# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** efe8be70-94b8-5ab9-a56d-eeedbc8a7086
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-08-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.08.2005 35.2005.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-33_2005-08-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.33

   

  mm/ss

  	
  Lugano

  29 agosto
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 maggio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

   

  	 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22 aprile
  2005 emanata da

  	 

	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  	 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 19
gennaio 2003, RI 1 – dipendente del Ristorante "__________" di __________
in qualità di cuoco e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso
la CO 1 – è stato investito da un’autovettura mentre si trovava a camminare sul
marciapiede ed ha riportato, stando al certificato 18 febbraio 2003
dell’Ospedale regionale di __________, una contusione alla regione del rachide
lombare, in assenza di lesioni ossee all’esame radiologico (doc. 68). 

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha riconosciuto la propria responsabilità ed ha regolarmente corrisposto
le prestazioni di legge.

 

                                         Per
completezza, occorre precisare che nel marzo del 1988, allorquando era
assicurato contro gli infortuni presso la __________, era rimasto vittima di un
incidente sugli sci, in occasione del quale egli aveva lamentato un danno al
ginocchio destro (cfr. sez. dell’incarto della CO 1).

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, con decisione formale del 9
settembre 2004, l’assicuratore infortuni ha dichiarato estinto il diritto a
prestazioni, ritenuto che i disturbi denunciati dall’assicurato non si
trovavano più in un nesso causale naturale con il sinistro del gennaio 2003
(doc. 46).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc.
50 e 51), la CO 1, in data 22 aprile 2005, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 66).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 25 maggio 2005, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1,
ha chiesto, in via preliminare, che il TCA ordini una perizia medica atta a
stabilire il suo diritto ad una rendita di invalidità e ad un’indennità per
menomazione all’integrità e, in via principale, che la CO 1 venga condannata a
corrispondergli un’IMI del 30% ed una rendita di invalidità quantificata dal
perito giudiziario, argomentando:

 

"  1) In data 9 settembre 2004 CO 1 (in seguito: CO 1) stabiliva
di rifiutare le giuste prestazioni al signor RI 1, segnatamente giungendo alla
conclusione che l'evento del 18 gennaio 2003 fosse da ricondurre ad un evento
anteriore e risalente al lontano 1988 dal quale l'opponente era già stato
dichiarato guarito. Prima di giungere a questa conclusione, CO 1 sentiva il
parere del dr. __________ il quale in data 14 maggio 2004 lo aveva stilato
senza neppure degnarsi di chiamare e visitare l'interessato.

Invero, il 18 gennaio 2003, mentre si trovava a __________, il
signor RI 1 veniva investito da una vettura da tergo.

 

(...)

 

2) Avverso la predetta decisione, in data 7 ottobre 2004, il
signor RI 1 inoltrava tempestiva opposizione anticipando che i relativi mezzi
di prova sarebbero pervenuti successivamente.

 

Per il tramite dello scrivente studio legale, il signor RI 1
inoltrava in data 18 ottobre 2004 un complemento di opposizione. 

 

(...)

 

3) La procedura di opposizione era stata voluta dal legislatore
quale rimedio semplice, economico e poco formale (cfr. anche U. Kieser,
ATSG Kommentar, pag. 527s). L'assicuratore valuta d'ufficio il diritto ed i fatti
(U. Kieser, op. cit., pag. 433ss con numerosi rimandi; art. 43 LPGA)

 

Nondimeno vengono garantiti i diritti di parte.

 

(...)

 

4) L'opponente censurava come la decisione del 9 settembre 2004 si
fosse fondata su un parere medico di parte (e non una perizia in senso stretto
del termine) il quale a sua volta si basava unicamente sui dati letti nei
documenti. Come abbia fatto a comprendere un nesso dei postumi dell'infortunio
del 2003 con quello del 1988 rimaneva nel caso concreto un mistero ed ancora
meno lo spiega la decisione qui impugnata nonostante fosse stata sollevata la
fattispecie.

 

Per contro, il dr. __________, specialista in fisiatria,
riabilitazione e reumatologia, ha chiaramente indicato che il signor RI 1 era
guarito dall'incidente del 1988 (doc. A annesso all'opposizione):
tale documento era stato inviato a CO 1 stessa.

 

È dunque evidente che si sia voluto credere ad un impreciso parere
di parte (perché non vi è stata alcuna visita) piuttosto che al medico
specialista, che per contro aveva più volte visitato il paziente (doc. B
annesso all'opposizione)!

 

Non solo.

Nell'opposizione si ricordava che il signor RI 1 era stato
investito da tergo da un conducente di un'auto. Non è assolutamente fuori norma
che attraverso un tale infortunio si creino dei malesseri ad un ginocchio ed
alla schiena: detto altrimenti, anche senza l'incidente sciistico del 1988,
l'opponente avrebbe con assoluta probabilità avuto lo stesso problema
riscontrato dopo l'incidente automobilistico. Toccava all'assicuratore
dimostrare - cosa che non ha mai fatto e mai voluto fare - che secondo l'usuale
esperienza, in un caso di investimento di vettura da tergo, non possano sorgere
dei problemi come quelli occorsi al signor RI 1.

 

(...)

 

5) Ne conseguiva già in sede di opposizione che l'impedimento ed
il grado invalidante fossero pacifici. Viceversa, l'assicuratore non aveva
dimostrato in nessun modo un nesso tra l'evento del 1988 e i postumi
dell'incidente del 2003, ritenuto che il primo incidente aveva portato ad una
guarigione.

 

L'assicuratore non lo ha neppure fatto in sede di opposizione:
nonostante fosse stata chiesta la perizia, la Compagnia assicurativa decideva
che questa non fosse necessaria.

 

(...)

 

6) La decisione su opposizione veniva presa a diversi mesi di
distanza e a seguito di diversi solleciti (in particolare: doc. C e E)
da parte dello scrivente legale. Il comportamento della Compagnia a questo
proposito - ben sapendo che il ricorrente non percepisse alcuna rendita a
seguito della propria decisione - è stato assai discutibile.

Persino la promessa di evadere entro metà gennaio la pratica era
rimasta parola vuota (doc. D).

 

Piuttosto corre oggi il dubbio a chiedersi la ragione per la quale
la Compagnia avesse atteso così tanto tempo prima di decidere, dato che non è
errato affermare che non vi  sia stata alcuna istruttoria da parte della
stessa: il rimedio di diritto dell'opposizione é stato in pratica un'inutile
perdita di tempo per il ricorrente poiché non vi sono stati atti istruttori.

Il ricorrente aveva dovuto sollecitare più volte la decisione la
quale deve per forza di cose essersi trovata presso l'ufficio giuridico della
Compagnia (doc. D) e non presso un servizio medico!

In altre parole il tempo perduto era stato dedicato all'ufficio
giuridico della Compagnia (che è di parte) per giustificare la decisione.

 

Si ravvisano dunque gli estremi della ritardata giustizia
per la tempistica (il caso è rimasto fermo diversi mesi dal servizio giuridico)
e della denegata giustizia (nessuna istruttoria effettuata, tranne quella
di verificare il caso sotto il solo profilo giuridico e non medico).

 

Nel frattempo l'opponente - sempre tramite lo scrivente studio
legale - inoltrava i diversi certificati medici a firma del dr. __________ che
stabilivano l'incapacità lavorativa del signor RI 1

(doc. F, G, H e I).

 

(...)

 

7) La perizia sulla quale si fonda la Compagnia assicurativa è
stata redatta dal medico senza avere mai visto o incontrato il signor RI
1. Tale evenienza - già contestata in sede di opposizione - viene confermata
dalla decisione stessa (pag. 4).

 

In particolare, come ammette la Compagnia assicurativa, il
"perito" (di parte) aveva "a disposizione i reperti completi
che gli permettono perciò di formarsi un'opinione senza lacune" aggiungendo
che "dagli esami eseguiti e dalle lastre appare chiaro che non è
l'infortunio del 2003 a causare i disturbi ma quello del 1988 ".

 

L'affermazione è scorretta.

 

A pagina 3 del referto del dr. __________ il medico afferma (la
sottolineatura è nostra, ndr)

 

           "Si
dispone delle pagine 9-25 (dal 06.02.89 al 06.09.91) del dossier amministrativo
e del dossier medico probabilmente completo.

 

Lo stesso dr. __________ non era sicuro quindi che il dossier
medico fosse stato completo!

 

Di conseguenza vi sono evidenti dubbi che la perizia fatta eseguire
(inaudita parte e senza visita) al dr. __________ non si sia fondata su un
incarto completo.

 

Tale argomento è rafforzato da una semplice constatazione: lo
stesso dr. __________ non spiega la ragione per la quale prima dell'evento del
2003 il signor RI 1 non avesse alcun disturbo.

Neppure il dr. __________ esclude che il signor RI 1 potesse
continuare a vivere senza problemi e senza dolori se non vi fosse stato
l'evento del 2003.

 

(...)

 

8) Giusta l'articolo 44 LPGA per gli accertamenti specialistici può
essere chiamato un perito. La norma precisa che l'assicurato ha un diritto a
ricusare il perito.

 

Il perito è stato scelto dalla Compagnia assicurativa inaudita
parte.

 

Così facendo è venuto meno il diritto di ricusa e di porre
eventuali ulteriori osservazioni o completivi.

 

La perizia del dr. __________ non è quindi una perizia in senso
stretto ma un referto di parte.

 

(...)

 

9) In realtà, anche per altre ragioni, il referto del dr. __________
non può essere considerato una perizia, ma uno studio di parte.

 

A pagina 3 della "perizia" si rileva infatti l'esistenza
di rapporti (ignoti) del 17 aprile 2003 e del 9 ottobre 2003 cui lo studio
rimanda e che considera "parte integrante"

 

A pagina 9, ultimo capoverso, il dr. __________ ammette che il
rapporto del 17 aprile 2003 fosse un rapporto fiduciario.

 

È dunque evidente che:

 

-       
vi fosse un legame fiduciario (e quindi di parte) tra il dr. __________
e la Compagnia assicurativa inerente allo stesso caso e confluito con il
rapporto fiduciario del 17 aprile 2003;

 

-       
attraverso il precedente mandato fiduciario il dr. __________ si
era impegnato in precedenza a compiere dei servigi a favore del mandante (art.
394 cpv. 1 CO), cioè la Compagnia assicurativa;

 

-       
attraverso il precedente mandato fiduciario il dr. __________ si
è impegnato alla fedeltà verso la Compagnia assicurativa (art. 398 cpv. 2 CO);

 

-       
ben difficilmente la "perizia" avrebbe confutato le
proprie tesi emerse dal rapporto fiduciario il quale, evidentemente, non era
stato stabilito a favore dell'assicurato, tant'è che quest'ultimo era stato
completamente escluso.

 

Di conseguenza, il dr. __________ non poteva e non può essere
considerato un perito neutro, come vorrebbe fare credere la Compagnia
assicurativa.

 

Il dr. __________ era già vincolato da un contratto fiduciario
inerente allo stesso caso in cui aveva già formulato delle osservazioni di
parte e su cui (pag. 3!) la "perizia" stessa si è fondata.

 

La mancata neutralità del perito si evince da un altro passaggio
della "perizia". A pagina 17 il dr. __________ lancia una sorta di
rimprovero al dr. __________, reo - a suo dire - di avere inviato un
certificato medico di infortunio incompleto. Orbene, non vi è ragione per
giustificare il fatto che il "perito" non abbia chiesto un completivo
al dr. __________ per completare una perizia che avrebbe dovuto essere (a detta
di controparte) neutra. 

 

L'unico argomento potrebbe risiedere nel fatto che un completivo
avrebbe potuto giocare unicamente a favore del signor RI 1.

Nondimeno, la mancanza di richiesta di un completivo o di
ulteriori spiegazioni permette di fornire un ulteriore indizio che il dr. __________
non poteva essere considerato un perito neutro.

 

Questo spiega dunque abbondantemente la ragione per la quale il
dr. __________ sia stato scelto (recte: imposto) inaudita parte. Semplicemente
il dr. __________ si era già esposto come mandatario di parte.

 

Così facendo si giunge a due conclusioni:

 

-       
nel caso del signor RI 1 non esiste una alcuna perizia neutra, ma
solo un referto conseguente da un precedente legame fiduciario tra medico e
controparte;

 

-       
la Compagnia assicurativa ha aggirato l'articolo 44 LPGA a
scapito del ricorrente.

 

Come già evidenziato, il fatto che la pratica sia rimasta in sede
di opposizione presso un servizio giuridico al posto di quello medico della
Compagnia assicurativo bene dimostra ulteriormente che qualche cosa non
quadrava.

 

(...)

 

10) Si giustifica quindi la richiesta in questa sede - peraltro
già domandata invano in sede di opposizione - di ordinare una perizia neutrale
a favore del signor RI 1

C in grado di determinare gli obblighi della Compagnia
assicurativa nonché il nesso tra l'evento e le conseguenze del ricorrente.

 

(...)

 

11) Si osserva che per giustificare la decisione su opposizione la
Compagnia assicurativa si è fondata addirittura sui verbali di interrogatorio
di polizia del ricorrente e dell'automobilista che lo ha investito.

 

Orbene:

 

-       
le dichiarazioni (recte: parti di dichiarazione)
dell'automobilista non possono certo essere considerate neutre dato che egli
aveva tutto l'interesse di sminuire le proprie responsabilità a fronte di
eventuali conseguenze amministrative (ritiro della licenza di condurre) e
penali (lesioni);

-       
le dichiarazioni dell'automobilista sono state chiamate in causa
ed effettuate senza alcun contraddittorio;

-       
le dichiarazioni dell'assicurato (che sono state tradotte e non
sono quindi nella versione originale) fanno seguito ad un incidente e non è da
escludersi che la memoria possa avere giocato brutti scherzi. La ripresa
verbale di (alcuni) passaggi non va dunque valutata alla lettera.

 

Anche questi argomenti, che dovevano giustificare ulteriormente la
perizia, non possono essere considerati attendibili." 

                                         (I)

 

                               1.4.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   In sede di
ricorso, RI 1 ha innanzitutto preteso di essere rimasto vittima di una violazione
del diritto di essere sentito, nella misura in cui l’assicuratore LAINF avrebbe
conferito il mandato peritale al dott. __________ "inaudita parte"
(I, p. 5).

 

                                         La
censura si rivela infondata. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto di essere sentite. 

                                         Per
costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare
essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di
una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b,
126 V 130 consid. 2).

                                         Il
diritto di essere sentito è una garanzia costituzionale di natura formale, la
cui violazione comporta di regola l'annullamento della decisione impugnata, a
prescindere dalle prospettive di successo del ricorrente (DTF 127 V 437 consid.
3d/aa, 126 V 132 consid. 2b e riferimenti ivi menzionati).

 

                                         Secondo
l’art. 44 LPGA, se per chiarire i fatti l’assicuratore deve fare ricorso ai
servizi di un perito indipendente, ne comunica il nome alla parte. 

                                         Al
riguardo, occorre rilevare che le norme di procedura contenute nella LPGA, in
via di principio, entrano in vigore immediatamente (cfr. SVR 2003 IV 25,
consid. 1.2, p. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; RAMI 1998 KV
37, p. 316 consid. 3b; U. Kieser, ATSG-Kommentar, Ed. Schulthess, Zurigo 2003,
ad art. 82, n. 8, p. 820), ragione per cui l’art. 44 LPGA si applica a tutte le
decisioni emesse dopo il 1° gennaio 2003 e quindi anche al caso concreto.

 

                                         Questa
Corte constata che - contrariamente a quanto preteso dall’assicurato - la CO 1,
già il 29 agosto 2003, ha provveduto a informare l’allora rappresentante di RI
1, la __________ di __________, circa la propria intenzione di affidare al
dott. __________ un incarico peritale. In quella stessa sede, l’assicuratore
infortuni ha pure invitato la patrocinatrice a comunicare eventuali obiezioni
riguardo alla scelta del perito, nonché a proposito dei quesiti destinati ad
essergli sottoposti (doc. 29).

 

                                         In esito
a quanto precede, l’assicurato è pertanto malvenuto a invocare una violazione
del suo diritto di essere sentito, in relazione alla procedura di scelta del
perito medico.

 

                                         Va
peraltro ricordato che in una sentenza del 25 gennaio 2005 nella causa R., U
106/03, la nostra Massima Istanza ha stabilito che in quel caso, durante
l’esecuzione della perizia predisposta dall’assicuratore LAINF, le disposizioni
degli art. 57 segg. PCF, concernenti la procedura relativa all’amministrazione
della prova della perizia e il diritto delle parti di parteciparvi, non erano
stati rispettati e che quindi è stato violato il diritto di essere sentito
dell’assicurata. Quest’ultima, infatti, non è stata informata dei nomi degli
esperti, né del loro rispettivo compito. Tuttavia, visto che alla ricorrente è
stata data la possibilità di prendere posizione in merito alla perizia e di
fare valere le sue obiezioni prima dell’emissione della decisione formale, il
TFA non ha considerato particolarmente grave tale vizio e l’ha,
conseguentemente, ritenuto sanato.

 

                                         Pertanto,
nella concreta evenienza, anche nell’ipotesi in cui a RI 1 non fosse stata
comunicata l’identità del perito e non gli fosse stata concessa la facoltà di
pronunciarsi in proposito, visto che egli ha potuto formulare le proprie
osservazioni sulla perizia allestita dal dott. __________ prima del rilascio
della decisione formale del 9 settembre 2004 (cfr. doc. 40), la lesione del suo
diritto di essere sentito risulterebbe comunque sanata.

 

                               2.3.   L’insorgente
ha inoltre sottolineato la mancanza di neutralità del perito dott. __________,
il cui rapporto del 14 maggio 2004 deve essere trattato alla stregua di un
"parere medico di parte"

(I, p. 3), per la ragione che, già in precedenza, egli era, citiamo: "…
vincolato da un contratto fiduciario inerente allo stesso caso in cui aveva già
formulato delle osservazioni di parte e su cui

(pag. 3!) la "perizia" stessa si è fondata" (I, p. 6). 

 

                                         Con gli
argomenti appena esposti, RI 1 intende mettere in dubbio l’indipendenza del
perito incaricato dall’autorità amministrativa.

 

                                         Il già
citato art. 44 LPGA conferisce all’assicurato il diritto di ricusare il perito
per motivi fondati e di presentare delle controproposte.

 

                                         Si è in
presenza di "motivi fondati" ai sensi dell’art. 44 LPGA, quando
sussistono dei motivi di esclusione o di ricusazione.

                                         Al
proposito, occorre considerare che, in ragione dell’importanza che rivestono le
perizie nell’ambito delle decisioni sulle prestazioni in materia di
assicurazioni sociali, bisogna porre delle esigenze severe per quanto riguarda
l’imparzialità dell’esperto (cfr. U. Kieser, op. cit., ad art. 44, n.
11, p. 447 e giurisprudenza ivi citata). 

                                         In
generale, un esperto è considerato prevenuto qualora esistano delle circostanze
proprie a far nascere un dubbio sulla sua imparzialità. Si tratta tuttavia di
uno stato interiore difficile da provare. Ecco perché non è necessario provare
che la prevenzione sia effettiva per ricusare un esperto. È sufficiente che le
circostanze diano l'apparenza di prevenzione e facciano dubitare di un'attività
parziale dell'esperto. L'apprezzamento delle circostanze non può basarsi sulle
sole impressioni del peritato, la sfiducia nei confronti dell'esperto deve per
contro apparire come fondata su degli elementi oggettivi (cfr. STFA del 23
maggio 2002 nella causa L., I 724/01; DTF 125 V 353, DTF 123 V 176; Pratique VSI
2001 p. 109).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza in materia di ricusazione del giudice - sviluppata in
relazione all'art. 58 vCost., ma valida anche per l'attuale art. 30 Cost. (cfr.
SVR 2001 BVG 7 p. 28) -, che si applica per analogia alla ricusazione di un perito
giudiziario e nei casi di perizia ordinata dall'amministrazione (cfr. Pratique
VSI 2001 p. 111 consid. 4a/aa; U. Meyer-Blaser, Rechtliche Vorgabe an die
medizinisce Begutachtung, in Schaffhauser/Schlauri, Rechtsfragen der
medizinischen Begutachtung in der Sozialversicherung, St-Gall, p. 45ss.), un
motivo di ricusazione deve essere invocato non appena possibile, all'inizio del
procedimento, ma al più tardi quando si ha conoscenza dei membri che compongono
l'autorità. Se ciò non avviene si reputa che si è tacitamente rinunciato a fare
valere tale censura. In particolare, è contrario alla buona fede attendere
l'esito di una procedura, per invocare poi, in occasione di un ricorso, un
motivo di ricusazione già noto prima (cfr. STFA del 25 novembre 2004 nella
causa M., I 450/03, consid. 2.3, STFA del 19 luglio 2004 nella causa F., U
222/03, consid. 3, STFA del 23 maggio 2002 nella causa L., I 724/01; STFA del
30 aprile 2002 nella causa A., I 382/01; DTF 128 V 83).

 

                                         Il TCA
osserva che l’assicurato ha sollevato - per la prima volta – il preteso motivo
di ricusazione del perito, con il ricorso del 25 maggio 2005, quando il referto
allestito dal dott. __________ gli era stato trasmesso già il 2 agosto 2004
(cfr. doc. 40).

 

                                         Il
comportamento del ricorrente non è dunque conforme alla buona fede. Di
conseguenza, le sue critiche sono state presentate tardivamente.

 

                                         Nel
merito, le censure ricorsuali sollevate riguardo all’operato del perito
andrebbero comunque respinte, in base agli argomenti esposti ai considerandi
2.4. e 2.7.. 

 

                               2.4.   RI 1
pretende che la CO 1 avrebbe commesso una ritardata giustizia, avendo
quest’ultima atteso parecchi mesi prima di procedere all’emanazione della
decisione su opposizione impugnata, nonché una denegata giustizia, per non
avere effettuato alcuna istruttoria, “tranne quella di verificare il caso sotto
il solo profilo giuridico e non medico” (I, p. 4). 

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza federale, vi è diniego di giustizia qualora un'autorità
giudiziaria od amministrativa non si occupi di una domanda, per la cui
risoluzione essa è competente (cfr. DTF 114 V 147 consid. 3a e riferimenti ivi
menzionati). 

                                         Sempre
secondo il TFA, l'art. 29 Cost. fed. è pure violato nel caso in cui l'autorità
competente si dimostri certo pronta ad emanare una decisione, ma ciò non
avviene entro un termine che appare adeguato, tenuto conto della natura
dell'affare nonché dell'insieme delle altre circostanze (cfr. DTF 107 Ib 164
consid. 3b e riferimenti ivi citati). Irrilevanti sono le ragioni che hanno determinato
il diniego di giustizia. Decisivo per l'interessato è unicamente il fatto che
l'autorità non abbia agito, rispettivamente, non abbia agito in maniera
tempestiva

(cfr. DTF 108 V 20 consid. 4c; DTF 103 V 195 consid. 3c).

                                         In
proposito va segnalato che secondo l'art. 56 cpv. 2 LPGA il ricorso può essere
interposto anche se l'assicuratore, nonostante la domanda dell'assicurato, non
emana una decisione o una decisione su opposizione.

 

                                         Nella
concreta evenienza, la censura di ritardata giustizia si appalesa come
intempestiva e ormai priva di oggetto, avendo l’assicuratore LAINF convenuto
nel frattempo rilasciato la richiesta decisione su opposizione (cfr. doc. 66). 

                                         In
proposito, è utile segnalare che, in una sentenza pubblicata in SVR 2005 IV 26, p. 101ss., il TFA ha stabilito
che l'oggetto di un ricorso presentato in base all'art. 56 cpv. 2 LPGA, é
soltanto la verifica del preteso diniego o del preteso ritardo: il tribunale
non può, quindi, decidere in merito alle prestazioni (cfr. SVR 2001 UV 38, p.
109s. a proposito dell’art. 106 cpv. 2 vLAINF).

                                         Questa
prassi trova il proprio fondamento nel principio secondo cui l’accoglimento di
un ricorso per ritardata, rispettivamente, denegata giustizia, comporta il
rinvio della causa all’autorità amministrativa inadempiente (cfr. F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2. edizione, Berna 1983, p. 226; U.
Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999,
cifra 507 e 516). 

                                         Gli
stessi principi continuano peraltro a valere anche dopo l’entrata in vigore
dell’art. 56 cpv. 2 LPGA, cfr. STFA del 23 ottobre 2003
nella causa K., I 328/03, consid. 4.2. 

 

                                         Per
quanto concerne invece la censura di diniego di giustizia, questo Tribunale
osserva che la contestazione dell’assicurato si riferisce piuttosto al fatto
che, nel quadro della procedura di opposizione, la CO 1 ha rinunciato a
predisporre dei nuovi accertamenti peritali, e che pertanto in discussione vi è
una pretesa violazione dell’art. 43 cpv. 1 LPGA (e non dell’art. 56 cpv. 2
LPGA). 

 

                                         Ai sensi
dell’art. 43 cpv. 1 LPGA, l’assicuratore esamina le domande, intraprende
d’ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha
bisogno. Le informazioni date oralmente devono essere messe per iscritto.

 

                                         Tutto ben
considerato, il TCA ritiene che, in casu, l'assicuratore infortuni,
rinunciando a predisporre una nuova perizia, non ha violato l'art. 43 cpv. 1
LPGA (cfr. 47 cpv. 1 vLAINF).

 

                                         Innanzitutto,
non corrisponde al vero che, in sede di opposizione, RI 1 aveva postulato
l’allestimento di un’ulteriore perizia medica (cfr. doc. 50 e 51).

                                         In
secondo luogo, mediante l’opposizione, egli non ha saputo sollevare elementi di
valutazione tali da fare apparire come manifestamente infondate le conclusioni
a cui era pervenuto il dott. __________ in merito all’eziologia dei disturbi
localizzati al ginocchio destro ed alla regione lombare. 

                                         In particolare, occorre
rilevare che il rapporto 23 febbraio 2004 del dott. __________, spec. FMH in
fisiatria, riabilitazione e reumatologia, accluso dall’assicurato al
complemento di opposizione del 18 ottobre 2004, già si trovava in possesso
della CO 1 e che esso era pure stato preso in considerazione dal dott. __________
(cfr. doc. 95, p. 8s.). 

 

                                         Al
proposito, va ricordato che l’assicuratore LAINF deve sì accertare d'ufficio le
circostanze dell'infortunio, ma è pure tenuto al rispetto del principio di
un'amministrazione razionale

(cfr. A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p.
247s.). 

                                         Del
resto, va rammentato che, con riferimento al principio inquisitorio ancorato
nella legge, all'assicuratore contro gli infortuni va riconosciuto un ampio
potere discrezionale nel decidere se e quali prove assumere per delucidare una
determinata fattispecie (A. Maurer, op. cit., p. 248). Quindi, trattandosi di
misure probatorie, l'intervento del giudice si giustifica soltanto qualora
l'autorità amministrativa abbia manifestamente superato il proprio
potere discrezionale

(cfr. STFA del 3 luglio 1992 nella causa K., U 18/92, consid. 5b).

 

                                         Infine,
il semplice fatto che lo specialista consultato dall’assicuratore LAINF
convenuto abbia redatto il referto del

14 maggio 2004 sulla base dei soli atti, senza visitare personalmente
l’insorgente, non rappresentava un motivo sufficiente per ritenere inaffidabile
il suo apprezzamento e per determinare la CO 1 a disporre una seconda
valutazione peritale.

                                         In
effetti, in questo specifico contesto, il TFA ha precisato che i pareri
redatti dai medici interpellati da un assicuratore hanno pieno valore probatorio,
anche quando essi si sono espressi unicamente in base agli atti, dunque
senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del 10 settembre 1998
nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa A., U 49/95).

 

                                         L’assicuratore infortuni
ha dunque compiuto gli accertamenti impostigli dalla legge. Diversa è la
questione a sapere se le risultanze di questi accertamenti siano o meno
condivisibili dal Tribunale (cfr., in questo senso, la STCA dell’11 aprile 2005
nella causa C., inc. n. 35.2004.47, consid. 2.2., nota al patrocinatore
dell’assicurato). 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.5.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose
disposizioni contenute nella LAINF.

                                         A
differenza delle norme di procedura che, come visto

(cfr. consid. 2.3.), in linea di principio, entrano immediatamente in vigore
(cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr. 25, consid. 1.2., p. 76;
STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa J., K 55/03; STFA
del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V
360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 p. 316 consid. 3b), le norme di diritto
materiale determinanti, nel diritto delle assicurazioni sociali, sono quei
disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128
V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.).

 

                                         Di conseguenza,
nel caso in esame, considerato come l’evento assicurato é accaduto in data 18
gennaio 2003, sono applicabili le disposizioni di diritto materiale della LPGA,
in vigore a contare dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.6.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                               2.7.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute
esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e
giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische
Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino
dei medici svizzeri 71/1990,

p. 1093).

 

                                         In
una sentenza del 7 luglio 2005 nella causa R., U 135/05, consid. 3.2, il TFA ha
ricordato che:

 

" 
Zu präzisieren ist, dass mit dem status quo sine
der Gesundheitszustand bezeichnet wird, der sich bei einem schicksalsmässig
verlaufenden, krankhaften Vorzustand ergibt, wenn nach einer vorübergehenden,
unfallbedingten Verschlimmerung die auf einen Unfall zurückzuführende
Gesundheitsschädigung vollständig abheilt und der Unfall keine natürliche
Ursache des beim Versicherten vorhandenen Gesundheitsschadens mehr darstellt.
Demgegenüber wird unter dem status quo ante ein unmittelbar vor dem Unfall
bestehender und stabiler Vorzustand verstanden, der wieder erreicht wird, wenn
die unfallbedingte Gesundheitsschädigung vollständig abgeheilt ist (vgl. W.
Morger, Zusammentreffen verschiedener Schadensursachen (Art. 36 UVG),
Versicherungs-Kurier 1987, S. 133 und 137; vgl. auch A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Bern 1985, S. 474). Liegt ein schicksalsmässig
verlaufender krankhafter Vorzustand im Sinne des status quo sine vor, schliesst
dieser das Erreichen des status quo ante aus (Fredenhagen, Das ärztliche
Gutachten, 4. A., Bern 2003, S. 103). Umgekehrt kann ein status quo sine gar
nie eintreten, wenn ein stabiler krankhafter Vorzustand durch einen
unfallbedingten Gesundheitsschaden nur temporär verschlimmert und der status
quo ante wieder erreicht wird."

                                         (STFA
succitata)

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.8.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione

(DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V
361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica

(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V
365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem
Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M.
Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.9.   L’oggetto della lite è circoscritto alla questione a sapere se la CO
1 era o meno legittimata a dichiarare estinto il proprio obbligo a prestazioni.

                                         Più concretamente, questa
Corte dovrà segnatamente esaminare se i disturbi localizzati al ginocchio destro,
sono una conseguenza naturale dell’evento traumatico del mese
di gennaio 2003, come lo pretende RI 1, oppure del pregresso infortunio del
mese di marzo 1988, come invece fa valere l’assicuratore LAINF convenuto. 

 

                             2.10.   Questa Corte
rileva che la decisione di negare delle ulteriori prestazioni assicurative a
dipendenza dell’evento infortunistico del 19 gennaio 2003, è stata presa dalla CO
1 sulla base delle considerazioni contenute nel referto 14 maggio 2004 del
proprio medico di fiducia, dott. __________, spec. FMH in ortopedia e chirurgia
ortopedica, allestito sulla base degli atti a sua disposizione.

                                         In
effetti, in quella sede, il dott. __________, dopo avere attentamente vagliato
la documentazione relativa al pregresso evento traumatico, così come quella
afferente all’infortunio del gennaio 2003, ha sostenuto che a quest’ultimo può
essere imputato unicamente un peggioramento transitorio della situazione
preesistente, con lo status quo sine raggiunto entro la fine del mese di
marzo 2003:

 

"  Infortunio
del 10.03.88

 

 

Il signor RI 1, allora assicurato dalla __________, viene
investito da uno sciatore su una pista di slalom e subisce una
contusione-distorsione del ginocchio.

Nonostante forti dolori alla parte mediale dell'articolazione ed
un rapido gonfiore riesce a finire la discesa con gli sci.

 

II 10.03.88 consulta il Dr. __________ a __________ che trova dei
segni di lesione del legamento collaterale mediale senza evidente instabilità,
prescrive degli ANS, ritiene l'incapacità lavorativa totale ulteriormente
giustificata, lo rivede l'11.03.88 e chiude il caso all'occasione del
successivo controllo del 15.03.88 stabilendo la ripresa lavorativa normale a
partire dal 16.03.88.

 

Poi non si sente più parlare del ginocchio fino al 30.08.88 quando
il paziente consulta per la prima volta lo specialista in chirurgia

Dr. __________ a __________.

 

L'assicurato lavorava allora come chef de cuisine presso il
Ristorante __________ a __________ nella stagione invernale ed in altri posti
ad __________ nella stagione estiva.

È quindi probabile che avesse terminato la stagione invernale a __________
ed iniziato normalmente la stagione estiva ad __________, forse presso il
Ristorante __________.

 

Purtroppo non si dispone del primo rapporto del 21.09.88 che il
Dr. __________ aveva stilato per la __________ e che potrebbe ragguagliarci sul
decorso del ginocchio destro in seguito alla ripresa normale del lavoro e sul
suo stato al momento della prima consultazione del 30.08.88. I disturbi
dovevano comunque prevalere nella regione mediale siccome il Dr. __________
aveva posto l'indicazione ad un esame artroscopico per sospetto di lesione del
menisco mediale.

 

Solo il 10.05.04 si è riusciti a procurarsi (dallo studio Dr. Dr. __________)
il rapporto .operatorio del Dr. __________ concernente l'intervento
del 07.09.88 sul ginocchio destro. L'artroscopia evidenzia una rottura del
menisco mediale, più precisamente il distacco periferico della sua parte
anteriore con formazione di un lembo peduncolato di ca. 3 cm di lunghezza
mentre il resto dei menisco pare sano. Dopo vari tentativi artroscopici il
lembo viene estratto a cielo aperto mediante piccola artrotomia mediale.

 

Ma oltre alla sua mancanza di esperienza in chirurgia artroscopica
il chirurgo rivela la poca attendibilità del suo esame tanto clinico quanto
artroscopico. Infatti, riferisce un ginocchio "abbastanza stabile"
con dei "legamenti incrociati" senza particolarità, in netto
contrasto con quanto verrà appurato 3 mesi più tardi da uno specialista in
chirurgia ortopedica.

 

Infatti, il decorso chirurgico non è soddisfacente ed il paziente
continua a lamentare dolori sotto sforzo alla parte mediale nonché cedimenti e
consulta il Dr. __________ il 14.12.88. Lo specialista trova un'importante
instabilità anteriore con pivot shift positivo nell'ambito di un'articolazione
calma con mobilità completa e di un'atrofia muscolare solo lieve, situazione
che ritiene compatibile con una rottura completa del crociato anteriore ed una
lesione parziale del legamento collaterale mediale. Tenuto conto della giovane
età propone la ricostruzione chirurgica del legamento crociato anteriore ed in
attesa che il paziente possa liberarsi dai suoi impegni professionali prescrive
della fisioterapia ed una ginocchiera rinforzata con delle stecche metalliche (che
verrà fatturata il 13.01.89 dalla ditta __________ di __________).

 

In seguito la situazione migliora gradualmente ed il Dr. __________
attesta che le cure sono terminate il 09.03.89.

 

L'incapacità lavorativa indicata dal Dr. __________ è la seguente
: 100% dal 05.09.88, 50% dal 25.10.88, 100% dal 04.11.88, 50% dal 21.11.88.,
100% dal 09.01.89 e 0% dal 10.03.89.

 

Poi non si sente più parlare di questo ginocchio fino al 26.02.91
quando il paziente consulta di nuovo il Dr. __________ in seguito ad un'acutizzazione
dei dolori alla parte mediale, manifestatasi il 09.02.91 nell'ambito di un
ennesimo cedimento. Oltre alla dolenzia in corrispondenza della rima mediale lo
specialista constata che l'instabilità anteriore è rimasta invariata rispetto
al suo precedente esame del 14.12.88. Tenuto conto del forte sospetto di
lesione del menisco mediale e del fatto che il paziente non dispone del tempo
necessario per sottoporsi alla ricostruzione del crociato anteriore, fissa la
ripresa lavorativa normale per il 08.03.91 e si riserva di procedere ad
un'artroscopia con eventuale menischectomia nel caso in cui il tentativo di
ripresa lavorativa dovesse fallire.

 

In seguito il Dr. __________ non vede più il paziente fino al
03.02.92 quando torna da lui accusando un peggioramento in particolare
dell'instabilità ed esprime la sua intenzione di sottoporsi all'intervento di
plastica del crociato anteriore in autunno. Lo specialista anticipa allora la
confezione dell'ortesi di sostegno articolata che avrebbe dovuto venire portata
dopo l'intervento (verrà fatturata il 24.02.92 dalla ditta __________ di __________).

 

Poi il caso non risulta più affatto documentato fino al nuovo
infortunio del 18.01.03 assicurato dalla CO 1 e dalla __________.

 

Infortunio del 18.01.03

 

Per quanto concerne la dinamica dell'accaduto, rimando ai miei
precedenti rapporti, in particolare a quello del 09.10.03 basato tra l'altro
sulle dichiarazioni rilasciate dall'assicurato alla Polizia di __________ e di __________.

Risulta essere stato urtato alla parte posteriore del ginocchio
dalla parte anteriore della macchina mentre essa stava per fermarsi sulla neve
e non avere provato nessun dolore sul momento. Anzi, l'autista non si sarebbe
accorto di nulla. Perde comunque l'equilibrio e cade sopra il cofano della
macchina urtandolo prima con il fianco sinistro (con il braccio alzato) poi
rotolando sulla pancia ma. senza farsi male. Dopo aver rassicurato
l'automobilista che si era preoccupato dalla sua sorte se ne va come se nulla
fosse stato, probabilmente per assumere il suo turno lavorativo serale. Non si
sa comunque se abbia potuto riprendere normalmente il suo lavoro di chef de
cuisine ma fatto sta che nella notte insorgono forti dolori al ginocchio ed
anche alla schiena per cui il giorno dopo consulta il Dr. __________ a __________.
II medico constata allora che la pressione sulla parte mediale del ginocchio ed
in corrispondenza dell'ultima vertebra lombare è
dolorosa e fa delle radiografie convenzionali del ginocchio e della colonna
lombare. Oltre ad evidenziare un'incipiente gonartrosi con appuntimento della
spina tibiale posteriore e dell'estremità superiore ed inferiore della parte
articolare della rotula le radiografie del ginocchio destro evidenziano una
calcificazione di ca. 2 cm di lunghezza in corrispondenza dell'inserzione
condilica del ligamento collaterale mediale (detta di Stieda-Pellegrini)
indubbiamente secondaria all'infortunio del marzo 1988. Quanto alle radiografie
della colonna lombare, oltre a dei postumi di modesta entità di pregressa malattia
di Scheuermann dorsale (solo le tre ultime vertebre dorsali sono rappresentate)
evidenziano un conflitto interfaccettario lombo-sacrale significativo in
rapporto con un'esagerazione costituzionale dell'angolo lombo-sacrale.

 

Per quanto concerne il ginocchio destro, le
prima constatazioni del Dr. __________ corrispondono a quelle fatte dal Dr. __________
il 26.02.91 ed il 03.02.92 e sono riconducibili all'infortunio del 08.03.88.

 

Per quanto concerne i disturbi lombari, vi è
il forte sospetto che il paziente ne abbia già avuto in precedenza nell'ambito
della sindrome di insufficienza lombare confermata dall'esame radiologico,
sopportati a lungo come i disturbi del ginocchio nell'ambito della priorità
concessa all'attività professionale di chef de cuisine esercitata a __________
nella stagione invernale e ad Ascona nella stagione estiva.

 

Nonostante la loro scarsa qualità le radiografie della colonna
lombare effettuate nello studio del Dr. __________ il 19.01.03 non evidenziano
la deformità sospetta della vertebra L5 che aveva giustificato il trasferimento
all'Ospedale di __________ con l'autolettiga. Tant'è vero che il paziente non è
stato trattenuto in ospedale ed è stato dimesso al proprio domicilio. Non si è
ancora riusciti a mettere la mano sulle radiografie di controllo effettuate
all'Ospedale di __________ nonostante ricerche capillari ma fatto sta che i
rapporti dell'ospedale non accennano nulla al ginocchio destro, come se il
paziente non ne avesse parlato.

 

Il Dr. __________ che poi continua a seguirlo e lo rivede il 29,
30 e 31 gennaio nonché il primo febbraio 2003 aveva comunque ritenuto
l'incapacità lavorativa totale ulteriormente giustificata (anzi, un tentativo
di ripresa lavorativa al 50% il 30.01.03 era fallito dopo un giorno) dalla
persistenza dei dolori lombari ed al ginocchio destro ove aveva anche finito
per constatare la presenza di un'importante instabilità anteriore che l'aveva
condotto ad organizzare una risonanza magnetica presso l'Ospedale di __________
poi effettuata a __________ dopo che il paziente era tornato al suo domicilio
in Ticino (v. risposte 14.11.03 del medico curante alle domande della CO 1 del
30.10.03).

 

Il paziente viene poi seguito ad __________ dal Dr. __________ a
partire dal 05.02.03 quando la regione dorso-lombare risulta dolorosa alla
palpazione ed alla mobilizzazione ed il ginocchio destro gonfio con una netta
instabilità anteriore. Oltre a prescrivere della fisioterapia per la schiena ed
il ginocchio il medico organizza l'esame RM di quest'ultimo presso l'Istituto
Radiologico __________ di __________.

 

Orbene, l'esame RM effettuato appena 3 settimane dopo l'infortunio
non evidenzia delle lesioni recenti bensì di vecchia data come ben descritto
dal radiologo Dr. __________ nel suo referto del 28.02.03. L'anzianità della
rottura completa del crociato anteriore viene chiaramente dimostrata
dall'assenza dei classici segni di edema osseo alla sua inserzione tibiale e
condilica nonché dal sovraccarico del crociato posteriore rivelato da un
appuntimento dell'estremità della spina tibiale posteriore e dalla reazione
sinoviale attorno al legamento crociato posteriore. Lo stesso si può dire del
menisco mediale risultato compatibile sia con una pregressa menischectomia
parziale che con una larga rottura degenerativa ("radiale") del corno
posteriore senza che il radiologo sapesse qualcosa in merito alla
menischectomia parziale del 07.09.88. Infine, veniva evidenziato l'ultimo
tassello consistente in una condropatia significativa del condilo femorale
mediale nella zona di carico. A questo punto i dati provenienti dagli esami per
immagini del ginocchio destro, sia il Stieda-Pellegrini evidenziato dalle
radiografie del 19.01.03, sia lo stato degenerato del residuo posteriore del
menisco mediale e della parte portante del condilo femorale mediale evidenziato
dall'esame RM del 12.02.03, indicano in modo inconfutabile che la
contusione-distorsione del 18.01.03 non ha provocato delle lesioni organiche
oggettivabili e può tutt'al più avere acutizzato transitoriamente dei disturbi
cronici persistenti in rapporto diretto con l'infortunio del 08.03.88 e non
affatto migliorati dopo l'intervento del Dr. __________ del 07.09.88 limitato
alla resezione del grosso lembo distaccato alla parte anteriore del menisco
mediale. Anzi, vi è stato un ulteriore progressivo peggioramento, in
particolare la comparsa sempre più frequente di episodi di cedimento con dolori
e gonfiori recidivanti. 

 

Infatti, il lungo lembo meniscale anteriore consecutivo alla
rottura longitudinale non era mai stato all'origine di blocchi articolari e non
risultava lussato nel centro dell'articolazione al momento dell'esame
artroscopico effettuato appena prima di procedere all'intervento a cielo aperto
e la sua presenza poteva in qualche modo contribuire alla contenzione del condilo
femorale mediale sul piatto tibiale ma non affatto a ridurre l'instabilità
anteriore.

 

Giocoforza è quindi ammettere che la rottura completa del crociato
anteriore ha avuto luogo il 08.03.88 nell'ambito di una classica unhappy triad
(rottura del crociato anteriore, del menisco mediale e del legamento
collaterale mediale) e che il Dr. __________ non l'ha diagnosticata. Nel caso
particolare, seppure incompleta la lesione del legamento collaterale mediale
viene confermata dalla tipica calcificazione di Stieda-Pellegrini già visibile
sulle radiografie effettuate d'urgenza nello studio del Dr. __________ il
19.01.03, solo un giorno dopo l'infortunio del 18.01.03.

 

(...)

 

Causalità - La contusione-distorsione del ginocchio destro
del 18.01.03 può avere acutizzato i disturbi preesistenti riconducibili
all'infortunio del 08.03.88 assicurato dalla __________ in modo solo
transitorio. Lo stesso si può dire dei disturbi lombari sicuramente
preesistenti almeno saltuariamente nell'ambito di una sindrome di insufficienza
lombare significativa in rapporto con l'importante esagerazione constituzionale
dell'angolo lombo-sacrale, probabilmente accentuata da un aumento della cifosi
dorsale in esiti di malattia di Scheuermann, comunque solo parzialmente
documentati da D10 a D12 (v. radiografie lombari effettuate d'urgenza il
19.01.03).

 

(...)

 

Status quo sine - Riguardo al ginocchio destro, la
documentazione medica a disposizione è sufficiente per poter affermare che il
peggioramento verificatosi dopo l'evento del 18.01.03 si iscrive nel decorso
naturale dei disturbi iniziati con l'infortunio del 08.03.88 e delle
conseguenze dell'intervento di menischectomia mediale parziale effettuato il
07.09.88. Trattasi di disturbi manifestatisi spontaneamente a più riprese
all'occasione di cedimenti spontanei diventati progressivamente più frequenti
col passare del tempo. L'influenza diretta dell'infortunio del 18.01.03 può di
conseguenza venire considerata completamente scemata entro qualche settimana,
al più tardi dopo 2-3 mesi. - Quanto ai disturbi lombari, esistevano
sicuramente prima dell'accaduto e non dovrebbe essere difficile dimostrarlo con
un'indagine amministrativa presso la cassa malati, sia quella che paga le spese
di cura sia quella che eroga le indennità di incapacità lavorativa in caso di
malattia. La sindrome di insufficienza lombare è un'affezione cronica che in
presenza di disturbi della statica vertebrale significativi come in questo caso
può anche iniziare in età di giovane adulto e tende a peggiorare coll'andare
degli anni. Non vedo quindi motivi per non ammettere che lo status quo sine sia
stato raggiunto negli stessi termini come per i disturbi del ginocchio destro."

                                         (doc. 95)

 

 

                                         Tale tesi
è contestata dal ricorrente, il quale sostiene che, a mente del dott. __________,
medico specialista che l’ha più volte personalmente visitato, egli era
completamente guarito dai postumi del sinistro del marzo 1988, ragione per cui
i disturbi attuali, insorti dopo l’infortunio del 18 gennaio 2003, devono
necessariamente essere fatti risalire a quest’ultimo (cfr. I, p. 3).

 

                                         In
effetti, con il proprio rapporto del 23 febbraio 2004, il dott. __________,
medico curante di RI 1 a partire dal mese di gennaio 2004, ha indicato che il
secondo evento infortunistico ha probabilmente causato la rottura del legamento
crociato anteriore, struttura che era ancora intatta dopo il sinistro del 1988:

 

" 
Il signor RI 1 ha avuto un primo incidente al
ginocchio dx nel 1988 con lesione del menisco mediale. Dopo l’intervento
chirurgico del 7.9.1988 (artroscopia e artrotomia con escissione parziale del
menisco) l’assicurato ha potuto riprendere normalmente il lavoro e non ha più
avuto disturbi. Il 18.1.03 subisce un nuovo incidente al ginocchio dx con
probabile rottura del legamento crociato anteriore. Anche se il radiologo nella
RM del 12.2.03 reputa questa rottura di vecchia data. Dopo il primo incidente
il legamento crociato anteriore era comunque ancora intatto (artroscopia e
artrotomia del 7.9.1988)."

                                         (doc. 93)

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi, questa Corte ritiene che la valutazione espressa
dall’ortopedico consultato dalla CO 1, specialista proprio nella materia che
qui interessa, con alle spalle una vasta esperienza nella medicina
assicurativa, possa validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio,
senza che si riveli necessario procedere a degli ulteriori atti istruttori
(perizia medica giudiziaria).

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., p. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò
costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv.
2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Occorre
inoltre considerare che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003
nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U.
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989,
p. 30ss.).

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Nella
medesima pronunzia, il TFA ha stabilito che quando, nell'ambito della procedura
amministrativa, una perizia ordinata ad un medico indipendente è eseguita da
uno specialista riconosciuto, sulla base di investigazioni approfondite e
complete, nonché in piena conoscenza dell'incarto, e che l'esperto perviene a
delle conclusioni convincenti, il Tribunale non deve scostarsene se non vi è
alcun indizio concreto che consenta di dubitare della loro fondatezza (cfr.,
pure, STFA del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02, consid. 3.2.2 e del 19
aprile 2000 nella causa S., U 264/99, consid. 3b).

 

                                         Per
quanto concerne la problematica riguardante la colonna lombare, il TCA
sottolinea che le conclusioni a cui é pervenuto il dott. __________ appaiono
conformi alla dottrina medica dominante, secondo la quale, dopo traumi quali
contusioni o distorsioni al dorso, lo stato anteriore del rachide può, di
regola, considerarsi ristabilito trascorsi alcuni mesi a contare dall'evento
traumatico, come se l'infortunio non fosse mai sopraggiunto

(cfr. Bär/Kiener, Traumatismes vertébraux, in Informations médicales N.
67/décembre 1994, p. 45ss., contributo in cui viene illustrata, con dovizia di
riferimenti, la posizione della dottrina medica dominante in materia appunto di
traumi vertebrali). 

                                         Questa
tesi dottrinale è stata peraltro recepita dalla giurisprudenza federale (cfr. RAMI 2000 U 363,
p. 45ss.; STFA del 28 maggio 2004 nella causa A., U 122/02, consid. 4.2.1, del
31 dicembre 1997 nella causa L. consid. 4c, U 125/97 e del 4 settembre 1995
nella causa M. consid. 4a; cfr., inoltre, STFA del 6 giugno 1997 nella causa
C., U 131/96, in cui il TFA, riferendosi alla sentenza non pubblicata del 3
aprile 1995 nella causa O., U 194/94, ha esplicitamente ribadito che il genere
di trauma riportato dall'assicurato - si trattava di una contusione/distorsione
del rachide lombare causata da una caduta, in presenza di lesioni degenerative
al passaggio lombo-sacrale - cessa di produrre i propri effetti trascorsi
alcuni mesi dal giorno dell'infortunio; cfr., pure, E. Morscher, Schäden
des Stütz- und Bewegungsapparates nach Unfällen: Wirbelsäule, in
Versicherungsmedizin, Hrsg. E. Baur, U. Nigst, Berna 1973; 3. Auflage 1985).

                                         Un
aggravamento significativo e quindi duraturo di un'affezione degenerativa
preesistente alla colonna vertebrale in seguito ad un infortunio è dimostrato
soltanto quanto l'indagine radiologica mette in evidenza una compressione
improvvisa delle vertebre nonché la comparsa o il peggioramento di lesioni
successivamente ad un trauma (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46s.).

 

                                         Al
riguardo, è inoltre utile segnalare che, in una sentenza del 18 settembre 2002
nella causa H., U 60/02, il TFA ha stabilito che, nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove fondato sul criterio della verosimiglianza
preponderante, possono essere presi in considerazione dei principi basati
sull'esperienza medica, a condizione che essi riflettano l'opinione dominante.

                                         Sempre
secondo la Corte federale, ciò deve valere in particolare per la dimostrazione
del raggiungimento dello status quo sine:

 

" 
Im Rahmen des Wahrscheinlichkeitsbeweises können
durchaus medizinische Erfahrungssätze berücksichtigt werden, sofern sie der
herrschenden Lehrmeinung entsprechen (vgl. BGE 126 V 189 Erw. 4c; RKUV 2000 Nr.
U 363 S. 46 Erw. 3a). Dies hat insbesondere für den Nachweis des Status quo
sine zu gelten, bei dem es sich um einen hypothetischen Zustand handelt,
welcher sich häufig nur mit Erfahrungswerten bestimmen lässt. Dass es sich bei
der zitierten Literatur um eine Publikation von SUVA-Ärzten handelt, steht
einer Berücksichtigung nicht entgegen, zumal es sich im Wesentlichen um eine
Zusammenstellung wissenschaftlicher Erkenntnisse und Lehrmeinungen handelt."

                                         (cfr.
STFA citata, consid. n. 2.2)

 

                                         Nel caso
di specie, un’attenta disamina della documentazione medica consente di
affermare che il sinistro in questione non ha provocato alcun danno strutturale
alle vertebre lombo-sacrali

(il sospetto, manifestato dal dott. __________ in occasione della prima
consultazione [doc. 67], di una frattura del corpo vertebrale L5, è stato
escluso dai sanitari dell’Ospedale cantonale di __________ [cfr. doc. 68 e 71])
e che i disturbi denunciati da RI 1 sono riconducibili piuttosto a delle turbe
di natura statica, ovviamente preesistenti all’infortunio (cfr. doc. 95, p. 15:
"sindrome di insufficienza lombare significativa in rapporto con
l’importante esagerazione costituzionale dell’angolo lombo-sacrale,
probabilmente accentuata da un aumento della cifosi dorsale in esiti di
malattia di Scheuermann..." e p. 16: "la sindrome di insufficienza
lombare è un’affezione cronica che in presenza di disturbi della statica
vertebrale significativi come in questo caso, può anche iniziare in età di
giovane adulto e tende a peggiorare con l’andare del tempo", nonché doc.
93: "sindrome lombosacrale cronica su modiche turbe statiche"
– le sottolineature sono del redattore). 

 

                                         In esito
a quanto precede, occorre concludere che l'evento traumatico del mese di
gennaio 2003 ha soltanto transitoriamente aggravato la situazione a livello
lombo-sacrale e che pertanto, in ossequio alla prassi sviluppata in materia di
traumi vertebrali, l'assicuratore convenuto era legittimato a dichiarare
estinto il nesso di causalità naturale trascorso oltre un anno dallo stesso
sinistro (cfr. VI bis).

 

                                         Per
quanto riguarda il ginocchio destro, il TCA osserva invece quanto segue.

 

                                         Da un
canto, occorre rilevare che la valutazione enunciata dal dott. __________ parte
da un presupposto errato, ovvero che, antecedentemente all’infortunio del
gennaio 2003, il legamento crociato anteriore del ginocchio destro sarebbe
stato intatto. 

 

                                         In
realtà, la documentazione medica agli atti dimostra l’esatto contrario. 

 

                                         È vero
che, in occasione dell’intervento artroscopico del 7 settembre 1988, il dott. __________
ha refertato che i legamenti crociati non presentavano particolarità alcuna (cfr.
rapporto operatorio contenuto nella sez. 3 dell’inc. CO 1).

                                         Nondimeno,
nel prosieguo, la prima volta già il 14 dicembre 1988, l’ortopedico dott. __________
ha diagnosticato una instabilità anteriore del ginocchio destro, proponendo
persino l’esecuzione di una plastica del legamento crociato anteriore (cfr.
cartella clinica 14.12.1988 del dott. __________, contenuta nella sez. 3
dell’inc. CO 1). 

                                         Malgrado
la persistente instabilità del ginocchio destro, all’origine di frequenti
cedimenti, RI 1, per mancanza di tempo, non si è mai sottoposto all’intervento
consigliatogli dal dott. __________ (cfr., ad esempio, il rapporto ispettivo
1.2.1989, quello del 2.10.1991, nonché le cartelle cliniche 26.2.1991 e
3.2.1992 del dott. __________, tutti contenuti nella sez. 3

dell’inc. CO 1).

 

                                         L’esame
di risonanza magnetica del 12 febbraio 2003 ha evidenziato una rottura completa
del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, che il radiologo ha
qualificato come "vecchia", oltre a delle alterazioni del menisco
mediale compatibili con gli esiti della meniscectomia eseguita nel 1988 (doc.
72). 

                                         Lo stesso
dott. __________, privatamente consultato dall’assicurato nel corso del mese di
febbraio 2003, ha parlato di traumatizzazione di una lesione del legamento
crociato "già conosciuta da diversi anni" (cfr. doc. 75 e 83 –
la sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Alla luce
di quanto precede, questa Corte non può che giudicare inattendibile il
contenuto del rapporto 23 febbraio 2004 del dott. __________, nella misura in
cui egli pretende ricondurre la diagnosticata rottura del legamento crociato
anteriore all’evento infortunistico assicurato dalla CO 1. 

 

                                         D’altro
canto, il TCA non può esimersi dal sottolineare la banalità del trauma di cui è
rimasto vittima l’insorgente. 

                                         Infatti,
dal rapporto di polizia del 17 marzo 2003 (cfr. sez. 4 dell’incarto CO 1) si
evince che l’assicurato, urtato ad una gamba dalla ruota anteriore destra di
un’autovettura

(in proposito, cfr. verbale di interrogatorio 29.1.2003 di RI 1, presente nella
sez. 4 dell’incarto CO 1: "Handelte es sich um eine heftige Kollision?
Nein. Ich hatte das Gefühl, als hätte mich jemand von hinten am Bein
gestossen"), ha perso l’equilibrio cadendo sopra il cofano di
quest’ultima, dapprima con l’emicorpo sinistro, successivamente, con la parte
superiore del corpo, in posizione prona. 

                                         Risulta
pure che, immediatamente dopo il sinistro, RI 1 non ha accusato disturbi di
sorta, tanto da potere riprendere normalmente il proprio cammino. 

                                         La prima
visita medica ha avuto luogo il giorno seguente quello dell’incidente (cfr.
doc. 67).

                                         A
proposito della pretesa scarsa affidabilità delle dichiarazioni verbalizzate
dalla Polizia __________ (cfr. I, p. 7s.), questo Tribunale si limita a
osservare che l’assicurato è stato interrogato a 11 giorni di distanza dal
sinistro, di modo che è difficilmente sostenibile che il suo stato d’animo
fosse in qualche modo ancora alterato e, d’altra parte, che le sue affermazioni
coincidono, nelle grandi linee, con quelle del conducente della vettura
investitrice, __________ (cfr. sez. 4 dell’inc. CO 1).

 

                                         Tutto ben
considerato, valutate le prove secondo il consueto criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti), appare decisamente
plausibile la tesi difesa dal dott. __________, ossia che l’infortunio del 18
gennaio 2003 é responsabile semplicemente di aver reso manifesto un danno alla
salute preesistente, rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio
destro, con lo status quo sine raggiunto, considerata la modesta gravità
dell’urto riportato, alla fine del mese di marzo 2003 (in realtà, nonostante
l’indicazione fornitagli dal dott. __________, l’assicuratore infortuni ha ammesso
la propria responsabilità sino al 15 febbraio 2004, dunque per oltre un anno). 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti