# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f5456d0d-6a4b-5b87-bc6b-3a7bf0278acf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-11-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.11.2016 35.2014.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2014-11_2016-11-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2014.11

   

  mm

  	
  Lugano

  24 novembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 febbraio 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 4 febbraio 2014 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il 18 maggio 2012, il __________
di __________ ha comunicato alla CO 1 che la propria dipendente RI 1, in data
1° maggio 2012, aveva subìto una contusione alla schiena (cfr. doc. 35). 

                                         Dal questionario LAINF
compilato l’8 giugno 2012 si evince che il sinistro sarebbe consistito in una
caduta dalle scale, occorsa il 12 aprile 2012 (doc. 36).

                                         Con certificazione del 13
giugno 2012, il dott. __________ ha dichiarato che, in occasione della prima
consultazione (17 aprile 2012), la paziente lamentava dolori a livello
lombo-sacrale e dell’articolazione sacro-iliaca destra (doc. 37). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità. Esso ha in particolare corrisposto
indennità giornaliere del 100% dal 15 aprile al 7 ottobre 2012 e del 50% sino
al 14 novembre 2012. 

                                         Facendo capo alle
risultanze di una perizia elaborata dal proprio medico fiduciario, la CO 1 ha
ritenuto estinto il nesso causale naturale con l’evento traumatico dell’aprile
2012 e, con esso, il proprio obbligo a prestazioni, a decorrere dal 15 novembre
2012 (cfr. doc. 44 e 45). 

 

                               1.2.   RI 1 sarebbe rimasta vittima
di un secondo evento infortunistico il 26 aprile 2013, scivolando nella vasca
da bagno e cadendo all’indietro sul sedere (cfr. doc. 46, p. 2 e doc. 52).

                                         In occasione del consulto
del 22 maggio 2013, l’ortopedico dott. __________ ha diagnosticato una
contusione lombosacrale (cfr. doc. 47). 

 

                                         Anche questo sinistro è
stato assunto dalla CO 1.

 

                               1.3.   Esperiti gli accertamenti del
caso, con decisione formale del 4 luglio 2013, l’assicuratore LAINF ha
dichiarato RI 1 totalmente abile al lavoro a contare dal 3 giugno 2013 (doc.
51). 

 

                                         Contro tale provvedimento
è stata interposta opposizione (doc. 55). 

 

                               1.4.   Nel corso del mese di
novembre 2013, la CO 1 ha presentato una denuncia penale nei confronti di RI 1
e di suo figlio __________, per i reati di truffa, falsità in documenti e altri
reati (cfr. doc. 56). 

 

                               1.5.   Con decisione su opposizione
del 4 febbraio 2014, l’amministrazione ha confermato l’estinzione del diritto
alle prestazioni a far tempo dal 3 giugno 2013, sostenendo che, da quella data
in poi, i disturbi presentati da RI 1 non sarebbero più imputabili al sinistro
del mese di aprile 2013 (cfr. doc. 59). 

 

                               1.6.   Con tempestivo ricorso del 20
febbraio 2014, RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto, in via
preliminare, l’allestimento di una perizia medica giudiziaria e, nel
merito, il ripristino delle prestazioni dal 3 giugno 2013 in base alle
risultanze delle perizia giudiziaria. 

                                         A sostegno delle proprie
pretese, la ricorrente osserva innanzitutto di essere rimasta vittima di un
terzo infortunio all’inizio del mese di luglio 2013, cadendo dalla scaletta
della piscina e picchiando la schiena e la gamba sinistra. 

                                         D’altro canto, l’insorgente
segnala che gli accertamenti disposti nel frattempo dal neurologo dott. __________
avrebbero evidenziato gli esiti di un “evento vascolare acuto”, ossia di un “cosiddetto
ictus”. Ella ritiene quindi opportuno che “… la stessa assicuratrice, presso la
quale la ricorrente è assicurata anche per la perdita di guadagno a seguito di
malattia, prendesse in considerazione la documentazione medica di cui sopra e
corrispondesse alla propria assicurata le indennità di perdita di guadagno per
l’incapacità accertata negli stessi, e da porsi in relazione anche con l’evento
vascolare di cui la stessa è stata vittima.”.

                                         Infine, la ricorrente
rileva che, a dipendenza dell’evento dell’aprile 2013, la CO 1 ha riconosciuto
prestazioni per circa 5 mesi, mentre per quello dell’aprile 2013 – definito
dall’assicuratore della stessa gravità del primo – per un periodo di poco
superiore ad un mese (cfr. doc. I). 

 

                               1.7.   La CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.8.   In replica e in duplica, le
parti si sono in sostanza riconfermate nelle loro rispettive allegazioni e conclusioni
(cfr. doc. V e doc. VII).

 

                               1.9.   La procedura è stata
informalmente sospesa nell’attesa di conoscere l’esito del procedimento penale
aperto nei confronti dell’insorgente. 

 

                                         In data 17 novembre 2016,
a questo Tribunale è pervenuta copia dell’atto d’accusa che la PP __________ ha
nel frattempo emesso nei confronti di RI 1 e di suo figlio __________. La
ricorrente è stata rinviata a giudizio, in particolare, per il reato di ripetuta
truffa per avere “… segnatamente a far tempo dal 12 aprile 2012, annunciato
__________ l’infortunio di RI 1 al 100% sino al 07.10.2012 e al 50% dal
08.10.2012 al 14.11.2012, facendo stipulare all’assicurata un contratto di
lavoro datato 1.3.2012, considerato che nel summenzionato periodo RI 1 ha,
malgrado l’asserito infortunio, regolarmente lavorato a tempo pieno, come
risulta dai controlli effettuati dall’ispettorato del lavoro, rispettivamente
dai piani di lavoro consegnati da __________ all’ispettorato del lavoro,
inducendo in questo modo i funzionari della compagnia assicurativa a versare a
titolo di indennità giornaliere per infortunio complessivi CHF 35'234.40”(cfr.
allegato al doc. XXI). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se l’assicuratore resistente era
legittimato a dichiarare estinto dal 3 giugno 2013 il proprio obbligo a
prestazioni dipendente dall’infortunio del 26 aprile 2013, oppure no. 

 

                               2.2.   Secondo l'art.
16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a seguito
d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità giornaliera.

 

                                         Giusta
l’art. 6 LPGA, è considerata incapacità al lavoro qualsiasi incapacità,
totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o
psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o
nel campo d’attività abituale. In caso d’incapacità al lavoro di
lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili
in un’altra professione o campo d’attività.

 

                                         L’entità dell’incapacità
lavorativa (e, quindi, il diritto all’indennità giornaliera ex art. 16 LAINF)
deve essere valutata considerando le mansioni che l’assicurato è concretamente
chiamato a compiere nell’esercizio della sua abituale professione. 

 

                                         Nella RAMI
2004 U 529, p. 572ss., consid. 1.4., il TFA ha precisato che la definizione di
incapacità al lavoro, così come quelle d’incapacità al guadagno e d’invalidità
contenute nella LPGA, corrispondono alle definizioni e ai principi
dell’assicurazione contro gli infortuni elaborati finora dalla giurisprudenza. 

 

                                         La questione
di sapere se l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura
giustificante il riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata
sulla base dei fatti forniti dal medico.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività.

                                         Determinante
ai fini della graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque
l'apprezzamento medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro
che effettivamente risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K 720 p. 106 consid. 2,
U 27

p. 394 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata; RJAM 1982 n. 482 p. 79 consid.
2).

                                         L'assicurato
che rinuncia a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto
i provvedimenti da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria
capacità lavorativa è, ciò nonostante, giudicato per l'attività che egli
potrebbe esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze di
volontà risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in considerazione
nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere, tutt'al più,
considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro causa è da
ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111 V 239
consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid. 2;
1987 p. 393 consid. 2b; 1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire
de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 91).

 

                               2.3.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.4.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   Nella
concreta evenienza, dalle carte processuali emerge che, nel mese di maggio
2012, all’assicuratore LAINF convenuto è stato annunciato che, in data 12
aprile 2012, la ricorrente sarebbe caduta dalle scale riportando una contusione
alla regione sacrale. 

 

                                         In quel contesto,
l’insorgente è stata periziata in particolare dal dott. __________, spec. FMH
in chirurgia, per conto dell’amministrazione (14 novembre 2012). Dal relativo
referto, datato 3 dicembre 2012, si evince che, dopo aver refertato la presenza
di minime algie a livello para-lombosacrale a destra senza nessun riscontro
pratico-effettivo, il fiduciario ha dichiarato ormai estinto il nesso di
causalità naturale con l’evento del 12 aprile 2012 (doc. 44, p. 4: “(…) allo
stato attuale non si può ulteriormente giustificare un nesso di causalità
naturale preponderante fra la fattispecie del 12 aprile 2012 e la
sintomatologia lamentata ritenuta la dinamica dell’infortunio, l’assenza di
effettive lesioni post-traumatiche, le preesistenze conosciute e già oggetto di
terapie mirate a più riprese. Questo anche in ossequio ai criteri della
medicina infortunistica suffragata dall’Accademia delle Scienze Svizzera
secondo cui le semplici contusioni a livello del rachide vertebrale possono
considerarsi guarite nel giro di 6-8 settimane e non vi sono motivi per una
cronicizzazione delle stesse salvo che la struttura del soggetto non sia
particolarmente labile per cui non è più preponderante l’infortunio bensì la
costituzione fisica, eventualmente anche psichica (fibromialgia) del soggetto
in causa.”). 

 

                                         In una nota interna, anch’essa
datata 3 dicembre 2012, il dott. __________ ha informato l’amministrazione di
conoscere RI 1 dal 1994 e di averla “… esaminata ripetutamente per asseriti
infortuni analoghi e sono sicuro che, nel giro di qualche mese, accadrà
nuovamente un nuovo infortunio con nuove cadute e traumi alla schiena. Se
così fosse, convocare immediatamente per visita.” (doc. 43 – il corsivo è del
redattore). 

 

                                         Alla fine del mese di
aprile 2013, all’assicuratore convenuto è stato annunciato un nuovo infortunio:
uscendo dalla vasca da bagno, la ricorrente sarebbe scivolata e caduta sul
sedere, con sviluppo di dolori in sede lombosacrale.

 

                                         Dando seguito al
suggerimento del dott. Simoni, l’istituto assicuratore ha immediatamente
disposto una visita di controllo a cura del dott. __________, spec. FMH in
medicina interna e manuale. 

                                         A margine del consulto del
15 maggio 2013, il fiduciario ha refertato un dichiarato “… leggero dolore
sacrale a destra. Spain test bilaterale libero. Lasègue negativo in posizione
seduta, la paziente riesce a fare una flessione di 70°. La distanza dita-punta
dei piedi in posizione seduta è di 10 cm. Vi è una differenza in questo test
tra la posizione eretta e quella sdraiata. (…). Alla palpazione della
sacroiliaca, in decubito ventrale vi è un leggero dolore.”. La sua diagnosi è
stata quella di sospetta contusione sacrale/irritazione della sacroiliaca
destra senza sintomatologia radicolare. La ricorrente è quindi stata dichiarata
inabile al lavoro in misura completa sino al 26 maggio 2013 e al 50% sino al 1°
giugno 2013 (cfr. doc. 46). 

 

                                         Il 22 maggio 2013, RI 1 ha
privatamente consultato il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica,
il quale ha prescritto l’esecuzione di un ciclo di rieducazione funzionale e
articolare, manipolazioni e terapie applicative atte a disinfiammare le zone
dolenti (doc. 47). 

 

                                         Invitato a pronunciarsi
sulla certificazione del dott. __________, il dott. __________ ha consigliato
all’amministrazione di confermare la chiusura del caso dal 3 giugno 2013, vista
l’assenza di una “… lesione chiara e dimostrabile agli esami radio-strumentali”
e non bastando la diagnosi di “dolori”, così come una causalità fondata sulla
formula “post hoc ergo propter hoc” (cfr. doc. 49).

 

                                         Nel mese di luglio 2013,
la CO 1 ha ricevuto un rapporto del Pronto Soccorso della Clinica __________ di
__________, in cui si faceva riferimento a un’avvenuta caduta sulla scaletta in
piscina con ematoma al polpaccio sinistro e all’insorgenza di una lombalgia con
sciatalgia a sinistra. La ricorrente è stata dichiarata inabile al lavoro al 7
al 12 luglio 2013 (cfr. doc. 50). 

 

                                         Il 18 luglio 2013 ha avuto
luogo una consultazione presso il dott. __________, spec. FMH in neurologia.
Nel relativo referto si fa accenno alla caduta dell’aprile 2013 con, a breve
distanza, “… la comparsa di sintomatologia caratterizzata da senso di fastidio,
impaccio e dolenzia all’arto inferiore di sinistra che si è andato ad
accrescere nelle settimane successive” e alla caduta in piscina, a seguito
della quale “… la sintomatologia è andata accentuandosi. Da circa un mese
riferisce sporadica sensazione di urgenza minzionale.”. Lo specialista ha
osservato che “sebbene i dati neuroradiologici indirizzino verso una possibile
patologia radicolare, la clinica attuale e la storia clinica della paziente,
nonché il riferito problema di urgenza minzionale, rendono atipica la
presentazione fenomenologica di una radicolopatia.”. Egli ha quindi disposto
l’esecuzione di una RMN cerebrale e del rachide/midollo cervicale, nonché
un’eventuale EMG/ENG (cfr. doc. 54). 

 

                                         In data 23 luglio 2013, il
datore di lavoro ha precisato telefonicamente che l’insorgente non era in
realtà rimasta vittima di un nuovo infortunio, ma che si trattava sempre delle
conseguenze di quello occorso nell’aprile 2013 (circostanza che è poi stata
confermata anche dalla stessa ricorrente - cfr. doc. 53). 

 

                                         L’esame di risonanza
magnetica cerebrale effettuato nel frattempo ha evidenziato una “… area di
alterato segnale compatibile aspetto lacunare in sede mesencefalica destra …”,
reperto che, secondo il dott. __________, depone in primo luogo a favore di un
“… possibile evento vascolare acuto risalente all’epoca d’inizio della
sintomatologia. Escludibile la diretta causalità con il primo evento traumatico
mentre non escluderei che questo si sia verificato proprio per la comparsa
dell’evento.” (doc. A 2). 

 

                                         Al termine di tutti gli
accertamenti (eseguiti a __________ in day-hospital), il neurologo privatamente
interpellato da RI 1 ha affermato non esservi “… evidenze di una chiara
eziologia dell’evento vascolare che ha condotto al determinarsi della lesione
lacunare pontina paramediana destra.” (doc. A 3). 

 

                               2.6.   Chiamata ora a pronunciarsi,
tutto ben considerato, questa Corte ritiene di poter confermare l’operato
dell’amministrazione, la quale, facendo capo al parere espresso dal dott. __________
(cfr. doc. 49), ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni a contare dal
3 giugno 2013, posto che, da quella data in poi, i disturbi denunciati da RI 1
non si sono più trovati in un legame causale naturale con il sinistro del 26
aprile 2013 (cfr. doc. 59).

 

                                         Al riguardo, il TCA
rileva che tale conclusione trova piena conferma nelle indicazioni fornite dal
dott. __________, spec. FMH in neurochirurgia, già Primario presso il Reparto
di neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________, in una perizia da lui
elaborata per conto di questa Corte nella causa 35.1998.78, concernente un
assicurato che era rimasto vittima, nel 1989 e nel 1997, di due cadute dalle
scale con contusione, segnatamente, del rachide lombo-sacrale. In sintesi, secondo
il perito giudiziario, una caduta sul sedere partendo dalla posizione eretta –
quale quella di cui sarebbe rimasta vittima la ricorrente - provoca, dal punto
di vista biomeccanico, soltanto una piccola traumatizzazione del rachide
lombare. Le forze in gioco sono relativamente esigue se confrontate con quelle
che agiscono quotidianamente sulla colonna vertebrale. Corrispondentemente
insorgono delle lesioni più o meno pronunciate alle parti molli, le quali però guariscono
di regola entro due - sei settimane dal trauma (nella concreta
evenienza, la CO 1 ha riconosciuto l’esistenza di un nesso causale con l’evento
del 26 aprile 2013 per oltre cinque settimane). 

 

                                         D’altro canto, occorre
osservare che agli atti non figurano certificazioni specialistiche divergenti. In
particolare, i rapporti del dott. __________ non appaiono atti a giustificare
una diversa soluzione della vertenza. In effetti, a prescindere dal fatto che il
neurologo appena citato ha considerato un evento (cfr. doc. 54: “Vi è stato un
nuovo evento traumatico mentre era in piscina a seguito del quale la
sintomatologia è andata accentuandosi.”) che - per esplicita ammissione
dell’insorgente stessa (cfr. doc. 53) - non è mai accaduto, egli ha imputato la
sintomatologia denunciata da RI 1 a una lesione cerebrale, la quale non
costituisce una conseguenza naturale del sinistro dell’aprile 2013 e, come
tale, non può dunque essere posta a carico dell’assicuratore LAINF resistente
(in questo senso, cfr. doc. A 2, p. 1: “Escludibile la diretta causalità con
il primo evento traumatico [quello occorso il 12 aprile 2013, n.d.r.]
mentre non escluderei che questo si sia verificato proprio per la comparsa
dell’evento.”; si veda pure il doc. A 3, p. 1: “Alla luce di tali dati non
vi sono evidenze di una chiara eziologia dell’evento vascolare che ha
condotto al determinarsi della lesione lacunare pontina paramediana destra.” –
il corsivo è del redattore). 

 

                                         In queste condizioni, il
TCA può esimersi dal dare seguito dall’atto istruttorio richiesto
dall’insorgente (perizia medica giudiziaria) in quanto è già sin d’ora
verosimile che da esso non emergerebbero nuovi rilevanti elementi di
valutazione, senza perciò incorrere in una violazione del diritto di essere
sentito (valutazione anticipata delle prove - cfr. DTF 136 I 229 consid.
5.3; 134 I 140 consid. 5.3; 131 I 153 consid. 3 con riferimenti).

 

                                         In esito alle
considerazioni che precedono, valutate le prove secondo il criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), questo Tribunale ritiene
dimostrato che, a far tempo dal 3
giugno 2013, i disturbi lamentati dalla ricorrente non costituivano più una
conseguenza naturale dell’infortunio del mese di aprile 2013 (né tantomeno di
quello precedente, del 12 aprile 2012). 

 

                                         Di conseguenza, la CO 1 era
legittimata a porre fine alle proprie prestazioni a partire da quella data.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                        L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti