# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** df1865e1-8695-57c5-afb5-d49e877bbe32
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1998-04-01
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Bundesrat 01.04.1998 JAAC 62.62
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_008_JAAC-62-62--_1998-04-01.pdf

## Full Text

JAAC 62.62

Consiglio federale, 1° aprile 1998

Examens fédéraux de maturité. Déroulement d’une épreuve orale.

Art. 13 al. 3 de l’O sur les examens fédéraux de maturité. Art. 35 PA.

Confirmation de la pratique selon laquelle les recours qui font
valoir des vices de procédure sont examinés avec un plein pouvoir de
cognition.

Les points essentiels du déroulement d’un examen doivent pouvoir être
reconstitués. Même lorsque la base légale ne prévoit pas expressément
l’obligation d’établir un procès-verbal formel d’examen oral, l’absence
d’annotations écrites illustrant au moins de façon sommaire ledit
déroulement peut, à certaines conditions, conduire à l’annulation de
l’examen et à sa répétition.

Eidgenössische Maturitätsprüfungen. Verlauf einer mündlichen
Prüfung.

Art. 13 Abs. 3 der V über die eidgenössischen Maturitätsprüfungen.
Art. 35 VwVG.

Bestätigung der Praxis, wonach Beschwerden, welche
Verfahrensmängel geltend machen, mit voller Kognition geprüft
werden.

Die wesentlichen Punkte des Verlaufs einer Prüfung müssen
rekonstruierbar sein. Auch wenn die gesetzliche Grundlage
keine ausdrückliche Pflicht zur formellen Protokollierung einer
mündlichen Prüfung vorsieht, kann das Nichtvorhandensein eines
den Prüfungsverlauf wenigstens in den groben Zügen illustrierenden
Schriftstückes zur Aufhebung und Wiederholung der Prüfung führen.

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Esami federali di maturità. Svolgimento di una prova d’esame orale.

Art. 13 cpv. 3 dell’O sugli esami federali di maturità. Art. 35 PA.

Conferma della giurisprudenza, secondo cui i ricorsi che fanno valere
vizi procedurali devono essere esaminati con piena cognizione.

I punti essenziali dello svolgimento di un esame devono essere
ricostruibili. Anche laddove la base legale non prevede un esplicito
obbligo di redigere un protocollo formale di un esame orale, l’assenza
di annotazioni scritte illustranti almeno per sommi capi detto
svolgimento può, a determinate condizioni, portare all’annullamento
dell’esame e alla sua ripetizione.

I

A. Nell’estate del 1995 X ha sostenuto per la seconda volta gli esami di maturità
federale, ottenendo, secondo il rapporto steso dalla Commissione federale di
maturità (CFM), voti insufficienti in matematica (2), fisica (2) e chimica (3). Egli
non ha pertanto superato gli esami e non ha ottenuto l’attestato di maturità.
Inoltre, gli è stata preclusa la possibilità di presentarsi nuovamente agli esami.

B. Il 24 luglio 1995 l’interessato ha interposto ricorso presso il Dipartimento
federale dell’interno (DFI) avverso la decisione della CFM. Egli ha in modo
particolare contestato il voto assegnatoli per l’esame di fisica, poiché
l’esaminatore non gli avrebbe dato la possibilità di concentrarsi interamente
sul tema preparato (la termodinamica) e comunque le risposte ad altre
domande sarebbero state parzialmente corrette. La valutazione dell’esame
non rispecchierebbe in sostanza l’andamento dello stesso e l’esaminatore
avrebbe utilizzato un altro metro di valutazione rispetto agli stessi esami già
sostenuti dall’interessato nel 1991.

C. Con decisione del 5 dicembre 1995, il DFI ha respinto il gravame,
tenendo conto dei pareri espressi dalla direttrice degli esami, dall’esperto
e dall’esaminatore. In particolare, l’esaminatore ha sottolineato che X
non avrebbe dimostrato di conoscere gli elementi fondamentali della
termologia, né il concetto di energia meccanica, per cui il voto 2 per entrambe
le domande sarebbe giustificato. Inoltre, non sarebbe possibile comparare
l’esame sostenuto dall’interessato nel 1991 con quello del 1995. Dal canto
suo, l’esperto ha confermato che l’esame si sarebbe svolto regolarmente. Il
DFI ha evidenziato che, secondo le basi legali applicabili, l’esame di fisica
verterebbe su almeno due capitoli del programma, ivi compreso quello scelto
dal candidato. L’esaminatore avrebbe quindi il diritto di porre domande
esulanti dal tema specifico preparato dall’esaminando. Inoltre, a tutti i

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candidati sarebbero state poste le stesse domande aggiuntive e un paragone
con gli esami sostenuti nel 1991 sarebbe impossibile ed inimmaginabile sulla
base dell’incarto e non sarebbe comunque prescritto dalla legge.

D. Il 22 gennaio 1996, X ha impugnato la predetta decisione con ricorso
amministrativo al Consiglio federale, chiedendo l’annullamento dell’esame
orale di fisica sostenuto nell’ambito della sessione estiva 1995 degli esami di
maturità di tipo D e l’autorizzazione a ripresentarsi all’esame menzionato con
un altro esaminatore.

Nel gravame il ricorrente precisa che, per l’esame di fisica, egli aveva scelto
come capitolo la termologia e che l’esaminatore gli avrebbe posto le seguenti
domande:

1. La definizione di pressione, macroscopicamente e microscopicamente.

Interrogativi supplementari:

a. Un elefante posto su un tavolo rappresenta un esempio di pressione?

b. Una pallottola sparata contro una superficie sviluppa maggiore energia
spiaccicandosi o rimbalzando?

2. L’energia potenziale, cinetica e totale di un satellite in orbita circolare
attorno alla terra.

Interrogativo supplementare:

Se il satellite si allontana dalla terra aumenta o diminuisce l’attrazione
gravitazionale?

Secondo l’insorgente, le basi legali darebbero il diritto al candidato di essere
interrogato su due capitoli differenti del programma e soprattutto sul capitolo
scelto (tesi), per cui l’esaminatore avrebbe l’obbligo di affrontare due capitoli
differenti ed in particolare di porre almeno una domanda sul capitolo
appositamente preparato dal candidato.

Il ricorrente è dell’avviso che sia la domanda n° 1 che la n° 2 concernerebbero
la meccanica. Non essendo stato posto alcun quesito sulla termologia, l’esame
di fisica avrebbe violato il diritto federale, per cui andrebbe annullato e rifatto.
Nel gravame si chiede anche l’audizione dell’esaminatore e dell’esperto,
nonché una perizia sulle domande poste in occasione dell’esame orale di
fisica. Il ricorrente sottolinea pure che la via di ricorso al Consiglio federale
violerebbe l’art. 6 della Convenzione europea del 4 novembre 1950 per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS
0.101).

E. Nelle osservazioni responsive del 15 marzo 1996, il DFI rileva che, nella
procedura di ricorso svoltasi al suo cospetto, il ricorrente non avrebbe
censurato le domande postegli durante l’esame di fisica, bensì solo il modo
in cui queste sarebbero state formulate e la valutazione delle relative
risposte. Basandosi sul parere dell’esaminatore, il DFI sottolinea che i capitoli
dell’esame di fisica previsti dal regolamento federale di maturità sono
quattro: la meccanica, la termologia, l’elettrologia e la teoria delle onde.
Ognuno di questi campi sarebbe costituito a partire da grandezze fisiche
basilari senza le quali il campo particolare stesso non potrebbe esistere,
poiché mancherebbero le definizioni fondamentali su cui innestare tutto

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il formalismo necessario alla sua edificazione. Le definizioni su cui è fondata
la termologia sarebbero quelle di temperatura, di pressione e di calore, per cui,
senza la conoscenza della definizione e del significato fisico della pressione,
concetto onnipresente, sarebbe impossibile comprendere anche uno solo dei
capitoli che compongono il tema della termologia. Per questi motivi, chiedere
la definizione macroscopica e microscopica della pressione costituirebbe una
domanda prettamente di termologia.

Con la sua presa di posizione, il DFI ha pure prodotto le osservazioni del
2 marzo 1996 dell’esperto presente all’esame in questione. L’esperto sottolinea
fra l’altro che il fatto di partire dal concetto base della pressione per arrivare
alla termodinamica sarebbe un procedimento legittimo. Partire da concetti
basilari/elementari sarebbe una regola ferrea sia nell’insegnamento che nella
valutazione del rendimento. Nella fattispecie, le lacune nelle conoscenze di
base avrebbero impedito al candidato di raggiungere l’argomento centrale.

F. Nella replica del 29 aprile 1996, il ricorrente asserisce che le osservazioni
formulate dall’esaminatore e dall’esperto non costituirebbero deposizioni
testimoniali e quindi prove, non essendo soggette al contradditorio e non
essendoci la possibilità di porre domande. Le predette persone andrebbero
pertanto ascoltate in una formale audizione testimoniale. Inoltre, si
imporrebbe una perizia, poiché le domande poste dall’esaminatore non
sarebbero di facile classificazione.

Il ricorrente contesta pure le affermazioni dell’esaminatore sulla natura
della domanda inerente alla pressione e sul fatto che egli non sarebbe
stato in grado di dare la definizione basilare di pressione macroscopica. Su
quest’ultimo punto è stata prodotta la dichiarazione di un docente Y, presente
all’interrogazione ma mai consultato in precedenza, per evitare, a detta del
ricorrente, problemi ai futuri esaminandi.

G. Nella presa di posizione del 19 maggio 1996, l’esaminatore ribadisce in
sostanza che la domanda sulla pressione sarebbe essenzialmente di termologia
e non di meccanica. Per quanto concerne la dichiarazione del testimone Y,
essa non conterrebbe elementi inveritieri, ma solo una parte della verità che
deformerebbe la realtà dello svolgimento dell’esame, del resto descritto in due
verbali ufficiali. Il candidato avrebbe sì fornito alcune risposte, risultate però
non corrette. L’esaminatore sottolinea pure che una delle funzioni dell’esperto
sarebbe quella di garantire che l’esame si svolga regolarmente.

H. In uno scritto del 28 maggio 1996, l’esperto sottolinea la sua funzione in
occasione degli esami di maturità ed il fatto che non vi sarebbe stato alcun
arbitrio da parte sua né dell’esaminatore.

I. Nella risposta del 12 giugno 1996, il ricorrente rileva che le osservazioni
dell’esaminatore sarebbero contradditorie, per cui sarebbero necessarie
misure per completare l’istruzione probatoria.

In un’ulteriore missiva del 9 luglio 1996, egli sottolinea come negli atti prodotti
manchi il protocollo del suo esame di fisica.

J. Con due scritti del 15 agosto 1997 e del 18 novembre 1997, l’autorità di
istruzione del Consiglio federale ha chiesto di poter disporre dei verbali
inerenti all’esame di fisica del ricorrente. In data 25 novembre 1997, l’Ufficio
federale dell’educazione e della scienza (UFES), su indicazione della direttrice

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degli esami, ha risposto che non esiste un vero e proprio protocollo. Ogni
esperto o esaminatore annota le sue osservazioni in forma libera e tali
osservazioni, in caso di ricorso, vengono trascritte nelle prese di posizione
che contengono quindi tutte le informazioni essenziali.

(...)

II

1.1 Secondo l’art. 99 lett. f della legge federale del 16 dicembre 1943
sull’organizzazione giudiziaria (OG, RS 173.110) e dell’art. 23 dell’ordinanza del
17 dicembre 1973 sugli esami federali di maturità (in seguito: Ordinanza,
RS 413.12), nonché dell’art. 72 segg. della legge federale sulla procedura
amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021) i ricorsi contro decisioni
del DFI in materia di esami professionali, specialistici ed attitudinali in genere
sono di competenza del Consiglio federale (GAAC 37.68). Il ricorso di diritto
amministrativo non è ammissibile.

1.2 Nel gravame il ricorrente osserva che la procedura ricorsuale non sarebbe
conforme all’art. 6 CEDU, non essendovi la possibilità di ottenere un giudizio
da parte di un tribunale indipendente. Orbene, la Commissione europea
dei diritti dell’uomo ha più volte sottolineato che le procedure relative ad
esami universitari non concernono diritti ed obblighi di carattere civile ai
sensi dell’art. 6 CEDU (GAAC 50.96). La Commissione ha esplicitamente esteso
detta pratica anche agli esami di maturità federale, dichiarando l’art. 6 CEDU
inapplicabile per casi del genere (GAAC 55.45).

2. Il ricorrente è legittimato a ricorrere in virtù dell’art. 48 lett. a PA, essendo
stato toccato dalla decisione impugnata ed avendo un interesse degno di
protezione all’annullamento o alla modifica della stessa.

Anche i disposti degli art. 50, 51 e 52 PA relativi al termine, al deposito, al
contenuto ed alla forma dell’atto di ricorso sono stati ossequiati ed il gravame
interposto il 22 gennaio 1996 è pertanto ricevibile.

3. Secondo l’art. 49 PA, con il ricorso amministrativo il ricorrente può far
valere la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere
di apprezzamento, l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti e l’inadeguatezza. Questo potere di cognizione è un principio
generale che valeva anche per la procedura di ricorso davanti all’autorità
precedente.

Tuttavia, nella valutazione di esami sia l’autorità precedente che il Consiglio
federale operano di regola con prudenza e non si discostano dall’opinione
di esperti ed esaminatori senza necessità, soprattutto quando si tratta
di questioni che per la loro natura solo difficilmente possono essere
analizzate dalle autorità amministrative (René A. Rhinow / Beat Krähenmann,
Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, vol. complementare, Basilea 1990
eMax Imboden / René Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
vol. I, 5a ed., Basilea 1976, N° 66/B/IId; GAAC 42.99).

Il Consiglio federale annulla pertanto una decisione solamente se
l’esaminatore o l’esperto hanno posto condizioni eccessive oppure se il
lavoro del candidato, nonostante l’imposizione di condizioni corrette, è stato

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001409.pdf?ID=150001409

chiaramente sottovalutato. Ciò corrisponde alla prassi del Tribunale federale
per i ricorsi di diritto pubblico in materia di esami attitudinali (DTF 118 Ia 495
consid. 4c, 106 Ia 1, 105 Ia 190, 99 Ia 586).

4. La valutazione delle prestazioni durante gli esami da parte di esaminatori
ed esperti dipende da una moltitudine di fattori che difficilmente possono
essere tutti ricostruiti in una motivazione a posteriori. È pertanto necessario
risalire all’impressione generale giuridicamente rilevante che ha portato
all’assegnazione di una determinata nota sulla base di una somma di elementi
più o meno tangibili (Francesco Bertossa, Der Beurteilungsspielraum, Zur
richterlichen Kontrolle von Ermessen und unbestimmten Gesetzesbegriffen im
Verwaltungsrecht, Berna 1984, pag. 83 segg.).

5. Detta prudente analisi del gravame si giustifica però solo per quanto
concerne la valutazione del rendimento agli esami. Se invece vengono
contestati l’interpretazione e l’applicazione di norme giuridiche o
errori di procedura la cognizione è completa, altrimenti vi sarebbe il
rischio di un diniego di giustizia (DTF 106 Ia 3; GAAC 45.43; Fritz Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., Berna 1983, pag. 70).

Secondo la menzionata giurisprudenza del Tribunale federale (106 Ia 3), le
eccezioni inerenti agli errori di procedura concernono le condizioni quadro
dello svolgimento o della valutazione dell’esame, ciò che comprende pure la
contestazione secondo cui una nota sarebbe stata data dall’esaminatore in
violazione del principio dell’uguaglianza di trattamento, ovvero applicando
altri criteri rispetto a quelli seguiti in tutti gli altri casi.

Comunque gli errori di procedura costituiscono un motivo di ricorso ai sensi
dell’art. 49 lett. a PA che permette di accogliere il gravame solamente se vi
sono sufficienti elementi per potere ritenere che questo vizio procedurale
abbia potuto influenzare in maniera negativa il risultato dell’esame. Se ciò può
essere escluso, ovvero se si tratta di un vizio puramente oggettivo che non ha
potuto influenzare soggettivamente il ricorrente, non vi è motivo di ricorso
poiché non vi è un legittimo interesse all’impugnativa. Diverso è solo il caso in
cui il vizio è a tal punto grave da diventare motivo di nullità o di diniego del
diritto di essere sentito (GAAC 56.16).

Pertanto, se un’autorità di ricorso esamina queste contestazioni con cognizione
limitata, nonostante la legge le conceda una cognizione libera, vi è un diniego
di giustizia formale che rappresenta una violazione del diritto di essere sentito.
Questo diritto è di natura formale, per cui una sua violazione porterebbe
all’annullamento della decisione, senza necessità di analizzare se il risultato
sarebbe stato diverso in caso di un procedere differente (DTF 115 Ia 10, 110 Ia
101).

Le allegazioni ricorsuali vanno esaminate alla luce di questa prassi, che
distingue in modo preciso fra la cognizione in caso di vizi procedurali e quella
per l’analisi delle prestazioni agli esami.

6. Nel gravame si asserisce avantutto che l’esame di fisica non si sarebbe
svolto correttamente, dacché l’esaminatore avrebbe posto esclusivamente
domande di meccanica, esulanti quindi dal campo specifico (la termologia)
preparato dal ricorrente. Inoltre, l’insorgente contesta la valutazione della
sua prestazione, asserendo di avere risposto correttamente ad esempio alla
domanda di definizione di pressione macroscopica, con l’enunciazione della

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_118_Ia_495&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_106_Ia_3&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001499.pdf?ID=150001499
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_115_Ia_10&resolve=1

formula p=F/A, paragonabile alla formula p=F/S, e con il disegno del torchio
idraulico. Anche sui quesiti concernenti l’elefante e la pallottola, egli avrebbe
saputo fornire spiegazioni sufficienti.

Da parte sua, l’esaminatore afferma di non avere negato che la formula
precitata sia stata scritta, ma il candidato non l’avrebbe capita, ignorando
il significato sia di F che di A e menzionando, senza saperne spiegare
il funzionamento, il torchio idraulico che non avrebbe legami con la
domanda postagli né con la termologia in senso lato. Anche sulle questioni
aventi come oggetti l’elefante e la pallottola, l’esaminatore ritiene che il
candidato non abbia saputo rispondere in modo corretto, visto che gli
esempi avrebbero dovuto suggerirgli rispettivamente l’esistenza di una
forza ed il senso microscopico della pressione, toccando la problematica
della pallottola contro il muro la questione del passaggio di calore, con i
concetti di termologia di energia interna e calore. L’esaminatore conferma
di avere negato l’affermazione dell’insorgente, secondo cui l’elefante su
un tavolo eserciterebbe una pressione, visto che in tale caso la definizione
di pressione non sarebbe valida e che la pressione macroscopica p=F/A si
applicherebbe unicamente per i fluidi (liquidi e gas) e non per superfici solide.
Anche per quanto concerne la formula pV=2/3NE il candidato non avrebbe
saputo precisarne il significato, come non avrebbe saputo definire l’energia
meccanica totale né la legge secondo cui l’energia totale di un satellite in orbita
è conservata. Inoltre, egli avrebbe fornito due formule sbagliate per definire
l’energia cinetica, mgh/r e 0.5 mv2/r e non avrebbe nemmeno nominato la
legge della gravitazione universale di Newton.

7. Orbene, in una prima fase occorre distinguere le discordanze fra il
candidato e l’esaminatore a proposito della natura delle domande poste dalle
altre questioni più strettamente legate alla valutazione della prestazione
durante l’esame. In effetti, le rimostranze sulla natura delle domande
potrebbero rientrare fra i vizi procedurali, con tutto quanto ne consegue,
come visto in precedenza, per determinare il potere di cognizione dell’autorità
di ricorso.

Sostanzialmente le parti concordano sulle domande che sono state formulate
in occasione della prova orale di fisica, per cui vi è da ritenere che questo
aspetto dello svolgimento dell’esame possa essere ricostruito con sufficiente
precisione sulla base delle indicazioni del candidato, dell’esaminatore e
dell’esperto. Le dettagliate informazioni fornite in particolare dall’esaminatore
indicano chiaramente che il concetto di pressione risulta fondamentale per
comprendere l’ambito della termologia, indipendentemente dal fatto che
possa essere rilevante anche negli ambiti della meccanica, della teoria delle
onde e dell’elettrologia. Ciò trova una sostanziale conferma anche nel parere
formulato il 2 marzo 1996 dall’esperto presente all’esame, secondo cui il
fatto di impostare l’esame sul concetto base della pressione per arrivare alla
termodinamica rappresenta un procedimento legittimo. In effetti, anche la
dottrina specializzata sostiene che una chiara comprensione del ruolo svolto,
fra gli altri elementi, dalla pressione, consente di capire le ragioni alla base del
metodo termodinamico.

Queste indicazioni permettono al Consiglio federale di ricostruire le parti
essenziali della struttura dell’esame e di affermare che le domande poste al
ricorrente concernono fondamentalmente la termologia e non unicamente la

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meccanica. Si può quindi ritenere che da questo punto di vista la prova orale
di fisica si è svolta regolarmente ed in conformità ai dettami legali, per cui
non vi è la necessità di fare capo ad una perizia per determinare la natura dei
quesiti cui il ricorrente ha dovuto rispondere.

8.1 Vanno invece valutate in un’altra ottica le affermazioni del ricorrente,
formulate in particolare nelle sue osservazioni del 29 aprile 1996, a proposito
delle varie risposte fornite durante la prova orale di fisica. In effetti, quando
egli afferma di avere indicato ad esempio la formula p=F/A e l’esaminatore
asserisce che il candidato non conosceva il significato né di A né di F, ci si
trova confrontati ad opinioni contrastanti di per sé non verificabili. Analogo
discorso vale per la formula pV=2/3NE e per il concetto basilare di pressione
macroscopica, come pure per la presunta ignoranza in merito all’energia
meccanica totale, alla conservazione dell’energia, all’energia cinetica ed alla
legge gravitazionale di Newton.

Vi è da ritenere che il Consiglio federale (o, in ultima analisi, un’eventuale
perizia) potrebbe accertare che lacune di questo genere impongono
l’attribuzione di una nota molto bassa come il 2. A questo scopo occorrerebbe
però avere la certezza che le conoscenze del ricorrente fossero effettivamente
nulle o molto lacunose come asserito dall’esaminatore. In altre parole,
il Consiglio federale ritiene che la fondatezza delle indicazioni date
dall’esaminatore sarebbe verificabile se vi fossero elementi concreti ed
utili a ricostruire con sufficiente attendibilità quanto detto dal ricorrente
durante l’esame. In casu è però necessario operare con attenzione, dacché
le affermazioni contrastanti delle parti su talune risposte date non sono
direttamente verificabili. In effetti, come evidenziato dall’UFES (in contrasto
con quanto affermato dall’esaminatore sulla possibilità di fare capo a
due verbali ufficiali), non esiste un vero e proprio verbale d’esame e la
ricostruzione dello svolgimento di quest’ultimo viene effettuata unicamente
sulla base delle annotazioni dell’esaminatore e dell’esperto che vengono
trascritte nelle rispettive prese di posizione. Non è evidentemente intenzione
del Consiglio federale mettere in discussione le competenze dell’esaminatore
e dell’esperto, ma è chiaro che tutte le dichiarazioni contrastanti che non
trovano un immediato riscontro in un atto che possa essere considerato alla
stregua di un mezzo di prova vanno valutate con estrema prudenza.

8.2 È vero che di per sé la base legale non impone la tenuta di un verbale
né, ovviamente, la forma che un simile atto dovrebbe avere, visto che
l’art. 13 cpv. 3 dell’Ordinanza stabilisce unicamente che negli esami orali
il candidato è interrogato dall’esaminatore in presenza di un esperto. Dottrina
e giurisprudenza considerano che di principio le note costituiscono un mezzo
sufficiente per la motivazione di decisioni sugli esami (Rhinow/Krähenmann,
op. cit., pag. 286). In caso di decisioni negative sull’esito degli esami vi è il
diritto di richiedere una motivazione scritta sommaria. Nel caso di esami
scritti questa motivazione può essere senz’altro redatta anche dopo lo
svolgimento dell’esame (Zentralblatt für Staats- und Verwaltungsrecht [ZBl]
1988, pag. 232). Per quanto riguarda gli esami orali, questa operazione risulta
più difficile ed un protocollo (anche se in DTF 105 Ia 204 vengono espresse
riserve sull’utilità dell’obbligo di redigere un simile atto) oppure annotazioni
sufficientemente chiare redatte prima dell’attribuzione della nota e messe
a disposizione dell’autorità giudicante nella loro forma originale possono
risultare strumenti utili ai fini di una motivazione a posteriori.

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_105_Ia_204&resolve=1

Sarebbe pertanto sbagliato sottovalutare l’importanza di un atto scritto degli
esami orali che può assurgere a mezzo di prova dando informazioni sui
temi trattati e sugli elementi che hanno portato all’assegnazione della nota.
Un protocollo o semplici annotazioni a mano non sono importanti solo a
fini probatori ma costituiscono il fondamento sul quale poggia la decisione
della Commissione d’esame. Non si può in effetti negare che il protocollo
o le menzionate annotazioni possano assumere una valenza particolare
in presenza di una decisione che sancisce la mancata promozione di un
candidato e possano rappresentare un elemento importante anche nell’ottica
del rispetto del principio fondamentale dell’obbligo di motivare le decisioni
previsto dall’art. 35 cpv. 1 PA (GAAC 51.32 e dottrina citata). L’assenza di
riscontri sotto forma di documenti scritti può risultare irrilevante ai fini
del giudizio unicamente se l’autorità che deve giudicare ha la possibilità
di ricostruire lo svolgimento dell’esame contestato (GAAC 51.32 e 42.65). In
altri ambiti concernenti esami attitudinali, il Consiglio federale ha già avuto
modo di sottolineare che se questa ricostruzione non può essere effettuata
vi è l’impossibilità di far valere i diritti nella procedura ricorsuale, per cui
la decisione impugnata deve essere annullata e il candidato deve avere la
possibilità di ripetere interamente o parzialmente l’esame (GAAC 42.65;
decisione non pubblicata del 15 aprile 1981 del Consiglio federale in re Z.
contro DFI).

8.3 Nel caso oggetto della presente procedura, il Consiglio federale è conscio
del fatto che, non prevedendo la base legale un obbligo di redigere un atto
concernente lo svolgimento dell’esame, risulta assai delicato esigere un
verbale dettagliato sull’esame sostenuto dal candidato. È però d’altra parte
chiaro che è legittimo pretendere che, in caso di impugnazione, una decisione
accertante i risultati di un esame si pronunci su tutti i punti contestati con
sufficiente precisione o che rinvii almeno ad atti chiari che permettano di
verificare l’applicazione del diritto federale (cfr. in particolare Pierre Moor,
Droit administratif, vol. II, Berna 1991, pag. 198, nonché GAAC 51.32 e dottrina
citata). Una motivazione è necessaria specialmente laddove l’autorità gode di
un ampio potere di apprezzamento in quanto il rischio d’arbitrario è ancora
più elevato (DTF 98 Ia 465; Imboden/Rhinow, op. cit., n° 85, pag. 536; Moor, op.
cit. pag. 198 e giurisprudenza citata). È evidente che il Consiglio federale non
può né intende introdurre per via giurisprudenziale un obbligo generalizzato
di mettere a verbale ogni esame di maturità, ma ritiene comunque suo dovere
segnalare ai responsabili degli esami la necessità di prestare particolare
attenzione ai casi che possono rivelarsi difficili dal punto di vista della
promozione e portare quindi a contestazioni delle note impartite, ad esempio
quando, come nella fattispecie, il candidato già bocciato la prima volta nella
stessa materia si ripresenta per ripetere l’esame.

Il Consiglio federale considera che coloro che sono incaricati di svolgere gli
esami e di garantirne la regolarità devono essere in grado di individuare
una situazione delicata e quindi di redigere annotazioni sufficientemente
circostanziate, non necessariamente sotto forma di protocollo, ma almeno
utilizzabili per l’autorità chiamata a statuire su un eventuale ricorso. Il
lavoro supplementare che ne risulta è tutto sommato limitato ed è indicato
dal punto di vista dello Stato di diritto, il quale, attraverso l’art. 4 della
Costituzione federale del 29 maggio 1874 (Cost., RS 101), garantisce il principio
di una procedura corretta. Venendo a mancare un simile atto che possa

9

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150000422.pdf?ID=150000422
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150000422.pdf?ID=150000422
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150000422.pdf?ID=150000422

illustrare almeno per sommi capi la prestazione del candidato, alcuni
aspetti dello svolgimento dell’esame risultano difficilmente ricostruibili e
non direttamente verificabili, per cui le indicazioni sulle risposte date dal
candidato non costituiscono elementi di prova sufficienti e non possono
servire da motivazione della nota assegnata.

In conclusione si può quindi affermare che eventuali annotazioni sull’esame
non assumono una rilevanza particolare laddove le affermazioni delle parti
permettono di ricostruire almeno le parti principali dello svolgimento di
una prova d’esame orale. Tali annotazioni assumono però una valenza più
importante quando vengono messe a confronto le affermazioni contrastanti
delle parti, non tanto nel caso in cui è necessario valutare se una risposta
sia da ritenere corretta o meritevole di una nota piuttosto che di un’altra,
visto che ciò può essere verificato con relativa facilità, bensì quando non è
possibile stabilire con certezza se una o più risposte siano state date o meno.
In quest’ultimo caso, l’assenza di atti probatori crea infatti un problema di
motivazione insufficiente che non permette all’autorità di ricorso (né ad
eventuali esperti chiamati a redigere una perizia) di verificare l’effettiva
portata delle risposte date dal candidato e, sia pure nel ristretto margine di
apprezzamento di cui dispone, di valutare la fondatezza della nota assegnata.
Una particolare attenzione va del resto rivolta ai casi in cui, come nella
fattispecie, la seconda mancata promozione impedisce al candidato di
ripresentarsi all’esame federale di maturità. Inoltre, la massima ufficiale
non vincola completamente il Consiglio federale alle allegazioni delle parti
(Gygi, op. cit., pag. 207 segg.; art. 12 PA), per cui il fatto che il patrocinatore
del ricorrente abbia contestato soprattutto la natura delle domande poste
(rivelatasi invece regolare, cfr. consid. 7) piuttosto che la verificabilità delle
risposte date o rispettivamente non date non impedisce all’autorità di ricorso
di valutare da un punto di vista oggettivo tutti gli elementi caratterizzanti la
regolarità dell’esame.

9. Sulla base dei motivi che precedono, il ricorso deve essere ammesso e
la decisione del DFI del 5 dicembre 1995 annullata. Il Consiglio federale,
soprattutto a causa della già menzionata cognizione limitata per quanto
concerne la valutazione dell’esame, si limita però ad ordinare la ripetizione
dell’esame di fisica, non avendo la competenza di assegnare voti e di sostituirsi
agli specialisti del campo specifico, ovvero l’esaminatore e l’esperto. Il
ricorrente è pertanto autorizzato a ripetere l’esame di fisica, senza versare
un’ulteriore tassa d’esame. Viste le circostanze del caso, il Consiglio federale
ritiene anche di poter accogliere in via eccezionale la richiesta del ricorrente
di ripetere l’esame con un altro esaminatore.

Visto quanto precede, non è necessario esaminare nel dettaglio gli altri motivi
fatti valere dal ricorrente.

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 62.62 - Consiglio federale, 1° aprile 1998

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1998
Année

Anno

Band 62
Volume

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Le document a été digitalisé par les Archives Fédérales Suisses et la Chancellerie fédérale.

Il documento è stato convertito dall'Archivio federale svizzero e della Cancelleria federale.

	Consiglio federale, 1° aprile 1998
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