# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** add26b04-7145-5185-a82c-b5e4fe70883d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.10.2008 35.2008.36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2008-36_2008-10-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2008.36

   

  mm/DC/sc

  	
  Lugano

  6 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 aprile 2008 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27 marzo
  2008 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In occasione
della sua audizione del 10 luglio 2006, RI 1 - dipendente dell’Impresa di
costruzioni __________ di __________ in qualità di manovale e, perciò, assicurato
d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 -, ha riferito che, in data 17
marzo 2006, egli aveva accusato uno strappo muscolare alla spalla destra nel
sollevare un pozzetto per canalizzazioni (cfr. doc. 1). 

                                         Dalle
tavole processuali risulta che l’assicurato, il giorno successivo all’evento,
si era recato presso il Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________,
i cui sanitari avevano appunto diagnosticato uno strappo muscolare alla spalla
destra (doc. 4). 

                                         Quindi,
nel corso del mese di gennaio 2007, il caso è stato annunciato quale
infortunio-bagattella (doc. 3) e assunto dall’amministrazione a titolo di
lesione parificata ai postumi di un infortunio (cfr. doc. 19).

 

                               1.2.   Nel mese di
ottobre 2007, in ragione della persistenza dei dolori all’arto superiore
destro, RI 1 è stato sottoposto a una RMN, esame che ha consentito di
evidenziare la presenza di una rottura transmurale del tendine del muscolo
sovraspinato (doc. 14). 

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale dell’11
gennaio 2008, l’Istituto assicuratore ha negato la propria responsabilità a
proposito del danno alla salute posto in luce dalla RMN del 25 ottobre 2007
(rottura del tendine del muscolo sovraspinato della spalla destra), ritenuto
non trovarsi in una relazione di causalità naturale con il sinistro del 17
marzo 2006 (doc. 19).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. __________ per conto dell’assicurato
(doc. 23), l’CO 1, in data 27 marzo 2008, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 28).

                                         L’assicuratore
ha, in particolare, sostenuto che non avrebbe dovuto assumere nemmeno il caso
iniziale (il supposto strappo muscolare), posto che l’assicurato non sarebbe
rimasto vittima né di un infortunio, né di un avvenimento parificabile ad
infortunio (doc. 28). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 30 aprile 2008, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1,
ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata. 

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l’insorgente ha sottolineato il
fatto che inizialmente l’amministrazione aveva riconosciuto il caso come,
citiamo: “infortunio o (perlomeno) come evento equiparato ad infortunio …” di
modo che, citiamo: “… le successive inspiegabili determinazioni, riprese nella
decisione impugnata al considerando 3, oltre che confusionarie nella loro
iniziale impostazione, sono contraddittorie e manifestamente infondate in
quanto prive della benché minima convergenza probatoria. (…). Nel caso concreto
è pacifico che pure la CO 1 ha ammesso che la lesione si è verificata in
occasione del noto frangente, segnatamente in sede di evento del 17 marzo 2006,
che per i riferimenti giurisprudenziali applicabili alla presente fattispecie (cfr.
DTF 129 V 466) non dev’essere neppure qualificato come fattore esterno
straordinario, anche se di fatto è tale.” (doc. I, p. 5s.). 

 

                               1.5.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV). 

 

                               1.6.   Il 9 giugno
2008, l’insorgente ha versato agli atti un rapporto, datato 2 maggio 2008, del
dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica (doc. doc. VI + allegato). 

 

                                         L’assicuratore
resistente, per il tramite del suo medico di circondario, ha preso posizione in
merito il 14 luglio 2008 (doc. XII + allegati).

 

                                         In data
29 luglio 2008, a questo Tribunale è pervenuto un nuovo referto del dott. __________
(doc. XIV bis), a proposito del quale all’Istituto assicuratore è stato
concesso di formulare delle osservazioni (doc. XVI). 

 

                               1.7.   In corso di
causa, questa Corte ha interpellato il datore di lavoro dell’assicurato per
appurare se il sollevamento/trasporto di pesi di circa 80 kg rientra tra le
mansioni che normalmente incombono a un manovale edile (doc. XIX).

 

                                         La
risposta della ditta __________ è datata 12 settembre 2008 (doc. XX).

 

                                         L’insorgente
ha formulato le proprie osservazioni il 29 settembre 2008 (doc. XXII), mentre l’amministrazione
è rimasta silente. 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione di sapere se l’amministrazione era legittimata oppure
no, a negare il proprio obbligo a prestazioni in relazione alla rottura del
tendine del muscolo sovraspinato della spalla destra.

 

                                         Poiché l’CO
1, in sede di decisione su opposizione, lo ha messo in dubbio (cfr. doc. 28, p.
5), per il TCA si tratta preliminarmente di esaminare se l’evento del 17 marzo
2006 configura un infortunio ai sensi di legge oppure un avvenimento
parificabile ad infortunio ex art. 9 cpv. 2 OAINF. In effetti, se così non
fosse, la responsabilità dell’assicuratore LAINF per quanto concerne il danno
alla salute oggettivato grazie alla RMN del 25 ottobre 2007, potrebbe essere
negata a priori. 

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale,
d'infortunio non professionale e di malattie professionali.

 

 

                               2.4.   L'art. 4
LPGA così definisce l'infortunio:

 

" 
È considerato infortunio qualsiasi influsso
dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore
esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che
provochi la morte".

 

                                         Questa
definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1
vOAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli
infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003
-, di modo che la relativa giurisprudenza continua ad essere applicabile. 

 

                                         Cinque
sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" 
- l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o
psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale
fattore"

                                         (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo della definizione è di tracciare un chiaro confine tra
infortunio e malattia.

 

                               2.5.   Si evince
dalla nozione stessa di infortunio che il carattere straordinario non concerne
gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RAMI 2000 U 374, p. 176).

                                         Pertanto,
é irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni
gravi o inabituali.

                                         Il
fattore esterno é considerato come straordinario quando eccede, nel caso
concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono,
obiettivamente, definire quotidiane o abituali (DTF 122 V 233 consid. 1, 121 V
38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss,
consid. 2a).

 

                                         Vi è
infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento deve accadere nel mondo esterno. 

                                         Quando il
processo lesivo si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di
agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in
caso di sforzo eccessivo o di movimenti scoordinati. 

                                         La
giurisprudenza esige, perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi
eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima
è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o
addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere. 

                                         Da un
altro lato, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da
movimenti scombinati o incongrui. Gli stessi devono essersi prodotti in
circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma.
Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la
conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate
(DTF 122 V 232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid.
2, 116 V 138 consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid.
3b).

 

                               2.6.   Conformemente
alla giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in
concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio.

                                         Quando
l'istruttoria non permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado
della verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali
elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi,
l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid. 5b, 116 V 136ss. consid. 4b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86,
p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff, in A. Koller (Hrsg.), Haftpflicht-
und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).

                                         Gli stessi principi sono, ovviamente, applicabili alla prova
dell'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid.
5b; 116 V 141 consid. 4b).

 

                               2.7.   Nella
concreta evenienza, il 10 luglio 2006, in occasione della sua audizione da
parte di un ispettore dell’CO 1, il ricorrente ha così descritto l'evento
occorsogli nel corso del marzo 2006:

 

" 
Il 18.3.2006 denuncia uno “strappo muscolare
alla spalla destra” nell’atto di sollevare un pozzetto per canalizzazioni
(diametro 60 cm x 50 cm di altezza).”

                                         (doc. 1 -
il corsivo è del redattore)

 

                                         Una
dinamica analoga figura nel rapporto 18 marzo 2006 del Servizio di PS
dell’Ospedale __________ di __________ (doc. 4: “… alzando un peso sente
strappare dietro la spalla, non trauma.” - il corsivo è del redattore). 

 

                                         RI 1 ha
confermato l’accaduto in data 21 dicembre 2006:

 

" 
Segnalati [disturbi alla spalla destra, n.d.r.]
in occasione del colloquio precedente e riferiti ad uno strappo muscolare insorto
alzando un pozzetto (peso ca. 80 kg), il signor N. ci presenta il relativo
verbale di Pronto Soccorso, di cui alleghiamo copia.

Caso da esaminare, non ancora annunciato alla CO
1."

                                         (doc. 2 -
il corsivo è del redattore)

 

                                         e ancora
il 12 dicembre 2007, sempre dinanzi a un funzionario amministrativo:

 

" 
Dopo l’episodio del 17.3.2006, di cui
conferma ancora una volta la fattispecie così come figura nei precedenti
rapporti ispettivi, ossia che i disturbi sono insorti nell’atto di spostare, da
solo, un pozzetto del peso di almeno 80 kg, senza che gli succedesse nulla di
particolare o di straordinario, ha sempre accusato dolori a questa spalla.
Il dr. Ufenast gli avrebbe sempre detto che prima andava risolto il problema
alla spalla sinistra e poi si sarebbe occupato della destra."

                                         (doc. 12
- il corsivo è del redattore)

 

                                         In sede
di audizione 2 luglio 2008, quindi pendente causa, il ricorrente ha fornito una
descrizione più articolata - e pure sostanzialmente diversa - dell’evento in discussione:

 

" 
Ritorna spontaneamente sulla fattispecie del
17.3.2006. Diversamente da quanto ci ha riferito nelle precedenti occasioni,
rinviamo alla fattispecie riportata nei rapporti ispettivi del 10.7.2006,
21.12.2006 e 26.4.2007, il sig. RI 1 precisa che l’evento del 17.3.2006 si è
svolto nel seguente modo:

 

Era su un cantiere a __________, unitamente ad
altri 2 colleghi. Si trovava su una soletta di palazzo in costruzione. Il
palazzo contava 5 piani. Il tetto si trovava a livello della strada perché il
terreno era in pendenza. Per mezzo di un montacarichi, doveva scaricare dei
pozzetti per canalizzazioni in cemento del diametro 50 cm x 50 cm di altezza
del peso di ca. 70/80 kg. Dalla soletta, i pozzetti dovevano essere portati a
livello del terreno sottostante.

 

Una volta agganciato il pozzetto al montacarichi,
ha spinto il braccio dello stesso fuori dalla soletta. Al momento di iniziare
la manovra di discesa, il montacarichi ha avuto un movimento ed il gancio si
stava staccando. Per evitare che il pozzetto cadesse sul collega che si trovava
a terra, lo ha afferrato con il braccio destro e con tutta la forza che aveva,
lo ha tirato a sé, riportandolo sulla soletta. A seguito di questa manovra ha
accusato dolori alla spalla destra. Non ricorda il nome dei colleghi presenti
sul cantiere. All’occorrenza può farci avere i nominativi.

 

Chiediamo come mai non ha riferito prima questa
fattispecie. Dice che non pensava fosse importante fornire tutti i particolari.
Se del caso riferirà la stessa fattispecie anche al giudice."

                                         (doc. XII
2)

 

                               2.8.   Secondo la
dottrina (cfr. A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985,
p. 263; T. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 331
n. 28) e la giurisprudenza, in presenza di due versioni differenti, la
preferenza deve essere accordata alle dichiarazioni che l’assicurato ha dato
nella prima ora, quando ne ignorava le conseguenze giuridiche. Le spiegazioni
fornite in un secondo tempo non possono integrare le prime constatazioni
dettagliate, soprattutto se esse le contraddicono (cfr. SVR 2008 UV Nr. 12;
RAMI 2004 U 524, p. 546; DTF 121 V 47 consid. 2a, 115 V 143 consid. 3c; RAMI
1988 U 55, p. 363 consid. 3b/aa; STFA del 27 agosto 1992 nella causa M., non
pubbl.; RDAT II-1994 p. 189; per una critica, cfr. U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 217, n. 546). 

                                         Una
"dichiarazione della prima ora", a cui attribuire un particolare
valore probante, non è data qualora la prima descrizione in forma scritta della
dinamica dell'infortunio, ha avuto luogo lungo tempo dopo l'evento in
questione. Al proposito, occorre osservare che la capacità di ricordarsi
soprattutto delle particolarità di un determinato avvenimento, si smorza
relativamente presto. Una descrizione dell'infortunio fornita per, la prima
volta, dopo mesi, non può perciò essere a priori considerata più affidabile
rispetto a versioni dei fatti presentate ancora più tardi (cfr. STFA U 6/02 del
18 dicembre 2002, consid. 2.2.).

                                         Tale
principio non è inoltre applicabile se dall'istruttoria della causa siano da
attendersi nuovi elementi cognitivi (cfr. RAMI 2004 U 524, p. 546 consid.
3.3.4; STFA U 236/98 del 3 gennaio 2000 e U 430/00 del 18 luglio 2001). Nulla
impedisce pertanto di attenersi a una mutata versione dei fatti se essa risulta
maggiormente convincente e corroborata da altri elementi probatori che il
richiedente è riuscito a dimostrare con l'alto grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza (DTF 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b).

 

                                         Occorre
inoltre fondarsi sulla seconda versione quando questa si limita a completare e
non contraddice la prima versione (cfr. STF U 33/07 del 20 marzo 2007).

 

                                         Tutto ben
considerato, nel caso di specie, questa Corte, in ossequio ai principi
giurisprudenziali poc’anzi evocati, reputa di potere fondare la propria
valutazione, per quel che concerne la dinamica dell’evento, sulle (univoche)
indicazioni contenute nei verbali di audizione del 10 luglio 2006 (doc. 1), del
21 dicembre 2006 (doc. 2) e del 12 dicembre 2007 (doc. 12), così come nel
certificato 18 marzo 2006 del PS dell’Ospedale regionale di Lugano (doc. 4) e
nell’annuncio d’infortunio-bagattella del 16 gennaio 2007 (doc. 3). 

                                         A tali
dichiarazioni deve essere attribuito maggiore affidamento rispetto a quanto
l’assicurato ha fatto valere, per la prima volta, nel mese di luglio 2008 (cfr.
doc. XII 2), dunque soltanto dopo avere preso conoscenza della posizione di
rifiuto assunta dall'Istituto assicuratore convenuto.

 

                               2.9.   Nel caso di
specie, non vi é stato l’intervento di un fattore causale esterno: il danno
alla salute si é, infatti, manifestato senza che vi sia stato impatto né con
altre persone né con oggetti.

 

                                         Va,
dunque, esaminato se, in casu, si possa ammettere che vi é stato un
movimento scombinato o uno sforzo manifestamente eccessivo.

 

                                         Sulla
base della descrizione del sinistro del 3 aprile 2006 fatta dall'assicurato,
può essere scartata a priori l’ipotesi di un movimento scoordinato del corpo.
In effetti, perché una lesione corporale dovuta a un movimento scombinato sia
attribuibile a infortunio ai sensi della LAINF, é necessario che tale movimento
si sia prodotto in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste,
fuori programma (cfr. A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna
1985, p. 176s.), presupposti che, di tutta evidenza, non appaiono qui
realizzati.

 

                                         La
giurisprudenza ammette, d’altro canto, l’esistenza di un fattore straordinario
quando, sollevando o spostando un peso, si produce una lesione a causa di uno
sforzo straordinario, cioè manifestamente eccessivo a dipendenza delle
circostanze del caso concreto (cfr. DTFA 1943, p. 69; DTF 116 V 136; RAMI 1994
U 180, p. 38, 1991 K 855, p. 19).

 

                                         Nell’evenienza
concreta, nel fatto che un uomo adulto, che per professione svolge lavori di
manovalanza nel settore dell’edilizia, debba sollevare un oggetto del peso di
circa 80 kg, non è certamente ravvisabile uno sforzo manifestamente
eccessivo ai sensi della giurisprudenza.

                                         Del
resto, un esame della giurisprudenza del TFA dimostra che il sollevare,
trasportare o spostare pesi inferiori ai 100 kg - trattandosi di
assicurati esercitanti attività manuali - non viene considerato sforzo
eccessivo (cfr. STF U 252/06 del 4 maggio 2007, STFA U 144/06 del 23 maggio
2006, consid. 2.2, U 222/05 del 21 marzo 2006, consid. 3.2 e U 110/99 del 12
aprile 2000, consid. 3; A. Bühler, op. cit., p. 241).

 

                                         Alla luce
di quanto appena esposto il TCA deve concludere che non sono, in casu,
soddisfatte le severe condizioni poste dalla giurisprudenza federale per poter
riconoscere il carattere infortunistico a un determinato evento.

 

                             2.10.   Occorre
ancora esaminare se l’obbligo contributivo dell’assicuratore infortuni
resistente possa essere fondato sull’art. 9 cpv. 2 OAINF, disposizione che
parifica ad infortunio una serie di lesioni corporali.

 

                                         L’art. 9
cpv. 2 OAINF, nella versione introdotta con la modifica del 15 dicembre 1997,
prevede che se non attribuibili indubbiamente a una malattia o a fenomeni
degenerativi, le seguenti lesioni corporali, il cui elenco é esaustivo, sono
equiparate all’infortunio, anche se non dovute a un fattore esterno
straordinario:

 

                                         a.   fratture;

                                         b.   lussazioni
di articolazioni;

                                         c.   lacerazioni
del menisco;

                                         d.   lacerazioni
muscolari;

                                         e.   stiramenti
muscolari

                                         f.    lacerazioni
dei tendini;

                                         g.   lesioni
dei legamenti;

                                         h. 
lesioni del timpano. 

 

                                         Le
lesioni corporali di cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF sono paragonate ad infortunio
solo se presentano tutti gli elementi caratteristici dell'infortunio, eccezion
fatta per la straordinarietà del fattore esterno (cfr. DTF 116 V 148 consid.
2b; RAMI 1988 U 57, p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano
e discreto. Basta un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato
scomposto o anomalo (cfr. E. Beretta, Il requisito
della repentinità in materia di lesioni parificabili ad infortunio e temi
connessi, in RDAT II-1991, p. 477ss.).

 

                                         A
proposito dell'esigenza di un fattore esterno, il TFA, nella DTF 129 V 466, ha
precisato quest'ultimo concetto, definibile quale evento assimilabile ad
infortunio, oggettivamente constatabile e percettibile, che prende origine
esternamente al corpo.

                                         Così,
dopo avere fatto notare che l'esistenza di un evento assimilabile ad infortunio
non può essere ritenuta in tutti quei casi in cui la persona assicurata riesce
solo ad indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure
laddove la (prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento
di un atto ordinario della vita che la persona assicurata è peraltro in grado
di descrivere (DTF 129 V 46s. consid. 4.2.1 e 4.2.2), la Corte federale ha
subordinato, in via di principio, il riconoscimento di un fattore esterno
suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza
di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi
alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione
oppure di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione
del corpo che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e
psicologicamente controllabile (DTF 129 V 470 consid. 2.2.2). Per il resto,
conformemente a quanto già statuito in precedenza, ha rammentato che
l'intervento di un fattore esterno può anche essere ammesso in caso di
cambiamenti di posizione che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono
sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppanti all'interno del corpo
("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da
posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il
cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V
470, consid. 4.2.3). 

                                         Il TFA ha
pure specificato che gli eventi che si verificano durante lo svolgimento di
un'attività professionale abituale non danno luogo a delle lesioni corporali
parificabili ai postumi di un infortunio, i processi motori consueti
nell'ambito dell'attività professionale essendo da considerare degli atti
ordinari ai quali fa di principio difetto l'elemento costitutivo della situazione
di pericolo accresciuto (cfr. DTF 129 V 471 consid. 4.3; cfr., pure, STFA del
15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03). 

 

                                         Necessario
è inoltre che si sia trattato di un evento improvviso (cfr. RAMI 2000 U 385, p.
268). Il presupposto della repentinità non va però inteso nel senso che
l'azione sul corpo umano debba avere luogo fulmineamente, ossia nell'arco di
secondi o, addirittura, di una frazione di secondo. A questo requisito va
piuttosto attribuito un significato relativo, nel senso che deve trattarsi di
un singolo avvenimento. Pertanto, deve essere escluso dall'assicurazione contro
gli infortuni quel danno alla salute che dipende da azioni ripetute o continue.
Decisiva non è dunque la durata di un'azione lesiva, ma piuttosto la sua
unicità (cfr. A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung, in SZS
1996, p. 88 e dello stesso autore, Meniskusläsionen und soziale
Unfallversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri, 2001; 84: n. 44,
p. 2341).

 

                             2.11.   L’assicuratore
LAINF convenuto, dopo avere negato che l’evento occorso a RI 1 è costitutivo di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA, ha
sostenuto pure l’inapplicabilità dell’art. 9 cpv. 2 OAINF, rilevando quanto
segue, citiamo: “il TFA ha già infatti avuto modo di specificare che gli eventi
verificatisi durante lo svolgimento di un’attività professionale abituale non
danno luogo a delle lesioni corporali parificabili ai postumi d’infortunio, i
processi motori consueti nell’ambito dell’attività professionale essendo da
considerare degli atti ordinari ai quali fa di principio difetto l’elemento
costitutivo della situazione di pericolo accresciuto …” (doc. 28, p. 5).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, il sollevamento di un oggetto, a seconda delle peculiarità
dello stesso, in particolare del suo peso e della sua forma, è naturalmente
legato ad un certo dispendio di forze e, dal punto di vista dei movimenti, ad
un corrispondente strappo (cfr. STFA U 123/04 del 5 luglio 2004, consid. 3.3). 

                                         In questo
senso, nel giudizio appena menzionato, riguardante un assicurato che, nel
tentativo di trasportare un tavolo in plastica del peso di 15 kg sulla schiena,
aveva compiuto un movimento di sollevamento e di rotazione dell’oggetto in
questione, riportando finalmente una lacerazione del tendine del bicipite del
braccio destro, la nostra Corte federale ha ammesso che in quella manovra era
insito un certo potenziale di pericolo accresciuto e, quindi, la presenza di un
evento assimilabile ad infortunio:

 

" 
Bei einem 15 Kilogramm schweren Plastiktisch
stellt dieser Vorgang, jedenfalls sofern er - wie im hier zu beurteilenden Fall
- durch eine männliche erwachsene Person ausgeführt wird, für sich allein
betrachtet, d.h. ohne besondere hinzutretende Umstände, regelmässig keinen
äusseren Faktor im Sinne der Rechtsprechung (Erw. 3.1) dar. In casu ist nun aber zu berücksichtigen, dass die Bewegung, die zum
Ausriss der Bizepssehne führte, nicht in einem blossen Anheben eines Tisches
bestand. Indem der Beschwerdeführer den sperrigen, zirka 80 Zentimeter breiten
Tisch je an den Längsseiten mit den Händen fasste, ihn anhob, um ihn via eine
Drehbewegung in die Höhe zu stemmen, damit er ihn auf dem Rücken hätte
transportieren können (Erw. 2.2 in fine), hat er vielmehr eine relativ komplexe
körpereigene Bewegung ausgeführt. Durch das gleichzeitige Heben und Drehen des
Tisches waren nicht bloss die Schulter- und die Rückenregion, so die Vorinstanz
(Erw. 3.2 hievor), sondern auch die Arme, insbesondere die Ellenbogen, in
besonderer Weise belastet. Dies bestätigt letztlich auch SUVA-Kreisarzt Dr. med.
O.________, Orthopädische Chirurgie FMH, wenn er in seinem Bericht vom 4. Juli
2003 ausführt, der Ausriss der Bizepssehne habe eine "höhere
Krafteinwirkung" vorausgesetzt. Die in Frage stehende körpereigene
Bewegung, die sich nur sehr bedingt mit dem Tragen von Geldsäcken vergleichen
lässt, ist nach dem Gesagten in ihrer Gesamtheit als ein Geschehen zu
qualifizieren, dem - entgegen der Vorinstanz - ein gewisses gesteigertes
Gefährdungspotential im Sinne der dargelegten Rechtsprechung (Erw. 3.1) innewohnt.
Damit ist die Beschwerdegegnerin dem Grundsatze nach leistungspflichtig
hinsichtlich der am 29. April 2003 erlittenen Sehnenblessur.“

                                         (STFA
succitata, consid. 3.3)

 

                                         In corso
di causa, il TCA ha preso contatto con il datore di lavoro dell’assicurato,
l’Impresa di costruzioni __________ di __________, il quale è stato invitato a
precisare se il sollevamento/trasporto di pesi di circa 80 kg rientra tra le
mansioni che è chiamato normalmente a svolgere un manovale edile (doc. XIX).

 

                                         Questo il
tenore della risposta che la ditta __________ ha fornito il 12 settembre 2008:

 

" 
(…).

Come da voi richiesto possiamo confermare che il
sollevamento/trasporto di pesi di circa 80 kg, non rientra fra le mansioni
svolte da un manovale edile, perché normalmente pesi di questa entità sono
sollevati e trasportati con l’ausilio di macchine e, nel caso non sia possibile
l’uso di macchine, sicuramente da una coppia di operai.”

                                         (doc. XX)

 

                                         Tutto ben
considerato, secondo questa Corte, sebbene l’evento in discussione si sia effettivamente
verificato durante l’attività professionale, l’entità del peso sollevato, da
solo e senza ricorrere all’aiuto di macchine, é tale da non potere negare che
tale manovra presentasse un certo potenziale di pericolo accresciuto per la
salute dell’insorgente, rispetto a un qualunque atto ordinario della vita.

 

                                         Di
conseguenza - contrariamente a quanto pretende l’CO 1 -, occorre riconoscere
l’esistenza di un fattore esterno ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 OAINF.

                                         Posto che
anche i presupposti dell’involontarietà, della repentinità e dell’influsso
dannoso apportato al corpo umano, sono senz’altro adempiuti, occorre concludere
che l’Istituto assicuratore resistente aveva correttamente assunto il caso
iniziale. 

 

 

                             2.12.   Visto che il
ricorrente pretende avere diritto a prestazioni in relazione alla rottura del
tendine del muscolo sovraspinato della spalla destra diagnosticata grazie alla RMN
del 25 ottobre 2007 (che, come tale, rientra tra le diagnosi esaustivamente
enumerate all’art. 9 cpv. 2 OAINF; lett. f: “lacerazioni dei tendini”),
questo Tribunale deve ancora esaminare se quest’ultimo danno alla salute è una
conseguenza naturale (e adeguata) dell’evento del 17 marzo 2006, oppure no. 

 

 

                             2.13.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni è, in effetti, l'esistenza di un nesso
di causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute,
invalidità, morte; cfr., in proposito, A. Bühler, Die unfallähnliche …, p. 93 e
giurisprudenza ivi menzionata). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del

29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre
2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del

22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del

23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA

6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b,

RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b,

DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF
111

V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea
1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola,
alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne
la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V
134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113

V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. 

                                         Pertanto,
la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990,

                                         p.
1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                                         Il
diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione

(DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461

consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117

V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

 

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell'assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica

(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V
365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem
Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M.
Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                             2.14.   Anche in caso di lesione parificata ai postumi di un infortunio è
necessario poter dimostrare, con il grado della verosimiglianza preponderante,
l’esistenza di un legame causale tra la lesione stessa e l’influsso dannoso,
improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno (cfr.
STF 8C_551/2007 dell’8 agosto 2008, consid. 4.1.2: “Cela ne conduit pas à faire
purement et simplement abstraction de la notion de causalité, contrairement à
ce que soutient le recourant.” e A. Bühler, Die unfallähnliche …, p. 93). 

                                         Nondimeno,
la necessaria causalità è data già per il solo fatto che l’evento in questione
ha aggravato un preesistente stato patologico o degenerativo oppure che lo ha
semplicemente reso manifesto (doloroso; A. Bühler, Die unfallähnliche …, p. 114;
tuttavia, qualora il fattore esterno abbia semplicemente scatenato i
sintomi di una lesione parificata ad infortunio, il diritto a prestazioni
prende fine quando il raggiungimento dello status quo ante/sine, ovvero
il carattere esclusivamente degenerativo oppure morboso del danno alla salute,
è chiaramente accertato; il grado della verosimiglianza preponderante non è in
questo caso sufficiente - STF 8C_551/2007 succitata e riferimenti ivi
menzionati).

 

                             2.15.   Nel caso di specie, l’assicuratore
LAINF convenuto ha fatto valere che, in occasione dell’evento del marzo 2006, RI
1 aveva riportato uno strappo muscolare alla spalla destra,
ovvero un danno alla salute diverso rispetto a quello diagnosticato
circa un anno e mezzo più tardi (rottura della cuffia dei rotatori),
quest’ultimo essendo di natura morbosa/degenerativa (doc. 19). 

 

                                         Questa
tesi è confortata dall’apprezzamento 20 dicembre 2007 del dott. __________,
spec. FMH in chirurgia, il quale si è al riguardo espresso nei termini
seguenti:

 

" 
In sintesi abbiamo a che fare con una chiara e isolata
distrazione, rispettivamente strappo muscolare (lettera e dell’art. 9.2 OAINF)
della spalla destra nel mese di marzo 2006, mentre a ottobre 2007 siamo
confrontati con una diagnosi completamente diversa (rottura del tendine,
lettera f dell’art. 9.2 OAINF).

Il tutto viene anche documentato dal fatto che
l’assicurato ha continuato a lavorare, almeno nella misura del 50% (a carico di
un’affezione della spalla sinistra), ma pure i medici in tale periodo
(primavera 2006), parlano unicamente della spalla sinistra.

 

In base a tutti i referti medici clinici e
strumentali è comprovato che non esiste alcuna relazione diretta fra la
patologia documentata a ottobre 2007 (rottura tendinea) e la distrazione
muscolare diagnosticata il 17.3.2006.”

                                         (doc. 16)

 

                                         Unitamente alla propria
impugnativa, l’assicurato ha prodotto due certificazioni mediche: l’una del
dott. __________, l’altra del dott. __________, entrambi medici aggiunti presso
il Servizio di chirurgia ortopedica e traumatologia dell’Ospedale __________ di
__________.

 

                                         Il dott. __________ ha
dichiarato che il tipo di lesione diagnosticata a RI 1 è
conciliabile con il trauma occorsogli il 17 marzo 2006 (doc. B: “…, il fatto
che il signor RI 1 riferisca di aver avuto un trauma in tale data e che questo
trauma non fosse un trauma diretto sulla spalla ma un trauma da flessione ed
estensione dell’arto superiore destro, tale traumatismo può determinare una
lesione di tipo traumatico a carico del tendine del sovraspinoso e la
sintomatologia e il tipo di lesione è congruente con tale possibilità, ciò non
di meno questa è una valutazione di tipo clinico, per una valutazione di tipo
medico-legale le considerazioni sono leggermente diverse e credo che la domanda
da lei posta sia da valutare con un medico-legale al fine di determinare se la
lesione possa essere considerata di natura traumatica.”).

                                         Il dott. __________
si è anch’egli pronunciato a favore di un’eziologia traumatica del noto danno
tendineo, senza invero motivare oltre la propria opinione (doc. C: “… la
problematica della spalla destra, del paziente a margine, in seguito all’evento
del 17.03.2006 - durante il quale sul proprio posto di lavoro il paziente ha
sentito un dolore acuto al braccio ed alla spalla destra alzando un peso - è
secondo il mio parere di natura traumatica, come d’altronde riconosciuto dalla CO
1 Assicurazioni nella lettera del 11.01.2008.”). 

 

                                         Fra gli
atti di causa, figura pure un rapporto del dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica, elaborato per conto dell’insorgente, mediante il quale
egli ha preso posizione riguardo alle motivazioni addotte dal dott. __________
per negare la responsabilità dell’CO 1.

                                         Questo,
per quanto qui d’interesse, il contenuto:

 

" 
COMPLESSIVAMENTE

 

-   La nozione di alterazioni esclusivamente
degenerative non trova  conferma nella descrizione del quadro radiologico della
risonanza     magnetica della spalla destra del 25.10.2007 redatta dalla dr.ssa
                            __________, vice-primario di radiologia
dell’Ospedale __________ di                                __________. 

 

-   La descrizione del quadro clinico riscontrato
al Servizio di pronto  Soccorso il 18.3.2006 non permette un’identificazione
della   struttura muscolare ritenuta essere lesionata.

 

-   La mancanza di un’impotenza funzionale in
presenza di una         mobilità dolente, non preclude a priori l’esistenza di
una lesione                  tendinea.

    Sia uno strappo muscolare, sia una rottura
tendinea, vengono      ritenute nella tabella considerata all’art. 9.2 OAINF.”

                                         (allegato
al doc. VI)

 

                                         Consultato
dall’amministrazione, il medico di __________ ha innanzitutto ribadito il
parere secondo cui le alterazioni descritte dalla radiologa dott.ssa __________
sono di origine esclusivamente degenerativa e ha del resto osservato che il
dott. __________ non è stato in grado di indicare dei reperti di natura
traumatica.

                                         Inoltre, a
suo avviso, dei dolori palpatori a livello della regione posta dietro la testa
dell’omero, quali quelli refertati in occasione della visita presso il PS
dell’Ospedale __________ di __________ del 18 marzo 2006 (cfr. doc. 4),
corrispondono primariamente alla zona posteriore del muscolo deltoide e non a quella
del tendine del muscolo sovraspinato. 

                                         Infine,
una rottura traumatica della cuffia rotatoria avrebbe sicuramente provocato
un’impotenza funzionale dell’arto superiore interessato (doc. XII 1). 

 

                                         Questa la replica, datata
23 luglio 2008, del chirurgo ortopedico dott. __________:

 

"  (…).

-   La presenza di alterazioni dell’articolazione
acromio-clavicolare, di           moderata entità secondo le considerazioni
della dr.ssa __________, non implica a priori un’origine esclusivamente
degenerativa di una        lesione della cuffia dei rotatori, a più forte
ragione tenuto conto di                              una solo iniziale atrofia
limitata al muscolo sovra-spinato.

 

-   La nozione generica di dolori palpatori dietro la testa
omerale non            permette a priori di determinare con sufficiente
attendibilità la      struttura muscolare potenzialmente coinvolta, tenuto
conto del                                     decorso posteriore pure dei
muscoli infra-spinato e teres minor,                                   così
come di uno spostamento verso posteriore del tubercolo                                         maggiore
(inserzione del sopra-spinato) a dipendenza della        posizione nella quale
viene esaminata/tenuta la spalla.

 

-   l’assoluta sicurezza di un’importanza funzionale in relazione
con  una lesione della cuffia dei rotatori, così come affermato dal dr.     __________,
viene relativizzata dal quadro clinico descritto dal dr.                              Taverna
nel rapporto dell’8.10.200: in presenza di una lesione                                        radiologicamente
dimostrata della cuffia dei rotatori esso riscontra                                     in
particolare una mobilità conservata in tutti i piani con lieve       ipostenia limitata
al muscolo sovra-spinoso.

 

Complessivamente, il tenore dell’apprezzamento medico del dr. __________
del 7.7.2008 non apporta nuovi elementi di giudizio atti a invalidare le
considerazioni espresse in precedenza.”

                                         (doc. XIV bis)

 

 

                             2.16.   Secondo la
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare
oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, ed
a decidere se la documentazione a disposizione permetta di rendere un giudizio
corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero
contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza
valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si
fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è,
del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su
esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona
esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia
chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni
dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311
consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi, tutto ben considerato, questa Corte ritiene che la
documentazione agli atti non le consenta né di ammettere né di escludere, con
la necessaria tranquillità, che il danno alla cuffia dei rotatori della spalla
destra si trovi in una relazione di causalità naturale con quanto accaduto in
data 17 marzo 2006.

 

                                         In
effetti, le obiezioni che sono state sollevate dal dott. __________ (cfr.
allegato al doc. VI e doc. XIV bis) - specialista
proprio nella materia che qui interessa che vanta, così come d’altronde il
medico di __________ dell’CO 1, una vasta esperienza nell’ambito della medicina
infortunistica e assicurativa -, appaiono tali da non consentire al TCA di
attribuire senz’altro piena forza probatoria all’apprezzamento enunciato dal
dott. __________. 

                                         In
particolare, per quanto riguarda la circostanza che, in occasione della visita
del 18 marzo 2006 presso il PS dell’Ospedale __________ di __________, i
sanitari avevano refertato, a livello della spalla destra, una mobilità
conservata anche se dolente (doc. 4), ciò che, a detta del dott. __________,
rappresenterebbe la prova dell’assenza di una rottura della cuffia rotatoria
(doc. 15 e 16), lo specialista consultato dall’assicurato ha pertinentemente
osservato che il dott. __________, il 5 ottobre 2007 (ovvero una ventina di
giorni prima dell’esecuzione della nota risonanza magnetica), ha constatato uno
status del tutto analogo con una mobilità conservata in tutti i piani,
in presenza di una dolorabilità al movimento al di sotto del livello delle
spalle (doc. 8). 

                                         Del
resto, questo Tribunale rileva di essere già stato confrontato, nell’ambito di
pregresse procedure ricorsuali, ad assicurati che, sebbene portatori di lesioni
alla cuffia dei rotatori, si presentavano oligosintomatici e in grado di
continuare a svolgere la propria attività lavorativa (cfr., ad esempio, la STCA
35.2005.24 dell’8 maggio 2006, cresciuta in giudicato, nota all’assicuratore
resistente). 

 

 

                             2.17.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di ribaltare
tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura,
di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente
o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata in DLA 2001, p. 196s., la
nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento a una sua pronunzia
apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione
appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria,
ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque
puntualmente accertati.

 

                                         Nell’evenienza
concreta, ci si trova confrontati ad un accertamento sommario dei fatti. L’assicuratore
infortuni convenuto ha, pertanto, violato il disposto di cui all’art. 43 cpv. 1
LPGA.

 

                                         Si giustifica, di
conseguenza, l’annullamento della decisione su opposizione impugnata e il
rinvio degli atti all’assicuratore LAINF resistente affinché disponga
accertamenti specialistici più approfonditi riguardo all’eziologia del danno
tendineo alla spalla destra e, alla luce dei relativi esiti, emani una nuova
decisione.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione impugnata è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono retrocessi all’CO 1 per complemento istruttorio e            nuova
decisione. 

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a caricoCO 1 verserà
all’assicurato l’importo di fr. 1'500 (IVA inclusa) a titolo di ripetibili. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti