# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1f76a205-bfe4-5a62-88aa-46c1a40bcff3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-03-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 18.03.1996 11.1995.78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-78_1996-03-18.html

## Full Text

Incarto n.

  11.95.00078

  	
  Lugano

  18 marzo 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney–Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

   

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

sedente
per statuire nella causa n. ____ Ord. (azione di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud promossa
con petizione del 12 dicembre 1986 da

 

	
   

  	
  __________, __________ 

  (patrocinato
  dall’avv. dott. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. dott. __________, __________);

   

  

 

esaminati
gli atti,

 

posti
i seguenti

 

punti di questione:

 

                                   1.    Se dev’essere
accolta l’appellazione del 13 luglio 1994 presentata da __________ contro la
sentenza emanata il 21 giugno 1994 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio
Sud;

 

                                   2.   Il giudizio sulle
spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:

 

                                  A.   __________ (1934) e
__________ nata __________ (1938) si sono uniti in matrimonio a __________ il
__________ 1963. Dalla loro unione sono nati i figli __________ (1964) e
__________ (1969). Il marito è dirigente aziendale, la moglie ha lavorato fino
al 1977 presso la __________ dei genitori. Dal mese di giugno 1984 i coniugi
vivono separati.

 

                                  B.   Il 2 aprile 1986
__________ ha instato per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso
il 30 aprile seguente. Il 12 dicembre 1986 il marito ha presentato la petizione
di divorzio, offrendo, in particolare, un contributo alimentare per la moglie
di fr. 1’000.– mensili fino alla maggiore età della figlia __________a.
__________ __________ si è opposta alla petizione con risposta del 9 aprile
1987, sostenendo che il marito era esclusivamente colpevole della disunione e
che essa era disposta a riprendere la vita coniugale. Nei successivi atti
scritti le parti hanno mantenuto le proprie domande.

 

                                         Esperita l’istruttoria, i
coniugi hanno rinunciato a comparire al dibattimento finale e con le rispettive
conclusioni hanno ribadito le domande di giudizio proposte con gli allegati di
petizione e risposta. Il marito ha non di meno limitato l’offerta di un contributo
alimentare di fr. 1’000.– mensili fino al 30 giugno 1993.

 

                                  C.   Statuendo il 21
giugno 1994, il Pretore ha respinto l’azione di divorzio. Le spese, con una
tassa di giustizia di fr. 1’500.– sono state posta a carico del marito, tenuto
a rifondere alla moglie fr. 4’000.– a titolo di ripetibili.

 

                                  D.   Contro la citata
sentenza __________ è insorto con un appello del 13 luglio 1994 nel quale
chiede, in riforma della querelata decisione, l’accoglimento della petizione.
Nelle sue osservazioni del 24 agosto 1994 __________ propone la reiezione del
gravame.

 

Considerando

 

in diritto:

 

                                   1.   Il Pretore, dopo
aver negato l’esistenza di fattori oggettivi di disunione, ha respinto la
petizione considerando che la relazione sentimentale allacciata dal marito con
la cognata della moglie configura colpa preponderante tale da non legittimarlo
a richiedere il divorzio. L’appellante censura le conclusioni del primo
giudice, ribadendo che la responsabilità della disunione dev’essere imputata
all’eccessiva dipendenza della moglie dalla propria famiglia. Egli sostiene
inoltre che la diversa impostazione della vita matrimoniale ha minato sempre
più l’unione coniugale, di modo che la relazione con la cognata non risulta
essere la causa della disunione. L’appellante assevera infine che la moglie,
non avendo la reale volontà di riprendere la vita coniugale, non può
validamente opporsi all’azione di divorzio.

 

                              2. a)    Per l’art. 142 CC
ognuno dei coniugi può domandare il divorzio quando le relazioni coniugali
siano così profondamente turbate e scosse che non si possa ragionevolmente
esigere da essi la continuazione dell’unione coniugale; se tale stato dipende
da colpa preponderante di uno dei coniugi, il divorzio può essere domandato
soltanto dall’altro. Per colpa preponderante si intende un comportamento
colpevole che sia più grave di tutti gli ulteriori elementi di dissidio, ovvero
che superi per causalità le eventuali colpe dell’altro coniuge cumulate ai
fattori oggettivi di disunione (Bühler/Spühler
in: Berner Kommentar, 3ª edizione, note 120 e 122 ad art. 142 CC con numerosi
richiami di dottrina e giurisprudenza; Deschenaux/Tercier/Werro,
Le mariage et le divorce, 4ª edizione, pag. 124, n. 622; v. anche Hinderling/Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 60 segg.).

 

                                  b)   Dal fascicolo
processuale non risulta che l’unione coniugale fosse già in crisi prima
dell’inizio della relazione tra l’appellante e la cognata della moglie. Secondo
quanto riferito dai vari testi nei primi anni di matrimonio i rapporti tra i
coniugi erano ottimi (deposizioni __________ e __________ e __________),
perfetti (deposizioni __________ e __________), molto buoni (deposizioni
__________ e __________), la famiglia era felice e unita (deposizione
__________), senza attriti o discussioni (deposizioni __________ __________);
in sostanza la coppia era affiatata (deposizione __________). Anche le vacanze,
sempre trascorse assieme dai coniugi, fino al 1975 erano allegre e serene
(deposizioni __________ e __________). Contrariamente all’opinione
dell’appellante, i contatti dei testi con la famiglia __________ non sono stati
sporadici, ma sono stati intensi e continui (teste __________), regolari (teste
__________i), molto frequenti (teste __________i), da 3 a 6 volte l’anno (teste
__________), spesse volte (teste __________), ciò che rende priva di
consistenza la critica formulata nell’appello sull’occasionalità e sulla
superficialità delle impressioni dei testi relative allo stato d’animo del
marito. 

 

                                  c)   L’appellante sostiene
che i rapporti coniugali erano comunque già turbati prima della sua relazione,
segnatamente a causa della vicinanza dei suoceri (il marito si sentiva
praticamente integrato nella famiglia della moglie), ciò che nel corso degli
anni ha ingenerato un desiderio di evasione, quasi di ribellione. L’istruttoria
ha permesso di appurare che al momento del matrimonio i coniugi sono vissuti
per qualche mese nell’appartamento dei genitori della moglie (deposizione
__________), e che successivamente essi si sono trasferiti in uno stabile
situato di fronte alla __________ di costoro (loc. cit.). Non è contestato che
la moglie trascorreva prevalentemente il suo tempo nella __________ dei
genitori e che i pranzi familiari venivano consumati in casa __________
(deposizioni __________, __________, __________ e __________), come pure che il
marito aiutasse i suoceri nei lavori di __________, in particolare per le
consegne (deposizioni __________, __________, __________, __________,
__________ e __________i). La circostanza che per il marito tale aiuto fosse
frustrante e insoddisfacente non emerge tuttavia con precisione dall’incarto.
Certo a volte egli sembrava depresso per questo impegno, che non gli lasciava
tempo libero, apparendo perfino amareggiato (deposizione __________), era
stanco e stufo del lavoro (deposizione __________) e accennava a problemi di
stanchezza (deposizione __________ __________), ma risulta anche che egli non
si è mai lamentato (deposizioni __________ __________, __________, __________ e
__________) o solo raramente (deposizione __________ __________), anzi “si
vedeva che lo faceva volentieri” (deposizioni __________ e __________i), anche
perché aveva espresso l’intenzione di ritirare il negozio al decesso dei
suoceri (deposizioni __________ e __________). Gli indizi evocati
dall’appellante a sostegno della sua tesi sono pertanto troppo labili per
giungere con tranquillizzante certezza alle conclusioni da lui auspicate, di
modo che in simili circostanze non vi è motivo per riformare la sentenza del
primo giudice.

 

                                  d)   È possibile che per
l’appellante la vicinanza della famiglia __________ fosse di peso, ma dall’istruttoria
non risulta che egli abbia compiuto concreti tentativi per ovviare a questa
situazione, né che si sia mai lamentato di questo stato di cose. Il fatto che i
coniugi si siano trasferiti dopo pochi mesi di matrimonio in un appartamento situato
di fronte al posto di lavoro della moglie, che questa abbia continuato a
lavorare nella __________ dei genitori e che i coniugi prendessero i loro pasti
presso i suoceri non permette ancora di intravedere un morboso attaccamento
della convenuta alla famiglia __________ a scapito del marito, del quale essa
era per altro innamorata (deposizioni __________ e __________ e __________) e
al quale dimostrava affetto (deposizione __________). Del resto queste
situazioni possono essere ricondotte a contingenze varie: la permanenza agli
inizi del matrimonio nell’appartamento dei suoceri era transitoria, in attesa
di trasferirsi nell’appartamento di fronte (deposizione __________), mentre il
consumo dei pasti nel retro bottega del negozio era dovuto anche alla comodità
di beneficiare dei prodotti della __________ (deposizione __________i). Va
infine rilevato che questa situazione si è, in ogni caso, modificata nel tempo,
i coniugi essendosi dapprima trasferiti in un’altra abitazione (deposizione
__________), dove prendevano anche i pasti (deposizione __________). Certo
__________ ha avuto modo di affermare che un giorno imprecisato il marito,
stufo di mangiare dai suoceri, ha ottenuto di cenare la sera in casa propria,
ma questa stessa perentoria affermazione è stata mitigata da __________, per la
quale i coniugi hanno iniziato a cenare in casa propria non appena il marito
espresse questo desiderio, peraltro prontamente assecondato dalla moglie. Ora,
tenuto conto di esposto in precedenza, non è condivisibile l’assunto dell’appellante
e considerare questo episodio come un sintomo di irrimediabile rottura dei
rapporti coniugali. Anzi, ciò dimostra semmai che la moglie dava prova di buona
volontà per superare le difficoltà coniugali. In queste condizioni non è
possibile ravvisare la causa del dissidio coniugale in fattori oggettivi
dipendenti da una diversa impostazione della vita matrimoniale, come da lui
preteso. 

                                         Si aggiunga che a ogni
coniuge incombe l’obbligo di far prova di buona volontà, pazienza, indulgenza e
sacrificio per comporre i dissidi e che se questi sono dovuti a un fatto di
carattere, ognuno deve fare il possibile per adattarsi all’altro (DTF 116 II
15; Bühler/Spühler, op. cit.,
nota 54 ad art. 142 CC). Va inoltre rilevato che a partire dal 1977,
allorquando la __________ è stata chiusa, la situazione di disagio addotta
dall’appellante non esisteva più. Il marito evoca invero il fatto che dopo la
chiusura del negozio la moglie ha continuato a intrattenere stretti rapporti
con la propria madre (circostanza confermata dalla teste __________), ciò che
costituirebbe un sintomo della preferenza data alla propria famiglia di origine
a scapito di quella creata dal matrimonio. Ma questa sua interpretazione non
può però ancora una volta essere condivisa, ritenuto che la teste si è espressa
sulla situazione esistente nel 1991, ossia dopo la separazione, mentre il fatto
che la suocera si fermasse qualche volta a pranzo presso la figlia (risposta
punto 6, pag. 3), non è ancora sufficiente per provare un disinteresse della
moglie per la famiglia tale da assurgere a colpa. Nell’appello il marito avanza
tutta una serie di motivi che l’avrebbero indotto a non chiedere il divorzio
nei primi 14 anni di vita coniugale, quali le speranze di un miglioramento
della situazione, la giovane età dei figli, i condizionamenti di natura
sociale, familiare e religiosa e il timore di dover avviare la causa di
divorzio nella giurisdizione dove era Pretore il fratello della moglie. Si
tratta però solo di ipotesi, plausibili a detta dell’appellante, ma sprovviste
di supporto probatorio e come tali inefficaci per sostenere la tesi della
turbativa dovuta a fattori oggettivi.

                                         In definitiva, ritenuto
che per scindere i rapporti coniugali il giudice deve fondarsi su fatti
precisi, oggettivamente riscontrabili e dai quali risulti il turbamento
dell’unione coniugale, nella fattispecie non è possibile concludere che la
situazione familiare era irrimediabilmente compromessa prima della relazione
extraconiugale del marito.

 

                                   3.   Spettava
all’appellante, per altro, dimostrato che la sua relazione con la cognata della
moglie non era causale per la disunione.

                                         Il coniuge che, lasciato
il domicilio coniugale, allaccia una relazione stabile, è presunto infatti
essere responsabile della disunione, a meno che dimostri la preesistenza del
dissidio coniugale (Bühler/Spühler
op. cit., nota 126 ad art. 142 CC con riferimenti di giurisprudenza), ciò che
nella fattispecie all’appellante non è riuscito. Benché non sia possibile
appurare con precisione l’inizio di questa relazione, l’istruttoria ha in
realtà suffragato quanto il marito avrebbe dovuto smentire. Come si è visto in
precedenza (consid. 2b), prima della nota relazione l’unione coniugale appariva
ai terzi serena e felice; la situazione è per contro radicalmente cambiata dopo
l’inizio della relazione sentimentale del marito con la cognata. I testi hanno
riferito a questo proposito che i rapporti si sono turbati (deposizione
__________), sono mutati (deposizioni __________ __________ e __________i),
raffreddati (deposizione __________ __________), al punto che la moglie ne fu
molto scossa (deposizioni __________ e __________) e ne ha molto sofferto
(deposizione __________). In sostanza, quindi da quel momento i rapporti tra i
coniugi non sono più stati quelli di prima, ma sono diventati tesi (deposizione
__________). In conclusione, viste le emergenze processuali la domanda di
divorzio del marito dev’essere respinta, poiché egli è coniuge esclusivamente
responsabile della disunione, non risultando che eventuali fattori oggettivi
di disunione abbiano concorso alla rottura dei rapporti coniugali.

 

 

                                   4.   Sostiene
l’appellante che la moglie non potrebbe opporsi al divorzio, poiché essa non ha
mai intrapreso nessun tentativo per dimostrare la sua effettiva volontà di ricostruire
il matrimonio. Ora, l’opposizione del coniuge innocente deve essere respinta
qualora configuri un manifesto abuso di diritto. Tale possibilità è da
ammettere con grande riserbo e cioè quando la posizione dell’opponente è
assolutamente priva di senso e non sorretta da alcun interesse degno di
protezione (DTF 111 II 112 consid. 1d; Bühler/Spühler,
op. cit., nota 145 ad art.
142 CC; Deschenaux/Tercier/Werro,
op. cit., pag. 126, n. 627). L’onere probatorio dell’abuso di diritto incombe
all’attore (DTF 108 II 507; Bühler/Spühler,
op. cit., nota 146 ad art.
142 CC). Nella fattispecie dal fascicolo processuale è emerso che la moglie ha
sempre sperato in una riconciliazione (risposta pag. 3, duplica pag. 4,
conclusioni pag. 4, osservazioni all’appello pag. 3, deposizione __________).
Certo, non risulta, né la moglie lo afferma, che essa abbia fatto concreti
tentativi per riconciliarsi con il marito, ciò che tuttavia nemmeno poteva
essere preteso da lei nei confronti di un coniuge adultero che non ha mai
inteso ritornare sui suoi passi. Non essendo stato provato, e neppure reso verosimile,
che la convenuta non tiene più al vincolo matrimoniale se non per la forma,
così che il rifiuto del divorzio non servirebbe che a mantenere un’unione
assolutamente vuota di contenuto (DTF 108 II 112; Deschenaux/Tercier/Werro, op. cit., pag. 125, n. 626), la
sua opposizione merita protezione. Il fatto che poi essa nel sostanziare la sua
opposizione al divorzio abbia rinunciato a invocare l’adulterio non è decisivo,
e ciò non significa ancora che essa abbia tollerato la situazione. Del resto, a
prescindere dalla circostanza che l’ipotesi di cui all’art. 137 cpv. 3 CC
concerne il caso del divorzio chiesto dal coniuge che ha consentito o perdonato
l’adulterio ciò che non risulta nella fattispecie, l’eventuale perdono
accordato dalla moglie non rende ancora innocente il coniuge colpevole (DTF 117
II 13). Giovi a questo proposito rilevare che i motivi per cui un coniuge innocente
si oppone al divorzio sono – di massima – irrilevanti, il diritto di
opposizione come tale essendo garantito dalla legge (art. 142 cpv. 2 CC; Bühler/Spühler, op. cit., nota 143 ad art. 142 CC). Il solo
limite consiste, come si è spiegato, nel divieto dell’abuso (DTF 111 II 112),
ma il semplice fatto che un matrimonio non possa più essere salvato non basta a
far apparire abusiva l’opposizione del coniuge innocente (Bühler/Spühler, op. cit., nota 149 ad art. 142 CC). Per
dimostrare l’abuso bisogna fondarsi su circostanze qualificate, tanto meno
evidenti nella fattispecie. Si aggiunga che il Tribunale federale ha recentemente
avuto modo di affermare che l’opposizione non è abusiva nemmeno quando il coniuge
innocente non si limiti a opporsi al divorzio, ma domandi in via
riconvenzionale il divorzio o la separazione (DTF 118 II 20 consid. 2). 

                                         

                                         È vero infine che se al
momento dell’introduzione della domanda di divorzio i coniugi sono separati da
15 anni si può ammettere che l’opponente abbia perso di fatto la reale volontà
di continuare nel matrimonio e che pertanto non abbia più un interesse legittimo
(DTF 108 II 503), ma questa presunzione non giova all’appellante, ritenuto che
i coniugi al momento della petizione erano separati da soli due anni (cfr.
consid. A).Inconcludente è infine, ancorché non provata, la circostanza che
anche la cognata sentiva sempre più pesare sulla propria vita matrimoniale
l’influenza della famiglia __________ (appello pag. 11). Ciò premesso, non
avendo il marito, coniuge esclusivamente colpevole, dimostrato che
l’opposizione della convenuta è destituita di buon diritto, l’appello
dev’essere respinto. 

 

                                   5.   Gli oneri
processuali del presente giudizio seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC)
e sono posti a carico dell’appellante.

 

Per
questi motivi, 

vista
sulle spese anche la tariffa giudiziaria

 

pronuncia:

 

                                   1.   L’appello è respinto
e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri del
presente giudizio, consistenti in:

                                         a) tassa di giustizia                           fr.
750.–

                                         b) spese                                             fr.  
50.–

                                                                                                     fr.
800.–

                                         sono posti a carico
dell’appellante che rifonderà alla controparte l’importo di fr. 1’000.– per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione a:

                                         – avv. dott. __________,
__________;

                                         – avv. dott. __________,
__________.

                                         Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Mendrisio Sud.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria