# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f93eacc5-fdc9-53fc-8b8f-a4004d76f3b6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-04-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.04.2015 38.2014.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2014-63_2015-04-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2014.63

   

  rs

  	
  Lugano

  15 aprile 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

statuendo sul ricorso del 10 novembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 29 ottobre 2014 emanata da

  
	
   

   

  altre parti:

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

  Segreteria di Stato dell'economia SECO – Mercato del
  lavoro / AD, 3003 Berna

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione del 15 aprile
2014 la Sezione del lavoro ha ritenuto, a favore della quale è stato aperto un
termine quadro per la riscossione di prestazioni a far tempo dal 1° settembre
2013 e che il 25 settembre 2013 ha iniziato un Master in __________ presso l’Università
__________ della durata di due anni, idonea al collocamento.

                                         L’amministrazione ha
motivato il proprio provvedimento, rilevando, da un lato, che l’assicurata non
è obbligata a seguire le lezioni. Dall’altro, che la stessa è disponibile ad
assumere un impiego a tempo pieno, con disponibilità pure all’insegnamento per
corsi serali e al sabato (cfr. doc. 19).

 

                               1.2.   La Segreteria di Stato
dell’economia (SECO), il 27 maggio 2014, ha interposto opposizione contro la decisione del 15 aprile 2014, non mettendo in discussione l’idoneità al
collocamento dell’assicurata, ma ritenendo che il suo grado di disponibilità
riguardo al mercato del lavoro non sia del 100% bensì di circa il 20% (cfr.
doc. 18). 

                                         La SECO si è espressa come
segue:

 

" (…)

Il tasso di disponibilità di un assicurato
che frequenta una formazione deve essere calcolato come di seguito:

1)    In primo luogo,
deve essere determinata, obiettivamente, la durata totale di attività destinata
alla formazione intrapresa. Per durata totale, si intende il tempo
complessivamente consacrato alla formazione, quindi non si limita al calcolo
delle ore di lezione, ma include il tempo dedicato allo studio e alla
preparazione delle stesse e degli esami, nonché alla redazione della tesi.

 

Nella fattispecie,
l’assicurata frequenta, dal mese di settembre 2013, il master in __________
presso l’Università __________, descritto sul sito Internet qui di seguito: __________.
Secondo le informazioni disponibili sulla citata fonte, il corso di formazione
ha una durata usuale di due anni accademici – dal 25 settembre 2013 al mese di
giugno 2015 secondo la descrizione del calendario accademico (__________),
quindi circa 22 mesi -, durante i quali devono essere conseguiti 120 crediti
detti ECTS (30 ECTS a semestre).

Come indicato nel sito
Web della Conferenza dei rettori delle Università Svizzere (http://www.crus.ch/information-programmes/bologne-enseignemen/themes/ects.html?L=1),
un credito ECTS rappresenta circa 25-30 ore complessive di carico di lavoro
concernente lo studio. E’ quindi possibile calcolare il totale delle ore
consacrate al Master durante i 4 semestri di formazione:

 

120 crediti x 25-30
ore = tra 3000 e 3600 ore dedicate allo studio durante circa 22 mesi.

 

Per quanto riguarda il
calcolo delle ore a settimana complessivamente riservate allo studio durante le
91 settimane (25 settembre 2013 – fine giugno 2015) di durata del master:

 

tra 3000 e 3600 ore
complessive: 91 settimane = tra 32.97 e 39.56 ore a settimana.

 

Pertanto, secondo il
sistema di crediti ECTS, l’assicurata dovrà dedicare al minimo 32.97 ore a
settimana allo studio.

 

2)    Dopo il calcolo
del carico di lavoro legato allo studio a settimana, è d’uopo determinare il
corrispondente grado (massimo) di occupazione per una settimana lavorativa di
42 ore (decisione del TF C 116/06 dell’8.6.2006 consid. 2):

 

42 – 32.97 = 9.03 ore (al massimo)
effettivamente disponibili in settimana

 

(9.03 : 42) x 100 = 21.5      21.5%
di disponibilità al collocamento

 

Ovvero il grado attuale di
disponibilità al collocamento dell’assicurata è di circa 20%.

(…)" (Doc. 18)

 

                               1.3.   Con decisione su opposizione
del 29 ottobre 2014 la Sezione del lavoro ha accolto l’opposizione interposta
dalla SECO, modificando il provvedimento del 15 aprile 2014 nel senso che RI 1
è stata considerata idonea al collocamento con una disponibilità del 20% dal 25
settembre 2013 a fine giugno 2015 (cfr. doc. A1).

 

                                         L’amministrazione ha,
segnatamente, osservato:

 

" (…)

5.   Nella presente
evenienza emerge che l’assicurata per l’ottenimento del master in __________,
della durata di 2 anni (4 semestri), deve conseguire complessivamente 120
crediti ECTS (European Transfer System).

 

                                        Ora,
nel caso di un assicurato intento a conseguire in 3 anni un Bachelor
universitario (a tempo pieno), con 60 crediti ECTS da ottenere annualmente, il
Tribunale federale, premettendo come un punto credito corrispondesse a 30 ore
di studio e quindi a 42 ore settimanali, ha ritenuto che l’interessato – vista
l’intensità dello studio – non era in grado (né disposto) di svolgere
accessoriamente ed in modo durevole un’occupazione a tempo pieno o parziale,
malgrado gli fossero stati riconosciuti complessivi 24 crediti ECTS, e la
presenza ai corsi, salvo un pomeriggio, non fosse obbligatoria (cfr. C 116/06
dell’8 agosto 2006).

 

                                        Considerata
la formazione intrapresa dall’assicurata (cfr. punto 4) e conformemente alla
giurisprudenza del Tribunale federale poc’anzi citata in merito al carico di
lavoro connesso al conseguimento di ogni credito ECTS, appare necessario
aderire al calcolo relativo alla disponibilità dell’interessata proposto
dall’autorità di vigilanza. Pertanto, la disponibilità lavorativa durante la
formazione (dal 25 settembre 2013 a fine giugno 2015) va fissata al 20% di un
impiego a tempo pieno.

 

                                        A
margine va poi osservato che un’eventuale rinuncia al Master in oggetto a
favore di un’occupazione adeguata ai sensi della LADI appare improbabile.
Infatti, va considerato da un lato che tale formazione - così come ha più volte
riferito l’assicurata - è necessaria per integrare i crediti formativi per
l’insegnamento negli istituti superiori, mentre dall’altra parte, che l’impegno
finanziario sopportato per la formazione (complessivamente CHF 8'000.--) è
indubbiamente importante." (Doc. A1)

 

                               1.4.   Contro la decisione su
opposizione del 29 ottobre 2014 RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA,
facendo valere in buona sostanza di essere disponibile per il mercato del
lavoro al 100%.

                                         L’assicurata, al riguardo,
ha precisato che:

 

" -   Dal
settembre 2012 a giugno 2013 ho svolto una supplenza di 

                                        Italiano
presso la Scuola __________ con sede a __________ e __________.

-    La supplenza è
stata tramutata in incarico e ho recepito lo stipendio fino ad Agosto 2013.

-    Nel settembre
del 2013 mi sono iscritta alla disoccupazione presso l’Ufficio Regionale di
collocamento di __________ con una disponibilità al collocamento pari al 100%.

-    Mi sono inoltre
iscritta al Decs per le supplenze.

-    Dato
l’esperienza professionale maturata nell’ambito dell’insegnamento
medio-superiore ho valutato a fondo l’ipotesi concreta di partecipare al
concorso scolastico del Decs per poter ottenere la nomina di insegnante per le
scuole professionali superiori.

-    Il mio titolo di
Laurea in Lingue e Culture Straniere è composto di:

                                                                            -
75 crediti di Tedesco

                                                                                 -
60 crediti di francese

                                                                                 -
54 crediti di italiano

      -                                 Per poter partecipare al
concorso per l’insegnamento nelle scuole 

                                        superiori
professionali sono necessari 120 crediti formativi per la materia che si
intende insegnare.

-    Dato
l’esperienza maturata presso la Scuola __________ a __________ e __________ e
avendo insegnato per molti anni lingua italiana a stranieri presso Scuola __________
ho preso la decisione di completare i crediti formativi in Italiano.

-    Il 1° ottobre
2013 ho deciso di iscrivermi al Master __________ all’__________ di __________
poiché geograficamente vicino e non vi è l’obbligo di frequenza alle lezioni.

                                        Da
una attenta e rigorosa valutazione risulta compatibile ad una disponibilità al
collocamento pari 100%, soprattutto nell’ambito dell’insegnamento dove la
percentuale massima di impiego corrisponde a 24 ore lavorative. Tale decisione
è stata comunicata alla mia consulente di disoccupazione.

-    L’iscrizione al
master non comporta alcun limite alla disponibilità al collocamento al 100%.
Nel caso ricevessi un incarico di supplenza sono nelle condizioni di poterlo
accettare senza che il master comporti limitazione alcuna.

-    In comune
accordo, a rigore di trasparenza, con la mia consulente di disoccupazione il
mio caso, nel marzo 2014, è stato sottoposto all’ufficio giuridico di Bellinzona,
che ha confermato la mia idoneità al collocamento al 100%:

(…)" (Doc. I)

 

                               1.5.   Il 28 novembre 2014 la SECO
ha preso posizione in merito al ricorso dell’assicurata, confermando la propria
valutazione del tasso effettivo di disponibilità riguardo al mercato del lavoro
di quest’ultima.

                                         In particolare è stato
indicato che il fatto che nell’ambito dell’insegnamento la percentuale massima
di impiego corrisponda a 24 ore lavorative non può portare a una
riconsiderazione del tasso di disponibilità lavorativa dell’assicurata, in
quanto la durata di 24 ore si riferisce unicamente all’orario di cattedra e non
è inclusiva delle ore impiegate per altre attività connesse al’insegnamento,
come possono essere la preparazione delle lezioni e delle verifiche, la
correzione dei compiti, il ricevimento dei genitori e altre attività
funzionali. Il totale complessivo dell’insieme delle attività appena menzionate
è equivalente o persino superiore a 40 ore settimanali (cfr. doc. III).

 

                               1.6.   Nella sua risposta del 4
dicembre 2014 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione dell’impugnativa,
per quanto non divenuta priva di oggetto.

                                         A quest’ultimo proposito
l’amministrazione ha rilevato che:

 

" (…) 

Tenuto conto che già in occasione del
colloquio del 3 luglio 2013 (doc. 24) viene fatto riferimento ad una formazione
supplementare per completare “i crediti che servono x fare la domanda di
concorso c/o il DECS (….)” e che il 5 dicembre 2013 l’interessata ha prodotto
la copia dell’attestazione di immatricolazione poc’anzi citata (doc. 25), si
ritiene che la riduzione della disponibilità al collocamento debba avere
effetto dal momento in cui l’URC ha in concreto rilevato il possibile problema
riguardo alla disponibilità e sottoposto il caso per esame alla Sezione del
lavoro, ossia dal 3 marzo 2014 e non dall’inizio della formazione. Sulla scorta
di queste considerazioni in data odierna la decisione su opposizione del 29
ottobre 2014 è stata modificata e la disponibilità lavorativa dell’assicurata
fissata al 20% di un impiego a tempo pieno dal 3 marzo 2014 a fine giugno 2015.” (Doc. IV)

                                                                               

                                         In effetti la Sezione del
lavoro, il 4 dicembre 2014, ha emanato una decisione su opposizione (cfr. doc.
1), con la quale ha sostituito la decisione su opposizione del 29 ottobre 2014
(cfr. doc. A1), ritenendo RI 1 idonea al collocamento con una disponibilità
lavorativa del 20% dal 3 marzo 2014 a fine giugno 2015.

                                         

                               1.7.   L’assicurata si è espressa in
merito alla decisione su opposizione del 4 dicembre 2014 con scritto dell’11
dicembre 2014, nel quale ha chiesto che la riduzione del grado della sua
disponibilità lavorativa dal 100% al 20% non abbia perlomeno valore retroattivo,
ciò per poter valutare il suo futuro professionale, e meglio se proseguire
sulla strada intrapresa o cercare impiego in altri settori (cfr. doc. VI).

 

                               1.8.   La Sezione del lavoro, il 18
dicembre 2014, ha presentato delle osservazioni e ha postulato la conferma
della decisione su opposizione del 4 dicembre 2014 (cfr. doc. VIII).

 

                               1.9.   Il 3 marzo 2015 l’assicurata
ha comunicato di trovarsi in una situazione economica difficile, di aver
ricevuto nel febbraio 2015 un incarico per 8 giorni di supplenza presso la
scuola __________ con sede a __________ e __________ dove aveva già lavorato in
passato sempre quale supplente e di aver partecipato al concorso per
l’insegnamento nel gennaio 2015, ma che riceverà un incarico definitivo, se
tutto andrà per il meglio, soltanto a settembre 2015.

                                         La medesima ritiene,
inoltre, il provvedimento della Sezione del lavoro iniquo, poiché ha deciso di seguire
il Master quando era iscritta in disoccupazione.

                                         L’insorgente ha, infine,
asserito che, se avesse saputo in anticipo della limitazione della sua
disponibilità lavorativa, non avrebbe mai intrapreso tale formazione che, vista
la sua età, ha comportato sacrifici alti e considerevoli (cfr. doc. X).

 

                             1.10.   Il doc. X è stato trasmesso
per conoscenza alla Sezione del lavoro e alla SECO (cfr. doc. XI; XII).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’art. 6 Lptca stabilisce che:

 

“     1                              L’autorità
amministrativa può, fino all’invio della sua risposta, riesaminare il
provvedimento impugnato. 

  2   Essa
notifica immediatamente una nuova decisione alle parti e la comunica al
Tribunale. 

  3   Quest’ultimo
continua la trattazione del ricorso in quanto non sia divenuto senza oggetto
per effetto della nuova decisione; se la stessa si fonda su elementi di fatto o
di diritto notevolmente differenti, il Giudice delegato assegna al ricorrente
un termine di 10 giorni per prendere posizione.”

 

                                         L'art.
53 cpv. 3 LPGA prevede che l'assicuratore può riconsiderare una decisione o una
decisione su opposizione, contro le quali è stato inoltrato ricorso,
fino all'invio del suo preavviso all'autorità di ricorso.

                                         Per
costante giurisprudenza una decisione emanata pendente lite mette fine alla
vertenza solo nella misura in cui corrisponde alle richieste del ricorrente. Il
litigio sussiste nella misura in cui la nuova decisione non regola tutte le
questioni nei sensi voluti dall'insorgente. L'autorità adita deve in questi
casi entrare nel merito della vertenza, senza che l'insorgente debba ricorrere
contro il nuovo atto amministrativo (cfr. STF 8C_1036/2012 del 21 maggio 2013
consid. 3.3.; DTF 127 V 228 consid. 2, 113 V 237; Spira, "Le
contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale",
in RJN 1984, p. 23).

                                         La
riconsiderazione pendente lite permette, dunque, all'amministrazione di
riesaminare un proprio provvedimento dopo che l'insorgente ha espresso il suo
punto di vista nell'atto di ricorso ed eventualmente di modificarlo
corrispondentemente alle richieste della parte ricorrente (cfr. R. Hischier,
Die Wiedererwägung pendente lite im Sozialversicherungsrecht oder die Möglichkeit
der späten Einsicht, in SZS 1997 pag. 452).

                                         La
modifica può essere fatta unicamente a vantaggio del ricorrente, ritenuto che
in caso contrario la nuova decisione assurge a proposta fatta
dall'amministrazione al Tribunale (cfr. U. Kieser, op. cit., n. 47 ad art. 53
pag. 682).

 

                                         L'amministrazione
non può, invece, rivedere la decisione impugnata dopo aver presentato la
risposta di causa ai giudici di primo grado. Una decisione resa dopo questo
termine assume anch’essa unicamente il carattere di una proposta indirizzata al
giudice, affinché egli decida nei sensi della nuova decisione (cfr. STF
8C_1/2011 del 5 settembre 2011 consid. 1; DTF 130 V 138
consid. 4.2.; U. Kieser, op. cit., n. 48 ad art. 53 pag. 682).

                                         

                               2.2.   Nel
caso di specie dagli atti risulta che la Sezione del lavoro, a seguito del
ricorso interposto da RI 1 contro la decisione su opposizione del 29 ottobre
2014 con cui è stata ritenuta idonea al collocamento con una disponibilità
lavorativa del 20% dal 25 settembre 2013 a fine giugno 2015 (cfr. consid. 1.3.), ha riesaminato la correttezza del proprio provvedimento, concludendo nella
risposta di causa del 4 dicembre 2014 che la riduzione della disponibilità sul
mercato del lavoro dal 100% al 20% doveva avere effetto non già dal 25
settembre 2013, bensì dal 3 marzo 2014, ovvero dal momento in cui l’URC - che
era al corrente dall’autunno 2013 dell’inizio del Master - ha in concreto
rilevato il possibile problema riguardo alla disponibilità e le ha sottoposto
il caso (cfr. doc. IV; consid. 1.6.).

 

                                         La Sezione del lavoro, il
4 dicembre 2014, ha in effetti emesso una decisione su opposizione che ha
sostituito la decisione su opposizione del 29 ottobre 2014, ritenendo l’assicurata
idonea al collocamento con una disponibilità lavorativa del 20% dal 3 marzo 2014 a fine giugno 2015 (cfr. doc. 1).

 

                                         Come esposto sopra,
l'amministrazione può riconsiderare pendente lite una decisione contestata
soltanto fino al momento dell'inoltro della risposta di causa. Un provvedimento
emanato successivamente vale unicamente come proposta al giudice (cfr. consid.
2.1.).

 

                                         Nel caso in esame il 17
novembre 2014 il TCA ha assegnato alla Sezione del lavoro un termine di 20
giorni per presentare la risposta al ricorso dell'assicurata del 10 novembre
2014 (cfr. doc. II). 

                                         Tale termine spirava il 9
dicembre 2014, per cui la nuova decisione su opposizione del 4 dicembre 2014 è
stata emanata prima della scadenza del termine per la risposta. 

 

                                         Pertanto la
riconsiderazione pendente lite del 4 dicembre 2014 adempie i presupposti
stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza.

 

                                         Ritenuto, poi, che con la
nuova decisione su opposizione la disponibilità per il mercato del lavoro
dell’assicurata è stata ridotta dal 100% al 20% non più dal 25 settembre 2013,
bensì dal 3 marzo 2014, la vertenza per quanto concerne il lasso di tempo 25
settembre 2013 - 2 marzo 2014, è divenuta priva di oggetto.

 

                                         Il litigio sussiste
ancora, quindi, limitatamente al periodo a far tempo dal 3 marzo 2014 a fine di giugno 2015 nel quale la ricorrente, contrariamente a quanto stabilito dalla Sezione
del lavoro, si considera idonea al collocamento con una disponibilità
lavorativa del 100% (cfr. doc. I; VI).

 

                               2.3.   Ai sensi dell’art. 8 LADI
l’assicurato ha diritto all’indennità di disoccupazione, segnatamente, se è
disoccupato totalmente o parzialmente (art. 10 LADI), ha subito una perdita di
lavoro computabile (art. 11 LADI) ed è idoneo al collocamento (art. 15 LADI).

 

                                         A quest’ultimo proposito
giova rilevare che l'idoneità al collocamento deve essere valutata da un
duplice punto di vista.

                                         Oggettivamente
l'assicurato deve essere idoneo al collocamento per le sue condizioni fisiche e
mentali (cfr. STF 8C_406/2010 del 18 maggio 2011 consid. 5.1.;
STFA C 119/04 del 3 gennaio 2005; DLA 2001 consid. 1 pag. 146; DLA 1998 consid.
3a pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1a pag. 265, DLA 1995 pag. 173, DLA 1995 pag.
63; DTF 125 V 51, consid. 6a, pag. 58 e DTF 123 V 214, consid. 3 pag. 216,
entrambe con riferimenti; U. Stauffer "Die
Arbeitslosen-versicherung", Schultess Polygraphischer Verlag, Zurigo 1984,
pag. 34 - 41 e, per il vecchio diritto: DTF 110 V 208 consid. 1).

                                         Soggettivamente la sua
situazione personale deve essere tale da non impedirgli praticamente di essere
collocato. Ciò implica dunque, oltre che la volontà, anche la disponibilità
dell'assicurato a cercare ed accettare un'occupazione adeguata ai sensi
dell'art. 16 LADI, senza restringere oltremodo le possibilità di collocamento,
ponendo ad esempio condizioni di orario, di durata ed altre ancora più strettamente
legate alla sua persona (cfr. STF 8C_406/2010 del 18 maggio 2011
consid. 5.1.; STFA C 119/04 del 3 gennaio 2005; DLA 2001 consid. 1 pag.
146; DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995
pag. 54; DLA 1993/1994 pag. 222; DTF 125 V 51, consid. 6a pag. 58 e DTF 123 V
214, consid. 3 pag. 216, entrambe con riferimenti; DTF 120 V 388; DTF 115 V
436; DLA 1993/94, pag. 54; DLA 1992 pag. 123; DLA 1992 pag. 127; DLA 1992 pag.
131-132; DLA 1992 pag. 135-136; DTF 112 V 137 consid. 3; DTF 112 V 217 consid. la; DLA 1986 n. 21; DLA 1986 n. 26; per il vecchio diritto cfr. DTF 109 V 275 consid. 2.a, 108 V
101; DLA 1977 n. 15, 1979 n. 7, 1980 n. 24, 38, 40, 1982 n. 2).

L'assicurato dimostra una sufficiente disponibilità al
collocamento quando può dedicare un ragionevole tempo all'esercizio di
un'attività lucrativa e quando il numero di datori di lavoro in grado di
assumerlo non è eccessivamente esiguo (cfr. STF 8C_459/2007 dell’11 giugno 2008
consid. 6.1.; DTF 113 V 137 consid. 3 = DLA 1986 n. 20).

                                         Vi è invece inidoneità al
collocamento, ad esempio, quando un assicurato per motivi personali o familiari
non può o non vuole impegnare la sua capacità lavorativa come normalmente lo
pretende un datore di lavoro.

                                         Assicurati che, a causa di
ulteriori impegni o di particolari circostanze personali, vogliono lavorare
soltanto durante certi giorni o durante un certo numero di ore settimanali,
possono essere riconosciuti idonei al collocamento soltanto molto
condizionatamente.

                                         Quando l'assicurato è talmente
limitato nella scelta di un’occupazione da rendere molto incerto il
ritrovamento di un posto di lavoro occorre pronunciare l'inidoneità al
collocamento. Il motivo della limitazione nelle possibilità di lavoro non ha
nessuna importanza (cfr. STF 8C_459/2007 dell’11 giugno 2008 consid. 6.1.; STFA
C 245/04 del 10 febbraio 2005; STFA C 119/04 del 3 gennaio 2005; DLA 1998
consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995 pag. 59; DTF
120 V 388, DLA 1992 pag. 123, DTF 112 V 137 consid. 3, DTF 112 V 217, DLA 1986
n. 21 e n. 26; per il vecchio diritto cfr.: DTF 110 V 208, 109 V 275 consid. 2;
DLA 1982 n. 10, 1980 n. 38, 1979 n. 7, 1977 n. 16 e n. 27).

 

                                         In una sentenza C 108/03
del 2 settembre 2003 il Tribunale federale delle assicurazioni, in proposito,
ha rilevato che:

 

" (…)

1.3 Für die Frage der Vermittlungsfähigkeit
entscheidend sind die konkreten Aussichten auf eine Anstellung auf dem für die
versicherte Person in Betracht fallenden allgemeinen Arbeitsmarkt, wobei nicht
nur die zeitliche Verfügbarkeit, sondern auch die herrschenden konjunkturellen
Verhältnisse sowie alle anderen Umstände, insbesondere auch die Art der
Tätigkeit zu berücksichtigen sind (ARV 1991 Nr. 3 S. 24). Die (tatsächlichen)
Anstellungschancen sind allein mit Blick auf die der versicherten Person
zumutbaren Stellen zu beurteilen (Art. 15 Abs. 1 AVIG)."

 

                                         L'idoneità
al collocamento dell'assicurato non deve inoltre essere ostacolata dal mancato
rispetto di norme di diritto pubblico (cfr. Stauffer, op.cit., pag. 37 e pag.
53-56).

                                         Riguardo a quest'ultimo
aspetto va sottolineato che se e fintanto che l'assicurato non beneficia di
un'autorizzazione di lavoro l'idoneità al collocamento e, di conseguenza, il
diritto all'indennità di disoccupazione, deve essere negato (cfr. SVR 2001 ALV
Nr. 3, pag. 5, DTF 125 V 465; DTF 120 V 379 - 380; DTF 120 V 395; DLA
1993/1994, pag. 12; vedi inoltre Nussbaumer, op. cit., cifra marginale 217,
pag. 87 e Gerhards, "Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz",
Vol. I, note 10 e 55 all'art. 15).

 

                                         Il TFA ha, pure, stabilito
che l'idoneità al collocamento non è soggetta a graduazioni nel senso che
esisterebbero situazioni intermedie tra l'idoneità al collocamento e
l'inidoneità al collocamento (idoneità parziale). 

                                         O la persona assicurata è
collocabile, in particolare disposta ad accettare un lavoro esigibile in
ragione di almeno il 20% di un pensum normale, oppure non lo è (cfr. STF
8C_126/2014 dell’8 luglio 2014 cosid. 3.1.; STF 8C_187/2010 del 3 dicembre 2010
consid. 3.1.; DTF 125 V 58 consid. 6a e riferimenti ivi menzionati).

                                         E' dal profilo della
perdita di lavoro computabile (art. 11 cpv. 1 LADI) che occorre esaminare in
che misura una persona assicurata è disposta o in grado di assumere
un'occupazione adeguata a tempo pieno (cfr. DLA 2001 N. 5, consid. 2, pag. 78;
DTF 126 V 124, consid. 2, pag. 126, DTF 125 V 51, consid. 6a, pag. 58 e
riferimenti; STFA C 287/03 del 12 maggio 2004).

 

                               2.4.   In una decisione pubblicata
in DLA 2001 N. 29 pag. 230 la nostra Massima Istanza si è confermata nella propria
giurisprudenza pubblicata in DTF 122 V 265 e DLA 1990 N. 22 pag. 139, ribadendo
che un assicurato che frequenta un corso che non soddisfa le condizioni
previste all’articolo 59 segg. LADI ha comunque diritto all’indennità di
disoccupazione se adempie i presupposti del diritto secondo l’art. 8 LADI. In
particolare egli deve proseguire le sue ricerche di lavoro ed essere disposto
ad interrompere senza indugio il corso che ha finanziato personalmente se si
presenta un’opportunità d’impiego. In caso contrario, egli non può essere
considerato disponibile sul mercato del lavoro, per cui l’idoneità al
collocamento deve essere negata.

 

                                         Al riguardo cfr. pure STF
8C_524/2009 dell’11 gennaio 2010 consid. 4.1.; STFA C 132/04 dell’11
ottobre 2004 e STFA C 122/04 del 17 novembre 2004.

 

                                         Nella sentenza 8C_524/2009
dell’11 gennaio 2010, già menzionata, l’Alta Corte ha confermato il modo di
procedere dell’amministrazione che aveva ritenuto un assicurato, titolare di un
attestato d’esame di licenza in francese e filosofia, iscrittosi in
disoccupazione al 100% dal 27 dicembre 2004 e che nel settembre 2006 aveva
iniziato a sue spese una formazione quale formatore per adulti che sarebbe
terminata nel giugno 2008, idoneo al collocamento con una disponibilità
lavorativa dell’80% dal 13 settembre 2006, ma inidoneo nei giorni di formazione
supplementare del 13, 14 e 28 settembre, 2 e 30 novembre 2006 e così di seguito
secondo l’orario dei corsi.

                                         Il TF ha osservato che a
ragione i primi giudici avevano accordato più peso a un certo numero di fatti
(investimento di tempo di studio personale necessario, visto che erano
richieste letture e la realizzazione di lavori, durata della formazione di 21
mesi, costo elevato non rimborsabile di fr. 10'000, dichiarazioni ambigue
dell’assicurato in occasione di un colloquio di consulenza in cui aveva
indicato di non desiderare veramente di rinunciare a tale formazione se un
datore di lavoro avesse voluto assumerlo, ma piuttosto avrebbe voluto negoziare
le condizioni dell’assunzione) rispetto alle semplici allegazioni in senso
contrario dell’assicurato, ossia che era pronto a non seguire più i corsi per
accettare un impiego a tempo pieno.

                                         Sulla base dei fatti
elencati i primi giudici potevano ritenere che l’assicurato non era disposto ad
abbandonare la formazione per accettare una nuova occupazione a tempo pieno nel
caso in cui ne avesse avuto l’opportunità. La sola circostanza che il medesimo
avesse cercato degli impieghi a tempo pieno non era sufficiente a rimettere in
discussione questa conclusione.

 

                                         Con giudizio 8C_126/2014
dell’8 luglio 2014 consid. 3.2., citato sopra, la nostra Massima istanza ha poi
ricordato, da un lato, che la disponibilità di un assicurato ad abbandonare un
corso che non adempie i presupposti di cui all’art. 59 LADI per assumere
un’attività lavorativa deve essere valutata sulla base di criteri oggettivi.
Dall’altro, che le dichiarazioni di volontà dell’assicurato di per sé non sono
sufficienti a dimostrare la sua disponibilità in tal senso e che quest’ultima,
nonché la sua flessibilità vanno esaminate sulla scorta di esigenze più severe.

 

                                         In proposito cfr. pure STF
8C_246/2014 del 24 giugno 2014 consid. 2.

                                         

                                         Infine la nostra Massima
Istanza, nella sentenza 8C_704/2014 dell’8 gennaio 2015, con cui ha confermato un
giudizio di questa Corte (STCA 38.2014.35 del 25 agosto 2014) che aveva
considerato inidoneo al collocamento dal 16 settembre 2013 al 16 febbraio 2014
e idoneo con una disponibilità lavorativa del 40% dal 17 febbraio al 14
settembre 2014 un assicurato che aveva già effettuato degli studi universitari
all’estero e che nel settembre 2013 aveva iniziato un Bachelor presso una
scuola universitaria, ha evidenziato in particolare che:

 

" (…)

4.4. L'asserita mancanza dell'obbligo di frequenza dei
corsi alla Scuola universitaria B.________ non è sufficiente a mettere in
dubbio gli accertamenti della Corte cantonale. Il ricorrente pare dimenticare
che i primi giudici abbiano considerato l'inidoneità al collocamento
soprattutto alla luce dei crediti ECTS, i quali sono concepiti in modo tale da
includere non solo il tempo delle lezioni, bensì anche quello dedicato alla
preparazione al corso e allo studio in vista dell'esame. Al riguardo il
ricorrente non mette in luce alcunché per contestare questo accertamento, se non
la sua disponibilità soggettiva. Giova altresì ricordare che le dichiarazioni
dell'assicurato, il quale sarebbe sempre stato disponibile ad assumere un
impiego, malgrado uno studio a tempo pieno, non sono sufficienti a confermare
una sua collocabilità nel mercato del lavoro (consid. 4.2). L'eventualità per
il ricorrente di poter essere collocabile in occupazioni al di fuori dei
normali orari nemmeno è confermata da indizi oggettivi. È vero, in passato il
ricorrente ha esercitato un lavoro nel campo della ristorazione, tuttavia non
tenta nemmeno di dimostrare che un simile impiego possa essere compatibile con
il curricolo scelto, la preparazione dei corsi e lo studio per gli esami. Il
giudizio della Corte ticinese non può quindi essere ritenuto fondato su accertamenti
manifestamente inesatti.”

 

                               2.5.   La Segreteria
di Stato dell'economia (SECO), quale autorità di sorveglianza che deve
adoperarsi per garantire un’applicazione uniforme del diritto ed impartire le
istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA C 340/00 dell’8 aprile 2004,
consid. 4; STFA C 176/00 del 10 marzo 2003, consid. 3; STFA C 260/99 dell’8
agosto 2001, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a p. 61), nella
Prassi LADI ID valida dal 1° ottobre 2012 ai punti B264-265 ha indicato che:

 

" Idoneità
al collocamento dei disoccupati che partecipano a un corso

Art. 60 cpv.
4 LADI

 

                  B264              Nella misura in cui un corso
autorizzato dall’assicurazione 

                                        contro
la disoccupazione lo esiga, durante il medesimo l’assicurato che vi partecipa
non è tenuto ad essere idoneo al collocamento.

 

B265       Se
durante la disoccupazione l’assicurato frequenta un corso che non è stato
autorizzato dall’assicurazione contro la disoccupazione, l’idoneità al
collocamento gli viene rico-nosciuta unicamente se è stabilito che egli è disposto
e in grado di interrompere in qualsiasi momento tale corso per assumere un
impiego. Non è sufficiente che l’assicurato si dichiari disposto a interrompere
il corso, egli deve inoltre presentare un attestato della direzione della
scuola in cui siano attestate anche le conseguenze finanziarie di tale
interruzione. 

 

    ð Giurisprudenza 

 

                DTFA
C 136/02 del 4.2.2003 (Un assicurato che durante la disoccupazione segue di
propria iniziativa un corso di formazione in ambito medico è idoneo al
collocamento. Esso deve tuttavia continuare le sue ricerche di lavoro ed essere
disposto a interrompere il corso per assumere un impiego) 

                DTFA
C 132/04 dell’11.10.2004 (Un assicurato che si reca temporaneamente all’estero
ha diritto all’ID anche durante il soggiorno all’estero se può essere
contattato nell’arco di una giornata, se può essere collocato entro un termine
ragionevole e se adempie le altre prescrizioni di controllo. L’adempimento di
queste condizioni non è mai garantito nel caso di un corso di 4 mesi negli USA)”

 

                                         Le direttive
amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il
giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012
consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF
137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1
pag. 181). 

                                         Quest’ultimo
deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste
ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 132 V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V
286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229
consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF
125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d,
pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268
= DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

                                         

                                         Il giudice
deve, invece, scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali
in esame (cfr. DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001;
DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR
1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag.
267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid.
4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC 1992 pag.
514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117
V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16
consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF 110 V 267 consid.
1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux
requérants d'asile" in RSJ 1988 pag. 77ss; Duc-Greber: "La portée de
l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in
RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de
réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing
& Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una
sentenza 2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato che:

 

" Simili
atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la
parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi
diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o
la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per
le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive
riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in
cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più
specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da
un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i
presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una
determinata prestazione (DTF 133 II 305 consid. 8.1; 133 V 394 consid. 3.3; 130 V 163 consid. 4.3.1; 128 I 167 consid. 4.3)."

 

                               2.6.   Nell'evenienza
concreta dalla documentazione agli atti emerge che RI 1 -
nata il 2 ottobre 1967 (cfr. doc. 27) - ha aperto un termine quadro per la
riscossione di prestazioni dal 1° settembre 2013 al 31 agosto 2015 (cfr. doc.
A1; 29).

 

                                         L’assicurata, dopo aver
conseguito nel 1987 la maturità linguistica in __________, aver frequentato nel
1994-1995 dei corsi di tedesco in __________, aver conseguito nel 2006 il
diploma di lingua tedesca “Mittelstufenprüfung” a __________, aver ottenuto nel
2008 il certificato FSEA livello 1 per formatori di adulti presso l’Istituto __________
e aver frequentato l’Università di __________ (Facoltà di Lettere e Filosofia,
corso di laurea in lingue e culture straniere; cfr. doc. 26), nel settembre 2013 ha iniziato presso l’Università __________ un Master in __________ (cfr. doc. 25).

 

                                         La ricorrente ha così
motivato la scelta di iscriversi al menzionato Master:

 

" (…)

Sono stata sempre impiegata nell’ambito
dell’insegnamento, prima nel Cantone __________ e poi da qualche anno nel
Cantone Ticino. Ho insegnato lingua e cultura italiana a studenti stranieri,
presso scuole private. A causa delle condizioni contrattuali poco chiare e non
garantiste, ho maturato la scelta di passare all’insegnamento nelle scuole
medio superiori cantonali.

Ho effettuato alcune supplenze e lo scorso
anno ho ricevuto una supplenza annuale alla Scuola __________ a __________ e a __________,
per la sostituzione di una maternità, che si è poi tramutata in incarico. Ho
ricevuto lo stipendio fino al mese di agosto.

Affinché io possa ottenere una assegnazione
di nomina da docente è necessario che partecipi al concorso per l’insegnamento
al Decs. Allo stato attuale non è possibile, poiché il mio titolo di studio,
Laurea in Lingue e Culture Straniere non possiede il numero sufficiente di
crediti formativi necessario per insegnamento dell’italiano, del tedesco e francese
negli istituti superiori.

Ho deciso quindi di procedere al
completamento crediti con l’iscrizione al Master di __________, l’unico poi che
si trovi ad una distanza geografica conciliabile anche con una eventuale
attività lavorativa. 

(…)” (Doc. 20)

 

                                         Il Master in __________
presso l’__________, a tempo pieno, comprende 120 ECTS (European Credit
Transfer System) per una durata usuale di 2 anni (4 semestri), ossia 60 ECTS
all’anno e 30 ECTS per ogni semestre, anche per l’ultimo dedicato alla tesi.
Tale Master equivale alla Laurea Magistrale (cfr. doc. 11; 25; 31; __________).

 

                                         La tassa semestrale per
gli studenti con domicilio legale in Svizzera (compresi Liechtenstein e
Campione d'Italia) è di fr. 2000.--, per un costo complessivo per il biennio del
Master di fr. 8'000.-- (cfr. doc. 11; 25; __________).

 

                                         L’assicurata ha versato il
1° ottobre 2013 la tassa del semestre autunnale 2013 di fr. 2'000.-- e il 28
febbraio 2014 la tassa per il semestre primaverile 2014 di fr. 2'000.-- (cfr.
doc. 16).

 

                                         La Segreteria di Stato
dell’economia (SECO), a sostegno della propria opposizione alla decisione del
15 aprile 2014 con cui la Sezione del lavoro aveva ritenuto l’insorgente idonea
al collocamento senza alcuna limitazione della disponibilità lavorativa (cfr. doc.
19; consid. 1.1.), ha osservato che, siccome, da una parte, il Master __________
implica il conseguimento di 120 ECTS, dall’altra, un credito ECTS rappresenta
25-30 ore complessive di carico di lavoro concernente lo studio, il totale
delle ore da consacrare al Master è tra le 3000 e le 3600 ore, ossia, tenendo
conto di 91 settimane dal settembre 2013 al giugno 2015, tra un minimo di 32.97
e un massimo di 39.56 ore a settimana.

                                         La SECO ha così ritenuto
che, con un impegno di 32.97 ore alla settimana per lo studio, la disponibilità
al collocamento dell’assicurata sia limitata a 9.03 ore al massimo (42 ore –
32.97), e meglio a circa un 20% (9.03 : 42 x 100; cfr. doc. 18; consid. 1.2.). 

 

                                         La Sezione del lavoro,
seguendo le argomentazioni dell’autorità di vigilanza, con decisione su
opposizione del 29 ottobre 2014 ha modificato il provvedimento del 15 aprile
2014 nel senso che RI 1 è stata considerata idonea al collocamento con una
disponibilità del 20% dal 25 settembre 2013 a fine giugno 2015 (cfr. doc. A1; consid. 1.3.).

 

                                         Tale decisione su
opposizione è stata sostituita dalla decisione su opposizione del 4 dicembre
2014, oggetto della presente lite (cfr. consid. 2.2.), con cui l’assicurata è
stata ritenuta idonea al collocamento con una disponibilità lavorativa del 20%
dal 3 marzo 2014 a fine giugno 2015 (cfr. doc. 1, consid. 1.6.).

 

                               2.7.   Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte ritiene innanzitutto utile rilevare che in
una sentenza C 116/06 dell'8 agosto 2006, peraltro menzionata dalla Sezione del
lavoro nella decisione su opposizione del 4 dicembre 2014, l'Alta Corte ha confermato l’inidoneità al collocamento dal 20 ottobre 2003 di un assicurato,
insegnante di scuola secondaria che si era iscritto all'Università - facoltà di
matematica e scienze naturali - a tempo pieno con inizio dal semestre invernale
2003/2004.

                                         La nostra Massima Istanza,
da un lato, ha ricordato che uno studio Bachelor a tempo pieno comporta 60 ECTS
punti per anno e viene conseguito dopo sei semestri (180 ECTS punti).
Dall'altro, ha indicato che l'ottenimento di un punto ECTS presuppone 30 ore di
lavoro, corrispondenti a una settimana di 42 ore.

                                         Vista l'intensità dello
studio dal profilo del tempo richiesto, il TFA ha pertanto deciso che
l'assicurato, benché l'Università gli avesse riconosciuto 24 crediti in
matematica e biologia ritenuta la sua formazione di docente di scuola
secondaria e la sua presenza fosse obbligatoriamente richiesta soltanto il
lunedì pomeriggio per un corso pratico di chimica, non era nella condizione, né
era disposto a dedicarsi a un'attività lavorativa, duratura, nemmeno a tempo
parziale.

 

                                         Nella presente fattispecie
la Sezione del lavoro, come visto, con la decisione su opposizione del 4
dicembre 2014 ha aderito al calcolo relativo alla disponibilità lavorativa dell’assicurata
proposto dalla SECO, che si è fondata, adottando la soluzione più favorevole all’insorgente,
su un credito ECTS di 25 ore di lavoro (invece di 30 ore indicato nella STFA C
116/06 dell'8 agosto 2006), ovvero 3000 ore per l’intero Master di 120 ECTS su
91 settimane (cfr. doc. 18; consid. 2.6.), rispettivamente 32.97 ore alla
settimana di studio, fissando così la disponibilità per il mercato del lavoro
dell’insorgente al 20% di un impiego a tempo pieno (cfr. doc. 1).

 

                                         Il TCA, in considerazione
della giurisprudenza federale e del fatto che in ogni caso la Sezione del
lavoro abbia tenuto conto di una soluzione più favorevole all’assicurata, ossia
di un credito ECTS corrispondente a 25 ore di lavoro, anziché 30 ore come
stabilito dal Tribunale federale, non ha motivo per non fare proprie le
conclusioni dell’amministrazione circa il tempo settimanale di 32.97 ore da
dedicare allo studio Master in __________ presso l’__________ comprendente 120
ECTS per una durata usuale di 2 anni (4 semestri) da parte dell’assicurata.

 

                                         In effetti le censure
sollevate dalla ricorrente, e meglio che la sua esperienza professionale quale
insegnante ha reso meno impegnativo, dal profilo del tempo necessario allo
studio, il Master e che il suo caso non è paragonabile a quello di uno studente
di Bachelor menzionato dall’amministrazione e di cui alla STFA C 116/06 dell’8
agosto 2006 (cfr. doc. VI), non risultano fondate.

                                         In primo luogo,
contrariamente a quanto affermato dall’assicurata, la fattispecie di cui alla
sentenza C 116/06 è analoga a quella della ricorrente, siccome si trattava di un
insegnante di scuola secondaria che si era iscritto all’Università, Facoltà di
matematica e scienze naturali. L’esperienza come docente di quell’assicurato è
stata considerata tramite il riconoscimento di alcuni crediti in relazione alle
materie di matematica e biologia.

                                         In secondo luogo,
l’insorgente non ha minimamente sostanziato le proprie allegazioni
quantificando le ore da lei dedicate al Master o comunque precisando in quali
corsi è stata concretamente facilitata. Del resto non risulta che l’__________
le abbia riconosciuto alcun credito alla luce delle sue esperienze
professionali e formative precedenti.

 

                                         L’assicurata, poi, mai ha
dichiarato di essere disposta a terminare il Master anticipatamente nel caso in
cui reperisse un’occupazione a tempo pieno. 

                                         La stessa si è limitata ad
affermare che il Master presso l’__________ di __________ è conciliabile con
un’attività al 100% “soprattutto nell’ambito dell’insegnamento dove la
percentuale massima di impiego corrisponde a 24 ore lavorative” (cfr. doc.
I).

                                         Anche quando la Sezione
del lavoro, il 12 marzo 2014, l’ha esplicitamente invitata a esprimersi in merito
alla sua disponibilità a interrompere la formazione qualora avesse trovato un
impiego a tempo pieno (cfr. doc. 21), l’insorgente non ha risposto, affermando
unicamente, da una parte, che le sue ricerche di impiego erano indirizzate
all’insegnamento, dall’altra, che riteneva compatibili con l’impegno di studio
per il Master incarichi quale docente (cfr. doc. 20).

 

                                         La ricorrente nemmeno ha
asserito di cercare un impiego anche in settori differenti da quello
dell’insegnamento.

                                         Al riguardo giova
evidenziare che nel formulario “Analisi del profilo della persona in cerca di
impiego e Piano d’azione” quali professioni ricercate è stato indicato
unicamente “docente di scuola medie e di lingua” (cfr. doc. 27).  L

                                         L’11 dicembre 2014 la
medesima, quando ha postulato che la riduzione del grado di disponibilità
lavorativa, stabilito con decisione su opposizione del 4 dicembre 2014, non
abbia effetto retroattivo dal mese di marzo 2014, ha altresì asserito che così avrebbe potuto valutare se proseguire sulla strada della
formazione oppure cercare impiego in altri settori (cfr. doc. VI). Ciò implica
l’assenza di sforzi finalizzati al reperimento di un’occupazione in ambiti
differenti da quello dell’insegnamento perlomeno fino al mese di dicembre 2014.

 

                                         Inoltre da uno studio
“ENSEIGNANTES ET ENSEIGNANTS DE SUISSE ROMANDE ET DU TESSIN - TEMPS DE TRAVAIL,
MANDAT, STATUT, FORMATION ET PERFECTIONNEMENT” relativo all’anno scolastico
2011 e 2012 allestito dall’Istituto di ricerca e documentazione pedagogica di
Neuchâtel emerge che le ore di insegnamento - inteso come presenza in aula -
alla settimana per un docente delle scuole medie in Ticinio varia da 20 ore e
50 minuti a 23 ore e 20 minuti (cfr. www.irdp.ch).

                                         Il tempo di lavoro dei
docenti di scuola media e di scuola media superiore, come sottolineato dalla
SECO (cfr. doc. III), si divide fra tempo di insegnamento e di presenza a
scuola (partecipazione alle attività del corpo docenti e dell'istituto,
contatto con i genitori) e tempo di preparazione delle lezioni e di correzione
di compiti e verifiche (cfr. www.orientamento.ch).

 

                                         Ne consegue
che l’orario di un docente delle scuole medie e delle scuole medie superiori è
ben maggiore delle 24 ore indicate dalla ricorrente (cfr. doc. I).

 

                                         L’assicurata,
in ogni caso, non è comunque a disposizione di un posto al 100% o comunque
superiore al 20% neppure come docente, visto che il tempo che le resta, escluse
le ore dedicate al Master (lezioni + studio personale), corrisponde, tenendo
conto, a suo favore, di crediti ECTS di 25 ore di lavoro, a circa 9 ore alla
settimana (cfr. consid. 2.6.).

 

                                         D’altronde la circostanza
che la frequenza ai corsi non sia obbligatoria, come attestato da __________
del __________ della Facoltà di __________ (cfr. doc. 11), non si rivela decisiva
in casu nella misura in cui, analogamente al caso di cui alla sentenza
8C_704/2014 dell’8 gennaio 2015, citato al consid. 2.4., la disponibilità
lavorativa va determinata in ragione dell’impegno di studio dovuto al Master
soprattutto alla luce dei crediti ECTS, i quali sono concepiti in modo tale da
includere non solo il tempo delle lezioni, bensì anche quello dedicato alla
preparazione al corso e allo studio in vista dell’esame.

                                      

                                         In simili condizioni,
considerato inoltre che RI 1 è da anni attiva nell’ambito dell’insegnamento e
ha deciso di iscriversi al Master in __________ nel settembre 2013, poiché i
suoi titoli di studio non sono sufficienti ad ampliarle la possibilità di
insegnare, ad esempio nelle scuole medio superiori (cfr. doc. 20, consid. 2.6.)
e che tra il mese di ottobre 2013 e il mese di febbraio 2014 la medesima aveva
già corrisposto fr. 4'000.-- a titolo di tasse universitarie (cfr. doc. 16), questa
Corte ritiene, in applicazione dell'abituale criterio della probabilità
preponderante valido nel settore delle assicurazioni sociali (cfr. cfr. STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010
del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF
8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353
consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195), che l’assicurata
nel periodo 3 marzo 2014 - fine giugno 2015 non è disposta a interrompere la
formazione presso l’USI che la impegna per circa 32 ore alla settimana ed è
pertanto disponibile per il mercato del lavoro in misura del 20%.

                                      

                                         La decisione su
opposizione del 4 dicembre 2014, relativamente al grado di disponibilità
lavorativa del 20% considerato dalla Sezione del lavoro, si rivela di
conseguenza corretta.

 

                               2.8.   Per quanto attiene
all’aspetto temporale, la Sezione del lavoro ha ritenuto che l’assicurata
presenti una disponibilità per il mercato del lavoro ridotta al 20% dal 3 marzo
a fine giugno 2015 (cfr. doc. 1; consid. 1.6.; 2.2.).

 

                                         La ricorrente, con scritto
dell’11 dicembre 2014, ha contestato l’inizio, nel marzo 2014, della riduzione
della disponibilità lavorativa dal 100% al 20%, chiedendo che la decisione su
opposizione del 4 dicembre 2014 non abbia effetto retroattivo al fine di poter
valutare se proseguire sulla strada della formazione o cercare impiego in altri
settori (cfr. doc. VI).

 

                                         Implicitamente
l’assicurata ha fatto, quindi, valere di non essere stata, nel marzo 2014 e
fino al mese di dicembre 2014, nella condizione di poter decidere se continuare
il Master o interromperlo per cercare un’occupazione in ambiti professionali
differenti da quello dell’insegnamento.

 

                                         Questa Corte deve, perciò,
esaminare se l’amministrazione ha violato o meno il proprio dovere di
informazione e consulenza.

 

                                         L’art. 27
della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA), in vigore dal 1° gennaio 2003, che regola la “Informazione e
consulenza” ha il seguente tenore:

 

" 1 Gli assicuratori e gli organi esecutivi
delle singole assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono
tenuti ad informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla consulenza in merito
ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia gli assicuratori nei
confronti dei quali gli interessati devono far valere i loro diritti o
adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono ricerche onerose,
il Consiglio federale può prevedere la riscossione di emolumenti e stabilirne
la tariffa.

 

3 Se un assicuratore
constata che un assicurato o i suoi congiunti possono rivendicare prestazioni
di altre assicurazioni sociali, li informa immediatamente."

 

                                         L'art. 27
LPGA sancisce, in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere
collettivo, generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto
soggettivo e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò
che conviene fare) su un caso preciso, che può essere fatto valere in giustizia
(cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA C
192/04 del 14 settembre 2005 consid. 4.1., pubblicata in DTF 131
V 472 e in SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; STFA C 241/04 del 9 maggio 2006 consid. 6; STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005 consid. 4.2.; E. Imhof - CH
Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306);
E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über Aufklärung,
Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318);
R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par les assureurs et les
organes d'exécution des assurances sociales art. 27 LPGA" in SZS 2001 pag.
524 seg. (527); U. Kieser, op.cit., ad art. 27 pag. 401 e
pag. 402-407).

 

                                         In materia
di assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha
apportato notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di
informare non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle
disposizioni legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag. 95) ma è stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in STZ 2003
pag. 307).                                        

 

                                         Il capoverso 1 dell’art.
27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e permanente nei confronti
di una cerchia indeterminata di persone, che non deve avvenire unicamente su
richiesta degli interessati, bensì regolarmente e d’ufficio, e a cui viene
fatto fronte ad esempio tramite la consegna di opuscoli informativi, direttive,
inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA C 241/04 del 9 maggio 2006
consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.=SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; DLA 2002 pag.
194).

 

                                         Per quanto concerne il
diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che
ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli fornisca,
gratuitamente, consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi (cfr. DLA 2007
pag. 193 segg.). Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di competenza
dell'assicuratore in questione e le informazioni possono esse fornite anche da
non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore della LPGA.
Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la consulenza deve
riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 3953).

 

                                         Inoltre tale diritto non è
limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno stretto rapporto
con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza deve riferirsi a
diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la persona che ha
richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U. Kieser, op.
cit., ad art. 27 n. 29 pag. 405).

                                         Il TF, con sentenza C 36/06
e C 39/06 del 16 aprile 2007, pubblicata in DTF 133 V 249, in DLA 2007 N. 10 pag. 193 e SVR 2007 ALV Nr. 20, ha, tuttavia, stabilito che fintanto che, nel
prestare l'usuale attenzione, non può riconoscere che la situazione in cui si
trova la persona assicurata è tale da pregiudicarne il diritto alle
prestazioni, l'assicuratore non ha un obbligo di informazione e di consulenza
ai sensi dell'art. 27 LPGA.

 

                                         Dall’art. 27 LPGA nemmeno
si può dedurre che, prima di emettere una decisione negativa, occorre concedere
all’assicurato l’occasione di modificare la sua situazione nel caso in cui,
viste le circostanze, egli non adempia uno dei presupposti da cui dipende il
diritto all’indennità di disoccupazione.

 

                               2.9.   In concreto va osservato che
il 12 marzo 2014 la Sezione del lavoro, da un lato, ha informato l’assicurata
del fatto che l’URC le aveva sottoposto il suo caso in relazione alla verifica
della sua idoneità al collocamento. Dall’altro, le ha dato la possibilità di
esprimersi al riguardo e le ha posto alcuni quesiti concernenti la frequenza
del Master, il relativo costo, i giorni in cui era disposta ad assumere un
impiego e la sua disponibilità a interrompere il Master qualora avesse reperito
un’occupazione a tempo pieno (cfr. doc. 21).

                                         L’insorgente ha peraltro
risposto il 24 marzo 2014 (cfr. doc. 20).

 

                                         E’ vero che in prima
battuta, con decisione del 15 aprile 2014, la Sezione del lavoro ha ritenuto la
ricorrente idonea al collocamento senza limitarne la disponibilità lavorativa
(cfr. doc. 19; consid. 1.1.).

                                         E’ altrettanto vero,
tuttavia, che in ogni caso tale decisione non è cresciuta incontestata in
giudicato, visto che la SECO, il 27 maggio 2014 ha interposto opposizione chiedendo che il suo grado di disponibilità riguardo al mercato del
lavoro fosse ridotto dal 100% al 20% (cfr. doc. 18; consid. 1.2.) e in seguito
l’amministrazione ha proceduto all’istruttoria del caso, interpellando
l’assicurata stessa (cfr. doc. 17; 15; 8) e l’__________ (cfr. doc. 12), che ha
condotto all’emanazione della decisione su opposizione del 29 ottobre 2014 con
cui è stata accolta l’opposizione della SECO (cfr. doc. A1; consid. 1.3.).

 

                                         In simili condizioni,
occorre concludere, in primo luogo, che l’amministrazione dal marzo 2014 ha reso attenta l’assicurata del fatto che la frequenza del Master poteva pregiudicare la sua
idoneità al collocamento o comunque la sua disponibilità lavorativa a tempo
pieno.

                                         Ne discende che
l’amministrazione non ha violato l’art. 27 LPGA.

                                         In secondo luogo, che la
ricorrente dal marzo 2014 non era nella condizione di legittimamente credere che
la formazione da lei intrapresa non avesse alcuna ripercussione sulla sua
disponibilità per il mercato del lavoro.

                                         La buona fede della
ricorrente ai sensi dell’art. 9 Cost. - che tutela essenzialmente
la fiducia riposta dal cittadino in un'assicurazione ricevuta dall'autorità
nell'ambito di una situazione concreta (cfr. STF 8C_275/2012 del 13
luglio 2012 consid. 5.1.; 9C_918/2007 del 14 gennaio 2009 consid. 3.1.; STFA K
107/05 del 25 ottobre 2005 consid. 3.1.; STFA C 270/04 del 4 luglio 2005
consid. 3.3.1.) - nel caso di specie
non può, perciò, in ogni caso essere tutelata.

 

                                         Del resto la Sezione del
lavoro ha già tenuto conto di quanto disposto dall’art. 27 LPGA per il periodo
25 settembre 2013 – 2 marzo 2014, ossia per il lasso di tempo in cui l’URC era
già stato informato da parte dell’assicurata della sua iscrizione al Master, ma
la medesima non era stata avvisata del possibile problema connesso con la sua
disponibilità lavorativa, annullando e sostituendo la decisone su opposizione
del 29 ottobre 2014 con la decisione su opposizione del 4 dicembre 2014 con cui
il grado di disponibilità è stato considerato del 20%, non più dal 25 settembre
2013, bensì dal 3 marzo 2014 a fine giugno 2015 (cfr. doc. 1; consid. 1.6.;
2.2.).

 

                             2.10.   Alla luce di tutto quanto
esposto, il TCA ritiene che a giusta ragione la Sezione del lavoro ha ritenuto
l’assicurata idonea al collocamento con una disponibilità del 20% dal 3 marzo 2014 a fine giugno 2015.

 

                                         La decisione su
opposizione del 4 dicembre 2014 deve, conseguentemente, essere confermata.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso, in quanto non
divenuto privo di oggetto, è respinto. 

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti