# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f9a6828f-4be5-5529-81d8-a84c2d97d090
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.08.2008 11.2008.89
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-89_2008-08-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.89

  	
  Lugano,

  5 agosto 2008/lw

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Annovazzi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 8.2003/R.108.2007
(curatela educativa: competenza per territorio) della Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
  AP 1 

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

   

   per quanto
  riguarda il trasferimento alla

   

  CO 2 

   

   della curatela
  educativa affidata al tutore ufficiale

   

  CO 3 ,

   

   e istituita in
  favore di

   

   N__________
  (1994) e M__________ (1995) __________,

   

   figli
  dell'appellante e di

   

  CO 4 

   (patrocinata RA
  1);

  
	
  riguardo al trapasso della
  curatel eddddddl'ldc42 

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti,

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 20 giugno 2008 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 30
maggio 2008 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   CO 2 (1966)
e AP 1 (1965), sposatisi con solo rito religioso, sono
i genitori di N__________ (5 luglio 1994), M__________ (23 dicembre 1995) e J__________
(19 marzo 1997). In seguito alla loro separazione, nel dicembre del 2002, i
figli sono rimasti con la madre. In esito a una decisione del 9 aprile 2003 la
Commissione tutoria regionale 11 ha affidato i figli al padre e ha istituito in
favore dei minorenni una curatela educativa. L'8 maggio 2003 CO 4 è stata
reintegrata nella custodia della figlia cadetta, J__________. Un ricorso inteso
a far ripristinare la sua custodia parentale anche sui figli maggiori è stato
respinto dall'Autorità di vigilanza il 21 giugno 2004. Tale decisione è stata
confermata da questa Camera, su appello, con sentenza del 30 novembre 2005
(inc. 11.2004.82).

 

                                  B.   Accertato
che il 15 giugno 2003 AP 1 aveva trasferito il domicilio da Ronco sopra Ascona
a Bedano, la Commissione tutoria regionale 11 ha invitato il 19 settembre 2007
la Commissione tutoria regionale 9 ad assumere la curatela educativa in favore
di N__________l e M__________ __________. Il 24 settembre 2007 l'autorità
interpellata ha espresso il proprio accordo, di modo che con decisione del 2
ottobre 2007 la Commissione tutoria regionale 11 ha deciso il trasferimento
della curatela educativa alla Commissione tutoria regionale 9, senza riscuotere
tasse né spese.

 

                                  C.   Contro
la decisione citata AP 1 è insorto l'8 ottobre 2007 all'Autorità di vigilanza
sulle tutele per ottenere che “l'incarto
rimanga di competenza della CTR di Losone”. La Commissione tutoria regionale 11 ha proposto il 16 ottobre 2007
di respingere il ricorso, definito temerario. Il curatore ha preferito astenersi da osservazioni, ma ha espresso il 23 ottobre
2007 “un certo rammarico” per il trasferimento della misura “in una fase molto delicata della pratica”. CO 4 ha dichiarato il 25 ottobre 2007 di
non opporsi al trapasso della curatela, ma non ha chiesto formalmente la reiezione
del ricorso. Statuendo il 30 maggio 2008, l'Autorità di vigilanza ha respinto
il ricorso. La tassa di giustizia e le spese (fr. 100.– complessivi) sono state
poste a carico del ricorrente. La domanda di assistenza giudiziaria formulata da CO 4 è stata respinta.

 

                                  D.   Il
20 giugno 2008 AP 1 ha impugnato la decisione dell'Autorità di vigilanza davanti
a questa Camera, ribadendo la sua contrarietà al trasferimento della curatela.
L'appello non è stato intimato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse dall'Autorità di vigilanza sulle tutele sono
appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia
di tutele e curatele, del­l'8 marzo 1999, cui rinvia
l'art. 39 LAC). La procedura è quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con
le particolarità – per analogia – dell'art. 424a CPC. Tempestivo, sotto
questo profilo l'appello in esame è dunque ricevibile.

 

                                   2.   Un
appello deve contenere, fra l'altro, le richieste di giudizio provviste dei
motivi in fatto e in diritto (art. 309 cpv. 2 lett. e ed f CPC). Nel suo
memoriale l'appellante non avanza richieste 

                                         esplicite, ma dall'insieme della motivazione (redatta senza il patrocinio
di un avvocato) si desume che, “pur comprendendo le argomentazioni a suffragio della volontà di
voler trasmettere la competenza della pratica dalla CTR di Losone a quella di
Torricella-Tavene”, egli “non condivide” il provvedimento. Quanto 

                                         AP 1
postula, in sostanza, è la modifica della decisione impugnata nel senso di veder
annullare il trapasso della curatela educativa. Anche sotto questo profilo
l'appello è di conseguenza ammissibile.

 

                                   3.   La
competenza delle autorità tutorie chiamate a emanare misure a protezione del
figlio, tra cui si annovera l'istituzione di una curatela educativa (art. 308
CC) non è regolata dalla legge sul foro (art. 1 cpv. 2 lett. a LForo). Tali
misure “sono ordinate dalle autorità
tutorie del domicilio del figlio” (art. 315 cpv. 1 CC). “Se il figlio vive presso genitori affilianti o altrimenti fuori
della comunione domestica dei genitori, ovvero se vi è pericolo nel ritardo,
sono pure competenti le autorità del luogo di dimora del figlio” (art. 315 cpv. 2 CC). Se il figlio cambia
domicilio, le misure protettrici vanno trasferite all'autorità tutoria del
nuovo domicilio, sempre che ciò sia conforme al bene di lui (Raccomandazioni
della Conferenza delle autorità cantonali di tutela del settembre 2002, in: RDT
57/2002 pag. 230 n. 2.2.3.2). Il domicilio del figlio è disciplinato dall'art. 25
cpv. 1 CC (FF 1974 II 89 in alto; Breitschmid
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 17 ad art. 315/315a/ 315b):
quello del figlio sotto l'autorità parentale corrisponde dunque al domicilio
dei genitori o, se i genitori non hanno un domicilio comune, al domicilio del
genitore che ne ha la custodia; “negli altri casi è determinante il luogo di
dimora”.

 

                                   4.   Il Tribunale
federale ha avuto modo di precisare recentemente che qualora un figlio sia
soggetto all'autorità parentale di uno solo dei genitori, il suo domicilio si
trova al domicilio del genitore che detiene l'autorità parentale, a prescindere
dalla questione di sapere se quest'ultimo abbia la custodia oppure no (DTF 133
III 305). Il criterio subordinato del luogo di residenza si applica solo nel
caso in cui nessun altro criterio legale consenta di decidere fra il domicilio
di genitori che dispongono entrambi di un diritto equivalente. Nella
fattispecie è pacifico che l'autorità parentale su N__________
e M__________ __________ compete alla madre ed è altrettanto pacifico che
l'appellante detiene solo la custodia. I due figli hanno conservato pertanto il
domicilio a Ronco sopra Ascona, sebbene vivano a Bedano con il padre. Ciò
posto, già a un primo esame l'appello di AP 1 si rivela provvisto di buon
diritto. Intimare il memoriale per osservazioni o sentire i minorenni (come
propone l'appellante) non avrebbe alcun senso se non quello di procrastinare la
lite e di far lievitare i costi di procedura.

 

                                   5.   L'Autorità di vigilanza giustifica la sua decisione con l'argomento
che la questione legata al trapasso della curatela educativa 

                                         “avrebbe dovuto essere chiarita al momento
della registrazione del domicilio civile dei ragazzi presso il padre a Bedano,
mentre ora non si può che prenderne atto” (decisione impugnata, pag. 4 a metà). Si tratta di una motivazione
insostenibile, già per la circostanza che non esiste
alcuna “registrazione del
domicilio civile”. Tutt'altra
cosa è il domicilio amministrativo (o “politico”), la cui
nozione però è estranea al diritto privato, e soprattutto all'accezione di
domicilio nel senso degli art. 23 segg. CC (Staehelin
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 3 ad art. 23). Sebbene il domicilio civile e
quello amministrativo di una persona fisica generalmente coincidano, nel diritto
privato il secondo non prevale sul primo – come crede l'Autorità di vigilanza –
per il solo fatto che i due divergano. Determinante per il diritto privato è il
solo domicilio civile. Al proposito la decisione impugnata manca di fondamento.

 

                                   6.   Soggiunge
l'Autorità di vigilanza che in concreto la curatela educativa andrebbe trasferita
alla Commissione tutoria regionale 9 anche a prescindere dal domicilio dei figli, poiché altrimenti “si avrebbe una situazione davvero poco
soddisfacente, essendo coinvolta un'autorità territorialmente discosta rispetto
ai minori” (decisione
impugnata, pag. 5 nel mezzo). Se non che, come detto,
in materia di protezione del figlio l'art. 315 cpv. 1 CC dichiara competente
l'autorità tutoria al luogo del domicilio del minorenne. La competenza –
alternativa – dell'autorità tutoria al luogo di dimora entra in
considerazione solo se il figlio vive presso genitori affilianti (art. 300 CC)
o altrimenti fuori della comunione domestica dei genitori, ovvero se vi è
pericolo nel ritardo. 

                                         N__________ e M__________ __________ non vivono presso genitori
affilianti né fuori della comunione domestica dei
genitori. Al contrario: sono affidati al padre, seppure sprovvisto di autorità
parentale. Tanto meno la Commissione tutoria regionale
9 è chiamata a intervenire d'urgenza, dandosi pericolo nel ritardo. Il dettato
dell'art. 315 cpv. 2 CC non legittima dunque, in concreto, la competenza –
alternativa – dell'autorità tutoria al luogo di dimora
dei figli.

 

                                   7.   L'interpretazione
estensiva dell'art. 315 cpv. 2 CC applicata dall'Autorità di vigilanza non
consta per altro trovare conforto in dottrina, nessun autore risultando
propugnare la competenza (alternativa) dell'autorità tutoria al luogo di dimora
del minorenne nel caso in cui il figlio sia affidato a un genitore privo di
autorità parentale (cfr. Hegnauer, Grundriss des Kindesrechts, 5ª edizione, pag. 222
n. 27.59; Stettler, Droit de
la filiation, vol. II, 3ª edi­zione, pag. 200 n. 353; Breitschmid
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 20 art. 315/315a/315b). Al
contrario: in caso di conflitto negativo di competenza fra autorità tutorie il
Tribunale federale interpreta l'art. 315 cpv. 2 CC nel senso che abilitata a
ordinare e gestire misure a protezione del figlio è l'autorità del domicilio
del minorenne, seppure l'autorità al luogo di dimora abituale possa apparire
più idonea perché meglio a conoscenza della situazione (DTF 129 I 421 consid.
2). Mal si comprende perché nella fattispecie si dovrebbe seguire un orientamento
diverso. Se ne conclude che, fondato, l'appello merita di essere accolto. Ciò
comporta l'annullamento della decisione presa il 2 ottobre 2007 dalla
Commissione tutoria regionale 11.

 

                                   8.   La tassa di
giustizia e le spese del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC), ma nella fattispecie l'appello non ha formato oggetto di intimazione
e nessuno ha proposto la reiezione del ricorso. Non sussiste di conseguenza
alcun “soccombente” cui possano essere addebitati i costi (v. Rep. 1997 pag.
137 consid. 4). Tanto vale non riscuoterne. Quanto a eventuali ripetibili, non
è il caso di assegnarne, ove appena si pensi che il memoriale dell'appellante
si esaurisce in una breve lettera scritta senza l'ausilio di un patrocinatore,
redazione che non ha richiesto un gran dispendio di tempo e non avrebbe giustificato
l'attribuzio­ne di ripetibili nemmeno in presenza di parti soccombenti.

 

                                         L'esito dell'attuale
giudizio impone di riformare anche il dispositivo dell'Autorità di vigilanza
sulla tassa di giustizia e le spese, che andrebbero poste a carico della
Commissione tutoria regionale 11, la sola ad avere formalmente postulato il
rigetto del ricorso. Dato nondimeno che la Commissione è intervenuta come ente
incaricato di compiti di diritto pubblico senza interessi pecuniari
nell'esercizio delle sue attribuzioni ufficiali, si giustifica di esentarla da
oneri (art. 68 cpv. 3 LTF per analogia; v. anche Borghi/ Corti,
Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 3b ad art. 28
LPAmm, applicabile in virtù del rinvio figurante all'art. 21 della
legge sull'organizzazione e
la procedura in materia di tutele e curatele). Né si
assegnano ripetibili, già per il fatto che nella procedura amministrativa esse
sono attribuite solo su
richiesta (Borghi/Corti, op.
cit., n. 1b ad art. 31 LPAmm, applicabile per il
rinvio testé citato; analogo principio vige del resto nella
maggioranza dei Cantoni: Bovay,
Procédure administrative, Berna 2000, pag. 462 con richiamo alla nota 2053). Il
ricorso di AP 1 non conteneva domande in tal senso.

 

                                         Non si
pongono infine questioni di costi per quel che è della decisione presa il 2 ottobre
2007 dalla Commissione tutoria regionale 11, che è stata emanata senza prelievo
di tasse o spese.

 

                                   9.   Quanto
ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), le decisioni relative alla
protezione del figlio sono impugnabili con ricorso in materia civile (art. 72
cpv. 2 lett. b n. 7 LTF) senza riguardo, trattandosi del trasferimento
di una curatela educativa, a questioni di valore.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione analogica dell'art. 313bis
CPC,

 

 

pronuncia:               I.   L'appello è accolto e la decisione impugnata è così riformata:

                                         1.  Il
ricorso è accolto, nel senso che la decisione del 2 ottobre 2007 con cui la
Commissione tutoria regionale 11 ha trasferito alla Commissione tutoria regionale 9 la curatela educativa istituita in favore
di N__________ e M__________ __________ è annullata.

                                         3.  Non
si riscuotono tasse né spese.

 

                                         Per il resto la decisione
impugnata rimane invariata.

 

                                   II.   Non si riscuotono tasse o
spese di appello né si assegnano ripetibili.

 

                                   III.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

  –;

  –;

  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF
entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF).
Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile
solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.