# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 829fecde-f088-5bdd-a70a-98067af54391
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-04
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 04.10.2005 12.2005.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2005-22_2005-10-04.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2005.22

  	
  Lugano

  4 ottobre 2005/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2002.58
della Pretura della giurisdizione di Locarno-Città promossa con petizione 4
novembre 2002 da

 

	
   

  	
  AA 1 

  rappr. da RA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. da RA 1 

   

  

 

con la
quale l'attore ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr.
107'939,50, di cui fr. 67'939,50 per il periodo contrattuale di disdetta oltre
interessi al 5% dal 1° settembre 2002, fr. 30'000.- a titolo di indennità per
licenziamento ingiustificato oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2002 e fr.
10'000.- per incentivi contrattuali dovuti per il 2001 oltre interessi al 5%
dal 1° aprile 2002, con riserva di cifrare in corso di causa gli incentivi
dovuti per il 2002, pretesi in fr. 6'666.- in sede di conclusioni, domande alle
quali si è opposta la convenuta, che con azione riconvenzionale del 6 febbraio
2003 ha chiesto la condanna dell’attore al versamento di fr. 37'660.- oltre
interessi dal 5 febbraio 2003 a titolo di risarcimento del danno, ridotti in
sede di conclusioni a fr. 34'079,90, e sulle quali il Pretore ha statuito il 21
dicembre 2004, accogliendo la petizione nella misura di fr. 50'000.- lordi e di
fr. 11’250.- netti e respingendo l’azione riconvenzionale;

 

appellante
la convenuta, la quale con atto di appello del 21 gennaio 2005 chiede in
riforma del giudizio impugnato la reiezione dell’azione con conseguente
attribuzione degli oneri processuali a carico dell’attore, tenuto a rifonderle
fr. 10'000.- a titolo di ripetibili, e in accoglimento dell’azione riconvenzionale
la condanna dell’attore al versamento di fr. 34’079,90, al pagamento degli
oneri processuali e di fr. 3'500.- per ripetibili, con protesta di spese e ripetibili
per la procedura di appello;

 

mentre
l’attore propone nelle sue osservazioni del 9 marzo 2005 di respingere
l'appello, con protesta di ripetibili, e con appello adesivo chiede che la
somma in suo favore sia aumentata di fr. 28'145,05 oltre interessi al 5% dal 1°
aprile 2002 su fr. 10'000.- e dal 1° settembre 2002 su fr. 17'453,80 e che gli
oneri processuali siano posti a suo carico per 1/5 e per 4/5 a carico della
convenuta, tenuta a rifondergli fr. 8'000.- per ripetibili ridotte, protestate
spese e ripetibili di appello;

 

la
convenuta proponendo nelle sue osservazioni del 25 aprile 2005 la reiezione
dell’appello adesivo;

 

letti
ed esaminati gli atti e i documenti di causa

 

 

considerato

 

in
fatto:                          A.  L’ing. AA
1 è stato assunto alle dipendenze della AP 1 dal 1° marzo 2000 come direttore
tecnico con un contratto di durata indeterminata che prevedeva per la disdetta la
forma scritta per lettera raccomandata e un termine di preavviso di sei mesi.
Il contratto comprendeva un mansionario delle funzioni attribuite al direttore
tecnico e la scala dell’incentivo per obiettivi in aggiunta allo stipendio di
fr. 7'500.- mensili lordi per tredici mensilità (doc. A), oltre al rimborso
delle spese. Dopo un incontro con __________ e __________, membri del Consiglio
di amministrazione della AP 1, AA 1 ha comunicato alla datrice di lavoro, con
lettera del 23 maggio 2002, che prendeva alcuni giorni di vacanza “forzata”
fino al 3 giugno 2002 per riflettere sul suo futuro professionale, evocando
l’amputazione della sua dignità professionale (doc. B). La AP 1 ne ha preso
atto il 24 maggio 2002 e ha espresso sorpresa e preoccupazione per la
conduzione dell’azienda (doc. C). Il 28 maggio 2002 AA 1 si è rivolto al
Consiglio di amministrazione per chiedere di definire la sua posizione
all’interno dell’azienda, in particolare la proposta di modifica del suo ruolo
sottopostagli nell’incontro del 23 maggio (doc. D). La AP 1 ha risposto il 6
giugno 2002 invitando il direttore tecnico a dar seguito dal 15 giugno 2002
alla ridefinizione del suo ruolo nell’azienda, in particolare partecipando in
modo attivo agli interventi di riparazione, manutenzione e collaudi (doc. E). AA
1 non ha accettato la modifica delle sue mansioni (doc. F) e il 12 giugno 2002
ha scritto ai vari Municipi della regione interessati nell’azienda e al
Consiglio di Stato per segnalare la situazione interna della società (doc. 7). AP
1 ha notificato a AA 1 il licenziamento immediato con lettera raccomandata a
mano datata 28 agosto 2002 (doc. K), motivandolo con la perdita del rapporto di
fiducia in seguito al disaccordo sulla proposta di ristrutturazione, alla
mancata registrazione presso l’autorità federale come responsabile tecnico
degli impianti, all’esecuzione regolare di perizie per terzi e alla
divulgazione all’esterno di notizie riservate. AA 1 si è opposto al
licenziamento immediato. 

 

                                         B.  Con
petizione del 4 novembre 2002 AA 1 si è rivolto alla Pretura della
giurisdizione di Locarno-Città per chiedere la condanna di AP 1 al pagamento di
fr. 107'939,50, di cui fr. 67'939,50 per il periodo contrattuale di disdetta
oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2002, fr. 30'000.- a titolo di indennità
per licenziamento ingiustificato oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2002 e
fr. 10'000.- per incentivi contrattuali dovuti per il 2001 oltre interessi al
5% dal 1° aprile 2002, con riserva di cifrare in corso di causa gli incentivi
dovuti per il 2002. La convenuta si è opposta alla petizione e con azione
riconvenzionale del 6 febbraio 2003 ha chiesto la condanna dell’attore al
versamento di fr. 37'660.- oltre interessi dal 5 febbraio 2003 a titolo di
risarcimento del danno. Con la replica del 14 marzo 2003 e la duplica del 30
marzo 2003 le parti hanno ribadito le proprie domande di giudizio. Esperita
l’istruttoria, le parti hanno rinunciato a comparire alla discussione finale,
confermandosi nei rispettivi memoriali scritti, l’attore aumentando le sue
pretese di fr. 6'666.- per l’incentivo contrattuale 2002 e la convenuta
riducendo la domanda riconvenzionale a fr. 34'079,90. 

 

                                         C.  Statuendo
il 21 dicembre 2004, il Pretore ha accolto la petizione nella misura di fr. 50'000.-
lordi e di fr. 11’250.- netti, ha respinto l’azione riconvenzionale e ha posto
la tassa di giudizio di fr. 2'700.- e le spese di fr. 313.- dell’azione
principale a carico delle parti in ragione di metà ciascuna, compensate le
ripetibili, e la tassa di giudizio di fr. 800.- e le spese di fr. 313.-
dell’azione riconvenzionale a carico della convenuta, tenuta inoltre a
rifondere a controparte fr. 3'500.- a titolo di ripetibili.

 

                                         D.  AP
1 è insorta contro il giudizio pretorile con un appello del 21 gennaio 2005,
nel quale chiede la riforma della sentenza impugnata nel senso di respingere
l’azione, di porre a carico dell’attore soccombente tutti gli oneri processuali
e di attribuirle fr. 10'000.- a titolo di ripetibili, e in accoglimento
dell’azione riconvenzionale di condannare l’attore al versamento di fr.
34’079,90, al pagamento degli oneri processuali e di fr. 3'500.- per
ripetibili, protestate spese e ripetibili nella procedura di appello. Nelle sue
osservazioni del 9 marzo 2005 l’attore propone di respingere l'appello, con
protesta di ripetibili, e con appello adesivo chiede che la somma in suo favore
sia aumentata di fr. 28'145,05 oltre interessi al 5% dal 1° aprile 2002 su fr.
10'000.- e dal 1° settembre 2002 su fr. 17'453,80 e che gli oneri processuali
siano posti a suo carico per 1/5 e per 4/5 a carico della convenuta, tenuta a
rifondergli fr. 8'000.- per ripetibili ridotte, protestate spese e ripetibili
di appello. La convenuta ha chiesto nelle sue osservazioni del 25 aprile 2005 la
reiezione dell’appello adesivo. 

 

e
ritenuto

 

in
diritto:                        1.   Nella
fattispecie il Pretore, dopo aver esaminato i motivi che hanno indotto la
datrice di lavoro a licenziare con effetto immediato l’attore, illustrati nella
lettera del 28 agosto 2002 (doc. K), ha negato che gli stessi potessero
giustificare un licenziamento immediato per cause gravi, lasciando indeciso il
quesito di sapere se la lettera inviata il 12 giugno 2002 al Consiglio di Stato
e ai Comuni azionisti della convenuta non giustificasse per il suo tenore e le
affermazioni in essa contenuta una rescissione immediata del contratto di
lavoro, perché a ogni modo la reazione della datrice di lavoro era stata
tardiva. La convenuta era infatti venuta a conoscenza della lettera e del suo
contenuto al più tardi nel periodo compreso tra il 19 giugno e il 2 luglio 2002
e dando disdetta il 28 agosto 2002 ha indugiato troppo, perdendo il diritto di
licenziare con effetto immediato il dipendente. In un secondo tempo il Pretore
ha determinato le pretese dell’attore per il licenziamento immediato non
giustificato, e ha stabilito che il termine di preavviso di 6 mesi previsto dal
contratto decorreva dalla notifica della disdetta, il 30 agosto 2002, di modo
che il lavoratore aveva diritto allo stipendio fino al 28 febbraio 2003, per
l’importo lordo di fr. 45'000.- oltre fr. 5'000.- per quota parte di
tredicesima. Ha invece respinto le pretese per vacanze non godute, di cui il
dipendente avrebbe potuto godere nel periodo di preavviso di sei mesi, per l’indennità
di incentivo del 2001, non provata, e del 2002 per mancato raggiungimento
dell’obiettivo, consistente nel risparmio sul preventivo. A titolo di indennità
per licenziamento ingiustificato il Pretore ha riconosciuto al dipendente fr.
11'250.- netti, pari a un mese e mezzo di stipendio, tenendo conto di tutte le
circostanze, in particolare la concolpa del dipendente, la sua età e la critica
situazione finanziaria della datrice di lavoro. Ha così accolto l’azione
principale per l’importo complessivo di fr. 61'250.-, comprensivo di fr.
45'000.- a titolo di salario lordo per sei mesi, fr. 5'000.- a titolo di quota
parte tredicesima, e fr. 11'250.- per indennità di licenziamento ingiustificato,
oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2002. Il Pretore ha invece respinto integralmente
l’azione riconvenzionale promossa dalla datrice di lavoro, ritenendo che essa
non poteva rendere responsabile il dipendente per il superamento del preventivo
relativo all’intervento della ditta __________.

 

                                         2.   L'art.
337 CO dispone che il datore di lavoro e il lavoratore possono disdire con
effetto immediato il rapporto di lavoro per cause gravi, segnatamente quando la
continuazione del contratto, in buona fede, non può più essere pretesa. Ciò è
il caso quando il rapporto di fiducia tra le parti è così compromesso da non
permettere una collaborazione costruttiva, di modo che la disdetta immediata
sembra essere l'unica soluzione praticabile. Manchevolezze minori possono
giustificare una disdetta immediata solo se si verificano ripetutamente
malgrado espliciti avvertimenti sull'eventualità della disdetta. Il giudice
valuta secondo libero apprezzamento se la violazione dei doveri contrattuali
raggiunge la necessaria gravità, considerando le circostanze concrete, in
applicazione dei principi di diritto e di equità (DTF 127 III 313, cons. 3). La
parte che disdice il contratto, ritenendo dati i presupposti dell'insostenibile
continuazione del medesimo, deve portarne la prova. E' invece la controparte a
dover provare che, malgrado la presenza di motivi gravi, il partner
contrattuale avrebbe dovuto soggettivamente tollerare la continuazione del
rapporto di lavoro (Brühwiler, Komm. zum Einzelarbeitsvertrag, ed. 2, art. 337 CO, N. 7 c). 

 

                                              Secondo
costante giurisprudenza e dottrina unanime, la parte che vuole disdire il
contratto per cause gravi dispone solo di un breve periodo di riflessione per
notificare il licenziamento immediato. Un'attesa troppo lunga permette infatti
di ritenere che la continuazione della relazione contrattuale è possibile fino
alla scadenza del termine ordinario di disdetta (DTF 123 III 86 consid. 2a e
rif. citati, 127 III 310 consid. 4b pag. 315). La durata del periodo di
riflessione dipende dal caso concreto, ma i principi dell'uguaglianza davanti
alla legge e della sicurezza del diritto devono essere rispettati. La
giurisprudenza del Tribunale federale pone un termine generale, presunto
appropriato, e accorda un termine supplementare a colui che intende rescindere
il contratto solo quando le circostanze particolari del caso esigono un'eccezione.
Di principio il datore di lavoro dispone di 2-3 giorni di riflessione prima di
notificare un licenziamento immediato, esclusi i giorni festivi e i fine
settimana (DTF 93 II 18). Una proroga di qualche giorno si giustifica solo a
titolo eccezionale, in particolare se è imposta dalle esigenze della vita
economica ordinaria, per esempio quando in seno a una persona giuridica la
decisione di licenziare rientra nelle competenze di un organo costituito di più
membri (DTF 130 III III 28 consid. 4.4 pag. 34, 123 III 86 consid. 2a). 

 

                                         Sull’appello
principale

 

                                         3.   La
convenuta rimprovera al Pretore di non aver debitamente valutato le mancanze
dell’attore, dirigente della società e quindi con accresciuto onere di
responsabilità, e di aver ritenuto intempestivo il licenziamento immediato,
deciso il 28 agosto 2002. L’appellante afferma che uno dei principali
rimproveri da lei mossi all’attore consisteva nel ripetuto rifiuto di costui di
svolgere un turno in sala comandi, così da ridurre i costi del personale e
salvare l’azienda prossima al fallimento, in palese violazione delle istruzioni
ai sensi dell’art. 321d CO. Tale mancanza, insufficientemente considerata dal
primo giudice, giustifica per sé sola, secondo l’opinione della convenuta, la
rescissione immediata del contratto, poiché l’attore, quale dirigente della
società, doveva impegnarsi personalmente nel suo risanamento. Il licenziamento
notificato il 28 agosto 2002 era inoltre tempestivo, poiché l’attore aveva
rifiutato di seguire le istruzioni ancora il 14 agosto 2002 (doc. J) in una
lettera al presidente del Consiglio di amministrazione, che non poteva agire
solo ma doveva approfondire la situazione con gli altri membri del Consiglio di
amministrazione in un periodo di vacanze, di modo che un periodo di riflessione
di 8 giorni lavorativi non era eccessivo. 

 

                                         4.   Nella
lettera di licenziamento del 28 agosto 2002 (doc. K), la convenuta ha indicato
al dipendente che lo licenziava con effetto immediato perché era venuto a
mancare il rapporto di fiducia reciproco, per il disaccordo manifestato dal
direttore alle proposte di definizione del suo ruolo imposte dalla
“difficilissima situazione economica della società” e per altre ragioni, quali il
fatto che il responsabile tecnico della società registrato a Berna non era il
direttore tecnico ma un altro dipendente, l’esecuzione regolare di perizie per
terzi e la divulgazione all’esterno di notizie confidenziali utilizzando la
carta da lettera ufficiale della società. La lettera di licenziamento non
contiene tuttavia date né indicazioni precise sui fatti rimproverati al
dipendente, in particolare non menziona quando il Consiglio di amministrazione
è venuto a conoscenza dei singoli comportamenti che riteneva cause gravi di
licenziamento e che l’hanno indotta a tale decisione. A prescindere dalla
gravità del comportamento rimproverato al direttore tecnico, la reazione del
Consiglio di amministrazione il 28 agosto 2002 è ampiamente tardiva sia per
quel che concerne la comunicazione a terzi di notizie confidenziali, sia per
l’esecuzione di perizie e per la mancata registrazione a Berna come capo
tecnico degli impianti. In effetti la divulgazione a terzi di notizie
confidenziali risale al 12 giugno 2002 con la nota lettera al Consiglio di
Stato e ai Municipi della regione (cfr. in particolare doc. 7, 8), di cui il
Consiglio di amministrazione ha avuto conoscenza pressoché immediata, sia in
copia a cura dell’attore, sia al momento delle risposte dei Municipi
interpellati. L’esecuzione “regolare” di perizie per terzi corrisponde a una
perizia giudiziaria eseguita dal direttore tecnico per la Pretura di
Bellinzona, il cui decreto di nomina risale al 31 maggio 2001 (doc. S) e al 26
febbraio 2002 (doc. T). L’appellante non ha precisato a quale data essa è
venuta a conoscenza dell’incarico giudiziario assunto dall’attore per la
Pretura di Bellinzona. Essa sostiene invece di aver appreso della mancata
designazione a capo-tecnico “appena prima” di procedere al licenziamento
immediato, fatto questo non contestato negli allegati di causa dalla controparte.
Se non che, nella risposta del 6 febbraio 2003 l’appellante si era limitata a
dire di aver reagito “appena appresa” la circostanza, senza dare indicazioni
temporali precise, mentre l’attore nella replica aveva rilevato che la lettera
doc. 14 risaliva al 5 ottobre 2001 (pag. 9) e non poteva dunque giustificare il
licenziamento immediato. A fronte della contestazione di controparte
sull’immediatezza della sua reazione, di conseguenza, la convenuta avrebbe
dovuto provare a quale data era venuta a conoscenza del ruolo effettivo svolto
dal direttore tecnico nei confronti dell’autorità federale. L’istruttoria è
tuttavia silente al riguardo e la convenuta non ha pertanto provato di aver
avuto una tempestiva reazione.  

 

                                         5.   Rimane
il rifiuto dell’attore di seguire le istruzioni del Consiglio di
amministrazione, manifestato da ultimo il 14 agosto 2002 (doc. J). Il
disaccordo verteva in sostanza sull’obbligo di eseguire un turno in sala
comandi, che non rientrava nei compiti del direttore tecnico menzionati nel
mansionario allegato al contratto di lavoro doc. A, come per altro ammette l’appellante
medesima (pag. 6). Il contratto di lavoro prevedeva che le eventuali modifiche
dovevano essere presentate in forma scritta e controfirmate dalle parti (punto
13, doc. A), ciò che non è avvenuto nella fattispecie, la convenuta avendo
imposto unilateralmente al direttore tecnico un cambiamento del suo ruolo per
adeguarlo alle nuove realtà economiche in cui essa si trovava. Il Consiglio di
amministrazione della società convenuta, confrontato alle crescenti difficoltà
economiche, ha voluto ristrutturare l’azienda per ridurre in modo drastico i
costi del personale dal 2001, e nel dicembre 2000 ha proposto al direttore
tecnico di assumere mansioni aggiuntive rispetto a quanto previsto nel
contratto doc. A, chiedendogli di “indossare la tuta blu” e di essere presente
non solo per svolgere turni in sala comandi ma anche sul tracciato delle piste
e durante i lavori, per seguire anche tutti i lavori pratici (deposizione Ferruccio
Nessi, 13 ottobre 2003, pag. 13). Il Consiglio di amministrazione riteneva
infatti troppo alto lo stipendio del direttore tecnico e tenuto conto del suo
ruolo decisivo non ha voluto ridurre lo stipendio ma aggiungere nuove mansioni,
ciò che l’interessato non ha accettato (ibidem). Il Consiglio di
amministrazione non ha mai formalmente avvertito il dipendente che il rifiuto
di accettare la ristrutturazione proposta nel dicembre 2000 avrebbe comportato
un suo licenziamento (come ammette la convenuta, appello pag. 12). Il
dipendente era invero cosciente del fatto che la sua posizione nell’azienda era
precaria, come dimostra il tenore della corrispondenza e della lettera inviata
il 12 giugno 2002 al Consiglio di Stato e ai Municipi della regione (doc. F, G,
H, 7, 8), ma non era stato avvertito del rischio di un licenziamento immediato
qualora avesse persistito nella sua posizione. Del resto ancora nelle sue
lettere del 6 giugno 2002 (doc. E) e del 5 agosto 2002 (doc. H) la convenuta ha
comunicato all’attore la necessità di definire il ruolo del direttore tecnico
nell’ambito della ristrutturazione, senza prospettargli con chiarezza quali
sarebbero state le eventuali conseguenze di un suo rifiuto ad accettare le
proposte. Ne deriva che il diniego dell’attore di accettare la modifica delle
sue mansioni, imposta unilateralmente dalla convenuta, non raggiunge nelle
circostanze descritte la gravità necessaria per giustificare un licenziamento
immediato. Il comportamento dei dirigenti deve invero essere valutato con accresciuto
rigore per la responsabilità loro conferita nell’azienda dalla loro funzione
(DTF 127 III 86 consid. 2c pag. 89), ma ciò non li priva della facoltà di far
valere i diritti garantiti dal contratto di lavoro e non li asserve al
Consiglio di amministrazione, nemmeno in situazioni di crisi finanziaria. In
mancanza di una causa grave giustificante il licenziamento immediato del 28
agosto 2002 si può lasciare indeciso il quesito di sapere se il periodo di
riflessione di 8 giorni rivendicato dall’appellante sia ancora tempestivo, in
assenza di qualsivoglia spiegazione sulla necessità di una proroga rispetto al
periodo di 2-3 giorni ritenuto appropriato dalla giurisprudenza. 

 

                                         6.   A
detta della convenuta il licenziamento immediato sarebbe anche giustificato
dalla circostanza che l’attore ha prodotto in causa i documenti X e Y, datati 9
e 25 settembre 2002, stilati quindi dopo l’allontanamento dell’attore dai
locali della convenuta, violando in tal modo il dovere di fedeltà nei confronti
del datore di lavoro. L’argomentazione è proposta per la prima volta in questa
sede e come tale si rivela irricevibile, visto il chiaro testo dell’art. 321
cpv. 1 lett. b CPC. Nella risposta di causa la convenuta ha, infatti,
contestato la fedefacenza di tali documenti (pag. 14), per poi sostenere in
duplica che l’attore li aveva sottratti in violazione del suo dovere di
fedeltà, senza ritenerli a quel momento una causa grave di licenziamento
immediato. A prescindere dalle discussioni sull’origine dei documenti, vi è inoltre
da rilevare che l’attore avrebbe potuto legittimamente chiedere l’edizione di
tali documenti nella presente causa per far valere le proprie pretese salariali.
In sintesi, quindi, il licenziamento immediato del 28 agosto 2002 si rivela ingiustificato
e al riguardo l’appello è sprovvisto di fondamento. 

 

                                         7.   Con
riferimento alle conseguenze del licenziamento ingiustificato, l’appellante rimprovera
al Pretore di aver riconosciuto all’attore il diritto a un’indennità per
licenziamento ingiustificato, nonostante l’importante concolpa del dipendente e
la propria grave situazione finanziaria. 

                                         

                                         a)  Secondo
l’art. 337c cpv. 3 CO, in caso di licenziamento in tronco senza motivo grave,
il giudice può obbligare il datore di lavoro al pagamento di un’indennità al
lavoratore. Per quel che concerne la determinazione dell’indennità per ingiusto
licenziamento immediato il giudice gode di un largo potere di apprezzamento e
prende in considerazione tutti gli elementi del caso concreto, in particolare
la posizione e la responsabilità del lavoratore, il tipo e la durata dei
rapporti contrattuali, come pure la natura e l’importanza delle mancanze (DTF 127 III
351 consid. 4 a pag. 354). Contrariamente alla lettera della norma, la dottrina
ne nega il carattere facoltativo (DTF 120 II 247, 116 II 300; II CCA 5 novembre
1998 in re S./C.; Rehbinder, Berner Kommentar, n. 8 ad art. 337c CO; Streiff/von Kaenel,
Arbeitsvertrag, 1992, n. 8 ad art. 337c CO). L'esenzione del datore di lavoro
dal pagamento dell’indennità costituisce un caso eccezionale, in cui -
nonostante il licenziamento in tronco ingiustificato - vi è l'assenza di un
comportamento censurabile del datore di lavoro (DTF 121 III 64 consid. 3c pag. 68; 120 II 247, 116 II 300; II CCA 15 febbraio 2000 in re B./B.SA, 5 novembre 1998 in re S./C; JAR 1991, pag. 276; Honsell/ Vogt/Wiegand,
Commentario basilese, 1996, n. 3 ad art. 337c CO), oppure in presenza, ma solo
unitamente ad altre circostanze giustificanti tale risultato, di una grave
concolpa del dipendente (II CCA
27 maggio 1999 in re C./T. SA). 

 

                                         b)  Nella
fattispecie la convenuta non può essere considerata esente da colpe, già per il
fatto di aver notificato un licenziamento in tronco in assenza di un reale
motivo grave che lo giustificasse, dopo aver tentato di imporre al lavoratore
una modifica unilaterale del contratto. L’attore non è invero esente da
rimproveri per quel che concerne la divulgazione di informazioni interne al
Consiglio di amministrazione in un momento delicato per la situazione
finanziaria della datrice di lavoro. Il Pretore ha nondimeno ritenuto,
valutando l’insieme delle circostanze, tra le quali la non più giovane età dell’attore
(1948), la lunga attività nel settore e le difficoltà finanziarie della
convenuta, di riconoscere un’indennità per ingiusto licenziamento pari a un
mese e mezzo di stipendio per complessivi fr. 11'500.-. L’importo appare
commisurato alle circostanze del caso concreto (DTF 121 III 64 consid.
3b e 3c) e non eccede il potere di apprezzamento di cui gode il primo giudice. Al
riguardo l’appello si rivela dunque infondato.

 

                                         8.   L’appellante
ripropone in questa sede le sue pretese riconvenzionali per il risarcimento del
danno di fr. 34'079.90, corrispondente al maggior costo dei lavori di revisione
delle sciovie che essa sostiene di aver subito in seguito all’errata
pianificazione dei lavori commessa dal direttore tecnico. Il Pretore ha
respinto nel merito la pretesa, ritenuta non provata, e ha pertanto lasciato
indeciso il quesito di sapere se la datrice di lavoro l’aveva fatta valere tempestivamente
con la domanda riconvenzionale. Nel proprio appello la convenuta ribadisce di
aver reagito tempestivamente, poiché già il 23 ottobre 2002 essa aveva posto in
compensazione delle pretese salariali dell’attore il danno derivante dal
superamento del preventivo allestito a suo tempo dalla __________ (doc. P). Essa
rileva inoltre di aver fatto valere la propria pretesa non appena ha avuto a
disposizione i documenti relativi alla responsabilità dell’attore, quando il
rapporto professionale non poteva ancora dirsi concluso, avendo l’attore
contestato il licenziamento in tronco. 

 

                                         9.   Giusta
l'art. 321e CO il lavoratore è responsabile del danno che cagiona
intenzionalmente o per negligenza al suo datore di lavoro. La misura della
diligenza dovuta dal lavoratore si determina secondo la natura del singolo
rapporto di lavoro, avuto riguardo al rischio professionale, al grado
d'istruzione o alle cognizioni tecniche che il lavoro richiede, nonché alle
capacità e attitudini del lavoratore, quale il datore di lavoro conosceva o
avrebbe dovuto conoscere (art. 321e cpv. 2 CO). Tali circostanze possono essere
prese in considerazione per stabilire l'estensione del risarcimento (art. 99
cpv. 3 CO, che rinvia agli art. 42 e 44 CO), nel quale il giudice dispone di un
ampio potere di apprezzamento (DTF 110 II 349, 97 II 151). Il datore di lavoro
deve provare la violazione degli obblighi contrattuali (Aubert, in: Commentaire romand, n. 4 ad art. 321e CO; Favre/Munoz/Tobler, Le contrat de travail annoté, Lausanne 2001, n. 1.13 ad art. 321e
CO), mentre il lavoratore deve addurre e provare le circostanze che escludono
la sua colpa (ibidem; Rehbinder, Berner Kommentar, n. 17 ad art. 321e CO). Il datore di lavoro deve
far valere le pretese a lui note nell’importo o nel principio contro il lavoratore
al più tardi alla fine del rapporto contrattuale (Wyler, Droit du
travail, pag. 105; Vischer, Der Arbeitsvertrag, 3a ed., pag. 195), in difetto di che si
presume che vi abbia rinunciato.

 

                                         10.                                  
Nella fattispecie l’appellante intende rivalersi sull’attore per il superamento
del preventivo allestito dalla ditta __________ nell’ambito dei lavori di
revisione intrapresi nel 2001 ai 4 impianti di sciovie di __________. L’attore
ha trasmesso all’amministratore delegato della convenuta l’offerta della __________
del 1° ottobre 2001 per fr. 85'303.- il medesimo giorno (doc. 18). La __________
ha inviato il 31 dicembre 2001 una fattura di fr. 165'387.15 (doc. 19).
L’attore ha chiesto il 21 marzo 2002 un “rapporto coerente sul sorpasso di spese”
(doc. 20) e da una nota manoscritta annotata su tale comunicazione, risulta che
nel corso di un colloquio tenutosi a __________ il 17 aprile 2002 __________,
direttore della __________ ha comunicato a __________ e __________, membri del
Consiglio di amministrazione della convenuta, che il sorpasso di fr. 50'000.-
era dovuto alla mancanza del personale a suo tempo promesso dall’attore,
confermando poi il 17 ottobre 2002 tale sua posizione (doc. 21). __________ ha
confermato nella propria deposizione testimoniale di aver partecipato a tale
incontro (verbale del 1° ottobre 2003, pag. 3). L’appellante sapeva pertanto già
nell’aprile 2002 che il sorpasso di spesa aveva origine, secondo la fornitrice __________,
nella mancata disponibilità del personale qualificato a suo tempo promesso
dall’attore, come del resto ha ammesso nella risposta con domanda
riconvenzionale (pag. 17). Essa conosceva dunque l’importo e la causa del
sorpasso rispetto al preventivo almeno quattro mesi prima del licenziamento
immediato dell’attore e non avendo fatto valere tali pretese al più tardi il 28
agosto 2002, data del licenziamento (doc. K, L), ma solo il 23 ottobre 2002
(doc. P), ha perso il diritto di chiedere all’ex dipendente il risarcimento del
danno. Nonostante le contestazioni dell’attore sull’esistenza di cause gravi,
infatti, il licenziamento immediato del 28 agosto 2002 era efficace (Vischer,
op. cit., pag. 253) e ha messo subito fine al rapporto contrattuale. L’appello della
convenuta si rivela dunque sprovvisto di buon esito nel suo insieme, sia per
quel che concerne l’azione principale sia per l’azione riconvenzionale. 

 

                                         Sull’appello
adesivo

 

                                       11.  Dal
canto suo l’attore propone appello adesivo contro la sentenza del Pretore per
ottenere il versamento di fr. 17'453.80 a titolo di 50,5 giorni di vacanze non
godute e di fr. 10'000.- come incentivo per l’anno 2001. Il primo giudice ha
respinto entrambe le pretese dell’attore, rilevando che il dipendente avrebbe
potuto godere delle vacanze nel periodo di sei mesi di disdetta ordinaria del
contratto e che non aveva provato la veridicità dei conteggi sui quali fondava
la domanda di incentivo 2001, contestati dalla convenuta. 

 

                                         a)  In
questa sede l’attore sostiene di non aver potuto godere delle vacanze siccome
ancora inabile al lavoro per malattia al 100% nel marzo 2003 (doc. AP), e
pertanto impedito a beneficiare delle vacanze già per il carattere psicologico
dell’affezione. In corso di causa la convenuta non ha contestato il conteggio
dei giorni di vacanze, limitandosi a contestare genericamente le pretese per
licenziamento ingiustificato e a avanzare velate allusioni sulle cure seguite
dall’attore, che era stato visto in esercizi pubblici nonostante fosse inabile
al lavoro nella misura del 100% (risposta pag. 13), senza nondimeno mettere in
dubbio la fedefacenza dei certificati medici. L’appellante adesivo non nega di
aver frequentato ritrovi pubblici e afferma di essere libero “di occupare il
proprio tempo libero come meglio crede e nella maniera più efficace per sperare
di ottenere una guarigione” (appello adesivo, pag. 28). A parte gli scarni
certificati medici (cfr. da ultimo il doc. AP) e le ammissioni dell’attore sul
carattere psicologico della sua malattia, tutto si ignora delle sue condizioni
valetudinarie. Ciò non toglie che l’attore era ancora in stato di inabilità al
lavoro totale l’11 marzo 2003, vale a dire dopo la scadenza del termine di
disdetta ordinaria così come calcolato dal primo giudice. Ora, l’impedimento
durevole di lavorare per malattia è incompatibile con lo scopo delle vacanze,
che è quello di permettere al lavoratore di recuperare le forze fisiche e
psichiche (Wyler, op. cit., pag. 251). Ne deriva che l’attore non ha in concreto
potuto beneficiare delle vacanze durante i sei mesi di disdetta ordinaria per
il suo stato di inabilità totale al lavoro e ha pertanto diritto al pagamento
dei giorni di vacanza rivendicati, non contestati dalla controparte, che
neppure ha fatto valere la riduzione delle vacanze ai sensi dell’art. 329b cpv.
2 CO. L’appello è di conseguenza fondato per quel che concerne l’importo di fr.
17'453.80 lordi relativi alle vacanze non godute. 

 

                                         b)  Nella
sua petizione l’attore ha preteso il versamento di fr. 10'000.- a titolo di
incentivo per l’anno 2001 (cfr. contratto di lavoro, doc. A), asserendo che dal
confronto del budget 2001 (doc. X) con il consuntivo del medesimo anno
approvato dall’assemblea generale (doc. Y e Z) emergeva un risparmio del 35%.
La convenuta ha contestato la fedefacenza dei documenti X, Y e Z (risposta,
pag. 14), rilevando che portavano una data successiva al licenziamento
dell’attore e in particolare che il budget non era stato approvato dal
Consiglio di amministrazione. Il Pretore ha respinto la pretesa ritenendola non
provata, per il fatto che i documenti su cui l’attore la fondava erano stati da
lui redatti e non avevano trovato riscontro in altri dati oggettivi emananti
dalla convenuta o in altre prove. Con l’appello adesivo l’attore afferma di non
aver avuto alcun motivo per portare la prova dell’autenticità dei documenti da
lui prodotti, visto che la controparte non aveva presentato formale eccezione
di falso in causa e si era limitata a sollevare dubbi sull’autenticità dei
documenti, rimasti senza riscontro. Se non che, l’attore e appellante adesivo
equivoca sui termini. Egli non nega di aver allestito personalmente i documenti
X e Y, che recano la sua sigla a pié di pagina e portano la data del 9
settembre 2002. Di fronte alle contestazioni della convenuta, che in pratica
gli rimproverava di aver preparato tali documenti in vista della causa, egli
avrebbe dovuto provare che il budget e il consuntivo 2001 da lui prodotti
corrispondevano a quelli approvati dal Consiglio di amministrazione e che sono stati
riportati nei documenti contabili della convenuta. Ora, l’istruttoria al
riguardo è del tutto silente e l’attore non ha chiesto alla convenuta
l’edizione di tali documenti, né ha chiesto l’interrogatorio formale dei
consiglieri di amministrazione o l’allestimento di una perizia contabile. In
siffatte circostanze i documenti X e Y sono rimasti mere affermazioni di parte,
senza valore probatorio. Ne discende la reiezione dell’appello adesivo su
questo punto.

 

                                         c)   Infine,
l’appellante adesivo chiede di modificare la ripartizione delle spese e delle
ripetibili e rivendica a tale titolo fr. 8'000.-, vale a dire 4/5 di fr.
10'000.-, in funzione della soccombenza. Il Pretore ha compensato le ripetibili
tra le parti, da lui ritenute soccombenti in ugual misura. L’accoglimento
parziale dell’appello adesivo comporta una modifica corrispondente della
ripartizione degli oneri processuali. L’attore aveva chiesto un importo di fr.
114'598.50 e ne ottiene fr. 78'703.80, ciò che corrisponde a una soccombenza di
1/3. In parziale riforma del giudizio impugnato, l’attore ha quindi diritto a
un importo per ripetibili ridotte che può essere stabilito a norma dell’art. 9
TOA in fr. 3'000.-, tenendo conto del valore di causa e della media complessità
della vicenda. 

                                              

                                       12.  In
conclusione, la convenuta risulta integralmente soccombente nel proprio
appello, mentre l’attore vede accolte nella misura di circa 2/3 le pretese
fatte valere con l’appello adesivo. L’appellante sopporterà dunque gli oneri
processuali del suo gravame, e rifonderà all’attore un’equa indennità per
ripetibili, oltre a sopportare 2/3 degli oneri processuali dell’appello adesivo
e a rifondere per tale rimedio ripetibili ridotte all’attore. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per
i quali motivi,

richiamati
l’art. 148 CPC e la LTG,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                    I.   L’appello
21 gennaio 2005 di AP 1 è respinto.

 

                                   II.   Le
spese della procedura di appello consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 1’350.-

                                         b) spese                         fr.  
  50.-

                                         totale                              fr.
1'400.-

                                         

                                         già
anticipate dall’appellante restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere
alla controparte fr. 1’800.- per ripetibili di appello.

 

 

                                  III.   L’appello
adesivo 9 marzo 2005 di AA 1 è parzialmente accolto e il giudizio impugnato è
così riformato:

 

                                1.1   La AP
1 è condannata a versare a AA 1 gli importi di

                                         a) fr.
50'000.- lordi

                                         b) fr.
11'250.- netti

                                         c) fr.
17'453.80 lordi

                                         oltre
interessi al 5% dal 1° settembre 2002. 

                                1.2   Dall’ammontare
di cui al dispositivo cifra 1.1 lett. a) e c) andranno dedotti e riversati gli
oneri sociali di legge.

                                1.3   Le
spese di fr. 313.- e la tassa di giudizio di fr. 2'700.- sono poste a carico
dell’attore in ragione di 1/3 e della convenuta in ragione di 2/3. La convenuta
verserà a AA 1 fr. 3'000.- per ripetibili ridotte.

 

                                 IV.   Le
spese dell’appello adesivo consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr.  450.-

                                         b) spese                         fr.   
50.-

                                         totale                              fr. 
500.-

                                         

                                         già
anticipate dall’appellante adesivo restano a suo carico per 1/3 e a carico
della controparte per 2/3, con l’obbligo per quest’ultima di rifondere
all’appellante adesivo fr. 800.- per ripetibili ridotte di appello.

 

 

                                  V.   Intimazione:

	
   

  	
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                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario