# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 58e83cee-3ddf-5dc6-a3d5-a8d951b2e59b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-01-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 24.01.2018 11.2016.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2016-59_2018-01-24.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2016.59

  	
  Lugano,

  24 gennaio 2018/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa SO.2015.5092 (protezione
dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto
di Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 16 novembre 2015 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 1),

  

 

giudicando sull'appello
del 4 luglio 2016 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore aggiunto
il 21 giugno 2016;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1957) e AO 1
(1971) si sono sposati a __________ il 15 giugno 2002, adottando il regime della
separazione dei beni. Dal matrimonio sono nati R__________ (28 ottobre 2002), L__________
(30 dicembre 2004), M__________ (10 agosto 2006) e N__________ (2 luglio
2010). Parzialmente inabile al lavoro, il marito riceve prestazioni dall'Assicurazione
per l'invalidità. È presidente del consiglio di amministrazione della D__________
SA di __________ e amministratore unico della T__________ SA di __________. La
moglie ha lavorato fino al 2008 come impiegata di commercio in uno studio legale
e commerciale. Da allora essa non esercita più alcuna attività lucrativa. I coniugi
vivono separati dal luglio del 2015, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione
coniugale di __________ (particella 138 RFD, proprietà del marito e della
sorella __________ D__________ in ragione di un mezzo ciascu­no) per
trasferirsi prima da un'amica e poi in un appartamento a __________.

 

                                  B.   Il 16 novembre 2015 AO
1 ha adito il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, con un'istanza a
protezione dell'unione coniugale per ottenere l'autorizzazione a vivere
separata, l'attribuzione al marito dell'alloggio coniugale, l'affidamento dei
figli (riservato un ampio diritto di visita paterno), un contributo alimentare
di fr. 6585.– mensili per sé dall'ottobre
del 2015, uno di complessivi fr. 3635.– mensili per i figli, l'assegnazione in
uso di una V__________ “__________” intestata al marito e l'edizione dal marito
di tutta la documentazione inerente ai redditi da lui conseguiti dal 2014 in
poi. Essa ha postulato inoltre il versamento di una provvigione ad
litem di fr. 10 000.–.

 

                                  C.   Al
dibattimento del 18 dicembre 2015 le parti si sono accordate in via cautelare sulla
decorrenza della vita separata (luglio del 2015), sull'attribuzione dell'alloggio
coniugale al marito (da lui occupato con i figli), sull'affidamento dei ragazzi
a quest'ultimo e sul diritto di visita della madre. AP 1 si è impegnato inoltre
a erogare all'istante un contributo cautelare
di fr. 4000.– mensili dal gennaio del 2016, a versare fr. 8250.–
complessivi per i contributi arretrati di ottobre, novembre e dicembre 2015,
come pure a stanziare una provvigione ad litem di fr. 6000.–. L'intesa è
stata omologata seduta stante dal Pretore aggiunto, che
ha ordinato l'ascolto dei figli, avvenuto nel marzo del 2016 a cura della psicoterapeuta
__________ F__________. 

 

                                  D.   Nel corso di una
successiva udienza, destinata il 17 maggio 2016 al seguito del dibattimento, le
parti si sono accordate in via definitiva sull'esercizio del diritto di visita
materno. AO 1 ha aumentato nondimeno la sua pretesa di contributo alimentare a
fr. 7026.– mensili, ha instato per il conguaglio di quanto ancora dovutole
a titolo di mantenimento dal gennaio al maggio del 2016 (com­plessivi
fr. 15 130.–), ha chiesto che tutte
le spese di ‟riparazio­ne/sostituzioneˮ dell'automobile a lei
assegnata siano poste a carico del marito, ha
rivendicato il versamento di fr. 7000.– per finanziare le vacanze ai
figli e ha invitato il Pretore a comminare al convenuto l'art. 292 CP in caso
di mancato rispetto del­l'accordo sul diritto di visita, non senza esigere lo
stanziamento di altri fr. 4000.– come provvigione ad litem.

 

                                         AP 1 ha contestato le
richieste della moglie e ha postulato da parte sua l'omologazione
del­l'accordo cautelare del 18 dicembre 2015 alla stregua di una regolamentazione
definitiva, accettando di lasciare la V__________ “__________” alla moglie, dichiarando
di assumere l'intero mantenimento dei figli e offrendo all'istante un
contributo alimentare di fr. 3500.– mensili, la questione della provvigione ad
litem essendo per lui ‟già risoltaˮ. In replica e duplica
le parti hanno ribadito le rispettive posizioni. L'istruttoria
si è chiusa quello stesso 17 maggio 2016, dopo di che le parti hanno
tenuto le arringhe finali, ognuna confermando il proprio punto di vista.

 

                                  E.   Statuendo con sentenza del 21 giugno 2016, il Pretore aggiunto
ha autorizzato i coniugi a vivere separati dal luglio del 2015, ha
attribuito l'abitazione coniugale al marito (con mobili e suppellettili), al
quale ha affidato i figli (riservato un ampio diritto di visita materno), ha
esonerato AO 1 da contributi alimentari per i figli e ha obbligato AP 1 a
versare alla medesima un contributo alimentare di fr. 5000.– mensili dal
gennaio del 2016. Le spese processuali di complessivi fr. 4500.– sono state
poste a carico delle parti in ragione di metà
ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                  F.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 4
luglio 2016 per ottenere che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di
ridurre il contributo alimentare per la moglie a fr. 4000.– mensili o, in
subordine, di compensare fr. 3910.60 da lui versati all'istante per il 2016 con
quanto ancora dovuto alla stessa, come pure di condannare quest'ultima a
rifondergli fr. 6000.– da lui corrisposti come provvigione ad litem o,
subordinatamente, di compensare tale importo con i crediti della moglie. Nelle
sue osservazioni del 26 luglio 2016 AO 1 propone di respingere l'appello,
sollecitando il versamento di ulteriori fr. 5000.– come provvigione ad litem.

 

Considerando 

 

in diritto:                  1.   Le misure a
protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di
procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione
della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente
patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso
raggiungeva almeno fr. 10 000.– “secondo
l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2
CPC). Nella fattispecie tale presupposto è dato, ove appena si consideri la
differenza tra il contributo alimentare chiesto dal­l'istante dinanzi al
Pretore aggiunto (fr. 7026.– mensili) e l'offerta del convenuto (fr. 3500.–
mensili), contributo di durata incerta e da calcolare quindi sull'arco di vent'anni
(art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008
dell'11 febbraio 2009, consid. 1.2). Quanto alla tempestività dell'appello,
la decisione impugnata è stata notificata al patrocinatore del marito il 22 giugno 2016, di modo che il termine di
10 giorni è cominciato a decorrere l'indomani e sarebbe scaduto sabato 2 luglio
2016, salvo protrarsi al lunedì successivo in virtù dell'art. 142 cpv. 3 CPC. Introdotto
lunedì 4 luglio 2016, ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   AP 1 acclude all'appello
una quietanza del 16 giugno 2016 in cui la legale dell'istante dichiara di avere
ricevuto da lui la som­ma di fr. 500.– da riversare alla cliente (doc. 4 di
appello) e una lettera 21 giugno 2016 del proprio legale riguardo alla causale
di quel versamento (doc. 5 di appello). Il 26 agosto 2016 inoltre egli ha fatto
seguire a questa Camera copia di un bonifico bancario 13 luglio 2016 alla
legale della moglie (fr. 7750.–) a copertura di contributi alimentari scaduti.
AO 1 produce da parte sua, con le osservazioni all'appello, due lettere, l'una
del 4 luglio e l'altra del 13 luglio 2016 in merito al pagamento di
contributi arretrati (doc. B di appello). Ora, nuovi mezzi di prova sono
proponibili in appello se vengono immediatamente addotti e se dinanzi alla giurisdizione
inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza esigibile,
tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC). Per principio i
documenti in questione sono di conseguenza ricevibili. Quelli inerenti al
pagamento di contributi arretrati da parte dal marito non sono tuttavia oggetto
del contendere ed esulano dai limiti del giu­dizio. Circa la rilevanza degli
altri documenti (i doc. 4 e 5 di appello), si dirà oltre (consid. 9b).

 

                                   3.   Litigioso rimane, in
questa sede, il contributo alimentare per la moglie che il Pretore aggiunto ha determinato
in base al metodo di calcolo abituale consistente nel dedurre dal reddito comples­sivo
dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l'eccedenza
del bilancio fami­liare a metà. A tal fine il primo giudice ha accertato il
reddito del marito in fr. 13 908.20 mensili
(fr. 1567.– dalla rendita d'invalidità, fr. 8561.40 dalla sostanza,
fr. 2256.70 dalla locazione di immobili facenti parte della comunione
ereditaria dei genitori, fr. 556.80 dall'attività svolta per la D__________
SA, fr. 208.30 dall'attività svolta per la T__________ SA, fr. 758.–
di interessi derivanti da un mutuo concesso alla citata comunione ereditaria). Quanto al fabbisogno minimo di lui, egli l'ha calcolato
in fr. 4966.15 men­sili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–,
costo del­l'alloggio fr. 12.75 [fr. 254.20, dedotte le quote già comprese
nel fabbisogno in denaro dei figli], posteggio fr. 50.–, premio della
cassa malati fr. 266.80, assicurazione infortuni
fr. 27.25, assicurazione contro la responsabilità civile fr. 11.50,
assicurazione del­l'automobile fr. 185.30, imposta di circolazione
fr. 76.90, contributi AVS fr. 485.65, onere fiscale fr. 2500.–).

 

                                         Riguardo alla moglie, il
primo giudice ha appurato ch'essa non consegue redditi e ha un fabbisogno minimo di fr. 4341.15 mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione fr. 1700.–,
spese accessorie fr. 200.–, posteggio fr.
100.–, premio della cassa malati fr. 484.10, assicurazione RC e dell'economia
domestica fr. 34.50.–, assicurazione dell'automobile fr. 91.–, imposta di
circolazione fr. 48.25, contributi AVS
fr. 483.30). 

 

                                         Infine il Pretore aggiunto
ha determinato il fabbisogno in denaro dei figli sulla scorta delle
raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Canton Zurigo. Rispetto alle previsioni della tabella egli ha
adattato il costo del­l'alloggio alla spesa effettiva del genitore affidatario,
ha inserito l'ammontare delle rette scolastiche e ha dedotto le rendite AI,
come pure la posta per cura e educazione (prestata in natura dal padre). Ha
ottenuto così un fabbisogno in denaro di fr. 1195.30 mensili per R__________, di
fr. 858.15 mensili per L__________, di fr. 693.35 mensili per M__________
e di fr. 541.85 mensili per N__________. Constatata in definitiva un'eccedenza
di fr. 1312.25.– men­sili nel bilancio familiare, egli ha diviso tale importo
a metà, condannando il marito a versare alla moglie un contributo alimentare di
fr. 5000.– mensili arrotondati dal gennaio del 2016 (fabbisogno minimo,
più mezza eccedenza).

 

                                   4.   L'appellante rimprovera
al Pretore aggiunto di avere trascurato che durante la vita in comune la
famiglia soleva mettere da parte cospicui risparmi (fr. 25 076.– nel 2015, fr. 16 811.– nel 2014, 

fr. 35 608.– nel 2013, fr. 20 292.– nel 2012, fr. 27 592.– nel 2011). Il reddito dalla locazione di immobili facenti
parte della comunione ereditaria dei genitori (fr. 2256.70 accertati dal
Pretore aggiunto nel 2015) era destinato infatti – egli afferma – ad accantonamenti.
Inoltre il reddito della sostanza della comunione ereditaria (fr. 8561.40
mensili accertati dal Pretore aggiunto nel 2015) comprende anche proventi di
titoli appartenenti ai figli, alla moglie e alla stessa comunione ereditaria, mentre
a lui non possono essere conteggiati più di fr. 7617.– mensili, di modo
che il suo reddito complessivo non eccede fr. 10 707.– mensili. Non tenendo conto di ciò, il Pretore aggiunto ha
assicurato all'istante – egli afferma – un tenore di vita più alto di quello
sostenuto durante la comunione domestica, livello di vita che incombeva per
altro alla moglie di rendere verosimile.

 

                                         Il Pretore aggiunto non ha
creduto alle allegazioni del convenuto. A mente sua “appare inverosimile che
durante l'unione coniugale il fabbisogno dell'intera famiglia sia stato coperto
unicamente dal reddito delle attività del marito, dagli interessi del prestito
alla comunione ereditaria e dalla rendita AI per un importo complessivo mensile
di fr. 3090.10, in particolare se si considerano i costi mensili delle scuole
private frequentate dai figli e che lo stesso convenuto ha quantificato in fr.
2302.– al mese” (sentenza impugnata, pag. 4 a metà). Di conseguenza il primo
giudice ha cumulato alla ren­dita di invalidità (fr. 1567.– mensili), al
reddito dell'attività svolta dal convenuto per la D__________ SA (fr. 556.80
mensili), a quello dell'attività svolta per la T__________ SA (fr. 208.30 mensili)
e agli interessi generati da un mutuo concesso alla comunione ereditaria
(fr. 758.– mensili) anche il reddito della sostanza (fr. 8561.40 mensili)
e quello dovuto alla locazione di immobili
facenti parte della comunione ereditaria (fr. 2256.70 mensili).

 

                                         a)   Che
durante la vita in comune la famiglia conseguisse rispar­mi è verosimile.
All'udienza del 17 maggio 2016, del resto, il convenuto aveva addotto sostanzialmente
quanto sottolinea ora nell'appello, asserendo appunto che il reddito generato
dalla locazione de­gli immobili facenti
parte della comunione ereditaria (fr. 2256.70 calcolati dal Pretore
aggiunto) non serviva per il sostentamento della famiglia, ma era messo da
parte (riassunto scritto, pag. 7, punto 3 con riferimento ai doc. 8, 9 e
10). L'istante non ha contestato tale allegazione, né in sede di replica né durante
l'arringa finale (verbale di udienza, pag. 3 seg. e 6). Sta di fatto che
quel rispar­mio era possibile quando la famiglia viveva ancora insieme. Dopo la
costituzione di due economie domestiche separate ciò non può più essere
garantito, per lo meno nella misura di prima. Tanto meno l'appellante può
pretendere di scorporare dal suo reddito complessivo la media degli
accantonamenti accumulati negli anni passati. Il mantenimento della famiglia, infatti,
è prioritario. E ove occorra, esso va anche a scapito dei risparmi.

 

                                         b)   Quanto
all'obiezione per cui il reddito della sostanza della comunione ereditaria (fr. 8561.40
mensili accertati dal Pretore aggiunto nel 2015) comprenderebbe proventi di
titoli appartenenti alla moglie, ai figli e alla stessa comunione ereditaria,
la differenza di fr. 944.40 mensili fatta valere dall'appellante è – come
si vedrà (consid. 12) – ininfluente ai fini del giudizio, nel senso che non incide
sul contributo alimentare per la moglie nemmeno se il reddito del marito fosse ricondotto
a fr. 12 963.80 mensili (rispetto ai fr.
13 908.20 determinati dal Pretore aggiunto).
Sotto questo profilo l'appello cade dunque nel vuoto.

 

                                   5.   Oltre all'ammontare
del proprio reddito, l'appellante contesta il proprio fabbisogno minimo, che
sostiene ascendere a fr. 5189.95 mensili (per rapporto ai fr. 4966.15 mensili calcolati
dal Pretore aggiunto). Egli fa valere anzitutto di avere diritto al­l'aiuto domestico
cui i coniugi facevano capo durante la vita in comune (fr. 173.– mensili).
In secondo luogo egli rivendica l'imposta di circolazione, il premio dell'assicurazione
RC e la spesa per il carburante di una ‟__________ ˮ da lui adoperata
già durante la comunione domestica per recarsi al lavoro presso la D__________
C__________ SA a __________ (fr. 50.80 mensili).

 

                                         a)   Per
quel che è dell'aiuto domestico, l'interessato non ha avanzato simile pretesa
davanti al Pretore aggiunto. Al­l'udienza del 17 maggio 2016 egli aveva
dichiarato che il suo fabbisogno minimo era “prodotto agli atti e aggiornato” nel
doc. 12 (riassunto scritto, pag. 8, punto 4). Il doc. 12 non contempla tuttavia
alcuna spesa per l'aiuto domestico. Non fondata su fatti o prove nuove, la
richiesta formulata per la prima volta in appello si rivela quindi irricevibile
(art. 317 cpv. 2 CPC).

 

                                         b)   Davanti
al Pretore aggiunto il convenuto aveva fatto valere invece un esborso di fr.
50.80 mensili per l'imposta di circolazione, l'assicurazione RC e il carburante
della ‟__________ ˮ usata per la trasferta da __________ a __________
(25 km giornalieri: doc. 12). L'istante non ha revocato in dubbio l'uso dello
scooter a scopi professionali né ha contestato la spesa in sede di replica o di
arringa finale (verbale di udienza, pag. 3 seg. e 6). Nemmeno in appello
essa pretende che, impiegando l'automobile, il marito spenderebbe meno. Anzi,
nel fabbisogno minimo del convenuto il Pretore aggiunto non ha riconosciuto alcun
costo neppure per il carburante dell'automobile (sentenza impugnata, pag. 6 in
fondo). Ne segue che, verosimile a un sommario esame, l'importo di fr. 50.80
mensili va addizionato alle voci di spesa riconosciute dal Pretore aggiunto,
per un fabbisogno minimo di fr. 5016.95 mensili complessivi.

 

                                         c)   Nelle
osservazioni all'appello l'istante asserisce che la spesa per il posteggio
riconosciuta dal Pretore aggiunto nel fabbisogno minimo del marito (fr. 50.–
mensili) più non si giustifica, trattandosi del parcheggio destinato all'automobile
di lei quando i coniugi vivevano ancora insieme (memoriale, pag. 5, n. 5).
Si tratta però di una contestazione che l'interessata non ha sollevato davanti
al Pretore aggiunto, né in replica né all'arringa finale (verbale di udienza,
pag. 3 seg. e 6). E, come si è ripetuto, nuovi fatti, nuovi mezzi di prova
e nuove conclusioni sono ammissibili in appello solo ove non fosse possibile addurli
“dinanzi alla giurisdizione inferiore” nemmeno con la diligenza ragionevolmente
esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 lett. b e cpv. 2
lett. a CPC). Nel caso specifico l'istante nemmeno invoca presupposti del
genere. La censura non può quindi essere vagliata ora per la prima volta.

 

                                   6.   Relativamente alla
moglie, l'appellante si duole che il Pretore aggiunto non abbia imputato alla medesima
alcun reddito. Egli afferma che, se appena lavorasse, l'istante potrebbe
guadagnare almeno fr. 2000.– netti mensili, senza dimenticare che essa è titolare
di azioni N__________ SA e di azioni No__________ SA, le quali rendono per lo
meno fr. 42.– mensili. Il Pretore aggiunto si è limitato a rilevare, nella
sentenza impugnata che, “visto l'affida­mento dei figli al marito, la moglie
dovrà adoperarsi al più presto a rientrare nel mondo del lavoro” (pag. 6 a metà).
Riguardo al reddito dei titoli, la sentenza è silente.

 

                                         a)   Già
davanti al Pretore aggiunto il convenuto aveva allegato che “la relazione
allacciata dalla moglie esclude nella fattispecie ogni possibile
riconciliazione e quindi non va tutelato il ruolo della consorte che del resto
ha lavorato durante il matrimonio e deve riprendere un'attività lucrativa”
(riassunto scritto, pag. 10 in alto). In replica l'istante aveva dichiarato da
parte sua di impegnarsi nella ricerca di un'attività lucrativa, pur avendo 45 anni
e disponendo di un semplice diploma di impiegata di commercio (verbale
dell'udienza 17 maggio 2016, pag. 4 in alto). Ora, che un coniuge sgravato
della cura dei figli e senza problemi di salute si presuma poter riprendere
un'attività lucrativa se al momento della separazione non ha ancora compiuto 45
anni è un principio acquisito dalla giurisprudenza (DTF 137 III 108 in fondo).
La questione è di sapere quale reddito potrebbe conseguire l'istante nella fattispecie,
dato che va accertato alla luce delle circostanze concrete e che non può essere
semplicemente presunto (loc. cit.).

 

                                               Nell'appello
il convenuto prospetta un reddito ipotetico di fr. 2000.– mensili netti con
l'argomento che, come egli ha illustrato all'udienza del 17 maggio 2016,
l'istante presta già oggi i suoi servigi per l'azienda agricola della propria compagna
__________ S__________ a __________, oltre che come aiuto cucina e aiuto ai
tavoli presso l'“Osteria __________” a __________ (riassunto scritto, pag. 8 a
metà). Dinanzi al Pretore aggiunto però egli non aveva quantificato alcun
reddito, mentre conclusioni d'indole pecuniaria vanno sempre cifrate (DTF 137
III 619 consid. 4.3 con riferimenti). Solo nell'appello il convenuto adombra la
valutazione di fr. 2000.– netti mensili. Se non che, manca un accertamento
del primo giudice che la Camera possa apprezzare. D'altro lato non toccava al
Pretore aggiunto, in difetto di qualsiasi proposta, fissare una cifra di
propria iniziativa. Né un guadagno ipotetico può essere quantificato per la
prima volta in appello, come nel caso specifico. Dovesse ad ogni modo la moglie
disattendere la raccomandazione del Pretore aggiunto “ad adoperarsi al più
presto a rientrare nel mondo del lavoro”, AP 1 potrà sempre chiedere al giudice
di ridurre o di sopprimere il contributo alimentare.

 

                                         b)   Delle
azioni N__________ SA e No__________ SA in capo all'istante, che frutterebbero fr.
42.– mensili, il convenuto non si è valso all'udienza del 17 maggio 2016, onde
il silenzio del primo giudice. Formulata per la prima volta in appello senza
che soccorrano i requisiti dell'art. 317 cpv. 2 CPC, la pretesa risulta già di
primo acchito irricevibile.

 

                                   7.   Per quanto attiene
al fabbisogno minimo della moglie, l'appellante rinvia al punto 4 del suo
riassunto scritto accluso al verbale dell'udienza tenutasi il 17 maggio 2016
dinanzi al Pretore aggiunto. In quel memoriale egli si esprimeva nei seguenti
termini:

                                         –  alloggio
e annessi: costo eccessivo, inverosimile, non reale e inopportuno nell'ubicazione
nell'interesse dei figli, comunque condiviso con la compagna che deve pertanto
sopportare quota parte di pigione e di spese accessorie;

                                         –  assicurazione
economia domestica: non reale e condivisa;

                                         –  minimo
vitale: condiviso con persona convivente.

 

                                         a)   Riguardo
al minimo esistenziale del diritto esecutivo, il Pretore aggiunto ha
riconosciuto all'istante quello di una persona sola (fr. 1200.– mensili), rilevando
che “quand'anche si volesse considerare appurata la convivenza della moglie con
la compagna, la convivenza sarebbe di breve durata e dunque ininfluente sul
minimo esistenziale della moglie” (sentenza impu­gnata, pag. 6 nel mezzo).
Nell'appello il convenuto oppone che l'istante medesima ha ammesso di
“convivere parzialmente con la compagna __________ S__________”, dando atto che
“in diverse occasioni la compagna pernotta a casa sua, sia quando ci sono i
figli, sia quando non ci sono”, anche se abita nell'appartamento sottostante, e
che le due “cucinano assieme e mangiano assieme”. Così argo­mentando, tuttavia,
egli non si confronta con la motivazione del primo giudice, il quale ha
definito la convivenza “di breve durata” e perciò “ininfluente”. Quest'ultima opinione
potrà fors'anche apparire discutibile (DTF 138 III 100 consid. 2.3.2), ma
l'appellante avrebbe dovuto discuterla. Carente di motivazione (nel senso
dell'art. 311 cpv. 1 CPC), al proposito l'appello sfugge a ulteriore disamina.

 

                                         b)   Quanto
ad “alloggi e annessi”, il Pretore aggiunto ha spiegato di riconoscere nel
fabbisogno minimo della moglie il costo dell'intera pigione (fr. 1700.–
mensili, più fr. 200.– di spese accessorie), “considerato come per l'esercizio
del diritto di visita è necessario che la stessa disponga di un'abitazione ido­nea
a ospitare quattro figli”, le dimensioni dell'appartamento apparendo “giustificate
(cinque locali, 150 m²)” e la pigione “proporzionata alla grandezza
dell'appartamento” (sentenza impugnata, pag. 6 verso il basso). Nulla obietta
il convenuto su questo punto. Totalmente privo di motivazione, l'appello va
dichiarato pertanto irricevibile.

 

                                         c)   Il
premio per l'assicurazione dell'economia domestica è stato incluso dal Pretore
aggiunto nel fabbisogno minimo dell'istante (fr. 304.90 annui, pari a
fr. 25.40 mensili) perché correttamente documentato (sentenza impugnata,
pag. 7). Nell'appello il convenuto non prende posizione al proposito. Una volta
ancora sfornito di motivazione, il ricorso è destinato così all'insuccesso.

 

                                         d)   Nelle
osservazioni all'appello l'istante deplora che il Pretore aggiunto non le abbia
riconosciuto alcunché per il vitto dei quattro figli durante il diritto di visita
e per le trasferte compiute nell'interesse loro (da __________ a __________ e
da __________ alla sede degli istituti scolastici, come pure al luogo in cui si
tengono attività extrascolastiche). Il primo giudice ha dato ragione di ciò,
“considerato come l'assetto delle relazioni personali deciso non prevede
diritti di visita più ampi dell'ordinario” (sentenza impugnata, pag. 7 a metà).
La motivazione si ispira a principi invalsi (RtiD I-2006 pag. 673). Avesse
inteso contestarla, l'istante avrebbe dovuto confrontarsi con la medesima e non
limitarsi a evocare le spese da lei fatte valere davanti al primo giudice. Non
essendo dato a divedere perché la motivazione del Pretore aggiunto sarebbe
censurabile, la doglianza non può essere vagliata oltre.

 

                                   8.   Secondo l'appellante
un contributo alimentare di fr. 5000.– mensili alla moglie non si
giustifica anche perché costei non versa nulla in favore dei figli. La tesi si
esaurisce tuttavia in una mera recriminazione, ove si pensi che il convenuto
non ha mai chiesto che l'istante contribuisca al mantenimento dei ragazzi. Anzi,
all'udienza del 17 maggio 2016 egli ha dichiarato di assumere interamente il
loro fabbisogno in denaro (riassunto scritto, pag. 10 in alto; verbale, pag. 3
in alto). Mal si comprenderebbe del resto come l'istante potrebbe versare contributi
alimentari per i figli, essendo priva di redditi.

 

                                   9.   Al Pretore aggiunto
l'appellante rimprovera inoltre di avere sorvolato sul fatto ch'egli ha pagato fr.
3410.60 per riparare l'auto­mo­bile in dotazione alla moglie, somma che va
posta in compensazione con quanto da lui dovuto a titolo di contributo
alimentare. Egli rammenta inoltre che la sorella di lui ha versato all'istante
fr. 500.– in favore dei figli, importo che va posto anch'esso in
compensazione. 

 

                                         a)   La
prima rivendicazione appare priva di consistenza già per il fatto che il convenuto
non risulta avere preteso dal­l'istante il rimborso della spesa per la riparazione
del veicolo. All'udienza del 17 maggio 2016 egli aveva sì ricordato di avere
“provveduto alle spese dell'autovettura utilizzata dalla moglie pari a fr.
3410.60” (riassunto scritto, pag. 7 in alto), ma da ciò non ha tratto alcuna
conclusione, tant'è che nelle richieste di giudizio non ha fatto valere alcuna compensazione,
neppure in sede di arringa finale. La questione non può dunque essere riproposta
ora, come se la causa fosse ancora davanti al giudice di primo grado.

 

                                         b)   In
merito alla somma di fr. 500.– che la sorella dell'appellante ha versato all'istante,
il convenuto medesimo ammette trattarsi di denaro destinato ai figli, come si
evince anche dai doc. 4 e 5 di appello. Per tacere del fatto che nemmeno tale
pretesa è stata da lui menzionata all'udienza del 17 maggio 2016 dinanzi al
Pretore aggiunto, egli non può compensare simile importo deducendolo da
contributi di mantenimento per la moglie. Anche al proposito l'appello vede
dunque la sua sorte segnata.

 

                                10.   Da ultimo l'appellante
chiede il rimborso della provvigione ad litem di fr. 6000.– da lui corrisposta
alla moglie in ossequio a un accordo omologato dal Pretore aggiunto all'udienza
del 18 dicembre 2015 (verbale d'udienza, pag. 2 in basso). Egli fa notare che il
Pretore aggiunto ha posto le spese processuali di complessivi fr. 4500.– a
carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili,
sicché la somma di fr. 6000.– gli deve essere restituita o va almeno compensata
con quanto spetta alla moglie a titolo di contributo alimentare. Ora, che una
provvigione ad litem sia per sua natura un anticipo e vada – di regola –
retrocessa in esito al giudizio definitivo sulle spese processuali o alla
liquidazione del regime matrimoniale è vero (RtiD I-2015 pag. 871 consid. 4a).
Non risulta però che il convenuto abbia preteso dalla moglie la restituzione
della somma, nemmeno all'arringa finale del 17 maggio 2016. Ciò non impedisce
al convenuto di formulare ulteriormente la sua richiesta al primo giudice. La
pretesa avanzata per la prima volta in appello è nondimeno irrita e, come tale,
improponibile (art. 317 cpv. 2 CPC).

 

                                11.   AO 1 postula in questa
sede una provvigione ad litem di fr. 5000.–. Anche nell'ambito di
misure a protezione dell'unione coniuga­le un coniuge può essere tenu­to in
effetti a finanziare le spese legali e giudiziarie cui l'altro coniuge deve far
fronte. Secondo consolidata giurisprudenza di questa Camera, tuttavia, nelle
procedure a tutela dell'unione coniugale non è dato l'istituto della
provvigione ad litem, per quanto ciò non impedisca alle parti di
pattuire per convenzione un versamento a tale scopo. Se mai, ove sia in difficoltà
finanziarie e non possa attendere fino all'emanazione della sentenza finale, il
coniuge istante può chiedere al giudice di tenere conto delle spese legali a
suo carico già nel contributo di mantenimento dovutogli pendente causa (RtiD
I-2004 pag. 596 n. 79c con richiami; più recentemente: I CCA, sentenza
inc. 11.2013.100 del 27 maggio 2015 consid. 7d). Non consta che
l'interessata abbia fatto capo a simile possibilità. Lo stanziamento di una
provvigione ad litem, ad ogni modo, non può entrare in linea di conto.

 

                                12.   Dato quanto precede,
in definitiva il bilancio coniugale si presenta come segue:

                                         Reddito
del marito                                       fr. 12 963.80

                                         Reddito della moglie                                   fr.         
–.—

                                                                                                                 fr.
12 963.80  mensili

                                         Fabbisogno
minimo del marito                  fr.   5 016.95

                                         Fabbisogno minimo della
moglie              fr.   4 341.15

                                         Fabbisogno in denaro di R__________  fr.  
1 195.30

                                         Fabbisogno in denaro di L__________  fr.     
858.15

                                         Fabbisogno in denaro di M__________ fr.     
693.35

                                         Fabbisogno in denaro di N__________  fr.     
541.85

                                                                                                                 fr.
12 646.75  mensili

 

                                         In linea di massima l'eccedenza
di fr. 317.05 mensili andrebbe divisa a metà, come ha fatto il Pretore
aggiunto. Entrambe le parti si sono fondate invero davanti al primo giudice – e
continuano a fondarsi in appello – sul metodo di calcolo abituale che con­siste
nel dedurre dal red­dito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli (RtiD
I-2015 pag. 881 lett. b). Il riparto a metà del­l'eccedenza
tuttavia non è imperativo. L'art. 163 cpv. 2 CC pre­ve­de che
durante la comunione domestica i coniugi “s'intendono sul loro
contributo rispettivo, segnatamente circa le prestazioni pecuniarie, il governo
della casa, la cura della prole o l'assistenza nella professione o nel­l'impresa
dell'altro”. Il giudice chiamato a fissare contributi di mantenimento
giusta l'art. 176 cpv. 1 n. 1 CC applica quindi il criterio della
divisione a metà solo se i coniugi non hanno disposto altrimenti – per intesa
espressa o tacita – sul riparto dei compiti e delle risorse durante la vita in
comune. Se sussiste un accordo, in linea di massima egli vi si attiene, purché l'accordo
garantisca a entram­bi i coniugi il debito mantenimento (I CCA, sentenza inc. 11.2015.58 del 23 maggio 2017 consid.
4 e 5 con rinvii di dottrina, destinati a pubblicazione in: RtiD II-2018).

 

                                         Nella fattispecie, come si
è visto, l'istante non ha contestato che i coniugi fossero soliti accantonare
cifre consistenti a fini di rispar­mio (sopra, consid. 4). Non vi è ragione
dunque perché l'eccedenza sia ora impiegata per altri scopi, il mantenimento
della famiglia essendo già debitamente garantito, compreso il fabbisogno minimo
della moglie. Certo, non si tratta più delle ragguardevoli somme messe da parte
durante la vita in comune, tuttavia – come detto (loc. cit.) – gli accantonamenti
devono cedere il passo al sostentamento. Se ne conclude che, in ultima analisi,
l'istante ha diritto di vedersi corrispondere l'equivalente del proprio fabbisogno
minimo (fr. 4341.15 mensili). Che il reddito del marito sia eventualmente di
fr. 13 908.20 mensili (e il risparmio di
fr. 1261.45 mensili), come ha accertato il Pretore aggiunto, nulla muta. L'appello
merita dunque accoglimento nella misura in cui il convenuto vede ridurre il
contributo alimentare per la moglie da fr.
5000.– a fr. 4340.– mensili (arrotondati). Per il resto va respinto.

 

                                13.   Le spese del giudizio
odierno seguono il vicendevole grado di soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Davanti
a questa Camera l'appellante vede ridurre il
contributo alimentare per la moglie da fr. 5000.– a fr. 4340.– mensili (ancorché
non a fr. 4000.– mensili, come egli chiedeva), mentre esce sconfitto sul
rimborso della provvigione ad litem (fr. 6000.–) e sulla
rifusione delle spese per la riparazione dell'automobile (fr. 3410.60), come
pure sulla restituzione della somma versata alla moglie da sua sorella in
favore dei figli (fr. 500.–). Nel complesso si giustifica così che sopporti due
quinti degli oneri, mentre il resto va a carico dell'istante, che rifonderà al
convenuto un'indennità per ripetibili ridotta (un quinto: RtiD II-2016 pag. 638
c. 3b). L'esito del giudizio odierno non incide in modo apprezzabile, invece,
sul dispositivo del Pretore aggiunto in materia di spese e ripetibili, il quale
comprendeva l'intero assetto della vita separata e può rimanere invariato.

 

                                14.   Circa
i rimedi esperibili sul piano federale contro la presente sentenza (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge anche la soglia di fr. 30 000.– nella prospettiva dell'art. 74 cpv. 1
lett. d LTF (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente accolto, nel senso che il
dispositivo n. 6 della sentenza impugnata è riformato come segue:

AP 1 è condannato a versare a AO
1 dal 1° gennaio 2016, in via anticipata, un contributo alimentare di fr.
4340.– mensili.

 

                                         Per il resto l'appello è
respinto e la sentenza impugnata rimane invariata.

 

                                   2.   La
richiesta di provvigione ad litem presentata da AO 1 è respinta.

 

                                   3.   Le
spese processuali di fr. 1500.–, da anticipare dall'appellante, sono poste per due quinti a carico dell'appellante medesimo e
per il rimanente a carico della controparte, che rifonderà all'appellante fr.
500.– per ripetibili ridotte.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv.;

  –
  avv..

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale
federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti
concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2
LTF).