# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71caefed-b253-5654-9285-ae3e42c6f7f9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-06-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 25.06.2014 90.2011.156
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2011-156_2014-06-25.html

## Full Text

Incarti n.

  90.2011.156

  90.2012.1

   

  	
  Lugano

  25 giugno 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello
  Balerna, presidente

  Marco
  Lucchini, Matea Pessina, supplente

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio
  Campello, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sui ricorsi 

 

 

	
  a.

   

   

   

   

   

  b.

  	
  23
  dicembre 2011 di

  RI 1  

  RI
  2  

  patrocinati
  da: PR 1  

  

  

  

  12 gennaio 2012 di

  RI 3, 

  __________, __________, __________, __________,
  __________, __________, __________, __________, __________
  __________, patrocinati da:, 

  
	
   

  	
   

   

  contro

  	 

	
   

  	
   

  la
  risoluzione 23 novembre 2011 (n. 6436), con cui il Consiglio di Stato ha
  approvato il piano particolareggiato di "Airora-Presugno" del
  comune di Origlio;

  	 

				

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

A.    RI 2 è
proprietario dei fondi contermini 113 e 211 di Origlio, posti in località
Carnago, rispettivamente Airora. L'appezzamento, di complessivi 48'777 mq, è
situato a valle del nucleo di Carnago su di un pendìo rivolto verso il lago di
Origlio ed è delimitato a ovest da via dar Pian. Salvo per la presenza di una
scuola di equitazione e relativi accessori la proprietà è inedificata. Visto il
suo pregio paesaggistico, il piano regolatore in vigore, approvato il 13
gennaio 1993 (ris. gov. n. 213), subordina l'edificabilità del comparto
all'elaborazione di un piano particolareggiato (cfr. art. 40 norme di
applicazione del piano regolatore [NAPR] e piano delle zone). La parte
superiore della proprietà risulta incorniciata fra due boschetti, definiti dal
piano del paesaggio quali "zona boschiva di interesse paesaggistico".

 

 

B.    Nella seduta del
6 aprile 2009 il consiglio comunale di Origlio ha adottato il piano
particolareggiato "Airora-Presugno", scaturito dalla rielaborazione
del progetto vincitore del concorso indetto dal comune nel 2002 per la
pianificazione del comparto (progetto SAPOS elaborato dagli arch. __________, __________
e __________). Il piano, inteso a promuovere la realizzazione di un quartiere
residenziale, delimita due comparti edificabili (A e B, suddivisi nei sottocomparti
A1-A3 e B1-B5) nella parte bassa e pianeggiante della proprietà e due comparti
edificabili (C1 e C2) sulla sommità della collina a contorno del nucleo di
Carnago. Sul pendio è sostanzialmente esclusa l'edificabilità (area privata a
verde non edificabile Apv). L'accesso al quartiere è garantito tramite la realizzazione
di una nuova strada di raccolta che s'innesta sulla cantonale a nord del nucleo
di Carnago e costeggia tutto il lato nord dell'area soggetta a piano
particolareggiato, assicurando l'urbanizzazione dei comparti A e B tramite un
reticolato di strade secondarie. Nel dettaglio il piano prevede la realizzazione
di un viale alberato fra i comparti A e B e riserva, a ridosso del comparto B,
un'area di circa 3500 mq allo svago e alle attrezzature sportive (area Aps).
Nella parte alta della proprietà il piano contempla la realizzazione di un belvedere
pubblico (area S2), posto fra i comparti C1 e C2, e riserva le superfici a
contatto con il nucleo di Carnago all'esecuzione di giardini privati (Aree S1 e
S3) con la possibilità, nell'area delimitata da asterischi, di eseguire
posteggi e accessi sotterranei. Un percorso pedonale pubblico assicura il
collegamento fra via dar Pian e il nuovo belvedere pubblico, rispettivamente la
cantonale. Il piano è corredato da una domanda di dissodamento, intesa a
permettere la realizzazione della nuova strada di raccolta, e dalla
"Verifica del traffico ed ambientale" allestita dallo studio __________.

 

 

C.    a. Contro la
pianificazione adottata dal comune RI 1, allora proprietario dei mapp. 113 e
211, è insorto davanti al Consiglio di Stato, domandando numerosi e puntuali
emendamenti intesi a correggere, a sua detta, manifesti errori di carattere
pianificatorio, il più grave dei quali attinente allo schema e alle modalità di
urbanizzazione dei comparti A e B.

b. Anche CO 3 e llcc, nella loro qualità di cittadini attivi e/o di proprietari
di immobili posti nelle vicinanze del comparto sottoposto a piano
particolareggiato, sono insorti davanti al Governo, postulandone l'annullamento,
rispettivamente opponendosi alla domanda di dissodamento (CO 12 e CO 13, CO 8 e
CO 6). Censurando sotto svariati profili la procedura d'adozione del piano e in
particolare l'assenza di informazione e partecipazione della popolazione e la
lacunosità dei documenti sottoposti ad approvazione, essi criticavano fra
l'altro, in base ad un'attenta analisi dei piani, avvalorata da tre rapporti
specialistici, il mancato inserimento organico del nuovo quartiere nel
comprensorio, il contrasto del previsto accesso e del sistema viario proposto
con il piano del traffico e con i principi cardine della pianificazione territoriale
e la mancata tutela del nucleo di Carnago. CO 6, CO 8 e CO 12 e CO 13
sottolineavano inoltre l'assenza dei presupposti per autorizzare il
dissodamento. 

 

 

D.   
Con risoluzione 23 novembre
2011 (n. 6436) il Consiglio di Stato ha approvato nel complesso il piano e
autorizzato il dissodamento definitivo di una superficie boschiva di 558 mq. Il
Governo non ha tuttavia avallato le scelte operate per il comparto C2 e per le
aree a esso correlate (S1, S3 e area delimitata da asterischi, riservata
all'esecuzione di accessi e posteggi sotterranei), richiedendo la presentazione
di una variante entro il termine di un anno (cfr. cifra 8 del dispositivo, pag.
48, che per una svista menziona erroneamente alla lett. c il comparto C1 invece
del comparto C2).

 

 

E.    a. Avverso tale
decisione RI 1 e RI 2 si sono aggravati davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, postulando il suo annullamento e la riforma nel senso auspicato
nel ricorso: riproponendo le censure disattese dal Governo e producendo, a loro
sostegno, un rapporto specialistico 31 gennaio 2012 della __________ essi
criticano in aggiunta lo stralcio del comparto C2 e delle aree ad esso
correlate dal profilo della lesione dell'autonomia comunale.

b. Con ricorso 12 gennaio 2012, assistito da una replica, anche CO 3 e llcc
sono insorti davanti al Tribunale cantonale amministrativo, postulando
l'annullamento della citata decisione governativa e chiedendo la concessione
dell'effetto sospensivo al ricorso. Invocando sotto più angolature una lesione
del loro diritto di essere sentiti e criticando aspramente, sotto il profilo
della sicurezza del diritto, il testo della risoluzione impugnata, decisamente
poco chiaro e contraddittorio, essi ripropongono e approfondiscono le tesi
avanzate senza successo in prima sede. 

 

 

F.    a.
All'accoglimento del ricorso di RI 1 e RI 2 si oppone la Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità, agente per conto del Governo, mentre CO
3 e llcc si associano alle loro richieste ma solo nella misura in cui tendono
all'annullamento della decisione governativa. Il comune chiede che il ricorso
venga respinto, salvo per quanto attiene allo stralcio del comparto C2 per il
quale si rimette al giudizio del Tribunale.

b. All'accoglimento del ricorso di CO 3 e llcc si oppongono RI 1 e RI 2, il
comune di Origlio e la Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità,
la quale si oppone parimenti alla richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo.
Su questa domanda il comune si rimette al giudizio del Tribunale, mentre RI 1 e
RI 2 rinunciano a prendere posizione in merito.

Per quanto concerne il comparto C2 e la relativa richiesta di variante, la Divisione ha precisato in sede di risposta, su espressa richiesta di RI 1 e RI 2, che il cifra
8 lett. c del dispositivo contiene un errore di battitura. Degli ulteriori argomenti
addotti dalle parti si dirà, per quanto necessario, in diritto. 

 

 

G.   Il 10 settembre 2013
si è tenuta un'udienza, durante la quale le parti hanno ribadito le rispettive
posizioni. In quell'occasione il municipio si è impegnato a trasmettere al
Tribunale il mandato in base al quale è stata allestita la verifica da parte
dello studio __________ e il capitolato d'oneri relativo al concorso indetto
nel 2002 e relativi allegati. È indi stato esperito un sopralluogo, durante il
quale sono state scattate numerose fotografie, acquisite agli atti.
L'istruttoria si è conclusa con l'acquisizione agli atti della documentazione
prodotta dal municipio.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

1.       
1.1. L'atto impugnato è una
decisione globale, che riunisce le decisioni di approvazione del piano
regolatore e di autorizzazione al dissodamento (art. 1 cpv. 1 e 3 cifra 1 legge
sul coordinamento delle procedure del 10 ottobre 2005; Lcoord; RL 7.1.2.3.).
Essa ha seguito, quale procedura direttrice (art. 3 cifra 3 Lcoord), quella
relativa al piano d'utilizzazione (art. 7 cpv. 2 lett. b e 10 Lcoord). La
decisione globale e quelle successive delle autorità cantonali possono essere impugnate, indipendentemente dai motivi
invocati, unicamente per mezzo dei rimedi di diritto ammessi nella procedura
direttrice (art. 14 Lcoord). La competenza del Tribunale cantonale
amministrativo è dunque data (art. 38 cpv. 1
LALPT, in vigore sino al 31 dicembre 2011; art. 30 cpv. 

1 legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011; Lst; RL 7.1.1.1, in
vigore dal 1° gennaio 2012). 

1.2. 

1.2.1. Giusta l'art. 13 Lcoord la legittimazione per interporre reclamo o
ricorso è retta dalla legislazione speciale anche nella procedura
coordinata. Il fatto di seguire una procedura direttrice ai sensi della Lcoord
non modifica dunque la qualità per interporre ricorso: essa non amplia e non
limita le facoltà di impugnazione (cfr.
Messaggio del Consiglio di Stato 11 febbraio 2003 [n. 5361], in: RVGC
2005-2006, vol. 2, pag. 1220 segg., commento alle singole norme, pag. 1239
seg.). Ne segue che la legittimazione a
ricorrere dev'essere esaminata in rapporto a ogni singola decisione
formante quella globale (STA 52.2011.195 del 23 luglio 2012 consid. 1.3.).

1.2.2. In quanto contestano l'approvazione
del piano regolatore, la legittimazione
attiva degli insorgenti è certa (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT, dal 1° gennaio 2012 art. 30 cpv. 2 lett. b
Lst). 

1.2.3. Nella misura in cui è messo in
discussione il permesso di dissodamento, questione sollevata solo
nell'impugnativa di CO 3 e llcc, la potestà di ricorso dev'essere esaminata
alla luce della legge cantonale sulle foreste (LCFo; RL 8.4.1.1), il cui art.
42 cpv. 3 specifica che la procedura è retta dalla legge di procedura per le
cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, 181), con la precisazione che, se è prevista una procedura
di opposizione chi non l'ha inoltrata non può interporre ricorso. Determinante,
dunque, è l'art. 43 LPamm, che stabilisce che hanno qualità per insorgere persone
o enti pubblici lesi direttamente nei loro legittimi interessi dalla decisione
impugnata. Occorre dunque potersi prevalere di un interesse personale, immediato
e attuale all'annullamento o alla modificazione della decisione contestata e
dunque all'ottenimento di un giudizio più favorevole (cfr. RDAT I-2001 n. 27
consid. 2.1., I-1999 n. 11 consid. 2b, I-1998 n. 13 consid. 2.2., I-1993
n. 22 consid. 1.2.). La cosiddetta actio popularis è, per contro, esclusa.

Ferme queste premesse, occorre riconoscere che CO 6, CO 8, CO 13 e CO 12 erano
abilitati a opporsi alla sua concessione davanti al Consiglio di Stato: essi
sono infatti proprietari di fondi direttamente a contatto con l'area oggetto di
dissodamento e hanno dichiarato, da un lato di fruirne per lo svago, dall'altro
di goderne la funzione paesaggistica. Destinatari della decisione impugnata,
essi sono inoltre legittimati a insorgere davanti al Tribunale. Non è quindi
necessario valutare la posizione processuale degli altri litisconsorti.

1.3. I ricorsi di RI 1 e RI 2 e di CO 3 e llcc
sono, infine, stati inoltrati tempestivamente (art. 38 cpv. 1 LALPT).
Essi, che hanno il medesimo fondamento di fatto, possono inoltre essere evasi
con un unico giudizio, in applicazione dell'art. 51 LPamm. 

1.4. Poiché la controversa variante di piano regolatore è stata adottata e
approvata in vigenza della LALPT, essa dovrà essere esaminata, nel merito, in
applicazione di quest'ultima legge (art. 107 Lst). 

 

 

2.       
2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia.
Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge
federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700),
il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da
parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il
Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT; dal 1° gennaio 2012, art. 29 cpv. 1
Lst), che approva il piano - e decide i ricorsi - con pieno potere cognitivo:
questo significa controllo non solo della legalità ma anche dell'opportunità delle
scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori
badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine
d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il
Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento
a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra
più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od
opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la
soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente
insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni
che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto
federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non
tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale,
segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT).
L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in
modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3
dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio del 28 giugno 2000 (OPT; RS
700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b, II-1999 n. 27 consid. 3).

2.2. Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; dal 1° gennaio
2012, art. 30 cpv. 3 Lst e relativo rinvio agli art. 61 seg. LPamm; RDAT
II-2001 n. 78 consid. 6c, II-1999 n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno
eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui
il Tribunale interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale
(DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5; Bernhard
Waldmann/ Peter Hänni, Raumplanungsgesetz,
Berna 2006, ad art. 33 n. 64), segnatamente quindi i casi in cui sono impugnati
un diniego di approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore
disposti dal Consiglio di Stato. 

 

 

3.       
3.1. Giusta l'art. 75 della Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) i Cantoni devono allestire dei
piani d'azzonamento per assicurare un'appropriata e parsimoniosa utilizzazione
del suolo e un ordinato insediamento del territorio. A livello legislativo l'obbligo
di pianificare è codificato all'art. 2 LPT. Secondo quest'ultima legge la
pianificazione deve avere luogo in diverse tappe: pianificazione direttrice,
pianificazione dell'utilizzazione e procedura del permesso di costruzione. Esse
stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di cui ogni parte adempie
una specifica funzione.

I piani d'utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati piani regolatori a
livello comunale (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del
suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili,
agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). 

3.1.1. Il compito di operare una separazione all'interno delle zone edificabili
spetta al diritto cantonale ed alle autorità incaricate della pianificazione
(cfr. Alexandre Flückiger/Stéphane Grodecki, Commentario
LPT, n. 18 ad art. 15 con rinvii; art. 28 cpv. 2 lett. a-d LALPT), come
peraltro ricorda l'art. 18 LPT. Il territorio fabbricabile dev'essere suddiviso
secondo le rispettive necessità, private o pubbliche: quelle dell'abitazione,
dell'artigianato, dell'industria, del commercio, dell'amministrazione, dello
sport, della cultura, del tempo libero e così
via, ma anche secondo necessità estetiche o di preservazione dei siti (Flückiger/ Grodecki,
op. cit., n. 20 ad art. 15). Questo conduce a delimitare delle zone edificabili con funzioni differenti che, oltre a
soddisfare i requisiti dell'art. 15 LPT, devono ossequiare gli scopi e i
principi di quest'ultima legge federale (art. 1 cpv. 2 lett. b, 3 cpv. 3 LPT;
Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert,
Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 509).

3.1.2. Il piano particolareggiato (art. 28 cpv. 2 lett. c, 54 segg. LALPT)
organizza e disciplina nel dettaglio l'uso ammissibile di una parte esattamente
delimitata del territorio comunale, quando particolari obiettivi di promozione
urbanistica o socio-economica lo giustificano oppure interessi inerenti alla
protezione naturalistica o ambientale, di monumenti, nuclei o centri storici lo
richiedono. Esso deve essere previsto nell'ambito di un piano regolatore
comunale (art. 54 cpv. 2 LALPT). Il piano particolareggiato regola nel dettaglio
l'uso dei singoli fondi, stabilendo per ciascuno ad esempio l'ubicazione e la
dimensione dei fabbricati, le superfici da mantenere libere, l'arredo di
superficie e le caratteristiche degli edifici; può inoltre stabilire la
formazione in comune di infrastrutture che interessino un preciso numero di
proprietari, come aree di svago, posteggi e strade di accesso. Il piano
particolareggiato si distingue dal piano
regolatore per il diverso grado di specificazione delle utilizzazioni e per la
diversa intensità delle restrizioni adottate (cfr. Adelio Scolari, Commentario, Cadenazzo 1996, n.
409 seg. ad art. 54 LALPT, con relativi rinvii alla giurisprudenza).

3.2. La foresta non è, di principio, oggetto
della pianificazione territoriale; può essere sfruttata soltanto come foresta
(Messaggio del Consiglio Federale a sostegno della LFo del 29 giugno 1988,
pubbl. in: FF 1988 III 137 segg., 159 seg.). È quanto confermano gli art. da 11 a 13 della legge federale sulle foreste (legge forestale; LFo; RS 921.0) e l'art. 18 cpv. 3 LPT.
Secondo l'art. 12 LFo l'inclusione di una foresta in una zona di utilizzazione
è di conseguenza subordinata ad un permesso di dissodamento (cfr. RDAT I-1999
n. 82 consid. 7; cfr. per le eccezioni RtiD I-2004 n. 35 consid. 3.4). Da qui
la necessità di coordinare la procedura pianificatoria con quella di
dissodamento. A questo proposito la giurisprudenza ritiene che l'art. 12 LFo è
ossequiato quando l'autorità competente per la pianificazione territoriale -
che, nel caso del piano regolatore, è il legislativo comunale - disponga, prima
della sua decisione, se non del permesso di dissodamento, quantomeno di una
presa di posizione positiva vincolante dell'autorità competente per il rilascio
del permesso stesso (DTF 122 II 81 consid. 6d/ee/aaa con rinvii; STA 90.2009.11
del 26 febbraio 2010 consid. 5.2 e 90.2006.70 del 26 agosto 2007 consid. 3.2).

 

Ricorso di RI 3 e llcc

 

4.       
Violazione del diritto di essere sentiti

4.1. 

4.1.1. Secondo costante giurisprudenza, la natura e i limiti del diritto
di essere sentito sono determinati innanzitutto dalla normativa procedurale
cantonale. Se questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte
dall'art. 29 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18
aprile 1999 (Cost.; RS 101), norma che assicura all'interessato il diritto di
esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata
una decisione e che gli garantisce anche il diritto di partecipare
all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di
determinarsi a riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia
17). 

4.1.2. Dal diritto di essere sentito la giurisprudenza ha dedotto, tra l'altro,
il diritto dell'interessato di ottenere una decisione motivata. Questa norma
non pone esigenze troppo severe all'obbligo di motivazione: l'autorità
giudicante è tenuta a esprimersi unicamente sulle circostanze significative,
atte a influire in qualche maniera sul giudizio di merito, e non su ogni
asserzione delle parti. La garanzia ha essenzialmente lo scopo di permettere,
da un lato, agli interessati di afferrare le ragioni che stanno alla base della
decisione e di impugnarla con cognizione di causa e, dall'altro, all'autorità
di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima (DTF 134 I 83
consid. 4.1, 129 I 232 consid. 3.2, 126 I 97 consid. 2b, 15 consid. 2.a.aa i.f.).

4.2.

4.2.1. I ricorrenti lamentano anzitutto una violazione del loro diritto di
essere sentiti sotto il seguente profilo: a fronte delle dettagliate censure
sollevate nel ricorso, che coinciderebbero in parte con le riserve espresse nei
loro preavvisi dall'Ufficio beni culturali e dall'Ufficio natura e paesaggio,
la decisione governativa risulterebbe incompleta e lacunosa, violando così il
loro diritto ad ottenere una motivazione corretta e esaustiva. Questa critica
non merita accoglimento. 

4.2.2. Richiamato quanto spiegato in precedenza (supra, 4.1.2), il
Tribunale ritiene che dalle considerazioni, seppur sommarie, espresse dal
Governo per motivare la sua decisione, rispettivamente poste a fondamento del
parziale accoglimento del ricorso 31 agosto 2009, emergono in modo sufficiente
i motivi, in ordine alla base legale, all'interesse pubblico e alla
proporzionalità che hanno spinto il Consiglio di Stato ad approvare il piano
particolareggiato "Airora-Presugno". Tant'è vero che i ricorrenti
sono stati in grado di esprimersi, nei diversi allegati, in maniera assai dettagliata
e pertinente.

4.3. 

4.3.1. Sempre dal profilo della violazione del loro diritto di essere sentiti, RI
3 e llcc lamentano poi l'incompletezza dei piani sottoposti ad approvazione,
che, in contrasto con quanto prescrive l'art. 8 cpv. 1 del regolamento
della legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione
del territorio del 23 maggio 1990 (RLALPT; BU 1990, 365, in vigore sino al 31 dicembre 2011) non riporterebbero le curve di livello, rendendo di fatto
impossibile stabilire l'effettiva configurazione del terreno e valutare il
reale impatto dell'edificazione nei vari comparti.

4.3.2. Questo Tribunale concorda con le deduzioni operate dai ricorrenti,
poiché in effetti gli atti costitutivi del piano particolareggiato, richiamati
in questa sede dal Consiglio di Stato, non riportano l'indicazione in
questione, ma dissente dalla conclusione che essi ne vorrebbero trarre, ossia
la necessità di annullare l'intera procedura. Infatti, in sede di duplica 5 luglio
2010, il comune ha allegato copia del piano delle utilizzazioni (doc. G) e del
piano degli spazi d'uso pubblico e privato (doc. H.) del piano particolareggiato
con indicate le curve di livello. Senza avvedersi di questa completazione, il Governo,
lamentando l'assenza delle curve di livello nei piani sottoposti ufficialmente
ad approvazione, rileva però di aver potuto far capo, per fondare il suo
giudizio, ai piani, contenenti tali dati, presentati dal comune in sede di
esame preliminare (cfr. in particolare: risoluzione impugnata, consid. 4.3.2.,
lett. b, pag. 15 e lett. c, pag. 17). In queste circostanze, ritenuto che il
difetto è stato sanato già nella procedura davanti all'Esecutivo cantonale e
che gli insorgenti hanno potuto determinarsi in proposito (cfr. osservazioni 3
settembre 2010 dei qui ricorrenti in merito alla documentazione prodotta dal
comune in sede di duplica in prima istanza), l'annullamento dell'intera procedura appare invero come una conseguenza
eccessiva, ovvero contraria al principio di proporzionalità.

 

4.4.

4.4.1. I ricorrenti criticano inoltre una violazione del loro diritto di essere
sentiti con riferimento alla mancata intimazione da parte del Governo, prima
dell'emanazione dell'avversata risoluzione, dei preavvisi interni elencati a
pag. 8 della risoluzione impugnata. Ai ricorrenti sarebbe così stata preclusa
la possibilità di esprimersi in merito nell'ambito delle loro osservazioni
conclusive del 28 aprile 2011. In merito si osserva quanto segue.

4.4.2. I
preavvisi cui si riferiscono i ricorrenti risalgono ai mesi di marzo-agosto
2010, dunque sono anteriori alla presentazione dell'allegato conclusivo, datato
28 aprile 2011. Ora, per prassi - senz'altro nota al patrocinatore degli
insorgenti, professionista cognito della materia - il Governo nell'ambito della
procedura di approvazione dei piani regolatori consulta di regola i propri servizi,
a seconda delle necessità concrete. Vi è pertanto da chiedersi se non spettava
piuttosto ai ricorrenti farsi parte attiva e chiedere tempestivamente al Consiglio
di Stato di trasmettere loro i preavvisi raccolti. D'altro canto, stante la
procedura pendente, è lecito domandarsi se effettivamente il Governo non
avrebbe dovuto provvedere motu proprio a sottoporre alle parti questi
documenti, prima di statuire sul loro ricorso. La questione non deve tuttavia
imperativamente essere risolta in questa sede, tanto più che i ricorrenti hanno
avuto accesso a detti preavvisi prima di insorgere davanti a questo Tribunale,
determinandosi ampiamente in proposito in questa sede. Difatti, come si vedrà
nel seguito, il ricorso deve in ogni caso essere accolto nel merito, per cui la
questione può restare indecisa. 

4.5. 

4.5.1. I ricorrenti invocano infine una violazione del loro diritto di
ottenere un dispositivo chiaro che consenta loro di determinarsi con precisione
in via di ricorso: la richiesta di varianti contenuta nei considerandi della
decisione impugnata non troverebbe infatti corrispettivo nel suo dispositivo,
violando in tal modo il principio della sicurezza del diritto. In proposito si
osserva quanto segue.

4.5.2. Nell'esame di merito del piano particolareggiato il Consiglio di Stato
ha ritenuto, per quanto attiene ai comparti A e B e più precisamente in
relazione alla problematica degli spazi liberi, che, a eccezione del viale
alberato, il piano non proponeva aree libere di pregio particolare. Di
conseguenza il Governo riteneva che, nell'ambito della realizzazione del
quartiere, il viale alberato avrebbe dovuto risultare un elemento
particolarmente caratterizzante e di qualità (cfr. consid. 4.3.2, lett. a, pag.
12). L'Esecutivo cantonale concludeva quindi l'analisi, prescrivendo che
"(…) pur approvando l'impostazione del piano su questo tema, invita il
comune ad allestire una sua variante finalizzata a migliorare qualitativamente
gli spazi in discussione" (ibidem). Al riguardo, esso suggeriva
la formulazione di un nuovo articolo 13.6 delle norme di applicazione del piano
particolareggiato (NAPP) concernente il viale alberato e le sue caratteristiche
qualitative (ibidem). Malgrado queste indicazioni il dispositivo della
decisione è però completamente silente in merito (cfr. risoluzione impugnata,
pag. 48 seg.). Medesimo modo di procedere è stato adottato per l'esame
dell'area Aps: espresse numerose riserve sull'impostazione pianificatoria della
zona (cfr. consid. 4.3.2, lett. c, pag. 17), il Consiglio di Stato ha concluso
l'esame di merito osservando che "(…) pur avallando la scelta comunale
inerente alla delimitazione dell'area privata per lo svago e le attrezzature
sportive, con relativo articolo 13.5 delle NAPP, invita il Municipio ad
approfondire la problematica emersa e, se del caso, a presentare una variante
del piano particolareggiato" (ibidem). Indicazione questa che
non viene però riportata nel dispositivo (cfr. risoluzione impugnata, pag. 48
seg.), che si limita a menzionare la mancata approvazione del comparto edificabile
C2 e delle aree a esso connesse e a richiedere l'elaborazione della relativa
variante. In risposta alle critiche dei ricorrenti, il Governo nelle sue,
peraltro confuse, osservazioni asserisce di non aver ravvisato gli estremi per
non approvare le proposte del comune relative ai comparti A e B e all'area Aps,
di modo che, correttamente, la richiesta di varianti "(…) volte a migliorare
la situazione esistente", non figurerebbe nel dispositivo. Queste
motivazioni e tale modo di procedere non possono in nessun modo trovare
l'avvallo di questo Tribunale per i motivi espressi qui di seguito.

4.5.3. Secondo l'art. 37 cpv. 1 LALPT il Consiglio di Stato esamina gli atti e
decide i ricorsi, approva in tutto o in parte il piano regolatore, oppure nega
l'approvazione. Quando si imponga una modifica che coinvolga il diritto
comunale, esso rinvia gli atti al comune, affinché vi provveda entro congruo
termine ripetendo la procedura prevista dagli articoli da 32 a 35. L'approvazione dei piani regolatori comunali e delle loro modifiche da parte dell'autorità
cantonale è prescritta direttamente dal diritto federale (art. 26 cpv. 1 LPT).
Il concetto di approvazione include di principio la dichiarazione di accettazione
o di rifiuto da parte dell'autorità cantonale nei confronti dei documenti
presentati (cfr. Alexander Ruch,
Commentario LPT, n. 17 ad art. 26 con rinvii), esaminati dal profilo della loro
conformità con il diritto (cfr. consid. 2.1). Ciò non esclude tuttavia la
possibilità di assoggettare l'approvazione a riserve o a condizioni,
rispettivamente di impartire, nell'ambito di una mancata approvazione o di un
rinvio, indicazioni particolari all'autorità comunale nell'ottica della rielaborazione
dei piani (cfr. Ruch, loc. cit.).
Nulla impedisce quindi al Governo, dati i presupposti, di condividere, e quindi
di approvare, nel principio una soluzione adottata dal piano, in quanto
conforme ai principi di ordine superiore, assoggettandola tuttavia a riserve o
a condizioni quali ad esempio all'elaborazione di una variante, volta a
specificare determinate caratteristiche, ad approfondire maggiormente questioni
secondarie e/o a definire taluni dettagli. Ora, nulla di tutto ciò avviene
nella fattispecie, dove il Governo, dopo aver espresso fortissime riserve in
merito agli aspetti qualitativi dei comparti A e B, rispettivamente dopo aver
censurato l'assenza di indicazioni specifiche circa le modalità di edificazione
dell'area Aps - riserve di tale portata da giustificare, secondo lo stesso
Governo, un approfondimento delle soluzione proposte dal comune - ha approvato
senza riserve i comparti, omettendo di chiedere in modo vincolante nel
dispositivo - che costituisce la sintesi di tutto il giudizio (RDAT II-1996 n.
66 con rinvii) - la presentazione delle relative varianti. Tale difetto non può
tuttavia venir emendato da questo Tribunale, tramite riformulazione e
completazione del dispositivo della decisione impugnata, per i motivi che
seguono.

 

 

5.       
Comparti A e B

5.1. Come visto in precedenza (supra, 3.3.1.), il piano particolareggiato
organizza e disciplina nel dettaglio l'uso ammissibile di una parte esattamente
delimitata del territorio comunale, quando particolari obiettivi di promozione
urbanistica o socio-economica lo giustificano oppure interessi inerenti alla
protezione naturalistica o ambientale, di monumenti, nuclei o centri storici lo
richiedono. Nel caso concreto la superficie oggetto di pianificazione definisce
un'area di circa 48'000 mq, la cui estensione, libera da vincoli forestali,
ammonta a circa 44'000 mq. Come esposto in narrative, la superficie, di grande
pregio paesaggistico, è situata a valle del nucleo di Carnago su di un pendio
che digrada verso il lago di Origlio. Salvo che per il nucleo di Carnago,
situato a est, la proprietà, ancora libera da edificazioni, confina sui tre
lati con la zona residenziale. La porzione ovest della proprietà, confinante
con via dar Pian, presenta una morfologia pianeggiante, mentre la parte
mediana, in pendio, culmina ad est con il nucleo di Carnago che si affaccia sul
crinale. Data la sua importanza paesaggistica, l'edificabilità della superficie
in questione è stata sottoposta all'elaborazione di un piano particolareggiato,
che ha potuto fondarsi sul progetto SAPOS, vincitore del concorso di urbanistica
indetto dal comune nel 2002. Nei suoi intendimenti, il piano particolareggiato
adottato dal comune mira a promuovere la realizzazione di un quartiere
residenziale "(…) ordinato nelle linee infrastrutturali e nella
distribuzione planovolumetrica delle edificazioni, rispettoso del sito naturale
e delle adiacenze già costruite, capace di valorizzare il nucleo di Carnago,
con alcuni percorsi pedonali aperti al pubblico che permettano il collegamento
e la fruizione di diverse parti del territorio" (cfr. art. 1 NAPP). 

5.2. Per quanto concerne la porzione ovest
e pianeggiante della proprietà, tali intendimenti trovano concretizzazione nella
delimitazione dei due comparti A e B, di circa complessivi 25'000 mq, suddivisi
nei sottocomparti A1-A3 e B1-B5, nei quali è ammessa un'edificazione
esclusivamente a carattere residenziale. Al comparto A viene assegnato un
indice di sfruttamento pari allo 0.8 (art. 9.2 NAPP) nonché un'altezza massima
(9.00 m) e minima (6.00 m) delle costruzioni (art. 6 e 8.2 NAPP). Nel comparto B viene previsto un indice di sfruttamento pari allo 0.5
(art. 9.2 NAPP) e un'altezza massima delle costruzioni di 3.50 m (art. 6 NAPP). In entrambe i comparti è prescritta un'area verde minima pari al 30% (art. 9.3
NAPP), nonché l'obbligo di formare almeno un posteggio fino ad una superficie
utile lorda realizzata di 200 mq e di almeno 2 posteggi per una superficie
utile lorda realizzata superiore a 200 mq (art. 14 NAPP). L'unica prescrizione
di carattere tipologico concerne la foggia dei tetti che in tutti i comparti
deve essere piana (art. 9.4 NAPP). Inoltre, come esposto in narrativa,
l'accesso ai due settori non avviene da via dar Pian bensì tramite una nuova
strada di raccolta che costeggia tutto il lato nord della proprietà, assicurando l'urbanizzazione del nuovo quartiere tramite un reticolato
di strade secondarie. Più precisamente, per quanto attiene al comparto B,
l'assetto viario è costituito da quattro strade parallele interposte ogni
seconda fila di singole abitazioni con connessioni laterali alla rete viaria
principale che delimita il perimetro di tutto il quartiere. Perpendicolarmente,
fra i comparti A e B, è previsto un viale alberato largo 6.5 m (e non 10 m come indicato a pag. 12 della decisione impugnata) e lungo 90 m, affiancato da una strada di raccolta. Il piano particolareggiato non prevede la formazione di
autorimesse sotterranee.

5.3. Nella decisione impugnata il Governo osserva come il piano particolareggiato
non proponga all'interno dei due comparti "(…) aree libere di
particolare pregio che qualifichino il nuovo quartiere" (pag. 11 e
12). Da notare che questo aspetto, unitamente all'assenza di sufficienti spazi
verdi e alberati, palesemente in contrasto con l'art. 3 cpv. 3 lett. e LPT, era
già stato segnalato al comune nell'ambito dell'esame preliminare. In
particolare, nell'ambito di tale esame, era stato messo in rilievo come gli
spazi fra le file di edifici non fossero sufficientemente definiti: come tali,
essi avrebbero dovuto venir ristudiati e migliorati dal profilo qualitativo
(pag. 3); cosa che di fatto non è avvenuta. Ciò malgrado, secondo il Consiglio
di Stato, le evidenti pecche del piano sottoposto ad approvazione sarebbero
però riscattate dalla previsione del viale alberato, il quale permetterebbe da
solo di assicurare quella qualità insediativa a cui aspira il piano (cfr. consid. 4.3.2, lett. a, pag. 12), salvo
però poi prescrivere la necessità di un suo ulteriore miglioramento al fine di
renderlo un elemento particolarmente caratterizzante e qualificante (ibidem;
esso omette per di più, come si è visto sopra, di menzionare nel
dispositivo la relativa richiesta di variante). Ora tali motivazioni non
convincono minimamente, in quanto, in realtà, i momenti di contrasto della
pianificazione dei due comparti con il diritto di ordine superiore si rivelano
di entità tale che s'impone la sua non approvazione. Essi non concernono
infatti semplici aspetti marginali del piano e non risultano in alcun modo
emendabili tramite una migliore progettazione di un singolo elemento quale il
viale alberato. 

5.4. Infatti, come si evince da un raffronto fra il progetto SAPOS, ispiratore
del piano e vincitore del concorso di urbanistica, e il piano all'esame,
quest'ultimo si riduce a un semplice schema di urbanizzazione e lottizzazione,
abbinato alle usuali prescrizioni di zona. Risulta pressoché assente il disegno
del verde, che, come rettamente osserva l'Ufficio natura e paesaggio nel suo
preavviso 15 giugno 2012, dovrebbe rappresentare un elemento fondamentale,
vista la peculiarità del contesto, e manca un impianto insediativo meno
elementare. Questi aspetti, sommati all'assenza spazi di aggregazione sociale e
a prescrizioni tipologiche per l'edificazione, non garantiscono in nessun modo
un'immagine finale del quartiere "ordinata e rispettosa del sito",
che anzi viene completamente banalizzato. Inoltre la soluzione viaria riserva
(e spreca inutilmente), a detrimento delle aree verdi e degli spazi di
aggregazione, un'eccessiva superficie alla circolazione dei veicoli. In questo
modo la pianificazione della parte bassa del comparto non raggiunge di certo
quegli obiettivi minimi di qualifica che il piano stesso si prefigge e che
l'importanza paesaggistica dell'area richiede. Essa si rivela estranea al contesto
ambientale nel quale s'inserisce nella misura in cui, come detto, l'impianto
urbanistico proposto si riduce sostanzialmente a uno schema tecnico, privo di
qualità particolari e facilmente riproducibile in altri contesti. Da notare,
fra l'altro, che il mancato rispetto in casu dei principi basilari di
cui all'art. 3 cpv. 2 lett. b e cpv. 3 lett. e LPT, si rivela particolarmente
grave se si considera che questi trovano applicazione generale, mentre una
pianificazione particolareggiata ai sensi degli art. 28 cpv. 2 lett. c e 54
segg. LALPT dovrebbe distinguersi rispetto a quanto normalmente un piano delle
zone prevede per l'apporto di ulteriori e significativi elementi qualitativi.

5.5. Ben diversa la pianificazione preconizzata dal progetto SAPOS, che
prevedeva:

-    un sistema
viario ridotto al minimo, formato da tre percorsi veicolari, strutturanti il
quartiere;

-    per il
comparto B, ovvero il più vasto, un principio insediativo di case a
patio-giardino, delimitate da muri perimetrali, allineate alternativamente e in
parallelo lungo l'asse nord/sud e orientate alternativamente verso sud/ovest,
mirante a garantire un controllo formale e architettonico di tutto l'insieme e
in cui il disegno del verde costitutiva un aspetto centrale, caratterizzante e
qualificante il quartiere;

-    un ampio
spazio pubblico alberato, interno al quartiere (e non una semplice fascia di
passaggio, come avviene per il viale alberato previsto dal piano), di cui una
piazza, delimitata a ovest da un edificio
in cui erano ammesse piccole attività commerciali, formava il fulcro.

Di conseguenza, visto
quanto precede, il Consiglio di Stato doveva negare l'approvazione dei due
comparti in quanto contrari ai principi di cui all'art. 3 LPT e agli scopi
perseguiti dal piano stesso e non limitarsi a chiedere l'elaborazione di una
variante su un aspetto marginale, chiaramente insufficiente a sopperire alle
lacune riscontrate. 

 

 

6.       
Area Aps

Analoghe considerazioni valgono per l'area Aps, di circa 3500 mq, posta fra il
comparto B e il piede della collina. In quest'area il piano prevede, oltre alle
generiche installazioni per il gioco e lo svago, la realizzazione di campi da
tennis e per bocce, piscine e simili (con eventuali coperture amovibili per
l'utilizzazione invernale), riservate all'uso esclusivo degli abitanti del
quartiere; costruzioni tecniche per il servizio delle attrezzature e la manutenzione
dei luoghi potranno avere un'altezza massima di 3.50 m. Il totale delle superfici occupate dalle attrezzature fisse e dalle costruzioni dovrà essere
al massimo pari al 50% dell'intera area (art. 13.5 NAPP). Nella decisione
impugnata il Consiglio di Stato ha ritenuto che la soluzione adottata dal piano
fosse problematica sia sotto il profilo dell'inserimento paesaggistico dei
corpi sporgenti (costruzioni tecniche e spogliatoi) sia sotto quello
dell'alterazione della morfologia del terreno scaturente dalla realizzazione
delle strutture sportive (cfr. consid. 4.3.2, lett. c, pag. 17). Ciononostante
il Governo ha approvato l'area in parola, invitando il municipio "(…)
ad approfondire la problematica emersa e, se del caso, a presentare una
variante (…)" (ibidem). Ora, tale modo di procedere non può in
nessun modo essere condiviso. Infatti, anche in questo caso, i difetti
riscontrati dall'Esecutivo cantonale non toccano aspetti marginali del piano,
sanabili mediante l'allestimento di una variante (per di più in questo caso solo
suggerita) ma sono attinenti all'essenza stessa del piano e alla conformità con
il diritto di ordine superiore di elementi centrali, caratterizzanti le scelte
pianificatorie del comune. Più precisamente, la mancata progettazione
dell'ubicazione dei corpi sporgenti, rispettivamente le pesanti alterazioni
della morfologia del terreno permesse dal piano, contraddistinguono la pianificazione
all'esame come palesemente inadatta non solo a indirizzare le modalità di
utilizzazione di un comparto estremamente sensibile da profilo paesaggistico, e
a garantirne il rispetto, bensì a proporre in aggiunta una particolare qualità
insediativa in grado di valorizzarlo. Anche in questo caso il Governo avrebbe
quindi dovuto negare l'approvazione dell'area Aps.

 

 

7.       
Domanda di dissodamento

Già per i motivi appena espressi il ricorso di RI 3 e llcc merita dunque di
venir accolto e la decisione impugnata annullata. Resta tuttavia ancora da
decidere la questione relativa all'istanza di dissodamento. 

7.1. Secondo l'art. 4 LFo si considera
dissodamento ogni cambiamento, durevole o temporaneo, delle finalità del suolo
boschivo. I dissodamenti, soggiunge la legge (art. 5 cpv. 1 LFo), sono vietati.
L'art. 5 cpv. 2 LFo specifica comunque che una deroga può essere concessa se il
richiedente comprova l'esistenza di gravi motivi, preponderanti rispetto all'interesse
alla conservazione della foresta, e sono inoltre adempiute le condizioni
seguenti: l'opera per la quale si richiede il dissodamento è attuabile soltanto
nel luogo previsto (lett. a); essa soddisfa materialmente alle condizioni della
pianificazione del territorio (lett. b); il dissodamento non comporta seri
pericoli per l'ambiente (lett. c). Il legislatore ha inoltre specificato che
non sono gravi motivi gli interessi finanziari, come un più redditizio
sfruttamento del suolo o l'acquisizione di terreno a buon mercato per scopi non
forestali (art. 5 cpv. 3).

7.2.

7.2.1. La domanda di dissodamento presentata dal comune spiega che l'intervento
si rende necessario per la costruzione di una strada, la cui ubicazione
s'impone al seguito di lunghi studi pianificatori, che ne avrebbero dimostrato
anche il pubblico interesse; in ogni caso essa non creerebbe pericoli per
l'ambiente, risponderebbe alle condizioni della pianificazione del territorio,
e costituirebbe l'intervento meno invasivo sia sotto il profilo della
conservazione della foresta, sia sotto quello della protezione della natura e
del paesaggio. Tali tesi sono in sostanza state condivise dal Consiglio di
Stato (ris. gov. impugnata, pag. 20). 

7.2.2. Ora, non è a prima vista escluso che i presupposti per concedere il dissodamento
in parola fossero effettivamente dati nel caso concreto. Tuttavia, visto che lo
stesso è finalizzato a permettere di realizzare la strada prevista dal piano
particolareggiato che qui viene annullato, l'interesse alla sua concessione
viene in ogni caso meno. Pertanto, in ossequio al principio del coordinamento e
in accoglimento del ricorso, si giustifica di annullare la risoluzione
impugnata anche in relazione alla concessione del dissodamento. 

 

8.       
L'emanazione dell'odierno giudizio rende priva di oggetto la domanda
di concessione dell'effetto sospensivo. 

Ricorso RI 1 e RI 2

 

9.       
Preliminarmente, visto quanto considerato in relazione al ricorso
di CO 3 e llcc, devono ritenersi parimenti evase, nel senso di un loro
accoglimento, anche le critiche mosse da RI 1 e RI 2 allo schema e alle
modalità di urbanizzazione dei comparti A e B, mentre le ulteriori richieste
contenute al capitolo II del loro ricorso devono considerarsi divenute prive di
oggetto. 

 

10.  
Comparto C2, aree S1, S3 e area edificabile in sotterraneo

10.1. Nella parte superiore della
collina, corrispondente alla superficie sottostante il nucleo di Carnago, il
piano particolareggiato prevede l'inserimento di due comparti edificabili (C1 e
C2), delimitati da semplici linee di arretramento, e di un belvedere pubblico
(area S2). Il comparto C1, posto perpendicolarmente alla strada cantonale,
presenta una superficie di 540 mq (45 m x 12 m) e una superficie utile lorda massima di 1300 mq (art. 9.2 NAPP), mentre il comparto C2, antistante il nucleo di
Carnago, presenta una superficie di 744 mq (62 m x 12 m) e una superficie utile lorda massima di 1500 mq (art. 9.2 NAPP). Secondo il piano delle
utilizzazioni, il comparto C1 con una quota massima di 459.00 m.s.m. e il comparto C2 con una quota massima di 451.00 m.s.m., sovrastano di 10.5 m, rispettivamente 2.5 m, il belvedere pubblico (quota massima = 448.5 m.s.m.). Tale spazio, collocato fra i due comparti, presenta una
superficie di 400 mq (10 m x 40 m). Salvo per l'obbligo di eseguire tetti piani
(art. 9.4 NAPP) e per l'obbligo di costruire in contiguità all'interno comparto
C2 (art. 9.5 NAPP), il piano non prevede nessuna indicazione di carattere
tipologico. Le aree libere situate fra il nucleo e i due comparti edificabili,
rispettivamente fra il nucleo e il belvedere (aree S1), sono adibite a giardini
privati, in cui è ammessa la realizzazione di piscine (art. 13.4.1 NAPP). Il
piano permette infine nell'area contrassegnata da asterischi e situata fra i
due comparti, la costruzione sotterranea di accessi e autorimesse.

10.2. Nella decisione impugnata il Consiglio di Stato non ha approvato il
comparto C2 e le aree a esso correlate (S1, S3 e l'area edificabile in
sotterranea). Esso ha ritenuto che quanto previsto dal piano non si ponesse in
una relazione qualificante con il contesto paesaggistico, segnatamente con il
nucleo di Carnago e il lago (cfr. consid.
4.3.2, lett. b, pag. 14 seg.). In particolare, secondo il Governo, la
pianificazione proposta costituiva una forzatura paesaggistica e urbanistica
per rapporto alle aree verdi di contorno al nucleo, atte a separare, definire,
identificare e qualificare gli insediamenti storici. Inoltre, oltre a non
inserirsi convenientemente nel paesaggio, il nuovo comparto edificabile C2
avrebbe compromesso irrimediabilmente le caratteristiche tipologiche e morfologiche
del luogo, occludendo in particolare la vista dal piano verso il nucleo per
effetto della prospettiva. In particolare l'impatto della facciata ovest, alta
fino a 9.00 m, è stato giudicato eccessivo per rapporto al contesto e
potenzialmente deturpante. La pianificazione del comparto C2 è quindi stata
ritenuta contraria agli obiettivi perseguiti dal piano relativi al rispetto del
sito naturale e alla valorizzazione del nucleo di Carnago. Anche le aree S1 e
S3 e il comparto riservato all'edificazione in sotter-

ranea sono stati valutati fortemente conflittuali nel loro rapporto con i
nucleo e non sono di conseguenza stati approvati.

10.3. Secondo i ricorrenti tale decisione risulterebbe lesiva del diritto e dell'autonomia
comunale, ponendosi inoltre in contrasto con i principi che ispirano il piano
particolareggiato, dedotti direttamente dal progetto SAPOS. Peraltro la porzione
del nucleo di Carnago prospiciente il comparto C2 risulterebbe fortemente
compromessa da interventi recenti e non ravviserebbe quindi pregi particolari.
La decisione del Governo andrebbe pertanto annullata. Tali censure non meritano
accoglimento. Infatti, come il sopralluogo ha permesso di appurare, il nucleo
di Carnago, definito quale "nucleo di risanamento" e retto
dall'art. 36 NAPR, si estende sia a monte che a valle della cantonale. La parte
che qui interessa, posta a valle della cantonale, si affaccia sul crinale della
collina oggetto di pianificazione ed è costituita da due insiemi contigui e
compatti. In effetti, come sottolineano i ricorrenti, tale insediamento risulta
in alcune parti pesantemente alterato da drastici interventi di riattamento.
Tuttavia, esso evidenzia ancora oggi in modo percettibile verso l'aperta
campagna, ossia verso il comparto oggetto di pianificazione, la definizione
originaria dei propri margini e del proprio impianto urbanistico. In particolare,
verso valle, questo piccolo nucleo è delimitato da una corona di giardini e
orti cintati che segna con precisione il limite fra gli orti e i ronchi e la
campagna che scende verso il lago. Questa fascia forma uno spazio di
transizione tra la compattezza edilizia del nucleo e l'aperta campagna,
assumendo la funzione di spazio altamente qualificato e qualificante la struttura
stessa del nucleo. Ora, come rettamente sostiene il Governo, le aree S1 - destinate,
come detto, a ospitare i giardini privati dei comparti C1 e C2 con possibilità
di inserirvi piscine - rispettivamente l'area contrassegnata da asterischi -
riservata all'esecuzione di accessi e autorimesse sotterranee, poste a diretto
contatto con il nucleo, segnatamente interessanti direttamente il mapp. 113 -
comportano considerevoli sconvolgimenti e conflittualità nei riguardi
dell'organizzazione del nucleo e più precisamente dei suoi margini, che
verrebbero fortemente alterati, se non addirittura cancellati, tramite modifica
della loro funzione e/o delle quote del terreno naturale. In questo senso la
pianificazione si pone in manifesto contrasto con l'obiettivo da essa
perseguito di valorizzare il nucleo di Carnago. La decisione governativa merita
quindi piena condivisione.

10.4. Per quanto attiene al comparto edificabile C2 va rilevato quanto segue.
Come esposto sopra, in tale comparto sarebbe realizzabile, in base all'obbligo
di costruire in contiguità, un volume pieno, lungo 62.00 m e alto tre piani (9.00 m), posto di fronte, e a una distanza, nel punto più vicino, di 6.00 m, dagli spazi di contorno della parte sud del nucleo di Carnago. A monte del comparto e per una profondità di 3.00 m è ammessa una sistemazione del terreno, tramite suo abbassamento, fino a quota 447.00 m.s.m.: l'area risultante è sistemabile come giardino privato (area S3). Come già ricordato,
salvo per l'obbligo di formare tetti piani, le NAPP non prevedono prescrizioni
tipologiche particolari. Ora, a non averne dubbio, la massiccia volumetria proposta
per il comparto non si pone in nessuna relazione qualificante con il contesto
della collina in cui si inserisce, il cui andamento naturale a monte verrebbe
pesantemente alterato e nascosto a favore dell'inserimento di una quinta rigida
e fuori scala. Il volume, inarticolato e compatto, avrebbe inoltre un forte impatto
negativo sul nucleo di Carnago, a cui verrebbe semplicemente anteposto senza
tener conto né della sua struttura, né del suo tessuto e né delle sue
proporzioni. Invece di subordinarsi o perlomeno tentare di relazionarsi al
nucleo, tramite ripresa e/o reinterpretazione delle sue caratteristiche
insediative (in particolare, volumi e altezze) e architettoniche (materiali,
aperture), il nuovo volume entra irrimediabilmente in conflitto con le sue
adiacenze, che verrebbero alterate in modo significativo a detrimento delle
loro qualità che, secondo gli intendimenti del piano, dovrebbero invece venir
salvaguardate. Di conseguenza, come rettamente osservato dal Governo, il
volume, oltre a non inserirsi correttamente nel paesaggio, compromette
irrimediabilmente le caratteristiche tipologiche e morfologiche del luogo, non
raggiungendo in tutta evidenza le finalità qualitative che il piano si era proposto.
A comprova di ciò, e contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, ben
diversa era la soluzione contemplata dal progetto SAPOS per il volume in
questione: terrazzato e articolato solo su due livelli, esso rispettava
l'andamento morfologico della collina, inserendosi in modo armonioso, e andava
a comporre in prospettiva lo zoccolo del nucleo a cui si subordinava. La
relazione visiva tra il nucleo e la pianura sottostante - completamente
compromessa dalla volumetria prevista per il comparto C2 - veniva garantita
tramite l'altezza contenuta dell'edificio e il suo corretto inserimento nella
collina. 

 

 

11.  
Per tutti questi motivi la censura viene respinta. Visto quanto
precede, segnatamente vista la necessità di rielaborare la proposta relativa
all'area S1 limitrofa all'area S2, possono a questo punto rimanere inevase le
critiche rivolte all'estensione dell'area S1 e alle dimensioni del belvedere
pubblico.

Esito complessivo, tassa di giustizia e ripetibili

12.  
12.1. In esito alle pregresse considerazione, in accoglimento del
ricorso di RI 3 e llcc, rispettivamente parziale di quello di RI 1 e RI 2, la
decisione impugnata dev'essere annullata, al pari di quella del consiglio
comunale da esso tutelata. 

12.2. La tassa di giustizia è posta a carico dei ricorrenti RI 1 e RI 2,
proporzionalmente al loro grado di soccombenza, ritenuto che il comune ne va
esente, secondo prassi (art. 28 LPamm). 

12.3. Nella misura in cui risultano vincitori in relazione al loro ricorso, a RI
1 e RI 2 devono essere riconosciute le ripetibili, poste a carico del comune.
Le ripetibili in favore di RI 3 e llcc sono invece poste a carico del comune e
di RI 1 e RI 2, secondo i rispettivi gradi di soccombenza. Questi importi tengono
conto di entrambe le sedi di ricorso.

 

 

 

Per
questi motivi, 

dichiara
e pronuncia:

 

1.     Il ricorso
23 dicembre 2011 di RI 1 e RI 2 è parzialmente accolto,
mentre quello 12 gennaio 2012 di CO 3 e llcc è integralmente accolto.

§ Di conseguenza
sono annullate:

1.1. 
la risoluzione 23 novembre 2011
(n. 6436) del Consiglio di Stato;

1.2. 
la risoluzione 6 aprile 2009 con
cui il consiglio comunale di Origlio ha adottato il piano particolareggiato
"Airora-Presugno". 

 

 

2.La tassa di
giustizia di fr. 3'000.- è posta a carico di RI 1 e RI 2, solidalmente. Il
comune verserà loro, a titolo di ripetibili, fr. 1'500.-. Le ripetibili in
favore di RI 3 e llcc, complessivamente di fr. 3'000.-, sono dovute nella
misura di fr. 2'000.- dal comune, mentre i rimanenti fr. 1'000.- sono a carico
di RI 1 e RI 2. 

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                  Il segretario