# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 58e476fd-b730-539c-a582-1d76d740f068
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.11.2004 38.2004.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2004-16_2004-11-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2004.16

   

  FS/DC/sc

  	
  Lugano

  8 novembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla STFA di rinvio del 11
febbraio 2004 nella causa promossa con ricorso del 21 febbraio 2001
(38.2001.57) da

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

  patrocinata da: RA 2 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 gennaio 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1
  

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con sentenza
26 novembre 2001 il TCA aveva respinto il ricorso inoltrato il 21 febbraio 2001
dalla RI 1 SA, rappresentata da RA 1 e patrocinata dall'avv. RA 2, e confermato
la decisione del 22 gennaio 2001 con la quale la Cassa CO 1 (di seguito la
Cassa) aveva chiesto alla ditta la restituzione dell'importo di 

                                         fr.
25'544.80 per prestazioni ricevute indebitamente.

                                         Contro il
giudizio cantonale la RI 1 SA, è insorta presso il TFA chiedendo l’annullamento
della sentenza del TCA.

                                         Con
sentenza del 11 febbraio 2004 l’Alta Corte ha statuito quanto segue:

 

" 
(…)

Il giudizio impugnato va pertanto annullato e
l'incarto rinviato alla Corte cantonale affinché assuma i testi proposti dalla RI
1 SA e, alla luce delle loro dichiarazioni, proceda ad una nuova valutazione
delle prove e, infine, alla pronuncia di un nuovo giudizio a proposito della
fondatezza o meno del diritto alla restituzione di indennità per lavoro
ridotto. (…)"

(cfr. doc. I)

 

                                         Di
conseguenza il TFA ha rinviato gli atti al TCA e accolto il ricorso di diritto
amministrativo.

 

                               1.2.   Con lettera
del 23 febbraio 2004 il presidente del TCA ha chiesto al rappresentante della
ditta di indicare quali compiti svolgevano nel periodo in questione e quali
fatti sono singolarmente in grado di chiarire i testi da lui proposti e lo ha
invitato a trasmettere copia del decreto di non luogo a procedere del
Procuratore Pubblico del 4 giugno 2003 menzionato a pag. 3 della sentenza
federale (cfr. doc. II).

                                         Con
lettera del 5 marzo 2004 il rappresentante della ditta ha dato seguito a quanto
richiestogli e ha chiesto al TCA di richiamare dal Ministero Pubblico i verbali
d'interrogatorio dei testi __________, __________, __________, __________ e __________
(cfr. doc. III).

 

                                         Con
lettera del 10 marzo 2004 il TCA ha chiesto al Ministero Pubblico l'incarto
completo relativo al __________ (__________) (cfr. doc. IV).

                                         L'incarto
richiesto è stato trasmesso al TCA il 15 marzo 2004 (cfr. doc. V).

                                         Dopo aver
appurato presso il Ministero Pubblico che nulla osta a che l'incarto possa
essere visionato (cfr. doc. V e VI), il TCA, con lettera del 29 marzo 2004, ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per visionarlo e presentare
osservazioni scritte in merito (cfr. doc. VIII).

 

                                         Con
lettera del 7 aprile 2004 la Cassa si è confermata nella sua posizione (cfr.
doc. IX).

                                         Dal canto
suo il rappresentante della ditta, così richiesto per telefono, ha confermato
alla cancelleria del TCA di aver visionato l'incarto del Ministero Pubblico il
2 aprile 2004 e di non avere osservazioni da formulare (cfr. Nota incarto
38.2004.16).

                               1.3.   Il 19 luglio
2004, previa citazione (cfr. doc. X, XI e XII), presenti le parti, il
presidente del TCA ha proceduto all'audizione dei testi __________ e __________.

                                         In quell'occasione
è stato steso un verbale del seguente tenore:

 

" 
(…)

compaiono:

 

- RA 1;

- avv. RA 2;

- __________ e __________ della CO 1;

 

e si procede all'esame della teste:

 

- __________, nata a __________ il __________,
domiciliata a __________, nubile, di professione sarta;

 

la quale, invitata a rispondere secondo verità ed
ammonita delle conseguenze di una falsa testimonianza, interrogata risponde: lo
giuro.

 

Ho lavorato per 8 anni presso la ditta RI 1. Sono
stata assunta come restauratrice di tappeti dal sig. __________. Poi mi sono
occupata di un po' di tutto. Dato che non c'era una persona presente cercavo di
fare andare come meglio potevo. Mi occupavo anche di preventivi, di
fatturazione, andavo sui cantieri, facevo un po' da factotum.

Ho lavorato verosimilmente dal 1994 al 2001.

 

Rispondendo al Giudice la teste precisa che
normalmente in una ditta dovrebbe esserci un punto di riferimento. C'era una
persona che faceva quello che facevo io però ultimamente era sempre assente. Si
tratta del sig. __________ o __________.

Questa persona era lì da tanti anni e sapeva il
lavoro. Era il punto di riferimento dal profilo tecnico, dal profilo
amministrativo si è sempre occupato il sig. RA 1. 

Il sig. __________ era la persona più importante
della ditta, anche se non so di preciso che ruolo avesse.

So che nel periodo in cui ho lavorato io la ditta
ha chiesto di beneficiare di indennità di lavoro ridotto. Lo sviluppo del
lavoro presso la RI 1 è sempre stato costante nel periodo in cui ho lavorato.
Vi erano settori dove vi era abbastanza lavoro e settori dove non ce n'era.
Inoltre vi erano dei periodi dell'anno dove il lavoro mancava ed altri ad
esempio a Natale o subito dopo l'estate in cui vi era più lavoro. 

Quando c'era il lavoro ridotto io rimanevo a
casa. Penso di essere stata una dei più toccati in quanto il mio non era un
settore fruttuoso. Mi recavo in ditta soltanto quando la ditta mi chiamava. Ad
esempio se vi era lavoro per un giorno o due perché entravano delle ordinazioni
andavo a lavorare poi tornavo a casa.

Non so precisamente quanti dipendenti aveva la
ditta. Vi sono stati anche diversi licenziamenti. Mi ricordo che c'erano i
sig.ri: __________, __________, __________, __________, __________. Non ricordo
altre persone. 

 

Per il controllo delle ore di lavoro non vi era
un sistema di timbratura e nemmeno di controllo. Avevamo un calendario e quando
qualcuno mancava segnava assente. Non tutti usavano questo sistema. Io usavo
questo sistema. Quando mancavo per motivi "x" lo segnavo sul
calendario e alla fine del mese avvisavo chi si occupava della contabilità dei
miei giorni d'assenza. Concretamente avvisavo la sig.ra __________ della
fiduciaria __________. 

Io personalmente ho scritto su quel calendario
anche le mie assenze per lavoro ridotto.

Alla fine del mese come già detto segnalavo alla
sig.ra __________ quanti giorni non ho lavorato.

Ho compilato io i formulari per lavoro ridotto.
Ho compilato io alcuni fogli. Erano parecchi. Comunque quelli che ho compilato
sono stati firmati da responsabili.

Ho compilato io i conteggi da inviare alla Cassa
di disoccupazione. Li ho compilati presso la __________ sulla base di un
dischetto che mi è stato consegnato dalla Cassa di disoccupazione.

Tengo a sottolineare che il foglio paga è rimasto
sempre il medesimo, non esprimeva le ore lavorate o non lavorate. 

 

A scadenza mensile elaboravamo in ditta i conteggi
di lavoro ridotto sulla base dei dati che avevamo precedentemente raccolti.

Riguardo agli altri operai ognuno aveva un
sistema proprio: vi erano dei foglietti "volanti". Ricordo però che
quando li ricopiavamo erano presenti tutti gli operai e ricostruivamo le ore di
lavoro perse. Alcuni tenevano solo il conteggio delle ore lavorate.

Erano un po' dei pasticcioni. 

Non esisteva per quel che riguarda i miei
colleghi un conteggio giorno per giorno, i rapporti non venivano fatti o
comunque venivano fatti male. Ad esempio per fatturare determinati lavori avevo
bisogno o delle ore se era un lavoro a regia, oppure i metri quadrati (vi sono
dei prezzi fissi). In questa seconda ipotesi non vi era un indicazione precisa
delle ore di lavoro. Quando si trattava di lavori a regia vi erano delle
indicazioni precise sulle ore, quando invece vi erano gli altri lavori figurava
solo l'indicazione del lavoro e del materiale. 

Il più preciso era il sig. __________ che era
pagato ad ore. Pure preciso era il sig. __________.

Il sig. __________ mi ha affidato il compito di
allestire i conteggi. Mi occupavo pure della fatturazione. 

Con riferimento al verbale d'interrogatorio del
2.4.2003 la frase "compilare … __________ " è da intendere che nei
primi tempi il __________ allestiva questi bollettini di lavoro,
successivamente ho cercato di fare io quello che potevo. 

Confermo che non ero io a dovermi occupare al
controllo delle ore di lavoro degli altri dipendenti.

Tutto ciò che è stato allestito da me è stato
fatto alla presenza insieme al dipendente in questione. 

Sottolineo che io stessa e gli altri operai
abbiamo firmato le ore di lavoro perse.

Riguardo alle dichiarazioni del sig. __________
(doc. 10 dell'incarto penale pag. 2) "da parte … disoccupazione" che
mi vengono lette dal Giudice posso dire che non è vero che in realtà era ogni
operaio si conteggiava le sue. Io non conteggiavo quelle degli altri.

Riguardo alle affermazioni del sig. __________
(doc. 11 dell'incarto penale pag. 1) "da parte mia … __________ "
preciso che io non ho mai tenuto le ore di lavoro che faceva il sig. __________.

Riguardo alle affermazioni del sig. __________
esse corrispondono effettivamente alla realtà.

 

Rispondendo all'avv. RA 2 la teste precisa che le
critiche da lei formulate erano riferite all'andamento generale della RI 1 ivi
compreso il periodo in cui era stato introdotto il lavoro ridotto.

 

Rispondendo all'avv. RA 2 la teste precisa che i
conteggi venivano allestiti alla fine di ogni mese sulla base della
documentazione presentata dal singolo operaio a quel momento. 

Il Giudice delegato chiede se il singolo operaio
consegnava della documentazione che si riferiva ad ogni giorno preciso e che
poi veniva semplicemente ricopiato, la risposta è no. Veniva ricostruito tutto
alla fine del mese.

I miei conteggi e quelli del sig. __________
corrispondevano perfettamente a quanto figurava. Quest'ultima persona scriveva
precisamente giorno per giorno le ore effettuate. 

 

I funzionari della Cassa concordano che per quel
che riguarda il sig. __________ le ore indicate corrispondono a quelle
effettivamente perse.

 

Anche il sig. __________ conteggiava le ore come
gli altri operai. Cioè si arrivava al  risultato finale tramite una
ricostruzione di quello che avveniva sui cantieri.

 

Riguardo al sig. __________ posso confermare che
era una persona precisa.

 

I formulari venivano ricostruiti non sulla base
di un calendario, bensì sulla base di tabelle di cantiere. Da qui la
difficoltà. Io ho fatto il possibile per ricostruire dei dati.

 

In particolare veniva indicato il lavoro svolto a
misura piuttosto che le ore effettive. 

 

Rispondendo all'avv. RA 2 la teste precisa che i
conteggi venivano ricostruiti alla presenza degli operai stessi che la
firmavano.

 

Il sig. __________ chiede alla teste se ricorda
quanto tempo ha lavorato in quel periodo del 1998. La teste risponde molto
poco. 

 

Risponde pure che per quanto ricorda quando si
recava al lavoro ci stava per delle giornate intere o delle mezze giornate.
Comunque tutte le ore di assenza che facevo come già detto le segnavo sul
calendario. 

 

Rispondendo al sig. __________ la teste precisa
che non gli sembra di essere stata assente per un mese intero in questo
periodo.

 

In particolare il sig. __________ fa illusione (recte:
allusione al) il mese di settembre dove le ore perse della teste sono state più
numerose rispetto agli altri mesi. La teste precisa di non più ricordare le
circostanze precise. Sottolinea tuttavia che ci si trovava dopo un periodo di
ferie per cui il lavoro poteva essere ancora inferiore al solito.

 

Rispondendo al sig. __________ la teste riconosce
di aver firmato la sua busta paga relativa al mese di settembre.

 

Il sig. __________ fa illusione (recte:
allusione) al verbale di polizia del 2 aprile 2003 e precisa di non conoscere i
motivi per cui il sig. RA 1 aveva dato ordine di non fornire della
documentazione.

 

Rispondendo al Giudice la teste precisa che vi
era una mappetta nella quale venivano riposti tutti i fogli che servivano da
base per i conteggi. In particolare il calendario che la riguardava è stato
buttato via. Una parte della documentazione l'ho buttata via e le ho pure
sentite.

 

Confermo che il lavoro era molto scarso e non
c'era lavoro per tutti.

 

Rispondendo al Giudice delegato circa la presenza
dei suoi colleghi nel periodo in cui era stata chiesta l'indennità per lavoro
ridotto la teste precisa che in ditta una persona doveva sempre esserci. Quindi
qualcuno ci sarà stato. 

È possibile che ci sia stato qualche collega
presente sul posto di lavoro anche se non c'era lavoro.

 

La teste precisa che anche se non vi è lavoro
qualcuno deve sempre essere in ditta perché può ad esempio arrivare una comanda
e va presa. Normalmente se non c'ero io vi era qualcuno che aveva conoscenza
dei tappeti e cioè o io o il sig. __________ o il sig. __________.

 

(…)

 

Alle ore 11:20 viene fatto entrare il sig. __________,
nato il __________

 

il quale dichiara di essere azionista della
Società.

 

 

Il Giudice chiede al sig. __________ se conferma
quanto figura al verbale di polizia del 19.2.2003 (doc. 5 pag. 3 dell'incarto
del Ministero pubblico) "al riguardo … posto di lavoro". Il sig. __________
conferma. 

Vi era un po' di confusione in quella ditta
perché io non ero sempre presente. Il sig. __________ veniva in ditta. Lo
trovavo con la sigaretta in bocca e gli dicevo cosa faceva che di lavoro non ce
n'era e lui rispondeva che aspettava la moglie.

 

L'avv. RA 2 non ha domande e neppure la Cassa. 

 

(…)

 

Il Giudice delegato assegna alle parti un termine
di 30 giorni per cercare una soluzione transattiva che possa
essere ratificata dal Giudice tenuto conto della giurisprudenza federale in
materia. (…)" (cfr. doc. XIII)

 

                               1.4.   Dopo la
chiesta proroga del termine (cfr. doc. XIV), la Cassa, con lettera del 10
settembre 2004, ha comunicato al TCA di non aver ricevuto alcun cenno dalla
controparte circa la bozza di proposta transattiva elaborata in occasione del
loro incontro del 25 agosto 2004 (cfr. doc. XV).

 

                                         Il doc.
XV è stato notificato al rappresentante della ditta ricorrente per conoscenza (cfr.
doc. XVI).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. Con la stessa sono state
modificate numerose disposizioni nel settore dell'assicurazione contro la
disoccupazione.

                                         Poiché
nel diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento
legale in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie
giuridicamente rilevante (cfr. DTF 129 V 1, consid. 1.2, pag. 4; DTF 128 V 315
= SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 466, consid. 1, pag. 467; DTF 126 V 163, consid.
4b, pag. 166; DTF 125 V 42, consid. 2b, pag. 44; DTF
123 V 70, consid. 2, pag. 71; DTF 122 V 34, consid. 1,
pag. 36 con riferimenti; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid. 2; STFA del 20
gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01 e STFA del 23 gennaio 2002 nella
causa L., H 114/01), visto che la presente fattispecie si riferisce a un
periodo precedente all'entrata in vigore delle nuove disposizioni (decisione
impugnata del 22 gennaio 2001 con la quale è stata chiesta la restituzione di
indennità per lavoro ridotto percepite per i periodi di aprile, maggio, giugno,
agosto e settembre 1998), occorre applicare le norme valide fino al 31 dicembre
2002.

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 95 cpv. 1 LADI (nella versione qui applicabile), la cassa deve esigere
la restituzione delle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione
alle quali il beneficiario non aveva diritto.

                                         Conformemente
ad un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali, l’amministrazione
può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non é stata
oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui é senza dubbio errata e la
correzione ha un’importanza rilevante (cfr. STFA del 27 maggio 2004 nella causa
S. AG, C 5/04; STFA del 12 febbraio 2004 nella causa B., C 349/00; STFA del 17
dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 28 novembre 2003 nella causa
S., C 307/01; STFA del 21 luglio 2003 nella causa T., C 81/03; STFA del 28
aprile 2003 nella causa F., C 24/01 e C 137/01; STFA del 7 marzo 2003 nella
causa D., C 354/01; STFA del 28 febbraio 2003 nella causa M., C 353/01; STFA
del 5 novembre 2002 nella causa C., C 165/02; le STFA del 6 luglio 2001 nelle
cause B., C 274/99; I, C 278/99 e O, C 279/99; STFA del 6 giugno 2000 nella
causa B., C 407/99, consid. 2; DTF 129 V 110 = SVR 2003 ALV Nr. 5, pag. 15; DTF
127 V 466, consid, 2c, pag. 469; DTF 126 V 399 = DLA 2001 N. 37, pag. 247; DLA
2000 N. 40, pag. 208; DLA 1998 N. 15, consid. 3b, pag. 79 e 80; SVR 1997 ALV Nr.
101, pag. 309 consid. 2a e riferimenti,).

                                         Dalla
riconsiderazione va distinta la revisione processuale delle decisioni
amministrative.

                                         In questo
caso l’amministrazione deve procedere a una revisione processuale se si
manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una
conclusione giuridica differente (cfr. STFA del 12 febbraio 2004 nella causa
B., C 349/00; STFA del 17 dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 21
luglio 2003 nella causa T., C 81/03; STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C
354/01; STFA del 6 giugno 2000 nella causa B., C 407/99; DTF 127 V 466, consid.
2c, pag. 469 e la giurisprudenza ivi citata; SVR 1997 ALV Nr. 101, pag. 309 consid.
2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15, consid. 3b, pag. 79 e 80). Tali sono quelle
circostanze che già al momento della decisione principale si sono realizzate,
ma che però, nonostante sufficiente attenzione e senza colpa, sono rimaste
sconosciute e non provate (cfr. STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01;
DLA 1995, pag. 64 consid. 2b e riferimenti; DTF 122 V 134 e seg.).

                                         I
principi validi per la riconsiderazione di una decisione formalmente cresciuta
in giudicato valgono anche nel caso in cui, prestazioni ricevute indebitamente,
sono da restituire a norma dell’art. 95 LADI, e questo anche se le prestazioni
oggetto di restituzione non sono state erogate per decisione formale (cfr. STFA
del 28 aprile 2003 nella causa F., C 24/01 e C 137/01; STFA del 6 giugno 2000
nella causa B., C 407/99; SVR 2003 ALV Nr. 5, pag. 15 = DTF 129 V 110; SVR 1997
ALV Nr. 101, pag. 309-310 consid. 2a e riferimenti; DLA 2001 N. 37, pag. 247 =
DTF 126 V 399; DLA 1998 N. 15, consid. 3b, pag. 79 e 80).

 

                                         Per
inciso va osservato che i principi appena enunciati validi per la
riconsiderazione e la revisione di decisioni amministrative sono ora
concretizzati all'art. 53 LPGA (cfr. STFA del 12 marzo 2004 nella causa D., K
147/03, consid. 5.3 in fine). La restituzione di prestazioni indebitamente
ricevute è invece regolata all'art. 25 LPGA.

 

                               2.3.   Secondo l'art.
31 cpv. 3 lett. a LADI, prima ipotesi, non hanno diritto all'indennità per
lavoro ridotto i lavoratori la cui perdita di lavoro non è determinabile.

                                         Gerhards
("Kommentar ...", Vol. I, pag. 406, nos. 30-31) rileva al proposito:

 

"  Ein Arbeitsausfall ist nicht bestimmbar, wenn es an einer klaren
vertraglichen Vereinbarung über die vom Arbeitnehmer normalerweise zu leistende
Arbeitszeit (z. B. wöchentliche oder monatliche) fehlt, weil dann, bei
Reduktion der Arbeitszeit, nicht zuverlässig festgestellt werden kann,
inwieweit es sich hier um eine Arbeitszeitverkürzung handelt oder ob die
reduzierte Arbeitszeit nicht eigentlich der vertraglichen Abmachung entspricht.

 

  Als Arbeitnehmer,
deren Arbeitsausfall nicht bestimmbar ist, kommen insbesondere Personen in
Betracht, die eine Abrufer- oder Aushilfstätigkeit ausüben und vom Arbeitgeber
je nach Arbeitsanfall sporadisch eingesetzt werden. Diese Personen können nicht
mit einer regelmässigen, arbeitsvertraglich zugesicherten Anzahl von
Arbeitsstunden rechnen (KS-KAE, Rz. 6)."

 

                                         In virtù dell'art. 31 cpv. 3 lett. a LADI, seconda ipotesi, non
hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto neppure i lavoratori il cui
tempo di lavoro non è sufficientemente controllabile.

                                         Riguardo
a questa disposizione Gerhards (op. cit., pag. 406-407 nos. 32-34) sottolinea:

 

"  Laut gesetzlicher Vorschrift (AVIG 31 IIIa) haben Arbeitnehmer,
deren Arbeitszeit nicht ausreichend kontrollierbar ist, keinen KAE-Anspruch.

 

  Unter die nicht
ausreichende Kontrollierbarkeit der Arbeitszeit fallen nicht ohne weiteres
Arbeitszeiten, die unregelmässig über die Woche oder den Monat verteilt sind. -
Vielmehr geht es hier um Arbeitszeiten, die nicht aufgrund von
Zeiterfassungskarten, Stunden-, Reiserapporten oder anderen Belegen überprüft
werden können (KS-KAE, Rz. 7).

 

  Das Moment der
Kontrollierbarkeit erfordert, dass ein Fachmann (z.B. Sachbearbeiter) aus dem
Durchführungsbereich der AIV sich innert angemessener Frist ein einigermassen
klares Bild über den Arbeitsausfall machen kann."

 

                               2.4.   In una decisione, pubblicata in DLA 1998 N. 35, il TFA ha, in
particolare, stabilito che per quanto concerne la controllabilità della perdita
di lavoro in un caso particolare, o questo presupposto legale è dato oppure
esso manca. Se, come nella fattispecie, la riduzione non è sufficientemente
controllabile (stesura successiva dei rapporti di lavoro interni), il
presupposto dell'art. 31 cpv. 3 lett. a LADI non è soddisfatto e le indennità
sono state versate a torto. Il fatto di sollevare dubbi a tale proposito corrisponderebbe,
per l'autorità di decisione, ad invertire l'onere della prova che, in questo
punto particolare, spetta chiaramente al datore di lavoro.

 

                                         In
un'altra decisione, pubblicata in DLA 1999 N. 34, il TFA ha stabilito che la
perdita di lavoro per la quale l'assicurato fa valere i suoi diritti è
considerata sufficientemente controllabile soltanto se le ore effettive di
lavoro possono essere controllate per ogni singolo giorno. Si tratta dell'unico
modo per garantire che le ore supplementari che devono essere compensate
durante il periodo di conteggio siano computate nel calcolo della perdita di
lavoro mensile.

 

                                         L'Alta
Corte si è confermata nella propria giurisprudenza e in una decisione del 25
marzo 2004 nella causa V. AG (C 35/03) ha, tra l'altro, rilevato che:

 

" 
(…)

4. In materieller Hinsicht hat die Vorinstanz mit
zutreffender Begründung dargelegt, weshalb weder das Formular "Rapport
über die wirtschaftlich bedingten Ausfallstunden" des einzelnen
Arbeitnehmers noch der "Rapport über die wirtschaftlich bedingten
Ausfallstunden pro Betrieb bzw. Betriebsabteilung" oder die nachträglich
von der Firma erstellten Monatsblätter über die täglich verrichtete Arbeitszeit
der Angestellten als Arbeitszeitnachweis genügen. Darauf ist zu verweisen.

Was die Beschwerdeführerin dagegen vorbringt,
überzeugt nicht. Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat schon
verschiedentlich festgehalten, dass dem Erfordernis einer betrieblichen
Arbeitszeitkontrolle, vorbehältlich ganz besonderer, hier nicht gegebener,
Umstände (vgl. hiezu Urteil X. vom 5. November 2001, C 59/01), nur mit einer
täglich fortlaufend geführten Arbeitszeiterfassung über die effektiv
geleisteten Arbeitsstunden der von der Kurzarbeit betroffenen Mitarbeiter
Genüge getan ist, die nicht durch erst nachträglich erstellte Dokumente ersetzt
werden kann. Dabei müssen die gearbeiteten Stunden keineswegs zwingend mit
einem elektronischen System erfasst sein. Wesentlich ist allein die
ausreichende Detailliertheit und die zeitgleiche Dokumentierung (statt vieler:
Urteile W. vom 22. August 2001, C 260/00, und D. vom 30. Juli 2001, C 229/00),
weshalb auch nicht argumentiert werden kann, die geforderte Zeiterfassung könne
Kleinbetrieben nicht zugemutet werden. An letztgenanntem Erfordernis sind
übrigens die nachträglich eingereichten Monatsblätter gescheitert, wogegen
diese - nunmehr fortlaufend ausgefüllt - ab Dezember 1998 dieser Anforderung
genügen. Es ist sodann keineswegs überspitzt formalistisch (vgl. hierzu BGE 128
II 142 Erw. 2a, 127 I 34 Erw. 2aa/bb, je mit Hinweis), wenn von einem Betrieb,
der das Formular "Rapport über die wirtschaftlich bedingten
Ausfallstunden" fortlaufend ausfüllt, zwecks Kontrolle des geltend
gemachten Arbeitszeitausfalls darüber hinaus fortlaufende Aufzeichnungen der
tatsächlich geleisteten Arbeitszeit verlangt werden. Denn weil die an gewissen
Tagen geleistete Überzeit innerhalb der Abrechnungsperiode auszugleichen ist
(ARV 1999 Nr. 34 S. 200), wird der Arbeitszeitausfall erst durch derartige
Aufzeichnungen überprüfbar. Ohnehin ist fraglich, ob das genannte Formular -
wie von der Beschwerdeführerin behauptet - tatsächlich jeweils fortlaufend
ausgefüllt worden ist: Das Schriftbild der Einträge lässt auf stets die selbe
Person als Urheberin schliessen. Diese hat die Ausfallstunden der von der
Kurzarbeit Betroffenen innerhalb eines Monats mit unterschiedlichen
Schreibgeräten notiert, wobei der Stift nicht tageweise, sondern bei jedem
Betroffenen gewechselt worden ist, was deutlich gegen eine fortlaufende
Aufzeichnung spricht.

(…)." (cfr. STFA del 25 marzo 2004 nella
causa V. AG, C 35/03)

 

                                         In
un'altra decisione del 27 maggio 2004 nella causa S. AG (C 5/04) la nostra
Massima Istanza ha confermato una decisione di restituzione e, in particolare,
ha osservato che:

 

" 
(…)

4. In materieller Hinsicht ist die Vorinstanz in
einlässlicher Würdigung der Akten und Parteivorbringen zum Schluss gelangt, die
Firma habe im fraglichen Zeitraum über keine täglich fortlaufend geführte
Arbeitszeiterfassung verfügt, womit es an der für die Kurzarbeitsentschädigung anspruchsbegründenden
hinreichenden Kontrollierbarkeit des Arbeitsausfalls gemäss Art. 31 Abs. 3 lit.
a AVIG fehle. Was die Beschwerdeführerin dagegen vorbringt, zielt an der Sache
vorbei. Die Vorgabe von (reduzierten) Sollarbeitsstunden an die Arbeitnehmer
wie auch die Erfassung der effektiven Arbeitsstunden am Ende des Monats
gestützt auf die Angaben der Angestellten entspricht offenkundig nicht einer
täglich fortlaufenden Aufzeichnung.

 

Damit erweist sich die Auszahlung als zweifellos
unrichtig. Angesichts des in Frage stehenden Betrages ist die Berichtigung
sodann von erheblicher Bedeutung, womit die Voraussetzungen für die
Rückforderung grundsätzlich erfüllt sind.

(…)." (cfr. STFA del 27 maggio 2004 nella
causa S. AG, C 5/04)

 

                                         In
un'altra sentenza del 19 agosto 2004 nella causa H. (C 64/04), l'Alta Corte ha
rilevato:

 

" 
(…)

Die nachträgliche Zusammenstellung wie auch die
jeweils zum Voraus angefertigten Arbeitspläne stellen unbestrittenermassen kein
adäquates Mittel für die nachträgliche Kontrolle des Arbeitsausfalles dar, da
es ihnen am Erfordernis der täglich fortlaufenden Aufzeichnung fehlt (vgl. die
zur Kontrollierbarkeit von Kurzarbeitsentschädigung ergangene, auch für den
Anspruch auf Schlechtwetterentschädigung anwendbare Rechtsprechung [Urteil X.
vom 8. Oktober 2002, C 140/02, Erw. 3.2]: ARV 1999 Nr. 34 S. 200, 1998 Nr. 35
S. 200). Fraglich ist dagegen, ob die fortlaufend geführten Monatsrapporte
bereits für sich allein betrachtet den Anforderungen an eine betriebliche
Arbeitszeitkontrolle genügen. 

 

2.2  Die Firma macht wie bereits vor Vorinstanz
geltend, der Geschäftsführer beobachte von seinem Arbeitsplatz aus jeweils,
wann die einzelnen Baugruppen morgens zu den Baustellen aufbrechen und abends
zurückkehren würden und trage die sich daraus ergebenden Arbeitszeiten im
Monatsrapport täglich nach. Vom Geschäftsführer oder dem Sekretariat
registrierte krankheitsbedingte oder anderweitige Abwesenheiten der
Arbeitnehmer würden ebenfalls täglich in den Monatsrapport aufgenommen, womit
es ohne weiteres möglich sei, den monatlichen Arbeitsausfall zu bestimmen.

 

2.3  Die Vorinstanz sprach den Monatsrapporten
die Qualität einer Arbeitszeitkontrolle ab: Es handle sich um blosse
Anwesenheitskontrollen, ohne dass daraus die tatsächlich geleistete tägliche
Arbeitszeit ersichtlich sei. Zur näheren Begründung verwies das Gericht auf
jene Fälle (P.________, A.________, D.________, N.________, R.________), bei
denen neben den Monatsrapporten zusätzlich täglich fortgeführte
Arbeitszeitrapporte vorlagen. Die darin enthaltenen Aufzeichnungen
widersprächen sich teilweise. 

 

2.4  Tatsächlich sind die darin enthaltenen
Einträge nicht deckungsgleich, wie das von der Vorinstanz genannte Beispiel von
A.________ vor Augen führt. Danach sind im Monatsrapport für die Zeit vom 20.
bis 23. März 2001 und vom 26. bis 30. März 2001 schlechtwetterbedingte
Ausfalltage aufgeführt, während der Mitarbeiter gemäss den Stundenrapporten in
dieser Zeit gearbeitet hat. Noch deutlicher wird dies, wenn die weiteren den
Monat März betreffenden Differenzen wie auch jene der Monate April und
September 2001 stellvertretend genannt werden. Für den Monat März finden sich
auch für den 1., den 2. sowie den 5. bis 9. Tag Stundenabrechnungen, wogegen im
Monatsrapport jeweils ein Schlechtwetterausfall eingetragen ist. Gesagtes gilt
auch für folgende Tage der Monate April und September: 2., 9.-11., 17.-20. und
24.-26.4.; 5.-28.9.). Zusätzlich hat A.________ gemäss den Stundenabrechnungen
vom 3. und 4. September länger gearbeitet als im Monatsrapport ausgewiesen
(10.50 Stunden bzw. 13.25 Stunden gegenüber jeweils 9.0 Stunden). Ein ähnliches
Bild präsentiert sich beim Vergleich der ebenfalls im Recht liegenden
Stundenabrechungen von P.________, D.________ und N.________ mit den
Eintragungen in den Monatsrapporten. 

Die Firma räumte am 2. Dezember 2002 in der
Stellungnahme an das seco zum provisorischen Bericht zur Arbeitgeberkontrolle
ein, irrtümlicherweise Schlechtwetterentschädigungen geltend gemacht zu haben
für Arbeiten, die wegen des schlechten Wetters an die Stelle der geplanten, an
Dritte verrechenbaren Leistungen, traten (z.B. Putz- und Räumungsarbeiten);
dies erkläre die Diskrepanz zwischen den in den Arbeitsrapporten aufgeführten
Arbeitsstunden und jenen, die der Arbeitslosenkasse gemeldet worden seien. Will
man diese Begründung (teilweise) auch für die Abweichungen zwischen
Monatsrapport und Stundenabrechnungen gelten lassen, ist damit die fehlende
Vollständigkeit der Monatsrapporte ebenfalls belegt. Auch die letztinstanzlich
erneut vorgetragene Argumentation der Beschwerdeführerin, nicht gewusst zu
haben, dass allfällige Überzeiten des Kaders innerhalb einer Kontrollperiode an
Tagen von Schlechtwetter zu kompensieren seien, weshalb sie auf eine
individuelle Zeiterfassung verzichtet habe, deutet in diese Richtung. 

Angesichts all dieser Umstände erweisen sich die
Monatsrapporte als für die Kontrolle der tatsächlich tagtäglich geleisteten
Arbeitszeiten ungeeignet. 

 

2.5  Zusammengefasst vermögen (auch) die
Monatsrapporte den vorliegend strittigen Arbeitsausfall nicht hinreichend zu
belegen, womit es an der für die Schlechtwetterentschädigung anspruchsbegründenden
hinreichenden Kontrollierbarkeit des Arbeitsausfalls gemäss Art. 42 Abs. 3 in
Verbindung mit Art. 31 Abs. 3 lit. a AVIG fehlt. Damit erweist sich die
Auszahlung als zweifellos unrichtig. Angesichts des in Frage stehenden Betrages
ist die Berichtigung sodann von erheblicher Bedeutung, womit die
Voraussetzungen für die Rückforderung grundsätzlich erfüllt sind.

 

3.  Die Firma verlangt ferner unter Berufung auf
den Vertrauensschutz eine vom materiellen Recht abweichende Behandlung. Dabei
macht sie geltend, von der Beschwerdegegnerin nur unzureichend über die
Anforderungen an eine Arbeitszeitkontrolle informiert worden zu sein.

 

Es obliegt praxisgemäss der Antrag stellenden
Firma, abzuklären, ob ihr Zeiterfassungssystem eine im Hinblick auf die
Anspruchsberechtigung ausreichende Kontrolle gewährleistet (vgl. ARV 2002 Nr.
37 S. 255 Erw. 4b). Aus der eigenen Rechtsunkenntnis kann sie nichts zu ihren
Gunsten ableiten (BGE 124 V 220 Erw. 2b/aa mit Hinweisen). Erforderlich ist
vielmehr, dass die Verwaltung tatsächlich eine falsche Auskunft erteilt hat;
von sich aus - spontan, ohne von der Firma angefragt worden zu sein - brauchen
die Organe der Arbeitslosenversicherung hingegen nicht Auskünfte zu erteilen
(statt vieler: Urteil S. AG vom 27. Mai 2004, C 5/04, Erw. 5.1). Ein
gesetzlicher Informationsauftrag besteht nicht (vgl. BGE 124 V 220 Erw. 2b/aa).
Konkrete Anfragen zum Zeiterfassungssystem werden weder behauptet, noch sind
solche aus den Akten ersichtlich. (…)"

 

                               2.5.   In una
decisione pubblicata in RDAT I-1997 pag. 266 = SVR 1996 ALV Nr. 78, concernente
il lavoro ridotto nel settore alberghiero, il TFA ha stabilito che la
diminuzione del lavoro, immutato rimanendo il tempo di presenza sul posto di
lavoro, non giustifica l’erogazione di indennità per lavoro ridotto: tipico del
settore alberghiero é il fatto di avere a disposizione del personale necessario
per ogni evenienza, poco importa se inattivo.

                                         In quell’occasione
il TFA, confermando la conclusione a cui era giunto il TCA, ovvero che un
diritto all’indennità per lavoro ridotto é dato soltanto se la durata del
lavoro é stata temporaneamente diminuita, rispettivamente se il lavoro é stato
interamente sospeso; non hanno invece diritto all’indennità i lavoratori che
non subiscono una perdita di lavoro o la cui perdita non é controllabile, ha
affermato che rettamente amministrazione e primi giudici hanno ritenuto dover
essere il tempo di presenza considerato come tempo di lavoro (cfr. RDAT 1997/I,
N. 75, pag. 267).

 

                               2.6.   Nella
precedente sentenza del 26 novembre 2001 (38.2001.57) il TCA aveva confermato
la decisione con la quale la Cassa ha chiesto la restituzione dell'importo di fr.
25'544.80 per prestazioni ricevute indebitamente in quanto ha ritenuto, da una
parte, che il diritto di chiedere la restituzione non era ancora perento,
d'altra parte, che la ditta ricorrente non era più in grado di comprovare se la
perdita di lavoro fatta valere era o meno controllabile visto che la stessa ha
"cestinato" i bollettini sulla base dei quali essa ha potuto
compilare i conteggi di lavoro ridotto per i periodi di aprile, maggio, giugno,
agosto e settembre 1998.

                                         Nella
sentenza di rinvio del 11 febbraio 2004 l'Alta Corte, ha, in particolare,
osservato che:

 

" 
(…)

5.6 In concreto non è contestato che la RI 1 SA
ha cestinato i bollettini relativi al tempo di lavoro effettuato dai suoi
dipendenti, atti a dimostrare la perdita di lavoro subita nel periodo
esaminato. La Cassa dal canto suo si è fondata sui conteggi redatti dalla
società - a dire di quest'ultima trascritti dai bollettini - da cui si deducono
le ore che avrebbero dovuto essere svolte, quelle effettive e quelle perse,
così come la perdita di guadagno. Il datore di lavoro ha inoltre trasmesso il
rapporto relativo alle ore in cui è stata svolta attività lucrativa e quello
relativo alle ore perse, sottoscritto singolarmente dai dipendenti interessati.

 

Alla luce di questi fatti si deduce che da un
punto di vista materiale i documenti trasmessi dal datore di lavoro rispondono
ai requisiti sul controllo posti dalla giurisprudenza. Va quindi esaminato se
ciò vale anche da un punto di vista formale.

 

5.7 Al riguardo questa Corte ritiene che nelle
menzionate circostanze il Tribunale di prime cure non poteva omettere di
sentire i testi proposti dalla ricorrente fondandosi sul principio
dell'apprezzamento anticipato delle prove. In virtù infatti del principio della
libera valutazione dei mezzi di prova, secondo cui non vi è vincolo a regole
probatorie determinate, mentre tutte le prove vanno esaminate obiettivamente e
con cura, alfine di stabilire quali fatti sono provati, indipendentemente
dall'origine (DTF 122 V 160 consid. 1c), il Tribunale cantonale non poteva
ritenere probanti unicamente i bollettini cestinati.

 

Malgrado questi documenti fossero stati
cestinati, la perdita di lavoro, oltre a essere attestata in maniera precisa e
dettagliata per ogni giorno e per ogni dipendente nei rapporti trasmessi alla
Cassa, era stata espressamente confermata dagli interessati stessi e avrebbe
potuto essere avvalorata definitivamente dalle testimonianze di cui era stata
chiesta l'assunzione.

 

I testimoni infatti, a dipendenza delle loro
funzioni nella ditta, avrebbero ad esempio potuto chiarire la situazione,
confermando o meno di essersi occupati personalmente dell'allestimento dei
conteggi e dei rapporti, rispettivamente spiegando perché i bollettini erano
stati cestinati, ed, infine, in base a quali documenti erano stati allestiti i
rapporti trasmessi a giustificazione della richiesta di indennità.

 

In proposito va tra l'altro ricordato che, anche
se posteriormente, pure il Procuratore pubblico, nel suo decreto di non luogo a
procedere nei confronti del responsabile della RI 1 SA, ha evidenziato che ogni
dipendente, eccetto uno, partito definitivamente per l'estero, aveva confermato
di aver perso ore di lavoro durante il periodo contestato.

 

Sulla base di quanto sopra esposto si deve
dedurre che l'assunzione delle prove richieste poteva modificare l'esito della
vertenza e che era pertanto necessario procedervi. (…)"

(cfr. doc. I)

 

                               2.7.   Dal verbale
di udienza del 19 luglio 2004 (riprodotto in esteso al consid. 1.3) risulta, in
particolare, che la teste __________ ha sottoscritto le seguenti affermazioni:

 

" 
(…)

Per il controllo delle ore di lavoro non vi era
un sistema di timbratura e nemmeno di controllo. Avevamo un calendario e quando
qualcuno mancava segnava assente. Non tutti usavano questo sistema. Io usavo
questo sistema. Quando mancavo per motivi "x" lo segnavo sul
calendario e alla fine del mese avvisavo chi si occupava della contabilità dei
miei giorni d'assenza. Concretamente avvisavo la sig.ra __________ della
fiduciaria __________. 

Io personalmente ho scritto su quel calendario
anche le mie assenze per lavoro ridotto.

Alla fine del mese come già detto segnalavo alla
sig.ra __________ quanti giorni non ho lavorato.

 

(…)

 

Non esisteva per quel che riguarda i miei
colleghi un conteggio giorno per giorno, i rapporti non venivano fatti o comunque
venivano fatti male. Ad esempio per fatturare determinati lavori avevo bisogno
o delle ore se era un lavoro a regia, oppure i metri quadrati (vi sono dei
prezzi fissi). In questa seconda ipotesi non vi era un indicazione precisa
delle ore di lavoro. Quando si trattava di lavori a regia vi erano delle
indicazioni precise sulle ore, quando invece vi erano gli altri lavori figurava
solo l'indicazione del lavoro e del materiale.

 

(…)

 

Il Giudice delegato chiede se il singolo operaio
consegnava della documentazione che si riferiva ad ogni giorno preciso e che
poi veniva semplicemente ricopiato, la risposta è no. Veniva ricostruito tutto
alla fine del mese.

I miei conteggi e quelli del sig. __________
corrispondevano perfettamente a quanto figurava. Quest'ultima persona scriveva
precisamente giorno per giorno le ore effettuate.

 

(…)

 

Anche il sig. __________ conteggiava le ore come
gli altri operai. Cioè si arrivava al risultato finale tramite una
ricostruzione di quello che avveniva sui cantieri.

 

(…)

 

I formulari venivano ricostruiti non sulla base
di un calendario, bensì sulla base di tabelle di cantiere. Da qui la
difficoltà. Io ho fatto il possibile per ricostruire dei dati.

 

In particolare veniva indicato il lavoro svolto a
misura piuttosto che le ore effettive. 

 

Rispondendo all'avv. RA 2 la teste precisa che i
conteggi venivano ricostruiti alla presenza degli operai stessi che la
firmavano.

 

(…)

Rispondendo al Giudice la teste precisa che vi
era una mappetta nella quale venivano riposti tutti i fogli che servivano da
base per i conteggi. In particolare il calendario che la riguardava è stato
buttato via. Una parte della documentazione l'ho buttata via e le ho pure
sentite.

 

Confermo che il lavoro era molto scarso e non
c'era lavoro per tutti.

 

Rispondendo al Giudice delegato circa la presenza
dei suoi colleghi nel periodo in cui era stata chiesta l'indennità per lavoro
ridotto la teste precisa che in ditta una persona doveva sempre esserci. Quindi
qualcuno ci sarà stato. 

È possibile che ci sia stato qualche collega
presente sul posto di lavoro anche se non c'era lavoro.

 

La teste precisa che anche se non vi è lavoro
qualcuno deve sempre essere in ditta perché può ad esempio arrivare una comanda
e va presa. Normalmente se non c'ero io vi era qualcuno che aveva conoscenza
dei tappeti e cioè o io o il sig. __________ o il sig. __________. (…)"

(cfr. doc. XIII)

 

                                         Dal canto
suo il teste __________, azionista della società, oltre a confermare la
dichiarazione da lui sottoscritta e riportata nel verbale di polizia del 19
febbraio 2003 del seguente tenore:

 

" 
(…)

Al riguardo posso precisare che __________,
quando percepiva la disoccupazione parziale, seppure non tenuto a presenziare
sul posto di lavoro vi restava di sua volontà.

Questo, in quanto giungeva sul posto di lavoro di
__________ in Via __________, con la vettura assieme alla propria moglie e non
essendoci nulla da fare restava in luogo per attendere la consorte per andare
al domicilio.

Sul suo conto devo precisare che era la persona
che da più tempo lavorava per la RI 1, e si era arrogato le mansioni di capo,
quindi nessuno poteva imporgli di lasciare il posto di lavoro. (…)"

(cfr. doc. 5 dell'inc. del Ministero pubblico)

 

                                         ha
affermato che:

 

" 
(…)

Vi era un po’ di confusione in quella ditta
perché io non ero sempre presente. Il sig. __________ veniva in ditta. Lo
trovavo con la sigaretta in bocca e gli dicevo cosa faceva che di lavoro non ce
n'era e lui rispondeva che aspettava la moglie. (…)"

(cfr. doc. XIII)

 

                                         Alla luce
dei nuovi accertamenti compiuti e richiamata la  giurisprudenza federale citata
(cfr. consid. 2.4) questo Tribunale deve concludere che, fatti salvi i
dipendenti __________ e __________, gli altri dipendenti della RI 1 SA non
hanno diritto alle indennità per lavoro ridotto in quanto per loro la perdita
di lavoro non é sufficientemente controllabile ai sensi dell'art. 31 cpv. 3
lett. a LADI.

 

                                         Infatti,
se per __________ e __________, oltre al riscontro tra quanto riportato e da
loro sottoscritto sui formulari "Rapporto ore perse per motivi economici"
e "Rapporto delle ore lavorate durante il mese" (cfr. doc. 3-6 e 9),
l'istruttoria ha potuto appurare che essi tenevano un controllo del lavoro
giornaliero (la prima, tramite il sistema del calendario segnando puntualmente
le assenze e i motivi e il secondo scrivendo precisamente giorno per giorno le
ore effettuate), non così avveniva per gli altri dipendenti della RI 1 SA per i
quali pure è stata chiesta e percepita l'indennità per lavoro ridotto.

 

                                         Questi
ultimi, meglio __________, __________ e __________, non tenevano una
documentazione che si riferiva ad ogni giorno. Inoltre a volte indicavano
semplicemente il lavoro svolto a misura piuttosto che le ore effettive che
dovevano quindi poi essere ricostruite.

 

                                         Questo
modo di agire non rispetta chiaramente i requisiti posti dalla giurisprudenza
federale (cfr. 2.4) per poter ritenere una perdita di lavoro sufficientemente
controllabile ai sensi dell'art. 33 cpv. 3 lett. a LADI.

 

                                         Inoltre
per __________ che, come confermato dal teste __________, anche durante il
lavoro ridotto era presente sul posto di lavoro, nonché per quel dipendente
che, come affermato dalla teste __________, comunque doveva essere presente in
ditta ad esempio per prendere delle comande, la perdita di lavoro non è neppure
sufficientemente controllabile visto che il tempo di presenza in ditta deve
essere considerato come tempo di lavoro (cfr. consid. 2.5).

 

                                         Di
conseguenza, visto che per i dipendenti __________, __________ e __________ la
perdita di lavoro non era sufficientemente controllabile il versamento delle
indennità per lavoro ridotto a favore degli stessi si rivela manifestamente
errato. Considerata poi la rilevanza degli importi in questione la correzione
ha un'importanza rilevante e pertanto sono dati i presupposti per chiedere la
restituzione delle indennità per lavoro ridotto a loro indebitamente versate.

 

                                         In simili
circostanze, il ricorso va parzialmente accolto e la decisione impugnata
annullata. Gli atti vengono trasmessi alla Cassa perché proceda ad emettere una
nuova decisione di restituzione tenendo conto del fatto che solo l'indennità
per lavoro ridotto versata a favore dei dipendenti __________, __________ e __________
può essere chiesta in restituzione alla RI 1 SA.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é parzialmente accolto.

La decisione
impugnata va annullata e gli atti vengono trasmessi alla Cassa perché proceda
come indicato al consid. 2.7 in fine.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         La Cassa
verserà alla ricorrente la somma di fr. 800.-- a titolo di ripetibili parziali
(IVA inclusa).

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti