# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e08088b-f8b9-5c0d-b27a-22277a7a354e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-05-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 24.05.2016 17.2016.43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2016-43_2016-05-24.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2016.43

  17.2016.105

  	
  Locarno

  25 maggio 2016/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Felipe Buetti, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 15 febbraio 2016 da 

 

	
   

  	
  AP 1

   

  rappr. dall' DI 1

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei
  suoi confronti il 4 febbraio 2016 dalla Pretura penale di Bellinzona
  (motivazione scritta intimata il 

  1. marzo 2016)

  

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 22 marzo 2016;

 

 

esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto

 

in fatto                     A.   Con DA 14 aprile
2015, il PP ha dichiarato AP 1 autore colpevole di:

 

 

ripetuto danneggiamento

per avere, a __________, nel periodo 1.10.2014 - 5.12.2014, in 5
occasioni, intenzionalmente deteriorato cose mobili altrui, provocando danni
materiali per complessivi fr. 15'756.-;

e meglio, per avere danneggiato intenzionalmente la carrozzeria
dei seguenti autoveicoli regolarmente parcheggiati in Viale __________:

 

                                         -     autoveicolo
marca AUDI A3, targato __________, intestato aPC 1, rigandone le due fiancate,
nel periodo 1.10-19.10.2014, provocando danni materiali per fr. 4'656.96;

                                         -     autoveicolo
marca AUDI A5, targato __________, intestato a PC 1, rigandone la fiancata
sinistra, in data 18.10.2014, provocando danni materiali per fr. 3'494.88;

                                         -     autoveicolo
marca AUDI A3, targato __________, intestato a PC 1, rigandone la fiancata
destra, in data 09.11.2014, provocando danni materiali per fr. 2'224.80;

                                         -     autoveicolo
marca VOLVO XC 60, targata __________, intestato aPC 2, rigandone la fiancata
destra, in data 05.12.2014, provocando danni materiali per fr. 3622.80;

                                         -     autoveicolo
marca FIAT Panda, targato __________, intestato aPC 3, rigandone la fiancata
sinistra, in data 05.12.2014, provocando danni materiali per fr. 1'756.55;

                                         

e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 30 (trenta)
aliquote giornaliere da 100.- fr. cadauna - pena sospesa condizionalmente per
un periodo di prova di 2 (due) anni – nonché alla multa di fr 300.- (con
l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, essa sarà sostituita con una
pena detentiva di giorni 3) e al pagamento della tassa e delle spese di
giustizia per complessivi fr 200.-.

 

                                 B.   A seguito
dell’opposizione interposta il 22 aprile 2015 e dopo il il pubblico
dibattimento celebrato il 4 febbraio 2016, il giudice della Pretura penale -
dopo avere assolto AP 1 dall’imputazione relativa al danneggiamento del veicolo
marca AUDI A3 targato __________ avvenuto, secondo l’ipotesi accusatoria, nel
periodo dal 1 al 19 ottobre 2014 - ha confermato le altre imputazioni e la
proposta di pena di cui al DA, diminuendo, però, l’ammontare delle singole
aliquote a fr 70.-.

 

                                  C.   Con dichiarazione
d’appello 22 marzo 2016, AP 1 ha confermato l’annuncio precedentemente e
tempestivamente presentato ed ha chiesto la sua integrale assoluzione.

La sua istanza probatoria tendente all’audizione di TE 1 è stata
accolta. 

                                  D.   In assenza
d’impugnazione, l’assoluzione di AP 1 dall’imputazione relativa al
danneggiamento (avvenuto, per ipotesi accusatoria, tra il 1 e il 19 ottobre
2014) del veicolo marca AUDI A3 targato __________ è passata in giudicato.

 

                                  E.   Il pubblico
dibattimento d’appello - cui né il PP né gli AP hanno partecipato - è stato
esperito il 20 maggio 2016. 

In esso, l’imputato ha ribadito la sua richiesta di assoluzione. 

 

 

Considerato

 

                                   1.   In sintesi, a AP 1 -
nato nel 1944, pensionato e incensurato - rimangono imputati 4 (erano 5 nel DA)
episodi di danneggiamento di vetture avvenuti, secondo l’ipotesi accusatoria,
nel periodo dal 1. ottobre al 5 dicembre 2014.

 

AP 1 nega ogni addebito.

 

                                   2.   Due delle vetture
danneggiate (le Audi A3 e AudiA5) sono intestate a PC 1 (cui risulta, pure,
intestata almeno un’altra vettura che, a dire del fratello __________,
appartiene al padre).

Un’altra vettura (la Volvo XC) è intestata a PC 2.

L’altra (la Fiat Panda) è intestata PC 3.

 

PC 2 e PC 3 - che, all’epoca dei fatti, convivevano (PS AP 1
20.1.2015, pag. 3) - abitavano nell’immobile sito al no. 18 di Viale __________

 

PC 1 abita, invece, a __________.

Tuttavia, nell’immobile sito al no. 7 di Viale __________, abitano
la sorella di PC 1 e il di lei cognato. Lì aveva, pure, abitato __________,
fratello dell’AP. Ma non solo. Al momento del loro danneggiamento, entrambe le
vetture intestate a PC 1 erano parcheggiate sul Viale _______. 

 

AP 1 abita al no. 16 di tale via.

 

In sintesi, fulcro dei fatti è il Viale __________.

 

                                   3.   Non risulta che fra AP
1 e gli AP vi siano, né vi siano stati, rapporti particolari.

 

                                   a.   L’imputato ha
dichiarato di conoscere superficialmente PC 2 e PC 3: 

 

“  (…) ci salutiamo e basta. Una volta
sono andato a casa loro a bere il caffè (…) non ho mai avuto problemi con la
coppia né con nessuno del palazzo” (PS AP 1 20.1.2015, pag. 3)

 

“  Conosco la signora PC 2 che,
all’epoca dei fatti, abitava nello stesso palazzo in cui abito io: lei al n. 18
e io al 16. All’epoca la signora PC 2 conviveva con il signor PC 3.

Abitavamo tutti
allo stesso piano: pur se con entrate diverse i nostri appartamenti erano
confinanti. Ci vedevamo quindi più o meno regolarmente, ci salutavamo. Una
volta mi hanno anche invitato a bere il caffè nel loro appartamento. Posso dire
che non eravamo certamente grandi amici ma buoni conoscenti sì.

Non ho mai avuto
problemi né con il signor PC 3 (che ha abitato lì per un periodo da solo) né
con la signora PC 2 che è poi andata a convivere con lui.” (verb. dib.
d’appello, pag. 2)

 

Forza è, dunque, concludere che AP 1 non aveva nessun motivo (di
astio o altro) che avrebbe potuto, in qualche modo, spingerlo a danneggiare la
coppia di vicini.

 

                                  b.   Egli ha, poi, detto
di non conoscere PC 1.

Al dibattimento d’appello, ha, altresì, aggiunto di nemmeno sapere
quali vetture appartenessero alla signora PC 1.

 

Ne deriva che non emergono motivi di astio nei confronti dell’AP PC
1 che potrebbero avere spinto AP 1 ad arrecarle danno nei modi indicati dal DA.

 

Dagli atti, dunque, non emerge un movente che abbia potuto, in
qualche modo, spingere AP 1 a danneggiare le vetture intestate a PC 1.

 

                              4. a.   AP 1 ha dichiarato di
conoscere solo di vista __________ e __________ (fratello e cognato dell’AP,
sulla cui testimonianza la pubblica accusa fonda la sua tesi).

Tuttavia, ha spiegato di avere avuto un paio di scontri, pur se a
distanza, con __________ (che aveva abitato con la famiglia __________, nel
palazzo di fronte al suo):

 

“  (…) lo conosco di vista (da un
balcone all’altro) perché una volta abbiamo avuto un diverbio (…) un pomeriggio
io era in balcone e giocavo con i bambini nel balcone di fronte. Avevo una
piccola lampada tascabile e quando facevo luce loro si nascondevano. Lui che
era sul balcone di sua sorella mi ha urlato di smetterla di puntargli il laser.
Io gli ho chiesto di scendere per dirgli che in realtà non stavo puntando il
laser ma giocavo con una torcia. Io sono sceso in strada ma lui no” (verb.
audizione imputato a dib. di primo grado, pag. 1 e 2; cfr, anche, PS 20.1.2015
pag. 2 dove ha spiegato di avere invitato il vicino a scendere in strada perché
lui ha problemi d’udito e non poteva intrattenere un colloquio a distanza)

 

Che questo episodio ci sia stato e che le cose siano
effettivamente andate così come indicato da AP 1 è confermato dalla deposizione
resa al dibattimento d’appello dalla signora TE 1 (verb. dib. d’appello, pag.
5).

 

Sia in prima sede che al dibattimento d’appello, AP 1 ha, poi,
raccontato di un altro "diverbio” con __________, successivo a quello di
cui s’è appena detto, avvenuto tra la denuncia e il dibattimento di primo
grado:

 

“  l’episodio di cui __________ ha
riferito al dibattimento di primo grado è avvenuto circa 3-4 mesi dopo (di
preciso non ricordo la data) la sua denuncia per i fatti oggetto di questo
procedimento. Come ho già detto al dibattimento di primo grado, io non ho
capito come mai __________ abbia chiamato la polizia: io ero in balcone,
guardavo la gente che passava e non ho né fatto né detto nulla a __________.
Del resto, la polizia è arrivata, mi ha salutato e se ne è andata,(…). Voglio
però precisare che la cosa è finita lì.” (verb. dib. d’appello, pag. 1; cfr.,
anche, AP 1 in verb. dib. di primo grado, pag. 2)

 

Che le cose siano andate così come raccontato dall’appellante è,
ancora una volta, confermato dalla deposizione resa in aula dalla signora TE 1
(cfr. verb. dib. d’appello, pag. 5).

 

                                  b.   Al riguardo, le
dichiarazioni di __________ non sono né univoche né complete. 

In un primo tempo, egli ha detto di non avere mai avuto problemi
con l’imputato (PS 10.11.2014 pag. 2).

In un secondo momento, al dibattimento di primo grado, ha
raccontato di quando aveva chiamato la polizia, dichiarando di averlo fatto
perché, dal suo balcone, il AP 1 gli aveva mostrato il pugno dicendogli “se
scendo giù, ti spacco la faccia” (__________in verb. dib. di primo grado,
pag. 3).

Ha, invece, taciuto dell’episodio dei giochi con la luce.

 

                                   c.   Ribadito che, su
questo tema, le dichiarazioni di AP 1 sono confermate - oltre che dal fatto che
l’intervento della polizia non ha avuto seguito alcuno - dalla deposizione
della signora TE 1, questa Corte non può non rilevare:

 

                                         -     da
un lato, che le sue divergenti versioni e le sue dimenticanze minano la
credibilità di PC 1;

                                         -     d’altro
lato, che l’episodio della polizia indica come PC 1 nutra del malanimo nei
confronti di AP 1: non ha, infatti, da essere dimostrato come sia poco
credibile che un giovane poco più che ventenne - quindi, nel pieno della forza
fisica - venga davvero spaventato da un anziano che, per ipotesi, gli mostra il
pugno da lontano.

 

                                   5.   Risulta dagli atti
che, in quella zona, da tempo avvenivano degli episodi di danneggiamento di
vetture. 

 

“  Come ho già detto, nella zona dove
abito ci sono stati negli anni regolarmente dei danneggiamenti di vetture che
io ho sempre attribuito a ragazzate, in particolare quando era ancora attivo il
cinema Ideal (che è chiuso da circa un anno)” (verb. dib. d’appello, pag. 2).

 

                                   a.   Dalle sue
dichiarazioni, risulta che PC 2, prima del danneggiamento oggetto di questo
procedimento, ne aveva subiti altri due: una prima volta nel marzo 2013, quando
era stata praticata “una striatura su tutta la fiancata destra” della
sua Volvo XC e, poi, qualche mese più tardi, quando la sua Mini Cooper Cabrio
era stata rigata sul fianco destro e la sua capote tagliata (PS PC 2 5.12.2014
pag. 2).

 

                                  b.   Anche AP 1 ha
dichiarato che, quando ancora la parcheggiava nei posteggi sul Viale ________,
la sua vettura è stata più volte danneggiata al punto che egli si è deciso ad
affittare un parcheggio coperto (cfr., in particolare, verb. dib. d’appello,
pag. 2).

Questa dichiarazione non può essere posta in dubbio: essa è,
infatti, corroborata non solo da quelle della signora TE 1 (dichiarazione in
atti e verb. dib. d’appello, pag. 5), ma anche da quella di PC 2 che ha detto
di avere constatato personalmente tale danneggiamento: 

 

“  Lei sapeva che la macchina del
signor AP 1 è stata graffiata?

Si, mi risulta.
L’ho vista graffiata” (verb. dib. di primo grado, pag. 3)

 

                                   c.   Si tratta di elementi
di fatto che non possono essere dimenticati nella misura in cui essi indicano
come gli episodi di danneggiamento indicati nel DA debbano essere
contestualizzati in una dinamica che sembra essere in atto da tempo e come di
questa dinamica sia rimasto vittima anche lo stesso AP 1.

 

                                   6.   Risulta dalle sue
dichiarazioni che PC 2 sospettava che l’autore dei danneggiamenti fosse AP 1.

Non risultano, però, elementi concreti che potessero fondare tali
suoi sospetti: 

 

“  Mi viene chiesto (…) per quale
motivo credo sia lui l’autore del fatto.

Rispondo che mi è
sempre parso un po’ strano come persona visto che si comporta in maniera molto
singolare” (PS PC 2 5.12.2014 pag. 3).

 

A questa - lei, sì - singolare spiegazione della genesi del suo
sospetto, la PC 2 non ha aggiunto nulla di concreto, limitandosi a parlare di
generiche “voci di corridoio” e di:

 

“  (…) altri vicini di casa hanno
subito simili danni in passato e so che molti di loro hanno sospetti sempre su
questa persona (…)” (PS PC 2 5.12.2014 pag. 3).

 

Non deve essere argomentato molto per spiegare che simili
dichiarazioni non hanno nessun valore indiziante: se davvero – e il se è
d’obbligo - c’erano dei sospetti, questi erano, in sintesi, semplici
pettegolezzi di quartiere, frutto di superficialità e antipatie fra vicini,
senza alcuna base fattuale visto, in particolare, che di quegli “altri”
di cui la PC 2 parla non v’è traccia.

 

                                   7.   Anche PC 1, al
giudice di prime cure, ha detto di avere sospettato di AP 1, ancor prima del 9
novembre (giorno in cui, come si vedrà, egli sostiene di avere visto l’imputato
nell’atto di danneggiare una vettura):

 

“  non era la prima volta che ho
sospettato dell’imputato, perché pochi giorni prima anche un’altra macchina di
mia sorella è stata danneggiata, la A5, e poco prima del danno avevo visto
transitare con il medesimo percorso il qui imputato. Ho subito sospettato di
lui perché era l’unica persona che transitava in quel luogo” (PC 1 verb. dib.
di primo grado, pag. 3)

 

Ritenuto come AP 1 abiti proprio in quella via e come, dunque,
nessun valore indiziante può essere attribuito al suo “transitare” sul
Viale __________ (peraltro, in genere, piuttosto frequentato), forza è
concludere che il sospetto di PC 1 risulta del tutto arbitrario.

 

                                   8.   Al momento del
danneggiamento tutte le autovetture erano parcheggiate in posteggi accessibili
a tutti.

Quelle di PC 1 erano parcheggiate nei posteggi laterali, zona blu,
di Viale __________. La vettura di PC 2 e quella di PC 3 (che non è stato
sentito) si trovavano in un parcheggio “sotto al palazzo, ma facilmente
accessibile a chiunque” (PS PC 2 5.12.2014). L’indicazione “sotto al
palazzo”, non deve trarre in inganno: si tratta, sempre, di un parcheggio
esterno. Il primo giudice ha, infatti, precisato che il parcheggio in questione
è quello “dietro all’ex cinema Ideal” (sentenza impugnata, consid 4.5.,
pag. 8)

 

danneggiamento della vettura Audi A5 targata __________
(intestata a PC 1) avvenuto, secondo il DA, il 18 ottobre 2014, 

 

                                   9.   Secondo il primo
giudice, ad indiziare che AP 1 sia l’autore di tale danneggiamento sono le
seguenti circostanze: 

 

“  l’imputato è stato visto nei paraggi
della vettura intorno all’ora dei fatti e la danneggiata ha indicato un momento
confermato in parte dal testimone “ (sentenza impugnata , consid. 4.3., pag. 7)

 

In realtà, nulla permette di dire che il danno è stato fatto “intorno
all’ora di pranzo, forse alle ore 14” del 18 ottobre 2014 (come ha
sostenuto __________ al dibattimento di primo grado). 

Infatti, dal passaggio della deposizione citato dal primo giudice
si può unicamente evincere che in quel momento il danno è stato scoperto,
poiché nemmeno il teste - che, pure, appare piuttosto prevenuto - ha preteso di
avere sorpreso l’autore in flagranza.

Del resto, non è a caso che il DA, ipotizzando un contesto
temporale di realizzazione del reato, si limita ad indicare una data.

Ne deriva che, anche per questo (e non solo perché l’imputato
abita proprio in quella via), quand’anche fosse confermata, alla presenza
dell’imputato “nei paraggi” non può essere dato nessun valore indiziante.

 

danneggiamento della Volvo XC targata TI90363 (intestata a PC 2)
avvenuto, secondo il DA, il 5.12.2014

 

                                10.   Stesso discorso vale per
i danneggiamenti di questa vettura.

Ancora una volta, affermando che

 

“  l’imputato è stato visto aggirarsi
nei dintorni del veicolo danneggiato nel lasso di tempo in cui il
danneggiamento è avvenuto” (sentenza impugnata , consid. 4.4., pag. 8, vedi,
per PC 3, consid. 4.5),

 

il primo giudice segue acriticamente la tesi dell’AP che confonde
il momento della scoperta del danno con quello della sua esecuzione. Non ha da
essere spiegato come, invece, i due momenti siano ben distinti (con la sola
eccezione della scoperta dell’autore in flagranza di reato).

Va, inoltre, qui, precisato che la PC 2 non ha detto che, alle 10.15
di quel giorno, quando è partita per la passeggiata con il cane, ha accertato
de visu che la sua vettura non era ancora danneggiata: la donna si è, infatti,
limitata a dire di essere “passata vicino al mio parcheggio” e di essere
“sicura che non vi era nulla di anomalo”.

Se si considera, poi, che dalla locuzione “passata vicino al
mio parcheggio” non può essere dedotto che la donna è passata vicino alla
sua vettura ma soltanto che è transitata non lontano dall’area in cui è sito il
suo parcheggio, dalla deposizione dell’AP non può certo essere dedotto che il
danno è stato causato nel lasso di tempo che va dalle 10.15 alle 11.00, momento
in cui, al rientro della passeggiata, la donna “ha voluto avvicinarsi a dare
un’occhiata” - questa volta, evidentemente, alla vettura - ed ha visto la
striatura. 

 

Ne segue, ancora una volta, che l’eventuale presenza dell’imputato
(che nega) “nei dintorni del veicolo” - peraltro parcheggiato in un
luogo accessibile a tutti - non ha alcun valore indiziante. Si ricorda, infatti,
che una circostanza può essere considerata un indizio soltanto se il suo
significato è univoco: ciò non è il caso per la presenza di una persona negli
immediati dintorni del suo luogo di residenza. 

 

danneggiamento della Fiat Panda targata __________ (intestata a
PC 3) avvenuto, secondo il DA, il 5.12.2014

 

                                11.   PC 3 non è stato
sentito: non si sa, quindi, quando e in quali circostanze lui abbia scoperto il
danno. Il primo giudice sembra avere fondato la condanna di AP 1 per questo
episodio anche sulla dichiarazione di PC 2 (che, peraltro, nulla dice riguardo alla
vettura del convivente), visto che l’uomo “di regola, parcheggia la sua
automobile nella stessa area di posteggio della danneggiata PC 2” e sul
fatto che, secondo le sue dichiarazioni, la donna avrebbe visto l’imputato “aggirarsi
nella succitata area di posteggio” (cfr. sentenza impugnata, consid. 4.5,
pag. 8).

 

Si rinvia, dunque, anche per questo episodio, alle considerazioni
svolte per il veicolo intestato a PC 2. 

 

 

danneggiamento della vettura Audi A3 targata __________
(intestata a PC 1) avvenuto, secondo il DA, il 9 novembre 2014

 

                                12.   Secondo il primo giudice,
l’ipotesi accusatoria relativa alla vettura Audi A3 (danneggiata il 9.11.2014)
è sostenuta dalle deposizioni di __________ e __________ che hanno, in estrema
sintesi, dichiarato di avere visto AP 1 che, alle 12.00 circa della domenica 9
novembre 2014, rigava la vettura in oggetto.

L’appellante - che nega qualsiasi addebito - contesta, invece,
l’attendibilità di tali testi affermando che lui non è la persona da loro vista
e rilevando come le loro deposizioni non siano attendibili nella misura in cui
esse divergono su elementi sostanziali. 

 

                                   a.   A quanto sopra
rilevato sull’animosità che __________ sembra nutrire nei confronti di AP 1 (cfr.
consid. 4c), va aggiunto che egli è il fratello dell’intestataria della (delle)
vettura danneggiata (vetture danneggiate) e che __________ è cognato di
entrambi (ne ha sposato una sorella).

Ma non solo. __________ risulta essere la persona che ha in uso
l’Audi A5 che, secondo la sua denuncia, AP 1 avrebbe danneggiato il 18 ottobre
2014.

Non si sa chi abbia in uso l’Audi A3: tuttavia, il fatto che
l’intestataria sia domiciliata a __________ e che la vettura fosse parcheggiata
per i periodi indicati nel DA a __________ in Viale __________ fa pensare che
anch’essa fosse in uso a qualche membro della famiglia residente in tale via. 

Si tratta di circostanze che impongono una lettura critica delle
deposizioni dei due testi.

 

                                  b.   Delle loro
deposizioni va, prima di tutto, evidenziata l’inverosimiglianza intrinseca
nella misura in cui essi sostengono che AP 1 ha messo in atto il danneggiamento
non solo in pieno giorno ma, proprio, mentre lì vicino (a pochi metri, secondo
i testi) transitava - verosimilmente a velocità contenuta (si tratta di un
abitato) - una vettura con a bordo due uomini che lo guardavano.

Va, qui, precisato che, nello scenario descritto dai due testi,
l’autore non può non avere visto la vettura in transito: entrambi, infatti,
hanno raccontato che questi, per raggiungere la vettura da danneggiare, “attraversava
la strada proprio davanti a noi” e, poi, raggiunto l’obiettivo, “si
guardava attorno” (__________, 20.11.2014, pag. 2; cfr., anche, PC 1,
10.11.2014 pag. 2).

Evidente è l’iperbolica stranezza della situazione descritta: solo
uno sprovveduto o una persona particolarmente disturbata – e AP 1, a questa
Corte, non è sembrato né l’uno né l’altra – si metterebbe a compiere un reato
di questo tipo in pieno giorno e davanti a testimoni.

E questo vale a maggior ragione per un (presunto) autore che,
abitando in zona, avrebbe tutte le possibilità di agire indisturbato in momenti
della giornata in cui il rischio di essere individuati è ridotto al minimo.

 

                                   c.   Rilevata la poca
credibilità intrinseca del racconto dei due testi, non può non essere
sottolineato che fra le loro versioni vi sono molte divergenze.

Fra queste, quella sulla posizione della vettura: a ragione, la
Difesa ha sottolineato, al dibattimento d’appello, come i due testi abbiano
indicato posizioni fra loro antitetiche - uno colloca la vettura all’inizio
della fila di posteggi in direzione di Bellinzona con il muso rivolto alla
pianta, l’altro la pone all’estremo opposto con la parte posteriore vicino alla
pianta - e come questa discrepanza sia particolarmente significativa visto che
proprio la presenza delle piante (che fungono da aiuole “spartiposteggi”)
avrebbe dovuto aiutarli nella localizzazione (cfr. foto prodotte al dib.
d’appello).

Ma vi sono altre incongruenze (cambiamenti di versione e versioni
divergenti) che contribuiscono, con quelle già evidenziate, a togliere
credibilità alle deposizioni dei due testi:

 

                                         -     __________
dice che, dietro la vettura (secondo lui, in direzione Locarno), c’erano altre
vetture posteggiate mentre PC 1 dichiara che, in quella direzione (per lui,
davanti), non c’era nessuna vettura;

                                         -     __________,
dopo averlo affermato in polizia (vedi sopra), al dibattimento di primo grado
nega che l’autore abbia attraversato la strada mentre PC 1 ribadisce che l’uomo
ha attraversato la strada proprio davanti a loro;

                                         -     PC
1 dice che, quando lo ha visto nell’atto di danneggiare la vettura, loro erano
ad almeno 10 metri (PS 10.11.2014) se non di più (vedi schema al dib. di primo
grado) dall’autore, mentre __________, dopo avere dichiarato in polizia che “
ci trovavamo a circa 15 massimo 20 metri da lui”, davanti al pretore
sostiene che la loro vettura era a tal punto avanzata che, per vedere la scena,
ha dovuto girarsi;

                                         -     PC
1, alla polizia, dichiara di non avere visto che cosa l’autore tenesse nella
sua mano destra mentre, al pretore, racconta di avere visto che questi nella
mano destra aveva un mazzo di chiavi;

                                         -     __________,
in polizia, dice “non ho visto oggetti nella sua mano destra” (PS __________,
pag. 3) per poi, al pretore, dichiarare “nell’altra mano aveva un oggetto con
cui ha compiuto il danneggiamento” (__________, pag. 3)

                                         -     PC
1, al dibattimento di primo grado, dice che, dopo avere visto l’autore
nell’atto di danneggiare la vettura, “sono andato da mia sorella a
posteggiare e poi sono ritornato sul posto” mentre __________, alla
polizia, aveva detto che __________ ha immediatamente fermato la vettura (“ci
fermavamo subito”) aggiungendo che “__________chiamava immediatamente AP
1 che in quel momento si trovava già all’entrata del palazzo dove abita, quindi
senza voltarsi entrava”.

 

Inoltre, così come opportunamente sottolineato dalla Difesa, fa
ancora dubitare della fedefacenza delle deposizioni dei due testi il fatto che PC
1, al dibattimento di primo grado, abbia spontaneamente parlato della rivista con
cui, secondo la versione data da __________ alla polizia, l’autore si riparava
dalla pioggia e di cui lui, invece, nulla aveva detto in quella sede: la
tardività del ricordo di questo particolare fa seriamente dubitare che i due
abbiano, in qualche modo, discusso e si siano, perlomeno, influenzati a
vicenda.

 

                                  d.   Ma, soprattutto, a
smentire i due testi, vi è la testimonianza di TE 1 che, da qualche anno,
avendo seri problemi di salute e, per questo, bisogno di assistenza, si è
trasferita a casa di AP 1 che provvede alle sue necessità (cfr., per i
dettagli, verb. dib. d’appello, pag. 4). 

La donna, grazie al diario giornaliero che tiene per esigenze
terapeutiche, ha potuto ricostruire che la mattina di quel 9 novembre ha
telefonato a AP 1 - che, come sua abitudine, era uscito attorno alle 9.00 per
bere un caffè con gli amici al bar __________ - per chiedergli di rientrare
prima del solito siccome lei si sentiva particolarmente male. E che l’uomo è
accorso subito al suo richiamo, rientrando attorno alle 10.30 e non lasciandola
più sola. 

Questo quanto si legge, per il giorno del 9 novembre, nella pagina
del diario annessa agli atti:

 

“  (…) il dolore mi ha svegliata verso
le 02.00 (…) è stata una notte lunga e sfibrante (…) quando si alza __________
“capisce”. Devo insistere perché esca un momento ma poi il malessere peggiora
(…) ho paura a stare sola (…) allora lo chiamo, per fortuna è qui vicino e
accorre subito”

 

Più in là nel tempo, a queste parole la donna ha aggiunto “saranno
state le 10.30 ca”.

Così la donna ha spiegato il senso di tale annotazione:

 

“  Mi viene chiesto di spiegare
l’annotazione “saranno state le 1030 ca” messa alla fine di quanto scritto per
la domenica 9 novembre nel diario di cui ho parlato.

Confermo che si
tratta di un’aggiunta che io ho fatto a posteriori, dopo che AP 1 mi aveva
detto della necessità di accertare che cosa egli avesse fatto quella domenica.
Ho allora fatto mente locale e, considerando che di solito lui torna a casa dal
bar verso le 1130 così da poter preparare il pranzo e che quel giorno io l’ho
chiamato chiedendogli di rientrare prioma perché stavo male, ho riciostruito
che il suo rientro a casa deve essere avvenuto attorno alle 1030 circa.

Non ho fatto
questo calcolo per compiacere AP 1. È stata una deduzione logica. Come ho
detto, lui rientra di solito attorno alle 1130 e considerando il momento in cui
io sono stata male, così come il suo rientro anticipato su mia richiesta,
l’orario indicato corrisponde certamente, minuto più minuto meno, all’orario
effettivo del suo rientro.

A domanda
dell’avv. DI 1, rispondo che escludo categoricamente che AP 1 sia rientrato
attorno a mezzogiorno. Ripeto, quel giorno è rientrato prima del normale.

Poi, AP 1 non è
più uscito.” (verb. dib. d’appello, pag. 5)

 

La Corte ha ritenuto del tutto credibile la deposizione della
signora TE 1. Non soltanto perché ella è apparsa serena e pacata ma soprattutto
perché la sua ricostruzione dell’utilizzo del tempo è apparsa più che
ragionevole ed attendibile: la teste ha ricostruito l’utilizzo del tempo non
soltanto in base alle abitudini (come ha ritenuto il primo giudice, cfr
sentenza impugnata, consid 4.1. in fine, pag. 6), ma sulla scorta dei suoi
appunti, cioè, di dati oggettivi annotati in tempi non sospetti.

 

È, dunque, accertato che, il 9 novembre 2014, AP 1 è rientrato a
casa prima del solito, cioè prima delle 11.30 e che, poi, non è più uscito. 

Ed è così smentita la deposizione dei due testi che collocano AP 1,
nel periodo di tempo che va dalle “ore 11.45 alle 12.30 massimo” della
domenica 9 novembre 2014, su un marciapiede di Viale __________, intento a danneggiare
l’autovettura citata (PC 1, PS 10.11.2014; __________ PS 20.11.2014: “erano
circa le 12.00”).

 

                                13.   Da tutto quanto
indicato discende che gli elementi in atti non possono fungere da supporto
probatorio alla tesi accusatoria. 

AP 1 deve, dunque, essere assolto dalle imputazioni che gli sono
state rivolte.

 

indennità ex art. 429 CPP 

 

                                14.   Per quanto riguarda
l’istanza d’indennizzo ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP dell’appellante, la nota
d’onorario prodotta dal suo patrocinatore viene ammessa così come esposta,
ossia per onorari di fr. 8'208.-, spese di fr. 747.- (di cui esborsi
di fr. 24.-). L’IVA ammonta a fr. 714.50.

Lo Stato rifonderà, quindi, all’appellante, a titolo di indennità,
complessivi fr. 9'669.50, IVA inclusa, per il procedimento di primo grado
e per il procedimento di appello (art. 436 cpv. 1 e art. 429 cpv. 1 lett. a
CPP).

 

spese

 

                                15.   Le spese di primo e
secondo grado sono poste a carico dello Stato.

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

visti gli art.                      6, 10, 76 segg.,
80, 81, 84, 348 segg.,379 segg., 398 segg. CPP;

                                         144 CP

                                         29 e 32 Cost., 6 par. 2
CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II;

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG, e, sulle ripetibili,
l’art. 428 cpv. 3, 429 e 436 CPP, rispettivamente il Regolamento sulla tariffa
per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la
fissazione delle ripetibili,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   L’appello è accolto.

Di conseguenza, la sentenza 4 febbraio 2016 è annullata e AP 1 è
prosciolto da tutte le imputazioni rivoltegli con il DA n. 1549/2015 del 14
aprile 2015.

 

                                   2.   Lo Stato della
Repubblica e Cantone Ticino rifonderà a AP 1 complessivi fr. 9'669.50, IVA
inclusa, a titolo di indennità per il procedimento di prima sede e per il
procedimento di appello (art. 429 cpv. 1 lett. a CPP).

 

                                   3.   Le tasse e spese di
giustizia per il procedimento di primo grado per complessivi fr. 1'050.- così
come quelle d’appello

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1'000.-           

-  altri disborsi                            fr.           200.-           

                                                     fr.        1'200.-           

 

sono a carico della Stato.

 

                                   4.   Intimazione a:

	
   

  	
   

  

                                         

                                   5.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Divisione
  della giustizia, 6501 Bellinzona 

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.