# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ba8e95df-95d8-5fcf-86fe-b3862d416e38
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.05.2024 D-2974/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2974-2024_2024-05-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2974/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Aileen Truttmann, Yanick Felley,  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

patrocinato da Michael Meyer,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 2 maggio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-2974/2024 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 12 aprile 

2024.  

 

A.b Da ricerche intraprese il 15 aprile 2024 nella banca dati europea “Eu-

rodac” è risultato ch’egli ha inoltrato una domanda d’asilo in Croazia il 6 

aprile 2024 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. […]-8/1).  

 

A.c Lo stesso giorno, la SEM ha quindi chiesto alle autorità croate la ri-

presa in carico dell’interessato sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b del rego-

lamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III; cfr. atto SEM n. 10/5). 

 

A.d Il 25 aprile 2024 si è svolto il colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 RD 

III. In tale ambito, il ricorrente è stato sentito riguardo al suo stato di salute 

nonché agli eventuali motivi che si opporrebbero alla competenza della 

Croazia per la trattazione della sua domanda d’asilo, rispettivamente 

all’eventuale decisione di non entrata nel merito della loro richiesta d’asilo 

in Svizzera in virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31).  

 

In proposito, egli ha sostanzialmente affermato di essere stato detenuto in 

Turchia per un periodo di circa nove anni, durante il quale avrebbe subìto 

delle violenze fisiche e psichiche. Per questa ragione, sarebbe attualmente 

affetto da un’infezione all’intestino grasso e necessiterebbe di cure medi-

che. Egli vivrebbe inoltre in una costante situazione di paura. Sulla compe-

tenza della Croazia, egli ha invece dichiarato di essere giunto in Svizzera 

con la consapevolezza confrontarsi con un Paese democratico e di giusti-

zia, nonché di essere in grado ad attardarsi alle norme e alla cultura sviz-

zere (cfr. atto SEM n. 21/2).  

 

A.e Le autorità croate non hanno risposto alla richiesta di ripesa in carico 

della SEM del 15 aprile 2024 entro il termine di due settimane prescritto 

dall’art. 25 par. 1 RD III.  

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Pagina 3 

B.  

Con decisione del 2 maggio 2024, notificata il giorno seguente, la SEM non 

è entrata nel merito della domanda citata e ha ordinato l’allontanamento 

[recte: trasferimento] del ricorrente verso la Croazia, incaricando il Cantone 

di Svitto dell’esecuzione della misura e costatando l’assenza dell’effetto 

sospensivo ad un eventuale ricorso. L’autorità opponente ha altresì dispo-

sto la consegna degli atti procedurali conformemente al relativo indice.  

 

C.  

C.a Con gravame datato 13 maggio 2024, l’interessato avversa la deci-

sione succitata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) concludendo all’annullamento della stessa, nonché alla restitu-

zione degli atti alla SEM per procedere all’esame nazionale della domanda 

d’asilo o ad un completamento dell’istruttoria. Sul piano procedurale, egli 

chiede la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, la sospensione in 

via supercautelare dell’esecuzione della decisione, nonché la concessione 

dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, con protesta di tasse 

e spese.    

C.b Con misure supercautelari del 13 maggio 2024, il Tribunale ha sospeso 

provvisoriamente l’esecuzione del trasferimento dell’interessato. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Il ricorso presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

 

2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5; 

2014/1 consid. 2; art. 62 cpv. 4 PA). Qualora sia adito su ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si 

limita inoltre ad esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. 

DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).  

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Pagina 4 

 

3.  

3.1 Nello specifico, in virtù dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia 

allo scambio di scritti in quanto il ricorrente non ha addotto alcun nuovo 

fatto o mezzo di prova dirimente per il giudizio.  

 

3.2 Va dipoi osservato che la decisione impugnata è redatta in italiano, al-

lorché il ricorso è allestito in lingua tedesca. Tuttavia, non essendovi ragioni 

per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA – applicabile per 

rimando degli artt. 6 LAsi e 37 LTAF – il presente procedimento seguirà la 

lingua della decisione impugnata, posto che l’incarto dell’autorità inferiore 

presenta anche una consistente documentazione in italiano.  

 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, la SEM ha sostanzialmente constatato la 

competenza della Croazia per l'esame della domanda d'asilo del ricorrente 

ed escluso l’esistenza di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III. 

Inoltre, non sussisterebbero motivi per l'applicazione dell'art. 16 par. 1 RD 

III o della clausola di sovranità prevista dall'art. 17 par. 1 RD III, rispettiva-

mente dall'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), posta segnatamente 

l’assenza di un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 CEDU o di una viola-

zione del principio del divieto di respingimento. In particolare, non risulte-

rebbero problemi medici ostativi al trasferimento dell’interessato.  

 

4.2 Con l’impugnativa, l’insorgente censura sostanzialmente una viola-

zione del diritto federale, nonché un accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM – unitamente alla con-

sequenziale violazione del principio inquisitorio – in riferimento alle condi-

zioni di accoglienza in Croazia e all’effetto del trasferimento in detto Paese 

sul suo stato valetudinario.  

 

5.  

5.1 L’interessato rimprovera alla SEM di aver analizzato in maniera erro-

nea ed incompleta i fatti dirimenti per il giudizio, in particolare le condizioni 

d’accoglienza in Croazia, non riconoscendo la sussistenza di carenze si-

stemiche. L’autorità inferiore avrebbe inoltre violato il principio inquisitorio, 

poiché non avrebbe valutato se tutti i trattamenti e i medicamenti necessari 

al ricorrente siano effettivamente a disposizione nei centri di accoglienza 

croati (cfr. ricorso, punti 29-31).  

 

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5.2 Tali censure di natura formale vanno analizzate preliminarmente poiché 

sono suscettibili di condurre all’annullamento della decisione avversata 

(cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 consid. 

4.2; 2013/34 consid. 4.2; 2013/23 consid. 6.1.3; ex pluris sentenza TAF 

D-975/2024 del 22 febbraio 2024 consid. 4.1).  

5.3 Nelle procedure d’asilo, così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa, si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi cum art. 12 PA). Essa deve 

procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire 

le circostanze giuridiche e amministrare a tal fine le opportune prove (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2). Tale principio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti e, in modo particolare, 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (artt. 13 PA e 

8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Va inoltre osservato che l’accerta-

mento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti ai sensi 

dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi può simultaneamente comportare la viola-

zione del diritto di essere sentito, il quale costituisce una delle generali ga-

ranzie procedurali previste dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. DTAF 2016/2 con-

sid. 4.2; sentenza TAF D-2516/2019 del 17 giugno 2019 consid. 4.2 e rife-

rimenti). I principi suesposti sono applicabili anche nel contesto delle que-

stioni di natura medica (cfr. sentenze del TAF D-1354/2023 del 4 aprile 

2023 consid. 7.2; D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3.3 con riferi-

menti).  

5.4  

5.4.1 Nel caso concreto, occorre anzitutto rilevare che, contrariamente a 

quanto pretende il ricorrente, la SEM si è ampiamente confrontata con la 

situazione generale dei richiedenti d’asilo in Croazia, concludendo in parti-

colare che non sussistono lacune generali nel sistema d’asilo e d’acco-

glienza. La stessa non ha inoltre ravvisato validi elementi per concludere 

che il Paese in oggetto non rispetti i suoi obblighi internazionali e non attui 

correttamente le procedure d’asilo e di allontanamento (cfr. decisione av-

versata pag. 3). A tale proposito, la censura presentata si confonde in realtà 

con il merito, ovvero è rivolta contro l’apprezzamento svolto dall’autorità 

inferiore in punto alla situazione d’accoglienza in Croazia. Il fatto che la 

SEM abbia valutato in maniera differente dal ricorrente la situazione 

dell’apparato migratorio croato, non risulta essere lesivo del principio inqui-

sitorio. Con tutta evidenza, la valutazione espressa nella decisione avver-

sata, peraltro confermata a più riprese dal Tribunale (cfr. sentenza di riferi-

mento E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9; sentenze TAF 

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E-5790/2023 del 30 ottobre 2023 consid. 6.3.1; D-3639/2023 del 25 luglio 

2023 consid. 7), deriva infatti dall’esercizio del potere di apprezzamento 

della SEM (art. 32 PA) che, nel caso concreto, non risulta abusivo.  

 

5.4.2 Inoltre, al momento dell’emanazione della decisione, l’incarto della 

SEM conteneva già diversi mezzi di prova afferenti alla condizione di salute 

dell’interessato, i quali sono stati peraltro debitamente considerati nel prov-

vedimento impugnato (cfr. decisione avversata pag. 4; atti SEM n. 19/2 e 

24/2). A tale riguardo, il Tribunale ribadisce inoltre che, benché ai sensi 

degli artt. 31 e 32 RD III spetti alle autorità incaricate dell’esecuzione del 

trasferimento rimettere alle autorità straniere competenti le informazioni a 

garanzia di un’adeguata assistenza medica alla persona trasferita, la co-

municazione alle autorità croate dello stato valetudinario dei ricorrenti, non-

ché la richiesta di garanzie mediche specifiche (cfr. ricorso, punto 31), non 

costituiscono in alcun modo un prerequisito per l’accettazione del suo tra-

sferimento (cfr. ex pluris sentenze TAF D-975/2024 del 22 febbraio 2024 

consid. 5.3.1; D-6058/2020 del 9 dicembre 2020 consid. 7). Le argomen-

tazioni contrarie formulate nel ricorso vanno quindi respinte.  

5.4.3 Visto quanto precede, la censura formale relativa ad un accertamento 

inesatto e incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, rispettivamente alla 

violazione del principio inquisitorio, risulta infondata.   

 

6.  

Nel merito, l’oggetto del contendere è quindi determinare se la SEM abbia 

violato il diritto federale nella misura in cui non è entrata nel merito della 

domanda d'asilo in oggetto e, contestualmente, ha ritenuto la Croazia com-

petente per l'analisi della stessa. 

 

7.  

7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, non si entra nel merito di una do-

manda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui 

compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura 

di asilo e allontanamento. 

 

7.2 Secondo l’art. 29a cpv. 1 OAsi 1, disposizione che concretizza la sum-

menzionata norma, la SEM esamina la competenza per il trattamento della 

domanda d’asilo sulla base dei criteri previsti dagli artt. 7 – 15 RD III (criteri 

per la determinazione dello Stato membro competente; cfr. art. 3 par. 1 RD 

III); che se, sulla base di tali criteri, il trattamento della domanda d’asilo 

compete ad un altro Stato e quest’ultimo accetta la presa o ripresa in carico 

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del richiedente asilo, la SEM emana una decisione di non entrata nel merito 

(art. 29a cpv. 2 OAsi 1). 

7.3 Lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è inol-

tre tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli artt. 

23, 24, 25 e 29 RD III – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e 

che ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel 

territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 

1 lett. b RD III).  

7.4 Lo Stato membro in cui la domanda di protezione internazionale è stata 

presentata per la prima volta è dipoi obbligato, al fine di completare il pro-

cesso di determinazione dello Stato membro competente, a riprendere in 

carico una persona che ha presentato una domanda di protezione interna-

zionale in un altro Stato membro dopo aver ritirato la sua prima domanda 

presentata in un altro Stato membro durante il processo di determinazione 

dello Stato membro competente (art. 20 par. 5 RD III). Secondo la giuri-

sprudenza, tale norma si applica anche quando la persona interessata ha 

implicitamente posto fine alla procedura lasciando il primo Stato membro, 

prima che il processo di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame della domanda sia stato completato (cfr. sentenza TAF E-

3771/2022 del 2 novembre 2022 consid. 4.3.2).  

7.5  

7.5.1 Nel caso concreto, le investigazioni effettuate dalla SEM, unitamente 

alle stesse dichiarazioni dell’interessato, hanno rilevato che quest’ultimo 

aveva già presentato una domanda d’asilo in Croazia il 6 aprile 2024 (cfr. 

atti SEM n. 8/1 e 21/2). Il 15 aprile 2024, la SEM ha quindi richiesto alle 

autorità croate la ripresa in carico dell’interessato sulla base dell’art. 18 

par. 1 lett. b RD III.   

 

7.5.2 Non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine 

previsto all'art. 25 par. 1 RD III, di due settimane (richiesta basata su dati 

Eurodac), la Croazia ha tacitamente riconosciuto la propria competenza 

nella trattazione della domanda di asilo in questione. Infatti, l’assenza di 

risposta entro la scadenza del termine di un mese o di due settimane equi-

vale all’accettazione della richiesta e comporta l’obbligo di riprendere in 

carico l’interessato, compreso l’obbligo di adottare disposizioni appropriate 

all’arrivo dello stesso (art. 25 par. 2 RD III). Ciò posto, la Croazia risulta di 

principio competente per condurre il seguito della procedura d’asilo del ri-

corrente.  

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Pagina 8 

7.6  

7.6.1 In relazione al trasferimento del ricorrente in Croazia, si tratta ora di 

esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che esistano, in 

questo Paese, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condi-

zioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei dritti fonda-

mentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: Car-

taUE; cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III).  

 

7.6.2 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha ammesso la forte 

probabilità che, nei confronti dei richiedenti d’asilo entranti per la prima 

volta sul territorio croato, possano prodursi dei respingimenti illeciti alla 

frontiera, così come dei respingimenti senza esame individuale diretta-

mente alla frontiera (“hot returns”), oppure ancora delle violenze eccessive 

da parte degli agenti di polizia (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-

1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Tuttavia, per quanto attiene 

alle persone trasferite in Croazia sulla base del RD III, il Tribunale è giunto 

alla conclusione che, di principio, esse hanno un effettivo accesso alla pro-

cedura d’asilo. Alla luce di tale constatazione, il Tribunale ha infatti consi-

derato che, sia nel quadro di una procedura di presa in carico (“take 

charge”) sia in una di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite 

non rischiano, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad un rischio 

di violazione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento. La 

sentenza di riferimento succitata ha quindi negato l’esistenza di carenze 

sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III nella procedura d’asilo 

e nelle condizioni d’accoglienza in Croazia che farebbe ritenere un trasfe-

rimento delle persone richiedenti d’asilo come generalmente inammissi-

bile. Il Tribunale ha inoltre precisato che si deve rinunciare all’esecuzione 

di un trasferimento solo in casi eccezionali, ovvero quando il richiedente 

dimostra, con degli elementi e delle motivazioni fondati non ravvisabili nel 

caso concreto, che il principio sopra enunciato non si applica alla sua fatti-

specie (cfr. sentenza di riferimento E-1488/2020 consid. 9.5; cfr. sentenze 

TAF D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 6.3, D-4160/2023 del 10 

agosto 2023 consid. 7.4 e 7.5). Pertanto, le censure in merito alle condi-

zioni d’accoglienza durante la sua permanenza in Croazia, al luogo in cui 

le sue impronte sarebbero state registrate, nonché i diversi rapporti di or-

ganizzazioni nazionali e internazionali citati nel ricorso, non sono in grado 

di modificare la predetta conclusione in quanto non adducono e compro-

vano alcun cambiamento notevole delle circostanze (cfr. ricorso, punti 10-

17 e 20). 

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Pagina 9 

7.6.3 Occorre pertanto escludere l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase 

RD III e, di riflesso, confermare la competenza della Croazia per la tratta-

zione della domanda d’asilo degli interessati. 

 

8.  

8.1 Resta ancora da esaminare se, malgrado la competenza di principio 

della Croazia, l’autorità inferiore avrebbe dovuto esaminare la domanda di 

protezione internazionale dei ricorrenti in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD 

III (“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno 

dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. ricorso, punto II.10 pag. 8 segg.). Quest’ul-

tima disposizione dispone infatti che, se motivi umanitari lo giustificano, la 

SEM può entrare nel merito della domanda anche se, in virtù del RD III, un 

altro Stato risulta competente per il trattamento della domanda. Nell’appli-

cazione di tale norma, l’autorità inferiore dispone di un potere di apprezza-

mento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Tuttavia, se il trasferimento della 

persona interessata nel Paese di destinazione contravviene ad una norma 

imperativa del diritto internazionale, tra cui figura la CEDU, l’autorità infe-

riore è obbligata ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 8.2).  

 

8.2 A sostegno dell’applicazione della clausola di sovranità, l’insorgente si 

prevale sia delle carenti condizioni del sistema d’accoglienza croato sia del 

suo fragile stato di salute, lamentando segnatamente la violazione dell’art. 

3 CEDU. In particolare, non sussisterebbe alcuna garanzia da parte delle 

autorità croate circa l’idoneità delle strutture d’alloggio e sanitarie con rife-

rimento alle sue specifiche condizioni personali. Inoltre, non vi sarebbero 

assicurazioni ch’egli non venga nuovamente sottoposto a trattamenti disu-

mani subìti durante il suo precedente soggiorno (cfr. ricorso, punti 24-28).  

 

8.3  

8.3.1 A tale riguardo, il Tribunale non misconosce anzitutto che le condi-

zioni di accoglienza in Croazia possano rivelarsi problematiche. Tuttavia, 

nel caso in esame, il trasferimento dell’interessato non risulta essere lesivo 

dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 

0.105, Conv. tortura). In primo luogo, non esiste alcuna ragione seria e 

concreta per concludere che un trasferimento in Croazia rischierebbe di 

esporre il ricorrente ad una situazione di violenza. Inoltre, il Tribunale non 

ha alcuna ragione di mettere in dubbio che la Croazia sia uno Stato di diritto 

che dispone di un sistema di giustizia funzionante, al quale l’insorgente può  

rivolgersi per segnalare ogni eventuale futura violazione dei suoi diritti, an-

che con l’eventuale aiuto di organizzazioni non governative tutt’ora presenti 

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Pagina 10 

su suolo croato (cfr. art. 26 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-

ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'acco-

glienza dei richiedenti protezione internazionale [direttiva accoglienza]; ex 

pluris sentenze TAF F-2159/2024 del 12 aprile 2024 consid. 7.2; D-

523/2024 del 15 febbraio 2024 consid. 8.3). In secondo luogo, il ricorrente 

non ha dimostrato, in alcun modo, di essere stato precedentemente obbli-

gato a lasciare il territorio croato e neppure che la Croazia non sia inten-

zionata a trattare correttamente la loro domanda d’asilo. A tale riguardo, va 

osservato che, contrariamente a quanto addotto nel ricorso, egli non ha 

mai dichiarato di aver lasciato il Paese di fronte alla minaccia delle autorità 

croate di essere altrimenti incarcerato (cfr. atto SEM n. 21/2; ricorso punti 

5 e 27). Né dall’incarto della SEM né dal gravame, si ravvisano dipoi validi 

elementi suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetti 

il principio di non-respingimento e che verrebbe meno ai suoi obblighi in-

ternazionali rinviando gli interessati in un Paese dove la loro vita, integrità 

corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate, o dal quale rischie-

rebbero di essere respinti in un tale Paese.  

 

8.3.2  

8.3.2.1 In merito allo stato dell’insorgente, si osserva anzitutto come il re-

spingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, costituisce 

una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezionali, ov-

vero laddove la malattia della persona interessata si trovi in uno stadio a 

tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che a seguito del 

trasferimento la sua morte appaia come una prospettiva prossima. Una 

violazione dell’art. 3 CEDU può anche sussistere qualora vi siano dei seri 

motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti medici adeguati 

nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio di un 

grave, rapido e irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-

portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-

ranza di vita (cfr. sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 di-

cembre 2016, 41738/10, §180-193).  

 

8.3.2.2 Nel corso del colloquio Dublino, il ricorrente ha affermato di essere 

stato detenuto in Turchia per un periodo di circa nove anni, durante il quale 

avrebbe subìto delle violenze fisiche e psichiche. Per questa ragione, sa-

rebbe attualmente affetto da un’infezione all’intestino grasso e necessite-

rebbe di cure mediche (cfr. atto SEM n. 21/2). Dalle visite mediche effet-

tuate in Svizzera emerge inoltre che, come correttamente indicato nella 

decisione impugnata (cfr. decisione avversata, pag. 4), l’interessato soffre 

di colite ulcerosa (RCU) dal 2017 in remissione clinica ed endoscopica, già 

in trattamento farmacologico precedente, e attualmente in terapia di 

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mantenimento con i farmaci (…) (cfr. atti SEM n. 19/2 e 24/2). Nel rapporto 

medico del 26 aprile 2024 si attesta in particolare che “[d]a circa due anni 

il paziente riferisce benessere soggettivo con alvo regolare peso corporeo 

stabile, non addominalgie” (cfr. atto SEM n. 24/2). Al ricorso non sono stati 

acclusi nuovi certificati medici.  

8.3.2.3 Visto quando precede, pur non volendo minimizzare le affezioni ri-

scontrate, il Tribunale giudica che non sussiste uno stato di straordinaria 

vulnerabilità medica del ricorrente e il rischio di una sua traumatizzazione 

in caso di trasferimento in Croazia. Infatti, gli stati di salute testé descritti 

non dimostrano elementi concreti e circostanziati per ammettere che siano 

di una gravità tale da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU nel caso 

di un trasferimento e che non possano essere trattati in Croazia, rispettiva-

mente che impongano un trattamento esclusivo in Svizzera (cfr. consid. 

8.3.2.1 supra). Infatti, contrariamente a quanto censurato nel gravame, lo 

Stato croato dispone generalmente di infrastrutture mediche adeguate (cfr. 

sentenze TAF D-975/2024 del 22 febbraio 2024 consid. 4.1; D-3491/2023 

dell’11 agosto 2023 consid. 7.3.3, E-4102/2023 del 3 agosto 2023 consid. 

8.3.3, D-3385/2023 del 28 luglio 2023 consid. 7.3.3). Inoltre, la giurispru-

denza ha già stabilito che l’aiuto apportato da organizzazioni non governa-

tive presenti sul territorio permette di supplire alle eventuali lacune delle 

infrastrutture psicoterapeutiche statali presenti in Croazia (cfr. sentenze 

TAF D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3; E-4859/2022 del 9 

novembre 2022 consid. 6.5.1). Ne consegue che per il prosieguo degli at-

tuali trattamenti farmacologici, o qualora si imponessero ulteriori cure, il 

ricorrente potrà fare capo all’infrastruttura medica disponibile in Croazia. 

Va altresì osservato che, in quanto firmataria della direttiva accoglienza, la 

Croazia deve provvedere affinché i richiedenti d’asilo ricevano la necessa-

ria assistenza sanitaria, comprendente quanto meno le prestazioni di 

pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi 

mentali, e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo alle per-

sone con esigenze di accoglienza particolari, comprese le appropriate mi-

sure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). In 

questo senso, lo stretto controllo dei fattori di rischio legati alla colite ulce-

rosa diagnosticata, sarà garantito anche in Croazia. 

 

8.3.2.4 Ciò posto, non sussiste alcuna valida ragione per domandare delle 

specifiche garanzie alla Croazia in merito alla presa in carico dell’insor-

gente, così come postulato nel ricorso. Per invalsa giurisprudenza, le au-

torità svizzere non sono infatti tenute a richiedere alle autorità croate delle 

garanzie individuali sull’accesso ad un alloggio adeguato, alle prestazioni 

materiali oppure alle cure mediche. Infatti, i ricorrenti possono indirizzarsi 

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alle autorità croate per procedere al deposito delle loro domande d’asilo e 

richiedere l’erogazione delle prestazioni alle quali la direttiva accoglienza 

concede loro un diritto – eventualmente esigendole tramite le vie legali (cfr. 

art. 26 della direttiva accoglienza). Ad ogni buon conto, occorre ribadire 

che le autorità elvetiche competenti per l’esecuzione della decisione do-

vranno, in modo adeguato e prima del trasferimento, informare le autorità 

croate in merito alle specifiche circostanze mediche e personali degli insor-

genti (cfr. art. 31 seg. RD III; cfr. nello stesso senso anche la sentenza del 

Tribunale D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 8.5.2).  

 

8.3.2.5 Il ricorrente non è quindi riuscito a provare o rendere verosimile che 

un suo trasferimento in Croazia lo esporrebbe ad un rischio serio e con-

creto di trattamenti inumani o degradanti comportanti la violazione del di-

ritto internazionale.   

 

8.4 In siffatte circostanze, non si ravvisano motivi per ritenere che la SEM 

abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), non sussistendo valide ragioni per applicare 

le clausole discrezionali previste dall’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente 

dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Di riflesso, la Croazia si conferma competente 

per la ripresa in carico del ricorrente nel rispetto delle condizioni prescritte 

dal RD III. 

 

9.  

In esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale, neppure 

in un accertamento errato o incompleto dei fatti (art. 106 LAsi). Il ricorso 

deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confer-

mata.  

 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda tendente 

alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, sia quella relativa 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, sono divenute senza oggetto. 

 

11.  

Inoltre, posto che le richieste di giudizio presentate con il ricorso erano 

sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giu-

diziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, 

va respinta. 

 

 

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Pagina 13 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.– sono poste a 

carico del ricorrente soccombente (cfr. artt. 63 cpv. 1 e 5 PA cum art. 3 lett. 

b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]).  

 

13.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 13 maggio 2024 deca-

dono con la pronuncia della presente sentenza finale (cfr. HANSJÖRG SEI-

LER, in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 

2016, n. 54 ad art. 56 PA). 

 

14.  

Il presente giudizio non concerne persone contro le quali è pendente una 

domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbandonato in 

cerca di protezione e, pertanto, non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF).  

 

La sentenza è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: