# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9a45829f-3342-567b-ab8e-2fa4a0f1c319
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-10-26
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 26.10.2011 SK1 2011 13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SK1-2011-13_2011-10-26.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 26 ottobre 2011 Comunicata per iscritto il:
SK1 11 13 [non comunicata oralmente]        31 ottobre 2011

Sentenza
I. Camera penale

Presidenza Schlenker
Giudici Brunner e Michael Dürst
Attuario Rogantini

Nell'appello penale

di A., appellante, patrocinato dall’avv. Davide Mottis e dalla Dr. iur. Chiara Zanin, 
Via Carlo Frasca 5, Casella postale 5272, 6901 Lugano,

contro

la decisione penale del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità dei Grigioni del 
21 marzo 2011, comunicata il 22 marzo 2011, in re dell’appellante,

concernente infrazione alla legislazione in materia di circolazione stradale,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. In data 9 marzo 2010 alle ore 13.02 A. superò incontestatamente la velocità 
massima segnalata di 80 km/h sulla A13 in direzione Bellinzona nel tunnel del San 
Bernardino al km 49.150, Comune di Hinterrhein, di 24 km/h, dedotto il margine di 
sicurezza di 6 km/h, circolando a bordo della sua vettura targata Z..

B. Con scritto del 12 marzo 2010 (act. II-13) A. si rivolse alla Polizia cantonale 
dei Grigioni per spiegare le reali motivazioni che lo avrebbero portato a superare il 
limite di velocità concesso all’interno della galleria, motivazioni riesposte in 
dettaglio più tardi (act. II-4, vedi D sotto).

C. Con mandato penale del 18 maggio 2010 (act. II-6) l’Ufficio della circola-
zione del Cantone dei Grigioni [in seguito: UCS] riconobbe A. colpevole di 
infrazione all’art. 27 cpv. 1 LCStr e all’art. 4a cpv. 5 ONC in unione con l’art. 90 
cifra 1 LCStr, condannandolo ad una multa di CHF 370.– per detto superamento 
della velocità. In specie l’UCS ritenne che la situazione descritta al momento 
dell’eccesso di velocità (vedi act. II-13) non soddisferebbe lo stato di necessità ai 
sensi dell’art. 17 CP né un aiuto di necessità ai sensi dell’art. 18 CP.

D. Il 25 maggio 2010 A. sollevò opposizione (act. II-4) contro tale mandato 
penale, riprendendo l’argomentazione esposta nello scritto del 12 marzo 2010 e 
facendo valere in essenza che, mentre stava circolando nella galleria del San 
Bernardino nel suo veicolo si sarebbe sviluppato del fumo. Per paura che il veicolo 
potesse prendere fuoco e provocare un incendio in galleria, egli avrebbe 
accelerato per uscire al più presto possibile dalla galleria. Avrebbe, infatti, ritenuto 
assolutamente necessario ed adeguato alle circostanze aumentare la velocità, 
essendo cosciente del fatto che un incendio del suo veicolo ancora in galleria 
avrebbe potuto portare ad incidenti devastanti, nel quale avrebbero potuto venir 
messi in reale pericolo altri utenti della galleria. Avrebbe poi considerato pure il 
fatto che davanti a sé non sarebbe circolato nessun altro veicolo e che quindi con 
il suo comportamento lui stesso non avrebbe messo in pericolo nessun altro 
utente della galleria. Il pericolo di un incendio sarebbe stato imminente, ossia con-
creto ed attuale, in quanto nel veicolo, dalla zona dei pedali e del cambio, sarebbe 
fuoriuscito del fumo che sarebbe aumentato sempre di più. Dopo aver lasciato la 
galleria, A. si sarebbe immediatamente fermato nella neve e avrebbe fatto 
trasportare il suo veicolo da un garagista della Carrozzeria B. di X.. In seguito 
avrebbe fatto verificare la causa del difetto presso il Garage C. di Y., il quale 
avrebbe rilevato che nel veicolo vi sarebbe stata una perdita d’olio del cambio che 

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si sarebbe riversata sullo scappamento. A suo dire i rilevamenti delle due 
autofficine avrebbero appurato che il guasto in questione avrebbe potuto 
provocare un incendio dell’automobile.

E. L’UCS ha trasmesso l’opposizione al competente Dipartimento di giustizia, 
sicurezza e sanità [in seguito: DGSS] con scritto del 31 maggio 2010. Il DGSS ha 
quindi citato A. a comparire per un interrogatorio.

F. In data 7 dicembre 2010 si è tenuto l’interrogatorio di A. presso il DGSS a 
Coira (act. I-6). In merito a quanto gli è stato penalmente contestato, ovvero di 
aver superato il limite di velocità, A. ha addotto in sostanza che a causa dello 
sviluppo di fumo all’interno del suo veicolo, egli si sarebbe trovato in uno stato di 
necessità, motivo per cui secondo lui il superamento del limite di velocità sarebbe 
stato giustificato. 

Egli avrebbe infatti “prima sentito un odore di bruciato e notato poi del fumo pro-
veniente dalla leva del cambio”, più precisamente “sulla destra dei pedali, in altre 
parole dal tubo della ventilazione”. Essendo entrambi dei fumatori, in un primo 
momento avrebbe pensato che si trattasse di una sigaretta della sua compagna, 
dato che “il fumo dalla zona dei piedi saliva come se si trattasse del fumo di una 
sigaretta”. Solo in un secondo momento si sarebbe accorto che la fonte del fumo 
fosse la macchina stessa. A causa del fumo avrebbero iniziato a bruciare gli occhi. 
Anche la sua compagna si sarebbe accorta del fumo, ma soltanto dopo di lui. Più 
che il fumo sarebbe stato l’odore di bruciato a preoccuparlo. Visto che alcuni anni 
fa nella galleria della Viamala avrebbe preso fuoco il bus di suo suocero, avrebbe 
deciso di provare ad uscire al più presto dalla galleria, anche perché non vi sareb-
bero state altre vetture davanti a lui. 

Lui stesso sinceramente non si sarebbe accorto del controllo radar, ma la sua 
compagna gli avrebbe detto di aver notato una luce al momento dello scatto della 
fotografia, il che gli suggerirebbe che essa non stesse dormendo. A. descrisse il 
suo proprio stato d’animo sottolineando espressamente che sarebbe stato “sì 
preoccupato, ma non agitato“. Comunque sarebbe stato certo di non aver altra 
scelta da fare che di uscire dal tunnel. Alla domanda del DGSS se o perché non 
avrebbe preso in considerazione la possibilità di fare inversione di marcia, 
considerata la posizione del radar nella galleria, rispose che non gli sarebbe as-
solutamente sembrata una manovra da fare, anche perché non sarebbe riuscito in 
quel momento a realizzare in che punto della galleria si trovasse. Inoltre avrebbe 

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“impiegato troppo tempo a fare inversione di marcia”, visto che avrebbe “dovuto 
fare più di una manovra”.

Uscito dal tunnel, A. sarebbe “salito” sulla neve affinché il fondo dell’automobile 
toccasse la neve. Essendo l’auto ancora in garanzia, per lui sarebbe stato ovvio 
che far trainare l’automobile fosse la soluzione più giusta. Nel caso della 
Carrozzeria B. si tratterebbe di una ditta che si troverebbe nella stessa zona dove 
abita l’appellante. Egli era a conoscenza del fatto che farebbero anche dei 
trasporti di automobili. La riparazione sarebbe invece stata effettuata dal Garage 
C. di Y. perché l’automobile sarebbe stata venduta da questo garage alla sua 
impresa.

G. Con decisione penale del 21 marzo 2011, comunicata il 22 marzo 2011, il 
DGSS ha deciso quanto segue:

“1. A. è colpevole di infrazione all’art. 27 cpv. 1 LCStr e all’art. 4a cpv. 5 
ONC in unione con l’art. 90 n. 1 LCStr.

2. Per questo viene punito con una multa di 500 franchi.

3. La multa dell’importo di fr. 500.–
nonché le spese procedurali
consistenti in una tassa di Stato di fr. 540.–
tasse per compilazioni e comunicazioni [di] fr. 182.–
spese di polizia di fr. 80.–

totale fr. 1'302.–

vengono addebitate all’opponente e devono essere pagate tramite la 
polizza di versamento allegata, entro 30 giorni dalla ricezione della 
presente decisione.

4. [Indicazione dei mezzi d’impugnazione]

5. [Comunicazioni]”

In motivazione il DGSS ritenne che non disporrebbe né di prove, né di altre indica-
zioni di terzi a sostegno dello stato di necessità addotto da A.. L’opponente 
avrebbe sì potuto provare di aver fatto trainare il suo veicolo a causa di un difetto il 
giorno del superamento del limite di velocità rimproveratogli e che il veicolo 
sarebbe stato portato in un garage di Y. per delle verifiche. Da ciò però non si 
potrebbe concludere che in occasione del superamento del limite di velocità 
esistesse una situazione di stato di necessità esimente. A sfavore parlerebbero da 
un lato le riprese ravvicinate del radar agli atti e dall’altro anche la posizione 
dell’impianto radar nella galleria a soli 1.4 km dal portale nord di Hinterrhein. 
Anche se a favore dell’opponente si dovesse partire dal presupposto che la 
situazione fosse effettivamente come da lui descritta, bisognerebbe osservare che 
si sarebbe potuto evitare il pericolo con altri mezzi, ad esempio con un’inversione 

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di marcia poco dopo l’entrata della galleria, lasciando così la galleria per la via più 
rapida. In una situazione come quella descritta dall’opponente sarebbero 
senz’altro ipotizzabili diverse reazioni, ma il semplice aumento di velocità su una 
tratta rimanente più lunga non sarebbe un’azione esimente comprensibile. Non 
potendo parlare di uno stato di necessità esimente in senso penale, l’opponente 
andrebbe dichiarato colpevole di violazione dell’art. 4a cpv. 5 ONC in unione con 
l’art. 90 cifra 1 LCStr.

H. A. ha annunciato appello contro detta decisione penale il 1° aprile 2011. 
Nella sua dichiarazione scritta d’appello del 12 aprile 2011 ha presentato i 
seguenti petiti [evidenziamenti rimossi e correzioni annotate]:

“1. L’appello è accolto.

Di conseguenza, la Decisione del 22 marzo 2011 dello Spettabile 
Dipartimento [di giustizia], sicurezza e sanità dei Grigioni [è] riformata 
come segue:

1.1 Il signor A. ha agito in presenza di uno stato di necessità esimente ex 
art. 17 CP o comunque discolpante ex art. 18 cpv. 2 CP, e per l’effetto 
di ciò non è colpevole di infrazione agli artt. 27 cpv. 1 LCStr, 4a cpv. 5 
ONC, [e] 90 cpv. 1 LCStr.

1.2 Vengono quindi revocate al Sig. A. le misure [inflittegli] ed in 
particolare la multa di CHF 500.–, la tassa di Stato di CHF 540.–, le 
tasse per [compilazioni e] comunicazioni di CHF 182.–, e le spese di 
polizia di CHF 80.–.

2. Protestate tasse e spese.

In via subordinata:

3. L’appello è accolto.

Di conseguenza, la Decisione del 22 marzo 2011 dello Spettabile 
Dipartimento [di giustizia], sicurezza e sanità dei Grigioni [è] riformata 
come segue:

3.1 Il signor A. ha agito in presenza di uno stato di necessità esimente ex 
art. 17 CP o comunque discolpante ex art. 18 cpv. 2 CP, e per l’effetto 
di ciò la colpa del signor A., X., è attenuata.

3.2 Vengono quindi ridotte le misure inflittegli.

4. Protestate tasse e spese.”

Riassumendo dapprima nuovamente i fatti dal suo punto di vista, precisando inol-
tre di possedere “una grande capacità di controllare lo stress nelle situazioni di 
difficoltà, avendo avuto […] in passato un’esperienza in aviazione quale pilota ci-
vile ed essendo quindi le sue capacità di reazione molto controllate rispetto a 
quelle di una persona normale”, l’appellante fa valere in essenza una mancata 
considerazione da parte del DGSS dei mezzi di prova che egli aveva allegato 

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all’opposizione. Dalla sostenuta “ampia documentazione” risulterebbe, infatti, che 
A. avrebbe fermato la macchina fuori dalla galleria per esercitare l’opportuna 
manovra di spegnimento sulla neve, che avrebbe inoltre avvisato la Carrozzeria B. 
di X., la quale sarebbe intervenuta in loco per prelevare la macchina a causa di un 
principio di incendio (doc. A allegato all’act. II-4), e che il veicolo sarebbe poi stato 
consegnato al Garage C. di Y., il quale aveva venduto la Fiat Panda all’appellante, 
per individuare con precisione la presenza di un difetto tecnico, possibile causa 
del principio di incendio (doc. B allegato all’act. II-4). Detti documenti 
costituirebbero una prova del fatto che quel giorno sarebbe stato riscontrato 
effettivamente un principio di incendio nel veicolo dell’appellante. Dato che A. 
avrebbe aumentato la velocità superando il limite permesso “al solo scopo di 
rimuovere la situazione di pericolo concreto e grave”, il suo comportamento non 
sarebbe sancibile in sede penale, essendo dato lo stato di necessità esimente. Il 
DGSS non solo non avrebbe considerato affatto dette prove, ma non avrebbe 
nemmeno motivato il fatto di non prenderle in considerazione. La sua decisione 
penale sarebbe dunque arbitraria.

Del resto l’appellante si limita a ripetere le esposizioni e argomentazioni presen-
tate in sede di opposizione dinanzi al DGSS, aggiungendo infine che l’opzione 
descritta dal DGSS all’appellante di aver potuto preferibilmente fare inversione di 
marcia e uscire dal portale nord da cui era entrato, piuttosto che proseguire a ve-
locità eccessiva per uscire dal portale sud, sarebbe inaccettabile e illogica. Specie 
siccome A. non avrebbe saputo in che punto della galleria si sarebbe trovato non 
può essere esatto da lui di fare una manovra talmente pericolosa come 
un’inversione di marcia all’interno di una galleria, con la possibilità che la 
macchina si spenga e blocchi così entrambe le corsie, creando un serio pericolo 
ancor più grande che il semplice eccesso di velocità commesso.

I. Il presidente della competente I. Camera penale del Tribunale cantonale ha 
disposto la procedura scritta ai sensi dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP con ordinanza 
del 15 aprile 2011. Invitato a presentare osservazioni, l’UCS ha rinunciato ad 
esprimersi in merito.

J. Il DGSS ha presentato la sua presa di posizione in data 5 maggio 2011, con 
cui richiede l’integrale reiezione dell’appello con spese e ripetibili a carico 
dell’appellante. In motivazione rinvia essenzialmente alla decisione impugnata, 
precisando ancora di aver valutato in modo sufficiente le prove presentate, ma di 
non averle tuttavia considerate significative per lo stato di necessità addotto. Dal 
solo fatto che dopo aver attraversato la galleria l’appellante abbia portato il suo 

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veicolo in un garage per la riparazione e per verificare la presenza di un difetto 
non sarebbe possibile dedurre l’esistenza di uno stato di necessità che giustifichi 
un superamento del limite di velocità. Anche le fotografie del radar agli atti parle-
rebbero a sfavore di uno stato di necessità. Su queste riprese sarebbero ben 
identificabili sia l’opponente (ora appellante), sia la passeggera. Entrambi sembre-
rebbero tranquilli, la passeggera terrebbe addirittura gli occhi chiusi. Pur volendo 
seguire l’argomentazione dell’appellante, secondo cui la passeggera non starebbe 
dormendo e si sarebbe accorta del flash del radar, al momento della ripresa sem-
brerebbe comunque molto rilassata. Laddove l’appellante sostiene di saper af-
frontare molto bene le situazioni di stress, al contrario di altre persone, e di avere 
esperienza in proposito quale pilota di un aereo civile, la spiegazione andrebbe 
definita insostenibile. Se vi dovesse effettivamente essere stato lo sviluppo di 
fumo nell’abitacolo come fatto valere, come minimo esso sarebbe già dovuto ini-
ziare al momento in cui è stata scattata la fotografia. In caso contrario non vi sa-
rebbe stato motivo per aumentare la velocità e di conseguenza i tratti rilassati non 
corrisponderebbero all’esposizione dei fatti dell’appellante. Come minimo si do-
vrebbe partire dal presupposto che il conducente avrebbe reso attenta la passeg-
gera allo sviluppo di fumo e che lei avrebbe quantomeno aperto gli occhi. Ciò non 
sarebbe il caso, ragione per cui l’esposizione dei fatti a questo riguardo andrebbe 
considerata nell’insieme come non attendibile. Il DGSS ha considerato come 
eventualmente adeguata un’inversione di marcia unicamente partendo dal pre-
supposto di un effettivo e pericoloso sviluppo di fumo all’interno del veicolo, non-
ché stando all’affermazione dell’appellante, secondo cui in galleria si sarebbero 
trovati pochi veicoli, così come in considerazione della posizione del suo veicolo, 
ovvero poco oltre l’entrata della galleria. L’appellante cadrebbe in piena contraddi-
zione facendo valere di non essere stato in grado di stabilire la posizione esatta in 
galleria e al contempo di saper affrontare molto bene le situazioni di stress es-
sendo un pilota. Quale pilota di aerei civili con relative capacità d’orientamento, 
questa valutazione gli sarebbe senz’altro dovuta essere possibile. Rimarrebbe 
quindi il fatto che il comportamento adottato dall’appellante avrebbe prolungato la 
permanenza in galleria e di conseguenza, in caso di effettivo stato di necessità, 
non sarebbe stato la soluzione adatta per evitare una reale situazione di pericolo.

K. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi

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1. Con l’entrata in vigore del nuovo Codice di diritto processuale penale sviz-
zero del 5 ottobre 2007 (Codice di procedura penale, CPP; RS 312.0) il 1° gennaio 
2011 i codici di procedura penale cantonali vennero abrogati. L’art. 448 cpv. 1 
delle disposizioni transitorie del CPP dispone il principio generale secondo il quale 
procedimenti pendenti al momento dell’entrata in vigore del nuovo Codice sono 
continuati secondo il nuovo diritto, in quanto le disposizioni seguenti non preve-
dano altrimenti. Giusta l’art. 453 cpv. 1 CPP invece i ricorsi contro le decisioni 
emanate prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice sono giudicati secondo il 
diritto anteriore dalle autorità competenti in virtù di tale diritto. E contrario quindi ai 
mezzi di ricorso contro decisioni emanate dopo l’entrata in vigore del CPP si ap-
plica quest’ultimo. Nella fattispecie dunque l’appello è disciplinato dalle norme del 
nuovo CPP federale.

2.
2.1 La decisione penale del DGSS data del 21 marzo 2011 ed è stata comuni-
cata il 22 marzo 2011. Giusta l’art. 399 cpv. 1 CPP l’appello va annunciato al tri-
bunale di primo grado (nella fattispecie il DGSS) entro dieci giorni dalla comunica-
zione della sentenza. L’annuncio d’appello di A. del 1° aprile 2011 è quindi 
tempestivo.

2.2 La dichiarazione scritta d’appello va poi inoltrata entro 20 giorni dalla 
notificazione della sentenza motivata (art. 399 cpv. 3 CPP). Dato che nel presente 
caso il DGSS ha comunicato la sua decisione penale già con motivazione inte-
grale, il termine per la dichiarazione d’appello è scaduto il 12 aprile 2011. Anche la 
dichiarazione d’appello di A. del12 aprile 2011 (data del timbro postale) è dunque 
tempestiva ed essendo sufficientemente motivata ai sensi dell’art. 399 cpv. 3 CPP 
va ricevuta in ordine.

3. Giusta l’art. 391 CPP nella sua decisione la I. Camera penale del Tribunale 
cantonale quale giurisdizione d’appello non è vincolata né dalle motivazioni delle 
parti, né dalle loro conclusioni, eccettuate quelle riguardanti le azioni civili (cpv. 1). 
Essa non può modificare una decisione a pregiudizio dell’imputato o condannato 
se il ricorso è stato esperito esclusivamente a suo favore come nella fattispecie. È 
fatta salva unicamente una punizione più severa sulla base di fatti di cui il tribunale 
di primo grado non poteva essere a conoscenza (cpv. 2).

4. Come già perfettamente constatato dal DGSS i fatti descritti, sufficiente-
mente documentati e pure riconosciuti da A. adempiono di principio la fattispecie 
di cui all’art. 4a cpv. 5 dell’Ordinanza del 13 novembre 1962 sulle norme della 

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circolazione stradale (ONC; RS 741.11) in unione con l’art. 90 cifra 1 LCStr. A 
ragione il DGSS ha ritenuto che le norme della circolazione stradale sono 
concepite in modo che la contravvenzione indichi in un certo senso l’illiceità: la 
contravvenzione alle norme della circolazione stradale avviene in modo illecito 
quando l’azione non è sostenuta da una circostanza esimente o di esclusione 
della pena. Rimane dunque solo ed esclusivamente da esaminare se sussiste una 
circostanza esimente o discolpante ai sensi degli artt. 17 seg. CP. Per quanto 
concerne le considerazioni giuridiche può essere rimandato a quanto esposto cor-
rettamente dal DGSS (vedi consid. 4a della decisione impugnata) in applicazione 
dell’art. 82 cpv. 4 CPP. Le argomentazioni dell’appellante vanno invece esaminate 
a fondo nelle considerazioni seguenti. 

5. Va verificata la decisione impugnata quanto alle censure dell’appellante 
tenor le quali la motivazione non sarebbe sufficiente e il risultato arbitrario, te-
nendo conto per tale esame della documentazione agli atti e fra questa in partico-
lar modo e innanzitutto le fotografie del radar, ma anche i documenti inoltrati e le 
considerazioni esposte dall’appellante (doc. A e B allegati all’act. II-4).

5.1 A. fa valere che nell’abitacolo della sua automobile si sarebbe sviluppato 
del fumo, perciò si sarebbe visto costretto ad accelerare per uscire al più presto 
dal tunnel del San Bernardino nel quale era appena entrato. Considerando che 
l’appellante all’occasione dell’interrogatorio del 7 dicembre 2010, in motivazione 
della sua reazione di accelerare, raccontò che il bus di suo suocero avrebbe preso 
fuoco all’interno del tunnel della Viamala, pare che tale evento abbia lasciato una 
forte impressione su A.. È dunque molto verosimile che, se veramente avrebbe 
dovuto constatare del fumo nell’abitacolo della sua vettura, l’appellante si sarebbe 
in ogni caso allarmato in misura significante, cosciente della disgrazia di suo 
suocero. Senz’altro quindi gli si dovrebbe poter leggere almeno una certa tensione 
in faccia, tenuto conto della gravità della situazione stando alla descrizione 
dell’appellante.

5.1.1 Sulla foto ravvicinata scattata dall’apparecchio radar installato nella galleria 
del San Bernardino la passeggera seduta sul sedile a fianco del conducente sem-
bra avere un cuscino dietro la testa. Essa tiene la testa chinata all’indietro e leg-
germente a sinistra. Da questo atteggiamento si può senz’altro desumere – come 
l’ha fatto il DGSS – che in quel preciso istante essa stia possibilmente dormendo o 
comunque sicuramente riposandosi, e ciò non solo da pochi attimi. Ciò anche se 
la sua compagna si sarebbe accorta del flash del radar come fa valere 
l’appellante; difatti essa avrebbe senz’altro potuto accorgersi del flash svegliandosi 

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a causa di questo. Tali conclusioni paiono ragionevoli e in ogni caso non arbitrarie, 
motivo per cui questa Corte può confermarle e condividerle. Il conducente stesso 
pare anche lui assai tranquillo. La sua espressione è pacifica, tenendo gli angoli 
della bocca rilassati e verso il basso e anche lui la testa leggermente chinata 
all’indietro e a sinistra. L’espressione di entrambi i passeggeri testimonia dunque 
una certa tranquillità a bordo al momento dello scatto della foto radar. Non si può 
inoltre riconoscere nessuna traccia di fumo né di altri gas anomali nell’abitacolo. 
Nemmeno dall’esterno è visibile del fumo, né davanti, né dietro la vettura. 

5.1.2 Già solo questi elementi possono essere qualificati in modo non arbitrario 
quali considerevoli indizi per il non sussistere di una situazione d’allarme come 
quella avanzata dall’appellante. Non è difatti concepibile che una persona a bordo 
di una vettura nella quale si sviluppi del fumo resti talmente tranquilla, se – come 
fa valere l’appellante nella fattispecie – la situazione fosse veramente così grave 
da dover uscire immediatamente dalla galleria causa l’imminente pericolo di in-
cendio. Anche volendo ammettere che l’appellante sia stato pilota di aerei civili 
non cambia nulla a tale merito, specie perché egli stesso ricorda con orrore i terri-
bili incidenti con incendi degli ultimi anni in gallerie stradali, in particolare quello nel 
tunnel della Viamala nel 2006. In una tale situazione poi è inverosimile che il con-
ducente non svegli o chiami la sua compagna di viaggio e non la preghi di cercare 
di contattare la polizia o i pompieri. Anzi, tipicamente la passeggera stessa si sve-
glierebbe da sé dal odore di bruciato come descritto da A. che verosimilmente 
impiegherebbe un certo tempo per diffondersi nell’abitacolo, ma che, come lo 
sostiene l’appellante, provocherebbe un bruciore agli occhi. In considerazione 
delle foto dell’apparecchio radar (act. II-14) va dunque constatata una completa 
assenza di indizi per una situazione d’allarme causa fumo nell’abitacolo. Di 
conseguenza le fotografie sono considerevoli e pesanti indizi per il non sussistere 
di una situazione di stato di necessità esimente o discolpante ai sensi degli artt. 17 
seg. CP come addotta dall’appellante.

5.2 L’appellante ha allegato dei documenti alla sua opposizione che provano 
che la sua vettura è effettivamente stata trasportata poche ore dopo il supera-
mento del limite di velocità da e in un garage di Y. per delle verifiche quanto a 
possibili difetti o panne (doc. A e B allegati all’act. II-4), il che è stato constatato 
pure dal DGSS. Tenor quanto considerato dal DGSS però A. non avrebbe 
sufficientemente provato per quale motivo abbia fatto trainare la sua automobile. 

5.2.1 Dalla fattura della Carrozzeria B. (doc. A) risulta unicamente il traino del 
veicolo da San Bernardino a X. per CHF 560.–. Sotto il titolo osservazioni è 

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indicato “principio per incendio”, senza però indicare quali misure di sicurezza o di 
controllo fossero state prese prima di cominciare il traino. Se però ciò fosse 
veramente stato il motivo del traino, tali misure sarebbero indubbiamente state 
indicate e verosimilmente anche documentate e fatturate. Non è nemmeno per 
niente chiaro da quali fatti sarebbe stato desunto che vi sarebbe stato un principio 
di incendio. La mera osservazione “principio per incendio” non può dunque essere 
ritenuta una prova sufficiente del sostenuto fumo all’interno dell’abitacolo della 
vettura al momento del controllo radar nella galleria. L’appellante avrebbe difatti 
senz’altro potuto indicare qualsiasi motivo alla persona venuta a trainare 
l’automobile e questa a sua volta avrebbe potuto scrivere qualsiasi cosa sul mo-
dulo da compilare, senza essere tenuta a verificarne o doverne poter confermare 
l’esattezza. Non vi sono indizi per concludere che il motivo indicato dall’appellante 
sarebbe stato verificato.

5.2.2 Dalla fattura del Garage C. di Y. (doc. B) al titolo “lavori da eseguire” risulta 
che il “paraolio cardano [avrebbe perso]” e sotto l’intestazione “ordine di 
riparazione” è indicato “sost. paraolio cardano”. Alla rubrica “materiale e pezzi di 
ricambio” figurano due guarnizioni e il cambio d’olio. Non è invece per niente 
chiaro quali siano stati i motivi o le possibili cause per tali lavori e ricambi. È pur 
possibile che se il paraolio cardano perde si sviluppi del fumo. Va pertanto gene-
ralmente escluso che da questo si sviluppi un incendio della vettura. Il fumo sa-
rebbe poi semmai ben visibile dall’esterno, dato che olio bruciato provoca solita-
mente un fumo bianco ben riconoscibile e assai maleodorante. Sulla foto radar nel 
caso in giudizio invece non si riconosce nemmeno una minima traccia di fumo. La 
fattura in questione non può quindi essere considerata una prova sufficiente di un 
principio di incendio già per questi motivi. Un ricambio del paraolio cardano può 
inoltre giustificarsi certamente anche senza che si sarebbe effettivamente svilup-
pato del fumo e, astrattamente parlando, può indubbiamente anche essere effet-
tuato senza alcun motivo concreto. Anche il doc. B non può dunque in nessun 
modo essere reputato prova sufficiente di uno stato di necessità al momento in cui 
A. attraversò la galleria del San Bernardino accelerando e superando così il limite 
di velocità ammesso.

5.3 Il comportamento dell’appellante non è del resto neanche condivisibile la-
sciando da parte considerazioni giuridiche e volendo partire da concetti puramente 
pratici e matematici, se il fatto di uscire dal tunnel al più presto possibile si fosse 
veramente imposto come da lui preteso, tenuto conto anche del fatto che sostiene 
di aver la capacità di rimanere più calmo in situazioni di stress rispetto alla media 
e che dichiara di essere stato pilota di aerei civili, quindi un professionista nel va-

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lutare tempi e distanze. A ragione il DGSS ha difatti ritenuto che vi sarebbero state 
altre soluzioni ravvisabili per limitare il pericolo o perlomeno le conseguenze di un 
incendio in galleria (vedi il consid. 4.b della decisione impugnata, al quale può es-
sere rinviato anche in motivazione della presente sentenza). Come prima cosa già 
non è comprensibile perché l’appellante e la sua compagna di viaggio non hanno 
tentato di contattare e avvisare le forze di soccorso o la polizia stradale, anche se 
il presunto incendio si sarebbe ancora trovato in fase di sviluppo. Presumendo poi 
che l’appellante circolasse di principio sempre rispettando i limiti di velocità – ipo-
tesi da preferire perché per lui più favorevole in termini penali, presumendo per 
principio che si tratti di un conducente prudente e rispettoso delle norme della cir-
colazione stradale –, dunque al massimo agli 80 km/h permessi nella prima parte 
della galleria, che abbia accelerato soltanto al momento in cui si sarebbe accorto 
del preteso fumo e ciò molto rapidamente (entro pochi secondi e pochi metri), che 
abbia raggiunto la velocità massima di 104 km/h misurata dal radar soltanto al 
punto dove si trova l’impianto radar stesso, che una Fiat Panda come quella di A. 
impiega di media 7 sec per accelerare da 80 km/h a 104 km/h e che in tale tempo 
si percorrono circa 185 m, ciò significherebbe che si sarebbe accorto del preteso 
fumo a dir tanto e al più tardi a 1.200 km dopo l’entrata in galleria e che quindi 
mancavano altri 5.400 km all’uscita del portale sud. È pur vero che un conducente 
medio a volte dopo diversi chilometri in galleria perde l’orientamento quanto alla 
distanza già percorsa. Ci si può però indubbiamente aspettare che dopo soli 1.200 
km nel caso di un ex pilota di aerei civili ciò non si sia ancora avverato, specie se 
dichiara egli stesso di avere una capacità superiore alla media di mantenere la 
calma e la lucidità. Ammettendo ancora che l’appellante avrebbe proseguito per il 
resto del tunnel mantenendo la velocità raggiunta di 104 km/h, senza accelerare 
ulteriormente e aumentare così ancor di più la messa in pericolo di altri utenti della 
strada, in tal caso dopo l’accorgersi del presunto fumo avrebbe (risp. ha) 
impiegato 3 min 7 sec per uscire dalla galleria. Se avesse rispettato il limite di 
velocità di 80 km/h ci avrebbe messo 56 sec in più per lasciare il tunnel. Se 
avesse invece optato per un’inversione di marcia per uscire dal portale nord 
dov’era entrato, tenuto conto che non vi erano vetture dietro di lui (cfr. foto radar) e 
considerando che avrebbe dovuto prima fermarsi (circa 5 sec) per poi manovrare 
(circa 20 sec), accelerare ad 80 km/h (11 sec) e così uscire dal tunnel nell’altra 
direzione (46 sec), avrebbe impiegato complessivi 1 min 22 sec, essendo così 
quasi 2 min più veloce, impiegando circa un terzo del tempo per lasciare la 
galleria. L’attesa di un cunicolo d’emergenza pare non essere stata necessaria, 
dato che l’appellante ha dichiarato che a quell’ora nella galleria si trovavano solo 
pochi veicoli (cfr. verbale dell’interrogatorio, act. I-6). Ma anche ammettendo che 

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avrebbe comunque dapprima voluto cercare un cunicolo d’emergenza per avere 
più spazio per invertire la direzione di marcia e mettere in pericolo meno utenti 
della strada, sarebbe ancor sempre stato considerevolmente più veloce ad uscire 
dal portale nord. Di conseguenza anche volendo ammettere che vi sarebbe stato 
lo sviluppo di fumo, ipotesi per la quale come esposto sopra (consid. 5.1 e 5.2) 
non vi sono indizi alcuni, l’appellante avrebbe avuto sufficienti alternative di 
reazione, sicché il suo comportamento, ovvero il superamento del limite di 
velocità, non è stato adeguato nemmeno sotto aspetti meramente pratici e 
matematici.

5.4 Da quanto ritenuto risulta dunque che non vi sono indizi sufficienti in grado 
di permettere di concludere al sussistere di uno stato di necessità esimente ai 
sensi degli artt. 17 seg. CP. Per questi motivi l’appello va integralmente respinto.

6. Nella fattispecie il DGSS ha condannato A. ad una multa di CHF 500.–. 
Come sancito dall’art. 404 cpv. 1 CPP il tribunale d’appello esamina la sentenza di 
primo grado soltanto riguardo ai punti impugnati. Considerato che l’appellante non 
critica con nessuna parola l’altezza di tale multa e che quest’ultima può essere 
considerata proporzionata e perfettamente conforme al diritto e alla prassi in 
materia, non si impone di riesaminare la sanzione pronunciata, visto anche che 
questa Corte non è giunta ad un risultato diverso in nessuno dei punti avanzati 
dall’appellante.

7. Le spese procedurali comprendono gli emolumenti a copertura delle spese 
e i disborsi nel caso concreto (art. 422 cpv. 1 CPP). Tenor l’art. 424 CPP i cantoni 
disciplinano il calcolo delle spese procedurali e fissano gli emolumenti (cpv. 1) che 
in casi semplici possono essere di natura forfetaria a copertura anche dei disborsi 
(cpv. 2). Nel Cantone dei Grigioni giusta l’art. 37 cpv. 4 lett. b della legge 
d’applicazione del Codice di diritto processuale penale svizzero del 16 giugno 
2010 (LACPP; CSC 350.100) per procedure giudiziarie l’ammontare della tariffa 
viene disciplinato con ordinanza del Tribunale cantonale. L’ordinanza sugli emo-
lumenti in cause penali del 14 dicembre 2010 (OECP; CSC 350.210) prevede al 
suo art. 7 che per decisioni in procedure d’appello l’emolumento è compreso tra i 
CHF 1'500.– e i CHF 20'000.–. Nella presente procedura d’appello un emolumento 
di CHF 2'000.– pare proporzionato in considerazione di tutti gli aspetti del caso.

Giusta l’art. 428 cpv. 1 CPP le spese della procedura vanno a carico della parte 
soccombente, nella fattispecie dunque vanno a carico dell’appellante. 

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III. La I. Camera penale giudica:

1. L’appello è respinto.

2. Le spese della procedura d’appello di CHF 2'000.– vanno a carico 
dell’appellante.

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale ai 
sensi dell’art. 78 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale 
(LTF; RS 173.110) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14. Il ricorso è da 
inoltrare al Tribunale federale per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione 
della decisione con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. 
LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di 
ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 78 segg. e 90 segg. LTF.

4. Comunicazione a: