# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 722ffe78-b144-586b-ab8b-4e4cdcce76d6
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-30
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 30.07.2008 SB 2008 15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SB-2008-15_2008-07-30.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 30 luglio 2008 Comunicata per iscritto il: 
SB 08 15 (non comunicata oralmente)

Sentenza
Commissione del Tribunale cantonale

Presidenza Vicepresidente Schlenker
Giudici Möhr e Michael Dürst 
Attuario ad hoc Pers

——————

Visto l'appello penale

della P r o c u r a  p u b b l i c a  d e i  G r i g i o n i , Sennhofstrasse 17, 7001 Coira, 
appellante,

contro

il decreto d'abbandono del Presidente del Circolo di Mesocco del 22 aprile 2008, 
comunicato il 20 maggio 2008, in re Z., appellato, 

concernente grave violazione di norme sulla circolazione stradale,

è risultato:

2

A. In data 5 novembre 2007, verso le ore 10.15, Z. circolava a bordo della 
sua motocicletta sulla semiautostrada 13 da Roveredo verso San Bernardino. Tra 
Mesocco e Pian San Giacomo, sul rettilineo all'altezza del ponte Cascella, ha 
sorpassato tutto d'un fiato due autovetture e due autoarticolati pesanti, terminando 
la manovra nella prossima curva a destra, quando sopraggiungevano veicoli sulla 
corsia di contromano. Stando al rapporto del 20 novembre 2007 del sgt di polizia 
Y., che stava al volante della seconda vettura sorpassata da Z., durante la manovra 
di sorpasso gli autoarticolati toglievano a quest'ultimo la vista della strada oltre gli 
stessi. Sempre secondo l'agente di polizia, il motociclista ha con certezza ostacolato 
la vettura in contromano.

Z. non figura né nel casellario giudiziale centrale né nel registro del 
provvedimenti amministrativi LCS. 

B. Con decreto del 28 novembre 2007 la Procura pubblica dei Grigioni 
ha aperto un procedimento penale per grave infrazione alle norme della circolazione 
contro Z., incaricando dell'inchiesta l'Ufficio dei giudici istruttori di Coira. Il giudice 
istruttore, il 5 dicembre 2007, ha proposto al Presidente del Circolo di Mesocco di 
dichiarare l'indiziato colpevole di grave violazione di norme sulla circolazione ai 
sensi dell'art. 35 cpv. 2 LCS in unione all'art. 90 cifra 2 LCS e di condannarlo ad una 
pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di fr. 100.-- cadauna, sospesa 
condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché ad una multa di fr. 600.--
, sostituibile - in caso di mancato pagamento - con una pena detentiva di 10 giorni. 
Reputati non adempiti i presupposti per l'emanazione di un mandato penale, il 
presidente di circolo, con decreto d'abbandono del 22 aprile 2008, comunicato il 20 
maggio 2008, ha abbandonato la procedura. A motivo ha in sostanza addotto che 
secondo il principio "in dubio pro reo" e la presunzione d'innocenza era d'ammettere 
la versione più favorevole all'imputato; in assenza di deposizioni dei conducenti dei 
veicoli sorpassati e di quello in direzione opposta non gli poteva essere rimproverata 
una trasgressione al codice della strada. Era perciò da ritenere che sorpassando Z. 
disponeva della necessaria visibilità e non aveva impedito gli altri utenti.

C. Contro questo decreto d'abbandono la Procura pubblica dei Grigioni é 
insorta con appello del 6 giugno 2008 alla Commissione del Tribunale cantonale dei 
Grigioni ed ha chiesto:

"1. Il decreto d'abbandono sia annullato e il caso sia rinviato all'istanza 
precedente per giudizio nella procedura di mandato penale.

2. Spese a norma di legge."

3

Nel suo appello essa afferma che l'impugnato decreto d'abbandono non 
regge ad un esame del libero apprezzamento delle prove ai sensi dell'art. 125 cpv. 
2 LGP, dato che il presidente di circolo ha completamente tralasciato di considerare 
le constatazioni del sgt Pizzetti, che in grandi linee corrispondono alle deposizioni 
dell'indiziato. Il giudice precedente non poteva quindi abbandonare il procedimento 
per carenza di dichiarazioni dei conducenti superati e sopraggiungenti, basandosi 
unicamente sul principio "in dubio pro reo", ma doveva occuparsi in modo 
approfondito delle deposizioni dell'agente di polizia.

D. Con scritto del 24 giugno 2008 il giudice precedente ha rinunciato a 
fare delle osservazioni. Z. ha proposto la reiezione dell'appello con risposta del 25 
giugno 2008.

Degli ulteriori motivi posti a fondamento dell'impugnato decreto e degli scritti 
processuali si dirà, in quanto necessario, nei considerandi.

La Commissione del Tribunale cantonale considera :

1.a) Quale rimedio giuridico contro il suo decreto d'abbandono, il 
Presidente del Circolo di Mesocco ha indicato il ricorso, che va presentato entro 20 
giorni alla Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni. La Procura 
pubblica dei Grigioni é invece insorta con appello contro il suddetto decreto. Si pone 
quindi anzitutto il quesito di sapere se il decreto d'abbandono del presidente di 
circolo, rilasciato nell'ambito della procedura di mandato penale per delitti e crimini 
va impugnato con appello oppure con ricorso.

b) Criterio generale di determinazione dei due rimedi legali é lo stadio in 
cui é emanato l'oggetto d'impugnazione. In tal senso per costante giurisprudenza 
(PTC 2000 no. 20, 1994 no. 46 con riferimenti) durante il procedimento d'istruzione 
e d'accusa é dato il ricorso, mentre che le decisioni emanate dopo il promovimento 
dell'accusa devono esser impugnate con appello. Nell'ambito della procedura di 
mandato penale per delitti e crimini non é emanato un atto d'accusa ai sensi dell'art. 
98 LGP. Tuttavia anche in questo procedimento è da distinguere tra la procedura 
d'istruzione e quella di cognizione. La funzione dell'accusa e quindi la delimitazione 
tra l'autorità d'inchiesta e quella di cognizione é assunta dalla proposta di mandato 
della Procura pubblica conformemente all'art. 172 LGP (Padrutt, Kommentar zur 
Strafprozessordnung des Kantons Graubünden, 2. Aufl. Chur 1996, pagg. 362, 439 
segg. come pure PTC 2000 no. 20 e PGC 1973/74, pagg. 56 segg. e 280). Con 
questa l'autorità inquirente, ad istruttoria ultimata, deferisce la causa al presidente 

4

di circolo, che in seguito deve decidere nel merito (artt. 172 seg. LGP). Per dottrina 
ed invalsa prassi del Tribunale cantonale nell'ambito della procedura di mandato 
penale per delitti e crimini giusta l'art. 49 cpv. 1 lett. a LGP al presidente di circolo 
spetta quindi la funzione di giudice di merito e non quella di giudice istruttore (PTC 
2000 no. 20, 1985 no. 54, 1980 no. 40; Padrutt, op. cit., pagg. 362, 439 segg.). La 
funzione del presidente di circolo quale giudice di merito nell'ambito della procedura 
di mandato penale per delitti e crimini si desume anche dalle disposizioni della LGP, 
non contenendo segnatamente gli artt. 172 seg. LGP a differenza dell'art. 170 LGP, 
che regolarizza il procedimento di mandato penale per contravvenzioni, l'incarico al 
presidente di circolo d'accertare la fattispecie. Colla proposta di mandato penale per 
delitti e crimini il presidente di circolo è quindi chiamato solo nella sua funzione di 
giudice di merito, per cui nella stessa ha indubbiamente anche la competenza di 
abbandonare la procedura (Padrutt, op. cit., pagg. 439 segg.; PTC 2000 no. 20). 
L'abbandono decretato dal presidente di circolo dopo aver ricevuto la proposta di 
mandato penale ai sensi dell'art. 172 cpv. 1 LGP é un atto del procedimento giudi-
ziario, sicché conformemente all'art. 141 cpv. 1 LGP contro lo stesso è da proporre 
appello alla Commissione del Tribunale cantonale, non ricorso giusta l'art. 176a 
LGP (Padrutt, op. cit., pag. 443; PTC 2000 no. 20, 1985 no. 54, 1980 no. 40).

c) Legittimato ad inoltrare appello ai sensi dell'art. 141 cpv. 1 LGP è fra 
altri anche il Procuratore pubblico. L'appello va presentato per iscritto entro 20 giorni 
dalla notificazione scritta dell'impugnata decisione. Esso deve essere motivato con 
indicazione dei censurati vizi della decisione di prima istanza e se la sentenza é 
impugnata totalmente o parzialmente (art. 142 cpv. 1 LGP). L'appello della Procura 
pubblica del 6 giugno 2008 é tempestivo e motivato, sicché é ricevibile in ordine.

2. Valutando le prove l'istanza precedente ha ritenuto che a Z. non po-
teva esser messa a carico una violazione dell'art. 35 cpv. 2 LCS. Secondo il parere 
del presidente di circolo un comportamento sbagliato dell'imputato non era sufficien-
temente dimostrato, per cui conformemente alla massima "in dubio pro reo" ed alla 
presunzione d'innocenza doveva essere ammessa la versione a lui più favorevole. 
Infatti i conducenti dei veicoli sorpassati e sopraggiungenti non erano stati interro-
gati. Doveva perciò essere ammesso che sorpassando il motociclista aveva la ne-
cessaria visibilità e non aveva quindi impedito gli altri utenti della strada. Per questi 
motivi la procedura nei confronti dell'indiziato per grave violazione di norme sulla 
circolazione doveva essere abbandonata.

La Procura pubblica fa invece valere che l'impugnato decreto non regge ad 
un esame del libero apprezzamento delle prove ai sensi dell'art. 125 cpv. 2 LGP, 

5

poiché il primo giudice ha completamente tralasciato di considerare le constatazioni 
del sgt Pizzetti, che in grandi linee corrispondono alle deposizioni dell'indiziato. 
Stando agli atti - prosegue l'appellante - non v'é ragione di dubitare dell'esposizione 
dei fatti da parte dell'agente di polizia. Questa appare degna di fede e comprensibile. 
Del resto non si può affatto ammettere che l'agente avrebbe denunciato il 
motociclista, se questi nella concreta situazione evidentemente non avesse violato 
norme della circolazione. Il presidente di circolo non poteva abbandonare la 
procedura invocando la circostanza che i conducenti sorpassati e sopraggiungenti 
non s'erano espressi nonché il principio "in dubio pro reo" e la presunzione 
d'innocenza. Sempre secondo l'autorità inquirente il giudice di primo grado avrebbe 
dovuto occuparsi in modo approfondito della deposizione dell'agente. È perciò da 
vagliare se nell'ambito della valutazione delle prove l'istanza precedente avrebbe 
dovuto considerare l'esposizione dei fatti da parte dell'agente, ossia il rapporto di 
polizia. 

3.a) Giusta l'art. 125 cpv. 2 LGP nell'ambito della valutazione delle prove il 
tribunale decide con libero apprezzamento basandosi sulla convinzione acquisita 
durante il dibattimento (Padrutt, op. cit., pag. 306; Schmid, Strafprozessrecht, 4. 
Aufl. Basel 2004, n. 286). Questo principio della libera valutazione delle prove si 
desume già dall'art. 249 della Legge federale sulla procedura penale (RS 312.0). Il 
diritto federale stabilisce che il giudice decide libero da regole di prova ed unica-
mente secondo la sua convinzione personale fondata su un esame coscienzioso 
delle prove, se ritiene o non ritiene provata una contingenza di fatto (DTF 115 IV 
267 cons. 1). È la verità materiale direttiva per la pronuncia della sentenza, per 
questo esame può essere determinante unicamente la libera opinione del giudice 
(Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. Aufl. Basel 
2005, § 52 n. 2). Solo in questo modo il tribunale può pronunciare una giusta sen-
tenza in ogni singolo caso. Unitamente alla valutazione delle prove al tribunale é 
posta la questione di sapere quando può o non può reputare provato un determinato 
fatto. Per dottrina e giurisprudenza la sola probabilità non può bastare per una con-
danna, ma per la stessa anche una sicurezza assoluta non é necessaria ed una 
teorica lontana possibilità che la fattispecie potrebbe essere diversa non giustifica il 
proscioglimento (Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., § 54 n.11). Senza essere le-
gato a regole di prova, il tribunale deve superare possibili dubbi e con convinzione 
decidersi per una determinata fattispecie, dovendo essere la formazione della con-
vinzione obiettiva e comprensibile. La colpa dell'accusato deve fondarsi su prove ed 
indizi addotti, atti ad eliminare ragionevoli dubbi (PTC 1987 no. 12; Schmid, op. cit., 
n. 289). Conformemente alla massima "in dubio pro reo", tratta dall'art. 32 cpv. 1 

6

Cost. (RS 101) e dall'art. 6 cifra 2 CEDU (RS 0.101) il giudice penale non può di-
chiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie sfavorevole all'accusato, se in og-
gettiva considerazione dubita delle concrete premesse per un verdetto di condanna 
(DTF 124 IV 86 cons. 2a). Semplici dubbi teorici e astratti non sono determinanti, 
poiché sono sempre possibili ed un'assoluta certezza non può essere richiesta. 
Deve trattarsi piuttosto di rilevanti e insopprimibili dubbi, vale a dire che s'impongono 
secondo l'oggettiva situazione di fatto (DTF 120 Ia 31 cons. 2c). La suddetta regola 
generale non trova già applicazione nel caso di contrastanti deposizioni. Deve per-
ciò essere vagliato in base a tutte le circostanze risultanti dagli atti, se l'esposizione 
dell'accusa o quella dell'accusato é atta a convincere il tribunale. Solo quando una 
tale convinzione non può essere acquisita né nell'una né nell'altra direzione dev'es-
sere ammessa, secondo il principio "in dubio pro reo", la fattispecie più favorevole 
all'accusato (Padrutt, op.cit., pag. 307).

b) Quanto ai differenti mezzi di prova è da rilevare che la massima della 
libera valutazione delle prove vieta una gerarchia. Ciò significa che di principio tutti 
i mezzi probatori sono equivalenti. Segnatamente le deposizioni di testi, d'informa-
tori ed addirittura d'indiziati sono mezzi di prova pienamente validi colla stessa ido-
neità probatoria. Determinante nell'ambito della valutazione di queste prove é meno 
la forma, ma piuttosto l'impressione globale, cioè il modo d'esposizione e la forza di 
persuasione (Schmid, op. cit., n. 290). Se trattasi di testimonianze non è la credibilità 
del teste bensì la credibilità della testimonianza, che sta in primo piano.

4.a) Dal rapporto dell'agente di polizia Pizzetti del 20 novembre 2007 (atto 
2) si evince che l'appellato ha sorpassato colla sua motocicletta tutto d'un fiato due 
autovetture e due autoarticolati pesanti. Durante il sorpasso gli autoarticolati gli to-
glievano completamente la vista sulla strada oltre gli stessi, ma egli ha terminato la 
manovra solo nella prossima curva a destra, impedendo il traffico in senso inverso. 
Adducendo a motivo che i conducenti sorpassati e sopraggiungenti non s'erano 
espressi e che quindi doveva esser ammessa l'innocenza del motociclista, l'istanza 
precedente non ha verificato questa fattispecie e abbandonato il procedimento. Le 
dichiarazioni dell'agente di polizia, che all'epoca si trovava nella seconda vettura 
superata dall'appellato, non sono state affatto considerate per l'addivenimento alla 
decisione. Deve perciò essere vagliato, se il primo giudice nell'ambito della valuta-
zione delle prove a ragione non ha tenuto conto di quanto esposto nel rapporto di 
polizia ed abbandonato la procedura. 

b) Ad un rapporto di polizia va senz'altro ascritto un certo valore 
probatorio. Nell'ambito della valutazione delle prove un rapporto può esser 

7

considerato nella misura in cui corrisponde alle dichiarazioni dell'accusato nonché 
agli atti e contiene risultati d'indagini, che basano su accertamenti propri e caso mai 
sono verificabili. Lo stesso vale, se sono stati fatti ulteriori accertamenti, grazie a cui 
il tribunale può verificare la credibilità delle indicazioni (PTC 2002 no. 11 con 
riferimenti alla DTF 98 Ia 253, ZR 86 no. 87 cons. 1 e PTC 2004 no 14). Agenti di 
polizia denuncianti vanno quindi interrogati come testi, se le loro constatazioni sono 
contestate (Padrutt, op. cit., pag 211). Se mancano questi presupposti, non 
possiono esser prese in considerazione le sole dichiarazioni contenute nel rapporto 
di polizia (la sentenza del Tribunale cantonale dei Grigioni del 4 marzo 2001, SF 02 
1 pag. 16 con riferimenti). Di conseguenza nell'ambito della valutazione delle prove 
un rapporto di polizia non può esser considerato, se le dichiarazioni contenute nello 
stesso differiscono da quelle dell'accusato e non sono confermate da altri mezzi 
probatori. Ciò significa però anche che quale ulteriore mezzo di prova può esser 
tenuto conto della testimonianza dell'agente di polizia, che ha redatto il rapporto. 
Secondo la giurisprudenza di massima all'indiziato é inoltre da concedere una 
congrua e sufficiente occasione di dubitare di una deposizione a suo scapito e 
d'interrogare il teste (Pra 6/2001 no. 93, pag. 547; DTF 125 I 127 cons. 6a, 124 I 
274 cons. 5b). Questo diritto fa parte dei principi del fair trial e delle garanzie della 
procedura dello stato di diritto giusta l'art. 6 cifra 1 CEDU (DTF 125 I 135 cons. 6).

c) Non è chiaro per che motivo l'istanza precedente abbia abbandonato 
questa procedura facendo valere che i conducenti sorpassati e sopraggiungenti non 
s'erano espressi. Ciò tanto meno, essendo stato sorpassato l'agente di polizia 
Pizzetti stesso, che si trovava dietro ai due autoarticolati pesanti. Le sue 
constatazioni avrebbero dovuto essere considerate nell'ambito della valutazione 
delle prove, poiché in sostanza collimano con quelle dell'appellato (atto 4). Tanto Z. 
quanto Pizzetti hanno deposto che la manovra di sorpasso é stata fatta dal ponte 
Cascella fino alla prossima curva a destra. Inoltre le indicazioni concordano quanto 
al numero degli autoveicoli sorpassati dall'appellato, due autovetture e due 
autoarticolati. Pizzetti ha altresì esposto che per il sorpasso il rettilineo non era 
sufficiente; il veicolo sopraggiungente in contromano aveva dovuto frenare per 
permettere al motociclista di terminare la manovra ed immettersi sulla sua corsia. 
Ciò in questo modo non è confermato da Z., però pure lui ha deposto che alla fine 
della sua manovra di sorpasso v'era traffico in senso inverso, ma che ciononostante 
era riuscito a portarla a termine. Dirimpetto alla circostanza che le deposizioni in 
punti sostanziali concordano, ambedue avrebbero dovuto essere considerate per la 
pronuncia del giudizio. Infatti dev'essere esaminato, fondandosi su tutte le 
circostanze risultanti dagli atti, se l'esposizione dell'accusa o quella dell'accusato é 

8

atta a convincere il tribunale. Solo nel caso che la convinzione non può essere 
acquisita né dall'una né dall'altra deposizione il giudice deve ammettere, 
conformemente al principio "in dubio pro reo", la fattispecie a favore dell'accusato 
(cons. 3.a). Ne viene che l'istanza precedente di massima, valutando le due 
esposizioni, avrebbe dovuto emanare un mandato penale. L'appellato avrebbe 
potuto presentare opposizione senza nemmeno motivarla. Se per contro il giudice 
di primo grado avesse concluso che gli atti non erano sufficienti per pronunciare un 
giudizio, avrebbe avuto la possibilità di rinviare gli atti alla Procura pubblica per il 
completamento dell'istruttoria ai sensi dell'art. 172 cpv. 2 LGP. In quest'occasione 
Pizzetti avrebbe potuto essere interrogato come teste con la comminatoria delle 
conseguenze di una falsa testimonianza giusta l'art. 307 CP. In tal caso la sua 
deposizione avrebbe dovuto esser ammessa come prova e considerata per il 
giudizio. L'esame quale delle due deposizioni aveva più forza di persuasione 
sarebbe poi stato compito del giudice secondo il principio della libera valutazione 
delle prove. Per l'abbandono della procedura non v'era ragione, per cui l'appello 
dell'autorità inquirente va accolto.

5.a) Calcolando l'ammontare dell'aliquota giornaliera la Procura pubblica 
giunge ad un importo di fr. 100.-- (atto 9). Per stabilire il reddito determinante per 
l'ammontare dell'aliquota giornaliera essa si fonda su un modello dottrinale di 
calcolo (cfr. Sollberger, Die neuen Strafen des Strafgesetzbuches in der Übersicht, 
in: Zur Revision des Allgemeinen Teils des Schweizerischen Strafrechts und zum 
neuen materiellen Jugendstrafrecht, 2. Aufl. Bern 2006, pag. 43). Il calcolo 
dell'aliquota giornaliera fatto non corrisponde però alla recente giurisprudenza, per 
cui nel caso che sarà emanato un mandato dovrà esser fatto un nuovo calcolo, 
considerando i criteri stabiliti dal Tribunale federale. Giusta l'art. 34 cpv. 2 CP 
un'aliquota giornaliera ammonta al massimo a fr. 3'000.--. Il giudice ne fissa l'importo 
secondo la situazione personale ed economica dell'autore al momento della 
pronuncia della sentenza, tenendo segnatamente conto del suo reddito e della sua 
sostanza, del suo tenore di vita, dei suoi obblighi familiari e assistenziali e del 
minimo vitale. La regolarizzazione legale parte dal principio del reddito netto 
(sentenza del Tribunale federale 6B. 366/2007 del 17 marzo 2008 cons. 5.4 con 
riferimenti, 6B. 476/2007 del 29 marzo 2008 cons. 3.4).

b) Punto di partenza per il calcolo é il reddito, che il reo ha in media 
giornalmente, completamente indifferente da che fonte gli introiti provengono. Infatti 
determinante é l'efficienza economica. Reddito é reputato, all'infuori delle entrate 
da attività indipendente e dipendente, in particolare gli introiti da un'azienda, da 
agricoltura ed economia forestale nonché sostanza, da obblighi di mantenimento e 

9

d'assistenza di diritto privato e pubblico, rendite, prestazioni d'assicurazione sociale 
e d'assistenza sociale come pure da prestazioni in natura. Ciò che é dovuto per 
legge o che economicamente non va al reo é da dedurre, così le imposte correnti, i 
contributi all'assicurazione obbligatoria contro le malattie e gli infortuni come pure le 
necessarie spese professionali rispettivamente, se trattasi d'indipendenti, le spese 
d'esercizio secondo gli usi del ramo. Il principio del reddito netto esige che 
nell'ambito degli introiti accertati - nei limiti dell'abuso di diritto - é da considerare 
unicamente l'eccedenza delle entrate rispetto alle spese con esse connesse. Di 
regola l'accertamento del reddito netto può essere basato sui dati della tassazione 
fiscale (sentenza del Tribunale federale 6B. 366/2007 del 17 marzo 2008 cons. 6.1, 
6B. 476/2007 del 29 marzo 2008 cons. 3.4.1). La Procura pubblica s'é invece 
fondata sul modello Sollberger, secondo cui per le imposte e la cassa malattia va 
dedotto un importo forfettario, che secondo l'ammontare del reddito di regola 
dovrebbe essere tra il 15 - 30 % (Sollberger, op. cit., pag. 43) senza tener conto in 
questo concreto caso delle rilevanti deduzioni conformemente alla recente 
giurisprudenza del Tribunale federale.

c) Dal reddito netto sono poi da dedurre eventuali obblighi familiari e 
assistenziali, se il condannato effettivamente li presta, potendosi il giudice orientare 
in ampia misura alle massime del diritto di famiglia (sentenza del Tribunale federale 
6B. 366/2007 del 17 marzo 2008 cons. 6.4, 6B. 476/2007 del 29 marzo 2008 cons. 
3.4.1). Il mantenimento di un bambino si situa nell'ordine del 15 - 17 % del reddito 
dei genitori, di due bambini del 25 - 27 % e di tre bambini del 33 - 35 %, 
considerando il guadagno della moglie dell'appellato dell'importo di fr. 1'500.-- quale 
parte del reddito dei genitori (Breitschmid, Basler Kommentar, Zivilgesetz-buch I, 3. 
Aufl. Basel 2006, Art. 285 n.10; Cimichella, Die Geldstrafe im Schweizer Strafrecht 
unter Berücksichtigung der Problematik zum bedingten Vollzug, Bern 2006, pag. 
179 seg., secondo cui il mantenimento di un bambino é nell'ordine del 15 % del 
reddito dei genitori, di due bambini del 25 % e di tre bambini del 30 - 35 %). A buon 
diritto l'autorità d'inchiesta non ha dedotto dal reddito dell'appellato un importo per 
l'assistenza della sua moglie, poiché lei stessa consegue un reddito (Sollberger, op. 
cit., pag. 43).

d) La legge menziona inoltre il patrimonio quale criterio di calcolo, in con-
siderazione é però presa unicamente la sostanza del patrimonio, dato che il suo 
ricavo è reddito. Del patrimonio deve però esser tenuto conto solo sussidiariamente, 
se particolari situazioni patrimoniali stanno dirimpetto ad un esiguo reddito. In altri 
termini esso ha solo importanza, se il reo vive dalla sua sostanza ed é base di cal-
colo nella misura che lo consuma tutti i giorni (sentenza del Tribunale federale 6B. 

10

366/2007 del 17 marzo 2008 cons. 6.2 con riferimenti, 6B. 476/2007 del 29 marzo 
2008 cons. 3.4.2). Nell'evenienza concreta non vi sono delle indicazioni che questo 
criterio dovrebbe esser applicato.

e) Il criterio del dispendio vitale serve solamente quale argomento 
ausiliario, se il reddito dev'essere stimato, poiché il suo esatto accertamento non é 
possibile o il reo fa insufficienti o inesatte indicazioni. Ammettere un'aumentata 
aliquota giornaliera si giustifica nel caso ove un visibile alto dispendio vitale 
contrasta con un evidente basso reddito (sentenza del Tribunale federale 6B. 
366/2007 del 17 marzo 2008 cons. 6.3).

f) Infine per il calcolo dell'aliquota giornaliera é da considerare il minimo 
vitale. Di regola anche per persone a basso reddito la base per questo calcolo é il 
reddito netto penale. L'accenno al minimo vitale da tuttavia al giudice un criterio, 
che gli consente di scostarsi dal principio del reddito netto e di stabilire l'aliquota 
giornaliera notevolmente più bassa. Come il criterio del dispendio vitale quello del 
minimo vitale ha funzione correttiva. L'aliquota giornaliera per condannati, che 
vivono al limite o al di sotto del minimo vitale é quindi da ridurre nella misura, che 
da una parte lasci riconoscere la serietà della sanzione e dall'altra, considerate le 
situazioni personali ed economiche, lasci apparire ancora accettabile l'intervento. 
Quale valore indicativo dev'essere considerata una riduzione del reddito netto del 
50 % al minimo. Nel caso di un numero alto d'aliquote giornaliere - segnatamente 
se la pena pecuniaria ammonta a più di 90 aliquote giornaliere - é indicata una 
riduzione di ulteriori 10 - 30 %, dato che coll'aumento della durata cresce 
progressivamente la difficoltà economica e quindi la sofferenza (sentenza del 
Tribunale federale 6B. 366/2007 del 17 marzo 2008 cons. 6.5 con riferimenti, 6B. 
476/2007 del 29 marzo 2008 cons. 3.4.3). In concreto non vi sono delle indicazioni 
che l'appellato viva al limite o al di sotto del minimo vitale, per cui questo criterio per 
il calcolo dell'ammontare dell'aliquota giornaliera non é d'importanza.

g) In simili circostanze, dovendo essere emanato un mandato penale, il 
calcolo dell'ammontare dell'aliquota giornaliera dovrà esser fatto secondo i criteri 
del Tribunale federale per l'accertamento del reddito (cons. 5.b - c). In casu per 
questo calcolo i criteri del patrimonio, del dispendio vitale come pure del minimo 
vitale (cons. 5.d - f) evidentemente non sono d'importanza.

6.a) Ne viene che l'istanza precedente di massima avrebbe potuto 
emanare un mandato penale, valutando le deposizioni di Z. e del sgt Pizzetti. Se 
avesse concluso che allo stato degli atti non era possibile addivenire ad una 

11

decisione, avrebbe dovuto rinviare gli atti alla Procura pubblica per l'interrogatorio 
dell'agente di polizia come teste (art. 307 CP). Per l'abbandono della procedura 
invece non v'era ragione.

b) Dato che alla luce di quanto esposto l'appello dev'essere accolto e 
l'appellato non è responsabile dell'impugnazione del decreto d'abbandono, i costi 
della procedura d'appello vanno a carico del Cantone dei Grigioni. L'appellato non 
ha diritto ad un'indennità a titolo di ripetibili, poiché s'é opposto all'appello e quindi 
va reputato parte soccombente.

12

La Commissione del Tribunale cantonale giudica:

1. L'appello è accolto, l'impugnato decreto d'abbandono annullato e la causa 
rinviata all'istanza precedente nel senso dei considerandi.

2. I costi della procedura d'appello vanno a carico del Cantone dei Grigioni.

3. Contro questa decisione é dato un rimedio legale al Tribunale federale. 
Presupposti e procedura come pure modalità per l'inoltro sono regolati dalla 
Legge sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110).

4. Comunicazione a:

__________

Per la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Vicepresidente L'Attuario ad hoc