# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e367c616-4864-5708-a778-31c8514c4241
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-01-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.01.2012 42.2011.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2011-2_2012-01-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  42.2011.2

   

  mm

  	
  Lugano

  9 gennaio
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
   Maurizio Macchi,
  vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7
  febbraio 2011 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di indennità perdita di
  guadagno

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   A seguito
dell’entrata in vigore, il 1° gennaio 2004, della Legge federale sulla
protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC) - la quale
prevede, segnatamente, che la durata dei corsi di ripetizione è di sette giorni
al massimo per i militi e di quattordici giorni al massimo per i quadri
e gli specialisti (in contrapposizione con i quaranta giorni di servizio
previsti dalla legislazione in vigore in precedenza), come pure che la durata
degli interventi di utilità pubblica non è soggetta a limiti ma che essi devono
comunque essere specialmente autorizzati dal Consiglio federale o dai Cantoni
(art. 23, 27 e 35ss. LPPC, come pure l’OIPU nella versione in vigore sino al 30
giugno 2008) -, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha dato
avvio, in collaborazione con l’Ufficio federale della protezione della
popolazione (UFPP), alla cosiddetta operazione Argus, destinata alla verifica
dei giorni di servizio nella protezione civile che hanno beneficiato di
indennità. 

 

                               1.2.   Con
decisione del 2 novembre 2010 (doc. 1/A), la CO 1 ha chiesto a RI 1 la
restituzione di un importo pari a fr. 7'531.05 corrispondente a sessanta
indennità di perdita di guadagno (IPG) pagategli a torto durante il 2006. 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto di RI 1, in data 7
febbraio 2011, la CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione
(cfr. doc. 1/G).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 4 marzo 2011, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1,
ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata. 

                                         In merito
all’ordine di restituzione, l’insorgente ha segnatamente invocato la perenzione
del relativo diritto, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   In data 6
aprile 2011, il TCA ha invitato la CO 1 a produrre l’incarto completo
riguardante RI 1 (doc. V).

 

                                         La CO 1
vi ha dato seguito il 12 aprile 2011 (cfr. doc. VII + allegati).

 

                               1.6.   In corso di
causa, l’insorgente ha richiamato gli inc. n. 42.2010.24 e 42.2010.40 di questo
Tribunale, nonché l’incarto che lo riguarda dall’IAS, dalla SMPP, dall’UFAS e
dall’UFPP (doc. VII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite é la questione di sapere se RI 1 é tenuto a restituire alla CO 1
l’importo di fr. 7'531.05.

 

                                         Con la
propria impugnativa, l’insorgente ha sostenuto che la CO 1, emanando la
decisione di restituzione il 2 novembre 2010, non avrebbe rispettato il termine
relativo di un anno previsto dall’art. 25 cpv. 2 LPGA. 

 

                                         Questo
Tribunale è quindi tenuto a esaminare preliminarmente l’eccezione di tardività.

 

                               2.3.   L’art. 25
cpv. 2 LPGA - applicabile in casu in forza del combinato disposto degli
articoli 2 LPGA e 1 LIPG -, recita che il diritto di esigere la restituzione si
estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l’istituto di
assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, al più tardi cinque anni dopo il
versamento della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il
quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo,
quest’ultimo è determinante.

 

                                         La
disposizione della LPGA appena menzionata concernente il termine relativo di un
anno corrisponde in sostanza ai principi della restituzione di prestazioni
indebitamente riscosse codificati nel vecchio art. 47 cpv. 2 LAVS, nel tenore
valido sino al 31 dicembre 2002 (U. Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo/Basilea/Ginevra
2009, ad art. 25 n. 38).

 

                                         La
giurisprudenza federale ha stabilito che, il termine di prescrizione di un anno
previsto dall’art. 47 cpv. 2 vLAVS, contrariamente al tenore letterale della
norma, costituisce un termine di perenzione (DTF 124 V 380; DTF 122 V
274; DTF 119 V 431 consid. 3a).

I termini di perenzione non possono
essere né interrotti né sospesi e devono essere applicati d’ufficio (DTF 111 V
135 consid. 3b; cfr., pure, Th. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
3.a edizione, Berna 2003, n. 12, p. 280). 

Nella DTF 124 V 380 consid. 1, il TFA ha stabilito che il termine
relativo di perenzione di un anno giusta l'art. 95 cpv. 4 LADI, che si richiama
ai principi fissati dall'art. 47 cpv. 2 vLAVS, comincia a decorrere nel momento
in cui l'amministrazione, usando l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile
avuto riguardo alle circostanze, avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti
giustificanti la restituzione (cfr. DTF 119 V 433; DTF 112 V 180).

 

                                         Per poter
esaminare i presupposti della restituzione, l'amministrazione deve poter
disporre di tutti i fatti rilevanti, da cui emerga sia il principio che la
misura del diritto alla medesima. Per determinare la pretesa non è quindi
sufficiente che l’assicuratore venga a conoscenza di circostanze che forse
potrebbero condurre a ammetterla oppure che permettono di stabilirne il
principio ma non la misura (cfr. DTF 112 V 180 consid. 4a; STFA C 317/01 del 29
aprile 2003; STFA C 11/00 del 10 ottobre 2001 consid. 2).

 

                                         Qualora
l’autorità amministrativa disponga di sufficienti indizi circa una possibile
pretesa di restituzione, ma la documentazione è ancora incompleta, essa è
tenuta a compiere gli accertamenti ancora necessari entro un termine adeguato.
In caso di ritardo, il termine di perenzione inizia a decorrere dal momento in
cui l’amministrazione, dando prova di ragionevole impegno, avrebbe colmato le
proprie conoscenze in modo tale da poter esercitare la pretesa di restituzione.

                                         Per
quanto riguarda il tempo ragionevolmente necessario per procedervi a partire
dal momento in cui essa è venuta a conoscenza di indizi atti a fondare la
pretesa di restituzione, il TFA ha indicato una durata sino a quattro mesi
(cfr. DLA 2004 p. 285ss.; SVR 2001 IV 30 p. 93 consid. 2e). 

 

                                         Il
termine di perenzione di un anno inizia a decorrere, in ogni caso, non
appena dagli atti emerge direttamente l’irregolarità della corresponsione delle
prestazioni (cfr. STF K 70/06 del 30 giugno 2007 consid. 5.1 e riferimenti, non
pubblicato in DTF 133 V 579 ma in SVR 2008 KV 4 p. 11; si veda pure la STF
9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid. 4.1.1). 

 

                               2.4.   Per costante
giurisprudenza, quando la determinazione della pretesa di restituzione
presuppone il concorso di parecchi organi amministrativi, il termine annuale
comincia già a decorrere nel momento in cui una delle autorità competenti ha
sufficiente conoscenza dei fatti (cfr. DTF 119 V 431 consid. 3a; DTF 112 V 180
consid. 4c).

                                         Ora,
l'attuazione dell'ordinamento in materia di indennità di perdita di guadagno
compete agli organi dell'assicurazione vecchiaia e superstiti, per la
protezione civile con la collaborazione dei contabili degli organi di
protezione (art. 21 cpv. 1 LIPG). Nel Cantone Ticino, la vigilanza generale
sull'esecuzione delle prescrizioni federali e cantonali in materia di
protezione civile è assunta dal Consiglio di Stato (art. 2 della legge
cantonale di applicazione alla legge federale del 23 marzo 1962 sulla
protezione civile del 7 novembre 1988 [Bollettino ufficiale delle leggi e degli
atti esecutivi (BU) n. 55/1988 del 16 dicembre 1988 p. 355 segg.], in vigore
fino al 30 giugno 2008). Questa competenza è stata (sub)delegata al
Dipartimento cantonale delle Istituzioni e da questi all'Ufficio di protezione
civile (art. 3 legge cantonale di applicazione e art. 1 del regolamento
cantonale sulla protezione civile del 1° febbraio 1994 [BU n. 5/1994 dell'8
febbraio 1994 pag. 55]), cui compete il compito di emanare le direttive atte a
promuovere la corretta applicazione delle disposizioni federali e cantonali nel
limite delle competenze attribuite ai Cantoni e, come autorità di vigilanza,
anche il compito di controllare che tutte le prescrizioni federali e cantonali
in materia di protezione civile siano correttamente interpretate e applicate.
Tale organizzazione è stata ripresa dalla nuova legge cantonale sulla
protezione civile del 26 febbraio 2007, in vigore dal 1° luglio 2008 [RL/TI 1.5.4.1], e dal relativo regolamento di applicazione del 3 giugno 2008 (cfr. il
suo art. 1 [RL/TI 1.5.4.1.1]). La Confederazione esercita la vigilanza
sull'ordinamento sulle indennità di perdita di guadagno. Competente è il
Consiglio federale, il quale può incaricare l'UFAS di impartire istruzioni agli
enti incaricati dell'attuazione dell'assicurazione allo scopo di garantire
un'applicazione unitaria (art. 23 cpv. 1 LIPG in relazione con gli art. 76 cpv.
1 LPGA e 72 cpv. 1 LAVS).

 

                               2.5.   Chi presta servizio di
protezione civile ha diritto a un'indennità per perdita di guadagno secondo le
disposizioni della LIPG (art. 23 della legge federale sulla protezione della
popolazione e sulla protezione civile [LPPC; RS 520.1] del 4 ottobre 2002, in vigore dal 1° gennaio 2004, come pure della - nel frattempo, a fine 2003 - abrogata legge
federale del 17 giugno 1994 sulla protezione civile [LPCi; RU 1994 2626
segg.]). Con riferimento ai giorni di servizio conteggiabili a carico della
LIPG valeva e vale, per quanto qui di interesse, la seguente regolamentazione.
Sino a fine 2003 potevano essere indennizzati al massimo 40 giorni per anno
civile e per milite. Nessuna restrizione era prevista per gli interventi in
caso di catastrofe e altre situazioni d'emergenza (art. 12, 23 e 37 cpv. 3
LPCi). Dal 1° gennaio 2004 i militi con funzioni di quadro e di specialista
possono essere chiamati a prestare corsi di ripetizione di al massimo 14 giorni
- limitati a sette per gli altri militi - e a seguire corsi di perfezionamento
della durata massima complessiva di due settimane su un periodo di quattro anni
(art. 35 e 36 LPPC). La durata degli interventi in caso di catastrofe e altre
situazioni d'emergenza come pure di pubblica utilità non è di principio
soggetta a limitazione; gli interventi devono però essere specialmente
autorizzati dal Consiglio federale o dai Cantoni (art. 23, 27 e 35 segg. LPPC
come pure ordinanza federale del 5 dicembre 2003 sugli interventi di pubblica
utilità della protezione civile [OIPU; RS 520.14], nella sua versione in vigore
fino al 30 giugno 2008 [RU 2003 5175]). I Cantoni disciplinano così la
procedura di chiamata (art. 27 cpv. 3 LPPC) come pure l'autorizzazione di
interventi di pubblica utilità a livello cantonale e comunale e stabiliscono la
ripartizione dei costi tra Cantone, Comuni e richiedente (art. 7 OIPU in
relazione con l'art. 75 cpv. 1 LPPC). L'Ufficio federale della protezione della
popolazione (UFPP) controlla l'esecuzione da parte dei Cantoni e Comuni (art.
74 LPPC in relazione con l'art. 41 cpv. 3 ordinanza federale sulla protezione
civile [OPCi; RS 520.11] del 5 dicembre 2003).

 

                               2.6.   Questa Corte ha già avuto
modo di pronunciarsi sulla questione relativa alla perenzione
del diritto alla restituzione nell'ambito della cosiddetta "operazione
Argus", statuendo sui ricorsi riguardanti le indennità pagate durante gli
anni 2004 e/o 2005 (si vedano le STCA 42.2009.5, 6, 7, 8, 9 e 11 del 5 maggio
2010 nonché 42.2010.2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 14, 16, e 17 del 19
maggio 2010). 

 

                                         Con
sentenze del 26 agosto 2011 numeri di causa 9C_497/2010, 9C_498/2010,
9C_499/2010, 9C_500/2010, 9C_501/2010 e 9C_503/2010, il Tribunale federale ha
respinto i ricorsi che erano stati interposti dalla __________ e ha quindi
confermato che al momento in cui l’amministrazione ha emanato la decisione
formale di restituzione, il relativo diritto era già perento. 

                                         Queste, in
particolare, le considerazioni che l’Alta Corte ha sviluppato in quelle
sentenze:

 

" 
(…).

5.3 Similmente, la ricorrente dimentica che è stato proprio il
Tribunale federale a precisare recentemente, in una analoga vertenza, che
l'annuncio, per una determinata persona, di un elevato numero di giorni di
servizio può costituire non solo possibilmente, ma addirittura molto
verosimilmente un indizio per un conteggio delle IPG non conforme alla legge
che impone agli organi esecutivi della LIPG (contabili dell'organizzazione di
protezione civile, cassa di compensazione) di quanto meno avviare i necessari
accertamenti (sentenza citata 9C_1057/2008 consid. 4.4.2). In quella occasione
si era trattato di giudicare la richiesta di restituzione formulata dalla cassa
di compensazione del Canton Soletta per le indennità IPG versate di troppo al
Comune di assoggettamento di due suoi militi. Essendo stati annunciati all'IPG,
rispettivamente, 38 e 98 giorni di servizio in più rispetto al numero massimo
annuo indennizzabile (di 28 giorni, tra corsi di ripetizione e corsi di
perfezionamento), questi giorni di servizio in più sono stati necessariamente
considerati interventi straordinari in caso di catastrofe o altre situazioni
d'emergenza oppure interventi di pubblica utilità.

 

Ebbene, per il Tribunale federale, questi numeri avrebbero dovuto
da soli, usando l'attenzione ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle
circostanze, insospettire sia il contabile dell'organizzazione di protezione
civile competente, sia l'ufficio cantonale del militare e della protezione
civile, sia infine la cassa cantonale di compensazione, tanto più che dal 1°
gennaio 2004 gli interventi di pubblica utilità sono unicamente indennizzabili
alle condizioni stabilite dalla OIPU e che soprattutto in questo ambito, con la
possibilità che servizi a favore del proprio datore di lavoro vengano
irregolarmente conteggiati a carico delle IPG, esiste un concreto rischio di
abusi (sentenza citata 9C_1057/2008 consid. 4.4.2; Messaggio concernente la
revisione totale della legislazione sulla protezione civile del 17 ottobre
2001, FF 2002 1535 segg., 1562).

 

Le medesime considerazioni sopra espresse si attagliano alla
fattispecie per valutare la richiesta di restituzione degli indennizzi versati
a torto al consorzio opponente in relazione ai giorni di servizio prestati
negli anni 2004 e/o 2005 dai suoi dieci militi e dipendenti. Anzi, a ben
vedere, le liste elaborate dall'UFPP sulla base dei dati delle domande IPG - i
quali erano quindi necessariamente in possesso anche della Cassa di
compensazione - mettono sovente in risalto un numero di giorni di corsi di
ripetizione (di molto) superiore al limite massimo annuo indennizzabile di 14
giorni (art. 36 LPPC), sicché l'irregolarità della corresponsione delle
prestazioni risultava in realtà (almeno in parte e per questo genere di
servizio) direttamente dagli atti. E anche volendo per ipotesi - come è stato
fatto nella sentenza citata 9C_1057/2008 - dedurre per ogni milite interessato,
oltre ai corsi di ripetizione di 14 giorni annui (art. 36 LPPC) considerati
dalla stessa Corte cantonale (v. pronuncia impugnata pag. 11), ulteriori 14
giorni dal numero totale di giorni di servizio indennizzati secondo le liste
trasmesse il 2 febbraio 2007 dall'UFPP e ora parzialmente chiesti in
restituzione per tenere conto della possibilità riservata dalla legge ai militi
con funzioni di quadro e di specialista di svolgere anche corsi di
perfezionamento (art. 35 LPPC), la sostanza non cambierebbe poiché i giorni in
più rimarrebbero comunque di entità considerevole, in parte addirittura
superiore a quella che aveva occupato la Corte giudicante nella predetta
vertenza.

 

5.4 Per il resto non sono dati (e nemmeno invocati) gli estremi
per procedere a una modifica della peraltro recente prassi di questa Corte (sul
tema cfr. DTF 136 III 6 consid. 3 pag. 8: 135 I
79 consid. 3 pag. 82; 134 V 72 consid. 3.3
pag. 76). Pertanto, la decisione del Tribunale cantonale che in applicazione
dei suddetti principi ha concluso che qualora la Cassa avesse reagito con la
tempestività comandata dalle circostanze, gli accertamenti necessari a
verificare l'esistenza di un obbligo alla restituzione per gli anni 2004 e/o
2005 sarebbero terminati ben prima del 2 febbraio 2007 e che ha quindi fatto
decorrere, al più tardi, da tale data l'inizio del termine annuo di perenzione,
non risulta né da un accertamento manifestamente inesatto dei fatti
determinanti né da una violazione del diritto federale. Non avendo fatto prova
dell'attenzione richiesta dalle circostanze, la Cassa non può prevalersi di una
ipotetica protezione della buona fede (cfr. per analogia art. 3 cpv. 2 CC).

 

5.5 Senza arbitrio la Corte cantonale poteva inoltre, in via
abbondanziale, pure ritenere che il giudizio non sarebbe stato diverso nemmeno
se avesse fatto decorrere l'inizio del termine di perenzione da un periodo
successivo al 2 febbraio 2007 poiché la SMPP, in qualità di organo esecutivo
responsabile della protezione civile, avrebbe dovuto essere in grado, entro due
mesi dalla richiesta di collaborazione formulatale dall'UFPP, di determinare la
somma delle IPG (eventualmente) pagate in eccesso. Questo apprezzamento così
come l'accertamento secondo il quale la SMPP avrebbe concluso il proprio lavoro
di verifica il 20 (o per alcuni militi il 23) aprile 2007, benché opinabile, è
sostenibile poiché trova riscontro nei timbri apposti dal capo servizio
protezione civile N.________ a conferma dell'esattezza dei dati indicati. Il
fatto di essersi fondato ai fini della propria valutazione su questa data
anziché su quella del 25 maggio 2007, alla quale la SMPP trasmise all'UFPP il
risultato delle proprie indagini, o su quella del 25 settembre 2007, per la
quale l'UFPP affermò di avere concluso i propri accertamenti, non rende
manifestamente inesatto (sul significato di tale presupposto cfr. DTF 134 V 53 consid. 4.3
pag. 62) o contrario al diritto l'accertamento dei primi giudici. L'eccezione
per cui in una procedura federale - quale era l'operazione Argus - scadenzata
dall'UFPP non poteva essere decisivo il parere espresso dalla SMPP è
inconsistente non fosse altro perché non tiene conto della giurisprudenza in
materia che considera sufficiente, per l'inizio del termine annuo di perenzione,
la conoscenza dei fatti essenziali anche da parte di una sola delle unità
amministrative incaricate (direttamente o indirettamente: cfr. sentenza citata
9C_534/2009 consid. 3.2.2) dell'attuazione dell'assicurazione.“

 

                               2.7.   Nella concreta evenienza, il
TCA rileva che, in data 7 novembre 2008, l’UFPP ha trasmesso alla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) uno
scritto del seguente tenore:

 

" 
(…).

visto che negli ultimi anni i giorni di servizio
prestati nella protezione civile sono generalmente aumentati, l’Ufficio
federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha invitato il nostro Ufficio a
controllare la regolarità delle indennità di perdita di guadagno versate.
L’UFPP deve soprattutto chiarire se per le IPG versate nel 2006 sono state in
parte violate le prescrizioni legali in materia. 

 

(…).

 

Abbiamo perciò esaminato i questionari IPG dei
militi della protezione civile che nel 2006 hanno prestato più di 25 giorni di
servizio di protezione civile e hanno richiesto per questi l’indennità IPG. Le
nostre constatazioni sono le seguenti:

 

-   In molti casi sono stati nettamente superati i limiti legali per
il numero di giorni di servizio consentiti.

-   I numeri di riferimento della PCi utilizzati dai contabili sono
spesso in contrasto con la designazione dei rispettivi giorni di servizio
prestati.

-   In molti casi é stato abusivamente utilizzato il “servizio di
pubblica utilità” per il disbrigo di compiti amministrativi. 

-   Parecchi militi della protezione civile sono stati impiegati più
volte l’anno quali istruttori, contabili o aiutanti durante corsi d’istruzione
generale e sono stati per questo remunerati con il soldo e dotati di domande
IPG.

 

Per poter continuare la nostra indagine, contiamo
sulla vostra collaborazione. Vi preghiamo di compilare i moduli allegati
“Giorni di servizio secondo i dati delle domande IPG” nel modo seguente: 

(…).”

                                         (cfr.
documentazione UFAS/operazione Argus 2006 e doc. I, p. 7)

 

                                         Dalla
lista elaborata dall’UFPP di cui al succitato scritto del 7 novembre 2008, si evince che per il milite interessato nel 2006 erano stati
attestati 86 giorni di servizio (cfr. doc. 1/C). Tenuto conto che, in
base alla nuova normativa entrata in vigore il 1° gennaio 2004, la durata annua dei corsi di ripetizione è stata limitata a quattordici
giorni al massimo per i quadri e gli specialisti (cfr. art. 36 LPPC) e -
come è stato fatto nella sentenza 9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid.
4.4.2 - che questi stessi militi possono essere chiamati a seguire corsi di
perfezionamento della durata massima complessiva di due settimane (cfr.
art. 35 LPPC), ciò significa che i restanti 58
giorni non potevano che essere degli interventi ai sensi dell’art.
27 LPPC, segnatamente a favore della collettività.

 

                                         Ora,
vista l’importanza del numero di giorni d'intervento a questo titolo e
analogamente a quanto il TF ha stabilito nelle sentenze citate al consid. 2.6.
del presente giudizio, occorre ritenere che l’irregolarità della corresponsione
delle prestazioni emergeva direttamente dagli atti. Qualora gli organi
esecutivi della LIPG avessero reagito con la tempestività imposta dalle
circostanze, gli accertamenti necessari ad appurare l’esistenza di un obbligo
alla restituzione per il 2006 sarebbero terminati ben prima del momento in cui
l’UFPP ha trasmesso per verifica alla SMPP le liste dei giorni di servizio
prestati per persona nel 2006 (il 7 novembre 2008),
momento dal quale ha iniziato a decorrere, al più tardi, il termine di
cui all’art. 25 cpv. 2 LPGA. 

 

                                         Secondo
questo Tribunale, il diritto alla restituzione delle IPG pagate nel 2006 era
pertanto ampiamente perento al momento in cui è stata rilasciata la decisione
formale del 2 novembre 2010. 

 

                               2.8.   A titolo
abbondanziale, sempre analogamente a quanto ha statuito il Tribunale federale
nelle sentenze menzionate al consid. 2.6. del presente giudizio, l’esito della
presente vertenza non sarebbe diverso nemmeno se si volesse considerare che la
decorrenza del termine di perenzione è iniziata successivamente al 7
novembre 2008, data in cui l’UFPP ha trasmesso alla SMPP le
liste dei giorni di servizio prestati durante il 2006. 

                                         In
effetti, appare ragionevole ritenere che la SMPP, nella sua qualità di organo
esecutivo responsabile della protezione civile, avrebbe dovuto essere in grado,
entro due mesi a contare dalla richiesta di collaborazione pervenutale,
di classificare i giorni di servizio prestati dal milite secondo il genere di
intervento, in modo da determinare la somma delle IPG eventualmente pagate in
eccesso. 

                                         In tale
contesto, il TCA ricorda che la giurisprudenza federale, in presenza di indizi
circa una possibile pretesa di restituzione, concede all’autorità un periodo sino
a un massimo di quattro mesi per compiere gli accertamenti ancora
necessari (cfr. il consid. 2.3. del presente giudizio). 

                                         Ora,
nella concreta evenienza, un termine di due mesi costituisce un periodo di
tempo senz’altro adeguato, visto che i dati contenuti nelle liste elaborate
dall’UFPP, e ricevute dalla SMPP, rappresentavano ben più di semplici indizi.
In questo ordine di idee, é utile evidenziare che quella afferente ai giorni di
protezione civile svolti nel 2006, era la seconda tappa dell’operazione
Argus, avviata quando già dai controlli dei giorni di servizio compiuti tra il
2002 e il 2005 erano emerse delle numerose irregolarità. 

 

                                         Anche in
questa eventualità, si deve dunque concludere che, al momento dell’emanazione
della decisione formale del 2 novembre 2010, era già subentrata la perenzione
del diritto alla restituzione.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

                                         §    La
decisione su opposizione del 7 febbraio 2011 é annullata.

                                         §§ La
richiesta di restituzione é perenta. 

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La CO 1
verserà all’insorgente, patrocinato da un avvocato, l’importo di fr. 600 (IVA
inclusa) a titolo di ripetibili. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti