# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4f2594f9-28fa-5cb5-956a-958bbfc2161d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-05-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 30.05.2014 52.2013.268
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2013-268_2014-05-30.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2013.268

   

  	
  Lugano

  30 maggio 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Stefano Bernasconi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 6 giugno 2013 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  patrocinato
  da: PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 22 maggio 2013 (n. 2713) del Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 22 novembre 2012 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione della popolazione, in materia di revoca di un permesso di domicilio UE/AELS;

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

                            A.  a. Entrato in Svizzera il 14 aprile
1976 per ricongiungersi con i genitori, il cittadino italiano RI 1 (1961) ha ottenuto,
dapprima, un permesso di dimora, e, dal 6 marzo 1978, di domicilio, in seguito
trasformato in un permesso di domicilio UE/AELS, con prossimo termine di
controllo fissato per il 6 marzo 2017.

Il 27 novembre 1987, egli si è sposato con la cittadina dell'allora
Iugoslavia H__________ (1963). Dalla loro relazione sono nati __________
(1982), __________ (1983) e __________ (1994). Il 25 agosto 1997, i coniugi __________
hanno divorziato. Alla fine degli anni '90, l'interessato è andato a convivere con la cittadina portoghese __________ (1971), titolare di un permesso di
domicilio UE/AELS, con la quale ha avuto i figli __________ (2000) e __________
(2007).

 

b. Durante il suo soggiorno in Svizzera, il ricorrente ha interessato
a più riprese le nostre autorità amministrative e giudiziarie penali, l'ultima
volta il 27 marzo 2012 quando è stato condannato dalla Corte delle assise
criminali alla pena detentiva di 4 anni e 10 mesi da espiare, per infrazione
aggravata alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope
del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121). La pena è stata confermata dalla Corte
di appello e di revisione penale (CARP) con sentenza 29 agosto 2012.

 

 

                            B.  Fondandosi su tali riscontri, il 22
novembre 2012 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni
ha deciso di revocare il permesso di domicilio UE/AELS ad RI 1 per motivi di
ordine pubblico, ordinandogli di lasciare il territorio elvetico al momento
della sua scarcerazione prevista per l'8 febbraio 2016.

Il provvedimento è stato reso sulla base degli art. 63 e 64 della
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), nonché
60 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24
ottobre 2007 (OASA; RS 142.201).

 

 

                            C.  Con giudizio 15 maggio 2013, il
Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

In sostanza, il Governo ha
ritenuto che vi fossero gli estremi per revocargli il permesso di domicilio UE/AELS
in virtù dei motivi addotti dal Dipartimento, considerando la decisione
impugnata conforme al principio della proporzionalità.

 

                            D.  Contro la predetta pronunzia
governativa, il soccombente si aggrava ora
davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e
postulando di essere tutt'al più ammonito.

Contesta di essere
una minaccia concreta e attuale per l'ordine pubblico
elvetico e assicura che, una volta scarcerato, riprenderà a lavorare per mantenere
la sua famiglia.

Ritiene che la decisione impugnata sia in ogni caso lesiva
del principio di proporzionalità in quanto non terrebbe conto del suo lungo
soggiorno in Svizzera, dove vivono i suoi più stretti famigliari. Asserisce
inoltre che un suo rientro in Italia, segnatamente in __________ dove non ha
più parenti, gli comporterà enormi difficoltà di reinserimento.

 

 

                            E.  All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato,
senza formulare particolari osservazioni al riguardo.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

                             1.  La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della presente vertenza è data
dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla legislazione
federale in materia di persone straniere
dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo
giusta l'art. 46 cpv. 1 della legge di procedura
per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, 181) e
presentato da una persona senz'altro legittimata
a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può
essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).

 

 

                             2.  2.1. L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione
delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681) si rivolge ai
cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea
e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività
economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1
ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni
di diritto interno. In concreto, essendo cittadino italiano e titolare di un documento
di legittimazione valido, il ricorrente può prevalersi in linea di principio del
menzionato accordo bilaterale.

Ora, l'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I all'ALC prevede, quale regola
generale, che i diritti conferiti dalle disposizioni dell'Accordo in parola
possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi di ordine
pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità. La direttiva 64/221/CEE, nonché la prassi elaborata in materia
dalla Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE) antecedentemente alla
data della firma dell'accordo contribuiscono poi a definire la portata di
questa disposizione (cfr. art. 16 cpv. 2 ALC e art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC). Secondo
la giurisprudenza della CGCE, le deroghe alla libera circolazione devono essere
comunque interpretate in modo restrittivo. In questo senso, il ricorso da parte
di un'autorità nazionale alla nozione di ordine pubblico per restringere questa
libertà presuppone una minaccia effettiva e abbastanza grave a uno degli
interessi fondamentali della società (DTF 130 II 176 consid. 3.4.1; 129 II 215
consid. 7.3; sentenze CGCE del 27 ottobre 1977 nella causa 30-77, Bouchereau,
Racc. 1977, 1999, n. 33-35, e del 19 gennaio 1999 nella causa C-348/96, Calfa,
Racc. 1999, I-11, n. 23 e 25). La sola
esistenza di condanne penali, tuttavia,
non può automaticamente legittimare l'adozione di provvedimenti che limitano la
libera circolazione (art. 3 cpv. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una tale
condanna può essere presa in considerazione
soltanto nella misura in cui, dalle circostanze che l'hanno determinata, emerga
un comportamento personale costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico
(sentenze CGCE cit. in re Bouchereau, n. 27-29, e in re Calfa, n. 24).
Ciò equivale a valutare il rischio di recidiva il quale, data la portata del
principio della libera circolazione delle persone, non dev'essere ammesso
troppo facilmente. Si dovrà quindi tenere conto dell'insieme delle circostanze
della fattispecie, segnatamente della natura e l'importanza del bene giuridico
minacciato, così come della gravità dell'ipotizzabile pregiudizio. In altre
parole, la misura dell'apprezzamento dipende
dalla gravità della potenziale infrazione: tanto più questa appare importante,
quanto minori sono le esigenze in merito al rischio di recidiva (DTF 130
II 493 consid. 3.3 e riferimenti). Inoltre, l'esame deve essere effettuato
tenuto conto delle garanzie derivanti dalla
convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101), nel caso in cui fosse applicabile
nella fattispecie, e del rispetto del principio di proporzionalità (DTF 131
II 352 consid. 3.3; 130 II 493 consid. 3.3., 176 consid. 3.4.2; 129 II 215
consid. 6.2).

 

2.2. Giusta l'art. 63 cpv. 2 LStr, il permesso
di domicilio di uno straniero che soggiorna
regolarmente e ininterrottamente da oltre 15 anni in Svizzera, come nel caso
del qui ricorrente, può essere revocato unicamente se sono adempiute le condizioni
di cui all'art. 62 lett. b LStr (cioè se lo straniero è stato condannato
a una pena detentiva di lunga durata), oppure quelle dell'art. 63 cpv. 1 lett.
b LStr (se ha violato gravemente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici
in Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o
esterna della Svizzera). Per giurisprudenza, una pena detentiva - sospesa o da
espiare - è di lunga durata se è stata pronunciata per più di un anno (DTF 135
II 377 consid. 4.2 pag. 379 segg.; STF
2C_515/2009 del 27 gennaio 2010 consid. 2.1). Una violazione della sicurezza e
dell'ordine pubblici è per contro data in caso di mancato rispetto di
prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità (art. 80 cpv. 1 lett. a
OASA). Vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se
sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in
questione porti con notevole probabilità a una loro violazione (art. 80 cpv. 2
OASA).

 

2.3. L'ALC non contiene tuttavia disposizioni relative alle autorizzazioni
di domicilio. L'art. 5 dell'ordinanza sull'introduzione della libera
circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203) dispone
infatti che ai cittadini della CE e dell'AELS e ai loro familiari è rilasciato
un permesso di domicilio CE/AELS illimitato,
in virtù degli art. 34 LStr e 60 a 63 OASA nonché in conformità degli
accordi di domicilio conclusi dalla Svizzera. In questo senso, l'art. 23 cpv. 2
OLCP sancisce che tale genere di autorizzazione è disciplinata dall'art. 63
LStr. Benché sia silente in merito al
rilascio del permesso di domicilio CE/AELS - così come ad una revoca del
medesimo, che come visto è pure regolata dalla LStr -, l'ALC non può tuttavia
essere trascurato, considerato il tenore dell'art. 5 del suo Allegato I.

 

2.4. Senza approfondire la questione, il Consiglio di Stato ha espresso dubbi sul fatto che RI 1 possa prevalersi ancora del menzionato
accordo bilaterale per esercitare un'attività lucrativa, ricercare un lavoro o,
a determinate condizioni, per risiedere senza attività lucrativa, in quanto non
svolgerebbe più un impiego da parecchi anni e nulla è dato di sapere se egli
disponga di mezzi finanziari sufficienti per risiedere nel nostro Paese.

Tale aspetto non necessita tuttavia di essere esaminato in
quanto, come si vedrà in appresso, il ricorso va in ogni caso respinto nel merito
sia sotto l'ottica dell'ALC che da quello del diritto interno.

 

 

                             3.  3.1. Come accennato in narrativa,
durante il suo soggiorno in Svizzera RI
1 ha interessato più volte le nostre
autorità amministrative e giudiziarie penali:

23.10.81         multa
dipartimentale di fr. 25.–;

08.11.83         DA __________: pena detentiva di 15
giorni, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per lesioni
semplici (il 2 luglio 1983);

09.12.83         multa
dipartimentale di fr. 50.–;

06.07.84         multa
dipartimentale di fr. 30.–;

26.07.84         ammonito dal
Dipartimento, con l'avvertenza delle conseguenze in caso di recidiva

                      o di comportamento
scorretto;

11.10.84         sentenza
Presidente Corte delle assise correzionali di Lugano-Campagna: pena

                      detentiva
di 15 mesi, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni

                      e revoca
della sospensione condizionale della pena detentiva di cui al

                      DA 08.11.83,
per lesioni intenzionali e minaccia contro funzionari (28.07.84);

06.11.84         2° ammonimento
dipartimentale;

19.11.84         3° ammonimento
dipartimentale;

20.11.87         multa
dipartimentale di fr. 30.–;

09.12.88         multa
dipartimentale di fr. 30.–;

20.08.93         multa
dipartimentale di fr. 20.–;

09.10.95         DAP __________: pena detentiva di 15
giorni, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e multa di
fr. 1'500.–, per circolazione in stato di ebrietà e infrazione alle norme della
circolazione (13.01.95), nonché circolazione malgrado la revoca della licenza
di condurre (07.02.95);

03.09.96         4° ammonimento
dipartimentale, confermato dal Consiglio di Stato il 05.08.98;

15.10.99         multa
dipartimentale di fr. 60.–;

13.04.00         5° ammonimento
dipartimentale (per non aver versato gli alimenti ai figli);

 

06.05.04         6° ammonimento dipartimentale (per non
aver versato gli alimenti ai figli), confermato dal Consiglio di Stato il
13.07.04;

05.10.05         DA
__________: multa di fr. 200.– per contravvenzione alla LStup (01.03-02.05.05);

29.08.12         sentenza CARP,
in parziale riforma della sentenza 27.03.12 della Corte delle assi-

                      se
criminali: pena detentiva di 4 anni e 10 mesi e versamento allo Stato di un ri-

                      sarcimento
compensatorio di fr. 50'000.–, per infrazione
aggravata alla LStup

                      (estate
2008-09.04.11).

 

3.2. Esaminando nel dettaglio innanzitutto l'ultimo reato penale
del ricorrente, va rilevato che tra l'estate 2008 e il 9 aprile 2011 ha venduto 2'011. 10 grammi di cocaina con grado di purezza indeterminato, di cui almeno 1'100
importati in Svizzera in correità con due altre persone. Sempre dall'estate 2008 e sino al 2 aprile 2011, in 12 occasioni, egli ha ceduto gratuitamente a un terzo almeno 24 grammi lordi di cocaina. Come se non bastasse, tra
il marzo 2011 e il 9 aprile 2011, in correità con un'altra persona, ha fatto
preparativi per l'importazione e l'alienazione in Svizzera di almeno 1 chilogrammo di cocaina con grado di purezza indeterminato. Va osservato che è soltanto a seguito
del suo arresto da parte degli inquirenti, che egli ha cessato la sua attività
criminosa. 

Nel proprio giudizio, la CARP ha indicato che è
"solo in ragione del principio accusatorio e del divieto di reformatio
in pejus che questa Corte non addebita a RI 1 il quantitativo di 10 kg di cocaina di cui si dice chiaramente nelle telefonate" (sentenza penale 29.08.12,
consid. 22.3.2.e., pag. 32).

Con una condanna a
4 anni e 10 mesi da espiare per infrazione aggravata alla LStup, bisogna
quindi ammettere che l'interessato si è reso colpevole di un'azione
delittuosa estremamente grave. Giova ricordare che i reati in materia di
stupefacenti non vanno assolutamente sottovalutati, dal momento che toccano un
settore particolarmente sensibile dell'ordine pubblico. Rappresentano infatti un
pericolo serio e concreto per un interesse fondamentale della società, come la
lotta al traffico di droga e al diffondersi del suo consumo, nonché per un bene
giuridico essenziale quale la salute pubblica. La protezione della collettività
di fronte allo sviluppo del mercato della droga costituisce quindi un interesse
pubblico preponderante che giustifica di principio l'allontanamento dalla
Svizzera degli stranieri coinvolti in tali traffici, i quali devono pertanto attendersi
provvedimenti di questo tipo (DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; 122 II 433 consid.
2c; STF 2A.7/2004 del 2 agosto 2004, consid. 5.1). Ciò che è il caso nella
presente fattispecie, dal momento che il ricorrente è stato punito per un quantitativo
di cocaina che sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la
salute di parecchie persone. Tanto più che egli non è consumatore
ed ha pure tenuto della cocaina nella casa in cui vivono i suoi figli.

La sua colpa è di una estrema gravità. Nell'ambito della commisurazione
della pena detentiva di 4 anni e 10 mesi da espiare, la CARP ha segnatamente considerato quanto segue (consid. 24.3.5, pag.
84 segg.):

"Qualificante la colpa
di RI 1 è, dapprima, il quantitativo di cocaina messo in circolazione, pari a 2'011.10 grammi con grado di purezza indeterminato (pag. 84)
(...) aggrava la colpa di RI 1 il fatto che egli ha agito non da solo
ma supportandosi su una sorta di rete che aveva almeno la parvenza di una - pur
piccola - organizzazione. In effetti, egli poteva contare su un fornitore fisso
(pur se non unico) e fidato in grado di mettergli a disposizione la cocaina necessaria
e su un corriere che gliela trasportava dall'Italia (__________alla Svizzera
(Canton Ticino). Pur se ancora in miniatura, l'organizzazione messa in atto con
(...) ha dimostrato un'efficace operatività ritenuto come, grazie ad
essa, sono stati importati, in poco più di due anni, sul territorio elvetico
ben 1'200 grammi di cocaina. RI 1 è riuscito poi a procacciarsi una fitta rete
di clienti a cui spacciare la cocaina (sono una cinquantina i consumatori che
lo chiamano in causa), dimostrando nell'attività delinquenziale un buon spirito
imprenditoriale e una buona capacità di muoversi per un periodo prolungato nel
mondo della droga, ovvero di essere tutt'altro che lo spacciatore sprovveduto e
maldestro descritto dalla sua difesa. È stata, infatti, la sua capillare e
accorta presenza sul mercato locale a permettergli, come visto, di smerciare
dall'estate 2008 al 9 aprile 2011 almeno 2'011.10 grammi di cocaina (pag. 85) (...). Ad appesantire la posizione del prevenuto vi è poi
l'intensità della sua attività illecita. Si può affermare, senza timore di
smentita, che tra l'estate 2008 e il 9 aprile 2011, giorno del suo arresto,
egli è stato costantemente attivo nel traffico di stupefacenti. Dall'attività
di spaccio di cocaina inoltre RI 1 traeva un notevole reddito ed un'agiatezza
economica che gli ha permesso finanche di accumulare crediti per complessivi
fr. 350'000.-. Non può essere poi trascurato il fatto che RI 1 era determinato
a fare il salto di qualità, preparando, su sua iniziativa, e con l'aiuto di (...),
l'importazione e l'alienazione in Svizzera di almeno 1 kg ulteriore di cocaina, con grado di purezza indeterminato" (pag. 86).

Dal profilo soggettivo, la Corte ha inoltre evidenziato:

"RI 1 non è un
consumatore di stupefacenti: egli si è, quindi, dedicato al traffico di cocaina
per denaro e non per garantirsi il fabbisogno di droga. Ma non solo, egli non è
nemmeno un consumatore saltuario di tali sostanze, ben conoscendone la
pericolosità e può, dunque, essere ritenuto uno spacciatore "puro" il
cui agire è particolarmente riprovevole. In relazione alla persona, questa
Corte ha considerato che RI 1 ha delinquito malgrado avesse gli strumenti per
condurre una vita onesta: è pur vero che all'epoca dei fatti versava in una
situazione economica problematica, ma è anche vero che in passato RI 1 aveva
dimostrato di saper lavorare nei più svariati settori, riuscendo sempre a
trovare nuovi impieghi da cui trarre un reddito adeguato alle sue necessità. La
situazione finanziaria di RI 1 non era, pertanto, irrimediabile e, comunque,
non peggiore a quella di molti ticinesi. Ciò nonostante egli si è dedicato al
traffico di stupefacenti al solo scopo di migliorare la propria situazione
economica e lo ha fatto, dopo avere vissuto oltre trent'anni in Ticino e dopo
avere maturato un'esperienza di vita che insegna a identificare in modo chiaro
il confine fra il lecito e l'illecito e, di norma, induce a comportamenti ben
diversi (...). RI 1 non ha, dalla sua, nemmeno
particolari circostanze attenuanti. Egli non è incensurato e, dai suoi
precedenti incontri con la giustizia, non ha tratto alcun insegnamento: né le
condanne inflittegli, né il fatto di avere scontato alcuni giorni di carcere a
seguito di una revoca della sospensione condizionale sono serviti da deterrente
per tenerlo lontano da comportamenti delinquenziali. Nemmeno si ravvedono nel
vissuto di RI 1 circostanze particolarmente meritorie o sfortune particolari a
lui non imputabili che potrebbero comportare un'attenuazione della sua colpa. RI
1 ha, poi, assunto durante tutto il procedimento un comportamento tutt'altro
che collaborativo, dapprima perseverando nel respingere ogni addebito anche di
fronte all'eloquente contenuto delle intercettazioni telefoniche, poi
ammettendo solo in parte le proprie colpe in quanto chiamato in causa dai correi"
(pagg. 86-88).

 

Come detto dianzi, nel passato l'insorgente aveva già subito altre
condanne penali: l'8 novembre 1983 per lesioni intenzionali semplici nei
confronti della futura moglie, a quel momento incinta della secondogenita (pena
detentiva di 15 giorni, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2
anni); l'11 ottobre 1984 per lesioni intenzionali per avere colpito e ferito una
persona con una coltellata, nonché per avere minacciato con un coltello un
agente di polizia impedendogli di intervenire per sedare una lite (pena
detentiva di 15 mesi, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3
anni e revoca della sospensione condizionale della pena detentiva di cui al DA
08.11.83); il 9 ottobre 1995 per circolazione in stato di ebrietà (alcolemia
min. 1.05-max. 1.58‰), infrazione alle norme della circolazione e circolazione
nonostante la revoca della licenza di condurre (pena detentiva di 15 giorni,
sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e multa di fr.
1'500.–); il 5 ottobre 2005 per contravvenzione alla LStup (multa di fr. 200.–).

Va osservato, per completezza, che dal maggio 1995 al 31 maggio
2005 non ha versato i contributi alimentari in favore dei figli avuti con
l'allora moglie, i quali hanno dovuto richiederne l'anticipo allo Stato, contraendo
altresì un debito complessivo di fr. 150'554.65 (scritto 30.06.07 Ufficio del
sostegno sociale e dell'inserimento alla Sezione della popolazione; ammonimento
dipartimentale 06.05.04).

 

3.3. Orbene, tenuto conto del carattere e della molteplicità
dei reati descritti nonché del fatto che le precedenti condanne, il carcere
sofferto, i 6 moniti dipartimentali e la vicinanza dei propri cari non lo hanno
distolto dal continuare a delinquere, con il suo modus vivendi l'insorgente ha
quindi dimostrato di non volere o di non essere in grado di adattarsi
all'ordinamento vigente nel paese che lo ospita e di essere attualmente un
pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica. Non essendo inoltre incensurato
e ritenuto che i reati più gravi da lui commessi non sono lontani nel tempo,
non si può nemmeno escludere una sua ulteriore recidiva. Questo dipende infatti dalla gravità della potenziale
infrazione: tanto più questa appare importante, come nella presente fattispecie, quanto
minori sono le esigenze in merito al rischio di recidiva (cfr. DTF 130
II 176, consid. 4.3; 122 II 433, consid. 2 e
3).

 

3.4. Alla luce di quanto precede, si deve concludere che l'insorgente
rappresenta attualmente una minaccia effettiva e sufficientemente grave per la
società ai sensi della giurisprudenza sgorgante dall'art. 5 dell'Allegato I
all'ALC, tale da legittimare un provvedimento di revoca del permesso di domicilio
sulla base dell'art. 63 cpv. 1 lett. b LStr. Ritenuto
inoltre che il ricorrente è stato condannato a una pena privativa della libertà
ampiamente superiore a un anno, ovvero di lunga durata ai sensi della menzionata
giurisprudenza, egli adempie pure i requisiti per la revoca sulla base dell'art.
62 lett. b LStr.

 

 

                             4.  A questo punto occorre verificare
la proporzionalità della misura pronunciata dalla Sezione della popolazione.

 

4.1. Sotto questo aspetto occorre tener conto
della gravità della colpa, del tempo trascorso dal compimento di eventuali reati,
della durata del soggiorno in Svizzera e degli svantaggi incombenti sullo
straniero e sulla sua famiglia in caso di allontanamento (DTF 129 II 215 consid.
3.3 pag. 217; STF 2C_825/2008 del 7 maggio 2009 consid. 2). Se un permesso di
domicilio è revocato perché è stato commesso un reato, il primo criterio per
valutare la gravità della colpa e per procedere alla ponderazione degli interessi
è costituito dalla condanna inflitta in sede penale. Conformemente alla
giurisprudenza sviluppata in base al diritto previgente, per ammettere la
revoca di un permesso di domicilio devono essere poste esigenze tanto più elevate
quanto più lungo è il tempo vissuto in Svizzera (DTF 130 II 176 consid. 4.4.2
pag. 190 segg.; 125 II 521 consid. 2b).

Se un provvedimento si giustifica ma risulta inadeguato alle
circostanze, alla persona interessata può essere rivolto un ammonimento con la
comminazione di tale provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStr).

 

Nel caso in cui la decisione di revoca abbia ripercussioni sulla
vita privata e familiare ai sensi dell'art. 8 CEDU, occorre inoltre procedere ad un esame della proporzionalità anche nell'ottica
di questa norma. In questo senso, va tenuto conto della gravità del
reato commesso, del comportamento tenuto nel frattempo, del luogo d'origine
dello straniero nonché della sua situazione familiare. Vanno inoltre
considerati la durata del rapporto matrimoniale come pure altri elementi
(nascita ed età di eventuali figli, conoscenza da parte del coniuge della
possibilità che, a causa dei delitti commessi, la coppia non avrebbe
eventualmente potuto vivere in Svizzera). Di
rilievo sono infine gli svantaggi che deriverebbero al partner o agli
eventuali figli dal dover, se del caso, seguire lo straniero all'estero. Il
solo fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la Svizzera non costituisce comunque un motivo sufficiente per accogliere il ricorso (DTF 120 Ib
129 consid. 4a; cfr. anche DTF 122 II 1 consid. 2).

Resta inoltre applicabile la prassi del
Tribunale federale, secondo cui uno straniero condannato ad una pena detentiva
di almeno due anni non può più, di regola, beneficiare di un'autorizzazione di
soggiorno, nemmeno quando la partenza della moglie svizzera non è - o solo
difficilmente - esigibile (DTF 135 II 377 consid. 4.3 e 4.4: cosiddetta prassi "Reneja"; 134 II 10
consid. 4.3). La cosiddetta "regola dei due anni" non costituisce
tuttavia un limite assoluto. Decisivo è il quadro complessivo che caratterizza
il singolo caso, il quale dev'essere valutato alla luce di tutti i criteri
determinanti (DTF 139 I 145 consid. 3.4-3.9).

 

 

4.2.

4.2.1. RI 1 è entrato in Svizzera nell'aprile
1976. Egli soggiorna pertanto in Svizzera da 36 anni, ritenuto comunque che dal
22 novembre 2012, giorno in cui il Dipartimento gli ha revocato l'autorizzazione di domicilio, la sua presenza dal profilo
della polizia degli stranieri è soltanto tollerata in attesa di una decisione definitiva riguardo al suo permesso.

Ora se tale circostanza, unitamente a quella secondo cui in
Svizzera vivono i suoi più stretti famigliari (la compagna, i 5 figli di cui 2 di
secondo letto e ancora minorenni, nonché i genitori e i fratelli), ha un sicuro
rilievo nell'ambito della ponderazione degli interessi in gioco, dall'altra
bisogna tenere conto che durante il suo lungo soggiorno nel nostro Paese egli
ha commesso numerosi reati, violando gravemente l'ordine pubblico, e si è
dimostrato incurante dei provvedimenti di natura amministrativa e
penale disposti nei suoi confronti, tanto da rendersi una persona indesiderata. Ritenuto che, durante tutti
questi anni, l'insorgente ha ampiamente dimostrato la sua incapacità di adattarsi
alle nostre leggi, non si può certo ritenere nemmeno che egli si sia integrato con
successo, ritenuto pure che ha carico ben 162 atti di carenza beni per un
totale di fr. 286'538.50. Del resto, neppure la presenza dei suoi famigliari
gli hanno impedito di commettere le diverse azioni delittuose per cui di
recente è stato pesantemente condannato.

Dal profilo formativo e professionale, l'insorgente ha frequentato
in Italia le scuole fino alla terza elementare a __________ (prov. di __________)
e non ha mai conseguito un diploma. Dagli atti risulta che dopo essersi trasferito
con la famiglia in Svizzera all'età di 15 anni, ha lavorato, all'inizio, come
aiuto-cucina presso un ospedale per circa un anno, poi come operaio per diversi
datori di lavoro, successivamente nella ristorazione come aiuto-cucina,
cameriere, commis di sala. Dal 1994, è stato
titolare per due anni di un bar. Dopodiché, ha alternato dei periodi di disoccupazione
con impieghi presso diverse ditte. Nel 2002, ha lavorato per 4-5 mesi presso l'osteria del fratello. Come è stato indicato nella sentenza 28 agosto 2012 della
CARP (consid.7, pag. 12), è invece arduo indicare con certezza cosa abbia fatto
RI 1 dal 2003 in poi. Sembra che abbia, ancora e per circa
un anno e mezzo, beneficiato delle indennità di disoccupazione e che in tale
periodo abbia svolto attività sociali nell'ambito di programmi occupazionali. Nell'inverno
del 2010 avrebbe lavorato per 4 mesi come "responsabile" di un ristorante
con discoteca, in seguito come una specie di sorvegliante presso un bar, un
postribolo in cui avrebbe avuto partecipazioni economiche. Dal 2008 avrebbe
intrapreso un'attività di compravendita di prodotti enogastronomici tipici
della __________ (salumi, prosciutti, olio, vino, ecc.), prevalentemente in
Italia. Non occorre comunque verificare con
esattezza se, prima della sua carcerazione, il ricorrente sia effettivamente
rimasto professionalmente attivo in quanto, anche se lo fosse stato, tale
circostanza poco conterebbe a fronte della gravità dei reati commessi
durante la sua presenza in Svizzera e della colpa che gli è imputabile per
l'accaduto.

Bisogna anche considerare che, rientrando in Patria dove ha
vissuto i primi 15 anni della sua vita e si è spesso recato da quando soggiorna
in Svizzera, il ricorrente non si troverà confrontato con insormontabili
problemi di risocializzazione. Tanto più che conosce la cultura nonché gli usi
e costumi locali ed è proprietario di un immobile (sentenza 29.08.12 CARP,
consid. 9, b.48 e b. 49). Va osservato che egli afferma soltanto di non avere
più parenti che vivono in __________ ma non nel resto del Paese (ricorso ad 10,
pag. 18). Visto inoltre che è intenzionato a reinserirsi professionalmente, un
suo rientro nel Paese d'origine, appare quindi tutto sommato esigibile e potrà
senz'altro sfruttare le esperienze lavorative maturate in Svizzera come operaio
e nel ramo della ristorazione. Egli non si troverà quindi confrontato ad insormontabili
problemi di risocializzazione. Del resto, le difficoltà di adattamento che egli dovrà affrontare una
volta giunto in patria sono aspetti del tutto normali che toccano la maggior
parte dei cittadini stranieri costretti a rientrare nel proprio Paese d'origine
dopo un prolungato soggiorno all'estero.

 

4.2.2. Meno scontata, nell'ottica
dell'esame della proporzionalità del provvedimento, appare invece la
definizione del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero con il suo
allontanamento.

Innanzitutto, va rilevato che l'insorgente è divorziato da __________
dall'agosto 1997 e i 3 figli avuti con lei (__________, __________ e __________)
sono ormai maggiorenni.

Prima del suo arresto, RI 1
conviveva però con la cittadina portoghese
titolare di un permesso di domicilio UE/AELS __________ (1971), sua compagna dalla fine degli anni '90 e con la
quale ha avuto __________ (2000) e __________ (2007). Sennonché, questo legame
famigliare non ha impedito al ricorrente di commettere i gravissimi reati per i
quali è stato giudicato recentemente dalla Corte delle assise criminali,
assumendosi così il rischio di venire allontanato dal nostro Paese. Tale conseguenza
è quindi unicamente ascrivibile al comportamento tenuto dall'interessato.

Vista la gravità di quanto rimproveratogli, il
pregiudizio che la sua compagna ed i figli minorenni subirebbero a causa della
sua partenza, rispettivamente il fatto che non intendano seguirlo in Italia, non
può quindi prevalere sull'interesse pubblico al suo allontanamento (DTF
135 II 377, consid. 4.3 e 4.4). In questo contesto, non si
può non tenere conto che anche __________ è stata riconosciuta colpevole di
infrazione aggravata alla LStup e condannata il 21 dicembre 2012 dalla Corte
delle assise correzionali di Lugano alla pena detentiva di 12 mesi, sospesi
condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per avere aiutato nel
periodo gennaio 2011-9 aprile 2011 proprio RI 1, in svariate occasioni, nel suo
illecito traffico di cocaina. Entrata in Svizzera nel 1993, all'età di 22 anni,
ed essendo attualmente casalinga, non è quindi dato di vedere come essa non possa
seguire il proprio compagno in Italia.

Per quanto riguarda i figli in comune, __________ (__________.07)
è ancora piccolo e dipendente dai genitori, motivo per cui le difficoltà
connesse ad un suo eventuale trasferimento all'estero sarebbero contenute (STF 2C_825/2008 del 7 maggio 2009 consid. 3.1 e
2A.688/2005 del 4 aprile 2006 consid. 3.2.2), mentre __________ (__________00)
al momento della decisione aveva un'età, secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, che permette di ritenere che il suo trasferimento in Italia
- accompagnato da un necessario periodo di adattamento - risulti ancora accettabile, visto pure che è nato e cresciuto in
Ticino e parla quindi l'italiano (STF 2C_825/2008 del 7 maggio 2009 consid. 3.1
e 2A.688/2005 del 4 aprile 2006 consid. 3.2.2).

Va comunque tenuto presente che la misura qui in rassegna è presa nei confronti dell'insorgente e non riguarda quindi i suoi familiari, i quali
hanno pertanto la facoltà di continuare a soggiornare nel nostro Paese (STF
2C_475/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 4.2.3). Ritenuto che sussistono motivi
di ordine e di sicurezza pubblici atti a giustificare la revoca del permesso di
domicilio all'interessato, questi deve in ogni caso sopportare le conseguenze
del suo comportamento e assumersi la responsabilità di mantenere
i rapporti con loro via telefono, in forma scritta e di visita, qualora non
volessero seguirlo nella vicina Penisola. Del resto, egli potrebbe trasferirsi
nella fascia di confine, a una decina di chilometri quindi dal loro domicilio e
dove il sistema socioculturale è pressoché simile a quello del nostro Cantone,
cosicché le loro relazioni potranno essere senz'altro salvaguardate.

Non permette certo di sovvertire quanto precede l'argomento secondo
cui il suo allontanamento non farà altro che costringere la sua famiglia a ricorrere
all'assistenza pubblica, dal momento che la medesima fa già capo all'aiuto
sociale da quando egli si trova in carcere.

 

4.3. In conclusione, un'attenta
ponderazione di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionato
il provvedimento adottato dall'autorità inferiore anche sotto il profilo
dell'art. 8 CEDU, come pure dell'art. 13 della Costituzione federale della
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), di identica portata.
L'interesse pubblico a revocare il permesso di domicilio UE/AELS al ricorrente
è infatti preponderante rispetto ai suoi motivi di ordine privato di rimanere
nel nostro Paese, dove si è reso una persona indesiderata, nonostante tutti gli
anni trascorsi. Un ulteriore, semplice, ammonimento non può quindi trovare
spazio nella presente fattispecie.

 

 

                             5.  In siffatte circostanze, la Sezione della popolazione non ha pertanto disatteso nessuna normativa internazionale e federale.
Inoltre la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere
di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri
in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata, per cui la medesima
dev'essere confermata.

 

 

                             6.  Stante quanto precede, il ricorso
va integralmente respinto. La tassa di giudizio, commisurata al dispendio
occasionato dall'impugnativa, è posta a carico del ricorrente, in quanto
soccombente, conformemente all'art. 28 LPamm.

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

 

                             2.  Spese e tassa di giustizia per
complessivi fr. 1'200.–, già anticipate dal ricorrente nella misura di fr.
800.–, sono poste a suo carico.

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                            Il segretario