# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1f8e7945-67dc-51f1-91db-9c4ff480e998
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-10-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 28.10.2003 52.2003.291
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-291_2003-10-28.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.291

   

  	
  Lugano

  28 ottobre 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 4 settembre 2003 di

 

 

	
   

  	
  __________ e __________

  Rappr. da: __________

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 29 agosto 2003 (n. 3636) del Consiglio
  di Stato, che ha respinto il ricorso degli insorgenti avverso la decisione 17
  giugno 2003 del municipio di __________ relativa all’imposizione della tassa
  per il servizio di raccolta e di eliminazione dei rifiuti per l’anno 2003;

  

 

 

viste le risposte:

-    17 settembre 2003 del
municipio di __________;

-    23 settembre 2003 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   A
__________ il servizio di nettezza urbana é retto dal Regolamento per il
servizio di raccolta e di eliminazione dei rifiuti del 5 aprile 1994 (RSRER),
in vigore dal 1 gennaio 1994. Il servizio é organizzato dal comune (art. 1
RSRER) e la consegna dei rifiuti é obbligatoria (art. 5 RSRER). Per finanziare
il servizio l'art. 31 RSRER istituisce il prelievo annuale di tasse, che devono
essere determinate da parte del municipio mediante ordinanza entro un importo
minimo ed un importo massimo fissato all'art. 32 RSRER e che spazia per le
persone sole da fr. 50.-- a fr. 100.-- (cifra 1), per le economie domestiche
costituite da due o più persone (cifra 2) e per le case di vacanza occupate o
date in locazione a persone senza domicilio nel comune (cifra 8) da fr. 80.-- a
fr. 160.--.

 

Con ordinanza del 7 gennaio 2003, pubblicata
all'albo nel periodo dal 10 al 25 gennaio 2003, il municipio di __________ ha,
tra l'altro, fissato le tasse relative all'anno in corso per ciascuna categoria,
prevedendo in particolare l’importo di fr. 80.- per le economie domestiche
costituite da una persona sola e di fr. 120.-- per le economie domestiche
costituite da due o più persone e per le case di vacanza occupate o cedute in
locazione a persone senza domicilio nel comune.

 

 

                                  B.   a) Il 30
maggio 2003 i servizi amministrativi del comune di __________ hanno notificato
a __________ e __________, residenti a __________, la tassa per il servizio di
raccolta e di eliminazione dei rifiuti per l'anno stesso, in quanto proprietari
di un rustico di vacanza al mappale n. __________ RF, in località __________.
Il tributo è stato calcolato a fr. 120.-- in applicazione degli art. 32 RSRER e
13 dell'ordinanza municipale 7 gennaio 2003.

 

b) Con reclamo 13 giugno 2003 __________ e
__________ hanno chiesto di essere esentati dal pagamento della suddetta tassa,
ritenuto che il servizio di raccolta dei rifiuti viene eseguito soltanto nei
mesi estivi, che non usufruiscono del servizio di nettezza urbana, che già
pagano un’analoga tassa al Consorzio di nettezza urbana di __________ per la
loro abitazione principale a __________ e che il fondo in questione sarebbe
utilizzato da terzi per fini agricoli. Con decisione 17 giugno 2003 il municipio
ha respinto il reclamo, sottolineando - in particolare – che, contrariamente a
quanto affermato dai ricorrenti, era risultato che essi utilizzavano
regolarmente il citato rustico come residenza secondaria.

 

 

                                  C.   a) Con
ricorso 4 luglio 2003 i coniugi __________ sono insorti davanti al Consiglio di
Stato, sostenendo che il fabbricato di cui al mappale n. __________ RF di
__________ sarebbe sostanzialmente una semplice stalla riattata e non una casa
di vacanza, motivo per il quale essi vi si recano soltanto durante pochi giorni
all’anno non consecutivi. Hanno quindi eccepito una disparità di trattamento
rispetto agli altri utenti per il motivo che il loro cascinale dista almeno 2
km dal perimetro di raccolta e che il servizio viene effettuato una volta alla
settimana unicamente tra i mesi di maggio e ottobre.

 

b) Con risoluzione 26 agosto 2003 il
Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa. Dopo avere accertato, sulla base
dei documenti prodotti dal municipio di __________, che il rustico dei coniugi
__________ aveva beneficiato nel 1989 di una licenza edilizia per la
trasformazione in un’abitazione secondaria, il Governo ha ritenuto che la tassa
litigiosa fosse dovuta indipendentemente dall’effettivo utilizzo dello stabile
da parte dei ricorrenti.

 

 

                                  D.   Con ricorso
10 settembre 2003 __________ e __________ sono insorti innanzi a questo
tribunale per impugnare il suddetto giudizio governativo. Sostengono che il
loro rustico di __________ non viene piu utilizzato quale casa di vacanza da
almeno tre anni e che essi vi si recano solo saltuariamente per eseguire semplici
lavori di manutenzione. Affermano che in ogni caso il punto di raccolta più
vicino è situato a più di 2 km dalla loro proprietà e che lo stesso è in
funzione soltanto tra i mesi di maggio e ottobre. Contestano di dovere pagare
una tassa per un importo uguale a quello applicato alle economie domestiche di
persone domiciliate. Ravvisano in ciò la violazione del principio della parità
di trattamento e chiedono l’annullamento del tributo litigioso.

Il Consiglio di Stato e il municipio di
__________ hanno sollecitato la reiezione del gravame.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data (art. 208 cpv. 1 LOC). Il ricorso, tempestivo
(art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da persone legittimate ad agire (art. 43
PAmm), è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti,
senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. La
tassa per il servizio di raccolta ed eliminazione dei rifiuti è una tassa di
utilizzazione, vale a dire un compenso particolare imposto al privato per una
prestazione della pubblica amministrazione o per un servizio pubblico (DTF 111
Ia 326 = RDAT 1986 n. 38 consid. 7, in re comune di __________). Essa deve
pertanto poggiare su di una legge in senso formale ed ossequiare inoltre i
principi della copertura dei costi (condizione comunque controversa per talune
tasse di utilizzazione) e della proporzionalità: principio quest'ultimo che
secondo la terminologia comunemente invalsa in materia di tributi causali
assume la qualifica di equivalenza (cfr. per tutte le enunciazioni che
precedono DTF 118 Ia 320 segg. in re comune di __________, consid. 3, 4b e 4c
rispettivamente; inoltre DTF 111 Ia 326, consid. 7). La fissazione della tassa
in rassegna deve indi ossequiare il principio di uguaglianza ancorato all'art.
8 Cost. ed il divieto d'arbitrio sancito all'art. 9 Cost. (RDAT 1986 n. 38
consid. 6, ancora riferito all'art. 4 Cost. 1874). In quanto corrispettivo di
una prestazione speciale ai sensi degli art. 31 cpv. 2 (31b cpv. 1 dal 1 luglio
1997) e 48 cpv. 1 LPAmb, la tassa per il servizio di raccolta ed eliminazione
dei rifiuti deve infine rispettare il principio della causalità sancito
all'art. 2 LPAmb medesima (STA inedite 1.12.1993 in re K.-T., consid. 4;
2.5.1994 in re P. e LLCC, consid. 5.4.; 7.9.1994 in re M. SA, consid. 2;
28.4.1995 in re B., consid. 2 non pubblicato in RDAT II-1995 n. 23; 30.7.1996
in re comune di __________, consid. 2.1.; 23.9.1996 in re S., consid. 2.1.;
15.10.1996 in re comune di __________, consid. 2.1.; 27 febbraio 1997 in re
comunione ereditaria fu A. C., consid. 2.1.; URP 1994 N. 13, pag. 90 segg.).

Come ha avuto modo di affermare in più occasioni il Tribunale federale, il
prelievo dei costi concernenti il trattamento dei rifiuti urbani non avviene
tuttavia in applicazione diretta dei combinati art. 2 e 48 LPAmb. E' infatti
necessaria una regolamentazione cantonale, per la cui promulgazione i Cantoni,
rispettivamente i comuni ai quali tale compito è delegato (com'è il caso in
Ticino) godono di un certo margine di decisione. In questo ambito, in
particolare, il principio della causalità non può venire interpretato nel senso
che è lecita solo una ripartizione dei costi proporzionale alla quantità dei
rifiuti effettivamente prodotta. Una simile interpretazione obbligherebbe in
pratica gli enti pubblici ad introdurre la cosiddetta tassa sul sacco, mentre
che il legislatore federale non ha inteso limitare in maniera così importante
le competenze dei Cantoni in una materia politicamente tanto discussa (cfr. STF
del 20 novembre1995 in re comune di __________ e comune di __________, consid.
10b e 10c rispettivamente, pubblicate in RDAT I-1996 n. 51 e 52). Il Tribunale
federale ne ha concluso che i Cantoni rispettivamente i comuni godono di una
notevole libertà nello stabilire le tariffe per il servizio di raccolta e di
eliminazione dei rifiuti: le stesse dovranno comunque tendere a conseguire
quanto disposto dall'art. 2 LPAmb rispettando nel contempo, com'è già stato
detto, il principio della parità di trattamento e il divieto d'arbitrio
(ibidem).

 

Con modifica 20 giugno 1997, entrata in
vigore il 1 novembre successivo, è stato introdotta nella LPAmb una nuova
disposizione regolamentante il finanziamento dello smaltimento dei rifiuti
urbani, l'art. 32a. Questa norma concretizza il principio generale di causalità
ancorato all'art. 2 LPAmb nel contesto del finanziamento dello smaltimento dei
rifiuti urbani (Messaggio del Consiglio federale 4 settembre 1996, pubbl. in FF
1996, 1041 segg., 1060). Sebbene l'art. 32a LPAmb fissi taluni precisi criteri
che i Cantoni, rispettivamente i comuni, devono osservare nella determinazione
delle tasse di smaltimento dei rifiuti urbani, il margine di manovra lasciato
loro per soddisfare il principio di causalità rimane pur sempre ampio
(Messaggio citato, pag. 1061; DTF 125 I 449 consid. 3 b bb e cc). Il testo
dell'art. 32a cpv. 1 lett. a LPAmb, che vincola la fissazione della tassa al
tipo ed alla quantità dei rifiuti consegnati, si pone anzi, in una certa
misura, in conflitto con le intenzioni di Consiglio federale e Parlamento di
limitare al minimo detto margine, creando semplicemente un quadro generale
entro cui Cantoni e comuni avrebbero dovuto operare (cfr. V. Huber-Wälchli,
Finanzierung der Entsorgung von Siedlungsabfälle durch kostendeckende und
verursachgerechte Gebühren, URP 1999, 35 segg., 42 seg. con rinvii - alla nota
28 - agli interventi del consigliere agli Stati G.-R. Plattner e della
consigliera federale R. Dreifuss in BUCS 1996, pag. 1163 seg. e 1166).

 

2.2. La legislazione ticinese, che affida ai
comuni la competenza di raccogliere ed eliminare i detriti solidi (art. da 68 a
70 LALIA), li autorizza nel contempo a fissare le tasse per la copertura delle
relative spese. L'art. 70 LALIA dispone che i comuni devono disciplinare
mediante regolamento, da approvare dal Governo (cpv. 3), il servizio comunale
di raccolta ed eliminazione dei detriti solidi (cpv. 1): questo regolamento può
prevedere tasse che garantiscano la copertura delle spese (cpv. 2). L'art. 70
cpv. 2 LALIA lascia quindi al legislatore comunale ogni decisione circa il
principio ed i criteri di imposizione, limitandosi a fissare il limite
superiore della stessa. Ne discende che, sicuramente almeno per quanto concerne
il prelievo delle tasse, i comuni ticinesi dispongono di una notevole libertà
di decisione: godono pertanto di autonomia costituzionalmente protetta (RDAT
1986 n. 38 consid. 4; 1989 n. 39 consid. 3b; I-1991 n. 30 consid. 4b; I-1996 n.
51, consid. 7).

 

2.3. A livello comunale, nel territorio di __________
la materia è disciplinata dal Regolamento per il servizio di raccolta e di eliminazione
dei rifiuti del 5 aprile 1994, in vigore dal 1° gennaio 1990.

 

 

                                   3.   3.1. Il
Consiglio di Stato ha anzitutto negato ai ricorrenti la possibilità di spuntare
l'esenzione dal pagamento della tassa, sebbene questi avessero sostenuto di non
utilizzare da anni la cascina di loro proprietà ubicata a __________. A
ragione.

 

3.2. Come é esposto in precedenza al consid.
2.1., la tassa per il servizio di raccolta ed eliminazione dei rifiuti
costituisce una tassa di utilizzazione, ossia un compenso particolare imposto
al privato per una prestazione della pubblica amministrazione o per un servizio
pubblico. Questa definizione induce a credere che l'ente pubblico possa pretendere
di prelevare una tassa per detto servizio solo verso chi vi fa realmente capo,
producendo rifiuti. Ora a questo proposito la giurisprudenza ha già avuto modo
di ripetutamente sottolineare che quando un servizio pubblico, come quello di
nettezza urbana, è obbligatorio la tassa può essere imposta anche presso chi
non utilizza il servizio medesimo, la causa dell'imposizione essendo allora
costituita non tanto dalla prestazione speciale effettivamente ricevuta bensì
dalla possibilità di usufruire in qualsiasi momento del servizio pubblico (cfr.
tra le innumerevoli sentenze di questo Tribunale sull'argomento RDAT II-1995 n.
23 ibidem; Imboden/Rhinow/Krähenmann, Verwaltungsrechtsprechung, Nr. 110 B VI e
relativi riferimenti, segnatamente alla sentenza del Tribunale federale pubbl.
in ZBl 80/1979 pag. 303 consid. 4c; inoltre la recente STF inedita 28 ottobre
1996, riassunta in URP 1997, pag. 39 segg., consid. 4a): servizio che l'ente
pubblico deve provvedere a mantenere efficiente, sopportandone i costi, anche in
assenza di utilizzazione da parte del singolo utente e che anzi deve tenersi
pronto in qualsiasi momento ad evacuare e smaltire un incremento di rifiuti
dipendenti proprio dall'azione di questi (cfr. STA inedita 1.12.1993 in re
K.-T., consid. 5.3., relativamente al prelievo della tassa per il servizio di
raccolta e di eliminazione dei rifiuti a carico dei proprietari di residenze
secondarie). Per legittimare l'imposizione basta quindi che l'utente sia atto a
produrre dei rifiuti. La possibilità per l'ente pubblico di imporre una tassa
per un servizio pubblico obbligatorio, quale quello di nettezza urbana, indipendentemente
dall'utilizzazione effettiva dello stesso é volta a scongiurare il tentativo
dell'utente di sottrarsi all'obbligo di far capo al servizio per ragioni di
ordine economico, cioè per risparmiare il pagamento della tassa (URP 1997
citato, pag. 41, consid. 4a; STA inedita 3 febbraio 1998 in re comune di
__________, consid. 4.2.).

3.3. Nel caso concreto va detto che, al di là degli argomenti sollevati dai
ricorrenti nel corso di causa, non vi è dubbio che il rustico di loro
proprietà, situato al mappale n. __________ RF di __________, è destinato a
fini abitativi. Tale conclusione può essere agevolmente dedotta da un esame
della documentazione versata agli atti dal municipio. La stessa indica in modo
chiaro che i ricorrenti hanno beneficiato nell’ottobre 1989 di tutti i permessi
edilizi necessari alla trasformazione di detto edificio in un’abitazione di
vacanza. Dai piani che erano stati prodotti in quell’occasione in allegato alla
domanda di costruzione, risulta che l’interno della casa è disposto su tre
livelli e comprende servizi igenici, la cucina, due camere da letto (di cui una
mansardata), una zona pranzo, una zona camino, la cantina e un locale
disponibile. La scheda dell’edificio allestita nel 1991 nell’ambito
dell’inventario dei rustici al di fuori della zona edificabile del Comune di
__________ attesta inoltre l’avvenuta trasformazione nonché l’uso effettivo del
medesimo quale abitazione secondaria.

Questa circostanza basta a giustificare la controversa imposizione. È infatti
incontestabile che chiunque disponga di un edificio che si presta ad essere
utilizzato per scopi abitativi debba essere considerato come un potenziale
utente del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, al
quale spetta l’obbligo di contribuire al finanziamento del medesimo,
indipendentemente dall’uso effettivo che fa dell’immobile e dal quantitativo di
immondizia prodotto.

A prescindere da ciò, va comunque detto che nel caso di specie non risulta che
gli insorgenti abbiano ceduto in locazione il cascinale a terzi, né che il
medesimo sia divenuto nel frattempo inabitabile. Anzi, essi hanno ammesso di
fare ancora un certo uso della loro proprietà ad __________, perlomeno per
eseguirvi regolarmente dei lavori di manutenzione, ciò che costituisce
un’utilizzazione del fondo senz’altro suscettibile di produrre rifiuti.

Né tantomeno può essere ritenuto come un motivo sufficiente ad accogliere le domande
degli insorgenti il fatto che il punto di raccolta dei rifiuti più prossimo al
loro fondo si trovi a circa 2 km di distanza. Il fatto poi che durante i mesi
invernali i servizio in questione venga ridotto è evidentemente da ricondurre
alle condizioni climatiche nonché al fatto che durante questa stagione le
abitazioni secondarie situate in altitudine sono assai meno sfruttate che
durante il periodo estivo: anche questa circostanza non permette comunque di
ritenere ingiustificata la pretesa litigiosa, dal momento che comunque sia il
servizio rimane sempre in funzione nella zona urbanizzata del comune, ciò che
permette agli utenti situati all’esterno della medesima di comunque consegnare
i loro rifiuti presso i punti di raccolta esistenti nell’abitato di __________.

 

 

                                   4.   Resta a
questo punto da esaminare se la tassa posta a carico dei ricorrenti sia lesiva
del principio di uguaglianza (art. 8 Cost.), in ragione del fatto che il suo
importo corrisponde a quello previsto per le economie domestiche di domiciliati
composte da due o più persone.

4.1. Per costante giurisprudenza un decreto di portata generale viola il
principio della parità di trattamento ancorato all'art. 8 Cost. se per
fattispecie analoghe opera distinzioni giuridiche non dettate da ragioni serie
e obiettive oppure se sottopone ad un regime identico situazioni che presentano
tra di loro differenze importanti e di natura tale da rendere necessario un
trattamento diverso. Il principio in esame impone unicamente che fattispecie
giuridicamente uguali siano trattate in modo uguale e fattispecie diverse in
modo diverso. Esso non vieta invece che, sul piano legislativo, vengano
effettuate delle distinzioni, ma richiede che le stesse siano giustificate da
motivi seri e obiettivi. Il legislatore dispone tuttavia di un ampio margine di
apprezzamento nel quadro di questi principi (DTF 127 I 185 consid. 5, 125 I 173
consid. 6b, 124 I 297 consid. 3b e relativi rinvii).

4.2. Come questo tribunale ha ripetutamente avuto modo di affermare (STA
inedite 23 settembre 1996 in re S. consid. 4.2.; 15 ottobre 1996 in re comune
di __________, consid. 5.2.; 27 febbraio 1997 in re comunione ereditaria fu A.
C., consid. 5.2., 3 febbraio 1998 in re comune di __________), la diversa
impostazione dell'assoggettamento tra economie domestiche di domiciliati ed i
residenti secondari non si presta a critica. La determinazione della presenza e
del numero di persone che occupano nel corso di un anno le residenze secondarie
di un comune, ma specialmodo di quelle offerte in locazione per brevi periodi,
é infatti compito ben più arduo che non quello riferito all'accertamento della
composizione delle economie domestiche di domiciliati. La scelta di un criterio
di imposizione differenziato per le residenze secondarie é dunque volta a
rendere praticabile l'incasso della tassa nei confronti dei loro proprietari,
grazie al contenimento entro limiti ragionevoli del dispendio di lavoro
dell'apparato amministrativo del comune. Sotto questo aspetto la distinzione
operata dal legislatore comunale appare senz'altro sorretta da una motivazione
pertinente.

Questo non significa tuttavia che l'imposizione delle residenze secondarie
possa sfuggire alla verifica circa la sua conformità al principio di
uguaglianza. Decisivi appaiono infatti, a tal fine, non tanto i criteri alla
base dell'imposizione bensì i risultati cui essi conducono.

4.3. Nel caso concreto, il confronto tra la tassa richiesta ai ricorrenti e
quella percepita dal comune presso le economie domestiche di domiciliati é
facilitata dal fatto che l'imposizione dei proprietari di case di vacanza,
tutti indistintamente accomunati in una sola categoria e tassati durante il
2003 a fr. 120.--, corrisponde a quella dei nuclei famigliari di domiciliati
composti da due o più persone. A differenza del caso a cui fanno riferimento i
ricorrenti nella loro impugnativa, dove agli utenti non domiciliati veniva
chiesto un tributo più elevato rispetto a quello applicato nei confronti dei
domiciliati (cfr. RDAT I-1996 n. 52), nella fattispecie in esame le due categorie
sono dunque tassate per il medesimo importo.

Ora, considerato che per percepire il tributo nei confronti dei proprietari di
residenze secondarie il legislatore può far capo, per irrinunciabili motivi di
praticabilità, all’applicazione di criteri schematici dettati dall’esperienza
(RDAT II-1995 n. 23 consid. 4.2.), la soluzione adottata dal legislatore
comunale merita di essere protetta, in quanto non appare nel suo complesso
discriminatoria. Essa, pur facendo astrazione dal numero esatto di persone che
occupano simili abitazioni nel corso di un anno per le ragioni sopra esposte al
consid. 4.3., parte comunque dall’assunto secondo cui le residenze secondarie
ubicate sul territorio comunale sono di regola occupate, quando abitate, da più
persone. Al di là dello schematismo che la caratterizza, tale soluzione non si
basa su dei motivi del tutto insostenibili o sprovvisti di qualsiasi fondamento
logico: non si può in effetti oggettivamente negare che, in ragione della loro
destinazione, simili abitazioni vengono di norma utilizzate durante le ferie o
il tempo libero in compagnia di altre persone (coniuge, figli, conoscenti, ..).
Tale considerazione trova oltrettutto puntuale riscontro nel caso di specie,
dove entrambi i ricorrenti dispongono congiuntamente della proprietà in
questione.

Si tratta inoltre di una soluzione semplice e agevolmente attuabile, senza
eccessivo dispendio di lavoro e di risorse da parte dell’apparato
amministrativo comunale, ciò che contribuisce senz’altro a meglio garantire la
generalità dell’imposizione.

Per il che, il controverso tributo non viola il principio di uguaglinanza.

 

                                   5.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso, infondato, va respinto.

La tassa di giustizia dev’essere posta a carico dei ricorrenti in solido,
secondo soccombenza (art. 28 Pamm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 Cost.; 2, 31, 31b, 32a, 48 LPAmb; da
68 a 70 LALIA; 208 e 209 LOC; 18, 28, 43, 46, 61 Pamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

2.La tassa di giustizia di fr. 800.-- è posta a carico dei ricorrenti,
in solido.

 

 

 

	
   

   

  3.     
  Intimazione a:

  	
   

   

  __________

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario