# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b744f1f-2c6a-5331-bc30-7bce4608cdc9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-07-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 02.07.2001 INC.2000.74003
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-74003_2001-07-02.html

## Full Text

N. 740.2000.3 M                                                        Lugano,
2 luglio 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
inoltrata direttamente a questo Ufficio in data 25/26 giugno 2001 da

__________,            __________

(difeso d’ufficio dall’avv. __________)

visto il
preavviso negativo 27 giugno 2001 del Procuratore Generale avv.
__________, e preso atto che il Presidente delle competenti Assise
correzionali, con scritto 26 giugno 2001, si è rimesso a giustizia;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto

in fatto:

A.

__________ è stato tratto in arresto lo scorso 22 novembre
2000, in quanto indiziato di promovimento della prostituzione nella sua
funzione di gestore di fatto del bar __________, sospetto postribolo. Il giorno
successivo, questo giudice ha confermato l’arresto, con contestuale intimazione
della promozione dell’accusa per titolo di promovimento della prostituzione ed
infrazione aggravata della LDDS (v. inc. GIAR __________, doc. _ risp. _; cosi
già in decisione 19 febbraio 2001, inc. Giar __________ doc. _, consid. A). A
verbale MP 26 aprile 2001 (ore 11.05, inc. MP doc. __________, p. 2) l’accusa è
stata estesa ai titoli di truffa e falsità in documenti. 

 

B.

Dopo aver
inizialmente negato che all’interno del suo locale venisse praticata la
prostituzione (v. verbale di polizia 22 novembre 2000, ore 18.31, allegato al
rapporto d’arresto, inc. GIAR __________), __________ ha perlomeno ammesso di
essere stato a conoscenza dell’attività svolta al __________ (v. verbale GIAR
23 novembre 2000, inc. GIAR __________). Tutte le ragazze venivano
spontaneamente al suo locale, anche se, più avanti, ha ammesso di aver prestato
mano nel farne arrivare alcune, segnatamente anticipando loro le spese di
viaggio (v. verbale di polizia 28 novembre 2000, ore 09.45, R.1 p. 1-4). Nega,
tuttavia, di essersene procurate tramite intermediari (v., ad es., verbale di
polizia 28 dicembre 2000, ore 13.45, R.2), di aver tratto un qualsiasi
beneficio dall’attività delle ragazze, oppure di aver imposto loro severe
regole sul comportamento da tenere nel locale (v., ad es., verbale cit., R.3,
R.5 e R.6; verbali di confronto MP 14 dicembre 2000). Posto a confronto con
numerose e convergenti dichiarazioni di ragazze che affermano il contrario,
l’accusato istante si difende dando loro delle bugiarde (v. verbale cit., R.10,
R.11, R.12, R.17)(così già in decisione 19 febbraio 2001, inc. Giar __________
doc. _, consid. B).

Dopo la
chiusura dell’istruzione formale in data 14 maggio 2001 (inc. MP doc.
__________) e l’emanazione dell’atto d’accusa 13/15 giugno 2001 (inc.
__________ doc. __________), il Procuratore Generale, dando seguito a
corrispondente richiesta della difesa 10 maggio 2001 (inc. MP doc. __________),
ha sentito in qualità di testi due ulteriori ragazze attive presso il pubblico
esercizio gestito di fatto dall’accusato (v. verbali MP __________ del 18
giugno 2001 e verbale MP __________ del 20 giugno 2001, agli atti MP, s. n.)

 

C.

__________
aveva già chiesto in data 9/12 febbraio 2001 (inc. GIAR __________ doc. _) di
essere posto in libertà provvisoria, affermando la propria collaborazione con
gli inquirenti (loc. cit., pto. 3 p. 2), evidenziando come l’inchiesta nei suoi
confronti fosse già praticamente conclusa a quel momento (loc. cit., pto. 7 p.
4, pto. 8 p. 5), e negando infine tanto l’esistenza di un pericolo di recidiva
(loc. cit., pto. 11 p. 6) quanto di un pericolo di una sua fuga (loc. cit.,
pto. 13 p. 8). Questo giudice ha respinto l’istanza con decisione 19 febbraio
2001 (inc. Giar __________), ritenendo l’esistenza di ulteriori necessità
istruttorie accompagnate da pericolo di collusione (loc. cit., consid. 3) e
concreto pericolo di recidiva (loc. cit., consid. 4).

 

D.

__________
ripropone ora, direttamente a questo giudice l’atto d’accusa essendo nel
frattempo stato inoltrato (art. 108 cpv. 3 CPP), nuova domanda di essere messo
in libertà provvisoria (inc. Giar __________). Ribadita la propria innocenza
(loc. cit., pto. I.3 p. 2) soprattutto alla luce dell’avvenuta audizione di
altre ragazze (loc. cit., pto. I.6 p. 3), considerati ormai evasi i bisogni
dell’istruzione (loc. cit., pto. II.8 p. 3), si concentra sull’inesistenza di
pericolo di recidiva: non sarebbe lecito desumere tale pericolo dalla
precedente condanna, considerata anche la sua anticipata liberazione
condizionale per buona condotta, e la collaborazione fornita agli inquirenti
nel corso della presente inchiesta (loc. cit., pto. II.10 p. 4). Contesta,
infine, un qualsiasi pericolo di fuga, sempre per la propria collaborazione con
gli inquirenti nonché per l’esistenza di radicati rapporti famigliari in Ticino
(loc. cit., pto. II. 12 p. 6). Da ultimo, si appella a motivi di opportunità
scaturenti dalla prossima sostituzione del difensore, con conseguente
allungamento dei tempi sino al processo, vista la necessità di preparazione per
il nuovo difensore (loc. cit., pto. II.15 p. 7).

 

E.

Il
Procuratore Generale, dal canto suo (v. preavviso 27 giugno 2001, inc. Giar
__________), ribadita la fondatezza delle ipotesi di reato a carico
dell’istante e relativizzata la portata delle deposizioni assunte dopo
l’emanazione dell’atto d’accusa, chiede la reiezione dell’istanza discussa in
considerazione del pericolo di fuga – acuito dal “concretizzarsi delle ipotesi
di reato e l’imminenza del dibattimento” (ibid.) – nonché del pericolo di
recidiva, desumibile dal delinquere di __________ “in modo importante e
diversificato durante il periodo di prova della liberazione condizionale” (ibid.).

Considerato

in diritto:

1.

L'art. 95 CPP
- corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre
1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza:
v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere
preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel
contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di
recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep.
132 [1999] n. 116).

I menzionati
presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione,
quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina
la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) –
ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986
pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep.
1980 pag. 128).

 

2.

Con la
verosimiglianza sufficiente a questo stadio del procedimento ed in questa sede,
si può con tranquillità concludere per la presenza di seri e concreti indizi di
colpevolezza a carico di __________, e relativi ad un suo coinvolgimento nei
fatti inquisiti (v. supra, consid. B). 

In quale
misura gli indizi a suo carico siano seri e concreti, è questione che non può
essere definitivamente risolta in questa sede. Nella precedente decisione 19
febbraio 2001 si era detto che le numerose, convergenti e reiterate
dichiarazione di molte delle ragazze “ospitate” (per usare un termine più che
eufemistico) dall’accusato istante, e di terze persone, apparivano atte a
suffragare l’ipotesi accusatoria sostenuta dal magistrato inquirente ben più di
quanto la protestata estraneità ai fatti e le generiche contestazioni di
__________ riuscissero a convincere immediatamente chi scrive della sua
innocenza (loc. cit., inc. Giar __________, consid. 2). I dubbi che solleva la
difesa, e apparentemente scaturenti dalle ultime due audizioni effettuate dopo
l’inoltro dell’atto d’accusa (v. istanza, cit., pti. I.3 p. 2 e I.6 p. 3),
rappresentano, a non dubitarne, obiezioni che vorranno approfondimento.
Tuttavia, trattandosi di obiezioni di natura sostanziale, una valutazione
definitiva della loro portata compete alla Corte di merito e non a questo
giudice – nell’ambito delle proprie competenze limitate alla valutazione della
legittimità della carcerazione preventiva, unicamente autorizzato ad un esame
sommario di verosimiglianza del grado di responsabilità dell’accusato istante
(v., come qui, anche la decisione 19 aprile 2000 in re C.F., inc. GIAR
__________ consid. 2b p. 4). 

Almeno
nell’ottica di mera verosimiglianza, comunque, le due nuove testimonianze
__________ del 18 giugno 2001 e __________ del 20 giugno 2001 non sembrano
sconvolgere l’impianto accusatorio: sebbene entrambe dichiarino all’unisono, in
termini (forse anche troppo) simili, di non aver mai dovuto sottostare ad
obbligo alcuno da parte di __________, ma anzi di essere stati tutti “come una
famiglia” (verbale __________ MP 18 giugno 2001, ore 16.30, p. 6; v. anche
verbale __________ MP 20 giugno 2001, ore 09.15, p. 3), la loro situazione
personale (la __________ è legata sentimentalmente con __________, il fratello
dell’accusato [verbale MP 18 giugno 2001, ore 16.30, p. 3], che l’ha
interpellata per sapere se sarebbe stata “disposta a testimoniare per aiutare
suo fratello” [verbale MP 18 giugno 2001, ore 16.30, p. 1], mentre la
__________ è sentimentalmente legata a __________, che risulta conoscente
dell’accusato [v. verbale MP 20 giugno 2001, ore 09.15, p. 2]) non può non
suscitare qualche perplessità sulla credibilità di tali dichiarazioni. Ma
soprattutto, nella misura in cui le due testi non sono in grado di esprimersi
con fondatezza per tutte le ragazze che hanno lavorato per __________, le loro
dichiarazioni non sono atte a dimostrare in termini concludenti l’innocenza di
lui, al punto da porre in dubbio – in questa sede – l’esistenza di concreti
indizi di colpevolezza da sottoporre all’esame della competente Corte di
merito.

 

3.

Non esistono
più, incontestatamente, esigenze istruttorie. 

 

4.

a)        Notoriamente, il pericolo di recidiva deve essere concreto
(DTF 105 Ia 31) e risultare da una valutazione dell’insieme delle circostanze,
tra le quali i precedenti dell’accusato, il suo comportamento durante
l’istruttoria, la sua personalità, la sua costituzione fisica e soprattutto psichica,
e le modalità di commissione dei reati che gli vengono addebitati, così che la
reiterazione appaia assai verosimile (v. Mario Luvini, I presupposti
materiale del carcere preventivo nel processo penale ticinese, in: Rep. 122
[1989], p. 287 ss., pto. 3 p. 294; Gérard Piquerez, Précis de procédure
pénale suisse, 2ème éd. Lausanne 1994, margin. 1388 s.).

b)        Già in sede di pronuncia 19 febbraio 2001, questo giudice
scriveva (inc. Giar __________, cit., consid. 4 p. 5): 

“Emerge
dagli atti che __________ ha scontato una pena privativa della libertà fra il
1995 ed il 1998 per infrazione alla LFStup. (v. verbale di polizia 22 novembre
2000, ore 18.31, allegato 1 al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 13
gennaio 2001, all’inc. MP s.n., p. 1). Appena rilasciato, ha immediatamente
riassunto la gestione di fatto del bar __________ (che già gestiva dal 1994,
ibid.), accogliendovi ragazze dedite alla prostituzione, per la maggior parte
di origine brasiliana ed ungherese, accompagnate rispettivamente procurate da
terze persone (v. verbale di polizia 28 novembre 2000, ore 09.45, allegato 4 al
rapporto d’inchiesta, cit., R.1 p. 2-3). In parole semplici, scontata parte di
una lunga pena detentiva, non appena posto in libertà condizionale si è
dedicato ad attività delittuosa (v. supra, consid. 2), quand’anche di
natura diversa da quella che l’aveva portato in carcere prima. In siffatte
circostanze, non si deve affermare che il passato di __________ “non lo
disegna certo come un delinquente incallito, portato al crimine” (istanza,
cit., pto. 11 p. 6): al contrario, l’impressione è proprio quella di trovarsi
di fronte a persona perennemente dedita alla ricerca dei modi più facili e meno
faticosi con i quali garantirsi una vita comoda e lussuriosa (dal suo punto di
vista, ovviamente), e che non si lascia distogliere da tal fine neppure dalla
prospettiva di infrangere la legge. Ne discende, a giudizio di chi scrive, un
manifesto pericolo di recidiva insito nella struttura della sua personalità:
nessuno sa cosa egli potrà fare, appena sarà tornato in libertà, ma è altamente
verosimile che si tratterà di attività di più che dubbia liceità. Ne discende
pericolo di recidiva.”

c)         Gli argomenti che l’accusato adduce con la presente istanza
non conducono a conclusione differente. In primo luogo, fa specie leggere che
__________ pretenda di aver pienamente collaborato con gli inquirenti: come
visto supra (consid. B), già ha ammesso a fatica di essere stato a
conoscenza dell’attività svolta al __________ e di aver prestato mano nel fare
arrivare alcune ragazze, segnatamente anticipando loro le spese di viaggio; ma
ha sempre negato di essersene procurato tramite intermediari, di aver tratto un
qualsiasi beneficio dall’attività delle ragazze, oppure di aver imposto loro
severe regole sul comportamento da tenere nel locale. Posto a confronto con
numerose e convergenti dichiarazioni di ragazze che affermano il contrario, si
è sempre difeso dando loro delle bugiarde. I verbali di conferma, effettuati
avanti al Procuratore Generale ed al suo Segretario giudiziario successivamente
alla decisione 19 febbraio 2001, non modificano il senso delle dichiarazioni
riportate (v. verbale MP 14 marzo 2001, inc. MP doc. __________; verbale MP 16
marzo 2001, inc. MP doc. __________; verbale MP 25 aprile 2001, inc. MP doc.
__________; verbale MP 26 aprile 2001, ore 09.20, inc. MP doc. __________). Già
in sede di decisione Giar 19 febbraio 2001 (cit., consid. 3 p. 4 s.) si era
evidenziato che “se va ribadito l’ovvio suo diritto di non rispondere, va pure
– ed altrettanto ovviamente – rammentato che non qualsiasi strampalata ed
insostenibile dichiarazione di innocenza da parte di un accusato gli può valere
il riconoscimento di collaborazione in sede d’inchiesta”.

d)        Ovviamente, il comportamento corretto di un detenuto, che
permette poi a quest’ultimo di beneficiare della liberazione condizionale
dall’espiazione di una pena detentiva (art. 38 CPS), non basta per escludere
pericolo di recidiva: basti pensare che l’esame riguarda soltanto il
comportamento tenuto nella struttura carceraria, gestita secondo regole ben
precise, sull’arco di un lasso di tempo ridotto. Ed ancor meno ciò basta in un
caso come il presente, dove appare che all’interno del locale __________ – a
dire dello stesso __________ (v. verbale MP 16 marzo 2001, inc. MP doc.
__________, p. 6) – si sia esercitata la prostituzione, con le modalità oggetto
del presente procedimento penale, sin dalla fine del 1998, ovvero da meno di un
anno dall’avvenuta liberazione dell’accusato: a ragione il Procuratore Generale
richiama, a valere quale preoccupante indizio di pericolo di recidiva, il
delinquere durante il periodo di prova (v. preavviso 27 giugno 2001, cit.).

 

5.

a)        Il pericolo di fuga, per giustificare la carcerazione
preventiva, deve essere concreto e rivestire il carattere di una certa
probabilità: in altri termini si ammette siffatto pericolo quando l’accusato,
fosse posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al
perseguimento penale e all’esecuzione della pena. La gravità della presumibile
pena, di per sé, non basta a motivare la carcerazione preventiva; piuttosto,
l’insieme delle circostanze, quali il carattere dell’interessato, la sua
morale, i suoi legami familiari, l’assenza di un domicilio fisso, la sua
professione, la sua situazione finanziaria e le sue risorse economiche, deve
essere valutato e vanno accertati motivi concreti che rendano la fuga non solo
possibile, ma probabile (così verbatim DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.,
consid. 5a p. 7-8, con rinvio a DTF 117 Ia 69 consid. 4 e ad altra sentenza di
imminente pubblicazione).

b)        A prescindere dalla sua millantata piena collaborazione con
l’autorità inquirente (v. istanza, cit., pto. II.12 p. 6), già stigmatizzata supra
(consid. 4c), l’accusato non può certo trarre beneficio dal fatto di non aver
posto in atto qualsiasi preparativo di fuga (v. istanza, cit., pto. II.12 p.
6), se non altro per il fatto che, essendo detenuto, gli sarebbe stato assai
difficile fare altrimenti.

Il
Procuratore Generale non contesta l’esistenza di legami personali con il
territorio ticinese. Ma la questione è se tali rapporti siano di importanza ed
intensità tale da efficacemente contrastare ogni pensiero di fuga. In altre
parole, la mera esistenza di legami personali in loco deve essere vista
nella prospettiva del loro effetto dissuasivo per rapporto ad una fuga: tali
rapporti, dunque, per poter validamente controbilanciare il paventato pericolo
di fuga, dovranno essere tanto più intensi quanto più pesanti le conseguenze
che l’accusato può legittimamente attendersi dal procedimento penale in corso.
Nel caso di specie, inesistenti – tanto da parte della pubblica accusa che
della difesa – sono le informazioni in merito alla solidità dei legami
familiari di __________; l’impressione, a leggere l’incarto, è quello di un
vissuto relazionale piuttosto movimentato (v. ad es. verbale MP 14 dicembre
2000 ore 15.50, inc. MP doc. __________ p. 3; verbale MP 14 marzo 2001, inc. MP
doc. __________ p. 3), senza che da ciò si possa tuttavia trarre un giudizio
definitivo. Le sue prospettive lavorative in Ticino sono tutt’altro che
brillanti: anzi, se nel 1985 la pena accessoria dell’espulsione dal territorio
svizzero pronunciata a carico di __________ era stata sospesa condizionalmente
(v. sentenza 10 novembre 1995, inc. Giar __________, consid. 27 p. 97 e
dispositivo pto. 11, p. 103), non è fuorviante ipotizzare che oggi, in
considerazione della sua recidiva, la Corte possa voler far prevalere la
preoccupazione di tutela dell’ordine pubblico, e che dunque questa pena accessoria
venga pronunciata in termini effettivi. Quanto alla gravità della presumibile
pena che attende __________, ci si può eccezionalmente esimere da una prognosi,
ritenuto come già possa bastare – quale motivazione per una fuga all’estero –
l’inevitabilità di una pena da espiare (art. 41 cfr. 1 cpv. 2 CPS) e la
prospettiva di una revoca del terzo condonato nel 1998 (relativo alla condanna
del 1995 e che da solo consiste in 18 mesi di detenzione). 

c)         Ne scaturisce, in conclusione, l’impressione di una persona
– l’accusato – che ha trovato in Ticino l’humus fertile per farvi
fiorire le proprie attività comunque illecite, ed i cui legami con questo
territorio potrebbero facilmente affievolirsi qualora egli dovesse avere
l’impressione che tali premesse operative più non sussistono. Deve pertanto
essere ammesso anche un pericolo di fuga, forse non marcato al punto di
giustificare, di per sé, il mantenimento dell’arresto, ma che nel caso concreto
va ad affiancarsi al già ammesso concreto e grave pericolo di recidiva.

 

6.

Questo
giudice è stato informato dalla cancelleria del Tribunale penale cantonale che
il pubblico dibattimento contro __________ avrà luogo il prossimo 17 agosto
2001. Si può dunque quantificare sin d’ora con precisione la durata del carcere
preventivo cui va incontro l’accusato (riservate, ovviamente, divergenti
decisioni di proroga, di competenza della lod. Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello, art. 103 cpv. 1 lit. b CPP): si tratta di un mese e mezzo
circa. Un ulteriore lasso di tempo di questa durata in carcere preventivo,
preso di per sé, non deve essere banalizzato. Nell’ottica della presumibile
pena cui l’accusato va incontro, tuttavia, assortita dalla seria possibilità
della revoca di ulteriori diciotto mesi di detenzione relativi alla precedente
condanna, la carcerazione preventiva subita e prospettabile non appare lesiva
del principio di proporzionalità.

Va detto
inoltre, per completezza, che il pubblico dibattimento non ha potuto essere
fissato prima della data ora stabilita anche a causa dell’avvicendamento del
difensore, scaturente dall’imprevista partenza all’estero dell’attuale legale.
Ciò esige che al nuovo difensore venga concesso tempo sufficiente per
addentrarsi in un incarto non proprio semplice. La carcerazione preventiva
complessiva cui dovrà sottostare l’accusato istante appare allora a fortiori
ragionevole. Ovviamente proprio il legale che, con la sua partenza, ha
contribuito a rendere impossibile una più celere celebrazione del pubblico
dibattimento, non può certo appellarsi a tali circostanze per giustificare la
messa in libertà del proprio assistito (v., invece, istanza, cit., pto. II.15
p. 7).

 

7.

In
conclusione, l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente
decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa
e spese.

*   *   *

Per i quali motivi,

visti gli
artt. 95 ss., 107 s., 279 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.   L’istanza di libertà
provvisoria inoltrata in data 25/26 giugno 2001 da __________ è respinta.

2.   Non si percepiscono né
tassa né spese giudiziarie.

3.   Contro la presente
decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.   Intimazione:

-      avv.
__________, per sé e per l’accusato __________;

-          
Procuratore Generale avv. __________; 

-          
lod. Tribunale penale cantonale, Lugano, con copia del preavviso
negativo 27 giugno 2001 del magistrato requirente, e l’inc. __________ di
ritorno.

giudice __________