# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 84792f7c-e8d6-5f5f-b94b-02c613807fd8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-08-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.08.2025 F-514/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-514-2025_2025-08-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-514/2025 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 8  a g o s t o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Basil Cupa, Gregor Chatton,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d’entrata; decisione della SEM del 6 dicembre 2024. 

 

 

 

F-514/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il (…) aprile 2024, durante un controllo della polizia cantonale della  

B._______, l’interessato, cittadino kosovaro, è stato trovato intento a lavo-

rare con la ditta individuale C._______ di proprietà di D._______, senza un 

regolare permesso di lavoro. Nel rapporto stilato il (…) maggio 2024, la 

predetta polizia, ha concesso all’interessato in particolare il diritto di essere 

sentito in relazione ad una possibile pronuncia di una misura di allontana-

mento, di un provvedimento amministrativo quale il divieto d’entrata i cui 

effetti potrebbero essere estesi all’intero Spazio Schengen, nonché richie-

sto il versamento di una somma di fr. (…) a titolo di cauzione. L’interessato 

ha depositato a tale scopo una somma di (…). 

A.b Tramite decreto d’accusa del (…) maggio 2024, cresciuto in giudicato 

incontestato, il Ministero pubblico della B._______, ha condannato l’inte-

ressato, sulla base dell’art. 115 cpv. 1 lett. c della legge federale sugli stra-

nieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), per 

esercizio in Svizzera d’attività lucrativa senza autorizzazione, alla pena pe-

cuniaria di (…) aliquote giornaliere di fr. (…) cadauna, con la sospensione 

condizionale della pena per un periodo di prova di due anni, oltreché al 

versamento di una multa di fr. (…), mantenendo il sequestro della somma 

della cauzione depositata di (…) a garanzia del pagamento della multa, 

delle spese e delle tasse di giustizia. 

B.  

Con decisione del 6 dicembre 2024, la SEM ha emanato, sulla base 

dell’art. 67 cpv. 1 lett. c e lett. d LStrI in combinato disposto con l’art. 77a 

cpv. 1 lett. a e cpv. 2 dell’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e l’attività 

lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA, RS 142.201), un divieto d’entrata in  

Svizzera e nel Liechtenstein nei confronti dell’interessato, valido da subito 

fino al 5 dicembre 2027 (3 anni), per aver esercitato illegalmente in  

Svizzera un’attività lucrativa, assortendolo della segnalazione nel sistema 

d’informazione Schengen (di seguito: SIS), ed osservando nel contempo 

che un eventuale ricorso non ha effetto sospensivo. Tale decisione è stata 

notificata regolarmente al ricorrente il 10 dicembre 2024, all’indirizzo  

svizzero da lui eletto. 

C.  

C.a Per mezzo dello scritto datato 21 gennaio 2024, l’interessato si è indi-

rizzato alla SEM osservando in particolare come il divieto d’entrata gli sa-

rebbe pervenuto al suo domicilio in Kosovo soltanto il 31 dicembre 2024, 

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avendo lasciato la Svizzera il (…) maggio 2024. Inoltre, ha presentato la 

sua descrizione dei fatti in cui sarebbe stato fermato ed interrogato dalla 

polizia cantonale (…), e riferito delle conseguenze che avrebbe il divieto 

d’entrata sulla sua attività lavorativa quale (…). Sulla scorta di quanto pre-

cede, ha quindi chiesto alla SEM di voler annullare il divieto d’entrata ema-

nato e, se ciò non fosse possibile, di limitarne l’effetto alla Svizzera ed al 

Liechtenstein. 

C.b L’autorità inferiore ha risposto allo scritto precitato, con missiva del 

23 gennaio 2025, osservando come il riesame del divieto d’entrata in  

Svizzera non si giustifichi nel suo caso concreto. Inoltre, quale conse-

guenza della pronuncia del divieto d’entrata e non essendoci alcuna richie-

sta formale da parte di uno Stato Schengen, la SEM ha considerato che la 

segnalazione nel SIS debba essere mantenuta. 

D.  

Il ricorrente ha adito il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale o TAF), con ricorso del 24 gennaio 2024, chiedendo l’annullamento 

della decisione di divieto d’entrata succitata, di modo che egli possa conti-

nuare a svolgere la sua abituale attività di (…) in tutti i Paesi aderenti allo 

Spazio Schengen, ed indicando quale suo recapito postale il suo indirizzo 

in Kosovo. All’impugnativa il ricorrente ha annesso quali nuovi documenti, 

in copia: la ricevuta del divieto d’entrata; lo scritto alla SEM del 21 gen-

naio 2024; l’addendum al contratto di lavoro temporaneo del (…); il certifi-

cato professionale di (…); la sua carta per (…) valida fino al (…) e la sua 

carta di lavoro valida fino al (…). 

E.  

E.a Con decisione incidentale del 12 marzo 2025 – notificata per il tramite 

dell’Ambasciata svizzera in Kosovo a Pristina – il giudice istruttore incari-

cato della pratica ha preso atto ed accusato ricezione del ricorso succitato. 

Inoltre, ha invitato il ricorrente a voler designare un recapito in Svizzera 

(elezione di domicilio), per la notifica di tutti gli atti futuri inerenti alla proce-

dura in corso, entro 30 giorni dal ricevimento della decisione incidentale, 

ed ha statuito che, in caso contrario, il Tribunale avrebbe proceduto con la 

notificazione degli atti di procedura mediante pubblicazione ufficiale. 

E.b Il ricorrente ha risposto alla predetta richiesta del Tribunale con missiva 

del 31 marzo 2025, informandolo dell’indirizzo in Svizzera presso il quale 

egli ha eletto il suo domicilio per la notifica di tutti i futuri atti procedurali ed 

allegando copia della prima pagina del suo passaporto. 

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Pagina 4 

F.  

Con decisione incidentale del 15 aprile 2025, il Tribunale ha invitato il ricor-

rente a versare, entro il 12 maggio 2025, un anticipo di fr. 1’000.– a coper-

tura delle presunte spese processuali. Il 12 maggio 2025, il ricorrente ha 

corrisposto l’anticipo richiesto. 

G.  

Il 21 maggio 2025, il Tribunale ha invitato la SEM ad inoltrare una risposta 

al ricorso entro il 10 giugno 2025, la quale ha tempestivamente risposto il 

27 maggio 2025, proponendo il respingimento dello stesso e la conferma 

della decisione avversata. Tale risposta è stata inoltrata per conoscenza 

dal Tribunale al ricorrente il 2 giugno 2025. 

H.  

Con scritto del 10 giugno 2025, il ricorrente ha presentato delle ulteriori os-

servazioni, allegando nuovamente copia della prima pagina del suo passa-

porto. 

I.  

Ulteriori elementi contenuti negli scritti precitati saranno esaminati, se ne-

cessario, nei considerandi che seguono. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale sulla procedura ammini-

strativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021) – salvo nei casi elencati 

all’art. 32 LTAF – emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. 

1.2 A meno che la LTAF non disponga altrimenti, la procedura dinanzi al 

Tribunale è retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF). 

1.3 La SEM fa parte delle suddette autorità (art. 33 lett. d LTAF; cfr. con-

sid. 1.1) e il divieto d’entrata del 6 dicembre 2024, che non rientra peraltro 

nell’elenco dell’art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 

cpv. 1 PA, dimodoché questo Tribunale è competente per giudicare il pre-

sente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione in materia di 

diritto degli stranieri concernente l’entrata in Svizzera di una persona, il ri-

corrente, che non è un cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea 

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(di seguito: UE) e nemmeno un familiare di un cittadino UE (cfr. anche infra 

consid. 7.2) – e che non può dunque prevalersi dell’Accordo tra la Svizzera 

e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione 

delle persone del 21 giugno 1999 (ALC, RS 0.142.112.681), in vigore dal 

1° giugno 2002 – la presente sentenza non può essere impugnata davanti 

al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 della 

legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110], nonché 

gli art. 1 ALC e 3 par. 2 lett. b allegato I ALC; cfr. inoltre la sentenza del TF 

2C_270/2015 del 6 agosto 2015 consid. 1 e la sentenza del TAF  

F-1385/2017 del 12 luglio 2019 [DTAF 2019 VII/3] consid. 1.1). 

1.4 Inoltre l’insorgente, destinatario della decisione impugnata, ha la qua-

lità per ricorrere (cfr. art. 48 cpv. 1 PA) ed ha presentato il suo ricorso tem-

pestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge (cfr. art. 50 

cpv. 1 e art. 52 cpv. 1 PA), versando puntualmente l’anticipo equivalente 

alle presunte spese processuali (art. 63 cpv. 4 PA). Ne discende che il ri-

corso è ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della deci-

sone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale ha 

un pieno potere d’esame riguardo all’applicazione del diritto, compreso 

l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento, all’accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di princi-

pio, all’inadeguatezza (art. 49 e 54 PA).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”) 

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell’ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Auer/Müller/ 

Schindler [ed.], Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren – Kommen-

tar, 2a ed. 2019, n. 8 ad art. 62 PA). Questo Tribunale non è invece vinco-

lato né dai motivi addotti, né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata (cfr. DTAF 2020 VII/4 consid. 2.2), né dalle argomentazioni delle 

parti. Nella sua sentenza, il Tribunale prende in considerazione lo stato dei 

fatti esistente al momento in cui statuisce (cfr. DTAF 2021 IV/3 con-

sid. 4.1.2). 

3.  

Il presente litigio verte sulla decisione del 6 dicembre 2024, con la quale la 

SEM ha pronunciato un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein di 

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tre anni (06.12.2024 – 05.12.2027), segnalandolo nel SIS, nei confronti del 

ricorrente, il quale contesta la fondatezza di entrambe le misure. 

4.  

4.1 Preliminarmente, tuttavia, occorre chinarsi sulle censure formali ad-

dotte dal ricorrente soltanto nel suo scritto del 10 giugno 2025, dove egli 

solleva come le sue dichiarazioni rese in lingua (…), non sarebbero state 

correttamente tradotte nell’interrogatorio di polizia del (…) aprile 2024, 

nonché che lo stesso risulterebbe “illegittimo”, in quanto, malgrado egli 

avesse espresso chiaramente di non comprendere (…), lo stesso sarebbe 

stato tenuto in assenza di un interprete nominato d’ufficio e che come in-

terprete sarebbe stato nominato invece il (…) D._______, pure coinvolto 

nel suo procedimento, quale presunto datore di lavoro per il quale egli 

avrebbe lavorato. 

4.2 Ora, si rimarca dapprima in merito come, al contrario di quanto asserito 

dall’insorgente nella sua missiva del 10 giugno 2025, non risulta che egli 

abbia mai contestato precedentemente – né nel suo scritto del 21 gen-

naio 2024 né nel suo ricorso o in altri suoi scritti – la correttezza di quanto 

riportato nel verbale di polizia del (…) aprile 2024. Inoltre, dal medesimo 

verbale, si evince che non è stato richiesto alcun traduttore da parte del 

ricorrente, né risulta che D._______, presente effettivamente nel corso del 

verbale, abbia funto ufficialmente da traduttore durante il verbale. Peraltro 

il ricorrente ha sottoscritto personalmente il verbale d’interrogatorio, con-

fermando con la sottoscrizione di approvarne il suo contenuto. Pertanto, le 

censure tardive mosse nei confronti del verbale d’interrogatorio di polizia 

del (…) aprile 2024, che paiono essere state sollevate soltanto quale pre-

testo per scusare le incoerenze rimarcate dalla SEM nella sua risposta del 

27 maggio 2025 (cfr. anche infra consid. 8.3), risultano essere del tutto in-

fondate, e per questo vengono integralmente respinte. 

5.  

5.1 Venendo ora al merito, il divieto d’entrata che impedisce l’entrata o il 

ritorno di uno straniero in Svizzera il cui soggiorno è indesiderato (cfr. an-

che infra consid. 6.5) è previsto all’art. 67 LStrI. Ai sensi dell’art. 67 cpv. 1 

LStrI, nella sua versione in vigore dal 22 novembre 2022 (cfr. RU 2021 365 

e RU 2022 636), fatto salvo il cpv. 5, la SEM vieta l’entrata in Svizzera a 

uno straniero allontanato se: l’allontanamento è eseguibile immediata-

mente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 lett. a–c (lett. a); lo straniero non ha la-

sciato la Svizzera entro il termine impartitogli (lett. b); lo straniero ha violato 

o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all’estero 

(lett. c); o lo straniero è stato punito per aver commesso un reato di cui agli 

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art. 115 cpv. 1, 116, 117 o 118 LStrI oppure aver tentato di commettere un 

tale reato (lett. d). La giurisprudenza del Tribunale ha precisato che l’art. 67 

cpv. 1 lett. c LStrI deve ugualmente essere applicabile alle persone che 

non sono oggetto di una decisione d’allontanamento (cfr. DTAF 2024 VII/4 

consid. 7.11). 

5.2 Secondo il Messaggio del Consiglio federale del 6 marzo 2020, le per-

sone che hanno violato l’ordine pubblico o la sicurezza in Svizzera o 

all’estero o che li hanno messi in pericolo devono attualmente ed obbliga-

toriamente essere oggetto di un divieto d’entrata in Svizzera, allorché il 

vecchio art. 67 cpv. 2 lett. a LStrI era una disposizione potestativa (cfr. 

RU 2010 5925, 5929), che non obbligava l’autorità a pronunciare un divieto 

d’entrata (cfr. Messaggio del 6 marzo 2020 relativo all’approvazione e alla 

trasposizione nel diritto svizzero degli scambi di note tra la Svizzera e l’UE 

concernenti il recepimento delle basi legali sull’istituzione, l’esercizio e l’uso 

del sistema d’informazione Schengen [SIS] [Sviluppi dell’acquis di  

Schengen] e alla modifica della legge federale sul sistema d’informazione 

per il settore degli stranieri e dell’asilo [FF 2020 3117, 3174 seg.]). 

6.  

6.1 Concernente più specificamente le nozioni di sicurezza e di ordine pub-

blici, essi costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteggere nel 

contesto della polizia. L’ordine pubblico comprende l’insieme della nozione 

di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costituisce 

una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle persone. 

La sicurezza pubblica, dal canto suo, significa l’inviolabilità dell’ordine giu-

ridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, libertà, proprietà, 

ecc.) nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione della sicurezza e 

dell’ordine pubblici segnatamente nel caso di una violazione importante o 

ripetuta di prescrizioni di legge o di decisioni delle autorità (cfr. Messaggio 

del Consiglio federale dell’8 marzo 2002 concernente la legge sugli stra-

nieri, FF 2002 3327, 3424). 

6.2 Ai sensi dell’art. 77a cpv. 1 lett. a OASA, vi è in particolare inosser-

vanza della sicurezza e dell’ordine pubblici se l’interessato non rispetta di-

sposizioni di legge e decisioni delle autorità. Vi è esposizione della sicu-

rezza e dell’ordine pubblici a pericolo, se sussistono indizi concreti che il 

soggiorno in Svizzera dell’interessato porti con notevole probabilità a 

un’inosservanza della sicurezza e dell’ordine pubblici (art. 77a cpv. 2 

OASA). 

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Pagina 8 

6.3 Il Tribunale considera nella sua giurisprudenza costante che il fatto 

d’entrare, di soggiornare o di lavorare in Svizzera senza autorizzazione 

rappresenta una violazione grave di prescrizioni di polizia degli stranieri 

(cfr. DTAF 2017 VII/2 consid. 6.2), giustificante già di per sé la pronuncia 

di un divieto d’entrata di più anni (cfr. sentenze del TAF F-3956/2024 del 

20 gennaio 2025 consid. 3.3 con ulteriori rif. cit.; F-3740/2024 del 7 gen-

naio 2025 consid. 3.1). Inoltre, il Tribunale federale ha stabilito che, uno 

straniero cittadino di un paese terzo non ha bisogno di aver attentato in 

maniera grave all’ordine e alla sicurezza pubblici, prima di vedersi vietare 

l’entrata in Svizzera sulla base del solo art. 67 LStrI (cfr. DTF 139 II 121 

consid. 5; sentenza del TF 2C_644/2022 del 18 dicembre 2023 con-

sid. 6.4). 

6.4 Il divieto d’entrata è pronunciato per una durata massima di cinque 

anni; può essere pronunciato per una durata più lunga se l’interessato co-

stituisce un grave pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 

LStrI). L’autorità cui compete la decisione può, per motivi umanitari o altri 

motivi gravi, rinunciare eccezionalmente a pronunciare un divieto d’entrata 

oppure sospenderlo definitamente o temporaneamente. A tal proposito oc-

corre considerare segnatamente i motivi che hanno portato al divieto d’en-

trata nonché la protezione della sicurezza e dell’ordine pubblici e la salva-

guardia della sicurezza interna ed esterna della Svizzera e ponderarli con 

gli interessi privati dell’interessato a una decisione di sospensione (art. 67 

cpv. 5 LStrI). Nell’esercizio del suo potere discrezionale, la SEM tiene 

conto degli interessi pubblici e, in particolare, della situazione personale 

dello straniero (art. 96 cpv. 1 LStrI). Se un divieto d’entrata si giustifica, ma 

risulta inadeguato alle circostanze, alla persona interessata può essere ri-

volto un ammonimento con la comminazione di tale provvedimento (art. 96 

cpv. 2 LStrI). 

6.5 Il divieto d’entrata permette di impedire l’entrata o il ritorno di uno stra-

niero in Svizzera (o nello Spazio Schengen) il cui soggiorno è indesiderato 

(cfr. in particolare le sentenze del TF 2C_492/2021 del 23 novembre 2021 

consid. 4.3, 6B_173/2013 del 19 agosto 2013 consid. 2.3; DTAF 2017 

VII/2 consid. 4.4). Esso non è considerato come una pena sanzionante un 

comportamento determinato, ma come una misura amministrativa di con-

trollo, che ha come scopo quella di prevenire un danno alla sicurezza e 

all’ordine pubblici, impedendo – durante un certo periodo di tempo – alla 

persona interessata di penetrare sul territorio elvetico o di ritornarvi 

all’oscuro delle autorità (cfr. DTAF 2017 VII/2 consid. 4.4 e 6.4). 

 

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Pagina 9 

7.  

7.1 A titolo preliminare, il Tribunale ricorda che esistono due regimi giuridici 

differenti che concernono la pronuncia di divieti d’entrata, a seconda che 

l’interessato possa prevalersi o meno dell’ALC.  

7.2 Nel caso concreto, il ricorrente è un cittadino kosovaro, ovvero origina-

rio di uno Stato terzo. Altresì, in relazione alla sorella presente in Svizzera, 

il ricorrente non rientra nel novero dei membri della famiglia ex art. 3 par. 2 

dell’Allegato I all’ALC. Pertanto, la decisione impugnata si esamina in ap-

plicazione della sola LStrI, non essendo invece l’ALC applicabile al caso di 

specie (cfr. anche supra consid. 1.3). Si denota inoltre come, a partire dal 

1° gennaio 2024, i cittadini kosovari che desiderano effettuare un sog-

giorno turistico di corta durata (inferiore a 90 giorni) nello Spazio Schengen, 

non sono più sottoposti all’obbligo del visto. Al contrario, essi restano sot-

toposti all’obbligo di visto per soggiorni turistici superiori ai 90 giorni così 

come per l’esercizio di un’attività lucrativa (cfr. a tal proposito: 

www.sem.admin.ch > Pubblicazioni & servizi > Istruzioni e circolari > VII. 

Visti > Documenti di viaggio e di visti secondo la nazionalità [app. CH-1, 

lista 1] > Kosovo; sito Internet consultato da ultimo il 7 agosto 2025). 

7.3  

7.3.1 In merito all’esercizio di un’attività lucrativa di uno straniero, l’art. 11 

LStrI dispone che lo straniero che intende esercitare un’attività lucrativa in 

Svizzera necessita di un permesso indipendentemente dalla durata del 

soggiorno. Il permesso va richiesto all’autorità competente per il luogo di 

lavoro previsto (cpv. 1). È considerata attività lucrativa, poco importa se 

svolta a titolo gratuito od oneroso, qualsiasi attività dipendente o indipen-

dente normalmente esercitata dietro compenso (cpv. 2). 

7.3.2 L’esercizio di un’attività lucrativa senza autorizzazione (permesso di 

soggiorno) rientra nella categoria del cosiddetto “lavoro nero”, ovvero in 

particolare il fatto di esercitare un’attività salariata o indipendente in viola-

zione delle prescrizioni legali, in particolare delle disposizioni di diritto degli 

stranieri. In tale contesto, l’interesse pubblico a lottare contro il lavoro nero 

riveste un’importanza non trascurabile. Non si insisterebbe difatti mai 

troppo sulla gravità del lavoro nero che è in realtà all’origine di numerosi 

problemi, comportando oltre ad una perdita della credibilità dello Stato nel 

caso di mancato rispetto delle sue leggi, pure a perdite per l’amministra-

zione fiscale e le assicurazioni sociali e provoca distorsioni della concor-

renza e della perequazione finanziaria (cfr. Messaggio del Consiglio fede-

rale del 16 gennaio 2002 concernente la legge federale contro il lavoro 

nero [LLN, RS 822.41] del 1° gennaio 2008, FF 2002 3243, pag. 3246 e 

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Pagina 10 

3247; cfr. anche in merito le sentenze del TAF F-2960/2021 del 16 otto-

bre 2023 consid. 5.2 e F-4022/2020 del 4 maggio 2021 consid. 3.4 con ul-

teriori rif. cit.). Inoltre, tenuto conto del numero elevato di contravvenzioni 

commesse in questo ambito, le autorità sono obbligate ad intervenire con 

severità al fine di assicurare la stretta applicazione delle prescrizioni adot-

tate in materia. Invero, ne va dell’interesse dello Stato a vedere rispettato 

l’ordine stabilito e la legislazione in vigore (cfr. sentenza del TAF  

F-4022/2020 precitata consid. 3.4). 

8.  

8.1 Ciò posto occorre in primo luogo esaminare se, la pronuncia di un di-

vieto d’entrata in Svizzera nei confronti del ricorrente, è giustificata nel suo 

principio. 

8.2 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha rilevato come l’interes-

sato abbia esercitato in Svizzera un’attività lucrativa senza essere in pos-

sesso del relativo permesso, nonché come, per tale motivo, egli sia stato 

condannato con decreto d’accusa del (…) maggio 2024, cresciuto in giudi-

cato incontestato, dal Ministero pubblico della B._______. La SEM ha 

quindi considerato che nei confronti del ricorrente, che avrebbe lavorato 

senza autorizzazione in Svizzera, una misura d’allontanamento fondata 

sull’art. 67 cpv. 1 lett. c e d LStrI in combinato disposto con l’art. 77a cpv. 1 

lett. a e cpv. 2 OASA, si giustificasse pienamente. 

8.3  

8.3.1 Dal canto suo, il ricorrente nel suo gravame, ritiene di aver sempre 

sostenuto e dimostrato di non aver commesso l’infrazione alla LStrI conte-

statagli dalla SEM. Rinviando poi nel ricorso per le motivazioni al suo scritto 

del 21 gennaio 2024 alla SEM, il Tribunale osserva come nello stesso l’in-

teressato ha dichiarato che la sua presenza in data (…) aprile 2024 sul 

luogo di lavoro del (…) – D._______ proprietario della ditta individuale 

C._______ – sarebbe stata dovuta poiché: “[…] in quell’occasione l’ho solo 

consigliato come caricare (…) da lui sino all’ora usati, non l’ho mai aiutato 

nel suo lavoro di (…) né in altri lavori e non ha [recte: ho] ricevuto alcun 

compenso”.  

8.3.2 Tuttavia, come denotato a ragione anche dall’autorità inferiore nella 

risposta al ricorso, le affermazioni che precedono, si scontrano nettamente 

con le dichiarazioni da lui rilasciate nel corso del verbale d’interrogatorio di 

polizia del (…) aprile 2024. Invero, nello stesso egli ha allegato che, seb-

bene avrebbe aiutato il (…) soltanto eccezionalmente ed in quell’occasione 

nonché a titolo gratuito, egli avrebbe effettivamente lavorato, aiutando il 

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Pagina 11 

(…) a trasportare ed a caricare (…), anche pesanti ed ingombranti, poiché 

altrimenti difficili da trasportare da solo e perché il (…) potesse finire prima 

(cfr. il verbale d’interrogatorio del […] aprile 2024 annesso al rapporto d’in-

chiesta del […] maggio 2024 della polizia cantonale della B._______). Alla 

luce delle predette dichiarazioni rese a verbale dall’insorgente, il Tribunale 

ritiene che le allegazioni contrarie riportate dallo stesso successivamente 

e summenzionate per tentare di spiegare il suo comportamento, per di più 

per nulla sostanziate e provate, non siano credibili. Come evincibile dagli 

atti, egli è stato colto in flagranza dalla polizia, mentre stava lavorando 

quale (…) il (…) aprile 2024 per conto della ditta C._______ a E._______, 

senza essere al beneficio del relativo permesso di esercitare la predetta 

attività lavorativa, adempiendo alle condizioni della norma penale di cui 

all’art. 115 cpv. 1 lett. c LStrI; infrazione che è stata ritenuta anche nella 

condanna comminatagli con il decreto d’accusa del (…) maggio 2024 dal 

Ministero pubblico della B._______. A tal proposito, si osserva che, seb-

bene il ricorrente pretenda nel suo scritto del 21 gennaio 2024, che nel de-

creto d’accusa egli sarebbe stato condannato “ad una semplice multa di 

CHF (…)” (cfr. scritto precitato, pag. 1); ciò non risulta essere la realtà dei 

fatti, in quanto oltreché alla multa precitata, egli è stato condannato ad una 

pena pecuniaria di (…) aliquote giornaliere di fr. (…) ciascuna, pena so-

spesa con la condizionale per un periodo di prova di due anni. Peraltro, il 

fatto che egli abbia versato (…) in polizia, al contrario di quanto da egli 

lamentato nello scritto del 21 gennaio 2024, non è interpretabile come 

un’ammissione di colpa da parte sua, bensì tale importo è stato incassato 

dagli agenti di polizia a titolo cauzionale delle eventuali spese che egli 

avrebbe dovuto versare in caso di condanna. Piuttosto, sono proprio le cir-

costanze in cui egli è stato fermato e controllato, riportate nel rapporto d’in-

chiesta di polizia giudiziaria – e da lui stesso ammesse nel verbale d’inter-

rogatorio del (…) aprile 2024, come visto sopra, e che come già conside-

rato mantiene tutta la sua validità (cfr. supra consid. 4) – che rientrano negli 

estremi della disposizione penale succitata. Le mansioni lavorative che egli 

stava difatti esercitando in tale frangente, ovvero il trasporto e il carico di 

(…) per una persona (il […]) che è proprietaria di una ditta individuale e 

che stava esercitando la sua attività lavorativa, sono sottoposte normal-

mente al versamento di un salario, ed anche se svolte a titolo gratuito come 

da egli dichiarato, rientrano tuttavia in un’attività lucrativa, che avrebbe ne-

cessitato della relativa autorizzazione (cfr. art. 11 LStrI).  

8.3.3 Avendo violato le prescrizioni legali precitate (artt. 11 LStrI e 115 

cpv. 1 LStrI), si ritiene pertanto che la SEM ha a ragione emesso il divieto 

d’entrata nei confronti del ricorrente in applicazione dell’art. 67 cpv. 1 lett. c 

e d LStrI in combinato disposto con l’art. 77a cpv. 1 lett. a e cpv. 2 OASA. 

F-514/2025 

Pagina 12 

Invero, come rilevato precedentemente (cfr. supra consid. 5 e 6.3), il solo 

fatto di lavorare in Svizzera senza autorizzazione costituisce una violazione 

grave di prescrizioni di diritto degli stranieri, che giustifica già di per sé la 

pronuncia di una misura d’allontanamento nei confronti dello straniero in-

teressato. Tutto ciò considerato, il Tribunale giunge alla conclusione che il 

divieto d’entrata pronunciato il 6 dicembre 2024 dalla SEM è giustificato nel 

suo principio. 

9.  

9.1 Posto ciò, occorre in secondo luogo verificare se la misura d’allontana-

mento pronunciata dall’autorità inferiore, della durata di tre anni, è con-

forme al principio di proporzionalità. 

9.2 Ogni misura d’allontanamento deve rispettare tale principio, che s’im-

pone in diritto interno (art. 5 cpv. 2 e 36 cpv. 3 Cost., art. 96 LStrI). Da un 

punto di vista analitico, il principio della proporzionalità viene suddiviso in 

tre regole: l’idoneità, la necessità e la proporzionalità in senso stretto. La 

prima impone che la misura scelta permetta di raggiungere lo scopo d’in-

teresse pubblico fissato dalla legge; la seconda che, tra più misure idonee, 

si scelga quella che incide meno fortemente sui diritti privati; e la terza, 

detta anche regola della preponderanza dell’interesse pubblico, che l’auto-

rità proceda alla ponderazione tra l’interesse pubblico perseguito e il con-

trapposto interesse privato, valutando quale dei due debba prevalere in 

funzione delle circostanze (cfr. DTF 149 I 129 consid. 3.4.3, 144 I 281 con-

sid. 5.3.1, 136 IV 97 consid. 5.2.2; DTAF 2011/60 consid. 5.3.1). 

In altre parole, la determinazione della durata di un divieto d’entrata deve 

tener conto, in particolare, dell’importanza dei beni giuridici minacciati e 

degli interessi privati contrapposti (cfr. DTAF 2014/20 consid. 8.2 e 8.3; 

sentenza del TAF F-1508/2024 del 5 dicembre 2024 consid. 6.1). 

Nell’esame dell’interesse pubblico, la pronuncia di una tale misura, deve 

essere in rapporto con la presenza di un rischio che una lesione della sicu-

rezza e dell’ordine pubblici sia commessa in futuro. Si procede quindi a 

porre un pronostico fondandosi sull’insieme delle circostanze del caso con-

creto. Per ciò, l’autorità si riferirà in particolare al comportamento che l’in-

teressato ha adottato in passato. La commissione d’infrazione costituisce 

quindi un indizio di peso che permette di pensare che un pregiudizio sarà 

commesso all’avvenire (cfr. in particolare la sentenza del TAF C-183/2014 

del 21 gennaio 2016 consid. 3.3.1 e le sentenze citate). Il rischio di recidiva 

costituisce l’elemento centrale in presenza di cittadini di Stati parte all’ALC, 

allorché invece tale criterio ha una portata inferiore in presenza di cittadini 

di Stati terzi come nel caso di specie, al riguardo dei quali delle 

F-514/2025 

Pagina 13 

considerazioni preventive generali possono, in particolare, essere prese in 

esame (cfr. sentenza del TAF F-7015/2023 del 24 ottobre 2024 consid. 6.3 

con ulteriori rif. cit.). Altresì l’interesse di prevenzione generale a proteg-

gere l’ordine giuridico in materia di stranieri attraverso una prassi coerente 

delle misure è da considerarsi di peso. A ciò si aggiunge l’obiettivo di pre-

venzione speciale della misura, ovvero ammonire le persone interessate a 

rispettare in futuro le disposizioni di diritto degli stranieri e contrastare così 

ulteriori turbative dell’ordine e della sicurezza pubblici (cfr. sentenza del 

TAF F-7280/2024 del 31 marzo 2025 consid. 6.2 con ulteriore rif. cit.). 

Per quanto attiene invece all’esame degli interessi privati, occorrerà consi-

derare, oltreché la gravità dell’errore, la situazione personale dello stra-

niero, il suo grado d’integrazione, la durata del suo soggiorno in Svizzera 

così come gli inconvenienti che egli dovrà subire, come pure la sua fami-

glia, se la misura sindacata fosse applicata (cfr. DTF 139 II 121 con-

sid. 6.5.1; sentenza del TF 2C_728/2021 del 4 marzo 2022 consid. 4.1). 

9.3  

9.3.1 Innanzitutto, riguardo all’interesse pubblico, il Tribunale constata che 

i motivi ritenuti dalla SEM a supporto della misura d’allontanamento, ovvero 

l’esercizio di un’attività lucrativa senza essere in possesso del necessario 

permesso da parte del ricorrente, non possono dar luogo a contestazione 

alcuna come sopra visto (cfr. supra consid. 8.3). L’infrazione in materia di 

diritto degli stranieri ritenuta su questa base, deve peraltro essere qualifi-

cata come grave (cfr. supra consid. 6.3 e 7.3).  

9.3.2 Inoltre, da ricerche intraprese dal Tribunale, è risultato che, al contra-

rio delle dichiarazioni rese dal ricorrente nel verbale di polizia del 

(…) aprile 2024 di non aver mai soggiornato né lavorato in Svizzera prima 

dell’aprile del 2024 (cfr. verbale d’interrogatorio del […] aprile 2024, rispo-

sta al quesito n. 3, pag. 2 e risposta al quesito n. 7, pag. 3), né di aver alcun 

procedimento penale pendente o subito alcuna condanna penale prece-

dente su suolo elvetico (cfr. verbale d’interrogatorio del […] aprile 2024, ri-

sposte ai quesiti n. 8 e n. 9, pag. 3); contro l’insorgente il (…) era già stato 

emesso dall’Ufficio federale allora competente in materia di stranieri, un 

divieto d’entrata valido per due anni (dal […] al […]) per la Svizzera ed il 

Liechtenstein. Lo stesso si basava su delle gravi violazioni di disposizioni 

di polizia degli stranieri – ovvero di aver soggiornato in Svizzera illegal-

mente e di avervi lavorato senza autorizzazione dal (…) al (…) (data 

quest’ultima dove il ricorrente è stato fermato e controllato dalla polizia 

della […] di F._______ alla stazione della predetta […]), più precisamente 

a F._______ e dintorni. Risulta anche come, nel corso di tale procedura 

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Pagina 14 

d’inchiesta, il ricorrente avesse dovuto depositare fr. (…) e fosse stato po-

sto in carcere amministrativo prima della sua espulsione dal territorio sviz-

zero (cfr. il rapporto di polizia del […] della polizia della […] di F._______ e 

la rispettiva denuncia dell’[…] del […]; il divieto d’entrata del […] del […]). 

9.3.3 Su tali presupposti, v’è quindi luogo d’ammettere che il divieto d’en-

trata pronunciato nei confronti del ricorrente, anche in considerazione della 

reiterazione del suo comportamento e di alcune sue affermazioni mendaci 

rese nel corso del verbale d’interrogatorio del (…) aprile 2024 come visto 

sopra (consid. 9.3.2) – che risultano essere indizi di peso che permettono 

di pensare che anche in futuro egli non rispetterà facilmente le prescrizioni 

in materia di diritto degli stranieri in mancanza della pronuncia di una mi-

sura di una certa importanza – risulta idoneo e necessario per permettere 

di raggiungere i risultati sperati, ovvero di proteggere l’ordine e la sicurezza 

pubblici. Pertanto, l’interesse pubblico all’allontanamento dell’interessato, 

deve essere qualificato come importante. 

9.4  

9.4.1 Per quanto attiene poi all’interesse privato, il ricorrente non si è pre-

valso di alcun legame particolare con la Svizzera, avendo riferito di esservi 

entrato per motivi turistici, per far visita alla sorella ed al cognato. In riferi-

mento a questi ultimi, l’insorgente non ha in particolare addotto alcun le-

game di dipendenza particolare – quali malattia grave o handicap – che 

farebbero ritenere necessaria la sua presenza in Svizzera, in particolare 

sotto il profilo dell’art. 8 CEDU.  

9.4.2 Tuttavia il ricorrente nel suo scritto del 21 gennaio 2024 – a cui il ri-

corso esplicitamente rinvia e che è stato allegato allo stesso – sostiene che 

il divieto d’entrata gli precluderebbe la possibilità di esercitare la sua attività 

di (…) oltreché in Svizzera e nel Liechtenstein, pure in tutti gli altri Paesi 

aderenti allo Spazio Schengen, con la conseguenza che il suo contratto di 

lavoro sarebbe messo a rischio. Ciò comporterebbe, per lui e la sua fami-

glia, che l’unica fonte d’entrata proveniente dalla sua attività lavorativa ver-

rebbe a mancare. Anche nella sua missiva del 10 giugno 2025, l’insorgente 

ritiene che il divieto d’entrata sarebbe una misura che comporterebbe: “[…] 

inevitabilmente la perdita del mio posto di lavoro quale (…), incaricato di 

(…) in Kosovo, ma soprattutto in tutto il territorio della Comunità europea” 

(cfr. atto del TAF n. 13). Il Tribunale osserva in merito che il ricorrente non 

ha concretizzato in alcun modo la sua predetta attività lavorativa – in parti-

colare la frequenza e la durata con cui egli condurrebbe attività professio-

nali con gli Stati Schengen né con quali di essi la effettuerebbe – né ha 

supportato in maniera concreta e dettagliata le sue affermazioni, rimaste 

F-514/2025 

Pagina 15 

del tutto generiche, di possibile licenziamento da parte del suo datore di 

lavoro. Dai suoi asserti, risulta difatti unicamente come egli non avrebbe 

mai lavorato o transitato prima in Svizzera facendo il suo lavoro quale (…), 

ma che quest’ultimo lo eserciterebbe spesso per “tutta Europa” (cfr. verbale 

d’interrogatorio del […] aprile 2024, risposta al quesito n. 7, pag. 3). Anche 

dalla documentazione annessa al ricorso, salvo certificare la sua attività di 

(…) – la cui verosimiglianza non viene messa in discussione dal Tribunale 

– non si evince alcuna informazione riguardo all’eventuale durata ed alla 

frequenza di tale sua attività lavorativa in Stati Schengen. Pertanto, dalle 

sue allegazioni per nulla concrete, sostanziate e non comprovate, risulta 

del tutto impossibile determinare le conseguenze che la sua attività profes-

sionale subirebbe a causa della misura di divieto d’entrata. Perciò, sotto 

questo profilo, appare agli occhi del Tribunale chiaro che l’interesse pub-

blico alla pronuncia di un divieto d’entrata sia più elevato del supposto in-

teresse privato del ricorrente, e che non sussistano nel suo caso dei motivi 

umanitari o altri motivi gravi ai sensi dell’art. 67 cpv. 5 LStrI, per la rinuncia 

eccezionale alla pronuncia della misura precitata. 

9.5 Sulla scorta di quanto precede, dopo un attento esame degli atti e la 

ponderazione degli interessi pubblici e privati, il Tribunale considera che il 

divieto d’entrata contestato è una misura necessaria e adeguata al fine di 

prevenire ogni nuova lesione della sicurezza e dell’ordine pubblici in  

Svizzera, anche considerata la reiterazione d’infrazioni da parte del 

ricorrente (cfr. anche supra consid. 9.2 e 9.3.2). Pure la durata di tale 

misura – fissata a tre anni – non risulta essere eccessiva e rientra nel 

margine d’apprezzamento riconosciuto all’autorità inferiore. Difatti, per tale 

apprezzamento, il Tribunale tiene conto in particolare delle infrazioni 

commesse dal ricorrente, anche reiterate – e ciò sebbene quelle 

riguardanti la procedura di divieto d’entrata antecedente siano risalenti 

all’anno 1991 (cfr. supra consid. 9.3.2) – e del suo comportamento, pure 

da egli tenuto nel corso della presente procedura, dove ha negato delle 

evidenze evincibili dagli atti di causa (cfr. supra consid. 9.3.2). Tali 

circostanze sono indicative di un rischio di recidiva elevato anche nel 

futuro, in quanto dimostrative del fatto che il ricorrente non ha compreso la 

gravità delle infrazioni commesse anche in passato, malgrado le misure e 

sanzioni comminatigli, anzi ha tentato, con i suoi asserti, di trarre in inganno 

le autorità sul suo passato. Altresì, l’apprezzamento del Tribunale tiene 

conto della pronuncia di decisioni analoghe di divieto d’entrata in altri casi 

di lavoro nero (cfr. a titolo esemplificativo le sentenze del TAF F-7280/2024 

del 31 marzo 2025 consid. 6.4 seg.; F-4804/2023 del 17 giugno 2024 

consid. 5.6, 8 e 9; F-1049/2018 del 5 febbraio 2020 consid. 4.2 e 6). Inoltre, 

come già sopra osservato, l’interesse privato del ricorrente ad esercitare la 

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Pagina 16 

sua attività lucrativa di (…) nello Spazio Schengen, non è stata in alcun 

modo sostanziata (cfr. supra consid. 9.4.2). A fronte di tali circostanze, v’è 

da concludere che la misura emessa dall’autorità inferiore, della durata di 

tre anni, non risulta essere in alcun modo disproporzionata rispetto 

all’interesse privato dell’interessato ed è invece necessaria ed adeguata al 

fine di prevenire ogni nuova violazione alla sicurezza e all’ordine pubblici 

in Svizzera. Il provvedimento impugnato risulta pertanto rispettoso del 

principio della proporzionalità.  

10.  

10.1 Occorre ancora verificare se la segnalazione del divieto d’entrata nel 

SIS sia giustificata (legalità e proporzionalità). 

10.2 L’inserimento della segnalazione del divieto d’entrata nel SIS è retto 

dal regolamento (UE) 2018/1861 del Parlamento europeo e del Consiglio, 

del 28 novembre 2018, sull’istituzione, l’esercizio e l’uso del sistema d’in-

formazione Schengen (SIS) nel settore delle verifiche di frontiera, che mo-

difica la convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen e abroga il 

regolamento (CE) 1987/2006 (GU L 312/14 del 7 dicembre 2018 [SIS], va-

levole dal 7 marzo 2023 [GU L 27 del 31 gennaio 2023]). 

10.3 Allorché un divieto d’entrata è stato pronunciato, come nel caso in 

esame, nei confronti di un cittadino di un paese terzo, la segnalazione è 

inserita nel SIS quando uno Stato membro ha concluso, alla luce di una 

valutazione individuale comprendente anche una valutazione delle circo-

stanze personali del cittadino di un paese terzo interessato e delle conse-

guenze di un respingimento e di un rifiuto di soggiorno, che la presenza di 

tale cittadino nel proprio territorio costituisce una minaccia per l’ordine pub-

blico, la sicurezza pubblica o la sicurezza nazionale (art. 3 par. 4 e 24 par. 1 

lett. a del regolamento [UE] 2018/1861). Una tale situazione si verifica 

quando il cittadino di un paese terzo ha eluso o tentato di eludere la nor-

mativa dell’Unione o nazionale che disciplina l’ingresso e il soggiorno nel 

territorio degli Stati membri (art. 24 par. 1 lett. a del regolamento [UE] 

2018/1861 in combinato disposto con il par. 2 lett. c della medesima 

norma). 

10.4 Prima di effettuare una segnalazione lo Stato membro verifica se 

l’adeguatezza, la pertinenza e l’importanza del caso giustificano l’inseri-

mento della segnalazione nel SIS (proporzionalità; art. 21 par. 1 del rego-

lamento [UE] 2018/1861). 

F-514/2025 

Pagina 17 

10.5 In concreto, il divieto d’entrata impugnato è fondato su una violazione 

dell’ordine e della sicurezza pubblici svizzeri (minaccia materializzata) che 

il ricorrente ha commesso esercitando un’attività lucrativa senza permesso 

il (…) aprile 2024 (cfr. supra consid. 8.3). Perciò, il Tribunale ritiene che tale 

pubblicazione in sé, sia giustificata, in quanto il ricorrente ha eluso la nor-

mativa vigente in materia di autorizzazione all’esercizio di un’attività lucra-

tiva in Svizzera. Inoltre, il Tribunale considera che tale segnalazione sod-

disfi il principio della proporzionalità (cfr. supra consid. 9), non essendo 

stati concretizzati e sostanziati degli interessi privati da parte del ricorrente 

(cfr. supra consid. 9.4). La suddetta conclusione è tanto più legittima se si 

considera che la Svizzera, nel campo d’applicazione delle normative di 

Schengen, è tenuta a preservare gli interessi di tutti gli Stati parte agli Ac-

cordi d’associazione a Schengen (cfr. DTAF 2023 VII/3 consid. 15.3.2). Di 

conseguenza, la segnalazione nel SIS è legittima e proporzionata. 

11.  

Ne discende che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM 

confermata.  

12.  

Nella misura in cui il ricorrente risulta soccombere nella causa, v’è luogo di 

porre a suo carico le spese processuali di fr. 1’000.– (cfr. art. 63 cpv. 1 PA 

in relazione con gli art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), che sono prelevate sull’anticipo 

spese di medesimo importo, versato dal ricorrente il 12 maggio 2025. Per 

la medesima ragione, non v’è luogo di accordare delle indennità per spese 

ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario e art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario). 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

F-514/2025 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 1’000.– sono poste a carico del ricorrente e sono 

prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 12 mag-

gio 2025. 

3.  

Non si assegnano indennità ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione:  

F-514/2025 

Pagina 19 

Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata) 

– SEM (n. di rif. […])