# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5f1f35cd-c871-5d1d-bda6-1d361a9c9f40
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 26.09.2000 INC.1999.69004
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-69004_2000-09-26.html

## Full Text

N. 690.99.4 M                                                             Lugano,
26 settembre 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 30 giugno / 3 luglio 2000 da

__________

(difeso di fiducia
dall’avv. __________)

avverso la
decisione 16 giugno 2000, tramite la quale il Procuratore Pubblico avv.
__________, ha respinto l’istanza di complemento di prove 13 giugno 2000
formulata dall’accusato reclamante nell’ambito del procedimento penale promosso
contro di lui per titolo di infrazione aggravata, sub. semplice, alla LFStup.;

viste le osservazioni 12 luglio 2000 del magistrato
inquirente, tendenti alla reiezione del gravame;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP 6548/99/PE;

ritenuto

in fatto:

A.

__________ è stato tratto in arresto lo scorso 22 ottobre
1999 su ordine del competente Procuratore Pubblico, poiché sospetto autore dei
reati menzionati in ingresso nella sua qualità di titolare e gerente del
negozio __________ di via __________ (v. rapporto d’arresto 22 ottobre 1999,
inc. MP doc. _). Il giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto,
con contestuale intimazione della promozione dell’accusa (v. inc. MP, doc. _).

L’accusa nei
suoi confronti è di avere venduto canapa, fra l’altro anche a minorenni, nella
consapevolezza che era destinata ad essere fumata – accusa che il reclamante
confuta affermando che detta sostanza aveva “scopi prettamente cosmetici o
deodoranti” (v. verbale MP 28 ottobre 1999, inc. MP doc. _, p. 1), salvo poi
dover ammettere più avanti (loc. cit., p. 3) di aver venduto pure marijuana.

 

B.

Si evince dal
reclamo (inc. GIAR 690.99.4 doc. _, pto. II.1 p. 2) e dagli atti MP che dopo la
reiezione dei rimedi di diritto inoltrati dall’accusato contro degli ordini di perquisizione
e sequestro bancari (v. incc. GIAR 690.99.2 e CRP 60.2000.00042), il
Procuratore Pubblico ha disposto il deposito degli atti, e che nel relativo
termine l’accusato ha proposto, con istanza 13 giugno 2000 (inc. MP doc. _),
l’audizione di diversi testimoni (alcuni dei quali a confronto con l’accusato),
nonché l’acquisizione agli atti dell’incarto relativo alla propria querela
contro __________ e dei registri con le firme degli acquirenti del negozio
__________. Il Procuratore Pubblico, con l’avversata decisione 16 giugno 2000
(inc. GIAR 960.99.4 doc. _ = inc. MP doc. _), ha unicamente ammesso
l’acquisizione dei registri delle firme dei clienti __________. Ha invece
respinto le altre prove offerte, con motivazioni che saranno esaminate più
avanti, in connessione con la singola prova.

 

C.

Con un lungo
reclamo, i cui termini non sono invero meno polemici di quelli che egli
rimprovera al Procuratore Pubblico (v. reclamo, cit., pto. II.2 p. 3 in alto),
__________ ribadisce integralmente la necessità di assumere le prove da lui
proposte: l’audizione della madre sarebbe indispensabile per stabilire
l’effettivo periodo di attività dell’accusato presso l’__________ (loc. cit.,
pto. II.4 p. 3-4); quella di __________, poiché il teste “dovrebbe
confermare che il signor __________ non ha violato la LStup, non avendo venduto
canapa indiana a scopo di stupefacente e soprattutto non avendo venduto
prodotti del genere a minorenni” (loc. cit., pto. II.5 p. 4); quella
dell’isp. __________, poiché questi “potrà confermare che il perseguimento
penale del reclamante non è giustificato” (loc. cit., pto. II.6 p. 5);
l’audizione dell’accusato a confronto con il teste __________ e con gli
acquirenti di cui ai verbali annessi al rapporto di segnalazione 21 ottobre
1999, infine, non sarebbe altro che l’anticipazione di un preciso diritto
dell’accusato, mentre sarebbe addirittura “temerario” sostenere che,
trattandosi di versioni diametralmente opposte, ognuno comunque ribadirebbe la
propria (loc. cit., pto. II.7 p.5-6). L’acquisizione dell’incarto penale contro
__________, infine, “è destinato a chiarire la posizione di __________, alla
luce delle accuse formulate da questo testimone” (loc. cit., pto. II.8 p.
7).

 

D.

In sede di
osservazioni al reclamo (inc. GIAR 690.99.4 doc. _), il Procuratore Pubblico si
limita a ribadire gli argomenti già esposti in sede di censurata pronuncia,
postulando la reiezione del gravame.

Considerato

in
diritto:

1.

            a)        Per
meritare di venire assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito
atti (art. 196 CPP) o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79
cpv. 1 CPP) devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazione: esse
devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in
diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato di accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del
giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di
difficile produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189
CPP, inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v.
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re
L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14
giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

            b)        Se,
in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è
espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 4 Cost. fed. (ora,
art. 29 cpv. 2 della nuova Cost. fed.; v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a
p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi
dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert, EMRK-Kommentar, 2. Aufl.
Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6 CEDU), il giudice del merito
(ed il magistrato inquirente) è tenuto, in applicazione delle norme procedurali
corrispondenti, a considerare rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di
prova che “nach seinem richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind”
(Frowein/Peukert, loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico
all’audizione di testi, il magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn
er die zu erwartende Antwort bzw. Aussage nach seiner freien
Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus
Schmid (Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a
DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten
Sachverhalt als genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data
violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova
dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota
203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17
giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).

 

2.

a)        Sui fatti, come sovente accade, accusa e difesa hanno un
approccio differente: l’accusa sembra implicitamente dare ormai per accertato
che __________, quale proprietario e responsabile di fatto del canapaio
__________, abbia venduto canapa nella piena consapevolezza che questa veniva
illecitamente utilizzata quale sostanza stupefacente. La difesa, d’altro canto,
sembra voler dimostrare che l’accusato, al contrario, vendeva “semplici
sacchetti odorosi contenenti canapa il cui uso era finalizzato a scopi
prettamente cosmetici o deodoranti” (verbale MP 28 ottobre 1999, inc. MP
doc. _, p. 1), e dunque non avrebbe violato la LFStup., “non avendo venduto
canapa indiana a scopo di stupefacente e soprattutto non avendo venduto
prodotti del genere a minorenni” (reclamo, cit., pto. 5 p. 4).

b)        Ora, spetterà al
giudice del merito decidere quale delle due tesi meriti tutela. A questo stadio
del procedimento, sono unicamente due le constatazioni che si impongono.

Da un lato, va rammentato che la fase in cui si colloca la
presente discussione del complemento probatorio in questione è quella
dell’istruttoria predibattimentale, finalizzata in primo luogo a permettere
alla pubblica accusa di determinarsi sulla questione se deferire l’accusato
alla Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del procedimento (artt.
196 cpv. 1 e 198 cpv. 1 CPP combinati).

Per costante dottrina e giurisprudenza, invece,
l’eventuale utilità o opportunità della prova proposta nell’ottica del giudizio
di merito è elemento a favore della sua assunzione già nella fase
predibattimentale unicamente qualora l’amministrazione di tale prova in sede
dibattimentale sia impossibile. Che ciò sia disagevole al punto da costringere
ad un’interruzione del pubblico dibattimento (che deve restare un’eccezione,
come si evince dagli artt. 237 s. CPP), non basta: il Tribunale federale,
discutendo di una perizia psichiatrica e dichiaratamente consapevole che
l’assunzione di una tale prova in sede dibattimentale implichi inevitabilmente
la sospensione del dibattimento, ha stabilito che non vi sono di principio
prove che non possano essere assunte in sede dibattimentale (v. sentenza 13 ottobre
1998 della Corte di cassazione e revisione penale in re G.V. [6S.559/1998],
consid. 1/c/bb p. 5-6; v. anche la recentissima sentenza 5 settembre 2000 della
I Corte di diritto pubblico in re E.F. [1P.439/2000], consid. 2b p. 5-6,
relativa a prove testimoniali, peritali e documentali).

c)         D’altro canto, appare evidente – sulla scorta della
decisione impugnata e degli argomenti offerti a suffragio della medesima – che
il magistrato inquirente (e requirente) ha sposato l’interpretazione dei fatti
più vicina alla comune esperienza e più rispettosa del comune buon senso,
ovvero che l’accusato ha venduto la canapa nella perfetta consapevolezza che
essa veniva principalmente, se non esclusivamente, fumata quale stupefacente. A
giudizio di questo giudice, l’ipotesi accusatoria trova indubbio, serio e
concreto fondamento già per il solo fatto che l’accusato medesimo è consumatore
di marijuana, “di quella che vendo in negozio e che produco in proprio”
(v. verbale MP 28 ottobre 1999, inc. MP doc. _ p. 2). Egli ha anche, nella
medesima occasione (ibid.), candidamente ammesso di avere perfettamente capito
che i suoi clienti si fumavano la merce acquistata. D’altronde, alla medesima
conclusione era giunta anche la lod. Camera dei ricorsi penali del Tribunale di
appello, la quale – chiamata a verificare la legittimità del sequestro dei
conti bancari dell’accusato reclamante (v. sentenza 19 maggio 2000, inc. CRP
60.2000.00042) – aveva concluso che “non si può coerentemente credere che
l’accusato fosse ignaro dello scopo per il quale i clienti acquistavano i
sacchetti odorosi” (loc. cit., consid. 3 p. 7): da un lato, l’accusato
medesimo l’aveva ammesso in sede di interrogatorio di polizia 28 ottobre 1999
(ore 09.52, allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria, all’inc.
MP doc. _, R2 p. 2-3, riportato verbatim nella sentenza CRP), salvo
relativizzare le proprie ammissioni il medesimo giorno avanti al Procuratore
Pubblico. D’altro canto, la CRP ha espressamente ribadito che “ragionevolmente
non si può credere che alcuni giovani acquistino i sacchetti profumati alla
marijuana per deodorare gli ambienti casalinghi, e ciò soprattutto se si pensa
al fatto che in commercio esistono altri deodoranti per ambiente con
profumazioni sicuramente più delicate, che la clientela dei canapai non è
solitamente composta da casalinghe preoccupate di eliminare i cattivi odori e
che, infine, accanto ai sacchetti profumati vengono a volte venduti funghi
allucinogeni dalle proprietà non proprio cosmetiche” (ibid.).

Quanto
precede, in conclusione, rafforza la convinzione che questo giudice aveva già
maturato in occasione del precedente giudizio 31 gennaio 2000 sui sequestri,
ovvero che la professione d’innocenza dell’accusato __________, ed in
particolare la sua asserita buona fede circa l’uso che i suoi clienti facevano
della marijuana acquistata nel suo negozio, non poggia su alcun serio
fondamento.

d)        Date queste premesse, l’anticipata valutazione – da parte del
Procuratore Pubblico – delle prove offerte siccome irrilevanti non è assolutamente
arbitraria, ed anzi corrisponde ad una oggettiva e serena valutazione degli
elementi di giudizio già agli atti (v. supra, consid. 1b in fine).

 

3.

Anche un esame puntuale degli ulteriori mezzi di prova
proposti dall’accusato reclamante dimostra comunque la loro inutilità per le
conclusioni del Procuratore Pubblico. 

a)        L’audizione della madre dell’accusato si rivela superflua per
l’accertamento del periodo esatto durante il quale __________ ha gestito il
canapaio, avendo egli espressamente ammesso di averlo aperto il 1° marzo 1997,
e di averlo intestato alla madre solo poiché a quel momento ancora dipendente
di __________ (v. verbale MP 28 ottobre 1999, cit., p. 6 in alto; v. anche
verbale di polizia 22 ottobre 1999, ore 18.00 [allegato al rapporto d’inchiesta
di polizia giudiziaria, inc. MP doc. _], p. 1: “è ovvio che ho sempre
pensato io personalmente alla gestione del negozio”).

b)        L’estemporanea testimonianza di un giovane, che affermi come
l’accusato “non gli ha mai venduto alcun prodotto, in quanto minorenne”
(v. istanza 13 giugno 2000, inc. MP doc. _ pto. 2 p. 1), non è ovviamente atta
a dimostrare che l’accusato non abbia operato tali vendite ad altri minorenni;
a ragione il Procuratore Pubblico ha definito il teste proposto come “teste di
moralità”, né le critiche che l’accusato muove al magistrato inquirente in sede
di reclamo sono atte a controbattere tale conclusione, rispettivamente a
concretizzare l’indispensabilità di un’audizione del teste __________.
Comunque, spetterà in ultima analisi alla corte di merito e non al teste
__________ accertare rispettivamente “confermare che il signor __________
non ha violato la LStup, non avendo venduto canapa indiana a scopo di
stupefacente e soprattutto non avendo venduto prodotti del genere a minorenni”
(reclamo, cit., pto. II.5 p. 4).

c)         Il reclamante medesimo ammette che “nell’ambito
dell’inchiesta di polizia, possono essere svolti controlli che non
necessariamente sfociano in una formale denuncia o persino nell’arresto”
(reclamo, cit., pto. 6 p. 5). Per questa ragione, egli non può certamente nulla
dedurre a proprio favore dal fatto che ad una perquisizione del proprio negozio
a fine 1998 non fecero immediato seguito ulteriori misure d’inchiesta: semmai,
è lecito ipotizzare che prima di intervenire nei confronti dei canapai, il
Ministero Pubblico abbia effettuato un’analisi globale del fenomeno sul
territorio. Comunque, la pretestuosità di ciò che con la prova offerta si vuole
dimostrare, appare evidente sulla scorta di un semplice esempio: l’argomentazione
sulla quale l’accusato fonda la propria richiesta equivale a dire che colui che
ha passato un semaforo col rosso, ma non è stato immediatamente fermato da un
agente presente sul posto, sia autorizzato ad attraversare col rosso anche il
semaforo successivo.

d)        Dato l’assetto probatorio descritto sinora, anche i postulati
confronti fra l’accusato, il teste __________ e gli acquirenti (i verbali dei
quali figurano agli atti MP al doc. _ [rapporto di segnalazione 21 ottobre
1999]) non hanno immediata rilevanza per l’istruttoria formale
predibattimentale in corso: trattandosi di valutare la credibilità di una
versione per rapporto alle altre, ed avendo il magistrato inquirente
apparentemente maturato il dovuto convincimento in base al quale decidere
l’eventuale messa in stato d’accusa di __________, appare anzi preferibile che
tali prove vengano semmai assunte all’immediato cospetto di coloro che dovranno
decidere della colpevolezza (o innocenza) del reclamante.

e)        Da ultimo, il richiamo dell’incarto relativo alla querela
sporta dal reclamante nei confronti di __________ non è stato motivato in sede
d’istanza né in sede di reclamo: l’accusato non spiega, in altre parole, in
quale modo gli atti di quell’incarto possano essere più utili di un’audizione
del teste medesimo, della quale si è già parlato. E se la richiesta è solo
formulata allo scopo di insinuare la tendenziosa inattività del Ministero
Pubblico, allora bastava chiedere l’accesso agli atti di quell’incarto: la
richiesta, qui, non è motivata in termini tali da farne apparire l’utilità in
questo contesto.

f)          E comunque, come
già detto, queste richieste di prova qui respinte potranno essere eventualmente
riproposte in aula (art. 227 cpv. 1 CPP, semmai previa opposizione ad un
eventuale decreto d’accusa).

 

4.

Naturalmente, che gli accertamenti acquisiti dagli
inquirenti, e l’interpretazione che ne ha tratto il Procuratore Pubblico,
bastino per una condanna penale dell’accusato reclamante, è questione che le
parti dibatteranno al cospetto del giudice di merito (così come in quella
medesima sede dibatteranno l’incidenza da attribuire alle prove qui rifiutate).
Ma a questo stadio del procedimento, e nell’ambito che qui interessa, qualsiasi
ulteriore accertamento non sarebbe di costrutto alcuno per l’istruttoria.

 

5.

In
conclusione, il reclamo deve essere respinto, ciò che avviene con la presente
decisione definitiva (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP e contrario) e con
conseguenza di tassa e spese a carico del reclamante soccombente. 

*   *   *

Per i quali motivi

in applicazione delle norme menzionate e degli artt. 280
ss. e 284 cpv. 1 lit. a e contrario CPP

d e c i d e :

1.     
Il reclamo 30 giugno / 3 luglio 2000 di __________ è respinto, e la
decisione 16 giugno 2000 del Procuratore Pubblico avv. __________ è confermata.

2.     
La tassa di giustizia di fr. 450.— e le spese di fr. 50.—, in tutto fr.
500.—, sono poste a carico del reclamante __________. 

3.     
La presente decisione è definitiva.

4.      Intimazione:

-          
avv. __________, per sé e per il reclamante, con copia delle
osservazioni del magistrato inquirente;

-      Procuratore
Pubblico avv. __________, con l’inc. MP 6548/99/PE di ritorno.

giudice __________