# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed10e159-dbdd-5849-bba6-ce1a66d757a6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.08.2008 32.2007.211
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-211_2008-08-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.211

   

  cr/DC/sc

  	
  Lugano

  28 agosto
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 giugno 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 giugno 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel __________, da ultimo attiva in qualità di impiegata di ufficio, ha
presentato una prima richiesta di prestazioni in data 30 giugno 1999 (cfr. doc.
2/1-7), respinta con decisione del 5 aprile 2000, in quanto a partire dal mese di
novembre 1999 l’interessata aveva potuto riprendere un’attività lucrativa al
100% in qualità di impiegata di ufficio (doc. 17/1-2). Tale decisione non è
stata contestata.

 

                                         In data 19
gennaio 2005 l’assicurata ha presentato una nuova richiesta di prestazioni
(doc. 22/1-8).

                                         Con
decisione del 25 febbraio 2005, l’UAI ha deciso di non entrare nel merito della
domanda di prestazioni, in quanto l’interessata non ha fatto valere elementi
nuovi (doc. 25-1). 

                                         Con
decisione su opposizione del 24 giugno 2005, l’UAI ha considerato irricevibile
l’opposizione presentata dall’interessata, poiché ella non ha provveduto a
completare l’opposizione nel termine di 20 giorni accordato dall’UAI (doc.
34/1-3).

 

                                         Con
scritto del 2 agosto 2005 il dr. __________, spec. FMH in medicina interna,
endocrinologia e diabetologia, ha chiesto all’Ufficio AI che, in considerazione
della gravità delle patologie dell’interessata, la stessa venga sottoposta ad
un accurato esame da parte dell’amministrazione, eventualmente tramite SAM
(doc. 36-1). 

 

                               1.2.   In data 5
ottobre 2005 l’assicurata, su richiesta dell’UAI (cfr. doc. 37-1), ha quindi
presentato una terza richiesta di prestazioni (doc. 41/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM), con decisione del 5 giugno 2007 l’Ufficio AI ha respinto la
richiesta di prestazioni, indicando che, dal punto di vista medico, dal mese di
dicembre 2003, ella è da considerare inabile al lavoro al 15% in qualsiasi
attività, ma non essendo assolta la condizione connessa all’anno di incapacità
lavorativa con una media almeno del 40%, il diritto ad una rendita di
invalidità non esiste (doc. 62/1-3).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata da RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA, chiedendo che l’incarto venga retrocesso all’amministrazione
affinché proceda ad un nuovo apprezzamento medico. 

                                         Sostanzialmente
la ricorrente ha contestato la valutazione del SAM, che non ha adeguatamente
tenuto conto dell’iperparatiroidismo primario che la affligge dal 1993,
impedendole di conservare i vari posti di lavoro nei quali è stata impiegata. A
causa delle sue patologie, ella è stata sottoposta a 5 interventi chirurgici,
che non hanno tuttavia posto termine ai suoi disturbi.

                                         A
sostegno delle sue pretese, l’assicurata ha trasmesso al TCA un certificato
medico della dr.ssa __________, spec. FMH in medicina interna, preannunciando
inoltre la trasmissione di un nuovo certificato medico da parte del dr. __________
(I).

                                         In
conclusione, il rappresentante ha indicato che, in ragione delle patologie
dell’assicurata, sarebbe ragionevole attribuirle una mezza rendita, aggiungendo
che “si ritiene sbalorditivo il mancato riconoscimento di un grado di
incapacità lavorativa del 20%, che consentirebbe invece alla ricorrente di
godere dei necessari presupposti e aiuti alle misure di riqualifica
professionale” (I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, dopo aver ribadito la correttezza della perizia del SAM, ha
confermato la sua decisione, osservando che l’assicurata, con un pregiudizio
della capacità di guadagno valutabile nella misura del 15%, non ha diritto né
ad una rendita, né ad una riqualifica professionale (IV).

 

                               1.5.   Pendente
causa il TCA, rilevato che l’amministrazione, pur ritenendo l’assicurata ancora
abile all’85% sia nella sua professione, sia in altre adeguate, non ha
proceduto ad una valutazione economica, ha chiesto all’UAI, alla luce della
giurisprudenza del TF, di procedere, al fine della valutazione del diritto a
prestazioni, al raffronto dei redditi anche con riferimento alla precedente
attività dell’assicurata (VI).

 

                                         L’UAI ha
risposto con scritto del 7 luglio 2008, al quale ha allegato il rapporto finale
della consulente IP datato 4 luglio 2008 (VII + bis).

 

                                         Tale
risposta è stata trasmessa all’assicurata (VIII), con la facoltà di presentare
osservazioni scritte. L’interessata è rimasta tuttavia silente.

 

Su richiesta del TCA (IX), l’UAI, in data 11
luglio 2008, ha inoltre trasmesso
al Tribunale le Raccomandazioni salariali della società svizzera degli
impiegati di commercio (edizione 2005), precisando che la riduzione del 9%
operata sul reddito da invalido deriva dalle istruzioni per la consultazione
delle tabelle salariali, indicate a pag. 5 delle suddette raccomandazioni (X +
bis). Tale scritto è stato trasmesso alla ricorrente (XI), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato
all’assicurata il diritto a prestazioni.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a
ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno. Per
stabilire tale diritto deve essere considerata tutta la durata di lavoro
prevedibile. 

Fra i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti
pure i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono
l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale
(art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI) ed il collocamento
(art. 18 cpv. 1 LAI).

 

                               2.4.   L’art. 17
LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI

 

"  per
riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari
a mantenere o migliorare sensibilmente la capacità di guadagno al termine della
prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza
previa formazione professionale a causa dell’invalidità." 

 

                                         Con riformazione
professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure
reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità
di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia
attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del
possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag.
495 consid. 2a). 

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di guadagno
(AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b). 

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a
carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di conseguire
un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità
nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non
esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%:
DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione
professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique
VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e
STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84
consid. 1b). 

 

                                         Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è
tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una
carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione
di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale
per la valutazione della residua capacità al guadagno. 

 

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). 

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito
che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare lo stato di salute dell’assicurata, l’UAI ha
affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. In tale
ambito, i medici del SAM hanno valutato sia la patologia psichiatrica (dr. __________),
sia quella endocrinologica (dr. __________). 

 

L’aspetto psichico è stato vagliato dal dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel suo referto del 16 novembre
2006, posta la diagnosi di “disturbo di personalità emotivamente instabile di
tipo Borderline (ICD10-F60.31) e sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale lieve con sindrome biologica (ICD10-F33.1)”, ha ritenuto l’interessata,
dal profilo strettamente psichiatrico, inabile al lavoro al 10%-20%, con una
prognosi a breve-medio termine favorevole. Lo specialista ha poi sottolineato
l’importanza di una presa a carico di tipo psichiatrico o psicologico di
sostegno (posto che da giugno 2006 non è più seguita dal dr. __________), “vista
la fragilità psichica che essa ha presentato durante vari anni della sua
esistenza ed è importante appunto che venga seguita finché riuscirà a
realizzare qualche progetto, in particolar modo per quel che riguarda il suo
reinserimento nel mondo socio-lavorativo” (doc. 54-20+21).

Il dr. __________ ha indicato di ritenere
importante un reinserimento lavorativo, che potrebbe essere anche terapeutico,
vista la sua giovane età e la sua volontà di riprendere un’attività lavorativa
(doc. 54-21).

 

L’aspetto endocrinologico è stato vagliato dal
dr. __________, spec. FMH in endocrinologia/diabetologia, il quale, nel suo
referto del 16 novembre 2006, ha posto le diagnosi di “1. iperparatiroidismo primario a
localizzazione sconosciuta su ipercalcemia nota dal 1993 e complicata da
urolitiasi recidivanti, con pancreatite nel 1999 nonché disturbi
gastrointestinali con nausea, vomito e sindrome di Mallory-Weiss; stato dopo
due esplorazioni alla tiroide senza riscontro di adenomi paratiroidi nel 1994 e
1995; stato dopo flebografie 1994 e 1997, senza localizzazione nella
paratiroidea; scintigrafia tiroide del 2.10.2001 senza tessuto paratiroideo
ectopico; revisione cervicale destra con linfadenectomia mediastinale destra e
timectomia toracoscopica il 10.9.2004, senza ritrovo di tessuto della
paratiroide; scintigrafia con citrato di sodio del 17.2.2005 senza
localizzazione della paratiroidea; osteopenia lombare nella osteodensitometria
del 5/2005; stato dopo terapia probatoria medicamentosa con Cinacelat
(6-10/2005), con calo della ipercalcemia ma senza beneficio soggettivo; 2.
Tiroidite cronica autoimmunitaria (morbo di Hashimoto) su ipotiroidismo
subclinico moderato e noto dal 10/2005, soggettivamente asintomatico; 3.
Oligomenorrea primaria; 4. Ipertensione arteriosa, recentemente diagnosticata;
5. Sindrome Borderline, con stato ansioso-depressivo a tratti isteriformi e
tendenza alla somatizzazione; 6. Abuso nicotinico persistente (circa 22 py); 7.
Abuso di spinelli (circa 1x/settimana)” (doc. 54-22).

Il dr. __________ ha evidenziato che il decorso
dei risultati di laboratorio ha mostrato una stabilità poco sopra i limiti
della norma, come si trovano spesso nei pazienti completamente asintomatici. Lo
specialista ha aggiunto che la sintomatologia descritta dalla paziente, con
quasi quotidianamente nausea e vomito, persisteva anche dopo la normalizzazione
medicamentosa della ipercalcemia, motivo per il quale si deve ritenere che non
sia la calcemia che influenza lo stato della paziente. Sulla base di tali
constatazioni, il dr. __________ ha concluso che, per lo stato strettamente
endocrinologico, in assenza di un influsso diretto della ipercalcemia sulla
sintomatologia dell’interessata, non ci sia l’indicazione per un’incapacità
lavorativa (doc. 54-24).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 18 dicembre 2006, i medici del SAM, sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale lieve, con sindrome biologica (ICD10-F33.1), disturbo di personalità
emotivamente instabile di tipo borderline (ICD10-F60.31)”, mentre quali
diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quelle di “iperparatiroidismo
primario a localizzazione sconosciuta su ipercalcemia nota dal 1993 e
complicata da urolitiasi recidivanti, con pancreatite nel 1999 nonché disturbi
gastrointestinali con nausea, vomito e sindrome di Mallory-Weiss, stato dopo
due esplorazioni alla tiroide senza riscontro di adenomi paratiroidi nel 1994 e
1995, stato dopo flebografie 1994 e 1997, senza localizzazione nella
paratiroidea, scintigrafia tiroide del 2.10.2001 senza tessuto paratiroideo
ectopico; revisione cervicale destra con linfadenectomia mediastinale destra e
timectomia toracoscopica il 10.9.2004, senza ritrovo di tessuto della
paratiroide, scintigrafia con citrato di sodio del 17.2.2005 senza
localizzazione della paratiroidea, osteopenia lombare nella osteodensitometria
del 5/2005, stato dopo terapia probatoria medicamentosa con Cinacelat
(6-10/2005), con calo della ipercalcemia ma senza beneficio soggettivo; tiroidite
cronica autoimmunitaria (morbo di Hashimoto) su ipotiroidismo subclinico
moderato e noto dal 10/2005, soggettivamente asintomatico; oligomenorrea
primaria; ipertensione arteriosa, recentemente diagnosticata; tabagismo e
consumo di cannabis regolare; iperreagibilità bronchiale” (doc. 54-11).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 15% nella sua precedente
attività di impiegata di ufficio (doc. 54-13). I medici del SAM hanno
sottolineato l’importanza, vista la giovane età dell’assicurata, di un
orientamento/collocamento professionale (doc. 54-14).

Essi hanno pure rilevato la necessità di una
presa a carico psichiatrica o psicologica regolare, oltre a controlli regolari
da parte del suo medico endocrinologo (doc. 54-14).

 

                               2.8.   Con il
ricorso l’assicurata ha contestato la decisione di rifiuto di prestazioni da
parte dell’UAI, producendo un certificato medico del 15 giugno 2007 della
dr.ssa __________, spec. FMH in medicina interna, del seguente tenore:

 

" 
Con la presente certifico di avere da poco in
mia cura la summenzionata paziente, la quale soffre di un iperparatiroidismo
primario dal 1993, con decorso molto complicato, necessitante anche di multipli
interventi chirurgici.

A questo si aggiunge un’osteopenia lombare,
un’oligomenorrea primaria, una calcolosi delle vie urinarie, nonché un
ipotiroidismo subclinico dall’ottobre 2005.

 

In seguito alle summenzionate patologie
endocrinologiche, la signora RI 1 è da tempo regolarmente seguita dal dr. __________,
mentre gli interventi chirurgici erano stati effettuati presso il __________ di
__________ nonché presso l’Ospedale Universitario di __________.

 

La paziente presenta tutt’ora un quadro
depressivo rilevante, episodi ripetuti di nausee-vomito mattutini nonché crisi
di diarrea, oltre ad una diminuita resistenza agli sforzi psico-fisici.

Sintomatologia mal controllabile dal profilo
medicamentoso, che sicuramente ne compromette la capacità lavorativa.” (Doc. C)

 

                               2.9.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C
13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid.
4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c
pag. 314; 105 V 156 consid. 1
pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni
del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze
tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei
dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,
le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999.124).

 

                             2.10.   Nell’evenienza
concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di
salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione
prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attento esame della fattispecie, non ha motivi per mettere in
dubbio la valutazione effettuata dai medici del SAM, che soddisfa i
requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un rapporto medico abbia pieno
valore probatorio (cfr. consid. 2.9.) e può quindi validamente servire da base
al presente giudizio senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori
misure d’istruzione (perizia medica giudiziaria).

 

I medici del SAM hanno in effetti tenuto conto
delle singole affezioni invalidanti di cui l’assicurata è affetta, giungendo ad
una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità
lavorativa dell’85% nella sua precedente professione di impiegata di ufficio e
in qualsiasi altra.

Tali conclusioni sono poi state fatte proprie dal
dr. __________ del SMR.

 

Il dr. __________ ha approfonditamente vagliato
le problematiche psichiatriche, constatando la presenza di un disturbo di
personalità emotivamente instabile di tipo borderline e di una sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale lieve, con sindrome biologica. Sulla
base delle sue constatazioni, lo specialista ha quindi ritenuto che, da un
punto di vista strettamente psichiatrico, l’assicurata vada considerata inabile
al lavoro al 10-20% (doc. 54-20).

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da queste
conclusioni, che non sono del resto state smentite in sede ricorsuale da altri
certificati medico-specialistici attestanti delle patologie psichiatriche
maggiormente invalidanti.

 

Analogo discorso vale con riferimento alle
problematiche endocrinologiche, attentamente esaminate dal dr. __________, giungendo
alla conclusione che le stesse non giustificano un’inabilità lavorativa (doc. 54-24).
Lo specialista ha infatti evidenziato che i risultati di laboratorio, sia in
riferimento al paratormone, sia per la calcemia non trattata, mostrano valori
poco sopra i limiti, come si riscontra in pazienti completamente asintomatici.
Inoltre, la sintomatologia descritta dall’assicurata (con quotidianamente
nausea e vomito), persisteva anche dopo la normalizzazione medicamentosa della
ipercalcemia, a dimostrazione della non influenzabilità della calcemia sullo
stato di salute dell’interessata (doc. 54-24).

Il TCA può fare proprio questo apprezzamento
specialistico, non contraddetto del resto da altri certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti.

 

Tale non può essere considerato il certificato
medico del 15 giugno 2007 della dr.ssa __________, prodotto dall’assicurata,
nel quale la specialista in medicina interna, dopo avere ricordato che
l’interessata è affetta da un iperparatiroidismo primario dal 1993, con decorso
molto complicato, accompagnato da osteopenia lombare, oligomenorrea primaria,
calcolosi delle vie urinarie e ipotiroidismo subclinico dall’ottobre 2005, ha rilevato che ella continua a
presentare episodi ripetuti di nausee-vomito mattutini nonché crisi di diarrea,
oltre ad una diminuita resistenza agli sforzi psico-fisici, che sicuramente ne
compromettono la capacità lavorativa (doc. C e consid. 2.8.).

 

Al riguardo, il TCA rileva che le patologie e i
disturbi elencati dalla dr.ssa __________ corrispondono a quelli indicati nella
perizia del SAM, in particolare nel consulto specialistico endocrinologico del
dr. __________. Lo specialista ha infatti posto, tra le altre, la diagnosi di
iperparatiroidismo primario a localizzazione sconosciuta, oligomenorrea
primaria, ipotiroidismo subclinico moderato e noto dall’ottobre 2005 (cfr. doc.
54-22), aggiungendo che tra le conseguenze dell’iperfunzione paratiroidea vi
sono le “classiche complicanze, come l’urolitiasi recidivante, l’osteopenia
a livello lombare e anche la pancreatite” (doc. 54-23).

Quanto ai ripetuti episodi di nausea e vomito, va
sottolineato che, nell’anamnesi, il dr. __________ ha indicato che “da anni
già la paziente lamenta delle crisi di nausea e vomito, quasi ogni giorno e
spesso la mattina”, mentre “la sera invece ci sono regolarmente dei
dolori addominali” (doc. 54-23), aggiungendo che tali disturbi sono
accentuati se l’interessata si sente agitata o se esegue degli sforzi fisici
(doc. 54-24).

Inoltre, nelle “affezioni attuali”
indicate nel referto peritale del 18 dicembre 2006, i medici del SAM hanno
rilevato che “da 13 anni l’assicurata soffre di una emesi alla mattina con
vomito. Inoltre accusa dolori addominali frequenti, spesso accompagnati da
diarrea e meteorismo” (doc. 54-8).

Stante quanto sopra, occorre quindi concludere
che le patologie citate dalla dr.ssa __________ nel suo referto del 15 giugno
2007 sono già state approfonditamente valutate dai medici del SAM in sede
peritale e non sono quindi in grado di sovvertire le risultanze peritali.

 

Da sottolineare, inoltre, che in sede ricorsuale
il rappresentante dell’assicurata ha preannunciato la trasmissione di un
certificato medico specialistico dettagliato da parte dello specialista
curante, dr. __________ (cfr. doc. I), certificato che tuttavia non è mai
giunto al TCA.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità
insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il
quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                                         Tutto ben
considerato, dunque, a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi dalle
conclusioni dei medici del SAM, alle quali deve essere attribuita, secondo la
giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.9.), forza probatoria
piena, in quanto approfondite, complete e motivate.

 

                                         Pertanto,
stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurata sia abile al lavoro all’85% nella sua precedente attività e in
qualsiasi altra.

 

                             2.11.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa,
dell’85%, nella sua attività e in altre adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Il TCA,
constatato che nella documentazione agli atti mancava una valutazione
economica, ha chiesto all’UAI di procedere al raffronto dei redditi (VI).

 

                                         Ai fini
della valutazione economica, l’UAI ha quindi trasmesso il dossier alla
consulente in integrazione professionale.

Con rapporto del 4 luglio 2008, tenuto conto dei
dati medici, la consulente, dopo aver indicato che l’assicurata potrebbe
esercitare, all’85%, tutte quelle attività non qualificate, semplici e
ripetitive, tipiche del settore secondario e terziario, che rispettano i suoi
limiti invalidanti e il suo profilo attitudinale, come ad esempio quelle di
operaia generica, venditrice non qualificata, cassiera, ha sottolineato che
l’interessata conserva una capacità lavorativa dell’85% nella sua attività
di impiegata, nella quale potrebbe sfruttare al meglio la sua capacità di
guadagno (doc. VII/bis pag. 2, sottolineatura della redattrice).

 

(Al riguardo cfr. STFA U 158/02 del 20 giugno
2003:

 

" 
D'autre part, il sied de rappeler, avec les
premiers juges (cf. consid. 2a/aa du jugement attaqué), qu'on peut attendre de
l'assuré qu'il utilise au mieux sa capacité résiduelle de travail; il s'agit
d'ailleurs d'un réquisit légal (cf. art. 18 al. 2 LAA) pour procéder à la
comparaison des revenus (à ce sujet, voir par ex. Jean-Maurice
Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in : Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch. 76 p. 35). A défaut,
l'obligation du recourant d'atténuer autant qu'il le peut les conséquences du
dommage imputable à l'accident serait vidée de son sens (sur ce principe
général du droit des assurances sociales, voir ATF 123 V 233 consid. 3c, 117 V
278 consid. 2b, 400 et les arrêts cités; Gabriela Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Fribourg 1999, p. 57, 551 et 572; Hardy Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, thèse Zurich
1995, p. 61).")

 

In una sentenza U 240/02 del 28 maggio 2004, il
Tribunale federale delle assicurazioni ha censurato il fatto che l’assicuratore
infortuni aveva stabilito il grado di invalidità di un assicurato - considerato
dal consulente in integrazione professionale dell’UAI convenientemente
reintegrato nella sua precedente attività di magazziniere, svolta a tempo
parziale (50%) – senza far capo al confronto dei redditi. L’Alta Corte ha
quindi rinviato gli atti all’assicuratore infortuni, affinché procedesse in tal
senso, confrontando la situazione salariale concreta esistente presso il datore
di lavoro al momento dell’inizio del diritto alla rendita con il reddito
ipoteticamente realizzabile dall’assicurato, alla stessa data, presso il
medesimo datore di lavoro, senza il danno alla salute.

 

Nel rispetto di questa giurisprudenza, su
esplicita richiesta del TCA (doc. VI),  la consulente IP ha quindi effettuato il raffronto dei
redditi con riferimento alla precedente professione di impiegata, giungendo ad
un grado di invalidità del 17%, insufficiente per avere diritto ad una rendita
(cfr. doc. VII/bis).

 

                          2.11.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, la consulente ha preso in considerazione
l’importo annuo di fr. 67'600 (2005), corrispondenti a quanto l’assicurata
avrebbe guadagnato presso l’ultimo datore di lavoro, conformemente a quanto
indicato nel questionario compilato dalla ditta __________ di __________ in
data 29 settembre 2005 (doc. 40/1-3).

                                         L’assicurata
non ha contestato tale importo.

 

                          2.11.2.   Per
quanto riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione
percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha
precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla
deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve
succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il
suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

Il reddito da invalida, calcolato secondo le
tabelle RSS, settore segretariato/cancelleria, categoria 4, quartile 2, nel
2004 ammontava a fr. 62’300.16 annui, valore che, aggiornato al 2005, è pari a
fr. 63'074 annui.

 

                                         L’assicurata,
quale impiegata d’ufficio, avrebbe guadagnato nel 2005 fr. 67’600.-/anno per
un’occupazione a tempo pieno corrispondenti a fr. 5’200.-/mese.

                                         Tale
reddito si situa sopra la media dei salari per un'attività equivalente (cioè
fr. 63’074.--/ anno per il 2005; cfr. Tabella TA7 2004 p.to 22
“Segretariato-cancelleria”, livello di qualifica 4, dopo
adeguamento all'evoluzione salariale per il 2005: fr. 4’992.-- X 12 mesi : 40 x 41.7 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella
B9.2] x 1.011 [v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99, tabella B10.2]).).

                                         Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008 appena menzionata.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza (cfr. consid. 2.10.), dal punto di vista medico, l’assicurata può
esercitare la sua precedente attività all’85%, il reddito statistico citato va
ridotto del 15% e ammonta a fr. 53’612.9 (fr. 63’074
ridotti del 15%).

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten
Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur
noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die
IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen
Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre,
lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die
Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung
erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor).
Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des
Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch
die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui  la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in
cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,  la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

Per quel che riguarda la percentuale di riduzione per gli
impedimenti alla salute, in una sentenza 8C 604/2007 del 7 aprile 2008, il
Tribunale federale, contrariamente ai primi giudici, ha ritenuto corretta la
riduzione percentuale del 10% del reddito statistico stabilita
dall’amministrazione, per tener conto unicamente delle limitazioni funzionali
derivanti dal danno alla salute di un assicurato, che da un punto di vista
medico era risultato pienamente abile al lavoro in attività adatte al suo stato
di salute. L’Alta Corte ha sottolineato che nella fattispecie in esame,
l’attribuzione di una riduzione del 15%, stabilita dai primi giudici, senza
motivazione, anziché del 10%, come operato dall’amministrazione, non era
giustificata, dato che l’età, la nazionalità, gli anni di servizio presso il
precedente datore di lavoro e il tasso di occupazione esigibile (del 100%)
dall’assicurato non costituivano degli elementi capaci di influire sul reddito
da invalido dell’interessato sul mercato del lavoro.

 

                                         Anche
nella presente fattispecie, il TCA ritiene corretto applicare una riduzione del
10% per tenere conto degli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla
salute dell’interessata.

 

                                         Altre
circostanze personali che potrebbero giustificare una decurtazione sul reddito
statistico da invalido, non ve ne sono (in particolare, non l’età
dell’assicurata, nata nel 1971). 

 

Partendo quindi da un salario da invalida di 63’074, ammettendo una riduzione del 15% per motivi medici e del 10%
per circostanze personali, nel 2005 il reddito ipotetico da invalida è
fr. 48'251.61. Confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito
da valida nel medesimo anno di fr. 67'600.-. (consid. 2.11.1.),
emerge un’incapacità al guadagno
pari al 28.6 ([fr. 67’600.- – fr. 48’251.61] x 100 : fr.
67’600.-), arrotondato al 29%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV
Nr. 11 pag. 41), percentuale che non dà in ogni caso
diritto ad una rendita di invalidità, come stabilito dall’amministrazione.

 

                                         Il TCA
rileva, per inciso, che nel rapporto finale del 4 luglio 2008 la consulente ha
stabilito, quale reddito da invalido, un importo di fr. 72’342 annui (2005),
calcolato secondo le raccomandazioni salariali della società svizzera degli
impiegati di commercio, per un’impiegata di 37 anni, profilo C. A tale importo
la consulente ha poi apportato una riduzione del 15% per le limitazioni
mediche, per un reddito da invalida di fr. 61'491 e una ulteriore riduzione del
9% come “adeguamento al Canton Ticino”, ottenendo un reddito da invalida
di fr. 55'957 e un grado di invalidità del 17% (doc. VII/bis).

                                         Tale
modo di agire non è tuttavia corretto, ritenuto che, come ricordato in
precedenza, la nostra Massima Istanza ha stabilito che sono
esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i
dati salariali statistici nazionali.

 

                                         A titolo
abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente
superiore al 20%, ella potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione
professionale.

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione professionale
e se con questa la capacità al guadagno possa essere presumibilmente conservata
o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Nel caso
di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione,
ritenuto che la consulente ha escluso ulteriori provvedimenti reintegrativi di
natura professionale (cfr. doc. VII/bis pag. 3).

Nel rapporto del 4 luglio 2008 la consulente ha
infatti osservato che “sulla base degli elementi emersi dall’analisi della
pratica, non esistono le premesse per entrare nel merito di provvedimenti
professionali volti al conseguimento di una qualifica di base. L’assicurata può
ancora svolgere la sua attività abituale di impiegata di ufficio nella misura
dell’85% (attività che permette di sfruttare al meglio la sua capacità di
guadagno)” (doc. VII/bis pag. 3).

 

Questo Tribunale rileva comunque che  la consulente IP, nel rapporto del 4 luglio 2008, ha sottolineato che “sotto
espressa richiesta, si rimane a disposizione per valutare la possibilità di
aiuto al collocamento (problemi psichici, lungo periodo di inattività). Non
ritengo che vi siano altri provvedimenti professionali da applicare” (doc.
VII/bis pag. 3).

 

Spetta dunque all’assicurata attivarsi, facendone
richiesta, al fine di ottenere un aiuto al collocamento.

                             2.12.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti