# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0101534c-97f5-59ca-a9e6-607e6e132721
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-08-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.08.2020 D-107/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-107-2019_2020-08-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-107/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  a g o s t o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Simon Thurnheer, Daniela Brüschweiler,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con la figlia 

B._______, nata il (…), 

Albania,   

entrambe rappresentate dalla MLaw Nadine Bally,  

(…),  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento; termine del  

ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 28 dicembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-107/2019 

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Fatti: 

A.  

A._______, asserita cittadina albanese, di etnia omonima e di confessione 

musulmana, con ultimo domicilio a C._______ (Albania), ha presentato 

una domanda d’asilo in Svizzera il (…) novembre 2018 (cfr. atto A1/2). 

B.  

La richiedente asilo succitata è stata questionata dalla Segreteria di Stato 

della migrazione (di seguito: SEM) nell’ambito di un’audizione sulle gene-

ralità tenutasi l’(…) dicembre 2018 (cfr. atto A9/12; di seguito: verbale 1) 

rispettivamente in una riguardante più specificamente i suoi motivi d’asilo 

in data (…) dicembre 2018 (cfr. atto A15/14; di seguito: verbale 2). 

Per quanto qui di rilievo, nei precitati verbali, l’interessata ha dichiarato di 

aver frequentato gli studi sino all’Università, presso la facoltà di (…), che 

però non avrebbe portato a termine, a causa del suo espatrio. Ella avrebbe 

inoltre svolto diversi lavori durante gli studi, in particolare e quale ultima 

attività lavorativa sarebbe stata l’(…) in una (…). La richiedente ha allegato 

di essere incinta al quarto mese. Con il padre del bambino, D._______, 

con il quale avrebbe convissuto a C._______ per un anno prima della sua 

partenza dal paese d’origine ed a partire dal (…) del 2017 – escluse le 

ultime tre settimane che avrebbe trascorso invece presso i genitori sempre 

con domicilio a C._______ – avrebbe interrotto ogni rapporto e contatto. 

Quest’ultimo, invero, sarebbe stato inizialmente contento della gravidanza 

dell’interessata, ma a seguito di problemi finanziari, il suo atteggiamento 

sarebbe mutato ad inizio del mese di (…) 2018 – allorché ella si trovava 

incinta di (…) mesi – chiedendole incessantemente di abortire contro la sua 

volontà, e minacciandola che, in caso contrario, egli sarebbe stato disposto 

ad adempiere qualsiasi passo, pur di toglierle i diritti materni sul nascituro 

e di far crescere quest’ultimo in un orfanotrofio. Non sostenendo più tali 

vessazioni, ella avrebbe lasciato D._______, rifugiandosi presso il domici-

lio dei genitori. Tuttavia, le minacce da parte dell’ex-partner non sarebbero 

cessate, contattando lei o la madre di quest’ultima telefonicamente. Nella 

sua famiglia, ella avrebbe ricevuto sostegno circa la sua decisione di non 

abortire da parte della madre e del fratello maggiore E._______ Invece il 

padre, che già in passato le avrebbe fatto subire violenze verbali e fisiche 

nell’ambito domestico se ella non si comportava come egli, nella cultura 

rigida patriarcale albanese, intendeva e voleva, nonché non avrebbe visto 

di buon occhio la sua relazione, per giunta non sposandosi, con il suo ex-

compagno, le avrebbe ingiunto di abortire, minacciandola anche di morte 

e di separarsi dalla madre lasciando l’intera famiglia in caso contrario. La 

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situazione della richiedente, sarebbe invero stata percepita da quest’ultimo 

come una vergogna per l’intera famiglia. Per obbligare la figlia ad abortire, 

il padre avrebbe usato violenza e minacce sia fisiche che verbali, anche 

nei confronti della madre, la quale sarebbe spesso stata malmenata e smi-

nuita dal marito, anche per nonnulla. Il (…), dopo aver ricevuto dei mes-

saggi minatori da parte dell’ex-partner D._______, temendo per la sua in-

columità e per quella del nascituro, ella si sarebbe recata in polizia per 

chiedere l’emissione di un’ordinanza restrittiva nei suoi confronti. Delle mi-

nacce del padre non ne avrebbe invece fatto parola in polizia, in quanto 

temeva per le conseguenze che avrebbe potuto subire la sua famiglia ed 

inoltre il genitore, che lavorerebbe quale (…) per il (…), avrebbe molti con-

tatti, e pertanto in ogni caso sarebbe uscito indenne da ogni accusa mossa 

nei suoi confronti. Il funzionario di polizia presente, le avrebbe riferito di 

tornare dopo due ore, in quanto l’ufficiale giudiziario incaricato sarebbe ar-

rivato nel frattempo e l’ordinanza richiesta sarebbe stata pronta. Ella non 

si sarebbe però ripresentata in polizia successivamente, in quanto una 

mezz’ora dopo che lei sarebbe uscita dal posto di polizia, D._______ le 

avrebbe telefonato, dicendole che a causa della denuncia egli era mag-

giormente arrabbiato e che si sarebbe vendicato in modo ancora più grave. 

Ne avrebbe quindi dedotto che la polizia avrebbe informato D._______ 

della sua denuncia, e conoscendo la reputazione della polizia albanese, 

avrebbe pertanto avuto paura di ripresentarsi lì una seconda volta. L’ultimo 

episodio intimidatorio da parte del padre, sarebbe avvenuto il (…) al domi-

cilio parentale, di cui avrebbe anche fatto una registrazione audio. In tale 

occasione, dopo che il padre l’avrebbe minacciata di morte se ella non 

abortiva e dopo aver colpito anche la sorella minore della richiedente, 

F._______, l’interessata avrebbe espresso di aver assunto la “(…)” (cfr. 

verbale 2, D25, pag. 9), ciò che di fatto non era il caso. Il padre, sarebbe in 

seguito stato più tranquillo, ed avrebbe cominciato a parlarle nuovamente. 

Il (…), ella avrebbe dapprima preso il bus per recarsi a G._______, per poi 

per via aerea, raggiungere la Svizzera legalmente e con il suo passaporto, 

in data (…).  

Circa il fatto che ella non avrebbe realmente abortito, come pure del suo 

soggiorno in Svizzera, ne sarebbero unicamente a conoscenza la madre 

ed il fratello E._______, con i quali intratterrebbe regolari contatti. Al padre 

invece, gli avrebbero raccontato che ella si sarebbe recata in H._______, 

per continuare il suo (…), ed egli avrebbe creduto a tale teoria. La madre 

inoltre l’avrebbe informata, dopo il suo espatrio, che quest’ultimo l’avrebbe 

rinnegata quale figlia e che avrebbe intrapreso i passi per cancellarla dal 

certificato familiare, ma non avrebbe più fatto l’uso di forza nei confronti dei 

membri femminili del nucleo familiare (cfr. verbale 2, D8, pag. 3). Malgrado 

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l’interessata riferisca che per l’ex-compagno D._______, come per la fami-

glia dello stesso – la quale pure si era opposta strenuamente alla loro re-

lazione sin dall’inizio – ella avrebbe abortito, D._______ continuerebbe a 

chiedere, anche dopo la sua partenza dal paese d’origine, delle prove alla 

madre della richiedente dimostrative del fatto che ella abbia abortito. Un 

giorno, egli si sarebbe pure recato nei pressi della scuola della sorella 

F._______, e l’avrebbe minacciata di conseguenze alla sua integrità fisica 

se non avessero ottemperato alle sue richieste. Inoltre, quest’ultimo, tra-

mite un amico stretto che lavorerebbe per il (…) del (…), avrebbe accesso 

ad un sistema informatico di quest’ultimo (…), ove potrebbe verificare ogni 

entrata ed uscita in Albania. Anche suo padre, in quanto (…) dello stesso 

(…), avrebbe accesso a tale sistema. 

A fronte di tali circostanze, ella non potrebbe rientrare nel suo paese d’ori-

gine, a causa delle minacce rivoltele dal padre e dall’ex-compagno, contro 

le quali lei non avrebbe alcuna protezione da parte delle autorità del suo 

paese d’origine. Questo anche in quanto si tratterebbe di uno Stato ove 

vige un sistema patriarcale molto rigido, e quale madre sola, l’interessata 

non verrebbe accettata. 

A supporto della sua domanda d’asilo, ella ha presentato il suo passaporto 

originale, emesso l’(…) (cfr. verbale 1, p.to 4.01, pag. 5 e atto A2); la foto-

copia della sua carta d’identità, datata (…) (cfr. verbale 1, p.to 4.01, pag. 5 

e atto A2); il suo libretto dei contributi per l’assicurazione sociale e sanitaria 

no. (…); il suo libretto di lavoro, rilasciato in data (…) dal (…); vari docu-

menti e diplomi scolastici dell’interessata; e la carta d’imbarco per il volo 

(…) del (…) (cfr. verbale 1, p.to 7.05, pag. 8). 

C.  

Con decisione del 28 dicembre 2018, notificata in medesima data (cfr. atto 

A20/1), facendo applicazione dell’art. 6a cpv. 2 lett. a della legge sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31), l’autorità inferiore ha negato la qualità di rifugiato alla 

richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo, parimenti pronunciando 

il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione dello stesso provvedi-

mento, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

D.  

Per mezzo dell’atto ricorsuale del 7 gennaio 2019 (cfr. risultanze proces-

suali), l’insorgente ha impugnato la decisione summenzionata dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando in 

via principale l’annullamento della decisione avversata, l’accettazione della 

domanda d’asilo della ricorrente ed il conseguente riconoscimento della 

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stessa quale rifugiata; in via eventuale ha chiesto la concessione dell’am-

missione provvisoria ed a titolo ancora più eventuale che gli atti siano rin-

viati alla SEM per nuova valutazione della fattispecie. Ha altresì presentato 

istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, con tasse e 

spese a carico dell’autorità inferiore. Infine, ha formulato la richiesta che le 

fosse concessa la possibilità, ed entro un termine ragionevole, di comple-

tare le sue richieste in diritto nonché i mezzi di prova (cfr. memoriale ricor-

suale, pag. 2 “Verfahrensantrag”).  

Al ricorso, la ricorrente ha in particolare presentato quale nuovo mezzo di 

prova, una chiavetta USB originale, contenente un audio in lingua straniera 

(di seguito: doc. 1). 

E.  

Con scritto del 14 gennaio 2019, l’insorgente ha prodotto quali ulteriori do-

cumenti a supporto del gravame: la trascrizione in lingua tedesca dell’audio 

del (…) contenuto nella chiavetta USB originale precedentemente inviata 

al Tribunale (sub doc. 1); una copia di una schermata relativa ad un conto 

bancario dell’interessata; ed una copia del messaggio elettronico della 

SEM dell’(…) relativo le prestazioni assistenziali della ricorrente. In merito 

a quest’ultimo documento, la ricorrente ha riferito che l’autorità inferiore, 

malgrado la sua richiesta in tal senso, le avrebbe negato l’emissione di un 

certificato d’indigenza, e pertanto ha formulato la richiesta che sia richiesto 

alla SEM di produrlo in causa. 

F.  

Per il tramite della decisione incidentale del 15 gennaio 2019, il Tribunale 

ha autorizzato la ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a conclusione 

della procedura; ha pronunciato che il procedimento si svolge in lingua ita-

liana, nonché ha accolto l’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria 

della richiedente, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di 

giustizia e del relativo anticipo. Nel contempo, ha pure invitato la SEM ad 

inoltrare una risposta al ricorso entro il termine del 30 gennaio 2019; ter-

mine successivamente prorogato su richiesta dal Tribunale sino al  

15 febbraio 2019 (cfr. risultanze processuali). 

G.  

G.a L’autorità inferiore, con decisione dell’11 febbraio 2019 – trasmessa in 

copia al Tribunale (cfr. risultanze processuali) – ha disposto il riesame par-

ziale della decisione del 28 dicembre 2018 in applicazione dell’art. 58 

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cpv. 1 PA. In tal senso, ha annullato i punti 4 e 5 del dispositivo della deci-

sione del 28 dicembre 2018, pronunciando parimenti l’ammissione provvi-

soria della richiedente, in quanto l’esecuzione del suo allontanamento non 

sarebbe attualmente ragionevolmente esigibile, ed incaricando il I._______ 

dell’attuazione dell’ammissione provvisoria. 

G.b Alla luce della decisione dell’11 febbraio 2019 della SEM succitata, 

con decisione incidentale del 19 febbraio 2019, il Tribunale ha impartito alla 

ricorrente un termine entro il 6 marzo 2019, per comunicargli se ed in che 

modo intendesse mantenere il suo ricorso. 

G.c Con scritto del 3 marzo 2019, e per il tramite della sua rappresentante 

legale, l’insorgente ha risposto a quanto richiesto dal Tribunale, informan-

dolo di voler mantenere le sue richieste in giudizio come segue: a titolo 

principale che la decisione della SEM venga annullata, che la domanda 

d’asilo della richiedente sia accolta, nonché che quest’ultima sia ricono-

sciuta quale rifugiata; ed a titolo eventuale ha postulato che la fattispecie 

sia rinviata per nuova valutazione alla SEM. Il tutto con protesta di tasse e 

spese a carico dell’autorità avversata. 

H.  

Il 13 marzo 2019, la SEM ha presentato la sua risposta al ricorso, perlopiù 

rinviando ai considerandi della decisione resa e confermandola piena-

mente, proponendo pertanto il respingimento del ricorso. Tale missiva, è 

stata inviata per conoscenza alla ricorrente dal Tribunale in data 

15 marzo 2019 (cfr. risultanze processuali). 

I.  

Con scritto della Segreteria di Stato del 13 marzo 2020, la predetta autorità 

ha informato la ricorrente che la decisione dell’11 febbraio 2019 inerente 

l’allontanamento, varrebbe anche per la figlia, B._______, la quale sarebbe 

nata il (…) (cfr. documenti nel dossier N della SEM, in particolare anche la 

Comunicazione di nascita del … del …). 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-

zioni transitorie della modifica della LAsi del 25 settembre 2015, in vigore 

dal 1° marzo 2019).  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

rese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA.  

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi 

citata). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo la ricorrente stata posta 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisione di riesame in fase responsale da parte 

della SEM in data 11 febbraio 2019, e non avendo peraltro la stessa man-

tenuto la contestazione relativa all’esecuzione dell’allontanamento con 

scritto del 3 marzo 2019 (cfr. supra lett. G.c), oggetto del litigio in questa 

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sede, risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguardante il ri-

fiuto della sua domanda d’asilo. Per il che, quanto esposto nel memoriale 

ricorsuale inerente l’esecuzione dell’allontanamento (sub lett. b, p.to 28 

segg., pag. 11 segg. del ricorso e lett. c, p.to 36 segg., pag. 13 seg. del 

ricorso in riferimento all’esecuzione dell’allontanamento), non verrà preso 

in esame nella presente sentenza, in quanto risulta essere divenuto senza 

oggetto. 

4.  

Nella querelata decisione, l’autorità resistente ha innanzitutto osservato 

come l’Albania sia stata designata dal Consiglio federale quale “Stato si-

curo” ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, e pertanto si partirebbe dal pre-

supposto che una persecuzione statale pertinente in materia d’asilo non 

esista in tale Paese, nonché che sia assicurata la protezione da persecu-

zioni perpetrate da terzi. Proseguendo nell’analisi, la SEM ha rilevato 

come, nel caso concreto, non sussisterebbero degli indizi atti a capovol-

gere tale presunzione confutabile. Invero, a mente dell’autorità inferiore, 

l’interessata non sarebbe riuscita a provare che lo Stato albanese non le 

accorderebbe una protezione efficace contro persecuzioni commesse da 

terze persone, ciò che lei avrebbe fatto valere quali motivi d’asilo. La ricor-

rente difatti, malgrado si sarebbe recata in polizia per ottenere un’ordi-

nanza restrittiva nei confronti di D._______, non sarebbe però ivi ritornata 

dopo due ore. Anche se il suo timore, dopo aver ricevuto la telefonata 

dell’ex-compagno nonché circa la reputazione della polizia albanese, sa-

rebbe comprensibile, esso tuttavia non sarebbe a priori sufficiente per poter 

escludere la volontà e la capacità delle autorità del suo Paese d’origine di 

offrirle protezione. Inoltre, in relazione alle sue allegazioni relative al fatto 

che non avrebbe parlato in polizia delle minacce rivoltele dal padre, poiché 

temeva conseguenze per la sua famiglia e sarebbe stata certa che il padre 

ne sarebbe uscito indenne grazie alle sue molte conoscenze, queste sa-

rebbero unicamente sue supposizioni. Ma le stesse non basterebbero per 

concludere che le autorità albanesi non avrebbero messo in atto delle mi-

sure volte ad assicurarle l’incolumità. Pertanto, in Albania, esisterebbero 

delle strutture statali adeguate per proteggerla contro degli atti persecutori 

commessi da terzi.  

5.  

Con il suo ricorso, richiamati e precisati dapprima i fatti esposti in corso di 

procedura (cfr. p.ti 9–15., pag. 5 segg. del ricorso), la ricorrente ha avver-

sato la valutazione succitata della SEM.  

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In primo luogo, ella ritiene infatti di avere un timore attuale e concreto di 

subire dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi ed anche di doverli subire 

in futuro, in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine. In relazione a ciò 

ella ha per cominciare evidenziato come sarebbe stata oggetto di minacce 

attentanti alla sua vita – che sarebbero state peraltro rese verosimili sia 

tramite le sue dichiarazioni che grazie all’audio inoltrato con il gravame 

quale mezzo di prova (cfr. sub doc. 1) – sia da parte del suo ex-partner che 

da parte del padre, se non avesse abortito. Tali circostanze, rappresente-

rebbero una forma di violenza psichica, che colpirebbe la stessa anche 

fisicamente nel caso di un suo ritorno nel Paese d’origine. Invero, in parti-

colare il padre eserciterebbe violenza all’interno del nucleo domestico e nei 

confronti delle donne di casa. Quest’ultimo, anche a causa della sua (…) e 

delle sue relazioni, sarebbe sicuro che le sue azioni non avrebbero alcun 

seguito penale. Ne conseguirebbe pertanto che ella risulterebbe essere 

vittima di un’importante violenza domestica e pertanto farebbe parte di uno 

dei gruppi rilevanti – e riconosciuti anche nella pratica della SEM e nella 

sentenza del Tribunale E-6417/2013 del 10 settembre 2014 – per la quali-

ficazione di rifugiato, rientrando nella definizione di persecuzione dovuta al 

genere femminile. D’altronde, anche il Tribunale, avrebbe riconosciuto 

nella precitata sentenza, il ruolo sottomesso nel quale vivrebbero le donne 

nella cultura patriarcale e maschilista albanese. Tale persecuzione sarebbe 

rilevante ai sensi dell’asilo, in quanto proveniente da una grave discrimina-

zione o violenza a causa del genere, ciò che sarebbe tollerato dallo Stato 

albanese e sarebbe collegato alla comprensione sociale del ruolo femmi-

nile rispetto a quello maschile. Anche per il futuro, sussisterebbero per la 

ricorrente dei fondati motivi di ritenere che il padre metta in atto le sue mi-

nacce, e pertanto che vi sia un rischio per la vita dell’interessata. Il fatto poi 

che l’ex-compagno D._______ l’abbia minacciata di prenderle il bambino, 

rappresenterebbe per l’insorgente, una pressione psichica insopportabile. 

Proseguendo nell’analisi, la ricorrente ha contestato di non aver richiesto 

sufficientemente protezione alla polizia albanese. Invero, dopo che ella 

avrebbe appreso che l’ex-partner era venuto a conoscenza del contenuto 

della discussione da lei avuta in polizia, non risulterebbe comprensibile 

come la SEM ritenga che la richiedente avrebbe nuovamente dovuto indi-

rizzarsi alla polizia del suo Paese mettendosi in una situazione di maggiore 

rischio. Apparirebbe difatti inesplicabile, come, se non con l’informazione 

data dalla polizia, D._______ sarebbe venuto a conoscenza del fatto che 

l’interessata si sarebbe rivolta al posto di polizia. Pertanto, dopo aver rice-

vuto la telefonata del primo, la fiducia nella polizia che la richiedente ripo-

neva sarebbe venuta comprensibilmente meno. Peraltro, ella non avrebbe 

potuto aspettarsi dalla polizia albanese una protezione effettiva, come sa-

rebbe anche evidenziato in diversi rapporti di varie fonti che cita, nonché in 

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un caso di una donna ove non sarebbero state prese in alcun modo delle 

misure di protezione della vittima da parte delle autorità albanesi. Questo 

in quanto in Albania, malgrado la protezione delle vittime di violenza dome-

stica sia stata implementata nella legge, tuttavia l’attuazione fattiva nel qua-

dro normativo del Paese non risulterebbe soddisfacente, non da ultimo an-

che a causa della vasta accettazione della corruzione nella società. Sem-

pre in Albania, l’aborto coatto non sarebbe inoltre neppure penalmente per-

seguibile. Per quanto attiene la ricorrente, l’inefficacia della protezione 

della polizia nei suoi confronti, sarebbe pure dimostrata dal comportamento 

da loro tenuto con lei. Ulteriore elemento da considerare, sarebbe il fatto 

che il padre dell’interessata lavorerebbe quale “(…)” nel (…) ed esercite-

rebbe in tale posizione un grande (…), ciò che renderebbe di fatto impos-

sibile un’effettiva protezione contro il medesimo. Visto tale contesto, la 

SEM non avrebbe per di più spiegato nella sua decisione, che cosa una 

donna gravida, in una società patriarcale con autorità corrotte – e verosi-

milmente con le quali l’ex-partner ed il padre dell’interessata sarebbero 

strettamente correlati –, avrebbe dovuto intraprendere, per richiedere pro-

tezione allo Stato albanese. Invero, il fatto che ella avrebbe nuovamente 

dovuto rischiare la sua vita e quella del nascituro, come preteso dalla SEM, 

rivolgendosi una seconda volta alla polizia, sorpasserebbe ciò che risulte-

rebbe ragionevole. Per finire, a mente dell’insorgente, non vi sarebbe nel 

suo caso neppure un’alternativa di soggiorno interno. Questo in quanto, 

nella società patriarcale albanese, le donne sole sarebbero stigmatizzate 

in buona parte dell’Albania, al di fuori della (…) di C._______. Tuttavia, tale 

opzione non sarebbe approntabile dalla richiedente, in quanto (…). Vi sa-

rebbe inoltre il rischio nel caso di un suo spostamento all’interno del Paese, 

che il padre venga ben presto a conoscenza del suo soggiorno, vista la sua 

attività lavorativa, nonché che il padre del bambino le tolga quest’ultimo 

dalla sua custodia. 

A titolo eventuale ella ha richiesto la restituzione degli atti alla SEM (cfr. 

lett. c, pag. 13 seg. del ricorso), in quanto quest’ultima non avrebbe chiarito 

sufficientemente i fatti dal profilo dello statuto di rifugiato. Invero, il riferi-

mento generico esposto nella decisione avversata dall’autorità inferiore ri-

guardo l’evenienza che l’Albania sia uno Stato sicuro, non sarebbe da rite-

nere come una motivazione sufficiente, allorché come nella fattispecie sa-

rebbero stati forniti degli elementi concreti riguardo ad una persecuzione 

specifica legata al genere. L’autorità resistente avrebbe in tal senso, dovuto 

esaminare più dettagliatamente le allegazioni della ricorrente circa ciò che 

rende la sua situazione particolarmente pericolosa, segnatamente in rela-

zione all’(…) fattiva del padre, così come riguardo all’inattività della polizia. 

Di particolare rilievo, sarebbe poi la circostanza che la ricorrente avrebbe 

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voluto fornire già in sede d’audizione il mezzo di prova prodotto con il ri-

corso (sub doc. 1), e la funzionaria incaricata della SEM avrebbe replicato 

che non le serviva, in quanto le sue allegazioni erano verosimili. Ciò sa-

rebbe dimostrativo del fatto di come, già dal principio della trattazione della 

causa da parte dell’autorità inferiore, non sarebbe stato ritenuto di esami-

nare la fattispecie in modo serio. 

6.  

Nel caso presente, appare opportuno esaminare preliminarmente le cen-

sure formali inerenti l’accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rile-

vanti da parte della SEM come pure, implicitamente, in relazione alla moti-

vazione insufficiente della decisione avversata, sollevate dalla ricorrente, 

in quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione impugnata. 

6.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve occuparsi del cor-

retto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la documenta-

zione necessaria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridi-

che ed amministrare in tal senso le opportune prove a riguardo (cfr. 

DTAF 2012/21 consid. 5). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti 

quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e 

dall’altro lato, v’è un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto 

conto di tutte le circostanze di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungs-

verfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, 

pag. 369 segg.). Tuttavia, il principio inquisitorio è limitato dall’obbligo di 

collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER, in: 

Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-

waltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 8, pag. 192 seg.). 

Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’accerta-

mento dei fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di prima istanza, 

di modo che questa possa procedere ad un nuovo e completo accerta-

mento dei fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191; tra le 

tante la sentenza D-6598/2019 del 4 febbraio 2020 [prevista per pubblica-

zione come DTAF] consid. 5.2).  

6.2 Dal canto suo, l’obbligo di motivazione di una decisione, discende dal 

diritto di essere sentito e dalla garanzia di un processo equo (art. 29 cpv. 2 

Cost. e art. 6 CEDU) e costituisce un presupposto essenziale per la verifica 

D-107/2019 

Pagina 12 

della fondatezza della decisione sia per le parti che per l’autorità di ricorso. 

Per adempiere a tali esigenze, è sufficiente che l’autorità menzioni, almeno 

brevemente, le proprie riflessioni sugli elementi di fatto e di diritto essen-

ziali; ovvero l’autorità è tenuta a riportare i motivi che l’hanno guidata e sui 

quali essa ha fondato il suo ragionamento, di modo che l’interessato possa 

rendersi conto della portata della stessa ed impugnarla in piena cono-

scenza di causa (cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2 e DTF 142 I 135  

consid. 2.1). L’autorità non deve invece pronunciarsi su tutti i motivi delle 

parti, ma può, al contrario, limitarsi alle questioni decisive (cfr.  

DTF 142 II 154 consid. 4.2). In altri termini, l’essenziale è che la decisione 

indichi chiaramente i fatti stabiliti e le deduzioni giuridiche tratte dalla fatti-

specie determinata (cfr. DTF 141 V 557 consid. 3.2.1). La motivazione può 

inoltre essere implicita e risultare dai diversi considerandi della decisione 

(cfr. DTF 141 V 557 consid. 3.2.1 con referenze citate; sentenza del TF 

2C_341/2016 del 3 ottobre 2016 consid. 3.1.). ll diritto di essere sentito è 

una garanzia di natura formale, la cui violazione implica, di principio, l’an-

nullamento della decisione impugnata, a prescindere dalle possibilità di 

successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323 consid. 3.2, DTF 126 I 15  

consid. 2a, Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di 

ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4 consid. 5; sentenza del Tribu-

nale D-4287/2016 del 15 giugno 2018 consid. 5.1).  

Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima 

istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gra-

vame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di 

una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un 

rinvio all’autorità inferiore allorquando una tale sanzione costituirebbe una 

mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile 

con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della 

causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; DTF 133 I 201 consid. 2.2). Se-

condo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere 

sentito può essere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di 

esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del me-

desimo potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa  

(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la cognizione dell’autorità 

ricorsuale non va esaminata in maniera astratta ma in base all’oggetto della 

controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BICKEL in: Waldmann/ 

Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 29 n. 119). 

Trasposto in materia d’asilo, tale principio implica che il Tribunale non potrà 

procedere alla riparazione di una violazione del diritto di essere sentito in 

merito a questioni che rientrano nella sfera del potere di apprezzamento 

D-107/2019 

Pagina 13 

dell’autorità inferiore dal momento che non dispone della facoltà di control-

lare l’opportunità delle decisioni di prima istanza (cfr. DTAF 2014/22  

consid. 5.3).  

6.3  

6.3.1 Nel caso che ci occupa, il Tribunale rileva dapprima come nella sin-

dacata decisione, dopo un esposto dei fatti determinanti, l’autorità inferiore 

ha illustrato in modo dettagliato tutti gli elementi e la documentazione che 

ha preso in esame per giungere alla sua valutazione. Per quanto si dia atto 

del fatto che l’argomentazione contenuta nella decisione impugnata, sia 

succinta e non esamini in dettaglio la situazione della richiedente nel con-

testo albanese, come pure tutte le dichiarazioni esposte dalla ricorrente nel 

corso delle due audizioni, tuttavia l’autorità resistente ha illustrato in modo 

pertinente e lineare le motivazioni e le allegazioni dell’insorgente che 

l’avrebbero condotta alla conclusione di negarle lo statuto di rifugiato e la 

concessione dell’asilo. L’autorità inferiore ha inoltre proceduto ad un 

esame completo e corretto dei fatti determinanti per giungere ad una valu-

tazione in particolare in relazione all’irrilevanza delle persecuzioni addotte 

dalla ricorrente. Invero, l’autorità sindacata, durante il corso delle due au-

dizioni svolte con la medesima, le ha posto dei quesiti puntuali, segnata-

mente sul suo trascorso in Albania, lungamente anche in relazione alle mi-

nacce e violenze ricevute dal padre e dall’ex-compagno e circa i mezzi di 

prova da ella depositati (cfr. verbale 1, p.to 4.01 pag. 5 e p.to 7.05, pag. 8; 

verbale 2, D4, pag. 2), dandole la possibilità ampiamente di esprimersi 

circa i predetti. Riguardo questi ultimi, ed a differenza di quanto asserito 

nel gravame dalla ricorrente, non risulta in alcun momento nei verbali d’au-

dizione, come ella avrebbe voluto fornire quale prova aggiuntiva l’audio che 

avrebbe in seguito prodotto in fase ricorsuale. Ella avrebbe difatti soltanto 

riferito che disporrebbe della registrazione delle minacce rivoltile dal padre 

il (…) (cfr. verbale 2, D25, pag. 9), senza tuttavia proporre di versarla agli 

atti. Anzi, al quesito posto se avesse ulteriori documenti o mezzi probatori 

che intendesse presentare, ha negato tale circostanza (cfr. verbale 2, D4, 

pag. 2). Ha comunque in merito al contenuto dello stesso audio, potuto 

esprimersi ampiamente nel verbale d’audizione, spiegando la discussione 

che sarebbe avvenuta nel contesto famigliare (cfr. verbale 2, D17, pag. 6 e 

D25 segg., pag. 9).  

6.3.2 Non si ravvisa pertanto, a fronte di tali circostanze, come la SEM non 

abbia correttamente e seriamente preso in esame tutti gli elementi fattuali 

pertinenti per addivenire alla sua conclusione. Peraltro, risulta pacifico 

come l’insorgente abbia potuto impugnare la decisione con piena cogni-

zione di causa, esprimendosi compiutamente sugli aspetti contestatile 

D-107/2019 

Pagina 14 

dall’autorità resistente nella decisione avversata, come pure riguardo agli 

elementi del contesto sociale e fattuale albanese che sarebbero rilevanti 

per l’esame del suo caso. Ha pure avuto modo di completare il suo gra-

vame in più occasioni, producendo segnatamente ulteriori mezzi di prova 

– tra i quali pure l’audio precitato – in fase ricorsuale, ciò che rende altresì 

evasa la richiesta ricorsuale preliminare di poter completare le sue conclu-

sioni ed i mezzi di prova offerti, entro un certo termine (cfr. supra lett. D). In 

ogni caso, anche fosse stata accertata una violazione del suo diritto di es-

sere sentita – ciò che non risulta essere il caso di specie – la stessa sa-

rebbe comunque stata sanata in fase ricorsuale, avendo la ricorrente avuto 

ampiamente la possibilità di esprimersi, nonché beneficiando la scrivente 

autorità riguardo la questione dello statuto di rifugiato e della concessione 

dell’asilo, dello stesso potere d’esame dell’autorità inferiore. 

6.3.3 Alle condizioni succitate, l’accertamento dei fatti adempiuto dall’auto-

rità resistente risulta essere sufficientemente completo e corretto per pren-

dere una decisione in merito da parte del Tribunale, per il che non si ravvisa 

da parte dell’autorità inferiore né un accertamento inesatto né incompleto 

dei fatti determinanti, e quindi, di convesso, neppure una violazione del 

principio inquisitorio. Inoltre, il procedere approntato dalla stessa nella de-

cisione non è lesivo del suo obbligo di motivazione (quale ulteriore corolla-

rio del diritto di essere sentito della ricorrente). In tal senso, l’insorgente 

misconosce la portata di tale obbligo da parte dell’autorità, in quanto 

quest’ultima non è tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su 

tutte le argomentazioni addotte; potendosi infatti occupare delle sole circo-

stanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione. In altri termini, 

è necessario che l’autorità menzioni le proprie riflessioni sugli elementi di 

fatto e di diritto essenziali, ossia che si confronti con le circostanze fattuali 

da giudicare in concreto, ciò che in specie è stato ampiamente adempiuto 

dalla SEM, in ordine alla giurisprudenza succitata, per i motivi già sopra 

esposti.  

Ne discende quindi che, le censure formali mosse in tal senso dalla ricor-

rente, risultano essere infondate e vanno quindi disattese. In tal senso, la 

conclusione in via eventuale esposta con il ricorso, deve essere respinta. 

7.  

7.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione 

e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiati. Esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 

LAsi). 

D-107/2019 

Pagina 15 

7.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre 

tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). 

7.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Pertanto, è riconosciuto 

come rifugiato solo colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da 

terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere espo-

sto, in tutta probabilità e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a 

una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono mag-

giormente a un fondato timore di future persecuzioni. Colui che è già stato 

vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (sogget-

tivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la 

prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi citata). 

Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e suf-

ficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta pro-

babilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 con rinvii). 

8.  

8.1 Nel caso presente, fermo restando che non si intende rimettere in di-

scussione, come peraltro non fatto neppure dall’autorità resistente, la ve-

rosimiglianza delle dichiarazioni da ella rese riguardo ai pregiudizi che 

avrebbe subito da parte dell’ex-compagno D._______ e dal padre nel suo 

Paese d’origine, il Tribunale ritiene, al pari dell’autorità inferiore, che le al-

legazioni rese dalla medesima nel corso di procedura ed a fondamento 

della sua domanda d’asilo, non adempiano tuttavia le condizioni di rile-

vanza ai sensi dell’art. 3 LAsi, per i motivi che seguono.  

D-107/2019 

Pagina 16 

8.2 Nel suo gravame, la ricorrente ritiene in sunto che, gli atti di grave vio-

lenza domestica e minacce che ella avrebbe subito da parte rispettiva-

mente del padre e dell’ex-compagno, sarebbero da qualificare quale per-

secuzione dovuta al genere rispettivamente al genere femminile. Inoltre, il 

fatto che l’ex-partner l’abbia minacciata di sottrarle il figlio, rappresente-

rebbe per la ricorrente una pressione psichica insopportabile. Lo Stato al-

banese non sarebbe in grado di offrirle una protezione sufficiente contro 

tali atti. 

8.3 Concernente i motivi di fuga specifici alla condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 LAsi), tra gli altri la giurisprudenza ha riconosciuto quali motivi perti-

nenti, gli atti che colpiscono le donne a causa della loro speciale posizione 

sociale. Questi sono caratterizzati da una maggiore o minore rigida prede-

stinazione dovuta al ruolo del suo genere ed include, di regola, la sottomis-

sione della donna nella sfera d’influenza privata della famiglia, una ridu-

zione delle possibilità di realizzazione personale in relazione alla forma-

zione, al lavoro, all’indipendenza finanziaria, ed in particolare, una relega-

zione in secondo piano, ciò che attiene ai diritti delle donne. Una persecu-

zione legata alla condizione femminile, è segnatamente da riconoscere, 

quando le donne non possono ottenere la protezione delle autorità del loro 

Stato d’origine, come lo potrebbero invece generalmente ottenere gli uo-

mini oggetto di persecuzioni della stessa portata da parte di terzi. Perti-

nente per l’asilo è dunque una grave discriminazione o violenza di genere 

da parte di terzi, allorché tali azioni sono interpretate come una compo-

nente sociale, spesso secolare, di comprensione della ripartizione del ruolo 

della donna, con tolleranza esplicita o tacita da parte dello Stato. Tuttavia, 

perché essa risulti adempiere i criteri dell’art. 3 LAsi, occorre che tutte le 

condizioni per il riconoscimento della qualità di rifugiato siano adempiute, 

in particolare non soltanto che la persona renda verosimile di essere stata 

vittima di seri pregiudizi secondo gli ulteriori criteri disposti dall’art. 3 cpv. 1 

LAsi (in particolare vi è in tal senso da adempiere la condizione di una par-

ticolare intensità dei pregiudizi subiti, in quanto di per sé soli, discrimina-

zioni specifiche legate al genere non conducono, di regola, ad una perse-

cuzione rilevante ai sensi dell’asilo; cfr. GICRA 2006 n. 32 consid. 8.7.3), 

ma altresì che vi sia una mancanza di protezione legata alla sua condizione 

femminile, così come l’assenza di una possibilità di protezione interna nel 

suo Paese d’origine (cfr. sentenze del Tribunale E-2149/2019 del  

19 dicembre 2019 consid. 3.2 con ulteriori rifermenti citati, E-6417/2013 

del 10 settembre 2014 consid. 5.4.3; GICRA 2006 n. 32 consid. 8). La giu-

risprudenza ha ammesso che vi è una persecuzione di genere decisiva ai 

sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi, allorché l’autore dei seri pregiudizi inflitti ad una 

persona di genere femminile aveva per obiettivo di dominare o controllare 

D-107/2019 

Pagina 17 

quest’ultima – tra gli altri pregiudizi derivanti da violenza domestica – a 

causa del suo genere, indipendentemente dalla questione di sapere se la 

donna formi, con altre donne, un determinato gruppo sociale ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi (cfr. GICRA 2006 n. 32 consid. 8.7.2). 

8.4 Perché un serio pregiudizio sia rilevante ai sensi dell’asilo, occorre 

quindi, tra le altre condizioni succitate, che la donna interessata non trovi 

nel suo Paese d’origine una protezione sufficiente. Invero, dopo la deci-

sione di principio dell’8 giugno 2006 della Commissione svizzera di ricorso 

in materia d’asilo (cfr. GICRA 2006 n. 18), le autorità svizzere competenti 

in materia d’asilo, applicano la teoria della protezione. Tale teoria, collega 

la pertinenza della persecuzione in materia d’asilo non più all’autore stesso 

della persecuzione, ma all’impossibilità di ottenere, nel paese d’origine di 

provenienza, una protezione statale adeguata. In altri termini, è rilevante in 

materia d’asilo non soltanto una persecuzione che emana direttamente o 

indirettamente da organi governativi, ma anche dovuta a terzi, nella misura 

in cui nessuna protezione adeguata può essere ottenuta nello Stato in que-

stione, anche se lo stesso sarebbe in misura di offrirlo (cfr. DTAF 2011/51 

consid. 7.1–7.4). Difatti, secondo il principio della sussidiarietà della prote-

zione internazionale in rapporto alla protezione nazionale, di cui all’art. 1 

della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 

(RS 0.142.30), si può esigere che il o la richiedente asilo abbia dapprima 

esaurito nel suo Paese d’origine, le possibilità di protezione contro delle 

eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare l’intervento da parte 

di uno Stato terzo. La protezione nazionale sarà considerata come ade-

guata allorché la persona toccata beneficia nel luogo d’origine di un ac-

cesso concreto a delle strutture efficaci di protezione e che si possa ragio-

nevolmente esigere dalla stessa che ella possa far appello a tale sistema 

di protezione interna (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; 

DTAF 2011/51 consid. 6.1; sentenza del Tribunale nelle cause congiunte 

D-339/2020 e D-360/2020 del 27 gennaio 2020 consid. 7.5.2, sentenza del 

Tribunale E-2149/2019 consid. 3.3 con ulteriori riferimenti citati).  

8.5 Ora, nella presente disamina gli atti persecutori – comprensivi di mi-

nacce fisiche e verbali reiterate verso l’integrità fisica o la vita della ricor-

rente – da parte dell’ex-compagno dell’interessata, come pure nell’ambito 

famigliare da parte del padre, perché la stessa abortisse, per quanto pos-

sano rientrare nei pregiudizi legati specificamente alla condizione femmi-

nile di cui all’art. 3 cpv. 2 LAsi, secondo la giurisprudenza precitata (cfr. su-

pra consid. 8.3). Tuttavia, come si vedrà dappresso, l’insorgente beneficia 

contro tali atti da parte di terzi di una sufficiente protezione nel suo Stato 

d’origine, come a ragione considerato dalla SEM nella decisione avversata 

D-107/2019 

Pagina 18 

(cfr. infra consid. 8.6–8.9), nonché non risultano rilevanti in materia d’asilo 

(cfr. infra consid. 8.8–8.10). 

8.6 L’Albania è stata designata dal Consiglio federale svizzero quale 

Paese esente da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. 

Lista «Safe Countries» ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM;  

Allegato 2 all’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 [RS 142.311]). Nel caso in cui uno Stato d’origine sia 

designato come sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una 

presunzione legale che una persecuzione statale rilevante in materia 

d’asilo non sussista e che vi sia una protezione efficace ed effettiva offerta 

da parte dello Stato d’origine contro le persecuzioni di terzi (ovvero attori 

non statali). Secondo prassi, l’effettiva protezione nel Paese d’origine non 

è da intendersi quale garanzia di protezione individuale a lungo termine 

contro persecuzioni non-statali: nessuno Stato ha la capacità di garantire 

ovunque e in qualunque momento l’assoluta sicurezza ai propri cittadini. 

Occorre al contrario che vi sia a disposizione una struttura di protezione 

funzionante ed efficiente che renda possibile un procedimento penale, se-

gnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico ottemperanti (cfr. 

DTF 138 II 513 consid. 7.3; DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati, 

DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre anche la sentenza del Tribunale 

E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3). Tale presunzione può essere 

confutata solo in presenza di indizi concreti (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3; 

e tra le altre: la sentenza del Tribunale E-1326/2020 del 17 marzo 2020).  

8.7 Per quanto riguarda più specificatamente il contesto fattivo e normativo 

albanese, dal profilo della violenza domestica, d’un canto varie fonti – tra 

le quali anche quelle citate nel gravame dalla ricorrente – riportano un li-

vello di violenza domestica elevata nei confronti delle donne in Albania, un 

Paese nel quale le regole patriarcali risultano tutt’ora predominanti nella 

società. Soltanto un numero limitato di donne riporterebbe alle autorità tali 

abusi, e spesso le misure adottate dalle autorità albanesi come pure il per-

seguimento degli autori dei reati risulterebbero inefficaci. Inoltre, l’assi-

stenza alle donne vulnerabili varierebbe a dipendenza del luogo geografico 

nel quale risiedono. Vi sarebbe poi una generale scarsità di risorse dispo-

nibili come pure un’esigua comprensione e quindi d’approccio alla violenza 

famigliare quale fenomeno da parte degli attori statali (cfr. Home Office, 

Country Policy and Information Note, Albania: Women fearing domestic 

abuse, dicembre 2017, < https://www.refworld.org/pdfid/5a901fd04.pdf >, 

consultato il 10.07.2020; US Departement of State (USDOS), 2019 Coun-

try Reports on Human Rights Practices: Albania, 11 marzo 2020, < 

D-107/2019 

Pagina 19 

https://www.state.gov/reports/2019-country-reports-on-human-rights-prac-

tices/albania/ >, consultato il 10.07.2020; LandInfo – Norwegian Country of 

Origin Information Centre, Rapporto sulla violenza contro le donne: Alba-

nia, 27 maggio 2020, < https://www.ecoi.net/en/file/local/2030513/Tema-

notat_Albania_Vold_ mot_kvinner_27052020.pdf >, consultato il 

10.07.2020; Amnesty International, Report - Albania 2019, < 

https://www.amnesty.org/en/countries/europe-and-central-asia/albania/re-

port-albania/>, consultato il 10.07.2020; Flüchtlingsrat Baden-Württem-

berg, Die “Sicheren Herkunfsstaaten” des Westbalkans, maggio 2020, 

pag. 17 segg., < https://fluechtlingsrat-bw.de/files/Dateien/Dokumente/IN-

FOS%20-%20Publikationen/2020-05-%20sichere%20hkl-1.pdf >, consul-

tato il 10.07.2020; National Population Survey, Violence Against Women 

and Girls in Albania, marzo 2019, consultabile al sito internet < 

https://www.al.undp.org/content/albania/en/home/library/poverty/national-

population-survey--violence-against-women-and-girls-in-.html >, consul-

tato da ultimo il 13.07.2020; The Advocates for Human Rights, Albania Sta-

keholder Report for the United Nations Universal Periodic Review, presen-

tato per la 33a sessione del Working Group on the Universal Periodic Re-

view, 6-17 maggio 2019, < https://www.theadvocatesforhumanrights.org 

/uploads/albania_report.pdf >, consultato il 10.07.2020). D’altro canto, l’Al-

bania ha ratificato, senza riserve, diverse normative internazionali, tra le 

quali la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta 

contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 

dell’11 maggio 2011 (Convenzione di Istanbul, RS 0.311.35), ratificata il 

4 febbraio 2013 (entrata in vigore il 1° agosto 2014) e la Convenzione 

sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna 

del 18 dicembre 1979 (RS 0.108). A livello nazionale, l’Assemblea alba-

nese ha approvato il 18 dicembre 2006, la legge n. 9669 – entrata in vigore 

nel giugno del 2007 – contro la violenza domestica (“Legge per le misure 

contro la violenza nelle relazioni famigliari” [per una versione del testo le-

gislativo in inglese cfr. < https://www.crca.al/sites/default/files/publica-

tions/Law%20on%20Measures%20Against%20Violence%20in%20Family 

%20Relations%20%282006%29.pdf >, consultato da ultimo il 

13.07.2020]). Il medesimo atto legislativo, ha quale scopo la prevenzione 

e la riduzione degli abusi domestici in ogni loro forma e la protezione di 

coloro che ne sono vittime, primariamente le donne. Queste ultime pos-

sono in particolare richiedere l’emissione da parte di Corti civili di ordinanze 

di protezione tramite una procedura semplice, gratuita e rapida per preve-

nire la violenza commessa nei loro confronti o contro i loro figli. La possibi-

lità di fare domanda di tali ordinanze protettive, è data per legge anche alla 

polizia ed ai procuratori pubblici. Nel caso di richieste di ordinanze protet-

tive d’emergenza, la legge predispone che le Corti debbano pronunciarsi 

D-107/2019 

Pagina 20 

sulle medesime entro 48 ore dalla loro ricezione. Il giudice competente, 

nell’emanare tali ordini, può prendere diverse misure, ad esempio: ordinare 

all’autore della violenza di abbandonare il domicilio comune e di non avvi-

cinarsi o comunicare con la vittima ed i suoi figli, come pure obbligarlo a 

versare un supporto finanziario a questi ultimi. La violazione di tali ordini, è 

un reato penale, ed i procuratori pubblici sono responsabili del persegui-

mento di tali atti. Un cambiamento recente della Legge per le misure contro 

la violenza nelle relazioni famigliari, ha ampliato la possibilità di emanare 

un’ordinanza immediata per la protezione preliminare della vittima anche 

alle autorità di polizia albanese, che sarebbe poi soggetta ad essere ratifi-

cata, annullata, o rivista dalla Corte civile competente (cfr. Advocates for 

Human Rights, ibidem, pag. 5 e pag. 10). Altresì, il Codice criminale alba-

nese, al suo art. 130/a (cfr. per una traduzione in inglese del predetto: il 

testo disponibile all’indirizzo internet < https://www.legislationline.org/do-

wnload/id/8235/ file/Albania_CC_1995_ < am2017_en.pdf >, consultato il 

10.07.2020), include la violenza domestica quale reato penale punibile fino 

a due anni di prigione nel caso di percosse o ogni altro atto di violenza 

compiuto contro una persona; fino a tre anni di pena privativa di libertà nel 

caso di una seria minaccia di morte o di una grave lesione; e fino a cinque 

anni di carcere nel caso di un pregiudizio intenzionale. Se poi il reato è 

commesso reiteratamente o in presenza di un minore, la pena prevista è 

da uno a cinque anni di pena privativa di libertà. Le relazioni che sarebbero 

coperte da tale norma, includono, tra le altre, anche: il convivente o l’ex-

convivente, il parente stretto o affine dell’autore del reato, che è perseguito 

d’ufficio. La legislazione contro la violenza domestica coprirebbe sia gli 

abusi fisici, che quelli sessuali, psicologici ed economici (cfr. art. 130/a del 

Codice criminale e l’art. 3 della Legge per le misure contro la violenza nelle 

relazioni famigliari) (cfr. The Advocates for Human Rights, ibidem; National 

Population Survey, ibidem; Home Office, Country and Information Note, Al-

bania: Domestic abuse and violence against women, dicembre 2018, con-

sultabile all’indirizzo internet: < https://assets.publishing.service.gov.uk/go-

vernment/uploads/system/uploads/attachment_data/file/771648/Albania_-

_D.A._-_CPIN_-_v3.0__December_2018_.pdf >, consultato da ultimo il 

13.07.2020; Refugee Documentation Centre, Legal Aid Board – Albania – 

Resarched and compiled by the Refugee Documentation Centre of Ireland, 

28 giugno e 2 luglio 2019 – Information on domestic violence including: 

available state protection for victims; children/youth victims; & NGOs/orga-

nisations supportive for children/youth victims, < https://www.ecoi.net 

/en/file/local/2012711/144850.pdf >, consultato il 10.07.2020 con ulteriori 

riferimenti citati; Robert Bosch, Fighting Domestic Abuse – The OSCE Wo-

men’s Access to Justice Project in Albania, in: IFSH (ed.), OSCE Yearbook 

D-107/2019 

Pagina 21 

2009, Baden-Baden 2010, pag. 157-166, < https://ifsh.de/file-CORE/docu-

ments/yearbook/english/09/ Bosch-en.pdf >, consultato il 10.07.2020). Il 

perseguimento e la condanna penali di tali atti o della violazione delle ordi-

nanze restrittive sarebbero state incrementate negli ultimi anni (cfr. The Ad-

vocates for Human Rights, ibidem, pag. 2). Negli ultimi anni, la polizia al-

banese ha pure implementato dei processi di applicazione automatica, tra 

i quali il “Police Case Management System”, che predispone la rapida 

emissione di ordinanze restrittive e genera un elenco storico delle ordi-

nanze emesse (cfr. USDOS, ibidem). Nel giugno del 2018, la “Legge per 

l’assistenza legale garantita dallo Stato” è entrata in forza, concedendo il 

diritto alle vittime di violenza domestica di ottenere l’assistenza legale. Per 

quanto diverse fonti segnalino le mancanze di capacità e del numero di 

rifugi ed istituti per le donne vittime di violenza domestica, come pure per 

la loro accessibilità, nonché che la predetta legge non sarebbe stata ancora 

completamente implementata, lasciando spesso le vittime senza alcuna 

assistenza legale (cfr. Advocates for Human Rights Albania, ibidem, pag. 6 

segg.; Home Office, Country Police 2018, ibidem, con le ulteriori referenze 

citate). Tuttavia, le medesime fonti, indicano che in Albania esisterebbero 

numerosi rifugi per donne vittime di violenza, come pure sarebbero presenti 

degli organismi statali e non governativi di assistenza alle vittime. I rifugi 

sarebbero difatti localizzati a Tirana, Elbasan, Valona (o in albanese: Vlora) 

e Scutari (o in albanese: Shkodra), e numerosi piccoli centri d’emergenza 

sarebbero presenti in tutta l’Albania per accordare rapida assistenza alle 

vittime di violenza, incluso un alloggio d’emergenza (cfr. Home Office, 

Country Policy 2018, ibidem, pag. 9 e 36 seg., con gli ulteriori riferimenti 

citati). Dal novembre del 2016, vi sarebbe una linea nazionale telefonica 

gratuita d’aiuto alle donne che opera 24 ore al giorno e sette giorni alla 

settimana (cfr. Advocates for Human Rights, ibidem, pag. 2; Home Office, 

Country Policy 2018, ibidem, pag. 9 e pag. 19 seg.). Sia il “Tirana Legal Aid 

Society (TLAS)” che il “Centre for Legal Civic Initiatives (CLCI)” offrirebbe 

inoltre gratuitamente prestazioni legali alle donne, in particolare alle vittime 

di violenza domestica, per aumentare il loro accesso alle istituzioni pubbli-

che, segnatamente al sistema giudiziario (cfr. Home Office, Country Policy 

2018, ibidem, pag. 43). 

8.8 Anche a fronte delle rilevanze sopra menzionate, si può pertanto partire 

dalla presunzione che le autorità albanesi siano disposte ed in grado di 

offrire sufficiente protezione alle vittime di violenza, e sono pronte a pren-

dere delle misure per la protezione efficace delle donne vittime di violenza 

da parte di terzi, compresa la violenza domestica (cfr. in tal senso anche le 

sentenze del Tribunale D-792/2020 del 19 febbraio 2020, D-1960/2019 del 

7 maggio 2019, e nelle cause congiunte E-114/2015 e E-6288/2015 del 

D-107/2019 

Pagina 22 

25 agosto 2016 consid. 6.2). Quanto deducibile dagli atti di causa e dal 

gravame non permette di confutare tale presunzione. Invero, la richiedente, 

benché asserisca di essersi presentata in polizia per denunciare gli atti 

commessi dall’ex-convivente il (…), non è ritornata nuovamente dopo due 

ore per il rilascio dell’ordinanza restrittiva nei confronti dello stesso come 

richiesto dall’agente di polizia (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7; verbale 2, 

D29, pag. 9 seg.). Per quanto possa essere soggettivamente comprensi-

bile che l’interessata fosse spaventata, dopo aver ricevuto la telefonata di 

D._______, nel quale le avrebbe riferito che non si sarebbe dovuta rivol-

gere alla polizia; tuttavia non si spiega dal profilo oggettivo come la stessa, 

piuttosto che ritornare in polizia, sia rientrata al suo domicilio, ove comun-

que era facilmente reperibile dall’ex-partner, nonché passibile di ulteriori 

minacce e atti violenti anche da parte del padre. Il fatto che la polizia abbia 

avvisato D._______ nel frattempo, non sono che supposizioni della ricor-

rente non fondate su alcun elemento fattuale ed oggettivo. Inoltre, anche 

supponendo che la polizia albanese avesse reso edotto il predetto, non 

significa che lo abbia fatto per avvisarlo del suo procedere in polizia, quanto 

piuttosto per significargli che sarebbe stata emessa un’ordinanza restrittiva 

nei suoi confronti e delle conseguenze per lui nel caso di un mancato ri-

spetto della stessa. Tale avviso doveva essere fatto in ogni caso da parte 

della polizia, perché D._______ fosse a conoscenza dell’eventuale ordi-

nanza restrittiva emessa nei suoi confronti, ciò che l’interessata doveva 

essere senz’altro a conoscenza, anche viste la sua familiarità con il (…), 

avendo (…). 

Per di più, non si può partire dal presupposto che l’autorità di polizia le 

avrebbe negato qualsiasi aiuto, anche indicandole un eventuale alloggio 

d’emergenza, se l’interessata le avesse raccontato delle gravi minacce ri-

voltele dal padre (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 6; verbale 2, D25 segg., 

pag. 9 e D30, pag. 10). Questo anche se costui risulta (…) al (…), in quanto 

negli ultimi anni le autorità albanesi hanno incrementato il perseguimento 

in giustizia di atti di violenza domestica, ed a parte alcuni casi isolati di 

mancato perseguimento di personalità conosciute, non si può ritenere a 

priori – e senza alcun elemento concreto e fondato come in specie – che 

la polizia albanese non avrebbe offerto l’aiuto richiesto all’interessata se 

opportunamente sollecitata. Tale assunto è pure dimostrato dall’articolo di 

giornale online citato nel gravame dalla ricorrente, inerente un caso di vio-

lenza (cfr. p.to 21, pag. 9 seg. del ricorso). Lo stesso, per quanto riguardi 

una fattispecie differente da quella dell’insorgente – in quanto attinente un 

caso di violenza sessuale nei confronti di una donna (…), che avrebbe 

pure, quest’ultimo, ricevuto delle minacce di morte se non abbondonava le 

D-107/2019 

Pagina 23 

sue accuse nei confronti del figlio di un parlamentare del partito (…) alba-

nese – dimostra a differenza delle affermazioni esposte dall’interessata, 

che la giustizia albanese ha preso delle misure in tale caso, arrestando il 

presunto colpevole della violenza (cfr. Albanian Daily News, (…), consul-

tato il 13.07.2020). Inoltre, appare poco comprensibile che nella situazione 

in cui la ricorrente si trovava, ed essendosi ella rivolta anche a conoscenti 

per raccontare la sua storia e ricevere dei consigli in merito a come meglio 

muoversi (cfr. verbale 2, D34, pag. 11), ella non abbia denunciato alla po-

lizia anche le vessazioni subite dal padre, nonché non abbia cercato aiuto 

e rifugio presso le diverse associazioni ed organizzazioni governative (e 

non) presenti sul suolo albanese, ed in particolare a C._______, che sono 

atte alla protezione di vittime di violenza anche domestica (cfr. supra con-

sid. 8.7), tornando invece ad abitare presso il domicilio dei genitori sino al 

giorno dell’espatrio. 

Visto quanto sopra, non si può pertanto partire dall’assunto che le autorità 

albanesi non sarebbero state in grado di fornire all’insorgente, se richiesta, 

o che avrebbero rifiutato a quest’ultima una protezione adeguata nei con-

fronti di atti indebiti commessi da parte dell’ex-compagno o del padre. Per-

tanto, al momento del suo espatrio, ella non poteva prevalersi di un fondato 

timore di esposizione a seri pregiudizi, così come stabilito all’art. 3 LAsi. 

8.9 Altresì, non sussiste neppure un timore fondato di subire delle future 

persecuzioni per la ricorrente nel caso di un suo rientro in patria. Invero, 

seppure dal profilo soggettivo si possa comprendere che la ricorrente 

possa nutrire un certo timore nel rientrare in Albania, viste anche le mi-

nacce e le telefonate allegate presso i suoi famigliari anche dopo la par-

tenza dell’interessata dall’Albania (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7); tuttavia, 

dal profilo oggettivo, lo stesso risulta malfondato. Ella ha difatti riferito che 

d’un canto sia per l’ex-compagno che per il padre, ella avrebbe abortito (cfr. 

verbale 2, D25 seg., pag. 9 e D36, pag. 11), e d’altro canto che ella sarebbe 

stata rinnegata quale figlia da parte del padre (cfr. verbale 2, D8 seg., 

pag. 3), nonché che negherebbe che il figlio avuto, sia dell’ex-compagno, 

e quindi nessuno in tal caso potrebbe dire il contrario o attribuire la pater-

nità o altri diritti al padre naturale (cfr. verbale 2, D34 segg., pag. 11). Per-

tanto, sul piano oggettivo, non vi sono elementi per ritenere che l’insor-

gente, nel caso di un suo rientro in Albania, potrebbe essere esposta, in un 

futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, a dei seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. Non appaiono difatti elementi che rendano verosimile o di-

mostrino che le minacce del padre o dell’ex-compagno proseguiranno an-

che nel futuro, apparendo che il padre si sia disinteressato della stessa, e 

D-107/2019 

Pagina 24 

che per D._______ non esistano più i presupposti per interessarsi alla me-

desima, in quanto lo scopo delle sue minacce – ovvero di farla abortire – 

sarebbe stato a suo sapere adempiuto. Non appaiono infine evenienze atte 

a dimostrare o a rendere verosimile che le autorità albanesi agirebbero 

contrariamente al rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali 

sanciti dalla CEDU, in un prossimo futuro e secondo un’alta probabilità. A 

riprova di ciò, la ricorrente ha pure dichiarato di non aver mai avuto proble-

matiche con le autorità statali (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8). 

8.10 A titolo meramente abbondanziale, le dichiarazioni della ricorrente 

inerenti il fatto che l’ex-partner l’abbia minacciata di toglierle i diritti inerenti 

l’affidamento e la custodia del futuro nascituro, come pure il suo timore che 

questo possa realizzarsi in futuro, non si basano su nessuno dei motivi 

previsti all’art. 3 LAsi, in quanto non risultano collegati alla sua razza, reli-

gione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per 

le sue opinioni politiche. In merito a tali asserzioni, la ricorrente non ha per 

di più rilasciato alcuna allegazione o fornito alcun mezzo di prova, volti a 

rendere verosimile o dimostrare che le autorità albanesi – fra l’altro come 

sopra visto parti a diverse convenzioni internazionali, tra le quali in partico-

lare anche della CEDU e della Convenzione sui diritti del fanciullo del  

20 novembre 1989 (RS 0.107) – agirebbero, se effettivamente chiamate a 

dirimere tale questione – evenienza peraltro poco concreta alla luce di 

quanto anche già sopra enucleato riguardo alla negazione da parte della 

ricorrente della paternità di D._______ nei confronti della figlia (cfr. supra 

consid. 8.9) – in maniera arbitraria, senza alcun processo equo ed in vio-

lazione dell’interesse superiore della bambina (cfr. nello stesso senso an-

che la sentenza del Tribunale D-792/2020 del 19 febbraio 2020).  

9.  

Riassumendo, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto pure 

confermata ed il ricorso respinto. 

10.  

Ne discende che l’autorità inferiore, con la decisione impugnata, non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

11.  

Visto l’esito della procedura, ed il fatto che l’esame del Tribunale si è limi-

D-107/2019 

Pagina 25 

tato alla questione del riconoscimento della qualità di rifugiato e della con-

cessione dell’asilo, delle spese processuali ridotte e pari a CHF 375.–, che 

seguono la soccombenza, sarebbero da porre a carico delle ricorrenti 

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale 

accolto la domanda di assistenza giudiziaria con decisione incidentale del 

15 gennaio 2019, non sono riscosse spese. L’altra parte delle spese, pari 

a CHF 375.–, per quanto concerne la questione dell’esecuzione dell’allon-

tanamento, divenuta priva d’oggetto in corso di procedura ricorsuale a 

causa del riesame parziale della decisione del 28 dicembre 2018 da parte 

della SEM, con decisione dell’11 febbraio 2019, andrebbe posta a carico 

dell’autorità resistente (cfr. art. 5 TS-TAF), che però ne è esente ai sensi 

dell’art. 63 cpv. 2 PA. 

12.  

12.1 Per quanto attiene la questione dell’esecuzione dell’allontanamento, 

divenuta priva d’oggetto nel corso della procedura ricorsuale, giusta 

l’art. 15 TS-TAF, se una causa diviene priva d’oggetto, il Tribunale esamina 

se devono essere accordate alla parte delle spese ripetibili; l’art. 5 si ap-

plica per analogia alla fissazione delle ripetibili. Inoltre, le parti che chie-

dono la rifusione di ripetibili devono presentare al Tribunale, prima della 

pronuncia della decisione, una nota particolareggiata delle spese ed il Tri-

bunale fissa l’indennità dovuta alla parte sulla base di tale nota. In difetto 

di tale nota il Tribunale fissa l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. 

art. 14 TS-TAF).  

12.2 Nella presente disamina, rappresentate in questa sede, si giustifica 

l’attribuzione di spese ripetibili ridotte alle ricorrenti (art. 15 TS-TAF in rela-

zione con l’art. 5 TS-TAF), visto l’esito della causa in punto all’esecuzione 

dell’allontanamento. Tuttavia, in difetto di una nota particolareggiata, l’in-

dennità per spese ripetibili ridotte è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base 

degli atti di causa in CHF 600.– (disborsi e indennità supplementare in rap-

porto all’IVA compresi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, 

art. 7 TS-TAF). 

13.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

D-107/2019 

Pagina 26 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-107/2019 

Pagina 27 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto, nella misura in cui non è divenuto senza oggetto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

La SEM rifonderà alle ricorrenti complessivamente CHF 600.– a titolo di 

spese ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari