# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f2f1d0e4-e279-50e1-90c0-863e52309b0e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-08-27
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 27.08.2019 9.2019.29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2019-29_2019-08-27.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2019.29

  	
  Lugano

  27 agosto 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di protezione del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Lardelli,
  presidente,

  Bozzini
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Dell'Oro

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  
	
   

  	
   

  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda la curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni istituita
  in favore di PI 1 (1940)

  

 

giudicando ora sul ricorso
per denegata giustizia presentato da RE 1 il 7 febbraio 2019 nei confronti
dell’Autorità regionale di protezione __________;

 

esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

in fatto

                                  A.   Con scritto del 26
aprile 2017 RE 1 ha preso contatto con l’Autorità regionale di protezione __________
(di seguito: Autorità di protezione) chiedendo se la madre PI 1 fosse a
beneficio di misure di protezione. Il giorno seguente l’Autorità di protezione
ha risposto negativamente.

 

                                  B.   Con scritto 2 agosto
2017 RE 1 ha informato l’Autorità di protezione di essere stata “orientata
sullo stato di incapacità di discernimento” della madre, chiedendo
dell’esistenza di un eventuale mandato precauzionale in favore di terze
persone. Evocando l’alienazione di un immobile fuori Cantone, avvenuta nel
dicembre 2016, RE 1 postulava un approfondimento della fattispecie con
l’obiettivo di adottare le misure più opportune in favore di PI 1. Con scritto
del giorno seguente, l’Autorità di protezione ha chiesto a RE 1 il nominativo
del medico curante dell’interessata e informazioni più dettagliate in merito
alla sua situazione.

 

                                  C.   Con istanza 15 agosto
2017 RE 1 ha chiesto all’Autorità di protezione l’istituzione di una curatela
in quanto PI 1 “non ha più il controllo dell’amministrazione e delle finanze”
e “deve essere protetta da sé stessa e messa nelle mani di persone neutrali,
responsabili e competenti”. Il figlio PI 2 avrebbe, secondo l’istante, “assunto
il controllo della gestione delle finanze” di PI 1 e si sarebbe impossessato
del suo patrimonio.

 

                                  D.   Mediante lettera 16
agosto 2017, l’Autorità di protezione ha contattato il medico curante indicato
di PI 1, che con scritto del 23 agosto seguente ha certificato la presenza di “importanti
disturbi cognitivi e di memoria”, con “periodi di buona lucidità”
alternati a “periodi di confusione e di disorientamento”, ritenendo
l’interessata incapace di intendere e di volere e bisognosa di misure di
protezione.

 

                                  E.   Su richiesta delle
parti, l’udienza di discussione convocata dall’Autorità di protezione per il 18
settembre 2017 è stata rinviata dapprima al 2 ottobre e in seguito al 23
ottobre. L’udienza si è svolta alla presenza dei figli di PI 1, RE 1 e PI 2,
mentre su indicazione del medico curante l’interessata era stata sentita presso
il suo domicilio, il 16 ottobre precedente.

 

                                  F.   Dopo uno scambio di
corrispondenza tra l’Autorità di protezione e i figli dell’interessata, in
disaccordo quanto alla scelta del curatore, il 29 gennaio 2018 si è svolta la
formale presentazione dell’avv. CURA 1 a PI 1, sempre presso il suo domicilio.

 

                                  G.   Con decisione 6
febbraio 2018 (ris. n. 70) l’Autorità di protezione ha istituito in favore di PI
1 una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni, con l’obiettivo
di rappresentare l’interessata nell’ambito di tutte le sue questioni amministrative
e di gestire con la massima diligenza tutte le entrate dell’interessata, i suoi
redditi e la sua sostanza ed effettuare tutti i pagamenti correnti. PI 1 è
stata privata dell’esercizio dei diritti civili per quanto riguarda
l’amministrazione e l’uso dei suoi redditi, della sua sostanza mobiliare e
immobiliare, delle sue entrate e delle sue uscite che saranno gestiti e
amministrati unicamente dall’avv. CURA 1, nominato quale curatore. La decisione
non è stata oggetto di impugnazione.

 

                                  H.   Con risoluzione 7/10
settembre 2018 (ris. n. 558) l’Autorità di protezione ha approvato l’inventario
iniziale della curatela.

 

                                    I.   Con scritto 3
dicembre 2018 il curatore ha chiesto l’autorizzazione a sottoscrivere un atto
di donazione immobiliare in favore di PI 1, a seguito dell’intenzione di PI 2
di retrocedere alla madre un immobile a __________, ricevuto precedentemente in
dono dalla medesima. Mediante lettera del 19 dicembre 2018 PI 2 ha motivato
tale donazione con l’intenzione di evitare futuri contenziosi con la sorella RE
1 per un’eventuale lesione della legittima.

 

                                  L.   Con decisione 8
gennaio 2019 (ris. n. 8) l’Autorità di protezione ha autorizzato il curatore a
sottoscrivere, in rappresentanza di PI 1, il rogito per la donazione
dell’immobile in oggetto, come da bozza presentata alla medesima.

 

                                  M.   Ricevuta tale
decisione, con lettera 17 gennaio 2019 RE 1 ha interrogato l’Autorità di
protezione in merito ai passi che intendeva intraprendere con riferimento ad un
immobile a __________ (della cui donazione a PI 2 nel dicembre 2016 l’Autorità
di protezione era stata informata affinché “iniziasse a investigare”) e
con riferimento al “denaro che manca nell’inventario di cui il signor PI 2
si è abusivamente impossessato”. Tale scritto è stato sottoposto al curatore
per osservazioni.

 

                                  N.   Con scritto del 5
febbraio 2019 il curatore, oltre a fornire alcuni dettagli quanto alla
situazione patrimoniale di PI 1 ha preso posizione sulle richieste di RE 1 e
sui rimproveri mossi da quest’ultima quanto alla sua obiettività nella
conduzione del mandato.

                                         Per quanto riguarda
l’immobile di __________, il curatore ha spiegato che il medesimo è stato
donato a PI 2 il 21 dicembre 2016, con mutazione a catasto comunale in data 11
gennaio 2017 (punto 5, pag. 2). Il curatore ha altresì precisato di essere
venuto a conoscenza di un atto di donazione del 30 giugno 2017 mediante il
quale PI 1 aveva donato a PI 2 gli averi (non dichiarati) di due relazioni
bancarie detenute presso __________ (punto 6, pag. 2), e di aver ricevuto da PI
1 il suo testamento, che sostiene di aver redatto nel 2016 (punto 8, pag. 2).
Lo scritto è stato successivamente intimato a RE 1 con un termine per eventuali
osservazioni, da lei presentate con scritto 20 febbraio 2019.

 

                                  O.   Con ricorso per
denegata giustizia datato 7 febbraio 2019 RE 1 è insorta contro la decisione
dell’Autorità di protezione di autorizzare la firma del rogito di donazione
dell’immobile di __________, senza contestarla ma considerandola incompleta. RE
1 postula infatti che venga fatto ordine a PI 2 di restituire alla madre anche l’immobile
donato sito a __________, “tutto il denaro, inclusi conti bancari, sottratti
alla signora PI 1” nonché “tutto il contenuto che ha esportato dalla
cassetta di sicurezza della banca __________”.

 

                                  P.   Con osservazioni 26
febbraio 2019 l’Autorità di protezione ha postulato la reiezione delle
richieste di RE 1, ritenendo di non essere incorsa, nel caso concreto, in alcun
tipo di ritardata o denegata giustizia.

 

                                  Q.   Con scritto del 27
febbraio 2019, l’Autorità di protezione ha preso posizione sulle richieste di RE
1, affermando di non avere competenze per “disporre direttamente
l’annullamento di atti giuridici compiuti dalla persona interessata
precedentemente all’istituzione della misura di protezione”, ma di poter
semmai “autorizzare il curatore ad avviare eventuali azioni giudiziarie,
nell’interesse della curatelata, qualora ne siano dati gli estremi” (pag.
1). L’autorità di prime cure ha dunque comunicato di non poter dare
direttamente seguito “alle sue richieste di annullamento delle donazioni,
sia di beni immobiliari sia di beni mobili, del mutuo concesso a terzi, del
prestito correntista e delle disposizioni di ultima volontà” (pag. 2).

 

                                  R.   Con addendum 4
marzo 2019, RE 1 ha ulteriormente sviluppato le proprie lagnanze contro
l’operato dell’Autorità di protezione. Oltre a ribadire le sue richieste di
restituzione dell’immobile di __________, del denaro contante, dei conti
bancari e del contenuto della cassetta di sicurezza appartenenti alla madre, di
cui PI 2 si sarebbe appropriato illecitamente, la reclamante postula che
l’Autorità di prime cure riconosca la nullità del testamento redatto da PI 1,
da lei redatto allorquando la sua capacità di discernimento era già
compromessa.

 

                                  S.   Con replica 26 marzo
2019, l’insorgente ha inoltre postulato che in favore della madre venisse
istituita una curatela generale, siccome la misura di protezione attualmente in
essere non tutela sufficientemente gli interessi di PI 1.

 

                                  T.   Con duplica 17 aprile
2019 l’Autorità di protezione si è riconfermata nelle proprie conclusioni,
chiedendo la reiezione del ricorso inoltrato da RE 1.

 

                                  U.   Con un ulteriore
scritto datato 19 maggio 2019, alla luce di nuovi documenti bancari forniti dal
curatore, RE 1 ha ribadito le sue richieste di restituzione alla madre degli
averi sottratti dal fratello. Tale memoriale non è stato intimato per
osservazioni.

 

Considerato

 

in diritto

                                   1.   Ai sensi dell’art. 450a cpv. 2 CC il diniego di giustizia e il
ritardo ingiustificato delle Autorità di protezione sono assimilati a delle
decisioni e possono essere oggetto di reclamo. Il reclamo per denegata o
ritardata giustizia può essere interposto in ogni tempo (art. 450b cpv. 3 CC)
alla Camera di protezione (art. 48 lett. f n. 2 LOG). 

 

                                         Il diniego di giustizia
consiste nel rifiuto dell'autorità di occuparsi di un procedimento; vi è invece
ritardata giustizia quando l'autorità procrastina in modo inabituale e senza
giustificazioni legittime la trattazione di un caso che rientra nelle sue
attribuzioni (Messaggio concernente la modifica del CC, protezione degli
adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF
2006 pag. 6472; Steck, Basler
Kommentar Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad art. 450a CC, n. 21; Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar,
Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 450a CC, n. 6; Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l'adulte, Ginevra, Zurigo,
Basilea 2011, n. 131 pag. 60-61; STF 5A_721/2015 del 20 novembre 2015, consid.
3.2).

 

                                         L’autorità commette una ritardata
giustizia – e viola dunque il precetto costituzionale della celerità sancito
all’art. 29 cpv. 1 Cost. – quando non prende una decisione che le incombe in un
termine previsto dalla legge o in un termine che la natura del procedimento e
tutte le altre circostanze del caso fanno apparire ragionevole. Sapere se la
durata di un procedimento ecceda quella “ragionevole” dipende dalle circostanze
concrete, e meglio dal tipo di procedura, dalla complessità del caso, dal
comportamento dell’autorità e dell’interessato (DTF 135 I 265 consid. 4.4; 130
I 312 consid. 5.1 e 5.2; STF 5A_609/2018 del 13 agosto 2018 consid. 2; sentenza
CDP del 1° ottobre 2014, inc. 9.2014.70,
consid. 1; Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l'adulte, Ginevra, Zurigo,
Basilea 2011, nota 121 pag. 61; DTF 135 I 277 consid. 4.4, pag.
5).

                                   2.   Nei suoi memoriali, RE
1 contesta la lentezza con cui l’Autorità di protezione ha gestito la pratica,
facendo trascorrere sette mesi dalla segnalazione alla nomina del curatore, che
lei peraltro considera inadeguato e parziale (reclamo, pag. 3; replica, pag. 2).
Il lasso di tempo trascorso sarebbe indice di negligenza, di mancanza di
impegno nella gestione del caso e di incompetenza dell’autorità di prime cure (“incapacità
di autonomia decisionale e negligenza professionale”, reclamo, pag. 3; “evidente
mancanza di coinvolgimento ed impegno nella gestione del caso (art. 426 CC)”,
addendum, pag. 2; “tattiche di deviazione del problema e di
deresponsabilizzazione dell’ARP”, replica, pag. 2), ciò che in definitiva conduce
ad “incoraggiare azioni illegali e criminali con la sua indecisione” (addendum,
pag. 2). Invece di proteggere la persona bisognosa, il comportamento
dell’autorità costituisce un “favoreggiamento di individui senza scrupoli
come il signor PI 2” (replica, pag. 4). PI 1 necessiterebbe infatti di una
curatela generale, mentre la misura di protezione sancita dall’Autorità di
protezione non risulta tutelare adeguatamente i suoi diritti (replica, pag. 3-4).

 

                                   3.   La contestazione concernente
il lasso di tempo impiegato dall’Autorità di protezione per emanare la sua
decisione del 6 febbraio 2018 si rivela irricevibile. Un reclamo per denegata/ritardata giustizia
può essere infatti interposto unicamente in assenza di una decisione formale
(v. anche sentenza CDP dell’8 luglio 2016, inc. 9.2015.145, consid. 4.1)
e non se una decisione impugnabile è già stata emanata, come in concreto.

                                         Anche le critiche
concernenti il tipo di misura istituita e la scelta del curatore sono irricevibili,
in quanto tardive. La già menzionata decisione, intimata anche alla reclamante,
non è infatti stata impugnata a tempo debito ed è ormai cresciuta in giudicato.
Sia il tipo di curatela scelta, sia il nominativo del curatore non possono
dunque essere rimessi in discussione ex tunc in questa sede (mentre
rimane sempre aperta la possibilità di chiedere all’autorità di prime cure una
modifica della misura di protezione o la revoca del curatore).

                                         Infine, anche le (pesanti)
accuse di incompetenza e di negligenza rivolte all’Autorità di protezione in
relazione alla sua inattività nel caso concreto, sfuggono al potere di esame di
questa Camera. Un’eventuale azione in responsabilità nei confronti dei membri
dell’Autorità di protezione (v. l’evocato art. 426 vCC, oggi art. 454
CC) per quanto stabilito nella decisione del 6 febbraio 2018 deve essere
infatti sottoposta al giudice civile e non è di competenza dell’istanza di
reclamo. Anche tali rimproveri sono pertanto irricevibili in concreto.

                                         L’invocazione dell’art.
444 CC (replica, pag. 5; memoriale 19 maggio 2019, pag. 1) si rivela inoltre
inconferente, non essendo in discussione nella fattispecie quale autorità sia
competente per adottare le misure di protezione in favore di PI 1.

 

                                   4.   Per quanto attiene
alla decisione dell’8 gennaio 2019 concernente l’autorizzazione alla firma del
rogito di donazione dell’immobile di __________ si rileva quanto segue.

                                         La reclamante lamenta il
fatto che l’autorità di prime cure si sia pronunciata solo sulla restituzione
alla madre dell’immobile di __________, tralasciando tutti gli altri beni a suo
dire sottratti dal fratello PI 2 (ovvero un immobile a __________, imprecisate
somme di denaro e conti bancari, nonché i beni asportati da una cassetta di
sicurezza dell’__________), di cui andrebbe ordinato il reintegro nel
patrimonio di PI 1 (reclamo, pag. 2-4-5; addendum, pag. 4; replica, pag.
4-6). RE 1 non contesta dunque la decisione in quanto tale, che afferma di
condividere, ma di ritenerla “parziale e incompleta” (reclamo, pag. 2). RE
1 si duole anche del fatto che in tale decisione l’Autorità di protezione non
si sia pronunciata sulla validità del testamento, asseritamente redatto nel
2016, che PI 1 ha consegnato al curatore il 1° febbraio 2019 (addendum,
pag. 4).

 

                                   5.   Le critiche espresse
dalla reclamante non possono essere accolte. Esse si fondano su una mancata
comprensione sia del contenuto della decisione emanata l’8 gennaio 2019
dall’Autorità di protezione che, più in generale, sulle competenze decisionali
di cui tale autorità dispone.

                                         La decisione dell’8
gennaio 2019 non rappresenta una constatazione della nullità della donazione
dell’immobile di __________ effettuata dalla curatelata in favore di PI 2 nel
dicembre 2016. La risoluzione in oggetto si limita infatti ad autorizzare il
curatore a sottoscrivere, in rappresentanza di PI 1, il rogito concernente la
donazione dell’immobile di __________ da parte di PI 2 alla madre. Tale negozio
giuridico – per il quale il curatore abbisogna del consenso dell’Autorità di
protezione – trae origine dall’iniziativa di PI 2 stesso di retrocedere alla
madre l’immobile di __________ precedentemente ricevuto in dono, a suo dire per
evitare eventuali futuri contenziosi successori con la reclamante. La decisione
in questione non deve essere interpretata come la constatazione della nullità
del pregresso contratto di donazione immobiliare da madre e figlio.
L’autorizzazione rilasciata al curatore non rappresenta un “ordine di
restituzione” di tale immobile a PI 1, ciò che l’Autorità di protezione non è
abilitata a fare. Non spetta infatti all’Autorità di protezione pronunciarsi
sulla validità dei negozi giuridici in questione, peraltro pregressi al
coinvolgimento dell’autorità medesima, ed emanare ordini di restituzione di
beni. Non può dunque manifestamente esistere un diniego di giustizia laddove la
decisione richiesta (la restituzione di ulteriori beni donati/sottratti) non
rientra nelle attribuzioni dell’autorità che statuisce. Essa non pregiudica
peraltro l’accertamento di eventuali reati compiuti da PI 2 ai danni della
madre da parte delle competenti Autorità penali, adite dopo l’emanazione di
tale risoluzione, in relazione alle ipotesi di reato invocate dall’insorgente
(appropriazione indebita e truffa, art. 138 e 146 CP).

                                         Medesimo ragionamento, mutatis
mutandis, vale per le critiche rivolte all’Autorità di protezione per non
aver statuito sulla validità del testamento consegnato da PI 1 al curatore,
competenza che non rientra nelle sue attribuzioni. In tal caso, per di più, il
testamento è apparso dopo l’emanazione della decisione dell’8 gennaio 2019,
ragion per cui non si vede come l’Autorità di protezione avrebbe potuto
decretarne la nullità prima ancora di conoscerne l’esistenza.

                                         In conclusione,
diversamente da quanto la reclamante vorrebbe, non può essere data in concreto
una ritardata/denegata giustizia, non spettando all’Autorità di protezione il
compito di pronunciarsi sulla nullità delle donazioni già avvenute o sul
testamento redatto da PI 1, né sull’eventuale sussistenza dei reati evocati
dalla reclamante. Come già evocato, non può infatti esservi denegata o
ritardata giustizia laddove l’autorità adita non possieda la competenza
materiale di adottare il provvedimento richiesto. Anche in tal senso, il
reclamo si appalesa dunque irricevibile.

 

                                   6.   Va infine puntualizzato
che, in una fattispecie come quella in esame, all’Autorità di protezione
incombe il dovere di valutare se vi sia spazio per autorizzare il curatore ad
agire nelle appropriate sedi civili e/o penali per ottenere, in nome e per
conto degli interessati, la restituzione di eventuali beni sottratti o
l’annullamento di liberalità o di disposizioni di ultima volontà sospette. Dagli
atti risulta che l’autorità di prime cure sia perfettamente edotta di tali sue
attribuzioni (cfr. osservazioni 26 febbraio 2019, pag. 3: “L’ARP,
eventualmente, può autorizzare il curatore ad agire giu-

dizialmente nei confronti di terzi, al
fine di tutelare la curatelata”; scritto a RE 1 del 27 febbraio 2019 di cui
al consid. Q) e che negli ultimi mesi, anche grazie alle pressioni della
reclamante, abbia compiuto dei passi in tal senso (cfr. scritto al legale di PI
2 13 maggio 2019 in relazione all’apertura di un contenzioso riguardo ai due
conti bancari __________ donatigli a fine agosto 2017, e relativa risposta
datata 22 maggio 2019).

                                         Dall’esame dell’incarto
di prima istanza non traspare alcun elemento che permetta di individuare
un’inattività o un ingiustificato ritardo dell’Autorità di protezione nella
trattazione del caso, censurabile in questa sede. Il ricorso, nella limitata
misura della sua ricevibilità, non può che essere dichiarato malfondato.

 

                                   7.   Gli oneri del
procedimento seguono la soccombenza e devono dunque essere posti integralmente
a carico di RE 1, che li ha già anticipati. Non si assegnano ripetibili.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Nella
misura della sua ricevibilità, il ricorso per denegata giustizia è respinto.

 

                                   2.   Gli
oneri del reclamo, già anticipati, consistenti in: 

                                         a)  tassa di
giustizia    fr.     550.–

                                         b)  spese                       fr.     150.–

                                                                                fr.     700.–

 

                                         sono posti a carico di RE
1.

                                         Non si assegnano
ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

 

Per la Camera di protezione del Tribunale d’appello

 

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia civile
è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.