# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c5b2fca7-d14c-5f97-a59d-48b4380184b1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-02-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 12.02.2018 12.2016.133
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2016-133_2018-02-12.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2016.133

  	
  Lugano

  12 febbraio 2018/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna (giudice supplente)

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2015.194
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 17
agosto 2015 da

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. da RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. da RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha
chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 245'000.- oltre interessi
al 5% dal 1° ottobre 2014 nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione
interposta al PE n. __________ dell’UE di Bern-Mittelland; 

 

domanda avversata dal
convenuto, che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con
decisione 12 luglio 2016 ha respinto;

 

appellante l'attrice
con appello 14 settembre 2016, con cui ha chiesto l’annullamento del querelato
giudizio con rinvio dell’incarto al primo giudice per la completazione
dell’istruttoria e una nuova pronuncia, e in via subordinata, previa completazione
dell’istruttoria da parte di questa Camera, la riforma della decisione
pretorile nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e ripetibili
di entrambe le sedi;

 

mentre il convenuto con
risposta 7 novembre 2016 ha postulato la reiezione del gravame pure con
protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

                                   1.   Con contratto 16
settembre 2014, in lingua tedesca, denominato “Forderungsabtretung (Art. 164
OR)” (doc. D), AP 1 e AO 1 hanno convenuto quanto segue: che la prima “tritt
hiermit … ab” al secondo la pretesa di fr. 2'450'510.- da lei
vantata nei confronti di P__________ __________ sulla base della “Honorar-Vereinbarung
vom 15.07.2013” e della “Betreibung Nr. __________ vom 17.06.2014” (clausola
n. 1); che il secondo “erwirbt” quella pretesa per un prezzo di fr.
500'000.-, che deve essere bonificato entro il 30 settembre 2014, ritenuto che
gli originali della “Honorar-Vereinbarung” e del PE di cui alla “Betreibung
Nr. __________” gli saranno consegnati, dietro quietanza, dopo il
ricevimento del bonifico di quell’importo (clausola n. 2); e che “sollte der
unter Punkt 2 erwähnte Betrag von Fr. 500'000.- nicht fristgerecht überwiesen
werden, unterliegt dieser Vertrag gemäss Abmachung einer Konventionalstrafe in
Höhe von Fr. 245'000.- …. Demzufolge ist dieser Betrag geschuldet und innert 20
Tagen zu überweisen zuzüglich Zinsen von 5% p.a. (ab 1.10.2014) und allfällige
Spesen” (clausola n. 3).

                                         Preso atto che il prezzo
della cessione non era stato versato entro il termine del 30 settembre 2014, AP
1, con lettera 9 ottobre 2014 (doc. H) prima e con PE n. __________ dell’UE di
Bern-Mittelland (doc. I) poi, ha chiesto ad AO 1 il pagamento della pena
convenzionale. Invano.

 

 

                                   2.   Con petizione 17
agosto 2015 AP 1, al beneficio della necessaria autorizzazione ad agire (doc. N),
ha convenuto in giudizio AO 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 1, per ottenerne la condanna al pagamento di fr. 245'000.- oltre
interessi al 5% dal 1° ottobre 2014 nonché il rigetto in via definitiva
dell’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UE di Bern-Mittelland,
somma corrispondente alla pena convenzionale pattuita nel contratto di
cessione.

                                         Il convenuto si è opposto
alla petizione, tra le altre cose eccependo di non aver mai firmato il
contratto di cessione e in via subordinata rilevando come, se così non fosse,
la pretesa attorea era in ogni caso estinta per compensazione.

 

                                      

                                   3.   Con la decisione 12
luglio 2016 ora impugnata, emanata dopo l’udienza di prime arringhe del 19
aprile 2016, il Pretore, dopo aver respinto i mezzi di prova offerti dalle
parti (dispositivo n. 1), ritenuti ininfluenti, ha respinto la petizione
(dispositivo n. 2), ponendo la tassa di giustizia e le spese, complessivamente di
fr. 5’000.-, a carico dell’attrice, tenuta altresì a rifondere alla controparte
fr. 15’000.- per ripetibili (dispositivo n. 3). 

                                         Il giudice di prime
cure ha in sostanza ritenuto che l’attrice, che in forza della “Honorar-Vereinbarung
vom 15.07.2013” e dElla “Betreibung Nr. __________” aveva nel
frattempo incassato da P__________ __________ un importo di fr. 275'000.-, non
avesse dimostrato di essere legittimata attivamente a pretendere quella somma
in luogo del convenuto, non risultando che la validità del contratto di
cessione fosse condizionata al pagamento del prezzo e neppure risultando, oltre
a non essere stato preteso, che essa avesse receduto dallo stesso in virtù
degli art. 107 segg. CO, con il che era a ragione che il convenuto, in via
subordinata, aveva opposto in compensazione alla pena convenzionale l’importo
da lei illecitamente incassato da P__________ __________. Ed ha aggiunto che
comunque, quand’anche l’esistenza di quella condizione fosse stata provata, la
pena convenzionale avrebbe potuto avere per oggetto solo il risarcimento
dell’eventuale interesse negativo, in concreto mai preteso o provato dall’attrice.

                                         

 

                                   4.   Con l’appello 14
settembre 2016 che qui ci occupa, avversato dal convenuto con risposta 7
novembre 2016, l'attrice ha chiesto di annullare il querelato giudizio con
rinvio dell’incarto al primo giudice per la completazione dell’istruttoria e una
nuova pronuncia, e in via subordinata, previa completazione dell’istruttoria da
parte di questa Camera, di riformare la decisione pretorile nel senso di
accogliere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi. 

                                         Essa, dopo aver
lamentato una carente motivazione della decisione, resa oltretutto senza che
fossero state assunte le necessarie prove, ha rilevato che la validità della
cessione, per altro mai perfezionatasi, era condizionata al pagamento del
prezzo ed era venuta meno a seguito dell’inadempimento contrattuale del
convenuto, contestando nel contempo che con la pena convenzionale si sarebbe in
tal caso potuto pretendere solo il risarcimento dell’eventuale interesse
negativo, rispettivamente ha preteso che essa avesse comunque receduto dal
contratto di cessione in virtù degli art. 107 segg. CO.

 

 

                                   5.   L’attrice ha
preliminarmente lamentato la presunta insufficiente motivazione della decisione
pretorile, che a suo dire risulterebbe di difficile se non addirittura di
impossibile comprensione. A torto.

                                         Il diritto di
ottenere una decisione motivata, che deriva dal diritto di essere sentito
sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., offre in effetti una garanzia minima e
sussidiaria rispetto al diritto processuale di cui all’art. 238 lett. g CPC.
Esso impone all’autorità giudicante di indicare in maniera chiara le ragioni
che l’hanno portata a decidere in un senso piuttosto che in un altro, in modo
tale da permettere al destinatario di capire la portata della decisione e di
proporre i rimedi adeguati con cognizione di causa (DTF 133 III 439 consid.
3.3, 134 I 83 consid. 4.1, 139 IV 179 consid. 2.2). 

                                         Nel caso di specie la
motivazione della decisione pretorile, riassunta sopra, non può essere
considerata insufficiente, dalla stessa essendo possibile comprendere le
ragioni di fatto e di diritto che avevano indotto il primo giudice a decidere a
favore del convenuto, tanto più che l’attrice è stata in grado di censurarle
con cognizione di causa nell’appello qui in esame. 

 

 

                                   6.   La prima serie di
censure dell’attrice ha per oggetto la questione a sapere se la cessione si
fosse perfezionata e se la stessa fosse comunque condizionata al pagamento del
prezzo.

 

 

                               6.1.   L’attrice ha
innanzitutto rimproverato al Pretore di aver deciso su quella tematica senza
aver ritenuto di assumere, in violazione del suo diritto di essere sentito ed
in particolare del suo diritto alla prova, alcune testimonianze da lei offerte
e meglio quella di __________, che risultava aver partecipato alle trattative
ed aver firmato il contratto in sua rappresentanza (cfr. doc. D), nonché quelle
di __________ e __________, che risultavano aver assistito alla sottoscrizione
dell’accordo tra le parti (cfr. doc. D, E, E1, F e F1). A suo dire, quei
testimoni avrebbero permesso di provare, come sostenuto in petizione (punti 1-2
a p. 3-4) e in replica (punti 29-33 a p. 13-14 e punti 57-63 a p. 19-22), che la
cessione non si era perfezionata e che la stessa era comunque condizionata al
pagamento del prezzo. La censura è infondata.

                                         Nonostante sia vero che in
alcuni passaggi degli allegati preliminari ora menzionati (e meglio solo nel
punto 31 a p. 13-14 della replica) l’attrice si era espressa in quel senso
offrendo quale prova la testimonianza di __________ (i testi __________ e __________
erano invece stati offerti con riferimento ad altri passaggi della petizione e
della replica non attinenti a questa tematica), è però altrettanto vero che a
quel momento essa non aveva assolutamente preteso, evocando l’eventuale esistenza
di accordi verbali in senso contrario, che il testo dell’accordo di cui al doc.
D, sul quale essa pure si era allora prevalsa - per altro allestito da lei
stessa (con il che eventuali dubbi interpretativi dovevano andare a suo scapito,
cfr. DTF 124 III 155 consid. 1b) -, non riportava le vere e concordi intenzioni
delle parti e che con l’audizione di costui sarebbe stato possibile accertare
quella circostanza ed appurare, nell’ambito della (preminente) interpretazione soggettiva,
la loro effettiva concorde volontà. Stando così le cose, è a ragione che il
Pretore, con un apprezzamento anticipato delle prove che può qui essere
confermato, ha ritenuto che la stessa non fosse rilevante per l’esito della
lite, siccome volta a ribadire quanto risultava dal doc. D, per cui non s’imponeva
la sua assunzione.

 

 

                               6.2.   L’attrice ha in
seguito preteso che comunque, nell’ambito di un’interpretazione oggettiva dell’accordo
di cui al doc. D (in base al principio dell’affidamento), si dovesse ritenere
che la cessione non si fosse perfezionata e che in ogni caso la stessa fosse
condizionata al pagamento del prezzo poi non avvenuto; con il che essa era
rimasta titolare della pretesa ceduta.

 

 

                            6.2.1.   A comprova della prima
tesi e meglio del fatto che le parti si fossero limitate a concludere solo il “Verpflichtungsgeschäft”
(ossia il contratto di cessione) ma non anche il necessario “Verfügungsgeschäft”
(ossia la cessione vera e propria; sulla distinzione tra questi concetti, cfr. Girsberger/Hermann, Basler Kommentar, 6ª
ed., n. 16 ad art. 164 CO), l’attrice ha addotto la circostanza secondo cui
nell’accordo era stato previsto che gli originali della “Honorar-Vereinbarung”
e del PE di cui alla “Betreibung Nr. __________” sarebbero stati
consegnati al convenuto solo dopo il ricevimento del bonifico del prezzo
(clausola n. 2). Il rilievo è privo di fondamento.

                                         Nell’accordo di cui al
doc. D le parti avevano in effetti stabilito in modo chiaro ed inequivocabile
che con quello scritto, che oltretutto faceva riferimento all’ “Art. 164 OR”
ed era denominato “Forderungsabtretung”, l’attrice cedeva (“tritt
hiermit … ab”, cfr. clausola n. 1) al convenuto la pretesa di fr.
2'450'510.- e che il convenuto acquistava (“erwirbt”, cfr. clausola n.
2) quella stessa pretesa, senza che fossero previste ulteriori formalità per il
trasferimento della titolarità della medesima (cfr. sul tema Probst, Commentaire Romand, 2ª ed., n.
62 ad art. 164 CO). La circostanza che nell’accordo fosse pure stato previsto
che gli originali della “Honorar-Vereinbarung” e del PE di cui alla “Betreibung
Nr. __________” sarebbero stati consegnati al convenuto solo dopo il
ricevimento del bonifico del prezzo (clausola n. 2) non è per contro tale da modificare
la situazione, tanto più che quei documenti, non costituendo dei titoli di credito
(cartevalori) giusta gli art. 965 segg. CO, nemmeno erano necessari a
comprovare la titolarità della pretesa ceduta (in tal senso pure Girsberger/Hermann, op. cit., n. 5 ad
art. 165 CO; Probst, op. cit., n.
58 ad art. 164 CO).

 

 

                            6.2.2.   Con la seconda tesi, subordinata
a quella ora esaminata, l’attrice ha evidenziato come il pagamento del prezzo di
fr. 500'000.- fosse una condizione essenziale della cessione, in difetto del
quale essa non avrebbe certo trasferito alla controparte la titolarità della propria
pretesa. Il rilievo è nuovamente infondato.

                                         Nell’accordo di cui
al doc. D non è in effetti stato stabilito, ciò che per altro non è né implicito
né imperativamente previsto dalla legge o dagli usi, che il pagamento del
prezzo della cessione dovesse essere una condizione per la validità della
stessa, nel senso che il mancato pagamento nel termine concordato avrebbe
comportato la sua decadenza. Contrariamente a quanto preteso dall’attrice, dal
fatto che nell’accordo fosse stato previsto che il prezzo doveva essere
bonificato entro il 30 settembre 2014 e che gli originali della “Honorar-Vereinbarung”
e del PE di cui alla “Betreibung Nr. __________” sarebbero stati
consegnati al convenuto solo dopo il ricevimento del bonifico del prezzo
(clausola n. 2), rispettivamente che fosse stata pattuita una pena
convenzionale per il caso di tardivo pagamento del prezzo (clausola n. 3), non si
può ancora desumere che la validità della cessione fosse condizionata al
pagamento dello stesso.

 

 

                                   7.   Manifestamente infondata
è poi l’argomentazione dell’attrice, di carattere prettamente giuridico,
secondo cui dal fatto che nell’accordo di cui al doc. D fosse stato stabilito
che la pena convenzionale subentrasse in caso di mancato pagamento del prezzo, quindi
di inadempimento contrattuale, si doveva concludere per il “decadimento degli
obblighi principali delle parti”, ossia in concreto della cessione; con il che
essa era nuovamente rimasta titolare della pretesa ceduta. 

                                         Non è in effetti
vero che il fatto che una pena convenzionale possa essere dovuta implica automaticamente
la decadenza del contratto che ne sta alla base, l’art. 160 cpv. 1 e 2 CO stabilendo
unicamente che la pena convenzionale, a dipendenza dei casi, si cumuli o si
sostituisca alla prestazione principale non adempiuta ma nulla più (cfr. Ehrat/Widmer, Basler Kommentar, 6ª ed.,
n. 17 segg. ad art. 160 CO; Mooser,
Commentaire Romand, 2ª ed., n. 6 ad Intro. art. 158-163 CO e n. 10 segg. ad
art. 160 CO; cfr. pure DTF 122 III 420 consid. 2).

 

 

                                   8.   Le ulteriori censure
dell’attrice hanno infine per oggetto la questione a sapere se la stessa avesse
validamente receduto dal contratto di cessione in virtù degli art. 107 segg. CO.

 

 

                               8.1.   Anche in questo caso
l’attrice ha dapprima lamentato il fatto che il Pretore non avesse assunto sul particolare
tema, in violazione del suo diritto di essere sentito ed in particolare del suo
diritto alla prova, i testi __________, __________ e __________ da lei offerti.
A suo dire, quei testimoni avrebbero permesso di provare, come sostenuto in
petizione (punti 1-2 a p. 3-4) e in replica (punti 29-33 a p. 13-14 e punti
57-63 a p. 19-22), che essa aveva validamente receduto dal contratto di
cessione. La censura deve senz’altro essere disattesa.

                                         Non è in effetti vero che
nei passaggi della petizione e della replica ora menzionati l’attrice si era
espressa in quel senso. Tutt’altro. Nella replica, confrontata con l’obiezione
della controparte che le aveva rimproverato di non aver intrapreso nulla, fra
il 16 settembre 2014 e la data odierna (di risposta), per annullare il
contratto di cessione, essa aveva in effetti affermato che “non doveva
intraprendere alcunché, l’accordo di cui al doc. D è chiaro” (punto 32 a p.
14), ammettendo con ciò di non aver agito in quel senso. Evidente, dunque, che
l’assunzione di quei tre testi, allora neppure proposta per comprovare quella
circostanza, non fosse né utile né tanto meno necessaria.

 

 

                               8.2.   Per l’attrice, il
fatto di aver validamente receduto dal contratto di cessione in virtù degli
art. 107 segg. CO, e meglio dell’art. 108 n. 1 e 3 CO, risultava comunque dai “propri
atti (doc. H, I e 5 [N.d.R.: decisione 27 aprile 2015 del Regionalgericht
Bern-Mittelland, che respingeva l’istanza di rigetto in via provvisoria dell’opposizione
al PE n. __________]; petizione e replica)”; con il che essa ancora era rimasta
titolare della pretesa ceduta. 

                                         La censura, come
detto mai sollevata negli allegati preliminari, è nuova ed è con ciò
irricevibile in ordine (art. 317 cpv. 1 CPC). E comunque, alla luce dell’ammissione
in senso opposto di cui si è detto sopra da lei resa in replica (punto 32 a p.
14), sarebbe stata da respingere anche nel merito, tanto più che nemmeno i
documenti da lei ora menzionati, al pari dei passaggi della petizione e della
replica - per altro non meglio specificati - da lei ora pure menzionati, comprovavano
quella circostanza.

 

 

                                   9.   Ne
discende che l’appello dell’attrice dev’essere respinto nella misura in cui è
ricevibile.

                                         Le spese giudiziarie della
procedura di secondo grado, calcolate sulla base del valore litigioso di fr.
245'000.-, seguono la soccombenza (art. 106 CPC).

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il RTar

 

 

decide: 

 

 

                                    I.   L’appello 14
settembre 2016 di AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. 

 

 

                                   II.   Le spese
processuali di fr. 10’000.- sono a carico dell’appellante, che rifonderà alla
controparte fr. 8’000.- per ripetibili. 

 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF).