# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3e4f68c0-c390-52a3-b514-ada6d362b9fb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-10-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.10.2017 32.2017.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-59_2017-10-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.59

   

  TB

  	
  Lugano

  25 ottobre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 aprile 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 febbraio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Nel 2013 (doc. 4) RI 1, 1966,
ha chiesto prestazioni AI per adulti a causa di disturbi lombari apparsi il 30
gennaio 2012, che da allora l’hanno resa inabile al lavoro di casalinga.
Esperita una perizia reumatologica nell’estate 2013 (doc. 34) che l’ha ritenuta
abile al 100% come casalinga ma con riduzione del rendimento del 25%, abile al
100% in attività adatte al suo stato di salute mentre con riduzione del 40%
come cameriera/gerente di bar, con decisione del 27 novembre 2013 (doc. 44)
l’Ufficio assicurazione invalidità le ha negato la rendita (grado AI 6%).

                               1.2.   Nel settembre 2014 (doc. 53)
l’assicurata ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni lamentando un netto
peggioramento delle sue condizioni di salute, poiché i forti dolori alla
schiena avevano coinvolto anche il ginocchio destro. L’amministrazione ha svolto
degli accertamenti medici che sono sfociati il 3 maggio 2016 (doc. 87) in una nuova
perizia del dr. med. __________. Il perito ha ribadito che dal 1° dicembre 2015
l’abilità era del 100% in un lavoro adatto allo stato di salute fermo restando
determinati limiti funzionali e di carico, l’inabilità era di 2/3 quale
cameriera intesa come diminuzione del rendimento e l’abilità era totale come
casalinga ma con diminuzione del rendimento di 1/3. Il reumatologo ha precisato
che dopo il primo intervento al rachide lombare, dal 28 novembre 2014 e fino al
29 novembre 2015 l’inabilità lavorativa era totale in qualsiasi tipo di
attività.

 

Con decisione del 28 febbraio 2017 (doc. B), che confermava il
progetto di decisione dell’11 novembre 2016 (doc. 92) anche a seguito delle
osservazioni formulate dall’assicurata (doc. 100) che sono state sottoposte al
perito (doc. 104), l’Ufficio AI le ha attribuito una rendita intera di
invalidità temporanea (grado AI 100%) dal 1° novembre 2015, ossia alla scadenza
dell’anno di attesa, e fino al 31 marzo 2016, tre mesi dopo il miglioramento.

 

                               1.3.   Con ricorso del 5 aprile 2017
(doc. I) RI 1, patrocinata dall’avv. RA 1, ha chiesto di annullare la decisione
dell’Ufficio AI e in via principale di concederle una rendita intera di
invalidità, mentre in via subordinata di rinviare gli atti all’amministrazione
per nuovi accertamenti.

La ricorrente ha contestato i gradi di (in)capacità lavorativa
alla luce della sintomatologia lombovertebrale dovuta ad importanti processi
degenerativi del rachide lombare che sono stati rilevati dal suo medico curante
dr. med. __________, il quale il 14 marzo 2017 (doc. C) ha osservato che a
breve/medio termine sarebbe stato opportuno un terzo intervento a livello
L3/L4, visto che la risonanza magnetica effettuata quel giorno (doc. D) ha attestato
la presenza di discopatie da D2 a L4 senza conflitti radicolari e un’ernia
discale L3/L4 laterale sinistra con un conflitto con la radice L4 sinistra;
restringimenti importanti dei forami di coniugazione delle radici C6
bilateralmente e C7 sinistra.

Dal profilo economico, la ricorrente ha evidenziato che per
stabilire il reddito ipotetico che potrebbe conseguire andrebbe considerata la
sua età, l’assenza di una formazione specifica, l’impossibilità di essere
occupata a tempo pieno e i limiti funzionali, perciò andrebbe applicata la
riduzione massima del 25%.

 

                               1.4.   Nella risposta del 15 maggio
2017 (doc. VIII) l’Ufficio AI ha proposto di respingere il ricorso, rilevando
che le conclusioni emerse dalla perizia reumatologica effettuata dal dr. med. __________
erano chiare e coerenti e che il perito aveva già valutato l’assicurata nel
2013 determinandosi nuovamente nel 2016 sul caso e sull’evoluzione dello stato
di salute, precisando al meglio le variazioni intervenute negli anni, le
limitazioni funzionali e la capacità lavorativa residua nelle varie attività. I
due certificati medici prodotti con il ricorso sono stati sottoposti all’esame
del Servizio Medico Regionale, il quale non ha rilevato un sostanziale
peggioramento rispetto alla situazione valutata dal reumatologo, ma che il
conflitto radicolare L4 a sinistra era già presente nella risonanza magnetica
del 2015 (doc. VIII/1).

Per quanto concerne le riduzioni da applicare al reddito da
invalido, l’Ufficio AI ha confermato il tasso del 5% non ritenendo valide le
giustificazioni addotte dalla ricorrente.

 

                               1.5.   Il 24 maggio 2017 (doc. X)
l’insorgente ha comunicato al TCA di non avere ulteriori mezzi di prova da
produrre, confermando il peggioramento del suo stato di salute certificato dal
dr. __________.

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se correttamente, nell’ambito di una nuova domanda di prestazioni del
settembre 2014, l’Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito all’assicurata
una rendita intera di invalidità temporanea, ossia (soltanto) per il periodo
dal 1° novembre 2015 al 31 marzo 2016.

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato,
in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di
difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente
un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007:
TF] con sentenza U 156/05 del 14
luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.3.   Trattandosi in concreto
dell’attribuzione di una rendita limitata nel tempo, per costante
giurisprudenza, quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per
un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V
120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04
del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005;
I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).

 

L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del
beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la
rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta.

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a
proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in
caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a
cpv. 2 OAI).

 

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e
STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI
è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il
diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).

 

Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa
dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa
origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo
d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato
ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005
pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64-65).

 

                               2.4.   Nel caso di specie, dopo
avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti e sentito il parere del
Servizio Medico Regionale, l’Ufficio assicurazione invalidità ha disposto una
perizia reumatologica avvenuta il 3 maggio 2016 (doc. 87), sui cui esiti si è
basato il dr. med. __________ nel suo rapporto finale del 10 maggio 2016 (doc. 88).
L’Ufficio AI ha a sua volta poi fatto proprie le conclusioni del medico SMR per
emettere il progetto di decisione dell’11 novembre 2016 (doc. 92). Il certificato
medico del 24 novembre 2016 del dr. med. __________ allegato alle osservazioni
della assicurata (doc. 100) è stato trasmesso al perito dr. med. __________
(doc. 105), il quale ha confermato le sue conclusioni peritali (doc. 104) e
l’amministrazione ha quindi emesso il 28 febbraio 2017 la decisione con cui ha
ritenuto l’assicurata totalmente inabile al lavoro in qualsiasi attività dal 28
novembre 2014 al 30 novembre 2015, mentre dal 1° dicembre 2015 abile al 33,3%
(1/3) nell’attività abituale da intendere come riduzione del rendimento e abile
al 100% in attività adeguate.

 

Il 3 maggio 2016 il dr. med. __________, FMH
reumatologia e medicina interna, ha visitato l’assicurato e nella sua perizia
del 5 maggio 2016 (doc. 87) ha esposto l’anamnesi personale in cui ha anche
riassunto la sua precedente valutazione peritale del 20 agosto 2013, l’anamnesi
sistematica e sociale, i dati soggettivi, le constatazioni oggettive con esame
reumatologico della colonna vertebrale, delle articolazioni periferiche, l’esame
neurologico e le sue personali osservazioni.

Nella sua valutazione il reumatologo ha riassunto la
diagnosi posta nella sua precedente perizia, ha ricordato che a fine 2014
l’assicurata ha subìto un primo intervento neurochirurgico al rachide lombare e
ha descritto gli esiti della radiografia della colonna lombare del 15 gennaio
2015, così come il parere del 16 maggio 2015 del neurochirurgo che riferiva che
la situazione non era migliorata, cosicché il 28 maggio 2015 ha proceduto a un
ulteriore intervento neurochirurgico e il 12 gennaio 2016 è stata effettuata
una radiografia della colonna lombosacrale e della colonna toracale. Il
reumatologo ha preso atto che il 12 febbraio 2016 lo stato di salute
dell’assicurata, secondo quanto riferito dal neurochirurgo, era peggiorato con
aumento dei dolori alle gambe e mediodorsali intensi.

Inoltre, il 14 marzo 2016 è stata effettuata
un’altra risonanza magnetica della colonna lombare. Al momento della
valutazione peritale, così come già osservato in occasione della perizia del
2013, il reumatologo ha evidenziato che l’interessata continuava ad assumere un
trattamento analgesico piuttosto blando, non proporzionato all’intensità del
dolore lamentato; inoltre, era al beneficio di un trattamento fisioterapico
esclusivamente passivo con fanghi e massaggi. A dire dell’assicurata, gli
interventi neurochirurgici subiti non hanno sostanzialmente migliorato la sua
situazione algica prevalente al momento dorsale caudale e circolare
lombosacrale, presente 24h/24h, senza interruzione, dolori presenti quindi
anche di notte, uguali al mattino, a mezzogiorno e alla sera, anche in
posizioni statiche (sia da seduta sia in piedi). Il perito ha poi esposto lo
stato clinico che ha potuto constatare personalmente sottoponendo l’assicurata
a specifici esami.

Ciò stante, lo specialista ha osservato che, come
già riferito nel 2013, la presentazione dei dolori deponeva in parte per
un’origine centrale, visto che v’era l’assenza di un chiaro miglioramento dei
dolori lamentati con un trattamento strettamente somatico rivolto alle
alterazioni strutturali presenti; purtroppo, poi, anche due interventi
neurochirurgici al rachide lombare non hanno portato a una risoluzione dei
dolori che, tuttavia, non erano di intensità tale da richiedere un trattamento
analgesico importante. V’erano inoltre alcune inconsistenze durante l’esame
clinico che non erano spiegabili strutturalmente.

Il perito reumatologo ha dunque posto la diagnosi di
sindrome toracolombospondilogena cronica bilaterale, in alterazioni degenerative
plurisegmentali del rachide lombare; esiti da decompressione chirurgica
plurisegmentale del rachide lombare da L3 a S1, con inserzione di IntraCal in
L4/L5 e L3/L4 il 28/29 novembre 2014; esiti da revisione per via dorsale di
L4/L5 e L5/S1, da spondilodesi lordosizzante tramite PLIF strumentata con viti
peduncolari in L4/L5 e L5/S1, discectomia L3/L4 a sinistra con sostegno interspinoso
tramite IntraCal il 28 maggio 2015; disturbi statici del rachide
(tendenzialmente piatto con lieve anteflessione globale, scoliosi
sinistroconvessa dorsale); decondizionamento e sbilancio muscolare; obesità
(76,6kg / 166cm). Poliartralgie, in tendenza ad iperlassità legamentare. Achillodinia
a destra e fascite plantare bilaterale, in piedi cavi bilaterali; tendenza ad
iperlassità legamentare; obesità.

Dal lato terapeutico l’esperto ha proposto un
potenziamento del trattamento analgesico perorale, introducendo anche una
farmacoterapia algomodulatoria, orientata verso la componente del dolore
centrale in grado di aumentare la soglia del dolore.

Ha inoltre suggerito la terapia del dolore per
eventuali misure diagnostico-terapeutiche infiltrative dei segmenti lombari.

Egli ha poi evidenziato come la caricabilità del
rachide era sicuramente ridotta e che una riduzione del carico sulla colonna
vertebrale avrebbe potuto essere raggiunta diminuendo il peso corporeo in
eccesso di 10kg, che andava a sovraccaricare le articolazioni alle estremità
inferiori, in particolare le ginocchia e i piedi riferiti come dolorosi. Oltre
al trattamento analgesico era opportuno sottoporre l’assicurata a un intenso
programma di riequilibrio e ricondizionamento progressivo della muscolatura a
livello assiale e periferico, che avrebbe portato beneficio ai piedi. Sarebbe
stata utile anche una riabilitazione stazionaria, in caso di insuccesso del
trattamento ambulatoriale, con approccio interdisciplinare del dolore. Queste
misure terapeutiche erano in grado di migliorare la qualità di vita
dell’assicurata, ma non avrebbero probabilmente portato ad incrementare la
capacità funzionale e di carico residua, che teneva conto unicamente delle
patologie strutturalmente spiegabili e che andavano applicate sia durante
l’attività lavorativa sia il tempo libero.

Per quanto concerne la capacità lavorativa, il
perito ha giudicato l’interessata abile al lavoro sull’arco di una giornata
normale con rendimento massimo del 100% in un lavoro adatto al suo stato di
salute, al più tardi a distanza di 6 mesi dopo l’ultimo intervento
neurochirurgico al rachide lombare del 28 maggio 2015, quindi dal 1° dicembre
2015.

Come cameriera, gerente di un bar, l’esperto l’ha
ritenuta inabile al lavoro dal 1° dicembre 2015 in ragione di 2/3, da
intendersi come diminuzione del rendimento sull’arco di una giornata
lavorativa, sempre a causa dei limiti funzionali e di carico indicati
nell’apposita tabella (capacità lievemente ridotta nel sollevare pesi fino a
10kg, molto ridotta nel manipolare oggetti pesanti e a lavorare a braccia
elevate e con rotazione, ridotta nel mantenere la posizione statica
seduta/eretta, nel camminare per lunghi tragitti, su terreni accidentali e
salire/scendere le scale, l’impiego delle due mani era possibile normalmente,
lavorare in equilibrio era possibile solo in parte).

Nell’attività principale di casalinga, a decorrere
dal 1° dicembre 2015 l’assicurata è stata ritenuta abile al lavoro sull’arco di
una giornata lavorativa abituale, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3 dal
lato medico teorico.

La valutazione della capacità lavorativa residua
espressa nel 2013 era valida fino al 27 novembre 2014, ossia fino a quando
l’assicurata è stata operata per la prima volta al rachide lombare; era invece
giustificata un’inabilità lavorativa totale per qualsiasi tipo di attività dal
28 novembre 2014 al 29 novembre 2015.

Nel suo rapporto finale del 10 maggio 2016 (doc. 88)
il dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale ha confermato i gradi di
capacità lavorativa individuati dal perito e i relativi limiti, osservando un
peggioramento temporaneo dello stato di salute dell’assicurata dal profilo
neurochirurgico dal 28 novembre 2014.

 

A seguito del progetto di decisione dell’11 novembre
2016, l’assicurata ha contestato le conclusioni dell’Ufficio AI e ha chiesto
una nuova valutazione sulla scorta del certificato del 24 novembre 2016 (doc.
100) del dr. med. __________, FMH in neurochirurgia. Questo specialista ha
attestato che la paziente era sofferente di una sintomatologia lombovertebrale
dovuta ad importanti processi degenerativi del rachide lombare. Egli ha
ricordato che l’interessata era stata operata una prima volta il 28 novembre
2014 al rachide lombare per una grave discopatia L3/L4 a L5/S1 con ernie al
disco nei livelli L4/L5 e L5/S1 e che aveva avuto luogo una discectomia L5/S1 e
L4/L5, mentre a livello L3/L4 era stato inserito un fissatore dinamico
infraspinoso (IntraCal in silicone). Tuttavia, dopo questo intervento la
discopatia era progressivamente aumentata con apparizione di un’ernia al disco
di nuova insorgenza in L3/L4 a sinistra. Così, il 29 maggio 2015 ha avuto luogo
un secondo intervento con PLIF L4/L5 e L5/S1 e una discectomia L3/L4 e nuova
protezione infraspinosa tramite IntraCal, ma anche questo secondo intervento
non ha cambiato sostanzialmente la situazione, perciò la paziente continuava ad
accusare forti dolori lombari e alle gambe. A peggiorare la situazione era
subentrata anche una tendinite dei tendini di Achille bilateralmente, con
conseguente grande difficoltà per l’interessata a camminare e a restare a lungo
in piedi. Una recente risonanza magnetica ha confermato la presenza di un
residuo di ernia al disco in L3/L4 e grave discopatie in questo segmento, così
come una discopatia in L2/L3. Questi problemi causavano all’assicurata grandi
difficoltà a svolgere i lavori casalinghi, tanto che necessitava di un aiuto
domiciliare. In queste circostanze, ha rilevato il neurochirurgo, a breve o a
medio termine sarebbe stato inevitabile un terzo intervento a livello di L3/L4.
Di conseguenza, l’assicurata presentava un’inabilità lavorativa del 70%, e ciò anche
in attività leggere, visto che non riusciva a stare seduta a lungo per i dolori
lombari, non riusciva a stare in piedi e a camminare a causa dei dolori ai
piedi, alle gambe e lombari.

 

Il medico SMR ha interpellato il perito
trasmettendogli questo nuovo referto medico per una presa di posizione (doc.
102), che è stata rilasciata il 23 gennaio 2017 (doc. 104).

In quell’occasione il dr. med. __________ ha
affermato che il rapporto del medico curante riferiva di patologie già note al
momento della sua valutazione peritale e che non v’erano dunque ulteriori
elementi oggettivi in grado di modificare la sua valutazione della capacità
funzionale e di carico residua e quindi della capacità lavorativa
dell’assicurata. Pertanto, il perito ha confermato le sue conclusioni del 5
maggio 2016.

 

Alla luce di queste conclusioni, il dr. med. __________
dell’SMR ha ribadito il suo rapporto finale del 10 maggio 2016 (doc. 105).

 

Con il ricorso l’assicurata ha prodotto il
certificato medico del 14 marzo 2017 (doc. C) allestito dal neurochirurgo
curante dr. med. __________, il quale ha sostanzialmente esposto le medesime
considerazioni di quattro mesi prima, aggiungendo che vista la persistenza dei
dolori nel 2016, il 13 marzo 2017 ha avuto luogo una risonanza magnetica
lombare e dorsale di controllo (referto allegato), che confermava la presenza
di un residuo di ernia al disco in L3/L4 e grave discopatie in questo segmento.
V’era pure una discopatia nei segmenti soprastanti e nella parte mediale del
rachide dorsale. La recente risonanza mostrava un aumento dei processi
degenerativi, in particolare però stenosi dei recessi in L3/L4 a sinistra più
che a destra in presenza di una piccola ernia al disco a sinistra con conflitto
radicolare L4. Discopatie dorsale senza conflitti radicolari. Discopatie
cervicale con stenosi dei recessi C6 bilateralmente e C7 a sinistra.

A seguito di questi problemi, ha osservato lo
specialista, da diverso tempo l’interessata aveva grande difficoltà a svolgere
i lavori casalinghi e necessitava di un aiuto domiciliare. Egli ha ribadito che
a breve o medio termine sarebbe stato necessario un terzo intervento a livello
L3/L4 e che, globalmente, la paziente presentava un’inabilità lavorativa
completa, anche in attività leggere, e che a causa dei dolori lombari e dorsali
non riusciva a stare seduta a lungo, oltre ad avere forti dolori restando in
piedi e camminando. Sovente aveva cervicalgie con fastidi irradianti alle
braccia.

 

Il Servizio Medico Regionale si è espresso l’8
maggio 2017 (doc. VIII/1) su quest’ultimo referto, annotando gli esiti della
risonanza magnetica del 15 gennaio 2015, la diagnosi esposta nella perizia
reumatologica del 5 maggio 2016, il rapporto del 14 marzo 2017 del dr. __________
e la risonanza magnetica della colonna lombare eseguita quello stesso giorno,
concludendo che da questa documentazione non risultava un sostanziale
peggioramento rispetto alla situazione valutata dal dr. med. __________.

Il dr. med. __________ ha infine evidenziato che il
descritto conflitto radicolare L4 a sinistra era già presente in occasione
della risonanza magnetica effettuata nel gennaio 2015.

 

Con il ricorso l’assicurata ha informato il
Tribunale che in seguito avrebbe prodotto una controperizia, mentre il 24
maggio 2017 (doc. X) ha espressamente indicato di non avere ulteriori mezzi di
prova. Ad oggi non è stata fornita nuova documentazione.

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01
ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la
jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de
l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport
médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

 

La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès
lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer
celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical
régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique
pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève,
du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir
de tel." (…).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze di
opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice,
ha precisato quanto segue:

 

" (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion
entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des
rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard
des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent
de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de
rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175;
SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25
mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Questo Tribunale, chiamato a
verificare se lo stato di salute della ricorrente sia stato accuratamente
vagliato dall'Ufficio AI prima dell'emanazione della decisione impugnata, dopo
attenta analisi della documentazione medica agli atti non può che confermare
l'operato dell'amministrazione.

Essa ha debitamente interpellato i medici curanti dell’assicurata,
ha sottoposto i loro referti al medico del Servizio Medico Regionale, il quale
ha ritenuto necessario sottoporla a una perizia specialistica in ambito
reumatologico. Il perito ha quindi valutato di persona la ricorrente e ciò anche
alla luce di tutti i referti dei medici curanti che gli sono stati messi a
disposizione.

 

Da questi atti emerge che dal primo intervento neurochirurgico al
rachide lombare fino a sei mesi dopo la realizzazione del secondo intervento,
ossia dal 28 novembre 2014 al 29 novembre 2015, la ricorrente era totalmente
inabile in qualsiasi tipo di lavoro. In tal senso, quindi, il perito era
concorde con il medico curante dr. med. __________.

 

Le divergenze fra gli specialisti concernono invece il periodo
successivo.

Infatti, se per il neurochirurgo la capacità lavorativa era sempre
nulla in qualsiasi attività, fatta eccezione per una parentesi in cui il 24
novembre 2016 lo specialista ha ritenuto l’assicurata inabile al lavoro in
ragione del 70% e ciò anche per attività leggere, per il perito dr. med. __________,
trascorsi sei mesi dal secondo intervento neurochirurgico, ovvero dal 1°
dicembre 2015, la ricorrente era invece in grado di svolgere delle attività
lavorative.

Il reumatologo ha avuto accesso a tutti gli atti medici e quindi alle
valutazioni e agli esami medici effettuati da altri specialisti, con i quali ha
potuto confrontarsi. Egli ha descritto nel dettaglio e a lungo gli antecedenti
medici dell’interessata, riassumendo i singoli certificati medici a sua disposizione
(anamnesi personale) e ha preso atto dei disturbi lamentati dall’assicurata
durante la visita peritale. Lo specialista ha poi esaminato di persona la
colonna vertebrale e le articolazioni periferiche dell’assicurata, effettuando
infine un esame neurologico. Al termine di questo esame il dr. __________ ha
osservato che durante l’anamnesi del dolore, durata 20 minuti, la peritanda è
rimasta seduta tranquilla senza ricercare posizioni antalgiche e che questa
anamnesi era difficilmente strutturabile, poiché l’assicurata non si era
concentrata sulle domande postele, mentre ha fatto subito riferimento ai punti
più dolenti del suo corpo e ciò a più riprese anche durante l’esame clinico,
senza che le venisse richiesto espressamente. Il perito ha inoltre annotato che
dopo l’anamnesi l’assicurata si era avviata senza segni di risparmio verso la
sala visite, dove si era svestita e rivestita autonomamente.

 

Va qui rilevato che l’esperto ha preso atto delle varie risonanze
magnetiche e delle radiografie a cui si è sottoposta l’interessata negli anni
precedenti, così pure dell’esame avvenuto poco prima che la peritasse, quale la
risonanza magnetica del 14 marzo 2016, che descriveva anche un minimo scompenso
di L3/L4 con protrusione discale circolare e piccola ernia discale
mediolaterale a sinistra che poteva entrare a contatto con la radice di L4 a
sinistra nel recesso laterale in linea.

 

Il TCA evidenzia che questa stessa situazione è stata osservata
anche nella più recente MRI toracale-lombare del 13 marzo 2017 (doc. C), riguardo
alla quale nel suo parere del 14 marzo 2017 (doc. C) il dr. med. __________ ha
affermato che quest’ultimo esame mostrava “un aumento dei processi
degenerativi in particolare però stenosi dei recessi in L3/4 a sx più che a dx
in presenza di una piccola ernia al disco a sx con conflitto radicolare L4.
Discopatie dorsale senza conflitti radicolari. Discopatie cervicale con stenosi
dei recessi C6 bilateralmente e C7 a sx.”.

 

A questo proposito, il dr. __________ del Servizio Medico Regionale
ha segnalato pendente causa che il conflitto radicolare L4 a sinistra era già
stato individuato in occasione della risonanza magnetica effettuata nel 2015,
perciò il nuovo referto non comprovava un sostanziale peggioramento rispetto
alla valutazione eseguita nel maggio 2016 dal dr. med. __________.

Anche le discopatie cervicali C6 e C7 erano conosciute già dal
2014, perciò anche il più recente referto del neurochirurgo, peraltro molto
simile al precedente del 24 novembre 2016, non ha comprovato uno stato di
salute peggiore rispetto a quello individuato dal perito nominato
dall’amministrazione.

 

Pertanto, le conclusioni del dr. med. __________ non apportano
nulla di nuovo al quadro clinico dell’assicurato indagato nel 2016 per ciò che
concerne la nuova domanda di prestazioni del 2014 oggetto del presente ricorso,
ma già anche nel 2013, e sempre dallo stesso reumatologo, in connessione con la
prima domanda AI del gennaio 2013. Il perito ha così potuto valutare lo stato
di salute della ricorrente su un lungo periodo di osservazione e le conclusioni
che ne ha tratto risultano così ancora più affidabili.

 

Egli ha saputo inoltre contestualizzare il grado di capacità
lavorativa dell’assicurata, ben distinguendo fra le varie attività.

L’attività di cameriera-gerente di bar, esercitata fino a luglio
2011, era esigibile ancora in ragione del 33,3%, da intendersi come riduzione
del rendimento sull’arco di una giornata intera di lavoro, sempre dal 1°
dicembre 2015.

Dall’agosto 2011 era senza lavoro e quindi si è occupata della
casa e della figlia di 4 anni. In qualità di casalinga l’esperto l’ha ritenuta
in grado di lavorare durante tutto il giorno dal dicembre 2015, ma con una
riduzione del rendimento del 33,3.

Poi, sempre dal 1° dicembre 2015, secondo il dr. med. __________
l’assicurata era in grado di svolgere al 100% delle attività adatte al suo
stato di salute, che tenessero conto dei limiti funzionali e di carico che
l’esperto ha accertato durante la visita peritale.

 

Da parte sua, invece, il neurochirurgo che ha operato due volte
l’assicurata ha praticamente sempre attestato un’inabilità lavorativa totale,
non solo fra un’operazione e l’altra, ma anche in precedenza e successivamente,
fatta salva la breve parentesi in cui nel novembre 2016 ha certificato
un’inabilità lavorativa del 70% anche in attività leggere a causa dei dolori lombari
e alle gambe, per poi ritornare, nel marzo 2017, a dichiararla inabile al
lavoro al 100% anche per attività leggere. Il grado di incapacità lavorativa
del 50% indicato il 15 giugno 2015 (doc. 76) era un pronostico espresso dal
neurochirurgo dopo il secondo intervento, che però si è rivelato non avere dato
i frutti sperati.

 

Malgrado i dolori continui segnalati, tuttavia trattati con
terapia analgesica blanda, per il perito la ricorrente era comunque in grado di
lavorare al 100% in attività adatte.

Il dr. __________ ha spiegato compiutamente e nel dettaglio lo
stato di salute dell’assicurata, ha individuato i limiti funzionali e di carico
nell’effettuare determinati movimenti; egli ha quindi svolto un esame
approfondito della sua capacità lavorativa non solo riguardo all’attività di
casalinga, ma anche sia con riferimento alla precedente attività di cameriera e
gerente di bar, sia ad altre attività adeguate alle sue condizioni di salute.

 

Nei suoi referti successivi alla perizia fatta esperire
dall’Ufficio AI, il medico curante dell’insorgente ha in sostanza indicato
soltanto l’anamnesi, concludendo che a causa dei problemi riscontrati, che non
sono migliorati malgrado i due interventi neurochirurgici, la capacità
lavorativa dell’assicurata in qualsiasi attività era nulla.

 

Alla luce di ciò, il TCA non può che confermare lo stato di salute
della ricorrente così come valutato dal dr. med. __________ l’8 maggio 2017
sulla base anche degli ultimi referti del 2017, il quale ha rinviato al
rapporto peritale del 5 maggio 2016 del dr. __________.

 

Non v’è infatti motivo di modificare le conclusioni tratte
dall’SMR, visto che, oltre al citato referto del 14 marzo 2017, specifici e più
dettagliati pareri medici contrari non ne sono stati trasmessi pendente causa,
malgrado l’iniziale comunicazione ricorsuale che in seguito sarebbe stata
prodotta una controperizia.

 

A questo proposito occorre evidenziare che in virtù della regola
secondo cui il principio inquisitorio che regge la procedura davanti al
Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma trova il suo correlato
nell'obbligo delle parti di collaborare, quest'obbligo non può tradursi in una
mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre degli
elementi oggettivi - segnatamente di natura medica - a sostegno delle proprie
argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria
rispettivamente all'amministrazione l'onere di determinare le condizioni di
salute dell’assicurato attuando un nuovo esame medico rispettivamente
richiamando dei referti medici - magari addirittura in possesso
dell’interessato medesimo -, quando alla base della lamentela del ricorrente vi
sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo riguardo ad un presunto
peggioramento del suo stato di salute (STCA 32.2017.6 del 4 luglio 2017; STCA
32.2016.108 del 2 maggio 2017; STCA 32.2016.45 del 10 marzo 2017; STCA
32.2015.120 del 2 agosto 2016; STCA 32.2015.76 dell’8 marzo 2016; STCA 32.2015.69
del 19 febbraio 2016; STCA 32.2014.187 del 22 settembre 2015; STCA 32.2014.125
dell’8 luglio 2015; STCA 32.2014.16 del 18 giugno 2014; STCA 32.2012.315 del 30
settembre 2013; STCA 32.2012.299 del 10 settembre 2013; STCA 32.2012.243 del 27
maggio 2013; STCA 36.2012.67 dell'11 febbraio 2013 confermata dalla STF
9C_185/2013 del 17 aprile 2013; STCA 32.2008.206 del 15 giugno 2009; STCA
32.2008.178 del 10 giugno 2009; STCA 32.2007.207 del 9 giugno 2008).

 

L'insorgente si è limitata a contestare la valutazione e l’agire
dell’Ufficio assicurazione invalidità, che non avrebbe vagliato sufficientemente
le sue condizioni, trasmettendo i referti del 14 marzo 2017 del neurochirurgo e
della risonanza magnetica.

L’assicurata non ha però saputo comprovare le sue lamentele di un
peggioramento del suo stato di salute rispetto alla perizia del 5 maggio 2016,
visto che il rapporto del medico curante dr. med. __________ indica delle
patologie che erano già presenti prima che il perito valutasse l’interessata e
quindi, come tali, egli le aveva già considerate nelle conclusioni tratte nel suo
rapporto del maggio 2016 e che ha confermato anche il 23 gennaio 2017 dopo
avere preso atto del certificato del 24 novembre 2016 del collega.

 

                               2.7.   In conclusione, dalla
documentazione medica agli atti non emerge una situazione notevolmente
peggiore, rispetto a quella accertata nel maggio 2016, tale da modificare la
capacità lavorativa residua dell’assicurata in altre attività adeguate al suo
stato di salute individuata dal dr. med. __________.

 

In altre parole, alla luce di quanto esposto, il neurochirurgo che
segue l’assicurata non ha comprovato che lo stato di salute della ricorrente
fosse peggiore di quello accertato dapprima dal perito nel maggio 2016 e ribadito
nel gennaio 2017, e poi dall’SMR.

Il TCA deve pertanto confermare la conclusione dell’Ufficio AI del
28 febbraio 2017 di ritenere l’insorgente inabile al lavoro in qualsiasi
attività dal 28 novembre 2014 al 29 novembre 2015; dopodiché, la stessa va
ritenuta totalmente abile in attività adatte al suo stato di salute che
rispettino i limiti stabiliti dal perito.

 

Da quanto precede discende che una nuova valutazione dello stato
di salute dell’assicurata, così come da essa richiesta, non è affatto
necessaria. Infatti, per quanto concerne il periodo in esame, si deve ritenere
che la documentazione agli atti è chiara e sufficiente per l'evasione della
presente fattispecie, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di
ulteriori accertamenti, segnatamente il rinvio degli atti all’amministrazione.

La fattispecie risulta già adeguatamente accertata da un esperto.

 

Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39
n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120
Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere
non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c).

 

Non va da ultimo dimenticato di osservare che anche i medici
dell’SMR si sono pronunciati il 10 maggio 2016, il 26 gennaio 2017 e l’8 maggio
2017 sullo stato di salute della ricorrente, prendendo in considerazione non
solo la perizia del 5 maggio 2016 e il suo complemento del 23 gennaio 2017, ma
anche tutti i rapporti dei medici curanti.

L’SMR, quantomeno fino alla data determinante della decisione in
lite (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute
dell'assicurato peggiore rispetto a quello determinato dagli specialisti
intervenuti su nomina dell’Ufficio AI.

Il suo giudizio, poi, come visto, non è stato validamente contraddetto
dalle argomentazioni dell'assicurata in sede ricorsuale e va pertanto posto
alla base del presente giudizio.

 

Il tali circostanze le lagnanze dell'assicurata, non circostanziate
sufficientemente, devono essere respinte, siccome prive di sostrato
medicalmente oggettivabile.

 

                               2.8.   Riconosciuto il valore
invalidante delle affezioni reumatologiche di cui soffriva la ricorrente, che è
stata ritenuta totalmente abile al lavoro nel rispetto di determinate
limitazioni funzionali e di carico, occorre ora verificare, dal profilo economico,
le conseguenze del danno alla salute che l’assicurata ha subìto.

 

L’insorgente ha chiesto che le si riconosca una
rendita intera di invalidità non limitata nel tempo, bensì permanente.

 

                               2.9.   L'obbligo
dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri
ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA. In relazione alle conseguenze
economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui
l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative
del danno alla salute.

 

In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto
quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle
conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua
residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V
22 consid. 4a pag. 28; Landolt,
Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi
Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad una
rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da
escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).

 

Dalla persona assicurata possono tuttavia essere
pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze
oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa
residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione
professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro
equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22
consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

Occorre anche ricordare che il concetto d'invalidità
è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica
ed astratta implicante da una parte un certo equilibrio tra offerta e domanda
di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da
offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si
dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue
residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il
diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà
essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una
forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale
o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità
occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (STF 8C_670/2009 del 7 aprile 2010 consid. 8; STF
8C_641/2008 del 14 aprile 2009 consid. 5.2; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009
consid. 2.3; DTF 110 V 273 consid. 4b pag. 276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e
1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 n. 1 pag. 67 consid. 5c).

 

Al riguardo, come è stato ricordato nella STF
8C_709/2008 del 3 aprile 2009 al considerando 2.3, il Tribunale federale ha già
ripetutamente stabilito che in considerazione dell'ampio ventaglio di
attività semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi
(cfr. Tabella TA1 edita dall’Ufficio federale di statistica, livello di
esigenze 4, attuale livello di competenze 1) – un numero significativo di
queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la
posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute che impone di lavorare in
posizione alternata - esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui
realizzare la propria capacità lavorativa residua. Si tratta segnatamente del
mercato occupazionale per personale non qualificato o semi qualificato (RCC
1989 pag. 331 consid. 4a), in cui possono venir eseguite mansioni di
sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e che consentono il
cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2).

 

Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato
costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può pretendere
soltanto l’esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto della sua
formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed
intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione per lui (Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 2003, pag. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; Omlin, Die Invalidität
in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 205 segg.,
secondo cui: “Bei einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit,
der Eigenart des Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen
Fähigkeiten sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin,
La rente d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, pag. 255 segg.).

 

In questo ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di
lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività
manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di
manovalanza oppure altre attività fisiche (Omlin, op. cit., p. 206; RCC 1989,
p. 331 consid. 4a).

L’Alta Corte ha tuttavia anche precisato che il mercato del lavoro
accessibile a questi assicurati non è limitato a tali attività.

Nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano
le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC
1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004, U 871/02, consid. 3; STFA del
25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.5).

Anche in questo ambito vi sono aperte delle opportunità di lavoro
per lavoratori ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni
di servizio.

 

Occorre infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero
che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera
attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique VSI 1998
p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7)

 

Da ultimo, va ricordato che la determinazione del grado AI è il
risultato di un puro calcolo economico che spetta al consulente in integrazione
professionale sulla scorta delle indicazioni e limitazioni mediche; egli valuta
infatti quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta
quindi al consulente, e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare l'esigibilità e la possibilità per l'assicurato di cercare un nuovo
impiego su un mercato equilibrato del lavoro e a proposito degli elementi da
prendere in considerazione (DTF 125 V 256 consid. 4; RtiD
II-2008 pag. 274; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                             2.10.   Nel
caso concreto, il consulente in integrazione professionale si è espresso il 13
giugno 2016 (doc. 89) sul grado di invalidità, quando ha stabilito una
riduzione globale dal reddito ipotetico da invalida del 5% per attività leggere.

Confrontando poi il reddito da valida stabilito statisticamente -
visto che l’assicurata era senza attività lavorativa e al beneficio
dell’assistenza sociale - con il reddito ipotetico da invalida ricavato
anch’esso dai medesimi dati statistici, ridotto del 5%, egli ha calcolato nel 5%
il grado di invalidità della ricorrente.

L’assicurata ha chiesto che si tenga conto della riduzione massima
del 25% al reddito da invalida, non contestato come tale, anziché del 5%, poiché
non sono stati considerati l’età, l’assenza di una formazione specifica,
l’impossibilità di potere essere occupata a tempo pieno e i limiti funzionali.

 

Secondo la
giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e
tipo di permesso di dimora, grado di occupazione, ecc.), non possono mettere
completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che
pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul
mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico.

L'Alta Corte ha precisato, al
riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc).

 

Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della
riduzione del salario statistico tramite l’utilizzo di multipli di 5, il Tribunale
federale ha affermato che nella sua prassi applica abitualmente alle deduzioni a
titolo di circostanze particolari dei multipli di 5. L’applicazione di tassi
più frazionati si rivelerebbe invece problematica, poiché siffatte riduzioni
sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente
verificabili in sede giudiziaria.

 

Con sentenza 8C_80/2013 del 17
gennaio 2014 l’Alta Corte ha rammentato che non è necessario procedere con
deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le
limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria
del permesso di soggiorno o il tasso d’occupazione.

Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei
limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito
da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete. Non è dunque
possibile procedere separatamente, in maniera schematica, sommando i singoli
fattori di deduzione, ma la deduzione va fatta complessivamente tenendo conto
di tutte le circostanze del singolo caso, ma non può superare il 25% (STF
9C_211/2016 del 18 ottobre 2016 consid. 6.2.1).

Nel caso di specie l’Ufficio AI
ha tenuto conto di una deduzione globale del 5% del reddito da invalida per la
necessità di svolgere unicamente delle attività leggere (doc. 89).

 

Il TCA osserva che la questione non merita di essere verificata
nel dettaglio, visto che anche volendo, per sola ipotesi di lavoro, applicare
il tasso di riduzione preteso dalla ricorrente al calcolo effettuato dall’Ufficio
AI che, occorre ribadire, come tale non è stato contestato – ossia non sono
stati messi in discussione né il reddito da valida né il reddito da invalida di
partenza -, si arriva ad ottenere un grado di invalidità del 25% (Fr. 52'225.-
[reddito da valida] – {Fr. 52'225.- - (Fr. 52'225.- x 25 : 100)} [reddito da
invalida] : Fr. 52'225.- x 100).

Questo grado è stato quindi calcolato tenendo presente un’abilità
lavorativa residua del 100% in altre attività lucrative adeguate e una
riduzione del 25% per stabilire il reddito statistico da invalida ma, essendo
inferiore al grado minimo pensionabile, in virtù dell’art. 28 cpv. 2 LAI non dà
diritto a una rendita di invalidità.

 

Ne discende che è a giusta ragione che il grado del 5% stabilito
dall’amministrazione – o anche quello del 25% volendo seguire la tesi della
ricorrente, comunque non fondata alla luce della citata giurisprudenza - non
permette all’assicurata di continuare a ricevere una rendita di invalidità
(art. 28 LAI) trascorsi tre mesi dall’intervenuto miglioramento del suo stato
di salute (art. 88a cpv. 1 OAI).

 

In queste circostanze, questo Tribunale non può dunque che
confermare la decisione dell’Ufficio AI di attribuire alla ricorrente una
rendita temporanea intera di invalidità per il periodo dal 1° novembre 2015 al
31 marzo 2016, e meglio a decorrere dal termine dell’anno di attesa (dal 28
novembre 2014 al 29 novembre 2015) fino a tre mesi dopo il miglioramento del
suo stato di salute oggettivato dal 1° dicembre 2015.

Di conseguenza, è a giusta ragione che dal 1° aprile 2016 la
ricorrente non ha più diritto al riconoscimento di una rendita (intera) di
invalidità.

La decisione impugnata deve pertanto essere confermata e il
ricorso integralmente respinto.

 

Al riguardo è comunque utile rilevare che il potere
cognitivo del TCA è limitato alla valutazione della legalità della decisione deferitale
sulla base dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emanata
(DTF 121 V 366; STFA U 29/04 dell’8 novembre 2005).

Un eventuale aggravamento dello stato di salute dell'assicurata
intervenuto in epoca posteriore alla decisione impugnata può, se del caso,
giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4 maggio 2004; STF I 560/05
del 31 gennaio 2007).

 

                             2.11.   Stante
quanto precede, la pretesa dell’insorgente di ottenere una rendita intera di
invalidità anche dopo il 31 marzo 2016 non può essere accolta.

Inoltre, nella misura in cui l'Ufficio AI ha
rifiutato il riconoscimento (anche) di provvedimenti d'integrazione, la decisione impugnata merita conferma (STCA 32.2016.137 del 23 maggio
2017; 32.2016.59 del 30 marzo 2017; STCA 32.2012.39 del 24 ottobre 2012; STCA
32.2012.69 del 20 agosto 2012; STCA 32.2011.143 e 32.2011.141 del 21 novembre
2011), giacché la soglia minima di diminuzione della capacità di
guadagno conferente diritto a provvedimenti di riformazione professionale è del
20% (DTF 130 V 489 consid. 4.2; DTF 124 V 110 consid. 2b; STFA I 164/05 del 22
dicembre 2006 consid. 7; SVR 2010 IV Nr. 24; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid.
1b).

Il ricorso deve pertanto essere respinto.

 

                             2.12.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

 

L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

 

Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr.
500.-vanno poste a carico dell'insorgente.

 

                             2.13.   Quest’ultima ha tuttavia
chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il
gratuito patrocinio (doc. I).

 

Di principio, anche se un assicurato è soccombente, può essere
posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria sempre che adempia alle relative
condizioni (DTF 124 V 301 consid. 6).

 

L'art. 28 cpv. 2 Lptca stabilisce che la disciplina della difesa
d'ufficio e del gratuito patrocinio è retta dalla Legge sull'assistenza
giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio (LAG).

 

L'art. 2 LAG definisce il principio secondo cui l'assistenza
giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri
della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi
diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative.

L'estensione di questo diritto è regolato dall'art. 3 LAG, che
prevede che:

 

"
1 L'assistenza giudiziaria si estende:

- all'esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni;

- all'esenzione dalle tasse e spese processuali;

- all'ammissione al gratuito patrocinio.

2 L'assistenza giudiziaria è
concessa, su istanza, integralmente o in parte; se ne sono dati i presupposti,
l'autorità è tenuta ad accordarla in modo parziale.

3 Essa è esclusa se la
procedura non presenta possibilità di esito favorevole per l'istante.".

 

I presupposti (cumulativi) per la concessione dell'assistenza
giudiziaria sono in principio dati se l'istante si trova nel bisogno, se
l'intervento dell'avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo
non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372
consid. 5b e riferimenti).

 

In particolare, il requisito della probabilità di esito favorevole
difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una
persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe ad
avviare una causa o a continuarla in considerazione delle spese cui si
esporrebbe (STF I 562/05 del 12 febbraio 2007; DTF 129 I 135, consid. 2.3.1,
DTF 128 I 236 consid. 2.5.3; DTF 125 II 275, consid. 4b; DTF 119 Ia 251; Cocchi/Trezzini, op. cit., ad art. 157,
pag. 492, n. 1).

A tal proposito, si osserva che per valutare la probabilità di
esito favorevole non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è
infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente
meno possibilità di essere ammesso che di essere respinto, ovvero che non si
debba ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i
propri mezzi (DTF 125 II 275; DTF 124 I 304, consid. 2c). Inoltre, quando le
prospettive di successo ed i rischi di perdere il processo si eguagliano o le
prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non
possono essere considerate senza esito favorevole (DTF 125 II 275; DTF 124 I
304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; Cocchi/Trezzini,
op. cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).

 

Nel caso concreto, alla luce delle considerazioni esposte il
ricorso era sin dall'inizio sprovvisto di esito favorevole.

L'insorgente non ha infatti comprovato mediante specifica
documentazione medica che il suo stato di salute era peggiore rispetto a quello
stabilito dal perito nel maggio 2016 e poi confermato nel gennaio 2017 anche a
seguito di nuovi atti medici di parte. Ella si è limitata ad esprimere delle
considerazioni personali sul suo stato di salute, tuttavia non apportando
alcuna prova a sostegno di queste tesi. Come visto, i certificati medici prodotti
con le osservazioni al progetto di decisione e quelli addotti in sede di
ricorso attestano una situazione clinica che non è sostanzialmente peggiore
rispetto a quella valutata dal dr. __________ nel maggio 2016 con una
dettagliata e completa perizia specialistica, perciò non le sono di alcun aiuto.

 

Facendo quindi difetto uno dei tre presupposti cumulativi
necessari per ottenere l'assistenza giudiziaria, non occorre verificare oltre
l'adempimento delle altre due condizioni.

L'istanza di assistenza giudiziaria è quindi respinta e la ricorrente
non ha diritto all'esenzione dalle tasse e dalle spese procedurali.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza di assistenza
giudiziaria è respinta.

 

                                   3.   Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti