# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 44bc2a9b-3606-5197-a656-0bad734babcd
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-06-28
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 28.06.2013 RR.2013.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2013-57_2013-06-28.pdf

## Full Text

Sentenza del 28 giugno 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

A. LDA, rappresentata dall'avv. Luca Marcellini, 

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

 

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO, 

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) e sequestro di 

conti bancari (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2013.57 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma conduce un 

procedimento penale nei confronti di B., C., D., E., F., G., H., I. e J. per titolo 

di abusiva attività di raccolta del risparmio (art. 11 e 130 del Decreto 

legislativo n. 385 del 1. settembre 1993 - Testo unico in materia bancaria e 

creditizia), bancarotta fraudolenta (art. 216, 219 e 223 del Regio Decreto 

n. 267 del 16 marzo 1942 - Disciplina del fallimento, del concordato 

preventivo, dell'amministrazione controllata), dichiarazione infedele (art. 4 

del Decreto legislativo n. 74 del 10 marzo 2000), truffa (art. 640 CP/I), 

riciclaggio di denaro (art. 648-bis CP/I) e associazione per delinquere (art. 

416 CP/I). L'inchiesta, nel contesto della quale il Giudice per le indagini 

preliminari del Tribunale di Torre Annunziata ha emesso in data 12 luglio 

2012 un'ordinanza applicativa di misure cautelari custodiali, trae origine dal 

fallimento della società K. SpA, attiva nel settore del trasporto marittimo di 

merci e detenuta in maniera paritetica dalle famiglie I., B. e E. sino all'anno 

2004 (successivamente oggetto di vasta riorganizzazione strutturale), 

nonché da diverse denunce sporte da privati, poiché gli indagati avrebbero 

emesso per diverso tempo certificati obbligazionari al portatore incassando il 

controvalore su conti bancari personali invece che sui conti intestati alla 

società. Gli inquirenti italiani stimano che le somme così sottratte ai conti 

societari sarebbero nell'ordine di circa 650 milioni di euro. Le indagini in 

corso in Italia avrebbero altresì permesso di raccogliere elementi probatori in 

ordine alla distrazione a danno della K. SpA della maggior parte degli assets 

societari, vale a dire della flotta di proprietà della società medesima, 

valutabile in circa 350 milioni di euro.  

Con una prima domanda di assistenza giudiziaria del 20 settembre 2012, la 

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha richiesto, inter alia, 

l'acquisizione di documentazione bancaria con relativo sequestro degli averi 

depositati su conti correnti riferibili ai suddetti indagati presso diverse banche 

svizzere.  

A seguito di una segnalazione del 20 novembre 2012 da parte della banca 

L., Lugano, all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (di 

seguito: MROS) - da quest'ultimo trasmessa in data 26 novembre 2012 alla 

competente autorità di perseguimento penale - il Ministero pubblico del 

Cantone Ticino (di seguito: MP-TI) apriva un procedimento penale per titolo 

di riciclaggio di denaro nei confronti di C., E., F. e H., nel contesto del quale 

formulava all'attenzione dell'autorità italiana una richiesta di assistenza 

giudiziaria intesa ad ottenere informazioni e documenti utili per accertare 

l'eventuale origine criminosa dei fondi oggetto di segnalazione in Svizzera.  

- 3 - 
 
 

Successivamente a questa richiesta, l'autorità italiana, venuta a conoscenza 

dell'esistenza di ulteriori relazioni bancarie riconducibili agli indagati accese 

presso la suddetta banca, formulava in data 22 gennaio 2013 una domanda 

di assistenza giudiziaria - quale complemento alla precedente del 

20 settembre 2012 - mediante la quale ha richiesto il sequestro delle 

relazioni individuate e la consegna della relativa documentazione. 

B. Con "decisione di entrata in materia e di chiusura e decisione incidentale" del 

29 gennaio 2013 il MP-TI, ha accolto la rogatoria, acquisito agli atti della 

procedura rogatoriale i documenti bancari in questione (la cui edizione era 

già stata chiesta nell'ambito del citato procedimento cantonale per titolo di 

riciclaggio), ordinato il sequestro delle relazioni, tra le quali figura il conto 

intestato alla qui ricorrente, e disposto la consegna all'autorità rogante della 

relativa documentazione (act. 1.1). 

C. In data 28 febbraio 2013 la società A. LDA ha interposto ricorso avverso la 

predetta decisione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale 

federale. La ricorrente, lamentando una lesione del suo diritto di essere 

sentita, postula in via principale l'annullamento della decisione con 

contestuale rinvio degli atti al MP-TI affinché, previa cernita in contradditorio, 

statuisca nuovamente; in via subordinata, ne chiede l'annullamento per 

irricevibilità della domanda siccome errata, contraddittoria e vertente 

unicamente su reati di natura tributaria (v. act. 1). 

D. Con risposta del 14 marzo 2013 il MP-TI postula la reiezione integrale del 

gravame, non sussistendo nel caso concreto alcuna violazione del diritto di 

essere sentita della ricorrente e rilevando la piena ricevibilità della 

commissione rogatoria in esame, posto che la stessa si inserisce nel 

contesto di una vasta inchiesta non limitata a soli reati di natura fiscale 

(v. act. 6).  L'UFG, con risposta del 19 marzo 2013, postula parimenti la 

reiezione del gravame, ritenendo l'agire dell'autorità cantonale d'esecuzione 

conforme alle disposizioni legali e ai principi giurisprudenziali applicabili alla 

materia (v. act. 7). 

E. Invitata a replicare, la ricorrente, con memoriale del 5 aprile 2013, si è 

sostanzialmente riconfermata nelle proprie conclusioni ricorsuali (v. act. 9). 

Con duplica del 9 aprile 2013 - trasmessa per conoscenza alla ricorrente - il 

MP-TI si è anch'esso riconfermato nelle proprie conclusioni (v. act. 11). 

L'UFG, dal canto suo, ha rinunciato a presentare la duplica, rinviando alle 

argomentazioni già espresse in sede di risposta (v. act. 12). 

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F. Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei loro rispettivi allegati 

verranno riprese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto.  

 Diritto: 

1.  

1.1. In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010  

sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; 

RS 173.71) e 19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 

sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), 

la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza 

giudiziaria internazionale. 

1.2. I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 

di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigo-

re il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa 

e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 

mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-

svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. 

della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 

1985 (CAS; non pubblicata nella RS ma ora consultabile nel volume 

"Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2012). Di 

rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il 

sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo 

l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 

1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle questioni che il 

prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola 

espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia 

più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di 

favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in 

materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa 

ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 

consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore 

vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. 

art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo svizzero). È fatto 

salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 

595 consid. 7c). 

- 5 - 
 
 

1.3. Interposto tempestivamente contro una decisione di chiusura dell'autorità 

cantonale d'esecuzione, congiuntamente alle decisioni incidentali di 

medesima data, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e 

cpv. 1 e 80k AIMP. La legittimazione della ricorrente, titolare della relazione 

bancaria oggetto dell'avversata misura rogatoriale, è pacifica (v. art. 80h lett. 

b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 118 Ib 547 

consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6). 

Il ricorso è dunque ricevibile in ordine e occorre entrare in materia. 

2.  

2.1. La ricorrente lamenta in primo luogo la violazione del suo diritto di essere 

sentita, nella misura in cui il MP-TI, ordinando mediante un'unica decisione 

l'entrata nel merito della rogatoria, il sequestro degli averi in conto e la 

consegna della documentazione, l'avrebbe privata del suo diritto di 

partecipare alla procedura d'esecuzione. Un intervento attivo della ricorrente 

prima dell'emanazione della decisione di chiusura si giustificherebbe 

oltretutto alla luce della complessità dell'inchiesta estera e dell'intrecciarsi 

della procedura rogatoriale con il procedimento interno condotto dallo stesso 

MP-TI.  

2.2. Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al 

detentore della documentazione la possibilità di addurre i motivi che si 

opporrebbero alla trasmissione di determinati atti e la facoltà di partecipare  

alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione di 

chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non potrebbe infatti 

ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti, 

delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151 

consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a 

pag. 604). Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione che, in 

assenza di un eventuale consenso all'esecuzione semplificata (art. 80c 

AIMP), prima di emanare una decisione di chiusura, deve impartire alle 

persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine per 

addurre riguardo a ogni singolo documento gli argomenti che secondo loro si 

opporrebbero alla consegna. Questo affinché esse possano esercitare in 

maniera concreta ed effettiva il loro diritto di essere sentiti (v. art. 30 cpv. 

1 PA), secondo modalità di collaborazione comunque rispettose del principio 

della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.; PATRICK L. KRAUSKOPF/KATRIN 

EMMENEGGER, in: B. Waldmann/P. Weissenberger, Praxiskommentar VwVG, 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, n. 54 ad art. 12). La cernita deve aver luogo 

anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 

4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 

4c/aa; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en 

matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, n. 484, 723-724; PASCAL DE PREUX, 

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- 6 - 
 
 

L'entraide internationale en matière pénale et la lutte contre le blanchiment 

d'argent, in SJZ 104/2008 n. 2 pag. 34). 

Il diritto di essere sentito, ancorato all’art. 29 cpv. 2 Cost., viene concretizzato 

nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA 

richiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP (ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Esso è di 

natura formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; 

MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör 

im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, tesi di laurea, Berna 2000, 

pag. 449 con rinvii). Una violazione di questo diritto fondamentale da parte 

dell’autorità d’esecuzione non comporta comunque automaticamente 

l’accoglimento del gravame e l’annullamento della decisione impugnata. 

Secondo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere 

sentito può essere sanata, se la persona toccata ottiene la possibilità di 

esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso, la quale, come nella 

fattispecie la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, dispone 

del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (v. DTF 124 

II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 

1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 30 

aprile 2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). 

2.3. Nel caso concreto, è d'uopo constatare che l'agire del MP-TI, che con un 

unico atto ha statuito circa l'entrata in materia, il blocco degli averi e la 

chiusura della procedura, ha di fatto privato la ricorrente di ogni possibilità di 

partecipare alla fase di esecuzione della rogatoria. L'autorità cantonale 

d'esecuzione avrebbe infatti perlomeno dovuto - prima di ordinarne la 

trasmissione all'estero - sottoporle la documentazione bancaria oggetto di 

sequestro, al fine di permetterle di esprimersi circa la trasmissione all'autorità 

rogante, garantendo così fattivamente i diritti processuali della società 

ricorrente. Dottrina e giurisprudenza sono del resto unanimi nel ribadire che 

spetta di principio all'autorità di esecuzione offrire alla persona toccata da una 

misura di assistenza la possibilità di esprimersi al riguardo, e di esercitare 

così già in quella sede i propri diritti. Il diritto della persona toccata da una 

misura di assistenza di partecipare alla cernita dei documenti oggetto di 

trasmissione all'autorità rogante discende dunque in primo luogo dal suo 

diritto di essere sentita, ma è altresì un corollario del principio della buona 

fede regolante i rapporti reciproci tra lo Stato e i privati. Ad ogni modo, la 

persona interessata deve potersi esprimersi prima dell'emanazione della 

relativa decisione di chiusura (cfr. supra consid. 2.2, nonché la sentenza del 

Tribunale federale 1A.212/2001 del 21 marzo 2002, consid. 2). In 

determinate circostanze, se a conoscenza della procedura rogatoriale, è la 

stessa persona coinvolta a doversi attivare presso la competente autorità, 

pena il rischio di vedersi rimproverata un'attitudine passiva, inconciliabile con 

il principio della buona fede sancito dall'art. 5 cpv. 3 Cost (v. ad es. sentenza 

- 7 - 
 
 

del Tribunale penale federale RR.2012.93-95 del 18 luglio 2012, consid. 2.2 

in fine). Ciò non è il caso nella presente fattispecie, ritenuto che all'insorgente 

non può essere rimproverato alcunché e non risulta che essa sia stata messa 

in condizione di ricollegare la procedura svizzera, che la vede già coinvolta, 

con quella rogatoriale qui in esame, come vorrebbe suggerire il MP-TI in 

sede di risposta, visto che nessun atto le è stato notificato prima 

dell'emanazione dell'avversata decisione. Le due procedure sono infatti 

indipendenti, sia nella forma che nella sostanza (v. anche decisione del 

Tribunale penale federale BB.2012.99-100 del 3 ottobre 2012, consid. 3 e 

riferimenti), e non è possibile inferire un obbligo di collaborazione della 

persona toccata da una misura di assistenza internazionale già soltanto per il 

fatto che essa sia informata di una procedura nazionale per riciclaggio. In 

questo senso la violazione del diritto di essere sentita della ricorrente assume 

una rilevanza e una portata tali da impedire una sua sanatoria dinanzi alla 

scrivente Corte. 

A questo proposito si osserva che la possibile sanatoria dinanzi ad un'istanza 

di ricorso dotata di pieno potere cognitivo costituisce sì una via percorribile, la 

quale deve tuttavia restare l'eccezione, la stessa non potendosi interpretare 

come una facoltà concessa all'autorità inferiore di poter violare o ignorare tale 

diritto, demandandone sistematicamente la sua riparazione all'autorità di 

ricorso (v. in questo senso sentenza del Tribunale federale 1C_127/2012 del 

29 febbraio 2012, consid. 2.2 e rinvii; ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Nel caso 

concreto, constatata la crassa violazione del diritto di essere sentita della 

ricorrente, la quale è stata privata di qualsiasi possibilità di partecipare al 

procedimento e all'esame degli atti giusta l'art. 80b cpv. 1 AIMP, senza che 

ricorrano né vengano in alcun modo allegate dall'autorità di esecuzione 

circostanze eccezionali giusta l'art. 80b cpv. 2 AIMP, un'ipotetica sanatoria 

dinanzi alla scrivente autorità è chiaramente esclusa. È infatti dinanzi 

all'autorità d'esecuzione che si deve procedere ad un'accurata cernita della 

documentazione da trasmettere, in dialettica con le parti coinvolte e quindi 

non certo incorporando "uno actu" entrata in materia (art. 80a AIMP), 

decisioni incidentali e decisione di chiusura (art. 80d AIMP): in caso contrario 

verrebbe di fatto bypassata una fase esplicitamente prevista nella filiera 

procedurale definita dalla AIMP (v. in particolare la sezione 2 del capitolo 2 

della parte terza, art. da 78 a 80d) e si obbligherebbero le parti ad adire 

sistematicamente l'autorità di ricorso per esercitare i propri diritti, 

sconvolgendo altresì la chiara separazione tra sezione 2 (Disbrigo della 

domanda) e sezione 3 (Ricorso) di questa parte della legge. Per tacere che è 

soltanto a queste condizioni che avrebbe senso dare la possibilità agli aventi 

diritto di acconsentire ad un'eventuale esecuzione semplificata ex art. 80c 

AIMP. 

- 8 - 
 
 

Riassumendo risulta necessario rinviare gli atti al MP-TI affinché esso - 

previa cernita in contradditorio - statuisca nuovamente in merito alla 

concessione e alla portata dell'assistenza giudiziaria. 

3. Sulla scorta di quanto precede, il gravame della ricorrente deve essere 

accolto già per questo motivo, senza che sia necessario chinarsi sulle 

ulteriori censure ricorsuali. Gli atti sono retrocessi al MP-TI, il quale dovrà 

statuire nuovamente, ai sensi del considerando che precede.  

4.  

4.1. Visto l'esito della procedura, non si riscuote tassa di giustizia (art. 63  

cpv. 2 PA richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La cassa del Tribunale 

penale federale restituirà alla ricorrente l'anticipo delle spese già pervenuto 

pari a fr. 7'000.--. 

4.2. Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP, l'autorità di 

ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d'ufficio o a domanda, 

assegnare al ricorrente una indennità per le spese indispensabili e 

relativamente elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti 

al Tribunale penale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio 

(art. 11 cpv. 1 RSPPF applicabile in virtù del rinvio di cui all’art. 10 RSPPF). 

L'onorario è fissato secondo il tempo, comprovato e necessario, impiegato 

dall'avvocato per la causa e necessario alla difesa della parte rappresentata. 

L'indennità oraria ammonta almeno a 200 e al massimo a 300 franchi (art. 12 

cpv. 1 RSPPF). Davanti alla Corte dei reclami penali, se l'avvocato non 

presenta alcuna nota delle spese al più tardi al momento dell'inoltro dell’unica 

o ultima memoria, il giudice fissa l'onorario secondo libero apprezzamento 

(art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nel caso concreto si giustifica di fissare in favore 

della ricorrente un'indennità di fr. 2'000.-- (IVA compresa), la quale è messa a 

carico del MP-TI in quanto autorità inferiore giusta l'art. 64 cpv. 2 PA. 

- 9 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è accolto. Di conseguenza la decisione di entrata in materia, 
incidentale e decisione di chiusura del MP-TI del 19 gennaio 2013 è 
annullata. 

2. Gli atti vengono retrocessi al MP-TI affinché statuisca nuovamente nel senso 
dei considerandi.  

3. Non vengono prelevate spese. La cassa del Tribunale penale federale 
restituirà alla ricorrente l'anticipo delle spese già pervenuto pari a fr 7'000.--.  

4. Il MP-TI verserà alla ricorrente un importo di fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili. 

 
 
Bellinzona, il 28 giugno 2013 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:  Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 

Comunicazione a: 

- Avv. Luca Marcellini 

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 

 

Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).