# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c83f4d8-8d88-56e9-8e9c-c2a8c804ce6f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.04.2014 32.2013.133
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-133_2014-04-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2013.133

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  1 aprile 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 luglio 2013 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 giugno 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1956, da ultimo attiva quale ausiliaria di pulizie presso le imprese
di pulizia __________ di __________ e __________ di __________ (doc. AI 12/6,
12/7, 20/1-36, 48/1 e 51/1-24), nel dicembre 2011 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da “(…) diabete,
frattura tre dita del piede destro (non si può operare), artrosi (…)” (doc.
AI 1/1-9).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti del caso – segnatamente la perizia pluridisciplinare 9 aprile 2013 del SAM
(doc. AI 58/1-48), il rapporto finale 11 aprile 2013 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 60/1-3) e la valutazione 24 aprile 2013 del funzionario __________
(doc. AI 61/1 e 62/1-4) – l’Ufficio AI, con decisione 4 giugno 2013, preavvisata con progetto
25 aprile 2013 (doc. AI 63/1-2), ha negato all’assicurata il diritto ad una
rendita essendo il grado d’invalidità inferiore a quello pensionabile del 40% (doc.
AI 68/1-3).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione, tramite il sindacato RA 1, l’assicurata ha interposto il
presente ricorso al TCA con il quale – contestata la
valutazione medica ed economica con argomentazioni di cui si dirà, se
necessario, in seguito – ha chiesto il riconoscimento del diritto ad una rendita intera dal
1. agosto 2012.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa – vista l’annotazione 16 luglio 2013 nella quale il medico SMR dr. __________,
ritenuta la risposta della dr.ssa __________ alle sue domande (IV/1 e IV/2), ha
concluso che “(…) in considerazione della risposta della dr.ssa __________
si conferma stato di salute invariato, quindi si conferma valutazione
precedente in assenza di modifica di stato di salute. (…)” (IV/3) – l’Ufficio AI
ha chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con
scritto 6 agosto 2013, richiamate le certificazioni agli atti rese dalla specialista
in oftalmologia, l’assicurata ha rilevato che “(…) preso atto della risposta
AI, contestualmente registriamo la valutazione della D.ssa __________ del 16.09.2013,
nella quale viene segnalato che non c’è stato un peggioramento da febbraio 2012
ad oggi, che non c’è inabilità lavorativa per l’attività casalinga e di
domestica e che la vista è rimasta invariata. La ricorrente è sempre in cura
dalla specialista citata, e dunque siccome la curante si è espressa di recente,
vista la certificazione, rinunciamo a consultarla. […] Attualmente, bilateralmente,
non siamo in presenza di un’ipovisione, ma per l’occhio sinistro la circostanza
invece si realizza, tant’è che il visus del 20%, è il limite giudicato da ipovisione,
che fa scattare il diritto all’assegno grande invalido, come da circolare AI. (…)”
(VI).

 

                               1.6.   Con
osservazioni 20 agosto 2013 – rilevato che, nella misura in cui postula il riconoscimento del
diritto ad un assegno per grandi invalidi, detta richiesta è irricevibile e che,
in ogni caso, “(…) non siamo in presenza di un’ipovisione grave ai sensi
dell’art. 37 cpv. 3 let. d OAI, in quanto l’acuità visiva da lontano dopo
correzione non è inferiore su ambo i lati a 0,2 conformemente a quanto disposto
dalla cifra marginale 8065 della CIGI. Del resto, lo stesso rappresentante
dell’assicurata – all’interno del proprio scritto sub. doc. VI incarto TCA – ha
affermato che “(…)
attualmente, bilateralmente, non siamo in presenza di un’ipovisione (…)” (cfr. pure a tale proposito la valutazione SMR 17.7.2012 agli
atti). (…)” (VIII) – l’Ufficio AI ha
confermato la domanda di reiezione del ricorso.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF
9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                               2.2.   Come
evidenziato (cfr. consid. 1.2), oggetto della lite è la decisione del 4 giugno
2013 con la quale l’Ufficio AI ha negato il diritto a una rendita.

                                         Ricordato
che é la decisione che determina l’oggetto dell’im-pugnazione (DTF 125 V 413,
consid. 1a, pag. 414; DTF 118 V 311, consid. 3b, pag. 313-314 e DTF 105 V 274,
consid. 1, pag. 276 tutte con riferimenti) – come rettamente rilevato
dall’amministrazione (cfr. consid. 1.6) –, nella misura in cui con
lo scritto del 6 agosto 2013 l’insorgente postula il riconoscimento del diritto
ad un assegno per grandi invalidi, il ricorso è irricevibile.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perchè il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I
600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342,
607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss
des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

 

 

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia.

 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna
dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante
il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato
del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il
punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere.
Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un
danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato
eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è
piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità
lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe
persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid.
2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti).

                                         Nella
STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure
la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio
2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                               2.5.   Nel
caso in esame, ricevuta la domanda di prestazioni – vista la documentazione
agli atti e ritenuta la valutazione del 13 novembre 2012 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 45/1-2) – l’amministrazione ha ordinato una perizia pluridisciplinare a cura
del SAM (doc. AI 46/1-3, 53/1, 54/1-2, 55/1 e 56/1-2).

 

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare del 9 aprile 2013 (doc. AI 58/1-48) risulta che i periti,
dopo aver elencato gli atti ed esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni
obiettive, hanno fatto capo a cinque consultazioni specialistiche esterne, di
natura endocrinologica (dr. __________), reumatologica (dr. __________),
cardiologica (dr. __________), oftalmologica (dr.ssa __________) e ORL (dr. __________).

 

                                         Viste
le risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente presso il
citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente diagnosi:

 

" 
(…)

6.1  Diagnosi con influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Retinopatia diabetica non proliferativa con edema
maculare più importante a sin. che a ds.:

 

     -  stato dopo esiti di fotocoagulazione all’Argon
laser parziale bilaterale;

     -  stato dopo iniezioni intravitreali di anti-VGF
bilateralmente (2006);

     -  ipertensione oculare.

 

Cardiopatia ipertensiva con probabile cardiopatia
ischemica con:

 

     -  attuale angina pectoris rilevata alla prova
ergometrica di grado CCS-C I-II;

     -  lieve ipertrofia eccentrica del
ventricolo sin. con normale funzione sistolica e disfunzione diastolica di I
grado;

     -  fattori di rischio cardiovascolari:
ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia.

 

 

 

6.2  Diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Ipermetropia, astigmatismo misto, presbiopia.

 

Periartropatia omero scapolare tendinopatia bilaterale,
a ds. > sin., con piccola calcificazione al tuberculum
majus della spalla ds.

 

Sindrome lombare su alterazioni statiche soprattutto
un’osteocondrosi L5-S1.

 

Deformazione in piede piano traverso e alluce valgo
bilaterale, a ds. > sin. e deformazioni in dita a martello al
II e III raggio del piede ds.

 

Fibromialgia.

 

Diabete mellito tipo B, con sospetta polineuropatia
periferica di moderata intensità e con insulinorichiedenza secondaria.

 

Esiti di otite media bilaterale 2011.

(…)" (doc. AI 58/13-14)

 

                                         Considerati
tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione e posta la seguente
valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità lavorativa: “(…)
Dal punto di vista medico-teorico globale, l’A. presenta, nell’attività da
ultimo esercitata in qualità di ausiliaria di pulizie, una capacità lavorativa
pari al 70%. (…)” (doc. AI 58/18), il SAM ha concluso:

 

" 
(…)

8.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Dal punto di vista oculistico la nostra consulente
diagnostica una retinopatia diabetica non proliferativa con edema maculare più
importante a sin. che a ds.; uno stato dopo esiti di fotocoagulazione all'Argon
laser parziale bilaterale; uno stato dopo iniezioni intravitreali di anti VGF
bilateralmente nel 2006; un'ipertensione oculare, nonché un'ipermetropia, un
astigmatismo misto e una presbiopia. Pertanto secondo la nostra consulente
oculista l'A. nell'ultima attività esercitata di ausiliaria di pulizie presenta
una capacità lavorativa del 70% considerata la situazione di monocolo, l'acuità
visiva dell'occhio ds. di 0,7 e il campo visivo, all'unico occhio funzionante,
con scotomi paracentrali e periferici.

 

Dal punto di vista endocrinologico il nostro consulente
diagnostica un diabete mellito di tipo B con sospetta polineuropatia periferica
di moderata intensità e con insulinorichiedenza secondaria. Quale altra
importante complicazione del diabete viene segnalata una importante retinopatia
diabetica non proliferativa. Il nostro consulente considera il diabete
insulinorichiedente e la polineuropatia presente in grado solo moderato
(escludendo la retinopatia diabetica) come patologie senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa. Pertanto l'A. presenta una capacità lavorativa completa nell'ultima
attività svolta.

 

Dal punto di vista, cardiologico il nostro consulente
diagnostica una cardiopatia ipertensiva con una probabile cardiopatia ischemica
con: attuale angina pectoris rilevata alla prova ergometrica di grado CCS-C1-2,
lieve ipertrofia eccentrica del ventricolo sin. con normale funzione sistolica
e disfunzione diastolica di l grado; quali fattori di rischio cardiovascolari
vengono annoverati l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito e la dislipidemia.
Pertanto in considerazione dell'anamnesi, degli esami strumentali effettuati,
dal punto di vista strettamente cardiologico, il nostro consulente giudica l'A.
come completamente abile al lavoro nella sua professione. Tale affermazione
viene anche suffragata dal fatto che l'ultima attività dell'A. comportava uno
sforzo fisico giudicabile come lieve-moderato, in quanto si avvale anche
dell'ausilio di macchinari per l'espletamento delle pulizie del caso.

 

Dal punto di vista reumatologico il nostro consulente
diagnostica una periartropatia omeroscapolare tendinopatica bilaterale, a ds.
> sin., con una piccola calcificatone al tuberculum majus della spalla ds.,
una sindrome lombare su alterazioni statiche soprattutto in osteocondrosi
L5-S1, una deformazione in piede piano trasverso e alluce valgo bilaterale, a
ds. > sin. e deformazioni in dita a martello al II e III raggio del piede ds.
e una fibromialgia. Tali patologie secondo il nostro consulente non sono di entità
tale da essere determinanti per una limitazione funzionale; pertanto ritiene
l'A. nell'ultima attività svolta completamente abile al lavoro.

 

Infine la valutazione ORL eseguita dal nostro
consulente ha messo in evidenza un quadro di assoluta normalità.

 

Sulla base di quanto descritto sopra giungiamo alla
conclusione che, globalmente, dal punto di vista fisico e psichico, l'A.
nell'ultima attività svolta in qualità di ausiliaria di pulizie, presenta una
capacità lavorativa del 70%. Quanto detto tiene prevalentemente in conto dello
stato oftalmologico attuale, ossia la situazione di monocolo, l'acuità visiva
all'occhio ds. di 0,7 ed il campo visivo, all'unico occhio funzionante, con
scotomi paracentrali e periferici. La diminuzione della capacità lavorativa
trova giustificazione nel fatto che l'A. non ha un campo visivo normale
all'unico occhio funzionante, bensì a tale occhio l'acuità visiva è ridotta
come già detto a 0,7.

 

9      CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

Dal punto di vista oculistico viene ribadito il fatto
che sono da evitare lavori che necessitino una visione bioculare oppure
un'acuità visiva perfetta e campi visivi perfetti.

 

Dal punto di vista cardiologico l'A. dispone delle
risorse per lo svolgimento di un'attività professionale che preveda un impegno
fisico di grado da lieve a moderato. A livello endocrinologico il diabete insulinorichiedente
e l'eventuale polineuropatia presente in grado solo moderato (eccentuando la
retinopatia diabetica), non vengono valutati come fattori limitanti sulla
capacità lavorativa.

 

Infine l'aspetto ORL e l'aspetto reumatologico non
hanno influenza sulla capacità lavorativa dell'A.

 

Per quanto riguarda le possibilità terapeutiche
possiamo fare le seguenti considerazioni:

 

-       secondo la nostra consulente
oculista la terapia di fotocoagulazione è importante per cercare di migliorare
l'edema maculare o almeno per cercare di stabilizzarlo. All'occhio sin. per il
momento non ci sino stati grandi miglioramenti. II risultato di tale intervento
non è ancora stabile, per cui gli effetti sulla capacità lavorativa non sono
definitivi;

 

-       dal punto di vista cardiologico il
nostro consulente consiglia all'A. di effettuare una scintigrafia del miocardio
e, in funzione dell'eventuale grado d'ischemia registrato, eseguire successivamente
un esame coronarografico. Nel caso in cui vi fosse una lesione stenotica a
carico del ramo coronarico la stessa sarebbe suscettibile di dilatazione e
pertanto di miglioramento dell'angina pectoris dell'A. per sforzi importanti.
Una terapia medica tuttavia potrebbe anche migliorare al momento la
sintomatologia anginosa dell'A. e pertanto il nostro consulente ha consigliato
di prescrivere un betabloccante alfine di ridurre il consumo d'ossigeno del
miocardio durante lo sforzo. Tali presidi potrebbero migliorare sia la qualità
di vita che la prognosi dell'A. stessa;

 

-       il nostro consulente endocrinologo
consiglia per migliorare il profilo glicemico medio (in considerazione
dell'emoglobina glicata) con un'intensificazione della terapia antidiabetica
medicamentosa per esempio con un frazionamento dell'insulinoterapia attuale con
due iniezioni al giorno. Inoltre una terapia medicamentosa con il Lyrica, per
esempio, potrebbe migliorare anche la moderata polineuropatia agli arti
inferiori e questo permetterebbe all'A. di riposare senza disturbi migliorando
così anche la sua qualità di vita;

 

-       infine il nostro consulente reumatologo
consiglia all'A. di utilizzare regolarmente delle scarpe ortopediche e dei
plantari adatti soprattutto durante l'esercizio dell'attività professionale.

 

10   OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente
discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

 

Lasciamo al Servizio Medico Regionale, rispettivamente
all'Ufficio Al, la decisione a nostra perizia al medico curante, affinché sia
informato sulle conclusioni peritali.

(…)" (doc. AI 58/19-21)

 

                                         L’Ufficio
AI – considerate le risultanze peritali e ritenuti il rapporto finale 11
aprile 2013 del medico SMR dr. __________ (doc. AI 60/1-3) e la valutazione 24
aprile 2013 del funzionario __________ (doc. AI 61/1 e 62/1-4) – con decisione
4 giugno 2013 ha quindi negato all’assicurata il diritto a prestazioni.

 

                               2.6.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF
125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne
il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta
Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro
d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere
osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi
mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da
istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure
il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla
Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la
nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi
tanto a livello amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze
minime delle tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei
criteri di qualità e di controllo e rafforzamento dei diritti di
partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello
dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti,
il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per
principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono posti a
carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che
stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del SMR può essere
riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto senza aver
visitato personalmente l’assicu-rato.

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con
riferimenti). (…)" 

(STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29
settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura
senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su
un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

 

                                         Inoltre,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve
adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto
porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi
sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della
ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve
tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione
psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,
la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e
l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La
prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati
criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della
persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi
su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurispru-denza in materia di valore
probatorio di rapporti medici questo Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano
di far proprie le conclusioni a cui è giunto il medico SMR dr. __________ il
quale – confermando la valutazione dei periti del SAM che hanno
compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata è portatrice
– ha stabilito, tanto nella sua attività abituale quanto in un’altra
attività adeguata, un’inabilità lavorativa del 100% dall’ottobre 2010 al marzo
2011 e del 30% dall’aprile 2011 (vedi il rapporto finale SMR dell’11 aprile
2013 sub doc. AI 60/1-3).

 

                                         Va
innanzitutto rilevato che il dr. __________, nella valutazione del 13 novembre
2011 (doc. AI 45/1-2) – posti i seguenti periodi di incapacità lavorativa: 100%
dall’ottobre 2010 al marzo 2011, 20% dall’aprile 2011 e 100% dall’agosto 2011 (ritenuti
il rapporto 18 gennaio 2012 nel quale il dr. __________, FMH in medicina
generale, ha attestato un’inabilità lavorativa del 100% dal 22 agosto 2011 [doc.
AI 19/1-5, in particolare il punto 1.6] e il rapporto 20 febbraio 2012 [doc. AI
25/1-3] nel quale la dr.ssa __________, FMH in oftalmologia e oftalmochirurgia,
ha attestato una “(…) incapacità lavorativa medicalmente giustificata del
20% almeno, nell’ultima attività esercitata: a causa dei problemi oculari era giustificata
un’incapacità lavorativa, poiché la paziente vedeva poco, dall’inizio della
terapia in ottobre 2010 al marzo 2011. Dopo la paziente ha visto oltre il 50%
con entrambi gli occhi. Non ho mai prescritto un’incapa-cità lavorativa alla paziente.
(…)” [doc. AI 25/2-3]) –, ha proposto l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare
osservando che “(…) La documentazione a disposizione non permette di
inquadrare le ripercussioni attuali del danno della salute sulla capacità lavorativa.
Il diabetologo Dr. __________ non ha visto l’assicurata dopo il 16 marzo 2012.
Egli ritiene che l’inabilità lavorativa sia dovuta dal punto di vista
diabetologico unicamente alla retinopatia e dichiara di non essere in grado di esprimersi
sull’inabilità lavorativa complessiva. L’assicurata necessita di cure mediche
continue per mantenere la capacità visiva. Si riferisce un peggioramento del
visus riscontrato nel settembre 2012 (rapporto sull’inchiesta per casalinghe).
Lo stato di salute è suscettibile di peggioramento. Prognosi riservata per
quanto riguarda lo stato valetudinario. (…)” (doc. AI 45/2).

                                         In
questo senso, proprio perché un accertamento medico era necessario per chiarire
lo stato di salute – a differenza di quanto sembrerebbe pretendere con il ricorso:
l’insorgente postula il diritto ad una rendita intera dal 1. agosto 2012 trascorso
l’anno di carenza sostenendo, tra l’altro, che ha dovuto abbandonare il lavoro
dall’agosto 2011 a causa di diverse patologie tra cui una patologia visiva con
una tendenza al peggioramento fino all’inizio dell’aprile 2013 e osservando che
“(…) In questo periodo l’assicurazione malattia __________, sulla base dei
suoi accertamenti interni, ha sempre corrisposto l’indennità giornaliera supponendo
la piena incapacità lavorativa. Poi, in virtù della decisione AI, ha soppresso
l’in-dennità con effetto al 1 aprile 2013. (…)” (doc. AI 69/7) –, per il solo
fatto che l’assicuratore malattia abbia corrisposto all’insorgente delle
indennità giornaliere non è ancora possibile concludere alcunché sull’eventuale
diritto ad una rendita.

                                         Va
ricordato che l’incapacità lavorativa riconosciuta dall’assi-curazione per la
perdita di guadagno non vincola l’assicu-razione invalidità; nella STF
9C_882/2009 e 9C_887/2009 del 1. aprile 2010 l’Alta Corte ha infatti osservato
che “(…) eine von einem privaten Kollektiv-Taggeld-versicherer angenommene
Arbeitsunfähigkeit keine bindende Wirkung für die Invalidenversicherung haben
kann, die das Mass der Arbeitsunfähigkeit durch Gutachter abklären liess. (…)”
(STF succitata del 1. aprile 2010 consid. 3).

 

                                         La
dettagliata ed approfondita valutazione del SAM – che ha tenuto conto di
tutta la documentazione medica versata agli atti – non è poi stata validamente
smentita da altri certificati da parte di medici specialisti attestanti nuove
patologie.

 

                                         In
particolare, per quanto riguarda l’aspetto oftalmologico, la dr.ssa __________,
FMH in oftalmologia, nel consulto del 4 febbraio 2013 (doc. AI 58/47-48) – poste le
diagnosi di “(…) •
retinopatia diabetica non proliferativa con edema maculare più importante a
sinistra che a destra •
stato dopo esiti di fotocoagulazione all’Argon laser parziale bilaterale • stato dopo iniezioni intravitreali di
anti-VGF bialteralmente (2006) • ipertensione oculare • ipermetropia, astigmatismo misto, presbiopia (quest’ultima diagnosi
senza influsso sulla capacità lavorativa) (…)”
(doc. AI 58/47/48) –, circa la capacità lavorativa ha concluso che “(…) la paziente
ha lavorato come donna delle pulizie al 100% fino al mese di agosto 2011, in seguito per problemi non oftalmologici e specialmente per il suo scompenso diabetico non ha
più lavorato. Dallo stato oftalmologico attuale la capacità lavorativa può
essere valutata al 70%, vista la situazione monocolo, l’acuità visiva all’OD di
0,7 ed il campo visivo, all’unico occhio funzionante, con scotomi paracentrali
e periferici. […] La diminuzione della capacità lavorativa si giustifica nel
fatto che la paziente non ha un campo visivo normale all’unico occhio
funzionante, inoltre a tale occhio l’acuità visiva è ridotta a 0,7. […] La
paziente è in grado di svolgere altre attività che non necessitino una visione
binoculare, un’acuità visiva perfetta e campi visivi perfetti. La capacità
lavorativa anche in altre attività può essere valutata al 70%. […] Attualmente
la paziente può ancora svolgere la sua attività di casalinga, in lavori non di
precisione, al 70%. (…)” (doc. AI 58/48).

                                         Quanto
al rapporto del 18 giugno 2013 della dr.ssa __________ prodotto con il ricorso
(cfr. doc. A/2), il medico SMR dr. __________, con scritto del 15 luglio 2013
(IV/1), ha interpellato la specialista che, con lettera del 16 luglio 2013, ha così risposto: “(…) volentieri rispondo alla sua lettera del 15.07.2013. La situazione
della paziente è invariata da febbraio 2012 (ndr. recte 2013). La vista
è sempre 60% a destra con la correzione ottimale e 20-30% all’occhio sinistro
con la correzione migliore. Non c’è stato un peggioramento da febbraio 2012 (ndr.
recte: 2013) ad oggi. Dal punto di vista oculistico non c’è inabilità
lavorativa in condizioni di casalinga e di domestica. (…)” (IV/2).

 

                                Il SAM, descritte le risultanze dei diversi consulti specialistici,
ha poi concluso che “(…) sulla base di quanto descritto sopra giungiamo alla
conclusione che, globalmente, dal punto di vista fisico e psichico, l’A.
nell’ultima attività svolta in qualità di ausiliaria di pulizie, presenta una
capacità lavorativa del 70%. Quanto detto tiene prevalentemente in conto dello
stato oftalmologico attuale, ossia la situazione di monocolo, l’acuità visiva
all’occhio ds. di 0,7 ed il campo visivo, all’unico occhio funzionante, con
scotomi paracentrali e periferici. La diminuzione della capacità lavorativa
trova giustificazione nel fatto che l’A. non ha un campo visivo normale
all’unico occhio funzionante, bensì a tale occhio l’acuità visiva è ridotta
come già detto a 0,7. (…)” (doc. AI 58/19-20).

                                         Tale
conclusione risulta conforme alla giurisprudenza cantonale e federale.

                                         Questo
Tribunale rileva infatti che, nella STF 8C_626/2012 del 7 novembre 2012, il
Tribunale federale, confermando quanto già deciso da questa Corte nella sentenza
35.2012.7 del 18 giugno 2012, ha considerato, sulla base della valutazione
peritale eseguita da una specialista in oftalmologia, che l’assicurato poteva
svolgere, nonostante la perdita dell’acuità visiva dell’occhio destro,
un’attività sostitutiva adeguata a tempo pieno, ma con una riduzione del
rendimento del 15% per la durata di 18 mesi.

                                         In
una sentenza 32.2007.128 del 21 febbraio 2008, cresciuta incontestata in giudicato,
il TCA ha confermato la correttezza della valutazione peritale oftalmologica in
base alla quale un’assicurata, di professione cameriera, è stata considerata
abile al lavoro nella misura dell’80% nello svolgimento di attività adeguate, che
non richiedano una visione binoculare e stereoscopica perfetta.

                                         In
un’altra sentenza 35.1999.129 del 27 marzo 2001, confermata dal TFA con
pronunzia U 162/01 del 12 luglio 2001, questo Tribunale ha ammesso il diritto a
una rendita di invalidità permanente del 20%, trattandosi di un assicurato, di
professione pittore/imbianchino, vittima di un trauma all’occhio sinistro con
perdita quasi totale dell’acuità visiva. L’interessa-to è stato giudicato non
più in grado di svolgere mansioni di montaggio e smontaggio delle impalcature,
a causa del rischio di caduta, nonché, in generale, tutte quelle mansioni che
richiedono precisione nella loro esecuzione.

 

                                         Quanto
alle ulteriori patologie analizzate dal SAM va evidenziato quanto segue.

 

                                         Il
dr. __________, FMH ORL, nel consulto del 21 febbraio 2013 (doc. AI 58/27-28),
ha concluso che “(…) dal punto di vista ORL, la paziente è da considerare
abile al lavoro al 100%, senza restrizioni. (…)” (doc. AI 58/28).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in reumatologia e riabilitazione, nel consulto del 6 febbraio
2013 (doc. AI 58/29-35), non ha posto alcuna diagnosi con effetto sulla capacità
lavorativa concludendo che “(…) tenendo in considerazione i reperti clinici
e radiologici, ritengo che questi non siano di entità tale da essere determinanti
per una limitazione funzionale. Ritengo pertanto che l’assicurata possa essere
considerata abile al lavoro da sempre nella forma completa, per quanto riguarda
le sole patologie di tipo muscolo-scheletrico e reumatologiche. Per quanto
riguarda l’attività professionale è consigliabile che l’assicurata utilizzi
regolarmente delle scarpe ortopediche e dei plantari adatti. (…)” (doc. AI
58/35).

                                         In
merito alla censura secondo cui l’amministrazione avrebbe dovuto procedere ad
un accertamento di natura psichiatrica (cfr. il punto 5 del ricorso) va qui evidenziato,
da una parte, che il dr. __________ come i periti del SAM hanno ritenuto la
fibromialgia quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa,
dall’altra parte, che agli atti non vi è alcun atto medico specialistico (e
nemmeno in sede di procedura ricorsuale ne sono stati apportati) che avrebbe
dovuto spingere questo Tribunale o l’amministrazione ad effettuare degli
approfondimenti in questa direzione. Va ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta
dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio
devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo
principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere
delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid.
1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di
collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare –
ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo
alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in endocrinologia/diabetologia, nel consulto del 31 gennaio
2013 (doc. AI 58/36-39), ha concluso che “(…) per l’aspetto strettamente
diabetologico (e escludendo la retinopatia che verrà valutata dalla
collega Oftalmologa Dott. __________) vedo il diabete insulinorichiedente
come patologia senza ripercussioni sulla capacità lavorativa. Quanto la
eventuale polineuropatia, presente in grado moderato, non la valuto come
fattore limitante alla capacità lavorativa. Una terapia medicamentosa in merito
(per esempio con Lyrica) permetterebbe alla paziente un sonno senza disturbi,
migliorando così anche la qualità di vita.. (…)” (doc. AI 58/38). Va qui pure evidenziato che il dr. __________
ha concluso inoltre che “(…) il diabete, escludendo la problematica
retinica, non influenza lo stato psichico della paziente da limitarne in qualche
modo la sua attività al posto di lavoro. (…)” (doc. AI 58/39).

                                         Al
riguardo va osservato che questo Tribunale ha già avuto modo di
accertare che, di massima, la cura di un diabete non è tale da comprometterne
la capacità lavorativa. Nella sentenza dell’11 maggio 2007 (inc. 32.2007.62;
confermata dal Tribunale federale con la STF 9C_376/2007 del
13 giugno 2008), il TCA ha riportato le parole di un medico SMR che ha
rammentato come “(…) anche persone che applicano il sistema
di controllo intenso, ossia diverse misurazioni delle glicemie al giorno, con
applicazione di insulina 4 o 5 volte al giorno, non presentano di regola
un’inabilità lavorativa dato che queste misurazioni vengono di regola svolte prima
dei pasti e al bisogno con dispendio minimo di tempo (pochi minuti). Per
informazioni allego una documentazione della società svizzera diabetici che
illustra che con un diabete si è in pratica in grado di svolgere tutte le
professioni con poche eccezioni. (…)”.

 

                                         Il
dr. __________, capo clinica del servizio di cardiologia ed angiologia
dell’Ospedale __________ di __________, nel consulto del 7 febbraio 2013 (doc.
AI 58/40-45), circa la capacità lavorativa ha concluso che “(…) l’assicurata
mi riferisce che la sua ultima professione consisteva in quella di ausiliaria
di pulizie. A detta dell’assicurata tale attività comporta uno sforzo fisico
giudicabile come lieve-moderato in quanto si avvale anche dell’ausilio di
macchinari per l’espletamento delle pulizie del caso. In considerazione
dell’anamnesi e degli esami strumentali effettuati in data odierna, dal punto
di vista strettamente cardiologico l’assicurata si può considerare abile nella
sua ultima professione nella misura del 100%. […] Alla luce della valutazione
odierna ed in considerazione del punto 2 non esiste una riduzione della
capacità lavorativa. […] Così come esposto al secondo punto una diminuzione
della capacità lavorativa non si giustifica in quanto l’assicurata è abile
nella misura del 100% allo svolgimento della sua professione di ausiliaria di
pulizia. […] Così come esposto l’assicurata può dal punto di vista strettamente
cardiologico svolgere qualsiasi attività comportante un impegno fisico
giudicabile come lieve e moderato nella misura del 100%. (…)” (doc. AI
58/42-43).

 

                                         In
simili circostanze, stante quanto precede, questo Tribunale deve dunque confermare
un’inabilità totale al lavoro in qualsiasi attività dall’ottobre 2010 al marzo
2011 e, dall’aprile 2011, una capacità al lavoro del 70% sia nell’attività
abituale di ausiliaria di pulizie che in un’altra attività adeguata.

 

                               2.8.   In
merito alla censura secondo la quale, ammesso che vi sia una capacità lavorativa
residua, andrebbe accertata la reintegrabilità sul mercato del lavoro (cfr. il
punto 3 del ricorso), questo Tribunale si limita a rilevare quanto segue.

 

                                         L’assicurata
è nata nel 1956, per cui nel 2012, anno a partire dal quale pretende il
riconoscimento del diritto ad una rendita intera (cfr. consid. 1.3), ella non
ha ancora raggiunto l’età a partire dalla quale la giurisprudenza considera
generalmente che non esistono possibilità per valorizzare la capacità lavorativa
residua in un mercato del lavoro ritenuto equilibrato (STF 9C_578/2009 del 29
dicembre 2009, consid. 4.3.2 e riferimenti).

                                         Quanto
poi all’assenza di una formazione professionale e alle difficoltà linguistiche,
il TCA sottolinea di avere già più volte stabilito, in linea con la giurisprudenza
federale, che anche degli assicurati analfabeti e privi di formazione, costretti
ad abbandonare la loro originaria professione, di tipo manuale, a causa del danno
alla salute, possono reperire sul mercato generale del lavoro un’attività fisicamente
leggera e che non presupponga particolari attitudini intellettuali (vedi, tra le
altre, la STCA 32.2013.117 del 4 febbraio 2014, consid. 2.9 e riferimenti).

 

                               2.9.   Quanto
alla valutazione economica il TCA rileva quanto segue.

 

                                         Appurato
che all’insorgente va riconosciuta un’inabilità totale al lavoro in qualsiasi
attività dall’ottobre 2010 al marzo 2011 e, dall’aprile 2011, una capacità al lavoro
del 70% sia nell’attività abituale di ausiliaria di pulizie che in un’altra
attività adeguata (cfr. consid. 2.7), questo tribunale rileva che già in
applicazione del raffronto percentuale dei redditi (DTF 114 V 313 consid. 3a e
riferimenti; STF 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, 9C_776/2007 del 14 agosto 2008
e I 759/2005 del 21 agosto 2006) – senza dunque verificare se svolgendo
un’altra attività adeguata nella misura del 70% l’insorgente sfrutterebbe al
meglio la capacità lavorativa residua – il grado d’invalidità
sarebbe del 30% e non raggiungerebbe pertanto la soglia pensionabile del 40%
(cfr. consid. 2.3).

 

                                         È
dunque a ragione che l’Ufficio AI ha negato il diritto ad rendita.

 

                                         Può
pertanto restare irrisolta la questione a sapere se per il calcolo del reddito
da valido andava considerato il diritto alla tredicesima (come sostenuto al
punto 6 del ricorso, sub. I) e se al reddito da invalido andava applicato un
gap salariale (come ipotizzato nella risposta di causa, sub IV).

 

                             2.10.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, il ricorso va respinto e la
decisione impugnata confermata.

 

                             2.11.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso, nella misura in cui è ricevibile, è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                           Gianluca
Menghetti