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**Case Identifier:** af9aa129-d1dc-5405-91cb-328a5f62b415
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.11.2023 A-5736/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-5736-2020_2023-11-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-5736/2020 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 0  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Keita Mutombo, Emilia Antonioni Luftensteiner,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall’avv. Stefano Ferrari,  

Ferrari Partner, Corso San Gottardo 57,  

casella postale 2264, 6830 Chiasso 1,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d’informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.   
 

 
 

Oggetto 

 
Assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II 

Reparto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collate-

rali – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità 

richiedente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale 

delle contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in 

materia fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra 

la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie 

imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul 

reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in 

combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in 

vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 

2016 2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 

sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di 

seguito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. 

Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente 

contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate 

alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca 

B._______, con sede a X._______. La tipologia d’imposta interessata è 

l’imposta sul reddito delle società / persone fisiche. 

A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue: 

« […] 

1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli 
fiscali:  

a) la stabile organizzazione di C._______;  
b) la stabile organizzazione di B._______;  
c) D._______;  

tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto.  

Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi 
evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della 
reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. 
In particolare, le citate società del Gruppo B._______, come peraltro emerso 
anche sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel mettere 
a disposizione di propri clienti veicoli societari (società-schermo estere cui 
fittiziamente intestare le posizioni finanziarie gestite) o finanziari (creazione 
di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero l’anonimato 
del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di agevolare la 
detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni 
normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane.  

Nello specifico. al termine delle attività ispettive, è stata constatata 
l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di B._______. Il 

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procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento 
all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro.  

Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo 
ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura 
della Repubblica di Milano, nell’ambito di un procedimento penale accesso 
per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità ammini-
strativa delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina la 
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni 
hanno consentito di accertare in capo a B._______ (principale società del 
Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed 
efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare 
la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex 
artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 
2001).  

Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con 
una sentenza di condanna ex D,lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato 
presupposto di riciclaggio, a seguito della quale B._______ ha versato la 
somma complessiva di 8,5 milioni di euro.  

2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati 
acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology 
di B._______, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle 
società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra 
polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima 
parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I 
successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso 
all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine 
disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi 
finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, 
hanno consentito di:  

a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni 
tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 
2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, 
alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito 
nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono 
già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 
a titolo di imposte, sanzioni e interessi;  

b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari comples-
sivamente ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti 
d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato 
possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o 
i beneficiari effettivi;  

c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un 
patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) 
relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a 
intermediari operanti sul territorio italiano; dette posizioni non sono, allo 
stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale.  

3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a 
raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie 
omogenee di dati. In particolare:  

a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un 
nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi 

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concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di 
nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare:  

(1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome 
e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.;  

(2) elenco di n. 1.022 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e 
cittadinanza italiana;  

(3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica 
indicazione del cognome, nome e residenza in Italia;  

(4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per 
le quali si dispone della denominazione;  

b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo 
nel campo relativo all’intestatario del rapporto:  

(1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di 
polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del Gruppo 
B._______;  

(2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di 
polizza;  

(3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società 
del Gruppo B._______;  

(4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. intestato a 
posizioni cifrate. 

Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine 
di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari 
e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o rapporti finanziari) ed 
appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di 
monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal 
riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso 
delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare 
indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in 
relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: 
la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in 
Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.).  

La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, 
anche attraverso una sistematica e puntuale ricognizione delle informazioni a 
disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta 
analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni 
dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal 
D.L. n.167/90 da essi commesse […] ». 

I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto 

domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto 

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domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli 

esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda 

di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. 

A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni 

contenute nell’elenco sub 3.a.(3), e meglio: 

« […] ai dati concernenti 2'857 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), di cui 
si conosce l’intestazione nominativa (cognome e nome), riconducibili a persone 
fisiche il cui domicilio in Italia è espressamente riportato nel campo 
“MIS_Dom_Name” […] ». 

A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di 

vari scambi di corrispondenza intercorsi con l’AFC, che non occorre qui 

evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza 

amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 

(e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio 

2017), chiedendo all’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base 

dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC): 

« […]  

a) per i conti bancari: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto;  
(ii) dell’avente / degli aventi diritto economico;  
(iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto 

economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per 
tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati 
i valori patrimoniali, se conosciuti;  

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data della chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017; 

b) per le polizze assicurative: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di 
assicurazioni);  

(ii) dell’assicurato (« policy holder »);  
(iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e 

i quali hanno ricevuto dei versamenti; 

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data di chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 […] ». 

 

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B.  

B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la 

banca B._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è 

stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a 

ricorrere in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti 

essenziali del contenuto della domanda. 

B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca B._______ ha 

dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha 

provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere.  

In particolare, il signor A._______ – titolare di un conto – è stato informato 

al riguardo dalla predetta banca con lettera del febbraio 2020. 

C.  

C.a Con scritto 9 marzo 2020, il signor A._______ – per il tramite del suo 

patrocinatore – ha comunicato all’AFC il nominativo del suo rappresentante 

legale, opponendosi nel contempo alla trasmissione delle informazioni 

all’autorità richiedente italiana.  

C.b Con pubblicazione nel Foglio federale del 24 marzo 2020 (FF 2020 

2210), l’AFC ha anch’essa informato le persone interessate e legittimate a 

ricorrere della procedura di assistenza amministrativa pendente e delle 

parti essenziali del contenuto della domanda di assistenza amministrativa. 

Le persone interessate e legittimate a ricorrere sono state invitate a 

indicare all’AFC entro 20 giorni il loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia, 

o a designare un rappresentante autorizzato a ricevere notificazioni in 

Svizzera o in Italia. Sempre nella citata pubblicazione, l’AFC ha altresì 

indicato alle persone interessate la possibilità di optare per la procedura 

semplificata, comunicando loro che, in caso di mancata adesione a tale 

procedura, la stessa avrebbe emesso una decisione finale per ogni singola 

persona interessata, rispettivamente legittimata a ricorrere. 

C.c Con scritti 7 settembre 2020 e 14 settembre 2020, dopo aver avuto 

accesso agli atti dell’incarto, il signor A._______ – per il tramite del suo 

patrocinatore – si è nuovamente opposto alla trasmissione delle informa-

zioni all’autorità richiedente italiana. 

C.d Con decisione finale del 15 ottobre 2020, l’AFC ha accolto la domanda 

di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 fondata sulla lista 

sub 3.a.(3) per quanto concerne il signor A._______, concedendo 

l’assistenza amministrativa all’autorità richiedente italiana. 

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C.e Con scritto 21 ottobre 2020, il signor A._______ – per il tramite del suo 

patrocinatore – ha censurato dinanzi all’AFC la violazione del suo diritto di 

essere sentito per carenza di motivazione della decisione finale del 

15 ottobre 2020, chiedendole di correggere e colmare tale violazione, 

annullandola e emanando una nuova decisione sufficientemente motivata. 

D.  

D.a Avverso la decisione finale del 15 ottobre 2020, il signor A._______ (di 

seguito: ricorrente) – per il tramite del suo patrocinatore – ha poi inoltrato 

ricorso 16 novembre 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo federale. 

Protestando tasse, spese e ripetibili, il ricorrente postula che la « prelimi-

nare ed implicita » decisione incidentale del 15/16 ottobre 2020 dell’AFC di 

accordare alla GdF l’assistenza amministrativa per quanto lo concerne 

venga in ordine dichiarata irricevibile e, in subordine, nel merito annullata, 

nonché che la decisione finale del 15/16 ottobre 2020 dell’AFC di chiusura 

e trasmissione alla GdF delle informazioni a lui afferenti venga nel merito 

integralmente annullata. 

D.b Con risposta 11 agosto 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato la reiezione del ricorso. 

D.c Con sentenza di principio (« pilota ») A-1730/2021 del 7 marzo 2022, 

il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di una persona 

interessata dalla domanda collettiva italiana di assistenza amministrativa 

in materia fiscale del 10 luglio 2017 fondata sulla lista sub. 3.a.(3). In 

estrema sintesi, il Tribunale ha confermato l’ammissibilità della succitata 

domanda e la conseguente trasmissibilità delle informazioni richieste 

all’autorità richiedente italiana. Tale sentenza è cresciuta in giudicato senza 

impugnativa al Tribunale federale. 

D.d Con la crescita in giudicato della precitata sentenza, il Tribunale am-

ministrativo federale ha ripreso l’esame delle restanti procedure interessa-

te dalla predetta domanda collettiva italiana. Più concretamente, ha invitato 

i ricorrenti interessati a voler indicare se essi – alla luce della sua sentenza 

di principio A-1730/2021 – desideravano o meno mantenere il loro ricorso, 

precisando che, in caso di mancata presa di posizione nel termine 

impartito, sarebbe partito dal presupposto che desideravano mantenerlo. 

D.e Con scritto 25 maggio 2022, il ricorrente – per il tramite del suo 

patrocinatore – ha dichiarato di voler mantenere il proprio ricorso. 

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Pagina 8 

E.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in 

casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge 

federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-

zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della 

CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa 

rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a 

contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni 

generali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della 

LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017 (cfr. A. Atti in generale, atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’au-

torità inferiore su chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa 

già sin d’ora che la stessa è invero composta da otto domande separate di 

assistenza amministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto con-

cerne gli esempi ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto banca-

rio e/o di polizze assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una 

sola domanda di assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisio-

ne impugnata, pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal 

momento ch’effettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la 

medesima, sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. 

Cionondimeno, nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono 

per contenuto, l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in 

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volta tenuto conto della lista determinante nello specifico. Per quanto con-

cerne la presente procedura, la domanda è fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(3) di 2’587 posizioni finanziarie (rapporti finanziari). 

Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate 

mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è 

chiaramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi 

della giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT 

in combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF 

146 II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, circa la 

distinzione tra domanda collettiva e raggruppata). 

1.3 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

Ciò posto, per quanto concerne l’oggetto del ricorso si impone tuttavia la 

seguente precisazione. Nel suo ricorso, il ricorrente fa riferimento alla 

« preliminare ed implicita » decisione incidentale del 15/16 ottobre 2020 

dell’autorità inferiore di accordare alla GdF l’assistenza amministrativa per 

quanto lo concerne nonché alla decisione finale del 15/16 ottobre 2020 

dell’autorità inferiore di chiusura e trasmissione alla GdF delle informazioni 

a lui afferenti (cfr. fatti, sub. lett. D.a). Ora, da un esame degli atti dell’in-

carto, risulta chiaramente che la decisione incidentale del 15/16 ottobre 

2020 a cui il ricorrente fa riferimento nel suo gravame non esiste in quanto 

tale. Di fatto, tale decisione incidentale non è altro che la decisione finale 

del 15 ottobre 2020 dell’autorità inferiore. Detto in altri termini si tratta della 

medesima decisione. In tale frangente, la decisione impugnata è invero la 

sola decisione finale del 15 ottobre 2020 dell’autorità inferiore. Ciò preci-

sato, il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito. 

1.4 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del 

ricorso (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 1.4; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.3 con rinvii).  

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

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l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. ANDRÉ MOSER et al., Prozes-

sieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 

consid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 

2007/27 consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure 

(« Rügeprinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure 

che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla consta-

tazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate 

(cfr. DTF 141 V 234 consid. 1; MOSER et al., op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 

consid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Il ricorrente censura innanzitutto una grave violazione del suo diritto di es-

sere sentito in correlazione con la motivazione della decisione impugnata, 

poiché l’autorità inferiore si sarebbe limitata ad usare argomentazioni e 

considerazioni generali, non riferite al suo caso concreto, ignorando le sue 

specifiche e documentate allegazioni. Tale violazione sarebbe tanto più 

grave per il fatto che l’autorità inferiore non avrebbe reagito al suo scritto 

21 ottobre 2020, in cui egli le avrebbe segnalato tale problematica, prima 

dell’inoltro del suo ricorso. In tali circostanze, detta grave violazione non 

sarebbe sanabile dinanzi al Tribunale, sicché l’incarto andrebbe retrocesso 

all’autorità inferiore per l’emanazione di un nuovo giudizio nel rispetto del 

suo diritto di essere sentito. A difetto di una motivazione individuale, lo 

stesso potrebbe poi solo insorgere in base a determinati principi generali, 

A-5736/2020 

Pagina 11 

elemento di cui andrebbe tenuto conto nell’attribuzione delle ripetibili 

(cfr. ricorso 16 novembre 2020, punti n. 5.1 e 5.2). 

Tale censura di natura formale va qui esaminata prioritariamente dal 

Tribunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, 

di principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-

dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). 

3.1  

3.1.1  Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il 

dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero 

in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima 

e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di 

ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 

I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità 

si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o 

nell’altro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere 

posizione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, 

ma può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione 

(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.1; A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).  

3.1.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto 

del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare sia 

rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo 

e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. 

Conformemente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di 

prova offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia 

costituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-

quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-

vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-

mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non 

potrebbero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque 

rinunciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto 

di essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 

consid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 3.1.2; A-2845/2020 del 19 luglio 2021 consid. 2.3 con rinvii;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 

A-5736/2020 

Pagina 12 

3.1.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla 

LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli 

atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.3;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 

3.1.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tutta-

via rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di una 

violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte lesa. 

Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in presenza 

di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione impugnata 

e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera formalità 

e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incompatibile 

con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.1.4; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 

3.2 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito 

in rapporto alla motivazione generica/standardizzata delle decisioni finali 

dell’autorità inferiore nell’ambito dell’assistenza amministrativa in materia 

fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi 

al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi-

nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa 

è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito 

e appare giustificata nel contesto di un’amministrazione che emana deci-

sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati-

va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale 

federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 

2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco-

starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman-

da collettiva di assistenza amministrativa italiana (cfr. [tra le tante] sentenza 

del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 3.2). 

A-5736/2020 

Pagina 13 

Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto 

ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nella 

decisione impugnata l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, 

senza riferimento esplicito alla presa di posizione del ricorrente, i motivi per 

i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità richie-

dente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assistenza 

amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motivazione 

standardizzata non pregiudica tuttavia il suo diritto di essere sentito. Nono-

stante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giustificato nel 

contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa – gli argo-

menti giuridici esposti dall’autorità inferiore nella decisione impugnata 

risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le censure 

sollevate dal ricorrente con scritti 9 marzo 2020, 7 e 14 settembre 2020 

non sono state da lei considerate come decisive. Nella fattispecie, tale è 

segnatamente il caso per gli argomenti che rispondono alle censure circa 

la base legale della domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017 (cfr. decisione impugnata, consid. 3), la rilevanza verosimile 

delle informazioni in correlazione con la residenza/il domicilio in uno Stato 

diverso dall’Italia (cfr. decisione impugnata, consid. 4.6) e la violazione del 

principio della sussidiarietà (decisione impugnata, consid. 7).  

In altri termini, da un esame della decisione impugnata, risulta che la stessa 

è sufficientemente motivata affinché il ricorrente possa comprenderne la 

portata e contestarla con cognizione di causa, così come richiesto dal dirit-

to di essere sentito (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio), ciò che peral-

tro esso ha fatto. Con ricorso 16 novembre 2020, il ricorrente ha potuto 

infatti contestare pienamente in questa sede detta decisione, indicando i 

motivi per cui ritiene la domanda di assistenza amministrativa italiana come 

inammissibile, rispettivamente perché i suoi dati non dovrebbero essere 

trasmessi all’autorità richiedente italiana. In tale frangente non è ravvisabile 

alcuna violazione del suo diritto di essere sentito. Nulla muta al riguardo, il 

fatto ch’esso, una volta ricevuta la decisione impugnata e prima di inoltrare 

detto ricorso, si sia rivolto all’autorità inferiore e che quest’ultima non abbia 

reagito al suo scritto 21 ottobre 2020, in cui ha censurato la carenza di 

motivazione della decisione impugnata, tale elemento non essendo di certo 

costitutivo di una violazione del suo diritto di essere sentito. Siffatta censura 

va infatti fatta valere dinanzi all’autorità di ricorso – nello specifico, il 

Tribunale statuente – e non dinanzi all’autorità inferiore che ha pronunciato 

la contestata decisione impugnata. 

Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del suo 

diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione standardizzata della 

A-5736/2020 

Pagina 14 

decisione impugnata – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso – va 

comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.1.4 del 

presente giudizio), dal momento che il ricorrente ha potuto esporre nuova-

mente le sue censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per quanto 

necessario, nel contesto del presente giudizio. 

Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta. 

4.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la decisione finale del 15 ottobre 

2020 dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda 

collettiva del 10 luglio 2017 di assistenza amministrativa in materia fiscale 

inoltrata dall’autorità richiedente italiana, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT, 

per quanto concerne il qui ricorrente. In tale contesto, per il Tribunale si 

tratta essenzialmente di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda, 

sia dal punto di vista formale che da quello materiale, alla luce delle pun-

tuali censure sollevate dal ricorrente. 

A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi appli-

cabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudizio). 

4.1  

4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT. 

Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul 

piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione 

per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito: MC 

OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo ambito 

(cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un 

Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare 

le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio 

CDI CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa 

in merito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione 

Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in 

materia di imposte sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH-NL; 

cfr. DTF 143 II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH-NL]), anche la 

CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono 

essere qui considerati come un’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia 

la CDI CH-IT che il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190 

Cost. Nella loro versione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I 

e II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le 

disposizioni del Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle 

domande di informazioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che 

A-5736/2020 

Pagina 15 

si riferiscono a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 

2015 o dopo questa data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 

23 febbraio 2015; RU 2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 

5631, 5637; sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 

considd. 3.2 e 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e  

A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.1.1; A-1730/2021 del 7 marzo 

2022 consid. 4.1.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1).  

Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in 

oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e 

riguardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017.  

4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del 

Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze 

formali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio 

CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali 

dello Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità 

fiscali dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni 

secondo l’art. 27 CDI CH-IT: 

(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; 

(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda; 

(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni 

sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali 

informazioni dallo Stato richiesto; 

(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;  

(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle 

informazioni richieste. 

Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non 

devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di 

informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il 

contenuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto 

a fornire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo 

sussidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta 

lista è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma 

scrupolosamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni 

sufficienti a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda 

(cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante]  

sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 

A-5736/2020 

Pagina 16 

consid. 4.1.2; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.2; A-2980/2019 

del 20 maggio 2020 consid. 3.2). 

4.2 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati 

contraenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per appli-

care le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’amministra-

zione o l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi 

natura o denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro 

suddivisioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista 

non sia contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – 

ovvero, la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio 

d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.2; 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.1). 

L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni 

richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta 

pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la tra-

smissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di pertinenza 

per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI CH-IT; DTF 

144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che 

evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato richiedente e 

Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante » può essere 

soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente (identificato con il 

nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità di contribuenti 

(identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo). Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un controllo della 

plausibilità; egli deve limitarsi a verificare l’esistenza di un rapporto tra la 

fattispecie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente la presunzio-

ne della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 con-

sid. 3.3.2; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; 

[tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 

2022 consid. 4.2; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2). 

Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto se, al momento della 

formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che le 

informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e 

quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello Stato 

richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può 

A-5736/2020 

Pagina 17 

respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe 

giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 

161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.2; 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020 consid. 4.2.1.3).  

4.3  

4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio 

possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere 

una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-

dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari 

fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2; 

144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 

del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 

dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing expe-

ditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 

Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini-

strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo 

Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente 

a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.1; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.1). 

4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expe-

dition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o 

entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. 

L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con 

altre modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richie-

dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo 

2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt 

[ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10 

n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai 

sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano 

i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis 

n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente 

rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di 

contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso 

A-5736/2020 

Pagina 18 

vale altresì per le domande collettive (chiamate anche domande su lista; 

« Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non 

identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen-

to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di 

carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno 

considerate come un insieme di richieste individuali. Per motivi di economia 

procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una domanda 

congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle individual-

mente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 4.2 con 

rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito, un numero di 

carta di credito o di conto rappresenta un elemento di identificazione 

individuale, per cui in tali casi non si è confrontati con una domanda 

raggruppata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 considd. 4.4 

e 4.5 con rinvii; sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 mar-

zo 2022 consid. 4.3.2; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.2). 

4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di 

assistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone 

interessate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere 

la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-

sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti 

criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax Con-

vention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di seguito: 

Commentario OCSE]) sull’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.3;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.3): 

1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, 

descrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla 

richiesta; 

2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare 

perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 

3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono 

portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti 

fiscali appartenenti al gruppo. 

Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle 

domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale 

ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano 

A-5736/2020 

Pagina 19 

altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle 

« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 

consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 

23 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; 

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2). 

Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di 

comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito 

che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile 

comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla 

lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono 

essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali. 

Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che 

vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una 

probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto 

fiscale, essendo sufficienti dei sospetti concreti (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 con-

sid. 9.5; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 con-

sid. 4.2.2.3 con rinvii). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve essere 

accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di una lista 

potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero di conto, 

i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole persone, bensì 

in generale alle persone appartenenti a questo gruppo (cfr. DTF 146 II 150 

consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle circostanze, il modo 

in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della lista può costituire 

anche un indizio del fatto che i titolari del conto non hanno adempiuto i loro 

obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.3;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3). 

4.4  

4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna 

del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova 

applicazione, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, 

nell’ambito dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di 

doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3; 

143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no-

vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 

consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è 

presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento). Nel 

A-5736/2020 

Pagina 20 

contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun-

zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio 

le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. 

Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside-

rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle 

circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 

202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento 

non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove-

sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in 

ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con-

sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 

con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco-

lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi-

stenza, nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediata-

mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contrad-

dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a 

dover menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione 

fornita sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non sa-

rebbe infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa, poi-

ché proprio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richiesto, 

lo Stato richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 142 

II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [tra le tante] sentenze del TAF 

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.1 con rinvii). 

4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio 

lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità ri-

chiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono mani-

festamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una 

situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un 

palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-

dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste 

dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a 

delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-

zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II 

A-5736/2020 

Pagina 21 

218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.2;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.2; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.2 con rinvii). 

4.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa 

se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su informa-

zioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 lett. c 

LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle do-

mande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati 

effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento 

delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si presume la 

violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202 

consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio della 

buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione con 

le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti in 

Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de l’art. 26 

MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’ambito 

dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspettarsi 

che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, in 

particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c 

LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-

zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione 

che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo 

Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare 

una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra 

gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa 

su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine 

lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente 

a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF 

2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola 

la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo 

Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung ») 

che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-

zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta 

comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i 

dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati 

effettivamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurispru-

denza; cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applica-

zione e la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze 

del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.3;  

A-5736/2020 

Pagina 22 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.3; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.4.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.4). 

4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette infor-

mazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che forni-

sce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 146 

I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Svizzera 

può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un accordo 

di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità (cfr. [tra 

le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 

consid. 4.5; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.5; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.6). 

4.6  

4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio 

della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le 

fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri-

ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo). 

In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, 

non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adempimento del 

principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda 

di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver 

sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla sua procedura 

fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme-

mente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del 

TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015 

dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.6.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.5 con rinvii).  

4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

A-5736/2020 

Pagina 23 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia-

rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.6.2;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.2; TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii). 

4.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 

consid. 4.7; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.7; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come 

residente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di 

quell’altro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione 

della residenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che 

non deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza 

amministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). 

Allorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza ammini-

strativa è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la que-

stione della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27 

par. 1 in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati 

dallo Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi 

A-5736/2020 

Pagina 24 

contribuenti (cfr. DTF 145 II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sen-

tenza del TF 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica co-

stellazione in cui il Tribunale federale accetta eccezionalmente che la 

Svizzera verifichi il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato 

richiedente è il caso in cui la persona interessata è soggetta a un’impo-

sizione illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 II 161). In questa situazione di 

potenziale doppia imposizione, la Svizzera può verificare che il criterio di 

assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richiedente corrisponda a 

uno dei criteri di determinazione del domicilio fiscale contenuti nella CDI in 

essere tra la Svizzera e lo Stato richiedente. Questo problema specifico 

non si pone quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara 

di essere residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenze del TF 

2C_290/2023 del 26 maggio 2023 consid. 1.2.2; 2C_109/2022 del 30 gen-

naio 2023 consid. 4.5.3; 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.6; 

[tra le tante] sentenze del TAF A-6410/2020 del 23 ottobre 2023 

consid. 4.8; A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.8;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.8). 

Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della 

controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una 

domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche 

essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del 

contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente chie-

de specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul lega-

me fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta sono 

fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta anche in 

caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato richiesto i 

documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con quello di 

quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere conto della 

situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione illimitata in 

Svizzera o in uno Stato terzo è di fatto residente nello Stato richiedente, ad 

esempio perché ha mantenuto la sua residenza permanente in tale Stato 

(cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 consid. 2.2.2). Se il conflitto di 

competenza si concretizza, spetterà al contribuente interessato dalla dop-

pia imposizione lamentarsi presso le autorità competenti, cioè le autorità 

nazionali degli Stati interessati, secondo i rimedi previsti dal diritto interno 

(cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se del caso, la doppia imposizione 

internazionale sarà evitata mediante le regole di determinazione della 

residenza fiscale internazionale previste dalla convenzione applicabile tra 

gli Stati interessati o mediante il ricorso alla procedura amichevole 

(cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 consid. 2.2.2; 142 II 218 

consid. 3.7; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 

A-5736/2020 

Pagina 25 

23 marzo 2022 consid. 4.8; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.8;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 con rinvii). 

5.  

Stabiliti i principi applicabili, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la 

domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di 

fatto è una domanda collettiva, composta da otto domande fondate su otto 

liste di numeri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 

del presente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua 

ammissibilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste 

dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo 

aggiuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali). 

5.1  

5.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda 

le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze 

assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca B._______, 

contenuti in otto liste ivi allegate (cfr. A. Atti in generale, atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 7). Secondo le predette liste, l’identità delle persone 

può essere stabilita sulla base dei numeri ivi indicati, che si riferiscono ai 

conti detenuti presso la predetta banca; questi sono i « numeri di polizza » 

e i « CIF » (Client Identification Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, 

questi numeri consentono alla banca B._______ di identificare le persone 

interessate in modo univoco e inequivocabile, sicché si deve ritenere come 

adempiuto il primo requisito della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo 

(cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 6.1.1). 

Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui 

sub 3.a.(3) concernente 2'857 rapporti finanziari relativi a persone fisiche, 

identificate mediante il nominativo (cognome e nome) e l’indicazione del 

domicilio in Italia nel campo « MIS_Dom_Name », rispettivamente l’attribu-

zione di un codice domicilio « 111 » riferito all’Italia. A prescindere dal ben 

fondato del criterio del domicilio su cui si statuirà in un secondo momento 

(cfr. consid. 6.1.4.3 del presente giudizio), dal profilo meramente formale 

le indicazioni fornite dall’autorità richiedente italiana nella lista appaiono 

sufficienti per identificare le persone interessate (cfr. sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 6.1.1). 

5.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come 

inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla 

richiesta d’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente » 

(cfr. A. Atti in generale, atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 9). A seguito di un 

A-5736/2020 

Pagina 26 

primo scambio di corrispondenza intercorso tra l’autorità inferiore e l’auto-

rità richiedente italiana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. A. Atti in ge-

nerale, atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7) ha poi delimitato il periodo fiscale 

interessato dalla domanda collettiva al 31 dicembre 2016, ciò in applica-

zione della CDI CH-IT. Dopo un ulteriore scambio di corrispondenza tra 

dette autorità, in data 25 giugno 2019 (cfr. A. Atti in generale, atto n. 6 

dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il periodo fiscale 

circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH-IT – agli anni 2015-2017, 

e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 ». Detto 

nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione dell’art. 27 CDI 

CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro versione attuale 

(cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si deve ritenere che anche 

sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni fornite dalla do-

manda sono sufficienti (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 

2022 consid. 6.1.2). 

Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall’autorità 

richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che il 

periodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT, 

nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla 

impedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg-

gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non con-

forme ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista 

dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso 

vale per l’estensione del periodo fiscale anche all’anno 2017, ciò quand’an-

che la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla vieta 

infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda nel 

corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di esten-

dere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in 

disamina, ciò è quanto avvenuto (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 

7 marzo 2022 consid. 6.1.2). 

5.1.3 Per quanto concerne la descrizione delle informazioni richieste, si 

osserva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. La descrizione 

delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti, sub lett. A.d, a 

cui si rinviano le parti – è stata precisata dalla GdF in data 25 giugno 2019 

(cfr. A. Atti in generale, atto n. 6 dell’inc. AFC; cfr. sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 6.1.3).  

5.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch’essa è « […] diretta a 

consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale 

ricognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti 

A-5736/2020 

Pagina 27 

necessari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai sog-

getti coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o 

ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi com-

messe […] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine della 

riscossione dell’imposta sul reddito (cfr. A. Atti in generale, atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 11), così come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure 

tale indicazione è sufficiente sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo 

aggiuntivo (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 con-

sid. 6.1.4). 

Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto 

fiscale italiano non permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato 

indicato in maniera sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione 

dello scopo fiscale della domanda. Non è importante per lo Stato richiesto 

sapere quale articolo preciso di quale legge specifica sarà eventualmente 

applicabile dopo che le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità 

richiesta non è in grado di controllare l’esattezza della base giuridica della 

legge straniera. Ciò che è importante è determinare perché o come l’infor-

mazione richiesta è in linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente. 

Pertanto, nel caso in questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata, 

di una base giuridica italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo 

scopo fiscale era altrimenti ampiamente descritto nella domanda. L’indica-

zione fornita nel caso in disamina sembra essere sufficiente alla luce dei 

requisiti formali della CDI CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto 

anche conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente 

(cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto 

che quanto da lui indicato è corretto, salvo in presenza di errori manifesti, 

ciò che non è qui il caso (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 

2022 consid. 6.1.4).  

Circa la censura del ricorrente in merito al valore giuridico dell’accordo ami-

chevole denominato Accordo amministrativo del 27 febbraio 2017/2 marzo 

2017 tra le autorità competenti della Confederazione Svizzera e dell’Italia 

sullo scambio di informazioni attraverso richieste di gruppo (« Agreement 

between the Competent Authorities of the Swiss Confederation and Italy 

on exchange of information through group requests »; non pubblicato nella 

RS di diritto federale; di seguito: Accordo amministrativo) sulla presente 

fattispecie (cfr. ricorso 16 novembre 2020, punto n. 6), il Tribunale osserva 

come la stessa non sia qui pertinente, in quanto la domanda di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017 in oggetto non si fonda su tale 

atto. Non vi è dunque luogo di entrare nel merito al riguardo. Quanto alla 

censura circa la validità del Protocollo aggiuntivo (cfr. ricorso 16 novembre 

A-5736/2020 

Pagina 28 

2020, punto n. 6), il Tribunale rileva come il Tribunale federale abbia già 

avuto modo di sancirne la validità nel contesto di una domanda raggrup-

pata italiana, sicché la stessa va qui respinta (cfr. sentenza del TF 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 considd. 3.2 e 3.3; consid. 4.1.1 del 

presente giudizio). 

5.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa-

zioni la banca B._______, fornendone le generalità (cfr. A. Atti in generale, 

atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente 

sufficiente sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo 

(cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 6.1.5). 

5.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio 

soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(3), risulta ammissibile (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 

7 marzo 2022 consid. 6.2). 

6.  

Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal 

punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla 

predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del 

Tribunale federale e delle censure sollevate dal ricorrente. 

6.1  

6.1.1 Il ricorrente censura innanzitutto che la domanda di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017 sia una « fishing expedition ». In 

particolare, esso ritiene come completamente carenti le informazioni fornite 

dall’autorità richiedente italiana riguardo ai fatti concreti indicanti un 

comportamento illecito, rispettivamente fiscalmente evasivo, da parte delle 

persone appartenenti alla lista acclusa alla sua domanda di assistenza. La 

GdF non dimostrerebbe neppure che B._______ avrebbe invitato il 

ricorrente a volere fiscalmente regolare la sua posizione con l’erario 

italiano, men che meno diffidandolo, in caso di sua mancata regolarizzazio-

ne, di estinguere con questi il rapporto contrattuale in conto. La domanda 

non dimostrerebbe un obbligo del ricorrente – sprovvisto della legittimazio-

ne passiva, in ragione del suo domicilio in Svizzera dal 2004 – di regolare 

alcunché nei confronti dell’erario italiano, rispettivamente ch’esso avrebbe 

eluso i suoi obblighi tributari (cfr. ricorso 16 novembre 2020, punti n. 8 e 9). 

6.1.2 Nel caso concreto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esami-

nare se la domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 

A-5736/2020 

Pagina 29 

– che per inciso è una domanda collettiva – adempie ai requisiti posti dalla 

giurisprudenza del Tribunale federale per la distinzione tra una domanda 

collettiva ammissibile e la fishing expedition, tenuto altresì conto delle 

censure del ricorrente esposte poc’anzi. Più concretamente si tratta di 

verificare se la predetta domanda (1) contiene una descrizione dettagliata 

del gruppo di contribuenti interessato, descrivendo i fatti e le circostanze 

che hanno portato alla richiesta d’informazioni; (2) spiega la legge fiscale 

applicabile, indicando perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti 

del gruppo abbiano violato tale legge; (3) dimostra che le informazioni 

richieste possono portare all’adempimento degli obblighi riconducibili ai 

contribuenti del gruppo (cfr. sentenza del TAF A-1730/2020 del 7 marzo 

2022 consid. 7.2.2; parimenti consid. 4.3.3 del presente giudizio).  

6.1.3 A tal proposito, il Tribunale constata preliminarmente che la domanda 

descrive i fatti concreti alla sua base e contiene otto liste di numeri di conti 

bancari e/o di polizze assicurative, nonché altri numeri bancari riconducibili 

alla banca B._______ in Svizzera, tramite le quali la GdF identifica il gruppo 

di contribuenti italiani interessato dalla sua richiesta d’informazioni: dei 

soggetti sospettati di aver violato i loro obblighi fiscali di dichiarazione dei 

redditi e/o di monitoraggio in Italia previsti dalla D.L. n. 167/90, ovvero 

sospettati di evasione fiscale. La domanda indica altresì la legge fiscale 

applicabile e il perché le informazioni richieste sono idonee a far sii ch’essa 

venga rispettata (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 

consid. 7.2.3). 

6.1.4 Per quanto attiene più in particolare alla sussistenza di indizi suffi-

cienti per ritenere che i contribuenti interessati appartenenti al gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, il Tribunale rileva invece quanto segue. 

6.1.4.1 In concreto, la domanda indica che nell’ambito di verifiche e con-

trolli fiscali la GdF ha constatato l’esistenza in Italia di una stabile organiz-

zazione occulta della banca B._______, conclusosi con il versamento 

all’Erario italiano di una somma di circa 101 milioni di euro. Le società 

appartenenti al Gruppo B._______ avrebbero agito proattivamente nel 

mettere a disposizione dei propri clienti veicoli societari o finanziari al fine 

di agevolare la detenzione all’estero di asset in completa violazione delle 

disposizioni normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane. 

Parallelamente a tali controlli fiscali, la GdF ha altresì effettuato delle in-

dagini di polizia giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale, nel quale 

ha potuto appurare responsabilità specifiche in capo alla banca B._______ 

– principale società del Gruppo B._______ – per aver omesso di adottare 

ed efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad 

A-5736/2020 

Pagina 30 

evitare la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza 

delittuosa. Tale procedimento si è concluso con una sentenza di condanna, 

previo richiesta di patteggiamento, per il presupposto di riciclaggio di fondi 

di provenienza delittuosa, a seguito del quale la banca B._______ ha 

versato 8.5 milioni di euro all’Erario italiano (cfr. sentenza del TAF A-

1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.2.4.1).  

È in tale contesto che sono emerse le otto liste relative a 18'126 posizioni 

presso la banca B._______, aperte prevalentemente da soggetti italiani e 

ottenute mediante l’ausilio del « personale dell’Information Technology di 

B._______ », per le quali la GdF ha ritenuto un sospetto di pratiche di 

evasione fiscale verso l’Erario italiano. Riguardo all’origine di tali liste e alla 

loro attendibilità, per quanto qui necessario, il Tribunale sottolinea che non 

vi è alcun elemento agli atti permettente di dubitare della loro attendibilità 

o lasciante pensare che le stesse siano state acquisite in maniera illecita, 

rispettivamente a seguito di un reato ai sensi del diritto svizzero 

(cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.1). In 

particolare, se è vero che la domanda non fornisce informazioni 

cronologiche né circa le verifiche fiscali e le indagini penali esperite sul 

territorio italiano, né circa le otto liste di numeri di polizza assicurativa e di 

conti bancari ottenute in tale contesto, sicché non è possibile stabilire a 

quando esse rimontino precisamente, vero è anche che a lei sola, tale 

imprecisione non è tuttavia sufficiente a mettere in dubbio la veridicità e 

l’attendibilità delle informazioni fornite dall’autorità richiedente italiana, non 

essendoci agli atti indizi lascianti pensare che quanto da lei indicato sia 

manifestamente erroneo o, ancora peggio, ch’essa abbia in malafede 

dichiarato il falso. Tanto più che, come giustamente segnalato dalla stessa 

GdF nella sua domanda, la vicenda alla sua base – e meglio lo scandalo 

dell’occultamento della reale situazione patrimoniale ed economica di 

numerosi contribuenti italiani, clienti della banca B._______, all’Erario 

italiano – e l’origine italiana di dette liste sono un fatto notorio emerso pure 

sugli organi di stampa nazionali italiani. In tale contesto, tenuto altresì conto 

della presunzione della buona fede dello Stato richiedente 

(cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto 

che le informazioni fornite dalla GdF sono corrette (cfr. sentenza del TAF 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.1.5). Ora, ai sensi della 

giurisprudenza del Tribunale federale, le circostanze secondo cui tali liste 

sono state rinvenute nell’ambito di un procedimento penale nei confronti 

della banca B._______ costituiscono un indizio che i titolari dei conti non 

hanno rispettato i loro obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2 e 

6.2.6; cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.2.4.1; 

parimenti consid. 4.3.3 del presente giudizio).  

A-5736/2020 

Pagina 31 

6.1.4.2 Ciò premesso, se è vero che il comportamento della banca 

B._______ non è automaticamente ascrivibile ai suoi clienti e dunque alle 

persone figuranti sulle liste, vero è anche che non è neppure possibile 

escludere automaticamente un loro coinvolgimento perlomeno indiretto 

nella vicenda a livello fiscale. Nel stabilire se il sospetto di evasione fiscale 

espresso dalla GdF sia plausibile o meno, va tenuto conto dell’insieme 

delle circostanze (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio). Ora, tenuto con-

to dei risultati delle verifiche fiscali, secondo cui è stata appurata l’esistenza 

di una stabile organizzazione occulta di B._______ in Italia nonché di 

pratiche di evasione fiscale coinvolgenti gli stessi clienti della banca, il 

sospetto espresso dalla GdF nei loro confronti appare legittimo, soprattutto 

tenuto conto degli elementi seguenti (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 

del 7 marzo 2022 consid.7.2.4.2). 

Dalla domanda emerge che per 3'297 di queste 18'126 posizioni la GdF ha 

potuto identificare compiutamente i contribuenti italiani titolari di polizze e 

rapporti finanziari, contro i quali sono stati avviate delle procedure, conclu-

sosi con il versamento all’Erario italiano di 172'969'761,31 euro a titolo di 

imposte, sanzioni e interessi. Altre 2'441 posizioni sono state escluse dalla 

domanda, sicché le informazioni sono richieste per 9'953 posizioni, per le 

quali la GdF non è riuscita ad individuare in maniera completa e univoca il 

titolare e/o l’avente diritto economico. Ora, nella misura in cui per 3'297 po-

sizioni la GdF ha accertato i suoi sospetti di evasione fiscale nei confronti 

di contribuenti italiani, vi sono sufficienti motivi per ritenere il sospetto 

espresso per le 9'953 posizioni come plausibile, in quanto in linea con la 

recente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 146 II 150 con-

sidd. 6.2.5 e 6.2.6). Più concretamente, nel caso di una domanda collettiva 

francese fondata anch’essa su delle liste rinvenute nell’ambito di un proce-

dimento penale, il Tribunale federale ha infatti avuto modo di sancire che i 

primi risultati delle inchieste condotte dall’autorità richiedente francese nei 

confronti di un 1/3 dei nominativi appartenenti alla lista A, secondo cui è 

stata appurata la violazione degli obblighi fiscali per circa la metà di essi, 

era sufficiente a fondare il sospetto di violazione degli obblighi fiscali per le 

altre due liste B e C legate alla lista A (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 

del 7 marzo 2022 consid. 7.2.4.2).  

6.1.4.3 In merito al criterio di assoggettamento fiscale in Italia a fonda-

mento di un obbligo fiscale in Italia, nella domanda la GdF ha precisato che 

« […] i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso delle attività di natura 

tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare indicazioni in ordine alla 

riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in relazione alle quali si 

richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: la cittadinanza, il 

A-5736/2020 

Pagina 32 

domicilio, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in Italia (codice 

Paese “111”; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit, ecc.) […] ». Da quan-

to precede, risulta dunque che l’Italia utilizza quale criterio principale di 

assoggettamento fiscale in Italia quello del domicilio italiano. Ora, le liste 

che utilizzano il criterio del codice domicilio quale criterio di assoggetta-

mento fiscale sono in linea con la recente giurisprudenza dello scrivente 

Tribunale resa nel contesto di una domanda collettiva francese, secondo 

cui i codici domicilio che figurano nelle liste costituiscono criteri sufficienti 

per ritenere le persone che figurano in queste liste come imponibili in uno 

Stato nel periodo in esame (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1730/2021 

del 7 marzo 2022 consid. 7.2.4.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 

consid. 5.1).  

Nello specifico, la domanda in esame è fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.a.(3) di 2'587 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), relative a per-

sone fisiche, di cui si conosce il nominativo (nome e cognome) e alle quali 

è stato attribuito un domicilio italiano. Per questa lista, il criterio di assog-

gettamento fiscale in Italia è dunque rappresentato dal domicilio italiano 

(cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.2.4.3).  

Altra è invece la questione a sapere se in presenza di un domicilio estero 

– così come censurato dalla ricorrente – viene meno la rilevanza verosimile 

delle informazioni richieste, questione che verrà esaminata in un secondo 

momento (cfr. consid. 6.2 del presente giudizio). 

6.1.5 Riguardo all’indicazione della legge fiscale, il Tribunale rileva che la 

domanda la indica in maniera sufficiente, così come già sancito in prece-

denza (cfr. consid. 5.1.4 del presente giudizio). Da una sua lettura, risulta 

che le persone interessate sono sospettate di essere venute meno al loro 

obbligo di dichiarazione delle polizze e/o dei conti in Italia. Se è vero che 

la semplice detenzione non è di per sé sufficiente a fondare il sospetto di 

reato fiscale, in presenza di altri elementi, quale un sospetto concretizzato 

ed accertato per una parte di essi – in concreto 3'297 posizioni – si deve 

tuttavia ritenere che lo stesso sussista anche per le 9'953 posizioni. La 

trasmissione delle informazioni è idonea a permettere alla GdF di verificare 

se le persone interessate hanno degli obblighi fiscali nei confronti dell’Italia 

e, in caso affermativo, se gli stessi sono stati rispettati o meno. Se è vero 

che dallo scambio di scritti tra autorità risulta che le due parti concordano 

sul fatto che solo una volta in possesso delle informazioni, la GdF potrà 

concretizzare il sospetto di evasione fiscale, vero è anche che per farlo ha 

bisogno di tali informazioni. In tali circostanze, nulla permette di ritenere 

che, nel richiedere informazioni al fine di chiarire la sussistenza di pratiche 

A-5736/2020 

Pagina 33 

evasive da parte dei contribuenti appartenenti al gruppo, l’autorità richie-

dente italiana abbia invero inoltrato una domanda volta all’ottenimento di 

informazioni in maniera generalizzata ed indiscriminata. Lo scopo della 

richiesta d’informazioni è infatti chiaro (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 

del 7 marzo 2022 consid. 7.2.5). 

6.1.6 In definitiva, si deve dunque ritenere come adempiuti i criteri posti 

dalla giurisprudenza del Tribunale federale, sicché la domanda di assisten-

za amministrativa italiana del 10 luglio 2017 non è qualificabile di fishing 

expedition. Come visto, la domanda fornisce una descrizione dettagliata 

del gruppo di contribuenti interessato e degli elementi sufficientemente 

concreti per sospettare che le persone che si trovano dietro le liste a cui 

viene attribuito un codice domicilio italiano – in casu, la lista sub 3.a.(3) –, 

abbiano agito in violazione del diritto fiscale italiano. La domanda indica in 

maniera sufficiente il diritto fiscale italiano applicabile e dimostra che le 

informazioni richieste sono necessarie per garantire il rispetto degli obblighi 

fiscali dei potenziali contribuenti italiani (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 

del 7 marzo 2022 consid. 7.2.6). In tale contesto, la censura secondo cui 

la banca non avrebbe mandato al ricorrente una lettera con l’invito a regola-

rizzare la sua situazione fiscale, pena la chiusura forzata del conto, non è 

qui pertinente, tale circostanza non essendo costitutiva del comportamento 

descritto dalla GdF nella propria domanda. Ne consegue che le censure 

del ricorrente vanno qui respinte. 

6.2  

6.2.1 Il ricorrente censura poi la sua carenza di legittimazione passiva, 

rispettivamente l’irricevibilità della domanda di assistenza amministrativa 

italiana del 10 luglio 2017, in ragione del suo domicilio in Svizzera durante 

il periodo interessato dalla predetta domanda. Di fatto, egli avrebbe risie-

duto in Italia fino al 21 dicembre 2004, dopodiché – previa iscrizione 

all’Anagrafe Italiani residenti all’estero (A.I.R.E.) – si sarebbe trasferito in 

Svizzera, spostando la sua residenza a Y._______, ove sarebbe assogget-

tato fiscalmente dal 2004, così come si evincerebbe dai vari documenti da 

lui prodotti, segnatamente dal certificato di residenza storico rilasciato dal 

Comune di Z._______ del 14 settembre 2020 (doc. C), dal permesso di 

dimora B valido dal 2 novembre 2004 (doc. D), dal permesso di domicilio C 

valido dal febbraio 2020 (doc. E) e dalle decisioni di tassazione per gli anni 

2015 e 2016 (docc. F e G; cfr. ricorso 16 novembre 2020, punti n. 1, 7 e 9). 

6.2.2 Appurata l’assenza di una « fishing expedition » (cfr. consid. 6.1.6 del 

presente giudizio), il Tribunale deve in sostanza stabilire se, tenuto conto 

degli elementi relativi all’assenza di un domicilio in Italia – così come qui 

A-5736/2020 

Pagina 34 

invocati dal ricorrente –, viene meno la rilevanza verosimile, segnatamente 

del codice domicilio italiano e delle liste allegate alla domanda di assisten-

za amministrativa italiana del 10 luglio 2017 che fanno appello a tale crite-

rio (cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.3.2). 

Ora, su tale questione il Tribunale ha già avuto modo di pronunciarsi 

nell’ambito di una domanda collettiva francese anch’essa fondante l’assog-

gettamento fiscale sul criterio del codice domicilio, giungendo alla conclu-

sione che tale non è il caso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3). Per quanto qui necessario, il Tribunale 

rileva che, come visto (cfr. consid. 6.1.4.3 del presente giudizio), nello spe-

cifico i codici di domicilio italiano che figurano nelle liste costituiscono dei 

criteri sufficienti per ritenere le persone che figurano in queste liste come 

imponibili in Italia nel periodo in esame. In tali circostanze, tenuto altresì 

conto del fatto che è appurato che il qui ricorrente figura con un codice di 

domicilio italiano « 111 » nella lista sub. 3.a.(3) allegata alla domanda 

italiana in oggetto (cfr. A. Atti in generale, atto n. 1.1 dell’inc. AFC), si deve 

dunque ritenere che il criterio di assoggettamento fiscale invocato dallo 

Stato richiedente italiano nello specifico, ossia quello del domicilio, sia 

apparentemente plausibile (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3; parimenti sentenza del TAF  

A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 6.1.3). Ciò a maggior ragione se 

si considera che nel caso della domanda italiana il codice domicilio si è 

rilevato corretto per le 3'297 posizioni rinvenute nell’ambito delle indagini 

finora condotte in Italia dall’autorità richiedente italiana, così come giusta-

mente rilevato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.6; 

sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.3.2). Detto 

criterio è conforme alla CDI CH-IT ed è contemplato dall’art. 4 par. 1 CDI 

CH-IT in correlazione con l’art. 27 CDI CH-IT. 

6.2.3 Ciò sancito, la questione a sapere se il criterio del domicilio concorra 

con un criterio d’assoggettamento fiscale dello Stato in cui il ricorrente 

sostiene di essere stato domiciliato fiscalmente già ben prima dell’inizio del 

periodo rilevante non deve invece essere esaminata dal Tribunale. Come 

già esposto al consid. 4.8 del presente giudizio, può succedere che un 

contribuente, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi resi-

denti fiscali secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere conside-

rato come residente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto inter-

no di quell’altro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determina-

zione della residenza fiscale a livello internazionale è una questione di me-

rito che non deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assi-

A-5736/2020 

Pagina 35 

stenza amministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 con-

sid. 3.6). In presenza di un conflitto di residenza, nel caso in cui la persona 

interessata sia assoggettata illimitatamente in Svizzera, la Svizzera può 

(« peut ») unicamente – ed eccezionalmente – limitarsi, in qualità di Stato 

richiesto, a verificare se il criterio d’assoggettamento invocato dallo Stato 

richiedente sia contemplato dalla norma convenzionale applicabile 

concernente la determinazione formale del domicilio (cfr. sentenze del TF 

2C_290/2023 del 26 maggio 2023 consid. 1.2.2; 2C_953/2020 del 24 no-

vembre 2021 consid. 3.6). Nello specifico, tale è il caso del criterio utilizzato 

dalla GdF, così come appurato dallo scrivente Tribunale (cfr. con-

sidd. 6.1.4.3 e 6.2.2 del presente giudizio). Il Tribunale non dispone infatti 

né dei mezzi materiali, né della competenza formale per statuire sul con-

flitto di residenza allorquando riceve una domanda di assistenza (cfr. [tra 

le tante] sentenze del TAF A-6410/2020 del 23 ottobre 2023 consid. 6.3.3; 

A-6411/2020 del 31 gennaio 2023 consid. 6.1.3; A-1730/2021 del 7 marzo 

2022 consid. 7.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3; pari-

menti consid. 4.8 del presente giudizio). Che la persona interessata sia as-

soggettata a un’imposizione illimitata in Svizzera, nemmeno preclude auto-

maticamente la domanda di assistenza amministrativa (cfr. DTF 142 II 218 

consid. 7.3; sentenza del TAF A-6411/2020 del 31 gennaio 2023 

consid. 6.1.3). 

Ne consegue quindi che, contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, 

l’eventuale sussistenza di un domicilio in Svizzera durante il periodo inte-

ressato dalla predetta domanda non comporta la carenza di legittimazione 

passiva della persona interessata, rispettivamente l’irricevibilità della do-

manda. In effetti, tale circostanza non inficia la validità del criterio del codice 

di domicilio italiano e la rilevanza verosimile dalle informazioni richieste 

dall’autorità richiedente italiana (cfr. sentenze del TAF A-6410/2020 del 

23 ottobre 2023 consid. 6.3.4; A-6411/2020 del 31 gennaio 2023 con-

sid. 6.1.3). La domanda mira infatti ad ottenere informazioni proprie ad 

accertare la sussistenza di contribuenti italiani, presumibilmente domiciliati 

in Italia, conformemente all’art. 4 par. 1 CDI CH-IT. Che dalle informazioni 

richieste possa poi eventualmente risultare un domicilio diverso da quello 

Italiano indicato dalla GdF, non comporta l’inapplicabilità della CDI CH-IT 

e/o l’assenza di rilevanza verosimile di tali informazioni. Ora, dal momento 

che il ricorrente figura sulla lista sub. 3.a.(3) con un codice domicilio italiano 

(cfr. A. Atti in generale, atto n. 1.1 dell’inc. AFC), spetterà – se del caso – 

a quest’ultimo fare valere dinanzi alle competenti autorità italiane la 

sussistenza di un domicilio in un altro Stato (cfr. sentenza del TAF  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.3.3). Peraltro, come giustamente 

rilevato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 11 agosto 2021, punto n. 2) e 

A-5736/2020 

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indicato dallo stesso ricorrente (cfr. ricorso 16 novembre 2020, punto 

n. 1.2), è qui incontestato ch’esso abbia risieduto in Italia fino al 2004 e che 

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