# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c52cfa7-daa9-515e-8fc0-a04b77430995
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 09.03.2010 (pubblicato) 16.2000.00028
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2000-00028_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2000.00028

  16.2000.00027

  	
  Lugano

  3 maggio 2000/rf

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di cassazione civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente, 

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente per giudicare i ricorsi per cassazione 13
marzo 2000 presentati da

 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dal __________ 

  e

  __________

  
	
   

  	
   

   

  Contro

  	 

 

 

la sentenza 3 marzo 2000 del Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 1, nelle cause a 

procedura speciale in materia di contratto del
lavoro (CL.2000.11 e CL.2000.12) 

promosse con istanze 2 febbraio 2000 nei confronti
di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. __________

  

 

 

con le quali gli istanti hanno chiesto il
pagamento di fr. 2'350.-, rispettivamente fr. 

1'213.05 oltre accessori, domande respinte dal
primo giudice,

 

letti ed esaminati gli atti 

 

considerato

 

in fatto e in diritto:

 

                                1.      __________
è stato assunto alle dipendenze __________ in qualità di portiere ai piani dal 1°
giugno 1999 (doc. A).                       Il 21 settembre 1999 il datore di
lavoro ha notificato regolare disdetta del rapporto di lavoro per il successivo
31 ottobre (doc. B), sennonché, dal 21 al 31 ottobre 1999, il lavoratore è
stato inabile al lavoro a seguito di un infortunio (doc. A). Mentre il datore
di lavoro ha fissato al 31 ottobre 1999 la conclusione del rapporto di lavoro,
data sino alla quale ha pagato il salario di spettanza del lavoratore,
quest’ultimo pretende, in applicazione dell'art. 336c cpv. 2 CO, il pagamento
del salario sino al 30 novembre 1999. 

                                          Con
istanza 2 febbraio 2000 __________ ha quindi convenuto in giudizio il datore di
lavoro chiedendo il pagamento di fr. 2'350.- pari al salario di sua spettanza
per il mese di novembre 1999. Identica e contemporanea procedura ha seguito la
Cassa disoccupazione __________ chiedendo la condanna del datore di lavoro al
pagamento di fr. 1'213.05 pari alle indennità di disoccupazione versate al
dipendente per lo stesso mese (art. 29 LADI). Il convenuto si è opposto alle
pretese avversarie ribadendo la cessazione del proprio obbligo al pagamento del
salario per il 31 ottobre 1999, non avendo il lavoratore inteso riprendere
l'attività lavorativa dopo il periodo di malattia. 

 

                                2.      Con
il querelato giudizio il primo giudice, congiunte le due cause per
l'istruttoria e la decisione, ha respinto entrambe le istanze. Accertata la
validità della disdetta, ha nondimeno respinto le pretese poste a giudizio per
il fatto che il lavoratore non ha offerto la propria prestazione dopo il
periodo di malattia.

 

                                3.      Con
tempestivi ricorsi 13 marzo 2000 __________ e la Cassa disoccupazione del
__________ sono insorti contro il predetto giudizio postulandone l’annullamento
sulla base del titolo di cassazione di cui all’art. 327 lett. g CPC. I ricorrenti
rimproverano al primo giudice di aver erroneamente posto a carico del
dipendente l'obbligo di riprendere l'attività lavorativa dopo la malattia,
mentre spettava al datore di lavoro informare il lavoratore in tal senso,
informazione che in concreto il convenuto non ha fornito, nonostante il
lavoratore abbia manifestato l'intenzione di lavorare sino alla scadenza del
periodo di disdetta.

 

                                          Ai
ricorsi la controparte non ha formulato osservazioni.

 

                                4.      In
applicazione dell’art. 320 CPC i ricorsi, di identico contenuto, presentati
contro la sentenza 3 marzo 2000 del Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1
nelle cause CL.2000.11 e CL.2000.12, possono essere decisi con un’unica
motivazione, trattandosi di identica fattispecie fondata sul medesimo rapporto
giuridico, ossia poiché si tratta di cause connesse.

 

                                5.
     Giusta l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice
di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di
diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata
di atti di causa o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale
una decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio
giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il
sentimento della giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non
vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere
manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può
essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe
immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta
solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione
palese con la situazione reale,  non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di
un diritto certo (DTF 125 I 168 consid. 2a).

 

                                6.      Secondo
l’art. 336c cpv. 2 e 3 CO la disdetta data prima dell'inizio di un periodo di
malattia è valida; il relativo termine è tuttavia sospeso durante il tempo in
cui si sovrappone a un periodo d'incapacità lavorativa protetta. Esso riprende
a decorrere dopo la fine del periodo di inabilità lavorativa, così che la fine
del rapporto di lavoro è ricondotta di una durata equivalente a quella del
periodo di protezione. Se per la cessazione di un contratto vale la fine di un
mese, il termine è protratto fino alla fine del mese immediatamente successivo
(Rehbinder, in Comm. di Berna, 1992, art. 336c CO, N. 7; DTF 119
II 449; 120 II 124 e 121 III 107). Il diritto al salario durante il termine di
disdetta così prorogato, resta tuttavia vincolato alla tempestiva e
inequivocabile offerta di riprendere il lavoro da parte del lavoratore: pena la
sua decadenza (Rehbinder, op.cit., ibidem). In altre parole, se al
termine del periodo di inabilità lavorativa il lavoratore non riprende il
lavoro per colpa propria, si trova in mora (art. 102 CO) e il datore di lavoro
può rifiutare di versargli il salario (Gnaegi, Le droit du travailleur
au salaire en cas de maladie, 1996, pag. 288; Rehbinder, op.cit.,
ibidem). 

 

                                          In
quest'ottica, la conclusione del pretore secondo la quale, cessato il periodo
di inabilità lavorativa, ossia alla fine di ottobre, spettava al lavoratore
l'obbligo di ripresentarsi sul posto di lavoro o comunque di offrire
esplicitamente la sua prestazione per la durata prolungata del rapporto di
lavoro, e non al datore di lavoro quello di informarlo in tal senso, trova il
più ampio sostegno in dottrina e giurisprudenza (cfr. in tal senso Rehbinder,
op.cit., ibidem; Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 1996, N.
7 ad art. 336c CO; Rep 1994, 355;): ciò che basta per considerare
inconferente la censura del ricorrente su questo aspetto della fattispecie.
Anche perché la pretesa contraria tesi dottrinale non sarebbe comunque in grado
di comportare un'applicazione manifestamente errata del diritto sostanziale nel
senso dell'art. 327 lett. g CPC (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, 2000, ad art.
327, m. 16).

 

                                7.      Il
ricorrente, sempre nell'ambito testè descritto, sostiene di essere stato
impedito al lavoro durante il mese di novembre, rispettivamente di aver
rivendicato -verso la metà di novembre- il diritto di poter ricuperare il
lavoro relativo allo stesso periodo: a tal fine, fa riferimento alla risposta
13 dell'attestato del datore di lavoro (doc. A). Ma la censura è addirittura
abusiva del diritto poiché l'impedimento cui si riferisce quella risposta è
l'infortunio al pollice della mano destra che gli ha impedito di lavorare dal
21 al 31 ottobre: null'altro. Né il fatto di recarsi presso il sindacato il 29
ottobre può equivalere a offrire la propria prestazione lavorativa al datore di
lavoro, né v'è prova che successivamente ciò sia accaduto. Né, ancora una
volta, si può pretendere di forzare le circostanze, a fronte della chiara
ammissione del lavoratore di non essersi presentato al lavoro al termine del
periodo di malattia, sostenendo che "un'amica dell'istante" (verbale
18 febbraio 2000), verosimilmente dipendente del __________, avrebbe chiesto
-verso metà novembre- di riassumerlo "perché gli mancava un mese di lavoro
per poter beneficiare della disoccupazione" (verbale cit.): la censura è
palesemente inammissibile: non si tratta in tutta evidenza di un offerta di
lavoro da parte del lavoratore, né essa potrebbe essere considerata tempestiva,
né l'argomento è stato sostenuto davanti al pretore.

 

                                          Ne
discende che il giudizio impugnato, secondo il quale l'istante -al quale
incombeva l'onere della prova ex art. 8 CC- ha semplicemente sostenuto (doc. C)
ma non provato di aver offerto la propria prestazione al termine del periodo di
inabilità lavorativa, perdendo così il diritto al salario per il periodo di
disdetta (novembre 1999), non è arbitraria e neppure errata.

 

                                8.
     Alla luce di quanto sopra esposto i ricorsi, che non hanno evidenziato il
titolo di cassazione invocato, devono essere respinti.

 

                                          Alla
controparte che non ha formulato osservazioni ai ricorsi non vengono assegnate
ripetibili di questa sede.

                                    

                                          

Per
i quali motivi,

richiamati
gli art. 327 segg. CPC, per le spese l'art. 417 lett. e CPC

 

 

pronuncia:

 

                                1.      Il
ricorso per cassazione 13 marzo 2000 di __________ è respinto.

 

                                2.      Il
ricorso per cassazione 13 marzo 2000 della Cassa disoccupazione __________ è
respinto.

 

                                3.      Il
presente giudizio è esente da spese e tassa di giustizia. 

 

                                4.      Intimazione
a: 

                                          -
__________

 

 

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                  La
segretaria