# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7841a661-e8f9-57d8-a88a-dba97f830d0d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.10.2006 11.2006.107
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2006-107_2006-10-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2006.107

  	
  Lugano,

  11 ottobre
  2006/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa AG.2006.26 (assistenza
giudiziaria intercantonale in materia civile) della Pretura del Distretto di Bellinzona
promossa con atto rogatorio del  6 settembre 2006 dal

 

                                         Tribunale
distrettuale Moesa, Roveredo (GR)

                                         (rappresentato
dal presidente)

 

                                         nella causa
di divorzio (misure provvisionali) che oppone

                                         

	
   

  	
   AO 1  

   (  PA 2 )

   

   a

   

   AO 2  

  (  PA 3 )

  
	
   

  	
   

  

                                         e che
vede coinvolta in qualità di terzo cui sono chieste informazioni a norma
dell'art. 170 cpv. 2 CC

 

	
   

  	
  AP 1 

  (  PA 1 );

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 2 ottobre 2006 presentato da AP 1 contro il “decreto” emesso l'11 settembre 2006 dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.
  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto 

 

in fatto:                    A.   Nell'ambito
di misure provvisionali in una causa di divorzio promossa il 22 agosto 2006 da AO
1 contro il marito AO 2, il presidente del Tribunale distrettuale Moesa si è
rivolto il 6 settembre 2006 al Pretore del Distretto di Bellinzona perché
ordinasse alla AP 1, succursale di __________, di trasmettergli entro 20 giorni
ogni informazione sui depositi e gli utili conseguiti da AO 1, direttamente o
come beneficiaria economica, dal 2000 in poi. Con decreto dell'11 settembre
2006 il Pretore, “ritenute
adempiute le condizioni poste dagli art. 206 segg. e 211 segg. CPC per l'edizione
da terzi”, ha ordinato alla
banca di trasmettere al Tribunale distrettuale Moesa entro 20 giorni le informazioni
richieste.

 

                                  B.   Contro
il “decreto” del Pretore la AP 1 è insorta con un appello
del 2 ottobre 2006 volto all'annullamento dell'ordine, previo conferimento
all'appello dell'effetto sospensivo. L'appello non è stato intimato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
commissioni rogatorie intercantonali sono disciplinate dal Concordato sull'assistenza giudiziaria in materia civile, del 15 aprile 1975
(RL 3.3.2.1.2). L'autorità richiesta applica la legge del proprio Cantone (art.
2 del Concordato). Competente per eseguire le rogatorie è, nel Cantone Ticino,
il Pretore (elenco allegato alla vecchia pubblicazione del Concordato, in: RS
274). Trattandosi di eseguire una commissione rogatoria confederata avente per
oggetto una richiesta d'informazioni da terzi fondata sull'art. 170 cpv. 2 CC, il
Pretore applica pertanto la procedura ticinese. Ciò significa che nell'ambito
di una causa di divorzio pendente egli attua la richiesta per via di edizione,
nelle forme degli art. 211 segg. CPC (Rep. 1999 pag. 146 consid. 2 = FamPra.ch
2000 pag. 141 consid. 2). Che la richiesta verta sul rilascio di informazioni
scritte anziché sulla produzione di documenti poco importa, la procedura ticinese
non prevedendo norme specifiche nel caso in cui il giudice del divorzio intenda
assumere “rapporti scritti di
terzi” (art. 419a cpv. 2
CPC). Giova procedere dunque per analogia (art. 163 in principio CPC).

 

                                   2.   La
procedura ticinese stabilisce che una domanda di edizione nei confronti di terzi
dev'essere intimata al destinatario (art. 211 cpv. 2 CPC), al quale va assegnato
“un termine non superiore a 20 giorni per formulare le proprie osservazioni”
(art. 211 cpv. 3 seconda frase CPC). Ove si dica disposto al­l'edizione, il
terzo si vede semplicemente fissare dal giudice un termine entro cui produrre i
documenti. Ove si opponga, il giudice statuisce sull'obbligo di edizione mediante decreto (“decisione di edizione”: art. 213a CPC). Contro tale decreto il
terzo può insorgere con appello, sempre che la causa sia appellabile (Rep. 1991 pag. 479 con­sid. a). Se la causa non è appellabile, il terzo non parrebbe disporre
di rimedi giuridici, almeno sul piano cantonale (il ricorso per cassazione sembrerebbe
esperibile solo contro sentenze finali di merito: cfr. Rep. 1999 pag. 244 n.
72).

 

                                   3.   Nella
fattispecie il Pretore ha creduto con ogni evidenza che la AP 1 fosse disposta
all'edizione, verosimilmente perché nelle cause di divorzio gli istituti di
credito sogliono ottemperare alle richieste d'informazione fondate sull'art.
170 cpv. 2 CC. Di conseguenza egli ha fissato alla banca un termine entro cui
fornire direttamente al Tribunale distrettuale Moesa le informazioni richieste.
Certo, mal si intravede come egli abbia potuto designare il suo atto alla
stregua di un “decreto”, i provvedimenti che disciplinano il
procedimento – comprese le assegnazioni di termine – costituendo semplici ordinanze
(art. 94 prima frase CPC). Sta di fatto che il “decreto” impugnato
non è sicuramente una “decisione
di edizione” nel senso
dell'art. 213a CPC. A prescindere dal fatto ch'esso non è stato nemmeno comunicato
alle parti, l'ordine non è corredato della benché minima sanzione in caso di
inosservanza. Non si vede quindi come potrebbe configurare una “decisione di edizione”, la quale contiene per legge la comminatoria
dell'art. 292 CP (art. 213 CPC). L'atto in questione è e rima­ne pertanto una
mera ordinanza, che come tale non può essere appellata (art. 95 cpv. 1 CPC). Ne
segue che in concreto l'appello della AP 1 va dichiarato irricevibile.

 

                                   4.   Il terzo che, senza consentire all'edizione, si vede fissare il termine
dell'art. 213a CPC per produrre quanto richiesto non è leso per ciò solo
nei suoi diritti. Qualora non intenda conformarsi all'ordine, è sufficiente che
comunichi al giudice la propria opposizione, illustrandone i motivi
(analogamente al terzo che, vistosi assegnare il termine per formulare
osservazioni giusta l'art. 211 cpv. 3 seconda frase CPC, comunica di non
aderire all'edizione). Sulla fondatezza di tale resistenza il giudice decide poi
con decreto (“decisione di
edizione”: art. 213a
CPC), provvisto di comminatoria penale nel caso in cui respinga l'opposizione. Ciò
premesso, nulla osta a che l'appello della AP 1 sia trattato come opposizione
all'edizione e trasmesso come tale al Pretore per competenza (art. 126 CPC). Su
di esso il Pretore statuirà – come detto – mediante formale decreto (“decisione
di edizione”).

 

                                   5.   Si ricordi
ad ogni buon conto che – per lo meno nel diritto ticinese – il terzo opponente
non può contestare i presupposti dell'edizione. Egli non può, in altri termini,
far valere diritti che spettano solo all'attore o al convenuto, sostituendosi a loro (Cocchi/Trezzini, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 4 ad art. 211). Può
solo difendere i suoi propri interessi giuridicamente protetti, invocando
– ad esempio – l'intervenuta prescrizione dell'art. 962 CO o il pericolo di
esporsi a un danno, rispettivamente di incorrere in sanzioni per la divul­gazione
dei documenti. Trattandosi di informazioni scritte, valgono per analogia i
medesimi principi. Si aggiunga inoltre che il terzo, ove
sia una banca, non può valersi del segreto previsto dall'art. 47 LBCR se
è chiamato a fornire informazioni giusta l'art.
170 cpv. 2 CC (Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner Kommentar, edizione
1999, n. 28 ad art. 170 CC; Bräm
in: Zürcher Kommentar, 3ª edi­zione,
n. 46 ad art. 170 CC con richiamo a Stettler/Germani,
Droit civil III, 2ª edizione,
pag. 168 n. 245; Frank/Sträuli/Messmer,
Kommentar zur zürcherischen Zivilprozessordnung, 3ª edizione, n. 3 al § 160; Leuch/Marbach/
Kellerhals/Sterchi, Die Zivilprozess­ordnung für den Kanton Bern, 5ª edizione, n. 2a ad art. 246).

 

                                         Come questa Camera ha già avuto modo di ricordare all'appellante, poi,
al momento di formulare osservazioni a una doman­da di edizione (art. 211 cpv.
3 seconda frase CPC) una banca può chiedere al giudice di essere abilitata a
togliere dai documenti i nomi di persone fisiche o giuridiche estranee alla
causa o di essere autorizzata a selezionare determinate informa­zioni o di essere
ammessa a produrre i documenti in estratto (sentenza inc. 11.2005.144 del 28
novembre 2005, consid. 5). Al momento di ricevere i documenti, infine, il
giudice può ancora – d'ufficio – togliere i nomi di persone fisiche o giuridiche non coinvolte, selezionare determinate informazioni o acquisire i documenti in estratto (Hausheer/Reusser/Geiser, op.
cit., n. 24 ad art. 170 CC con rinvio; Aepli,
Zur Auskunfts­pflicht der Bank nach Art. 170 Abs. 2 ZGB in: Familie und Recht/Famille et Droit, Fest­gabe/Mélanges Bern­hard Schnyder, Friburgo 1995,
pag. 8). Tale “doppio filtro” permette di contemperare adeguatamente gli
interessi del coniuge istante, quelli del coniuge convenuto, quelli di persone estranee alla lite e
– per quanto riguarda l'istituto di credito – il
segreto bancario (Stanislas, Ayant droit économique et droit civil: le devoir de renseignements
de la banque, in: SJ 121/1999 II 436 con riferimenti). Nulla
impedisce di applicare gli stessi criteri trattandosi di rilasciare informazioni
scritte al giudice del merito o di una rogatoria intercantonale.

 

                                   6.   L'emanazione
del presente giudizio rende la richiesta di effetto sospensivo senza oggetto.
Quanto agli oneri processuali, essi seguirebbero la soccombenza dell'appellante,
il cui rimedio giuridico si rivela improponibile. Dato nondimeno che la banca
può essere stata indotta a piatire in buona fede dall'erronea designazione
dell'atto impugnato (“decreto”), si rinuncia equitativamente al prelievo
di tasse o spese (art. 148 cpv. 2 CPC). L'inammissibilità dell'appello esclude
altresì l'attribuzione di ripetibili.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC,

 

 

pronuncia:              1.   Trattato
come rimedio giuridico, l'appello è irricevibile.

 

                                   2.   Trattato
come opposizione alla domanda di edizione, l'appello è trasmesso al Pretore perché
statuisca con decreto nel senso dei considerandi.

 

                                   3.   Non si
riscuotono tasse o spese né si assegnano ripetibili.

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ; 

  –    ;

  –    ).

  

                                         Comunicazione:

                                         – Pretura
del Distretto di Bellinzona;

                                         –
Tribunale distrettuale Moesa, Roveredo (GR).

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria