# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c0da46c-096f-558b-bcc9-e1ce8c2f6782
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.09.2011 52.2011.221
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2011-221_2011-09-02.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2011.221

   

  	
  Lugano

  2 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Stefano Bernasconi, vicepresidente,

  Matteo
  Cassina, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 16 maggio 2011 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 20 aprile 2011 (n. 2407) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 24 febbraio 2011 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione della popolazione, in materia di rifiuto di rinnovo di un permesso di
  dimora CE/AELS;

  

 

 

viste le risposte:

-    3 giugno 2011 della
Sezione della popolazione;

-    7 giugno 2011 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 15 novembre
2002, il cittadino italo-argentino RI 1 (1954) si è sposato a Locarno con la
cittadina portoghese M__________ (1967), titolare di un'autorizzazione di
domicilio CE/AELS in Svizzera, e, a seguito del matrimonio, ha ottenuto un
permesso di dimora CE/AELS valido fino al 14 novembre 2007.

 

 

                                  B.   a. Durante
il suo soggiorno nel nostro Paese, il ricorrente ha interessato le nostre
autorità giudiziarie penali. Con decreto d'accusa 20 novembre 2006 (DA __________),
il Procuratore pubblico gli ha inflitto una multa di fr. 100.– per contravvenzione
alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze
psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121). Dopo essere stato arrestato il
24 gennaio 2007 nell'ambito di un'operazione su un traffico internazionale di
stupefacenti, con sentenza 14 ottobre 2009 la Corte
penale del Tribunale penale federale lo ha condannato alla pena detentiva di 6 anni e 6 mesi per infrazione aggravata alla
LStup.

 

b. Preso atto di quest'ultima condanna
penale, il 24 febbraio 2011 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle
istituzioni ha deciso di revocare (recte: non rinnovare) il permesso di dimora CE/AELS
per motivi di ordine pubblico ad RI 1, ordinandogli di lasciare il territorio
svizzero una volta scontata la pena.

La decisione è stata resa sulla base della
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), dell'ordinanza sull'ammissione il soggiorno e l'attività
lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201), degli art. 5 dell'Allegato I all'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità
europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone del
21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), 23 e 24 dell'ordinanza sull'introduzione
della libera circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203).

 

 

                                  C.   Con
giudizio 20 aprile 2011, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Dopo avere respinto la censura di carenza di
motivazione del provvedimento emanato dalla Sezione della popolazione, il Governo
ha ritenuto che vi fossero gli estremi per non rinnovargli il permesso di
dimora CE/AELS in virtù dei motivi addotti dal dipartimento e ha considerato la
decisione impugnata conforme al principio della proporzionalità.

 

Il 24 maggio 2011, l'interessato è stato scarcerato.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, il soccombente si aggrava ora davanti al
Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il
rinnovo del suo permesso di dimora CE/AELS. In via del tutto subordinata, egli chiede
di rinviare gli atti all'autorità inferiore per nuova decisione, dopo avere
esperito un'istruttoria.

Il ricorrente ribadisce in questa sede la
censura di carenza di motivazione della decisione dipartimentale. Nel merito, contesta
di essere una minaccia attuale per l'ordine pubblico elvetico, ponendo in
evidenza di avere collaborato con gli inquirenti e di essersi sempre comportato
bene durante la carcerazione.

Ritiene la decisione impugnata in ogni caso lesiva
del principio di proporzionalità, in quanto vive con sua moglie in Svizzera dal
2002, la quale soffre di gravi problemi di salute e non può seguirlo all'estero.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento che il Consiglio di Stato, senza
formulare osservazioni.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della
presente vertenza è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla
legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998
(LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1
della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm;
RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm). Non è necessario infatti
procedere all'assunzione dei mezzi di prova offerti - peraltro genericamente -
dall'insorgente (documenti, edizione documenti, testi) in quanto non sono atti
ad apportare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi determinanti
per il giudizio che è chiamato a rendere. Per quanto riguarda la sua richiesta
di essere personalmente sentito, giova ricordare che né la legislazione cantonale
né quella federale garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente,
essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per iscritto, come
è il caso nella presente fattispecie (DTF 125 I 209 consid. 9b e rinvii, 117 II
132 consid. 3b; Adelio Scolari,
Diritto amministrativo, parte generale, 2a ed., Cadenazzo
2002, n. 494).

 

 

                                   2.   RI 1
lamenta innanzitutto la carenza di motivazione della decisione dipartimentale
impugnata, dolendosi in sostanza della violazione del suo diritto di essere
sentito. Tale rimprovero va esaminato preliminarmente, poiché il diritto di essere
sentito costituisce una garanzia di natura formale, la cui disattenzione
comporta l'annullamento della decisione impugnata indipendentemente dalle
possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 124 V 123 consid. 4 a, 122 I 464 consid. 4a, 120 Ib 379 consid. 3b).

 

2.1. Il diritto di essere sentito, garantito
dall'art. 29 della costituzione federale della Confederazione svizzera del 18
aprile 1999 (Cost.; RS 101), comprende - tra le altre cose - anche il dovere
per le autorità amministrative e giudiziarie di motivare le loro decisioni
(art. 26 cpv. 1 LPamm; DTF 117 Ib 64 consid. 4). Per prassi, una motivazione
può essere ritenuta sufficiente quando l'autorità menziona, almeno brevemente,
i motivi che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro,
ponendo in questo modo le parti nella situazione di rendersi conto della
portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione dello stesso
(DTF 121 I 54 consid. 2c).

 

2.2. Nella fattispecie in esame, la Sezione
della popolazione ha motivato la propria decisione nel seguente modo:

 

"Egregio
signor RI 1, dall'esame degli atti in nostro possesso si rileva che ha interessato
le Autorità di polizia e giudiziarie del nostro Paese. A tal proposito si
richiama in particolare la Sentenza del Tribunale federale del 14 ottobre 2009
dalla quale risulta che è stato condannato ad una pena da espiare. Già solo per
questo motivo, richiamate la LStr, l'OASA, gli art. 5 Allegato I ALC e 23 e 24
OLCP, nonché ogni altra normativa applicabile in casu, l'Ufficio della
migrazione 

DECIDE:

1.      
il permesso di
dimora B CE/AELS a suo tempo stabilito è revocato;

2.      
è tenuto a lasciare
il territorio svizzero al momento della scarcerazione, notificando la
partenza all'Ufficio controllo abitanti e al Servizio regionale degli stranieri
competenti;

3.      
la tassa di
decisione di fr. 65.– è posta a suo carico (fattura allegata);

4.      
Contro la
presente decisione è data facoltà di ricorso, entro il termine di 15 giorni
dall'intimazione, al Consiglio di Stato".

 

Dato quanto precede, si può senz'altro
ritenere che i requisiti minimi di motivazione previsti dalla giurisprudenza
testé menzionata sono stati ossequiati dal dipartimento. L'argomentazione addotta
ha infatti consentito all'insorgente di rendersi conto sia dell'effettiva
portata del provvedimento pronunciato nei suoi confronti, sia delle ragioni
poste a fondamento dell'avversata pronuncia. Prova ne è che egli è stato in
grado di impugnare la medesima - peraltro tramite un legale esperto in materia che
lo ha pure patrocinato nel processo penale sfociato nella sentenza del 14
ottobre 2009 - con la dovuta cognizione di causa davanti al Consiglio di Stato prima
e a questo Tribunale poi.

 

2.3. Ne discende che la censura di ordine
formale sollevata dall'insorgente va integralmente respinta.

 

 

                                   3.   3.1.
L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi
Stati membri, sulla libera circolazione delle persone si rivolge ai cittadini
elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea e
disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività
economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1
ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni
di diritto interno.

Ci si può invero chiedere se RI 1, cittadino
italiano e titolare di un passaporto valido, possa essere considerato
"lavoratore" ai sensi del menzionato accordo bilaterale e disporre
pertanto del diritto al rilascio di una carta di soggiorno a titolo originario,
dal momento che è stato in carcere dal gennaio 2007 fino all'inoltro del presente
gravame. Sia come sia, la questione non necessita di essere approfondita.
Bisogna infatti considerare che nel 2002 egli ha ottenuto un permesso di dimora
CE/AELS valido fino al 14 novembre 2007 a seguito del matrimonio con una cittadina portoghese e che egli è sempre coniugato con M__________, motivo per cui
egli può continuare a invocare l'applicazione, quantomeno a titolo derivato,
dell'accordo sulla libera circolazione delle persone nell'ambito del
ricongiungimento familiare giusta gli art. 7 lett. d ALC e 3 cpv. 1 e 2 lett. a
e cpv. 5 dell'Allegato I all'ALC.

 

Ferme queste premesse, giova ricordare che l'art.
5 cpv. 1 dell'Allegato I all'ALC prevede, quale regola generale, che i diritti
conferiti dalle disposizioni dell'Accordo in parola possono essere limitati
soltanto da misure giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica
sicurezza e di pubblica sanità. La direttiva 64/221/CEE, nonché la prassi
elaborata in materia dalla Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE)
antecedentemente alla data della firma dell'accordo contribuiscono poi a
definire la portata di questa disposizione (cfr. art. 16 cpv. 2 ALC e art. 5 cpv.
2 Allegato I all'ALC). Secondo la giurisprudenza della CGCE, le deroghe alla
libera circolazione devono essere comunque interpretate in modo restrittivo. In
questo senso, il ricorso da parte di un'autorità nazionale alla nozione di
ordine pubblico per restringere questa libertà presuppone una minaccia effettiva
e abbastanza grave a uno degli interessi fondamentali della società (DTF 130 II
176 consid. 3.4.1; 129 II 215 consid. 7.3; sentenze CGCE del 27 ottobre 1977
nella causa 30-77, Bouchereau, Racc. 1977, 1999, n. 33-35, e del 19 gennaio 1999
nella causa C-348/96, Calfa, Racc. 1999, I-11, n. 23 e 25). La sola esistenza
di condanne penali, tuttavia, non può automaticamente legittimare l'adozione di
provvedimenti che limitano la libera circolazione (art. 3 cpv. 2 della
direttiva 64/221/CEE). Una tale condanna può essere presa in considerazione
soltanto nella misura in cui, dalle circostanze che l'hanno determinata, emerga
un comportamento personale costituente una minaccia attuale per l'ordine
pubblico (sentenze CGCE cit. in re Bouchereau, n. 27-29, e in re Calfa, n. 24).
Non è comunque necessario stabilire con certezza che lo straniero commetterà
altre infrazioni in futuro per poter adottare misure per ragioni di ordine
pubblico. D'altro canto, non si deve esigere che il rischio di recidiva sia
nullo per rinunciare a simili misure. Inoltre, come nel caso di qualsiasi altro
cittadino straniero, l'esame dev'essere effettuato tenuto conto delle garanzie
derivanti dalla convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101) e del rispetto del
principio di proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 493 consid.
3.3., 176 consid. 3.4.2; 129 II 215 consid. 6.2).

 

3.2. L'art. 62 lett. c LStr dispone che
l'autorità competente può revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio, se
lo straniero ha violato in modo rilevante o ripetutamente
o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero o
costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera. L'art. 80 cpv. 1 OASA precisa che vi è violazione della sicurezza e dell'ordine
pubblici - tra l'altro - in caso di mancato rispetto di prescrizioni di legge e
di decisioni delle autorità (a) oppure in caso di mancato adempimento temerario di doveri di diritto
pubblico o privato (b). Secondo il capoverso 2 della medesima norma, vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo se sussistono indizi concreti che il
soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con notevole
probabilità a una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici.

 

3.3. La legge federale sugli stranieri si
applica ai cittadini comunitari soltanto se il menzionato accordo bilaterale non
contiene disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni più favorevoli
(art. 2 cpv. 2 LStr). Ritenuto che l'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I all'ALC non
può legittimare misure più incisive di quelle previste dal diritto svizzero
(cfr. art. 2 ALC), occorre di principio verificare che il mancato rinnovo del
permesso di dimora si giustifichi tanto dal profilo del diritto interno che
nell'ottica del trattato bilaterale (DTF 130 II 176 consid. 3.2). In pratica,
però, la riserva dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica di cui
all'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I all'ALC soggiace a criteri meno restrittivi,
ragione per cui la legislazione interna non prevede disposizioni più favorevoli
di quelle del menzionato accordo.

 

 

                                   4.   4.1. Come
accennato in narrativa, durante il suo soggiorno in Svizzera RI 1 ha interessato
a diverse riprese le nostre autorità giudiziarie penali.

Con decreto d'accusa 20 novembre 2006 (DA __________),
il Procuratore pubblico gli ha inflitto una multa di fr. 100.– per contravvenzione
alla LStup per avere, nel periodo ottobre 2003 fino al
9 ottobre 2006, consumato un imprecisato quantitativo (ma almeno 300 grammi) di marijuana, sostanza precedentemente coltivata in collaborazione con sua moglie nella
loro abitazione.

Con sentenza 14
ottobre 2009, la Corte penale del Tribunale penale federale ha invece condannato - tra gli altri - RI 1 alla
pena detentiva di 6 anni e 6 mesi per infrazione aggravata alla LStup. Dal mese di aprile 2005 sino al suo arresto avvenuto il 24
gennaio 2007, l'interessato ha preso parte unitamente ad altre persone ad un
traffico internazionale di stupefacenti per meri fini lucrativi. Egli ha
trasportato 206 kg di cocaina con grado di purezza del 74% dalla Bolivia in
Argentina, per poi imbarcarla, tramite un camper appositamente modificato, per
Dakar (Senegal) con destinazione finale Genova. La sostanza è stata infine
sequestrata dalle autorità spagnole il 23 gennaio 2007. Eloquenti, circa la gravità dell'infrazione, sono le considerazioni
esposte nella sentenza penale. La Corte penale ha infatti rilevato quanto segue:

"Non v'è
dubbio che l'accusato sapeva che stava partecipando alla preparazione di un
traffico di cocaina dall'America del Sud all'Europa. Infatti per questa sua
partecipazione al traffico, __________. gli aveva fatto la promessa di un
compenso di USD 100'000.–. Egli sapeva (...) che il suo compito era quello di guidare il
camper destinato al trasporto della cocaina. In tale contesto egli ha inoltre
svolto altre funzioni tra le quali quelle di fungere da tramite tra __________.
e __________. e, all'occorrenza, di trasmettere messaggi anche ad altre persone
finalizzati all'organizzazione del traffico" (consid. 5.7.6.). "RI
1 non poteva ignorare che il quantitativo era importante. Da un lato, egli
sapeva che la cocaina era destinata ad un'organizzazione criminale e
dall'altro, avendo assistito alle principali operazioni della realizzazione
dello stesso, operazioni lunghe, complesse e costose, non è plausibile che egli
abbia pensato che in simili circostanze il quantitativo doveva limitarsi a
pochi grammi di cocaina. Va inoltre rilevato che l'accusato ha egli stesso dichiarato
di aver trasportato sul camper in Bolivia due sacche contenenti circa 20-30
chili al momento della consegna della sostanza da parte dei fornitori peruviani"
(consid. 5.8.).

Il ruolo del RI 1 nel traffico non è stato considerato
marginale: "il predetto
ha assecondato __________. guidando anch'egli il furgone per migliaia di chilometri
e ha partecipato attivamente all'operazione di carico della cocaina nel camper:
operazioni essenziali alla realizzazione dell'infrazione". Con il suo comportamento,
egli non si è quindi limitato ad aiutare __________. a commettere un crimine,
ma ha "collaborato
intenzionalmente in modo determinante alla decisione e all'esecuzione del reato
così da apparirne" anch'egli come un protagonista
(consid. 5.7.10.1.). Come ha inoltre indicato la Corte penale, "se la cocaina sequestrata in
Spagna fosse entrata nel mercato, sarebbe stata messa in pericolo la salute di
un enorme numero di persone" (consid. 7.1.). 

 

Riguardo a quest'ultima condanna, bisogna
effettivamente ammettere che egli si è reso colpevole di azioni
delittuose estremamente gravi. Ora, i reati in materia di stupefacenti
non vanno sottovalutati, dal momento che toccano un settore particolarmente
sensibile dell'ordine pubblico. Rappresentano infatti un pericolo serio e concreto
per un interesse fondamentale della società, come la lotta al traffico di droga
e al diffondersi del suo consumo, nonché per un bene giuridico essenziale quale
la salute pubblica. La protezione della collettività di fronte allo sviluppo
del mercato della droga costituisce quindi un interesse pubblico preponderante
che giustifica di principio l'allontanamento dalla Svizzera degli stranieri
coinvolti in tali traffici, i quali devono pertanto attendersi provvedimenti di
questo tipo (DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; 122 II 433 consid. 2c; STF 2A.7/2004
del 2 agosto 2004, consid. 5.1).

 

4.2. Con il suo
modus operandi, l'insorgente ha quindi dimostrato di non volere o di non essere
in grado di adattarsi all'ordinamento vigente nel paese che lo ospita e di
essere un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica. Ritenuto inoltre che questi
gravi reati non sono lontani nel tempo, non si può nemmeno escludere una sua
ulteriore recidiva. Del resto, egli ha già un precedente penale proprio in tale
ambito, commesso in Canada e di cui le nostre autorità competenti in materia di
polizia degli stranieri sono venute a conoscenza soltanto tramite la sentenza
penale del 14 ottobre 2009. Invano egli tenta di minimizzare il suo precedente,
ponendo in evidenza che risale al 1993 (ricorso ad 2, pag. 3). Ritenuto che
egli ha già commesso un reato nel medesimo settore, la condanna del 1993 non
può essere ignorata ai fini del presente giudizio, tanto che anche la Corte
penale ne ha tenuto conto nel proprio giudizio: "RI 1 ha del resto già esperienza in questo
campo e la precedente condanna per traffico di cocaina non l'ha trattenuto in
alcun modo dal ricadere nello stesso tipo di reato" (consid. 7.3.). Va peraltro osservato che egli ha cessato la sua lunga attività
delittuosa, perpetrata peraltro solo per fini di lucro, unicamente a seguito
del suo arresto avvenuto il 24 gennaio 2007.

Il fatto che egli evidenzi di essere stato
liberato dopo avere espiato i 2/3 della pena, non impedisce la revoca o il mancato
rinnovo del permesso. Come ha già avuto modo di considerare il Tribunale
federale, l'atteggiamento tenuto durante la detenzione, come del resto
il fatto che una persona venga rilasciata condizionalmente, non può permettere
di concludere che il soggetto in questione non costituisca più un pericolo per
la società (DTF 130 II 176 consid. 4.3.3; STF 2C_542/2009 del 15 dicembre 2009
consid. 3.3 con rinvii). Il giudice penale considera in effetti primariamente
la situazione personale del condannato e le sue possibilità di risocializzazione,
mentre l'autorità amministrativa si prefigge di proteggere la sicurezza e
l'ordine pubblici (DTF 129 II 215 consid. 3.2; STF 2C_475/2009 del 26 gennaio
2010 consid. 4.2.2 e 2A.582/2006 del 26 febbraio 2007 consid. 3.6).

Infine, l'argomento secondo cui egli ha collaborato con gli
inquirenti e la sua buona condotta durante la carcerazione nell'ambito
dell'espiazione anticipata della pena (sentenza penale, consid. 7.3.), non va
nuovamente considerato nel presente giudizio, poiché di tale aspetto è già
stato tenuto conto nella commisurazione della pena inflittagli (STF 2A.468/2000
del 16 marzo 2001, consid. 4a).

 

4.3. Vista la gravità dei reati commessi, ritenuto
pure che non sono lontani nel tempo, si deve sostanzialmente convenire con il
Consiglio di Stato che l'insorgente rappresenta attualmente una minaccia
effettiva e sufficientemente grave per la società ai sensi della giurisprudenza
sgorgante dall'art. 5 dell'Allegato I all'ALC, tale da legittimare un
provvedimento come quello adottato dall'autorità di prime cure.

 

 

                                   5.   A questo
punto occorre verificare la proporzionalità della misura pronunciata dall'autorità
dipartimentale.

 

5.1. Una decisione di revoca oppure
di mancato rinnovo di un permesso di dimora o di domicilio si giustifica
soltanto se rispetta il principio della proporzionalità. In sostanza, occorre tener
conto della gravità della colpa, del tempo trascorso dal compimento di eventuali
reati, della durata del soggiorno in Svizzera e degli svantaggi incombenti sullo
straniero e sulla sua famiglia in caso di allontanamento (DTF 129 II 215 consid.
3.3 pag. 217; STF 2C_825/2008 del 7 maggio 2009 consid. 2). Se un permesso di soggiorno
è revocato perché è stato commesso un reato, il primo criterio per valutare la
gravità della colpa e per procedere alla ponderazione degli interessi è
costituito dalla condanna inflitta in sede penale. Conformemente alla giurisprudenza
sviluppata in base al diritto previgente, per ammettere la revoca (o la mancata
proroga) di un'autorizzazione di dimora o di domicilio devono essere poste
esigenze tanto più elevate quanto più lungo è il tempo vissuto in Svizzera (DTF
130 II 176 consid. 4.4.2 pag. 190 segg.; 125 II 521 consid. 2b). Se un provvedimento si giustifica ma risulta inadeguato alle
circostanze, alla persona interessata può essere rivolto un ammonimento, con la
comminazione di tale provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStr).

 

Nel caso in cui il provvedimento preso abbia
ripercussioni sulla vita privata e familiare ai sensi dell'art. 8 CEDU, che
consente a un cittadino straniero a determinate condizioni di opporsi all'eventuale
separazione dalla famiglia, occorre inoltre procedere ad un esame della
proporzionalità anche nell'ottica di questa norma. In questo senso, va tenuto conto della gravità del reato commesso, del comportamento
tenuto nel frattempo, del luogo d'origine dello straniero nonché della sua
situazione familiare. Vanno inoltre considerati la durata del rapporto
matrimoniale come pure altri elementi (nascita ed età di eventuali figli,
conoscenza da parte del coniuge della possibilità che, a causa dei delitti commessi,
la coppia non avrebbe eventualmente potuto vivere in Svizzera). Di rilievo sono
infine gli svantaggi che deriverebbero al partner o agli eventuali figli dal
fatto di dover, se del caso, seguire lo straniero all'estero (DTF 135 II 377
consid. 4.3.).

 

5.2. RI 1 ha
ottenuto un permesso di dimora in Svizzera il 15 novembre 2002. Al momento
della decisione dipartimentale, egli si trovava nel nostro Paese da 8 anni, di
cui oltre la metà trascorsi in carcere. In siffatte circostanze, non si può
certo considerare il suo soggiorno nel nostro Paese come di lunga durata. Ritenuto
poi che durante il periodo in cui è stato titolare di un permesso di soggiorno
ha ampiamente dimostrato la sua incapacità di adattarsi alle leggi del nostro
Paese, non si può certo ritenere che egli sia integrato in Svizzera. Nemmeno la
presenza della sua consorte gli ha impedito di commettere le diverse azioni
delittuose per cui è stato condannato. Bisogna anche tenere conto che il
ricorrente, cittadino italiano nato in Argentina, ha trascorso i suoi primi 48
anni di vita all'estero, dove ha pure lavorato. Un suo rientro già in Italia, segnatamente
nella fascia di confine dove le condizioni di vita sono simili a quelle in
Ticino, appare quindi esigibile. Del resto, prima di entrare in Svizzera, egli
abitava a __________ (prov. di __________).

Per quanto riguarda il rapporto con sua
moglie M__________, cittadina portoghese originaria di __________, dagli atti
risulta che dal giugno 1993 all'ottobre 1994 essa ha già vissuto in Italia in
provincia di __________, motivo per cui non si può escludere che possa seguire suo
marito in Italia qualora volesse continuare a vivere insieme a lui. Il
ricorrente sostiene per contro che la consorte, la quale lavora alle dipendenze
di un medico del __________, non potrebbe lasciare il nostro Paese in quanto
soffre di una grave forma di depressione (doc. B). Ora, il solo fatto che non
si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la Svizzera non
costituisce tuttavia un motivo sufficiente per accogliere il ricorso (DTF 120
Ib 129 consid. 4a; cfr. anche DTF 122 II 1 consid. 2). Del resto, tale
conseguenza è unicamente ascrivibile al grave comportamento tenuto dall'interessato
il quale, dopo circa 2 anni e mezzo di matrimonio, ha iniziato a commettere dei
reati talmente gravi, per di più unicamente per fini di lucro, da renderlo
indesiderato in Svizzera. Ritenuto che sussistono motivi di ordine e di
sicurezza pubblici atti a giustificare il mancato rinnovo del permesso di dimora
CE/AELS al ricorrente, questi deve in ogni caso sopportare le conseguenze del
suo comportamento. Va comunque ribadito che la misura presa nei
confronti di RI 1 non riguarda sua moglie M__________. Essa
ha pertanto la facoltà di continuare a soggiornare in Svizzera (sentenza
2C_475/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 4.2.3). Inoltre, come
ha indicato il Consiglio di Stato (consid. G.2), la misura intrapresa non
significa ad ogni modo una rottura completa dei loro contatti, poiché le loro relazioni
possono essere mantenute attraverso telefonate, in via scritta e tramite visite.

 

5.3. In conclusione, un'attenta ponderazione
di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionato il
provvedimento adottato dall'autorità inferiore anche sotto il profilo dell'art.
8 CEDU, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare, come pure
dell'art. 13 Cost., di analoga portata. Giova infatti ricordare che giusta
l'art. 8 n. 2 CEDU, un'ingerenza nell'esercizio del diritto al rispetto della
vita privata e familiare è ammissibile se è prevista dalla legge e se
costituisce una misura che, in una società democratica, è necessaria, tra
l'altro, per la protezione dell'ordine pubblico e per la prevenzione dei reati
(cfr. DTF 119 Ib 90 consid. 4b; 118 Ib 161 consid. d). Orbene, il rifiuto di
rinnovare il permesso di dimora CE/AELS al ricorrente persegue tali fini e scaturisce da una corretta ponderazione tra
l'interesse dello straniero a che egli possa continuare a risiedere in Svizzera
e l'interesse pubblico contrario.

 

 

                                   6.   In
siffatte circostanze, la Sezione della popolazione non ha pertanto disatteso le
disposizioni legali applicabili. Inoltre la decisione censurata non procede da
un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva
all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione
dell'adeguatezza della misura adottata, per cui la medesima dev'essere
confermata. Un semplice ammonimento non può quindi trovare applicazione nella
presente fattispecie.

 

 

7.Stante quanto precede, il ricorso va integralmente respinto. La
tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 LPamm).

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa e
le spese di giustizia, per complessivi fr. 1'000.–, già anticipate nella misura
di fr. 500.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente                                                      Il
segretario