# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c30ef1dc-495c-55ea-970f-73435e17a48a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.04.2010 D-46/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-46-2010_2010-04-22.pdf

## Full Text

Corte IV
D-46/2010/cac
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 2  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Martin Zoller;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nata il (...),
B._______, nato il (...),
Etiopia,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Revoca dell'asilo;
decisione dell'UFM del 2 dicembre 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-46/2010

Fatti:

A.
Il  16  agosto  2003,  unitamente  al  suo  allora  marito  (C._______), 
l'interessata,  originaria  di  D._______  (Etiopia),  d'etnia  amhara,  ha 
presentato  una  domanda  d'asilo  in  Svizzera.  Ella  ha  dichiarato  in 
sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo (cfr. verbali  d'audizione  della 
ricorrente  del  20 agosto 2003  e  del  28  ottobre  2003)  di  essere 
espatriata a causa dei problemi d'origine etnica di suo marito il quale –
cittadino  eritreo,  nato  ad  D._______,  d'etnia  tigrina  –  sarebbe  stato 
arrestato due volte perché sospettato di essere una spia dell'Eritrea. 
Il (...), è nato il figlio B._______ dell'interessata e di suo marito.

B.
Con decisione del 19 ottobre 2006, l'allora Ufficio federale dei rifiugiati  
(UFR,  attualmente  e  di  seguito: UFM)  ha  riconosciuto  al  marito 
dell'interessata la qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 3 della legge del 
26 giugno  1998  sull’asilo  (LAsi,  RS  142.31)  ed  ha  riconosciuto, 
parimenti,  come  rifugiati  l'interessata  e  suo  figlio,   conformemente 
all'art. 51 cpv. 1 LAsi. Di conseguenza, detto Ufficio ha concesso agli 
interessati l'asilo in Svizzera. 

C.
Con  scritto  del  10  novembre  2006  all'attenzione  dell'UFM, 
rispettivamente  con  scritto  del  14  novembre  2006  indirizzato 
all'E._______, il marito dell'interessata ha comunicato di essere stato 
costretto a lasciare la casa coniugale a far tempo dal luglio 2006, ed 
ha manifestato  la  sua intenzione di  separarsi  dalla  moglie,  sebbene 
essi non siano sposati legamente e abbiano avuto un figlio durante il 
loro concubinato. 

D.
Il  12  dicembre  2006,  l'allora  F._______  (attulmente  G._______)  ha 
informato l'UFM dell'ottenimento da parte dell'interessata, di suo figlio, 
nonché di suo marito dei rispettivi permessi (...). 

E.
Il  (...),  è  stato  rilasciato dalle  competenti  autorità  nei  confronti  della  
ricorrente e di suo figlio il permesso (...). 

Pagina 2

D-46/2010

F.
Con scritto del 24 giugno 2009 l'interessata è stata denunciata all'UFM 
e  all'E._______  per  essere  rientrata  in  Etiopia  nel  2008.  A  tale 
denuncia,  sono  stati  allegati  dei  documenti  d'identità,  riportanti 
generalità  false,  con  cui  l'interessata  avrebbe  viaggiato  e  di  cui 
sarebbe  stata  in  possesso  già  da  tempo,  nonché  il  biglietto  aereo 
elettronico e infine il titolo di viaggio che avrebbe ottenuto in Svizzera. 
A seguito della  suddetta denuncia,  la  quale è stata trasmessa dalla 
G._______  alla  Polizia  cantonale,  l'interessata  è  stata  interrogata  e 
invitata ad esprimersi sui fatti denunciati. Il verbale d'interrogatorio e il  
relativo  rapporto  d'esecuzione  della  Polizia  cantonale  del  (...)  sono 
stati trasmessi alla G._______. 

G.
Con  scritto  del  3  settembre  2009  –  per  il  tramite  del  suo 
patrocinatore – l'interessata  ha  comunicato  all'UFM  la  denuncia  di 
smarrimento  documenti,  effettuata  il  (...),  relativa  ai  documenti  di 
viaggio di cui essa non sarebbe più in possesso, avendoli consegnati  
al marito con cui non convivrebbe più da diversi mesi, ed ha pertanto 
chiesto a detto Ufficio l'ottenimento di un nuovo documento di viaggio 
per sé e per suo figlio. 

H.
Il  16  ottobre  2009,  la  G._______  ha  trasmesso  all'UFM  il  verbale 
d'interrogatorio dell'interessata e il relativo rapporto d'esecuzione della 
Polizia cantonale del (...), sottolineando che l'interessata con il figlio si  
sarebbe recata in Etiopia dal 21 giugno 2008 al 26 agosto 2008 e, di 
conseguenza, ha chiesto che venga revocato lo statuto di rifugiati alla 
stessa e al figlio. 

I.
Il 3 novembre 2009, l'UFM ha annunciato all'interessata l'intenzione di 
revocare l'asilo e di ritirare lo statuto di rifugiato  pronunciato a favore 
di  lei  e  di  suo figlio  in  applicazione  dell'art.  63  cpv. 1  lett.  b  LAsi  e 
dell'art.  1 sezione C  cifra  1  (recte:  n.  1)  della  Convenzione  del 
28 luglio 1951 sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv.,  RS 0.142.30). Infatti, 
detto  Ufficio  ha  considerato che,  essendosi  l'interessata  recata 
assieme a suo figlio in Etiopia dal 21 giugno 2008 al 26 agosto 2008 e 
avendo ottenuto i  necessari  certificati  e documenti  di  viaggio presso 
l'Ambasciata  di  Etiopia  a  Ginevra,  come  risulterebbe  dal  verbale 
d'interrogatorio  dell'interessata  del  (...)  e  dal  relativo  rapporto 

Pagina 3

D-46/2010

d'esecuzione  della  Polizia  cantonale,  essa  si  è  volontariamente  di 
nuovo  posta  sotto  la  protezione  del  Paese  di  cui  possiede  la 
nazionalità.  L'UFM ha  invitato  l'interessata  a  determinarsi  in  merito 
entro il 13 novembre 2009. 

J.
Dopo  aver  chiesto  una  proroga  del  citato  termine,  in  data 
24 novembre 2009, l'interessata ha presentato le proprie osservazioni 
all'annuncio di revoca dell'asilo e dello statuto di rifugiato. In sostanza, 
l'interessata ha fatto valere, in primo luogo, che la sola presenza del 
rifugiato sul territorio del Paese d'origine non costituisce di per sé una 
ripresa della  protezione di  detto  Paese ai  sensi  dell'art.  1 sezione C 
cifra 1 (recte: n. 1) Conv., ritenuto che il suo soggiorno in Etiopia dal 
21 giugno 2008  al  26  agosto  2008  sarebbe  da  considerare  quale 
relativamente breve. Inoltre, ha sottolineato che i documenti di viaggio 
rilasciati dalla Missione permanente di Etiopia presso le Nazioni Unite 
a Ginevra, grazie ai quali ha effettuato il viaggio in Etiopia, sarebbero 
stati  rilasciati  limitatamente  per  quel  periodo,  come  autorizzazione 
d'ingresso.  Infine,  l'interessata  ha  fatto  valere  che  non  si  sarebbe 
recata  in  Etiopia  per  cercare  o  volersi  sottoporre  alla  protezione  di  
detto Paese, bensì che il motivo del suo ritorno volontario sarebbe un 
evento  eccezionale,  ovvero  il  Giubileo  per  l'entrata  dell'Etiopia  nel 
terzo millenio, in occasione del quale molti esuli, facilitati dal Governo, 
sarebbero  rientrati  in  Etiopia  e  il  Presidente  avrebbe  concesso  il 
perdono a 18'000 detenuti.

K.
Con  decisione  del  2  dicembre  2009,  notificata  al  patrocinatore 
dell'interessata  il  4 dicembre 2009 (cfr. risultanze processuali), l'UFM 
ha revocato l'asilo in favore dell'interessata e di suo figlio, nonché ha 
ritirato loro la qualità di rifugiato, considerato che ella avrebbe di nuovo 
volontariamente ricercato la protezione dello Stato di cui possiede la 
cittadinanza,  conformemente  all'art.  1 sezione C  cifra  1  (recte: 
n. 1) Conv. le cui condizioni, poste nella decisione della Commissione 
svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (CRA) pubblicata  in 
Giurisprudenza  ed  Informazioni  della  CRA  (GICRA) 1996 n. 7, 
sarebbero  pienamente  realizzate  nella  fattispecie.  Detto  Ufficio  ha 
infatti ritenuto che in primis l'interessata non avrebbe mai invocato di  
essere stata costretta a rientrare in Etiopia e in secondo luogo essa si  
sarebbe  rivolta  direttamente  alle  autorità  etiope,  tramite  la  Missione 
permanente di Etiopia presso le Nazioni Unite a Ginevra, per ottenere 

Pagina 4

D-46/2010

il  rilascio,  così  avvenuto,  dei  documenti  per  rientrare  nel  suo Paese 
d'origine. 

L.
Il 4 gennaio 2010, l'interessata ha inoltrato ricorso contro la succitata 
decisione del 2 dicembre 2009 dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, 
l'annullamento  della  decisione  impugnata  e,  in  via  sussidiaria,  la 
trasmissione degli  atti  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione. 
Ha,  altresì,  presentato  una  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel 
senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese  processuali  e  del 
relativo  anticipo.  In  particolare,  la  ricorrente  ha  fatto  valere  che, 
secondo la medesima giurisprudenza di cui alla GICRA 1996 n. 7, un 
breve rientro nel Paese d'origine non dovrebbe avere quale inevitabile 
conseguenza la revoca dell'asilo e della qualità di rifugiato, anche se il 
viaggio  non  si  sarebbe  svolto  clandestinamente.  Se  da  un  lato, 
l'insorgente  ha  confermato  di  essere  rientrata  volontariamente  in 
Etiopia, essa ha contestato la realizzazione delle altre due condizioni 
per l'applicazione dell'art. 1 sezione C cifra 1 (recte: n. 1) Conv., come 
ritenuto  dall'UFM,  rimproverando  a  detto  Ufficio  di  non  essersi 
pronunciato  sui  motivi  che  hanno  indotto  la  ricorrente  a  rientrare  in 
patria per un breve periodo. Segnatamente, la ricorrente ha sostenuto 
che non avrebbe mai avuto l'intenzione di sottoporsi nuovamente alla 
protezione  del  governo  etiopie  e  tantomeno  avrebbe  ottenuto  una 
protezione  effettiva,  in  quanto,  lo  scopo  del  suo  breve  viaggio  in 
Etiopia,  come  esposto  in  occasione  del  diritto  di  essere  sentito, 
sarebbe stato quello di partecipare all'evento eccezionale del Giubileo 
per  l'ingresso  dell'Etiopia  nel  nuovo  millenio  e,  proprio  per  potervi  
prendere  parte,  avrebbe  ottenuto  un  documento  di  viaggio,  come 
sarebbe stato concesso a molti esuli.

M.
Il  13  gennaio  2010,  con  decisione  incidentale,  il  Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  ha  considerato  il  ricorso  inoltrato 
dall'insorgente contro la citata decisione dell'UFM privo di probabilità 
d'esito  favorevole ed ha quindi  respinto la  summenzionata domanda 
d'assistenza giudiziaria, invitando la ricorrente a versare un anticipo di 
CHF  600.-  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  con 
comminatoria  d'inammissibilità  del  ricorso,  in  caso  di  mancato 
versamento di detto anticipo.

Pagina 5

D-46/2010

N.
Il 27 gennaio 2009, l'insorgente ha tempestivamente versato l'anticipo 
richiesto. 

Diritto:

1.
Il  TAF  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  
dell'art. 5 PA, rese dall'UFM in materia d'asilo (art.  31 e art. 33 lett. d 
della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
[LTAF, RS 173.32] e art. 83 lett. d n. 1 della legge sul Tribunale federale 
del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]), nella misura in cui una delle 
eccezioni  di  inammissibilità  previste  all'art.  32  LTAF  non  sia 
applicabile.

2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui agli art. 48, 50 e 52 PA.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  nei  procedimenti  su  ricorso  è 
determinante la lingua della decisione impugnata. Se le parti utilizzano 
un'altra lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano. 

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza senza essere vincolato dai motivi  invocati  dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  del  provvedimento  litigioso 
(v. sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3). 

5.
Preliminarmente,  il  TAF  constata  che  l'oggetto  della  presente 
procedura, consistente nella decisione di revoca dell'asilo e del ritiro 
della  qualità  di  rifugiato,  non  ha  alcuna  incidenza  sul  diritto  della 

Pagina 6

D-46/2010

ricorrente e di suo figlio a rimanere in Svizzera, ritenuto che essi sono 
stati posti al beneficio di un permesso (...).

6.

6.1 Giusta l'art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi, l'UFM revoca l'asilo o disconosce 
la  qualità  di  rifugiato  per  i  motivi  menzionati  all'art.  1  sezione  C 
(di seguito:  C)  numeri  1- 6  Conv..  Ai  sensi  della  predetta  norma,  le 
clausole  di  cessazione  indicano  le  condizioni  in  cui  lo  statuto  di  
rifugiato prende fine. Tali clausole sono fondate sull'assunto secondo il  
quale la protezione internazionale non deve essere mantenuta laddove 
non è più necessaria o non si giustifica più. 

6.2 Secondo il  n. 1 dell'art. 1 C Conv., una persona, non fruisce più 
della  presente  Convenzione,  se  ha  volontariamente  ridomandato  la 
protezione dello Stato di cui possiede la cittadinanza. L'applicazione di 
tale  norma  necessita  della  riunione  cumulativa  di  tre  condizioni 
cumulative (GICRA 1996 n. 7 pag. 50 e segg.), ossia: 

1)  l'atto  col  quale  il  rifugiato  domanda  la  protezione  deve  essere 
compiuto volontariamente, nel senso che non può essere imposto al 
rifugiato  né  dalle  circostanze  inerenti  alla  sua  situazione  nel  Paese 
che lo ospita, né dalle autorità di questo Paese; 

2)  l'azione  intrapresa  dal  rifugiato  deve  aver  carattere  intenzionale, 
ovvero  deve avere  per  obbiettivo  l'assoggettamento  alle  autorità  del 
Paese di cui possiede la cittadinanza; 

3)  l'azione intrapresa deve essere coronata  da successo,  nel  senso 
che  una persona non  solo  deve sollecitare  la  protezione  del  Paese 
d'origine,  ma  occorre  pure  che  la  protezione  richiesta  gli  venga 
effettivamente accordata. 

Nell'esame delle  suddette condizioni,  va tenuto conto sia del motivo 
che della durata del soggiorno, nonché dell'eventuale clandestinità del  
viaggio e del soggiorno, della frequenza dei rimpatri, dell'esposizione 
o  meno  a  intimidazioni  da  parte  delle  autorità  del  Paese  d'origine. 
Secondo  la  giurisprudenza,  un  breve  soggiorno  imposto  da  gravi 
motivi familiari ovvero motivato da un dovere di pietà filiale, soprattutto 
se il viaggio si è svolto clandestinamente, non giustifica l'applicazione 
della clausola di cessazione dell'art. 1 C n. 1 Conv., considerato che 
una  tale  motivazione,  quale  ad  esempio  la  visita  ad  un  genitore 

Pagina 7

D-46/2010

gravamente  malato,  non  è  inconciliabile  con  lo  statuto  di  rifugiato. 
Infatti,  un  viaggio  intrapreso  nel  Paese  d'origine,  motivato  da  un 
dovere  di  pietà  filiale  e  l'ottenimento  di  un  visto  a  tale  scopo,  non 
significa aver ridomandato la protezione di detto Paese e non permette 
di concludere alla normalizzazione delle relazioni tra il rifugiato e il suo 
Paese d'origine. Ne consegue che un breve rientro nel Paese d'origine 
non deve avere quale inevitabile e necessaria conseguenza la revoca 
dell'asilo  e  conseguentemente  della  qualità  di  rifugiato,  anche  se  il 
viaggio  non  dovesse  essersi  svolto  clandestinamente  (cfr.  ibidem; 
GICRA 1996 n. 11 pag. 82 e segg. e GICRA n. 12 pag. 91 e segg.).

7.

7.1 Nella  fattispecie,  conviene  pertanto  esaminare  se  –  in 
considerazione del rientro in Etiopia della ricorrente con suo figlio – 
sono adempiute le condizioni d'applicazione dell'art. 1 C n. 1 Conv..

7.2 Innanzitutto, è d'uopo constatare che l'insorgente ha riconosciuto 
di  essere  rientrata  nel  suo  Paese  d'origine  dal  21 giugno 2008  al 
26 agosto 2008  e  di  averlo  fatto  volontariamente,  senza  alcuna 
costrizione (cfr. verbale d'interrogatorio del [...] pag. 1; osservazioni del 
24 novembre 2009 pag. 1 e ricorso pagg. 2 e 4). Non essendovi  del 
resto alcun indizio circa l'esistenza di altri  viaggi  in Etiopia da parte 
della stessa, la prima condizione d'applicazione dell'art. 1 C n.  1 Conv. 
è, quindi, adempiuta.

7.3 In secondo luogo, Il TAF osserva che tutti  gli  elementi essenziali  
relativi al soggiorno della ricorrente in Etiopia, tra cui la durata dello 
stesso, le modalità di viaggio nonché il motivo per cui è stato effettuato 
convergono  alla  realizzazione della  seconda condizione,  secondo  la 
quale la ricorrente si sarebbe posta sotto la protezione delle autorità 
del suo Paese d'origine. Infatti,  il  soggiorno della ricorrente e di  suo 
figlio in Etiopia, se pur unico, si  è protratto per ben due mesi e più,  
ovvero  tra  il  21 giugno 2008  al  26 agosto 2008,  ciò  che  costituisce 
oggettivamente un soggiorno lungo, piuttosto che relativamente breve 
come  sostenuto  dall'insorgente  (cfr.  osservazioni  del 
24 novembre 2009),  soprattutto  in  relazione  alla  motivazione  che  la 
ricorrente  ha  fatto  valere  a  sostegno  dello  stesso,  ovvero  la 
partecipazione  ad  un  evento  eccezionale  quale  il  giubileo  per 
l'ingresso dell'Etiopia nel nuovo millenio (cfr. ibidem pag. 2 e ricorso 
pag. 4). Da un lato, risulta  sproporzionato secondo il  senso comune 
che per gli evenutali festeggiamenti del caso, sarebbe stato necessario 

Pagina 8

D-46/2010

un soggiorno di ben oltre due mesi. Dall'altro lato, il TAF constata che il 
motivo  invocato  dalla  ricorrente  non  costituisce  manifestamente  un 
motivo suscettibile di giustificare un rientro in patria della ricorrente e 
di suo figlio al beneficio dello statuto di rifugiati. La ricorrente non ha,  
infatti,  invocato  alcun  motivo  famigliare  grave,  bensì  ha  unicamente 
addotto  di  essere  rientrata  in  Etiopia  per  partecipare  all'evento 
precedentemente  citato.  Essa  ha,  inoltre,  ottenuto  proprio  dalle 
autorità etiopi, per il tramite della Missione di Etiopia presso le Nazioni  
Unite a Ginevra, secondo quanto da lei stessa dichiarato, il certificato 
di  viaggio  di  cui  ha  prodotto  una  copia  (cfr.  osservazione  del  
24 novembre 2009 pag. 1 e ricorso pag. 4) ed è entrata in tutta legalità 
nel  suo Paese, viaggiando in aereo (cfr. allegato  9 di  cui  al  verbale 
d'interrogatorio del [...] 2009) come dimostrano i timbri doganali di cui 
all'allegato del  sopraccitato  verbale,  che  lei  stessa  ha  affermato  le 
sono  stati  posti  all'entrata  e  all'uscita  dall'Etiopia,  all'aeroporto  di 
D._______,  a  piena  conoscenza  quindi  delle  autorità  etiopi 
(cfr. verbale  d'interrogatorio  del  [...]  pagg. 1-3). In  tali  circostanze,  è 
irrilevante  e  non  soccorre  l'insorgente  in  alcun  modo  la  mera 
asserzione secondo cui il suddetto documento sarebbe stato rilasciato 
proprio  per  poter  partecipare  all'evento  del  giubileo  e  solo  per  un 
periodo  limitato  (cfr. osservazione  del  24  novembre  2009  pag.  1  e 
ricorso pag. 4). D'altronde, con sopresa, il TAF osserva che, il suddetto 
documento  che  essa  ha  presentato  con  le  osservazioni  del 
24 novembre 2009  in  occasione  del  suo  diritto  di  essere  sentita  in 
merito  all'intenzione  dell'UFM di  revocarle  l'asilo  e  disconoscerle  la 
qualità  di  rifugiato,  nonché  riprodotto  in  sede  di  ricorso,  peraltro 
sprovvisto  di  traduzione,  è  lo  stesso  documento  –  corrispondente 
all'allegato 10, di cui al verbale d'interrogatorio del (...) e sottopostole 
in occasione dello stesso – che la ricorrente ha riconosciuto come la 
richiesta inoltrata per ottenere il  suo certificato di  nascita dall'Etiopia 
(cfr.  verbale  d'interrogatorio  del  [...]  R4  pag.  2).  Ad  ogni  modo, 
indipendemente dalla questione a sapere se si tratta di un documento 
di viaggio o della richiesta tendente all'ottenimento di un certificato di  
nascita dall'Etiopia, la ricorrente ha dichiarato che tale documento le 
ha permesso di rendersi in Etiopia (cfr. osservazioni del 24 novembre 
2009  pag.  1  e  ricorso  pag. 3)  e  non   risulta  –  come  del  resto  la 
ricorrente non ha nemmeno invocato – che essa abbia viaggiato con 
documenti riportanti  generalità diverse dalle sue, visto che la stessa 
ha dichiarato di non aver mai visto i documenti falsi che le sarebbero 
stati  sottoposti  in  occasione dell'interrogatorio  di  Polizia  (cfr. verbale 
d'interrogatorio  del  [...]  pagg.  1-2).  Di conseguenza,  v'è  ragione  di 

Pagina 9

D-46/2010

concludere che, alla luce delle considerazioni sopradescritte in merito 
all'ottenimento del suddetto documento, alla motivazione e alla durata 
del  soggiorno, nonché alle  circostanze del viaggio, la  ricorrente si  è 
volontariamente assoggettata alle autorità del Paese di cui possiede la 
cittadinanza. Ne discende che, la seconda condizione d'applicazione 
dell'art.  1  sezione  C  n.  1  Conv. è  adempiuta.  Inoltre,  non  soccorre 
l'insorgente la censura ricorsuale secondo cui ha rimproverato all'UFM 
di non essersi pronunciato sui motivi che l'hanno condotta a recarsi in 
Etiopia  (cfr.  ricorso  pagg.  4-5),  allorquando  l'UFM  ha 
incontestabilmente indicato, tra gli  elementi  rilevanti  della fattispecie, 
sia le modalità  d'ottenimento dei  documenti  necessari  (cfr. decisione 
dell'UFM del  2 dicembre 2009 pag. 1),  sia  la  durata  e il  motivo del 
soggiorno effettuato (cfr. ibidem),  nonché l'assenza di  costrizioni  nei 
confronti della ricorrente a rendersi in Etiopia (cfr. ibidem pag. 2) per 
concludere,  quindi,  alla  realizzazione  delle  condizioni  stabilite  dalla 
giurisprudenza  in  relazione  all'art.  1  C  n. 1  Conv.  per  la  revoca 
dell'asilo  e  il  ritiro  della  qualità  di  rifugiato  (cfr. ibidem).  Il  fatto  che 
l'UFM nella redazione della propria decisione non abbia sviluppato una 
struttura sistematica della stessa, con separazione dei considerandi in 
fatto  e  in  diritto,  seppur  non  giova  dal  profilo  della  chiarezza  della 
medesima, non può condurre al suo annullamento, ritenuto che tutti gli  
elementi  necessari  per  capire  il  contenuto,  le  motivazioni  e  le 
conclusioni  della  decisione  sono  presenti  (v.  sentenza  del  Tribunale 
amministrativo federale D-5087/2006 del 10 luglio 2009 consid. 7.1 e 
relativi  riferimenti).  D'altronde,  non  essendo  codesto  Tribunale 
vincolato dai considerandi del provvedimento litigioso (v. sentenza del  
Tribunale  amministrativo  federale  D-4917/2006  del  12 luglio 2007 
consid.  3),  anche  un  più  approfondito  esame  dell'UFM  sulla 
motivazione del soggiorno in Etiopia, non avrebbe cambiato nulla alle 
conclusioni  a  cui  è  giunto  il  TAF in  questa  sede  e  che  confermano 
quindi la decisione impugnata.

7.4 Infine, il TAF constata che la ricorrente e suo figlio non sono stati  
confrontati  a  qualsivoglia  rischio  personale  di  persecuzione 
(cfr. GICRA  1992  n.  12  consid.  8c  pag.  104;  Sentenza  del  TAF 
D- 8447/2007 del  22 giugno 2009) durante il  soggiorno in Etiopia di 
ben oltre due mesi,  tanto più che già allora la ricorrente e suo figlio 
avevano ottenuto  l'asilo  e il  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato, 
conformemente all'art. 51 cpv. 1 LAsi, in relazione ai motivi fatti valere 
dall'allora marito della ricorrente, da cui oggi è separata (cfr. verbale 
d'interrogatorio del [...] pag. 1).

Pagina 10

D-46/2010

7.5 In considerazione di tutto quanto precede, il TAF ritiene che l'UFM 
nella  fattispecie,  ha  rettamente  –  in  applicazione dell'l'art. 63  cpv. 1  
lett. b  LAsi  e  dell'art.  1  C  n.  1  Conv. –  revocato  l'asilo  e  ritirato  la 
qualità  di  rifugiato  nei  confronti  della  ricorrente  e  di  suo  figlio. 
Di conseguenza, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata 
va confermata. 

8.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art.  63 
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, RS  173.320.2]).  Esse  sono 
computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-, versato dalla ricorrente 
il 27 gennaio 2009. 

(dispositivo alla pagina seguente)

Pagina 11

D-46/2010

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente.  Esse sono computate con l'anticipo spese,  di  CHF 600.-, 
versato il 27 gennaio 2009 dalla ricorrente.

3.
Comunicazione a:

- patrocinatore della ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- G._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

Pagina 12