# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 74900622-efed-5a4a-bb3c-9239b3f18847
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.03.2006 35.2005.100
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-100_2006-03-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.100

   

  mm/sc

  	
  Lugano

  27 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 dicembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22
  settembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 2
dicembre 2002, RI 1, dipendente dell’Impresa di costruzioni __________ di __________
in qualità manovale e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso
l’CO 1, mentre stava disarmando il parapetto sopra la soletta, è scivolato ed è
caduto nella scarpata sottostante, riportando la frattura del talo destro.

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha versato regolarmente le prestazioni di
legge.

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 28 giugno 2005, l’CO 1 ha
assegnato all’assicurato una rendita di invalidità del 20% a decorrere dal 1°
maggio 2005 e un’indennità per menomazione all’integrità del 10%.

                                         D’altro
canto, l’assicuratore LAINF ha negato la propria responsabilità relativamente
ai disturbi psichici presentati dall’assicurato (doc. 134).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc.
137), l’CO 1, in data 22 settembre 2005, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 139). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 21 dicembre 2005, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA
1, ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a versargli una rendita di invalidità
dell’80% almeno e un’IMI del 15% almeno, argomentando:

 

" 
(...)

L'invalidità, concetto economico-giuridico, si
misura confrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se
non fosse divenuto invalido con quello che egli può realizzare benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro. La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale (RDAT
1-1999, N. 74. La sottolineatura è nostra).

 

Ciò non è avvenuto nel concreto caso. Il grado
dell'incapacità lucrativa è stato calcolato confrontando le possibilità di
lavoro con e senza gli impedimenti legati all'infortunio, facendo completa
astrazione delle circostanze personali e attitudini dell'assicurato.

 

La decisione è pervenuta quindi ad un risultato
insostenibile. Per una persona che può contare unicamente sulla propria forza
fisica per crearsi un'autonomia e mantenere sé e la propria famiglia, le
conseguenze di un infortunio come quello occorso al signor RI 1 sono
inevitabilmente più gravi che per una persona che può fare appello alle altre
sue risorse intellettuali per riqualificarsi professionalmente.

 

 

6.1.

La decisione impugnata ha confermato il grado
dell'incapacità lucrativa, e la conseguente rendita di invalidità, al 20
%.

 

Al consid. 5 (pag. 6) della decisione impugnata,
la CO 1 ha considerato che per valutare l'invalidità non si può tener conto
delle perdite di guadagno cagionate da fattori estranei all'infortunio, come
una formazione insufficiente, conoscenze linguistiche insufficienti, età, ecc.
Cita la sentenza pubblicata in DTF 107 V 21. Non menziona però la DTF 112 V
30,,nella quale il Tribunale federale, cambiando la propria giurisprudenza, ha
ammesso che la LAINF non assicura solo le persone sane, ma anche quelle
altrimenti predisposte a causa di una loro particolare personalità pretraumatica
e quindi meno capaci di superare gli esiti di un infortunio.

 

La CO 1 ha poi testualmente affermato (consid. 6,
pag. 6 decisione impugnata) che non corrisponde allo scopo della LAINF
assegnare rendite di invalidità molto elevate a personale poco qualificato
dedito a lavori pesanti che subisce un infortunio.

 

Ciò è scioccante ed offensivo! Seguendo tale
ragionamento, una persona che può contare unicamente sulla propria forza fisica
per svolgere, con grande impegno e maggiori rischi, lavori che non tutti
sarebbero disposti a fare è penalizzata rispetto a colui che dispone di una
formazione e lavora in ufficio.

 

Il caso di RI 1 è particolare. Egli non solo non
ha alcun tipo di formazione professionale. Dai numerosi rapporti medici e
psicologici agli atti risulta manifestamente che egli possiede capacità
intellettive molto al di sotto della norma. Soffre di oligofrenia,
definibile come lo stato conseguente all'arresto dello sviluppo
dell'intelligenza.

 

In particolare, il rapporto 7/19 aprile 2004 del
dott. __________ (agli atti) constata sostanzialmente che RI 1 presenta

 

      -    una struttura organizzativa di tipo cognitivo
intellettivo che lo situa al di sotto della norma;

      -    in particolare, massicce difficoltà di memoria e di
capacità di espressione sia verbale, sia scritta; 

      -    difficoltà nell'uscire di casa (ad esempio, da solo si
muove unicamente nel piazzale antistante casa sua);

      -    una dipendenza assoluta dai suoi famigliari per quanto
attiene alle attività di gestione dell'economia domestica, di gestione degli
appuntamenti e per l'assunzione dei farmaci; 

      -    un importante deficit a livello
mnemonico;

      -    notevoli difficoltà nel linguaggio: difficoltà nel
linguaggio parlato; incapacità di leggere l'italiano e di seguire le consegne
scritte, quasi analfabetismo;

      -    gravi difficoltà di calcolo, quasi acalcolia per perdita
del principio delle operazioni.

 

(...)

 

6.2.

Con una simile debilità è impensabile che RI 1
svolga uno dei lavori tenuti in considerazione nelle schede DPL usate dalla CO
1 per il calcolo del guadagno post-infortunistico esigibile.

 

RA 1 nella sua vita ha sempre svolto mansioni
ausiliarie semplici, e su ordini diretti (lavori nei campi e con il bestiame,
lavori di manovalanza). Per queste ha sempre potuto fare affidamento alla sua
forza fisica, sormontando così le sue gravi lacune intellettuali. Ha potuto
creare una famiglia e mantenerla. Farsi una vita normale.

 

Ora con l'incidente ortopedico, con i dolori
persistenti al piede, le sue capacità fisiche sono nettamente diminuite. Come giustamente
rileva anche la CO 1 nella decisione impugnata (consid. 6, pag. 6): "Innegabile
è il fatto che l'assicurato non è più in grado di lavorare come manovale".
Egli accusa ancora forti dolori. Tali circostanze non gli consentono di stare
in piedi per un tempo prolungato, né tanto meno di portare o sollevare pesi.
Ogni tanto deve ancora ricorrere alle stampelle. Non sembra essere nemmeno
totalmente esclusa l'ipotesi di dover intervenire chirurgicamente (protesi).

 

In altre parole, con l'incidente, egli è stato
completamente privato della capacità di svolgere lavori manuali pesanti come
ausiliario. La sua capacità di guadagno si è quindi notevolmente ridotta,
praticamente annullata: il dott. __________, nel suo rapporto 19 aprile 2004
menzionato (pag. 2) ha constatato in effetti che "II signor RI 1
potrebbe eventualmente svolgere un'attività semplice (tenendo conto dei suoi
problemi ortopedici) in un ambiente protetto".

 

La decisione impugnata ha ignorato la conclusione
del dott. __________ appena citata, ritenendo a torto adeguate le conclusioni a
cui era giunta la precedente istanza (svolgere un "lavoro più
leggero" per tutto il giorno, realizzando un

salario medio di CHF 42'005), "essendo
(...) i posti di lavoro indicati idonei per l'assicurato" (decisione
impugnata consid. 6, pag. 6).

 

(...)

 

6.3.

I seguenti posti di lavoro sono stati a torto
considerati idonei:

 

      -    il cassiere in un negozio do-it o il commesso di
vendita in una stazione di servizio:

il cassiere deve
registrare gli articoli comperati dai clienti, emettere la fattura, incassare
il prezzo e rendere il resto ai clienti. Tale attività implica delle capacità
di concentrazione e di calcolo, come pure una memoria immediata dei numeri, che
manifestamente RI 1 non ha. Il rapporto 7/19 aprile 2004 del dott. __________
parla addirittura di acalcolia!

Inoltre, le schede
pongono come esigenza di formazione minima le scuole dell'obbligo. Si rammenta
che RI 1 ha frequentato la scuola speciale, in __________.

 

      -    l'orologiaio (assemblatore), l'operaio di fabbrica
(cucitura), l'operaio (bobinatore):

                           tali
attività implicano molto spesso l'utilizzo di attrezzi di precisione. Il lavoro
di precisione richiede una maggiore concentrazione rispetto a quella che è in
grado di garantire l'assicurato. Per non parlare del lavoro del bobinatore,
dove egli sarebbe preposto addirittura alla sorveglianza del buon funzionamento
della macchina!

 

(...)

 

6.4.

Per giustificare la propria decisione, la CO 1 ha
addirittura affermato che l'assicurato avrebbe "lavorato per il __________
", "seguito una scuola a __________ " e lavorato per tre
anni "quale cameriere presso il ristorante __________ di __________
" dimostrando "malgrado le difficoltà cognitive di base, di sapere
svolgere anche dei lavori che necessitano il contatto con la clientela
rispettivamente dei compiti diversi da quelli affidati ad un manovale edile
(come prendere delle ordinazioni, contare i soldi ad es.)".

 

Ciò è falso e fuorviante. Tali considerazioni non
sono rette da alcun fondamento oggettivo riscontrabile agli atti e sono
arbitrarie.

 

Se la CO 1 avesse effettuato l'esame
psico-intellettivo richiesto (o avesse letto il rapporto del dott. __________
agli atti) l'avrebbe potuto appurare direttamente.

 

In ogni caso, l'istruttoria proverà che

 

      -    RI 1 non ha mai lavorato al __________ né seguito alcuna
scuola. Si è limitato a seguire, come tutti i rifugiati, un progetto di
inserimento nel quale ha svolto alcune attività molto semplici e seguito una
breve formazione linguistica assolutamente elementare (dichiarazione __________,
doc. F);

 

      -    presso il __________, RI 1 ha lavorato unicamente come
ausiliario (doc. D); non è mai stato in grado, nonostante i suoi
responsabili abbiano più volte cercato di insegnarglielo, di lavorare al bar,
proprio perché non era in grado di prendere le ordinazioni, né­ tanto meno di
dare il resto ai clienti. Ha sempre solo sbarazzato i tavoli dai vassoi,
cambiato i sacchi della spazzatura, sceso in cantina a prendere mercanzie
varie. I suoi allora responsabili potranno testimoniare. Oggi non potrebbe più
fare nemmeno questo, proprio a causa dell'infortunio subito.

 

(...)

 

6.5.

In realtà, date le capacità intellettive e quelle
fisiche residue di RI 1, è inimmaginabile che egli possa un giorno svolgere una
delle attività proposte, o un lavoro analogo.

 

In definitiva, la CO 1 ha calcolato la residua
capacità lavorativa dell'assicurato facendo completa astrazione delle sue
effettive attitudini e conoscenze. Ciò è contestato. Contrariamente a quanto
esige la legge, tali lavori non sono ragionevolmente esigibili
dall'assicurato.

 

Non è quindi assolutamente sostenibile affermare
che in futuro egli sia in grado di realizzare un salario annuo medio di CHF
42'005.00.

 

Il dott. __________ ha giustamente rilevato che RI
1 potrebbe semmai essere integrato in un ambiente lavorativo protetto.
Il salario che percepirebbe in tali circostanze sarebbe minimo, molto inferiore
ai CHF 42'005.- indicati dalla CO 1. Il danno economico da lui subito è quindi
di gran lunga maggiore e la rendita deve di conseguenza essere più elevata.

 

Un approfondito esame delle capacità cognitive di
RI 1 (che si chiede anche in questa sede) e un riorientamento
professionale potrebbero senz'altro appurarlo.

 

(...)

 

6.6.

Anche nella denegata ipotesi in cui i lavori
tenuti in considerazione dovessero essere ritenuti idonei alle capacità
dell'assicurato, il presunto guadagno post­infortunistico esigibile andava
comunque calcolato diversamente.

 

La CO 1 ha considerato una media di CHF 42'005.-
annuali. Per tutti i lavori proposti, le schede danno un salario minimo e uno
massimo. Ora, se in un caso normale appare corretto considerare come
riferimento la media dei salari, la particolarità del caso concreto esige
quanto meno che si considerino unicamente i salari minimi.

 

RI 1 è stato un buon lavoratore perché era molto
forte. Presso la __________, sua ultima datrice di lavoro, era relativamente
ben retribuito. Ora però ha perso la sua unica risorsa di lavoro. Per
un'azienda che lo assumesse, predisporre la formazione interna di una persona
con le sue capacità psico-intellettive sarebbe ben più impegnativo che formare
un dipendente con normale formazione da scuole dell'obbligo.

 

Oggettivamente quindi nessuna impresa, ammesso e
non concesso che lo assumesse veramente, gli garantirebbe un salario superiore
al minimo previsto.

 

Pertanto, viste le circostanze particolari del
caso, la rendita andrebbe perlomeno calcolata sulla base della media dei
salari minimi e non di quelli medi.

 

Già solo per questa ragione, lo scapito economico
sarebbe comunque notevolmente superiore a quello riconosciuto dalla CO 1 e la
rendita di conseguenza più elevata.

 

(...)

 

7. Indennità per menomazione dell'integrità

 

Le tabelle a cui ha fatto ricorso la CO 1 per la
valutazione della menomazione all'integrità subita da RI 1 indicano, per una
modica artrosi della tibiotarsica, un'indennità che può raggiungere il 15%. La
gravità della situazione avrebbe giustificato il riconoscimento dell'indennità
massima entro la categoria delle artrosi modiche.

 

Tale percentuale si giustifica anche in
considerazione del fatto che si potrebbe prospettare in futuro la necessità di
applicare una protesi al signor RI 1 (v. supra). In tal caso, anche
considerando che tale intervento condurrebbe ad un buon risultato, il 10%
riconosciuto all'assicurato rappresenta solo il minimo, ritenuto che le tabelle
IMI prevedono un'indennità tra il 10-15% (endoprothèse avec résultat bon).

 

Si chiede pertanto di riconsiderare anche
l'ammontare dell'indennità per menomazione dell'integrità, elevandola almeno al
15%. (...)"

                                         (I)

 

                               1.4.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).

                               1.5.   In data 8
febbraio 2006, il ricorrente ha prodotto un rapporto, datato 21 dicembre 2005,
del reumatologo dott. __________ e ha ribadito la necessità che il TCA ordini
una perizia medica e sulle sue capacità cognitive-intellettive (VI). 

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha preso posizione riguardo al contenuto del referto del dott. __________
il 28 febbraio 2006, producendo una certificazione del dott. __________ (VIII +
allegato). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è l’entità della rendita di invalidità e dell’IMI spettanti a RI 1.

                                         Preliminarmente,
il TCA deve tuttavia esaminare se l’assicuratore LAINF convenuto ha
correttamente negato la propria responsabilità a proposito della turbe
psichiche di cui soffre l’assicurato oppure no. Più concretamente, occorre
determinare se esse costituiscono una conseguenza, naturale e adeguata,
dell’infortunio del dicembre 2002 oppure no.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

                                         Questi
concetti sono stati ribaditi dal TFA in una sentenza del 12 gennaio 2006 nella
causa D., U 187/04.

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare
di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità
adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni
vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi
psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri
oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella
degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se l'assicurato
è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità
adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi
psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle
cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti idonei a
provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.6.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La questione
a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di
origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere
risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto,
da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse
con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i disturbi
somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss.

                                         consid.
4a).

 

                               2.7.   RI 1
presenta indubbiamente seri disturbi di natura psichica.

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che essi sono insorti nei mesi successivi all’evento
infortunistico in questione. 

 

                                         In
effetti, già in occasione della visita fiduciaria di controllo del 6 agosto
2003, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, si è chiesto se
non fosse indicato introdurre un sostegno psicologico (doc. 36).

                                         Da lì a
poco, nel mese di settembre 2003, l’assicurato è effettivamente entrato in cura
presso il dott. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale
ha diagnosticato una gravissima psicopatologia ansioso-depressiva con il
pericolo di gesti autoclastici/autolesivi, suggerendo il ricovero urgente in
ambito psichiatrico (doc. 44).

                                         Durante
il periodo 22 settembre-7 ottobre 2003, RI 1 è quindi rimasto degente presso la
Clinica psichiatrica “__________” di __________, per la cura di una sindrome
mista ansioso-depressiva (ICD10: F 41.2), i cui sanitari l’hanno sottoposto a
una farmacoterapia antidepressiva e ansiolitica.

                                         Alla
dimissione, egli presentava una buona ripresa psico-fisica (doc. 57).

 

                                         Uscito
dalla Clinica “__________”, in data 29 ottobre 2003, l’insorgente è stato
ricoverato presso la Clinica di riabilitazione di __________, dove egli ha
soggiornato sino al 24 dicembre 2003.

                                         In questo
ambito, l’assicurato è stato sottoposto a un’indagine psicosomatica a cura del
dott. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.

                                         Il citato
specialista ha diagnosticato un persistente disturbo dell’adattamento con una
situazione affettiva labile, insicurezza e umore fluttuante (ICD10: F43.22,
rispettivamente, F41.2).

                                         Per
quanto riguarda l’eziologia della problematica psichica, il dott. __________ ha
sostenuto che essa non è tanto dovuta all’infortunio bensì alle difficoltà
sociali e professionali che l’assicurato ha incontrato e incontra:

 

" 
Eine auswärts gestellte Diagnose einer
gemischten Angst- und depressiven Reaktion kann be­stätigt werden. Dabei dürfte
es sich um eine protrahiert verlaufende ursprüngliche Anpas­sungsstörung
handeln. Dabei scheint aber weniger das erlebnisreaktive Element, als
vielmehr die durch Unfall entstandene schwierige soziale und berufliche
Situation das wesentliche Ele­ment zu sein. Insgesamt bleibt der Patient
schwierig fassbar und letztlich nur begrenzt zu­gänglich. Während er gegen
aussen freundlich mit einem häufig parathym anmutenden La­chen, beinahe leicht
euphorisiert reagiert, gerät er bei für ihn schwierigen Themata, z.B. im
Zusammenhang mit möglichen beruflichen Perspektiven schnell den Tränen nahe.
Eine im­mense Verunsicherung, innere Agitiertheit und Hilflosigkeit wird
förmlich spürbar. Insgesamt besteht eine stark labilisierte Affektlage, im
Grunde genommen ein affektiver Mischzustand. Insofern bleibt kaum fassbar, was
der Patient in Wirklichkeit denkt und fühlt. Zwar beteiligt sich der Patient
motiviert und verlässlich an allen Therapien, wirkt der Schmerzproblematik aber
völlig ausgeliefert, ohne für ihn hilfreiche Strategien im Umgang damit zu
finden. Inso­fern scheut der Patient jegliche Auseinandersetzung mit den
Schmerzen, dahinter steht aber vielmehr die Angst, in eine Auseinandersetzung
mit möglichen beruflichen Perspektiven zu treten. Die grosse
Wahrscheinlichkeit, kaum mehr in seine frühere Tätigkeit auf dem Bau zu­rückkehren
zu können, wird vom Patienten verleugnet. (...)"

                                         (doc. 65
– il corsivo è del redattore)

 

                                         Nel mese
di marzo 2003, il ricorrente si è rivolto al dott. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia (doc. 72).

                                         Con
rapporto del 19 aprile 2004, lo psichiatra curante ha sottolineato che l’insorgente
presenta delle capacità psico-intellettive limitate ma con un grado di
autonomia ben compensata dalla relazione intrafamigliare e si è così espresso a
proposito delle prospettive di reinserimento professionale:

 

" 
Il paziente continua a muoversi con delle
stampelle e non vedo assolutamente una capacità di ripresa lavorativa in ambito
ausiliario. 

Date le sue premesse psicopatologiche non penso
che il signor RI 1 sia in grado di reinserirsi professionalmente in un ambito
lavorativo che richieda delle capacità di approfondimento cognitivo.

Egli sarebbe desideroso di poter riprendere una
funzionalità lavorativa per un suo proprio orgoglio personale e culturale.

Il signor RI 1 potrebbe eventualmente svolgere
un’attività semplice (tenendo conto dei suoi problemi ortopedici) in un
ambiente “protetto”.”

                                         (doc. 77)

 

                                         Fra gli
atti di causa figura una seconda certificazione, datata 1° marzo 2005, dello
psichiatra dott. __________.

                                         In quella
sede, il dott. __________ ha evidenziato il fatto che RI 1 non l’ha consultato
per problemi psichiatrici maggiori.

                                         Inoltre
egli ha affermato che l’assicurato ha una personalità con delle capacità
psico-intellettive nettamente diminuite (oligofrenia), incapace di elaborare in
modo adeguato eventuali traumi subiti, motivo per cui andrebbe inserito in un
processo lavorativo o occupazionale in grado di valutare a breve termine le sue
competenze e risorse (doc. 135). 

 

                               2.8.   Con la
decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha negato la propria responsabilità
per quanto concerne i disturbi psichici presentati dall’insorgente, facendo
difetto un nesso di causalità, sia naturale che adeguata, con il sinistro del
dicembre 2002 (doc. 139, p. 4). 

 

                                         Da parte
sua, il ricorrente non contesta il fatto che i disturbi psichici di cui soffre non
costituiscono una conseguenza dell’infortunio assicurato, e che pertanto non
devono entrare in linea di conto nella definizione del diritto alla rendita, ma
ha rimproverato all’Istituto assicuratore di non aver considerato la sua
personalità pre-traumatica nella valutazione dell’esigibilità lavorativa (cfr.
I, p. 5: “… la CO 1 non ha inquadrato il problema: non si trattava di
prendere in considerazione nel calcolo della rendita eventuali disturbi
psichici intervenuti successivamente all’infortunio (che pur esistono),
bensì …” - il corsivo è del redattore). 

 

                                         Tutto ben
considerato, vista l’assenza di pareri medici contrari e di contestazioni da
parte del ricorrente stesso, questa Corte ritiene di poter fare propria la
valutazione espressa dagli specialisti del Reparto di psicosomatica della
Clinica di riabilitazione di __________, specificatamente dal dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, secondo il quale la nota patologia
psichica è imputabile, non tanto all’evento traumatico, ma alle difficoltà
socio-professionali vissute dal ricorrente a seguito dell’infortunio (cfr. doc.
65, p. 3: “Dabei scheint aber weniger das erlebnisreaktive Element, als
vielmehr die durch Unfall entstandene schwierige soziale und berufliche
Situation das wesentliche Element zu sein.”). 

 

                                         Ora, nella
misura in cui la causa della patologia psichica non è l’infortunio in quanto
tale ma le conseguenze di quest’ultimo sul piano sociale e professionale, ai
disturbi psichici non può essere riconosciuta un’eziologia traumatica, così
come ha correttamente deciso l’assicuratore LAINF. 

 

                               2.9.   Comunque,
anche nell’ipotesi in cui le turbe psichiche di cui l’insorgente è portatore fossero
una conseguenza naturale dell’evento traumatico, la responsabilità dell’CO 1
non potrebbe essere considerata impegnata, facendo difetto l’adeguatezza del
nesso di causalità. 

 

                                         Nell'esame
dell'adeguatezza, occorre innanzitutto procedere alla classificazione
dell'infortunio occorso al ricorrente.

 

                                         Dalle
tavole processuali risulta che, in data 2 dicembre 2002, RI 1 è caduto su un
terrapieno da un’altezza di circa 2-3 metri, riportando la frattura del talo a
destra (doc. 5 e 57, p. 2). 

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1998 U 307, p. 448ss., il TFA ha ritenuto che una
caduta da un’altezza di cinque metri con frattura della tibia, deve essere
considerato un infortunio di media gravità al limite dei casi gravi.

                                         In questa
pronunzia, vi si trova una panoramica di casi concernenti delle cadute:

 

"  a) Die
bisherige Rechtsprechung zur Einteilung der Unfälle mit psychischen
Folgeschäden, bei denen ein Sturz aus einer gewissen Höhe als Ursache auftritt,
in leichte, mittelschwere und schwere Unfälle, zeigt folgendes Bild: Das
Eidgenössische Versicherungsgericht hat den Sturz von einer Leiter aus einer
Höhe von vier bis fünf Metern auf einen Gehsteig mit verschiedenen gravierenden
Knochenbrüchen als schweren Unfall gewichtet (unveröffentlichtes Urteil R. vom
25. Juni 1989). Ebenfalls der Kategorie der schweren Unfälle zugerechnet worden
ist der Absturz eines Kranführers mit einem an der Decke eines Bahntunnels
montierten Krans aus mindestens acht Metern Höhe (unveröffentlichtes Urteil L.
vom 23. Dezember 1997). Im weiteren hat das Eidgenössische Versicherungsgericht
den Sturz in einen rund acht Meter tiefen Kaminschacht mit offener Franktur des
rechten Fusses als Ereignis im Grenzbereich zwischen den mittelschweren und den
schweren Unfällen qualifiziert (unveröffentlichtes Urteil A. vom 10. Mai 1995).
Den Sturz aus mehreren Metern Höhe auf Rücken und Gesäss mit Frakturen an
diversen Metatarsalen und Kontusionen im Bereich des Rückens hat es ebenfalls
als ein mittelschweres Ereignis an der Grenze zu den schweren Fällen eingestuft
(SVR 1996 UV Nr. 58 S. 193; unveröffentliches Urteil G. vom 11. Juli 1995).
Derselben Kategorie ist der Sturz aus einer Höhe von etwa fünf Metern von einer
Leiter auf den Boden zugeordnet worden, bei welchem sich der Versicherte eine
Commotio cerebri, eine Beckenschaufelfraktur rechts, eine distale
Radiustrümmerfraktur rechts mit Abriss des Processus styleoideus ulnae, eine
traumatische Bursitis olecrani rechts sowie eine Rissquetschwunde über dem
rechten Auge zuzog (unveröffentlichtes Urteil S. vom 4 Dezember 1996). Als
Ereignis im mittleren Bereich hat es den Sturz in alkoholisiertem Zustand über
eine Treppe, wobei der Versicherte den Kopf aufschlug und eine Nasenbeinfraktur
sowie Rissquetschwunden an der Nasenwurzel erlitt, betrachtet
(unveröffentlichtes Urteil K. vom 19 September 1994). Ebenfalls als
mittelschwer ist der Unfall qualifiziert worden, bei dem der Versicherte aus
einer Höhe von 2,5 bis 3 m von einer Leiter stürzte und sich diverse Prellungen
zuzog (unveröffentlichtes Urteil I. vom 3. November 1995). Demgegenüber hat es
den Unfall, bei dem ein Versicherter das Gleichgewicht verlor, von einem 1,2 m
hohen Gerüst fiel und eine Calcaneusfraktur erlitt, im mittleren Bereich, aber
an der Grenze zu den leichten Fällen angesiedelt (unveröffentlichtes Urteil T.
vom 20 November 1991)." 

                                         (RAMI 1998 cit., consid 3a)

 

                                         In
un'altra sentenza del 27 gennaio 2000 nella causa P., U 308/98, l’Alta Corte ha
classificato fra gli infortuni di grado medio all’interno della categoria media
il sinistro in cui un assicurato è precipitato da un’altezza di 4/5 metri
circa, riportando una profonda ferita da taglio al mento con interessamento
della mucosa, una lussazione al gomito sinistro, una frattura del radio a
sinistra, multiple lesioni dentarie e un’irritazione agli occhi a causa di
agenti chimici.

                                         Il TFA ha
proceduto ad una identica classificazione in un’altra pronunzia dell'8
settembre 1999 nella causa S., U 122/99, concernente l’evento in cui
l’assicurato, in preda ai fumi dell’alcool, é caduto a capofitto in un canale
profondo circa due metri e mezzo, riportando una commotio cerebri con
ferita lacero-contusa al mento ed una frattura radiodistale intraarticolare a
sinistra. 

 

                                         Da parte
sua, il TCA, in una sentenza del 4 gennaio 2000 nella causa L., inc. n.
35.1999.9, ha considerato di grado medio, al limite della categoria inferiore,
l'infortunio in cui l'assicurato si trovava a lavorare su un ponteggio alto al
massimo due metri, allorquando venne colpito al piede sinistro da un puntello
di ferro. Ciò gli fece perdere l’equilibrio e cadde a terra, battendo il capo e
la regione lombo-sacrale e riportando una contusione lombo-sacrale, una ferita
lacero-contusa alla caviglia destra, una contusione al piede sinistro nonché
una commozione cerebrale.

                                         Sempre
questa Corte, in una sentenza del 29 aprile 2003 nella causa B., inc. n.
35.2003.1, cresciuta in giudicato, ha ritenuto essere di grado medio
all’interno della categoria media, il sinistro in cui un assicurato, colpito
alla schiena da una benna colma di cemento, è caduto ad un ponteggio alto 2.5/3
metri, atterrando sul terreno scosceso sottostante, dapprima in piedi e poi
lasciandosi cadere lungo disteso. Egli ha riportato una contusione
lombo-sacrale e all’arto inferiore sinistro.

 

                                         A mente
del TCA, con particolare riferimento alla già menzionata STCA del 29 aprile
2003 nella causa B., quello occorso a RI 1 va classificato fra gli infortuni
di grado medio all’interno della categoria media.

 

                                         Il
giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l'infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.3.. 

                                         Affinché
possa essere ammessa l'adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l'intervento di
più criteri (cfr. consid. 2.6.4.).

 

                                         Va
preliminarmente sottolineato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso
di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i disturbi
di natura organica che si trovano in una relazione di causalità,
naturale ed adeguata, con il sinistro assicurato (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e
RAMI 1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

 

                                         In
concreto, non é possibile individuare né un fattore concomitante
particolarmente incisivo né l'esistenza di più fattori.

 

                                         L'incidente
non si é svolto secondo circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o
spettacolari. 

                                         Del
resto, il TFA ha negato la realizzazione di questo specifico criterio nella già
menzionata pronunzia del 27 gennaio 2000 nella causa P., così come in una
sentenza del 30 aprile 2001 nella causa A., U 281/00, riguardante un assicurato
che, avendo perso l'equilibrio mentre stava lavorando in cima ad una scarpata,
è scivolato o rotolato per diversi metri, fino in fondo al pendio. Egli ha
riportato una commotio cerebri e contusioni in più parti del corpo (cfr.
consid. 5b). 

                                         La Corte
federale è pervenuta alla medesima conclusione in una sentenza del 30 novembre
2004 nella causa P., U 31/03 e 342/03, consid. 5.4, concernente un assicurato
vittima di una frattura a livello del corpo vertebrale di L1, riportata cadendo
da un’altezza di circa 3.5 metri. 

                                         A una
identica conclusione è pure pervenuto il TCA nella sentenza del 26 novembre
2002 nella causa B., inc. 35.2002.51, cresciuta in giudicato, concernente un
assicurato che, mentre stava percorrendo un sentiero per recarsi sul luogo di
lavoro, verosimilmente a causa di una perdita di conoscenza, è rotolato per
alcuni metri nella sottostante scarpata (pietraia), così come nella già citata
pronunzia del 29 aprile 2003 nella causa B., inc. n. 35.2003.1.

 

                                         Né il
ricorrente ha riportato delle lesioni gravi o particolarmente idonee a
provocare un'elaborazione psichica abnorme.

 

                                         Questa
Corte ritiene inoltre che non si possa parlare né di una durata eccezionalmente
lunga della cura medica né di un decorso sfavorevole della medesima con
rilevanti complicazioni né, tantomeno, di un trattamento medico errato che
avrebbe notevolmente aggravato gli esiti dell'evento traumatico, ricordato, una
volta ancora, che vanno considerati unicamente i postumi somatici
dell’infortunio assicurato (cfr. giurisprudenza succitata).

                                         In
proposito, occorre considerare che la sintomatologia algica presentata da RI 1
è stata ben presto influenzata negativamente da difficoltà di ordine psichico.

                                         Già in
data 17 settembre 2003, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica
privatamente consultato dall’assicurato, ha affermato che, a suo avviso, la
frattura era guarita normalmente e di non riuscire a giustificare i dolori
risentiti (doc. 49). 

                                         In
occasione della visita del 1° giugno 2004 – a distanza di circa un anno e mezzo
dal sinistro – il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica,
anch’egli privatamente consultato dall’insorgente, ha sottolineato l’esistenza
di un problema di motivazione, invitando RI 1 a caricare gradatamente il piede
infortunato (doc. 83).

                                         Nel mese
di agosto 2004, il Prof. dott. __________, Primario della Clinica di ortopedia
dell’Ospedale cantonale di __________, ha riferito di una probabile
ipervalutazione dei sintomi da parte del ricorrente, il quale, da un profilo
terapeutico, è stato invitato a praticare delle gite in bicicletta sul __________,
nonché a camminare con un bastone (abbandonando le stampelle). D’altro canto,
sempre secondo lo specialista, l’assistenza fisioterapica avrebbe dovuto
limitarsi a un controllo dell’”auto-training”, rispettivamente, dei progressi
compiuti (doc. 96). 

                                         È vero
che, ancora durante il periodo 4-22 ottobre 2004, l’assicurato ha soggiornato
presso il Centro di riabilitazione di __________, in regime semi-stazionario. 

 

 

                                         Tuttavia,
la degenza (semi-stazionaria) è stata voluta dal medico __________ dell’CO 1,
in particolare, per insegnare a RI 1 a deambulare di nuovo correttamente e per
favorire l’abbandono delle stampelle (doc. 97).

                                         D’altro
canto, anche i sanitari della Clinica di __________ hanno sostenuto che,
citiamo: “… il problema principale è la cronicizzazione del dolore nell’ambito
di una sindrome ansioso-depressiva, in un paziente con un quoziente di
intelligenza ridotto, perciò non abbiamo proposte di tipo
farmacologico/riabilitativo con una prospettiva realistica di successo.”
(doc. 103, p. 2 – il corsivo è del redattore).

                                         A
comprova della profonda discrepanza esistente tra la sintomatologia
soggettivamente risentita dall’assicurato e lo stato oggettivabile a livello
dell’estremità inferiore destra, vi è inoltre il rapporto 19 ottobre 2004 della
fisioterapista __________, attiva presso il menzionato Centro di riabilitazione:

 

" 
Il signor RI 1 lamenta sempre dolori alla
deambulazione e mostra una forte zoppia senza stampelle; è però capace in
terapia di:

 

    1.  stare
con facilità più di mezzo minuto sulla gamba muovendo una palla con la gamba
sinistra in avanti e in dietro, lateralmente, farla rotolare verso un'altra
persona e riprenderla.

    2.  Stare
su un balanco con la gamba destra e muovere anche in questa situazione una
palla sia con l'altra gamba che lanciarla e riprenderla con le mani.

    3.  Scivolare
con un fazzoletto sotto i piedi in avanti, in dietro e lateralmente senza
zoppia e anche con le ginocchia piegate.

    4.  Cavalca
senza problemi anche lentamente dei birilli o coni con passo alternato.

 

Si potrebbe prolungare la lista delle attività
che il paziente riesce a fare; attività che non coincidono assolutamente con
i sintomi che lamenta." 

 

                                         (doc. 102
- il corsivo è del redattore)

 

                                         Visto
quanto precede, questo Tribunale non può ritenere soddisfatto neppure il
criterio del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta ai soli
esiti somatici dell'infortunio assicurato, così come quello della persistenza
dei dolori somatici. Infatti, non si può prescindere dal fatto che la
situazione somatica, soddisfacente da un profilo oggettivo, è stata ben presto
sfavorevolmente condizionata dalla problematica psichiatrica.

 

 

                                         Se ne
deduce che l’infortunio del 2 dicembre 2002 non ha avuto, secondo il corso
ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per
l’instaurazione dei disturbi psichici di cui è affetto RI 1. In siffatte
condizioni, si deve negare l’esistenza del nesso causale adeguato e, con esso,
la responsabilità dell'Istituto assicuratore convenuto.

 

                             2.10.   Posto che la
problematica psichica, e la relativa tendenza dell’assicurato a sopravvalutare
i disturbi, non è di competenza dell’assicuratore infortuni, il diritto alla
rendita di invalidità e quello all’IMI devono venir valutati tenendo conto
unicamente dei postumi oggettivabili a livello del piede destro. 

 

                                         Del
resto, secondo costante giurisprudenza, in materia di assicurazione contro gli
infortuni, i disturbi risentiti dall'assicurato vengono di principio presi in
considerazione soltanto nella misura in cui procedono da un danno alla salute
oggettivamente dimostrabile (un'eccezione a questa regola è prevista in materia
di traumi d'accelerazione alla colonna cervicale ed in materia di traumi
cranio-cerebrali).

                                         In
effetti, nei casi in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono
trovare una sufficiente correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può
che essere sfavorevole all'interessato. Qualora non sia stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l'origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l'esistenza di
una relazione di causalità naturale con l'evento traumatico assicurato (cfr.,
in questo senso, la STCA del 22 settembre 2003 nella causa B., inc. 35.2002.4;
del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n. 35.2003.26, del 13 settembre 2001
nella causa C., inc. n. 35.1999.90, confermata dal TFA con sentenza del 9
gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre 2000 nella causa P., inc. n.
35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13 marzo 2001, U 429/00, del 22
febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e del 19 febbraio 1999 nella
causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr. inoltre, U. Meyer-Blaser, art. cit., p.
105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen
organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden
und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des
organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall,
trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit
beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne
weiteres.”).

 

                          2.10.1.   Diritto
alla rendita di invalidità

 

                       2.10.1.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza del 22 giugno 2004 nella causa G., U
192/03, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18
LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

 

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella sentenza del 22 giugno
2004 nella causa G., U 192/03, citata in precedenza, ha rilevato che anche
l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti vedi pure DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). Nell'assi­cura­zione obbligatoria
contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed
adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                       2.10.1.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

 

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare
la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in
capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato
del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella
situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino
(cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                       2.10.1.3.   Nella presente
fattispecie, l’assicuratore infortuni convenuto – fondandosi sull’apprezzamento
15 dicembre 2004 del medico __________, dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica, il quale ha considerato unicamente lo stato
oggettivabile (doc. 110, p. 3: “Si terrà conto dei soli postumi
infortunistici che sono paragonabili ad una modica artrosi post-traumatica
dell’articolazione tibiotarsica destra.”) - ha dichiarato l’assicurato in grado
di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento completo, un’attività lavorativa
fisicamente più leggera rispetto a quella di manovale edile. 

 

                                         In corso
di causa, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia presso la __________ di __________
ha precisato che entrano in linea di conto delle attività leggere, da
esercitare in posizione alternata (prevalentemente in posizione seduta), con
possibilità di sollevare occasionalmente pesi fino a 15 kg (doc. 142). 

 

                                         L’insorgente
non contesta tanto l’esigibilità lavorativa così come l’hanno tracciata i medici
di fiducia dell’CO 1. Egli sostiene piuttosto che la sua personalità pre-traumatica,
caratterizzata da capacità psico-intellettive nettamente ridotte, sarebbe
d’ostacolo a un qualsiasi reinserimento professionale. 

                                         Riferendosi
al parere espresso dallo psichiatra dott. __________ (cfr. doc. 77),
l’assicurato pretende che, privato della propria forza fisica, il solo sbocco
ragionevolmente esigibile sarebbe attualmente quello di un’attività in un
ambiente protetto (cfr. I). 

 

                       2.10.1.4.   In
considerazione della pochezza del danno post-infortunistico oggettivabile,
questa Corte è dell’avviso che la tesi, difesa dagli specialisti interpellati
dall’Istituto assicuratore convenuto, secondo cui RI 1 è in grado di svolgere
un’attività leggera in posizione prevalentemente seduta, sia plausibile e che
pertanto possa servire validamente da base al presente giudizio, senza che si
riveli necessario procedere ad ulteriori atti istruttori (perizia medica
giudiziaria).

 

                                         In
proposito, occorre considerare che, per costante giurisprudenza, in un
procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V
209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         In questo
contesto, il TFA ha peraltro precisato che i pareri redatti dai medici
dell'INSAI hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente
in base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr.
STFA del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996
nella causa A., U 49/95).

 

                       2.10.1.5.   Secondo
l’assicurato, le sue gravi lacune intellettuali farebbero apparire come
irrealistiche le possibilità di trovare, sul mercato generale del lavoro, delle
opportunità d’impiego. 

 

                                         Questo argomento merita effettivamente qualche riflessione.

 

                                         Secondo
la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato costretto ad abbandonare la
sua originaria professione, si può pretendere soltanto l’esercizio di quelle
attività lucrative che - tenuto conto della sua formazione professionale
così come delle sue attitudini fisiche ed intellettuali - gli sono
effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione per lui (cfr. A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, p. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; P. Omlin, Die Invalidität in der
obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui: “Bei
einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart des
Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen Fähigkeiten
sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; A.-C. Doudin, La
rente d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, p 255s.).

                                         In questo
ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di lavoratori non
qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale -
entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di manovalanza oppure
altre attività fisiche (P. Omlin, op. cit., p. 206; RCC 1989, p. 331 consid.
4a). 

                                         L’Alta
Corte ha, tuttavia, anche precisato che il mercato del lavoro accessibile a
questi assicurati non è limitato a tali attività. 

                                         Nell'industria
e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più
spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e
sorveglianza (cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid.
3b, STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., U 871/02, consid. 3). 

                                         Anche in
questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori
ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

 

                                         In
sintesi, se è vero che, da un lato, l'assicurato è tenuto a compiere ogni
sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno, dall’altro, non
bisogna perdere d’occhio il concetto di esigibilità, nel senso poc’anzi
evocato.

 

                                         Al
riguardo è, inoltre, utile rilevare che l’Alta Corte in una sentenza del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329/01 e U 330/01, relativamente al mercato del
lavoro equilibrato, ha osservato:

 

" 
Il concetto d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro
equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una parte,
un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un
mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di
lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire
se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire
un reddito tale da escludere il diritto a rendita. In particolare, l'esistenza
di una simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili
dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più
nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto
ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse
o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332
consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).
In proposito va rilevato che il mercato del lavoro accessibile ai lavoratori
non qualificati - come nel caso di specie - è in generale limitato a dei lavori
di manodopera o ad altre attività fisiche (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a).
Tuttavia nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite delle macchine, motivo per cui
aumentano le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002
no. U 15 pag. 49 consid. 3b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b).” 

                                         (STFA del
25 febbraio 2003 nella causa P., U 329/01 e U 330/01, consid. 4.5.)

 

                                         Il TFA,
in un’ulteriore sentenza del 26 maggio 2003, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 35,
ha precisato che qualora la persona assicurata sia d’età avanzata, questo
aspetto deve essere considerato nell’esame della questione se essa potrebbe
reperire un’occupazione in un mercato del lavoro equilibrato.

                                         Nel caso
di specie è stato ritenuto che a torto era stata soppressa una rendita intera
di invalidità nei confronti di un’assicurata a cui mancavano pochi mesi all’età
di pensionamento di vecchiaia. Infatti, benché teoricamente dal profilo medico
esistessero delle occupazioni adeguate alle limitazioni funzionali presentate
dall’assicurata, nel periodo precedente al pensionamento la stessa non poteva
più trovare un impiego nel mercato del lavoro equilibrato.

 

                                         Nella
concreta evenienza, è vero che il fatto che il ricorrente presenti un quoziente
intellettuale al di sotto della media si traduce in un ulteriore restringimento
del ventaglio delle attività lucrative da lui ragionevolmente esigibili, e ciò
pur ponendosi dal punto di vista di un mercato del lavoro equilibrato.

                                         Nondimeno,
questa Corte ritiene che dall’assicurato, il quale ha comunque assolto le
scuole dell’obbligo nel proprio paese di origine (cfr. doc. 25) e, per quanto
riguarda la pretesa dipendenza assoluta dalla consorte, è stato in grado nel
passato di svolgere autonomamente delle attività di tipo ausiliario, si possa
esigere che valorizzi la sua restante capacità lavorativa, avuto riguardo al
mercato generale del lavoro che entra per lui in linea di conto. 

                                         Specialmente
nell’ambito industriale, vi sono, in effetti, delle attività di mera
sorveglianza - fisicamente assai leggere - che non presuppongono particolari
attitudini intellettuali: nella misura in cui viene assimilato l’automatismo,
non vi possono più essere ostacoli a un loro esercizio (cfr., in questo senso,
la STCA del 7 maggio 1999 nella causa D., inc. 35.1998.102, consid. 2.6.,
cresciuta in giudicato e la STCA del 6 marzo 2006 nella causa C., inc.
25.2005.86, consid. 2.10.). 

 

                                         Occorre
infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296
consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

                                         L’assicurato
ha dunque a disposizione un sufficiente numero di impieghi nei quali sfruttare
la sua capacità lavorativa residua.

 

                                         Non
bisogna dimenticare che il concetto di mercato del lavoro equilibrato non
sottintende soltanto un certo equilibrio fra l’offerta e la domanda in materia
di manodopera, ma anche un mercato del lavoro che presenta un ventaglio
d’attività le più diverse, e precisamente per ciò che concerne le condizioni
professionali e intellettuali richieste, così come la prestazione fisica (cfr.
RCC 1991, p. 332 consid. 3b).

 

                       2.10.1.6.   Per quanto
concerne il reddito da valido, l’assicuratore LAINF convenuto l’ha
quantificato in fr. 52'195.— (anno 2005; doc. 125), sulla base dei dati
direttamente fornitegli dall’ex datore di lavoro dell’assicurato (cfr. doc.
116). 

                                         Tale dato
non è contestato dall’assicurato e può pertanto essere fatto proprio da questo
Tribunale. 

 

                       2.10.1.7.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si
fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in
DTF 129 472 seg..

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta
dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono,
conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle
statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al caso i
salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme
delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione
è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una
deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto
delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione.

 

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari
DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza dell’impedimento
concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più basso, nonché su
quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. In tale contesto l'Alta Corte
ha inoltre rilevato: 

 

" 
(…).

Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass
die SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000

[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person
bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im
Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die
SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht
in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im
Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA
hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu
ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

                                         (DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606); D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                       2.10.1.8.   Partendo dalla
constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici validi per
tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA (cfr., fra le più recenti,
STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00 e del 30 aprile 2002 nella
causa P., U 241/00) - si rivela essere discriminante per gli assicurati attivi
in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più bassi rispetto alla
media nazionale, ritenuto che il reddito da non invalido è quello che verrebbe
effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro Cantone senza il danno
alla salute, questo TCA, in una sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R.,
pubblicata in RDAT I-2001, p. 250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 - successivamente
confermata in più di un'occasione (cfr., ad esempio, STCA del 17 aprile 2001
nella causa B. e del 22 maggio 2001 nella causa M.) - sentito preliminarmente
il parere dell'allora direttore dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________,
ha così precisato la propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle assicurazioni
in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in molti casi,
sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da invalido
ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di salute, che
sono abili al l                                                        avoro
soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires
1996" pag. 17, e per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ritiene che
nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella che
riflette i salari versati nella nostra regione.

                                         Se si ignorasse questo
aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una legge federale
occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido per tutto il
paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF 124

V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati salariali
irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non garantisce
l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del 22
maggio 2000 nella causa I.

(I 312/99); DTF 126 I 76).

                                         Del resto, il TFA, nella
sua giurisprudenza, ha per lungo tempo giustamente e regolarmente tenuto conto
dei salari vigenti nel Cantone in cui opera l'assicurato (cfr. RCC 1989 pag.
485 "du Canton concerné"; sentenza del 26 agosto 1998 nella causa K.
W. citata in SVR 1996 UV Nr. 55 pag. 185: "Im Wohnsitz Kanton des
Beschwerdegegners (Thurgau)".

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in SVR 2000 IV Nr. 21, il TCA ha al riguardo precisato:

 

"  La
necessità di adattare i salari medi nazionali alla situazione del Ticino
risulta peraltro implicitamente nella risposta del Consiglio di Stato del 28
settembre 1999 ad una interrogazione dell'On. Ricciardi del 14 agosto 1999 «Bassi
salari e reddito famigliare» con la quale chiedeva di pubblicare, dati
disponibili per documentare la situazione relativa al reddito e alle
condizioni  sociali della famiglie in Ticino, nonché di presentare i dati
aggiornati sui livelli salariali nel nostro Cantone:

«(…)

Su scala federale la statistica
ufficiale fornisce diversi dati che permettono di conoscere l'evoluzione e la
struttura dei salari in Svizzera.

 

A livello regionale, le informazioni di
cui si dispone sono molto ridotte e riguardano unicamente la struttura dei
salari, i cui dati vengono rilevati ogni due anni. Si ricorda al lettore che
nel 1994 la statistica è stata sottoposta a profonda revisione, e per
quell'anno, eccezionalmente. Il Ticino ha potuto disporre di informazioni
supplementari.

 

Il calcolo dei dati regionali (grandi
regioni) si basa tuttavia sullo schema di ponderazione dell'economia svizzera,
schema che, come noto, presenta diversità anche importanti rispetto al Ticino.

Non si è certi tuttavia in che misura
questo accorgimento provochi delle distorsioni nei dati pubblicati.

 

Per i prossimi anni è inoltre probabile
che l'UST, ritenuta l'importanza della tematica in questione, riesca a mettere
a disposizione delle regioni un numero più elevato di informazioni. Per il
Ticino si tratterebbe in questo caso di applicare ai dati lo schema di
ponderazione della struttura economica cantonale»."

 

                                         Va pure ricordato che,
secondo il TFA, occorre prendere in considerazione il salario, risultante dalla
tabella, di un uomo, se si tratta di un assicurato, e di una donna se si tratta
di un'assicurata (cfr. Pratique VSI 2000 p. 84-85):

 

" 
Dans ce cas, en raison des inégalités de salaires
entre les deux sexes révélées par les statistiques, il faut se référer, pour
les femmes, aux salaires des femmes et, pour les hommes, aux salaires des
hommes. Il n'est pas question de se baser sur une valeur moyenne entre les
salaires des femmes et des hommes (…)."

(STCA succitata - la sottolineatura è del redattore)

 

                                         In una
sentenza del 5 giugno 2003 nella causa B.

(inc. n. 35.2003.6), il TCA ha inoltre sottolineato come il TFA, che ha posto
il principio della priorità dei dati statistici nazionali rispetto a quelli
regionali - in alcune sue pronunzie ha confermato il reddito da invalido
fissato sulla base di valori regionali.

                                         Ad
esempio, in una sentenza del 10 agosto 2001 nella causa R., I 474/00 - sentenza
che è poi stata ripresa in più di un giudizio federale (cfr., per es., la STFA
del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 4c, parzialmente pubblicata
in DTF 128

V 174s.) - il TFA ha considerato non censurabile l'applicazione dei dati
relativi alla regione "Svizzera orientale" (TA 13), siccome più
favorevoli all'assicurata rispetto al dato nazionale

(cfr. consid. 3c/aa: "Obwohl das Eidgenössische
Versicherungsgericht grundsätzlich die gesamtschweizerischen Werte heranzieht,
ist vorliegend auch nicht zu kritisieren, dass der Berechnung zu Gunsten der
Beschwerdeführerin die tieferen Werte der Region Ostschweiz (TA 13) zu Grunde
gelegt worden sind").

 

                                         Parimenti, nelle sentenze del 30 novembre 2001 nella causa R., I
226/01 e del 20 novembre 2002 nella causa D., I 764/01, l'Alta Corte ha
valutato il reddito da invalido facendo capo al valore afferente al Cantone
Ticino, rispettivamente, alla regione lemanica. 

 

                                         In una
sentenza del 13 giugno 2003 nella causa M., U 236/01, consid. 4.3.2, il TFA ha
ribadito che esso "… non esclude di principio l'applicazione dei valori
regionali, desumibili dalle tabelle TA14 (n.d.r. recte: TA13) - (…) -,
segnatamente laddove questi appaiono maggiormente favorevoli per l'assicurato

(cfr. sentenza del 10 agosto 2001 in re R., I 474/00,

consid. 3c/aa)".

 

                                         In
un'altra sentenza, datata sempre 13 giugno 2003, la nostra Massima Istanza ha
ricordato segnatamente che, citiamo: "… le circostanze del caso concreto
determinano quale sia la tabella da applicare nel caso esaminato. È pertanto
ammissibile ad esempio applicare la tabella TA7, che indica i valori per una
determinata attività, se così facendo è possibile determinare in maniera più
precisa il reddito da invalido (in proposito si veda anche consid. 4c non
pubblicato in DTF 128 V 174). Questa Corte, infine, ha pure ritenuto non
criticabile applicare la tabella TA13, che riferisce dei salari in relazione
alle grandi regioni (sentenza del 10 agosto 2001 in re R. consid. 3c/aa, I
474/00, del 27 marzo 2000 in re P. consid. 3c, I 218/99, del 28 aprile 1999 in
re T. consid. 4c, I 446/98)" (STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I
475/01, consid. 4.4.). 

 

                                         Il
TFA ha ancora ribadito i medesimi concetti in una sentenza del 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.3. e in una sentenza del 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03, consid. 7.4.

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in CGRSS
n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

 

                       2.10.1.9.   Per determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato,
l'assicuratore LAINF convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli
accertamenti presso alcune aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle
attività leggere che l'assicurato sarebbe in grado di esercitare tenuto conto
dei postumi residuali che interessano il piede destro, e meglio il cassiere
presso la ditta __________ di __________, l’assemblatore di orologi presso la
ditta __________ di __________, il bobinatore presso la ditta __________ di __________,
l’operaio di fabbrica presso la ditta __________ di __________ e il commesso di
vendita alle dipendenze di __________ di __________, i dipendenti di tali ditte
percepivano in media, nel 2005, un reddito annuo pari a fr. 42'005.-- (cfr.
doc. 125).

 

                                         D’altro
canto, sempre in conformità alla giurisprudenza evocata, l'assicuratore
infortuni ha fornito informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che
entrano in linea di conto alla luce degli impedimenti presentati
dall'assicurato, sul salario massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In
effetti, dalla tabella prodotta in allegato al doc. 125 si evince che sono 93 i
posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e massimo
ammontano, rispettivamente, a fr. 26’025.-- e a fr. 61'610.--, e infine che
quello medio è di fr. 42'253.--.

 

                                         Il TCA
constata tuttavia che fra gli impieghi indicati dall’CO 1 almeno uno, ossia
quello di cassiere presso la ditta __________ di __________, non appare affatto
adeguato alle attitudini intellettuali dell’assicurato. 

                                         Al
proposito, basti riferirsi a quanto dichiarato dal direttore del ristorante “__________”,
dove l’insorgente ha lavorato come ausiliario durante il periodo marzo
1998-luglio 2000:

 

" 
Nonostante alcuni tentativi svolti con il suo
responsabile, il signor RI 1 non è purtroppo riuscito a lavorare dietro al bar
situato all’interno del ristorante. Tale mansione esigeva che egli prendesse
ordinazioni dirette per caffè e bibite e procedesse all’immediato incasso del
prezzo in franchi svizzeri o in valuta estera. Il dipendente non è stato in
grado di imparare il nuovo lavoro, non essendo capace né di tenere a mente le
ordinazioni né di contare i soli da rendere ai clienti.”

                                         (doc. D.
– il corsivo è del redattore)

 

                                         Ritenuto
che, in base alla giurisprudenza di cui alla DTF 129 V 472ss., le DPL
prodotte devono essere almeno cinque e che, nel caso di specie, quelle
valide sono invece tutt’al più quattro, il reddito da invalido va stabilito in
applicazione dei dati statistici. 

 

                    2.10.1.10.   Dall'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2004 (cfr., a quest’ultimo proposito, DTF
128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla tabella TA13, afferente ai dati ticinesi,
conformemente alla prassi di questa Corte, secondo cui la priorità deve essere
attribuita ai valori statistici regionali (rispetto a quelli raccolti a livello
nazionale, cfr. consid. 2.10.1.8.), il ricorrente, svolgendo nel 2004 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato ticinese (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'250.--. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2006, p. 94), esso ammonta a fr.
4'430.62 mensili oppure a fr. 53'167.44 per l'intero anno (fr. 4'430.62 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'evoluzione dei salari nominali (per l'adeguamento 2005, si ha a
disposizione un dato, certo parziale, ma comunque indicativo, rappresentato
dalla variazione percentuale dei salari in termini nominali fra il primo
trimestre del 2004 e il primo trimestre del 2005; dato, non ancora pubblicato,
che il TCA ha ottenuto direttamente presso l’UST) - si ottiene, per il 2005, un
reddito annuo di fr. 53'911.78.

 

                    2.10.1.11.   In ossequio alla
giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto
ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra
Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito
ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal
danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt
über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung
mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbe