# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7353b51c-3e74-5758-8ae3-8a84b9b74bbd
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2003-01-27
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Schweizerische Asylrekurskommission (ARK) 27.01.2003 JAAC 68.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_031_JAAC-68-1--_2003-01-27.pdf

## Full Text

JAAC 68.1

Estratto della sentenza della Commissione svizzera
di ricorso in materia d’asilo del 27 gennaio 2003

nella causa E. H., Albania, anche pubblicato in
Giurisprudenza ed Informazioni della Commissione
svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2003 n. 14

Art. 12 et 19 PA. Art. 49 PCF et art. 29 al. 1 Cst. Enregistrement sur bande
magnétique comme preuve documentaire. Analyse Lingua définie en
tant que renseignement de tiers (art. 12 let. c PA). Exigence minimale
quant au contenu du compte-rendu du spécialiste, au regard de la
garantie du droit au procès équitable.

1. La preuve documentaire comprend non seulement les documents
écrits, mais aussi les documents obtenus à partir de supports
photographiques, cinématographiques ou magnétiques, ou à partir
d’autres supports encore, comme par exemple les fichiers électroniques
(consid. 6).

2. L’analyse Lingua, en tant que renseignements techniques, appartient
à la catégorie des moyens de preuve prévus à l’art. 12 let. c PA. Elle est
soumise au principe de la libre appréciation des preuves et ne lie donc
pas les autorités de décision (consid. 7).

3. Pour satisfaire à la garantie d’un procès équitable, telle que prévue à
l’art. 29 al. 1 Cst., le compte rendu transmis à la partie doit comprendre
les questions posées par le spécialiste Lingua, le résumé des réponses
données par le demandeur d’asile, ainsi que l’indication précise des
autres éléments du dossier sur lesquels ce spécialiste a fondé son
appréciation (consid. 9).

1

Art. 12 und 19 VwVG. Art. 49 BZP und Art. 29 Abs. 1 BV.
Tonbandaufzeichnung als Urkunde. LINGUA-Analyse als Auskunft
von Drittpersonen (Art. 12 Bst. c VwVG). Mindestanforderungen an den
Inhalt des zusammenfassenden Berichts unter dem Aspekt der Fairness
des Verfahrens.

1. Der Urkundenbeweis umfasst nicht bloss Schriftstücke, sondern
auch andere Reproduktionen, welche Tatsachen, Personen oder Sachen
darstellen, sei es mittels Fotografie, Film, Tonträgern oder mit anderen
Mitteln, wie beispielsweise elektronische Dateien (E. 6).

2. Die LINGUA-Analyse, welche bloss eine technische Auskunft und kein
Gutachten darstellt, ist in der Beweismittelkategorie der Auskunft
gemäss Art. 12 Bst. c VwVG enthalten. Sie unterliegt daher ohne
Einschränkung der freien Beweiswürdigung und bindet die urteilende
Behörde nicht (E. 7).

3. Um dem nach Art. 29 Abs. 1 BV garantierten Grundsatz des fairen
Prozesses zu genügen, muss der Analysebericht in zusammenfassender
Weise die von der Fachperson dem Probanden gestellten Fragen und
den wesentlichen Inhalt der darauf erhaltenen Antworten wiedergeben
sowie die weiteren in den Akten enthaltenen Beweiselemente nennen,
auf welche die Fachperson ihre Einschätzung stützt (E. 9).

Art. 12 e 19 PA. Art. 49 PC e art. 29 cpv. 1 Cost. Registrazione su nastro
quale prova documentale. L’esame «lingua» in quanto informazione
di terzi (art. 12 lett. c PA). Contenuto necessario della relazione
riassuntiva dell’esame quale garanzia di un equo processo.

1. La prova documentale comprende non solo gli scritti, ma anche
altre riproduzioni che rappresentano fatti, persone o cose mediante la
fotografia, la cinematografia, la fonografia (registrazioni su nastro) o
qualsiasi altro mezzo, come ad esempio un file informatico (consid. 6).

2. L’esame «lingua», in quanto semplice consulenza tecnica e
non perizia, va ricompreso nel mezzo di prova dell’informazione
previsto all’art. 12 lett. c PA. Pertanto, la sua valutazione soggiace
illimitatamente al libero apprezzamento della prova e non vincola il
giudizio dell’autorità (consid. 7).

3. La relazione riassuntiva deve comprendere, alfine di garantire
il rispetto del principio dell’equo processo (art. 29 cpv. 1 Cost.), le
domande poste dal consulente e la sostanza delle risposte ottenute
dal richiedente l’asilo, nonché l’indicazione precisa di ogni ulteriore
elemento probatorio acquisito alle carte processuali per fondare il suo
apprezzamento (consid. 9).

Riassunto dei fatti:

2

Il richiedente, minorenne non accompagnato, ha dichiarato, nella sostanza, di
essere cittadino della Repubblica federale di Jugoslavia e d’essere fuggito dal
suo Paese a causa della guerra.

Nel mese di febbraio 1999, l’Ufficio federale dei rifugiati (UFR) ha ordinato una
consulenza tecnica sulle conoscenze linguistiche e geografiche dell’interessato,
alfine di determinare il Paese di provenienza dell’interessato medesimo. Il
consulente ha concluso che il richiedente proviene con certezza dall’Albania.
Sia l’interessato sia il suo curatore sono stati informati dell’esito della
consulenza tecnica.

Nel mese di marzo 1999, l’UFR non è entrato nel merito di detta domanda
d’asilo perché l’interessato ha ingannato le autorità sulla propria identità, in
casu sulla sua cittadinanza.

La Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo (CRA) ha respinto il
ricorso e confermato la decisione dell’UFR.

Dai considerandi:

5. La CRA ha già avuto modo di pronunciare che un’analisi linguistica ad opera
di specialisti mandatati dall’UFR, volta ad accertare l’origine di un richiedente
l’asilo, non costituisce una perizia ai sensi di legge, ma laddove la procedura
d’allestimento rispetta certe esigenze minime poste a tutela dell’attendibilità,
oggettività ed imparzialità, può esserle conferito un accresciuto valore
probatorio (Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera
di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1998 n. 34 = GAAC 63.41). Peraltro, a
un minorenne non accompagnato capace di discernimento, cui non è stato
designato un tutore o curatore, e nella misura in cui non vi è da attendersi da
parte delle autorità cantonali la pronunzia di provvedimenti tutelari entro un
termine ragionevole, va garantita, già prima dell’audizione sui motivi d’asilo,
una consulenza giuridica per la durata della procedura (GICRA 1998 n. 13 =
GAAC 63.13). Inoltre, il benessere del fanciullo è un elemento di rilievo per
l’esame dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (pure GICRA 1998
n. 13 = GAAC 63.13).

6. Le procedure negli affari amministrativi sono rette dal principio
inquisitorio (art. 12 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura
amministrativa [PA], RS 172.021), il quale non esenta peraltro la parte
dall’obbligo d’allegare i fatti rilevanti e, nella misura del possibile, dal
documentarli, poiché il principio in questione implica esclusivamente che
le autorità acclarino la fattispecie indipendentemente dalle allegazioni di
parte, ma non sconfina in una soppressione pura e semplice dell’obbligo di
collaborare della parte (art. 13 PA), obbligo particolarmente esteso in materia
d’asilo (art. 8 della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 [LAsi], RS 142.31), il
procedimento essendo avviato dall’interessato con specifica richiesta (GICRA
1995 n. 23 pag. 222 consid. 5a). Il funzionamento del metodo acquisitivo nel
processo amministrativo si fonda dunque sul presupposto comune al metodo
dispositivo, essendo l’introduzione dei fatti opera esclusiva delle parti, con la
differenza però che nel metodo acquisitivo all’onere dell’introduzione della
parte consegue il dovere d’acquisizione d’ufficio dell’autorità giudicante, a
condizione che la parte giunga perlomeno fino a un livello di convincimento
sufficiente ad indurre l’autorità amministrativa, o il giudice, ad attivarsi
(GICRA 1995 n. 23 pag. 222 consid. 5a). L’art. 12 PA elenca i mezzi di prova

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150004262.pdf?ID=150004262
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150004169.pdf?ID=150004169
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150004169.pdf?ID=150004169

di cui, se necessario, si serve l’autorità giudicante per accertare d’ufficio
i fatti. L’art. 19 PA postula inoltre l’applicazione analogica alla procedura
probatoria di alcune disposizioni della legge federale del 4 dicembre 1947
di procedura civile (PC, RS 273). È oggetto di controversia nella dottrina
se l’elenco dei mezzi di prova abbia per l’autorità giudicante carattere
tassativo od esemplificativo (a favore del carattere tassativo, l’interpretazione
letterale del testo di legge e O. Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts, Berna
1992, pag. 244 n. 95a; a favore del carattere esemplificativo, F. Hohl, La
réalisation du droit et les procédures rapides, Friburgo 1994, pag. 86 n. 281
eMerkli/Aeschlimann/Herzog, Kommentar zum Gesetz vom 23. Mai 1989
über die Verwaltungsrechtspflege des Kantons Bern, Berna 1997, pag. 167
n. 11, dove è proposto un parallelismo tra il testo di legge dell’art. 19 del
codice di procedura amministrativa del Canton Berna e gli art. 12 e 19 PA
dal tenore invero dissimile). Peraltro, il principio del libero convincimento non
consente di ritenere legittimo l’ingresso in causa di qualsiasi mezzo di prova
(cfr. Biavati/Carpi, Diritto processuale comunitario, Milano 1994, pag. 194). Di
fatto, va comunque osservato che un’interpretazione conforme all’esigenza
del tempo dell’art. 12 PA, dimostra, de facto, un’impossibilità ad individuare
altri mezzi di prova diversi da quelli elencati nell’articolo di legge menzionato.
Basti qui rammentare che la nozione di documenti comprende oggi non solo
gli scritti, ma anche altre riproduzioni che rappresentano fatti, persone o cose
mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo,
per esempio documenti informatici (cfr. Merkli/Aeschlimann/Herzog, op. cit.,
ad art. 19, pag. 174 n. 30;M. Kummer, Grundriss des Zivilprozessrechts, Berna
1984, pag. 131). Si può altresì ancora differenziare fra prove come strumento
d’acquisizione di fatti al processo da parte dell’autorità, e prove come fonti
di convincimento. Le prime sono quelle enumerate dalla legge, di modo
che non è possibile all’autorità giudicante di disporre mezzi di prova non
previsti/ricompresi dalla legge (nella misura in cui ne esistano); le parti, però,
possono apportare in causa su propria iniziativa, o su richiesta del giudice,
ogni mezzo di prova che ritengano una fonte di convincimento. Questi mezzi
di prova, in base al principio del libero convincimento, saranno poi oggetto
di valutazione razionale da parte dell’autorità e/o del giudice (cfr. Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed.,
Zurigo 1998, pag. 100 n. 276; per la giurisdizione comunitaria, Biavati/Carpi,
Diritto processuale comunitario, op. cit., pag. 195 e seg.). Eccezioni alla regola
dell’acquisizione d’ufficio da parte dell’autorità amministrativa e/o del giudice
dei soli mezzi di prova previsti dalla legge, sono comunque ipotizzabili in
caso di «stato di necessità» nella raccolta delle prove («Beweisnotstand») o di
sussistenza d’altri motivi stringenti legati alle particolarità della fattispecie
(in DTF 122 I 53, l’interesse superiore del fanciullo nelle procedure di cui
all’art. 145 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 [CC], RS 210).
In questo senso è da condividere l’assunto formulato da Habscheid (in
Schweizerisches Zivilprozess- und Gerichtsorganisationrecht, 2a ed., Basilea
e Francoforte sul Meno 1990, pag. 401) sulla libertà d’assunzione di prove
(«Freibeweis»).

7. L’analisi scientifica sul luogo di provenienza di un richiedente l’asilo,
che non è una perizia (GICRA 1998 n. 34 = GAAC 63.41), può definirsi una
consulenza tecnica di parte. I consulenti hanno la facoltà d’esporre all’autorità
il proprio parere su singole questioni, attraverso la presentazione di una
relazione scritta. Tale consulenza può essere sussunta al mezzo di prova

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_I_53&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150004262.pdf?ID=150004262

dell’informazione prevista dall’art. 12 lett. c PA (o art. 19 PA in relazione
all’art. 49 PC; cfr. DTF 123 V 331). A differenza della perizia, dal cui risultato il
giudice può, secondo costante prassi, discostarsi solo per motivi stringenti (DTF
123 V 331; GICRA 1996 n. 16), la consulenza tecnica soggiace illimitatamente
al libero apprezzamento della prova, e non vincola il giudizio dell’autorità
e del giudice, i quali, nell’ordinare un’indagine tecnica inerente a qualsiasi
problema che la causa pone, non abdicano alle proprie sovrane prerogative.
In altri termini, nel caso in cui sussista un ragionevole dubbio in merito
all’attendibilità e concludenza della consulenza, vanno esperite indagini
complementari (DTF 122 V 157 pag. 162 e seg.).

8. Visto quanto precede, le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra il
consulente tecnico e il richiedente l’asilo possono essere ricomprese nei mezzi
di prova conformemente all’art. 12 PA (cfr. pureM. Guldener, Schweizerisches
Zivilprozessrecht, Zurigo 1979, pag. 322; contra, fra gli altri, W. Habscheid,
op.cit., pag. 402).

9. L’esigenza di una corretta valutazione degli elementi probatori acquisiti
dal consulente tecnico, nell’ambito dell’esame «lingua» (in particolare la
registrazione delle domande poste al richiedente e delle risposte ricevute),
consente, di regola, l’utilizzabilità di una documentazione che si risolva in
una relazione riassuntiva dei risultati acquisiti, e non in una trascrizione
completa degli stessi, solo allorquando tale relazione riassuntiva riporti
il contenuto essenziale dell’esame lingua medesimo (cfr. anche art. 28 PA),
contenuto essenziale che va poi di principio trasmesso invariato al richiedente
stesso da parte dell’UFR. Altrimenti, verrebbe meno la possibilità effettiva
di una verifica della compatibilità dell’esame effettuato dal consulente
tecnico con i principi basilari dell’ordinamento giuridico, segnatamente dal
profilo dell’art. 29 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera
del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), e rimarrebbe sostanzialmente preclusa
la giusta valutazione degli elementi probatori acquisiti, dal momento che
essi sarebbero trasmessi alla parte ed al giudice attraverso il filtro di un
riferimento riassuntivo incompleto o troppo generico. Occorre, pertanto,
che la relazione riassuntiva comprenda le domande poste dal consulente
«lingua» al richiedente l’asilo e la sostanza delle risposte date dal richiedente
stesso, quelle favorevoli come quelle contrarie all’evocata provenienza, nonché
l’indicazione precisa di ogni ulteriore elemento acquisito alle carte processuali
come mezzo, quale premessa necessaria alla conclusione cui perviene il
consulente tecnico. Tali elementi devono poi essere trasmessi dall’UFR al
richiedente l’asilo. Ogni altra soluzione renderebbe il possibile controllo
dell’autorità amministrativa dapprima, e del giudice poi, sull’operato del
consulente tecnico del tutto aleatorio e sconfinerebbe in una violazione del
principio dell’equo processo derivante dall’art. 29 cpv. 1 Cost. Risulterebbe,
infatti, arduo, se non impossibile, un corretto esercizio del diritto di difesa da
parte dell’insorgente, non essendo egli posto nelle condizioni di ricorrere con
criteri adeguati (cfr. GICRA 1995 n. 12 pag. 115 consid. 12c).

10. Nel caso concreto, la relazione riassuntiva del consulente, benché
non comprenda esplicitamente l’integralità delle domande da lui poste
al richiedente l’asilo, appare comunque relativamente dettagliata. Non
altrettanto può dirsi della generica sintesi della relazione riassuntiva fatta
dall’UFR all’indirizzo del ricorrente nel suo scritto del 5 marzo 1999. Tuttavia,
l’UFR ha sentito il curatore del ricorrente, anche se formalmente non ancora

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_123_V_331&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_123_V_331&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_123_V_331&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_V_157&resolve=1

nominato in quanto tale, sullo svolgimento dell’esame «lingua» prima
d’emanare il giudizio impugnato, senza che quest’ultimo abbia presentato
obiezioni formali in merito all’esame stesso. Certo, successivamente il
ricorrente ha prodotto tre documenti presentati come atti di nascita, suo e del
padre, nonché atto di famiglia. Negli stessi è menzionata, come cittadinanza
dei titolari, quella della Repubblica federale di Jugoslavia. Sennonché, l’atto
di nascita e di famiglia concernenti il ricorrente sono stati giudicati, dopo
esame interno, siccome delle falsificazioni da parte dell’UFR, valutazione
che il ricorrente non ha saputo né invalidare né relativizzare. Quanto al
certificato di nascita del padre, sul quale è apposta una fotografia su cui figura
una persona in divisa militare con berretto dell’Esercito di liberazione del
Kosovo (UCK), giova rilevare che di regola gli atti di nascita non comportano
fotografie. Inoltre, non è possibile che le autorità della Repubblica federale
di Jugoslavia abbiano rilasciato, nel luglio 1998, un siffatto documento a
persona che militava nelle forze indipendentiste albanesi, considerate
nemiche del Paese. Ad ogni buon conto, la CRA rileva che i tre documenti
precedentemente menzionati, e prodotti dal ricorrente in sede ricorsuale,
non sono comunque idonei a dimostrare la sua identità, non trattandosi né
di passaporti, o documenti sostitutivi, né di documenti ufficiali con fotografia
(art. 1 lett. b e c dell’ordinanza 1 dell’11 agosto 1999 sull’asilo relativa a
questioni procedurali [OAsi 1], RS 142.311), almeno per quanto attiene a quelli
concernenti l’insorgente, mentre per quanto riguarda l’atto di nascita del
padre, dagli atti di causa non emergono elementi che permettano di rilevare
che la fotografia apposta su tale documento rappresenti proprio il padre
del ricorrente. Peraltro, in un documento trasmesso alla CRA dall’autorità
cantonale, risulta che il ricorrente ha sottoscritto, unitamente al suo curatore,
un contratto di tirocinio, presso l’azienda del signor P. G., indicando come
suo Stato l’Albania. Da quanto esposto, e ritenuto che nonostante il tempo
trascorso dall’inoltro della sua domanda d’asilo il ricorrente non ha presentato,
ciò che avrebbe potuto e dovuto fare usando della necessaria diligenza,
documenti idonei a dimostrare la cittadinanza della Repubblica federale
di Jugoslavia indicata in procedura d’asilo (nonostante che non potesse
sfuggirgli l’essenzialità di una siffatta produzione), non vi è ragione di dubitare
dell’esito cui è giunto il consulente «lingua». Per quanto emerge dalle carte
processuali, il ricorrente ha pertanto ingannato l’autorità sulla sua identità ai
sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi, di modo che il ricorso contro la decisione
di non entrata nel merito della sua domanda d’asilo non merita tutela e va
respinto. Nella misura in cui i documenti prodotti in sede ricorsuale devono
considerarsi delle falsificazioni, gli stessi sono confiscati ai sensi dell’art. 10
cpv. 4 LAsi.

Page d’accueil de la Commission suisse de recours en matière d’asile

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

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JAAC 68.1 - Estratto della sentenza della Commissione svizzera di ricorso in materia

d'asilo del 27 gennaio 2003 nella causa E. H., Albania, anche pubblicato in Giurisprudenza

ed Informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [...

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 2004
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Band 68
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Das Dokument wurde durch das Schweizerische Bundesarchiv und die Bundeskanzlei konvertiert.

Le document a été digitalisé par les Archives Fédérales Suisses et la Chancellerie fédérale.

Il documento è stato convertito dall'Archivio federale svizzero e della Cancelleria federale.

	Estratto della sentenza della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo del 27 gennaio 2003 nella causa E. H., Albania, anche pubblicato in Giurisprudenza ed Informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 14