# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 470326fd-ed02-5d08-b3ec-460c9207105a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-08-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.08.2021 D-3282/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3282-2021_2021-08-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3282/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  a g o s t o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Contessina Theis,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Serbia,   

patrocinata da Davide Borgni,  

Protezione giuridica della  

Regione Ticino e Svizzera centrale,  

Via 1° Agosto,  

c.p. 1328, 6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 9 luglio 2021. 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il 28 aprile 

2021, 

le generalità rilevate il 5 maggio 2021 (atto 13/10) ed i verbali del colloquio 

Dublino svoltosi il 10 maggio 2021 (atto 18/2) e dell’audizione Tratta esseri 

umani (TEU) del 31 maggio 2021 (atto 32/14), 

l’identificazione quale vittima potenziale del reato di tratta di esseri umani 

ed il contestuale periodo di riflessione di 30 giorni concesso alla richiedente 

asilo il 31 maggio 2021 (atto 33/5), 

la dichiarazione scritta per mezzo della quale l’interessata, il 17 giugno 

2021, ha acconsentito ad essere contattata dalle autorità di perseguimento 

penale in caso di necessità (atto 42/2), 

il verbale relativo all’audizione sui motivi del 2 luglio 2021 (atto 49/11), 

la bozza di decisione negativa del 7 luglio 2021 ed il relativo parere della 

rappresentanza legale dell’8 luglio 2021, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 9 luglio 2021, notificata il giorno medesimo (cfr. atto 55/1) e con cui tale 

autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato 

l’allontanamento della richiedente dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello 

stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 16 luglio 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato), per il cui 

tramite l’interessata ha concluso all’annullamento della decisione 

impugnata, al riconoscimento della qualità di rifugiato ed alla concessione 

dell’asilo; in subordine alla restituzione degli atti all’autorità di prima istanza 

per complemento istruttorio; in via ancor più subordinata all’ammissione 

provvisoria in Svizzera; altresì all’esenzione dal pagamento delle spese di 

giudizio e del relativo anticipo (assistenza giudiziaria), con protestate tasse 

e spese, 

l’incarto elettronico dell’autorità di prima istanza ed i mezzi di prova versati 

agli atti, 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che la ricorrente è toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 

48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimata ad aggravarsi contro di essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso, alla forma e al contenuto dell’atto 

di ricorso sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che i ricorsi manifestamente fondati sono decisi dal giudice in qualità di 

giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi), 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio; che l’autorità competente 

deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA); che essa deve procurarsi 

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la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le 

circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a 

riguardo (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1), 

che in corso di procedura la richiedente asilo ha innanzitutto avuto modo 

di esporre la sua biografia ed in particolare il suo vissuto quale presunta 

vittima di sfruttamento sessuale; che ella ha in sunto affermato che a partire 

dai (…) anni e sino alla maggiore età, diverse persone a cui si sarebbe 

legata dopo essere stata abbandonata dal padre, già sodale del (…), la 

avrebbero costretta a prostituirsi; che ella ha in particolare menzionato un 

certo (…), membro (…); che questi le avrebbe offerto un impiego presso il 

locale gestito dalla madre, salvo poi limitarla negli spostamenti e condurla 

a fornire intrattenimento e prestazioni sessuali a membri dell’alta società e 

della malavita; che (…) sarebbe dipoi stato arrestato nell’ambito di 

un’operazione antidroga; che la sua assenza avrebbe condotto la madre di 

quest’ultimo a maltrattare l’insorgente e a minacciare i suoi famigliari; che 

ancora minorenne, sarebbe stata prelevata dalla polizia ma gli inquirenti le 

avrebbero comunicato di essere intervenuti per altri motivi; che la ricorrente 

ha asserito di aver subito percosse e stupri da parte del gruppo di persone 

che facevano capo a colui che avrebbe ripreso le attività illecite di (…) 

durante la sua detenzione; che in detto contesto sarebbe entrata in contatto 

con le forze dell’ordine nell’ambito di un’ulteriore operazione svoltasi nel 

quartiere di (…), ma anche in quell’occasione gli agenti non avrebbero 

prestato attenzione al suo racconto; che l’insorgente sarebbe nel frattempo 

rimasta incinta ma avrebbe dovuto continuare a “lavorare” sino al settimo 

mese di gravidanza; che dopo il parto ella avrebbe espresso la sua volontà 

di “cambiare vita” alla madre di (…), padre del bambino; che suo figlio 

sarebbe dipoi rimasto ucciso a causa di un colpo di arma da fuoco esploso 

da ignoti e la suocera avrebbe incolpato la ricorrente per l’accaduto; che 

così, grazie all’aiuto del fratello di (…) l’interessata si sarebbe data alla fuga 

recandosi dapprima presso il padre, con il quale la convivenza sarebbe 

stata difficile, e successivamente in Europa; che (…) la avrebbe minacciata 

telefonicamente di morte; che l’insorgente teme pertanto che in caso di 

ritorno in Serbia questi la costringa nuovamente a prostituirsi e usi violenza 

sessuale su di lei; che più generalmente, ritiene che i membri del radicato 

gruppo di cui quest’ultimo era parte possano farle del male, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

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che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile; che 

occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione 

femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

che nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha considerato irrilevanti i 

motivi d’asilo addotti dall’insorgente; che in particolare, non sarebbero 

referenziabili elementi tali da ritenere che ella non possa rivolgersi alle 

autorità serbe onde ottenere protezione, conto tenuto dell’inserimento di 

tale Paese nel novero degli Stati sicuri e della presunzione di assenza di 

persecuzioni che ne deriverebbe; che su questo medesimo presupposto 

ed atteso che l’insorgente non avrebbe più avuto contatti recenti con i suoi 

persecutori, in specie nemmeno un rischio di esposizione a trattamenti 

contrari agli art. 3 e 4 CEDU,  

che con ricorso, l’insorgente, dopo aver ripreso e precisato i fatti a monte 

della domanda di protezione, avversa la valutazione della SEM; che a suo 

dire, occorrerebbe innanzitutto constatare l’inadeguatezza della procedura 

celere per l’esame di un caso complesso come quello in narrativa e conto 

tenuto del notevole superamento dei termini ordinatori previsti dalla LAsi; 

che peraltro, pur considerando lo status del Paese d’origine della 

ricorrente, nel caso de quo sarebbe stato necessario un ben maggiore 

approfondimento, atteso che la presunzione derivante da esso sarebbe 

relativa e superabile in presenza di indizi concreti; che il fatto che la Serbia 

sia un “safe country” non influirebbe minimamente sulla complessità della 

fattispecie; che quo alla pretesa intempestività della domanda d’asilo, 

andrebbe peraltro rilevato che la ricorrente, a causa del forte e fondato 

timore, avrebbe lasciato il suo Paese d’origine nel 2014 e non vi avrebbe 

sostanzialmente più fatto ritorno; che pur di mettersi al riparo e non cadere 

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nuovamente vittima del racket ella avrebbe vissuto tra Svizzera, Ucraina e 

Turchia; che i mezzi di prova che la ricorrente si sarebbe attivata per 

procurarsi avrebbero potuto contribuire a chiarire il suo profilo di rischio, 

atteso che dagli stessi sarebbe possibile evincere che tra la clientela a  

conoscenza dello sfruttamento sessuale figurerebbero anche politici, 

dirigenti delle forze dell’ordine e altri uomini di potere; che la SEM, 

omettendo di concedere un termine per la produzione di tali elementi ed 

evadendo la pratica in procedura celere, avrebbe concorso ad accertare in 

modo incompleto ed inesatto i fatti giuridicamente rilevanti; che con 

particolare riferimento a detta doglianza, andrebbe segnatamente rilevato 

come l’autorità di prima istanza si sarebbe limitata a replicare 

apoditticamente ai rilievi mossi nel parere sulla bozza di decisione 

negativa, privando di contenuto detta garanzia procedurale; che per il 

resto, la SEM avrebbe omesso ogni esame specifico del profilo 

dell’insorgente conto tenuto all’appartenenza di (…) agli (…), gruppo 

interconnesso con pericolose organizzazioni malavitose e forze (…); che 

nel provvedimento contestato nulla sarebbe stato detto circa eventuali 

attività di contrasto poste in essere dalle autorità serbe; che tutto ciò nel 

contesto di allegazioni la di cui verosimiglianza non sarebbe stata rimessa 

in discussione e con le quali la richiedente asilo avrebbe ribadito a più 

riprese quale fosse stata la cerchia di clienti del racket che la sfruttava 

sessualmente e l’entità delle ulteriori attività illecite cui si sarebbe dedicata 

tale compagine; che un discorso analogo andrebbe affrontato anche per in 

relazione alla pretesa appartenenza del padre al (…); che un altro 

elemento meritevole di approfondimenti sarebbe il rischio di 

rivittimizzazione derivante dallo status di vittima di tratta di esseri umani; 

che a questo soggetto, l’assenza di contatti con (…) e il suo eventuale 

arresto non sarebbero aspetti ad essi soli dirimenti, atteso che 

l’organizzazione a monte del suo sfruttamento sarebbe ramificata,  

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi), 

che il 25 giugno 2003 la Serbia è stata inserita in tale categoria di paesi 

(cfr. Lista «Safe Countries» ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM) e 

da allora si è attenuto a questa valutazione nell’ambito delle periodiche 

verifiche giusta l’art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che in maniera del tutto generale, le persecuzioni che sono dovute a terzi 

e non ad organi governativi non rivestono un carattere determinante per il 

riconoscimento della qualità di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in 

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questione non accordi la protezione necessaria al richiedente; che infatti, 

secondo il principio della sussidiarietà della protezione internazionale in 

rapporto alla protezione nazionale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo 

statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), si può esigere da un 

richiedente asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese d’origine, 

le possibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, 

prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 

consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre 

anche: sentenza del Tribunale E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3), 

che in una pari eventualità, le autorità d’asilo sono di principio tenute a 

verificare unicamente l’effettività della protezione offerta da parte dello 

stato d’origine (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3), 

che inoltre, nel caso in cui lo Stato d’origine venga designato come sicuro 

ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste anche una presunzione legale 

di protezione contro i pregiudizi da parte di terze entità (cfr. DTF 138 II 513 

consid. 7.3; sentenza del Tribunale D-3756/2018 consid. 5.1), 

che tale presunzione ha natura relativa e può essere sovvertita in presenza 

di indizi concreti (cfr. tra le tante sentenza E-616/2019 del 25 gennaio 

2019), 

che in concreto, la richiedente asilo, nonostante provenga da uno Stato 

sicuro ai sensi del precitato disposto, ha addotto alcuni elementi che, se 

confermati, potrebbero condurre ad una relativizzazione della presunzione 

di protezione, 

che già in corso di audizione, ella ha invero dichiarato che nell’ambito della 

sua attività di prostituzione minorile, avrebbe dovuto incontrare personalità 

di rilievo ed in particolare politici, membri della scena malavitosa e delle 

forze dell’ordine, 

che l’insorgente ha peraltro specificato di aver tentato di illustrare la sua 

situazione agli inquirenti implicati in inchieste sul gruppo cui facevano 

riferimento i suoi presunti aguzzini, ma di non essere stata presa in 

considerazione dalla polizia, 

che nel parere sulla bozza di decisione negativa ella ha dipoi 

implicitamente esternato dubbi quo alla possibilità di far capo alla 

protezione statale alla luce dei suoi pregressi e delle interconnessioni del 

gruppo dedito al suo sfruttamento, 

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che nel provvedimento avversato, la SEM, che non ha rimesso in 

discussione la verosimiglianza delle sue allegazioni, si è sostanzialmente 

limitata a constatare che in virtù dell’inserimento della Serbia nella lista di 

paesi esenti da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, la 

protezione statale sarebbe garantita,  

che sebbene detto principio sia invalso, alla luce delle specificità del caso 

in narrativa e della natura degli elementi sollevati dall’insorgente, la 

questione dell’effettività e della volontà di protezione delle autorità serbe 

meritava nondimeno ulteriore approfondimento,  

che in assenza di possibilità di fare capo alla protezione statale, la 

costellazione addotta, oltre a risultare potenzialmente pertinente in materia 

d’asilo nel contesto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile, 

parrebbe pure poter configurare un rischio di nuova vittimizzazione nel 

senso di un pericolo di essere nuovamente sottoposta alla tratta o allo 

sfruttamento ai sensi dell’art. 3 a) del Protocollo addizionale della 

Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata 

transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in 

particolare di donne e bambini del 15 novembre 2000 (RS 0.311.542, 

Protocollo di Palermo) o dell’art. 4 a) della Convenzione del Consiglio 

d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del 16 maggio 2005 

(RS 0.311.543), comportando così una violazione dell’art. 4 CEDU, 

che allo stesso modo, dagli atti non si evince se un procedimento penale 

sia effettivamente stato avviato in Svizzera e, nell’affermativa, quale sia lo 

stato attuale del medesimo, 

che indipendentemente da tutto ciò, questo Tribunale nutre dei dubbi quo 

alla verosimiglianza delle dichiarazioni della ricorrente, non disponendo 

tuttavia di sufficienti elementi per esprimersi sulla questione, 

che appare così giudizioso retrocedere gli atti di causa alla SEM per il 

completamento dell’istruttoria e l’emanazione di una nuova decisione, 

che pertanto, il ricorso è accolto, la decisione della SEM del 9 luglio 2021 

è annullata e gli atti di causa le sono ritrasmessi (art. 61 cpv. 1 PA) affinché 

la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.), a pronunciare 

una nuova decisione rispettosa dei considerandi della presente sentenza 

e delle seguenti istruzioni vincolanti, 

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che l’autorità di prima istanza è invitata a vagliare la versione dei fatti 

proposta dalla ricorrente onde valutarne la verosimiglianza, se del caso per 

il tramite dell’esperimento di ulteriori misure istruttorie; che potrà omettere 

tale passaggio solo laddove, confrontandosi in modo approfondito con le 

argomentazioni contrarie addotte dall’insorgente, giunga alla conclusione 

che non vi siano dubbi quo alla possibilità di far capo alla protezione statale 

anche relativamente ad un rischio di nuovo reclutamento nel giro della 

prostituzione, 

che su questi presupposti il Tribunale può esimersi dall’esame delle ulteriori 

censure, 

che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 

63 cpv. 1 seg. PA) e la domanda di assistenza giudiziaria è da considerarsi 

priva d’oggetto, 

che non vengono attribuite indennità ripetibili (art. 111ater LAsi ),  

che la pronuncia è definitiva, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 9 luglio 2021 è annullata e 

gli atti di causa le sono ritrasmessi per il completamento dell’istruttoria e la 

pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: