# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fb736aa5-4481-5ded-a964-dc5c95d3136c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-04-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 28.04.1997 11.1996.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-32_1997-04-28.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00032

  	
  Lugano,

  28 aprile 1997/cs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Romanzini,
  vicecancelliere

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________.__________.__________ (modifica di misure
provvisionali in pendenza di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con istanza del 22 maggio 1995 da

 

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________, ora in __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.  Se dev’essere accolto l’appello del 19 febbraio 1996
presentato da __________ __________ contro il decreto cautelare emesso il 6
febbraio 1996 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.  Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ (1960) e __________ __________ (1959) si sono sposati a __________
il __________ 1988. Dall’unione è nato __________, l’__________ __________
1989. Il marito era medico assistente in chirurgia, dal 1988, presso l’Ospedale
__________ di __________; la moglie non ha mai svolto attività lucrativa
durante il matrimonio. Stabilitisi dapprima a __________, nell’agosto del 1994
i coniugi si sono trasferiti a __________, nel Canton __________. Dal 1° luglio
1994 __________ __________ lavora nel reparto di chirurgia plastica
dell’Ospedale __________ di __________. I coniugi si sono separati nell’ottobre
del 1994, quando la moglie è tornata a __________ con il figlio __________, mentre
il marito ha traslocato a __________, dove vive con un’altra donna.

 

                                  B.   Il 13 ottobre 1994
__________ __________ ha instato davanti al Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, per il tentativo di conciliazione e il 28 ottobre 1994 ha chiesto
che il marito fosse tenuto a corrisponderle in via provvisionale un contributo
alimentare di fr. 2800.– mensili indicizzati per sé e il figlio. Il tentativo
di conciliazione è decaduto infruttuoso il 24 novembre 1994. In esito alla
discussione sull’assetto provvisionale, tenutasi quello stesso giorno, il
marito ha accettato di versare un contributo indicizzato di fr. 1800.– mensili
per la moglie e uno di fr. 1000.– mensili per il figlio.

 

                                  C.   Contestualmente alla
petizione di divorzio, il 22 maggio 1995 __________ __________ ha postulato un
aumento dei contributi provvisionali a fr. 3800.– indicizzati per sé e a fr.
1500.– indicizzati (fr. 1600.– dall’11 novembre 1996) per il figlio. Alla discussione
del 27 giugno 1995 __________ __________ si è opposto alla modifica dei
contributi. Esperita l’istruttoria, alla discussione finale del 21 dicembre
1995 la moglie ha ulteriormente aumentato a fr. 4300.– mensili indicizzati il
contributo provvisionale per sé, sollecitando inoltre un “adeguamento
retroattivo capitalizzato” (non quantificato) dei contributi di mantenimento
dal mese di giugno 1995. __________ __________ ha mantenuto la propria
posizione e ha contestato l’ammissibilità delle nuove richieste.

 

                                  D.   Statuendo il 6
febbraio 1996, il Pretore ha parzialmente accolto l’istanza, nel senso che ha
aumentato dal 1° luglio 1995 a fr. 3347.50 indicizzati il contributo mensile
per la moglie e a fr. 1495.– indicizzati quello per il figlio. Le spese
processuali, con una tassa di giustizia di fr. 400.–, sono state poste per un
terzo a carico della moglie e per il resto a carico del marito, con obbligo per
quest’ultimo di rifondere alla moglie fr. 1000.– a titolo di ripetibili
ridotte.

 

                                  E.   __________ __________
è insorta contro il decreto del Pretore con un appello del 19 febbraio 1996
tendente a ottenere che il contributo provvisionale per sé sia fissato in fr.
4208.75 mensili indicizzati (subordinatamente in fr. 4008.75) dal 1° luglio
1995, quello per il figlio in fr. 1600.– indicizzati dall’11 novembre 1996 e
che come base per l’adeguamento dei contributi alimentari al rincaro sia
adottato l’indice del luglio 1995. Nelle sue osservazioni del 15 marzo 1996
__________ __________ propone di respingere l’appello e di confermare il
decreto impugnato.

 

                                  F.   Il 6 maggio 1996
__________ __________ ha trasmesso a questa Camera copia di un’istanza di
restituzione in intero e di modifica dell’assetto cautelare, inviata al
Pretore, dalla quale risulta che il 1° agosto 1996 egli si sarebbe trasferito
all’Ospedale __________ di __________ per specializzarsi in chirurgia, onde la
necessità di ridurre i contributi alimentari alla moglie e al figlio. Con
lettera del 

                                         13 maggio 1996 __________
__________ ha chiesto l’estromissione del memoriale dagli atti.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   I fatti esposti
nell’istanza di restituzione in intero e di riduzione dei contributi alimentari
diretta alla Pretura non possono essere esaminati in questa sede. L’art. 321
cpv. 1 lett. b CPC vieta di addurre fatti o mezzi di prova nuovi in appello e
il diritto federale non impone una disciplina diversa, salvo per quanto
riguarda le relazioni tra genitori e figli minorenni, che sono rette dal
principio inquisitorio (DTF 120 II 231 consid. 1c, 119 II 203 consid. 1; Cocchi/Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese annotato, Lugano 1993, n. 10 ad art. 86 e n. 1 ad art. 321). In
concreto i fatti nuovi addotti nel citato memoriale potrebbero quindi essere
considerati – eccezionalmente – ove servissero a ridefinire il fabbisogno del
figlio __________, e per di più verso l’alto. Il principio inquisitorio giova
infatti, principalmente, al figlio minorenne, non ai genitori (DTF dell’11
marzo 1993 in re C., consid. 2b). Dandosi cambiamenti di apprezzabile rilievo e
durevolezza circa i redditi o i fabbisogni familiari, spetta al genitore che
intende vedersi ridurre gli oneri di mantenimento postulare una modifica
dell’assetto contributivo davanti al Pretore, non alla Camera civile di appello
statuire per la prima volta, sostituendosi d’autorità al primo grado di
giurisdizione (il principio vale non solo per il merito, ma già in sede
cautelare: Hinderling/Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 545, nota 77 con richiami di dottrina e
giurisprudenza).

 

                                   2.   L’art. 145 cpv. 2 CC
prescrive che il giudice, in pendenza di un’azione di separazione o di
divorzio, prende le opportune misure provvisionali, specialmente circa
l’abitazione e il mantenimento della famiglia, i rapporti patrimoniali e la
custodia dei figli. Il criterio per la definizione dei contributi alimentari a
norma dell’art. 145 cpv. 2 CC è disciplinato dal diritto federale e si fonda
sul riparto dell’eccedenza – di regola a metà – una volta dedotto dal reddito
familiare il fabbisogno minimo dei coniugi e dei figli (DTF 114 II 31 consid. 7
e 8). Il fabbisogno minimo è determinato sulla scorta del minimo esistenziale
del diritto esecutivo, cui vanno aggiunti gli oneri fiscali e le spese correnti
della famiglia, in particolare i premi della cassa malati e delle assicurazioni
domestiche (DTF 114 II 394 consid. 4b; Perrin,
La méthode du minimum vital, in: SJ 115/1993 pag. 429). Il fabbisogno dei figli
è stabilito, per prassi costante di questa Camera, secondo le raccomandazioni
pubblicate dall’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo (edizione 1993 in: RDT
48/1993 pag. 78), adattate caso per caso in virtù del citato principio
inquisitorio che governa il diritto di filiazione.

 

                                   3.   Le misure
provvisionali adottate durante una causa di separazione o di divorzio (art. 145
cpv. 2 CC) possono sempre essere modificate dal giudice, non solo ove siano
mutate in maniera rilevante e duratura le circostanze considerate al momento
della decisione, ma anche quando le previsioni formulate in base alla
situazione di quel momento non si siano avverate o si siano avverate solo in
parte (Hinderling/Steck, loc.
cit.). Un decreto cautelare non più impugnabile con un rimedio giuridico
ordinario acquisisce forza di giudicato (formelle Rechtskraft). Per
contro, esso non acquisisce mai – o mai completamente – autorità di forza giudicata
(materielle Rechtskraft: Guldener,
Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3ª edizione, pag. 583; Pelet, Mesures provisionnelles: droit fédéral
ou cantonal?, Losanna 1987, pag. 6 in alto con richiami di dottrina), di modo
che il giudice può statuire nuovamente sull’oggetto del litigio. Nell’ambito di
un’istanza di modifica non è decisivo sapere, quindi, se l’istante avrebbe potuto
far valere prima la causa di modifica invocata: decisivo è sapere se tale causa
sia rilevante e duratura. Solo a tali premesse il giudice può statuire
nuovamente sulla controversia. Ciò posto, il coniuge che omette di allegare con
tempestività elementi di fatto a suo favore non perde per ciò soltanto il
diritto alla modifica dell’assetto provvisionale. Perde invece – di regola – il
diritto di ricuperare quanto versato in esubero, giacché non può beneficiare di
alcuna modifica retroattiva (Bühler/ Spühler
in: Berner Kommentar, 3ª edizione, nota 445 ad art. 145 CC).

 

                                   4.   Secondo gli
accertamenti del Pretore, l’unico dato di fatto modificatosi in concreto per
rapporto all’assetto provvisionale accettato dal marito il 24 novembre 1994 consiste
nel fatto che la mo-glie ha preso in locazione un appartamento proprio, dal 1°
luglio 1995, per fr. 1650.– mensili. Ciò premesso, il Pretore ha calcolato il
fabbisogno minimo del marito in fr. 4048.– mensili, quello della moglie in fr.
3347.50 mensili e il fabbisogno del figlio __________ in fr. 1495.–, per un
totale di fr. 8890.50 mensili. Appurato un reddito del marito di fr. 9350.–
mensili netti, il Pretore ha considerato che la moglie aveva diritto bensì alla
copertura del suo nuovo fabbisogno minimo di fr. 3347.50 (dal 1° luglio 1995),
ma non alla quota di mezza eccedenza mensile (v. sopra, consid. 2) poiché
l’istanza di modifica poteva rimettere in discussione l’assetto provvisionale
stabilito il 24 novembre 1994 solo nella misura in cui erano intervenute
modifiche. Andava riesaminato d’ufficio invece il contributo per il figlio (dal
1° luglio 1995), non però oltre la soglia dei 7 anni, “troppo in là (...) per
potersi ritenere nell’ambito del postulato di contingenza che (...) vige per questa
pronuncia”.

 

                                   5.   L’appellante
rivendica anzitutto la sua quota di metà eccedenza mensile, sostenendo di
essersi riservata tale facoltà sia nell’ istanza di misure provvisionali, del
28 ottobre 1994, sia nel verbale di udienza, del 24 novembre successivo.
L’argomentazione è infondata. Nell’istanza del 28 ottobre 1994 l’appellante si
era riservata unicamente la facoltà di modificare la richiesta “in base ai dati
che emergeranno dall’istruttoria provvisionale”. Di istruttoria provvisionale,
tuttavia, non ve n’è stata proprio perché alla discussione il convenuto ha
aderito seduta stante alle richieste della moglie. Nell’istanza l’appellante
aveva soggiunto, certo, che “l’esposizione da parte del convenuto del proprio
fabbisogno mensile permetterà una ripartizione dell’eventuale eccedenza”. Se
non che – come detto – la questione è divenuta subito senza oggetto poiché il
marito ha accettato interamente le richieste della moglie e il procedimento
cautelare si è chiuso per acquiescenza. Quanto al verbale del 24 novembre 1994,
esso contiene bensì una riserva, riferita però a “eventuali modifiche delle
circostanze”, rispettivamente a “elementi nuovi che eventualmente risulteranno
dall’istruttoria [di merito]”. Di riserve su questioni di eccedenza non è più
alcun cenno. 

 

                                         Ora, che un assetto
provvisionale possa sempre essere modificato è un principio sgorgante già dal
diritto federale (sopra, consid. 3). Per ottenere la modifica richiesta
l’istante deve, nondimeno, rendere verosimili le circostanze che sono mutate in
maniera rilevante e duratura rispetto al momento della decisione, ovvero
rendere verosimili le previsioni che non si sono avverate o che si sono
avverate solo in parte. La modifica di singoli fattori del reddito o del
fabbisogno non basta per rimettere in discussione un assetto provvisionale nel
suo intero, tanto meno se tale assetto è stato liberamente pattuito (in materia
di contributi alimentari tra coniugi, del resto, il diritto federale non
prescrive l’applicazione del principio inquisitorio: Bühler/Spühler, op. cit., note 252 e  418 ad art. 145 CC). Un
coniuge non può, in altri termini, prevalersi della modifica di un singolo
elemento di calcolo per rimettere in discussione nel suo complesso un accordo
da lui medesimo proposto.

 

                                   6.   Nell’istanza volta
alla modifica dell’assetto provvisionale, inoltrata il 22 maggio 1995,
l’appellante ha fatto valere soltanto di avere lasciato la casa in cui abitava
gratuitamente con i genitori e di avere preso in locazione un appartamento per
fr. 1155.– mensili (fr. 1650.– effettivi, di cui fr. 495.– da inserire nel fabbisogno
del figlio come partecipazione alle spese di alloggio). Preso atto delle
risultanze istruttorie, alla discussione finale del 21 dicembre 1995 essa ha
rilevato inoltre che il marito constava essere stato sgravato nel frattempo da
un notevole onere di locazione, la sua convivente assumendosi circa il 50%
della pigione. I fattori di modifica erano quindi due: la nuova locazione della
stessa istante (fr. 1155.–, come detto) e il diminuito onere locativo del
convenuto (da fr. 2700.– a fr. 1061.– mensili: doc. 21 a 25, rispettivamente act.
III). Ciò non legittimava l’istante, con ogni evidenza, a rimettere in causa
l’intero assetto provvisionale. A lei incombeva di spiegare, per converso, in
che misura i due fattori di modifica erano suscettibili di incidere sul
contributo originario, precisando come era stata calcolata la somma di 

                                         fr. 1800.– mensili da lei
precedentemente ottenuta. Invano si cercherebbe nelle allegazioni
dell’appellante un minimo riferimento a quest’ultimo importo: in luogo di ciò,
essa ha proceduto a ricalcolare l’intero fabbisogno familiare come se l’accordo
giudiziale del 24 novembre 1994 non fosse mai esistito.

 

                                   7.   Si fosse tenuto
calcolo unicamente dei fattori modificatisi dopo il 24 novembre 1994,
l’appellante avrebbe potuto chiedere di aggiungere al contributo originario di
fr. 1800.– mensili il canone di locazione (fr. 1155.–) e un’equa partecipazione
al risparmio con-seguito dal marito sulla locazione propria (la metà di fr.
1639.–, ovvero fr. 819.50). Il Pretore ha aggiunto anche il presumibile onere
fiscale di fr. 500.– mensili, decisione giustificata alla luce della
giurisprudenza (DTF 114 II 393). Se non che, la somma così ottenuta (fr.
4274.50) appare manifestamente eccessiva già per rapporto alla capacità
finanziaria del marito. Non è infatti ammissibile che l’istante, la quale
pretende di non avere computato alcunché a titolo di eccedenza nel noto importo
di fr. 1800.– mensili, finisca per riscuotere all’atto pratico un ammontare che
ridurrebbe il marito a vivere con una cifra inferiore al proprio fabbisogno
minimo (di fr. 3785.– mensili, come si vedrà in appresso). Ne segue che nel
caso in esame conviene tornare alla regola generale e determinare il contributo
per la moglie a norma dell’art. 145 cpv. 2 CC in base al riparto ordinario dell’ecce-denza
– la metà – una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno minimo dei coniugi
e dei figli (sopra, consid. 2). È vero che, così facendo, si ridefinisce in
sostanza l’intero assetto provvisionale, ma è anche vero che in concreto
l’entità dei cambiamenti è tale da non lasciare altra scelta.

 

                                         Il Pretore ha negato
all’istante il diritto alla mezza eccedenza mensile con l’argomento che
l’interessata non può pretendere di riscuotere in sede di modifica quanto ha
rinunciato a esigere originariamente, allorché ha chiesto (ottenendolo) il
contributo mensile di fr. 1800.–. Ma a parte il fatto che la somma di fr.
1800.– non sembra per nulla corrispondere al semplice fabbisogno minimo, non si
vede perché l’istante non potesse chiedere di partecipare, in sede di modifica,
al notevole risparmio che il marito conseguiva ormai sulla locazione (fattore,
quest’ultimo, che il primo giudice non sembra aver considerato). Ne discende,
in estrema sintesi, che l’unica via suscettibile di garantire un equo
trattamento di entrambi i coniugi è – come si è visto – quello di ridefinire la
situazione sulla scorta della regola generale consacrata dalla giurisprudenza.
Ciò posto, è necessario esaminare le poste dei singoli fabbisogni.

 

                                   8.   Il reddito del
marito (fr. 9350.– netti mensili) non è contestato, come non sono contestati –
per quanto riguarda il fabbisogno mensile del marito – il minimo esistenziale
del diritto esecutivo (fr. 1025.–), il canone di locazione (fr. 1061.–), il
premio della cassa malati (fr. 210.–), il costo dell’automobile (fr. 447.–) e
l’assicurazione domestica (fr. 42.–). Litigiose sono le poste di 

                                         fr. 73.– per l’elettricità
e di fr. 190.– per la televisione via cavo che il Pretore ha inserito nel
fabbisogno del marito, ma non in quello della moglie. L’appellante se ne duole
e su questo punto il ricorso è fondato, foss’anche solo per rispetto della
parità di trattamento fra coniugi. In linea di massima, poi, tali spese correnti
sono già comprese nel minimo esistenziale del diritto esecutivo (si veda la
“tabella dei minimi di esistenza” in: Rep. 1993 pag. 265, n. 1 in fine) e mal
si capisce perché dovrebbero essere aggiunte a esclusione di altre non meno
importanti (acqua, gas, telefono ecc.). Ne segue che tali importi devono essere
stralciati dal fabbisogno minimo del marito, che va ricondotto da fr. 4048.– a
fr. 3785.– mensili.

 

                                         L’appellante censura anche
l’onere fiscale di fr. 1000.– mensili che il Pretore ha ammesso nel fabbisogno
del marito. Se non che – come si è rilevato poc’anzi – a ragione il Pretore ha
considerato tale aggravio, che in mancanza di elementi concreti va stimato
d’ufficio. Poco importa in che Cantone il contribuente sia assoggettato e poco
importa che agli atti non figurino dati precisi sul carico tributario. Di
fronte alla manchevolezza dell’una o dell’altra parte, il giudice procede a una
valutazione sommaria secondo il suo prudente apprezzamento. Non gli incombe di
sostituirsi all’autorità fiscale e nemmeno di supplire alla negligenza dell’uno
o dell’altro coniuge: egli emana – necessariamente – un giudizio di
verosimiglianza in base a quanto emerge dall’incarto. Spetterà se mai alle
parti che intendono appellare il suo giudizio indicare dove, come e perché tale
valutazione denoterebbe un eccesso o un abuso di apprezzamento. Nel caso
specifico l’appellante si esaurisce in contestazioni tanto diffuse quanto vaghe
e generiche, inidonee a sostanziare un eccesso di apprezzamento già per la
circostanza che eludono ogni serio confronto numerico con la valutazione del
Pretore. L’appellante formula, certo, una propria stima di fr. 400.– mensili
invocando l’onere fiscale di fr. 500.– inserito nel suo stesso fabbisogno, ma
non tenta neppure di spiegare sulla base di quale calcolo – più attendibile
della stima pretorile – si giungerebbe a tale risultato. Ne discende che al
proposito l’appello, carente di motivazione (art. 309 cpv. 1 lett. f CPC), non
può essere esaminato oltre.

 

                                   9.   Il fabbisogno minimo
dell’appellante, senza reddito, è stato calcolato dal Pretore in fr. 3347.50
mensili e non è litigioso (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr.
1025.–, locazione fr. 1155.–, premio della cassa malati fr. 282.50, costo
dell’automobile fr. 385.–, onere fiscale fr. 500.–). Litigioso è il fabbisogno
del figlio __________ oltre i 7 anni di età, che il Pretore non ha fissato ritenendolo
troppo lontano nel tempo e che invece l’appellante vorrebbe vedere aumentato da
fr. 1495.– a fr. 1600.– mensili. In realtà quest’ultima richiesta non è
giustificata nemmeno dopo i 7 anni del figlio. Il contributo fissato dal
Pretore supera già di oltre il 50% il fabbisogno medio in denaro previsto dalle
raccomandazioni pubblicate dell’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo
(edizione 1996 in: Rivista di diritto tutelare 51/1996 pag. 33) – che questa
Camera prende come serio punto di riferimento – per un figlio unico tra 7 e 12
anni di età. In concreto il guadagno del padre supera di quasi il 35% la fascia
di reddito (attorno ai fr. 7000.–) cui si rapportano le note raccomandazioni,
ma anche in tali circostanze una maggiorazione di oltre il 50% del fabbisogno
del figlio è eccezionalmente generosa e non può essere aumentata oltre, tanto
meno in assenza di spese straordinarie, cui l’appellante neppure allude.

 

                                10.   Se ne desume, per
concludere, che il quadro patrimoniale della famiglia si presenta come segue:

 

                                         Reddito familiare                                       fr.
9350.—   mensili

                                         

                                         Fabbisogno
minimo del marito                   fr. 3785.—   mensili

                                         Fabbisogno
minimo della moglie                fr. 3347.50   mensili

                                         Fabbisogno
del figlio                                 fr. 1495.—   mensili

                                                                                                       fr.
8627.50   mensili

 

                                         Eccedenza                                              fr.  
722.50   mensili

 

                                         Contributo
per la moglie:

                                         –
fabbisogno minimo                                 fr. 3347.50   mensili

                                         –
metà eccedenza                                    fr.   361.25   mensili

                                                                                                        fr.
3708.75   mensili

                                                                                arrotondati
a  fr. 3710.—   mensili.

 

                                11.   L’appellante insorge
da ultimo avverso la clausola di indicizzazione contenuta nel decreto
impugnato, facendo valere che la modifica dei contributi decorre già dal 1°
luglio 1995 e che l’indice di base per l’adeguamento annuo dei contributi al
rincaro (dal 1° gennaio 1997) deve essere pertanto quello del luglio 1995, non
quello del gennaio 1996. La critica è pertinente. In proposito la decisione del
Pretore si riconduce verosimilmente a una svista.

 

                                12.   Gli oneri del giudizio
odierno seguono il vicendevole grado di soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC).
L’appellante ottiene causa vinta nella misura di circa tre settimi sull’ammontare
del contributo per sé ed esce vittoriosa sulla clausola di indicizzazione, ma
soccombe per il resto, compreso il divisato aumento del contributo per il figlio.
Appare equo perciò ch’essa sopporti i due terzi dei costi processuali e che rifonda
alla controparte una congrua indennità per ripetibili ridotte. L’esito
dell’attuale giudizio impone di riformare anche il dispositivo sulle spese e le
ripetibili di prima sede, il marito dovendo assumere una maggior quota di
soccombenza.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L’appello è parzialmente
accolto, nel senso che il decreto impugnato è così riformato:

 

 1.  L’istanza è parzialmente accolta e l’assetto
provvisionale convenuto tra le parti il 24 novembre 1994 è modificato come
segue: 

1.1  __________ __________ è tenuto a
versare alla moglie __________, anticipatamente entro il 5 di ogni mese, un
contributo alimentare di fr. 3710.– mensili dal 1° luglio 1995.

1.2  __________ __________ è tenuto a
versare alla moglie __________a, in favore del figlio __________, un contributo
alimentare di fr. 1495.– mensili, anticipatamente entro il 5 di ogni mese, dal
1° luglio 1995.

1.3  I contributi alimentari saranno
adeguati all’indice nazionale dei prezzi al consumo, la prima volta il 1°
gennaio 1997, in base all’indice del mese di luglio 1995.

2.   La tassa di giustizia di fr. 400.– e le spese
sono poste per un quarto a carico di __________ __________ e per il resto a
carico di __________ __________, che rifonderà alla controparte fr. 1150.– per
ripetibili ridotte.

 

                                   II.   Gli oneri processuali di
appello, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 310.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
360.–

                                         già
anticipati dall'appellante, sono posti per un terzo a carico di __________
__________ e per il resto a carico di __________ __________i, che rifonderà a
__________ __________ fr. 800.– per ripetibili ridotte di appello.

 

                                   III.   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

__________

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        Il segretario