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**Case Identifier:** 4baa0edb-ac9c-5818-8267-5381379599b4
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-12-08
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 08.12.2015 BB.2015.77
**Docket/Reference:** BB.2015.77
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2015-77_2015-12-08

## Full Text

Atti procedurali della Corte penale (art. 20 cpv. 1 lett. a in relazione con l'art. 393 cpv.1 lett. b CPP);;Atti procedurali della Corte penale (art. 20 cpv. 1 lett. a in relazione con l'art. 393 cpv.1 lett. b CPP);;Atti procedurali della Corte penale (art. 20 cpv. 1 lett. a in relazione con l'art. 393 cpv.1 lett. b CPP);;Atti procedurali della Corte penale (art. 20 cpv. 1 lett. a in relazione con l'art. 393 cpv.1 lett. b CPP)

Decisione dell'8 dicembre 2015 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A.,  

rappresentato dall'avv. Roberto Macconi,  

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

e 

 

TRIBUNALE PENALE FEDERALE, CORTE PENALE,  

Istanza precedente 

 

   

Oggetto  Atti procedurali della Corte penale (art. 20 cpv. 1 lett. a in 

relazione con l'art. 393 cpv. 1 lett. b CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2015.77 

- 2 - 
 
 

 Fatti:  

 

A. Il 10 luglio 2007 l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (in 

seguito: MROS) ha segnalato al Ministero pubblico della Confederazione (in 

seguito: MPC) un sospetto di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP 

riguardante B., cittadino italiano, titolare della relazione bancaria n. 1, cifrata 2, 

aperta presso la banca C. SA di Chiasso. La segnalazione traeva spunto dal 

fatto che il predetto risultava essere imputato in un procedimento italiano per 

associazione di tipo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis del Codice penale italiano. 

 

 

B. Con decisione del 12 luglio 2007 il MPC ha aperto un'indagine preliminare di 

polizia giudiziaria nei confronti di B. per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi 

dell’art. 305bis CP, nel contesto della quale venivano ordinati, a fini probatori e 

di un'eventuale confisca, la perquisizione ed il sequestro della relazione banca-

ria summenzionata. 

 

 

C. Dopo vari contatti con le autorità italiane finalizzati ad ottenere, per via rogato-

riale, informazioni ed atti relativi ai reati contestati all'estero, utili per verificare 

l'origine dei valori sequestrati in Svizzera, il 16 aprile 2010, B. veniva condan-

nato dal Tribunale di Catania ad una pena di quattro anni e otto mesi di reclu-

sione per appartenenza ad un'associazione di tipo mafioso ai sensi dell'art. 416-

bis CP italiano.  

 

 

D. In occasione di un interrogatorio del 5 agosto 2010, B. informava il MPC dell'e-

sistenza di un'altra relazione bancaria presso la banca D. SA.  

 

 

E. A seguito dell'ordine d'identificazione e sequestro del 6 agosto 2010, la banca 

D. SA, il 16 agosto seguente, trasmetteva al MPC la documentazione concer-

nente la relazione bancaria n. 3 intestata a A., figlio di B., sulla quale quest'ul-

timo risultava avere procura. 

 

 

F. Non potendo dimostrare l'appartenenza di B. ad un'organizzazione criminale 

antecedentemente al 1° gennaio 1987 – data ritenuta anche dal Tribunale di 

Catania nella sua sentenza del 16 aprile 2010 –, ed essendo la relazione ban-

caria n. 1, cifrata 2, stata alimentata unicamente prima del 1987, il 10 aprile 

2012 il MPC ne ha ordinato il dissequestro immediato. 

 

 

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G. In data 11 gennaio 2013 l'MROS segnalava al MPC l'esistenza di una polizza 

assicurativa rendita Gen-Reflex n. 4 stipulata presso l'assicurazione E. AG a 

Zurigo, sottoscritta da B. il 16 aprile 2004, polizza che il 20 maggio 2009 è stata 

trasferita, per volere del predetto, al figlio A.  

 

 

H. Con sentenza del 18 aprile 2013 la Corte d'Appello di Catania ha riformato la 

decisione di primo grado del Tribunale di Catania del 16 aprile 2010, aumen-

tando a 12 anni di reclusione la pena inflitta a B. ed estendendo la confisca ad 

ulteriori beni precedentemente dissequestrati dall'autorità giudicante. 

 

 

I. In data 30 agosto 2013 il MPC ha decretato l'abbandono del procedimento a 

carico di B. Con atto separato, l'autorità inquirente ha pure ordinato la confisca 

sia dei valori patrimoniali depositati sulla relazione n. 3 intestata a A. presso la 

banca D. SA di Lugano, sia della polizza assicurativa rendita Gen-Reflex n. 4 

presso l'assicurazione E. AG, di cui A. risulta essere stipulante/contraente.   

 

 

J. Con decisione del 22 gennaio 2014, la Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale (in seguito: TPF) ha accolto il reclamo interposto da A. avverso 

la confisca di cui sopra, annullandola (v. decisione BB.2013.128).  

 

 

K. Il 4 giugno 2014 la Corte Suprema di Cassazione italiana (sesta sezione penale) 

ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Catania del 18 aprile 2013 

limitatamente alla confisca, confermando la condanna a B. per appartenenza 

ad un'organizzazione di tipo mafioso (v. incarto TPF cl. 1 p. 18.11). 

 

 

L. In data 3 dicembre 2014, nel quadro di una procedura indipendente di confisca 

ai sensi dell'art. 376 e segg. avviata il 19 febbraio 2014, il MPC ha emanato un 

decreto di confisca dei beni sopra menzionati (v. supra lett. I), nei confronti del 

quale A. ha formulato opposizione (v. incarto TPF cl. 1 p. 3.1 e segg. e 3.31 e 

segg.). Il 22 dicembre 2014 il MPC ha trasmesso alla Corte penale del TPF gli 

atti per giudizio. Dopo il dibattimento svoltosi il 15 aprile 2015, la Corte penale, 

in seduta pubblica del 27 maggio 2015, ha reso la sua ordinanza (v. act. 1.1). 

 

 

M. Con reclamo del 23 luglio 2015, A. è insorto contro la summenzionata decisione 

di confisca dinanzi alla Corte dei reclami penali del TPF, postulandone l'annul-

lamento, con dissequestro sia della relazione bancaria che dei diritti derivanti 

dalla polizza assicurativa di sua pertinenza (v. act. 1). 

 

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N. Con scritto del 24 luglio 2015, la Corte penale del TPF ha comunicato di rimet-

tersi al giudizio di questa autorità giudicante (v. act. 3). Il MPC, mediante osser-

vazioni del 31 luglio 2015, ha chiesto la reiezione del gravame in misura della 

sua ammissibilità (v. act. 4). 

 

 

O. Con replica dell'11 agosto 2015, il reclamante ha ribadito le sue conclusioni 

ricorsuali (v. act. 6). 

 

 

P. Mediante scritto del 13 agosto 2015, il MPC ha rinunciato a duplicare (v. act. 8). 

Con lettera del 24 agosto 2015, la Corte penale del TPF ha anch'essa rinunciato 

a duplicare, rimettendosi al giudizio di questa Corte (v. act. 9). Entrambi gli scritti 

sono stati trasmessi al reclamante, per conoscenza (v. act. 10). 

 

 

 

 Diritto: 

 

1.  

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. b del Codice di diritto processuale penale sviz-

zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e dell'art. 37 cpv. 1 della legge federale 

del 19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confedera-

zione (LOAP; RS 173.71) in relazione con l’art. 19 cpv. 1 del regolamento del 

31 agosto 2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 

173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro i decreti e le 

ordinanze, nonché gli atti procedurali dei tribunali di primo grado; sono eccet-

tuate le decisioni ordinatorie. 

 

1.2 Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissi-

bilità dei reclami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambito, 

dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP non-

ché PATRICK GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Strafprozes-

sordnung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la giuri-

sprudenza citata). 

 

1.3 Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

dispone di un libero potere d’esame sui fatti e sul diritto (art. 393 cpv. 2 CPP). 

Mediante il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’ec-

cesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia 

(lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza 

(lett. c). 

 

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1.4 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). I reclami contro decisioni comunicate per scritto 

od oralmente vanno presentati e motivati per scritto entro dieci giorni presso la 

giurisdizione di reclamo (art. 396 cpv. 1 CPP). Interposto contro una decisione 

di confisca di beni di pertinenza del reclamante, il gravame, tempestivo, è rice-

vibile in ordine (v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2011.10-11 del 

18 maggio 2011, consid. 1.5 e riferimenti ivi citati).. 

 

 

2. Il reclamante contesta innanzitutto la competenza per territorio del MPC a con-

fiscare i beni di sua pertinenza. Tale misura sarebbe legata all'accusa di appar-

tenenza ad un'organizzazione criminale mossa in Italia nei confronti del padre 

B. reato che non avrebbe nessun legame con la Svizzera.  

 

 Ora, la presente Corte ha già statuito su tale questione nella sua decisione del 

22 gennaio 2014 concernente il qui reclamante, respingendo la censura (v. 

BB.2013.128 consid. 2). Pur trattandosi in concreto di una confisca indipen-

dente giusta gli art. 376 e segg. CPP e non di una confisca in caso di abbandono 

del procedimento secondo l'art. 320 in relazione con l'art. 322 CPP, le conside-

razioni effettuate nella decisione di cui sopra, alle quali, per motivi di economia 

processuale, si rimanda, rimangono valide, precisato che la confisca qui impu-

gnata si fonda sul fatto che i beni oggetto della misura in parola sarebbero sem-

pre rimasti, nonostante il loro trasferimento al qui reclamante da parte del padre, 

nel potere di disposizione dell'organizzazione criminale di cui B. avrebbe fatto 

parte (v. anche DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/ 

BETTEX/STOLL, Code pénal, Basilea 2012, n. 4 ad art. 72 CP). 

 

 

3. Il giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che costituiscono il prodotto 

di un reato o erano destinati a determinare o a ricompensare l'autore di un reato, 

a meno che debbano essere restituiti alla persona lesa allo scopo di ripristinare 

la situazione legale (art. 70 cpv. 1 CP). Il diritto di ordinare la confisca si pre-

scrive in sette anni; se il perseguimento del reato soggiace a una prescrizione 

più lunga, questa si applica anche alla confisca (art. 70 cpv. 3 CP). Il giudice, 

indipendentemente dalla punibilità di una data persona, ordina la confisca degli 

oggetti che hanno servito e erano destinati a commettere un reato o che costi-

tuiscono il prodotto di un reato se tali oggetti compromettono la sicurezza delle 

persone, la moralità o l'ordine pubblico (art. 69 cpv. 1 CP). 

 

3.1 La confisca di valori patrimoniali in relazione con un reato ha carattere repres-

sivo: ha infatti lo scopo di impedire che il reo profitti dell’infrazione da lui com-

messa, evitando in tal senso che il crimine paghi (v. DTF 106 IV 336 con-

sid. 3b/aa; 104 IV 228 consid. 6b). Costituisce prodotto di reato ogni valore in 

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relazione diretta ed immediata con il reato stesso. Quando il prodotto originale 

dell’infrazione è costituito da valori propri a circolare, quali biglietti di banca o 

moneta scritturale, ed è stato trasformato a più riprese, esso resta confiscabile 

fino a che la sua traccia documentaria (Papierspur, trace documentaire, paper 

trail) può essere ricostruita in maniera tale da stabilire il legame con l’infrazione 

(DTF 129 II 453 consid. 4.1 p. 461; sentenza del Tribunale federale 

1B_185/2007 del 30 novembre 2007, consid. 9). In questo senso la conversione 

di una somma di denaro in un'altra valuta o in carte valori non fa ostacolo alla 

confisca (DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., 

n. 7 ad art. 70 CP). Se i valori considerati sono stati oggetto d’atti puniti sotto il 

profilo dell’art. 305bis CP, essi sono confiscabili in quanto prodotto di quest’ul-

tima infrazione (sentenza del Tribunale federale 6S.667/2000 del 19 febbraio 

2001, consid. 3c, pubblicata in SJ 2001 I pag. 332). In tutti i casi il prodotto di 

un’infrazione commessa all’estero può essere confiscato in Svizzera se i valori 

in questione sono stati oggetto di operazioni di riciclaggio in Svizzera (su tali 

questioni v. DTF 128 IV 145 in part. consid. 2c pag. 149 e seg.). Nel caso di 

un'organizzazione criminale, la confisca in Svizzera presuppone che le autorità 

elvetiche siano competenti per perseguire la persona proprietaria dei valori a 

titolo di partecipazione o sostegno ad un'organizzazione criminale. La confisca 

è pure possibile se i valori sono gestiti in Svizzera da un membro dell'organiz-

zazione o da uno strumento utilizzato a sua insaputa (DTF 134 IV 185 consid. 

2.1, pubblicato anche in SJ 2008 I pag. 325 e segg.). 

 

3.2 L’art. 72 CP (art. 59 n. 3 vCP), entrato in vigore il 1° agosto 1994, ha introdotto 

una nuova modalità di confisca dei valori patrimoniali; questa disposizione è 

stata espressamente concepita per facilitare la confisca di valori patrimoniali 

appartenenti alle organizzazioni criminali (v. sentenza del Tribunale federale 

1S.16/2005 del 7 giugno 2005, consid. 2.2). Secondo tale disposizione, devono 

essere confiscati tutti i valori patrimoniali di cui un'organizzazione criminale ha 

la facoltà di disporre, qualunque sia la loro origine ed il loro precedente utilizzo; 

non importa, a tal proposito, che si tratti di valori patrimoniali di origine lecita o 

illecita. Infatti, si tratta di colpire l'organizzazione criminale anche nell'ambito 

delle sue attività economiche legali (NIKLAUS SCHMID, in Schmid [ed.], Kommen-

tar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, vol. I, 2a ediz., 

Zurigo 2007, n. 129 ad art. 70 CP; FLORIAN BAUMANN, Commentario basilese, 

vol. I, 3a ediz., Basilea 2013, n. 1 ad art. 72 CP). 

 

 I valori appartenenti a una persona che abbia partecipato o sostenuto un’orga-

nizzazione criminale (art. 260ter CP) sono presunti sottoposti, fino a prova del 

contrario, alla facoltà di disporre dell’organizzazione (art. 72 CP). Contraria-

mente a quanto potrebbe far sembrare la lettera della legge, la presunzione 

prevista all'art. 72 CP si applica anche agli oggetti giusta l'art. 69 cpv. 1 CP 

(MADELEINE HIRSIG-VOUILLOZ, Le nouveau droit suisse de la confiscation pénale 

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et de la créance compensatrice, PJA 2007 pag. 1398; DUPUIS/GELLER/MON-

NIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., n. 8 ad art. 72 CP). 

 

3.2.1 La facoltà di disporre è da ricollegare alla nozione di disponibilità fattuale. La 

disponibilità fattuale è definita come il potere effettivo esercitato su una cosa, 

conformemente alle regole della vita in società; esso presuppone necessaria-

mente la possibilità e la volontà di possedere tale cosa. L'organizzazione crimi-

nale esercita la propria facoltà di disporre quando ha la disponibilità fattuale dei 

beni in questione, potendone disporre in qualsiasi momento per raggiungere i 

suoi obiettivi. La nozione equivale a quella dell'avente diritto economico giusta 

l'art. 305bis CP, disposizione che punisce il riciclaggio di denaro. Il concetto eco-

nomico della qualità di avente diritto, il quale include la facoltà effettiva di di-

sporre dei valori patrimoniali, è in effetti determinante (HIRSIG-VOUILLOZ, op. cit., 

pag. 1394). 

 

3.2.2 La confisca di valori patrimoniali ai sensi dell'art. 72 CP presuppone quindi che 

la persona in questione abbia partecipato o apportato il proprio sostegno ad 

un'organizzazione criminale secondo l'art. 260ter CP; il riferimento a  

quest'ultima disposizione indica chiaramente che non è più richiesta la prova di 

un vincolo con il reato anteriore, ma che la confisca implica comunque un com-

portamento anteriore punibile (Messaggio del Consiglio federale del 

30 giugno 1993, FF 1993 III pag. 193 e segg., 227). Punto di partenza è 

l'idea che i valori patrimoniali che sottostanno alla facoltà di disporre di  

un'organizzazione criminale sono, da un canto, con grande probabilità d'origine 

delittuosa e d'altro canto – fatto potenzialmente pericoloso – essi serviranno a 

commettere altri reati, vale a dire che permettono all'organizzazione di prose-

guire l'attività criminale. A differenza della confisca tradizionale, improntata 

esclusivamente sulla provenienza dei beni da confiscare, la confisca definita 

all'art. 72 CP intende piuttosto esplicare un effetto preventivo, privando l'orga-

nizzazione criminale della base finanziaria (FF 1993 III pag. 226). Come detto, 

se una persona, fisica o giuridica, è punibile in virtù dell'art. 260ter CP, la facoltà 

di disporre dell'organizzazione criminale che fonda il diritto di confiscare i suoi 

valori patrimoniali è presunta per legge. La persona interessata ha però la pos-

sibilità di fornire la prova che invalidi tale presunzione. Se la persona interessata 

è in grado di provare l'assenza del potere o della volontà di disporre dell'orga-

nizzazione criminale, la presunzione cade. 

 

3.2.3 Partecipa ad un’organizzazione criminale colui che vi si integra e vi esercita 

un’attività volta al perseguimento dello scopo criminale dell’organizzazione. La 

variante del sostegno all’attività di un’organizzazione criminale si riferisce al 

comportamento di colui che contribuisce, in particolar modo in qualità di inter-

mediario, a questa attività, incoraggia o favorisce quest’ultima o fornisce un 

aiuto che serve direttamente lo scopo criminale dell’organizzazione. Il sostegno 

si differenzia dalla complicità nel senso che non è necessario un rapporto di 

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causalità tra il comportamento dell’autore e la commissione di un’infrazione de-

terminata; a titolo di esempio si può citare il caso di colui che, seppur cosciente 

dei legami esistenti tra la sua prestazione e la finalità perseguita dall’organizza-

zione, amministra dei fondi pur essendo perfettamente al corrente che l’orga-

nizzazione criminale trae profitto dalla sua prestazione di servizio (FF 1993 III 

212-213; GÜNTER STRATENWERTH/FELIX BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, 

BT II, 7a ediz., Berna 2013, §40 n. 24-26; ANDREAS DONATSCH/WOLFGANG 

WOHLERS, Strafrecht IV, 4a ediz., Zurigo 2011, pag. 206 e seg.). Infine, sul 

piano soggettivo, è necessario che l’autore abbia agito intenzionalmente; con-

formemente alle regole generali, l’intenzione deve riguardare l’integralità degli 

elementi costitutivi oggettivi (FF 1993 III 213; G. STRATENWERTH/F. BOMMER, 

op. cit., §40 n. 27; J. REHBERG, op. cit., pag. 208). 

 

3.3 Nella fattispecie, si rileva che la presente autorità, nella sua decisione del 22 

gennaio 2014, ha affermato quanto segue: 

 

"In data 16 aprile 2010 B. è stato condannato dal Tribunale di Catania ad una 

pena di quattro anni e otto mesi di reclusione per il reato di associazione a delin-

quere di stampo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis CP italiano, per avere fatto 

parte, insieme ad altre persone, di un'associazione di tipo mafioso denominata 

Laudani, e finalizzata, avvalendosi concretamente della forza di intimidazione del 

vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne 

deriva, alla commissione di una serie di delitti contra la persona (quale omicidi, 

anche al fine di affermare la propria egemonia nei confronti delle cosche rivali), 

contro il patrimonio (quali rapine, furti, estorsioni, riciclaggio di denaro e beni di 

provenienza illecita ed usura) e di delitti di altro genere, nonché all'acquisizione 

in modo diretto ed indiretto del controllo di attività economiche, di appalti e servizi 

pubblici ed alla realizzazione, comunque di profitti o vantaggi ingiusti (…). Impu-

gnata sia dalla difesa - il cui appello ha investito tutti i capi e punti relativi alla 

pronuncia di responsabilità, alla confisca e al trattamento sanzionatorio (…) - sia 

dall'accusa, tale sentenza è stata riformata dalla Corte d'Appello di Catania, la 

quale ha aumentato la pena a dodici anni di reclusione (…). Tale decisione è 

stata a sua volta impugnata dinanzi alla Corte di cassazione sia dal Pubblico 

Ministero italiano che da B. (…), quest'ultimo contestandola in relazione a tutti i 

capi e punti (…). I ricorsi in questione sono tuttora pendenti davanti alla predetta 

Corte. Orbene, fintanto che non esiste una sentenza passata in giudicato che 

constati in via definitiva l'appartenenza di B. ad un'organizzazione criminale, il 

predetto deve beneficiare della presunzione d'innocenza (v. art. 10 cpv. 1 CPP, 

32 cpv. 1 Cost. nonché 6 n. 2 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la 

salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali [CEDU; RS 0.101]), 

situazione che non permette di procedere alla confisca pronunciata dal MPC (v. 

ROBERTA TSCHIGG, Die Einziehung von Vermögenswerten krimineller Organisa-

tionen, Berna/Stuttgart/Wien 2003, pag. 101 e segg.; cfr. anche F. BAUMANN, op. 

cit., n. 14 ad art. 72 CP; N. SCHMID, op. cit., n. 191-192 ad art. 70-72 CP; sentenza 

del Tribunale federale del 27 agosto 1996, pubblicata in SJ 119 (1997) pag. 1 e 

segg.)".  

 

 Orbene, con sentenza del 4 giugno 2014, la Corte Suprema di Cassazione ita-

liana, sesta sezione penale, ha statuito sui ricorsi di cui sopra, emanando il se-

guente dispositivo: "Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente 

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alla confisca ex art. 12-sexies L. n. 356/1992. Annulla la stessa sentenza limi-

tatamente al punto 2-bis del capo A) della imputazione nonché alla confisca ex 

art. 416-bis, comma 7, cod. pen. e rinvia ad altra sezione della Corte d'Appello 

di Catania sui predetti punti. Rigetta il ricorso dello B. nel resto. Dichiara inam-

missibile il ricorso del P.G." (v. incarto TPF cl. 1 p. 18.00.11 e segg., in part. p. 

18.00.53). Nella misura in cui il rinvio in questione riguarda esclusivamente il 

punto 2-bis del capo A) delle imputazioni, vi è da constatare che B. è stato de-

finitivamente condannato per appartenenza ad un'associazione di tipo mafioso, 

dal 1987 in permanenza, per quanto riguarda il restante contenuto del capo 

A)(v. incarto TPF cl. 1 p. 18.00.38 e segg.).  

 

3.3.1 Ora, salvo circostanze eccezionali, la Svizzera, avendo aderito allo Spazio 

Schengen, non può sottrarsi a determinati principi di diritto penale europeo ad 

esso sottesi come quello del mutuo riconoscimento delle sentenze 

(v. PELOPIDAS ANDREOU, Gegenseitige Anerkennung von Entscheidungen in 

Strafschen in der Europäischen Union, Baden-Baden 2009; VALSAMIS 

MITSILEGAS, EU Criminal Law, Oxford 2009, pag. 115 e segg.; MARKUS JUPPE, 

Die gegenseitige Anerkennung strafrechtlicher Entscheidungen in Europa, 

Francoforte s.M. 2007). Tanto più in ambiti come quello del riciclaggio e del 

crimine organizzato, dove la tendenza non solo europea ma internazionale, 

coerentemente seguita anche dal legislatore svizzero (v. in part. ROBERT 

ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a 

ediz., Berna 2014, pag. 98 e segg., nonché Messaggio concernente la Conven-

zione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale del 

26 ottobre 2005, FF 2005 pag. 5961 e segg.), è quella di creare un sistema 

globalmente sempre più integrato, il quale presuppone, anche al di là del preci-

puo campo dell'assistenza giudiziaria, la reciproca fiducia degli Stati interessati. 

In questo senso, a maggior ragione con Stati come l'Italia che vantano una con-

solidata tradizione di cooperazione con il nostro Paese, non da ultimo consa-

crata in un Accordo complementare alla Convenzione europea di assistenza 

giudiziaria in materia penale (RS 0.351.945.41), si impone non solo al giudice 

dell'assistenza ma anche al giudice penale del merito un considerevole riserbo 

nello scostarsi dagli accertamenti effettuati dalle autorità giudiziarie dello Stato 

estero (v. decisione del Tribunale penale federale BB.2014.4 del 9 mag-

gio 2014, consid. 4.5 con la giurisprudenza e la dottrina ivi citate). 

 

3.3.2 Il reclamante sostiene di essere l'unico proprietario dei valori sequestrati, ad 

esclusione del padre, ragione per cui l'organizzazione criminale in Italia non 

avrebbe avuto nessun potere di disposizione sugli stessi. Queste affermazioni 

sono smentite tuttavia dai fatti evidenziati dall'autorità precedente. Per quanto 

riguarda il conto bancario presso la banca D. SA, si rileva innanzitutto che il 

medesimo è stato aperto il 3 gennaio 1997 ed alimentato mediante quattro ver-

samenti a contanti e due bonifici, fra il 3 gennaio 1997 e il 27 dicembre 1999, 

per un totale di fr. 637'194.10 (v. incarto TPF cl. 1 p. 11.00.15). Contestualmente 

http://links.weblaw.ch/BBl-2005-5961

- 10 - 
 
 

all'apertura del conto A., allora ventenne, ha concesso al padre B. una procura 

individuale sul conto (v. incarto TPF cl. 2.1 p. 2.510.224). Come attestato dalle 

note interne della banca (v. incarto TPF cl. 2.3 p. 2.510.1033), il reclamante ha 

dichiarato in quel momento che i soldi versati provenivano dalla sua attività pro-

fessionale, fatto tuttavia smentito dal teste, nonché allora funzionario di banca, 

F. (v. incarto TPF cl. 1.1 p. 12.1.8) nonché dal reclamante medesimo nella sua 

opposizione al decreto di confisca (v. incarto TPF cl. 2 p. 2.100.12), entrambi 

concordi nel ricondurre l'alimentazione del conto a donazioni da parte della fa-

miglia, nel periodo 1997-1999, periodo durante il quale B. partecipava all'orga-

nizzazione criminale. Con mente alla riconduzione economica dei valori patri-

moniali sul conto in questione, la Corte penale del TPF ha poi rilevato come le 

note interne della banca (v. incarto TPF cl. 2.3 p. 2.510.6 e segg.) facciano stato 

di diversi contatti ad opera del procuratore sulla relazione, a dimostrazione del 

fatto che la persona interessata dall'appartenenza all'organizzazione criminale 

seguisse da vicino la relazione in oggetto e la sua gestione, partecipando in 

prima persona ad impartire disposizioni al riguardo. La Corte penale ne ha tratto 

il convincimento – condivisibile da parte della presente autorità – che i valori 

patrimoniali, donati al giovane A., fossero non solo economicamente riconduci-

bili al padre B., ma anche che quest'ultimo avesse sempre serbato, fino al se-

questro, padronanza, o perlomeno governo, gestionale e stabile facoltà di di-

sporre, non da ultimo grazie alla procura con diritto di firma individuale che gli 

permetteva un accesso diretto e costante ai valori patrimoniali sul conto. Per 

quanto attiene alla polizza assicurativa, si rileva che la stessa è stata accesa – 

con inizio al 1° aprile 2004 e scadenza al 1° aprile 2014 – da B. con il versa-

mento di un premio unico, pari a fr. 238'311.--, derivante dalla liquidazione di 

una copertura assicurativa precedente, presso assicurazione G., accesa, que-

st'ultima, il 1° marzo 1997 e scaduta il 1° marzo 2002 (v. incarto TPF cl. 2.3 p. 

2.510.1065 e segg., 2.510.1101). Come rilevato dalla Corte penale, le presta-

zioni assicurative, in caso di vita, sarebbero state pagabili allo stipulante B., che 

ha dichiarato come propri i valori patrimoniali destinati al pagamento del premio 

unico (v. incarto TPF cl. 2.3 p. 2.510.1105). Il pagamento del premio unico è 

avvenuto nel 1997, nel periodo durante il quale B. partecipava all'organizza-

zione criminale. Sempre con mente alla riconduzione economica dei valori pa-

trimoniali di cui alle prestazioni assicurative, l'autorità precedente ha rilevato 

come il fascicolo processuale faccia stato di una disposizione manoscritta da-

tata 20 maggio 2009, di B., controfirmata per accordo dal figlio A., a mezzo della 

quale il primo dichiara quanto segue: "Chiedo che lo stipulante del contratto sia 

mio figlio A. nato il 6.6.1976" (v. incarto TPF cl. 2.3 p. 2.510.1059). La Corte 

penale è quindi giunta alla conclusione, anche questa condivisa dalla presente 

autorità giudicante, che, almeno fino al 20 maggio 2009, l'organizzazione crimi-

nale ha esercitato la propria facoltà di disporre serbando la disponibilità fattuale 

sui beni in questione, e potendone disporre in qualsiasi momento per raggiun-

gere i suoi obiettivi, non da ultimo a mezzo del relativo valore di riscatto e della 

connessa eccedenza del conto di partecipazione, come è dato evincere dal 

- 11 - 
 
 

consolidamento occorso in occasione della mutazione di titolarità (v. incarto 

TPF cl. 1.8 p. 7.5.1.2.11).  

 

Alla luce di quanto precede, occorre quindi concludere che i valori patrimoniali 

oggetto della decisione impugnata sono stati, per svariati anni, nella facoltà di 

disporre dell'organizzazione criminale dei Laudani, allorquando B. partecipava 

alla stessa. 

 

3.3.3 In definitiva, non essendovi ragione per questa Corte di scostarsi dalle conside-

razioni espresse dalle autorità italiane nelle sopraccitate sentenze, mediante le 

quali è stata accertata l'appartenenza di B. ad un'organizzazione criminale, e 

appurato il potere di disposizione, attraverso il predetto, di un'organizzazione 

criminale, la cui sussumibilità all'art. 260ter CP è pacifica, sui beni oggetto della 

decisione impugnata, si giustifica nella fattispecie l'applicazione della presun-

zione di cui all'art. 72 CP. 

 

3.4 Il reclamante sostiene di aver rovesciato la presunzione di cui all'art. 72 CP 

avendo dimostrato l'origine lecita dei beni confiscati, frutto della sua attività di 

imprenditore. 

 

3.4.1 Come detto, se una persona, fisica o giuridica, è punibile in virtù dell'art. 260ter 

CP, la facoltà di disporre dell'organizzazione criminale che fonda il diritto di con-

fiscare i suoi valori patrimoniali è presunta per legge. La persona interessata ha 

però la possibilità di fornire la prova che invalidi tale presunzione. Se la persona 

in causa è in grado di provare l'assenza del potere o della volontà di disporre 

dell'organizzazione criminale, la presunzione cade. Tuttavia, trattandosi di un 

fatto negativo, quest'ultima può essere provata difficilmente, per esempio dimo-

strando che l'organizzazione potrebbe aver accesso agli averi solo commet-

tendo nuovi reati (DTF 136 IV 4 consid. e riferimenti, sentenza del Tribunale 

federale 6B_144/2011, consid. 6.3.2). Va innanzitutto precisato che l’inversione 

dell’onere della prova di cui all’art. 72 CP non viola né le esigenze formulate 

dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (v. DTF 136 IV 4 consid. 5 e riferimenti 

citati) né la garanzia della proprietà o gli altri diritti fondamentali (v. FF 1993 III 

pag. 229). A tale riguardo va pure rammentato che la prova che un determinato 

valore patrimoniale è stato acquistato legalmente dalla persona interessata non 

è atta, da sola, a invalidare la presunzione. Questo può essere solo il caso al-

lorquando mediante tale prova si riesce a dimostrare l'assenza della facoltà di 

disporre dell'organizzazione (v. sentenze del Tribunale federale 1S.16/2005 del 

7 giugno 2005, consid. 2.2 e 1B_79/2007 del 27 novembre 2007, consid. 4; 

sulla problematica v. anche FLORIAN BAUMANN, op. cit., n. 11 e 12 ad art. 72 

CP; TPF 2011 18 consid. 3.4). 

 

- 12 - 
 
 

3.4.2 Nel caso concreto, anche volendo ritenere plausibile il fatto che i valori patrimo-

niali in parola provengano dall'attività imprenditoriale di cui si prevale il recla-

mante, tale prova non è tuttavia sufficiente ad inficiare la presunzione di cui 

all’art. 72 CP. A., infatti, non porta argomentazioni atte a sovvertire la presun-

zione legale della facoltà di disporre dell’organizzazione mafiosa: come eviden-

ziato in precedenza (v. consid. 3.3 supra), i tribunali italiani hanno accertato la 

partecipazione del padre del reclamante all'associazione di tipo mafioso deno-

minata Laudani per il periodo dal 1987 in permanenza. È pertanto legittimo (se 

non addirittura logico) presumere che i valori patrimoniali detenuti sul conto n. 

3 presso la banca D. SA nonché la polizza assicurativa n. 4 presso l'Assicura-

zione E. AG, anche se di origine lecita e acquisiti precedentemente all'integra-

zione nell'organizzazione criminale, siano stati perlomeno a partire dal 1987 di 

fatto sottoposti alla facoltà di disporre della predetta organizzazione criminosa. 

Di fronte ad una tale contiguità economica tra B. e l'organizzazione dei Laudani 

non si può ragionevolmente ammettere che i beni in questione uscissero dall'or-

bita di controllo dell'organizzazione criminale soltanto perché originanti da un'at-

tività lecita svolta in precedenza. Fatto sta che durante la sua attività d'impren-

ditore nell'ambito della grande distribuzione il padre del reclamante è entrato a 

far parte di un'organizzazione criminale ed il fatto di avere avuto anche dei valori 

pregressi ha aumentato le potenziali disponibilità finanziarie dell'organizza-

zione. Lo scopo della confisca ex art. 72 CP è appunto questo: impedire alle 

organizzazioni criminali di trarre vantaggio economico da simili situazioni. 

 

3.5 Il reclamante contesta che la Corte di cassazione italiana abbia confermato in 

via definitiva la condanna di B. per partecipazione ad un'organizzazione crimi-

nale, ciò in virtù del rinvio fatto dalla medesima alla Corte di Appello di Catania 

al fine, tra l'altro, di determinare la cessazione dell'affiliazione del predetto all'or-

ganizzazione criminale dei Laudani (v. supra consid. 3.3). Egli contesta inoltre 

la presa in considerazione della data della sentenza di primo grado italiana per 

determinare il distacco dall'organizzazione in questione. Collocando tale mo-

mento alla fine degli anni novanta, momento in cui il padre del reclamante sa-

rebbe stato in urto con il clan dei Laudani, o tuttalpiù al momento del suo arresto 

in Italia, nel 2001, il termine per confiscare i beni oggetto della decisione impu-

gnata sarebbe prescritto. 

 

Orbene, la confisca è legata in concreto alla disponibilità dei valori patrimoniali 

da parte dell'organizzazione criminale e di conseguenza alla fattispecie dell'art. 

260ter CP (sentenza del Tribunale federale 6B_144/2011 del 16 settembre 2011, 

consid. 4.2). La sentenza del 18 aprile 2013 della Corte d'Appello di Catania, 

confermata su tale punto dalla Suprema Corte di Cassazione italiana, ha con-

dannato B. per partecipazione all'associazione di tipo mafioso riconducibile ai 

Laudani dall'anno 1987 in permanenza, precisato come per i giudici del merito 

italiani la cessazione della permanenza venga a coincidere, salvo che non 

emerga dagli atti un elemento certo che ne sposti il momento in un periodo 

- 13 - 
 
 

precedente, con la pronuncia della sentenza di primo grado, ossia 16 aprile 

2010 (v. incarto TPF cl. 1 p. 18.00.5, pag. 577-578). Di conseguenza, visto che 

la prescrizione del diritto di confiscare non inizia a decorrere prima che il potere 

di disporre dei valori patrimoniali da parte dell'organizzazione criminale cessi 

(v. MADELEINE HIRSIG-VOUILLOZ, in R. Roth/L. Moreillon (ed.), Commentario Ro-

mando, Basilea 2009, n. 26 ad art. 72 CP), sia applicando la prescrizione quin-

dicennale conformemente al diritto vigente (art. 70 cpv. 3 e 97 cpv. 1 lett. b e 

art. 98 lett. c unitamente ad art. 260ter n. 1 CP), sia considerando il termine di 

10 anni secondo il diritto previgente, in ossequio alla lex mitior (art. 59 n. 1, 

art. 70 e art. 71 unitamente ad art. 260ter n. 1 vCP), la prescrizione non è ancora 

intervenuta, subentrando al più presto nel 2020. Essendo la sentenza della 

Corte d'Appello di Catania annullata limitatamente al punto 2-bis del capo A) e 

precisato che il rinvio in punto alla determinazione dell'esatto momento finale 

della contestazione di partecipazione all'associazione di tipo mafioso concerne 

unicamente il punto 2-bis del capo A), le altre condotte descritte al capo A) ri-

sultano confermate, ragione per cui, relativamente alle parti non annullate, la 

sentenza è cresciuta in giudicato. Non può quindi essere qui seguita l'argomen-

tazione sviluppata dal ricorrente, secondo cui il momento finale dell'apparte-

nenza all'organizzazione relativamente al punto 2-bis del capo A) avrebbe un'in-

fluenza diretta, in virtù del principio dell'assorbimento dei motivi di ricorso, sul 

contenuto restante del capo A). Non essendo emerso dall'incarto, dopo tre gradi 

di giudizio, nessun elemento certo che sposti la fine dell'appartenenza di B. 

all'organizzazione criminale dei Laudani prima della emanazione della sentenza 

di primo grado, non vi sono motivi per scostarsi dalla data di quest'ultima quale 

momento a partire dal quale far decorrere il termine di prescrizione del diritto di 

confiscare. Occorre peraltro sottolineare che il Tribunale di primo grado aveva 

assolto B. dal punto 2-bis del capo A), decisione poi capovolta dalla Corte di 

Appello. Ora, precisato che quanto previsto al punto 2-bis del capo A) riguarda 

un capitolo a sé stante nell'ambito delle attività criminali contestate a B. ("avente 

ad oggetto il cosiddetto Grande Progetto di espansione delle attività commer-

ciali dello B. a Palermo e provincia, attraverso l'apporto di diversi clan mafiosi, 

non più soltanto i Laudani ma anche i Santapaola, Madonia e Provenzano"; v. 

incarto TPF cl. 1 p. 18.00.44), la Corte di Cassazione ha criticato le conclusioni 

della Corte d'Appello di Catania in questo ambito, la quale non avrebbe "ade-

guatamente motivato in relazione alle ragioni per le quali le argomentazioni 

svolte dal primo giudice a sostegno della decisione assolutoria dovessero rite-

nersi errate da un punto di vista fattuale, logico o giuridico, né ha compiuta-

mente considerato i contributi offerti dalla difesa nel giudizio di appello, nella 

sostanza limitandosi a sovrapporre le proprie valutazioni a quelle compiute dal 

giudice di prime cure, senza dare adeguata ragione delle scelte operate e della 

maggiore considerazione accordata alla propria ricostruzione della vicenda" (v. 

incarto TPF cl. 1 p. 18.00.45). Potendo la Corte d'Appello non essere in grado 

di colmare i vuoti probatori evidenziati dalla Corte di Cassazione relativamente 

al punto 2-bis del capo A), un'eventuale decisione di assoluzione su tale punto 

- 14 - 
 
 

non avrebbe, e non potrebbe avere, incidenza alcuna sul contenuto restante del 

capo A), dove si è constatata, in via definitiva, l'appartenenza di B. all'organiz-

zazione di stampo mafioso dal 1987 in permanenza. 

 

3.6 Per quanto riguarda infine la protezione fornita dall'art. 70 cpv. 2 CP, questa 

Corte condivide le conclusioni a cui è giunta l'autorità precedente, ossia che, 

lasciata aperta la questione della buona fede, gli atti dell'incarto permettono di 

affermare che il reclamante ha ricevuto i beni patrimoniali litigiosi senza fornire 

nessuna controprestazione adeguata. Nessun elemento è del resto emerso atto 

a provare che la confisca impugnata rappresenti una misura eccessivamente 

severa nei confronti del reclamante. 

 

 

4. Discende da quanto precede che la confisca dei valori patrimoniali depositati 

sul conto n. 3 presso la banca D. SA nonché della polizza assicurativa n. 4 

presso l'Assicurazione E. AG va confermata ed il reclamo respinto. 

 

 

5. Giusta l'art. 428 cpv. 1 prima frase CPP le parti sostengono le spese della pro-

cedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. La 

tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

 

 

 

- 15 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 9 dicembre 2015 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Roberto Macconi, 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Tribunale penale federale, Corte penale 

 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).