# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88e08597-f03f-586c-b067-e7a396ae57f4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.12.2001 11.2001.41
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-41_2001-12-14.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2001.00041

  	
  Lugano,

  14 dicembre
  2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. ___.____/__________.__._____ (protezione del figlio:
disciplina del diritto di visita) della Divisione degli interni, Sezione degli
enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone 

 

	
   

  	
  __________ e __________ __________, __________

  (patrocinati dall'avv. __________ __________,
  __________)

  

 

                                         alla

 

	
   

  	
  Delegazione tutoria di __________

  (ora Commissione tutoria regionale __________, __________),

  

 

in relazione all'affidamento della figlia
__________ __________ (1991), cittadina italiana;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello presentato il 6 marzo 2001 da __________ e __________ __________
contro la decisione emessa il 19 febbraio 2001 dalla Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decisione del 22 febbraio 1996 la Delegazione tutoria di
__________ ha privato i coniugi __________ e __________ __________ della
custodia parentale sulla figlia __________, nata il __________ __________
__________, disponendo il collocamento di quest'ultima presso i coniugi
__________ e __________ __________ (allora a __________) e delegando al
Servizio medico-psicologico di __________ un'inchiesta sulla situazione della
bambina e sui suoi rapporti con i genitori. Un ricorso introdotto da questi
ultimi contro tale decisione è stato respinto il 6 maggio 1996 dalla Divisione
degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle
tutele, che ha confermato la decisione della Delegazione tutoria.

 

                                  B.   Il
23 aprile 1996 la Delegazione tutoria di __________ ha disciplinato il diritto
di visita dei genitori, stabilendo ch'essi avrebbero potuto incontrare
__________ una volta la settimana – sotto sorveglianza – alla __________
__________ __________ di __________. Visto il rapporto del Servizio
medico-psicologico, il 26 giugno 1996 la Delegazione tutoria ha confermato la
privazione della custodia parentale e ha mantenuto il collocamento della
bambina presso i coniugi __________ fino al 31 dicembre 1996, nominando a
__________ un curatore (art. 308 cpv. 1 CC). Adita da __________ e __________
__________, la Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele,
ha con­fermato il 14 marzo 1997 la privazione della custodia parentale e il
collocamento di __________ presso la famiglia affidataria (senza limiti di
tempo), ma ha esteso secondo un ordine programmato il diritto di visita dei
genitori nella prospettiva di ripristinare la custodia parentale; d'ufficio,
inoltre, essa ha sostituito il curatore, ha fatto obbligo ai genitori di
rivolgersi al Consultorio familiare di __________ per una mediazione dei loro
rapporti con la coppia affidataria e ha ordinato una “presa a carico” della
bambina da parte del Servizio medico-psicologico di __________. Un appello
introdotto da __________ e __________ __________ contro tale decisione è stato
respinto da questa Camera il 20 maggio 1997 (inc.
__________.__________.__________). Con sentenza del 25 agosto 1997 il Tribunale
federale ha respinto a sua volta, in quanto ammissibile, un ricorso di diritto
pubblico presentato da __________ e __________ __________ contro la sentenza di
appello. Insorti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, __________ e
__________ __________ sono tuttora in attesa del giudizio.

 

                                  C.   Il
28 gennaio 1998 il curatore di __________ __________ ha comunicato alla Delegazione
tutoria di __________ che il diritto di visita programmato dall'autorità di
vigilanza non poteva essere continuato, __________ e __________ __________
rifiutando ogni mediazione con la famiglia affidataria e creando così una
situazione di conflitto personale pregiudizievole per lo stato psicofisico
della bambina. Con decisione del 3 marzo 1998 la Delegazione tutoria ha “ricon­fermato
il collocamento di __________ __________ nella famiglia affidataria (...) a
tempo indeterminato o meglio fino alla fine della scuola elementare”, limitando
le relazioni dei genitori con la figlia a una visita ogni due settimane, sotto
sorveglianza, nei modi e nei tempi che sarebbero stati definiti dalla
curatrice. L'autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto il 24 novembre 1998
un ricorso di __________ e __________ __________ contro tale decisione. In
parziale accoglimento di appello, con sentenza del 22 marzo 2000 questa Camera
ha regolamentato il diritto di visita quindicinale disposto dalla Delegazione
tutoria, fissandolo in un pomeriggio dalle ore 13.30 alle 18.00 sotto sorveglianza
(le prime 4 volte dopo la sentenza), poi senza sorveglianza (altre 4 volte) e infine
in una giornata intera senza sorveglianza, dalle ore 9.00 alle ore 18.00. Il passaggio
da una fase all'altra sarebbe stato subordinato al preavviso favorevole del
curatore. In caso di rapporto negativo, la Delegazione tutoria avrebbe
riesaminato la disciplina del diritto di visita (inc.
__________.__________.__________). Tale sentenza è passata in giudicato.

 

                                  D.   L'11
ottobre 2000 il curatore di __________ ha trasmesso alla Delegazione tutoria un
rapporto sui primi quattro diritti di visita stabiliti da questa Camera (un
pomeriggio sotto sorveglianza), dichiarando che non era stato possibile
rispettare le scadenze quindicinali previste ed esprimendosi negativamente sul
passaggio ai quattro pomeriggi senza sorveglianza, in specie per la totale
mancanza di collaborazione da parte di __________ e __________ __________.
Preso atto di ciò, la Dele­gazione tutoria ha statuito nuovamente il 27
novembre 2000 sull'esercizio del diritto, fissandolo “a titolo provvisionale”
in un'ora (dalle ore 16.30 alle ore 17.30) il 3 dicembre 2000, il 16 dicembre
2000 e il 13 gennaio 2001 presso il punto d'incontro della __________
__________ __________ a __________ (dispositivo n. 1). “Per quanto concerne
l'opportunità o meno di mantenere la curatela e se del caso specificare nel
mandato i compiti del curatore e la valutazione della situazione riguardo al
collocamento futuro di __________ ” la Delegazione tutoria ha rinviato ogni
decisione alla costituenda Commissione tutoria regionale 7 “per il tramite del
delegato di __________, naturalmente in tempi brevi” (dispositivo n. 2). Non
sono state riscosse spese.

 

                                  E.   Insorti
il 5 dicembre 2000 contro tale decisione all'autorità di vigilanza, __________
e __________ __________ hanno chiesto che – conferito al ricorso effetto sospensivo
– il provvedimento della Delegazione tutoria fosse annullato. La Delegazione tutoria
e il curatore hanno proposto di respingere il ricorso. L'autorità di vigilanza
ha sentito il curatore il 23 gennaio 2001 alla presenza della neocostituita
Commissione tutoria regionale 7 e del patrocinatore dei ricorrenti, come pure
l'affiliante __________ __________ e, separatamente, __________ il 24 gennaio
2001 alla sola presenza della Commissione tutoria. L'indomani l'autorità di
vigilanza ha impartito ai ricorrenti un termine di dieci giorni per presentare
eventuali osservazioni finali. I coniugi __________ sono rimasti silenti.

 

                                  F.   Statuendo
il 19 febbraio 2001, l'autorità di vigilanza ha dichiarato “evaso” il ricorso
secondo i considerandi, nel senso che ha fissato essa medesima il diritto di
visita dei ricorrenti (disciplinato dalla Delegazione tutoria solo tre volte a
titolo “provvisionale”) in due ore mensili presso la __________ __________
__________. Al curatore è stato demandato il compito di definire i giorni e gli
orari esatti degli incontri (dispositivo n. 1). Per il resto l'autorità di
vigilanza ha invitato la Commissione tutoria regionale a pronunciarsi entro il
31 dicembre 2001 “in maniera definitiva sull'affido della bambina” (dispositivo
n. 2). Il curatore e il Servizio medico-psicologico di __________ sono stati
incaricati di comunicare la decisione dell'autorità di vigilanza ai coniugi
__________ e ai responsabili della __________ __________ __________,
rispettivamente a __________ stessa (dispositivo n. 3). Le spese, con una tassa
di giustizia di fr. 300.–, sono state poste a carico dei ricorrenti.

 

                                  G.   __________
e __________ __________ hanno impugnato la decisione appena citata davanti a
questa Camera con un appello del 6 marzo 2001 in cui chiedono, preliminarmente,
di esperire “una perizia psicologica che accerti l'esistenza o l'inesistenza di
ragioni mediche o psicologiche che giustifichino una riduzione del diritto di
visita (...) a due ore sorvegliate al mese”. Nel merito essi postulano
l'annullamento di quanto ha deciso il 27 novembre 2000 la Delegazione tutoria,
con addebito delle spese allo Stato, e la conseguente riforma della decisione
appellata. La Commissione tutoria regionale non ha formulato osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni dell'autorità di vigilanza sulle tutele sono
impugnabili entro venti giorni alla Camera civile del Tribunale di appello
(art. 54a LAC, tuttora applicabile al caso specifico in virtù dell'art.
52 LTC). Ciò vale tanto per la privazione e il ripristino dell'autorità
parentale, su cui l'autorità di vigilanza statuisce come giurisdizione di primo
grado (art. 39d cpv. 1 LAC), quanto per le altre misure a protezione del
figlio enunciate dagli art. 307 segg. CC, su cui l'autorità di vigilanza
statuisce come giurisdizione di ricorso (art. 33 segg. e 42 segg. LTC).
Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Nella
fattispecie gli appellanti sono stati privati della custodia parentale
(art. 310 CC) – come si è visto – con decisione emessa dalla Delegazione
tutoria il 22 febbraio 1996 e ribadita dalla Delegazione medesima il 26 giugno
successivo. In proposito i ricorsi da loro depositati all'autorità di
vigilanza, a questa Ca­mera e al Tribunale federale sono stati respinti il 14
marzo 1997, il 20 mag­gio 1997 e il 25 ago­sto 1997 (sopra, consid. B). La
privazione del­la custodia parentale è passata così in giudicato. L'eventuale
accoglimento del ricorso pendente dinanzi alla Corte europea dei diritti
dell'uomo permetterà, tutt'al più, di introdurre successivamente una domanda di
revisione al Tribunale federale (art. 139a cpv. 1 OG). Non impedisce
tuttavia che la sentenza impugnata acquisisca carattere definitivo.

 

                                         Per
quanto riguarda l'affidamento di __________ ai coniugi __________
(“ricovero conveniente” nel senso dell'art. 310 cpv. 1 CC), anch'esso è stato
oggetto di decisione (unitamente alla privazione della custodia parentale) il
22 febbraio 1996 da parte dalla Delegazione tutoria, è stato ribadito il 26
giugno 1996 dalla stessa Delegazione tutoria fino al 31 dicembre 1996 ed è
stato confermato a tempo indeterminato dall'autorità di vigilanza con la citata
decisione su ricorso del 14 marzo 1997. Pure su tal punto l'appello a questa
Camera e il ricorso di diritto pubblico al Tribunale sono stati respinti
(sopra, consid. B), mentre il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo
è – come detto – tuttora pendente. La Delegazione tutoria è poi tornata sul
tema il 3 marzo 1998, quando ha “riconfermato il collocamento di __________
__________ nella famiglia affidataria (...) a tempo indeterminato o meglio fino
alla fine della scuola elementare” (sopra, consid. C). Anche tale decisione ha
assunto carattere definitivo, il ricorso presentato da __________ e __________
__________ all'autorità di vigilanza essendo stato respinto il 24 novembre 1998
e analoga sorte avendo seguito – al riguardo – l'appello da loro inoltrato a
questa Camera, parzialmente accolto il 22 marzo 2000, ma non sulla questione
dell'affidamento.

 

                                         Ciò
premesso, litigiosa rimane unicamente, in concreto, la disciplina del diritto
di visita (art. 275 cpv. 1 CC). L'autorità di vigilanza si esprime pertanto in
maniera equivoca quando invita la Commissione tutoria, nel dispositivo n. 2
della decisione impugnata, a pronunciarsi nuovamente “ed in maniera definitiva
sull'affido della bambina” entro il 31 dicembre 2001, quasi che su tale
questione le decisioni pregresse fossero meramente provvisorie. L'affidamento
ai coniugi __________ “fino alla fine della scuola elementare” è passato in
giudicato. Tutt'al più si tratterà di riesaminarne l'opportunità ove si
annunciassero mutamenti di rilievo, in particolare ove i coniugi __________ decidessero
di trasferirsi effettivamente nella Svizzera __________ (decisione impugnata,
pag. 10 in fondo; documentazione prodotta dall'autorità di vigilanza, act. 22).
Per ora l'invito alla Commissione tutoria non tocca in ogni modo gli
appellanti, i quali potranno ancora – dandosi il caso – far valere tutti i loro
diritti al momento in cui dovesse formalmente intervenire una nuova decisione
sull'affidamento. In virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il
diritto di filiazione, si giustifica nondimeno di rettificare la portata di
tale dispositivo, invitando la Commissione tutoria regionale a verificare già
sin d'ora la situazione di __________ __________ ove gli affidatari intendano
effettivamente trasferirsi fuori Cantone.

 

                                   3.   Nella sua (seconda) sentenza, del 22 marzo 2000, questa Camera
aveva rilevato – in estrema sintesi – che l'intransigenza degli appellanti, i
quali dimostravano assoluta chiusura (da loro stessi definita “irrevocabile”)
nei confronti degli affidatari, poneva la figlia in un grave conflitto di
lealtà, suscettibile di metterne a repentaglio la salute psicofisica. Con la
famiglia __________ dal 1993 (a parte un breve periodo, tra la fine di dicembre
1995 e il febbraio del 1996), la bambina vedeva i coniugi affilianti alla stregua
di genitori nel senso psichico del termine. La paura di esserne privata la
induceva dunque a sofferenza, ma a sofferenza la induceva anche la radicale
avversione dei genitori – cui voleva bene – per gli affilianti. Se l'obiettivo
dunque rimaneva quello di reintegrare __________ nella famiglia di origine
(l'art. 310 cpv. 3 CC impedisce la ripresa del figlio da parte dei genitori
solo finché ciò ne pregiudichi lo sviluppo), tale finalità appariva ormai come
un traguardo a medio o a lungo termine, raggiungibile al momento in cui la
ragazza fosse stata in grado di gestire sufficientemente i propri affetti senza
lacerazioni (consid. 3). E l'affidamento ai coniugi __________, con cui
__________ aveva una buona intesa, non lasciava spazio a serie alternative.

 

                                         In
circostanze come quelle descritte occorreva disciplinare le visite degli
appellanti in modo da non compromettere definitivamente una situazione già di
per sé difficile. Bisognava ponderare quindi le legittime aspettative dei
genitori a incontrare la figlia, ma soprattutto gli interessi – preminenti – di
__________, che desiderava incontrare i genitori senza temere di dover lasciare
gli affilianti. Ora, il ritmo quindicinale delle visite stabilito dalla
Delegazione tutoria appariva ragionevole, trattandosi per altro della stessa
frequenza di cui beneficiano in linea di principio – nel Ticino – i genitori
naturali, separati o divorziati senza la custodia del figlio. L'intera giornata
senza sorveglianza era gradualmente attuabile, secondo quanto affermava la
psicologa del Servizio medico-psicologi­co che seguiva la bambina fin dal 1992,
sempre che a __________ fosse garantita la stabilità del collocamento. In
concreto la bambina era affidata ai coniugi __________ “fino alla fine della
scuola elementare” con decisione passata in giudicato (sopra, consid. 2). Donde
la regolamentazione progressiva (da un pomeriggio sotto sorveglianza a una
giornata senza sorveglianza) – con verifiche del curatore – stabilita da questa
Camera (consid. 4 e 5). Ciò avrebbe dovuto permettere di conservare un rapporto
personale accettabile fra genitori e figlia in vista di una reintegrazione a
medio (o lungo) termine della custodia parentale.

 

                                   4.   Nel
suo rapporto dell'11 ottobre 2000 alla Delegazione tutoria, redatto dopo le
prime quattro visite sorvegliate stabilite da questa Camera, il curatore
__________ __________ (subentrato l'11 maggio 1999 a __________ __________) ha
dichiarato di non aver potuto rispettare il ritmo quindicinale fissato nella sentenza
di appello “a causa del periodo estivo caratterizzato dalle vacanze”. Egli ha
soggiunto di essere riuscito a incontrare __________ __________ solo il 

                                         5 maggio
2000 durante una pausa di mezzogiorno, dopo avere inviato ai coniugi otto
lettere (di cui tre rimaste senza riscontro), e soltanto nello studio della
loro persona di fiducia, il dott. __________ __________ (primo curatore della
bambina). __________ __________ si era presentato al secondo incontro in quello
studio, il 21 giugno 2000. Al terzo e ultimo appuntamento, del 26 settembre
2000, sempre alla presenza del dott. __________, era comparsa la sola
__________ __________. Per di più – ha continuato il curatore – la posizione
dei coniugi __________ rimane inflessibile: essi esigono, pienamente assecondati
in ciò dal dott. __________, che la figlia rientri a casa quanto prima.
Rifiutano categoricamente di collaborare con gli affidatari e non hanno alcuna
fiducia nel Servizio sociale o nel Servizio medico-psicolo­gico. Organizzare
visite a scadenze quindicinali in siffatte condizioni è pressoché impossibile.

 

                                         Il
curatore ha spiegato dipoi che le quattro visite successive alla sentenza di
appello sono avvenute al punto d'incontro __________ __________ __________ a
__________, salvo una, che ha avuto luogo il 1° luglio 2000 (sempre sotto sorveglianza)
al domicilio dei genitori. __________ __________ si è sempre presentata
puntuale alla __________ __________ __________, accompagnata dalla madre o dal
fratello. Raramente essa gioca con la figlia, la quale si intrattiene con la responsabile
del centro o con altri bambini. __________ __________ ha viepiù diradato le sue
comparse. Solo la visita a domicilio del 1° luglio 2000 è andata bene: in tale
occasione i genitori si sono mostrati molto più sciolti e affabili. Al curatore
__________ ha confidato nondimeno, il 20 settembre 2000, di non apprezzare l'abitazione
di __________, che le evoca “brutti ricordi”, e di gradire invece la __________
è confermato dalla psicologa del Servizio medico-psicologico in un rapporto del
4 aprile 2000. Se non che, la responsabile del centro manifesta disappunto per
dover continuare a sorvegliare le visite in una struttura destinata per vocazione
a essere un luogo di passo. Segni di insofferenza comincia a denotare anche la
famiglia affidataria, che ha dovuto far capo – essa – all'ausilio del Servizio
sociale e del Servizio medico-psi­co­logico. Tutto ciò impone, secondo il
curatore, un ripensamento sul calendario delle visite e sul ruolo di lui, tanto
più che nel 2003 i coniugi __________ intendono trasferirsi nella Svizzera
__________ (documentazione prodotta dall'autorità di vigilanza, act. 18).

 

                                   5.   Sentito
dall'autorità di vigilanza, il curatore ha precisato che sin dal primo incontro
con __________ __________, il 5 maggio 2000, costei gli ha detto “di non essere
interessata a una qualsiasi forma di collaborazione nella misura in cui non
fosse previsto un rientro di __________ a ca­sa loro”, che al secondo incontro
con i genitori (del 21 giugno 2000) __________ __________ gli ha confermato
come “l'unica condizione per sviluppare un rapporto era quello di un rientro
della bambina” e che al terzo incontro (del 26 settembre 2000) __________
__________ ha riconosciuto l'im­possibilità di continuare in quel modo, dovendo
essa sapere una volta per tutte “se la bambina sarebbe rimasta con i coniugi
__________ o sarebbe tornata a casa”. Quanto ai diritti di visita presso la
__________ __________ __________, essi sono avvenuti in un clima di disagio
perché vissuti male e senza prospettiva di evoluzione. Il curatore ha
dichiarato di avere constatato durante un ulteriore diritto di visita, il 16
dicembre 2000, che __________ non lasciava trasparire felicità né infelicità.
In sostanza egli ha ammesso di non avere applicato il programma stabilito dal
Tribunale di appello “per via del disagio che manifestava __________ ”, dando
atto di avere organizzato poi, tra settembre e dicembre 2000, un solo diritto
di visita perché secondo i coniugi __________ la bambina non stava bene, salvo
appurare in occasione di un controllo fortuito che __________ non dava alcun
segno apparente di malessere (documentazione prodotta dall'autorità di vigilanza,
act. 21).

 

                                         Sentita
dall'autorità di vigilanza, __________ __________ ha chiesto da parte sua di
poter continuare a vedere la figlia secondo il programma stabilito dal
Tribunale di appello e ha accusato i coniugi __________ di manipolare
__________, motivando la sua sfiducia verso il Servizio sociale e quello
medico-psicologico con l'insistenza dimostrata da tali enti nel voler protrarre
il collocamento della figlia sino al termine della scuola elementare (loc.
cit., act. 21, pag. 3 in fondo). Sentita essa pure dell'autorità di vigilanza,
l'affidataria __________ __________ ha dato atto che “a un certo punto l'affido
di __________ si è rivelato sempre più difficile da gestire per le tensioni
esistenti con i genitori naturali, ma anche per la situazione di incertezza che
pesa su __________ ” (loc. cit., act. 22). Quest'ultima, da parte sua, ha
confermato all'autorità di vigilanza il desiderio di rimanere dai coniugi
affilianti, a __________, ove si trova bene, finendo per dichiarare che alla
__________ __________ __________ “non le piace tanto [andare] perché poi
incontra i suoi genitori che le dicono o le fanno venire in mente cose brutte”
(“mi picchiavano”), che “se potesse scegliere non andrebbe a vedere i genitori,
pre­ferirebbe fare qualcos'altro” e che “a __________ __________ __________ con
i genitori si annoia” (loc. cit., act. 20).

 

                                   6.   L'autorità
di vigilanza ha rimproverato ai ricorrenti di non avere capito (o di non avere
voluto capire), che – come risultava dalla perizia 12 dicembre 1996 ordinata a
suo tempo in sede di ricorso al dott. __________ __________ (sulla base della
quale l'autorità di vigilanza ha poi statuito il 14 marzo 1997: sopra, consid.
2) – __________ sarebbe potuta rientrare a casa solo gradualmente, in “un clima
di massima collaborazione” con gli affidatari. E ciò per evitare alla bambina
situazioni insostenibili, suscettive di comprometterne la salute psichica. Invece
di attenersi a tali indicazioni – ha rilevato l'autorità di vigilanza – i
genitori hanno sempre preteso il rientro immediato della figlia, reiterando in
“recrimi­nazioni contro tutto e tutti coloro che non sposano le loro
rivendicazioni”, denunciando pubblicamente quello che considerano un complotto
razzista ordito nei loro confronti e mostrando gli articoli di giornale anche
alla figlia, senza mai sostanziare però le loro accuse. Nel corso degli anni la
situazione non è migliorata, onde l'inutilità di ordinare “una seconda perizia
sulla bambina”, come chiedevano i ricorrenti. Certo, il diritto di visita a domicilio
del 1° luglio 2000 era andato bene, ma poi __________ era tornata a manifestare
segni di disagio. Di fronte all'ostinato e irrevocabile rifiuto di accettare
una qualsiasi forma di collaborazione con gli specialisti, gli interessi dei
ricorrenti devono pertanto cedere il passo a quelli prevalenti della figlia.
Poco importa che nel 2003 gli affidatari possano trasferirsi oltre Gottardo. Secondo
l'autorità di vigilanza, se non si registrerà “un'evoluzione drammatica nella
disponibilità dei genitori a confrontarsi seriamente con gli interessi e i
desideri, ma anche e soprattutto con le paure e angosce della figlia,
difficilmente potrà essere immaginata una revoca delle misure attualmente in
vigore” (decisione impugnata, consid. 5 fino a pag. 10 in basso).

 

                                         Quanto al
diritto di visita previsto dal Tribunale di appello – ha epilogato l'autorità
di vigilanza – la sua continuazione “non ha più senso (la situazione di stallo
è riconosciuta dagli stessi insorgenti)”. Ciò “giustifica un'ulteriore
diradazione del diritto a due ore al mese con la mediazione di __________
__________ __________. Quest'ultimo provvedimento anche per tenere conto delle
preoccupazioni espresse da __________ di essere portata in __________
(affermazione peraltro informalmente fatta dal padre anche in occasione delle
sua audizione davanti all'autorità di vigilanza e poi ritrattata). In caso di
sviluppi positivi il curatore informerà tempestivamente la commissione tutoria
territorialmente competente” (decisione impugnata, consid. 5 in fine).

 

                                   7.   I
ricorrenti censurano in primo luogo una vio­lazione del loro diritto alla prova
nella misura in cui l'autorità di vigilanza ha rifiutato l'assunzione di una
seconda perizia medica dopo quella rassegnata il 12 dicembre 1996 dal dott.
__________ __________ (I CCA, sen­tenza del 20 mag­gio 1997, consid. 5). A
mente loro nessun sistema giuridico europeo permette di annientare le relazioni
tra genitori e figli “senza che la situazione sia stata prima sviscerata in
tutti i suoi dettagli da un esperto imparziale degno di tal nome”. Il referto
del dott. __________, che pur proponeva “diritti di visita non sorvegliati e
prolungati anche sull'arco di più giorni”, non considera quan­to è accaduto nei
cinque anni successivi, compreso il serio problema denotato da __________
__________ nel riconoscere la portata del proprio ruolo davanti all'autorità di
vigilanza. Ciò impone l'esecuzione di una nuova perizia che accerti ragioni
mediche o psicologiche atte a giustificare la riduzione del diritto di visita.

 

                                         In realtà
la critica cade nel vuoto. L'autorità di vigilanza, in effetti, non ha ridotto
la durata delle visite quindicinali a due ore mensili (sotto sorveglianza) per
“ragioni mediche o psicologiche”, ma perché la disciplina prevista da questa
Camera nella sentenza del 22 marzo 2000 “non ha più senso”, oltre che per
“tenere conto delle preoccupazioni espresse da __________ di essere portata in
__________ ” (decisione impugnata, pag. 11 in alto). Nelle circostanze
descritte non è dato a divedere – né gli appellanti spiegano – in che modo
l'esecuzione di una seconda perizia medica avrebbe potuto influire sul
giudizio. Al proposito l'appello si rivela privo di consistenza. Per il resto
non si tratta di riesaminare in questa sede la privazione della custodia
parentale né l'affidamento della bambina “fino alla fine della scuola elementare”.
Si tratta di sapere, di fronte al rapporto negativo del curatore sull'esecuzione
delle prime quattro visite program­mate il 22 marzo 2000 da questa Camera, se
la decisione dell'autorità di vigilanza sulle relazioni personali tra i
genitori e la figlia resista alla critica.

 

                                   8.   Nel merito gli appellanti definiscono sproporzionatamente restrittiva
la disciplina del diritto di visita adottata dall'autorità di vigilanza,
sottolineando che la loro sfiducia è rivolta soprattutto alla psicologa del
Servizio medico-psicologico, sprovvista di imparzialità, e che la decisione
impugnata non spiega perché tale sfiducia giustificherebbe una riduzione tanto
drastica dei loro diritti. A loro avviso la disciplina prevista dal Tribunale
di appello nella sentenza del 22 marzo 2000 non è stata attuata proprio per
“l'ir­ridu­cibile convinzione” della citata psicologa, secondo cui “il destino
della bambina è di restare definitivamente presso la famiglia __________ ”. Per
tacere del comportamento del curatore, il quale in pendenza di appello si era
perfino arrogato il diritto di diradare le visite. Del resto – proseguono i
ricorrenti – concedere un incontro limitato a due ore mensili significa proprio
“recide­re (…) l'ultimo esile legame che ancora sussiste tra la bambina e i
genitori naturali”. E ciò a dispetto di quanto desidera la bambina, la quale
nonostante le malattie inventate dagli affidatari per evitarle i diritti di
visita auspica in realtà di trascorrere più tempo con mamma e papà senza
“un'asfissiante sorveglianza”.

 

                                         a)   I
genitori che non sono detentori dell'autorità parentale o della custodia nonché
il figlio minorenne hanno reciprocamente il diritto di conservare le relazioni
personali indicate dalle circostanze (art. 273 cpv. 1 CC). Tale diritto può
essere negato o revocato solo se pregiudica il bene del figlio, se i genitori
se ne sono avvalsi in violazione dei loro doveri o non si sono curati
seriamente del figlio, ovvero per altri gravi motivi (art. 274 cpv. 2 CC).
“Altri gravi motivi” sono – per esempio – l'inesistenza di un vero rapporto fra
il genitore e il figlio, il rifiuto ostinato di incontrare il genitore da parte
del figlio, le conseguenze gravemente pregiudizievoli che possono derivare
dall'esercizio di tale diritto alla persona del genitore o alla famiglia
affidataria, il rischio concreto di un rapimento (Hegnauer, Grundriss des Kindesrechts, 5ª edizione, pag. 135 n. 19.24). Il diritto alle relazioni personali
mira a organizzare concretamente, nell'interesse del figlio, un rapporto effettivo
con i genitori, che è essenziale non solo di per sé, ma anche per il ruolo
decisivo che può svolgere nel processo di identificazione del figlio (DTF 123
III 452 consid. 3c, 122 III 406 consid. 3a). Concretamente, le visite vanno
disciplinate in base all'età del figlio e alle circostanze specifiche. Possono
essere soppresse solo come ultimo rimedio (DTF 122 III 407 consid. 3b), qualora
si rivelino tanto nefaste da non potersene contenere gli effetti entro limiti
sopportabili, rispettivamente quando non sussista più alcun rapporto personale
tra genitori e figlio. Il bene del figlio, per il resto, prevale sempre, sia
sugli interessi dei genitori sia su quelli degli affilianti (DTF 123 III 451
consid. 3b, 122 III 406 consid. 3a e 3b, 120 II 232 consid. 3b/aa, 120 Ia 375
consid. 4a).

 

                                         b)   Si è ricordato dianzi che il diritto di visita stabilito da
questa Camera nella citata sentenza del 22 marzo 2000 era inteso, appunto, a
organizzare una relazione personale accettabile tra gli appellanti e la figlia
finché questa fosse rimasta presso i coniugi __________ (sopra, consid. 3).
Tale finalità rispondeva tanto a una legittima aspettativa dei genitori quan­to
al desiderio della figlia, la quale desiderava a sua volta incontrare i
genitori, ma non andare a vivere con loro (sen­tenza del 22 marzo 2000, consid.
5). L'obiettivo a medio o lungo termine rimaneva quello di reintegrare i
genitori nella custodia, che un'estraneazione della figlia avrebbe precluso a titolo
definitivo, in antitesi alle previsioni dell'art. 310 cpv. 3 CC, che dà ai
genitori – per principio – il diritto di riavere il figlio, sempre che il bene
del ragazzo non ne risulti pregiudicato. Sull'idoneità dei genitori ad assumere
il loro ruolo (non del tutto chiarita nel caso in esame, la custodia essendo
stata loro tolta non per inettitudine, bensì per evitare che la figlia fosse
ripresa bruscamente, con rischio di serio pregiudizio psicofisico: sentenza 20
maggio 1997 di questa Camera, consid. 7) si sarebbe dovuto indagare in seguito,
al momento in cui il ripristino della custodia parentale sarebbe entrato in
linea di conto.

 

                                         c)   Per
quanto si riferisce alla concreta disciplina delle relazioni personali, già si
è rammentato che il piano disposto in appello prevedeva – nel suo risultato
finale – un giorno di visita (senza sorveglianza) ogni due settimane. Vista la
particolare conflittualità del caso, tale regolamentazione era di per sé meno
estesa rispetto a quella di cui beneficiano abitualmente, nel Ticino, i
genitori di ragazzi in età scolastica, i quali si vedono attribuire – di regola
– un intero fine settimana su due, oltre ad alcune settimane durante i periodi
di vacanza (FamPra.ch 2000 pag. 320; per il resto della Svizzera v. DTF 123 III
450 consid. 3a con rinvio a Schwenzer
in: Kom­men­tar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996,  n. 14 ad art. 273 CC). Il programma così stabilito
si è interrotto già al termine delle prime quattro visite (limitate a un
pomeriggio sotto sorveglianza), il curatore avendo dichiarato di non poterlo
continuare (sopra, consid. 4). A quel momento la Delegazione tutoria avrebbe
dovuto riesaminare la disciplina delle relazioni personali (sen­tenza 22 marzo
2000 di questa Camera, dispositivo n. I/1 in fine). In realtà essa ha deciso di
non decidere, limitandosi a fissare tre visite “in via provvisionale” e
rinviando il caso alla costituenda Commissione tutoria regionale 7 (sopra,
consid. D in fine). Su ricorso, l'autorità di vigilanza ha poi fissato essa
medesima la nuova regolamentazione, prevedendo – come noto – due ore mensili,
le cui date sarebbero state definite di volta in volta dal curatore.

 

                                         d)   Che
il programma definito il 22 marzo 2000 da questa Camera sia risultato ineseguibile
solo per la mancata collaborazione degli appellanti – come reputa l'autorità di
vigilanza – è invero dubbio. Dagli atti risulta che ancora il 6 aprile 2000,
nonostante la sentenza di appello, il curatore ha rifiutato di dar corso al programma
(documentazione prodotta dall'autorità di vigilanza, act. 13 rosso) e che in
tale atteggiamento egli ha persistito anche dopo essere riuscito a incontrare
__________ __________ il 5 maggio 2001 (loc. cit., act. 15 rosso), finché il 21
giugno 2000 gli è stato dato modo di incontrare pure __________ __________
(loc. cit., act. 19 rosso). Nemmeno dopo di allora però è stato allestito un
calendario preventivo che convenisse a tutti, ma le visite sono state fissate
volta per volta, senza che sia dato di sapere per altro quando esse siano
avvenute (tranne quella a domicilio, del 1° luglio 2000). Questa Camera aveva
disposto altresì che il curatore si adoperasse per spiegare a __________ che il
suo collocamento presso i coniugi __________ sarebbe stato valido “fino alla
fine della scuola elementare” (sentenza del 22 marzo 2000, con­sid. 5e). Benché
gli affidatari versassero in grande apprensione (loc. cit., act. 21, pag. 3
verso il basso), non consta che il curatore si sia attivato in tal senso. Egli
ha incontrato la bambina due volte (la prima solo il 24 maggio 2000, la seconda
il 20 settembre successivo), limitandosi a rassicurarla sul fatto che gli
incontri con i genitori si sarebbero tenuti alla __________ __________
__________ (loc. cit., act. 18, pag. 3 in fondo e 4 in alto).

 

                                               La
circostanza infine di definire “un bluff”, davanti agli appellanti, il
programma stabilito da questa Camera (loc. cit., act. 21, pag. 3 verso l'alto)
non depone a favore di una reale serietà d'intenti, tanto meno ove si pensi che
l'incontro del curatore con i coniugi __________ si doveva proprio alla sentenza
di appello (loc. cit., act. 21, pag. 1 in fondo). Si aggiunga che tra settembre
e dicembre del 2000, dopo il rapporto negativo alla Delegazione tutoria, il
curatore ha organizzato un solo diritto di visita per un asserito “disagio” di
__________. Fin dall'inizio di settembre egli aveva avuto modo di constatare
però, in occasione di una fortuita verifica presso la famiglia affidataria, che
__________ non denotava alcun malessere apparente (loc. cit., act. 21, pag. 3 a
metà). Eppure nessun certificato medico risulta essere stato chiesto per la
pretesa indisposizione della bambina, nemmeno dopo di allora. 

 

                                         e)   Che il programma definito da questa Camera sia riuscito inat­tuabile
solo per la mancata collaborazione dei genitori appare ancor più dubbio ove si
consideri che il 4 aprile 2000, non appena notificata la sentenza di appello,
la psicologa del Servizio medico-psicologico ha sostanzialmente invitato il curatore
a disattenderne l'esecuzione. Partendo dall'idea di una “situazione legale non
ben definita”, essa dava per accertato che “l'affi­do” dovesse durare fino alla
maggiore età della ragazza e che occorresse “un chiarimento della situazione legale
di __________ che formalizzi la sua ‘appartenenza’ di fatto alla famiglia
__________ ” (loc. cit., act. 11), onde la necessità di una “privazione della custodia
parentale anche a lungo termine”. Ora, ammesso e non concesso che __________
debba effettivamente rimanere con gli affilianti fino alla maggiore età e vada
integrata nella famiglia affidataria (anziché nella custodia dei genitori,
seppure a medio o lungo termine), la psicologa confonde privazione della custodia
parentale, collocamento (“ricovero conveniente”) e diritto di visita. La fattispecie
potrà senz'altro apparire complessa, ma – come si è spiegato (consid. 2) – dal
profilo giuridico è definita.

 

                                               Giovi
ricordare al proposito, una volta ancora, che la privazione della custodia
parentale è stata decisa senza limiti di tempo ed è passata in giudicato. Contrariamente
a quanto sembra supporre la psicologa, i genitori potranno quindi essere
reintegrati nei loro diritti solo in caso di mutate circostanze, mediante una
nuova decisione dell'autorità tutoria. Il collocamento presso gli affilianti
“fino alla fine della scuola elementare” è anch'esso passato in giudicato e
continuerà a sussistere finché l'autorità tutoria deciderà altrimenti. Litigioso
rimane solo il diritto di visita, oggetto dell'attuale causa. Si aggiunga che,
nella misura in cui auspica una sorta di affidamento irrevocabile fino alla
maggiore età di __________, la psicologa formula una proposta inammissibile.
Intanto perché l'autorità tutoria non può sottrarsi all'obbligo di riesaminare
la situazione per il bene di __________ nel caso in cui la situazione dovesse
apprezzabilmente modificarsi. In secondo luogo perché tale autorità non può
sostituire la propria competenza a quella del nuovo domicilio della bambina, nell'ipotesi
in cui gli affidatari si risolvessero a trasferirsi fuori Cantone.

 

                                         f)
   Sia come sia, si volesse anche ritenere che il programma definito il 22
marzo 2000 da questa Camera sia fallito per la mancata collaborazione degli
appellanti, la riduzione del diritto di visita a due ore mensili sotto
sorveglianza non può giustificarsi per “le preoccupazioni espresse da
__________ di essere portata in __________ ” (decisione impugnata, pag. 11 in
alto). A prescindere dal fatto che una minaccia in tal senso non risulta essere
stata né proferita né ritrattata (dai verbali __________ __________ non risulta
neppure essere stato interrogato dall'autorità di vigilanza), a un rischio del
genere è già chiamato a parare il diritto di visita sorvegliato. La limitazione
a due ore non risulta dunque in nesso di causalità adeguata con tale pericolo,
a supporre ch'esso appaia sufficientemente concreto (DTF 122 III 412 consid.
4c/aa). Nemmeno l'autorità di vigilanza, del resto, spiega quale apprezzabile
aumento di rischio comporterebbe la permanenza della bambina presso la
__________ __________ __________ una mezza giornata (o una giornata) rispetto a
due ore. Ciò posto, rimane da esaminare se la decisione impugnata si
giustifichi perché “l'attuale diritto di visita non ha più senso”, sempre per
la mancata collaborazione degli appellanti (decisione impugnata, consid. 5 in fine).

 

                                         g)   La
questione è delicata già per il fatto che l'autorità di vigilanza non indica perché
il diritto di visita vada ridotto proprio a due ore mensili. Che non sia possibile
organizzare una visita ogni quindici giorni per la mancata collaborazione degli
appellanti, i quali rifiutano persino di accedere all'ufficio del curatore, è
possibile. In difetto di qualsiasi intesa tra i genitori e gli affilianti,
tutto – anche un semplice rinvio di data – deve passare per il tramite del
curatore, che deve assicurare traccia scritta del proprio operato (anche solo a
futura memoria, in caso di contestazione), con inevitabile dilatazione dei tempi.
Sebbene la scadenza quindicinale dovrebbe poter essere rispettata – di per sé –
anche in condizioni simili, la frequenza mensile stabilita dall'autorità di
vigilanza può essere ricollegata a scrupoli di fattibilità pratica e tale
cautela non è fuori luogo. Perplessità desta invece la visita limitata a due
sole ore. Già il Tribunale federale ha avuto modo di rilevare che difficilmente
un diritto di visita limitato a tre ore mensili può consentire lo
sviluppo di un vero rapporto tra le persone coinvolte, rapporto che è la sola
ragion d'essere del diritto alle relazioni personali (DTF 122 III 411 consid.
4b/aa). Una limitazione tanto severa potrebbe giustificarsi in condizioni
particolari, per il bene del figlio o per altri gravi motivi (sopra, consid.
a), ma non come sanzione per l'eventuale disinteresse del genitore (né tanto
meno per la sua sfiducia verso i servizi sociali). Il genitore che non esercita
per molto tempo il suo diritto di visita potrà, tutt'al più, vedersi imporre
limitazioni per il bene del figlio al momento in cui decidesse di
riprendere le visite (Hegnauer, Persönlicher Verkehr – Grund­lagen, in: RDT
48/1993 pag. 10 n. 4.1 in fine), ma non come conseguenza delle sue omissioni
pregresse. Diverso è il caso in cui non sussista più alcun rapporto fra
genitori e figlio: in tale ipotesi però il diritto va soppresso perché privo
d'oggetto.

 

                                         h)   Il
solo fatto che il programma definito da questa Camera “non ha più senso” per la
mancata collaborazione degli appellanti non bastava, dunque, per applicare
restrizioni al diritto di visita. Certo, l'autorità tutoria doveva riesaminare
la situazione, visto il rapporto negativo del curatore (sopra, consid. c). Per
giustificare una limitazione a due sole ore dell'unica visita mensile
concretamente fattibile nelle circostanze del caso occorreva nondimeno che tale
limitazione apparisse necessaria per il bene della figlia o per altri seri
motivi. A parte “le preoccupazioni espresse da __________ di essere portata in
__________ ” (che come detto giustificavano se mai la sorveglianza degli
incontri), dalla decisione impugnata non risulta né che le visite degli
appellanti mettano a repentaglio il bene di __________ né che sussistano “altri
gravi motivi” nel senso dell'art. 274 cpv. 2 CC (esemplificati sopra, consid.
a). Non risulta nemmeno che, per avventura, la soluzione adottata sia l'unico
modo per organizzare un diritto di visita. Quali legittimi criteri stiano alla
base della limitazione a due ore, l'autorità di vigilanza non spiega. Del
resto, si fosse trattato di risolvere una “fase di stallo” (come accenna
l'autorità di vigilanza), non si vede come ciò potesse avvenire attraverso una
limitazione del diritto di visita a due ore. O le relazioni personali tra
genitori e figlia sono ancora degne di protezione (e allora i genitori hanno
diritto di vedere adeguatamente la figlia) o le relazioni sono ormai spente (e
allora non ha più senso mantenere diritti di visita). Rimane da esaminare se la
questione possa essere adeguatamente risolta in questa sede.

 

                                         i)     Si
è detto poc'anzi che, una volta ricevuto il preavviso sfavorevole del curatore
sulla continuazione del programma stabilito da questa Camera, la Delegazione
tutoria avrebbe dovuto riesaminare il diritto di visita. A tal fine essa
avrebbe dovuto dipartirsi dalla qualità del rapporto personale fra gli appellanti
e la figlia, che è il fattore determinante (DTF 122 III 412 consid. 4b/bb).
Accertandosi un rapporto ancora degno di protezione, suscettibile in qualche
modo di consolidarsi (nel bene della figlia), essa avrebbe dovuto appurare
perché le prime quattro visite disposte dal Tribunale di appello non avevano
dato esito e domandarsi se una diversa disciplina fosse praticabile per
assicurare adeguate relazioni personali tra i genitori e la figlia, rispettivamente
se le visite andassero limitate per “altri gravi motivi” (nel senso dell'art.
274 cpv. 2 CC). Accertandosi invece la mancanza di un vero rapporto tra
genitori e figlia, la Delegazione tutoria avrebbe dovuto sopprimere il diritto
di visita siccome privo d'oggetto, non potendosi tutelare relazioni che più non
esistono. Contrariamente all'opinione degli appellanti, non si imponevano più
perizie mediche. Il loro caso è seguito dai servizi sociali fin dal 1992, è già
stato oggetto di perizia nel 1996 e ha già occupato a due riprese il Tribunale
di appello. Al momento in cui la Delegazione tutoria doveva decidere
occorrevano solo constatazioni aggiornate sul modo in cui avvenivano le visite
e sul vicendevole comportamento degli interessati.

 

                                               Ora,
il memoriale del curatore non contiene elementi univoci. Per quanto attiene al
rapporto del padre con la figlia, esso sembrerebbe in via di estinzione (“la
presenza del padre [al punto d'incontro] è sempre più rara”: documentazione prodotta
dall'autorità di vigilanza, act. 18, pag. 3), salvo desumersi da una lettera
della responsabile del centro d'incontro al curatore che durante la visita a
__________ il padre “si è occupato della figlia, le ha mostrato l'orto ed era accogliente
nei suoi confronti” (loc. cit., act. 13, primo foglio in fondo). Il rapporto
con la madre sembrerebbe invece acquisito (la madre si presenta sempre puntuale
al centro d'incontro: loc. cit., act. 18, pag. 3 a metà), salvo apprendersi che
al centro d'incontro essa si fa sempre accompagnare da sua madre o da suo
fratello, con cui si intrattiene, giocando raramente con la figlia (loc. cit.,
act. 10). Quanto alla ragazza, essa non rifugge i genitori, ma al punto
d'incontro si annoia (audizione di __________ davanti all'autorità di vigilanza:
loc. cit., act. 20; act. 21, pag. 4 in alto). Il curatore ha osservato in
effetti, il 16 dicembre 2000, che alla __________ __________ __________ la
ragazza non lascia “traspa­rire nulla, né felicità né infelicità” (loc. cit.,
act. 21, pag. 2 verso il basso). 

 

                                               I
rapporti dei Servizi interessati sono anch'essi contrastanti. Da un lato il
Servizio medico-psicologico auspica – non senza confusione giuridica, come
detto – un'estraneazione della figlia dai genitori e una sorta di collocamento
adottivo presso gli affidatari (loc. cit., act. 11). Il Servizio sociale
deplora l'atteggiamento ostile degli appellanti, senza però accertare alcunché
di concreto, limitandosi a proporre una generica “ve­ri­­fica delle reali
possibilità di ricupero delle capacità genitoriali degli stessi” (loc. cit.,
act. 12). La responsabile del punto d'incontro ha rilevato per converso che “la
grande fragilità e chiusura della bambina ci sembra superata”, che “la ragazza
(…) è diventata più sicura di sé grazie al buon lavoro svolto sia dalla
psicologa che dalla famiglia __________ e osa esprimere liberamente le proprie
opinioni ai genitori naturali quando non ne condivide le idee”, onde la
proposta di autorizzare visite libere con gli appellanti “presso il domicilio,
visto che [la ragazza] verrà comunque seguita ancora dalla psicologa” (loc.
cit., act. 13), riducendo a un'ora al massimo quelle sotto sorveglianza
“tenendo conto della situazione” (loc. cit., act. 15).

 

                                         l)     Dedurre
dagli elementi predetti che la qualità del rapporto personale fra gli appellanti
e la figlia sia deteriorato al punto da giustificare una limitazione del
diritto di visita o sia addirittura inesistente al punto da giustificarne la
soppressione non è possibile. Il bene della figlia non appare minacciato dalle
relazioni personali (era minacciato a suo tempo, dal paventato rientro
immediato a __________), fermo restando – si ripete – che la custodia parentale
e il collocamento “fino alla fine della scuola elementare” sono passati in
giudicato. È possibile che gli appellanti rifiutino visite non finalizzate a un
rientro della figlia a breve termine, ma essi non possono essere costretti
all'esercizio del diritto o puniti solo per la loro sfiducia verso i servizi
sociali. È possibile che la figlia manifesti, da parte sua, qualche disagio
nell'incontrare i genitori, tanto più che – come risulta dagli atti – anche la
famiglia affidataria esercita pressioni nei suoi confronti (loc. cit., act. 13,
secondo foglio in alto), e non solo gli appellanti (con ritagli di giornale:
decisione impugnata, pag. 9). A dieci anni di età, nondimeno, __________ “è
diventata più sicura di sé (…) e osa espri­mere liberamente le proprie opinioni
ai genitori naturali quan­do non ne condivide le idee” (sopra, consid. i).
L'eventuale disagio non appare quindi fonte di pericolo. È possibile infine che
la famiglia affidataria sopporti male l'avversione degli appellanti e le
trasferte necessarie per le visite (documentazione prodotta dall'autorità di
vigilanza, act. 18, pag. 5 in alto), ma tali inconvenienti sono potenzialmente
connessi a ogni affidamento e possono giustificare limitazioni al diritto di
visita solo per “gra­vi motivi” (nel senso dell'art. 274 cpv. 2 CC). Dagli atti
risulta unicamente che la famiglia __________ ha dovuto far capo – essa – al
Servizio sociale e al Servizio medico-psi­co­logico, non da ultimo per l'ansia
di __________, ma ciò non basta a configurare gravi motivi, tanto meno ove si
pensi che la custodia parentale e il collocamento “fino alla fine della scuola
elementare” sono passati in giudicato.

 

                                         m)  Per
quanto riguarda la concreta regolamentazione delle visite, la frequenza mensile
è dovuta – come si è già spiegato – all'elevata conflittualità del caso, che
impone al curatore una procedura scritta per ogni intervento (sopra, consid.
g). La sorveglianza appare giustificata, almeno per le prime tre visite dopo
l'attuale sentenza, in modo che l'autorità tutoria possa verificare se il
pericolo di rapimento della figlia (ora di dieci anni) abbia parvenza di
concretezza e non possa essere rimediato – ad esempio – con il deposito
temporaneo dei documenti di legittimazione da parte dei genitori. Le prime tre
visite serviranno inoltre per verificare, attraverso la persona responsabile
del punto d'incontro, se sussiste tuttora un vero rapporto personale tra gli
appellanti e la figlia. Dovesse il padre limitarsi a fugaci apparizioni o la
madre limitarsi a conversare con propri accompagnatori, guardando la figlia giocare
come se fosse in vetrina, se ne dedurrà che non esiste più alcuna relazione
apprezzabile e il diritto di visita potrà essere soppresso perché ormai
inesistente. La durata delle visite (un pomeriggio dalle ore 13.30 alle 18.00),
che fino a oggi non risulta avere superato la mezza giornata, va mantenuta
tale. Come si è ampiamente spiegato, la documentazione trasmessa dall'autorità
di vigilanza non costituisce una base sufficiente per ridurla. Né le
constatazioni che la persona responsabile del centro d'incontro sarà chiamata a
compiere durante le prime tre visite possono inoltre essere liquidate
affrettatamente. Per il resto, nulla impedirà alla Commissione tutoria regionale
di estendere la durata delle visite in seguito, dandosene le premesse, così
come potrà sempre limitarle, motivando concretamente la sua decisione (art. 274
cpv. 2 CC).

 

                                         n)   Ne
segue che, in esito alla sentenza odierna, il curatore fisserà per scritto e senza
indugio, previa intesa scritta con gli affidatari e gli appellanti, tre date
mensili in cui potrà essere esercitato un diritto di visita sorvegliato di un
pomeriggio, presso la __________ la persona responsabile dell'istituto di
annotare in un rapporto le date precise delle visite, i tempi di presenza
esatti dei genitori, il comportamento di entrambi, il comportamento della
figlia, come pure tutto quanto può risultare utile per verificare in tempo
reale l'esistenza di un rapporto vero e affettivo tra __________ e gli
appellanti, al di là del disagio che può essere avvertito dall'una o dall'altra
parte (o dalla stessa persona responsabile del centro). Dovesse risultare, già
dopo la prima o la seconda visita, che la figlia e i genitori si sono ormai
estraneati definitivamente e che ulteriori incontri apparirebbero infruttuosi,
la persona responsabile trasmetterà subito il suo rapporto particolareggiato al
curatore, che proporrà alla Delegazione tutoria la soppressione del diritto,
non avendo senso mantenere un diritto a relazioni personali ormai inesistenti.
Nel caso in cui l'uno o l'altro dei genitori non si presentasse alle visite, se
ne farà menzione a rapporto e si passerà alla visita seguente. Qualora la
famiglia affidataria desse __________ per malata, il curatore richiederà un
certificato medico e disporrà un incontro sostitutivo non appena possibile.

 

                                   9.   Se
ne conclude che l'appello merita parziale accoglimento, la restrizione del
diritto di visita decisa dall'autorità di vigilanza non potendo essere
condivisa. L'impugnazione deve essere respinta invece nella misura in cui gli
appellanti postulano l'annullamento puro e semplice della decisione impugnata,
che l'autorità tutoria era finanche chiamata a prendere. Appare equo, perciò,
che gli appellanti sopportino la metà degli oneri processuali. L'altra metà
degli oneri andrebbe a carico della Delegazione tutoria (ora Com­missione
tutoria regionale), la quale però ha agito solo per obblighi derivanti dalla
sua funzione amministrativa e non in difesa di suoi particolari interessi. In
tali condizioni si giustifica di rinunciare al prelievo di tale quota e di
ridurre gli oneri processuali della metà. Per quanto riguarda la decisione
dell'autorità di vigilanza, vale lo stesso principio in applicazione dell'art.
28 cpv. 1 lett. a LPAmm (Borghi/Corti,
Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, pag. 145 in alto).
Dato il grado di soccombenza, non si giustifica di attribuire ripetibili agli
insorgenti, né in sede di appello né in sede di ricorso.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:               I.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente
accolto e la decisione impugnata è così riformata:

 

                                         1.   Il
ricorso è parzialmente accolto, nel senso che la decisione emessa il 

                                              27
novembre 2000 dalla Delegazione tutoria di __________ è modificata come segue:

a)   Il diritto di visita di __________ e
__________ __________ è fissato in un pomeriggio ogni mese, nelle date fissate
preventivamente di tre mesi in tre mesi dal curatore, dalle ore 13.30 alle
18.00, sotto sorveglianza, nel punto d'incontro della __________ __________
__________ a __________ o in un istituto equivalente designato dal curatore.

b)   Il curatore incaricherà la persona
responsabile del luogo d'incontro di menzionare in un rapporto le date precise
delle visite, i tempi di presenza esatti dei genitori, il comportamento di
entrambi, il comportamento della figlia, come pure tutto quanto può risultare
utile per verificare l'esistenza di un rapporto vero e affettivo tra __________
e gli appellanti.

c)   Eventuali defezioni al diritto di visita
dovranno figurare nel rapporto. In caso di assenza ingiustificata dei genitori,
si passerà al diritto di visita successivo. Indisposizioni di __________
__________ dovranno essere giustificate dagli affidatari con certificato
medico. In tal caso il curatore disporrà quanto prima un diritto di visita sostitutivo.

d)   Se, dopo le prime tre visite (ma anche
prima, ove gli accertamenti fossero sufficienti), risultasse la mancanza di un
vero rapporto personale tra i genitori e la figlia, la persona responsabile del
luogo d'incontro trasmetterà senza indugio il suo rapporto particolareggiato al
curatore, che proporrà alla Delegazione tutoria la soppressione del diritto di
visita.

e)   Se nessun rapporto dovesse pervenire da
parte dalla persona responsabile del luogo d'incontro dopo le prime tre visite,
il diritto alle relazioni personali continuerà senza sorveglianza, secondo le
identiche frequenze e la stessa durata, nelle date fissate di tre mesi in tre
mesi dal curatore, che è incaricato altresì di stabilire tempestivamente e per
scritto le modalità di esercizio delle visite.

 

                                         2.   La
Commissione tutoria regionale __________ è invitata a verificare sin d'ora la
situazione di __________ __________ ove gli affidatari decidessero
effettivamente di trasferirsi fuori Cantone.

 

                                         3.   Il
curatore è incaricato di comunicare la presente decisione alla famiglia
affidataria, a __________ __________ e alla persona responsabile del luogo d'incontro.

 

                                         4.   Le
spese processuali, con una tassa di giustizia ridotta di fr. 150.–, sono poste
a carico dei ricorrenti in solido. 

 

 

 

                                   II.   Gli oneri
processuali di appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia ridotta     fr. 150.–

                                         b)
spese                                    fr.   50.–

                                                                                           fr.
200.–

                                         sono
posti a carico degli appellanti in solido. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   III.   Intimazione:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         –
Commissione tutoria regionale __________, __________.

                                         Comunicazione:

                                         – Sezione
degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele;

                                         – Ufficio
del tutore ufficiale, __________;

                                         –
Servizio medico-psicologico, __________;

                                         – Servizio
sociale di __________.

                                         

 

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

La presidente                                                        Il
segretario