# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac9761f9-3269-5ed9-9b25-45adc2c4618e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.03.2024 D-160/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-160-2023_2024-03-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-160/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  m a r z o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Contessina Theis, Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Congo (B._______),   

patrocinata dall'Avv. Michela Gentile,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 30 dicembre 2022 / N (…). 

 

 

 

D-160/2023 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadina congolese, il 27 luglio 2022 ha depositato una do-

manda d’asilo in Svizzera (cfr. atto della Segreteria di Stato della migra-

zione [di seguito: SEM] n. [{…}]-3/2). 

B.  

Le successive indagini svolte SEM hanno permesso di accertare, dopo 

consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che 

l’interessata aveva già depositato una domanda d’asilo pregressa in Fran-

cia il (…) settembre 2017 (cfr. atto della SEM n. 9/1). 

C.  

Il 4 agosto 2022 la richiedente è stata sentita nel corso del verbale di rile-

vamento dei dati personali (cfr. atto della SEM n. 11/10). Il 22 agosto 2022 

si è svolto il colloquio personale conformemente all’art. 5 del regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-

nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 

180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: RD III) (cfr. atto della SEM n. 20/3). 

Nel corso di quest’ultima audizione la richiedente è stata segnatamente 

informata circa il fatto che il diritto di essere sentito in merito alla responsa-

bilità per lo svolgimento della sua procedura d’asilo secondo il RD III non 

sarebbe stato concesso in tale sede, in quanto la SEM ha ritenuto oppor-

tuno ascoltarla nell’ambito di un’audizione relativa alla tratta di esseri umani 

(di seguito: TEU). 

D.  

Il 13 settembre 2022 si è tenuta con la richiedente l’audizione TEU (cfr. atto 

della SEM n. 35/12). In tale sede la SEM ha identificato la richiedente quale 

potenziale vittima di tratta di esseri umani ai sensi dell’art. 4 lett. a della 

Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 

(Conv. tratta, RS 0.311.543). La SEM ha dunque accordato all’interessata 

un periodo di recupero e di riflessione di 30 giorni – dal 13 settembre 2022 

al 13 ottobre 2022 – conformemente all’art. 13 Conv. tratta. Nel corso della 

medesima audizione alla richiedente è stato anche concesso il diritto di 

essere sentito in merito alla responsabilità della Francia per lo svolgimento 

della procedura di asilo e di allontanamento in virtù del RD III. Al termine 

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del colloquio la rappresentante legale ha consegnato una copia del verbale 

del colloquio che l’interessata ha svolto presso il Servizio Antenna MayDay 

in data 7 settembre 2022, che arriva alla conclusione che per l’interessata 

vi sarebbero elementi caratterizzanti della tratta di esseri umani con sfrut-

tamento in Svizzera (cfr. atto della SEM n. 28/3).  

D.a Sempre il 13 settembre 2022, sulla base delle predette informazioni, 

l’autorità elvetica preposta ha formulato all’indirizzo della sua omologa fran-

cese, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d RD 

III, informando al contempo le autorità francesi in merito al fatto che la ri-

chiedente asilo è stata identificata come potenziale vittima di tratta di esseri 

umani (cfr. atto della SEM n. 29/5).  

D.b Il 26 settembre 2022, le autorità francesi preposte, hanno accettato la 

ripresa in carico dell’interessata, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III 

(cfr. atto della SEM n. 34/2). 

D.c In data 7 ottobre 2022 l’interessata ha sottoscritto il documento “dichia-

razione”, indicando di acconsentire ad essere contattata dalle autorità di 

perseguimento penale se una sua collaborazione fosse risultata necessa-

ria (cfr. atto della SEM n. 37/1). 

D.d Il 10 ottobre 2022 la SEM ha segnalato l’interessata quale potenziale 

vittima di tratta di esseri umani all’Ufficio federale di polizia (di seguito: Fed-

pol) (cfr. atto della SEM n. 39/1). Il 1°novembre 2022 quest’ultimo ufficio ha 

risposto che, dopo i dovuti accertamenti, non avrebbe per il momento in-

trapreso ulteriori passi procedurali, restando però sempre aperta la possi-

bilità per l’interessata di costituirsi quale vittima TEU presso il competente 

posto di polizia cantonale (cfr. atto della SEM n. 42/5). 

E.  

Agli atti vi sono anche diversi fogli d’informazione medica (F2) riguardo alla 

situazione di salute dell’interessata di cui si dirà, per quanto necessario, 

nei considerandi (cfr. atti della SEM n. 10/3, 13/4, 14/3, 32/4, 36/1, 41/3, 

43/2, 44/3, 45/3 e 46/2).  

F.  

Con decisione del 30 dicembre 2022, notificata il 3 gennaio 2023 (cfr. atto 

della SEM n. 51/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della sud-

detta domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo del 26 giugno 1988 (LAsi; RS 142.31), pronunciando nel con-

tempo l’allontanamento (recte: trasferimento) dell’interessata dalla 

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Svizzera verso la Francia, come pure incaricando il Canton C._______ 

dell’esecuzione della decisione di trasferimento e togliendo l’effetto so-

spensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione. 

G.  

Il 3 gennaio 2023 l’Ufficio della migrazione del Cantone C._______ è stato 

informato dell’identificazione della ricorrente quale potenziale vittima di 

tratta di esseri umani e il 4 gennaio 2023 vi è stata la decisione di riparti-

zione presso il medesimo Cantone (cfr. atti della SEM n. 53/3 e 54/2).  

H.  

Per il tramite del plico raccomandato dell’11 gennaio 2023 (cfr. timbro del 

plico raccomandato; data di entrata: 12 gennaio 2023) l’interessata è in-

sorta con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale), chiedendo in limine la sospensione dell’esecuzione dell’allonta-

namento in via supercautelare, nonché la concessione dell’effetto sospen-

sivo al gravame. Nel merito, ha concluso in via principale all’annullamento 

della decisione impugnata e alla restituzione degli atti alla SEM affinché 

effettui un esame nazionale della domanda d’asilo. In subordine, ha postu-

lato la restituzione deli atti alla SEM affinché effettui i necessari comple-

menti istruttori. Contestualmente, ha presentato istanza di assistenza giu-

diziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali 

e dal relativo anticipo.  

Quali nuovi documenti, l’insorgente ha prodotto due lettere datate 5 gen-

naio 2023 dell’avv. D._______ e relativa procura dalle quali si evince che 

la il suddetto patrocinatore rappresenta la richiedente nella procedura pe-

nale e ha richiesto alla SEM un permesso di soggiorno di breve durata.  

I.  

In data 12 gennaio 2023 il Tribunale ha ordinato, a titolo supercautelare, la 

sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento dell’interes-

sata.  

J.  

Con decisione incidentale del 17 gennaio 2023 il Tribunale ha concesso 

l’effetto sospensivo al ricorso – autorizzando nel contempo l’insorgente a 

soggiornare in Svizzera fino alla conclusione della procedura – e ha accolto 

l’istanza di dispensa dal pagamento delle spese di giustizia e del relativo 

anticipo, invitando parimenti la SEM a inoltrare una risposta al ricorso. 

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K.  

Il 25 gennaio 2023 è stato compilato il “Medical report in cases of return / 

Enforcement of Removal Orders” da parte della Dr. med. E._______.  

L.  

Con scritto spontaneo del 30 gennaio 2023 la ricorrente che il patrocina-

tore della suddetta nella vertenza penale ha provveduto a trasmettere una 

richiesta di permesso di breve durata alla competente autorità del Canton 

C._______. A suffragio di tali dichiarazioni ha allegato lo scritto tramesso 

dal suo patrocinatore al Ministero Pubblico del Cantone F._______ del 

17 gennaio 2023 e la lettera indirizzata all’ufficio della Migrazione di 

C._______ del 17 gennaio 2023.  

M.  

Con un ulteriore scritto spontaneo del 13 febbraio 2023 la ricorrente ha 

inoltrato il rapporto dello studio medico Dedalo del 9 febbraio 2023, presso 

il quale l’interessata era in cura per problemi di natura psichiatrica. Dallo 

stesso emerge che l’interessata soffre di una sintomatologia depressiva. 

N.  

Con decreto di non luogo a procedere del 7 marzo 2023 il Ministero pub-

blico del Canton F._______ non ha dato seguito alla denuncia penale della 

ricorrente.  

O.  

Invitata a determinarsi sul ricorso il 17 gennaio 2023, l’autorità inferiore ha 

– a seguito dell’ottenimento di due proroghe del termine da parte del Tribu-

nale – presentato la sua risposta al ricorso il 28 marzo 2023, con cui si è 

riconfermata nelle proprie conclusioni, indicando al contempo che lo stato 

valetudinario della ricorrente risulta chiarito.  

P.  

Tramite osservazioni del 12 luglio 2023, la ricorrente ha replicato alle os-

servazioni dell’autorità inferiore.  

Q.  

Con scritto datato 10 agosto 2023, la ricorrente ha inoltrato al Tribunale un 

rapporto del (…) (di seguito: […]) datato 29 giugno 2023 nel quale viene 

confermato/diagnosticato all’interessata un disturbo post traumatico da 

stress ed episodi depressivi moderati. 

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R.  

La SEM ha inoltrato le proprie osservazioni con scritto del 10 agosto 2023. 

Le stesse sono state trasmesse all’insorgente con ordinanza del 16 ago-

sto 2023.  

S.  

Il 28 agosto 2023 l’insorgente ha presentato la sua triplica alle osservazioni 

della SEM.  

T.  

Con scritto spontaneo del 15 novembre 2023, l’interessata ha inoltrato al 

Tribunale due rapporti del (…) Kantonsspital datati 23 agosto 2023 e 

25 agosto 2023, uno schema terapeutico del (…) del 28 agosto 2023 e vari 

documenti datati 13 ottobre 2023 stilati dalla Dr. Med. G._______, nei quali 

figurano un “Behandlungseinträge”, una diagnosi e uno schema terapeu-

tico. Dagli stessi si rileva che alla richiedente è stata diagnosticata una ga-

strite cronica e attiva moderata, con rilevazione sparsa di Helicobacter, con 

metaplasia intestinale nella zona antrale, corrispondente a una gastrite di 

tipo B con livello di attività 2.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla legge sul Tri-

bunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32) e 

dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 173.110), in 

quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA.  

2.  

2.1 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

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stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi con-

tro di essa.  

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre per-

tanto entrare nel merito del gravame.  

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). 

Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Nei ricorsi avverso una deci-

sione di non entrata nel merito, nella quale la SEM rifiuta per tale motivo 

l’esame della domanda d’asilo (art. 31a cpv. 1-3 LAsi), la competenza de-

cisionale dell’autorità di ricorso è essenzialmente limitata al quesito a sa-

pere se l’autorità inferiore non è entrata a ragione, o a torto, nel merito della 

domanda d’asilo (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1; DTAF 2012/4 consid. 2.2 

con riferimenti ivi citati).  

4.  

4.1 Ciò posto, nel proprio memoriale ricorsuale, l’insorgente rimprovera 

alla SEM di aver violato il principio inquisitorio, nonché il suo obbligo di 

motivazione, configurando quindi anche una violazione del suo diritto di 

essere sentito. In tal senso, ella si prevale di censure formali, che occorre 

esaminare preliminarmente, in quanto sono suscettibili di condurre all’an-

nullamento della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi 

citati, 142 II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 138 I 232 consid. 5; DTAF 2019 

VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3). 

Nella procedura d’asilo – così come nelle altre procedure di natura ammi-

nistrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità com-

petente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà è quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Se del caso, 

l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti ai 

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sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può comportare simultaneamente la 

violazione del diritto di essere sentito, il quale fa parte delle garanzie pro-

cedurali generali previste dalla Costituzione e consacrato all’art. 29 cpv. 2 

Cost. (cfr. sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giugno 2019 consid. 

4.2 e rif. cit.).  

4.2 In primo luogo, la ricorrente lamenta un diniego di accesso agli atti e la 

contestuale violazione del diritto di essere sentita in quanto le indagini e le 

valutazioni del suo caso, effettuate dalla Fedpol, non sono state rese di-

sponibili per la consultazione. Degli accertamenti sul caso sarebbero stati 

svolti senza che la ricorrente venisse in alcun modo informata e non sa-

rebbe stato accordato l’accesso da parte della SEM alla risposta della Fed-

pol pervenuta il 2 novembre 2022 (cfr. atto della SEM n. 42/5).  

4.2.1 Il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali 

previste dalla Costituzione svizzera; esso è consacrato dall’art. 29 cpv. 2 

Cost., e comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere cono-

scenza dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima 

che una decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre prove perti-

nenti, di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di parte-

cipare all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter espri-

mersi sul suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare. 

L’art. 26 cpv. 1 PA, che ne concretizza parte delle prerogative nell’ordina-

mento processuale, prevede la facoltà della parte o del suo rappresentante 

di consultare, nella sua causa, le memorie delle parti e le osservazioni delle 

autorità, tutti gli atti adoperati come mezzi di prova e le copie delle decisioni 

notificate. Non rientrano in questo decalogo gli atti interni non utilizzati quali 

mezzi di prova nell’ambito della trattazione di un determinato caso. Si tratta 

di quei documenti che non hanno valore probatorio e che servono esclusi-

vamente alla formazione di un’opinione a livello interno nella misura in cui 

sono destinati all’uso proprio ed esclusivo dell’amministrazione, segnata-

mente richieste, bozze di decisione, annotazioni dei collaboratori e scambi 

di e-mail (cfr. DTF 132 II 485 consid. 3.4, 125 II 473 consid. 4a, 113 Ia 286 

consid. 2d, Sentenze del Tribunale federale 2C_63/2011 del 20 ottobre 

2011 consid. 3.2.4, sentenza del TAF A-2675/2015 del 9 febbraio 2017 con-

sid. 4; WALDMANN/OESCHGER in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Pra-

xiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 65 ad art. 26).  

4.2.2 Nel caso in narrativa è pertanto a giusto titolo che l’autorità inferiore 

ha designato quale interno l’atto n. 42/5. Trattasi infatti di un’e-mail tra la 

SEM e Fedpol che non soggiace al diritto di consultazione. Visti tali 

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presupposti, non si ravvisa alcuna violazione del diritto di essere sentito 

dell’insorgente e la censura formale è quindi integralmente da respingere.  

4.3 In secondo luogo, la ricorrente si prevale di un ulteriore violazione del 

suo diritto di essere sentito nonché del principio inquisitorio da parte 

dell’autorità inferiore. A mente dell’insorgente, il procedere della SEM, che 

l’avrebbe ascoltata a margine dell’audizione TEU circa l’eventuale compe-

tenza della trattazione della sua domanda d’asilo da parte della Francia, 

sarebbe contrario alla logica del periodo di riflessione e ristabilimento che 

dovrebbe permettere alla vittima di tratta di rielaborare quanto vissuto e di 

poter esprimere in modo completo le proprie ragioni. A fronte di tali elementi 

l’autorità inferiore avrebbe dovuto riconvocare la ricorrente in un secondo 

momento per permetterle di esprimersi in maniera piena ed effettiva sul 

proprio trasferimento verso la Francia.  

4.3.1 Dapprima, seppure si dia atto all’insorgente che, in principio, il cosid-

detto “diritto di essere sentito Dublino” venga concesso dalla SEM nell’am-

bito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 RD III, tuttavia nel caso spe-

cifico l’autorità inferiore ha ritenuto di permettere alla stessa di esprimersi 

anche in questo ambito nell’audizione TEU che si è svolta successiva-

mente al colloquio Dublino, informandola di conseguenza (cfr. atto della 

SEM n. 20/3). Né la ricorrente, né la rappresentante legale che era pre-

sente al succitato colloquio Dublino, si sono opposte a tale procedere. E 

questo neppure ad inizio audizione TEU, dove nuovamente la ricorrente è 

stata informata in merito alle domande che le sarebbero state poste sui 

motivi ostativi del trattamento della sua domanda d’asilo da parte della 

Francia (cfr. atto della SEM n. 35/12, D6 pag. 3 e 4). La rappresentante 

legale ha ritenuto solamente al momento in cui l’interrogante ha concesso 

effettivamente il diritto di essere sentito Dublino che tale non fosse la sede 

adatta in quanto la ricorrente è stata riconosciuta quale potenziale vittima 

di tratta di esseri umani (cfr. atto della SEM n. 35/12, D82, pag. 10). Peral-

tro, le sue ragioni contrarie ad un trasferimento verso la Francia appaiono 

essere state addotte integralmente dall’insorgente nel corso dell’audizione 

TEU (cfr. atto della SEM n. 35/12, D84 e segg., pag. 10) e la sua rappre-

sentante legale è anche potuta intervenire in tale contesto, senza tuttavia 

porre ulteriori domande (cfr. atto della SEM n. 35/12, D89). Inoltre, neppure 

successivamente da parte della ricorrente è stato comunicato alcunché 

all’autorità inferiore limitatamente ai motivi per i quali si sarebbero opposti 

alla competenza della Francia per l’esame della domanda d’asilo. La cen-

sura formale è quindi in tal senso integralmente da respingere. Di conse-

guenza non si ravvisa alcuna violazione del diritto di essere sentito dell’in-

teressata.  

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4.4 Anche dal profilo dello stato di salute dell’insorgente, il Tribunale ritiene, 

a differenza di quanto sostenuto nel gravame dalla predetta, che gli atti di 

causa risultavano completi al momento dell’emanazione della decisione 

avversata, rispetto alle questioni decisive che si pongono nell’ambito di una 

decisione di non entrata nel merito, in riferimento all’ammissibilità ed all’esi-

gibilità della misura di allontanamento. Nel caso in disamina, nel corso del 

colloquio Dublino la SEM ha dapprima ricordato alla ricorrente che è sua 

responsabilità rivolgersi all’infermeria del Centro federale per segnalare 

qualsiasi problematica medica (cfr. atto della SEM n. 20/3). Pertanto l’eve-

nienza sollevata dall’insorgente solamente nel suo gravame relativamente 

al fatto che l’interessata non è stata sottoposta a visita ginecologica e non 

vi è stata una presa a carico di natura psicologica, va disattesa, in quanto 

spettava a lei comunicare tali problematiche di salute (cfr. p.to 23, pag. 11, 

del ricorso del 11 gennaio 2023).  

Inoltre, si sottolinea come l’autorità precitata ha atteso ad emanare la de-

cisione avversata sino a quando l’interessata non ha effettuato tutti gli 

esami medici indicati e necessari, e la documentazione medica inerente 

agli stessi non sia stata prodotta agli atti, premurandosi anche di richiedere 

al Servizio Medic-Help competente l’aggiornamento dei consulti medici 

avuti e previsti per il futuro per la ricorrente (cfr. atti della SEM n. 47/1 e 

48/1). Pertanto la SEM, poteva partire dal presupposto, in assenza di ulte-

riore documentazione o visite previste per la medesima che la situazione 

medica dell’insorgente fosse completa. Non apparteneva difatti all’autorità 

inferiore, come neppure nell’ambito della presente procedura ricorsuale al 

Tribunale, in tali circostanze, determinarsi circa le giuste diagnosi e gli 

eventuali ulteriori colloqui medici che sarebbero risultati necessari, ma sol-

tanto agli specialisti del settore, rispettivamente all’infermeria del Centro 

federale dove si trovava alloggiata la ricorrente. Avendo tuttavia in specie 

la stessa beneficiato dei controlli medici proposti, e vista la diagnosi chiara 

e conclusiva posta dai medici specialisti, al contrario di quanto postulato 

dalla ricorrente nel gravame, ulteriori accertamenti medici non erano per-

tanto necessari.  

4.5 Non si intravvede quindi nell’agire dell’autorità inferiore, né nelle sue 

motivazioni, un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti, né una qualsivoglia violazione del diritto di essere sentito della 

ricorrente. Le censure formali risultano quindi infondate. La conclusione 

subordinata del ricorrente circa il rinvio degli atti alla SEM per un riesame, 

è quindi da respingere. Per il resto le censure di quest’ultima, riguardando 

anche in alcuni punti aspetti materiali della vertenza, verranno in tal senso 

trattate dappresso.  

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5.  

5.1 Venendo ora al merito, occorre chiedersi se la SEM poteva applicare 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non si 

entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo a cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento.  

5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in 

carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2).   

5.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una procedura di presa 

in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determinazione dello 

Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, 

nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 RD III, quello precedente 

previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio 

della gerarchia dei criteri). Inoltre, la determinazione dello Stato membro 

competente avviene sulla base della situazione esistente al momento in 

cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazionale (art. 

7 par. 2 RD III). Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in 

carico (inglese: take back) – come è il caso di specie – di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III RD III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con 

riferimenti citati).  

5.4 Giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della CartaUE, lo Stato membro che ha avviato la proce-

dura di determinazione della competenza prosegue l’esame dei criteri di 

cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere desi-

gnato come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferi-

mento verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III 

o verso il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo 

D-160/2023 

Pagina 12 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo 

Stato membro competente.  

5.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese 

terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-

tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un 

altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d RD 

III). 

6.  

Nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURO-

DAC», che l’interessata, ha depositato una domanda d’asilo in Francia il 

(…) settembre 2017 (cfr. atto della SEM n. 9/1). Di conseguenza, il 13 set-

tembre 2022, l’autorità inferiore ha presentato alle competenti autorità fran-

cesi, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 RD III e nella forma prescritta all’art. 

23 par. 4 RD III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 

lett. b RD III (cfr. atto della SEM n. 29/5). Le autorità francesi, hanno accet-

tato espressamente, e nel termine prescritto all’art. 25 par 1 RD III, la ri-

presa in carico dell’interessata il 26 settembre 2022 sempre fondandosi 

sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. atto della SEM n. 34/2). In tale contesto, 

la competenza delle Francia per la trattazione della procedura d’asilo e di 

allontanamento della predetta, risulta di principio essere data.  

7.  

7.1 Nel proseguo, occorre esaminare se, alla luce dell’art. 3 par. 2 RD III, 

vi siano fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche nella 

procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in Fran-

cia, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai 

sensi dell’art. 4 CartaUE, e quindi se, ai sensi dell’art. 17 par. 1 primo pe-

riodo RD III, decidere che la SEM avrebbe dovuto esaminare direttamente 

la domanda di protezione internazionale.  

7.2 Per quanto riguarda le condizioni di accoglienza in Francia, occorre in-

nanzitutto rammentare che tale Stato membro è legato alla Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea del 18 dicembre 2000 (CartaUE) e fa 

parte della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tor-

tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltreché del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS.142.301), e ne applica le disposizioni. Di 

D-160/2023 

Pagina 13 

conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare 

il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giu-

sta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura], direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza). L’esistenza di carenze sistemiche in Francia è pe-

raltro esclusa da giurisprudenza costante (cfr. tra le altre sentenze del Tri-

bunale E-429/2020 del 30 gennaio 2020, F-614/2019 del 14 febbraio 

2019).  

7.3 Su tali presupposti, bisogna partire dall’assunto che il rispetto della si-

curezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo da parte dello Stato in 

questione sia presunto (cfr. precitate direttiva accoglienza e procedura). 

7.4 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 

7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni siste-

matiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri 

di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della Corte ED M.S.S contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09; R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sen-

tenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande 

Sezione]). 

7.5 Orbene, anche prendendo in considerazione le censure mosse nel gra-

vame dalla ricorrente, nulla permette di ritenere la persistenza di una pra-

tica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie mi-

nime in materia. Sebbene alcuni rapporti indipendenti abbiano effettiva-

mente evidenziato la presenza di alcune criticità nel sistema di accoglienza 

transalpino, giurisprudenza invalsa ha sempre escluso l’esistenza di ca-

renze sistemiche ai sensi del precitato disposto (cfr. fra le tante, sentenze 

del Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019 e D-6652/2019 dell’11 

febbraio 2020 consid. 6). Altresì l’insorgente non ha dimostrato il mancato 

rispetto del divieto di respingimento da parte della Francia né tantomeno 

l’esistenza di un rischio di contravvenzione della direttiva procedura. Gli 

D-160/2023 

Pagina 14 

elementi concreti del caso di specie, non sono così tali da rimettere in di-

scussione la predetta presunzione legale.  

Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3 

par. 2 2ª frase RD III non si giustifica nel caso di specie.  

8.  

8.1 Giusta l’art. 17 par. 1 RD III («clausola di sovranità»), in deroga ai criteri 

di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esa-

minare una domanda di protezione internazionale presentata da un citta-

dino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli com-

pete.  

8.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il RD III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della do-

manda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore dispone di un 

reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito dell’abrogazione 

dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° febbraio 2014), dispone 

di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Esso può 

infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato il suo potere di ap-

prezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l’autorità inferiore ha 

fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia sostenibile, tenuto 

conto dell’interpretazione della nozione di motivi umanitari e sia conforme 

ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, il principio della 

parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il Tribunale non 

può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM (cfr. ibidem; 

sentenza del Tribunale D-5666/2017 del 19 marzo 2018 consid. 4.4).  

8.3 Invece se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle 

CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità 

e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1) 

8.4  

8.4.1 Quo ai timori e alle rimostranze eccepite dalla richiedente, giova ram-

mentare che per valutare i rischi legati ad un trasferimento Dublino, è ne-

cessario determinare la volontà e la capacità dello Stato di destinazione 

nel predisporre le misure appropriate ad assicurare la protezione contro un 

D-160/2023 

Pagina 15 

rischio di subire un trattamento contrario al diritto internazionale (cfr. fra le 

tante, sentenza del Tribunale D-5217/2017 del 6 marzo 2018 consid. 7.2).  

8.4.2 Ebbene, all’occorrenza la Francia ha ratificato sia la Conv. tratta che 

il Protocollo di Palermo e ne applica i disposti. Per di più, il Paese in parola 

è membro dell’Unione europea ed è notoriamente uno Stato di diritto mu-

nito di autorità di polizia in grado di fornire una protezione adeguata, così 

come di un sistema giudiziario indipendente capace di far rispettare le di-

sposizioni di legge. Le autorità francesi sono peraltro state informate sulla 

situazione inerente il caso di specie dalla stessa SEM ed hanno già mo-

strato piena disponibilità a prendere in carico l’insorgente. Tuttalpiù ciò 

verrà nuovamente fatto al momento del trasferimento della ricorrente.  

8.4.3 Su questi limpidi presupposti, ci si può quindi attendere dalla ricor-

rente, ch’ella tuteli i propri diritti adendo le adeguate vie di diritto dinanzi 

alle competenti autorità francesi, le quali avranno poi l’incombenza di espe-

rire gli accertamenti del caso ed ordinare gli eventuali provvedimenti con-

facenti. In altri termini, nulla permette di ritenere che la Francia non esami-

nerà la sua domanda d’asilo nel rispetto della Conv. tratta, garantendone 

la sicurezza e la dignità (cfr. sentenza del Tribunale D-455/2022 del 14 feb-

braio 2022 consid. 14.1). Pertanto, nel caso in rassegna è altresì a ragione 

che la SEM ha potuto esimersi dal richiedere garanzie specifiche a detto 

Stato membro (cfr. nello stesso senso anche sentenza del Tribunale E-

3689/2017 del 17 giugno 2020 consid. 6.4.3).  

8.5  

8.5.1 Per quanto concerne lo stato di salute dell’insorgente, occorre osser-

vare che la CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone 

che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una viola-

zione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato non si trovi 

ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come 

una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno 

Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal pro-

posito, la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, 

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).  

D-160/2023 

Pagina 16 

Concernente lo stato valetudinario dell’insorgente, al momento dell’emis-

sione della decisione impugnata, l’incarto dell’autorità inferiore conteneva 

già diversi mezzi di prova riguardanti la situazione di salute della ricorrente, 

ripresi esaustivamente nella decisione impugnata alla quale si rinvia (cfr. 

p. to. II, pag. 4 e segg. della decisione impugnata). Successivamente 

all’emanazione della decisione impugnata, la ricorrente è stata ancora vi-

sitata il 12 gennaio 2023 in quanto lamentava difficoltà alla vista, bruciore 

e secchezza a livelli delle palpebre. Quale diagnosi il medico ha riportato 

Blefarite allergica e quale terapia l’assunzione di Zaditen Ophtha (cfr. atto 

della SEM n. 63/2). Il 25 gennaio 2023 è stato compilato il “Medical report 

in cases of return / Enforcement of Removal Orders” da parte della Dr. med. 

E._______, nel quale veniva riportato che la richiedente soffre di “disfunc-

tion of left leg and arm”, “chest pain” e “dry eyes” (cfr. atto della SEM 

n. 84/5). In data 13 febbraio 2023, la richiedente ha trasmesso il rapporto 

dello studio medico (…) del 9 febbraio 2023, dal quale risulta che l’interes-

sata soffre di una sintomatologia depressiva nel contesto di vissuti profon-

damente traumatici riconducibili a esperienze personali sia passate che re-

centi, con marcata e costante angoscia, deflessione timica, ansia, inson-

nia, pensieri di tipo rimuginativi e dal contenuto persecutorio (cfr. atto TAF 

n. 7). Il 10 agosto 2023 l’interessata ha trasmesso all’attenzione del Tribu-

nale uno scritto spontaneo con allegato un rapporto del (…) dal quale ri-

sulta che la diagnosi di disturbo post traumatico da stress ed episodi de-

pressivi moderati (cfr. atto TAF n. 14). Con un ulteriore scritto spontaneo 

del 15 novembre 2023, la richiedente asilo ha trasmesso nuova documen-

tazione medica dalla quale si rileva che le è stata diagnosticata una gastrite 

cronica e attiva moderata, con rilevazione sparsa di (…), con (…), corri-

spondente a una (…) (cfr. atto TAF n. 17).  

8.5.2 Alla luce dello stato di salute della ricorrente testé descritto, pur non 

volendo in alcun modo minimizzare le patologie di cui soffriva e di cui soffre 

tuttora, in concreto il quadro clinico dell’interessata non è contraddistinto 

da affezioni tali da porla gravemente ed irrimediabilmente a rischio con un 

trasferimento verso la Francia, luogo dove sono peraltro notoriamente di-

sponibili infrastrutture mediche equiparabili a quelle elvetiche (cfr. fra le 

tante, sentenze del Tribunale F-4716/2019 del 19 settembre 2019 e E-

1275/2019 del 22 marzo 2019). Si ravvisa anche a tal proposito come gli 

Stati membri siano vincolati dalla CartaUE e la CEDU e tenuti ad applicare 

la direttiva accoglienza, la quale prevede, all’art. 19 par. 1, che si debba 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-

ria che comprende quantomeno le prestazioni di pronto soccorso e il trat-

tamento essenziale delle malattie e di gravi disturbi mentali. Così, anche 

per quanto attiene le risultanze della visita psichiatrica avvenuta il 

D-160/2023 

Pagina 17 

29 giugno 2023 presso il (…) (cfr. lettera del 10 agosto 2023 con allegato 

rapporto […] del 29 giugno 2023), non vi sono dubbi quanto al fatto che 

l’apparato sanitario transalpino sia in misura di fornire in specie le neces-

sarie prestazioni sanitarie per il trattamento del disturbo post traumatico da 

stress e di episodi di moderata depressione, e ciò indipendentemente dalla 

gravità delle manifestazioni psichiche e somatiche in essere.  

8.5.3 Sempre in quest’ambito, si deve ricordare che il peggioramento dello 

stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa 

è casistica osservabile di frequente (cfr. tra le tante sentenze del Tribunale 

D-5256/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 10.4.1) e non preclude di principio 

un trasferimento, anche in concomitanza con tentativi di suicidio o ten-

denze anticonservative (cfr. sentenze del Tribunale E-4218/2020 del 3 set-

tembre 2020 consid. 5.2.3; E-5384/2017 del 4 settembre 2018 consid. 

4.3.3; E-1302/2011 del 2 aprile 2012 consid. 6.3.2; secondo il senso anche 

la recente sentenza del Tribunale federale 2C_221/2020 del 19 giugno 

2020 consid. 2).  

9.  

9.1 Altresì, l’interessata sostiene che il suo trasferimento in Francia rappre-

senterebbe una violazione della Conv. tratta. 

9.2  Per tale aspetto, occorre rinviare a quanto sancito nella DTAF 2016/27. 

In tale contesto il Tribunale ha rilevato che, in presenza di indizi concreti di 

tratta di esseri umani, la quale deve essere considerata come una viola-

zione dell’art. 4 CEDU, vi sono degli obblighi che si impongono alla Sviz-

zera e che vanno presi in considerazione dalla SEM (cfr. DTAF 2016/27 

consid. 5 e 6 con riferimenti menzionati). Tali obblighi derivano segnata-

mente dal Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite 

contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e 

punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini (RS 0.311.542; 

di seguito: Protocollo di Palermo) e dalla Conv. tratta. Le vittime devono 

essere identificate, protette e sostenute. Inoltre nel caso in cui le autorità 

competenti abbiano ragionevoli motivi per credere che una persona sia 

stata vittima di sfruttamento, esse devono adoperarsi onde evitarne l’allon-

tanamento fintanto che la procedura d’identificazione sia completata 

(art.10(2) Conv. tratta). Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assi-

curarsi che la persona riceva l’assistenza di cui all’art. 12 (1, 2) Conv. tratta 

(art. 10(2) Conv. tratta), così come un periodo di recupero e di riflessione 

di almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. tratta). 

D-160/2023 

Pagina 18 

9.3 Ad identificazione avvenuta, delle misure devono essere prese per pro-

teggere efficacemente la vittima se il rischio di un nuovo reclutamento o di 

rappresaglie è reso verosimile. Gli obblighi in parola si impongono a tutte 

le autorità che possono avere dei contatti con le persone implicate e quindi, 

segnatamente, alle autorità incaricate dell’esame di una procedura d’asilo 

(cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; tra le tante le sentenze del Tribunale F-

2487/2021 del 3 giugno 2021 consid. 4.3; E-4184/2019 del 6 settembre 

2019 consid. 9.2, D-3471/2019 del 23 luglio 2019; anche: Nula Frei, Men-

schenhandel und Asyl: Die Umsetzung der völkerrechtlichen Verpflichtun-

gen zum Opferschutz im schweizerischen Asylverfahren, 2018, pag. 125-

127, 161 segg., 176 segg.). 

9.4 Nel caso in narrativa la SEM ha identificato l’insorgente quale poten-

ziale vittima di tratta, e ha raccolto il suo assenso allo svolgimento di un’in-

dagine penale, informandone Fedpol (cfr. atto della SEM n. 39/1). L’autorità 

di prime cure ha più volte indicato che la trasmissione delle informazioni 

raccolte durante l’audizione TEU non equivale ad una denuncia penale (cfr. 

atti della SEM n.  35/12 [D75, pag. 9] e 37/1). Sempre durante tale audi-

zione è stato concesso il periodo di riflessione ai sensi dell’art. 13 Conv. 

tratta, al quale la ricorrente ha espressamente acconsentito (cfr. atto della 

SEM n. 35/12, D77, pag. 9), l’interessata è stata altresì informata circa i 

propri diritti derivanti dal riconoscimento quale vittima potenziale e della 

legge federale sull’assistenza alle vittime di reati (cfr. atto della SEM 

n. 35/12, D78, pag. 10). La SEM ha inoltre informato le omologhe autorità 

francesi circa l’identificazione dell’interessata quale potenziale vittima di 

tratta (cfr. atto della SEM n. 29/5). Pertanto, l’autorità di prime cure ha cor-

rettamente identificato la ricorrente quale potenziale vittima di tratta ai sensi 

della Conv. tratta e l’ha informata circa i suoi diritti e gli aiuti che la stessa 

può richiedere. Si osserva abbondazialmente che, ai sensi degli artt. 31 e 

34 RD III, nell’ambito dello scambio di informazioni tra Stati che concer-

nono, oltre lo stato di salute dell’interessato, anche il rispetto dei diritti de-

rivanti dal RD III stesso e da altri strumenti giuridici pertinenti in materia 

d’asilo, come ad esempio la Conv. tratta, non è previsto alcun obbligo di 

trasmissione di una conferma di ricezione, pertanto il cosiddetto proof of 

delivery è sufficiente al fine di dimostrare l’avvenuto invio di informazioni. 

La SEM ha adempiuto sotto tale aspetto ai propri obblighi. 

9.5 La ricorrente, inoltre, contesta una violazione dell’art. 14(1) lett. b Conv. 

tratta, in quanto l’autorità di prime cure non le avrebbe concesso un termine 

volto a richiedere un permesso di soggiorno provvisorio, finalizzato alla sua 

collaborazione con le autorità competenti ai fini dell’inchiesta o procedi-

mento penale. In tal senso è utile ricordare che spetta alle autorità di 

D-160/2023 

Pagina 19 

perseguimento penale indicare se la permanenza della potenziale vittima 

sul suolo elvetico risponda ad un bisogno istruttorio e di conseguenza se 

la stessa abbia la possibilità di ottenere – a tal fine – un permesso di sog-

giorno provvisorio (cfr. DTF 145 I 308 del 14 febbraio 2019 consid. 3.4.2). 

In concreto, la ricorrente ha proceduto a presentare una denuncia penale 

presso le autorità svizzere competenti solo a seguito della notifica della 

decisione impugnata, dopo più di due mesi dalla fine del periodo di recu-

pero e di riflessione e ciononostante fosse stata informata dalla SEM in 

maniera limpida e trasparente della sua responsabilità di presentare una 

denuncia in tal senso (cfr. risultanze istruttorie). Inoltre, ritenuto l’esito del 

procedimento penale, terminato con un decreto di non luogo a procedere 

il (…) marzo 2023 (cfr. risultanze istruttorie), l’autorità penale non ritiene vi 

sia la necessità che la ricorrente sia presente su suolo svizzero per ulteriori 

atti istruttori. 

9.6 Inoltre, la ricorrente sostiene che vi sia un rischio concreto di rivittimiz-

zazione nel caso in cui fosse trasferita in Francia, in quanto sussistereb-

bero delle carenze nel sistema di accoglienza francese. In merito a 

quest’ultima censura, si rimanda a quanto indicato sub consid. 7. Prelimi-

narmente, si osserva che la Francia ha ratificato la Convenzione del Con-

siglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani. Per quanto at-

tiene, invece, il rischio di re-trafficking, dall’istruzione è emerso che il po-

tenziale reato di sfruttamento della prostituzione sia avvenuto in Svizzera 

e non in Francia (cfr. atto della SEM n 35/12). Inoltre, la ricorrente non 

avrebbe più alcun contatto con il suo sfruttatore (cfr. atto n 35/12, D72, pag. 

9). Di conseguenza, la ricorrente difficilmente potrebbe venir raggiunta 

nuovamente dal suo sfruttatore, che in ogni caso agirebbe in Svizzera e 

non in Francia. Come giustamente sostenuto dall’autorità di prime cure 

nella decisione avversata, la Francia è uno Stato di diritto, con un’autorità 

di polizia funzionante e disposta ad offrire un’adeguata protezione. Nel 

caso in cui la ricorrente dovesse essere esposta a rischi concreti potrà ri-

volgersi alle competenti autorità. Le autorità francesi sono state altresì in-

formate circa la qualifica della ricorrente quale potenziale vittima di tratta di 

esseri umani. Concludendo, la ricorrente non ha apportato alcun elemento 

concreto atto a dimostrare un rischio concreto di re-trafficking in Francia o 

che le autorità di tale Stato non agirebbero in modo conforme alle disposi-

zioni della Conv. tratta.  

Pertanto, visto quanto precede, l’autorità competente in materia d’asilo ha 

ossequiato i suoi obblighi che le si imponevano.  

D-160/2023 

Pagina 20 

9.7 In conclusione, per quanto concerne la censura sollevata dalla ricor-

rente circa la violazione del principio di celerità previsto nel sistema Du-

blino, vista la lunga durata del suo soggiorno in Svizzera (cfr. p.to 28, pag. 

13 del ricorso del 11 gennaio 2023), la stessa rientra nell’ambito dell’appli-

cazione della clausola di sovranità.  

9.7.1 A tal proposito, occorre dapprima rilevare come d’un canto il sistema 

Dublino, tramite l’esame della domanda da parte di un unico Stato membro 

(«one chance only») intende far fonte al fenomeno delle domande di asilo 

multiple (cosiddetto «asylum shopping», ovvero l’avvio parallelo oppure 

successivo di procedure d’asilo in diversi Stati membri del RD III), ed il 

meccanismo del RD III non offre pertanto il diritto di scegliere autonoma-

mente lo Stato nel quale la domanda debba essere esaminata (cfr. 

DTAF 2010/45 consid. 8.3). D’altro canto, il richiedente l’asilo deve poter 

beneficiare, in un termine ragionevole, di un accesso effettivo alla proce-

dura d’asilo in uno degli Stati membri (cfr. sentenza del Tribunale F-

2001/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 6.4 con ulteriore riferimento citato). 

Ora, lo scrivente Tribunale ha ammesso un’entrata nel merito a causa della 

lunga durata della procedura, soltanto in pochi casi eccezionali (cfr. sen-

tenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 consid. 7.2 con ulteriori ri-

ferimenti citati; D-2926/2021 consid. 9.2 con rif. citati). A titolo esemplifica-

tivo, allorché la procedura di competenza dal momento della presentazione 

della domanda d’asilo sino alla sentenza del Tribunale amministrativo fe-

derale è durata più di due anni e che quest’ultima non era imputabile all’in-

sorgente (cfr. F-2001/2021 consid. 6.5: più di 28 mesi; D-1851/2021 del 

5 maggio 2021 consid. 7.4: più di 27 mesi; F-5634/2018 del 23 aprile 2021 

consid. 7.7 e 7.8: 32 mesi; E-6654/2017 del 23 marzo 2020 consid. 6.1: 32 

mesi; D-3394/2017 del 30 agosto 2019 consid. 7.3: 30 mesi; E-26/2016 del 

16 gennaio 2019 consid. 5.2.3: 41 mesi; E-1532/2017 dell’8 novem-

bre 2017 consid. 6.3.2: 35 mesi). Tuttavia occorre rimarcare come vi siano 

state anche delle procedure per lo stabilimento della competenza, che mal-

grado delle tempistiche simili agli esempi citati in precedenza o addirittura 

con durate maggiori, non hanno comportato un’entrata nel merito della do-

manda d’asilo dell’interessato (cfr. sentenze del Tribunale F-6330/2020 del 

18 ottobre 2021; E-7092/2017 del 25 gennaio 2021; E-5474/2018 del 

21 dicembre 2018). Quest’ultima soluzione, si può imporre eccezional-

mente in durate della procedura più corta, allorché vi sono ulteriori motivi. 

A titolo d’esempio, allorché l’annullamento della decisione della SEM ed il 

rinvio della causa alla stessa per lacune procedurali sarebbe stato indicato, 

ma avrebbe comportato un ulteriore prolungamento della procedura di 

competenza (cfr. sentenze del Tribunale D-3277/2015 del 26 agosto 2015 

consid. 5.4, E-2514/2014 del 29 ottobre 2014 consid. 6.3, E-4664/2014 del 

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Pagina 21 

1°settembre 2014 consid. 5.4, E-1768/2014 del 22 maggio 2014 con-

sid. 6.6–6.8, D-6982/2011 del 9 agosto 2013 consid. 5.3). 

9.7.2 Nel caso in rassegna, la ricorrente ha presentato la propria domanda 

d’asilo in Svizzera il 27 luglio 2022. La durata totale della procedura è cor-

risposta a circa 20 mesi. Poiché tale durata della procedura non può essere 

ritenuta, anche alla luce di quanto sopra esposto, come estremamente 

lunga, ed inoltre con la presente sentenza la procedura per la determina-

zione dello Stato membro competente sarà definitivamente conclusa, 

un’entrata nel merito in applicazione della clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) RD III, non si impone in specie.  

9.8 Sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è 

quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

10.  

10.1 Riassumendo, la ricorrente non ha fornito alcun indizio serio suscetti-

bile di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione perso-

nale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 

CEDU, all’art. 3 Conv. tortura, Conv. tratta o ad altri disposti di diritto inter-

nazionale alla quale la Svizzera è tenuta al loro rispetto, in caso di esecu-

zione del suo trasferimento in Francia.  

10.2 In siffatte circostanze, non traspaiono quindi elementi per ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria al diritto il suo po-

tere d’apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non risulta per-

tanto alcun motivo per applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III (clausola di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 Oasi 

1. 

10.3 Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte 

della Svizzera, la Francia rimane competente per il seguito della domanda 

d’asilo e d’allontanamento della ricorrente ai sensi del RD III ed è tenuta a 

riprenderla in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 

29 del predetto. 

11.  

Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è 

entrata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione 

D-160/2023 

Pagina 22 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso 

la Francia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che l’insorgente non pos-

siede un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

12.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, 

che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-

rimento dalla Svizzera verso la Francia dell’insorgente, confermata, previa 

revoca delle misure cautelari pronunciate dal Tribunale il 12 gennaio 2023. 

13.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto. 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire 

dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la 

domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-160/2023 

Pagina 23 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 12 gennaio 2023 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

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