# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac1ffe7e-f2c5-56f2-af13-3636d882834c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 14.04.2017 80.2016.224
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2016-224_2017-04-14.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2016.224

  80.2016.225

  	
  Lugano

  14 aprile 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 7 settembre 2016 contro la decisione dell’11 agosto 2016 in materia di IC/IFD
  2013.

  

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Con decisione del
24.3.2016 l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (di seguito UTPG)
commisurava l’utile imponibile della RI 1 per l’IC e per l’IFD 2013 in fr.
88'300.-, ed il capitale imponibile in fr. 356'000.-. A motivazione della decisione
l’UTPG argomentava: 

                                         “Costi del personale / salari eccessivi. Per
quantificare lo stipendio che può spettare all’amministratore di una società la
cui unica attività consiste nella locazione di un immobile commerciale, si può
far capo alle tariffe dell’Associazione Svizzera dei Fiduciari Immobiliari
Sezione Ticino (SVIT). In base al tariffario SVIT, l’onorario per
l’amministrazione di un immobile viene calcolato percentualmente sugli introiti
globali lordi annui ed è pari a: incassi lordi annui per i primi fr. 50'000
(5%), per gli ulteriori fr. 50'000.- (4.75%), per gli ulteriori fr. 150'000
(4.5%), per gli ulteriori fr. 250'000.- (4%), oltre i fr. 500'000 (3.75%)”. 

                                         Venivano
poi citate le mansioni comprese nella nozione di “amministrazione”. Veniva poi
aggiunto nella motivazione: 

                                         “In base a quanto sopra l’importo massimo giustificato
a carico della contribuente a titolo di onorario dell’amministratore e spese
amministrative connesse può essere così quantificato: incassi affitti 2013 fr.
117'300.-, onorario massimo, per i primi 50'000 fr. 2'500.- (5%), per gli
ulteriori fr. 50'000 fr. 2'375.- (4.75%), per gli ulteriori fr. 17'800 (4.5%)
per totali fr. 5'676.-. La contribuente registra costi del personale/ salari
per complessivi fr. 91'923.-. Pertanto gli oneri sopra descritti sono da
ritenersi eccessivi e non vengono quindi ammessi nella misura di fr. 86'200.-.”                                                  

 

 

                                  B.   Con reclamo 21.4.2016
la RI 1 insorgeva contro le decisioni di tassazione per l’IC/IFD 2013. La
reclamante precisava che __________, dipendente della RI 1 non svolgeva solo mansioni
di amministrazione dello stabile, ma anche lavori di portineria, di
sorveglianza 24 ore su 24 della struttura, di manutenzione generale [compiti da
elettricista, pittore, tuttofare per l’immobile, “tutto quanto richiesto per la
società”]. La reclamante sosteneva che, se in tale ambito venisse considerato
lo stipendio di un “lavoratore normale” e a questi si aggiungessero i costi per
le mansioni d’ufficio, si giungerebbe in maniera chiara al corrispettivo del salario
versato ad __________. L’insorgente indicava inoltre che il conto denominato
“costi del personale”, si riferiva ai costi per oneri sociali, che, come tali
non potevano essere ritenuti versati a favore del dipendente.

 

 

                                  C.   Con decisione su reclamo
dell’11.8.2016, l’UTPG confermava l’utile ed il capitale imponibili per
l’IC/IFD 2013 accertati nella precedente decisione. A motivazione della
decisione su reclamo l’autorità fiscale indicava:

                                         “Costi del personale/salari eccessivi. Con tempestivo
reclamo presentato in data 20 aprile 2016, la contribuente contesta la
decisione di tassazione IC/IFD 2013 notificata il 24 marzo 2016, in particolare
in merito alla ripresa di CHF 86'200 quali costi del personale / salari
eccessivi. Preliminarmente si osserva che la RI 1 è una società immobiliare. A
fronte di un incasso lordo (affitti) di CHF 117'800.-, quest’ultima ha versato
costi per personale / salari per CHF 91'923 (oneri sociali compresi), tutti di
spettanza del signor __________, presidente con diritto di firma individuale della
società dal 28.2.2014. L’autorità di tassazione alfine di quantificare lo
stipendio che può spettare all’amministratore di una società (a un’azionista o
ad una persona a lui vicina) la cui unica attività consiste nella locazione di
un immobile commerciale, ha fatto capo alle tariffe dell’Associazione Svizzera
dei Fiduciari Immobiliari Sezione Ticino (SVIT). Per le relative modalità di
calcolo si fa espressamente riferimento alla decisione di tassazione del 24
marzo 2016. La Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello ha già
avuto modo di considerare indicativo, quale orientamento, il riferimento alle
tariffe della SVIT per la quantificazione di tali spese. Va altresì rilevato
che già a primo acchito appare manifesta la sproporzione tra i salari versati e
ricavi da locazione (ca. 78%). Tale prestazione ben difficilmente verrebbe
concessa ad un terzo indipendente alle stesse condizioni. In aggiunta si
segnala che fino al 2012 compreso, nessun versamento a tale titolo era mai
stato effettuato dalla società. Considerate le motivazioni esposte, la ripresa
di CHF 86'200 viene pertanto confermata”.                             

 

 

                                  D.   Con tempestivo
ricorso del 7/8.2.2016 la RI 1 insorge contro le decisioni di tassazione su
reclamo per l’IC/IFD 2013. L’insorgente ripropone le medesime censure già
addotte in sede di reclamo, aggiungendo che tra la società ed __________ esiste
un contratto di lavoro (per la parte amministrativa) che giustificherebbe
ampiamente la retribuzione concessa. Contesta inoltre l’argomento secondo cui
negli anni precedenti non sarebbe stato assunto un dipendente per svolgere tali
funzioni, argomentando che precedentemente per i lavori in questione ci si appoggiava
su ditte esterne e poi, anche in parallelo alla necessità di disporre di una
persona addetta alla sorveglianza dello stabile, si era scelto di assumere un
dipendente. Da ultimo l’insorgente chiede, nel caso in cui la principale tesi
ricorsuale non venisse accolta, che i costi non riconosciuti e imposti come “altri
elementi dell’utile” siano considerati come una riserva tassata e possano
essere dedotti fiscalmente dagli utili degli esercizi successivi.

 

 

                                  E.   Con osservazioni al
gravame ricevute il 19.9.2016, l’UTPG spiega che la società ricorrente è una
società immobiliare, proprietaria della part. __________ RFD __________, sulla
quale è ubicato l’esercizio pubblico “__________”, del quale presidente, con
firma individuale risulta essere, dal 28.2.2014, __________. La contestazione
sollevata sia in sede di reclamo che ricorsuale riguarda proprio la ripresa
quale utile di fr. 86'200.- dei costi del personale / salari versati ad __________.
L’UTPG si riconferma nelle decisioni impugnate precisando come la
quantificazione dell’onorario calcolato in base alle tariffe SVIT tenga in debita
considerazione sia la parte amministrativa che quella di gestione degli
immobili in locazione. I compiti di gestione che la ricorrente asserisce essere
svolti da __________ (senza peraltro produrre alcun giustificativo) risultano
già inclusi nel tariffario. Il fisco conclude ponendosi la questione se i costi
di sorveglianza 24 ore su 24 non siano di pertinenza del conduttore. Con riferimento
alla richiesta subordinata di considerare l’adeguamento fiscale quale riserva
tassata deducibile negli anni successivi, secondo il fisco tale affermazione
lascerebbe presupporre un rapporto di “vicinanza” tra dipendente e azionariato
della società. 

                                         Con replica del
17/19.10.2016 la RI 1 ha contestato le tesi esposte dall’UT, ribadendo i propri
argomenti.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Gli articoli 58 cpv. 1
LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all’imposta sull’utile delle
persone giuridiche, che:

                                         1 Costituiscono
utile netto imponibile: 

a.    
il saldo del conto profitti e
perdite, epurato dal riporto dell’anno precedente;

b.   
tutti i prelevamenti fatti prima
del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla
copertura di spese riconosciute dall’uso commerciale, in particolare: 

      -    ...[omissis]... 

     -     le distribuzioni palesi o dissimulate di
utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall’uso commerciale. 

                                         Quanto all’imposizione delle persone fisiche, gli articoli 19 cpv. 1 LT e 20 cpv. 1 LIFD prevedono da parte loro
che:

                                                                                 1 Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare,
segnatamente:

                                         c.   i dividendi,
le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.). 

                                         1.2.

                                         La dottrina ha così
riassunto la nozione di “distribuzione dissimulata di utili” che si può
ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. Cagianut/Höhn, Unternehmungssteuerrecht,
Berna 1986, p. 398 s.; Höhn/Waldburger,
Steuerrecht, 8a ediz., vol. I, Berna 1997, n. 82 al § 18, p. 456 s.;
Oberson, Droit fiscal suisse,
Basilea/Francoforte 1998, n. 28 ad § 10, p. 172; inoltre CDT n. 80.2000.00031
del 2 maggio 2000, in RDAT II-2000 n. 8t; sentenza TF 2C_798/2015 del
26.9.2016, consid. 2.1.): 

Ø 
una prestazione da parte della società, senza una corrispondente
controprestazione;

Ø 
il fatto che la prestazione si traduca in un vantaggio per l’azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe stata concessa ad un
terzo alle stesse condizioni;

Ø 
il fatto che il menzionato carattere della prestazione (di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia riconoscibile da parte degli
organi societari.

                                         1.3.

                                         Quali
prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni dissimulate
di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono anche le rinunce a determinati
proventi in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente
riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa
forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di
prelevamento anticipato dell’utile (Gewinnvorwegnahme; cfr. Bernardoni/Bortolotto, La fiscalità
dell’azienda, Mendrisio 2010, p. 432). Essa sussiste per l’appunto quando la
società non rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza, che vengono
così incassati direttamente dall’azionista, rispettivamente quando quest’ultimo
non fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un terzo, ad
esempio la vendita di un bene del patrimonio sociale ad un prezzo di favore. La
differenza fra il valore che sarebbe stato possibile ottenere da un terzo e il
valore pattuito con l’azionista rappresenta una distribuzione mascherata di
utile (Bernardoni/ Bortolotto, op.
cit., p. 423; sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007,
consid. 6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 p. 660,
consid. 2.2; sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         L’UTPG, nella decisione
impugnata, ha rilevato che la ricorrente è una società immobiliare, che, a
fronte di un incasso annuo lordo (affitti) per fr. 117'800.-, ha versato costi
per personale / salari per fr. 91'923 (oneri sociali compresi), tutti a favore di
__________ [direttore - dipendente della società], che, a far tempo dal
28.2.2014, è inoltre presidente con diritto di firma individuale della società.

                                         L’autorità fiscale, per
valutare la congruità del salario corrisposto dalla ricorrente al dipendente __________,
ha valutato il tipo di attività svolto dalla società, ha accertato che
l’incasso annuo lordo di fr. 117'800.- fosse legato alle entrate da affitti ed
ha concluso che i costi per il personale di fr. 91'923.– erano sproporzionati e
non giustificati dalla situazione commerciale concreta, tenuto conto anche delle
indicazioni fornite dal tariffario della SVIT (Associazione svizzera
dell’economia immobiliare).

 

                                         2.2.

                                         Sebbene l’autorità di
tassazione, nella decisione di tassazione prima e nella decisione su reclamo
poi, non abbia espressamente qualificato la ripresa litigiosa come
distribuzione dissimulata di utile, le motivazioni proposte portano univocamente
a tale conclusione. 

                                         La decisione di tassazione
del 24 marzo 2016, in particolare, si limita a definire “eccessivi” i costi del
personale e a concludere che “non vengono quindi ammessi nella misura di fr.
86'200.–“. La decisione su reclamo, tuttavia, giustifica la ripresa anche con
l’argomento che “tale prestazione ben difficilmente verrebbe concessa ad un
terzo indipendente alle stesse condizioni”. Anche nelle osservazioni del 16
settembre 2016 al ricorso, l’UTPG fa riferimento ad un “rapporto di ‘vicinanza’
dipendente-azionariato”. 

                                         Una distribuzione dissimulata di utili presuppone infatti che la prestazione sia stata fatta all’azionista o ad una persona vicina; se una “prestazione non giustificata dall’uso commerciale” è stata
fatta ad un “vero terzo”, non si giustifica la sua aggiunta all’utile
imponibile (cfr. la sentenza CDT n. 80.2006.166 del 26 giugno 2007 consid. 2.2,
con riferimenti).

                                         Il ricorso deve pertanto
essere esaminato alla luce dei presupposti della distribuzione dissimulata di
utili. 

 

                                         2.3.

                                         Una remunerazione
salariale eccessiva nell’ambito di un rapporto di lavoro costituisce una
distribuzione dissimulata di utile. Il datore di lavoro dispone di un’estesa
libertà di apprezzamento  nel fissare il salario del personale. Per poter
determinare – malgrado tale libertà -, se si è confrontati ad una rimunerazione
eccessiva, corrispondente ad una distribuzione dissimulata di utile, bisogna
prendere in considerazione l’insieme delle circostanze del caso di specie,
ritenuto ad ogni modo che non compete all’autorità fiscale sostituire il
proprio apprezzamento in materia di salario a quello della società. Tra i
criteri pertinenti, si possono citare la rimunerazione di persone di rango e di
funzione identici o simili, i salari versati da altre imprese che operano nello
stesso settore, le dimensioni dell’impresa e la sua situazione finanziaria,
come anche la posizione del salariato nell’impresa, la sua formazione e la sua
esperienza (sentenza TF 2C_660/2014 del 6.7.2015, in RF 70/2015 p. 806, consid.
6.1 e riferimenti citati).

 

                                         2.4.

                                         In una sentenza del 5
marzo 2009 (n. 2C_721/2008), il Tribunale federale ha respinto il ricorso di
una società anonima, proprietaria di un immobile, che aveva versato
all’amministratore e unico azionista un compenso complessivo di fr. 21'150.– e
che aveva dichiarato un utile imponibile di fr. 21'800.–. Basandosi sui tariffari
dell’Union neuchâteloise des professionnels de l’immobilier (UNPI),
l’autorità di tassazione cantonale aveva ritenuto che, nella misura in cui oltrepassava
l’importo di fr. 10'000.–, la remunerazione in questione costituiva una
distribuzione dissimulata di utile. Secondo la Suprema Corte, la decisione del
fisco cantonale, che, in mancanza di elementi concreti in merito alla natura e
all’importanza delle attività svolte dall’azionista, aveva proceduto ad una
comparazione con gli onorari raccomandati dall’UNPI, appariva conforme al
diritto federale e non arbitraria (consid. 2.5).

 

                                         2.5.

                                         In un caso trattato dallo
Steuergericht del __________ (decisione del 9.3.2015, in KSGE 2015 n. 8), i
giudici cantonali si sono confrontati con la tassazione di una società,
proprietaria di una casa con diversi appartamenti, che aveva pagato onorari per
l’amministrazione dello stabile, ad una società vicina, in misura corrispondente
al 6,64% delle pigioni incassate, ed aveva versato al proprio amministratore
unico un onorario di fr. 16'800.–. La corte cantonale ha ritenuto legittima la
decisione dell’autorità fiscale, che aveva considerato distribuzione
dissimulata di utile sia il compenso pagato per l’amministrazione dello
stabile, nella misura in cui eccedeva il 5% delle pigioni, sia l’onorario dell’amministratore,
nella misura in cui oltrepassava l’importo di fr. 6'000.–. I costi che
risultavano dai conti della ricorrente erano infatti stati considerati
eccessivi, rispetto al valore di mercato delle prestazioni fornite dalla
società amministratrice dell’immobile e dall’amministratore della società
stessa. 

.

                                         2.6.

                                         La Camera di diritto
tributario, in una sentenza del 26.2.1999 (CDT n. 80.98.00303), si è già
confrontata con la valutazione della congruità dello stipendio versato da una
società, avente lo scopo di amministrare e gestire beni immobiliari,
all’azionista e amministratore. In questa occasione, la Camera ha preso in
considerazione, a titolo di orientamento, il tariffario della SVIT, concludendo
che la società ricorrente aveva versato un salario eccessivo all’amministratore,
con la conseguenza che vi era stata una distribuzione dissimulata di utile.

 

                                         2.7.

                                         2.7.1.

                                         Nel caso in disamina, almeno
per quanto attiene al periodo fiscale litigioso,__________ era legato alla
società ricorrente da un contratto di lavoro a tempo indeterminato, nella
posizione di “direttore amministrativo” (non di amministratore), con un
salario mensile di fr. 6'500.- lordi versati per tredici mensilità. 

                                         In merito all’orario di
lavoro veniva precisato nel contratto (allegato al ricorso, pag. 2): “L’assunzione
prevede un totale di quaranta ore settimanali da svolgersi in cinque giorni”.
Nel contratto era previsto anche il lavoro supplementare, alle seguenti condizioni:
“Il dipendente potrà essere tenuto ad eseguire delle prestazioni oltre il
normale orario di lavoro stabilito al punto sopra. Le prestazioni
supplementari, che devono essere notificate al datore di lavoro il giorno
successivo, verranno compensate mediante un congedo di durata corrispondente”.

 

                                         2.7.2.

                                         Già alla semplice lettura
del contratto di lavoro, non può non balzare all’evidenza che – contrariamente
alle tesi esposte in sede di reclamo e di ricorso – il contratto di lavoro non
prevedeva mansioni di sorveglianza dello stabile 24 ore su 24, né tutti i pretesi
lavori di manutenzione e gestione. La posizione di __________ è ben definita
dal titolo di “direttore amministrativo”.

 

                                         2.8.                                                                          

                                         2.8.1.

                                         L’UTPG ha proceduto
correttamente, cerziorandosi dalla congruità del salario versato ad __________ per
verificare se fosse sproporzionato per rapporto ai ricavi della RI 1 per il
2013.

 

                                         Per verificare se il
salario fosse proporzionato, l’autorità fiscale ha opportunamente preso in
considerazione – a titolo indicativo - il tariffario SVIT, operando il seguente
calcolo:

 

                                         incasso affitti 2013                               fr. 117'800.-

 

                                         calcolo onorario massimo:

                                         per i primi fr. 50'000.-
(5%)                  fr.      2'500.-

                                         per gli ulteriori fr.
50'000.- (4.75%)     fr.      2'375.-

                                         per gli ulteriori fr.
17'800.- (4.5%)       fr.         801.-

                                         onorario massimo                                 fr.      5'676.-

 

                                         L’onorario calcolato sulla
base del tariffario SVIT comprende il mandato di gestione ordinaria che
comprende la gestione finanziaria [contabilità / costi / rendiconto
annuo], la gestione locativa ed amministrativa [gestione – rilocazione
/relazioni in generali/ rappresentanza del proprietario / controllo scadenze] e
la gestione tecnica [portineria (p. es. allestimento mansioni
portineria)/ consegna e riconsegna appartamenti/ manutenzione corrente e
riparazioni (controllo degli immobili trimestralmente ed inventario dei lavori
da eseguire)/ esercizio e funzionamento di istallazioni tecniche] (allegato A
al tariffario SVIT). 

                                         L’UTPG ha pertanto considerato
giustificati i costi fatti valere per l’impiego del personale nella misura di fr.
5'676.- (per le mansioni svolte dal direttore dipendente __________) sul totale
di fr. 91'923.-. I rimanenti fr. 86'200.- che sono stati ripresi nel calcolo
dell’utile imponibile alla voce “altri elementi dell’utile”.

                                         Tenuto conto della
giurisprudenza citata, si deve ritenere che, per la commisurazione del salario
del direttore – dipendente, sia corretto riferirsi a titolo indicativo al
tariffario SVIT. 

 

                                         2.8.2.

                                         A
titolo di precisazione va comunque detto che, con decisione del 2.7.2012, la
Commissione della Concorrenza (COMCO) ha ritenuto che le raccomandazioni
tariffarie dell’ “Union suisse des professionnels de l’immobilier – Section Neuchâtel”
(USPI) [disposizioni analoghe al tariffario SVIT], prese anche come riferimento
nella sentenza del Tribunale federale n. 2C_721/2008, costituissero delle
restrizioni illecite al diritto della concorrenza ai sensi dell’art. 5 LCart, e
non fossero giustificate da motivi di efficienza economica. Con la decisione in
parola (pubblicata in Diritto e politica della concorrenza [DPC] n. 2012/3 p.
657 ss., cfr. sito internet www.weko.admin.ch) la Commissione della Concorrenza
ha condannato i membri dell’USPI Sezione Neuchâtel ad una multa.

 

                                         Ora,
se si può partire dall’assunto che il tariffario SVIT, alla luce della
decisione citata, non sia più utilizzabile da parte degli amministratori di
immobili, nondimeno si può ritenere che gli importi indicati continuino a poter
offrire alle autorità fiscali un criterio utile per verificare che l’onorario
versato ad un amministratore sia conforme alle condizioni di mercato. In
seguito all’intervento della COMCO, tali importi possono, ancor più che prima
della decisione, essere considerati come un limite massimo, al di sopra del
quale un compenso racchiude una prestazione mascherata al socio o a una persona
vicina.

 

                                          2.8.3.

                                         Come già ricordato, una
distribuzione dissimulata di utile presuppone anche che la prestazione si
traduca in un vantaggio per l’azionista o una persona a lui vicina.

                                         Nel caso in esame, non vi
sono indicazioni in merito all’azionariato della ricorrente. L’autorità di
tassazione ha tuttavia sottolineato che __________ ha assunto la presidenza
della società all’inizio dell’anno successivo (28.2.2014). Se non è egli stesso
azionista, difficilmente si può negare che si tratti di una persona vicina.

                                         In ogni caso, la questione
non merita di essere ulteriormente approfondita. Secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, non è infatti necessaria la prova diretta del fatto che il
beneficiario della prestazione sia un azionista o una persona vicina. Ciò può
essere presunto, nel caso in cui non sia possibile trovare alcuna altra
spiegazione dello svolgimento dell’operazione insolita e questa conclusione si
imponga (cfr. p. es. la sentenza 2C_1082/2013 e 2C_1083/2013 del 14 gennaio
2015 consid. 6.4 e riferimenti).

                                         Se si considera la
situazione concreta, è innegabile che appaia insolito il fatto che una società
rinunci praticamente ai propri ricavi, a favore della persona che amministra
l’immobile di sua proprietà. L’unica spiegazione plausibile è che
l’amministratore dell’immobile sia l’azionista o che vanti, ad altro titolo,
delle pretese nei confronti degli azionisti. 

 

                                         2.8.4.

                                         Si deve così concludere
che il salario versato ad __________ per il 2013 non è conforme all’uso
commerciale ed è a giusto titolo che l’UTPG ha considerato la parte versata in
eccesso quale distribuzione dissimulata di utile. 

 

                                         2.9.

                                         La ricorrente chiede, a
titolo subordinato, nel caso in cui venga confermata la ripresa dei compensi in
questione, che tali costi siano considerati come “riserva tassata” e siano
pertanto dedotti fiscalmente dagli utili degli esercizi successivi.

                                         A prescindere dal fatto che
mal si comprende in cosa possa consistere la riserva tassata nel caso di
specie, non si può non condividere quanto affermato nelle osservazioni
dell’UTPG al ricorso. Se, infatti, la ricorrente pensa alla possibilità che
l’amministratore possa, in un successivo periodo fiscale, rimborsare gli onorari
considerati eccessivi, la richiesta della società insorgente non fa che avvalorare
la tesi della distribuzione dissimulata di utile. È infatti impensabile che una
società possa farsi rimborsare un compenso versato ad un terzo.

                                         In ogni caso, la questione
non deve essere risolta in questa se-de. Sarebbe semmai nell’ambito della tassazione
dei periodi fi-scali successivi che la questione dell’eventuale restituzione potrebbe
essere affrontata.

 

 

 

                                   3.   Il ricorso è
respinto. La tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico della
ricorrente, soccombente.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.    600.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    700.–

                                         sono a carico della
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -; 

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  -; 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

 

Il
presidente:                                                         La segretaria: