# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f2d4996-8286-5515-b118-5d9cf6342162
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.08.2009 32.2008.218
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2008-218_2009-08-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2008.218

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  31 agosto
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 novembre 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 ottobre 2008 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1955, precedentemente attivo in qualità di cuoco, in data 31 agosto 2004 ha presentato una domanda di
prestazioni AI per adulti (riadattamento nella stessa professione e rendita) per
le conseguenze di un incidente stradale con sezione traumatica del nervo ulnare
destro e residue nevralgie (doc. AI 4-1/6).

 

                               1.2.   In data 31
luglio 2006 l’assicurato ha inoltrato una seconda richiesta di prestazioni AI
per adulti (rendita) indicando di essere affetto da “depressione,
stanchezza, paura del futuro, calo della motivazione, della voglia di vivere”
(doc. AI 53-6).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare un accertamento
medico psichiatrico ad opera del Dr. __________ (doc. AI 63-1) e una
valutazione della capacità funzionale (EFL) a cura dell’__________ di __________
(doc. AI 60-1), l’UAI, con progetto di decisione del 18 giugno 2007, ha negato la richiesta di prestazioni
dell’assicurato non essendo il grado d’invalidità pensionabile (doc. AI 79-1).

 

                               1.3.   Con
osservazioni del 17 agosto 2007 l’assicurato, rappresentato dalla __________, ha
contestato il progetto di decisione dell’UAI, in particolare per quanto riguarda
la patologia del piede sinistro ritenuta dal ricorrente di carattere permanente
con probabile peggioramento. Viene inoltre contestata la valutazione della
capacità lavorativa operata dai periti interpellati dall’amministrazione,
nonché il reddito da valido e quello da invalido e le riduzioni percentuali
applicate su quest’ultimo dall’amministrazione (doc. AI 93-1).

 

                                         La
rappresentante dell’assicurato a sostegno delle proprie argomentazioni ha
prodotto lo scritto del 6 luglio 2007 del Dr. __________, quello del 7 aprile
2006 del Dr. __________, nonché il rapporto del 9 agosto 2007 del Dr. __________
(doc. AI 93-8) 

 

                               1.4.   Sulla base
della documentazione medica prodotta dalla ricorrente e su indicazione del
medico del SMR, Dr. __________ (doc. AI 95-1), l’UAI ha incaricato il SAM di
esperire un accertamento medico pluridisciplinare (doc. AI 96-1).

 

                                         Esperito
tale accertamento medico oltre che una nuova valutazione economica, con
decisione del 22 ottobre 2008 l’UAI ha attribuito all’assicurato un quarto di
rendita dal 1° luglio 2005 al 30 settembre 2005, una rendita intera dal 1°
ottobre 2005 al 30 giugno 2006 e un quarto di rendita dal 1° gennaio 2008 (doc.
AI 117-2).

 

                               1.5.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di una rendita intera
d’invalidità previo un accertamento specialistico relativo alla patologia di
natura psichiatrica (doc. I).

 

                                         Sostanzialmente
il ricorrente ha contestato la valutazione operata dal SAM, laddove ha indicato
attività professionali esigibili che – a mente del ricorrente – non sono
compatibili con il suo stato valetudinario e non sono disponibili nell’economia
privata. Per quanto riguarda la capacità lavorativa residua i medici curanti
hanno ritenuto il ricorrente inabile in misura completa nella precedente
attività di cuoco “e parzialmente abile in attività leggere con limitazioni
più marcate e sensibili rispetto a quelle evocate nella perizia SAM” (doc.
I).

                                         Anche dal
profilo psichiatrico nell’allegato ricorsuale viene evidenziata la divergenza
di valutazione dei periti interpellati dall’amministrazione con quella del
medico curante (Dr. __________) che ritiene RI 1 inabile in misura totale (doc.
I).

 

                                         A mente
del ricorrente inoltre la patologia psichiatrica va cumulata con quella
reumatologica e neurologica. Va così riconosciuta un’incapacità lavorativa
perlomeno pari al 60% (doc. I).

 

                                         Infine,
il rappresentante dell’insorgente ha criticato le deduzioni al salario da
invalido operate dall’assistente sociale nel rapporto del 1° luglio 2008. A suo dire all’assicurato, tenendo
conto di una capacità lavorativa residua del 40%, andrebbe applicata la
deduzione massima del 25%, in considerazione dell’età avanzata, della scarsa
scolarizzazione e dell’imperfetta conoscenza della lingua italiana, ottenendo un
salario da invalido di fr. 18'330.-- pari ad un grado d’invalidità del 70%
(doc. I).

 

                                         Il
rappresentante del ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. II).

 

                               1.6.   L’UAI, in
risposta, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica al vaglio del
SMR, ha riconfermato la valutazione operata dai periti del SAM, nonché quella
della consulente in integrazione professionale e postulato la reiezione
integrale del ricorso (doc. VIII).

 

                               1.7.   Con scritto
del 15 gennaio 2009 l’avv. RA 1 ha trasmesso a questa Corte la lettera datata 7
gennaio 2009 del Dr. __________ (doc. B) e chiesto di valutare la possibilità
di sottoporre l’insorgente ad “un accertamento finalizzato alla verifica di
una possibile reintegrazione professionale che possa tener conto delle
patologie esistenti” (doc. XIII)

 

                               1.8.   Con
osservazioni del 29 gennaio 2009 l’UAI, dopo aver sottoposto il rapporto del
Dr. __________ al SMR, si è riconfermato nelle proprie precedenti allegazioni
(doc. XV + bis).

 

 

                               1.9.   In data 16
marzo 2009 l’avv. RA 1 ha inviato al TCA copia della decisione del 3 marzo 2009
dell’Ufficio del lavoro (doc. C), con la quale RI 1 è stato ritenuto inidoneo
al collocamento a far tempo dall’11 dicembre 2008 (doc. XVII).

 

                                         Il doc.
XVII con annesso è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. XVIII).

 

 

                             1.10.   In data 18
giugno 2009 questa Corte ha interpellato la Dr.ssa __________ in merito al
cumulo delle patologie reumatologiche e neurologiche con quella psichiatrica
(doc. XIX).

 

                             1.11.   La Dr.ssa __________
ha risposto al TCA l’8 luglio 2009 (doc. XXI).

 

                                         Il doc.
XXI è stato trasmesso alle parti per osservazioni (doc. XXII).

 

                             1.12.   L’UAI ha
formulato le proprie osservazioni il 27 luglio 2009 (doc. XXIII), mentre l’avv.
RA 1 in data 21 agosto 2009 (doc. XXIV).

 

                                         I doc.
XXIII e XXIV sono stati trasmessi alle parti per conoscenza (doc. XXV, XXVI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce
una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime
per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I
597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre
2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04;
STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004
nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

                               2.4.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

"  Se il grado
d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione,
per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.5.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

"  (...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif
que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux
traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé
mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé  la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à  la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen
suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de
leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de  la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces
conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des
autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une
personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales
recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale
différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifeste­ment
erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

                                         Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

                                         Tali criteri sono stati
così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

"  6.2.
A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante
nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una
perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le
ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza
del 12 marzo 2004 in re N., I
683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale
[ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora
recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è
tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura
della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165;
VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid.
4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

                                      

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

"  5.2 In una recente sentenza, questa Corte
ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso
la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri
qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza
possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo
l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn")
oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle
regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi
profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del
21 aprile 2004 in re P., I
870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80
segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131
V 49 l'Alta Corte, dopo avere
confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra
Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti
medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con
i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico,
e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi
sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme
qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

" 
(...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il rilievo
che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme da
dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.7.   L’UAI, al
fine di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato,
ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. 

                                         In tale
ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr.ssa __________),
quella reumatologica (Dr. __________) e quella neurologica (Dr. __________).

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia neurologica il Dr. med. __________, spec. FMH in
neurologia, nel proprio referto del 15 gennaio 2008, dopo aver illustrato
l’anamnesi del paziente e lo stato neurologico ha esposto le seguenti
considerazioni:

 

"  (...)

CONCLUSIONI E VALUTAZIONE:

Dal punto di vista neurologico questo paziente
presenta dal 1980 una lesione completa del nervo ulnare destro all'avambraccio.
Ciò provoca un deficit completo motorio a tutta la muscolatura interossea alla mano destra come pure dell'ipothenar
oltre ad un deficit di sensibilità pure completo nel territorio del nervo
ulnare destro. La funzione dei muscoli all'avambraccio innervati del nervo
ulnare, cioè dei muscoli flessore profondo IV e V delle dita e flessore del
carpo ulnare, è per contro normale, pure normale la funzione della muscolatura
concernente i muscoli mediano e radiale a destra. Al braccio sinistro e agli
arti inferiori non vi sono deficit imputabili a lesioni neurologiche.

 

Una lesione completa distale del nervo ulnare
causa in generale un'inabilità lavorativa teorica del 15% (secondo M. Mumenthaler e al.: Lesioni dei nervi periferici e
sindromi radicolari, 2007, tabella 8.1). Se questo vale in generale si può
ritenere che per l'attività di cuoco l'inabilità lavorativa possa essere
maggiore. D'altro canto si deve osservare che in questo caso l'A. è riuscito a
lavorare malgrado questa lesione completa, dal 1980 fino al 2004 pur con una
certa limitazione anamnestica del rendimento proprio in qualità di cuoco e
aiuto cuoco. L'inabilità lavorativa si è poi instaurata in seguito
all'insorgere di dolori alla mano destra post traumatici dopo una contusione
nel 2004 ed un trauma con frattura del metacarpo IV e V nel 2005. Non ritengo
che la sintomatologia dolorosa descritta agli atti dopo questi traumi possa essere imputata alla lesione neurogena.

 

In effetti anche all'esame odierno il paziente
non dimostra assolutamente un'importante dolenza nella regione deficitaria alla
mano destra, dove d'altronde la sensibilità algotattile è completamente abolita
nel territorio del nervo ulnare. Il fatto che il paziente sia comunque riuscito
a lavorare per così tanti anni in qualità di cuoco pur con una certa riduzione
del rendimento, fa pensare che anche tuttora, almeno per quel che riguarda gli
aspetti strettamente neurologici potrebbe essere almeno in gran parte
proponibile un'attività di questo tipo. Non mi sembra inoltre che vi sia una
sintomatologia algica alla mano destra di tale importanza da diminuire
ulteriormente la capacità lavorativa in questo caso. È verosimile che possa però incontrare, vista la costellazione della
mano destra, difficoltà a trovare un impiego sul mercato libero del lavoro
poiché effettivamente si può ritenere una certa riduzione del rendimento.
Sarebbe perciò favorevole un impiego presso un'istituzione pubblica o comunque
con molti impiegati, dove l'A. possa essere attivo nell'ambito di un team che
gli permetta di evitare attività che necessitino una funzione completa della
mano destra. Sarebbe naturalmente ancor più favorevole che potesse essere
impiegato in un ambito dove l'utilizzo delle mani non sia fondamentale, a
differenza di quanto esige l'attività di cuoco. Tutto sommato ritengo che in
qualità di cuoco vi sia una riduzione del rendimento valutabile al 30%, almeno
rispettando le condizioni più sopra citate mentre per qualunque attività che
non esiga una funzione completa della mano destra la diminuzione del rendimento
sia, secondo quanto più sopra riportato del 15% in generale. Non vi sono
possibilità di migliorare la situazione della mano destra dell'A.

 

 

Posso così rispondere alle vostre domande secondo
il questionario base:

 

    1.  Diagnosi
dal suo punto di vista specialistico.

Stato da lesione
traumatica completa del nervo ulnare destro all'avambraccio distale.

 

    2.  Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare se possibile le ore
al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).

Dal punto di vista
neurologico vi è una diminuzione della capacità lavorativa in qualità di cuoco
di circa il 30%, in generale altrimenti, per un'attività che non necessiti un
utilizzo maggiore della mano destra, ritengo che vi sia un'inabilità massima
del 15%

 

    3.  Descrivere l'evoluzione dello stato di salute
dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo alle
problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio-lungo termine.

         Vedi anamnesi.

 

    4.  Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?
Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

La diminuzione della
capacità lavorativa è giustificata dai deficit motori alla mano destra che,
almeno per l'attività di cuoco riducono effettivamente il rendimento del
paziente in misura di circa il 30%. Si deve tener presente che è riuscito a
lavorare con questi deficit dal 1980 al 2004.

 

    5.  Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità
lavorativa dell'A.? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità
lavorativa? 

         Nessuna
proposta terapeutica dal punto di vista neurologico.

 

    6.  Ritiene possibile effettuare provvedimenti d'integrazione
professionale presso quest'A.? Descrivere le risorse di
cui l'assicurato/a ancora dispone. 

Ritengo che possano
essere utili provvedimenti d'integrazione professionale che tengano presente
dei deficit motori alla mano destra.

 

    7.  Ritiene che l'assicurato/a sia in grado di svolgere altre
attività? Se sì, descrivere i limiti funzionali e la capacità lavorativa in
tale attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento).

Le limitazioni
generali dovute alla lesione del nervo ulnare destro sono valutabili al 15%,
sconsigliabili sono attività necessitanti un utilizzo regolare e massiccio
della mano destra, attività di precisione con la mano destra sono da escludere
a priori, attività manuali più grossolane limitate in misura variabile a
dipendenza dell'attività scelta e ciò dovrebbe essere valutato direttamente
all'eventuale posto di lavoro." (Doc. AI
102/27-29)

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia psichiatrica la Dr.ssa __________, medico
chirurgo, specialista in psichiatria, nel rapporto del 18 gennaio 2008, dopo
aver esposto l’anamnesi personale e patologica, i dati soggettivi
dell’assicurato, la farmacoterapia e lo status psichico, ha posto la diagnosi
di “Sindrome mista ansioso depressiva ICD 10, F 41,2; sindrome da dolore
cronico ICD 10, F
45,4; Disturbo di personalità aspecifico ICD 10, F 60,9”.

                                         

                                         La
specialista ha quindi esposto le seguenti considerazioni: 

 

"  (...)

5    CONCLUSIONI:

 

 

Confermo l'impressione di drammatizzazione già
rilevata dal Dr. med. __________ nel 2006. 

Complessivamente poco credibile l'impianto
proposto dal soggetto: persiste una sindrome mista ansiosodepressiva che per le
qualità tipiche non produce percentuale rilevante di inabilità lavorativa.
Questa poggia le sue basi sindromiche su di un sottostante disturbo di
personalità a tinte istrioniche-nevrotiche che a tratti possono apparire alla
stregua di una disturbo da simulazione proprio per la forza con cui chiede di essere
visto e quantificato.

Ritengo di confermare quanto detto dal Dr med __________
nel 2006: il quadro da dolore cronico che egli pure manifesta a mio avviso si
inserisce all'interno di un disturbo di personalità di base teso alla
drammatizzazione e alla richiesta di cura e accudimento che per essere porta
all'altro va costantemente suffragata dai fatti. Allora lamentazioni e sintomi
che reiteratamente presenta e descrive il tutto in un atteggiamento di
compiacenza che rende le cose ancora meno credibili. 

La percentuale di inabilità resta per me la
stessa perché ritengo. che il collega __________ abbia semplicemente omesso le
diagnosi che pure invece a mio avviso descrive (il dolore denunciato è detto in
modo chiaro ed ha già allora carattere cronico, lo stile di interazione e la
modalità complessiva è già allora di DDP) motivo per cui non ritengo necessario
aumentare la percentuale di inabilità pur nell'evidenziare diagnosi più
numerose che nella precedente relazione.

 

Inabile per motivi psichiatrici per l'ultima
attività lavorativa svolta e tutte le altre teoricamente esigibili al 20%.:
abile all'80%.

 

6    Influenza della diagnosi psichiatrica sulla capacità di lavoro
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a?

 

      Vedi conclusioni

 

 

7    Evoluzione dello stato di salute dell'assicurato/a dal punto di
vista psichiatrico e prognosi a medio-lungo termine.

 

      Complessivamente stabile, prognosi allo
stato attuale incerta.

 

 

8    Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?
Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

 

Egli appare
autocentrato e tutto preso dal disturbo che patisce. Poco capace di uscire da
tale circolo vizioso e quindi poco capace di modularsi, di reagire, di
coordinare un comportamento finalizzato ad altro obiettivo, poco collaborante,
difettoso sul piano pratico per il difetto fisico pure evidente alla mano.

 

 

9    Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa
dell'assicurato? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità
lavorativa?

 

Si consiglia ulteriore
aggiustamento della terapia farmacologia, con inserimento di maggiori contenuti
di antidepressivi e probabilmente neurolettici atipici (Risperidone).
Auspicabile un lavoro psicologico con tempi meno diradati.

 

10  Ritiene possibile effettuare provvedimenti di integrazione
professionale presso questo assicurato? Descrivere le residue risorse

 

Non ritengo utile né
necessario al momento in questo assicurato alcun provvedimento del genere.

 

 

11  Ritiene che l'assicurato sia capace di svolgere altre attività?
Se sì, descrivere i limiti funzionari della capacità lavorativa in tale
attività adatta (ore/die o ho riduzione del rendimento)

 

Ritengo che il
soggetto sia in grado di svolgere tutte le altre attività teoricamente
esigibili, compatibili con livello culturale, età, quadro fisico e attitudini
personali nella stessa percentuale già detta.

 

12  In che misura può svolgere attività di
casalinga/o?

 

Capace nella stessa
percentuale già detta, per i motivi ampiamente descritti in precedenza."
(Doc. AI 102/32-33)

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia reumatologica il Dr. med. __________, spec. FMH in
reumatologia, nel rapporto peritale del 17 gennaio 2008, dopo aver illustrato
l’anamnesi del paziente, le limitazioni soggettive, lo status e la radiologia
ha posto la seguente diagnosi:

 

"  (...)

1.   DIAGNOSI DAL SUO PUNTO Di VISTA
SPECIALISTICO.

Sindrome algica residua in stato dopo frattura
del calcaneo sinistra il 28.01.07 con appiattimento dell'angolo di Böhler e
diminuzione della mobilità articolare a livello dell'articolazione tibiotarsica
e talocalcaneare

 

Stato dopo lesione completa del nervo ulnare
all'altezza del polso a destra nel 1980 con conseguente "griffe"
cubitale e severa atrofia della muscolatura innervata del nervo ulnare

 

Cervicalgie comuni.

 

Lombalgie comuni

 

Stato dopo frattura dei metacarpi IV e V a destra
nel giugno 2005.

 

Stato dopo operazione per tuberculoma polmonare a
destra nel 1985. (...)" (Doc. AI 102-38)

 

                                         Il
Dr. __________ ha quindi espresso le seguenti considerazioni:

 

"  (...)

2.   DISCUSSIONE

L'assicurato presenta una sindrome algica residua
al piede sinistro dopo frattura intrarticolare del calcagno avvenuta un anno fa
con appiattimento dell'angolo di Böhler e diminuzione della mobilità delle due
articolazioni coinvolte. L'entità della sindrome algica e le importanti
ripercussioni funzionali che ne derivano (uso di stampelle e massiccia zoppia
nonostante l'uso di scarpe Künzli che permettono il rotolamento scaricando il
peso del calcagno) è eccessivo e riflette probabilmente un processo di cronificazione
del dolore. Gli atti riportano la presenza di una sindrome somatoforme. Farà
stato a riguardo la valutazione psichiatrica prevista per la perizia
multidisciplinare in corso.

 

L'assicurato mostra una lesione da taglio
completa del nervo ulnare a livello del polso a destra con conseguente griffe
cubitale, paresi completa e atrofia della muscolatura innervata dal nervo
ulnare della mano destra. Si tratta di una lesione di vecchia data che non ha
impedito all'assicurato di svolgere il proprio lavoro di cuoco fino al 2004.
Gli atti riportano la presenza di dolori neuropatici che sarebbero insorti nel
2004. Si parla di possibili neuromi pericicatriziali.

 

Dal mio punto di vista è poco comprensibile come
dolori neuropatici possano insorgere 25 anni dopo una lesione nervosa.

 

Nel 2005 il paziente ha subito inoltre una
frattura del IV e V metatarso della stessa mano, guarita correttamente senza
complicazioni.

 

Vi è pure un quadro clinico di cervicalgia e
lombalgie comuni. L'esame clinico non mette in evidenza anomalie di rilievo.

 

Dolori panvertebrali di carattere comune sono
molto frequenti in pazienti con sindromi algiche croniche.

 

 

3.   INFLUENZA DELLE DIAGNOSI ELENCATE SULLA CAPACITÀ  LAVORATIVA
NELL'ATTIVITÀ DA ULTIMO SVOLTA DELL'ASSICURATO/A (PRECISARE SE POSSIBILE LE ORE
AL GIORNO O LA RIDUZIONE DEL RENDIMENTO SUL LAVORO).

Dal punto di vista reumatologico teorico, come
cuoco, l'assicurato è abile al lavoro nella misura del 50%.

 

Vi è una discordanza tra questa valutazione
medico-teorica e il test EFL, svolto prima della frattura del calcagno. In base
a questo test funzionale, l'assicurato non raggiungerebbe la capacità
funzionale richiesta per il lavoro di cuoco. Questo risultato deve a mio avviso
essere relativizzato di fronte al dato di fatto che l'assicurato ha svolto quel
lavoro per anni nonostante la lesione del nervo ulnare che risale a 26 anni
prima del test EFL.

 

 

4.   DESCRIVERE L'EVOLUZIONE DELLO STATO DI SALUTE DELL'ASSICURATO/A
DAL SUO PUNTO DI VISTA SPECIALISTICO RIGUARDO ALLE PROBLEMATICHE SEGNALATE AGLI
ATTI E LA PROGNOSI A MEDIO-LUNGO TERMINE.

La situazione è rimasta invariata per quanto
riguarda la mano destra per molti anni peggiorando temporaneamente a causa
della frattura dei metacarpi avvenuta nel 2005. La frattura è poi guarita senza
conseguenze e la situazione può quindi essere ritenuta ulteriormente stabile
ca. 3 mesi dopo. Per quanto riguarda il piede sinistro, la situazione è stabile
da ca. 6 mesi. Non sono da prevedere cambiamenti di rilievo a medio termine.

 

 

5.   COME SI GIUSTIFICA LA DIMINUZIONE DELLA CAPACITÀ LAVORATIVA?
QUALI SONO LE LIMITAZIONI FUNZIONALI CONSTATATE? 

La capacità lavorativa è diminuita dai problemi
alla mano destra e al piede sinistro.

 

 

6.   POSSIBILITÀ TERAPEUTICHE PER MIGLIORARE LA CAPACITÀ LAVORATIVA
DELL'A.? CHE EFFETTI AVREBBERO QUESTI PROVVEDIMENTI SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA?

Non vi sono possibilità terapeutiche per
migliorare la capacità lavorativa. Un intervento a livello della mano destra e
del piede sinistro non va a mio avviso considerato tenendo conto a priori delle
scarse possibilità di migliorare la situazione e tenendo conto in particolare
della presenza di una sindrome del dolore cronico pressoché generalizzata.

 

 

7.   RITIENE POSSIBILE EFFETTUARE PROVVEDIMENTI D'INTEGRAZIONE
PROFESSIONALE PRESSO QUEST'A.? DESCRIVERE LE RISORSE DI CUI L'ASSICURATO ANCORA
DISPONE.

 

8.   RITIENE CHE L'ASSICURATO/A SIA IN GRADO DI SVOLGERE ALTRE
ATTIVITÀ?

SE SÌ, DESCRIVERE
I LIMITI FUNZIONALI E LA CAPACITÀ LAVORATIVA DI TALE ATTIVITÀ ADATTA (ORE/DIE O
RIDUZIONE DEL RENDIMENTO).

Dal punto di vista reumatologico teorico
l'assicurato è in grado di svolgere un lavoro leggero e adatto, che non
richieda movimenti fini e precisione con la mano destra dominante, che eviti
lunghi o regolari spostamenti a piedi, che permetta il rispetto delle regole di
ergonomia della schiena e brevi pause al bisogno a tempo pieno e con un
rendimento ridotto nella misura del 30%.

 

Capacità funzionale residua (Base: esame della funzionalità fisica AI): 

a)   Sollevamento e trasporto di carichi:

La capacità funzionale residua per il
sollevamento e trasporto di carichi molto leggeri è lievemente ridotta, per
carichi medi è molto ridotta, per carichi pesanti è esigua e per carichi molto
pesanti è nulla. La capacità funzionale per lavori sopra il piano delle spalle
con pesi inferiori a 5 kg è ridotta, con pesi superiori a 5 kg molto ridotta.

 

b)   Manipolazione di oggetti, attrezzi,
pulsantiere:

La capacità funzionale per la manipolazione di
oggetti leggeri e lavori di precisione con la mano sinistra è normale, con la
destra è molto ridotta, per lavori medi a sinistra è normale e a destra è
esigua. Per lavori pesanti a sinistra normale e a destra nulla. La rotazione
della mano sinistra è normale, a destra lievemente ridotta.

 

c)   Posizioni di lavoro o dinamiche
particolari:

La capacità funzionale per posizioni di lavoro a
braccia elevate è lievemente ridotta, con rotazione del tronco è lievemente
ridotta, seduta e piegata in avanti è lievemente ridotta, eretta e piegata in
avanti è lievemente ridotta, inginocchiata è lievemente ridotta a causa dei
problemi ai piedi e con ginocchia in flessione è normale.

 

d)   Mantenere posizioni statiche:

La capacità funzionale per mantenere la posizione
seduta è normale, per mantenere la posizione eretta è ridotta a causa dei
problemi al piede.

 

e)   Spostarsi, camminare:

La capacità funzionale per spostamenti fino a 50
m è ridotta, oltre 50 m è molto ridotta, per lunghi tragitti esigua, su terreno
accidentato molto ridotta, per salire e scendere le scale è molto ridotta. Lavori
su ponteggi e scale a pioli non sono esigibili.

 

f)    Diversi:

L'impiego delle 2 mani è possibile solo in parte
a destra, normalmente a sinistra. Lavori in equilibrio non sono esigibili.

 

Nota: sulla base
di un orario di lavoro di 8 ore, una capacità funzionale residua definita come esigua
equivale all'1-5% rispetto alla prestazione di un soggetto sano, molto
ridotta equivale al 6-33%, ridotta al 34-66%, lievemente ridotta
al 67-100%. Per carichi molto leggeri si intende un peso tino a 5 kg, leggeri
6-10 kg, medi 11-25 kg, pesanti 26-45 kg, molto pesanti > 45
Kg." 

(Doc. AI 102/39-41)

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale dell’11 marzo 2008 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “Sindrome algica residua in stato dopo
frattura del calcaneo sinistra il 28.01.07 con appiattimento dell’angolo di
Böhler e diminuzione della mobilità articolare a livello dell’articolazione
tibio – tarsica e talocalcaneare. ▪Stato dopo lesione completa del nervo ulnare all’altezza del polso a
destra nel 1980 con conseguente “griffe” cubitale e severa atrofia della
muscolatura innervata dal nervo ulnare. ▪Sindrome mista ansioso depressiva (ICD10 F41.2). ▪Sindrome da dolore cronico (ICD10
F45.4). ▪Disturbo di
personalità aspecifico (ICD10 F60.9)” (doc. AI 102-16).

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa i periti hanno posto
quella di “Cervicalgie comuni. Lombalgie comuni. Stato dopo frattura dei
metacarpi IV e V a destra nel giugno 2005. Stato dopo operazione per
tubercoloma polmonare a destra nel 1985. Dislipidemia mista” (doc. AI 102-16).

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurato abile al
lavoro nella misura del 40% nell’attività finora svolta di cuoco, mentre in
un’attività lavorativa leggera e adatta, in cui non siano richiesti movimenti
fini di precisione con la mano destra dominante, in cui l’assicurato possa
evitare lunghi e regolari spostamenti a piedi, che gli permetta il rispetto
delle regole di ergonomia della schiena e brevi pause al bisogno e in cui non
debba utilizzare parecchio la mano destra, l’abilità lavorativa è del 70% (doc.
AI 102-24).

 

                               2.8.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni
logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V
176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329
e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo
(Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

"  (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                            2.9.1.   La patologia
neurologica è stata indagata dal Dr. med. __________, spec. FMH in
neurologia, che nel proprio referto del 15 gennaio 2008 ha diagnosticato una lesione traumatica
completa del nervo ulnare destro all’avambraccio distale che nell’attività di
cuoco causa un’inabilità lavorativa del 30%, mentre in qualunque attività che
non esiga una funzione completa della mano destra l’incapacità lavorativa è fissata
al 15% (doc. AI 102-28).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.             

 

                            2.9.2.   La patologia
reumatologica è stata valutata dal Dr. med. __________, spec. FMH in
reumatologia che nel proprio rapporto peritale del 17 gennaio 2008 ha posto la diagnosi di “Sindrome
algica residua in stato dopo frattura del calcaneo sinistra il 28.01.07 con
appiattimento dell'angolo di Böhler e diminuzione della mobilità articolare a
livello dell'articolazione tibiotarsica e talocalcaneare. Stato dopo lesione
completa del nervo ulnare all'altezza del polso a destra nel 1980 con
conseguente "griffe" cubitale e severa atrofia della muscolatura
innervata del nervo ulnare. Cervicalgie comuni. Lombalgie comuni. Stato dopo
frattura dei metacarpi IV e V a destra nel giugno 2005. Stato dopo operazione
per tuberculoma polmonare a destra nel 1985” (doc. AI 102-38).

 

                                         Secondo
lo specialista interpellato dall’amministrazione l’assicurato è abile al lavoro
al 50% nella precedente attività di cuoco, per contro in un lavoro leggero e
adatto, che non richieda movimenti fini e di precisione con la mano destra
dominante, che eviti lunghi o regolari spostamenti a piedi, che permetta il
rispetto delle regole di ergonomia della schiena e brevi pause al bisogno la
capacità lavorativa è del 70% (doc. AI 102-40).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità
lavorativa residua dell’interessato

 

                                         Tale non
può essere la certificazione del 6 luglio 2007 del Dr. __________, capo-clinica
del servizio di ortopedia dell’Ospedale Regionale di __________ (doc. AI 80-5),
che è antecedente di più di 6 mesi alla valutazione del Dr. __________ e si
limita alla valutazione della patologia del piede sinistro indicando come
impossibile un’attività fisica in una posizione eretta prolungata (un’attività
intellettuale viene invece esclusa tuttavia per ragioni di formazione
scolastica del paziente). 

                                         Va detto
che anche il Dr. __________ nella descrizione della capacità funzionale residua
aveva indicato che questa era ridotta a causa dei problemi al piede (cfr. doc.
AI 102-40) e che la situazione era tuttavia stabile da circa 6 mesi (doc. AI
102-39).

 

                                         Anche lo
scritto del 7 aprile 2006 del Dr. __________, spec. FMH in medicina interna non
permette a questa Corte una diversa valutazione della capacità lavorativa
dell’assicurato.

                                         La
valutazione del Dr. __________, peraltro non specialista in reumatologia, è in
primo luogo antecedente di quasi due anni a quella del Dr. __________ e nella
stessa viene confermata la diagnosi di lesione completa del nervo ulnare (cfr.
doc. AI 80-8, doc. AI 102-38).

                                         Il Dr. __________
ha poi espresso il proprio scetticismo circa un possibile miglioramento
sostanziale della capacità professionale del paziente, se non per attività
leggere, e indicato di non credere ancora possibile l’esercizio della
professione di cuoco. Mentre che per attività leggere egli ha indicato
un’importante limitazione della mobilità fine delle dita che rende difficile
l’esecuzione di lavori leggeri (doc. AI 93-6).

 

                                         Il Dr. __________
nel proprio referto del 17 gennaio 2008 ha chiaramente indicato anch’egli che
non vi sono possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa di RI
1. Per contro, nell’attività di cuoco lo specialista ha fissato un’abilità
lavorativa del 50%. Va nuovamente rilevato che lo specialista interpellato
dall’amministrazione ha ritenuto stabile la situazione da circa 6 mesi (doc. AI
102-39).

 

                                         In merito
alla manipolazione di oggetti anche il Dr. __________ ha confermato che la
capacità funzionale per la manipolazione di oggetti leggeri e lavori di
precisione con la mano destra è molto ridotta e per lavori pesanti è nulla
(doc. AI 102-40).

                                         

                                         Per
quanto riguarda infine la valutazione della capacità funzionale (EFL) svolta il
16/17 ottobre 2006 alla Clinica __________ di __________ (rapporto del 17
novembre 2006) e citata dal ricorrente laddove indica la non esigibilità
dell’attività professionale di cuoco, va detto che la valutazione risale al
mese di ottobre 2006 e dunque antecedente di più di un anno alla perizia del
Dr. __________ (gennaio 2008). 

                                         Inoltre
nella valutazione del Dr. __________ vengono indicate difficoltà soprattutto
nel sollevamento di pesi dalla terra alla vita sopra i 15 kg, nello spostamento / trasporto
orizzontale di pesi sopra 20 kg
e nel forte rallentamento a tagliare la merce (doc. AI 60-2). 

                                         Limitazioni
che anche l’esame della capacità funzionale residua del Dr. __________ aveva
evidenziato: per il sollevamento e trasporto di carichi medi (11-25 kg) è molto ridotta, per carichi pesanti
(26-45 kh) è esigua e per carichi molto pesanti (>45 kg) è nulla. Per lavori sopra il piano
delle spalle con pesi superiori a 5 kg è invece molto ridotta (doc. AI 102-40).

 

                                         l
rapporti del 14 maggio 2008 e del 7 gennaio 2009 del Dr. __________ non hanno
fornito a questa Corte alcun nuovo elemento che permetta di inficiare le conclusioni
a cui sono giunti i periti del SAM. Il medico infatti si è limitato ad
esprimersi sugli aspetti economici piuttosto che medici della decisione
impugnata (applicazione dei valori statistici e collocabilità sul mercato del
lavoro). Anzi, lo stesso medico curante ha evidenziato che “…il motivo della
divergenza non sia tanto sulle patologie lamentate dal paziente bensì sulla
possibile reintegrazione e possibili lavori che possa eseguire con le patologie
date” (doc. B).

 

                                         Alla luce
di quanto esposto e della giurisprudenza in materia di valore probatorio
(consid. 2.8) il TCA ritiene che lo stato di salute dell’assicurato, dal
profilo reumatologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato
dal Dr. __________.

 

                            2.9.3.   La patologia
psichiatrica è infine stata oggetto di approfondimento da parte della
Dr.ssa __________, medico chirurgo, specialista in psichiatria, che nel
rapporto del 18 gennaio 2008 ha
posto la diagnosi di “sindrome mista ansioso depressiva ICD 10, F 41,2. Sindrome da dolore cronico ICD 10, F 45,4 e disturbo di personalità
aspecifico ICD 10, F 60,9”.

                                      

                                         Nelle
proprie conclusioni la specialista ha confermato l’impressione di
“drammatizzazione” già rilevata dal Dr. __________, spec.
FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia del 2006
(questi rilevava “una chiara tendenza del soggetto ad esprimere la sua
sofferenza con una modalità dimostrativa e pseudo regressiva”, doc. AI
63-5) e la discordanza fra le constatazioni oggettive e le lamentele soggettive
dell’assicurato (cfr. doc. AI 63-5; 102-32).

 

                                         La
diagnosi della Dr.ssa __________ si sovrappone parzialmente a quella che il Dr.
__________ ha posto nel referto del 30 novembre 2006 quando ha indicato una “Sindrome
ansioso depressiva (ICD 10 – F41.2)”. Tuttavia, la specialista ha anche precisato
di non aumentare la percentuale di inabilità malgrado la sua diagnosi di più
patologie, in quanto a suo dire “…il collega __________ ha
semplicemente omesso le diagnosi che pure invece a mio avviso descrive”
(doc. AI 102-32).

 

                                         Per quanto riguarda la
valutazione della capacità lavorativa il Dr. __________ aveva indicato
un’inabilità del 20% nell’attività di cuoco, mentre in attività leggere l’abilità
era del 90% (doc. AI 63-7/8). Per contro, la Dr.ssa __________ ha fissato un
grado di capacità lavorativa dell’80% sia per la precedente attività di cuoco
che in altre attività. 

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi nemmeno da tale valutazione peritale, che non è
del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità
lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Tale non
può essere il certificato del 16 maggio 2008 del Dr. med. __________, spec. FMH
in psichiatria e psicoterapia, nel quale malgrado venga indicato che il
paziente sia in uno “stato di profonda disperazione, angoscia; non ha più
futuro né possibilità di migliorare la sua compromessa situazione clinica,
psicopatologica, somatica e psicosociale” e lo stesso sia da ritenere
inabile in misura completa (doc. AI 106-1), esso è del tutto generico oltre che privo di una
diagnosi specifica. 

                                         Il medico
curante non presenta una valutazione delle patologie dell’interessato e
del loro influsso sulla capacità lavorativa, non espone il decorso della
patologia, non indica una prognosi e non fornisce una descrizione dei
trattamenti intrapresi. 

 

                                         Giova
ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

" 
(...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

Tutto ben considerato, dunque,
a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi dalle conclusioni della
Dr.ssa __________, alle quali deve essere attribuita, secondo
la giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.8.), forza probatoria
piena, in quanto approfondite, complete e motivate.

 

                                         Quanto
infine alla critica mossa dall’assicurato in merito al mancato cumulo da parte
dei periti del SAM del grado di inabilità lavorativa della patologia
reumatologica e neurologica con quella psichiatrica, va qui ricordato che
secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un
assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare
le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale che
scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati.

 

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001
nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare,
ciò che nella causa in esame è stato fatto.

                                         In una sentenza
I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il
Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione di diverse
inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo”.

Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).

 

                                         Nel
referto peritale dell’11 marzo 2008 la Dr.ssa __________ e il Dr. __________
hanno evidenziato che predominante è la patologia reumatologica caratterizzata
dalla sindrome algica dopo la frattura del calcaneo e dalla lesione completa
del nervo ulnare del polso destro.

                                         Dal punto
di vista neurologico per la problematica al polso destro l’assicurato è
ritenuto inabile al 30%, a causa dei deficit motori alla mano destra. A mente
dei periti, essendo tale problematica stata considerata sia dal neurologo che
dal reumatologo le percentuali di incapacità lavorativa non vanno sommate.

                                         Anche il
ricorrente nelle proprie allegazioni di causa ha riconosciuto tale circostanza:

                                         “Pur
non misconoscendo l’assunto stante il quale le patologie di natura
reumatologica e neurologica non vanno di principio sommate, in quanto le stesse
considerano gli stessi limiti dovuti alla lesione del nervo ulnare…” (doc.
I).

 

                                         Contestata
è, per contro, la mancata cumulabilità delle patologie neurologiche e reumatologiche
con quelle psichiatriche.

 

                                         I periti
del SAM hanno evidenziato che è presente un’incapacità lavorativa del 20% per
la patologia psichiatrica dovuta alla sindrome mista ansioso depressiva e a una
sindrome da dolore cronico che “va inglobata e non sommata in quanto tutte
le valutazioni prendono in considerazione il sintomo principale dell’A., cioè
il dolore cronico” (doc. AI 102-23, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         I medici
del SAM hanno dunque valutato globalmente la limitazione della capacità
lavorativa a partire dal 1° luglio 2007 nella misura del 40% nell’attività
precedentemente svolta di cuoco. Per contro, in un’attività leggera e adatta,
l’assicurato è considerato abile nella misura del 70%, sempre dal mese di
luglio 2007 (doc. AI 102-23/24).

                                         

                                         Questa
Corte, in data 18 giugno 2009 ha interpellato la Dr.ssa __________ in merito ai motivi illustrati
dai periti del SAM per non cumulare, neppure in maniera parziale, le patologie
reumatologiche e neurologiche con quelle in ambito psichiatrico. Alla perita è
stato inoltre sottoposto il referto del 16 maggio 2008 del Dr. __________ (doc.
XIX).

 

                                         La
Dr.ssa __________ ha fornito la seguente precisazione:

 

"  (…)                                                                

-         
Entrando in merito a un’espressività agita sul
piano somatico, mi pare coerente ritenere di non sommare le percentuali dei
diversi periti visto che tutte e tre si muovono di fatto su temi somatici. Mi
pare che una sommazione rischi di “amplificare” il senso del limite manifestato
dal soggetto.

 

-         
Non mi pare peraltro che si sia operato un
semplice inglobamento delle altre due conclusioni peritali, nel quadro
psichiatrico, piuttosto si è operata una valutazione pluridisciplinare volta
proprio a definire una percentuale di IL del soggetto che considerasse il
quadro nella sua qualità espressiva complessiva, non parcellizzata ma neanche
semplicemente sommata operazione che finirebbe con il produrre un falsato
aggravamento del quadro oggettivo.

 

-         
Ricordo peraltro che, visto che la mia personale
percentuale di IL era pari al 20%, possiamo concludere che i colleghi del SAM
non abbiano proceduto a una semplice sommazione. Rivedendo i termini di
sommazione e inglobamento anche sul vocabolario si evince che inglobare è
mettere insieme non in termini numerici semplici ma come considerazione più
generale, nel senso di un’espressività complessiva, nel senso di
organizzare-armonizzare i dati. L’inglobare quindi è operazione che mette
insieme non per pura sommazione ma per valutazione attenta e complessiva
dell’effetto sortito.

 

-         
Ritengo che la frase da Voi estrapolata nella
relazione dei            Dr. __________ e __________ “anche in questo caso la
IL va inglobata e non sommata…”, vada intesa appunto nel senso di una perizia
pluridisciplinare che per definizione tenta di valutare da diversi punti di
vista un certo oggetto di analisi e di definire il quadro stesso considerando
tutti i punti di vista e non nel senso – che forse è quello proposto/ipotizzato
dal rappresentate dell’assicurato – di implicitamente considerato già
all’interno /già valutato / dato per già assunto/non ulteriormente riconsiderato.
In tal senso di fatto si sarebbe rischiato di perdere dei dati ma, ripeto, non
mi pare questa l’operazione messa in campo dal Servizio Accertamento Medico. 

 

-         
A volte i quadri producono un effetto sommatorio
per la presenza di patologie multiple che agiscono sulle competenze dei
soggetti con effetto sinergico (es. diabete mellito-retinopatia-neuropatia
periferica) nell’espressione di quadri di comorbilità; altre volte il quadro
pure osservato ed osservabile in diversi ambiti di espressività, non produce
effetto cumulativo. Mi pare sia questo il caso del signor RI 1.

 

-         
In merito alle conclusioni del Dr. __________,
ritengo che per comprendere le divergenze di posizione tra il collega e la
scrivente e il Dr. __________ che hanno incontrato il signor RI 1 in veste di
periti, sia fondamentale ricordare il diverso ruolo che ci siamo trovati a
svolgere rispetto al soggetto in oggetto: essere clinici e terapeuti presuppone
una mediazione e una soggettività espressa nel rapporto di cura che il ruolo di
perito non può manifestare. Il ruolo del perito è inerente un piano oggettivo e
oggettivabile. Non attiene a ciò che sarebbe auspicabile per il soggetto in
termini anche di aspettative personali ma, attiene alla legge e alla sua
articolazione nella realtà.

 

In dettaglio per rispondere ai Vostri quesiti:

 

-         
si ritengo di condividere i motivi illustrati
dai colleghi SAM rispetto alla non cumulabilità delle percentuali di IL dei
diversi periti (non cumulabilità delle patologie)

-         
no, non ritengo opportuno cumulare i gradi di IL
dei diversi periti. Ritengo, come già detto, invece procedura condivisibile
quella messa in campo dai colleghi del SAM di “mettere insieme” in termini
di significato e peso nell’espressività del difetto di capacità lavorativa del
soggetto. Questo mi pare opportunamente espresso nel termine “inglobare”
nell’accezione di cui ho già detto in passaggi precedenti del presente scritto”
(doc. XXI, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         La
risposta della Dr.ssa __________ ha dunque permesso di chiarire la questione
controversa (cfr. STF 9C_2003/2008 del 26 marzo 2009).

                                         Il
TCA non ha quindi nessuna ragione per scostarsi dalla valutazione del SAM, che
si basa su un’esauriente discussione fra tutti i medici periti del SAM.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM i criteri di affidabilità e
completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.8.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per
ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla
salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è abile nella misura del 40% nell’attività precedentemente svolta
di cuoco. Per contro, in un’attività leggera e adatta, l’assicurato è
considerato abile al 70%.

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel proprio rapporto del 1° luglio
2008, per quanto riguarda le attività esigibili dall’assicurato tenuto conto
delle limitazioni espresse in sede medica e del profilo socio-professionale, ha
indicato che l’assicurato può svolgere attività leggere e non qualificate sia
nel settore secondario che terziario quali l’operaio generico con mansioni di
controllo, di sorveglianza, di assemblaggio (non attività di precisione),
l’aiuto magazziniere (merce leggera e/o ausilio del muletto), l’aiuto venditore
(chiosco, negozio do-it), l’autista-fattorino (fiori, farmaci ecc.) (doc. AI
110-2).

 

                                         Per
quanto riguarda l’argomentazione secondo cui il ricorrente, in considerazione
della sua età, della scarsa preparazione professionale e della scarsa
conoscenza della lingua italiana, non troverebbe un’attività adeguata sul
mercato del lavoro (doc. I, XIII, B) è utile rilevare che l’Alta Corte in una
sentenza U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003, relativamente al mercato del
lavoro equilibrato, ha osservato:

 

"  Il concetto
d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione
quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio
tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro
strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati.
Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa
mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito
tale da escludere il diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una
simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili
dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più
nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto
ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse
o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332
consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).
In proposito va rilevato che il mercato del lavoro accessibile ai lavoratori
non qualificati - come nel caso di specie - è in generale limitato a dei lavori
di manodopera o ad altre attività fisiche (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a).
Tuttavia nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite delle macchine, motivo per cui
aumentano le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 no. U 15 pag. 49
consid. 3b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b).” 

(STFA succitata, consid. 4.5.)

 

                                         Il
TFA, in un’ulteriore sentenza del 26 maggio 2003, pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
35, ha
precisato che qualora la persona assicurata sia d’età avanzata, questo aspetto
deve essere considerato nell’esame della questione se essa potrebbe reperire
un’occupazione in un mercato del lavoro equilibrato.

                                         Nel
caso di specie è stato ritenuto che a torto era stata soppressa una rendita
intera di invalidità nei confronti di un’assicurata a cui mancavano pochi mesi
all’età di pensionamento di vecchiaia. Infatti, benché teoricamente dal profilo
medico esistessero delle occupazioni adeguate alle limitazioni funzionali
presentate dall’assicurata, nel periodo precedente al pensionamento la stessa
non poteva più trovare un impiego nel mercato del lavoro equilibrato.

 

                                         Tutto ben considerato, a mente di questa Corte, si deve ritenere che le opportunità di
reperire un'attività che sia conciliabile con i disturbi accusati
dall'assicurato (si tratterebbe di un’attività in cui non siano richiesti
movimenti fini di precisione con la mano destra dominante, in cui l’assicurato
possa evitare lunghi o regolari spostamenti a piedi, che gli permetta il
rispetto delle regole di ergonomia della schiena e brevi pause al bisogno;
circa la possibilità di reperire un’attività con delle simili caratteristiche sul
mercato del lavoro, cfr. STFA inedita del 12.11.1996 nella causa I.; STCA
35.1997.23 dell’11.9.2000 confermata dal TFA con sentenza U 449/00 dell’8.5.2002,
STFA U 240/99 del 7.8.2001, parz. pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss.,
STFA U 329/01 e U 330/01 del 25.2.2003, nonché STFA I 27/06 e U 18/06 del
24.8.2006) e con le sue condizioni personali, non devono essere considerate irrealistiche
o eccezionali ai sensi della giurisprudenza federale (RCC 1991, p. 332 consid.
3c).

 

                                         Da notare
che il concetto di mercato del lavoro equilibrato non sottintende soltanto un
certo equilibrio fra l’offerta e la domanda in materia di manodopera, ma anche
un mercato del lavoro che presenta un ventaglio di attività le più diverse, e
precisamente per ciò che concerne le condizioni professionali e intellettuali
richieste, così come la prestazione fisica (RCC 1991, p. 332 consid. 3b).

 

                                         D’altro
canto, il TCA non ignora le difficoltà che presenta il mercato del lavoro
svizzero. Tuttavia, ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In
effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni
sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (STFA inedita del
10 settembre 1998 nella causa S.; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 p.
96; SVR 1995 UV 35 p. 106 consid. 5b e riferimenti). 

                                      

                                         Se,
malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è
reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la
quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né
assicurazione contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a
rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332
consid. 3b, P. Omlin, op. cit., p. 83). 

                                         In tale ipotesi deve semmai intervenire l'assicurazione contro la
disoccupazione.

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che sul mercato
generale del lavoro esistono delle attività che l’assicurato sarebbe in grado
di esercitare nella misura del 70%, nonostante il danno alla salute.

 

                                         È
peraltro utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto
corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto
di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI
1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).

 

                                         Ad
esempio, trattandosi di un assicurato giudicato in grado di esercitare, nella
misura del 70%, delle attività sostitutive “che permettano una libera scelta
della posizione, rispettivamente un cambiamento regolare della stessa, che non
comportino movimenti frequenti oppure posizioni prolungate di flessione o
torsione del tronco, che consentano di effettuare regolarmente
spostamenti/trasferte anche prolungate a piedi in condizioni favorevoli, che
non implichino il trasporto/sollevamento di pesi (superiori a 5-10 kg talvolta, a 10 kg raramente), che non comportino
l’esposizione a vibrazioni, a movimenti bruschi, a cambiamenti repentini o
frequenti del grado di umidità o della temperatura ambientale, …”, il TF ha
ribadito che, in casi con limitazioni funzionali analoghe, citiamo: “… esiste un
mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa
residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 247; VSI
1998 pag. 293 consid. 3b pag. 296; si veda anche la sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c). Si
tratta segnatamente del mercato occupazionale a