# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b7439ad9-faeb-54f6-bf54-be47132987cf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 02.11.2017 60.2017.172
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2017-172_2017-11-02.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2017.172

   

  	
  Lugano

  2 novembre 2017/mr

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Claudia Malaguerra Bernasconi, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 17/18.7.2017 presentato
da

 

 

	
   

  	
  RE 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 6.7.2017 emanata dall’Autorità di
  vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario la quale le ha negato
  l’accesso agli atti del procedimento penale aperto nei suoi confronti (inc.
  n. __________); 

  

 

 

richiamate le osservazioni 26/27.7.2017 e la duplica
9/10.8.2017 dell’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di
fiduciario;

 

vista la replica 31.7./2.8.2017 di RE 1;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

 

 

 

in fatto

 

                                   a.   L’Autorità
di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario ha aperto un
procedimento penale nei confronti di RE 1 per il reato di esercizio abusivo
della professione di fiduciario giusta l’art. 23 LFid. A dire dell’Autorità la
qui imputata non avrebbe mai avuto l’autorizzazione all’esercizio dell’attività
di fiduciaria; essa tuttavia, tramite la società __________ SA di __________ di
cui sarebbe amministratrice unica, avrebbe svolto attività di tenuta della
contabilità, consulenza e rappresentanza fiscale e consulenza aziendale per
conto di terzi almeno dal dicembre 2013 (AI 7, inc. __________).  

 

 

                                  b.   In
data 5.7.2017 l’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di
fiduciario ha emanato un ordine per la perquisizione domiciliare presso la sede
di __________ SA e presso il domicilio dell’imputata, per la perquisizione di
carte e registrazioni e per il sequestro di tutta la documentazione rinvenuta
(AI 11, inc. __________).

 

 

                                   c.   Con
scritto 5.7.2017 __________ SA e RE 1 hanno chiesto l’apposizione dei sigilli
giusta l’art. 248 CPP sul materiale trovato presso l’abitazione di quest’ultima
e la possibilità di “(…) urgentemente (…) esaminare gli atti del
procedimento, con facoltà concessa di estrarne copia, come pure di partecipare
all’assunzione di tutte le prove (…)” (AI 14, inc. __________).

 

 

                                  d.   Con
decisione 6.7.2017 l’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di
fiduciario ha negato l’accesso agli atti asserendo che “(…) per evidenti
motivi di iniziale logica processuale (…)” la richiesta appariva prematura
(decisione 6.7.2017, AI 15, inc. __________). 

 

 

                                   e.   Con
gravame 17/18.7.2017 RE 1 impugna l’ordine di perquisizione e sequestro di cui
sopra. Essa sostiene dapprima che la decisione non sarebbe motivata. Inoltre ella
afferma che “(…) si ritiene in definitiva che la decisione impugnata, nella
misura in cui sic et simpliciter respinge la richiesta di esame degli atti così
come formulata e motivata il 5 luglio 2017, non solo violi il diritto, bensì
che palesi un eccesso o un abuso del potere d’apprezzamento dell’AV-Fid e che,
non concedendo perlomeno l’accesso all’elenco degli atti, la stessa decisione
debba per di più essere considerata, da questo profilo, inadeguata (…)” (reclamo
17/18.7.2017, p. 8).

 

 

                                    f.   Con
decisione 9.8.2017 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha stralciato la procedura
di disuggellamento presentata dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle
professioni di fiduciario in quanto, con comunicazione 31.7/2.8.2017, RE 1
aveva revocato la richiesta di apposizione dei sigilli formulata all’atto della
perquisizione (decisione 9.8.2017, inc. GPC __________).

 

 

                                  g.   Delle
ulteriori argomentazioni si dirà, se necessario, in corso di motivazione.

 

 

in diritto

 

                                   1.   1.1.

                                         Giusta
l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto - entro il
termine di dieci giorni - contro le decisioni e gli atti procedurali della
polizia, del pubblico ministero e delle autorità penali delle contravvenzioni,
eccettuati i casi in cui è espressamente escluso dal CPP o quando è prevista
un’altra impugnativa.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

                                         

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP),
con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta e all’art.
385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione e i mezzi di prova auspicati (art.
385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         La
prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla
giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente
dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il
diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391
CPP n. 2; cfr., anche, sentenze TF 6B_69/2014 del 9.10.2014 consid. 2.4. e
6B_776/2013 del 22.7.2014 consid. 1.5.).

 

                                         1.2.

                                         Il gravame, inoltrato il 17/18.7.2017 alla Corte dei
reclami penali, competente ex art. 62 cpv. 2 LOG, contro la decisione 6.7.2017
dell’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario, con
cui le ha negato l’accesso agli atti, è proponibile (ZK StPO – A. KELLER, 2. ed., art. 393 CPP n. 16; BSK
StPO – P. GUIDON, 2. ed., art. 393 CPP n. 10) e tempestivo.

 

                                         Le esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.

 

                                         RE
1, imputata nel procedimento di cui sopra e destinataria della decisione impugnata,
è pacificamente legittimato a reclamare ex art. 382 cpv. 1 CPP avendo un
interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica del giudizio.

 

                                         Il reclamo è - nelle predette circostanze - ricevibile
in ordine.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         La reclamante rimprovera all’Autorità di vigilanza
sull’esercizio delle professioni di fiduciario di non avere motivato sufficientemente
la sua decisione, ciò che violerebbe il suo diritto di essere sentita.

 

                                         2.2.

                                         Il
diritto di essere sentito ex art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost. –
garanzia di natura formale, la cui violazione comporta l’annullamento della
decisione impugnata indipendentemente dalla fondatezza materiale del gravame,
riservato il caso in cui l’autorità di ricorso goda di pieno potere d’esame e
davanti ad essa la parte sia reintegrata nell’esercizio dei diritti che le
erano stati negati (cfr., nondimeno, con riferimento alla giurisdizione di
reclamo, decisione TF 1B_604/2011 del 7.2.2012 consid. 2.3.) – comprende, oltre
alla facoltà di esprimersi prima che una decisione sia presa, di fornire prove
sui fatti rilevanti per il giudizio, di farsi rappresentare o assistere e,
ancora, di poter consultare gli atti, il diritto di ottenere una decisione
motivata.

 

                                         L’obbligo
di motivazione (art. 80 cpv. 2 prima frase CPP) impone di menzionare, almeno
brevemente, i motivi che hanno spinto l’autorità a decidere in un senso
piuttosto che nell’altro e di porre pertanto l’interessato nelle condizioni di
rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di
impugnazione presso un’istanza superiore, che deve poter esercitare il
controllo (decisione TF 6B_232/2016 del 21.12.2016 consid. 1.3.3.; ZK StPO – D.
BRÜSCHWEILER, op. cit., art. 80 CPP n. 2).

 

                                         2.3.

Nella sua decisione del 6.7.2107
l’Autorità preposta ha negato l’accesso agli atti del procedimento di cui
all’inc. __________ per “(…) evidenti motivi di iniziale logica processuale
(…)” ritenendo la richiesta “prematura” sulla base degli art. 101
ss. CPP. 

 

2.4.

Ora, nella fattispecie in esame la
motivazione appare sì un po’ concisa ma sufficiente: l’Autorità di vigilanza
sull’esercizio delle professioni di fiduciario ha infatti chiaramente fatto rimando
all’art. 101 CPP [che stabilisce, come si vedrà più avanti, che le parti
possano esaminare gli atti del procedimento penale al più tardi dopo il primo
interrogatorio dell’imputato e dopo l’assunzione delle altre prove principale
(art. 101 cpv. 1 CPP)], giustificando il diniego in quanto ancora nella fase
iniziale del procedimento, sottintendendo il fatto che RE 1 non era stata ancora
sottoposta ad interrogatorio.

 

Anche se la motivazione non è espressa
così chiaramente, appare in ogni caso comprensibile. Pertanto il diritto di
essere sentita della reclamante è stato rispettato.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Come
già sopraindicato il diritto di essere sentiti – sancito in generale dall’art.
29 cpv. 2 Cost. e in ambito penale dagli art. 32 cpv. 2 Cost., 3 cpv. 2 lit. c
in fine CPP (ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 3 CPP n. 33 ss.) e, ancora,
107 CPP – rappresenta un aspetto della garanzia fondamentale dell’equo processo
a’ sensi degli art. 29 Cost. e 6 CEDU (decisione TF 6B_614/2016 del 23.3.2017
consid. 1.1.).

 

                                         3.2.

                                         3.2.1.

                                         In
relazione allo specifico diritto di accedere agli atti previsto dall’art. 107
cpv. 1 lit. a CPP, i presupposti e la procedura per l’esame degli atti di un
procedimento penale pendente (ovvero avviato giusta l’art. 300 CPP) sono
disciplinati dagli art. 101 s. CPP (BSK StPO – M. SCHMUTZ, op. cit., art. 101
CPP n. 4).

 

                                         3.2.2.

                                         A’
sensi dell’art. 101 cpv. 1 CPP le parti [secondo gli art. 104 cpv. 1 e 105 cpv.
1 CPP (BSK StPO – M. SCHMUTZ, op. cit., art. 101 CPP n. 5; ZK StPO – D.
BRÜSCHWEILER, op. cit., art. 101 CPP n. 9; N. SCHMID, StPO Praxiskommentar, 2.
ed., art. 101 CPP n. 7)] possono esaminare gli atti del procedimento penale al
più tardi dopo il primo interrogatorio dell’imputato e, cumulativamente, dopo
l’assunzione delle altre prove principali da parte del pubblico ministero; è
fatto salvo l’art. 108 CPP.

 

                                         In
merito all’esame degli atti decide [in un termine ragionevole (decisioni TF
1B_55/2017 del 24.5.2017 consid. 3.4.; 1B_4/2017 del 3.3.2017 consid. 3.5.)]
chi dirige il procedimento penale. Questi adotta le misure necessarie per
evitare abusi e ritardi e per tutelare i legittimi interessi al mantenimento
del segreto (art. 102 cpv. 1 CPP). Gli atti si esaminano presso la sede
dell’autorità interessata oppure, per mezzo dell’assistenza giudiziaria, presso
un’altra autorità penale. Alle altre autorità e ai patrocinatori delle parti
gli atti vengono di norma recapitati (art. 102 cpv. 2 CPP) [cfr. decisione CRP
60.2014.157 del 21.7.2014]. Colui che ha diritto di esaminare gli atti può
chiedere che gliene siano allestite copie contro emolumento (art. 102 cpv. 3
CPP).

 

                                         3.2.3.

                                         La
nozione di “primo interrogatorio dell’imputato”, menzionato dall’art.
101 cpv. 1 CPP, può essere messa in relazione all’art. 158 CPP, in particolare
alla lettera a [“All’inizio del primo interrogatorio la polizia o il
pubblico ministero informano l’imputato in una lingua a lui comprensibile che:
a. è stata avviata una procedura preliminare nei suoi confronti e su quali
reati; (…)”] (N. SCHMID – StPO Praxiskommentar, op. cit., art. 101 CPP n.
3).

 

                                         Il
concetto di “primo interrogatorio” è pertanto connesso all’oggetto del
procedimento penale, come si evince dal messaggio (concernente l’unificazione
del diritto processuale penale del 21.12.2005, in FF 2006 p. 1098). Esso deve consentire di contestare all’imputato che determinati atti compiuti in un luogo
e ad un’ora precisi assurgono a un tale reato (BSK StPO – N. RUCKSTUHL, op.
cit., art. 158 CPP n. 21 ss.). Il “primo interrogatorio” è allora ogni
audizione nel corso della quale il procuratore pubblico comunica e contesta
all’imputato una fattispecie per la prima volta. Il concetto di “primo
interrogatorio” non è una nozione meramente temporale, ma piuttosto
sostanziale. Un imputato, nel corso dello stesso procedimento, si può di
conseguenza trovare più di una volta confrontato con un “primo interrogatorio”.

 

                                         Il
“primo interrogatorio” è reputato eseguito anche se è stato effettuato
in maniera sommaria oppure non approfondita (BSK StPO – M. SCHMUTZ, op. cit.,
art. 101 CPP n. 14) rispettivamente anche qualora – dal punto di vista del
magistrato inquirente – non sia stato fruttuoso oppure l’imputato si sia
rifiutato di rispondere alle domande postegli (decisione TF 1B_368/2014 del
5.2.2015 consid. 1.2.; decisioni TPF BB.2016.346 del 3.2.2017 consid. 2.3.1.;
BB.2016.13 del 19.5.2016 consid. 2.2.1.; BSK StPO – M. SCHMUTZ, op. cit., art.
101 CPP n. 14; ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER, op. cit., art. 101 CPP n. 4; N.
SCHMID – StPO Praxiskommentar, op. cit., art. 101 CPP n. 3).

 

                                         3.2.4.

                                         L’art.
101 cpv. 1 CPP implica, quale ulteriore (cumulativa: decisione TF 1B_264/2013
del 17.10.2013 consid. 2.1.1.) condizione per l’esame degli atti, l’“assunzione
delle altre prove principali”.

 

                                         La
formulazione della norma richiede un’interpretazione del concetto di “prove
principali”, che va valutato per determinare di volta in volta, nel caso
concreto, se la prova rivesta qualità di prova “principale” per la
fattispecie. Si possono ritenere “prove principali” – per esempio – gli
interrogatori del danneggiato o della vittima, le audizioni di testimoni
determinanti, l’assunzione agli atti di documentazione bancaria e di rapporti
tecnici o medici su fatti decisivi per il procedimento e il compimento di
perquisizioni e sequestri (BSK StPO – M. SCHMUTZ, op. cit., art. 101 CPP n. 15;
ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER, op. cit., art. 101 CPP n. 5; N. SCHMID – StPO
Praxiskommentar, op. cit., art. 101 CPP n. 4).

 

                                         In
presenza di mezzi di prova rilevanti, deve essere possibile interrogare
l’imputato prima che questi ne abbia conoscenza al fine di contestargli dette risultanze.
Tra le “prove principali” si deve perciò annoverare anche un’altra audizione
dell’imputato sui nuovi mezzi di prova (BSK StPO – M. SCHMUTZ, op. cit., art.
101 CPP n. 15). E’ ipotizzabile concedere il diritto di accesso agli atti per
le prove già contestate, non per quelle da contestare (N. SCHMID – StPO Praxiskommentar,
op. cit., art. 101 CPP n. 4).

 

                                         3.2.5.

                                         L’imputato
ha il diritto di vedere tutti gli atti del procedimento (come collezionati ex
art. 100 CPP) in ragione della qualità di parte (art. 104 cpv. 1 lit. a CPP),
senza necessità di dimostrare un interesse (BSK StPO – M. SCHMUTZ, op. cit.,
art. 101 CPP n. 5/8). Il suo diritto di consultare gli atti non è però
assoluto.

 

                                         Secondo
l’art. 108 cpv. 1 CPP le autorità penali possono infatti sottoporre a restrizioni
il diritto di essere sentiti se: a. vi è il sospetto fondato che una parte abusi
dei suoi diritti; b. la restrizione è necessaria per garantire la sicurezza di
persone oppure per tutelare interessi pubblici o privati al mantenimento del
segreto (ZK StPO – V. LIEBER, op. cit., art. 108 CPP n. 3 ss.). Le restrizioni
nei confronti dei patrocinatori sono ammesse soltanto se il patrocinatore
stesso ne dà motivo (cpv. 2) [ZK StPO – V. LIEBER, op. cit., art. 108 CPP n. 11
ss.]. Le restrizioni vanno limitate nel tempo o circoscritte a singoli atti
procedurali (art. 108 cpv. 3 CPP) [decisione TF 1B_130/2014 del 2.9.2014
consid. 1.4.1.; ZK StPO – V. LIEBER, op. cit., art. 108 CPP n. 12 ss.]. Secondo
il cpv. 4 se il motivo della restrizione persiste, le autorità possono fondare
le loro decisioni anche su atti a cui una parte non ha avuto accesso, ma solo
nella misura in cui detta parte sia stata informata del contenuto essenziale
degli atti medesimi. Se il motivo della restrizione viene meno, il diritto di
essere sentiti va accordato a posteriori in forma adeguata (art. 108 cpv. 5
CPP).

 

                                         3.3.

                                         3.3.1.

L’Autorità di vigilanza sull’esercizio
delle professioni di fiduciario ha respinto la richiesta di RE 1 con decisione
6.7.2017 “(…) per evidenti motivi di iniziale logica processuale (…)” ritenendo
la richiesta “prematura” sulla base dell’art. 101 ss. CPP (decisione
6.7.2017, AI 15, inc. __________).

 

3.3.2.

RE 1 è stata oggetto di una
perquisizione domiciliare, sia presso la sua società __________ SA, sia presso
il suo domicilio a __________. Presso quest’ultimo è stata rinvenuta diversa documentazione
potenzialmente utile al procedimento pendente.

 

L’imputata deve nondimeno ancora essere
interrogata sui fatti emergenti dagli atti ai quali ella non ha ancora avuto
accesso. Nella fattispecie in esame non è dunque ancora stato svolto il “primo
interrogatorio” in applicazione dell’art. 101 cpv. 1 CPP. 

 

Di modo che, oggi, non sono (ancora)
adempiuti i presupposti per esaminare gli atti del procedimento penale
pendente.

 

 

                                   4.   Il
reclamo è respinto. Tassa di giustizia e spese sono poste a carico della reclamante,
soccombente.

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 29 cpv. 2 Cost., 3 cpv. 2 lit. c,
101 ss., la LFid ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di CHF 850.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF
900.-- (novecento), sono poste a carico di RE 1, __________.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF
(art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
  - 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                          La
cancelliera