# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a9f0d2fd-9465-5453-8120-4db17d8af7fc
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-02-20
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 20.02.2013 BE.2012.11
**Docket/Reference:** BE.2012.11
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BE-2012-11_2013-02-20

## Full Text

Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA).;;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA).;;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA).;;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA).

Decisione del 20 febbraio 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE 

CONTRIBUZIONI,  

Richiedente 

 

   

  contro 

   

BANCA A., 

rappresentata dall'avv. dott. Goran Mazzucchelli,  

Opponente 

 

   

Oggetto  Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BE.2012.11 

 

 

 Fatti: 

A. Il 10 luglio 2012 il capo della Divisione affari penali e inchieste (di seguito: 

DAPI) dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (di seguito: AFC) ha 

ordinato l'apertura di una procedura penale amministrativa conformemente 

all'art. 67 cpv. 2 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull'imposta 

preventiva (LIP; RS 642.21), ritenuti i sospetti di sottrazione d'imposta, 

rispettivamente di truffa in materia di prestazioni e di tasse, gravanti su B. e 

C. nel contesto della gestione delle società, a loro riconducibili, D. SA e E. 

SA, attive nel ramo della gestione di esercizi pubblici. L'autorità federale 

sospetta che le citate società abbiano versato ai due imputati utili per importi 

considerevoli, senza però dedurre l'imposta preventiva, contravvenendo così 

al principio dell'autotassazione. L'utile conseguito sarebbe stato in seguito 

corrisposto a F., proprietario di un immobile, per finanziarne i lavori di 

ristrutturazione nell'ambito di un'operazione immobiliare avente quale scopo 

l'edificazione di un centro "wellness", per il tramite di una società - sempre 

riconducibile agli imputati - all'uopo costituita e conduttrice dei locali, al 

beneficio altresì di un diritto di compera. 

B. La DAPI, dopo aver proceduto al sequestro dell'immobile (v. act. 1.3), ha 

richiesto, il 6 agosto 2012, alla Banca A. (di seguito: Banca A. o l'opponente) 

l'ottenimento di tutta la documentazione concernente il credito di costruzione 

concesso a F. per la citata operazione immobiliare (v. act. 1.4). A tale 

richiesta l'opponente ha dato seguito con l'invio della documentazione in 

data 24 agosto 2012 (v. act. 1.5). 

C. In seguito alle audizioni degli organi dell'opponente, in particolare di G. 

(presidente della Direzione) e di H. (vice-presidente della Direzione), 

l'autorità federale ha intimato all'opponente la produzione di ulteriore 

documentazione, e meglio: 

"[…] 

 

a) copia verbale del CdA del 27 gennaio 2010 relativo alla nuova concessione del Credito 

di costruzione di Fr. 1'500'000.-- al Signor F., Z. (gli argomenti non relativi al Signor F. 

possono essere anonimizzati), 

b) copia verbale del CdA del 1 dicembre 2010 relativo alla concessione dell'aumento del 

Credito di costruzione di Fr. 440'000.-- al Signor F., Z. (gli argomenti non relativi al 

Signor F. possono essere anonimizzati), 

c) copia di tutte le note interne relative al Signor F. (a partire dal 1.1.2009), 

 

 

d) copia della lettera inviata al Signor F. (o alla sua rappresentante legale), con la quale le 

Banca A. ha informato il Signor F. della convocazione quali testimoni dei signori G. e H. 

[…]" 

(v. act. 1.6). 

D. L'opponente, in data 18 ottobre 2012, ha prodotto la nuova documentazione 

richiesta sotto sigillo, inizialmente sino a decisione del Consiglio 

d'amministrazione (v. act. 1.7). L'opposizione alla perquisizione dei 

documenti è stata in seguito mantenuta, mediante comunicazione del  

26 ottobre 2012 del patrocinatore dell'opponente all'AFC (v. act. 1.2). 

E. Mediante istanza del 12 novembre 2012 alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale, l'AFC postula la rimozione dei sigilli "dai 

documenti enumerati alle lettere da "a" a "c", [cfr. supra C] rinunciando a 

richiedere la levata dei sigilli sul documento enumerato alla lettera "d", che 

sarà restituito all'opponente, nella misura in cui non apparirà pertinente per 

la procedura pendente" (v. act. 1). 

F. Con memoriale di risposta del 23 novembre 2012 l'opponente postula la 

reiezione, in ordine e nel merito, della richiesta di rimozione dei sigilli, con 

contestuale restituzione della documentazione, siccome irrilevante ai fini 

dell'inchiesta e coperta sia dal segreto bancario che dal segreto d'affari  

(v. act. 3). 

G. Con la sua replica del 14 dicembre 2012 l'AFC, riconfermandosi nella propria 

istanza, sottolinea che la documentazione in questione è rilevante ai fini 

dell'inchiesta, siccome potenzialmente utile a far luce sulla destinazione 

dell'utile illecito che i due imputati avrebbero corrisposto a F. nell'ambito della 

citata operazione immobiliare (v. act. 6). L'opponente, mediante 

comunicazione del 20 dicembre 2012, si è riconfermata nelle argomentazioni 

già sviluppate in sede di risposta (v. act. 9). 

H. Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, nella misura del 

necessario, nei considerandi in diritto. 

 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1. Le procedure per infrazione alla legge federale sull'imposta preventiva sono 

rette dalla legge federale sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0; v. 

art. 67 cpv. 1 LIP). Ne discende l'applicazione al caso di specie degli art. 19 - 

50 DPA.  

1.2. Giusta l’art. 50 DPA, la perquisizione di carte deve essere fatta col maggior 

riguardo possibile dei segreti privati; segnatamente, le carte devono essere 

esaminate soltanto quando si può presumere che contengano scritti 

importanti per l’inchiesta (cpv. 1). La perquisizione deve essere fatta in modo 

da tutelare il segreto d’ufficio, come anche i segreti confidati, nell’esercizio del 

proprio ministero o della propria professione, agli ecclesiastici, agli avvocati, 

ai notai, ai medici, ai farmacisti, alle levatrici e ai loro ausiliari (cpv. 2). Se 

possibile, il detentore di carte deve essere messo in grado d’indicarne il 

contenuto prima della perquisizione. Se egli si oppone alla perquisizione, le 

carte devono essere suggellate e poste in luogo sicuro; la decisione 

sull’ammissibilità della perquisizione spetta alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale (art. 50 cpv. 3 e art. 37 cpv. 2 LOAP). Unico 

legittimato ad interporre opposizione è il detentore di documenti (sentenza del 

Tribunale federale 1B_233/2009 del 25 febbraio 2010, consid. 4.2 e rinvii).  

1.3.  

1.3.1. L'opponente contesta innanzitutto la tempestività della richiesta di levata dei 

sigilli presentata dall'AFC, rilevando l'applicabilità alla fattispecie dell'art. 248 

cpv. 2 CPP, che prevede per l'autorità penale un termine di 20 giorni per 

presentare la domanda di dissigillamento, decorso infruttuoso il quale gli 

oggetti sigillati devono essere restituiti all'avente diritto. 

1.3.2. La perquisizione di carte nell'ambito di un procedimento penale 

amministrativo è regolata unicamente dall'art. 50 DPA. Questa disposizione 

non prevede alcun termine entro il quale l'autorità richiedente è tenuta a 

presentare istanza di dissigillamento dinanzi alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale (decisioni del Tribunale penale federale BE.2011.6 

del 27 marzo 2012, consid. 1.1; BE.2009.21 del 14 gennaio 2012, consid. 

1.4; v. anche EICKER/FRANK/ACHERMANN, Verwaltungsstrafrecht und 

Verwaltungsstrafverfahrensrecht, Berna 2012, pag. 210), mentre l'art. 248 

cpv. 2 CPP prevede per l'autorità penale un termine di 20 giorni. L'invocata 

applicazione analogica della citata norma di procedura penale al caso di 

specie si rivela però infondata. Infatti, l'art. 1 cpv. 2 CPP, riguardo al campo 

d'applicazione del CPP, prevede espressamente che "sono fatte salve le 

norme procedurali di altre leggi federali". Tra queste "altre leggi federali" vi è 

 

 

la legge federale sul diritto penale amministrativo (STRAUB/WELTERT, Basler 

Kommentar, Basilea 2011, n. 12, ad art. 1 CPP; ARN/STEINER, Commentaire 

Romand du CPP, Basilea 2011, n. 27 - 29, ad art. 1; BERNASCONI, Codice 

svizzero di procedura penale - Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, n. 21 

ad art. 1), espressamente salvaguardata in occasione dell'unificazione della 

procedura penale (cfr. Messaggio del 21 dicembre 2005 concernente 

l'unificazione del diritto processuale penale, FF 2006 989). Le norme del 

CPP trovano applicazione nell'ambito della DPA solo quando quest'ultima vi 

rinvia espressamente (come per esempio, inter alia, l'art. 22 cpv. 2 DPA e 

l'art. 41 cpv. 2 DPA). Laddove la DPA prevede una propria disposizione 

senza alcun rinvio al CPP occorre ritenere che la stessa costituisca una lex 

specialis per rapporto alle norme della procedura penale (ARN/STEINER, op. 

cit., n. 27, ad art. 1; BERNASCONI, op. cit., n. 22, ad art. 1). Ne consegue che 

non applicandosi alla presente fattispecie l'art. 248 cpv. 2 CPP, l'istanza 

presentata dall'AFC non può essere considerata tardiva e come tale da 

respingere in ordine. Occorre ancora precisare, in merito alla decisione di 

questa Corte del 14 gennaio 2010 (BE.2009.21, consid. 1.4) espressamente 

invocata dall'opponente a sostegno della sua argomentazione, che in 

quell'occasione era stato fatto accenno all'art. 248 cpv. 2 CPP a titolo 

indicativo e non vincolante, con riferimento ad una eventuale lesione del 

principio di celerità, quest'ultimo essendo valido anche nel contesto della 

DPA, e che nel caso concreto non è stato sicuramente disatteso.  

1.4. L'istanza di dissigillamento presentata dall'AFC è per il resto ricevibile in 

ordine.   

2.  

2.1. Nell’ambito di un’istanza di levata dei sigilli, la Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale deve esaminare dapprima se sussistono sufficienti 

indizi di reato e, se ciò dovesse essere il caso, in un secondo momento se i 

documenti presentano un'importanza, perlomeno apparente, per l'inchiesta. 

Quest'ultima analisi non può essere effettuata nel dettaglio, poiché il 

contenuto stesso dei documenti posti sotto sigilli non è ancora noto. A questo 

stadio l'autorità deve riferirsi al cosiddetto principio dell'"utilità potenziale" 

(sentenze del Tribunale federale 1B_354/2009 e 1B_366/2009 del 2 marzo 

2010, consid. 3.2; 8G.9/2004 del 23 marzo 2004, consid. 6). E' soltanto in 

presenza di un segreto professionale ai sensi dell'art. 50 cpv. 2 DPA, qui 

palesemente non dato, che la Corte dei reclami penali procede essa stessa 

ad una cernita dei documenti (v. DTF 132 IV 63). La perquisizione di 

documenti è dunque ammissibile unicamente se esistono degli indizi 

sufficienti in merito all'esistenza di un’infrazione (DTF 106 IV 413 consid. 4). 

La necessità della perquisizione deve essere giustificata da sospetti precisi e 

oggettivamente fondati e non basarsi su sospetti generali o su una 

 

 

prevenzione puramente soggettiva (sentenza del Tribunale federale 

8G.9/2004 del 23 marzo 2004, consid. 6).  

2.2. Come appena esposto, nell'ambito di una richiesta di levata dei sigilli occorre 

dapprima verificare se sussistono sufficienti indizi di reato tali da giustificare 

la misura della perquisizione. Ciò comporta, in concreto, che l'istanza 

presentata dall'autorità competente esponga in maniera sufficientemente 

dettagliata il contesto fattuale in modo tale che la scrivente Corte possa 

effettuare un'adeguata sussunzione in punto alla realizzazione degli elementi 

costituivi oggettivi e soggettivi  di una o più infrazioni. A supporto dei fatti 

esposti, l'autorità istante è altresì tenuta ad allegare eventuali mezzi di prova 

o fornire concreti elementi indiziari tali da corroborare le ipotesi di reato 

avanzate (sentenza del Tribunale penale federale BE.2012.4 dell'11 luglio 

2012, consid. 3.1). 

2.3. Nella fattispecie occorre innanzitutto osservare che l'AFC, nella propria 

istanza, omette di indicare e allegare, conformemente a quanto esposto nei 

considerandi precedenti, quegli elementi utili per decifrare il contesto fattuale 

all'origine delle indagini, tali da permettere alla scrivente Corte di valutare 

l'esistenza di un sospetto sufficiente quo alla realizzazione di una o più 

infrazioni alla LIP. 

Nella propria istanza l'AFC riporta infatti solo delle generiche asserzioni in 

ordine all'apertura di un procedimento penale amministrativo "[…] in 

considerazione dei sospetti di sottrazione d'imposta ai sensi dell'art. 61, lt. a 

LIP, rispettivamente truffa in materia fiscale giusta l'art. 14, cpv. 2 DPA, 

commesse nell'ambito della gestione delle società D. SA con sede a Y. e E. 

SA, con sede a X., nel corso degli anni a partire dal 2004, nei confronti di B., 

nato il 1 giugno 1963, residente a W., e C., nato il 26 dicembre 1959, 

residente a V." (v. act. 1 pag. 2). A pagina 4 della medesima istanza l'AFC 

afferma che "l'autorità inquirente sospetta che società riconducibili agli 

imputati (D. SA, Y. e E. SA, X.) abbiano corrisposto distribuzioni dissimulate 

di utile a favore degli imputati per importi rilevanti, senza dedurre l'imposta 

preventiva all'atto del pagamento e disattendendo il principio 

dell'autotassazione" (v. act. 1 pag. 4).  

Una tale esposizione del contesto fattuale non è però conforme ai principi 

sopraenunciati, poiché, oltre a non essere suffragata da validi elementi 

indiziari, non permette a questa Corte, dato il suo carattere eccessivamente 

conciso e stringato, di procedere all'analisi e relativa valutazione delle ipotesi 

di reato ritenute dall'autorità inquirente. Al di là di vaghe asserzioni prive di 

qualsivoglia elemento suffragante a supporto, nulla viene infatti spiegato o 

 

 

precisato in merito ai sospetti di sottrazione di imposta, così come troppo 

generica è la descrizione della modalità di commissione degli eventuali reati 

da parte dei menzionati B. e C. Invano si tenterebbe di reperire nell'istanza, 

come pure nella successiva replica, ulteriori elementi atti a verificare l'effettiva 

sussistenza di una o più infrazioni di carattere penale. Le uniche 

considerazioni espresse dall'autorità inquirente federale in merito al sospetto 

di realizzazione di un'infrazione si esauriscono, in definitiva, in mere e 

generiche asserzioni di parte.  

I fatti posti a fondamento dell'istanza si concentrano essenzialmente sulla 

ricostruzione dell'eventuale destinazione dell'illecito provento (operazione 

immobiliare di F.), omettendo però di fornire alla scrivente Corte una precisa 

e dettagliata esposizione dei fatti a monte di essa e quindi sulle infrazioni 

oggetto dell'inchiesta in quanto tale. In siffatte circostanze ne consegue che 

la presente richiesta di levata dei sigilli è da respingere già per questo motivo, 

considerata la grave carenza sotto il profilo dell'esposizione del complesso 

fattuale, senza che sia necessario pronunciarsi oltre, in particolare in merito 

alla condizione della potenziale utilità delle carte e documenti posti sotto 

sigillo.  

3.  

3.1. Alla luce di tutto quanto esposto, la richiesta dell'AFC tendente alla levata dei 

sigilli deve essere respinta. I documenti in questione devono pertanto essere 

restituiti all'opponente.  

3.2. All'autorità richiedente, soccombente, non possono essere addossate spese 

giudiziarie (art. 25 cpv. 4 DPA; art. 73 LOAP; art. 66 cpv. 4 LTF per analogia). 

3.3. L'opponente, dal canto suo, ha diritto a vedersi riconosciuta un'indennità per 

spese ripetibili a carico della parte soccombente (v. sentenza del Tribunale 

penale federale BV.2012.16-45 del 1. ottobre 2010, consid. 8.1). Se 

l'avvocato non presenta alcuna nota delle spese entro la conclusione 

dell'udienza finale o entro un termine fissato da chi dirige il procedimento 

oppure, nelle procedure davanti alla Corte dei reclami penali, al più tardi al 

momento dell'inoltro dell'unica o ultima memoria, il giudice fissa l'onorario 

secondo libero apprezzamento (art. 12 cpv. 2 del regolamento del Tribunale 

penale federale del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e 

le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Nel 

caso di specie, tenuto conto della complessità della causa, si giustifica 

l'attribuzione all'opponente di un'indennità di fr. 1'000.-- (IVA inclusa) a carico 

dell'AFC. 

 

 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. L'istanza è respinta. 

2. I documenti rubricati da lett. a) a d) sono restituiti all'opponente.  

3. Non vengono prelevate spese giudiziarie.  

4. L'Amministrazione federale delle contribuzioni verserà all'opponente 
un'indennità di fr. 1'000.-- (IVA inclusa) a titolo di spese ripetibili.  

 
 
Bellinzona, il 21 febbraio 2013 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 

Comunicazione a: 

- Amministrazione federale delle contribuzioni 

- Avv. dott. Goran Mazzucchelli 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 
giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).