# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 26a869dd-136a-5a7e-9031-c9b47914d093
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-10-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.10.2010 D-7006/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7006-2007_2010-10-12.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7006/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 2  o t t o b r e  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Martin Zoller, Gérald Bovier, 
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nata il (...),
Etiopia,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 14 settembre 2007 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7006/2007

Fatti:

A.
Il  2  agosto  2007,  l'interessata,  cittadina  etiope  di  etnia  oromo  con 
ultimo  domicilio  ad  B._______,  ha  inoltrato  una  domanda  d'asilo  in 
Svizzera.  Ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo 
(cfr. verbali d'audizione del 17 agosto 2007 [di seguito: verbale 1] e del 
30 agosto 2007 [di seguito: verbale 2]), di avere lasciato l'Etiopia nel 
(...) e di essersi recata in C._______, dove – grazie ad un visto valido 
un anno – avrebbe lavorato alle dipendenze di una famiglia del posto. 
Durante  un  soggiorno  in  Svizzera  nell'estate  del  (...)  con  detta 
famiglia, l'interessata ha inoltrato la sua domanda d'asilo. L'interessata 
ha  allegato  di  avere  lasciato  il  suo  Paese  d'origine  in  quanto,  in 
occasione di una visita in carcere ad un suo (...) anch'esso, come lei, 
simpatizzante del gruppo d'opposizione ONEG ("Oromo Netsa awchi 
Gimbar",  amarico  per  "Oromo  Liberation  Front"  [OLF];  di  seguito: 
ONEG), rispettivamente del gruppo "Mecha Tulema" (di seguito: MT), 
sarebbe stata percossa e messa in stato di fermo per una notte. Dopo 
tale episodio, la polizia le avrebbe fatto visita più volte al suo domicilio,  
al fine di controllare le sue attività e lo stesso poliziotto, che l'avrebbe 
percossa, l'avrebbe minacciata per strada, senza tuttavia né fermarla,  
né  picchiarla.  Inoltre,  un  suo  (...)  sarebbe  già  stato  imprigionato  in 
passato per motivi  a lei  sconosciuti. A detta sua, peraltro, gli  oromo 
sarebbero  discriminati,  non  potrebbero  parlare  la  loro  lingua  e 
spostarsi  liberamente. L'interessata  ha  allegato  di  essere  espatriata 
per non vivere con la paura di venire picchiata ed imprigionata. Quanto 
alla ragione per la quale avrebbe lasciato la famiglia (...), l'insorgente 
si  è  lamentata  del  lavoro  duro  che  avrebbe  dovuto  svolgere  per  la 
stessa.

B.
Il  14  settembre 2007,  l'UFM  ha  respinto  la  domanda  d'asilo 
dell'interessata.  Nel  contempo,  detto  Ufficio  ne  ha  pronunciato 
l'allontanamento dalla  Svizzera e ritenuto lecita,  esigibile e possibile 
l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Etiopia. 

C.
Il 15 ottobre 2007, l'interessata, per il tramite del suo patrocinatore, ha 
inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di 
seguito: il Tribunale) contro detta decisione dell'UFM. Ha chiesto, in via 
principale,  l'annullamento  del  provvedimento  impugnato,  in  via 

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subordinata la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
una  nuova  valutazione  e,  sussidiariamente,  la  concessione 
dell'ammissione provvisoria. Ha altresì chiesto di essere esentata dal  
pagamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo.

Quale  mezzo  di  prova  la  ricorrente  ha  allegato  al  gravame  un 
"Affidavit"  del  25  settembre  2007,  redatto  dall'Ufficio  regionale 
europeo dell'ONEG a Berlino.

D.
Tramite  decisione  incidentale  del  2  novembre  2007,  il  Tribunale  ha 
autorizzato l'insorgente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione 
della procedura ed ha rinunciato a prelevare un anticipo a copertura 
delle presumibili  spese processuali. Nel contempo, ha altresì invitato 
l'autorità inferiore ad esprimersi sul ricorso.

E.
L'UFM  ha  inoltrato  le  proprie  osservazioni  al  ricorso  in  data 
15 novembre 2007, proponendo la reiezione del gravame. 

F.
Tramite  scritto  del  30 novembre 2007,  la  ricorrente ha replicato  alle 
osservazioni dell'UFM.

G.
In data 27 ottobre 2009, la ricorrente ha versato agli  atti  tre ulteriori 
mezzi  di  prova:  un  "Affidavit"  del  21  aprile  2009  redatto  dall'Ufficio 
regionale  europeo  dell'ONEG  a  Berlino,  una  copia  del  contratto  di  
lavoro, stipulato dalla ricorrente con una ditta di pulizie di D._______ 
nel maggio del 2007 o – stando ad una correzione apportata a mano 
sul documento – del 2009, e delle fotografie ritraenti la ricorrente nelle 
vicinanze della bandiera dell'ONEG.

Diritto: 

1.

1.1 Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  
Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS 
173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998 [LAsi,  RS 

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142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 
2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Secondo l'art. 6 LAsi,  le  procedure in  materia d'asilo  sono rette 
dalla  Legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del 
20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla LTAF e dalla LTF, in quanto 
la LAsi non preveda altrimenti.

2.
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
di ammissibilità di cui agli artt. 48 cpv. 1, 50 e 52 PA.

3.

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano. 

4.
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv. 4  PA) o  dai  considerandi  del 
provvedimento  litigioso  (v. Sentenza del  Tribunale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.
Nella decisione impugnata, l'UFM ha ritenuto inverosimili le allegazioni 
rilevanti  in  materia  d'asilo  dell'interessata,  in  quanto  contraddittorie, 
stereotipate, vaghe e, in parte, rese solo tardivamente nel corso del 
procedimento.  Concretamente,  a  mente  dell'autorità  inferiore,  la 
ricorrente si sarebbe contraddetta in merito ad aspetti centrali del suo 
racconto, quali la frequenza delle sue visite all'(...) dopo il  pestaggio 
subito, la data dell'arresto di tale (...), il suo ruolo all'interno del gruppo 
ONEG, rispettivamente  del  gruppo MT, di  semplice  simpatizzante  o, 
invece,  quale  membro  attivo  e,  infine,  i  motivi  per  i  quali  avrebbe 
lasciato la famiglia (...) durante un soggiorno in Svizzera. Inoltre, il non 
essere  stata  in  grado  di  precisare  la  funzione  (poliziotto  o  militare) 

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dell'uomo che l'avrebbe percossa ed incarcerata, risulterebbe non solo 
dubbio, ma anche strano, considerato che, successivamente, avrebbe 
subito minacce sempre dalla stessa persona. Peraltro, ritenuto che, di  
norma, una persona che è effettivamente perseguitata comunica tutte 
le  ragioni  che  hanno  determinato  il  suo  espatrio  il  più  velocemente 
possibile  all'autorità  alla  quale chiede protezione e che la  ricorrente 
avrebbe addotto  unicamente  in  sede di  audizione federale,  pertanto 
tardivamente  ed  in  maniera  inattendibile,  le  minacce  come  pure  le 
percosse  subite  da  lei  e  dalla  sua  famiglia  durante  una  visita  in  
ospedale,  le  dichiarazioni  della  ricorrente  non  adempirebbero  le 
condizioni di verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi, ragione per cui la  
sua  domanda  d'asilo  sarebbe  da  respingere  e  la  questione  della 
rilevanza,  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi,  dei  motivi  d'asilo  da  lei  addotti 
potrebbe  rimanere  aperta.  Infine,  l'esecuzione  dell'allontanamento 
sarebbe da ritenere ammissibile,  esigibile  e possibile. In  particolare, 
né  la  situazione politica  in  Etiopia,  né la  situazione  personale  della 
ricorrente si opporrebbero ragionevolmente ad un suo ritorno in Patria.

6.
Nel gravame, la ricorrente, richiamati in parte i fatti presentati in sede 
di  audizione,  riporta  le  contraddizioni  riscontrate  dall'UFM  ad 
incomprensioni  linguistiche,  considerato che la  lingua delle  audizioni 
(amarico) non coinciderebbe con la sua lingua madre (l'afaan oromo). 
Le  allegazioni  che  l'UFM  ritiene  vaghe,  poi,  riguarderebbero  eventi 
minori,  non  rilevanti  nel  giudizio  d'inverosimiglianza.  Difatti,  non 
sarebbe assolutamente determinante il fatto che la ricorrente non sia 
stata  in  grado  di  indicare  la  funzione  della  persona  che  l'avrebbe 
picchiata, tanto più che non sarebbe esperta di cose politiche, bensì 
una  semplice  simpatizzante  dell'ONEG.  In  aggiunta,  l'affermazione, 
definita tardiva dall'UFM, circa l'ospedalizzazione del (...) in seguito ad 
un incidente automobilistico, in occasione della quale l'intera famiglia 
avrebbe subito minacce di morte ed il (...) sarebbe stato percosso al  
punto  di  necessitare  cure,  andrebbe  ridimensionata,  visto  che  la 
ricorrente  avrebbe  menzionato  l'accaduto  già  in  sede  di  prima 
audizione, dichiarando: "In precedenza mio (...) era stato incarcerato. Il 
giorno in cui l'hanno rilasciato l'hanno picchiato tanto che ha perso un 
occhio". Dato che il racconto della ricorrente sarebbe da considerarsi 
verosimile,  la  decisione  impugnata  si  fonderebbe  pertanto  su  un 
accertamento  incompleto  ed  inesatto  dei  fatti  rilevanti  ed  andrebbe 
annullata. Per quanto  attiene  all'esigibilità  dell'esecuzione  del  rinvio, 
l'autorità  inferiore,  motivando  succintamente  detto  aspetto,  non 

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avrebbe svolto l'esame di proporzionalità in merito agli interessi, da un 
lato,  della  ricorrente  ad  una  permanenza  in  Svizzera  e,  dall'altro,  a 
quelli  della  Svizzera ad un suo allontanamento. Infine,  la  situazione 
umanitaria in Etiopia sarebbe precaria, ritenute ad esempio la povertà 
e l'insufficienza alimentare vigenti nell'intero Paese e l'assenza di un 
sistema di sicurezza sociale. 

7.
Nella risposta  al ricorso, l'UFM ha sottolineato che l'argomento della 
ricorrente,  secondo  cui  le  contraddizioni  sollevate  sarebbero  da 
riportare ad incomprensioni linguistiche, non potrebbe essere ritenuto. 
Difatti, da un lato, la precisione delle risposte contradittorie rese dalla 
ricorrente  (ad  esempio  circa  le  circostanze  delle  visite  all'(...)  in 
carcere,  la  loro  frequenza  ed  il  periodo)  starebbe  già  di  per  sé  a 
dimostrare che i termini dell'allora discorso fossero chiari ad entrambe 
le  parti  ed  esenti  da  incomprensioni. Dall'altro  lato,  la  risposta  della 
ricorrente, resa quando confrontata ad una determinata contraddizione 
nel suo racconto (ovvero: "Non ho capito"), si riferirebbe chiaramente 
alla domanda posta in quell'istante e non, come vorrebbe far credere 
la  ricorrente,  alla  domanda  a  monte  della  contraddizione  sollevata, 
ragione per cui non si potrebbe parlare di incomprensione linguistica. 
Peraltro,  l'insorgente  avrebbe  confermato  di  parlare  molto  bene 
l'amarico e, ad audizione terminata, di avere capito bene l'interprete, 
sottoscrivendo  con  la  propria  firma  le  dichiarazioni  rilasciate,  senza 
contestarle  in  alcun  modo.  Per  quanto  attiene  all'argomento  della 
ricorrente, secondo cui ella non avrebbe apportato tardivamente alcun 
motivo  d'asilo,  non  sarebbe  assolutamente  pertinente,  in  quanto 
riguarderebbe un evento che l'UFM, al considerando 3 della decisione 
impugnata,  non  avrebbe  nemmeno  menzionato.  Il  mezzo  di  prova 
allegato, poi, facendo menzione dell'ONEG, sarebbe in contraddizione 
con le dichiarazioni della ricorrente, la quale avrebbe invece sempre 
nominato il gruppo MT quale gruppo a cui avrebbe aderito, ragione per 
cui  non sarebbe di  natura tale ad invalidare le conclusioni  dell'UFM. 
Infine, circa l'esecuzione dell'allontanamento, detto Ufficio ha rinviato 
al  provvedimento  impugnato,  ritenendo  di  avere  esaminato 
esaustivamente la questione.

8.
Nella  replica,  la  ricorrente  sottolinea  che,  sebbene  non  abbia 
formalmente  sollevato  l'incomprensione  linguistica,  questa  sarebbe 
un'ipotesi  alquanto  verosimile,  considerata  la  natura  stessa  delle 

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contraddizioni sollevate dall'UFM. Le versioni da lei rese nello spazio 
di  pochi  minuti,  circa  la  data  dell'arresto  dell'amico,  difatti, 
contrasterebbero tra loro per giorno e mese, ma farebbero comunque 
sempre riferimento al  1996. Inoltre, l'UFM non avrebbe posto alcuna 
domanda concreta per sciogliere le divergenze riscontrate. Le stesse, 
non essendosi  svolta l'audizione nella  lingua madre della  ricorrente, 
non si  potrebbero che far risalire ad incomprensioni linguistiche. Per 
quanto  attiene  al  documento  versato  agli  atti,  che  secondo  l'UFM 
sarebbe  in  contraddizione  con  le  sue  dichiarazioni,  la  ricorrente 
sottolinea  come il  gruppo  MT sarebbe  un'associazione  strettamente 
legata  all'ONEG,  rispettivamente  un  suo  sottogruppo.  Pertanto 
sarebbe  verosimile  che  –  al  suo  scoglimento  nel  2004  –  chi  era 
simpatizzante  dell'associazione  fosse  contemporaneamente 
identificato  quale  simpatizzante  dell'ONEG.  In  altre  parole,  essere 
simpatizzante di MT corrisponderebbe a dire di essere simpatizzante 
dell'ONEG, ragione per cui nelle dichiarazioni della ricorrente su tale 
aspetto non vi sarebbe alcuna contraddizione. 

9.
Preliminarmente, la censura ricorsuale secondo cui  le contraddizioni 
sollevate dall'UFM nel racconto della ricorrente sarebbero da riportare 
ad  incomprensioni  linguistiche,  non  può  essere  condivisa.  La 
ricorrente, difatti, non ha mai accennato di non capire quanto le fosse 
stato  chiesto,  rispettivamente  di  non  intendere  bene  l'interprete, 
benché  avesse  avuto,  ad  ogni  stadio  delle  audizioni,  la  facoltà  di 
chiedere un'interruzione delle stesse o la rettifica della traduzione resa 
dall'interprete.  Durante  la  prima  audizione,  poi,  ha  dichiarato  di 
possedere  conoscenze  molto  buone  dell'amarico  e  di  avere  capito 
bene  l'interprete  (cfr.  verbale  1,  pagg. 2  e  8).  Inoltre,  ad  audizione 
avvenuta e dopo aver preso conoscenza con corrispettiva traduzione 
delle dichiarazioni verbalizzate, la ricorrente ha apportato la sua firma 
in  calce  ai  protocolli,  confermando  appieno  quanto  allegato  ed 
accettando  nel  contempo  le  modalità  con  cui  si  sono  svolte  le 
audizioni, ivi compresa la traduzione da parte dell'interprete preposto. 
Peraltro,  come  rettamente  indicato  dall'autorità  inferiore,  la  risposta 
"Non  ho  capito"  alla  domanda  D67  della  seconda  audizione 
(cfr. verbale 2, pag. 6, D67) si riferisce indubbiamente a tale domanda, 
e  non  alle  affermazioni  contraddittorie  antecedentemente  rese  dalla 
ricorrente  ed  alle  quali  l'UFM,  in  tale  frangente,  stava  facendo 
riferimento.  Questo,  per  di  più,  risulterebbe  anche  dalle  risposte 
seguenti  della  ricorrente,  che  non  fanno  riferimento  ad  eventuali 

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incomprensioni  linguistiche  durante  l'audizione,  bensì  si  riferiscono 
senz'ombra di dubbio alla domanda D67 (cfr. verbale 2, pag. 6, D68-
70).  Infine,  dai  protocolli  di  audizione  emerge  che  la  ricorrente  ha 
saputo rispondere in maniera, se non sempre del tutto chiara, per lo 
meno coerente in relazione alle domande postele.

10.

10.1 Sono rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

10.2 Chiunque  domanda asilo  deve provare  o  per  lo  meno rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi delle dichiarazioni determinanti  
rese da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un 
grado di convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante 
sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti  secondaria 
(v.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 
ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 n. 21).  In  altri  termini,  le 
dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni, 
precise,  ovvero  non  generiche  e  non  suscettibili  di  diversa 
interpretazione (altrettanto o più verosimile),  e concordanti,  o meglio 
non in  contrasto fra loro  e nemmeno con altri  dati  o  elementi  certi.  
Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  dev'essere  il  frutto  di  una 
valutazione  complessiva,  e  non  esclusivamente  atomizzata,  delle 
singole  allegazioni  decisive,  in  modo  da  consentire  di  limitare  al 
minimo il  rischio dell'approssimazione, ovvero il  pericolo di fondare il 
giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica, 
semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (v.  GICRA  2005  n.  21 
consid. 6.1).

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11.

11.1 Le dichiarazioni  rilevanti  in  materia d'asilo  rese dalla  ricorrente 
sono  in  parte  contraddittorie  tra  loro,  tardive  come  pure  non 
corroborate da elementi di seria consistenza, e, pertanto, non atte a 
dimostrare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato.

In particolare, le allegazioni dell'insorgente sono discordanti in merito 
ad  elementi  centrali  del  racconto  a  sostegno  della  sua  domanda 
d'asilo. Difatti, l'insorgente si è contraddetta in merito alla durata della 
detenzione dell'(...)  presso la  cosiddetta  "stazione di  polizia  n. (...)", 
durata  tre  (cfr.  verbale  1,  pag.  6),  rispettivamente  due  mesi 
(cfr. verbale 2, pag. 4, D30). Lo stesso dicasi per quanto attiene alle 
modalità  del  suo  fermo:  secondo  una  prima  versione,  un  poliziotto 
l'avrebbe  colpita  al  seno,  per  poi  rinchiuderla  in  una  cella 
(cfr. verbale 1,  pagg.  5-6),  invece,  secondo  un'altra  versione,  un 
poliziotto  l'avrebbe  dapprima  fatta  entrare  in  una  cella,  per 
successivamente  picchiarla  al  seno  e,  mentre  lei  era  a  terra, 
calpestarla sul dorso, rispettivamente per colpirla diverse volte in tutto 
il corpo (cfr. verbale 2, pag. 3, D16-17). Anche raccontando l'incontro 
in strada col poliziotto che l'avrebbe percossa in cella la ricorrente ha 
reso versioni discordanti: secondo una prima versione sarebbe stata 
controllata e minacciata di fermo dallo stesso, ma non trattenuta, né 
fermata (cfr. verbale 1, pagg. 5-6), mentre che, secondo una seconda 
versione,  lo  scontro  non  sarebbe  stato  solo  verbale,  bensì  anche 
fisico, essendo stata, oltre che minacciata, pure afferrata per i vestiti  
dal  poliziotto  e  strattonata  (cfr. verbale  2,  pag.  4,  D36).  Peraltro, 
interrogata sulle attività politiche svolte in Etiopia, la ricorrente ha reso  
dichiarazioni  non  convincenti  sotto  due  aspetti:  in  merito  al  ruolo 
rivestito  all'interno  del  gruppo  politico  di  opposizione,  si  è  difatti 
definita  simpatizzante  durante  la  prima  audizione  (cfr. verbale 1, 
pag. 6), per poi, nell'audizione seguente, dichiararsi membro attivo e 
correggersi subito dopo asserendo di non esserne stata membro, ma 
di  aver  comunque  partecipato  a  tutte  le  sue  attività  (cfr. verbale  2, 
pag. 5,  D43); inoltre,  se  nella  prima audizione ha indicato  di  essere 
simpatizzante del gruppo ONEG (cfr. verbale 1, pag. 6), nell'audizione 
federale  non  ha  mai  accennato  a  tale  organizzazione,  parlando 
sempre, in tale contesto, del gruppo MT (cfr. verbale 2, pag. 5, D44), e 
affermando di aver menzionato il gruppo MT anche nell'audizione del 
17 agosto 2007 (cfr. verbale 2, pag. 7, D73). Inoltre, anche il fatto che 
la ricorrente non sia stato in grado di indicarne con precisione la data 

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dello  scioglimento  imposto  dal  governo  etiope,  benché  abbia 
dichiarato  di  partecipare  a  tutte  le  attività  del  gruppo  MT,  intacca 
seriamente la sua credibilità e mette in dubbio l'allegata attività politica  
in Etiopia.

Come  rettamente  riconosciuto  dal'UFM,  poi,  l'insorgente  ha 
menzionato  tardivamente  ulteriori  aspetti  centrali  della  sua  vicenda 
che  l'avrebbero  spinta  a  lasciare  l'Etiopia.  Trattasi,  da  un  lato, 
dell'asserita  discriminazione  che  dovrebbero  subire  gli  Oromo  in 
Etiopia,  per la quale non potrebbero esprimersi  nella loro lingua,  né 
spostarsi  liberamente  nel  Paese  (cfr. verbale  2,  pag. 5,  D41-42),  e, 
dall'altro  lato,  dell'ospedalizzazione  del  (...)  in  seguito  ad  un  suo 
incidente. In occasione della stessa, alla famiglia della ricorrente non 
solo sarebbe stata negata l'entrata al nosocomio in ragione della loro 
etnia, ma la medesima sarebbe stata minacciata di morte dal poliziotto  
preposto alla guardia dello stabile (cfr. verbale 2, pag. 5, D41). Benché 
ci  si  potrebbe aspettare  che tutti  i  motivi  d'asilo  siano per  lo  meno 
accennati  in  sede  di  prima  audizione  dal  richiedente  l'asilo,  nella 
fattispecie entrambi i motivi d'asilo menzionati sono stati addotti dalla 
ricorrente  unicamente  in  sede  di  audizione  federale.  Al  contrario  di 
quanto vorrebbe far credere la ricorrente (cfr. ricorso pag, 4), difatti, le 
allegazioni in merito all'incarcerazione del (...)  e la sua perdita di un 
occhio  dopo  un  pestaggio  (cfr.  verbale  1,  pag.  6)  non  riguardano 
l'evento  dell'ospedalizzazione  menzionato  poc'anzi.  Il  Tribunale, 
sposando in tal guisa il punto di vista dell'UFM, reputa palese il fatto 
che si tratti  piuttosto di  due episodi del tutto estranei tra loro e che, 
pertanto,  la  ricorrente  abbia  ommesso  di  presentare  i  suoi  motivi  
d'asilo integralmente già in occasione dell'audizione sommaria sui fatti, 
rispettivamente,  menzionandoli  unicamente  in  sede  di  seconda 
audizione, li abbia fatti valere tardivamente. Per quanto attiene infine al 
motivo  d'asilo  apportato  dalla  ricorrente,  secondo  cui  le  persone 
appartenenti all'etnia Oromo sarebbero discriminate, il Tribunale rileva 
che le persone di detta etnia, che non si espongono politicamente, non 
hanno a  temere alcuna persecuzione rilevante  in  materia  d'asilo  da 
parte delle autorità etiopi. In altre parole, l'appartenza all'etnia Oromo, 
come del resto un soggiorno in Svizzera, non giustificano di per sé la 
concessione della  qualità  di  rifugiato (cfr. Sentenze del  Tribunale  D-
8111/2008  del   25 giugno  2010  consid.  4.4  e  D-1033/2008  del  31 
agosto 2009 consid. 5.3.2). 

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11.2 In  merito  ai  due  "Affidavit"  dell'Ufficio  regionale  europeo 
dell'ONEG a Berlino, versati agli atti in sede ricorsuale, entrambi non 
menzionano – in contraddizione con le allegazioni della ricorrente rese 
durante la seconda audizione – un suo impegno politico a favore del 
gruppo  MT,  bensì  dichiarano  che  la  stessa  sarebbe  stata  invece 
sostenitrice, rispettivamente membro attivo dell'ONEG. La questione a 
sapere se l'asserzione nella replica, secondo cui chi era simpatizzante 
di  MT al  suo scioglimento  nel  2004 sarebbe automaticamente  stato 
identificato  anche  come  simpatizzante  dell'ONEG  (cosa  che 
spiegherebbe il riferimento, negli "Affidavit", solamente a quest'ultimo 
gruppo),  corrisponda  al  vero,  può  del  resto  essere  lasciata  aperta, 
ritenuto  che,  in  ogni  caso,  la  ricorrente  non  ha  saputo,  in  sede 
ricorsuale, circostanziare in alcun modo né quanto addotto in sede di  
audizione, né le dichiarazioni contenute negli "Affidavit". Inoltre, per le 
medesime  ragioni,  il  fatto  che  l'"Affidavit"  più  recente  definisce  in 
generale la ricorrente non più come semplice sostenitrice, ma quale 
membro  attivo  dell'ONEG,  nulla  cambia  a  quanto  precedentemente 
esposto.  Pertanto,  dagli  atti  non  emerge  che  la  ricorrente  abbia  a 
temere  persecuzioni  rilevanti  in  materia  d'asilo  in  caso  di  rientro  in 
Etiopia  (cfr.  Decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  [DTAF] 
2009/28 consid. 7.1). Di  nessun aiuto sono pure le  foto versate agli 
atti. Difatti, sebbene ritraggano la ricorrente sempre in vicinanza della 
bandiera dell'ONEG ed in un contesto indubbiamente filo-ONEG, non 
presentano elementi che permettono di ammettere né che fosse attiva 
politicamente in detto o altro gruppo, né che abbia rivestito o rivesta 
un ruolo di attivista politica dall'importanza tale da apparire, agli occhi 
delle autorità etiopi, un serio pericolo per il regime. 

11.3 Da quanto esposto discende che,  sebbene una vicinanza della 
ricorrente all'ambiente Oromo non può essere esclusa, i motivi addotti 
a  sostegno  della  sua  domanda  d'asilo  non  sono  atti  a  rendere 
verosimile (art. 7 LAsi) che la stessa sia stata o sarebbe, in caso di 
rientro in Etiopia, esposta ad atti persecutori rilevanti in materia d'asilo 
da parte delle autorità etiopi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Ne consegue che,  
sui  punti  di  questione  del  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato, 
rispettivamente della concessione dell'asilo, il ricorso non merita tutela 
e la decisione impugnata è confermata. 

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12.

12.1 Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio 
federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne 
ordina  l'esecuzione.  Tiene  però  conto  del  principio  dell'unità  della 
famiglia (art. 44 cpv. 1 LAsi).

12.2 La ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi,  art.  44  cpv.  1  LAsi,  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311];  GICRA  2001  n.  21 
consid. 9-11).

12.3

12.3.1 Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri 
(LStr, RS  142.20) prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv.  3), 
esigibile  (cpv.  4)  e  possibile  (cpv.  2).  Per  l'esame  della  possibilità, 
dell'ammissibilità e dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento è 
determinante la situazione al momento della presa di decisione.

12.3.2 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  11  del  presente 
giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 
Etiopia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della  
Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101), 
l'art. 33 della Convenzione sullo statuto die rifugiati del 28 luglio 1951 
(Conv.,  RS 0.142.30),  l'art. 5  LAsi  (divieto  di  respingimento) nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr.

La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nel principio 
del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del  rimpatrio,  in  particolare  l'art.  3  della  Convenzione  del 
4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà 
fondamentali (CEDU; RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la 
tortura ed altre pene o trattamenti  crudeli,  inumani  o degradanti  del 
10 dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali 
disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete 
ragioni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese 

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verso  il  quale  sarà  allontanato,  a  dei  trattamenti  contrari  a  dette 
disposizioni. Spetta all'interessato di  rendere plausibile  l'esistenza di 
siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto, né dalle dichiarazioni della ricorrente, né dagli atti  
emergono seri indizi secondo cui essa possa essere esposta, in caso 
di rimpatrio, al rischio reale ed immediato ("real risk") di un trattamento 
contrario a siffatte disposizioni (cfr. GICRA 2001 n. 16 consid. 6a con 
relativi riferimenti). In altri termini, l'insorgente non ha saputo fornire un 
insieme d'indizi,  oppure presunzioni,  sufficientemente gravi,  precisi  e 
concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti 
che  si  ritengono  contrari  alle  norme  legali  precitate.  La  situazione 
generale vigente in  Etiopia quo ai  diritti  umani,  infine,  non permette 
neanch'essa  di  definire  l'esecuzione  dell'allontanamento  come 
inammissibile.

Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle 
norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 

12.3.3 In  merito  all'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento,  in 
Etiopia non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o 
di  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme  della  popolazione 
sull'integralità  del  territorio  nazionale  e,  in  particolare,  persone 
appartenenti  all'etnia  degli  Oromo  (cfr.  Sentenze  del  Tribunale  D-
8111/2008  del  25  giugno  2010  e  D-2555/2007  del   23 aprile  2010; 
GICRA 1998 n. 22). 

In aggiunta, quanto alla situazione personale della ricorrente, dagli atti 
risulta che è (...), (...) e (...). Ha trascorso gli anni decisivi dell'infanzia 
e della gioventù nel suo Paese d'origine, dove peraltro vi ha terminato 
una formazione di (...) e (...) ed ha imparato l'(...) (cfr. verbale 1, pag. 
2). Prima dell'espatrio, viveva nella casa di proprietà della famiglia ed  
è  stata  mantenuta  dai  (...),  che  lei  stessa  definisce  benestanti  (cfr. 
ibidem). Oltre a quest'ultimi, in Patria dispone di quattro (...) e due (...)  
(cfr.  verbale  1,  pag.  3).  Pertanto,  si  può  ammettere  che  essa, 
nonostante la sua assenza dall'Etiopia per diversi anni, sarà in grado, 
facendovi rientro, di ricostruirsi un'esistenza, se del caso anche grazie 
all'aiuto  dei  suoi  familiari.  Vi  è  dunque  motivo  di  formulare  una 
prognosi favorevole con riferimento alle effettive possibilità di un suo 
adeguato reinserimento sociale e professionale in detto Paese. 

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Del  resto,  irrilevante  è  l'allegazione  ricorsuale  secondo  cui  la 
situazione  umanitaria  in  Etiopia  sarebbe  da  considerarsi  precaria, 
vista  la  povertà  vigente,  l'insufficienza  alimentare  nell'insieme  del 
Paese  e  l'assenza  di  un  sistema  statale  di  sicurezza  sociale  (cfr.  
ricorso pag. 4). Difatti, difficoltà socio-economiche a cui è confrontata 
la  maggiore  parte  della  popolazione  non  sono  sufficienti  per 
ammettere una situazione minacciante l'esistenza (cfr. GICRA 2005 n. 
24 consid. 10.1).

Peraltro, considerato che la ricorrente vive in Svizzera da soli tre anni, 
non la soccorre in tale contesto la presentazione del contratto di lavoro 
come impiegata delle pulizie presso una ditta di D._______.

Inoltre,  la  ricorrente  non  ha preteso nel  gravame di  soffrire  di  gravi 
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24), senza che ad un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua 
permanenza in Svizzera per motivi medici.

In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento 
è ragionevolmente esigibile nella fattispecie.

12.3.4 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  
Infatti,  l'insorgente,  disponendo  già  del  passaporto,  usando  della 
dovuta  diligenza  potrà  procurarsi  ogni  documento  necessario  al 
rimpatrio  (art.  8  cpv.  4  LAsi).  L'esecuzione  dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile.

12.3.5 Di conseguenza, anche in materia d'allontanamento e relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata.

13.
Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità d'esito 
favorevole,  la  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della 
dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA).

14.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 

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(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda d'assistenza giudiziaria è respinta.

3.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del 
Tribunale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presenta 
sentenza. 

4.
Comunicazione a: 

- rappresentante della ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino 
di versamento)

- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 
interno; in copia)

- E._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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