# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59008705-1a09-54e8-a4ed-4db1d4843f7b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 02.05.2017 16.2015.37
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2015-37_2017-05-02.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2015.37

  	
  Lugano

  2 maggio 2017/rn

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 10 giugno 2015 presentato dall'

 

	
   

  	
  RE 1 

  (ora
  patrocinato dall' PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa l'8 maggio 2015 dal Pretore aggiunto del Distretto di
  Bellinzona nella causa SE.2012.9 (responsabilità del proprietario di un'opera) da lui
  promossa con petizione del 19 gennaio 2012
  nei confronti della

  	
     

    	
     

    

  

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata
  dall' PA 2); 

   

  

 

esaminati gli atti

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 18 ottobre 2010 RE 1 ha cenato all'agriturismo __________, gestito
dalla ditta individuale __________ di N__________, situato tra __________ e __________
su fondi appartenenti alla società CO 1. Al termine della
serata, alla guida della propria automobile __________, RE 1 nell'uscire in
retromarcia dal parcheggio dell'esercizio pubblico ha urtato il cancello
automatico (due sportelli) posto all'ingresso della proprietà. L'impatto
ha provocato danni sia al veicolo sia al manufatto.

 

                                  B.   Il
21 ottobre 2010 N__________ ha invitato RE 1 a notificare il sinistro alla sua
assicurazione responsabilità civile e il 9 novembre 2010 gli ha spedito i
preventivi dei costi per i lavori di riparazione del cancello di complessivi
fr. 6014.40. Il 18 novembre 2010 RE 1 ha declinato ogni responsabilità e
ha chiesto il pagamento di fr. 7793.30 come risarcimento per i danni subìti al
proprio veicolo. Le rispettive compagnie assicurative dei protagonisti,
ritenendo ognuna che il proprio assicurato non fosse responsabile del sinistro,
non hanno versato alcun risarcimento. Il 29 novembre 2011 la CO 1 ha fatto
notificare a RE 1 il precetto esecutivo n. __________ dell'Ufficio esecuzione e
fallimenti di Bellinzona per l'incasso di fr. 10 000.– oltre interessi al 7%
dal 22 novembre 2011, indicando quale titolo di credito “fatture per riparazione
cancello danneggiato presso __________ a __________”, al quale l'escusso ha
interposto opposizione.

 

                                  C.   Ottenuta
l'autorizzazione ad agire, con petizione del 19 gennaio 2012 RE 1 ha convenuto la CO 1 davanti al Pretore del Distretto di Bellinzona
per ottenere il pagamento di 

fr. 7793.30 oltre interessi al 5% dal 30 novembre 2010 a titolo di risarcimento
del danno. Nelle sue osservazioni del 20 marzo 2012 la convenuta ha chiesto di
respingere la petizione e in via riconvenzionale ha rivendicato un risarcimento
per i danni da lei subìti di complessivi fr. 7928.80 oltre interessi al 5% dal
18 ottobre 2010, corrispondente alle fatture della A__________ (fr. 2835.–) e della
S__________ (fr. 3888.–), intervenute per la riparazione dell'impianto, alla
tassa pagata per l'emissione del PE n. __________
dell'UEF di Bellinzona (fr. 123.–), alle fatture da lei emesse il
4 agosto 2011 per opere diverse (fr. 982.80) e per spese amministrative (fr.
100.–). Essa ha chiesto altresì il rigetto dell'opposizione del predetto PE per
fr. 7928.80 oltre interessi al 5% dal 18 ottobre 2010. Nella
replica e risposta riconvenzionale del 20 aprile 2012 RE 1 ha confermato la
propria domanda di giudizio e contestato quelle avversarie. Con duplica e
replica riconvenzionale del 21 giugno 2012 la CO 1 ha mantenuto la propria
posizione. All'udienza dell'8 ottobre 2012, indetta per il dibattimento, le
parti hanno confermato i rispettivi punti di vista. Esperita
l'istruttoria, esse hanno rinunciato a comparire alle arringhe finali,
limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale del 13 gennaio 2015
l'attore ha reiterato la propria domanda e proposto nuovamente di respingere la
domanda riconvenzionale. Nel proprio allegato del 12 gennaio 2015 la convenuta
ha concluso ulteriormente per il rigetto della petizione e per l'accoglimento
della riconvenzione.

 

                                  D.   Statuendo l'8 maggio 2015 il Pretore aggiunto ha respinto la petizione
e posto le spese processuali di complessivi fr. 800.– a carico dell'attore
tenuto a rifondere alla convenuta fr. 1500.– per ripetibili. Egli ha accolto
invece la domanda riconvenzionale, obbligando RE 1 a versare alla CO 1 fr.
7928.80 oltre interessi del 5% dal 18 ottobre 2010. Le spese processuali di
complessivi fr. 800.– sono state poste a carico di RE 1 tenuto a rifondere alla
controparte fr. 1500.– di ripetibili.

 

                                  E.   Contro
la decisione appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 10
giugno 2015 nel quale chiede l'annullamento della decisione impugnata con
conseguente accoglimento della petizione e rigetto della domanda riconvenzione.
Nelle sue osservazioni del 7 settembre 2015 la CO 1 conclude per la reiezione
del reclamo.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di
controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con
reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). In
concreto, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore dell'attore l'11
maggio 2015, sicché il reclamo introdotto il 10 giugno 2015 è tempestivo.

 

                                   2.   Secondo
l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del
diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b).
L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le
censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero – da parte del giudice di prime cure. Per quanto
concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione
limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in
modo manifestamente errato. Quanto all'apprezzamento delle prove, esso è
arbitrario solo quando l'autorità inferiore ha manifestamente disatteso il
senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o ha omes­so, senza fondati motivi,
di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione
presa, oppure quando, sulla ba­se degli elementi raccolti, essa ha fatto delle
deduzioni insostenibili (DTF 140 III 266 consid. 2.3 con rinvii).

 

                                   3.   Il
Pretore aggiunto, rammentati i presupposti della responsabilità del
proprietario dell'opera (art. 58 CO), ha ritenuto pacifiche la qualifica quale
opera della chiusura automatica danneggiata e il fatto che la convenuta ne
fosse la proprietaria. Egli ha altresì ritenuto non litigiose l'esistenza e la
quantificazione dei danni, le parti avendo dichiarato di rinunciare a sollevare
contestazioni al riguardo. In merito al carattere difettoso dell'opera –
elemento rimasto controverso – il primo giudice ha in particolare spiegato che
un'opera si reputa difettosa quando non garantisce una sicurezza sufficiente
per un uso conforme al suo scopo e alla sua funzione e che pertanto occorre
valutare se siano state adottate dal proprietario le misure di prudenza volte
all'eliminazione dei rischi derivanti dal suo normale utilizzo. Ha soggiunto
che il proprietario ha però il diritto di attendersi da parte del terzo un comportamento
ragionevole e un grado medio di attenzione e può segnatamente attendersi che
ogni conducente rispetti l'obbligo di guidare con prudenza e adattare il
proprio comportamento alle condizioni concrete, motivo per cui non è tenuto a
rispondere di danni dovuti a un incidente stradale se il conducente avesse potuto
evitarlo con una guida prudente e ragionevole. Ciò premesso, egli ha accertato
che la convenuta ha dotato il cancello di fotocellule e ha posto un cartello con
l'indicazione stop con la scritta “fermarsi qui per aprire il cancello” a
distanza di sicurezza di modo da evitare che gli utenti fossero urtati dalle ante
durante l'apertura. Ne ha concluso che la convenuta ha adottato le misure
necessarie a prevenire il malfunzionamento del cancello e ha quindi assolto il
suo dovere di sicurezza. Per contro – a mente del Pretore aggiunto – l'attore
scegliendo di percorrere la discesa posta verso l'uscita in retromarcia,
anziché nel normale senso di marcia, ciò che gli avrebbe consentito di vedere
l'eventuale chiusura del cancello e di frenare per evitare l'impatto, si è
assunto il rischio del proprio comportamento. Ritenuto inoltre che l'interessato
non aveva provato un difetto delle fotocellule, il primo giudice ha accolto la
petizione. 

 

                                         Quanto
alla domanda riconvenzionale, il Pretore aggiunto l'ha accolta, ritenendo
adempiute le condizioni previste dall'art. 58 LCStr per ammettere un obbligo risarcitorio
senza che l'attore avesse fornito alcuna prova liberatoria ai sensi dell'art.
59 cpv. 1 LCStr, non avendo dimostrato che il sinistro fosse dovuto al malfunzionamento
del cancello.

 

                                   4.   Il
reclamante sostiene che il primo giudice, nel considerare che la convenuta aveva
assolto il suo dovere di sicurezza consistente nell'adottare le misure necessarie
a prevenire il malfunzionamento del cancello, perché lo ha dotato di fotocellule
e ha posto un cartello di attenzione a distanza di sicurezza “di modo di
consentire agli utenti di non venire urtati dalle ante durante l'apertura”, si
è dipartito da un accertamento dei fatti manifestamente errato, dato che l'urto
non è avvenuto quando il cancello si stava aprendo, ma quando si stava
chiudendo. Se non che, in nessun passaggio della decisione impugnata il Pretore
aggiunto ha accertato che il sinistro si era verificato nella fase di apertura
del cancello. Anzi, egli ha ritenuto che l'evento era successo durante la fase
di chiusura dei due sportelli, tant'è che ha rimproverato all'attore di essersi
assunto il rischio del verificarsi del sinistro, giacché aveva guidato in
retromarcia anziché nel normale senso di marcia, che “gli avrebbe permesso di
vedere l'eventuale chiusura del cancello e rallentare o frenare al fine di
evitare l'impatto”. Del resto, se il primo giudice fosse partito dal
presupposto che il sinistro si era verificato a causa del fatto che l'attore
avesse tentato di oltrepassare il cancello senza attendere la sua completa
apertura, sarebbe stato persino superfluo esaminare, come egli ha fatto, la
contestata difettosità del cancello, giacché in tale ipotesi la colpa dell'attore
sarebbe stata comunque talmente grave da interrompere il nesso di causalità tra
l'allegata difettosità dell'opera e il danno da lui subìto (sentenza del Tribunale
federale 4A_469/2016 del 19 gennaio 2017 consid. 3). Al proposito il reclamo è
quindi infondato.

 

                                   5.   Il
reclamante lamenta il fatto che il primo giudice non ha considerato l'audizione
di E__________. A suo avviso se il Pretore aggiunto non avesse omesso di considerare
tale testimonianza, avrebbe accertato che il cancello si è chiuso in maniera
repentina e che non è stato il suo veicolo a cozzare contro cancello, ma il
contrario. Ora, il primo giudice ha bensì valutato la prova in questione, ma ha
per finire ritenuto che la versione dell'attore non avesse trovato riscontro
nelle dichiarazioni rese dalla teste, la quale aveva in realtà riferito di non
avere nemmeno visto che il cancello si stava chiudendo (“non mi sono accorta
del momento di chiusura del cancello se non quando è venuto addosso all'auto”, commissione rogatoria del 21 maggio 2013, risposta
n. 6). Non è così dato di capire come essa avrebbe potuto specificare la
velocità di chiusura del cancello, né tantomeno essere certa che al momento all'impatto
le due ante si stessero muovendo e non si fossero bloccate per effetto delle
fotocellule (cfr. sotto consid. 6b). Inoltre, la teste stessa, dopo avere riferito
di avere verificato che il cancello fosse aperto e di essere poi risalita sull'auto
dell'attore, ha dichiarato che “mentre l'auto stava attraversando il cancello
quest'ultimo ha iniziato a chiudersi finendo sull'auto”. Per tacere del fatto
che se le ante si fossero chiuse al passaggio del veicolo i danni si sarebbero
verificati lungo le fiancate del veicolo e non al paraurti posteriori, l'affermazione
dell'interessata non conferma certo la repentinità della chiusura del cancello.
Per di più E__________, sentita nuovamente il 22 settembre 2014, ha dichiarato
che “quando l'automobile si è mossa dall'inizio della rampa a cancello aperto,
si è avvicinata al cancello ed il cancello si stava richiudendo in fase di
passaggio, ovvero era a metà della sua traiettoria” (commissione rogatoria del
22 settembre 2014, risposta a controdomanda n. 6). Non si può dire quindi che
il primo giudice abbia manifestamente disatteso il senso e la rilevanza della
deposizione in questione.

 

                                         Quanto
al fatto che in realtà sarebbe stato il cancello ad andare a sbattere contro il
veicolo, essa appare del tutto illogica, giacché le ante del cancello si aprono
verso l'interno della proprietà e dunque in fase di apertura si avvicinano al
veicolo in uscita, mentre in fase di chiusura se ne allontanano. Ne discende
che, a prescindere dalla questione delle rispettive responsabilità delle parti
nel sinistro, l'accertamento del primo giudice secondo cui sia stato l'attore
con il suo veicolo ad avvicinarsi troppo al cancello semichiuso e ad urtarlo
non può ritenersi manifestamente errato. Al riguardo il reclamo si rivela infondato.

 

                                   6.   Il
reclamante contesta il rimprovero del Pretore aggiunto di non avere provato la
difettosità del cancello. A suo parere, il fatto stesso che al passaggio del
suo veicolo il cancello non si sia aperto costituisce la prova stessa della
difettosità delle fotocellule del cancello. Inoltre, egli soggiunge, il primo
giudice ha commesso un accertamento manifestamente errato considerando che la
convenuta avesse assolto al suo dovere di sicurezza, giacché le misure da lei
adottate non sono state di alcun aiuto per evitare il sinistro.

 

                                         a)  Giusta
l'art. 58 cpv. 1 CO il proprietario di un edificio o di un'altra opera è tenuto
a risarcire i danni cagionati da vizio di costruzione o da difetto di manutenzione.
Per stabilire l'esistenza di un difetto occorre riferirsi allo scopo a cui è
destinata l'opera: questa è difettosa se non offre una sicurezza sufficiente
per l'uso a cui è destinata. Un'opera è, infatti, considerata difettosa quando
essa non garantisce una sicurezza sufficiente per l'uso alla quale è destinata
(sentenza del Tribunale federale 4A_463/2015 del 17 marzo 2016 consid. 3.1.1 con
rinvio a DTF 130 III 741 consid. 1.3). La prova di un difetto di manutenzione o
di un vizio di costruzione incombe a colui che invoca l'art. 58 CO, ricordato
che essa non risulta dal solo fatto che un'opera sia all'origine di un incidente
(sentenza del Tribunale federale 4A_81/2015 del 22 marzo 2016 consid. 4 con
rinvii).

 

                                              L'opera esente da difetti
è quella che è stata costruita e equipaggiata in modo tale da garantire la
sicurezza dei suoi utilizzatori. Il proprietario non è tenuto a rimediare a
tutti i pericoli immaginabili, ma soltanto a quelli che scaturiscono da un uso
conforme dell'opera. Peraltro, il proprietario non è tenuto a prevenire i
rischi che ognuno può evitare con un minimo di attenzione (sentenza del
Tribunale federale 4A_463/2015 del 17 marzo 2016 consid. 3.1.1). Un
altro limite al dovere di prevenzione del proprietario è costituito dalla ragionevolezza
delle misure da adottare. Occorre così esaminare se le misure di sicurezza o
l'eliminazione del vizio siano tecnicamente fattibili e se i costi necessari siano
ragionevoli rispetto agli interessi degli utenti e allo scopo dell'opera (DTF 130 III 742 consid. 1.3). 

                                              

                                         b)  Nella
fattispecie, contrariamente all'assunto del reclamante, il fatto che gli
sportelli del cancello automatico che si stavano chiudendo non si siano spalancati
al momento del passaggio dell'autovettura non costituisce per nulla la prova
che le fotocellule non funzionassero. Come spiegato dal tecnico della A__________,
“dall'interno l'apertura del cancello veniva dettata dal posizionamento del
veicolo in uscita su di una pedana induttiva” ed erano inoltre presenti due
fotocellule che “impedivano la chiusura del cancello nella misura in cui vi era
una vettura nell'arco di transito del cancello medesimo” (deposizione di M__________
del 23 gennaio 2013, verbali pag. 10). In altre parole, quando un ostacolo
s'interpone tra le due fotocellule, la loro funzione non è quella di azionare
il movimento di apertura, ma di bloccare ogni movimento del cancello (cfr. anche
le risultanze del sopralluogo del 21 novembre 2012, verbali pag. 3). Al
riguardo il reclamo è infondato.

 

                                         c)  Per
quanto riguarda invece le misure di sicurezza, il reclamante rileva che il
cartello posto all'inizio della discesa che avvertiva gli automobilisti di
fermarsi fino alla completa apertura del cancello non poteva nel caso concreto
essere di alcun aiuto, giacché da esso non è possibile dedurre che il cancello
potrebbe chiudersi improvvisamente al momento del transito. Il citato cartello,
oltre a raffigurare il disegno del segnale di "STOP" nella sua forma ottagonale rossa con la scritta bianca, riporta la scritta
“fermarsi qui per aprire il cancello” (fotografia doc. 4) e si trova
all'altezza della pedana induttiva che garantisce non solo che il cancello si
apra ma anche che resti aperto per tutto il tempo che un veicolo si trova su di
essa (cfr. le risultanze del sopralluogo del 21 novembre 2012, verbali pag. 4).
Se non che il reclamante ha ammesso di avere oltrepassato tale pedana (cfr. interrogatorio
dell'attore del 21 novembre 2012, verbali pag. 4). Fosse rimasto fermo su quel
punto, il cancello si sarebbe aperto ed egli avrebbe avuto tutto il tempo per
far controllare la situazione e far risalire la passeggera sul veicolo, il
cancello rimanendo sempre aperto. Per altro, come si è detto (sopra consid. 5)
nulla dimostra che il cancello si sia chiuso repentinamente. Su questo punto il
reclamo è dunque destinato all'insuccesso.

 

                                         d)  Quanto
alla censura secondo cui la convenuta non ha provato che il buon funzionamento
delle fotocellule sia stato oggetto di revisione e/o di controllo, l'argomento,
oltre che nuovo e dunque irricevibile (art. 326 cpv. 1 CPC), non è pertinente
giacché spettava all'attore dimostrare l'esistenza di un difetto di
manutenzione o un vizio della costruzione. Ciò che non è il caso in concreto. Nel
caso in cui è il difetto sia provato, il proprietario può solo negare il
difetto e la causalità adeguata allegando un uso non conforme allo scopo dell'opera
(DTF 139 III 276 consid. 2.1) o un difetto minore che non avrebbe causato alcun
incidente se il danneggiato avesse avuto un comportamento ragionevole e fatto
prova dell'attenzione che si poteva attendersi da lui (DTF 130 III 571 consid.
4.4; Bohnet,
Actions civiles, Conditions et conclusions, Basilea 2014,
pag. 746, n. 99). Anche al riguardo il reclamo vede dunque la sua sorte segnata.

 

                                         e)  Per di più,
nella fattispecie, per quanto concerne il funzionamento del cancello, va
rilevato che dal sopralluogo è emerso che la pedana induttiva si trova al
termine della parte in salita del viale d'entrata, vale a dire all'altezza del
cartello di stop con la scritta “fermarsi qui per aprire il cancello” e le
fotocellule sono a 2.20 metri dalla linea del cancello chiuso. L'ispezione
oculare ha permesso anche di accertare che le ante del cancello impiegano 30
secondi per aprirsi completamente. Se non vi sono ostacoli tra le fotocellule e
non vi è una vettura ferma sulla pedana induttiva il cancello si richiude dopo
50/60 secondi, mentre se un veicolo è posizionato sulla pedana induttiva o vi è
un ostacolo tra le fotocellule il cancello rimane aperto. Invece se una vettura
si sposta dalla pedana induttiva dopo 50/60 secondi il cancello si richiude
(verbale di sopralluogo del 21 novembre 2012, pag. 3). 

 

                                         L'istruttoria
ha permesso di accertare che l'attore ha lasciato il posteggio in retromarcia
e, siccome aveva difficoltà a vedere a tergo, ha chiesto a E__________ di
scendere dal veicolo e controllare che il cancello posto alla fine del viale
d'accesso si fosse aperto completamente (memoriale conclusivo del 13 gennaio
2015, pag. 4 e 6). Egli però non si è fermato con l'auto sulla pedana induttiva
all'altezza del cartello di stop per attendere il ritorno della passeggera, ciò
che avrebbe garantito che il cancello, una volta apertosi, lo rimanesse e non
iniziasse a richiudersi dopo 50/60 secondi. In effetti, egli ha dichiarato che
“già sulla pendenza, quindi dopo aver oltrepassato la placca, mi sono fermato e
quando la signora che era con me mi ha detto che il cancello era aperto l'ho
fatta salire in auto. Quando sono ripartito in retromarcia ho subìto sentito un
forte colpo” (verbali del 21 novembre 2012, pag. 4). Nelle circostanze
descritte, non appare manifestamente errato ritenere che il sinistro non sia
dovuto a una difettosità del cancello ma al fatto che l'operazione di verifica
dell'apertura e la risalita della passeggera sull'auto sia stata superiore al
tempo di apertura dell'impianto, il quale dopo 50/60 secondi ha iniziato a
richiudersi, per poi bloccarsi quando il veicolo dell'attore ha raggiunto la linea
delle fotocellule.

 

                                         7.   Secondo
il reclamante se il Pretore aggiunto avesse correttamente accertato i fatti,
non si sarebbe chinato più di quel tanto sul dovere di “ogni singolo utente di
guidare con prudenza e adattare il proprio comportamento alle condizioni
concrete”. A suo parere, dato che il cancello si è chiuso improvvisamente contro
il suo veicolo al momento del transito, il fatto che egli procedesse in retromarcia
non ha alcun nesso causale con l'incidente, il quale si sarebbe verificato
anche se avesse guidato nel normale senso di marcia. Ora, per quanto concerne i
fatti, già si è detto che quelli accertati dal Pretore aggiunto non sono manifestamente
errati. 

 

                                              Per
quanto riguarda invece il comportamento alla guida del reclamante, sulla base
dei fatti accertati dal primo giudice non appare giuridicamente errato
rimproverare all'attore di non avere prestato l'attenzione dovuta dalle circostanze
concrete. Per tacere del fatto che la retromarcia deve essere effettuata a passo
d'uomo (art. 17 cpv. 2 ONC), se la visuale a tergo del veicolo è limitata, la manovra
deve essere eseguita con l'aiuto di un'altra persona, in quanto
non sia escluso qualsiasi pericolo (art. 17 cpv. 1
ONC). Nella fattispecie la manovra di uscita è stata effettuata
“di notte e in retromarcia” e se ciò, come sostiene l'attore, non gli consentiva
di avere “la concreta possibilità di vedere la chiusura del cancello”
(conclusioni del 13 gennaio 2015, pag. 6), a maggior ragione egli avrebbe dovuto
usare la prudenza imposta dalle circostanze e farsi aiutare da una terza
persona per l'intero tragitto. Il tutto senza dimenticare che per F__________
“non era una serata nebbiosa, era una normale sera dove si vedeva bene” (deposizione
del 23 gennaio 2013, verbali pag. 11) e che vi sono due coppie di lampioni che illuminano
il cartello di stop e il cancello (doc. 4). 

 

                                         8.   Il
reclamante rimprovera infine al Pretore aggiunto di avere accolto la domanda
riconvenzionale per non avere ritenuto che l'improvvisa chiusura del cancello
costituiva un'imprevedibile circostanza che lo liberava dalla responsabilità di
cui all'art. 58 cpv. 1 e 59 LCStr. Con questa censura tuttavia il reclamante
parte dal presupposto che il sinistro non sia dovuto al suo comportamento alla
guida, ma esclusivamente alla difettosità del cancello, ciò che però, come si è
visto, non è il caso in concreto. Ne segue che anche su questo
punto il reclamo vede dunque la sua sorte segnata. 

 

                                         9.   Nelle
circostanze descritte il reclamo, che non ha evidenziato nessun accertamento
manifestamente errato dei fatti né un'errata applicazione del diritto, deve
essere respinto. Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1
CPC). L'opponente, che ha presentato osservazioni per il tramite di un
patrocinatore, ha diritto a un'equa indennità per ripetibili.

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                     1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali di fr.
850.– sono poste a carico del reclamante, che rifonderà alla controparte fr. 900.–
per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –
  

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.