# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 90f01379-0dc0-52eb-8849-1796ad5d2c2c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-07-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 21.07.2020 15.2020.55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2020-55_2020-07-21.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2020.55

  	
  Lugano

  21 luglio 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) sul ricorso 18 maggio 2020 di

 

	
   

  	
   RI
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Lugano,
o meglio contro la decisione di pignoramento della pensione vedovile della
ricorrente emessa l’8 maggio 2020 a favore delle esecuzioni n. __________, __________,
__________ e __________, rispettivamente n. __________ di 

 

	
   

  	
  PI
  1, 

  PI
  2, __________

   

  

 

ritenuto in fatto e considerando in
diritto:

 

                                         che l’8 maggio 2020 l’Ufficio d’esecuzione (UE) di
Lugano ha notificato a RI 1 il pignoramento dell’intera pensione vedovile di fr. 3'682.–
mensili ch’essa percepisce dall’Istituto di previdenza del Cantone
Ticino, tenuto conto che il suo minimo esistenziale, stabilito in fr. 1'200.–,
è coperto dalla sua rendita AVS di fr. 2'309.– mensili, impignorabile in
virtù dell’art. 92 cpv. n. 9a LEF;

 

                                         che
con ricorso del 18 maggio 2020 la ricorrente contesta il pignoramento dell’intera
sua pensione vedovile, che le lascerebbe per vivere “o meglio per mangiare” appena fr. 1.50 al giorno;

 

                                         ch’essa
chiede l’effetto sospensivo facendo valere che con il ricavo della vendita di
un suo fondo, per cui sono in essere concrete trattative, potrà estinguere
tutti i suoi debiti “tolti quelli che non han­no
ragione di essere e altri già pagati”;

 

                                         che
il 20 maggio 2020 il presidente della Camera ha dichiarato la domanda di
effetto sospensivo irricevibile e invitato la ricorrente a recarsi immediatamente
all’UE, previa fissazione per telefono di un appuntamento, e a portare con sé
tutti i giustificativi di pagamento delle sue spese indispensabili (spese di
locazione, premi della cassa malati, obbligatoria, spese sanitarie non rimborsate
dalla cassa malati, ecc.);

 

                                         che
il 22 maggio 2020 l’UE ha notificato alla ricorrente l’ordinanza di effetto sospensivo, che le è stata recapitata
il successivo 26 mag­gio (raccomandata n. __________);

 

                                         che
nelle sue osservazioni del 17 giugno 2020 l’UE ha segnalato che la ricorrente
non ha prodotto alcun giustificativo di pagamento di spese indispensabili,
motivo per cui ha confermato la decisione impugnata, che computa solo il minimo
esistenziale di base di fr. 1'200.– mensili;

 

                                         che
nel merito la decisione impugnata si avvera corretta, l’ufficio d’esecuzione
potendo computare nel minimo esistenziale del debitore spese diverse da quelle
incluse nell’importo di base solo se il loro pagamento è comprovato (DTF 121
III 20 consid. 3/a; 120 III 16 consid. 2/c; 112 III 19 consid. 4; in ultimo
luogo: sentenza della CEF 15.2019.100 del 2 aprile 2020 consid. 4.1);

 

                                         che
sul piano formale RI 1 premette di aver scoperto per puro caso il 16 maggio
2020, grazie all’interven­­to della polizia, da lei chiamata perché non
riceveva più posta da due mesi, la decisione impugnata avvolta nella plastica
con il resto della posta nell’entrata di casa sua;

 

                                         ch’essa
chiede di verificare come sia stato possibile che la decisione le è stata
notificata con posta semplice (non raccomandata);

 

                                         che
giusta l’art. 34 LEF, salvo disposizioni contrarie le decisioni dell’ufficio d’esecuzione
devono sì essere notificate mediante invio postale raccomandato o in altro modo
contro ricevuta, ma si tratta di una prescrizione d’ordine – volta a permettere
all’ufficio di portare la prova della notifica –, la cui violazione non inficia
la va-lidità della comunicazione (cfr. DTF 121 III 11; sentenza della CEF
15.2014.8-10 del 18 gennaio 2016 consid. 4.1);

 

                                         che
nel caso in esame la ricorrente ha comunque avuto conoscenza del contenuto
della decisione e ha potuto impugnarla con cognizione di causa, sicché la
censura può solo essere respinta, non avendo lei subito alcun pregiudizio dall’irrito
invio;

 

                                         che
circa la lamentela della ricorrente per non essere stata convocata dall’UE, va
ricordato che le sono stati recapitati ben cinque avvisi di pignoramento (del
18 e 21 novembre 2019, 31 gennaio, 26 febbraio e 21 aprile 2020), oltre a una
convocazione dell’8 gennaio 2020 con l’invito a portare la documentazione
necessaria a stabilire il suo minimo esistenziale, e che la richiesta di
accompagnamento forzato fatta dall’UE alla Polizia di Lugano non è andata a
buon fine perché l’agente incaricato ha dichiarato di aver trovato il cancello
d’entrata chiuso a chiave e ha precisato che “la
signora RI 1 non è collaborativa e non lo è mai stata con i nostri servizi già
in altre occasioni” (rapporto del 25 febbraio 2020);

 

                                         che la ricorrente ha del resto confermato il suo
atteggiamento ostru­zionista in questa sede e il carattere pretestuoso
della sua censura, non sfruttando l’occasione datale con l’ordinanza di effetto
sospensivo di esporre le proprie ragioni all’UE;

 

                                         che
sempre sul piano formale RI 1 si lamenta inoltre dell’assenza di una lista
delle esecuzioni nella decisione impugnata;

 

                                         che
per legge l’elenco dei creditori figura unicamente nel verbale di pignoramento
(art. 112 cpv. 1 LEF), il quale è comunicato alle parti dopo la scadenza del
termine di partecipazione di 30 giorni (art. 114 LEF), che decorre dalla data
dell’esecuzione del(l’ultimo) pignoramento (art. 110 cpv. 1 LEF);

 

                                         che
l’ufficio d’esecuzione non è tenuto ad allegare tale elenco agli atti
precedenti, in particolare alla decisione di pignoramento qui impugnata;

 

                                         che
ad ogni modo se la ricorrente non avesse conservato gli avvisi di pignoramento
– in cui sono indicati il numero dell’esecuzione e il nome del creditore – avrebbe
potuto senz’altro in ogni tempo chiedere all’UE informazioni al riguardo;

 

                                         che
la sua doglianza cade quindi nel vuoto;

                                         che
la ricorrente non ha infine prodotto giustificativi a sostegno dell’allegazione
secondo cui potrebbe estinguere la maggior parte delle esecuzioni in corso
contro di lei con il ricavo della vendita di un suo fondo né ha fatto valere motivi
di derogare all’ordine legale di pignoramento, che prevede la realizzazione dei
crediti e pretese limitatamente pignorabili (art. 93 LEF) prima dei beni
immobili (art. 95 cpv. 2 LEF);

 

                                         che
il ricorso va così integralmente respinto;

 

                                         che
non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20a
cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione
a    .

 

                                         Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione di Lugano.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                            Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, rispettivamente entro
cinque giorni dalla notificazione nel caso in cui la decisione impugnata è
stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione cambiaria.