# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0362c9a1-bc53-5b90-a1b7-a8a0e2e0f6d4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-03-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 07.03.2012 60.2011.318
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2011-318_2012-03-07.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2011.318

   

  	
  Lugano

  7 marzo 2012/ps

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Elena Tagli Schmid, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 7/11.10.2011
presentato da

 

 

	
   

  	
  RE 1, c/o PCT La Stampa, Lugano

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 29.9.2011 del giudice dei provvedimenti
  coercitivi Edy Meli, sedente in materia di applicazione della pena, con cui
  ha respinto la sua richiesta di primo congedo (inc. GPC __________);

  

 

 

richiamate le osservazioni del giudice dei
provvedimenti coercitivi 14/17.10.2011, in cui dichiara di confermare le
argomentazioni e conclusioni contenute nella propria decisione 29.9.2011,
nonché lo scritto di duplica 26/27.10.2011 in cui segnala di non avere osservazioni
aggiuntive da formulare;

 

richiamata altresì la replica 24/25.10.2011 di RE 1, in cui in conclusione ribadisce la sua richiesta di primo congedo;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

 

in fatto

 

 

                                   a.   RE
1 (1978) si trova in detenzione presso il Penitenziario cantonale "La
Stampa", in espiazione della pena detentiva di sei anni pronunciata in
data 23.2.2010 dalla Corte delle assise criminali che l’ha riconosciuto autore
colpevole dei reati di coazione sessuale e violenza carnale nonché atti
sessuali con fanciulli in danno di una bambina (all'epoca) undicenne. 

                                         Nei
confronti dei genitori della vittima, RE 1, oltre ad aver scritto il 7.9.2009
dal carcere una lettera di scusa, si è impegnato (mediante sottoscrizione il 27.11.2009 di una convenzione extra-giudiziale) a versare alla minore abusata complessivi
CHF 46'500.-- a titolo di risarcimento delle spese legali, delle spese di cura
e di indennità di torto morale, che ha iniziato a saldare cedendo una parte del
proprio spillatico. Questo, unitamente alla sua confessione (seppure avvenuta
in un secondo tempo), gli ha permesso di beneficiare dell'attenuante del
sincero pentimento a tenore dell'art. 48 CP, richiesto in arringa al
dibattimento dall'allora suo patrocinatore (cfr. sentenza 23.2.2010 della Corte
delle assise criminali, inc. TPC __________).

 

 

b.In data 30.9.2010 l'allora Corte di cassazione e di revisione penale (CCRP) ha respinto, nella misura della sua ammissibilità, il
ricorso presentato dal qui reclamante contro il giudizio di primo grado (cfr.
sentenza 30.9.2010, inc. CCRP 17.2010.16).

 

 

                                   c.   Dedotto
il carcere preventivo sofferto dal 24.6.2009 al 23.2.2010, RE 1 ha raggiunto il 1/3 dell'esecuzione della pena il 24.6.2011. Il termine della metà dell'espiazione della pena ricorrerà in data 23.6.2012 mentre i 2/3 per la liberazione condizionale scadranno il 23.6.2013. Egli avrà interamente espiato la sua pena il 23.6.2015.

 

 

                                  d.   Con
scritto 24.8.2011 RE 1 ha chiesto di poter beneficiare di un primo congedo di
12 ore per far visita al fratello, al di lui domicilio a __________, dove lo
avrebbero raggiunto anche le due sorelle e, in quell'occasione, anche i suoi
genitori dalla Turchia, i quali avrebbero infatti richiesto, in caso di
concessione del postulato congedo, il necessario visto d'entrata. 

 

 

e.Il giudice dei provvedimenti coercitivi ha provveduto
a raccogliere i richiesti preavvisi.

Con scritto 14.9.2011 la direzione delle Strutture carcerarie si è espressa in modo negativo, stante le difficoltà del condannato di
interagire in modo costruttivo, il suo non riconoscimento del reato e il
contenuto della lettera 20.7.2011 della Sezione della popolazione secondo cui detta autorità sarebbe in attesa di una decisione dell'Ufficio federale della
migrazione (UFM) di Berna  in merito alla revoca dello statuto di rifugiato e
del permesso di domicilio "C" del condannato.

Con scritto 13.9.2011 l'Ufficio di assistenza
riabilitativa ha ritenuto essere prematura la richiesta di congedo, in
considerazione della situazione generale del condannato così come illustrata
nel Piano d'esecuzione della sanzione (PES), ovvero non accettazione della condanna
e del reato, attitudine insoddisfacente in carcere con un comportamento
oppositivo e conflittuale con autorità e regole, difficoltà ad adattarsi alla
vita comunitaria e conseguente impossibilità di stabilire obbiettivi da
raggiungere.

 

 

f.
    In data 22.9.2011
RE 1 è stato sentito dal giudice dei provvedimenti coercitivi, davanti al quale
ha ribadito la richiesta di congedo, precisando che la stessa è motivata dal
desiderio di trascorrere la giornata con il fratello, le due sorelle (che non
l'hanno mai visitato in carcere per problemi del condannato con i loro rispettivi
coniugi) e i genitori (che non vuole gli rendano visita in carcere). In quella
sede ha anche spiegato la mancata collaborazione all’elaborazione del PES, perché
il documento lascerebbe intendere che il mancato riconoscimento del reato sia
fatto recente, mentre risale a molto prima. Ribadisce che il non riconoscimento
del reato è un suo diritto, che non dovrebbe influire sull’esecuzione della
pena e sul regime progressivo.

 

 

g.   
Con decisione 29.9.2011
il giudice dei provvedimenti coercitivi ha respinto l'istanza di congedo. 

                                         Dai
preavvisi negativi dei servizi consultati, risulta un atteggiamento negativo
del condannato (comportamento in carcere, non accettazione della condanna),
un’insicurezza circa il mantenimento del permesso, la mancata collaborazione nell’elaborazione
del PES con la conseguente impossibilità di determinare utilità e finalità del
congedo. 

                                         A
questo si aggiunge una vaga motivazione del congedo richiesto (incontrare i parenti),
senza indicare delle finalità di reinserimento o motivare perché l’incontro debba
avvenire fuori dal carcere. Pure l’assenza d’indicazioni utili nel PES sono
tutti elementi che concorrono a compromettere la decisione sul congedo. 

                                         Nell’esame
del pericolo di fuga, il magistrato constata come al reclamante rimangano da espiare
(a quel momento) ancora poco meno di due anni di pena detentiva, con alla fine
della stessa una prospettiva di permanenza in Svizzera tutt’altro che certa. 

                                         Il
magistrato valuta anche la non accettazione da parte del reclamante della condanna,
considerata totalmente ingiusta, e frutto dell’agire scorretto di tutte le
autorità che si sono occupate del suo caso. Questo come esito di un cambiamento
radicale di atteggiamento del reclamante nel corso del procedimento: da un iniziale
diniego, seguito dalle ammissioni sui fatti alla base delle imputazioni (con
tanto di lettere di scuse alla famiglia della vittima e fruizione
dell’attenuante del sincero pentimento); all’invocazione in sede di ricorso per
cassazione unicamente di contestazioni sostanzialmente procedurali; infine alla
ritrattazione completa.

                                         Tutti
questi elementi concorrono ad indicare una volontà importante del reclamante di
volersi sottrarre alla condanna. 

                                         Se
il reclamante ha certamente diritto di proclamarsi innocente, non di meno le autorità
di esecuzione pena possono valutare il suo comportamento tra gli accertamenti
di loro competenza, onde valutare il pericolo di fuga e pianificare l’eventuale
reinserimento sociale. 

                                         A
quest’ultimo proposito, il magistrato ha poi constatato che dagli atti non
risulta che il reclamante (arrivato in Svizzera nel 2001) abbia allacciato
rapporti personali significativi, se non con parenti e connazionali, e neppure
abbia avuto rapporti di lavoro. 

                                         Il
permesso C rilasciatogli nel 2008 quale rifugiato è oggettivamente a rischio, a
maggior ragione considerato come in uno scritto ad un membro del governo federale
il reclamante indica di voler rinunciare allo statuto di rifugiato e al
permesso C, chiedendo di essere “estradato” in Turchia. 

                                         In
ragione di tutti questi elementi, il magistrato ha ritenuto presente un
concreto pericolo di fuga: il congedo sarebbe un’occasione importante per
sottrarsi all’esecuzione di una pena ritenuta ingiusta e frutto di una macchinazione
nei suoi confronti. 

 

 

h.   
Con scritto prolisso
del 7.10.2011, ed allegando altri diversi scritti, il reclamante impugna la
decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi. 

                                         Egli
contesta in generale l’esistenza di un pericolo di fuga. Anzitutto ritiene che
la sua protesta d’innocenza non debba per nulla essere utilizzata per influire (negativamente)
sulla valutazione del pericolo di fuga e, più in generale, per decidere la
concessione o meno del congedo. Il reclamante ritiene che il magistrato abbia
commesso una “manipolazione totale“, per coprire i reati di “suoi colleghi”. 

                                         Il
reclamante espone le ragioni per cui non ha firmato e non ha collaborato al PES:
sostanzialmente per coerenza con la sua protestata innocenza. Anche la mancata
collaborazione al PES non può concorrere a fondare un pericolo di fuga. 

                                         Rimprovera
al magistrato di non aver agito come gli incombeva, denunciando le altre
autorità penali intervenute nel suo caso e che hanno determinato quanto accadutogli.

                                         Il
reclamante evidenzia pure come nel suo caso non ci sia una recidiva e/o un simile
pericolo.

                                         Il
reclamante contesta pure i passaggi della decisione impugnata relativi al permesso
C e più in generale al suo statuto di rifugiato in Svizzera: sarebbero stati manipolati,
meglio estrapolati dal senso e dal contenuto dello scritto.

                                         Con
riferimento al caso di un altro detenuto, il reclamante ritiene di essere trattato
in modo diverso.

                                         Il
reclamante sostiene di esser vittima di “centinaia” di provocazioni da parte
della Direzione delle strutture carcerarie e da parte dell’assistenza sociale:
questo spiegherebbe i loro preavvisi negativi.

                                         Il
reclamante ribadisce che il congedo gli serve per passare del tempo con la sua famiglia,
con suo fratello. 

                                         Contesta
gli argomenti dedotti dal magistrato dal suo scritto ad un membro del governo
federale; sottolinea di non voler rinunciare allo statuto di rifugiato, così
come non vuole lasciare la Svizzera: anche in base alle convenzioni
internazionali, egli avrebbe il diritto di restare in Svizzera. Chiede pertanto
che gli venga concesso il congedo richiesto.

 

 

i.
   Con il proprio
scritto del 14/17.10.2011, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha
comunicato di non avere particolari osservazioni da formulare, indicando che il
caso di un altro detenuto indicato quale paragone non era stato trattato
dall’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, e che dall’ultima
decisione nota, il caso sembrerebbe essere diverso sotto diversi aspetti.

 

 

j.
   Nello scritto di
replica del 20.10.2011, unitamente a molte considerazioni riferite alle ingiustizie
di cui sarebbe stato vittima ad opera di diverse autorità penali, con riferimento
alla decisione sul primo congedo il reclamante contesta nuovamente che possano
essergli opposti la non accettazione della pena e la non collaborazione al PES.
Rimprovera al magistrato che avrebbe deciso sul congedo già prima della sua
audizione. Riconferma che il suo statuto di rifugiato, tutelato dalla
Convenzione di Ginevra, non potrà essergli revocato: a questo proposito
evidenzia che, benché sia passato diverso tempo dall’inizio del procedimento e
dalla condanna, non è intervenuta nessuna decisione di revoca del suo permesso.

In generale, riconferma l’inesistenza di un pericolo
di fuga nel suo caso. Ribadisce che almeno un’altra persona avrebbe avuto un
trattamento diverso in merito a congedi.

Il reclamante conclude chiedendo di poter usufruire
del congedo per poter normalizzare la sua vita dopo la scarcerazione.

 

 

k.   
 Nello scritto di
duplica del 26/27.10.2011, il giudice dei provvedimenti coercitivi comunica di
non avere ulteriori osservazioni da formulare alla replica.

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Il Codice di diritto processuale penale
svizzero (Codice di procedura penale, CPP), in vigore dall'1.1.2011, all'art.
439 cpv. 1 CPP lascia ai Cantoni la facoltà di designare le autorità competenti
per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire la relativa
procedura. 

                                         Il
Canton Ticino ha adottato il 20.4.2010 la Legge sull'esecuzione delle pene e
delle misure per gli adulti (LEPM), entrata in vigore l'1.1.2011, che all'art.
10 cpv. 1 lit. h conferisce al giudice dell'applicazione della pena (funzione
questa attribuita in Ticino dall'1.1.2011 al nuovo giudice dei provvedimenti
coercitivi giusta l'art. 73 LOG) la competenza, fra l'altro, a decidere la
concessione del primo congedo come pure il trasferimento del condannato in
sezione aperta e la concessione del lavoro e dell'alloggio esterni (art. 77a
CP). 

                                         Contro
tali decisioni, conformemente all'art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM, è data facoltà al
condannato e al Ministero pubblico di interporre reclamo ai sensi degli art.
393 e seguenti CPP alla Corte dei reclami penali. 

 

                                         1.2.

                                         Con
il reclamo ex art. 393 ss. CPP si possono censurare le violazioni del diritto,
compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o
ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e/o l'inadeguatezza (art. 393
cpv. 2 lit. c CPP).

                                         Il reclamo deve essere presentato entro 10
giorni per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in
particolare all'art. 390 CPP per la forma scritta ed all'art. 385 CPP per la
motivazione.

                                         La
persona o l'autorità che lo interpone deve indicare, in particolare, i punti
della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa
decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.3.

                                         Il
gravame, inoltrato il 7/11.10.2011, contro la decisione 29.9.2011 del giudice
dei provvedimenti coercitivi, notificata il giorno seguente, è tempestivo. 

                                         Nella
prolissità degli scritti inviati, le esigenze di forma e motivazione del reclamo
sono rispettate. 

                                         RE
1, quale condannato, destinatario della decisione impugnata che lo tocca direttamente,
personalmente e attualmente nei suoi diritti, è pacificamente legittimato a
reclamare giusta l'art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente
protetto all'annullamento o alla modifica del giudizio. 

                                         Il
reclamo è quindi, nelle predette circostanze, ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         La
revisione della parte generale del Codice penale (CP), entrata in vigore l'1.1.2007,
ha introdotto a livello
federale diverse norme che regolano l'esecuzione delle pene detentive e delle
misure privative della libertà.

 

                                         2.2.

                                         L'art.
75 cpv. 3 CP stabilisce che il
regolamento del penitenziario preveda l'allestimento di un piano di esecuzione
(PES) con il detenuto. Il piano contiene in particolare indicazioni sugli aiuti
offerti, sulle possibilità di lavoro, di formazione e perfezionamento, sulla
riparazione del danno, sulle relazioni con il mondo esterno e sulla
preparazione alla vita in libertà.

                                         Giusta
l’art. 75 cpv. 4 CP, il detenuto deve partecipare attivamente agli sforzi di
risocializzazione e alla preparazione della liberazione.

                                         Il
PES è ripreso agli art. 19
cpv. 2, 34 e 35 del Regolamento sull'esecuzione delle pene e
delle misure per gli adulti del 6.3.2007 (REPM) ed è pure disciplinato dal nuovo Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del 15.12.2010, in vigore dall'1.1.2011, agli art. 33 e 43. Il cpv. 1 dell'art. 43 di detto
Regolamento, riferendosi alla progressione dell'esecuzione della pena, dispone
che i passaggi tra le fasi sono decisi dall'autorità competente, che tiene
conto segnatamente della durata della pena, del comportamento in esecuzione di
pena, dell'impegno nel lavoro o nella formazione, dei rischi di fuga, della
capacità di rispettare le norme di condotta imposte, dei rischi di commissione
di reati e di sicurezza.

 

                                         2.3.

                                         Le
relazioni del detenuto con il mondo esterno sono regolate dall'art. 84 CP, che
al cpv. 6, in particolare, stabilisce che al detenuto vanno concessi adeguati
congedi per la cura delle relazioni con il mondo esterno, per la preparazione
del ritorno alla vita libera o per ragioni particolari, sempreché il suo
comportamento durante l'esecuzione della pena non vi si opponga e purché non vi
sia il rischio che si dia alla fuga o non vi sia da attendersi che commetta
nuovi reati.

                                         Come
chiaramente indicato nel Messaggio del 21.9.1998 concernente la modifica del
Codice penale svizzero (pubblicato in FF 1999 p. 1667 ss.) nel timore che
l'art. 84 cpv. 6 (nella sua versione dell'avamprogetto) venisse inteso come un
diritto alla concessione di congedi senza una restrizione corrispondente, è
stato espressamente indicato, come risulta nella norma penale attualmente in
vigore, che un congedo è concesso alla condizione che non vi sia il rischio che
il detenuto si dia alla fuga o non vi sia da attendersi che commetta nuovi
reati (cfr. Messaggio 21.9.1998, FF 1999 p. 1800).

                                         

                                         A
livello cantonale l'esecuzione
delle pene è inoltre disciplinata, in Ticino, dal Concordato sull'esecuzione
delle pene privative di libertà e delle misure concernenti gli adulti e i
giovani adulti nei cantoni latini (Concordato latino sulla detenzione penale
degli adulti) del 10.4.2006 (RL 4.2.1.1.3).

                                         In
modo particolare la Conferenza latina delle autorità cantonali competenti in
materia di esecuzione di pene e misure il 25.9.2008 ha promulgato il Regolamento relativo alla concessione di congedi ai condannati adulti e ai giovani
adulti del 25.9.2008 (RL 4.2.1.1.10), in vigore dall'1.11.2008. 

                                         Nel
suo ingresso vengono ripresi i principi posti dal CP, più sopra cennati.
Inoltre l'art. 5 cpv. 1 di detto Regolamento stabilisce che per ottenere
un'autorizzazione di uscita, rispettivamente un congedo o un permesso, la
persona detenuta deve: richiedere formalmente un'autorizzazione di uscita, al
più presto dopo un soggiorno di almeno due mesi nello stesso stabilimento, a
condizione che abbia scontato almeno un terzo della sua pena (lit. a), portare
gli elementi probanti per dimostrare che la concessione di un'autorizzazione di
uscita è compatibile con i bisogni di protezione della collettività (lit. b),
giustificare di aver partecipato attivamente agli obbiettivi di
risocializzazione previsti nel PES e che questa domanda rientra nello stesso
(lit. c), dimostrare che il suo atteggiamento durante la detenzione la rende
degna della fiducia accresciuta sollecitata mediante la richiesta di congedo
(lit. d), disporre di una somma sufficiente, guadagnata con il suo lavoro,
rispettivamente accreditata sul suo conto (lit. e). 

 

                                         Giusta
l'art. 45 REPM il carcerato di buona condotta e meritevole può ottenere un congedo,
il quale ha per scopo di permettere al detenuto di mantenere o ristabilire
relazioni normali con la società; esso non deve né togliere alla pena il suo
carattere di prevenzione, né nuocere alla sicurezza o all'ordine pubblico.

 

                                         Infine
il Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del 15.12.2010 all'art. 75 cpv. 2 ribadisce che l'uscita non è un diritto; per la sua
concessione si tiene conto segnatamente della durata della pena, del
comportamento in esecuzione di pena, dell'impegno nel lavoro, dei rischi di fuga
e di recidiva, della capacità di rispettare le norme di condotta e di
sicurezza.

 

                                         2.4.

                                         In
ogni caso, per la concessione di congedi, l'art. 84 cpv. 6 CP richiede una
valutazione individualizzata e concretizzata alla situazione del richiedente:
occorre formulare una prognosi, una valutazione della situazione specifica del
singolo richiedente il congedo, in particolare con riferimento al comportamento
tenuto, ma anche relativamente ai criteri indicati dal legislatore federale,
ovvero il pericolo di fuga e quello di recidiva. 

                                         Il
giudice dei provvedimenti coercitivi, nella sua veste di giudice
dell'applicazione della pena, deve pertanto analizzare, caso per caso, se: il
richiedente il congedo abbia raggiunto la soglia oggettiva minima, se abbia
tenuto un buon comportamento e sia degno di fiducia (soglia soggettiva), se non
sia dato in concreto un pericolo di recidiva o un pericolo di fuga (prognosi).

                                         L'adempimento
dei presupposti del comportamento tenuto in carcere e del rischio di fuga e di
recidiva si determina sulla base di criteri analoghi a quelli applicabili in caso
di liberazione condizionale ex art. 86 CP (sentenze TF 6B_577/2011 del 12.1.2012, consid. 2.1. e 6B_349/2008 del 24.6.2008, consid. 3.2.; BSK Strafrecht I – A. BAECHTOLD, 2a. ed., art. 84 CP n. 19).

                                         La
formulazione di una prognosi non sfavorevole è sufficiente per concedere il congedo
richiesto (sentenza TF 6B_1027/2010 del 4.4.2011, consid. 4.3.1.). 

                                         L'Alta
Corte, in una recente sentenza, ha inoltre precisato che il pericolo di fuga non
può essere ammesso, allorquando un rischio simile è dato solo in modo astratto.
Devono sussistere dei motivi concreti, che facciano apparire la fuga come probabile.

                                         Al
proposito va preso in considerazione l'insieme delle condizioni del detenuto
("die gesamten Verhältnisse des Eingewiesenen"), quali ad
esempio i suoi legami familiari ("familiäre Bindungen"), le
sue condizioni di vita ("Lebensumstände"), la sua situazione
professionale e finanziaria ("berufliche und finanzielle Situation"),
i suoi contatti all'estero ("Kontakte zum Ausland"). 

                                         Una
richiesta di congedo può essere respinta, soltanto quando ciò appare proporzionato
e tiene debitamente conto dello scopo dell'esecuzione di reinserire il detenuto.

                                         Di
regola con più si accorcia il resto della pena da espiare, con più si ritiene
ridotto il rischio di fuga (sentenza TF 6B_577/2011 del 12.1.2012, consid. 2.2.
e 2.3.).

 

 

3.3.1.

Considerata la diffusa, ripetitiva e generica
contestazione al giudice dei provvedimenti coercitivi, contenuta nel reclamo,
di aver fondato la propria decisione su argomenti non adeguati, preliminarmente
è il caso di esaminarne in astratto la loro pertinenza o meno, con riferimento
a quanto esposto al punto precedente.

 

Con riferimento anzitutto al piano di esecuzione (PES),
questo strumento è previsto dal CP e svolge una funzione importante in
relazione all’esecuzione progressiva della pena. 

La
partecipazione attiva del detenuto agli sforzi di risocializzazione e alla
preparazione della liberazione è prevista dall’art. 75 cpv. 4 CP. 

                                         Le
considerazioni esposte dal giudice dei provvedimenti coercitivi in relazione al
PES sono astrattamente pertinenti, e concretamente (come si dirà) rilevanti nel
presente caso. 

 

                                         Con
riferimento alla concessione di congedi, l’art. 84 cpv. 6 CP stabilisce che i medesimi vanno concessi per perseguire determinate
finalità (la cura delle relazioni con il mondo esterno, la preparazione del
ritorno alla vita libera, o per ragioni particolari), sempreché (i) il
comportamento del detenuto durante l'esecuzione della pena non vi si opponga,
(ii) non vi sia il rischio che si dia alla fuga, (iii) non vi sia da attendersi
che commetta nuovi reati. Le considerazioni esposte dal giudice dei provvedimenti
coercitivi in relazione alle (deboli) motivazioni della richiesta di congedo,
al comportamento durante l’esecuzione e nonché al pericolo di fuga, sono pure
astrattamente pertinenti, e concretamente (come diremo) rilevanti nel presente
caso. 

                                         Sempre
con riferimento al comportamento durante l’esecuzione della pena, dal punto
precedente risulta anche che si deve tener conto dello stesso per determinare
se il detenuto sia degno della fiducia accresciuta insita in una richiesta di
congedo e se abbia le capacità di rispettare le norme di condotta e di sicurezza.

 

                                         3.2.

                                         Se
è diritto del detenuto di professare la propria innocenza, questo non deve però
escludere all’autorità competente la possibilità di esaminare anche detto
elemento, assieme ad altri, per la valutazione individuale necessaria per
decidere la concessione del primo congedo. 

                                         Ciò
a maggior ragione quando l’atteggiamento del detenuto non si limita alla legittima
protesta della propria innocenza, ma si traduce in un atteggiamento negativo e
reticente rispetto al PES, agli sforzi per il suo allestimento e implementazione:
atteggiamento negativo evidenziato sia dai pareri pervenuti al magistrato, sia anche
dal testo prolisso del reclamo.

                                         Nella
valutazione individualizzata, il magistrato può anche prendere in considerazione
il fatto che, dopo un iniziale diniego, il reclamante abbia prima ammesso i
fatti e poi successivamente li abbia ritrattati totalmente, in quanto
asseritamente vittima di soprusi di diverse persone e autorità. Ciò può
concorrere alla valutazione dell’affidabilità del richiedente il congedo.

                                         Anche
la categorica contestazione del giudizio di condanna da parte del reclamante,
che adduce inoltre trattarsi del frutto di ripetute e gravi illegalità di
persone e autorità, con il conseguente sentimento, sul piano soggettivo, di
essere vittima di una grave ed estrema ingiustizia, ha una rilevanza nella
valutazione del pericolo di fuga, in quanto è situazione ben diversa rispetto a
quella di un detenuto che, pur professando la propria innocenza, ha accettato
un giudizio e se ne è fatto una ragione. 

 

                                         3.3.

                                         Nel
caso concreto, il magistrato ha ritenuto diversi elementi che hanno concorso a
negare il congedo. 

 

                                         3.3.1.

                                         Anzitutto
le motivazioni della richiesta di congedo: si tratta di una scarna motivazione,
e in nessun modo si precisa perché la visita dei parenti debba avvenire fuori
dal carcere. 

                                         In
nessun modo si evidenzia come il congedo rientri nella progressiva esecuzione
della pena, come questo consenta di curare le relazioni con l’esterno o come
questo concorra a preparare al ritorno alla vita libera. Come constatato dal
magistrato, la mancata partecipazione all’elaborazione del PES rende impossibile
(o almeno difficile) determinare l’utilità e le finalità del congedo, che come
ricordato al punto precedente, non è un diritto, ma un passaggio di
un’esecuzione progressiva della pena. 

                                         

                                         3.3.2

                                         Per
il pericolo di fuga, lo stesso è stato ammesso in base a diversi elementi.

 

                                         Anzitutto
considerando il residuo di pena detentiva da scontare: si tratta di un argomento
reale e pertinente.

                                         

                                         Inoltre,
il magistrato ha considerato l’incertezza riguardo alla possibilità per il condannato
di restare in Svizzera a fine pena o alla liberazione condizionale: ha detto
che una permanenza è tutt’altro che certa. Come già indicato nella sentenza di
merito di primo grado (sentenza del 23.2.2009, inc. TPC __________, p. 30) e menzionato nel preavviso delle Strutture carcerarie, sono possibili (probabili)
delle conseguenze amministrative in corso di espiazione pena o alla fine. 

                                         Lo
statuto di rifugiato del reclamante milita certo a suo favore, ma non può
automaticamente garantirgli con sicurezza la permanenza in Svizzera. 

                                         Infatti
l’incarto è al vaglio dell’UFM. Inoltre, quanto scritto dal reclamante nella
missiva al membro del governo federale certo non concorre a rafforzare il suo
statuto di rifugiato. Anche questo elemento è rilevante e pertinente.

 

                                         Altro
elemento ritenuto dal magistrato per il pericolo di fuga è il fatto che il
reclamante, arrivato in Svizzera nel 2001, non risulta avere allacciato
rapporti significativi al di fuori di parenti e connazionali: ciò che per un
verso rende difficile la risocializzazione ed il reinserimento, e per altro
verso concorre a concretizzare un pericolo di fuga. 

 

                                         Anche
l’assenza di un PES congiuntamente elaborato, e più in generale la mancanza di
un progetto concreto di reinserimento e risocializzazione (per l’atteggiamento
negatorio del reclamante) sono pure elementi che affievoliscono il legame con
il territorio, e incrementano il pericolo di fuga. 

 

                                         Ulteriore
elemento considerato per il pericolo di fuga, come già detto, è la non accettazione
della sentenza di condanna, risentita quale totalmente ingiusta e ritenute
frutto dell’agire scorretto di tutte le autorità e le parti intervenuto nel
procedimento. Così come questa posizione categorica assunta dal reclamante si
traduce in carcere in atteggiamento negativo verso l’esecuzione pena (PES e
tutto quello che comporta), nel medesimo modo un congedo può tradursi in una
volontà di sottrarsi all’espiazione di una condanna ritenuta ingiusta. 

 

                                         Tutti
questi elementi risultano dagli atti, sono pertinenti e concorrono a fondare,
allo stato attuale, un concreto pericolo di fuga. 

 

 

                                   4.   Il
reclamo è respinto. La tassa di giustizia e le spese, contenute al minimo, sono
poste a carico del reclamante.

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss., 393 ss., 439
cpv. 1 CPP, 73 LOG, 74 ss., 84 CP, la LEPM, il REPM, il Regolamento relativo
alla concessione di congedi ai condannati adulti e ai giovani adulti del 25.9.2008,
il Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del 15.12.2010, l'art. 25 LTG ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

 

 

pronuncia

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di CHF 100.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF 150.--
(centocinquanta) sono posti a carico di RE 1, c/o PCT La Stampa, Lugano.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
il presente giudizio è dato ricorso in materia penale al Tribunale federale di
Losanna entro 30 giorni dall'intimazione della presente decisione (art. 78 cpv.
2 lit. b e 100 cpv. 1 LTF).

 

 

 

 

 

 

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
   

  per conoscenza:

  -         
  .

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                           La
cancelliera