# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b50add8e-21b1-5f70-8ceb-541f1e99101d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.10.2023 F-2164/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-2164-2021_2023-10-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-2164/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  4  o t t o b r e  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Susanne Genner,  

Gregor Chatton,  

cancelliera Caroline Rausch. 
 

 
 

Parti 

 
A._____ 

patrocinato dall'avv. lic. iur. David Simoni, 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
divieto d'entrata. 

 

 

 

F-2164/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 4 maggio 2010, A.____ (il ricorrente), cittadino italiano nato il (…) 1991, 

residente in Italia, è stato condannato dal Tribunale per i minorenni di 

B._____ a un anno di reclusione e una multa di EUR 3'000.– per il reato di 

detenzione e offerta di sostanze stupefacenti, commesso nel 2009. 

B.  

Il 12 luglio 2010, il Tribunale di B._____ ha condannato il ricorrente a un 

anno di reclusione e una multa di EUR 3'000.– per il reato di detenzione 

illecita di sostanze stupefacenti, commesso nel 2010. 

C.  

Il 12 febbraio 2016, il Tribunale di C._____ (C.) ha condannato il ricorrente 

a un anno e sei mesi di reclusione e una multa di EUR 1'600.– per il reato 

di detenzione e offerta di sostanze stupefacenti, commesso in due occa-

sioni nel 2015. 

D.  

Il 31 agosto 2017, mediante decreto d’accusa, il Ministero pubblico del 

Canton D.______ (D.) ha riconosciuto il ricorrente colpevole di grave infra-

zione alle norme della circolazione stradale, commessa il 9 marzo 2017 

(velocità di 148 km/h dove vigeva il limite di 100 km/h), infliggendogli una 

pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere con la condizionale e un periodo 

di prova di tre anni, nonché una multa di fr. 900.–. 

E.  

Il 18 settembre 2017, l’Ufficio della migrazione del Canton E._____ (E.) ha 

respinto la richiesta del ricorrente di concedergli un permesso di lavoro per 

frontalieri “G” UE/AELS, invitandolo a “cessare la sua attività entro il 18 

novembre 2017”; la decisione dell’E. è stata confermata dal Consiglio di 

Stato e dal Tribunale amministrativo cantonale (TRAM). 

F.  

Il 27 gennaio 2020, il C. ha condannato il ricorrente a due mesi di arresto 

per il reato di guida in stato di ebrezza, commesso il 19 agosto 2018, e ad 

un’ammenda di EUR 1'200.–, sostituendo l’intera pena con lavoro di pub-

blica utilità di un anno, sei mesi e sei giorni.    

G.  

L’11 marzo 2020, il D. ha imputato al ricorrente una violazione grave delle 

norme della circolazione stradale, commessa il 24 ottobre 2019, 

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comminandogli una pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere con la con-

dizionale e un periodo di prova di quattro anni, come pure una multa di fr. 

1'300.–. 

H.  

Il 7 luglio 2020, il Tribunale federale ha rigettato il ricorso del ricorrente 

contro la sentenza del TRAM (cfr. la sentenza del Tribunale federale 

2C_481/2020 del 7 luglio 2020). 

I.  

Il 16 marzo 2021, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha ema-

nato nei confronti del ricorrente un divieto d’entrata in Svizzera e nel Lie-

chtenstein valido fino al 15 marzo 2030 (nove anni), togliendo nel con-

tempo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso; il ricorrente ha ricevuto 

la decisione, per il tramite del Consolato generale di Svizzera a B._____ o, 

il 12 aprile 2021. 

J.  

Il 7 maggio 2021, rappresentato dal suo legale, il ricorrente ha adito il Tri-

bunale amministrativo federale (TAF), chiedendo in sostanza, previa resti-

tuzione dell’effetto sospensivo al ricorso, che il divieto d’entrata sia annul-

lato oppure che la sua durata sia ridotta ad un anno. 

K.  

Il 27 maggio 2021, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

respinto la domanda di restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso, invi-

tando il ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali di fr. 1'300.–, che è avvenuto tempestivamente il 2 giugno 

2021. 

L.  

Il 28 giugno 2021, la SEM ha risposto al ricorso, chiedendo di respingerlo 

e confermare la decisione impugnata. 

M.  

Il 16 giugno 2023, questo Tribunale ha invitato il ricorrente a trasmettere le 

quattro sentenze italiane. Il ricorrente non ha risposto.  

 

 

 

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Diritto: 

1.  

1.1  

Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 

giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro le 

decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità men-

zionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.   

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il divieto d’en-

trata del 16 marzo 2021, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 

LTAF, costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché 

questo Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso in quanto 

autorità di grado inferiore al Tribunale federale (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in 

relazione con l’art. 11 §§ 1 e 3 dell’Accordo tra la Svizzera e la Comunità 

europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone 

del 21 giugno 1999 [ALC RS 0.142.112.681], in vigore dal 1° giungo 2002, 

nonché l’art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale del 17 giu-

gno 2005 [LTF, RS 173.110]; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale 

2C_270/2015 del 6 agosto 2015 consid. 1).   

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi all’au-

torità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e conte-

nere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma del 

ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la decisione 

impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA). 

Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve 

essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).  

In concreto, il ricorrente ha impugnato la decisione della SEM, di cui è il 

destinatario, tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti dalla 

legge, versando inoltre l’anticipo spese richiesto. Ne deriva che il ricorso è 

ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della deci-

sione impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha  

pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso l'ec-

cesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto o 

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incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di principio, 

all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in me-

lius”)  o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 

cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Chri-

stoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über 

das Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).  

3.  

Il presente litigio verte sulla decisione del 16 marzo 2021, pronunciante un 

divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein di nove anni (16.03.2021 – 

15.03.2030), di cui il ricorrente chiede l’annullamento o la riduzione della 

durata ad un anno. 

4.  

L’ALC è applicabile ratione temporis, ratione personae e ratione materiae 

alla fattispecie, nella misura in cui il ricorrente, come cittadino italiano, gode 

dal 1° giugno 2002 dei diritti in esso consacrati (libertà di circolazione), i 

quali consistono nel diritto d’ingresso (art. 3 ALC e art. 1 § 1 allegato I ALC) 

nonché nel diritto di soggiorno per i lavoratori dipendenti (art. 4 ALC e artt. 6 

a 11 allegato I ALC), per gli autonomi (art. 4 ALC e artt. 12 a 16 allegato I 

ALC), per i prestatori di servizi (art. 5 ALC e artt. 17 a 23 allegato I ALC) e 

per le persone che non esercitano un’attività economica (art. 6 ALC e art. 

24 allegato I ALC).   

La presente procedura concerne principalmente il diritto d’entrata in Sviz-

zera, di cui la decisione impugnata restringe l’esercizio da parte del ricor-

rente (deroga alla libertà di circolazione). Di conseguenza, bisogna nel pro-

sieguo verificare se la SEM, nel pronunciare il divieto d’entrata in sé e nel 

fissarne la durata a nove anni, si sia conformata alle esigenze poste 

dall’ALC, secondo il quale i diritti da esso conferiti, in particolare il diritto 

d’ingresso, possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi 

di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità (cfr. artt. 1 § 1 e 5 

§ 1 allegato I ALC).  

5.  

Considerato che l’ALC non regola espressamente i divieti d’entrata in 

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quanto tali, bisogna partire dal presupposto che si applica il diritto interno 

svizzero anche ai divieti d’entrata nei confronti di cittadini dell’Unione euro-

pea, come si può desumere dall’art. 24 dell’ordinanza del 22 maggio 2002 

concernente l'introduzione graduale della libera circolazione delle persone 

tra la Confederazione svizzera e l'Unione europea e i suoi Stati membri 

(OLCP, RS 142.203). È quindi applicabile la legge federale sugli stranieri 

del 16 dicembre 2005 (LStr), che regola i divieti d’entrata all’art. 67, la quale 

è stata, con effetto dal 1° gennaio 2019, ridenominata legge federale sugli 

stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20).    

6.  

6.1 La SEM può vietare l'entrata in Svizzera allo straniero che ha violato o 

espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero 

(art. 67 cpv. 2 lett. a LStrI [nella sua versione in vigore fino al 21 novembre 

2022; RU 2010 5925.]) Nell’esercizio del suo potere discrezionale, la SEM 

tiene conto degli interessi pubblici e, in particolare, della situazione perso-

nale dello straniero (art. 96 cpv. 1 LStrI). Se un divieto d’entrata si giustifica, 

ma risulta inadeguato alle circostanze, alla persona interessata può essere 

rivolto un ammonimento con la comminazione di tale provvedimento (art. 

96 cpv. 2 LStrI).  

Il Consiglio federale ha messo a fuoco le nozioni d’ordine e di sicurezza 

pubblici, sul piano del diritto interno, nel suo Messaggio dell’8 marzo 2002 

concernente la LStr (Messaggio LStr, FF 2002 3327). In proposito, esso ha 

sottolineato che “la sicurezza e l’ordine pubblici costituiscono il concetto 

sovraordinato dei beni da proteggere nel contesto della polizia: l’ordine 

pubblico comprende l’insieme della nozione di ordine, la cui osservanza 

dal punto di vista sociale ed etico costituisce una condizione indispensabile 

della coabitazione ordinata delle persone. La sicurezza pubblica significa 

l’inviolabilità dell’ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, 

salute, libertà, proprietà, ecc.) nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è vio-

lazione della sicurezza e dell’ordine pubblici segnatamente se sono com-

messe infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle 

autorità nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pub-

blico o privato” (Messaggio LStr, pag. 3424).  

6.2 Il divieto d'entrata è pronunciato per una durata massima di cinque 

anni; può essere pronunciato per una durata più lunga se l'interessato co-

stituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 

LStrI).  

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Questa graduazione delle durate (inferiori o superiori a cinque anni) risulta 

dal recepimento, da parte della Svizzera, dell’art. 11 cpv. 2 della direttiva 

2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 

2008 (direttiva sul rimpatrio; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 

L 348/98), il quale prevede che la durata del divieto d’ingresso è determi-

nata tenendo debitamente conto di tutte le circostanze pertinenti di ogni 

caso e che non supera di norma i cinque anni, ma che può essere supe-

riore ai cinque anni se il cittadino di un paese terzo costituisce una grave 

minaccia per l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazio-

nale (cfr. la nota a piè di pagina relativa all’art. 67 LStrI; cfr. anche DTF 139 

II 121 consid. 5.1 e 6.3). 

6.3 Le nozioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità, 

secondo l’art. 5 § 1 allegato I ALC, vanno intese nel senso definito dalla 

direttiva 64/221/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1964 e dalla relativa giu-

risprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE; dal 1° 

dicembre 2009, la Corte di giustizia dell’Unione europea [CGUE]), prece-

dente la sottoscrizione dell’ALC (art. 5 § 2 allegato I ALC in relazione con 

l’art. 16 § 2 ALC). Così, le deroghe alla libera circolazione garantita 

dall'ALC devono essere interpretate in modo restrittivo. Al di là della turba-

tiva insita in ogni violazione della legge, il ricorso di un'autorità nazionale 

alla nozione di ordine pubblico presuppone il sussistere di una minaccia 

attuale, effettiva e sufficientemente grave di un interesse fondamentale per 

la società. In quest’ottica, una condanna penale può essere considerata 

per limitare i diritti conferiti dall' ALC soltanto se, dalle circostanze che 

l'hanno determinata, emerga un comportamento personale costituente una 

minaccia attuale per l'ordine pubblico (cfr. DTF 134 II 10 consid. 4.3, 130 II 

176 consid. 3.4.1, 129 II 215 consid. 7.4, con i rinvii alla giurisprudenza 

della CGUE). A dipendenza delle circostanze, già la sola condotta tenuta 

in passato può comunque adempiere i requisiti di una simile messa in pe-

ricolo dell'ordine pubblico. Per valutare l'attualità della minaccia, non oc-

corre prevedere quasi con certezza che lo straniero commetterà altre in-

frazioni in futuro; d'altro lato, per rinunciare a misure di ordine pubblico, non 

si deve esigere che il rischio di recidiva sia praticamente nullo. La misura 

dell'apprezzamento dipende in sostanza dalla gravità della potenziale in-

frazione: tanto più questa appare importante, quanto minori sono le esi-

genze in merito al rischio di recidiva (cfr. la sentenza del Tribunale federale 

2C_903/2010 del 6 giugno 2011 consid. 4.3.2 e DTF 136 II 5 consid. 4.2).  

6.4 Riassumendo le esigenze poste dal diritto interno, dall’ALC e dalla giu-

risprudenza della CGUE, il Tribunale federale rileva che, per potere pro-

nunciare un divieto d’entrata fino a cinque anni al massimo nei confronti di 

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un cittadino di un paese terzo non coperto dall’ALC, è sufficiente che egli 

rappresenti un semplice pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri 

(livello I).  Invece, per potere pronunciare un divieto d’entrata di cinque anni 

al massimo nei confronti di un cittadino di un paese terzo coperto dall’ALC, 

che gode quindi della libertà di circolazione, è necessario verificare se egli 

costituisca una minaccia di una certa gravità per l’ordine e la sicurezza 

pubblici svizzeri, ossia una minaccia che va al di là di una semplice messa 

in pericolo degli stessi (livello I bis). Quanto alla pronuncia di un divieto 

d’entrata superiore a cinque anni (fino a quindici e, in caso di recidiva, an-

che fino a venti anni: cfr. DTAF 2014/20 consid. 7), e ciò indipendente-

mente dall’applicazione dell’ALC (cfr. art. 11 cpv. 2 direttiva 2008/115/CE), 

bisogna che il cittadino in questione rappresenti una grave minaccia, ossia 

un “pericolo qualificato” (“menace caractérisée”), per l’ordine e la sicurezza 

pubblici svizzeri (livello II; cfr. DTF 139 II 121 consid. 5 e 6). 

Questo grado di gravità qualificata, la cui ammissione costituisce l’ecce-

zione (cfr. FF 2009 8043, pag. 8058 [in francese]), deve essere esaminato 

concretamente, con riferimento agli atti di causa (cfr. MARC SPESCHA, in: 

Spescha et al. [editori], Migrationsrecht, 5a ed. 2019 art. 67 LStr, n. 6, pag. 

366; ADANK-SCHÄRER/ANTONIAZZA-HAFNER, Interdiction d’entrée pronon-

cée à l’encontre d’un étranger délinquant, in: AJP/PJA 7/2018, pagg. 886 a 

898). Esso è funzione della natura del bene giuridico in pericolo (ad es.: la 

vita, l’integrità della persona, l’integrità sessuale o la salute pubblica), della 

natura dell'infrazione commessa, come in caso di criminalità particolar-

mente grave a dimensione transfrontaliera (cfr. art. 83 § 1 del Trattato sul 

funzionamento dell'Unione europea nella versione consolidata di Lisbona 

[TFUE], che menziona gli atti di terrorismo, la tratta di esseri umani, il traf-

fico di droga e la criminalità organizzata), oppure del numero delle infra-

zioni commesse (recidiva), anche alla luce della loro eventuale crescente 

gravità o dell'assenza di una prognosi favorevole (cfr. DTF 139 II 121 con-

sid. 6.3). 

6.5 Nel valutare la minaccia che emana da uno straniero sanzionato per 

avere violato la legislazione federale sugli stupefacenti, il Tribunale fede-

rale fa prova di un rigore particolare, tanto che questo genere di infrazioni 

è ritenuto costituire, in regola generale, una turbativa “molto grave” (“sch-

werwiegend”, “très grave”) dell’ordine e della sicurezza pubblici. In 

quest’ottica, la giurisprudenza è molto severa nei confronti degli stranieri 

che ricorrono allo spaccio di droga a scopo di lucro, con la precisazione 

che questa posizione di principio può vedersi attenuata, a seconda delle 

circostanze, se le infrazioni commesse sono strettamente legate alla tossi-

codipendenza dell’interessato (cfr. sentenza del TAF F-6510/2018 del 30 

https://www.swisslex.ch/doc/lawdoc/42074496-14ee-48b4-8ce1-85e58f658388/source/document-link
https://www.swisslex.ch/doc/unknown/24c44874-be3d-4d3b-aac8-e443d5b013de/citeddoc/880afb5f-1214-4ea3-8ebf-67e26292df64/source/document-link
https://www.swisslex.ch/doc/lawdoc/42074496-14ee-48b4-8ce1-85e58f658388/source/document-link
https://www.swisslex.ch/doc/unknown/e2e8f494-41f0-4bec-88a5-671aaddf0d59/citeddoc/239cd82d-5cf5-4427-b3c9-efaca057bf7c/source/document-link
https://www.swisslex.ch/doc/unknown/0f9c797f-836e-4118-9f7c-37933c894a00/citeddoc/fc5fa0eb-66b6-4c1c-87c5-db6b10dbe6ab/source/document-link
https://www.swisslex.ch/doc/unknown/0f9c797f-836e-4118-9f7c-37933c894a00/citeddoc/fc5fa0eb-66b6-4c1c-87c5-db6b10dbe6ab/source/document-link

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aprile 2020 consid. 4.4, DTF 139 II 121 consid. 5.3 e 137 II 297 consid. 3.3, 

nonché le sentenze del Tribunale federale 2C_139/2013 dell’11 giugno 

2013 consid. 6.2.3 e 2C_401/2012 del 18 settembre 2012 consid. 3.3, con 

i loro numerosi riferimenti).   

6.6 È ancora utile sottolineare che, in linea di principio, la motivazione di 

un giudizio penale non vincola l’autorità amministrativa. Al contrario, per 

garantire l’unità della giurisprudenza ed evitare, nel limite del possibile, de-

cisioni contraddittorie, l’autorità amministrativa non deve, senza necessità, 

scostarsi dalle risultanze fattuali del procedimento penale. Ciò posto, il di-

ritto penale e il diritto degli stranieri hanno scopi differenti e si applicano 

indipendentemente l’uno dall’altro. In effetti, oltre alla sicurezza, il giudice 

penale persegue obiettivi terapeutici e di risocializzazione del condannato, 

mentre l'autorità amministrativa si prefigge primariamente di garantire la 

sicurezza e l'ordine pubblici ed esamina dunque la questione della perico-

losità dello straniero applicando criteri più severi. Così, nell’ottica del diritto 

degli stranieri, la liberazione condizionale di un condannato, come pure la 

constatazione, da parte delle autorità preposte all’esecuzione della pena, 

che egli fa prova di un’evoluzione positiva o di un comportamento irrepren-

sibile, non permettono di escludere, di per sé, che non rappresenti più un 

pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici. In questo senso, anche senza 

disporre di un giudizio penale, sia per la mancata apertura del relativo pro-

cedimento, sia a causa della sua pendenza, l'autorità amministrativa può 

adottare un divieto d’entrata se giunge alla conclusione, fondandosi sul 

proprio apprezzamento dei mezzi di prova, che le condizioni per emanarlo 

sono soddisfatte (cfr., tra le tante, DTF 140 I 145 consid. 4.3, 137 II 233 

consid. 5.2.2 e 129 II 215 consid. 3.2, nonché le sentenze 2C_606/2020 

del 5 marzo 2021 consid. 3.3.1, 2C_ 622/2014 del 27 gennaio 2015 consid. 

4.3.2 [in italiano], 1C_596/2014 del 3 febbraio 2015 consid. 2.4 [in italiano], 

2C_11/2013 del 25 marzo 2013 consid. 2.3 e 2C_642/2009 del 25 marzo 

2010 consid. 4.2.3; cfr. anche le sentenze TAF F-6623/2016 del 22 marzo 

2018 consid. 8.4 e C-2463/2013 del 7 maggio 2015 consid. 8.4).    

7.  

In prosieguo importa stabilire se le condizioni per emettere un divieto d’en-

trata in sé (minaccia almeno di una certa gravità) fossero adempiute il 

16 marzo 2021 (cfr. le sentenze del Tribunale federale 2C_66/2018 del 7 

maggio 2018 consid. 5.3.1 e 2C_784/2014 del 24 aprile 2015 consid. 3.2 

in fine); nell’affermativa, bisognerà precisare l’intensità della gravità della 

minaccia (minaccia solo di una certa gravità o minaccia grave). È doveroso 

puntualizzare che, nel caso in cui tra la decisione amministrativa e la sua 

verifica giudiziaria trascorra del tempo, bisogna tenere conto, per valutare 

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il presupposto della minaccia attuale, anche di eventuali elementi di fatto 

successivi al rilascio del divieto d’entrata (cfr. DTF 137 II 233 consid. 5.3.1; 

cfr. anche la sentenza del Tribunale federale 2C_173/2019 del 31 luglio 

2019 consid. 5.2.1, con il rinvio alla sentenza CGCE del 29 aprile 2004, 

Orfanopoulos e Oliveri, C-482/01 e C-493/01, nn. 77 a 79). 

7.1 Il ricorrente ha interessato le autorità penali italiane e svizzere a più 

riprese. Nel maggio e nel luglio 2010 il ricorrente è stato condannato dalle 

autorità italiane a una pena di reclusione di un anno e a una multa di EUR 

3'000.–. ciascuna. Nel febbraio 2016 è stato condannato dalle autorità ita-

liane a una pena di un anno e sei messi di reclusione e a una multa di EUR 

1'600.–. All'origine di dette condanne vi è sempre il medesimo tipo di reato 

- e cioè: detenzione e offerta di sostanze stupefacenti. 

Il ricorrente è stato anche ritenuto colpevole di grave infrazione alle norme 

della circolazione (circolazione a una velocita di 148 Km/h in un tratto in cui 

vigeva il limite di 100 Km/h) e per questo nuovamente condannato dalle 

autorità svizzere ad una pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere con la 

condizionale e un periodo di prova di tre anni, nonché una multa di fr. 900.– 

(condanna del 31 agosto 2017). In più il 27 gennaio 2020, il ricorrente è 

stato condannato in Italia a due mesi di arresto per il reato di guida in stato 

di ebrezza, commesso il 19 agosto 2018, e ad un’ammenda di EUR  

1'200.–. L’11 marzo 2020, il ricorrente è stato condannato in Svizzera ad 

un’altra violazione grave delle norme della circolazione stradale, com-

messa nel 2019, comminandogli una pena pecuniaria di 120 aliquote gior-

naliere con la condizionale e un periodo di prova di quattro anni, come pure 

una multa di fr. 1'300.–.  

7.2 Alla luce di queste circostanze, il Tribunale ritiene che il rischio di reci-

diva non possa essere escluso. Il fatto che egli abbia ripetutamente perpe-

trato delitti non può condurre ad una diversa valutazione. Ne discende che 

la minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblici rappresentata dall’insor-

gente deve essere ritenuta attuale, ragione per cui è giustificata l’emana-

zione di una misura di allontanamento dal territorio elvetico (cfr. sentenza 

del TAF F-1472/2016 del 8 dicembre 2017 consid 7.3.) Per quanto riguarda 

la preservazione dell’ordine e della sicurezza pubblici dai pericoli derivanti 

dalla messa a disposizione di stupefacenti, anche in relazione agli effetti 

della dipendenza che essi causano (cfr. artt. 1 lett. c/d e 2 lett. b LStup), 

importa evidenziare che la giurisprudenza del Tribunale federale è partico-

larmente severa, anche in casi in cui trova applicazione l'accordo sulla li-

bera circolazione delle persone (DTF 139 II 121 consid. 5.3 pag. 126; sen-

tenze 2C_758/2019 del 14 aprile 2020 consid. 5.2.1; 2C_44/2017 del 28 

F-2164/2021 

Pagina 11 

luglio 2017 consid. 5.1 e 2C_963/2015 del 29 febbraio 2016 consid. 4.3). 

Riguardo alla sicurezza stradale, va sottolineato che, secondo una giuri-

sprudenza consolidata, guidare in stato di ubriachezza mette gravemente 

in pericolo la vita del conduttore e degli altri utenti della strada (sentenza 

del Tribunale federale 2C_452/2017 del 2 luglio 2018 consid. 4.4 con i rin-

vii). Alla luce di queste considerazioni, la valutazione della SEM che il ri-

corrente costituiva, nel marzo 2021, una minaccia grave attuale per l’ordine 

e la sicurezza pubblici svizzeri, ai sensi della legge e della giurisprudenza 

(cfr. consid. 6), era giustificata, con la conseguenza che l’adozione di un 

divieto d’entrata superiore a 5 anni era giustificata (art. 67 cpv. 3 LStrI).  

8.  

Si tratta ora di fissare, in accordo con il detto principio costituzionale, la 

durata del divieto d’entrata in funzione del complesso delle circostanze del 

caso, nel quadro del diritto del ricorrente alla libera circolazione garantito 

dall’ALC (cfr. consid. 4), nonché sotto aspetto della proporzionalità.  

8.1 In generale, l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse 

ed essere proporzionata allo scopo (art. 5 cpv. 2 Cost.; cfr. ugualmente, 

intanto fosse applicabile, art. 8 §2 CEDU). Da un punto di visto analitico, il 

principio della proporzionalità viene suddiviso in tre regole: l'idoneità, la ne-

cessità e la proporzionalità in senso stretto (cfr. DTF 136 I 17 consid. 4.4, 

135 I 246 consid. 3.1, 130 II 425 consid. 5.2 e 124 I 40 consid. 3e). La 

prima impone che la misura scelta sia atta al raggiungimento dello scopo 

d'interesse pubblico fissato dalla legge (cfr. DTF 128 I 310 consid. 5b/cc), 

la seconda che, tra più misure idonee, si scelga quella che incide meno 

fortemente sui diritti privati (cfr. DTF 130 II 425 consid. 5.2), e la terza, detta 

anche regola della preponderanza dell'interesse pubblico, che l'autorità 

proceda alla ponderazione tra l'interesse pubblico perseguito e il contrap-

posto interesse privato, valutando quale dei due debba prevalere in fun-

zione delle circostanze (cfr. DTF 129 I 12 consid. 6 a 9).  

8.2 Ora come già stabilito al consid. 7.2, a causa delle molteplici e frequenti 

infrazioni penali commesse sia in Italia che in Svizzera, il ricorrente conti-

nua senz’altro a rappresentare una minaccia grave per l’ordine e la sicu-

rezza pubblici. Tuttavia, bisogna anche tenere in considerazione che l’ul-

tima condanna per la detenzione e offerta di sostanze stupefacenti risale a 

un reato commesso nel 2015. Inoltre, dalla sua condanna nel 2020, per 

violazione grave della norma della circolazione stradale, il ricorrente non è 

più stato accusato. 

F-2164/2021 

Pagina 12 

8.3 Come interesse privato, il ricorrente fa valere lo svolgimento della sua 

attività lavorativa in E._____. Nel 2016 aveva iniziato a lavorare presso la 

F._____ di G._____ come “collaboratore di produzione” con contratto a 

tempo indeterminato. Il 18 novembre 2017, ha dovuto cessare la sua atti-

vità su ordine dell’E.. Benché il divieto d’entrata limiti il ricorrente, senza 

dubbi, nell’esercizio della libera circolazione sotto il profilo del diritto d’en-

trata in Svizzera, la ragione per la quale egli non può attualmente conti-

nuare a svolgere la sua attività lavorativa in E._____ risiede nel rifiuto 

dell’E., confermato in ultima istanza dal Tribunale federale, di concedergli 

un permesso di lavoro per frontalieri “G”. In questo contesto, va anche rile-

vato che il ricorrente era attivo in Svizzera solo da pochi anni, ovvero dal 

giugno 2016, che è ancora molto giovane (1991) e che potrà far valere 

l'esperienza acquisita anche per cercare nuovi impieghi nella vicina Lom-

bardia o altrove in Italia (sentenza 2C_847/2019 del 18 dicembre 2019 con-

sid. 5.3.2). 

8.4 Sulla scorta di tutto quanto precede, la ponderazione dell’interesse 

pubblico della Svizzera a tenere lontano dal suo territorio il ricorrente e 

l’interesse privato di quest’ultimo ad usufruire, in particolare, della libera 

circolazione secondo l’ALC, essenzialmente facendo uso del suo diritto 

d’entrata in Svizzera (cfr. art. 1 § 1 allegato I ALC), non permette di consi-

derare che una durata del divieto d’entrata di nove anni sia proporzionata: 

una durata di sette anni appare invece più consona a garantire gli interessi 

d’ordine e di sicurezza pubblici svizzeri senza incidere in misura eccessiva 

sugli interessi privati del ricorrente. 

9.  

In conclusione, pronunciando un divieto d’entrata di nove anni, la SEM ha 

violato il principio di proporzionalità nell’esercizio del suo potere d’apprez-

zamento (art. 49 lett. a PA). Stando così le cose, in accordo con le consi-

derazioni sopraesposte, il ricorso va parzialmente accolto e la decisione 

impugnata riformata, nel senso che la durata del divieto d’entrata è ridotta 

a sette anni, per cui lo stesso è valido dal 16 marzo 2021 al 15 marzo 2028. 

10.  

10.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte soc-

combente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 1 

PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

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Pagina 13 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della situa-

zione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, siccome le conclusioni del ricorrente sono state parzialmente 

accolte in relazione alla fissazione della durata del divieto d’entrata 

(conclusione subordinata), è giusto porre a suo carico, a titolo di spese 

processuali, fr. 1’000.– da prelevare sull'anticipo di fr. 1'300.– da lui già 

versato. Di conseguenza, fr. 300.– saranno restituiti al ricorrente una volta 

che la presente sentenza sarà cresciuta in giudicato.  

10.2 In relazione alle spese ripetibili, considerato che il ricorso è parzial-

mente ammesso, il ricorrente, che è patrocinato da una legale, ha diritto a 

un’indennità, ridotta in proporzione, per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Dato che il ricorrente non 

ha presentato alcuna nota d’onorario, l’indennità deve essere fissata sulla 

base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Ora, alla luce dell’ampiezza 

e del contenuto del ricorso, nonché degli scritti successivi, è appropriato 

attribuire al ricorrente un’indennità ridotta per spese ripetibili di fr. 1’200.–. 

Si osservi ancora che la SEM, in quanto autorità federale, non ha diritto a 

un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF).   

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto e la decisione impugnata del 16 marzo 

2021 è riformata nel senso che la durata del divieto d’entrata è ridotta a 

sette anni, per cui esso è valido fino al 15 marzo 2028.    

2.  

Per il resto, il ricorso è respinto.  

3.  

Le spese processuali di fr. 1’000.– sono messe a carico del ricorrente e 

dedotte dall’anticipo di fr. 1'300.– da lui già versato. Al ricorrente saranno 

restituiti fr. 300.– dopo la crescita in giudicato della presente sentenza.  

4.  

Al ricorrente è attribuita un’indennità ridotta per spese ripetibili pari a 

fr. 1'200.–, a carico della SEM.  

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM.  

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Caroline Rausch 

 

  

F-2164/2021 

Pagina 15 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF).