# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 53a53b09-a14e-5c52-8b3c-85fe4b44208e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-02-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 05.02.2004 INC.2003.57702
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-57702_2004-02-05.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.57702

  	
  Lugano

  5 febbraio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 22 dicembre
  2003 da

  
	
   

  	
  __________(patrocinata dall’avv.__________)

   

  	 

	
   

  	
  contro

  	 

								

 

	
   

  	
  la decisione 17/18 dicembre 2003 del Procuratore pubblico
  Arturo Garzoni in materia di mancato dissequestro del conto n. __________ lei
  intestato presso il __________ di __________ e del contenuto della cassetta
  di sicurezza n. __________ ubicata presso il medesimo istituto;

  

 

 

viste le osservazioni 31 dicembre
2003 e la lettera 27 gennaio 2004 del magistrato inquirente, che postulano la
reiezione del reclamo;

 

 

visto, per quanto necessario,
l’inc. MP __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

 

che:

 

 

-         
il 9 settembre 2003 __________ è stata arrestata su ordine del
Procuratore pubblico, che ha promosso accusa nei suoi confronti per titolo di
infrazione aggravata, sub. semplice, alla LF sugli stupefacenti (AI 10). Il 10
settembre 2003 questo giudice ha confermato l’arresto per i bisogni
dell’istruzione, in particolare per il pericolo di collusione (doc. 6, inc.
GIAR 577.2003.1);

 

 

 

 

-         
a seguito dell’ordine di perquisizione e sequestro emanato dal
Procuratore pubblico in data 18 settembre 2003 (AI 21), presso il __________ di
__________ sono state poste sotto sequestro la relazione n. __________
intestata ad __________ (che presentava in data 23 luglio 2003 un saldo attivo
di FRS 6'506.10) e la cassetta di sicurezza n. __________, pure intestata
all’accusata (AI 50). In data 30 ottobre 2003, la suddetta cassetta di
sicurezza è stata aperta alla presenza dell’accusata e sono stati rinvenuti e
mantenuti sotto sequestro un diamante naturale di 3.58 carati (con
certificato), due orologi Cartier e altri oggetti di oreficeria elencati nel
verbale di sequestro (AI 65);

 

-         
con istanze 29 settembre 2003 (AI 39), 1 ottobre 2003 (AI 43), 3
ottobre 2003 (AI 45), 17 ottobre 2003 (AI 56), 4 novembre 2003 (AI 58) e 7
novembre 2003 (AI 60), il difensore di __________ ha ripetutamente chiesto il
dissequestro della relazione bancaria e degli oggetti (rinvenuti nella cassetta
di sicurezza) sopramenzionati. Con decisione 10 novembre 2003, il magistrato
inquirente ha deciso di mantenere il sequestro del conto bancario, rinviando la
decisione relativa agli oggetti rinvenuti nella cassetta di sicurezza a dopo
gli accertamenti da lui messi in atto sull’origine, sulla provenienza e sul
valore di detti oggetti (AI 61);

 

-         
con nuova istanza 17 novembre 2003, il difensore di __________ ha
reiterato la richiesta di dissequestro della suddetta relazione bancaria e
degli oggetti rinvenuti nella cassetta di sicurezza del __________ (AI 64). Con
decisione 17 dicembre 2003, il Procuratore pubblico ha ribadito il mantenimento
del sequestro del conto bancario e del contenuto della cassetta di sicurezza,
rilevando che “gli stessi rimangono sotto sequestro, siccome mezzi di prova,
rispettivamente oggetti destinati a confisca e/o devoluzione allo Stato” (AI
67);

-         
con reclamo 22 dicembre 2003, __________ postula in primo luogo
il dissequestro della relazione n. __________ del __________ di __________, a
lei intestato, in quanto sarebbe “stato sufficientemente dimostrato che sul
conto in oggetto non sono confluiti fondi provento di reato, ma ricavi
conseguiti a vario titolo” e che in modo “indiscutibile ed inoppugnabile gli
ultimi versamenti determinanti in ogni caso non traggono origine da provento di
reato”. In secondo luogo, l’accusata postula pure il dissequestro di tutti gli
oggetti rinvenuti nella cassetta di sicurezza n. __________ del __________ di __________,
ciò in quanto “non sussiste il benché minimo elemento per sostenere che i
gioielli sequestrati siano provento di reato”; rinvia inoltre alla
documentazione prodotta al magistrato inquirente, che attesterebbe la
provenienza legittima di gran parte dei gioielli (beni personali dell’accusata,
toccanti la sua sfera privata ed aventi un considerevole valore affettivo) e,
nel caso del diamante di 3.58 carati, l’appartenenza a terzi (signora __________);

 

-         
con osservazioni 31 dicembre 2003, il Procuratore pubblico
informa di aver nel frattempo “disposto il dissequestro del contenuto della
cassetta di sicurezza n. __________ del __________, ad eccezione del diamante
di 3.58 carati e di due orologi marca Cartier”, per cui il reclamo é divenuto
parzialmente privo di oggetto; per il resto postula la reiezione del gravame e
quindi la conferma del sequestro della relazione bancaria e dei due suddetti
oggetti, evidenziando che, dalle sue attività illecite, l’accusata “ha
conseguito una cifra d’affari di almeno un milione di franchi;

 

 

 

 

 

 

 

 

-         
in diritto, l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale di
ordinare il sequestro di tutti gli oggetti che possono avere importanza per
l’istruzione del processo, alternativamente o cumulativamente come mezzi di
prova o in quanto passibili di confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro,
per la sua qualità di provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di
acquisire e conservare gli oggetti di cui sopra al seguito della procedura e
quindi per le necessità dell’istruzione preliminare, per le decisioni del
magistrato requirente e quelle del giudice del merito, come evidenziato nella
duplice prospettiva - alternativa o cumulativa - della produzione e valutazione
delle prove (sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca, restituzione
o devoluzione (sequestro confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR
516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 359), ritenuto che, come
in tutti gli istituti procedurali tali da intaccare eccezionalmente i diritti
individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo
unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di
connessione tra questo e l'oggetto che così occorre salvaguardare agli
incombenti dell'autorità requirente ed inquirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire
dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.);

 

-         
nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla
confisca penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e
qualsiasi vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione
dei valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le
previgenti dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das neue
Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto.
4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii [qui di seguito citato: Schmid RPS]).
“Valori patrimoniali” non sono soltanto beni corporali, ma anche crediti
(depositi bancari), carte valori e persino diritti immateriali e diritti reali
limitati: essenziale è che essi abbiano un proprio, determinabile valore
economico (v. Niklaus Schmid, nota 19 ad art. 59 CPS, in: Schmid
(Hrsg.), Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, Band
I, Zürich 1998, qui di seguito citato: Schmid Kommentar) e che il loro
illecito trasferimento nel patrimonio del reo conduca, quale conseguenza, ad un
aumento dei suoi attivi o una diminuzione dei suoi passivi (v. Schmid,
Kommentar, nota 17 ad art. 59 CPS). Sottostanno a tale tipo di confisca ai
sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi, sia
propri che impropri (“echte und unechte Surrogate”, v. Schmid, RPS, pto.
4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106). Beni sostitutivi
impropri possono essere bloccati unicamente in presenza di una traccia cartacea
che li riconduca all’originario provento di reato, mentre per i beni
sostitutivi propri deve essere dimostrato che essi hanno preso il posto del
bene originale (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107). Il bene da confiscare
deve essere facilmente identificabile nel patrimonio dell’autore,
rispettivamente del terzo beneficiario (DTF 126 I 97, consid. 3.c.cc p. 107, con
rinvio a DTF 4 maggio 1999 in re Z., consid. 2b). Se il provento di reato è
pervenuto sotto forma di denaro, esso resta direttamente confiscabile anche se
è stato modificato, ad esempio depositato e prelevato da conti bancari,
trasformato in chèques o simili, infine cambiato in altra valuta (tutte forme
di trasformazione in bene sostitutivo improprio, v. Schmid, Kommentar,
nota 50 ad art. 59 CPS).

Completamente rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi
dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di
ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con eventuale successiva
assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se – pur
essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS – i
valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più
reperibili (v. Schmid, RPS, pto. 

 

 

 

4.3.1, p. 333
s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti direttamente alla parte
lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid,
RPS, pto. 4.4.1, p. 339). In tal caso, i beni passibili di confisca sono
necessariamente di provenienza lecita; il loro sequestro si distingue da quello
di beni provento di reato (o sostitutivi) per la sua natura più prossima al sequestro
LEF (v. Schmid, Kommentar, nota 171 ad art. 59 CPS), ciò che si traduce
– fra l’altro – nel fatto che deve rispettare le regole di diritto esecutivo
sul minimo esistenziale (art. 92 LEF; Schmid, Kommentar, nota 174 ad
art. 59 CPS). 

Per non vanificare la portata delle norme sulla confisca, il magistrato
inquirente può ordinare il sequestro dei beni che vi soggiacciono a titolo
probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v. Schmid,
RPS, pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; DTF 126
I 97, consid. 3.d.aa p. 107). Anche il sequestro ai fini di garanzia del
risarcimento compensatorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS) deve rispettare i
principi sopra menzionati, con la precisazione che la connessione ai fini del
giudizio di merito è l’appartenenza del bene (o valore) alla sfera economica
dell’indiziato / accusato;

 

-         
in via preliminare si rileva che esistono “in casu” sufficienti
indizi di reato a carico di __________ che del resto neppure sono contestati
dall’accusata. Basti qui ricordare che durante l’interrogatorio del 26
settembre 2003, confermato davanti al Procuratore pubblico, la reclamante ha
ammesso di aver venduto, presso i negozi __________, tra l’aprile 2001 e il 9
settembre 2003, almeno 100 Kg di fiori di canapa, realizzando una cifra
d’affari di almeno un milione di franchi (v. AI 35 p. 2); le ammissioni
dell’accusata trovano del resto conferma nelle dichiarazioni rese alla polizia
in data 10 settembre 2003 da __________, commessa del negozio __________ ( v.
doc. 5, inc. GIAR 577.2003.1);

 

-         
per quanto concerne le relazione n. __________ del __________ di __________,
intestata alla reclamante, va detto che dagli atti emerge che l’apertura del
conto è avvenuta in data 24 agosto 2001; dalla data d’apertura fino al 16
gennaio 2003 (data dell’ultimo versamento), sul conto sono stati versati per
contanti complessivamente FRS 43'829.30 (AI 50). Interrogata dal magistrato
inquirente in data 9 ottobre 2003 (AI 47), __________ ha ammesso che sui suoi
due conti bancari (tra i quali quello ora in esame) ha fatto confluire quanto
riusciva a risparmiare dallo stipendio che prelevava dalla __________, per lo
meno nel periodo 2002/2003 e che è riuscita a risparmiare, anche se non
regolarmente, FRS 2'000.--/3'000.-- al mese. Nei risparmi che andavano suoi
conti, a volte erano compresi gli alimenti che riceveva per la figlia dal
secondo marito, in ragione di FRS 1'000.-- al mese; l’accusata precisa che
quegli alimenti “però non venivano versati ... era una lotta per incassare
questo denaro”, con versamento che, se del caso, avveniva in contanti e senza
ricevuta. La reclamante ha pure dichiarato di aver versato sul conto bancario
da lei detenuto presso il __________ l’incasso derivante dalla vendita di tre
orologi; ha prodotto la fotocopia di tre ricevute, da lei stessa sottoscritte,
per gli importi di FRS 3'000.-- (datata 10.01.2001), FRS 6'000.-- (datata
22.04.2002) e FRS 11'000.-- (datata 19.12.2002). Nel seguito, in data 17
novembre 2003, la difesa ha prodotto un’ulteriore fotocopia di una ricevuta
sottoscritta dall’accusata (datata 2.01.2003) per FRS 6'000.-- in relazione
alla vendita di una pelliccia e la fotocopia di una dichiarazione (priva di
data) nella quale una signora “__________” (il cognome è illeggibile) dichiara
“di aver acquistato nel mese di gennaio del corrente anno, una pelliccia visone
per un valore di FRS 6'000.-- pagati in due acconti di FRS 3'000.-- cadauno”.
L’accusata non ha prodotto, personalmente né tramite il difensore, altra
documentazione comprovante l’origine lecita o da attività lecite degli importi
versati ripetutamente per contanti sulla relazione bancaria in esame. Va detto
che la documentazione prodotta dall’accusata copre semmai unicamente FRS
26'000.-- dei 

 

 

 

 

FRS 43'829.30
versati per contanti sul conto bancario ed ha scarso valore probatorio;
trattasi in effetti di quattro fotocopie di ricevute firmate solo dalla
reclamante e della fotocopia di una dichiarazione, sottoscritta da persona non
meglio identificata (il cognome è illeggibile), riferita alla vendita di una
pelliccia avvenuta in tempo non definito (la dichiarazione è priva di data e
situa la vendita nel mese di gennaio di un anno non definito). In ragione di
quanto sopra appare dunque verosimile che l’importo di FRS 6'506.10, ancora
presente sul conto, sia il residuo degli importi, provenienti dall'attività
illecita dell’accusata, con conseguente necessità di respingere il reclamo su
questo punto;

 

-         
per quanto concerne gli oggetti già presenti nella cassetta di
sicurezza n. __________ del __________ di __________, il reclamo è, nel
frattempo, in gran parte divenuto privo di oggetto, ritenuto che la maggior
parte dei beni sequestrati sono stati restituiti alla reclamante con decisione
31 dicembre 2003 del magistrato inquirente (AI 71). Per gli oggetti tuttora
sotto sequestro (un diamante di 3.58 carati e di due orologi marca Cartier),
può qui restare indeciso il quesito a sapere se siano stati acquistati con il
provento del reato. Il magistrato inquirente fa infatti valere il sequestro
anche ai fini di devoluzione allo Stato e quindi ai fini di garanzia del
risarcimento compensatorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS); ciò che rende possibile
il sequestro ai fini di confisca anche di beni di provenienza lecita,
appartenenti all’accusata. Non è dato sapere quale sia il valore di detti
oggetti. Trattasi comunque di un valore certamente di gran lunga inferiore
all’illecito profitto percepito dalla reclamante (e ammesso nella misura di
almeno un milione di franchi) con le illecite attività della vendita della
canapa e reperito solo in misura esigua (i FRS 6'506.10 di cui si è detto al
considerando precedente). D’altro canto la reclamante non comprova (e neppure
lo sostiene) di essere nell’indigenza ed ha già ottenuto la restituzione di
gran parte degli oggetti di oreficeria inizialmente sequestrati. Gli orologi
Cartier sono poi, indiscutibilmente, di esclusiva proprietà della reclamante e
meglio come risulta dalle sue ammissioni (v. AI 65, verb. PO 18.11.2003) e
dalle dichiarazioni della difesa (AI 60). Il diamante di 3.58 carati parrebbe
per contro essere oggetto di una rivendicazione di proprietà da parte di tale __________,
residente in __________. La difesa ha prodotto al magistrato inquirente e a
questo giudice fotocopie di una lettera e di un affidavit (in lingua inglese)
recanti il nome della persona suddetta (v. AI 58, AI 66; doc. 2/S-T, inc. GIAR
577.2003.2). Altre dichiarazioni solenni, affidavit e certificati sono giunte
al magistrato inquirente via fax in data 26 gennaio 2003 e risultano spediti da
tale __________, in carta intestata ad una società __________; il Procuratore
pubblico, con lettera 27 gennaio 2003, ha poi trasmesso a questo giudice gli
atti, così come da lui ricevuti (v. doc. 5, inc. GIAR 577.2003.2). La
documentazione prodotta (in fotocopia o via fax) appare, per ora, insufficiente
a legittimare e comprovare il diritto di proprietà di terze persone sul
diamante in questione. Resta evidentemente riservata la facoltà degli eventuali
terzi di legittimare il loro diritto di proprietà mediante la produzione di
documenti autentici (e non di semplici fotocopie o fax), presentandosi, se del
caso, personalmente e spontaneamente al Procuratore pubblico o agli inquirenti
di polizia. In ragione di quanto sopra, in relazione alla richiesta di dissequestro
di due orologi Cartier e di un diamante di 3.58 carati, il reclamo va dunque
respinto;

 

-         
di conseguenza, in quanto ricevibile o non divenuto privo di
oggetto, il reclamo è respinto, con la presente decisione suscettibile di
gravame alla Camera per i ricorsi penali (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP), con
seguito di tassa e spese alla reclamante, correlate alla soccombenza. 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

 

visti i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide

 

 

 

1.       Il
reclamo, nella misura in cui è ricevibile e non è divenuto privo di oggetto, è
respinto.

 

 

2.       La
tassa di giustizia di FRS 300.-- e le spese di FRS 50.-- sono a carico della
reclamante. 

 

 

3.       Contro la presente decisione è dato reclamo alla
Camera dei ricorsi penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.       Intimazione
a:

 

 

 

 

 

 

 

                                                                            giudice
Franco Lardelli