# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b95dbb64-8273-5feb-9d63-d47c31e2be2a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-10-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.10.2018 D-2008/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2008-2017_2018-10-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2008/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  o t t o b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Nina Spälti Giannakitsas, Gérald Bovier,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Eritrea,   

patrocinata dal lic. iur. Mario Amato,  

Soccorso operaio svizzero SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 7 marzo 2017 / N (…). 

 

 

 

D-2008/2017 

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Fatti: 

A.  

L’interessata, cittadina eritrea di etnia tigrina, è nata a B._______, nella 

Zoba di Debub. Trasferitasi nella capitale Asmara nel 1994, vi ha vissuto 

per vent’anni prima di lasciare il paese nel 2014 e di giungere in Svizzera 

illegalmente nel settembre del 2015, dopo essere transitata da Etiopia, Su-

dan, Libia ed Italia. Il 4 settembre 2015 ha depositato una domanda d’asilo 

presso il Centro di registrazione e di procedura di Chiasso (cfr. atto A6). 

Sentita sui motivi alla base della stessa, la richiedente asilo ha dichiarato, 

in sostanza e per quanto qui di rilievo, di aver perso la madre in giovane 

età ed di essere successivamente stata abbandonata dal padre. Doven-

dosi per questi motivi prendere cura della sorella minore e con i fratelli già 

arruolati nel servizio nazionale, ella, dopo aver a sua volta ricevuto una 

convocazione, avrebbe ottenuto una proroga valida sino al termine del per-

corso formativo della sorella. Ciò detto, quando questa sarebbe partita per 

svolgere il servizio di leva, l’interessata, conscia di non poter procrastinare 

ulteriormente la sua coscrizione, avrebbe vissuto nascondendosi per evi-

tare di cadere vittima delle frequenti retate. Sennonché, nel gennaio del 

2014, la richiedente asilo avrebbe ricevuto un’ulteriore convocazione, cir-

costanza quest’ultima, che la avrebbe convinta ad espatriare per sottarsi 

all’incorporazione (cfr. atto A22). 

B.  

Con decisione del 7 marzo 2017, notificata il giorno seguente (cfr. 

atto A26), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha re-

spinto la succitata domanda d’asilo, pronunciando contestualmente l’allon-

tanamento dell’interessata dalla Svizzera ed ordinandone l’esecuzione sic-

come lecita, esigibile e possibile. 

C.  

Il 5 aprile 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 6 aprile 

2018) l’interessata è insorta contro detta decisione con ricorso dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). In via principale 

ella ne ha postulato l’annullamento e la concessione dell’asilo. In primo 

subordine ha chiesto la ritrasmissione degli atti alla SEM per un nuovo 

esame delle sue allegazioni. In via ancor più subordinata di essere am-

messa provvisoriamente in Svizzera. Altresì ha presentato, secondo il 

senso, una domanda di esenzione dal pagamento anticipato delle spese di 

giustizia. 

D-2008/2017 

Pagina 3 

D.  

Con decisione incidentale del 26 luglio 2018, il Tribunale ha esentato la 

ricorrente dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali, invitando nel contempo l’autorità di prima istanza ad espri-

mersi circa le argomentazioni sollevate in sede ricorsuale. 

E.  

Il 7 agosto 2018 la SEM ha presentato la propria risposta al gravame. 

F.  

Il 3 settembre 2018, la ricorrente, facendo seguito alla facoltà concessale 

dal Tribunale, si è espressa in replica. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

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né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). I principi della massima inquisitoria e dell’applica-

zione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 

2007/27 consid. 3.3).  

3.  

3.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prime cure ha considerato inve-

rosimili buona parte delle allegazioni dell’interessata. In primo luogo, la 

SEM ha sottolineato che la ricorrente avrebbe fornito indicazioni indefinite 

ed estremamente vaghe a proposito delle convocazioni e del fatto di aver 

vissuto nascondendosi sino al 2014. Alla richiesta di spiegare per quale 

motivo l’ordine di marcia gli fosse stato recapitato solo quell’anno, la richie-

dente asilo avrebbe invero reso sempre solo risposte indefinite. I dettagli, 

più volte sollecitati dall’autorità di prima istanza, sarebbero invece apparsi 

un po’ per volta. L’interessata avrebbe inizialmente menzionato solo gli av-

visi del Mmhdar e le retate, affermando che le convocazioni scritte sareb-

bero apparse successivamente, e meglio, nel 2013. Solo nel momento in 

cui la SEM le avrebbe fatto notare che, secondo la versione fornita, al mo-

mento di lasciare gli studi nel 2002, sarebbe stata già maggiorenne, la ri-

chiedente asilo avrebbe affermato di aver già ricevuto una convocazione 

in precedenza. Del resto l’interessata nemmeno sarebbe stata in misura di 

spiegare sufficientemente nel dettaglio come avesse potuto sfuggire per 

anni all’incorporazione. Ella avrebbe invero risposto molto semplicemente 

che si sarebbe nascosta limitandosi ad affermare, a precisa domanda di 

chiarimenti, di essere rimasta chiusa in casa fingendo di non essere pre-

sente. Solo dopo ripetuti solleciti, alla richiedente asilo sarebbe venuto in 

mente di dichiarare di aver ottenuto una deroga fino al 2010. Sennonché, 

anche le allegazioni rese a proposito delle precauzioni da lei adottate suc-

cessivamente alla scadenza di detta deroga si sarebbero rivelate estrema-

mente povere, essendosi l’interessata limitata ad affermare che in quei pe-

riodi non sarebbe andata a lavorare e che avrebbe tenuto molte provviste 

in casa. Non di meno, ella avrebbe asserito di aver utilizzato il coupon a lei 

concesso dal governo. Ancora, prosegue l’autorità di prime cure, le dichia-

razioni in merito alla prima convocazione si sarebbero rivelate contraddit-

torie, avendo la richiedente asilo in un primo momento fatto risalire l’evento 

al 2000 salvo asserire poi che l’evenienza in questione si sarebbe svolta 

nel 2004. Allo scopo di chiarire la questione, la SEM avrebbe chiesto all’in-

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teressata quante convocazioni avesse ricevuto e questa avrebbe menzio-

nato unicamente quelle del 2004 e del 2010. La successiva possibilità di 

chiarire la questione avrebbe condotto ad un’ulteriore contraddizione, dal 

momento che l’interessata avrebbe affermato non aver ricevuto alcuna 

convocazione scritta nel 2000, essendosi invece trattato di una comunica-

zione generale del Mmhdar. Su tali presupposti, l’asserito espatrio illegale 

non permetterebbe di giungere a diverso esito. 

3.2 Con ricorso, l’insorgente contesta le valutazioni dell’autorità di prime 

cure. A suo dire, dal verbale dell’audizione sui motivi d’asilo si evincerebbe 

ch’ella avrebbe ricevuto due convocazioni scritte, una nel 2004 e l’altra nel 

2014. Quella del 2000 sarebbe invece da intendersi quale comunicazione 

generale delle autorità. La ricorrente avrebbe poi spiegato in maniera con-

vincente di aver evitato di prestare servizio poiché avrebbe dovuto occu-

parsi della sorella più piccola. Dopo il 2010, quando la sorella avrebbe ter-

minato la scuola, l’interessata si sarebbe invero resa conto che non gli sa-

rebbe più stato possibile sottrarsi all’obbligo di leva. Da qui la necessità di 

nascondersi. Tale circostanza corrisponderebbe del resto con l’esperienza 

generale di tanti disertori o renitenti di origine eritrea; esperienza confer-

mata anche dai rapporti numerose organizzazioni internazionali. Ciò posto, 

rientrando detti avvenimenti nei fattori atti a renderla invisa alle autorità, 

nemmeno il suo espatrio illegale sarebbe privo di rilevanza.  

3.3 Chiamata a presentare la propria risposta al gravame, l’autorità inti-

mata si è sostanzialmente riconfermata nelle proprie valutazioni. Essa ha 

quantomeno colto l’occasione per sottolineare come il fatto che le sue al-

legazioni siano simili a quella di altri renitenti e disertori, più che rendere 

verosimile la sua versione, spiegherebbe la ragione per la quale sia stata 

in misura di riportare tali elementi, trattandosi di fatti notori tra i membri 

della diaspora ertitrea. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

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psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi).  

4.2 Il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettiva-

mente fondato allorquando l’interessato è in contatto con le autorità militari 

(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 

in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto 

è presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure 

se la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 con-

sid. 4.10 pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover probabilmente effet-

tuare il servizio nazionale nel contesto eritreo non costituisce un pregiudi-

zio determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Dal canto suo, l’espatrio illegale 

dall’Eritrea è invece da considerarsi rilevante solo in presenza di elementi 

supplementari che lascino presupporre che la persona sia malvista dalle 

autorità (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 

[pubblicata come sentenza di riferimento] consid. 5.1). 

4.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 3 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

5.  

5.1 Ora, appare indubbio che nella presente fattispecie, i presupposti per il 

riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo non ri-

sultino adempiuti.  

5.2 Le allegazioni della richiedente asilo a proposito dei suoi contatti con le 

autorità militari presentano infatti diversi elementi contradditori. In un primo 

momento ella ha infatti asserito di essere stata convocata nel 2000 e di 

aver potuto evitare di svolgere il servizio pretendendo di doversi occupare 

della sorella minore (cfr. atto A22, D41). Sennonché, l’interessata, chia-

mata di lì a poco a fornire delucidazioni proprio in merito a tale esonero, ha 

affermato di essere stata convocata nel 2003 e di aver ottenuto la dispensa 

nel 2004 (cfr. atto A22, D44), versione, quest’ultima, in palese contrasto 

con quanto detto poc’anzi. Oltremodo, la possibilità di chiarimento offertale 

dall’autorità di prime cure ha semplicemente condotto ad un’ulteriore di-

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screpanza, giacché l’insorgente ha affermato che la circostanza fatta risa-

lire al 2000 non avrebbe riguardato una convocazione in senso stretto ma 

bensì una comunicazione generale del Mmhdar (cfr. atto A22, D46). In tal 

senso, dal tenore delle allegazioni della ricorrente non si può che desumere 

un tentativo di giustificare una versione non corrispondente ai fatti. 

Quest’ultima ha infatti menzionato l’anno 2000 dopo che l’autorità di prime 

cure le aveva fatto notare che nel 2002, al momento dell’interruzione degli 

studi, sarebbe stata già maggiorenne, ovvero da tempo papabile per il re-

clutamento (che di norma avviene nel corso dell’ultimo anno della scuola 

secondaria, ovvero l’undicesimo; cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016 

del 17 agosto 2017 [pubblicata come sentenza di riferimento] consid. 12.2 

e riferimenti citati). Del resto, a ben guardare, l’insorgente pare aver fornito 

anche una terza versione discordante, avendo dapprima asserito che le 

autorità avrebbero iniziato a recapitare convocazioni scritte nel 2013, co-

stituendo le precedenti unicamente delle comunicazioni generali affisse al 

Mmhdar (cfr. atto A22, D35). Oltracciò, il Tribunale condivide i dubbi dell’au-

torità intimata a proposito della carente caratterizzazione degli eventi da 

parte dell’interessata. A tal riguardo salta in particolare agli occhi la va-

ghezza nel suo resoconto a proposito del periodo passato a “nascondersi” 

dalle autorità. La richiedente asilo si è infatti limitata a dichiarare che nel 

lungo periodo di latitanza non si sarebbe recata al lavoro, tentando di te-

nere molte provviste in casa (cfr. atto A22, D59-60). Per il resto, è oppor-

tuno rinviare alle già elencate considerazioni dell’autorità di prime cure (cfr. 

supra consid. 3.1 e 3.3). Sia quel che sia, pur non potendo escludere con 

certezza che l’insorgente sia in qualche modo entrata in contatto con le 

autorità, non è compito delle autorità d’asilo dipanarsi in valutazioni di or-

dine ipotetico in proposito. Pertanto, in assenza di elementi atti a provare 

o quantomeno a rendere verosimile un contatto con le autorità militari fina-

lizzato ad un suo reclutamento, v’è luogo di partire dall’assunto che la ri-

corrente non possa avvalersi di alcun timore fondato di essere sanzionata 

per renitenza. Negli stessi termini, anche l’asserito espatrio illegale, posta 

l’assenza di circostanze supplementari che lascino presupporre che l’insor-

gente sia malvista dalle autorità eritree, non risulta pertinente.  

6.  

Sul punto di questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della 

concessione dell’asilo, la decisione avversata merita dunque tutela. 

7.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

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L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche circa la pronuncia dell’allontanamento, la decisione impu-

gnata va confermata. 

8.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 LStr pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste 

condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStr). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione 

degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova 

consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente 

deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un impedi-

mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

9.  

9.1 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio del 

non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento am-

missibile, esigibile e possibile.  

9.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. A suo dire l’ese-

cuzione dell’allontanamento andrebbe innanzitutto considerata inammissi-

bile. Vari organismi avrebbero infatti segnalato che l’Eritrea sarebbe da 

classificare quale paese autoritario ove regnerebbero arresti arbitrari, con-

danne extragiudiziarie e torture. La ricorrente rischierebbe pertanto di es-

sere sottoposta a trattamenti contrari all’art. 3 CEDU in caso di rinvio. Non 

di meno, nel caso in disamina l’esecuzione dell’allontanamento non adem-

pirebbe nemmeno ai presupposti di esigibilità. La madre dell’interessata 

sarebbe infatti deceduta ed il padre si sarebbe risposato andando a convi-

vere con la nuova consorte. Tutti i fratelli e le sorelle sarebbero inoltre 

astrette al servizio nazionale. Non sarebbero pertanto date le condizioni 

per un ritorno nel paese d’origine nella dignità e nella sicurezza. 

10.  

10.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStr l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

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massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere 

resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; GI-

CRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).  

10.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscita a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del non respingimento non trova 

applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso l’Eritrea è dunque am-

missibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi.  

10.3 Resta ora da determinare se l’esecuzione dell’allontanamento sia 

compatibile con gli art. 3 e 4 CEDU, segnatamente visti i rischi di recluta-

mento delle persone allontanate nell’ambito del servizio nazionale eritreo. 

La problematica è invero stata affrontata dal Tribunale nella recente giuri-

sprudenza coordinata del 10 luglio 2018 e di cui al ruolo E-5022/2017. In 

tale sentenza, il Tribunale è giunto alla conclusione che il servizio nazionale 

eritreo non rientri nella definizione di schiavitù o servitù ai sensi dell’art. 4 

cifra 1 CEDU (cfr. E-5022/2017 consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4). Più 

avanti, è stata esaminata anche la questione di sapere se tale circostanza 

potesse o meno essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi  

dell’art. 4 cpv. 2 CEDU. A tal riguardo, è anzitutto stato escluso che il ser-

vizio nazionale eritreo, la cui durata è molto eterogenea e che annovera, 

oltre alla parte militare, anche delle componenti civili, possa essere consi-

derato quale legittimo dovere civico. Tuttavia, si è altresì potuto determi-

nare come, in assenza del riscontro di un grave rischio di flagrante viola-

zione dell’art. 4 cifra 2 CEDU, la suddetta qualificazione non sia ad essa 

sola sufficiente a fondare un giudizio d’inammissibilità. A mente del Tribu-

nale, non si può infatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un carattere 

sistematico, di modo che ogni persona in servizio attivo rischi di esservi 

esposta. Sui medesimi presupposti, il Tribunale ha anche escluso l’esi-

stenza di un grave rischio di tortura o di trattamento inumano ai sensi 

dell’art. 3 CEDU derivante dal solo arruolamento (cfr. E-5022/2017 con-

sid. 6.1 ed in particolare consid. 6.1.6 e 6.1.8). Si può dunque partire 

dall’assunto che l’esecuzione dell’allontanamento non sia generalmente in-

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

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compatibile con i disposti citati. Sia quel che sia, vista la situazione perso-

nale dell’interessata (stato civile, età, data dell’espatrio), si può altresì con-

cludere ch’ella non rischi con verosimiglianza preponderante di essere re-

clutata per svolgere il servizio nazionale in caso di ritorno in patria (cfr. sen-

tenza D-2311/2016 del 17 agosto 2017, pubblicata come sentenza di rife-

rimento consid. 12 e 13.3). 

10.4 L’esecuzione dell’allontanamento è pertanto ammissibile. 

11.  

11.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica.  

11.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-

7.7 con rinvii).  

11.3 Nella sentenza D-2311/2016 il Tribunale ha avuto modo di esprimersi 

anche a proposito dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso 

l’Eritrea. Un’analisi della situazione del paese ha permesso di constatare 

un documentato miglioramento nell’approvvigionamento di generi alimen-

tari e di acqua potabile, nonché significativi passi avanti in ambito sanitario 

e nel campo dell’istruzione. Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è 

attualmente da considerarsi generalmente esigibile (cfr. sentenza D-

D-2008/2017 

Pagina 11 

2311/2016, consid. 17.2). Inoltre, il rischio di arruolamento per il servizio 

nazionale non risulta influire su questo giudizio, dal momento che non vi è 

modo di considerare che tale evenienza ponga la persona interessata in 

una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 

6.2.3). Ad ogni modo, in considerazione della generale difficile situazione 

in cui versa il Paese, permane necessario verificare la questione dell’esigi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento con riguardo della singola fatti-

specie. In presenza di particolari circostanze negative, vi sarà infatti luogo 

di ammettere, ora come prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr. 

sentenza D-2311/2016 consid. 17.2). 

11.4 Orbene, nel caso specifico la ricorrente è relativamente giovane e 

gode di buona salute. Ella dispone di una pluriennale istruzione, può avva-

lersi di una certa esperienza lavorativa e vanta la presenza di un’estesa 

rete socio-famigliare nel paese d’origine; rete socio-famigliare alla quale 

potrà far capo in caso di bisogno. In Eritrea risiedono infatti il marito, il pa-

dre, i fratelli, la sorella ed ulteriori parenti. Il fatto che alcuni di questi stiano 

svolgendo il servizio nazionale, per quanto possa in parte influire sui suoi 

contatti con loro (contatti che in caso di permanenza in Svizzera sarebbero 

ad ogni modo inficiati), lascia altresì preconizzare che questi dispongano 

di un piccolo reddito a loro sostegno, circostanza quest’ultima da annove-

rare tra i fattori favorevoli. 

11.5 Il rientro dell’interessata nel suo paese d’origine è pertanto da consi-

derarsi pure ragionevolmente esigibile. 

12.  

Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in rela-

zione all’art. 44 LAsi).  

Per prassi costante spetta alla richiedente asilo richiedere alla competente 

rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio 

(cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12). 

13.   

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

D-2008/2017 

Pagina 12 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, a norma dell’art. 6 lett. b TS-TAF, le 

spese processuali possono essere condonate totalmente o parzialmente 

qualora per motivi inerenti al litigio o alla parte in causa, non risulti equo 

addossarle alla parte. In specie, vista l’evoluzione giurisprudenziale suc-

cessiva alla litispendenza della causa, non sono riscosse spese. 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

 

 

 

 

 

 

D-2008/2017 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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