# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d624cc55-9d16-5450-824c-7ae5aced12d2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-10-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 16.10.2017 60.2017.193
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2017-193_2017-10-16.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2017.193

   

  	
  Lugano

  16 ottobre 2017/mr

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Elena Tagli Schmid, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sui reclami 25.07./14.08.2017 presentati
da

 

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 3.08.2017 del giudice dei provvedimenti
  coercitivi Ursula Züblin, sedente in materia di applicazione della pena,
  mediante la quale ha respinto il trasferimento in sezione aperta (inc. GPC __________);

  

 

 

richiamate le osservazioni 18/21.08.2017 del giudice
dei provvedimenti coercitivi, mediante le quali ha rilevato che gli scritti
25.07.2017 non costituirebbero formale reclamo, e ha prodotto nel contempo la decisione
18.08.2017 con cui ha respinto l’esecuzione della pena residua nella forma
della semiprigionia;

 

visto lo scritto 17/18.08.2017 del procuratore
pubblico Antonio Perugini, con cui chiede la reiezione del gravame;

 

richiamati gli scritti 22/23.08.2017 della Direzione
delle strutture carcerarie e 25.08.2017 della procuratrice pubblica Fiorenza
Bergomi, in cui hanno dichiarato di non avere osservazioni da formulare, rimettendosi
al giudizio di questa Corte; 

 

preso atto che il reclamante, interpellato, non ha
presentato osservazioni di replica;

 

letti ed esaminati gli atti;

considerato

 

 

in fatto

 

 

                                   a.   Con
decreto d’accusa 6.10.2014 (DA __________) – cresciuto in giudicato il
10.11.2014 – il Ministero pubblico ha proposto la condanna di RE 1 alla pena
pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da CHF 100.-- cadauna, sospesa condizionalmente
per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di CHF 500.--, con
l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa sarebbe stata sostituita
con una pena detentiva di 5 giorni, per i reati di ripetuta falsità in
documenti e tentata truffa (all. 2 e 3, inc. GPC __________).

 

                                         Falliti
i tentativi d’incasso, l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative (UIPA)
in data 23.04.2015 ha chiesto all’Ufficio del giudice dei provvedimenti
coercitivi di procedere con l’esecuzione della pena detentiva sostitutiva di 5
giorni, ritenuto inoltre che il reclamante risultava a quel momento d’ignota
dimora (all. 1, inc. GPC __________).

 

 

                                  b.   Con
decreto d’accusa del 7.09.2015 (DAC __________) – cresciuto in giudicato
l’8.10.2015 – il Ministero pubblico ha proposto la condanna di RE 1 alla pena pecuniaria
di 120 aliquote giornaliere da CHF 230.-- cadauna (corrispondenti a complessivi
CHF 27'600.--), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa
sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 120 giorni. Ciò a valere
quale pena unica ex art. 46 cpv. 1 seconda frase CP, richiamato il decreto
d’accusa 6.10.2014, siccome riconosciuto colpevole di guida senza licenza di
circolazione e senza assicurazione per la responsabilità civile e per abuso
della licenza e delle targhe, commessi il 3.07.2015 (all. 4, inc. GPC __________).

 

                                         La
procedura d’incasso della suddetta pena pecuniaria non è andata a buon fine. Pertanto con lettera 23.08.2016 l’UIPA ha richiesto
all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi di procedere con
l’esecuzione della corrispondente pena detentiva sostitutiva (all. 4, inc. GPC __________).

 

 

                                   c.   Con
decreto d’accusa del 17.05.2016 (DAC __________) – cresciuto in giudicato il 30.06.2016 – il Ministero pubblico ha proposto la condanna di RE 1 alla pena pecuniaria
di 150 aliquote giornaliere da CHF 230.-- cadauna (corrispondenti a complessivi
CHF 34'500.--), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa
sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 150 giorni. Ciò per averlo
riconosciuto colpevole di guida senza licenza di circolazione e senza assicurazione
per la responsabilità civile e per abuso della licenza e delle targhe, commessi
il 6.04.2016 (all. 5, inc. GPC __________).

 

                                         Fallito
ogni tentativo d’incasso della pena pecuniaria di cui al suddetto decreto
d’accusa, in data 12.04.2017 l’UIPA ha richiesto all’Ufficio del Giudice dei
provvedimenti coercitivi di procedere con l’esecuzione della relativa pena
detentiva sostitutiva (all. 5, inc. GPC __________).

 

 

                                  d.   Con
un ulteriore decreto d’accusa del 10.10.2016 (DAC __________) il Ministero
pubblico ha nuovamente proposto la condanna di RE 1 alla pena pecuniaria di 150
aliquote giornaliere da CHF 130.-- cadauna (corrispondenti a complessivi CHF
19'500.--), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa
sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 150 giorni, per essere stato
riconosciuto colpevole di truffa per fatti risalenti ai mesi di luglio-agosto
2015 (all. 19 inc. GPC __________).

 

                                         In
data 1.06.2017 l’UIPA, visto il fallito tentativo d’incasso della pena
pecuniaria del sopra menzionato decreto d’accusa (la cui notifica di
assegnazione di un termine per il pagamento è avvenuta mediante pubblicazione
su Foglio ufficiale), ha chiesto all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti
coercitivi di procedere con l’esecuzione della corrispondente pena detentiva
sostitutiva di 150 giorni (all. 19, inc. GPC __________).

 

 

                                   e.   Nel
frattempo, con scritti del 13.04.2017 l’Ufficio del Giudice dei provvedimenti
coercitivi ha richiesto al Comando di Polizia cantonale la pubblicazione su
RIPOL del mandato di accompagnamento a carico di RE 1, una volta accertata la
commutazione in 5, 120 risp. 150 giorni di pena detentiva sostitutiva, della
multa di CHF 500.-- di cui al decreto d’accusa 6.10.2014, della pena pecuniaria
di 120 aliquote giornaliere di cui al decreto d’accusa 7.09.2015 risp. della
pena pecuniaria di 150 aliquote giornaliere di cui al decreto d’accusa
17.05.2016, stante altresì la di lui ignota dimora (all. 6, 7 e 8, inc. GPC __________).

                                     f.  In
data 10.05.2017 la Polizia cantonale __________ ha contattato telefonicamente
l’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, comunicandogli di aver fermato
il reclamante sul loro territorio (nota telefonica 10.05.2017, all. 9, inc. GPC
__________).

                                         Lo
stesso giorno RE 1 è stato tradotto in Ticino e incarcerato presso le Strutture
carcerarie cantonali, in sezione chiusa, per espiare la pena detentiva
sostitutiva di complessivi 275 giorni (all. 10, inc. GPC __________).

 

 

                                  g.   Con
decisione 11.05.2017 il giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia
di applicazione della pena, richiamate le sanzioni di cui ai tre decreti
d’accusa emessi a carico di RE 1, visto il mancato pagamento della multa e
delle pene pecuniarie, e accertata la loro commutazione in 275 giorni di pena
detentiva sostitutiva, ha ordinato il di lui collocamento iniziale presso le
Strutture carcerarie cantonali in sezione chiusa, ritenuto che il reclamante è
stato fermato a seguito dei mandati di cattura pubblicati su RIPOL, risultando
partito per l’Italia e d’ignota dimora, e che è cittadino italiano senza
particolari legami con il territorio elvetico, così che sussisterebbe un
concreto rischio di fuga.

                                         Nel medesimo giudizio il magistrato ha altresì determinato i seguenti
termini di esecuzione:

                                         1/3               09.08.2017

                                         1/2               24.09.2017

                                         2/3               09.11.2017

                                         Fine            09.02.2018.

                                         Il
giudice ha pure evidenziato la possibilità per il reclamante di procedere in
ogni momento al pagamento (parziale o integrale) della multa e delle pene
pecuniarie, al fine di diminuire il periodo di detenzione, posto che per la
multa 1 giorno di carcere corrisponde a CHF 100.-, mentre che per le pene
pecuniarie 1 giorno di carcere corrisponde a CHF 230.-- (all. 12, inc. GPC __________).

 

                                         Ancora lo stesso giorno il giudice dei provvedimenti coercitivi ha
provveduto a revocare i mandati di accompagnamento pubblicati su RIPOL a carico
del reclamante (all. 11, inc. GPC __________).

 

 

                                  h.   Con
scritto 18.05.2017 diretto al Ministero pubblico (e da questi trasmesso per
competenza a questa Corte che lo ha ricevuto il 22.05.2017) RE 1 ha fatto “richiesta
che mi venga assegnato un avvocato d’ufficio per poter comunicare le eventuali
mie richieste. Purtroppo non essendo avvezzo a questa situazione le chiedo la
possibilità di prorogare i giorni di un possibile reclamo che scadrebbero
domenica” (reclamo 18/22.05.2017, AI 1a).

 

 

                                    i.   Dando
seguito alla richiesta 24.05.2017 di emendamento ex art. 385 cpv. 2 CPP da
parte di questa Corte, RE 1 con scritto 27.5/2.06.2017 ha precisato che il suo
“più che un reclamo è una richiesta di analizzare i fatti e che mi sia data
la possibilità di replicare al provvedimento, lo faccio di persona, in quanto
probabilmente per una questione di costi, non mi è stato assegnato un avvocato
d’ufficio e l’assistente sociale mi può aiutare solo parzialmente poiché oberata
di lavoro”. 

                                         In
sintesi egli, negando l’esistenza di un pericolo di fuga visti i suoi asseriti legami
professionali e personali con il nostro territorio, ha chiesto “di rivedere
lo sconto della pena concedendomi la possibilità di trasformare la detenzione in
un periodo di prova in libertà o di semi-libertà”.

                                         Ciò
che gli permetterebbe, a suo dire, oltre che di mantenere la propria attività lavorativa,
e quindi di garantirgli la propria sussistenza, di far fronte al pagamento
delle “multe” ancora in sospeso.

                                         Egli ha inoltre proposto: “- possibilità di saldare ratealmente il
debito, secondo le mie entrate finanziarie; - di firmare giornalmente per
certificare la mia giacenza e attività sul territorio elvetico; - di depositare
i documenti come anche di portare il braccialetto elettronico; - e/o
eventualmente il rientro serale presso le strutture”.

 

 

                                    l.   L’8.06.2017
il giudice dei provvedimenti coercitivi ha rilevato che la suddetta impugnativa
del reclamante, per stessa ammissione di quest’ultimo, costituirebbe in buona
sostanza una “istanza di richiesta di espiazione della pena detentiva
residua mediante semiprigionia o arresti domiciliari”, così che qualora gli
venisse inoltrata la necessaria documentazione comprovante i requisiti imposti dall’art. 2 REPAD risp. dall’art. 17 REPM, egli provvederebbe
a rendere una decisione circa la concessione o meno degli arresti domiciliari,
risp. della semiprigionia, evidenziando tuttavia che condizione per la
concessione di tali due forme di esecuzione è che la pena privativa della
libertà da espiare sia inferiore a un anno.

 

 

                                 m.   Con
contemporanea ulteriore decisione 8.06.2017 il giudice dei provvedimenti
coercitivi – accertata l’impossibilità d’incassare la pena
pecuniaria di 150 aliquote giornaliere da CHF 130.-- cadauna decretata il
10.10.2016 dal Ministero pubblico – ha constatato
la commutazione della stessa in 150
giorni di pena detentiva sostitutiva, che ha aggiunto a quella di 275 giorni, per
totali 425 giorni. Per l’espiazione della stessa, richiamate le motivazioni
esposte nella precedente decisione di collocamento dell’11.05.2017, il
magistrato ha quindi nuovamente ordinato il collocamento di RE 1 in sezione
chiusa.

                                         I
termini d’esecuzione sono poi stati rettificati nel modo seguente:

                                         1/3                   28.09.2017

                                         1/2                   08.12.2017

                                         2/3                   17.02.2018

                                         Termine          09.07.2018.

                                         Infine
il magistrato ha ricordato al reclamante di avere, in ogni momento, la possibilità
di provvedere al pagamento (parziale o integrale) delle pene pecuniarie,
riducendo di conseguenza il relativo periodo di detenzione, con la precisazione
che 1 giorno di carcere corrisponde a CHF 130.--.

 

 

                                  n.   Con
scritto 10/13.06.2017 RE 1 ha presentato osservazioni di replica inerenti al
reclamo contro la decisione 11.05.2017 del giudice dei provvedimenti
coercitivi, e nel contempo ha impugnato la nuova decisione di collocamento
8.06.2017, stante che oggetto della missiva ha precisato essere: “Reclamo da
incarto __________ variazione in relazione ad incarto __________ ed emendamenti
27.5/2.6.2017”.

 

 

                                  o.   Con
decisione 21.07.2017 questa Corte ha respinto i gravami, nella misura della
loro ricevibilità (inc. CRP 60.2017.136).

                                         In particolare, accertata l’esistenza di un concreto pericolo di fuga,
la Corte qui giudicante ha confermato il collocamento in sezione chiusa di RE 1,
così come ordinato del giudice dei provvedimenti coercitivi nelle decisioni
11.05.2017 e 8.06.2017. Ciò, in particolare, vista la di lui cittadinanza
straniera, l’assenza di solidi legami affettivi e professionali in Svizzera e
il modo in cui si è reso irreperibile, tant’è che egli ha potuto essere fermato
su suolo grigionese soltanto a seguito di tre mandati d’accompagnamento emessi
a suo carico.

                                         Nel contempo questa Corte ha dichiarato irricevibile, sia la richiesta
di espiazione nella forma degli arresti domiciliari e risp. di semiprigionia,
dovendo le stesse essere dapprima vagliate dal giudice dei provvedimenti
coercitivi, previa produzione della necessaria documentazione, e sia la
(presumibile) richiesta di liberazione condizionale, in quanto prematura.

 

                                         La
decisione è passata in giudicato.

 

 

                                  p.   Con
decisione 3.08.2017 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha respinto
l’istanza 14.07.2017 di trasferimento in sezione aperta presentata da RE 1.

 

                                         In
particolare, dopo aver richiamato i decreti d’accusa a carico di quest’ultimo,
le precedenti proprie decisioni, nonché quella di questa Corte del 21.04.2017, come
pure ricordati i termini d’esecuzione della pena da espiare di complessivi 425
giorni, evidenziati altresì i preavvisi espressi dalla Direzione delle strutture
carcerarie cantonali e dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, sentito l’istante
e interpellato l’Ufficio della migrazione di Bellinzona, il magistrato, ha considerato
come in concreto non siano intervenuti mutamenti sostanziali “atti a
modificare almeno non sfavorevolmente la prognosi inerente il rischio di fuga.
Esso permane infatti ancora di grado elevato considerando a maggior ragione
come a carico di RE 1 viga un effettivo divieto d’entrata in Svizzera valido
fino al 4 luglio 2019, ciò che contrasta ovviamente con l’efficacia del
permesso di dimora evocato dall’interessato e con la possibilità per lo stesso
di potersi regolarmente domiciliare sul territorio” (decisione 3.08.2017,
p. 6, inc. GPC __________). Pertanto ha mantenuto il detenuto in sezione
chiusa.

 

 

                                  q.   In data 11.08.2017 sono stati inviati a questa
Corte (che le sono pervenuti il 14.08.2017) due scritti datati 25.07.2017.

                                         In uno di essi, avente per oggetto “istanza di
reclamo. Separazione incarti __________ e 60.2017.136”, RE 1, chiede “la
separazione della sofferenza delle pene relative agli incarti __________ e
60.2017.136”, al fine di poter beneficiare, per quanto attiene alla pena di
275 giorni – che sarebbe infatti inferiore ad un anno – dell’esecuzione
nella forma della “semi prigionia e la sofferenza ai domiciliari”. Al
proposito rileva i preavvisi favorevoli espressi sia dalla Direzione delle
strutture carcerarie e sia degli assistenti sociali dell’Ufficio
dell’assistenza riabilitativa. Sostiene altresì l’inesistenza di un pericolo di
fuga, in considerazione della sua preponderante attività lavorativa svolta sul
nostro territorio che consoliderebbe il suo legame e la sua integrazione in
Svizzera, come pure ritenuto che “non ho legami con l’Italia se non mia madre,
che comunque si sta ritrasferendo in Svizzera”. Egli fornisce un elenco di all’incirca
una cinquantina di nominativi (fra ditte e persone private, che in parte svolgono
la professione di medico, farmacista, avvocato, assicuratore, carrozziere,
parrucchiere, agente di polizia), che asserisce trattarsi di amici e/o
conoscenti “in grado di dichiarare che mi conoscono e che sono attivo sul
territorio”.

                                         Nell’altro
scritto 25.07.2017 avente per oggetto “istanza di reclamo su incarto __________
e seguenti” RE 1 dichiara di fare “formale opposizione ed istanza di
reclamo sul valore attribuito alle aliquote di tutte le pene applicatomi, ad
esclusione delle spese di 500.-- CHF, che si riferiscono ad un periodo precedente”.
In altre parole postula “di ribassare le quote delle aliquote fino alla
soglia minima, senza modificarne il numero”, ritenuto che, a suo dire, le
aliquote delle (tre) pene pecuniarie pronunciate a suo carico sarebbero state
determinate sulla base di un reddito dichiarato di oltre CHF 60'000.-- annui,
mentre che il suo reddito attuale ammonterebbe a CHF 2'500.--/2'700.-- mensili.

 

 

                                   r.   Con
osservazioni 18.08.2017 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha rilevato
come gli scritti 25.07.2017 “non costituiscano formali reclami in assenza di
corrispettive decisioni impugnabili: RE 1 formula di fatto istanza di riduzione
del valore delle aliquote giornaliere ai sensi dell’art. 36 cpv. 3 CP,
rispettivamente istanza di concessione del regime di semiprigionia (art. 77b
CP)”.

 

 

                                   s.   Nel
contempo con decisione 18.08.2017 (prodotta in sede di osservazioni) il giudice
dei provvedimenti coercitivi – adito contemporaneamente a questa Corte mediante gli
scritti 25.07.2017 di RE 1 –, non ha concesso a quest’ultimo l’esecuzione della
parte di pena detentiva sostitutiva di 275 giorni [pena ottenuta separandola,
come da lui instato, dalla pena di 150 giorni di cui al decreto 10.10.2016 (DAC
__________)] nel regime della semiprigionia, mantenendo il di lui collocamento
in sezione chiusa.

 

                                         Il
giudice, in sintesi, ha ritenuto che la fattispecie non adempirebbe alcuno dei
requisiti necessari per la concessione della semiprigionia. Segnatamente: la pena
detentiva sostitutiva complessiva (di 425 giorni), che la legge non permetterebbe
di dividere in due parti, sarebbe superiore al limite di un anno imposto
dall’art. 77b CP; a tutt’oggi sussisterebbe un elevato rischio di fuga (come
già valutato in precedenza e confermato da questa Corte nella sentenza
21.07.2017); a carico di RE 1 vigerebbe un divieto d’entrata valido sino al
4.07.2019 che gli impedirebbe di svolgere un’attività lavorativa in Svizzera,
attività almeno del 50 % che comunque non sarebbe stata sufficientemente
comprovata.

 

 

                                    t.   Delle
altre argomentazioni così come delle osservazioni dei procuratori pubblici Antonio
Perugini e Fiorenza Bergomi, nonché della Direzione delle strutture carcerarie,
si dirà, se del caso, nei considerandi che seguono.

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Il
Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale,
CPP), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le
autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire
la relativa procedura. 

                                         L’art.
10 cpv. 1 lit. h della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli
adulti del 20.04.2010 (RL 4.2.1.1., nel seguito LEPM, entrata in vigore l'1.01.2011)
conferisce al giudice dell'applicazione della pena − in Ticino
dall'1.01.2011 al nuovo giudice dei provvedimenti coercitivi giusta l'art. 73
LOG − la competenza, fra l’altro, a decidere la concessione della semiprigionia
(art. 77b CP), come pure il trasferimento del condannato in sezione aperta e la
concessione del lavoro e dell’alloggio esterni (art. 77a CP).

                                         Contro
tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di interporre
reclamo ai sensi degli art. 393 e seguenti CPP alla Corte dei reclami penali (art.
12 cpv. 1 lit. b LEPM).

 

                                         1.2.

                                         Con
il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e
l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e/o l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art.
396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all'art. 390 CPP per la forma
scritta ed all'art. 385 CPP per la motivazione. In particolare la persona o l'autorità che lo interpone deve indicare i
punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa
decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         La
prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla
giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente
dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il
diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391
CPP n. 2; cfr., anche, sentenze TF 6B_492/2016
del 12.01.2017 consid. 2.2.1.; 6B_69/2014
del 9.10.2014 consid. 2.4.; 6B_776/2013 del 22.07.2014 consid. 1.5.;
1B_460/2013 del 22.01.2014 consid. 3.1; 1B_768/2012 del 15.01.2013 consid.
2.1.).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         È
pacifico che la decisione 3.08.2017 del giudice dei provvedimenti coercitivi, in
cui è stato negato al qui reclamante il trasferimento in sezione aperta
(decisione notificatagli il 5.08.2017), lo tocca direttamente, personalmente e
attualmente nei suoi diritti conformemente all’art. 382 cpv. 1 CPP. Parimenti
gli scritti datati 25.07.2017, nella misura in cui sono stati inviati a questa
Corte l’11.08.2017, rispettano il termine ricorsuale posto dall’art. 396 cpv. 1
CPP. Nondimeno, preliminarmente, occorre verificare in ordine l’esatto oggetto
di tali impugnative e la competenza della Corte qui giudicante.

 

                                         2.1.1.

                                         Scritto
datato 25.07.2017 con oggetto: “Istanza di reclamo su incarto __________ e
seguenti”

 

                                         In
tale scritto RE 1 dichiara di fare “formale opposizione ed istanza di
reclamo sul valore attribuito alle aliquote di tutte le pene applicatomi, ad
esclusione delle spese di 500.- CHF, che si riferiscono ad un periodo
precedente”. 

                                         Egli
precisa poi che le proprie entrate complessive, precedentemente stimate oltre i
CHF 60'000.-- annui, dall’ottobre 2014, a causa di una forte riduzione della propria
attività, si sarebbero notevolmente contratte e il suo reddito attuale si attesterebbe
attorno ai CHF 2'500.--/2'700.-- mensili. In conclusione chiede “quindi
formalmente di ribassare le quote delle aliquote fino alla soglia minima, senza
modificarne il numero”.

 

                                         Col
che RE 1 non impugna formalmente la decisione 3.08.2017 del giudice dei
provvedimenti coercitivi (concernente la non concessione del trasferimento in
sezione aperta), bensì chiede una riduzione dell’importo delle singole aliquote
giornaliere delle pene pecuniarie di cui ai decreti d’accusa pronunciati dal
Ministero pubblico a suo carico, a fronte di un asserito aggravamento delle
proprie condizioni economiche. 

                                         Trattasi
di una richiesta che ricade sotto i disposti dell’art. 36 cpv. 3 CP, secondo
cui se il condannato non può pagare la pena pecuniaria perché, senza sua colpa,
le condizioni determinanti per la commisurazione dell’aliquota giornaliera si
sono notevolmente deteriorate dopo la sentenza, egli può chiedere oltre alla proroga
del termine di pagamento per ventiquattro mesi al massimo (lit. a) e all’esecuzione
di un lavoro di pubblica utilità (lit. c), anche la riduzione dell’importo
dell’aliquota giornaliera (lit. b).

 

                                         Ora, per i casi previsti dall’art. 36 cpv. 3 CP, laddove è il Ministero
pubblico ad aver pronunciato la pena pecuniaria risp. la multa in un decreto
d’accusa, è ancora quest’ultimo a doversi esprimere mediante una decisione
giudiziaria indipendente successiva ex art. 363 cpv. 2 CPP. Decisione quest’ultima
poi impugnabile davanti alla Corte di appello e di revisione penale.

                                         Ne
consegue che questa Corte è incompetente a statuire in tal senso, così che lo
scritto in questione risulta essere irricevibile.

 

                                         Il
giudice dei provvedimenti coercitivi, peraltro, avendo ricevuto da RE 1 il medesimo
scritto, in data 16.08.2017 ha già provveduto ad inoltrarlo per competenza al
Ministero pubblico, al fine di rendere una decisione di merito (scritto
16.08.2017, all. 53, inc. GPC __________).

 

                                         2.1.2.

                                         Scritto
datato 25.07.2017 con oggetto: “Istanza di reclamo 

                                         Separazione
incarti __________ e 60.2017.136”

 

                                         In
quanto datato 25.07.2017, tale esposto, seppure risulta spedito l’11.08.2017,
sembrerebbe essere stato redatto da RE 1 prima che il giudice dei provvedimenti
coercitivi rendesse la decisione 3.08.2017 (di rifiuto del trasferimento in
sezione aperta), che gli è stata notificata in carcere il 5.08.2017, all. 50,
inc. GPC __________). Pertanto, lo stesso esulerebbe dalla questione del
trasferimento in sezione aperta, peraltro già richiesto dal qui reclamante nel
suo scritto del 14.07.2017 (all. 39, inc. GPC __________), successivamente al
colloquio telefonico del 13.07.2017 con l’Ufficio del Giudice dei provvedimenti
coercitivi (all. 38, inc. GPC __________).

                                         In
effetti anche il contenuto di tale scritto, rafforza la medesima conclusione, ovvero
la non attinenza col trasferimento in sezione aperta, risultando conseguentemente
irricevibile in questa sede. Infatti RE 1 nello stesso chiede, in buona sostanza,
che l’esecuzione della pena detentiva sostitutiva complessiva di 425 giorni (che
ha avuto inizio il 10.05.2017 e terminerà il 9.07.2018) – accertata
nella decisione 8.06.2017 – venga suddivisa in due parti: l’una attinente
all’ultima pena pecuniaria di 150 aliquote giornaliere pronunciata nel decreto
d’accusa 10.10.2016 (DAC __________) per la quale intende espiare i
corrispondenti 150 giorni di pena detentiva sostitutiva sino al raggiungimento
del termine dei 2/3 (ormai prossimo, ritenuta la data d’inizio espiazione del
10.05.2017), per poi beneficiare della liberazione condizionale. Per l’altra
parte di 275 giorni, attinente ai precedenti decreti d’accusa emessi a suo
carico, in quanto inferiore all’anno, egli chiede l’espiazione nella forma
della semiprigionia, sostenendo l’inesistenza di un pericolo di recidiva e di
fuga, a fronte anche degli asseriti stretti e preponderanti legami con il
nostro paese.

 

                                         Ora,
sulla concessione o meno del regime della semiprigionia il giudice dei provvedimenti
coercitivi si è pronunciato (respingendola) nella (ulteriore) decisione resa il
18.08.2017 (notificata al qui reclamante il 21.08.2017, all 57, inc. GPC __________),
dipartendosi dal medesimo scritto datato 25.07.2017 che RE 1 ha inoltrato,
oltre che alla Corte qui giudicante, anche a tale magistrato (all. 52, inc. GPC
__________).

                                         Contro
la decisione 18.08.2017 RE 1 non si è formalmente aggravato davanti a questa Corte,
entro il termine di 10 giorni ex art. 396 cpv. 1 CPP.

 

                                         Lo
scritto 25.07.2017 in questione non può essere interpretato quale impugnativa
della decisione 18.08.2017, già solo per il fatto che è precedente (anche per rispetto
alla data del suo inoltro alla Corte dei reclami penali, l’11.08.2017) alla notifica
della decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi (circa il rifiuto della
semiprigionia), come detto, avvenuta il 21.08.2017.

                                         Pertanto
la decisione 18.08.2017 è nel frattempo passata in giudicato.

                                         Ne
consegue, per tutto quanto visto, l’irricevibilità pure del (secondo) scritto
datato 25.07.2017.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Lo scritto 25.07.2017 con oggetto: “Istanza di reclamo Separazione incarti __________ e
60.2017.136”, quand’anche non fosse
ritenuto irricevibile in ordine, non avrebbe miglior esito nel merito.

 

                                         3.2.

                                         Giusta
l’art. 77b prima frase CP le pene detentive da sei mesi a un anno sono scontate
in forma di semiprigionia se non vi è da attendersi che il detenuto si dia alla
fuga o commetta nuovi reati.

                                         Norma
questa completata dall’art. 17 cpv. 1 REPM che richiede altresì che l’interessato
sia di principio in possesso di un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera
(lit. b) e disponga di un’attività lavorativa regolare con un tasso
d’occupazione minimo del 50 % (lit. c).

 

                                         Per
la determinazione del limite di un anno fa stato il quantum di pena
pronunciato dall’autorità giudicante nel giudizio di merito. Se nella sentenza
viene pronunciata una pena superiore a un anno, il regime della semiprigionia è
escluso, anche se dopo il computo del carcere preventivo sofferto il resto di
pena da espiare è inferiore all’anno (BSK Strafrecht I – C. KOLLER, 3a.
ed., art. 77bCP n. 7). 

                                         Se nell’esecuzione vi è concorso di più pene detentive, in forza all’art.
4 dell’Ordinanza sul Codice penale e sul Codice penale militare del 19.09.2006
(OCP-CPM, RS 311.01), le pene sono eseguite congiuntamente conformemente agli
art. 76-79 CP, secondo la loro durata totale. Soltanto nel caso in cui
l’espiazione nella forma della semiprigionia è stata autorizzata prima che il
limite di un anno venga superato con l’aggiungersi di una nuova pena detentiva divenuta
eseguibile, tale regime può essere mantenuto per la continuazione
dell’espiazione, a tutela del principio dell’affidamento (BSK Strafrecht I – C. KOLLER, op.
cit., art. 77b CP n. 8).

                                         Ciò
tuttavia non concerne il caso qui in esame.

 

                                         Con
riguardo agli ulteriori presupposti dell’assenza di un rischio di fuga o di recidiva,
imposti dall’art. 77b CP per la concessione del regime della semiprigionia, in
via abbondanziale, si rileva che il giudice dei provvedimenti coercitivi nelle
sue decisioni 11.05.2017 e 8.06.2017 di collocamento iniziale (in sezione chiusa),
ha già avuto modo di valutare l’esistenza di un concreto rischio di fuga. Ciò
in ragione della cittadinanza straniera del qui reclamante, della sua assenza di
particolari legami con il territorio elvetico e considerato che il di lui fermo
è stato reso possibile soltanto grazie all’emanazione di mandati di cattura
pubblicati su RIPOL, risultando egli a quel momento partito per l’Italia e
d’ignota dimora. Conclusioni queste che sono state confermate dalla Corte qui
giudicante nella decisione 21.07.2017, passata in giudicato (inc. CRP
60.2017.136), 

                                         Ora,
nei pochi mesi intercorsi da questi giudizi, la situazione del reclamante non
ha subito un’evoluzione tale da sovvertire in qualche modo l’accertato pericolo
di fuga.

                                         I
suoi legami affettivi più importanti (con la madre e la compagna), da quanto
agli atti, permangono in Italia, suo paese d’origine, dove egli, per sua stessa
ammissione, dall’estate 2016 risiedeva presso il domicilio della madre (verbale
d’audizione 26.07.2017, p. 2, all. 45, inc. GPC __________). Anche l’attuale
compagna, a suo dire, risiederebbe a __________ (verbale d’audizione
26.07.2017, p. 2, all. 45, inc. GPC __________). Inoltre - e questo è decisivo
-, l’emanazione nei suoi confronti di un divieto d’entrata valido sino al
4.07.2019 (all. 48, inc. GPC __________) rende per lui impossibile ottenere
un’autorizzazione a soggiornare legalmente sul nostro territorio (tant’è che
ciò ha inficiato la validità del suo attuale permesso B, comunque venuto a
scadere il 2.09.2017). Di conseguenza il rischio che egli si possa rendere
irreperibile e latitante (come peraltro accaduto prima del suo fermo) per
sottrarsi all’espiazione delle pene è ancor più concreta e altamente probabile
(BSK Strafrecht I, C. KOLLER, op. cit., art. 77b CP n. 9).

 

                                         D’altronde
sulla base di tali circostanze, il giudice dei provvedimenti coercitivi, con
decisione 18.08.2017, ha rifiutato di concedere al qui reclamante l’espiazione
delle pene nella forma della semiprigionia ex art. 77b CP. Decisione, come
visto più sopra, nel frattempo passata in giudicato, in assenza di una formale
e valida impugnativa.

 

 

                                   4.   I
gravami, per tutto quanto visto sopra, sono irricevibili.

                                         Considerate le difficili condizioni economiche
di RE 1 già accertate nella sentenza 21.07.2017 di questa Corte (inc. CRP 60.2017.136),
e che non risultano avere subito nel frattempo delle modifiche sostanziali, si
prescinde anche in questa sede dal prelievo della tassa di giustizia e delle
spese.

 

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

richiamati
gli art. 36, 76 segg., 77a, 77b CP, 363, 379 segg., 393 segg., 439 CPP,
l’OCP-CPM, la LEPM, il REPAD, ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   I
reclami datati 25.07.2017 sono irricevibili.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
   

  per conoscenza:

  -      Direzione delle Strutture carcerarie cantonali,
  Lugano.

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                          La
cancelliera