# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 99b573e4-5e9c-5a4c-bb02-f72a7bd125c7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-11-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.11.2021 D-3123/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3123-2018_2021-11-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3123/2018 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  4  n o v e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

William Waeber, Mia Fuchs,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

rappresentato dall’avv. lic. iur. Gabriel Püntener, 

Rechtsanwalt,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 27 aprile 2018 / N (…). 

 

 

 

D-3123/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino dello Sri Lanka e di etnia tamil, con ultimo domicilio 

ufficiale nel Paese d’origine a B._______, C._______, situato nel distretto 

di D._______ (Provincia del […] dello Sri Lanka), ha presentato una 

domanda d’asilo in Svizzera il (…) marzo 2018 (cfr. atto A1/2). 

B.  

Il (…) marzo 2018 si è tenuto con il richiedente un verbale d’audizione sulle 

generalità (cfr. atto A6/13), allorché invece il (…) aprile 2018 egli è stato 

sentito in particolare riguardo ai suoi motivi d’asilo (cfr. atto A11/17). 

Durante i medesimi verbali, egli ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui 

di rilievo, che nel (…) avrebbe partecipato ad una manifestazione per le 

persone scomparse durante e dopo la guerra a E._______. Ivi avrebbe 

fatto conoscenza di due persone, di nome F._______ e G._______, ex 

membri delle LTTE (acronimo in inglese per: “Liberation Tigers of Tamil 

Eelam”; in italiano: “Tigri per la liberazione della patria Tamil”) nonché 

organizzatori di tale manifestazione, i quali avrebbero pure conosciuto lo 

zio (…) del ricorrente, anche ex affiliato delle LTTE ora residente in 

H._______. In seguito F._______ lo avrebbe contattato partecipandogli la 

sua intenzione di aprire un centro per persone bisognose toccate dalla 

guerra, ed egli avrebbe in tale contesto preso parte ad un incontro il (…). 

In seguito alla morte di I._______, amico di G._______, quest’ultimo lo 

avrebbe nuovamente contattato, chiedendogli di aiutarlo nella distribuzione 

di volantini in merito alla morte dell’amico. Mansione che egli avrebbe 

espletato alle fermate del bus e per strada. Il (…), l’interessato sarebbe 

stato arrestato presso il domicilio familiare da membri del CID (acronimo 

per: “Criminal Investigation Department”), interrogato, picchiato e poi 

rilasciato, riaccompagnandolo al suo domicilio. Gli agenti del CID 

avrebbero difatti sospettato che F._______ e G._______ raccogliessero 

fondi per riformare un nuovo gruppo delle LTTE. Successivamente, egli 

avrebbe partecipato ad ulteriori manifestazioni e distribuzioni di volantini, 

in particolare a seguito del decesso di un amico (…), che nell’(…) del (…) 

gli avrebbe chiesto di aiutarlo ad (…). Il (…), allorché stava rincasando da 

una festa assieme ad un amico, egli sarebbe stato inseguito e preso da dei 

membri del CID. Insieme all’amico, sarebbero poi stati portati via per 

essere interrogati, con il fine di ottenere delle informazioni, ed in seguito 

liberati. In seguito, egli avrebbe continuato a partecipare a delle 

manifestazioni. Il (…), membri del CID sarebbero sopraggiunti al suo 

domicilio con l’intenzione di arrestarlo, ma egli sarebbe riuscito a darsi alla 

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fuga. Tuttavia, dalla madre avrebbe appreso che questi ultimi avrebbero 

portato via della documentazione ed il suo computer contenente i dati dei 

contribuenti all’associazione di F._______ e G._______. Poiché egli si 

sarebbe sentito osservato, e temendo di essere nuovamente arrestato, su 

consiglio dello zio si sarebbe nascosto presso un conoscente a J._______ 

dal (…) fino al (…). In seguito, per via aerea, sarebbe espatriato 

dall’aeroporto di K._______ il (…). In Svizzera avrebbe appreso che 

membri del CID avrebbero interrogato in un’occasione il fratello (…) circa 

dove egli si trovasse. Nel caso di un suo rientro in Sri Lanka, egli ha 

dichiarato di avere il timore di essere arrestato. 

In corso di procedura l’interessato ha versato agli atti la sua carta d’identità 

originale (cfr. atto A12; atto A11/17, D3 seg., pag. 2). 

C.  

Con decisione del 27 aprile 2018, notificata lo stesso giorno (cfr. atto 

A15/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), non ha 

riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua 

domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera 

e l’esecuzione della predetta misura, siccome ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile.  

Nel suo provvedimento, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto che le 

allegazioni del richiedente asilo divergano su punti essenziali, e sarebbero 

pertanto inverosimili. Invero, vi sarebbero importanti discrepanze circa i 

contatti che egli avrebbe avuto con membri del CID. Altresì anche le sue 

dichiarazioni inerenti la dinamica della sua fuga dal domicilio familiare il 

(…) al sopraggiungere di agenti del CID, sarebbero contrastanti e fittizie. 

In seguito, la SEM ha ritenuto che anche il timore dell’insorgente nei 

confronti di questi ultimi a causa della sua partecipazione a delle 

manifestazioni ed alla distribuzione di volantini per la causa di persone 

bisognose e dei tamil, non troverebbe alcun riscontro. Sussisterebbero 

peraltro ulteriori elementi d’inverosimiglianza riguardo al comportamento 

da lui tenuto al momento dell’espatrio all’aeroporto di K._______, che 

dimostrerebbero che egli non avrebbe nulla da temere nei confronti del CID 

o di altri. Pertanto, le sue dichiarazioni non soddisferebbero le condizioni 

di verosimiglianza ex art. 7 LAsi e la SEM potrebbe pertanto esimersi 

dall’analizzare se le stesse siano rilevanti in materia d’asilo.  

D.  

In data 28 maggio 2018 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente è insorto 

con ricorso avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale 

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amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). Egli ha concluso, a titolo 

processuale, che il Tribunale gli comunichi la composizione del collegio 

giudicante nel caso di specie, nonché se il predetto è stato scelto in modo 

casuale od in caso contrario di fornirgli i criteri oggettivi per i quali tali 

persone sarebbero state scelte; nonché ha postulato che alla SEM sia 

ingiunto di comunicare il nominativo delle persone che avrebbero 

sottoscritto la decisione avversata ed in tale contesto sia in particolare 

ricordato alla SEM la decisione parziale del Tribunale del 2 maggio 2018 

nella causa D-1549/2017. Altresì, egli ha chiesto di poter avere accesso 

completo agli atti dell’autorità inferiore, in particolare all’atto A10/2, ed in 

seguito che gli sia concesso un termine supplementare per completare il 

suo ricorso. Alla SEM deve poi essere ingiunto di dare accesso a delle fonti 

non pubblicate circa il quadro situazionale dello Sri Lanka del (…), e che il 

Tribunale gli conceda successivamente un termine supplementare per 

completare il suo atto ricorsuale. Nel merito, l’insorgente ha formulato le 

seguenti conclusioni: a titolo principale che la decisione della SEM sia 

annullata per violazione del diritto di essere sentito e la causa sia rinviata 

all’autorità di prime cure; ed a titolo eventuale che la decisione della SEM 

sia annullata e gli atti di causa le siano rinviati per violazione dell’obbligo di 

motivare, oppure per la determinazione dei fatti rilevanti per la causa in 

modo completo e corretto e per nuova valutazione. Sempre a titolo 

ulteriormente eventuale, ha postulato che la decisione dell’autorità inferiore 

sia annullata e gli sia riconosciuta la qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo in Svizzera; oppure che i punti 4 e 5 del dispositivo della decisione 

impugnata siano annullati, per inammissibilità o almeno inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente. 

Nel suo gravame, in sunto, l’insorgente ha dapprima richiesto da parte del 

Tribunale la comunicazione delle generalità dei giudici chiamati a statuire 

nella fattispecie, così come del cancelliere in carica dell’incarto, nonché la 

conferma del carattere aleatorio della scelta di tali persone o l’indicazione 

dei criteri oggettivi utilizzati per la medesima. Ha altresì chiesto al Tribunale 

di conoscere i nominativi dei funzionari incaricati dell’autorità inferiore che 

avrebbero sottoscritto la decisione avversata.  

Dopo aver sollevato diverse censure formali, le quali verranno sviluppate 

dappresso per quanto necessario, il ricorrente ha contestato la motivazione 

contenuta nel provvedimento impugnato circa l’inverosimiglianza di diversi 

elementi fattuali da lui dichiarati, prendendo posizione su alcune 

incoerenze osservate dalla SEM. Inoltre, a mente dell’insorgente, egli 

avrebbe provato, tramite mezzi di prova oggettivi o almeno resi verosimili, 

le sue asserzioni. Proseguendo nell’analisi, riferendosi in particolare alla 

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sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 come 

pure ad una sentenza resa dall’(…) di E._______ del (…), il ricorrente ha 

concluso come il cumulo di fattori di rischio in capo a lui, condurrebbero in 

maniera contraente, anche secondo la giurisprudenza, al riconoscimento 

della qualità di rifugiato. A tal riguardo, egli ha inoltre fatto valere che la 

situazione securitaria e dei diritti dell’uomo in Sri Lanka, a differenza di 

quanto sostenuto dalla SEM e pure dal Tribunale, si sarebbe deteriorata 

anche a partire dall’elezione del presidente L._______, pure aumentando 

il pericolo, per le persone tamil che rientrano nel loro Paese d’origine, di 

subire delle persecuzioni rilevanti, anche dopo anni che avrebbero vissuto 

in Sri Lanka indisturbate. Vi sarebbe poi da ritenere – ed in proposito ha 

citato la sentenza del Tribunale D-4543/2013 del 22 novembre 2017 

(consid. 5.7) – come, a causa della tortura e del traumatismo psichico che 

il ricorrente avrebbe subito in passato, anche nel caso in cui in futuro egli 

dovesse essere vittima di una persecuzione “a bassa soglia” («[…] nur 

niederschwelligen künftigen Verfolgung […]», cfr. punto 11.2, pag. 44 del 

ricorso) gli andrebbe comunque riconosciuta la qualità di rifugiato.  

Il ricorrente con il ricorso ha prodotto: un CD-ROM contenente un dossier 

con 46 documenti (numerati da 2 a 50) – designati come degli elementi di 

prova prodotti a supporto del gravame, tra i quali anche il rapporto della 

situazione dello Sri Lanka al 12 ottobre 2017 redatto dal suo mandatario 

(cfr. a tal proposito lo scritto separato del rappresentante legale 

dell’insorgente del 28 maggio 2018 inoltrato con il ricorso ed il documento 

sub doc. 7 presente nel CD-ROM) – nonché copia di un documento 

rappresentante due schermate video con varie fotografie (cerchiate) tratte 

da “(…)” di agenti del CID in Sri Lanka sulle moto (cfr. sub doc. 5); copia di 

un rapporto della (…), intitolato: “(…)” del (…) (cfr. sub doc. 6); copia del 

permesso di soggiorno (…) quale rifugiato dello zio M._______ (cfr. sub 

doc. 49). Tali numerosi allegati all’atto ricorsuale, dei quali il Tribunale ha 

preso debita conoscenza, saranno trattati nei considerandi solo nella 

misura in cui risultino pertinenti per la presente sentenza. 

E.  

E.a Il Tribunale, con decisione incidentale del 25 giugno 2018 ha 

autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della 

procedura; ha statuito che la procedura si svolga in italiano; nonché ha 

comunicato al ricorrente la composizione del collegio giudicante, su riserva 

di eventuali modifiche dovute ad assenze, precisando che questo era stato 

designato in conformità con le disposizioni normative applicabili e la 

giurisprudenza referenziata. Ha inoltre invitato il ricorrente al versamento 

di un anticipo di CHF 1500.– a copertura delle presumibili spese 

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processuali – vista in particolare l’ampiezza del memoriale ricorsuale – 

entro il termine del 10 luglio 2018 ed ha concesso al ricorrente un termine 

con scadenza sempre al 10 luglio 2018, per comunicare al Tribunale a 

quali atti di causa, di cui non ne abbia ancora avuto compulsazione, 

desidera avere accesso, secondo la copia dell’elenco atti trasmessagli. Il 

Tribunale ha altresì comunicato all’insorgente che sulle ulteriori conclusioni 

ricorsuali si deciderà in corso di procedura, segnatamente la richiesta di 

conoscere i nominativi dei collaboratori della SEM che hanno sottoscritto 

la decisione impugnata, verrà evasa dopo che l’autorità di prime cure avrà 

potuto esprimersi in merito.  

E.b A quest’ultimo proposito, il Tribunale, per il tramite di un’ordinanza 

sempre datata 25 giugno 2018, ha invitato l’autorità inferiore a 

comunicargli i nominativi dei collaboratori che avrebbero reso la decisione 

avversata, entro il termine del 2 luglio 2018 – data successivamente 

prorogata su richiesta della SEM sino al 22 luglio 2018 (cfr. risultanze 

processuali) – e nello stesso termine a voler indicare per iscritto eventuali 

obiezioni alla comunicazione dei medesimi all’insorgente. 

E.c La SEM, per il tramite delle sue osservazioni del 3 luglio 2018, ha 

dapprima riferito come le sigle dei collaboratori siano presenti nella lista 

dell’annuario federale del (…), il quale sarebbe consultabile online. Ha 

inoltre aggiunto come il gravame non conterrebbe fatti o mezzi di prova 

nuovi atti a giustificare una modifica della posizione della SEM. Invero, gli 

elementi d’incongruenza emersi nel racconto dell’insorgente, sarebbero 

limpidi ed evidenti e non potrebbero quindi essere giustificati con mere 

illazioni sulla traduzione effettuata dall’interprete. Neppure la visione degli 

atti completa che l’autorità inferiore avrebbe fornito sia al ricorrente che al 

suo rappresentante legale, solleverebbe dei dubbi circa l’effettiva 

trasparenza del lavoro svolto dall’autorità inferiore. 

E.d Il ricorrente ha risposto all’invito del Tribunale circa la consultazione 

degli atti di causa della SEM con scritto del 10 luglio 2018, scusandosi per 

l’errore incorso nella richiesta di compulsazione atti, in quanto il documento 

da lui nominato non sarebbe esistente. In proposito, ha tuttavia 

rammentato che la sua richiesta era intesa anche a dargli la possibilità di 

consultare le fonti del quadro situazionale della SEM sullo Sri Lanka del 

(…), questione che non sarebbe ancora stata evasa dal Tribunale. Di 

convesso, ha chiesto un termine per pronunciarsi, dopo che avrà avuto 

accesso a tali atti, per completare il suo gravame. Nella stessa missiva, il 

rappresentante legale ha emesso anche delle osservazioni circa il 

procedimento per la scelta del collegio dei giudici, la quale sua richiesta 

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differirebbe da quanto statuito nella decisione parziale del Tribunale  

D-1549/2017. Infine si è espresso anche circa la questione dei nominativi 

dei collaboratori della SEM, che a mente sua rappresenterebbe una 

carenza così importante della decisione avversata da non poter essere 

sanata in fase ricorsuale, e ne motiverebbe già di per sé sola la cassazione 

del provvedimento avversato ed il rinvio, per nuova decisione, della causa 

alla SEM.  

Sempre in data 10 luglio 2018, il ricorrente ha corrisposto tempestivamente 

l’anticipo spese richiesto dal Tribunale (cfr. risultanze processuali). 

F.  

Per il tramite della risposta datata 27 luglio 2018, l’autorità sindacata ha 

per lo più confermato quanto già considerato e concluso nella decisione 

avversata come pure nelle sue precedenti osservazioni. In aggiunta ha 

tuttavia sostenuto che non sussisterebbero dei fattori cumulativi di pericolo 

per il richiedente. Difatti le sue affermazioni relative al suo coinvolgimento 

in manifestazioni che avrebbero indotto membri del CID a prenderlo di 

mira, risulterebbero anch’esse essere vaghe, elusive, nonché incongruenti 

e quindi inattendibili. Anche il suo legame con due ex affiliati alle LTTE 

risulterebbe essere poco credibile. Quanto poi al fatto che egli abbia un 

famigliare all’estero, ciò non corroborerebbe ancora le persecuzioni da lui 

addotte. Del resto, molti altri famigliari del ricorrente, vivrebbero tutt’ora in 

patria, senza riscontrare alcun problema con le autorità srilankesi. 

G.  

Il 3 settembre 2018 l’insorgente ha presentato la sua replica. Dapprima egli 

si è soffermato nuovamente sull’erronea traduzione che sarebbe stata 

adempiuta delle sue dichiarazioni rese nel corso delle audizioni. A tal 

proposito, a differenza di quanto a torto motivato nella decisione 

impugnata, non si potrebbe giungere alla conclusione da tali traduzioni 

errate che il ricorrente abbia reso delle dichiarazioni incoerenti. In 

particolare, circa le mansioni svolte da quest’ultimo all’interno 

dell’associazione, la SEM avrebbe tratto una conclusione sbagliata in 

merito alle sue asserzioni. Invero, apparirebbe chiaramente desumibile 

dalle dichiarazioni rese in audizione, come in un primo tempo il ricorrente 

avrebbe riferito del suo compito principale ed in un secondo tempo, 

interrogato in merito, abbia esposto successivamente le altre sue attività 

secondarie. Proseguendo, l’insorgente ha contestato di non avere un 

profilo di rischio rilevante ai sensi dell’asilo. In primo luogo, circa la 

relazione che avrebbe legato il ricorrente ai conoscenti F._______ e 

G._______, la narrazione dell’insorgente, a differenza di quanto sostenuto 

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dalla SEM, sarebbe chiaramente comprensibile e rilevante ai sensi 

dell’asilo. Ciò in quanto egli, attraverso entrambi i due amici e le attività 

comuni per feriti di guerra appartenenti alle LTTE, sarebbe entrato nel 

mirino delle autorità di sicurezza del suo Paese d’origine nonché sospettato 

di pianificare la riorganizzazione delle LTTE. Non convincerebbe neppure 

l’affermazione della SEM che il fatto che il ricorrente abbia uno zio ex 

militante nelle LTTE non sosterrebbe il suo rischio di persecuzione. Invero, 

riferendosi alla valutazione del TAF esposta nella sentenza di riferimento 

del 15 luglio 2016 già summenzionata, il ricorrente ha esposto che il 

legame con (precedenti) membri e sostenitori delle LTTE, 

rappresenterebbe uno dei fattori di rischio principali. A tal proposito, 

l’intensità del legame non sarebbe determinante, ciò che significherebbe 

che anche una lontana parentela con un ex simpatizzante della predetta 

organizzazione sarebbe sufficiente per motivare un arresto da parte delle 

autorità srilankesi. In casu, avendo uno zio che era (…), sarebbe chiaro 

che l’intera famiglia del ricorrente verrebbe sospettata di essere 

simpatizzante delle LTTE, quindi di convesso anche il predetto. Al contrario 

poi di quanto sostenuto dalla SEM in merito al fatto che diversi membri 

famigliari del ricorrente possano vivere indisturbati in Sri Lanka, egli ha 

addotto che al suo vecchio domicilio, sarebbero entrate delle persone 

sconosciute il (…), che avrebbero devastato la casa famigliare. Visti i 

trascorsi del ricorrente, a mente sua si tratterebbe con verosimiglianza 

preponderante di persone dell’apparato di sicurezza srilankese. Frattanto, 

sarebbe provato che il ricorrente è tutt’ora ricercato dal CID ed al suo 

ritorno egli sarebbe in pericolo, nonché subirebbe un pronto arresto. A 

supporto di tale evento, egli ha prodotto, con lo scritto, copia di 7 fotografie 

(cfr. documento rubricato dall’insorgente sub doc. 51) e due articoli di 

giornale datati (…) (uno in inglese ed uno in lingua tamil; cfr. documenti 

sub doc. 52 e 53).  

Dipoi, il ricorrente ha ribadito come la decisione dell’autorità inferiore non 

si fonderebbe sulla situazione vigente attualmente in Sri Lanka, ma su 

quanto era conosciuto fino all’estate 2016; situazione attuale che però 

sarebbe essenziale per potersi pronunciare in merito al pericolo per 

richiedenti l’asilo tamil, o per determinarsi circa la sussistenza di motivi 

d’inammissibilità o d’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. A tal 

proposito, il ricorrente ha introdotto – riportando e commentando alcuni 

punti del medesimo – un rapporto aggiornato sulla situazione dello Sri 

Lanka redatto dal suo rappresentante legale, e datato 15 agosto 2018 (cfr. 

sub doc. 68 – comportante un CD-ROM con all’interno il rapporto sulla 

situazione dello Sri Lanka del 15 agosto 2018 ed in separata cartella le 

fonti citate nel rapporto predetto numerate da 1 a 387). In particolare, egli 

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ritiene come dalla metà del 2017, ma al più tardi dopo le elezioni 

presidenziali del febbraio 2018, in Sri Lanka il più debole indizio per un 

impegno nei confronti del separatismo tamil, possa comportare una 

persecuzione da parte dello Stato. A sostegno di tale situazione aggravata 

segnatamente per le persone di origine tamil, il ricorrente ha citato diversi 

eventi che sarebbero incorsi in Sri Lanka e che dimostrerebbero i suoi 

asserti, producendo a supporto 13 articoli giornalistici di (…) (cfr. sub 

documenti da n. 54 e n. 56) rispettivamente di (…) (cfr. sub documenti da 

n. 57 a n. 67) nel periodo dal (…) al (…). Di tale documentazione, come 

pure di quella precedentemente citata ed introdotta dal ricorrente con lo 

scritto del 3 settembre 2018, di cui il Tribunale ha preso conoscenza, si dirà 

per quanto necessario nei considerandi. 

Per il resto, nella sua replica, l’insorgente ha ribadito e confermato le 

precedenti motivazioni e conclusioni espresse nel ricorso. 

H.  

Con la sua duplica del 27 settembre 2018 l’autorità inferiore ha riaffermato 

le sue precedenti asserzioni e rinviato ai considerandi già espressi. In 

proposito ai mezzi di prova da n. 51 a n. 53 prodotti dall’insorgente, 

l’autorità inferiore ha però aggiunto quanto segue. A differenza di quanto 

sostenuto nel gravame circa il fatto che sarebbe avvenuto il (…) ove 

sarebbe stata devastata un’abitazione, la SEM giungerebbe a diversa 

interpretazione. Difatti, innanzitutto il danneggiamento della supposta casa 

dell’interessato, i cui attuali abitanti non sarebbero peraltro stati resi noti, 

non sarebbe forzatamente riconducibile alle autorità srilankesi e, 

quand’anche fosse, per i motivi addotti dal ricorrente. Tale conclusione 

verrebbe supportata dagli articoli di giornale prodotti dal medesimo 

insorgente, ove ci si limiterebbe a dimostrare che è avvenuto un fatto di 

violenza, quest’ultima ben presente e diffusa nel Paese. Peraltro, non 

sarebbe neppure dato a sapere se l’abitazione in parola sarebbe stata 

l’ultimo o il penultimo domicilio del ricorrente prima del suo espatrio. Inoltre, 

come sarebbe stato edotto dal medesimo rappresentante legale del 

ricorrente, tra (…) e (…), vi sarebbero stati dei chiari indizi secondo i quali 

vi sarebbe stato l’incremento di membri LTTE ed affini nel territorio 

srilankese, i quali avrebbero creato delle situazioni di pericolo per la 

popolazione. Come sarebbe rilevato nel mezzo di prova sub doc. 57, tale 

recrudescenza del fenomeno sarebbe stata fronteggiata dalle forze 

governative tramite azioni mirate nel (…) del Paese. Di conseguenza, l’alto 

tasso di criminalità derivante da tali situazioni di pericolo, oltreché non 

costituire un fattore rilevante in materia d’asilo, non supporterebbe 

nemmeno i motivi d’asilo invocati dal ricorrente. Gli altri mezzi di prova 

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prodotti dall’insorgente (cfr. sub doc. 54 – 68) si limiterebbero a descrivere 

la situazione nel Paese d’origine dell’insorgente dal (…), ma non avrebbero 

alcuna attinenza con i motivi di fuga di quest’ultimo. 

I.  

Per mezzo della sua triplica del 19 ottobre 2018, l’insorgente ha 

segnatamente contestato che l’atto criminale, che sarebbe incorso al suo 

domicilio familiare, non sia correlato con la storia precedente di 

persecuzione da egli vissuta e quindi che sia irrilevante. Questo poiché la 

demolizione compiuta nella casa, ove il mobilio sarebbe stato 

completamente distrutto, sorpasserebbe un atto criminale “normale” e 

sarebbe secondo verosimiglianza preponderante ai sensi dell’art. 7 LAsi 

da mettere in relazione con la ricerca del ricorrente da parte delle autorità 

srilankesi. Peraltro, per la valutazione del profilo di rischio dell’insorgente, 

andrebbero esaminati il cumulo dei singoli fattori di rischio, in una 

valutazione complessiva degli stessi, e non soltanto di alcuni elementi 

come fatto erroneamente dall’autorità inferiore. Il patrocinatore 

dell’insorgente ha per di più sottolineato come nella duplica della SEM, 

questa non avrebbe preso posizione in ordine ai punti esposti nella replica 

dal ricorrente circa l’errata traduzione e le presunte incoerenze, come pure 

in merito al profilo di rischio dell’insorgente. Vi sarebbe quindi da partire dal 

presupposto che tali argomentazioni non sarebbero contestate dall’autorità 

inferiore. 

J.  

Nella sua quadruplica del 26 ottobre 2018, l’autorità di prime cure ha 

mantenuto la posizione e le conclusioni sino ad allora emesse. Ha tuttavia 

sottolineato come già con scritti del 3 luglio 2018 rispettivamente del 

27 luglio 2018 la SEM si fosse espressa in merito all’infondatezza delle 

presunte inesattezze imputate dal rappresentante legale alla traduzione, 

nonché circa l’inesistenza di un profilo a rischio per il ricorrente. A tal 

proposito, la SEM ha espresso il suo disappunto quanto alle lacune della 

lingua italiana che avrebbe dimostrato il patrocinatore dell’insorgente e che 

genererebbero un’inutile ed ingiustificata mole lavorativa. 

Le osservazioni di quadruplica sono state trasmesse per conoscenza dal 

Tribunale al ricorrente con ordinanza del 13 novembre 2018 (cfr. risultanze 

processuali), con la quale si è pronunciata pure la chiusura dello scambio 

scritti. 

K.  

Con ulteriore missiva del 22 novembre 2018, l’insorgente ha 

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essenzialmente rimandato al mittente le lacune nella lingua italiana poste 

a capo del rappresentante legale del ricorrente, rimproverando a sua volta 

delle carenze nella lingua tedesca da parte dell’autorità inferiore, che 

sarebbero state chiaramente evinte e motivate dal ricorrente in relazione 

alle audizioni da lui sostenute. 

Tramite ordinanza del 28 novembre 2018, il Tribunale ha trasmesso per 

conoscenza alla SEM il succitato scritto dell’insorgente, confermando per 

il resto la chiusura dello scambio scritti già disposta con ordinanza del 

13 novembre 2018 (cfr. risultanze processuali). 

L.  

Per mezzo di uno scritto del 23 settembre 2021, il ricorrente ha presentato 

delle ulteriori considerazioni, prevalendosi segnatamente di una situazione 

mutata in peggio in Sri Lanka che avrebbe referenziato nel documento 

allegato al precitato scritto preparato dal suo rappresentante legale sulla 

situazione in Sri Lanka e datato 16 agosto 2021 (rubricato dall’insorgente 

sub doc. 51). Riferendosi anche a tale documento, nella stessa missiva, 

egli dapprima ritiene come visto il suo trascorso nelle LTTE, ed in 

particolare i suoi arresti che sarebbero avvenuti nell’(…), (…) e (…), egli 

sarebbe stato con verosimiglianza preponderante registrato in Sri Lanka 

da parte delle autorità di tale Stato quale terrorista. Difatti, a mente sua, le 

registrazioni nella cosiddetta “Black-List” di individui tamil con un passato 

nelle LTTE sarebbero quasi quadruplicate dal (…). Inoltre, l’insorgente 

osserva come dall’ultima analisi intrapresa dal Tribunale con sentenza del 

28 maggio 2018, la situazione in Sri Lanka sarebbe massicciamente 

peggiorata. Questo in quanto la soglia secondo la quale una persona 

avente il profilo come quello del ricorrente sarebbe passibile da parte delle 

autorità srilankesi – in applicazione del draconiano “Prevention of Terrorism 

Act” – di un arresto e di una carcerazione di molti anni arbitrari, si sarebbe 

abbassata significativamente. In particolare dal (…) vi sarebbero stati, in 

relazione a tale normativa, innumerevoli arresti in rapporto con supposte 

attività terroristiche. Altresì, si sarebbe molto incrementata negli ultimi 

tempi la cadenza con la quale avverrebbero in Sri Lanka dei tentativi di 

riaccendere la causa LTTE con l’aiuto di tamil dall’estero. A mente del 

ricorrente, tali elementi fattuali, come pure le prove presentate tramite il 

doc. 51, avrebbero come conseguenza che il profilo dell’insorgente 

andrebbe rivalutato alla luce degli stessi. Invero, il predetto sarebbe già 

attualmente vittima di una possibile persecuzione riflessa in Sri Lanka, a 

causa dei trascorsi dello zio nelle LTTE, la relazione e le attività svolte per 

gli ex membri delle LTTE, F._______ e G._______, nonché il fatto che già 

prima del suo espatrio egli fosse caduto nel mirino delle autorità srilankesi, 

D-3123/2018 

Pagina 12 

a causa del suo impegno per le vittime toccate dalla guerra. Quest’ultima 

evenienza, lo farebbe peraltro sospettare da parte delle autorità di 

sicurezza srilankesi che egli prenda parte al finanziamento ed alla nuova 

organizzazione delle LTTE, motivo per il quale sarebbero peraltro già stati 

sospettati i suoi colleghi F._______ e G._______ Egli ribadisce inoltre che, 

a causa dei suoi tre arresti, egli sarebbe stato chiaramente registrato nella 

Watch-List, se non addirittura nella Stop-List. A mente dell’insorgente, a 

causa della situazione per lui mutata in Sri Lanka, come pure il continuo 

uso da parte delle autorità del Prevention of Terrorism Act, egli attualmente 

avrebbe un profilo di rischio elevato e sarebbe toccato concretamente e 

direttamente dai cambiamenti intercorsi più recentemente in Sri Lanka. Egli 

vivrebbe inoltre in Svizzera già da (…) anni. Tale Stato, sarebbe secondo 

lui una “roccaforte” (“Hochburg”) per la diaspora tamil, ed i tamil quivi 

viventi, oggi più di prima, sarebbero visti dalle autorità srilankesi come un 

rischio reale per la rinascita delle LTTE. Visti tali elementi, un arresto 

all’aeroporto nel caso di un suo rientro in Sri Lanka, non potrebbe pertanto 

essere evitato, come pure sussisterebbe il reale ed acuto pericolo di venire 

maltrattato. Egli avrebbe quindi un timore fondato, nel caso di un suo 

ritorno in patria, di subire una persecuzione rilevante ai sensi dell’asilo. In 

conclusione, egli postula per i motivi predetti la cassazione della decisione 

avversata con il rinvio all’autorità inferiore degli atti per nuova valutazione. 

Se tuttavia non venisse dato seguito a tale richiesta, egli chiede che il 

Tribunale tenga conto delle precedenti considerazioni, in quanto il 

ricorrente adempirebbe alle condizioni poste all’art. 3 LAsi e pertanto è da 

riconoscergli la qualità di rifugiato e da concedergli l’asilo in Svizzera. In 

quest’ultima evenienza, se il Tribunale non ammettesse il ricorso, egli 

chiede che sia disposto un dibattimento orale per le parti ai sensi 

dell’art. 57 cpv. 2 PA e 40 cpv. 2 LTAF. Ciò sarebbe necessario, in quanto 

la SEM si sarebbe sino ad ora rifiutata di considerare il contesto attuale 

srilankese ed anche il TAF, nelle sentenze rese negli ultimi mesi, non si 

sarebbe confrontata nel suo contenuto con il mutamento della situazione 

srilankese. Per tale dibattimento, egli suggerisce che il Tribunale possa 

richiedere, oltre agli avvisi delle parti, anche di quelli di esperti indipendenti, 

per chiarire il contesto. In tal senso, rinvia ad una sentenza del (…) del (…) 

che spiegherebbe in modo esemplare il potenziale di un tale procedere. In 

un passo successivo (cfr. p.to 3, pag. 6 seg. dello scritto del 

23 settembre 2021), il ricorrente presenta anche alcune aggiunte e 

precisazioni riguardo ai motivi che si opporrebbero all’esecuzione del suo 

allontanamento in Sri Lanka. In particolare, visti i mutamenti referenziati, 

egli sarebbe chiaramente visto dalle autorità srilankesi come un sostenitore 

del separatismo tamil. A causa del suo profilo di rischio, nel caso di un suo 

rientro in patria, egli entrerebbe quindi nel mirino dell’apparato di sicurezza 

D-3123/2018 

Pagina 13 

srilankese e sarebbe quindi vittima di persecuzioni proscritte dall’art. 3 

CEDU. Egli ritiene quindi da ultimo che il nuovo mutamento della situazione 

in Sri Lanka da lui enunciato, andrebbe considerato anche per la 

valutazione dell’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Le 

argomentazioni riportate dall’insorgente in tale scritto come pure l’allegato 

al medesimo (cfr. sub doc. 51), di cui il Tribunale ha preso debita 

conoscenza, verranno trattati nei considerandi seguenti, soltanto nella 

misura in cui risultino necessari e pertinenti per la presente sentenza. 

Inoltre, il Tribunale osserva come le conclusioni ivi riportate verranno 

trattate in rapporto, ed ove il caso, in integrazione con quanto già postulato 

dal ricorrente nel gravame. 

Quale ulteriore annesso allo scritto del 23 settembre 2021, il ricorrente ha 

presentato al Tribunale una nota d’onorario datata al 23 settembre 2021 

(cfr. documento rubricato dall’insorgente sub doc. 52). 

M.  

Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nuova LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

D-3123/2018 

Pagina 14 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

Il Tribunale tiene conto dello stato di fatto e di diritto esistente al momento 

in cui statuisce per determinare il timore di persecuzione futura o i motivi 

ostativi all’esecuzione dell’allontanamento, basandosi in particolare sulla 

situazione vigente nello Stato o nella regione in oggetto al momento della 

sentenza, prendendo quindi in considerazione l’evoluzione della situazione 

intervenuta dopo il deposito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.6 con ulteriori riferimenti citati; 2010/44 consid. 3.6). 

4.  

La richiesta del ricorrente tendente alla comunicazione dei membri del 

collegio giudicante, è già stata evasa dal Tribunale in corso di procedura 

nella decisione incidentale del 25 giugno 2018, su riserva di eventuali 

modifiche dovute ad assenze, alla quale si rinvia in questa sede (cfr. supra 

lett. E.a). Ciò rammentato, il Tribunale conferma che ciascuno dei membri 

del collegio chiamato a pronunciarsi sulla causa è stato generato da una 

collaboratrice della Corte IV il 29 maggio 2018 con l’aiuto di un sistema 

informatico di ripartizione. Interventi nel sistema di designazione del 

collegio giudicante non ne sono stati intrapresi. Per il resto, circa la 

domanda riguardante la conferma della composizione casuale del 

medesimo collegio giudicante, non si entra nel merito (cfr. DTAF 2019 VI/6 

consid. 4; a titolo d’esempio cfr. anche tra le tante la sentenza del Tribunale 

D-2429/2018 del 30 luglio 2021 consid. 2.2). 

5.  

Il ricorrente, nei vari memoriali trasmessi al Tribunale, propone una serie di 

doglianze formali, le quali devono essere preliminarmente esaminate, in 

D-3123/2018 

Pagina 15 

quanto se accolte sarebbero suscettibili di giustificare il rinvio degli atti di 

causa all’autorità inferiore. 

5.1 In primo luogo, il ricorrente ha sollevato diverse violazioni del suo diritto 

di essere sentito. 

5.1.1 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango 

fondamentale disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale 

della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), 

comprende il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi 

di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla 

stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui 

possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1, 135 I 279 

consid. 2.3; art. 26 e seg. PA). 

5.1.2 Ulteriore corollario del diritto di essere sentito è l’obbligo per l’autorità 

di motivare la sua decisione. Detta prerogativa è finalizzata a permettere 

ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, 

eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di 

ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. 

DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenze del Tribunale 

D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 e F-5363/2019 del 

20 maggio 2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a 

pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni 

addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio 

(cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è 

necessario che menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato 

la sua decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la 

portata impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 

consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; 

sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 

consid. 3.4.2). Al contrario, l’autorità commette una denegata giustizia 

formale proibita dall’art. 29 cpv. 2 Cost., se omette di pronunciarsi in 

relazione a delle censure che presentano una certa pertinenza, o di 

prendere in considerazione delle allegazioni e argomenti importanti per la 

decisione da rendere (cfr. DTF 141 I 557 consid. 3.2.1, 138 I 232 

consid. 5.1,134 I 83 consid. 4.1, 133 III 235 consid. 5.2 e giurisprudenza ivi 

citata; DTAF 2013/23 consid. 6.1.1). 

 

 

 

D-3123/2018 

Pagina 16 

5.1.3  

5.1.3.1  

Dapprima, nel ricorso, l’insorgente ha formulato la richiesta di conoscere i 

nominativi delle persone che avrebbero sottoscritto la decisione avversata. 

Nel corso della procedura ricorsuale, con le sue osservazioni del 

10 luglio 2018 (cfr. supra lett. E.d), il ricorrente ha inoltre aggiunto che tale 

lacuna sarebbe talmente crassa da non potere essere sanata in fase 

ricorsuale e che ne motiverebbe la cassazione per violazione del principio 

di essere sentito. 

5.1.3.2 A tal proposito, occorre dapprima rilevare come il Tribunale si sia 

pronunciato sulla questione già con decisione parziale del 2 maggio 2018 

nella causa di cui al ruolo D-1549/2017 (cfr. consid. 8) pubblicata quale 

DTAF 2019 VI/6, alla quale si rinvia senz’altro per ulteriori dettagli, onde 

evitare inutili ripetizioni (cfr. art. 109 cpv. 3 per rinvio dell’art. 6 LAsi). 

Tornando alla presente disamina appare che la decisione impugnata sia 

stata sottoscritta dalla persona portante la sigla “(…)” nonché, come 

evincibile dalla firma, in rimpiazzo del (…), da “N._______” (O._______). 

Come confermato dall’autorità inferiore nel suo scritto del 3 luglio 2018 (cfr. 

supra lett. E.c) che è stato inoltrato dal Tribunale al ricorrente, i 

collaboratori della SEM che avrebbero adottato la decisione sarebbero le 

persone con le sigle “(…)” rispettivamente “(…)” (quest’ultimo […]), le quali 

sarebbero presenti nella lista dei collaboratori dell’Annuario federale del 

Dipartimento federale di giustizia e polizia, consultabile pubblicamente 

online. Da quest’ultimo (cfr. il sito internet consultabile < 

https://www.staatskalender.admin.ch >), si evince facilmente come le 

succitate sigle si riferivano al momento dell’emanazione della decisione 

avversata rispettivamente alla signora P._______ ed al signor Q._______. 

Poiché tali nominativi risultano da una fonte consultabile pubblicamente, 

non sussiste in casu alcuna violazione del diritto a conoscere la 

composizione personale dell’autorità decidente giusta l’art. 29 cpv. 1 PA 

(cfr. DTAF 2019 VI/6 consid. 8.2). Inoltre, l’auditrice della SEM incaricata 

dell’audizione federale del (…) aprile 2018 era proprio la persona con la 

sigla “(…)” e quindi si può ben partire dal presupposto che fosse conosciuta 

dal ricorrente. Pertanto, non si ravvisa alcun elemento per annullare la 

decisione avversata e motivare un rinvio degli atti alla SEM per tale 

argomento. Le censure mosse nei confronti del provvedimento impugnato, 

risultano pertanto infondate e vanno conseguentemente respinte. 

5.1.4 Successivamente il ricorrente lamenta di non aver potuto avere 

accesso all’insieme delle fonti confidenziali citate nel rapporto stilato sulla 

situazione dello Sri Lanka del (…) da parte della SEM (cfr. p.to 3.1, pag. 5 

D-3123/2018 

Pagina 17 

segg. del ricorso). Come già più volte deciso da questo Tribunale in merito, 

tale istanza è respinta (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale D-

4191/2018 dell’8 agosto 2018 consid. 5, E-626/2018 del  

9 luglio 2018 consid. 5, D-109/2018 del 16 maggio 2018 consid. 6.2). Per 

gli stessi motivi, non v’è luogo di accogliere neppure la richiesta di 

fissazione di un termine per completare il ricorso dopo accesso a tali fonti. 

Per quanto attiene infine la questione a sapere in quale misura tale 

rapporto della SEM si fondi su delle fonti affidabili e probanti, la stessa non 

rileva del diritto di essere sentito dell’insorgente, ma dell’esame nel merito 

degli argomenti ricorsuali. 

5.1.5 Concernente poi la richiesta di avere accesso agli atti di causa della 

SEM, segnatamente all’atto A10/2, la stessa richiesta è già stata trattata 

ed evasa dallo scrivente Tribunale nel corso dell’istruzione ricorsuale (cfr. 

supra lett. E.a e E.d). Non si entra pertanto ulteriormente in materia della 

medesima. Le ulteriori istanze probatorie saranno trattate più avanti (cfr. 

infra consid. 5.2.5, consid. 6 e consid. 9.4). 

5.1.6  

5.1.6.1 Il ricorrente ritiene altresì che l’autorità inferiore abbia violato il suo 

diritto di essere sentito nella misura in cui un’insufficiente ed imprecisa 

traduzione in italiano di alcune dichiarazioni dell’insorgente da parte della 

traduttrice presente nel corso delle sue audizioni, avrebbero comportato 

una valutazione negativa delle stesse da parte dell’autorità inferiore 

ritenendole incoerenti rispettivamente distorcendo i fatti narrati dal 

ricorrente.  

5.1.6.2 Ora, le argomentazioni esposte dall’insorgente nel gravame a 

supporto della sua tesi non sono in alcun modo convincenti. Invero, in 

primo luogo il Tribunale osserva come sia nel verbale d’audizione sulle 

generalità che durante l’audizione sui motivi, egli ha asserito di 

comprendere “perfettamente” (cfr. verbale 1, lett. h, pag. 2 e p.to 9.02, 

pag. 10) rispettivamente “bene” (cfr. verbale 2, D1, pag. 1 e D131, pag. 14) 

l’interprete di lingua tamil presente. Nel corso di entrambe le audizioni, né 

il ricorrente, né l’osservatrice dell’opera assistenziale, hanno sollevato 

alcuna osservazione riguardo alla qualità o alla correttezza della 

traduzione o in relazione alle conoscenze della lingua italiana da parte delle 

traduttrici incaricate. A differenza di quanto sostenuto dall’insorgente sia 

nel suo ricorso che nella sua replica del 3 settembre 2018, nei verbali 

d’audizione tenuti, non è ravvisabile alcun elemento che possa concludere 

che le traduttrici responsabili non fossero state in grado di tradurre 

correttamente nella lingua italiana gli asserti dell’insorgente. La correttezza 

D-3123/2018 

Pagina 18 

di questi ultimi, è stata peraltro confermata dal ricorrente stesso, con 

l’apposizione della sua firma su ogni pagina dei verbali. Da questi ultimi, 

non è inoltre deducibile alcun elemento che possa sostenere la 

conclusione che vi siano state delle incomprensioni tra la traduttrice 

incaricata ed il ricorrente nel corso dei verbali d’audizione, che possa aver 

generato un’errata od imprecisa traduzione delle dichiarazioni 

dell’interessato.  

5.1.6.3 Ciò posto, quest’ultimo nel suo gravame apporta quali esempi a 

sostegno delle sue asserzioni, che laddove nel verbale d’audizione si 

sarebbe indicato “(…) motociclisti” per l’evento successo il (…) (cfr. verbale 

1, p.to 7.01, pag. 8), in realtà egli intendeva “(…) motociclette” (“[…] 

Motorräder”, cfr. ricorso, pag. 12) ove normalmente – come sarebbe visibile 

anche dal mezzo di prova n. 5 prodotto con il gravame – gli agenti del CID 

prenderebbero posto in (…) su ogni motoveicolo, e quindi in totale si 

tratterebbe di (…) moto e (…) membri del CID, come poi avrebbe invece 

dichiarato nell’audizione successiva (cfr. verbale 2, D72 seg., pag. 8). 

Tuttavia, tali argomentazioni, visto quanto già sopra rimarcato in ordine alla 

corretta traduzione nel corso delle audizioni, non possono essere seguite. 

Inoltre il mezzo di prova n. 5 non è atto a dimostrare in alcun modo quali 

dichiarazioni l’insorgente abbia effettivamente riportato nei verbali 

d’audizione. Per il resto, le considerazioni dell’insorgente, si apparentano 

più ad un’errata considerazione dei fatti da parte dell’autorità inferiore 

piuttosto che ad una violazione del diritto di essere sentito. Concernente 

l’ulteriore presunta traduzione erronea, che sarebbe in seguito stata 

riportata anche nei fatti dalla SEM, ovvero del centro per “persone 

bisognose” che si troverebbe nel verbale d’audizione sulle generalità, 

allorché invece, come indicato anche nello stesso e nell’audizione 

seguente, si tratterebbe di persone vittime di guerra che, a causa di 

quest’ultima sarebbero state portate ad un’estrema povertà; non si 

comprende quale svantaggio possa esserne derivato per l’insorgente. 

Invero, a parte rammentare che lui stesso ha sottoscritto anche il verbale 

sulle generalità ove aveva dato anche tale definizione, confermandone 

quindi la correttezza, non si vede come la SEM non abbia tenuto in 

considerazione nella sua valutazione – per di più su tale aspetto non ha 

sussunto alcuna incoerenza dal profilo della verosimiglianza – del fatto che 

fossero persone bisognose in quanto toccate dalla guerra. Pertanto, dalla 

circostanza che l’autorità inferiore abbia preso quale riferimento nella 

decisione avversata l’accezione “centro destinato ad aiutare le persone 

bisognose” (cfr. p.to 3, pag. 2 della decisione impugnata), ovvero 

seguendo le prime asserzioni dell’insorgente (cfr. verbale 1, p.to 7.01, 

pag. 8), non è ravvisabile alcuna violazione del diritto di essere sentito 

D-3123/2018 

Pagina 19 

dell’insorgente. Infine, circa l’ulteriore contestazione sollevata nella replica 

dall’insorgente riguardo al ruolo che egli avrebbe avuto all’interno 

dell’associazione; non si tratta in casu all’evidenza di una censura 

riguardante un’imprecisione della traduzione apportata, ma piuttosto 

attinente l’interpretazione e la valutazione della SEM di tali fatti, e quindi di 

un’errata considerazione dei fatti giuridicamente rilevanti. In tal senso, non 

è quindi ravvisabile neppure per quest’ultima evenienza, alcuna violazione 

del diritto di essere sentito del ricorrente. 

5.2  

5.2.1 Il ricorrente sostiene inoltre che l’autorità inferiore abbia violato il 

proprio obbligo di motivazione, non avendo preso in considerazione nella 

decisione avversata in alcun modo diversi elementi da lui sollevati nelle 

audizioni, e meglio: la situazione di rischio per lui derivante, dovuta alle 

tematiche politiche molto sensibili in rapporto al suo impegno politico; 

l’attività per l’associazione delle vittime di guerra da lui espletata; 

l’uccisione di I._______ nel (…); l’uccisione del (…) nel (…) del (…); la 

vicinanza agli ex membri delle LTTE F._______ e G._______, come pure 

del passato nelle LTTE dello zio del ricorrente. 

5.2.2 Nella querelata decisione, l’autorità inferiore, dopo aver valutato 

come inverosimili le asserzioni rese dall’insorgente, ha concluso di poter 

esimersi dall’esaminare se i fatti addotti fossero rilevanti in materia d’asilo. 

Pur osservando che rilevanza e verosimiglianza sono condizioni 

cumulative per il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione 

dell’asilo, e che quindi se i motivi addotti non danno titolo ad ottenere la 

protezione internazionale richiesta, non vi sarebbe necessità alcuna, ai fini 

dell’obbligo di motivazione, di esprimersi anche sulla loro rilevanza in 

materia d’asilo. Tuttavia, per quanto concerne la situazione di richiedenti 

l’asilo srilankesi, secondo la sentenza di riferimento E-1866/2015 del  

15 luglio 2016 (cfr. consid. 6, 8 e 9), anche nel caso in cui i motivi d’asilo 

siano ritenuti inverosimili, occorre esaminare se il ricorrente possa vedersi 

riconoscere la qualità di rifugiato, all’esclusione dell’asilo, per dei motivi 

soggettivi insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi). Nella medesima sentenza 

di riferimento precitata, il Tribunale ha analizzato la problematica del 

rischio, per i richiedenti tamil che rientrano in Sri Lanka, di essere l’oggetto 

di controlli accresciuti da parte delle autorità, se non persino di seri 

pregiudizi, sulla base di sospetti di legami con l’opposizione e 

segnatamente con il movimento delle LTTE, del quale le autorità temono 

sempre una rinascita. In tale sentenza il Tribunale ha esposto determinati 

fattori di rischio detti “forti”, i quali sono di per sé soli suscettibili di fondare 

un timore di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo – 

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Pagina 20 

l’iscrizione nella “Stop List” (cfr. consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2); l’esistenza 

di legami presunti o avverati con le LTTE, attuali o passati, per quanto la 

persona sia sospettata, dal punto di vista delle autorità srilankesi, di voler 

riavviare il conflitto etnico nel Paese (cfr. consid. 8.4.1 e 8.5.3); nonché un 

impegno politico particolare in esilio contro il regime srilankese (cfr. 

consid. 8.4.2 e 8.5.4). Il Tribunale ha anche descritto dei fattori di rischio 

cosiddetti “deboli”, ovvero quelli che non sono sufficienti presi 

singolarmente ed a sé stanti, per fondare un timore di persecuzione 

rilevante ai sensi dell’asilo. Rientrano in tale categoria: il ritorno in Sri Lanka 

senza alcun documento d’identità valido ed il rinvio forzato od il rimpatrio 

per l’intermediazione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni 

(cfr. ibidem, consid. 8.4.4); nonché la presenza di cicatrici ben visibili sul 

corpo del richiedente asilo (cfr. ibidem, consid. 8.4.5). Tuttavia questi ultimi, 

combinati con dei fattori di rischio forti, sono di natura da aumentare il 

pericolo incorso dal richiedente asilo di essere interrogato e controllato al 

suo ritorno in Sri Lanka. Inoltre, secondo il caso di specie, i fattori di rischio 

deboli possono essere pure tra loro combinati ed avverarsi determinanti 

per fondare un timore fondato di persecuzione (cfr. sentenza E-1866/2015 

precitata consid. 8.5.5). Tali fattori di rischio devono quindi essere 

apprezzati in rapporto con tutti gli elementi del dossier, per determinare se 

siano o meno di natura a conferire un profilo di rischio all’interessato (cfr. 

sentenza del Tribunale E-807/2018 del 24 gennaio 2020 consid. 6.1.1). 

5.2.3 In tali fattispecie, occorrerà esaminare in particolare se i fattori di 

rischio concreti, invocati e resi verosimili, siano suscettibili di fondare un 

timore di persecuzione in caso di ritorno. Tale esame si baserà su dei motivi 

posteriori alla fuga, ma tenendo conto di fattori di rischio che esistevano 

già prima della partenza. In tal senso, un cittadino sospettato di avere avuto 

dei legami con le LTTE può essere considerato come una minaccia per le 

autorità srilankesi in ragione della sua partenza dal Paese, allorché non 

era ritenuto pericoloso antecedentemente il suo espatrio (cfr. sentenza di 

riferimento precitata consid. 8.5.6).  

5.2.4 Ora, per determinare se, in caso di ritorno, il ricorrente potesse 

avvalersi dei fattori di rischio sopra recensiti, l’autorità inferiore non poteva 

esimersi, come invece fatto nella decisione avversata, dall’esaminare la 

verosimiglianza di alcuni fatti giuridicamente rilevanti asseriti 

dall’insorgente, ovvero la sua presunta vicinanza a dei membri delle LTTE 

F._______ e G._______ come pure circa la sua parentela con lo zio che 

avrebbe militato nelle LTTE. Questioni che, come sollevato nel ricorso 

rettamente, non sono state trattate in nessun modo nella decisione 

avversata. Invero, tali elementi fattuali, per quanto possano avverarsi non 

D-3123/2018 

Pagina 21 

pertinenti per la concessione dell’asilo, potrebbero entrare in linea di conto 

per valutare se il ricorrente sia esposto ad un pericolo nel caso di ritorno 

nel Paese d’origine. Sarebbe stato quindi necessario esaminare dapprima 

se tali fatti fossero stati resi verosimili dall’insorgente per poter in seguito 

verificare se costituiscono dei fattori di rischio in caso di ritorno. Ora, tali 

punti in questione, avrebbero dovuto essere esaminati per determinare se 

potevano costituire nella presente disamina dei fattori di rischio ai sensi 

della giurisprudenza summenzionata (cfr. nello stesso senso la sentenza 

del Tribunale E-807/2018 consid. 6.1.4). Alla luce di quanto precede, si 

ravvisa in tal senso da parte dell’autorità inferiore una lacuna nella 

motivazione della decisione impugnata che non risponde alle esigenze del 

diritto di essere sentito. Tuttavia, a differenza di quanto postulato 

dall’insorgente, tale carenza nella motivazione della decisione impugnata, 

non conduce in casu alla cassazione della medesima per violazione del 

suo diritto di essere sentito. Questo in quanto, d’un canto la SEM si è 

espressa in merito agli eventuali fattori cumulativi di pericolo del richiedente 

– anche in modo puntuale sulla verosimiglianza e pertinenza dei suoi 

legami con due ex membri delle LTTE come pure della sua relazione 

parentale con lo zio vivente all’estero – nella risposta al ricorso del 

27 luglio 2018, come pure circa la rilevanza in materia d’asilo del fatto che 

sarebbe successo al domicilio familiare dell’insorgente il (…) nella sua 

duplica del 27 settembre 2018. D’altro canto, l’insorgente ha potuto 

impugnare con piena conoscenza di causa la decisione avversata – e ne è 

la prova l’articolato memoriale ricorsuale prodotto – come pure prendere 

posizione più volte in modo specifico circa la questione del suo profilo di 

rischio nei suoi scritti successivi, in risposta anche e specificatamente alle 

argomentazioni proposte dall’autorità inferiore in merito (cfr. la replica del 

3 settembre 2018 e la triplica del ricorrente del 19 ottobre 2018). Altresì, 

per quanto attiene la rilevanza degli asserti dell’insorgente, il Tribunale 

dispone di pieno apprezzamento in materia. Sulla base degli elementi testé 

indicati, si giunge quindi alla conclusione che, sebbene la SEM abbia 

violato il diritto di essere sentito dell’insorgente con una motivazione 

lacunosa della decisione sindacata; tuttavia tale violazione è stata sanata 

nel corso della presente procedura ricorsuale, non conducendo pertanto 

questo Tribunale all’annullamento del provvedimento impugnato.  

5.2.5 Per quanto concerne invece gli altri elementi fattuali che, a mente 

dell’insorgente, l’autorità inferiore non avrebbe trattato né citato nella 

decisione avversata, ovvero quanto attinente alla situazione di pericolo 

dovuta alle tematiche politiche molto sensibili dell’impegno politico del 

ricorrente ed alla sua attività per l’associazione delle vittime di guerra, 

come pure circa le uccisioni di I._______ e del (…) suo conoscente, si 

D-3123/2018 

Pagina 22 

osserva quanto segue. A differenza di quanto ritenuto dall’insorgente la 

SEM, seppure brevemente, si è espressa circa le attività alle 

manifestazioni e per l’associazione succitata del ricorrente come pure a 

sostegno dei tamil, ritenendo come il suo timore nei confronti del CID non 

troverebbe alcun riscontro alla luce delle circostanze già ritenute 

inverosimili precedentemente (cfr. p.to II, pag. 4 della decisione 

impugnata). A tal proposito, si rammenta dipoi che il semplice fatto che il 

ricorrente non condivida il punto di vista della SEM non implica alcuna 

violazione dell’obbligo di motivazione (cfr. sentenza del Tribunale  

D-2659/2016 del 9 settembre 2016 consid. 6.5). Da ultimo, per quanto 

concerne le istanze probatorie proposte per tali elementi fattuali 

dall’insorgente (cfr. pag. 15 e 38 del ricorso), avendo l’insorgente avuta 

ampia possibilità di produrre i mezzi di prova che riteneva pertinenti per la 

sua causa, e non essendo in tal senso ravvisabile alcuna violazione 

dell’obbligo di motivazione dell’autorità inferiore – non avendo peraltro 

spiegato il ricorrente quali circostanze, non ancora da lui rivelate, 

intendesse provare con tali mezzi di prova ventilati e mai prodotti – le 

stesse sono respinte (cfr. in merito anche infra consid. 6).  

5.3  

5.3.1 Nel prosieguo della sua impugnativa (cfr. p.to 6.3, pag. 17 segg. del 

ricorso), il patrocinatore del ricorrente adduce una serie di argomentazioni 

a sostegno di una pretesa violazione del principio inquisitorio.  

5.3.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa 

procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr.  

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del 

Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 

del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio 

non implica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità 

D-3123/2018 

Pagina 23 

inferiore, dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli 

elementi necessari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per 

ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 

consid. 5.1). 

5.3.3 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, 

n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza D-291/2021 consid. 7.2.1; 

KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: Waldmann/Weissenberger (ed.), 

Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Onde 

circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del 

procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze 

probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 

consid. 7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e 

che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria 

convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale 

amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). I principi esposti 

delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministrazione che quella del 

Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del Tribunale  

F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEUSCH/ 

KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in particolare 

3.144). 

5.3.4 Ritornando al caso in parola, il ricorrente si duole dapprima di un 

incompleto accertamento dei fatti dei medesimi punti già menzionati sopra 

al consid. 5.2.1 (cfr. p.to 6.3.2, pag. 17 del ricorso). In ordine ai medesimi, 

il Tribunale rileva in primo luogo come rispetto agli stessi si sia già 

pronunciato nei considerandi precedenti (cfr. supra consid. 5.2) e pertanto 

possa esimersi, onde evitare inutili ridondanze, dal pronunciarsi 

nuovamente in merito. Tuttavia, occorre rilevare come effettivamente 

essendo la valutazione della SEM manchevole rispetto alla presunta 

vicinanza del ricorrente a dei membri delle LTTE come pure circa la sua 

parentela con lo zio che avrebbe militato nelle LTTE, per le considerazioni 

già sopra addotte (cfr. supra consid. 5.2.4), l’autorità inferiore ha pure 

violato il suo obbligo inquisitorio, non stabilendo in modo completo il 

substrato fattuale circa tali elementi. Rispetto alle ulteriori circostanze 

fattuali, valgono invece le considerazioni già esposte sopra (cfr. supra 

consid. 5.2.5), e non si ravvisa in proposito alcun accertamento incompleto 

D-3123/2018 

Pagina 24 

o inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

per di più non avendo l’insorgente in merito eccepito alcunché di 

maggiormente concreto, salvo mosso una generica censura (cfr. p.to 6.3.2, 

pag. 17). Per i medesimi motivi testé invocati (cfr. supra consid. 5.2.4), e 

per ragioni di economia procedurale, il Tribunale rinuncia tuttavia al rinvio 

degli atti alla SEM per accertamento incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti.  

5.3.5  

5.3.5.1 Sempre con riferimento al principio inquisitorio, il ricorrente 

rimprovera alla SEM, rispettivamente al Tribunale, un’incompleta e 

scorretta considerazione della situazione in Sri Lanka. Anche per quanto 

riguarda la decisione impugnata, malgrado non vi sarebbe esplicitamente 

menzionato, l’autorità inferiore si sarebbe fondata per la sua valutazione 

sul rapporto della SEM del (…) (recte: […]), il quale sarebbe scorretto ed a 

tratti anche manipolato consciamente, ciò che sarebbe inequivocabilmente 

dimostrato dalle prese di posizione del 30 luglio 2016 e del 18 ottobre 2016 

redatte dal patrocinatore del ricorrente, le quali sono state inoltrate 

contestualmente al gravame. Dal momento che la questione avrebbe un 

impatto diretto sull’esito della domanda, tutte le informazioni circa il paese 

d’origine, sarebbero giuridicamente rilevanti e ciò relazionate anche al 

caso specifico. In tale contesto, il rappresentante legale dell’insorgente fa 

presente di aver allegato un rapporto da lui redatto e riguardante la 

situazione in Sri Lanka del 12 ottobre 2017, il quale sarebbe attuale e 

completo secondo le fonti sino ad allora a disposizione. Più avanti, il 

patrocinatore ritiene come il preteso miglioramento della situazione dal 

punto di vista dei diritti umani in Sri Lanka dall’elezione del nuovo 

presidente L._______, da parte della SEM, non sarebbe corretto. Come 

confermato da diverse fonti ed organismi internazionali, le riforme 

nell’ambito giudiziario e di polizia promesse dal governo non avrebbero 

avuto luogo. In particolare, il “Prevention of Terrorism Act” sarebbe tuttora 

in vigore. Inoltre la tendenza della situazione dei diritti dell’uomo sarebbe 

tutt’altro che positiva, in special modo per le persone di etnia tamil, che 

subirebbero spesso tortura e trattamenti disumani e degradanti, in 

particolare allorché vengono arrestati, di cui il ricorrente ne indica 

nell’allegato ricorsuale alcuni esempi. Persecuzioni che rimarrebbero 

impunite. Le informazioni riportate dal rappresentante, dimostrerebbero 

pertanto come la prassi della SEM e del Tribunale violerebbe l’art. 3 CEDU. 

Egli fa altresì presente, come da recenti rapporti, risulterebbe che non 

soltanto le persone con un elevato profilo nelle LTTE rischiano delle 

persecuzioni in Sri Lanka, bensì anche giovani tamil, i quali non avrebbero 

alcun legame o soltanto molto lieve con le LTTE, e che pertanto andrebbe 

D-3123/2018 

Pagina 25 

accertato in modo chiaro e preciso in ogni fattispecie se una persona possa 

o potrebbe entrare nel mirino delle autorità srilankesi. Più avanti (cfr. p.to 

6.3.5, pag. 26 segg. del ricorso), il patrocinatore censura le a suo dire 

generalizzate valutazioni contenute nelle decisioni della SEM e del 

Tribunale circa la situazione in Sri Lanka ed aventi quale oggetto l’assenza 

di legame causale tra le attività in favore delle LTTE e la fuga o 

l’insufficiente intensità delle misure di sorveglianza messe in atto 

dall’apparato statale. Egli fornisce quindi un esempio concreto riguardante 

il caso di una persona di etnia tamil attiva nel reparto di propaganda delle 

LTTE che, nel (…) sarebbe stato condannato all’ergastolo dall’Alta Corte 

di E._______ per fatti risalenti al (…), ciò che smentirebbe in modo 

lampante le conclusioni cui giungerebbero ricorrentemente le autorità 

elvetiche. Il ricorrente fa in seguito presente come per ragioni storiche 

l’ordinamento giudiziario srilankese non conoscerebbe l’istituto giuridico 

della prescrizione e ne fornisce le conseguenze che a mente sua ciò 

comporterebbe, in particolare che persone con un legame passato o 

sospettato con le LTTE, possano essere in ogni tempo perseguite. In tal 

senso, egli cita e produce a sostegno dei suoi asserti alcuni mezzi 

probatori, riguardanti le risultanze riconducibili ad un procedimento svoltosi 

presso l’Alta Corte di K._______ ([…]), nonché quelle in relazione alla 

sentenza dell’Alta Corte di E._______ del (…). Da quest’ultima si 

evincerebbe peraltro in modo chiaro come la riabilitazione non 

equivarrebbe secondo le autorità srilankesi ad un’espiazione della pena 

per precedenti attività compiute nelle LTTE e che qualunque attività di 

supporto alla predetta organizzazione, anche se queste ultime risalgono a 

più di dieci anni addietro ed anche se la persona interessata era già stata 

arrestata o riabilitata, può condurre in ogni tempo all’introduzione di una 

procedura penale e di una pena motivate politicamente. Peraltro, la 

succitata sentenza, sarebbe stata mal interpretata dal Tribunale nella sua 

sentenza E-5637/2017 del 30 ottobre 2017 (cfr. la predetta al suo 

consid. 3.1.2). Inoltre la costante osservazione di persone di etnia tamil – 

anche ed in particolare della diaspora – andrebbe vista come parte del 

sistema di persecuzione delle autorità srilankesi di effettivi o sospettati 

sostenitori delle ex LTTE, che potrebbe condurre in ogni tempo ad una 

persecuzione rilevante ai sensi dell’asilo. Tale persecuzione potrebbe già 

risultare dall’ottenimento di documenti di viaggio da richiedenti l’asilo la cui 

domanda d’asilo è stata respinta e che devono rivolgersi al Consolato 

generale dello Sri Lanka dando così luogo ad una preparazione da parte 

delle autorità srilankesi per l’interrogatorio che verrà svolto una volta che 

la persona interessata è rientrata in Sri Lanka. Quest’ultima questione, 

sarebbe stata peraltro non correttamente tematizzata nella decisione della 

SEM del 27 aprile 2018, la quale sarebbe pure da ricondurre ad un 

D-3123/2018 

Pagina 26 

accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti. Inoltre gli 

interessi politici in Svizzera ostacolerebbero una visione obiettiva e 

neutrale della situazione in Sri Lanka. Da ultimo, il ricorrente cita i diversi 

elementi fattuali che, a mente sua ed in relazione con la sentenza dell’Alta 

Corte di E._______ del (…) e della sentenza dell’Alta Corte di K._______ 

summenzionata, aumenterebbero il rischio, dopo il suo rientro in Sri Lanka, 

di essere ognitempo arrestato e che venga condotto contro di lui un 

procedimento penale arbitrario.  

5.3.5.2 In primo luogo, circa la situazione vigente in Sri Lanka, occorre 

constatare come il ricorrente proceda con le sue argomentazioni 

essenzialmente confondendo aspetti formali con una valutazione che 

attiene prettamente il merito, di cui si dirà di seguito, cercando di sostituire 

la sua propria concezione della situazione securitaria vigente in Sri Lanka 

con quella delle autorità d’asilo elvetiche. Tuttavia, in proposito, si 

rammenta come il semplice fatto che l’autorità segua un’altra prassi per lo 

Sri Lanka rispetto a quella sostenuta dal ricorrente, giungendo ad una 

diversa valutazione delle motivazioni addotte, non indica che i fatti siano 

stati insufficientemente acclarati (cfr. sentenze del Tribunale D-4909/2017 

del 19 dicembre 2017 consid. 2.2 e D-8014/2016 del 2 ottobre 2017 

consid. 3.8). Al contrario, e salvo quanto già sopra considerato, la SEM ha 

valutato le affermazioni del ricorrente – che si rammenta essere state 

ritenute inverosimili, giudizio su cui lo scrivente Tribunale si esprimerà di 

seguito – alla luce della situazione attuale in Sri Lanka. Nella decisione 

avversata non vi sono inoltre passaggi riferibili ad un recente miglioramento 

della situazione dal punto di vista dei diritti umani o trattanti la tematica 

della documentazione che andrebbe richiesta al Consolato generale dello 

Sri Lanka ed ai controlli che verrebbero intrapresi dalle autorità srilankesi 

nei confronti dei loro cittadini che rientrano dall’estero dopo la conclusione 

negativa della loro procedura d’asilo, cosa che rende poco comprensibili le 

doglianze corrispondenti del ricorrente. Per di più, nella misura in cui il 

patrocinatore del ricorrente critica a più riprese, ed in modo generalizzato, 

le decisioni dell’istanza inferiore così come le sentenze del Tribunale in altri 

procedimenti, non risulta necessario approfondire ulteriormente tali 

censure (cfr. sentenza del Tribunale E-6649/2018 del 24 novembre 2020 

consid. 8.2). Per il resto, concernente i vari elementi che sarebbero rilevanti 

per ritenere un rischio accresciuto per l’insorgente di essere esposto a 

persecuzioni da parte delle autorità srilankesi nel caso di un suo rientro in 

patria, anche tali aspetti riguardano la valutazione sostanziale delle 

allegazioni addotte ed esulano invece da aspetti prettamente formali, e 

verranno quindi analizzati dappresso, per quanto non già trattati nei 

considerandi precedenti. Da ultimo, questo Tribunale ricorda come ha già 

D-3123/2018 

Pagina 27 

avuto modo di sottolineare che l’iter previsto per l’ottenimento di documenti 

di viaggio non costituisce un motivo rilevante in materia d’asilo (cfr. 

DTAF 2017 VI/6 consid. 4.3.3). Non rientrando detto aspetto negli elementi 

determinanti per la decisione, nemmeno sussisteva la necessità di esperire 

misure d’istruzione o di approfondire altrimenti la questione da parte della 

SEM.  

5.4 Riassumendo, non v’è motivo di annullare il provvedimento avversato 

e di rinviare la causa all’autorità inferiore per i motivi formali sollevati 

dall’insorgente nel gravame. 

6.  

6.1 Nell’eventualità di una valutazione sostanziale del suo ricorso da parte 

del Tribunale, il ricorrente presenta inoltre diverse richieste di assunzione 

prove, chiedendo che gli venga concesso un termine per inoltrare mezzi di 

prova concernenti l’attività dello zio nelle LTTE come pure quelle di 

F._______ e G._______ per le medesime. Altresì chiede un termine per 

presentare delle informazioni legate all’associazione per le vittime di 

guerra, in ordine all’uccisione di I._______ nel (…) rispettivamente del (…) 

nel (…) del (…) (cfr. p.to 8, pag. 38 del ricorso).  

6.2 In merito alle succitate richieste probatorie, il Tribunale si è già 

pronunciato nei considerandi precedenti (cfr. supra consid. 5.2.5). In 

aggiunta, occorre rilevare come nel frattempo non si siano prodotte delle 

modifiche significative nel substrato fattuale, né il ricorrente ha fornito 

informazioni complementari e decisive su tali aspetti che impongano 

l’esperimento di ulteriori misure d’istruzione. Del resto, e come già 

sottolineato supra (cfr. consid. 5.2.5), il ricorrente ha avuto ampio modo e 

tempo di produrre, in ossequio al suo obbligo di collaborare (art. 8 cpv. 1 

LAsi), gli eventuali mezzi probatori che riteneva rilevanti per la sua causa. 

In particolare, concernente lo zio, ha inoltrato quale unico mezzo di prova, 

copia del suo permesso di soggiorno (cfr. sub doc. 49). Ulteriore 

documentazione in merito, anche se ventilata dal mandatario 

dell’insorgente nel gravame (cfr. p.to 9.1, pag. 38 del ricorso), non ne è 

stata prodotta successivamente agli atti.  

Di conseguenza, non v’è alcuna ragione di fissare un termine per la 

presentazione di altre prove non meglio specificate. Per il che, le proposte 

di prova devono essere respinte, queste ultime non apparendo proprie a 

delucidare i fatti determinanti, essendo i predetti sufficientemente stabiliti 

(cfr. art. 33 cpv. 1 PA per rinvio dell’art. 6 LAsi).  

D-3123/2018 

Pagina 28 

7.  

7.1 Nel merito, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo 

le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le 

persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri 

pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad 

un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri 

rientrano segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità 

fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

7.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È 

pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Non è in ogni 

caso indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano 

sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in 

preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, 

ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, 

D-3123/2018 

Pagina 29 

da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella 

fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

8.  

8.1 Tornando alla presente disamina, le allegazioni rilasciate 

dall’interessato e concernenti i fatti che l’avrebbero motivato alla sua 

partenza, risultano essere divergenti, a tratti contraddittorie, generiche ed 

illogiche, tanto da non apparire come il riflesso di un’esperienza realmente 

vissuta, segnatamente quanto al suo preteso ruolo nell’ambito 

dell’associazione per le vittime di guerra e delle manifestazioni a supporto 

in particolare per la causa tamil, ed alle consequenziali problematiche con 

il CID. 

8.2 In primo luogo, si denotano le asserzioni incoerenti del ricorrente circa 

il ruolo che egli avrebbe svolto per l’associazione di aiuto alle persone 

colpite dalla guerra. Se difatti nella prima audizione egli ha riportato di 

avere in qualche occasione distribuito dei volantini, nonché partecipato ad 

alcune manifestazioni, negando esplicitamente di aver svolto altro per 

suddetta associazione (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 7 segg.); ciò che 

inizialmente ha pure addotto nel corso della seconda audizione (cfr. verbale 

2, D42 seg., pag. 5). Salvo poi, più avanti nell’audizione, riferire che egli 

invece avrebbe pure detenuto dei dati delle persone dalle quali avrebbe 

ricevuto dei soldi per l’associazione, ed avrebbe sempre visto la contabilità 

della stessa (cfr. verbale 2, D112 segg., pag. 12 seg.). Mansioni aggiuntive 

riportate soltanto in un secondo tempo dall’insorgente, e senza alcuna 

spiegazione plausibile che ne motivi la tardività. Invero, a differenza di 

quanto sostenuto nella sua replica dall’interessato, queste ultime non 

appaiono essere in alcun modo delle “attività secondarie” e per questo 

esposte soltanto in un secondo momento, ma delle mansioni essenziali 

che avrebbero pure avuto come esito il sequestro di materiale sensibile 

nell’ultimo episodio che si sarebbe svolto al domicilio famigliare 

dell’interessato da parte del CID e prima del suo espatrio (cfr. verbale 2, 

D111 segg., pag. 12 seg.). In secondo luogo, se dapprima egli ha riferito 

chiaramente, citandone pure le date, che avrebbe preso parte a (…) 

manifestazioni (cfr. verbale 2, D36 segg., pag. 5); poco più avanti ha invece 

riferito trattarsi di una (…) di manifestazioni che si sarebbero tenute 

soltanto nel corso del (…) (cfr. verbale 2, D44 seg., pag. 6), ciò che appare 

all’evidenza discrepante con quanto affermato in precedenza. 

8.3 Anche circa le ricerche ed i due arresti che egli avrebbe subito da parte 

del CID, le dichiarazioni rilasciate in merito dal ricorrente non appaiono 

essere maggiormente coerenti.  

D-3123/2018 

Pagina 30 

8.3.1 Se invero nel corso della prima audizione, egli ha riferito che tra la 

prima consegna di flyer alla quale egli avrebbe preso parte dopo l’uccisione 

di I._______ e la prima incursione di membri del CID al suo domicilio, 

sarebbero trascorsi soltanto pochi giorni (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8); 

successivamente invece i due eventi sarebbero avvenuti a più di (…) di 

distanza (cfr. verbale 2, D40, pag. 5; D46 segg., pag. 6). Inoltre pure la 

descrizione del primo fermo da parte del CID, che sarebbe avvenuto il (…), 

contiene diversi elementi discrepanti. Dapprima il ricorrente ha difatti 

asserito che gli agenti del CID sarebbero stati (…), (…) dei quali si 

sarebbero avvicinati al suo domicilio. Successivamente, nel corso 

dell’audizione federale, ha invece riferito che gli agenti coinvolti nel suo 

fermo fossero (…) (cfr. verbale 2, D48, pag. 6), per poi, senza alcuna 

spiegazione plausibile sostenere trattarsi di (…) persone, (…) delle quali 

sarebbero venute verso casa sua e (…) sarebbero invece rimaste sui 

motoveicoli (cfr. verbale 2, D51 seg., pag. 7). Altresì, se in un primo 

momento egli ha riferito che sarebbe stato interrogato in una vecchia casa, 

con all’interno un tavolo e due sedie, e che l’interrogatorio avrebbe toccato 

in particolare il fatto se fosse lui ad aver distribuito i volantini nel corso della 

manifestazione e se conoscesse G._______, nonché che prima di 

rilasciarlo gli agenti lo avrebbero minacciato di non partecipare più ad 

alcuna manifestazione (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 8 seg.). In un 

secondo momento, egli ha invece allegato di essere stato portato in una 

vecchia casa ove vi sarebbe stata soltanto una sedia ed un tavolo, nonché 

lo avrebbero interrogato non soltanto in merito a G._______ ma anche 

circa F._______, non riportando inoltre alcuna minaccia che gli sarebbe 

stata rivolta dagli agenti (cfr. verbale 2, D48 segg., pag. 6 segg.).  

8.3.2 In merito al secondo fermo che il ricorrente riferisce aver subito da 

parte dei membri del CID, si osserva quanto segue. D’un canto, il fatto che 

egli abbia riferito di essere stato preso da (…) motociclisti nella prima 

audizione (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8), allorché nella seconda ha 

allegato trattarsi invece di (…) moto con (…) persone a bordo, (…) in sella 

ad ogni motoveicolo (cfr. verbale 2, D72, pag. 8), può effettivamente essere 

relativizzato e non risultare determinante. Ciò in quanto, essendo che 

anche un amico sarebbe stato preso nel medesimo frangente, è plausibile 

che il ricorrente nel corso del primo verbale abbia unicamente nominato i 

motociclisti che avrebbero inseguito e preso lui, e non quelli invece che 

avrebbero prelevato l’amico e di cui invece ne ha fatto menzione soltanto 

nella seconda audizione. Anche il luogo esatto in cui sarebbe stato 

condotto dai CID, che in un primo momento si sarebbe trattato di un “centro 

militare” (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8); allorché in un secondo momento 

in una vecchia casa accanto ad un campo militare (cfr. verbale 2, D75 

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Pagina 31 

segg., pag. 9), non appare essere così incoerente e poter essere 

relativizzato come proposto dal ricorrente nel suo gravame. D’altro canto, 

la dinamica dell’arresto presentata dall’insorgente nelle due audizioni, 

presenta degli elementi che per la loro incoerenza non risultano essere in 

alcun modo spiegabili. Se invero dapprima il ricorrente ha asserito che 

sarebbe stato interrogato e poi liberato la stessa sera del fermo (cfr. verbale 

1, p.to 7.01, pag. 8); nel corso della seconda audizione ha invece pure 

riferito di essere stato dapprima minacciato con una pistola dagli agenti 

perché parlasse ed in seguito anche picchiato, essendo per il resto stato 

liberato soltanto al mattino del giorno seguente (cfr. verbale 2, D74, pag. 8). 

Questionato in merito a tali discrepanze, l’insorgente è tornato sui suoi 

passi, riferendo che lo avrebbero liberato la notte, ma che il suo 

ritrovamento da parte di un gruppo di (…) sarebbe avvenuto il mattino dopo 

(cfr. verbale 2, D105, pag. 11 seg.), senza però di fatto riuscire a spiegare 

l’importante contraddizione. Inoltre, interrogato successivamente circa 

quanto sarebbe successo nel corso dell’interrogatorio, il ricorrente non ha 

più in alcun modo accennato alle minacce che avrebbe subito dagli agenti 

con una pistola puntata alla tempia, allegando invece varie forme di 

maltrattamenti e pestaggi subiti (cfr. verbale 2, D125, pag. 13). Per di più, 

se nel corso del primo verbale, il ricorrente ha asserito che sarebbe stato 

interrogato circa dove si trovasse F._______; successivamente invece si 

sarebbe trattato non soltanto di un interrogatorio circa F._______, ma 

anche riguardo a G._______, portante in particolare sul fatto se queste 

persone avessero delle armi o dei soldi, e riguardo a quest’ultimo pure 

dove si trovasse (cfr. verbale 2, D56 segg., pag. 7 seg.; D83, pag. 9). Non 

è inoltre in alcun modo comprensibile come mai il ricorrente abbia 

dapprima affermato che il CID avrebbe “chiesto direttamente a queste due 

persone se avevano ancora con loro delle armi o i soldi provenienti dal 

gruppo LTTE” (cfr. verbale 2, D62, pag. 7); salvo poco dopo, interrogato più 

approfonditamente in merito alle circostanze, contraddirsi affermando 

invece che tale quesito sarebbe stato posto direttamente a lui (cfr. verbale 

2, D63 seg., pag. 7). Difatti, non risulta in alcun modo convincente la 

giustificazione addotta dall’insorgente per spiegare tale discrepanza 

significativa, ovvero che non avrebbe compreso bene il quesito posto (cfr. 

verbale 2, D64, pag. 8), in quanto la sua prima risposta risulta univoca e 

senza elementi che ne dimostrino un qualche fraintendimento da parte 

dell’insorgente.  

8.3.3 In merito poi al terzo episodio, ove il CID lo avrebbe nuovamente 

cercato al suo domicilio, e che sarebbe avvenuto secondo le sue 

dichiarazioni il (…) (cfr. verbale 2, D88 segg., pag. 10 seg.), occorre 

rilevare quanto segue. Sorprende dapprima che l’insorgente nel corso della 

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Pagina 32 

seconda audizione abbia inizialmente asserito che dopo il (…) non sarebbe 

più stato ricercato, ma che si sarebbe sentito seguito, avendo partecipato 

ancora a delle manifestazioni (cfr. verbale 2, D85 segg., pag. 9 seg.); salvo 

poi in modo incredibile contraddire quanto poco prima addotto, riferendo 

che il (…) il CID lo avrebbe nuovamente voluto arrestare e per questo egli 

sarebbe fuggito dal domicilio familiare (cfr. verbale 2, D88 segg., pag. 10). 

Inoltre, egli in un primo momento ha riportato tale evento come un fatto del 

quale avrebbe avuto conoscenza da terzi (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8); 

allorché in seconda battuta egli ha invece riferito trovarsi in casa al 

momento dell’irruzione dei membri del CID, affacciandosi addirittura alla 

porta a vedere chi fosse (cfr. verbale 2, D91, pag. 10). La dinamica 

descritta, è stata però nuovamente smentita da una terza versione che egli 

ha fornito subito dopo, ove ha affermato trovarsi invece, al momento 

dell’arrivo degli agenti, all’esterno della casa, all’interno del terreno di casa 

sua, e che avrebbe scavalcato il muro vicino non appena li avrebbe visti 

arrivare, essendo venuto a conoscenza dell’identità di tali persone soltanto 

al telefono dalla madre (cfr. verbale 2, D92 segg., pag. 10). Questionato 

anche in merito a tale importante incongruenza nella descrizione 

dell’episodio, l’insorgente non soltanto non è stato in grado di spiegare la 

stessa, ma al contrario ha fornito in parte una versione ancora parzialmente 

discrepante alle precedenti, allegando che si sarebbe trovato al telefono 

dietro casa, ed avrebbe visto trattarsi di queste persone, scavalcando 

immantinente il muro di recinzione (cfr. verbale 2, D99, pag. 11). 

8.3.4 Inoltre, vi sono ulteriori incoerenze nelle asserzioni dell’insorgente, 

che concorrono a minare fortemente il suo intero narrato. Se invero egli 

allorché ha esposto liberamente i suoi motivi d’asilo, nella seconda 

audizione, ha spiegato di essere stato fermato anche in strada da parte 

delle autorità, nonché che nelle incursioni queste ultime avrebbero cercato 

documenti ed altre cose al suo domicilio (cfr. verbale 2, D30, pag. 4); di tali 

fermi in strada non se ne trova alcuna menzione né nel primo verbale, né 

nelle dichiarazioni rilasciate successivamente dall’insorgente nel corso 

della seconda audizione (cfr. verbale 2, D31 segg., pag. 4 segg.). A parte 

l’episodio accaduto il (…), ove membri del CID avrebbero portato via dal 

domicilio familiare vari suoi effetti personali (cfr. verbale 2, D91, pag. 10), il 

ricorrente non ha allegato in alcun altro evento che le autorità avrebbero 

ricercato e preso qualsivoglia documento o effetto personale, come invece 

addotto in un primo tempo. 

8.3.5 Le allegazioni rilasciate dall’insorgente paiono anche caratterizzate 

da riferimenti generici e poco persuasivi proprio sui presunti contatti alla 

base del timore di subire delle persecuzioni. Invero la descrizione della 

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Pagina 33 

vecchia casa dove egli sarebbe stato condotto in entrambi i due arresti, 

risulta essere del tutto stereotipata, in quanto si limita ad elencare la 

presenza di un tavolo ed una o due sedie, e nel secondo episodio che 

quest’ultima si sarebbe trovata vicino ad un campo militare ad B._______. 

Salvo però, rispondere di non conoscere il nome del campo militare (cfr. 

verbale 2, D77, pag. 9), e non contenendo le sue affermazioni per i due 

episodi alcuna differenziazione concreta a livello descrittivo. Altresì, 

questionato in merito al contenuto dell’interrogatorio del (…), egli ha offerto 

una risposta epigrafica, in forma diretta, riferendo che i membri del CID 

presenti gli avrebbero chiesto dove si trovasse G._______ e dove avrebbe 

nascosto le armi (cfr. verbale 2, D83, pag. 9). Non ha peraltro fornito alcun 

dettaglio circa le ferite riportate in tale evento, asserendo unicamente di 

essere stato pieno di sangue e molto debole, nonché di non avere “la testa 

per pensare” (cfr. verbale 2, D80, pag. 9), né per quale motivo e quale ruolo 

avrebbe avuto l’amico che rientrava con lui da una festa, perché venisse 

prelevato ed interrogato pure lui da membri del CID (cfr. verbale 2, D71 

segg., pag. 8 seg.). 

8.3.6 La versione resa dall’insorgente, appare anche per certi versi, 

illogica. Pare infatti contrario alla logica il comportamento tenuto dalle 

autorità srilankesi che, malgrado avrebbero avuto sia delle prove circa la 

partecipazione alle manifestazioni ed alla distribuzione dei volantini da 

parte del ricorrente (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8), che in relazione alle 

sue conoscenze di G._______ e di F._______, e dell’associazione da loro 

fondata, anche tramite le sue dichiarazioni (cfr. verbale 2, D48 segg., 

pag. 6 segg.; D111 segg., pag. 12 seg.), se realmente avessero voluto 

arrestarlo, come egli temerebbe (cfr. verbale 2, D130 seg., pag. 14), non 

abbiano più fatto alcuna ricerca né presso il suo domicilio né altrove, dopo 

l’irruzione del (…) (cfr. verbale 2, D97, pag. 11), accontentandosi soltanto 

di fermare in un’occasione il fratello (…) chiedendogli dove fosse (cfr. 

verbale 2, D97, pag. 11). Il fatto poi che delle persone sconosciute si 

sarebbero introdotte nel domicilio famigliare del ricorrente il (…), come da 

egli asserito in corso di procedura ricorsuale, ed avrebbero distrutto molti 

oggetti e finestre della casa, non prova inoltre in alcun modo, come 

sostenuto dall’insorgente nella sua replica, né l’identità degli autori di tale 

azione, né che fossero alla ricerca dell’insorgente o che tale evento avesse 

un qualsivoglia legame con quanto avrebbe subito il medesimo in 

precedenza. Egli non è peraltro mai stato incriminato dalle autorità del suo 

Paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 9) né ha subito delle 

ripercussioni tangibili, ciò che ci si sarebbe potuto attendere, come 

segnalato anche dal suo patrocinatore anche per delle attività marginali in 

favore delle LTTE, se effettivamente le attenzioni del CID fossero state 

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Pagina 34 

riposte nell’interessato. Da ultimo, come denotato rettamente dalla SEM 

nella decisione avversata, anche il comportamento tenuto dall’insorgente 

al momento dell’imbarco, ovvero esibendo il suo biglietto ed il boarding 

ticket con la sua identità (cfr. verbale 2, D26 segg., pag. 4), è un serio 

elemento contrario al fatto che egli temesse delle ripercussioni di 

qualsivoglia natura da parte delle autorità del suo Paese d’origine, ed in 

particolare dal CID. 

8.3.7 Oltremodo, nemmeno i mezzi di prova prodotti asseverano le tesi del 

ricorrente. I vari articoli di giornale presentati dall’insorgente con la sua 

replica (cfr. sub doc. 54 – doc. 67), come pure il rapporto sulla situazione 

nella regione del R._______ inoltrato con il ricorso (cfr. sub doc. 6) e le 

schermate con fotografie di agenti (cfr. sub doc. 5) non riguardano infatti in 

alcun modo individualmente e direttamente l’insorgente, e non sono 

pertanto atti a provare la versione dei fatti avanzata. Neppure l’evenienza 

che l’insorgente abbia un supposto zio soggiornante quale rifugiato 

all’estero (cfr. sub doc. 49), non avvalora in alcun modo le dichiarazioni da 

lui rese nel corso della procedura di prima istanza. Concernente poi le 

copie delle fotografie (cfr. sub doc. 51) ed i due articoli di giornale in 

originale (cfr. sub doc. 52 e doc. 53), gli stessi danno unicamente atto di un 

evento criminale che sarebbe avvenuto in una casa a S._______ – 

B._______, ma non apportano alcun elemento a favore del fatto che d’un 

canto tale evento sia effettivamente avvenuto al domicilio famigliare 

dell’insorgente, e d’altro canto che gli autori di tale azione distruttiva sia da 

ricercare nelle autorità srilankesi e poiché stavano ricercando l’insorgente 

come proposto dal ricorrente nella sua replica. Per di più, come evincibile 

dalla stessa traduzione del giornale in lingua tamil (cfr. atto SEM A38/1), 

tale azione pare essere apparentabile piuttosto ad un’azione criminale – 

dati segnatamente gli utensili utilizzati (dei […] e delle […]), il fatto che delle 

aggressioni simili fossero già avvenute in altre (…) case il (…), nonché che 

la polizia si sarebbe recata sul posto ed avrebbe iniziato ad effettuare le 

indagini del caso – che ad una qualsivoglia ripercussione nei confronti dei 

famigliari dell’insorgente, visti i pregressi del medesimo, secondo la tesi 

sostenuta dallo stesso nella sua replica. 

8.4 Alla luce di tutto quanto precede, si deve partire dall’assunto che le 

asserzioni del ricorrente in merito alle supposte vicissitudini con le forze di 

sicurezza srilankese, da un punto di vista complessivo, non ossequino le 

condizioni di verosimiglianza giusta l’art. 7 LAsi. Seppure non si possa 

completamente escludere un qualsivoglia contatto del medesimo con degli 

ex membri LTTE o qualche tipo di legame con un’associazione di aiuto alle 

vittime di guerra gestita dai medesimi, visto quanto sopra enucleato, 

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Pagina 35 

neppure può essere ritenuto plausibile un suo ruolo significativo all’interno 

della medesima associazione o lo svolgimento di attività sensibili agli occhi 

delle autorità srilankesi per la medesima o in favore dei tamil. 

9.  

9.1 Rimane ancora da determinare se per il ricorrente vi sia un timore 

fondato, sia oggettivamente che soggettivamente, di essere esposto ad 

una persecuzione futura nell’eventualità di un suo ritorno in Sri Lanka 

(art. 54 LAsi), anche per i fattori esistenti già prima del suo espatrio e tenuto 

conto della situazione attuale in tale Paese (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 3.1.2). Invero, come già sopra esposto (cfr. supra consid. 5.2.2–

5.2.3) nella sentenza E-1866/2015 del 15 luglio 2016, il Tribunale ha 

analizzato nel dettaglio la situazione dei cittadini srilankesi che fanno 

ritorno in patria. In tale ambito è stato possibile rilevare che non esiste un 

rischio serio e generalizzato di arresto e di tortura per le persone di etnia 

tamil rinviate in Sri Lanka dalla Svizzera (cfr. sentenza E-1866/2015 

consid. 8.3). Nondimeno, vi sono da recensire alcuni indicatori che presi 

singolarmente prefigurano possibilità marcate di subire una futura 

persecuzione determinante in materia d’asilo – già analizzati supra al 

consid. 5.2.2 al quale si rinvia – come pure dei fattori di rischio più deboli 

che, pure non risultando singolarmente determinanti, se cumulati fra loro 

possono accrescere i rischi per i rimpatriati di essere sottoposti ad 

accertamenti fondando, in casi determinati, un timore di persecuzione 

rilevante in materia d’asilo (si rinvia per ulteriori dettagli supra ai 

consid. 5.2.2–5.2.3).  

9.2  

9.2.1 Dapprima, circa le critiche mosse dall’insorgente nel ricorso e nella 

sua replica del 3 settembre 2018, alla succitata sentenza ed alle sue 

argomentazioni in proposito, come pure alle motivazioni presentate dal 

ricorrente nel suo scritto del 23 settembre 2021, si osserva come il 

Tribunale abbia già avuto modo di confrontarsi a più riprese con le censure 

del suo patrocinatore in merito al preteso peggioramento della situazione 

politica e dei diritti dell’uomo in generale in Sri Lanka, senza che venissero 

intravviste ragioni che necessitassero un adeguamento dei principi di cui 

alla precitata giurisprudenza (cfr. sentenze del Tribunale D-2429/2018 del 

30 luglio 2021 consid. 5.2, D-5461/2018 del 15 ottobre 2019 consid. 9.4 e 

D-12/2019 del 4 giugno 2019 consid. 8.4). In particolare, il Tribunale ha 

ritenuto che l’esito delle elezioni comunali del 10 febbraio 2018 non 

cambiava nulla all’apprezzamento espresso precedentemente quanto al 

rischio di persecuzione delle persone di etnia tamil che rientrano in Sri 

Lanka (cfr. sentenze del Tribunale D-2807/2018 del 7 maggio 2019 

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Pagina 36 

consid. 9.5, E-2504/2018 del 20 marzo 2019 consid. 5.3.4). Certo, dal 

momento dell’inoltro del gravame, vi sono stati diversi cambiamenti sia dal 

profilo politico che da quello securitario, in particolare delle tensioni 

politiche, l’attentato terroristico risalente alla Pasqua del 2019, come pure 

l’elezione di Gotabaya Rajapaksa alla presidenza. A seguito di tali eventi, 

in generale, gli osservatori internazionali e le minoranze etniche e religiose, 

temono maggiore repressione ed un aumento della sorveglianza nei 

confronti di attivisti per i diritti umani, di giornalisti e di persone contrarie o 

critiche verso il governo. Sebbene non si possa escludere una possibile 

accentuazione delle misure repressive adottate nei confronti di alcune 

categorie di persone, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che 

ciò comporti il rischio di persecuzione collettiva di interi gruppi di persone 

(cfr. sentenze del Tribunale E-4300/2018 del 29