# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 213a0c36-ccab-5a61-b4c1-c823ab1ebbfb
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 31.05.2013 ZK1 2012 18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2012-18_2013-05-31.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 31 maggio 2013 Comunicata per iscritto il:
ZK1 12 18 13 giugno 2013

Decisione
Prima Camera civile

Presidenza Pritzi
Giudici Michael Dürst e Brunner
Attuario Rogantini

Nell'appello civile

di X._____, appellante, patrocinata dall‘avv. Chiarella Rei-Ferrari, Casella postale 
1036, Via Alberto di Sacco 8, 6501 Bellinzona, 

contro

la decisione del Tribunale distrettuale Moesa, giudice unico, del 5 aprile 2012, 
comunicata il 5 aprile 2012, in re dell’appellante contro Y._____, appellato, 
patrocinato dall’avv. lic. iur. Roberto A. Keller, Piazza della Grida, 6535 Roveredo,

concernente misure a protezione dell'unione coniugale (contributo alimentare),

è risultato:

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I. Fattispecie

A. X._____ e Y._____ si sposarono il 30 agosto 1980 dinanzi all’Ufficiale di 
stato civile di Roveredo. Dalla loro unione il 22 febbraio 1990 nacque il figlio unico 
Z._____, ormai maggiorenne.

B. Le parti vivono separate dal 1° dicembre 1999. Il marito ha continuato a 
vivere nell’abitazione coniugale, facendosi carico di ogni onere connesso alla 
stessa. Durante la separazione, la moglie continuò ad effettuare i necessari 
prelevamenti dal conto del marito, disponendo di una carta di credito relativa a 
detto conto. Essa si faceva carico della pigione, le relative spese accessorie, i 
costi di allacciamento telefonico e TV, e l’assicurazione economia domestica, 
mentre tutte le ulteriori spese venivano pagate dal marito, inclusi i premi di cassa 
malati della famiglia.

C. Una prima procedura di divorzio resa pendente dinanzi all’Ufficio di Circolo 
di Roveredo con istanza del 18 dicembre 2009 da Y._____ fu stralciata dai ruoli.

D. Con istanza provvisionale del 13 gennaio 2010 (act. TD.1.1), mutata in 
sede d’udienza del 1° marzo 2010 in istanza per l’adozione di misure a protezione 
dell’unione coniugale, X._____ chiese al Tribunale distrettuale Moesa di obbligare 
il marito a versarle, mensilmente e anticipatamente, l’importo di CHF 5'000.– a 
titolo di contributo di mantenimento, retroattivamente dal mese di dicembre 2009 
compreso. Postulò inoltre il riconoscimento di una provisio ad litem di CHF 5'000.–
. Alla base di tale istanza sarebbe stato il fatto che ai primi di dicembre 2009 il 
convenuto avrebbe improvvisamente revocato la procura a favore dell’istante sul 
conto a lui intestato, bloccato la partner card dell’istante e chiesto alla D._____ di 
separare le quote di cassa malati, il tutto senza alcun preavviso. Il convenuto si 
oppose all’istanza con osservazioni del 1° marzo 2010 (act. TD.1.2).

A titolo volontario, da dicembre 2009 a fine maggio 2011 compreso, il convenuto 
versò all’istante l’importo di CHF 2'500.– mensili quale contributo alimentare – 
somma che l’istante ha sempre definito quale acconto.

E. Il rapporto di lavoro di Y._____ con l’B._____ SA fu terminato dalla datrice 
di lavoro in data 24 novembre 2010 (vedi act. TD.5.4). Il convenuto lavorò in 
seguito per la ditta C._____ SA, fino a maggio 2011 (contratto di lavoro a tempo 
determinato; cfr. act. TD.5.4), per poi prendere un impiego presso la A._____ SA, 
Coira, da giugno 2011.

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F. Il 25 luglio 2011 (inc. no. 135.11.124) X._____ inoltrò una nuova istanza al 
Tribunale distrettuale Moesa, pretendendo da questo di obbligare il convenuto a 
versarle l’importo mensile e anticipato di CHF 3'000.– a titolo di contributo di 
mantenimento, e di ordinare al terzo debitore di trattenere e riversarle tale importo 
ai sensi dell’art. 177 CC. Con osservazioni del 16 agosto 2011 il convenuto si 
oppose anche a quest’istanza.

Il Presidente del Tribunale distrettuale Moesa ordinò con decisioni del 22 
settembre 2011 e 28 ottobre 2011 alla A._____ SA, Coira, la datrice di lavoro 
attuale del convenuto, di dedurre mensilmente dallo stipendio di Y._____ l’importo 
di CHF 2'500.–, la prima volta per il mese di settembre 2011.

G. Con decisione del 5 aprile 2012, comunicata lo stesso giorno, il Presidente 
del Tribunale distrettuale Moesa pronunciò quanto segue:

“1. Le istanze 13 gennaio 2010, 25 luglio 2011 e 13 settembre 2011 sono 
parzialmente accolte. L’istanza 16 agosto 2011 è respinta.

1.1 Il convenuto è obbligato a versare all’istante, mensilmente e 
anticipatamente entro il 5° giorno di ogni mese, per il periodo dicembre 
2009 – maggio 2011, l’importo di CHF 3'045.– a titolo di contributo 
alimentare.

1.2 Il convenuto è obbligato a versare all’istante, mensilmente e 
anticipatamente entro il 5° giorno di ogni mese, a far tempo da giugno 
2011, l’importo di CHF 1'396.– a titolo di contributo alimentare.

1.3 A parziale revoca dell’ordine impartito in data 28 ottobre 2011, alla 
A._____ SA, Coira, è ordinato di dedurre mensilmente dallo stipendio 
di Y._____, Roveredo, l’importo di CHF 1'396.–, la prima volta per il 
mese di aprile 2012.

L’ordine è impartito con la comminatoria delle conseguenze penali 
previste all’art. 292 Codice penale svizzero (multa) in caso di 
disobbedienza a decisioni dell’autorità competente.

2. La tassa di giustizia di CHF 4'000.– è a carico delle parti in ragione di 
1/2 ciascuna e per l’istante, al beneficio del gratuito patrocinio, a carico 
del Tribunale distrettuale Moesa. Le ripetibili sono compensate.

3. (Indicazione dei mezzi di impugnazione)

4. (Notificazioni)”

H. Contro detta decisione sia X._____ (ZK1 12 18), sia Y._____ (ZK1 12 19) 
hanno interposto appello. Y._____ ha poi ritirato il suo appello del 20 aprile 2012 
con scritto del 30 aprile 2012, perciò la procedura ZK1 12 19 è stata stralciata dal 
ruolo con decreto cresciuto in giudicato del 1° maggio 2012. X._____ invece ha 
presentato la sua motivazione scritta d’appello in data 20 aprile 2012, con i 
seguenti petiti:

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“1. L’appello di X._____ è accolto per cui,

In riforma del dispositivo no. 1 della decisione 5/10 aprile 2012 del 
Presidente del Tribunale distrettuale Moesa le istanze di X._____ sono 
parzialmente accolte; di conseguenza,

1.1 Y._____ è obbligato a versare a X._____ mensilmente ed 
anticipatamente entro il 5° giorno di ogni mese a far tempo dal mese di 
dicembre 2009 compreso innanzi l’importo di CHF 3'381.00.

1.2 Alla società A._____ SA, Coira, è ordinato di dedurre mensilmente 
dallo stipendio di Y._____, Roveredo, l’importo di CHF 3'381.00 a far 
tempo dal primo salario percepito.

1.3 L’ordine è impartito con la comminatoria delle conseguenze penali 
previste all’art. 292 CP (multa) in caso di disobbedienza a decisioni 
dell’autorità competente.

2. In parziale riforma del dispositivo no. 2 della citata decisione a 
X._____ sono riconosciute ripetibili di CHF 6'000.00.

3. Tasse e spese giudiziarie di questa sede sono a carico di Y._____ il 
quale rifonderà a X._____ ripetibili di CHF 5'000.00.

4. X._____ è ammessa al beneficio del gratuito patrocinio nella 
procedura d’appello davanti a codesto Tribunale con la designazione 
quale patrocinatrice d’ufficio dell’Avv. Chiarella Rei-Ferrari in 
Bellinzona.

5. Protestate spese e ripetibili.”

In sostanza l’appellante X._____ fa valere che le conclusioni del primo giudice 
relative alla distinzione tra il reddito percepito dalla parte appellata presso la 
società B._____ SA e la società A._____ SA, con un’importante riduzione del 
reddito computabile ai fini del calcolo del contributo da stabilire a favore 
dell’appellante, sarebbero erronee. In più contesta pure il calcolo del suo 
fabbisogno minimo che non contemplerebbe in modo corretto tutte le spese da lei 
stessa indicate, in particolare quelle dell’alloggio e della cassa malati. 

I. Il 24 aprile 2012 il presidente della prima Camera civile ha sollecitato 
l’appellante X._____ a presentare un’istanza di gratuito patrocinio separata, 
debitamente motivata e contenente un consueto calcolo del reddito e fabbisogno 
(act. D.1). X._____ ha in seguito inoltrato di persona – cioè non tramite la sua 
patrocinatrice – una domanda di gratuito patrocinio con tanto di documentazione 
attuale in data 5 maggio 2012 (vedi l’act. A.1 della procedura ERZ 12 209).

J. L’appellato ha presentato la sua risposta all’appello l’8 maggio 2012 (act. 
A.2) con la quale ha chiesto la reiezione integrale dell’appello e la conferma della 
decisione impugnata, protestando spese e ripetibili.

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K. Con scritto del presidente della prima Camera civile del 9 maggio 2012 è 
stato dichiarato chiuso lo scambio di scritti (act. D.4).

L. Con decreto del 30 gennaio 2013, comunicato il 31 gennaio 2013 e ormai 
passato in giudicato, il presidente della prima Camera civile ha respinto la 
domanda di gratuito patrocinio presentata dall’appellante (ERZ 12 209).

M. L’appellante ha presentato un’istanza di nuova prova in data 15 febbraio 
2013, inoltrando il contratto di locazione del figlio Z._____ del 23 gennaio 2013 
con i dati completi. Essa l’ha però subito ritirata a favore di una nuova identica 
istanza di nuova prova il 26 febbraio 2013, ma con il predetto contratto in forma 
semicriptata (act. A.4). Quest’ultimo è stato trasmesso per conoscenza 
all’appellato assieme all’istanza il 27 febbraio 2013 (act. D.7). Con scritto del 1° 
marzo 2013 (act. D.8) l’appellato ha richiesto un termine per presentare 
osservazioni. Senza che la presidenza della prima Camera civile abbia dovuto 
ordinare un termine, egli ha poi inoltrato le sue osservazioni il 5 marzo 2013 (act. 
A.5), con le quali chiede che l’istanza sia dichiarata inammissibile perché tardiva. 
Le osservazioni dell’appellato sono state trasmesse per conoscenza all’appellante 
il 6 marzo 2013 (act. D.9), chiudendo così nuovamente lo scambio di scritti.

N. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti e la motivazione della sentenza del 
primo giudice si tornerà – per quanto utile ai fini del giudizio – nelle considerazioni 
di merito che seguono.

II. Considerandi

1. Le decisioni dei giudici unici dei tribunali distrettuali in materia di misure a 
protezione dell’unione coniugale sono pronunciate in procedura sommaria (art. 
271 lett. a CPC). Contro di esse può essere presentato appello giusta l’art. 308 
cpv. 1 lett. a CPC. L’appello, scritto e motivato, dev’essere proposto al Tribunale 
cantonale quale autorità giudiziaria superiore ai sensi dell’art. 7 cpv. 1 della legge 
d’applicazione del Codice di diritto processuale civile svizzero del 16 giugno 2010 
(LACPC; CSC 320.100) entro 10 giorni dalla notificazione della decisione 
impugnata motivata (art. 311 CPC in unione con l’art. 314 cpv. 1 CPC). 
Competente è la prima Camera civile del Tribunale cantonale (art. 6 lett. a 
dell’ordinanza sull’organizzazione del Tribunale cantonale del 14 dicembre 2010 

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[OOTC; CSC 173.100]). Proposto il 20 aprile 2012, ossia nel termine di 10 giorni 
dalla notifica avvenuta il 10 aprile 2012 (vedi timbro postale sull’act. B.1), l’appello 
è tempestivo e principalmente ricevibile in ordine. 

La richiesta di gratuito patrocinio (cifra 4 dei petiti d’appello), presentata poi anche 
separatamente da X._____ in persona (ERZ 12 209) con tanto di documentazione 
necessaria, è già stata trattata e respinta con decreto del 30 gennaio 2013 
passato in giudicato. Non si impone dunque riesaminarla in questa sede.

2. Con istanza di nuova prova del 15 febbraio 2013 l’appellante ha inoltrato il 
contratto di locazione del figlio Z._____ del 23 gennaio 2013 con i dati completi. 
Essa l’ha però subito ritirata a favore di una versione identica dell’istanza in data 
26 febbraio 2013 (act. A.4), ma accompagnata questa volta dal predetto contratto 
in forma semicriptata (act. B.3) “per motivi di protezione dei dati”. L’appellante fa 
valere che il primo giudice avrebbe ammesso la deduzione – contestata dalla 
stessa appellante – di CHF 450.– sul fabbisogno dell’appellante a dipendenza del 
fatto che il figlio maggiorenne abitava con lei. Con il contratto di locazione 
concluso dal figlio il 23 gennaio 2013 con una terza persona (criptata nell’act. B.3), 
l’appellante porta quindi a conoscenza un nuovo fatto, ovvero che il figlio avrebbe 
preso in affitto un appartamento in una località (criptata nell’act. B.3) nel Canton 
Ticino dal 1° marzo 2013 e che quindi non abiterebbe più con la stessa appellante. 
L’appellato ha inoltrato le sue osservazioni il 5 marzo 2013 (act. A.5), con le quali 
chiede che l’istanza sia dichiarata inammissibile perché tardiva. Va esaminato 
dapprima se il nuovo mezzo di prova possa essere ammesso. Come sarà 
dimostrato, l’esame va eseguito in modo approfondito, dato che le conseguenze 
della prassi scelta sono relativamente incisive per le procedure d’appello e la 
decisione è dunque una di principio.

2.1 Giusta l’art. 317 cpv. 1 CPC nella procedura d’appello i nuovi fatti e nuovi 
mezzi di prova sono considerati soltanto se vengono immediatamente addotti (lett. 
a) e dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile addurli nemmeno con la 
diligenza ragionevolmente esigibile tenuto conto delle circostanze (lett. b). Nelle 
procedure sommarie di misure a protezione dell’unione coniugale come la 
presente si applica il principio inquisitorio (art. 272 CPC). Nella dottrina e nella 
giurisprudenza è controverso se l’ammissibilità limitata dei nova nella procedura 
d’appello ai sensi dell’art. 317 cpv. 1 CPC si applichi anche in procedure nelle 
quali il giudice accerta d’ufficio i fatti (vedi fra tante la sentenza OGE 10/2012/19 
del Obergericht Sciaffusa del 23 ottobre 2012 con numerosi rinvii). Mentre diversi 

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autori sostengono che l’art. 229 cpv. 3 CPC vada applicato per analogia anche 
alle procedure d’appello, ammettendo così generosamente dei nova in dette 
procedure, altri si esprimono in senso contrastante, argomentando 
essenzialmente che al contrario del progetto del Consiglio federale (vedi art. 314 
del progetto, FF 2006 6858) che prevedeva ancora un rinvio esplicito alle 
disposizioni sulla procedura di primo grado, il parlamento avrebbe deciso – 
volutamente – di omettere un tale rinvio, il che andrebbe interpretato quale silenzio 
qualificato. Di conseguenza sarebbe esclusa l’applicazione per analogia dell’art. 
229 cpv. 3 CPC. 

2.2 Nella sua sentenza 4A_228/2012 del 28 agosto 2012 (pubblicata nella 
raccolta ufficiale: DTF 138 III 625) al considerando 2.2 con rinvii alla dottrina e alle 
deliberazioni parlamentari il Tribunale federale ha ritenuto che, anche se si 
tratterebbe di una maggioranza degli autori che si sarebbe schierata dietro la 
prima interpretazione – certi senza motivarne il perché o solo sommariamente (ad 
esempio Peter Volkart, in Schweizerische Zivilprozessordnung [ZPO], Kommentar, 
Zurigo/San Gallo 2011, n. 17 ad art. 317 CPC) –, la minoranza che seguirebbe la 
tesi contraria avrebbe degli argomenti più elaborati e convincenti, specie se si 
considererebbe la storia della disposizione in questione (cfr. in merito anche 
Benedikt Seiler, Die Berufung nach der Schweizerischen Zivilprozessordnung, 
Basilea 2011, n. 30 segg. e 36 segg.). Ricordando poi che la procedura 
semplificata e, d’altronde, ancor più la procedura sommaria in contrasto con la 
procedura ordinaria si distinguono nel loro scopo comune di essere più celeri ed 
espedienti, sarebbe paradossale, rileva giustamente il Tribunale federale, 
ammettere più generosamente dei nova ciò nonostante, nel senso che l’istante 
potrebbe addurre mezzi di prova in via d’appello che aveva negletto di produrre in 
prima istanza. Alla luce di questa nuova giurisprudenza della massima corte 
elvetica, perlomeno per quanto concerne la lettera b dell’art. 317 cpv. 1 CPC che 
limita l’adduzione di nova o meglio pseudo-nova in sede d’appello qualora fosse 
stato possibile, applicando la diligenza ragionevolmente esigibile tenuto conto 
delle circostanze, addurli dinanzi alla giurisdizione inferiore, pare dunque chiaro 
che un’applicazione analogica di quanto previsto dall’art. 229 cpv. 3 CPC debba 
essere esclusa.

2.3 Ci si potrebbe chiedere ancora se invece una tale applicazione per analogia 
sarebbe possibile per ciò che riguarda la lettera a della citata disposizione. Già il 
nesso fra le due lettere però lascia pensare il contrario, costituendo esse delle 
condizioni cumulative per l’ammissione di nova in sede d’appello. Del resto anche 

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la disciplina processuale lo pretende (artt. 52, 115 o in extremis 128 CPC; vedi 
Francesco Trezzini, in Commentario al Codice di diritto processuale civile 
svizzero, Lugano 2011, pagg. 97 segg. ad art. 52 CPC con rinvii alla 
giurisprudenza). Inoltre, nonostante vada senz’altro ammesso che vi sia un certo 
interesse di natura di economia processuale nel evitare che qualora le circostanze 
cambino nel corso della procedura d’appello occorra istanziare interamente a 
nuovo il caso in primo grado per poter tenerne conto, va pure ritenuto che il 
principio di concentrazione e di celerità e d’altronde anche il diritto della 
controparte ad essere sentiti e alla garanzia d’accesso a tutte le vie di ricorso 
disponibili giusta l’art. 6 CEDU va reputato prevalente anche in questo contesto. 
Se nella fattispecie si volesse ammettere che il contratto di locazione del figlio – 
laddove inoltrato tardivamente ai sensi dell’art. 317 cpv. 1 lett. a CPC – andrebbe 
in ogni caso considerato in applicazione per analogia dell’art. 229 cpv. 3 CPC, il 
marito qui appellato perderebbe una via di ricorso, ovvero il nuovo esame da parte 
del Tribunale cantonale quale giurisdizione d’appello e di reclamo con cognizione 
più vasta che quella del Tribunale federale. Anche per questo motivo quindi a 
mente del Tribunale cantonale si impone un’interpretazione tale dell’art. 317 cpv. 1 
CPC che non permette un’applicazione analogica dell’art. 229 cpv. 3 CPC. In altre 
parole l’art. 317 cpv. 1 CPC disciplina esaustivamente l’ammissibilità dei nova in 
via d’appello. La non ripresa del rinvio all’art. 229 cpv. 2 e 3 CPC come 
originariamente proposta dal Consiglio federale corrisponde dunque ad un silenzio 
qualificato del legislatore. In deroga della giurisprudenza del Tribunale cantonale, 
specie della prima Camera civile, nella prima fase d’introduzione del CPC federale 
(vedi le decisioni ZK1 11 5 del 18 febbraio 2011 consid. 3; ZK1 11 64 del 20 
ottobre 2011 consid. 1.d con rinvii ad altre decisioni; ZK1 12 3 del 15 marzo 2012 
consid. 2; ZK1 12 38 del 5 luglio 2012), la cui motivazione era però relativamente 
sommaria, in conferma invece della giurisprudenza annunciata implicitamente con 
le decisioni della seconda Camera civile ZK2 11 30 dell’11 settembre 2012 consid. 
2.c e ZK2 11 48 del 12 settembre 2012 consid. 2.d e messa in opera poi con la 
decisione ZK2 11 22/23 del 28 marzo 2013 consid. 7 e altre (per la prima Camera 
civile vedi solo la ZK1 12 76/77 del 26 aprile 2013 prevista per la pubblicazione), il 
Tribunale cantonale ritiene che l’art. 229 cpv. 3 CPC non sia applicabile alle 
procedure d’appello. 

Ciò vale perlomeno per le procedure di misure a protezione dell’unione coniugale 
nelle quali si tratta di statuire unicamente sui contributi alimentari fra i coniugi. 
Resta intanto ancora da chiarire se ciò debba valere anche in casi in cui non vige 
solo il principio inquisitorio attenuato, bensì quello illimitato che implica 

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l’applicazione della non vincolatività delle conclusioni delle parti (“massima 
ufficiale”), ad esempio quando si tratta di decidere sul contributo alimentare dei 
figli, sul diritto di visita o su altre questioni che toccano gli interessi dei figli (Giorgio 
A. Bernasconi, in Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, 
Lugano 2011, pagg. 1230 segg. ad art. 272 CPC con rinvii alla giurisprudenza; 
vedi ad esempio la decisione LC130019 dell’Obergericht Zurigo dell’8 maggio 
2013 che solleva la questione e si schiera a favore di un’applicazione per analogia 
dell’art. 229 cpv. 3 CPC in quei precisi casi, auspicandosi però una decisione della 
massima corte in merito).

2.4 Di conseguenza nel caso in giudizio va esaminato se il contratto di 
locazione del figlio Z._____ presentato dalla madre sia ammissibile alla luce di 
quanto esposto, cioè esclusivamente sotto l’aspetto dell’art. 317 CPC e non 
(anche) quello dell’art. 229 cpv. 3 CPC. Mentre è pacifico che non sia stato 
possibile produrre detto contratto nella procedura di primo grado, non trattandosi 
di un pseudo-novum, bensì di un vero fatto nuovo venuto in essere soltanto nel 
corso della procedura d’appello (art. 317 cpv. 1 lett. b CPC; cfr. l’art. 229 cpv. 1 
lett. b CPC), va vagliato ancora se questo sia stato presentato tempestivamente ai 
sensi dell’art. 317 cpv. 1 lett. a CPC. L’appellato lo contesta espressamente, 
segnalando che fra il sorgere del contratto e il suo inoltro sia passato troppo 
tempo.

Va premesso che vi sono due dimensioni della tempestività ai sensi della citata 
disposizione: una è quella riguardante il sorgere e/o la scoperta del fatto nuovo (si 
potrebbe parlare di “tempestività assoluta”) e l’altra invece è riferita al corso, o 
meglio allo stadio, della procedura (si potrebbe chiamarla “tempestività relativa”). 
L’appellato sostiene che il contratto non rispetterebbe la tempestività assoluta. Va 
dunque esaminata dapprima quest’ultima, per poi in un secondo passo statuire 
d’ufficio anche sulla tempestività relativa. 

2.4.1 La dottrina non è unanime sulla definizione dell’espressione 
“immediatamente addotti” di cui all’art. 317 cpv. 1 lett. a CPC. Una maggioranza 
degli autori non propone nessun termine concreto per la tempestività assoluta. 
Questi autori si orientano piuttosto alla tempestività relativa e ritengono che il 
termine “immediatamente” significhi che i nuovi fatti e nuovi mezzi di prova vadano 
presentati già nella memoria d’appello o di risposta, all’occasione dell’ultima 
azione istruttoria – che sia questa il dibattimento orale, il secondo scambio di scritti 
o, il caso più frequente, il primo scambio di scritti – o in ogni caso al più tardi entro 

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la chiusura dello scambio di scritti (vedi Peter Reetz/Sarah Hilber, in Kommentar 
zur Schweizerischen Zivilprozessordnung [ZPO], 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 
2013, n. 23 e 46 ad art. 317 CPC; Benedikt Seiler, op. cit., n. 1303 segg.). Qualora 
i nuovi fatti e nuovi mezzi di prova siano emersi pur più tardi, gli stessi autori si 
limitano a sostenere che sia possibile presentarli “alla prima occasione” (vedi 
Dominik Gasser/Brigitte Rickli, in Schweizerische Zivilprozessordnung [ZPO] 
Kurzkommentar, Zurigo/San Gallo 2010, n. 2 ad art. 317 CPC) o “possibilmente 
subito dopo la presa d’atto rispettivamente la scoperta” (vedi Karl Spühler, in 
Basler Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, Basilea 2010, n. 5 
ad art. 317 CPC; Martin H. Sterchi, in Berner Kommentar zur Schweizerischen 
Zivilprozessordnung, vol. II, Berna 2012, n. 6 seg. ad art. 317 CPC) e che vadano 
“accompagnati di regola da un’istanza di nuova prova” (Dominik Gasser/Brigitte 
Rickli, loc. cit.; Martin H. Sterchi, loc. cit; e più dettagliatamente Benedikt Seiler, 
op. cit., n. 1292 segg. e 1354 segg.). Altri autori invece si pronunciano a favore di 
un termine assoluto di pochi giorni fino a due settimane (Peter Volkart, op. cit., n. 7 
segg. ad art. 317 CPC; Karl Spühler, op. cit., n. 5 ad art. 317 CPC; Benedikt 
Seiler, le cui delucidazioni nella sua tesi di dottorato [op. cit., n. 1324 segg.] sono 
considerevolmente più esaurienti, propone addirittura un termine di cinque giorni – 
il termine più breve del diritto di esecuzione elvetico – come in materia di 
esecuzione cambiaria [cfr. artt. 177 segg. LEF]).

2.4.2 Nella fattispecie concreta il contratto di locazione del 23 gennaio 2013 (act. 
B.3) è stato inoltrato quale nuova prova pur con istanza del 15 febbraio 2013, 
ritirata questa poi ancora a favore di una nuova istanza del 26 febbraio 2013. 
Quest’ultima è stata trasmessa all’appellato con la possibilità di presentare 
osservazioni (per il diritto ad essere sentiti nell’ambito di nuove prove inoltrate nel 
corso della procedura d’appello cfr. fra molti Peter Reetz/Sarah Hilber, op. cit., n. 
25 ad art. 317 CPC; vedi anche il diritto alla replica riconosciuto dalla 
giurisprudenza costante del Tribunale federale, confermato ad esempio nella DTF 
137 I 195). Con risposta del 5 marzo 2013 (act. A.5) esso chiede che l’istanza sia 
dichiarata inammissibile perché tardiva ai sensi della citata disposizione, 
adducendo un passaggio del commentario basilese. Nell’istanza l’appellante non 
si è pronunciata sul momento in cui è venuta a sapere del contratto di locazione. 
Essa non si è espressa in merito neanche dopo che le sono state messe a 
conoscenza le osservazioni dell’appellato. Chiaro è comunque che il figlio Z._____ 
abitava con lei almeno fino a fine febbraio 2013. Non essendoci alcuni indizi di un 
rapporto perturbato o di una comunicazione difficile fra madre e figlio, si può 
senz’altro presumere che se il figlio intendeva andar via di casa, lo abbia 

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comunicato tempestivamente alla madre o che essa ne sia venuta a sapere al più 
tardi al momento della conclusione scritta del contratto o pochissimo tempo dopo. 
Se la madre ha però atteso 23 giorni per inoltrare il contratto, a prescindere di 
quale opinione dottrinale si voglia seguire con termini assoluti andando dai pochi 
giorni alle due settimane al massimo, si può senz’altro costatare che la 
tempestività assoluta non è stata osservata.

2.4.3 Per quanto concerne la tempestività relativa va rilevato che lo scambio di 
scritti era stato formalmente chiuso in data 9 maggio 2012 (act. D.4). Al momento 
dell’inoltro dell’istanza di nuova prova l’appellante poteva quindi indubbiamente 
desumere che il Tribunale cantonale si trovava già in piena fase di delibera se non 
addirittura già di redazione finale della decisione. La procedura era dunque molto 
avanzata, in ogni modo ben oltre lo stadio dell’istruttoria. In tali casi l’ammissibilità 
di nova va valutata con molto riserbo, anche perché altrimenti si rischierebbe il 
bloccaggio della procedura qualora continuino ad entrare istanze di nuove prove. 
Nell’occorrenza, vista la dottrina citata sopra, si può senz’altro affermare che pure 
per ciò che attiene la tempestività relativa l’istanza di nuova prova è tardiva.

2.4.4 Si ricorda inoltre che la prassi del Tribunale cantonale dei Grigioni nelle 
procedure di divorzio secondo il vecchio diritto processuale era ancor più rigorosa 
(vedi PTC 2004 no. 1). L’art. 138 cpv. 1 vCC relativo ai nova nel processo di 
divorzio veniva interpretato nel senso che questi potevano essere fatti valere al più 
tardi nella memoria d’appello. Tuttavia tenor la prassi del Tribunale federale detta 
disposizione non era applicabile alle procedure di misure a protezione dell’unione 
coniugale, l’ammissibilità essendo in tali casi ancor più ristretta, poiché in 
quest’ambito giusta l’art. 179 cpv. 1 CC è sempre possibile richiedere al giudice di 
adattare le misure alle nuove circostanze (vedi fra molte la DTF 133 III 114). 
Perciò i nova erano ammessi solo molto restrittivamente. Di conseguenza già 
sotto il vecchio diritto processuale per le misure a protezione dell’unione coniugale 
i nova non erano ammissibili in una misura che andava oltre quanto previsto 
dall’attuale art. 317 cpv. 1 CPC. Tutto ciò resta valido pure sotto l’egida del nuovo 
diritto processuale, l’art. 179 CC essendo rimasto invariato. Quindi se nella 
fattispecie il figlio ha veramente concluso un contratto di locazione e non abita più 
con la madre, quest’ultima può richiedere al giudice distrettuale di adattare i 
contributi alimentari a suo favore. Anche per questo motivo va confermato quanto 
sviluppato pocanzi. 

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2.4.5 Va richiamato infine ancora che la procedura d’appello non è concepita per 
ripetere l’intera procedura di primo grado e che non è lo scopo della procedura 
d’appello stabilire (a nuovo) i fatti. Se si manifesta un fatto (nuovo), appartiene al 
giudice di prime cure adito di tenerne conto, non alla giurisdizione di ricorso.

2.4.6 Di conseguenza, tenor quanto enunciato, l’istanza di nuova prova si rivela 
tardiva. Il contratto di locazione (act. B.3) non può dunque essere considerato per 
lo scopo della presente procedura d’appello.

2.5 In conclusione resta da costatare ancora che, l’appellante avendo la 
possibilità di chiedere al Tribunale distrettuale Moesa di modificare i contributi 
alimentari per il periodo a far tempo dal 1° marzo 2013 come da questo decisi e 
confermati dal Tribunale cantonale nella presente procedura, non si crea nessun 
pregiudizio giuridico all’appellante se, come esposto, la prima Camera civile ritiene 
che l’istanza di nuova prova vada respinta e con questo il contratto di locazione 
del figlio Z._____ non possa essere preso in considerazione nell’ambito di questa 
procedura.

3. L’appellante chiede in via d’appello in primo luogo di fissare a nuovo il 
salario del marito determinante per il calcolo dei contributi alimentari. Il reddito 
della moglie qui appellante è invece rimasto incontestato in questa sede.

3.1 Per quanto riguarda il periodo fino a fine maggio 2011 l’appellante fa valere 
che le affermazioni dell’appellato non sarebbero attendibili, l’appellante avendo 
effettuato dei prelevamenti mensili di complessivi CHF 3'494.– nel 2008 e di CHF 
3'280.55 nel 2009 dai conti intestati al marito, ai quali andrebbero aggiunte ancora 
diverse altre spese (costi fiscali, premi di cassa malati, costi per la vettura della 
moglie ecc.). Con questo l’appellante cerca apparentemente di implicare che il 
marito avrebbe avuto un reddito più sostanziale di quello da lui ammesso. 
Ciononostante riconosce in definitiva il reddito stabilito dal primo giudice in CHF 
9'440.35 al mese. Quest’ultimo non va dunque riesaminato.

3.2 A mente dell’appellante inoltre il licenziamento dell’appellato del 22 
novembre 2010 con effetto dal 1° giugno 2011 susciterebbe perplessità, il che 
sarebbe stato confermato anche dal giudice di primo grado. L’appellante pare 
voler insinuare così che il marito avrebbe lui stesso provvisto al proprio 
licenziamento. Come ritenuto a ragione dal primo giudice, essa non apporta però 
nessun elemento probatorio concreto, nemmeno a livello di verosimiglianza. Al 
contrario, è stabilito che il licenziamento è stato pronunciato dal datore di lavoro e 

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che esso è incensurabile sotto l’aspetto del diritto del lavoro. Non vi è dunque 
spazio per alcuna censura a questo proposito.

3.3 Per ciò che attiene il periodo da giugno 2011 poi tenor quanto ritenuto dal 
Presidente del Tribunale distrettuale Moesa non sarebbe provato che il salario 
conseguito da Y._____ in questo lasso di tempo sia frutto di accordi particolari che 
giustificherebbero l’imputazione di un salario ipotetico.

3.3.1 L’appellante sostiene invece che ciò starebbe in contrasto con un corretto 
accertamento dei fatti ed una corretta applicazione del diritto e che all’appellato 
andrebbe dunque imputato un salario ipotetico. Vi sarebbe infatti una confusione 
tra la persona fisica e quella giuridica al di là dell’apparenza. In più la teste 
E._____ che ha seguito Y._____ ed è stata anch’essa impiegata dalla A._____SA 
avrebbe parlato del “loro elicottero” e della “loro ditta” appena costituita e che 
sarebbe stata iscritta al registro di commercio. Anche G._____ avrebbe dichiarato 
che gli sarebbe stato riferito che l’appellato si sia messo in proprio. Tenor la 
deposizione di F._____ (il cui verbale non figura nella cartella act. TD.5, degli 
estratti si trovano però nella sentenza impugnata al consid. 6.b.bb), 
amministratore unico della A._____SA, le condizioni contrattuali sarebbero state 
discusse direttamente tra l’appellato e H._____, anziché con lui. Y._____ quindi 
non sarebbe mero dipendente della A._____SA, bensì sarebbe lui a dirigere il lato 
sia operativo sia finanziario della società, compresa la scuola di volo. Di 
conseguenza il salario ridotto sarebbe frutto di una sua libera scelta. A mente 
dell’appellante sarebbe dunque data la “reale possibilità di percepire un salario 
superiore e almeno pari a quello precedente, posta la capacità, competenza e 
analoga attività svolta”, il che giustificherebbe l’imputazione di un salario ipotetico 
di almeno CHF 9'440.– come in precedenza.

3.3.2 L’appellato dal canto suo si aggrega invece a quanto costatato dal primo 
giudice, l’istruttoria avendo infatti dimostrato l’esatto contrario di quanto sostiene 
l’appellante. Andrebbe anzi dato merito all’appellato di essersi impegnato a trovare 
subito un nuovo lavoro. L’appellato non sarebbe titolare della A._____SA e non 
sarebbe nemmeno proprietario di alcun elicottero. Ciò sarebbe stato confermato 
dal teste F._____ nonché dal contratto fiduciario che lo attesterebbe 
inequivocabilmente. Per quanto concerne la testimonianza di G._____, questa 
sarebbe invece stata smentita dalle altre prove. Non sarebbe inoltre nulla di 
eccezionale che l’appellato abbia trattato il contratto di persona con H._____. Di 

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conseguenza andrebbe confermata la decisione impugnata anche in questo 
punto.

3.3.3 Per fissare i contributi alimentari, il giudice può dipartirsi dalle reali capacità 
di guadagno del debitore (come anche del beneficiario) e basarsi invece su un suo 
reddito ipotetico, alle condizioni cumulative che un tale reddito sia oggettivamente 
realizzabile e possa essere preteso dalla persona in questione. Non basta poter 
esigere da quest’ultima un impegno accresciuto; un tale impegno deve anche 
tradursi in un reddito maggiore. Quale attività si può esigere che una persona 
svolga (rispettivamente svolga in misura accresciuta) è questione di diritto; la 
possibilità concreta di esercitare tale attività, come anche di ottenere il reddito 
prospettato, è invece questione di fatto, alla quale viene data risposta per mezzo 
di costatazioni oppure dell’esperienza generale. Se criteri fondati sull’esperienza 
generale esigono la realizzazione di determinanti fatti, questi ultimi devono essere 
accertati (sentenza 5A_492/2011 del Tribunale federale del 28 febbraio 2012 
consid. 3.3 con rinvii).

3.3.4 Nell’occorrenza il primo giudice ha motivato in modo del tutto convincente 
perché, a suo dire, non soccorrerebbero gli estremi per imputare al convenuto un 
reddito più elevato di quello effettivo, fissato a CHF 6'142.85 mensili netti. 
Y._____, nato nel 1956, ha difatti perso il lavoro con effetto dal 1° giugno 2011, 
cioè a 55 anni. Egli si è subito premurato di trovare un nuovo impiego a tempo 
pieno, rivolgendosi all’assicurazione contro la disoccupazione (AD) e 
intraprendendo gli sforzi necessari. Ha trovato lavoro in tempi ragionevoli ed è 
rimasto disoccupato soltanto il mese di giugno 2011. Ciò è riconosciuto anche 
dalla parte appellante. In primo grado essa si è limitata piuttosto ad asserire che il 
marito sarebbe in grado di corrispondere il contributo alimentare chiesto, senza 
però indicare quale salario ipotetico esso avrebbe potuto conseguire. Anche in 
questo punto il Presidente del Tribunale distrettuale Moesa ha ritenuto del tutto 
plausibilmente che in causa non sarebbe stato dimostrato che il marito avrebbe 
rifiutato o potuto ottenere delle condizioni salariali migliori, indipendentemente dal 
suo datore di lavoro scelto, la A._____SA. La moglie appellante non fa più che 
ipotizzarlo. Pure nella procedura d’appello X._____ non rende sufficientemente 
verosimile che il marito si sia impegnato a conseguire un salario più basso – per 
nuocere così maliziosamente alla moglie, come pare suggerire l’appellante. Per 
una tesi talmente pesante occorrerebbero degli indizi ben più forti del mero parlato 
da lei avanzato. Le allegazioni dell’appellante sono invece rimaste praticamente 
invariate rispetto alla procedura di primo grado. Concordemente con quanto 

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rilevato dall’istanza precedente, la prima Camera civile ritiene che nella fattispecie 
non vi siano elementi che lascino credere che una persona di 55 anni nella 
situazione dell’appellato, pilota d’elicotteri che ha lavorato due decenni per la 
stessa società, possa cambiare lavoro e conseguire immediatamente un salario 
più elevato o pari a quello precedente. Se quindi il giudice ha sufficientemente 
motivato la sua pronuncia nella decisione impugnata, la quale pare poi 
pienamente attendibile e condivisibile nel risultato, non vi è motivo per 
discostarvisi. 

4. Mentre quello del marito è pacifico, è invece contestato in secondo luogo il 
fabbisogno della moglie.

4.1 Il Presidente del Tribunale distrettuale Moesa ha ritenuto un fabbisogno 
minimo mensile dell’appellante di CHF 3'249.05, composto di un importo base di 
CHF 1'200.– per il minimo vitale, uno di CHF 1'123.– per l’alloggio, uno di CHF 
352.15 per premi di cassa malati e di CHF 573.90 per altre spese non contestate 
in questa sede. In motivazione ha rilevato che il figlio maggiorenne abiterebbe con 
la madre, per cui l’importo per l’alloggio di quest’ultima andrebbe ridotto di un terzo 
circa.

4.2 L’appellante contesta il calcolo del primo giudice e chiede che il suo 
fabbisogno venga corretto in CHF 3'920.–. Essa sostiene innanzitutto che la 
riduzione dei reali costi per l’alloggio da CHF 1'573.– a CHF 1'123.– (cioè di CHF 
450.–) non sarebbe ammissibile. Non sarebbe preteso che l’alloggio da lei scelto 
non sia conveniente e adeguato. In confronto, i costi presi in considerazione per la 
casa del convenuto sarebbero di CHF 1'628.95. Anche per questo motivo non si 
giustificherebbe una riduzione. Inoltre la convivenza del figlio maggiorenne 
sarebbe ininfluente. In secondo luogo l’appellante sostiene che i premi di cassa 
malati non possano essere ridotti a CHF 352.15, bensì debbano essere 
riconosciuti per un importo di CHF 573.65.

4.3 Il convenuto in appello ribatte che l’appellante avrebbe ammesso che il 
figlio maggiorenne abiti con lei, per cui la deduzione di CHF 450.– dall’importo per 
l’alloggio sarebbe giustificata. Come preciserebbe anche l’appellante stessa, 
determinante non sarebbe il costo effettivo della pigione, ma la spesa che può 
essere riconosciuta se l’interessata abitasse da sola (vedi la decisione inc. n. 
11.1999.126 della prima Camera civile del Tribunale d’appello ticinese del 13 
agosto 2003 consid. 5.b, alla quale l’appellante si riferisce citandone un passaggio 
con il mero riferimento “RDiT II no. 26 c”, mentre la decisione è pubblicata più 

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precisamente in RtiD II-2004 n. 26c pagg. 573 segg. con rinvio alla FamPra.ch 
1/2000 pag. 135). Per quanto riguarda i premi di cassa malati, controparte 
avrebbe riconosciuto la copertura privata e il fabbisogno dell’appellato, per cui le 
sue conclusioni non farebbero stato. Comunque il primo giudice avrebbe 
apprezzato correttamente la fattispecie e deciso nel pieno rispetto del suo potere 
discrezionale.

4.4 È pacifico intanto che l’appartamento preso a pigione dall’appellante è 
adeguato. L’appellato non lo contesta, né tanto meno il Presidente del Tribunale 
distrettuale Moesa nella sua decisione qui impugnata. Punto di partenza è dunque 
l’importo di CHF 1'573.–. È inoltre riconosciuto dall’appellante che il figlio 
maggiorenne con attività lucrativa abiti con lei. L’unico disaccordo vige sul fatto 
che nel calcolo del fabbisogno della moglie il primo giudice abbia ridotto l’importo 
effettivo di spese d’alloggio di CHF 450.–, ritenendo che tale riduzione si 
giustificherebbe in base al fatto che il figlio – già maggiorenne al momento 
dell’inoltro dell’istanza – viva con lei e abbia un reddito, cioè che possa contribuire 
alle spese d’alloggio, anche se non è perfettamente chiaro in quale misura. 
L’appellante considera la convivenza del figlio ininfluente, citando della 
giurisprudenza. A ragione l’appellato ribatte però che è proprio quella 
giurisprudenza (vedi consid. 4.3 supra) a prevedere che il costo effettivo della 
pigione non è quello determinante, bensì quello che può essere riconosciuto se 
l’interessata abitasse da sola. Anzi, tenor la giurisprudenza in tali casi sarebbe 
stato ammissibile dedurre addirittura la metà dei costi (sentenza 5A_41/2008 del 
Tribunale federale del 13 novembre 2008 consid. 7 e DTF 132 III 483). Nella 
fattispecie non è chiaro in quale misura il figlio maggiorenne faccia uso 
dell’appartamento. Tale punto può però rimanere aperto. Alla luce di quanto 
esposto comunque la deduzione di meri CHF 450.– come deciso dal primo giudice 
pare senz’altro giustificata.

4.5 Per quanto attiene infine i premi di cassa malati, non è chiaro su cosa 
l’appellante basi le sue affermazioni, non facendo essa alcun riferimento a 
documenti concreti agli atti. Pur essendo pacifico che fosse effettivamente 
assicurata con trattamento quale paziente privata nel 2010 (act. TD.2.6), essa non 
ha dimostrato invece di esserlo stata da sempre, cioè già prima della separazione. 
Mentre la moglie ha riconosciuto interamente il fabbisogno del marito e con questo 
la sua copertura assicurativa quale paziente privato, il marito invece non ha mai 
riconosciuto l’assicurazione ospedaliera per il reparto privato della moglie, 
contestando che ciò faccia parte del tenore di vita concordato e vissuto fino alla 

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cessazione della vita comune. Spetterebbe dunque a lei perlomeno renderlo 
verosimile. Comunque sia però di principio nell’ambito dei contributi alimentari è 
generalmente riconosciuta soltanto l’assicurazione base obbligatoria, al massimo 
ancora con eventuali assicurazioni complementari se necessarie. Nell’occorrenza 
queste spese ammontano ad un importo mensile riconosciuto di CHF 352.15. Il 
coniuge è libero di coprire le spese per i premi delle assicurazioni per il reparto 
privato, nel caso in giudizio i restanti CHF 221.50, con l’eccedenza, se ritiene 
opportuno mantenerle. Nel caso concreto la metà dell’eccedenza spettante alla 
moglie sarebbe difatti sufficiente per coprire tali costi. Non si giustifica dunque 
nessuna modifica della decisione impugnata nemmeno in questo punto.

4.6 Riassumendo dunque, anche il calcolo del fabbisogno dell’appellante e con 
questo del contributo alimentare dovuto dal marito alla moglie così come deciso 
dal primo giudice può essere confermato.

5. In conclusione l’appello va respinto nel merito e la decisione impugnata – 
inclusi i contributi alimentari mensili stabiliti ai punti 1.1 e 1.2 del suo dispositivo – 
va confermata. Ciò vale in particolare anche per la cifra 1.3 della decisione del 5 
aprile 2012 del Presidente del Tribunale distrettuale Moesa, con la quale esso ha 
ordinato alla A._____SA di dedurre mensilmente dallo stipendio di Y._____ 
l’importo di CHF 1'396.– a favore della moglie, la prima volta per il mese di aprile 
2012. Tale ordine non è stato impugnato, rispettivamente ne è stato richiesto 
solamente un aumento dell’importo. Di conseguenza, l’appello essendo stato 
respinto, l’ordine va mantenuto così come pronunciato nella decisione del 5 aprile 
2012, per il quale motivo alla A._____SA è comunicata la presente decisione in 
estratto (esclusivamente il rubrum, questo consid. 5 e il dispositivo).

6. Non contestate, le spese processuali di prima istanza possono rimanere 
invariate, anche perché del tutto adeguate. L’appellante chiede invece la riforma 
parziale del punto 2 del dispositivo della decisione impugnata nel senso che, 
anziché compensare le ripetibili, il Tribunale distrettuale Moesa le avrebbe dovuto 
riconoscere un’indennità di CHF 6'000.– a tale titolo. Come costatato sopra, 
l’appello è integralmente respinto rispettivamente la decisione di primo grado 
confermata. Per questo motivo non vi è ragione per modificare la decisione del 
primo giudice di compensare le ripetibili, pronuncia che pare equa e adeguata, 
innanzitutto visto l’esito della procedura e considerando le varie istanze della qui 
appellante (una delle quali è stata respinta e le altre solo parzialmente accolte).

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7. Le spese processuali della procedura d’appello vanno fissate e ripartite 
d’ufficio (art. 105 cpv. 1 CPC). Parimenti, il giudice assegna d’ufficio le ripetibili 
secondo le tariffe cantonali (art. 105 cpv. 2 e art. 96 CPC). Le parti possono, ma 
non devono, presentare una nota delle loro spese.

Nell’occorrenza in considerazione di tutti gli elementi si giustifica di fissare le 
spese processuali a CHF 3'000.–. Esse vanno integralmente a carico 
dell’appellante, essendo questa rimasta integralmente soccombente. L’appellato 
non avendo presentato una nota d’onorario, le spese ripetibili a suo favore sono 
fissate d’ufficio a CHF 1'500.– (IVA inclusa), considerando questo un importo 
adeguato alla luce del dispendio causatogli in sede d’appello.

8. Il petito 5 ripetendo semplicemente quanto già richiesto con il petito 3, esso 
va ugualmente respinto. Di conseguenza la reiezione dell’appello è integrale e la 
decisione impugnata può essere confermata nella sua totalità.

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III. La prima Camera civile decide:

1. L’istanza di nuova prova è respinta.

2. L’appello è integralmente respinto e la decisione impugnata è confermata.

3. Le spese della procedura d’appello di CHF 3'000.– vanno a carico 
dell’appellante, con l’obbligo di rifondere all’appellato un’indennità di CHF 
1'500.– (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

4. Contro questa decisione con un valore litigioso di almeno CHF 30'000.– può 
essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72, 74 cpv. 1 
lett. b della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF; RS 
173.110) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14. Il ricorso è da inoltrare al 
Tribunale federale per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della 
decisione con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. 
Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso 
fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

5. Comunicazione a: