# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7c7e41f7-5dd4-5d1d-ad0b-d4a2f307edd2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-07-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.07.2006 32.2005.156
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-156_2006-07-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.156

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  10 luglio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente
  

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  	 

	
  Giudice Raffaele Guffi

  	 

	
   

  	 

	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  
								

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 luglio
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, attiva a titolo parziale quale sonorizzatrice presso la __________,
nel gennaio 2004 ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc.
AI 1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, tra cui una perizia multidisciplinare a cura del
Servizio di accertamento medico dell'AI (in seguito: SAM), con decisione 3
gennaio 2005 l'Ufficio Al le ha negato il diritto ad una rendita poiché:

 

" 
(...)

Esito degli accertamenti:

 

La valutazione della documentazione medica acquisita
all'incarto ed in particolare la perizia eseguita nel mese di ottobre 2004
presso il Servizio Accertamento Medico Al di Bellinzona, risulta che la Signora
RI 1 va ritenuta abile al lavoro nella misura dell'80% nell'attività finora
svolta di sonorizzatrice radio-tv. La presenza di una possibile sindrome
d'affaticamento cronico e la presenza di una fibromialgia non concorre a
ridurre la sua lavorativa nella professione esercitata. Lo stato di salute va
compromesso, come sopra descritto, a partire dal gennaio 2002 in avanti.

 

Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il
diritto alla rendita non esiste."(...) (doc. 29)

 

                               1.2.   Con
decisione 13 luglio 2005 l'amministrazione ha respinto l'opposizione
dell'assicurata. 

                                         Dopo
aver sottoposto la nuova documentazione medica prodotta dall'interessata
all'esame del SAM e sulla scorta del complemento peritale 7 luglio 2005,
l'Ufficio Al ha confermato il diniego di prestazioni (doc. 55).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso RI 1, patrocinata dall'avv. RA 1, ha postulato il
riconoscimento di almeno ¾ di rendita.

                                         Sostanzialmente
essa ritiene la perizia psichiatrica alla base della valutazione SAM non più
attendibile in quanto la nuova documentazione medica prodotta attesta almeno
un'incapacità lavorativa al 60%. Inoltre, attualmente non è neppure in grado di
svolgere parzialmente la propria attività di sonorizzatrice ma unicamente
un'attività adeguata al 40% e quindi dal raffronto dei redditi deriva
un'incapacità al guadagno tra il 69 e 70% con conseguente diritto a tre quarti
di rendita rispettivamente ad una rendita intera.

 

                               1.4.   Con
risposta di causa l'Ufficio Al ha invece chiesto la reiezione del ricorso.

 

                               1.5.   Pendente
causa la ricorrente ha trasmesso due certificati medici (IX).

 

                                         Interpellata
dal TCA, con osservazioni 6 dicembre 2005 l'amministrazione ha rilevato che la
nuova documentazione non evidenzia un cambiamento dello stato di salute rispetto alla perizia del SAM e quindi ha insistito nel
chiedere la reiezione del ricorso (XI).

 

                                         Con
scritto 28 dicembre 2005 la ricorrente ha contestato la presa di posizione
dell'Ufficio Al chiedendo l'allestimento di una perizia pluridisciplinare
(XII).

                                      

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   II
1 ° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito Al.

 

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di
principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003
IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b). Per quanto concerne
invece le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie,
nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in
vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli
effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Nella
DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo all'eventuale
insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione per l'invalidità già
prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi ai principi generali
sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano applicabile
l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto
giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il periodo fino al 31 dicembre
2002, l'esame del diritto alla rendita avviene sulla base del precedente
ordinamento, mentre a partire da questa data esso avviene secondo le nuove
norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l'introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell'assicurazione per
l'invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità,
di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre
prestazioni durevoli) e che per tale motivo le succitate nozioni
precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF
130 V 343).

 

                                         Le
disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione,
vengono riferite al tenore dell'ordinamento giuridico posteriore al 1 ° gennaio
2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31
dicembre 2002.

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l'art. 8 della LPGA (che ha sostituito l'art.
4 cpv. 1 vLAI), con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta
permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o
psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

                                         -  un danno alla salute
fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e 

                                         -  la
conseguente incapacità di guadagno.

                                      

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1 o
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Va
pure rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da
lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il
reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido).

                                         Il
grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto
del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con
quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è
portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit
et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg.
200 e ss.). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid.
1b).Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene
conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC
1989 pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit., pag.
232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance­chômage,
pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (DTF
128 V 30 consid. 1; SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.4.   Va
infine rammentato che, conformemente ad un principio generale applicabile anche
nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di
ridurre il danno (DTF 123 V
233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti
ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999,
pag. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo,
l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua
"invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua
capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28
consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversiche-rungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto
ad una rendita se la persona interessata dovesse essere in grado di percepire
un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968
pag. 434). 

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti
esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori
circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il
luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.5.   Nell'evenienza
concreta, la ricorrente è stata peritata dal SAM. Dal referto 20 dicembre 2004
(doc. Al 28) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente
l'anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a quattro
consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica (dr. __________), neurologica
(dr. __________), internistico­infetetivologica (dr. __________) e
reumatologica (dr. __________). Sulla base delle risultanze dei singoli
consulti e del soggiorno della ricorrente presso il citato centro di
accertamento, essi hanno posto le seguenti diagnosi:

 

"  (...)

5.1  Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa

 

Disturbo di somatizzazione in organizzazione di
personalità non altrimenti specificato.

 

5.2  Diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa 

 

Fibromialgia

Dolori a livello dell'articolazione
raiocarpica su iniziali alterazioni degenerative, soprattutto all'altezza
dell'articolazione tra l'osso navicolare ed il lunato.

 

Sindrome di Duane con disturbo della motricità oculare
solitamente congenito, dovuto, probabilmente, alla mancanza del nucleo
dell'abducente d'ambo i lati, con conseguente probabile innervazione aberrante
da parte del nervo oculomotorio.

 

Emicrania senz'aura.

 

Stato da gastrite su HP.

 

Possibile sindrome d'affaticamento cronico. (...)"
(doc. 13)

 

                                         I
medici del SAM hanno poi valutato l'incapacità lavorativa medico-teorica:

 

" 
L'A. presenta un
disturbo di somatizzazione in un'organizzazione di personalità non altrimenti
specificato. Tale patologia concorre a ridurre la capacità lavorativa nella
misura del 20%.

 

La presenza di una possibile (anche se poco probabile)
sindrome d'affaticamento cronico e la presenza di una fibromialgia non concorre
a ridurre la capacità lavorativa dell'A. nell'attività finora svolta di
sonorizzatrice presso la __________. Lo stato di salute va considerato
compromesso, come sopra descritto, a partire dal gennaio 2002 in avanti. Da
allora lo stato di salute non ha mostrato modifiche importanti ed in futuro è
possibile un miglioramento dello stato di salute dell'A., soprattutto mediante
una presa a carico psichiatrica e psicoterapica." (Doc. AI 28)

 

                                         Per
quel che concerne l’aspetto psichiatrico, oggetto principale della contestazione
ricorsuale, i periti hanno fatto riferimento alla valutazione 20 ottobre 2004
del dr. __________. 

                                         Esclusa
la presenza di disturbi psichici maggiori ("Una presa a carico
prettamente psichiatrica non ha alcun successo vista l'assenza di disturbi psichici
maggiori [depressioni, schizofrenie, psicosi, disturbi nevrotici, ecc..]. Essi
tendono a rivolgersi a trattamenti di tipo conservativo o alternativo
riscontrando dei modesti successi personali [ma che a livello operativo non
sono in grado di presentare alle richieste dovute], doc. 28/23), lo
specialista in psichiatria e psicoterapia ha proceduto alla seguente
valutazione:

 

" 
DISTURBI ATTUALI

La sintomatologia attuale dell'A. è caratterizzata da momenti
di confusione, una facile affaticabilità, si sente facilmente sfinita e questo
già al mattino quando si alza, quando si alza si sente stanca dopo un minimo
sforzo (ora si sente leggermente meglio con la cura effettuata dal Dr. med. __________).
Talora ha l'iniziativa di voler effettuare delle mansioni ma dopo poco tempo si
sente stanca. Ha una grande lentezza di recupero della sua affaticabilità.
Dichiara che se ella fa degli sforzi fisici ha dei disturbi di equilibrio, di
vertigini si sente scoordinata mentalmente ed anche il suo linguaggio è
inappropriato. Presenta delle difficoltà di coordinazione dei movimenti.

Mi parla di fenomeni ipnagogici ed ha dei disturbi di
sonno. Attualmente sono ancora in atto degli accertamenti neurologici presso
l'Ospedale __________ (Dr.ssa __________).

 

Secondo l'A. l'ultimo EEG effettuato è risultato
alterato.

 

L'A. ha già visitato molteplici medici tra cui anche
psichiatri senza ottenere alcun successo terapeutico. Si è trovata bene solo
con lo psicologo signor __________ che l'ha visitata negli ultimi anni.

 

La signora RI 1 è attiva presso la __________ con le
mansioni descritte agli atti.

Non riesce però a svolgere quest'attività se non al 40%
(due giorni settimanali) dopo quest'attività sente il bisogno di riprendersi
sia muscolarmente sia mentalmente.

Mi parla pure che le svariate indagini endocrinologiche
non hanno portato a delle conclusioni soddisfacenti. Ella mi parla di una
iperinsulinemia senza particolari segni clinici ma pure di una menopausa
ormonale documentata senza riscontro clinico.

 

La signora RI 1 è una donna in grado di stabilire un
buon contatto. Appare però piuttosto distante durante i colloqui. E' ben
orientata nel tempo e nello spazio. Il suo corso del pensiero è intatto. E'
orientata a livello spazio temporale. Il corso del suo pensiero è integro riferisce
strane sensazioni di tipo dispercettivo chinestesico.

Non ho riscontrato nella signora RI 1 alterazioni
deliranti.

Affettivamente denota un impoverimento affettivo, è
leggermente ansiosa e denota un netto sentimento d'insufficienza.

Non si sente più in grado di assolvere i suoi compiti
sociali personali e lavorativi, ma vorrebbe un aiuto terapeutico che le potesse
migliorare i problemi.

 

DIAGNOSI

•    Disturbo di somatizzazione in organizzazione di personalità non
altrimenti specificato

 

In conclusione, penso che la signora RI 1 possa beneficiare di un
approccio psico somatico o psicoterapeutico per migliorare le sue condizioni e
ridarle delle competenze vitali, sociali e relazionali integrative.

Dati gli insuccessi avuti finora sarà ben difficile che
la signora RI 1 possa ancora rivolgersi a trattamenti medici tradizionali.
Forse l'approccio medico alternativo effettuato da un medico con una formazione
tradizionale potrebbe aiutarla ad attenuare la sua sintomatologia.

 

In conclusione per quanto concerne la sua capacità
lavorativa ritengo che la signora RI 1 sia in grado di svolgere i suoi compiti
nella misura di almeno l'80% se accompagnata da un trattamento specifico come
sopra indicato." (Doc. AI 28)

 

                                         Nel
ricorso l'assicurata contesta appunto la valutazione del SAM essendo ormai
superata dalla nuova documentazione prodotta.

 

                               2.6.   Perché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami
approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia
stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31;
DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a,
1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo
servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un
vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare
considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non
pubbl. del 22 maggio 1995 nella causa A. C.; DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique
VSI 2001 p. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157). 

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri
di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01
ed S., U 330/01, consid. 3.4; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001
pag. 109 consid. 3a)cc); Meyer­Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Va
poi ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

                                      

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, "La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali", in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la
DTF 127 V 294).In quest'ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le
considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l'esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali
il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all'insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una
rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze
tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei
dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,
le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa
A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.
  Gli atti di causa contengono la seguente documentazione, successiva alla
perizia del SAM:

 

·       
certificato 5 febbraio 2005 della dr.ssa __________,
medico curante:

 

“La Paziente a margine soffre da anni di
disturbi che ne invalidano la capacità lavorativa e di semplice relazione
sociale. Questi disturbi sono stati addebitati alla Sindrome da stanchezza
cronica entità nosologica mal conosciuta, ma ben descritta nel volume Clinical
evidence medicine, dicembre 2000 pag. 578-486, tomo 4, volume in uso corrente
anche agli esperti di salute pubblica e spesso citato come referenza nel
tentativo di ridurre i costi della salute.

 

La paziente presenta le stigmate di questa subdola
malattia e per questo motivo vi invito a riesaminare il caso. Le argomentazioni
del rifiuto non mi sono giunte." (Doc. AI 37)

 

 

·       
lettera 25 maggio 2005 della responsabile
Ufficio personale della __________ all’Ufficio AI in merito alla posizione
dell'assicurata (doc. 43), avente il seguente tenore:

 

“Faccio seguito al nostro incontro dello
scorso 17 maggio 2005, relativo alla decisione negativa in merito al
riconoscimento alla signora RI 1 di una rendita d'invalidità e alla successiva
opposizione formulata dalla nostra collaboratrice, inviandole una descrizione
dettagliata di quanto richiesto dalla funzione di "sonorizzatrice
TV" da lei svolta presso la __________.

 

Scopo di tale funzione è la realizzazione della colonna
sonora di lungometraggi, documentari e di tutte le altre produzioni televisive
(musiche di sottofondo o principali, rumori effetti, interviste in lingua
originale, ecc….) e quella completa (con dialogo e commento) nella lingua
stabilita.

Il o la titolare di tale funzione risponde anche del contenuto
audio delle produzioni __________, nei termini tecnici e artistici.

Lo svolgimento di tale attività si concretizza in una
serie di compiti molto impegnativi ed estremamente creativi: si va dalla
necessità di acquisire  e aggiornare costantemente le conoscenze su
infrastrutture, procedure e metodi di produzione con i quali si è chiamati a
operare (questo su iniziativa personale o rispondendo a misure decise dalla
linea), alla necessità di sviluppare la propria cultura professionale (storia
della musica, della comunicazione, ecc…) necessaria allo svolgimento del ruolo;
dalla lettura dei copioni per trarne gli elementi di riferimento per la
preparazione del materiale di sonorizzazione all'interpretazione della tematica
della produzione e alla proposta di soluzioni creative per l'esecuzione.

Il sonorizzatore o la sonorizzatrice TV realizza gli
incarichi secondo gli accordi presi con il regista, con il giornalista o con il
realizzatore o il settore: provvede al montaggio audio, al mix finale, alla
registrazione dei dialoghi, dei commenti, degli effetti in cabina e in esterno;
può essere chiamato a occuparsi anche di registrazioni musicali; è rumorista,
ossia rifà, anche completamente, tutta la colonna sonora effetti e ambienti; è
consulente musicale per le varie produzioni, fa le scelte di tutte le musiche
di una produzione e talvolta addirittura le crea; è attento ai problemi di
sincronizzazione audio/video e al legame artistico; contatta o collabora con
musicisti esterni per realizzare musiche originali, secondo le indicazioni del
responsabile.

 

L'attività della signora RI 1, ancora oggi svolta solo
nella misura del 40% di un tempo pieno, è legata alla produzione tipiche
dell'attualità televisiva: è quindi particolarmente stressante, poiché legata a
orari e a modifiche dell'ultimo momento per esigenze delle emissioni in diretta
della __________ (ad esempio: Il __________ delle ore 19:00).

Segnalo inoltre che gli studi di sonorizzazione sono,
per necessità, in gran parte privi di finestre.

 

Con l'occasione mi preme ancora una volta sottolineare
che la collaboratrice continua ad essere inabile al lavoro nella misura del 60%
di un tempo pieno e che ci ha più volte segnalato (verbalmente e talvolta non
riuscendo effettivamente a presentarsi sul posto di lavoro quando di turno)
serie difficoltà anche a garantire tale percentuale di presenza.

Sarebbe quindi davvero utile poter avere il prima
possibile la decisione del vostro ufficio in merito all'opposizione inoltrata
dalla signora RI 1." (Doc. AI 45)

 

·       
presa di posizione 14 giugno 2005 del dr. __________,
specialista in psichiatria, in merito alla documentazione medica inviatagli
dalla ricorrente:

 

„Der Untersucherin fiel die exzessive
Tagesmüdigkeit sowie auch der nicht erholsame Schlaf (auch
tagsüber als Mittagsschlaf) auf.

 

Herr Prof.
__________ sowie die Frau Dr. __________ diagnostizierten
mehrmals ein Chronic Fatigue
Syndrome
(Chronisches Erschöpfungssyndrom). Beide Ärzte gehen von einer er­heblichen Einschränkung
der Arbeitsfähigkeit aus.

 

Die diversen Hausärzte attestierten seit Jahren eine
wechselnde Arbeitsunfähigkeit. Bei der Durchsicht der mir zur Verfügung
stehenden Zeugnisse fielen mir die schnellen Wechsel zwi­schen 100% und 20%
Arbeitsunfähigkeit auf. Es ist wohl Ausdruck dafür, dass die Patientin zwar
vermehrt Arbeiten wollte, aber dazu einfach nicht mehr in der Lage war.

 

Das Gutachten vom Servizio Accertamento Medico AI di Bellinzona
steht mir leider nicht zur
Verfügung.

 

Aus dem abschlägigen Entscheid der IV vom 3.1.05 entnehme
ich jedoch keine anderen als die schon bekannten Diagnosen Chronisches
Erschöpfungssyndrom und Fibromyalgie.

 

Die Begründung für eine Beurteilung der
Arbeitsfähigkeit von 80% im angestammten Beruf kann ich beim besten Willen nicht nachvollziehen.
Diesbezüglich geht es mir sehr ähn­lich wie der INAC, welche am 1.2.05
Einsprache erhob. Dieser Entscheid desavouiert näm­lich sämtliche Ärzte, welche
Frau RI 1 bisher beurteilten und Arbeitszeugnisse ausstellten.
Man unterschiebt ihnen somit Gefälligkeitszeugnisse ausgestellt zu haben.
Ausserdem ist die Diagnose eines Chronic Fatigue Syndrome
nicht mit einer 80%igen Ar­beitsfähigkeit vereinbar. Per Definitionem ist diese
Erkrankung invalidisierend, meist zu min­destens 50%. Diese Erkrankung ist
mittlerweile auch im ICD-10 aufgenommen worden: Neurasthenie F 48.0
(dazugehöriger Begriff: Chronisches Erschöpfungssyndrom, Er­müdungssyndrom).

In den Kantonen BS und BL
setzt sich die Diagnose nach meinen Beobachtungen zunehmend durch und wird von
der IV-Stelle auch anerkannt.

Das Hauptproblem ist die Einschätzung der
Arbeitsunfähigkeit, da es noch keine Standard­messverfahren dafür gibt. Bei
Frau RI 1 halte ich auf Grund der Aktenlage die angegebenen 60%
Arbeitsunfähigkeit für glaubhaft.

 

Ich möchte Sie bitten auf Ihren Entscheid
zurückzukommen. Nach meinen zum Teil fünfjäh­rigen Erfahrungen mit aktuell etwa
40 Betroffenen kann ich Ihnen versichern, dass eine Ab­lehnung des Gesuches
Frau RI 1 nicht an die Arbeit sondern zum Sozialdienst der Ge­meinde
führen wird. Dies führt lediglich zu einer Verschiebung der
Finanzierungsquelle. Frau RI 1 will aber kann nicht mehr voll arbeiten!"
(Doc. AI 47)

 

                                         Alla luce della succitata documentazione, l'amministrazione ha
chiesto al SAM di esprimersi sulla validità della perizia multidisciplinare 20
dicembre 2004. 

                                         Questa
è la risposta datata 7 luglio 2005:

 

" 
Rispondo volentieri
riguardo alla perizia dell'A. a margine che ha soggiornato presso il SAM i
giorni 12, 13, 14, 21 e 27.10.2004.

 

La vastità della sintomatologia dichiarata dall'A. era
tale da richiedere vari consulti specialistici fra cui un consulto psichiatrico
eseguito da parte del dr. __________, un consulto neurologico, eseguito da
parte del dr. __________, un consulto internistico - infettivologico, eseguito
da parte del dr. __________ e un consulto reumatologico eseguito da parte del
dr. __________.

 

Durante la permanenza al SAM e la raccolta anamnestica,
l'A. non ha mostrato il benché minimo affaticamento, cedimento o disturbo
qualsiasi. L'A. ha fornito tutta la documentazione necessaria, peraltro ampia,
ha saputo sostenere la discussione con le sue tesi, senza mostrare sintomi o segni
peraltro ampia, ha saputo sostenere la discussione con le sue tesi, senza
mostrare sintomi o segni deficitari psicofisici o di affaticamento. Di
conseguenza, riteniamo che al momento dell'esame clinico a scopo peritale, le
patologie descritte al capitolo "Diagnosi" e commentate di seguito,
non abbiano conseguenze più ampie sullo svolgimento dell'attività lavorativa,
sia per attività con scarso impegno fisico, che anche per altre, con importante
componente intellettiva.

L'atteggiamento dell'A. ha evidenziato risorse
sufficienti, come è pure dimostrato dalla sua tenacia. Di conseguenza non
troviamo elementi che attestino un'incapacità superiore al 20% come da noi
descritto nella perizia. Indipendentemente dalla capacità lavorativa attuale,
riteniamo che cure adeguate possano permettere di mantenere il grado attuale o
addirittura di migliorarlo.

 

Ora, alla luce dei documenti medici sottoposti
(rapporto medico del dr. __________ e rapporto della dr.ssa __________),
poniamo le seguenti considerazioni: - il rapporto della dr.ssa __________ non
contiene elementi clinici che ci siano d'aiuto per una rilettura critica
dell'atto peritale; - il rapporto del dr. __________ evidenzia la mancata
lettura di tutta la documentazione medica e avvalla delle diagnosi non
documentabili.

Sulla base di ciò, il dr. __________ suppone
un'incapacità lavorativa relativamente alta, senza aver avuto la possibilità di
valutare i deficit e le risorse dell'A..

 

Tra la documentazione rileviamo pure una lettera della __________
all'indirizzo dell'avv. __________, in cui viene descritto il mansionario della
funzione lavorativa dell'A., da cui non emergono attività che l'A. non possa
eseguire. Possiamo riconoscere nell'A. un calo di rendimento occasionale o
transitorio, essendo l'attività suscettibile di variazioni di ritmo ed
intensità di lavoro nelle giornate, e per questo abbiamo riconosciuto
un'incapacità nella misura del 20%.

 

Dunque, a nostro avviso, la documentazione agli atti
non porta elementi oggettivi e significativi tali da mettere in discussione la
perizia effettuata presso il SAM nel dicembre 2004.

Non riteniamo che lo stato di salute, da allora, abbia
subito un peggioramento." (Doc. AI 49)

 

                                         Tenuto
conto delle succitate conclusioni del SAM, con la decisione contestata
l'Ufficio Al ha confermato il diniego di prestazioni.

 

                               2.8.   Pendente
causa, la ricorrente ha prodotto due nuovi atti:

 

·       
scritto 24 ottobre 2005 del medico curante:

 

" 
Vi chiedo di riesaminare
il caso della paziente a margine poiché le condizioni generali sono tali da
impedirle il lavoro al 100%. Dal suo dossier evincerete che si tratta di una
sindrome da affaticamento cronico senza indizio di remissione, a ciò si
accompagna sempre più frequentemente una somatizzazione di disturbi psichici
non indifferenti al limite della psicosi. Temo un atto estremo e non posso che
ridarvi il compito di rivederla.

 

Accanto al mio modesto avviso troverete quello del Dr. __________,
esperto di questa sindrome che sottolinea come ci siano i sintomi di una
fibromialgia e di una cronica ipersonnia oltre che della sindrome da
affaticamento cronico.

Lo stato della signora RI 1 merita un riesame."
(Doc. M)

 

·       
rapporto 21 novembre
2005 del dr. __________:

 

" 
le confermo di aver
visitato in quest'ultimo periodo la Signora RI 1 che è anche stata sottoposta a
diversi colloqui dal Dottor __________, psicologo clinico che collabora con il
mio studio, che ha anche sottoposto alla paziente una serie di test
psicologici.

 

Preso atto di tutta la voluminosa documentazione
concernente l'interessata, posso comunicarle che è mia impressione diagnostica
che la paziente soffra di una nevrastenia (F 48.0 ICD 10), probabilmente
post-virale.

 

Ritengo che questa diagnosi sia l'unica che renda ben
conto di tutta la storia clinica dell'interessata e degli innumerevoli disturbi
lamentati in questi ultimi anni.

 

Le ricordo che per quanto concerne le direttive
diagnostiche di questa sindrome abbiamo bisogno dell'oggettivazione di
sensazione persistenti e penose di aumentato affaticamento dopo sforzo mentale,
oppure anche di sensazioni persistenti e penose di fiacchezza e affaticamento
del corpo dopo ogni minimo sforzo. Sono presenti tra l'altro dolori muscolari,
capogiri, cefalea muscolo-tensiva, disturbi del sonno, incapacità a rilassarsi,
irritabilità e dispenpsia.

 

I sintomi depressivi e vegetativi presenti non sono
sufficientemente gravi e persistenti da soddisfare i criteri per una sindrome
più specifica nella classificazione.

 

Non sono d'accordo con la sommaria valutazione del
Dottor __________ dell'Assicurazione Invalidità che parla di un disturbo
somatoforme in quanto l'aspetto più tipico della sindrome nevrastenica è
l'accento posto dal paziente sull'affaticamento e sulla fiacchezza e la
preoccupazione di questi riguardo alla sua diminuita efficienza mentale e
fisica (in contrasto con le sindromi somatoformi, dove i disturbi somatici e la
preoccupazione per la malattia somatica dominano il quadro).

 

Per questo sono assolutamente concorde con la
valutazione fatta nel giugno di quest'anno dal Dottor __________ e ritengo
quindi inaccettabile la valutazione psichiatrica sommaria fatta dal collega __________
per l'Assicurazione Invalidità.

 

Rimango volentieri disponibile per ulteriori delucidazione
sul caso e le comunico che la paziente rimane al momento ancora in mia cura con
una capacità lavorativa fluttuante e determinata dalla sindrome che potrebbe
permetterle nei periodi migliori la massima esigibilità del 40-50% e non di
più." (Doc. N)

 

                                         Infine,
con scritto 1° dicembre 2005 il dr. __________, attivo presso il SMR, ha preso
posizione in merito ai due succitati atti:

 

" 
Valutazione SMR:

Sia nella valutazione Dr. __________ del 20.10.2004 che
nella valutazione da parte del Dr. __________ non sono stati riscontrati
sintomi depressivi né altri disturbi psichiatrici maggiori tipo psicosi o
schizofrenia.

 

La differenza principale tra le 2 valutazioni consiste
nel fatto che il perito __________ ha costatato un disturbo di somatizzazione F
45.0 mentre il dr. __________ insiste per la presenza di una nevrastenia F48.0.

 

A favore di una sindrome somatoforme parla la comparsa
ripetuta di sintomi somatici e la continua richiesta di indagini mediche (vedi
riassunte indagini eseguite nella perizia SAM pagina 8-10) senza riscontro di
una base fisica. Nella sindrome di somatizzazione (o anche nel disturbo
psicosomatico multiplo) vi è la presenza di sintomi somatici multipli,
ricorrenti con una lunga e complicata serie di contatti con servizi di medicina
(come nel caso presente), inoltre vengono richiesti i criteri secondo DCR 10,
criteri che in questo caso sono assolti.

 

Nella nevrastenia il sintomo principale è
l'affaticamento (nevrastenia anche nota quale sindrome da affaticamento),
problematica sicuramente anche presente nell'assicurata.

 

Nella letteratura specifica viene messa in risalto la
necessità assoluta di distinguere la nevrastenia da una sindrome depressiva
dato che sovente dietro una nevrastenia si nasconde una depressione,
depressione che è stata negata indipendentemente dai 2 psichiatri.

 

Secondo Klaus Förster (23.5.6 Psychische und
Verhaltensstörungen, Sozialmedizinische Begutachtung für die gesetzliche
Rentenversicherung, Springer, 6. Auflage)
la nevrastenia si sovrappone almeno in parte con i altri disturbi somatoformi e
che differenziarla da altri disturbi somatoformi risulta difficile.

Förster indica inoltre, sempre nello stesso capitolo,
che la sindrome della fatica cronica (come pure la nevrastenia) dovrebbe essere
valutata, per quanto concerne la capacità lavorativa, come i disturbi
somatoformi, quindi bisognerà valutare in particolare la presenza o meno di un
disturbo psichiatrico con influsso sulla capacità lavorativa.

 

In conclusione l'assicurata in questione presenta un
disturbo di tipo somatoforme. Se questo disturbo corrisponda più ad una
sindrome di somatizzazione o ad una nevrastenia dal punto valetudinario ha
importanza marginale dato che per poter valutare l'influsso sulla capacità
lavorativa il perito ha il compito di escludere in questi disturbi una
patologia psichiatrica maggiore (cosa che è stata fatta nel presente caso e che
non risulta essere messa in dubbio dal dr. __________) e valutare l'influsso
dei disturbi dell'assicurata sul funzionamento globale e sull'esigibilità lavorativa
in conoscenza di tutti i fatti rilevanti dal punto di vista psichiatrico.

 

La documentazione medica presentata in fase di ricorso
non permette di evidenziare cambiamenti dello stato di salute dell'assicurata
rispetto alla perizia SAM che va quindi confermata nelle sue conclusioni."
(Doc. XI)

 

 

                               2.9.   Da un attento esame della fattispecie, questo TCA non ha
motivi per mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM. Essi
hanno debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui
l’assicurata è affetta. Né la documentazione medica prodotta dalla ricorrente permette
di concludere diversamente, tantomeno di ritenere superata la perizia
multidisciplinare.

 

                                         Occorre
innanzitutto evidenziare che, come rettamente sottolineato dal SAM nel
complemento peritale 7 luglio 2005, nel breve e stringato rapporto 5 febbraio
2005 il medico curante non apporta elementi clinici nuovi, a parte la diagnosi
di sindrome da stanchezza cronica, diagnosi del resto attestata il 28 agosto
2004 dal prof. __________ (doc. Al 55), documento già visionato dal SAM nella
perizia 20 dicembre 2004 (cfr. elenco atti, doc. Al 28).

 

                                         Il
parere formulato il 14 giugno 2005 dal dr. __________ sulla base della
documentazione inviatagli dalla ricorrente non risulta essere utile ai fini
della causa. Egli stesso ha ammesso di non aver visto la ricorrente e di non
aver avuto a disposizione la perizia del SAM. 

 

                                         Sussiste
invece una sostanziale divergenza tra la diagnosi posta dal dr. __________ (sindrome
somatoforme F 45.0) e quella accertata dal dr. __________, attuale psichiatra
curante (sindrome da nevrastenia F 48.0). Il primo ha messo piuttosto in
risalto il disturbo di somatizzazione e non l'affaticamento cronico, mentre il
secondo una nevrastenia accompagnata da persistenti sintomi di affaticamento. 

                                         Nella
nota 1 ° dicembre 2005 il dr. __________, citando un contributo di dottrina
medica, ha inoltre evidenziato che "la nevrastenia si sovrappone almeno
in parte con gli altri disturbi somatoformi e che differenziarla da altri
disturbi somatoformi risulta difficile" (doc. XI), mentre nella presa
di posizione 19 dicembre 2005 il dr. __________ ha fatto presente che la
sindrome di nevrastenia "non fa parte delle sindromi somatoformi ma
un'entità clinica al confine tra la neurologia e la psichiatrica scatenata
probabilmente da un fattore virale" (doc. Xlllbis).

                                         Al
riguardo occorre rilevare che la sindrome da stanchezza cronica (Chronic Fatigue
Syndrom [CFS]), stato clinico definito dal Center for Disease Control and Prevention
(CDC) statunitense, è caratterizzata da una stanchezza severa e debilitante
come pure da una combinazione di sintomi anamnesticamente accertati, quali
riduzione della concentrazione e memoria, insonnia e dolori muscolari. La
diagnosi di CFS può essere posta solo dopo aver escluso tutte le possibili cause
mediche e psichiatriche (cfr. STFA 29 dicembre 2003 nella causa K, I 326/03,
consid. 2.1). Tale affezione è del resto inclusa nella sindrome di nevrastenia
(cfr. 10.A revisione delle direttive diagnostiche dei sindromi e disturbi
psichici e comportamentali ICD 10, WHO 1994, sub F 48.8: nevrastenia).

 

                                         Ora,
va ricordato che una corretta diagnosi di un danno alla salute non ha rilevanza
sulla valutazione della capacità lavorativa. Importante è che la diagnosi
faccia riferimento a un sistema di classificazione riconosciuto. Decisive sono
invece le ripercussioni sulla capacità lavorativa (STFA inedita 29 dicembre
2003 nella causa K, 1326/03, consid. 4.1 con riferimento a DTF 127 V 298 consid.
3, 99 V 29 consid. 1; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG,
Zurigo 1997, pag. 11 e Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 3a
edizione, Berna 2003, pag. 117, 122 d 126). In questo contesto un dibattito
medico relativo alla denominazione diagnostica più appropriata per descrivere
lo stato di affezione di un paziente assume piuttosto un'importanza secondaria
(STFA inedita 8 febbraio 2006 nella causa S, 1336/04, consid. 3.4 con
riferimento a Meyer Blaser, Der Rechstbegriff der Arbeitsunfähigkeit      und
seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
San Gallo 2003 pag. 64, nota 93). Infine, va detto che la
diagnosi è sì una condizione giuridica necessaria, ma non sufficiente per
apprezzare un danno alla salute invalidante (DTF 131 V 50 consid. 1.2, 130 V
353 consid. 2.2.3). 

 

                                         Va
altresì ricordato che per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata
da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al
proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., 1 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversiche-rungsrecht,
Berna 2003, pag. 128).

 

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(...)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. la, pag. 324 consid.
la; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA
del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [1 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Nel
caso in concreto, determinante è che il dr. __________ non ha riscontrato
disturbi psichici maggiori, valutazione del resto condivisa dal dr. __________
("I sintomi depressivi e vegetativi presenti non sono sufficientemente
gravi e persistenti da soddisfare i criteri per una sindrome più specifica
nella classificazione", doc. N).

                                         Nel
rapporto 21 novembre 2005 - tra l'altro reso dopo la decisione contestata del
13 luglio 2005 (per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni
sociali, ai fini dell'esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono
realizzati fino al momento della resa della decisione contestata [DTF 129 V 4
consid. 1.2]) - , l'attuale psichiatra  curante ha descritto la sintomatologia
della paziente che sostanzialmente collima con quanto accertato dal perito
psichiatra. Tuttavia la valutazione del dr. __________ è più dettagliata e
completa, essa contiene un'esaustiva descrizione dello status oggettivo
dell’assicurata che, secondo questo TCA, tenuto conto dei severi dettami
giurisprudenziali suesposti, non giustifica un'incapacità lavorativa maggiore
di quella apprezzata dal perito stesso. 

                                         

Per quel che concerne l'aspetto economico, nello scritto 25 maggio
2005 il datore di lavoro ha fatto presente che l'assicurata svolge solo al 40%
la sua attività legata alle produzione televisiva, descritta come
particolarmente stressante, senza tuttavia menzionare quali sono le mansioni
che essa oggettivamente non è più in grado di eseguire. In tal senso questo
Tribunale può condividere quanto sostenuto dal SAM nel complemento peritale, ovvero
che dal mansionario non emergono attività che l'assicurata non possa eseguire
quindi "possiamo riconoscere nell’A. un calo di rendimento
occasionale o transitorio, essendo l'attività suscettibile di variazioni di
ritmo ed intensità di lavoro nelle giornate e per questo abbiamo riconosciuto
un'incapacità lavorativa nella misura del 20%" (doc. 49).                                         

 

                                         In
conclusione, sulla base dell'affidabile e concludente perizia SAM, alla quale
va dato valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), considerato come la
situazione valetudinaria sia rimasta sostanzialmente invariata, richiamato
inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (cfr. consid. 2.5), è da ritenere dimostrato,
con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che la ricorrente presenta un’inabilità al lavoro nella sua originaria
professione, rispettivamente incapacità al guadagno, del 20% non sufficiente
per riconoscere il diritto ad una rendita e questo sino al momento
dell'emanazione della decisione contestata. 

                                      

                             2.10.   II
legale dell'assicurata ha chiesto l'assunzione di una perizia
multidisciplinare, motivata in particolare dal fatto che vi sono diagnosi
psichiatriche opposte.

 

                                         Ora,
se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
KöIz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungs­rechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
SVR 2003 IV Nr. 1; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib
229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, con riferimento al considerando precedente, non è necessario esperire
una perizia psichiatrica tantomeno pluridisciplinare, avendo la perizia del SAM
valore probatorio pieno. La richiesta dell’assicurata non può essere accolta. 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il
ricorso é respinto.

 

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti