# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed4f3e66-352f-58a5-b867-469af6a5836a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-08-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.08.2002 11.2001.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-91_2002-08-16.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.2001.00091

  	
  Lugano

  16 agosto
  2002/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.______ –
__.____.______ (protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto
di Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 10 maggio 2000 da

 

	
   

  	
  __________ __________, nata __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 16 luglio 2001 presentato da __________ __________ contro la
sentenza emessa il 4 luglio 2001 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione
6;

 

                                         2.
  Se dev'essere accolta la richiesta di provvigione ad litem presentata
da __________ __________ il 23 agosto 2001;

 

                                         3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ il 23 agosto 2001;

 

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ (1947) e __________ __________ (1950), cittadini italiani, si sono
sposati a __________ (__________) il ____________________ 1974. Dal matrimonio
sono nati __________ (1978), studente di __________ all'Università di __________,
e __________ (1983), apprendista __________. Il marito, pasticciere, lavora
nella Panetteria-Pasticceria __________ __________, di cui è proprietario dal
1989. La moglie ha lavorato a sua volta nella panetteria come commessa fino al
28 giugno 1999, quando il coniuge l'ha licenziata con effetto immediato. Il 19
luglio 1999 essa ha adito il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per il
tentativo di conciliazione (inc. __________.__________.__________). 

 

                                  B.   Il
23 agosto 1999 __________ __________ si è rivolto anch'egli al Pretore, chiedendo
in via provvisionale l'assegnazione dell'alloggio coniugale (con obbligo per la
moglie di lasciarlo entro il 30 settembre 1999) e offrendo fr. 1500.– mensili
per gli oneri della nuova abitazione, l'assunzione dei costi per l'eventuale
garanzia e il rimborso delle spese di trasloco (inc.
__________.__________.__________). __________ __________ ha domandato in via
cautelare, il 22 settembre 1999, l'affidamento del figlio __________, la
regolamentazione del diritto di visita, l'attribuzione dell'alloggio coniugale,
un contributo per sé e per il figlio di fr. 2880.– mensili e una provvigione ad
litem di fr. 2000.– (inc. __________.__________.__________). All'udienza
del 12 ottobre 1999, indetta per la discussione delle domande, le parti hanno
convenuto che l'abitazione coniugale, ricavata a suo tempo unificando due
appartamenti, sarebbe stata nuovamente divisa, il marito installandosi
nell'alloggio più piccolo. I coniugi si sono accordati anche nel senso che il padre
avrebbe continuato ad assumere le spese per i figli. Il tentativo di
conciliazione è decaduto infruttuoso il 15 ottobre 1999 e il Pretore ha fissato
il 19 ottobre 1999, nelle more istruttorie, un contributo di mantenimento di fr.
1000.– per la moglie, oltre all'assunzione da parte del convenuto di tutti i
costi per l'abitazione e l'economia domestica. Le procedure sono poi state
stralciate il 9 dicembre 1999 su richiesta delle parti, nel frattempo
riconciliatesi.

 

                                  C.   Nel
febbraio del 2000 __________ __________ ha lasciato l'abitazione coniugale per
trasferirsi in un appartamento ad __________, mentre la moglie ha iniziato un'attività
saltuaria come operaia a ore per il tramite dell'agenzia di collocamento
__________ __________. Il 10 maggio 2000 __________ __________ ha domandato
al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, l'emanazione, già in via cautelare,
di misure a protezione dell'unione coniugale, chiedendo un contributo di mantenimento
per sé di fr. 3286.50 mensili e uno per __________ di fr. 1280.– fino al 16
giugno 2000 e di fr. 1460.– dopo di allora, la pronuncia della separazione dei
beni, il deposito delle azioni della Panetteria-Pasticceria __________
__________, il blocco dei conti intestati alla società, la nomina di un
amministratore della medesima, il blocco dei conti intestati al marito e della
particella n. __________RFD di __________. Con decreto del 12 maggio 2000
emesso prima del contraddittorio il Pretore ha stabilito un contributo di
mantenimento di fr. 1000.– mensili per l'istante, oltre all'assunzione da parte
del marito di tutti i costi per l'abitazione e l'economia domestica, ha
ordinato al medesimo – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di depositare in
Pretura le azioni della Panetteria-Pasticceria __________ __________, decretando
il blocco dei suoi conti presso la Banca __________ di __________ e della
particella n. __________. La tassa di giustizia di fr. 50.– e le spese sono
state poste a carico dell'istante, riservata una diversa ripartizione dopo il
contraddittorio.

 

                                  D.   All'udienza
del 16 giugno 2000, indetta per la discussione cautelare e di merito,
__________ __________ ha proposto di respingere l'istanza. Ultimata
l'istruttoria, al dibattimento finale del 29 novembre 2000 le parti hanno
mantenuto le rispettive posizioni. Statuendo il 4 luglio 2001, il Pretore ha
fissato il contributo di mantenimento per la moglie in fr. 1000.– mensili,
oltre all'obbligo per il marito di assumere “il pagamento diretto di tutti gli
oneri legati all'abitazione (onere ipotecario, spese, assicurazioni ecc.) e
all'economia domestica”, ha ordinato la separazione dei beni dal 10 maggio
2000, ha ingiunto al marito (sotto comminatoria dell'art. 292 CP) di far
stampare le azioni della Panetteria-Pasticceria __________ __________ e di depositarle
in Pretura entro sessanta giorni, ha incaricato l'ufficiale dei registri di
__________ di menzionare il blocco sulla particella n. __________, ha revocato
il blocco dei conti presso la Banca __________ di __________ e ha fissato una
provvigione ad litem di fr. 2000.– in favore dell'istante, da versare
entro trenta giorni. La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr.
300.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di un mezzo ciascuno,
compensate le ripetibili.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata è insorto __________ __________ con un appello del 16
luglio 2001 nel quale chiede che, previa concessione dell'effetto sospensivo,
in riforma del giudizio impugna­to le richieste di contributo alimentare, di assunzione
degli oneri per l'abitazione e l'economia domestica, di deposito delle azioni
della Panetteria-Pasticceria __________ __________ e di provvigione ad litem
siano rigettate. Il 19 luglio 2001 la presidente di questa Ca­mera ha respinto
la richiesta di effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 23 agosto 2001 __________
propone di respingere l'appello, postulando una somma indeterminata a titolo di
provvigione ad litem o, in subordine, il beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Tali osservazioni non sono state intimate all'appellante.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
misure a protezione dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC) sono emanate con
procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 4 n. 5 e art. 5 LAC), nella
quale il Pretore statuisce con “sentenza” (art. 368 cpv. 2 CPC). In concreto
l'atto impugnato non è quindi un mero “decreto cautelare”: è tale in quanto comporta
una decisione appellabile sulle domande cautelari; è invece una sentenza in
quanto pone fine al contenzioso sulle doman­de a protezione dell'unione
coniugale. All'atto pratico, nella fattispecie la sentenza si sostituisce
immediatamente al decreto poi­ché la decisione finale fa decadere l'assetto
cautelare. L'imprecisa intestazione del giudizio pretorile, in ogni modo, non
ha nuociuto alle parti ed è quindi priva di conseguenze (art. 143 cpv. 1 CPC).
In effetti sia le “sentenze” dell'art. 368 CPC sia i “de­creti cautelari” dell'art.
371 CPC (purché emessi “previo contraddittorio” nel senso dell'art. 382 cpv. 1
CPC, come in concreto) sono impugnabili entro dieci giorni. Tempestivo,
l'appello in esame è dunque ricevibile.

 

                                   2.   __________
__________ ha introdotto le proprie osservazioni il 23 agosto 2001, sebbene
l'appello le sia stato notificato il 25 luglio 2001 (act. IX). Ora, contrariamente
a quanto essa sostiene, la trattazione delle cause in camera di consiglio non è
sospesa dalle ferie giudiziarie (art. 369 cpv. 3 CPC), come non è sospesa dalle
ferie la procedura relativa ai provvedimenti cautelari (art. 384bis
CPC). E il termine per la risposta all'appello era di dieci giorni (art. 370
cpv. 2 CPC). Ne segue che le osservazioni, tardive, sono irricevibili.
Parimenti inammissibile è la domanda di provvigione ad litem formulata
contestualmente alle osservazioni. Per tacere del fatto che la richiesta,
indeterminata, sarebbe ad ogni modo irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC
combinato con il cpv. 5; Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 8, 9 e 10 ad art. 309 CPC). Di
contro è – di per sé – ricevibile l'istanza di assistenza giudiziaria, giacché
essa può essere formulata “in ogni stadio della causa” (art. 156 cpv. 1 CPC).
Ciò premesso, nulla osta alla trattazione dell'appello.

 

                                   3.   L'art.
176 CC prevede che, ove sia giustificata la sospensione della comunione domestica,
a istanza di uno dei coniugi il giudice stabilisce i contributi pecuniari dell'uno
in favore dell'altro (cpv. 1 n. 1), prende le misure riguardanti l'abitazione e
le suppellettili domestiche (cpv. 1 n. 2) e adotta i provvedimenti necessari
per i figli minorenni secondo le disposizioni sugli effetti della filiazione
(cpv. 3). Il criterio per la definizione dei “contributi pecuniari” fra coniugi
è disciplinato dal diritto federale e riprende quello provvisionale dell'art.
137 cpv. 2 CC nell'ambito delle cause di stato. L'ammontare dei contributi si
calcola quindi in base al riparto dell'eccedenza – di regola a me­tà – una
volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli (DTF
121 II 302 consid. 5b, 123 III 1; Hausheer/Reusser/Geiser
in: Berner Kommentar, 2a edizione, n. 26 ad art. 176 CC; Schwander
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I,
Basilea 1996, n. 4 ad art. 176 CC). 

 

                                         Il
fabbisogno dei coniugi è determinato in base al minimo esistenziale del diritto
esecutivo, cui vanno aggiunte le spese correnti della famiglia, in particolare
i premi della cassa malati e delle assicurazioni domestiche, come pure gli one­ri
fiscali. Il fabbisogno dei figli minorenni è stabilito, per pras­si costante di
questa Camera, in base alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della
gioventù e dell'orientamento professionale del Can­ton Zurigo (tabella
dell'edizione 2000 in: Rep. 1999 pag. 372), adattate al singolo caso in virtù
del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione (DTF
120 II 231 consid. 1c con rinvii). Nel Cantone Ticino le misure sono adottate,
come detto, con procedura sommaria contenziosa di camera di consiglio (art. 361
segg. CPC), nel cui ambito l'esame dei fatti è limitato alla verosimiglianza (Rep.
1991 pag. 431).

 

                                   4.   Il
Pretore, ricordato che il marito è proprietario della panetteria in cui lavora,
ha calcolato il reddito di lui in fr. 6078.– mensili operando una media delle
entrate registrate sul suo conto privato dal 1° gennaio 1999 al 31 luglio 2000.
Esaminata la contabilità della ditta, egli ha escluso la distribuzione di utili
o prelevamenti del titolare. A suo parere, neppure dallo stabile di __________
l'interessato ricava un provento di qualche rilievo. Quanto al reddito della
moglie, egli le imputato un guadagno mensile di fr. 2000.–, pari allo stipendio
percepito in precedenza quale commessa del­la panetteria. Ciò posto, il Pretore
ha confermato l'assetto decre­tato prima del contraddittorio (contributo di fr.
1000.– mensili e assunzione diretta da parte del convenuto di tutti gli oneri
legati all'abitazione coniugale), rinunciando a statuire sul mantenimen­to dei
figli, ormai maggiorenni. Per il resto egli ha ordinato la separazione dei
beni, la stampa e il deposito delle azioni della società del marito, ha
rifiutato la nomina di un amministratore per la medesima, ha revocato il blocco
dei conti presso la banca __________, confermando invece quello sulla nota
particella n. __________. Infine il Pretore ha assegnato una provvigione ad litem
di fr. 2000.– alla moglie, priva di mezzi propri.

 

                                   5.   L'appellante
sottolinea che nel proprio conto privato figurano entrate che non costituiscono
reddito, mentre il suo stipendio mensile netto ammonta in media a fr. 4835.80,
rispettivamente a fr. 4899.40, importo che non è mai stato contestato dalla
moglie. Soggiunge che l'immobile di __________ è in realtà un onere, dovendo
egli provvedere, oltre che agli interessi ipotecari e agli ammortamenti, anche
alla manutenzione. Per il ricorrente non si giustifica poi che la moglie
occupi, da sé sola, un appartamento di grandi dimensioni e chiede che il costo
dell'alloggio nel fabbisogno di lei sia limitato a fr. 700.– mensili. Afferma
inoltre che non è chiaro quali costi per l'abitazione e l'economia domestica
egli debba assumere direttamente. Per quel che è della moglie, essa potrebbe
senz'altro guadagnare almeno fr. 3500.– mensili, lo stipendio conseguito dalla
panetteria essendo a suo tempo giustificato per il fatto che si trattava del
negozio di famiglia. Egli assevera di non avere i mezzi per versare contributo
alcuno, dovendo far fronte alle proprie spese, al mantenimento dei figli agli
studi e ai costi dello stabile. Tanto meno egli avrebbe la disponibilità per
versare una provvigione ad litem, stante il cattivo andamento della
società e la sua situazione debitoria. Quanto al deposito delle azioni,
l'interessato contesta di avere mai dato ragione di paventarne la vendita a terzi.

 

                                   6.   Il
Pretore ha accertato il reddito del marito in fr. 6078.– mensili secondo una
media delle entrate registrate sul conto privato di lui dal 1° gennaio 1999 al
31 luglio 2000, precisando che tale importo è superiore allo stipendio
percepito dalla panetteria, ma che l'interessato non ha saputo comprovare che
tali accrediti non costituiscono introiti propri. L'appellante contesta che
tutti i movimenti del suo conto privato costituiscano redditi, facendo valere
che il suo salario medio, sull'arco del medesimo periodo, ammonta in realtà a fr.
4835.80 netti, mentre dall'ultima dichiarazione d'imposta risulta un provento
mensile medio di fr. 4899.40.

 

                                         a)  Dalle
schede dei salari prodotte dalla Panetteria-Pasticceria __________ __________
si desume che nel 2000 il salario del convenuto ammontava a fr. 5500.– lordi,
pari a fr. 5030.75 netti, incluso l'assegno per giovani in formazione di fr.
183.–, mentre nel 1999 egli guadagnava fr. 4761.40 mensili (fascicolo “edi­zione”,
schede di salario 1999 e gennaio–agosto 2000). Trattandosi di un lavoratore
dipendente, decisiva è però la rimunerazione effettivamente conseguita al
momento considerato, ossia nell'anno 2000, e non la media sull'arco di più anni
(I CCA, sentenza del 4 luglio 2002 in re C., consid. 8a). Dai redditi del
convenuto va escluso in ogni modo l'assegno per giovani in formazione, che è
destinato al mantenimento del figlio __________, maggiorenne, e che, comunque
sia, decadrà nel giugno del 2003, al compimento del ventesimo anno di età (art.
285 cpv. 2 CC, 21 lett. a e 22 della legge sugli assegni di famiglia: RL
6.4.1.1; Wullschleger in: Schwenzer,
Praxis­kommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 21 ad art. 285 CC). 

 

                                         b)  Nel
1999 l'interessato aveva inoltre ricevuto una gratifica di fr. 5000.– lordi,
pari a fr. 4672.– netti (fascicolo “edizione”, scheda di salario 1999). A un
esame sommario dei fatti, non vi sono ragioni di ritenere che non si tratti di
una retribuzione ricorrente, né l'appellante sostiene che la gratifica fosse
limitata a quell'anno. Il salario mensile dell'appellante può pertanto essere
valutato in fr. 5237.– netti, inclusa la quota di gratifica di fine anno (fr.
5030.75 ./. fr. 183.– + 1/12 di fr.
4672.–). La cifra, del resto, è di poco superiore a quanto percepito negli anni
precedenti, ossia fr. 5145.– netti nel 1999, fr. 4856.– netti nel 1998 e fr.
4942.– netti nel 1997 (fascicolo “edizione”, scheda di salario 1999; richiamo
dall'Ufficio circondariale di tassazione, dichiarazione d'imposta 1999/2000 con
allegato certificato di salario). 

 

                                         c)  Resta
da valutare se vi siano ragioni per scostarsi dai dati contenuti nella documentazione
contabile della panetteria. Al riguardo l'appellante sostiene che il primo
giudice non aveva motivi di trascurare il reddito di fr. 4899.40 da lui fatto
valere, giacché la moglie non ha mai contestato tale cifra. La tesi non può
essere condivisa, ove appena si consideri che ancora con la replica
l'interessata sosteneva la necessità di “stabilire le concrete entrate del
marito”(act. II, pag. 2 ad 2). Ora, in occasione dell'interrogatorio formale,
questi ha avuto modo di assicurare che tutte le vendite vengono registrate
nella contabilità della panetteria (act. V, pag. 4 risposta 13). D'altro canto,
dall'estratto del conto privato intestato al medesimo emergono varie entrate
oltre al salario versato dalla panetteria (fascicolo “edizione”, Banca __________,
estratto conto n. __________.__________). Per alcune di esse è invero possibile
escludere, a un esame limitato alla verosimiglianza, che si tratti di importi
computabili come reddito. In particolare i versamenti di fr. 1005.50 (valuta
9.9.1999), di fr. 167.45 (valuta 23.9.1999), di 741.90 (valuta 3.11.1999) e di fr.
1005.50 (valuta 28.3.2000) da parte dell'assicurazione __________ __________
costituiscono verosimilmente rimborsi per sinistri. Analogamente è possibile
escludere il bonifico da parte del Comune di __________ di fr. 606.30 (valuta
23.3.2000) indicato come “rest[ituzione] tassa uso fognatura anno 99”, oppure
l'incasso di un assegno di fr. 7000.– (valuta 27.3.2000) cui corrisponde un
addebito per “cambio/monete/metalli” di fr. 7038.– avvenuto il medesimo giorno.
Nell'estratto conto figura tuttavia una serie di entrate per le quali non è
possibile determinare la causa. Né l'appellante ha saputo spiegare a che titolo
siano stati effettuati i versamenti da terzi o quelli, talvolta in moneta, senza
indicazione del mandatario.

 

                                         d)  In
definitiva, sull'arco di diciotto mesi, sul conto dell'interessato sono
confluiti fr. 109 418.85, di cui come si è visto (sopra, consid. 6c) fr.
10 526.65 non costituiscono redditi (fascicolo “edizione”, Banca __________,
estratto conto n. __________.__________, pag. 5 in fondo). Ne risulta una media
mensile di fr. 5494.– (fr. 109 418.85 ./. fr. 10 526.65 : 18 mesi),
dalla quale occorre ancora dedurre l'assegno per giovani in formazione di fr.
183.– versato con il salario, che è però di pertinenza del figlio __________
(sopra, consid. 6a). Le entrate medie mensili registrate sul conto privato del
convenuto ammontano pertanto a fr. 5311.–, superiori al salario di fr. 5237.–
netti che si evince dalla contabilità della panetteria. Ne discende che, a un
esame limitato alla verosimiglianza e in mancanza di una spiegazione pertinente
sull'origine delle predette entrate sul noto conto, al marito va computato un
reddito netto di almeno fr. 5311.– mensili.

 

                                   7.   Il
primo giudice non ha determinato il fabbisogno minimo del convenuto. Certo, questi
non muove contestazioni al riguardo, limitandosi a far valere che con i propri
redditi egli riesce a mala pena a coprire il proprio fabbisogno, i costi dello
stabile a __________ e a mantenere i figli agli studi. Sennonché, la metodica
per il calcolo del contributo alimentare va applicata d'ufficio (DTF 114 II 31 consid.
7; Rep. 1994 pag. 297) e, come detto (consid. 3), il suo ammontare dipende non
solo dai redditi, ma anche dalle necessità dei coniugi.

 

                                         a)  L'interessato
non ha mai indicato espressamente il proprio fabbisogno, né il canone del suo
appartamento ad Agno (risposta, pag. 7). Ha nondimeno prodotto due ricevute di
pagamento, spiegando che riguardano i canoni di locazione da metà febbraio a
luglio compreso, dalle quali si desume un onere mensile per l'alloggio di fr.
1518.– (doc. 5: lettera del 19 settembre 2000 nel fascicolo “corrispondenza”).
Tutto considerato, il fabbisogno dell'interessato può pertanto essere valutato
in fr. 3078.– mensili: 1100.– minimo esistenziale del diritto esecutivo, fr.
1518.– alloggio, fr. 260.– cassa malati (stimato, come per la moglie; doc. Q), fr.
200.– imposte (prudentemente stimate dopo la tassazione intermedia: richiamo dall'Ufficio
circondariale di tassazione, tassazione 1999/2000 del 17 aprile 2000). Non
risultano invece spese professionali di trasferta, giacché i veicoli sono
intestati alla società (act. V: interrogatorio formale, risposta n. 17), né
possono essere ammessi i costi per le assicurazioni vita presso la __________,
di cui si ignorano non solo beneficiari e le condizioni, ma finanche
l'ammontare dei premi (doc. 2, pag. 24-32).

 

                                         b)  L'appellante
asserisce inoltre che la palazzina di __________ non solo non produce utili,
come ha accertato il Pretore, ma rappresenta un onere. Spiega che con i soli
canoni di locazione egli non riesce a coprire gli interessi ipotecari, gli ammortamenti
obbligatori e i costi di manutenzione. Invero, è ammissibile ammettere gli
oneri ipotecari e le spese per l'immobile, almeno fino a concorrenza del
relativo reddito immobiliare, che può risultare quindi nullo, come in concreto,
ai fini del contributo alimentare per il coniuge (I CCA, sentenze del­l'11
maggio 2001 in re M., consid. 8c e del 15 marzo 2001 in re N., consid. 8).
Spese che eccedano tale limite possono essere prese in considerazione solo a
determinate condizioni. Il mantenimento della famiglia è difatti prioritario
rispetto ai debiti verso terzi (Rep. 1985 pag. 93), che possono essere considerati
unicamente se contratti nell'interesse della famiglia e con l'accordo
dell'altro coniuge (Rep. 1994 pag. 302; SJZ 93/1997 pag. 387 n. 11) e solo
nella misura in cui non intacchino la copertura del fabbisogno minimo della
famiglia (DTF 127 III 292 consid. 2a/bb con riferimenti). Nella fattispecie, in
ogni modo, l'interessato neppure quantifica il costo aggiuntivo che deve
assumere per l'immobile. Non compete pertanto a questa Camera indagare
d'ufficio sull'entità e il contesto di siffatti oneri, in materia di pretese
patrimoniali tra i coniugi vigendo la massima dispositiva e il principio attitatorio,
sicché incombe alle parti rendere verosimili i fatti su cui fondano le loro
pretese (Rep. 1995 pag. 227, 1987 pag. 195). Tale principio non è stato
modificato dal nuovo diritto del divorzio (Sutter/Freiburghaus,
Kommentar
zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 22 ad art. 137 CC).

 

                                         c)  Soggiunge
l'appellante di dover provvedere pure al mantenimento del figlio agli studi.
Ora, questa Camera ha già avuto modo di rilevare che, se ai genitori sta bene,
il contributo per figli maggiorenni comuni può essere inserito nel fabbisogno
della famiglia (I CCA, sentenza del 29 aprile 1999 in re D.A., consid. 10). Il
Tribunale federale, in un caso analogo, non ha censurato simile orientamento
(DTF del 22 novembre 2001 in re F., __________.__________/__________, consid.
2g). Ciò presuppone tut­tavia un accordo chiaro sul principio e sull'ammontare
del contributo (I CCA, sentenza del 22 gennaio 2002 in re M., consid. 5). In
concreto, durante la discussione del 12 ottobre 1999 i coniugi si erano accordati
nel senso che il padre avrebbe continuato ad assumere le spese per i figli
(verbale del 12 ottobre 1999, pag. 1; inc. __________.__________.__________). A
prescindere dal fatto però che la procedura è poi stata stralciata dai ruoli
(doc. F e G dell'inc. __________.__________.__________), le parti non si sono
mai intese sull'ammontare del contributo. Ne deriva che quanto versato
spontaneamente al figlio __________ (nato nel 1978) non può entrare nel calcolo
del fabbisogno, il sostentamento del coniuge prevalendo su quello di un figlio
maggiorenne (I CCA, sentenza del 31 marzo 1999 in re P., pubblicata in:
FamPra.ch 1/2000 n. 4 pag. 122 con rimandi; v. pure Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n.
28 ad art. 125 CC).

 

                                   8.   In
merito alle entrate della moglie, l'appellante sostiene che il reddito
ipotetico di fr. 2000.– computato dal Pretore è nettamente inferiore alle sue
possibilità. Fa valere che essa è tenuta, in ragione del nuovo diritto del
divorzio, a trovare un'occupazione atta a permetterle di guadagnare almeno fr.
3500.– mensili, il salario percepito dalla panetteria essendo giustificato dal
fatto che si trattava dell'impresa “di famiglia”. In concreto la questione è
dunque di sapere se alla moglie, separata di fatto, possa essere imputato un
reddito ipotetico superiore a quello conseguito in costanza di matrimonio.

 

                                         a)  La
giurisprudenza relativa al vecchio diritto del divorzio aveva posto il
principio per cui una separazione (anche solo di fatto) non precludeva ai
coniugi il diritto di mantenere – per quanto possibile – il tenore di vita
precedente (DTF 114 II 26). Il coniuge che durante la vita in comune non aveva
esercitato un'attività lucrativa poteva essere obbligato, di conseguenza, a
intraprendere un lavoro rimunerato durante la separazione solo ove ciò
apparisse giustificato per coprire le spese supplementari derivanti da due
economie domestiche separate (DTF 114 II 17 consid. 5, 302 consid. 3a). Anzi,
dandosi un matrimonio di lunga durata, il coniuge che durante la vita in comune
aveva smesso di lavorare – o non aveva lavorato – per dedicarsi all'economia
domestica non poteva più essere tenuto a intraprendere – o a riprendere –
un'attività lucrativa se al momento del divorzio aveva compiuto 45 anni (DTF
115 II 11 consid. 5a con rinvii). Oltre a ciò, un coniuge con figli poteva
essere tenuto a cominciare – o a ricuperare – un'attività lucrativa a tempo
parziale solo al momento in cui il figlio affidatogli avesse raggiunto i 10
anni di età, mentre un'attività a tempo pieno poteva essergli imposta solo al momento
in cui il figlio avesse compiuto i 16 anni (DTF 115 II 10 consid. 3c e 11 consid.
5a; SJ 1994 pag. 91).

 

                                         b)  Dopo
l'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio i principi testé riassunti
sono stati relativizzati. Nella più recente giurisprudenza pubblicata (DTF 128
III 65) in materia di misure a protezione dell'unione coniugale, il Tribunale
federale ha rilevato che, in caso di separazione, un coniuge può essere tenuto
– secondo le circostanze – a intraprendere un lavoro retribuito se ciò può
essergli ragionevolmente imposto e appare possibile dal profilo economico (consid.
4). Già sotto l'egida del cessato diritto questa Camera aveva sostanzialmente assunto
un indirizzo analogo. In un caso di separazione per tempo indeterminato (art.
147 cpv. 1 vCC) essa aveva avuto modo di precisare in effetti – ispirandosi a Hausheer/ Spycher (Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997,
pag. 234, n. 04.113 in fine con richiami) – che occorreva distinguere secondo
lo scopo della separazione: dandosi qualche probabilità che i coniugi si
riconciliassero, appariva giustificato tutelare il riparto dei ruoli da loro
assunto durante il matrimo­nio; in caso contrario, ove la separazione appariva
durevole e sembrava preludere allo scioglimento del matrimonio o perseguire uno
scopo analogo a quello del divorzio, la moglie poteva anche essere tenuta ad
assumere un altro ruolo (I CCA, sentenza del 24 novembre 1999 in re B., consid.
19). Con il divorzio, in effetti, il dovere di assistenza derivante dal matrimonio
(art. 163 CC) cesserà per principio e gli subentrerà il limitato obbligo di
mantenimento previsto dall'art. 125 CC. Un coniuge potrà essere tenuto a
versare all'altro un contributo, in altri termini, solo ove non si possa
ragionevolmente pretendere che l'interessato provveda da sé al proprio “debito
mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia”. Durante la
separazione di fatto un coniuge sino ad allora privo di attività lucrativa deve
quindi prepararsi a divenire, per quanto possibile, autosufficiente.

 

                                         c)  In concreto l'appellata, cinquantaduenne, non ha una particolare
formazione professionale. Essa ha tuttavia lavorato nella panetteria del marito
come commessa fino al 28 giugno 1999, quando il marito l'ha licenziata con
effetto immediato (doc. T). Per tale attività essa percepiva uno stipendio mensile
lordo di fr. 2000.–, oltre alla tredicesima (doc. S; fascicolo edizione
panetteria, scheda salario 1999 e 2000). Dopo di allora essa ha iniziato
un'attività saltuaria come operaia a ore per il tramite dell'agenzia di
collocamento __________ __________, con un salario orario di fr. 12.95,
indennità di vacanza e di viaggio incluse (doc. V). Nei mesi di febbraio–agosto
2000 essa ha percepito importi variabili da fr. 600.– a fr. 1900.– mensili
(doc. L, N, Z, AA). 

 

                                         d)  L'appellante
sostiene che la moglie potrebbe senz'altro trovare un'occupazione che le
consenta di guadagnare fr. 3500.– mensili. Non spiega tuttavia in quale altra
attività potrebbe cimentarsi l'interessata, che – come detto (sopra consid. 8c)
– non ha una particolare formazione professionale, salvo l'esperienza come venditrice
nel negozio. Soggiunge il ricorrente che lo stipendio presso la panetteria era
giustificato dal fatto che si trattava dell'impresa di famiglia. Se non che,
l'appellata è stata sostituita nel negozio da una nuova commessa che riscuote
lo stesso salario (act. V: interrogatorio formale, risposta n. 16). Per di più,
secondo il contabile della ditta, essa lavorava a tempo pieno (act. IV, pag. 2,
deposizione __________). Tutto considerato, quindi, non si giustifica, a un
esame limitato alla verosimiglianza, di computare all'appellata un reddito
superiore a fr. 2000.–, corrispondente a quanto essa percepiva alla panetteria.
Del resto, anche lavorando a tempo pieno come operaia a ore (8.24 ore per 21.7
giorni, pari a 178 ore al mese), essa potrebbe guadagnare non più di fr.
1950.–indennità per vacanze escluse (ossia 178 ore a fr. 12.–, che danno un
salario lordo di fr. 2136.–, da cui dedurre gli oneri sociali).

 

                                   9.   Soggiunge
l'appellante che il dispositivo n. 1 del giudizio impugnato è generico, giacché
egli non è in grado di determinare quali oneri inerenti all'abitazione gli incombano
direttamente. La critica non è priva di pertinenza. Il Pretore ha infatti obbligato
il convenuto ad assumere “il pagamento diretto di tutti gli oneri legati
all'abitazione (onere ipotecario, spese, assicurazioni ecc.) e all'economia
domestica”. Ora, non è chiaro a quali spese debba concretamente far fronte
l'interessato. In effetti vi sono costi legati all'economia domestica, come
quelli per il telefono, l'elettricità, il gas e la televisione, che sono già
compresi nel minimo esistenziale del diritto esecutivo (Rep. 1995 pag. 141,
1994 pag. 298 consid. 5; tabella dei minima di esistenza agli effetti del diritto
esecutivo, in: FU __________/__________del ____________________ __________pag.
__________). Inoltre, per prassi costante, l'onere per l'alloggio va
considerato nel fabbisogno minimo del rispettivo coniuge e non è una spesa separata
da porre a carico dell'altro (per le spese di cassa malati: I CCA,
sentenza del 27 luglio 2000 in re S., consid. 6b con rimandi). Del resto il
Pretore avrebbe dovuto attenersi ai limiti della domanda (art. 86 CPC),
l'istante medesima avendo chiesto unicamente il versamento di un contributo di
mantenimento in denaro di fr. 3286.50, compresi di fr. 1500.– per i costi
dell'abitazione (istanza, pag. 9). Ne segue che, sotto tale aspetto, l'appello
merita accoglimento e il dispositivo corrispondente va riformato di
conseguenza. Se mai il coniuge debitore può essere autorizzato a compensare il
contributo dovuto con l'assunzione diretta di determinati costi per l'alloggio.

 

                                10.   Inoltre,
adottando il metodo predetto, il Pretore non ha calcolato neppure il fabbisogno
minimo dell'istante, che, come si è visto (consid. 7), è un elemento indispensabile
per il calcolo del contributo di mantenimento. Occorre pertanto stabilire in primo
luogo le necessità della moglie, che essa ha indicato in fr. 3286.50 mensili,
ossia fr. 1500.– per l'alloggio, fr. 343.– per l'assicurazione malattia, fr.
418.50 per l'assicurazione dell'economia domestica e fr. 1025.– di minimo
vitale (istanza, pag. 6 a metà). 

 

                                         a)  Per
l'appellante non si giustifica che la moglie occupi l'attico dello stabile di
__________, troppo grande e oneroso per lei sola. Adduce che per l'appartamento
egli aveva concordato con la banca finanziatrice un canone di fr. 1500.– mensili,
ma che in realtà per un simile oggetto occorrerebbe pagare almeno fr. 2000.–
mensili. Sostiene pertanto che l'onere per la locazione dell'appellata dev'essere
ridotto a fr. 700.–. Ora, dagli atti emerge che l'interessato si è impegnato a
versare alla Banca __________ fr. 1500.– mensili, oltre ai canoni di locazione
dei propri inquilini, per la copertura degli oneri ipotecari e
dell'ammortamento obbligatorio (doc. B: edizione dalla Banca __________,
aumento prestito ipotecario del 4 giugno 1999). Proprio tale cifra va pertanto
considerata come spesa di alloggio e non un ipotetico valore locativo (analogamente:

                                              I
CCA, sentenza del 14 novembre 2001 in re N., consid. 6). Inoltre, contrariamente
a quanto allega l'appellante, nella procedura in esame egli non ha mai chiesto
formalmente all'interessata di lasciare l'appartamento coniugale. Una domanda
in tal senso era stata bensì inoltrata il 23 agosto 1999, ma le parti si erano
poi accordate nel senso che l'alloggio coniugale, ricavato a suo tempo unendo due
appartamenti, sarebbe stato nuovamente suddiviso, il marito dovendo occupare
l'abi­tazione più piccola (inc. __________.__________.__________; sopra, consid.
B). Non è dato di sapere per quale ragione tale soluzione non sia poi stata
attuata. In ogni modo i coniugi hanno diritto, per principio, a un trattamento
paritario anche sotto il profilo logistico (Hausheer/Spycher,
op. cit., pag. 79 n. 02.34; Rep. 1994 pag. 300 consid. 4). E il ricorrente,
come detto (consid. 7a), si è trasferito in un appartamento per il quale spende
fr. 1518.– mensili. Ne segue che – a un giudizio di verosimiglianza – non si
giustifica di ridurre gli oneri di alloggio a carico della moglie.

 

                                         b)  Dagli
atti emerge inoltre che il premio della cassa malati per l'interessata ammonta
a fr. 258.30 mensili, la rimanenza essendo il premio per il figlio maggiorenne
(doc. Q), mentre l'onere assicurativo di fr. 418.50 è annuo e non mensile (doc.
R). Il minimo esistenziale del diritto esecutivo, dal 1° gennaio 2001, è stato
rivalutato a fr. 1100.– mensili (FU __________/__________del __________
__________ __________, pag. __________). Occorre inoltre tenere conto del
carico fiscale, prudentemente stimato in fr. 200.– mensili dopo la tassazione intermedia
(DTF 114 II 394 consid. 4b). L'interessata non ha fatto valere altri costi, né
spetta a questa Camera interrogarsi d'ufficio sulle spese professionali di trasferta
o sugli oneri di riscaldamento (sopra, consid. 7b). Tutto considerato, pertanto,
il fabbisogno minimo dell'appellata può essere va­luto in complessivi fr.
3093.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, premio
della cassa malati fr. 258.30, alloggio fr. 1500.–, assicurazione RC domestica
e mobilio fr. 34.90, imposte fr. 200.–).

 

                                11.   Il
quadro delle entrate e delle uscite familiari si presenta, dopo quanto si è
illustrato, come segue:

                                         

                                         reddito del marito                                          fr.  
5311.–

                                         reddito
della moglie                                       fr.   2000.–

                                                                                                            fr.  
7311.–  mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                         fr.   3078.–

                                         fabbisogno
minimo della moglie                      fr.   3093.–

                                                                                                            fr.  
6171.–  mensili

                                         eccedenza                                                    fr.  
1140.–  mensili

                                         metà
eccedenza                                           fr.     570.–  mensili

                                         Il
marito può conservare per sé:

                                         fr.
3078.– + fr. 570.– =                                   fr.   3648.–  mensili

                                         e
deve versare alla moglie:

                                         fr.
5311.– ./. fr. 3648.– =                                fr.   1663.–  mensili.

 

                                         L'appello deve pertanto essere accolto entro questi limiti. Il marito
potrà compensare la cifra di fr. 1500.– mensili, assumendo direttamente il
pagamento dell'onere mensile di pari importo dovuto alla Banca __________, fino
a quando la moglie continuerà ad occupare l'abitazione coniugale.

 

                                12.   L'appellante
sostiene di non avere i mezzi per versare la provvigione ad litem di fr.
2000.–. Spiega che il suo stipendio non copre nemmeno il fabbisogno minimo, mentre
la società sta attraversando un periodo difficile e il suo immobile è già
eccessivamente ipotecato.

 

                                   a)  L'obbligo
di anticipare una determinata somma al coniuge che non ha i mezzi per sostenere
le spese legali e giudiziarie di una separazione o di un divorzio discende per
alcuni autori dall'art. 159 cpv. 3 CC (doveri di mutua assistenza), per altri
dall'art. 163 cpv. 1 CC (doveri di mantenimento). Comunque si opini al riguar­do
(sintesi dei contrapposti orientamenti in: Hausheer/Reusser/Geiser, Berner Kommentar, edizione 1999, n. 38 seg.
ad art. 159 CC e n. 15 ad art. 163 CC), una provvigione ad litem è
destinata a finanziare spese future, non a ricuperare esborsi già affrontati
dall'istante o a rimunerare onorari già maturati dal patrocinatore (Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3ª
edi­zione, n. 287 ad art. 145 vCC; 

                                         I
CCA, sentenza del 24 maggio 2002 in re S., consid. 6). Essa costituisce, giuridicamente,
una misura provvisionale a nor­ma dell'art. 137 cpv. 2 CC (Leuen­berger in: Schwenzer, Praxis­kommentar
Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 53 ad art. 137). E l'art. 137 CC concerne
solo cause di divorzio o di separazione. Certo, anche nell'ambito di misure a
protezione dell'unione coniuga­le una parte può essere tenu­ta a finanziare le
spese legali e giudiziarie cui l'altra parte deve far fronte. Data la na­tura
del procedimento, tuttavia, ciò non può avvenire a titolo di anticipo. Nel
quadro di tali procedure il giudice decide nell'ambito della sen­tenza finale,
statuendo sugli oneri processuali e le ripetibili, chi è chiamato a sopportare
le spese e in che proporzione (DTF del 15 mar­zo 2001 in re Z., 5P.43/2001, consid.
2 con rinvio a Bräm in: Zürcher Kommentar,
3ª edizione, n. 136 in fine ad art. 159 CC).

 

                                   b)  In concreto la moglie aveva chiesto, con l'istanza del 10 mag­gio
2002, il versamento di una “prima provvigione ad litem di fr. 2000.–”
motivando la richiesta con la mancanza di mezzi finanziari e di un'attività
fissa. Il Pretore ha accolto la richiesta e ha ingiunto al convenuto, con il
decreto impugnato, di versare all'istante fr. 2000.–  come provvigione per le
spese di causa (dispositivo n. 6). Se non che, come si è appena visto, nessuna
base legale abilitava il Pretore a condannare una parte, nell'ambito di misure
a protezione dell'unione coniugale, ad anticipare le spese legali e giudiziarie
dell'altra. Su questo punto l'appello del marito si rivela quindi fondato. 

 

                                13.   Per
il ricorrente, infine, non si giustifica il deposito in Pretura delle azioni
della nota ditta. Fa valere che mai egli ha manifestato la volontà di vendere
la pasticceria o le relative azioni. Soggiunge inoltre che appare
sproporzionato imporre alla società, già in una difficile situazione
finanziaria, i costi per la stampa delle azioni. Del resto, conclude, il fatto
che non siano state emesse azioni attesta che non vi è alcuna intenzione di
venderle.

 

                                         a)  Giusta
l'art. 178 cpv. 1 CC se appare necessario per assicurare le basi economiche
della famiglia o per adempiere un obbligo patrimoniale derivante dall'unione
coniugale (in specie per assicurare pretese derivanti dal regime matrimoniale:
DTF 118 II 381 consid. 2b), il giudice può – ad istanza di un coniuge – subordinare
al consenso di questo la disposizione di determinati beni da parte dell'altro
(art. 178 cpv. 1 CC, applicabile per analogia anche come misura provvisionale:
DTF 120 III 69 consid. 2a). In tali evenienze non si può esigere la prova
assoluta di un pericolo imminente; la verosimiglianza basta (DTF 118 II 381 consid.
3b). Il giudice prende le misure conservative appropriate (art. 178 cpv. 2 CC).
In ogni caso occorre che il provvedimento rispetti un ragionevole rapporto di
proporzionalità tra il fine perseguito e la restrizione decretata (Deschenaux/ Steinauer/Baddeley, Les effets
du mariage, Berna 2000, pag. 306 n. 737 con rimandi).

 

                                         b)  In concreto il Pretore ha decretato in via cautelare, il 12 maggio
2000, il deposito delle azioni della Panetteria-Pasticceria __________
__________. Il convenuto non ha mai dato seguito alla richiesta,
giustificandosi con il fatto che le azioni della società erano state date in
pegno a terzi (risposta, pag. 7 nel mezzo). Interpellato al riguardo,
l'istituto bancario ha però negato di detenere le azioni in pegno (edizione dal
__________ __________, lettera del 3 agosto 2000). Solo in occasione
dell'interrogatorio formale l'interessato ha, infine, dichiarato che le medesime
non erano state stampate (act. V, risposta n. 2). A tutt'oggi, pertanto, la
situazione non è chiara, ciò che costituisce – di per sé – un serio indizio di
messa in pericolo per i diritti della richiedente (Deschenaux/Steinauer/Baddeley, op. cit., pag. 306 n. 736 in
fine con rimandi). Anche l'atteggiamento, contraddittorio del ricorrente induce
a perplessità. Per di più l'obbligo di stampare le azioni della società anonima
non risulta particolarmente oneroso, potendo ciò avvenire con i moderni mezzi
informatici. Sotto quest'aspetto il giudizio impugnato merita pertanto
conferma.

 

                                14.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2
CPC). L'appellante ottiene causa vinta nella misura in cui vede ridurre di
circa due terzi il contributo di mantenimento e respinta la richiesta di
provvigione ad litem, mentre soccombe sulla questione del deposito delle
azioni. Si giustifica quindi che sopporti un terzo della tassa di giustizia e
delle spese. Il resto andrebbe a carico dell'appellata, ma siccome essa non ha
resistito all'appello, stante l'irricevibilità delle sue osservazioni, non si
può considerarla soccombente. Si prescinde pertanto dalla riscossione di oneri
processuali, ma nemmeno si assegnano ripetibili ridotte di appello. L'esito del
giudizio odierno, invece, non incide in maniera apprezzabile sul dispositivo di
prima sede relativo alle spese e alle ripetibili, che può rimanere invariato. 

 

                                         La domanda
di assistenza giudiziaria presentata in appello dalla moglie, come detto (consid.
2), è di per sé ricevibile, anche se contestuale alle osservazioni tardive. Tuttavia
il beneficio dell'assistenza non è destinato a sopperire le spese per un atto
processuale che, come in concreto, è finanche irricevibile per tardività. Ne
discende che la richiesta di assistenza giudiziaria deve essere in ogni caso
respinta in assenza del presupposto – cumulativo – della probabilità di esito
favorevole (art. 157 CPC). La domanda può di conseguenza essere respinta con la
procedura dell'art. 313bis CPC, senza essere notificata all'appellante. 

 

Per questi motivi,

vista sulle spese anche
la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:               I.   L'appello
è parzialmente accolto e la sentenza impugnata è così riformata:

                                         1.   L'istanza è parzialmente accolta,
nel senso che __________ __________ è tenuto a versare a __________ __________,
anticipatamente entro il 5 di ogni mese a decorrere dal maggio 2000, un
contributo alimentare di fr. 1663.– mensili.

                                         Fino
al momento in cui __________ __________ abiterà nell'abitazione coniugale,
__________ __________ è autorizzato a compensare l'importo di fr. 1500.–
mensili assumendo direttamente il pagamento dell'onere mensile di pari importo
dovuto alla Banca __________.

                                         6.   La
domanda di provvigione ad litem presentata da __________ __________ è respinta.

                                         Per
il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   II.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 300.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
350.–

                                         sono
posti per un terzo a carico dell'appellante. Si prescinde dalla riscossione del
resto e non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   III.   La
domanda di provvigione ad litem presentata da __________ __________ il
23 agosto 2001 è irricevibile.

 

                                 IV.   La domanda
di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                  V.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        La
segretaria