# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f890f18f-48d7-5477-859c-01be0bcc36af
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-05-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 13.05.2008 12.2007.259
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2007-259_2008-05-13.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2007.259

  	
  Lugano

  13 maggio
  2008/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

 

sedente per giudicare nella procedura per azioni
derivanti dal contratto di lavoro inc. CL.2002.84 della Pretura del distretto
di Lugano, sezione 2, promossa con istanza 13 agosto 2002 da

 

 

                                  AP 1, Pregassona

                                  rappr. dall’avv. RA
1, Lugano

 

 

                                  contro

 

 

                                  AO 1, __________

                                  rappr. dall’avv. RA
2, __________

 

 

con cui l’istante ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento di fr. 19'747.85 oltre interessi in conseguenza del
contratto di lavoro;

 

domanda avversata dalla convenuta, e respinta dal
Segretario assessore il 23 novembre 2007, previa reiezione, il 22 novembre
2007, di una domanda di restituzione in intero dell’istante per la produzione
di nuovi documenti;

 

appellante l’istante, che con due separati atti di
appello del 12 dicembre 2007 chiede la riforma del decreto in materia di
restituzione in intero nel senso dell’accoglimento della domanda, come pure la
riforma del giudizio di merito nel senso dell’accoglimento dell’istanza;

 

mentre la convenuta con allegati d’osservazioni del 21
dicembre 2007 chiede la reiezione dei gravami con protesta di spese e
ripetibili;

 

 

letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti

 

 

considerato

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   L’istante
sostiene di essere stato impiegato presso la convenuta dal 1987 al 30 settembre
1999 quale operaio in rotativa alle condizioni previste dal CCL di categoria,
edizioni 1988 e 1995. Dal 1° febbraio 1994 egli sarebbe stato inabile al lavoro
per malattia, e dal 1° marzo 1995 gli sarebbe stata riconosciuta una mezza
rendita di invalidità. Oggetto della causa sono delle differenze salariali in
suo favore, ritenendo l’istante di avere percepito a far tempo dal 1995 meno di
quanto gli sarebbe spettato in base al CCL. In primo luogo non sarebbe stato
considerato in suo favore che egli disponeva di una formazione professionale
completa in un settore diverso dalle arti grafiche, segnatamente quella di
“automeccanico” risultante dall’attestato di qualifica professionale italiano a
Lugano rilasciatogli il 15 settembre 1980 dal Ministero degli Affari Esteri
(doc. D), ciò che avrebbe comportato un salario di base maggiore. Inoltre, non
gli sarebbero stati riconosciuti tutti i supplementi per il lavoro a turni da
lui prestato. Sommando le differenze per gli anni dal 1995 al 1999 risulterebbe
un credito in suo favore di fr. 19'747.85 netti oltre interessi, di cui ha
postulato il pagamento con l’istanza in rassegna.

 

                                   2.   La
convenuta all’udienza di discussione dell’8 ottobre 2002 ha affermato di essere
stata la datrice di lavoro dell’istante solo dal 1° novembre 1996, mentre che
in precedenza egli sarebbe stato impiegato presso G__________, motivo per cui
alla convenuta, per tale periodo, farebbe innanzitutto difetto la
legittimazione passiva. Di conseguenza, il CCL 1988, scaduto il 31 agosto 1994,
non sarebbe applicabile, mentre quello del 1995 sarebbe entrato in vigore il 1°
maggio 1995 per scadere il 30 aprile 1999. Il successivo CCL, quello del 2000,
sarebbe entrato in vigore per gli affiliati a C__________, come era l’istante,
solo il 1° gennaio 2000. La normativa invocata dall’istante, contenuta nel CCL
del 1988, sarebbe pertanto inapplicabile, e comunque il diploma da lui vantato
non comproverebbe una formazione completa o una particolare qualifica
professionale ai sensi di quella norma. Il CCL del 1995 non avrebbe ripreso la
norma del 1988, ragione per cui, in ogni caso, all’istante nulla spetterebbe.
Anche le richieste relative alla retribuzione dei turni sarebbero del tutto
infondate, avendo l’istante percepito tutto quanto di sua spettanza.

 

                                   3.   Il 9 gennaio 2006 l’istante ha presentato una domanda di
restituzione in intero per l’indicazione di fatti e produzione di prove,
adducendo circostanze di fatto, e versando in atti due documenti a loro
comprova, che conforterebbero la tesi del rapporto contrattuale di lavoro tra
le parti a far tempo sin dal 1° gennaio 1995. La convenuta, con osservazioni 16
gennaio 2006, ha avversato l’istanza ritenendola tardiva, e comunque
irrilevanti i fatti addotti.

 

                                   4.   Con decreto 22 novembre 2007 il Segretario assessore ha respinto
l’istanza di restituzione in intero siccome concernente mezzi di prova non
rilevanti, nonché dichiarazioni di una terza persona, G__________, non
comprovate e rese in forma non vincolante, e pertanto inconferenti ai fini del
giudizio. Il giorno seguente il Segretario assessore ha pronunciato la sentenza
sul merito, con cui ha respinto l’istanza. Egli, sulla scorta dei documenti in
atti e soprattutto delle deposizioni testimoniali, ha ritenuto che il contratto
di lavoro tra le parti sia esistito solo dal 1° novembre 1996, mentre che prima
di quella data sarebbe stato in vigore un rapporto di prestito del personale,
in virtù del quale l’istante, con altri, forniva la prestazione lavorativa alla
convenuta fermo però restando il rapporto contrattuale con G__________. Dal che
la carenza di legittimazione passiva della convenuta per le pretese precedenti
quella data. Quanto al contratto di lavoro tra le parti, iniziato appunto il 1°
novembre 1996, esso sarebbe stato retto dal CCL del 1995, che non avrebbe
previsto alcun privilegio salariale per lavoratori con qualifiche in
professioni differenti da quella esercitata. La convenuta, in particolare, non
avrebbe ripreso il contratto vigente tra l’istante e la precedente datrice, ma
vi sarebbe al contrario stata regolare disdetta dei contratti pregressi da
parte dei dipendenti poi assunti dalla convenuta. In ogni caso, infine, la
qualifica vantata dall’istante non avrebbe dato diritto a supplementi
salariali, per il che le sue pretese sarebbero comunque prive di fondamento.

                                   5.   Con atti di appello del 12 dicembre 2007 l’istante ha impugnato sia
il decreto che ha respinto l’istanza di restituzione in intero, che il giudizio
di reiezione dell’istanza, chiedendo in entrambi i casi la riforma nel senso
dell’accoglimento delle sue domande. Sulla domanda di restituzione in intero,
il ricorrente ha confutato il giudizio di irrilevanza delle prove così offerte.
Al contrario, il fatto che la convenuta ha incassato dagli enti assicurativi
complessivi fr. 33'150.- relativi ai salari dell’istante durante il periodo di
inabilità lavorativa nel periodo 1° marzo 1995 – 31 gennaio 1996 senza
riversarli a G__________, ma trattenendoli in compensazione di quanto
direttamente versato dalla convenuta all’istante in quel periodo, dimostrerebbe
che all’epoca era la convenuta a pagare il salario dell’istante, a riprova del
fatto che essa ne era il datore di lavoro. Nel merito, egli ha contestato
l’apprezzamento delle prove fatto dal primo giudice al riguardo dell’esistenza
del rapporto di lavoro con la convenuta sin dal 1995, enumerando tutta una
serie di convergenti elementi a sostegno della propria tesi, ivi compresi
quelli emergenti dall’istanza di restituzione in intero. In subordine, andrebbe
comunque ammesso che la convenuta aveva a suo tempo ripreso i contratti di
lavoro di G__________, e quindi anche quello dell’istante. Ciò posto, egli ha
ribadito di vantare diritto alle differenze salariali, trascrivendo
letteralmente i punti 2 – 9 della propria istanza 13 agosto 2002 (sia pure con
l’aggiunta di un paragrafo alle pag. 6 e 7 dell’appello) relativi
all’applicazione in suo favore dell’art. 37 cifra 2 CCL 1988, e alle
conseguenze di ciò ai fini delle sue giustificate pretese salariali.

 

                                   6.   Con allegati di osservazioni del 21 dicembre 2007, di cui si dirà se
necessario più avanti, la convenuta ha chiesto la reiezione dei gravami
protestando spese e ripetibili. I postulati dell’appellante devono in effetti
essere disattesi, sulla scorta delle considerazioni che seguono.

 

                                   7.   La versione italiana dell’art. 37 cifra 2 CCL 1988 (doc. B)
stabilisce che

 

                                         “In
caso di assunzione di lavoratori con formazione professionale completa in un
settore diverso dalle arti grafiche o con un attestato di maturità che
esplichino mansioni previste nel settore delle industrie grafiche, valgono,
dopo 2 anni d’attività, le norme applicabili ai lavoratori qualificati. Nei
primi 6 mesi di attività trovano applicazione le norme per i lavoratori non
qualificati e nel periodo rimanente quelle per i semi-qualificati.”

 

                                         Atteso
che non è controverso che l’istante è privo di formazione nel settore delle
arti grafiche, la norma, così come genericamente formulata, parrebbe potersi
attagliare al suo caso in senso favorevole alle sue richieste, riservata la
questione a sapere se il diploma da lui esibito attesti di una “formazione
professionale” completa alla luce della norma. Il CCL 1988 è invece chiarissimo
laddove, ai fini dell’interpretazione, attribuisce la preminenza al testo
tedesco, frutto del consenso contrattuale, mentre che la versione italiana è
solo una sua traduzione. A pag. 2 del doc. B si legge infatti che “in caso di
contestazione fa stato il testo in lingua tedesca”, ciò che è stato confermato
anche dal teste A__________, segretario giuridico dell’associazione padronale
Viscom, sentito come teste (atto IV, verbale 10 febbraio 2003, pag. 1). La
versione tedesca dell’art. 37 cifra 2 CCL 1988 è molto più precisa di quella
italiana (doc. 3):

 

                                         “Werden
Arbeitnehmer mit einer abgeschlossenen Berufsausbildung ausserhalb der
graphischen Branche oder mit Matura für das Verrichten von Berufsarbeit
angestellt, so gelten nach Ablauf von 2 Jahren die Normen für gelernte
Arbeitnehmer. In den ersten 6 Monaten der Einschulungszeit gelten die Normen
für ungelernte Arbeitnehmer und für die restliche Einschulungszeit jene für
angelernte Arbeitnehmer.“

 

                                         Da questo testo, diversamente che dalla traduzione in italiano, si
evince chiaramente che ai fini del diritto al supplemento salariale preteso
dall’istante non è sufficiente avere svolto una formazione professionale
completa in un altro settore, ma occorre cumulativamente che il lavoratore
venga impiegato in una funzione qualificata anche nel settore delle arti
grafiche. Ciò risulta in primo luogo dal riferimento al fatto che i primi due
anni di lavoro nel settore delle arti grafiche, prima che sia applicabile per
intero il supplemento salariale, sono intesi come periodo di formazione
(“Einschulungszeit”), riferimento del tutto assente nella versione italiana. Ancor
più chiaro è però il riferimento allo svolgimento di “Berufsarbeit” quale
premessa per il diritto al supplemento, anche questo omesso nella versione
italiana o, meglio, impropriamente tradotto con “mansioni previste nel settore
delle industrie grafiche”, il che vale però per ogni tipo di lavoro. La formulazione tedesca di “Berufsarbeit” è invece molto più
precisa, atteso che l’art. 41 cifra 1 del CCL specifica che:

“Berufsarbeit ist aus Gründen der Qualität und der Produktivität von
Arbeitnehmern, die eine vertragliche Lehrzeit und die Prüfung bestanden haben,
zu verrichten oder von Arbeitnehmern, die entsprechend ausgebildet oder
umgeschult und geprüft worden sind.“

 

                                         È quindi manifesto che il supplemento salariale spettava a chi
svolgeva mansioni qualificate dopo avere assolto della formazione interna e
superato degli esami. Tutto ciò, con ogni evidenza, non è il caso dell’istante,
che ammette di essere stato un ausiliario di rotativa (appello, punto 3, pag.
6), ciò che hanno confermato anche numerosi testi (C__________, L__________, K__________,
R__________). Si trattava di funzione non qualificata, consistente in specie,
secondo il teste __________ K__________, nel “rifornire di carta la
macchina, rispettivamente di pulirla quando era ferma e di svolgere dei piccoli
lavori di manutenzione” (atto IV, verbale udienza 10 febbraio 2003, pag.
4).

 

                                   8.   Essendo così assodato che l’appellante non può beneficiare dell’art.
37 cifra 2 CCL 1988 per definirsi un lavoratore qualificato, egli non può
invocare il salario minimo mensile di fr. 4'200.- lordi previsto dall’art. 221
cifra 1a CCL 1995 (doc. C) e nemmeno il supplemento di fr. 175.- per lavoratori
(qualificati) con un attestato di capacità professionale di cui all’art. 221
cifra 3 del CCL 1995. Vero è invece che secondo l’art. 221 cifra 1b del CCL 1995
egli avrebbe avuto diritto a un salario minimo di fr. 3'000.-, spettante al
lavoratore non qualificato a partire dal 3° anno nella professione, così come
rettamente accertato dal Segretario assessore.

 

                                   9.   Sulla base di questo accertamento è in primo luogo del tutto
infondata la pretesa vantata dall’appellante per il 1995 in relazione al
salario mensile lordo di base, visto che egli quell’anno ha ricevuto fr.
3'891.70 (cfr. plico doc. E), importo nettamente superiore al minimo previsto
per lui dal CCL.

 

                                10.   Per
il 1995, limitatamente ai mesi di febbraio, marzo, maggio e luglio, l’istante
vanta un credito anche per il diverso (e cumulativo) motivo per cui a suo
favore sarebbero state conteggiate meno ore lavorative con diritto a
supplemento per lavoro a turni rispetto a quelle da lui effettivamente lavorate
(appello, punto 3, pag. 8). L’istante invoca in proposito i conteggi orari doc.
F, G, H ed I vistati dal capo reparto, mentre che la convenuta all’udienza di discussione
ha sostenuto di avere retribuito l’istante secondo i conteggi delle ore dopo le
correzioni apportate dal capo della produzione.__________ C__________, sentito
come teste il 25 novembre 2002, ha dichiarato di avere allestito e firmato il
conteggio di febbraio 1995 (doc. F), e di avere inoltre firmato (ma non
redatto) i conteggi di maggio (doc. H) e luglio (doc. I). Egli ha difeso la
correttezza del proprio operato, riconoscendo nondimeno la competenza del
responsabile della produzione__________ R__________ per intervenire sui fogli
di presenza (verbale citato, pag. 2: “... confermo che i fogli di presenza
venivano riempiti di regola dal dipendente salvo quando questi era in malattia,
allora ero io a riempirli. Eventualmente io li modificavo ma unicamente quando
era il signor R__________ che mi diceva che le ore esposte andavano corrette
secondo il suo giudizio come avvenuto sui fogli doc. 6”). __________ R__________,
sentito il 10 febbraio 2003, ha spiegato la discrepanza tra i conteggi prodotti
dall’istante e quelli da lui corretti in primo luogo con la malattia del
lavoratore. Secondo il teste, infatti, con riferimento al conteggio di
febbraio, “le ore indicate su questo foglio non sono in realtà state
effettivamente lavorate dall’istante, in quanto in quel periodo egli era in
malattia al 50% con obbligo medico di lavorare unicamente di giorno e non ai
festivi (che si svolgono di notte). Di conseguenza, dato che per contratto
collettivo i dipendenti malati continuano a percepire i supplementi previsti
dal piano di lavoro già predisposto, inclusi i supplementi festivi e serali,
l’istante aveva in concreto diritto, per il 50% in cui era ammalato solo alla
metà dei supplementi, per cui dei festivi. Per cui la riduzione da me operata
sul doc. 6 pag. 1 andava appunto nel senso di dimezzare i supplementi per i
festivi. Non ho dimezzato i supplementi per turni durante la settimana per un
mio errore” (verbale citato, pag. 5). Questa dettagliata spiegazione
fornita dal teste R__________ è preferibile alle dichiarazioni del teste C__________
siccome congruente con altre risultanze di causa. È in effetti accertato, per
essere stato dichiarato dallo stesso istante (doc. S), che nel periodo compreso
tra il 1° gennaio 1994 al 31 gennaio 1995 egli era stato inabile al lavoro al
100%, e che dal 1° febbraio 1995 al 31 dicembre 1996 lo era stato nella misura
del 50%, ragione per cui non può essere vero quanto indicato nel conteggio
delle ore del mese di febbraio (doc. F) - ma anche in quelli degli altri mesi
in contestazione (doc. G, H, I) - ossia che l’istante avrebbe costantemente
effettuato delle giornate lavorative di durata compresa tra 6½ ore (se vi era
lavoro notturno) e 8 ore, trattandosi, manifestamente, del carico di lavoro di
una persona impiegata al 100%, e non al 50%. Gli stessi documenti prodotti
dall’istante accreditano perciò le affermazioni del teste R__________, e con
ciò la tesi della convenuta, laddove si ha che essi non possono essere ritenuti
fedefacenti delle ore effettivamente lavorate dall’istante. Di conseguenza,
deve quanto meno essere ritenuta non provata la pretesa relativa al computo dei
supplementi, mentre che del tutto logico e corretto appare il modo di procedere
della datrice di lavoro, che se avesse pagato i turni sulla base dei doc. F – I
avrebbe in sostanza riconosciuto il doppio dei supplementi all’istante, non
essendo stato seriamente contestato dall’istante (che si è limitato ad invocare
le risultanze della deposizione C__________) che l’indennizzo assicurativo
sostitutivo del salario contenesse anche le indennità per i turni (in tal
senso: art. 141 cifra 1 CCL 1988). Pertanto, vero è semmai che all’istante,
attivo solo al 50%, sono stati pagati più supplementi di quelli ai quali
avrebbe avuto diritto, avendo la datrice di lavoro defalcato assai meno della
metà dei supplementi per turni dai conteggi delle ore attestanti,
contrariamente a verità, che l’istante lavorava al 100% quando invece lavorava
solo al 50%.

 

                              10.1   Per il mese di febbraio 1995 la discrepanza tra le ore di turno di
cui al doc. F e quelle di cui al doc. 6, pag. 1, è di sole 6½ ore con
supplemento del 100%, avendo la datrice di lavoro dimezzato il supplemento per
due domeniche. Alla luce di quanto esposto in precedenza, l’istante non può
trarre diritto dalla deduzione, essendo stato defalcato assai meno di quanto
sarebbe stato corretto.

 

                              10.2   Lo stesso è avvenuto anche per il mese di marzo del 1995, avendo la
datrice di lavoro anche in questo caso dedotto 6½ ore con supplemento del 100%
dimezzando il supplemento per due domeniche lavorative (cfr. doc. G e doc. 6,
pag. 2). Vale pertanto quanto esposto al considerando 10.1 che precede.

 

                              10.3   Nel mese di maggio 1995 la datrice di lavoro ha linearmente ridotto
del 50% tutti i supplementi (cfr. doc. H e doc. 6, pag. 3), ciò che, come
detto, era suo diritto fare, facendo stato il conteggio anche del 50% della
prestazione lavorativa non effettuata dall’istante, ed essendo l’altra metà dei
supplementi già stata pagata con la compensazione del salario.

 

                              10.4   Il conteggio di luglio 1995, così come corretto dalla datrice di
lavoro, è poco chiaro, se non per la riduzione del 50% delle ore con
supplemento del 100% (cfr. anche il conteggio di stipendio di quel mese in
plico doc. E, dove figura il pagamento di 28.5 ore con supplemento del 100%).
Posto che siffatta riduzione era legittima per il motivo indicato ai punti
precedenti, l’istante lamenta inoltre di non essere stato affatto pagato per le
ore con supplemento al 40 e 50%. Ciò è vero, e risulta dal predetto conteggio
di stipendio, ma non è lesivo dei diritti del lavoratore, essendo nel frattempo
entrato in vigore il CCL 1995 che aveva abolito i supplementi al 40 e 50%,
lasciando in vigore solo quello al 100% (doc. C, art. 223), così come
rettamente evidenziato dalla convenuta.

                                11.   Per il 1996 l’istante rivendica una presunta differenza salariale
tra quanto percepito e quanto gli sarebbe spettato in base al CCL. Nei propri
conteggi, tuttavia, egli parte dall’errata premessa del diritto a un salario
minimo mensile lordo di fr. 4'375.- oltre all’aumento del 1.5% per il 1996
(appello, punto 4, pag. 9), quando invece il suo salario minimo secondo il CCL
era pari a fr. 3'000.- lordi mensili (cfr. il consid. 8). Atteso che egli
riconosce di avere ricevuto in quell’anno l’equivalente di fr. 3'950.10 mensili
lordi (appello, ibidem), si ha che egli ha in realtà percepito abbondantemente
più di quanto di sua spettanza secondo il CCL. Le sue pretese sono perciò del
tutto infondate.

 

                                12.   L’appellante avanza pretese per il 1997 sulla scorta del salario a
suo dire dovutogli per il 1996, maggiorato dello 0.7% di aumento salariale
(appello, punto 5, pag. 9). I suoi conteggi sono anche in questo caso viziati
dall’errato convincimento relativo al salario minimo dovutogli, che come già
detto non era quello riservato ai lavoratori qualificati. Anche la pretesa del
1997 è perciò totalmente infondata.

 

                                13.   Secondo l’appellante la situazione del 1998 sarebbe identica a
quella del 1997 (appello, punto 6, pag. 9 e 10), motivo per cui la sua pretesa
deve essere reietta sulla scorta delle medesime motivazioni di cui al punto
precedente.

 

                                14.   Nel 1999, infine, la situazione sarebbe identica agli anni
precedenti, eccezion fatta per l’aumento dello 0.6% intervenuto. Nuovamente,
però, l’istante assume per acquisito il diritto allo stipendio base di un
lavoratore qualificato, ciò che egli, come detto più volte, non era. Anche per
quest’anno, di conseguenza, egli nulla può rivendicare sulla scorta del CCL,
avendo la datrice di lavoro corrisposto un salario ben superiore al minimo
garantitogli dall’accordo collettivo.

 

                                15.   Risultando le richieste dell’istante del tutto infondate (e non
prive di pretestuosità), non vi è più necessità di decidere il tema della
legittimazione passiva, invero non così chiaro, ragione per cui merita conferma
anche il giudizio sull’irrilevanza della domanda di restituzione in intero, il
cui contenuto non può in alcun caso modificare la totale inconsistenza nel
merito delle pretese vantate in causa dal procedente. Ne consegue, ai sensi dei
considerandi, la reiezione dei gravami.

 

                                         Trattandosi
di vertenza in materia di diritto del lavoro di valore inferiore a fr. 30'000.-
non si prelevano tasse né spese a carico delle parti (art. 343 cpv. 3 CO; 417
cpv. 1 lett. e CPC). Per la quantificazione delle ripetibili si è tenuto conto
di un valore litigioso in questa sede di fr. 19'747.85. 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati per le spese gli art. 148 CPC,

 

 

pronuncia:              1.   Gli
appelli 12 dicembre 2007 di AP 1 sono respinti.

 

                                   2.   Non si prelevano né tasse né spese di giustizia per la procedura
di appello. L’istante rifonderà alla convenuta fr. 1'500.- per ripetibili di
appello.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause a carattere pecuniario in materia di
contratto di lavoro con un valore litigioso superiore a fr. 15'000.- è dato ricorso
in materia civile al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il
ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende
impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in
materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).