# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ecaf2f1-a6ab-5953-bd4d-99faeb88cd9b
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-10
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 10.11.2006 R 2006 68
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2006-68_2006-11-10.pdf

## Full Text

R 06 68
4a Camera 

SENTENZA
del 10 novembre 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente opposizione edilizia

1. a) In data 13 settembre 1994, …, quale rappresentante degli Eredi …, proprietari 

del fondo interessato, ha inoltrato all’autorità edilizia del Comune di … una 

domanda di costruzione volta ad ottenere la licenza per l’edificazione di una 

casa di vacanza in località Giova. I piani del progetto edilizio sono stati oggetto 

di esposizione pubblica dal 26 settembre al 25 ottobre 1994. Con decisione 

del 9 novembre 1994, il Comune di … ha rilasciato agli Eredi … la licenza 

edilizia per una nuova costruzione corrispondente al progetto presentato.

Tramite scritto del 16 dicembre 1994, gli Eredi … hanno postulato al Municipio 

di … il rilascio del permesso per la realizzazione di un muro di cinta allegando 

altresì un piano per la sistemazione esterna. Con decisione del 2 febbraio 

1995, il comune ha staccato la licenza relativa al muro di cinta, come previsto 

dal piano della sistemazione esterna presentato dai richiedenti.

In data 21 marzo 1995, la Sovrastanza del Comune di … ha intimato a …, nel 

frattempo subentrato agli Eredi … nella proprietà della particella in questione, 

il fermo immediato dei lavori in quanto era emerso come il proprietario, 

procedendo alla realizzazione degli stessi, non si fosse attenuto agli estremi 

della licenza edilizia. 

In data 23 marzo 1995, il comune ha sollecitato l’interessato ad inoltrare una 

domanda edilizia a posteriori in particolare riferimento al terrapieno realizzato. 

… ha ottemperato a tale invito presentando, il 31 marzo 1995, la domanda di 

costruzione richiesta che è stata esposta pubblicamente dal 10 aprile al 9 

maggio 1995. In data 8 maggio 1995 ha avuto luogo un sopralluogo indetto 

dal comune al quale sono stati invitati i confinanti incluso ... 

Tramite scritto del 18 maggio 1995, … si è rivolto al Municipio di … adducendo 

di riconfermare la propria opposizione verbale sollevata in cancelleria il 20 

marzo 1995 e quindi di opporsi alla realizzazione di un terrapieno al confine 

con la sua particella no. 76 da parte di ...

b) Tramite scritto del 21 giugno 1995, il comune ha contestato a … molteplici 

infrazioni al diritto edilizio, perpetrate nel contesto della realizzazione della 

casa di vacanza, invitando lo stesso a presentare una nuova richiesta di 

licenza corredata da precisi piani e rilievi della costruzione realizzata. Il 26 

giugno 1995, … ha comunicato al Municipio di … di non essere intenzionato 

ad inoltrare una nuova domanda di costruzione in quanto l’opera realizzata 

sarebbe stata conforme al progetto precedentemente approvato. Con lettera 

del 29 luglio 1996, … ha comunicato al Municipio di … che, malgrado il fermo 

dei lavori, … aveva, nel frattempo, provveduto alla posa di una cinta metallica 

sul muro di sostegno della propria abitazione. L’interessato ha inoltre 

nuovamente contestato il terrapieno e il muro di sostegno a suo dire realizzato 

con materiale non conforme al regolamento edilizio.

Durante il periodo dal 2 settembre al 1 ottobre 1996 il comune ha nuovamente 

pubblicato i piani a sua disposizione. Tramite scritto del 28 settembre 1996, 

… ha dichiarato di riconfermare le proprie opposizioni del 18 maggio 1995 e 

del 29 luglio 1996 riguardanti la costruzione di un terrapieno, il materiale del 

muro di sostegno e la cinta metallica, precisando inoltre che il colore delle 

facciate e la portafinestra non sarebbero stati conformi al regolamento.

Durante il mese di gennaio 1997, l’ing. …, su incarico del Comune di …, ha 

provveduto ad allestire una dettagliata documentazione tecnica relativa al 

fondo no. 75 e alla costruzione realizzata da … e in seguito fra il 12 marzo e 

l’11 aprile 1997 il comune ha provveduto ad una esposizione dei piani in base 

ai rilievi dell’ing. ...

Il 3 aprile 1997, … ha inoltrato opposizione riconfermando le contestazioni 

oggetto delle precedenti opposizioni del 18 maggio 1995, del 29 luglio e del 

28 settembre 1996, in relazione al riempimento del terrapieno, alla struttura 

del muro di sostegno, alla cinta metallica nonché al colore delle facciate e alla 

portafinestra non conformi al regolamento edilizio.

2. In data 6 luglio 2006, il Municipio di …, nell’intento di definire legalmente la 

pratica e quindi di chiudere l’annosa vertenza, ha emanato quattro decisioni 

distinte. 

Per quanto concerne l’opposizione di …, il comune ha accolto parzialmente 

la stessa negando a … il diritto di posare la cinta metallica sul confine ovest 

della particella e quindi orinandogli di allontanarla nella misura per quanto 

superi, unitamente al terrapieno, l’altezza di 1,5 metri. La posa della cinta sul 

confine sud è stata autorizzata solo parzialmente mentre …, conformemente 

a un impegno sottoscritto il 10 maggio 2006, è stato invitato ad allontanare 

detta recinzione nella misura di 2,5 metri sul lato sud del confine, partendo 

dall’angolo sud-ovest.

L’opposizione è stata invece respinta per quanto diretta contro il terrapieno 

ritenuto conforme, per quanto non di altezza superiore a 1,5 metri, al disposto 

dell’art. 48 della legge edilizia comunale (LE). Per quanto riguarda il materiale 

utilizzato per il muro del terrapieno il comune non ha ravvisato alcuna 

violazione delle norme edilizie, mentre la portafinestra avversata 

dall’opponente non colliderebbe con alcuna norma materiale della LE. Inoltre, 

… non avrebbe contestato tale struttura nel contesto della prima esposizione 

pubblica del 1994 dai cui piani sarebbe stata rilevabile la presenza della porta 

finestra sulla parete perimetrale dell’edificio. Di conseguenza, ogni censura 

nel merito sarebbe tardiva. Il colore attuale delle facciate non potrebbe essere 

considerato definitivo in quanto detta problematica sarebbe ancora aperta e i 

particolari di una eventuale futura tinteggiatura dovrebbero essere ancora 

concordati fra il proprietario e l’autorità comunale. Nel merito, quindi, 

l’opposizione è stata considerata irricevibile.

3. In data 25 luglio 2006, … hanno impugnato tempestivamente davanti al 

Tribunale amministrativo la decisione in materia edilizia del Municipio di … 

chiedendone l’annullamento e il conseguente rinvio degli atti all’autorità 

convenuta al fine di una corretta applicazione delle disposizioni edilizie.

Per quanto concerne il terrapieno i ricorrenti lamentano la lesione dei disposti 

dell’art. 48 LE, ai sensi dei quali il terreno dovrebbe, in generale, essere 

mantenuto secondo la configurazione naturale. Nel caso specifico la 

configurazione del terreno sarebbe stata stravolta dall’apporto di materiale. Al 

limite, il terrapieno contestato potrebbe essere ritenuto conforme alle 

disposizioni della LE qualora anche i proprietari della particella confinante 

fossero autorizzati a realizzare sul loro fondo una simile struttura.

Il materiale usato per la costruzione del muro di sostegno del terrapieno, 

costituito da mattoni BKS con uno spessore di 15 cm, non sarebbe idoneo a 

sopportare la pressione laterale del materiale ritenuto come, peraltro, 

dimostrato dai precedenti crolli. Le caratteristiche estetiche del muro in 

oggetto deturperebbero inoltre l’ambiente circostante considerato degno di 

protezione.

In relazione alla portafinestra i ricorrenti respingono l’obiezione della tardività 

dell’opposizione rinviando al testo dell’esposizione del 10.03.1997 che 

avrebbe concesso agli interessati la facoltà di formulare nuove contestazioni. 

Nell’ottica materiale la portafinestra non sarebbe conforme al disposto dell’art. 

19 LE che prescrive finestre con dimensioni ridotte come quelle caratteristiche 

della zona. 

Per quanto concerne il colore delle facciate, i ricorrenti censurano l’agire del 

comune che, nell’arco di un periodo di 10 anni, non avrebbe risolto la 

problematica. Inoltre, vista la situazione attuale della struttura muraria, non 

sarebbe tecnicamente più possibile realizzare un intonaco rustico grigio.

4. Tramite la propria presa di posizione il comune convenuto chiede di 

respingere integralmente il ricorso. Il comune giustifica i lunghi tempi della 

procedura con l’atteggiamento ostruzionistico di …, ribadendo di avere 

intrapreso tutto il possibile per risolvere bonalmente le numerose 

problematiche. Il terrapieno contestato, come accertato nella perizia stesa il 

26 luglio 2002 dall’ing. … dello studio … SA, non lederebbe i disposti dell’art. 

48 LE poiché i terrapieni sarebbero da ritenere conformi al diritto edilizio in 

vigore per quanto non superino l’altezza massima di 1,5 metri. Inoltre, dette 

strutture non dovrebbero osservare alcuna distanza dal confine.

Il materiale usato per la costruzione del muro di sostegno del terrapieno non 

sarebbe sindacabile da parte dei ricorrenti in quanto la struttura nel suo 

insieme non deturperebbe il paesaggio. In ogni caso, l’area in questione, 

destinata alla realizzazione di nuove costruzioni e sita in una zona sottostante 

la strada, non sarebbe caratterizzata da aspetti paesaggistici particolarmente 

degni di protezione. Le obiezioni relative alla qualità e alle caratteristiche 

statiche del muro non sarebbero invece ricevibili in quanto, al limite, soggette 

all’egida delle norme del diritto privato preposte alla salvaguardia della 

proprietà dei vicini.

La realizzazione della portafinestra, non assimilabile ad una finestra vera e 

propria, non colliderebbe con le disposizioni del diritto edilizio che, 

permettendo la costruzione di balconi, implicitamente autorizzerebbero la 

realizzazione delle necessarie porte d’accesso. Inoltre, l’opposizione relativa 

alla portafinestra non sarebbe stata sollevata in occasione della prima 

esposizione dei piani di costruzione dai quali sarebbe stato perfettamente 

rilevabile l’impatto architettonico di detta struttura. Di conseguenza, le 

contestazioni nel merito, avanzate per la prima volta il 28 settembre 1996 e 

ribadite il 3 aprile 1997 nel contesto di due procedure riguardanti 

principalmente la sistemazione esterna, dovrebbero essere considerate 

tardive. 

La componente procedurale concernente il colore delle facciate sarebbe 

ancora pendente e quindi, in quanto non oggetto di decisione, non sarebbe 

passibile di ricorso. Preso atto che, in un prossimo futuro, il proprietario 

interessato dovrebbe presentare formale domanda in relazione al colore delle 

facciate, al tipo di materiale e alle modalità d’esecuzione dei lavori, il ricorrente 

vedrebbe, nell’ambito di detta pratica, in ogni caso garantiti i propri diritti.

La licenza edilizia rilasciata a posteriori e la decisione di tolleranza del 6 luglio 

2006 avrebbero ripristinato una situazione di legalità, nel rispetto del principio 

della proporzionalità, accogliendo, fra l'altro, le richieste dei ricorrenti in 

relazione all’allontanamento di parte della recinzione.

5. Nella propria presa di posizione … ha proposto al Tribunale amministrativo di 

respingere il ricorso. In sostanza, l’interessato contesta quanto esposto dai 

ricorrenti precisando, fra l’altro, come il materiale usato per la realizzazione 

del terrapieno provenga dallo sbancamento eseguito sulla particella stessa, 

mentre il muro sarebbe crollato per una causa eccezionale in seguito al 

passaggio di un grosso scavatore. Inoltre, gli attuali ricorrenti, in occasione 

della prima esposizione dei piani nel 1994, non avrebbero sollevato 

opposizione in relazione al muro di cinta e alla portafinestra. A prescindere 

dalla circostanza che il colore delle facciate dovrebbe ancora essere definito, 

l’interessato precisa come in località Giova, anche dopo l’entrata in vigore 

dell’attuale LE, sarebbero state realizzate diverse case intonacate in bianco 

e, addirittura, in rosa. 

6. In data 8 novembre 2006, una delegazione del Tribunale amministrativo ha 

esperito un sopralluogo a Giova, in occasione del quale, oltre a prendere 

visione dello stato di fatto, ha concesso alle parti interessate la possibilità di 

esprimersi verbalmente in merito al contenzioso.

Gli argomenti presentati in sede di sopralluogo, per quanto utili ai fini del 

giudizio, saranno ripresi nell’ambito delle considerazioni in diritto.

Considerando in diritto:

1. Ai sensi dell’art. 52 LTA, è legittimato al ricorso chiunque risulti colpito dalla 

decisione contestata e goda di un interesse tutelabile alla sua abrogazione o 

modifica. La legittimazione al ricorso descritta dall’art. 52 LTA corrisponde 

testualmente ai parametri di legittimazione previsti dall’art. 103 lett. a OG. 

Onde uniformare i requisiti di legittimazione al ricorso a livello cantonale con 

quelli a livello federale, il Tribunale amministrativo, dopo diversi aggiornamenti 

della propria prassi, tramite la decisione R 03 69, ripresa in PTA 2003 no. 34, 

ha stabilito come l’art. 52 LTA debba essere interpretato in modo unitario in 

tutti i campi di pertinenza della Corte amministrativa. 

La revisione della prassi riguarda l’interpretazione della norma per la quale 

gode del requisito di tutelabile non solo l’interesse garantito da una 

disposizione legale bensì pure un mero interesse di fatto all’abrogazione o 

modifica della decisione impugnata. In tal senso, come premesso, si 

persegue, a prescindere da eventuali disposizioni speciali, una prassi unitaria 

per l’accertamento della legittimazione al ricorso. Di conseguenza, l’art. 52 

LTA viene interpretato alla stessa stregua dell’art. 103 lett. a OG e della 

relativa giurisprudenza. Un’interpretazione della legittimazione al ricorso sulla 

base dei parametri applicabili per il diritto federale appare, a maggior ragione, 

appropriata, tenendo conto che, in molteplici pratiche, la normativa 

procedurale cantonale deve, in ogni caso, garantire delle premesse ricorsuali 

pari a quelle del diritto federale, qualora una decisione possa essere 

impugnata tramite i rimedi legali ordinari davanti al Tribunale federale (art. 98a 

OG; DTF 122 II 132, 121 II 74). 

In base alla prassi precedentemente descritta, la legittimazione al ricorso, ai 

sensi dell’art. 52 LTA, viene riconosciuta quando il cittadino, colpito da una 

decisione, comprova un interesse, anche se meramente di fatto, 

all’abrogazione o modifica della disposizione stessa. In ogni caso, 

l’interessato deve sempre ancora essere toccato dalla decisione in maniera 

tale da rendere concreto l’interesse al giudizio nel merito della pratica. Detto 

interesse deve rivestire intensità tale da poter essere giudicato quale 

personale e quindi superiore a quello della collettività. Colui che intende 

impugnare una decisione amministrativa deve quindi dimostrare che, nel caso 

della mancata abrogazione o modifica della stessa, egli sarebbe soggetto a 

degli effettivi svantaggi. Di conseguenza, detto interesse, e contrario, implica 

la salvaguardia di una situazione di fatto a vantaggio del ricorrente, 

perseguibile tramite la contestazione ricorsuale di un cambiamento che 

comporterebbe degli svantaggi materiali o ideali (DTF 122 II 369, 121 II 361, 

120 Ib 487). Tale prassi permette quindi di differenziare il ricorso di diritto 

amministrativo dal gravame popolare che continua ad essere inammissibile.  

Inoltre, l’interesse, di regola, deve essere attuale, con la conseguenza che la 

decisione giudiziaria deve risultare atta ad incidere sulla situazione legale o di 

fatto del ricorrente, così da evitare delle pratiche dal mero carattere 

accademico volte unicamente a chiarire una situazione legale astratta (DTF 

120 Ib 308). 

Secondo la costante prassi, spetta al ricorrente motivare al Tribunale la 

propria legittimazione illustrando, a mano della fattispecie concreta, i motivi 

per i quali egli sarebbe colpito in misura maggiore a quella della collettività 

nonché gli svantaggi legali o di fatto che comporta nei suoi confronti la 

decisione stessa. 

Nel caso in giudizio, la legittimazione dei ricorrenti, proprietari della particella 

no. 2076 confinante con il fondo no. 2075 con le sopraedificazioni contestate, 

risulta evidente e come tale non è neppure contestata dalla controparte. 

2. a) In data 6 luglio 2006, il comune convenuto ha definito un’annosa vertenza di 

carattere edilizio che aveva preso avvio nel 1994 con l’inoltro della domanda 

di costruzione volta all’ottenimento del permesso per la realizzazione di una 

casa di vacanza sulla particella no. 2075, riassunta nella fattispecie. Il comune 

ha emanato ben quattro decisioni, delle quali una relativa alle opposizioni 

degli attuali ricorrenti, presentate in occasione delle diverse esposizioni 

pubbliche. 

b) I ricorrenti contestano la conformità legale del terrapieno, sia per quanto 

riguarda le dimensioni che in relazione al materiale utilizzato per il muro di 

sostegno della struttura, precisando però di essere disposti a tollerare l’opera 

qualora fosse loro garantita, in futuro, la possibilità di realizzare una struttura 

analoga sostenuta da un muro in sasso. 

Ai sensi dell’art. 48 LE, il terreno deve, in generale, essere mantenuto 

secondo la configurazione naturale. La sistemazione del terreno può essere 

ottenuta con riempimenti o scavi. Le scarpate e i muri non possono, di regola, 

superare 1,5 metri di altezza. Dall'interpretazione grammaticale e teleologica 

della disposizione in oggetto traspare indiscutibilmente come la normativa 

edilizia comunale permetta la realizzazione di terrapieni e scarpate a 

condizione che dette strutture non superino un’altezza di 1,5 metri. Tale 

possibilità non è neppure vincolata ad una clausola d’eccezione, per cui 

l’autorità edilizia è tenuta al rilascio della licenza per la costruzione di un 

terrapieno o di una scarpata senza poter porre condizioni di sorta, previo che 

dette strutture non superino 1,5 metri di altezza come previsto dall’art. 48 cpv. 

1 LE. La normativa edilizia comunale, inoltre, non prevede per scarpate e 

terrapieni, che si attengono all’altezza massima prescritta, il rispetto di una 

distanza minima dal fondo vicino, per cui tali opere possono essere realizzate 

sul confine. 

Alla luce delle disposizioni citate, le contestazioni dei ricorrenti, per quanto 

concernenti l’ubicazione e le dimensioni del terrapieno, che non supera 

l’altezza massima di 1,5 metri, devono essere respinte poiché l’opera è 

conforme alle prescrizioni dell’art. 48 cpv. 1 LE. Ovviamente, la possibilità di 

realizzare terrapieni in conformità alle disposizioni edilizie citate sussiste, ex 

lege, sotto l’egida della LE vigente, per tutti i proprietari fondiari senza che il 

comune debba garantire preventivamente detto diritto ai singoli interessati 

come intendono pretendere i ricorrenti nella pratica in giudizio.

L’art. 48 cpv. 2 LE, in relazione alla sistemazione del terreno, permette 

all’autorità edilizia di imporre le misure per un corretto inserimento dell’opera 

nel paesaggio prescrivendo il materiale da usare per la realizzazione dei muri, 

eventuali mascheramenti, come pure imponendo dei piani di sistemazione. 

L’applicazione di tale norma ricade sotto l’ampia discrezionalità dell’autorità 

edilizia comunale concedendo alla stessa un valido strumento per la 

salvaguardia degli aspetti ambientali e architettonici del territorio. Nel caso in 

giudizio, il comune convenuto ha considerato come l’area edificabile in 

questione, destinata alla realizzazione di nuove costruzioni in una zona 

sovrastata da una strada, pur tenendo conto delle costruzioni esistenti, non 

richiederebbe particolari misure di tutela per cui non si imporrebbe l’uso di 

particolari materiali o la realizzazione di piani di sistemazione in relazione ai 

muri di sostegno, ai terrapieni e alle scarpate. In occasione del sopralluogo, 

la delegazione del Tribunale amministrativo ha potuto prendere atto della 

conformità degli argomenti del comune, avvalorati, fra l’altro, dal carattere 

eterogeneo delle costruzioni esistenti, giungendo alla conclusione della 

corretta applicazione del diritto edilizio da parte dell’autorità locale anche in 

relazione alle premesse di carattere estetico connesse al materiale per la 

realizzazione del muro di sostegno del terrapieno, premesse che, come detto, 

ricadono sotto l’ampio potere discrezionale dell’autorità edilizia che gode di 

una profonda e migliore conoscenza delle peculiarità locali. 

Per quanto concerne gli aspetti statici del muro di sostegno del terrapieno che, 

a mente dei ricorrenti, visto il materiale inidoneo usato, sarebbe soggetto al 

rischio di crollo e quindi creerebbe una situazione di pericolo nei confronti dei 

fondi confinanti, questa Corte considera come la problematica rivesta un 

aspetto dal mero carattere di diritto privato e quindi esuli dal procedimento 

amministrativo in giudizio. 

c) I ricorrenti contestano pure le conclusioni del comune per il quale la 

portafinestra sarebbe conforme alle disposizioni materiali della LE. Fra l’altro, 

il comune, nella propria decisione, in via abbondanziale, ha accertato la 

tardività della contestazione in quanto non oggetto  di opposizione nell'ambito 

della prima esposizione pubblica della domanda di costruzione, avvenuta nel 

1994, dove sarebbe già stata  rilevabile la presenza della portafinestra.

Dagli atti della pratica risulta come gli attuali ricorrenti, in occasione della 

prima esposizione del progetto, avvenuta nel 1994, non abbiano inoltrato 

opposizioni di sorta. Solo in occasione delle esposizioni del 1995, riguardante 

i muri di cinta e il terrapieno, del 1996, riguardante la costruzione nel suo 

insieme, e del 1997, riguardante nuovamente le opere di cinta, i ricorrenti 

hanno presentato al comune le proprie contestazioni. L’opposizione sollevata 

nel 1995 riguarda meramente il terrapieno e la cinta metallica, mentre le 

opposizioni del 1996 e del 1997 menzionano pure il colore delle facciate e la 

portafinestra quali non conformi al regolamento edilizio. Preso atto che 

l’esposizione avvenuta durante il periodo fra il 2 settembre e il 1 ottobre 1996 

riguardava l’intero progetto in quanto parzialmente non conforme ai piani 

approvati nel 1994, indipendentemente dal fatto che la portafinestra fosse già 

prevista dai piani presentati nel 1994, agli interessati, in virtù di detta nuova 

esposizione, è stata concessa la possibilità di contestare il progetto nel suo 

insieme così come le varie componenti dello stesso. In sostanza, quindi, 

l’esposizione del 1996 ha riaperto ex novo la procedura edilizia di prima 

istanza con conseguente possibilità per i legittimati di contestare il progetto 

alla stregua di quanto ammissibile in occasione della prima esposizione dei 

piani. Di conseguenza, le contestazioni dei ricorrenti al riguardo della 

portafinestra appaiono ammissibili. In ottemperanza al principio della via 

gerarchica non sono invece ammissibili le censure riguardanti le dimensioni 

delle altre finestre in quanto non oggetto di opposizione in sede di prima 

istanza e quindi unicamente sollevate nell’ambito del ricorso in giudizio.

Come correttamente addotto dal comune convenuto, la portafinestra, che 

immette sul balcone dell’edificio in questione, non contrasta con alcuna norma 

materiale del diritto edilizio, a maggior ragione tenendo conto che, per ovvi 

motivi, la possibilità di realizzare un balcone implica la conseguente facoltà di 

realizzare la porta d’accesso a detta struttura. Essendo garantito l’accesso al 

balcone da una porta vera e propria, non appaiono fondate le censure 

sollevate dai ricorrenti che, in relazione a detto manufatto, invocano 

l’applicazione dell’art. 19 LE che, in zona nucleo del villaggio, prevede la 

realizzazione di finestre caratterizzate da dimensioni ridotte come quelle 

caratteristiche della zona stessa. Come detto, le dimensioni del manufatto 

contestato sono quelle di una normale porta per la quale non sono applicabili 

i disposti dell’art. 19 LE. 

Per quanto dirette contro la portafinestra le contestazioni dei ricorrenti devono 

essere respinte mentre, in ottemperanza al principio della via gerarchica, non 

appaiono ammissibili le contestazioni sulle dimensioni delle finestre vere e 

proprie  in quanto non oggetto di opposizione in sede di prima istanza.

d) Come illustrato dal comune nonché risultante dagli atti in giudizio, la 

problematica relativa al colore e alla rifinitura delle facciate non è ancora stata 

oggetto di decisione da parte dell’autorità edilizia. Risulta altresì che, nel 1995, 

il proprietario abbia chiesto al municipio il permesso di realizzare le opere di 

intonaco e stabilitura delle pareti esterne della sua casa. In tale contesto la 

competente autorità locale si è riservata di concordare il colore con il 

richiedente. Risulta altresì che, al momento dell’emanazione delle decisioni in 

giudizio, non fosse ancora stato stabilito il colore da applicare e quindi nel 

merito non sia stata ancora concessa la licenza da parte della competente 

autorità comunale. Alla luce di tale situazione le contestazioni dei ricorrenti 

devono essere considerate irricevibili in quanto il principio della via gerarchica 

impone che oggetto di ricorso al Tribunale amministrativo possa essere 

unicamente quanto deciso in sede di prima istanza. I ricorrenti dovranno 

quindi attendere la pubblicazione della domanda di licenza edilizia avente per 

oggetto il colore delle facciate e quindi, solo dopo aver fatto uso del rimedio 

legale dell’opposizione a livello comunale, potranno impugnare in sede di 

Tribunale amministrativo, se ritenuto opportuno, la relativa decisione 

dell’autorità edilizia locale. 

Per quanto dirette contro il colore, rispettivamente contro i lavori di rifinitura  

delle facciate, le contestazioni ricorsuali devono perciò essere dichiarate 

irricevibili.

3. Indubbiamente, la pratica edilizia in giudizio, pur se caratterizzata da 

molteplici procedure di opposizione e di ricorso nel cui contesto i vari 

interessati hanno fatto ripetutamente uso dei rimedi legali previsti dal diritto 

edilizio pubblico, si è protratta oltremodo nel tempo lasciando così aperta una 

situazione di incertezza legale per più di un decennio. Non ricade però fra le 

competenze del Tribunale amministrativo quella di poter intervenire nei 

confronti dei comuni al fine di accelerare le pratiche, rispettivamente di 

vegliare affinché venga dato sollecito corso alle procedure nel rispetto del 

diritto dei cittadini ad un’attività corretta da parte degli amministratori. Sia 

comunque ricordato al comune convenuto che secondo le nuove prescrizioni 

cantonali sulla pianificazione territoriale, entrate in vigore il 1. novembre 2005 

per l’evasione di procedure edilizie sono stati introdotti termini ben precisi. 

L’art. 46 cpv. 3 OPTC prevede per esempio che le decisioni edilizie per 

progetti di costruzione con opposizioni devono essere evase entro tre mesi 

dalla chiusura dell’esposizione pubblica. In questo senso pure la questione 

della tinteggiatua definitiva dell’edificio va ora risolta sia dal proprietario che 

dal comune in tempi brevi.

4. In considerazione dell’esito del ricorso che, ai sensi delle conclusioni 

giudiziali, per quanto ricevibile deve essere respinto, le spese procedurali 

vengono addebitate ai ricorrenti, i quali, in applicazione della costante prassi, 

devono altresì rifondere al comune convenuto, patrocinato da un avvocato, 

un’equa somma a titolo di ripetibili (art. 75 LTA).

Il Tribunale decide:

1. Per quanto ricevibile il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 288.--

totale fr. 1'788.--

il cui importo sarà versato, in solido, nella ragione della metà ciascuno, da …, 

entro 30 giorni dalla notifica della presente decisione, all’Amministrazione 

delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.

3. … sono tenuti a versare, in solido, nella ragione della metà ciascuno, al 

Comune di … l’importo complessivo di fr. 1’200.-- (IVA inclusa) a titolo di 

ripetibili.