# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 138394f7-9b67-53b5-a11d-0e52013e720a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-01-11
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 11.01.2018 14.2017.160
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-160_2018-01-11.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.160

  	
  Lugano

  11 gennaio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella causa n. 07.17 (rigetto provvisorio
dell’opposizione) della Giudicatura di pace del Circolo di Quinto promossa con
istanza 18 aprile 2017 da

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 13 settembre 2017 presentato da RE 1 contro
la decisione emessa il 17 agosto 2017 dal Giudice di pace;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con precetto esecutivo n. __________ emesso il 21 marzo 2017 dall’Ufficio
di esecuzione di Faido, RE 1 ha escusso CO 1 per l’incasso di fr. 3'000.–,
indicando quale titolo di credito il “mancato pagamento degli affitti di Febbraio / Marzo da parte di
Signori CO 1 /PI 1”.

 

                                  B.   Avendo
CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 18 aprile
2017 RE 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Giudicatura di pace del
Circolo di Quinto. Nel termine impartito, la parte
convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni
scritte del 3 luglio 2017. Con replica scritta del 26 luglio
2017, RE 1 ha preso posizione sulle menzionate osservazioni.

 

                                  C.   Statuendo con decisione del 17 agosto 2017, il Giudice di pace ha
respinto l’istanza, ponendo a carico dell’escutente le spese processuali di fr. 200.–.

 

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 13 settembre 2017 per ottenerne
l’annullamento e il rigetto dell’opposizione. Stante l’esito del giudizio
odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).

 

                                  a)   Presentato il 13 settembre 2017 contro la
sentenza notificata a RE 1 il 21 agosto, in concreto il reclamo sarebbe tardivo.

 

                                  b)   Sennonché
nel dispositivo n. 3 della sentenza impugnata il Giudice di pace ha indicato
per errore come rimedio giuridico il reclamo alla "Camera civile dei reclami del Tribunale d’appello" (anziché alla Camera di esecuzione e fallimenti, sopra consid. 1) "entro il termine di 30 giorni" (in luogo di dieci). Di principio la parte laica non
rappresentata nella procedura può fare affidamento sull’indicazione datagli dal
giudice, eccezion fatta quando essa si è resa conto dell’errore o era in grado
di scoprirlo grazie alle sue cognizioni di diritto (DTF 135 III 375, consid.
1.2.2; sentenze della CEF 14.2014.55 dell’11 giugno 2014 consid. 1.2 e
14.2011.48 del 12 aprile 2011, con rimandi). Nel caso di specie non risulta che
la reclamante sia giurista o disponga altrimenti delle conoscenze né dell’esperienza
necessarie per permetterle d’identifi­­care le norme di legge pertinenti (sopra
consid. 1.1). Per questo motivo, avendo l’escussa rispettato il termine di 30
giorni indicato dal primo giudice, il reclamo va considerato tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
Ne segue che i documenti prodotti per la prima volta con il reclamo (scritti
della reclamante dei 25 gennaio e 7 febbraio 2017) e le relative allegazioni di
fatto non possono essere presi in considerazione ai fini del giudizio odierno.

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento
di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il
cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del credito posto in esecuzione
bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza
probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce
forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie
(DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega
solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del
credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le
parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario
(art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Giudice di pace ha respinto l’istan­­za considerando
che il contratto d’affitto invocato dall’istante era stato disdetto con effetto
immediato senza contestazione da parte di quest’ultima, la quale non aveva
neppure contestato le affermazioni espresse dall’Associazione svizzera degli
inquilini (ASI) né era intervenuta a tutela degli interessi dei propri
inquilini a seguito delle lamentele dei vicini.

 

                                   4.   Nel
reclamo RE 1 fa valere di aver contestato la disdetta con lettera del 25 gennaio
2017 e di non considerare le indicazioni dell’ASI come un valido motivo di
disdetta, dal momento che riguarda terze persone di cui essa non è responsabile.
Afferma ad ogni modo di aver tentato di pacificare "certi diverbi",
compito che ritiene comunque della giustizia civile. Lamenta infine l’assenza
di un tentativo di conciliazione.

 

                                   5.   In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF
139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                                5.1   Il
contratto di locazione firmato dal conduttore costituisce un riconoscimento di
debito per il canone scaduto. Se il contratto è di durata indeterminata, vale
come titolo di rigetto fintanto che il conduttore non renda verosimile che il
contratto sia stato disdetto (sentenza della CEF 14.2001.114 dell’8 febbraio
2002, consid. 3.1; Staehelin in:
Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 116 ad art. 82 LEF).

 

                                5.2   Nella fattispecie, RE 1 chiede il pagamento delle pigioni di febbraio e
marzo (doc. A) – del 2017, come si deduce dal contesto – e come titolo di
rigetto ha prodotto, a richiesta del Giudice di pace, il contratto di locazione
firmato dall’inquilina CO 1 il 30 ottobre 2013, “con scadenza il 1° marzo 2015, rinnovabile per la
stessa durata se non interviene disdetta, tramite raccomandata almeno 3 mesi
prima della scadenza” (doc. D). Trattandosi di un
contratto di durata indeterminata, vale di principio titolo di rigetto provvisorio
per i fr. 3'000.– posti in esecuzione (due mensilità di fr. 1'500.– l’una).

 

                                   6.   CO
1 ha eccepito in prima sede di avere significato alla
conduttrice “disdetta immediata”
del contratto nel gennaio del 2016 (recte:
2017) “in quanto la vivibilità
della casa è seriamente compromessa” (doc. III/B). La
rescissione immediata nel senso dell’art. 259b lett. a CO è poi stata
confermata dall’ASI con raccomandata del 26 gennaio 2017, in cui la conduttrice
è stata informata che l’ente locato sarebbe stato messo a sua disposizione il
31 gennaio 2017, come poi effettivamente avvenuto.

 

                                6.1   A norma dell’art. 82 cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere
verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1
con rinvii). Esse non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono
anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto
delle allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG
I, 2a ed. 2010, n. 87 seg. ad art. 82 LEF).

                                6.2   Nel
caso specifico, è pacifico che l’inquilina ha significato la disdetta con
effetto immediato senza rispettare il termine di tre mesi prima della scadenza
del 1° marzo pattuito dalle parti. Sennonché la reclamante non ha provato di
averne contestato la validità. Come visto i suoi scritti del
25 gennaio e 7 febbraio 2017 non sono stati prodotti in prima sede, sicché il
Giudice di pace non ne poteva avere conoscenza, e non possono neppure essere
presi in considerazione in questa sede (sopra consid. 1.2). Ciò posto il
locatore che ritiene nulla o inefficace la disdetta significata dall’inquilino,
poiché a suo parere non sono dati i presupposti contrattuali o legali
(segnatamente per le disdette straordinarie), non è tenuto a impugnarla all’autorità
di conciliazione nel termine di trenta giorni di cui all’art. 273 cpv. 1 CO. Egli agisce però in modo abusivo – e pertanto indegno di protezione –
se con il suo silenzio suscita nella controparte l’impressione di avere riconosciuto
la validità della disdetta (DTF 121 III 160 consid. 1/c; 138 III 128 consid.
2.4.2). È in particolare il caso se il locatore non reagisce alla disdetta e
aspetta che la stessa sia diventata definitiva prima di promuovere esecuzione
contro il conduttore per incassare le pigioni successive alla scadenza della
disdetta (sentenza della II Camera civile del Tribunale d’appello 12.2001.128
del 1° marzo 2002, tradotta in tedesco in mp 2003, 66, consid. 3; Aubert in: Bohnet/Carron/Montini
[ed.], Droit du bail à loyer et à ferme, 2a ed. 2017, n. 25 ad art.
259b CO). Non può quindi dirsi che il primo
argomento addotto dal Giudice di pace per respingere l’istanza sia
giuridicamente errato.

 

                                6.3   Erra
d’altronde la reclamante laddove sostiene che i problemi avuti degli inquilini
con il vicinato non concernono affatto la propria persona. Il locatore risponde
infatti oggettivamente dei difetti dell’ente locato, indipendentemente da una
propria colpa. Essi si estendono alle perturbazioni che ne riducono o
intralciano l’uso, anche se sono causate da vicini o terzi (Aubert, op. cit., n. 29 e 32a ad
art. 258). Entra in considerazione in particolare l’inquina­­mento acustico
quando eccede una certa soglia, ad esempio quando perturba il sonno. Qualora i
disturbi minaccino gli interessi vitali dell’inquilino, in particolare la sua
salute, oppure gli impediscano totalmente di abitare, durante un certo tempo,
nel­l’alloggio locato o in una parte rilevante dello stesso, il difetto può
essere considerato sufficientemente grave da giustificare una disdetta
immediata nel senso dell’art. 259b lett. a CO (sentenza del Tribunale
federale del 22 luglio 1999, consid. II/d, pubblicata in: mp 2000, pag. 45, e
CdB 1/2000, pag. 23; Aubert, op.
cit., n. 15 ad art. 259b; Weber in:
Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 6a ed.
2015, n. 5 ad art. 259b CO).

 

                                         Nella
fattispecie, la reclamante afferma in questa sede di essere intervenuta in più
di un’occasione “in queste
beghe” tentando di pacificare “certi” diverbi, ma purtroppo
senza esito. Si tratta però di un’allegazione nuova – e perciò inammissibile
(sopra consid. 1.2) – poiché in prima sede ha invece sostenuto che i problemi
degli inquilini con i vicini e i loro cani, a lei noti (come giustamente
rilevato dal Giudice di pace), non erano di sua competenza bensì della polizia
(replica a pagg. 1 e 2 secondo paragrafo). Ci si potrebbe invero chiedere se i
problemi in questione erano sufficientemente gravi da giustificare una disdetta
immediata – ciò che incombeva all’inquilina di rendere verosimile (art. 82 cpv.
2 LEF e sopra consid. 6.1) – ma la reclamante non ha contestato che gli eventi
menzionati dall’inquilina (abbaiamenti dei cani notte e giorno, rumori della
radio e minacce dei vicini) abbiano perturbato la sua salute, costringendola a
smettere di lavorare a fine del 2016 e ad abitare a casa dei suoi genitori a __________
per un certo tempo (v. osservazioni all’istanza); anzi essa ha scritto di
capire che CO 1 volesse tutelare la sua gravidanza non rimanendo “in un paese dove sono recentemente sorti
determinati problemi riguardanti la pacifica convivenza” (replica, seconda metà dell’ultima pagina), accennando addirittura nel
reclamo a diversi alterchi con minacce di morte. Ora, fatti non contestati non
devono essere provati (art. 150 cpv. 1 CPC a contrario). Tutto sommato, in
definitiva, anche il secondo motivo della decisione impugnata – l’assenza d’intervento
della reclamante a difesa dell’inquilina – resiste alla critica.

 

                                   7.   La
reclamante si duole infine della mancata convocazione delle parti a un’udienza,
che a suo dire avrebbe compromesso un’e­­ventuale conciliazione. Dal punto di
vista giuridico, occorre ricordare che un tentativo di conciliazione non è
obbligatorio nelle procedure di rigetto dell’opposizione (combinati art. 198
lett. a e 251 lett. a CPC). Non si disconosce, invero, che sarebbe conforme
allo spirito stesso dell’istituto della Giudicatura di pace privilegiare la
procedura orale rispetto a quella puramente scritta, perlomeno per le cause di
rigetto provvisorio (sentenza della CEF 14.2014.175 del 6 ottobre 2014 consid.
4). Nella fattispecie, tuttavia, in prima sede la reclamante non risulta aver
chiesto al Giudice di pace di convocare le parti a un’udienza né accennato a una possibile conciliazione. Il reclamo cade così nel vuoto anche per
questa censura, ciò che ne determina l’integrale reiezione, fermo restando che il carattere formale della procedura di
rigetto (sopra consid. 2) non preclude alla reclamante la possibilità di
eventualmente far valere le sue pretese in una causa ordinaria (art. 79 LEF).

 

                                   8.   La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza
(art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la
controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non
essendo incorsa in spese in questa sede.

 

                                   9.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 3'000.–,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 260.– relative al presente giudizio, già anticipate dalla
reclamante, sono poste a suo carico.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                         Comunicazione
alla Giudicatura di pace del Circolo di Quinto.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).