# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bd5f20e6-8e5a-5ea1-bfa6-fe47813727a1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.11.2010 32.2010.145
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-145_2010-11-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.145

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  29 novembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 maggio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 aprile 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1957, precedentemente attivo quale venditore, il 26 aprile 2007 ha presentato una richiesta volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) per
problemi reumatologici (doc. AI 1-1/6).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 16 giugno
2008 (doc. AI 21-1), preavvisata con progetto del 16 febbraio 2008 (doc. AI
15-1), ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato non essendo
assolta la condizione connessa all’anno d’incapacità lavorativa con una media
almeno del 40% senza notevoli interruzioni e con una conseguente perdita di
guadagno. 

                                         Non
raggiungendo l’assicurato il tasso minimo d’invalidità del 20% l’UAI ha negato
anche il riconoscimento di una riqualifica professionale.  

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA contestando la valutazione della capacità lavorativa
residua e il confronto dei redditi effettuati dall’UAI (doc. AI 25-1).

                                         

                               1.4.   Il TCA con
decisione del 29 aprile 2009 (inc. 32.2008.143) ha accolto il ricorso di RI 1 e
rinviato gli atti all’Ufficio AI con la seguente motivazione:

 

" 
(…)

In concreto, sia il
referto del Dr. __________ che quelli del Dr. __________ e Dr. __________ sono successivi alla decisione impugnata e
mettono in evidenza un peggioramento dello status clinico del paziente. 

 

                                        Il
Dr. __________ ha evidenziato, in data 7 novembre 2008, che la patologia
lombare è “progressivamente peggiorata” con notevole aumento dei dolori.
“Con il passare del tempo” le ernie si sono riassorbite, ma la
discopatia è notevolmente aumentata causando quindi in maniera predominante un
dolore lombare di carattere invalidante. (doc. C).

                                                                                 

                                        Medesimo
discorso per quanto riguarda il peggioramento evidenziato dal Dr. __________
che nel proprio referto del 5 dicembre 2008 ha precisato che “la situazione, sotto il profilo clinico è andata ulteriormente aggravandosi con un
peggioramento della deambulazione con una claudicatio radicolare tipo L5
bilateralmente” (doc. D).

                                        Alla
luce di tali referti e della perizia del Dr. __________ del 10 giugno 2007,
dunque risalente ad un anno prima, questa Corte non può ammettere con
sufficiente tranquillità che non vi sia stata una modifica sostanziale dello
stato di salute dell’assicurato rispetto al momento della perizia reumatologica
e che un peggioramento del quadro valetudinario dell’assicurato sia dunque da ricondurre
al periodo posteriore alla decisione impugnata, come sostenuto
dall’amministrazione, e non anteriormente come asserito invece dal ricorrente.

 

Lo
stesso Dr. __________, nelle annotazioni del 15 gennaio 2009, sulla base del
certificato medico del 5 dicembre 2008 ha confermato una “evoluzione negativa della sintomatologia” collocando tuttavia in maniera generica
nell’autunno del 2008 tale peggioramento (doc. XXI).

 

                                        In
considerazione di ciò, gli atti vanno rinviati all’UAI affinché vengano
interpellati sia il Dr. __________ che il Dr. __________ in merito al momento
in cui è intervenuto il peggioramento della patologia lombare e sottoponga poi
le valutazioni dei due specialisti al perito Dr. __________” (doc. AI 43-16/17)

 

 

                               1.5.   L’Ufficio AI
ha quindi interpellato il Dr. __________ (doc. AI 51-1) e il Dr. __________
(doc. AI 52-1) e successivamente dato mandato al Dr. __________ di svolgere una
nuova valutazione reumatologica (doc. AI 65-1).

 

                               1.6.   Con
decisione del 27 aprile 2010 (doc. AI 74-1), preavvisata con progetto del 5
marzo 2010 (doc. AI 71-1), l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni
dell’assicurato non essendo il grado d’invalidità pensionabile (1%).

 

                               1.7.   Contro
questa decisione l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA evidenziando che i rapporti richiesti dall’UAI al Dr. __________
e al Dr. __________ non rispondono alle richieste formulate dal TCA nella
sentenza del 29 aprile 2009 e l’UAI “anziché reiterare la richiesta ai due neurochirurghi
ed adempiere a quanto statuito dal TCA nella sentenza di rinvio del 29 aprile
2009, si è limitato a conferire, in data 29 ottobre 2009, un nuovo mandato
peritale al dott. __________, specialista FMH in reumatologia, il quale ha
allestito la nuova perizia del 14 dicembre 2009 senza disporre dei due referti
neurochirurgici richiesti dal TCA” (doc. I, pag. 13).

 

                                         Viene
altresì evidenziata la mancanza di una valutazione neurochirurgica aggiornata
(doc. I, pag. 13).

 

                                         Il
ricorrente ha quindi criticato l’agire dell’amministrazione che, dopo la
valutazione peritale del Dr. __________, non ha dato incarico al consulente
professionale di valutare quali attività professionali erano concretamente
ipotizzabili alla luce delle indicazioni sanitarie (doc. I, pag. 15).

 

                               1.8.   L’UAI, in
risposta, sulla base delle risposte fornite dal Dr. __________ e dal Dr. __________,
nonché del referto peritale del Dr. __________ ha concluso che non vi sono
elementi dal lato medico che depongano per un’incapacità lavorativa superiore a
quella già attestata nella precedente valutazione dell’amministrazione (doc.
IV).

 

                                         Per
quanto attiene all’aspetto economico non essendoci una modifica della capacità
funzionale e di carico residua l’UAI ha confermato la precedente valutazione e
postulato la reiezione del ricorso (doc. IV).

 

                               1.9.   Il 23 giugno
2010 l’avv. RA 1 ha riconfermato le proprie argomentazioni e prodotto il
referto del 3 giugno 2010 del Dr. __________ (doc. B1) e quello del 31 maggio
2010 del Dr. __________ (doc. B2).

 

                             1.10.   Nelle
osservazioni del 30 giugno 2010 l’UAI ha confermato la valutazione peritale del
Dr. __________ e concluso che la nuova documentazione medica presentata, oltre
ad essere successiva alla decisione impugnata, non scalfisce la valutazione dell’amministrazione
(doc. VIII).

 

                                         L’UAI ha
quindi confermato che le attività menzionate nella prima decisione vanno
ritenute ammissibili per l’assicurato, malgrado il danno alla salute (doc.
VIII)

 

                                         Il
doc. VIII è stato inviato all’assicurato (doc. IX)

 

                             1.11.   Il 17 agosto
2010 il rappresentante del ricorrente ha comunicato a questa Corte che
l’assicurato verrà operato il 15 novembre 2010 (stabilizzazione su 3 livelli da
L3 a S1). Egli ha poi ribadito le proprie argomentazioni ricorsuali relative al
mancato adempimento da parte dell’UAI del rinvio effettuato da questa Corte
nella decisione del 29 aprile 2009 (doc. X).

 

                                         Secondo
l’avv. RA 1 sarebbe opportuno “annullare la decisione e rinviare gli atti
all’UAI per una nuova valutazione da esperire dopo l’intervento” (doc. X).

 

                                         I
doc. IX e X sono stati inviati all’UAI per conoscenza  (doc. XI).

 

                             1.12.   Questa Corte,
il 19 ottobre 2010, ha interpellato il Dr. __________ e il Dr. __________ a
proposito del peggioramento della patologia reumatologica (doc. XII, XIII).

 

                                         Il Dr. __________
ha risposto il 22 ottobre 2010 (doc. XV), mentre il Dr. __________ il 26
ottobre 2010 (doc. XIV), 

 

                             1.13.   Il TCA ha
quindi sottoposto gli scritti di questa Corte e le relative risposte del Dr. __________
e del Dr. __________ alla valutazione del Dr. __________ (doc. XVI).

 

                                         Il Dr. __________
ha quindi fornito la sua presa di posizione il 5 novembre 2010 (doc. XVII).

 

                             1.14.   I doc. XII,
XIII, XIV, XV,XVI e XVII sono stati inviati alle parti per osservazioni (doc.
XVIII).

                                      

                                         L’UAI ha
trasmesso le proprie osservazioni il 18 novembre 2010 (doc. XIX), mentre il
legale dell’assicurato il 19 novembre 2010 (doc. XX).

 

                                         Lo
scritto dell’avv. RA 1 e le osservazioni dell’UAI sono state inviate alle parti
per conoscenza (doc. XXI, XXII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                               2.2.   Nel
merito

 

                                         Il TCA è
chiamato a stabilire se l’UAI ha correttamente o meno rifiutato all’assicurato
il diritto a prestazioni.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità
al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita
ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima
base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei
redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   L’UAI nella
decisione impugnata ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato
sulla base del referto del 30 luglio 2009 del Dr. __________ (doc. AI 53-1), di
quello del 15 ottobre 2009 del Dr. __________ e sulla valutazione peritale datata
14 dicembre 2009 del Dr. __________.

 

                                         Il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia e medicina interna,
nella perizia del 14 dicembre 2009, dopo aver illustrato l’anamnesi del
paziente, i dati soggettivi e le constatazioni oggettive ha posto la seguente
valutazione e diagnosi:

 

" 
(…)

 

                                        Valutazione:

 

                                        Il
signor RI 1, nato __________, __________, __________, era già stato
precedentemente da me sottoposto a perizia reumatologica l'8.6.2007, allorché
lamentava dolori lombari prevalentemente notturni irradianti verso la colonna
dorsale e la regione gluteale dalle due parti, in aumento all'avvio, stando in
piedi fermo, in diminuzione da seduto, muovendosi, camminando; questi dolori
persistono tuttora prevalentemente di notte, talvolta irradianti nel gluteo
laterale destro, in aumento all'avvio, in leggera diminuzione camminando,
presenti sia stando seduto come in piedi; la mobilità dei rachide lombare,
rispetto alla valutazione precedente dell'8.6.2007, è diminuita per quanto
riguarda la flessione‑estensione, con flessione attiva altamente limitata
(‑2/3), con Schober a 10/13 cm per una distanza dita‑suolo
anteriore a 36 cm, estensione passiva altamente ridotta a 2/3, con dolori
lombari in ogni direzione, in aumento a fine corsa; permangono assenti deficit
lomboradicolari sicuri; si riconfermano, agli esami neuroradiologici realizzati
nel frattempo, discopatie plurisegmentarie da L2 a S1; come già prima
dell'ultima valutazione peritale nel 2007, anche gli ulteriori approcci
terapeutici fino ad oggi improntati, non hanno portato ad un cambiamento
rilevante della sintomatologia algica lombare, tuttora necessitante di un
trattamento analgesico moderato, praticamente sovrapponibile a quello riferito
l'8.6.2007; un approccio chirurgico neuroortopedico, come proposto da alcuni
specialisti consultati dall'assicurato, è stato finora da lui declinato.
L'assicurato riferisce la presenza di dolori alla spalla sinistra da alcuni
mesi, in aumento ai movimenti oltre il piano orizzontale, non notturni; la
mobilità passiva delle spalle avviene liberamente, senza sintomatologia di
attrito, i test resistivi per le cuffie rotatorie vengono ben tenuti, non vi
sono indizi clinici per una lesione maggiore alle cuffie rotatorie. In gonalgie
bilaterali caricodipendenti saltuarie, ritroviamo ginocchia con asse varo
bilaterali stabili senza segni meniscali con mobilità passiva libera ed
indolore.

 

Sulla base degli
atti, dell'anamnesi richiesta, dell'esame clinico, possiamo dunque porre le
diagnosi di sindrome lombovertebrale parzialmente lombospondilogena cronica a
destra in discopatie plurisegmentali lombari, disturbi statici del rachide
(ipercifosi della dorsale alta, appiattimento della dorsale e della lombare,
scoliosi sinistroconvessa dorsale, destroconvessa lombare), decondizionamento
muscolare, coxartrosi bilaterali.

 

Non ho proposte
terapeutiche in grado di migliorare la capacità funzionale e di carico residua
nell'assicurato.

 

Per quanto riguarda
quest'ultima, l'assicurato può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5kg
fino all'altezza dei fianchi, spesso pesi tra 5‑10 kg fino all'altezza
dei fianchi, di rado pesi tra 10‑25 kg fino all'altezza dei fianchi, mai
pesi oltre i 25 kg fino all'altezza dei fianchi; l'assicurato può molto spesso
sollevare pesi fino a 5 kg sopra l'altezza del petto, spesso pesi oltrepassanti
i 5 kg sopra l'altezza del petto. L'assicurato può molto spesso maneggiare
attrezzi di precisione, molto spesso maneggiare attrezzi di media entità,
talvolta maneggiare attrezzi pesanti, di rado maneggiare attrezzi molto
pesanti. La rotazione manuale è normale. L'assicurato può talvolta effettuare
lavori al di sopra della testa, può effettuare talvolta la rotazione del
tronco, spesso assumere la posizione seduta ed inclinata in avanti, talvolta la
posizione in piedi ed inclinata in avanti, può assumere spesso la posizione
inginocchiata, può molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia.
L'assicurato può assumere spesso la posizione seduta di lunga durata, talvolta
la posizione in piedi di lunga durata. L'assicurato può molto spesso camminare
fino a 50 metri, molto spesso oltre 50 metri, spesso camminare per lunghi tragitti, come pure spesso camminare su terreno accidentato, può spesso salire le
scale, talvolta salire su scale a pioli.

 

Notiamo dunque che,
sebbene vi sia stata una diminuzione della mobilità del rachide lombare, la
capacità funzionale e di carico residua non è cambiata rispetto alla visita
peritale precedente dell'8.6.2007, di conseguenza anche la valutazione della
capacità lavorativa in attività adatta allo stato di salute rispettivamente
nell'ultima attività principale come venditore, non subisce cambiamenti
rispetto alla perizia precedente dell'8.6.2007.

 

Posso dunque ribadire
che l'assicurato in un lavoro adatto allo stato di salute, è abile al 100% con
un rendimento massimo del 100% a partire dal 2.10.2006.

 

Come venditore rimane
una capacità lavorativa normale sull'arco di 8 ‑ 9 ore, ma con una diminuzione
del rendimento del 30%, sempre a decorrere dal 2.10.2006.

 

Rispondo alle vostre
domande:

 

A. Basi cliniche

 

1. Anamnesi

 

Vedasi quanto precede.

        

2. Dati soggettivi
dell'assicurato

 

Vedasi quanto
precede.

 

3. Constatazioni
obiettive

 

Vedasi quanto
precede.

 

4. Diagnosi

 

Sindrome
lombovertebrale parzialmente lombospondìlogena cronica a destra in 

–       
Discopatie plurisegmentali lombari  

–       
Disturbi statici del rachide (ipercifosi della
dorsale alta, appiattimento della dorsale e della lombare, scoliosi
sinistroconvessa dorsale, destroconvessa lombare) 

–       
Decondizionamento muscolare

 

Coxartrosi bilaterali

 

B. Conseguenze
sulla capacità di lavoro

C. Conseguenze
sulla capacità d'integrazione

 

L'assicurato in un
lavoro adatto allo stato di salute, è abile al 100 % con un rendimento massimo
del 100 % a partire dal 2.10.2006.

 

Come venditore rimane
una capacità lavorativa normale sull'arco di 8 ‑ 9 ore, ma con una
diminuzione del rendimento del 30 %, sempre a decorrere dal 2.10.2006.” (doc.
AI 67-10+11).

 

                               2.4.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.5.   Nella
sentenza del 29 aprile 2009 (inc. 32.2008.143) il TCA aveva rinviato gli atti all’UAI
per un nuovo accertamento relativo alla problematica reumatologica.

 

                                         Nella
perizia datata 10 giugno 2007 il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, aveva
diagnosticato una “Sindrome lombospondilogena cronica in ▪Discopatie plurisegmentali lombari ▪ Disturbi statici del rachide (ipercifosi della dorsale alta,
appiattimento della dorsale e della lombare, scoliosi sinistro convessa
dorsale, destro convessa lombare, compensata) ▪ Decondizionamento
muscolare; Coxartrosi bilaterale, marcata a destra, asintomatica; Sovrappeso
(peso 68,5 kg / statura 161,5)” (doc. AI 40-9) e
ritenuto l’assicurato nella sua professione abile al 50% dal 2 ottobre 2006, al
70% da giugno 2007 e abile in misura completa in attività adeguate (doc. LaMal
40-10).

 

                                         Le
certificazioni del Dr. __________ (doc. AI 29-3), del Dr. __________ (doc. AI
33-5) e del Dr. __________ (doc. AI 38-3) avevano rilevato un peggioramento del
quadro valetudinario. 

                                         Il TCA
non aveva dunque potuto ammettere con sufficiente tranquillità che il
peggioramento dello status clinico di RI 1 fosse anteriore alla
decisione impugnata, come sostenuto dal ricorrente e non posteriore come
sostenuto dall’amministrazione. 

 

                                         Nella
decisione del 29 aprile 2009 era stato quindi ordinato all’UAI di interpellare
sia il Dr. __________ che il Dr. __________ in merito al momento in cui è
intervenuto il peggioramento della patologia lombare e sottoporre poi le
valutazioni dei due specialisti al perito Dr. __________ (sentenza del 29 aprile
2009, pag. 17/18).

 

                                         L’UAI ha
quindi interpellato il 22 luglio 2009 il Dr. __________, spec. FMH in
neurochirurgia, (doc. AI 52-1), il quale nel rapporto datato 30 luglio 2009 ha specificato che il peggioramento è intervenuto nel 2006 (doc. AI 53-1).

 

                                         Il Dr. __________,
Capo Servizio di __________ dell’Ospedale Regionale di __________, anch’egli
interpellato dall’UAI il 22 luglio 2009 (doc. AI 51-1), nel rapporto del 15
ottobre 2009 non ha risposto in maniera specifica alla domanda posta, tuttavia
al pto. 1.9. al quesito se l’assicurato può riprendere l’attività professionale
o meno, il medico ha risposto affermativamente al 100% (doc. AI 58-3).

 

                                         L’UAI ha
quindi dato mandato al Dr. __________ di svolgere una nuova valutazione
reumatologica. 

 

                                         Nel referto
del 14 dicembre 2009 il Dr. __________ ha posto la medesima diagnosi del 2007
indicando: 

                                         

" 
(…)

Sindrome lombovertebrale
parzialmente lombospondilogena cronica a destra in 

–       
Discopatie plurisegmentali lombari 

–       
Disturbi statici del rachide (ipercifosi della
dorsale alta, appiattimento della dorsale e della lombare, scoliosi
sinistroconvessa dorsale, destroconvessa lombare) 

–       
Decondizionamento muscolare

 

Coxartrosi bilaterali”
(doc. AI 67-12).

 

                                         Il perito
ha quindi confermato anche la valutazione della capacità lavorativa residua
indicando un’incapacità del 30% dal 2 ottobre 2006, quale venditore, e la piena
abilità in attività adeguate dalla medesima data (doc. AI 67-12).

 

                                         Ritenute
non sufficientemente esaustive le risposte del Dr. __________ e del Dr. __________,
questa Corte il 19 ottobre 2010, ha nuovamente interpellato i due specialisti
chiedendo loro di specificare quando esattamente è intervenuto il peggioramento
indicato nei loro rispettivi referti (doc. XII; XIII).

 

                                         In
data 26 ottobre 2010 il Dr. __________ ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

In considerazione di quanto sopra posso quindi
affermare che sicuramente in più riprese il paziente ha avuto un peggioramento
soggettivo ed anche oggettivo perlomeno per quel che riguarda gli esami neuroradiologici
nel periodo dal 1994 al 2009. Un primo peggioramento sostanziale ha avuto luogo
probabilmente attorno al 1999. Un ulteriore peggioramento decisamente più
importante, che ha fra l’altro portato anche alla perdita dell’attività
lavorativa e riduzione della capacità lavorativa, ha avuto luogo nel 2006. Un
ulteriore peggioramento ha avuto poi luogo probabilmente fra il 2006 e il 2008” (doc. XIV).

 

                                         Il
22 ottobre 2010 il Dr. __________ invece si è così espresso:

 

" 
(…)

Il
paziente si presentò in consultazione il 25.11.2008 riportando nella storia
clinica un peggioramento della deambulazione, in particolare un peggioramento
rispetto al mese di marzo 2004.

 

Il
peggioramento si è manifestato durante il periodo marzo 2004 e 2008.

Desidero
tuttavia ricordare che la nozione di peggioramento ovviamente è soggettiva e
viene riportata così come descritta dal paziente stesso, in altri termini non
vi sono elementi obiettivi, che possano confermare con esami strumentali o con
il solo esame clinico, la nozione di peggioramento” (doc. XV).

 

                                         Il TCA ha
quindi sottoposto i due referti suindicati al vaglio del perito
dell’amministrazione, Dr. __________, il quale in data 5 novembre 2010 ha fornito la seguente valutazione:

 

" 
Egregio Avvocato,

 

In
riferimento al suo scritto del 2.11.2010, ho preso atto dei documenti allegati
trasmessimi ossia della lettera del viceprimario di neurochirurgia
dell’ospedale __________ di __________ Dr. __________ a lei inviata e dello
scritto del Dr. __________, specialista in neurochirurgia di __________, sempre
a lei trasmesso il 26.10.2010.

Detti
atti non modificano le mie valutazioni a riguardo della diagnosi e capacità
lavorativa formulate il 10.6.2007 e 14.12.2009; le valutazioni peritali da me
redatti citate, tengono pienamente conto delle alterazioni strutturali
radiologiche evidenziate tramite gli accertamenti svolti e vengono anche
riportate nelle diagnosi; la valutazione della capacità funzionale e di carico
residua portante poi alla valutazione della capacità lavorativa è frutto dello
studio degli atti, dell’anamnesi richiesta, dell’esame clinico” (doc. XVII). 

 

                                         Alla luce,
dunque, delle risposte del Dr. __________, del Dr. __________ e della nuova
valutazione del Dr. __________ questa Corte ritiene che la lacuna
nell’accertamento dei fatti, evidenziata nella sentenza del 29 aprile 2009, sia
stata sanata e il peggioramento del quadro reumatologico indicato dal Dr. __________
(il Dr. __________ da parte sua parla unicamente di peggioramento soggettivo
indicando che “non vi sono elementi obiettivi, che possano confermare con
esami strumentali o con il solo esame clinico, la nozione di peggioramento”)
sia da ricondurre al 2006/2008 e comunque già considerato dal perito Dr. __________
nei propri referti. Questi, in data 14 dicembre 2009, ha infatti rilevato un peggioramento con una diminuzione della mobilità del rachide senza
tuttavia una modifica della capacità funzionale e di carico residua (cfr. doc.
AI 67-11).

 

                                         Il
perito, in data 5 novembre 2010, ha comunicato di non modificare le proprie valutazioni
relative alla diagnosi e alla capacità lavorativa dell’assicurato (doc. XVII).

 

                                         Le
risposte dei medici curanti e del perito Dr. __________ hanno dunque permesso
di chiarire la questione controversa (cfr. STF 9C_2003/2008 del 26 marzo 2009).

 

                                         Il TCA
non ha quindi nessuna ragione per scostarsi dalla valutazione peritale e può
ritenere sostanzialmente stabile lo status clinico di RI 1.

 

                                         Tale
valutazione non viene inficiata dal rapporto del 3 giugno 2010, dunque
posteriore alla decisione impugnata, del Dr. __________, specialista in
chirurgia ortopedica e traumatologia, il quale ha diagnosticato “Arthrose
der kleine Wirbelgelenke, degenerativer Bandscheibenschaden in Höhe L4/5 und
L5/S1” (doc. B1), limitandosi a escludere un intervento di spondilolistesi
e a dare indicazioni terapeutiche (rafforzamento muscolare, fisioterapia,
terapia contro il dolore) senza alcuna indicazione circa la capacità lavorativa
residua o limiti funzionali (doc. B1).

 

                                         Neppure
il referto del 31 maggio 2010, anch’esso posteriore alla decisione impugnata,
del Dr. __________, spec. FMH in anestesiologia, permette una diversa
valutazione della fattispecie. Il medico ha infatti posto una diagnosi
sovrapponibile a quella del Dr. __________ indicando “Chron.
Lumbospondylogenes Schmerzsyndrom. Chron. Schmerzsyndrom mit somatischen und
psychogenen Faktoren” (doc. B2). Il Dr. __________ ha quindi indicato
un’incapacità lavorativa totale in attività pesanti, mentre del 50% in attività
adeguate (doc. B2).

 

                                         La
valutazione del medico curante, seppur divergente unicamente per quanto
riguarda la valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente, non apporta
nuovi elementi oggettivi ignorati dal Dr. __________ e va quindi intesa nel
senso di una diversa valutazione delle conseguenze che la patologia
dell’interessato ha sulla sua capacità di lavoro.

                                         

                                         Giova
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo reumatologico,
sia stata dettagliatamente ed approfonditamente vagliata dal Dr. __________,
senza che si renda necessaria un’ulteriore valutazione neurochirurgica come richiesto
dal ricorrente (doc. I).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del Dr. __________ i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.4.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per
ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla
salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è inabile nella misura del 30% dal 2 ottobre 2006, quale
venditore, mentre in attività adeguate è pienamente abile (100%) dalla medesima
data.

 

                                         Per
quanto riguarda la valutazione della consulente in integrazione professionale
l’UAI, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente (cfr. doc. I, XX), ha
rettamente fatto riferimento alla valutazione del 10 giugno 2008, risalente
alla decisione del 16 giugno 2008, non essendo mutata la capacità lavorativa e
i limiti funzionali dell’assicurato (cfr. doc. XVII).

 

                                         Nel
proprio rapporto del 10 giugno 2008 la consulente in integrazione ha indicato
che l’assicurato è direttamente integrabile nel ciclo produttivo attraverso i
normali canali di collocamento (doc. AI 19-2). 

 

                                         Nella
decisione del 16 giugno 2008 l’UAI ha quindi precisato di aver richiesto il
parere della consulente in integrazione professionale, la quale in
considerazione della diagnosi e dei limiti funzionali, ha ritenuto esigibili
tutte quelle attività non qualificate semplici e ripetitive tipiche del settore
secondario e terziario quali lavori di controllo/sorveglianza, confezione,
stampa, operaio generico (assemblaggio, produzione, stampa, lucidatura),
portiere, autista, fattorino (doc. AI 21-2).

 

                               2.6.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2006. 

 

                            2.6.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, l’UAI ha quantificato il reddito
che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano in fr. 50’895.-- nel 2006
secondo quanto indicato dal datore di lavoro __________ (doc. AI 7-1).

 

                                         Importo
che viene confermato dal TCA.

                                         

                            2.6.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, contestato dal
ricorrente, va ricordato che lo
stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale
nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2006 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'732.--

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 5-2010, p. 86), esso ammonta a fr. 4'933.11
mensili oppure a fr. 59'197.32 per l'intero anno (fr. 4'933.11 x 12, ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999
nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

                                         

                                         L’assicurato,
quale venditore, avrebbe guadagnato nel 2006 fr. 50’895.-- / anno per
un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.6.1.). Tale reddito si situa, per
ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per
un’attività equivalente (cioè fr. 56'582.73, cfr. Tabella TA1 p.to 50-52 “Commercio;
riparazione, livello di qualifica 4, fr. 4’523.--  X 12 mesi = 54’276.-- riportato
su 41.7)

 

                                         Se si
riduce il reddito statistico da invalido, in applicazione della giurisprudenza
di cui alla 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, della percentuale del 5,05% (parte
percentuale eccedente la soglia determinante del 5%) si ottiene un importo di fr.
56'207.85.

 

                            2.6.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung
C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002
S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an,
für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas
über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität
differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12
sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser
Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der
Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den
Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist
(vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28
T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                            2.6.4.   In concreto,
la consulente IP ha applicato una riduzione del 5% per attività leggera e del
10% per attività sempre nello stesso settore e scarsa formazione (doc. AI 14-1).

 

                                         La
percentuale globale del 15% stabilita dalla consulente può essere confermata
dal TCA.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione
senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un
salario da invalido di fr. 56'207.85 e ammettendo la riduzione del 15%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 47'776.67 confrontando ora questo dato
con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 50'895.--
(consid. 2.6.1) emerge un tasso d’invalidità del 6,12% arrotondato al 6% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione.

                                         

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una          rendita
d’invalidità la sua decisione formale del 27 aprile 2010      merita quindi
conferma.

 

                               2.7.   L’assicurato
nel proprio atto ricorsuale ha chiesto l’esecuzione di ulteriori accertamenti
(doc. I).

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 200.-      sono poste a
carico del ricorrente

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurato ricorrente.                                     

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti