# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9ad5c205-89d9-55ff-89bd-aa2af9a7e21a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.11.2023 39.2023.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2023-9_2023-11-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  39.2023.9

   

  rs

  	
  Lugano

  27 novembre 2023    

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 giugno 2023 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 23 maggio 2023 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  RI 1, il 20 febbraio 2023, ha
richiesto gli assegni familiari per persone attive in qualità di indipendenti a
favore della figlia __________, nata l’__________ 2020, la quale non vive nella
sua economia domestica, bensì con la madre, __________ (cfr. doc. 1 1/13 – 1
5/13; 1 8/13).

 

                          1.2.  Con decisione del 17 marzo 2023 la
Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) ha riconosciuto a RI 1 il diritto agli assegni
familiari per persone che esercitano un’attività lucrativa indipendente dal
mese di maggio 2021 al mese di dicembre 2023 (cfr. doc. 3 1/2).

 

                          1.3.  Il 3 aprile 2023 l’amministrazione
ha inviato una serie di conteggi di pagamento in originale alla __________ di __________
e in copia all’assicurato, nei quali è precisato che il versamento degli assegni
familiari retroattivi di fr. 200.-- mensili relativi al periodo maggio
2021-ottobre 2022 sarebbe stato effettuato a “__________ CONTO SPECIALE” (cfr.
doc. 7 1/38 - 7 36/38).

                                  Dal conteggio di pagamento
concernente il mese di novembre 2022 emerge che soltanto l’importo di fr. 52.50
sarebbe stato corrisposto a “__________ CONTO SPECIALE” (cfr. doc. 7 37/38).

 

                                  Sempre il 3 aprile 2023 la Cassa
ha emanato una serie di conteggi di pagamento indirizzati all’interessato dai
quali risulta che gli AF di fr. 200.-- al mese riguardanti il lasso di tempo
dicembre 2022 - marzo 2023, come pure l’ammontare di fr. 147.50 corrispondete
alla parte dell’assegno del mese di novembre 2022 non erogato alla __________
sarebbero stati versati a __________ (cfr. doc. D1-D5).

 

                          1.4.  RI 1, il 3 aprile 2023, ha inviato
personalmente il seguente scritto alla Cassa:

 

" Con
riferimento alle decisioni del 3 aprile 2023 vi comunico che la signora __________
mi ha riferito che quasi tutti i soldi sono stati da voi trattenuti a causa dei
miei debiti.

Visto che sono soldi destinati a mia figlia chiedo cortesemente di
fare il versamento.

Differentemente vi comunico la mia opposizione e vi chiedo di farmi
avere una vostra decisione motivata, indicando anche a chi posso rivolgermi per
contestarla. (…)” (Doc. 4 1/1).

 

                          1.5.  Con decisione del 26 aprile 2023,
indirizzata all’assicurato e inviata in copia a __________, la Cassa ha
stabilito che il versamento degli AF per persone che esercitano un’attività
lucrativa indipendente, in favore di __________, sarebbe stato eseguito sul
conto corrente bancario della madre di quest’ultima (cfr. doc. 5 1/2).

 

                          1.6.  Il 23 maggio 2023 l’amministrazione
ha, poi, emanato nei confronti di RI 1 una decisione su opposizione con la
quale ha confermato la compensazione delle prestazioni scadute con i crediti
vantati dalla Cassa __________.

                                  Nel provvedimento in questione è
stato rilevato:

 

" IN
FATTO

 

1.

Con decisione 17 marzo 2023 la cassa ha concesso la titolarità del
diritto agli assegni familiari al signor RI 1 in favore della figlia __________
(__________.2020) per il periodo dal 1° maggio 2021 al 31 dicembre 2023.

 

2.

Al momento dell’elaborazione del pagamento degli assegni familiari
arretrati, la Cassa rileva che l'assicurato ha un debito nei confronti della Cassa __________ per contributi scoperti; di
conseguenza, in applicazione dei disposti
degli artt. 25 lett.
d. della Legge federale sugli assegni
familiari (LAFam) e 20 cpv. 2 lett. a. della Legge
federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i
superstiti (LAVS), la Cassa decide di
porre parte delle prestazioni scadute a compensazione dei crediti vantati dalla Cassa __________, a saldo delle esecuzioni in essere.

A seguito di detta decisione l'opponente riceve i conteggi di pagamento datati 3 aprile 2023 (relativi
i mesi da maggio 2021 a novembre 2022) dai
quali può rilevare che gli importi riconosciuti a titolo di prestazioni sono stati
versati sul conto corrente
postale della Cassa __________.

 

3.

Avverso la presa di posizione
della Cassa, ovvero quella di porre a
compensazione gli assegni familiari con i
contributi scoperti, oggetto di esecuzione, l'insorgente
interpone opposizione in data 25 aprile 2023
ritenendo che l'importo trattenuto è
destinato alla figlia e ne richiede il versamento.

 

IN DIRITTO

 

1.

Gli assegni familiari per le persone di condizione indipendente
sono finanziati mediante il prelevamento di un contributo sulla parte di reddito sottoposto all'AVS che
corrisponde all'importo massimo del guadagno assicurato all'assicurazione
infortuni obbligatoria (art. 16 cpvv. 2 e 4 LAFam e art.
30 cpvv. 1 e 2 della Legge sugli assegni di famiglia; Laf, legge cantonale
di complemento e di applicazione della LAFam).

Per l'art. 25 lett. d. LAFam le
disposizioni della legislazione sull'AVS,
con le loro eventuali deroghe alla Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA),
si applicano per analogia, fra gli altri
elementi elencati, alla compensazione secondo l'art. 20 LAVS.

L'art. 20 cpv. 2 lett. a. LAVS - applicabile anche in materia
di assegni familiari ai sensi LAFam per il
rinvio previsto all'art. 1 della LAFam
medesima - stabilisce che possono essere compensati con prestazioni scadute i
crediti derivanti dalla legge federale sugli assegni familiari.

Secondo la giurisprudenza l'art. 20 cpv. 2 lett. a. LAVS è
una norma di legge avente carattere
obbligatorio; in tal senso, la Cassa di compensazione ha non solo il diritto,
ma anche il dovere, nel quadro delle prescrizioni legali, di compensare i contributi dovuti con delle
prestazioni scadute (cfr. STCA del 1. febbraio 2001 inc. n. 30.2000.49 consid. 2.2.).

La marg. 802.2 delle Direttive concernenti la legge
federale sugli assegni familiari
(DAFam), precisa che l'art. 20 cpv. 2 lett. a. LAVS è applicabile
agli assegni familiari in virtù dell'art. 25 lett. d. LAFam e vale quindi anche per i crediti secondo la LAFam.

In applicazione delle citate norme, gli assegni familiari cui ha
diritto la persona attiva quale indipendente devono essere compensati con i
contributi da essa dovuti alla Cassa __________. (…)” (Doc. A = 6 2/3 – 6 3/3)

 

                          1.7.  Contro la decisione su opposizione l’assicurato,
rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA,
chiedendo l’annullamento della stessa, nonché il versamento degli assegni
familiari arretrati e trattenuti in compensazione a __________ per la figlia __________.

                                  A sostegno delle proprie pretese
la parte ricorrente ha addotto:

 

" (…)

2. Il ricorrente ha convissuto con la madre
di __________, la signora __________, sino al 2021, poi è intervenuta la
separazione (ad aggi attuale).

 

3. Il ricorrente si era opposto alla decisione all'epoca intimata
in quanto non ritiene corretto che in una situazione del resto precaria
finanziariamente la figlia __________, che come detto vive con la madre, debba
subirne le conseguenze.

Purtroppo la sua situazione finanziaria non è delle migliori,
poiché dopo il licenziamento subito dalla ditta dove lavorava al 60% ha dovuto
canalizzare tutte le sue forze e il suo tempo nell'attività indipendente di __________
(così estesa dal 40% al 100%), senza purtroppo delle entrate sufficienti per
versare degli alimenti (doc. C: decisione di tassazione per l'anno 2022).

Anche la madre non beneficia di una situazione finanziaria buona.
Infatti non lavora e - da quanto noto - percepisce un assegno di prima infanzia
e l'assegno famigliare integrativo (si richiama dall'istituto delle
assicurazioni sociali il relativo incarto).

 

4. Nella decisione contestata si cita la direttiva concernente la
legge federale sugli assegni familiari (DAFam), Marg 802.2.

Da tale direttiva (aggiornata al 1 gennaio 2022) risulta che
(anche sentenza TCA del 9 agosto 2016, no 39.2016.13):

"L'articolo 20 capoverso 2 lettera a LAVS è applicabile
agli assegni familiari in virtù dell'articolo 25 lettera d LAFam e vale quindi
anche per i crediti secondo la LAFam. Una __________ può pertanto compensare i
contributi AVS dovuti da una persona priva di attività lucrativa con gli
assegni familiari cui questa ha diritto (v. DTF 138 V 2 del 6 gennaio 2012). In
caso di versamento a terzi, invece, i contributi dovuti dal lavoratore
indipendente o dalla persona priva di attività lucrativa alla __________ o alla
cassa di compensazione AVS non possono essere compensati con gli assegni
familiari. Lo stesso vale per gli assegni familiari percepiti indebitamente e
di cui la __________ ha chiesto la restituzione."

Pertanto visto che gli assegni famigliari vengono versati non al
ricorrente, ma a terzi, ovvero alla sua ex compagna, signora __________ (per la
figlia che non vive con il ricorrente e come risulta dalle decisioni contestate
e dall'intero incarto che si richiama), la cassa di compensazione non può
compensare gli assegni famigliari dovuti con il debito del ricorrente.

 

5. A titolo subordinato del resto - come anticipato sopra - anche
la situazione finanziaria del ricorrente non è tale da poter versare
direttamente l'intero importo arretrato alla madre (per la figlia): come si può
notare dalla decisione di tassazione 2022 risulta un reddito imponibile di
21'300.- (ovvero CHF 1'775.- mensili), ciò che non permette neppure di coprire
il suo minimo fabbisogno LEF di CHF 1'200.- mensili e i costi di alloggio (di
CHF 700.- mensili), oltre che le ulteriori spese quali il premio Cassa
malattia, assicurazioni auto, contributi sociali ecc (che non è necessario
approfondire vista l'entità del reddito e quanto già prodotto, ma che se
necessario il ricorrente metterà a disposizione ulteriori giustificativi
aggiornati al 2023). Si noti che il ricorrente ha un altro figlio minorenne, __________
(nato il __________ 2009) che deve o dovrà mantenere.

Inoltre anche la situazione della signora __________ non è tale da
poter sopportare un simile ammanco.

Anche per questi motivi la compensazione dovrebbe essere evitata,
nella misura in cui intacca il minimo vitale ai sensi del diritto esecutivo (cfr.
Sentenza TCA del 9 agosto 2016, no 39.2016.13, consid. 2.2). (…)” (Doc. I)

 

                          1.8.  Nella
sua risposta di causa del 17 agosto 2023 la Cassa ha proposto la reiezione
dell’impugnativa, precisando:

 

" 2.

Secondo l’art. 9 cpv. 1 della Legge federale
sugli assegni familiari (LAFam), qualora gli assegni familiari non siano
impiegati per provvedere alle necessità della persona cui sono destinati,
quest'ultima o il suo rappresentante legale può esigere che gli assegni le
siano versati, in deroga all'articolo 20 capoverso 1 LPGA, anche se essa non
dipende dall'assistenza pubblica o privata.

La marg. 246 delle Direttive concernenti la legge federale sugli
assegni familiari (DAFam), precisa che la persona che auspica il versamento a
terzi deve presentare una domanda alla CAF che corrisponde gli assegni
familiari, indicandone il motivo. [... ].

In relazione a quanto asserito dal ricorrente, la Cassa tiene a
sottolineare che fino al 23 aprile 2023 non è stata avanzata alcuna richiesta
di versamento a terzi da parte della signora __________, bensì, in occasione
del deposito della domanda (Doc. 1), il signor RI 1 ha autorizzato il pagamento
delle prestazioni in favore dell'ex compagna.

Il versamento a terzi è stato disposto con effetto 1° aprile 2023
a seguito della richiesta formulata dalla signora __________ in data 24 aprile
2023 (Doc. 5). (…)” (Doc. III)

 

                          1.9.  Il 18 settembre 2023 l’avv. RA 1, a
nome e per conto del proprio assistito, ha osservato:

 

" (…) in
data 3 aprile 2023 è avvenuta la compensazione degli AF e conseguente versamento
alla "__________ CONTO SPECIALE" per il periodo dal 1 maggio 2021 a
novembre 2022 (per novembre 2022 limitatamente a CHF 52.50, ovvero a saldo del
debito del ricorrente).

Ciò è stato contestato con l'opposizione del 23 aprile 2023.

2. Tuttavia, sempre il 3 aprile 2023 (e non solo dopo il 24 aprile
come indicato in sede di risposta, ad n. 2, pag. 2) era anche già stato
disposto il pagamento diretto alla signora __________ (cfr. decisioni qui
annesse). Da quanto noto al ricorrente la signora __________, si era
interessata presso l'IAS per l'ottenimento degli AF direttamente (in quanto il
ricorrente non era in grado di versare alimenti), da qui il relativo versamento
a suo favore già il 3 aprile, quindi al medesimo giorno delle decisioni di
compensazione (con la conseguenza che effettivamente la richiesta di pagamento
a terzi era già nota all'autorità precedentemente il 3 aprile e non solo con la
richiesta del 23/24 aprile).

Risulta così che già al momento in cui era stata evasa la richiesta
di AF è stata disposta la (qui contestata) compensazione (non successivamente).

Diversamente a quel tempo (3 aprile) gli AF non oggetto di
compensazione (quindi da novembre 2022 a marzo 2023) sarebbero stati versati al
ricorrente e non alla signora __________. A titolo abbondanziale
leggendo il doc. 5 annesso alla risposta risulterebbe che alla signora __________
è stato riconosciuto un diritto al versamento degli AF direttamente, con
effetto già da gennaio 2023 e non con effetto dal 1 aprile come indicato in
risposta.

 

3. La contestata compensazione arrecherebbe un danno in definitiva
alla diretta interessata, la piccola __________ (che non potrebbe beneficiare
degli AF trattenuti, visto che il padre non è in grado di riversarli alla
signora __________,
considerata la sua situazione finanziaria).” (Doc. VIII)

 

                        1.10.  La Cassa, il 5 ottobre 2023,
riconfermandosi nella propria decisione contestata, ha puntualizzato:

 

" (…) Con
decisione 17 marzo 2023 la Cassa ha concesso la titolarità del diritto agli
assegni familiari al signor RI 1 in favore della figlia __________ (__________.2020)
per il periodo dal 10 maggio 2021 al 31 dicembre 2023 senza alcun dispositivo
riferito al versamento a terzi in quanto il ricorrente, al momento del deposito
della richiesta di assegni familiari per persone attive in qualità di
indipendenti, ha autorizzato il pagamento delle prestazioni in favore dell'ex-compagna.

Il 24 aprile 2023 la signora __________ richiede il versamento a
terzi (cfr. allegato), conseguentemente la Cassa emana una nuova decisione 26
aprile 2023 nei confronti del ricorrente disponendo il versamento a terzi con
effetto 10 aprile 2023.

Il 3 aprile 2023, data dell'elaborazione del pagamento degli
assegni familiari arretrati, la Cassa rileva che l'assicurato ha un debito nei
confronti della Cassa __________ per contributi scoperti e decide di porre
parte delle prestazioni scadute a compensazione dei crediti vantati dalla Cassa
__________.

A saldo delle esecuzioni in essere, gli importi
riconosciuti a titolo di prestazioni limitatamente al periodo da maggio 2021 a
novembre 2022, sono stati versati alla Cassa __________; estinto il debito, i
restanti importi sono stati versati sul conto della signora __________ come
richiesto dal ricorrente in occasione del deposito della richiesta di assegni
familiari per persone attive in qualità di indipendenti. (…)” (Doc. X)

 

                        1.11.  Il 23 ottobre 2023 la parte
ricorrente ha fatto valere:

 

" (…)

1. Indipendentemente dall'assenza di un dispositivo specifico
nella decisione del17 marzo 2023 - e come confermato - è stato comunque
disposto il versamento a terzi, il 3 aprile, quindi accogliendo la relativa
richiesta. Il ricorrente non comprende quindi la necessità dello scritto del 24
aprile 2023 - posteriore - della signora __________, se non a conferma della
decisione già presa: del resto le parti non erano patrocinate e tenuto conto
della precedente procedura avviata dalla signora __________ era chiaro (come giustamente
interpretato dalla cassa di compensazione con il versamento del 3 aprile) della
sua esigenza di versamento diretto.

 

2. Tenuto conto dell'accoglimento della richiesta di versamento a
terzi, eseguito contestualmente alla compensazione, il ricorrente ritiene che
la direttiva richiamata in sede di ricorso debba trovare applicazione, a
beneficio della piccola __________ (ritenuto che nel limite delle sue
disponibilità e confidando in un miglioramento della sua situazione finanziaria
in futuro, certamente si impegnerà a saldare il debito oggetto della
(contestata) compensazione se del caso anche ratealmente).” (Doc. XII)

 

                        1.12.  Il doc. XII è stato inviato per
conoscenza alla Cassa (cfr. doc. XIII).

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  L’art. 2 della Legge federale sugli
assegni familiari e sugli aiuti finanziari a organizzazioni familiari (Legge
sugli assegni familiari, LAFam) prevede che gli assegni familiari sono
prestazioni in denaro, uniche o periodiche, versate per compensare parzialmente
l’onere finanziario rappresentato da uno o più figli.

 

                                  Ai sensi dell’art. 13 cpv. 2bis
LAFam hanno diritto agli assegni familiari le persone obbligatoriamente
assicurate all’AVS in quanto esercitanti un’attività lucrativa indipendente. Le
prestazioni sono disciplinate dall’ordinamento sugli assegni familiari del
Cantone di cui all’articolo 12 capoverso 2. Il Consiglio federale disciplina i
dettagli concernenti la nascita e l’estinzione del diritto.

 

                                  L’art. 12 cpv. 2 LAFam prevede
che i datori di lavoro e le persone che esercitano un’attività lucrativa
indipendente sottostanno all’ordinamento sugli assegni familiari del Cantone in
cui l’impresa ha la sua sede legale oppure, ove questa manchi, del loro Cantone
di domicilio. Le succursali dei datori di lavoro sottostanno all’ordinamento
sugli assegni familiari del Cantone in cui sono situate. I Cantoni possono
pattuire regolamentazioni diverse. 

                                  Giusta l’art. 16 LAFam relativo
al finanziamento i Cantoni disciplinano il finanziamento degli assegni
familiari e delle spese amministrative (cpv. 1).

                                  I contributi sono calcolati in
percentuale del reddito sottoposto all’AVS (cpv. 2).

                                                                    I
Cantoni decidono se all’interno della stessa cassa di compensazione per assegni
familiari si applica la stessa aliquota di contribuzione ai redditi dei
salariati sottoposti all’AVS e a quelli delle persone esercitanti un’attività
lucrativa indipendente (cpv. 3). 

                                                                    I
contributi delle persone esercitanti un’attività lucrativa indipendente sono
prelevati solo sulla parte di reddito che corrisponde all’importo massimo del
guadagno assicurato nell’assicurazione infortuni obbligatoria (cpv. 4).

 

                          2.2.  L’art. 7a della Legge sugli assegni
di famiglia del Cantone Ticino (Laf) enuncia:

 

" 1Il lavoratore
indipendente inoltra una richiesta alla Cassa di compensazione per gli assegni
familiari presso la quale è affiliato.

2La
Cassa emana una formale decisione, con la quale si pronuncia:

a) sul suo diritto agli assegni per figli o di formazione;

b) sull’importo degli stessi;

c) sulla scadenza del diritto;

d) sui rimedi di diritto.”

 

                                  Ex art. 13 Laf:

 

" 1Si affiliano ad
una Cassa di compensazione per gli assegni familiari:

a) i datori di lavoro tenuti al pagamento dei contributi
conformemente alla legislazione federale sull’AVS;

b) i salariati il cui datore di lavoro non sottostà all’obbligo
contributivo conformemente alla legislazione federale sull’AVS;

c) i lavoratori indipendenti. 

2Per
le condizioni, la procedura ed i termini d’affiliazione è applicabile la
legislazione federale sull’AVS.

 

                                  Secondo l’art. 14 Laf:

 

" Sono
obbligatoriamente affiliati alla Cassa cantonale di compensazione per gli
assegni familiari:

a) gli enti pubblici e gli enti parastatali che hanno la loro sede
legale nel Cantone;

b) le succursali degli enti pubblici e degli enti parastatali che
hanno sede nel Cantone;

c) i datori di lavoro, i salariati il cui datore di lavoro non
sottostà all’obbligo contributivo e i lavoratori indipendenti che non sono
affiliati ad una Cassa professionale o interprofessionale di compensazione per
gli assegni familiari.” 

 

 

                                  Riguardo al finanziamento l’art.
30 Laf prevede:

 

" 1Le Casse di
compensazione per gli assegni familiari provvedono alla copertura dei loro
oneri tramite la riscossione di un contributo a carico dei loro affiliati.

2Il
contributo è determinato in percentuale sui salari soggetti ad imposizione AVS,
rispettivamente sui redditi soggetti ad imposizione AVS nei limiti previsti
dalla legislazione federale. 

3Sono
considerati oneri ai sensi della presente legge:

a) la spesa degli assegni per figli e degli assegni di formazione;

b) la copertura delle spese di amministrazione;

c) l’alimentazione della riserva di fluttuazione.

4La
singola Cassa di compensazione per gli assegni familiari può applicare aliquote
contributive diverse ai redditi dei salariati sottoposti all’AVS e a quelli
delle persone esercitanti un’attività lucrativa indipendente.”

 

                          2.3.  Per quanto attiene al
"versamento a terzi", l’art. 20 cpv. 1 della Legge federale
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA)
precisa:

 

" Le
prestazioni pecuniarie possono essere versate, interamente o in parte, a un
terzo o a un’autorità che abbiano un obbligo legale o morale di assistenza nei
riguardi del beneficiario o che lo assistano permanentemente, se:

a. il beneficiario non utilizza le prestazioni pecuniarie per il
proprio mantenimento o per quello delle persone per cui deve provvedere oppure
se è provato che non è in grado di utilizzarle a questo scopo; e se

b. egli stesso o le persone per cui deve provvedere dipendono
dall’assistenza pubblica o privata per un motivo di cui alla lettera a.”

 

                                  L'art. 9 LAFam, dal
canto suo, sancisce che:

 

" 1Qualora
gli assegni familiari non siano impiegati per provvedere alle necessità della
persona cui sono destinati, quest'ultima o il suo rappresentante legale può
esigere che gli assegni le siano versati, in deroga all'articolo 20 capoverso 1
LPGA, anche se essa non dipende dall'assistenza pubblica o privata.

2Su richiesta motivata, l'assegno di formazione può
essere versato direttamente al figlio maggiorenne, in deroga all'articolo 20
capoverso 1 LPGA."

 

                                  La Commissione della sicurezza
sociale e della sanità del Consiglio nazionale, nel suo Rapporto complementare
dell'8 settembre 2004 sull' "Iniziativa parlamentare / Prestazioni
familiari" (cfr. FF 2004 pag. 6101) ha così commentato l’art. 9 LAFam:

 

" Questa
disposizione si prefigge di garantire che gli assegni familiari siano
effettivamente destinati al mantenimento del figlio. A tal fine, è reso
possibile il versamento a un terzo (la persona o l'autorità che provvede al figlio
oppure al figlio maggiorenne medesimo).

A questo riguardo si stabilisce una deroga alla LPGA: l'articolo
20 capoverso 1 LPGA consente infatti il versamento a terzi solo se il figlio
dipende dall'assistenza pubblica o privata. Questa condizione non è prevista da
alcuna legge cantonale e nemmeno pare opportuna la sua introduzione. Il testo
proposto corrisponde all'attuale versione dell'articolo 14 capoverso 3 LAF.

In determinati casi, gli assegni per i giovani in formazione
possono essere versati direttamente ai figli maggiorenni. Tale soluzione appare
indicata soprattutto se sussiste una tensione tra gli interessati oppure se i
titolari dell'obbligo di mantenimento non provvedono alle rispettive
prestazioni." (FF 2004 p. 6123)

 

                                  In una sentenza
8C_123/2011, 8C_132/2011 del 31 maggio 2011 consid. 6 il Tribunale federale ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" Contrariamente
a quanto ritenuto dalla Corte cantonale, l'art. 9 cpv. 1 LAFam si applica solo
qualora gli assegni familiari non siano impiegati per provvedere alle necessità
del figlio ai sensi dell'art. 2 LAFam, ciò che dev'essere tuttavia dimostrato.
Un versamento degli assegni al padre (n.d.r.: che in quel caso di specie aveva
contestato che dall’agosto 2009 non era più considerato titolare degli AF a
favore del figlio maggiorenne) potrebbe pertanto entrare in linea di conto
soltanto se la madre, comprovatamente, non facesse beneficiare il figlio degli
assegni di formazione percepiti. (…)”

 

                                  Con sentenza 8C_464/2017 del 20
dicembre 2017, pubblicata in DTF 144 V 35 del 20 dicembre 2017, l’Alta Corte ha
ricordato che ai sensi dell’art. 20 della LPGA le prestazioni pecuniarie
possono essere versate, interamente o in parte, a un terzo o a un’autorità che
abbiano un obbligo legale o morale di assistenza nei riguardi del beneficiario
o che lo assistano permanentemente, se il beneficiario non utilizza le
prestazioni pecuniarie per il proprio mantenimento o per quello delle persone
per cui deve provvedere oppure se è provato che non è in grado di utilizzarle a
questo scopo e se egli stesso (lett. a) o le persone per cui deve provvedere
dipendono dall’assistenza pubblica o privata per un motivo di cui alla lettera
a (lett. b).

                                  L’art. 9 LAFam prevede che
qualora gli assegni familiari non siano impiegati per provvedere alle necessità
della persona cui sono destinati, quest'ultima o il suo rappresentante legale
può esigere che gli assegni le siano versati, in deroga all'articolo 20 cpv. 1
LPGA, anche se essa non dipende dall'assistenza pubblica o privata. 

                                  L'art. 9 cpv. 1 LAFam – a differenza
dell’art. 20 LPGA – non si riferisce alla copertura del mantenimento, bensì
all’impiego degli assegni familiari per provvedere alle necessità della persona
cui sono destinati. 

                                  Avendo, ai sensi dell’art. 2
LAFam, gli assegni lo scopo di compensare
parzialmente l’onere finanziario rappresentato da uno o più figli, tali
“necessità” coincidono, di regola, con la parziale copertura dei costi di
mantenimento del figlio. Non è tuttavia necessario, in ambito di assegni
familiari, fare espresso riferimento alle prestazioni pecuniarie tese al
mantenimento in quanto è possibile che gli assegni vengano richiesti da parte
di persone che non hanno obblighi di mantenimento nei confronti del minore. 

                                  Oltre a quanto previsto dall’art.
9 cpv. 1 LAFam in relazione al versamento a terzi, l’Alta Corte ha rilevato il
CC contempla una disposizione analoga in materia di adempimento degli obblighi
di mantenimento, e meglio l’art. 291 CC, ai sensi del quale se i genitori
trascurano tali doveri verso il figlio, il giudice può ordinare ai loro
debitori che facciano i pagamenti del tutto o in parte nelle mani del
rappresentante legale del figlio. In tal caso, la trascuratezza degli obblighi
di mantenimento è una condizione indispensabile per l’applicazione del citato
disposto, mentre secondo l'art. 9 cpv. 1 LAFam è sufficiente che gli assegni
familiari non vengano utilizzati per le necessità della persona a cui sono
destinati. 

                                  La negligenza ai sensi dell'art.
291 del CC sussiste, quindi, già se il contributo di mantenimento non viene
pagato ripetutamente o non viene pagato in tempo, indipendentemente dal motivo.
Non vi è alcuna ragione per dare una diversa interpretazione all’art. 9 LAFam.
Ciò ritenuto che i contributi di mantenimento, come gli assegni familiari, devono
essere versati alla persona che ha la responsabilità di garantire che siano
utilizzati per il mantenimento o le necessità di colui a cui sono destinati. 

                                  Qualora il figlio viva con il
genitore affidatario, l’Alta Corte ha stabilito che gli assegni familiari
devono essere considerati come non impiegati per provvedere alle necessità
della persona cui sono destinati dal momento in cui - in violazione di quanto
disposto dall’art. 8 LAFam (“Gli aventi
diritto tenuti a pagare contributi di mantenimento per i figli in base a una
sentenza o a una convenzione versano gli assegni familiari in aggiunta ai
contributi.”) - non vengono trasmessi al genitore cui è affidato il
minore.

                                  Se la persona a cui sono
destinati gli assegni familiari, o il suo rappresentante legale, può provare
che colui che ha diritto a percepire gli assegni non li trasmette, il
versamento a terzi deve essere approvato senza ulteriori indugi. Lo scopo della
norma in esame non è, infatti, quello di esigere un esame preliminare da parte
dell’amministrazione circa l’impiego del denaro in questione corrispondente ai
bisogni, mirando gli artt. 8 e 9 LAFam a garantire che gli assegni familiari
siano trasmessi o versati ai figli o al genitore affidatario. Gli accertamenti
relativi a un uso adeguato degli assegni familiari spettano piuttosto
all’autorità di protezione dei minori.

                                  Non è quindi rilevante, dal
profilo dell’art. 9 LAFam, il motivo per il quale gli assegni familiari non
siano versati conformemente all’art. 8 LAFam. L’ordine di versamento a terzi
può del resto intervenire anche in caso di ritardi poco conto. Non è compito
delle Casse, rispettivamente dei Tribunali chiamati a pronunciarsi sulle
richieste di versamento a terzi chinarsi sui conflitti tra i genitori in
relazione all’utilizzo effettivo degli assegni famigliari.

 

                                  Al riguardo cfr. pure la STF
5A_782/2019 del 15 giugno 2020 consid. 3.3.; STCA 39.2021.3 del 29 novembre
2021.

 

                          2.4.  L’art. 25 lett. d LAFam enuncia che
le disposizioni della legislazione sull’AVS, con le loro eventuali deroghe alla
LPGA, si applicano per analogia alla compensazione (art. 20 della Legge
federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) si
applica per analogia, in particolare, alla compensazione.

 

                                  Giusta
l’art. 20 cpv. 2 LAVS:

 

"
Possono essere compensati
con prestazioni scadute:

a. i
crediti derivanti dalla presente legge, dalla LAI, dalla legge federale del 25
settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno in caso di servizio
militare o di protezione civile e dalla legge federale del 20 giugno 1952 sugli
assegni familiari nell'agricoltura;

b. i crediti per la restituzione di prestazioni
complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità;

c. i crediti per la restituzione di rendite e
indennità giornaliere dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni,
dell'assicurazione militare, dell'assicurazione contro la disoccupazione e
dell'assicurazione contro le malattie.”

 

                                  Per completezza giova rilevare,
in relazione al versamento a terzi (cfr. consid. 2.3.), che l’art. 45 LAVS,
abrogato con effetto dal 1° gennaio 2003 con l’entrata in vigore della LPGA,
prevedeva che “il Consiglio federale può, dopo aver consultato i Cantoni,
prendere, se necessario, misure atte per garantire che le rendite e gli assegni
per grandi invalidi servano al sostentamento del beneficiario e delle persone a
suo carico”.

 

                                  L’art. 76 cpv. 1 OAVS, valido
fino al 31 dicembre 2002, riguardava la garanzia dell’uso conforme allo scopo
delle rendite. Giusta il cpv. 1 “se l’avente diritto non impiega la rendita
per il suo sostentamento e quello delle persone a suo carico, o è provato che
non è in grado di impiegare la rendita a questo scopo, e a causa di ciò egli o
le persone a suo carico cadono interamente o in parte a carico dell’assistenza
pubblica o provata, la cassa di compensazione può fare tutto il pagamento o
parte di esso nelle mani di una terza persona qualificata o di un’autorità che
ha in confronto dell’avente diritto un obbligo legale o morale di mantenimento
o di assistenza o che lo assiste continuamente”.

                                  Secondo il cpv. 3 “le rendite
pagate a una terza persona o a un’autorità non possono essere compensate con
crediti verso l’avente diritto. Esse devono servire esclusivamente al
sostentamento dell’avente diritto e delle persone a suo carico”.

 

                                  Dal 1° gennaio 2003 al versamento
a terzi in ambito AVS torna applicabile l’art. 20 LPGA (cfr. consid. 2.3.; Ueli Kieser, Kommentar zum
Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG,
2020, n. 39 ad art. 20 LPGA).

 

                          2.5.  Con
sentenza 8C_161/2011 + 8C_179/2011 del 6 gennaio 2012, pubblicata in DTF 138 V
2, il Tribunale federale, pronunciandosi in merito al caso di coniugi che erano
debitori di contributi AVS rimasti impagati e a cui spettavano degli assegni
familiari arretrati, ha deciso che correttamente la Cassa assegni familiari per
le persone senza attività lucrativa aveva proceduto a compensare il debito di
contributi AVS con il credito relativo al pagamento di assegni familiari
scaduti.

                                  L’Alta
Corte, al riguardo, ha stabilito che, sebbene non vi sia fatta
menzione, l'art. 20 cpv. 2 LAVS è applicabile agli assegni familiari LAFam in
virtù del rinvio di cui all'art. 25 lett. d LAFam. 

                                  Inoltre se l'assicurato è nel
contempo creditore e debitore di assicuratori sociali distinti cui l'art. 20
cpv. 2 LAVS è applicabile, la compensazione dei crediti è ammissibile senza che
sia necessario esaminare se le pretese poste in compensazione siano in stretta
connessione dal profilo della tecnica assicurativa e dal punto di vista giuridico.

 

                                  La
compensazione tra un credito di un istituto di sicurezza sociale e una
prestazione dovuta a un assicurato può, ad ogni modo, essere operata solo nella
misura in cui la deduzione di cui è oggetto la prestazione spettante
all’assicurato non intacca il minimo vitale riconosciuto ai sensi del diritto
esecutivo. Ciò vale per le prestazioni correnti, come pure per i versamenti
retroattivi, ritenuto che anche questi sono finalizzati a coprire il fabbisogno
esistenziale della persona assicurata (art. 93 LEF; STF 8C_804/2017 del 9
ottobre 2018 consid. 3.1.; STF 9C_300/2013 del 14 novembre 2013 consid. 2.1.; STF
8C_14/2012 del 17 settembre 2012 consid. 4.2, pubblicata in DTF 138 V 402 e SVR
2013 IV Nr. 5 pag. 9; STF 9C_741/2009 del 12 marzo 2010 consid. 1.1.; DTF 131 V 249=SVR 2006 IV Nr. 18 pag. 65; DTF 128 V 50 consid.
4; DTF 115 V 343 consid. 2c).

                                  In
caso di versamento retroattivo di prestazioni il limite alla compensazione
concernente il minimo vitale deve essere esaminato in relazione al lasso di
tempo a cui si riferisce il versamento retroattivo (cfr. STF 8C_804/2017 del 9
ottobre 2018 consid. 3.1.).

 

                                 Tuttavia nel caso di pagamento
retroattivo di rendite per periodi precedenti, la salvaguardia del minimo
esistenziale non dev'essere presa in considerazione quale limite di
compensazione laddove la rendita assegnata a titolo retroattivo sostituisce
semplicemente una rendita riconosciuta per un periodo precedente e le due
prestazioni si escludono vicendevolmente (cfr. DTF 138 V 402 consid. 4.5= SVR
2013 IV Nr. 5 pag. 9).

 

                                  In
una sentenza 8C_55/2010 del 6 agosto 2010, pubblicata in DTF 136 V 286, l’Alta
Corte, relativamente a un caso in cui è stata effettuata la compensazione di
rendite arretrate dell'assicurazione per l'invalidità con pretese risarcitorie
ai sensi dell'art. 52 LAVS, ha indicato che se l’autorità competente in materia
di assistenza sociale ha versato alla persona assicurata prestazioni anticipate
per il periodo corrispondente a quello delle rendite arretrate, il minimo
vitale del diritto esecutivo non costituisce un limite alla compensazione (cfr.
anche DTF 121 V 126).

 

                                  Cfr. pure STCA 39.2016.13 del 9
agosto 2016 consid. 2.2., menzionata peraltro nel ricorso (cfr. doc. I).

 

                          2.6.  L'Ufficio federale delle
assicurazioni sociali (UFAS), nelle Direttive concernenti la legge federale
sugli assegni familiari del 1° gennaio 2009 (DAFam; versione del 1° gennaio
2023) marginale 246, a proposito dell'art. 9 LAFam, prevede:

 

" La persona
che auspica il versamento a terzi deve presentare una domanda alla CAF che
corrisponde gli assegni familiari, indicandone il motivo. Di norma, il
versamento a terzi è effettuato tramite la CAF e non tramite il datore di
lavoro. Se la persona per cui la CAF ha autorizzato un versamento a terzi
chiede che il versamento sia effettuato non dal datore di lavoro bensì
direttamente dalla CAF, questa vi può procedere senza ulteriori condizioni (v.
S. Kieser/Reichmuth, Praxiskommentar FamZG, art. 15, N. 19, e N. 538.1). 

 

Esempio 

L’ex marito di una donna senza attività lucrativa non riversa a
quest’ultima gli assegni per il figlio avuto insieme e che vive con lei. Il
mancato o lo scorretto riversamento degli assegni familiari alla persona che si
occupa del figlio deve essere plausibilmente dimostrato, ad esempio con: 

– un documento in cui il servizio incaricato dell’incasso degli
alimenti conferma che i contributi di mantenimento per il figlio non sono
versati integralmente, per tempo o regolarmente oppure non lo sono affatto; 

– estratti conto da cui risulta che i pagamenti non sono
effettuati integralmente, per tempo o regolarmente oppure non lo sono affatto. 

                                                                               

Se il mancato o lo scorretto riversamento degli assegni familiari
è dimostrato in modo plausibile, bisogna autorizzare il versamento a terzi, a
meno che la persona avente diritto agli assegni non dimostri di aver effettuato
i pagamenti correttamente. Nel corso della procedura, di regola il pagamento va
sospeso. Se il figlio vive presso il genitore che ha l’autorità parentale e
quest’ultimo può dimostrare che, contrariamente a quanto previsto dall’articolo
8 LAFam, l’avente diritto non gli riversa correttamente gli assegni familiari,
il versamento a terzi va autorizzato senza ulteriori accertamenti. In
particolare, la CAF non è tenuta a verificare preventivamente se il genitore
che ha l’autorità parentale e richiede il versamento a terzi impieghi
effettivamente gli assegni per soddisfare i bisogni del figlio. Questo compito
spetta all’autorità di protezione dei minori (v. sentenza del Tribunale
federale 8C_464/2017 del 20 dicembre 2017, consid. 5.3). 

Se è stata presentata una domanda di versamento a terzi e vi è il
rischio che l’avente diritto non utilizzi gli assegni familiari non ancora
versati per il mantenimento del figlio e quindi li distolga dallo scopo cui erano
destinati, la domanda deve essere accettata per gli assegni ancora dovuti e
futuri (v. sentenza del Tribunale cantonale vodese del 19 dicembre 2014,
consid. 5, e sentenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni di San Gallo
dell’8 giugno 2016, consid. 2.3). Se l’avente diritto deve inoltrare gli
assegni familiari al genitore con cui vive prevalentemente il figlio, la CAF
può informarlo dei suoi obblighi al fine di garantire che gli assegni vengano
utilizzati conformemente allo scopo previsto. Può inoltre chiedergli di
confermare per iscritto l’inoltro degli assegni. Se l’avente diritto non lo fa,
la CAF può informare l’altro genitore e, su richiesta di quest’ultimo,
esaminare se si debba effettuare un versamento a terzi.”

 

                                  Inoltre le DAFam, marginale
802.2, riguardo all’applicabilità della legislazione sull’AVS in relazione
all’istituto della compensazione, enunciano:

 

" L’articolo
20 capoverso 2 lettera a LAVS è applicabile agli assegni familiari in virtù
dell’articolo 25 lettera d LAFam e vale quindi anche per i crediti secondo la
LAFam. Una CAF può pertanto compensare i contributi AVS dovuti da una persona
priva di attività lucrativa con gli assegni familiari cui questa ha diritto (v.
DTF 138 V 2 del 6 gennaio 2012). In caso di versamento a terzi, invece, i
contributi dovuti dal lavoratore indipendente o dalla persona priva di attività
lucrativa alla CAF o alla cassa di compensazione AVS non possono essere
compensati con gli assegni familiari. Lo stesso vale per gli assegni familiari
percepiti indebitamente e di cui la CAF ha chiesto la restituzione.”

                          2.7.  Le direttive
amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il
giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_141/2023 del 2 maggio 2023
consid. 4.1.; STF 8C_297/2022 del 15 febbraio 2023 consid. 3.2.; STF
9C_270/2021 del 30 dicembre 2021 consid. 3.5.; STF 8C_503/2021 del 18 novembre
2021 consid. 4.2.; STF 8C_463/2021 del 9 novembre 2021 consid. 4.2.; STF 9C_458/2020
del 27 settembre 2021 consid. 4.1.; DTF 147 V 79 consid. 7.3.2.; STF
8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 9C_631/2019 del 19
giugno 2020 consid. 2.3.; DTF 144 V 195; DTF 138 V 50 consid.
4.1; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

 

                                  Quest’ultimo deve, in ogni caso,
tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. STF 8C_ 228/2023 del
6 ottobre 2023 consid. 3.2.; STF 8C_322/2022 del 30 gennaio 2023 consid.
4.3.1.; STF 8C_769/2021 del 3 maggio 2022 consid. 3.3.; DTF 148 V 144 consid.
3.1.3.; DTF 147 V 342 consid. 5.5.2.2.; STF 8C_214/2020 del 18 febbraio 2021
consid. 3.2; DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; DTF 145 V
224 consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF 140 V 314
consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 133 V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag.
258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 131 V 286
consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229
consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; DTF 125 V 377,
consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252,
ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998
N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

                                  Il giudice deve, invece, scostarsene
quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr. DTF 146 V
233 consid. 4.2.1.; DTF 145 V 84 consid. 6.1.1.; DTF 130 V 229 consid. 2.1.;
STF H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid.
1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997
ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127,
SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V
65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220
consid. 16; DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16
consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF 110 V 267 consid.
1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux
requérants d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber:
"La portée de l'art. 4 de la
 Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II
pag. 527; Cattaneo, "Les
mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag.
296-297).

                                  Secondo la giurisprudenza, infatti,
tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una pretesa
materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze (cfr. STF
9C_442/2021 del 17 marzo 2022 consid. 3.3.; DTF 118 V 32, DTF 109 V 169
consid. 3b).

 

                          2.8.  Riguardo alla marg. 802.2 DAFam, la
quale prevede che in caso di versamento a terzi i contributi dovuti dal
lavoratore indipendente o dalla persona priva di attività lucrativa alla CAF o
alla cassa di compensazione AVS non possono essere compensati con gli assegni
familiari, è utile evidenziare che in effetti l’art. 20 cpv. 2 LPGA (cfr. art.
1 cpv. 1 LAFam; l’art. 9 LAFam deroga peraltro unicamente al cpv. 1 dell’art.
20 LPGA, prevedendo il versamento diretto degli AF alla persona a cui sono
destinati o al suo rappresentante legale anche se la stessa non dipende dall'assistenza
pubblica o privata; consid. 2.3.), relativo alla garanzia d’impiego appropriato
delle prestazioni tramite versamento diretto delle prestazioni a un terzo o a un’autorità che abbiano un obbligo
legale o morale di assistenza nei riguardi del beneficiario o che lo assistano
permanentemente e applicabile anche nel regime LAVS (cfr. consid. 2.4.),
contempla il divieto della compensazione in caso di pagamento diretto a terzi (“tali terzi o autorità non possono compensare le prestazioni versate
loro con crediti nei confronti dell’avente diritto”).

 

                                  Il divieto di compensazione
qualora le prestazioni siano versate direttamente a terzi è volto ad assicurare
un utilizzo degli assegni familiari conforme al loro scopo, ossia quello di
provvedere alle necessità dei figli. In caso contrario sussisterebbe il
pericolo che venga fatto fronte ai debiti della persona assicurata invece che
alla parziale copertura dei costi di mantenimento del figlio (cfr. consid.
2.3.; Ueli Kieser, op. cit., n. 31 ad art. 20 LPGA).

 

                                  Giusta l’art. 20 cpv. 2 LPGA è, però,
possibile, quale eccezione, la compensazione in caso di versamento retroattivo
di prestazioni ai sensi dell’articolo 22 capoverso 2. 

 

                                  Per l'art. 22 cpv. 2 LPGA, i
versamenti retroattivi di prestazioni dell'assicuratore sociale possono
tuttavia essere ceduti:

                                  a. al datore di lavoro o
all'assistenza pubblica o privata, se questi versano anticipi;

                                  b. a un'assicurazione che
fornisce prestazioni anticipate.

 

                          2.9.  Nella presente evenienza la Cassa,
il 3 aprile 2023, ha compensato un debito del ricorrente nei confronti della
Cassa __________ per contributi scoperti con gli assegni familiari dovuti
retroattivamente da maggio 2021 a ottobre 2022 al medesimo a favore della
figlia __________.

                                  L’amministrazione sostiene che a
quel momento e fino al 23 aprile 2023 non era ancora stato richiesto il
versamento a terzi, ossia alla madre di __________, __________, degli assegni,
bensì era stato soltanto autorizzato il pagamento a quest’ultima da parte
dell’assicurato (cfr. doc. 7 1/38 – 37/38; A; III; X; consid. 1.3.; 1.6.; 1.8.;
1.10.).

                                  

                                  Al riguardo il TCA osserva,
innanzitutto, che anche volendo fare propria, per ipotesi di lavoro, la tesi
della Cassa, e quindi tutelare in linea di principio la possibilità di
effettuare la compensazione, nel caso di specie il modo di procedere della
parte resistente non si rivela comunque corretto.

                                  In effetti non risulta che la
stessa, prima di procedere alla compensazione del debito di contributi con gli
AF spettanti al titolare del diritto quale indipendente a titolo retroattivo
dal maggio 2021 al novembre 2022 (cfr. consid. 1.3.), abbia esaminato il
rispetto del suo minimo vitale riconosciuto ai sensi del diritto esecutivo,
contrariamente a quanto previsto dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.5.).

                                  Si ricorda in proposito che la
compensazione non deve intaccare il minimo vitale non solo nel caso di
prestazioni correnti, ma pure in caso di versamenti retroattivi, a meno che
questi sostituiscano semplicemente una prestazione erogata per il medesimo
periodo (cfr. consid. 2.5.), ciò che non si verifica nella presente fattispecie.

                                  Il
minimo vitale deve, d’altronde, essere verificato in relazione al lasso di
tempo a cui si riferisce il versamento retroattivo (cfr. consid. 2.5.). 

                                  Dalla
decisione di tassazione per l’anno 2022 del ricorrente emerge, del resto, un
reddito annuo di circa fr. 21.300.-- (cfr. doc. B).

 

                                  Ad ogni modo, in concreto, va considerato
che __________, a inizio 2023, ha richiesto gli assegni familiari quale persona
senza attività lucrativa alla Cassa, la quale con decisione del 10 febbraio
2023 ha rifiutato la domanda, non potendole riconoscere il relativo diritto ex
art. 7 cpv. 1 lett. a LAFam, siccome l’altro genitore di __________,
esercitando un’attività lavorativa, è il titolare del diritto in via
prioritaria (cfr. doc. 1 10/13).

 

                                  Inoltre il 28 febbraio 2023 è
pervenuta all’amministrazione una dichiarazione dell’insorgente, con cui ha consentito
al versamento diretto degli assegni di base alla madre di sua figlia __________
(cfr. doc. 1 12/13; 1 13/13).

 

                                  D’altronde
il 3 aprile 2023 la Cassa, da una parte, ha emesso i conteggi di pagamento
concernenti i mesi da maggio 2021 a novembre 2022, con i quali ha effettuato la
compensazione dei contributi scoperti con gli AF relativi a questi mesi (cfr.
consid. 1.3.; 1.6.).

                                  Dall’altra,
ha emanato i conteggi di pagamento riguardanti gli AF dei mesi di novembre 2022
(parzialmente), dicembre 2022 e da gennaio a marzo 2023, nei quali ha indicato
che gli stessi di fr. 200.-- mensili (fr. 147.50 per novembre 2022), il cui
diritto spettava al ricorrente, sarebbero stati corrisposti a __________ (cfr.
doc. D1-D5; consid. 1.3.

 

                                  È vero che l’art. 9 LAFam e le
DAFam prevedono che la persona che auspica il versamento a terzi deve
interporre una esplicita domanda alla Cassa (cfr. consid. 2.3.; 2.6.) e che la
madre di __________ è stata resa edotta al riguardo con la decisione del 10
febbraio 2023 di diniego del diritto agli AF emessa nei suoi confronti (“A
titolo abbondanziale la informiamo che per quanto disposto dall’art. 9 cpv. 1
LAFam, se la persona che ha diritto secondo il citato art. 7 cpv. 1 lett. a
LAFam, non impiegasse gli assegni per provvedere alle necessità del figlio, lei
avrà la facoltà di rivolgersi alla Cassa per gli assegni familiari competente
ed esigere che gli assegni le siano versati direttamente”; cfr. doc. 1
10/13).

                                  È altrettanto vero, tuttavia, che
in concreto, come visto, il titolare del diritto era d’accordo, già da
perlomeno fine febbraio 2023, alla corresponsione diretta degli AF a __________
e che, soprattutto, come sottolineato dalla parte ricorrente (cfr. doc. VIII;
XII; consid. 1.8.; 1.11.), l’amministrazione ha disposto il versamento degli
assegni a quest’ultima già a inizio aprile 2023 (cfr. conteggi di pagamento del
3 aprile 2023; doc. D1-D5), prima, dunque, della sua richiesta tramite
messaggio di posta elettronica del 24 aprile 2023 (“Scrivo 2 righe per
richiedere di on trattenere gli assegni di base. In quanto non c’è certezza che
il sig. RI 1 mi riversi il denaro dalla cassa compensazione. Quindi chiedo
gentilmente di versarli sul mio conto già in vostro possesso”; cfr. doc.
X1).

 

                                  In simili condizioni, allorché il
3 aprile 2023 è stata effettuata la compensazione, di fatto, era già stato
attivato il versamento a terzi degli AF, indipendentemente dalla relativa
domanda formale risalente al 24 aprile 2023.

 

                                  Tutto ben considerato, pertanto,
tenuto conto dello scopo degli assegni familiari, che è quello, ai sensi
dell’art. 2 LAFam, di compensare parzialmente
l’onere finanziario rappresentato da uno o più figli, della marg. 802.2
che esclude, in caso di versamento a terzi, la compensazione dei contributi del
lavoratore indipendente con gli AF, nonché dell’art. 20 cpv. 2 LPGA (cfr.
consid. 2.1.; 2.6.; 2.8.), nel caso di specie non si giustifica la
compensazione dei contributi scoperti dovuti dal ricorrente con gli AF da
maggio 2021 a ottobre 2022, la cui corresponsione, il 3 aprile 2023, avrebbe
già avuto luogo direttamente alla madre di __________, come nel caso degli AF
da novembre 2022 (parzialmente) a marzo 2023 (cfr. doc. D1-D5; consid. 1.3.).

 

                                  Ne discende che la decisione su
opposizione del 23 maggio 2023 deve essere annullata.

 

                        2.10.  L’art. 61 lett. a LPGA, nel
tenore valido fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere
semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa
di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte
che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

In
data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61
lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve essere semplice,
rapida e, di regola pubblica. 

Dalla
medesima data è in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in
caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se
la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il
tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento
temerario o sconsiderato. 

 

                                  Nel caso concreto, trattandosi di
assegni familiari secondo la LAFam, in relazione ai quali il legislatore non ha
previsto di prelevare le spese, non si riscuotono spese giudiziarie (cfr. STCA
39.2023.2 del 10 maggio 2023 consid. 2.9.; STCA 39.2022.9 del 6 febbraio 2023
consid. 2.10.; STCA 39.2022.8 del 17 ottobre 2022 consid. 2.15.; STCA 39.2021.3
del 29 novembre 2021consid. 2.8.).

 

                                  Sul
tema cfr. anche STF 9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF 9C_368/2021 del 2
giugno 2022; SVR 2022 KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022); STF
9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 (al riguardo
cfr. Ares Bernasconi, Actualités
du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les tribunaux
cantonaux des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019, in
SZS/RSAS 2/2022 pag. 107).

 

                        2.11.  Il ricorrente, vincente in causa e
rappresentato da un avvocato, ha diritto all'importo di fr. 1’500.-- a titolo
di ripetibili (cfr. art. 30, 31 Lptca; art. 61 lett. g LPGA).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

1.     Il ricorso
è accolto.

§   La decisione su
opposizione del 23 maggio 2023 è annullata.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. La Cassa CO 1 verserà
alla parte ricorrente fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili. 

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti