# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e40e785b-2c1a-535e-ae73-3bb4edecfbe6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.07.2008 32.2007.148
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-148_2008-07-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.148

   

  FS

  	
  Lugano

  30 luglio
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 aprile 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 marzo 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, con decisione 26 aprile 2005, cresciuta incontestata in giudicato, è stato
posto al beneficio di una mezza rendita dal 1. novembre 2004 (doc. AI 16/1-2 e
15/1-2).

 

                               1.2.   Nell’ambito
della procedura di revisione, avviata nel mese di luglio 2005 (doc. AI 18/1),
l’Ufficio AI – viste le annotazioni 3 aprile 2006 del dr. __________ (doc. AI
28/1) – ha ordinato una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio
accertamento medico (SAM) (doc. AI 29/1-2).

 

                                         Sulla
base delle risultanze della perizia pluridisciplinare 16 ottobre 2006 del SAM e
del rapporto finale 10 gennaio 2007 dei consulenti in integrazione professionale
(doc. AI 34/1-30 e 41/1-4), l’Ufficio AI, con decisione 21 marzo 2007 (doc. AI
47/1-2 e 43/1-4), preavvisata con progetto 16 gennaio 2007 (doc. AI 42/1-4), ha
deciso di ridurre la corrente prestazione (mezza rendita) ad un quarto di
rendita con effetto dal primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione e tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.

 

                               1.3.   Con
il ricorso in oggetto l’assicurato – contestata la valutazione medica e economica
– ha chiesto:

 

" 
(…)

1.  Il grado di inabilità al lavoro
dell’assicurato, documentato da certificati medici, è compatibile con quanto
esposto dalle assicurazioni sociali?

 

2.  Le attività esigibili possono essere,
alla luce della situazione economica del Canton Ticino, effettivamente
richieste all’assicurato con le ripercussioni sul diritto di rendita?

 

3.  La decisione datata 21.03.2007 è
annullata. All’assicurato RI 1 viene riconosciuta una rendita intera di
inabilità.

(…)." (I)

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa, con argomentazioni di cui si dirà se necessario nel merito,
l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con
lettera 18 luglio 2007 l’RA 1, __________, divenuta nel frattempo sua rappresentante,
ha contestato la risposta di causa e prodotto un certificato medico 13 luglio
2007 del dr. __________.

                                         Delle
argomentazioni sviluppate dalla rappresentante si dirà, se necessario, nel
merito.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STF del 21 dicembre
2007 nelle cause B. e D. SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella
causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA
del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella
causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98
pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa
H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al
1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono
applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento
al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione
della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento
o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta
l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag.
268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in:
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art.
41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione
allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente
continuerà a durare (art. 88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2
OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della
rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata
nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita
o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data
in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn")
ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi
alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli
sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA
inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re
P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155
consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensver-gleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser /Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeits-unfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine,
va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria giurisprudenza e
l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65; STFA del 19 maggio
2006 nella causa O. (I 873/05).

 

                               2.6.   Nel caso concreto – dopo la richiesta di prestazioni AI del 3
dicembre 2004 (doc. AI 2/1-8), sfociata, viste le risultanze mediche e il
rapporto medico 23 marzo 2005 del dr. __________ (doc. AI 12/1-2), nella
decisione 26 aprile 2005 con la quale all’assicurato è stato riconosciuto il
diritto a una mezza rendita dal 1. novembre 2004 (doc. AI 16/1-2 e 15/1-2) –
l’Ufficio AI, nell’ambito della revisione intrapresa nel mese di luglio 2005
(doc. AI 18/1) – viste le risultanze della perizia pluridisciplinare 16 ottobre
2006 del SAM (doc. AI 34/1-30) e del rapporto finale 10 gennaio 2007 dei
consulenti in integrazione professionale (doc. AI 41/1-4) – ha ridotto la mezza
rendita precedentemente erogata a un quarto di rendita dal 1. maggio 2007 (doc.
AI 47/1-2 e 43/1-4).

 

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 16 ottobre 2006 (doc. AI 34/1-30) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a quattro consultazioni specialistiche esterne, di natura reumatologica
(dr. __________), neurologica (dr. __________), psichiatrica (dr. __________) e
ORL (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente
diagnosi:

 

"  5.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale da
lieve a moderato.

 

Disturbo somatoforme da dolore persistente.

 

Sindrome cervicobrachiale con/su:

     -  alterazioni degenerative a livello
della colonna cervicale, soprattutto ai segmenti C5/C6 e C6/C7 con
osteocondrosi, spondilartrosi ed uncartrosi a questi segmenti,

     -  tendenza ad un reumatismo delle
parti molli con predominanza dell’emicor-po destro e della parte superiore del
corpo nell’ambito di uno sviluppo a carattere fibromialgico.

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa

 

Tinnito isolato all’orecchio sinistro, di origine
indeterminata, con audiometria nella norma.

 

Sovrappeso con BMI 28,5 kg/m2." (doc.
AI 34/8)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i
periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale
dell’attuale capacità lavorativa: “(…) l’attuale grado di capacità lavorativa
medico-teorica globale dell’A. nell’attività da ultimo esercitata come operaio
non qualificato, è da considerare nella misura del 60%, intesa come riduzione
della capacità funzionale residua sull’arco di un’intera giornata lavorativa.
(…)” (doc. AI 34/10), hanno concluso:

 

" 
(…)

8   CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Conseguenze sulla capacità lavorativa derivano dalle
patologie rematologiche e psichiatriche esaminate, mentre invece, come
descritto al capitolo 6, dal punto di vista neurologico e ORL l'A. non presenta
patologie che influenzano la sua capacità lavorativa.

 

Dal punto di vista reumatologico, tenendo in
considerazione le diagnosi riassunte al capitolo 5 e la loro discussione
descritta al capitolo 6, il nostro consulente valuta una diminuzione della
capacità lavorativa nella misura del 20% per l'attività svolta di service-man:
lavori ripetitivi con il braccio destro contro resistenza oppure da svolgere in
posizione poco ergonomiche per la colonna cervicale, sia di tipo statico che
sottoponendo la colonna cervicale a delle rotazioni (per esempio conducendo l'automobile
come pure eseguendo dei lavori di pulizia degli interni e degli esterni)
provocano un'esacerbazione dei disturbi e sono limitanti per l'A. nella misura
sopra descritta.

 

Dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente
diagnostica una sindrome depressiva riccorente, episodio attuale da lieve a
moderato ed un disturbo somatoforme da dolore persistente: sia la sintomatologia
algica che gli sbalzi dell'umore incidono sulla capacità lavorativa dell'A.,
attualmente con una diminuzione della capacità lavorativa nella misura del 40%.
Entrambi gli aspetti del quadro psicopatologico provocano una sinergia e
rendono l'A. vulnerabile nella sua attività lavorativa. Presenta una maggiore
affaticabilità, una tendenza a focalizzare la sua attenzione su tematiche
vittimistiche, distraendosi dal compito che gli viene richiesto. La quota
d'angoscia provoca una diminuzione della motivazione e delle funzioni
cognitive, se si vedesse confrontato con un livello di stress lavorativo che
attiva la sua posizione di vittima.

 

Riassumendo, per le ragioni sopra esposte, dal punto di
vista fisico e psichico, valutiamo il grado di capacità lavorativa globale
nell'attività da ultimo esercitata come operaio non qualificato nella misura
del 60%.

Riteniamo che le incapacità lavorative determinate dai
nostri consulenti non debbano essere sommate, in quanto tutte le patologie che
causano una limitazione della capacità lavorativa comportano sempre una
diminuzione del rendimento.

 

Per quanto riguarda l'evoluzione e la valutazione
temporanea della limitazione della capacità lavorativa, ricordiamo che l'A. è
beneficiario di una mezza rendita AI con grado 50% dal 01.11.2004.

Dal punto di vista reumatologico, come già descritto
anche dal dr. __________ nel suo rapporto del 23.08.2005, la situazione risulta
stabile.

È la componente psicopatologica che predomina il quadro
clinico. Da questo punto di vista il quadro clinico psichico attuale appare
migliorato rispetto alle precedenti valutazioni. Lo stesso A. ha dichiarato che
a partire dall'inizio del 2006 si sente meglio.

Complessivamente concordiamo con la valutazione del
nostro consulente psichiatra, che ritiene giustificata un'incapacità lavorativa
del 50% dal 01.11.2004 e un'incapacità lavorativa del 40% dal 01.01.2006.

 

9. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

L'A. è ritenuto in grado di poter svolgere altre
attività: in un'attività attività ergonomicamente adatta per la colonna
cervicale, in cui l'A. possa evitare delle posizioni statiche o dinamiche con rotazioni
violente della colonna cervicale o con dei lavori in cui le braccia siano
sottoposte a degli sforzi, soprattutto contro resistenza a carattere rotatorio,
dal punto di vista fisico vi è una capacità lavorativa praticamente normale. Un
lavoro in un ambiente con discreto rumore di fondo aiuterebbe pure a coprire il
rumore che l'A. sente nell'orecchio. Tenendo in considerazione la valutazione
del nostro consulente psichiatra, giungiamo alla conclusione che altre attività
sono esigibili con una capacità lavorativa globale nella misura del 60%, intesa
come riduzione della capacità funzionale residua sull'arco di un’intera giornata
lavorativa. In considerazione del quadro psicopatologico non appare indicato
alcun provvedimento di reintegrazione professionale.

L'attuale presa a carico specialistica psichiatrica è
ritenuta corretta e va continuata. La prognosi dal punto di vista psichiatrico
appare stazionaria.

 

10. OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente
discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

(…)." (doc. AI 34/10.12)

 

                                         Sulla
base degli accertamenti sopra descritti, con decisione 21 marzo 2007 l’Ufficio
AI ha ridotto la corrente prestazione (mezza rendita) ad un quarto di rendita
con effetto dal primo giorno del secondo mese che segue la notifica della
decisione (doc. AI 47/1-2 e 43/1-4).

 

                               2.7.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio
2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]
Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui è giunto il dr. __________, medico
SMR, il quale, fondandosi sulla perizia del SAM, ha concluso per una capacità
lavorativa del 60% in qualsiasi attività adeguata dal gennaio 2006 (doc. AI
36/1).

 

                                         Occorre
innanzitutto rilevare che, secondo la giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05
del 6 novembre 2006, pubblicata in DTF 133 V 108), il punto di riferimento
temporale per valutare se si è in presenza di una modifica rilevante del grado
di invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione
è costituito, come nel caso di nuova domanda, dall’ultima decisione cresciuta
in giudicato che si fonda su un esame materiale del diritto alla rendita.

                                         Nel
caso concreto si tratta quindi della decisione 26 aprile 2005 con la quale
all’assicurato è stato riconosciuto il diritto a una mezza rendita dal 1.
novembre 2004 (doc. AI 16/1-2 e 15/1-2). Questa decisione è stata presa
fondandosi, per quanto riguarda l’aspetto medico, sul rapporto 23 marzo 2005
nel quale il dr. __________ ha espresso la seguente raccomandazione: “(…) aiuto
medico impiegato come autista e addetto servizio lavaggio. I dati medici a
dossier sia del medico curante reumatologo dr. __________ che del dr. __________
sono anche stati convalidati dalle due visite fiduciarie dr.ssa __________
psichiatra nel 2004 per cui non vi è anche considerando le patologie presenti
la necessità di prevedere un'ulteriore valutazione pluridisciplinare
specialistica presso il SAM. Ricordo inoltre la degenza in clinica __________
6.2004. Con queste premesse si giustifica una IL 50% in ogni tipo di attività
anche se adeguata e leggera. La prognosi non è sfavorevole e non è da prevedere
tendenzialmente un ulteriore peggioramento a breve termine. (…)” (doc. AI
12/1-2). Si tratta quindi di verificare se, da allora, è intervenuto un importante
cambiamento.

 

                                         Al
riguardo, va rilevato che, come esposto al considerando precedente (consid.
2.6), l’Ufficio AI, in sede di revisione, ha disposto una perizia
pluridisciplinare a cura del SAM.

 

 

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto psichiatrico il dr. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, nel suo consulto 5 settembre 2006 (doc. AI 34/13-17), ha, in particolare,
concluso che:

 

" 
(…)

L’assicurato presenta una incapacità lavorativa nella
misura del 40% nell’attività da ultimo esercitata nonché in altre attività
esigibili.

 

(…)

 

Il quadro clinico attuale appare migliorato rispetto
alle precedenti valutazioni eseguite dai colleghi. Lo stesso assicurato ha
dichiarato che a partire dall’inizio del 2006 si sente meglio. Dichiara “prima
era un inferno avevo capogiri, ronzii in testa, crampi allo stomaco … dal 2006
stò meglio perché soffro solo di dolori e sono meno nervoso al trattamento”.

 

Complessivamente egli ha presentato una incapacità
lavorativa del 50% dal 01.11.2004 fino al 31.12.2005. Dal 01.01.2006 presenta
una incapacità lavorativa del 40%.

 

La prognosi è stazionaria.

(…)." (doc. AI 34/16)

 

                                         Per
l’aspetto ORL il dr. __________, FMH ORL, nel suo consulto 29 agosto 2006 (doc.
AI 34/18-20), ha concluso che la diagnosi di “(…) tinnito isolato orecchio
sinistro, d’origine indeterminata, in audiometria nella norma (…)” non ha “(…)
nessuna influenza (…)” sulla capacità lavorativa precisando che una diminuzione
della capacità lavorativa non trova “(…) nessuna giustificazione dal punto
strettamente ORL (…)” (doc. AI 34/20).

 

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto reumatologico il dr. __________, FMH in reumatologia
e riabilitazione, nel suo consulto 11 settembre 2006 (doc. AI 34/21-27), ha
posto delle diagnosi sostanzialmente sovrapponibili a quelle ritenute in precedenza
dal dr. __________, FMH in reumatologia, che aveva valutato la stato di salute
stazionario (doc. AI 10/1-2 e 21/1-2). In particolare il dr. __________ ha
concluso che “(…) in questo senso ritengo che dal punto di vista reumatologico
al massimo vi sia in questo paziente un’incapacità lavorativa per l’attività
svolta di service-man nella forma del 20%. […] Per quanto riguarda invece
un’attività lavorativa ergonomicamente adatta alla colonna cervicale, in cui
egli possa evitare delle posizioni statiche o dinamiche con rotazione violenta
della colonna cervicale o con dei lavori in cui le braccia siano sottoposte a
degli sforzi, soprattutto contro resistenza a carattere rotatorio, vi è ancora
una capacità lavorativa praticamente normale. (…)” (doc. AI 34/26-27). Il dr. __________
aveva a suo tempo precisato che “(…) per il lavoro in questione sussista
un’incapacità lavorativa del 40% (lavare auto con spesso arto superiore spec a
destra sopra l’orizzontale, posizioni inergonomiche per pulizia dell’interno
delle auto). Per un lavoro leggero, non vi è incapacità lavorativa superiore al
20% (= rendimento ridotto per un’attività leggera). (…)” (doc. AI 10-2 e 21/3).

 

                                         Infine
il dr. __________, FMH in neurologia, nel suo consulto 12 settembre 2006 (doc.
AI 34/28-30), ha in particolare concluso che “(…) dal punto di vista neurologico
non vi è diminuzione della capacità lavorativa. (…)” (doc. AI 34/29).

 

                                         Queste
valutazioni non sono state contestate dall’assicurato che non ha del resto prodotto
alcun certificato medico di altri specialisti che le contraddicessero.

 

                                         In
particolare tale non può essere ritenuto il certificato 13 luglio 2007 del dr. __________,
FMH orecchie-naso-gola e chirurgia cervico-facciale, prodotto con lo scritto 18
luglio 2007 (X e allegato doc. C).

                                         Il
dr. __________, posta la diagnosi di “(…) Morbus Meniere sin – sinusite etmoidale
bilat – spondilolistesi C5-6 C6-7 (…)” (doc. C), non si è minimamente espresso
sulla capacità lavorativa.

                                         Inoltre,
nel precedente rapporto medico 16 settembre 2005 (doc. AI 23/1-39), il dr. __________,
posta la diagnosi di “(…) tinnito a sinistra – spondilolistesi C5-C6 – sinusite
etmoidale bilat. (…)” (doc. AI 23/1), aveva già attestato che nella sua attività
non vi era una diminuzione del rendimento e che in altre attività l’abilità al
lavoro era del 100% (vedi doc. AI 23/3, in particolare i punti 1.2, 1.3 e 2.2).

 

                                         Viste
le risultanze appena esposte questo Tribunale deve dunque concludere che lo
stato valetudinario dell’assicurato è rimasto stabile dal punto di vista reumatologico
mentre è migliorato l’aspetto psichiatrico.

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, è da ritenere dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360, 125 V 195
consid. 2 e i riferimenti ivi citati) che – visto il miglioramento dell’aspetto
psichiatrico (per poter riconoscere un’inva-lidità sotto questo aspetto cfr.
consid. 2.5) – l'assicurato è abile al 60% in
un’attività adeguata dal gennaio 2006.

 

                               2.9.   Il
ricorrente ha chiesto al TCA di pronunciarsi sulla questione a sapere se “(…)
le attività esigibili possono essere, alla luce della situazione economica del
Canton Ticino, effettivamente richieste all’assicurato con le ripercussioni sul
diritto alla rendita (…)” (I).

 

                                         Secondo
la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato costretto ad abbandonare la
sua originaria professione, si può pretendere soltanto l’esercizio di quelle
attività lucrative che – tenuto conto della sua formazione professionale così
come delle sue attitudini fisiche ed intellettuali – gli sono effettivamente
accessibili su quel mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione
per lui (cfr. A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, pag. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; P. Omlin, Die Invalidität in
der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 205s., secondo cui:
“Bei einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der
Eigenart des Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen
Fähigkeiten sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; A.-C.
Doudin, La rente d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence
du Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, pag. 255s.).

                                         In
questo ordine di idee, il TFA ha stabilito che – trattandosi di lavoratori non
qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale – entrano
generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di manovalanza oppure altre
attività fisiche (P. Omlin, op. cit., pag. 206; RCC 1989, pag. 331 consid. 4a).

                                         L’Alta
Corte ha, tuttavia, anche precisato che il mercato del lavoro accessibile a
questi assicurati non è limitato a tali attività.

                                         Nell'industria
e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più
spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e
sorveglianza (cfr. SVR 2002 UV 15, pag. 49 consid. 3b; RCC 1991, pag. 332
consid. 3b, STFA U 871/02 del 20 aprile 2004, consid. 3).

                                         Anche
in questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori ausiliari,
così come è il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

 

                                         È
inoltre utile rilevare che l’Alta Corte, in una sentenza del 25 febbraio 2003
nella causa P., U 329-330/01, relativamente al mercato del lavoro equilibrato,
ha osservato:

 

" 
(…)

Il concetto
d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione
quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio
tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro
strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati.
Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa
mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito
tale da escludere il diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una
simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili
dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più
nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto
ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse
o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332
consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).
In proposito va rilevato che il mercato del lavoro accessibile ai lavoratori
non qualificati - come nel caso di specie - è in generale limitato a dei lavori
di manodopera o ad altre attività fisiche (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a). Tuttavia
nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono
eseguite sempre più spesso tramite delle macchine, motivo per cui aumentano le
attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 no. U 15 pag. 49 consid. 3b; RCC
1991 pag. 332 consid. 3b).

(…)." (STFA succitata, consid. 4.5)

 

                                         Il
TFA, in un’ulteriore sentenza del 26 maggio 2003, pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
35, ha precisato che qualora la persona assicurata sia d’età avanzata, questo
aspetto deve essere considerato nell’esame della questione se essa potrebbe reperire
un’occupazione in un mercato del lavoro equilibrato.

                                         In
quella fattispecie l'Alta Corte non ha ritenuto giustificata la soppressione di
una rendita intera di invalidità nei confronti di un’assicurata a cui mancavano
pochi mesi all’età di pensionamento di vecchiaia. Infatti, benché teoricamente
dal profilo medico esistessero delle occupazioni adeguate alle limitazioni
funzionali presentate dall’assicurata, nel periodo precedente al pensionamento
la stessa non poteva più trovare un impiego nel mercato del lavoro equilibrato.

 

                                         Va
qui ricordato che, in una sentenza del 22 giugno 2007 nella
causa T. (I 359/06), il Tribunale federale, confermando la decisione del 10
marzo 2006 del TCA (cfr. inc. 32.2005.100), ha ritenuto esigibile lo
sfruttamento della residua capacità (del 100%) sul mercato equilibrato del
lavoro da parte di un assicurato, 58enne al momento di emanazione della decisione
dell’amministrazione, dato che, dal profilo dell’età, non erano realizzate le
condizioni per ammettere una totale incapacità di guadagno per mancanza di
possibilità reale di sfruttarne la residua capacità.

                                         Dello
stesso tenore anche la sentenza del 31 marzo 2008 nella causa P. (9C_13/2007),
concernente un assicurato di 59 anni, la sentenza I 336/03 dell’8 gennaio 2004,
concernente un assicurato 58enne e le sentenze I 246/02 e 247/02, riguardanti
un assicurato di 58 anni e 10 mesi.

 

                                         Tutto
ben considerato, a mente di questa Corte, si deve ritenere che
le opportunità di reperire un'attività che sia conciliabile con il suo stato di
salute –“(…) Dal punto di vista reumatologico, […] lavori ripetitivi con il
braccio destro contro resistenza oppure da svolgere in posizioni poco
ergonomiche per la colonna cervicale, sia di tipo statico che sottoponendo la
colonna cervicale a delle rotazioni (per esempio conducendo l’automobile come
pure eseguendo dei lavori di pulizia degli interni e degli esterni) provocano
un’esacerbazione dei disturbi e sono limitanti per l’A. nella misura sopra
descritta. […] sia la sintomatologia algica che gli sbalzi dell’umore incidono
sulla capacità lavorativa dell’A., attualmente con una diminuzione della
capacità lavorativa del 40%. Entrambi gli aspetti del quadro psicopatologico
provocano una sinergia e rendono l’A. vulnerabile nella sua attività
lavorativa. Presenta una maggiore affatticabilità, una tendenza a focalizzare
la sua attenzione in tematiche vittimistiche, distraendosi dal compito che gli
viene richiesto. La quota d’angoscia provoca una diminuzione della motivazione
e delle funzioni cognitive, se si vedesse confrontato con in livello di stress
lavorativo che attiva la sua posizione di vittima. […] Riteniamo che le
incapacità lavorative determinate dai nostri consulenti non debbano essere
sommate, in quanto tutte le patologie che causano una limitazione della
capacità lavorativa comportano sempre una diminuzione del rendimento. (…)”
(doc. AI 34/10-11) – e con le sue condizioni personali – 56 anni al momento
della decisione impugnata con la seguente formazione: “(…) scuole dell’obbligo
in __________. (…)” (doc. AI 41/2).” –, non devono essere considerate irrealistiche
o eccezionali ai sensi della giurisprudenza federale (RCC 1991, pag. 332
consid. 3c).

                                         Da
notare che il concetto di mercato del lavoro equilibrato non sottintende soltanto
un certo equilibrio fra l’offerta e la domanda in materia di manodopera, ma anche
un mercato del lavoro che presenta un ventaglio di attività le più diverse, e
precisamente per ciò che concerne le condizioni professionali e intellettuali richieste,
così come la prestazione fisica (RCC 1991, pag. 332 consid. 3b).

 

                                         D’altro
canto, il TCA non ignora le difficoltà che presenta il mercato del lavoro
svizzero. Tuttavia, ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In
effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni
sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (STFA inedita del
10 settembre 1998 nella causa S.; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 pag.
96; SVR 1995 UV 35 pag. 106 consid. 5b e riferimenti).

                                         Se,
malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’in-teressato non è reperibile
in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale,
considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione
per l’invalidità né quella contro gli infortuni sono tenute a rispondere (DTF
110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b, P.
Omlin, op. cit., pag. 83).

                                         In tale ipotesi deve semmai intervenire l'assicurazione contro la
disoccupazione.

 

                                         In
esito alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che – dal punto
di vista medico – tanto nella sua attività di operaio non qualificato quanto in
altre attività adeguate, l'assicurato ha una capacità lavorativa del 60%.

                                         Nondimeno
– ritenuto che i consulenti in integrazione professionale, nel rapporto finale
10 gennaio 2007 (doc. AI 41/1-4), hanno osservato che “(…) i limiti invalidanti
espressi in sede medica permettono di individuare una vasta gamma di attività
sia nel settore secondario (operaio generico nell’industria farmaceutica, alimentare,
meccanica con mansioni di controllo/sorveglianza del funzionamento e della
qualità, …) che nel settore terziario (venditore/cassiere non qualificato, ad
esempio presso un distributore di benzina, oppure come custode nel settore alberghiero,
…). (…)” (doc. AI 41/2; riguardo alla competenza del consulente in integrazione
in merito alla questione relativa alle attività professionali concretamente
realizzabili vedi la STF del 31 marzo 2008 nella causa P., 9C_13/2007) – vi è
da concludere che sul mercato generale del lavoro esistono delle attività che
l’assicurato, nonostante i disturbi che lo affliggono, sarebbe in grado di
esercitare con un grado di capacità lavorativa del 60%.

                                         In
questo contesto, è peraltro utile ricordare che, secondo la giurisprudenza, se
è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile
il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare
già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e
commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (cfr. VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003
nella causa P., U 329-330/01, consid. 4.7).

 

                             2.10.   In
merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute, nella decisione impugnata
l’amministrazione, procedendo al consueto raffronto dei redditi e basandosi sul
rapporto finale 10 gennaio 2007 dei consulenti in integrazione professionale
(doc. AI 41/1-4), ha stabilito un grado d’invalidità del 45%.

 

                                         Partendo
da un reddito da valido, non contestato, riferito all’anno 2005 di fr. 56’667.--
– salario mensile di fr. 4'359.--moltiplicato per 13mensilità (doc.
AI 19/1-3) – e considerato un reddito ipotetico da invalido, anch’esso non
contestato nel suo importo, per lo stesso anno, di fr. 31’228.-- – reddito da
invalido rettamente calcolato in base alla giurisprudenza federale secondo la
quale sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche
concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 18
ottobre 2006 nella causa T., I 790/04 e STFA del 5 settembre 2006 nella causa
P., I 222/04) applicata una riduzione del 10% e considerata una capacità
lavorativa del 60% –, l’ufficio AI ha concluso per un grado d’invalidità del 45% ([56’667–
31’228] : 56’667 x 100 = 44.89% arrotondato al 45% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2).

 

                                         D’altra
parte, a prescindere dal fatto che non sono stati contestati,
i redditi da valido e da invalido sono stati rettamente stabiliti conformemente
alla giurisprudenza federale.

                                         Inoltre,
anche volendo tenere conto della giurisprudenza federale sviluppata nella STF
del 20 febbraio 2008 nella causa C. (U 8/07) – secondo l’Alta Corte quando il
salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore
al salario medio nazionale in quella stessa professione e non vi è
inoltre motivo che induca a ritenere che fosse intenzione dell’assicurato
accontentarsi di un guadagno modesto, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) –, nel
caso concreto non vi sarebbe alcun gap salariale da applicare.

                                         Dal
questionario per il datore di lavoro (doc. AI 8/1-3) risulta che l’assicurato,
quale addetto al servizio e al lavaggio auto presso un garage, nel 2004 avrebbe
guadagnato fr. 56'173.--. Tale reddito si situa sopra la media dei salari
svizzeri per un’attività equivalente nello stesso anno (cfr. Tabella TA1 p.to
50 “commercio e riparazione di autoveicoli”, livello di qualifica 4: fr.
4'237.-- x 12 mesi = fr. 50'844.--, riportato su 41.6 ore/settimana = fr 52'877.76).
Non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da
invalido in applicazione della giurisprudenza suesposta.

 

 

                             2.11.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, a ragione l’Ufficio AI ha
ridotto la corrente prestazione (mezza rendita) ad un quarto di rendita con effetto
dal 1. maggio 2007 (cfr. art. 88bis cpv. 2 OAI e consid. 2.4).

 

                                         Di
conseguenza la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.

 

 

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

 

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti