# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a3311168-94e5-5419-8ffa-0ed49a6f1fe9
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-27
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 27.09.2017 U 2017 54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2017-54_2017-09-27.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

U 17 54

3a Camera

presidenza Racioppi
giudici Moser, Audétat 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 27 settembre 2017

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____,

ricorrente

contro 

Comune di O.1._____,

convenuti

concernente assistenza sociale

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1. Il 13 febbraio 2017 A._____ notificava la propria partenza da O.2._____ 

per O.3._____ per il 31 gennaio 2017 (vedi parallela sentenza del 

Tribunale amministrativo U 17 16 del 17 marzo 2017) e il 14 febbraio 

2017 si annunciava presso il comune di O.1._____, in arrivo da 

O.2._____. Dall'11 al 28 febbraio 2017 A._____ soggiornava a O.1._____ 

in una struttura che offriva pernottamento e prima colazione e già durante 

il mese di febbraio 2017 faceva richiesta di assistenza pubblica. Dal mese 

di ottobre 2016, infatti, il petente era posto al beneficio dell'assistenza 

sociale da parte del comune di O.2._____. Il 21 febbraio 2017, A._____ 

sottoscriveva un contratto d'affitto per una casa monofamiliare di 120 m2 

per un importo mensile di fr. 1'150.--. Per questo motivo, l'iniziale richiesta 

di assistenza per un ammontare mensile di fr. 1'241.80 del 28 febbraio 

2017 veniva riformulata il 30 marzo 2017 a favore di un assegno mensile 

di fr. 2'136.-- dal 1. marzo 2017. 

2. Con decisione 1./8 maggio 2017, il comune di O.1._____ accettava 

parzialmente la richiesta e riconosceva al richiedente un diritto 

all'assistenza sociale pubblica dal 1. marzo al 31 agosto 2017 per un 

importo di fr. 1'400.--. 

3. Contro detta decisione, l'8 giugno 2017 A._____ adiva il Tribunale 

amministrativo dei Grigioni chiedendo - in regime di assistenza giudiziaria 

gratuita – l'erogazione dall'11 di febbraio e per detto mese di una 

prestazione assistenziale di fr. 1'241.80 e dal 1. marzo in poi di un 

contributo mensile di fr. 2'136.-- per almeno sei mesi, dedotte le 

prestazioni già versate. A mente dell'istante, il trasferimento sul territorio 

comunale sarebbe avvenuto già l'11 febbraio 2017, in attesa di poter 

insediarsi nell'attuale abitazione. Per il resto, l'istante era del parere che le 

spese di alloggio, anche se giudicate eccessive, andassero comunque 

finanziate per almeno sei mesi.

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4. Nella risposta del 20 luglio 2017, il comune di O.1._____ chiedeva la 

reiezione del ricorso. Al momento dell'annuncio presso il comune, l'istante 

non sarebbe stato in procinto di insediarsi nella nuova abitazione, ma 

avrebbe semplicemente usufruito di una precaria possibilità di alloggio, 

non propria a costituire domicilio. L'istante avrebbe poi intrattenuta una 

serie di colloqui con il municipio e durante gli incontri del 20 e 23 aprile 

2017 si sarebbe dichiarato d'accordo con un assegno mensile di 

fr. 1'400.--, come poi ripreso nella decisione impugnata. In quest'ottica, 

l'atteggiamento assunto ora contravverrebbe a quanto pattuito in 

precedenza e costituirebbe un abuso di diritto. Per il resto, la necessità di 

finanziare spese di alloggio anche eccessive per un massimo di sei mesi 

non si applicherebbe alla concreta fattispecie, essendo stato il diretto 

interessato informato sulla necessità di prendersi un alloggio conveniente. 

Per una persona sola, una casa con un grande giardino e che conterebbe 

120 m2 con 4 o 5 stanze, munita di doppi servizi con doccia o bagno oltre 

alla cantina ed al solaio sarebbe del tutto sproporzionata al fabbisogno 

del richiedente e questi costi non potrebbero venire assunti nella loro 

interezza dell'ente pubblico. 

5. Nella replica dell'8 agosto 2017, A._____ ribadiva in tono inutilmente 

polemico il proprio punto di vista, precisando che la casa da lui abitata 

sarebbe priva di giardino, disporrebbe di due camere con salotto e cucina 

e farebbe capo ad un solo servizio con doccia. Sarebbe poi già dagli inizi 

di febbraio che cercherebbe una residenza sul territorio comunale per cui 

la decorrenza del suo domicilio sarebbe dall'11 febbraio 2017. Quanto alle 

pretese pattuizioni fatte con il comune, l'istante non si considera in grado 

di concludere contratti, essendo persona nel bisogno.

6. Duplicando, il 24 agosto 2017, il comune di O.1._____ riconfermava le 

allegazioni fatte in precedenza. Veniva però criticato il tono in parte 

personale e diffamatorio utilizzato dall'istante nei confronti della 

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vicesindaco e ammesso che la casa locata dall'istante non disponesse di 

un giardino, ma di un ampio piazzale utilizzabile a scopi ricreativi. 

7. Il 29 agosto 2017, A._____ informava il Tribunale amministrativo di aver 

depositata un'istanza in contestazione della disdetta del contratto di 

locazione e chiedeva pertanto una pronta evasione della pratica, dopo 

che il locatore aveva già a più riprese cercato di ritornare in possesso del 

bene locato, non essendo stato finora corrisposto alcun affitto. 

8. Sulle argomentazioni addotte dalle parti in sede di scambio di scritti 

processuali si tornerà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle 

considerazioni che seguono. 

Considerando in diritto:

1. È controversa la decorrenza del diritto all'assistenza pubblica e 

l'ammontare del contributo mensile.

2. a) In conformità all'art 5 della legge sull'assistenza alle persone nel bisogno 

(LA; CSC 546.250), l'obbligo d' assistenza spetta al comune politico in cui 

ha domicilio la persona nel bisogno. Giusta l'art. 23 del Codice civile (CC; 

RS 220), il domicilio di una persona è nel luogo dove essa dimora con 

l'intenzione di stabilirvisi durevolmente. Nessuno può avere 

contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi. La costituzione del 

domicilio presuppone la sussistenza di due condizioni cumulative: la 

relazione territoriale, ossia la residenza o la dimora in un determinato 

luogo (condizione oggettiva), e una relazione personale, ossia l'intenzione 

di stabilirsi in detto luogo durevolmente (condizione soggettiva). Il 

concetto di domicilio ai sensi dell'art. 23 CC presuppone allora la 

residenza effettiva in un determinato luogo, anche se la durata del 

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soggiorno non riveste importanza decisiva, e l'intenzione, non solo 

astratta, ma concretamente manifestata di stabilirsi durevolmente nel 

luogo prescelto (DTF 132 I 29 cons. 4.1; 125 I 54 cons. 2a; 123 I 289 

cons. 2b). Vi è residenza quando la persona soggiorna per una certa 

durata in un determinato posto e crea rapporti di intensità tale da far 

apparire questo posto come il centro delle proprie relazioni personali 

(RDAT II-1999 no. 3). L'art. 24 cpv. 1 della Costituzione federale (Cost.), 

sancisce il principio della libertà di domicilio. Il cittadino che intende 

prendere domicilio non è pertanto tenuto a farne richiesta, ma esso deve 

semplicemente annunciarsi quale domiciliato. In seguito se sussistono dei 

dubbi sull'effettiva esistenza di un domicilio, l'autorità può esperire gli 

accertamenti necessari allo scopo di chiarire questa questione (vedi 

sentenza del Tribunale amministrativo U 05 44).

b) Nell'evenienza, l'istante si è annunciato presso in comune convenuto il 14 

febbraio 2017. Quale data di arrivo veniva indicato l'11 febbraio 2017 e la 

provenienza da O.2._____. Tale indicazione veniva poi cancellata e 

affiancata dalla nota "in attesa di sottoscrivere contratto di affitto per 

trasferimento domicilio". Concretamente non è contestato che dall'11 al 

28 febbraio 2017 il ricorrente abbia essenzialmente pernottato sul 

territorio comunale. Dal 5 di febbraio 2017 egli cercava il contatto con il 

locatario ed era concretamente interessato alla casa poi affittata in 

seguito (vedi SMS del 5 febbraio 2017). In queste circostanze forza è di 

constatare che l'intenzione di eleggere domicilio a O.1._____ si è 

manifestata, dopo aver intravvista la possibilità di affittare una casetta, 

con l'annuncio in comune e gli effettivi pernottamenti sul territorio 

comunale. Il fatto che i pernottamenti fossero inizialmente definibili come 

precari non è decisivo, in quanto era a O.1._____ che l'istante voleva 

avere il proprio domicilio e dove pure risiedeva dal suo annuncio in 

comune in attesa di sottoscrivere un contratto di affitto, poi stipulato sei 

giorni dopo la notifica ovvero il 21 febbraio 2017. Non è allora ammissibile 

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considerare che la condizione "della manifestazione della residenza 

effettiva" si sia realizzata solo dopo l'insediamento nella nuova abitazione 

il 1. marzo successivo. È vero che in generale il solo fatto di pernottare in 

un albergo non crea domicilio. Questo non è però in primo luogo 

imputabile al tipo di struttura scelta per il pernottamento quanto alla 

volontà di restare in una simile struttura solo temporaneamente a scopo di 

vacanza, di lavoro fuori sede, di riposo ecc. Nell'evenienza la situazione è 

diversa. Con il suo annuncio presso l'autorità comunale, il ricorrente ha 

manifestata la sua volontà di eleggere il proprio domicilio sul suolo 

comunale e tale volontà si è pure manifestata concretamente tramite gli 

abboccamenti con il futuro locatore e gli effettivi pernottamenti in vista di 

una concreta sistemazione stabile. Ritenuto che solitamente una persona 

è tenuta ad annunciarsi presso il comune entro al massimo due 

settimane, con l'annuncio del 14 febbraio 2017 la data d'arrivo dell'11 

febbraio (data dalla quale risulta pure il pernottamento) è del tutto 

plausibile e quindi i criteri per l'elezione di domicilio vanno considerati 

soddisfatti già a partire dall'11 febbraio 2017, indipendentemente da 

quanto risulta dalla dichiarazione di domicilio rilasciata dal comune. 

3. a) Giusta l'art. 12 Cost., chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a 

se stesso ha diritto d'essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi 

indispensabili per un'esistenza dignitosa. La Cost. garantisce solo il diritto 

a un minimo d'esistenza, lasciando al legislatore federale, cantonale o 

comunale il compito di fissarne la portata e le modalità. Nei Grigioni, 

l'aiuto sociale è segnatamente disciplinato dalla legge sull'assistenza alle 

persone nel bisogno (LCAss; CSC 546.250). Ai sensi dell'art. 1 LCAss, è 

persona nel bisogno chi non possa provvedere sufficientemente o 

tempestivamente con mezzi propri al suo sostentamento e a quello dei 

membri della sua famiglia che ne condividono il domicilio (cpv. 1). Per 

prestazioni assistenziali si intendono quelle prestazioni in denaro o in 

natura concesse alle persone nel bisogno e i provvedimenti atti ad evitare 

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l'indigenza incombente o ad eliminarla qualora fosse già subentrata (cpv. 

2). Il calcolo dell'assegno, che tende a coprire il minimo vitale, viene 

effettuato giusta le disposizioni esecutive della legge cantonale 

sull'assistenza (DELCAss; CSC 546.270) che concretizza e limita gli aiuti 

ispirandosi alle indicazioni della Conferenza svizzera delle istituzioni 

dell'azione  sociale per il calcolo dell'aiuto sociale (COSAS). 

b) Ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 lett. b DELCAss, nel calcolo del minimo vitale 

determinante per la valutazione dell'assistenza devono essere 

considerate le spese di alloggio. Nel calcolo del minimo vitale deve 

essere considerato l'affitto medio sul mercato locale di un appartamento 

economicamente vantaggioso per la rispettiva grandezza del nucleo 

familiare, più le spese accessorie. Spese di alloggio giudicate 

eccessivamente elevate devono essere finanziate soltanto fino al 

prossimo termine di disdetta, al massimo tuttavia per sei mesi (art. 8 

DELCAss). Se quindi un comune dovesse ritenere che un affitto già 

vigente sia eccessivamente elevato rispetto ai prezzi correnti sul mercato 

locale e usuali per abitazioni analoghe, le spese di locazione vanno 

finanziate fintanto che non venga trovata una soluzione abitativa più 

idonea ed economica. Il comune deve però poter comprovare che sul 

territorio comunale siano reperibili delle concrete possibilità di alloggio più 

modeste e imporre ai beneficiari dell'aiuto sociale il cambiamento di 

alloggio entro i termini di disdetta ordinari. Se alla richiesta non viene dato 

seguito, è dato assumere i costi dell'alloggio ritenuto eccessivo per un 

massimo di 6 mesi (vedi sulla questione la sentenza del Tribunale 

amministrativo U 16 101 del 7 aprile 2017 e numerosi riferimenti ivi citati). 

Gli uffici d'assistenza sociale hanno il dovere di aiutare attivamente il 

beneficiario a trovare un alloggio più modesto. Le direttive COSAS 

raccomandano concretamente ai comuni, di fronte alla diversità regionale 

degli affitti, di definire dei limiti massimi per le spese dell’alloggio a livello 

regionale, tenendo conto della dimensione delle economie domestiche.

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c) Chiedendo l'applicazione dell'art. 8 DELCAss, l'istante pretende che il 

comune gli corrisponda le spese di affitto, anche se eccessivo, per 

almeno sei mesi. La tesi così formulata non è difendibile. Come 

giustamente addotto dalla parte convenuta in ricorso, l'istante in quanto 

beneficiario di prestazioni assistenziali già dall'ottobre 2016 era 

perfettamente al corrente che le spese dell'alloggio sarebbero state 

finanziate dall'ente pubblico a condizione che l'oggetto locato fosse stato 

idoneo alla sua situazione personale ed economico. Il disposto di cui 

all'art. 8 DELCAss si applica in primo luogo agli affitti correnti e non ai 

contratti di affitto che il beneficiario di prestazioni assistenziali stipula 

dopo che già beneficia dell'assistenza e ben sapendo quali siano i suoi 

obblighi e doveri. Del resto anche le direttive COSAS rammentano che 

"quando un assistito cambia comune di domicilio, l’ente di sostegno 

sociale precedente dovrà verificare se nel nuovo comune l’affitto previsto 

sarà accettato". Dalla richiesta di assistenza pubblica dal 28 febbraio 

2017, risulta chiaramente che "Il signor A._____ durante le ricerche 

dell'appartamento, è stato informato che avrebbe dovuto cercare un 

alloggio il più economico possibile". Del resto, l'istante non pretende 

neppure di non aver saputo che il canone avrebbe potuto essere 

considerato eccessivo, semplicemente considera come un diritto acquisto 

che le spese dell'affitto gli vengano in ogni caso corrisposte per sei mesi. 

d) Come è stato esposto in precedenza, il beneficiario della prestazione 

assistenziale ha diritto alla rifusione delle spese di un affitto idoneo ed 

economico. Nel caso concreto a partire dal mese di marzo 2017, l'autorità 

comunale ha accordato al richiedente una prestazione di fr. 1'400.--. Tale 

importo è necessariamente comprensivo di un forfait per il mantenimento 

di una persona sola per un importo di fr. 986.-- (vedi art. 3 DELCAss) e 

dei restanti fr. 414.-- per l'affitto, anche se nella decisione comunale non 

viene operata una simile distinzione. Il comune giustifica questo importo 

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con una valutazione interna e d'intesa con il servizio sociale competente 

nonché con l'accordo dato dall'istante durante i colloqui precedenti il 

provvedimento. Non viene però preteso che il comune convenuto abbia a 

disposizione dei limiti massimi regionali per le spese di alloggio e 

tantomeno vengono proposte cifre concrete a suffragio della riduzione 

operata. Per quanto esposto in precedenza, un simile modo di agire non è 

difendibile. Se il comune ritiene che i costi della pigione siano troppo 

elevati ed opera quindi una riduzione, spetta allo stesso dimostrare che 

sul suolo comunale siano reperibili abitazioni idonee alla condizione 

dell'istante ed a un prezzo corrispondente alla spesa per l'affitto 

riconosciuta (vedi sulla problematica la decisione del Tribunale 

amministrativo U 16 101). Concretamente, il ricorrente ha stipulato un 

contratto per i 1. marzo 2017. Sapendo che i semestrali termini di disdetta 

scadono nei grigioni alla fine di marzo e di settembre, dall'istante era certo 

esigibile attendere la fine di marzo 2017 prima della sottoscrizione del 

contratto di affitto in parola, giacché a tale termine la probabilità di trovare 

un affitto confacente era più elevata. Naturalmente tale attesa avrebbe 

comportato l'ulteriore protrazione della presa a carico da parte del 

comune dei costi del pernottamento e della prima colazione, con però il 

vantaggio di poter eventualmente disporre di maggior scelta e quindi di 

trovare un alloggio più confacente. Se quindi il comune riesce a 

dimostrare che per il 1. marzo o il 1. aprile 2017 sul territorio comunale 

fossero stati disponibili appartamenti idonei più economici, la rispettiva 

riduzione del canone d'affitto, ovvero il calcolo del contributo mensile sulla 

base dell'affitto più conveniente, troverebbe la propria giustificazione e 

non darebbe adito a critiche. 

e) L'istante ha locata una casa di 120 m2 di superficie con quattro locali e 

doppi servizi oltre a cantina e solaio. Che per una persona sola tali 

dimensioni siano eccessive è palese e non viene neppure contestato. In 

tale contesto, il comune intravvede pertanto nell'atteggiamento assunto 

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dall'istante sottoscrivendo il contratto di locazione un abuso di diritto. In 

realtà, anche se l'appartamento in oggetto supera di gran lunga l'idoneità 

per una persona sola, il costo dell'affitto pari a fr. 1'150.-- non traduce la 

stessa sproporzione e il comune non è riuscito a dimostrare quanto 

pretende sulla base di concrete possibilità di alloggio per persone sole. 

Basti ricordare che nell'ambito delle prestazioni complementari, la pigione 

di un appartamento e le relative spese accessorie per una persona sola 

non possono superare l'importo annuo di fr. 13'200.--, che ripartito su 12 

mesi corrisponde a fr. 1'100.--. Con questo riferimento, questo Giudice 

intende semplicemente evidenziare che l'affitto in oggetto non è tanto 

sproporzionato da poter essere considerato a priori abusivo, salvo che il 

comune convenuto riesca a dimostrare quanto pretende. Fatto che però è 

propriamente rimasto indimostrato, giacché semplici supposizioni non 

sono proprie a comprovare la tesi di controparte. Diversa sarebbe la 

situazione qualora l'importo non avesse assolutamente alcuna relazione 

con gli affitti correnti per una persona sola. Vada al proposito rilevato che 

la pretesa avanzata dal comune e stando alla quale per una persona sola 

sarebbe esigibile il semplice affitto di una camera presso terzi, in base 

alle precedenti condizioni di vita dell'istante, non è difendibile in questi 

termini. Anche in regime di assistenza sociale, una persona sola ha diritto 

ad una possibilità di alloggio che le permetta un'esistenza dignitosa. La 

pretesa che l'alloggio sia a titolo esclusivo, almeno a lungo termine, non 

può in questo contesto essere vista come una richiesta eccessiva. 

Malgrado quindi l'indiscussa inidoneità dell'appartamento affittato per una 

persona sola, l'affitto in concreto preteso non è parimenti sproporzionato, 

nel senso di una prestazione che non ha alcuna relazione con quanto una 

persona sola possa effettivamente pretendere a titolo di spesa di 

locazione. In questo senso, fermo restando che l'affitto va considerato 

troppo elevato anche se non abusivo per una persona sola, la possibilità 

di una decurtazione è data dal momento che il comune riesca a 

dimostrare che l'istante aveva una possibilità di scelta più conveniente. 

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Poiché l'importo dell'affitto non può essere qualificato come 

manifestamente abusivo, qualora il comune non dovesse oggettivamente 

essere in grado di dimostrare l'esistenza sul territorio comunale di un 

appartamento idoneo e più a buon mercato, la pigione in oggetto 

dovrebbe essere corrisposta almeno per la durata di sei mesi in 

conformità a quanto sancito all'art. 8 DELCAss.

f) Evidentemente il fatto che l'istante abbia o meno presentato il proprio 

casellario giudiziario al locatore prima della sottoscrizione del contratto di 

affitto è ai fini del presente giudizio del tutto irrilevante. A prescindere dal 

fatto che la decisione di chiedere o meno un tale documento rientra nel 

margine discrezionale del proprietario della cosa da locare, non esiste un 

obbligo al riguardo e tantomeno commette un abuso di diritto la persona 

che non dà seguito ad una corrispondente richiesta. 

4. a) Il comune convenuto difende il proprio operato invocando il consenso del 

ricorrente. Infatti, in occasione dei colloqui tenutisi il 20 e 23 aprile 2017 

l'istante si sarebbe dichiarato d'accordo con la prestazione assistenziale 

mensile propostagli di fr. 1'400.--. Per il ricorrente invece, una persona nel 

bisogno non potrebbe essere parte contrattuale. Ambedue le tesi vanno 

disattese. Nel caso in oggetto, quanto stabilito tra le parti durante i 

colloqui che hanno preceduto l'emanazione della decisione non può 

essere considerato come un contratto di tipo orale. Il rapporto in 

questione è retto dal diritto pubblico. Con la presentazione di una 

domanda di assistenza sociale pubblica, l'istante ha dato avvio ad una 

procedura disciplinata dalla legge sulla giustizia amministrativa (LGA; 

CSC 370.100). Una tale procedura poteva essere evasa, del tutto o 

parzialmente giusta quanto previsto all'art. 19 LGA, tramite transazione, 

per quanto le parti avessero la facoltà di disporre dell'oggetto della 

controversia o avessero comunque avuto a loro disposizione un margine 

discrezionale. Solitamente la transazione contiene, oltre all'indicazione 

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dell'accordo materiale sulla questione in discussione, l'espressa rinuncia 

all'impugnazione o la volontà di ritirare un eventuale rimedio giuridico 

qualora lo stesso fosse già pendente. 

b) Nell'ambito della presente controversia - fermo restando che non è 

scontata la possibilità di transigere sull'oggetto in discussione, essendo 

una delle parti in uno speciale rapporto di dipendenza dall'ente pubblico - 

non è stata conclusa alcuna transazione tra le parti. Pertanto anche se 

l'istante si fosse in linea di principio dichiarato d'accordo con l'importo 

dell'aiuto sociale, non vi è agli atti alcuna conferma scritta che egli 

avrebbe parimenti rinunciato ad impugnare il provvedimento. Adendo le 

vie legali contro la decisione di assistenza l'istante non può allora essere 

considerato contravvenire a quanto pattuito precedentemente in quanto 

l'eventuale consenso prima dell'emanazione di una decisione non 

comporta la perdita del diritto a adire le vie legali. Una simile rinuncia, per 

quanto possibile, va redatta in forma di transazione scritta e deve essere 

inequivocabile. Che nell'evenienza concreta l'istante abbia 

espressamente rinunciato ad impugnare il provvedimento preso non viene 

preteso da nessuno per cui il ricorso intentato dall'istante non è abusivo. 

5. Giusta la richiesta formulata dal servizio sociale, la prestazione 

assistenziale riguardante il mese di febbraio 2017 avrebbe dovuto 

ammontare a fr. 1'241.80. Nell'importo era incluso il forfait per il 

mantenimento di fr. 986.--, ridotto proporzionalmente ai 17 giorni di 

permanenza a O.1._____, per un ammontare di fr. 599.--, nonché le 

spese di alloggio che venivano calcolate sommando gli importi che 

l'istante aveva corrisposto per il pernottamento e la prima colazione e 

corrispondenti a fr. 642.--. Questo calcolo non si rivela però corretto. Il 

sostentamento dell'istante è incluso nel forfait per il mantenimento per cui 

le spese di alloggio non possono essere comprensive della prima 

colazione, giacché così facendo l'importo per il mantenimento viene 

illecitamente aumentato. Si rivela pertanto necessario distinguere, 

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eventualmente in modo fittizio, tra le spese di pernottamento computabili 

e quelle della prima colazione che vanno reputate incluse nel forfait per il 

mantenimento mensile. Ne risulta che anche il calcolo dell'assegno per il 

periodo dall'11 al 28 febbraio 2017 va rivisto. Poiché nella decisione 

impugnata all'istante non era neppure stato riconosciuto il diritto 

all'assistenza per il mese di febbraio 2017, questo rinvio non costituisce in 

ogni caso una reformatio in peius che avrebbe previamente richiesta 

l'audizione dell'interessato.

6. a) Giusta l'art. 18 LGA, gli interessati alla procedura sono tenuti a 

comportarsi in modo corretto nei confronti delle autorità e tra di loro, 

nonché ad evitare ogni comportamento litigioso e dilatorio intenzionale. 

L'avvio temerario o la conduzione temeraria di una procedura e l'offesa 

grave alla decenza nei confronti di autorità e di cointeressati vengono 

puniti dalla stessa autorità con un ammonimento o con una multa 

disciplinare fino a 1000 franchi. Nei propri scritti di ricorso, oltre ad essere 

inutilmente prolisso, l'istante attacca personalmente la vicesindaco che 

invece ha, congiuntamente al segretario comunale, correttamente 

sottoscritto le disposizioni del comune. Infatti, in applicazione all'art. 50 

dello statuto organico comunale, la sindaco o chi ne fa le veci firma con il 

segretario comunale o con un municipale in modo vincolante per il 

comune. Nella crociata personale contro la vicesindaco, reputata una 

calunniatrice, l'istante le attribuisce, tramite un linguaggio ordinario e 

sprezzante: dilettantismo, incompetenza, abuso di potere, confusione 

nella gestione della partica, antinomie, un utilizzo a sproposito di locuzioni 

latine ed atteggiamenti di carattere inquisitorio. 

b) Anche se in una controversia debba essere ritenuta insita una certa 

animosità delle parti, questa non può sconfinare nel dileggio verso il 

giudice o le controparti. Nel caso in esame, lo stile di cui si è 

ripetutamente avvalso l'istante esula manifestamente dal linguaggio 

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colorato o fiorito di cui potrebbe far comunemente uso una delle parti al 

procedimento per puntualizzare la propria posizione. Le parole di scherno 

rivolte all'autorità intendevano indiscutibilmente screditare e sbeffeggiare 

l'operato di controparte e della municipale in particolare. Simili 

manifestazioni non sono tollerabili per cui con la presente decisione 

l'istante viene ammonito ai sensi dell'art. 18 LGA per offesa grave alla 

decenza nei confronti di controparte e invitato, qualora dovessero venire 

incoati altri procedimenti, a volersi in futuro astenere da simili eccessi ad 

a voler assumere nei confronti di controparte un atteggiamento più 

corretto e dignitoso. In caso di inadempienza questo Giudice si riserva il 

diritto di ritornagli gli scritti processuali affinché vengano eliminati i 

passaggi contrati all'art. 18 LGA.  

c) Relativamente alle altre accuse rivolte dall'istante all'autorità comunale, 

come la necessità di giustificare prelevamenti oltre i confini cantonali (vedi 

per un caso di contestazione del domicilio anche sulla base di regolari 

prelievi fatti esclusivamente lungo la zona di confine la sentenza del 

Tribunale amministrativo U 17 38) o le pretese ingerenze nella sfera 

personale, le stesse sono in larga misura del tutto ininfluenti ai fini del 

giudizio per cui non vi sono motivi per dilungarsi oltre sulle polemiche 

sollevate. 

7. In conclusione, il ricorso deve essere accolto nel senso dei considerandi e 

la decisione impugnata va annullata. A partire dell'11 febbraio 2017, 

l'istante ha diritto ad una prestazione assistenziale. Per il calcolo del 

contributo assistenziale per il mese di febbraio e di quello a partire dal 1. 

marzo 2017 gli atti vengono rinviati al comune convenuto per la presa di 

una nuova decisione dopo l'espletamento dei necessari accertamenti nel 

senso esposto nei considerandi. L'esito della controversia giustifica 

l'accollamento dei costi occasionati dal presente procedimento alla parte 

soccombente giusta quanto sancito all'art. 73 cpv. 1 LGA. L'istante in 

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qualità di avvocato in una causa propria non ha diritto a indennità di parte, 

perché le indispensabili premesse non sono nell'evenienza date (DTF 125 

II 518 cons. 5b e 110 V 72 cons. 7). Infatti, oltre a non aver dovuto 

dedicare all'evasione della presente pratica parte del tempo altrimenti 

destinato alla propria attività lucrativa, l'istante non ha neppure 

necessitato per la redazione degli scritti processuali di un dispendio di 

tempo tale da esulare dal normale quadro di quanto è - dal Tribunale 

federale - ritenuto normale nella gestione di una causa propria. In 

considerazione dell'esito del ricorso la domanda di assistenza giudiziaria 

è divenuta priva di oggetto.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto nel senso dei considerandi e la decisione 

impugnata è annullata. L'istante ha diritto all'assistenza sociale pubblica 

dall'11 febbraio 2017. Per la definizione della prestazione assistenziale 

spettante all'istante sia per una certa parte del mese di febbraio 2017 che 

a partire dal 1. marzo 2017 gli atti vengono ritornati al comune di 

O.1._____ per la presa di una nuova decisione dopo l'espletamento dei 

necessari accertamenti nel senso esposto nei considerandi. 

2. A._____ viene ammonito ai sensi dell'art. 18 LGA per offesa grave alla 

decenza nei confronti di controparte. 

3. Vengono prelevate 

- una tassa di Stato di fr. 500.-- 

- e le spese di cancelleria di fr. 320.--

totale fr. 820.--

- 16 -

il cui importo sarà versato dal comune di O.1._____ entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del 

Cantone dei Grigioni, Coira. 

4. Non vengono assegnate ripetibili.

5. [Vie di diritto

6. [Comunicazioni]