# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c3c1c50d-2bf1-51b5-b135-7988cc436065
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-22
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 22.09.2000 15.1998.169
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-1998-169_2000-09-22.html

## Full Text

Incarto n.

  15.1998.00169

  	
  Lugano

  22 settembre
  2000 /FA/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Baur Martinelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo nel procedimento disciplinare promosso
d’ufficio sulla base del dispositivo n. 2 della sentenza 14 settembre 1998 di
questa Camera (15.98.11/12/22/35/41)

 

nei confronti di               __________

                                         (patr.
dall'avv. __________, __________)

 

in relazione all’esecuzione in via di
realizzazione del pegno n. __________ promossa da __________ contro __________
e alla liquidazione fallimentare in via sommaria di __________, __________;

 

richiamati                    -   gli
incarti 15.98.11/15.98.12/15.98.22/15.98.35/15.98.41 di questa Camera;

                                     -   l’incarto
completo dell’UEF di Mendrisio relativo al fallimento __________;

                                     -   l’incarto
completo dell’UEF di Mendrisio relativo alla procedura esecutiva n. __________;

                                     -   l’incarto
penale __________ del Ministero pubblico concernente __________ e __________

 

visto                                 il
verbale d’udienza 20 gennaio 2000;

 

 

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

                                  A.   Contro
__________ erano pendenti, il 7 maggio 1998, 24 esecuzioni per complessivi fr.
214'860'585.—(cfr. estratto UEF 7 maggio 1998). L'escusso è oggetto di un
procedimento penale per truffa e falsità in documenti, che ha portato - su
istanza 27/28 marzo 1995 della parte lesa, __________, costituitasi parte
civile - al blocco del registro fondiario per la particella n. __________,
foglio __________, __________, con ordine del Ministero pubblico del 30 marzo
1995.

 

                                  B.   A seguito di domanda di vendita formulata dal __________
nell'esecuzione in via di realizzazione del pegno, l'UEF di Mendrisio ha
chiesto con lettera 5 febbraio 1997 al Ministero pubblico "richiamata
l'annotazione restrizione facoltà di disporre doc. 2597 del 30.3.1995, ai sensi
dell'art. 120 cpv.3 CPP, annotata presso l'Ufficio registri di Mendrisio,
l'autorizzazione di poter procedere alla realizzazione del sopraccitato fondo a
pubblico incanto" e meglio come da avviso allegato, comunicandogli inoltre
che, "in caso di eccedenza a vostro favore, la stessa sarà trattenuta
presso i nostri uffici a vostra completa disposizione".

 

                                  C.   Il
Ministero pubblico ha disposto con atto 17 febbraio 1997 "la revoca della
limitazione della facoltà di disporre, ordinata il 30 marzo 1995", con
l'avvertenza che "l'eventuale importo eccedente, derivante da tale
vendita, deve essere trattenuto sotto sequestro e versato al Ministero
pubblico".

                                         È provato
che l'atto 17 febbraio 1997 - indirizzato all'Ufficio registri di Mendrisio,
con copia all'UEF di Mendrisio, a __________ per il tramite dello Studio legale
__________ e alla parte civile __________ per il tramite dell'avv. __________ è
giunto all'Ufficio registri al più tardi il 10 aprile 1997 (cfr. timbro
d'entrata, sub n. 2288), mentre analoga certezza non vi è sul momento in cui
deve essere pervenuto all'UEF di Mendrisio. L'Ufficiale __________ ha
dichiarato il 16 febbraio 1998 quale autorità informata sui fatti (cfr. verbale,
pag. 4, incarti 15.98.11/12/22/35/41) di non averlo ricevuto ma di averne avuto
notizia solo il 26 gennaio 1998.

 

 

 

                                  D.   La
particella n. __________, foglio __________, __________, indicata a registro
fondiario con una stima fiscale di fr. 1'424'700.--, con il rilievo che "i
valori di stima sono da ridurre del 20% (art. 47/48 L. Stima 13.11.1996)",
è stata acquistata in comproprietà dagli avv. __________ e __________ per fr.
400'000.-- il 29 maggio 1991. Il 5 dicembre 1994 gli avv. __________ e
__________ l'hanno venduta, dopo averla riattata, per fr. 1'493'000.-- a
__________. Il 23 gennaio 1998 __________ l'ha venduta a __________, moglie
dell'avv. __________, per fr. 550'000.--.

 

                                  E.   L'atto
di compravendita immobiliare __________ è stato rogato al n. __________ del 23
gennaio 1998 dal notaio __________, dello Studio legale __________. Dal rogito
n. __________ a pag. 3 emerge che "il prezzo della compravendita viene
dalle parti stabilito a corpo in fr. 550'000.-- per il bene libero da
qualsivoglia onere e viene soluto mediante versamento del citato importo sul
conto n. __________ intestato a __________ presso il __________, __________,
con il ricavo di corrispondente mutuo ipotecario che __________ medesimo
concede all'acquirente. Il __________ ha già consegnato al sottoscritto notaio,
in via fiduciaria, la cartella ipotecaria di fr. 1'000'000.-- gravante in I
grado la particella oggetto del presente atto. Il titolo verrà consegnato
all'acquirente, e per esso al __________ quale creditore ipotecario, dopo che
lo scrivente notaio avrà accertato l'avvenuto integrale pagamento del prezzo di
compravendita".

                                         Dall'inserto
B al rogito n. __________ risulta che con lettera 30 ottobre 1997 il __________
ha confermato all'avv. __________ che "contro versamento di fr.
550'000.--, da farci pervenire entro il 30 novembre 1997, provvederemo alla
consegna della cartella ipotecaria di fr. 1'000'000.-- al notaio rogante e al
ritiro della domanda di vendita da noi inoltrata all'UEF di Mendrisio". Il
28 novembre 1997 il __________ ha poi prorogato fino al 31 gennaio 1998 il
termine per il versamento di fr. 550'000.--.

                                         Il rogito
n. __________ è poi pervenuto all'Ufficio registri di Mendrisio, con la
corrispondente istanza di iscrizione a registro fondiario, attorno alle 08.00
di lunedì 26 gennaio 1998, con contestuale messa a giornale, contemporaneamente
alla "richiesta di cancellazione dal registro fondiario di una restrizione
della facoltà di disporre" del 26 gennaio 1998, redatta dall'UEF di Mendrisio
e immediatamente portata all'Ufficio registri. Il provvedimento esecutivo è
stato reso sulla base del ritiro della domanda di vendita formulato dal
__________ e pervenuto sempre il 26 gennaio all'UEF. Lo stesso giorno l'UEF
postulava presso il FUC e il FUSC la pubblicazione dell’annullamento
dell'incanto della part. n. __________, già fissato per il __________.

 

                                  F.   Quella
stessa mattina l’Ufficiale dei registri __________ ha avvertito il PP
__________ della situazione venutasi a creare (__________sostiene prima delle
9.00 e di sua iniziativa, cfr. verbale 16 febbraio 1998, p. 5; secondo la
versione di __________, confermata da __________, cfr. verbale 20 gennaio 2000,
p. 2 e 4, la comunicazione al PP è avvenuta dopo le 9.15 e su consiglio
dell’Ufficiale UEF). Il Procuratore pubblico, alle 11.25, ha ordinato per fax all’UR
di Mendrisio il sequestro e blocco del fondo n. __________ di __________.
Siffatto provvedimento è poi stato annullato con decreto 12 marzo 1998 del
Giudice dell'istruzione e dell'arresto.

 

                                  G.   Il
contratto di locazione riferito allo stabile part. n. __________ in Corso
__________ 36 a __________ è agli atti del fallimento __________ (cfr. cartella
n. 1 e n. 6 [12/15]) e a tale contratto si riferisce espressamente l'avv.
__________ nel suo scritto 11 marzo 1998 all'UEF di Mendrisio in re
"__________" così formulato (cfr. cartella n. 6 [13]):

 

                                         "Notifico
una pretesa di fr. 12'000.-- mensili a partire dal 26.01.1998 a nome e per
conto di mia moglie, proprietaria della casa al mapp. __________ di __________,
per l'intera occupazione della casa medesima sino alla completa liberazione che
mi auguro sollecita. La pretesa è suffragata dal precedente contratto di
affitto. Attiro la vostra attenzione sulla necessità di rimuovere con la
massima cautela l'inventario e in particolare i grossi e pesanti ripiani di
marmo, onde evitare danni alla casa".

 

                                         Il
contratto di locazione verte per quanto qui di rilievo sui seguenti punti:

 

                                         Locatore

                                         Avv.
__________ e avv. __________ (proprietari)

 

                                         Conduttore

                                         __________,
__________ (__________) / __________, __________, __________ (__________),
solidalmente

 

                                         Oggetto
della locazione

                                         tutto lo
stabile da adibire liberamente

 

                                         Durata
della locazione. Disdetta.

                                         La locazione
ha inizio il 01.11.1992 e ha durata indeterminata, potendo essere disdetta con
un preavviso di quattro mesi alle scadenze del 30 settembre e la prima volta
per il 30 settembre 1995

 

                                         Pigione

                                         Pigione
annua fr. 132'000.-- per il 1. anno, fr. 138'000.-- per il 2. anno e fr.
144'000.-- per il 3. anno.

 

                                         Spese
accessorie

                                         Assunte
direttamente dai conduttori

 

                                         Osservazioni

                                         Ai
conduttori è locato l'intero stabile. Essi possono disporre tutti quei lavori
interni che ritenessero opportuni, previo consenso scritto dei proprietari. Le
tre società conduttrici sono libere di utilizzare lo stabile secondo un riparto
che loro conviene ma rispondono solidalmente del presente contratto.

 

                                  H.   Nell’ambito
del fallimento __________ [in seguito: __________], dichiarata fallita il 23
settembre 1997 su propria istanza di autofallimento, l’UEF di Mendrisio ha
postulato, con fax __________, presso le redazioni di FUC e FUSC la
pubblicazione della dichiarazione di fallimento indicando che si sarebbe
proceduto alla liquidazione sommaria ex art. 231 LEF e che “i beni mobili di
spettanza della massa fallimentare saranno realizzati, a giudizio dell’Ufficio,
il più presto possibile, sia ad incanto pubblico come a trattative private, se
la maggioranza dei creditori noti non inoltrerà allo scrivente Ufficio la sua
opposizione scritta entro il termine del 14 dicembre 1997”. Identico termine è
stato fissato per la notifica dei crediti (cfr. cartella n. 5, fallimento
__________). La pubblicazione sul FUSC è avvenuta regolarmente, sul FUC è stata
invece omessa.

 

                                    I.   Dal
riepilogo della graduatoria del fallimento della __________ risultano i
seguenti dati (cfr. cartella n. 9, pag. 6):

                                                   Crediti                                                   insinuati          ammessi

                                         A.   Crediti garantiti da
pegno mobiliare      fr. 228'000.--        fr. 228'000.--

                                         B.  Crediti
non garantiti

                                              Classe
I e II                                           fr. 0.00                 fr.
0.00

                                              Classe V (recte: III)                               fr.
31'994'337.05  fr. 141'371.50

 

                                         L'UEF di Mendrisio
ha riconosciuto integralmente, nella sua qualità di Amministrazione fallimentare
ordinaria, i crediti garantiti da pegno mobiliare di __________ per fr.
36'000.-- (canoni di locazione per il periodo dal 1. febbraio 1998 al 30 aprile
1998: fr. 12'000.-- x 3 mesi) e da __________ per fr. 192'000.-- (canoni di
locazione per il periodo dal 1. ottobre 1996 al 31 gennaio 1998: fr. 12'000.--
x 16 mesi). Per entrambi i crediti, il giustificativo è sempre il contratto di
cui alla narrativa sub G.

                                         Diversa è
invece stata la sorte per il credito di fr. 31'852'965.55 vantato da
__________, contestato integralmente dall'UEF di Mendrisio quale
Amministrazione fallimentare ordinaria "in quanto non suffragato da
pertinenti giustificativi". La deliberazione è stata condivisa da
__________, ex procuratore con firma individuale della fallita, e dall'avv.
__________, curatore della fallita: d'interesse può essere il rilievo che
quest'ultimo ha dichiarato in sede di interrogatorio fallimentare 6 ottobre
1997 (cfr. cartella n. 1) che "dalla corrispondenza in mio possesso [il
nome dell'azionista] potrebbe essere __________ " e che l'ultimo bilancio
con data e saldi risale al "18.07.1997 con una perdita d'esercizio di fr.
33'871'129.11". Il credito vantato da __________ trae origine dalla
concessione in data 12 agosto 1994 di un limite di credito di fr. 33'000'000.--
in sostanza a società di __________ per il tramite di __________, __________ e
conto __________ (cfr. cartella n. __________, insinuazione di credito 22
dicembre 1997 di __________, con giustificativi annessi).

 

                                  L.   I
beni di spettanza della fallita sono stati venduti a trattative private, in
cinque lotti (cfr. FUC n. 5 del 16 gennaio 1998, pag. 247 s., con visione degli
stessi il 23 gennaio 1998 nella proprietà __________, part. n.
____________________) con il seguente risultato (cfr. i vari verbali di vendita
a trattative private del 26 marzo 1998):

 

      lotto                                              valore
di stima      prezzo di aggiudicazione

                                         1.   diversi
oggetti in argento     fr. 547'880.30         fr. 136'500.--

                                         2.   diversi
mobili antichi            fr.   51'760.--           fr.   26'500.--

                                         3.   diversi
quadri                        fr. 114'860.--           fr.     4'000.--

                                         4.   diversi
piani per tavoli,

                                              intarsiati                                 fr.  
66'000.--           fr.     1'850.--

                                         5.   mobili
e macchine d'ufficio  fr.     3'483.--            fr.        510.--.

 

                                         I lotti
n. 2, 4 e 5 sono stati aggiudicati a __________. 

 

                                  M.   Con
segnalazione/denuncia 27 gennaio 1998 il Ministero Pubblico ha postulato la
verifica della correttezza dell’operato dell’UEF. Lo stesso Ministero pubblico
e __________ si sono poi tempestivamente aggravati contro la richiesta 26
gennaio 1998 dell’UEF di Mendrisio di cancellazione dal registro fondiario di
una restrizione della facoltà di disporre sul fondo part. n. __________. Il
ricorso 2 marzo 1998 del __________, divenuto privo d’oggetto, non interessa la
presente procedura.

 

                                  N.   Con
sentenza 14 settembre 1998, questa Camera ha dichiarato caduco il provvedimento
dell’UEF impugnato e ha pronunciato l’apertura di una procedura disciplinare
contro l’ufficio. A seguito del ricorso 23 settembre 1998 di __________, il
Tribunale federale, con sentenza 4 novembre 1998, ha annullato il punto 3.1 del
dispositivo, relativo alla caducità del provvedimento.

 

                                  O.   Con
ordinanza 16 ottobre 1998 il Presidente di questa Camera ha citato l’Ufficiale
__________, __________, __________ e __________ per la loro audizione. I
quattro funzionari, tramite il loro legale, hanno presentato il 26 ottobre 1998
istanza di ricusa nei confronti di tutti i giudici che compongono la CEF. Una
CEF ad hoc, composta dei giudici __________, __________ e __________, ha
respinto con sentenza 18 gennaio 1999 l’istanza di ricusa. Il Tribunale federale,
adito con ricorso di diritto pubblico 25 febbraio 1999 da __________,
__________, __________ e __________ ha confermato la sentenza dei giudici
cantonali.

 

                                  P.   Nell’ambito
dell’istruttoria relativa alla procedura disciplinare sono stati interrogati,
il 20 gennaio 2000, __________ (Ufficiale), __________ (Supplente ufficiale),
__________ (Capo servizio) e __________ (funzionario), tutti attivi presso l’UEF
di Mendrisio. Delle loro deposizioni si dirà, se necessario, in seguito.

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

                                 1.     La
Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello quale Autorità
disciplinare è competente ex art. 11 LALEF a determinarsi sulle sanzioni
disciplinari - previste dall'art. 14 cpv. 2 LEF - da infliggere ai funzionari e
impiegati dell'Ufficio d'esecuzione e fallimenti nell'esercizio delle loro
funzioni istituzionali. La misura disciplinare implica criteri di opportunità e
proporzionalità e presuppone l'esistenza di una colpa a carico dell'organo
esecutivo (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, op. cit., n. 14 e 17 ad art. 14 LEF; Frank
Emmel, op. cit. n. 8 ss. ad art. 14 LEF). Sugli aspetti procedurali, cfr.
Flavio Cometta, Commentario alla LPR, Lugano 1998, n. 2.5 all'art. 3 LPR, con
il rilievo che il denunciante non assume qualità di parte.

 

                                   2.   In
concreto l’agire dei funzionari dell’UEF di Mendrisio merita di essere
analizzato dal punto di vista disciplinare con riferimento a due distinte fasi
procedurali: la procedura esecutiva relativa alla realizzazione del fondo part.
n. __________ di __________ e la procedura di liquidazione del fallimento
__________ __________. 

 

                                   3.   Procedura
di realizzazione del fondo part. n. __________ di __________

                                         Dall’esame
di tutta la documentazione agli atti emergono due aspetti dell’agire dell’UEF
che possono dare adito a perplessità: la trattazione della risposta 17 febbraio
1997 del PP __________ alla richiesta di autorizzazione alla realizzazione del
citato fondo a pubblico incanto e la rapida redazione e trasmissione all’UR
della "richiesta di cancellazione dal registro fondiario di una
restrizione della facoltà di disporre", avvenuta il 26 gennaio 1998 sulla
base del ritiro della domanda di vendita formulato dal __________ e pervenuto
lo stesso 26 gennaio all'UEF, con la posta del mattino. 

 

                                  a)   Dalle
audizioni di __________, __________ e __________ (cfr. verbale 20 gennaio 2000)
e dall’esame degli atti è emerso che lo scritto 17 febbraio 1997 indirizzato e
spedito in busta semplice all’UR di Mendrisio, con il quale il PP __________
aveva disposto la revoca della limitazione della facoltà di disporre, ordinata
il 30 marzo 1995, non risulta essere giunto all’UEF di Mendrisio. In fondo al
documento si legge: ”allegato citato: Ufficio esecuzione e fallimenti di Mendrisio
[…]”. Visto che quell’allegato citato voleva verosimilmente
essere una copia per conoscenza, si deve ritenere che vi sia stato un
disguido (postale, presso il Ministero pubblico o l’UEF) che ha impedito la
ricezione da parte dell’ufficio. Per la verità vi è un’altra stranezza nella
missiva: è datata 17 febbraio 1997 ma è stata timbrata dall’UR solo il
successivo 10 aprile alle ore 8.00, con l’indicazione del numero progressivo
(2288) del giornale. Considerato che l’Ufficio dei registri è tenuto a
iscrivere nel giornale le richieste non appena giunte (art. 14 Regolamento per
il registro fondiario) e che la prassi adottata dall’UR di Mendrisio è sempre e
solo quella, appare verosimile che lo scritto sia giunto all’UR solo il 10
aprile 1997. Da ultimo è stato spedito all’UR un bollettino di versamento che
sarebbe dovuto servire a trasferire un’eventuale eccedenza derivante
dall’incanto e che quindi sarebbe dovuto giungere all’UEF di Mendrisio. Questa
serie di inesattezze pare addebitabile più al Ministero pubblico che ai due
uffici mendrisiensi. Si deve quindi ritenere che l’UEF non ha effettivamente
ricevuto la revoca della limitazione della facoltà di disporre datata 17
febbraio 1997: in questo senso non sono ravvisabili violazioni dei doveri di
servizio.

                                         Il Capo
servizio __________ è però venuto a conoscenza della revoca sicuramente prima
del 26 gennaio 1998. In occasione di un aggiornamento dell’estratto relativo al
mapp__________ ha rinvenuto presso l’Ufficio registri la lettera del PP, ne ha
fatto una copia, inserendola nell’incarto esecutivo senza avvisare i superiori
(cfr. audizioni __________, __________ e __________ 20 gennaio 2000;
interrogatorio __________ presso il MP 5 maggio 1999, p. 2). Uno scambio di
corrispondenza tra l’UEF, che chiedeva l’autorizzazione ad effettuare un
sopralluogo (lettera 6 giugno 1997), e il PP __________, che la concedeva
(lettera 11 giugno 1997), non ha oggettivamente fornito ulteriori elementi a
__________ per ravvisare l’esistenza di potenziali rischi in assenza del blocco
penale. Motivi di prudenza avrebbero suggerito un coinvolgimento dei superiori
o, perlomeno, di tenere presente l’anomalo agire dell’autorità penale (revoca
del blocco invece di semplice autorizzazione a realizzare l’immobile, come era
successo in precedenza con le part. n. __________ e __________ di __________,
entrambe intestate a __________, cfr. doc. da W23 a W28, inc. 15.98.11).
Sarebbe sicuramente stato possibile prevedere il rischio di trapasso in caso di
ritiro della domanda di vendita da parte del creditore pignoratizio, visto poi
che la decisione di revoca del PP presupponeva espressamente la realizzazione
forzata. Va detto che risulta ovviamente agevole, a posteriori, valutare la
situazione in un certo modo. In quel momento il rischio di considerare l’atto
del PP come uno dei tanti era oggettivamente elevato e comunque comprensibile,
se non del tutto scusabile. Certo, la negligenza del funzionario ha favorito
una situazione per alcuni versi urtante, essa non si distingue però per gravità
da quelle commesse da altri attori nella vicenda in oggetto. Tutto sommato, non
si giustifica quindi di sanzionare l’agire del Capo servizio __________ con un
provvedimento disciplinare, pur dovendosi rilevare che attitudini siffatte non
potranno essere tollerate ove fossero per reiterarsi.

 

                                  b)   Venerdì
23 gennaio 1998, alle ore 17.25 (stando a quanto risulta sul fax), l’avv.
__________ dello Studio legale __________ ha inviato per fax all’UEF di Mendrisio
la lettera 22 gennaio del __________, con la quale veniva ritirata l’esecuzione
n. 471095 nei confronti di __________. Il fax non è stato trattato dai
funzionari presenti a quell’ora. L’ha infatti trovato __________, funzionario
UEF, il successivo lunedì mattina. La stessa lettera 22 gennaio 1998 è giunta
in ufficio per posta quel lunedì 26 gennaio 1998. L’Ufficiale __________ l’ha
girata senza commento a __________, che ha fatto altrettanto con __________,
visto che __________, che di solito si occupava di queste cose, era assente.
__________ ha redatto, tra le 8.00.00 e le 8.13.00 (cfr. mascherina del computer),
la richiesta di cancellazione della restrizione che poi ha sottoscritto e
subito consegnato a un funzionario dell’Ufficio dei registri, situato al piano
superiore. L’UR ha registrato la richiesta a giornale come entrata alle ore
8.00, contemporaneamente a tutte le comunicazioni giunte quel giorno con la
posta del mattino (cfr. estratto giornale del 26 gennaio 1998, prodotto da
__________ presso il MP).

                                         La
comunicazione del __________ è stata evasa, a non averne dubbio, con estrema
celerità. L’Ufficiale __________ ha affermato che questa era comunque la
prassi. Nel corso dell’interrogatorio davanti al PP, ha prodotto documentazione
relativa a tre casi di ritiro dell’esecuzione da parte del debitore, precedenti
alla procedura qui in esame. Nel primo caso, ritiro dell’esecuzione giunta
all’ufficio il 20 dicembre 1996, la richiesta di cancellazione di una
restrizione della facoltà di disporre è stata stampata (a detta dell’Ufficiale
__________, cfr. verbale interrogatorio MP, p. 4) alle 8.36 dello stesso
giorno, l’UR l’ha comunque registrata a giornale con indicazione delle ore
8.00. Un ritiro dell’esecuzione 31 gennaio 1997 è giunto all’ufficio il 5
febbraio e lo stesso giorno alle 8.12 è stata stampata la richiesta di
cancellazione, che l’UR ha registrato a giornale per le 8.00. Da ultimo, un
ulteriore ritiro di due esecuzioni è arrivato all’ufficio il 30 settembre 1997,
la richiesta all’UR è stata stampata alle 9.32, l’UR l’ha registrata per le
8.00 (sic). L’indicazione dell’orario di registrazione a giornale è stato
fornito a questa Camera per telefono dal Sostituto ufficiale dell’UR di Mendrisio,
__________. 

                                         A mente
di __________ (cfr. verbale di interrogatorio 5 maggio 1999 MP, p. 4) la
sollecita evasione dei ritiri delle esecuzioni si giustifica con l’esigenza di
aggiornare immediatamente la situazione esecutiva per evitare di rilasciare
estratti non più attuali e riportanti esecuzioni ormai estinte.
L’argomentazione appare ragionevole; si aggiunga poi che in uffici con elevati
carichi di lavoro è diffusa la tendenza di privilegiare l’evasione di pratiche
semplici e circoscritte a scapito di quelle più laboriose, anche se magari da
più tempo pendenti. L’unico funzionario a cui si sarebbe potuta accendere
quella lampadina cui fa riferimento l’Ufficiale dell’UR, __________, nel
verbale 16 febbraio 1998, p. 5 (poiché al corrente della revoca ordinata dal
PP), __________, era quel giorno assente, il lavoro è quindi proseguito in modo
spedito e senza che si palesassero motivi di particolare attenzione.

                                         Visto
quanto sopra e alla luce delle emergenze istruttorie, in particolare dei
chiarimenti in un primo tempo procrastinati dall’atteggiamento ostruzionistico
dell’Ufficiale __________ (cfr. verbale di audizione 16 febbraio 1998), si deve
ritenere che la celerità nella trattazione della missiva __________ non
rivestisse carattere eccezionale e che la stessa era tutto sommato
comprensibile e comunque non atta a giustificare provvedimenti disciplinari. 

 

                                   4.   Liquidazione
del fallimento __________                  Nella sentenza 14 settembre 1998
di questa Camera sono stati segnalati alcuni punti della procedura fallimentare
che necessitano di chiarimento: la mancata pubblicazione sul FUC della
dichiarazione di fallimento, l’allestimento della graduatoria e le modalità di
realizzazione dei beni della fallita.

                                         L’esame
puntuale dell’incarto ha permesso di riscontrare un’ulteriore questione degna
di approfondimento: il riconoscimento a tale __________, patrocinato dall’avv.
__________, della proprietà di un quadro.

 

                                  a)   L’UEF
di Mendrisio ha postulato, con fax __________, presso le redazioni di FUC e
FUSC la pubblicazione della dichiarazione di fallimento indicando che si
sarebbe proceduto alla liquidazione sommaria ex art. 231 LEF e che “i beni
mobili di spettanza della massa fallimentare saranno realizzati, a giudizio
dell’Ufficio, il più presto possibile, sia ad incanto pubblico come a
trattative private, se la maggioranza dei creditori noti non inoltrerà allo
scrivente Ufficio la sua opposizione scritta entro il termine del 14 dicembre
1997”. Identico termine è stato fissato per la notifica dei crediti (cfr.
cartella n. __________, fallimento __________). La pubblicazione sul FUSC è
avvenuta regolarmente (cfr. FUSC n. __________), sul FUC è stata invece omessa.
Le richieste di pubblicazione 10 novembre 1997, comprendenti il testo da
pubblicare, sono state firmate dall’Ufficiale __________. Le lettere accompagnatorie
di pari data indicano “__________ ” quale funzionario incaricato ma sono
sottoscritte da qualcun altro. Entrambe le richieste sono munite di rapporto di
trasmissione fax. Su quello indirizzato alla redazione del FUC si legge,
evidenziato, RAPPORTO DI TRASMISSIONE ERRATA; sull’ultima riga compare poi
“Risultato: ng”, che sta per negativo. Non vi è quindi dubbio che il funzionario
che ha inviato il fax al FUC, un minuto prima di inviarlo regolarmente al FUSC,
non si è accorto che la trasmissione via fax non era avvenuta ed ha archiviato
il documento, come se fosse stato inviato correttamente. La mancata
pubblicazione è quindi da addebitare, contrariamente a quanto affermato
dall’Ufficiale __________ (cfr. verbale 5 maggio 1999 presso il MP, p. 5), all’UEF
di Mendrisio. Sul FUC e sul FUSC sono stati comunque regolarmente pubblicati
l’avviso di vendita a trattative private (__________) e l’avviso di deposito
della graduatoria (__________), i creditori sono potuti venire a conoscenza del
fallimento della __________ ed hanno avuto la possibilità di insinuare comunque
i propri crediti. Dall’incarto non risultano prese di posizione di creditori in
merito alla mancata pubblicazione. 

 

                                  b)   Con
lettera 21 novembre 1997 l’avv. __________, patrocinatore di __________, ha
notificato un credito di quest’ultima per fr. 31'857'000.— nel fallimento
__________ risultante “dal limite di apertura di credito del 12.8.1994, dal
quale deve essere dedotto l’importo di realizzo del pegno dato dal conto
__________ (__________) a favore di __________ per fr. 1'143'000.—“. Nessun
documento è stato allegato. L’UEF di Mendrisio, con lettera 24 novembre 1997 ha
sollecitato la produzione dei documenti giustificativi ex art. 59 cpv. 1 RUF.
Con invio 22 dicembre 1997 l’avv. __________ ha prodotto una lettera di
concessione di una linea di credito della banca a __________ __________,
__________, con un limite di fr. 33'000'000.--. Dal documento risulta che il
limite di credito era utilizzabile anche da __________. __________ ha pure
prodotto una serie di atti di pegno incrociati dai quali si evince l’impegno
__________, __________ e titolare del conto __________ di garantire con i
propri beni per i debiti propri e degli altri due nei confronti della banca
(cfr. cartella n. __________ fall. __________, insinuazione n. 11). Non risulta
invece il minimo elemento circa l’effettivo utilizzo del limite di credito. Non
è dato di sapere se e in che misura le società hanno effettivamente beneficiato
di prestiti dalla banca. Va poi aggiunto che dalla lettera 12 agosto 1994 di
__________ non si evince chiaramente la qualità di debitrice di __________,
anzi in tutta apparenza debitrice era unicamente __________. Il curatore della
fallita, avv. __________ (16 marzo 1998), e l’ex procuratore con firma
individuale, __________ (13 marzo 1998), hanno poi contestato ex art. 244 LEF
l’esistenza del credito nella sua totalità. Va comunque rilevato che il
curatore, in un primo tempo aveva riconosciuto il credito per "fr.
17'035'035.40 + int. al 5% dal 22.03.1995" e successivamente (11 marzo
1998) lo aveva quantificato in fr. 19'168'679.75, sulla base del PE n.
__________ spiccato da __________ nei confronti di __________ e della relativa
sentenza di rigetto dell’opposizione. Dai due documenti, non prodotti dalla
banca con l’insinuazione ma già presenti presso l’UEF, non era comunque
desumibile l’esistenza di un analogo debito a carico della fallita.

                                         Nel
verbale di interrogatorio 6 ottobre 1997, l’avv. __________ ha dichiarato che
l’ultimo bilancio della __________ era quello del 18 luglio 1997 con una
perdita di esercizio di fr. 33'871'129.11 (cfr. cartella n. 1, fall.
__________). Nell’istanza di autofallimento 28 agosto 1997 (cfr. cartella n. 1,
fall. __________), presentata a nome di __________, si legge, a p. 5, che il
bilancio 18 luglio 1997 è stato allestito dal contabile della Delegazione
tutoria di __________, signor __________, sulla base dei dati a disposizione.
Il credito di fr. 33'000'908.—di __________ è stato contabilizzato e risulta
nella lista dei creditori (doc. P dell’istanza di autofallimento, mappetta n. 1
fall. __________) semplicemente poiché la banca aveva fatto spiccare il 19
luglio 1995 per quell’importo un PE, contro il quale è stata interposta
opposizione il 26 luglio 1995. Il contabile ha allestito un bilancio
“parallelo” al 31 luglio 1997, senza tener conto di quel credito (cfr. doc. S
dell’istanza di autofallimento, mappetta. n.__________ fall. __________),
verosimilmente poiché la procedura esecutiva era rimasta ferma per due anni
dall’opposizione. L’agire dell’avv. __________ che ha prima considerato a
titolo prudenziale il credito __________ per poi contestarlo al momento della
verificazione dei crediti in modo parziale ed infine nella sua totalità, pur se
non troppo deciso, non è stato comunque contraddittorio in considerazione degli
elementi fattuali disponibili. Vista la documentazione agli atti e le prese di
posizione dell’avv. __________ e di __________, l’UEF di Mendrisio si è
rettamente determinato non riconoscendo il credito di __________ Nulla gli si
può rimproverare sotto questo aspetto.

 

                                   c)   Lo Studio
commerciale __________, incaricato dall’UEF di Mendrisio dell’amministrazione
della part. __________ di __________ di proprietà di __________ (cfr. decisione
3 maggio 1996, inc. 1795 UEF Mendrisio), ha insinuato nel fallimento
__________, con scritto 10 dicembre 1997, un credito di fr. 60'000.--. Il credito
deriva dal contratto di locazione descritto al punto G e si riferisce al
periodo 1. maggio 1996 – 31 dicembre 1997 (20 mesi). __________ ha pure
insinuato un proprio credito per pigioni l’11 marzo 1998 (per i dettagli
dell’insinuazione si rimanda al punto G). Nessuno dei due creditori ha fatto
valere un diritto di ritenzione.

                                         Ora, se
il titolo di credito deve essere considerato valido, visto anche l’art. 261 CO,
qualche perplessità suscita il riconoscimento di un pegno non vantato e
l’aumento della somma notificata a nome di __________ da fr. 60'000.—a fr.
192'000.—, oltre a ulteriori fr. 60'000.—non garantiti da pegno. Nel prendere
la decisione sull’ammissione dei singoli crediti a norma dell’art. 245 LEF,
l’ufficio non può andare oltre - relativamente all’importo, al diritto di pegno
e alla classe – quanto insinuato dal creditore. Va detto che, da un punto di
vista materiale, i crediti riconosciuti sembrano corrispondere a quelli
effettivamente esistenti: il diritto di ritenzione è riconosciuto nei limiti dell’art.
268 CO e si tiene conto del fatto che la fallita risulta debitrice solidale nel
contratto e quindi tenuta a corrispondere l’intera pigione mensile. Solo il
credito da pigione per il mese di aprile 1998 non era in realtà garantito da
pegno, poiché sorto più di sei mesi dopo la dichiarazione di fallimento (cfr. art.
268 CO, DTF 124 III 41 ss.). Vi è stato quindi un grave errore dell’UEF nella
collocazione dei crediti in graduatoria, che è però rimasta inimpugnata.

 

                                  d)   La
decisione dell’UEF di Mendrisio di realizzare i beni della fallita a trattative
private suscita non poche perplessità. Gli oggetti da realizzare potevano
interessare un’ampia cerchia di persone e il risultato della vendita (invero
piuttosto deludente) avrebbe forse potuto essere migliore in caso di
realizzazione ai pubblici incanti con formazione di un maggior numero di lotti,
ciò che avrebbe facilitato di molto i rilanci. La scelta dell’ufficio è stata
inopportuna, ma non è suscettibile di giustificare una misura disciplinare. La
tutela dei creditori sarebbe stata data in sede di ricorso ex art. 17 LEF, che
però non vi è stato. La procedura di realizzazione si è poi svolta in maniera
del tutto regolare. Vi è stata una chiara pubblicazione su FUC e FUSC del
__________ e un sopralluogo il __________ (cfr. cartella n. __________, fall.
__________), si sono considerate le maggiori offerte, che sono state sottoposte
ai creditori ai sensi dell’art. 256 cpv. 3 LEF (cfr. lettera raccomandata 12
marzo 1998, cartella __________, fall. __________). Nella maggior parte dei
casi i creditori hanno rilanciato e si sono aggiudicati gli oggetti. 

 

                                  e)   Con
lettera 14 gennaio 1998 l’avv. __________ ha rivendicato, a nome di __________,
il quadro di __________ che l’UEF intendeva realizzare nel fallimento
__________. Così richiesto dall’ufficio, l’avv. __________ ha prodotto con
lettera 15 gennaio 1997 [recte: 1998], i giustificativi dell’asserito diritto
di proprietà che consisterebbero nella “copia della consegna a me del quadro il
5.3.93 da parte di __________ e copia della consegna da me al negozio
__________ del 9.2.93” (cfr. cartella __________ fall. __________). Non si
capisce però come l’avv. __________ avrebbe potuto consegnare un quadro un mese
prima di riceverlo. Sulla base del tenore dei documenti lo svolgimento dei
fatti potrebbe essere un altro: dopo la pattuizione del prezzo in fr.
60'000.—__________ può aver acconsentito alla vendita a soli fr. 30'000.--, che
sarebbe avvenuta subito e il quadro sarebbe quindi passato in proprietà a __________.
La possibile costellazione è stata ben descritta nella lettera del PP
__________ 23 febbraio 1998, a cui si rimanda (cartella __________, mappetta
azzurra, fall. __________) e di cui si dirà in seguito.

                                         L’Ufficiale
__________ ha informato, con scritto 17 febbraio 1998, il PP __________ dei
provvedimenti che intendeva prendere nel fallimento __________, tra i quali il
riconoscimento della proprietà di __________ sul quadro di __________. Il PP,
nella citata lettera 23 febbraio 1998, ha esplicitato le sue legittime
perplessità, cui ha risposto l’Ufficiale __________ con la lettera 4 marzo
1998, inutilmente polemica (cfr. cartella __________, mappetta azzurra, fall.
__________).

                                         Nella
pubblicazione del deposito della graduatoria 20 marzo 1998 l’ufficio ha
correttamente comunicato ai creditori che, se non si fossero opposti, la
proprietà del terzo sul quadro sarebbe stata riconosciuta ex art. 242 cpv. 1
LEF e che vi era la possibilità di farsi cedere il diritto contestato sulla
scorta dell’art. 260 LEF. La procedura stabilita dagli art. 47 ss. RUF, in
particolare dall’art. 49, è stata rispettata. 

                                         Nel
decidere di riconoscere la pretesa di __________, l’UEF di Mendrisio ha fatto
uso del suo potere di apprezzamento, ancorchè discutibile avuto riguardo ad
ingerenze personali su cui sarebbe stato oppportuno essere maggiormente
critici. Innegabile e, almeno in parte giustificata ove ne ricorrano i
presupposti soprattutto in una procedura fallimentare sommaria, la tendenza
degli uffici di evitare di farsi coinvolgere in vertenze giudiziarie e di
lasciare ai creditori la possibilità di farsi parte attiva, se lo desiderano.
Nemmeno per questo provvedimento si ravvisano gli estremi di una misura
disciplinare, il dubbio profittando agli indagati.

 

                                    5.    Conclusioni

                                         In
definitiva l’esame dell’attività dell’UEF di Mendrisio nell’ambito della
procedura esecutiva relativa alla realizzazione del fondo part. n. __________
di __________ e di quella di liquidazione del fallimento __________, ha
permesso di rilevare l’esistenza, a carico dell’ufficio, di alcuni errori e di
alcune decisioni imprudenti e inopportune. Tali aritmie procedurali restano
sotto il limite che segna il livello sanzionabile con misure disciplinari. Il
rischio di commettere degli errori è immanente alle variegate e impegnative
competenze degli UEF. Non si può comunque passare sotto silenzio
l’onnipresenza, nelle varie fasi della procedura, di taluno persone e il fatto
che nessuno degli errori o delle scelte discutibili dell’ufficio (in alcuni
casi molto rigorose verso certi creditori, in altri molto flessibile e
accondiscendenti verso altri interessati) sarebbero stati di pregiudizio agli
interessi dei creditori, che avrebbero potuto ottenere la tutela dei loro
diritti facendo capo al ricorso ex art. 17 LEF. Tali coincidenze non dimostrano
un coinvolgimento doloso da parte di uno o più funzionari dell’UEF ma
evidenziano solo disfunzioni al massimo riconducibili a negligenze di portata
tutto sommato ridotta - trattandosi della prima volta per i funzionari
coinvolti -, che non giustificano provvedimenti disciplinari ex art. 14 cpv. 2
LEF.

 

Richiamati                       gli
art. 14 cpv. 2, 231, 242, 245, 256 e 260 LEF, 261 e 268 CO, 59 RUF e 11 LALEF; 

 

pronuncia:            1.     Il procedimento disciplinare promosso
d’ufficio nei confronti dell’UEF di Mendrisio è evaso nel senso che non vi sono
i presupposti per una sanzione disciplinare nei confronti di funzionari dell’UEF
di Mendrisio.

 

                                 2.     Non
si prelevano spese, né si assegnano indennità.

 

                                 3.     Contro
questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni
e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della
scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in
conformità dell’art. 19 LEF.

 

                                 5.     Intimazione
a:

                                       __________

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                           La
segretaria