# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4cda5abb-d586-5a6f-be6c-ee9b4e7393e7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-03-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.03.2002 32.2000.68
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2000-68_2002-03-20.html

## Full Text

RACCOMANDATA 
  

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2000.00068

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  20 marzo 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 luglio 2000 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 giugno 2000 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
di professione muratore, in data 6 gennaio 1996 è scivolato sul ghiaccio,
procurandosi una contusione alla schiena (doc. AI _). 

A seguito del riacuttizzarsi dei dolori alla regione lombosacrale, il 26
settembre 1996 egli ha cessato l’attività lucrativa.

L’assicurato è stato sottoposto a diversi trattamenti conservativi
ambulatoriali e stazionari ed ha sviluppato gradualmente una sintomatologia
depressiva che è stata presa in cura dal dr. __________, psichiatra e
psicoterapeuta. 

 

 

                               1.2.   In data 21
agosto 1997 l'assicurato ha presentato all’Ufficio assicurazione invalidità
(UAI) una richiesta volta all’ottenimento di provvedimenti professionali (doc.
AI _).

Con rapporto 15 maggio 1998 l’orientatore professionale ha proposto di
accertare le possibilità integrative dell’assicurato presso il centro
__________ (doc. AI _) e con decisione 18 giugno 1999 l’UAI ha dato seguito a
tale proposta (doc. AI _)

Mediante rapporto 15 gennaio 1999 i responsabili del __________ hanno ritenuto
l’assicurato abile in un’attività leggera e variata, rilevando comunque degli
impedimenti di natura psichiatrica meritevoli di essere accertati (doc. AI _).

Dopo aver raccolto la valutazione del dr. med. __________, che riteneva
l’assicurato inabile al lavoro nella misura del 100% dal 26 settembre 1996
(doc. AI _), l’amministrazione ha incaricato il dr. med. __________,
dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale di __________, di stendere una
perizia specialistica (doc. AI _) 

Nel rapporto 14 giugno 1999 il perito ha concluso che l’assicurato è abile al
60% in attività non qualificate (doc. AI _). 

Svolti gli accertamenti economici, con proposta di decisione 15 marzo 2000
l’UAI ha riconosciuto una mezza rendita dal 1° settembre 1997 in quanto:

 

" 
(…) Dalla documentazione raccolta agli atti
risulta che l'assicurato non può più svolgere l'attività precedentemente
esercitata di muratore (senza qualifica) a partire dal 26.9.1996.

Per contro attività non qualificate con
possibilità di alternare la posizione e senza dover sollevare pesi, possono
essere svolte in misura del 60% e permetterebbero di conseguire fr. 21'000.--
annui (dati 1998).

Tale reddito, confrontato con quanto avrebbe
conseguito il signor __________ se non fosse insorto il danno alla salute (fr.
48'903.-- nel 1998), determina un grado AI del 57%.

Dal 1.9.1997 (dopo un anno di attesa) sorge
quindi il diritto ad una mezza rendita AI. (…)" (Doc. AI _)

                                         

Con provvedimento formale 15 giugno 2000 l'amministrazione ha confermato la
proposta di decisione.

 

                               1.3.   __________,
rappresentato dall’avv. __________, ha tempestivamente contestato la decisione
amministrativa postulando il riconoscimento di una rendita intera dal 26
settembre 1997.

Egli sostiene che la residua capacità lavorativa del 60% non può essere
concretizzata poiché il suo stato di salute psichico e fisico, documentato da
numerosi certificati medici, lo rendono pienamente inabile al lavoro. 

Contestualmente egli ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria per il tramite del suo legale.

 

                               1.4.   Mediante
risposta 9 agosto 2000 l'UAI propone la reiezione del gravame.

Sostanzialmente l'amministrazione ribadisce la correttezza della decisione
impugnata.  

                               1.5.   Con lettera
28 agosto 2000 il legale dell’assicurato ha trasmesso al TCA un rapporto dello
psichiatra curante in cui questi sostiene un’incapacità lavorativa di almeno
del 70% a causa del perdurare della grave affezione psichica (doc. _). Tale
rapporto è stato considerato ininfluente dall’amministrazione (doc. _). 

                               1.6.   Con decreto
23 ottobre 2000 il Giudice delegato ha accolto l’istanza di assistenza
giudiziaria (doc. _).

                               1.7.   Ritenuta la
necessità di allestire una perizia psichiatrica giudiziaria, dopo aver dato
alle parti la facoltà di formulare le domande da porre al perito, in data 6
giugno 2001 il Vicepresidente del TCA ha quindi incaricato il dr. __________,
specialista in psichiatria e psicoterapia, di procedere all’accertamento
indicato (doc. _). 

Il 19 settembre 2001 il perito ha rassegnato il proprio referto che è stato
trasmesso alle parti per una presa di posizione (doc. _).

Il 28 settembre 2001 l'assicurato ha rilevato come le conclusioni peritali
(incapacità lavorativa superiore dell’80%) confermino la richiesta ricorsuale
(doc. _).

Con lettera 23 ottobre 2001 l’UAI ha sollevato delle obiezioni in merito alla
decorrenza dell’inabilità lavorativa accertata dal perito (doc. _).

                               1.8.   Il 25
ottobre 2001 il TCA ha ordinato l'allestimento di un complemento peritale (doc.
_).

                                         Il
complemento, datato 31 gennaio 2002, è stato trasmesso alle parti per
osservazioni (doc. _). 

L'assicurato, con lettera 15 febbraio 2002, ha nuovamente ribadito la
fondatezza del ricorso (doc. _), mentre il 25 febbraio 2002 l'amministrazione
ha riconfermato la propria posizione (doc. _).

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il TCA è
chiamato a stabilire se __________ ha diritto ad una mezza rendita o ad una
rendita intera e da quando. 

Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI l'invalidità, nel senso della legge, come
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi:

     

-  un danno alla salute
fisica o psichica conseguente a   infermità  

                                           
congenita, malattia o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Affinché
il caso possa essere sottoposto all’AI, occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno (G. Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40 %.

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il
reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.

                                         Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit
et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg.
200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28
cpv. 2 LAI).            

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G.
Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de
réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la
giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.3.   Nel caso in
esame, l'UAI ha ordinato un accertamento professionale presso il Centro
__________ che ha ritenuto l’assicurato, dal profilo fisico, pienamente abile
in attività leggere (doc. _).

La componente psichica è stata invece valutata dal dr. __________,
dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale di __________.

Nel referto 14 giugno 1999 lo specialista non ritiene che la sintomatologia
accusata dall’assicurato sia d’origine psicogena 

(“ … non riteniamo che il dolore sia d’origine psicogena come quello che
interviene nel corso di una sindrome depressiva o della schizofrenia .“),
evidenziando che:

 

" 
(…) Esiste tuttavia una sindrome
depressivo-reattiva che a nostro giudizio non è tale da comportare una
riduzione duratura e completa della capacità di lavoro. Considerata anche la
relativa giovane età del paziente e le valutazioni mediche precedenti,
riteniamo che il paziente debba essere considerato abile al 60 %
(inabilità al 40 %) in un'attività non qualificata nella quale possa
variare la posizione e in cui non debba sollevare dei pesi.

Appare invece scarsa la motivazione del paziente
a riqualificarsi professionalmente per delle mansioni più qualificate per cui
riteniamo inutile tentare un simile percorso. Va comunque ribadito come il
paziente non ritiene di essere in grado di svolgere, al momento attuale, nessun
tipo di lavoro.

Considerata la complessità della situazione, ma
anche la giovane età del paziente, riteniamo che un ulteriore tentativo
potrebbe essere fatto presso la Clinica Psichiatrica __________. Si
tratterebbe di valutare, per un periodo più prolungato, il livello cognitivo ed
affettivo, oltre a quello comportamentale e infine quello internazionale con
l'ambiente circostante. Ci sembra infatti, che il periodo di osservazione
presso la __________, sia stato troppo breve per giungere a delle valutazioni
conclusive. (…)"

(Doc. AI _)

                                         

Infine, su richiesta dell’UAI, il 15 dicembre 1999 il dr. __________ ha
precisato che “l’incapacità lavorativa sotto il profilo prettamente
psichiatrico, ossia riferito alla sindrome somatiforme (ICD 10:F45.4) è del
40%” (doc. AI _).

 

                               2.4.   Con il
ricorso l’assicurato contesta l’esigibilità della residua capacità lavorativa
accertata dall’amministrazione e questo sulla base di diversi certificati
medici allegati agli atti.

Pendente causa, egli ha trasmesso un dettagliato rapporto, datato 25 agosto
2000, del dr. __________. Lo specialista sostiene che il perdurare della
patologia psichica, con conseguente peggioramento, causano un’inabilità
lavorativa almeno del 70%, non suscettibile di essere migliorata con altre
misure terapeutiche (doc. _).

Ritenuta dunque la necessità di un approfondimento dell’affezione psichica, il
TCA ha ordinato l’espletamento di una perizia specialistica a cura del dott.
__________, psichiatra e psicoterapeuta.

Dal referto 19 settembre 2001 si evince che il dr. __________ ha avuto due
colloqui con l'assicurato ed ha eseguito un esame psichiatrico e due indagini
psicodiagnostiche (doc. _). Dopo aver proceduto all'anamnesi, alla descrizione
dei dati soggettivi del peritando ed alle constatazioni oggettive, il perito ha
diagnosticato una sindrome di somatizzazione in personalità con tratti
istrionici nell’ambito di una sindrome di disadattamento.

Dall’investigazione psicodiagnostica egli ha concluso che “l’insieme dei
dati raccolti mette in evidenza un appiattimento pulsionale e rappresentativo,
dell’ordine del pensiero operatorio, (secondo la scuola psicosomatica di
Parigi). 

La polarizzazione dell’attenzione sui malesseri fisici unitamente alla scarsa
efficienza dei meccanismi di secondarizzazione, non permettono all’assicurato
di elaborare i propri conflitti “(perizia pag. 9).

                                         In sede
di discussione dei dati raccolti, il dr. __________ ha accertato che:

 

" 
(…) L'assicurato proviene da un ambiente
socioculturale discreto.

Ha acquisito delle competenze intellettive
normali.

Ciò non significa però che questa persona abbia
avuto uno sviluppo psicologico genetico adeguato.

 

Attualmente, quello che osserviamo è una persona affetta
da un franco disturbo psicosomatico.

L'approccio terapeutico a questo tipo di
patologia è praticamente impossibile proprio per la scarsità delle potenzialità
di verbalizzazione dell'assicurato (questo non solo a causa dei problemi
linguistici ma a causa proprio del disturbo endopsichico). (…)" (Doc. _)

 

                                         per poi
proseguire:

 

" 
(…) Forse la sua eccessiva dimostratività nel
manifestare i sintomi, sono legati anche ad aspetti culturali ed al fatto che
egli stesso non padroneggia in modo sufficiente il nostro linguaggio.

 

Le più svariate tecniche terapeutiche intraprese
finora non hanno fatto altro che mantenere l'assicurato in una situazione
patologica inalterata.

 

Non ritengo che l'assicurato possa beneficiare
d'ulteriori trattamenti specifici per migliorare il suo stato di salute e
soprattutto il suo stato di validità lavorativa.

 

Non si tratta di una persona non collaborante.

Si tratta invece di una persona sofferente non in
grado di elaborare i suoi problemi (anamnestici biografici, famigliari e psicosociali).

Nel suo stato attuale colpisce soprattutto la sua
incapacità di gestire anche per pochi momenti l'educazione dei propri figli,
ciò che comporta naturalmente ulteriori gravi problemi anche a livello
intrafamigliare. (…)" (Doc. _)

 

                                         Riferendosi
alla valutazione fatta dal dr. __________, il perito ha rilevato che:

 

" 
(…) Comprendo perfettamente le osservazioni
effettuate dal Dr. med. __________ alla sua visita del 1999 il cui l'obbiettivo
era quello di spronare l'assicurato ad una ripresa professionale attività.

Purtroppo, sia mediante interventi
pedagoterapeutici che mediante interventi psichiatrici, la situazione
dell'assicurato non ha fatto che peggiorare.

Considero attualmente quest'assicurato inabile al
lavoro nella misura superiore all'80% e non lo ritengo riqualificabile in altre
mansioni.

 

Sul piano terapeutico non ho proposte specifiche
da effettuare (dato che tutto quanto è stato possibile sia sul piano
pedagoterapeutico che sul piano psichiatrico, è stato effettuato finora).

 

Riconoscere a questo assicurato un'invalidità
parziale (per esempio al 50%) non può essere vista come una soluzione ma solo
come un aggravamento dei suoi problemi con un peggioramento del suo stato
soggettivo, non escludendo anche un peggioramento della patologia intrafamigliare.
(…)" (Doc. _)

 

                                         Per quel
che concerne il momento a cui far risalire l’inabilità lavorativa accertata, il
dr. __________ ha fatto riferimento ai rapporti del dr. __________ (cfr.
perizia pag. 12). Egli ha comunque confermato che nel giugno 2000 (momento
della resa della decisione contestata) l’incapacità lavorativa era superiore
dell’80% (cfr. perizia pag. 13).

 

                               2.5.   Con lettera
30 ottobre 2001 l'amministrazione, dopo aver precisato che il medico dell’UAI
non ha ritenuto di presentare delle osservazioni in merito alla perizia
giudiziaria, ha tuttavia osservato che:

 

" 
(…) Ad ogni modo, preso atto del fatto che
secondo il perito l'assicurato è inabile in misura superiore all'80 %, pur
tuttavia non va dimenticato che dagli esami effettuati dal dottor __________,
medico psichiatra al quale l'UAI aveva affidato a suo tempo un mandato
peritale, il ricorrente era, almeno sino al maggio del 1999, abile al 60% (cf.
doc. n. _ inc. AI).Si segnala inoltre che il dottor __________, se da un lato
ritiene che nel giugno dello scorso anno - mese in cui è stata emanata la
decisione impugnata - l'assicurato fosse già inabile in misura superiore
all'80%, dall'altro precisa che lo stato del paziente ha subito un
peggioramento "da più di un anno". La perizia giudiziaria essendo
stata redatta nel settembre del corrente anno, il peggioramento si situa quindi
poco prima del settembre del 2000.

Senza quindi voler porre in discussione le
valutazioni effettuate dal perito si può ragionevolmente concludere che
l'inabilità lavorativa all'80% sia subentrata dopo l'emissione della decisione
impugnata, o comunque non fosse presente da almeno tre mesi al momento in cui è
stata emanata la decisione, e debba quindi se del caso essere valutata
nell'ambito di una procedura di revisione."

(Doc. _)

 

                                         Il TCA ha
quindi sottoposto le osservazioni dell'UAI al dr. __________, invitandolo  “
in particolare ad esprimere una sua precisa valutazione circa l'evoluzione
dell'incapacità lavorativa dovuta all'affezione psichica, dal momento della sua
insorgenza sino ad oggi, nonché una sua motivata presa di posizione in merito
alle valutazioni dell'incapacità lavorativa espresse sia nel rapporto 14 giugno
1999 del dott. __________ dell'OSC e che nei rapporti 9 marzo 1999 e 25 agosto
2000 del dott. __________. “(Doc. _).

                                         Con
complemento peritale 31 gennaio 2002, lo specialista ha innanzitutto sostenuto
come dal piano clinico sia sempre difficile retrodatare l’inizio della
sintomatologia invalidante, per cui è imprescindibile basarsi sulla
documentazione medica acquisita in precedenza (cfr. doc. _).

Prendendo in rassegna le refertazioni contenute agli atti, il dr. __________ ha
concluso:

 

" 
(…) Considerata la patologia di
quest'assicurato, i trattamenti intrapresi sia a livello stazionario, sia a
livello ambulatoriale, non posso che condividere l'opinione dei miei colleghi
che seguono l'assicurato regolarmente e questo soprattutto sul piano
somatopsichico e psicosociale.

 

Non si può quindi dichiarare che il peggioramento
della situazione clinica e della capacità lavorativa dell'assicurato sia
subentrata solo poco prima del settembre 2000, ma era bensì presente anche in
precedenza, prima dell'inoltro del ricorso dell'assicurato stesso contro la
decisione emanata il 15.06.2000 dall'Assicurazione Invalidità e dopo la perizia
redatta il 14.06.1999 dal Dr. med. __________. (…)" (Doc. _)

 

                               2.6.   Perché un
rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami
approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia
stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989
p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili ((DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS
1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).

 

                                         Lo stesso
vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p.
188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nell’ipotesi in cui si tratti di una lite in materia di
prestazioni, dall'art. 4 CF rispettivamente 6 CEDU, non può essere dedotto il
diritto di essere sottoposto ad una perizia medica esterna (DTF 122 V 157). 

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe
(DTF 122 V 157).

                                         In
un’altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l’Alta Corte questo
servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un
vincolo per cui l’istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare
considerazione gli interessi specifici dell’assicurazione invalidità (STFA non
pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).).

 

                                         Per quel
che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a
favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a)cc), cfr. U. Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p.
230).

                                      

                               2.7.   In caso di
perizia giudiziaria, il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalle
conclusioni del perito, il cui ruolo consiste proprio nella messa a
disposizione della giustizia della propria scienza medica, per fornire
un'interpretazione scientifica dei fatti (STFA del 12 novembre 1998 in re L.A;
SVR 1998 LPP Nr. 16 p. 55; STFA non pubbl. del 14 aprile 1998 in re O.B; DTF
122 V 161; STFA non pubbl. del 28 novembre 1996 in re G. F.; DTF 112 V 32
consid. 1a; DTF 107 V 174 consid. 3). Il giudice può disattendere le
conclusioni del perito giudiziario, nel caso in cui il rapporto peritale
contenga delle contraddizioni o sulla base di una controperizia, richiesta dal
medesimo tribunale, che conduca ad un altro risultato (DTF 101 IV 130).

                                         Egli può
discostarsene anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa opinione di
altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio
l'esattezza della perizia giudiziaria.

                                         Va
tuttavia sottolineato che il perito giudi­ziario - contrariamente al perito di
parte o allo speciali­sta che si esprime sotto un'altra veste - ha uno statuto
speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo
sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice penale, una funzione
qualificata al servizio della giurisprudenza (RCC 1986, pag. 201 consid. 2a).

                                         Per ciò
che concerne il valore probante di un rapporto medico é inoltre determinante il
fatto che il rapporto sia completo nei punti litigiosi, si basi su uno studio
esteso, prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia stato
consegnato in piena conoscenza dell'incarto, sia chiaro nell'esposizione delle
relazioni mediche e nella valutazione della situazione medica e le conclusioni
dell'esperto siano motivate (RAMI 1991 pag. 311 consid. 1).

 

                               2.8.   In relazione
all'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, occorre precisare
che il TFA ha avuto modo di stabilire che é decisivo al proposito che il danno
sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (cfr. DTF 102 V 165; ZAK 1984 pag. 607;
VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC
1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate; STFA del 29 settembre 1998,
nella causa S. F. (I 148/98), pag. 10 consid. 3b. ).

Inoltre, in una sentenza del 19 gennaio 2000 pubblicata in SVR 2001 IV Nr. 26,
il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme
Störungen: Gerichte und (psychiatrische) Gutachten, RSAS 1999, pag. 105 ss), in
cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che
deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere
fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi andicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto. 

                               2.9.   Nell'evenienza
concreta questo TCA non intravvede ragioni che gli impediscano di far proprie
le conclusioni cui è pervenuto il dott. __________, specialista nella materia
che qui interessa, il quale ha compiutamente valutato il danno alla salute
lamentato dall'assicurato sulla base di accertamenti approfonditi (tra cui due
indagini psicodiagnostiche) e completi, giungendo a conclusioni logiche e
motivate in merito alla capacità di lavoro, giudicata in misura almeno del 80%.

In particolare il perito ha diagnosticato l’affezione secondo la
classificazione internazionalmente riconosciuto (“sindrome di somatizzazione
F45.0 in personalità con tratti istrionici F60.4 nell’ambito di una sindrome da
disadattamento F 43.2”, cfr. perizia pag. 12). 

Rispetto al referto del dr. __________, egli ha tuttavia riscontrato una
sintomatologia depressiva più grave, ipotizzando anche il motivo per cui il
perito AI ha esposto una valutazione dell’inabilità lavorativa al 40% (“Comprendo
perfettamente le osservazioni effettuate dal Dr. med. __________ alla sua
visita del 1999 il cui obbiettivo era quello di spronare l’assicurato ad una
ripresa professionale attiva. Purtroppo, sia mediante interventi
pedagoterapeutici che mediante interventi psichiatrici, la situazione
dell’assicurato non ha fatto che peggiorare “, cfr. perizia pag. 11). 

Del resto già durante il ricovero presso la Clinica __________ i medici avevano
ritenuto che “l’entità della sintomatologia depressiva e della sindrome
algica il paziente rientra sicuramente nel concetto di Caso Acuto”
(sottolineatura del redattore, cfr. rapporto 11 febbraio 1999, allegato al doc.
AI _). 

Tale gravità è stata anche riconosciuta dal dr. __________ ( “Lo stato
psichico del paziente negli ultimi mesi si sta aggravando fino ad una grave
depressione resistente agli psicofarmaci”, cfr. rapporto 9 marzo 1999, doc.
AI _). 

Inoltre, il perito giudiziario ha riscontrato che attualmente l’assicurato “è
inibito in qualsiasi funzione sia lavorativa che educativa che di sostegno
intrafamigliare” ed escluso sostanziali miglioramenti e misura integrative
( cfr. perizia pag. 12).  

In conclusione, visto quanto sopra e richiamata la giurisprudenza federale
in merito all’affidabilità della perizia giudiziaria (cfr. consid. 2.7), a
mente del TCA non vi sono motivi per scostarsi delle conclusioni del dr.
__________.             

 

                             2.10.   Appurata
un'inabilità lavorativa del 80% e quindi un’incapacità lucrativa superiore al
66 2/3 % secondo i parametri utilizzati dall’amministrazione (cfr. consid.
1.2), occorre determinare la decorrenza del diritto alla rendita,
rispettivamente accertare l'inizio del periodo di carenza ex art. 29 cpv. 1
lett. b LAI. 

Va tuttavia precisato che secondo l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla
rendita ai sensi dell'art. 28 LAI nasce il più presto nel momento in cui
l'assicurato è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al
lavoro per almeno il 40 per cento in media.

Di regola il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una
diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a
quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato
non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa
(cfr. DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281; RCC 1970 p. 402). Una diminuzione della
capacità di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998
pag. 126).

                                         Alla
scadenza del termine di 360 giorni l'assicurato deve presentare un'incapacità -
questa volta - di guadagno del 40% almeno, che verrà definita secondo i
disposti dell'art. 28 LAI.

                                         L'ammontare
della rendita che verrà versata dipende dal grado d'incapacità di lavoro
durante il periodo di carenza e di quello dell'incapacità di guadagno residua
dopo i 360 giorni. Di conseguenza una rendita intera potrà essere riconosciuta
solo se l'incapacità media di lavoro durante l'anno di carenza è stata di due
terzi almeno e se in seguito sussiste un'incapacità di guadagno di perlomeno
pari grado (RCC 1980 p. 263). Pertanto se l'incapacità media di lavoro è stata
del 60% durante 360 giorni, l'assicurato non avrà diritto per cominciare che ad
una mezza rendita anche se allo scadere del termine la sua incapacità di
guadagno supera i due terzi. Inversamente, se dopo 360 giorni di incapacità
media di lavoro di oltre due terzi l'incapacità di guadagno è scesa al 60%,
l'assicurato avrà diritto unicamente ad una mezza rendita d'invalidità
(Valterio, op. cit. pag. 222s, Pratique VSI 1998 pag. 126-127).

                             2.11.   Nelle
osservazioni 23 ottobre 2001 l’amministrazione ha rilevato come nel mese di
maggio 1999 il dr. __________ abbia considerato l’assicurato inabile al 40%.
Visto che il perito giudiziario ha sostenuto che il peggioramento è subentrato
da più di un anno e considerato che la perizia è stata allestita a settembre
2001, l’aggravamento dello stato di salute si situerebbe prima del settembre
2000. 

Secondo l’UAI, dunque, l’inabilità lavorativa all’80% è subentrata dopo
la resa della decisione impugnata. Escludendo inoltre che lo stesso grado
d’incapacità fosse presente da almeno tre mesi dal momento in cui la pronunzia
contestata è stata emanata, l’amministrazione è quindi dell’avviso che il
peggioramento debba essere considerato nell’ambito di una revisione ex art. 41
LAI. 

Per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta
la legalità delle decisioni impugnate in base alla situazione di fatto e di
diritto esistente al momento in cui esse sono state rese - in casu il 15 giugno
2000 -, quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono influire
quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla
decisione stessa. Invece, i fatti avvenuti posteriormente, e che hanno
modificato la situazione, generalmente fanno parte di una nuova decisione
amministrativa ( DTF 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93
consid. 3, 99 V 102). 

Eccezionalmente il giudice può anche tener conto, per
motivi d'economia procedurale, dei fatti intervenuti posteriormente alla
decisione impugnata, a condizione che questi ultimi siano stabiliti in modo
sufficientemente preciso (RCC 1980 pag. 263) e siano suscettibili di
influenzare il giudizio (RCC 1989 pag. 123 consid. 3b, RCC 1974 pag. 192
consid. 4, RCC 1970 pag. 582 consid. 3).

Nel referto 19 settembre 2001 il dr. __________ ha sottolineato che nella
perizia “mi ero espresso, nel capitolo “Osservazioni”, per un’inabilità
lavorativa presente “da almeno un anno” ciò che ha portato i giuristi dell’AI a
considerare la presenza di un peggioramento della situazione dopo l’inoltro del
ricorso dell’assicurato steso il 13.07.2000 per mezzo del suo rappresentante
legale Avv. __________. In effetti però da quanto sopra esposto, la situazione
di quest’assicurato non ha subìto un peggioramento dopo l’inoltro del ricorso,
ma la sua situazione d’inabilità lavorativa era già presente prima del ricorso
presentato e motivato clinicamente (contestato solo dal Dr. med. __________,
perito AI)”, doc. _). Per questo motivo egli ritiene che “ non si può
quindi dichiarare che il peggioramento della situazione clinica e della
capacità lavorativa dell'assicurato sia subentrata solo poco prima del
settembre 2000, ma era bensì presente anche in precedenza, prima dell'inoltro
del ricorso dell'assicurato stesso contro la decisione emanata il 15.06.2000
dall'Assicurazione Invalidità e dopo la perizia redatta il 14.06.1999 dal Dr.
med. __________, . doc.. _).

Anche se il perito fissa come momento topico l’inoltro del ricorso e non la
resa della decisione contestata, la tesi dell’amministrazione non può essere
condivisa. 

Innanzitutto perché, come visto al considerando precedente, il dr. __________
si è pertinentemente distanziato dalla valutazione fatta dal dr. __________.
Inoltre, il perito giudiziario, in risposta alla precisa domanda formulata dal
TCA (cfr. quesito f, doc. _), ha ritenuto che “a mio modo di vedere e
considerata l’anamnesi di quest’assicurato, vi era un’incapacità lavorativa
superiore all’80% anche nel mese di giugno 2000” (cfr. perizia pag. 13). 

Nel complemento peritale il dr. __________ ha sottolineato la difficoltà di una
retrodatazione dell’inizio della sintomatologia invalidante, rilevando comunque
che “ se vogliamo verificare effettivamente le date dell’inizio
dell’incapacità lavorativa dell’assicurato, non possiamo fare altro che
riferirci alle constatazioni mediche effettuate dai medici curanti, in
particolare dal dr. med. __________, medico chirurgo di __________ e dal Dr.
__________, psichiatra di __________ ”, doc. _). 

Dagli atti sappiamo che già nel rapporto 15 settembre 1997 il dr. __________
aveva certificato una piena invalidità lavorativa nella professione di muratore
per motivi ortopedico-reumatologici e psicosociali risalente al 26 settembre
1996 (doc. AI _). Allegato a questo rapporto si trova anche la
valutazione 11 giugno 1997 del dr. __________ che ha accertato un “probabile
grave sviluppo depressivo eventualmente reattivo”, ritenendo “praticamente
impossibile che il paziente riprenda a lavorare in qualità di muratore nel
prossimo futuro” (doc. AI _). 

Infine, nel rapporto 9 marzo 1999 il dr. __________ ha certificato una
“depressione ricorrente” evidenziando che dal 30 novembre 1998 l’assicurato
necessita di una cura medica. Egli ha anche rilevato che lo “stato psichico
del paziente negli ultimi mesi si sta aggravando fino ad una grave depressione
resistente agli psicofarmaci”, cfr. doc. AI _). 

Pertanto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo TCA ritiene corretto
far decorrere l’aggravamento dello stato di salute, al più presto, dal 30
novembre 1998. Tenuto conto dell’inabilità lavorativa dell’80% risultante dalla
perizia giudiziaria - cui non può che essere attribuita forza probante piena
conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr. consid. 2.8) e
della citata giurisprudenza federale in materia d'invalidità psichica (cfr.
consid. 2.9) – e della conseguente incapacità lucrativa di oltre il 66 2/3%
(cfr. consid. 2.10), l’assicurato ha diritto ad una rendita intera a partire
dal 1° marzo 1999 (tre mesi dal peggioramento ai sensi dell’art. 88a cpv. 2
OAI).

Per contro, resta confermata la mezza rendita erogabile nel periodo che va dal
1° settembre 1997 (dopo l’anno di carenza ex art. 29 LAI dal 1° settembre 1996)
al 28 febbraio 1999. 

Infatti, tenendo conto di un’inabilità lavorativa del 40% in attività leggere,
presa in considerazione dall’amministrazione nella decisione contestata (cfr.
consid. 1.2), sino all’intervenuto peggioramento l’incapacità al guadagno non
raggiunge il

66 2/3 %. Del resto, sempre applicando il metodo ordinario del raffronto dei
redditi, al medesimo risultato si giunge pure considerando un’inabilità del 50%
attestata dal dr. __________ nel suo rapporto 25 agosto 2000 (“ …se la sua
incapacità lavorativa dal punto di vista psichiatrico lo scorso anno era
nella misura del 50% purtroppo attualmente è minimo al 70%… “,
sottolineatura del redattore, cfr. doc. _).

 

 

                             2.12.   Visto il
parziale accoglimento del ricorso, l'assicurato, rappresentato da un legale, ha
diritto a delle ripetibili (art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS applicabile a seguito
del rinvio di cui all’art. 69 LAI). Il decreto 23 ottobre 2000 concernente la
concessione dell’assistenza giudiziaria diventa pertanto privo di oggetto 

(cfr. DTF 124 V 309 consid. 6; STFA 18 agosto 1999 nella causa T, U 59/99). 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é parzialmente accolto.

§    La decisione impugnata è annullata.             

 §§  __________
ha diritto ad una mezza rendita d'invalidità dal 1° settembre 1997 ed ad una
rendita intera dal 1° marzo 1999.

                                         

                                 2.-   Il decreto
23 ottobre 2000 relativo alla concessione dell’assistenza giudiziaria è privo
di oggetto.

 

                                 3.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         L’UAI
verserà a __________ fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili.

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti