# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32356e17-3895-5d3f-89d3-8cbec32e8ae6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 08.11.2016 17.2016.178
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2016-178_2016-11-08.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2016.178

  	
  Locarno

  8 novembre 2016/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Cristina Maggini, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sull’istanza di revisione presentata il
14 settembre 2016 da

 

	
   

  	
  IS 1

   

  rappr. PA 1

  

 

	
   

  	
  contro il decreto d’accusa
  emanato nei suoi confronti il 2 maggio 2016 dal Ministero pubblico

  

 

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa
n. 2123/2016 del 2 maggio 2016 il procuratore pubblico ha ritenuto IS 1 autrice
colpevole di:

 

                                         “complicità in incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno
illegale

                                         per
avere, a Bellinzona, a partire dal 2013 e fino al 24 settembre 2015, in veste
di titolare contrattuale dell’appartamento locato in Via __________ ma di fatto
condiviso con la di lei madre __________, consentito tacitamente a che
quest’ultima vi facesse alloggiare anche il di lei compagno __________, seppur
conscia del fatto che lui fosse sprovvisto del necessario permesso di
soggiorno;

                                         (…)

                                         reato
previsto dall’art. 116 cpv. 1 lett. a LStr in rel con l’art. 25 CPS”.

                                         

In applicazione della pena, il procuratore pubblico ha proposto la
condanna di IS 1 alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 120.–
cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 1'200.–, sospesa condizionalmente per
un periodo di prova di anni due, nonché al pagamento di una multa di fr. 200.–
(con pena detentiva sostitutiva di 2 giorni in caso di mancato pagamento) e al
pagamento delle spese giudiziarie di complessivi fr. 200.–.

                                         Il decreto d’accusa è
passato incontestato in giudicato, come risulta dall’attestazione 2 giugno 2016
del Ministero pubblico (AI 10).

 

                                  B.   I giorni 27 e 28
giugno 2016 si è svolto a Lugano davanti alla Corte delle assise criminali un
dibattimento a carico di __________ e di un coimputato.

                                         __________ era accusato di
correità (in subordine complicità) in tentata estorsione, sequestro di persona
e rapimento, nonché di:

 

                                         “soggiorno illegale

                                         per
avere, a Bellinzona fra il 2013 e il 24 settembre 2015, soggiornato
illegalmente presso l’appartamento in Via __________ in uso alla compagna __________,
privo del necessario permesso;

 

                                         fatti
avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;

                                         reato
previsto: dall’art. 115 cpv. 1 lett. b LStr”,

 

                                         imputazione
poi mutata al dibattimento – su proposta del presidente e d’accordo le parti –
in contravvenzione alla Legge federale sugli stranieri ai sensi dell’art. 120
LStr.

                                         In
esito al dibattimento, con sentenza del 28 giugno 2016 la Corte delle assise
criminali ha prosciolto __________ da ogni accusa. Anche questa decisione è
passata in giudicato. 

 

                                  C.   Con l’istanza di
revisione del 14 settembre 2016 IS 1 postula l’annullamento del decreto
d’accusa n. 2123/2016 sulla base dell’art. 410 cpv. 1 lett. b CPP. Chiede,
inoltre, che lo Stato abbia a rifonderle fr. 1'400.–, di cui fr. 600.– a titolo
di indennità per le spese sostenute nella procedura di revisione e fr. 800.–
per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti nella
procedura “di prima istanza”.

                                         Dal
canto suo, il procuratore pubblico si è rimesso alla decisione della Corte,
rinunciando a formulare osservazioni (CARP III).

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Giusta l’art. 410
cpv. 1 lett. b CPP chi è aggravato da un decreto d’accusa passato in giudicato
può chiederne la revisione se la decisione contraddice in modo intollerabile
una decisione penale successiva concernente gli stessi fatti. 

 

                                   a)
  Il motivo di revisione dell’art. 410 cpv. 1 lett. b CPP ha carattere
assoluto. L’accoglimento dell’istanza comporta l’annullamento della sentenza
impugnata, senza esame del merito da parte dell’autorità di revisione, che deve
accertare unicamente l’esistenza di un’intollerabile contraddittorietà tra le
due decisioni (Heer, in Basler Kommentar, StPO, n. 88 ad art. 410 CPP;
Fingerhut, in Kommentar der schweizerischen Strafprozessordnung, 2a ed., n. 63
ad art. 410 CPP; Schmid, Praxiskommentar, 2a ed., n. 15 ad art.
410; STF 6B_980/2015 del 13 giugno 2016 consid. 1.4; sentenze CARP inc.
17.2014.64 del 3 novembre 2014 consid. 2c; 17.2012.91 del 6 novembre 2011
consid. 3c).

 

                                  b)   La revisione è da
ammettere in presenza di una contraddizione
evidente e intollerabile tra la fattispecie ritenuta per la decisione di cui è
chiesta la revisione e quella alla base della decisione resa posteriormente
(Rémy, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse,
Basilea 2011, n. 11 ad art. 410 CPP; Heer, op. cit., n. 89 ad art. 410
CPP; Schmid, Praxiskommentar, n. 15 ad. art. 410 CPP;
Mini, Commentario CPP, n. 9 ad art. 410). La contraddizione deve riguardare
unicamente i fatti: una contraddizione nell’applicazione del diritto, così come
una successiva modifica della giurisprudenza, non danno luogo a revisione
(Messaggio CPP del 21 dicembre 2005, pag. 1222; Rémy, in op. cit., n. 11ad art.
410 CPP; Heer, in op. cit., n. 92 ad art. 410 CPP; Schmid, Praxiskommentar,
n. 16 ad art. 410; Mini, in op. cit., n. 9 ad art. 410;
Moreillon/Parein-Reymond, CPP Petit comentaire, 2a ed., Basilea 2016, n. 25 ad
art. 410 CPP). 

Il motivo di revisione dell’art. 410 cpv. 1 lett. b CPP trova
dunque applicazione laddove più procedure, condotte separatamente e a carico di
persone diverse, ma concernenti gli stessi fatti, si concludono, per effetto di
un diverso apprezzamento della situazione di fatto, con dei giudizi
contraddittori (Heer, in op. cit, n. 89 ad art. 410 CPP; Schmid, Handbuch des
schweizerischen  Strafprozessrecht, 2a ed., Zurigo/San Gallo 2013, n. 1598,
pag. 717). La revisione della sentenza penale deve, dunque, essere ammessa
quando, per gli stessi fatti, uno dei partecipanti all’azione penale viene
giudicato colpevole e, in seguito, con giudizio separato, un altro partecipante
viene assolto poiché gli elementi costitutivi oggettivi del reato non sono
adempiuti o provati (Heer, in op. cit., n. 90 ad art. 410; Schmid, Handbuch, n.
1598, pag. 717). Lo stesso dicasi nel caso in cui, dopo la condanna di un
autore di un furto, in un successivo processo contro il ricettatore, il
tribunale giunge alla conclusione che il furto (“Vortat”) non è provato
(Schmid, Handbuch, nota 407 ad. N. 1598, pag. 717).

Non è necessario perciò che, oltre agli stessi fatti debbano
applicarsi le stesse norme penali (Schmid, Handbuch, n. 1598, pag. 717), così
come poco importa che il secondo giudizio sia di condanna o di proscioglimento
(Heer, in op. cit., n. 88 ad art. 410 CPP).

 

                                  c)   La revisione non può,
invece, essere ammessa quando la medesima fattispecie viene giudicata
diversamente unicamente dal punto di vista soggettivo e delle caratteristiche
personali dell’autore, quali ad esempio l’intenzione, la negligenza, la
mancanza di scrupoli, l’imputabilità (Heer, in op. cit., n. 93 ad art. 410; Schmid, Praxiskommentar, n. 16 ad. art. 410; Schmid, Handbuch,
n. 1599, pag. 717; sentenze CARP inc. 17.2014.64 del 3 novembre 2014 consid.
2c; 17.2012.91 del 6 novembre 2011 consid. 3c).

 

                                  d)   La nozione di “decisione
penale successiva concernente gli stessi fatti” (“décision pénale rendue
postérieurement sur les mêmes faits”; “… mit einem späteren Strafentscheid, der
den gleichen Sachverhalt betrifft”) dell’art. 410 cpv. 1 lett. b CPP non è
ulteriormente specificata nella legge: in dottrina di lingua tedesca si parla
di decisione su un identico “Lebensvorgang” (Schmid, Handbuch, n. 1598,
pag. 717) o “Lebenssachverhalt” (Schmid, Praxiskommentar, n. 15 ad art.
410 CPP, ossia di identica situazione di fatto, o ancora di “sachverhaltsmässig
konnex Urteil” (Heer, in op. cit., n. 87 ad art. 410 CPP), allorché la
terminologia in uso nella Svizzera latina non si discosta dal testo di legge: “mêmes
faits”, “stessi fatti” (Moreillon/Parein-Reymond, op. cit., n. 24 ad
art. 410 CPP; Rémy, in op. cit., n. 11 ad art. 410 CPP).

In una recente sentenza, il Tribunale federale ha parlato di
divergente apprezzamento dell’ “Anklagesachverhalt” (STF 6B_980/2015 del
13 giugno 2016 consid. 1.5.2), ossia di un diverso apprezzamento delle
circostanze fattuali oggetto dell’imputazione.

 

                                   2.   In concreto, il
Ministero pubblico (nei confronti di IS 1) e la Corte delle assise criminali
(nei confronti di __________) si sono occupati dello stesso fatto (o complesso
di fatti) nel senso di quanto appena detto: il soggiorno, o i soggiorni, dello straniero
__________ nell’appartamento di Bellinzona, ove vive la sua compagna __________
in coabitazione con la figlia IS 1 che ne è conduttrice, a partire dal 2013 e
fino al 24 settembre 2015.

                                  a)   Sul piano della
sussunzione, il Ministero pubblico ha trattato la fattispecie fattuale
nell’ottica dell’infrazione di “incitazione all’entrata, alla partenza o al
soggiorno illegale” (art. 116 cpv. 1 lett. a LStr); la Corte delle assise
criminali, invece, in quella di una contravvenzione alla LStr (art. 120 LStr).

                                         Come visto, contrariamente
all’esigenza dell’identità fattuale, la sussunzione sotto fattispecie penali
diverse non ha rilevanza per ammettere una revisione ai sensi dell’art. 410
cpv. 1 lett. b CPP, così come non ne ha la circostanza che la decisione
posteriore ha visto concretamente l’imputato prosciolto (sopra, consid. 1b).

 

                                  b)   IS 1 è stata
condannata per complicità (art. 25 CP) in “incitazione all’entrata, alla
partenza o al soggiorno illegale”, infrazione per la quale è comminata la
pena detentiva sino a un anno o la pena pecuniaria (art. 116 cpv.1 lett. a
LStr). Ella è stata ritenuta complice della madre per aver consentito
tacitamente che quest’ultima facesse alloggiare nell’appartamento di cui la
figlia era conduttrice il di lei amico __________, “seppur conscia del fatto
che lui fosse sprovvisto del necessario permesso di soggiorno”.

 

                                  c)   __________ era
imputato (tra l’altro) di “soggiorno illegale” ai sensi dell’art. 115
cpv. 1 lett. b LStr, norma che commina la pena detentiva fino a un anno o con
una pena pecuniaria a “chiunque soggiorna illegalmente in Svizzera,
segnatamente dopo la scadenza della durata del soggiorno non sottostante a
permesso o del soggiorno autorizzato”.

All’inizio del dibattimento, la Corte delle assise criminali ha
prospettato alle parti, giusta l’art. 344 CPP, la derubricazione del delitto
dell’art. 115 cpv. 1 lett. b LStr in contravvenzione secondo l’art. 120 cpv. 1
LStr. La nuova imputazione riguarda un’infrazione minore legata, in
particolare, all’obbligo di notifica di alcune situazioni. L’imputato,
ovviamente, non si è opposto alla derubricazione. 

Il procuratore pubblico ha fatto altrettanto, cosicché la Corte si
è limitata all’esame della contravvenzione (art. 120 LStr), pervenendo alla
conclusione che __________ andava prosciolto per le seguenti ragioni:

 

“Per
quanto attiene al soggiorno illegale, rileva che __________ è un cittadino
francese a beneficio degli accordi bilaterali e non necessita di particolari
documenti, oltre al passaporto, per circolare in Svizzera. L’art. 9 OASA
(soggiorno senza autorizzazione) prevede che per un soggiorno non superiore a 3
mesi senza attività lucrativa lo straniero non necessita né di un premesso né
di notificarsi. La figlia di __________ ha riferito che __________ si recava in
Ticino in modo irregolare, avendo egli un’attività calcistica in Belgio. IS 1
stessa ha riferito che egli era residente presso di lei in maniera stabile solo
negli ultimi 2/3 mesi prima del suo arresto. La sua presenza in Ticino non era
quindi fissa e non vi è nulla che provi che __________ abbia soggiornato in
Svizzera per un periodo superiore a 2 mesi, anzi le dichiarazioni di IS 1 e __________
permettono di considerare provato proprio il contrario. 

Non vi è
quindi spazio neppure per l’applicazione dell’art. 120 LStr, motivo per cui
l’imputato deve essere prosciolto anche da questa imputazione”

(sentenza
della Corte delle assise criminali inc. 72.2016.81 del 28 giugno 2010, pag. 14,
doc. B annesso all’istanza di revisione).

 

                                  d)   La Corte delle assise
criminali ha quindi apprezzato il contesto fattuale in modo del tutto
divergente dall’approccio del procuratore pubblico. Ha dapprima modificato
imputazione e derubricato il delitto in contravvenzione e, in seguito, ha
prosciolto __________ da ogni accusa, ritenendo provata l’insussistenza in capo
a quest’ultimo della benché minima violazione della LStr, dato che per i suoi
soggiorni a Bellinzona egli non necessitava di alcun permesso: esattamente
l’opposto di quanto ritenuto dal procuratore pubblico nei confronti di IS 1.

 

                                  e)   Che vi sia
contraddizione intollerabile tra i due giudizi si appalesa d’acchito e non può
ragionevolmente essere messo in discussione. La contraddizione urta in modo
inammissibile il sentimento di giustizia, se solo si pensa che ad IS 1 era
imputata una complicità con la madre per tacitamente averle consentito di
ospitare __________ “seppur conscia del fatto che lui fosse sprovvisto del
necessario permesso”, allorquando nel successivo giudizio è scaturito che
allo stesso __________ non può essere rimproverato di aver violato obblighi
legati ad un permesso, che nemmeno necessitava. La contraddizione è tanto più
intollerabile con riguardo agli effetti. __________ ne è uscito prosciolto e
indennizzato, mentre che IS 1 ne è uscita colpevole e condannata a una pena
pecuniaria, ancorché sospesa, e a una multa da pagare unitamente alle spese
giudiziarie, rimanendo macchiata da una condanna per dei fatti posteriormente
sconfessati.

Ne segue che l’istanza di revisione merita accoglimento. Il
decreto d’accusa n. 2123/2016 del 2 maggio 2015 dev’essere pertanto annullato e
IS 1 mandata prosciolta.

 

                                   3.   Per l’art. 436 cpv.
4 CPP (prima frase) l’imputato assolto o punito meno severamente a seguito di
una revisione ha diritto a una congrua indennità per le spese sostenute nella
procedura di revisione. L’art. 436 cpv. 1 CPP rinvia, per il rimanente,
all’art. 429 cpv.1 lett. a CPP.

                                         IS
1 chiede che le siano rifuse le spese di patrocinio sostenute nella procedura
davanti al Ministero pubblico, ove era già assistita dall’avv. PA 1 (fr.
800.–), così come le spese derivanti dall’istanza di revisione (fr. 600.–).

                                         La
richiesta va protetta, ritenuto che le spese indicate appaiono congruamente
commisurate alle necessità di patrocinio e all’operato effettivamente svolto
dall’avv. PA 1, intervenuta a partire dal giorno successivo al primo
interrogatorio, avvenuto il 24 settembre 2015 (senza assistenza legale e a
seguito di mandato di accompagnamento coattivo). 

 

                                      

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      21 cpv. 1 lett.
b, 410 cpv. 1 lett. b segg. CPP,

                                         nonché,
sulle spese e indennità gli art. 428 e 436 cpv.4 CPP e la LTG rispettivamente
il Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza
giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili,

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’istanza di
revisione è accolta.

Di conseguenza il decreto di accusa 2123/2016 del 2 maggio 2016 è
annullato e IS 1 è prosciolta dall’accusa di complicità in incitazione
all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

 

tassa di giustizia                       fr.           500.-

spese complessive                   fr.           200.-

                                                     fr.           700.-

 

sono posti a carico dello Stato che rifonderà a IS 1 fr. 1’400.– a
titolo di indennità (art. 436 cpv. 4 CPP).

                                   3.   Intimazione a:

	
   

  	
   

  

                                          

                                   4.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -   Divisione
  della giustizia, 6501 Bellinzona 

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

    

 

 

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato,
entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
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ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.