# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7001ceca-f564-5f7d-a16f-753dc7f57aa2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-06-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 10.06.2000 11.1998.193
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-193_2000-06-10.html

## Full Text

Incarto n.

  11.1998.00193

  	
  Lugano

  10 giugno
  2000/ld

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.__._____ (modifica
di sentenza di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Locarno Città
promossa con petizione del 28 gennaio 1998 da

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________, nata __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

giudicando ora sul decreto cautelare del 10
novembre 1998 con cui il
Pretore ha respinto un’istanza dell’attore contestuale alla petizione;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:      1. Se dev’essere accolta l’appellazione
del 23 novembre 1998 presentata da __________ __________ contro il decreto
cautelare emesso il 10 novembre 1998 dal Pretore della giurisdizione di Locarno
Città;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con sentenza del 27 luglio 1989 il Pretore della giurisdizione di
Locarno Città ha pronunciato il divorzio tra __________ __________ (1942) e
__________ nata __________ (1945). La convenzione sugli effetti accessori del
divorzio omologata con la sentenza prevedeva, fra l'altro, l'obbligo per il
marito di versare alla moglie un contributo alimentare indicizzato di fr.
6000.– mensili vita natural durante.

 

                                  B.   Il
28 gennaio 1998 __________ __________ ha promosso contro __________ __________
un'azione di modifica della sentenza di divorzio davanti allo stesso Pretore
per ottenere la liberazione dal pagamento di ogni contributo alimentare dopo il
1° gennaio 1998. In via cautelare egli ha instato perché l'obbligo alimentare
fosse sospeso fino alla decisione di merito. All’udienza del 18 marzo 1998
Pietro __________ ha precisato la domanda cautelare, postulando anzi la
sospensione con effetto retroattivo dal 1° gennaio 1998. __________ __________
si è opposta all'istanza. Esperita l’istruttoria, le parti non hanno presentato
conclusioni e hanno rinunciato alla discussione finale. Statuendo il 10
novembre 1998, il Pretore ha respinto l’istanza  cautelare. Le spese, con una
tassa di giustizia di fr. 150.–, sono state poste a carico dell'istante, tenuto
a rifondere alla convenuta fr. 300.– per ripetibili.

 

                                  C.   Contro
il citato decreto __________ __________ è insorto con un appello del 23
novembre 1998 nel quale chiede che, in riforma del querelato giudizio, sia
sospesa l'esecutività dell'obbligo alimentare verso la convenuta. Nelle sue
osservazioni del 4 gennaio 1999 __________ __________ propone di respingere
l'appello e di confermare il decreto del Pretore. In seguito all'entrata in
vigore del nuovo diritto del divorzio, con ordinanza del 15 maggio 2000 il
giudice delegato di questa Camera ha invitato le parti a formulare eventuali
osservazioni sui temi toccati dalla modifica legislativa. Le parti si sono
confermate nelle rispettive domande.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La convenuta contesta preliminarmente la tempestività dell'appello.
Ora, le misure provvisionali nell'ambito di azioni intese alla modifica di
sentenze di divorzio sono trattate con la procedura sommaria degli art. 376
segg. CPC, sicché l'appello è possibile entro dieci giorni dalla notifica del
decreto (art. 308 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie il decreto, intimato l'11
novembre 1998, è stato ritirato dal patrocinatore dell'istante il giorno
successivo. Il termine di ricorso scadeva pertanto domenica 22 novembre 1998.
Come risulta dal timbro apposto sulla busta di spedizione, il plico contenente
l’appello è stato consegnato alla posta lunedì 23 novembre 1998. Il ricorso è
dunque tempestivo (v. art. 131 cpv. 3 CPC).

 

                                   2.   Per l'art. 7a cpv. 3 tit. fin. CC la modifica di una
sentenza di divorzio è retta dalla legge anteriore, fatte salve le disposizioni
relative ai figli e alla procedura. Il diritto anteriore continua ad applicarsi,
quindi, alla modifica di contributi alimentari in favore del coniuge divorziato
(Leuenberger in: Praxiskommentar Scheidungsrecht,
Basilea 2000, n. 8 ad art. 7a-7b tit. fin. CC; Geiser in: Vom alten zum neuen Scheidungsrecht,
Berna 1999, pag. 251 n. 6.06). In concreto l'azione verte sulla soppressione
del contributo alimentare per l'ex moglie stabilito in una convenzione sugli
effetti accessori del divorzio omologata con sentenza del 27 luglio 1989 (doc.
A). Dal profilo sostanziale la causa soggiace dunque al diritto vigente prima
della modifica legislativa del 26 giugno 1998. Gli aspetti procedurali sono
disciplinati per converso dal nuovo diritto (cfr. Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht,
Zurigo 1999, n. 11 ad art. 7a tit. fin. CC; Leuenberger, op. cit., n. 9 ad art. 7a-7b tit.
fin. CC). Donde l'applicazione dell'art. 137 cpv. 2 CC per quel che concerne
l'adozione di eventuali misure provvisionali.

 

                                   3.   L’art. 153 cpv. 2 vCC stabilisce che il coniuge obbligato a fornire
una rendita a titolo di alimenti può domandare di esserne liberato o che sia
ridotta quando il bisogno più non esista o sia sensibilmente diminuito, come
pure quando le condizioni economiche del debitore più non corrispondano all’importo
della rendita. Presupposto per la soppressione o la riduzione della somma è che
dal profilo economico le circostanze siano cambiate in modo ragguardevole,
duraturo e non prevedibile all’epoca in cui la rendita era stata fissata (DTF
117 II 363 consid. 3 in fine). Inoltre la modifica del contributo non deve
dipendere da decisioni unilaterali del debitore, ma da circostanze oggettive
(DTF 121 III 299 consid. 3b).

 

                                   4.   Introdotta
l’azione di modifica, le misure provvisionali sono disciplinate per analogia dall'art.
137 cpv. 2 CC (Leuenberger, op.
cit., n. 3 ad art. 137 CC; Spühler, Neues
Scheidungsverfahren, Zurigo 1999, pag. 86 in basso), norma che riprende l’art.
145 cpv. 2 vCC (Sutter/Freiburghaus, op.
cit., n. 1 ad art. 137 CC). Ciò non toglie che nell’ambito di un’azione intesa
alla modifica di una sentenza di divorzio la riduzione – e a maggior ragione la
soppressione – a titolo provvisionale del contributo alimentare si giustifica
solo in casi urgenti e in circostanze particolari (Spühler, loc. cit.; Rep. 1997 pag. 18 nel mezzo con
riferimenti). Tale è il caso, ad esempio, quando una chiara situazione economica
non permetta ragionevolmente di pretendere dall'obbligato che continui a
corrispondere la rendita per la durata del processo (DTF 118 II 229 consid. 3b;
Rep. 1989 pag. 131 in fondo). Nel dubbio, la disciplina adottata dal giudice
del divorzio va mantenuta (Spühler, op.
cit., pag. 87 in alto).

 

                                   5.   In
concreto il Pretore ha ritenuto inammissibile la richiesta cautelare volta a
sospendere l'obbligo alimentare fino alla decisione di merito sulla modifica
del contributo poiché tale misura esula dalle sue competenze e costituisce
un'ingerenza retroattiva del giudice nelle procedure esecutive già in corso per
alimenti arretrati e scaduti. L'appellante sostiene invece che il giudice dispone
di un ampio potere discrezionale e può adottare le misure cautelari che ritiene
più opportune, purché si dimostrino necessarie e appropriate. Ciò è il caso – a
suo avviso – anche per la sospensione dell'esecutività dell'obbligo alimentare,
che da un lato protegge il debitore dal rischio di nuove procedure esecutive e
dall'altro evita al creditore di dover restituire le somme già percepite
nell'evenienza di una soppressione retroattiva del contributo. 

 

                                         a)  L'art.
137 cpv. 2 prima frase CC stabilisce che, pendente causa, il giudice decreta le
necessarie misure provvisionali. Il nuovo diritto – come quello anteriore – non
prevede alcuna restrizione nei provvedimenti da adottare: il giudice può prendere
tutte le misure che ritiene necessarie e adeguate, secondo il suo prudente
criterio (Leuenberger, op. cit.,
n. 13 ad art. 137 CC; Sutter/Freiburghaus,
op. cit., n. 30 ad art. 137 CC con riferimenti). Nell'ambito di
un'azione intesa alla modifica del contributo alimentare dottrina e giurisprudenza
riconoscono esplicitamente la facoltà per il giudice, se sono adempiute le
condizioni della necessità e dell'urgenza, di ridurre o di sopprimere il contributo
già in via cautelare (Leuenberger, op.
cit., n. 3 ad art. 137 CC con riferimenti). Nulla impedisce quindi che, per
principio, il giudice possa sospendere in via cautelare l'obbligo alimentare,
tanto meno se si considera che taluni autori ritengono finanche ammissibile
sospendere temporaneamente la rendita stessa – nel merito – anticipando
l'applicazione dell'art. 129 cpv. 1 CC alla modifica di contributi stabiliti
secondo il diritto anteriore (Sutter/ Freiburghaus,
op. cit., n. 9 ad art. 7a tit. fin. CC). 

 

                                         b)  La
misura provvisionale chiesta dall'istante appare, di per sé, meno gravosa per
l'ex moglie rispetto alla soppressione del contributo, giacché la convenuta –
se dovesse risultare vincente nel merito – conserverebbe intatto il suo diritto
alla riscossione dei contributi arretrati. Il primo giudice ha ritenuto invece
che la misura litigiosa sia più incisiva rispetto alla soppressione del
contributo, poiché comporterebbe “un effetto sui contributi non solo a partire
dalla data di inoltro della richiesta di modifica (…), bensì anche per quelli
maturati dopo agosto 1995” (decreto impugnato, pag. 4 in basso). Nulla impediva
al Pretore tuttavia di decretare la sospensione dell'obbligo alimentare
soltanto per i versamenti futuri. Tanto più che – secondo dottrina –
l'esecutività di una sentenza può essere differita dal giudice, in parte o per
intero, mediante la fissazione di un termine per l'adempimento delle
obbligazioni in essa contenute (cfr. Guldener,
Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3ª edizione, pag. 390 nota 112a
e pag. 617 in alto). Su questo punto l'appello si dimostra quindi provvisto di
buon diritto.

                                         

                                   6.   A
dire dell'appellante, l'adozione della postulata misura cautelare sarebbe
giustificata dalla sua situazione finanziaria gravemente e irrimediabilmente
compromessa, al punto da non potersi ragionevolmente pretendere ch'egli
continui a versare gli alimenti alla convenuta per la durata del processo. Dal
fascicolo processuale risulta invero, dall'ultima tassazione disponibile al
momento della pronuncia del divorzio (biennio 1985/86), che l'autorità
tributaria aveva accertato un reddito imponibile di fr. 181 505.– annui e una
sostanza imponibile di fr. 6 158 999.– (doc. L), mentre dalla precedente
tassazione del 15 ottobre 1984 si evince un reddito di fr. 1 145 372.– annui e
una sostanza di fr. 7 011 079.– (doc. I). Per quanto attiene alla situazione attuale,
dall'ultima tassazione agli atti, relativa al biennio 1993/94, si desume che l'istante
non dispone più di alcun reddito o sostanza imponibili e deve far fronte a debiti
per oltre 37 milioni di franchi (doc. C). Dall'estratto 26 gennaio 1998
dell'Ufficio esecuzione e fallimenti di __________ risulta poi che nei suoi
confronti sono state promosse 51 esecuzioni, per un totale di oltre 20 milioni
di franchi, due delle quali (doc. B) sfociate poi nel fallimento decretato il
27 maggio 1998 (cfr. doc. 11). Lo stato di insolvenza in cui versa l'istante,
del resto, non è più seriamente posto in discussione neppure dalla convenuta,
la quale si limita a rilevare che la situazione non può dirsi eccezionale
(osservazioni, pag. 4). Ne discende, già a un giudizio sommario come quello che
presiede all'emanazione di misure cautelari, che l'istante non risulta più essere
in grado di versare alla convenuta alcun contributo alimentare per la durata
della causa di merito. L'appello – fondato – deve dunque essere accolto e il decreto
impugnato riformato di conseguenza.

 

                                   7.   All'udienza
del 18 marzo 1998 l'istante, come detto, ha chiesto che la sospensione
dell'obbligo alimentare fosse decretata sin dal mese in cui è stata introdotta
la causa (verbale, pag. 4, punto 9). Egli non indica tuttavia quali motivi
giustificherebbero la modifica retroattiva dell'assetto cautelare, ragion per
cui la sospensione deve essere limitata ai contributi mensili scaduti dopo
l'emanazione del decreto impugnato (I CCA, sentenza del 12 aprile 2000 nella
causa P. contro P., consid. 6), ossia dal 10 novembre 1998.

 

                                   8.   Gli
oneri del giudizio odierno, commisurati all'importanza del litigio, seguono la
reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L'appellante ottiene causa vinta
sul principio della modifica cautelare, ma soccombe sulla decorrenza del
provvedimento. Appare equo perciò che sopporti un quarto degli oneri
processuali, il resto dovendo essere addebitato alla convenuta, con obbligo per
quest'ultima di rifondere alla controparte un'equa indennità per ripetibili
ridotte. L'esito del giudizio odierno impone anche una modifica del dispositivo
sulle spese e le ripetibili di prima sede, che seguono il medesimo grado di
soccombenza.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L'appello è parzialmente accolto e il decreto impugnato è così
riformato:

                                         1. L'istanza
è parzialmente accolta, nel senso che l'esecutività dell'obbligo alimentare a
carico di __________ __________ in favore di __________ __________ stabilito
dal Pretore della giurisdizione di Locarno Città con sentenza del 27 luglio
1989 è sospesa per i contributi mensili scaduti dal 10 novembre 1998 fino al
passaggio in giudicato della sentenza di merito.

                                         2. Le
spese di fr. 10.– e la tassa di giustizia di fr. 150.– sono poste per un quarto
a carico dell'istante e per il resto a carico della convenuta, che rifonderà
alla controparte fr. 150.– per ripetibili ridotte.

 

                                   II.   Gli oneri
processuali di appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr.  250.–

                                         b)
spese                         fr.    50.–

                                                                                fr. 
300.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti per un quarto a suo carico e per il
resto a carico di __________ __________, che rifonderà all'appellante fr. 750.–
per ripetibili ridotte.

 

                                   III.   Intimazione:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario