# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dab4f5d9-bfc5-5d77-adb5-dfbce86fa7cb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-08-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.08.2010 C-6010/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-6010-2009_2010-08-12.pdf

## Full Text

Corte II I
C-6010/2009

{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 2  a g o s t o  2 0 1 0

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Marianne Teuscher, Antonio Imoberdorf, 
cancelliera Mara Vassella.

A._______,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Autorizzazione d'entrata nello spazio Schengen 
concernente B._______.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-6010/2009

Fatti:

A.
Il  30  giugno  2009  B._______,  cittadina  kosovara  nata  il  ...,  ha 
presentato  una  domanda  di  autorizzazione  d'entrata  nello  spazio 
Schengen presso l'Ambasciata di Svizzera a Pristina al fine di rendere  
visita per un periodo di 30 giorni a A._______, domiciliato a ....

All'istanza la  richiedente ha allegato una polizza d'assicurazione del 
30 giugno 2009, un invito del 29 maggio 2009 da parte dell'ospitante 
attestante la presa a carico di vitto e alloggio e una dichiarazione di 
comunione domestica del 2 giugno 2009.

B.
Con decisione del 31 agosto 2009, l'UFM ha rifiutato di rilasciare l'au-
torizzazione d'entrata nello spazio Schengen a favore della richieden-
te. A motivo della sua decisione esso ha osservato che la legislazione 
in ambito di visti non garantisce nessun diritto all'entrata nello spazio 
Schengen o al rilascio di un visto anche qualora il richiedente adempia 
tutte le condizioni. L'autorità di prime cure ha inoltre affermato che un 
visto non può essere concesso ad uno straniero il cui ritorno nel Pae-
se d'origine non è garantito, sia a causa della situazione politica o so-
cioeconomica  prevalente  in  tale  Stato,  sia  a  causa  della  situazione 
personale  del  richiedente. In  concreto l'UFM ha ritenuto che l'uscita 
dalla Svizzera dell'interessata al termine del soggiorno auspicato non 
può essere considerata sufficientemente garantita e che l'insieme del-
le circostanze della fattispecie fa sorgere seri dubbi sullo scopo effetti -
vo del soggiorno auspicato. 

C.
Il 22 settembre 2009, l'invitante è insorto avverso la suddetta decisio-
ne, postulando la concessione del visto per la Svizzera della durata di  
un mese. A sostegno del  proprio gravame il  ricorrente ha dichiarato 
che malgrado sussista la possibilità di ottenere un visto della durata di 
tre mesi,  l'invitata ha presentato una richiesta di  visto limitato ad un 
mese siccome provvede da sola ad accudire il fratello che è afflitto da 
handicap mentale. L'ospitante ha inoltre osservato che i genitori della 
richiedente sono deceduti e pertanto il suo rientro risulta essere indi -
spensabile per il fratello.

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D.
Chiamato ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso 
del 9 novembre 2009 l'UFM ha ribadito quanto affermato nella decisio-
ne  impugnata  ed  ha asserito  che  in  sede  di  ricorso  non  sono  stati  
invocati argomenti atti a modificare la posizione dell'UFM.

E.
Con replica del 19 novembre 2009, il ricorrente ha sottolineato che si 
sarebbe assunto lui stesso la responsabilità di riaccompagnare l'invita-
ta sino all'imbarco del volo di rientro. 

Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta 
l'art. 31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o il 
Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 dalla 
legge federale del  20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa 
(PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

In particolare, le decisioni in materia di rifiuto dell'autorizzazione d'en-
trata in Svizzera rese dall'UFM - il quale costituisce un'unità dell'ammi -
nistrazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF – possono es-
sere impugnate dinanzi al TAF, il quale statuisce in via definitiva (cfr. 
art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 let. c cifra 1 della legge del  
17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

1.2 Riservati i casi in cui la LTAF non dispone altrimenti la procedura 
dinanzi al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).

1.3 A._______  ha  il  diritto  di  ricorrere  (art.  48  cpv.1  PA)  e  il  suo 
ricorso, presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ri -
cevibile (art. 50 e 52 PA). 

2.
Ai sensi dell'art. 49 PA i motivi di ricorso sono la violazione del diritto  
federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di  apprezzamento, 
l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti 
nonché l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non 

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abbia giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il  
diritto federale nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun 
caso dai motivi del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti sono in pri-
mo luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del giudizio (cfr. 
consid. 1.2 della sentenza 2A.451/2002 del 28 marzo 2003 pubblicata 
parzialmente in: DTF 129 II 215).

3.
La politica delle autorità svizzere in materia di visti riveste un ruolo im-
portante nella prevenzione dell'immigrazione clandestina (cfr. Messag-
gio del Consiglio federale relativo alla legge sugli stranieri dell'8 marzo 
2002, in FF 2002 3327). Non potendo accogliere tutti gli stranieri che 
desiderano venire in questo paese, sia per un soggiorno di corta dura-
ta che per un soggiorno di lunga durata, le autorità svizzere possono 
applicare legittimamente una politica d'ammissione restrittiva (cfr. DTF 
122 II  1 consid. 3a;  ALAIN WURZBURGER,  La giurisprudenza recente del 
Tribunale federale in materia di polizia degli stranieri, Rivista di diritto 
amministrativo e di diritto fiscale [RDAF] 1997 I, p. 287).

Come rilevato a giusto titolo dall'autorità inferiore la legislazione sviz -
zera sugli stranieri non garantisce né il diritto d'entrata in Svizzera né il 
rilascio di  un visto. La Svizzera, come gli  altri  Stati,  non è tenuta ad 
autorizzare di  principio l'entrata di  stranieri  nel suo territorio. Questa 
decisione viene presa dalla Svizzera autonomamente in accordo con il 
diritto internazionale pubblico (cfr. Messaggio citato in FF 2002 3327 
nonché DTF 135 II 1 consid. 1.1). 

4.

4.1 Le condizioni d'entrata in Svizzera per un soggiorno non superiore 
a tre mesi sono disciplinate all'art. 2 cpv. 1 dell'ordinanza del 22 otto-
bre  2008  concernente  l’entrata  e  il  rilascio  del  visto  (OEV,  RS 
142.204), il  quale rinvia al  Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parla-
mento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006, che istituisce un 
codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere 
da parte delle persone fisiche (codice frontiere Schengen [GU L 105 
del 13.04.2006 pag. 1-32]). L'art. 5 par. 1 del codice frontiere Schen-
gen definisce le condizioni d'ingresso per i cittadini di paesi terzi. Que-
sti devono essere in possesso di uno o più documenti di viaggio validi 
che consentano di attraversare la frontiera e se richiesto, di un visto 
valido (let. a e b). Inoltre devono giustificare lo scopo e le condizioni 

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del  soggiorno  previsto  e  disporre  di  mezzi  di  sussistenza  sufficienti 
(let. c). Infine non devono essere segnalati nel Sistema d'informazione 
Schengen (SIS) ai fini della non ammissione e non essere considerati 
una minaccia per l'ordine pubblico, la sicurezza interna, la salute pub -
blica o le relazioni internazionali di uno degli Stati membri (let. d ed e).

Le condizioni  d'entrata  previste  dal  codice  frontiere  Schengen corri-
spondono essenzialmente a quelle di cui all'art. 5 cpv. 1 della legge fe-
derale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20). 

4.2 L'art. 5 cpv. 2 LStr esige dallo straniero che prevede un soggiorno 
temporaneo in Svizzera una garanzia di  partenza al termine del suo 
soggiorno. Questa  condizione  del  diritto  nazionale,  non  rappresenta 
un'esigenza  supplementare  e  non  contraddice  il  codice  frontiere 
Schengen. L'indicazione del soggiorno temporaneo costituisce di fatto 
una dichiarazione d'intenzione di lasciare il paese non appena il moti-
vo di soggiorno sia cessato. Allo stesso modo devono essere interpre-
tate le istruzioni consolari comuni del 22 dicembre 2005 indirizzate alle 
rappresentazioni diplomatiche e consolari di prima categoria (ICC; GU 
C 326 del 22 dicembre 2005 pag.1-149). Le ICC esigono in particolare 
che venga valutato il rischio migratorio (cfr. GU C 326 pag.10). Pertan-
to la pratica e la giurisprudenza relative all'art. 5 cpv. 2 LStr possono 
essere applicate (in merito ai  dettagli  di  tale problematica, cfr. DTAF 
2009/27 consid. 5.2 e 5.3). 

5.
L'art. 1 § 1 e 2 del Regolamento n. 539/2001 del Consiglio del 15 mar-
zo 2001 (GU L 81 del 21 marzo 2001, pag. 1-7) si riferisce agli allegati 
I e II i quali si distinguono a seconda dell'obbligo del visto: l'allegato I  
elenca i paesi terzi i cui cittadini sono sottomessi all'obbligo del visto e 
l'allegato  II,  quelli  i  cui  cittadini  sono  liberati  da  tale  obbligo.  La 
Repubblica  del  Kosovo,  recentemente  costituitasi,  non è  elencata  in 
nessun dei due allegati summenzionati (cfr. art. 1 cpv. 1 dell'ordinanza 
[CE] n. 1244/2009 del Consiglio del 30 novembre 2009 che modifica il  
regolamento [CE] n. 539/2001, GU L 336 del 18 dicembre 2009. pag. 
1-3).  I  cittadini  della  Repubblica  del  Kosovo  soggiaciono  pertanto 
all'obbligo del visto indipendentemente dal documento di viaggio di cui 
sono in possesso. 

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6.

6.1 Al fine di valutare se l'uscita dallo spazio Schengen alla scadenza 
del previsto soggiorno risulti sufficientemente assicurata, è necessario 
giudicare un comportamento futuro. Ora, non è possibile constatare in 
modo certo un fatto non ancora accaduto, tuttavia si possono emettere 
delle supposizioni, considerando l'insieme delle circostanze della fatti-
specie e i dati concreti che risultano dalla situazione generale del Pae-
se d'origine del richiedente. 

6.2 A tale proposito  è necessario  considerare  la  qualità  di  vita  e  le 
condizioni economiche e sociali a cui è confrontata la popolazione del  
Kosovo. Con un Prodotto interno lordo (PIL) pro capite di €  1760.00 la 
Repubblica del Kosovo rimane uno dei Paesi più poveri  d'Europa. In 
effetti, seppure negli ultimi anni si siano compiuti dei miglioramenti, il  
45 % della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà nazio-
nale e il 17 % della popolazione si trova in condizioni di estrema po-
vertà. Il tasso di disoccupazione nel Kosovo corrisponde al 47 % ed il 
29  % dei  lavoratori  è  sottoccupato  (cfr. <http://www.worldbank.org  >, 
Countries > Europe and Central Asia > Kosovo > Overview > Country 
Brief  2010,  ultimo  aggiornamento:  aprile  2010,  visitato  il  21  luglio 
2010). 

6.3 Tenuto conto della situazione socioeconomica del Paese d'origine 
della richiedente nonché delle differenze tra questo Paese e la Svizze-
ra, la valutazione dell'UFM, secondo cui il rischio di un'uscita non con-
forme ai termini prestabiliti sia elevato, non può essere contestata. In  
realtà, a prescindere dal fatto che la predisposizione a lasciare il pro-
prio Paese d'origine è agevolata allorquando parenti  o conoscenti  si 
trovano all'estero, la pressione migratoria, come lo dimostra l'esperien-
za, risulta essere più elevata in presenza di persone giovani che non 
hanno particolari legami famigliari o professionali al loro Paese d'origi-
ne. 

Ciò nonostante trarre delle conclusioni basandosi unicamente sulla si-
tuazione generale del paese d'origine, porterebbe ad una valutazione 
dei  fatti  eccessivamente  generalizzata. Occorre  per  tanto  esaminare 
l'insieme delle circostanze del caso concreto. In particolare gli obblighi 
familiari, sociali o professionali possono costituire una prognosi favore-
vole per una partenza regolare dalla Svizzera.

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http://www.worldbank.org/

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6.4 Da quanto emerso dalla documentazione agli  atti,  la richiedente 
ha 33 anni, è nubile e non ha figli. Nella richiesta di visto formulata il  
30 giugno 2009 essa ha dichiarato di essere senza impiego. La richie -
dente non può dunque far valere alcun vincolo di carattere professio -
nale che le impedirebbe un'eventuale emigrazione. 

A sostegno del proprio gravame il ricorrente ha dichiarato che l'invitata 
non aveva richiesto un'autorizzazione d'entrata per un periodo di  tre 
mesi ma unicamente di un mese in quanto deve rientrare in Patria allo 
scopo di badare al fratello affetto da handicap mentale. Il Tribunale os-
serva tuttavia che le affermazioni addotte dal ricorrente non sono state 
comprovate da alcun mezzo di prova, quali ad esempio un certificato 
medico che attesti lo stato di bisogno del fratello. Infine, si rileva che 
mentre nel ricorso viene menzionato un unico fratello invalido, dalla di-
chiarazione di comunione domestica del 2 giugno 2009 risulta che la 
richiedente per quanto attiene ai  famigliari  rimasti  in Kosovo convive 
con due fratelli maggiori, nati rispettivamente nel 1963 e 1971, i quali 
sono entrambi invalidi. Se i vincoli di natura famigliare possono in una 
certa misura costituire un obbligo per la persona interessata a far rien-
tro in Patria, nella presente fattispecie non si evince dalla documenta-
zione prodotta in che misura l'invalidità dei suoi famigliari necessiti di  
un sostengo permanente da parte sua e se, di conseguenza, questa 
situazione sia atta ad ostacolare un'eventuale emigrazione.

7.

7.1 Visto quanto precede, il desiderio espresso dal ricorrente, perfet-
tamente comprensibile,  di  invitare la  conoscente B._______ in Sviz-
zera non può costituire di per sé un motivo giustificante la concessione 
del visto, dal quale fra l'altro la richiedente non può far valere alcun di -
ritto. Tenuto conto del numero importante di domande di  concessioni 
d'autorizzazione d'entrata inoltrate, le autorità elvetiche devono pren-
dere in considerazione il  rischio risultante dal fatto che la persona a 
beneficio d'un visto d'entrata non lasci la Svizzera entro i termini del 
suo soggiorno ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 LStr. In tali circostanze le auto-
rità competenti sono state portate ad adottare una politica d'ammissio-
ne restrittiva e a procedere ad una severa limitazione del numero delle 
autorizzazioni d'entrata in Svizzera. 

7.2 Ne discende che l'autorità di prime cure ha rilevato a giusto titolo 
sulla base della situazione agli atti, che l'uscita dallo spazio Schengen 

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entro i termini stabiliti dopo un soggiorno per visita non è sufficiente-
mente garantita (cfr. art. 5 cpv. 2 LStr). 

A questo titolo giova sottolineare che la buona fede e l'onestà dell'invi -
tante non sono messe in discussione. In effetti nell'esame del rischio 
di un'uscita non conforme ai termini è rilevante in prima linea il possi -
bile comportamento dell'invitata dedotto dalla documentazione agli atti. 
Solo  quest'ultima  è  in  grado  di  assicurare  la  partenza  dallo  spazio  
Schengen entro i termini stabiliti. Considerato l'insieme delle circostan-
ze del caso, la dichiarazione fornita dal ricorrente con la quale egli si 
porta garante per vitto e alloggio e la successiva dichiarazione del 19 
novembre  2009  mediante  la  quale  egli  dichiara  di  assumersi  la 
personale responsabilità che scaduto il termine la richiedente avrebbe 
fatto ritorno nel suo Paese, non sono tali  da impedire alla  stessa di 
intraprendere i passi necessari per stabilirsi durevolmente in Svizzera 
(cfr. DTAF 2009/27 consid. 9). 

8.
Ne discende che l'UFM con decisione del 31 agosto 2009 non ha né 
violato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

9.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a ca-
rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del  
regolamento del  21 febbraio 2008 sulle  tasse e sulle  spese ripetibili  
nelle cause dinanzi al  Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 
173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali di fr. 600.- sono poste a carico del ricorrente e 
sono computate con l'anticipo spese dello stesso importo versato l'8 
ottobre 2009.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarto n. di rif. ... di ritorno)
- Sezione  della  popolazione,  Bellinzona,  per  informazione  (incarto 

cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Data di spedizione: 

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