# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bb851dfd-09d9-55a2-82c3-58754c229808
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 07.11.2017 80.2017.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2017-1_2017-11-07.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2017.1

  	
  Lugano

  7 novembre 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini e Flavio Amadò, giudice
  supplente

  

 

	
  segretaria

  	
  Mara
  Regazzoni

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

  rappr.
  da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 30 dicembre 2016 contro la decisione del 2 dicembre 2016 in materia di computo
  globale d’imposta.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   In data 19 luglio
2010, 18 novembre 2010 e 12 settembre 2011 la società RI 1, __________, ha
presentato all’RS 1 (UTPG) tre domande di computo globale d’imposta (CGI)
inerente a redditi percepiti quali diritti di licenza negli anni 2008, 2009 e
2010. Le tre domande, presentate con il modulo DA-3, sono state evase con
altrettante decisioni in data 19 novembre 2012, mediante le quali l’UTPG ha
parzialmente accolto le domande di computo limitatamente a CHF 10'127.45 per il
2008, CHF 28'112.10 per il 2009 e CHF 43'370.70 per il 2010. Contro queste
decisioni non è stato interposto reclamo scritto nel termine di 30 giorni dalla
notifica.

                                  B.   Successivamente, con
scritto del 23 febbraio 2015, RI 1 ha comunicato all’UTPG che, da un riesame
interno, aveva rilevato che le decisioni dell’UTPG del 19 novembre 2012
riferite al CGI 2008, 2009 e 2010 sarebbero erroneamente state basate
sull’assunto che la società fosse a beneficio di una imposizione agevolata. RI
1 rilevava di essere invece imposta in modo ordinario, con carico fiscale complessivo
del 24.7%. La società produceva quindi quelli che considerava i corretti
calcoli del CGI per i predetti periodi, e chiedeva il riesame dei conteggi da
parte dell’UTPG.

 

 

                                  C.   L’UTPG con decisione
8 settembre 2015 ha respinto, con unica decisione, la richiesta di riesame
delle tre decisioni del 19 novembre 2012, rilevando che contro le predette
decisioni alcun reclamo ex art. 18 dell’Ordinanza del 22 agosto 1967 sul
computo globale d’imposta (OCGI; RS 672.201) era stato presentato nel termine
di 30 giorni dalla notifica. Per il rimanente non erano nemmeno adempiuti i
motivi di revisione, ritenuto che le concrete censure avrebbero potuto, e
dovuto, essere sollevate mediante rimedio giuridico ordinario, e segnatamente
il reclamo.

 

 

                                  D.   Contro tale decisione
RI 1 ha interposto reclamo in data 8 ottobre 2015, sostenendo che alla base
delle tre decisioni del 2012 vi sarebbe stato un grave errore di calcolo,
avendo il tassatore, a mente della reclamante, applicato per sbaglio la
riduzione del computo globale d’imposta prevista per società a tassazione privilegiata,
mentre era incontestabile che RI 1 fosse soggetta a tassazione ordinaria. Per
queste ragioni sarebbero dati i motivi di revisione previsti dall’art. 147 cpv.
1 lit. b della  Legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta
federale diretta (LIFD; RS 642.11), in quanto l'autorità non avrebbe tenuto
conto di fatti rilevanti e di mezzi di prova decisivi che conosceva o doveva
conoscere. L’UTPG avrebbe inoltre violato principi essenziali di procedura,
quali il principio della buona fede ed il divieto dell’arbitrio e del
formalismo eccessivo (reclamo 8 ottobre 2015, p. 3). Sarebbero poi state
integrate anche le condizioni per ammettere una rettifica ex art. 150 LIFD,
indipendentemente da un reclamo scritto contro le decisioni del 19 novembre
2012. La reclamante sosteneva infine di avere presentato un reclamo orale
contro tali decisioni (reclamo 8 ottobre 2015, p. 4).

 

 

                                  E.   Con decisione su
reclamo del 2 dicembre 2016, l’UTPG ha rilevato che alcun reclamo scritto era
stato interposto contro le decisioni relative al CGI del 19 novembre 2012, che
non sussisteva un motivo di restituzione dei termini per la presentazione di reclami
contro le predette decisioni e che nemmeno erano dati validi motivi di
revisione. In particolare la società avrebbe potuto invocare i motivi addotti
in sede di richiesta di riesame nella procedura precedente ex art. 66
cpv. 3 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa
(PA; RS 172.021). L’UTPG infine rilevava che l’istituto della revisione non
deve supplire al mancato uso del rimedio ordinario del reclamo per motivi
imputabili allo stesso contribuente.

 

 

                                  F.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, la RI 1 si aggrava contro la
predetta decisione, lamenta la lesione del principio costituzionale della buona
fede per avere ricevuto dall’UTPG informazioni fuorvianti, sostiene la nullità
delle decisioni rese nel 2012, in quanto basate su errori materiali gravi e
facilmente riconoscibili, e ritiene comunque dati i presupposti per procedere
ad una revisione delle decisioni, rispettivamente ad una loro riconsiderazione.
Da ultimo le decisioni del 19 novembre 2012 non rispetterebbero nemmeno l’art.
12 della Convenzione del 2 novembre 1994 tra la Confederazione Svizzera e la
Repubblica dell’India per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte
sul reddito (RS 0.672.942.31), per rapporto alla quale sarebbe pure da attivare
la procedura amichevole prevista dall’art. 25 della convenzione.

                                         Per questi motivi, a mente
della ricorrente la decisione impugnata andrebbe quindi in sostanza riformata,
con conseguente concessione del computo globale d’imposta nella misura
postulata dalla ricorrente con richiesta di riesame all’UTPG presentata il 23
febbraio 2015.

 

 

                                  G.   L’Ufficio Giuridico della
Divisione delle contribuzioni, con osservazioni 22 febbraio 2017, postula la
reiezione del gravame e la conferma delle decisioni dell’UTPG del 19 novembre
2012. Ribadisce che è perento il termine di reclamo e che non sono dati motivi
di restituzione dei termini di reclamo. Neppure sono integrate le condizioni
per ammettere la revisione, stante la possibilità della ricorrente di invocare
le concrete censure anche in sede di reclamo. A titolo abbondanziale ritiene
che non siano nemmeno date le condizioni per procedere ad un’interpretazione ex
art. 69 PA, ritenuto che tale istituto non è concepito per reinterpretare le
decisioni a favore del contribuente. Infine la procedura amichevole prevista
dall’art. 25 della CDI con l’India è indipendente dalla procedura ricorsuale
prevista dagli ordinamenti interni dei Paesi contraenti, di modo che tale
aspetto esula dalla presente procedura.

 

 

                                  H.   Con replica del 24
marzo 2017, la ricorrente ribadisce che l’UTPG ha ridotto a torto l’ammontare
massimo del CGI, nell’errato assunto che la società sia tassata in modo
privilegiato. L’UTPG non avrebbe comunque preso in considerazione la deduzione
forfetaria del 50% per i diritti di licenza. La ricorrente inoltre produce una
soluzione riferita ad esercizi trattati in un corso di diritto fiscale, in un
caso considerato analogo dalla ricorrente, e infine rileva che l‘UTPG non
avrebbe comunque fornito alcun calcolo alternativo rispetto a quello da lei proposto.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   L’art. 18 OCGI
prevede che le decisioni sul computo globale d’imposta possono essere impugnate
con i medesimi rimedi giuridici dati contro le decisioni cantonali di rimborso
dell’imposta preventiva previsti dagli articoli da 53 a 56 della Legge federale
sull’imposta preventiva (LIP; RS 642.21). Trattasi del reclamo ex art.
53 LIP, ed in seguito del ricorso ex art. 54 LIP alla Camera di Diritto
Tributario (in Ticino commissione di ricorso in materia di computo globale
d’imposta ex art. 1 lit. c del Regolamento cantonale di
applicazione concernente la Legge federale sull’imposta preventiva, il computo
globale d’imposta e la trattenuta supplementare d’imposta USA [RL 10.2.6.1]).
L’art. 22 dell’Ordinanza sul computo globale d’imposta prevede inoltre che la
revisione e la rettificazione di decisioni sul computo globale d’imposta siano
disciplinate dagli art. 59 e 60 LIP.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         L’art. 53 LIP prevede che
la decisione dell’Autorità cantonale competente, nel concreto l’UTPG in materia
di CGI, possa essere impugnata, nel termine di 30 giorni dalla notificazione,
con reclamo scritto a tale ufficio. L’esigenza della forma scritta, prevista
anche dall’art. 42 cpv. 2 LIP, cui ulteriormente rimanda l’art. 53 cpv. 2 LIP,
implica la presentazione di un reclamo in forma cartacea (cfr. Hochreutner, in:
Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen
Steuerrecht, vol. II/2, 2a ediz., Basilea 2012, n. 9 ad art. 42 LIP)
ed in originale firmato dal reclamante. A riguardo l’Alta Corte ha inoltre a più
riprese confermato che, nelle procedure ricorsuali amministrative, il requisito
della forma scritta comporta l’esigenza della firma autografa del reclamante
(sentenza 2C_610/2010 del 21 gennaio 2011 consid. 2.3 ed ulteriori riferimenti).

 

                                         2.2.

                                         Nella fattispecie, è
incontestato che alcun reclamo scritto è stato interposto contro le decisioni
dell’UTPG del 19 novembre 2012 nel termine di 30 giorni dalla notifica. Benché
la ricorrente sostenga che essa avrebbe tempestivamente interposto un reclamo
verbale (reclamo 8 ottobre 2015, p. 2 e 3), tale circostanza, non provata,
sarebbe comunque irrilevante, essendo espressamente prevista per la procedura
di reclamo ex art. 53 LIP la forma scritta. 

                                         Non essendo stato
presentato alcun reclamo scritto contro le predette decisioni, si rileva che
nemmeno può entrare in considerazione una restituzione dei termini di reclamo ex
art. 23 PA, norma applicabile anche nelle procedure di reclamo ai sensi della
LIP (cfr. Beusch, in:
Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen
Steuerrecht, vol. II/2, 2a ediz., Basilea 2012, n. 11 ad art. 32
LIP). 

                                         La ricorrente nemmeno
sostiene di avere dato prova della diligenza richiesta dalle circostanze e di
essere stata impedita senza sua colpa di agire nel termine stabilito dall’art.
53 LIP.

                                         Abbondanzialmente si
rileva che la ricorrente, società leader a livello mondiale nella lavorazione
di metalli preziosi, non può certamente essere considerata contribuente “distratta
ed ignorante” (cfr. testualmente ricorso 30 dicembre 2016, p. 4). Essa è
invece dotata di una struttura amministrativa, a presidio anche delle pratiche
fiscali (tant’è che le decisioni del 19 novembre 2012 furono oggetto di diversi
solleciti e colloqui con l’UTPG). La società era quindi certamente in grado di
rendersi conto che un eventuale reclamo era da inoltrarsi all’UTPG entro 30
giorni dalla notifica, come peraltro indicato in modo chiaro nelle stesse
decisioni del 19 novembre 2012. Tali decisioni non possono più essere oggetto
di reclamo e sono quindi cresciute in giudicato.

 

 

3.3.1 

                                         Ciò premesso, la
ricorrente chiede che la decisione impugnata che conferma le precedenti
decisioni dell’UTPG del 19 novembre 2012 venga modificata a suo favore. A suo
avviso, si dovrebbe constatare la nullità delle decisioni dell’Ufficio di
tassazione, a causa dei gravi errori da cui è viziata, e, subordinatamente, le
decisioni stesse dovrebbero essere sottoposte a revisione, revoca o riconsiderazione.

 

                                         3.2.

                                         Generalmente, gli atti amministrativi
non sono nulli ma solo annullabili, con la conseguenza che, se non sono stati
impugnati, producono effetti giuridici. La nullità, cioè l’assenza totale di effetti
di una decisione adottata, è ammessa solo se:

·         
il vizio che la inficia è particolarmente grave 

·         
il vizio è manifesto o perlomeno facile da scoprire e 

·         
inoltre, la constatazione della nullità non mette seriamente in
pericolo la certezza del diritto. 

                                         Lacune nel contenuto di
una decisione comportano la sua nullità solo raramente, in casi particolari, se
si tratta di una lacuna particolarmente grave. Le cause di nullità concernono
essenzialmente il difetto di competenza funzionale o materiale di un’autorità o
l’esistenza di gravi errori di procedura (p. es. il fatto che la persona implicata
non abbia potuto partecipare alla procedura). In tal caso, se una decisione è
nulla, ogni autorità che si occupa del caso deve constatarlo in ogni momento e
d’ufficio (cfr. p. es. DTF 138 II 501 consid. 3.1; 137 I 273 consid. 3.1; 137
III 217 consid. 2.4.3; 136 II 489 consid. 3.3; 133 II 366 consid. 3.1 e 3.2;
132 II 342 consid. 2.1).

 

                                         3.3.

                                         L’autorità di tassazione
può ritornare su una propria decisione nulla, non (ancora) impugnata,
fintantoché decorre il termine per contestarla, senza che debbano essere
adempiute le condizioni richieste dopo che la decisione sia formalmente passata
in giudicato, cioè i presupposti per la riconsiderazione o per la revisione
(revoca pendente lite). Se l’autorità si avvale del diritto di revoca e
adotta una nuova decisione, la decisione precedente viene sostituita dalla
seconda decisione, così come la decisione su reclamo sostituisce quella contro
cui è stato interposto reclamo. 

Lo stesso vale per la decisione su reclamo, la quale a sua volta può essere revocata
dall’autorità durante il termine di ricorso (cfr. la sentenza del Tribunale federale
n. 2C_596/2012 del 19 marzo 2013, in RF 68/2013 p. 474, consid. 2.2 e dottrina
e giurisprudenza citate).

 

                                         3.4.

                                         Per quanto concerne le decisioni
passate in giudicato, le leggi fiscali conoscono generalmente un numerus
clausus di motivi giuridici che consentono di modificarle, d’ufficio o su
domanda (cfr. la sentenza n. 2C_436/2015 del 22 luglio 2016, in DTF 142 II 433
consid. 3.1 e giurisprudenza citata). 

 

 

 

                                         3.5. 

                                         La richiesta della
ricorrente di modificare le decisioni concernenti il CGI va valutata pertanto in
base alle norme sulla revisione previste dall’art. 59 LIP, cui rinvia l’art. 22
OCGI. L’art. 59 LIP dispone a sua volta che gli articoli 66 a 69 PA s’applichino
analogamente alla revisione e all’interpretazione delle decisioni
dell'Amministrazione federale delle contribuzioni e delle autorità cantonali. 

                                         L’art. 66 cpv. 2 LIP
prevede in particolare che l’Autorità proceda alla revisione di una sua
decisione, a domanda di una parte, se la parte allega fatti o produce mezzi di
prova nuovi e rilevanti (lit. a) o la parte prova che l'autorità di
ricorso non ha tenuto conto di fatti rilevanti che risultano dagli atti o di
determinate conclusioni (lit. b). 

                                         Altri motivi di revisione ex
art. 66 cpv. 1 e 2 PA non sono invocati né entrano in considerazione nella
fattispecie. 

                                         A sua volta, l’art. 66
cpv. 3 PA prevede che motivi indicati nel precedente cpv. 2 lettere a-c
non danno adito a revisione se la parte poteva invocarli nella procedura
precedente la decisione del ricorso o mediante un ricorso contro quest'ultima.
Analoghe disposizioni sono previste dagli art. 147 cpv. 2 della Legge federale
sull’imposte federale diretta (LIFD; RS 642.11) e dall’art. 232 cpv. 1 della Legge
Tributaria (LT; RL 10.2.1.1), ai sensi dei quali la revisione è esclusa se la
parte, ove avesse usato la diligenza che da essa poteva essere ragionevolmente
pretesa, avrebbe potuto far valere già nel corso della procedura ordinaria il
motivo di revisione invocato. 

 

                                         3.6.

                                         Oltre alla revisione, la
ricorrente postula una riconsiderazione o riesame (“Wiedererwägung”)
delle decisioni del 12 novembre 2012 (ricorso 30 dicembre 2016, p. 5 s.). 

                                         A tale riguardo, si rileva
che nella procedura amministrativa una domanda di riesame non costituisce un
rimedio di diritto. L’autorità di ricorso non è quindi tenuta ad entrare nel
merito di una tale richiesta a meno che l’insorgente non si prevalga di un
cambiamento notevole delle circostanze dal momento della pronuncia della
decisione materiale finale di prima o seconda istanza (DTF 136 II 177 p. 181,
consid. 2.1. ed ulteriori rimandi) oppure se il ricorrente invoca uno dei
motivi di revisione previsto dall’art. 66 PA (cfr. DTAF 2010/27 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). Una domanda di riesame non può comunque servire a rimettere
continuamente in discussione le decisioni amministrative. In analogia con
l’art. 66 cpv. 3 PA, il riesame di una decisione di prima istanza cresciuta in
giudicato è escluso, se il ricorrente fa valere mezzi di prova che avrebbe già
potuto presentare nell’ambito del ricorso contro la decisione in questione
(DTAF 3107/2017, consid. 2.1).

                                         A ciò si aggiunge che,
rispetto alla revisione, una domanda di riesame non ha comunque valenza autonoma
nella procedura fiscale, nel cui ambito la revisione costituisce la sola
possibilità di modifica di decisioni già cresciute in giudicato (Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3a ediz., Zurigo 2016, n. 6 ad art. 147 LIFD,
p. 1556; Looser, in:
Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, vol.
II/2, 3a ediz., Basilea 2017, n. 4 ad art. 147 LIFD). Tali
considerazioni sono applicabili per analogia anche alla presente fattispecie
ritenuto che né l’Ordinanza sul computo globale d’imposta né la LIP o la PA
prevedono espressamente la riconsiderazione, ma semmai la revisione (cfr. sopra
consid. 3.1), quale rimedio contro decisioni in merito al CGI già cresciute in
giudicato.

 

                                         3.7.

                                         Ne consegue che il ricorso
della contribuente deve essere esaminato solo alla luce delle disposizioni che
concernono la revisione. 

 

 

4.4.1.

                                         In merito ai motivi invocati
per chiedere la modifica della decisione, la ricorrente sostiene in massima
sintesi di essere stata erroneamente considerata, ai fini del computo globale
d’imposta, come società a tassazione privilegiata, con conseguente errata
riduzione dell’importo massimo computabile, oltre a non essere stata messa a
beneficio delle riduzioni previste per redditi esteri da diritti di licenza ex
art. 11 cpv. 1 OCGI ed art. 4 cpv. 3 dell’Ordinanza 1 del DFF sul computo globale
d’imposta (RS 672.201.1). Ne conseguirebbe una decisione manifestamente errata
e quindi nulla (ricorso 30 dicembre 2016, p. 4 ss.). La ricorrente, per rapporto
ai propri argomenti, non asserisce nuovi fatti o produce nuovi mezzi di prova,
ma ritiene – verosimilmente per giustificare il mancato utilizzo dei rimedi giuridici
ordinari – di avere ricevuto dall’UTPG, dopo l’emanazione delle decisioni del
19 novembre 2012, informazioni fuorvianti come “la possibilità di trattare
il caso in maniera poco formale ed adducendo su richiesta orale di motivazioni
da parte della RI 1 la risposta di avere applicato i dettami di legge”
(ricorso 30 dicembre 2017, p. 4). Queste comunicazioni costituirebbero una
lesione del principio di buona fede ed avrebbero creato, nel contribuente “certamente
distratto ed ignorante”, aspettative (non meglio precisate) che l’Autorità
fiscale avrebbe dovuto soddisfare (ricorso 30 dicembre 2016, p. 3 s.). 

 

                                         4.2.

                                         A tale riguardo, si è già
ricordato (v. supra, consid. 3.5) che una revisione è esclusa se la
parte poteva invocare i motivi di revisione nella procedura precedente la
decisione del ricorso o mediante un ricorso contro quest'ultima. 

                                         Decidere altrimenti, ed
ammettere automaticamente la revisione in caso di violazione di norme
essenziali di procedura, significherebbe abolire ogni distinzione tra mezzi
d’impugnazione ordinari e il rimedio straordinario della revisione, che non può
supplire a un’omissione imputabile allo stesso contribuente, che ha diritto di
avvalersi dei rimedi ordinari (cfr. DTF 111 Ib 210; 105 Ib 252, consid. 3b; 103
Ib 89 s., consid. 3; 98 Ia 572 s., consid. 5 b; ASA 43 p. 251; 34 p. 152,
consid. 5 e 6; RTT 1978 p. 87 s., consid. Ia e 3a; Imboden/Rhinow, Verwaltungsrechtsprechung,
Basilea 1986, N. 43, p. 265, IVc; Haesler,
Die Revision rechtskräftiger Steuerverfügungen zugunsten des Steuerpflichtigen,
ZBl 62 p. 121 s.; Känzig/Behnisch,
Direkte Bundessteuer, 2a ediz., vol. III, Basilea 1992, p. 362).

                                         Di conseguenza, la
revisione è esclusa per esempio nel caso di errori nelle dichiarazioni
d’imposta, quando, per trascuratezza del contribuente o del suo rappresentante,
si è omesso di far valere nella procedura di tassazione o con i rimedi
giuridici ordinari elementi di fatto essenziali, oppure nel caso in cui il
contribuente avrebbe potuto scoprire subito l’errore di fatto o di diritto
dell’autorità, controllando la tassazione notificatagli (Casanova, Änderungen rechtskräftiger
Verfügungen und Entscheide, in ASA 61 p. 450-451). La giurisprudenza del Tribunale
federale esige dal contribuente una certa diligenza nella salvaguardia dei suoi
diritti nel contesto della procedura di tassazione. Egli non può avvalersi del
rimedio della revisione per invocare argomenti che ha omesso di sollevare nella
procedura di ricorso ordinaria (cfr. decisione CDT dell’8 settembre 2014,
consid. 3.2, inc. 80.2014.181/182; sentenze 2P.34/2006 e 2A.56/2006 del 16 giugno
2006, in RtiD I-2007 n. 16t, consid. 3.3; DTF 111 Ib 209 consid. 1; sentenza
2A.451/1996 del 21 maggio 1997 in: ASA 67 p. 391, consid. 3d).

                                         Le stesse considerazioni
possono essere estese alla fattispecie in esame, potendosi riferire anche
all’inoltro di una domanda di computo globale d’imposta.

 

                                         4.3.

                                         Nella fattispecie va
ricordato che la ricorrente si presenta come importante società leader a
livello mondiale nella lavorazione di metalli preziosi. Dotata di personale
amministrativo competente anche alle gestione delle pratiche fiscali (vedi solleciti
e contatti con l’UTPG), essa avrebbe avuto ogni possibilità di invocare gli
argomenti da essa sollevati in merito alla correttezza delle decisioni
dell’UTPG del 19 novembre 2012 in sede di reclamo, rispettivamente di dotarsi
già in quella sede di consulenza esterna specifica. 

                                         A tale riguardo,
l’ignoranza del diritto non è opponibile in sede di revisione (Scherrer Reber, Praxiskommentar
Verwaltungsverfahrensgesetz VwVG, 2a edizione, Zurigo 2016, n. 46 ad
art. 66 PA), a maggior ragione per una società strutturata come la ricorrente,
che avrebbe avuto ogni mezzo per rendersi conto che le censure andavano
presentate nel termine di 30 giorni dalla notifica delle decisioni, e come
peraltro indicato a chiare lettere nelle stesse.

                                         Già per questo motivo, la
revisione sarebbe quindi esclusa ex art. 66 cpv. 3 PA. Vale comunque la
pena di aggiungere che la revisione è pure esclusa quando il ricorrente
pretende di fare valere che l’Autorità fiscale avrebbe adottato un punto di
vista giuridico errato (DTF 111 Ib 211 consid. 1 e relativi riferimenti). Persino
l’apprezzamento errato, rispettivamente arbitrario di una prova o la
sussunzione mal fondata (errore dei fatti ed applicazione errata del diritto)
non costituiscono un motivo valido di revisione (decisione CDT dell’ 8
settembre 2014, consid. 3.2 e 3.5, inc. 80.2014.181/182 ed ulteriori
riferimenti). 

 

                                         4.4

                                         La ricorrente invoca in
queste sede argomenti che non costituiscono tuttavia validi motivi di
revisione, riferendosi a censure relative all’applicazione errata del diritto
ed all’apprezzamento arbitrario dei fatti, motivi che essa avrebbe comunque
potuto e se del caso dovuto fare valere in sede di reclamo contro le decisioni
del 19 novembre 2012 dell’UTPG

                                         La domanda di revisione dev’essere
comunque presentata ex art. 67 cpv. 1 PA all’autorità di ricorso entro
90 giorni dalla scoperta del motivo di revisione. 

                                         Essenzialmente, il momento
in cui la parte avrebbe potuto riconoscere il motivo di revisione invocato deve
essere accertato in base al principio della buona fede (Scherrer Reber, Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz,
2a ediz., Zurigo 2016, n. 4 ad art. 67 PA, p. 1369).

                                         A prescindere dal fatto
che non vi è un motivo di revisione né ne viene invocato uno preciso, è ancora
il caso di sottolineare che la “richiesta di riesame” è stata presentata solo
il 23 febbraio 2015, quindi oltre due anni dalla notificazione delle decisioni
dell’UTPG del 19 novembre 2012. Nella prospettiva del principio della buona
fede, il tempo trascorso prima che la contribuente si avvedesse degli errori, a
suo dire evidenti, che inficiavano le decisioni, è indubbiamente parecchio. 

 

                                         4.5.

                                         Da quanto precede discende
che non sono date le condizioni per procedere ad una revisione della decisione
impugnata.

                                                                                                                         

 

                                   5.   Si rileva infine che
la procedura amichevole prevista dall’art. 25 CDI con l’India (RS
0.672.942.31), invocata per la prima volta in sede ricorsuale (ricorso 30 dicembre
2016, p. 6), è procedura indipendente dai rimedi giuridici previsti dalla legislazione
nazionale (art. 25 par. 1 CDI-India) e non riguarda comunque il presente
procedimento fiscale. 

                                         L’art. 25 par. 1 CDI-India
sancisce dunque il principio dell'indipendenza della procedura di conciliazione
da quella ricorsuale prevista dagli ordinamenti interni dei Paesi contraenti. In
sostanza, l’avvio di un simile procedimento d'intesa non presuppone
l'esaurimento delle istanze di ricorso interne, né tantomeno impedisce alle
parti interessate di far uso dei normali rimedi di diritto previsti dalla legislazione
nazionale per impugnare una decisione di tassazione (cfr. p. es. la sentenza
del Tribunale federale del 28 febbraio 2000 n. 2A.509/1998, in RDAT II-2000 n.
23t consid. 2b). 

                                         La possibilità di adire la
procedura amichevole invocata nel gravame (ricorso 30 dicembre 2016, p. 6) non
deve quindi essere trattata in questa sede.

 

 

                                   6.   Per quanto precede
si deve concludere che il ricorso è respinto. 

                                         Tassa di giustizia e spese
sono a carico della ricorrente, soccombente.

Per questi motivi,

visti per le spese l’art. 1 del
Regolamento cantonale di applicazione concernente la Legge federale
sull’imposta preventiva, il computo globale d’imposta e la trattenuta
supplementare USA del 18 ottobre 1994, nonché l’art. 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.    800.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    900.–

                                         sono a carico della
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 18 OCGI; art. 56 LIP; art. 82 ss. LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -; 

  -; 

  -; 

  -. 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: