# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed486b95-4d50-5fce-b6c3-8abc009ba0db
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-11-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.11.2003 32.2003.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2003-27_2003-11-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2003.27

   

  BS/tf

  	
  Lugano

  14 novembre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 marzo 2003 di

 

	
   

  	
  ____________ 

  rappr. da: _____________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 febbraio 2003 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
nato nel 1967, il 9 febbraio 1999 inoltrò una richiesta di prestazioni AI per
adulti (doc. AI _), respinta dall’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) con
decisione 22 dicembre 1999 in quanto, sulla base della perizia reumatologica
affidata al dr. __________, l’assicurato non presentava un’incapacità
lavorativa nella sua professione di elettromeccanico superiore al 20%.
Contestualmente l’amministrazione informò di incaricare il Servizio
d’integrazione professionale AI per valutare se, mediante l’adozione di misure
d’ordine professionali, la capacità lavorativa poteva essere incrementata (doc.
_).

Con tempestivo ricorso al TCA __________ sostenne come la valutazione medica
esperita dall’amministrazione non fosse completa, mancando agli atti una
perizia pluridisciplinare, compreso un esame peritale psichiatrico (doc. AI _).

Con sentenza 17 aprile 2001 questo Tribunale respinse il succitato atto di
ricorso, confermando la decisione amministrativa (inc. 32.2000.8, cfr. doc. AI
_).

 

                               1.2.   In data 24
dicembre 1999 l’amministrazione avviò quindi la procedura volta ad accertare
eventuali misure integrative al fine di incrementare la capacità di guadagno
residua dell’interessato (doc. AI _), decidendo il 28 marzo 2000 per un
accertamento professionale presso il Servizio __________ della durata di tre
mesi (doc. AI _) ed erogando, con decisione 19 aprile 2000, le relative
indennità giornaliere (doc. AI _).

L'orientatore professionale dell'AI aveva infatti dichiarato, nel suo rapporto
20 marzo 2000, che 

 

" 
L'attuale capacità di guadagno dell'assicurato
potrebbe essere migliorata tramite provvedimenti professionali. Il Servizio
__________ è disposto a valutare se l'assicurato è in grado di iniziare una
riformazione come montatore e meccanico di tachimetri per auto, taxi e
autocarri.

Si tratta di una riformazione pratica sul posto
di lavoro abbinata ad alcuni corsi teorici (nozioni di elettronica) e per la
quale si richiedono delle buone conoscenze di base, soprattutto in
meccanica" (Doc. AI _).

 

                                         Tale
provvedimento non fu portato a termine poiché, da una parte, la ditta ritenne
insufficiente la produttività dell’assicurato a seguito delle numerose assenze,
dall’altra, lo stato di salute dell’interessato non poteva garantire un
rendimento completo

Con rapporto 7 luglio 2000 il consulente professionale propose quindi, prima di
prendere in considerazione eventuali altri provvedimenti integrativi, una
verifica delle condizioni mediche di _________ (doc. AI _).

In tal senso, l’amministrazione raccolse i pareri dei medici curanti,
segnatamente del dr. __________, chirurgo (doc. AI _) e del dr. __________,
neurochirurgo (doc. AI _).

Sulla scorta della succitata documentazione medica, con il 18 gennaio 2001 il
consulente stese il seguente rapporto:

" 
Il dott. __________, nel suo rapporto del 10
gennaio 2001 afferma che "a mio modo di vedere, il paziente potrebbe
essere abile al lavoro a tempo pieno in una qualsiasi attività non
eccessivamente pesante e con un'ergonomia favorevole."

In pratica sono confermate le indicazioni mediche
contenute nella perizia del dott. __________ (20.9.1999) e partendo dalle quali
avevo proposto il periodo d'accertamento presso il servizio __________.

Oltre quest'accertamento non vedo altri
provvedimenti professionali che potrebbero aumentare in modo rilevante
l'attuale capacità di guadagno dell'assicurato. Infatti, egli possiede già
delle buone conoscenze professionali che, a mio avviso, potrebbero essere
perfezionate solo con delle formazioni "__________" se richieste da
un eventuale datore di lavoro.

In questo senso sono sempre a disposizione del
signor _________ come pure per valutare eventuali altre sue proposte di provvedimenti
professionali." (doc. AI _),

e procedette alla determinazione, mediante il raffronto dei redditi, della
residua capacità di guadagno fissandola al 72,07% (doc. AI _).

 

                               1.3.   Adducendo un
peggioramento delle condizioni di salute, il 3 luglio 2001 __________ ha
inoltrato una seconda domanda di prestazione (doc. AI _).

 

                                         Esperiti
accertamenti di natura economica e medica, tra cui una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio di accertamento medico dell’AI (SAM), con
decisione 3 gennaio 2003 l’UAI ha nuovamente respinto la domanda
dell’assicurato in quanto:

 

" 
Dalla perizia pluridisciplinare medica a cui è
stato sottoposto presso il SAM di Bellinzona nell'ottobre-novembre 2002,
risulta che lei è tuttora abile nella misura del 70% in attività molto pesanti,
all'80% nella sua professione di elettromeccanico ed è abile al 100% in
attività cosiddette fisicamente leggere." (Doc. AI _)

 

                               1.4.   A seguito
dell'opposizione interposta dall’assicurato, per il tramite dell’avv.
__________ (doc. AI _), l’UAI, in data 21 febbraio 2003, ha emanato una
decisione su opposizione e confermato la reiezione della richiesta di rendita
(doc. AI _).

 

                               1.5.   Con
tempestivo ricorso 27 marzo 2003, l'assicurato, sempre patrocinato dall’avv.
__________, ha postulato l'annullamento della decisione su opposizione ed il
riconoscimento di una mezza rendita. In via subordinata egli ha chiesto di
essere posto al beneficio di provvedimenti d’integrazione professionali.

Sostenendo come la perizia multidisciplinare sia insufficiente al fine di
accertare le sue condizioni di salute e la sua capacità lavorativa, il
ricorrente ha in particolare contestato la valutazione del dr. __________,
ritenuta poco approfondita alla luce delle considerazioni dello psichiatra
curate. 

Parimenti contestate sono le conclusioni della perizia reumatologica del dr.
__________ poiché non rispecchiante le concrete condizioni lavorative del
ricorrente.

Delle singole argomentazioni verrà detto, per quanto esse siano necessarie ai
fini della presente vertenza, nei considerandi in diritto.

 

                               1.6.   Mediante
risposta 9 aprile 2003 l’UAI ha per contro chiesto la reiezione del ricorso,
confermando la validità del proprio operato sulla scorta delle motivazioni di
cui si dirà, se necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b). Inoltre, il
Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata
(SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).

Siccome nel caso in esame i fatti alla base della decisione impugnata si sono
realizzati prima del 1° gennaio 2003, dal punto di vista materiale risultano
applicabili le disposizioni di legge in vigore sino al 31 dicembre 2002. 

Le disposizioni formali della LPGA (art. 27 – 62 LPGA), in assenza di
disposizioni transitorie contrarie, sono invece immediatamente applicabili con
l’entrata in vigore della nuova legge e pertanto contro tutte le decisioni
intimate dopo il 1° gennaio 2003 è data la facoltà di inoltrare opposizione ai
sensi dell’art. 52 LPGA (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; cfr. anche Kieser,
ATSG-Kommentar, Basilea 2003, art. 82 N. 8 e 9 pag. 820/1). 

L’UAI ha quindi rettamente seguito l’iter procedurale sancito dall’art. 52
LPGA.

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se __________ ha diritto ad una rendita d’invalidità
rispettivamente ad ulteriori provvedimenti professionali. 

 

                               2.4.   L'art. 4
cpv. 1 LAI definisce l'invalidità, nel senso della legge, come l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40 %. 

                                         Va
altresì rilevato che, secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata
stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e
il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido.  

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2;
M. Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28
cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid.1, 104
V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit, pag. 232; D.
Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage,
pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

                                         

                                         Al proposito va rilevato che, secondo la recente giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei
redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V
222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Nel caso
concreto, a seguito della nuova domanda di prestazioni, l’UAI ha incaricato il
SAM di esperire una perizia multidisciplinare. 

Dal referto 2 novembre 2002 (doc. AI _) risulta che i periti, dopo aver esposto
dettagliatamente l’anamnesi, nonché le constatazioni obiettive, hanno fatto
capo a due consultazioni specialistiche esterne: di natura psichiatrica e
reumatologica.

Sulla base delle risultanze dei singoli consulti, il SAM ha posto la seguente
diagnosi:

 

"  5.1. Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa.

Dolori panvertebrali, glutealgie bilaterali
e coccigodinie croniche, con modiche alterazioni statiche dorsali consecutive a
sequele di progressa distrofia di crescita di Scheuermann” (cfr. perizia pag.
12, doc. AI _).

 

5.2. Diagnosi senza
influsso sulla capacità lavorativa.

Organizzazione personologica dei tratti evocante
il disturbo di personalità non specificato.  (cfr. perizia pag. 12, doc. AI _).         

                                         

                            2.5.1.   Dal punto di
vista psichico l’assicurato è stato visitato dal dr. __________, il
quale non ha riscontrato delle alterazioni psicopatologiche maggiori, intravedendo
nell’organizzazione personologica dell’assicurato “dei tratti evocanti il
disturbo di personalità non specificato F 60.9 ICD 10” (cfr. rapporto 14
novembre 2002, sub. doc. AI _).

In merito alla capacità lavorativa il perito ha evidenziato quanto segue:

 

" 
Per quanto riguarda i problemi psichici,
quest'A. non presenta un'incapacità lavorativa.

 

Mi chiedo però se questa persona differenziata e
intelligente non potrebbe trovare un collocamento parziale come
interprete-traduttore.

Egli è padre di quattro figli e percepisce
attualmente, dalla Pubblica Assistenza, un reddito di Fr. 4'400.- mensili, una
paga che potrebbe ben difficilmente ottenere mediante un normale lavoro di
ausiliario.

Penso che sia, invece, utile poter offrire a
quest'A. una via d'uscita economico-finanziaria diversa, che non sia quindi
quella di mantenerlo fra l'Assistenza pubblica e il Servizio assicurativo (in
questo caso l'AI)." 

 

                            2.5.2.   Dal lato
reumatologico, con rapporto 12 novembre 2002 il dr. __________, diagnosticando
le affezioni invalidanti riportate al consid. 2. 5.1, ha invece concluso come
segue:

" 
8       Conseguenze
sulla capacità lavorativa

 

L'A. non ha menomazioni di natura psichica.

 

Presenta un'intelligenza buona ed anche un
interesse per lo studio e per la lettura.

 

Le menomazioni si situano dunque unicamente a
livello reumatologico e sono veramente modeste, come modesta, infondo, è questa
patologia.

 

La situazione negli ultimi anni non è cambiata ed
anche la prognosi reumatologica è buona.

 

9       CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

I tentativi di inserimento lavorativo e di
riqualifica professionale sono falliti non per motivi di salute, ma per la
mancanza di impegno di quest'A., che a nostro parere deve pure fare la sua
parte, dal momento che di limitazioni psichiche non ve ne sono, quelle
reumatologiche sono assai modeste e permettono di svolgere molte attività,
anche con una capacità lavorativa del 100%.

 

Dopo svariati controlli specialistici, non ci
resta che affermare che quest'A. debba fare la sua parte nella società, dalla
quale, pensiamo, ricerchi egoisticamente vantaggi, tenuto pure conto delle
responsabilità che il peritando ha anche con la sua famiglia.

 

Egli ha nozioni tecniche e linguistiche che gli
permettono di reinserirsi nel mondo del lavoro, purché lo voglia." (Doc.
AI :_)

 

                            2.5.4.   Sulla base di
tutti gli atti medici raccolti, inclusi quindi i due succitati referti
specialistici, dopo un’attenta valutazione globale, i periti del SAM hanno
concluso come segue:

"  7       VALUTAZIONE
MEDICO-TEORICA GLOBALE 

         DELL'ATTUALE CAPACITÀ LAVORATIVA

 

L'attuale grado di capacità lavorativa
medico-teorica globale dell'A., è valutabile nella misura del 70% in lavori
molto pesanti, del 85% nella sua professione di elettromeccanico, ed una
capacità lavorativa medico-teorica del 100% in attività leggere alle condizioni
esposte nel consulto del dr. __________." (Doc. AI _)

 

                                         Infine,
in merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa e sulla capacità
d’integrazione, essi hanno poi evidenziato:

" 
8       Conseguenze
sulla capacità lavorativa

 

L'A. non ha menomazioni di natura psichica.

 

Presenta un'intelligenza buona ed anche un
interesse per lo studio e per la lettura.

 

Le menomazioni si situano dunque unicamente a
livello reumatologico e sono veramente modeste, come modesta, infondo, è questa
patologia.

 

La situazione negli ultimi anni non è cambiata ed
anche la prognosi reumatologica è buona.

 

 

9       CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

I tentativi di inserimento lavorativo e di
riqualifica professionale sono falliti non per motivi di salute, ma per la
mancanza di impegno di quest'A., che a nostro parere deve pure fare la sua
parte, dal momento che di limitazioni psichiche non ve ne sono, quelle
reumatologiche sono assai modeste e permettono di svolgere molte attività,
anche con una capacità lavorativa del 100%.

 

Dopo svariati controlli specialistici, non ci
resta che affermare che quest'A. debba fare la sua parte nella società, dalla
quale, pensiamo, ricerchi egoisticamente vantaggi, tenuto pure conto delle
responsabilità che il peritando ha anche con la sua famiglia.

 

Egli ha nozioni tecniche e linguistiche che gli
permettono di reinserirsi nel mondo del lavoro, purché lo voglia." (Doc.
AI _)

                                         

                               2.6.   Va ricordato che affinché un rapporto medico
abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera
completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto
di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena
conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle
correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le
conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in
causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a
tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V
178 consid. 4b; VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc), cfr. Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 111).

 

                               2.7.   Relativamente
all'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, occorre precisare
che il TFA ha avuto modo di stabilire che é decisivo al proposito che il danno
sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 102 V 165; ZAK 1984 pag. 607; VSI
1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992
pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate; STFA del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b).

Inoltre, in una sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg.,
il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme
Störungen: Gerichte und (psychiatrische) Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss),
in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che
deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo __________, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre
una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124). 

 

                               2.8.   Nel caso in
esame, il ricorrente contesta la valutazione psichiatrica effettuata dal dr.
__________, sostenendo che non si tratta di una perizia ma piuttosto di un
semplice consulto e che quindi tale valutazione non risulta essere approfondita
così come richiesto dalla dottrina e giurisprudenza.

Egli sottolinea altresì come la componente psichica sia sempre stata
riconosciuta dai medici che l’hanno visitato, facendo notare che già in
occasione della perizia 20 settembre 1999 il reumatologo dr. __________ aveva
riscontrato una discrepanza tra i dolori accusati ed i reperti oggettivabili (clinici
e radiologici) e che nel marzo 1997 era stato in cura dalla dr.ssa __________
per una grave depressione.

__________ fa altresì notare che nel rapporto 1° dicembre 1999 il suo
psichiatra curante, dr. __________, diagnosticata una sindrome somatoforme da
dolore persistente (F 45.4 ICD 10), ha valutato un’incapacità al lavoro del 50%
nella professione di elettromeccanico (doc. AI _) e che dopo la seconda domanda
AI lo stesso non è stato interpellato dall’UAI né prima né dopo il consulto del
dr. __________. 

A tal proposito, nella sentenza 17 aprile 2001 al consid. 2.9 questo Tribunale,
facendo proprio riferimento al succitato rapporto del dr. __________, aveva
rilevato quanto:

" 
Alla luce delle dichiarazioni del dottor
__________, questa Corte ritiene di non poter rimproverare all'UAI di non aver
sottoposto l'assicurato ad una perizia psichiatrica rispettivamente
pluridisciplinare e di aver concluso, sulla base degli atti in suo possesso,
che il diritto alla rendita di invalidità non è dato. 

In effetti il rapporto dello psichiatra non è per nulla in contrasto con quello
dei reumatologi interpellati (cfr. in proposito anche il rapporto del dottor
__________, consid. 2.1), ma può essere definito complementare.

Al riguardo va rilevato che se è vero, da un lato, che lo psichiatra attesta
un'inabilità lavorativa del 50% nella precedente professione (di
elettromeccanico) e non solo del 20%, come indicato dal dottor __________, è
pur vero che anche il dottor __________ ritiene ammissibili per l'assicurato
altre attività, che non indica, in quanto sono "da valutare d'accordo con
gli specialisti reumatologici.

Inoltre è lo stesso medico ad aver dichiarato "utile prendere in
considerazione l'eventualità di una riformazione professionale in un'attività
adatta dopo attenta valutazione neurologica" (cfr. consid. 2.8 in fine). 

Alla luce delle attestazioni chiare e approfondite del dottor __________,
esaminate alla luce degli accertamenti reumatologici già esperiti in
precedenza, l'amministrazione non poteva che ritenere giustificato l'avvio di
una procedura reintegrativa. In effetti sia il reumatologo che lo psichiatra,
come pure in seguito l'orientatore, non hanno ritenuto ammissibile la
continuazione della precedente professione, tuttavia dichiarando che in
un'attività più leggera la capacità lavorativa poteva essere totale.” (doc. AI
_).

 

                                         Per
questo motivo, almeno sino alla precedente decisione amministrativa, sia dal
punto di vista psichiatrico che reumatologico non vi è alcun rilevante
impedimento che non permetta al ricorrente l’espletamento di un’attività più
leggera di quella di elettromeccanico precedentemente esercitata. 

Dal punto di vista psichico (l’aspetto somatico verrà esaminato nei prossimi
considerandi), non vi è stato comunque un cambiamento poiché nella perizia 14
novembre 2002 il dr. __________ non ha riscontrato una patologia invalidante.
La sua conclusione è scaturita dalla seguente valutazione:

 

" 
OSSERVAZIONI PSICHIATRICHE

 

L'A. è un 35enne cosciente, ben orientato nel
tempo e nello spazio e per quanto riguarda la sua situazione.

 

Si esprime bene nella nostra lingua.

Le capacità di comprensione sono intatte.

Anche se egli dichiara di avere dei problemi di
concentrazione, clinicamente questi non appaiono poiché egli è in grado di fare
un lungo discorso ben organizzato e strutturato.

Le memorie sono intatte.

Il corso del suo pensiero è forse leggermente
accelerato, con delle fughe idoiche.

Non evidenzia incoerenze o dissociazioni.

 

L'ideazione prevalente si riferisce al suo
avvenire sociale e professionale.

Si considera una persona non idonea a svolgere
lavori ausiliari (a causa dei suoi problemi somatici).

È più interessato a mansioni intellettive e
culturali; dichiara di parlare l'albanese, il macedone, il serbo-croato e
l'italiano.

Ha, comunque, un'immagine di sé molto elevata e
positiva.

Si dichiara una persona curiosa, con molti
interessi.

 

Nel suo tempo libero si dedica alla lettura di
testi scientifici e filosofici e, tramite internet, s'interessa molto anche
alla propria situazione medica.

Non ha mai capito la ragione per cui dei problemi
psichici potrebbero manifestarsi in disturbi somatici.

Non sa comunque interpretare su sé stesso la
ragione della sua persistente sintomatologia algica.

 

Non ho constatato alterazioni percettive o
particolari disturbi dell'Io o della persona.

 

Affettivamente: lo osservo teso, a tratti
irritabile, leggermente inquieto.

Tende decisamente a sopravvalutare le proprie
future prospettive.

 

Non osservo disturbi dell'energia vitae o
disturbi psicomotori.

La socievolezza è intatta.

 

Durante il colloquio tende a voler mantenere il
controllo della relazione e si mostra a tratti oppositivo con atteggiamenti
anche manipolatori e questo soprattutto quando, dopo il colloquio, ha voluto
ancora riferirmi delle sue difficoltà di concentrazione e di attenzione."
(Doc. AI _ sub. 1)

                                         Sulla
base di quanto dettagliatamente descritto sopra, richiamata la giurisprudenza
in merito al carattere invalidante di un’affezione psichiatrica riportata al
consid. 2.7., il ricorrente non presenta chiaramente una grave affezione
psichiatrica che pregiudichi la sua capacità lavorativa, né può essere
argomentato che una ripresa del lavoro sia da ritenere intollerabile alla
società. 

Il perito ha inoltre posto una diagnosi (organizzazione personologica dei tratti
evocante il disturbo di personalità non specificato) secondo la classificazione
ufficiale (ICD 10: F 60.9) ed ha proceduto, conformemente ai criteri
d'affidabilità di una perizia psichiatrica elencati al considerando precedente,
ad una dettagliata valutazione, escludendo quindi l'esistenza di alterazioni
psicopatologiche maggiori, nonché un’incapacità lavorativa. 

Il ricorrente ha fatto notare che il dr. __________ lo ha incontrato una sola
volta e non ha proceduto ad un test. Queste due circostanze di per sé non
inficiano la validità della perizia specialistica. Determinante è piuttosto
che, come visto poc’anzi, il perito abbia proceduto ad una dettagliata ed
accurata valutazione per quel che concerne l’eventuale carattere invalidante
dell’affezione psichica, giungendo tuttavia ad una prognosi favorevole circa
l’abilità lavorativa dell’assicurato.

Vero che il perito ha espresso delle considerazioni personali in merito alla
situazione economica del ricorrente, lasciando intravedere uno sfruttamento di
quest’ultimo nei riguardi dell’assistenza pubblica, ciò che esula da una
stretta valutazione medica. Ciononostante tale circostanza non permette di
mettere in dubbio la validità dell’operato del dr. __________, il cui rapporto
risulta essere completo, ben strutturato e chiaro sull’esposizione della
componente psichica. Né vi sono indizi che permettono di ritenerlo prevenuto
nei confronti dell’assicurato.

                                         

                                         Sia la
dr.ssa __________, reumatologa, che il dr. __________, neurochirurgo, hanno
sostenuto che l’aspetto psicologico del ricorrente presenta una limitazione
alla capacità lavorativa, ritenendo tuttavia necessaria una perizia
psichiatrica (cfr. scritti del 17 marzo 2002 rispettivamente 26 marzo 2002,
doc. _).

A prescindere dal fatto che non è dato a sapere se entrambi i medici hanno
avuto modo di leggere la perizia del dr. __________, la loro generica
valutazione dell’incidenza del fattore psichico sull’abilità lavorativa del
ricorrente non permette comunque di ritenere inaffidabile il convincente e motivato
giudizio peritale reso tra da uno specialista dell’affezione che qui ci
interessa. Lo stesso discorso vale anche per il rapporto 23 aprile 2001 della
Clinica __________, ove è stata inserita  la diagnosi di sindrome depressiva
posta (doc. AI _).

Non condivisibile è la critica rivolta dal dr. __________, psichiatra curante,
al referto peritale, ritenuto da quest’ultimo alla stregua di una valutazione
semplicistica e alquanto sommaria (doc. _). 

Come rimarcato poc’anzi, il dr. __________ ha invece motivato in modo
esauriente ed approfondito il fattore psichico del ricorrente. 

Inoltre, a prescindere dal fatto che, secondo la giurisprudenza il giudice deve tener conto del fatto che, in
dubbio, il medico di fiducia attesta a favore del suo paziente (cfr. consid.
2.6), l’aspetto della carenza di volontà del ricorrente ad esercitare
un’attività lucrativa adeguata è stato rilevato, come verrà esposto nel
considerando successivo, sia dal dr. __________ che dal dr. __________.

Infine, il certificato 6 marzo 1997 della dr.ssa __________, in cui si attesta,
senza ulteriori precisazioni, una forte depressione con un’incapacità
lavorativa del 100%, non permette di modificare le conclusioni cui sono giunti
i periti sulla base di approfonditi accertamenti (sub doc. AI _).

 

                               2.9.   Riguardo
alla problematica fisica, __________ sottolinea come nel rapporto 26 marzo 2003
il dr. __________ lo abbia ritenuto abile al lavoro al
50% unicamente “ in un’attività confacente ed ergonomicamente favorevole”
(doc. _) e dunque inabile al 100% per tutte le altre attività, rimarcando
inoltre che il dr. __________, con rapporto 26 luglio 2001, gli ha proposto
delle attività lucrative senza caricamento della colonna lombare e senza
assunzione di posizioni sedentarie per oltre 4 ore al giorno, per poi
ritenerlo, in data 25 luglio 2002, inabile al lavoro al 50% (cfr. ricorso punto
5b).

 

                                         Orbene,
come rettamente esposto dall’UAI in sede di risposta (cfr. punto 5), occorre
evidenziare che determinante per la valutazione dell’invalidità è l’accertamento
della residua capacità lavorativa che presenta un assicurato, nonostante il
danno alla salute (cfr. consid. 2.6.). 

Nel rapporto 20 marzo 2000 il consulente in integrazione professionale ha
indicato come “l’assicurato non sia più in grado di lavorare come
meccanico-manutentore, l’ultimo lavoro esercitato: si tratta, infatti di
un’attività troppo pesante (spesso doveva sollevare pesi superiori a 20 kg. “
(doc. AI _). 

Con referto 2 giugno 1999 il dr. __________ ha tuttavia rilevato che 

“il paziente potrebbe essere ritenuto abile al lavoro anche in misura piena,
per attività leggere nelle quali non debba restare lungo tempo in posizioni
statiche sfavorevoli o effettuare movimenti ripetitivi soprattutto inclinazione
o rotazione”, adducendo quindi un’abilità lavorativa del 50% in attività
pesanti (doc. AI _). 

Il 10 gennaio 2002 il neurochirurgo individuava che “il problema principale
per una limitazione della capacità lavorativa consiste soprattutto nella
carenza d’interesse da parte del paziente”, confermando una piena abilità
in “qualsiasi attività non eccessivamente pesante con un’ergonomia
favorevole” (doc. AI _). 

Sostanzialmente quanto indicato dal dr. __________ collima quindi con le
conclusioni del perito, allorquando quest’ultimo indica una piena abilità in “attività
leggere che implichino saltuariamente anche compiti mediamente pesanti e
saltuariamente anche posizioni scomode non eccessivamente prolungate, che
implichino anche movimenti con gli arti superiori, sopra l’orizzontale ma non
in modo eccessivamente ripetitivo “(cfr. rapporto 12 novembre 2002 pag. 5,
sub. doc. AI _). 

Del resto il dr. __________ ha individuato delle affezioni reumatiche di
modeste entità che in pratica non influiscono sull’abilità lavorativa in altre
professioni adeguate (“Si tratta, a mio avviso, di un paziente intelligente,
più volte valutato privo di patologie psichiatriche rilevanti, attualmente
privo di patologie che limitino in modo importante la capacità lavorativa in
attività adatte” (sottolineatura del redattore, cfr. rapporto 12
novembre 2002, pag. 5, sub. doc. AI _).

Da ultimo va aggiunto come il perito abbia sottolineato di trovarsi di fronte “a
una situazione in cui la scelta di esercitare o meno un’attività lavorativa
adatta mette in gioco prima di tutto la volontà dell’assicurato” (cfr. pag.
5 del rapporto 12 novembre 2001, sub doc. AI _), circostanza che il dr.
__________ aveva già segnalato nel referto 10 gennaio 2001 (… “il problema
principale per una limitazione della capacità lavorativa consiste soprattutto
nella carenza d’interesse da parte del paziente” (doc. AI _).

Venendo alla certificazione 23 marzo 2003 del dr.
__________, allegata al ricorso, lo specialista, confermando che la
sintomatologia lombospondilogena e lombovertebrale è rimasta sostanzialmente
immutata dal 1998 e che gli esami clinici sono sempre risultati normali, ha
nuovamente ribadito il problema psicologico che, a sua detta, dovrebbe essere
chiarito in maniera approfondita. Egli ha anche ritenuto che:

" 
in considerazione della situazione globale del
paziente sono dell’opinione che il paziente, in un’attività confacente ed
ergonomicamente favorevole, sia abile al lavoro nella misura del 50%. Sono
dell’opinione che il paziente, a causa dei problemi somatici e soprattutto
psicologici, non sia in grado di svolgere una qualsiasi attività oltre il 50%.”
(doc. _).

 

                                         Ora, a
mente del TCA, quest’ultimo rapporto non apporta alcun nuovo elemento idoneo a
sovvertire o a mettere in dubbio la valutazione reumatologica del dr.
__________. 

Se, come espressamente attestato dal dr. __________, lo status fisico
dell’assicurato è rimasto sostanzialmente invariato dal 1998, allora non vi è
motivo per discostarsi dalla sua valutazione del 10 gennaio 2001 in cui, come
visto, ha ritenuto l’assicurato pienamente abile al lavoro in qualsiasi
attività non eccessivamente pesante, con ergonomia favorevole (doc. AI _).
Infine, la valutazione psicologica fornita dallo specialista in neurochirurgia,
basata in realtà su una semplice ipotesi, non può essere ritenuta concludente
ai fini del giudizio essendo stata comunque smentita dalla precisa ed esaustiva
perizia del dr. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia.

Non determinante ai fini della vertenza è inoltre quanto certificato dal medico
curante, dr. __________.

Se da una parte nel rapporto 26 luglio 2001 egli ha ritenuto esigibile per
quattro ore al giorno (quindi metà giornata lavorativa) attività che “non
mettano in carico la colonna lombare e non lo costringono lunghi tempi in
posizione seduta “ (doc. AI _), dall’altra, con scritto 25 luglio 2002 il
medico curante ha ritenuto un’inabilità attorno al 50% in “posizioni
statiche a lungo “ (sub. doc. AI _).

Il ricorrente ha anche rilevato come il SAM non abbia proceduto ad una
valutazione ortopedica, visto che il 18 novembre 1997 il dr. __________,
specialista in ortopedia, ha ritenuto un’inabilità al 50%.

Nella risposta di causa l’UAI ha rettamente rilevato che il citato sanitario
aveva solamente indicato una capacità lavorativa minima del 50%, escludendo
quindi un’incapacità lavorativa superiore al 50%.

Infatti, nel citato rapporto il dr. __________ ha concluso (le sottolineature
sono del redattore):

                                         

" 
I disturbi di questo giovane paziente, valutato
in precedenza da numerosi altri colleghi, hanno a mio avviso un carattere
soprattutto funzionale con il forte sospetto di un aggravamento da parte del
paziente. Non vedo quindi un’indicazione né per ulteriori accertamenti né
per ulteriori terapia in questo paziente da ritenere a mio modo di vedere abile
almeno nella misura del 50% (sub. doc. AI _). 

 

                                         Quanto
riportato sopra non è quindi idoneo a modificare le conclusioni poste dal
perito reumatologo. 

 

                                         In
conclusione, tenuto conto della dettagliata e completa perizia del SAM, fondata
sulle altrettante esaurienti valutazioni specialistiche, a cui va dato valore
probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), è da ritenere dimostrato con la certezza
richiesta nel campo delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 121 V 208 consid. 6a;
DTF 115 V 142 consid. 8b; SVR 1996 Nr. 85 pag. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 pag.
263ss RAMI 1994 pag. 210/211) che __________ presenta una capacità lavorativa
medico-teorica del 100% in attività leggere rispettose delle limitazioni
funzionali descritte dal dr. __________. 

A tal proposito, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, nella
risposta di causa l’UAI ha rettamente osservato che “tutta una serie
di professioni compatibili con la formazione dell’assicurato sono adatte alle
sue limitazioni, si pensi anche solo all’attività di custode, benzinaio, ecc. “
(cfr. risposta punto 7). Del resto, come già accennato, nel rapporto 18 gennaio
2001 il consulente, procedendo al raffronto dei redditi, aveva ritenuto, dal
punto di vista economico, l’assicurato abile in una attività lucrativa adeguata
e rispettosa delle limitazioni funzionali indicate nel rapporto 10 gennaio 2001
del dr. __________ (doc. AI _) che sostanzialmente rispecchiano quelle esposte
dal perito reumatologo.

 

                             2.10.   Al
fine di determinare l’incapacità al guadagno mediante il metodo ordinario
dell’art. 28 LAI (cfr. consid. 2.6), occorre porre in confronto il reddito che
l’assicurato avrebbe conseguito senza il danno alla salute quale
elettromeccanico (reddito da valido) con quello risultante dalle attività
leggere senza qualifica (reddito da invalido).

                                         

Per quel che concerne il salario da valido (non
contestato), dalla risposta di causa risulta che l’amministrazione ha preso in
considerazione l’importo annuo di fr. 61’100.---, corrispondente a tredici
mensilità di fr. 4’700 (doc. AI _).

                                         Riguardo
al salario da invalido, considerato che l'assicurato non ha mai intrapreso un’attività adeguata, la
determinazione di tale reddito può essere ricavata dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (VSI 2002 pag. 68
consid. 3b, DTF 126 V 76 consid. 3b/bb, RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag.
485 consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che, secondo la
giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e
tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere
completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che
pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul
mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico
che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF
126 V 80 consid. 5b/cc, recentemente confermato in VSI 2002 pag. 64).

                                         Dalla
risposta di causa (punto 11) si evince come l’amministrazione abbia determinato
il reddito da valido sulla base dei succitati dati statistici ufficiali,
giungendo ad un importo di fr. 51'750.—. Dal raffronto tra tale dato ed i fr.
61'100.— di reddito da valido, l’amministrazione ha determinato un’incapacità
al guadagno del 15,30%. 

Ora, pur ammettendo una riduzione di rendimento del 25%, riconosciuta dal consulente nel suo rapporto 18 gennaio 2001 (cfr.
doc. AI _), l’assicurato presenta comunque un’invalidità inferiore al 40% [(61'100 – (75% di 51'750) x 100 : 61'100 =
36,5% ].

                                         

In conclusione, alla luce delle considerazioni che
precedono, è pertanto da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito
delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi
citati; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32
consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b), che (per lo
meno) sino all’emanazione del querelato provvedimento (cfr. consid. 2.4 in
fine), l’assicurato non ha presentato un’incapacità al guadagno di grado
pensionabile, ritenuto per il resto che sia il consulente (rapporto 18 gennaio
2001, doc. AI _) che il SAM (perizia pag. 15) hanno escluso ulteriori
provvedimenti integrativi di natura professionale. 

 

                             2.11.   Da ultimo,
__________ ha chiesto che venga esperita una perizia pluridisciplinare
giudiziaria e l’audizione testimoniale dei dottori __________ e __________.

 

                                         Al
proposito si osserva che l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove ( valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze degli atti di causa, questo Tribunale
ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario
procedere ad altri accertamenti.

Non essendoci inoltre alcun motivo per ritenere inaffidabile la valutazione del
SAM, non è parimenti necessario sentire i due succitati medici curanti, né
ordinare una perizia giudiziaria.

Sulla scorta del considerandi precedenti, la decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso dev’essere
respinto. 

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto. 

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti