# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aff1e46c-6e39-5772-b6f0-afd1c5477c75
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-12-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.12.2010 D-5724/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5724-2009_2010-12-07.pdf

## Full Text

Corte IV
D-5724/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  7  d i c e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Martin Zoller;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Turchia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 24 luglio 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-5724/2009

Fatti:

A.
L'(...),  l'interessato –  d'etnia  curda,  originario  di  B._______ 
(attualmente  facente  parte  della  frazione  di  C._______),  nella 
provincia  di  D._______  (Turchia)  con  ultimo  domicilio  al  villaggio  di 
E._______  (Turchia)  nella  medesima  provincia,  dove  ha  vissuto  dal 
(...) – ha presentato una domanda d'asilo in Svizzera. Ha dichiarato, in 
sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr. verbali  d'audizione  del 
22 giugno 2009 [di  seguito: verbale 1] e dell'8 luglio 2009 [di  seguito: 
verbale 2]) di essere stato picchiato da un ufficiale, durante il servizio 
militare  prestato  tra  il  (...)  e  il  (...),  per  aver  parlato  in  curdo.  
Nel medesimo periodo, suo zio paterno sarebbe altresì stato picchiato 
e  arrestato,  perché  collaborava  con  l'allora  Demokratik  Halk  Partisi  
(DEHAP), attualmente Demokratik Toplum Partisi  (di seguito: DTP; in 
italiano: partito della  società democratica),  come pure suo fratello,  il 
quale sarebbe stato costretto a lasciare la Turchia per motivi politici e  
sarebbe giunto in Svizzera. Inoltre, l'interessato ha affermato di  aver 
subito  delle  pressioni,  di  essere  stato  denunciato,  nonché trattenuto 
diverse volte e picchiato dalla Polizia, a causa della sua attività politica 
a favore del DTP con cui collaborava a far tempo dal (...), andando a 
votare e raccogliendo voti per il medesimo. Infatti, due volte nel (...) e  
una  volta  nel  (...),  in  occasione  delle  elezioni  politiche,  l'interessato 
avrebbe  consigliato  spontaneamente  di  votare  per  tale  partito.  In 
aggiunta,  l'interessato  sarebbe  stato  pedinato  e  messo  sotto 
sorveglianza  dalla  Polizia,  dopo  aver  partecipato  in  data  (...),  
unitamente  al  cugino  F._______  (N  [...]),  ai  festeggiamenti  per  il 
compleanno di Öcalan, durante i quali la Polizia sarebbe intervenuta 
ed  avrebbe  cominciato  a  sparare  contro  di  loro,  uccidendo  due 
persone.  Dopo  tale  episodio,  temendo  per  la  sua  vita,  l'interessato 
avrebbe  rinnovato  il  suo  passaporto  e,  all'inizio  del  mese  di  giugno 
2009, sarebbe espatriato definitivamente dal suo Paese d'origine con il 
cugino  sopraccitato,  nonché  assieme ad  un  altro  cugino G._______ 
(N [...]).

B.
Con  decisione  del  24  luglio  2009,  notificata  all'interessato  il  
30 luglio 2009  (cfr.  atto  A 17/1),  l'UFM  ha  respinto  la  succitata 
domanda  d'asilo. Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento 
dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento, 

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entro il 18 settembre 2009, verso il suo Paese d'origine siccome lecita, 
esigibile e possibile. 

C.
Il 31 agosto 2009, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo federale (di seguito: il  Tribunale) contro la menzionata 
decisione dell'UFM. Ha chiesto la riforma della decisione impugnata, 
con il  conseguente riconoscimento nei  suoi  confronti  della qualità  di 
rifugiato  nonché la  concessione dell'asilo. Ha altresì  presentato  una 
domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento  delle  spese  processuali,  e  la  richiesta  di  gratuito 
patrocinio. 

D.
L'11  settembre  2009,  con  decisione  incidentale,  il  Tribunale  ha 
autorizzato il  ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione 
della procedura. 

E.
Il  18 settembre 2009, con ulteriore decisione incidentale,  il  Tribunale 
ha considerato il gravame privo di probabilità d'esito favorevole ed ha 
respinto  la  summenzionata  domanda  d'assistenza  giudiziaria  e  la 
richiesta di gratuito patrocinio. Ha quindi invitato il ricorrente a versare 
entro il 29 settembre 2009 un anticipo di CHF 600.- a copertura delle 
presumibili spese processuali, con comminatoria d'inammissibilità del 
ricorso, in caso di mancato versamento di detto anticipo.

F.
Il  23  settembre  2009,  il  ricorrente  ha  tempestivamente  versato 
l'anticipo richiesto. 

Diritto:

1.
Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
(art. 31 e art. 33 lett. d  della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale 
amministrativo  federale  [LTAF, RS 173.32],  art.  105  della  legge  del 
26 giugno 1998 sull'asilo [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge 
del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

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2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  agli  art.  48,  come  pure  52  PA  e  all'art. 
108 cpv. 1 LAsi.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in tedesco 
ed il  ricorso è  stato  presentato  in  italiano,  di  modo che la  presente 
sentenza può essere redatta in italiano.

4.
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti  (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 
decisione  impugnata  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  che  le 
allegazioni  presentate  dal  richiedente  non  soddisferebbero  le 
condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi, di modo che non 
sarebbe necessario  analizzare  la  pertinenza delle  stesse in  materia 
d'asilo.  Infatti, le dichiarazioni rese dal richiedente sarebbero, in punti 
essenziali, contraddittorie e non sarebbero sufficientemente motivate, 
poiché non concrete e circostanziate, a tal punto da dare l'impressione 
che  i  fatti  addotti  non  sarebbero  stati  vissuti  personalmente  dal 
richiedente. In particolare, quest'ultimo si sarebbe contraddetto circa i  
fatti  che  l'avrebbero  condotto  all'espatrio,  segnatamente  circa  il 
numero di volte in cui sarebbe stato fermato dalla Polizia, nonché circa 
il  fatto  di  essere  stato  messo  sotto  sorveglianza  e  pedinato  dalla 
stessa,  fatto  questo  menzionato  dal  richiedente  unicamente  nella 
prima  audizione  e  non  successivamente.  Inoltre,  il  richiedente  non 
sarebbe stato in grado di indicare dopo quanti giorni, a seguito delle 
elezioni  politiche  locali,  sarebbe  stato  fermato  e  da  quanti  poliziotti 
sarebbe  stato  condotto  al  posto  di  Polizia.  In  aggiunta,  egli  non 

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avrebbe saputo fornire una descrizione precisa riguardo a quello che 
sarebbe  successo  durante  le  tre  rispettivamente  cinque  ore  in  cui 
sarebbe  stato  trattenuto  al  posto  di  Polizia. Parimenti,  il  richiedente 
non sarebbe stato in grado di spiegare i motivi per cui e le modalità 
con cui avrebbe tentato di indurre a votare per il DTP. In relazione a 
questa attività, egli si sarebbe limitato ad affermare di aver consigliato 
ad amici e parenti di votare per il  medesimo, senza addurre ulteriori 
dettagli  in  merito.  In conclusione,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  non 
sarebbe  quindi  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nei  confronti  del 
richiedente.  Di conseguenza,  non sarebbe applicabile  il  principio  del 
divieto  di  respingimento  al  suo  allontanamento,  la  cui  esecuzione 
sarebbe  ammissibile,  ritenuto  che  non  vi  sarebbero  indizi  circa  il 
rischio di esposizione a trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione 
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS 0.101). L'UFM ha,  altresì,  considerato 
che né la situazione politica del Paese d'origine, né altri motivi relativi  
al richiedente – il quale sarebbe giovane, in buona salute, vanterebbe 
una  pluriennale  esperienza  professionale  quale  autista  e 
possiederebbe  un'estesa  rete  di  socializzazione  nel  suo  Paese 
d'origine  –  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico,  si  opporrebbero 
all'esecuzione dell'allontanamento del medesimo in detto Paese. 

5.2 Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti,  il  ricorrente  fa  valere  di 
essere  stato  costretto  a  lasciare  il  suo  Paese  d'origine  per  poter 
sfuggire  alle  persecuzioni,  ai  sensi  dell'art.  3 LAsi,  a  cui  sarebbe 
esposto in ragione della sua appartenenza all'etnia curda e dell'attività 
politica svolta per il DTP e, pertanto, di avere diritto alla concessione 
dell'asilo  conformemente  all'art.  7  LAsi,  le  cui  esigenze  – 
contrariamente  a  quanto  ritenuto  dall'UFM  –  devono  considerarsi 
soddisfatte.  A  proposito  delle  sue  dichiarazioni  vaghe  e  a  volte 
discordanti,  l'insorgente  sostiene  che,  non  conoscendo  il  sistema 
politico  svizzero  ed  essendo  sconvolto  per  quanto  vissuto  nel  suo 
Paese  d'origine,  non  si  sarebbe  sentito  di  parlare  liberamente  della 
cultura curda,  della  sua attività  in  seno al  DTP e di  quanto avrebbe 
subito dalle autorità turche, le quali sarebbero a conoscenza del fatto 
che  egli  sosterebbe  il  suddetto  partito  a  far  tempo  dal  (...),  in 
particolare facendo propaganda. Egli conferma di essere stato fermato 
e picchiato dalle autorità turche il giorno successivo le elezioni del (...) 
per un tempo di  tre-cinque ore e di  non poter essere più preciso in 
merito a tali fatti, in quanto sarebbe stato sotto choc. Inoltre, ribadito 
l'episodio  in  cui  egli  sarebbe  stato  picchiato  durante  il  suo  servizio 

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militare  nel  2001  per  aver  conversato  in  curdo,  ciò  che   sarebbe 
successo altresì nei confronti di suo zio paterno, il quale sarebbe stato 
malmenato a causa dell'appartenenza all'etnia curda e la cui  notizia 
sarebbe  apparsa  su  tutti  i  giornali  (cfr. doc.  C  allegato  al  presente 
ricorso),  il  ricorrente  fa  valere  che  da  quel  momento  la  famiglia 
H._______  non  sarebbe  stata  più  al  sicuro.  Alla  luce  di  tali  fatti,  il  
ricorrente temerebbe di venire arrestato, come sarebbe stato il caso di 
suo zio paterno nel 2001, o addirittura ucciso, sottolineando che, se 
egli  non  temesse  seriamente  per  la  sua  vita,  non  avrebbe 
abbandonato sua moglie e i  loro due figli  in Turchia, rispettivamente 
precisando che anche suo fratello I._______ – ora al beneficio di un 
permesso di dimora in Svizzera – sarebbe stato costretto a lasciare la 
Turchia  nel  2001,  a  causa  delle  persecuzioni  nei  confronti  della 
minoranza  curda  e  in  particolare  della  famiglia  H._______.  Infine, 
l'insorgente  ritiene  che,  malgrado  i  progressi  apprezzabili  in  questi 
ultimi  anni,  in  Turchia  i  diritti  delle  minoranze  non  sarebbero 
sufficientemente salvaguardati, considerati i numerosi casi di tortura e 
soprattutto la mancanza di repressioni degli autori di tali torture. 

6.

6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a  pericolo  della  vita,  dell'integrità  fisica  o  della  libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr.  Giurisprudenza  ed  informazioni 
della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 

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suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili  
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (cfr. GICRA 1995 n. 23).

7.

7.1 Le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura 
si  esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non 
corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza. Inoltre, 
l'insorgente  si  è  limitato  a  pure  congetture,  non  fondate  su  alcun 
indizio  oggettivo,  con  riferimento  agli  evocati  fatti.  Innanzitutto,  il 
ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  rendere  verosimile  la  sua 
collaborazione  con  il  DTP,  ciò  che  costituisce  peraltro  l'elemento 
essenziale  fatto  valere  dal  medesimo  a  fondamento  dei  suoi  motivi 
d'asilo. In  particolare,  egli  ha reso allegazioni  incongruenti  sull'inizio 
della  sua  pretesa  collaborazione  con  il  suddetto  partito.  Infatti, 
inizialmente egli  ha affermato di  aver collaborato con il  DTP nel (...) 
durante le elezioni (cfr. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 D33), mentre che, 
in  seguito,  ha  dichiarato  che  collaborava  con  il  partito  dal  (...) 
(cfr. verbale  2  D38).  La  correzione  apportata  dal  ricorrente  alla 
risposta  resa  alla  domanda  38,  secondo  cui  invece  sarebbe  stato 
attivo per il  partito a far tempo dal 2007 (cfr verbale 2 pag. 11), non 
può trovare  alcuna giustificazione,  ritenuto  che la  domanda postagli 
era più che chiara e gli  è stata posta più volte (cfr. ibidem D36-38). 
L'evocata  contraddizione  circa  l'anno  in  cui  avrebbe  iniziato  a 
collaborare  con  il  DTP  è  peraltro  stata  mantenuta  dal  ricorrente  in 
sede di ricorso, laddove ha ribadito, senza alcuna spiegazione, di aver 
sostenuto il DTP a far tempo dal (...) (cfr. ricorso pag. 4). Inoltre, egli  
non  è  stato  in  grado  di  corroborare  in  maniera  circostanziata  e 
coerente in  cosa consisteva l'asserita  collaborazione con il  suddetto 
partito,  limitandosi  ad  affermare  che  votava  per  questo  partito, 
raccoglieva  voti,  consigliava  parenti  e  amici  (cfr.  verbale  1  pag.  6),  
nonché in generale lavorava con il partito (cfr. verbale 2 D35) e faceva 
propaganda (cfr. ricorso pag. 4). Peraltro, tali attività – che il ricorrente 
avrebbe svolto limitatamente alle elezioni politiche del (...)  e del (...)  

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(cfr.  verbale  1  pag.  6  e  verbale  2  D33,  D40,  D42)  –  non  possono 
essere  considerate  costitutive  di  qualsivoglia  collaborazione 
dell'insorgente con il DTP, allorquando il medesimo ha esplicitamente 
dichiarato di non essere membro del partito, di non averlo mai voluto 
diventare (cfr. verbale 2 D35 e D39) e di non essere stato incaricato 
dal partito a svolgere tali attività, bensì di averlo fatto volontariamente 
(cfr.  ibidem  D41).  Per  di  più,  a  proposito  del  suo  ruolo  in  seno  al 
suddetto partito, il ricorrente è incappato in una nuova contraddizione, 
cambiando versione alla fine della seconda audizione, affermando che 
era attivo per il partito (cfr. verbale 2 pag. 11). In siffatte circostanze, 
è manifesto  che  la  pretesa  collaborazione  con  il  suddetto  partito 
è semplicemente irrisoria  e non è altro che il  frutto dell'inventiva del 
medesimo,  quale  pretesto  per  fondare  la  sua  domanda  d'asilo. 
D'altronde, egli non è riuscito a corroborare l'esistenza di qualsivoglia 
persecuzione in relazione alla pretesa collaborazione con il DTP. A tal  
proposito,  innanzitutto,  è  d'uopo  constatare  che,  da  un  lato,  alla 
domanda postagli se gli fosse successo qualcosa a lui direttamente, il  
ricorrente  ha  risposto  in  modo  negativo  (cfr.  verbale  1  pag.  7)  e, 
dall'altro lato, si è limitato a mere supposizioni circa il fatto di essere 
stato denunciato alla Polizia per le sue attività politiche (cfr. verbale 1 
pag. 6). A ciò aggiungasi che l'insorgente si  è contraddetto riguardo 
alle  pressioni  di  cui  sarebbe  stato  oggetto  da  parte  della  Polizia. 
In particolare, inizialmente ha affermato in maniera del tutto generale 
di essere stato trattenuto e picchiato diverse volte (cfr. ibidem), mentre 
che, in seguito, ha dichiarato di essere stato arrestato e picchiato solo  
in  un'unica  occasione,  specificando  che  sarebbe  successo  dopo  le 
elezioni del (...) (cfr. verbale 2 D63). Sebbene egli in sede di  ricorso 
abbia  confermato  quest'ultima  versione  (cfr.  ricorso  pag.  4),  il 
ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  fornire  una  descrizione  precisa 
riguardo  a  quello  che  sarebbe  successo  (cfr. verbale  2  D102),  si  è 
dimostrato titubante rispetto all'indicazione del giorno in cui  sarebbe 
stato fermato dalla Polizia (cfr. ibidem D77-78 e D89) e, infine, non ha 
saputo  precisare  il  luogo  in  cui  sarebbe  stato  prelevato  (cfr.  ibidem 
D70)  o  il  numero  di  poliziotti  implicati  in  quest'azione  (cfr.  ibidem 
D71- D72). Per di più, la motivazione resa dal medesimo, secondo cui 
sarebbe  stato  fermato  dalla  Polizia  in  relazione  all'accusa  di 
collaborare con il  DTP, è palesemente contraria alla logica dell'agire. 
Infatti,  se  la  Polizia  l'avesse  realmente  trattenuto  sulla  base  di  tali  
accuse,  non  avrebbe di  certo  liberato  il  ricorrente  senza condizioni,  
rispettivamente  avrebbe certamente  continuato  ad interessarsi  a  lui. 
Tale non è stato il caso nella fattispecie, allorquando è emerso dalle 

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stesse dichiarazioni del ricorrente che, dopo l'evocato fermo, egli non 
ha  subito  altre  pressioni  (cfr.  ibidem  D90).  Orbene,  alla  luce  del 
carattere incongruente, vago e illogico delle  sue dichiarazioni  circa i 
fatti addotti, non soccorre l'insorgente né la giustificazione secondo cui 
egli non avrebbe potuto essere più preciso poiché sotto choc, né tanto 
meno  le  pressoché  temerarie  e  irrisorie  giustificazioni,  secondo  cui 
non conoscendo il  sistema politico  svizzero,  nonché per  il  carattere 
sconvolgente di quello che avrebbe vissuto, egli avrebbe avuto timore 
a  parlare  liberamente  della  sua  attività  in  seno al  DTP e  di  quanto 
avrebbe  subito  dalle  autorità  turche  (cfr. ricorso  pag. 4). 
Sussidiariamente, per quel che concerne i fatti addotti in relazione ai 
festeggiamenti del compleanno di Öcalan, il ricorrente non ha invocato 
alcun  fatto  o  circostanza,  che  l'avrebbe  toccato  personalmente, 
nonché degno di comprovare l'esistenza di qualsivoglia persecuzione 
nei confronti della sua persona. Infatti,  da un lato, egli  ha asserito di  
essere  stato  pedinato  e  messo  sotto  sorveglianza  dopo  l'evocato 
episodio  (cfr. verbale  1  pag.  6),  senza  tuttavia  alcun  fondamento 
oggettivo a sostegno di  tale affermazione, di  cui  non ne ha fatto più 
menzione  né  nella  seconda  audizione,  né  in  sede  di  ricorso  e, 
dall'altro, si è limitato a riferire di essere scappato dopo la sparatoria 
scoppiata in occasione dei festeggiamenti per il compleanno di Öcalan 
(cfr. verbale 2 D33), a seguito dei quali, peraltro, ha dichiarato che non 
sarebbe  successo  nulla  fino  al  suo  espatrio  (cfr. verbale  1  pag.  7). 
Inoltre,  non  merita  alcuna  considerazione  la  vicenda  resa  dal 
ricorrente in relazione al  pestaggio subito durante il  servizio militare 
prestato tra il  2001 e il  2002 (cfr. verbale 1 pag. 6, verbale 2 D33 e  
ricorso pag. 4). Tali fatti, segnatamente, indipendentemente dalla loro 
verosimiglianza, sono irrilevanti allorquando, visto il tempo trascorso e 
l'assenza di qualsivoglia conseguenza a loro relativa, non presentano 
alcun nesso causale  temporale  con  l'espatrio  del  ricorrente  nel  (…) 
2009,  all'origine  della  presente  procedura.  Infatti,  secondo  la 
giurisprudenza più recente, il nesso temporale tra i pregiudizi subiti e 
la  fuga dal  Paese  d'origine  è  rotto,  quando  un tempo relativamente 
lungo,  ovvero  dai  sei  mesi  ad  un  anno,  è  trascorso  tra  l'ultima 
persecuzione  subita  e  la  partenza  all'estero  (cfr. Decisione  del 
Tribunale  amministrativo  federale  svizzero  [DTAF] 2009/51 
consid. 4.2.5 pagg. 744-745; GICRA 1998 n. 20 consid. 7 pag. 179 e 
segg.; 1997 n. 14 consid. 2a pag. 106 e segg.; 1996 n. 42 consid. 4a et  
7d pag. 367 et 370 e segg.; 1996 n. 30 consid. 4a pag. 288 e segg.; 
WALTER STÖCKLI,  Asyl,  in:  Ausländerrecht,  Handbücher  für  die 
Anwaltspraxis,  vol.  VIII,  2e  ed.  Basilea  2009,  n. 11.17  pag.  531; 

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MINH SON NGUYEN,  Droit  public  des étrangers,  Berna 2003, pag. 444). 
Tali  considerazioni  valgono  altresì  in  relazione  alle  asserzioni  del 
ricorrente – che si limitano a vaghe e semplici affermazioni di parte – 
riguardo alle vicende, risalenti  sempre al  2001, legate a suo fratello 
I._______ ed a suo zio paterno. In merito a quest'ultimo, non soccorre 
l'insorgente il documento allegato in sede di ricorso e presentato come 
la copia di un estratto di giornale narrante l'arresto dello zio paterno 
(doc.  c).  Non  da  ultimo,  risulta  manifestamente  inverosimile  che,  in 
considerazione  di  tutti  gli  avvenimenti  addotti,  il  ricorrente  possa 
essere  stato  oggetto di  persecuzioni  da parte  delle  autorità  del  suo 
Paese  d'origine,  allorquando  egli  ha  affermato  di  non  avere  avuto 
problemi con le stesse (cfr. verbale 1 pag. 7). Peraltro, se il ricorrente 
fosse stato effettivamente perseguitato dalle autorità turche, egli non si 
sarebbe  esposto  dinnanzi  alle  stesse,  richiedendo  personalmente  il 
rinnovo del suo passaporto (cfr. verbale 1 pagg. 4-5 e verbale 2 D16-
D22). Tale comportamento, unitamente alla vendita del camion con cui 
lavorava (cfr. verbale  1 pag. 2 e  verbale  2 D26-D28),  denotano che 
l'insorgente  ha  preparato  nel  dettaglio  il  suo  espatrio,  all'origine del 
quale  vi  erano  certamente  dei  motivi  estranei  all'esistenza  di 
persecuzioni  nel  suo  Paese  d'origine. Parimenti,  se  egli  fosse stato 
realmente  ricercato,  il  ricorrente  si  sarebbe interessato  a  conoscere 
l'evoluzione  della  sua  situazione  in  Turchia  rispetto  ai  suoi  motivi  
d'asilo,  rispettivamente  i  suoi  familiari  l'avrebbero  informato  su  tale 
punto (cfr. verbale 2 D96). Infine, in  merito alla pretesa esistenza di 
generali persecuzioni in Turchia nei suoi confronti e della sua famiglia  
– in  ragione dell'appartenenza all'etnia curda (cfr. ricorso pagg. 4-3, 
verbale 1 pag. 6 e verbale 2 D6) – il Tribunale rileva che il mero fatto di 
essere curdo non implica necessariamente l'esistenza di persecuzioni 
nei  suoi  confronti  e  nei  confronti  di  tale  popolo  (cfr. Sentenza  del 
Tribunale  D- 6904/2006  del  14 gennaio 2010  consid.  7.1  e  9.3.1). 
D'altronde,  numerosi  membri  della  famiglia  del  ricorrente  tra  cui 
principalmente la moglie e i  figli,  nonché suo padre, i  suoi fratelli,  le  
sue sorelle e gli zii risiedono ancora in patria (cfr. verbale 1 pagg. 3-4),  
ciò  che  denota  come  essi  non  hanno  ritenuto  necessario  dover 
lasciare  il  loro  Paese  d'origine  in  ragione  della  loro  appartenenza 
all'etnia  curda  o  alla  famiglia  H._______.  Visto  tutto  quanto  sopra, 
questo Tribunale ritiene che l'UFM ha rettamente considerato che le 
dichiarazioni  del  ricorrente  non  soddisfano  le  condizioni  di 
verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi.

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7.2 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

8.
Il ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv. 2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.

9.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20). 
Giusta  tale  norma  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.2
9.2.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 
Turchia  possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  convenzione  del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr.

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3  CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  
esposto, nel Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti  
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

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Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui il  
ricorrente possa essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale ed 
immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni, 
contrariamente  a  quanto  egli  ha  preteso  in  maniera  stereotipata  in 
sede  di  ricorso,  accennando semplicemente  a  casi  di  tortura  e  alla 
mancata repressione nei  confronti  degli  autori  di  tali  atti  (cfr. ricorso 
pag. 4). In altri termini, quest'ultimo non ha saputo fornire un insieme 
d'indizi,  oppure presunzioni  non contraddette,  sufficientemente gravi, 
precisi e concordanti quo ad un pericolo di esposizione personale ad 
atti o fatti che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

9.2.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi (art. 44 cpv. 2 LAsi 
e art. 83 cpv. 3 LStr).

9.3

9.3.1 In  aggiunta,  in  Turchia non vige attualmente  una situazione di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale.

9.3.2 Quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli è giovane, 
ha  una  formazione  scolastica  di  base  nonché  un'esperienza 
professionale  di  svariati  anni  come  (...)  e  (...)  in  proprio, 
rispettivamente  presso  una  ditta  di  (…)  (cfr. verbale  1  pagg.  2-3  e 
verbale 2 D25-D32). Inoltre, l'insorgente dispone di un'importante rete 
sociale in patria, ritenuto segnatamente che vi risiede gran parte della 
sua famiglia, tra cui sua moglie e i suoi figli, il padre con la matrigna,  
le sue sorelle e fratelli nonché diversi zii e zie (cfr. verbale 1 pag. 4). 
Infine,  il  ricorrente  non  ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  
problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione  provvisoria 
(GICRA  2003  n. 24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di 
causa emerga la  necessità  di  una  sua permanenza in  Svizzera per 
motivi medici. In siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha rettamente 
ritenuto adempiti  i presupposti per formulare una prognosi favorevole 
con riferimento alle effettive possibilità per il medesimo di un adeguato 
reinserimento  sociale  nel  suo  Paese  d'origine,  tanto  più  che 
l'insorgente  potrà,  se  necessario,  richiedere  un  adeguato  aiuto  al 
ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.

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9.3.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie 
(art. art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr).

9.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti,  il  ricorrente, usando della dovuta diligenza 
(art. 8 cpv. 4  LAsi;  DTAF 2008/34  consid. 12  pagg.  513-515),  potrà 
procurarsi  ogni  documento  necessario  al  rimpatrio,  oltre  all'originale 
della sua carta che ha depositato agli atti (cfr. risultanze processuali) e 
della sua licenza di condurre che ha presentato alle autorità svizzere.  
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

10.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

11.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

12.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 
Esse sono computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-, versato dal  
ricorrente il 23 settembre 2009. 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Esse  sono  computate  con  l'anticipo  spese,  di  CHF 600.-,  versato  il 
23 settembre 2009 dal ricorrente.

3.
Comunicazione a: 

- Patrocinatore del ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N (...) e copia del 

ricorso del 31 agosto 2009 (per corriere interno; in copia) 
- J._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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