# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 18b6789a-48a9-5b25-bebb-354507c6e5de
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-11-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 15.11.2002 INC.2000.29204
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-29204_2002-11-15.html

## Full Text

N. 292.2000.4 LM                                                      Lugano,
15 novembre 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 1/4 marzo 2002 da

__________ __________(difeso
dall’avv. __________)

avverso la
decisione 11/19 febbraio 2002, con la quale il Procuratore Pubblico avv.
Arturo Garzoni ha integralmente respinto un’istanza di complementi istruttori
proposti nell’ambito del procedimento condotto contro il reclamante per titolo
di infrazione alla LFStup.;

viste le
osservazioni 8 marzo 2002 del Procuratore Pubblico, e preso atto che il
medesimo postula la reiezione del gravame e la conferma della decisione
impugnata;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto

in fatto:

A.

__________ e __________
sono titolari della ditta __________ con sede a __________ e con un ulteriore
negozio a __________. La ditta, dedita al commercio di prodotti derivati dalla
canapa, è saltata agli occhi degli inquirenti del Cantone __________ per aver
acquistato ingenti quantitativi di canapa da persone sottoposte ad inchiesta in
quel Cantone. L’autorità inquirente ticinese, attivatasi su segnalazione della
polizia __________, ha proceduto all’arresto dei due summenzionati in data 11
maggio 2000 (v. rapporto d’arresto 11 maggio 2002, inc. Giar 293.2000.1 doc.
2). Il giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto, con
contestuale intimazione delle rispettive promozioni d’accusa (per il qui
reclamante, v. inc. Giar 292.2000.1 docc. 3, risp. 1), per entrambi gli
accusati estese a verbale MP 18 maggio 2000 (all’inc. MP, docc. 27 e 28) ai
titoli di infrazione aggravata e contravvenzione alla LFStup.

 

B.

L’istruttoria
formale ha seguito il suo corso, ed in data 13 luglio 2000 è sfociata nel
deposito atti (inc. MP doc. 40). In quell’ambito, l’accusato reclamante ha
proposto (v. istanza 10 agosto 2000, inc. MP doc. 47) cinque complementi di
prova: l’audizione dei fornitori, dei dettaglianti e dei responsabili di un
altro negozio di derivati della canapa in merito ai quantitativi di canapa
fornita a __________ (loc. cit., pto. 1 p. 1-2); diverse audizioni su cosa
veniva realmente prodotto presso __________ (loc. cit., pto. 3 p. 2);
l’audizione di un precedente dipendente sui suoi rapporti con “la Polizia
cantonale/comunale di __________” (loc. cit., pto. 5 p. 3); l’acquisizione
degli atti relativi ad un furto commesso ai danni del negozio di __________
(loc. cit., pto. 6 p. 3), infine l’acquisizione di un servizio giornalistico
sui canapai ticinesi, fra i quali il negozio __________ di __________ (loc.
cit., pto. 4 p. 3). Ha chiesto inoltre la traduzione del rapporto del Giudice
istruttore di __________ e di alcune pagine del rapporto della Polizia
cantonale di quel Cantone (loc. cit., pto. 2 p. 2).

Con la
decisione qui impugnata, il magistrato inquirente ha respinto le cinque prove
richieste, in quanto tutte irrilevanti, e semmai di facile produzione in sede
dibattimentale (decisione impugnata 11 febbraio 2002, inc. MP doc. 55, passim).
Un’eventuale traduzione della documentazione redatta in lingua tedesca dovrebbe
essere semmai richiesta e pagata direttamente dall’accusato reclamante (ibid.).

 

C.

In sede di
reclamo (inc. Giar 292.2000.4 doc. 1), __________ ribadisce la necessità di
sentire fornitori ed acquirenti di canapa al fine di stabilire il quantitativo
acquistato da __________, essendo “in particolare certo che la prima fornitura
di 16,5 Kg di canapa era destinata, in buona parte, al canapaio ‘__________’ e
non al signor __________” (loc. cit., pto. 2 p. 3). L’acquisizione del numero
di novembre 1999 de __________ servirebbe essenzialmente per verificare
“l’attendibilità delle analisi eseguite e quindi anche la possibilità di
risalire al laboratorio che ha effettuato le analisi” (loc. cit., pto. 4 p. 5).
L’audizione del teste __________ dovrebbe confermare che i rapporti del negozio
di __________ con la Polizia comunale/cantonale di quel Comune abbiano
“confortato il signor __________ nell’idea che la vendita di ‘sacchetti
profumati’ alla canapa fosse lecita” (loc. cit., pto. 5 p. 5); l’esclusione di
tale prova sarebbe il frutto di un’errata valutazione anticipata della stessa
(ibid.). E la medesima argomentazione viene fornita a suffragio della richiesta
di acquisizione degli atti di polizia relativi al furto subito dal negozio di __________
nel gennaio 1999 (loc. cit., pto. 6 p. 6). Da ultimo, il rifiuto del
Procuratore Pubblico di procedere alla traduzione italiana di documenti in
tedesco lederebbe i diritti costituzionali del reclamante, ed in particolare il
suo diritto di essere sentito (loc. cit., pto. 3 p. 4). Non ripropone, invece,
la richiesta di cui al pto. 3 dell’originaria istanza, relativa ad audizioni su
cosa veniva realmente prodotto presso __________.

 

D.

Il
Procuratore Pubblico, dal canto suo (v. osservazioni 8 marzo 2002, inc. Giar
292.2000.4 doc. 4), ribadite le motivazioni proposte in sede di decisione
impugnata, vi aggiunge dettagliata discussione sul perché, a suo modo di
vedere, sia “non solo improponibile, ma pure temerario” (loc. cit., p. 4), da
parte dell’accusato reclamante, appellarsi all’errore di fatto, ma anche
all’errore di diritto (ibid.).

Considerando

in diritto:

1.

            a)        Per
meritare di venire assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al
deposito atti (art. 196 CPP) o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv.
1 e 79 cpv. 1 CPP) devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazione:
esse devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo
in diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato di accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del
giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di
difficile produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189
CPP, inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v.
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re
L.P., inc. Giar 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. Giar 862.93.1, e 14
giugno 1995 in re F.M., inc. Giar 1093.93.5; 18 settembre 1998 in re G., inc.
Giar 601.98.1 consid. 1a, in: Rep. 131 [1998] n. 122).

            b)        Se,
in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è
espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost.
fed. (= art. 4 vCost. fed.; v. DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306,
consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Non è dunque data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice
del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. Giar 55.98.1 consid. 1; v. inoltre
decisione 18 settembre 1998 in re G., inc. Giar 601.98.1 consid. 1b, in: Rep.
131 [1998] n. 122).

 

2.

Notoriamente,
spetta al giudice del merito valutare nella sostanza le accuse mosse dal
Procuratore Pubblico; decidere, in altre parole, se siano adempiuti gli
elementi costitutivi delle fattispecie oggettiva e soggettiva del reato ipotizzato
nell’atto d’accusa. Questo giudice deve astenersi da un tale esame, già solo
per evitare di creare anche solo parvenza di possibile pregiudizio. Il suo
compito si limita a valutare se la decisione del Procuratore Pubblico di
rinunciare all’assunzione di una determinata prova offerta adempia i requisiti
esposti ai considerandi precedenti: in altre parole se, nell’esercizio di un
senz’altro ammissibile apprezzamento anticipato della prova offerta (v. in
proposito la già citata decisione 18 settembre 1998 in re G., inc. Giar
601.98.1 consid. 2a, in: Rep. 131 [1998] n. 122 p. 369), il magistrato
inquirente abbia a ragione maturato il convincimento che la prova medesima non
era nuova, rilevante e pertinente per le future sue conclusioni.

 

3.

a)        Il primo complemento proposto dall’accusato reclamante
riguarda chiarimenti relativi all’effettivo quantitativo di canapa da lui
acquistato in Svizzera interna, meglio a __________: a suo dire, in sunto, il
quantitativo assunto come corretto dal magistrato inquirente, e che
scaturirebbe dal rapporto 10 aprile 2000 della Polizia cantonale __________,
sarebbe invece eccessivo. In particolare, sarebbe certo che la prima fornitura
di kg. 16,5 di canapa non era destinata all’accusato reclamante (supra,
consid. C).

b)        Va premesso che la
richiesta riguarda gli acquisti di canapa effettuati da __________ presso una
ben precisa ditta, la “__________” di __________; tale commercio ha fatto
oggetto del rapporto 10 aprile 2000 della Polizia cantonale di __________ (agli
atti dell’inc. Giar 292.2000.1 quale allegato 4 al rapporto d’arresto, doc.
2/4). A parte il fatto che l’accusato reclamante non spiega assolutamente come
faccia ad essere certo che quella che lui chiama la prima fornitura di kg. 16,5
di canapa (in realtà, consistente in più consegne) non era destinata a lui,
bensì ad altro canapaio, il citato rapporto spiega in termini chiari come la
Polizia sia giunta a tale conclusione: uno dei responsabili della ditta
venditrice, __________, avrebbe dichiarato a verbale che fra l’autunno 1998 ed
il 5 luglio 1999 aveva fornito all’accusato reclamante in tutto kg. 21,5 di
canapa. Un altro dipendente, __________, entrato alle dipendenze della ditta
venditrice in data 5 luglio 2002, e che a partire da quel momento avrebbe
annotato tutte le consegne, ha poi confermato i quantitativi relativi al
periodo successivo. Nel corso dello studio dell’agenda di __________ sono
emerse tre annotazione relative a consegne di canapa a __________, intervenute
il 22 maggio, 1° e 14 giugno 1999, per un totale di kg. 5. In dubio pro reo,
la Polizia __________ ha considerato questi ultimi 5 kg. siccome facenti parte
del quantitativo stimato da __________.

c)         Ad una attenta
lettura, i verbali dei due prevenuti __________ (verbale di polizia __________
del 5 dicembre 1999, ore 19.30 [allegato B al rapporto di polizia, inc. MP doc.
1]; verbale di polizia __________ 14 dicembre 1999, ore 15.30 [allegato D al
rapporto di polizia, inc. MP doc. 1]) collimano perfettamente con il rapporto
di polizia. La prima domanda al prevenuto __________ circoscrive chiaramente il
tema, menzionando espressamente il negozio __________. È vero che nella
risposta, __________ menziona anche il negozio __________; ma tanto la seconda
domanda quanto la relativa risposta non possono che riferirsi al tema della
prima domanda, dunque al negozio del qui reclamante. Comunque quest’ultimo,
come detto, non fornisce alcun indizio che faccia anche solo sorgere il
sospetto che i primi 16,5 kg. di canapa forniti da “__________” in Ticino
potessero essere destinati ad altri.

d)        Pertanto, considerati
gli elementi di giudizio già agli atti, il Procuratore Pubblico può dare per
accertata la destinazione dei predetti 16,5 kg. di canapa. È allora giusto dire
che le audizioni proposte non potrebbero in alcun modo sovvertire le
conclusioni alle quali, sulla scorta degli altri elementi di giudizio già
all’incarto, si deve comunque giungere: esercitando legittima valutazione
anticipata della loro portata, a ragione il Procuratore Pubblico le ha
rifiutate.

 

4.

__________ chiede poi l’audizione di un precedente
dipendente di __________, che dovrebbe riferire dei suoi rapporti con le
autorità di polizia, apparentemente atti a suffragare la tesi difensiva secondo
la quale “tali rapporti (visite di poliziotti) hanno infatti confortato il
signor __________ nell’idea che la vendita di ‘sacchetti profumati’ alla canapa
fosse lecita” (reclamo, cit., pto. 5 p. 5).

a)        Il Tribunale federale ha recentemente avuto occasione di
pronunciarsi su un ricorso per cassazione proposto da una persona condannata in
Ticino per infrazione alla LFStup., sulla base di fatti molto simili a quelli
qui discussi: la ricorrente, infatti, a suo tempo commessa in un negozio di
prodotti derivati dalla canapa, riteneva potersi avvalere dell’errore di diritto
in virtù della presunta tolleranza dell’autorità nei confronti di detta
attività (v. sentenza 24 maggio 2002 della Corte di cassazione penale, inc. TF
6S.46/2002 MDE, consid. 3a).

b)        L’Alta Corte esordisce rammentando che la vendita di fiori di
canapa (“sacchetti odorosi”) è punibile a norma dell’art. 19 cfr. 1 LFStup. se
lo scopo perseguito è quello di estrarre stupefacenti. Tale condizione è
adempiuta se l’agente sa che la canapa sarà usata come droga e, ciononostante,
la vende accettando che sia utilizzata a tale scopo (DTF cit., consid. 2, con
rinvio a DTF 126 IV 60 consid. 2, DTF 126 IV 198 consid. 2).

c)         Nel caso di specie, la consapevolezza
del reclamante circa l’uso che veniva effettivamente fatto dei ‘sacchetti
profumati’ di canapa – ovvero, fumarne il contenuto – emerge con sufficiente
chiarezza fra le righe dei verbali (v. verbale MP 18 maggio 2000, inc. MP doc.
28 p. 1-2, p. 7; verbale di polizia 11 maggio 2000, ore 13.22, allegato 6 al
rapporto di polizia giudiziaria, inc. MP doc. 37, p. 5 in fine), nonostante i
tentativi della difesa di correggere il tenore delle dichiarazioni
dell’accusato reclamante (v. verbale MP 18 maggio 2000, cit., p. 7, con rinvio
al verbale d’udienza di conferma dell’arresto, inc. MP doc. 14 p. 4), ed il cui
risultato sarà valutato a suo tempo dalla Corte di merito. Ne discende che il
dolo del suo agire, fosse anche solo indiretto (v. DTF 126 IV 198 consid. 2 in
fine), è senz’altro dato.

 

5.

a)        L’accusato reclamante pretende di avvalersi dell’errore di
diritto, come già la ricorrente nella discussa sentenza del Tribunale federale.
La massima autorità giudiziaria ha esaminato a fondo tale obiezione. Ha
spiegato che primo requisito per l’ammissione dell’errore di diritto è che
l’agente abbia agito mentre si credeva in buona fede legittimato a farlo poiché
ignorava che l’atto perpetrato fosse illecito o perseguibile, ma anzi abbia
creduto di non fare alcunché d’illecito (DTF cit., consid. 3.b.aa).

__________ si
adopera alacremente al fine di rendere plausibile che egli abbia
volontariamente rinunciato a vendere sacchetti profumati non appena avuti dubbi
circa la liceità del suo agire, e ciò già sei mesi prima dell’intervento della
magistratura, dopo aver acquisito le informazioni del caso (v., ad es.,
reclamo, cit., pto. 5 p. 5). Numerosi indizi portano a divergente conclusione:
le dichiarazioni di __________, già sua dipendente, compagna e consocia in __________;
la sua dipendenza dai derivati della canapa (v. verbale MP cit., p. 4-6;
verbale di polizia 11 maggio 2000, cit., p. 8), e dunque la sua perfetta
conoscenza di tutti gli usi possibili per i fiori di canapa, senz’altro
ulteriormente approfondita grazie alle informazioni acquisite grazie alla sua
appartenenza al comitato del Coordinamento svizzero della canapa, ovvero
l’associazione professionale del settore, e la presidenza dell’Associazione
Canapai Ticinesi (v. verbale di polizia 11 maggio 2000, cit., p. 8). Starà, in
ogni caso, alla Corte di merito pronunciarsi definitivamente in proposito.

b)        Anche se soddisfatto, questo primo requisito, da solo,
comunque non basterebbe. Nella mente dell’agente devono aggiungersi ragioni
sufficienti per credere di agire nella legalità: espresso negativamente, il reo
non deve aver mancato all’obbligo (imposto dalle circostanze nonché dalla sua
situazione personale) di assicurarsi che aveva il diritto di agire come ha
fatto. Quest’ultima condizione non è soddisfatta se l’agente ha effettivamente
dubitato, o avrebbe dovuto dubitare, della liceità del suo comportamento, e
ciononostante non ha preso le dovute precauzioni (DTF cit., consid. 3.b.bb).

Anche se, per
ipotesi, il reclamante avesse positivamente creduto di agire nel rispetto della
legalità, non potrebbe pretendere di non aver avuto motivi di sospettare che
fosse in errore, né di aver posto in atto le verifiche che si imponevano,
considerata la sua situazione personale. Il carattere illecito del suo agire
era notorio (DTF cit., consid. 4a, con rinvio a Guido Corti, Canapa e
“canapai” fra legalità e illegalità, in: RDAT II – 1999, p. 377 ss.), e, già
ben prima dell’ottobre 1999, quasi quotidianamente oggetto di articoli sui
giornali.

La situazione
personale del reclamante, poi, è qui tale da assolutamente non giustificare la
mancata tempestiva acquisizione delle informazioni che si imponevano (v.
verbale MP, cit., p. 7): __________ non era semplice commesso, come nel caso
discusso dal Tribunale federale, ma aveva messo in piedi personalmente prima il
negozio di __________, poi quello di __________, dopo essersi bene informato
sui prodotti e gli sbocchi professionali (verbale di polizia 11 maggio 2000,
cit., p. 2). La sua partecipazione al più alto livello al lavoro delle
organizzazioni professionali svizzera e ticinese impone di considerarlo una
delle persone meglio informate del Cantone su potenzialità e rischi del
commercio di canapa (verosimilmente, è questo che il Procuratore Pubblico
voleva esprimere al penultimo capoverso del pto. 5 della decisione impugnata,
cit., p. 4 – con buona pace per le polemiche puntualizzazioni della difesa, v.
reclamo, cit., pto. 5 p. 5), e la sua ammessa dipendenza dai derivati
stupefacenti dalla canapa ne faceva un esperto anche in tema di utilizzo
illecito. 

c)         L’accusato reclamante, a suffragio della propria tesi
difensiva, si concentra sulla tolleranza dimostrata in passato nei confronti
della sua attività, anche da parte dell’autorità di polizia. L’obiezione non è
nuova: già vi aveva fatto capo la ricorrente nella citata sentenza del
Tribunale federale. Quest’ultimo, in proposito (DTF cit., consid. 4b), spiega
la pretesa passività delle autorità inquirenti con la difficoltà di
distinguere, per loro, fra attività lecita ed illecita svolta nei singoli
negozi, e di apportare la prova dell’utilizzazione illegale della canapa: ma
tale pretesa tolleranza non poteva apparire determinante, proprio perché non
riguardava l’attività indubitabilmente illecita svolta in quei negozi. D’altra
parte, aggiunge il Tribunale federale, bastava che l’accusato verificasse la
sua posizione con l’autorità competente – ovviamente, ponendo la giusta domanda
circa la liceità della vendita di sacchetti odorosi nella consapevolezza che il
loro contenuto veniva utilizzato quale stupefacente, e non limitandosi a vaghe
informazioni su altra merce altrettanto manifestamente innocua. Ma ciò, pare,
non è avvenuto: significativamente, quando la polizia gli aveva chiesto una
lista dei prodotti venduti, __________ si era ben guardato dall’indicare canapa
quale sostanza da fumare (v. verbale MP, cit., p. 6).

 

6.

a)        Giusto qui si inserisce la questione dei tre complementi di
prova, asseritamente proposti proprio per avvalorare la tesi dell’errore di
diritto. Tramite essi, l’accusato reclamante vuole in particolare dimostrare la
tolleranza dimostrata da un determinato agente della Polizia comunale (e
dall’autorità di polizia in generale) nei confronti dell’attività del negozio
di __________, derivando da ciò l’esistenza di motivi atti a confortarlo
“nell’idea che la vendita di ‘sacchetti profumati’ alla canapa fosse lecita”
(reclamo, cit., pto. 5 p. 5). 

b)        La tesi difensiva è insostenibile, per diverse ragioni. In
primo luogo, come dimostrato ai considerandi precedenti, l’insieme delle
circostanze di fatto del caso concreto portano ad escludere già che l’accusato
fosse ignaro dell’utilizzo preponderante quale stupefacente che gli acquirenti
facevano del contenuto dei sacchetti odorosi (supra, consid. 4c).
Secondariamente, l’illiceità della vendita di canapa ad uso quale stupefacente
era più che notoria (supra, consid. 5b); confusione, se c’era, era stata
sfruttata ad arte dai gestori dei negozi di canapa, che avevano affiancato
prodotti leciti a prodotti atti ad utilizzo proibito (in realtà quale alibi,
vista la modesta incidenza che l’attività lecita aveva sul fatturato dei loro
negozi, v. ad es. verbale MP __________ 18 maggio 2000, cit., p. 3; verbale MP __________,
inc. MP doc. 27, p. 2). Dunque, le prove proposte non potrebbero in alcun modo
sovvertire le conclusioni alle quali, sulla scorta degli altri elementi di
giudizio già all’incarto, si deve comunque giungere.

 

7.

Abbondanzialmente,
sia anche detto che le prove proposte, oltre che inadatte a modificare le
conclusioni cui è giunto il magistrato inquirente, sono pure – prese
singolarmente – inconferenti.

a)        Nella misura in cui l’audizione del teste __________ appare
finalizzata a chiarire i “rapporti tra il negozio e la Polizia
comunale/cantonale di __________” (reclamo, cit., pto. 5 p. 5), con particolare
riferimento alle visite di un non meglio specificato agente della Polizia
comunale di __________, va detto che qualsiasi siano i rapporti che questi
aveva instaurato con il commesso, essi sono del tutto irrilevanti: primo, non
riguardano l’accusato reclamante. Secondo, non era e non poteva essere il
personale atteggiamento di un singolo agente che, in una ponderata e prudente
valutazione delle circostanze, poteva ragionevolmente apparire atto a spogliare
il chiaro testo di legge del suo inequivocabile significato: detto altrimenti,
non era perché si era instaurato un buon rapporto fra un commesso ed un agente
della Polizia comunale che la vendita di sacchetti odorosi nella consapevolezza
che il loro contenuto veniva assunto come stupefacente diveniva lecito. D’altra
parte, come già detto (supra, consid. 5c in fine), né al poliziotto in
questione né ad altri è stato chiesto se potevano essere venduti sacchetti
odorosi pur sapendo che chi li acquistava ne fumava il contenuto (o lo
utilizzava quale tisana, v. DTF 14 giugno 2001, Corte di cassazione penale
[inc. 6S.15/2001 vlc], consid. 3.b.aa).

b)        La documentazione di polizia relativa al furto subito dal
negozio di __________ nel gennaio 1999, così come la corrispondenza e gli
accordi con l’assicurazione, non sono atti ad apportare alcun elemento utile ai
fini del presente giudizio: dall’avvenuto risarcimento del danno subito non si
può in alcun modo dedurre la liceità della vendita dei sacchetti odorosi, posto
che non spettava all’assicurazione valutare anticipatamente le modalità con le
quali i sacchetti sottratti sarebbero stati venduti. Sarebbe come dire che se
un’assicurazione indennizza un negozio di bevande alcoliche vittima di un
furto, ciò valga quale garanzia del fatto che là non si vendeva a minorenni.

c)         Da ultimo, sia detto che le analisi del THC riportate
nell’edizione di novembre 1999 della rivista “__________” non hanno alcun
valore probatorio, non essendo dato di sapere – come giustamente rileva il
Procuratore Pubblico (v. decisione impugnata, cit., pto. 4 p. 4) – da chi,
dove, come e quando tali analisi siano state effettuate. Anche qui vale,
comunque, che l’onere di dimostrare l’alto contenuto di THC rinvenuto nella
canapa sequestrata nel negozio dell’accusata reclamante incombe alla pubblica
accusa, e che il giudizio in proposito spetterà alla Corte di merito, chiamata
a liberamente valutare le prove raccolte, segnatamente le analisi riportate nel
rapporto d’inchiesta.

 

8.

a)        Precisando, ed in parte relativizzando, quanto esposto sopra
(consid. 1a in fine), va detto che l’assunzione di complementi di prova già in
sede predibattimentale è imprescindibile unicamente qualora tali prove –
soddisfatte le condizioni suesposte (consid. 1a e 2) – appaiano utili per
formare il convincimento del magistrato inquirente. Se la loro utilità si
limita all’influenza che potranno eventualmente esercitare sulla decisione di
merito della Corte, allora una loro assunzione preventiva non si impone. A meno
che non si tratti di prove di impossibile produzione al pubblico dibattimento,
oppure di prove che, se coronate da esito favorevole al richiedente, dovrebbero
avere un influsso immediato già sulla decisione di spettanza del Procuratore
Pubblico: si pensi, per la prima categoria, a una perizia su merce deperibile;
e, per la seconda, alla verifica di un alibi assolutamente liberatorio.

b)        Per le quattro prove
proposte dall’accusato reclamante e qui discusse (audizioni dei fornitori,
degli acquirenti dettaglianti e del commesso __________; acquisizione di atti
di polizia, di documentazione assicurativa e di un articolo giornalistico) vale
che la loro assunzione in aula non rappresenterebbe assolutamente il benché
minimo problema. Le obiezioni della difesa sulla pretesa impossibilità di
verificare le dichiarazioni del teste __________, ed informazioni connesse,
appaiono del tutto immotivate e, a distanza di oltre due anni dai fatti,
comunque inverosimili se non pretestuose.

 

9.

Resta, quale ultimo punto da discutere, la richiesta di
ordinare la traduzione delle pagine 4 a 7 del rapporto 10 aprile 2000 della
Polizia del Cantone __________. La traduzione integrale del rapporto del
Giudice istruttore di __________ non è stata riproposta; il relativo rifiuto è
dunque cresciuto in giudicato (sul concetto, v. Rep. 131 [1998] n. 120 nota 1).

a)        Dottrina e
giurisprudenza (DTF 118 Ia 462, consid. 2a p. 464-465; Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/Arlington 1996, note 204 s. ad art. 6
CEDU; Gérard Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, 2ème éd.,
Lausanne 1994, margin. 747-749; Hauser/Schweri, Schweizerisches
Strafprozessrecht, 4. Aufl. Basel/Genf/München 1999, § 44 margin. 8; Niklaus
Schmid, Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 210 e 255a) sono
concordi nel ritenere imprescindibile mettere a disposizione dell’accusato che
ne fa tempestiva richiesta, tradotti in una lingua a lui comprensibile, almeno
tutti quegli atti, la cui conoscenza si appalesa indispensabile per garantirgli
un equo processo: si è soliti fare riferimento all’atto d’accusa, ma pure ad
importanti dichiarazioni di testi.

b)        Nel caso concreto, il
rapporto di polizia di cui si parla rappresenta il punto di partenza di tutta
l’inchiesta, e le pagine indicate contengono, in forma riassuntiva, anche le
dichiarazioni di alcuni degli importanti fornitori di canapa dell’accusato
reclamante. Ciò permette di affermare che si tratta di parte di un documento
importante, del quale l’accusato reclamante ha legittimamente il diritto di
avere conoscenza diretta, e non solo mediata tramite il riassunto che ne
propone il magistrato inquirente. La richiesta – oltretutto limitata a poche pagine
– merita pertanto accoglimento.

c)         Confutata deve
invece essere la posizione di __________ sulle spese relative a tale
traduzione. Esse non sono da porre a priori a carico dello Stato, ma andranno a
confluire nelle spese di giudizio, la cui messa a carico è retta dal codice di
rito (art. 9 CPP) e verrà decisa dalla Corte di merito.

 

10.

Il reclamo, in conclusione, merita accoglimento unicamente
per quanto riguarda la richiesta di traduzione di parte del rapporto 10 aprile
2000 della Polizia del Cantone __________. Per il rimanente, esso va respinto
con la presente decisione definitiva (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP e contrario).
Tassa e spese di giustizia vengono poste a carico del reclamante soccombente
nella misura di quattro quinti, eventuali ripetibili sono compensate.

*   *   *

 

Per i quali motivi,

richiamate le norme menzionate e visti gli artt. 280 ss. e
284 cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.     
Il reclamo inoltrato in data 1/4 marzo 2002 da __________ è parzialmente
accolto.

§               Pertanto,
è fatto obbligo al Procuratore Pubblico di fare tradurre in italiano le pagine
da 4 a 7 del rapporto 10 aprile 2000 della Polizia del Cantone __________.

§§             Per il rimanente, il
reclamo è respinto.

2.     
La tassa di giustizia di fr. 350.— e le spese di fr. 50.—, in tutto fr. 400.—,
sono poste a carico del reclamante soccombente nella misura di quattro quinti,
per un totale di fr. 320.—. Per il rimanente, esse restano a carico del Cantone
Ticino. Non si attribuiscono ripetibili, semmai compensate.

3.     
La presente decisione è definitiva.

4.      Intimazione:

giudice Luca Marazzi