# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3190c7da-bbbe-59e3-86de-27ae99008dc5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.02.2025 D-2309/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2309-2023_2025-02-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2309/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 11  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Manuel Borla;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

patrocinato dal MLaw Candan Enver, (…) 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 28 marzo 2023 / N (…). 

 

 

 

D-2309/2023 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l’interessato ha depositato in Svizzera il 27 ottobre 

2022 (cfr. atto SEM n. [{…}]- 3/2), 

il verbale d'audizione secondo l'art. 29 della legge sull'asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) datato 9 marzo 2023 (cfr. atto SEM n. 22/12, di 

seguito: il verbale), la decisione di passaggio alla procedura ampliata del 

13 marzo 2023, 

la decisione del 28 marzo 2023, con la quale la SEM non ha riconosciuto 

all’interessato la qualità di rifugiato, ha respinto la sua domanda d'asilo e 

ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, considerando l’ese-

cuzione di quest’ultima misura come possibile, ammissibile e ragionevol-

mente esigibile, 

il ricorso datato 24 aprile 2023 (data d'entrata: 27 aprile 2023), con il quale 

l’insorgente chiede al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale) l'annullamento della decisione avversata, la concessione dell’ef-

fetto sospensivo al ricorso, la possibilità di risiedere in Svizzera sino al ter-

mine della procedura d’asilo, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, in subordine la concessione dell’ammissione prov-

visoria, infine egli chiede l’assistenza giudiziaria completa, 

gli allegati acclusi al gravame, in particolare la documentazione fotografica 

che ritrae il ricorrente durante una manifestazione curda in Svizzera, docu-

mentazione fotografica che ritrarrebbe asseriti parenti del ricorrente quali 

membri del PKK, 1 SMS da parte del padre del ricorrente, una copia di 

lettera senza intestazione secondo cui il ricorrente deve presentarsi in po-

lizia in quanto non avrebbe ossequiato il proprio obbligo di annuncio, una 

copia di un asserito scritto, senza intestazione, di un dirigente dell’HDP 

secondo cui il ricorrente è membro del partito,  

la decisione incidentale del Tribunale datata 6 giugno 2023, con cui è stata 

respinta la domanda di assistenza giudiziaria e richiesto il pagamento di un 

anticipo pari a CHF 750.- a copertura delle presumibili spese processuali 

entro il 21 giugno 2023,  

il pagamento di suddetto anticipo in data 15 giugno 2023, 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell'art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni discrezionali, sono no-

zioni giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS SEGES-

SENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 

2/13, pag. 11-20); che, inoltre, il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della deci-

sione impugnata e neppure dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico, con l'approvazione di una seconda 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, in tal caso, la sentenza è motivata sol-

tanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nel caso concreto, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, 

che preliminarmente il Tribunale osserva che il ricorso contro la decisione 

impugnata comporta ex art. 55 cpv. 1 PA l’effetto sospensivo; che pertanto 

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la richiesta di restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso è priva d’oggetto 

e risulta pertanto inammissibile; che inoltre ai sensi dell’art. 42 LAsi, la per-

sona che ha presentato domanda d’asilo in Svizzera è autorizzata a sog-

giornarvi fino a conclusione della procedura, 

che, su domanda, la Svizzera, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di per-

secuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove 

persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta; che 

sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti 

e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono 

pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

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preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che per il resto, essendo la 

giurisprudenza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla 

stessa per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1, 2013/11 consid. 

5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che, nel caso concreto, il richiedente, cittadino turco di etnia curda, di 

B._______ nella provincia di C._______, ha affermato di aver partecipato 

a proteste pacifiche del partito HDP tra il 2011 e il 2013, venendo posto in 

custodia cautelare più volte; che inoltre le autorità turche gli avrebbero 

chiesto di fare la spia, e che a seguito del suo rifiuto sarebbero stati sparati 

dei colpi contro l’abitazione di famiglia; che il (…) gennaio 2017 egli si sa-

rebbe recato presso la sede dell’esercito per rimandare il servizio militare 

e secondo i suoi asserti egli sarebbe stato preso di mira e maltrattato dai 

militari in quanto accusato di collaborare con i terroristi; che sulla scorta dei 

documenti giudiziari prodotti emerge che vi sarebbe stata una lite tra il ri-

chiedente e il sergente A.K; che inoltre egli avrebbe utilizzato delle foto del 

PKK quale minaccia; che per tali avvenimenti, il richiedente è stato con-

dannato ad una pena pecuniaria e a cinque anni di periodo di controllo, 

senza alcuna misura di libertà vigilata; che dal 2017 egli è stato interrogato 

4 volte dalla polizia ed è stato fermato una decina di volte mentre svolgeva 

la propria professione di autista di TIR e in tali contesti i poliziotti lo avreb-

bero minacciato e insultato; che per tali motivi egli è espatriato e in caso di 

ritorno in Turchia egli teme di essere arrestato e interrogato per la parteci-

pazione al PKK in Svizzera, per poi essere incarcerato e rinchiuso; che egli 

ha prodotto a sostegno della propria domanda d’asilo un atto di accusa 

(MdP1), una sentenza motivata (MdP3), una conferma di passaggio in giu-

dicato (MdP4), una ricevuta della decisione accessoria (MdP5), una fiche 

penale relativa al signor A.K. (MdP6), 

che nella decisione impugnata, la SEM considera anzitutto che il reato pe-

nale per cui è stato condannato, per lesioni lievi a una pena pecuniaria e a 

cinque anni di periodo di controllo senza misure di libertà vigilata e l’asso-

luzione per minaccia tramite utilizzo di fotografie dell’organizzazione terro-

ristica non costituisce una persecuzione ai sensi del diritto d’asilo, in quanto 

la condanna è relativa a un reato di diritto comune; che pure l’entità della 

condanna e il periodo di controllo non soddisfano l’esigenza di intensità di 

una persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi; che per quanto concerne i suoi 

timori delle conseguenze di un eventuale ritorno in Turchia, la SEM ritiene 

che egli sia espatriato legalmente con il proprio passaporto e che egli fosse 

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soggetto unicamente ad un obbligo di controllo e non di libertà vigilata; che 

la sua attività politica non risulta essere rilevante ai sensi della LAsi; che 

infatti egli si è limitato ad aiutare durante le manifestazioni dell’HDP e in 

seno a tale partito egli non ha mai avuto un ruolo dirigenziale; che inoltre 

dal 2013 non sarebbe più stato messo in custodia cautelare; che le asserite 

discriminazioni nei suoi confronti delle autorità e le asserite minacce non 

rendono l’esistenza nel Paese di origine impossibile o insopportabile ai 

sensi della LAsi; che per prassi costante la situazione generale in cui versa 

la minoranza curda in Turchia non è di per sé motivo sufficiente per ricono-

scere la qualità di rifugiato; che pure i fermi da parte della polizia, le asserite 

minacce e molestie non hanno un’intensità maggiore rispetto a quella della 

maggior parte della popolazione curda in Turchia; che inoltre i verbali a cui 

è stato sottoposto erano parte della procedura penale in cui era coinvolto 

e quindi legittimi; che per gli altri fermi, egli non ha sofferto di particolari 

conseguenze o prosegui penali; che pertanto le dichiarazioni non soddi-

sfano i criteri per il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo; che per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, es-

sendo egli originario dalla provincia di C._______, bisogna valutare un’al-

ternativa di domicilio; che egli è giovane e in buona salute e in patria si è 

mantenuto economicamente grazie alle sue attività economiche; che egli è 

in ottimi rapporti con la famiglia e il padre è proprietario di un panificio, una 

linea di taxi e diversi beni immobiliari; che alcuni parenti con cui è in buoni 

contatti vivono ad Istanbul e ad Antalya; che pertanto può contare sul sup-

porto della famiglia per reinstallarsi in Turchia altresì tenuto conto della li-

bertà di domicilio in Turchia,  

che l’insorgente contesta tuttavia la valutazione dell’autorità inferiore; che 

durante la sua attività di autista di TIR avrebbe trasportato membri dell’HDP 

e del PKK e avrebbe effettuato servizi di corriere per tali gruppi; che il padre 

avrebbe altresì lavorato per la stessa società di trasporti e sarebbe stato 

licenziato in quanto membro dell’HDP e per via del figlio, qui ricorrente, che 

sarebbe ricercato dalle autorità; che il padre non avrebbe mai avuto una 

ditta di taxi; che la zia del ricorrente sarebbe stata uccisa dalle autorità in 

quanto membro del PKK e per la quale il ricorrente avrebbe effettuato ser-

vizi di corriere; che il ricorrente sarebbe espatriato dopo la morte di 

quest’ultima parente per timore che le autorità potessero essere venute a 

conoscenza del suo ruolo di corriere; che diversi suoi parenti  sono membri 

del PKK e dell’HDP e sarebbero morti e altri avrebbero ottenuto asilo in 

Svizzera; che il fratello del ricorrente abiterebbe a Istanbul e lavorerebbe 

come infermiere; che il ricorrente non ha alcun contatto con lui e anche 

quest’ultimo a causa della sua paura della situazione in Turchia sarebbe a 

sua volta intenzionato ad espatriare; che altri parenti sarebbero 

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perseguitati ed espatriati; che il padre del ricorrente lo avrebbe informato 

che la polizia lo starebbe cercando tramite un SMS; che il ricorrente, anche 

non essendo membro ufficiale del partito HDP era riconosciuto quale tale 

visto il suo impegno quale volontario; che egli non ha più ossequiato al suo 

obbligo di notifica e pertanto la polizia lo avrebbe invitato a recarsi in poli-

zia; che il presidente dell’HDP di B._______, tramite uno scritto, avrebbe 

indicato che i familiari del ricorrente sono diventati combattenti e sarebbero 

stati uccisi o ricercati, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica che le argomentazioni contenute nel ri-

corso non possono intaccare le corrette conclusioni alle quali è giunta l’au-

torità inferiore,  

che di seguito il Tribunale analizza la rilevanza dei motivi addotti ex art. 3 

LAsi; che per quanto concerne la condanna penale per lesioni semplici su-

bita dal ricorrente in Turchia, nel ricorso non viene contestata la valutazione 

della SEM circa la mancata rilevanza; che in tal senso il Tribunale, che 

condivide la valutazione effettuata dalla SEM, vi rimanda; che le asserite 

discriminazioni patite dal ricorrente in ragione della sua etnia curda non 

sono dipoi rilevanti per l’asilo poiché mancano, nel caso concreto, dell’in-

tensità sufficiente per ammettere un serio pregiudizio per la vita, l’integrità 

fisica e la libertà ai sensi dell’art. 3 LAsi; che, infatti, in difetto di concrete 

minacce rilevanti per la sua integrità, di evidenze probatorie attestanti le 

violenze subite da terzi e di qualsivoglia dettaglio afferente alle pretese di-

scriminazioni, non si può affermare che le difficoltà sociali rendano l’esi-

stenza dell’insorgente impossibile o insopportabile ai sensi della legge 

sull’asilo, 

che, in generale, la sola appartenenza all'etnia curda non giustifica di prin-

cipio il riconoscimento di fondati timori di esposizione a persecuzioni rile-

vanti per l’asilo (cfr. ex pluris sentenze TAF E-6187/2023 del 13 febbraio 

2024 pag. 9; D-4237/2023 dell’11 ottobre 2023 pag. 7; D-3312/2023 del 28 

giugno 2023 consid. 5.4; D-1907/2023 del 18 aprile 2023 e D‑3786/2020 

del 27 giugno 2022 consid. 9.2.1), che, per il resto, si rinvia alle motivazioni 

indicate nella decisione impugnata, 

che, per questi motivi, è quindi a giusto titolo che la SEM non ha ricono-

sciuto nelle persecuzioni addotte dall’interessato un carattere determinante 

per il riconoscimento della sua qualità di rifugiato, 

che venendo ora ai nuovi motivi d’asilo addotti in sede ricorsuale, gli stessi 

risultano incongruenti rispetto a quanto da egli indicato in sede di verbale 

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ex art. 29 LAsi; che egli non ha mai menzionato di aver collaborato con il 

PKK e non ha mai indicato di essere espatriato a causa della morte di una 

parente facente parte del PKK; che anzi egli ha spiegato di essere espa-

triato per pressioni generali nei suoi confronti (cfr. verbale, D51-D52); che 

pure il nuovo motivo addotto secondo cui egli facesse il corriere per il PKK 

e HDP non può essere seguito; che egli in sede di verbale non ha mai 

addotto tale motivo, nonostante egli fosse a conoscenza del proprio dovere 

di collaborare; che in tale sede aveva indicato che il suo lavoro consisteva 

nel trasporto di olio ucraino e russo, senza riferimento alcuno a trasporto 

di persone o cose per conto del PKK (cfr. verbale, D46); che pure l’osser-

vazione secondo cui il padre del ricorrente sarebbe stato licenziato dallo 

stesso datore di lavoro in quanto egli sarebbe venuto a conoscenza della 

sua appartenenza all’HDP e che il figlio sarebbe stato ricercato dalle auto-

rità, risulta in crassa contraddizione rispetto a quanto dichiarato dal ricor-

rente in sede di audizione; che tali incongruenze non sono giustificabili 

sulla scorta di problematiche di traduzione; che in particolare il ricorrente 

ha indicato in modo chiaro che il padre è benestante, pensionato, proprie-

tario di 6 appartamenti, di un panificio e una linea di taxi e un lotto di terreno 

di 600 metri quadri (cfr. verbale, D51-D52); che pertanto mal si comprende 

per quale motivo ora il ricorrente sosterrebbe che il padre fosse attivo per 

la stessa azienda per cui avrebbe lavorato lui, quando ha chiaramente in-

dicato che egli fosse pensionato; che pertanto tali dichiarazioni introducono 

una serie di elementi volti a far dubitare fortemente la verosimiglianza di 

tutto l’impianto argomentativo proposto dal richiedente; che per quanto 

concerne la descrizione e le foto degli asseriti parenti attivi in seno al PKK, 

ammessa e non concessa la verosimiglianza di tali affermazioni mai ad-

dotte in precedenza, tale circostanza non risulta rilevante per il riconosci-

mento della qualità di rifugiato e ciò in quanto egli non è mai stato aperta-

mente indagato di far parte del PKK o per sostenerlo in alcun modo; che 

addirittura egli è stato scagionato dall’accusa di minacce per tramite 

dell’utilizzo di immagini relative al gruppo terroristico (MdP3); che per 

quanto concerne l’asserito interessamento da parte delle autorità dopo 

l’espatrio del ricorrente, comunicatogli asseritamente dal padre via SMS, 

tale evenienza non risulta verosimile e ciò in quanto se fosse stata avviata 

una nuova procedura penale nei suoi confronti, la famiglia e di conse-

guenza il ricorrente ne avrebbero avuto notizia; che ad oggi, nonostante il 

tempo trascorso il ricorrente non ha prodotto alcunché e pertanto egli non 

ha reso verosimile l’apertura di una nuova procedura penale per reati non 

meglio definiti nei suoi confronti; che per quanto concerne lo scritto pro-

dotto con l’allegato ricorsuale secondo cui le autorità lo stiano cercando in 

quanto egli non avrebbe adempiuto il suo obbligo di annuncio a seguito 

della condanna penale, ammessa e non concessa l’autenticità del 

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documento, tale elemento non è rilevante ai fini del riconoscimento della 

qualità di rifugiato e ciò in quanto non è rilevabile alcun motivo elencato 

dall’art. 3 cpv. 1 LAsi, essendo la condanna per un reato comune; che per 

quanto concerne l’appartenenza al partito HDP e lo scritto allegato al ri-

corso da parte del presidente di circondario del partito HDP, vi è una di-

screpanza tra quanto indicato nell’allegato ricorsuale, in cui viene dichia-

rato che l’insorgente non è mai stato un membro ufficiale del partito, e 

quanto indicato sull’asserita dichiarazione del presidente del partito, se-

condo cui il richiedente è un membro del partito; che in ogni caso, l’appar-

tenenza al partito HDP non risulta rilevante al fine del riconoscimento della 

qualità di rifugiato, 

che pertanto, i nuovi motivi addotti in sede ricorsuale sono da considerarsi 

in parte inverosimili e in parte irrilevanti, 

che, di riflesso, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell'asilo, la decisione impugnata va quindi confer-

mata, 

che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Sviz-

zera (art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-

silo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allontana-

mento, 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone che l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l'am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

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che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembra generalmente 

pretendere il ricorrente, non sussistono elementi ostativi all'esecuzione del 

suo allontanamento verso la Turchia,  

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispone della 

qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, non v’è 

pure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

serio di essere esposto ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 

CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento risulta ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un conte-

sto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità 

del territorio, nonostante la ripresa del conflitto curdo-turco e gli scontri ar-

mati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est del Paese dal luglio 

2015 e gli sviluppi successivi al tentativo di colpo di Stato del luglio 2016; 

che nella propria recente giurisprudenza il Tribunale ha modificato la pre-

cedente prassi, non ritenendo più inesigibile l’allontanamento verso le pro-

vince di Hakkâri e Şırnak, dalla quale il ricorrente proviene, e che sia ne-

cessaria un’analisi individuale dell’allontanamento (cfr. cfr. sentenza del 

TAF E-4103/2024 dell’8 novembre 2024 [sentenza di riferimento] consid. 

13.4.8.),  

che, nel caso in disamina, l’interessato non può avvalersi di motivi ostativi 

individuali; che, invero, egli è giovane, in buona salute e non ha obblighi 

familiari; che egli ha diverse esperienze professionali, sia quale carrozziere 

che quale autista di TIR; che egli dispone in Turchia un’ampia rete familiare 

– proprietaria di attività commerciali e immobili – in grado di sostenerlo,  

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che, ciò posto, il ricorrente è quindi perfettamente in grado di reinserirsi nel 

mercato del lavoro e, tramite le sue conoscenze e la famiglia, di trovare un 

nuovo alloggio, 

che l'esecuzione dell'allontanamento si rivela pertanto ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi), 

che non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'ese-

cuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell'allontanamento, 

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridi-

camente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la de-

cisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA);  

che il ricorso, manifestamente infondato, va quindi respinto, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e vengono prelevate dall’anticipo 

spese pagato in data 19 giugno 2023, 

che ai sensi dell’art. 65 PA, se una parte non dispone dei mezzi necessari 

e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità di successo e se è 

necessario per tutelare i diritti della parte, l’autorità di ricorso designa un 

avvocato; che in casu il ricorso è apparso privo di probabilità di successo 

e la domanda di designazione di un patrocinatore d’ufficio va pertanto re-

spinta,  

che la sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2309/2023 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Per quanto ammissibile, il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e di designazione di un patrocinatore d’uffi-

cio, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente e 

sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 15 giu-

gno 2023. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

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