# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d6efd4b8-f52b-5835-a934-3b7819f68881
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-12-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 16.12.2011 12.2010.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2010-45_2011-12-16.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2010.45

  	
  Lugano

  16 dicembre
  2011/rs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2008.29
(azione revocatoria) della Pretura della giurisdizione di Locarno-Città
promossa con petizione 10 marzo 2008 da

 

	
   

  	
  AO 1  

  patrocinata dall’ 
  PA 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1  

  patrocinato dall’ 
  PA 1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con la quale l’attrice ha
chiesto la revoca dell’atto di compravendita tra C__________h e AP 1 avente per
oggetto il fondo part. n. __________, e la retrocessione dello stesso a C__________,
con ordine all’Ufficio di esecuzione e fallimenti (qui di seguito UEF) di
Locarno di assoggettare detto fondo all’esecuzione n. __________ dell’UEF di
Locarno;

 

domande alle quali si è
opposto il convenuto, e che il Pretore ha accolto con sentenza 8 febbraio 2010;

 

appellante il convenuto che
con atto d’appello 19 febbraio 2010 chiede la riforma della sentenza impugnata
nel senso di respingere la petizione;

 

mentre l’attrice, con
osservazioni 8 aprile 2010, postula la reiezione del gravame;

 

 

 

 

ritenuto 

 

in fatto:

 

                                  A.   Il 15 marzo 2002 la società AO 1 ha concesso un mutuo di fr. 250'000.– a N__________ e C__________. Il relativo contratto prevedeva l’obbligo per i
mutuatari, impegnatisi in via solidale, di restituire la somma mutuata, oltre
interessi al 5 %, entro il 15 agosto 2002. Il 28 marzo 2007, non avendo i
mutuatari restituito la somma in questione, AO 1 ha escusso per l’importo complessivo di fr. 255’238.50 C__________, la quale ha interposto
opposizione contro il precetto esecutivo. AO 1 ha quindi adito la Pretura del distretto di Locarno-Città per chiedere il rigetto provvisorio
dell’opposizione, che è stato concesso con sentenza 11 ottobre 2007. Nel
seguito della procedura esecutiva avviata da AO 1, l’UEF di Locarno ha
accertato che C__________ non disponeva di beni o salari pignorabili, ragione
per cui l’11 dicembre 2007 ha emesso un attestato di carenza di beni per
complessivi fr. 326’858.20 in favore della creditrice.

 

                                  B.   Contestualmente
alla procedura esecutiva aperta nei suoi confronti, il 28 settembre 2007 C__________
ha stipulato con il proprio convivente AP 1 un contratto di compravendita
avente per oggetto il fondo part. n. __________ ubicato in territorio di __________
per l’importo di fr. 320'000.–. L’atto notarile prevedeva che il prezzo di
vendita dell’immobile di fr. 320'000.- era corrisposto con l’assunzione da
parte dell’acquirente dei debiti ipotecari gravanti l’immobile, pari a
complessivi fr. 240'000.–, con il pagamento di fr. 50'000.– a C__________,
mentre il saldo di fr. 30'000.– dovuto alla venditrice era soluto con la
compensazione di un debito per pretese locative che ella aveva nei confronti
del convivente.

 

                                  C.   Con
petizione 10 marzo 2008 AO 1 ha adito la Pretura del distretto di Locarno-Città
postulando la revoca dell’atto di compravendita summenzionato e la retrocessione
del fondo a C__________, chiedendo altresì che fosse fatto ordine all’UEF di
Locarno di assoggettare detto fondo all’esecuzione n. __________ dell’UEF di
Locarno. A detta dell’attrice la procedura esecutiva aperta nei confronti di C__________
era risultata infruttuosa a causa dell’alienazione del fondo, avvenuta
nell’anno precedente il pignoramento, e il convenuto L__________ aveva
acquistato il bene mediante una donazione mista, pagando un corrispettivo che
non rispecchiava il valore venale dell’immobile, di modo che erano date le
condizioni dell’azione revocatoria ai sensi dei combinati art. 285 e 286 LEF.
L’atto di compravendita, prosegue l’attrice, sarebbe revocabile anche in
applicazione dell’art. 288 LEF, avendo la debitrice manifestamente alienato il
fondo litigioso con l’intenzione di sottrarlo alla procedura esecutiva aperta
nei suoi confronti, intenzione che era sicuramente nota al convenuto. 

 

                                  D.   Il
convenuto ha proposto la reiezione della petizione nella risposta 3 giugno 2008,
contestando l’esistenza delle condizioni di un’azione revocatoria. Egli ha
addotto in sostanza che il prezzo di vendita rispecchiava il valore di stima
del fondo in oggetto, ragione per cui l’atto di compravendita non poteva essere
equiparabile a una donazione. Il convenuto ha altresì contestato che l’agire di
C__________ fosse di carattere doloso, adducendo che ella avrebbe alienato
l’immobile, non già nell’intento di sottrarlo alla procedura esecutiva aperta
nei suoi confronti, ma esclusivamente allo scopo di evitare un incremento
dell’onere ipotecario, saldando nel contempo i debiti di mantenimento che ella
aveva nei di lui confronti. 

 

                                  E.   In
sede di conclusioni, l’attrice si è riconfermata nelle sue domande e
allegazioni, adducendo fra l’altro che in concreto sarebbero adempiuti anche
gli estremi dell’azione revocatoria in applicazione dell’art. 287 LEF. Il
convenuto, dal canto suo, ha ribadito la propria posizione, opponendosi
integralmente alle allegazioni di controparte.

 

                                  F.   Con
sentenza 8 febbraio 2010 il Pretore ha accolto la petizione. Posta
l’applicabilità dell’art. 288 LEF alla fattispecie in narrativa, egli ha
innanzitutto riscontrato alcune anomalie nel contratto di compravendita,
rilevando in sostanza che il debito ipotecario effettivamente assunto
dall’acquirente risultava essere inferiore a quello indicato nel contratto e che
non vi era chiarezza circa la reale destinazione dell’importo di fr. 50'000.–,
asseritamente versato dal convenuto per saldare gli interessi arretrati del
debito ipotecario. Il Pretore ha inoltre osservato che anche il presunto
credito vantato dal convenuto per pretese locative era quantomeno di dubbia
esistenza, sia nel suo fondamento che nel suo ammontare. Fatte queste premesse
e viste le altre circostanze del caso di specie, il Pretore ha in sostanza
accertato che l’operazione di compravendita aveva arrecato pregiudizio
all’attrice, che l’agire di C__________ era di carattere doloso poiché
manifestamente volto a sottrarre il fondo in questione all’esecuzione aperta
nei suoi confronti e che quest’ultima aveva operato con la connivenza del terzo
beneficiato, ovvero del convenuto, ciò che adempiva tutti i presupposti
dell’azione revocatoria ex art. 288 LEF.

 

                                  H.   Insorto
con appello 19 febbraio 2010, il convenuto postula la riforma della sentenza
impugnata nel senso di respingere la petizione, mentre l’appellata, con le
proprie osservazioni, chiede la reiezione del gravame; entrambi con protesta di
spese e ripetibili. Delle loro argomentazioni si dirà, per quanto necessario,
nei considerandi che seguono.

 

e considerato 

 

in diritto:

 

                                   1.   La sentenza pretorile è stata pronunciata e impugnata prima del
1° gennaio 2011, data di entrata in vigore del nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC), di
sorta che la procedura ricorsuale rimane disciplinata dal codice di procedura civile ticinese (art. 404 cpv. 1 CPC). 

 

                                   2.   L’azione
revocatoria ha per scopo di assoggettare all’esecuzione i beni che le sono
stati sottratti dal debitore (art. 285 LEF), segnatamente quelli sottratti nei
5 anni precedenti il pignoramento o la dichiarazione di fallimento, nei casi in
cui esso ha agito con l’intenzione, riconoscibile, di recare pregiudizio ai
suoi creditori o di favorirne alcuni a detrimento di altri (art. 285, 288 LEF).
Per costante giurisprudenza del Tribunale federale, l’applicazione
dell’art. 288 LEF presuppone innanzitutto che l’atto contestato abbia causato
un pregiudizio effettivo ai creditori, ciò che è il caso qualora lo stesso
abbia comportato una diminuzione dei beni assoggettati all’esecuzione forzata a
vantaggio di certuni creditori o comunque a detrimento di altri, oppure che
abbia aggravato la posizione dei creditori nell’ambito dell’esecuzione. Nel
caso di una controprestazione equivalente non vi è un pregiudizio per i creditori
(DTF 5A_437/2010 del 9 marzo 2011, consid. 4.1). .Affinché l’atto
pregiudizievole possa essere revocato, è inoltre necessario che il debitore
abbia agito dolosamente, con l’intenzione di arrecare pregiudizio ai creditori.
In tal senso è sufficiente la negligenza, talché l’intenzione è reputata data
già quando il debitore poteva o doveva prevedere che l’atto impugnato avrebbe
causato un pregiudizio ai creditori. Non è poi necessario che l’azione sia
stata intrapresa allo scopo diretto di arrecare pregiudizio ai creditori,
essendo sufficiente che il danno sia una conseguenza naturale dell’atto (DTF 5A_437/2010
del 9 marzo 2011, consid. 4.2; Peter, in: Commentaire Romand, 2005, n. 10 ad art. 288 LEF; Stahelin, in: Basler Kommentar,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, 2010, 2a ed., n. 16
ad art. 288 LEF). Da ultimo è ancora necessaria la connivenza
del terzo beneficiato, data allorquando egli avrebbe potuto, prestando
l’attenzione che le circostanze imponevano, prevedere che l’atto controverso
avrebbe avuto quale conseguenza naturale di arrecare pregiudizio ai creditori
(DTF 135 III 276, consid. 8.1). 

 

                                   3.   L’appellante
rimprovera innanzitutto al Pretore di avere considerato a torto che
l’alienazione del fondo ha portato pregiudizio all’appellata. Egli reputa
infatti che dal profilo economico l’operazione risulterebbe neutra, ritenuto
che C__________, pur essendosi spogliata del fondo in questione, si è
contemporaneamente liberata degli oneri ipotecari gravanti l’immobile (debito
ipotecario e interessi passivi scaduti), da lui ripresi, rifondendogli inoltre
parte di quanto gli spettava a titolo di assistenza, ovvero fr. 30'000.–.
Inoltre, prosegue l’appellante, il fatto che la venditrice abbia posto in
vendita il fondo in oggetto già dal 2004, senza ottenere riscontri,
dimostrerebbe che non vi è interesse alcuno ad acquistarlo, ragione per cui,
quand’anche il fondo fosse stato venduto ai pubblici incanti, il provento della
realizzazione avrebbe unicamente permesso di tacitare le pretese della banca.
Nessuno di questi argomenti può essere condiviso. 

 

                                3.1   Quanto
all’asserita neutralità della vendita in oggetto, basti dire che la debitrice, come
ha rammentato l’appellante medesimo, non solo si è liberata degli oneri
ipotecari gravanti il fondo, ma ha anche pagato, ponendolo in compensazione, un
debito di fr. 30'000.– (oltretutto di dubbia esistenza, come si vedrà qui in
appresso) che aveva nei di lui confronti. Altrimenti detto, un (presunto)
creditore è stato avvantaggiato dall’operazione a detrimento di un altro,
l’appellata, che oltretutto aveva già avviato una procedura esecutiva per
vedere soddisfatte le proprie pretese. Per poi tacere del fatto (di cui meglio
si dirà) che il debito ipotecario effettivo ripreso dall’appellante risulta
essere inferiore a quello indicato dalle parti sul contratto di compravendita,
il che gli ha evidentemente procurato un vantaggio supplementare. È pertanto
pacifico che, dal punto di vista dell’appellata, la vendita del fondo non può
essere considerata come un’operazione neutra.

 

                                3.2   Per quanto
concerne il secondo argomento addotto dall’appellante a sostegno della sua
tesi, si tratta di affermazioni che non trovano riscontro negli atti di causa. La
realtà processuale, che costituisce il fondamento dell’odierno giudizio, è già
stata accertata dal Pretore, il quale ha correttamente ritenuto che l’appellata
si ritrova oggi in possesso di un attestato di carenza di beni per l’intero
ammontare del suo credito poiché C__________, con il suo agire, ha di fatto
alienato il solo bene pignorabile in suo possesso, bene di cui l’appellata, che
ha ottenuto causa vinta nella procedura esecutiva aperta nei confronti della
debitrice, avrebbe potuto chiedere la realizzazione per vedere la propria
pretesa almeno parzialmente tacitata. Soddisfatto il credito della banca,
infatti, il residuo del provento della realizzazione del fondo sarebbe stato
utilizzato per soddisfare i crediti non garantiti da pegno, come quello
dell’appellata. Il pregiudizio per il creditore è del resto presunto allorquando
questi, come nella fattispecie, è in possesso di un attestato di carenza di
beni (DTF 99 II 27, consid. 3), presunzione che l’appellante, con le sue
censure, non ha saputo sovvertire.

 

                                   4.   L’appellante
rimprovera altresì al Pretore di aver ritenuto a torto che né la destinazione
data alla somma di fr. 50'000.– né l’ammontare del debito ipotecario potevano
dirsi accertati, adducendo in sostanza che la vendita è avvenuta nella più
totale trasparenza e che l’istruttoria e i documenti versati agli atti hanno
permesso di dimostrare sia l’avvenuto pagamento dell’importo di fr. 50'000.–,
sia l’ammontare del debito ipotecario. L’appellante censura altresì la sentenza
impugnata nella misura in cui il giudice di prime cure ha considerato che
sussistevano dubbi anche in merito al fondamento e all’ammontare del credito di
     fr. 30'000.– per pretese locative. 

 

                                4.1   Come già
evocato, l’importo di fr. 50'000.– menzionato nel contratto di compravendita
sarebbe stato pagato dall’appellante per saldare gli arretrati degli interessi
passivi del debito ipotecario, ammontanti a complessivi fr. 49'992.45 (doc. 1).
Contrariamente a quanto sembra pretendere l’appellante, tuttavia, detto
pagamento, oltre che non essere comprovato da nessun documento agli atti, non è
avvenuto in circostanze del tutto chiare. In sede d’interrogatorio formale,
l’appellante non ha saputo spiegare in modo preciso l’operazione, adducendo che
“vi erano questi interessi da pagare e so che sono stati pagati da me
personalmente ma non posso rispondere quali passi ha intrapreso la Banca per
l’incasso di questi interessi poiché non mi è noto” (interrogatorio formale
9 novembre 2009 di AP 1, pag. 2, ad 8). Nemmeno il momento del versamento ha
potuto essere stabilito con certezza dal giudice di prime cure.
Sorprendentemente, l’appellante non ricorda infatti la data in cui sono stati
versati i fr. 50'000.– (ibid., pag. 2, ad 6) e non ha nemmeno saputo indicare
per quale motivo questo importo non è stato versato al momento della
compravendita (ibid., pag. 2, ad 7). Tutto ciò considerato, anche volendo
ritenere comprovato il pagamento degli interessi passivi da parte
dell’appellante, i dubbi espressi dal Pretore in merito a quest’operazione sono
condivisibili.

 

                                4.2   Né può dirsi
chiara la questione dell’ammontare del debito ipotecario assunto
dall’appellante. Sebbene il contratto di compravendita indichi un onere
ipotecario pari a complessivi fr. 240'000.– (corrispondenti al valore delle due
cartelle ipotecarie gravanti il fondo; doc. 2, pag. 2), da alcuni documenti
bancari prodotti dall’appellante medesimo si evince che al 31 dicembre 2006 il
debito era diminuito da fr. 240'000.– a fr. 38'750.–, e che al 31 dicembre 2007
lo stesso era di soli fr. 35'000.– (doc. 2, pag. 3-4). Risulta inoltre che il
17 gennaio 2008 l’appellante ha effettuato un pagamento di fr. 37’000.– in
favore di C__________ quale “saldo debito Part. __________ e Nr. __________ __________
(secondo documento richiamato dalla Banca __________). Vista la (peraltro
chiara) causale del pagamento, e ritenuto che per i motivi sopra descritti non
può trattarsi di un pagamento a copertura degli interessi passivi scaduti
(asseritamente pagati dall’appellante in data imprecisata), è legittimo
ritenere che il pagamento in discussione fosse destinato proprio a estinguere
il debito ipotecario di C__________, che in definitiva risulta essere ben
inferiore a quello, di fr. 240'000.–, indicato sul contratto di compravendita.
Checché ne dica l’appellante, dunque, la questione dell’ammontare del debito
ipotecario è tutto fuorché comprovata.

 

                                4.3   A dispetto
di quanto sembra pretendere l’appellante, anche la questione del debito di fr.
30'000.– per pretese locative (posto in compensazione dalle parti) appare
tutt’altro che trasparente. Come si evince dal contratto di compravendita,
detto importo va inteso come “Miete Wohnung für 2004 – 31.12.2006” (doc.
2, pag. 3). In sede di risposta, l’appellante ha spiegato che C__________, che
dal 2004 non esercitava alcuna attività lucrativa, “[s]in dall’inizio della
convivenza (…) ha comunque inteso riconoscere al convivente le spese di
mantenimento, quantificabili in non meno di Fr. 4'000.-- / 5'000.-- al mese”
(risposta, pag. 3, ad 5). Viste le cifre indicate, mal si comprende però per
quale ragione il contributo dovuto da C__________ ammontasse “solamente” a fr.
30'000.–, laddove sulla scorta delle cifre succitate l’importo totale per il
periodo in questione avrebbe dovuto essere ben superiore. Significativo è
inoltre il fatto che l’appellante, in sede d’interrogatorio formale, ha
dichiarato di non ricordare con precisione la data in cui lui e C__________ si
erano accordati sull’obbligo di versargli o riconoscergli un canone di
locazione, soggiungendo che “mi sembra che sia nel periodo vicino alla data
in cui abbiamo sottoscritto il contratto di compravendita” (interrogatorio
formale 9 novembre 2009 di AP 1, pag. 1, ad 1). Il medesimo ha altresì
affermato di non rammentare “quanto pattuito di canone di locazione; al
momento in cui è stato fatto il contratto (…), abbiamo eseguito un conteggio e
la signora C__________ mi doveva questi fr. 30'000.--” (ibid., pag. 1, ad
2). Senza voler mettere in dubbio la fondatezza della pretesa, che di principio
appare legittima, l’operazione sopra descritta sembra in definitiva essere
puramente strumentale alla vendita del fondo. Anche la censura in discussione si
rivela quindi infondata. 

 

                                   5.   L’appellante
contesta poi l’esistenza di un comportamento doloso da parte di C__________. Egli
fa valere in sostanza che la sua convivente aveva intrapreso delle trattative
per vendere il fondo già dal 2004, il che escluderebbe d’acchito la tesi,
ritenuta dal giudice di prime cure, secondo cui ella avrebbe intenzionalmente
venduto il bene per sottrarlo alla procedura esecutiva aperta nei suoi
confronti. L’appellante ribadisce altresì che la concretizzazione della
vendita, così come la sua tempistica, sarebbero state esclusivamente dettate
dalla necessità della sua convivente di non compromettere ulteriormente la di
lei già difficile situazione economica. In concreto, come già si è detto C__________
ha venduto il fondo in narrativa nelle more della procedura esecutiva aperta
nei suoi confronti dall’appellata, e meglio tre giorni dopo l’udienza del 25
settembre 2007 inerente la domanda di rigetto provvisorio dell’opposizione
inoltrata dalla creditrice (doc. L), domanda che è poi stata accolta dal
Pretore con sentenza 11 ottobre 2007. Il giudice di prime cure ha pertanto
ritenuto a ragione che l’alienazione del fondo in oggetto è avvenuta in tempi
quantomeno sospetti. Contrariamente a quanto pretende l’appellante, il fatto
che C__________ abbia manifestato la volontà di spossessarsi del fondo già in
precedenza è privo di rilevanza. La pregressa intenzione di vendere – peraltro
comprensibile visto l’ammontare degli interessi passivi scaduti sul debito
ipotecario – non esclude che un comportamento doloso possa essere insorto in un
secondo tempo. A riprova di ciò, va sottolineato come la debitrice, pur avendo
verosimilmente preso disposizioni per vendere il fondo già dal 2004 (doc. 4),
abbia stranamente deciso di alienarlo proprio nel momento in cui l’esito della
procedura esecutiva appariva ormai scontato, tanto che durante l’udienza del 25
settembre 2007 il suo patrocinatore aveva persino dichiarato di non opporsi di
principio alla domanda di rigetto provvisorio dell’opposizione (riservandosi
naturalmente la facoltà di sollevare eventuali eccezioni nel corso di una
possibile futura procedura di disconoscimento del debito), chiedendo che gli
fosse concesso un termine fino al 2 ottobre 2007 per sottoporre la questione
alla sua mandante per avvallo (doc. L, pag. 2). In queste circostanze, dunque,
la decisione di vendere il fondo non può che avere una connotazione dolosa. 

 

                                   6.   A
confortare la tesi del dolo vi è poi il fatto che, come emerge da quanto sopra
esposto, la compravendita litigiosa è caratterizzata da operazioni di dubbia
natura o poco trasparenti, spesso volte a favorire l’appellante, il quale
risulta essersi assunto un debito ipotecario inferiore a quello pattuito nel
contratto di compravendita e che ha compensato parte del prezzo di vendita con
un asserito credito che aveva nei confronti della convivente. In merito
all’onere ipotecario ripreso dall’appellante va poi anche sottolineato come
esso non sia stato assunto contestualmente alla stipula del contratto. Come
detto, dai documenti agli atti risulta che il debito è stato saldato solo il 17
gennaio 2008, quindi oltre tre mesi dopo la vendita (secondo documento
richiamato dalla Banca __________ __________). L’appellante non ha saputo
spiegarne le ragioni, adducendo di non ricordare “i motivi per i quali i
debiti ipotecari non sono stati da me assunti contestualmente o immediatamente
dopo la sottoscrizione dell’atto di compravendita” (interrogatorio formale
9 novembre 2009 di AP 1, pag. 2, ad 9). Egli ha a sua volta contratto un debito
ipotecario pari a fr. 196'000.– presso un altro istituto bancario solo il 29
novembre 2007, ovvero due mesi dopo la vendita del fondo (primo documento
richiamato dalla Banca __________). Circostanze, queste, che nell’evenienza
concreta non possono che rafforzare ulteriormente la tesi del dolo. È infatti
legittimo ritenere che C__________ abbia (erroneamente) pensato di poter
sfuggire all’imminente pignoramento concludendo la vendita in tempi brevi, ciò
che, di tutta evidenza, non ha lasciato alle parti il tempo di risolvere questioni
accessorie come quella dell’assunzione del debito ipotecario. Già solo per
questi motivi, appare chiaro che la debitrice si è manifestamente spossessata del
fondo – che oltretutto era il suo unico bene pignorabile – per impedire che
l’appellata potesse chiederne la realizzazione, ciò che configura un atto
doloso ai sensi dell’art. 288 LEF. La sentenza pretorile regge quindi alle
critiche dell’appellante anche su questo punto. 

 

                                   7.   Occorre
quindi esaminare la questione, anch’essa contestata dall’appellante, della
connivenza del terzo beneficiato dall’atto di disposizione. Al proposito,
l’appellante ribadisce in sostanza di avere ignorato che era stata aperta una procedura
esecutiva nei confronti della sua convivente, così come da lui dichiarato in
sede di interrogatorio formale. Già si è detto che la
connivenza del terzo beneficiato è data allorquando egli avrebbe potuto,
prestando l’attenzione che le circostanze imponevano, prevedere che l’atto
controverso avrebbe avuto quale conseguenza naturale di arrecare pregiudizio ai
creditori (DTF 135 III 276, consid. 8.1). Nella fattispecie l’appellante, come
ha rilevato anche il Pretore, era perfettamente a conoscenza della difficile
situazione economica in cui versava C__________ al momento dell’atto litigioso,
ciò che costituisce un elemento in favore della tesi della connivenza del terzo
beneficiato (Peter, in: Commentaire
romand, Poursuite et faillite, Basel 2005, n. 16 ad art. 288 LEF e Staehelin, in: Basler Kommentar,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs II, 2a ed., n. 20 ad
art. 288; con riferimenti giurisprudenziali). L’appellante, del resto, oltre a
non contestare gli accertamenti del Pretore in tal senso, fa valere ancora in
questa sede che la convivente avrebbe alienato il fondo al solo scopo di “non
compromettere ulteriormente la propria situazione economica” (appello, pag.
6, ad 5). 

 

                                         Ai fini
del giudizio sulla connivenza, va poi anche considerato che l’appellante, per
le ragioni sopra esposte, dalla vendita litigosa non ha tratto che dei
vantaggi, il che non può evidentemente essergli sfuggito. Se si pon mente al
fatto che il convenuto, come ha rilevato il Pretore, non era uno sprovveduto in
materia, essendo commerciante e amministratore unico della __________ SA,
appare chiaro che le particolari circostanze del caso concreto avrebbero dovuto
indurlo a chiedere spiegazioni alla sua convivente circa le di lei reali
intenzioni e gli effetti dell’atto litigioso. Contrariamente a quanto sembra
pretendere l’appellante, dunque, il fatto che egli non era al corrente della
procedura esecutiva aperta nei confronti di C__________ e che nemmeno conosceva
la ditta creditrice (interrogatorio formale 9 novembre 2009 di AP 1, pag. 2, ad
5) non giova alla sua tesi, ma dimostra semmai che egli non ha chiesto alcuna
informazione alla sua convivente, ciò che egli, oltretutto, avrebbe potuto fare
con facilità, godendo di un particolare legame con C__________, con la quale
conviveva da ormai quattro anni. Di tutta evidenza, l’appellante non ha dunque
prestato l’attenzione imposta dalle circostanze e dalla sua situazione
personale. La sentenza impugnata resiste perciò alle critiche anche al riguardo
della connivenza del terzo beneficiato.

 

                                   8.   Né
si può rimproverare al Pretore di avere omesso di considerare che il mutuo
contratto il 15 marzo 2002 era garantito, oltre che da un pacchetto di azioni,
anche dal patrimonio di N__________, che – a parere dell’appellante – avrebbero
dovuto essere liquidati e/o pignorati prima di promuovere l’azione revocatoria
in oggetto. Si tratta in effetti di argomenti nuovi, sostenuti solo in sede di
conclusioni, quindi inammissibili (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, m. 24-26 ad art. 78), la cui irricevibilità va rilevata anche in questa
sede (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m.
1 ad art. 321). Aggiungasi di transenna che la censura appare comunque priva di
buon fondamento, ritenuto che C__________ era debitrice solidale ai sensi degli
art. 143 segg. CO, ragione per cui la ditta creditrice era legittimata a
esigere da lei l’intero debito.

 

                                   9.   Si
può prescindere dall’esaminare gli argomenti dell’appellante volti a contestare
l’applicabilità – sostenuta da controparte – dell’art. 286 LEF alla fattispecie
in narrativa. Sono infatti manifestamente adempiuti tutti i requisiti
dell’azione revocatoria ai sensi dell’art. 288 LEF ed è quindi superfluo interrogarsi
sulla questione di sapere se la vendita litigiosa sarebbe revocabile anche in
applicazione dell’art. 286 LEF, questione sulla quale non si è del resto
pronunciato nemmeno il Pretore.

 

                                10.   Visto
quanto precede, l’appello va respinto in ogni suo punto. Gli oneri processuali
e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC-TI) e sono commisurati al
valore di causa di fr. 63'400.- accertato dal Pretore.

 

 

per i quali motivi

 

pronuncia:

 

                                   1.   L’appello
19 febbraio 2010 di AP 1 è respinto.

 

                                   2.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 1'750.–

                                         b) spese                         fr.     
50.–

                                         totale                              fr.
1'800.–

 

                                         già
anticipate dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di versare alla
controparte fr. 2'500.– per ripetibili d’appello.

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -      

  -      

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Città

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                              Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14 , entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il
ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).