# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e421ef4-aec9-5e3a-a342-a8bac6e908b4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-03-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 12.03.1996 52.1995.366
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1995-366_1996-03-12.html

## Full Text

Incarto n.

  52.95.00366

  DP 126/95

  cm

  	
  Lugano

  12 marzo 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  17 maggio 1995 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr.
  da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 26 aprile 1995 (no. 2309) del Consiglio di Stato, che in
  accoglimento del ricorso 8 febbraio 1995 presentato da __________ ha
  annullato la licenza edilizia 26 gennaio 1995 rilasciata all'insorgente dal
  Municipio di __________ per la costruzione di una casa d'abitazione con
  annesso apiario sulla part. no. __________ di quel Comune situata fuori della
  zona edificabile e nel contempo, intervenendo quale autorità di vigilanza, ha
  parzialmente revocato la licenza edilizia 11 febbraio 1994 accordata dallo
  stesso Municipio alla precedente proprietaria per la ricostruzione in loco di
  una residenza secondaria/apiario distrutti da un incendio;

  

 

 

viste le risposte:

-    22 maggio 1995 del Consiglio di
Stato;

-    2 giugno 1995 di __________;

-    2 giugno
1995 del Dipartimento del territorio, Sezione pianificazione urbanistica;

-    22 giugno
1995 del Municipio di __________;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Dal 1966 fino al 1987, anno
in cui è deceduto, __________ ha esercitato l'attività di apicoltore sul mapp.
no. __________ (ora __________) di __________, un fondo di 4'632 mq sito in località
__________ a circa 670 m di quota e ad un paio di km SW dalla vetta del
__________. La proprietà si trova all'interno di un'area boschiva priva
d'urbanizzazione (zona senza destinazione specifica del PR di __________) ed è
raggiungibile con veicoli fuoristrada tramite un sentiero che si diparte dalla
strada che porta a __________.

 

Nel 1976 __________ ha chiesto al Municipio di __________ il
permesso di ampliare l'apiario. Il progetto, approvato dal Dipartimento
costruzioni il 1° giugno 1976 e dalla Sezione protezione acqua e aria il 21
luglio dello stesso anno, prevedeva di appoggiare sul lato W del manufatto
esistente di circa 11 mq (una costruzione a forma di parallelepipedo di 4.50 x
2.50 ml alta 3 ml) un edificio di foggia tradizionale avente un superficie di
circa 45 mq (ml 7.25 x 6.23) ed un'altezza al colmo del tetto a due falde di 6
ml, nel quale trovavano spazio un locale per la smielatura, uno per l'allevamento
delle regine ed un minuscolo servizio (al piano terreno), nonché due depositi mansardati
(al piano solaio).

 

Nell'autunno del 1991 i fabbricati presenti in loco sono
andati completamente distrutti a causa di un incendio.

Da alcune fotografie delle costruzioni e dagli estratti
censuari del mapp. no. __________ è possibile desumere che allora il fuoco ha
incenerito il manufatto originario di 11 mq, il corpo di 45 mq aggiunto nel
1976, nonché un fabbricato di 70 mq edificato in modo verosimilmente abusivo in
epoca sconosciuta. Altrettanto sconosciuta è l'esatta destinazione che
l'immobile autorizzato nel 1976 possedeva al momento del sinistro; a RF il sub.
B di 45 mq è stato infatti censito quale "fabbricato abitato", ma nei
piani approvati a suo tempo non era affatto contemplata la possibilità di
utilizzarlo a scopi abitativi.

 

In data 5 aprile 1993 la donataria del fondo __________ ha presentato
una domanda per ricostruire gli edifici bruciati. Secondo i piani allegati alla
domanda, la nuova costruzione - priva di riscaldamento - sarebbe stata eretta
sulle mura di fondazione della precedente rispettando la superficie, l'altezza
ed i volumi del passato; in concreto un apiario di ca. 53 mq ed un portico di
ca. 17 mq con annessa una casa d'abitazione secondaria (agricola) di 45 mq,
composta da un locale smielatura, una cucina ed un WC al piano terreno e da due
camere al piano superiore. L'approvvigionamento idrico sarebbe stato assicurato
da una tubatura connessa ad un pozzo di raccolta delle acque piovane ancora
esistente, mentre le acque luride sarebbero state evacuate con una condotta
collegata ad una fossa biologica e ad un pozzo perdente.

La domanda è stata pubblicata dal 6 aprile al 21 aprile 1993.

Il Dipartimento del territorio si è inizialmente opposto al
rilascio del permesso, ma in seguito - assunte ulteriori informazioni, raccolta
della documentazione, segnatamente una perizia idrogeologica, ed esperito un
sopralluogo nonché un tentativo di conciliazione - ha preavvisato positivamente
la domanda annullando la sua precedente presa di posizione (inc. no. 843).

Con risoluzione 11 febbraio 1994 il Municipio di __________
ha quindi concesso a __________ la chiesta licenza edilizia, che è cresciuta
regolarmente in giudicato.

 

Nel mese di marzo del 1994 la part. no. __________ è stata acquistata
da __________, un apicoltore professionista tra i più importanti del Cantone.

Per adattare i progetti già approvati alle proprie esigenze,
in data 24 ottobre 1994 il nuovo proprietario ha inoltrato una domanda di
costruzione volta essenzialmente a riedificare le costruzioni bruciate
adibendole ad apiario ed a residenza primaria. Stando ai disegni presentati, la
superficie dell'apiario sarebbe stata di 53 mq ca., mentre la casa adiacente
avrebbe ospitato, al piano terreno, un pranzo-soggiorno di ca. 40 mq ed un
bagno (in totale ca. 63 mq compreso un atrio ed il corpo scale, ovvero la superficie
del PT e del portico di cui al precedente progetto); al primo piano di 45 mq
sarebbero state formate due camere ed un ampio servizio grazie ad un innalzamento
di oltre un metro rispetto al progetto originario, mentre il piano cantina di
63 mq - in passato inesistente - avrebbe accolto un locale smielatura, un
locale per la fecondazione delle api regine, un locale tecnico e la lavanderia.

L'edificio sarebbe stato dotato di un riscaldamento a legna e
a pannelli solari, mentre l'approvvigionamento idrico e lo scarico delle acque
luride sarebbe avvenuto come al precedente progetto, che era stato tuttavia
dimensionato in funzione di un utilizzo dell'abitazione occasionale o limitato
al periodo di smielatura (soggiorno di 2-4 persone per 15 giorni; cfr. perizia
idrogeologica 18 giugno 1993 dello studio __________ di __________, p. 5, la
quale certifica peraltro che un flusso continuo e di maggior durata di acque
usate nel pozzo avrebbe accresciuto notevolmente il rischio di effetti
collaterali non desiderati).

Alla concessione del permesso si sono opposti __________,
__________ e __________.

Malgrado il parere assolutamente negativo della Sezione dell'agricoltura,
il Dipartimento del territorio ha dato preavviso favorevole alla domanda (inc.
no. 6809) ritenendola conforme agli art. 24 LPT e 75-76 LALPT.

Il Municipio ha pertanto rilasciato la licenza edilizia con
decisione 26 gennaio 1995, rigettando le opposizioni sollevate dai privati e
specificando che non avrebbe provveduto alla realizzazione delle infrastrutture
primarie (AP, elettricità, fognatura, allacciamento stradale) né alla
prestazione di servizi pubblici quali la calla neve, la raccolta dei rifiuti,
il trasporto degli allievi, ecc.

 

 

                                  B.   Quest'ultima risoluzione è
stata annullata dal Consiglio di Stato, che con giudizio 26 aprile 1995 ha
accolto il gravame contro di essa interposto da __________.

Narrati i fatti ed esposte le argomentazioni addotte dalle
parti in causa, l'autorità di ricorso di prime cure ha accertato innanzi tutto
come la fattispecie dovesse essere analizzata alla luce degli art. 24 LPT e 71 ss.
LALPT, deducendo che l'apiario poteva essere ricostruito in quanto tipica
costruzione ad ubicazione vincolata fuori zona edificabile. A mente del
Governo, questo requisito non è invece dato per la casa annessa all'apiario, la
cui destinazione ad abitazione primaria sarebbe dettata da motivi puramente
soggettivi e di comodo che non sono strettamente connessi all'attività di
apicoltura svolta sul fondo; questa potrebbe essere esercitata anche abitando
nella zona edificabile di __________, che dista solo 3 km dal futuro apiario.
Alla realizzazione dell'opera prospettata osterebbero inoltre importantissimi e
preponderanti interessi pubblici, quali la salvaguardia della pianificazione e
dell'integrità del territorio. D'altro canto, l'accesso al fondo non è per
nulla garantito, l'approvvigionamento idrico avviene solo tramite un pozzo di
acqua piovana insufficiente per domare un eventuale incendio e il metodo di
smaltimento prescelto per l'evacuazione delle acque di scarico non offre nessuna
garanzia se utilizzato al servizio di un'abitazione primaria.

Agendo d'ufficio in veste di autorità di vigilanza, il
Consiglio di Stato ha infine revocato parzialmente la licenza edilizia 11 febbraio
1994 nella misura in cui il permesso rilasciato a __________ avrebbe consentito
di destinare l'edificio ricostruito a residenza secondaria. Secondo l'Esecutivo
cantonale, il fabbricato bruciato nell'incendio del 1991 è stato edificato
abusivamente e quindi non potrebbe essere ricostruito in virtù dell'art. 76
LALPT. D'altra parte, la ricostruzione in oggetto non si giustificherebbe dal
profilo agricolo, non richiederebbe un'ubicazione al di fuori della zona edificabile
e si porrebbe in netto contrasto con la LPT per gli stessi motivi che hanno
portato all'annullamento della licenza edilizia concessa al nuovo proprietario.

 

 

                                  C.   Avverso la predetta
pronunzia governativa __________ insorge innanzi al Tribunale cantonale
amministrativo postulandone l'annullamento in ogni suo dispositivo.

Il ricorrente contesta innanzi tutto i fatti così come
esposti dal Consiglio di Stato. Il fondo dedotto in edificazione non sarebbe
privo di qualsiasi urbanizzazione, dato che è servito da un tracciato stradale
ben più ampio di un sentiero sul quale possono transitare veicoli fuoristrada e
per quanto necessario mezzi di soccorso; la condotta dell'acqua non sarebbe
d'altronde necessaria. Le costruzioni bruciate - soggiunge - non erano abusive,
né si configuravano alla stregua di una semplice baracca, prova ne sia il
progetto approvato nel 1976 e la documentazione fotografica versata agli atti.
Quanto all'iter che ha contraddistinto il rilascio della licenza edilizia 11
febbraio 1994, è vero che il Dipartimento del territorio si è inizialmente opposto
alla concessione del permesso, ma in seguito - appurato che l'istante avrebbe
ricostruito esattamente quanto c'era prima - ha preavvisato favorevolmente la
domanda. L'insorgente specifica poi di aver acquistato il mapp. __________ per
necessità professionali, sapendo della possibilità di edificarvi l'immobile
abitativo e l'apiario. Accudendo con un socio in affari a ca. 1000/1100 popoli
di api è infatti il più importante apicoltore del cantone, specializzato in allevamento
di api regine con relativa fecondazione artificiale e produzione di pappa
reale; questa attività presuppone una presenza pressoché costante nei pressi dell'apiario,
con una cura molto particolare nello svolgimento delle operazioni ed
un'ubicazione territoriale molto specifica.

In diritto, il ricorrente sostiene che la ricostruzione da
lui prospettata va autorizzata in forza dell'art. 76 LALPT, dato che il
progetto prevede solo un aumento della cubatura ma l'occupazione resta
invariata, con un impatto dell'opera pressoché identico a quello della
costruzione approvata in antecedenza. L'art. 75 LALPT legittima invece il
passaggio dalla residenza secondaria alla residenza primaria, dal momento che
l'ampliamento risulta contenuto e limitato ad una volta tanto; l'intervento è
inoltre giustificato dalla effettiva necessità oggettiva del nucleo famigliare.

Per quanto attiene invece alla revoca parziale del permesso
di costruzione 11 febbraio 1994 decisa dal Governo quale autorità di vigilanza,
l'insorgente considera tale decisione lesiva del diritto internazionale (art. 6
CEDU) e del principio del parallelismo delle forme, incostituzionale ed
arbitraria. Non avendo potuto esprimersi prima della sua adozione, ritiene
inoltre che il Consiglio di Stato abbia violato il diritto di essere sentito
garantitogli dall'art. 4 Cost. L'intervento governativo sarebbe d'altronde
infondato: il permesso revocato è cresciuto in giudicato dopo un procedimento
in cui gli tutti i dettagli sono stati esaurientemente esaminati e valutati,
non è in contrasto con la legge, né viola in modo particolarmente grave un
interesse pubblico prevalente.

 

 

                                  D.   All'accoglimento del ricorso
si oppone il Consiglio di Stato, che postula la conferma della decisione
impugnata senza formulare particolari osservazioni.

Ad identica conclusione perviene __________, il quale
contesta le tesi dell'insorgente richiamandosi alle argomentazioni sviluppate
in prima istanza.

Il Dipartimento del territorio - vista la complessità della
fattispecie - si rimette al giudizio di questo Tribunale, mentre il Municipio
di __________ propone per errore (lapsus calami) la reiezione dell'impugnativa;
in realtà, l'Esecutivo comunale chiede di accogliere il gravame con la
conseguente convalida delle proprie risoluzioni.

 

 

                                  E.   In fase istruttoria il
Tribunale ha richiamato dal Dipartimento del territorio l'incarto no. 843
relativo alla domanda di costruzione presentata il 5 aprile 1993 da __________.
Ha inoltre invitato il ricorrente a specificare, tra l'altro, quanti popoli di
api verrebbero collocati nell'apiario di __________ in caso di ricostruzione
del medesimo, dove sono attualmente dislocati i suoi apiari ed il numero di
popoli ospitati in ogni singolo apiario, nonché dove sono allevate le api
regine e dove viene prodotta la pappa reale.

Di tutte le risultanze istruttorie si dirà, per quanto
necessario, nei considerandi che seguono.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo si fonda sull'art. 21 cpv. 1 LE nella misura in cui il
gravame tende all'annullamento del giudizio governativo ed alla conferma della
licenza edilizia 26 gennaio 1995 concessa dal Municipio di __________. E'
invece data dagli art. 48 cpv. 5 LE e 207 cpv. 2 LOC nella misura in cui
l'impugnativa è volta a contestare le decisioni adottate dal Consiglio di Stato
quale autorità di vigilanza.

La legittimazione di __________ è indiscutibile, vuoi perché
istante nella procedura che ha portato al rilascio del permesso di costruzione
26 gennaio 1995 (art. 21 cpv. 2 LE), vuoi perché leso nei suoi legittimi interessi
dalla revoca parziale della licenza edilizia 11 febbraio 1994 (art. 207 cpv. 2
LOC); quest'ultimo provvedimento modifica infatti a svantaggio dell'insorgente
la situazione giuridica esistente creandogli un sicuro pregiudizio che il
gravame intende rimuovere (STA 29.7.1993 in re Lucchini; RDAT 1981 N. 19).

Il ricorso, tempestivo e correttamente formulato (art. 46 LPAmm),
è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti,
integrati dalle risultanze degli accertamenti esperiti nel corso
dell'istruttoria. La pronunzia può essere resa senza procedere all'assunzione
delle altre prove notificate dall'insorgente (sopralluogo, testi, perizia), che
non appaiono invero idonee a procurare a questo Tribunale la conoscenza di
ulteriori elementi rilevanti per il giudizio; in particolare, la situazione dei
luoghi emerge con sufficiente chiarezza dai piani e dalle fotografie in atti (art.
18 cpv. 1 LPAmm).

 

 

                                   2.   Come ricordato in
narrativa, il mapp. no. __________ dedotto in edificazione si trova ad un paio
di km dalla vetta del __________, all'interno di un'area boschiva priva
d'urbanizzazione che il PR di __________ assegna alle zone senza destinazione
specifica.

E' pacifico quindi che la fattispecie debba essere esaminata
alla luce degli art. 24 LPT e 71 ss. LALPT, ponendo mente al fatto che la
ricostruzione degli edifici bruciati nell'incendio del 1991 non è di per sé
litigiosa: la materia del contendere consiste essenzialmente nel sapere se
l'ampio fabbricato che verrebbe appoggiato all'apiario può essere in parte
destinato a residenza secondaria (licenza edilizia 11 febbraio 1994) o, con un
ingrandimento, trasformato addirittura in abitazione primaria (licenza edilizia
26 gennaio 1995).

 

 

                                   3.   Licenza edilizia 26 gennaio
1995

 

3.1. Giusta l'art. 24 cpv. 1 LPT, fuori delle zone
edificabili possono essere rilasciate autorizzazioni eccezionali per la
costruzione o il cambiamento di destinazione di edifici non conformi alla funzione
prevista per la zona di utilizzazione (cfr. art. 22 cpv. 2 lett. a LPT)
soltanto se la loro destinazione esige un'ubicazione fuori della zona edificabile,
non vi si oppongono interessi preponderanti e il fondo è urbanizzato (cfr. art.
22 cpv. 2 lett. b LPT), ovvero dotato di un'urbanizzazione adeguata alla
prevista utilizzazione e alle circostanze determinanti nel singolo caso (DFGP,
Commento alla LPT, N. 3 ad art. 24).

Il requisito dell'ubicazione vincolata è soddisfatto se
l'edificio o l'impianto, per la sua destinazione, può essere realizzato soltanto
in un luogo ben preciso (ubicazione vincolata in senso positivo), oppure non
può essere realizzato all'interno delle zone edificabili in quanto non sono
previste adeguate zone speciali per l'insediamento previsto (ubicazione
vincolata in senso negativo).

Il diritto cantonale può tuttavia permettere la rinnovazione,
la trasformazione parziale o la ricostruzione di edifici o impianti non
conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione, in quanto
compatibili con le importanti esigenze della pianificazione territoriale (art.
24 cpv. 2 LPT). Le eccezioni ammesse in forza di quest'ultimo disposto sono
disciplinate dagli art. 74-76 LALPT.

Secondo l'art. 76 LALPT, edifici o impianti andati distrutti
possono essere ricostruiti a condizione che:

·     
prima della distruzione l'edificio fosse utilizzato,

·     
vengano mantenuti volume e destinazione precedenti la distruzione,
riservata la possibilità di combinare l'intervento di ricostruzione con una
trasformazione parziale rientrante nei limiti dell'art. 75 LALPT,

·     
non vi si oppongono interessi preponderanti,

·     
la ricostruzione sia compatibile con le importanti esigenze della
pianificazione territoriale.

La ricostruzione, come tale, si configura quindi alla stregua
di un intervento volto a costruire ex novo un'opera edilizia identica a quella
preesistente, riproducendone fedelmente le caratteristiche quantitative
(dimensioni), qualitative (forma e funzione) e situazionali (ubicazione).

L'art. 75 LALPT dianzi citato permette a sua volta di
trasformare parzialmente le costruzioni esistenti fuori della zona edificabile
in contrasto con la funzione prevista per la zona di utilizzazione se
l'intervento (ampliamento o cambiamento parziale di destinazione):

·     
viene attuato una volta tanto ("una tantum"),

·     
è limitato tanto dal profilo quantitativo, quanto dal profilo qualitativo,
ovvero se non altera in misura significativa l'identità della costruzione
preesistente,

·     
è indispensabile per la continuazione dell'utilizzazione attuale,

·     
è compatibile con le importanti esigenze della pianificazione
territoriale.

Per beneficiare di un'eccezione fondata sull'art. 24 cpv. 2
LPT e della relativa legislazione cantonale di applicazione, l'intervento
dev'essere dunque contenuto sia dal profilo qualitativo, sia dal profilo
quantitativo. Tale insomma da non alterare in modo significativo l'identità
della costruzione originaria. Scopo delle facilitazioni rette dall'art. 24 cpv.
2 LPT è infatti soltanto quello di permettere la conservazione della sostanza
edilizia esistente fuori della zona edificabile (garanzia delle situazioni acquisite).
Interventi di maggiore entità ricadono invece sotto l'art. 24 cpv. 1 LPT (cfr.
DFGP, op. cit., N. 29 ad art. 24; Aemisegger, Leitfaden zum RPG p. 95; DTF 110 Ib
143 consid. 3b).

 

3.2. Nel caso di specie, appare evidente come il controverso
intervento non possa essere autorizzato in base all'art. 24 cpv. 1 LPT. Il
ricorrente invero nemmeno lo pretende.

In effetti, come ben osserva l'autorità di ricorso di prime
cure, la giurisprudenza ha riconosciuto agli apiari il carattere di costruzione
ad ubicazione vincolata fuori zona edificabile (cfr. DTF 7 maggio 1987 pubbl.
in forma riassuntiva nel Bollettino d'informazione UPT 4/87 p. 14), ma nel
contempo ha precisato pure che per praticare l'apicoltura - così come per
esercitare attività d'allevamento di altri animali (anatre, conigli, pesci,
ecc.) - sono di norma sufficienti fabbricati di modeste dimensioni destinati al
solo ricovero delle bestie, privi di locali d'abitazione o di locali accessori,
dal momento che solitamente gli attrezzi necessari per il lavoro possono essere
di volta in volta trasportati sul posto dall'allevatore (Bandli, Bauen ausserhalb
der Bauzonen, N. 212 e giurisprudenza ivi citata). Di principio, è quindi
escluso che si possa riconoscere il carattere di ubicazione vincolata agli
edifici abitativi eretti nei pressi degli apiari. Solo le costruzioni strettamente
necessarie all'esercizio dell'attività apicola potrebbero tutt'al più
beneficiare di un'autorizzazione eccezionale fondata sull'art. 24 cpv. 1 LPT;
l'insediamento di uno stabile abitativo accanto all'apiario potrebbe entrare in
linea di conto solo se imposto da esigenze irrinunciabili riferite
all'esercizio dell'attività apicola svolta in loco e se giustificato dalla
notevole distanza esistente tra il fondo e la più vicina zona abitata (DTF 121
II 67, 116 Ib 228), fermo restando che motivi di carattere personale, finanziario
o di mero comodo non possono essere presi in considerazione (DTF 117 Ib 266;
RDAT 1984 N. 79).

Pur ponendo mente alle particolarità che contraddistinguono
l'attività apistica esercitata dall'insorgente, segnatamente l'allevamento
delle api regine e la produzione di pappa reale, nella fattispecie non sono
ravvisabili esigenze importanti ed oggettive che giustificherebbero la
costruzione di una casa d'abitazione nei pressi dell'apiario. La professione
del ricorrente, per quanto specializzata possa essere, non impone una sua
presenza costante sul luogo ove vengono coltivate le api (cfr. parere 2 dicembre
1994 della Sezione dell'agricoltura). Inoltre, il mapp. __________ dista solo
pochi km da __________, ovvero dal nucleo abitato più vicino nel quale egli
potrebbe facilmente andare a risiedere.

Il fatto che la dimora accanto all'apiario non sia
assolutamente indispensabile per l'esercizio dell'apicoltura è d'altronde comprovato
dalle modalità in cui l'insorgente ed il suo socio in affari svolgono tuttora e
con successo la loro professione. Pur abitando a __________ (__________) e a
__________ (__________), i due allevatori non posseggono apiari nei rispettivi
luoghi di domicilio; i loro 1008 alveari sono dislocati in altri comuni del Sottoceneri
(15 per la precisione), mentre l'allevamento delle api regine e la produzione
della pappa reale vengono curati a __________ e a __________, ove si concentra
il grosso dell'attività (122 popoli). Certo, una tale dispersione delle arnie -
peraltro inevitabile e tipica di ogni allevamento di api a simili livelli - fa
sembrare la situazione alquanto disagevole. La possibilità di costruire a
__________ una casa d'abitazione annettendovi 40-50 alveari stazionari e
un'ottantina di arniette di fecondazione renderebbe il lavoro più comodo e
redditizio, ma questi vantaggi non bastano per riconoscere al prospettato
edificio residenziale il carattere di costruzione strettamente necessaria
all'apicoltura e quindi ad ubicazione vincolata.

Così stando le cose, il requisito richiesto dall'art. 24 cpv.
1 lett. a LPT non può ritenersi soddisfatto.

Neppure quello esatto dall'art. 24 cpv. 1 lett. b LPT lo è.
Alla realizzazione dello stabile abitativo si oppongono infatti interessi
preponderanti legati all'esigenza di protezione della natura e del paesaggio,
segnatamente del bosco, così come alla necessità di salvaguardare il più
possibile l'integrità del territorio e la sua pianificazione.

Come se non bastasse, il fondo risulta sprovvisto di
un'urbanizzazione adeguata alla prevista utilizzazione, vuoi perché dotato di
un accesso insufficiente ai sensi dell'art. 19 cpv. 1 LPT (il ricorrente stesso
ammette che la proprietà è raggiungibile solo con appositi veicoli fuoristrada
tramite una pista; cfr. ricorso 17 maggio 1995 e osservazioni 3 marzo 1995
presentate ala Consiglio di Stato), vuoi perché il metodo di smaltimento
prescelto per l'evacuazione delle acque di scarico non offre nessuna garanzia
di affidabilità e quindi non ossequia la LPAc (art. 10 cpv. 2), essendo stato
dimensionato in funzione di un utilizzo dell'abitazione occasionale o limitato
al periodo di smielatura (soggiorno di 2-4 persone per 15 giorni; cfr. perizia
idrogeologica 18 giugno 1993 dello studio __________ di __________, p. 5).

 

3.3. Il ricorrente ritiene tuttavia che la prospettata
ricostruzione, l'ampliamento ed il cambiamento di destinazione debbano essere
autorizzati in virtù degli art. 75 e 76 LALPT. A torto tuttavia.

L'intervento in discussione eccede senz'ombra di dubbio i
limiti di una semplice ricostruzione ex art. 76 LALPT, giacché si discosta in
maniera più che significativa dalle caratteristiche quantitative e qualitative
della costruzione preesistente. A prescindere dalla destinazione divisata, il
nuovo edificio avrebbe infatti foggia, ma soprattutto volumi e dimensioni del
tutto diversi.

Dal profilo dell'art. 75 LALPT, il progetto si avvera
inammissibile per le eccessive dimensioni dell'ampliamento previsto e per la
sostanziale alterazione dell'identità originaria del fabbricato derivante
dall'aggiunta, peraltro affatto indispensabile per la continuazione
dell'utilizzazione antecedente all'incendio. Inoltre per l'evidente incompatibilità
dell'intervento con le importanti esigenze della pianificazione del territorio,
segnatamente quelle volte a confinare gli insediamenti residenziali primari
all'interno delle zone edificabili. L'aumento della volumetria e della
superficie (con l'innalzamento della costruzione e l'aggiunta di un intero
piano interrato di 63 mq ca.) va ben oltre i limiti ammessi dalla giurisprudenza
(33%: DTF 112 Ib 99 consid. 3; 107 Ib 242 consid. 2b; Bandli, op. cit., N.
252). D'altro canto, l'ampliamento snaturerebbe in misura intollerabile le caratteristiche
di un edificio che in origine era di mera natura agricola e che il progetto
approvato nel 1994 destinava in parte a semplice quanto occasionale residenza
secondaria. Ma vi è di più. La sostanziale trasformazione attuata nel 1976 ha
esaurito le possibilità di intervenire sulla costruzione con un ulteriore
ampliamento, poiché l'ordinamento edilizio attualmente vigente fuori delle zone
edificabili è stato sostanzialmente introdotto il 1° luglio 1972 con l'entrata
in vigore della LIA; modifiche edilizie, soggette ad autorizzazione secondo
questa legge, che, come la massiccia trasformazione operata dalla famiglia
__________, sono state attuate dopo questa data, determinano quindi
l'esaurimento dell'unica possibilità concessa dall' art. 24 cpv. 2 LPT di
intervenire in maniera incisiva su costruzioni fuori della zona edificabile in
contrasto con la destinazione di zona (DTF 113 Ib 222 consid. 4d, 112 Ib 279 consid.
5; RDAT I-1993 N. 79; STA 24.9.1992 in re D.; Bandli, op. cit., N. 250).

 

In quanto volta a censurare l'annullamento della licenza
edilizia 26 gennaio 1995, l'impugnativa va quindi respinta.

 

 

                                   4.   Licenza edilizia 11
febbraio 1994

 

Agendo d'ufficio in veste di autorità di vigilanza, il
Consiglio di Stato ha revocato la licenza edilizia 11 febbraio 1994 cresciuta
formalmente in giudicato nella misura in cui il permesso avrebbe consentito di
destinare l'edificio ricostruito a residenza secondaria.

 

4.1. La revoca di un atto amministrativo dipende dall'esito
del confronto fra l'interesse all'attuazione del diritto oggettivo e quello
della sicurezza giuridica. Salvo il caso in cui vengano lesi interessi pubblici
preponderanti, l'atto è irrevocabile quando ha creato diritti soggettivi a
favore del destinatario, quando è scaturito da una procedura di accertamento
destinata a soppesare gli interessi in gioco, oppure quando l'interessato ne ha
già fatto uso, prendendo disposizioni difficilmente reversibili (cfr. DTF 115 Ib
155, 109 Ib 252, 107 Ia 197; STA 23.11.1994 in re Comune di __________; Imboden/Rhinow,
Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung, V ed., N. 41 B I ss.; Scolari, Diritto
amministrativo, parte generale, N. 219).

In materia di permessi di costruzione accordati in contrasto
con il diritto, la revoca è ammessa soltanto quando un preponderante interesse
pubblico lo esige o siano dati i motivi della revisione (cfr. Scolari,
Commentario della LE, N. 31 ad art. 44); ciònondimeno, il permesso non può di
regola essere revocato quando la decisione è stata emanata dopo un procedimento
in cui gli interessi pubblici siano stati esaurientemente esaminati e valutati,
rispettivamente quando il beneficiario abbia già iniziato in buona fede i
lavori o ne abbia altrimenti già fatto uso (Scolari, op. cit., ibidem, N. 33).
Alle stesse condizioni soggiace l'intervento dell'autorità di vigilanza volto a
revocare decisioni di istanze subordinate (cfr. Imboden/Rhinow, op. cit., N.
145 B I ss.; DTF 107 Ib 35 consid. 4 ss. = Scolari, Diritto amministrativo,
parte generale, p. 148-149; RDAT I-1993 N. 77).

 

4.2. Nell'evenienza concreta, il Municipio ha rilasciato la
controversa licenza in base all'avviso positivo formulato dal Dipartimento del
territorio. Dagli atti (inc. DT no. 843) risulta che l'autorità cantonale si
era inizialmente opposta alla concessione del permesso, ma in seguito - assunte
ulteriori informazioni, raccolta della documentazione, segnatamente una perizia
idrogeologica, ed esperito un sopralluogo nonché un tentativo di conciliazione
- ha annullato la sua precedente presa di posizione ritenendo che l'apiario e
l'annesso rustico abitabile, edificati in maniera regolare nel 1976, potessero
essere ricostruiti in base all'art. 76 LALPT.

Il parere dipartimentale non può essere condiviso, poiché si
diparte da un presupposto manifestamente errato laddove considera che la
residenza secondaria bruciata nell'incendio era stata regolarmente autorizzata
nel 1976. In realtà, nei piani approvati a suo tempo non era affatto
contemplata la possibilità di utilizzare la costruenda casa agricola a scopi
abitativi; il cambiamento di destinazione è avvenuto abusivamente in epoca
successiva.

La domanda di costruzione inoltrata da __________ avrebbe
dovuto pertanto essere esaminata alla luce degli art. 24 LPT e 75-76 LALPT e
preavvisata in modo negativo essenzialmente per le stesse ragioni esposte ai considerandi
precedenti (3.2. e 3.3.).

In effetti, la controversa autorizzazione non avrebbe
certamente potuto essere accordata in base all'art. 24 cpv. 1 LPT, giacché al
chiesto cambiamento di destinazione faceva difetto il requisito dell'ubicazione
vincolata e quello dell'assenza di interessi preponderanti.

Il cambiamento di destinazione insito nel progetto presentato
non rispettava nemmeno le condizioni poste dall'art. 75 LALPT per il rilascio
di un permesso eccezionale. Oltre a non essere indispensabile per la
continuazione della pregressa utilizzazione agricola, la trasformazione in
abitazione secondaria di gran parte dell'originario manufatto rurale risultava
del tutto incompatibile con le importanti esigenze della pianificazione territoriale.
Senza parlare del fatto - peraltro già evidenziato in antecedenza - che
l'imponente ampliamento attuato nel 1976 aveva esaurito le possibilità di
intervenire sulla costruzione con un ulteriore intervento, ancorché di solo mutamento
di destinazione.

 

4.3. Accertato che una corretta applicazione degli art. 24
LPT e 75-76 LALPT non avrebbe mai consentito il rilascio del permesso in
discussione, occorre ora esaminare la legittimità del provvedimento deciso
d'ufficio dal Consiglio di Stato in veste di autorità di vigilanza.

La competenza del Governo ad intervenire quale organo di vigilanza,
modificando la situazione giuridica esistente a svantaggio del cittadino,
discende pacificamente dall'art. 48 cpv. 2 LE (cfr. pure la competenza generica
di cui all'art. 196 LOC). Altrettanto pacifica si avvera peraltro la conformità
del processo in corso con le garanzie dedotte dall'art. 6 CEDU; checché ne dica
il ricorrente scagliandosi a torto contro il solo Consiglio di Stato, il
procedimento che lo vede protagonista rispetta ampiamente la predetta norma di
diritto internazionale nella misura in cui egli ha già potuto adire un'autorità
giudiziaria indipendente ed imparziale come il Tribunale cantonale
amministrativo e potrà ulteriormente aggravarsi innanzi al Tribunale federale mediante
ricorso di diritto amministrativo (cfr. art. 34 LPT).

Nel procedimento svoltosi innanzi all'istanza inferiore non
sono d'altronde ravvisabili viziature tali da inficiarne la validità.
__________ ha infatti prodotto al Consiglio di Stato un memoriale di
osservazioni ed è stato quindi sentito: quand'anche dovesse sussistere, la
disattenzione del diritto di essere sentito lamentata dall'insorgente è stata
sanata grazie alla presente procedura ricorsuale, nell'ambito della quale ha potuto
contestare in modo congruo e completo il provvedimento lesivo dei suoi interessi.
Dottrina (Knapp, Précis de droit administratif, N. 665; Grisel, Traité de droit
administratif, p. 379) e giurisprudenza (DTF 114 Ia 18 e 314; 110 Ia 82; 107 Ia
244; 105 Ib 174; 104 Ia 214 e Ib 418) considerano in effetti riparata la
violazione del diritto di essere udito commessa in primo grado quando l'insorgente
- come nel caso concreto - ha avuto la possibilità di pronunciarsi liberamente
davanti ad un'autorità cantonale di ricorso il cui potere d'esame è almeno pari
a quello dell'istanza inferiore.

Poste queste premesse, si tratta ora di stabilire in
particolare se l'interesse all'attuazione del diritto oggettivo prevalga
sull'interesse del ricorrente alla sicurezza del diritto. Al riguardo, giova
rilevare che la violazione del diritto posta in essere dal Dipartimento e, di
riflesso, dal Municipio di __________, non è insignificante. Incontestabilmente,
la decisione di autorizzare mediante una ricostruzione e una trasformazione
l'insediamento di una residenza secondaria fuori zona edificabile in manifesto
spregio alla LPT pregiudica interessi pubblici preponderanti. Vero è che il
permesso di costruzione è stato rilasciato in esito ad una procedura di
accertamento nella quale sono stati compiutamente esaminati gli interessi in
gioco. Vero è pure che l'insorgente ha acquistato in buona fede il mapp.
__________ nella convinzione che sulla proprietà fosse possibile edificare un apiario
e un'abitazione secondaria. Vero è infine che l'intervento governativo è stato
indirettamente provocato da coloro che all'origine si erano fatti promotori
della ricostruzione del fondo. Tali circostanze non bastano tuttavia a
giustificare una conclusione favorevole al ricorrente ma contraria al diritto
della pianificazione del territorio. Tanto meno quando si consideri che in realtà
la licenza edilizia 11 febbraio 1994 è stato rilasciata in base all'errata
convinzione che la residenza secondaria andata distrutta nell'incendio fosse
stata regolarmente autorizzata nel 1976. Senza contare che il permesso non è
stato sinora utilizzato e che il vantaggio che ne ritrarrebbe il beneficiario è
tutto sommato modesto; in loco si potrà comunque ricostruire un enorme apiario
ed un vasto manufatto agricolo ideali per l'esercizio dell'apicoltura.

 

 

                                   5.   Sulla scorta di quanto
precede il gravame deve essere respinto confermando - siccome immune da
violazioni del diritto - la decisione governativa impugnata (art. 61 LPAmm).

La tassa di giudizio segue la soccombenza dell'insorgente (art.
28 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 6 CEDU; 4 Cost; 19, 22, 24, 34 LPT; 10 LPAc; 196, 207 LOC; 21, 48 LE;
75, 76 LALPT; 18, 28, 46 e 61 LPAmm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
1'000.- (mille) è posta a carico del ricorrente.

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario