# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 05a0ebd8-6fae-59ff-92f1-000aff8b6baa
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-11-03
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 03.11.2009 S 2009 123
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2009-123_2009-11-03.pdf

## Full Text

S 09 123
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 3 novembre 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. …, 1967, di professione parrucchiera, era assicurata presso la … (qui di 

seguito detta semplicemente assicurazione infortuni) per le conseguenze di 

infortuni e malattie professionali. In data 14 novembre 2007, mentre attendeva 

ad un semaforo rosso come conducente della prima vettura ferma, 

l’assicurata era coinvolta in un tamponamento a catena, nel quale riportava la 

contusione della colonna cervicale, dorso-lombare e lombo-sacrale. Dopo 

l’infortunio il lavoro veniva ripreso a tempo parziale e una settimana più tardi 

l’infortunata si recava dal medico a seguito del persistere della sintomatologia 

dolorosa soprattutto a livello del rachide. In seguito, l’abilità lavorativa veniva 

ridotta al 25% per gonfiori alla mano destra e dal 2 gennaio 2008 ripresa al 

50%. Nel referto radiologico eseguito il 1. aprile 2008 venivano evidenziate 

alterazioni discali di carattere degenerativo e comunque poco significative 

soprattutto a livello cervicale e lombare. In base all’esame neurologico del 9 

giugno 2008, una completa ripresa del lavoro era ritenuta esigibile a partire 

dalla metà di luglio 2008 anche se veniva consigliata come misura di 

accompagnamento della fisioterapia. 

2. Dopo aver previamente sentita l’assicurata, il 28 luglio 2008, l’assicurazione 

infortuni decideva la soppressione delle prestazioni assicurative a titolo di 

indennità giornaliera dalla stessa data. Per contro, sarebbero ancora stati 

assunti i costi del trattamento di due cicli di fisioterapia di 9 sedute ciascuna. 

La tempestiva opposizione - corroborata da una perizia psicologica e 

neuropsicologica, dalla valutazione della capacità funzionale eseguita presso 

il centro di riabilitazione di … nonché da una perizia biometrica che dimostrava 

una velocità d’urto decisamente superiore a quanto ritenuto in precedenza - 

veniva respinta con decisione 9 giugno 2009. Sostanzialmente l’assicurazione 

infortuni negava la presenza di un quadro tipico per una lesione del tipo colpo 

di frusta e comunque non considerava i disturbi in relazione causale adeguata 

con l’infortunio assicurato. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 18 agosto 

2009, … chiedeva l’annullamento della decisione impugnata e l’erogazione 

delle prestazioni assicurative di rito. L’istante soffrirebbe sempre ancora delle 

conseguenze dell’infortunio subito e immediatamente dopo l’urto avrebbe 

presentato i tipici sintomi del colpo di frusta cervicale. La valutazione fatta dal 

neurologo - sul risultato della quale si fonderebbe il rifiuto deciso - non 

potrebbe essere determinante, essendo l’esperto partito da una velocità d’urto 

rivelatasi poi decisamente inferiore a quella effettivamente prodottasi. Come 

comprovato dalla perizia fatta allestire privatamente dall’interessata, 

persisterebbero dei disturbi psichici e neuropsicologici in relazione con 

l’avvenimento infortunistico assicurato, accanto ad una limitazione della 

capacità di lavoro ed alla necessità di nuove terapie che dovrebbero andare 

interamente a carico dell’assicurazione infortuni. Sulla questione dei residui 

infortunistici la ricorrente chiede l’allestimento di una perizia pluridisciplinare. 

4. Nella propria presa di posizione, l’assicurazione infortuni concludeva alla 

reiezione del ricorso ed alla conferma della decisione di rifiuto. L’assicurata 

non presenterebbe più alcun residuato oggettivabile dell’infortunio subito che 

potrebbe giustificare l’ulteriore erogazione di prestazioni assicurative.   

5. Replicando e duplicando la parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

allegazioni e proposte precisandole. Su quanto addotto nell’ambito del 

secondo scambio di scritti processuali si tornerà, per quanto utile ai fini del 

giudizio, nelle considerazioni di merito che fanno seguito. 

Considerando in diritto:

1. a) Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurata ha diritto alla cura appropriata dei postumi 

d'infortunio (DTF 109 V 43 cons. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 

16 LAINF, l'assicurata totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 

LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera. Presupposto 

essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro 

gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e 

le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). Questo presupposto 

è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento 

infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si 

sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia 

stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che 

l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un 

danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurata, vale a dire che l'evento 

appaia come una condizione sine qua non del danno. È questione di fatto lo 

stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di 

causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si 

determinano secondo il principio della probabilità preponderante - 

insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente 

nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali 

(DTF 126 V 360 cons. 5b, 125 V 195, 115 V 142 cons. 8b, 113 V 323 cons. 

2a, 112 V 32 cons. 1c e 111 V 188 cons. 2b). Al riguardo essi si attengono, di 

regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a 

giustificarne la disattenzione (DTF 119 V 31, 118 V 53 e 110, 115 V 134, 114 

V 156 e 164 nonché 113 V 46). Ne discende che ove l'esistenza di un nesso 

di causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata 

probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere 

negato (DTF 129 V 181 cons. 3.1 e 406 cons. 4.3.1 nonché 117 V 360 cons. 

4a e sentenze ivi citate). Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di 

causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di 

verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo 

soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del 

danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità 

naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale 

dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della 

verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non 

giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione 

del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurata, 

ma all'assicuratore (RAMI 2000 U 363, p. 46 cons. 2 e riferimenti ivi citati). 

b) Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone 

pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi 

summenzionati. Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato 

effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il 

fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, 

sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in 

questione (DTF 129 V 181 cons. 3.2 e 405 cons. 2.2, 125 V 461 cons. 5a, 117 

V 361 cons. 5a e 382 cons. 4a e sentenze ivi citate). La giurisprudenza ha 

inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della 

responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto 

di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici 

consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche 

per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano 

secondo l'esperienza medica (DTF 127 V 102 cons. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 

V 365). Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi 

psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi (DTF 

123 V 104 cons. 3e, 115 V 138 cons. 6-7, 405 cons. 4-6). Il TF ha in particolare 

classificato gli infortuni, a seconda della loro dinamica, nella categoria degli 

eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in quella di grado 

medio. Nei casi d’infortunio insignificante (battere leggermente la testa o 

slogarsi il piede) o leggero (fare una caduta o scivolata banale) l'esistenza di 

un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a priori. Secondo 

l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina 

degli infortuni, può, in effetti, essere ammesso, senza dover procedere ad 

accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non 

sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di 

origine psichica. Se l'assicurata è rimasta vittima di un infortunio grave, 

l'esistenza del nesso di causalità adeguata fra l'evento e la successiva 

incapacità lucrativa dovuta a disturbi psichici deve di regola essere 

riconosciuta, poiché secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della 

vita, gli infortuni gravi sono, in realtà, idonei a provocare danni invalidanti alla 

salute psichica.

c) Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono 

essere classificati nelle due predette categorie. La questione di sapere se tra 

simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica 

esista un rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo 

riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo 

oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse all'infortunio 

o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse 

possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il 

corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o 

aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di 

origine psichica. 

2. a) In materia d’infortunio tipo colpo di frusta alla colonna cervicale, vige una 

particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità. Nella 

giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 

DTF 117 V 359, il TF (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per 

la presenza di disturbi psichici) considerava che in assenza di deficit 

neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle lesioni 

neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi 

di natura patologica, di modo che senza prova di deficit funzionale organico e 

senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una relazione 

di causalità veniva negata, facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da 

un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 cons. 5c). Con la DTF 117 V 359, il 

TF ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del tipo colpo di frusta. Alla 

presenza di un tale quadro, si può, di regola, ammettere l’esistenza di una 

relazione di causalità naturale fra l’infortunio e la susseguente incapacità 

lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro clinico è caratterizzato da 

disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della 

concentrazione e della memoria, facile stanchezza, disturbi visivi, irritabilità, 

labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc. Tale 

giurisprudenza è stata ulteriormente confermata (DTF 122 V 415 e 119 V 

334). Il TF ha allora considerato che un infortunio del tipo colpo di frusta alla 

colonna cervicale è, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della 

vita, suscettibile di provocare un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche 

se la natura organica dei deficit funzionali non è stata dimostrata. Ne ha pure 

dedotto che, per decidere circa l’adeguatezza della relazione di causalità, non 

è determinante sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al colpo 

di frusta devono essere qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella 

misura in cui una tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di 

notevoli difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del 

quadro clinico. L'Alta Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non 

avrebbe più potuto essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere 

adeguato del nesso causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni 

riportate a seguito dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza 

elaborata in materia di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere 

apprezzata riferendosi all’evento infortunistico ed alle circostanze 

concomitanti ad esso. La particolare natura delle lesioni subite costituisce, in 

questo ambito, soltanto uno dei criteri che devono essere presi in 

considerazione. Se ne deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo colpo 

di frusta alla colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, 

la questione della causalità adeguata deve essere valutata basandosi 

sull’evento infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un 

punto di vista oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che 

risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo 

che, secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte 

a provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di 

guadagno. Posto che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad 

infortunio quanto in caso di disturbi provocati da un colpo di frusta alla colonna 

cervicale, ci si trova confrontati a deficit che non è possibile oggettivare da un 

profilo organico, il TF ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso 

di causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva 

ad un colpo di frusta alla colonna cervicale, conviene applicare, per analogia, 

il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha, in effetti, 

statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata è stata ammessa in 

caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche in assenza 

di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio 

dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale 

lesione in caso d’infortunio del tipo colpo di frusta alla colonna cervicale (DTF 

117 V 359 cons. 5d/bb). 

b) Volendo sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in 

primo luogo, di valutare se l'interessata è rimasta vittima di un trauma 

d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (DAS 1995 

AINF no. 23 cons. 2) oppure di un trauma cranio-cerebrale (DTF 117 V 382 

cons. 4). Se ciò dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è 

necessario applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 

V 366 cons. 6a e 382 cons. 4b. 

c) Nella DTF 134 V 109 il TF ha precisato, da più punti di vista, la propria 

giurisprudenza riguardante la valutazione della causalità in caso di disturbi 

organici non oggettivabili e, specificatamente, quella elaborata in materia di 

traumi d’accelerazione al rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di 

traumi cranio-cerebrali. In quel giudizio, l’Alta Corte ha innanzitutto 

confermato la necessità di procedere a un esame particolare dell’adeguatezza 

in presenza d’infortuni che hanno comportato tali lesioni (cons. 7-9). Il TF ha 

inoltre stabilito che, non vi è ragione di modificare i principi relativi alla 

classificazione degli infortuni a seconda del loro grado di gravità (cons. 10.1). 

La Corte federale ha invece accresciuto le esigenze relativamente alla prova 

dell’esistenza di una lesione in relazione di causalità naturale con l’infortunio 

(cons. 9) e ha modificato in parte i criteri di rilievo per l’adeguatezza, che ora 

sono: le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la 

particolare spettacolarità dell'infortunio (invariato); la gravità o particolare 

caratteristica delle lesioni lamentate (lasciato invariato nel testo, ma precisato 

giusta quanto esposto al cons. 10.2.2 della citata sentenza); la specifica cura 

medica protratta e gravosa; i persistenti disturbi; la cura medica errata che 

aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio (rimasto invariato); il decorso 

sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute (rimasto 

invariato); la rilevante incapacità lavorativa malgrado la dimostrazione degli 

sforzi compiuti (vedi sul tema DTF 134 V 128 cons. 10). 

d) Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano 

presenti. La realizzazione di un unico criterio può bastare per ammettere 

l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra 

quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in 

tutta la categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste 

un'importanza particolare o decisiva. Nel caso in cui nessuno dei criteri di 

rilievo riveste un’importanza particolare o decisiva, occorrerà invece riferirsi a 

più criteri. Ciò vale tanto più quanto meno grave sia l'infortunio in questione. 

Per gli infortuni di grado medio al limite del caso lieve per esempio, è richiesta 

la presenza cumulativa di tutti i fattori o la particolare intensità di uno di loro 

(DTF 115 V 140 cons. 6c/aa e bb e 409 cons. 5c/aa e bb, 117 V 384 cons. 

4c).

3. a) Contrariamente a quello che sembra essere il parere dell’istante, non basta 

essere stata vittima di un trauma d’accelerazione del rachide cervicale perché 

possa tornare applicabile la prassi di cui alle DTF 117 V 359 e 134 V 109. 

Affinché tale prassi trovi applicazione occorre ancora che, accanto al colpo di 

frusta cervicale, l'interessata abbia anche presentato il quadro tipico dei 

disturbi, contraddistinto da una loro accumulazione (cfr. DTF 117 V 360 cons. 

4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della 

memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, 

depressione, cambiamento della personalità, ecc.). In questo ordine di idee, 

nella STF U 142/00, il TF ha negato l'applicabilità della specifica 

giurisprudenza al caso di un assicurato che, vittima di un incidente della 

circolazione stradale con conseguente trauma d'accelerazione, aveva 

lamentato soltanto dei dolori al collo con irradiazione in sede occipitale ed alle 

spalle (vedi anche STF U 223/97). Nella STFA U 204/03, il beneficio di tale 

prassi era stato negato ad un assicurato, la cui autovettura era stata 

tamponata, e che nei trenta minuti successivi al sinistro aveva accusato 

unicamente dei dolori alla nuca e alla testa. La stessa sorte era toccata ad 

un’assicurata che nelle prime 72 ore dopo l’incidente aveva sì lamentato dolori 

alla nuca e alle spalle, nondimeno alcuni degli altri sintomi si erano manifestati 

soltanto in maniera sporadica – quindi non in modo frequente e persistente, 

come preteso dalla giurisprudenza (STF U 350/04 e U 22/01). 

b) Nell’evenienza in parola, il quadro presentato dall’assicurata immediatamente 

dopo l’infortunio era effettivamente relativamente blando (cefalee, leggera 

vertigine scendendo dalla macchina) e il giorno dopo dolori nucali e lombo-

sacrali (vedi relazione del 29 gennaio 2008) che la costringevano comunque 

solo dopo una settimana a recarsi dal medico. Per il Tribunale amministrativo, 

la questione di sapere se l’entità dei disturbi fosse tale da giustificare 

l'applicabilità della specifica giurisprudenza può comunque nell’evenienza 

restare aperta in quanto il risultato dal caso in esame sarebbe comunque lo 

stesso. 

4. a) Le indagini mediche eseguite permettevano di evidenziare disturbi di carattere 

psicosomatico, ma non delle sequele di carattere organico. Nella valutazione 

fatta dal dott. med. … il 30 aprile 2008, veniva diagnosticata una sindrome 

panvertebrale su squilibrio muscolare, in presenza di alterazioni degenerative 

della colonna vertebrale preesistenti. Per il medico tali disturbi non 

giustificavano però alcuna inabilità lavorativa e onde chiarire definitivamente 

la situazione, come desiderato dalla paziente, veniva ordinata una vista 

neurologica presso il dott. med. ... L’esame neurologico dettagliato risultava 

perfettamente normale, nel senso che non era possibile evidenziare deficit 

riferibili ad un danno del sistema nervoso centrale né deficit di tipo radicolare. 

Questo risultato era confermato anche dagli esami neuroradiologici (vedi 

relazione del 9 giugno 2008 pag. 4). Per il neurologo vi era una certa 

discrepanza tra quanto rilevato clinicamente, cioè l’assenza di deficit e anche 

una mobilità relativamente buona della colonna cervicale, e il dato soggettivo 

caratterizzato da un’assenza di miglioramento. Per detto specialista a 

distanza di alcune settimane dalla visita doveva essere possibile la ripresa del 

lavoro in misura completa in quanto emergeva piuttosto “una paura che i 

sintomi possano peggiorare di nuovo in futuro e dunque un certo 

atteggiamento di risparmio “preventivo” e non tanto un’incapacità lavorativa 

dovuta primariamente ai sintomi attuali” (perizia citata pag. 5). Per permettere 

alla paziente di eseguire ancora alcuni cicli di fisioterapia, il medico 

consigliava la ripresa completa del lavoro a partire dalla metà di luglio 2008. 

Da tale data un’ulteriore inabilità lavorativa non era più reputata giustificata 

(perizia citata pag. 6-8). Per quanto riguardava la causalità, il neurologo 

riteneva che gran parte dei disturbi soggettivi ancora lamentati dall’assicurata 

fossero probabilmente da ricondurre al trauma subito (perizia citata pag. 6 e 

7). Gli ulteriori accertamenti che sono stati fatti eseguire dall’istante (vedi 

perizia psicologica e neuropsicologica del 23 settembre 2008, redatta dal dott. 

med. …) confermano la presenza di disturbi neuropsicologici e psichici. I primi 

si manifestano con difficoltà di prestare attenzione a più stimoli 

contemporaneamente, a mantenere la concentrazione per tempi prolungati. 

Dal punto di vista psichico, l’istante presenta “una sintomatologia depressiva 

ed ansiosa piuttosto importante, accompagnata da sintomi intrusivi, di 

evitamento, di attenuazione della reattività generale e di ipervigilanza che 

fanno pensare ad una condizione di stress emotivo correlata all’incidente 

(possibile disturbo post-traumatico da stress). Nell’ambito della valutazione 

della capacità funzionale, eseguita il 6 e 7 ottobre 2008, veniva ritenuto estinto 

il nesso di causalità naturale con i dolori ancora lamentati in sede lombare, 

per contro permaneva un nesso di causalità perlomeno probabile con il 

quadro clinico e funzionale oggettivato in sede cervicale. Questo si riferiva in 

sostanza a delle nodosità miogelotiche lungo il versante discendente dei 

trapezi, mentre il quadro neurologico non mostrava reperti di rilievo. In sede 

cervicale e toracale non era riscontrabile alcuna contrattura muscolare e la 

funzione articolare periferica era conservata. Fermo restando che il doloroso 

irrigidimento della muscolatura non rappresenta un danno organico nel senso 

preteso dalla giurisprudenza in materia di distorsione del rachide cervicale, 

non vi sono nell’evenienza sequele organiche da segnalare. 

b) Per costante giurisprudenza quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce 

l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso 

delle prove, alla convinzione che altri provvedimenti probatori non potrebbero 

modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad 

assumere altre prove (DTF 131 I 157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b). A 

prescindere dai disturbi senza sostrato organico indicati in precedenza, 

l’istante non pretende neppure di soffrire di altre patologie. In questo senso è 

pertanto dato rinunciare ad assumere ulteriori mezzi di prova riguardo alla 

relazione causale naturale, potendo tale questione restare nell’evenienza 

aperta. Nella misura in cui vengono criticate le conclusioni del neurologo, basti 

comunque ricordare in questa sede che, secondo un’affermata giurisprudenza 

federale, una perizia biomeccanica può certamente fornire degli elementi di 

peso per giudicare della gravità di un evento infortunistico, tuttavia non è di 

per sé adeguata a determinare in maniera attendibile l’eziologia dei disturbi 

insorti a seguito di un trauma d’accelerazione al rachide cervicale (STF U 

324/03, U 193/01). In questo senso la nuova perizia biomeccanica non 

permette di dubitare delle conclusioni mediche agli atti, ma riveste una certa 

importanza per la classificazione che dovrà essere fatta dell’evento. 

c) Anche la chiusura del caso a otto mesi dell’evento assicurato e senza 

l’intervento di un sensibile miglioramento dello stato di salute non dà adito a 

critiche. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurata ha diritto alla cura appropriata dei 

postumi d'infortunio (DTF 109 V 43 cons. 2a; art. 54 LA INF). Il diritto alle cure 

cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile 

miglioramento della salute dell'assicurata: nemmeno persistenti dolori 

bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo 

non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (art. 19 

cpv. 1 LAINF e Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur 

l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.). L’Alta Corte federale 

ha inoltre precisato che la questione del “sensibile miglioramento” va valutata 

in funzione dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità 

lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele 

infortunistiche (sentenza del 19 febbraio 2008, U 394/06, cons. 4.3 e 

riferimenti). Per il neurologo, accanto all’esecuzione di due cicli di fisioterapia, 

non vi erano altri trattamenti medici che entrassero in considerazione per 

migliorare lo stato dell’istante (vedi riposta alla domanda no. 8 della relazione 

del 9 giugno 2008). Dello stesso parere erano i medici della clinica riabilitativa 

di …, che reputavano consigliate misure terapeutiche appropriate in sede 

lombare, per dei disturbi che però non avevano alcuna influenza limitante di 

rilievo nell’esecuzione dell’attività lavorativa di parrucchiera (valutazione della 

capacità funzionale del 10 ottobre 2008 a pag. 7 in fine). La necessità di far 

seguire la paziente da uno psicologo, come consigliato nell’esame fatto 

eseguire privatamente dall’istante, è riferita a dei disturbi la cui causalità 

adeguata viene contestata in questa sede (DTF 134 V 115 cons. 4.3 e 

riferimenti e STF 8C_332/2008 cons. 3). Per questo tale aspetto non può 

essere preso in considerazione per decidere sulla liceità della chiusura del 

caso o meno. 

5. a) Nell'esame dell'adeguatezza del legame causale, occorre innanzitutto 

procedere alla classificazione dell'infortunio occorso alla ricorrente. Come è 

stato esposto nella fattispecie, la VW Golf è stata tamponata mentre la 

ricorrente attendeva come conducente della prima vettura ad un semaforo 

rosso. Il tamponamento a catena coinvolgeva tre macchine e l’autovettura 

della ricorrente veniva sospinta in avanti di alcuni metri. Che l’urto non sia 

stato di una forza particolare viene attestato dalla ricostruzione biomeccanica 

dell’incidente. Per il TF, in generale, un cambiamento di velocità (delta-v) 

dell’automobile tamponata di almeno 10 km/h permette di considerare l’evento 

non più come un caso bagattella o insignificante (vedi la letteratura citata in 

DTF 134 V 120 cons. 8.3). In base alla perizia biomeccanica il cambiamento 

di velocità (delta-v) nel caso concreto era di 18-20 km/h. Contrariamene al 

parere della ricorrente, anche questi dati non fanno che confermare la “relativa 

modestia” dell’urto (nella STF 8C_9/2008, la massima istanza federale 

confermava la qualifica d’infortunio mediano al limite di quello lieve anche in 

presenza di un delta-v tra 15.1-20.5 km/h). Per l’Alta Corte federale, gli 

incidenti in cui un’automobile ferma o a bassa velocità viene tamponata da un 

altro veicolo vanno classificati quali eventi di media gravità al limite degli 

incidenti lievi (STF 8C_785/2007) anche qualora l’auto tamponata abbia a sua 

volta urtato l’automobile davanti, qualora vi sia stata uscita dal campo stradale 

con urtamento di striscio di un passante o il tamponamento sia avvenuto 

all’interno di una rondella (STF U 339/01, U 99/01 e U 128/99). Nella 

fattispecie in parola nessun evento particolare ha accompagnato l’urto, a parte 

la proiezione in avanti di alcuni metri. Per questo l’infortunio in oggetto deve 

essere qualificato di grado medio al limite degli infortuni leggeri. 

b) La questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di 

guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può 

essere risolta con solo riferimento all'evento stesso, ma occorre tener conto 

di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio (vedi 

l’elenco di cui alla DTF 134 V 109 esposto al cons. 2c che precede). 

c) Per quanto riguarda la gravità o particolare caratteristica delle lesioni 

lamentate, la condizione non è manifestamente soddisfatta. Fermo restando 

che nell’evenienza non è dato parlare di gravità delle ferite riportate, resta da 

esaminare se la loro particolare caratteristica possa aver agito da concausa. 

Per quanto riguarda la “particolare caratteristica delle lesioni lamentate”, 

occorre precisare che l’esistenza di un colpo di frusta cervicale non permette 

da sola di concludere che tale tipo di lesioni sia proprio a comportare disturbi 

psichici nel senso di tale requisito (DTF 134 V 127 cons. 10.2.2). Per il TF 

occorre che il quadro clinico tipico delle sequele dovute al colpo di frusta 

presenti una particolare gravità o che vi siano situazioni particolari, come la 

particolare posizione del corpo, che abbiano notevolmente complicato la 

sintomatologia o che l’assicurata lamenti anche altre importanti lesioni (DTF 

134 V 127 cons. 10.2.2 e riferimenti). L’istante ha subito un trauma alla 

colonna vertebrale, che ha richiesto un consulto medico solo una settimana 

dopo l’infortunio. Le radiografie eseguite e l’esame neurologico permettevano 

di escludere delle componenti di carattere traumatico per cui tale condizione 

non è evidentemente soddisfatta. 

d) La condizione della specifica cura medica protratta e gravosa è stata così 

precisata: determinante è la questione di sapere se dopo l’infortunio e fino alla 

chiusura del caso si è resa necessaria la continuazione di una cura medica 

specifica, risentita come gravosa per la paziente. L’assicurata è stata seguita 

inizialmente da un osteopata e poi si è sottoposta a fisioterapia. In cosa 

consisterebbe la gravosità della cura non è in tali circostanze neppure 

ipotizzabile. 

e) Sono persistenti i disturbi che perdurano incessantemente, o senza 

interruzioni notevoli, dall’evento fino alla chiusura del caso. I disturbi devono 

poi essere considerevoli. Questo presupposto va analizzato alla luce della 

credibilità dei dolori e della loro ripercussione sulla vita di tutti i giorni della 

persona infortunata (DTF 134 V 128 cons. 10.2.4). In merito ai notevoli disturbi 

va ricordato che, per stessa ammissione dell’interessata, la ricorrente aveva 

già in precedenza sofferto di leggeri disturbi in sede cervicale, probabilmente 

dovuti al monotono lavoro di parrucchiera (vedi dichiarazioni contenute nella 

relazione del 29 gennaio 2008). Inoltre, le lesioni riportate non le impedivano 

di recarsi al lavoro percorrendo lunghe tratte stradali in posizione seduta, 

malgrado tali trasferte comportassero necessariamente una notevole 

concentrazione, tensioni della muscolatura al cinto scapolare e del rachide 

cervicale, a causa della posizione delle braccia sul volante e dei movimenti 

della testa (vedi relazione del 10 ottobre 2008 pag. 8). Per il resto, come 

evidenziava l’esame neurologico del giugno 2008, risultava più una paura di 

aggravamento che un’incapacità lavorativa dovuta primariamente ai sintomi 

attuali. La sintomatologia descritta nella relazione del 23 settembre 2008 non 

ha caratterizzato l’evoluzione iniziale ed è in gran parte nuova rispetto al 

quadro descritto in precedenza.

f) Non è contestato che la paziente abbia beneficiato della cura adatta alle 

conseguenze dell’infortunio e che gli esiti di cui ancora soffre non siano 

riconducibili alla cura medica errata per cui non si impongono altre 

osservazioni sull’assenza di una simile circostanza aggravante. Non è poi 

dato neppure concludere ad un decorso sfavorevole della cura e 

all’insorgenza di complicazioni rilevanti. A questo proposito la giurisprudenza 

richiede la presenza di speciali motivi che avrebbero provocato un decorso 

sfavorevole (STF 8C_9/2008 e riferimenti). Le cure praticate, soprattutto la 

fisioterapia, avevano poi permesso un certo miglioramento della 

sintomatologia, senza l’intervento di complicazioni di sorta a questo riguardo. 

g) Infine, non vi è neppure una rilevante incapacità lavorativa malgrado la 

dimostrazione degli sforzi compiuti, giacché già dalla metà di novembre 2007 

l’istante era stata reputata in grado di riprendere il suo lavoro in misura 

completa. In seguito tale abilità completa veniva prevista entro qualche 

settimana (attestato del curante dott. med. … del 3 marzo 2008) e attestata a 

partire dalla metà di luglio 2008 dal dott. med. ... Anche l’esame funzionale 

eseguito non permetteva di evidenziare un’effettiva diminuzione della 

capacità lucrativa se si considera che la diminuzione del rendimento del 25% 

era reputata sussistere solo “a condizione che le seggiole utilizzate nel salone 

non permettano un posizionamento adeguato della testa del cliente e che i 

ritmi di lavoro non permettano l’inserimento di periodi di pausa di circa 10 

minuti ogni ora.” Ora, l’inadeguatezza delle sedie non può giustificare 

un’incapacità lavorativa di cui sarebbe tenuta a rispondere l’assicurazione 

infortuni, essendo in primo luogo compito della datrice di lavoro mettere a 

disposizione della dipendente le necessarie infrastrutture. Nell’attività di 

parrucchiera, tra una cliente e l’altra, la possibilità di interporre delle brevi 

pause di lavoro può essere considerata notoria. In ogni caso comunque, la 

valutazione di questi impedimenti si concilia poco con alcune particolarità 

della vita quotidiana della ricorrente se si pensa al tragitto di oltre un’ora alla 

mattina e alla sera che l’assicurata compie per recarsi al lavoro. 

Contrariamente a quanto avviene sul lavoro, la percorrenza di questo lungo 

tratto stradale che richiede grande concentrazione, implica la necessità di 

tenere le braccia sul volante e di muovere liberamente la testa, non sembra 

ostacolare particolarmente l’istante.

h) Ne consegue che nessuna delle circostanze che hanno accompagnato 

l’infortunio può essere reputata aver assunto un’intensità tale da giustificare 

l’insorgenza dei disturbi lamentati. Per questo motivo, un legame causale 

adeguato tra l’attuale sintomatologia e l’infortunio assicurato è stato a giusta 

regione negato.  

6. In conclusione, la decisione di sospendere l’erogazione di prestazioni 

assicurative a partire dal 28 luglio 2008 merita piena conferma, non essendo 

le patologie ancora lamentate dalla ricorrente riconducibili all’infortunio 

assicurato. La decisone impugnata merita in questo contesto conferma e il 

ricorso deve essere respinto. Giusta l’art. 61 LPGA la procedura è gratuita 

(lett. a) e l’assicuratore infortuni non ha diritto al rimborso delle ripetibili (lett. f 

e contrario). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.

3. Non vengono assegnate ripetibili.

In data 18 ottobre 2010 il ricorso interposto al Tribunale federale è stato respinto nella 

misura in cui è stato dichiarato ammissibile (8C_126/2010).