# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 364211e1-ac1c-5c43-82a0-e30cd7086d80
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 06.06.2005 INC.2005.15503
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2005-15503_2005-06-06.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2005.15503

  	
  Lugano

  6 giugno 2005

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Claudia Solcà

  
	
   

  sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
  presentata il 31 maggio 2005 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________, attualmente detenuto c/o __________

  (patr. dall’avv. __________)

  
	
   

  	
   

  e qui trasmessa con preavviso negativo del 2 giugno 2005
  dal

   

  Procuratore pubblico Rosa Item, Lugano

  

 

 

visto l’incarto MP __________;

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

A.

 

__________ è stato arrestato il
20 marzo 2005 dalla Polizia cantonale su ordine d’arresto di stessa data della
Procuratrice pubblica Rosa Item. Con la richiesta di conferma dell’arresto 20
marzo 2005 il magistrato inquirente ha promosso a __________ l’accusa per
titolo di incendio intenzionale, danneggiamento e infrazione alla Legge
federale suelle armi (Inc. GIAR 155.2005.1, doc. 1), mentre che questo giudice
ha confermato l’arresto dell’accusato, considerata la presenza di gravi e
concreti indizi di colpevolezza, per i bisogni dell’istruzione e per il
pericolo di recidiva (Inc. GIAR 256.2005.1, doc. 5).

A verbale di conferma
dell’arresto, così come già davanti alla Polizia giudiziaria, __________,
seppure confusamente, ha ammesso di avere appiccato gli incendi alla __________
di __________, al negozio __________ ed alla porta d’entrata dell’appartamento
di __________. 

 

 

B.

 

Il 31 maggio 2005 __________, con
l’istanza in discussione e per il tramite del suo difensore, chiede di essere
posto in libertà provvisoria condizionatamente al suo immediato e spontaneo
ricovero presso la __________ di __________ al fine di sottoporsi alle cure
ritenute necessarie dai medici potendo lasciare la clinica soltanto al momento
e secondo le modalità indicate dal personale di cura e ciò sotto comminatoria
dell’art. 109 cpv. 1 in caso __________ contravvenga alle disposizioni appena
menzionante. L’accusato non nega assolutamente l’esistenza di gravi e concreti
indizi di colpevolezza a suo carico ma ritiene che gli stessi, adeguatamente contestualizzati,
possano apparire come l’esito di gravi disturbi psicologici evidenziati nella
perizia psichiatrica del dottor __________.

 

A mente dell’istante non
susciterebbero più i motivi di interesse pubblico che giustificano un suo
mantenimento in carcere preventivo.

Con la consegna della perizia e
la sua delucidazione orale e con il verbale del 30 maggio dell’accusato si
sarebbe di fatto esaurita l’istruttoria. Non vi sarebbe pericolo di fuga perché
__________ vive in Ticino da oltre 15 anni, è spostato con una cittadina
Svizzera e ha una figlia cui è molto legato.

Per quanto riguarda il pericolo
di recidiva non sarebbe presente con riferimento alle conclusioni del perito di
cui se del caso si dirà in seguito.

L’istante sottolinea poi che la
sua richiesta non è finalizzata a semplice ottenimento della libertà
provvisoria, bensì di permettergli il ricovero volontario alla __________ al
fine di sottoporsi alle cure che sono state ritenute indispensabili dal perito.

 

 

C.

 

Il magistrato inquirente, con
preavviso negativo 2 giugno 2005 (Inc. GIAR 155.2005.3, doc. 2) ribadisce che
esistono gravi e concreti indizi di colpevolezza, avendo __________ ammesso di
avere incendiato la __________, il negozio __________ e la porta
dell’appartamento di __________, nonché biosogni istruttori e pericolo di
recidiva.

 

Per quanto riguarda i bisogni
istruttori gli inquirenti starebbero compiendo atti istruttori (tra cui la
richiesta dei tabulati telefonici di __________) volti a verificare il
coinvolgimento di terzi nei fatti del 13/14 marzo 2005, nonché se l’accusato
risulta implicato in ulteriori incendi che si sono verificati nel periodo tra
il 26 gennaio e il 13 marzo 2005 e l’eventuale coinvolgimento di terzi negli
stessi. Allo stadio attuale, in caso di messa in libertà provvisoria
dell’accusato, non sarebbe quindi possibile escludere il pericolo di collusione
con eventuali persone che dovessero risultare coinvolte nei fatti.

 

A mente del magistrato inquirente
sussisterebbe poi concreto pericolo di recidiva dal momento che mettere __________
in libertà provvisoria con la condizione di risiedere presso la __________
sottoponendosi alle cure ritenute necessarie dai medici di tale struttura non
sarebbe la benché minima garanzia atta a scongiurare una possibile sua fuga
dalla clinica ed una sua recidiva per i reati a lui imputati visto come le
similari cure a lui somministrate dal dr. __________ non gli avevano impedito
di commettere i crimini e i delitti da lui riconosciuti, e che lo stesso perito
ha subordinato l’esclusione di un pericolo di recidiva non solo alla condizione
di adeguate misure terapeutiche ma soprattutto al miglioramento dell’attuale
florida patologia dell’accusato, risultato che al momento non sarebbe
assolutamente garantito.

 

 

In diritto:

 

 

 

1.

 

L’accusato, detenuto, è pacificamente legittimato a
presentare istanza di libertà provvisoria.

Il preavviso del Procuratore pubblico, ritenuta ricezione
dell’istanza il 31 maggio 2005, è tempestivo avendo trasmesso a questo ufficio
il preavviso negativo il 2 giugno 2005, nel termine quindi di 3 giorni.

 

 

2.

 

I principi che reggono la
materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.

 

 

L’art. 95 CPP – corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso)
proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a
carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un
crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di
interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni
dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di
inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare
ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse
pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20
marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 , pag. 32, nota 3), tra
altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998
n. 105).

L’eccezione della cautelare
privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara
base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza
ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei
ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto
implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158;
1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già
la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP
1980 pag. 128).

(per tutte: sentenza GIAR
21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).

 

 

3.

 

Anche qualora non contestata,
l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza deve essere verificata
d’ufficio nei limiti di competenza di questo giudice derivanti dalla sua
funzione che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il
mantenimento della misura restrittiva della libertà personale e non di valutare
nella sostanza l’esistenza di un reato.

Con verosimiglianza sufficiente,
a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può concludere per la
presenza di seri e di concreti indizi di colpevolezza a carico di __________
relativi ad un suo coinvolgimento nei fatti inquisiti.

Non solo __________ ha ammesso di
avere commesso gli incendi alla __________, al negozio __________ ed alla porta
d’entrata dell’appartamento di __________, ma indizi oggettivi – quali le
tracce del suo DNA che sono state rinvenute sul luogo del reato e il
ritrovamento nella sua automobile delle bottiglie con le quali ha trasportato
il liquidi infiammabile che ha utilizzato per appiccare gli incendi
summenzionati – concorrono a sostenere la tesi che si sia reso colpevole di
simili gesta.

 

 

4.

 

L’accusato ritiene che non
sussistano più bisogni istruttori dal momento che l’istruttoria si sarebbe
esaurita con gli accertamenti peritali e la delucidazione orale del perito,
nonché con l’interrogatorio dell'accusato avvenuto in data 30 maggio 2005. A
mente dell’istante potrebbero esserci ancora dettagli da chiarire ma il
perdurare di una detenzione preventiva non potrebbe in alcun modo fondarsi su
necessità istruttorie e pericolo di collusione. Secondo il magistrato
inquirente sussisterebbero invece ancora motivi istruttori e concreto pericolo
di collusione con riferimento agli accertamenti ordinati per verificare
l’eventuale coinvolgimento di terzi nei fatti del 13/14 marzo 2005 dal momento
che l’accusato non renderebbe un plausibile motivo per i fatti avvenuti in
danno della __________ e del negozio __________. Non potendo escludere il
coinvolgimento di terze persone a mente del magistrato inquirente una messa in
libertà provvisoria di __________ non potrebbe escludere il pericolo di
collusione con le persone che dovessero risultare coinvolte nei fatti.

 

 

In merito ai
bisogni istruttori atti a giustificare la detenzione preventiva, vi é
consolidata giurisprudenza (e dottrina):

 

" 

In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare
la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non
s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli
accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o
d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta
raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse,
ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.;
RDAT 1988 no. 24). In quest'ottica
il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto
"Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die
Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte
die Aussage verweigert, genügt nicht" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).
Occorre che l'indagato, se posto in
libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e,
conseguentemente, l'esito.

 

E', inoltre, necessario che questa possibilità
di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti:
"Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die
theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren
könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder        die Nichtgewährung von
Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konktrete
Indizien für eine solche Gefahr sprechen." (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).

 

Gli elementi di concretezza del pericolo vanno
individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e
nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad
esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non
può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della
misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del
teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza
d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p.
438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice atteggiamento di diniego
dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).

      (GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)

 

Nello stesso senso, la CRP:

 

"I rischi di collusione e di inquinamento delle prove
sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta
generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già
sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non arrestati, messi in
atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi
fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso
della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. la
possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da
parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi concreti, la
realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in
maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000 in re A. e rif.; R. Hauser/E.
Schweri, op. cit. § 68 n. 13;
G. Piquerez, op. cit. n. 2344 ss.)"

(sentenza 16 settembre 2004 in re B., CRP 60.2004.297)

 

In simile contesto giuridico, è evidente che il fatto che
l'inchiesta sia ormai nelle fasi finali con l’accusato, reo confesso, che
ribadisce la propria versione dei fatti in merito alle motivazioni che l’hanno
spinto a commettere gli incendi del 13/14 marzo 2005 in danno della __________
e del negozio __________, in particolare di avere agito per “fare uno scherzo”
e senza l’aiuto o il coinvolgimento di terze persone, non permette, da solo,
conclusione alcuna in merito alla esistenza di pericolo di collusione o
inquinamento delle prove.

La sussistenza, a tale stadio, di un pericolo di collusione e/o di inquinamento
delle prove, deve essere sostanziata con riferimento al caso specifico
(atteggiamento processuale dell'accusato, ammissioni e non, accertamenti e
prove non ancora consolidate, prove ancora proponibili, tipologia delle stesse
e possibilità concreta di influenza da parte dell'accusato, ecc.):

 

"E' compito del magistrato inquirente (anche nel rispetto dell'obbligo
di motivazione e della garanzia del contraddittorio - si veda, inoltre, la nota
alla sentenza 25 marzo 1998, in REP 1998 p.329), se ne afferma l'esistenza,
sostanziare la presenza di concreti elementi indicanti pericolo di collusione o
inquinamento delle prove ("non spetta infatti a questo giudice
approfondire o addirittura ipotizzare quanto sta dietro … scarna affermazione
del preavviso negativo" - sentenza GIAR 4 aprile 2002 in re C.);" (GIAR
23 settembre 2002 in re Y.)

 

Nel
caso in esame, il preavviso sostanzia concretezza del pericolo di collusione
invocato, con riferimento alla necessità di verificare il teoretico
coinvolgimento di terze persone nei fatti ammessi da __________,
rispettivamente di accertare il suo coinvolgimento in ulteriori incendi che si
sono verificati tra il 26 gennaio e il 23 marzo 2005 a Lugano e l'eventuale
intervento di terze persone anche in questi incendi. Le verifiche in corso
consisterebbero unicamente nella richiesta di tabulati retroattivi delle utenze
telefoniche di __________ per questi mesi. al fine di accertare gli spostamenti
di __________ tramite Standort e le persone chiamate in questo periodo, non
potendosi escludere pericolo di collusione con eventuali persone che dovessero
essere coinvolte nei fatti.

 

Mal
si comprende il motivo per il quale gli inquirenti, se effettivamente
dubitavano del coinvolgimento di terze persone negli incendi messi in atto da __________,
abbiano intrapreso questo atto istruttorio soltanto ora, a cavallo di
un’istanza di libertà provvisoria, quando l’accusato è dal primo verbale di
Polizia, per proseguire davanti a questo giudice nel verbale di conferma
dell’arresto e poi davanti al Procuratore pubblico, che nega il coinvolgimento
di terzi nei fatti imputatigli come pure di avere appiccato altri incendi a
Lugano, quelli perlomeno che gli sono stati contestati. D’altronde ci si chiede
quale possa essere l’utilità ad esempio della verifica degli Standort in
mancanza di altri elementi indizianti: __________ vive a __________ e gli
incendi imputabili sono avvenuti tutti a Lugano: è quindi abbastanza probabile
che l’utenza Mobile di __________ per le date degli incendi si appoggiasse ad
un’antenna telefonica di Lugano.

 

Per
quanto riguarda i tabulati con riferimento all’identificazione di un’eventuale
“terzo” che potrebbe avere aiutato __________ o influito sul suo modo d’agire,
non si vede in che modo __________, se posto in libertà provvisoria con
l’obbligo per di più di risiedere presso la __________, possa porre in atto
delle misure collusive. __________ ha sempre negato ogni intervento di terzi e
agli atti non vi sono indizi, neppure vaghi, che indicano un possibile coinvolgimento
di terze persone nei fatti a lui imputati. Egli è al corrente che verranno
analizzati i tabulati retroattivi delle sue utenze telefoniche e non si è
opposto a tale misura.

 

Nel caso in esame, il preavviso
non sostanzia concretezza del pericolo di collusione invocato, limitandosi ad
affermarne la possibilità. In presenza di un accusato reo confesso, ciò è
insufficiente e non permette corretta verifica da parte di questo giudice.

 

 

5.

 

Per quanto riguarda il pericolo
di recidiva, lo stesso deve essere concreto (DTF 105 Ia 31) e risultare da una
valutazione dell’insieme delle circostanze, tra cui i precedenti dell’accusato,
il suo comportamento durante l’istruttoria, la sua personalità, le modalità di
commissione dei reati (Luvini, I presupposti materiali del carcere preventivo
nel processo penale ticinese, Rep. 1989, p. 294; G. Piquerez, Manuel de
procédure pénale suisse, Zürich 2001, n° 1479/1483).

 

Il magistrato inquirente – dopo
avere sottolineato che __________ ha commesso i fatti imputatigli quando già si
trovava da qualche mese in cura psichiatrica, seguito regolarmente anche con la
somministrazione di una terapia farmacologica e che ciò non è stato sufficiente
per trattenerlo dal commettere i fatti che gli vengono contestati – sostiene
che porlo in libertà provvisoria con la condizione di risiedere presso la __________
sottoponendosi alle cure dei sanitari (verosimilmente simili a quelle
somministrare dal suo psichiatrica, il dottor __________) non dà la benché
minima garanzia atta a scongiurare una sua possibile recidiva e evoca il
pericolo di recidiva, con riferimento all’esito della perizia psichiatrica e
del verbale di delucidazione del perito psichiatrico dottor __________
(preavviso negativo, p. 2).

D’altra parte pure l’istante, per
sostenere l’assenza del pericolo di recidiva, si appella alla perizia
psichiatrica ed al verbale di delucidazione orale del perito del 30 maggio 2005
citando la risposta del perito alla domanda 5, secondo cui non sarebbe
probabile una fuga di __________ dalla struttura psichiatrica, e alla domanda
n° 6 dove si legge che è “praticamente escluso che __________ giunga ad atti
pericolosi come appiccare incendi come fatto il 13 marzo 2005. Il suo carattere
rimarrà sostanzialmente invariato, impulsivo, rivendicativo, diffidente.
Qualche comportamento in sintonia con esso, come per es. spintonare o insultare
un ipotetico antagonista potrebbe ancora verificarsi”. (GIAR 155.2005.3,
doc. 1, istanza di libertà provvisoria 31 maggio 2005, p. 2, n° 6).

 

Se a prima vista potrebbe sembrare
scongiurata la sussistenza del pericolo di recidiva, a questo stadio del
procedimento e con il ricovero volontario dell’accusato presso la __________,
ciò non appare il caso ad una attenta e completa lettura delle conclusioni
della perizia psichiatrica e del verbale di delucidazione del perito del 2
giugno 2005.

Alla domanda n° 3 della perizia
psichiatrica 23 maggio 2005, quella volta ad indagare sul pericolo che il
periziando metta in pericolo la sicurezza pubblica, il perito ha risposto che “la
messa in grave pericolo della sicurezza pubblica da parte del peritando dipende
dalla gravità della sua psicopatologia. Questa necessita di cure adeguate e
prolungate in ambiente protetto. Con queste misure ritengo che la pericolosità
del peritando possa essere sensibilmente ridimensionata e contenuta....Con
adeguate cure farmacologiche e di sostengono psico- e socioterapeutico, ritengo
che la sua pericolosità, ancorché non del tutto annullata, non sarà più
tale da costituire un grave pericolo per la sicurezza pubblica”. (Inc.
MP __________, AI 55, Perizia psichiatrica 23 maggio 2005, p. 26, ad 3). E la
valutazione sull’attuale stato patologico dell’accusato è stata ribadita dal
perito proprio all’inizio della sua risposta alla domanda n° 6 del verbale di
delucidazione orale della perizia del 30 maggio 2005. Richiesto di confermare
il contenuto della valutazione quo al pericolo di recidiva espressa nella
perizia, il dottor __________ ha risposto che “migliorata la sua attuale
e florita patologia è praticamente escluso che __________ giunga ad agiti
pericolosi come appiccare incendi come fatto il 13 marzo 2005.

 

Ora a questo giudice non può
sfuggire che il perito, dopo avere concluso in perizia che la messa in grave
pericolo della sicurezza pubblica da parte di __________ dipende dalla gravità
della sua psicopatologia, ha dichiarato a verbale 30 maggio 2005 che la sua
patologia al momento attuale è florida (!). Ma florida la sua patologia lo era
pure al momento dei fatti del 13/14 marzo 2005 (Inc. MP__________, AI 55,
Perizia psichiatrica 23 maggio 2005, p. 26, ad 2.e): “Il peritando non era
totalmente irresponsabile. I suoi disturbi, per quanto gravi, non l’hanno
infatti dominato completamente e, pur nella florida psicolatologia che
presentava al momento dei fatti, egli è stato in grado di mantenere
l’orientamento spazio-temporale e situativo, di pianificare l’azione andando a
procurarsi la benzina, di muoversi senza farsi notare da un posto all’altro, di
mantenere il segreto, non rivelando a nessuno le sue intenzioni prima dei fatti
e quanto commesso dopo averli commessi).

 

È ben vero che a mente del perito
il  trasferimento di __________ alla __________ “è finalizzato a togliere il
peritando dal suo ruolo delirante di perseguitato per inserirlo in quello, più
adeguato, di paziente psichiatrico” e che il mantenimento dello stato
detentivo nella struttura psichiatrica, attraverso un piantonamento, potrebbe
essere di ostacolo alla terapia (verbale 30 maggio 2005 del perito
psichiatrico, p. 2, risposta alla domanda n° 3 e p, 3 risposta alla domanda
°7), come è vero che sempre il perito intravede una diminuzione del pericolo di
recidiva soltanto in futuro non escludendolo espressamente per quanto riguarda
il presente. `V’è poi da dire che nulla si sa della terapia seguita da __________
presso il __________ prima del suo trasferimento alla __________ se non per la
ricetta medica del dottor __________ del 20 marzo 2005 (Inc. MP __________,
allegato all’AI 5). Né infatti la perizia psichiatrica, né il verbale del
dottor __________ che avrebbe seguito __________ anche in carcere (Inc. MP __________,
AI 34, lettera avv. __________ al Procuratore pubblico) menzionano il tipo di
terapia seguito dall'accusato dal momento del suo arresto al trasferimento
presso la __________. Non si conosce ad esempio se la terapia farmacologica in
corso prima dell’arresto su prescrizione del dottor __________ sia continuata
con gli stessi medicamenti e la stessa posologia o sia stata modificata e se sì
che risultati siano stati ottenuti, rispettivamente perché non vi sarebbe stato
miglioramento al di là dell’elemento “di disturbo” terapeutico del mantenimento
della carcerazione preventiva.

Non vi sono neppure agli atti, e
l’istante non ne fornisce con l’istanza, elementi che possano far concludere che
con il ricovero presso la __________ la patologia di __________, attualmente
florida, possa se non migliorare a breve quantomeno essere tenuta sotto
controllo per limitare il rischio di messa in pericolo della sicurezza
pubblica. Una risposta a questa domanda potrà verosimilmente essere fornita dai
medici che hanno attualmente in cura l’accusato presso la __________.

In queste circostanze e visto
quanto detto sopra è impossibile per questo giudice discostarsi dalle
conclusioni del perito psichiatrico e negare l’esistenza allo stadio attuale di
un serio pericolo di recidiva e di messa in pericolo della sicurezza pubblica
che permetterebbe di concedere a __________ la libertà provvisoria

 

 

 

 

6.

 

La proporzionalità di una
carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un
lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la
gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro
occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383
e citazioni; art. 102 CPP).

La proporzionalità della
carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della
presenza di concreti indizi di colpevolezza, e della messa in pericolo della
sicurezza pubblica e con pochi atti istruttori ancora da compiere è sicuramente
data.

 

Pure va ammessa nella sua
eccezione più generale di rapporto tra la durata della carcerazione preventiva
ed il rischio di pena se considerate le comminatorie di pena per i singoli
reati imputati 

a __________.

 

L’accusato è stato arrestato il
20 marzo 2005 e ad oggi è in detenzione preventiva da 2 mesi e mezzo. In questo
lasso di tempo l’inchiesta è praticamente stata conclusa anche se mal si
comprende per quale motivo gli inquirenti abbiano atteso sino ad oggi per
richiedere i tabulati retroattivi delle due utenze telefoniche in uso
all’accusato.

I reati imputati a __________
sono di sicura gravità (a prescindere dal fatto che si tratta di crimini) e in
caso di condanna, anche considerando la scemata responsabilità riconosciuta dal
perito psichiatrico, il rischio di pena è certamente superiore alla detenzione
preventiva sin qui sofferta e a quella presumibilmente da soffrire fino ad una
prossima sollecita valutazione medica sullo stato dell’accusato relativamente
al pericolo di recidiva, in pieno rispetto del principio della proporzionalità.

 

Appare comunque evidente che, in
ossequio del principio della celerità del procedimento penale ed in base alla
norma di cui all’art. 102 cpv. 1 CPP, il trasferimento presso la __________ con
mantenimento dello stato detentivo non esime il magistrato inquirente da una
valutazione costante del pericolo di recidiva ai fini del mantenimento o meno
della carcerazione preventiva sofferta da __________. Il magistrato inquirente
dovrà quindi procedere ad una nuova e sollecita valutazione del caso qualora i
medici che lo hanno in cura dovessero ravvisare un miglioramento della
patologia di __________ tale da costituire una riduzione del pericolo per la
sicurezza pubblica o comunicare al magistrato inquirente – che lo si ribadisce
dovrà tenersi in contatto costante con i sanitari che stanno seguendo da pochi
giorni l’accusato – che la sua patologia può essere tenuta sotto controllo ai
fini della sicurezza pubblica dalla struttura ospedaliera tramite le terapie
applicate.

 

 

7.

 

In conclusione sufficienti
presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla
giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di __________
a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua
libertà. Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione, deve
essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie
(art. 39 let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera
dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).

 

 

Per questi motivi,

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.               
L’istanza di libertà provvisoria è respinta.

 

 

2.               
Non si percepiscono né tasse né spese giudiziarie.

 

 

3.               
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi
penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.               
Intimazione:

 

 

 

 

                                                                                 giudice
Claudia Solcà