# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fab10684-74c6-5411-8ba0-02a600d503e6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-08-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 21.08.2000 52.2000.113
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-113_2000-08-21.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00113

   

  	
  Lugano

  21 agosto
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 25 aprile 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 12 aprile 2000 (n. 1520) del Consiglio
  di Stato che ha respinto il ricorso 29 novembre 1999 dell'insorgente avverso
  la decisione 8 novembre 1999 con cui il dipartimento del territorio ha rilasciato
  in suo favore un'autorizzazione per l'uso speciale del demanio pubblico
  cantonale in corrispondenza del mapp. __________ di __________ ed ha fissato
  le relative tasse;

  

 

 

viste le risposte:

-    8 maggio 2000
dell'Amministrazione immobiliare e delle strade nazionali, Ufficio del demanio;

-    9 maggio 2000 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) La
società anonima __________, con sede a __________, si occupa del commercio di
granito e della lavorazione di quest'ultimo, di gneiss, marmi e altre pietre.
Per lo svolgimento dell'attività essa utilizza da diversi anni anche di una
porzione del mapp. __________ di quel comune, appartenente al demanio pubblico
cantonale (fiume __________).

 

                                         b) Con
decisione 8 novembre 1999 il dipartimento del territorio, ufficio del demanio,
ha rilasciato a favore della predetta società una nuova autorizzazione a
occupare il mapp. __________ di __________ con una sostra di mq 56, una camera
di decantazione di mq 17 ed un piazzale di mq 790, per complessivi mq 863.
L'autorizzazione, di durata quinquennale a partire dal 1 settembre 1999, è
stata assoggettata ad una tassa di fr. 12.--/mq/anno, dunque a fr. 10'356.--
annui, oltre alla tassa di rinnovo e di menzione a registro fondiario.

 

 

                                  B.   La società
anonima __________ è insorta innanzi al Consiglio di Stato avverso la tassa
d'uso del demanio pubblico stabilita nella decisione predetta con impugnativa
29 novembre 1999, contestando l'aumento praticato rispetto al precedente quinquennio
di occupazione (1 settembre 1994-31 agosto 1999), per il quale era stata
chiesta una tassa annua di fr. 4'605.--(recte 4'595.--), calcolata in ragione
di fr. 10.--/mq/anno per la sostra e di fr. 5.--/mq/anno per la rimanente superficie
occupata.

 

 

                                  C.   Con
risoluzione 12 aprile 2000 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame.
Ritenuto un valore venale del terreno messo a disposizione di fr. 150.--/mq,
esso ha considerato che la determinazione dell'importo annuo della tassa eseguita
dal dipartimento, corrispondente all'8% di tale importo, ovvero a fr. 12.--/mq,
non costituiva un abuso del potere di apprezzamento conferitogli dall'art. 21
LDP.

 

 

                                  D.   Con gravame
25 aprile 2000 la società anonima __________ ha impugnato innanzi a questo
Tribunale la pronuncia suddetta, ribadendo che la tassa impostale è eccessiva.

 

                                         Il
Consiglio di Stato ed il dipartimento del territorio hanno sollecitato la
reiezione dell'impugnativa.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data (art. 30 cpv. 2 LDP), il ricorso è tempestivo
(art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 43 PAmm).
Il gravame, ricevibile in ordine, può inoltre essere deciso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 10 cpv. 1 LDP l'uso speciale del demanio pubblico - di cui fanno
parte le acque pubbliche, come i fiumi (art. 1 lett. a LDP) - è ammissibile
solo se è conforme o almeno compatibile con la sua destinazione generale. L'uso
speciale di poca intensità soggiace ad autorizzazione; tale atto può inoltre
essere sostituito da un contratto di diritto amministrativo (art. 10 cpv. 2
LDP). Giusta la modifica 4 ottobre 1999 dell'art. 11 cpv. 1 LDP, in vigore dal
1 gennaio 2000, le autorizzazioni sono rilasciate dal Consiglio di Stato; in
precedenza tale competenza era attribuita dalla menzionata disposizione legale
al dipartimento. Attraverso l'art. 8 cpv. 1 RDP 30 agosto 1994, in vigore dal 2
settembre successivo, il Governo aveva tuttavia già delegato questa competenza
direttamente all'ufficio catasto e proprietà dello Stato e, dopo la modifica 8
aprile 1997, in vigore dall'11 aprile successivo, all'ufficio del demanio del
dipartimento del territorio.

2.2.
L'uso speciale del demanio pubblico è di regola sottoposto al pagamento di una
tassa (art. 10 cpv. 3 LDP). Per quanto può interessare la soluzione della presente
fattispecie l'art. 20 cpv. 1 lett. a LDP fissa una tassa fino a fr.
400.--/mq/anno per l'occupazione del demanio pubblico mediante opere come
fabbricati, terrazze, darsene, impianti balneari, pontili, piscine, muri,
terrazze, giardini, tende, copertura di corsi d'acqua, oppure per l'utilizzazione
di aree per l'esercizio di commerci o a scopo di posteggio privato. L'art. 21
LDP recita che le singole tasse sono determinate secondo prudenziali criteri
commerciali, tenendo in considerazione, in particolare, il vantaggio economico
per il richiedente e l'importanza della limitazione dell'uso comune. L'art. 11
cpv. 1 lett. a RDP specifica inoltre che - di regola - la tassa d'uso per
scale, muri, ripiani in cemento, rampe, porti, passerelle, pontili, terrazze,
prati-giardini, darsene, tettoie, portici e tende viene fissato, in funzione
della superficie occupata, nella misura del 6% per uso privato rispettivamente
8% per uso commerciale del valore venale medio dei terreni circostanti, in
funzione della superficie occupata.

 

 

                                   3.   3.1.
L'ufficio del demanio pubblico ha calcolato la controversa tassa, di fr.
12.--/mq /anno, moltiplicando il valore che esso ha assegnato al terreno
occupato, di fr. 150.--/mq, per un reddito dell'8%, come prescritto dall'art.
11 cpv. 1 lett. a RDP.

 

Invitato a giustificare il valore di fr.
150.--/mq, l'ufficio del demanio ha inoltrato al servizio dei ricorsi un
rapporto datato 21 marzo 2000, secondo cui la superficie messa a disposizione
della ricorrente era ubicata in zona residua ma che, venendo impiegata per lo
svolgimento dell'attività aziendale della stessa, essa doveva essere stimata al
pari dei terreni posti nella zona artigianale del comune. Dal momento che le
compravendite concernenti quest'ultima zona (rilevati nel 1995) riferivano di
un valore di fr. 200.--/mq, l'impiego di un importo di fr. 150.--/mq appariva
fondato.

 

Nel giudizio impugnato il Consiglio di Stato
non sembra tuttavia aver conferito un qualche peso alla menzionata
giustificazione, che non ha del resto nemmeno sottoposto, insieme alla relativa
documentazione allegata in suo appoggio, alla ricorrente. Esso ha per contro
argomentato che, secondo degli accertamenti esperiti d'ufficio (verosimilmente)
dallo stesso, nei trascorsi due anni erano state effettuate due contrattazioni
concernenti fondi siti in zona residua a __________ per un prezzo pari a fr.
150.--/mq e che questo accertamento convalidasse l'impiego di tale importo da
parte dell'ufficio del demanio pubblico (considerando 4): donde la non
arbitrarietà della controversa tassazione disposta da quest'ultimo ufficio
(considerando 5).

 

Il giudizio dell'istanza inferiore non può
tuttavia essere tutelato né sotto l'aspetto dell'accertamento dei fatti né
sotto quello dell'applicazione del diritto (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

3.2. Il Consiglio di Stato non ha
documentato il prezzo delle compravendite dei terreni posti in zona residua, da
cui ha desunto il valore venale di fr. 150.--/mq che esso ha attribuito alla
superficie concessa in uso alla ricorrente: importo che, oltretutto, eccede in
misura rilevante il valore commerciale dei fondi genericamente siti nella zona
inedificabile ed il cui impiego necessitava semmai di una particolarmente accurata
e convincente giustificazione. Per determinare il vantaggio economico procurato
all'insorgente dalla messa a disposizione del demanio pubblico, ovvero per applicare
correttamente l'art. 21 LDP, il Governo avrebbe d'altra parte dovuto procedere
altrimenti. Esso avrebbe difatti dovuto, in primis, accertare l'attività
precisa svolta dalla ricorrente nello stabilimento di __________ e la sua
estensione totale. In seguito avrebbe dovuto definire la funzione esattamente
assegnata, in tale contesto, alla superficie del demanio pubblico messole a
disposizione. A questo punto esso poteva procedere alla ricerca dell'utile
procurato alla ricorrente dalla possibilità di far capo a quest'area,
appoggiandosi - come punto di partenza - allo schema messo a disposizione, a
titolo "di regola", dall'art. 11 cpv. 1 lett. a RDP,
calcolando cioè un reddito dell'8% sul valore venale della superficie ceduta in
uso speciale. A questo scopo il Consiglio di Stato avrebbe dovuto ricercare
l'ipotetico valore dell'area interessata, tenendo conto del fatto che, pur
essendo in zona residua, essa viene impiegata per lo svolgimento dell'attività
dell'azienda ricorrente e che, per questo motivo, presenta un valore superiore
a quello dei terreni semplicemente inedificabili. E' in questo contesto che il
Governo avrebbe dovuto verificare, liberamente (cfr. più sotto) e con riferimento
al criterio di prudenzialità ancorato all'art. 21 LDP, la pertinenza,
contestata dalla ricorrente, del valore del terreno di fr. 150.--/mq genericamente
impiegato dall'ufficio del demanio, partendo dalle contrattazioni interessanti
la zona artigianale posta nel comune, per tutta l'area interessata. Una volta
determinato tale importo (se necessario differenziato in funzione dell'utilizzazione)
e, di conseguenza, l'onere impositivo annuo per mq a gravare la ricorrente,
pari all'8% di quella somma, discendente dalla stretta applicazione dell'art.
11 cpv. 1 lett. a RDP, il Governo avrebbe infine dovuto verificare se
quell'onere non eccedesse il vantaggio economico effettivamente procurato alla
ricorrente, come impone l'art. 21 LDP, riducendo, se necessario, il tributo -
com'è del resto espressamente permesso, a titolo eccezionale, dallo stesso art.
11 cpv. 1 RDP - allo scopo di rispettare il menzionato, invalicabile limite legale.

 

3.3. Inoltre, per quanto concerne
specificatamente l'applicazione del diritto, è necessario rilevare che l'art.
20 cpv. 1 lett. a LDP determina unicamente l'importo massimo della tassa annua
dovuta per l'occupazione del demanio pubblico. L'autorità chiamata a fissare
nel singolo caso quel tributo fruisce pertanto di un sicuro potere di
apprezzamento: potere che essa deve in ogni caso esercitare in ossequio ai criteri
di valutazione sanciti all'art. 21 LDP (cfr. inoltre l'art. 11 cpv. 1 lett. a
RDP) e, più in generale, ai principi generali del diritto amministrativo. Il
controllo da parte del Tribunale amministrativo dell'esercizio del potere di
apprezzamento è limitato ai soli casi di eccesso o di abuso (art. 61 PAmm). Il
potere cognitivo del Tribunale amministrativo non è dunque completo in casi del
genere e segnatamente questo non può sostituire il proprio apprezzamento a
quello dell'autorità inferiore. E questo contrariamente al Consiglio di Stato,
il quale dispone di pieno potere cognitivo quando deve verificare l'esercizio
del potere d'apprezzamento da parte dell'autorità inferiore, segnatamente
quando trattasi di un dipartimento (art. 56 PAmm; RDAT I-1997 n. 3.3.; inoltre,
in materia di tasse istituite dalla LDP, STA inedita 27 novembre 1995 in re
M.C. consid. 3.1.). Nella risoluzione impugnata il Governo ha invece espressamente
limitato il suo potere d'esame al caso di abuso del potere d'apprezzamento,
ovvero di arbitrio (cfr. consid. 5 della stessa), incorrendo in un diniego di
giustizia formale. Diniego che oltretutto il Tribunale non può sanare proprio a
motivo del suo potere cognitivo limitato sull'oggetto.

 

 

                                   4.   Sulla
scorta di quanto precede il gravame deve essere accolto e la risoluzione governativa
impugnata annullata. In applicazione dell'art. 65 cpv. 2 PAmm gli atti devono
di conseguenza essere retrocessi al Consiglio di Stato affinché esperisca una
debita istruttoria ed esamini compiutamente e con pieno potere cognitivo le
censure sottopostegli.

 

 

                                   5.   Il
Tribunale non preleva una tassa di giudizio (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 10, 11, 20, 21, 30 LDP, 11 RDP, 18, 28,
43, 46, 56, 60, 61, 65 cpv. 2 PAmm;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§   E' di conseguenza annullata la risoluzione 12
aprile 2000 (n. 1520) del Consiglio di Stato;

§§ Gli atti sono retrocessi al Consiglio di Stato
affinché proceda come indicato al consid. 4. e relativo rinvio ai consid. 3.2.
e 3.3.

 

 

                                   2.   Non si
preleva una tassa di giudizio.

 

 

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario