# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dde0f480-6f72-5580-bf7a-ee3c1257ae63
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.02.2006 36.2005.204
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2005-204_2006-02-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2005.204

   

  cs

  	
  Lugano

  2 febbraio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato del Tribunale
  cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 novembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 31
  ottobre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa malati CO 1 

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Con
scritto del 30 giugno 2005 la Cassa malati CO 1 ha informato RI 1, affiliato
per l’assicurazione di base contro le malattie, di sospendere, in virtù
dell’art. 90 cpv. 4 OAMal, a causa dei numerosi attestati di carenza beni
rilasciati nei suoi confronti, il pagamento delle prestazioni derivanti
dall’assicurazione (doc. 10). Copia della lettera è stata trasmessa
all’Istituto delle assicurazioni sociali (di seguito: IAS), “quale avviso
all’autorità d’assistenza sociale competente per il canton Ticino.” (doc.
10). Il 12 luglio 2005 l’assicurato ha chiesto alla Cassa l’emanazione di una
decisione formale. Il 9 agosto 2005 la Cassa ha emanato l'atto tramite il quale
ha confermato la sospensione del pagamento delle prestazioni in applicazione
degli art. 90 cpv. 3 e 4 OAMal, nonché 12 cpv. 2 CGA, poiché vi sarebbero 27
attestati di carenza beni (ACB) emessi dal __________ non ancora interamente
pagati (doc. 12). A seguito dell’opposizione inoltrata da RI 1, la Cassa, il 31
ottobre 2005, ha riesaminato la fattispecie, decidendo di confermare la
sospensione del pagamento delle prestazioni poiché non erano ancora stati
pagati 4 ACB (doc. 14).

 

                                  B.   RI
1 è tempestivamente insorto contro la predetta decisione (doc. I). 

 

                                  C.   Il
22 dicembre 2005 il TCA ha rammentato alla Cassa l’obbligo di continuare a
fornire al ricorrente le prestazioni previste dalla LAMal, poiché, di
principio, il ricorso ha effetto sospensivo e dagli atti non risulta che in
concreto l’effetto sospensivo sia stato tolto (doc. V) ed ha chiesto all’IAS di
prendere posizione in merito (doc. VI). 

 

                                  D.   Con
risposta del 22 dicembre 2005 la Cassa propone di respingere il ricorso (doc.
VII), mentre l’autorità cantonale ne chiede l’accoglimento (doc. IX).

                                      

                                         Il
__________ in data 20 gennaio 2006 ha trasmesso al TCA una copia della lettera
indirizzata al Consiglio di Stato, tramite la quale si chiede un incontro con
la Consigliera di Stato __________ poiché “da alcuni mesi è in corso un
braccio di ferro tra l’Istituto delle assicurazioni sociali, assicurati
ticinesi, e le casse malati che fanno parte del __________ concernente la
decisione che abbiamo preso di sospendere il pagamento delle prestazioni alle
persone per le quali siamo in possesso di un attestato di carenza beni.”

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                                   1. 
 La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella
causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA
del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella
causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa
H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

                                         Infatti
con STCA del 23 gennaio 2006, nella causa C., inc. 36.2005.210, questo
Tribunale ha emanato una decisione di principio concernente una fattispecie
analoga alla presente, nella composizione di tre giudici, ed ha accolto il
ricorso dell’assicurato con argomentazioni che verranno riprese anche in questa
sede.

 

                                         nel
merito

 

                                   2.   Con
il 1. gennaio 2006 è entrata in vigore una modifica della LAMal e dell’OAMal in
merito alla conseguenza della mora in caso di mancato pagamento dei premi
dell’assicurazione di base (art. 64a LAMal e 90 OAMal; cfr. RU 2005 3587; FF
2004 3869). 

                                         

                                         Da
un punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali
in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (STFA del 22
luglio 2005 nella causa L., K 114/03, consid. 3; DTF
130 V 160 consid. 5.1; DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF
126 V 166 consid. 4b).

                                      

                                         In
concreto la cassa, con decisioni (formale e su opposizione) emanate nel 2005,
fa valere premi e partecipazioni alle spese relativi ad anni precedenti il
2005.

                                         Vanno
pertanto applicate le norme in vigore fino al 31 dicembre 2005.

 

                                   3.   Per
l’art. 90 cpv. 1 OAMal di regola i premi devono essere pagati mensilmente.

 

                                         Con
il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore una modifica dell’art. 90 OAMal, nel
senso che sono stati aggiunti i capoversi 2-5. Il tenore del nuovo art. 90 cpv.
3 e 4 è in gran parte simile a quello del vecchio art. 9 cpv. 1 e 2 OAMal (cfr.
DTF 129 V 455 consid. 3).

 

                                         Per
l’art. 90 cpv. 3 OAMal se, nonostante diffida, l’assicurato non paga premi o
partecipazioni ai costi scaduti, l’assicuratore deve promuovere una procedura
esecutiva. Se questa sfocia in un attestato di carenza beni, l’assicuratore ne
informa la competente autorità sociale. Sono salve le disposizioni cantonali
che prevedono la previa notifica all’autorità preposta alla riduzione dei
premi.

 

                                         L’art.
90 cpv. 4 OAMal prevede che dopo la notifica dell’attestato di carenza di beni
e l’avviso all’autorità d’assistenza sociale, l’assicuratore può sospendere la
rimunerazione delle prestazioni finché i premi, le partecipazioni ai costi, gli
interessi di mora e le spese d’esecuzione non siano stati interamente pagati.
Se questi sono pagati, l’assicuratore assume i costi delle prestazioni fornite
durante il periodo di sospensione.

 

                                         In
DTF 129 V 455 il TFA ha interpretato l’art. 9 cpv. 2 OAMal nella versione
valida fino al 31 dicembre 2002, sostituito dall’art. 90 cpv. 4 OAMal dal 1.
gennaio 2003, stabilendo che la sospensione remunerativa delle prestazioni
termina con il pagamento di quei premi (incluse le spese accessorie) che hanno
fatto l’oggetto dell’attestato di carenza di beni all’origine dell’avvio della
procedura con l’autorità di assistenza sociale e della sospensione delle
prestazioni.

 

                                         L’Alta Corte ha affermato:

 

"  Der Wortlaut gibt keine klare, d.h. eindeutige und
unmissverständliche Antwort auf die Frage, ob - so der Rechtsstandpunkt der
Beschwerdeführerin - mit der vollständigen Bezahlung der ausstehenden Prämien
oder Kostenbeteiligungen einschliesslich der Verzugszinse schlechthin alle in
einem bestimmten Zeitpunkt seitens der versicherten Person unbezahltgebliebenen
Beiträge gemeint sind oder - so die Überzeugung der übrigen im Verfahren
involvierten Personen einschliesslich der Vorinstanz - nur die Gegenstand eines
bestimmten Verlustscheines bildenden, uneinbringlich gebliebenen
Krankenversicherungsprämien. Die vom Verordnungsgeber gewählte Formulierung der
"vollständigen" Zahlung ("entièrement payées"; "interamente
pagati") kann sich sowohl auf die Gegenstand des Verlustscheins bildenden
als auch auf die insgesamt ausstehenden Prämien oder Beiträge beziehen.

 

(…)

 

Der Umstand, dass gemäss (alt) Art. 9 Abs. 1 KVV der Versicherer erst
nach Ausstellung eines Verlustscheins an die Sozialhilfebehörde gelangen darf,
ist für die Auslegung des (alt) Art. 9 Abs. 2 KVV zentral. Dass der
Verordnungsgeber den Verlustschein in (alt) Art. 9 Abs. 2 KVV (in allen drei
sprachlichen Fassungen) nicht ausdrücklich erwähnt, ist nicht entscheidend und
lässt sich mit sprachlichen Gründen leicht erklären. Wesentlich ist demgegenüber,
dass einerseits gemäss Abs. 1 der (altrechtlichen)  Verordnungsbestimmung die
Ausstellung eines Verlustscheins Voraussetzung für die Einleitung des
Verfahrens mit der zuständigen Sozialhilfebehörde ist und es andererseits auch
dieser Verlustschein ist, welcher das Ausbleiben der Prämien samt Akzessorien verurkundet,
der nach Abs. 2 des (alt) Art. 9 KVV zur Leistungssperre führt. Folgerichtig
muss es aber auch auf die Bezahlung der Gegenstand dieses Verlustscheines
bildenden Beiträge ankommen, welche, sofern beglichen, zur Aufhebung der
Leistungssperre und der Zahlung der in der Zeit des Aufschubs angefallenen
Rechnungen führt. Alles andere liefe der vom Verordnungsgeber in (alt) Art. 9
Abs. 1 und 2 KVV zu Grunde gelegten Konzeption zuwider und würde bedeuten, dass
die Ausstellung eines Verlustscheins (und die damit verbundene Verurkundung
einer ausgefallenen Forderung) bei "Zahlungsverzug der Versicherten"
(Titel von Art. 9 KVV)  Voraussetzung der Einleitung des Verfahrens mit der
Sozialhilfebehörde und einer allfälligen Verlustschein insofern in seiner
Bedeutung relativiert würde, als die Tilgung der durch ihn verurkundeten
Forderungen allenfalls nicht für die Beendigung

des Aufschubs hinreichend wäre.

 

2.3  Was Ziel und Zweck wie auch den bei der Auslegung ebenfalls zu
berücksichtigenden Gesichtspunkt der Rechtssicherheit und
Rechtsvoraussehbarkeit anbelangt, sorgt nur ein im eben dargelegten Sinne auf
den Verlustschein bezogenes Verständnis des vom Krankenversicherer beim
Sozialamt einzuschlagenden Verfahrens (betreffend Leistungsaufschub und dessen
Aufhebung) für Kohärenz. Würde man irgendwelche (unter Umständen nachträglich
entstandene) Beitragsausstände für das Aufrechterhalten einer  (in einem
früheren Zeitpunkt) verfügten Leistungssperre genügen lassen, wäre diese von
den Betroffenen nicht zuverlässig überprüf- und gegebenenfalls anfechtbar. Ein
Leistungsaufschub und die damit einhergehende subsidiäre Leistungspflicht der
zuständigen Sozialhilfebehörde rechtfertigt sich nur für Beitragsausstände,
welche in einem bestimmten Verlustschein verkörpert und der Sozialhilfebehörde
so urkundenmässig ausgewiesen zugegangen sind.

 

2.4  Die Auslegungskriterien führen zum Schluss, dass es für die
Beendigung des Leistungsaufschubs erforderlich und hinreichend ist, dass
diejenigen Prämien und Akzessorien bezahlt werden, welche Gegenstand des
Verlustscheins bildeten, auf dessen Grundlage der Leistungsaufschub fusste.

 

3.  Soweit sich die Beschwerdeführerin zur Begründung ihres abweichenden
Rechtsstandpunktes auf die Art. 9 und 90 KVV, in der seit 1.  Januar 2003
geltenden Fassung beruft, ist ihr vorab entgegenzuhalten, dass eine positive
Vorwirkung aus Gründen der Rechtssicherheit grundsätzlich unzulässig ist (vgl.
HÄFELIN/MÜLLER, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4. Aufl., Zürich 2002, S. 72 Rz
347 ff.; RHINOW/KRÄHENMANN, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
Ergänzungsband, Basel 1990, Nr. 17 S. 50).

Davon abgesehen deckt sich der Normgehalt des am 1. Januar 2003 in
Kraft getretenen Art. 90 KVV (AS 2002 3909) mit demjenigen des (alt) Art. 9
Abs. 2 KVV bis auf einen Punkt. Art. 9 KVV (in der seit 1. Januar 2003 gültigen
Fassung; AS 2002 3908) sieht nun die Beendigung des Versicherungsverhältnisses
vor für versicherte Personen, auf welche die schweizerische Gesetzgebung über
die Sozialhilfe nicht anwendbar ist und die ihrer Zahlungsverpflichtung nicht
nachkommen. Art. 90 Abs. 3 KVV stimmt mit  (alt) Art. 9 Abs. 1 KVV wörtlich
überein, ebenso der (alt) Art. 9 Abs. 2 KVV entsprechende neue Art. 90 Abs. 4
KVV, mit der einzigen Ausnahme, dass der Wegfall des Leistungsaufschubes an die
vollständige Bezahlung der "ausstehenden Prämien, Kostenbeteiligungen,
Verzugszinse und Betreibungskosten" geknüpft ist. Am in Erw. 2.1-2.4
dargestellten, auf den Verlustschein bezogenen Verfahren betreffend
Leistungssperre und –aufhebung hat sich nichts geändert."

 

                                         Va
ancora rilevato che con STFA del 28 gennaio 2005 (K 117/04), l’Alta Corte ha
affermato:

 

"  Selon l'art. 9 al. 1 OAMal
(en vigueur jusqu'au 31 décembre 2002), si, malgré sommation, l'assuré ne paie pas
les primes ou participations aux coûts échues, l'assureur doit engager une
procédure de poursuite. Si cette procédure aboutit à un acte de défaut de biens,
l'assureur en informe l'autorité compétente d'aide sociale (...).

 

D'après l'art. 9 al. 2 OAMal, après avoir reçu
un acte de défaut de biens et informé l'autorité d'aide sociale, l'assureur peut
suspendre la prise en charge des prestations jusqu'à ce que les primes ou participations
aux coûts arriérées soient entièrement payées; il devra prendre en charge les
prestations pour la période de suspension dès qu'il aura reçu ces paiements.

 

2.1 Du point de vue intertemporel, ces dispositions sont applicables à
la présente cause (ATF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b; cf. aussi ATF
129 V 456 consid. 1). Il est à relever, quoi qu'il en soit, que cette réglementation
a été reprise à l'art. 90 al. 3 et 4 OAMal, en vigueur
depuis le 1er janvier 2003. A, part des modifications d'ordre purement rédactionnel,
le Conseil fédéral a apporté une adjonction à l'art. 90 al.
3 OAMal en prévoyant, en plus du paiement des primes et des participations,
le paiement d'intérêts moratoires et de frais de poursuite (cf. ATF 129 V 459 sv.
consid. 3).

 

2.2 La jurisprudence interprète ces dispositions en ce sens que la suspension
de la prise en charge des prestations prend fin lorsque sont payées les primes
(frais accessoires inclus) ayant fait l'objet de l'acte de défaut de biens à
l'origine des procédures de communication à l'autorité d'aide sociale et de suspension
de prestations. Cette
suspension ne peut pas être maintenue si des poursuites pour d'autres primes impayées
sont en cours (ATF 129 V 455).

 

3.

3.1 Sous l'empire de la LAMA, les caisses-maladie n'avaient pas le
droit, sauf motif particulier, d'exclure un membre pour défaut de paiement des
cotisations d'assurance et de participations aux frais. Elles étaient libres,
en revanche, de prononcer une mesure moins grave comme la suspension du droit
aux prestations d'assurance, laquelle pouvait être maintenue tant que
subsistaient des arriérés de cotisations et de participations (ATF 111 V 318;
RAMA 1992 n° K 896 p. 138, 1990 n° K 847 p. 252).

 

Toujours sous le régime de la LAMA, le Tribunal fédéral des assurances
a jugé qu'une suspension des prestations qui se prolonge au-delà de la clôture
de la faillite de l'assuré n'était pas compatible avec l'art.
265 al. 2 LP (RAMA 1995 no K 961 p. 52). Selon cette disposition, dans
sa version en vigueur depuis le 1er janvier 1997, une nouvelle poursuite ne peut
être requise sur la base de l'acte de défaut de biens après faillite que si le débiteur
revient à meilleure fortune; sont également considérées comme meilleure fortune
les valeurs dont le débiteur dispose économiquement. Dans l'arrêt B.  du 2 décembre
2004 (K 139/03), le Tribunal fédéral des assurances a laissé indécis le point
de savoir si cette jurisprudence restait applicable après l'entrée en vigueur
de la LAMal. Le présent litige exige que la question soit tranchée. Il convient
d'y répondre par l'affirmative, pour les mêmes motifs que ceux retenus par le
tribunal en 1995.

 

3.2 L'art. 265 al. 2 LP vise en effet à permettre
au débiteur de se relever de sa faillite et de se construire une nouvelle existence,
à savoir de se rétablir sur le plan économique et social, sans être constamment
soumis aux poursuites des créanciers perdants de la faillite. Le débiteur doit ainsi
avoir acquis de nouveaux actifs auxquels ne correspondent pas de nouveaux passifs,
c'est-à-dire de nouveaux actifs nets (ATF 129 III 388 consid. 5.1.1). Une suspension
durable des prestations au-delà de la clôture de la faillite n'est pas compatible
avec ce but. La continuation d'un blocage des prestations éluderait les effets juridiques
de l'acte de défaut de biens après faillite si l'assureur pouvait invoquer, à
l'appui de cette mesure, une créance qu'il ne peut faire valoir en poursuite qu'à
la condition d'un retour à meilleure fortune du débiteur.

 

3.3 L'entrée en vigueur de la LAMal n'a pas remis en cause ces motifs
(dans ce sens: Gebhard Eugster, Krankenversicherung, in : Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], Soziale Sicherheit, p. 184 et note de bas de page 825; voir aussi Jean-Louis
Duc, Quelques aspects de la demeure de l'assuré dans le cadre de la LAMal, in :
La défaillance de paiement, Retard et défaut de paiement, Fribourg 2002, p.
184). L'exécution des obligations financières de l'assuré (paiement des primes
selon les art. 61 ss LAMal et des participations
selon l'art. 64 LAMal), de même que les conséquences
de la non-exécution de ces obligations, par des mesures spécifiques au droit de
l'assurance-maladie, ne sont réglées ni par la LAMal ni dans une norme de délégation
qui serait contenue dans cette loi et qui chargerait le Conseil fédéral de réglementer
ces questions. Le régime de suspension des prestations pour non-paiement des cotisations,
formalisé à l'art. 90 OAMal, s'inscrit dans le fil
de la jurisprudence établie sous le régime de la LAMA. L'OAMal est une ordonnance fondée sur les art. 96 LAMal et 81 LPGA, qui chargent le Conseil fédéral
d'édicter des dispositions aux fins d'exécution de la loi.

Une ordonnance d'exécution de la loi a pour fonction de concrétiser
les dispositions légales et, le cas échéant, de combler des lacunes
d'importance secondaire, dans la mesure où l'exécution de la loi l'exige; les
normes d'exécution doivent cependant s'en tenir au cadre légal et ne peuvent en
particulier contenir des règles nouvelles qui limiteraient les droits des
administrés et leur imposeraient de nouveaux devoirs ou encore contourneraient
les dispositions d'une loi autre que l'ordonnance a pour fonction de
concrétiser (voir ATF 126 V 269 consid. 4b).

 

3.4 Dès lors, aujourd'hui comme par le passé, le maintien d'une suspension
du droit aux prestations après la clôture de la faillite reste incompatible avec
l'art. 265 al.
2 LP, nonobstant les dispositions d'exécution adoptées par le Conseil fédéral.

 

 

4.

Enfin, comme la question de la compensation n'est pas soulevée par les
parties, il n'y a pas lieu de se prononcer à ce stade."

 

 

                                   4.   A livello cantonale l’art. 20 cpv. 1 LCAMal stabilisce che il
Consiglio di Stato designa l’autorità di assistenza sociale per il pagamento
dei crediti irrecuperabili relativi alle prestazioni obbligatorie previste
dalla legislazione federale.

                                         Il
cpv. 1 si applica solo alle persone soggette all’obbligo d’assicurazione (art.
20 cpv. 2 LCAMal).

                                         Giusta
l’art. 20 cpv. 3 LCAMal prima di procedere al pagamento dei crediti
irrecuperabili, l’istanza competente applica il sussidio per la riduzione dei
premi.

 

                                         L’art.
22 cpv. 1 LCAMal prevede che nei confronti delle persone soggette all’obbligo
d’assicurazione e per le prestazioni obbligatorie di legge, l’assicuratore non
può:

                                         

a)    
dichiarare l’esclusione di assicurati;

b)    
sospendere le prestazioni;

c)     
praticare la compensazione dei crediti scoperti
con la trattenuta di prestazioni a favore dell’assicurato.

 

                                         L’art.
22 cpv. 2 LCAMal riserva l’applicazione dell’art. 9 cpv. 4 OAMal per quanto
riguarda gli assicurati a cui la legislazione svizzera in materia di assistenza
sociale non è applicabile.

 

                                   5.   Le
norme regolamentari in vigore fino al 31 dicembre 2004 prevedevano inoltre
quanto segue:

 

                                         Per
l’art. 82 cpv. 1 Reg. LCAMal l’assicuratore malattie che a seguito della
procedura esecutiva cui alla LCAMal ottiene un attestato di carenza di beni
definitivo o un certificato di insolvenza, può chiedere all’IAS il pagamento
dei crediti irrecuperabili, incluse le spese esecutive, ma esclusi gli
interessi.

                                         Per
il cpv. 2 la richiesta di pagamento dei premi e delle partecipazioni avviene
per mezzo dei formulari ufficiali.

                                         Alla
richiesta devono essere allegati i documenti giustificativi nella forma
originale (cpv. 3). L’IAS emana le direttive di procedura (cpv. 4).

                                         L’art.
82a Reg. LCAMal prevede che l’assicuratore malattie è tenuto a dare inizio alla
procedura esecutiva, o a richiedere il certificato di insolvenza, entro 6 mesi
dalla scadenza del primo credito vantato.

                                         

                                         A
norma dell’art. 82b Reg. LCAMal ai fini dei ricuperi praticati dall’UAM verso
gli assicurati morosi, l’attestato di carenza di beni e il certificato di
insolvenza hanno il medesimo valore.

 

                                         Una
nuova procedura esecutiva non è necessaria ove siano stati rilasciati due
attestati di carenza di beni definitivi in un periodo di 24 mesi precedenti la
richiesta. L’IAS può tuttavia esigere che l’assicuratore malattie promuova una
nuova procedura esecutiva, se è a conoscenza di circostanze che lo giustificano
(art. 83 Reg. LCAMal).

 

                                         Per
l’art. 84 Reg. LCAMal in ogni caso l’assicuratore malattie non può sospendere
il diritto alle prestazioni previsto dalla LAMal.

 

                                         L’art.
85 Reg. LCAMal prevede che per le prestazioni obbligatorie definite dalla
LAMal, l’assicuratore malattie non può praticare la compensazione di crediti
scoperti con la trattenuta di prestazioni a favore dell’assicurato.

 

                                         Con
il 1. gennaio 2005 le norme sulle “esazioni e procedure esecutive” sono
state modificate, come segue:

 

                                         Per
l’art. 82 Reg. LCAMal l’assicuratore malattie (di seguito: assicuratore) che a
seguito della procedura esecutiva di cui alla LCAMal ottiene un attestato di
carenza di beni definitivo o una dichiarazione di insolvenza, può chiedere
all’IAS il pagamento dei crediti irrecuperabili, incluse le spese esecutive e
gli interessi di mora (cpv. 1). La richiesta di pagamento dei premi e delle
partecipazioni avviene per mezzo dei formulari ufficiali e deve essere
inoltrata tempestivamente (cpv. 2). Alla richiesta devono essere allegati i
documenti giustificativi nella forma originale (cpv. 3). L’IAS emana le
direttive di procedura (art. 4).

 

                                         Gli
art. 82a e b Reg. LCAMal sono stati abrogati.

 

                                         Per
l’art. 83 cpv. 1 Reg. LCAMal l’assicuratore è tenuto a dare inizio alla
procedura esecutiva, o a richiedere la dichiarazione di insolvenza, entro 6
mesi dalla scadenza del primo credito vantato. Il cpv. 2 prevede che se lascia
scadere infruttuosamente il termine di cui al cpv. 1, non può imporre
conseguenze agli assicurati interessati.

                                         Ai
fini dei recuperi praticati dall’IAS nei confronti degli assicurati morosi,
l’attestato di carenza di beni e la dichiarazione di insolvenza hanno il
medesimo valore e la medesima validità temporale (art. 84 Reg. LCAMal).

 

                                         A
norma dell’art. 85 cpv. 1 Reg. LCAMal una nuova procedura esecutiva non è
necessaria ove siano stati rilasciati due attestati di carenza di beni
definitivi in un periodo di 24 mesi precedenti la richiesta. Se l’assicuratore
non si attiene a quanto disposto al cpv. 1, l’IAS non riconosce le spese
esecutive e gli interessi di mora per i periodi impropri (art. 85 cpv. 2 Reg.
LCAMal). In caso di inosservanza del cpv. 1, l’assicuratore non può imporre
conseguenze agli assicurati interessati.

 

                                         Per
l’art. 85a cpv. 1 Reg. LCAMal di regola la durata massima del pagamento dei
crediti irrecuperabili per singolo assicurato è di 5 anni. Il cpv. 2 prevede
che a richiesta dell’assicurato, la durata massima di cui al cpv. 1 può essere
prorogata fino ad un ulteriore anno, se per un determinato anno di competenza
il credito riconosciuto non ha superato fr. 300.--, oppure per i motivi di cui
all’art. 85d cpv. 2.

                                         L’art.
85a cpv. 3 Reg. LCAMal prevede che scaduti i termini di cui sopra, l’IAS
sospende i pagamenti dei crediti irrecuperabili nei confronti dell’assicuratore
interessato. I pagamenti possono parimenti essere sospesi anche prima della
scadenza di cui ai cpv. 1 e 2, se l’assicurato non ottempera alle richieste di
spiegazioni provenienti dall’IAS (cpv. 4).

 

                                         Le
limitazioni di cui all’art. 85 non si applicano nei confronti di assicurati
minorenni (art. 85b Reg. LCAMal).

 

                                         Per
l’art. 85c Reg. LCAMal il pagamento dei crediti irrecuperabili è escluso, anche
prima dei termini di cui all’art. 85a, nei casi in cui l’assicurato in mora
riceve direttamente una prestazione sociale che già comprende gli importi per
il pagamento dei premi e delle partecipazioni LAMal.

                                         

                                         A
norma dell’art. 85d Reg. LCAMal l’IAS avverte preventivamente, in forma
scritta, l’assicurato in mora da lungo tempo delle conseguenze di una
prolungata morosità e, in particolare:

                                         a)
della data di sospensione del pagamento dei crediti irrecuperabili nei
confronti dell’assicuratore;

                                         b)
della possibilità per l’assicuratore, in queste situazioni, di procedere alla
sospensione della rimunerazione delle prestazioni.

                                         Se
l’assicurato manifesta ragioni plausibili per le quali è momentaneamente
impossibilitato a pagare i premi e le partecipazioni LAMal, l’IAS impartisce al
medesimo un termine di tempo ristretto per riprendere in maniera autonoma e
regolare i pagamenti verso l’assicuratore. 

                                         In
assenza di manifestazioni da parte dell’assicurato o di motivazioni plausibili
ai sensi del cpv. 2, l’IAS avverte in forma scritta l’assicuratore della data a
partire dalla quale cessa il pagamento dei crediti irrecuperabili, richiamando
nel contempo la possibilità di procedere alla sospensione della rimunerazione
delle prestazioni.

                                         L’IAS
tiene un registro degli assicurati a cui è sospeso il pagamento dei crediti
irrecuperabili all’assicuratore presso cui sono iscritti.

 

                                         L’art.
85e Reg. LCAMal prevede che l’assicuratore può applicare la sospensione della
rimunerazione delle prestazioni nei confronti di un determinato assicurato in
mora solo dopo aver ricevuto la conferma scritta dell’IAS di sospensione del
pagamento dei crediti irrecuperabili.

 

                                         A
norma dell’art. 85f cpv. 1 Reg. LCAMal in caso di comunicazione dell’IAS ai
sensi dell’art. 85d cpv. 3 Reg. LCAMal, l’assicuratore avverte tempestivamente
i fornitori di prestazioni conosciuti a cui si rivolge in via ordinaria
l’assicurato moroso.

                                         Per
il cpv. 2 l’assicuratore avverte immediatamente l’IAS quando l’assicurato in
mora ha saldato i crediti scoperti posteriori alla data di cui all’art. 85d
cpv. 3.

 

                                   6.   Va
ancora rilevato che la presente fattispecie, concernente la sospensione del
pagamento delle prestazioni dell’assicuratore sociale nei confronti di
assicurati morosi, fa parte di una serie di vertenze avviate da casse
appartenenti al __________ che vuole far pressione nei confronti del Canton
Ticino per il pagamento degli arretrati non ancora soluti. Nell’ambito di
un’altra causa, di cui all’inc. 36.2005.193, il TCA ha sentito un
rappresentante della Cassa, il quale ha affermato:

 

"  Il rappresentante dell'assicuratore rileva come sia
aperto un braccio di ferro per non dire un contenzioso con il Cantone, in
particolare l'UAM, perchè il credito complessivo vantato dalla __________, che
qui non sa precisare ma che ammonta a __________, non viene soluto dal Cantone.
A motivo dei mancati pagamenti l'amministrazione cantonale ritiene argomenti di
dettaglio che non si comprendono. Le ragioni di questi ritardi comunque sono
incomprensibili ed ingiustificate. Questo ha indotto il __________ a sospendere
le prestazioni per diversi assicurati morosi per i quali non è ancora
intervenuto il pagamento. 

 

Il Giudice evidenzia come nel braccio di ferro che si è instaurato tra
il __________ ed il Cantone chi paga lo scotto è in primis l'assicurato toccato
dal provvedimento e conseguentemente il Tribunale già oberato di lavoro ed al
quale il Cantone ha già ridotto all'osso le risorse per fronteggiare le pendenze.
Fa notare che questo genere di procedure ha portato ad un incremento delle
cause specifiche relative all'assicurazione  malattia. Osserva comunque che le
norme del Regolamento di applicazione della LCAmal sono precise in merito.

 

Il sig. __________ dopo avere udito la sostanza delle norme vigenti
che regolano in materia indica di conoscerne il tenore, rileva che la stretta
applicazione di questo norme purtroppo causa un aumento delle spese
amministrative. Da atto che nessuno degli assicurati oggetto dei provvedimenti
recenti del __________ rientra nella casistica di cui alle nuove norme (art.
85a e segg.) adottate dal Consiglio di Stato per la limitazione del pagamento
dei crediti irrecuperabili.

 

Il rappr. assicuratore fa notare che neppure le procedure che sono
corrette conducono il Cantone al pagamento. Possono esservi delle pratiche
imprecise allora si comprende che in quei casi il pagamento venga sospeso in
attesa di completazione o rettifiche delle procedure ma quando l'iter è
corretto e definitivamente portato avanti incomprensibilmente i versamenti non
avvengono. Fa notare che diversi assicuratori si erano trovati in una
situazione analoga e diversi assicuratori si erano decisi per procedere come il
__________ ha fatto ossia con il decretare a carico di assicurati morosi la
sospensione delle prestazioni. Poi però gli altri assicuratori non hanno
portato avanti questa decisione di principio e solo il __________ ha seguito
questa via. 

 

Il giudice fa osservare, in generale e non solo per quanto attiene al
caso per la sig.ra X, che non risulta (sia nel caso concreto che in altri casi
pendenti) che l'assicuratore abbia tolto l'effetto sospensivo alla sua
decisione ciò rende la decisione non effettiva e conseguentemente impedisce
all'assicuratore di ricusare il pagamento delle prestazioni il cui rimborso
viene richiesto." (doc. X, inc. 36.2005.193)

 

                                         In
un’altra causa (36.2005.178), analoga alla presente, l’assicuratore ha prodotto
diversa documentazione a comprova della diatriba attualmente in corso con il
Canton Ticino.

 

                                         Questo
TCA rileva innanzitutto che il modo di agire del __________ non è stato
adottato dalle altre casse con assicurati affiliati nel Canton Ticino. Un altro
gruppo assicurativo, che inizialmente aveva dato avvio a cause analoghe, dopo
aver preso atto dei contenuti dei ricorsi, ha annullato le proprie decisioni di
sospensione (cfr. in particolare le STCA del 16 settembre 2005: inc.
36.2005.118 e 36.2005.120).

                                         A
mente del TCA, a prescindere dall’esito del ricorso, il __________ avrebbe
potuto e dovuto far valere le proprie pretese nei confronti dello Stato in
altro modo, avviando le opportune procedure semmai contro le autorità
competenti.

                                         Agendo
invece tramite la sospensione delle prestazioni di un’assicurazione sociale nei
confronti di persone che si trovano in uno stato di oggettiva precarietà sia
finanziaria che di salute e fondandosi su premi e partecipazioni ai costi
rimasti impagati diversi anni fa, il __________ mette in serie difficoltà gli
assicurati più deboli, senza tuttavia riuscire ad ottenere in tempi brevi
quanto richiesto.

                                         

                                   7.   In
concreto dagli atti emerge che l’assicuratore, dopo aver sospeso il pagamento
di ogni prestazione derivante dalla LAMal sulla base della presenza di 27 ACB,
con la decisione su opposizione si è ravveduto, indicando la presenza di 4 ACB.

                                          

                                         La
Cassa ritiene di aver agito correttamente poiché, conformemente a quanto
prevede l’art. 90 OAMal, dispone di un attestato di carenza beni ed ha avvisato
l’autorità di assistenza sociale competente.

                                         Come
visto l’art. 90 cpv. 3 OAMal prevede che se la procedura sfocia in un attestato
di carenza di beni, l’assicuratore ne informa la competente autorità
d’assistenza sociale. Per l’art. 90 cpv. 4 OAMal dopo la notifica
dell’ACB e l’avviso all’autorità d’assistenza sociale, l’assicuratore può
sospendere la rimunerazione delle prestazioni finché l’importo non sia
interamente pagato.

 

                                         Nella
fattispecie lo scritto del 30 giugno 2005 all’assicurato, nel quale lo si
informa della sospensione del versamento delle prestazioni, trasmesso solo in
copia all’autorità di assistenza sociale (doc. 5), non può essere assimilato ad
una informazione all’autorità competente. 

                                         In
questa lettera “standard”, trasmessa anche ad altri assicurati, con copia
all’IAS, viene fatto solo un cenno generico alla presenza di attestati di
carenza beni, senza che vi sia alcun riferimento preciso al numero di attestati
e al debito scoperto ancora da pagare, rendendo di fatto impossibile
l’intervento dell’autorità di assistenza sociale. 

 

                                         In DTF 129 V 455 il TFA ha stabilito che „Ein Leistungsaufschub
und die damit einhergehende subsidiäre Leistungspflicht der zuständigen
Sozialhilfebehörde rechtfertigt sich nur für Beitragsausstände, welche in einem
bestimmten Verlustschein verkörpert und der Sozialhilfebehörde so urkundenmässig
ausgewiesen zugegangen sind.“ e che „Die Auslegungskriterien führen
zum Schluss, dass es für die Beendigung des Leistungsaufschubs erforderlich und
hinreichend ist, dass diejenigen Prämien und Akzessorien bezahlt werden, welche
Gegenstand des Verlustscheins bildeten, auf dessen Grundlage der
Leistungsaufschub fusste.“ (sottolineature del redattore). 

 

                                         In
concreto, dallo scritto del 17 gennaio 2006 dell’IAS, emerge che l’autorità
cantonale ha dato la sua garanzia per il pagamento degli arretrati fino al 31
dicembre 2005. 

                                      

                                         In
particolare l’IAS ha precisato che per quanto concerne l’ACB n. __________ “l’importo
è stato versato da UAM già in data 7 dicembre 2004. Ne consegue che la pretesa
dell’assicuratore è, nella fattispecie, completamente ingiustificata”,
mentre per quanto concerne gli altri 3 ACB l’autorità cantonale ha precisato
che “sono stati presentati a UAM in data 27 ottobre 2005. Di principio non
c’è obiezione al riconoscimento dei medesimi, che si trovano in fase di
elaborazione amministrativa.” (fatti non smentiti dalla convenuta, cfr.
doc. XI). L’IAS ha infine rilevato che “il riconoscimento dei crediti
scoperti, nel caso di specie, si interrompe, al fine di ulteriori accertamenti,
al 31 dicembre 2005 (art. 85a del Regolamento). Fino a quella data
l’assicuratore malattie ha in ogni caso la garanzia di legge del versamento. La
fattispecie risulta dunque ininfluente ai fini del presente giudizio.”
(doc. IX)

 

                                         In
concreto pertanto la decisione della Cassa si basava su un ACB già pagato e su
tre ACB nemmeno presentati all’autorità assistenziale al momento dell’inizio
della sospensione dei pagamenti.

                                         Già
solo per questo motivo la decisione impugnata deve essere annullata.

                                          

                                         Va ancora rilevato che l’art. 90 cpv. 3 OAMal prevede che la
sospensione può avvenire solo dopo la notifica dell’attestato di carenza
beni e l’avviso all’autorità d’assistenza sociale. In questo caso invece la
sospensione e l’avviso sono state effettuate contemporaneamente, lo stesso
giorno, con lo stesso scritto, impedendo così all’autorità cantonale di
verificare la liceità dell’agire della Cassa, che per l’assicurato toccato
dalla decisione ha gravi e importanti conseguenze che possono mettere in
pericolo la sua stessa sopravvivenza (cfr. l’indicazione secondo la quale “la
nostra cassa non garantirà più il pagamento diretto delle sue medicine e, in
cambio del rilascio di quest’ultime, la farmacia potrà chiederle il pagamento”).

                                         Tale
modo di agire è manifestamente inammissibile.

 

                                   8.   Il
TCA, nella citata sentenza del 23 gennaio 2006, ha già avuto modo di indicare
che il riferimento alla sentenza del 22 ottobre 2002 del TFA (K 102/00),
pubblicata in RDAT I-2003 n. 20 pag. 68 e segg., ed in particolare la
circostanza che il TFA ha citato, al consid. 5.2, l’art. 9 cpv. 2 OAMal, non ha
nessun fondamento.

 

                                         Infatti,
in quell’occasione, il TFA ha avuto modo di evidenziare come:

 

"  Per l'art. 96 LAMal il Consiglio federale è incaricato dell'esecuzione
della legge stessa. L'Esecutivo emana le disposizioni necessarie (cfr. art. 182 cpv. 2 Cost., art. 102 cif. 5 vCost.; DTF 125 V 268 consid.
2a). Sulla base di
questa disposizione l'Esecutivo federale ha promulgato l'art. 9 cpv. 1 OAMal, secondo cui se, nonostante diffida,
l'assicurato non paga i premi o le partecipazioni ai costi scaduti,
l'assicuratore deve promuovere una procedura esecutiva. Se questa sfocia in un
attestato di carenza di beni, l'assicuratore ne informa la competente autorità
d'assistenza sociale. Sono salve le disposizioni cantonali che contemplano la
previa notifica all'autorità preposta alla riduzione dei premi. Giusta il
capoverso 2, dopo la notifica dell'attestato di carenza di beni e l'avviso
all'autorità d'assistenza sociale, l'assicuratore può sospendere la rimunerazione
delle prestazioni finché i premi o le partecipazioni ai costi siano stati
interamente pagati. Se questi vengono pagati l'assicuratore deve assumere i
costi delle prestazioni fornite durante il periodo di sospensione.

 

(…)

 

6.1Come già accennato nei precedenti considerandi, questa Corte ha già
statuito sull'ammissibilità, per la Cassa malati, di procedere alla
compensazione di premi scaduti con prestazioni dovute, rinviando tra l'altro
alla volontà del legislatore espressa nel relativo messaggio. Pure la dottrina
si è espressa in tal senso, richiamando la giurisprudenza applicabile in ambito
LAMI. In simili circostanze una norma cantonale che esclude questa modalità
esecutiva appare di principio in conflitto con il diritto federale. Poiché
tuttavia l'assicurazione malattia non è disciplinata esaustivamente dal diritto
federale, va esaminato se la norma in questione può essere applicata nel
rispetto del diritto federale. In proposito Eugster ha evidenziato che la
compensazione dovrebbe intervenire solo posteriormente alla messa in atto della
procedura prevista all'art. 9 cpv. 1 e 2 OAMal (esecuzione secondo la LEF, notifica
all'assistenza sociale rispettivamente all'autorità preposta alla riduzione dei
premi). A mente di questo autore l'ufficio preposto al pagamento dei premi in
caso di indigenza dev'essere messo in condizione di effettuare i pagamenti a
favore della persona assicurata prima della dichiarazione di compensazione (Eugster,
op. cit., cifra marg. 226). Se è vero, infatti, che la compensazione permette
di evitare l'emissione di attestati di carenza di beni, un simile procedimento
priva la persona assicurata della possibilità di ottenere prestazioni
assistenziali in forma di pagamento del premio, previste dal diritto cantonale.
Inoltre, in seguito alla compensazione, l'assicurato può trovarsi senza i mezzi
necessari e sufficienti per pagare le prestazioni, a scapito del fornitore di
prestazioni. In simili condizioni procedere immediatamente ad una compensazione
è contrario allo spirito della legge (Eugster, op. cit., cifra marg. 226 n.
499; si confronti anche Duc, op. cit., pag. 470).

 

6.2 Da quanto sopra esposto risulta che l'autore si esprime in favore
almeno di una limitazione temporale dell'applicabilità della compensazione, per
tener conto dello spirito della LAMal e in considerazione delle competenze
cantonali in materia di assistenza sociale e di riduzione dei premi. Secondo
questa Corte a tale opinione si può aderire, in quanto il modo di procedere
proposto, simile a quanto previsto dal diritto cantonale, non solo non
compromette, bensì contribuisce meglio alla realizzazione della LAMal. In
effetti questa modalità di esecuzione permette sia il versamento del premio
all'assicuratore malattia in tempi brevi, che quello dell'onorario pieno al fornitore
di prestazioni, in quanto l'assicurato dispone di tutta la prestazione.
L'interessato può inoltre percepire le prestazioni assistenziali di diritto.

 

Alla luce di queste considerazioni la disposizione cantonale che vieta
la compensazione nei casi in cui interviene l'assistenza sociale e vi è la
possibilità di ridurre i premi, ambiti in cui è data la competenza cantonale,
entra in conflitto con il diritto federale solo nella misura in cui
l'ammissibilità della compensazione è completamente esclusa. La norma dev'essere
quindi intesa nel senso che la compensazione non va posta in atto fintanto che
la cassa malati non ha dato seguito alla procedura prevista all'art. 9 cpv. 1 OAMal, consistente nel portare a termine la
procedura esecutiva secondo la LEF, notificare il caso all'autorità
d'assistenza sociale e a quella competente per la riduzione dei premi.

 

Di conseguenza la giurisprudenza federale sull'ammissibilità per la
Cassa malati di procedere alla compensazione va compresa nel senso che essa è
possibile solo posteriormente alla messa in atto, da parte dell'assicuratore
malattia, della procedura di cui all'art. 9 cpv. 1 OAMal.

 

6.3 In concreto non è contestato che la Cassa malati non ha posto in
esecuzione il credito vantato nei confronti dell'intimata, né che non ha fatto
capo all'autorità assistenziale competente per il pagamento dei premi.

In simili circostanze non può porre in esecuzione la propria pretesa
tramite compensazione. In quanto infondato il ricorso di diritto amministrativo
va pertanto respinto."

 

                                         Nella
citata sentenza il TFA ha aderito all’opinione di Eugster, secondo il quale “la
compensazione dovrebbe intervenire solo posteriormente alla messa in atto della
procedura prevista all'art. 9 cpv. 1 e 2
OAMal  (esecuzione secondo la LEF, notifica
all'assistenza sociale rispettivamente all'autorità preposta alla riduzione dei
premi). A mente di questo autore l'ufficio preposto al pagamento dei premi in
caso di indigenza dev'essere messo in condizione di effettuare i pagamenti a
favore della persona assicurata prima della dichiarazione di compensazione
(Eugster, op. cit., cifra marg. 226).”

                                         A
maggior ragione, ciò che vale per la compensazione di premi impagati con
prestazioni fatte valere da un assicurato, deve trovare applicazione anche nell’ambito
della sospensione da ogni pagamento delle prestazioni in caso di malattia. 

                                         Quest’ultima
misura è infatti nettamente più incisiva e maggiormente gravida di conseguenze
per l’assicurato, rispetto a quella della compensazione. 

                                         Se
la Cassa, quando intende compensare premi impagati con prestazioni, deve
mettere l’Ufficio preposto nella condizione di poter pagare prima di procedere
con la compensazione, ciò deve valere anche quando la conseguenza è la
sospensione dal pagamento di ogni prestazione derivante dalla LAMal.

 

                                         In
concreto dallo scritto del 17 gennaio 2006 dell’IAS emerge che l’autorità
cantonale ha già pagato l’ACB n. __________ in data 7 dicembre 2004, mentre gli
altri 3 ACB sono stati presentati solo il 27 ottobre 2005 e sono attualmente in
fase di elaborazione.

 

                                         L’autorità
assistenziale non ha pertanto negato il pagamento degli arretrati dovuti dal
ricorrente.

 

                                         Non
c’è pertanto alcun fondamento per procedere con la sospensione del pagamento
delle prestazioni dovute.

 

                                         Anche
il riferimento alla STFA del 22 luglio 2005 (K 114/03), dove il TFA ha
evidenziato come la durata delle procedure nell’incasso dei premi potrebbe
paralizzare l’operato delle casse, le quali potrebbero vedersi private per
lungo tempo del necessario finanziamento e perciò cessare di funzionare, non è
d’aiuto alla convenuta.

                                         Infatti,
nel caso di specie, già solo per il fatto che l’assicuratore ha basato la sua
decisione su un ACB già pagato e su 3 ACB presentati solo poco prima di emanare
la decisione su opposizione, non lasciando all’autorità assistenziale il tempo
materiale di determinarsi in merito, il ricorso va accolto.

 

                                   9.   Va
inoltre rilevato che la norma federale (l'art. 90 cpv. 4 OAMal) è incompleta
poiché non fissa modalità e tempi entro i quali l'autorità d'assistenza sociale
deve intervenire ad effettuare il pagamento dei premi. Essa lascia quindi al
Cantone la libertà di legiferare in merito (cfr. STFA 22 ottobre 2002 del TFA
(K 102/00, riprodotta precedentemente).

 

                                         In
tale prospettiva l’art. 85e Reg. LCAMal ha apportato gli adeguati correttivi e
prevede che la sospensione della rimunerazione delle prestazioni può avvenire
solo dopo aver ricevuto la conferma dell’IAS di sospensione del pagamento dei
crediti irrecuperabili. 

                                         

                                         In
concreto l’assicuratore non ha rispettato il diritto cantonale, sospendendo il
pagamento delle prestazioni senza aver ottenuto la conferma dell’autorità
cantonale di sospensione del versamento degli arretrati.

                                         Dagli
atti emerge infatti che l’IAS non ha negato il pagamento degli ACB ancora
scoperti e trasmessi all’autorità cantonale solo recentemente (doc. IX).

                                         La
decisione va di conseguenza annullata.

 

                                10.   In
concreto l’assicuratore ha adottato una misura incisiva ed estremamente
pericolosa nei confronti di una persona con scarse (se non nulle) conoscenza
giuridiche, malgrado gli interessi finanziari delle Casse siano, di regola,
garantiti dal Cantone il quale, se sono adempiute le condizioni, provvede al
versamento del dovuto.

 

                                         La
superficialità e la leggerezza dell’agire della Cassa ha imposto
all'assicurato, privo di specifiche conoscenze giuridiche, di chiedere
l’emanazione di una decisione formale, di opporsi alla medesima ed infine di
inoltrare ricorso a questo Tribunale Cantonale delle Assicurazioni con aggravio
di impegno temporale e spese per invii e copie di documenti.

 

                                         Visto
l’esito dell’impugnativa, per quanto attiene alle ripetibili, va rammentato
come secondo l'art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA il ricorrente che vince la causa ha
diritto alla rifusione delle ripetibili nella misura stabilita dal tribunale.
Il loro importo è determinato in relazione alla fattispecie e alla difficoltà
del processo, senza tener conto del valore litigioso.

                                         L’indennità
è, di principio, concessa non soltanto se l'assicurato è patrocinato da un
avvocato - in effetti la disposizione in questione non si esprime in termini di
rimborso spese d’avvocato bensì, genericamente, di spese di rappresentanza (RCC
1983 pag. 329; RCC 1980 pag. 116; DTF 108 V 111) -, ma anche quando il
patrocinio è assunto da una persona particolarmente qualificata per la
questione giuridica considerata, purché non si debba ritenere che il patrocinatore
abbia agito a titolo gratuito (RCC 1992 pag. 433 consid. 2a, RCC 1985 pag. 411
consid. 4, DTF 108 V 271 = RCC 1983 pag. 329). 

                                         Ueli
Kieser, ATSG Kommentar, Schultess Zurigo, 2003 a pagina 629, rammenta inoltre
che:

 

"  Eine
Ausnahme gilt nach der Rechtsprechung dort, wo von der Kostenlosigkeit des
kantonalen Gerichtsverfahrens abgewichen werden kann, d.h. bei mutwilligem oder
leichtsinnigem Verhalten; hier kann – bei erheblichem Aufwand – der
Versicherungsträger bei Obsiegen eine Parteientschädigung beanspruchen (vgl.
BGE 127 V 207 f.; vgl. dazu auch ZÜND, Kommentar zum zürucherischen Gesetz über
das Sozialversicherungsgericht, 240). Diese letztgenannte Rechtsprechung
übergeht allerdings den klaren Wortlaut der gesetzlichen Bestimmung und den
Zweck derselben, und es kann ihr insoweit nicht zugestimmt werden."

                                      

                                         In
DTF 127 V 205 e segg. l’Alta Corte federale rammenta come, in caso di ricorso
temerario od interposto per leggerezza, l’assicuratore può ottenere ripetibili
in analogia con quanto previsto nella sentenza pubblicata in DTF 110 V 134 c.
4.

 

                                         Nel
caso concreto la superficialità, la leggerezza e la temerarietà dell'agire
dell'assicuratore, che non ha posto rimedio al suo agire revocando il
provvedimento, impongono il carico di tasse di giustizia e spese ed il
riconoscimento di indennità adeguate in favore del ricorrente.

 

                                         Come
rammentato nella sentenza 22 aprile 2004 di questo Tribunale Cantonale delle
Assicurazioni (36.2004.34):

 

"  In virtù del diritto
cantonale la materia è retta dall’art. 22 LPrTCA che regola le “Spese di
patrocinio. Ripetibili” (così la marginale). Il ricorrente vincitore in causa
ha diritto al rimborso delle spese processuali, dei disborsi (ossia delle
anticipazioni che l’assicurato ricorrente è chiamato ad effettuare) e delle
spese di patrocinio (cpv. 1). Per quanto attiene alle ripetibili invece il tema
è regolato al cpv. 2 con sostanziale richiamo ai principi legali noti (e che si
ritrovano nella LPGA)

 

(…)

 

in questa circostanza
le spese vive desumibili degli atti sopportate dalla ricorrente possono – in
virtù della procedura cantonale – essere poste a carico di X."

 

                                         In
concreto si giustifica il carico di una tassa di giustizia di         fr.
700.-- e spese processuali cifrate in fr. 200.--, nonché            fr. 100.--
a titolo di rimborso spese sopportate per la procedura.

 

                                         Copia
della presente va trasmessa all’IAS, quale parte interessata.

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                 1.-   Il
ricorso é accolto.

                                         La
decisione impugnata è annullata.

 

                                 2.-   La
tassa di giustizia di fr. 700.-- e le spese processuali di           fr. 200.--
sono poste a carico di CO 1 che verserà a RI 1 fr. 100.-- a titolo di rimborso
per le spese sopportate per la procedura.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti