# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a84baf35-be02-5f45-8faa-d112fadeb77c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.09.2011 11.2011.106
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2011-106_2011-09-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2011.106

  	
  Lugano

  5 settembre
  2011/rs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Celio

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti Soldati

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 650.2004
(protezione del figlio) della Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
  RI 1 e RI 2,  

  (patrocinati dall'  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale 14, Bellinzona
  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         per
quanto riguarda misure a protezione dei figli

 

                                         M__________
(1993), S__________ (1997), J__________ (2000), A__________ (2003) e L__________
(2007) __________;

 

giudicando
ora sul ricorso (“appello”) presentato il 4 luglio 2011 da RI 1 e RI 2 contro
la decisione del 24 giugno 2011 con cui l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha
respinto una domanda di ricusazione e di trasferimento del caso a un'altra
Commissione tutoria regionale presentata il 21 giugno 2011;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Dal
matrimonio di RI 1 (1962) e RI 2 (1968) sono nati T__________ (26 luglio 1992),
M__________ (9 dicembre 1993), S__________ (8 gennaio 1997), J__________ (15
marzo 2000), A__________ (18 dicembre 2003) e L__________ (14 marzo 2007). La famiglia,
che vive nel Ticino dal 2003, è stata seguita sin dal 2004 dalla Commissione
tutoria regionale 14 di __________ per le difficoltà incontrate dai figli nell'inserimento
scolastico e nella socializzazione. Il disagio sociale, ma anche economico, si
è acuito nel settembre del 2010, quando RI 1 e RI 2 hanno rifiutato di mandare S__________,
J__________ e A__________ a scuola, hanno interrotto il pagamento del canone di
locazione e di altre fatture e hanno rinunciato anche alle prestazioni e
all'aiuto sociale, sostenendo di voler rientrare nella Svizzera orientale. Il
21 dicembre 2010 la famiglia è stata sfrattata dall'appartamento di __________ e,
rimasta senza alloggio, è stata ospitata nel centro della protezione civile di __________.

 

                                  B.   Con
decisione inaudita parte del 22 dicembre 2010 la Commissione tutoria regionale 14 ha conferito all'Ufficio delle famiglie e dei minorenni a __________
l'incarico di eseguire una valutazione socio-familiare e di provvedere alle
misure necessarie per la protezione dei figli. Il 10 gennaio 2011 essa ha poi sottoposto
ai coniugi un'alternativa: ovvero rientrare nella Svizzera interna con un aiuto
finanziario per il viaggio e l'alloggio per i primi tre giorni e segnalazione
all'autorità tutoria competente, ovvero mantenere il domicilio a __________,
cui sarebbe seguita la privazione della custodia
sui figli e il collocamento di questi in un istituto. Il 20 gennaio 2011
RI 1 e RI 2 hanno chiesto l'istituzione di una curatela volontaria per essere
aiutati a reperire una nuova abitazione e gestire le loro finanze. Con
decisione provvisionale del 20 gennaio 2011 la Commissione tutoria regionale ha
tolto a RI 1 e RI 2 la custodia sui cinque figli ancora minorenni e lo stesso
giorno ha instato davanti all'Autorità di vigilanza sulle tutele perché essi fossero
privati anche dell'autorità parentale. L'indomani i genitori hanno postulato la
revoca della misura e il 25 gennaio 2011 hanno chiesto – in particolare – di
non collocare la figlia cadetta in istituto. Il 26 gennaio
2011 M__________, S__________, J__________ e A__________ sono stati collocati nell'__________
di __________, mentre RI 1 e RI 2 sono stati alloggiati, insieme con L__________, in un albergo a __________.
Con decisione provvisionale del 27 gennaio 2011 la
Commissione tutoria regionale ha confermato il collocamento di tutti i figli e
ha sospeso il diritto di visita dei genitori.

 

                                  C.   Statuendo dopo contraddittorio, il 10
febbraio 2011 la Commissione tutoria regionale ha confermato il collocamento di
M__________, S__________, J__________ e A__________ nell'__________, ha
incaricato l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di “trovare la modalità più giusta per una presa a carico adeguata” di L__________,
come ad esempio “una presa a carico del Centro per l'età evolutiva,
un'integrazione diurna presso l'__________ con i fratelli, la frequentazione
della scuola materna”, e ha conferito ai ragazzi “un diritto di visita con i
genitori in forma sorvegliata presso __________”, da organizzare dall'Ufficio
delle famiglie e dei minorenni in collaborazione con gli educatori responsabili.
Un ricorso presentato il 23 febbraio 2011 da RI 1 e RI 2 contro tale decisione è
stato respinto il 9 giugno 2011 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, la
quale ha dichiarato la propria decisione immediatamente esecutiva. Un appello
presentato dai genitori il 21 giugno 2011 a questa Camera è tuttora pendente (inc. 11.2011.105).

 

                                  D.   Nel frattempo, il 10
maggio 2011, l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni ha trasmesso
alla Commissione tutoria regionale un rapporto in cui proponeva la fine del
collocamento e il rientro dei figli in famiglia alla fine dell'anno scolastico.
Dopo un periodo trascor­so in un'abitazione provvisoria
ad __________, il 1° giugno 2011 RI 1 e RI 2 si sono
trasferiti in un appartamento nel Comu­ne di __________, dove si sono domiciliati.
Il 9 giugno 2011 essi hanno chiesto in via cautelare la
revoca del collocamento di M__________, S__________, J__________ e A__________
e il loro rientro in famiglia. Il giorno seguente la Commissione tutoria
regionale li ha convocati per il 30 giugno 2011. Con istanza del 14 giugno 2011
RI 1 e RI 2 hanno reiterato la richiesta di autorizzare in via cautelare i
figli a rimanere con loro dopo la fine dell'anno scolastico e fino all'udienza,
postulando altresì il trasferimento del caso alla Commissione tutoria regionale
18. Il 17 giugno 2011 essi hanno poi denunciato i membri della Commissione
tutoria regionale 14 per abuso d'autorità e lesioni, sollecitando lo stesso
giorno l'intervento della Commissione tutoria regionale 18 per essere autorizzati
a tenere i figli con sé dopo la fine dell'anno scolastico. Con decisione
emanata inaudita parte il 20 giugno 2011 la Commissione
tutoria regionale 14 ha respinto le istanze del 9 e del 14 giu­gno 2011, ha rifiutato di trasferire il caso alla Commissione tutoria regionale 18 e ha confermato l'udienza
del 30 giugno 2011.

 

                                  E.   Il
21 giugno 2011 RI 1 e RI 2, interpretando il rigetto delle domande cautelari
come un atto di prevenzione nei loro confronti, hanno ricusato i membri della Commissione tutoria regionale 14 davanti
all'Autorità di vigilanza, hanno chiesto nuovamente di trasferire il caso alla Commissione tutoria regionale 18 e hanno sollecitato il beneficio
dell'assistenza giudiziaria. In via cautelare essi
hanno postulato l'autorizzazione a tenere i figli con sé e la trasmissione
dell'incarto alla Commissione tutoria regionale 18. Il
memoriale non ha formato oggetto d'intimazione.
Statuendo il 24 giugno 2011, l'Autorità di vigilanza ha respinto “le istanze” in quanto ricevibili, come pure la richiesta
di assistenza giudiziaria. Essa non ha prelevato tasse o spese né ha assegnato
ripetibili.

 

                                  F.   Contro
la decisione predetta RI 1 e RI 2 sono insorti a questa Camera con un ricorso
(“appello”) del 4 luglio 2011 nel quale chiedono che – conferita loro l'assistenza
giudiziaria – tutti i membri della Commissione tutoria
regionale 14 siano ricusati, l'incarto sia trasmesso (già in via cautelare) alla
Commissione tutoria regionale 18 e i figli M__________, S__________, J__________,
A__________ e L__________ siano autorizzati a rimanere con loro “fino a
definizione della pratica relativa al collocamento” da parte della Commissione
tutoria regionale 18. Essi chiedono altresì di essere ammessi al beneficio
dell'assistenza giudiziaria davanti all'Autorità di vigilanza. Con decreto
dell'11 luglio 2011 il presidente di questa Camera ha respinto in quanto
ammissibile l'istanza di provvedimenti cautelari in appello. Il memoriale non è
stato notificato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse dall'Autorità di vigilanza
sulle tutele dal 1° gen­naio 2011 in poi sono impugnabili a questa Camera con ricorso – e non più con “appello”, come figura nell'indicazione dei
rimedi giuridici della decisione impugnata – entro 30 gior­ni dalla notifica
(nuovo art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di
tutele e curatele, RL 4.1.2.2, cui rinvia anche l'art. 39 LAC). Davanti a
questa Camera inoltre non si applica più la procedura ci­vile (RDAT II-2003
pag. 51 consid. 1), bensì il nuovo art. 74b LPAmm, che rinvia
sussidiariamente alle norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale
cantonale amministrativo. Tempestivo, sotto questo
profilo il ricorso in esame è ammissibile. Ricevibili sono inoltre i documenti
acclusi al memoriale (lettera dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni alla Commissione tutoria regionale 14 del 21
giugno 2011, comunicazione di posta elettronica 1° luglio 2011 dell'assistente
sociale incaricato al legale dei ricorrenti: art. 74b cpv. 2 LPAmm).

 

                                   2.   Le
decisioni di natura incidentale o pregiudiziale emesse dalle Commissioni
tutorie regionali sono impugnabili davanti all'Autorità di vigilanza sulle
tutele entro lo stesso termine di quelle finali, a condizione che possano
causare all'interessato un danno “non
altrimenti riparabile” (RtiD II-2005 pag. 696 consid. 4, I-2005 pag. 783
consid. 5). Da quest'ultimo requisito si può prescindere – nel solco del
diritto federale – qualora la decisione incidentale riguar­di questioni di
competenza o di ricusazione oppure nel caso in cui l'accoglimento del ricorso
comporterebbe immediatamente una decisione finale, consentendo di evitare una
pro­ce­dura probatoria defatigante o dispendiosa (RtiD II-2007 pag. 681 consid. 4).
Il ricorso di RI 1 e RI 2 vertendo su questioni di competenza e di ricusazione,
nulla osta sotto questo profilo all'entrata in materia.

 

                                   3.   L'Autorità di vigilanza sulle tutele ha accertato anzitutto che

                                         l'istanza
di ricusazione appariva irricevibile già per il fatto che non precisava contro
quali membri della Commissione tutoria regionale fosse rivolta (salvo la presidente),
e in particolare se comprendesse anche i supplenti che avrebbero sostituito i membri
ricusati. A prescindere da ciò, essa ha rimproverato agli istanti un comportamento
contraddittorio, poiché da un lato essi rimproveravano passività alla Commissione
tutoria regionale 14 e dall'altro accusavano la medesima di esercitare pressioni
psicologiche. Per l'Autorità di vigilanza, ad ogni modo, non si intravedono nell'operato
della Commissione tutoria regionale eccessi o scorrettezze. Inoltre – essa ha
soggiunto – una denuncia penale nei confronti della Commissione tutoria
regionale o l'emanazione di eventuali decisioni erronee da parte di quest'ultima
non costituiscono motivo di ricusa. Infine l'Autorità di vigilanza ha vagliato
gli avvenimenti pregressi evocati nell'istanza, concludendo che poco importava
la partecipazione della presidente della Commissione a un sopralluogo nel 2005
per verificare l'abitabilità del loro appartamento, né incidevano le violenze
subìte dai ricorrenti da parte di un terzo, né le decisioni prese
dall'Assicurazione Invalidità né, tanto meno, le difficoltà incontrate dal
primogenito.

 

                                         Quanto
alla situazione più recente, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha
sottolineato che i lamentati ritardi della Commissione tutoria regionale nella
scolarizzazione dei figli si riconducevano proprio al comportamento dei
genitori. Essa ha rilevato altresì che dopo il settembre del 2010 costoro avevano
trascurato il bene dei ragazzi sia nel campo dell'istruzione sia in quello
delle cure primarie, non interessandosi neppure di trovare un alloggio per il
periodo successivo allo sfratto. Circa la decisione della Commissione tutoria
regionale 14 sul rientro dei figli a casa dopo la fine dell'anno scolastico,
l'Autorità di vigilanza ha appurato che i genitori erano già stati convocati e
ha ricordato che una Commissione tutoria regionale può statuire anche inaudita
parte, procedendo in seguito al contraddittorio, come può scostarsi dagli atti
chiarendone i motivi. Infine l'Autorità di vigilanza ha escluso la trasmissione
del caso alla Commissione tutoria regionale 18, poiché la procedura di
privazione dell'autorità parentale era ancora pendente e la privazione della
custodia parentale non era ancora passata in giudicato.

 

                                    I.   Sulla
competenza per territorio

 

                                   4.   Dal
1° giugno 2011 RI 1 e RI 2 sono domiciliati ad __________ (doc. 1, act.
27). Se il caso andasse trasferito per competenza alla Commissione tutoria
regionale 18, la domanda di ricusazione nei confronti della Commissione tutoria
regionale 14 risulterebbe senza oggetto. Ora, l'art. 315 cpv. 1 CC prevede che abilitate
a ordinare misure protettrici del figlio sono le autorità al domicilio di
quest'ultimo. In applicazione dell'art. 25 CC il domicilio del figlio
corrisponde a quello dei genitori o, se essi non hanno un domicilio comune, al
domicilio del genitore che ha la custodia parentale (Breitschmid in: Basler Kommentar,
ZGB I, 3ª edizio­ne, n. 17 e n. 27 agli art. 315/315a/315b). Decisivo è il domicilio all'apertura del procedimento. Successivi cambiamenti
non influiscono sulla competenza dell'autorità (Breit­schmid,
op. cit., n. 18 agli art. 315/315a/315b CC; Meier in: Commentaire
romand, Code civil I, Basilea 2010, n. 5 ad art. 315/315a/315b).
 

 

                                         a)   Che
in concreto i coniugi abbiano trasferito il domicilio nel Comu­ne di __________
in pendenza di ricorso all'Autorità di vigilanza sulle tutele nulla toglieva,
ciò premesso, alla competenza per territorio della Commissione tutoria
regionale 14. E sulla privazione della custodia parentale la competenza per
territorio rimarrà a quest'ultima fino al momento in cui la relativa decisione
sarà passata in giudicato. Se mai alla Commissione tutoria regionale 18 spetterà
di eseguire tale decisione (Breit­schmid,
loc. cit.). 

 

                                         b)   Diversa
è la situazione quel quanto concerne la postulata reintegrazione nella custodia
parentale, chiesta dai coniugi il 9 giugno 2011 alla Commissione tutoria
regionale 14. A quel momento infatti RI 1 e RI 2 erano già domiciliati nel Comune
di __________, sicché l'istanza andava presentata alla Commissione tutoria
regionale 18, competente per territorio (art. 1 del regolamento di applicazione
della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e
curatele, RL 4.1.2.2.1). È vero che il 10 maggio 2011 l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni ha trasmesso alla Commissione tutoria
regionale 14 un rapporto in cui auspicava la fine del collocamento e il rientro
dei figli in famiglia alla fine dell'anno scolastico. Tale atto non era inteso
però – né può essere considerato – come una richiesta di reintegrazione nella
custodia parentale atta a perpetuare la competenza per territorio della Commissione
tutoria regionale 14. La stessa Commissione, del
resto, si è attivata solo dopo avere ricevuto la formale istanza di RI 1
e RI 2, indicendo l'udienza del 30 giugno 2011. Su questo punto il
ricorso in esame si dimostra quindi parzialmente fondato, nel senso che per le
procedure a protezione dei figli aperte dopo il 1° giugno 2011 la competenza per
territorio passa alla Commissione tutoria regionale 18. Alla Commissione
tutoria regionale 14 rimane invece la trattazione della procedura intesa alla
privazione della custodia parentale. La ricusa non può dirsi di conseguenza senza
oggetto.

 

                                   II.   Sulla
ricusazione

 

                                   5.   Per quel che concerne i motivi di ricusazione, l'art. 31 cpv. 1 della
citata legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele
prevede che per i membri delle autorità di tutela valgono i motivi di
esclusione e ricusazione previsti dal Codice di procedura civile. L'entrata in
vigore del Codice di diritto processuale civile svizzero, il 1° gennaio 2011, non
ha portato cambiamenti di sostanza, se non per il fatto che i motivi di
ricusazione sono diventati quelli previsti dal nuovo art. 47 CPC, il quale comprende
anche i vecchi motivi di esclusione (art. 26 CPC ticinese), voce ormai dismessa
nella terminologia del nuovo Codice. L'Autorità di vigilanza si è dipartita, a
ragione, dalle medesime premesse.

 

                                         a)   RI
1 e RI 2 chiedono la ricusa dei membri della Commissione tutoria regionale 14
per “parzialità” ossia “prevenzione” – o almeno per “parvenza di prevenzione” –
nei loro confronti. Ciò premesso, l'istanza deve reputarsi ancorata all'art. 47
cpv. 1 lett. f CPC. Tale norma costituisce una clausola generale che prevede un
motivo di ricusazione nel caso in cui l'autorità “per altri motivi,
segnatamente a causa di ami­cizia o inimicizia con una parte o il suo
rappresentante, potrebbe avere una prevenzione nella causa”. Essa abilita le
parti a chiedere la ricusazione ove si ravvisino fattori che mettano in dubbio agli
occhi di qualsiasi persona ragionevole posta nelle me­desime condizioni l'imparzialità
di chi opera in seno all'autorità (Wull­­schle­ger in: Sutter-Somm/Hasen­böhler/Leuenberger
[curatori], Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, Zurigo/Basilea/Ginevra
2010, n. 30 ad art. 47). Tale garanzia tende a impedire che circostanze
estranee al processo possano influire sull'esito della decisione in favore o a detrimento
di una parte (DTF 136 I 210 consid. 3.1 con rinvii). Occorre però che le
circostanze esterne mettano concretamente in dubbio il requisito di imparzialità,
o per il comportamento soggettivo di chi opera o per serie parvenze oggettive. Semplici
impressioni di parte non bastano (DTF 136 I 210 consid. 3.1 con rinvii).

 

                                         b)   Come ha ricordato l'Autorità di vigilanza, una domanda di ricusazione
diretta contro un'autorità collegiale è ricevibile solo ove sia motivata nei
confronti di ogni singolo membro dell'autorità (RDAT I-1996 pag. 83 consid.
3.1, 1984 pag. 61 in fine). L'autorità in quanto tale non può essere ricusata
(RDAT 1990 pag. 73 consid. 3.2 in fine; cfr. anche DTF 105 Ib 301 consid. 1a;
sentenza del Tribunale federale 2C_150/2008 del 10 luglio 2008, consid.
1). I ricorrenti argomentano che la loro domanda dev'essere intesa
come rivolta anche contro i membri supplenti della Commissione tutoria
regionale 14, i quali sarebbero influenzati dai pregiudizi rivelati dai titolari,
onde la richiesta di trasferire il caso alla Commissione tutoria regionale 18. In realtà, una volta di più, i ricorrenti si limitano a muovere accuse all'intera Commissione
tutoria regionale, senza addurre motivi individuali nei confronti dei singoli
mem­bri. Al riguardo il ricorso andrebbe dichiarato già
a un primo esame irricevibile. Sia
come sia, si volesse da ciò prescindere, l'esito del ricorso non muterebbe per
le ragioni che seguono.

 

                                         c)   I
ricorrenti fanno valere che dal 2004 al 2010 la Commissione tutoria regionale 14 ha trascurato ogni intervento in loro favore, nonostante essi medesimi e il pediatra dei figli
abbiano manifestato a più riprese una situazione di bisogno. Secondo loro un
simile comportamento può spiegarsi solo con pregiudizi nei loro confronti. Essi
lamentano, in sintesi, che la Commissione tutoria regionale avrebbe dovuto
nominare loro un curatore per assisterli in eventuali procedure legali contro il
locatore, che l'autorità comunale ha accertato a torto l'abitabilità del loro
appartamento, a dispetto del pessimo stato in cui si trovava e che nessuno li
ha aiutati a trovare una nuova sistemazione. Essi censurano altresì il mancato
intervento dei servizi sociali dopo il rifiuto di una rendita da parte dell'Assicurazione
Invalidità e dopo le decisioni dell'Istituto delle assicurazioni sociali in merito
agli assegni familiari. Ora, 

                                               eventuali
mancanze dei servizi sociali o decisioni erronee del Municipio di __________
non possono essere imputate alla Commissione tutoria regionale. Inoltre, per
tacere del fatto che le citate vicissitudini non risultano essere state rese
note all'autorità tutoria (non ve n'è
traccia nell'incarto della Commissione tutoria regionale 14, annesso
all'inc. 11.2011.105), assicurare un patrocinio in materia di locazione non
rientra nei compiti delle autorità tutorie. Tali doglianze non confortano
pertanto la domanda di ricusazione.

 

                                                In
realtà risulta dagli atti che la situazione della famiglia era tenuta sotto
controllo dai servizi sociali e dalle autorità educative fin dal 2004, in particolare per quanto attiene alla scolarizzazione e alla socializzazione dei figli. Inoltre
il 29 aprile 2009, in seguito a difficoltà di comporto manifestate dal figlio
maggiore, la Commissione tutoria regionale ha incaricato il Servizio medico
psicologico di __________ di valutare le capacità parentali dei genitori e di assicurare
un sostegno ai ragazzi. Dagli atti emerge altresì che i tentativi d'intervento
dei servizi sociali sono stati fortemente osteggiati dai ricorrenti (rapporto
del Servizio sociale di __________, del 30 agosto 2005, e lettera dell'Ufficio
delle famiglie e dei minorenni, del 24 maggio 2006, nell'incarto citato). Se
mai v'è da interrogarsi, anche alla luce degli avvenimenti più recenti, se già
in passato la Commissione tutoria regionale non dovesse intervenire con mezzi
più incisivi a protezione dei figli. Ad ogni modo non si ravvisano in concreto
omissioni che lascino trasparire indizi di prevenzione.

 

                                         d)   Gli
interessati si dolgono anche del fatto che la Commissione tutoria regionale, pur
avendo appreso che essi non mandavano più i figli a scuola e avevano interrotto
il pagamento delle pigioni, non è intervenuta neppure dopo il settembre del
2010, lasciando che i ragazzi trascorressero il Natale in un centro di accoglienza.
Sostengono che solo una persona prevenuta può ravvisare una “vendetta” nella
loro “scelta 

                                               estrema” di “lasciarsi andare per attirare l'attenzione e ricevere
un aiuto richiesto da anni”. Il termine “vendetta”, tuttavia, figura nella
decisione dell'Autorità di vigilanza sulle tutele (pag. 10). E gli interessati
non possono muovere rimproveri alla Commissione tutoria regionale per termini
usati da un'altra autorità. Quanto ai dubbi da loro sollevati in merito all'imparzialità
dell'Autorità di vigilanza sulle tutele, essi non riguardano la Commissione
tutoria regionale. 

 

                                                L'esame
degli atti relativi al ricorso del 21 giugno 2011 (nell'incarto della Commissione
tutoria regionale annesso all'inc. 11.2011.105) conferma anzi che il 27 agosto
2010 RI 1 e RI 2 avevano sostenuto di essere in procinto di trasferirsi nella
Svizzera orientale, ciò che hanno ribadito il 17 settembre 2010. Constatato in seguito
che la famiglia era ancora a __________, le autorità scolastiche hanno
segnalato la situazione alla Commissione tutoria regionale, che il 12 ottobre
 2010 ha sollecitato dal Servizio medico-psicologico il rapporto com­missionato
l'anno prima. Il 22 novembre 2010, poi, i servizi sociali hanno informato la Commissione
tutoria dell'imminente sfratto della famiglia, comunicando di avere ritenuto
opportuno non intervenire ed “esporre la famiglia alle proprie responsabilità”.
Il giorno dopo lo sfratto, il 22 dicembre 2010, la Commissione tutoria regionale
ha incaricato l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di esperire una valutazione
socio-familiare e di proporre le misure necessarie a protezione dei minori. 

 

                                                Quando
rimproverano alla Commissione tutoria regionale di non avere impedito lo
sfratto, i ricorrenti addossano a quest'ultima responsabilità per comportamenti
da loro medesimi assunti. Certo, un curatore amministrativo avrebbe forse potuto
assistere i ricorrenti per ottenere il rinnovo degli assegni familiari o i sussidi
sociali, come pure nell'amministrazione dei pagamenti, ma ciò presupponeva la
collaborazione dei medesimi. E tale collaborazione faceva manifestamente difetto,
ove appena si consideri che gli interessati non aprivano la porta nemmeno alla
polizia per ritirare gli atti giudiziari. Circa la scolarizzazione dei figli, è
compito del Municipio vigilare sulla frequenza della scuola (art. 54 della legge
della scuola; RL 5.1.1.1), non della Commissione tutoria regionale. Al limite questa
avrebbe potuto anticipare la decisione sulla privazione della custodia
parentale e il collocamento dei figli in un istituto, ma a una simile
prospettiva i ricorrenti si sono sempre opposti. Che i figli abbiano passato il
Natale in un centro di accoglienza si deve poi allo stesso RI 1, il quale al
momento dello sfratto ha rifiutato categoricamente di collocare provvisoriamente
i ragazzi all'__________. In definitiva, quanto accaduto è lungi dal sostanziare
le accuse di inattività rivolte alla Commissione tutoria regionale.

 

                                         e)   Per
i ricorrenti la lettera inviata loro il 10 gennaio 2011 dalla Commissione tutoria
regionale denota prevenzione. Sostengono che, per il tono e le modalità, obbligare
una famiglia ad andarsene dal Cantone entro 24 ore o vedersi togliere i figli è
indice di prevenzione e pregiudizio, tanto più che il collocamento è stato
prospettato senza sentirli e senza raccogliere il parere di esperti. Ora, nella
citata lettera la Commissione tutoria regionale ha prospettato ai ricorrenti un'alternativa:
il trasferimento di tutta la famiglia nella Svizzera interna o il mantenimento
del domicilio a __________. In caso di trasferimento essi avrebbero ricevuto un
aiuto finanziario per i primi giorni e il loro incarto sarebbe stato trasmesso
all'autorità tutoria nel nuovo domicilio. Se invece fossero rimasti a __________,
essi sarebbero stati privati della custodia parentale, i figli sarebbero stati collocati
in un istituto e sarebbe stata 

                                               esperita una valutazione delle loro capacità genitoriali. Essi sono
stati invitati a comunicare immediatamente la scelta, sottoscrivendo una delle
due opzioni (doc. 1, allegato 15).

 

                                                Sui
metodi adottati dalla Commissione tutoria regionale si potrà anche opinare. Sta
di fatto che gli interessati hanno ribadito in più occasioni di voler lasciare
il Ticino, tant'è che nella lettera citata hanno sottoscritto proprio
quell'opzione, salvo poi rinunciare per le difficoltà incontrate nel trovare un
alloggio di loro gradimento (comunicazioni e-mail del 12 e 15 gennaio 2011
negli atti della Commissione tutoria regionale 14 relativi all'inc.
11.2011.105). E dopo avere espresso per mesi il proposito di trasferirsi nella
Svizzera orientale, essi non possono sostenere adesso che la Commissione tutoria
regionale volesse “allontanare la famiglia al più presto”. Pur nella sua perentorietà,
lo scritto non contiene in ogni modo termini suscettivi di denotare
prevenzione. Contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, inoltre, la Commissione
tutoria regionale non poteva indugiare oltre nel prendere misure a protezione
dei figli, non potendosi protrarre il ricovero dei ragazzi nel centro di
accoglienza per il tempo necessario a raccogliere il parere di esperti. Misure
d'urgenza erano inderogabili. 

 

                                                Quanto
ai provvedimenti annunciati nello scritto in questione, anche volendo indulgere
per la “scelta estrema” dei ricorrenti, dettata dalla frustrazione di alloggiare
in un appartamento reputato inadatto, la decisione di far disertare la scuola
ai figli non è scusabile. Fino a una valutazione della loro capacità di
genitori la privazione della custodia parentale e il loro collocamento dei
figli in un ambiente protetto era un passo obbligato. Non si può dire,
pertanto, che le misure prospettate in quella lettera fossero intese a
esercitare pressioni ingiustificate. Richiamare formalmente i genitori sulle
conseguenze dei loro comportamenti e delle loro scelte non può essere interpretato
come indizio di prevenzione.

 

                                         f)    I
ricorrenti affermano che la Commissione tutoria regionale ha dimostrato
scarsa considerazione anche per la curatrice __________, coinvolta in una
vertenza con il Municipio di __________ in cui siede la presidente della Commissione,
tant'è che in un verbale (dal quale stati epurati commenti malevoli nei
confronti di lei) figura come essa non sarebbe più stata chiamata a intervenire
in compiti affidati all'Ufficio delle famiglie e dei minorenni. L'argomento non
giova alla domanda di ricusazione. Davanti alla Commissione tutoria regionale
gli interessati hanno dichiarato il 10 febbraio 2011 di ritenere idonea alla
funzione di curatrice amministrativa __________, al che la Commissione tutoria
regionale ha posto la condizione che questa si occupasse solo dell'aspetto
amministrativo ed evitasse di interferire nei compiti dell'Ufficio delle famiglie
dei minorenni (doc. 1, allegato 23, pag. 2 in alto). Valutare l'idoneità di una persona proposta alla carica di curatore è compito dell'autorità tutoria, cui
spetta anche definirne l'incarico. Da tale profilo, pertanto, il verbale citato
non suffraga indizi di prevenzione. Quali “giudizi gratuiti” siano poi stati espunti
dal protocollo non è dato di sapere. Comunque sia, eventuali riserve sull'idoneità
del curatore proposto non dimostrano pregiudizi nei confronti dei ricorrenti.

 

                                         g)   Secondo
i ricorrenti la decisione 20 giugno 2011 della Commissione tutoria regionale che
conferma la privazione della custodia parentale e il collocamento dei figli in
istituto anche dopo la fine dell'anno scolastico è incomprensibile. Essi fanno
valere, in estrema sintesi, che nel proprio rapporto del 

                                               10 maggio 2011 l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni consigliava
di porre termine al collocamento alla fine dell'anno scolastico, il 17 giugno
2011, mentre la Commissione tutoria regionale ha fissato la relativa udienza solo
per il 30 giugno 2011, negando il diritto ai figli di restare a casa dal 17 al
30 giugno 2011, quando in precedenza essi avevano trascorso con loro senza
problemi tutti i fine settimana e le vacanze di Pasqua e dell'Ascensione. I
ricorrenti sottolineano di avere adesso un'abitazione idonea, che le
prestazioni sociali sono state ripristinate, che gli attriti con l'Ufficio
delle famiglie e dei minorenni sono superati e che l'assistente sociale di __________
conferma la loro buona volontà. Si dolgono che solo ora la Com­missione tutoria
regionale metta in dubbio la loro capacità genitoriale dopo avere rinunciato in
passato ad accertamenti specialistici. Con la decisione del 20 giugno 2011 la
Commissione tutoria regionale dimostrerebbe non solo prevenzione per la propria
incapacità di riconsiderare la situazione, ma anche desiderio di “onnipotenza”
e totale mancanza di autocritica. Essi lamentano altresì che la decisione impugnata
difetta di motivazione nella misura in cui l'Autorità di vigilanza non ha
vagliato il buon fondamento della loro istanza cautelare del 17 giugno 2011 per
ottenere l'autorizzazione a tenere a casa i figli dal 17 al 30 giugno 2011.

 

                                               Giovi
rammentare intanto che un procedimento di ricusa non è destinato a sindacare il
contenuto di decisioni nel merito (RtiD I-2006 pag. 628 n. 4c). Né l'emanazione
di decisioni cautelari basta di per sé a indiziare parzialità, men che meno
nella fattispecie, ove si pensi all'incalzare delle richieste dei ricorrenti. Nelle
funzioni di un'autorità rientra anche quella di dirimere questioni controverse
e delicate, sicché provvedimenti presi nell'ambito del normale svolgimento del proprio
ufficio non permettono – da sé soli – di ravvisare parzialità, nemmeno qualora
dovessero rivelarsi errati. Errori di fatto o di diritto vanno censurati con i
rimedi giuridici offerti dalla legge, non con istanze di ricusa (DTF 116 Ia 20
consid. 5b con rinvio). Solo sbagli particolarmente grossolani e ripetuti, tali
da essere considerati come violazioni gravi dei doveri di funzione, possono –
se mai – giustificare un sospetto oggettivo di prevenzione (DTF 125 Ia 124
consid. 3e). Dal profilo del diritto di essere sentito, pertanto, non era
compito dell'Autorità di vigilanza (né spetta a questa Camera) vagliare la
correttezza della decisione emessa il 20 giugno 2011 dalla Commissione tutoria
regionale.

 

                                               Ciò
posto, nella misura in cui rimproverano alla Commissione tutoria regionale di
non avere seguito la proposta contenuta nel rapporto dell'Ufficio delle famiglie
e dei minorenni i ricorrenti perdono di vista che – come ha rilevato l'Autorità
di vigilanza sulle tutele – il contenuto di perizie e pareri non vincola
l'autorità (DTF 136 III 161 consid. 3.4.2). Il fatto che un'autorità si scosti,
sia pure in una decisione cautelare, dalle proposte di un esperto non configura
pertanto parzialità. È vero che il fatto di avere fissato l'udienza per
discutere il noto rapporto solo dopo la fine dell'anno scolastico può apparire
irritante. Ciò nonostante, non si può dire che l'autorità abbia procrastinato l'incontro
di proposito, tanto meno se si pensa che il rapporto, datato 10 maggio 2011, è
stato ricevuto dalla Commissione tutoria regionale solo il 23 maggio 2011
(timbro di ricezione apposto sull'esemplare agli atti della Commissione tutoria
regionale 14 nell'inc. 11.2011.105). Non a torto gli interessati lamentano che
solo ora la Commissione tutoria regionale si sia accorta della mancanza di
approfondimenti circa le loro capacità genitoriali. Spettava in effetti alla
Commissione vegliare a che il Servizio medico-psicologico da lei incaricato procedesse
speditamente negli accertamenti, tanto più che il mandato era stato conferito
il 28 aprile 2009 ed era già stato sollecitato il 12 ottobre 2010 (atti della Commissione
tutoria regionale 14 nell'inc. 11.2011.105). Sapere se la Commissione tutoria
regionale abbia correttamente valutato le circostanze non è tuttavia oggetto
del giudizio odierno. Quanto conta è – come detto – che isolati errori di
apprezzamento da parte di un'autorità non bastano a fondare una ricusa.

 

                                         h)   I ricorrenti soggiungono di avere denunciato al Ministero pubblico
i membri della Commissione tutoria regionale per abuso d'autorità e lesioni
corporali, di modo che questi avranno un interesse personale nel negare i
presupposti per una loro reintegrazione nella custodia parentale e la revoca
del collocamento. Ora, il fatto di denunciare il membro di un'autorità non basta
per motivare una ricusa nei confronti di lui (RtiD 

                                               I-2004 pag. 464 consid. 6; I CCA, sentenza inc. 11.2008.37 del
10 settembre 2008, consid. 5). I ricorrenti non possono valersi dunque della
loro denuncia per giustificare la domanda di ricusa. L'avversione
dev'essere quella dell'autorità verso la parte e non viceversa, lo scopo della
ricusazione essendo di assicurare alla parte un giudice imparziale, non quella
di garantirle la scelta del magistrato che più le aggrada (v. DTF 134 I 22
consid. 4.3.2). E in concreto non traspare alcun elemento suscettivo di far
apparire i membri della Commissione tutoria regionale particolarmente colpiti
dalla denuncia.

 

                                                Nelle
osservazioni al ricorso presentato il 21 giugno 2011 da RI 1 e RI 2 contro la
decisione emessa il 9 giugno 2011 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele la
Commissione tutoria regionale adduce invero che “le affermazioni, assolutamente
inveritiere, fornite dall'PA 1 nei confronti di un'autorità rasentano gli
estremi del procedimento penale che questa Commissione tutoria si riserva di
avviare” (risposta del 22 luglio 2011, pag. 1 nell'inc. 11.2011.105). Sta di fatto
che finora la Commissione non risulta avere presentato denuncia alcuna, di modo
che i membri della stessa non sembrano particolarmente offesi. Non si può
presumere di conseguenza che essi abbiano ormai perduto il senso dell'imparzialità
e dell'equanimità cui un'autorità deve far capo nell'esercizio delle proprie
attribuzioni ufficiali. Ne segue che, infondato, al riguardo il ricorso è
destinato all'insuccesso.

 

                                  III.   Sull'assistenza
giudiziaria

 

                                   6.   Dal 1° gennaio 2011 le decisioni in materia di assistenza giudiziaria
sono impugnabili davanti all'autorità competente a decidere nel merito i
ricorsi contro le decisioni dell'autorità concedente (art. 12 cpv. 1 LAG). Il rifiuto
del beneficio si impugna, in altri termini, con il rimedio giuridico
applicabile per impugnare il merito (art. 12 cpv. 2 LAG).

 

                                   7.   L'Autorità
di vigilanza sulle tutele ha respinto la richiesta poiché l'istanza di ricusazione
difettava fin dall'inizio, a suo avviso, di ogni possibilità di esito
favorevole (art. 3 cpv. 3 LAG). Gli interessati obiettano che la loro domanda
era senz'altro giustificata da ragioni oggettive, anche l'Ufficio delle
famiglie e dei minorenni avendo posto in dubbio l'imparzialità della Commissione
tutoria regionale 14. L'argomentazione è parzialmente provvista di buon
diritto. Come si è visto, nella fattispecie la richiesta di trasferire gli atti
alla Commissione tutoria regionale 18 si legittima limitatamente alla procedura
di reintegrazione nella custodia parentale. Non può dirsi quindi che su tal
punto il ricorso all'Autorità di vigilanza sulle tutele fosse sprovvisto di esito
favorevole. Per contro gli addebiti mossi dai ricorrenti ai membri della Commissione
tutoria regionale 14 non giustificavano la ricusa. Che un assistente sociale dell'Ufficio
delle famiglie e dei minorenni condividesse la loro opinione ancora non significa
che i timori di prevenzione si ancorassero a elementi oggettivi. In proposito
il ricorso non denotava quindi possibilità di successo. I ricorrenti andavano
ammessi al beneficio dell'assistenza giudiziaria, in definitiva, relativamente
alla questione della competenza per territorio della Commissione tutoria
regionale 14.

 

                                 IV.   Sulle
spese giudiziarie, le ripetibili e la domanda di assistenza giudiziaria in
appello

 

                                   8.   La
tassa di giustizia e le spese dell'attuale decisione seguono la vicendevole soccombenza (art. 31 LPAmm per
analogia). I ricorrenti ottengono causa parzialmente vinta sulla questione
della competenza per territorio della Commissione tutoria regionale 14, ma
escono sconfitti sulla ricusazione. Ciò giustificherebbe di suddividere le
spese tra loro medesimi e la Commissione tutoria regionale. La particolarità
del caso e le condizioni economiche verosimilmente difficili in cui essi versano
inducono tuttavia a rinunciare – eccezionalmente – a ogni prelievo. Quanto alle
ripetibili, il grado di vittoria dei ricorrenti non giustifica l'assegnazione
di indennità. Come davanti all'Autorità di vigilanza, la richiesta di
assistenza giudiziaria merita dunque di essere accolta limitatamente alla
questione della competenza per territorio della Commissione tutoria regionale
14, ma non sulla ricusa della stessa (art. 3 cpv. 3 LAG).

 

                                  V.   Sui
rimedi giuridici a livello federale

 

                                   9.   Circa
i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale
(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il ricorso in materia
civile è dato – trattandosi di una decisione riguar­dante
la competenza e la ricusazione – anche se la decisione
non ha carattere finale, indipendentemente da questioni di valore (art. 92
LTF).

 

Per questi motivi,

 

 

decide:                      I.   Il
ricorso è parzialmente accolto, nel senso che la decisione impugnata è così riformata:

                                         1.  La richiesta di ricusazione nei
confronti della Commissione tutoria regionale 14 è respinta. 

                                         2.  Le
istanze a protezione dei figli introdotte dopo il 1° giugno 2011 sono trasmesse
alla Commissione tutoria regionale 18 per competenza. 

                                         3.
 RI 1 e RI 2 sono ammessi al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell'PA 1 limitatamente alla questione della competenza per
territorio della Commissione tutoria regionale 14.

                                         4.  Non
si prelevano tasse né spese.                            

                                                                                                                          

                                   II.   Non si
riscuotono spese giudiziarie né si assegnano ripetibili.

 

                                   III.   RI 1 e RI 2 sono ammessi al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il
gratuito patrocinio dell'PA 1 limitatamente alla questione della competenza per
territorio della Commissione tutoria regionale 14.

 

                                 IV.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –   
  ;

  – 
  .

  

                                         Comunicazione
a:

                                         –
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle
tutele;

                                         –
Commissione tutoria regionale 18, Faido.

                                         

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza
carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30
000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.