# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 34bd56d6-30a3-5efb-9afe-16c053a95f7a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 17.10.2018 52.2018.196
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2018-196_2018-10-17.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2018.196

   

  	
  Lugano

  17 ottobre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Matea
  Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Elisa
  Bagnaia

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 19 aprile 2018 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 febbraio 2018 (n. 903) del Consiglio
  di Stato che dichiara irricevibile il
  gravame inoltrato dall'insorgente avverso la risoluzione del 15 dicembre 2017
  con cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni gli
  ha negato il rilascio di un permesso per frontalieri UE/AELS;

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

A.     Il 4 agosto
2017 il cittadino italiano RI 1 (1972) ha chiesto alla Sezione della
popolazione del Dipartimento delle istituzioni il rilascio di un permesso per
frontalieri "G" UE/AELS per poter svolgere un'attività lucrativa in
Svizzera.

Tale richiesta è stata respinta mediante decisione del 15 dicembre 2017 per
motivi di ordine pubblico. L'autorità di prime cure, dopo avere rilevato dal
certificato del casellario giudiziale italiano in suo possesso che l'istante era
stato a più riprese condannato nel suo Paese d'origine, ha ritenuto che
sussistessero sufficienti motivi per negargli il rilascio dell'autorizzazione
richiesta.

B.    a. Il 17 gennaio
2018 RI 1 ha impugnato detta decisione davanti al Consiglio di Stato,
chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio del permesso in questione.

b. Preso atto del gravame, in virtù degli art. 11 della legge di applicazione
alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998
(LALPS; RL 143.100) e 47 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 165.100), con
decisione del 18 gennaio 2018 il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato
gli ha fissato un termine di 10 giorni dalla sua ricezione per prestare
l'anticipo delle presunte spese processuali, stabilito in fr. 600.-. L'ordine,
inviato tramite raccomandata al luogo di residenza del ricorrente in via
Bascaletta 9 a Osmate, in provincia di Varese (I), era assortito della comminatoria
dell'irricevibilità del gravame in caso di mancato pagamento nel termine
assegnato.

Dopo un tentativo infruttuso di notifica di detto invio, avvenuto il 25 gennaio
2018, lo stesso è quindi giunto all'ufficio postale di __________, sempre in
provincia di __________, dove è rimasto in giacenza
fino al 27 febbraio 2018. Dopo di che è stato retrocesso al mittente. 

 

 

C.    Con decisione del
28 febbraio 2018 il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile il ricorso di
RI 1, a causa del mancato versamento dell'anticipo entro il termine che gli era
stato assegnato.

Il Governo, ritenuto come l'invio contenente
tale ordine fosse stato respinto il 25 gennaio 2018, ha concluso che in virtù
di un principio generale riconosciuto dalla giurisprudenza svizzera, il
medesimo andava considerato notificato il settimo giorno successivo a tale data.
Ne ha quindi dedotto che il termine per versare l'anticipo richiesto fosse
scaduto infruttuoso il 5 febbraio 2018.

 

 

D.    Avverso quest'ultimo
giudizio RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendone l'annullamento. Sostiene di non avere mai respinto la raccomandata che
gli era stata inviata dal Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato. Afferma che il giorno in cui il postino ha cercato di
consegnargliela egli non si trovava a casa per cui gli è stato lasciato il
relativo avviso di ritiro che però o è finito per inavvertenza nella spazzatura
insieme ai volantini pubblicitari oppure non è stato correttamente inserito
nella bucalettere, circostanze, queste, che in entrambe le ipotesi gli hanno impedito
di venire a conoscenza dell'ordine di pagamento che gli era stato impartito dal
Governo cantonale.

E.    All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato, senza
formulare particolari osservazioni. 

F.    In sede di
replica e di duplica le parti si sono riconfermate nelle loro rispettive tesi e
domande di giudizio. 

 

 

Considerato,               in
diritto

 

1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 

2 LALPS.

Il gravame, tempestivo giusta l'art.
68 cpv. 1 LPAmm e presentato da una persona
senz'altro legittimata a ricorrere (art.  65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e
può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1
LPAmm). 

                             2.  2.1. Secondo
costante prassi, la notifica all'estero di un documento ufficiale, quale può ad
esempio essere un atto giudiziario oppure una decisione amministrativa,
costituisce un atto d'imperio che, salvo disposizione convenzionale contraria o
consenso dello Stato nel quale la notifica va effettuata, deve avvenire per via
diplomatica o consolare (DTF 143 III 28 consid. 2.2.1, 136 V 295 consid. 5.1, 124 V 47 consid. 3a), a meno che non riguardi
una comunicazione meramente informativa senza effetti giuridici, che in tal
caso può essere notificata direttamente per posta (DTF 136 V 295 consid. 5.1 e le referenze ivi
citate). Il mancato rispetto di questi
principi comporta una violazione della sovranità dello Stato estero e, quindi, del diritto
internazionale pubblico (DTF 136 V 295 consid. 5.1, 124 V 47 consid. 3b; STF 2C_408/2016 del
19 giugno 2017 consid. 2.2, 1C_236/2016 del 15 novembre 2016 consid. 3,
2A.49/1992 del 26 novembre 1992 consid. 2b, parzialmente pubblicata in RDAT
I-1993 n. 68; messaggio del Consiglio federale
del 30 agosto 2017 concernente l'approvazione e l'attuazione delle convenzioni
n. 94 e 100 del Consiglio d'Europa sulla cooperazione amministrativa transfrontaliera,
FF 2017 5061 segg. p.to 1.2.1; Thomas Merkli/Arthur Aeschlimann/Ruth Herzog,
Kommentar zum Gesetz vom 23. Mai 1989 über die Verwaltungsrechtspflege des
Kantons Bern, Berna 1997, n. 15 seg. ad art. 10).

2.2. Un atto è segnatamente qualificabile quale atto
ufficiale se la sua notifica serve all'adempimento di un compito statale. Per
la definizione di atto d'imperio non è per contro necessario che la sua
notifica produca un pregiudizio immediato per il suo destinatario (DTF 136 V 295 consid. 5.2; parere della
Direzione del diritto internazionale pubblico del DFAE, in: GAAC 65/II [2001]
n. 71 pag. 761; STA 52.2016.438 – 440 del 5 aprile 2018). Effetti giuridici
esplicano ad esempio anche l'assegnazione di un termine e la contestuale comminatoria
di perenzione in caso di sua mancata osservanza (parere della Direzione del
diritto internazionale pubblico del Dipartimento federale degli affari esteri,
in: GAAC 66/IV [2002] n. 128 pag. 1368). 

La notifica irregolare di un atto
amministrativo all'estero non può cagionare pregiudizio al suo destinatario;
senza notifica l'interessato non ha conoscenza del suo contenuto e non può
prendere i provvedimenti necessari; la notifica è pertanto indispensabile (DTF 136 V 295 consid. 5.3, 124 V 47 consid. 3a; Yves Donzallaz,
La notification en droit interne suisse, Berna 2002, n. 25, 141, 188 e 1115).

 

                                  2.3. Secondo la giurisprudenza relativa
all'intimazione di decisioni in bucalettere o in casella postale - alla quale
in concreto si è richiamato il Consiglio di Stato nel giudizio qui impugnato e
che è oggi almeno in parte codificata nell'art. 17 cpv. 4 lett. a LPAmm - un invio raccomandato che non ha potuto essere
consegnato è invece considerato notificato il settimo giorno dopo il primo tentativo
di consegna infruttuoso, sempre che nell'occasione sia stato emesso il relativo
invito di ritiro; detta finzione presuppone comunque il sussistere di una
procedura in corso (DTF 138 III 225 consid. 3.1 pag. 227 seg., 130 III 396 consid. 1.2.3 pag. 399; STF
2C_102/2016 del 5 febbraio 2016 consid. 3.1 e 2C_832/2014 del 20 febbraio 2015
consid. 4.3.2). 

                             3.  3.1. Nella
fattispecie in esame, il Consiglio di Stato, emanando il qui contestato
giudizio di irricevibilità, non si è minimamente posto la questione di sapere
se il suo Servizio dei ricorsi avesse nell'occasione rispettato i principi
validi in materia di notificazione di atti ufficiali su suolo straniero. Per
cui, applicando la giurisprudenza relativa all'intimazione di decisioni in bucalettere
o in casella postale, ha ritenuto che, al più tardi sette giorni dopo il primo
tentativo di consegna infruttuoso al domicilio del ricorrente, l'invio con cui era
stato fatto ordine a quest'ultimo di versare l'anticipo delle presunte spese
processuali fosse da considerare validamente recapitato.

3.2. Sennonché, il ragionamento sviluppato dall'istanza precedente e posto alla
base del giudizio qui impugnato non può essere condiviso.

Innanzitutto occorre considerare che, come
emerge dalla documentazione agli atti (e contrariamente a quanto assunto dal
Consiglio di Stato), il 25 gennaio 2018 ha avuto luogo un tentativo infruttuoso
di notifica all'insorgente della raccomandata 18 gennaio 2018 a lui
indirizzata, dopo di che tale missiva è stata trattenuta in giacenza dall'ufficio
postale di __________. Per cui, qualora si volessero applicare, come ha fatto
il Governo, alla presente fattispecie i principi del diritto svizzero relativi
alla notifica di atti giudiziari in bucalettere o in casella postale, si
dovrebbe concludere che la suddetta raccomandata è stata notificata all'insorgente
il 1° febbraio 2018, di modo che il termine di 10 giorni per effettuare il
pagamento sarebbe scaduto non il 5 febbraio, come indicato dall'Esecutivo
cantonale, bensì il 12 febbraio 2018, essendo l'11 una domenica.

Fatta questa precisazione, va comunque detto che nel caso concreto la questione
non si pone in questi termini. Occorre in effetti rilevare che tra la Svizzera
e l'Italia non sussiste alcun trattato che disciplina la notifica di atti
amministrativi in materia di polizia degli stranieri. Come già precisato dal Tribunale
federale, né il Trattato di domicilio e consolare sottoscritto tra la
Svizzera e l'Italia il 22 luglio 1868 (RS 0.142.114.541), né il relativo
Protocollo (RS 0.142.114.541.1) sono
applicabili (cfr. RDAT I-1993 n. 68 consid. 2b). Ma non solo. Allo stato
attuale delle cose si deve considerare che la Svizzera non è legata da alcun
trattato internazionale con l'Italia o con altri Stati, che consenta alle sue
autorità, federali o cantonali, di notificare direttamente al domicilio estero
di una parte degli atti giudiziari in materia di diritto amministrativo (la
situazione dovrebbe cambiare prossimamente, visto che le Camere federali hanno
recentemente deciso di approvare la Convenzione europea sulla notificazione all'estero
dei documenti in materia amministrativa). Di conseguenza, dal momento che la
decisione 18 gennaio 2018 con la quale il Servizio dei ricorsi del Consiglio di
Stato aveva fissato a RI 1 un termine di 10 giorni per prestare l'anticipo
delle presunte spese processuali relative al procedimento ricorsuale da lui
promosso, va senz'altro considerata alla stregua di un atto ufficiale nel senso
esposto al consid. 2.2, la sua notifica diretta presso il domicilio estero dell'interessato
risulta lesiva del diritto pubblico internazionale svizzero. Nella misura in
cui dalla notifica difettosa di una decisione non può derivare alcun danno alle
parti, il presente gravame deve dunque essere accolto con conseguente annullamento del giudizio impugnato. Gli atti vanno
retrocessi al Consiglio di Stato affinché chieda nuovamente al ricorrente
di versare l'anticipo per le presunte spese processuali, notificandogli la
relativa decisione presso il recapito in Svizzera che egli ha nel frattempo
designato (art. 11 cpv. 3 LPAmm), su invito di questo Tribunale.

 

                             4.  Visto l'esito, non si prelevano né
tasse, né spese. Al ricorrente va restituita la somma di fr. 600.- versata a
titolo di anticipo in questa sede.

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.  Il ricorso è accolto.

§.  Di conseguenza:

1.1. la decisione del 28 febbraio 2018 (n. 903) del Consiglio di Stato è annullata;

1.2.  gli atti sono retrocessi al
Consiglio di Stato affinché proceda ai sensi dei considerandi.

 

 

2.  Non si
prelevano né tasse, né spese. Al ricorrente va restituita la somma di fr. 600.-
versata a titolo d'anticipo.

 

3.  Contro la
presente decisione è dato ricorso          in materia di diritto pubblico al
Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua
notificazione (art. 82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno
2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
     ;

   
  ;

   
  . 

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                            La vicecancelliera