# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c1af1c81-b1ef-5407-8739-c4fcdb525a5b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-09-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.09.2025 D-85/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-85-2024_2025-09-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-85/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  s e t t e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

David R. Wenger, Walter Lang,  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

ricorrente 1, 

B._______, nato il (…), 

ricorrente 2 

C._______, nato il (…), 

ricorrente 3, 

D._______, nato il (…), 

ricorrente 4, 

E._______, nato il (…), 

ricorrente 5,  

tutti patrocinati da Delphine Salaverry,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 22 dicembre 2023 / N (…). 

  

D-85/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Gli interessati, cittadini turchi di etnia curda, hanno presentato una do-

manda d’asilo in Svizzera il 3 luglio 2023. 

 

A.b Il 14 e 15 dicembre 2023, la Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) ha svolto due audizioni approfondite sui motivi d’asilo.  

 

La ricorrente 1 ha sostanzialmente addotto di aver svolto per diversi anni 

attività lavorative presso la sede provinciale del Partito democratico dei Po-

poli (in turco Halkların Demokratik Partisi, HDP), occupandosi delle pulizie 

e della cucina. In seguito, avrebbe assunto un ruolo dirigenziale all’interno 

del Partito dell'Uguaglianza e della Democrazia dei Popoli (già Partito della 

Sinistra Verde, in turco Yeşil Sol Part [YSP]), con particolare impegno nel 

settore femminile, partecipando attivamente a commissioni e congressi. 

Parallelamente, avrebbe svolto un’attività di militanza nell’Associazione per 

i diritti umani. A causa del suo impegno politico e sociale, sarebbe stata 

oggetto di crescenti intimidazioni da parte delle autorità turche, tra cui ripe-

tuti episodi di pedinamento, sorveglianza durante eventi pubblici e pres-

sioni da parte di agenti in borghese affinché collaborasse con le autorità. 

Avrebbe inoltre subìto aggressioni fisiche mentre si recava o rientrava dal 

lavoro in bicicletta: in un’occasione, sarebbe stata fermata da un agente; 

in un’altra, urtata intenzionalmente da un’autovettura che le avrebbe ta-

gliato la strada, provocandone la caduta sul marciapiede. In un’altra occa-

sione, un agente di polizia l’avrebbe fermata bruscamente afferrando il suo 

manubrio e poi rivolto una minaccia esplicita, facendo riferimento all’omici-

dio di un’attivista curda. Inoltre, nei giorni precedenti le elezioni del maggio 

2023, alcuni agenti si sarebbero recati presso la sua abitazione, infor-

mando la suocera – che aveva aperto la porta mentre la ricorrente si era 

nascosta sul tetto – dell’esistenza di una denuncia penale a suo carico. 

Tale circostanza l’avrebbe condotta ad espatriare il 30 giugno 2023, in-

sieme al marito e i figli. Una volta giunta in Svizzera, avrebbe appreso della 

morte di un cugino, fatto che l’avrebbe spinta a pubblicare contenuti a 

sfondo politico sui social media (condividendo fotografie di “guerriglieri e 

dell’YPG”). Ciò avrebbe successivamente comportato l’apertura di inchie-

ste penali nei suoi confronti da parte delle autorità turche. In caso di rimpa-

trio, la ricorrente teme quindi di essere arrestata e incarcerata.  

 

Il ricorrente 2 non ha fatto valere motivi d’asilo propri, ma ha dichiarato di 

essere espatriato a causa della situazione personale della moglie (per i 

dettagli, cfr. atti SEM n. […]-38/14 e 39/8). 

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Gli interessati hanno inoltre dichiarato che il ricorrente 3 (figlio) sarebbe 

stato deriso da un professore che gli avrebbe dato del terrorista. In partico-

lare, dopo il trasferimento in un nuovo istituto scolastico, il ragazzo avrebbe 

riferito di essere stato seguito e rincorso da cinque individui che intende-

vano aggredirlo fisicamente; tuttavia, sarebbe riuscito a darsi alla fuga. 

 

A.c I richiedenti hanno presentato – in copia – i seguenti mezzi di prova: 

– Attestato voti ottenuti dai candidati dell’YSP (mezzo di prova SEM [di seguito: mdp SEM] n. 1); 

– Certificato di reddito dell’Associazione per i diritti umani (n. 2); 

– Certificato di appartenenza all’Associazione per i diritti umani (n. 3); 

– Rapporto d’indagine open source dell’agosto 2023 allestito dalla Prefettura di F._______ (n. 4); 

– Fotografie raffiguranti la ricorrente 1 in occasione di varie manifestazioni (n. 5);  

– Tre articoli di giornale sulla situazione generale in Turchia (n. 6); 

– Lettera dell’HDP sull’adesione della ricorrente 1 datata il (…) 2023 (n. 7); 

– Fotografia che raffigura alcune automobili in una strada (n. 8); 

– Decisione d’incompetenza (Yetkisizlik kararı) del Ministero pubblico di F._______ del (…) 2023 

relativa all’inchiesta penale per il reato di propaganda all’organizzazione terroristica (n. 9);  

– Richiesta del Ministero pubblico di G._______ del (…) 2023 indirizzata alla Direzione di polizia (n. 

10); 

– Lettera dell’HDP riguardo all’adesione del ricorrente 2 (n. 11);  

– Rapporto d’indagine open source (Araştırma Raporu) allestita dalla Prefettura di G._______ il (…) 

2023 (n. 12); 

– Lettera dell’avvocato turco del (…) 2023 (n. 13); 

– Verbale d’indagine (Araştırma tutanağı) del (…) 2023 (n. 14); 

– Rapporto d’indagine open source (Açık Kaynak Araştırma Raporu) del (…) 2023 (n. 15). 

 

A.d Con parere legale del 21 dicembre 2023, la rappresentanza legale si 

è infine espressa in merito al progetto di decisione negativa della SEM.  

B.  

Con decisione del 22 dicembre 2023, notificata lo stesso giorno, la SEM 

non ha riconosciuto agli interessati la qualità di rifugiati, ha respinto la do-

manda d’asilo e pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera, incari-

cando il Cantone di Lucerna dell’esecuzione di quest’ultima misura e con-

statando infine l’assenza di effetto sospensivo ad un eventuale ricorso. 

 

C.  

C.a Con ricorso del 3 gennaio 2024, gli interessati avversano la decisione 

succitata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o il 

Tribunale), concludendo all’annullamento della stessa, al riconoscimento 

della qualità di rifugiati, all’accoglimento della domanda d’asilo e, in subor-

dine, alla concessione dell’ammissione provvisoria in Svizzera. Sul piano 

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procedurale, postulano l’assistenza giudiziaria, nel senso di essere esen-

tati dal pagamento delle spese processuali, unitamente al relativo anticipo.   

 

C.b Con comunicazione di posta elettronica IncaMail dell’8 gennaio 2024, 

la signora Delphine Salaverry ha informato il Tribunale di aver assunto il 

patrocinio dei ricorrenti, trasmettendo le relative procure firmate in suo fa-

vore nonché nuovi mezzi di prova, tra cui un atto d’accusa del (…) 2012 a 

carico del fratello del ricorrente 2 per diversi reati (atto. TAF n. 4).  

 

C.c Con decisione incidentale dell’11 gennaio 2024, il giudice istruttore ha 

impartito ai ricorrenti un termine di sette giorni per regolarizzare il ricorso 

poiché sprovvisto delle loro firme in originale. Il gravame regolarizzato è 

giunto al Tribunale il 19 gennaio successivo.  

 

C.d Con decisione incidentale del 25 gennaio 2024, il giudice istruttore ha 

restituito l’effetto sospensivo al ricorso, respinto la domanda di assistenza 

giudiziaria e invitato i ricorrenti a versare, entro il 6 febbraio 2024, un anti-

cipo spese di CHF 750.–, tempestivamente corrisposto il 31 gennaio 2024. 

 

C.e Con decisione incidentale del 9 aprile 2024, il giudice istruttore ha poi 

invitato la SEM a presentare una risposta al ricorso, formulata il 28 aprile 

2024 (cfr. atto TAF n. 12). Il 21 maggio 2024, gli insorgenti hanno formulato 

una replica, presentando (in copia) nuovi mezzi di prova relativi a due pro-

cedure giudiziarie turche per i reati di offesa al presidente della Repubblica 

e di propaganda all’organizzazione terroristica, tra cui (cfr. atto TAF n. 15): 

 
– Certificato di filiazione del (…) 2024 (cfr. allegato n. 1 alla replica); 

– Atto d’accusa (İddianame) del Ministero pubblico di G._______ del (…) 2024 in relazione al reato 

per propaganda all’organizzazione terroristica armata (documento contenuto nell’allegato n. 2); 

– Atto d’accusa (İddianame) del Ministero pubblico di G._______ del (…) 2024 in relazione al reato 

di offesa al presidente della Repubblica (documento contenuto nell’allegato n. 3).  

 

C.f Il 9 luglio 2024, la SEM ha presentato una duplica, alla quale i ricorrenti 

hanno triplicato il 31 luglio successivo (cfr. atti TAF n. 16-21).  

C.g Il 10 ottobre 2024, gli interessati hanno presentato un complemento al 

ricorso, accludendovi nuovi atti giudiziari turchi riguardanti le attività politi-

che che la ricorrente 1 avrebbe svolto in Svizzera a favore del Partito dei 

Lavoratori del Kurdistan (in curdo Partîya Karkerén Kurdîstan [PKK]). Tra 

questi figurano un rapporto d’indagine del (…) 2024, un rapporto d’indagine 

open source del (…) 2024 e tre ulteriori scritti della polizia turca datati (…) 

2024 (cfr. atto TAF n. 23).  

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C.h Il 31 ottobre 2024, gli insorgenti hanno prodotto un ulteriore scritto al 

quale hanno accluso i seguenti documenti (cfr. atto TAF n. 24):  

 
– Verbale di udienza (Duruşma tutanağı) del (…) 2024 del 26mo tribunale di prima istanza di 

G._______, in relazione al reato di offesa al presidente (allegato n. 1); 

– Lettera accompagnatoria della Direzione di polizia del (…) 2024 in relazione all’invio di una 

relazione al tribunale penale di prima istanza, con in allegato il rapporto open source deI (…) 2024 

inerente alla possibile partecipazione della ricorrente ad una manifestazione filo PKK davanti alla 

sede dell’ONU in Svizzera (allegato n. 2). 

 

C.i  Il 3 dicembre 2024, la SEM ha inoltrato le sue osservazioni – tra-

smesse per conoscenza ai ricorrenti – in merito ai nuovi documenti versati 

agli atti dopo lo scambio scritti (cfr. atti TAF n. 25-27).  

 

C.j Infine, con scritti del 20 dicembre 2024, 10 gennaio e 28 maggio 2025 

(trasmessi per conoscenza alla SEM) i ricorrenti hanno presentato ulteriori 

mezzi di prova (cfr. atti TAF n. 28-29), tra cui: 

 
– Traduzione tedesca (senza documento originale) di un verbale d’udienza del (…) 2024;  

– Comunicazione dell’autorità di polizia di G._______ del (…) 2025 in relazione alle nuove inchieste 

penali (consultazione siti web) per il reato di propaganda all’organizzazione terroristica;  

– Relativo rapporto d’inchiesta del (…) 2024 relativo alle attività politica della ricorrente 1 svolte a 

Lucerna il (…) 2024; 

– Due verbali d’udienza dell’(…) 2025.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 1 LAsi) e ricevibile sotto il profilo 

degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA.  

2.  

Con il ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-

deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale 

non è inoltre vincolato dai motivi e dalle considerazioni giuridiche della de-

cisione impugnata (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), né dalle argomentazioni 

delle parti (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

 

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3.  

3.1 Su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a 

persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il 

diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 LAsi). 

 

3.2 Sono rifugiate le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 2 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pe-

ricolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La 

nozione di fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella 

sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, 

e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5). Giusta l'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo 

deve inoltre provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifu-

giato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con 

una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). In particolare, sono in-

verosimili le allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate 

o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determi-

nante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). La dottrina e la 

giurisprudenza riconoscono determinati elementi per riconoscere la vero-

simiglianza delle allegazioni: quest’ultime devono essere sufficientemente 

fondate, concludenti e plausibili (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1).  

 

3.3  

3.3.1 Nella sua recente sentenza di riferimento E-4103/2024 dell’8 novem-

bre 2024, il Tribunale ha trattato la rilevanza delle procedure penali turche 

avviate per i reati di offesa al presidente (art. 299 del codice penale turco 

[Türk Ceza Kanunu, di seguito: TCK]) e di propaganda a favore di un’orga-

nizzazione terroristica secondo l’art. 7 cpv. 2 della legge antiterrorismo 

turca (legge n. 3713, di seguito: Legge antiterrorismo). 

 

3.3.2 In proposito, è stato stabilito che la semplice esistenza di inchieste 

penali presso il ministero pubblico turco per i reati succitati – anche in com-

binazione tra loro – non costituisce un fondato timore di subire, con proba-

bilità preponderante, delle persecuzioni in un prossimo futuro ai sensi 

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Pagina 7 

dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 novembre 2024 

consid. 8.8 [sentenza di riferimento]).  

3.3.3 Inoltre tali inchieste penali assumono una rilevanza per l’asilo sol-

tanto se concorrono le seguenti condizioni: il tribunale turco competente 

apre una procedura giudiziaria reputando fondato l’atto d’accusa pronun-

ciato dal ministero pubblico; vi è una preponderante probabilità di una con-

danna in un futuro prossimo; la condanna si fonda su un motivo di perse-

cuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi; la pena inflitta ha un’intensità rile-

vante per la qualità di rifugiato sotto il profilo dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sen-

tenza E-4103/2024 consid. 8.2). Va detto inoltre che, negli ultimi anni, sol-

tanto il 10% delle inchieste penali per il reato di offesa al presidente hanno 

portato ad una condanna e che, per quanto attiene al reato di propaganda 

per organizzazione terroristica, tale percentuale è leggermente inferiore 

(cfr. consid. 8.4). Il Tribunale ha inoltre stabilito che per determinare se le 

azioni o le dichiarazioni del richiedente (in particolare sui social media) 

sono suscettibili di comportare una persecuzione illegittima per uno Stato 

di diritto e, nel contempo, rilevante per la qualità di rifugiato, occorre pro-

cedere ad un esame individuale tenendo conto di tutte le specifiche circo-

stanze del caso concreto (cfr. consid. 8.5). Va ritenuto, infine, che non sus-

sistono valide ragioni per ammettere che, in maniera generale, le persone 

oggetto di tali procedure giudiziarie debbano temere un politmalus in senso 

assoluto o relativo, nel senso di una pena sproporzionatamente severa op-

pure comportante la tortura o trattamenti disumani e degradanti (per la ri-

levanza di una procedura penale ai fini del riconoscimento della qualità di 

rifugiato, cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 6.2; 2014/28 consid. 8.3.1; 2013/25 

consid. 5.1; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di 

ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1996 n. 34 consid. 3 e 4). Per definire 

l’esistenza di un politmalus o di motivi comprovanti il rischio di una pena 

detentiva più lunga, occorre invece procedere ad un esame del caso con-

creto considerando, in particolare, la presenza di fattori di rischio come i 

precedenti penali della persona interessata e il suo eventuale profilo poli-

tico. Nel caso di reati commessi sui social media, anche le circostanze in 

cui vengono effettuate le corrispondenti pubblicazioni possono fornire indi-

cazioni rilevanti in questo senso (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7). 

 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ritiene anzitutto che le allegazioni 

dei ricorrenti non siano verosimili poiché contraddittorie ed incoerenti. In 

particolare, sussisterebbero gravi lacune nelle dichiarazioni della ricorrente 

1 circa il suo presunto coinvolgimento nell’YSP: le informazioni fornite sa-

rebbero vaghe, generiche e prive di dettagli concreti nonché riscontri 

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Pagina 8 

oggettivi riguardo al ruolo ricoperto e alle attività svolte per il partito. Ana-

logamente, le dichiarazioni del ricorrente 2 in merito alla sua presunta mi-

litanza nell’HDP, così come alle asserite intimidazioni da parte delle autorità 

turche, non sarebbero corroborate da elementi sufficientemente precisi e 

attendibili. Inoltre, la documentazione versata agli atti si comporrebbe pre-

valentemente di attestazioni prive di valore probatorio, affermazioni rese 

da terzi non verificabili nonché articoli di stampa di carattere generale. Nel 

loro complesso, tali elementi non sarebbero quindi idonei a comprovare un 

nesso concreto ed attuale tra i ricorrenti, rispettivamente un rischio indivi-

duale e concreto di persecuzione. Infine, la SEM ritiene irrilevante – sotto 

il profilo dell’art. 3 LAsi – l’inchiesta penale per propaganda a favore di 

un’organizzazione terroristica a carico della ricorrente 1 poiché, in assenza 

di precedenti penali e di un profilo politico rilevante, una condanna ad una 

pena detentiva sproporzionata – senza sospensione condizionale – sa-

rebbe improbabile (cfr. decisione avversata, pagg. 4-9). 

 

4.2 Censurando la violazione del diritto federale, i ricorrenti sostengono in 

particolare che la ricorrente 1 avrebbe illustrato in modo coerente, circo-

stanziato e dettagliato il proprio ruolo politico nel partito YSP, indicando di 

aver inizialmente svolto mansioni logistiche presso la sede dell’HDP (puli-

zie e preparazione dei pasti), per poi assumere compiti organizzativi nel 

settore femminile, come la convocazione alle riunioni, la preparazione degli 

eventi e la partecipazione a commissioni e congressi. Inoltre, in quanto 

donna curda politicamente attiva, sarebbe verosimilmente esposta ad in-

tense intimidazioni da parte delle autorità turche, come dimostrerebbero gli 

episodi di sorveglianza, minacce e molestie da lei riferiti. Il suo racconto 

dovrebbe quindi essere considerato verosimile sotto il profilo dell’art. 7 

LAsi. Sul piano della rilevanza, gli insorgenti rimproverano invece alla SEM 

di non aver considerato in modo adeguato la condizione delle donne in 

Turchia. A tale riguardo, la ricorrente 1 correrebbe un rischio concreto di 

subire atti di violenza, anche alla luce della persistente impunità per la vio-

lenza di genere nel contesto turco. Infine, viene ribadito che il suo attivo 

impegno nell’YSP e nella difesa dei diritti umani avrebbe già determinato 

episodi di persecuzione prima dell’espatrio (cfr. ricorso pagg. 3-7). 

 

4.3  

4.3.1 In sede di risposta, la SEM ritiene sostanzialmente che i documenti 

prodotti in sede di ricorso non siano accompagnati da indicazioni pertinenti 

e neppure idonei a dimostrare un rischio di persecuzione. In particolare, 

rileva che l’atto d’accusa riguardante il fratello del ricorrente 2 non sarebbe 

mai stato menzionato nel corso della procedura di prima istanza, né 

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Pagina 9 

risulterebbe avere un nesso chiaro con i ricorrenti. Anche le fotografie alle-

gate non permetterebbero alcuna identificazione utile (cfr. atto TAF n. 12).  

 

4.3.2 Con la replica, alla quale sono stati acclusi nuovi documenti giudiziari, 

gli insorgenti confermano che la persona menzionata nell’atto d’accusa 

presentato con il ricorso sarebbe il fratello del ricorrente 2, come compro-

vato dal certificato di parentela allegato. A tale riguardo, sostengono che il 

legame stretto con il fratello, incarcerato per attività politiche, li esporrebbe 

ad un rischio concreto di persecuzione riflessa. Quanto alla ricorrente 1, 

riferiscono che nei suoi confronti sarebbero state aperte due procedure 

giudiziarie – già sfociate in atti d’accusa – scaturite dalle pubblicazioni ef-

fettuate sui social media: una per il reato di propaganda all’organizzazione 

terroristica e, l’altra, di offesa al presidente della Repubblica. Nel 2024, sa-

rebbero stati emessi dei mandati di accompagnamento coattivo per en-

trambi i procedimenti, con un ordine di detenzione. Tali circostanze com-

proverebbero un rischio attuale di persecuzione in caso di rimpatrio (cfr. 

atto TAF n. 15). 

 

4.3.3 In duplica, la SEM afferma segnatamente che le procedure giudiziarie 

avviate contro la ricorrente 1 sarebbero legittime e fondate su elementi 

concreti. In particolare, le pubblicazioni da lei effettuate sui social media 

mostrerebbero dei combattenti armati del PKK/YPG/YPJ e, pertanto, po-

trebbero costituire incitamento alla violenza, reato punibile anche in Sviz-

zera. Sottolinea inoltre che tali contenuti sarebbero stati pubblicati solo 

dopo l’espatrio, con il deliberato intento di attirare l’attenzione delle autorità 

turche, configurando così un evidente abuso di diritto (cfr. atto TAF n. 19). 

 

4.3.4 Nei complementi ricorsuali successivi, corredati da ulteriore docu-

mentazione, gli insorgenti evidenziano come l’interessata sia oggetto di un 

concreto interesse persecutorio da parte delle autorità turche. In partico-

lare, le sue attività di protesta in Svizzera – tra cui la partecipazione a ma-

nifestazioni in favore dei diritti del popolo curdo, l’esposizione di simboli 

legati al PKK e la pubblicazione di contenuti critici verso il governo – avreb-

bero indotto la polizia turca a svolgere ulteriori investigazioni, scaturite 

nell’allestimento di nuovi rapporti sulla base di materiale fotografico e infor-

matico online. Tali elementi sarebbero stati utilizzati per rafforzare le ac-

cuse già formulate dal Ministero pubblico, giustificare il mantenimento del 

mandato d’accompagnamento coattivo e sostenere l’accusa davanti ai tri-

bunali penali competenti. Queste circostanze confermerebbero poi la na-

tura politica e sproporzionata delle procedure giudiziarie, nonché il rischio 

di una persecuzione rilevante per l’asilo (cfr. atti TAF n. 21, 24, 28 e 29). 

 

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Pagina 10 

4.3.5  Nelle osservazioni del 3 dicembre 2025, la SEM ribadisce la propria 

posizione, ritenendo che la documentazione prodotta al termine dello 

scambio scritti non sia idonea a modificare la valutazione giuridica già 

espressa. In particolare, sottolinea come la condotta della ricorrente 1 in 

Svizzera dimostri l’intento di attirare l’attenzione delle autorità turche, 

senza tuttavia inficiare la legittimità dei procedimenti penali avviati nei suoi 

confronti (cfr. atto TAF n. 26).  

 

4.4  

4.4.1 Esaminati con attenzione gli atti di causa, il Tribunale ritiene anzitutto 

che non vi siano motivi fondati per discostarsi dalla valutazione della SEM 

circa l’inverosimiglianza (art. 7 LAsi) delle asserite persecuzioni subite dalla 

ricorrente 1 prima dell’espatrio, così come del suo presunto ruolo politico 

di rilievo (cfr. decisione impugnata, pagg. 4-7). 

 

4.4.2 In primo luogo, si osserva che il presunto ruolo dirigenziale rivendi-

cato è stato descritto in termini generici e stereotipati, senza dettagli circo-

stanziati. Interrogata sulle sue funzioni, l’interessata si è limitata ad enun-

ciazioni vaghe e prive di contenuto concreto, aggiungendo dettagli solo su 

esplicita sollecitazione e senza mai fornire chiarimenti puntuali circa le at-

tività effettivamente svolte, gli scopi perseguiti o le modalità operative delle 

cosiddette “commissioni” e “riunioni” alle quali avrebbe partecipato (cfr. atto 

SEM n. 38/14 D16, D40 e D46-51). A ciò si aggiunge la contraddizione tra 

il presunto incarico dirigenziale e l’assunzione simultanea di mansioni di 

scarso rilievo, come la pulizia dei locali e la distribuzione del cibo (idem 

D16 e D50-51), elemento che corrobora ulteriormente l’incoerenza del pro-

filo politico dichiarato.  

 

4.4.3 In secondo luogo, non risultano elementi concreti a dimostrazione di 

una persecuzione anteriore alla fuga. La ricorrente afferma sostanzial-

mente di essere espatriata per timore di rappresaglie a seguito di alcune 

intimidazioni – non supportate da alcun riscontro probatorio – tra cui: l’es-

sere stata avvicinata da un agente di polizia che le avrebbe chiesto i nomi 

dei membri del suo gruppo, minacciandola di “tornare a prenderla”; l’essere 

stata spintonata sul marciapiede da un’auto in corsa; il ritrovarsi con la bi-

cicletta manomessa; nonché l’essere stata pedinata in luoghi pubblici da 

persone con “sguardi minacciosi” (cfr. atto SEM n. 38/14 D40-45 e D54). 

Tuttavia, la decisione di espatriare per tali ragioni appare poco plausibile e 

difficilmente coerente con l’atteggiamento che ci si può ragionevolmente 

attendere da una persona politicamente attiva e impegnata da tempo in un 

ambito sensibile quale la tutela dei diritti umani e la causa curda. Conside-

rato questo profilo, e in assenza di minacce concrete e immediate, risulta 

D-85/2024 

Pagina 11 

poco verosimile che la ricorrente abbia scelto la fuga senza aver prima 

valutato o intrapreso misure intermedie di protezione nel proprio Paese. 

 

4.4.4 Infine, l’insorgente afferma che alcuni agenti di polizia si sarebbero 

recati presso la sua abitazione per comunicarle verbalmente l’esistenza di 

“una denuncia” a suo carico. Tale modalità si discosta significativamente 

dalla prassi istituzionale turca e risulta poco verosimile sotto il profilo pro-

cedurale (idem D40, D54, D70–75, D81–82, D83–86), anche alla luce del 

fatto che, al momento dell’espatrio, non erano ancora state svolte indagini 

penali (cfr. mdp SEM n. 4 e 9-15). A ciò si aggiunge un’ulteriore contraddi-

zione. Da un lato, l’interessata ha affermato che gli agenti si sarebbero 

presentati per informarla di una procedura a suo carico (cfr. atto SEM n. 

38/14 D75), lasciando quindi intendere che l’incontro avesse uno scopo 

preciso, ossia quello di notificarle una denuncia (idem D77: “[…] hanno solo 

detto che c’era una denuncia”), soggiungendo anche di essere stata ricer-

cata per la sua attività politica nel partito (idem D69: “[Perché è ricercata?] 

Perché sono del partito. Ho svolto lavori per il partito, ho partecipato a delle 

manifestazioni, dove venivano anche mostrate le violazioni dei diritti umani 

[…]”). Tuttavia, confrontata sul contenuto delle indagini penali successiva-

mente avviate, ha poi dichiarato di non sapere per quale motivo i poliziotti 

si fossero effettivamente recati presso la sua abitazione (idem D89-90: 

“L’inchiesta l’hanno aperta, visto che non mi hanno trovata, quelli dell’ufficio 

dei reati informatici. Sinceramente non lo so se ci sia un legame. lo sono 

espatriata per le minacce e sono espatriata prima che venisse emessa la 

decisione di accompagnamento coattivo. […] Io però non so se quel giorno 

i poliziotti per cosa erano arrivati.”). Tale incongruenza indebolisce ulterior-

mente la coerenza della narrazione e alimenta dubbi sull’effettiva veridicità 

degli eventi riferiti.  

 

4.4.5 L’insieme di questi elementi – vaghezza del racconto, mancanza di 

riscontri concreti, contraddizioni interne e stereotipizzazione dei contenuti 

– non consentono pertanto di ammettere una situazione realmente vissuta. 

 

4.4.6 Analogamente, anche il ricorrente 2 non ha reso verosimile la sua 

appartenenza all’HDP né il suo effettivo coinvolgimento al suo interno – 

aspetto non contestato nel ricorso. Come rilevato dalla SEM, le sue dichia-

razioni presentano infatti delle contraddizioni narrative: dapprima ha dichia-

rato di esserne stato membro attivo, per poi affermare il contrario (cfr. atto 

SEM n. 39/8 D29 e D38). Dopodiché ha modificato la sua versione dichia-

rando di aver distribuito volantini, dialogato con le persone e offerto le sedie 

durante i festeggiamenti del Newruz (idem D39). Inoltre, sulla presunta at-

testazione dell’HDP versata agli atti (mdp SEM n. 11), egli non è stato in 

D-85/2024 

Pagina 12 

grado di indicarne il contenuto e, nonostante il documento porti la data del 

(…) 2023, ha dichiarato di averlo ottenuto due anni prima dell’audizione 

alla SEM (cfr. atto SEM n. 39/8 D24-35).  

 

4.4.7 Su questi punti, le allegazioni si rivelano pertanto inverosimili sotto il 

profilo dell’art. 7 LAsi.  

 

4.5  

4.5.1 Per il resto, i timori espressi dagli interessati in relazione alle proce-

dure penali a carico della ricorrente 1 si rivelano infondati (art. 3 LAsi).  

 

4.5.2 In primo luogo, si osserva che l’interessata ha lasciato la Turchia in 

un momento in cui, per sua stessa ammissione, non erano ancora state 

avviate le inchieste penali a suo carico (cfr. mdp SEM n. 4 e 9-15; atto SEM 

n. 38/14 D69). Al momento dell’espatrio (giugno 2023) non poteva dunque 

nutrire un concreto timore di persecuzione in relazione a tali procedimenti. 

Inoltre, in assenza di precedenti penali, le presunte circostanze da lei de-

scritte – tra cui l’essere stata pedinata e la visita a casa sua di agenti di 

polizia per informarla di una non meglio precisata denuncia nei suoi con-

fronti, fatti già ritenuti inverosimili (cfr. consid. 4.4.4 supra) – non possono 

ragionevolmente costituire, per difetto d’intensità, un concreto timore di 

persecuzione a fronte del quale non restava alla soluzione che la fuga dal 

Paese.  

 

4.5.3  

4.5.3.1 In secondo luogo, le procedure giudiziarie per i reati di offesa al 

presidente e di propaganda a favore di un’organizzazione terroristica, già 

sfociate in due atti d’accusa, non può giustificare un fondato timore di per-

secuzioni future rilevanti per l’asilo (cfr. consid. 3.3.3 supra).  

 

4.5.3.2 Anzitutto, va ragionevolmente escluso che l’interessata sarà espo-

sto al rischio di trattamenti contrari ai diritti fondamentali dell’uomo seb-

bene, in caso di rimpatrio, possa essere arrestata ai fini dell’interrogatorio. 

Infatti, essendo incensurata – aspetto incontestato nel gravame – non si 

può ritenere a priori che verrà condannata a una pena detentiva pluriennale 

senza condizionale in quanto, secondo la prassi dei tribunali turchi in rela-

zione al reato di offesa al presidente, verrebbe piuttosto pronunciata una 

pena condizionale (cfr. art. 51 TCK), rispettivamente il rinvio della proce-

dura penale in virtù dell’art. 231 cpv. 5 del Codice di procedura penale turco 

(cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7.1); il rischio di essere posta in car-

cerazione preventiva è altresì improbabile (cfr. ex pluris sentenze del TAF 

D-1524/2024 del 7 febbraio 2025 consid. 6.5.4.3; D-4788/2024 del 30 

D-85/2024 

Pagina 13 

settembre 2024 consid. 4.1.2). Inoltre, va esclusa l’esistenza di un profilo 

politico di rilievo sulla base del quale i tribunali potrebbero pronunciare una 

pena sproporzionatamente severa. La ricorrente non ha infatti reso verosi-

mile di aver assunto ruoli dirigenziali nel suo partito né all’interno dell’As-

sociazione dei diritti umani (cfr. consid. 4.4.2 supra); le attività antecedenti 

all’espatrio (mansioni di pulizia e preparazione del cibo) non si sono quindi 

tradotte in ruoli di responsabilità che configurano un profilo politico tale da 

giustificare un rischio di persecuzione mirata da parte delle autorità turche.  

 

4.5.3.3 Quanto alle circostanze in cui sono state effettuate le pubblicazioni 

sui social media (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7.4), si osserva che 

l’atto d’accusa del (…) 2024 per il reato di propaganda a favore di un’orga-

nizzazione terroristica poggia esclusivamente su dieci pubblicazioni effet-

tuate dopo l’espatrio su Facebook (tutte dell’agosto 2023), sicché la pre-

sunta attività di critica e opposizione politica si conferma estremamente 

modesta (cfr. allegato n. 2 alla replica; mdp SEM n. 15 [rapporto d’inda-

gine]). Inoltre, la ricorrente 1 si è limitata a condividere alcune immagini, 

senza accompagnarle da commenti significativi e ottenendo un riscontro 

pressoché nullo da parte della propria rete virtuale (massimo due “mi piace” 

per singolo post), ciò che rafforza l’assenza di un profilo politico di rilievo 

nei confronti del quale i tribunali potrebbero pronunciare delle pene spro-

porzionatamente severe ed inumane (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 

9.4). Lo stesso vale per la procedura relativa al reato di offesa al presidente 

che si basa unicamente su tre pubblicazioni su Facebook, tutte datate tra 

il (…) 2023 (cfr. allegato n. 3 alla replica [atto d’accusa del {…} 2024]). 

Inoltre, il fatto che le pubblicazioni sui social media siano iniziate solo dopo 

l’espatrio induce a ritenere che – in assenza di persecuzione al momento 

della fuga (cfr. consid. 4.5.2 supra) – l’attività critica verso il governo sia 

stata intrapresa in funzione della procedura d’asilo in oggetto, con l’obiet-

tivo di aumentare le probabilità di una decisione favorevole (cfr. ex pluris 

sentenze del TAF E-7205/2023 del 14 maggio 2025 consid. 5.2; D-

1855/2024 del 12 maggio 2025 consid. 7.3.2).  

 

4.5.3.4 In ogni caso, va riconosciuto che la natura delle pubblicazioni effet-

tuate è tale da giustificare l’apertura di un’inchiesta penale in Turchia, ri-

spettivamente un rinvio a giudizio, per determinare l’esistenza del reato 

secondo il diritto penale interno (cfr. ex pluris sentenze D-1524/2024 con-

sid. 6.5.4.3; E-4103/2024 consid. 9.3). In particolare, dagli atti di causa ri-

sulta che le immagini condivise dall’interessata raffigurano combattenti 

curdi appartenenti al PKK e all’Unità di Protezione Popolare (in turco 

Yekîneyên Parastina Gel [YPG]), verosimilmente riconducibili al braccio ar-

mato del PKK, chiamato Forze di Difesa del Popolo (in curdo Hêzên 

D-85/2024 

Pagina 14 

Parastina Gel [HPG]). Per quanto riguarda le figure femminili, è probabile 

che si tratti delle combattenti dell’ala militare femminile dell’YPG, ossia 

l’Unità di Protezione delle Donne (in curdo Yekîneyên Parastina Jin [YPJ]). 

Le fotografie mostrano inoltre armi da fuoco, fucili semiautomatici, AK-47 

(fucile d’assalto) e lanciamissili anticarro o antiaerei, rappresentando 

quindi individui pesantemente armati e pronti al combattimento (cfr. alle-

gato n. 2 alla replica; mdp SEM n. 15, rapporto d’indagine). L’interessata 

ha poi qualificato il presidente Erdogan come “dittatore”, “fascista” ed “as-

sassino” (cfr. allegato n. 3 alla replica, atto d’accusa del […] 2024). Ciò 

posto, non si può escludere che tali pubblicazioni costituiscano un legittimo 

motivo di perseguimento penale in base alle regole di uno Stato di diritto. 

Del resto, affermazioni potenzialmente ingiuriose nei confronti di autorità 

politiche o contenuti interpretabili come incitamento alla violenza, potreb-

bero essere perseguite anche in Svizzera (artt. 173, 174, 177 e 259 del 

Codice penale svizzero [CP, RS 311.0]; cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 

8.6.2). Pertanto, qualora le procedure giudiziarie in parola dovessero con-

durre a un giudizio di colpevolezza, non è ravvisabile un perseguimento 

penale illegittimo o un politmalus. Il timore di persecuzione espresso dalla 

ricorrente 1 si rivela quindi infondato. 

 

4.5.3.5 Tale valutazione si impone anche con riferimento all’attività politica 

svolta in esilio, da considerarsi di portata modesta, nella misura in cui l’in-

teressata ha partecipato soltanto in due occasioni a manifestazioni pubbli-

che in favore del PKK (cfr. atti TAF n. 23 e 29). Il fatto che le autorità inqui-

renti turche abbiano svolto ulteriori accertamenti in merito a tali partecipa-

zioni, integrando rapporti di identificazione nei procedimenti penali pen-

denti, non è sufficiente per giustificare il riconoscimento della qualità di ri-

fugiata. Infatti, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, questi ele-

menti non consentono ragionevolmente di concludere che un eventuale 

rientro in Turchia comporterebbe per la ricorrente 1 – e la sua famiglia – un 

rischio concreto di detenzione sproporzionatamente lunga in condizioni di-

sumane o accompagnata da atti di tortura (cfr. atto TAF n. 29).  

 

4.5.3.6 Infine, sulla presunta persecuzione riflessa legata alla procedura 

giudiziaria avviata nei confronti del fratello del ricorrente 2, quest’ultimo so-

stiene di essere esposto ad un rischio per la propria incolumità a causa dei 

problemi avuti dal fratello con le autorità turche sin dal 2012, come risulte-

rebbe dall’atto d’accusa prodotto (cfr. allegato all’atto TAF n. 4). Secondo 

la ricostruzione fornita, il fratello – attivo nel periodo giovanile all’interno 

dell’HDP – sarebbe stato arrestato sul luogo di lavoro da alcuni agenti in 

borghese, i quali gli avrebbero promesso il rilascio a seguito di una dichia-

razione relativa alle sue attività politiche. Tuttavia, il rilascio non sarebbe 

D-85/2024 

Pagina 15 

mai avvenuto e l’uomo risulterebbe ancora detenuto. Al momento dell’arre-

sto, i ricorrenti risiedevano nello stesso edificio del fratello e, per tale mo-

tivo, sarebbero stati più volte oggetto di visite e insulti da parte della polizia 

(cfr. atto TAF n. 15, pag. 2). A giudizio del Tribunale, tale censura si rivela 

tuttavia infondata. In primo luogo, la narrazione proposta non trova un ri-

scontro sufficiente nella documentazione agli atti: né l’esito della procedura 

giudiziaria a carico del fratello, né la sua attuale carcerazione risultano 

chiaramente comprovati (o resi perlomeno verosimili). I mezzi di prova for-

niti non sono sufficienti per avvalorare tali circostanze. In assenza di un 

simile riscontro, si può quindi ragionevolmente escludere un nesso causale 

diretto tra la situazione del fratello e un rischio attuale di persecuzione a 

carico della famiglia del ricorrente 2. A conferma di ciò, si osserva che, 

come rilevato anche dalla SEM nella risposta (atto TAF n. 12), quest’ultimo 

non ha mai fatto riferimento alla procedura penale del fratello durante la 

sua audizione, né ha segnalato di aver subìto in patria delle conseguenze 

riconducibili a tale vicenda, nonostante il lungo lasso temporale intercorso 

tra l’accusa penale del famigliare (avvenuta nel 2012) e il suo espatrio (av-

venuto nel 2023), il quale è stato peraltro ricondotto esclusivamente ai pro-

blemi politici della moglie (cfr. atto SEM n. 39/8 D14 e D37-38). Tale omis-

sione, non contestata nella triplica e neppure nei successivi complementi, 

avvalora l’infondatezza della censura proposta. La giustificazione fornita, 

secondo cui i precedenti patrocinatori legali, in assenza di documenti pro-

batori, avrebbero sconsigliato di menzionare la vicenda del fratello del ri-

corrente 2 (cfr. atto TAF n. 15, pag. 2), non appare risolutiva. Se tale ele-

mento fosse stato davvero centrale per la domanda d’asilo, i ricorrenti – o 

quantomeno la loro rappresentanza legale specializzata nel diritto dell’asilo 

– avrebbero dovuto quanto meno illustrarlo nel dettaglio, riservandosi di 

integrare la documentazione successivamente. 

 

4.6 Per queste ragioni, il Tribunale giudica che i motivi d’asilo presentati dai 

ricorrenti non giustificano il riconoscimento della loro qualità di rifugiati ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Su questo punto, la decisione avversata va quindi 

confermata.  

 

5.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

di principio l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 44 

LAsi). I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l’autorità 

inferiore avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (cfr. 

artt. 14 cpv. 1-2 e 44 LAsi, nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa 

a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF 

D-85/2024 

Pagina 16 

2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è quindi tenuto a 

confermarlo. 

 

6.  

6.1 L’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, 

RS 142.20), applicabile per rinvio dell’art. 44 LAsi, dispone che l’esecu-

zione dell’allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-

missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 

LStrI). Se una di queste condizioni non è adempiuta, la SEM dispone l'am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI). 

 

6.2 Su questo punto, la SEM ritiene sostanzialmente che, alla luce della 

giovane età dei ricorrenti, nonché delle loro stabili condizioni di salute e 

della favorevole situazione economica e familiare in patria, non sussistano 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. decisione avversata, pagg. 

9-10). Tuttavia, gli interessati sostengono che “considerando la […] situa-

zione personale e le attuali condizioni nel Paese d'origine”, un rinvio in Tur-

chia non sarebbe ragionevolmente esigibile, poiché rischierebbe di esporli 

a maltrattamenti e, in ogni caso, sarebbe in contrasto con la Convenzione 

del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei 

confronti delle donne e la violenza domestica dell'11 maggio 2011 (Con-

venzione di Istanbul, RS 0.311.35; cfr. ricorso, pag. 7). 

 

6.3 Giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non è am-

missibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico della Svizzera. A tale proposito, i ricorrenti non pos-

sono – per i motivi già enucleati – prevalersi del principio del divieto di re-

spingimento in quanto non dispongono della qualità di rifugiati (cfr. art. 5 

cpv. 1 LAsi). Non v’è inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in 

relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105), posta l’assenza di elementi in questo senso 

nell’ampia documentazione giudiziaria turca versata agli atti. Anche l’at-

tuale situazione dei diritti umani nel Paese d’origine non risulta ostativo al 

loro rimpatrio (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 12.4). L’esecuzione 

dell'allontanamento è pertanto ammissibile. 

6.4  

6.4.1 Secondo l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragione-

volmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo 

D-85/2024 

Pagina 17 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica.  

 

6.4.2 Per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un con-

testo di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integra-

lità del territorio (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 13.2 e 13.4.8). Il 1° 

marzo 2025, il PKK ha inoltre approvato un cessate il fuoco immediato con 

la Turchia e, 12 maggio successivo, ha dichiarato la propria dissoluzione 

(cfr. NEUE ZÜRCHER ZEITUNG [NZZ], articolo online “PKK verkündet Waffen-

stillstand mit der Türkei” del 1° marzo 2023, https://www.nzz.ch/internatio-

nal/pkk-verkuendet-waffenstillstand-mit-der-tuerkei-ld.1873453, consultato 

il 3 settembre 2025; NZZ, articolo online “Konflikt mit der Türkei: PKK gibt 

Auflösung bekannt” del 12 maggio 2025, https://www.nzz.ch/internatio-

nal/die-kurdische-arbeiterpartei-pkk-hat-sich-aufgeloest-ld.1883875, con-

sultato il 3 settembre 2025). Posta l’attuale situazione nelle provincie col-

pite dai terremoti avvenuti nel 2023, l’esigibilità dell’esecuzione dell’allon-

tanamento dev’essere poi esaminata caso per caso qualora la persona in-

teressata sia originaria di queste zone (cfr. sentenza del TAF E-1308/2023 

del 19 marzo 2024 consid. 11.2.7 e 11.3.1 [sentenza di riferimento]). 

6.4.3 Nel caso concreto, i ricorrenti non provengono da una regione toccata 

dai sismi del 2023, sono giovani e godono di una condizione di salute sta-

bile, nella misura in cui non soffrono di affezioni trattabili soltanto in Sviz-

zera (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.3; 2011/50 consid. 8.3). Infatti, i referti 

medici precedenti alla decisione avversata relativi al ricorrente 2 attestano 

soltanto un torcicollo, un trauma da iperestensione del quinto dito della 

mano destra occasionato durante una partita di calcio. Il ricorrente 3 ha poi 

accusato una congiuntivite, mentre il ricorrente 4 si è ferito in un’occasione 

alla mano (cfr. atti SEM n. 31/2, 32/2, 33/1, 34/1 e 35/2). Inoltre, i referti 

medici successivi alla decisione avversata attestano soltanto una visita del 

ricorrente 2 in data (…) 2023 al Pronto soccorso dell’Ospedale Regionale 

di Mendrisio per un “dolore toracico di verosimile origine osteomuscolare” 

e una “lieve anemia ipocromica microcitica su possibile talassemi”, curati 

con la somministrazione di (…) (cfr. atto SEM n. 52/2). Il (…) 2023, la ricor-

rente 1 ha poi svolto delle visite per una “sospetta crisi di panico”, nell’am-

bito delle quali non sono stati accertati problemi o disfunzionamenti di na-

tura fisica (cfr. atto SEM n. 60/2 e 61/2). Tali problematiche sono state suc-

cessivamente trattate con una cura farmacologica di (…) (cfr. atto SEM n. 

62/3). Il ricorrente 2 è stato infine visitato il (…) 2024 per una “sindrome 

influenzale delle vie respiratorie alte” (cfr. atti SEM n. 64/2 e 65/2). Lo stadio 

valetudinario dei ricorrenti non assume quindi una gravità tale da costituire 

D-85/2024 

Pagina 18 

un elemento ostativo all’esecuzione del loro allontanamento. Su questo 

punto, i ricorrenti non propongono peraltro nessuna censura. Essi dispon-

gono inoltre di una solida esperienza professionale nel settore edile e delle 

pulizie, nonché di una sufficiente rete familiare in patria – in particolare i 

genitori e i 10 fratelli e sorelle della ricorrente 1 domiciliati in diverse città 

della Turchia, rispettivamente i genitori e i sette fratelli del ricorrente 2 (cfr. 

atti SEM n. 38/14 D16-22; n. 39/8 D10-14). Ciò posto, non è quindi verosi-

mile che gli interessati riscontreranno difficoltà eccessive nell’ambito della 

loro reintegrazione lavorativa e sociale in Turchia. Di riflesso, l’esecuzione 

dell’allontanamento si rivela ragionevolmente esigibile.  

6.5 Infine, non risultano impedimenti dal profilo della possibilità dell'esecu-

zione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI). 

6.6 Visto quanto precede, la decisione avversata va confermata anche in 

materia di esecuzione dell’allontanamento.  

7.  

In esito, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

LAsi). La stessa non è poi incorsa in un abuso del potere d’apprezzamento 

in relazione alla misura dell’allontanamento. Il ricorso va quindi respinto.  

 

8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– vanno po-

ste a carico dei ricorrenti soccombenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; art. 3 lett. b 

del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Le stesse vengono prelevate dall’anticipo spese versato 

al Tribunale il 31 gennaio 2024.  

9.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-85/2024 

Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

importo è prelevato dall’anticipo spese versato al Tribunale il 31 gennaio 

2024.   

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: