# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b0e34e90-58ba-537f-ac80-db8c9d3fe0c6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-06-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.06.2009 32.2008.238
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2008-238_2009-06-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2008.238

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  24 giugno
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 dicembre 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 novembre 2008 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1948, precedentemente attivo quale manovale e contadino / allevatore, in
data 29 marzo 2005 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per
disturbi alla colonna vertebrale (doc. AI 2-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 18 settembre
2006 (doc. AI 27-1), preavvisata con progetto del 26 luglio 2006 (doc. AI 24-1)
ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato essendo il grado
d’invalidità inferiore al 40%.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione è insorto l’assicurato, rappresentato dall’avv. __________,
con un tempestivo ricorso al TCA, il quale con decisione del 13 settembre 2007
(inc. no. 32.2006.149), cresciuta in giudicato, ha accolto il gravame rinviando
gli atti all’UAI per nuovi accertamenti per le ragioni che seguono:

 

" 
(…)

Alla luce di tutto quanto esposto, in particolare
delle convincenti e motivate attestazioni del Dr. med. __________, a mente di
questa Corte la fattispecie, per quanto riguarda il giudizio sull’incapacità al
lavoro dell’assicurato, non è stata adeguatamente e compiutamente indagata.

 

In effetti dalle certificazioni del Dr. med. __________,
alle quali va senz’altro attribuita piena valenza probatoria conformemente alla
succitata giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.3), risulta che la stenosi
del canale spinale di cui è affetto il ricorrente, in aggiunta ai processi
degenerativi diffusi, provoca un’inabilità lavorativa definitiva del 50% (cfr.
doc. XI).

 

Questa circostanza è stata riconosciuta pure
dall’UAI che, sulla base del rapporto del Dr. med. __________, ha indicato che
effettivamente la stenosi del canale spinale evidenziata dal Dr. med. __________
causa un’incapacità al lavoro del 50% anche per attività confacenti.

L’amministrazione ha però indicato che il
peggioramento va considerato a partire dall’agosto 2006, per il motivo che la
stenosi è documentata a fare tempo da questa data (cfr. doc. III; IIIbis; XVI).

 

Il neurochirurgo ha, per contro, attestato di
supporre, alla luce dei sintomi presentati dall’assicurato già nel 2004/inizio
2005, che dal 2004 quest’ultimo presentasse una sintomatologia sospetta per
canale spinale stretto (cfr. doc. XIII).

 

Visto che la stenosi del canale spinale è
un’affezione a carattere evolutivo con decorso lento (cfr. doc. XI; XIII),
questa Corte ritiene altamente probabile che la stessa sia stata presente e
abbia influenzato la capacità lavorativa dell’assicurato già prima dell’agosto
2006.

 

In simili condizioni, si rende quindi necessario,
al fine di giungere ad un chiaro e attendibile giudizio sullo stato di salute
dell’assicurato e sulle sue effettive ripercussioni invalidanti, procedere ad
un’accurata valutazione, dal profilo sia della tempistica dell’insorgenza della
stenosi del canale spinale, che della relativa influenza sull’abilità
lavorativa del ricorrente.

 

La considerazione del Dr. med. __________ per
sostanziare il fatto che il peggioramento della sintomatologia con influsso
sulla capacità lavorativa residua va considerato soltanto a partire dall’agosto
2006, ossia, segnatamente, che è a fare tempo dal mese di agosto 2006 che il
peggioramento risulta documentato e che allorché il Dr. med. __________, nel
gennaio 2005, ha valutato la
capacità al lavoro dell’insorgente, egli si è fondato sulla sintomatologia e
sui disturbi presentati dal ricorrente a quel momento (cfr. doc. XVI1), non è
tale da sovvertire la conclusione a cui è giunta questa Corte.

In effetti, in primo luogo, la motivazione
secondo cui il peggioramento è stato documentato solo nel mese di agosto 2006
si rivela, alla luce del carattere progressivo della stenosi, carente e
semplicistica.

In secondo luogo, la certificazione del Dr. med. __________
risale a un periodo antecedente la domanda di prestazioni AI e non permette,
perciò, di escludere che in seguito sia intervenuta una modifica dell’abilità
lavorativa dell’assicurato a causa dell’insorgenza della stenosi del canale
spinale” (doc. AI 43+11+12).

 

                               1.4.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
reumatologica ad opera del Dr. __________, l’UAI con decisione del 13 novembre
2008 (doc. AI 66-1) preavvisata con progetto dell’8 agosto 2008 (doc. AI 62-1)
ha attribuito all’assicurato una mezza rendita a partire dal 1° gennaio 2005.

 

                               1.5.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato da RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale l’annullamento della
decisione e l’erogazione a favore dell’assicurato di una rendita intera (grado
dell’80%) e in via subordinata il rinvio dell’incarto all’UAI affinché provveda
a riformare la decisione assegnando all’assicurato un grado d’invalidità
confacente al suo stato di salute e attribuendogli una rendita intera (doc. I).

 

                                         Sostanzialmente
il ricorrente ha contestato la valutazione dello status clinico operato
dall’amministrazione che non avrebbe correttamente tenuto conto delle
conclusioni a cui è giunto il Dr. __________ nella propria perizia e non
avrebbe valutato la possibilità di un’eventuale riconversione professionale. 

                                         A mente
della rappresentante del ricorrente lo stato fisico di RI 1 “tende a
peggiorare con il passare del tempo in una situazione che appare irreversibile”
(doc. I).

 

                               1.6.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sul rapporto peritale del Dr. __________ e sulla
valutazione economica effettuata dalla consulente in integrazione
professionale, ha confermato la decisione impugnata e proposto la reiezione del
ricorso (doc. IV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
TCA è chiamato a pronunciarsi se a ragione o a torto l’Ufficio AI ha stabilito
che l’assicurato ha diritto a una mezza rendita di invalidità a far tempo dal
1° gennaio 2005.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore
dal 1° gennaio 2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   A seguito della decisione del
13 settembre 2007 del TCA (inc. no. 32.2006.149), l’UAI ha predisposto una
valutazione reumatologica presso il Dr. Med. __________, spec. FMH in
reumatologia e riabilitazione, il quale nel proprio referto del 13 febbraio
2008, dopo aver illustrato l’anamnesi del paziente, i dati soggettivi e quelli
oggettivi ha posto la seguente diagnosi:

 

" 
(...)

4. DIAGNOSI

 

·        
claudicatio spinale a livello della gamba di
sinistra su canale spinale stretto in particolar modo a livello L3/L4 e L4/L5
di tipo misto, in parte degenerativo discale, in parte su spondilartrosi e su
restringimento del canale spinale per stato dopo frattura del corpo vertebrale
di L1 e L2 con deformazione a cuneo di queste vertebre e secondaria iper‑cifosi
toracale importante che si prolunga alle prime vertebre lombari, nonché
scoliosi destro convessa nella zona toracale

 

·        
alterazioni degenerative discali pluri‑segmentali
lombari con sviluppo di alterazioni di tipo spondilosico a carattere
iperostotico da Th 11 fino a L4” (doc. AI 55-9).

                                      

                                         Alle
domande poste dall’UAI il Dr. __________ ha così risposto:

 

" 
(...)

5.GRADO DI CAPACITA' DI LAVORO IN % NELL'ESERCIZIO
DELL'ATTIVITA' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITA' ABITUALE SVOLTA PRIMA DELL'INSORGENZA
DEL DANNO ALLA SALUTE

 

Questo paziente presenta per quanto riguarda i
disturbi a livello dell'apparato muscoloscheletrico una sintomatologia di
claudicatio a livello della gamba di sinistra con un limite deambulatorio
massimo di 200 metri. Oltre
questo limite vi sono dei disturbi irradianti nella zona del polpaccio, in
particolar modo a sinistra, ma anche lungo tutta la gamba. Limite di 200 metri che si riduce ulteriormente nella
deambulazione in salita. A riposo, in posizione sdraiata ed in posizione ferma
in piedi o in posizione seduta, la sintomatologia dolorosa lungo la gamba
sinistra si riduce notevolmente o scompare. Il paziente non presenta attualmente
dei deficit sensitivo motorici. I riflessi muscoloscheletrici sono simmetrici e
mantenuti. Non vi sono segni irritativi radicolari alla prova del Lasègue. Vi è
inoltre una problematica di tipo lombo‑vertebrale con sintomatologia
piuttosto cronica e persistente, riferita alle problematiche statiche e
degenerative della colonna in particolar modo su una scoliosi destro convessa,
un'ipercifosi toracale che si prolunga alle prime vertebre lombari, nonché
delle alterazioni degenerative significative pluri‑segmentali che
interessano i segmenti da Th 11 fino a L4 con una spondilosi a carattere
iperostotica. Le indagini radiologiche hanno messo in evidenza una deformazione
dei corpi vertebrali di L1 e di L2 a cuneo, deformazioni riferibili ad un
trauma avvenuto nel 1975. La RM
della colonna lombare eseguita a due riprese, la prima volta nel settembre del
2006 e la seconda volta nel luglio del 2007 ha mostrato un canale spinale stretto,
soprattutto a livello L3/L4, ma anche L4/L5 di tipo misto in parte su una problematica
di tipo degenerativo discale, in parte su una spondilartrosi, in parte sulle
deformazioni dei corpi vertebrali L1 e L2. Queste alterazioni degenerative,
nonché il canale spinale stretto ed una predominanza della patologia di tipo
degenerativo artrosico e discale a livello L4/L5 sinistra, spiegano la
sintomatologia dolorosa accusata dal paziente alla gamba sinistra alla
deambulazione. La sintomatoìogia dolorosa ha inizio dopo un trauma con caduta
dall'altezza di circa 3 metri
all'interno di un silos avvenuto nel gennaio del 2004. Il paziente inizialmente
riusciva a camminare un'ora, alla visita attuale asserisce che la deambulazione
senza dolori è limitata a 200 metri. Queste patologie a livello della colonna vertebrale provocano
delle limitazioni funzionali in questo paziente. Vi è una limitazione per
quanto riguarda attività lavorative pesanti. Il paziente è limitato nell'alzare
al massimo 20 kg non
ripetutamente. Egli è limitato nella deambulazione in piano per più di 200‑300
metri. Dopo una pausa di alcuni minuti, che porta un miglioramento dei
disturbi, il paziente può riprendere tale deambulazione. Vi è una limitazione
nel mantenere la posizione ferma in piedi, cambiando appoggio per la durata di
al massimo tre ore consecutive. Il paziente può rimanere seduto per due ore
cambiando appoggio. Vi sono delle limitazioni anche in movimenti ripetitivi di
flessione del tronco in avanti, ma soprattutto di estensione e di rotazione
verso il fianco sinistro.

 

Tenendo in considerazione quindi le patologie sopra
descritte e le limitazioni che ne derivano, ritengo che il paziente sia da
considerare inabile al lavoro nella forma del 80% per quanto riguarda
l'attività professionale di manovale e per quanto riguarda l'attività
antecedentemente svolta di contadino, allevatore di bestiame in proprio. Per
quanto riguarda un'attività professionale che tenga in considerazione le
limitazioni funzionali sopra descritte, ritengo che vi sia ancora una capacità
lavorativa residua dal punto di vista teorico del 60%. Ritengo che il paziente
possa lavorare cambiando appoggio, alternando la posizione seduta a quella in
piedi, evitando di alzare dei pesi superiori ai 10 kg ripetutamente ed evitando movimenti
ripetitivi dei tronco, in particolar modo di estensione e rotazione dello
stesso verso sinistra con una ridotta redditività e per al massimo 6 ore al
giorno con periodi di pausa ripetuti. La valutazione della capacità lavorativa
come da me ritenuta è riferibile a partire dal 29.11.2004, data della chiusura
del caso __________. A partire dall'infortunio dei 22.01.2004 e fino al
29.11.2004 il paziente era inabile al lavoro al 100% per tutte le attività.

 

6. POSSIBILITA' DI MIGLIORAMENTO DELLE
CONDIZIONI Di SALUTE

 

Questo paziente potrebbe approfittare
ulteriormente di fisioterapie ambulatoriali e semistazionarie, con un
miglioramento dei suoi disturbi e soprattutto con un ulteriore miglioramento
della lunghezza della deambulazione senza dolori. Da tempo ormai egli non segue
più nessuna riabilitazione fisioterapica. Si potrebbe ottenere anche un
ricondizionamento generale dal punto di vista muscolare e dal punto di vista
cardiovascolare, che migliorerebbe le sue possibilità di un reinserimento
professionale. Da tenere in considerazione anche la possibilità di
un'infiltrazione peridurale con spesso da buoni risultati nell'ambito della
riduzione del dolore nelle patologie di canale spinale stretto. Ritengo
comunque che malgrado queste terapie di tipo conservativo o eventualmente con
interventi di tipo chirurgico non si possano sostanzialmente modificare le
limitazioni della capacità lavorativa da me sopra determinate. (doc. AI
55-9+10+11).

 

 

                               2.4.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.5.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
effettuata dal Dr. __________, da considerare dettagliata, approfondita e
quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

                                      

                                         Lo
specialista, dopo aver posto la diagnosi di “claudicatio spinale a livello
della gamba di sinistra su canale spinale stretto in particolar modo a livello
L3/L4 e L4/L5 di tipo misto, in parte degenerativo discale, in parte su
spondilartrosi e su restringimento del canale spinale per stato dopo frattura
del corpo vertebrale di L1 e L2 con deformazione a cuneo di queste vertebre e
secondaria iper‑cifosi toracale importante che si prolunga alle prime
vertebre lombari, nonché scoliosi destro convessa nella zona toracale.
Alterazioni degenerative discali pluri‑segmentali lombari con sviluppo di
alterazioni di tipo spondilosico a carattere iperostotico da Th 11 fino a L4”
ha ritenuto il paziente inabile al lavoro all’80% nella professione di manovale
e contadino, mentre in un’attività adeguata che tenga conto delle limitazioni
funzionali indicate la capacità lavorativa residua è del 60%.

                                         Il Dr. __________
ha inoltre specificato che la valutazione della capacità lavorativa è
riferibile a partire dal 29 novembre 2004, data della chiusura del caso __________.
A far tempo dal 22 gennaio 2004 (data dell’infortunio) al 29 novembre 2004
l’inabilità è completa per tutte le attività (doc. AI 55-11).

 

                                         Nel
rapporto del 29 febbraio 2008 il medico del SMR, Dr. __________, ha integralmente
ripreso la diagnosi, i limiti funzionali e la valutazione della capacità lavorativa
residua posti dal Dr. __________ (doc. AI 57-1).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Vengono
dunque chiarite le questioni mediche (inizio dell’insorgenza della stenosi del
canale spinale, evoluzione e ripercussioni sulla capacità lavorativa) che
avevano portato questa Corte ad annullare il precedente provvedimento e a
rinviare gli atti all’amministrazione (cfr. decisione del 13 settembre 2007).

 

                                         Va
rilevato che l’assicurato, per il tramite del suo precedente patrocinatore,
aveva inizialmente contestato la valutazione peritale del Dr. __________ per
quanto concerne la capacità lavorativa in attività adeguata (cfr. scritto 23
aprile 2008, doc. AI 59-1), poi nelle osservazioni del 19 agosto 2003 aveva
comunicato di accettare il progetto di decisione dell’8 agosto 2008 e di sollecitare
la decisione definitiva unicamente al fine di richiedere le prestazioni
complementari (doc. AI 65-1).

 

                                         In via
ricorsuale il ricorrente ha invocato un presunto peggioramento della patologia
reumatologica, postulando il riconoscimento di un’inabilità lavorativa dell’80%
senza tuttavia sostanziarla a livello probatorio con dei rapporti medici. 

 

                                         Ne
discende che sulla base delle affidabili e concludenti risultanze mediche del
Dr. __________, richiamato inoltre l’obbligo che per consolidata giurisprudenza
incombe all’assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF
123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstve-rantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversiche-rungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito
delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi
citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V
188 consid. 2b), che sino al momento determinante
dell’emanazione del querelato provvedimento (cfr. DTF 130 V 140) l'assicurato
presentava un'incapacità lavorativa dell’80% sia nell’attività di contadino-allevatore
di bestiame che di manovale, e un'abilità lavorativa del 60% in attività
adeguate dal mese di novembre del 2004.

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel rapporto finale dell’8 luglio 2008 ha indicato quali attività esigibili
mansioni leggere e poco qualificate come operaio di fabbrica con compiti di
assemblaggio, di rifinitura, di controllo ecc.., portiere-custode,
commesso/cassiere non qualificato, aiuto magazziniere per merce leggera (doc.
AI 60-2).

 

                               2.6.   Occorre esaminare
le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per
cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2005, come giustamente
applicato dall’UAI.

 

                            2.6.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto
stato contestato in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato il reddito
che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano in fr. 52’624.-- nel
2005, secondo quanto dichiarato dal precedente datore di lavoro, la __________
(doc. AI 13-1).

                                         

                            2.6.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, contestato dal
ricorrente, va ricordato che lo
stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

" 
3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella
Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria
giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito
differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel
corrispondente settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente
inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di
adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi
di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto
limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5%
(consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori
estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2004 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2004 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'588.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr.
4'771.52 mensili oppure a fr. 57'258.24 per l'intero anno (fr. 4'771.52 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2005 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,
6-2007, p. 91), un reddito mensile di fr. 4'812.59 oppure di fr. 57'751.08 per
l'intero anno (fr. 4'812.59 x 12).

 

                                         L’assicurato,
quale manovale, avrebbe guadagnato nel 2005 fr. 52'624.-- / anno per
un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.6.1.). Tale reddito si situa, per
ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per
un’attività equivalente (cioè fr. 61'156.22, cfr. Tabella TA1 p.to 15-37 ”Attività
manifatturiere”, livello di qualifica 4, fr. 4’854.--  X 12 mesi = 58’248.--
riportato su 41.6 = fr. 60'577.92 e aggiornato al 2005).

 

                                         Se si
riduce il reddito statistico da invalido, in applicazione della giurisprudenza
di cui alla 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, della percentuale dell’8,95 % (parte
percentuale eccedente la soglia determinante del 5%) si ottiene un importo di
fr. 52'582.35. 

 

Ritenuto che, come visto in precedenza
(cfr. consid. 2.5.), da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare
un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 60%, il reddito
statistico citato va ridotto del 40% e ammonta a fr. 31'549.41 (fr. 52'582.35 ridotti del 40%).

                                      

                            2.6.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten
Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur
noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die
IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen
Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre,
lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die
Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung
erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor).
Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des
Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch
die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui  la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui
è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,  la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

                               2.7.   In concreto,
la consulente nel rapporto dell’8 luglio 2008 ha operato la riduzione massima del
25% in quanto “l’assicurato presenta limiti nella caricabilità, ha un’età avanzata
con conseguente possibile difficoltà ad adattarsi a nuovi contesti lavorativi e
necessità di pause che determinano una riduzione di rendimento” (doc. AI
60-2).

 

                                         Il TCA
non vede alcun motivo per sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’Amministrazione.

 

                                         Partendo,
quindi, da un salario da invalido di fr. 31'549.41, applicando la riduzione del 25% si ottiene l’importo di fr. 23'662.05
e confrontando
questo dato con l'importo di fr. 52’624.--  corrispondente al reddito che l’insorgente avrebbe
conseguito da valido nell'anno 2005 (cfr. consid. 2.6.1.), emerge un’incapacità al guadagno pari al 55,03%, arrotondato al 55% secondo
la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11
pag. 41), percentuale che dà diritto ad una mezza rendita di invalidità, come
stabilito dall’amministrazione.

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha attribuito all’assicurato una mezza rendita d’invalidità
a far tempo dal 1° gennaio 2005 la sua decisione formale del 13 novembre 2008
merita quindi conferma.

 

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso. Visto l’esito della vertenza, le spese
per fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurato ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti