# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 45ba465e-a850-52a7-bfb0-a246c7a52044
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-04-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.04.2015 35.2014.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2014-98_2015-04-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto
  n.

  35.2014.98

   

  cr

  	
  Lugano

  13 aprile 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
					

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini,
  vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 ottobre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24 settembre 2014 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 8 agosto 2009 RI 1,
nato nel 1954, allora attivo quale responsabile di produzione del reparto
farmacologico-nutrizionale della ditta __________ di __________, è caduto da
una scala mentre stava tagliando una siepe, picchiando la spalla sinistra e
riportando la rottura della cuffia dei rotatori.  

 

                                         A seguito dell’evento,
l’assicurato ha dovuto sottoporsi a diversi interventi chirurgici. 

 

                                     L’Istituto
assicuratore ha ammesso la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente
le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Alla chiusura del caso, esperiti
gli accertamenti medico-amministrativi, con decisione formale del 28 marzo
2013, cresciuta incontestata in giudicato, l’CO 1 ha accordato all’assicurato
un’indennità per menomazione all’integrità (di seguito: IMI) del 20% (doc. 222).

 

                               1.3.   Inoltre, con decisione del 13
giugno 2014, per tenere conto degli impedimenti cagionati dall’infortunio
dell’8 agosto 2009, l’CO 1 ha accordato all’assicurato il diritto ad una
rendita d’invalidità del 10% a decorrere retroattivamente dal 1° maggio 2013
(doc. 266).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’assicurato per il tramite dell’avv. RA 1 (cfr. doc. 277), con
decisione su opposizione del 24 settembre 2014, l’amministrazione ha confermato
il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 281). 

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 28
ottobre 2014, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha contestato la
decisione con la quale l’CO 1 gli ha accordato una rendita di invalidità del
10%, chiedendo che la stessa venga aumentata al 40% (doc. I). 

                                     

                                         Sostanzialmente il
patrocinatore dell’assicurato ha contestato gli aspetti economici e, in
particolare, l’ammontare del reddito da invalido stabilito
dall’amministrazione.

                                         Secondo il legale del
ricorrente, infatti, l’amministrazione avrebbe – erroneamente a suo modo di
vedere - determinato il reddito da invalido dell’interessato facendo capo ai
dati statistici relativi al settore farmaceutico, livello di qualifica 3.

                                         A suo parere ciò non può
essere considerato corretto, dato che l’assicurato, contrariamente a quanto
ritenuto dall’amministrazione, non ha svolto studi superiori (tipo SUPSI), ma è
in possesso unicamente di un diploma estero parificabile ad un attestato
federale di capacità. 

                                         Inoltre, va tenuto conto
del fatto che, presso il precedente datore di lavoro, l’assicurato avrebbe
svolto principalmente un’attività di tipo pesante nell’ambito della produzione,
con solo una minima parte dedicata all’attività di ufficio, che si limitava
all’organizzazione dei turni di lavoro e alla redazione della documentazione di
controllo della produzione.

                                         Alla luce di queste
considerazioni, il legale ha quindi chiesto che il reddito da invalido venga
calcolato prendendo in considerazione un’attività semplice e ripetitiva, con
conseguente diritto ad una rendita di invalidità del 40% (doc. I). 

                                      

                               1.5.   L’assicuratore convenuto, in
risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III). 

 

                               1.6.   In corso di causa, il TCA ha
interpellato il datore di lavoro dell’assicurato, chiedendo alcune precisazioni
in merito all’attività svolta dall’interessato e alle sue qualifiche (doc. V).

 

                                         La ditta __________ ha
risposto con scritto del 13 febbraio 2015 (doc. VII).

 

                               1.7.   Il TCA ha pure ritenuto
opportuno interpellare l’associazione di categoria delle industrie
farmaceutiche, Farma Industria Ticino, al fine di chiarire se, nonostante il
danno alla salute, una persona in possesso di qualifiche e di esperienza pari a
quelle dell’interessato possa reperire, o meno, un’occupazione qualificata e
non pesante sul mercato generale del lavoro nel settore farmaceutico (doc.
VIII).

 

                                         Farma Industria Ticino ha
risposto con scritto del 26 febbraio 2015 (doc. IX).

 

                               1.8.   Chiamati ad esprimersi in
merito agli accertamenti svolti dal TCA (cfr. doc. X), l’amministrazione, con
scritto del 13 marzo 2015, si è riconfermata nelle proprie allegazioni e
domande (cfr. doc. XI), mentre il patrocinatore del ricorrente, con scritto del
23 marzo 2015, pur riconoscendo che l’assicurato abbia un’importante esperienza
nella produzione farmaceutica, ha ribadito che lo stesso dispone solo di un
attestato professionale estero parificabile ad un AFC; che nella sua attività
al di fuori del contesto esclusivamente produttivo presso il precedente datore
di lavoro è stato sostituito da un farmacista con carriera universitaria alle
spalle; non dispone di conoscenze linguistiche e, infine, che Farma Industria
Ticino non ha specificato una sola attività che concretamente l’assicurato
potrebbe svolgere al di fuori del suo precedente impiego (doc. XIV).

 

                                         Il doc. XI è stato
trasmesso all’assicurato, per conoscenza (doc. XV), e il doc. XIV
all’amministrazione, per conoscenza (doc. XVI).

                                         in diritto

                                      

                               2.1.   Oggetto della lite è
unicamente l’entità della rendita d’invalidità spettante all’assicurato. 

                                                                                                                                            

                                         Giusta l'art. 18 cpv. 1
LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                               2.2.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenze linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art.
28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

                                      

                               2.3.   Nella concreta evenienza,
dalle carte processuali si evince che, per chiarire la questione della
capacità/esigibilità lavorativa, l’Istituto assicuratore si è basato sul
rapporto del 21 marzo 2013 stilato dal dr. __________, specialista FMH in
chirurgia ortopedica, medico __________ dell’CO 1, a margine della visita di
chiusura del 20 marzo 2013.

 

                                         Dal rapporto, emerge che RI
1 presenta una “oggettivamente mobilità ridotta sia in flessione che in
abduzione. Non si trovano però atrofie muscolari” (doc. 217 pag. 4). 

 

                                         Il dr. __________ ha
descritto l’esigibilità lavorativa nel seguente modo: 

 

" (…)

Esigibilità del lavoro:

l’assicurato non ha limitazioni nel sollevare e portare pesi fino
a 5 kg fino all’altezza dei fianchi, può spesso sollevare e portare pesi dai 5
ai 10 kg fino all’altezza dei fianchi, di rado pesi dai 10 ai 25 kg, mai più pesi superiori ai 25 kg.

L’assicurato può spesso sollevare pesi fino a 5 kg oltre l’altezza del petto e non può più sollevare pesi superiori ai 5 kg oltre l’altezza del petto (con l’arto superiore destro) e non può più sollevare pesi superiori
ai 5 kg oltre l’altezza del petto.

L’assicurato non ha limiti nel maneggio di attrezzi leggeri e di
precisione, può spesso maneggiare attrezzi di media entità, non può più
maneggiare attrezzi pesanti o molto pesanti, la rotazione manuale in assicurato
destrimane non è impedita.

L’assicurato può di rado effettuare lavori al di sopra della
testa, non ha limiti nell’effettuare la rotazione del tronco, non ha limiti
nell’assumere la posizione seduta o in piedi e inclinata in avanti, non ha
limiti nell’assumere la posizione inginocchiata e nemmeno nell’effettuare la flessione
delle ginocchia, non ha limiti nell’assumere la posizione seduta o in piedi e di
lunga durata, non ha limiti nel camminare anche per lunghi tragitti, non ha
limiti nel camminare su terreno accidentato, non ha limiti nel salire le scale
e non può più salire le scale a pioli.

Questa esigibilità tiene teoricamente conto dei soli postumi
infortunistici, vale a dire i problemi alla spalla sinistra, è però
perfettamente anche applicabile alle problematiche della cervicale. Nel limite
di questa esigibilità l’assicurato può essere considerato abile al lavoro nella
misura del 100%." 

(Doc. 217 pag. 4-5) 

 

                                         In data 26 novembre 2013,
il dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e medico di circondario
dell’assicuratore LAINF ha considerato che “in base alla descrizione
dell’attività lavorativa e della esigibilità descritte dal dr. __________ in
occasione della visita di chiusura, il paziente può essere giudicato abile
nella misura del 100%” (doc. 241).

 

                                         A seguito delle
contestazioni sollevate dall’assicurato in merito all’esigibilità lavorativa
nella sua precedente attività – evidenziando in particolare come l’attività da
lui svolta negli ultimi sei mesi precedenti all’infortunio, nei quali era stato
trasferito nel settore granulazione del reparto nutrizionale, non era più
prevalentemente d’ufficio, ma era piuttosto di tipo pesante (cfr. doc. 256) – il
dr. __________, in data 10 aprile 2014, tenuto conto del nuovo mansionario
dell’assicurato presso il precedente datore di lavoro, ha concluso che “è
evidente che la nuova attività descritta dall’assicurato non è più esigibile in
queste condizioni fisiche” (doc. 259).

 

                                         L’amministrazione ha
quindi considerato l’assicurato totalmente inabile al lavoro nello svolgimento
della sua ultima attività lavorativa, di natura pesante, ritenendolo per contro
pienamente abile al lavoro in un’attività leggera, con conoscenze professionali
e specializzate, nel settore farmaceutico (doc. 262).

                                         

                                         L’assicurato non ha più contestato,
dal profilo medico, la valutazione relativa alla sua esigibilità lavorativa
nello svolgimento di attività leggere adatte, motivo per il quale non occorre
quindi dilungarsi oltre sull’argomento.

 

                               2.4.   Si tratta quindi
di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, secondo l’CO 1, l'insorgente
avrebbe guadagnato nel 2013 (su questo aspetto, si veda la DTF 128 V 174) - qualora non fosse rimasto vittima dell’infortunio assicurato - un importo
annuo di fr. 88’400.00 (cfr. doc. 226). 

 

                                         Questo dato - non
contestato dal ricorrente e desunto direttamente dalle informazioni  fornite
dal suo ex datore di lavoro (cfr. doc. 266) - può senz’altro essere fatto
proprio dal TCA. 

 

                               2.5.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati
nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza
di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito
da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

 

                                         Nella seconda sentenza di
principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da
invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL. 

                                         In quella sede, la nostra
Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL,
l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei
posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

                                         L’Alta Corte,
relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).

 

                                         In una sentenza del 7 aprile
2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20
febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito
in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale
in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con sentenza 8C_399/2007
del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione di
sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse
chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di regola
stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2;
dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata
in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un
gap salariale del 4%).

 

                                         La questione è stata
definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima
Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito
diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso
è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni - un parallelismo
dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però soltanto per
la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una
deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze personali e professionali
sono interdipendenti, nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito
non possono giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di
parallelismo e una deduzione per circostanze personali e professionali.

 

                               2.6.   Dalla decisione
su opposizione impugnata risulta che l’amministrazione ha quantificato in fr. 79'379
il reddito da invalido, applicando la tabella TA 1 (2010), ramo economico 21, livello
di qualifica 3, con adeguamento al 2013 (fr. 99’676.82) e operando
successivamente una riduzione del 6.31% a titolo di gap salariale e del
15% a titolo di deduzione sociale (cfr. doc. 281, p. 6 e doc. 262). 

 

                                         Conformemente alla
giurisprudenza federale di cui si è detto al precedente considerando, per la
determinazione del reddito ipotetico da invalido tornano effettivamente applicabili
i dati statistici nazionali contenuti nella tabella TA 1.

 

                                         Controversa fra le parti è,
per contro, la scelta dell’amministrazione di utilizzare i dati statistici
relativi al ramo economico 21 (settore farmaceutico) e al livello di qualifica
3 (conoscenze specializzate), anziché utilizzare i dati statistici per
un’attività semplice e ripetitiva nell’intero settore economico.

                                      

                                         Secondo l’amministrazione la
scelta di fare riferimento al settore farmaceutico e al livello di qualifica 3 sarebbe
giustificata dal fatto che l’interessato, in possesso di un diploma estero
corrispondente, secondo quanto indicato dall’ex datore di lavoro, al diploma
rilasciato da una scuola STS in chimica, nel corso della sua venticinquennale
esperienza lavorativa presso il precedente datore di lavoro “aveva la funzione
di responsabile di produzione nel reparto farmacologico-nutrizionale. Gestiva
il personale di produzione (da 7 a 15 collaboratori). Controllava l’ufficio e
il laboratorio. Aveva il diritto di firma per la certificazione di alcune fasi
della produzione”. Pertanto, “il fatto che negli ultimi sei mesi egli era stato
trasferito definitivamente nel settore produzione e il lavoro manuale pesante
aveva assunto un’importanza maggiore non toglie nulla al fatto che l’assicurato
ha dimostrato per diversi anni di essere in grado di assumere delle
responsabilità nella produzione e nella gestione. Di tale fatto deve essere
tenuto conto per il raffronto dei redditi. L’assicurato, che vanta una notevole
esperienza può ambire nell’industria farmaceutica ad un lavoro leggero e
qualificato. A giusta ragione il guadagno post-infortunistico è stato fissato
partendo dal profilo 3 e non dal profilo 4” (cfr. doc. 281).

                                         

                                         Di diverso avviso il
legale del ricorrente, secondo il quale l’amministrazione non avrebbe dovuto
utilizzare i dati relativi al settore farmaceutico, con un livello di qualifica
3, dato che se l’assicurato dovesse cercare una nuova occupazione nel settore
farmaceutico “certamente non potrebbe collocarsi in un posto di responsabilità
nella produzione, quindi in un lavoro di ufficio, poiché tale attività è ad
appannaggio di tecnici farmaceutici o farmacisti, ma non certo di una persona
che dispone di un certificato federale di capacità professionale conseguente
allo svolgimento di un apprendistato (AFC)”. Neppure egli potrebbe ottenere un
posto di lavoro nell’ambito della produzione, alla luce delle sue importanti
menomazioni fisiche, motivo per il quale, secondo il legale, il reddito da
invalido deve essere fissato facendo riferimento ad un’attività semplice e
ripetitiva (doc. I).

                                      

                                         Chiamato ad esprimersi, il
TCA non condivide il punto di vista del patrocinatore del ricorrente, per i
motivi qui di seguito esposti.

 

                                         Da una parte, infatti,
dagli atti emerge chiaramente che l’assicurato è in possesso di un titolo di
studio estero equivalente ad un attestato federale di capacità, AFC con
maturità professionale MP, come risulta dallo scritto del 15 aprile 2014 del
Capo unità riconoscimento diplomi di Berna prodotto in sede ricorsuale (cfr.
doc. A1).

                                         È, pertanto, a giusta
ragione che l’amministrazione ha utilizzato il livello di qualifica 3, previsto
proprio per gli assicurati dotati di “conoscenze professionali e specializzate”
(cfr., STF 8C_739/2008 del 13 maggio 2009 con la quale il TF ha confermato la
STCA 35.2007.23 del 7 agosto 2008, con la quale è stata ritenuta corretta l’applicazione
di un livello di qualifica 3, giustificata dal buon livello di formazione
scolastica e professionale dell’assicurato, in possesso dell’attestato federale
di capacità e della maturità professionale commerciale; vedi anche, a
contrario, STF 9C_1007/2010 del 15 dicembre 2011, nella quale l’Alta Corte ha
stabilito che i primi giudici non potevano utilizzare il livello di qualifica 3
per determinare il gap salariale, ma dovevano far capo al livello 4, non avendo
l’assicurato alcuna formazione e alcun tipo di attestato di capacità
professionale, che conferma quanto già indicato in STF 9C_837/2009 del 23
giugno 2010 c. 3.4, pubblicata in RtiD I-2011 pag. 245; I 19/05 del 29 giugno
2005 e STF 9C_993/2010 del 2 dicembre 2011).

 

                                         Questo Tribunale approva inoltre
anche la scelta operata dall’amministrazione di fare riferimento ad attività
del settore farmaceutico, dato che dall’attento esame della documentazione agli
atti emerge in maniera univoca che il ruolo affidato all’assicurato presso il
precedente datore di lavoro non fosse quello di un semplice operaio, bensì
quello di un operatore qualificato, dotato di grande esperienza (attività
venticinquennale) e che nella sua qualità di co-responsabile della produzione
dei prodotti farmaceutici, svolgeva compiti di responsabilità, per i quali era
necessario disporre di conoscenze specifiche, arrivando pure a dover trovare
delle soluzioni nel caso di insorgenza di problemi.

                                         Ciò risulta chiaramente da
una serie di documenti e meglio:

 

-       scritto
del responsabile amministrativo del precedente datore di lavoro
dell’assicurato, ditta __________, indirizzato all’CO 1, del seguente tenore:

 

"
                                (…)

                                        Per
le mansioni di RI 1 posso precisare che si occupava dei processi di produzione
nel reparto __________; sia per prodotti da mettere in vendita, sia per nuovi
prodotti sperimentali. Seguiva quindi le varie fasi che sono: Dispensatura,
Miscelatura o Granulazione, Compressione e Pacchettaggio.

 

                                        Le
sue competenze e la sua esperienza lo coinvolgevano a trovare soluzioni e
consigli durante le fasi della lavorazione nel caso insorgevano problemi.

 

    Ho cercato
negli archivi e tra i vari documenti ho trovato il suo Curriculum Vitae (gliene
allego una copia) ma non ci sono le copie dei diplomi. Sul CV potete rilevare
che possedeva il diploma della “Scuola Tecnica” di __________ in __________.
Tale scuola, per intenderci, è paragonabile a una scuola STS in chimica. (…).” 

      (Doc. 238 sottolineatura
della redattrice)

 

-       scritto
del 18 marzo 2014 redatto dall’assicurato stesso e consegnato all’CO 1, intitolato
“mia attività lavorativa nella società farmaceutica “__________””, del seguente
tenore:

 

"
Sono arrivato ad __________ nella primavera del 1988 (che all’epoca si
chiamava __________), la società era appena nata qualche mese prima del mio arrivo.
All’inizio siamo stati solamente 3 operatori nell’azienda, che poi piano piano
si è ingrandita. Sono arrivato nel carattere dell’operatore delle macchine
comprimitrici.

      Precedentemente
lavoravo già da 2 anni nella ditta farmaceutica simile, che si chiamava __________,
dove ho imparato a conoscere le macchine comprimitrici, che erano identiche a
queste di __________ ed oltre questo ho imparato anche ad adoperare i
granulatori a letto fluido (una preparazione dei granulari per la successiva
comprimitura) che erano anche identiche. Sono arrivato ad __________ come un
operatore già qualificato. Nei primi 3 anni lavoravo solamente nel reparto
di comprimitura delle compresse effervescenti. Poi, per la richiesta della
direzione, sono passato al reparto dei granulari, della confezione delle
compresse nei tubi, confezione nel blister, poi ho imparato la confezione dei
granulari nelle buste e confezione e produzione di diversi prodotti alimentari.
Alla fine, dopo circa 7 anni, ero capace di adoperare tutti i macchinari
presenti nella ditta. La ditta cresceva tanto nella maniera esponenziale.
Dopo questa esperienza nella produzione dei prodotti effervescenti sono passato
a lavorare nel laboratorio della tecnica farmaceutica, dove mi occupavo nel
trasferimento dei nuovi prodotti sviluppati nel laboratorio alla produzione
industriale. Nel frattempo la ditta ha cambiato la ragione sociale ed è
diventata una filiale della grande società “__________”. Per la richiesta della
direzione sono di nuovo ritornato nel reparto di produzione in carattere di co-responsabile
della produzione dei prodotti farmaceutici. La nostra ditta è divisa nelle
produzioni dei prodotti alimentari e nella produzione dei prodotti
farmaceutici. Ero collaboratore del direttore di produzione farmaceutica.
Organizzavo il lavoro a turni e lavoravo direttamente insieme con gli
operatori nella produzione. Poi il mio compito era di controllare,
completare, chiudere e preparare i documenti cartacei della produzione
farmaceutica svolta, per il reparto della assicurazione del controllo di
qualità.

      Normalmente
il mio lavoro si svolgeva di 60% nella produzione sui macchinari e di 40%
d’ufficio (vedi rapporto AI e CO 1 del 16.11.2010 dall’incontro delle parti il
15 novembre 2010 presso l’Ufficio AI a Bellinzona). Poi c’erano i giorni che lavoravo
100% nella produzione direttamente sui macchinari a causa di assenza di
personale per la malattia o per gli altri motivi. Lavorando a turni la
produzione era continua ed io sostituivo gli operatori durante le pause e durante
i cambio turni, per garantire la produzione continua senza pause e intoppi. Tutto
questo era possibile perché conoscevo bene tutti i macchinari.

      Quando la
società era sotto la “__________” avevo tantissimo lavoro e per la richiesta
della direzione io lavoravo tanti mesi esclusivamente di notte, direttamente
nella produzione farmaceutica nei reparti di compressione e confezionamento ed
ero anche il responsabile dello staff. La direzione ha riconosciuto le
mie qualifiche ed incrementato il mio stipendio di circa il 30%, nonostante
che svolgevo i lavori manuali della produzione e altrettanto i lavori della
responsabilità. La mia formazione è tecnica farmaceutica e chimico
d’analisi chimica. Io non sono impiegato d’ufficio ed il mio lavoro era
sempre collegato direttamente con la produzione e sui macchinari. Un lavoro che
adesso non posso esercitare per motivi di salute, esattamente per l’handicap
motorio della spalla sinistra, che non mi permette di svolgere i movimenti
necessari lavorando nella produzione farmaceutica che anche se è automatizzata
richiede sforzi notevoli e buona salute. Non per altro ogni due anni tutto lo
staff di produzione è obbligato al controllo medico.

 

      Negli
ultimi anni la società di nuovo ha cambiato la ragione sociale e si chiama
attualmente “__________”. Il carattere della produzione è rimasto quasi uguale,
a parte delle produzioni di nuovi prodotti e delle forme farmaceutiche nuove.
Gli ultimi 8 mesi del mio lavoro prima dell’incidente nel settembre 2009 (di
nuovo sulla richiesta della direzione) era svolto 100% direttamente sulla
produzione dei prodotti farmaceutici ed alimentari (vedi rapporto della Suva ed
AI del 16.11.2010). Il mio lavoro parziale d’ufficio è passato completamente
al mio collega e responsabile dott. __________, direttore di produzione.
(…).” 

      (Doc. 255,
sottolineature della redattrice)

 

                                         Inoltre, il TCA sottolinea
che, come indicato in data 14 ottobre 2010 dal precedente datore di lavoro all’CO
1, l’assicurato era altresì in possesso dell’“autorizzazione di Swiss Medic
ad assumere compiti di responsabilità all’interno del settore chimico di __________”
(doc. 93 fasc. 1).

                                         

                                         Proprio al fine di
approfondire questa indicazione, in corso di causa, il TCA ha interpellato il
precedente datore di lavoro dell’interessato, chiedendo di fornire le seguenti
precisazioni:

 

" (…)

Dalla documentazione agli atti rileviamo che, nel corso degli
incontri del 14 ottobre 2010 e del 16 novembre 2010 tra Lei e il signor __________
dell’CO 1, era stata presa in considerazione e ritenuta fattibile la
possibilità di trovare per il signor RI 1 una nuova collocazione all’interno
della ditta __________, per un’attività di tipo prettamente burocratica, in
particolare nel reparto ricerca e sviluppo. 

Dal rapporto del 14 ottobre 2010, infatti, risulta che
l’interessato “è chimico con autorizzazione di Swiss Medic ad assumere
compiti di responsabilità all’interno del settore chimico di __________. Chiedo
all’azienda di tenere aperta una possibilità per un lavoro d’ufficio al loro
interno dell’azienda. D’accordo” (cfr. doc. 93).

Dal rapporto del 16 novembre 2010, poi, risulta che “rientro in
argomento circa la possibilità di trovare una soluzione occupazionale
all’interno dell’azienda. Risposta ancora affermativa: si potrebbe tentare nel
reparto di ricerca e sviluppo, un lavoro prettamente burocratico. A tempo
opportuno svilupperemo i dettagli” (cfr. doc. 103).

 

Nonostante queste indicazioni, tuttavia, con scritto del 24
febbraio 2011, la ditta __________ ha comunicato al signor RI 1 la disdetta del
rapporto di lavoro con effetto a partire dal 31 maggio 2011.

 

Al riguardo, Le chiediamo gentilmente di comunicarci i motivi per
i quali non è stato possibile, nonostante quanto prospettato in un primo
momento, offrire al signor RI 1 una nuova occupazione, di tipo leggero e
rispettosa delle sue limitazioni funzionali, all’interno della ditta __________.

 

Inoltre, Le chiediamo di comunicarci quando è stata rilasciata “l’autorizzazione
di Swiss Medic ad assumere compiti di responsabilità all’interno del settore
chimico di __________” ; sulla base di quali presupposti è stata accordata
(attestati di studio, esperienza, ecc.) e se essa valesse solo per la Vostra
ditta o avesse carattere generale.

 

Ci occorre altresì sapere per quali ragioni, sei mesi prima
dell’infortunio, l’assicurato è stato trasferito definitivamente nel settore
della granulazione del reparto nutrizionale, laddove il lavoro manuale pesante
ha assunto un ruolo importante, come emerge dal verbale del 17 febbraio 2014
redatto dopo colloquio presso la sede del datore di lavoro tra l’assicurato,
Lei, il signor __________ e il signor __________ (doc. 256).

 

Infine, La invitiamo a comunicarci se, a Vostro avviso, tenuto
conto della formazione scolastica e professionale, della lunga esperienza lavorativa
maturata presso la Vostra ditta e dei compiti di responsabilità ricoperti alle
Vostre dipendenze sia verosimile ritenere che il signor RI 1 possa reperire,
sul mercato generale del lavoro, una nuova occupazione qualificata e di tipo
non pesante nel settore farmaceutico oppure no e per quali motivi.” (Doc. V)

 

                                         Con scritto del 13
febbraio 2015, il precedente datore di lavoro dell’assicurato ha risposto:

 

" (…)

Confermo che il sottoscritto aveva valutato in data 14 ottobre
2010 e riconfermato il 16 novembre 2010 di valutare attentamente la possibilità
di ricollocare il signor RI 1 all’interno dell’azienda per sfruttarne le
conoscenze. Purtroppo questo non è stato possibile in quanto l’ufficio
“burocratico” del nostro reparto Ricerca e Sviluppo non ne aveva
necessità e quindi non è stato possibile continuare il rapporto di lavoro con RI
1. In altre occasioni, come potrebbe confermare l’ispettore della CO 1, sig. __________,
la nostra azienda ha fatto sempre il possibile (e anche di più) per reintegrare
persone dopo un grave infortunio.

 

L’autorizzazione a firmare documenti, sensibili e importanti
per la produzione, concessa a RI 1 è una decisione interna dell’azienda (QA
/ QC) e rispetta le regole GMP e di Swissmedic. Per concederla ci si è basati
sui titoli di studio (si tratta di titoli di studio esteri, polacchi per la
precisione) ma specialmente sulla formazione interna.

 

Il dipendente era passato nel reparto produzione, di comune
accordo con il caporeparto (suo collega) perché due responsabili di produzione non
erano più necessari. Il passaggio è stato effettuato senza riduzioni di
stipendio. Il sig. RI 1 aveva accettato con piacere e non si è mai lamentato.

 

Per rispondere alla sua ultima domanda, premetto che non conosco a
fondo la situazione fisica del nostro ex dipendente. In teoria RI 1 potrebbe
essere ricollocato nel mondo della farmaceutica, ma va umanamente considerato
che essendo rimasto fuori dall’ambiente da diversi anni (ambiente dove novità e
modifiche viaggiano molto veloci) le possibilità sono ulteriormente ridotte.”

(Doc. VII, sottolineature della redattrice)

 

                                         Il TCA ha pure ritenuto
opportuno interpellare l’associazione di categoria delle industrie
farmaceutiche, Farma Industria Ticino, chiedendo di precisare quanto segue:

 

" (…)

Nello specifico, il caso che ci occupa concerne una persona che,
dopo avere compiuto le scuole dell’obbligo all’estero, ha ottenuto, sempre
all’estero, il diploma di tecnico chimico con specializzazione in analisi
chimica (formazione quinquennale), che, secondo il Capo unità riconoscimento
diplomi di Berna, può essere inserito nel sistema educativo svizzero quale
“formazione professionale di base del livello secondario II (livello attestato
federale di capacità, AFC con maturità professionale MP)”.

In seguito, l’assicurato ha frequentato, per un anno, la facoltà
di farmacia presso un’università estera, abbandonando tuttavia gli studi al
termine del primo anno non potendo dedicarsi agli stessi a tempo pieno.

 

Dal profilo professionale, dagli atti in nostro possesso risulta
che, dopo essersi trasferito in Svizzera, l’assicurato ha iniziato a lavorare
dapprima presso una ditta farmaceutica locale in qualità di analista e,
successivamente, per due anni, quale operatore dei macchinari presso un’altra
ditta farmaceutica (dove, secondo quanto indicato dalla persona interessata
stessa, ha imparato a conoscere le macchine comprimitrici e ad adoperare i
granulatori a letto fluido).

Egli è poi stato assunto da una terza ditta farmaceutica – nella
quale è rimasto attivo per oltre 25 anni – in un primo momento in qualità di
operatore (già qualificato) delle macchine comprimitrici; in seguito, quale
operatore di tutti gli altri macchinari presenti nella ditta per la produzione
di prodotti effervescenti. 

Dopo anni trascorsi nella produzione, egli è quindi passato nel
laboratorio della tecnica farmaceutica, occupandosi del trasferimento nella
produzione industriale dei nuovi prodotti sviluppati in laboratorio.

Finita questa fase, egli è tornato nel reparto produzione, in
qualità di co-responsabile della produzione farmaceutica. 

Secondo quanto spiegato dall’assicurato stesso, egli svolgeva sia
attività di ufficio, sia attività di produzione e meglio: “organizzavo il
lavoro a turni e lavoravo direttamente insieme con gli operatori nella
produzione. Poi il mio compito era di controllare, completare, chiudere e
preparare i documenti cartacei della produzione farmaceutica svolta per il
reparto della assicurazione del controllo qualità”. 

A tale proposito, chiamato da questa Corte a fornire delle
precisazioni, il datore di lavoro ha comunicato che l’assicurato era
autorizzato a firmare documenti, sensibili e importanti per la produzione,
sulla base di una decisione interna all’azienda, presa nel rispetto delle
regole GMP e di Swissmedic, tenendo conto dei titoli di studio dell’interessato
e, specialmente, della formazione interna alla ditta.

Infine, egli è stato trasferito nel settore granulazione del
reparto nutrizionale, laddove il lavoro manuale pesante ha assunto un ruolo
importante.

 

A seguito del danno alla salute che ha interessato la spalla
sinistra, l’assicurato non è ora più in grado di svolgere attività di tipo
pesante, mentre risulta pienamente abile al lavoro nell’esecuzione di attività
che non prevedano il sollevamento di pesi.

 

Stante quanto sopra esposto, ai fini di causa, Vi chiediamo
gentilmente di volerci comunicare se, a Vostro avviso, tenuto conto della sua
formazione scolastica e professionale, della lunga esperienza lavorativa
maturata e dei compiti di responsabilità ricoperti presso il precedente datore
di lavoro sia verosimile ritenere che l’assicurato in questione possa reperire,
sul mercato generale del lavoro, una nuova occupazione qualificata e di tipo
non pesante nel settore farmaceutico oppure no e per quali motivi.” (Doc. VIII)

 

Con scritto del 26 febbraio 2015, Farma Industria Ticino ha
risposto:

 

" (…)

Facciamo riferimento alla vostra cortese comunicazione dello
scorso 17 febbraio, nella quale chiedete il nostro avviso circa la reperibilità
per l’assicurato che state seguendo di una nuova occupazione qualificata e di
tipo non pesante nel settore farmaceutico.

 

In base alle informazioni che ci avete fornito, l’assicurato
dispone di una solida formazione e nel corso della sua carriera
professionale si è trovato ad occupare posti di responsabilità anche al di
fuori dei reparti di produzione.

È altresì difficile per noi rispondere alla vostra domanda, in
quanto non disponiamo di tutti gli elementi necessari al fine di fornirvi una
risposta certa, considerata pure la delicatezza del caso e il difficile periodo
che stanno vivendo le imprese industriali – e non solo quelle farmaceutiche –
del nostro Cantone.

Ribadiamo in ogni caso che in base agli elementi che abbiamo a
disposizione, non vediamo particolari ostacoli ad un suo reinserimento nel
mondo del lavoro, nello specifico in un’occupazione qualificata e di tipo non
pesante.” (Doc. IX)

 

                                         Dagli accertamenti svolti
dal TCA e appena riprodotti per esteso emerge una volta ancora la grande
esperienza e la solida formazione maturata dall’interessato nell’azienda, tale
da permettergli di ricoprire ruoli di responsabilità anche al di fuori del
reparto di produzione. 

                                         Tutti questi elementi non
possono che deporre a favore del fatto che sia verosimile concludere che
l’assicurato possa reperire, sul mercato generale del lavoro, una nuova
occupazione qualificata e di tipo non pesante nel settore farmaceutico, così
come ritenuto possibile sia dal precedente datore di lavoro, sia
dall’associazione di categoria delle industrie farmaceutiche (cfr. STF
8C_739/2008 del 13 maggio 2009 con la quale il TF ha confermato la STCA
35.2007.23 del 7 agosto 2008, nella quale questa Corte, nel determinare il
reddito da valido e da invalido, aveva considerato che un assicurato, attivo
quale operaio, avrebbe potuto trovare lavoro in ambito finanziario,
segnatamente bancario, vista la sua pregressa formazione professionale (prima
di intraprendere l’attività di operaio, egli aveva conseguito l’attestato
federale di capacità e la maturità professionale commerciale, nonché lavorato
per circa un decennio alle dipendenze di una banca) e, nel frattempo, aveva
conseguito la maturità federale con indirizzo economico; I 456/05 del 27
novembre 2006, concernente il caso di un intermediario finanziario
continuamente in viaggio e costantemente alle prese, (anche) di notte, con i
corsi borsistici internazionali, nella quale l’Alta Corte ha confermato la
correttezza della valutazione del reddito da invalido operata
dall’amministrazione e dal primo giudice sulla base dei dati statistici
salariali riguardanti l’intermediario finanziario in possesso di specifiche
conoscenze professionali (tabella TA1 cifra 65 livello di esigenze 3)).

                                         

                                         Quanto alle incertezze
legate al difficile momento che stanno vivendo le imprese industriali segnalate
da Farma Industria Ticino, va rilevato che il Tribunale federale ha più volte
ribadito che l'assenza di un'occupazione lucrativa per ragioni estranee ad un
danno alla salute, quali le particolari condizioni del mercato del lavoro in
una determinata regione, l'età, la mancanza di una formazione (sufficiente) o
difficoltà linguistiche, non consente di riconoscere il diritto ad una rendita,
l'incapacità di lavoro che ne risulta non essendo dovuta ad una causa per la
quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di prestare alcunché (DTF 107 V 17 consid.
2c pag. 21; VSI 1999 pag. 247 consid. 1). Sotto questo aspetto va ricordato che
nell'ordinamento giuridico svizzero la mancanza di lavoro dovuta a squilibri
del mercato del lavoro viene considerata dalla legge sull'assicurazione contro
la disoccupazione e non da quella per l'invalidità (cfr., fra le tante, STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012).

                                         

                                         Alla luce di tutte le
considerazioni sopra esposte è pertanto a giusta ragione, a mente del TCA, che
l’amministrazione, nella determinazione del reddito da invalido, ha fatto capo
ai dati statistici relativi al settore farmaceutico.

 

                                         Il reddito da invalido è
quindi pari a fr. 97'435.80 annui per il 2010 (secondo la Tabella TA1 p.to 21 “Industria farmaceutica”,
livello di qualifica 3, fr. 7’980.-- X 12 mesi = 95’760.-- riportato
su 40.7 ore), che aggiornati al 2013 corrispondono a fr.
99'676.82.

 

                                         L’assicurato, quale operatore
qualificato presso una ditta farmaceutica, avrebbe guadagnato nel 2013 fr. 88’400
/ anno per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.4.). 

                                         Tale reddito si situa, per
ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per
un’attività equivalente (cioè fr. 99’676.82), come
espressamente ritenuto dall’amministrazione nella decisione impugnata (doc. 262).

 

                                         Se si riduce il reddito
statistico da invalido, in applicazione della giurisprudenza di cui alla
8C_44/2009 del 3 giugno 2009, della percentuale del 6.31% (parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5%) si ottiene un importo di fr.
93'387.21. 

 

Ritenuto che, come
visto in precedenza, da un punto di vista medico l’assicurato può esercitare
un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 100%, il reddito
statistico citato non va ulteriormente ridotto.

 

                               2.7.   In ossequio alla
giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una sentenza del 25
luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

 

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15%. 

 

                                         In
una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune
indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la
riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella
causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato
(47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava
un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un
mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età
e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello
retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I
138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione
sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni,
dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore
dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04,
consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un
permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un
fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid.
2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna
applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità,
hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35,
p. 105 consid. 2b). 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati
(circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità
di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7,
405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid.
4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a
direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza
federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale
legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un
caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere
limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può
comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in
questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid.
2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione
(15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività
leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in
cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle
difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del
15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione
della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il
TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti
legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione
(anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

                                      

Questa indicazione, posta sulla base dello studio della
giurisprudenza federale, di accordare ad ognuno dei fattori di rilievo una
decurtazione del 5%, è stata poi ribadita da questo Tribunale nella STCA
32.2012.36 del 31 gennaio 2013, nella quale il TCA - distanziandosi dalla
prassi adottata autonomamente dall’Ufficio AI del Canton Ticino sulla base di
una direttiva interna che prevede, tra l’altro, delle deduzioni percentuali
varianti dall’1% al 10% in funzione delle limitazioni nel portare i pesi - ha
evidenziato che l’applicazione della riduzione percentuale deve avvenire utilizzando
esclusivamente dei multipli di 5. 

Con sentenza
9C_179/2013 del 26 agosto 2013, il Tribunale federale ha interamente confermato
quanto stabilito da questo Tribunale, sviluppando le seguenti considerazioni:

 

" (…)

5.5. La decisione del Tribunale cantonale di
distanziarsi dalla deduzione operata dall'UAI a titolo di circostanze
particolari non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un
eccesso nell'esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido
motivo. Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi
il Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni
dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare - a causa
dell'ininfluenza del calcolo per l'esito della valutazione - il giudizio
dell'istanza precedente. 

 

L'applicazione di tassi più frazionati si
rivelerebbe invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero
difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede
giudiziaria (cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung
[IVG], in: Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 2a ed. 2010, pag. 314). In tali condizioni,
rappresentando questo argomento già valido motivo per scostarsi dalla
valutazione dell'amministrazione, non occorre verificare oltre l'altro motivo
posto a fondamento della pronuncia impugnata e contestato in sede federale,
ovvero quello dell' (in) applicabilità di una direttiva amministrativa interna che
regoli autonomamente per il proprio Cantone le riduzioni sul reddito statistico
da invalido. 

 

5.6. L'UAI si
richiama del resto a torto alle sentenze 9C_390/2011 del 2 marzo 2012 e
9C_299/2011 del 21 novembre 2011 per invocare l'esistenza di prassi parallele
in altri cantoni. In realtà dalle citate sentenze non emerge nulla di tutto
ciò. La "feuille de calcul" menzionata in dette sentenze null'altro è
se non il calcolo interno dell'invalidità che precede l'emanazione della
decisione amministrativa. Per il resto, è sufficiente il rilievo che anche in
quelle vertenze, laddove applicata, la riduzione effettuata dall'ufficio AI
interessato corrispondeva a un multiplo di 5.” 

 

                               2.8.   In concreto, nella decisione
impugnata, l’amministrazione ha applicato una riduzione complessiva del 15%, non
contestata dal ricorrente.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la questione del potere d'esame
del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle assicurazioni qualora si
tratti di verificare, in materia di assicurazione per l'invalidità,
l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido accertato sulla
base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

                                         L'Alta Corte al consid.
5.2 si è così espressa:

 

" Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal fédéral, celui de
l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche pas limité dans ce
contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou l'abus du pouvoir
d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la décision
administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui concerne
l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de savoir si
une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a adoptée
dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les principes
généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son résultat. A cet
égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif pertinent,
substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il doit
s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre
appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81).»

 

                                         Nel caso di specie, questo
Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione percentuale del 15%
applicata dall’amministrazione.

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2013, partendo da un
salario da invalido di fr. 93'387.21,
ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 100% e ammettendo la riduzione del
15%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 79'379.13 (fr.
93'387.21 - (fr. 93'387.21 x 15 : 100)).

                                         Confrontando ora questo
dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 88’400
(consid. 2.4.), risulta un grado di invalidità del 10.2%, arrotondato al 10% secondo la giurisprudenza di cui
alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41).                

 

                                         Visto che,
con la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha riconosciuto a RI 1 una rendita di invalidità proprio del 10%, il suo ricorso deve essere respinto. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti