# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5880d6a2-cca3-592e-9b6e-d6846e05dc8f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-03-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 21.03.2001 11.2000.103
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2000-103_2001-03-21.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2000.00103

  	
  Lugano

  21 marzo 2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, vicepresidente, 

  Giani e Pellegrini

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

 

sedente per statuire nella causa __.__._______ (azione
confessoria) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, promossa con petizione
del 21 settembre 1999 da

 

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ 

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

	
   

  	
  __________ e __________ __________, __________

  (patrocinati dall'avv. __________
  __________ __________, __________);

   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 19 settembre 2000 presentato da __________
e __________ __________ contro la sentenza emessa il 19 agosto 2000 dal
Pretore del Distretto di Lugano, sezio-ne 2;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ è proprietaria della particella n. __________RFP di __________,
che confina con la particella n. __________appartenente
a __________ e __________ __________. Su
entrambi i fondi sorgono case d'abitazione. A carico della particella n. __________ è stata iscritta una servitù di
passo pedonale e veicolare a favore della particella n. __________in seguito a una transazione del 1° febbraio 1991
conclusa davanti al giudice delegato del Tribunale federale nell'ambito di una
causa di diritto amministrativo. Tale servitù permette l'accesso al fondo
dominante dalla pubblica via per il tramite di una strada. Nel dicembre del
1997 __________ e __________ __________
hanno posato un cancello sulla citata strada.

                                      

                                  B.   Il 5
gennaio 1998 __________ __________ si è rivolta al Pretore del
Distretto di Lugano, sezione 2, perché ordinasse in via cautelare a __________ e __________
__________ di non ostacolare l'accesso
formante oggetto della servitù. Con decreto del 24 agosto 1999 il Pretore ha
accolto l'istanza, ha ordinato ad __________
e __________ __________ di astenersi dall'ostacolare in qualsiasi modo
l'accesso veicolare e pedonale, eliminando ogni ostacolo o impedimento già
posto, e ha assegnato all'istante un termine di 30 giorni per [BG1] “promuovere la causa a convalida del (...) provvedimento cautelare”.

                                      

                                  C.   Con
istanza (recte: petizione) del 21 settembre 1999 __________
__________ ha chiesto al Pretore di
vietare a __________ e __________ __________,
sotto comminatoria dell'art. 292 CP, di chiudere o di ostacolare in qualsiasi modo
l'accesso veicolare e pedonale alla strada oggetto della servitù. Nella loro
risposta del 30 novembre 1999 i convenuti si sono opposti all'azione e nei
successivi atti scritti le parti hanno mantenuto le loro domande. All'udienza
preliminare del 6 aprile 2000, non essendovi prove da assumere, ha avuto luogo
immediatamente il dibattimento finale. 

 

                                  D.   Con
sentenza del 19 agosto 2000 il Pretore ha accolto la petizione e ha ordinato a __________ e __________
__________ di astenersi da ogni atto di
illecita violenza, segnatamente dal chiudere o ostacolare in qualsiasi modo
l'accesso veicolare e pedonale alla strada esistente sulla particella n.
__________, eliminando ogni ostacolo o impedimento già posto in atto. Le spese,
con una tassa di giustizia di fr. 600.–, sono state poste a carico dei
convenuti in solido, tenuti a rifondere all'istante fr. 800.– per ripetibili. 

 

                                  E.   Contro
la predetta sentenza __________ e __________ __________
sono insorti con un appello del 19 settembre 2000 in cui chiedono che la
petizione sia respinta e che il giudizio del Pretore sia riformato di
conseguenza. Nelle sue osservazioni del 19 ottobre 2000 __________ __________
propone di respingere il ricorso e di confermare la sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore non ha stabilito il valore litigioso, determinante –
oltre che per l'appellabilità (art. 15 CPC) – per la ripartizione degli oneri
processuali e delle ripetibili. Ora, giusta l'art. 9 cpv. 3 CPC nelle
controversie relative a servitù, il valore litigioso è quello che tale diritto
ha per il fondo dominante o quello provocato dalla svalutazione causata al
fondo serviente, se questa è maggiore (cfr. anche Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation
judiciaire, vol. I, Berna 1990, pag. 284, n. 9.5 ad art. 36). Mancando
indicazioni al riguardo, in caso di dubbio la causa va rinviata al Pretore
perché fissi il valore della contestazione (art. 13 CPC). Nel caso in esame, in
ogni modo, si può ragionevolmente presumere che tale valore ecceda fr. 8'000.–,
ove appena si consideri che l'attrice ha dovuto versare ai vicini fr. 10'000.–
per i lavori di sistemazione della strada (doc. 3: decreto di stralcio 6
febbraio 1991 del Tribunale federale). Sotto questo profilo l'appello risulta
dunque ricevibile.

 

                                   2.   Nella fattispecie il Pretore ha ritenuto la posa del cancello incompatibile
con quanto dispone l'art. 737 cpv. 3 CC, anche perché la strada in questione
costituisce un accesso necessario dalla pubblica via all'abitazione
dell'attrice. Egli ha rilevato inoltre che i convenuti non hanno dimostrato
particolari e concreti motivi per limitare il libero transito, né hanno provato
che il cancello sia l'unica possibilità per impedire a terzi l'accesso al loro
fondo. Quanto alla circostanza che l'attrice abbia posato a sua volta un
cancello all'entrata della sua proprietà, ciò non rende abusiva – ha soggiunto
il Pretore – l'opposizione di lei.                              

 

                                   3.   Gli appellanti affermano in sintesi di avere posato il noto cancello
per ovvii e legittimi motivi di sicurezza, in particolare per prevenire accessi
indesiderati suscettibili di portare a furti o ad atti vandalici, del resto
ricorrenti in quartieri residenziali. Essi sostengono che la giurisprudenza
ammette la possibilità di chiudere un passo con un cancello consegnando le
chiavi al vicino, e che in concreto l'esercizio della servitù non è
intollerabilmente ostacolato, anche perché nella ponderazione dei contrapposti
interessi il loro diritto di chiudere il cancello è senz'altro preminente. A
loro avviso, quindi, l'opposizione dell'attrice è abusiva e non merita tutela.

                                          

                                   4.   Per
l'art. 737 cpv. 3 CC il proprietario del fondo serviente non può intraprendere
nulla che possa impedire o rendere più difficile l'esercizio della servitù.
Egli può imporre al beneficiario della servitù di prendere tutte le misure atte
a ridurre o sopprimere gli effetti pregiudizievoli dell'onere, a condizione
però che le prerogative dell'avente diritto non risultino limitate. Per
principio il diritto di cintare il fondo gravato da una servitù di passo è
legittimo (Rep. 1989 pag. 486), non invece quello chiudere l'accesso con un
cancello, pur consegnando le chiavi all'avente diritto. In tal caso occorre
soppesare infatti i contrapposti interessi, con riguardo alle specificità del
caso (DTF 113 II 155 in fondo). La chiusura a chiave costituisce un
inconveniente ammissibile se il passaggio non è usato regolarmente (DTF 113 II
154 consid. 5 con riferimento a Leemann)
o è usato solo un paio di volte la settimana (Piotet
in: Traité de droit suisse, tomo V, 3, Friburgo 1978, pag. 71). Non invece se è
adoperato di continuo o più volte al giorno, specialmente ove si tratti di un
passo veicolare (DTF citata loc. cit.). Condizionare il passaggio all'uso di
una chiave, inoltre, costituisce una restrizione al passo originariamente
pattuito, sicché incombe al proprietario del fondo serviente rendere verosimile
il suo preminente interesse a chiudere il passo. 

 

                                   5.   Nel caso precipuo tutto quanto gli appellanti adducono a sostegno
della chiusura è l'esigenza di prevenire vandalismi e accessi indesiderati di
terzi, che potrebbero portare a furti o ad atti di teppismo. Rischi del genere
tuttavia, contestati dall'attrice, non trovano concreto riscontro nelle
risultanze istruttorie, né gli interessati hanno reso verosimile che nei
paraggi siano avvenuti episodi del genere. Certo, essi pretendono che si tratta
di prevenire simili pericoli, ma ciò non basta per imporre alla beneficiaria
della servitù l'obbligo di aprire e chiudere a chiave il cancello ogni volta
che entra o esce di casa, tanto meno se si pensa che essa non può far capo ad
altri accessi per la pubblica via. Si ammettesse la possibilità di chiudere un
passo con un cancello sulla base di timori generici o astratti, ancorché
prospettabili, gli interessi del proprietario serviente prevarrebbero sempre.
Del resto l'attrice ha adombrato una soluzione alternativa a quella litigiosa,
soluzione che gli appellanti contestano (asserendo che comporterebbe la
chiusura dell'intero piazzale verso il passo, che non è possibile far scorrere
un cancello su binari, che ciò implicherebbe una completa ostruzione della
strada), senza però dimostrare in alcun modo le loro affermazioni. In
circostanze del genere non si può certo dire che i convenuti abbiano sufficientemente
giustificato la necessità di chiudere a chiave il cancello sul loro fondo.

 

                                   6.   Sostengono gli appellanti che la chiusura del cancello non comporta
alcun effettivo inconveniente per la vicina, anche perché essi sono disposti a
disporre tutti gli accorgimenti tecnici (motorizzazione, telecomandi, pulsanti
di apertura a distanza) per evitare incomodi. In realtà l'argomentazione esula
dalla presente causa, ove in discussione non è la posa di un cancello automatico
o con comando a distanza, ma di un cancello che impone all'attrice, ai suoi
familiari e a eventuali visitatori di scendere dall'automobile per aprire e
chiudere a chiave. Poco importa che l'attrice abbia a sua volta posato una
cancellata all'entrata della sua proprietà, i convenuti non potendo dolersi di
una decisione della vicina che non li tocca affatto. Nemmeno può dirsi seriamente
che, nella misura in cui costituisce un semplice passo necessario, la servitù
possa anche essere scomoda (appello pag. 13). Gli appellanti dimenticano
infatti che il diritto iscritto a registro fondiario “corrisponde alla strada
attualmente esistente” (doc. 3), sulla quale al momento della costituzione
della servitù non vi era ostacolo di sorta. 

 

                                   7.   Né
l'opposizione dell'avente diritto alla servitù appare abusiva. Intanto poco importa
che l'attrice non abbia ancora dovuto affrontare oneri finanziari per
l'acquisizione della servitù. Ciò non significa invero che essa non possa far
valere i diritti connessi all'uso di un diritto regolarmente iscritto nel
registro fondiario. Inoltre la circostanza che essa non abbia aderito alla
proposta di transazione formulata dal Pretore non legittima l'agire dei convenuti
in contrasto con le prerogative conferite alla vicina dalla servitù. Infine,
contrariamente a quanto pretendono gli appellanti, quand'anche l'attrice
esercitasse il suo diritto senza riguardo, ciò non giustificherebbe comunque
sia la posa di un cancello su una strada oggetto di una servitù di passo. Ne
discende che l'appello, destituito di ogni buon diritto, deve essere respinto.

 

                                   8.   Gli oneri processuali, commisurati all'importanza del litigio, seguono
la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'indennità per ripetibili tiene conto
della circostanza che l'appellata non si è dovuta rivolgere a un legale; si
limita quindi a rimunerare equitativamente il dispendio di tempo a lei occorso
per far valere personalmente le sue ragioni davanti a questa Camera.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

                                      

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 350.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
400.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 200.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv. __________ __________
__________, __________;

                                         – __________ __________,
__________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il vicepresidente                                                    Il
segretario