# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ae64320e-4822-5416-9f2a-e950a4589948
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 22.05.2019 72.2018.200
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2018-200_2019-05-22.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2018.200

  	
  Lugano,

  22 maggio 2019/ns 

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone Ticino

  	 

	
  La Corte
  delle assise correzionali

  	 

	
   

  	 

	 
	
  composta da:

  	
  giudice Amos Pagnamenta, Presidente

  
	 
	
   

  	
  Alessandro di Santo, cancelliere

  
									

 

sedente nell’aula
penale minore di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

nella causa penale       Ministero
Pubblico

 

	
   

  	
   

  
	
  contro

  	
   IM 1

  rappresentata dall’avv.  DF 1  

  

 

	
   

  	
  in carcerazione preventiva dal
  09.05.2017 al 28.08.2017 (112 giorni)

  

 

 

	
  imputata, a norma dell'atto
  d'accusa 162/2018 del 1° gennaio 2018 emanato dal Procuratore pubblico  PP 1, di

  

 

riciclaggio di denaro

per avere,

nel corso del mese di maggio 2017,

in particolare il 9 maggio 2017,

a __________, a __________ e in altre località,

 

compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento
dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o
dovendo presumere che provenivano da un crimine, verosimilmente una truffa del
genere reap deal o un furto aggravato, in danno di vittime non identificate, 

 

accettando di ricevere a contanti CHF 100'000.00 a __________ da
non meglio identificato __________, soggetto che avrebbe incontrato il giorno
prima in un campo ROM di __________ e che ha chiesto all’imputata di recarsi in
Svizzera, come avvenuto, e di prendere in consegna l’importo di cui sopra per
portarlo in territorio italiano a __________, dietro compenso di Euro 3'000.00,

 

mettendo l’importo di CHF 100’000.00 all’interno di una calza,
occultandolo, 

 

nascondendola sotto la gonna, per trasportare il contante oltre
confine, 

 

recandosi nel primo pomeriggio del giorno 9 maggio 2017 con il
treno EC 19 da __________ in direzione di __________, fino a __________, dove,
mentre effettuava a piedi il tragitto dal binario 1 al posto delle guardie di
Confine, veniva notata alle ore 15.50 in quanto occultava qualcosa sotto la
gonna, 

 

il tutto allo scopo di vanificare l’accertamento dell’origine, il
ritrovamento e la confisca delle banconote, 

 

venendo poi fermata e perquisita, perquisizione a seguito della
quale venivano rinvenuti i CHF 100'000.00,

 

ritenuto che lo stesso giorno l’imputata era arrivata alla mattina
con il treno, proveniente da sud, a __________ in stazione, da dove raggiungeva
__________ in taxi per incontrare tale __________ allo scopo di ricevere il
denaro;

 

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;

reato previsto: all’art. 305bis cifra 1 CP, 

 

 

Presenti:                     -   il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza
del Ministero pubblico;

                                     -   il difensore di fiducia
dell’imputata, avv. DF 1;

 

 

Espletato il
pubblico dibattimento dalle ore 09:35 alle ore 11:15.

 

 

Evase le seguenti

questioni:                     Verbale del dibattimento

 

Il Presidente constata che
l’imputata non è presente. Richiamato lo scritto del giorno precedente del
difensore (doc. TPC 9), comunica di ritenere giustificata l’assenza, di non
ritenere necessaria la sua presenza in ragione del fatto che l’incarto appare
maturo per il giudizio e di procedere quindi al dibattimento in sua assenza.

 

 

Sentiti:                        -   il Procuratore pubblico,
per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: I
fatti sono noti. La signora IM 1 è stata fermata nel mese di maggio, con delle
banconote autentiche di cui non ha voluto riferire la provenienza. Ha in
seguito dichiarato che “__________” le aveva detto di portarle in Svizzera.
L’imputata ha in fine ammesso che i soldi andavano in realtà dalla Svizzera
all’Italia. È stato ritenuto il trasporto di denaro come riconducibile a Rip
Deal, poiché IM 1 è stata riconosciuta dai dipendenti del bar __________,
nonché quel giorno è stata accertata la presenza di ulteriori sei persone, tra
cui “__________”, e in fine per il fatto che tale __________ era stato fermato
proprio per un reato analogo.

La mezza banconota da EUR 5.00 ritrovata nelle mani dell’imputata
è risaputo essere utilizzata per accertarsi che chi ritira i soldi è la persona
giusta. 

Giurisprudenza e dottrina dicono che il giudizio può basarsi anche
su indizi. 

IM 1 appartiene ad una famiglia nota per occuparsi di tali
attività. Indizi concreti sono i CHF 100'000.00 che dovevano transitare dalla
Svizzera all’Italia. L’informatore anonimo parla di cifre maggiori, ma nulla
esclude che abbia fatto più viaggi. L’imputata non ha minimamente collaborato.

L’accusa chiede che IM 1 sia condannata alla pena detentiva di 12
(dodici) mesi, dedotti i 4 (quattro) mesi di carcere preventivo già sofferto,
la confisca di tutti gli importi sequestrati e richiama l’art. 72 CP per quanto
concerne la confisca dei valori patrimoniali;

 

                                     -   l’avv. DF 1,
difensore dell’imputata IM 1, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni: sono passati poco più di 2 anni dai fatti. Osserva che la sua
attenzione si è soffermata sull’istanza di carcerazione, sul reclamo e i vari
scambi di allegati. Le domande sollevate dalla difesa e i dubbi giuridici messi
in evidenza ad oggi non hanno avuto risposta. Il legale legge il reclamo del 24
maggio 2017 circa l’esistenza di un crimine o delitto a monte e sostiene che
non è stato indicato il reato imputato alla signora IM 1. Constata che la
presenza di un pregiudicato con lo stesso cognome dell’imputata, __________,
non basta per poter ipotizzare che la stessa sia collegata a quest’ultimo. IM 1
non è mai stata all’__________ Hotel. Non risulta che l’inchiesta sia sfociata
in un decreto d’accusa o atto d’accusa nei confronti di __________ in
connessione con i fatti imputati a IM 1. 

A IM 1 è stato contestato il fatto che a __________ abiti a 20
minuti a piedi da un pregiudicato con lo stesso cognome.

La segnalazione di un presunto confidente della Polizia di Ginevra
che indica tre ipotetiche truffe delle quali non vi è alcun riscontro non può
essere ritenuta ai fini del giudizio e comunque l’importo sequestrato non ha
nessun legame con le somme menzionate dal confidente.

Il legale fa riferimento alla decisione in cui la CRP indicava che
bisogna ancora valutare quale sia il reato a monte.

Il 19 giugno il PP ha segnalato che non sono state ancora
accertate le vittime, i reati e la presenza di eventuali correi/complici.

Il difensore si interroga pertanto a sapere quali sono stati gli
accertamenti eseguiti per ottenere la proroga della carcerazione, affermando
che non è stato fatto nulla. Nel verbale del 23 agosto 2017 il PP ha
semplicemente riproposto elementi già verificati nei verbali precedenti.

La difesa chiede l’assoluzione piena dal reato di riciclaggio di
denaro, difettando l’accertamento che il denaro derivi da un delitto o da un
crimine. Al proposito cita la sentenza 6B_900/2009.

Il legale segnala che il PP si è limitato a congetture, non ha
indicato se si tratta di un furto o di una truffa ed il numero di tali reati.
Neppure sono state identificate le vittime, i complici, i luoghi e i tempi
delle truffe e nemmeno è stato quantificato il maltolto.

Dalla scarcerazione dell’imputata all’emanazione dell’atto
d’accusa il PP non ha eseguito ulteriori accertamenti. 

Le persone sottoposte all’imputata non sono state riconosciute e
mai il PP ha avuto intenzione di interrogarle. Il confidente ha dichiarato che
l’imputata aveva il compito di trasportare il denaro oltre confine ma per
quanto riguarda l’importo egli indica importi elevati mentre in mano a IM 1 è
stata trovata unicamente la somma di CHF 100'000.00. Non può essere presa in
considerazione la confidenza dell’anonimo informatore, siccome la difesa non ha
potuto confrontarsi con le sue dichiarazioni. Le dichiarazioni del confidente
sono poi in contrasto con quanto indicato nell’atto d’accusa, posto che egli
avrebbe menzionato 2/3 truffe, mentre nell’atto d’accusa non vi è alcun
riferimento al numero di truffe. L’onere della prova, che incombe al PP, non è
stato adempiuto.

Nel caso di specie non si può parlare di organizzazione. Il reato
a monte è necessario per poter parlare di riciclaggio di denaro, bisogna
provare che un crimine è stato commesso e che il denaro provenga da tale
crimine. Nel caso in esame non sappiamo se è stato commesso un crimine o un
reato che configura un delitto. Il PP non è stato in grado di provarlo.

La difesa chiede l’assoluzione di IM 1, il riconoscimento
dell’istanza d’indennizzo prodotta e la rifusione delle spese legali sofferte.

 

 

Considerato,                  in
fatto ed in diritto

 

 

                                    I)   Premessa

 

                                   1.   Con scritto 21 maggio 2019
(doc. TPC 9) la difesa ha chiesto che l’imputata fosse dispensata dal comparire
personalmente al pubblico dibattimento invocando di esservi impossibilitata in
ragione di motivi famigliari.

 

Con decisione comunicata in occasione del pubblico dibattimento,
ritenendo la presenza dell’imputata non necessaria, la Corte ha accolto tale
richiesta dispensandola dalla comparsa personale.

 

 

                                   II)   Vita e precedenti
penali dell’imputata

 

                                   2.   IM 1 è nata il __________ a
__________ (Francia), residente a __________.

 

Nel suo primo verbale d’interrogatorio, invitata a spiegare la
propria situazione personale ha dichiarato:

 

“…OMISSIS...”

(VI PG 9.05.2017, p. 5, AI)

 

Inoltre a verbale del 10 maggio 2017 ha dichiarato:

 

"
(…) …OMISSIS...”

(VI PP 10.05.2017, p.3, AI 3)

 

Si dirà, al proposito, che successivamente la zia è stata
menzionata col nome di __________ (__________).

 

In occasione del verbale del 23 agosto 2017, l’imputata ha
precisato che:

 

“…OMISSIS…”

(VI PP 23.08.2017, p. 2, AI 164)

 

 

                                   3.   Interrogata a sapere quali
fossero le sue intenzioni dopo la scarcerazione, l’imputata ha risposto che: 

 

"
Quando verrò scarcerata intendo tornare in Francia e non più in
Italia.” 

(VI PG 23.08.2017, p. 2, AI 164)

 

 

                                   4.   Dai primi controlli
eseguiti dalle autorità per mezzo CCPD, IM 1 è risultata conosciuta unicamente
in Germania.

 

Durante l’interrogatorio del 9 maggio 2017, l’imputata al
proposito ha dichiarato:

 

"
L’unica cosa che ho fatto una volta ad __________ è quella di non
aver pagato della spesa in un supermercato. 

Una volta scoperta ho pagato quello che
c’era da pagare.

In questo caso però non è arrivata la
Polizia.

Non ho commesso altri reati.”

(VI PG 9.05.2017, p. 5)

 

Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero IM 1 risulta
incensurata, così come pure non emergono condanne nei suoi confronti dai
casellari francese, italiano e tedesco.

 

 

                                  III)   Circostanze
dell’arresto, inchiesta e atto d’accusa

 

                                   5.   IM 1 è stata fermata il 9
maggio 2017 dalle Guardie di Confine a __________ mentre viaggiava sul treno EC
19 diretto a __________. 

 

In tali circostanze, i funzionari doganali hanno notato che
l’imputata stava occultando sotto la gonna ciò che è poi risultata essere una
calza contenente CHF 100'000.00, importo composto da 100 banconote da CHF
1'000.00 cadauna. 

 

 

                                   6.   Come si vedrà, l’imputata
ha fornito versioni del tutto inverosimili circa il motivo per cui si trovava
in Ticino ed il possesso da parte sua della menzionata somma di denaro. 

 

 

                                   7.   Con decisione 12 maggio
2017 il Giudice dei provvedimenti coercitivi ha parzialmente accolto l’istanza
formulata il giorno precedente dal PP, ordinando la carcerazione preventiva di IM
1 per un periodo di 2 mesi, ovvero fino al 10 luglio 2017 ravvisando, oltre a
concreti indizi di reato, l’esistenza di pericolo di fuga e collusione (cfr. AI
23). 

 

Statuendo nell’ambito del reclamo interposto dall’imputata, la CRP
con decisione 22 giugno 2017 ha confermato la carcerazione preventiva della
medesima, per i motivi indicati dal GPC (cfr. AI 82).

 

Con istanza 4 luglio 2017 il PP ha postulato la proroga della
carcerazione fino al 10 ottobre 2017 (cfr. AI 96), istanza parzialmente accolta
dal GPC fino al 28 agosto 2017 (cfr. AI 106).

 

Anche in questo caso l’imputata ha impugnato la decisione del GPC,
provocando così una nuova decisione della CRP a conferma dei motivi di
carcerazione preventiva (cfr. AI 165).

 

L’imputata è stata scarcerata il 28 agosto 2017 (AI 167).

 

 

                                   8.   Con atto d’accusa 162/2018
del 1. ottobre 2017 il PP ha deferito IM 1 dinanzi alla Corte delle Assise
Correzionali per l’ipotesi di reato di riciclaggio di denaro ex art. 305bis CP.

 

 

                                 IV)   Fatti e diritto

 

                                   9.   L’atto d’accusa imputa a IM
1 il reato di riciclaggio di denaro, per avere, nel corso del mese di maggio
2017, in particolare il 9 maggio 2017, a __________, a __________ e in altre
località, compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine,
il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo
presumere che provenivano da un crimine, verosimilmente una truffa del genere
rip-deal o un furto aggravato, in danno di vittime non identificate, accettando
di ricevere a contanti CHF 100'000.00 a __________ da non meglio identificato __________,
soggetto che avrebbe incontrato il giorno prima in un campo ROM di __________ e
che ha chiesto all’imputata di recarsi in Svizzera, come avvenuto, e di
prendere in consegna l’importo di cui sopra per portarlo in territorio italiano
a __________, dietro compenso di Euro 3'000.00, mettendo l’importo di CHF
100’000.00 all’interno di una calza, occultandolo, nascondendola sotto la
gonna, per trasportare il contante oltre confine, recandosi nel primo
pomeriggio del giorno 9 maggio 2017 con il treno EC 19 da __________ in
direzione di __________, fino a __________, dove, mentre effettuava a piedi il
tragitto dal binario 1 al posto delle guardie di Confine, veniva notata alle
ore 15.50 in quanto occultava qualcosa sotto la gonna, il tutto allo scopo di
vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la confisca delle
banconote, venendo poi fermata e perquisita, perquisizione a seguito della
quale venivano rinvenuti i CHF 100'000.00, ritenuto che lo stesso giorno
l’imputata era arrivata alla mattina con il treno, proveniente da sud, a __________
in stazione, da dove raggiungeva __________ in taxi per incontrare tale __________
allo scopo di ricevere il denaro. 

 

 

                                10.   Nel suo primo verbale,
interrogata in merito al motivo per cui si trovasse a __________, l’imputata ha
dichiarato: 

 

"
Ero su si un treno che da __________
mi doveva portare a __________. Su di me le Guardie hanno trovato una calza con
all’interno del denaro. (…) Sono partita da __________ questa mattina
alle ore 09:25.

La mia intenzione era quella di raggiungere
__________. Sul treno ero da sola(…) Il motivo
per cui mi sono recata a __________ era per incontrare una persona ma non l'ho
vista e quindi sono rimasta un po' in stazione, ho poi visitato __________ e la
mia intenzione era quella di prendere il primo treno per fare rientro a __________.”

(VI PG 09.05.2017, p. 3 e 4, all.
AI 1)

 

Ritenuto che la stessa aveva fatto un biglietto di sola andata e
che il treno delle ore 14.00 era completo, l’imputata avrebbe atteso il
convoglio delle ore 15:18 per ripartire alla volta dell’Italia. Queste le sue
dichiarazioni al proposito:

 

"
visto che non ho incontrato la
persona che dovevo vedere, decidevo di fare rientro a __________, ma il treno
delle 14.00 era però completo e non ho potuto salire.

Mi sono recata allo sportello della biglietteria
e mi è stato detto che se avessi fatto un biglietto all'automatico avrei potuto
salire sul treno successivo anche senza prenotazione.

lo volevo prendere un treno diretto che da __________
mi portasse a __________ e quindi ho dovuto aspettare quello delle 15:18.

Sono poi salita sul treno e ho trovato un posto
per sedermi. Una volta arrivata a __________ venivo controllata dalle Guardie
di Confine che erano saliti sul treno. Venivo fatta scendere e sono stata
perquisita perché mi hanno detto che avevo nascosto qualche cosa.

Sono stata perquisita e su di me hanno trovato
una calza, che tenevo in vita, all'interno hanno poi trovato del denaro. Io non
sapevo cosa ci fosse dentro questa calza”

(VI 09.05.2017, p. 4, all. AI 1)

 

 

                                11.   Invitata a riferire circa la
provenienza della calza, IM 1 ha dichiarato:

 

"
da parte mia non ho più niente da
dire.”

(VI 09.05.2017, p. 4, all. AI 1)

 

L’imputata ha comunque riferito di non conoscere la persona che
avrebbe dovuto incontrare in stazione, precisando che:

 

"
non conosco il nome, è stato __________
a dirmi che avrei dovuto incontrare una persona a __________ in stazione.”

(VI 09.05.2017, p. 4, all. AI 1)

 

 

                                12.   Alla domanda a sapere chi
fosse tale “__________”, la donna ha risposto:

 

"
non so chi sia”.

(VI 09.05.2017, p. 4, all. AI 1)

 

 

                                13.   Interrogata quindi a sapere
come avesse fatto il citato individuo a dirle che doveva incontrare qualcuno a __________,
l’imputata si è trincerata dietro un “non parlo” (cfr. VI 09.05.2017, p. 4, all. AI 1).

 

 

                                14.   Dopo
aver affermato di avere visto che all’interno della calza vi erano dei franchi
svizzeri e confrontata al fatto che in precedenza aveva affermato di non sapere
cosa vi fosse celato, IM 1 ha invocato un fraintendimento della domanda (cfr. VI 09.05.2017, p. 4, all. AI 1).

 

Ritornando sui suoi movimenti a __________,
la donna ha dichiarato che prima di risalire sul treno alla volta di __________
si sarebbe recata in città, e meglio:

 

"
Posso dire di avere preso un taxi
verso mezzogiorno dopo essere arrivata in stazione a __________.

Ho chiesto di essere accompagnata in centro
città.

Sono scesa e ho camminato lungo il lago.

Ho poi preso nuovamente un taxi e mi sono fatta
riaccompagnare in stazione.

ADR che non
chiamato il taxi al telefono ma ho preso quelli che ho trovato in strada.

ADR che ho pagato ogni volta per ogni viaggio
circa CHF 20.-.

ADR che il taxi non era di grandi dimensioni.
Non ricordo il colore probabilmente nero.”

(VI PG 9.05.2017, p.4-5, AI 1)

 

Prendendo posizione in merito al fatto che successivamente al suo
fermo il fratello l’avesse cercata con frequenza già 30 minuti dopo il fermo,
l’imputata ha risposto che ciò sarebbe riconducibile al fatto che:

 

"
sono sua sorella è mio fratello ci vogliamo bene”.

(cfr. VI 09.05.2017, p. 5, all. AI
1).

 

 

                                15.   In occasione del verbale
dell’arresto dinanzi al PP l’imputata ha confermato le sue prime dichiarazioni,
sostenendo che:

 

"
(…) confermo di essere partita da __________
ieri mattina con il treno delle ore 09.25 e di essere arrivata a __________”

(VI PP 10.05.2017, p.2, AI 3)

 

 

                                16.   In
punto alle finalità del viaggio, provenienza e destinazione del denaro, IM 1 ha
ribadito anche davanti al Magistrato le inverosimili dichiarazioni rilasciate
il giorno precedente. In particolare, la stessa ha affermato che:

 

"
(…) sono venuta a __________ per
incontrare un individuo che non conosco. (…) tale __________, non meglio
identificato, mi ha detto che dovevo incontrare un individuo che non conosco,
(…) che dovevo incontrare un individuo che non conosco, che tale __________ non
meglio identificato mi ha detto dovevo incontrare, al quale dovevo consegnare
il denaro rinvenuto sulla mia persona.”

(VI PP 10.05.2017, p.2, AI 3)

 

E ancora:

 

"
(…) l’importo di CHF 100’000.00
che è stato rinvenuto sulla mia persona, l’ho portato ieri mattina da __________
a __________.

A domanda del Magistrato a sapere chi mi ha dato
questi CHF 100’000.00 a __________ dico che non so chi sia”.

(VI PP 10.05.2017, p.2, AI 3)

 

 

                                17.   Confrontata
alle comprensibili perplessità del PP relativamente al fatto che uno
sconosciuto potesse averle consegnato CHF 100'000.00 da portare ad un altro
sconosciuto, IM 1 ha risposto:

 

"
dico che la PP ha capito giusto.
Così stanno le cose”.

(VI PP 10.05.2017, p.2, AI 3)

 

Incurante dell’assenza di
verosimiglianza di ciò che stava raccontando, IM 1

 ha nuovamente sostenuto che:

 

"
(…) Questi soldi mi sono stati
dati in una via, sulla via pubblica. Poi io i soldi, come mi viene chiesto,
sempre sulla via pubblica, li ho nascosti sulla mia persona. (…) Ho visto ieri per la prima volta la persona di cui
nulla so riferire, che mi ha dato CHF 100'000.00 per strada a __________. Era
una persona alta, con i capelli neri, gli occhi castani. Poteva avere una quarantina
d'anni.”

(VI PP 10.05.2017, p.2-3, AI 3)

 

 

                                18.   Sulla scorta delle dichiarazioni dell’imputata secondo
cui la stessa avrebbe preso un taxi per recarsi a __________, gli inquirenti ne
hanno ricostruito i movimenti identificando e verbalizzando, in primo luogo, i
tassametristi che l’hanno trasportata. In tal senso il testimone __________ ha
affermato che:

 

"
(…) se ricordo bene, mentre mi
trovavo fermo negli stalli della stazione, si avvicinava una cliente chiedendo
se ero libero. Per la precisone mi chiedeva "Free?"

Rispondevo di si e lei saliva in auto sul sedile
posteriore dalla parte destra.

Le chiedevo dove dovevo portarla e lei mi diceva
in centro città.

Questa cosa me l'ha riferita in italiano.

Durante il viaggio ho scambiato qualche parola
insieme, lei mi diceva che proveniva da __________ e che __________ le piaceva.

Ad un certo punto, scendendo da via __________,
lei riceveva una telefonata. A questo punto, per cortesia mettevo l'autoradio
sul muto.

Avevo modo di sentire che la ragazza diceva
"al __________ __________", dopodichè riattaccava.

La conversazione è durata poco massimo una
decina di secondi ed io ho sentito unicamente quanto sopra.

A questo punto io le dicevo che eravamo fuori
zona e che dovevamo cambiare strada percorrendo il lungolago e lei rispondeva
che andava bene.

Mi fermavo proprio davanti al __________,
l'ammontare della corsa era di CHF 25.e li pagava Euro 25 poiché il cambio da
noi è 1 a 1. (…) dopo avermi pagato lei è scesa ed io sono partito subito senza
prestare attenzione dove lei si sia recata così come anche non ho visto se ad
attenderla vi fosse qualcuno.”

(VI PG 11.05.2017, AI 15, p. 2-3)

 

                                19.   Le
immagini della videosorveglianza hanno permesso di stabilire che l’imputata è
entrata nel __________ per pochi minuti per poi uscire e recarsi presso
l’adiacente bar __________. In tale contesto è quindi stata sentita la gerente
di quest’ultimo esercizio pubblico, __________, la quale ha dichiarato: 

 

"
(…) Martedì 9 maggio tra le 13:30
e le 14:00 mi trovavo da sola all'interno del bar. Ad un certo punto al bancone
arrivava una ragazza che non avevo mai visto prima.

Ordinava una bevanda d'asporto, mi sembra un
caffelatte, pagava 3 euro e 50 in monete ed usciva. (…) Una volta presa la
bevanda è uscita dal bar e non so da che parte sia andata.

Non ricordo se ha usato un cellulare.

Era comunque per tutto il tempo sola”.

(VI PG 12.5.2017, AI 25, p. 2)

 

Dopo aver riconosciuto con un grado di certezza del 90% la donna
nelle fotografie mostratele, la testimone ha pure identificato una seconda
persona, a proposito della quale ha riferito che:

 

"
Riconosco la persona raffigurata
al numero 2 perché circa 1 mese fa si trovava all'interno del bar insieme ad una
persona anziana.

Era poi arrivata la Polizia e li aveva portati
via. Non riconosco le altre persone raffigurate”

(VI PG 12.5.2017, AI 25, p. 3)

 

 

                                20.   Dopo essere uscita dal bar __________,
l’imputata si è diretta al ristorante __________ dove ha chiesto che le fosse
chiamato un taxi.

 

Al proposito è quindi stata verbalizzata __________, gerente di
detto ristorante, la quale ha pure riconosciuto l’imputata tramite
documentazione fotografica, affermando che:

 

"
Tra le ore 13:00 e le 14:00 ricordo
che all'esterno del ristorante, ai nostri tavolini, si è seduta una ragazza. lo
uscivo a prendere la comanda. Lei mi chiedeva una Red Bull, quindi rientravo e
dicevo a __________ di preparare questa bibita e di portarla fuori. lo
continuavo a dare una mano all'interno del ristorante. Dopo so che ha ordinato
anche un cappuccino, me lo ha detto __________.

Dopo 5-10 minuti questa ragazza entrava
all'interno del bar e chiedeva se potevamo chiamarle un taxi.

Mio marito, che era anche lui presente all'interno
del ristorante, telefonava ad un taxista che è anche nostro cliente.

So che però è arrivato un altro taxista perché
questo nostro conoscente non era libero.

Questi fatti mi sono stati riferiti da mio
marito.

La ragazza ha lasciato i soldi della consumazione
in franchi sopra il tavolino”.

(VI PG 11.5.2017, AI 24, p. 2-3)

 

 

                                21.   Dal canto suo, __________,
ovvero colui che ha trasportato l’imputata dal ristorante __________ alla
stazione FFS di __________, ha dichiarato che: 

 

"
(…) verso le 13:45 sono stato chiamato
dalla mia centrale la quale mi diceva di recarmi al ristorante __________ a __________
poiché c'era un cliente ad attendermi. (…)
Appena arrivato dall'interno del ristorante usciva una signorina e saliva sul
taxi. (…) Posso dire che poteva avere circa 30 anni, formosa, alta circa 160cm
capelli non molto lunghi, posso dire che è salita dietro senza che io scendessi
ad aprirle la portiera quindi non l'ho notata molto bene.

Questa donna, in italiano, mi ha detto di
portarla alla stazione FFS di __________.

Cosa che io ho fatto.

Una volta arrivato nella zona adibita allo
scarico dei passeggeri è scesa e mi ha pagato i CHF 20.- della corsa.

Lungo il tragitto non abbiamo parlato”.

(VI PG 11.05.2017, AI 14, p. 3)

 

 

                                22.   IM
1 è stata nuovamente verbalizzata dalla Polizia il 19 maggio 2017,
allorquando, dopo aver esordito sostenendo di non avere nulla da dichiarare
oltre a quanto già affermato nei precedenti verbali, la donna ha dichiarato
che:

 

"
(…) al momento preferisco non rispondere preferisco prendere posizione
alla fine delle contestazioni”

(VI PG 19.05.2017, p.4, AI 35)

 

Sennonché, in realtà, l’imputata ha proseguito con il medesimo
atteggiamento reticente, limitandosi ad ammettere di essere entrata in un bar
per consumare un cappuccino ed acquistare una Red Bull, prima di prendere un
taxi per ritornare in stazione.

 

 

                                23.   Invitata ad indicare se
riconoscesse alcune persone ritratte in fotografia, la donna ha unicamente
identificato suo fratello __________, da lei chiamato __________, il quale
abiterebbe al suo stesso indirizzo. Per contro, l’imputata ha negato di
conoscere tale __________ (cfr. VI PG 19.05.2017, AI 35, p. 4)

 

Alla domanda a sapere se fosse coinvolta in un Rip-deal, IM 1 ha
risposto:

"
(…) so cosa è un RIP DEAL perché
l’ho sentito dai giornali ed in televisione. Rispetto a quanto mi è stato
contestato non sono a conoscenza se vi sia stato qualcosa di illegale in
relazione ai CHF 100’000 che sono stati trovati su di me. Quello che so è la
versione già fornita”.

(VI PG 19.05.2017, AI 35, p. 5)

 

 

                                24.   Interrogata a sapere se
conoscesse __________, persona controllata proprio all’interno del bar __________
il 4 aprile 2017 poiché in procinto di organizzare una truffa Rip-deal,
l’imputata ha risposto che:

 

"
non ho mai visto questa persona”.

(VI PG 19.05.2017, AI 35, p. 5)

 

 

                                25.   La Polizia ha proceduto a
verbalizzare nuovamente l’imputata il 2 giugno 2017.

 

La donna ha inizialmente ammesso che __________ è suo padre,
affermando di avere inizialmente affermato di essere di padre ignoto per motivi
di cui non intendeva riferire (cfr. VI PG 02.06.2017, AI 54.1, p. 5).

 

 

                                26.   Gli inquirenti hanno quindi
invitato a riferire a chi appartenessero i collegamenti telefonici estrapolati
dal di lei cellulare. Per quanto qui di rilevanza, la donna ha indicato che:

"
__________ (__________)

È il numero
di mia zia __________ che da nubile si chiamava __________. Ora si è sposata e
non so il suo cognome. Lei abita al campo nomadi a __________ di cui non so il
nome.

 

__________ (__________)

E mio fratello __________ che io chiamo __________
per un soprannome che gli abbiamo dato da piccolo. Abita al mio medesimo
indirizzo.

__________ (__________)

Può essere un altro numero in uso a mia zia ma
non ne sono sicura.

__________ (__________)

È mia cugina
__________ ed ah 25 anni. Abita a __________ ed è sposata”.

(VI PG 02.06.2017, AI 54.1, p. 3-4)

 

 

                                27.   Invitata
ad indicare a chi appartenessero i numeri telefonici con cui era in contatto il
9 maggio 2017 e dopo aver conferito con il proprio difensore, IM 1 ha affermato
che:

 

"
Inizio con il dire che il numero __________
è in uso alla persona che conosco con il nome "__________". Lui è
zingaro e abita al campo nomadi a __________, penso quello di __________,

(…) non abita nel medesimo campo di mia zia __________ e non sono parenti. (…) 
non so il suo nome vero, io lo conosco come "__________" e l'ho visto
2 0 3 volte e l'ho conosciuto circa 1 0 2 mesi fa a __________ al campo.

Ci siamo scambiati i rispettivi numeri telefonici non ricordo quando e non l'ho
memorizzato con un nominativo poiché non m'interessava.”

(VI PG 02.06.2017, AI 54.1, p. 4)

 

 

                                28.   Interrogata a sapere perché
si fosse trovata a __________ già alle ore 11:26 attendendo le ore 13:31 per
entrare nel __________, l’imputata si è limitata a rispondere:

 

"
(…) Ho passeggiato in zona”.

(VI PG 02.06.2017, AI 54.1, p. 5)

 

 

                                29.   Solo
a questo punto la donna ha cambiato la propria versione dei fatti, dichiarando,
per la prima volta, che:

 

"
Voglio pure dire che ho incontrato
pure "__________" il quale mi ha dato i Chf 100’000.-. Questo è
avvenuto nel bar ove ho poi chiamato il taxi.

“__________" mi ha appunto consegnato il
denaro che era già all'interno della calza, mi ha detto di nasconderli e di
tornare a __________.”

(VI PG 02.06.2017, p. 5, AI 54.1)

 

Precisando poi che:

"
__________" mi ha appunto
consegnato il denaro che era già all'interno della calza, mi ha detto di
nasconderli e di tomare a _____.

(…) non so poi "__________" dove è
andato.

(…) non so la provenienza dei Chf 100'000.- e
"__________" non mi ha detto nulla.”

(VI PG 02.06.2017, AI 54.1, p. 5).

 

 

                                30.   Alla
domanda a sapere dove fosse finita la borsa che portava a tracolla quando la
mattina del 9 maggio 2017 ancora si trovava alla stazione, la donna ha
inizialmente affermato che la stessa conteneva sue cose personali quali un
pigiama, una trousse ed un ricambio, negando che la stessa conteneva banconote
facsimile (VI PG
02.06.2017, AI 54.1, p. 5).

 

Confrontata alla risultanza secondo
cui la borsa non è stata trovata in suo possesso al momento del fermo, IM 1 ha
dapprima affermato di preferire non rispondere alla domanda, aggiungendo poi:

 

"
voglio raccontare qualcosa
spontaneamente. La borsa chiara che avevo con me l’ho posata nella vettura di “__________”,
una Nissan o Fiat di colore nero di piccole dimensioni (…). Questo è avvenuto
praticamente appena arrivata a __________ con il taxi, lui mi ha telefonato ma
non ricordo più dove ci siamo trovati, ricordo che sono salita nella sua auto.
La seconda volta che l’ho visto mi ha appunto dato i Chf 100'000.- ed il sacco
è rimasto nella sua auto. (…) confermo che in questa borsa c’erano i miei
effetti personali”.

(VI PG 02.06.2017, AI 54.1, p. 5) 

 

 

                                31.   Il
7 giugno 2016 IM 1 è stata verbalizzata dal PP. 

 

Nuovamente interpellata in punto al
motivo per cui avesse dichiarato di avere “padre ignoto”, sottacendo
quindi le generalità del genitore, ovvero __________, l’imputata ha indicato
che:

"
non ne ho visto l’interesse poiché
non è spesso al mio domicilio”

(VI PP 7.06.2017, AI 62, p. 2).

 

 

                                32.   In
merito ai fatti, la donna ha quindi confermato quanto dichiarato durante
l’ultimo verbale di Polizia, segnatamente che: 

 

"
(…) è giusto che io mi sono
incontrata a __________ con non meglio precisato __________ il giorno
09.05.2017 dal quale ho ricevuto i CHF 100’000.00 e come descritto nel verbale
di polizia. Non so dare ulteriori dettagli”.

(VI PP 7.06.2017, AI 62, p. 3)

 

 

                                33.   Interrogata
a sapere quale lingua parlasse detto individuo e se l’avesse già incontrato
prima, l’imputata ha riferito che:

 

"
(…) Era un cittadino ROM e parlava
la lingua ROM L'ho visto a __________ e poi a __________ il giorno 09.05.2017”.

(VI PP 7.06.2017, AI 62, p. 3)

 

Dopo aver affermato di averlo visto a __________ in un campo ROM
diverso da quello dove vive la di lei zia, pur non sapendo indicare di quale
campo si trattasse, la donna ha così risposto alla domanda a sapere perché
questi le avesse affidato il 9 maggio 2017, a __________, CHF 100'000.00:

 

"
Dico che non lo so”.

(VI PP 7.06.2017, AI 62, p. 3)

 

 

                                34.   Invitata
a spiegare cosa avrebbe dovuto fare con il denaro, IM 1 ha affermato che:

 

"
Niente dovevo portarli a __________”.

(VI PP 7.06.2017, AI 62, p. 3)

 

Alla domanda a sapere a chi dovesse
consegnare i CHF 100’000.00 la donna ha risposto:

 

"
Non so a chi. A qualcuno che avrei
incontrato sul campo ROM a __________”.

(VI PP 7.06.2017, AI 62, p. 3)

 

 

                                35.   Si
dirà, al proposito, che la donna ha poi sostenuto di non sapere di quale campo
ROM si trattasse e, confrontata all’incongruenza delle sue dichiarazioni, ha
dichiarato che:

 

"
Dico che preferisco non
rispondere.”

(VI PP 7.06.2017, AI 62, p. 3)

 

 

                                36.   In
chiusura al verbale, confrontata al fatto che la Polizia cantonale di Ginevra
aveva dato notizia agli inquirenti del fatto che un loro informatore menzionava
IM 1 quale persona coinvolta nelle truffe Rip-deal, che gli autori materiali
avevano chiesto all’imputata di raggiungere il Ticino per portare in Italia il
denaro sottratto, che __________ sarebbe la mente e capo del gruppo composto,
tra gli altri, dal suocero e dal marito di IM 1 e che in Ticino avrebbero
portato a segno 3 truffe lo stesso giorno, la donna ha affermato che: 

 

"
Dico che non so niente di tutto.
Non ne so di niente.”

(VI PP 07.06.2017, p.4, AI 62)

 

 

                                37.   In
occasione del verbale di Polizia del 14 giugno 2017 a IM 1 è stato dapprima
contestato il riscontro secondo cui l’utenza telefonica in suo uso ed il
collegamento riconducibile a __________ erano risultati allacciati per ore alla
medesima antenna. Invitata ad esprimersi in merito alla considerazione secondo
cui ciò sembrerebbe indicare che i due siano stati insieme per più tempo di quanto
da lei indicato, l’imputata ha affermato che:

 

"
Da parte mia posso dire che ho
incontrato __________ solo per un breve periodo.

Lui mi aveva telefonato e mi aveva detto di
incontrarci in una via di __________ non mi ricordo quale.

Lui è arrivato da solo in auto, io sono salita
nel veicolo sui sedili posteriori.

Lui mi diceva di farmi un giro a piedi e io
scendendo dimenticano la borsa con i miei effetti personali.” 

(VI PG 14.06.2017, AI 68, p. 3)

 

 

                                38.   Invitata
a spiegare perché avrebbe portato seco una borsa contenente un pigiama posto
che avrebbe dovuto rientrare subito a __________, IM 1 ha risposto in modo
tutt’altro che credibile dichiarando che:

 

"
non lo so, sono stata prudente nel
caso in cui ad esempio ci fosse stato un imprevisto come perdere il treno od
altro”.

(VI PG 14.06.2017, AI 68, p. 4)

 

Analogamente, assai poco credibile
è la risposta data alla domanda a sapere cosa avesse fatto durante la
passeggiata a __________, ovvero che: “volevo
andare anche dal parrucchiere ma era troppo caro”.

(VI PG 14.06.2017, AI 68, p. 4)

 

 

                                39.   Nuovamente
verbalizzata il 14 luglio 2017 dalla Polizia, interrogata a sapere come
spiegasse che le schede SIM trovate in suo possesso fossero intestate a
nominativi fittizi, la donna ha dichiarato:

 

"
non he ho alcuna idea. Le ho
acquistate in un chiosco a __________, nessuno mi ha chiesto i documenti e mi
hanno dato le due schede sim”.

(VI PG 14.07.2017, AI 122, p. 3)

 

 

                                40.   Confrontata
al fatto che con il fratello __________ erano intercorsi 13 contatti telefonici
(per complessivi 550 secondi) tra le 10:46 e le 15:33 del 9 maggio 2017, la
donna ha risposto che:

 

"
Perché non ho l'abitudine di
lasciare i miei bambini da soli e quindi ho chiamato diverse volte mio fratello
per vedere come stavano. I bambini erano a __________ con mia madre e mio
fratello. (…) non ho chiamato direttamente mia madre poiché non aveva ancora un
numero italiano. (…) ripeto che i contatti avuti con mio fratello erano
unicamente per sapere come stavano i miei figli.”

(VI PG 14.07.2017, AI 122, p.3)

 

Analogamente, chiamata a
pronunciarsi sui 15 contatti intercorsi con “__________” per 222 secondi tra le
10:44 alle 15:56 del 9 maggio 2017, IM 1 si è espressa come segue:

 

"
ribadisco quanto ho già detto in precedenza”.

(VI PG 14.07.2017, AI 122, p.3)

 

 

                                41.   L’imputata
è poi stata invitata a prendere posizione in merito ai numerosi precedenti
penali e alias di padre e madre, riscontri cui la stessa ha reagito come segue:

 

"
non conosco nessuno dei nominativi
elencati e non sapevo di questi precedenti di mio padre. (…) non sapevo di
questi precedenti di mia madre”.

(VI PG 14.07.2017, AI 122, p.6)

 

 

                                42.   In
occasione del successivo interrogatorio, svoltosi dinanzi alla Polizia il 26
luglio 2017, l’imputata ha ribadito di aver incontrato a __________ unicamente “__________”, affermando di non conoscere
gli altri nominativi che le sono stati sottoposti. Analogamente, la donna ha
contestato che la borsa contenesse banconote fasulle così come pure di
conoscere __________ (cfr. VI PG
26.07.2017, AI 133, p.4)

 

"
Mi viene nuovamente detto che da
nostri accertamenti risulta come la mia famiglia sia coinvolta in attività
malavitose. Difatti questo genere di truffe avvengono sempre ad opera di bande di zingari, ben articolate e
composte da diverse persone collegate fra loro da uno stretto legame di
parentela, che fanno di questa attività delittuosa la loro principale -fonte di
guadagno, dedicandosi pressoché a tempo pieno alla pianificazione e compimento
di questi reati.

Visto ciò risulta difficile credere che non
sappia chi era presente a commettere il rip-deal visto che appunto fanno parte
della mia cerchia famigliare.”

(VI PG 26.07.2017, p.3/4, AI 133)

 

 

                                43.   Chiamata
a prendere posizione in relazione al fatto che la donna avrebbe ricevuto una
telefonata mentre si trovava all’hotel __________, uscendo quindi per recarsi
al bar __________ ed in seguito al __________, la stessa ha affermato che:

 

"
non è stato “__________” a dirmi
dove andare. Sono andata nei due bar per mia scelta visto che si trovavano
nelle vicinanze dell’hotel”.

(VI PG 26.07.2017, AI 133, p. 5)

 

 

                                44.   Alla
domanda a sapere se quando è giunta al bar __________ aveva già con sé il
denaro, l’imputata ha risposto:

 

"
No. Non ancora. Posso dire che “__________”
l’avevo visto la prima volta al campo di __________ la mattina del 08.05.2017 e
mi aveva chiesto di portare dei soldi dalla Svizzera all’Italia. Mi aveva detto
di venire a __________ e che poi per i dettagli si saremmo sentiti al telefono.
Se ricordo bene una volta uscito dal bar __________ ho incontrato “__________”
e sono salita sulla sua vettura, Fiat nera. In quell’occasione mi ha dato i Chf
100'000.-. Sono poi andata all’altro bar dove, se ricordo bene, ho fatto
chiamare un taxi per la stazione (…) quando “__________” mi ha dato il denaro
mi ha solo detto “tieni che poi ti darò il compenso di cui abbiamo discusso.
(…) il mio compenso poteva essere di 2'000.- o 3'000.- Euro, almeno era quello
che speravo. Non avevamo ancora parlato di quanto era il mio compenso. (…) non
so se in relazione a questo fatto vi era una truffa o meno. A me è stato
chiesto di portare i soldi e basta”.

(VI PG 26.07.2017, AI 133, p. 5)

 

Malgrado i numerosi collegamenti
telefonici intervenuti con un’utenza estera, la donna ha riferito di non sapere
chi avesse in uso tale numero, contestando che si trattasse del padre (cfr. VI
PG 26.07.2017, AI 133, p. 5-6)

 

 

                                45.   Sottoposta
ad un ultimo verbale davanti al PP il 23 agosto 2017, la donna ha
sostanzialmente mantenuto le proprie, seppur inverosimili, posizioni,
segnatamente affermando di non sapere perché le schede SIM trovate in suo
possesso fossero intestate a nominativi fittizi, così come pure che i
molteplici contatti telefonici con il fratello erano finalizzati a sapere come
stessero i suoi figli (cfr. VI PP 23.08.2017, AI 163, p. 2).

 

In punto ai suoi contatti con “__________”,
IM 1 ha affermato che:

 

"
confermo che nonostante io abbia
avuto quindici contatti con “__________” per un totale di 220 secondi dalle
10:44 alle 15:56 io so solo il suo nome e nulla di più. Non sono in grado di
dare nessuna informazione con riferimento a eventuali truffe rispettivamente
non è vero che lo scopo di queste telefonate, come risulta alle contestazioni
nel verbale di Polizia, era quello di impartirmi degli ordini in relazione alla
truffa”.

(VI PG 14.07.2017, AI 122, p.3)

 

 

                                46.   Per
il rimanente l’imputata ha mantenuto il medesimo atteggiamento non collaborativo
che ha caratterizzato l’intera inchiesta, ribadendo unicamente che:

 

"
dico che io __________ l’ho
incontrato a __________ in un campo Rom un paio di giorni prima del 9 maggio
2017. Non so niente di più se non questo nome. Lui mi ha detto che il giorno 9
maggio 2017 dovevo andare a __________,
che lui mi avrebbe preso alla stazione. In realtà poi ci siamo incontrati a __________.
Lo scopo, che già mi aveva anticipato nel campo Rom qualche giorno prima del 9
maggio 2017, era che io ricevessi da lui del denaro da portare dalla Svizzera
all’Italia. Da __________ dovevo portarlo
a __________. Una volta che ho incontrato a __________ __________ mi ha dato la
caza nella quale erano contenuti i CHF 100’000.00. Lui mi ha detto che mi
avrebbe dato una volta che arrivavo a __________ EUR 2’000.00 o 3’000.00
siccome io trasportavo questo denaro. Era il mio guadagno per il
transito/trasporto dei soldi dalla Svizzera all’Italia. Avrei dovuto
riconsegnare a __________ i soldi a __________. (…) io non ho chiesto per quale
motivo dovevo trasportare dei soldi dalla Svizzera all’Italia”.

(VI PP 23.08.2017, AI 163, p. 4)

 

 

                                47.   Confrontata
alla scarsa verosimiglianza del suo racconto, la donna ha concluso che:

 

"
E’ chiaro che non è normale questa
cosa. Io non mi sono posta domande. Ho pensato che ricevevo dei soldi con i
quali avrei potuto andare in vacanza. (…) Dico che è effettivamente incredibile
da credere questa cosa ma è la mia versione”.

(VI PP 23.08.2017, AI 163, p. 4)

 

 

                                48.   Si
dirà, in fine, che agli atti figura il verbale di __________, direttore
dell’hotel __________, il quale, sentito in veste di testimone, ha riconosciuto
__________, affermando che:

 

"
ln merito a questa persona posso
dire che era presente nella hall dell'hotel.

Parlo di circa 2-3 settimane fa.

Ricordo che quest'uomo conversava con altri due
uomini che non sono raffigurati nella doc. fotografica.

Sono rimasti circa 20 minuti sia all'interno che
nei tavolini esterni.

Non ho sentito cosa si dicevano ne tantomeno la
lingua con la quale si sono espressi.

Posso però dire che questa persona che ho
riconosciuto non era un nostro cliente, mentre le altre due persone sì.

Non ricordo però chi fossero. Non so dire quanto
tempo hanno pernottato in albergo ne quando sono arrivati.

2/3

Non ho visto se avevano con loro borse o
valigie. Non ho notato se sono arrivati con un veicolo.

Mi viene chiesto se ricordo con più precisione
che giorno poteva essere. Posso dire che era l'inizio della seconda settimana
di maggio, lunedì, martedì o mercoledì.

Mi viene chiesto se sono in grado di descrivere
le due persone che si sono incontrate con l'uomo raffigurato nella foto nr.2.

Sinceramente non sono in grado di descriverli.
Erano due uomini tra i 50-60 anni, distinti. Posso aggiungere che dalla mia
impressione l'uomo della foto era di etnia rom mentre gli altri due no. Ritengo
che lo scopo del loro incontro fosse d'affari questa è l'impressione che mi hanno
dato.

Mi viene mostrato un documento con la foto di una
donna e mi viene chiesto se l'ho già vista. Da parte mia rispondo di no.

A domanda rispondo che la persona raffigurata
nella foto nr.2 non l'avevo mai vista prima di quel giorno.”

(VI PG 30.5.2017, allegato 10 ad AI 169) 

 

 

                                49.   Giusta l'art. 305bis n. 1 CP,
chiunque compie un atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine,
il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo
presumere che provengono da un crimine o da un delitto fiscale qualificato, è
punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
Secondo l'art. 305bis n. 3 CP, l'autore del riciclaggio è punibile anche se
l'atto principale è commesso all'estero, purché costituisca reato anche nel
luogo in cui è stato compiuto. La fattispecie di riciclaggio di denaro
presuppone quale reato a monte un crimine (art. 305bis n. 1 CP). 

 

In considerazione del suo carattere accessorio, la fattispecie del
riciclaggio di denaro esige quindi, oltre alla dimostrazione dell'atto di riciclaggio,
anche quella del reato a monte e della provenienza dei valori patrimoniali da
tale reato (DTF 126 IV 255 consid.
3a). La giurisprudenza non impone tuttavia una "prova stretta"
del reato a monte, in particolare non richiede che ne siano conosciuti l'autore
o le circostanze precise. È sufficiente la certezza che i valori patrimoniali
provengono da un crimine. Il legame richiesto tra il crimine all'origine dei
fondi ed il loro riciclaggio è quindi volontariamente tenue (DTF 138 IV 1 consid.
4.2.2; 120 IV 323 consid.
3d; DTF 6B_887/2018; CARP 17.2018.25). 

 

Il reato di riciclaggio di denaro ha per fine la sottrazione
all'autorità penale del provento di un crimine. Si tratta di un'infrazione di
esposizione a pericolo astratto; il comportamento è dunque punibile a questo
titolo anche se l'atto vanificatorio non ha raggiunto il suo scopo (DTF 128 IV 117 consid.
7a; 127 IV 20 consid.
3a). Il fatto di occultare in un veicolo dei valori patrimoniali che provengono
da un traffico di stupefacenti e di trasportarli oltre il confine costituisce
un atto di riciclaggio di denaro (DTF 127 IV 20 consid.
3b). 

 

Dal profilo soggettivo, l'autore deve conoscere l'origine
criminosa dei fondi ed essere consapevole che il suo atto potrà vanificarne
l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca. In caso di dolo
eventuale, egli deve quantomeno ipotizzarne l'eventualità ed accettarne le
conseguenze (DTF 128 IV 117 consid.
7f; 122 IV 211 consid.
2e; 119 IV 242 consid.
2b).

 

 

                                50.   Per
quanto attiene ai fatti, la Corte ha accertato che l’imputata è giunta in
Ticino la mattina del 9 maggio 2017 – portando con sé una borsa – con il
compito di venire a prendere in consegna una somma di denaro che la stessa
avrebbe poi trasportato in Italia. 

 

Dopo essere scesa alla stazione di __________, IM 1 si è recata a __________
dove è entrata nell’hotel __________. Sempre a __________, la donna si è
incontrata con tale “__________”, il quale le ha consegnato la calza contenente
CHF 100'000.00 che la stessa ha celato sulla propria persona tentando di fare
rientro in Italia.

 

La testimonianza del primo tassametrista attesta che la donna ha
ricevuto telefonicamente l’indicazione di recarsi all’hotel __________ di __________,
località in cui il di lei cellulare è rimasto per lungo tempo collegata alla
medesima antenna cui era allacciato il collegamento in uso a “__________”.

 

Analogamente, è appurato che l’imputata ha consegnato in Ticino a
terze persone, verosimilmente al già citato “__________”, la borsa che la
stessa aveva con sé. Si dirà, al proposito, che non risulta per nulla credibile
che questa contenesse suoi effetti personali.

 

Relativamente alla provenienza e destinazione dei CHF 100'000.00,
l’imputata non ha voluto dare spiegazioni, raccontando, nel corso del
procedimento, più versioni tutte piuttosto inverosimili.

 

 

                                51.   Detto che già solo
l’occultamento di una somma di denaro ed il tentativo di trasportarla dalla
Svizzera all’Italia rappresentano atti suscettibili di vanificarne
l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o la confisca, si impone di
esaminare se, in concreto, è dato l’elemento della provenienza illecita
dell’importo che l’imputata portava seco. 

 

Nella fattispecie, la risposta è affermativa.      

 

Si menzionerà in primo luogo l’estrema reticenza (o meglio, le
palesi menzogne) con cui IM 1 ha descritto i fatti che fungono da contorno
della vicenda. Di fatto, l’imputata ha mentito su quasi ogni fatto contestatole
finché non è stata smentita dalle risultanze dell’inchiesta. Si ricorderanno,
al proposito, la versione secondo cui il denaro era stato importato
dall’Italia, il fatto che l’incontro avrebbe dovuto avvenire in stazione,
l’indicazione di non sapere chi fosse suo padre (salvo poi ammettere che si
tratta di persona pluripregiudicata), il destino della borsa che la donna porta
con sé, i suoi movimenti a __________ o la presenza a __________ di “__________”.
Queste rappresentano, come visto, unicamente alcune tra le principali
circostanze su cui l’imputata ha palesemente mentito. 

 

Giova poi rilevare che gli inquirenti hanno stabilito che a __________
era attivo un gruppo di persone la cui finalità era perpetrare truffe secondo
la modalità Rip-deal.

 

Al proposito, si osserva che la composizione della somma di
denaro, ovvero tutta in banconote da CHF 100.00 risulta essere emblematica e
ulteriormente indiziante in punto ad un’operazione di cambio fraudolenta.

 

Analogamente, non si può non menzionare l’omonimia tra __________
e la qui imputata.

 

Le modalità del trasporto transfrontaliero non possono poi che
suffragare un contesto di illiceità in cui l’imputata ed i suoi correi si sono
mossi.

 

Soprattutto, si deve porre mente alla totale assenza di logicità
nel racconto della donna. Non è infatti credibile che una persona affidi ad una
sconosciuta CHF 100'000.00. A fronte dei riscontri agli atti, ben più
plausibile risulta essere il fatto che IM 1 faceva parte – con il suo preciso
compito di trasportare il denaro – di un gruppo organizzato. Al proposito si
ricorderà la fitta rete di telefonate emerse nell’ambito delle censure
telefoniche. Certo non appare credibile che con il fratello si sia informata in
ben 13 occasioni circa le condizioni dei figli. Pure i 15 contatti con “__________”
testimoniano di rapporti assai più stretti di quanto IM 1 ha voluto ammettere.

 

Peraltro, proprio l’entità del compenso, pari a EUR 2/3'000.00 è
già di per sé significativa del fatto che il denaro non avrebbe potuto
transitare secondo canali ufficiali.

 

Si menzionerà, in fine, la nota informativa della Polizia di
Ginevra. Sebbene la stessa debba essere valutata con prudenza, non si può
sottacere il fatto che quanto riferito dall’informatore si colloca con estrema
precisione nel contesto in cui si sono svolti i fatti il 9 maggio 2017 a __________
e __________.

 

 

                                52.   L’art 305bis CP, come visto,
risulta applicabile unicamente qualora sussista un crimine “a monte”.

 

Tuttavia, conformemente alla giurisprudenza del Tribunale Federale,
tra il denaro ed il crimine non è richiesta una “prova stretta” e le
Corti cantonali non sono tenute a chiarire in modo dettagliato i contorni dei
fatti all’origine del denaro. 

 

Se è vero che l’importo in sé non è sufficiente per ritenere che
vi sia un crimine (cfr. STF 6B_887/2018), nella fattispecie, come visto, emerge
in modo oltremodo evidente dall’incarto che IM 1 era coinvolta in un progetto
criminoso, segnatamente una truffa Rip-deal. 

 

Il fatto, evidenziato dalla difesa, secondo cui gli inquirenti non
sono riusciti ad identificare nessuna vittima, non solo è irrilevante, ma
addirittura suffraga con vigore il fatto che i CHF 100'000.00 provenivano da
una truffa commessa attraverso le modalità testé indicate. È infatti notorio
che i danneggiati di truffe Rip-deal sono estremamente restii a contattare le
autorità e ciò già solo in ragione del fatto che si tratta spesso di operazioni
mosse da avidità e ingordigia e, in quanto tali, già collocabili ai margini
estremi della legalità.

 

Analogamente, nessuna conseguenza può essere tratta dal fatto che
la CRP aveva posto questo accertamento quale motivazione per la conferma della
decisione di carcerazione pronunciata dal GPC.

 

Posto che la truffa rappresenta un crimine e che gli elementi
oggettivi e soggettivi dell’art. 305bis CP sono in concreto realizzati, la
Corte ha confermato l’imputazione contenuta nell’atto d’accusa.

 

 

                                  V)   Commisurazione della pena

 

                                53.   Giusta l’art. 47 cpv. 2 CP la
colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso
(Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il
grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la
reprensibilità dell’offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che la
giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con le
espressioni “risultato dell’attività illecita” e “modo di esecuzione”
(DTF 129 IV 6 consid. 6.1). 

 

Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo (Tatverschulden),
i moventi e gli obiettivi perseguiti – che corrispondono ai motivi a delinquere
del vecchio diritto (art. 63 vCP) – e la possibilità che l’autore aveva di
evitare l’esposizione a pericolo o la lesione, cioè la libertà dell’autore di
decidersi a favore della legalità e contro l’illegalità (cfr. DTF 127 IV 101
consid. 2° p. 103). In relazione a quest’ultimo criterio, occorre tener conto
delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta
dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di
tentazione che non siano così pronunciate da giustificare un’attenuazione della
pena ai sensi dell’art. 48 CP (FF 1999 1745; STF del 12 marzo 2008 6B_370/2007
consid. 2.2).

 

In quest’ambito, si inserisce l’eventuale responsabilità limitata
dell’autore. In una sentenza dell’8 marzo 2010 (DTF 136 IV 55, poi confermata
in STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010), distanziandosi dalla
giurisprudenza precedente (cfr. DTF 134 IV 132), il Tribunale federale ha,
infatti, stabilito che – contrariamente ad un’interpretazione puramente
letterale del testo dell’art. 19 cpv. 2 CP (“il giudice attenua la pena”) – la
scemata imputabilità è un elemento che ha un influsso diretto sulla colpa, la
riduzione della pena menzionata dalla norma non essendo altro che la
conseguenza di tale colpa attenuata. La scemata imputabilità va, quindi,
considerata già nella determinazione della colpa dell’autore e non – come prima
si indicava – semplicemente applicata sulla pena (DTF 136 IV 55 consid. 5.5;
STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2). 

 

 

                                54.   Determinata, così, la colpa
globale dell’imputato (Gesamtverschulden), il giudice deve indicarne in modo
chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei limiti del quadro
edittale, la pena ipotetica adeguata.

Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in
particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una
ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati
all’autore (Täterkomponente), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti
giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di
salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva,
ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale
così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid.
5.7; STF del 22 giugno 2010 6B_1092/2009 e 6B_67/2010 consid. 2.2.2; cfr. anche
STF del 19 giugno 2009 6B_585/2008 consid. 3.5).

 

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato
che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere
sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà
presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (messaggio del 21
settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice
penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999
1744; STF del 14 ottobre 2008, inc. 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008; STF del
12 marzo 2008, inc. 6B_370/2007 consid. 2.2; DTF 128 IV 73 consid. 4 p. 79). La
legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di
pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV
73 consid. 4c p. 79; 127 IV 97 consid. 3 p. 101). Questo criterio di
prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni
marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF
del 14 ottobre 2008 inc. 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 consid. 3.2.; STF
del 12 marzo 2008, inc. 6B_370/2007 consid. 2.2; STF del 17 aprile 2007, inc.
6B_14/2007 consid. 5.2 e riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht,
Allgemeiner Teil II, Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6 n. 72).

 

 

                                55.   Giusta l’art. 42 cpv. 1 CP,
il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena pecuniaria o di una pena
detentiva non superiore a due anni se una pena senza condizionale non sembra
necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti. Così
come la giurisprudenza ha già avuto modo di precisare, la concessione della
sospensione condizionale rappresenta ormai la regola da cui ci si può dipartire
unicamente in presenza di una prognosi negativa, ritenuto che, in caso di
dubbio, deve prevalere il differimento dell’esecuzione della sanzione (STF
6B_103/2007 del 12 novembre 2007, consid. 4.2.2.).

 

 

                                56.   La Corte ha ritenuto la colpa
di IM 1 di gravità lieve media sia dal profilo oggettivo che soggettivo e ciò
in ragione dell’importo di denaro in questione e del bene giuridico protetto.

 

Appare peraltro palese che il ruolo ricoperto dall’imputata,
ovvero esportare il denaro provento della truffa, rappresenta la finalizzazione
dell’intero disegno criminoso, tanto da rappresentarne uno dei tasselli
fondamentali.

 

L’imputata ha evidentemente agito a mero fine di lucro, così da
trarre un rapido e semplice guadagno, senza esitare, in ciò, a danneggiare la
vittima della truffa.

 

IM 1, come visto, non ha per nulla collaborato, ha
sistematicamente mentito, limitandosi ad adattare le proprie dichiarazioni ai
riscontri che le venivano via via sottoposti dagli inquirenti. La stessa non ha
peraltro in alcun modo permesso di identificare le altre persone coinvolte del
piano truffaldino.

 

In tale contesto, non ravvisando neppure particolari circostanze
personali atte a influire sulla commisurazione della pena, la Corte ha ritenuto
adeguata una pena detentiva di 9 (nove) mesi.

 

Ritenuto che l’imputata risulta incensurata, la pena è stata posta
al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di 2 (due)
anni.

 

 

                                57.   Stante l’esito del
procedimento, l’istanza d’indennizzo formulata dall’imputata è stata respinta. 

 

 

                                58.   La Corte ha inoltre ordinato
la confisca degli oggetti sotto sequestro, eccezion fatta per i cellulari che vengono
restituiti all’avente diritto, previa cancellazione delle memorie.

 

 

 

visti gli art.:                     12, 34, 37, 40,
42, 43, 44, 47, 49, 51, 69, 70, 305bis cifra 1;

82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

IM 1

 

                                   1.   è autrice colpevole di:

 

riciclaggio di denaro

per avere,

il 9 maggio 2017, 

a __________, __________ e in altre località,

compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento
dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o
dovendo presumere che provenivano da un crimine, verosimilmente da una truffa
del genere rip-deal, in danno di vittime non identificate, 

e meglio per avere ricevuto a contanti CHF 100'000.00 a __________
da non meglio identificato __________ con la richiesta di quest’ultimo di
portare tale importo in territorio italiano a __________, dietro compenso di
CHF 2'000.00/3'000.00, mettendo l’importo di CHF 100'000.00 all’interno di una
calza, nascondendola sotto la gonna per trasportare il contante oltre confine;

 

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei
considerandi.

 

 

                                   2.   Di conseguenza,

 

IM 1 è condannata

 

alla pena detentiva di 9 mesi (nove) mesi,

da dedursi il carcere preventivo sofferto.

 

 

                                   3.   L’esecuzione della pena
detentiva è sospesa e alla condannata è impartito un periodo di prova 2 (due) anni.

 

 

                                   4.   È ordinata la confisca di
tutto quanto in sequestro, fatta eccezione dei telefoni cellulari che vengono
dissequestrati in favore dell’avente diritto, previa cancellazione delle
memorie, i cui costi sono da anticipare dalla condannata.

 

 

                                   5.   La tassa di giustizia di
fr. 1'000.- senza motivazione scritta o di fr 2’000.- con motivazione scritta e
le spese procedurali sono a carico della condannata. 

 

 

                                   6.   Questo giudizio può essere
impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.
L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise correzionali,
per iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione
della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e
di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

 

 

 

 

 

 

Intimazione a:          -   

 

 

Comunicazione a:  -   Comando della Polizia cantonale, SG/SC
(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

                                     -   Ministero Pubblico, SERCO,
6501 Bellinzona

                                     -   Ufficio dei Giudice dei
provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

 

 

 

Per la Corte delle assise
correzionali

Il Presidente                                                          Il
cancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese:

Tassa di giustizia                             fr.        2'000.--

Inchiesta preliminare                       fr.      42'390.--

Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.)      fr.             81.90

                                                             fr.      44'471.90

                                                             ============