# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5ae7474f-78f4-5d00-b8fa-40ed330f6c13
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-08-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.08.2018 35.2018.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2018-16_2018-08-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2018.16

   

  cr

  	
  Lugano

  20 agosto 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Sarah Socchi (in sostituzione di Ivano
  Ranzanici, astenuto)

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 marzo 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2 febbraio 2018 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 2 aprile 2013 RI 1,
nato nel 1974, a quel momento attivo in qualità di operaio presso la ditta __________
di __________, mentre stava lucidando dei pezzi di protesi con delle macchine
speciali rotanti, ha subito la torsione di due dita della mano destra.

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge.

 

                                         Sulla
base della visita medica __________ di chiusura del 4 agosto 2014,
l’assicuratore LAINF ha considerato l’assicurato nuovamente abile al lavoro al
100% a partire dal 5 agosto 2014  (doc. 1).

 

                               1.2.   In data 19 ottobre 2015, mentre
l’interessato stava svolgendo, in qualità di ausiliario falegname, un periodo
di introduzione al lavoro sovvenzionato dall’AI presso la ditta __________ di __________,
il datore di lavoro ha annunciato che in data 9 ottobre 2015 “alzando un peso,
il dipendente sente dolore alla mano destra” (doc. 5).

  

                                         Esperiti
gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 25
febbraio 2016 indirizzata all’allora patrocinatrice dell’assicurato, avv. __________,
l’assicuratore LAINF ha negato il proprio obbligo a prestazioni, non ritenendo
che i disturbi di salute alla mano destra siano dovuti ad un infortunio ai
sensi di legge, ad una lesione corporale parificabile a infortunio o a una
malattia professionale e, infine, non reputando neppure che gli stessi siano in
nesso causale sicuro o probabile con il precedente infortunio del 2 aprile 2013
(doc. 65).

                                         In
particolare, l’assicuratore LAINF ha rilevato come “dagli accertamenti esperiti
risulta che l’assicurato ha lamentato i disturbi al polso-mano destri dopo aver
sollevato una lastra senza che in tale frangente sia successo qualcosa di
particolare o straordinario” (doc. 65).

 

                                         Tale
decisione è cresciuta, incontestata, in giudicato. 

                                         

                               1.3.   In data 10 febbraio 2017, la __________,
assicuratore malattia del datore di lavoro dell’assicurato, ha invitato l’CO 1
a volere riaprire l’infortunio del 9 ottobre 2015 di RI 1, ritenuto che il
proprio medico consulente, dr. __________, ha rilevato che le lesioni legamentarie
riscontrate in occasione degli interventi chirurgici del 20 maggio 2016 e del
28 ottobre 2016 “corrispondono dal punto di vista medico a delle lesioni
parificabili a postumo di infortunio secondo l’art. 9 cpv. 2 OAINF, lettera g,
sia a dei potenziali postumi di un evento infortunistico” (doc. 69).

 

                                         Con scritto del 22
febbraio 2017, l’CO 1 ha risposto alla __________ che “sulla base della
giurisprudenza in vigore al momento dei fatti, le lesioni corporali
parificabili ad infortunio sono equiparate ad infortunio se sono state causate
da un evento esterno al corpo umano, constatabile e percettibile, ossia da un
evento parificabile ad infortunio. In data 25 febbraio 2016 abbiamo rilasciato
decisione di rifiuto, formalmente cresciuta incontestata in giudicato, negando
l’infortunio, la malattia professionale e la causalità con l’infortunio del 2
aprile 2013. Da parte nostra si conferma il rifiuto sopraccitato” (doc. 70).

 

                               1.4.   In data 1° settembre 2017
l’assicurato, rappresentato dalla lic. iur. RA 1, ha presentato all’CO 1 una
richiesta di revisione processuale della decisione del 25 febbraio 2016,
invocando l’esistenza di fatti nuovi consistenti nella scoperta, in occasione
dell’intervento chirurgico del 28 ottobre 2016, di una lesione del legamento
scafolunato, TFCC e dei legamenti radio carpici anteriori al polso destro.

                                         Secondo il parere della rappresentante
dell’interessato, considerando che l’assicurato ha subito con probabilità
preponderante una lesione dei legamenti della mano destra nel corso dello
svolgimento della sua attività lavorativa, “è pacifico che con la rivalutazione
della sua pratica scaturirebbe una decisione diversa rispetto a quella del 25
febbraio 2016”. 

                                         La lic. iur. RA 1 ha
rilevato che ciò, del resto, è quanto valutato pure dal medico consulente
dell’assicuratore malattia, dr. __________, il quale, con scritto dell’8
febbraio 2017 all’indirizzo della __________, ha fatto notare per la prima
volta che la lesione dei legamenti della mano destra sarebbe da considerare
quale motivo per una revisione del suo caso.

                                         A fronte di tali nuovi
elementi, non presi in considerazione a suo tempo dalla dr.ssa __________, la
rappresentante dell’assicurato ha rilevato che la __________ ha quindi
presentato una richiesta di rivalutazione del caso all’CO 1 - da considerare a
tutti gli effetti una richiesta di revisione da parte dell’assicurato - la
quale, tuttavia, con lettera del 22 febbraio 2017 non è entrata nel merito,
rilevando che la decisione del 25 febbraio 2016 è cresciuta in giudicato.

                                         Tale modo di agire
dell’Istituto assicuratore, a mente della lic. iur. RA 1, contravviene all’art.
49 cpv. 1 LPGA (doc. 77). 

 

                               1.5.   Dopo avere richiesto una
presa di posizione al proprio medico fiduciario (cfr. doc. 79), con scritto del
16 novembre 2017 l’CO 1 ha respinto la richiesta di revisione avanzata dalla
lic. iur. RA 1, considerando tardive sia la domanda presentata dalla __________
(peraltro non autorizzata a chiedere una decisione formale) in data 22 febbraio
2017, sia dall’assicurato in data 1° settembre 2017. 

                                         Inoltre, al di là della
questione della tardività, l’CO 1 ha sottolineato che quanto avvenuto in data 9
ottobre 2015 non configura un infortunio ai sensi di legge e, in ogni caso, che
le lesioni legamentarie fatte valere non possano essere considerate in nesso
causale con l’infortunio del 2 aprile 2013 (doc. 82).

                                         

                               1.6.   Come richiesto dalla lic.
iur. __________, con decisione formale del 13 dicembre 2017 l’CO 1 ha ribadito
il proprio rifiuto della domanda di revisione procedurale, argomentando:

 

" Con la
presente ci riferiamo alla sua richiesta di rilascio di una decisione formale
in relazione alla nostra presa di posizione del 16 novembre 2017 relativa all’istanza
di revisione del 1° settembre 2017.

 

La __________ nella sua qualità di assicuratore chiamato ad
intervenire in base alla LCA non ha alcun diritto a richiedere una decisione
formale per cui non sussiste nessuna violazione dell’art. 49 cpv. 1 e/o 3 LPGA.

 

Ne consegue che non può avvalersi della domanda di riapertura del
caso formulata dalla __________ il 22.2.2017 e pretendere che la sua richiesta
di revisione procedurale dell’1.9.2017 sia tempestiva nel senso che ha agito
entro 90 giorni dalla data del rapporto 8.2.2017 del dott. __________.

 

La lesione del legamento scafo-lunato messa in luce solo dopo la
presa di posizione della dott.ssa __________ e il rilascio della decisione del
25.2.2016 è già stata documentata in occasione dell’intervento del 20.5.2016
per cui anche la richiesta della __________ è tardiva.

 

Dagli atti risulta che la Suva ha rifiutato di versare le
prestazioni in base all'art. 9 cpv. 2 OAINF allora in vigore in quanto
l'assicurato il 9.10.2015 non è stato vittima di un avvenimento parificabile
all'infortunio per cui, come già comunicato alla __________, le diagnosi poste
a posteriori non hanno alcuna rilevanza e non sono un motivo di revisione.

 

II 23.10.2017 il medico di __________ ha rilevato che I’infortunio
del 2.4.2013 (10.21183.13.6) ha determinato una torsione delle due dita e non
un trauma diretto o indiretto della filiera del carpo per cui le lesioni del
TFCC e le altre citate possono essere inquadrate

in un ambito degenerativo.

 

Nel caso in oggetto gli estremi per ottemperare una revisione non
sono dati.” (Doc. 84)

 

                               1.7.   Con opposizione del 29 gennaio
2018, la rappresentante dell’assicurato ha contestato quanto deciso
dall’amministrazione, rilevando come “la richiesta di riapertura del caso del
10 febbraio 2017 della __________ è stata chiaramente formulata a nome e per
conto dell’assicurato”; come la stessa fosse tempestiva alla luce del fatto che
la circostanza che la lesione dei legamenti potesse costituire un fatto nuovo è
stata manifestata dal dr. __________ solo nello scritto dell’8 febbraio 2017
indirizzato alla __________ e, infine, che la lesione dei legamenti, non a
conoscenza della dr.ssa __________ in quanto “scoperta” solo successivamente,
costituisce indubbiamente una lesione corporale parificabile ai postumi di
infortunio (doc. 85).

 

                               1.8.   Con decisione su opposizione
del 2 febbraio 2018, l’CO 1 ha ribadito la propria precedente decisione,
confermando che, a prescindere dalla questione a sapere se __________ abbia
agito come rappresentante o meno dell’assicurato (a quel momento peraltro
patrocinato dall’avv. __________) e di considerazioni riguardanti la
tempestività con la quale è stata invocata la “nuova” diagnosi di lesione
legamentare (la quale è emersa già in occasione dell’intervento del 20 maggio
2016), resta comunque il fatto che, al di là di tutto, “dagli atti emergeva in
modo chiaro che il 9 ottobre 2015 l’assicurato non era incorso in un
avvenimento parificabile all’infortunio ai sensi della legge e della
giurisprudenza allora applicabili”.

                                         L’Istituto assicuratore
ha, infatti, nuovamente sottolineato come, tramite decisione del 25 febbraio
2016 cresciuta incontestata in giudicato, sia stato chiaramente valutato che i
dolori risentiti dall’assicurato il 9 ottobre 2015 siano insorti nell’ambito
dello svolgimento dell’usuale attività, senza intervento di un fattore esterno,
ciò che l’assicurato non ha contestato. 

                                         Infine, l’CO 1, dopo avere
ribadito che l’assicurato avrebbe in ogni caso dovuto contestare la decisione
del 25 febbraio 2016 attraverso i mezzi ordinari di diritto, ha pure negato che
i dolori fatti valere dall’assicurato possano costituire una ricaduta
dell’evento infortunistico del 2 aprile 2013, avendo il dr. __________ escluso
l’esistenza di un rapporto causale tra detto infortunio e le problematiche al
polso destro (doc. 87).

 

                               1.9.   Con tempestivo ricorso del 5
marzo 2018 l’assicurato, sempre rappresentato dalla lic. iur. RA 1, ha
contestato la decisione su opposizione del 2 febbraio 2018, chiedendo
l’accoglimento della richiesta di revisione procedurale della decisione del 25
febbraio 2016 e l’attribuzione del diritto a prestazioni.

                                         La rappresentante del
ricorrente, a sostegno delle proprie pretese ricorsuali, ha addotto il fatto
che quanto verificatosi in data 9 ottobre 2015 è parificabile ad un infortunio
e che il nesso causale con l’infortunio del 2 aprile 2013 è dato (doc. I).

                             1.10.   Nella sua risposta del 3
aprile 2018, l'CO 1 ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
doc. III).

                                      

                             1.11.   Con scritto del 7 maggio 2018,
la rappresentante del ricorrente ha nuovamente chiesto l’accoglimento della
domanda di revisione procedurale, rilevando che al momento dell’evento del 9
ottobre 2015 l’assicurato non stava svolgendo un’attività abituale, visto che
quel giorno, nonostante egli potesse svolgere solo attività leggere, aveva
dovuto sollevare e spostare lastre di circa 50 kg nell’ambito dello
smantellamento di un tetto di eternit. 

                                         Avendo quindi
l’interessato dovuto compiere un’attività pesante e non abituale, a mente della
sua rappresentante egli ha quindi “ecceduto in modo evidente il quadro di
quanto fisiologicamente era normale pretendere dal ricorrente nelle sue
condizioni di salute”, motivo per il quale occorre considerare adempiuto il
presupposto del fattore esterno (doc. VII).

 

                             1.12.   Con osservazioni del 17 maggio
2018, l’Istituto assicuratore ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso,
rilevando che per un falegname carpentiere è usuale lavorare sui tetti e
concludendo che quanto accaduto all’assicurato in data 9 ottobre 2015 non è
parificabile ad un infortunio poiché non è stato causato da un fattore causale
esterno (doc. IX).

 

                                         Queste considerazioni
dell’amministrazione sono state trasmesse all’assicurato (cfr. doc. X), per
conoscenza.

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite è
circoscritto unicamente alla questione di sapere se l’CO 1 fosse o meno
legittimato, non reputandone adempiute le condizioni, a rifiutare di procedere
alla revisione procedurale o alla riconsiderazione della decisione del 25
febbraio 2016, cresciuta in giudicato (aspetto quest’ultimo incontestato).

 

                               2.2.   Ai sensi dell’art. 53 cpv. 1
LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato devono essere sottoposte a revisione se l’assicurato o l’assicuratore
scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non
potevano essere prodotti in precedenza.

                                         D’altro canto,
l’assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e
se la loro rettifica ha una notevole importanza (cpv. 2). 

 

                                         I principi
relativi alla riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati dalla
giurisprudenza precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati all'art. 53 LPGA
(cfr. DTF 133 V 50, consid. 4.1; STFA K 147/03 del 12 marzo 2004 consid.
 5.3 in fine, U 149/03 del 22 marzo 2004 consid. 1.2., I 133/04 dell’8 febbraio
2005 consid. 1.2.).

 

                               2.3.   Dalle tavole
processuali si evince che, con la decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta in
giudicato, l’assicuratore LAINF ha rifiutato all’assicurato il diritto a
prestazioni, ritenendo che i disturbi di salute alla mano destra annunciati nell’ottobre
2015 non siano dovuti ad un infortunio ai sensi di legge, ad una lesione corporale
parificabile a infortunio o a una malattia professionale e, infine, non
reputando neppure che gli stessi siano in nesso causale sicuro o probabile con
il precedente infortunio del 2 aprile 2013 (cfr. doc. 127).

                                         

                                         Pertanto, stante la sua
incontestata crescita in giudicato, la decisione del 25 febbraio 2016 potrebbe
essere rimessa in discussione unicamente attraverso i rimedi straordinari
di diritto (revisione processuale o riconsiderazione).

                                                                               

                               2.4.   In data 1°
settembre 2017, la rappresentante legale dell’interessato ha presentato
all’assicuratore infortuni una richiesta di revisione processuale della
decisione del 25 febbraio 2016. 

 

                            2.4.1.   L'amministrazione
è tenuta a procedere a una revisione processuale se si manifestano nuovi
elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre a una conclusione giuridica
differente (cfr. STFA C 227/03 del 23 marzo 2004, C 349/00 del 12 febbraio 2004, C 19/03 del 17 dicembre 2003, C 81/03 del 21 luglio 2003, C 354/01 del 7 marzo 2003; DTF 127 V 466, consid. 2c, p. 469 e la giurisprudenza ivi
citata; SVR 1997 ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15,
consid. 3b, p. 79 e 80).

                                         Nuove,
secondo costante giurisprudenza federale, vanno considerate quelle circostanze
che si sono realizzate fino al momento in cui, nel procedimento principale,
allegazioni di fatto sarebbero ancora state lecite, ma che tuttavia, nonostante
sufficiente attenzione, erano sconosciute all’istante (cfr. STFA C 354/01 del 7
marzo 2003; DLA 1995, p. 64 consid. 2b e riferimenti; DTF 122 V 134 e seg.). 

                                         Inoltre, i
fatti nuovi devono essere rilevanti, ovverosia essere idonei a modificare la
base fattuale della decisione e a condurre, attraverso un appropriato
apprezzamento giuridico, a una diversa decisione (DTF 110 V 141 consid. 2, 293 consid. 2a; RAMI 1991 K 855, p. 16; A. Grisel, Traité de droit
administratif, Vol. II, Neuchâtel 1984, p. 942ss.; U.
Kieser, ATSG Kommentar, 2003, ad art. 53, n. 10).

 

                                         Relativamente alle nuove prove, va sottolineato che l'art. 53 cpv. 1
LPGA non fa menzione del fatto che esse debbano essere rilevanti. Ciò si spiega
ponendo mente alla circostanza che, alla luce dei quesiti fattuali spesso
complessi, il criterio della rilevanza dei mezzi di prova spesso è difficile da
chiarire (U. Kieser, op. cit., ad art. 53, n. 11).

                                         I nuovi
mezzi di prova devono comunque essere tali da provare fatti nuovi importanti
che fondano la revisione o fatti che erano conosciuti nel procedimento
precedente, ma che non hanno potuto essere provati a detrimento dell'istante.
Se i nuovi mezzi di prova sono destinati a provare fatti già allegati
anteriormente, il richiedente deve dimostrare di non aver potuto produrli nella
precedente procedura.

                                         Un mezzo di
prova è considerato come concludente, qualora si debba ammettere che avrebbe
condotto ad una diversa decisione, nel caso in cui l'assicuratore ne avesse
avuto conoscenza nella procedura amministrativa (STFA del 13 aprile 1993 nella
causa G.P.). In sostanza, il nuovo
mezzo di prova non deve solo servire ad apprezzare i fatti ma pure ad
accertarli (DTF 110 V 141, consid. 2). Non è pertanto sufficiente, ad esempio,
che una nuova perizia valuti in modo diverso una determinata fattispecie.
Occorrono, piuttosto, nuove circostanze, che facciano apparire oggettivamente
incompleta la base su cui si fonda la precedente decisione. Per la revisione di
una decisione non basta che, successivamente, il perito tragga, da fatti già
conosciuti, delle conclusioni differenti. Non costituisce neppure motivo di revisione
la circostanza che siano stati forse valutati in modo errato fatti già
conosciuti nella procedura principale. Occorre piuttosto che l'apprezzamento
non corretto sia avvenuto poiché fatti determinanti ai fini del giudizio erano
sconosciuti o rimasti non provati (su questo tema, cfr. STF 8C_148/2018 del 6
luglio 2018, destinata alla pubblicazione).

 

                            2.4.2.   Nel caso di
specie, la lic. iur. RA 1 ha individuato, quale motivo concreto di
revisione, il fatto che, dopo gli interventi chirurgici del 20
maggio 2016 e 28 ottobre 2016, il dr. __________, con apprezzamento
medico dell’8 febbraio 2017 eseguito per conto della __________,
abbia rilevato l’esistenza di lesioni legamentarie al polso destro, non
conosciute prima, che a suo parere corrispondono a delle lesioni
corporali parificabili a postumo di infortunio, sia a dei potenziali postumi di
un evento infortunistico, di competenza dell’CO 1 (cfr.
doc. 77).

 

                                         Nella
propria valutazione dell’8 febbraio 2017, il dr. __________,
preso atto dell’intervento al polso della mano destra eseguito in data 28
ottobre 2016, ha considerato che “viene nuovamente confermata la presenza di
una lesione del legamento scafo-lunare, dei legamenti radiocarpici anteriori e
della fibrocartilagine triangolare del polso destro”, aggiungendo che “le
diagnosi ritenute dalla dr. __________ il 10.2.2016 nel documento
sottoposizione medico di __________ (sindrome del tunnel carpale destro e
sospetto cisti interossei carpo centrale) non corrispondono, rispettivamente
corrispondono solo parzialmente all’insieme dei reperti patologici
successivamente ed effettivamente obiettivati, in particolare per quanto
attiene alle lesioni del legamento scafo-lunato, dei legamenti radiocarpici
anteriori e della fibro-cartilagine triangolare”, concludendo che “le lesioni
legamentarie riscontrate in occasione degli interventi del 20.5.2016 e
28.10.2016 corrispondono, dal punto di vista medico, sia a delle lesioni
corporali parificabili a postumo di infortunio secondo l’art. 9 cpv. 2 OAINF,
sia a dei potenziali postumi di un evento infortunistico” (doc. 69).

 

                            2.4.3.   Chiamato a
pronunciarsi, il TCA ritiene che - al di là di qualsiasi considerazione a
proposito della tempestività o meno con la quale la rappresentante
dell’assicurato ha fatto valere l’esistenza di fatti nuovi (a parere
dell’assicuratore LAINF ben oltre il termine di 90 giorni dalla loro scoperta) -
l’CO 1, a ragione, non abbia accolto la richiesta di revisione procedurale della
decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta incontestata in
giudicato, avanzata dalla lic. iur. RA 1, non reputandone adempiute le
condizioni.

                                      

                                         Al riguardo, va
evidenziato che con la decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta
incontestata in giudicato, l’CO 1 ha rifiutato per ragioni giuridiche e non
mediche di considerare che quanto verificatosi il 9 ottobre 2015
costituisse un infortunio o una lesione parificata a postumo infortunistico.

                                         A quel
momento, infatti, l’Istituto assicuratore ha
concluso che, alla luce della dinamica dei fatti (ossia del fatto che l’assicurato
ha risentito il dolore al polso nell’alzare una lastra di eternit da un tetto),
non si è in presenza né di un infortunio, né di una lesione corporale
parificabile a infortunio”, mettendo in rilievo la circostanza che “dagli
accertamenti esperiti risulta che l’assicurato ha lamentato i disturbi al
polso-mano destri dopo avere sollevato una lastra senza che in tale
frangente sia successo qualcosa di particolare o straordinario” (cfr. doc.
65, corsivo della redattrice).

                                         Pertanto,
nell’ambito della revisione procedurale della decisione del 25 febbraio
2016, cresciuta in giudicato, non è sufficiente, come
preteso dalla rappresentante del ricorrente, addurre argomentazioni di
carattere medico (ossia che le “nuove diagnosi” di lesioni legamentarie messe
in luce dal dr. __________ siano delle lesioni corporali parificabili ad
infortunio o che corrispondano a dei – peraltro potenziali - postumi
infortunistici) per rimettere in discussione il rifiuto, per ragioni
giuridiche, di riconoscere il carattere infortunistico o di lesione
parificata ai disturbi annunciati a seguito dell’evento del 9 ottobre 2015, espresso
nella decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta in giudicato.

                                         Del resto, questo
Tribunale rileva che la rappresentante del ricorrente non ha minimamente fatto
valere l’esistenza di un fatto nuovo in relazione alla dinamica di quanto
avvenuto il 9 ottobre 2015.

                                         In sede ricorsuale,
infatti, ella ha ancora una volta ribadito che il giorno in questione
l’assicurato ha risentito dei dolori dopo aver sollevato una lastra di eternit
del peso di circa 50 kg nell’ambito dello smantellamento di un tetto.

                                         Tale dinamica è già stata
presa in considerazione con la decisione del 25 febbraio 2016 cresciuta in
giudicato, escludendo che quanto avvenuto in data 9 ottobre 2015 costituisse un
infortunio ai sensi di legge o una lesione parificata, in mancanza del fattore
esterno. 

                                                                                                                         

                                         Analogamente a quanto
ritenuto dal Tribunale federale in una STF 8F_2/2017 del 4 ottobre 2017 – nella
quale l’Alta Corte ha rilevato come “l'istante con la sua domanda in realtà tenta
impropriamente di procedere - ancora una volta - a un libero riesame del suo
caso, cercando di concludere per l'erroneità delle conclusioni di allora. Ci si
può chiedere altresì se la domanda sia tempestiva alla luce della circostanza
che il prurito di cui soffre è noto. È quindi in occasione della prima
procedura dinanzi all'CO 1 che gli incombeva l'onere di dimostrare le sue
pretese o per lo meno di provare le conclusioni dell'assicuratore da lui
ritenute erronee” – il TCA non può che sottolineare come anche nella presente
fattispecie l’assicurato non possa ora, tramite la propria richiesta di
revisione procedurale della decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta in
giudicato, tentare di procedere ad un libero riesame del proprio caso. 

 

                                         Al contrario, egli,
peraltro patrocinato da un legale, avrebbe dovuto, in occasione della procedura
sfociata nella decisione del 25 febbraio 2016, contestare tramite i mezzi ordinari
di diritto il rifiuto dell’amministrazione - per ragioni giuridiche che esulano
quindi completamente da qualsivoglia accertamento di natura medica - di
riconoscere la straordinarietà del fattore esterno e il fattore esterno in
quanto tale e, di conseguenza, l’esistenza di un infortunio ai sensi di legge,
rispettivamente di una lesione parificata.

                                         Ciò che, come già
ricordato, non è, tuttavia, stato fatto, con la conseguente crescita in
giudicato della decisione del 25 febbraio 2016.

 

                                         Il TCA non reputa,
neppure, che la domanda di revisione processuale possa essere accolta per
ragioni mediche, considerando le lesioni legamentarie messe in rilievo dal dr. __________
quali conseguenza dell’infortunio del 2 aprile 2013.

                                         Al riguardo, con
apprezzamento medico del 23 ottobre 2017, il dr. __________, medico __________
dell’assicuratore infortuni, ha escluso che le lesioni legamentarie messe in
evidenza dal dr. __________ possano essere considerate una ricaduta dell’evento
del 2 aprile 2013, ritenendo che “limitatamente all’infortunio del 2.4.2013 il
fatto ha determinato una torsione delle due dita non un trauma diretto o
indiretto della filiera del carpo, per cui le lesioni TFCC e le altre
citate possono essere inquadrate in un ambito degenerativo non traumatico”
(doc. 79, corsivo della redattrice).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
mettere in dubbio tali conclusioni, le quali appaiono convincenti.

 

                                         Del resto, in sede
ricorsuale il ricorrente non ha presentato documentazione medico-specialistica in
grado di mettere in discussione quanto ritenuto dal dr. __________. 

                                         Il dr. __________,
peraltro, come correttamente indicato dall’amministrazione, non ha mai preteso che
le lesioni legamentarie in discussione siano da considerare una ricaduta proprio
dell’infortunio del 2 aprile 2013 (“a lui ampiamente noto” come osservato in
sede di decisione su opposizione, cfr. doc. A2, paragrafo 8, pag. 5),
limitandosi a genericamente indicare che le stesse potrebbero potenzialmente
corrispondere a dei postumi infortunistici, senza tuttavia
individuare con esattezza uno specifico evento infortunistico a cui ricondurle (cfr.
doc. 69, in cui il medico parla di “potenziali postumi di un evento
infortunistico”, corsivo della redattrice).

                                        A tale
proposito occorre notare, per inciso, che dal referto peritale del 25 luglio
2017 redatto per conto dell’Ufficio AI dal dr. __________, emerge che in più
occasioni l’assicurato abbia subito degli eventi dannosi alla mano destra, di
competenza dell’CO 1 solo con riferimento a quanto accaduto il 2 aprile 2013 e
il 9 ottobre 2015 (mentre vi è stata già nel 1994 la sutura dei tendini estensori
D1, D2 e D3 della mano destra dopo ferita da taglio e, il 4 novembre 2010, è
stato vittima di un trauma distorsivo al polso destro) (cfr. doc. 77).

                                         

                                         Pertanto, stante quanto
sopra esposto, questo Tribunale concorda con l’assicuratore LAINF nel ritenere
che nel caso di specie non ricorrano le condizioni per potere procedere ad una
revisione processuale della decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta in
giudicato. 

 

                               2.5.   Resta quindi da verificare -
sebbene la realizzazione di tale eventualità non sia stata trattata nella
decisione impugnata, né, del resto, preteso in sede di ricorso - se possa
entrare in considerazione un'eventuale riconsiderazione della decisione del 25
febbraio 2016 sulla base dell'art. 53 cpv. 2 LPGA.

                                         Questo Tribunale, per le
ragioni che verranno esposte qui di seguito, non ritiene adempiute le
condizioni neppure per accogliere questa eventualità, visto che la decisione
del 25 febbraio 2016, cresciuta in giudicato, non può essere
considerata manifestamente errata.

 

                            2.5.1.   Conformemente a un principio
generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali, l'amministrazione
può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non
è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio
errata e la correzione ha un'importanza rilevante (STFA I 512/05 del 3 maggio
2006, consid. 3 e riferimenti, confermata nella STF I 832/05 del 25 aprile
2007). Per giudicare se è ammissibile riconsiderare una decisione per il motivo
che essa è manifestamente errata, ci si deve fondare sulla situazione giuridica
esistente al momento in cui questa decisione è stata emanata, tenuto conto
della prassi in vigore a quel momento (DTF 125 V 383 consid. 3 con
riferimenti).

 

                                         Mediante la riconsiderazione,
si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto, rispettivamente,
un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei fatti. Un cambiamento
di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di principio una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c; 115 V 308 consid.
4a/cc). Una decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata
presa sulla base di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando
delle disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state
in modo inappropriato (STF 9C_181/2010 del 12 agosto 2010, consid. 3 con
riferimenti).

                                         Per motivi legati alla
sicurezza giuridica e per evitare che la riconsiderazione
diventi uno strumento che consenta di riesaminare liberamente le condizioni
poste a fondamento delle prestazioni di lunga durata, l'irregolarità deve
essere manifesta. In particolare, non si può parlare di un'inesattezza
manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento di
condizioni materiali il cui esame presuppone un certo margine di apprezzamento
riguardo a certi loro aspetti o elementi, e se la decisione iniziale appare
ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto. Se persistono
ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, le condizioni
per procedere a una riconsiderazione non sono date (STF
9C_457/2008 del 3 febbraio 2009, consid. 4.2.1 con riferimento alla STF
9C_439/2007 del 28 febbraio 2008, consid. 3.1).

 

                               2.6.   Il TCA ritiene, innanzitutto,
che la decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta in giudicato, nella misura in
cui ha negato il carattere infortunistico dell’evento del 9 ottobre 2015, non è
manifestamente errata.

 

                            2.6.1.   L'art. 4 LPGA così definisce
l'infortunio:

 

" È
considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario,
apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la
salute fisica o psichica o che provochi la morte."

 

                                         Si evince dalla nozione
stessa di infortunio che il carattere straordinario non concerne gli effetti
del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RAMI 2000 U 374, p. 176).

                                         Pertanto, è irrilevante il
fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni gravi o inabituali.

                                         Il fattore esterno è
considerato come straordinario quando eccede, nel caso concreto, il quadro
degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, obiettivamente, definire
quotidiane o abituali (DTF 122 V 233 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61
consid. 2b, 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss, consid. 2a).

                                         Vi è infortunio unicamente
se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento
deve accadere nel mondo esterno. 

                                         Quando il processo lesivo
si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di agenti esterni,
l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in caso di sforzo
eccessivo o di movimenti scoordinati. 

                                         La giurisprudenza esige,
perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi
superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente
esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è
abitualmente in grado di resistere. 

                                         Da un altro lato, per
poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da movimenti
scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in circostanze
esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma. Carente è
altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la conseguenza
che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate (DTF 122 V
232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid. 2, 116 V
138 consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59  consid. 3b) .

 

                                         In una sentenza U 403/01
del 14 ottobre 2002 consid. 4.2 - riguardante il caso di un agente della
Polizia cantonale che, nel corso di un’azione di arresto, aveva proceduto allo
sfondamento di una porta d’entrata, riportando così un’ernia discale - il TFA
ha negato l’intervento di un infortunio ai sensi di legge (e pure di una
lesione parificata ex art. 9 cpv. 2 OAINF), in quanto “… l’abbattimento della
porta in esame non ha costituito un fatto straordinario, né tanto meno
imprevedibile, trattandosi di un’azione abbastanza frequente e, quindi,
certamente non inusuale. In siffatte condizioni, non si può parlare di uno
sforzo manifestamente eccessivo per l’assicurato, cognito dei rischi connessi
alla sua professione …”. 

 

                            2.6.2.   Nella
concreta evenienza, dagli atti dell’incarto emerge che l’assicurato si è
procurato il danno alla mano mentre sollevava delle lastre di eternit da un
tetto, del peso di circa 50 kg.

 

                                         Non è dunque intervenuto
nessun fattore causale esterno: il danno alla salute si è, infatti, manifestato
senza che vi sia stato impatto né con altre persone né con oggetti.

                                         D’altra parte non vi è
neppure stato un movimento scoordinato del corpo ai sensi della
giurisprudenza sopra citata.

 

                                         Come già indicato,
affinché una lesione corporale dovuta ad un movimento scombinato sia
attribuibile a infortunio ai sensi della LAINF, è necessario che tale movimento
si sia prodotto in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste,
fuori programma (cfr. A. Maurer, op. cit., p. 176s.), ciò che
l’assicurato stesso ha escluso affermando, in occasione del colloquio del 7
gennaio 2016, che al momento del sinistro non era successo nulla di particolare
o di straordinario (cfr. doc. 49).

                                         Tutto ben considerato,
secondo il TCA, non si può nemmeno ritenere che l’insorgente - un giovane
adulto (41 anni al momento dell’evento), di corporatura robusta (dagli atti si
evince che l’assicurato è alto 175 cm e ha un peso attorno ai 100 kg- cfr. doc.
77, p. 13) – nello spostare le lastre del peso di circa 50 kg abbia compiuto
uno sforzo manifestamente eccessivo ai sensi della giurisprudenza federale. 

 

                                         È vero che, come rilevato
dalla sua rappresentante legale, al momento in cui è avvenuto l’evento in
questione egli lamentava già una certa debolezza nell’utilizzo della mano-polso
destro.

                                         In una sentenza
8C_656/2008 del 13 febbraio 2009 consid. 3.3, simile circostanza è stata
giudicata irrilevante dal Tribunale federale, il quale ha stabilito che i
requisiti che la giurisprudenza ha posto a proposito del fattore esterno, non
possono essere affievoliti prevalendosi di un eventuale danno preesistente alla
parte del corpo interessata. 

                                         Questo principio è stato
sviluppato in materia di lesione parificata ai postumi d’infortunio ex art. 9
cpv. 2 OAINF (nella versione in vigore fino al 31.12.2016), più concretamente a
proposito del requisito del “potenziale di pericolo accresciuto”, trattandosi
di un’assicurata la quale, nel sollevare una valigia del peso di 20 kg, aveva riportato una lesione tendinea alla spalla, già danneggiata da precedenti sinistri. 

                                         Secondo
il TCA, il principio posto dall’Alta Corte deve trovare applicazione anche in
materia d’infortunio, allorquando si tratta di decidere se la persona
assicurata ha compiuto uno sforzo manifestamente eccessivo. 

 

In esito a tutto quanto
precede, il TCA deve concludere che la decisione del 25 febbraio 2016 con la
quale l’Istituto assicuratore aveva rifiutato di riconoscere il carattere
infortunistico dell’evento del 9 ottobre 2015 non fosse manifestamente errata,
non essendo soddisfatte le severe condizioni poste dalla giurisprudenza federale
per poter riconoscere il carattere infortunistico dell’evento annunciato.

 

                               2.7.   Secondo questo Tribunale la
decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta in giudicato non è manifestamente
errata, neppure laddove ha rifiutato l’obbligo a prestazioni sulla base
dell’art. 9 cpv. 2 OAINF (nella versione in vigore fino al 31.12.2016),
disposizione che parificava a infortunio una serie di lesioni corporali.

 

                            2.7.1.   L’art. 9 cpv. 2 OAINF, nella
versione in vigore fino al 31 dicembre 2016, prevedeva che se non attribuibili
indubbiamente a una malattia o a fenomeni degenerativi, le seguenti lesioni
corporali, il cui elenco è esaustivo, sono equiparate all’infortunio, anche se
non dovute a un fattore esterno straordinario:

 

                                         a.   fratture;

                                         b.   lussazioni di
articolazioni;

                                         c.   lacerazioni del menisco;

                                         d.   lacerazioni
muscolari;

                                         e.   stiramenti muscolari

                                         f.    lacerazioni dei
tendini;

                                         g.   lesioni dei
legamenti;

                                         h.  lesioni del timpano. 

 

                                         Le lesioni corporali di
cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF (nella versione in vigore fino al 31.12.2016) sono
paragonate ad infortunio solo se presentano tutti gli elementi caratteristici
dell'infortunio, eccezion fatta per la straordinarietà del fattore esterno
(cfr. DTF 116 V 148 consid. 2b; RAMI 1988 U 57, p. 372). Il fattore scatenante
può quindi essere quotidiano e discreto. Basta un gesto brusco: non è
necessario che esso sia stato scomposto o anomalo
(cfr. E. Beretta, Il requisito della repentinità in materia di lesioni
parificabili ad infortunio e temi connessi, in RDAT II-1991, p. 477ss.).

 

                                         A proposito dell'esigenza
di un fattore esterno, l’Alta Corte, nella DTF 129 V 466, ha precisato quest'ultimo concetto, definibile quale evento assimilabile ad infortunio,
oggettivamente constatabile e percettibile, che prende origine esternamente al
corpo.

                                         Così, dopo avere fatto
notare che l'esistenza di un evento assimilabile ad infortunio non può essere
ritenuta in tutti quei casi in cui la persona assicurata riesce solo ad
indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure laddove la
(prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento di un atto
ordinario della vita che la persona assicurata è peraltro in grado di
descrivere (DTF 129 V 46s. consid. 4.2.1 e 4.2.2), la Corte federale ha subordinato, in via di principio, il riconoscimento di un fattore esterno
suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza
di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi
alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione oppure
di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione del
corpo che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e
psicologicamente controllabile (DTF 129 V 470 consid. 2.2.2). Per il resto,
conformemente a quanto già statuito in precedenza, ha rammentato che
l'intervento di un fattore esterno può anche essere ammesso in caso di
cambiamenti di posizione che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono
sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppanti all'interno del corpo
("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da
posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il
cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V
470, consid. 4.2.3). 

                                         Il TFA ha pure specificato
che gli eventi che si verificano durante lo svolgimento di un'attività
professionale abituale non danno luogo a delle lesioni corporali parificabili
ai postumi di un infortunio, i processi motori consueti nell'ambito
dell'attività professionale essendo da considerare degli atti ordinari ai quali
fa di principio difetto l'elemento costitutivo della situazione di pericolo
accresciuto (cfr. DTF 129 V 471 consid. 4.3; cfr., pure, STFA U 76/03 del 15
aprile 2004). 

 

                            2.7.2.   Nel caso concreto, non si può
considerare che il fatto di avere sollevato delle lastre del peso di circa 50
kg ecceda l’attività compiuta abitualmente per l’assicurato, il quale ha sempre
svolto attività manuali (cfr. consid. 2.6.2).

                                         Contrariamente
a quanto preteso dalla sua rappresentante legale, infatti, non basta, come
visto in precedenza (cfr. consid. 2.6.2.), indicare che l’assicurato, a causa
di precedenti sinistri, potesse svolgere solo attività leggere per riconoscere
l’esistenza del fattore esterno.

                                         L’Alta Corte non ha
riconosciuto un “potenziale di pericolo accresciuto” neppure trattandosi di
un’assicurata la quale, nel sollevare una valigia del peso di 20 kg, aveva riportato una lesione tendinea alla spalla, oltretutto già danneggiata da precedenti
sinistri (cfr. STF 8C_656/2008 del 13 febbraio 2009).

                                         Il
Tribunale federale è arrivato allo stesso risultato nel caso di un assicurato
che aveva caricato sul camion della spazzatura in movimento un sacco
dell’immondizia del peso di 15/20 kg (cfr. STF 8C-665/2010 del 10 gennaio 2011)
e nel caso di un aiuto-cuoco che si era procurato la rottura di un tendine
della spalla sinistra, nel sollevare una pesante padella (cfr. STFA U 205/06
del 6 ottobre 2006 consid. 3.1). 

 

                                         Di conseguenza, la
decisione del 25 febbraio 2016 cresciuta in giudicato, con la quale l’CO 1 ha
ritenuto di non potere prendere a carico l’evento del 9 ottobre 2015 nemmeno a
titolo di lesione parificata ai postumi d’infortunio, non può essere
considerata manifestamente errata, in quanto rispettosa delle severe condizioni
poste dalla giurisprudenza federale in vigore a quel momento (mentre ora, con la revisione della Legge federale
sull’assicurazione contro gli infortuni, entrata  in vigore il 1° gennaio 2017,
il legislatore federale ha rinunciato al criterio del fattore esterno
per quanto concerne le lesioni corporali parificabili ai postumi d’infortunio) per
ammettere una tale eventualità. 

 

                               2.8.   Infine, il TCA considera che
la decisione del 25 febbraio 2016, cresciuta in giudicato, non fosse
manifestamente errata neppure laddove ha escluso che i disturbi risentiti
dall’assicurato costituissero una ricaduta dell’evento infortunistico del 2
aprile 2013.

                                         

                                         Tale decisione, difatti, è
stata presa dall’amministrazione sulla base del parere del proprio medico
fiduciario.

                                         La diversa opinione
espressa dal dr. __________, peraltro espressa in termini possibilistici e
senza individuare con esattezza a quale infortunio fare riferimento (“potenziali postumi di un evento infortunistico”, cfr. doc. 69),
non è tale da far apparire come manifestamente errato l’apprezzamento del
medico di __________ e, quindi, da giustificare una riconsiderazione della
decisione del 25 febbraio 2016.

                                         Al riguardo va, infatti,
ricordato che, secondo la giurisprudenza federale, si sarebbe, tutt’al più, in
presenza di un errore di apprezzamento, che di principio non è soggetto a
riconsiderazione (cfr. DTF 126 V 23 consid. 4c e RAMI 1998 K 990, p. 253).

                                          

                                         La decisione su
opposizione impugnata deve, pertanto, essere confermata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti