# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 366178d2-93f8-5adf-9977-e620507064f2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-04-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.04.2010 30.2009.44
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2009-44_2010-04-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2009.44

   

  TB

  	
  Lugano

  6 aprile 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso del 2 dicembre 2009
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 10
  novembre 2009 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1

   

   

  in materia di contributi AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                                  A.   Il
9 marzo 2009 (doc. 31) la Cassa CO 1 ha definitivamente fissato in Fr. 6'838,70 i contributi AVS/AI/IPG dovuti da RI
1 per il 2006 quale indipendente.

 

                                  B.   Il
20 marzo 2009 (doc. 30) l'assicurato
ha chiesto alla Cassa la riduzione dei contributi dovuti quale conguaglio (Fr.
2'197,55) lamentando difficoltà
economiche ed il 6 maggio 2009 (doc. 28) ha compilato l'apposito formulario, allegando diversi giustificativi di spese (docc.
11-18, 20-27).

Accertata l'assenza di ACB (doc. 19), con decisione del
28 maggio 2009 (doc. 9) la Cassa ha respinto la domanda di riduzione, poiché
dal calcolo LEF risultava un'eccedenza
di Fr. 1'842,50.

                                  C.   Esperiti
degli accertamenti (docc. 3-7), il 10 novembre 2009 (doc. A1) la Cassa di
compensazione ha preso posizione sull'opposizione del 16 giugno 2009 (doc. 8) dell'assicurato, respingendo la richiesta di riduzione dei contributi dovuti.
Infatti, dopo avere rifatto il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del
diritto esecutivo, l'amministrazione
ha ottenuto che le entrate attuali dell'interessato superano il minimo vitale LEF di Fr. 1'676,50. L'opponente poteva comunque versare il saldo a rate mensili.

 

                                  D.   Con
ricorso del 2 dicembre 2009 (doc. I) l'assicurato ha esposto un calcolo del minimo d'esistenza della sua famiglia, giungendo ad
un fabbisogno (spese) di Fr. 5'006,80
a cui far fronte con delle entrate di Fr. 5'240.-. Vista l'eccedenza
di (soli) Fr. 233,20, il ricorrente ha chiesto al Tribunale di esonerarlo dal
versamento del dovuto. In via subordinata, ha postulato che gli sia concessa
una riduzione del conguaglio dei contributi e che in ogni caso gli sia concesso
il pagamento a rate di Fr. 50.- al mese al massimo.

L'insorgente ha fatto inoltre presente che
"nel 2007 avevo già pagato i contributi dovuti e poi CO 1 me li ha
restituiti dicendo che da un loro calcolo ne avevo versati troppi (circa
1800.-). Dopo di che è nuovamente arrivata con una nuova richiesta… presumo
siccome si era sbagliata… nel frattempo io i miei soldi li ho spesi per la
famiglia ed ora faccio veramente fatica a restituirli.".

 

                                  E.   Nella
risposta di causa dell'11
dicembre 2009 (doc. III) la Cassa ha proposto di respingere il ricorso dell'assicurato, poiché anche rifacendo il
calcolo del minimo vitale (doc. 32A) tenendo conto del minimo di esistenza dei
coniugi (Fr. 1'700.- x 12),
delle spese di riscaldamento (Fr. 286,40) e di quelle mediche (Fr. 166.-), si
giunge ad un'eccedenza di Fr.
574,10. Quand'anche si volesse comunque
considerare il calcolo eseguito dall'insorgente, risulta sempre un'eccedenza di Fr. 233,20, ciò che gli permette di avere un margine
per pagare ratealmente i contributi arretrati.

 

                                  F.   Il
ricorrente ha osservato come la Cassa di compensazione abbia di volta in volta
ridotto l'eccedenza, passando
da Fr. 1'842,50 a Fr. 574,10.
Egli ribadisce comunque la correttezza di un'eccedenza di soli Fr. 233,20, per cui la sua situazione finanziaria
va considerata particolarmente gravosa, ritenuto, poi, che nel calcolo non sono
state conteggiate le voci per l'assicurazione del veicolo, il telefono, il canone radio-televisivo,
ecc. (doc. V). L'assicurato ha
ribadito le proprie argomentazioni e le richieste ricorsuali.

 

La Cassa si è
riconfermata nella risposta di causa (doc. VII).

considerato                    in
diritto 

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF H 180/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).

 

                                   2.   Per costante giurisprudenza federale, la decisione impugnata
costituisce il presupposto ed il contenuto della contestazione sottoposta
all'esame giudiziale (DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 cons. 2a, DTF 110 V 51 cons.
3b e giurisprudenza ivi citata; SVR 2005 AHV Nr. 19; SVR 1997 UV Nr. 81, pag.
294).

 

Se non è stata emessa
nessuna decisione, la contestazione non ha oggetto e non può dunque essere
pronunciata una sentenza nel merito (STF C 22/06 del 5 gennaio 2007; DTF 131 V
164 cons. 2.1; DTF 125 V 414 cons. 1A; DTF 119 Ib 36 cons. 1b).

 

Nella fattispecie, la
decisione impugnata, ossia quella su opposizione emessa il 10 novembre 2009
dalla Cassa di compensazione, porta unicamente sulla domanda di riduzione dei
contributi dovuti a saldo per il 2006 formulata dall'assicurato il 20 marzo 2009 e completata il 6 maggio 2009.

 

In questo senso, in assenza di una decisione impugnabile, il
Tribunale non può pronunciarsi sulla richiesta del ricorrente di esonerarlo dal
versamento dei contributi personali dovuti a conguaglio per l'anno di contribuzione 2006. Questa censura
è pertanto irricevibile.

 

Questo TCA può dunque entrare nel merito soltanto della domanda di riduzione dei contributi per l'anno 2006.

 

nel merito

 

                                   3.   Per
l'art. 11 cpv. 1 LAVS, i contributi secondo gli articoli 6, 8 cpv. 1 o 10 cpv.
1, il cui pagamento non potrebbe essere ragionevolmente richiesto alle persone
assicurate obbligatoriamente, possono essere adeguatamente ridotti, a richiesta
motivata, per un periodo di tempo determinato o indeterminato; essi non possono
però essere resi inferiori al contributo minimo.

Giusta l'art. 11 cpv. 2 LAVS il
contributo minimo il cui pagamento costituirebbe un onere
troppo grave per le persone assicurate obbligatoriamente può essere condonato,
a richiesta motivata e previa consultazione dell'autorità designata dal Cantone di domicilio. Per questi assicurati
il Cantone di domicilio paga il contributo minimo. I Cantoni possono far
contribuire i Comuni di domicilio al pagamento di questo contributo.

 

L'art. 31 OAVS sulla riduzione dei contributi
prevede al capoverso 1 che chi intende chiedere la riduzione dei suoi
contributi, deve presentare alla cassa di compensazione cui è affiliato una
domanda scritta, corredata dei documenti giustificativi necessari e rendere
verosimile che non si può esigere da lui il pagamento del contributo intero.

La cassa di
compensazione accorda la riduzione dopo aver fatto le indagini necessarie (art.
31 cpv. 2 OAVS).

 

                                   4.   Per
quanto attiene la riduzione dei contributi, la richiesta deve essere presentata
per iscritto (N. 3014 delle Direttive sui contributi dei lavoratori
indipendenti e delle persone senza attività lucrativa nell'AVS/AI/IPG (DIN), edite dall'UFAS, edizione 2001, stato 2006) e deve
essere sufficientemente motivata. L'assicurato deve inoltre provare che si trova in uno stato di bisogno
e che non si può pretendere da lui il pagamento di contributi (N. 3015 DIN).

La riduzione dei
contributi è una misura straordinaria che presuppone notevoli e straordinarie
difficoltà finanziarie dell'assicurato;
si deve dunque trattare di un effettivo stato di necessità (RCC 1950 pag. 334).
Ciò si verifica in particolare quando l'assicurato è economicamente rovinato (RCC 1954 pag. 70; N. 3020
DIN).

La condizione dell'inesigibilità è soddisfatta quando il
pagamento dell'intero contributo
non permetterebbe all'assicurato
di coprire il suo fabbisogno vitale e quello della sua famiglia (RCC 1949 pag.
162; RCC 1952 pag. 319; RCC 1989 pag. 122), vale a dire quando le spese
indispensabili al mantenimento (minimo vitale) non sarebbero più coperte dai
mezzi disponibili (N. 3021 DIN).

Occorre tenere
presente la situazione economica complessiva del debitore e non solo fondarsi
sul suo reddito da attività lucrativa (DTF 104 V 61; RCC 1978 pag. 522; RCC
1980 pag. 501; N. 3023 DIN). Si devono inoltre considerare le condizioni di
reddito e di sostanza del coniuge e dei figli che vivono nell'economia
domestica comune, indipendentemente dal regime matrimoniale scelto (DTF
120 V 275 consid. 5a/cc; RCC 1981 pag. 516, RCC 1951 pag. 457;
N. 3024 DIN).

Per situazione di
bisogno si intende il minimo vitale ai sensi della LEF (RCC 1988 pag. 132; RCC
1989 pag. 122). Salvo in circostanze molto particolari, il minimo vitale
previsto dal diritto dell'esecuzione
rappresenta il limite sotto cui il pagamento di un intero contributo non è
esigibile (RCC 1981 pag. 321; N. 3025 DIN), costituendo un onere troppo
gravoso. La giurisprudenza federale ha stabilito che si può riconoscere una
particolare situazione di disagio economico, allorquando il reddito netto
dell'assicurato è inferiore ai minimi di esistenza valevoli agli effetti del
diritto esecutivo (RCC 1978 pag. 523).

Perché vi debba essere
riduzione, occorre che il richiedente non possa far fronte ai propri bisogni
vitali, non bastando invece che, abituato a una vita agiata, si senta
soggettivamente in una situazione di disagio, senza che il pagamento dell'intero contributo lo metta in uno stato di
necessità (RCC 1981 pag. 322; RCC 1953 pag. 319; N. 3027 DIN).

I contributi personali
di un assicurato che possiede sostanza (immobili, titoli) non possono essere di
principio ridotti per mancanza di inesigibilità, a meno che si tratti di un
onere troppo pesante, anche se l'assicurato non ne può disporre (N. 3029 DIN). In questa situazione
si giustifica al massimo la concessione di una dilazione di pagamento (RCC 1978
pag. 523, RCC 1951 pag. 239; STFA 13 dicembre 1990 in re G.P.C.). Tuttavia, se
l'assicurato dispone di una certa sostanza, ma è gravato da debiti per un
importo superiore, in questo caso può essergli riconosciuto il diritto di
beneficiare di una riduzione dei contributi invece della dilazione di pagamento
(STCA 5 marzo 1986 in re H.H., STCA 14 aprile 1986 in re H.J.M.). Per le
proprietà fondiarie, una riduzione può entrare in linea di conto quando non è
possibile aumentare il debito ipotecario. Le parti di sostanza bloccate (ad es.
le assicurazioni sulla vita) possono essere oggetto di un prestito e
giustificano tutt'al più la
concessione di una proroga di pagamento (N. 3030 DIN), mentre non sono un
motivo di riduzione (RCC 1978 pag. 521). Se del caso, è possibile pretendere
che venga contratto un prestito per pagare i contributi dovuti (RCC 1980 pag.
501; N. 3030 DIN).

Per determinare se il
pagamento del contributo minimo costituisce un onere troppo grave per l'assicurato, la giurisprudenza ha definito
dei criteri (DTF 120 V 274 consid. 5 = Pratique VSI 1995 pag. 162). In
particolare, i debiti fiscali non fanno parte degli obblighi della vita
quotidiana da includere nel minimo vitale (DTF 120 V 274 consid. 5a/aa; RCC
1984 pag. 177; N. 3033 DIN).

Il debito contributivo
di cui si chiede la riduzione non può essere preso in considerazione per la
determinazione del minimo vitale dell'assicurato (RCC 1989 pag. 125 consid. 4; N. 3033 DIN).

Nemmeno gli interessi
passivi sono deducibili, a meno che si tratti di interessi ipotecari in
relazione con l'abitazione del
debitore o di altri suoi bisogni vitali (DTF 120 V 271 consid. 5a/bb; Greber/Duc/Scartazzini, Commentaire des art. 1 à 16 de la LAVS, pag. 355 n. 8 ad art. 11).

La riduzione dei
contributi deve essere esclusa se la concessione di una dilazione di pagamento
permette alla cassa di ottenere il pagamento dell'intero importo (N. 3036 DIN).

Per stabilire se
esiste una situazione d'inesigibilità,
occorre fondarsi sulla situazione economica del debitore che esiste al momento
in cui egli dovrebbe pagare i contributi (STFA H 164/99; DTF 120 V 275
consid. 5a/dd; DTF 113 V 254 consid. 4b, DTF 104 V 61; DTF 98
V 251; N. 3040 DIN). Questo momento è quello in cui la
decisione sulla domanda di riduzione è cresciuta in giudicato e, di
conseguenza, eventualmente quello in cui l'autorità cantonale di ricorso o il Tribunale federale statuisce
sulla questione della riduzione. In questo caso, sebbene il Tribunale federale
sia vincolato dalle constatazioni dell'autorità di prima istanza, eccezionalmente può tenere conto dei
fatti nuovi, posteriori alla decisione della Cassa o della sentenza cantonale (DTF
120 V 275 consid. 5a/dd; DTF 104 V 61; Greber/Duc/Scartazzini,
op. cit., n. 14 ad art. 11).

Inoltre, un condono
fiscale non implica necessariamente una riduzione dei contributi AVS/AI/IPG.
Tale condono può tutt'al più
rappresentare un indizio (RCC 1954 pag. 230; N. 3045 DIN), ma in ogni caso spetta all'amministrazione dell'AVS di valutare se e in quale misura il pagamento dei contributi
debba essere considerato un onere troppo elevato (DTF 120 V 271 consid. 6).

I contributi non
devono essere ridotti in misura superiore a quanto richiesto dall'assicurato (N. 3046 DIN).

I contributi pagati
senza riserva non possono più essere ridotti, ossia una domanda di riduzione
può vertere solo su debiti contributivi non pagati (RCC 1952 pag. 428; N. 3047
DIN).

Di regola, il grado di
riduzione è stabilito dal rapporto esistente tra l'insieme dei mezzi economici dell'assicurato e di quelli che gli garantiscono il minimo vitale (RCC
1949 pag. 163), oppure dalla parte del reddito che non copre il minimo vitale
previsto dal diritto dell'esecuzione
(N. 3048 DIN).

I debiti ed i loro
interessi non giustificano di per sé il fatto che si consideri l'esistenza economica dell'assicurato come seriamente minacciata né,
di conseguenza, la concessione di una riduzione che abbassi il contributo ad un
tasso inferiore a quello del contributo usuale versato dai salariati, come
avviene in caso di rovesci di fortuna o di malattie (RCC 1954 pag. 70; N. 3049
DIN).

La riduzione riguarda
la totalità del contributo annuale. Se l'assicurato ha già versato una parte dei contributi prima di
presentare la domanda, la parte già pagata deve essere presa in considerazione
al momento del conteggio (RCC 1954 p. 70; N. 3050 DIN).

Anche se il contributo
AVS/AI/IPG è stato fissato secondo la tavola scalare, non può essere ridotto ad
un importo inferiore a quello che deve essere pagato da un salariato, quindi al
5,05% del reddito determinante (RCC 1950 pag. 257; N. 3051 DIN).

 

                                   5.   In
concreto il ricorrente, esercitante attualmente un'attività lucrativa dipendente, ritiene che siano dati i requisiti sia
per concedere il condono del pagamento del conguaglio dei contributi dovuti per
il 2006, sia (almeno) la riduzione di questo importo, poiché dal calcolo del
minimo esistenziale della sua famiglia risulterebbe una differenza in più di
soli Fr. 233,20.

 

La Cassa di
compensazione, invece, con la risposta di causa ha proposto un nuovo calcolo
del minimo vitale, ottenendo un'eccedenza di Fr. 574,10. Ritenuto un reddito netto di Fr. 5'240.-, essa ha infatti quantificato in Fr.
4'665,90 il fabbisogno della famiglia,
contro la somma di Fr. 5'006,80
calcolata dal ricorrente.

 

Essenzialmente, la
differenza di calcolo risiede nelle deduzioni effettuate per le spese di
istruzione dei due figli (Fr. 150.-), per le spese di trasferta per recarsi al
lavoro (Fr. 200.-) e per il leasing dello scooter (Fr. 181,85), che non sono
state riconosciute dalla Cassa.

 

                                   6.   In
merito al calcolo del minimo vitale, per quanto attiene alle entrate, le parti
concordano nel ritenere un importo di Fr. 5'240.-, derivante dalla media del salario lordo conseguito dal ricorrente
nei quattro primi mesi del 2009 di Fr. 4'596.- (doc. 22) e dall'assegno familiare integrativo di Fr. 644.- percepito dalla
convivente (docc. 11 e 12).

 

Gli assegni di
famiglia sono prestazioni sociali in denaro, a carattere integrativo ed a
sostegno sì degli oneri del figlio, ma pure di tutti gli oneri familiari (art.
1 cpv. 1 della legge cantonale sugli assegni di famiglia [LAF], RL 6.4.1.1).
Economicamente, l'assegno
costituisce quindi un reddito spettante alla famiglia (monoparentale o biparentale)
nel suo insieme e non solo ai figli. Del resto, titolare del diritto
all'assegno è l'uno o l'altro dei genitori (art. 2 cpv. 1 LAF), ossia quello
che cura il figlio (art. 5 cpv. 1, 24 e 31 s. LAF) rispettivamente – per gli
assegni di base e per giovani in formazione o invalidi – quello che percepisce
un salario (art. 6, 11 e 23 LAF). D'altronde, tutti i redditi dei diversi membri sono presi in
considerazione per il calcolo degli assegni integrativi e di prima infanzia
(cfr. ad. es.: art. 24 cpv. 1 lett. c, 27, 30, 30d 31 lett. d, 32, 35 e 37d
LAF).

Dal profilo esecutivo,
l'assegno deve pertanto essere
dedotto dal minimo di esistenza comune della famiglia del debitore (nel senso
di comunione domestica giusta l'art. 93 LEF, quindi limitata al genitore e al figlio se i genitori
vivono separati) e non solo dal supplemento per i figli. Ciò anche per evitare
che con gli assegni si paghino spese non essenziali a scapito dei creditori di
prestazioni essenziali. Inoltre, va tenuto conto del carattere impignorabile
degli assegni di famiglia (art. 46 LAF; Messaggio (n. 4198 del 19 gennaio 1994,
in Raccolta dei verbali del Gran Consiglio, sessione ordinaria primaverile
1996, vol. I.2, p. 830; art. 92 n. 9a LEF; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. II, Losanna 2000, n. 9 e 87
ad art. 92). Nel quantificare l'eccedenza pignorabile, vanno però considerati tutti i redditi dell'escusso, sia quelli impignorabili (art. 92
LEF) – in concreto gli assegni – che quelli limitatamente pignorabili (art. 93
LEF) – il salario –, fermo restando che potranno essere pignorati solo i
redditi limitatamente pignorabili se e nella misura in cui, sommati a quelli
impignorabili, eccedano il suo minimo di esistenza (DTF 104 III 38; sentenza CEF
22 gennaio 1999 [15.98.142], cons. 3c, Rep. 1999, n. 88bis (1); Ochsner, Commentaire
romand de la LP, Basilea/Ginevra/ Monaco 2005, n. 159 ad art. 92; Guidicelli/Piccirilli, Il pignoramento
di redditi ex art. 93 LEF nella pratica ticinese, Lugano 2002, n. 39; von der Mühll, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. II, Basilea/ Ginevra/Monaco 1998, n. 18 ad
art. 93). Dal profilo pratico, gli assegni di famiglia dovranno
quindi essere dedotti dal minimo di esistenza del debitore e si pignorerà solo
il suo salario nella misura in cui eccede detto minimo (RDAT II-2007 pag. 768
n. 56c).

 

Pertanto, per
calcolare l'eccedenza, vanno
considerati tutti i redditi del ricorrente e della sua famiglia, quindi sia il
salario netto conseguito dall'assicurato
sia l'assegno familiare
integrativo (AFI) della sua convivente. È quindi a buon diritto che la Cassa ha
fissato in Fr. 5'240.- (Fr. 4'596.- + Fr. 644.-) le entrate mensili dell'insorgente.

 

Quanto al fabbisogno
della sua famiglia, occorre rilevare che né il ricorrente né la Cassa l'hanno determinato correttamente.

L'assicurato ha indicato delle spese per l'istruzione dei figli, ma in proposito va evidenziato che egli non le
ha comprovate.

Inoltre, considerato
che i bambini hanno meno di dieci anni e quindi che frequentano l'asilo e la scuola elementare - verosimilmente
– ubicati nel comune di domicilio, la cifra di Fr. 150.- appare ingiustificata
sia per far fronte agli eventuali mezzi pubblici di trasporto, sia per il
materiale scolastico.

Anche le spese di
trasferta per recarsi al lavoro appaiono eccessive, dato che proprio la tabella
per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo allestita
dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello valida dal 1° settembre 2009, peraltro prodotta dallo stesso
ricorrente (doc. A2), indica che le spese di trasferta in scooter per
raggiungere il posto di lavoro vengono conteggiate in Fr. 30.- al mese.

Per contro, la Cassa
non ha nemmeno preso in considerazione queste spese di trasferta né quelle di
leasing dello scooter.

 

Ad ogni buon conto, la
questione dell'esatta
determinazione del minimo vitale del ricorrente e della sua famiglia può
rimanere qui indecisa. In effetti, sia che si consideri il fabbisogno calcolato
dall'assicurato (Fr. 5'006,80), sia quello proposto dalla Cassa
nella risposta di causa (Fr. 4'665,90),
oppure ancora un importo che si situa fra queste due cifre se ci si attiene
alle correzioni delle poste appena elencate, l'insorgente dispone comunque sempre di un'eccedenza di entrate, essendo queste superiori alle uscite della sua
famiglia.

 

Come ricordato la
riduzione può essere concessa se è dimostrato che, a seguito del pagamento del
contributo dovuto, l'assicurato verrebbe a trovarsi in una particolare situazione
di estremo disagio economico, ciò che si presenta allorquando le entrate dell'assicurato
non permettono di coprire il suo fabbisogno minimo. Pertanto, non possono
essere presi in considerazione altri elementi e aspetti soggettivi, dovendosi
basare su uno stato di necessità obiettivo.

 

Non va poi dimenticato
che l'assicurato dispone di
titoli e sostanza immobiliare, per cui la riduzione è di principio esclusa (N.
3029 DIN). La circostanza che vi siano dei debiti (doc. A3), di cui però non si
conosce la natura (privati e/o ipotecari), lascia però dei dubbi sul loro
computo integrale (N. 3034 DIN).

Occorre inoltre
evidenziare che la sostanza immobiliare è stata fiscalmente stimata in
Fr. 60'634.-, ma commercialmente
può sicuramente avere un valore maggiore (il TCA osserva, al riguardo, che per
determinare l'assegno familiare
integrativo, nella decisione del 21 ottobre 2008 la Cassa per gli assegni di
famiglia ha ritenuto una proprietà fondiaria di Fr. 242'539.-, doc. 12).

La vendita al valore
corrente di mercato diminuirebbe il debito ipotecario e conseguentemente pure
gli interessi passivi, lasciando maggiore liquidità a disposizione del debitore.

Oltre a ciò, le
assicurazioni sulla vita dell'assicurato
(cfr. notifica di tassazione IC 2008, doc. A3), essendo parti di sostanza bloccate,
possono essere oggetto di un prestito e giustificano tutt'al più la concessione di una dilazione di
pagamento (N. 3030 DIN).

 

Stante quanto precede,
data un'eccedenza d'entrata variabile fra i Fr. 230.- ed i Fr.
570.-, non è pertanto possibile procedere con una riduzione del contributo
dovuto, poiché l'assicurato non
è in una situazione di bisogno e quindi può far fronte al pagamento dei
contributi dovuti chiedendo alla Cassa di compensazione una dilazione (art. 34b
OAVS).

Al riguardo, la
circostanza che il ricorrente stesso abbia proposto di rimborsare mensilmente
il debito contributivo indica che lo stesso non costituisce un onere troppo grave.

 

Da quanto precede
discende che la decisione di reiezione della domanda di riduzione deve essere
confermata. Il ricorso deve dunque essere respinto.

 

                                   7.   Quanto
alla domanda in via principale di concedere il condono del conguaglio dei
contributi per il 2006, benché, come visto in ingresso, essa non sia stata
oggetto della decisione qui impugnata, questo Tribunale rileva comunque che
giusta l'art. 11 cpv. 2 LAVS, il contributo minimo il cui pagamento costituirebbe un onere troppo grave per le persone assicurate
obbligatoriamente può essere condonato, a richiesta motivata e previa
consultazione dell'autorità
designata dal Cantone di domicilio. Per questi assicurati il Cantone di
domicilio paga il contributo minimo. I Cantoni possono far contribuire i Comuni
di domicilio al pagamento di questo contributo.

 

L'art. 32 cpv. 1 OAVS, relativo al condono
dei contributi, prevede che le persone tenute a pagare i contributi che,
conformemente all'articolo 11
capoverso 2 LAVS, domandano il condono, devono presentare una domanda scritta e
motivata alla cassa di compensazione cui esse sono affiliate; la cassa
trasmette la domanda all'autorità
designata dal Cantone di domicilio, affinché questa possa esprimere il suo parere.

Giusta l'art. 32 cpv. 2 OAVS, la cassa di
compensazione decide della domanda di condono in base al parere dell'autorità designata dal Cantone di
domicilio. Il condono può essere accordato per il periodo di due anni al
massimo. Inoltre, una copia della decisione di condono deve essere notificata
al Cantone di domicilio; questo può fare opposizione ai sensi dell'art. 52 LPGA o impugnare la decisione in
conformità agli articoli 56 e 62 LPGA (art. 32 cpv. 3 OAVS).

 

Per l'art. 17 del Decreto legislativo di
applicazione della legge federale del 20 dicembre 1946 sull'assicurazione per la vecchiaia e i
superstiti (RL 6.4.5.2), il Dipartimento dell'Interno, Servizio cantonale della pubblica assistenza (ora:
Dipartimento della sanità e della socialità), è designato quale autorità
consultiva per il condono delle quote dovute dalle persone assicurate
obbligatoriamente, per le quali il pagamento di esse costituirebbe un onere
troppo grave. In tale caso la quota mensile di Fr. 1.- è a carico dell'assistenza pubblica.

 

Quando la Cassa di
compensazione ha ridotto il contributo al minimo di legge l'assicurato debitore
può domandare il condono.

In effetti, il condono
dei contributi è possibile solo quando l'assicurato è unicamente debitore del contributo minimo annuale. La
legge, in proposito, è molto chiara: è il contributo minimo, il cui
pagamento costituirebbe un onere troppo grave per le persone assicurate
obbligatoriamente, che può essere esonerato (art. 11 cpv. 2 LAVS).

Il condono del
contributo minimo può essere concesso solo ad assicurati che si troverebbero in
una situazione insostenibile se dovessero pagare i contributi. Ciò significa
che il condono dei contributi minimi è una misura straordinaria e può essere concesso
solo quando l'assicurato vive
in grande povertà (N. 3071 DIN).

Anche nell'ambito del condono, la situazione insostenibile
quale condizione per il condono del contributo giusta l'art. 11 cpv. 2 LAVS deve essere esaminata secondo il minimo vitale
previsto dal diritto dell'esecuzione
(RCC 1988 pag. 117; N. 3072 DIN).

Dal profilo
procedurale, se degli assicurati che, fino a quel momento, versavano contributi
superiori al contributo minimo annuale soddisfano le condizioni di condono
prima di aver inoltrato la domanda di riduzione, essi possono richiedere
contemporaneamente, sullo stesso modulo, la riduzione e il condono. In questi
casi la cassa esaminerà dapprima se deve ridurre il contributo al minimo
annuale e, all'occorrenza,
emanerà una decisione. In seguito verificherà se esistono motivi che
giustificano il condono (N. 3077 DIN).

La citata norma legale
prevede inoltre che le Casse di compensazione sottopongano tutte le richieste
di condono all'autorità
designata dal Cantone di domicilio (per il Cantone Ticino: Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento), la
quale si accolla, se dati gli estremi, il pagamento del contributo minimo.

 

In concreto, poiché è
stata negata la possibilità di ridurre il contributo fatturato all'assicurato fino al massimo al contributo
dovuto da un salariato (5,05%), nemmeno è possibile ammettere l'eccezionale riduzione del contributo fino
al contributo minimo. Di conseguenza, non può essergli neppure straordinariamente
concesso il condono del contributo minimo.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Nella
misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio Zocchetti