# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 90964008-9068-5709-98c7-dc2e9f51abbb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 12.04.2017 60.2017.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2017-8_2017-04-12.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2017.8

   

  	
  Lugano

  12 aprile 2017/mr

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Valentina Item, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 9/11.1.2017 presentato
da

 

 

	
   

  	
  RE 1 

  

 

	
   

  	
   

  per denegata/ritardata giustizia e
  violazione del principio di celerità nel procedimento penale di cui all’inc.
  MP __________;

  

 

 

richiamate le osservazioni 19.1.2017 e 26.1.2017
(duplica) del procuratore pubblico Zaccaria Akbas, concludenti per la reiezione
del gravame;

 

viste le osservazioni 19/20.1.2017 e 2/3.2.2017
(duplica) del tenente PI 1, __________, mediante le quali postula il respingimento
del reclamo;

 

 richiamato lo scritto di replica 23/24.1.2017 di RE 1,
con cui si riconferma 

 nelle proprie allegazioni;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

in fatto

 

a.Con esposto 26.8.2016 RE 1 ha querelato __________,
per titolo di lesioni semplici, vie di fatto e minaccia, in relazione ad un
diverbio avvenuto tra i due, in data 13.8.2016, presso la “__________” di __________,
nell’ambito del quale il querelato sarebbe stato stretto al collo e sbattuto
contro un muro (AI 1, inc. MP __________).

 

                                         RE 1 avrebbe subìto
le conseguenze indicate nel certificato medico 13.8.2016 allestito dall’__________
di __________ (in AI 1).

 

 

                                  b.   In data
31.8.2016 il procuratore pubblico ha conferito mandato alla polizia, in fase
investigativa, di interrogare querelante e querelato, nonché di interpellarlo
per il mandato ex art. 312 cpv. 1 CPP qualora dovessero emergere dei testimoni (AI
2).

 

 

                                   c.   A
seguito di tale mandato, con scritto 11.9.2016 la polizia cantonale ha citato RE
1 a comparire in data 8.10.2016, per essere interrogato in veste di accusatore
privato (in Rapporto di inchiesta di polizia giudiziaria 7.12.2016, AI 9).

 

 

                                  d.   In data
10.10.2016 la polizia cantonale ha citato RE 1 a comparire il 19.10.2016, per
essere interrogato in veste di accusatore privato (in Rapporto di inchiesta di
polizia giudiziaria 7.12.2016, AI 9).

 

 

                                   e.   Con
scritto 11.10.2016, RE 1 ha comunicato al Ministero pubblico di aver dato
seguito alla citazione per l’8.10.2016, presentandosi in gendarmeria a __________,
ma “gli incaricati (...), l’agente app. __________ e l’agente sergente
maggiore __________”, non avrebbero voluto verbalizzare i fatti come da lui
indicati, ma avrebbero voluto anzi che verbalizzasse altro e gli avrebbero inoltre
chiesto di ritirare la denuncia (AI 3).

 

                                         RE 1 ha
quindi concluso chiedendo di procedere con l’inchiesta, “con la comminatoria
che, se il procedimento non avrà luogo”, si sarebbe rivolto alla Corte dei
reclami penali per denegata giustizia (AI 3).

 

 

                                    f.   Dal
verbale di procedimento risulta che, in data 14.10.2016, RE 1 ha telefonato al
Ministero pubblico riferendo le medesime contestazioni di cui allo scritto
11.10.2016 (AI 4).

 

                                  g.   Con
decreto 19.10.2016 il magistrato inquirente ha aperto l’istruzione penale nei
confronti di __________, per il titolo di lesioni
semplici, vie di fatto e minaccia (AI 5).

 

 

                                  h.   In data
19.10.2016 la polizia cantonale ha interrogato RE 1 in veste di accusatore
privato (in Rapporto di inchiesta di
polizia giudiziaria 7.12.2016, AI 9).

 

 

                                    i.   In
data 21.10.2016 la polizia cantonale ha interrogato __________ in veste di imputato
(in Rapporto di inchiesta di polizia
giudiziaria 7.12.2016, AI 9).

 

 

                                    l.   Il
18.11.2016 la polizia cantonale ha interrogato __________ in veste di persona
informata sui fatti (in Rapporto di
inchiesta di polizia giudiziaria 7.12.2016, AI 9).

 

 

                                 m.   Dal
verbale di procedimento risulta ancora che, in data 21.11.2016, RE 1 ha telefonato
al Ministero pubblico sollecitando l’evasione dell’incarto e annunciando di
voler prendere provvedimenti per denegata giustizia. Gli sarebbe stato riferito
che l’incarto si troverebbe ancora in polizia (AI 6).

 

 

                                  n.   In data
24.11.2016 il Ministero pubblico ha telefonato al sgtm __________ sollecitando
l’evasione dell’incarto, e comunicando che avrebbero trasmesso il sollecito in
forma scritta (AI 7).

 

Il medesimo giorno il Ministero pubblico
ha inviato il sollecito di cui sopra alla Gendarmeria __________, __________,
all’attenzione dell’app. __________ (AI 8).

 

 

                                  o.   In data
7.12.2016 la polizia cantonale di __________ ha allestito il rapporto di inchiesta
di polizia giudiziaria, contenente gli atti istruttori di cui sopra (AI 9).

 

 

                                  p.   Dal
verbale di procedimento risulta che, in data 12.12.2016, il Ministero pubblico
ha telefonato a RE 1 riferendo che era arrivato il rapporto di polizia e che il
procuratore pubblico avrebbe provveduto, nelle settimane a venire, ad emanare
una decisione (AI 10).

                                  q.   In data
21.12.2016 RE 1 ha telefonato al Ministero pubblico sollecitando l’evasione
dell’incarto (AI 11).

 

 

                                   r.   In data
9/11.1.2017 RE 1 ha inoltrato gravame per denegata giustizia del procuratore
pubblico Zaccaria Akbas nella trattazione dell’inc. MP __________.

 

Il reclamante, dopo aver ripreso i
fatti, ha ribadito che “nella prima citazione in polizia di sabato 8 ottobre
2016, (...) il gendarme app. __________ e un suo collega sergente maggiore __________,
non hanno voluto sottoscrivere i fatti accaduti, questi ultimi volevano
intrattenermi e farmi scrivere quello che loro avrebbero voluto, invitandomi a
ritirare la denuncia, mi danno dello scostumato e mi dicono di avergli fatto
perdere del tempo inutile” (reclamo 9/11.1.2017, p. 2).

Afferma di non aver accettato
compromessi e di aver - nel frattempo - contattato delle persone che potrebbero
testimoniare, così come pure di aver a disposizione i tabulati della compagnia
Sunrise.

Ritiene invece che durante la citazione
del 19.10.2016 l’app. __________ avrebbe compiuto il suo lavoro adeguatamente e
rispettosamente.

Riprende tutti i solleciti rivolti al
Ministero pubblico, ritenendo che non abbiano avuto esito positivo, motivo per
cui sarebbe stato costretto ad inoltrare il presente gravame.

 

 

                                   s.   Nelle more della procedura di reclamo, con scritto
11.1.2017, il procuratore pubblico ha conferito mandato alla polizia, nella
fase dell’istruzione, di procedere all’interrogatorio – in veste di testimoni –
di __________, __________ e un terzo agente __________ da identificare, nonché
– in veste di persona informata sui fatti – di __________ (figlia del
querelante nata il 19.02.2003), accompagnata da persona di fiducia (AI 13).

 

 

                                    t.   Della
replica di RE 1, così come delle osservazioni/dupliche del magistrato inquirente
e della polizia cantonale, si dirà – se necessario – in corso di motivazione.

 

in diritto

 

                                   1.   1.1. 

                                         Giusta l’art.
393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto, entro il termine di
dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali della polizia, del
pubblico ministero e delle autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i
casi in cui è espressamente escluso dal CPP o quando è prevista un’altra
impugnativa.

 

                                         Con il
gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero, in Ticino, alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il reclamo
deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con
riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed all’art.
385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso deve
indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare, i
motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art.
385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.2.

                                        Il gravame,
inoltrato il 9/11.1.2017 per denegata e ritardata giustizia nel contesto del
procedimento di cui all’inc. MP __________, non soggiace ad alcun termine (art.
396 cpv. 2 CPP). E’ tempestivo e, secondo l’art. 393 cpv. 2 lit. a CPP, proponibile.

 

                                         Le esigenze
di forma e motivazione del reclamo sono rispettate.

 

                                         RE 1,
accusatore privato, è legittimato a reclamare ex art. 382 cpv. 1 CPP avendo un
interesse giuridicamente protetto all’avanzamento ed alla conclusione del
procedimento nonché alla constatazione di eventuali violazioni del principio di
celerità.

                                         

                                         Il reclamo è
pertanto ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   Come
visto, RE 1 censura l’inazione del procuratore pubblico nella trattazione
dell’inc. MP __________.

 

                                         2.1.

                                         Commette diniego di giustizia e viola l’art. 29 cpv. 1
Cost. l’autorità che, chiamata ad evadere le procedure di sua competenza in un
tempo adeguato, in relazione a natura e complessità della causa, non si
pronuncia su un tema sottopostole nella forma, nella motivazione e nei termini
corretti (decisione TF 6B_25/2014 del 29.8.2014 consid. 1.).

                                      

                                         Si ha
denegata/ritardata giustizia quando l’autorità alla quale compete l’emanazione
di una decisione o l’impulso di un procedimento semplicemente non vi pone mano
oppure quando, pur dimostrandosi pronta a statuire, non lo fa tempestivamente e
in modo adeguato alla natura delle cose e delle circostanze, ritenuto che il
lamentato ritardo non sia compatibile con le esigenze processuali, segnatamente
con i bisogni dell’istruttoria, con la complessità delle questioni di fatto e
di diritto sollevate, nonché, ma in minor misura, con l’aggravio di pratiche
pendenti (sentenza TF 6B_1125/2013 del 26.6.2014, consid. 3.4.1.) e ritenuto
che la violazione del principio dipende dal comportamento effettivo e oggettivo
dell’autorità e può essere violato “même si les autorités pénales n’ont
commis aucune faute; elles ne sauraient ainsi exciper des insuffisances de
l’organisation judiciaire” (DTF 130 IV 54).

 

                                         2.2.

                                         Il principio
della celerità (art. 5 cpv. 1 CPP) proibisce che decisioni di competenza
dell’autorità siano prese con un ritardo ingiustificato. L’autorità viola
questo principio costituzionale (art. 29 cpv. 1 in fine Cost., art. 31 cpv. 3 in fine / 4 in fine Cost.) quando non statuisce sulla decisione di
sua pertinenza entro i termini fissati dalla legge o entro un termine
ragionevole, tenendo conto della natura della procedura e di tutte le
circostanze (M. MINI, Il principio della celerità in materia penale, in Diritto
senza devianza, 2006, p. 527 ss., in particolare p. 530).

                                         Questi
principi devono essere ossequiati dalle autorità di perseguimento penale (art.
12 / 15 ss. CPP) e dalle autorità giudicanti (art. 13 / 18 s. CPP).

                                         

                                         2.3.

                                         La questione
a sapere se il principio di celerità sia stato violato va decisa in base ad un
apprezzamento globale del lavoro effettuato dalle autorità; tempi morti sono inevitabili
e, se nessuno di essi ha avuto una durata scioccante, è l’apprezzamento globale
ad essere decisivo. 

                                         Si devono
considerare, segnatamente, la gravità dei reati, la complessità del caso, i
relativi atti istruttori, la condotta dell’imputato ed il comportamento delle
autorità (sentenza TF 6B_1125/2013 del 26.6.2014 consid. 3.4.1.; M. MINI, Il
principio della celerità in materia penale, in Diritto senza devianza, p. 538
ss.). 

                                         

                                         Il principio
di celerità può essere violato in due maniere.            Se la durata totale
del procedimento appare manifestamente eccessiva, può esserci violazione, senza
che sia necessario prendere in considerazione altri fattori. Secondo la giurisprudenza,
un’eccessiva durata del procedimento deve essere presa in considerazione come
attenuante. Se, invece, prima facie la durata del procedimento non
appare eccessivamente lunga, bisogna considerare se la durata dello stesso sia
imputabile ad un ritardo dell’Autorità, rispettivamente a periodi
ingiustificati di inattività [rilevanti vuoti temporali: ad esempio
un’inattività di 13-14 mesi nella fase dell’istruzione]. I ritardi possono
sussistere ad ogni fase del procedimento, ad esempio nelle indagini di polizia,
nell’assunzione delle prove (per es. negli interrogatori), nella trasmissione
dell’incarto al tribunale competente.

                                         

                                         Anche il
tempo trascorso tra il rinvio a giudizio ed il dibattimento deve essere valutato
alla luce di tutte le circostanze del caso concreto (decisione TF 1B_313/2012
del 15.6.2012 consid. 3.1.).

                                         Il principio
è leso anche se alle autorità non è imputabile alcuna colpa. Un cronico
sovraccarico o deficienze strutturali non giustificano una violazione del postulato
(decisione TF 1B_549/2012 del 12.11.2012 consid. 2.4.2.).

 

                                          2.4. 

                                         L'art. 5 CPP non prevede sanzioni in caso di violazione
dell'imperativo di celerità. La lesione del principio può
nondimeno comportare, segnatamente, l'accertamento della violazione
del principio, l'esenzione o l'attenuazione dalla/della pena,
il risarcimento del danno rispettivamente la riparazione del torto morale o, ancora,
l'archiviazione del procedimento penale (cfr. Commentario CPP – P.
BERNASCONI, art. 5 CPP n. 5; M. MINI, Il principio della celerità in materia
penale, in Diritto senza devianza, p. 542 ss.).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Come esposto
in fatto, dagli atti dell’incarto penale (cfr.
verbale di procedimento dell’inc. MP __________), risulta che - dopo aver ricevuto la querela 26.8.2016 - il
procuratore ha conferito mandato alla polizia con decreto 31.8.2016, di procedere
alle indagini necessarie al fine di chiarire la fattispecie (AI 2).

 

3.1.1.

A seguito di tale mandato la polizia ha
quindi citato RE 1 per essere interrogato due volte: l’8.10.2016 e il
19.10.2016 (in AI 9).

Dal rapporto di inchiesta di polizia
giudiziaria 7.12.2016 (AI 9), risulta che durante il primo interrogatorio, di
data 8.10.2016, il querelante avrebbe avuto “un comportamento non
collaborante e scontroso. Lo stesso non era intenzionato a rilasciare una deposizione
sui fatti, in quanto riteneva che quanto scritto da lui nella denuncia
inoltrata in data 26.08.2016, fosse sufficiente a spiegare l’accaduto e inoltre
convinto di aver redatto e controfirmato un verbale di interrogatorio la stessa
sera dei fatti. Cosa che peraltro non corrisponde al vero” (p. 3, AI 9).

 

La poca collaborazione del qui
reclamante risulta anche dal rapporto di segnalazione 13.1.2017, allestito dal
sgtm __________ e dall’app __________, allegato alle osservazioni 19/20.1.2017 della
polizia cantonale quale doc. 1: “In data 08.10.2016 si presentava presso gli
uffici della GT __________ RE 1 (...), preso a carico da parte dell’appuntato __________,
iniziava a proferire frasi senza senso e logica inerenti alle procedure di
polizia che a suo modo di vedere riteneva essere scorrette. RE 1 sosteneva nel
dire che era già stato verbalizzato la sera dei fatti (...). Da parte nostra
gli è stato comunicato che nessun verbale di interrogatorio era stato redatto
ed eccetto del VD3 e lo stato civile. Visto che l’appuntato __________ non
riusciva ad avere un dialogo costruttivo con il RE 1, veniva chiesta la
presenza del capo turno sgmt __________. RE 1, malgrado informato nuovamente
dal sgmt, non ha voluto collaborare, mantenendo sempre la sua posizione. (...),
in modo sgarbato e maleducato si ostinava nel dire che la polizia aveva fatto
sparire tutti gli atti da lui firmati. Motivo per il quale il rubricato non ha
voluto essere verbalizzato. RE 1 pretendeva che da parte nostra dessimo seguito
alla sua denuncia, senza redigere alcun verbale d’interrogatorio, senza firmare
nessuna dichiarazione, ma prendendo in consegna unicamente un suo scritto. Da
parte nostra, veniva informato che il documento da lui redatto, avrebbe potuto
allegarlo agli atti durante la verbalizzazione. RE 1 non d’accordo, si rifiutava
di essere verbalizzato come pure di firmare e/o redigere qualsiasi documento.
Malgrado i vari tentavi di convincimento alla redazione del verbale, si
rifiutava dichiarando di non avere tempo e di volersene andare via” (rapporto
di segnalazione 13.1.2017, p. 1-2).

 

Durante il secondo interrogatorio, in
veste di accusatore privato, in data 19.10.2016, lo stesso RE 1 si sarebbe
mostrato calmo e collaborativo, limitandosi tuttavia a consegnare uno scritto da
allegare al verbale (cfr. AI 9 e Rapporto di segnalazione 13.1.2017, p. 2).

 

3.1.2.

                                         Nell’ambito
delle sue competenze, la polizia ha poi provveduto ad interrogare __________,
in veste di imputato, in data 21.10.2016 e __________, in veste di persona
informata sui fatti, in data 18.11.2016 (in AI 9).

 

Dopo i solleciti indicati in fatto e le
relative risposte, in data 7.12.2016 è stato allestito il rapporto d’inchiesta
di polizia giudiziaria, pervenuto al Ministero pubblico in data 9.12.2016 (AI
9).

 

3.2.

Ora, considerato che la querela che ha
dato avvio al procedimento penale che qui ci occupa, è stata inoltrata da RE 1
in data 26.8.2016, considerato anche come lo stesso reclamante sia stato poco
collaborativo con la polizia nell’ambito dell’accertamento dei fatti e che il rapporto
d’inchiesta di polizia giudiziaria sia giunto al procuratore pubblico in data
9.12.2016, non si può certo ritenere che lo stesso abbia condotto il citato
procedimento in modo poco celere.

 

                                         Non va
inoltre dimenticato che, dopo l’inoltro del presente gravame, il procuratore
pubblico – in data 11.1.2017 – ha conferito alla polizia un nuovo mandato di procedere
con l’audizione di alcuni testimoni e di una persona informata sui fatti (cfr.
AI 13).

 

                                         3.3.

                                         In siffatte
circostanze, nella fattispecie in esame, non si può che constatare una
conduzione regolare del procedimento, vista anche - come detto - la mancata collaborazione
iniziale da parte del reclamante stesso nell’accertamento dei fatti. 

 

                                         Al magistrato
inquirente non può quindi essere rimproverata ritardata/denegata giustizia od
omissione nella trattazione dell’incarto MP __________. 

 

 

                                   4.   Per
questi motivi, il reclamo è respinto. La tassa di giustizia e le spese,
contenute, seguono la soccombenza.

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 29 cpv. 2 Cost., 5 CPP, l’art. 25 LTG
per le spese, ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

 

pronuncia

 

 

 

                                   1.   Il reclamo è
respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di CHF 500.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF 550.-- (cinquecentocinquanta)
sono posti a carico di RE 1, __________.

 

 

                                   3.   Rimedio di
diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

.

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                          La
cancelliera