# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 614b36b7-c557-51c7-8c9b-9a00576bdb39
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-05-20
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 20.05.2005 R 2004 117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_R-2004-117_2005-05-20.pdf

## Full Text

R 04 117

4a Camera 

SENTENZA
del 20 maggio 2005

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente domanda di costruzione (EFZ)

1. Attualmente, sulla particella no. 82 in località …, in zona forestale del Comune 

di …, è in funzione un’antenna per la telefonia mobile della …, proprietaria 

anche del fondo. L’impianto, di 39 m di altezza ha essenzialmente una forma 

tubolare, con l’elemento centrale in acciaio zincato grigio che dalla base va 

sempre più assottigliandosi verso l’alto. Le antenne che si diramano dal corpo 

centrale occupano il terzo superiore della costruzione. Questo impianto non 

permette ancora una copertura soddisfacente per alcuni paesi della …, in 

particolare per quelli situati sul versante esterno della valle, della … e dei ... 

Onde ovviare a questa carenza, il 21 aprile 2004, la … introduceva al Comune 

di … formale domanda di costruzione per edifici fuori dalle zone edificabili 

(EFZ) onde sostituire l’esistente antenna per telefonia mobile con un nuovo 

palo alto 51.5 m e posto ad alcuni metri di distanza da quello attualmente in 

funzione. Anziché optare per il mantenimento dell’attuale struttura, il progetto 

prevedeva una costruzione simile ai tralicci dell’alta tensione e quindi a forma 

di reticolato vagamente piramidale, dipinta in verde. Con l’entrata in funzione 

del nuovo impianto, al quale erano reputate far capo tutte le concessionarie 

nel settore della telefonia mobile, i servizi di polizia e ambulanza della regione 

nonché la televisione, era previsto l’allontanamento dell’antenna esistente. 

2. Inizialmente, il comune faceva proseguire la pratica al Dipartimento 

dell’interno e dell’economia pubblica dei Grigioni (DIEP) con un parere 

sfavorevole. Il DIEP ritornava allora il progetto, precisando l’impossibilità per 

l’autorità cantonale di autorizzare impianti che non trovassero il consenso 

dell’autorità comunale. Per questo motivo, il DIEP invitava l’autorità comunale 

a voler rifiutare direttamente la licenza edilizia, anche se da parte delle istanze 

cantonali la richiesta avrebbe trovato probabilmente approvazione. Con 

decisione 29 ottobre 2004, il comune rifiutava alla petente la licenza di 

costruzione. Le dimensioni dell’antenna venivano considerate eccessive, per 

una zona forestale come quella in oggetto, e conseguentemente suscettibili 

di perturbare il quadro paesaggistico locale. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 17 

novembre 2004, la … postulava l’annullamento della decisione di rifiuto e il 

rilascio della licenza di costruzione. Per la richiedente, fermo restando 

l’indubbia necessità di procedere alla creazione di un nuovo impianto per 

garantire il servizio di telefonia mobile anche sulla parte di territorio in oggetto, 

non vi sarebbero altre alternative all’ubicazione prescelta e alle dimensioni 

dell’impianto. All’antenna in questione farebbero capo anche altri operatori del 

settore e nessuno di questi avrebbe trovato un posto migliore per l’istallazione. 

Per quanto riguarda le altezze, queste sarebbero dettate dalla necessità di 

poter intercettare in linea d’aria le segnalazioni delle altre antenne senza 

ingerenze di sorta. 

4. Il 16 febbraio 2005, il comune convento comunicava al Tribunale 

amministrativo di essere in trattative con la ricorrente, nell’intenzione di 

ottenere il rifacimento della procedura di licenza edilizia. Il 3 marzo 

successivo, la ricorrente chiedeva invece al Tribunale di voler far proseguire 

la pratica. 

5. Nella propria presa di posizione del 18 marzo 2005, il comune convenuto 

perorava la reiezione del ricorso. La ricorrente non avrebbe proceduto alla 

regolare posa delle modine e alla pubblicazione del progetto nei due comuni 

limitrofi, in palese violazione del diritto di audizione di coloro che verrebbero a 

trovarsi nelle vicinanze dell’impianto. La costruzione non si inserirebbe poi in 

modo armonico in zona forestale e si renderebbero indispensabili ulteriori 

misurazioni in merito alle attuali emissioni dell’impianto, emissioni della cui 

innocuità l’autorità comunale si permetterebbe di dubitare fortemente. Infine, 

il progetto dovrebbe essere sottoposto ad esame da parte dell’ufficio per 

l’aviazione civile e i dintorni dell’antenna andrebbero resi inaccessibili al 

pubblico. 

6. Invitato a determinarsi sulla controversa, il DIEP confermava la conformità del 

progetto presentato ai dettami del diritto cantonale e federale in materia di 

pianificazione territoriale e di protezione dell’ambiente. 

7. In data 19 maggio 2005, il Tribunale amministrativo esperiva un sopralluogo, 

al quale prendevano parte anche i responsabili della proprietaria del fondo, gli 

operatori interessati al nuovo impianto, il rappresentante del DIEP e il 

caporamo costruzioni del comune convenuto. In detta sede, alle parti veniva 

nuovamente accordata la possibilità di determinarsi sulla controversia in 

oggetto. Su quanto visto e sentito in sede di sopralluogo si dirà, per quanto 

utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte sul rifiuto della licenza di costruzione decisa dal comune 

convenuto. Da parte del DIEP, il progetto non è ancora stato formalmente 

approvato, in considerazione del parere negativo espresso in sede comunale. 

Per questo motivo, la conformità del progetto alle disposizioni cantonali e 

federali in materia di pianificazione del territorio (LPT e LPTC), anche se 

chiarita in via preliminare, non è ancora stata definitivamente decisa da parte 

della competente autorità cantonale e non è neppure, almeno per quanto 

riguarda l’ammissibilità di un EFZ conforme alla LPT, oggetto del presente 

ricorso. Nel rispetto del principio della via gerarchica, sancito all’art. 51 della 

legge sul Tribunale amministrativo (LTA), a questo Giudice non è pertanto 

dato - a questo stadio del procedimento – rilasciare una licenza di costruzione, 

in difetto della formale decisione di approvazione della competente istanza, a 

sapere del DIEP. Con un esito favorevole del ricorso, il parere dell’autorità 

comunale al progetto presentato diverrebbe positivo e a questo punto 

spetterebbe al DIEP, qualora ne fossero date le premesse come 

concretamente ventilato, accordare la richiesta autorizzazione. Dopo la 

formale approvazione del progetto da parte dell’istanza cantonale, al comune 

non resterebbe altro compito che quello di procedere al formale rilascio della 

licenza di costruzione.

2. a) Dal profilo formale è bene ricordare che a motivo del rifiuto deciso, il comune 

invocava la sproporzione dell’altezza della costruzione e la sua incompatibilità 

con il paesaggio forestale circostante. Solo in seguito sono stati addotti dei 

pretesi vizi formali antecedenti alla decisione di rifiuto, quali l’assenza di una 

modinatura e la mancata pubblicazione del progetto sul territorio dei comuni 

limitrofi. Queste ultime censure non possono però in questa sede più essere 

udite per i motivi che seguono. 

b) Giusta l’art. 12.4 della legge edilizia comunale (LE), per costruzioni esterne, 

con l’invio della domanda di costruzione vanno posate le modine in modo da 

indicare chiaramente la sagoma e l’altezza dell’edificio (cifra 1). Le modine 

devono rimanere fino all’evasione della domanda di costruzione (cifra 2). Per 

l’autorità comunale già questa omissione non permetterebbe di autorizzare la 

costruzione, non senza almeno il rifacimento della procedura di licenza 

edilizia. La ricorrente dal canto suo considera tardiva la censura e reputa 

tecnicamente difficoltosa la posa di modine tanto alte da richiedere una 

struttura in ferro che verrebbe pure ad interferire necessariamente con 

l’antenna ancora in funzione. A prescindere dalla questione di sapere se per 

un impianto come quello in oggetto sia o no necessaria una modinatura - non 

trattandosi manifestamente di un “edificio” ed essendo possibile dedurre 

l’altezza della costruzione grazie al supporto del palo già esistente (è forse 

utile a questo proposito richiamare per inciso la prassi vigente in altri comuni, 

dove la posa delle modine per un nuovo impianto come quello in oggetto viene 

frequentemente sostituita da una ripresa fotografica, in una giornata senza 

vento, di una corda dell’altezza progettata dell’impianto munita all’estremità di 

palloncino con dell’elio) - la pretesa doveva semmai essere avanzata prima 

dell’evasione della domanda di costruzione. In altri termini, se la modinatura 

era ritenuta indispensabile, spettava all’autorità comunale pretendere la posa 

dei profili prima del trattamento della pratica, pena l’impossibilità di pubblicare 

il progetto e quindi di evadere la domanda di costruzione. Invece di agire in 

tal modo, l’autorità ha esaminato il progetto e lo ha respinto per tutti altri motivi, 

malgrado non fossero mai state posate le modine. Agendo in questo modo, 

l’autorità edilizia non può però più a posteriori pretendere l’ossequio di tale 

disposto. O il rispetto della posa delle modine era indispensabile all’evasione 

della domanda e allora la stessa non poteva essere evasa senza i profili o i 

profili non erano determinanti e la pratica veniva evasa senza modine come è 

stato fatto. Dal fatto che la richiedente si fosse impegnata a posare le modine 

l’autorità comunale non può trarre alcuna conclusione a proprio favore, 

giacché essa ha poi evaso la domanda di costruzione senza curarsi del fatto 

che in effetti i profili non erano stati posti. Per il resto, l’autorità comunale non 

è certo legittimata ad invocare i legittimi interessi dei privati che non avrebbero 

potuto rendersi conto dell’entità del progetto presentato, dopo che l’omissione 

imputata alla ricorrente è stata propriamente ignorata dall’autorità edilizia. 

c) Per il comune, il progetto di costruzione avrebbe poi dovuto essere pubblicato 

anche presso i comuni limitrofi. Sulla tempestività della censura, si impongono 

le stesse considerazioni come quelle esposte nel considerando che precede. 

Il comune non poteva evadere la domanda di costruzione se riteneva che le 

pubblicazioni non fossero state fatte nella debita forma. Nell’ambito del 

presente procedimento comunque, il comune convenuto non è legittimato ad 

insorgere a tutela dei diritti di altri comuni o di privati di altri comuni, invocando 

vizi nella pubblicazione del progetto. In principio, la domanda di costruzione 

deve essere presentata (e in seguito pubblicata) presso la sede di quel 

comune sul cui territorio viene ad essere ubicato l’impianto. Questo comune 

è pure il solo ad essere competente per l’evasione della richiesta dal profilo 

del diritto comunale. Con l’effettiva pubblicazione del progetto sul Foglio 

ufficiale cantonale (FU) veniva poi garantita la necessaria pubblicità 

all’impianto anche per gli eventuali interessati dei comuni vicini. Non è infatti 

inusuale che, soprattutto al di fuori delle aree edificabili sui maggesi, un 

intervento edilizio possa magari pregiudicare gli interessi di un vicino il cui 

fondo è sito sul territorio di un altro comune. Anche in questi casi, non viene 

richiesta una pubblicazione all’albo del comune vicino. Naturalmente, al 

comune competente sarebbe rimasta impregiudicata la possibilità di 

trasmettere informalmente la domanda ad altri comuni che considerava 

toccati dal progetto, chiedendo loro di eventualmente pubblicare il progetto 

qualora lo avessero ritenuto necessario. Trattandosi poi della “sostituzione del 

palo esistente per telecomunicazione mobile e ponte radio” (FU no. 33 del 19 

agosto 2004) in zona forestale, ogni interessato residente nei dintorni - anche 

se sul territorio di comuni vicini - era tenuto a conoscere l’ubicazione 

dell’attuale impianto in via di sostituzione e aveva pertanto la possibilità di 

prevalersi dei propri diritti. Ne risulta che la censura, anche se dovesse essere 

ammissibile, si paleserebbe comunque infondata. 

3. a) Materialmente, la domanda di costruzione è stata rifiutata in primo luogo per 

l’altezza della costruzione, reputata sproporzionata. In principio, le 

disposizioni sulle altezze delle costruzioni tendono ad assicurare, accanto alle 

disposizioni sulle distanze da confine, la salubrità degli insediamenti, dal 

profilo dell’illuminazione e dell’aerazione e mantengono indirettamente entro 

determinati limiti l’impatto della costruzione sul quadro del paesaggio. A 

questo riguardo l’autorità comunale non si appella a giusta ragione a delle 

disposizioni comunali che si rivelerebbero comunque non applicabili. Infatti, 

determinante per l’applicazione analoga dei limiti d’altezza contenuti nella LE 

(vedi schema delle zone allegato alla LE), rimane comunque la presenza di 

un ingombro effettivo, suscettibile di ingenerare sui fondi circostanti e sul 

quadro paesaggistico ripercussioni analoghe a quelle prodotte da un edificio. 

In quest’ordine di idee, la giurisprudenza ha ritenuto che le prescrizioni 

sull’altezza non si applicassero a pali della luce ed antenne (RtiD I-2004 no. 

27 e riferimenti). In questi termini è escluso infatti che una costruzione come 

un’antenna possa essere assimilata ad un edificio in considerazione 

dell’impatto che determina sui fondi circostanti. Non si può invero 

ragionevolmente sostenere che un traliccio a reticolato di 52 m di altezza in 

mezzo al bosco arrechi un qualsivoglia pregiudizio ai fondi vicini dal profilo 

dell’aerazione o dell’insolazione naturali. Come è poi stato esposto in sede di 

sopralluogo e dimostrano anche le sequenze fotografiche agli atti, essendo 

l’antenna posta in mezzo al bosco, il primo tratto della stessa (una ventina di 

metri) non è utilizzabile. L’impianto destinato alla trasmissione di segnali della 

radiotelefonia necessita, infatti, di un collegamento in linea d’aria con la 

stazione di …, senza elementi perturbatori. L’altezza dell’impianto è pertanto 

determinata da necessità tecniche e tiene pure debitamente in considerazione 

la crescita nell’immediato futuro delle piante circostanti. 

b) Per l’autorità comunale, l’altezza dell’antenna verrebbe a deturpare il 

paesaggio circostante. A questo riguardo, il comune convenuto non vanta 

disposizioni particolari a protezione del sito in oggetto, poiché giusta quanto 

previsto all’art. 4.15 cpv. 2 LE, “per eventuali progetti di costruzione (in zona 

forestale) restano riservate le disposizioni del diritto superiore per le 

costruzioni fuori delle zone edificabili”. La conformità del progetto alle 

disposizioni cantonali e federali in materia è però stata confermata dal DIEP 

in via almeno preliminare sulla base delle conclusioni tratte dall’ufficio 

cantonale per la natura e l’ambiente e dall’ufficio cantonale forestale (pareri 

del 7 e 27 settembre 2004). Quanto al mero impatto ambientale della 

costruzione, questo viene notevolmente sminuito tramite il progetto 

presentato rispetto alla situazione attuale. Infatti, l’attuale palo portante in 

acciaio zincato di colore grigio verrà sostituito da una costruzione dal carattere 

più leggero, con una forma a reticolato e di colore verde. In questo modo, 

l’antenna verrà a meglio mimetizzarsi nel bosco circostante. Non va poi 

dimenticato che l’antenna verrà a trovarsi, rispetto all’insediamento sul fondo 

della valle, al limite quasi della zona con vegetazione ad alto fusto e che sarà 

raggiungibile solo dopo un’ascesa di circa 15 minuti a piedi dal limite della 

strada forestale asfaltata che porta sopra i Monti di Giova. Tale elemento è 

nell’evenienza rilevante giacché l’impianto rimane in tal modo visibile solo da 

lontano e quindi una sua miglior mimetizzazione nel paesaggio, come prevede 

il progetto, lo rende a distanza pressoché invisibile. Ne consegue che anche 

questa censura non merita protezione. 

4. a) Con l'entrata in vigore della Legge federale sulla protezione dell'ambiente 

(LPAmb), il diritto cantonale ha perso la propria autonomia per quanto 

concerne la diretta protezione dalle immissioni, nella misura in cui il suo 

contenuto materiale sia lo stesso o meno restrittivo del diritto federale. Il diritto 

cantonale mantiene per contro la propria autonomia laddove completa le 

norme del diritto federale o, per quanto possibile, ne vuole un'applicazione più 

severa (art. 65 LPAmb, DTF 128 I 46 cons. 5a, 128 II 66 cons. 3, 127 I 60 

cons. 4a e riferimenti, 126 I 76 cons. 1, 118 Ia 299 cons. 3a, 118 Ia 114 cons. 

1b e 116 I 492 cons. 1a).

In materia di telefonia mobile, l’impianto è tenuto, in virtù del diritto federale 

sulla protezione dell’ambiente, a rispettare i valori dell’ordinanza sulla 

protezione dalle radiazioni ionizzanti (ORNI). Scopo dell’ORNI è quello di 

proteggere l'uomo dalle radiazioni non ionizzanti dannose e moleste (art. 1), 

regolando in particolare la limitazione delle emissioni provenienti da campi 

elettrici e magnetici con frequenze da 0 Hz a 300 GHz prodotte durante 

l'esercizio di impianti fissi (art. 2 cpv. 1 lett. a). Gli art. 13 e segg. prevedono 

valori limite d'immissione. Le limitazioni preventive delle emissioni sono 

dettagliatamente precisate nell'allegato 1 dell'ordinanza, i valori limite 

d'immissione nell'allegato 2. La conformità dell’ORNI alle disposizioni di rango 

superiore, in particolare alla LPAmb, è già stata esaminata e risolta 

positivamente dal Tribunale federale (DTF 126 II 399 in particolare cons. 4). Il 

concetto di protezione contro le radiazioni non ionizzanti, nonché i valori limite 

di emissione e immissione fissati nell'ordinanza e nei suoi allegati, sono stati 

ritenuti rispettosi della LPAmb, che costituisce in proposito la necessaria e 

sufficiente base legale (DTF 126 II 399 cons. 3 e 4, pag. 402 e segg.). Il 

Tribunale federale ha pure riconosciuto la compatibilità dell’ORNI con il 

principio della prevenzione sancito all'art. 11 cpv. 2 LPAmb, riservando la 

possibilità di un riesame e di un adeguamento dei valori limite, nell'ambito 

della protezione contro gli effetti non termici delle radiazioni, nel caso di nuove 

conoscenze scientifiche in materia (DTF 126 II 399 consid. 4c). Ne consegue 

che in base allo stadio attuale delle conoscenze, la reticenza del comune nei 

confronti dell’impianto in oggetto non può tradursi in un rifiuto della licenza di 

costruzione per quanto i valori dell’ORNI vengano ossequiati. Basti comunque 

al proposito ricordare all’autorità comunale che l’impianto in oggetto, 

contrariamente a quanto si riscontra invece in altri centri densamente popolati 

e nelle città, dista diversi chilometri dell’insediamento densamente abitato sul 

territorio comunale e che pertanto in termini di radiazioni l’ubicazione qui in 

discussione è preferibile a quella nei luoghi a utilizzazione sensibile (dove 

soggiornano regolarmente delle persone o giocano dei bambini).

b) Nel corso della procedura per il rilascio dell’autorizzazione edilizia, la 

committente ha inoltrato all’autorità una scheda dei dati sul sito, come prevede 

l’art. 11 cpv. 1 ORNI. Nella relazione tecnica del 7 settembre 2004, l’ufficio 

cantonale per la natura e l’ambiente attestava la conformità dell’impianto 

progettato alle disposizioni dell’ORNI. L’autorità comunale non contesta 

concretamente i rilevamenti contenuti nella scheda dei dati sul sito, ma chiede 

che vengano effettuate delle misurazioni delle attuali immissioni dell’impianto. 

Anche questa pretesa non sfugge alle censure di ricorso. In vista 

dell’ottenimento della licenza di costruzione la ricorrente ha introdotto la 

scheda con i dati e quindi tutti i documenti necessari per stabilire la conformità 

all’ORNI dell’impianto. Questi dati non vengono contestati, ma l’autorità 

comunale pretende, sulla base di presunti abusi avvenuti altrove, nuove 

misurazioni dell’impianto attuale. Tale modo di procedere non merita 

protezione. L’ORNI elenca quali siano i dati da allegare in vista del rilascio di 

una domanda di costruzione. Questi dati sono stati presentati e non hanno 

dato adito ad alcuna critica prima del rifiuto della domanda di costruzione. 

Quello che l’autorità comunale pretende a posteriori è un controllo dell’attuale 

impianto giusta l’art. 10 ORNI. Tali misurazioni esulano però dal contesto della 

presente vertenza. Per il semplice fatto che l’attuale antenna verrà sostituita 

con quella oggetto dalla domanda di costruzione, non è dato prendere i dati 

dall’attuale impianto a fondamento per quello futuro, quando riguardo a 

quest’ultimo è stata presentata la scheda dati dell’impianto. Questi 

accertamenti andavano poi comunque richiesti durante l’esame della licenza 

di costruzione e quindi semmai prima di rifiutare la stessa per tutt’altri motivi. 

c) Anche per quanto riguarda l’accessibilità dell’impianto, le censure sollevate 

dall’autorità comunale non portano ad un diverso giudizio. In base ai piani 

presentati, l’antenna verrà munita di un sistema di sicurezza auto bloccante 

(SÖLL), che impedisce la caduta del personale tecnico incaricato di salire sui 

pali o tralicci. Per quanto riguarda invece eventuali terzi, non è contestato che 

per motivi di salute deve essere precluso l’accesso alle persone nel settore 

immediatamente davanti alle antenne di trasmissione per ponte radio. 

Contrariamente a quanto sembra ritenere l’autorità comunale, il disposto non 

si riferisce all’accesso nei dintorni dell’antenna, ma unicamente all’accesso 

davanti al ponte radio. Sul palo in questione il ponte radio verrebbe a situarsi 

necessariamente oltre la cima degli alberi circostanti, che come si è detto 

raggiungono un’altezza di circa una ventina di metri. Eventuali terzi non 

devono pertanto poter salire sull’antenna. Per garantire questa misura di 

sicurezza, la scala dell’antenna è munita nella sua prima tratta inferiore di un 

coperchio di sicurezza che impedisce l'accesso alle persone non autorizzate. 

Il coperchio è bloccato a chiave. In principio, questa misura di sicurezza è 

sufficiente per le antenne come quella esistente, essendo pressoché 

impossibile scalare la costruzione in acciaio senza poter usufruire della scala. 

Per contro, il previsto traliccio, anche se di dimensioni importanti, potrebbe 

effettivamente venire scalato con difficoltà minori lungo le traversine oblique 

che iniziano da terra. Sarebbe pertanto opportuno omettere lungo il primo 

tratto della costruzione le traversine ai lati o munire tale tratto con una 

protezione metallica adeguata. Questa ulteriore misura di sicurezza può 

comunque essere conseguita imponendo le necessarie misure come 

condizioni alla licenza di costruzione, analogamente a quanto verrà detto nel 

conoiderando che segue per quanto riguarda la sicurezza del traffico aereo. 

d) Per finire, il comune invoca ancora la necessità di adottare delle misure a 

salvaguardia del traffico aereo (palloncini, luci, segnalatori ecc.). Come è stato 

esposto in sede di sopralluogo, il DIEP trasmette automaticamente all’ufficio 

federale dell’aviazione civile tutte domande di costruzione i cui progetti 

vengono a invadere in modo incisivo lo spazio aereo, come l’antenna in 

oggetto. In questo modo, l’ufficio federale decide le necessarie misure di 

sicurezza da adottare a salvaguardia del traffico aereo e queste possono poi 

essere riprese nella licenza di costruzione come delle condizioni alla stessa. 

Del resto, da parte della ricorrente non sono state avanzata reticenze a questo 

proposito, anzi, in sede di sopralluogo l’istante si è dichiarata chiaramente 

favorevole a questo tipo di misure, la cui adozione considera essere 

fondamentalmente anche nel suo stesso interesse. 

5. In conclusione, il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. Il 

comune è tenuto a far proseguire la pratica al competente DIEP per 

l’autorizzazione cantonale e, qualora il progetto venisse approvato, a 

rilasciare la licenza di costruzione. I costi occasionati dal presente 

procedimento seguono la soccombenza e la ricorrente, che si è fatta 

patrocinare da un avvocato, ha diritto ad un’equa indennità a titolo di ripetibili 

(art. 75 LTA). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto, la decisione impugnata annullata e il Comune di … tenuto 

a far proseguire la pratica al DIEP con preavviso favorevole. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 266.--

totale fr. 2'766.--

il cui importo sarà versato dal Comune di … entro trenta giorni dalla notifica 

della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei 

Grigioni, Coira. 

3. Il Comune di … versa alla … fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili. 

4. Nella misura in cui può essere fatta valere una violazione del diritto federale, 

contro la presente sentenza è ammesso il ricorso di diritto amministrativo al 

Tribunale federale, Losanna, entro 30 giorni dalla notifica.