# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a0738e31-4cbc-5bc0-a4b6-7fa68d87b0ff
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.04.2010 D-2241/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2241-2010_2010-04-19.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2241/2010/cac
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 9  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, dichiaratasi nata il (...) e originaria della 
Mongolia Interna,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 30 marzo 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2241/2010

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessata  ha  presentato  in  data 
18 gennaio 2010 in Svizzera,

l'esame osseo della radiografia della mano a cui la richiedente è stata 
sottoposta in data 19 gennaio 2010 e il relativo rapporto (cfr. act. A6), 

il  verbale  d'audizione  del  4  febbraio  2010  (di  seguito  verbale  1)  al 
Centro di registrazione e di procedura di Chiasso (di seguito: Centro),  
in  cui  la  richiedente  ha  dichiarato  di  non  conoscere  il  suo  Paese 
d'origine,  di  avere  lasciato  B._______  (Mongolia  Interna),  dove 
sarebbe  nata,  con  la  zia  e  all'età  di  (...)  anni  per  trasferirsi  ad 
C._______ (Mongolia)  a seguito del  decesso della  madre,  di  essere 
vissuta con la zia ed il  di  lei  marito mongolo per cinque o, secondo 
un'altra versione,  nove anni,  prima di  trasferirsi  presso una persona 
che l'avrebbe obbligata alla prostituzione e, infine, di essere espatriata 
in treno grazie all'aiuto di un cliente (cfr. act. A1), 

l'analisi  LINGUA effettuata il  23 febbraio 2010 ed il  relativo rapporto 
dell'11 marzo 2010 dell'esaminatore che l'ha effettuata (cfr. act. A17), 

il  verbale  d'audizione  del  18  marzo  2010  (cfr.  act.  18,  di  seguito 
verbale 2), in occasione del quale alla richiedente è stato conferito il  
diritto di essere sentita sulle risultanze del rapporto LINGUA, nonché 
in merito all'applicazione  dell'art. 32 cpv. 2 lett. b della legge sull'asilo 
del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), 

la  decisione dell'UFM del  30 marzo 2010,  notificata  all'interessata il 
medesimo giorno (cfr. avviso di notifica e di ricevuta, act. A22),

il ricorso inoltrato dall'insorgente in data 6 aprile 2010 (cfr. timbro del  
plico raccomandato),

l'incarto UFM, pervenuto al Tribunale amministrativo federale (TAF) in 
data 12 aprile 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono,

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e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  LAsi  non  preveda 
altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF),

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art.  52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione  impugnata;  che  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nella decisione del 30 marzo 2010, l'UFM ha considerato che, da 
un  lato,  in  forza  dell'obbligo  di  collaborare  all'accertamento  dei  fatti  
sancito  dall'art.  8  cpv.  1  LAsi,  l'interessata  non  sarebbe  riuscita  a 
convincere  l'autorità  della  sua  minore  età,  non  avendo  presentato 
alcuna  prova  a  sostegno  della  stessa,  oltre  ad  essere  risultata 
maggiorenne dall'esame osseo, ragione per cui l'audizione sui fatti si 
sarebbe svolta senza una persona di fiducia; che, d'altro lato, in virtù 
delle risultanze del rapporto sull'esame LINGUA e delle dichiarazioni 
della  ricorrente  rese  in  sede  di  audizione,  la  medesima  avrebbe 
ingannato le autorità svizzere in materia d'asilo sulla propria identità ai  
sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi, essendo verosimile che ella non sia 
originaria della Mongolia Interna,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessata dalla Svizzera e 

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l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Mongolia  siccome  lecita, 
esigibile e possibile,

che, nel ricorso, l'insorgente allega di  non aver ingannato le autorità  
svizzere  ed  esprime  la  volontà  di  far  pervenire  a  codesto  Tribunale 
documenti a comprova della sua minore età e della sua origine; che 
ella  ammette  di  non  possedere  conoscenze  mediche  per  valutare 
l'esame osseo effettuato e, nel contempo, ritiene che il  suo esito sia 
dovuto ad un errore; che l'insorgente ritiene altresì che il suo vissuto la 
faccia apparire più vecchia di quanto sia in realtà ma che, in ogni caso, 
ella  non  dimostrerebbe  più  di  18  anni;  che,  circa  le  incongruenze 
sollevate dall'UFM in merito al suo percorso scolastico, la richiedente 
definisce  l'errore  nel  suo  racconto,  secondo  cui  nel  2003  avrebbe 
avuto (...) anni, il frutto di un malinteso e conferma di avere avuto, in 
tale  anno,  appena  (...)  anni;  che,  per  quanto  attiene  alla  sua 
provenienza,  ella  allega  che  già  entrambi  i  genitori  sarebbero  stati 
originari  della  Mongolia  Interna  e  che  la  sua  famiglia  le  avrebbe 
sempre detto di  provenire da tale regione; che,  inoltre,  ella  avrebbe 
vissuto  in  tale  ragione  solo  pochi  anni  da  piccola,  ragione  per  cui  
sarebbe  giustificabile  che  le  sue  conoscenze  in  merito  non  siano 
dettagliate come quelle di un adulto che vi avrebbe vissuto più a lungo; 
che,  inoltre,  sarebbe  logico  che  dal  suo  racconto  siano  emersi 
importanti  elementi  indicanti  che la sua socializzazione sia avvenuta 
ad C._______, ritenuto che in tale città ella avrebbe vissuto il periodo 
più importante della sua vita; che, al contrario di quanto sosterrebbe 
l'UFM, ella sarebbe ben a conoscenza del nome della sua città natia e 
la somiglianza fonetica tra D._______ e B._______ avrebbe creato un 
equivoco;  che,  a  giustificazione  delle  sue  carenti  conoscenze 
dell'organizzazione  amministrativa  della  Mongolia  Interna  e  dei  suoi 
legami  con  la  Cina,  l'insorgente  dichiara  di  essere  cresciuta  in  un 
contesto mongolo, ragione per cui non si sentirebbe cinese, e, inoltre,  
di  avere  frequentato  solo  pochi  anni  di  scuola;  che,  in  merito  al 
colloquio telefonico intercorso con l'esperto LINGUA, ella contesta di 
non avere parlato nel dialetto tipico della Mongolia Interna; che, inoltre, 
denuncia  il  fatto  che,  con  la  decisione  impugnata,  l'UFM  non  le 
avrebbe consegnato né il rapporto completo dell'esame LINGUA, né il 
nastro di registrazione del colloquio di cui parola, motivo per cui ella 
domanda  di  poter  avere  accesso  alla  documentazione  completa 
relativa  a  detto  esame e  di  potervisi  esprimere  dopo  averne  preso 
visione;  che,  infine,  ella  definisce  l'esecuzione  dell'allontanamento 
come ragionevolmente inesigibile,

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che,  in  conclusione,  l'insorgente  ha  chiesto  l'annullamento  della 
decisione impugnata e la  trasmissione degli  atti  di  causa all'autorità 
inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda 
d'asilo;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal 
pagamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali,

che, giusta l'art. 7 cpv. 2 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 
procedurali  dell'11  agosto  1999  (OAsi  1,  RS  142.311),  per  il 
richiedente  l'asilo  minorenne,  che  non  è  accompagnato,  viene 
nominata una persona di fiducia per la durata della procedura d'asilo o 
d'allontanamento, ma al massimo fino alla nomina di un curatore o di 
un  tutore,  oppure fino  al  raggiungimento  della  maggiore  età;  che  la 
designazione  di  una  persona  di  fiducia  presuppone  tuttavia  la 
dimostrazione  da  parte  del  richiedente  l'asilo,  perlomeno  nel  senso 
della  probabilità  preponderante,  dell'allegata  minorità  (v.  Giurispru-
denza  ed  Informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in 
materia  d'asilo  [GICRA]  2001  n.  22  e  relativo  riferimento);  che, 
nell'ambito  dell'accertamento  dei  fatti  è  altresì possibile  ricorrere 
all'ausilio di metodi scientifici (art. 7 cpv. 1 OAsi 1), 

che,  nella  fattispecie,  l'insorgente  non  ha  saputo  fornire  indicazioni 
suscettibili  di  rendere  altrimenti  plausibile  la  dichiarata  minore  età; 
che,  infatti,  la  ricorrente  non  è  stata  in  grado  di  fornire  indicazioni  
precise  in  merito  al  nome  ed  età  del  padre  e  alla  data  esatta  del 
decesso  della  madre  (cfr.  verbale  1  pagg.  1-2);  che,  per  quel  che 
concerne  il  percorso  scolastico,  la  richiedente  ha  allegato  di  avere 
smesso  la  scuola  a  (...)  anni  nel  2003  (cfr.  ibidem  pag.  3),  data, 
questa,  che  risulta  in  contrasto  con  l'allegata  data  di  nascita  del  
febbraio 1995; che ella,  da un lato, ha fatto risalire  il  decesso della 
madre  all'anno  2000,  e,  dall'altro,  invece,  ha  dichiarato  di  avere 
vissuto, dopo il decesso della madre (vale a dire, secondo la versione 
resa, dal 2000), con la zia per nove anni fino al 2005 (cfr. ibidem pag. 
4);  che,  già  alla  luce  di  queste  considerazioni,  v'è  ragione  di 
concludere che l'età dichiarata dalla ricorrente è inverosimile,

che,  peraltro,  la  ricorrente  non  ha  apportato  alcun  documento 
d'identità  a  comprova  della  sua  minor  età,  limitandosi  a  mere 
affermazioni  stereotipate  ed  inattendibili  circa  la  mancata 
presentazione  dei  suoi  documenti  d'identità,  vale  a  dire  di  pensare, 
una volta giunta  in  Svizzera,  di  potersi  identificare a voce e di  aver 

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viaggiato senza mai  subire controlli  grazie all'aiuto di  un suo cliente 
russo,  che  le  avrebbe  procurato  dei  documenti  e  le  avrebbe  fatto 
memorizzare  i  dati  di  un  passaporto  mongolo;  che,  peraltro,  non 
convince  l'asserzione  secondo  cui  non  avrebbe  alcun  ricordo  del 
viaggio in auto di quattro giorni da E._______ in Svizzera (cfr. ibidem 
pagg. 6-7),

che, in siffatte condizioni, l'esameo osseo, a cui è stata sottoposta la 
ricorrente, e le risultanze dello stesso sono superflue e irrilevanti nella 
fattispecie,  in  particolare  essendo  già  appurata  la  palese 
inverosimiglianza delle sue dichiarazioni circa la sua minor età, 

che,  pertanto,  conto  tenuto  delle  evocate  circostanze  del  caso  di 
specie,  unitamente  all'inconsistenza  degli  argomenti  ricorsuali 
presentati  dalla  ricorrente  in  merito  (cfr.  ricorso  pag.  2),  ed  alla 
mancata  produzione  di  qualsivoglia  mezzo  di  prova,  v'è  ragione  di  
concludere alla maggiore età dell'autrice del gravame e di confermare 
la  mancata  designazione alla  ricorrente  di  una persona di  fiducia ai 
sensi  dell'art.  17  cpv. 3  LAsi,  in  quanto  l'insorgente  non  è  stata  in  
grado di corroborare l'allegata minorità, 

che,  inoltre,  va esaminata la  fondatezza della  conclusione dell'UFM, 
secondo cui la ricorrente non proverrebbe dalla Mongolia Interna,

che l’esame LINGUA va sussunto al mezzo di prova dell’informazione 
giusta  l’art.  12  lett.  c  PA (v.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 14, 
tuttora applicabile); che esso soggiace al libero apprezzamento delle 
prove e costituisce peraltro un mezzo idoneo a dimostrare l’inganno 
sull’identità ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi (GICRA 1999 n. 19 e 
n. 20 e GICRA 1998 n. 34) e, dunque, a giustificare la pronuncia di una 
decisione  di  non  entrata  nel  merito  di  una  domanda  d’asilo;  che  è 
tuttavia consentito ammettere un inganno sull’identità solo allorquando 
l’esame  LINGUA  consenta  d’escludere  inequivocabilmente  che  il 
richiedente l’asilo provenga dal Paese di cui sostiene di possedere la 
cittadinanza (GICRA 2004 n. 4), 

che, a titolo preliminare, si rileva che la ricorrente ha sollevato, in sede 
di ricorso, una censura in merito allo svolgimento dell’esame LINGUA, 
segnatamente circa la facoltà d’esprimersi al riguardo, in quanto non 
avrebbe  potuto  prendere  visione  del  relativo  rapporto 
dell'11 marzo 2010  (cfr. act. A17, di seguito rapporto LINGUA) e non 

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avrebbe potuto accedere alla relativa registrazione telefonica, sulle cui 
risultanze  si  fonda  la  decisione  dell'UFM  di  non  entrata  nel  merito 
merito  (cfr. gravame pag. 3),

che, per quel che concerne un rapporto LINGUA come quello stilato 
nella  fattispecie,  la  giurisprudenza  ammette  un  interesse  pubblico 
preponderante  alla  sua  segretezza,  rispettivamente  alla  segretezza 
delle integrali e precise informazioni che hanno permesso di stabilire 
l'infondatezza delle allegazioni del ricorrente, potendo queste essere, 
in  futuro,  utilizzate  abusivamente  da  altri  richiedenti  l'asilo  (GICRA 
2004 n. 28 consid. 7 e GICRA 1998 n. 34 consid. 9 ); che il rispetto del  
diritto di essere sentito comporta tuttavia che il richiedente sia messo 
a conoscenza del contenuto essenziale del rapporto LINGUA, al fine 
che egli si possa esprimere in merito ed apportare eventuali mezzi di  
prova (cfr. GICRA 1998  n. 34  consid.  9);  che,  al  fine  di  garantire  il  
rispetto  del  principio  dell'equo  processo  e  quindi  di  garantire  un 
corretto esercizio del diritto di difesa, in tale contesto è sufficiente la 
messa  a  disposizione  al  ricorrente  di  una  relazione  riassuntiva  dei 
risultati  acquisiti  dall'esame  LINGUA;  che,  in  altre  parole,  tale 
relazione – che può essere comunicata oralmente o per iscritto – non 
deve  essere  una  trascrizione  completa  degli  stessi,  bensì  deve 
riportare  il  contenuto  essenziale  dell'esame LINGUA medesimo (cfr. 
art.  28  PA):  segnatamente  deve  contenere  le  domande  poste  dal 
consulente, la sostanza delle risposte ottenute dal richiedente (quelle 
favorevoli,  come  pure  quelle  contrarie  all'evocata  provenienza), 
nonché  l'indicazione  precisa  di  ogni  ulteriore  elemento  probatorio 
acquisito  alle  carte  processuali  per  fondare  l'apprezzamento  cui 
parviene il consulente (GICRA 2003 n. 14, consid. 9),

che,  nella  fattispecie,  dalle  carte  processuali,  risulta  che  –  in 
occasione  dell'audizione  espressamente  prevista  per  l'esercizio  del 
diritto di essere sentito del ricorrente in merito all'applicazione dell'art.  
32  cpv. 2  lett.  b  LAsi  –  la  relazione  riassuntiva  sulle  risultanze  del  
rapporto esame LINGUA è stata sottoposta oralmente alla ricorrente, 
con  particolare  riferimento  sia  alle  domande  postele,  sia  alle  sue 
risposte  e  sia  alle  conclusioni  dell'esaminatore,  e  pertanto  del 
contenuto  essenziale di  tale  rapporto,  di  cui  ella  ha pertanto  potuto 
prendere conoscenza e sulle quali  ha potuto esprimersi  (cfr. verbale 
2); che ne discende che non vi è motivo di concludere all'esistenza di 
un vizio grave – quale la violazione del diritto di essere sentito e del  

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principio dell'equo processo –  suscettibile di un intervento d'ufficio da 
parte del TAF medesimo,

che, quanto al fondo delle contestazioni della ricorrente in merito alle 
risultanze dell'esame LINGUA, il  TAF osserva  dapprima che  ella,  in 
sede di audizione, ha allegato di non conoscere la sua nazionalità (cfr.  
verbale  1  pag.  1),  per  poi,  durante  il  colloquio  con  l'esaminatore 
LINGUA, allegare di non essere cittadina cinese, bensì della Mongolia 
Interna (cfr. rapporto LINGUA pag. 2/3.1),

che  dalle  risultanze  dell'esame  LINGUA,  da  un  lato,  è  emerso  con 
certezza  che  la  socializzazione  della  ricorrente  è  avvenuta  in 
Mongolia, e, dall'altro, è stato escluso con altrettanta certezza che la  
stessa sia avvenuta in Mongolia Interna (cfr. rapporto LINGUA pag. 1),

che, infatti  l'esaminatore  (con  diversi  lunghi  soggiorni  in  Mongolia 
Interna ed Esterna ed un'attività ventennale nell'ambito della cultura e 
lingua  mongola  alle  spalle,  e  cognito,  in  particolare,  del  mongolo 
khalka e della varietà dei dialetti mongoli [cfr. act. 16]) ha indicato che 
ella,  esortata a parlare il  dialetto della  Mongolia Interna,  nonostante 
avesse dichiarato di avere parlato il dialetto della Mongolia interna con 
la  madre fino all'età di  cinque anni,  si  è  limitata  a parlare  in  lingua 
khalka (cfr. rapporto LINGUA pag. 6/4.), giustificandosi col fatto di, nel 
frattempo,  aver  appreso  molto  bene  tale  lingua;  che  interrogata  su 
eventuali  conoscenze  del  cinese,  ella  non  ha  saputo  nominare  che 
singole  banali  espressioni,  quali  "io",  "Buongiorno"  o  "grazie", 
precisando di  avere,  per  il  resto,  disimparato  tale  lingua (cfr. ibidem 
pag. 6/4.); che l'esaminatore ha indicato che la sua parlata in lingua 
khalka,  in  particolare  dal  punto  di  vista  fonetico,  morfologico  e 
lessicale,  non  presenta  –  eccezion  fatta  per  due  espressioni  da  lei 
nominate, tipicamente utilizzate dagli abitanti della Mongolia Interna –
caratteristiche  che  suffragherebbero  un  influsso  da  parte  di  dialetti 
della Mongolia Interna (cfr. ibidem pag. 6/4.); che, in particolare, ella 
ha  indicato  il  capoluogo  dell'allegata  provincia  di  provenienza  in 
maniera tipicamente mongola, vale a dire utilizzando lo stesso termine 
per capoluogo e provincia (cfr. ibidem pag. 2/3.1); che la ricorrente ha 
dichiarato  di  aver  parlato  il  dialetto  della  Mongolia  Interna  con  sua 
madre e fino all'età di cinque anni; che alla luce di tale lasso di tempo 
ci si potrebbe ragionevolmente attendere che ella sia tuttora in grado 
di  menzionare per lo meno qualche parola o frase, cosa che invece 
non ha saputo fare, parlando sempre ed unicamente il mongolo khalk, 

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che, inoltre, dal  rapporto già menzionato è emerso che la  ricorrente 
non  ha  conoscenze  della  Mongolia  Interna  per  quanto  attiene  ad 
aspetti politico-amministrativi e geografici (cfr. ibidem pag. 2/3.1); che, 
in  particolare,  l'insorgente  non  è  stata  in  grado  né  di  indicare  la 
denominazione  ufficiale  di  tale  Paese in  lingua  cinese,  allegando di  
non averla nemmeno mai udita (cfr. ibidem pag. 2/3.1), né di collocare 
la  provincia in  cui  sarebbe nata (cfr. ibidem pag. 3/3.1); che ella  ha 
dichiarato di essere della convinzione che la Mongolia Interna sia uno 
stato autonomo, quando, invece, è risaputo che faccia parte della Cina 
(cfr. ibidem  pag.  3/3.1);  che  ella  ha  erroneamente  indicato  che  in 
Mongolia  Interna non vi  sarebbero grandi  fiumi  come in Mongolia  e 
che a Shilin  Gol  non vivrebbero cinesi,  quando invece la  loro quota 
ammonta  a  circa  70%  ed  è  solo  in  regioni  rurali  dove  i  mongoli 
rappresentano la maggioranza (cfr. ibidem pag. 3/3.1),

che, peraltro, risulta inverosimile che alla sua età la ricorrente non sia  
a conoscenza della sua nazionalità e che, dopo dieci anni passati in 
Mongolia, ella non possieda alcun documento d'identità, tantopiù che 
ella ha dichiarato essere andata a scuola ad C._______ per (...) anni 
(cfr.  verbale  1  pag.  3);  che,  peraltro,  il  TAF non  possiede  elementi 
sufficienti nemmeno per poter affermare che la zia della ricorrente, con 
cui  quest'ultima  avrebbe  vissuto  cinque  o  nove  anni  in  Mongolia, 
provenga  dalla  Mongolia  Interna:  difatti,  la  ricorrente,  circa  tale 
aspetto, ha affermato unicamente di non conoscere la nazionalità della 
zia,  che  quest'ultima  vivrebbe  legalmente  ad  C._______  e  sarebbe 
sposata con un mongolo (cfr. ibidem pag. 4), e che i pasti consumati a  
casa della medesima sarebbero stati  sia mongoli che della Mongolia 
Interna (cfr. ibidem pag. 6); che questo aspetto contribuisce a mettere 
seriamente  in  dubbio  la  provenienza  della  ricorrente  dalla  Mongolia 
Interna,

che,  d'altronde,  la  ricorrente  – sia  in  occasione del  diritto  di  essere 
sentita, sia in sede di ricorso – non ha fatto valere alcun argomento o  
mezzo  di  prova  suscettibile  di  contestare  la  fondatezza  dell'esame 
LINGUA  così  come  delle  risultanze  dello  stesso  a  cui  è  giunto 
l'esaminatore  e,  pertanto,  della  decisione  impugnata;  che,  in 
particolare,  in  considerazione  di  quanto  precedentemente  indicato, 
non soccorre l'insorgente l'allegazione secondo cui con l'esaminatore 
LINGUA avrebbe  parlato  nel  dialetto  tipico  della  Mongolia  Interna  e 
che questo non l'avrebbe capita (cfr. verbale 2 pag. 3 e ricorso pag. 3); 
che, peraltro, non vi è ragione di dubitare che il rapporto menzionato 

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riferisca  con  precisione  e  completezza  del  contenuto  della 
conversazione  telefonica  del  23  febbraio  2010  intercorsa  tra 
l'esaminatore e la ricorrente,

che,  in  ragione di  quanto  esposto,  il  TAF ritiene  inverosimile  che la 
ricorrente  sia  originaria  della  Mongolia  Interna;  che,  pertanto, 
l'insorgente ha celato la sua vera identità; che non v'è quindi motivo di  
scostarsi dalla decisione dell'UFM qui impugnata,

che, in virtù delle emergenze processuali, ne discende che l’UFM ha 
rettamente  considerato  siccome  adempiti  i  presupposti  per  la 
pronuncia di una decisione di non entrata nel merito ai sensi dell’art.  
32  cpv. 2  lett.  b  LAsi  per  inganno  sull'identità  giusta  l'art.  1a  lett.  a 
OAsi 1, 

che, pertanto, in materia di non entrata nel merito il ricorso, destituito 
d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la decisione 
impugnata va confermata, 

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20);  
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente  esigibile  (art. 83  cpv. 4  LStr);  che  la  questione  del 
carattere  possibile,  ammissibile  e  esigibile  dev'essere  esaminata 
d'ufficio;  che,  tuttavia,  questo  principio  è  limitato  dall'obbligo 
dell'interessato  di  collaborare  all'accertamento  dei  fatti  giusta 
l'art. 8 cpv. 1 LAsi (v. la sentenza del Tribunale amministrativo federale 
D- 3975/2007 del 15 giugno 2007, consid. 3.4;  WALTER KÄLIN,  Grundriss 
des  Asylverfahrens,  Basel  und  Frankfurt  am Main,  1990,  pag. 262); 
che si tratta di un tipico caso d'applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. c 
PA, 

che, avendo la ricorrente violato l'obbligo di collaborare segnatamente 
con riferimento all'indicazione della sua vera cittadinanza, a lei senza 
dubbio nota, non spetta alle autorità in materia d'asilo determinare il 

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vero  Paese  d'origine  dell'insorgente  ed  eventuali  ostacoli 
all'esecuzione dell'allontanamento verso suddetto Paese, 

che, nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 
di non entrata nel merito dell'UFM relativa alla domanda d'asilo della 
ricorrente, quest'ultima non può prevalersi  del principio del divieto di 
respingimento  (art.  5  cpv.  1  LAsi),  generalmente  riconosciuto 
nell'ambito  del  diritto  internazionale  pubblico  ed  espressamente 
enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 
luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di  
un  rischio  personale,  concreto  e  serio  per  la  ricorrente  di  essere 
esposta,  in  caso  di  allontanamento  nel  suo  Paese  d'origine,  ad  un 
trattamento  proibito,  in  relazione  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 
novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv. tortura,  RS  0.105;  GICRA 
1996 n. 18), 

che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  della  ricorrente  è 
ammissibile, 

che, d'altronde, in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStr, avendo dissimulato 
la  sua  nazionalità,  la  ricorrente  ha  reso  impossibile  la  ricerca  di 
pericoli  concreti  e  suscettibili  di  minacciarla  nel  suo  effettivo  Paese 
d'origine, 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 
Paese d'origine deve essere considerata ragionevolmente esigibile, 

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio;  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile, 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione confermata, 

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che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  spese 
processuali è divenuta senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la  
soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art.  63  cpv.  1  e 
cpv. 5  PA nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 
del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 

interno; in copia)
- F._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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