# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2f12e9de-398a-55d1-bd3f-a462d47b5c22
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-01-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 07.01.2002 INC.2000.66404
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-66404_2002-01-07.html

## Full Text

N. 664.2000.4 M                                                        Lugano,
7 gennaio 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sull’istanza 19/20 dicembre 2001 inoltrata dal

Procuratore Pubblico avv.
__________

e volta ad
ottenere la proroga di un mese e mezzo, ovvero sino all’8 marzo 2002 compreso,
della carcerazione preventiva cui è astretta

____________,        

(difesa di fiducia dall’avv.
__________)

nel
procedimento penale a suo carico per titolo di truffa, usura, riciclaggio di
denaro e conseguimento fraudolento di falsa attestazione;

assegnato all’accusata, con ordinanza 20 dicembre 2001, un
termine per presentare eventuali osservazioni all’istanza di proroga, e preso
atto che, con allegato 26/27 dicembre 2001 del suo difensore, l’accusata ha
dichiarato di opporsi alla proroga richiesta;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP 6501/2000/CS;

ritenuto 

in fatto:

A.

La presente è la terza istanza di proroga del carcere
preventivo cui è astretta l’accusata ____________. Per il riassunto dei fatti e
la cronistoria dell’incarto, può dunque essere fatto riferimento alle
precedenti decisioni 12 aprile 2001 (inc. Giar 664.2000.2) e 18 ottobre 2001
(inc. Giar 664.2000.3).

Come si
evince dall’ultima decisione citata, la più recente proroga della carcerazione
preventiva di ____________ era stata concessa per un periodo di durata
inferiore a quanto postulato dal Procuratore Pubblico, in ragione della
difficoltà nel prevedere i tempi che l’evasione delle esigenze istruttorie vantate
in quella sede avrebbe richiesto (loc. cit., consid. 5 p. 6-7). Era stato in
particolare stigmatizzato il fatto che a quasi un anno dall’inoltro della
rogatoria in Germania, la medesima non avesse ancora avuto riscontro (loc.
cit., consid. 5a p. 6).

 

B.

Con la nuova
istanza qui discussa, il magistrato inquirente fa essenzialmente sapere che “è
finalmente giunta la copiosa documentazione raccolta dalle Autorità tedesche
nell’ambito della mia richiesta di assistenza giudiziaria [...]” (istanza di
proroga 19/20 dicembre 2001, inc. Giar 643.2000.6 doc. 1 p. 2), in parte già
esaminata e che dovrà poi essere prospettata agli accusati ____________ e
____________. La medesima documentazione, poi, dovrà essere integrata nei
rapporti di polizia giudiziaria e dell’Equipe finanziaria del Ministero
Pubblico (ibid.). A parte l’audizione di due ulteriori testi ed un verbale a
confronto fra l’accusata ed il perito medico dr. __________, indetto per il 27
dicembre 2001, l’istruttoria sarebbe allora quasi conclusa (ibid.), riservato
ovviamente il diritto delle parti di chiedere complementi.

Come già
propugnato in passato (e ritenuto da questo giudice), il Procuratore Pubblico
ribadisce l’esistenza di pericolo di collusione e pericolo di fuga a carico di
entrambi gli accusati (ibid.), e ritiene anche quest’ulteriore proroga
compatibile con il principio della proporzionalità (loc. cit., p. 3).

 

C.

La difesa si
oppone all’ulteriore proroga richiesta (v. osservazioni 26 dicembre 2001, inc. Giar
664.2000.4 doc. 4). A parte l’invito a questo giudice a voler prescindere da
“considerazioni che, seppur velatamente, appaiono come pericolosamente
anticipatrici del giudizio di merito [...]” (loc. cit., pto. 1.2 p. 2),
l’accusata – per bocca del proprio nuovo difensore di fiducia – rileva come le
restanti necessità istruttorie riguarderebbero “qualche atto formale come la
contestazione degli stessi [degli atti evocati a
sostegno dell’istanza di proroga precedente, ndr.]: ma non si vede per
quale motivo non debba essere possibile procedervi entro il termine già
stabilito del 22.01.2002” (loc. cit., pto. 3 p. 3). Definisce il paventato
pericolo di fuga di ”cittadina svizzera e in Svizzera domiciliata [...] di
primo acchito urtante” (loc. cit., pto. 4 p. 4), e comunque contestato. Nega
anche un pericolo di collusione con le presunte vittime (loc. cit., pto. 5.2 p.
5), ed afferma che adeguata misura sostitutiva potrebbe “prevenire ogni
eventuale messa in atto di misure atte a distrarre il cosiddetto maltolto”
(loc. cit., pto. 5.1 p. 4). Da ultimo, ritiene l’ulteriore proroga richiesta
inconciliabile con il principio di proporzionalità già per il solo fatto che la
precedente non era stata integralmente concessa (loc. cit., pto. 6 p. 5).

Considerato

in diritto:

1.

L'art. 95 CPP, dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo
cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto,
perdurare e - segnatamente come nel caso in discussione - proroga del carcere
preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel
contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione ed un certo
pericolo di recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep.
132 [1999] n. 116), e ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità
(Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti
vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.). Ed anche questo
giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione
all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).

 

2.

a)        Si deve allora constatare che sufficienti presupposti di
legge, come anche esplicitati dalla dottrina e dalla giurisprudenza, sono
presenti nella situazione personale e processuale di ____________ a legittimare
e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà oltre
il termine legale disposto dall’art. 102 cpv. 2 CPP.

b)        In punto all’esistenza di sufficienti indizi di colpevolezza,
può bastare generico rinvio a quanto già detto in occasione delle precedenti
decisioni di proroga menzionate supra (decisione 12 aprile 2001 [inc. Giar
664.2000.2, consid. 2 p. 4-5], decisione 18 ottobre 2001 [inc. Giar 664.2000.3 consid.
2 p. 4]), qui espressamente richiamate, nel quale contesto si era detto che la
versione dei fatti fornita dall’accusata fosse molto poco credibile, così come
molto troppo generiche ed altrettanto insufficientemente dettagliate erano
state ritenute le sue obiezioni alla precedente istanza di proroga (v. l’ultima
decisione di proroga, loc. cit.).

c)         Nonostante le critiche avanzate dalla difesa (v.
osservazioni, cit., pto. 1.2 p. 2), il giudizio espresso da questo giudice in
occasione delle precedenti decisioni deve essere qui integralmente confermato,
anche nel tenore letterale allora utilizzato. Notoriamente, i giudizi di questo
giudice scaturiscono da un esame degli atti parziale, poiché limitato a quanto
già assunto fino al momento del suo giudizio, e si basano su criteri di
verosimiglianza. Le sue valutazioni possono cambiare con l’evolversi
dell’inchiesta. Per questa ragione, esse non vincolano in alcun modo la Corte
di merito, che decide invece a bocce ferme, sulla base dell’istruttoria
completata. La parziale valenza dei giudizi espressi da questo giudice non
significa tuttavia che a questo magistrato non debba essere riconosciuta la
facoltà di esprimere le proprie convinzioni nei termini che ritiene adeguati:
se così fosse, ciò lo costringerebbe, in estrema sintesi, ad una
non-motivazione – a sua volta contraria ai principi espressi dalla legge (art.
6 cpv. 1 CPP) e, per il fatto di lasciarlo nel vago, ancora più insoddisfacente
per l’accusato. Se questo giudice, in altre parole, ritiene gli indizi di
colpevolezza più seri e concreti che non i dubbi sollevati dall’accusato e
dalla sua difesa, deve compiutamente spiegarlo e dirlo con chiarezza, pena
l’insufficiente motivazione di uno dei presupposti per la conferma o il
mantenimento della carcerazione preventiva di un accusato. 

 

3.

Chiare ed
ovvie sono le esigenze istruttorie ancora da evadere, consistenti
essenzialmente nella prospettazione agli accusati del materiale probatorio
raccolto dalle autorità inquirenti germaniche, e dalle medesime finalmente
trasmesso agli inquirenti ticinesi. È anche fin troppo evidente che gli
accertamenti esperiti in Germania possono essere di peso non solo per la
ricostruzione dei fatti, ma anche per perfezionare il tentativo di recuperare
il provento di reato ancora mancante all’appello. È d’altronde incomprensibile
che l’accusata minimizzi l’importanza dei predetti atti istruttori, definendoli
“qualche atto formale” (osservazioni, cit., pto. 3 p. 3), attribuendo nel
contempo prioritaria importanza al confronto con il perito medico, oltretutto
senza motivare tale suo giudizio (ibid.).

 

4.

a)        Anche il pericolo di inquinamento delle prove, e più
specificamente di collusione con terzi, è già stato sufficientemente motivato
nelle precedenti decisioni di proroga (decisione 12 aprile 2001 [inc. Giar
664.2000.2, consid. 3 p. 5], decisione 18 ottobre 2001 [inc. Giar 664.2000.3 consid.
3b e 3c p. 5]), qui espressamente richiamate.

b)        Si ribadisce, in particolare, come l’atteggiamento
ostinatamente negatorio dell’accusata costituisca serio indizio a favore
dell’esistenza dei predetti pericoli: esso rappresenta, risaputamente, atteggiamento perfettamente
lecito, che non deve essere di nocumento alcuno per l'accusato in sede di
giudizio. Ma in sede d'inchiesta, quando in discussione stanno fattispecie complesse
e che vedono coinvolte più persone, può accadere che le negazioni
dell’accusato, rispettivamente il suo silenzio, lascino senza risposta
questioni concretamente suscettibili di essere influenzate da misure di
inquinamento delle prove o collusive. In tali circostanze, che sottintendono –
si ribadisce – la concreta possibilità per l’accusato di influire
sull’accertamento dei fatti in modo indebito, il pericolo di inquinamento delle
prove è per principio implicito, e diviene concreto (anche) a dipendenza
dell’atteggiamento processuale che l’accusato decide di assumere: corrisponde
al naturale andamento delle cose ed alla comune esperienza che colui il quale
nega, sia considerato – più che non il reo confesso – incline a attuare quanto
in suo potere pur di sminuire la credibilità delle prove a suo carico.
Argomentare diversamente significherebbe pretendere che si debba attendere il
primo atto concretamente collusivo prima di ammettere l’esistenza di tale
pericolo (così già in decisione 23 novembre 2001 in re D., inc. Giar 582.2001.2
consid. 3c p. 5; decisione 21 dicembre 2001 in re G., inc. Giar 520.2001.5 consid.
4c p. 7).

c)         Tale pericolo di inquinamento delle prove, comunque, non è
posto in dubbio dall’accusata sulla scorta di argomenti degni di tal nome, ma
unicamente con l’insostenibile ed apodittica affermazione che non
sussisterebbero “ulteriori espletandi atti istruttori” (osservazioni, cit., pto.
5 p. 4), già confutata supra (consid. 3). L’atteggiamento dell’accusata
____________, nella sua radicale coerenza, non permette certo di ritenere che
misure sostitutive possano supplire al mantenimento della sua carcerazione
preventiva per garantire che ella si astenga dall’esercitare il proprio
influsso sulle parti lese (v. osservazioni, cit., pto. 5.2 p. 5). Non si riesce
ad intuire, infine, quali siano le misure sostitutive che potrebbero venire
ordinate “onde prevenire ogni eventuale messa in atto di misure atte a
distrarre il cosiddetto maltolto” (osservazioni, cit., pto. 5.1 p. 4), ritenuto
che l’accusata si guarda bene non solo dall’ammettere di aver percepito un
qualsiasi indebito profitto dalle operazioni discusse, ma anche (ovviamente)
dall’indicare dove il maltolto si trovi; e l’affermazione secondo la quale il
rinvenimento del maltolto non costituisce “atto istruttorio al quale il
Magistrato sta attivamente lavorando” è del tutto gratuita e senza conforto di
concreto riscontro (perché è possibile che siano in corso accertamenti che non
si riflettono ancora positivamente nell'incarto).

 

5.

a)        Anche per quanto riguarda il pericolo di fuga è opportuno e
sufficiente, qui, rinviare a quanto già detto a più riprese (decisione 12
aprile 2001 [inc. Giar 664.2000.2, consid. 4 p. 5-6], decisione 18 ottobre 2001
[inc. Giar 664.2000.3 consid. 4b p. 6], qui espressamente richiamate). Non
basta, come invece fa l’accusata (v. osservazioni, cit., pto. 4 p. 4), ribadire
semplicemente il proprio attaccamento al nostro Paese, quando si hanno altrove
incontestabilmente (ed incontestatamente) legami di parentela e di amicizia.
Invero urtante è quando l’accusata afferma che “parlando di cittadina svizzera
e in Svizzera domiciliata appare di primo acchito urtante ventilare l’ipotesi
di un pericolo di fuga” (ibid.) – quasi che l’ammissione di tale pericolo possa
essere lesivo della personalità di un cittadino svizzero: il pericolo di fuga
non è, ovviamente, prerogativa dell’accusato straniero, ma può sussistere nei
confronti di chiunque nutra con l’estero rapporti personali e/o professionali
più stretti di (o almeno equivalenti a) quelli intrattenuti in Svizzera.

b)        Abbondanzialmente, poi, va ribadito che nel caso di
____________ il pericolo di fuga va ad aggiungersi al già accertato pericolo di
inquinamento delle prove, ciò che esclude a priori l’adozione delle misure sostitutive
proposte in sede d’osservazioni (ibid.), notoriamente inadatte ad ovviare a
quest’ultimo pericolo.

 

6.

a)        Sulla proporzionalità, rilevata l’ininterrotta attività
inquirente in consonanza con i dettami di legge, va detto che sembra ormai
completata l’acquisizione della documentazione da prospettare agli accusati al
fine di inquadrare la loro attività delittuosa. Diversamente da quanto
lamentato in occasione dell’ultima decisione di proroga (v. decisione di
proroga 18 ottobre 2001, all’inc. Giar 664.2000.3, consid. 5a p. 6-7), la
conclusione dell’inchiesta si delinea più concretamente. Il tempo che il
magistrato inquirente pensa di investire nella prospettazione della
documentazione germanica agli accusati, stimato da chi scrive in un mese
(tenuto conto anche della necessità di procedere al deposito degli atti prima
della chiusura dell'istruttoria), non appare per nulla esagerato. Anzi, qualora
le parti dovessero proporre complementi di prova, la proroga concessa oggi
potrebbe non bastare. Seppur importante in termini assoluti, la detenzione
preventiva subìta ed ancora prospettabile per gli accusati ____________ e
____________ appare sempre ancora ampiamente inferiore alla pena cui vanno
incontro gli accusati (se riconosciuti colpevoli), e la circoscritta estensione
degli atti istruttori ancora da compiere permette di ritenere che il pubblico
dibattimento potrà tenersi entro termini ragionevoli.

b)        L’obiezione dell’accusata, secondo la quale la
proporzionalità sarebbe violata già solo per il fatto che la precedente proroga
non era stata concessa per la durata richiesta, è manifestamente pretestuosa:
misconosce che in ottobre 2001, la concessione di una proroga limitata a tre
mesi era stata dettata unicamente dalla preoccupazione che non erano ancora
stati acquisiti i documenti germanici. Se è vero, poi, che la difesa “ha
chiesto [al magistrato inquirente, ndr.]
di attendere qualche tempo con gli atti istruttori per potersi fare un quadro
completo della situazione” (istanza, cit., p. 2 – affermazione non contestata
in sede d’osservazioni), venire a protestare in questa sede che gli ultimi atti
istruttori dovrebbero essere agevolmente evasi entro il termine del 22 gennaio
2002 (v. osservazioni, cit., pto. 6 p. 5-6), appare atteggiamento altamente
contraddittorio ed incoerente.

c)         Resta ovviamente impregiudicato l’obbligo del magistrato
inquirente di procedere alla completazione dell’istruttoria formale ed
all’emanazione dell’atto d’accusa con la massima celerità possibile (artt. 102
e 176 cpv. 3 CPP).

 

7.

In conclusione,
l’istanza di proroga appare di principio giustificata in considerazione delle
incombenze ancora da evadere, nonché di sufficientemente concreto pericolo di
fuga e di inquinamento delle prove. Pure la durata postulata – “un mese e
mezzo” (v. istanza, cit., p. 3) – appare ragionevole. L’istanza può pertanto
essere accolta integralmente, con la presente decisione esente da tassa e spese
di giudizio (art. 39 lit. f TG e contrario) e suscettibile di
impugnazione entro 10 (dieci) giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP). Pro futuro, il
magistrato inquirente viene nondimeno invitato a formulare le proprie istanze
di proroga esprimendone la durata in giorni oppure mesi (v. art. 20 cpv. 1 e 2
CPP per analogia).

*   *   *

 

Per i quali
motivi,

richiamate le
norme menzionate e visti gli artt. 103, 280 ss. e 284 CPP

d e c i d e :

1.   L’istanza 19/20
dicembre 2001 di proroga del carcere preventivo cui è astretta ____________ è
accolta.

§     Di
conseguenza, la detenzione preventiva cui è astretta l’accusata viene prorogata
sino al prossimo 8 marzo 2002 compreso.

2.   Non si percepiscono né
tassa né spese giudiziarie.

3.   Contro la presente
decisione è data facoltà di ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.   Intimazione:

-          
avv. __________, per sé e per l’accusata;

-          
Procuratore Pubblico avv. __________, Lugano, con copia delle
osservazioni dell’accusata e con l’inc. MP 6501/2000/CS/CS di ritorno;

-          
Direzione del Penitenziario cantonale La Stampa, Cadro.

giudice __________