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**Case Identifier:** 6c9d10d2-1559-5a66-bdb2-0d97a1bb9e78
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-04-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.04.2015 BVGE 2015/12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_BVGE-2015-12_2015-04-17.pdf

## Full Text

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

152 BVGE / ATAF / DTAF 

 

2 Privatrecht – Zivilrechtspflege – Vollstreckung 
Droit privé – Procédure civile – Exécution 
Diritto privato – Procedura civile – Esecuzione 

12 

Estratto della decisione della Corte II 
nella causa A. e B. contro Repubblica e Cantone Ticino 

B‒5192/2013 del 17 aprile 2015 

Protezione degli stemmi pubblici e di altri segni pubblici. Domanda 

di radiazione del marchio svizzero « ti CENTRO FUNERARIO ». 

Art. 1‒3, art. 6‒8 e art. 18 cpv. 1 LPSP. Art. 2 lett. d e art. 75 n. 3 

LPM. 

1. Secondo la volontà del legislatore così come traspare dai mate-
riali legislativi, l'espressione « marchio di fabbrica e di commer-

cio » giusta l'art. 75 n. 3 LPM non può essere mantenuta soltanto 

agli art. 1 e 2 LPSP, ma trova applicazione anche nei confronti 

dei rimanenti disposti della LPSP (consid. 3.1.4.1‒3.1.4.3). 

2. In virtù degli art. 18 cpv. 1 LPSP e art. 75 n. 3 LPM, la possibilità 
per il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di ordi-

nare all'Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI) la 

cancellazione di un marchio non ammesso dalla LPSP si riferisce 

ai soli marchi di fabbrica o di commercio, cioè ai marchi di pro-

dotti, ma non ai marchi di servizi, esclusi di proposito dal campo 

di applicazione della LPSP (consid. 3.1.4.4). 

3. L'istanza di radiazione di marchi di servizi contenenti stemmi o 
altri emblemi pubblici può, se del caso, essere promossa dinanzi 

al giudice civile (consid. 3.1.4.4). 

4. Purché rivendicato per prodotti, il marchio in disamina è stato 
iscritto in violazione della LPSP e il DFGP può ordinarne la ra-

diazione (consid. 3.2.2 e 3.2.3). L'ordine di cancellazione non è 

invece consentito, nella misura in cui il marchio sia rivendicato 

per servizi (consid. 3.1.4 segg. e 3.3).  

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 153 

 

Schutz öffentlicher Wappen und anderer öffentlicher Zeichen. 

Antrag auf Löschung der schweizerischen Marke « ti CENTRO 

FUNERARIO ». 

Art. 1–3, Art. 6–8 und Art. 18 Abs. 1 WSchG. Art. 2 Bst. d und 

Art. 75 Ziff. 3 MSchG. 

1. Nach dem Willen des Gesetzgebers, wie er sich aus den Gesetzes-
materialien ergibt, ist der Ausdruck « Fabrik- und Handelsmar-

ken » gemäss Art. 75 Ziff. 3 MSchG nicht nur in Art. 1 und 2 

WSchG beizubehalten, sondern auch in den übrigen Bestim-

mungen dieses Gesetzes (E. 3.1.4.1–3.1.4.3). 

2. Gemäss Art. 18 Abs. 1 WSchG und Art. 75 Ziff. 3 MSchG bezieht 
sich die Möglichkeit des Eidgenössischen Justiz- und Polizeide-

partements (EJPD), dem Eidgenössischen Institut für Geistiges 

Eigentum (IGE) die Löschung einer nach WSchG unzulässigen 

Marke anzuordnen, nur auf Fabrik- oder Handelsmarken, also 

auf Warenmarken, nicht aber auf Dienstleistungsmarken, die 

vom Anwendungsbereich des WSchG bewusst ausgenommen 

sind (E. 3.1.4.4). 

3. Für die Löschung von Dienstleistungsmarken, die öffentliche 
Wappen oder andere öffentliche Zeichen enthalten, steht gege-

benenfalls die Klage beim Zivilrichter offen (E. 3.1.4.4). 

4. Soweit die Marke für Waren beansprucht wird, wurde sie vor-
liegend unter Verletzung des WSchG eingetragen und das EJPD 

kann ihre Löschung anordnen (E. 3.2.2 und 3.2.3). Die Anor-

dnung der Löschung ist dagegen nicht zulässig, soweit die Marke 

für Dienstleistungen beansprucht wird (E. 3.1.4 ff. und 3.3). 

Protection des armoiries publiques et des autres signes publics. 

Demande de radiation de la marque suisse « ti CENTRO 

FUNERARIO ». 

Art. 1–3, art. 6–8 et art. 18 al. 1 LPAP. Art. 2 let. d et art. 75 ch. 3 

LPM. 

1. Selon la volonté du législateur telle qu'elle ressort des travaux 
préparatoires, le maintien de l'expression « marque de fabrique 

et de commerce », tel qu'il est prévu à l'art. 75 ch. 3 LPM, doit 

non seulement être appliqué aux art. 1 et 2 LPAP, mais aussi aux 

autres dispositions de la LPAP (consid. 3.1.4.1–3.1.4.3). 

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2. En vertu des art. 18 al. 1 LPAP et art. 75 ch. 3 LPM, la possibilité 
pour le Département fédéral de justice et police (DFJP) d'or-

donner à l'Institut fédéral de la propriété intellectuelle (IPI) de 

radier une marque qui n'est pas admissible d'après la LPAP ne 

concerne que les marques de fabrique ou de commerce, c'est-à-

dire les marques de produits, et non les marques de services, 

lesquelles ont volontairement été exclues du champ d'application 

de la LPAP (consid. 3.1.4.4). 

3. Une demande de radiation de marques de services contenant des 
armoiries ou d'autres emblèmes publics peut, le cas échéant, être 

déposée devant le juge civil (consid. 3.1.4.4). 

4. Dans la mesure où elle a été revendiquée pour des produits, la 
marque en cause l'a été en violation de la LPAP, et le DFJP peut 

ordonner sa radiation (consid. 3.2.2 et 3.2.3). En revanche, un 

ordre de radiation n'est pas possible dans la mesure où la marque 

a été revendiquée pour des services (consid. 3.1.4 ss et 3.3). 

 

Il marchio svizzero n. 598 818  

 

è stato depositato dai ricorrenti presso l'Istituto federale della proprietà 

intellettuale (IPI) il 1o dicembre 2009 e pubblicato per la prima volta il 

30 marzo 2010 sulla banca dati dei titoli di protezione Swissreg 

(< https://www.swissreg.ch >). Esso è registrato per i seguenti prodotti e 

servizi: 

Classe 6: monumenti funerari metallici, monumenti sepolcrali in 

bronzo. 

Classe 19: monumenti funerari non metallici. 

Classe 45: funerali, cremazioni, pompe funebri. 

In data 22 giugno 2010 la controparte ha presentato opposizione alla 

registrazione del marchio in parola presso l'IPI fondandosi sull'art. 31 

della legge sulla protezione dei marchi del 28 agosto 1992 (LPM, RS 

232.11), chiedendo a titolo sussidiario la radiazione da parte dell'autorità 

inferiore. A motivo dell'opposizione la controparte ha ritenuto che il 

marchio in oggetto integri esattamente l'acronimo e lo stemma della 

Repubblica e Cantone Ticino come raffigurati nel decreto esecutivo 

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concernente i colori e il sigillo del Cantone del 18 aprile 1996 (RL 

1.1.1.2.1, < http://www.ti.ch/can/rl >). 

Nell'ambito della procedura d'opposizione i ricorrenti sono insorti 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale con due ricorsi contro due 

decisioni incidentali dell'IPI del 28 giugno 2010 rispettivamente del 

24 maggio 2011. Entrambi i gravami sono stati dichiarati inammissibili 

(cfr. sentenze del TAF B‒6585/2010 del 6 maggio 2011; B‒3637/2011 

del 13 gennaio 2012).  

Con decisione del 17 aprile 2012 l'IPI ha respinto l'opposizione, 

ritenendo in sintesi che l'opponente non aveva né sostenuto né dimostrato 

l'esistenza di un marchio estero corrispondente al segno contestato « ti 

(fig.) » e che quindi non era adempiuta l'esigenza di uno stato di fatto 

internazionale. Tale decisione è cresciuta in giudicato. 

Mediante scritto del 22 maggio 2012 la controparte ha ripresentato 

istanza di radiazione del marchio dinanzi all'autorità inferiore. In 

sostanza, ella ha addotto che nel marchio in questione sono inclusi 

l'acronimo e lo stemma del Cantone Ticino nel modo in cui vengono 

impiegati dall'Amministrazione cantonale in tutti i documenti ufficiali, 

sul Foglio ufficiale, sugli annunci che appaiono sui giornali, sui suoi 

immobili e sui propri veicoli, compresi quelli della polizia. Nel caso della 

« ti CENTRO FUNERARIO SA » si tratta, secondo la controparte, di 

una società privata non appartenente all'Amministrazione cantonale. A 

suo avviso appare quindi evidente che la presenza nel marchio dello 

stemma ufficiale del Cantone Ticino induca in errore circa la situazione 

commerciale della società e le sue pretese relazioni con l'ente pubblico. 

Con risposta del 22 giugno 2012 l'IPI ha postulato l'accoglimento 

dell'istanza di radiazione. In sintesi l'IPI rileva che la registrazione del 

marchio in oggetto sia in contrasto con l'art. 1 cpv. 1 n. 1‒3 della legge 

federale del 5 giugno 1931 per la protezione degli stemmi pubblici e di 

altri segni pubblici (RS 232.21, di seguito: LPSP) per i prodotti riven-

dicati delle Classi 6 e 19 rispettivamente con l'art. 6 LPSP per i prodotti e 

servizi della Classe 45, e quindi anche con l'art. 8 LPSP. Pertanto, la 

registrazione del marchio tramite l'IPI non avrebbe dovuto essere effet-

tuata sulla scorta dell'art. 2 cpv. 2 lett. d LPM poiché non conforme al 

diritto vigente.  

Con osservazioni del 27 agosto 2012 i ricorrenti hanno proposto la 

reiezione integrale dell'istanza di radiazione e di conseguenza la confer-

ma dell'iscrizione del marchio in oggetto.  

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Tramite scritto del 26 settembre 2012 la controparte ha confermato inte-

gralmente la propria istanza nelle conclusioni e motivazioni. 

Con decisione del 24 luglio 2013 l'autorità inferiore ha dato ordine all'IPI 

di radiare il marchio n. 598 818 ti CENTRO FUNERARIO dal registro 

dei marchi, rinunciando al prelevamento di spese processuali e alla 

concessione di spese ripetibili. 

In sostanza l'autorità inferiore ritiene che il marchio in disamina includa 

quale parte integrante invariata l'acronimo e lo stemma del Cantone 

Ticino riportati all'immagine 9 del Decreto esecutivo concernente i colori 

e sigillo del Cantone. A suo dire, la registrazione del marchio viola l'art. 1 

cpv. 1 n. 1 LPSP per i prodotti delle Classi 6 e 19 e l'art. 6 LPSP per i 

prodotti ed i servizi della Classe 45 e non avrebbe dovuto essere 

effettuata sulla scorta dell'art. 2 cpv. 2 lett. d LPM.  

In data 16 settembre 2013 i ricorrenti hanno depositato ricorso al Tribu-

nale amministrativo federale contro la suddetta decisione, postulando 

l'annullamento della stessa, la conferma della registrazione del marchio 

n. 598 818, nonché l'addossamento delle spese processuali alla contro-

parte e la condanna di quest'ultima alla rifusione delle ripetibili in favore 

dei ricorrenti. 

I ricorrenti ritengono in sostanza che la radiazione ordinata dall'autorità 

inferiore sia ingiustificata. A loro dire, il marchio in oggetto non contiene 

lo stemma del Cantone Ticino « partito di rosso e di azzurro » conforme-

mente all'art. 3 della Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino del 

14 dicembre 1997 (RL 1.1.1.1, di seguito: Costituzione cantonale), né 

elementi caratteristici di questo stemma, né segni che possono essere 

confusi con il medesimo. Il marchio non conterrebbe neppure la parola 

« Cantone », né « Cantonale », né espressioni facili a confondere con 

queste parole. I ricorrenti ribadiscono che la raffigurazione in bianco e 

nero e i segni araldici di cui al Decreto esecutivo concernente i colori e 

sigillo del Cantone nulla hanno a che vedere con lo stemma ufficiale del 

Cantone, definito, a loro avviso, esaustivamente dalla Costituzione canto-

nale. D'altronde, il Decreto esecutivo non avrebbe il carattere di una 

legge formale e non pretenderebbe espressamente che la raffigurazione in 

bianco e nero dei segni araldici debba costituire lo stemma del Cantone. I 

ricorrenti sostengono che i segni del marchio in questione non possono 

nemmeno essere confusi con altri emblemi o contrassegni di garanzia dei 

Cantoni, tant'è che nemmeno l'autorità inferiore indica quali emblemi o 

contrassegni di garanzia del Cantone Ticino potrebbero essere suscettibili 

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di causare confusione con il marchio registrato. In concreto, non sus-

sisterebbe un motivo assoluto di esclusione della registrazione del 

marchio ai sensi dell'art. 2 lett. d LPM.  

I ricorrenti contestano inoltre che l'integrazione nel marchio del termine 

« ti » e del segno figurativo possa destare nell'utente l'impressione che vi 

sia un legame ufficiale tra il Cantone e il prestatore di servizi.  

I ricorrenti contestano che la LPSP possa essere applicata ai servizi, per 

cui, anche nell'ipotesi di un rigetto del ricorso, il marchio non potrebbe 

essere integralmente cancellato, ma essere limitato ai servizi in ambito 

funerario.  

I ricorrenti fanno in seguito valere una violazione del diritto di essere 

sentito. A loro dire, l'autorità inferiore non ha preso posizione sull'argo-

mento da loro sollevato in prima istanza secondo cui nel registro federale 

dei marchi sarebbero registrati diversi marchi che contengono le parole 

« ti » e « Ticino », i quali tuttavia non sarebbero stati radiati. Secondo 

loro, sussisterebbe in tale ambito un'evidente disparità di trattamento. 

Con risposta del 25 ottobre 2013 la controparte propone la reiezione del 

gravame e la messa a carico alle ricorrenti delle spese, tasse e ripetibili. 

Mediante scritto del 25 ottobre 2013 l'autorità inferiore ha prodotto gli 

atti preliminari, rinviando ai considerandi della decisione impugnata e 

confermandola nella sua integrità. Con scritto del 13 novembre 2013 l'IPI 

ha comunicato di rinunciare a prendere posizione sul ricorso. Con or-

dinanza del 18 novembre 2013 lo scrivente Tribunale ha concluso lo 

scambio di scritti su riserva di eventuali misure d'istruzione o memorie 

delle parti. 

Con scritto dell'11 dicembre 2014 lo scrivente Tribunale ha orientato la 

controparte sulla tempistica per l'evasione del ricorso, dando seguito alla 

sua richiesta del 10 dicembre 2014.  

Dai considerandi: 

3. Posto quanto precede, va quindi esaminato se sono adempiute le 
condizioni per ordinare la radiazione del marchio in parola, in altre 

parole se l'iscrizione del marchio è avversa alla LPSP ed all'art. 2 lett. d 

LPM e di conseguenza se l'autorità inferiore ne poteva ordinare la 

cancellazione in base all'art. 18 cpv. 1 LPSP. 

 

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3.1  
3.1.1 Sono esclusi dalla protezione come marchi tra l'altro i segni in 
contrasto con l'ordine pubblico, i buoni costumi o il diritto vigente (art. 2 

lett. d LPM). Rientrano nei segni illeciti che non possono quindi 

beneficiare della protezione come marchi quelli in contravvenzione al 

diritto federale o ai trattati internazionali, in particolare ai disposti ivi 

contenuti che disciplinano un divieto di registrazione, nonché un divieto 

o una restrizione d'uso (MICHAEL NOTH, Markenschutzgesetz [MSchG], 

2009, n. 28 ad art. 2 lett. d LPM).  

3.1.2 In termini di trattati internazionali, giusta l'art. 6ter cpv. 1 lett. a 
della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale 

riveduta a Stoccolma il 14 luglio 1967 (RS 0.232.04, di seguito: Conven-

zione di Parigi) i paesi dell'Unione sono tenuti di rifiutare o d'invalidare 

la registrazione e di vietare, con misure adeguate, l'utilizzazione non 

autorizzata dalle autorità competenti, sia come marchi di fabbrica o di 

commercio, sia come elementi di detti marchi, di stemmi, bandiere e altri 

emblemi di Stato dei paesi dell'Unione, di segni e di punzoni ufficiali di 

controllo e di garanzia da essi adottati, nonché di qualsiasi loro 

imitazione dal punto di vista araldico. La Convenzione di Parigi garan-

tisce l'uguaglianza di trattamento in tutti i paesi membri (diritto di reci-

procità), nonché il diritto di priorità; il trattato statuisce standards minimi 

a cui ogni interessato può fare appello direttamente dinanzi alle autorità 

svizzere (EUGEN MARBACH, Schweizerisches Immaterialgüter- und Wett-

bewerbsrecht, III/1 Markenrecht, 2a ed. 2009, n. 86 segg.).  

3.1.3 A livello nazionale, la LPSP concretizza ed estende il divieto di 
cui all'art. 6ter della Convenzione di Parigi, se pur nella versione riveduta 

all'Aja il 6 novembre 1925 (RS 0.232.01) (cfr. FF 1928 I 129 [ed. 

tedesca]; 1928 I 137 [ed. francese]; MARBACH, op. cit., n. 629 segg.). La 

legislazione svizzera sulla protezione degli stemmi e di altri segni 

pubblici va oltre le esigenze minime elencate all'art. 6ter della Conven-

zione di Parigi. La LPSP non solo vieta la registrazione di imitazioni dal 

punto di vista araldico, ma anche di segni suscettibili di essere confusi 

con i segni protetti. Per escludere un qualsivoglia rischio di confusione è 

necessario che il segno pubblico rispettivamente gli elementi essenziali 

del medesimo siano stilizzati in modo da sopprimere ogni rinvio al segno 

protetto (FRAEFEL/MEIER, in: Commentaire Romand, Propriété intellec-

tuelle, 2013, n. 175 ad art. 2 LPM; STEFAN SZABO, « Swiss Army Cheese 

[fig.] » / Bemerkungen zum Entscheid der Eidgenössischen Rekurs-

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kommission für geistiges Eigentum vom 25. September 2002, sic! 2003 

pag. 274 segg.).  

La LPSP ha come scopo la protezione degli stemmi e di altri segni 

pubblici. In primo luogo, la LPSP disciplina un divieto di registrazione di 

stemmi ed altri segni della Confederazione, dei Cantoni, distretti, circoli 

e Comuni come marchi di fabbrica o di commercio (art. 1). In secondo 

luogo, prevede il divieto di utilizzare in modo abusivo gli stemmi ed altri 

contrassegni della Confederazione e dei Cantoni, distretti, circoli e 

Comuni (art. 2‒5), le denominazioni ufficiali (art. 6), nonché i segni 

nazionali figurativi e verbali (art. 7).  

Il divieto d'iscrizione di cui all'art. 1 LPSP è formulato nel modo 

seguente:  

1  Non devono essere registrati come marche di fabbrica o di com-

mercio o come elementi di esse: 

1. gli stemmi della Confederazione, dei Cantoni, distretti, circoli e 

Comuni o le bandiere rappresentanti tali stemmi; la croce fede-

rale; gli elementi caratteristici degli stemmi dei Cantoni; 

2. altri emblemi della Confederazione o dei Cantoni; i contrassegni 

e punzoni di controllo o di garanzia della Confederazione, dei 

Cantoni, distretti, circoli e Comuni; 

3. i segni che possono essere confusi con quelli menzionati nei 

numeri 1 e 2; 

4. le parole « stemma svizzero », « croce svizzera » o altre indi-

cazioni che accennano allo stemma o alla croce federale, allo 

stemma di un Cantone, d'un distretto, di un circolo o d'un 

Comune ovvero gli elementi caratteristici di stemmi cantonali. 

2  Possono essere registrati: 

a. i segni figurativi e verbali menzionati nel capoverso 1, per comu-

nità (Confederazione, Cantone, distretto, circolo o Comune) a 

cui appartengono o a cui si riferiscono, come pure per aziende di 

questa comunità; 

b. in generale, le contraffazioni od imitazioni di contrassegni e 

punzoni di controllo o di garanzia, permesse giusta l'articolo 4 

capoverso 2 e l'articolo 5 capoverso 3. 

Con l'art. 1 LPSP il legislatore ha quindi statuito il divieto assoluto di 

iscrizione per stemmi ed altri segni pubblici come marchi di fabbrica e di 

commercio per lasciarli a libera disposizione di una cerchia limitata, 

ossia alle comunità o alle loro aziende.  

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Il divieto d'uso effettivo e le deroghe a tale divieto sono disciplinati 

all'art. 2 e 3 LPSP: 

Art. 2 

1  È vietato mettere, a scopo commerciale, specialmente come ele-

menti di marche di fabbrica o di commercio, i segni seguenti su 

prodotti destinati ad essere spacciati come merce o sul loro imbal-

laggio: 

1. gli stemmi della Confederazione o dei Cantoni, le bandiere rap-

presentanti questi stemmi, la croce federale, gli elementi carat-

teristici di stemmi cantonali o i segni che possono essere confusi 

con i suddetti; 

2. le parole « stemma svizzero », « croce svizzera » o altre indica-

zioni che accennano alla croce o allo stemma federale, allo 

stemma di un Cantone ovvero ad elementi caratteristici di stem-

mi cantonali. 

2  È permesso: 

a. l'uso dei segni figurativi e verbali menzionati nel capoverso 1, da 

parte della Confederazione, dei Cantoni, distretti, circoli e 

Comuni, come pure da parte delle aziende di queste comunità; 

b. l'uso di marche contenenti un segno figurativo o verbale menzio-

nato nel capoverso 1, che siano state depositate come marche 

collettive dalla Confederazione o da un Cantone, quando chi le 

adopera appartenga ad uno dei ceti di produttori, industriali o 

commercianti a cui sono destinate le marche stesse; 

c. in generale, l'uso della croce federale come elemento del segno 

dei brevetti svizzeri giusta le disposizioni delle leggi federali sui 

brevetti d'invenzione. 

Art. 3 

1  I segni figurativi e verbali di cui all'articolo 2 capoverso 1 possono 

essere messi su insegne commerciali, annunzi, prospetti o carte 

d'affari, o usati in un altro modo che non sia quello previsto 

dall'articolo 2 capoverso 1, purchè quest'uso non sia contrario alle 

buone costumanze. 

2  L'uso suddetto è reputato contrario alle buone costumanze parti-

colarmente: 

a. quando sia atto a trarre in errore circa la provenienza geografica, 

il valore od altre qualità di prodotti, circa la nazionalità 

dell'azienda o la situazione commerciale di chi adopera il segno, 

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 161 

 

come pure circa le sue pretese relazioni con la Confederazione o 

con un Cantone; 

b. quando costituisca un atto di dispregio verso i segni menzionati 

nell'articolo 2 capoverso 1; 

c. quando sia fatto da uno straniero domiciliato all'estero. 

Le parole « Confederazione », « federale », « Cantoni », « cantonale », 

« Comune », « comunale », o le espressioni facili a confondere con 

queste parole non potranno essere adoperate né sole né in unione con 

altre parole, quando questo uso sia atto a far supporre erroneamente 

l'esistenza di relazioni ufficiali della Confederazione, di un Cantone o 

d'un Comune con chi usa queste parole o con la fabbricazione o il 

commercio di certi prodotti; lo stesso dicasi quando l'uso avvenga in 

modo da costituire un atto di dispregio verso la Confederazione, i Can-

toni o Comuni (art. 6 LPSP). In quanto ne sia vietato l'uso, i segni figu-

rativi e verbali menzionati negli art. 6 e 7 non potranno neppure essere 

registrati come marche di fabbrica o di commercio o come elementi di 

siffatte marche (art. 8 LPSP).  

L'art. 6 LPSP non elenca in modo esaustivo i termini che non possono 

essere utilizzati; servendosi dell'aggiunta « o le espressioni facili da 

confondere » tale disposto vieta ogni formulazione a scopo commerciale 

che tende a far credere falsamente che vi sia un rapporto tra l'impresa e la 

Confederazione, un Cantone o un Comune (DTF 116 IV 254 consid. 1b; 

102 IV 46 consid. 3).  

3.1.4 L'art. 18 cpv. 1 LPSP è entrato in vigore il 1o febbraio 1932, 
rimanendo invariato anche dopo l'entrata in vigore della nuova LPM. A 

tale proposito è d'uopo rilevare che, conformemente al Messaggio del 

21 novembre 1990 concernente una legge federale sulla protezione dei 

marchi e delle indicazioni di provenienza (Legge sulla protezione dei 

marchi, LPM, FF 1991 I 1, 13, di seguito: Messaggio LPM), il legislatore 

della LPM ha deliberatamente abbandonato l'idea di abrogare la LPSP, 

introducendo l'art. 75 n. 3 LPM con il quale ha voluto mantenere 

l'espressione « marchio di fabbrica e di commercio » a titolo esclusivo 

nella LPSP, sostituendola invece con il termine « marchio » in tutti gli 

altri atti legislativi, in modo da limitare l'applicazione della LPSP, a 

prima vista, ai marchi di fabbrica e di commercio senza estenderla anche 

ai marchi di servizi (cfr. consid. 3.1.4.1 segg.).  

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

162 BVGE / ATAF / DTAF 

 

Giusta l'art. 75 n. 3 LPM, l'espressione « marchio di fabbrica e di com-

mercio » in tutti gli atti legislativi è sostituita con il termine « marchio », 

fatti salvi gli art. 1 e 2 LPSP .  

Dall'art. 75 n. 3 LPM i ricorrenti derivano che l'art. 1 LPSP non trova 

applicazione per i marchi di servizi e fintanto che il loro marchio è 

rivendicato per servizi, l'autorità inferiore non sarebbe autorizzata ad 

ordinarne la radiazione. Nell'atto impugnato, l'autorità inferiore lascia 

invece intendere implicitamente che la cancellazione può essere indetta 

anche per marchi di servizi nella misura in cui siano violati gli art. 6 e 8 

LPSP, aderendo secondo il senso alla presa di posizione dell'IPI 

sull'istanza di radiazione (…).  

In considerazione dei pareri discordanti delle parti, è necessario dappri-

ma verificare quali siano stati i motivi che hanno condotto il legislatore 

all'introduzione dell'art. 75 n. 3 LPM e quali siano le conseguenze giuri-

diche di tale disposto nell'ambito dell'applicazione della LPSP, in parti-

colare sulla possibilità dell'autorità inferiore di ordinare la radiazione di 

marchi giusta l'art. 18 cpv. 1 LPSP.  

3.1.4.1 Come precedentemente citato, l'art. 75 n. 3 LPM richiede che 
l'espressione « marchio di fabbrica e di commercio » in tutti gli atti legis-

lativi sia sostituita con il termine « marchio », fatti salvi gli art.1 e 2 

LPSP. Alla luce del testo e in relazione alla portata di siffatto disposto si 

pone la questione di sapere se per le rimanenti disposizioni della LPSP 

sia da utilizzare, e contrario, l'espressione « marchio » e se le restanti 

disposizioni, in particolare l'art. 18 cpv. 1 LPSP, abbiano quindi valenza 

anche per i marchi di servizi.  

Per giurisprudenza costante, la legge va innanzitutto interpretata secondo 

il suo tenore letterale (interpretazione letterale). Se il testo legale non è 

assolutamente chiaro o se più interpretazioni del medesimo si prestano, il 

giudice è tenuto a ricercare il vero significato della norma, deducendo il 

medesimo dalle relazioni che intercorrono tra quest'ultima e altre dispo-

sizioni legali e dal contesto legislativo in cui essa si inserisce (interpre-

tazione sistematica), dal fine che essa persegue o dall'interesse tutelato 

(interpretazione teleologica), nonché dalla volontà del legislatore (inter-

pretazione storica), così come essa traspare dai materiali legislativi 

(cosiddetto pluralismo interpretativo; cfr. DTF 137 V 114 consid. 4.3.1; 

134 I 184 consid. 5.1; 124 II 193 consid. 5a e 5c). Se il testo di legge è 

chiaro, l'autorità chiamata ad applicare il diritto può distanziarsi dal me-

desimo soltanto se sussistono motivi fondati per ritenere che la sua for-

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 163 

 

mulazione non rispecchia completamente il vero senso della norma. 

Simili motivi possono risultare dai materiali legislativi, dallo scopo della 

norma, come pure dalla relazione tra quest'ultima e altre disposizioni 

(DTF 124 II 265 consid. 3a; 124 V 185 consid. 3a e rispettivi richiami). 

L'interpretazione della legge può condurre alla constatazione di una 

lacuna. Una lacuna pura (o lacuna propria, chiamata anche lacuna in 

senso proprio) presuppone che il legislatore si sia astenuto dal regola-

mentare un punto che avrebbe invero dovuto esserlo e che nessun'altra 

soluzione emerga dal testo o dall'interpretazione della legge. In altre 

parole, una lacuna pura, ovvero non voluta dal legislatore, sussiste 

laddove la legge non fornisce una risposta a una questione che si pone 

ineluttabilmente (cfr. DTF 131 II 562 consid. 3.5 con rinvii). Una lacuna 

propria può essere ritenuta nascosta (cfr. terminologia in tedesco « ver-

deckte Lücke » e in francese « lacune occulte ») laddove il legislatore ha 

omesso di aggiungere ad una disposizione concepita in maniera generale 

la restrizione o la precisazione che il senso e lo scopo della 

regolamentazione considerata o di un'altra norma di legge impongono in 

determinati casi (cfr. DTF 135 IV 113 consid. 2.4.2). Utilizzando la for-

mulazione del Tribunale federale, sussiste una cosiddetta lacuna occulta 

« lorsque le silence de la loi est contraire à son économie » (DTF 117 II 

494 consid. 6a e referenze citate). Se invece il legislatore ha volontaria-

mente rinunciato a codificare una situazione che non richiedeva neces-

sariamente un suo intervento, tale omissione equivale ad un silenzio qua-

lificato (sentenza del TF 4A_363/2013 del 28 aprile 2014 consid. 3.5.1). 

La lacuna impropria (chiamata anche lacuna in senso improprio), si 

caratterizza invece per il fatto che la legge offre sì una risposta, ma che 

se si rivela insoddisfacente (cfr. DTF 131 II 562 consid. 3.5 con rinvii). 

Secondo costante giurisprudenza, soltanto una lacuna propria, e quindi 

anche una lacuna propria nascosta o occulta, può essere colmata dal giu-

dice. In tale caso, il giudice colma la lacuna, ispirandosi allo scopo della 

legge per completarla in maniera adeguata e limitandosi a quanto neces-

sario per statuire nel caso concreto (cfr. DTF 105 Ib 94 consid. 6b/bb). In 

presenza di una lacuna impropria, il giudice deve invece astenersi dal 

porvi rimedio, quand'anche essa risultasse da una svista del legislatore, la 

sua correzione essendo – secondo la concezione tradizionale derivante 

segnatamente dal principio della separazione dei poteri – di principio 

proibita, salvo nel caso in cui il fatto d'invocare il senso della norma 

considerato determinante non sia costitutivo di un abuso di diritto o 

addirittura di una violazione della Costituzione (cfr. DTF 131 II 562 

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

164 BVGE / ATAF / DTAF 

 

consid. 3.5 con rinvii; 130 V 472 consid. 7 con rinvii; sentenza del TF 

2C_818/2009 del 9 luglio 2010 consid. 4.2). 

3.1.4.2 La nozione di marchio di servizi è stata introdotta per la prima 
volta nell'ambito della revisione della LPM nel 1992 al fine di estendere 

la protezione conferita dal diritto dei marchi anche a questo tipo di segni 

oltre che ai marchi di fabbrica e di commercio, in quanto la Svizzera, a 

quel tempo, era quasi l'unico Paese europeo a non proteggere i marchi di 

servizi in virtù di una registrazione (Messaggio LPM, FF 1991 I 1, 8). 

L'avamprogetto inviato in consultazione comprendeva un articolo sugli 

emblemi di sovranità e altri segni pubblici stranieri, in applicazione 

dell'art. 6 della Convenzione di Parigi e prevedeva per il rimanente 

l'abrogazione della LPSP (Messaggio LPM, FF 1991 I 13). Gli emblemi 

pubblici svizzeri avrebbero comunque continuato ad essere protetti e 

sarebbero stati assimilati alle indicazioni di provenienza. In altre parole, 

il loro uso sarebbe stato libero solamente se non ci fosse stato rischio di 

inganno (Messaggio LPM, FF 1991 I 1, 13). Di fronte alle forti e parti-

colari preoccupazioni nei Cantoni e nelle cerchie interessate, segnata-

mente in quelle società di servizi che già facevano uso degli emblemi 

pubblici nei propri loghi, alla fine si è comunque deciso che la revisione 

della LPM « non deve tangere la LPSP » (Messaggio LPM, FF 1991 I 1, 

13 seg.), tuttavia nella consapevolezza che « la LPSP crea problemi 

d'applicazione a causa di nozioni ambigue: da un canto, distinzione tra 

uso a fini decorativi e uso commerciale e, dall'altro, riproduzione 

stilizzata autorizzata e imitazioni illecite (…). Alcuni usi commerciali 

sono vietati (impiego su prodotti) mentre altri sono permessi (impiego su 

atti commerciali e nella pubblicità) senza che si possa veramente giusti-

ficare questa differenza di trattamento » (Messaggio LPM, FF 1991 I 1, 

13 e 14). 

Nel Messaggio del 18 novembre 2009 concernente la modifica della 

legge sulla protezione dei marchi e una legge federale sulla protezione 

dello stemma della Svizzera e di altri segni pubblici (Progetto « Swiss-

ness »), FF 2009 7425, 7442 (di seguito: Messaggio « Swissness ») risul-

ta che il trattamento privilegiato dei segni nell'ambito dei servizi rispetto 

all'ambito dei prodotti (art. 75 n. 3 LPM) fu in definitiva una decisione 

politica a cui all'epoca si giunse soltanto nell'ambito del dibattito parla-

mentare, mentre oggi non vi sarebbe più alcun motivo valido per mante-

nere una simile distinzione. Il nuovo disegno di legge prevede, in futuro, 

di estendere il divieto di registrazione e d'uso anche ai marchi di servizi 

(Messaggio « Swissness », FF 2009 7424, 7445, 7519, 7534).  

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 165 

 

3.1.4.3 Conformemente al testo dell'art. 75 n. 3 LPM, solo l'art. 1 e 2 
LPSP possono, a titolo eccezionale (« fatti salvi »), mantenere l'espres-

sione « marchio di fabbrica e di commercio » invece di sostituirla con il 

termine « marchio » come è espressamente richiesto per tutti gli altri atti 

legislativi. Con una simile formulazione, il testo dell'art. 75 n. 3 LPM 

suggerisce di rimpiazzare l'espressione « marchio di fabbrica e di 

commercio » con il termine « marchio » solo all'art. 1 e 2 LPSP, ma non 

nelle restanti disposizioni di siffatta legge. Altrimenti detto, il disposto in 

questione richiede la sostituzione del termine « marchio » « in tutti i testi 

legislativi », senza tuttavia chiarire se e in che misura con una simile 

formulazione siano toccati o intesi, oltre all'art. 1 e 2 LPSP, anche i 

rimanenti disposti della LPSP. Orbene, secondo i lavori preparatori, 

concretamente giusta i messaggi di legge menzionati al consid. 3.1.4.2, 

risulta che il legislatore ha voluto togliere i marchi di servizi, a titolo 

generale, dal campo di applicazione della LPSP. Considerata la chiara 

volontà espressa nei materiali legislativi, si può concludere che, facendo 

un solo esplicito riferimento all'art. 1 e 2 LPSP, il testo dell'art. 75 n. 3 

LPM è formulato in maniera imprecisa, equivoca e lacunosa. Vi è quindi 

motivo sufficiente di ritenere che la formulazione dell'art. 75 n. 3 LPM 

non riflette completamente il vero senso della norma e che tale disposto 

non può essere interpretato fondandosi soltanto sulla comprensione 

letterale del testo, così che spetta al giudice di colmare una simile lacuna, 

facendo appello soprattutto ai relativi materiali legislativi e al senso e 

allo scopo della norma che possono essere da loro desunti.  

Considerata l'intenzione esplicita del legislatore di salvaguardare il 

trattamento privilegiato dei marchi di servizi nella LPSP, è accertato che 

il mantenimento dell'espressione « marchio di fabbrica e di commercio » 

non può essere limitato agli art. 1 e 2 LPSP, bensì trova applicazione, in 

deroga al testo impreciso dell'art. 75 n. 3 LPM ma conformemente alla 

volontà espressa nei materiali legislativi, anche ai rimanenti disposti 

della LPSP (art. 8, 10, 11 e 18). Un altro modo di vedere entrerebbe in 

palese contrasto con l'orientamento generale espresso nei Messaggi di 

legge citati al consid. 3.1.4.2. Di seguito occorre presentare le conse-

guenze di tali risultanze con particolare riferimento alla facoltà dell'au-

torità di sorveglianza di indire la cancellazione sulla base dell'art. 18 

LPSP. 

3.1.4.4 L'art. 18 cpv. 1 LPSP prevede la possibilità per l'autorità inferi-
ore di ordinare la radiazione di una marca di fabbrica o di commercio 

registrata dall'IPI, ma non ammessa dalla LPSP. La possibilità di ordinare 

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

166 BVGE / ATAF / DTAF 

 

la cancellazione secondo l'art. 18 cpv. 1 LPSP è quindi condizionata da 

due fattori: l'iscrizione avvenuta in contravvenzione alla LPSP, da una 

parte, e il fatto che si tratti di una marca di fabbrica o di commercio.  

Dalle disposizioni della LPSP (cfr. consid. 3.1.3) discende che l'iscri-

zione di marchi di fabbrica o di commercio è considerata inammissibile 

se avviene in violazione del divieto di iscrizione di cui all'art. 1 LPSP, 

nonché in violazione dell'art. 8 LPSP, in quest'ultimo caso come conse-

guenza del divieto d'uso di cui agli art. 6 e 7 LPSP. Siccome l'art. 18 

cpv. 1 LPSP non si riferisce e non può riferirsi anche ai marchi di servizi, 

all'autorità inferiore non è consentito di ordinare la cancellazione delle 

iscrizioni di siffatti marchi, che, come risulta dai considerandi suesposti 

(consid. 3.1.4.2 seg.), sono stati consapevolmente esclusi dal campo di 

applicazione della LPSP. Non potrebbe che rappresentare un ovvio 

controsenso se la LPSP si prefiggesse di autorizzare l'autorità di sor-

veglianza ad ordinare la radiazione di marchi di servizi che di per sé non 

sono toccati dal divieto di iscrizione e d'uso di cui all'art. 1 e 2 LPSP. 

Pertanto, l'istanza di radiazione di marchi di servizi contenenti stemmi o 

altri emblemi pubblici potrebbe, se del caso, essere promossa dinanzi al 

giudice civile (…). Pur quanto possa apparire iniquo, contraddittorio o 

privo di senso pratico laddove un marchio registrato contempli allo 

stesso tempo prodotti e servizi, secondo la legislazione attualmente in 

vigore (art. 18. cpv. 1 LPSP) solo le iscrizioni di marchi di fabbrica e di 

commercio non ammesse giusta la LPSP sono accessibili all'ordine di 

cancellazione dell'autorità inferiore. Si tratta in questo caso di marchi 

rivendicati solo per prodotti.  

3.1.5 Visto quanto precede si impone quindi un esame differenziato 
del marchio in questione a seconda se esso sia rivendicato per prodotti 

(cfr. intero consid. 3.2), configurando in tal caso un marchio di fabbrica e 

di commercio giusta l'art. 1 LPSP, oppure per servizi (cfr. intero 

consid. 3.3).  

3.2 Di seguito va esaminato se il marchio in disamina, per quanto 
rivendicato per i prodotti della Classe 6 e 19, è stato iscritto in violazione 

della LPSP. 

3.2.1 Conformemente alla prassi del Tribunale federale in materia di 
registrazione di emblemi cantonali, l'Alta Corte suole dapprima esami-

nare se lo stemma di un Cantone o i suoi elementi caratteristici sono 

ripresi tali e quali dal marchio per il quale è richiesta l'iscrizione al re-

gistro (DTF 80 I 58 consid. 2; NOTH, op. cit., n. 48 ad art. 2 LPM). In 

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 167 

 

caso affermativo ciò configurerebbe un motivo assoluto di esclusione del 

segno. Partendo dal principio che la LPSP prescrive alle imprese private 

il divieto assoluto di utilizzare gli stemmi dei Cantoni o i suoi elementi 

caratteristici, il Tribunale federale reputa irrilevante se e in che misura un 

determinato elemento caratteristico abbia maggiore o minore importanza 

rispetto ad altri, mentre sarebbe invece sufficiente che esso sia effettiva-

mente presente e riconoscibile (DTF 80 I 58 consid. 2; 66 I 193; 58 I 

113).  

Nell'evenienza in cui né lo stemma né i suoi elementi caratteristici siano 

ripresi tali e quali, il Tribunale federale esamina se il marchio in 

questione, sulla base dell'impressione d'insieme, rischia di essere confuso 

con un determinato stemma o altro segno pubblico (sentenza del TF 

4A_101/2007 del 28 agosto 2007 consid. 3.3 e 4.1; DTF 134 III 406 

consid. 5.3; NOTH, op. cit., n. 48 ad art. 2 LPM). La giurisprudenza del 

Tribunale federale dimostra che anche nella legislazione relativa agli 

stemmi ed altri segni pubblici la questione del rischio di confusione deve 

essere giudicata in base ai criteri generali del diritto dei marchi e non 

secondo i principi araldici (SZABO, op. cit, pag. 274 segg., in particolare 

pag. 276; confermato nella sentenza del TF 4A_101/2007 consid. 3.3). 

Questa giurisprudenza differisce tuttavia da quella sviluppata nell'ambito 

dell'esame del rischio di confusione con l'emblema della Croce Rossa 

giusta la legge del 25 marzo 1954 concernente la protezione dell'em-

blema e del nome della Croce Rossa (RS 232.22), per quanto nel secondo 

caso l'impressione d'insieme non è presa in considerazione, né sono 

rilevanti i prodotti e/o i servizi per i quali è stata rivendicata la protezione 

del marchio depositato (DTF 134 III 406 consid. 5.2; sentenze del TAF 

B‒3304/2012 del 14 maggio 2013 consid. 2.2.2; B‒3327/2007 del 

23 marzo 2009 consid. 4.2 ).  

3.2.2 A fronte della prassi summenzionata va appurato se il marchio 
in esame include effettivamente lo stemma del Cantone Ticino o i suoi 

elementi caratteristici, oppure altri emblemi o segni del Cantone e, in 

caso di risposta negativa a tale quesito, se suddetto marchio può essere 

confuso con lo stemma, l'emblema o altri segni cantonali.  

3.2.2.1 I ricorrenti ribadiscono che il loro marchio non racchiude lo 
stemma del Cantone Ticino come definito all'art. 3 della Costituzione 

cantonale, né elementi caratteristici di tale stemma e nemmeno segni che 

possano essere confusi con esso, lasciando intendere che lo stemma 

ufficiale del Cantone è definito in maniera esaustiva dalla Costituzione 

cantonale, mentre il Decreto esecutivo non avrebbe a loro avviso il 

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

168 BVGE / ATAF / DTAF 

 

carattere di una legge formale, né pretenderebbe che la raffigurazione in 

bianco e nero dei segni araldici costituisca per forza lo stemma del 

Cantone.  

3.2.2.2 In riferimento ai segni pubblici cantonali, la LPSP disciplina la 
tutela degli stemmi dei Cantoni e dei loro elementi caratteristici (art. 1 

cpv. 1 n. 1 LPSP), nonché degli altri emblemi dei Cantoni, compresi i 

contrassegni e punzoni di controllo o di garanzia (art. 2 cpv. 1 n. 2 LPSP) 

o dei segni che possono essere confusi con quelli menzionati (art. 1 

cpv. 1 n. 3 LPSP) e di altre indicazioni che accennano allo stemma di un 

Cantone (art. 1 cpv. 1 n. 4 LPSP). A tale riguardo appare opportuno e 

ragionevole fondarsi non solo sulla Costituzione cantonale, bensì anche 

su disposizioni esecutive e supplementari delle leggi cantonali. In altre 

parole, possono essere determinanti tutte quelle norme cantonali che 

disciplinano il tipo, la forma e i colori degli stemmi, emblemi o altri 

segni pubblici propri del Cantone. Per quanto i ricorrenti lasciano inten-

dere che le disposizioni del Decreto non siano conciliabili con il diritto 

superiore, ovvero la Costituzione cantonale, essi misconoscono che una 

tale questione esula dalle competenze di questo Tribunale, che può 

esaminare solo la violazione del diritto federale e delle decisioni prese in 

applicazione dello stesso (art. 49 PA; art. 31 LTAF e art. 5 PA). Pertanto 

l'autorità adita si appoggia alle disposizioni del diritto cantonale per la 

definizione degli stemmi, emblemi ed altri segni pubblici del Cantone.  

3.2.2.3 Giusta l'art. 3 della Costituzione cantonale lo stemma del 
Cantone Ticino è definito « Partito di rosso e azzurro ». La legge sui 

colori e sigillo del 25 maggio 1803 (RL 1.1.1.2), parzialmente modificata 

dalla legge del 19 febbraio 2011, in vigore dal 5.2.2002 (BU 2002, 27) 

parte dalla medesima definizione dei colori (art. 1, fig. 1). Sulla base di 

tale legge, il Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino ha 

emanato il Decreto esecutivo concernente i colori e sigillo del Cantone 

del 18 aprile 1996 (RL1.1.1.2.1). Secondo l'art. 6 di tale Decreto l'acro-

nimo e lo stemma del Cantone presenti sugli stampati e sulle pubbli-

cazioni del Cantone sono quelli definiti dalla fig. 9, in bianco e nero e a 

colori:  

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 169 

 

 

 

 

Il marchio in questione è stato registrato nel modo seguente: 

 

3.2.2.4 Malgrado lo scrivente Tribunale non sia competente ad esami-
nare il diritto cantonale (cfr. consid. 3.2.2.2), va rimarcato per il buon 

ordine che le disposizioni che definiscono lo stemma, l'emblema o altri 

segni cantonali sono tutte contenute nella Raccolta delle leggi del Can-

tone Ticino, il che può essere valutato come fondamento vincolante per 

riconoscere il carattere ufficiale e pubblico dell'acronimo e dello stemma 

del Cantone contenuti nel succitato Decreto, che in fondo non fa che 

concretizzare la Costituzione e la legge sui colori e sigillo.  

Da un confronto tra il marchio e l'acronimo e stemma del cantone raf-

figurati sopra emerge inequivocabilmente che il marchio in disamina 

riprende l'acronimo « ti » e lo stemma del cantone in bianco e nero nella 

stessa identica forma riportata all'immagine 9 del Decreto, vale a dire 

nella forma utilizzata ufficialmente sugli stampati e le pubblicazioni del 

Cantone e, come fa osservare la controparte, sul Foglio ufficiale, sulle 

inserzioni, sugli edifici pubblici e sui veicoli, segnatamente quelli della 

polizia. Nella misura in cui il marchio in questione include come ele-

menti caratteristici lo stemma e l'acronimo del Cantone Ticino in bianco 

e nero tali e quali al modo d'uso ufficiale, esso viola, in relazione ai pro-

dotti rivendicati della Classe 6 e 19, il divieto di iscrizione di cui all'art. 1 

cpv. 1 n. 1‒4 LPSP. Essendo dunque in contrasto con il diritto vigente, 

resta fermo che il marchio in narrativa sia stato iscritto nel registro dei 

marchi contravvenendo all'art. 2 cpv. 2 lett. d LPM.  

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

170 BVGE / ATAF / DTAF 

 

3.2.3 Quand'anche si volesse ammettere che gli elementi caratteristici 
dello stemma e dell'abbreviazione « ti » del Cantone non siano stati 

ripresi tali e quali dal marchio in discussione, purché sia rivendicato per i 

prodotti della Classe 6 e 19, e si dovesse perciò esaminare il rischio di 

confusione, i ricorrenti non potrebbero trarre nulla a loro vantaggio, 

come dimostrano i considerandi seguenti. 

3.2.3.1 L'art. 6 LPSP vieta a determinate condizioni l'uso delle parole 
« Confederazione », « federale », « Cantoni », « cantonale », « Comu-

ne », « comunale » o delle espressioni che possono essere facilmente 

confuse con queste parole. Detto disposto non contiene una lista 

esaustiva dei termini che non possono essere adoperati, ma con l'aggiunta 

della formulazione « espressioni facili a confondere con queste parole », 

si prefigge di proibire ogni espressione a scopo commerciale tale da far 

credere erroneamente il sussistere di relazioni ufficiali tra un'impresa e la 

Confederazione, un Cantone o un Comune (DTF 116 IV 254 consid. 1b). 

Conformemente a ciò, il Tribunale federale ha ritenuto incompatibili con 

l'art. 6 LPSP sia l'espressione « communication officielle » in relazione 

alla rappresentazione tipografica della parola « Neuchâtel » che designa 

un Cantone o un Comune (DTF 116 IV 254 consid. 1c), sia l'uso 

dell'indirizzo web < https://www.bundesgericht.ch >, registrato da un 

privato (sentenza del TF 6S.127/2002 del 2 settembre 2003 consid. 4.3). 

L'uso vietato di parole di cui all'art. 6 LPSP o espressioni facili da 

confondere con esse ha come conseguenza il divieto di iscrizione in 

qualità di marchi di fabbrica o di commercio (art. 8 LPSP). 

3.2.3.2 L'acronimo « ti » corrisponde alla sigla del Cantone Ticino e 
pertanto è suscettibile di rientrare in quel tipo di espressioni che possono 

essere confuse con la parola « Cantone » o « cantonale » di cui all'art. 6 

LPSP. Sulla base dell'impressione d'insieme, l'acronimo « ti » in combi-

nazione con lo stemma in bianco e nero contenuti nel marchio in disa-

mina rischia di essere confuso sia con l’acronimo che con lo stemma del 

Cantone presenti sugli stampati e sulle pubblicazioni del Cantone, non da 

ultimo se si considera che il carattere tipografico dell'acronimo e dello 

stemma utilizzati nel marchio sono identici a quello impiegato nell'acro-

nimo e nello stemma ufficiali del Cantone. L'utilizzo dell'abbreviazione 

« ti » in abbinamento allo stemma in bianco e nero è già di per sé atto a 

simulare un'associazione tra il Cantone e l'impresa delle ricorrenti e 

quindi ad indurre in errore per quanto concerne la situazione commer-

ciale della ditta e le relazioni con l'ente pubblico. In sé, già l'avvenuta 

iscrizione del marchio in Swissreg suggerisce in modo erroneo un 

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 171 

 

legame ufficiale tra la società dei ricorrenti e il Cantone. Perciò non 

importa, contrariamente a quanto vorrebbero far credere i ricorrenti, se 

gli utenti possono presumere che dietro il marchio in questione si celi 

una società di diritto privato iscritta anche nel Registro di commercio e 

che l'attività delle pompe funebri nel Cantone Ticino venga svolta da 

privati. Le rispettive iscrizioni in Swissreg e nel registro di commercio, 

come pure le indicazioni contenute nelle pubblicazioni del Centro Fune-

rario per precisare che si tratta di un'impresa di diritto privato non fanno 

altro che sottolineare l'effetto ingannevole del marchio, confermandone 

quindi il rischio di confusione (cfr. sentenza del TF 6S.127/2002 

consid. 4.2 seg.). Tenuto conto delle allegazioni suesposte, il ragiona-

mento delle ricorrenti secondo cui l'abbreviazione « ti » significhi « ti 

invito al Centro Funerario » appare alquanto azzardato e per nulla per-

tinente. 

3.2.3.3 In sunto, l'utilizzo dell'abbreviazione « ti » del Cantone Ticino e 
dello stemma ufficiale nel marchio in disamina, in relazione ai prodotti 

delle Classi 6 e 19, è atto a suggerire un rischio di confusione e ad in-

durre in errore riguardo all'esistenza di un legame ufficiale tra il Cantone 

e l'impresa dei ricorrenti, violando quindi l'art. 6 LPSP. L'iscrizione del 

marchio è avvenuta in questo caso in violazione dell'art. 8 LPSP, in 

quanto il rischio di inganno generato dall'uso di parole di cui all'art. 6 

LPSP o espressioni facili da confondere con esse comporta il divieto di 

registrazione come marchi di fabbrica o di commercio. Questo significa 

che l'iscrizione del presente marchio, rivendicato per i prodotti delle 

Classi 6 e 19 non avrebbe dovuto essere ammessa e l'autorità inferiore 

era autorizzata a ordinarne la cancellazione all'IPI sulla base dell'art. 18 

cpv. 1 LPSP. 

3.3 Di seguito resta da appurare se il marchio in oggetto, per quanto 
rivendicato per i servizi della Classe 45, sia stato iscritto in violazione 

della LPSP e se l'autorità inferiore possa ordinarne la cancellazione 

all'IPI.  

Come trattato all'intero consid. 3.1.4, solo le iscrizioni di marchi di fab-

brica e di commercio non ammesse giusta la LPSP sono accessibili all'or-

dine di cancellazione dell'autorità inferiore di cui all'art. 18 cpv. 1 LPSP. 

Per i marchi di servizi si dovrà, se del caso, invece adire il giudice civile 

alfine di ottenere la radiazione del marchio (…). 

Nella misura in cui i ricorrenti fanno valere che la LPSP non è applica-

bile ai servizi della Classe 45 e il marchio non potrà essere integralmente 

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

172 BVGE / ATAF / DTAF 

 

cancellato su ordine dell'autorità inferiore, il ricorso si rivela quindi fon-

dato. 

3.4 A titolo di risultato intermedio è appurato che, in relazione ai 
prodotti delle Classi 6 e 19, la registrazione del marchio non avrebbe, in 

base all'art. 2 cpv. 2 lett. d LPM, dovuto avvenire in quanto in contrasto 

con l'art. 1 cpv. 1 n. 1‒4 LPSP (consid. 3.2.2 segg.), e, per abbondanza, 

anche con gli art. 6 e 8 LPSP (consid. 3.2.3 segg.). In virtù dell'art. 18 

cpv. 1 LPSP, l'autorità inferiore era quindi autorizzata ad ordinare la ra-

diazione del marchio in questione per i prodotti delle Classi 6 e 19. In 

tale ambito il ricorso va respinto. Per quanto il marchio registrato riven-

dichi i servizi della Classe 45, all'autorità inferiore non è però consentito 

di indirne la cancellazione all'IPI sulla scorta dell'art. 18 cpv. 1 LPSP 

(cfr. consid. 3.1.4 per intero e 3.3) e il ricorso si rivela fondato in questo 

punto.  

4. Rimandando alle loro osservazioni del 27 agosto 2012, i 
ricorrenti sottolineano nel loro memoriale che nel registro dei marchi 

sono iscritti numerosi marchi contenenti le parole « ti » e « Ticino ». 

Ciononostante, lamentano i ricorrenti, l'autorità inferiore non ha preso 

posizione su tali argomenti e sulla presunta disparità di trattamento tra i 

ricorrenti e i titolari di marchi regolarmente registrati, violando in questo 

modo il loro diritto di essere sentiti. 

4.1  
4.1.1 Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito garantito 
dall'art. 29 cpv. 2 Cost. deriva in particolare l'obbligo dell'autorità infe-

riore di motivare la propria decisione così da permettere ai destinatari e 

ad altri interessati di comprenderla, eventualmente di impugnarla in 

modo da rendere possibile all'autorità di ricorso di esercitare convenien-

temente il suo controllo (cfr. DTF 137 II 266 consid. 3.2; 134 I 83 

consid. 4.1 e giurisprudenza ivi citata; DTAF 2009/35 consid. 6.4.1). Per 

adempiere al suo obbligo di esaminare e di trattare i problemi pertinenti, 

è sufficiente che il giudice (o l'autorità adita) menzioni, almeno breve-

mente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da permet-

tere all'interessato di apprezzare la portata di quest'ultima e di impugnarla 

in piena conoscenza di causa. Sebbene la motivazione deve fare emer-

gere le riflessioni dell'autorità in merito agli elementi (di fatto o di dirit-

to) essenziali che hanno influenzato la decisione, l'autorità non è comun-

que tenuta a pronunciarsi su tutti i fatti, argomentazioni e mezzi di prova 

invocati dalle parti, ma può permettersi di limitarsi a quelli che, senza 

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 173 

 

arbitrio, le sembrano decisivi per la risoluzione della causa (cfr. DTF 133 

I 270 consid. 3.1 e giurisprudenza ivi citata).  

4.1.2 Il principio della parità di trattamento impone che fattispecie 
giuridicamente uguali siano trattate in modo uguale e fattispecie giuri-

dicamente diverse in modo diverso. Eventuali distinzioni nel trattamento 

di fattispecie giuridicamente uguali devono essere giustificate da ragioni 

serie e obbiettive (DTF 118 Ib 241 consid. 4c; 117 Ia 97 consid. 3a; 102 

Ia 533 consid. 11e). Inoltre, le violazioni del principio della parità di trat-

tamento devono essere invocate nella procedura di ricorso in modo 

esplicito e non in termini generici, nel senso che incombe all'interessato 

di indicare con precisione i casi simili evasi differentemente (DTAF 

2007/16 consid. 6.4 con ulteriori riferimenti).  

4.2  
4.2.1 Come emerge dai considerandi precedenti (in particolare 
consid. 3.2.1 e 3.2.2 per esteso) l'autorità inferiore ha poggiato il divieto 

di registrazione del marchio in questione in primo luogo sul fatto che 

quest'ultimo include in maniera invariata l'acronimo « ti » e lo stemma 

ufficiale del Cantone Ticino e, per completezza, sulla circostanza che 

entrambi gli elementi critici del marchio sono suscettibili, almeno in 

relazione ai prodotti rivendicati, di suscitare nell'utente l'impressione che 

esista un legame ufficiale tra il Cantone e il prestatore di servizi. I motivi 

invocati si riferiscono agli elementi essenziali per statuire sulla questione 

a sapere se il marchio in discussione contravviene al divieto di registra-

zione e d'uso ancorati nella LPSP e, in caso affermativo, se l'autorità 

inferiore poteva ordinarne la radiazione in base all'art. 18 LPSP. Per 

mezzo di questa motivazione, parzialmente confermata in questa sede, i 

ricorrenti sono comunque stati in grado di comprendere la portata della 

decisione e di impugnarla in piena conoscenza di causa dinanzi allo 

scrivente Tribunale. Di conseguenza, non può essere ravvisata una viola-

zione dell'obbligo di motivare le decisioni quale componente del diritto 

di essere sentito.  

4.2.2 I ricorrenti non si appellano che invano ad una presunta 
disparità di trattamento poiché nei loro scritti hanno omesso di indicare 

concretamente i casi simili secondo cui l'autorità inferiore non avrebbe 

ordinato la radiazione di un marchio avvenuta in violazione della LPSP, 

limitandosi a sostenere in modo succinto, superficiale e vago come nel 

registro dei marchi siano iscritti numerosi marchi contenenti le parole 

« ti » e « Ticino » (cfr. DTAF 2007/16 consid. 6.4). Da notare infine che 

l'art. 18 LPSP non statuisce l'obbligo ma piuttosto la possibilità dell'au-

2015/12 Protezione dei marchi 

 

 

174 BVGE / ATAF / DTAF 

 

torità inferiore di ordinare all'IPI la radiazione di un marchio iscritto a 

torto. Tuttavia, è determinante per il caso di specie il fatto che i ricorrenti 

non fanno alcun riferimento ad una situazione concreta, segnatamente 

non affermando che un marchio assocerebbe l'emblema cantonale 

all'acronimo « ti ».  

Per questi motivi, il ricorso si rivela infondato anche su questo punto. 

5. In sunto, il ricorso si rivela essere parzialmente fondato per 
motivi giuridici e la decisione impugnata va annullata, nella misura in cui 

l'autorità inferiore ha ordinato la radiazione del marchio per i servizi 

della Classe 45, anche se questo risultato non convince necessariamente 

da un punto di vista pratico (cfr. consid. 3.1.4.2 segg.). Per il resto il ri-

corso risulta infondato e va respinto.  

6.  
6.1 Le spese del procedimento dinanzi al Tribunale amministrativo 
federale comprendono la tassa di giustizia e i disborsi e seguono la 

soccombenza (art. 63 cpv. 1 PA; art. 1 cpv. 1 del regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). La tassa di 

decisione è stabilita in funzione dell'ampiezza e della difficoltà della 

causa, del modo di condotta processuale e della situazione finanziaria 

delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA; art. 2 TS-TAF). Nelle cause con interesse 

pecuniario, la tassa di giustizia si determina in base al valore litigioso 

(art. 4 TS-TAF). Secondo dottrina e giurisprudenza, sulla base di valori 

empirici, il valore litigioso nell'ambito della registrazione di marchi può 

essere situato di solito tra i 50 000 e 100 000 franchi (DTF 133 III 490 

consid. 3.3 « Turbinenfluss » con rinvii). Si giustifica di fissare le spese 

del procedimento a 2 500 franchi e di mettere a carico dei ricorrenti, in 

quanto solo parzialmente soccombenti, la quota di 1 500 franchi, la quale 

verrà computata con l'anticipo, già versato, di 2 500 franchi. Il saldo di 

1 000 franchi è restituito ai ricorrenti dopo il passaggio in giudicato della 

presente sentenza. All'autorità cantonale in qualità di controparte non 

possono essere addossate spese processuali, in quanto la causa non 

dovrebbe concernere i propri interessi pecuniari (art. 63 cpv. 2 frase 2 

PA).  

I ricorrenti, patrocinati da un avvocato, risultano parzialmente vittoriosi e 

hanno quindi diritto a spese ripetibili ridotte (cfr. art. 7 cpv. 2 TS-TAF). 

Considerato che il patrocinatore delle ricorrenti non ha prodotto la nota 

d'onorario, questo Tribunale fissa l'indennità sulla base degli atti di causa 

Protezione dei marchi 2015/12 

 

 

BVGE / ATAF / DTAF 175 

 

(art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Secondo apprezzamento del Tribunale l'indenni-

tà ridotta può essere fissata a 700 franchi.  

La controparte, ai sensi di altra autorità con qualità di parte non assistita 

da un patrocinatore professionista, non ha diritto ad un'indennità a titolo 

di spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA; art. 7 cpv. 3 TS-TAF).  

6.2 Nel procedimento dinanzi all'autorità inferiore, quest'ultima ha 
rinunciato a prelevare spese processuali e ad assegnare spese ripetibili. 

Ritenuto l'esito del procedimento si rinuncia a rinviare la causa all'auto-

rità inferiore per la nuova ripartizione delle spese processuali di prima 

istanza. Tuttavia, visto l'esito della procedura (accoglimento parziale del 

ricorso), i ricorrenti, patrocinati da un avvocato già in occasione del pro-

cedimento anteriore, hanno diritto ad un'indennità ridotta a titolo di spese 

ripetibili per le spese sopportate dinanzi all'autorità di prime cure. Sulla 

base dell'art. 61 cpv. 1 PA lo scrivente Tribunale può statuire anche sulla 

fissazione dell'indennità di parte per il procedimento anteriore, nella 

misura in cui i ricorrenti con il loro gravame hanno richiesto l'annul-

lamento della decisione impugnata, inglobando in tale conclusione anche 

la questione delle spese processuali e delle ripetibili (cfr. PHILIPPE 

WEISSENBERGER, in: Praxiskommentar VwVG, 2009, n. 14 ad art. 61 

PA). La rinuncia a rinviare la causa all'autorità inferiore può essere det-

tata in questo caso anche da motivi di economia procedurale. Tenuto 

conto che, per quanto evincibile dall'incarto, l'intervento del patrocina-

tore si è perlopiù limitato alla stesura delle osservazioni del 27 agosto 

2012, si giustifica di assegnare un'indennità ridotta pari a 500 franchi per 

la procedura in prima istanza.