassa di
giustizia in funzione unicamente della motivazione scritta della sentenza
impugnata, appare dubbia, non già alla luce dell’art. 13 CEDU – che si limita a
consacrare il diritto di ognuno ad un ricorso effettivo davanti a un’istanza
nazionale che rispetti le garanzie procedurali minime quali ad esempio il
diritto di essere sentito ed il diritto ad una decisione motivata (cfr.
DTF 121 I 87; e riferimenti) ma non ad una decisione motivata esente da tasse
di giustizia - ma piuttosto in considerazione dell’applicazione degli articoli
3 e 39 della legge sulla tariffa giudiziaria.

Si impone, quindi, un
esame quo alla legittimità di un simile procedere.

 

                                         Ai sensi dei combinati
disposti dell’art. 276 cpv.1 e cpv.5 CPP, il giudice della Pretura penale,
conclusa la discussione, emana la sentenza che è immediatamente comunicata
verbalmente nei dispositivi, con esposizione alle parti dei motivi essenziali.
La sentenza decide, tra l’altro, simultaneamente anche sulle spese di giudizio.

                                         Ai sensi dell’art. 12 CPP
le spese consistono, oltre che in tutti i dispendi cagionati dal processo,
anche nella tassa di giustizia stabilita dalla tariffa giudiziaria.

                                         Giusta l’art. 3 della
legge sulla tariffa giudiziaria (LTG) la tassa di giustizia è fissata dal
giudice in considerazione del valore, della natura e della complessità
dell’atto o della controversia. 

                                         In ambito
penale, per i processi di competenza del giudice 

della pretura penale la tassa di giustizia può
essere fissata tra i fr. 100.- ed i fr. 10'000.- (art. 39 cpv. 1 lett. a LTG).

                                         Se
è ben vero che, ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LTG la tassa di giustizia deve
comprendere tutte le prestazioni del giudice, del segretario e dei funzionari o
altre, è altrettanto vero che l’eventuale motivazione scritta della sentenza
resa da un giudice penale non rientra nelle predette prestazioni.

                                         Infatti, come detto, la tassa
di giustizia viene fissata dal giudice della pretura penale – ed anche dal
giudice del tribunale penale (cfr. art. 260 cpv. 1 lett. i CPP) – al momento
della lettura del dispositivo.

                                         La facoltà concessa alle
parti di chiedere la motivazione della sentenza davanti al giudice della
pretura penale (art. 276 cpv. 2 CPP) o di rinunciare alla stessa davanti al
presidente delle assise correzionali (art. 264 cpv. 4 CPP) si inserisce,
temporalmente, in un momento successivo alla pronuncia dell’ammontare delle
spese comprensive, come detto, anche dell’ammontare della tassa di giustizia.

                                         D’altro
canto, un aumento della tassa di giustizia in ragione della necessità di
motivare per iscritto la sentenza non sarebbe nemmeno giustificato in virtù dei
parametri sanciti dall’art. 3 cpv. 1 LTG: la motivazione scritta della sentenza
già emessa oralmente in sede di dibattimento non può aggiungere complessità
alla controversia né cambiarne la natura poiché rappresenta solo la
trasposizione sulla carta dei motivi di giudizio comunicati alle parti
oralmente e, pertanto, non può andare ad incidere sull’ammontare della tassa di
giustizia.

                                         L’aumento della tassa di
giustizia applicato dal giudice della Pretura penale per la motivazione della
sentenza è pertanto contrario, non solo all’art. 276 cpv. 5 CPP che vuole che
le spese del giudizio vengano decise simultaneamente con la sentenza e non,
come nella fattispecie in esame, a posteriori in virtù della necessità di
motivare per iscritto la decisione prolata al termine del dibattimento, ma è
anche contrario all’art. 3 cpv. 3 LTG che prevede espressamente che non possono
essere imposte altre tasse oltre a quelle previste dalla legge stessa.

                                         La LTG non prevede infatti – contrariamente per esempio a quanto sancito dall’art. 94 cpv. 1
della legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo –
anche una tassa di stesura della decisione.

                                         In assenza di una base
legale che legittimi la riscossione di un tale emolumento per la sola redazione
della sentenza, la decisione di aumentare la tassa di giustizia a posteriori,
in funzione della necessità di motivare per iscritto la sentenza, viola le
norme di diritto cantonale.

                                         Giacché, come visto, la
tassa di giustizia va fissata definitivamente e in modo univoco nell’apposito
dispositivo che viene poi comunicato alle parti con la lettura degli altri
dispositivi della sentenza, ossia senza riduzioni, magari come una sorta di
indulgenza, rispettivamente senza aumenti del suo ammontare a dipendenza
dell’esigenza o meno di motivare la decisione, va cambiata la giurisprudenza di
questa Corte che, con sentenze 24 aprile 2007 in re A.G. (inc. 17.2005.16, consid. 7) e 27 settembre 2006 in re A.B. (inc. 17.2004.15, consid. 9), aveva giudicato conforme al diritto la prassi della Pretura penale di far
dipendere l’ammontare della tassa di giustizia dall’eventuale richiesta della
motivazione scritta della sentenza, in considerazione della differenza del
carico di lavoro rispetto all’intimazione del solo dispositivo.

 

                                         Alle
considerazioni sopra esposte, si aggiunge, a titolo puramente abbondanziale, la
considerazione che nemmeno il capovolgimento del principio della motivazione
della sentenza sancito dall’ 260 cpv. 5 CPP (entrato in vigore il 1.1.2003) secondo
cui nei processi celebrati davanti al giudice della Pretura penale, la sentenza
è notificata senza motivazione, riservata la facoltà dell’accusato, del
Procuratore pubblico e della parte civile di chiederla con notifica scritta
entro cinque giorni dalla comunicazione orale dei dispositivi può giustificare,
in assenza di una base legale, l’emissione, posteriore alla lettura dei
dispositivi, di una tassa di giustizia per la redazione della sentenza.

                                         L’unico
scopo perseguito dal novella legislativa è, conformemente alle intenzioni del
legislatore desumibili dal messaggio 5134 del Consiglio di Stato del 26 giugno
2001 ad. E5 punto 27, quello di accelerare le procedure davanti alla pretura
penale e non quello di rendere maggiormente oneroso il diritto di ottenere la
motivazione scritta della sentenza, diritto che, peraltro, contrariamente
all’opinione del ricorrente, non presuppone in caso di dichiarazione di ricorso
- malgrado la poco chiara formulazione dell’art. 276 cpv. 2 CPP - una esplicita
domanda scritta. Va da sé, infatti, che se una delle parti presenta, entro i
cinque giorni dalla comunicazione orale dei dispositivi dichiarazione di
ricorso contro la decisione del pretore, la notifica della motivazione scritta
della sentenza non può essere subordinata ad ulteriori formalità che si giustificano,
in considerazione delle finalità perseguite, solo in caso di accettazione della
decisione di primo grado ma che mal si conciliano con l’avvio di una procedura
di ricorso.

 

                                         In
conclusione, pertanto, l’aumento della tassa di giustizia per la motivazione
scritta della sentenza resa dal giudice della pretura penale, difetta di una
base legale ed è contraria all’art. 276 cpv. 5 CPP del codice di
procedura penale ed all’art. 3 cpv. 1 e 3 della legge sulla tariffa
giudiziaria.

 

                                   5.   La
tassa di giustizia e le spese del giudizio odierno seguono il principio per cui
"se fu pronunciata la cassazione, lo Stato sopporta le spese posteriori
all'atto che l'ha determinata" (art. 15 cpv. 2 CPP). In esito
all'attuale sentenza si giustifica, perciò, di caricare gli oneri processuali allo
Stato che verserà a RI 1 fr. 1'000.–
per ripetibili  (art. 9 cpv. 6 CPP). 

 

                                         Sugli
oneri di prima sede giudicherà nuovamente la Pretura penale in sede di rinvio.

 

 

Per questi motivi,

 

richiamata per le spese la tariffa
giudiziaria,

 

pronuncia:                 

                                   1.   Il ricorso, nella misura in cui è ammissibile, è accolto.

                                         Di
conseguenza, la sentenza impugnata è annullata e gli atti sono rinviati ad un
nuovo giudice della pretura penale per un nuovo giudizio.

 

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

 

a) tassa di
giustizia                    fr.         1'000.-

b) spese
complessive               fr.            300.-

                                                     fr.         1'300.-

 

sono posti a carico dello Stato che rifonderà al
ricorrente 

fr. 1'000.- per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

 Per la Corte di cassazione e di revisione penale

La presidente                                              Il
segretario

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.