# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e1dac1d1-7032-5f47-98a0-5f76f1c13c3e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-12-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.12.2011 D-2338/2011
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2338-2011_2011-12-15.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

   

Corte IV
D­2338/2011

Sen t e n z a   d e l   1 5   d i c emb r e   2 0 1 1

Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Bruno Huber; 
cancelliere Bruno D'Amaro.

Parti A._______, nato il (…), alias
B._______, nato il (…), alias
C._______, nato il (…),
Iraq, 
ricorrente, 

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), 
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore. 

Oggetto Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 marzo 2011 / N […].

D­2338/2011

Pagina 2

Visti:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data 
11 dicembre 2008 in Svizzera;

i  verbali  d'audizione  del  30 dicembre 2008  (di  seguito:  verbale  1)  e  del 
29 aprile 2009 (di seguito: verbale 2);

la  decisione  dell'Ufficio  federale  della  migrazione  (di  seguito:  UFM)  del 
22 marzo 2011,  notificata  all'interessato  in  data  25  marzo  2011  (cfr. 
avviso di ricevimento [act. A17]), con la quale detto Ufficio ha respinto la 
succitata domanda d'asilo e ha contestualmente pronunciato  l'allontana­
mento  del  richiedente  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento 
verso il suo Paese d'origine, siccome lecita, esigibile e possibile;

il  ricorso  del  20 aprile 2011  (cfr.  timbro  del  plico  raccomandato;  data 
d'entrata: 21 aprile 2011) contro  la menzionata decisione dell'UFM con  il 
quale  il  ricorrente  ha  concluso  all'annullamento  della  decisione 
impugnata, 
ed  alla  concessione  dell'asilo  con  contestuale  domanda  di  assistenza 
giudiziaria,  nel  senso  dell'esenzione  dal  versamento  delle  spese 
processuali e del relativo anticipo;

l'ordinanza del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 
del 26 aprile 2011 con  la quale ha  informato  il  ricorrente della possibilità 
di soggiornare in Svizzera fino al termine della procedura;

la decisione  incidentale del 19 agosto 2011 del Tribunale con  la quale  il 
ricorrente è stato invitato a versare entro l'8 settembre 2011 un anticipo di 
CHF 600.– a copertura delle presunte spese processuali giusta  l'art. 63 
cpv.  4  e  5  dalla  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del 
20 dicembre 1968  (PA,  RS  172.021),  dopo  aver  respinto  la  domanda 
d'assistenza  giudiziaria  del  ricorrente,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo;

il pagamento dell'anticipo delle presunte spese processuali effettuato dal 
ricorrente il 7 settembre 2011;

ulteriori  fatti  ed  argomenti  addotti  dalle  parti  negli  scritti  che  verranno 
ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza;

D­2338/2011

Pagina 3

e considerato:

che  le  procedure  in materia  d'asilo  sono  rette  dalla  PA,  dalla  legge  sul 
Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32) 
e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giugno 2005  (LTF, 
RS 173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi, 
RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);

che  fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF,  il Tribunale, 
in  virtù  dell'art. 31  LTAF,  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi 
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF;

che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi);

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;

che  il  ricorrente  ha  partecipato  al  procedimento  dinanzi  all'autorità 
inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un 
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 
stessa  (art. 48  cpv. 1  lett. a­c  PA),  e  che  è  pertanto  legittimato  ad 
aggravarsi contro di essa;

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma 
ed al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti;

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso;

che  i  ricorsi manifestamente  infondati,  ai  sensi  dei motivi  che  seguono, 
sono decisi  in  procedura  semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice unico, 
con  l’approvazione  di  un  secondo  giudice  (art. 111  lett. e  LAsi)  e  la 
decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);

che,  ai  sensi  dell’art. 111a  cpv. 1  LAsi,  si  rinuncia  allo  scambio  degli 
scritti;

che,  con  ricorso  al  Tribunale,  possono  essere  invocati  la  violazione  del 
diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti 
giuridicamente rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA);

che  il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti  (art. 62 cpv. 4 PA), 
né  dalle  considerazioni  giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle 

D­2338/2011

Pagina 4

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, 
Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5);

che  dalle  audizioni  si  evince  che  l'interessato  è  cittadino  iracheno, 
originario  del  villaggio  di  Sirie  (Iraq),  nel  comune  di  Sheladeze,  in 
provincia  di  Dohuk,  di  etnia  curda  e  confessione  sunnita,  con  ultimo 
domicilio nel comune originario (cfr. verbale 1, pagg. 1 seg.);

che  il  richiedente  ha  dichiarato  di  essere  espatriato  in  quanto,  sarebbe 
stato costretto a fuggire a causa delle attività svolte in seno ad un partito 
politico illegale (cfr. verbale 1, pag. 4 e verbale 2, pag. 6); 

che,  infatti, dal 21 febbraio 2006 l'interessato sarebbe entrato a far parte 
del  partito  di  opposizione  curdo  "G._______",  legato  al  vecchio  regime 
baathista  iracheno,  il  cui  leader  sarebbe  stato  H._______ 
(cfr.  verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 7);  che avrebbe distribuito a più 
riprese volantini di propaganda ed altro materiale politico, sia ai membri 
del  partito  che  agli  studenti  della  sua  scuola  e  che  detto  movimento 
politico  avrebbe  effettuato  delle  attività  segrete  (cfr.  verbale  1,  pag.  4); 
che,  in  seguito,  egli  –  presumibilmente  il  3 dicembre 2008  –  avrebbe 
ricevuto  una  telefonata  da  parte  del  suo  responsabile  del  partito, 
"H._______",  il  quale  gli  avrebbe  spiegato  che  egli  sarebbe  costretto  a 
fuggire,  siccome  le  sue  attività  politiche  sarebbero  state  scoperte  (cfr. 
verbale 1, pag. 5); 

che, nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato che le dichiarazioni 
del  richiedente  non  soddisfano  le  condizioni  richieste  per  il 
riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  previste  dall'art.  3  LAsi;  che, 
anzitutto,  il  ricorrente  si  sarebbe  contraddetto  in merito  alla  data  e  alle 
informazioni  trasmessegli  telefonicamente;  che,  durante  la  prima 
audizione,  il  richiedente  avrebbe  fatto  risalire  la  telefonata  al 
2 dicembre 2008,  mentre  durante  l'audizione  sui  motivi  d'asilo,  egli 
avrebbe  citato  il  3 dicembre 2008;  che,  inoltre,  il  richiedente  si  sarebbe 
contraddetto adducendo dapprima che sarebbero state scoperte le attività 
di  parecchie persone del partito,  e  in un secondo  tempo che sarebbero 
state portate alla luce soltanto le sue; 

che, i propositi del richiedente sarebbero stereotipati e superficiali, sia per 
quanto  riguarda  il  suo  reclutamento,  sia  per  quanto  riguarda  i  suoi 
rapporti  con  i  superiori  e  il  suo  impegno politico  concreto;  che,  infatti,  il 
richiedente si sarebbe limitato a citare i nomi dei responsabili del partito, 
senza specificarne  le  funzioni e  le attività; che egli non sarebbe stato  in 

D­2338/2011

Pagina 5

grado  di  spiegare  in  che  modo  venivano  distribuiti  i  volantini  di 
propaganda  e  non  avrebbe  fornito  nessun  dettaglio  sul  contenuto 
specifico  dei  volantini  che  avrebbe  distribuito,  né  sulla  maniera  in  cui 
avrebbe contattato i suoi colleghi di partito;

che,  infine,  il  richiedente  non  avrebbe  fornito  alcuna  precisazione  in 
merito  alle  persone  che  lo  avrebbero  ricercato  al  suo  domicilio  dopo  la 
sua partenza, né avrebbe indicato concretamente l'appartenenza politica 
o 
l'identità di queste persone;

che  peraltro,  il  richiedente  –  con  il  presunto  avvertimento  tramite  la 
telefonata  del  responsabile  del  partito  –  avrebbe  appreso  da  terzi 
l'esistenza  di  un  fondato  timore  di  persecuzione ed  inoltre  il  richiedente 
non  sarebbe  stato  in  grado  di  spiegare  chi  si  trovasse  all'origine 
dell'informazione;  che  da  sola,  l'informazione  trasmessa  da  terzi  non 
sarebbe  atta  a  giustificare  l'esistenza  di  un  timore  fondato  di 
persecuzione;  che,  inoltre,  il  richiedente  non  sarebbe  stato  in  grado  di 
fornire  elementi  di  prova  atti  a  dimostrare  che  sarebbe  effettivamente 
ricercato;

che,  di  conseguenza,  l'UFM  ha  ritenuto  che  il  racconto  del  richiedente 
non  consentirebbe  di  dedurre  l'esistenza  di  un  fondato  timore  di 
persecuzione  e  ha  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla 
Svizzera e  l'esecuzione dell'allontanamento verso  l'Iraq – segnatamente 
verso una delle tre province nord­irachene (Dohuk, Erbil e Suleimaniya) – 
siccome lecita, esigibile e possibile;

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  ha  contestato  la  decisione  dell'UFM, 
sostenendo che egli non si sarebbe contraddetto; che,  infatti, per quello 
che riguarda la comunicazione da parte del suo responsabile del partito, 
avrebbe fornito due date (2 e 3 dicembre 2008) diverse, poiché le date si 
riferirebbero a domande non identiche; che, durante la prima audizione gli 
sarebbe stato chiesto quando sarebbe stato scoperto ed avrebbe risposto 
il  2 dicembre 2008,  mentre  nella  seconda  audizione  gli  sarebbe  stato 
domandato  quando  il  di  lui  capo  gli  avrebbe  comunicato  detta  informa­
zione ed avrebbe risposto il 3 dicembre 2008; che, inoltre, nemmeno per 
quello  che  riguarda  il  numero delle  persone  identificate,  non  ci  sarebbe 
stata  nessuna  contraddizione,  avendo  specificato,  nel  corso  della 
seconda audizione, di essere l'unica persona identificata;

D­2338/2011

Pagina 6

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la concessione dell'asilo e in 
via sussidiaria, la trasmissione degli atti all'autorità inferiore per un nuovo 
giudizio; che ha, altresì, presentato una domanda d'assistenza giudiziaria, 
nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese  processuali  e  del 
relativo anticipo;

che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 
rifugiati;  che  l'asilo  comprende  la  protezione  e  lo  statuto  accordati  a 
persone  in  Svizzera  in  ragione  della  loro  qualità  di  rifugiati;  che  esso 
comprende il diritto di risiedere in Svizzera; che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, 
sono  rifugiati  le persone che, nel Paese d'origine o di  ultima  residenza, 
sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, 
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 
opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte  a  tali 
pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo 
della  vita,  dell'integrità  fisica  o  della  libertà,  nonché  le  misure  che 
comportano  una  pressione  psichica  insopportabile  (art. 3  cpv. 2  LAsi); 
che  occorre  altresì  tenere  conto  dei  motivi  di  fuga  specifici  della 
condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi);

che, il timore delle persecuzioni future, conformemente a quelle elencate 
all'art. 3  LAsi,  contengono  un  elemento  oggettivo,  in  relazione  ad  una 
specifica  situazione  legata  ai  fatti,  e  integra  rispettivamente  nella  sua 
definizione un elemento soggettivo; che, sarà riconosciuto come rifugiato, 
colui  che  ha  delle  buone  ragioni,  ossia  delle  ragioni  oggettivamente 
riconoscibili  da  un  terzo  (elemento  oggettivo),  di  temere  (elemento 
soggettivo) di subire sicuramente in un prossimo futuro una persecuzione 
(cfr.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2004 n. 1 consid. 6 e GICRA 1998 n. 4 
consid. 5d);

che,  quo  all'elemento  soggettivo,  l'autorità  deve  tener  conto  degli 
antecedenti  del  ricorrente,  segnatamente  l'esistenza  di  persecuzioni 
anteriori, e della sua appartenenza ad un gruppo etnico, religioso, sociale 
o  politico  che  lo  esporrebbe  in  special  modo  a  tali  persecuzioni  (cfr. 
ibidem);  che,  colui  che è già  stato  vittima di persecuzione ha dei motivi 
oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato 
di  colui  che  ne  è  l'oggetto  per  la  prima  volta  (cfr.  GICRA  1998  n.  20 
consid. 7; GICRA 1994 n. 24 e GICRA 1993 n. 11);

D­2338/2011

Pagina 7

che,  per  quanto  concerne  l'elemento  oggettivo,  il  timore  deve  essere 
fondato  su  degli  indizi  concreti  che  possono  lasciare  presagire 
l'avvenimento,  in un  futuro prossimo e  con un'alta probabilità,  di misure 
statali  determinanti  giusta  l'art. 3  LAsi;  che,  non  é  sufficiente,  in  questa 
ottica,  riferirsi  a  delle minacce  ipotetiche,  che potrebbero prodursi  in  un 
futuro più o meno lontano (cfr. ibidem);

che,  a  tenore  dell'art. 7  cpv. 1  LAsi,  chiunque  domanda  l'asilo  deve 
provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la 
qualità di  rifugiato è  resa verosimile  se  l'autorità  la  ritiene data  con una 
probabilità  preponderante  (art. 7  cpv. 2  LAsi);  che  sono  inverosimili  in 
particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate 
o  contraddittorie,  non  corrispondono  ai  fatti  o  si  basano  in  modo 
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi);

che,  in altre parole, per poter ammettere  la verosimiglianza, ai sensi dei 
summenzionati  disposti,  delle  dichiarazioni  determinanti  rese  da  un 
richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di 
convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla 
possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr. 
GICRA  1993  n. 21);  che  le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè 
resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili 
di  diversa  interpretazione  (altrettanto  o  più  verosimile),  e  concordanti,  o 
meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi; 
che,  peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  dev'essere  il  frutto  d'una 
valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole 
allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio 
dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, 
contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni 
dell'autorità giudicante  (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1, GICRA 1995 
n. 23);

che  le dichiarazioni decisive  rese dal  ricorrente  in corso di procedura si 
esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni,  non  corroborate  da 
elementi  consistenti;  che,  inoltre,  l'insorgente,  con  riferimento  ai  fatti 
evocati,  si  è  limitato  a  pure  congetture  non  fondate  su  alcuno  indizio 
oggettivo;

che, a titolo d'esempio, le allegazioni del ricorrente sono prive di prove, in 
quanto, egli non è stato in grado di descrivere in nessun modo le persone 
dalle quali  sarebbe  ricercato  (cfr.  verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag 4), 
nonché da cosa concretamente sarebbe fuggito; che, egli non ha fornito 

D­2338/2011

Pagina 8

nessun elemento di  prova circa  i  suoi  persecutori,  nemmeno dopo aver 
asserito di essere stato informato che, alcuni giorni dopo la sua partenza, 
persone armate sarebbero venute a casa sua a ricercarlo (cfr. verbale 2, 
pag. 4); che, inoltre, sempre in merito alle attività politiche svolte da parte 
del ricorrente, egli non è stato in grado di fornire nessun dettaglio di come 
avrebbe  partecipato  alla  propaganda  politica,  né  del  contenuto  di  essa 
come neanche del partito stesso di cui egli sarebbe stato membro; che, 
inoltre,  il  ricorrente  non  ha  saputo  spiegare,  nemmeno  con  una  certa 
precisione,  come  e  quando  sarebbero  stati  distribuiti  i  volantini  di 
propaganda;  che  egli,  soprattutto,  non  è  stato  in  grado  di  indicare  il 
contenuto specifico dei volantini che avrebbe distribuito in 30 o 40 diverse 
occasioni  (cfr.  verbale  2,  pag.  8);  che  egli  ha  semplicemente  affermato 
che sul volantino vi era scritto che esisterebbe un altro partito il quale tra 
le altre cose difenderebbe i diritti dell'umanità (cfr. verbale 2, pag. 7); che, 
inoltre, al ricorrente non sarebbero note né le attività degli esponenti del 
suo partito – di cui però conoscerebbe i rispettivi nomi – né quanti membri 
esso conterebbe (cfr. verbale 2, pag. 8);

che  egli  si  è  anche  contraddetto,  come  evidenziato  rettamente 
dall'autorità  inferiore,  asserendo  due  opzioni  differenti  per  quello  che 
riguarda  il  numero  delle  persone  di  cui  attività  politica  sarebbe  stata 
scoperta 
(cfr.  verbale  2,  pag.  7);  che,  infatti,  dapprima  il  ricorrente  ha  dichiarato 
che il responsabile del partito gli avrebbe comunicato al telefono che non 
solo  le  sue  attività  politiche,  ma  anche  quelle  di  molte  altre  persone, 
sarebbero  state  scoperte  (cfr.  verbale  2,  pag.  7),  per  poi  dichiarare  in 
seguito,  di  essere  stato  informato  telefonicamente  del  fatto  che  solo  le 
sue  attività  politiche  sarebbero  state  scoperte,  ragione  per  la  quale  egli 
avrebbe  dovuto  lasciare  immediatamente  il  suo  Paese  d'origine  (cfr. 
verbale 2, pag. 9);

che,  in  secondo  luogo  –  come  rettamente  osservato  dall'autorità 
inferiore – conformemente alla giurisprudenza e alla dottrina nonché alla 
prassi permanente del Tribunale, per giustificare l'esistenza di un fondato 
timore  di  persecuzioni  future,  non  basta  aver  appreso  da  terzi  che  si  è 
ricercati  (cfr.  ALBERTO  ACHERMANN/CHRISTINA HAUSAMMANN, Les  notions 
d'asile  et  de  réfugié  en  droit  suisse,  in: WALTER  KÄLIN  (éd),  Droit  des 
réfugiés,  Enseignement  de  3e  cycle  de  droit  1990,  Friburgo  1991, 
p.  44;  WALTER  KÄLIN,  Grundriss  des  Asylverfahrens,  Basilea  e 
Francoforte­sul­Meno  1990,  pag.  144);  che,  il  ricorrente,  dichiarando  di 
aver  appreso,  della  possibilità  di  minacce  a  causa  delle  sue  attività 
politiche,  dal  suo  responsabile  del  partito  solo  telefonicamente,  egli, 

D­2338/2011

Pagina 9

difatti,  fa  valere  solo dichiarazioni  trasmesse da  terzi,  le quali  non sono 
appropriate a giustificare l'esistenza di un timore fondato di persecuzione;

che,  quo  all'elemento  soggettivo  del  timore  fondato,  dai  fatti,  in  primo 
luogo, non si evince l'esistenza di persecuzioni anteriori; che, non avendo 
vissuto  nel  Paese  d'origine  prima  della  fuga  degli  accaduti  negativi  da 
parte  di  privati,  né  essendo  stato  vittima  di  persecuzione  statali,  una 
persona  ragionevole,  in una simile  situazione, non avrebbe sviluppato  il 
timore  di  essere  perseguito  come  lo  ha  fatto  il  ricorrente;  che,  una 
persona ragionevole ed accorta, dopo la telefonata del superiore di partito 
avrebbe  dapprima  cercato  almeno  approssimativamente  di  verificare  la 
situazione di possibile pericolo, per esempio contattando altri membri del 
partito; che, per conseguenza, non vi sono  i presupposti per giustificare 
un fondato timore soggettivo;

che,  sul  piano  oggettivo,  –  valutando  le  allegazioni  del  ricorrente  –  egli 
non  è  stato  in  grado  di  rendere  verosimile  il  timore  fondato  di 
persecuzione, in quanto le sue ragioni non sono fondate su indizi concreti 
e  validi  da  lasciar  presupporre  che  in  un  prossimo  futuro,  con  un  alta 
probabilità, egli possa essere esposto a pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; 
che,  infatti,  il  ricorrente  si  è  riferito  solamente  a  minacce  ipotetiche, 
asserendo  che  certe  persone,  collegate  alla  sua  identificazione  politica, 
potrebbero diventare in un qualsivoglia modo pericolose per lui; che, egli 
nel  suo  Paese 
d'origine sarebbe potuto diventare vittima di ricatto e torture allo scopo di 
dover  fornire  informazioni  concernenti  l'organizzazione  del  suo  partito; 
che dall'atto  ricorsuale non emergono fatti nuovi che rendono verosimile 
un  fondato  timore  di  persecuzione;  che,  soprattutto  non  vi  sono  gli 
elementi  di  prova  rispettivamente di  verosimiglianza per dedurre,  che  in 
caso di mancata fuga, egli sarebbe stato sicuramente arrestato, torturato 
e forse avrebbe rischiato la sua vita;

che,  di  conseguenza,  i  motivi  d'asilo  evocati  non  adempiono  i  criteri 
sopraccitati  di  rilevanza,  in  quanto  le  dichiarazioni  dell'insorgente  non 
consentono di dedurre l'esistenza di un fondato timore di persecuzione ai 
sensi dell'art. 3 cpv. 1 LAsi; 

che,  pertanto,  la  mancanza  di  dettagli  e  di  prove  conduce  quindi  a 
desumere che le asserite ed in un futuro possibili persecuzioni non siano 
altro che un pretesto costruito dal ricorrente per fondare la sua domanda 
d'asilo;

D­2338/2011

Pagina 10

che,  per  il  resto,  per  evitare  ulteriori  ripetizioni,  si  rimanda  alle 
considerazioni della decisione dell'UFM;

che,  in  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  in  materia  di 
riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  di  concessione  dell'asilo, 
destituito  di  fondamento,  non merita  tutela  e  la  decisione  impugnata  va 
confermata;

che,  se  respinge  la  domanda  d'asilo  o  non  entra  nel  merito,  l'Ufficio 
federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 
l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 
cpv. 1 LAsi);

che,  il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 
(art. 14  cpv. 1  e  2  nonché  art. 44  cpv. 1  LAsi  come  pure  art. 32 
dell'ordinanza 1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11  agosto 
1999 
[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9);

che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare l'allontanamento;

che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art. 83  della 
legge  federale  sugli  stranieri  del  16 dicembre 2005  (LStr,  RS 142.20), 
giusta  il  quale  l'esecuzione  dell'allontanamento  dev'essere  possibile 
(art. 83  cpv. 2 LStr),  ammissibile  (art. 83  cpv. 3 LStr)  e  ragionevolmente 
esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr);

che  per  gli  stessi  motivi  sopra  elencati  non  emergono  dalle  carte 
processuali  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento  dell'insorgente  in  Iraq  possa  violare  l'art. 25  cpv. 2 
della  Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 
1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati 
del  28 luglio 1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di 
respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre il ricorrente in patria 
al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari  all'art. 3  CEDU  o 
all'art. 3  della Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura, 
RS 0.105);

che, pertanto,  l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (cfr. art. 83 
cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 cpv. 2 LAsi);

D­2338/2011

Pagina 11

che,  inoltre,  nel Nord dell'Iraq  (Dohuk, Erbil  e Suleimaniya) non vige, al 
momento, una situazione di violenza generalizzata ed il contesto politico 
non  è  talmente  teso  da  considerare  un  rimpatrio  come  generalmente 
inesigibile;  che,  segnatamente,  lo  stato  di  sicurezza  è  più  stabile  ed 
equilibrato  rispetto al  resto del Paese, come pure  la situazione dei diritti 
dell'uomo  la  quale  è  migliore  rispetto  alle  zone  nel  Sud  e  nel  centro 
dell'Iraq;  che,  inoltre,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre 
province curde è esigibile, di principio, per gli uomini curdi, non sposati, in 
buona  salute  e  giovani,  a  condizione  che  la  persona  interessata  sia 
originaria della regione o vi abbia vissuto un lungo periodo e disponga di 
una  rete  sociale,  segnatamente  famiglia,  parenti  o  conoscenti,  oppure 
relazioni con i partiti al potere (cfr. DTAF 2008/5 consid. 7.5, in particolare 
7.5.1 e 7.5.8);

che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  giovane, 
celibe,  senza  figli  o  obblighi  familiari  e  disporrebbe  di  un'ottima 
formazione  scolastica,  essendo  studente  ed  avendo  frequentato  il  liceo 
scientifico al quale prima dell'espatrio si sarebbe trovato nell'ultimo anno 
(cfr.  verbale 1,  pag.  2);  che,  soprattutto,  egli  dispone di  una densa  rete 
familiare e sociale a F._______, dove peraltro egli è nato ed ha trascorso 
la  maggior  parte  della  sua  vita  (cfr.  verbale 1,  pag. 1);  che, 
segnatamente,  i  suoi  genitori,  tre  fratelli,  tre  sorelle,  quattro  zii  e  tanti 
cugini  risiederebbero  tutt'ora  nella  regione  di  F._______  (cfr.  verbale 1, 
pag. 3);  che,  per  conseguenza,  la  sua  famiglia  potrà  aiutarlo  nel 
reinserimento sociale, professionale o, eventualmente scolastico; 

che,  in  aggiunta,  il  ricorrente  non  ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di 
gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24);

che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  nel  suo 
Paese d'origine e segnatamente a F._______ è ragionevolmente esigibile 
(art. 83 cpv. 4 LStr in relazione all'art. 44 cpv. 2 LAsi);

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 83  cpv. 2  LStr  in  relazione 
all'art. 44 cpv. 2 LAsi);

che  il  ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento  indispensabile al  rimpatrio  (art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 
consid. 12);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure 
possibile;

D­2338/2011

Pagina 12

che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile, 
ragionevolmente  esigibile  e  possibile;  che,  di  conseguenza,  anche  in 
materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e 
la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata;

che, ne consegue, che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il 
diritto  federale,  né  abusato  del  suo  potere  di  apprezzamento;  che 
l'autorità  inferiore non ha accertato  in modo  inesatto o  incompleto  i  fatti 
giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 
LAsi), per il che il ricorso va respinto;

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art. 63 
cpv. 1  e 5  PA  nonché  art. 3  lett. a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle 
spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale 
del 21 febbraio 2008  [TS­TAF, RS 173.320.2]); che  le spese processuali 
sono  compensate  con  l'anticipo  tempestivamente  versato  in  data 
7 settem­bre 2011;

che  la  presente  decisione  non  concerne  persone  contro  le  quali  è 
pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 
abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF);

che  la  decisione  non  può  essere  impugnata  con  ricorso  in  materia  di 
diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF);

che la pronuncia è quindi definitiva.

D­2338/2011

Pagina 13

(dispositivo alla pagina seguente)

D­2338/2011

Pagina 14

Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale 
pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente e 
sono compensate con l'anticipo versato in data 7 settembre 2011.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente. 

Il giudice unico: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Bruno D'Amaro

Data di spedizione: