# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2f32a2e0-ddbe-5bcb-b211-80a8bb8f9bb4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.06.2021 D-2895/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2895-2021_2021-06-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2895/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Regula Schenker Senn; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias  

D._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato dalla signora Simona Cautela,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 14 giugno 2021 / N (…). 

 

 

D-2895/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, asserito cittadino afghano, ha presentato una domanda 

d’asilo in Svizzera il (…) maggio 2021, dichiarandosi minorenne, nato il (…) 

(cfr. atto SEM n. [{…}]-1/2). 

B.  

Le successive indagini svolte dalla SEM il (…), hanno permesso di accer-

tare che, secondo la banca dati «EURODAC», il richiedente asilo aveva 

già depositato delle domande d’asilo pregresse: la prima in  

E._______ il (…), mentre che la seconda in Romania in data (…) (cfr. atti 

SEM n. 8/1, 9/1 e 10/1). 

C.  

Il (…) maggio 2021, l’interessato è stato sentito nell’ambito di un verbale 

inerente la prima audizione per richiedenti minorenni non accompagnati 

(cfr. atto SEM n. 13/17; di seguito: verbale RMNA). Segnatamente, nell’am-

bito dello stesso gli è stata offerta la possibilità di essere sentito in merito 

all’asserita minore età, e la SEM ha concluso all’inverosimiglianza della 

medesima ed alla considerazione dell’interessato quale maggiorenne per 

il proseguo della procedura d’asilo (cfr. verbale RMNA, p.to 1.06, pag. 3 

seg. e p.to 8.01, pag.13 seg.). Questionato anche in merito all’eventuale 

competenza della E._______ o della Romania per lo svolgimento della sua 

procedura d’asilo e di allontanamento, il richiedente ha riferito segnata-

mente di opporsi ad un rinvio in Romania, in quanto la sua destinazione 

non sarebbe stata quella, vorrebbe rimanere in Svizzera, nonché il primo 

Paese non gli piacerebbe (cfr. verbale RMNA, p.to 8.01, pag. 14 seg.). 

D.  

In data (…), la E._______ ha risposto negativamente alla richiesta di ri-

presa in carico del richiedente fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), 

presentata dalla SEM il (…) (cfr. atti SEM n. 15/5, 16/1, 17/1 e 19/1). Le 

autorità (…), in applicazione dell’art. 23 par. 3 Regolamento Dublino III, 

hanno infatti indicato la Romania quale Stato membro competente (cfr. atto 

SEM n. 19/1). 

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Pagina 3 

E.  

Il (…), l’autorità preposta svizzera, ha quindi presentato alla sua omologa 

romena, una richiesta di ripresa in carico dell’interessato, sempre fondan-

dosi sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. 20/6 

e 21/1). Le autorità romene competenti, hanno risposto affermativamente 

alla stessa il (…) in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. c Regolamento Du-

blino III. Hanno inoltre segnatamente riportato come in Romania il richie-

dente sarebbe conosciuto con le generalità di F._______, nato il (…) (cfr. 

atto SEM n. 23/1). 

F.  

Con decisione del 14 giugno 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto 

SEM n. 28/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della succitata 

domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento (recte: 

trasferimento) dell’interessato dalla Svizzera verso la Romania, nonché 

l’esecuzione della predetta misura. L’autorità inferiore ha inoltre tolto l’ef-

fetto sospensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione. 

G.  

Il 22 giugno 2021 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso la succitata 

decisione della SEM, postulando, in limine, la concessione dell’effetto so-

spensivo al ricorso e la sospensione dell’esecuzione del provvedimento 

impugnato a titolo di misura supercautelare. Nel merito egli ha concluso 

all’annullamento della decisione avversata ed alla restituzione degli atti 

all’autorità inferiore per un nuovo esame delle allegazioni, affinché effettui 

un esame nazionale della domanda d’asilo o, in subordine, i necessari 

complementi istruttori. Contestualmente, il medesimo ha presentato 

un’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal pagamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo. 

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

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Pagina 4 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Giusta l’art. 111 lett. e LAsi, il presente ricorso è deciso dal giudice in qua-

lità di giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice, in quanto 

manifestamente infondato, e la decisione è motivata soltanto sommaria-

mente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il 

Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 Nel provvedimento querelato, l’autorità inferiore ha in primo luogo rite-

nuto come data la competenza della Romania per condurre la procedura 

d’asilo del ricorrente. In secondo luogo la SEM ha rilevato che l’interessato 

non sia stato in grado di rendere verosimile la sua presunta minore età. 

Questo in quanto egli non avrebbe consegnato alcun documento compro-

vante la sua identità, avrebbe rilasciato delle allegazioni vaghe, imprecise 

ed a tratti incoerenti, rispetto ai suoi dati personali, alla sua biografia, al suo 

percorso scolastico, alle sue relazioni famigliari, nonché circa il suo viaggio 

d’espatrio. Pertanto, la SEM ha concluso alla sua maggiore età, negando 

quindi l’applicazione per l’insorgente delle disposizioni del Regolamento 

Dublino III relative i minorenni. Proseguendo nell’analisi, le sue dichiara-

zioni non sarebbero neppure atte a confutare la competenza della Roma-

nia per condurre il seguito della sua procedura. In un passo successivo, 

l’autorità di prime cure ha inoltre escluso che nello Stato di destinazione 

sussistano carenze sistemiche ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, o 

un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o all’art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000, di seguito: CartaUE), o ancora di violazione del principio del 

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divieto di respingimento. Infine la SEM ha negato l’esistenza di motivi che 

imporrebbero l’applicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 

par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). 

4.2 Con la sua impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’in-

sorgente avversa le conclusioni dell’autorità resistente. In un primo tempo 

egli censura la valutazione espressa dalla SEM circa l’inverosimiglianza 

della sua minore età. Invero, per la stessa, anche se in presenza di motivi 

di dubbio, la precitata autorità si sarebbe basata unicamente sulle asser-

zioni dell’insorgente, omettendo invece di sottoporre il medesimo ad una 

perizia medica volta a stabilire con un sufficiente grado di certezza scienti-

fica la sua età anagrafica, come sarebbe prassi in situazioni analoghe. Per 

quanto attiene le dichiarazioni rese dal ricorrente nel corso del verbale 

RMNA, per le stesse andrebbe tenuto conto del contesto sociale e culturale 

svantaggiato dal quale egli proverrebbe, della sua scarsa scolarizzazione, 

e delle difficoltà di fare di conto che si sarebbero palesate durante l’audi-

zione. Il medesimo, in risposta ai quesiti dell’autorità inferiore, avrebbe pe-

raltro fornito tutte le informazioni congruenti in suo possesso, ed avrebbe 

effettuato i semplici calcoli in conformità con il suo ridottissimo grado 

d’istruzione. Inoltre, nello scambio di comunicazioni tra le autorità svizzere 

e rispettivamente (…) e romene, come pure tra le autorità (…) (sic!: ro-

mene) e (…), non vi sarebbe traccia di un accertamento specifico sulla sua 

età, nonché le date di nascita discordanti registrate in E._______ ed in Ro-

mania, in assenza di perizia medica, non sarebbero idonee ad escludere 

la minore età del ricorrente. Le difficoltà espositive emerse durante l’audi-

zione RMNA, andrebbero peraltro lette alla luce della presunzione di mi-

nore età del minore e della traumaticità delle esperienze che egli avrebbe 

vissuto in patria e nel corso del viaggio d’espatrio. Pertanto il medesimo, in 

assenza di una perizia medica, non potrebbe essere ritenuto maggiorenne. 

Dipoi nel caso in esame, andrebbe tenuto conto che l’accettazione delle 

autorità romene, si fonda sull’art. 18 par. 1 lett. c Regolamento Dublino III, 

con la conseguenza che l’insorgente – per il quale non si potrebbe esclu-

dere la minore età – dovrebbe ripresentare una nuova domanda di asilo in 

Romania. Inoltre, andrebbe tenuto conto di quanto indicato in sede d’audi-

zione dall’insorgente quali motivi che si opporrebbero ad un suo rinvio nel 

predetto Paese, nonché dell’interesse superiore del minore, seguendo l’in-

terpretazione per il Regolamento Dublino III, fornita per tale ultimo aspetto 

dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (di se-

guito: CGUE). Oltretutto, sarebbe notorio che il sistema d’accoglienza 

d’asilo romeno sarebbe terreno di intensi episodi di violenza da parte della 

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polizia a scapito dei richiedenti l’asilo, nonché presenterebbe delle carenze 

sistemiche sia a livello di alloggi che di assistenza materiale. Alla luce di 

tali evenienze, l’autorità inferiore avrebbe pertanto proceduto ad un accer-

tamento inaccurato dei fatti giuridicamente rilevanti per la causa sia in me-

rito alla sussistenza di carenze sistemiche nel sistema d’asilo romeno, che 

in relazione alla valutazione dell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 ri-

spettivamente dell’art. 17 Regolamento Dublino III. Ciò in quanto un rinvio 

dell’interessato in Romania, sarebbe incompatibile con il diritto internazio-

nale imperativo, in particolare con l’art. 3 CEDU. Circostanza che potrebbe 

essere ovviata soltanto qualora vi siano delle garanzie concrete ed indivi-

duali fornite per il ricorrente in merito all’accoglienza nel predetto Paese. 

5.  

5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento. 

5.2  

5.2.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.2.2 Nel succitato contesto, qualora la questione della minore età dell’in-

teressato sia oggetto di disputa, si necessita dirimere preliminarmente tale 

aspetto, essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale 

(art. 17 cpv. 3 LAsi) che nell’ambito della determinazione dello Stato re-

sponsabile per l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Du-

blino III). La valutazione operata dalla SEM in sede di prima istanza può 

essere contestata dal richiedente nell’ambito del ricorso contro la decisione 

di non entrata nel merito (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3). Nella sentenza 

precitata, il Tribunale ha in particolare ritenuto come, per quanto concerne 

la minore età, è al richiedente asilo che incombe l’onere della prova deri-

vante da un’applicazione analogica dell’art. 8 CC (cfr. DTAF 2019 I/6 con-

sid. 5.3). Inoltre, in presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e cor-

retto da parte dell’autorità inferiore, se la valutazione globale degli atti di 

causa non permette di ritenere che l’interessato abbia reso verosimile la 

minore età, questi sarà tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo 

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conseguentemente considerato maggiorenne (cfr. consid. 5.1-5.4 con ulte-

riori rif. citati). Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a 

titolo pregiudiziale sulla questione (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5). Per 

giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui docu-

menti d’identità autentici depositati agli atti, così come sui risultati delle au-

dizioni relativamente al quadro personale dell’interessato nel paese d’ori-

gine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico. Se neces-

sario ordina una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. 

art. 17 cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2018 VI/3 con-

sid. 4.2.2). Una volta esperita l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezza-

mento globale degli elementi in presenza in ossequio ai principi sopra 

esposti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5 e rif. citati). 

5.2.3 Nella presente disamina, il Tribunale concorda con la conclusione 

alla quale l’autorità resistente è giunta in esito all’inverosimiglianza della 

minore età asserita dall’insorgente. Invero, il ricorrente nel corso della pro-

cedura di prima istanza, ha fornito delle indicazioni anagrafiche e biografi-

che nel loro complesso incoerenti e contraddittorie, che possono essere 

soltanto in parte relativizzate a fronte delle asserite vicende drammatiche 

vissute dallo stesso in patria e durante il suo viaggio, come pure a causa 

della sua carente scolarizzazione e del contesto specifico dal quale il me-

desimo proverrebbe, così come proposto nel gravame dall’insorgente. 

Quandanche possa difatti essere verosimile che una persona proveniente 

da tale contesto culturale e con una scolarizzazione precaria, non conosca 

la sua data di nascita esatta e che non sappia fare bene di conto, tuttavia 

le motivazioni testé enunciate del ricorrente vengono di fatto smentite dalle 

sue stesse asserzioni. In primo luogo, si denota come non convincano le 

risposte fornite dall’insorgente circa le modalità con le quali egli sarebbe 

venuto a conoscenza della sua data di nascita, rispettivamente di aver 

compiuto (…) nell’anno (…) (cfr. verbale RMNA, p.to 1.06, pag. 3 seg.). 

Invero egli ha riferito essere nato il (…), data che avrebbe calcolato un suo 

amico, mentre che dalla sua famiglia avrebbe appreso soltanto che egli 

“Quando arriverà il (…), avrai compiuto (…) anni” (cfr. verbale RMNA, p.to 

1.06, pag. 3 seg.). Tuttavia stupisce d’un canto come abbia fatto l’amico a 

calcolare la stessa, se l’insorgente non era neppure a conoscenza della 

sua data di nascita espressa secondo il calendario persiano, e d’altro canto 

che da parte della sua famiglia gli abbiano comunicato il compimento dei 

(…) anni con l’anno espresso nel calendario gregoriano e non invece, 

come d’uso per persone viventi in Afghanistan, con quello persiano, vista 

anche la poca istruzione e le difficoltà asserite dall’insorgente, nonché il 

contesto svantaggiato dal quale egli riferisce provenire. Del resto, come 

osservato rettamente dalla SEM nel provvedimento avversato, il fatto che 

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egli abbia compiuto (…) anni, risulta essere incongruente con la data di 

nascita fornita dal medesimo del (…) (cfr. p.to 1.06, pag. 4), e la spiega-

zione data dal medesimo sia nel verbale RMNA che esposta nel ricorso a 

supporto, non sono in alcun modo esplicative di tale discrepanza. L’insor-

gente, malgrado abbia nel corso dell’audizione RMNA più volte risposto 

che non conosceva l’anno o la sua età di alcuni eventi della sua biografia, 

del suo espatrio o ancora in relazione all’età dei genitori al momento del 

suo espatrio (cfr. verbale RMNA, p.to 1.17.04, pag. 6, p.to 1.17.05, pag. 7; 

p.to 2.06, pag. 9), asserendo addirittura di non avere contezza delle date 

(cfr. p.to 1.17.05, pag. 7); tuttavia poco dopo su richiesta di effettuare il cal-

colo relativo l’anno del suo espatrio che sarebbe avvenuto, secondo le sue 

stesse asserzioni (…) anni prima, allorché aveva (…) o (…) anni, il richie-

dente è stato di fatto in grado di effettuare lo stesso, asserendo che fosse 

il (…) (cfr. p.to 1.17.05, pag. 7: “[…] Per esempio se faccio un calcolo, que-

sto Ramadan è il […] Ramadan che io sono uscito dall’Afghanistan. Se 

faccio un calcolo, penso che era il […] quando sono partito per venire qua”). 

Tale risposta insinua quindi il forte dubbio che egli in realtà sia in grado di 

effettuare tali semplici calcoli, e che le sue presunte difficoltà di calcolo 

espresse sia in ambito del verbale RMNA (cfr. anche p.to 7.02, pag. 13) 

che con il ricorso, in realtà non sussistano. Egli stesso ha peraltro asserito 

di saper fare i calcoli matematici, di aver imparato anche a scrivere tramite 

un vicino di casa (cfr. verbale RMNA, p.to 7.02, pag. 13), nonché che a 

scuola, gli avrebbero insegnato il dari e il pashtu (cfr. verbale RMNA, p.to 

7.02, pag. 13). Affermazione quest’ultima che risulta contraddittoria rispetto 

a quanto poco prima riferito, di non essere capace neppure di scrivere il 

suo nome, malgrado i (…) o (…) anni di scuola effettuati (cfr. verbale 

RMNA, p.to 7.02, pag. 12). Nemmeno allorché il ricorrente è stato confron-

tato con le incongruenze e vaghezze rilevate dal funzionario della SEM 

nelle sue risposte nell’ambito del verbale RMNA, egli è stato in grado di 

delucidarle, affermando unicamente di non avere nulla da dire (cfr. p.to 

8.01, pag. 13). Per di più, l’evenienza che la data di nascita registrata sia 

in E._______ (del […], cfr. atto SEM n. 19/1) che in Romania (del […], cfr. 

atto SEM n. 23/1), stabiliscano la maggiore età del medesimo al momento 

dell’inoltro della domanda d’asilo in Svizzera, a differenza di quanto soste-

nuto dal ricorrente nel gravame (cfr. ricorso, p.to 4, pag. 6), in realtà sono 

un ulteriore elemento a sostegno dell’inverosimiglianza della minore età 

allegata dal medesimo nella presente procedura. Oltracciò, l’autorità infe-

riore appare aver proceduto ad un esame completo e corretto dei fatti de-

terminanti per giungere ad una valutazione in merito all’età dell’insorgente, 

ponendo segnatamente a quest’ultimo dei quesiti puntuali e precisi durante 

l’audizione RMNA, come pure concedendogli un diritto di essere sentito 

specifico circa l’età asserita. È basandosi sulle informazioni raccolte, ed a 

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seguito di una ponderazione globale degli elementi in suo possesso, che 

l’autorità resistente ha quindi concluso circa la maggiore età dell’insor-

gente. A fronte degli elementi testé considerati, anche il Tribunale ritiene 

pertanto che sia a giusto titolo che l’autorità inferiore non ha proceduto ad 

ulteriori atti istruttori, segnatamente ad una perizia medica per accertare 

l’età del ricorrente, come preteso nel ricorso da questi, in quanto l’istruzione 

svolta risulta sufficientemente completa e corretta (cfr. anche in tal senso 

la sentenza del Tribunale D-871/2021 dell’8 marzo 2021 consid. 5.3). 

5.2.4 Nelle surriferite circostanze, l’insorgente – al quale si ribadisce in-

combeva l’onere della prova in merito (cfr. supra consid. 5.2.2) – non è 

stato in grado di rendere verosimile la sua supposta minore età al momento 

dell’inoltro della sua domanda d’asilo in Svizzera. Ciò comporta che lui 

debba assumerne le conseguenze; ovvero che egli sia considerato mag-

giorenne in conformità con la giurisprudenza summenzionata (cfr. supra 

consid. 5.2.2), che le disposizioni normative relative i minorenni non gli 

siano applicabili ed egli non possa a ragione avvalersene, come conside-

rato rettamente anche nella decisione impugnata dalla SEM. 

6.  

6.1 Ciò posto, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la do-

manda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, 

ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15). 

Nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come 

è il caso di specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III  

Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti 

citati). Inoltre, la determinazione dello Stato membro competente avviene 

sulla base della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha 

presentato domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2  

Regolamento Dublino III). 

6.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-

bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-

sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in 

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base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro designato in base 

ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda è 

stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di determi-

nazione diventa lo Stato membro competente. 

6.3 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese 

terzo o un apolide che ha ritirato la sua domanda in corso d’esame e che 

ha presentato una domanda in un altro Stato membro o che si trova nel 

territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 

par. 1 lett. c Regolamento Dublino III). 

7.  

Nella presente disamina, come già sopra evinto, le investigazioni effettuate 

dalla SEM, hanno rivelato che l’interessato aveva depositato due prece-

denti domande d’asilo in E._______ ed in Romania, rispettivamente il  

(…) ed il (…) (cfr. atto SEM n. 8/1). Di conseguenza, il (…), l’autorità pre-

posta elvetica ha presentato all’autorità competente romena – nei termini 

prescritti dall’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III – una richiesta di ri-

presa in carico basata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. 

atto SEM n. 20/6). Quest’ultima autorità ha espressamente accettato il tra-

sferimento il (…), in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. c Regolamento Du-

blino III (cfr. atto SEM n. 23/1). Di conseguenza la competenza della Ro-

mania è di principio data.  

Alle precitate condizioni, sia l’eventualità che il ricorrente debba ripresen-

tare una domanda d’asilo in Romania, che il fatto che egli non avrebbe 

depositato volontariamente la sua domanda d’asilo nel predetto Stato 

membro, o ancora della sua volontà di raggiungere la Svizzera e di volervi 

rimanere, come rammentato anche nel gravame (cfr. ricorso, p.to 5, 

pag. 8), risultano essere delle circostanze ininfluenti per la determinazione 

dello Stato membro competente. Si rammenta inoltre in tale contesto come, 

tramite l’esame della domanda da parte di un unico Stato membro («one 

chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte proprio al feno-

meno delle domande di asilo multiple («asylum shopping»). Infine, visto 

quanto già sopra rilevato circa l’inverosimiglianza della minore età allegata 

dall’insorgente (cfr. supra consid. 5.2) le argomentazioni ricorsuali circa la 

presa in considerazione nella valutazione dell’interesse superiore del mi-

nore (cfr. ricorso, p.to 5, pag. 8), sono da scartare senza attardarsi oltre 

sulle stesse. 

8.  

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Pagina 11 

8.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti l’asilo, in 

primo luogo si osserva come la Romania è legata alla CartaUE e firmataria 

della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposi-

zioni. Appare inoltre doveroso rilevare che ad oggi, né lo scrivente Tribu-

nale – a differenza di quanto implicitamente allega l’insorgente nel suo gra-

vame (cfr. ricorso, p.to 5, pag. 9) – né la Corte europea dei diritti dell’uomo 

(CorteEDU), così come neppure la Corte di giustizia dell’Unione europea 

hanno constatato l’esistenza di carenze sistemiche in Romania (cfr. fra le 

altre, le sentenze del Tribunale D-2476/2021 dell’8 giugno 2021 consid. 7; 

F-2570/2021 del 7 giugno 2021 consid. 7; E-2412/2021 del 31 mag-

gio 2021 consid. 6.2.2; F-2380/2021 del 27 maggio 2021 consid. 5.2). Di 

conseguenza, la Romania è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti 

l’asilo, segnatamente il diritto alla trattazione della propria domanda se-

condo una procedura giusta ed equa ed a garantire una protezione con-

forme al diritto internazionale ed europeo, in particolare rispettosa del prin-

cipio di non respingimento ex art. 33 Conv. rifugiati così come il divieto di 

trattamenti contrari all’art. 3 CEDU ed alla Conv. tortura (cfr. fra le tante le 

sentenze D-2476/2021 consid. 7 e F-2380/2021 consid. 5.2).  

8.2 Tornando alla presente disamina, le allegazioni generiche di maltratta-

menti che subirebbero i richiedenti l’asilo da parte della polizia di frontiera 

romena come pure di respingimenti forzati, contenute nel gravame, con 

riferimento a diversi rapporti, non contengono alcun elemento concreto, 

che possa sovvertire né l’invalsa giurisprudenza testé enucleata né la pre-

sunzione succitata. Al contrario, il ricorrente stesso ha asserito che le au-

torità romene si sarebbero comportate bene nei suoi confronti (cfr. verbale 

RMNA, p.to 8.01, pag. 15). Ad ogni modo, giova osservare in merito che 

essendo la Romania uno Stato di diritto, apparterrebbe al richiedente di 

adire le competenti autorità giudiziarie romene onde tutelare i propri diritti, 

se delle evenienze sopra citate dovessero occorrergli in futuro (cfr. sen-

tenza del Tribunale F-2380/2021 consid. 5.2). 

8.3 Anche le successive argomentazioni contenute nel ricorso, riguardo 

un’asserita mancanza di garanzia da parte della Romania di rispetto degli 

standard minimi in materia di alloggio e di assistenza materiale, non sono 

atte a provare, in modo concreto e circostanziato, l’esistenza di una pratica 

attuale e avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie mi-

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Pagina 12 

nime in materia, che sovvertirebbero la summenzionata presunzione. Di-

fatti, dalle tavole processuali, non è possibile desumere indizi oggettivi, seri 

e concreti atti a comprovare che il trasferimento in Romania – ove già in 

passato il ricorrente è stato accolto ed ha potuto beneficiare anche dell’as-

sistenza medica presente (cfr. verbale RMNA, p.to 8.01, pag. 15) – espor-

rebbe effettivamente il precitato al rischio di vedere insoddisfatti i suoi bi-

sogni esistenziali minimi secondo la direttiva accoglienza. In ogni caso, se 

egli dovesse eventualmente riscontrare in futuro una temporanea restri-

zione alle sue condizioni vitali minime, in tale evenienza potrà, se del caso, 

indirizzarsi alle autorità romene per far valere i suoi diritti (cfr. art. 26 diret-

tiva accoglienza; cfr. nello stesso senso tra le altre la sentenza del Tribu-

nale E-2412/2021 consid. 6.2.3).  

8.4 Infine, dagli atti all’inserto non sono nemmeno ravvisabili motivi per i 

quali vi sia da ritenere che la Romania non rispetterebbe il principio di non-

respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la sua vita, la sua 

integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi men-

zionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto a 

recarsi in un Paese di tal genere. 

8.5 Ne discende che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento 

Dublino III non si giustifica nel caso di specie. In tal senso, una richiesta di 

garanzie supplementari in merito all’accoglienza in Romania del richie-

dente, così come postulato nel gravame dal ricorrente, non risulta essere 

in alcun modo necessario. Per il resto, visto quanto sopra considerato, non 

è ravvisabile nella valutazione della SEM, alcun accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi) – e 

quindi di convesso neppure è rilevabile alcuna violazione contraria al prin-

cipio inquisitorio da parte dell’autorità inferiore – in ordine alla sussistenza 

di carenze sistemiche nel sistema d’asilo romeno, così come censurato 

dall’interessato nel gravame. 

9.  

Da ultimo, riguardo alla sussistenza di “motivi umanitari” nel caso di specie, 

come implicitamente addotto nel ricorso dall’insorgente (cfr. ricorso, p.to 5, 

pag. 10), occorre considerare quanto segue. 

9.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete. 

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Pagina 13 

9.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 – disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la clausola di sovranità – se “motivi umanitari” lo 

giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda. L’autorità di prime cure, nell’applicazione della 

succitata disposizione, dispone di un ampio potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Invero, la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi, 

ha ristretto il potere d’esame del Tribunale e pertanto quest’ultimo può uni-

camente esaminare se la SEM ha esercitato il suo potere di apprezza-

mento in modo conforme alla legge, ossia se l’autorità inferiore ha fatto uso 

di tale potere e l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione dell’autorità inferiore sia so-

stenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi umanitari 

e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, il 

principio di parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il Tri-

bunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). 

9.3 Nella fattispecie, alla luce di tutto quanto già sopra rilevato e dagli atti, 

non appaiono elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato 

in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento. Peraltro, ha stabilito 

in maniera completa ed esatta i fatti pertinenti per la causa – e si può quindi 

di convesso respingere fermamente la censura ricorsuale mossa generica-

mente in tal senso nei confronti del provvedimento avversato (cfr. ricorso, 

p.to 5, pag. 10) – e non ha commesso né eccesso né abuso del suo potere 

di apprezzamento negando l’esistenza di motivi umanitari ai sensi della di-

sposizione precitata in relazione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino 

III. 

10.  

Ne discende che, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da 

parte della Svizzera, la Romania rimane competente per il seguito della 

domanda d’asilo e d’allontanamento del richiedente ai sensi del Regola-

mento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-

zioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto Regolamento. 

11.  

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso la Romania conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il medesimo non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1). 

D-2895/2021 

Pagina 14 

12.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, 

che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-

rimento dell’interessato dalla Svizzera verso la Romania confermata. 

13.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo al gravame, risulta senza oggetto. 

14.  

Altresì, per lo stesso motivo di cui al consid. 13, la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, è divenuta senza oggetto. 

15.  

Da ultimo, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

16.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, sono po-

ste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

17.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2895/2021 

Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal paga-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della pre-

sente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: