# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b166198e-dcf8-5fac-875c-b396fb799b7b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-08-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 19.08.2002 11.1999.124
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1999-124_2002-08-19.html

## Full Text

Incarto n.

  11.1999.00124

  	
  Lugano

  11 gennaio
  2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  
	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.__.______ (azione
di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione
del 12 dicembre 1996 da

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato dall'avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

	
   

  	
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta l'appellazione
del 20 settembre 1999 presentata da __________ contro la sentenza emessa il 26
luglio 1999 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                          2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata con l'appello;

 

                                          3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________
il 14 ottobre 1999;

 

                                          4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ (1962) e __________ (1965), cittadina brasiliana, si sono sposati a
__________ (Brasile) l'__________ 1989. A quel momento la moglie era già madre
di __________, nato il __________ 1987 da una sua precedente relazione. Dal
matrimonio sono poi nate __________ (__________1990) e __________
(__________1992). Il marito, già alle dipendenze della __________ SA come muratore,
ha rilevato nell'agosto del 1995 la gestione di un distributore di benzina con
annesso un chiosco-bar. La moglie non ha esercitato attività lucrativa durante
il matrimonio, salvo collaborare nella gestione della stazione di servizio. Una
prima azione di divorzio presentata il 22 ottobre 1992 da __________ è stata
stralciata dai ruoli per intervenuta riconciliazione dal Pretore del­la
giurisdizione di Mendrisio Sud. Il 21 febbraio 1996 __________ __________ ha
chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, un nuovo tentativo di
conciliazione. Nel marzo successivo __________ __________ ha lasciato
l'appartamento coniugale e si è trasferita altrove con i figli. Il tentativo di
conciliazione è decaduto infruttuo­so il 16 giugno 1996. __________ __________
ha poi cessato l'attivi­tà di gestore e, dopo aver eseguito attività di breve
durata, è sta­to nuovamente assunto dalla __________ SA come impiegato d'ufficio.

 

                                  B.   In
esito a istanze provvisionali introdotte dai coniugi, con decreto cautelare del
22 agosto 1997 il Pretore ha affidato le figlie alla madre, ha disciplinato il
diritto di visita del padre e ha obbligato quest'ultimo a versare un contributo
alimentare di fr. 587.– mensili a favore di ogni figlia, senza contributi per la
moglie. Un appello presentato da __________ contro tale decreto è stato respinto
da questa Camera con sentenza del 17 dicembre 1997 (inc. __________).

 

                                  C.   Nel
frattempo, il 12 dicembre 1996, __________ ha promosso azione di divorzio,
chiedendo che le figlie fossero a lui affidate e che la moglie fosse tenuta a
versar loro un contributo di mantenimento (indeterminato). Un'altra azione di
divorzio intentata da __________ il 13 dicembre 1996 è stata sospesa dal
Pretore il 16 dicembre 1996 poiché successiva a quella del marito. Nella sua
risposta del 24 gennaio 1997 la convenuta si è poi opposta alla petizione
avversaria e in via riconvenzionale ha chiesto essa medesima il divorzio, come
pure l'affidamento delle figlie, un con­tributo alimentare indeterminato per sé
e le figlie, il trasferimento di metà degli averi della cassa pensione maturati
dal coniuge in costanza di matrimonio, la consegna di “mobili, apparecchi e
simili come al doc. 1”, oltre a un importo imprecisato in liquidazione del
regime dei beni e per perdita di aspettative ereditarie. Nella replica del 26
febbraio 1997 __________ ha confermato la petizione e nella risposta riconvenzionale
si è opposto alle domande della moglie. Nella replica riconvenzionale del 10
maggio 1997 la convenuta ha precisato le sue richieste, rivendicando un
contributo alimentare di fr. 3200.– mensili per sé e le figlie, oltre a fr. 500
000.– per perdita di aspettative ereditarie. All'udienza preliminare del 16
ottobre 1997 il marito ha rinunciato all'affidamento delle figlie, offrendo un
contributo alimentare di fr. 597.– mensili per ognuna di esse. Chiusa
l'istruttoria, nelle rispettive conclusioni le parti hanno mantenuto le loro
domande. Il dibattimento finale ha avuto luogo il 17 marzo 1999.

 

                                  D.   Con sentenza del 26 luglio 1999 il Pretore ha sciolto il matrimonio
per divorzio, ha affidato le figlie alla madre, ha regolato il diritto di
visita del padre, ha stabilito un contributo indicizzato al 

                                         1°
gennaio 2001 di fr. 587.– mensili per __________ fino alla maggiore età e di
fr. 587.– per __________ fino al 24 luglio 2008, aumentati in seguito a fr.
1174.–, e ha accertato la comproprietà delle parti sui mobili acquistati
durante il matrimonio, senza riconoscere alla moglie contributi di
mantenimento. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 2000.–, sono state
poste per un quinto a carico del marito e per il resto a carico della moglie.
Entrambe le parti sono state ammesse al beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

                                  E.   Contro
la predetta sentenza è insorta __________ __________ con un appello del 20
settembre 1999 nel quale chiede – previa concessione dell'assistenza
giudiziaria – che in riforma del giudizio impugnato il marito sia tenuto a
versare un contributo alimentare di fr. 3200.– mensili per sé e le figlie (con suddivisione
del dovuto in base all'età di queste ultime) e il trasferimento di metà
dell'ave­re di cassa pensione accumulato dal marito durante il matrimonio. In
subordine essa ha chiesto un contributo alimentare complessivo di fr. 2041.–
mensili. Nelle sue osservazioni del 

                                         14
ottobre 1999 __________ propone di respingere l'appello, postulando anch'egli
il beneficio dell'assistenza giudiziaria. 

 

                                  F.   In
seguito all'entrata in vigore del nuovo diritto sul divorzio il giudice
delegato di questa Camera ha invitato le parti, il 16 novembre 2000, a
formulare eventuali nuove conclusioni sulle questioni toccate dal cambiamento
della legge applicabile. __________ ha sostanzialmente ribadito il 7 dicembre
2000 le sue doman­de, sollecitando un contribuito mensile di fr. 3200.–
complessivi (fr. 2887.– in via subordinata e fr. 2041.– in via ancor più
subordinata). __________ ha riaffermato la sua opposizione. Con ordinanza
dell'11 settembre 2001 il giudice delegato ha chiesto alle parti di aggiornare
la documentazione sui rispettivi redditi e fabbisogni. Il marito ha prodotto
quanto richiesto il 2 ottobre 2001. L'appellante ha fatto altrettanto il 15
ottobre 2001. La documentazione è stata vicendevolmente intimata alle parti,
che hanno avuto la possibilità di esprimersi sui nuovi documenti. Esse hanno rinunciato
al dibattimento finale. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'appello in esame è datato 20 settembre 1999 ed è stato consegnato
alla posta (art. 131 cpv. 4 CPC) lo stesso giorno, come risulta dal timbro
sulla busta d'invio. Nelle cause ordinarie, come in concreto, il termine per
appellare è di 20 giorni (art. 308 cpv. 1 CPC). La sentenza impugnata è stata
ritirata dal patrocinatore della convenuta lunedì 27 luglio 1999 (timbro
postale sulla busta di ricevimento). Il termine di ricorso, sospeso dal 15
luglio al 31 agosto 1999 per le ferie giudiziarie (art. 132 e 133 cpv. 1 lett.
b CPC nella versione in vigore fino al 1° aprile 2001) sarebbe pertanto scaduto
il 20 settembre 2000. Tempestivo, l'appello è di conseguenza ricevibile.

 

                                   2.   Ai
processi di divorzio o di separazione che all'entrata in vigore del nuovo
diritto (1° gennaio 2000) devono ancora essere giudicati da un'autorità
cantonale, anche solo di ricorso, si applica la legge nuova (art. 7a
cpv. 1 tit. fin. CC). In concreto sono ancora litigiosi i contributi di
mantenimento per la moglie e le figlie, oltre al riparto degli averi di cassa
pensione, mentre i dispositivi sul divorzio, sull'affidamento delle figlie,
sulle relazioni personali di queste con il genitore non affidatario, e sulla
liquidazione del regime dei beni non sono più in discussione. Tali conseguenze
sono dunque passate in giudicato (art. 148 cpv. 1 CC; Fankhauser in: Schwenzer, Praxiskommentar
Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 9 ad art. 148 CC). 

 

                                   3.   I
figli sono personalmente e appropriatamente sentiti dal giudice o da un terzo
incaricato, “a meno che la loro età o motivi gravi vi si oppongano” (art. 144
cpv. 2 CC). Già quando il Pretore ha statuito, prima dell'entrata in vigore del
nuovo diritto, i minorenni in grado di formarsi una propria opinione dovevano
essere ascol­tati nelle procedure che li concernevano (DTF 124 II 90, 361). Dal
fascicolo processuale non risulta che, quanto meno Patricia (allora di 9 anni),
sia stata sentita. Sia come sia, in questa sede rimane litigioso solo il
calcolo dei contributi alimentari. A tal fine l'audizione dei figli si impone
soltanto se eventuali inclinazioni e interessi scolastici o professionali di
loro siano suscettibili di influire apprezzabilmente sull'ammontare del
contributo (Rumo-Jungo, Die Anhörung
des Kindes, in: AJP 12/1999 pag. 1581). Giovi rilevare, per di più, che
sull'entità del contributo i figli non possono formulare conclusioni né
interporre rimedi giuridici, quand'anche assistiti da un curatore (FF 1996 I
162 in fondo). Nel caso in esame __________ e __________, ora di 11 e 9 anni,
non sono ancora in età di formulare progetti per le loro future scelte
scolastiche o professionali. Non è quindi il caso di sottoporle ad audizione in
sede di appello. 

 

                                   4.   In concreto il Pretore ha sciolto il matrimonio sulla base
dell'art. 142 cpv. 1 vCC, ha affidato le due figlie alla madre e ha regolato il
diritto di visita del padre. Per quanto riguarda la situazione eco­nomica dei
coniugi, il primo giudice ha rilevato che dopo la pronuncia del divorzio non
possono più essere prese in considerazioni le elargizioni della madre
dell'attore. Quest'ultima durante la convivenza aveva ampiamente contribuito
alle esigenze in denaro della coppia, sia sopperendo spesso alle spese correnti
sia agevolando il figlio nel lavoro, prima alla __________ SA e poi finanziando
la gestione del noto distributore di benzina a __________. Il primo giudice ha
quindi accertato che fino al 16 luglio 1995 l'attore ha lavorato alla __________
SA, guadagnando fr. 58 265.– lordi nel 1994 e fr. 58 265.– lordi nel 1995. In seguito
egli è diventato indipendente, responsabile della stazione di servizio, e
infine, cessata tale attività, è stato nuovamente assunto dalla __________ SA
con uno stipendio mensile lordo di fr. 2000.–, svolgendo altresì, in veste di
indipendente, lavori di muratura e da tuttofare per svariati clienti. Il
Pretore, ritenuto che il reddito di lui al momento del giudizio non poteva
essere accettato, l'attore avendo “in mano un lavoro di muratore”, ha computato
a quest'ultimo un'entrata mensile netta di fr. 3000.– oltre gli assegni
familiari. Stabilito un fabbisogno minimo di fr. 2192.– mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–, alloggio fr. 600.–, riscaldamento
fr. 100.–, premio della cassa malati fr. 217.–, spese per l'uso dell'automobile
fr. 250.–), per finire egli ha fissato in fr. 587.– mensili (fr. 404.– più fr.
183.– di assegno familiare) il contributo per ciascuna figlia.

 

                                   5.   Pur
accertando che l'attore ha profondamente contribuito alla disunione coniugale,
il Pretore non ha riconosciuto alla moglie alcun contributo di mantenimento,
non ritenendola innocente nel senso degli art. 151 e 152 vCC. Egli ha rilevato
inoltre che la disponibilità finanziaria del marito, dedotto il contributo per
le figlie, nemmeno permetteva a quest'ultimo di versare contributi per lei.
L'appellante ribadisce in primo luogo di essere coniuge innocente. Se non che,
secondo il nuovo diritto del divorzio la colpa dell'uno o dell'altro coniuge
non è più di alcun rilievo ai fini del giudizio (Schwenzer in: Praxiskommentar
Scheidungsrecht, op. cit., n. 39 ad art. 125 CC).
Disquisire sull'innocenza della convenuta non avrebbe quindi senso. Occorre
accertare piuttosto se essa sia in grado di provvedere autonomamente al proprio
sostentamento. Solo nel caso in cui essa risulti avere diritto a un contributo
si porrà la questione di sapere se questo debba essere negato o ridotto siccome
manifestamente iniquo ai sensi dell'art. 125 cpv. 3 CC.

 

                                   6.   L'obbligo
di assistenza derivante dal matrimonio cessa di regola con il divorzio. Solo
ove non si possa ragionevolmente pretendere che un coniuge provveda da sé al
proprio debito mantenimen­to, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia,
l'art. 125 cpv. 1 CC prevede che l'altro coniuge può essere tenuto a versare un
contributo. Tale norma concreta due principi: quello secondo cui, nella misura
del possibile, dopo il divorzio ogni coniuge deve sovvenire a sé stesso, e
quello secondo cui ogni coniuge va incoraggiato ad acquisire o a riacquistare
la sua propria indipendenza economica. Per raggiungere tale autonomia, che può
essere stata compromessa dal matrimonio, uno dei coniugi può essere tenuto a
sussidiare l'altro. Così com'è concepito, l'obbligo dell'art. 125 cpv. 1 CC si
fonda soprattutto sulle necessità del coniuge richiedente e dipende dal grado
di autonomia che si può pretendere da lui, in particolare dalla sua capacità di
intraprendere un'attività professionale – o di riprendere un'attività professionale
interrotta durante il matrimonio – per coprire il proprio “debi­to
mantenimento”. Sotto il profilo finanziario occorre considerare anzitutto il
reddito effettivo dei coniugi, ma anche quello ch'essi potrebbero conseguire
dando prova di buona volontà o facendo prova di ragionevole sforzo (DTF 127 III
138 consid. 2a, riprodotta anche in SJ 123/2001 I 324).

 

                                         Per
“decidere dell'erogazione di un contributo e se del caso per fissarne l'importo
e la durata” si deve tenere conto – in particolare – del riparto dei ruoli
avuto durante il matrimonio, della durata dell'unione, del tenore di vita dei
coniugi durante la comunione domestica, dell'età e della salute di loro, del
reddito e del patrimonio di entrambi, della portata e della durata delle cure
ancora dovute ai figli, della formazione professionale e delle prospettive di
reddito dei due, del presumibile costo del reinserimento professionale del
beneficiario, delle aspettative di vecchiaia e previdenziali, come pure del
risultato prevedibile della divisione delle prestazioni d'uscita (art. 125 cpv.
2 CC).

 

                                   7.   L'appellante
sostiene che, contrariamente a quanto asserisce l'ex marito, il matrimonio non
è stato di breve durata, l'unione essendo durata dieci anni, fino al 26 luglio
1999. Ora, in una sentenza inedita del 4 aprile 2001 (inc. __________) il
Tribunale federale ha avuto modo di precisare che la durata del matrimonio non
dipende dalla data di scioglimento del vincolo, bensì dal momento della
separazione effettiva (analogamente: I CCA, sen­tenza del 20 aprile 2000 in re
C., consid. 5 con riferimento, pubblicata in: FamPra.ch 2001 pag. 102). In
concreto, dopo vari periodi di sospensione, i coniugi – sposatisi l'__________
1989 – si sono separati nel marzo del 1996, quando la moglie ha definitivamente
lasciato l'abitazione coniugale. La convivenza è durata perciò quasi sei anni e
mezzo. Ne discende che, se non si può parlare di matrimonio di breve durata,
nemmeno l'unione può dirsi definirsi lunga, ove si pensi che dottrina e
giurisprudenza reputano breve un matrimonio durato meno di cinque anni e lungo
uno durato più dieci (per tutti: Hausheer/
Spycher, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 287 note 5.120 segg. con riferimenti). In casi
come quello in esame occorre perciò verificare in che misura le condizioni dei
coniugi si siano durevolmente influenzate (Schwenzer
in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 48 ad art. 125 CC). 

 

                                   8.   L'appellante ricorda che durante la convivenza essa si è occupata
delle figlie, che non ha nessuna formazione specifica e che attualmente essa
non esercita alcuna attività lucrativa. Ora, in concreto risulta che la
convenuta, nata in Brasile nel 1965, ha terminato una scuola di commercio
(petizione del 13 dicembre 1996, pag. 2), ma non risulta quale attività abbia
svolto in seguito. Nel 1987 essa ha avuto __________ e nel 1989 si è sposata
con l'attore, trasferendosi successivamente in Svizzera, dove ha avuto le altre
due figlie, __________ (1990) e __________ (1992). Fino al 1995 l'appellante
non ha lavorato. Quando il marito ha assunto la gestione del distributore di
benzina (tra l'agosto del 1995 e il settembre del 1996), essa lo ha aiutato nel
chiosco-bar (deposizioni di __________, del 10 febbraio 1998, pag. 3; di
__________ __________, del 10 febbraio 1998, pag. 6; di __________ __________,
del 24 febbraio 1998, pag. 2; di __________ __________, del 24 febbraio 1998,
pag. 4; di __________ __________, del 24 febbraio 1998, pag. 5; di __________
__________, del 24 febbraio 1998, pag. 9; di __________ __________, del 2
aprile 1998, pag. 3; di __________ __________, del 14 maggio 1998, pag. 5; di
__________ __________, del 2 giugno 1998, pag. 1). Dopo la separazione, tra
l'estate del 1997 e il luglio del 1998, essa ha poi coadiuvato un terzo nella
gestione di un esercizio pubblico a __________ (deposizioni di __________,
__________ e __________ i, del 14 gennaio 1999).

 

                                   9.   Si è appena visto che, al momento del matrimonio, la convenuta
non risultava esercitare alcuna attività lucrativa (anzi, quando nel 1987,
all'età di ventidue anni, è diventata madre di Ivo, il padre del bambino le
assicurava una buona posizione finanziaria perché si occupasse del figlio a
tempo pieno: riassunto scritto del 

                                         13 giugno
1996 nell'inc. __________ richiamato). Ciò non toglie che il matrimonio con
l'attore, dal quale essa ha avuto altre due figlie, ha contribuito a tenerla
lontana dal mondo professionale, poiché essa si è dedicata alla cure e
all'educazione delle bambine. L'unione coniugale ha comportato, in altri
termini, un chiaro riparto dei ruoli. Certo, per un anno circa essa ha
aiutato il marito nella gestione del bar-chiosco annesso al distributore di
benzina, ma non risulta con quale grado di occupazione effettivo. Ciò non basta
per determinarne la sua capacità lucrativa, né per imporle subito
un'occupazione a tempo pieno. Si ricordi che i coniugi sono tenuti ad assumere
le conseguenze della ripartizione dei compiti che hanno adottato durante il matrimonio,
motivo per cui una parte – nella fattispecie l'ex marito – può essere obbligata
a versare un contributo di mantenimento finché l'altra non abbia potuto riacquistare
la propria autonomia finanziaria (DTF 127 III 135 consid. 2a con riferimenti).

 

                                10.   Secondo
consolidata giurisprudenza una donna divorziata può essere tenuta a cominciare
– o a ricuperare – un'attività lucrativa a tempo parziale al momento in cui il
figlio minore a lei affidato avrà raggiunto i 10 anni; un'attività a tempo
pieno potrà esserle imposta dal momento in cui tale figlio avrà compiuto i 16
anni (DTF 115 II 10 consid. 3c e 11 consid 5a; SJ 116/1994 pag. 91; Schwenzer, op. cit., n. 59 ad art. 125
CC). Nel caso in esame __________ ha oggi 11 anni e __________ 9 anni. In linea
di principio l'appellante può essere tenuta perciò ad assumere un lavoro al 50%
dal settembre del 2002, quando __________ avrà compiuto i dieci anni, e un
lavoro a tempo pieno dal settembre del 2008, allorché __________ avrà compiuto
i sedici anni. A quel momento essa avrà 43 anni e sarà ancora lontana dal
limite dei 45 anni che la vecchia giurisprudenza poneva quale ultimo termine
per imporre un'attività lucrativa a un coniuge che durante la vita in comune
aveva smesso di lavorare – o non aveva lavorato – per dedicarsi all'economia
domestica. Si aggiunga che, comunque sia, in una recente sentenza il Tribunale
federale ha relativizzato tale limite, sottolineando che per determinati posti
di lavoro l'offerta fissa il limite d'assunzione a 50 anni (DTF 127 III 140 consid.
2c).

 

                                         Nella circostanze descritte l'età e lo stato di salute della moglie,
sebbene priva di formazione specifica, non ostano alla ripresa entro tempi
brevi di un'attività lucrativa a tempo parziale. Quanto alla sua capacità di
reddito, essa può essere prudentemente stimata attorno ai fr. 2500.– netti
mensili, guadagno che l'interessata potrebbe conseguire – ad esempio – come
collaboratrice di un esercizio pubblico (si veda l'art. 10 del contratto
collettivo nazionale di lavoro dell'industria alberghiera e della ristorazione),
attività che essa ha svolto saltuariamente durante il matrimonio e anche dopo
la separazione di fatto. Non consta invece che essa possegga sostanza. Fino al
settembre del 2008 va quindi imputata all'appellante un'entrata (ipotetica) di
fr. 1250.– mensili per un'at­tività al 50%. Dopo di allora non v'è
ragione perché essa non estenda il grado di occupazione al 100%, in modo da raggiungere
l'indipendenza economica.

 

                                11.   Il fabbisogno minimo della convenuta, non calcolato dal Pretore, può
essere stimato in fr. 2103.– mensili. Esso comprende il minimo di esistenza
agli effetti del diritto esecutivo per un debitore monoparentale con obblighi
di mantenimento (fr. 1250.–), la locazione con spese accessorie (doc. 4 e 5 di
appello), già dedotta la quota a carico delle figlie conteggiata nel fabbisogno
di loro 

                                         (fr.
750.–) e il premio cassa malati (fr. 60.70). Tenuto conto che
l'appellante dovrà trovare un lavoro, si giustifica di riconoscerle inoltre
un'indennità per spese di trasporto di fr. 45.– mensili, pari al costo di un
abbonamento “arcobaleno” per due zone, che copre – ad esempio – il tragitto da
__________ a __________. I premi della cassa malati relativi alle figlie sono
già considerati nel fabbisogno di loro e non riguardano quello del genitore affidatario

                                         (I CCA,
sentenza del 27 settembre 2000 in re R. consid. 5c). Né può essere ammesso nel
fabbisogno dell'interessata il contributo personale AVS/AI (doc. 8 di appello),
poiché essa è tenuta ad assumere un'attività lucrativa almeno al 50% che la
esonererebbe da tale versamento. Si aggiunga che, comunque sia, fino all'ottobre
del 2002 tale onere si compensa con l'indennità di trasferta, che oggi nemmeno
potrebbe essere ammessa, l'interessata non avendo dimostrato la necessità di
usare un'automobile per scopi professionali.

 

                                12.   L'appellante
postula un contributo alimentare per sé di fr. 120.– men­sili fino al 2002, di
fr. 1500.– mensili tra il 2009 e il 2010 e di fr. 3000.– mensili dal 2011 vita natural
durante. Ora, l'ammontare di un contributo dipende in primo luogo – come si è accennato
– dalle necessità del richiedente. Il “debito mantenimento” cui si riferisce
l'art. 125 cpv. 1 CC va apprezzato di caso in caso. Verso il basso, esso non
può situarsi sotto la copertura del fabbisogno minimo; verso l'alto, esso non
può situarsi sopra il tenore di vita avuto dai coniugi durante il matrimonio
(art. 125 cpv. 2 n. 3 CC; Wer­ro,
Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, pag. 147, n. 673 segg.). Nella
fattispecie i coniugi beneficiavano, durante il matrimonio, di cospicui aiuti
da parte di __________ __________i, madre del marito (sentenza impugnata, pag.
6 a metà), tant'è che neppure pagavano un canone di locazione (deposizione __________,
del 14 gennaio 1999, pag. 7). A dispetto di ciò, il tenore di vita non doveva
superare apprezzabilmente il fabbisogno minimo, visto il reddito dell'appellato.
Ciò posto, la convenuta avrebbe diritto di principio a un contributo alimentare
di fr. 2103.– mensili fino al settembre 2002 e di fr. 853.– mensili fino al
settembre del 2008 (fabbisogno minimo di fr. 2103.–, dedotto il reddito
ipotetico di fr. 1250.–). Dopo tale data essa dovrà essere in grado di far
fronte autonomamente alle proprie necessità con il reddito da attività a tempo
pieno stimato in fr. 2500.– mensili. Che, come si vedrà, il marito non sia in grado
di stanziare un simile contributo ancora non significa che la somma vada
ridotta. Il giudice deve fissare il contributo effettivo; se il reddito del
debitore non basta ad assicurarlo, egli accerterà nella sentenza l'importo che
rimane scoperto (art. 143 n. 3 CC).

 

                                13.   Per l'art. 125 cpv. 3 CC un contributo può eccezionalmente
essere rifiutato o ridotto ove sia manifestamente iniquo, soprattutto perché
l'avente diritto ha gravemente contravvenuto al suo obbligo di contribuire al
mantenimento della famiglia (n. 1), oppure ha deliberatamente provocato la
situazione di necessità nella quale versa (n. 2) o ha commesso un grave reato
contro l'obbligato o una persona a lui intimamente legata (n. 3). In concreto
non si scorgono estremi del genere, né il marito pretende che la moglie abbia
commesso colpa grave o che la pretesa di lei costituisca un abuso di diritto.
Del resto il diniego o la riduzione del contributo vanno ammessi con riserbo
(DTF 127 III 66 consid. 2a). Certo, il Pretore ha considerato la moglie come
coniuge non innocente, ma ha accertato altresì che pure il marito aveva contribuito
assai – con atteggiamenti riprovevoli – alla disunione (sentenza impugnata,
pag. 6 in alto). Non soccorrono dunque le premesse per respingere o ridurre il
contributo giusta l'art. 125 cpv. 3 CC.

 

                                14.   Per quanto riguarda il fabbisogno delle figlie, nella procedura di
divorzio il giudice disciplina il contributo di mantenimento per minorenni
secondo le disposizioni che reggono gli effetti della filiazione (art. 133 cpv.
1 CC). Ora, giusta l'art. 285 cpv. 1 CC il contributo alimentare per il figlio
va commisurato ai bisogni di lui, alla situazione sociale e alle possibilità
dei genitori, tenendo conto della sostanza e dei redditi del figlio, come pure
della partecipazione del genitore non affidatario alle cure di lui (Wullschleger in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea
2000, n. 3 ad art. 285 CC). Dandosene i presupposti, all'uno o all'altro
genitore può essere imputato, in luogo del reddito effettivo, quello potenzialmente
conseguibile facendo uso di buona volontà (Wull­schleger,
op. cit., n. 26 ad art. 285 CC con rinvii; cfr. pure Hegnauer, op. cit., pag. 158, n. 21.15c; Berner Kommentar, edizione
1997, nota 58 ad art. 285 CC). Al debitore del contributo va lasciato, in ogni
modo, almeno il fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con richiami di
giurisprudenza). Tutto quanto riguarda i figli minorenni è retto poi – per
diritto federale – dalla massima ufficiale e dal principio inquisitorio
illimitato (art. 280 cpv. 2 CC). Il giudice di ogni grado non è vincolato
perciò alle richieste di giudizio, né alle allegazioni o alle prove offerte, e
chiarisce la fattispecie di propria iniziativa (DTF 120 II 231 consid. 1c con
rinvio, 118 II 94 consid. 1a; Rep. 1996 pag. 119 consid. 7 e pag. 125 consid.
8).

 

                                         a)  Per
prassi costante questa Camera determina i fabbisogni di figli minorenni in base
alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo,
adattandole di caso in caso, segnatamente alla situazione logistica ed economica
dei genitori (Rep. 1998 pag. 175, 1994 pag. 298 consid. 5). La versione più
recente delle citate raccomandazioni, edita nel gennaio 2000, indica per una fratria
di due, un fabbisogno in denaro di fr. 1180.– mensili fino ai 12 anni e di fr.
1460.– mensili ciascuno fino ai 18 anni. In concreto il fabbisogno me­dio in
denaro di __________ e __________ va determinato dunque, fino al set­tembre del
2002, in fr. 1180.– mensili (fr. 1'540.–, meno le spese per cura ed educazione
che la madre presta in natura). Dal settembre del 2002 fino al luglio del 2003
quel­lo di __________ aumenta poi a fr. 1360.– mensili (fr. 1540.–, meno la
metà della spesa per cura ed educazione di fr. 180.–) e dall'agosto del 2003
fino al luglio del 2008 sarà di fr. 1580.– mensili (fr. 1700.–, meno le spese
per cura ed educazione). Il fabbisogno di __________ ammonta da parte sua a fr.
1'360.– fino al settembre del 2005 e sarà di fr. 1580.– mensili in seguito,
come per la sorella.

 

                                         b)   Non
si giustifica invece una riduzione lineare degli importi previsti dalle citate
raccomandazioni, giacché i fabbisogni ivi indicati non sono più commisurati al
costo della vita nella sola area urbana di Zurigo, ma fanno riferimento al
costo delle economie domestiche su scala nazionale, in base a valori
statisticamente medio-bassi, nel senso che tre quarti delle economie domestiche
dispongono a livello svizzero di un reddito superiore a quello su cui si
fondano le raccomandazioni (Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für
Kinder, Zurigo 2000, pag. 10 in basso). I fabbisogni riportati corrispondono,
in altri termini, a quelli di ragazzi appartenenti a famiglie di reddito
relativamente modesto (op. cit., pag. 11 in alto). Diminuzioni per rapporto
alle cifre figuranti nel­­la tabella sono possibili, ma devono giustificarsi
alla luce di circostanze concrete (per esempio nel caso in cui un ragazzo
fruisca di vitto o alloggio a condizioni particolarmen­te favorevoli: op. cit.,
pag. 12 lett. C) e non solo per il fatto che i genitori non siano
economicamente in grado di sopperire appieno al fabbisogno dei figli (op. cit.,
pag. 16 a metà).

 

                                         c)   Nel
caso precipuo si è già tenuto conto che dal settembre del 2002 la cura e l'educazione
delle figlie costeranno fr. 180.–, rispettivamente fr. 120.– mensili in meno
rispetto ai fr. 360.– e ai fr. 240.– mensili previsti dalle tabelle. Altri
elementi specifici che giustifichino un'ulteriore riduzione del fabbisogno in
denaro non sono dati a divedere. Certo, il contributo di manteni­men­to va
stabilito anche in relazione alle capacità finanziarie dei genitori, non solo
alle necessità delle ragazze (DTF 123 III 4 consid. bb). Ma ciò non significa
che si debba confondere fabbisogno e contributo o che un fabbisogno legittimo
vada decurtato solo perché i genitori non siano in grado di fornirlo. L'entità
del fabbisogno va stabilita per intero. Nel caso in cui i redditi dei genitori
non bastino ad assicurarlo, si accerterà in che misura esso rimane scoperto (Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag. 16 nel mezzo), ognuno dei genitori avendo il
diritto di conservare almeno l'equivalente del proprio fabbisogno minimo (DTF
123 III 1 consid. bb, confermato in DTF 126 III 356 con­sid. bb). 

 

                                15.   Per quanto concerne la situazione economica dell'attore, l'appellante
sostiene che quest'ultimo può guadagnare fr. 5409.– mensili, pari a quanto egli
percepiva dalla __________ SA negli anni 1994 e 1995, o almeno fr. 4350.–
mensili corrispondenti a quan­to può guadagnare un muratore non diplomato.
L'interessato obietta che un reddito superiore a quello fissato dal Pretore non
gli è imputabile poiché, dopo avere gestito il distributore di benzina, egli
non ha più lavorato nell'edilizia ed è stato assunto dalla __________ SA come
impiegato d'ufficio non qualificato. Il problema è di sapere se, in
applicazione del principio inquisitorio preposto al diritto di filiazione, il
reddito di fr. 3000.– netti mensili oltre gli assegni familiari stabilito dal
Pretore sia adeguato oppure se, facen­do uso di buona volontà, l'interessato
potrebbe ragionevolmente conseguire un reddito maggiore (DTF 123 III 5 a metà,
121 III 299, 119 II 316 consid. 4a, 117 II 17 consid. 1b; principi riassunti
in: Sutter/Freiburghaus, op.
cit., n. 47 e 48 ad art. 125 CC).

 

                                         In concreto, come ha accertato il primo giudice, fino al luglio
del 1995 l'appellato lavorava per la __________ SA, ditta attiva nel settore
della gestione patrimoniale, dell'amministrazione di società, della tenuta di
contabilità, di revisioni, consulenze amministrative e finanziarie,
dell'assunzione di rappresentanze e mandati fiduciari, come pure nell'acquisto,
la vendita e la ristrutturazione di immobili (v. anche interrogatorio formale
del 24 febbraio 1998, risposta n. 2). Come muratore e tuttofare, egli percepiva
uno stipendio compreso tra fr. 4900.– e fr. 5000.– netti mensili, inclusi gli
assegni familiari (doc. AA, PPP e riassunto scritto del 10 novembre 1994
nell'inc. __________ della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud richiamato).
Nell'agosto del 1995 l'attore ha rilevato la gestione del distributore di
carburante con bar-chiosco, dal quale ricavava fr. 2800.– netti mensili
(sentenza impugnata, pag. 7). Cessata anche tale attività nel settembre del
1996, egli ha lavorato come tuttofare per __________ e in seguito per
__________ (lettera avv. __________ del 10 marzo 1997 nell'inc. __________
richiamato), guadagnando fr. 2000.– lordi mensili. Infine egli è stato
nuovamente assunto come impiegato d'ufficio non qualificato a tempo pieno dalla
__________ SA, dove riceve dal settembre 1997 uno stipendio di fr. 2000.–
mensili lordi, ovvero fr. 1'846.45 netti (doc. II, edizione documenti da Sarima
SA e doc. 9 di appello). 

 

                                         a)  Per giurisprudenza il giudice non è tenuto a fondarsi sul reddito
effettivamente conseguito da un obbligato alimentare ove quest'ultimo abbia la
concreta e ragionevole possibilità di mag­­gior guadagno (DTF 121 III 299, 119
II 314 consid. 4a con rinvii; Schwenzer
in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 16 ad art. 125 CC). Il
computo di un reddito potenziale si giustifica, in particolare, quando il
debitore ha ridotto deliberatamente le proprie entrate senza valida giustificazione
(Sutter/Freiburghaus, op. cit.,
n. 47 e 48 ad art. 125 CC). Dagli atti non si evince, né l'interessato indica,
per quale motivo egli lavori come impiegato non qualificato guadagnando solo
fr. 2000.– presso una società (di cui la madre è amministratrice unica) dove in
precedenza guadagnava più del doppio come muratore tuttofare. Né egli spiega
come con un reddito lordo di fr. 2000.– mensili egli sia in grado di far fronte
a un fabbisogno da lui quantificato in fr. 3675.80 mensili (lettera del 2
ottobre 2001). Per di più, non consta che egli si sia impegnato nella ricerca
di un'altra occupazione dopo il decreto cautelare del 22 agosto 1997, nel quale
il Pretore già gli aveva imputato un reddito ipotetico di fr. 3000.– netti mensili.
Ora, la libera scelta di una professione trova i suoi limiti nell'obbligo di
provvedere al debito mantenimento della famiglia (DTF 114 IV 124). Ammettere
che un coniuge possa limitarsi a un impiego mal retribuito significherebbe
consentire a una parte di abdicare senza conseguenze alle responsabilità
assunte con il matrimonio. Ciò non è ammissibile, tanto meno se si considera
che l'attore ha 39 anni, è in buona salute e ha una certa esperienza nel
settore dell'edilizia. Come ha ritenuto il primo giudice, occorre pertanto
riferirsi allo stipendio che egli percepirebbe se si impiegasse nel
settore edile, che negli ultimi anni denota una chiara ancorché incostante ripresa.

 

                                         b)  Secondo
il contratto collettivo di lavoro cantonale 2001 per il settore edile un lavoratore
con conoscenze professionali, ma senza certificato professionale (come può
essere definito l'at­tore: osservazioni del 14 ottobre 1999, pag. 12), guadagna

                                              fr.
23.65 orari più la tredicesima, per un mensile di almeno 

                                              fr.
4150.– lordi (senza tenere conto delle indennità per vacan­ze e giorni festivi,
destinate appunto a compensare la perdita di guadagno durante tali periodi), pari
a circa fr. 3700.– netti. Nella fattispecie non è quindi fuori luogo presumere
che, con un po' di buona volontà, l'appellato potrebbe guadagnare almeno fr.
4000.– netti, più gli assegni familiari (che la madre delle bambine avrà
diritto di riscuotere direttamente, non appena comincerà a lavorare). E tale
cifra è senz'altro alla sua portata, ove si pensi che fino al 1995 egli
guadagnava presso il medesimo datore di lavoro tra i fr. 4900.– e i fr. 5000.–
netti mensili, compresi gli assegni familiari. Ai fini dei contributi alimentari
è giustificato dipartirsi perciò da un reddito netto di almeno fr. 4000.–
mensili.

 

                                16.   Per
quanto riguarda il fabbisogno minimo del marito, il Pretore l'ha calcolato in
fr. 2193.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–,
canone di locazione fr. 600.–, riscaldamen­to fr. 100.–, premio della cassa
malati fr. 217.–, spese d'automobile fr. 250.–). L'appellante ne contesta
pressoché tutte le voci, che vanno quindi analizzate singolarmente.

 

                                         a)  Per
quanto riguarda anzitutto il minimo esi­stenziale, esso è di fr. 1100.– mensili
e non di fr. 1250.– (come pretende l'interes­sato), poiché quest'ultimo importo
si riferisce a un genitore cui sono stati affidati figli. Per quanto riguarda
la locazione, questa Camera ha già avuto modo di spiegare che tale onere va
riconosciuto e che l'importo di fr. 700.– (fr. 600.– e fr. 100.– per
riscaldamento) non appariva eccessivo (sentenza del 17 dicembre 1997, consid.
3). Le argomentazioni dell'appellante, secondo cui la coppia non si è mai fatta
carico di spese di locazione e il marito usufruisce gratuitamente dell'appartamen­to
messogli a disposizione dalla madre, sono le stesse già avanzate nella
precedente procedura e non è il caso di ripetere quanto la Camera ha già avuto
modo di rilevare allora. Poco importa del resto che il contratto di locazione
sia cominciato dopo la separazione, già per il fatto che le spese di alloggio e
di riscaldamento sono voci essenziali del fabbisogno e devono essere
considerate, stimandole prudentemente, anche se una parte non le indica. Ne
segue che l'onere di locazione va confermato in fr. 600.– mensili (doc. 1 di
appello), mentre sulle spese di riscaldamento si tornerà in appresso.

 

                                         b)  Circa
le spese per l'elettricità, dalla documentazione prodotta non è possibile distinguere
la quota destinata alla luce, compresa nel minimo esistenziale, da quella
destinata al riscaldamento, da conteggiare separatamente. Inoltre le fatture
emesse dalle Aziende industriali della Città di Lugano (doc. 2 di appello) si
riferiscono al consumo di energia nel periodo invernale, notoriamente superiore
a quello del resto dell'anno. Tenuto conto del fatto che l'attuale onere non è
apprezzabilmente diverso da quello del 1996 (v. doc. DDD), si giustifica di
inserire nel fabbisogno dell'interessato un costo per il riscaldamento di
presumibili fr. 120.– mensili. Il premio della cassa malati, indicato in fr.
59.– mensili, ammonta in realtà a fr. 234.90 (doc. 5 di appello).
L'interessato beneficia invero del sussidio cantonale, ma nelle misura in cui
gli si imputa un reddito potenziale di fr. 4000.–, egli non ne avrà presumibilmente
più diritto. Gli va pertanto riconosciuto il premio intero.

 

                                         c)  Contrariamente a quanto l'interessato sostiene, al fabbisogno minimo
così determinato non vanno più aggiunti supplementi. Per tacere del fatto che
la pretesa maggiorazione del 20% si applicava solo ove il genitore fosse tenuto
a sussidiare figli maggiorenni in formazione (art. 277 cpv. 2 CC con
riferimento a DTF 118 II 100 consid. cc) o a erogare rendite di indigenza (art.
152 vCC; Hausheer/Spycher, Handbuch des Unterhalts­­rechts, Berna 1997,
n. 02.58 pag. 86), non nel caso in cui si trattasse di stanziare contributi
alimentari a figli minorenni (v. DTF 123 III 4 consid. 3b/bb), nel nuovo
diritto del divorzio ormai la maggiorazione del 20% non trova più spazio (Hausheer in: Vom alten zum neuen Scheidungsrecht,
Berna 1999, pag. 128 seg.; Schwenzer,
op. cit., n. 33 ad art. 125 CC; Sutter/Freiburghaus,
op. cit., n. 74 ad art. 125 CC). Se ne conclude che il fabbisogno minimo
dell'interessato tisulta di fr. 2406.– mensili (minimo esistenziale del diritto
esecutivo fr. 1100.–, spese di locazione e riscaldamento fr. 720.–, premio
della cassa malati fr. 235.–, altre assicurazioni fr. 75.–, indennità per spese
di trasporto fr. 250.–, imposte fr. 26.–).

 

                                17.   Il
quadro complessivo della situazione va riassunto, in ultima analisi come segue.
L'ex marito può conseguire un reddito mensile di fr. 4350.– netti e ha un
fabbisogno minimo di fr. 2406.–. La sua disponibilità è di pertanto di fr.
1944.– mensili. L'ex moglie fino al 30 settembre 2002 non è tenuta a
intraprendere un'attività lucrativa, mentre in seguito può conseguire un
reddito di almeno fr. 1250.– mensili fino al settembre 2008 e di fr. 2500.–
dopo di allora. Fino al settembre 2008 la sua disponibilità finanziaria è
nulla: salvo prestare cura e educazione alle figlie, essa abbisogna anzi di fr.
2103.– mensili fino al settembre 2002 e di fr. 853.– fino al settembre 2008 per
sopperire a sé medesima. Le figlie ______________e __________ non hanno redditi
e il loro fabbisogno è di fr. 1180.– mensili. Nessun membro della famiglia risulta
avere sostanza, né tanto meno, redditi della sostanza.

 

                                         Nelle
condizioni descritte l'attore dovrebbe versare, per togliere l'ex moglie e le
figlie dall'indigenza, fr. 4463.– mensili complessivi fino al settembre 2002
(fr. 2103.– per la prima e fr. 1180.– ciascuna per le seconde). In realtà egli
dispone solo di fr. 1944.– mensili e non può essere costretto a pagare di più,
il suo fabbisogno minimo essendo intangibile (DTF 123 III consid. 3b/bb,
confermato in DTF 126 III 356 consid. bb). E siccome il contributo per l'ex
moglie non è prioritario rispetto a quello per i figli né viceversa (Hausheer/Spycher, op. cit., pag. 446 n.
08.27 e 08.29 con richiami), rimane solo la possibilità di ridurre tutti i contributi
in proporzione (analogamen­te: I CCA, sen­tenza del 18 dicembre 2001 in re V., consid.
12; sentenza del 22 settembre 1999 in re B., consid. 6; sentenza del 15
dicembre 1999 in re M., consid. 8c). Se ne conclude che fino al settembre 2002
i contributi di mantenimento vanno ridotti a fr. 914.– mensili per la moglie e
a fr. 515.– mensili per le figlie, per complessivi fr. 1944.–.

 

                                18.   In
realtà l'appellante postula un contributo per sé di soli fr. 120.– mensili,
tuttavia la richiesta si fonda su un chiaro errore di diritto, poiché
l'interessata si diparte dalla fallace convinzione che il con­tributo per i
figli sia prioritario rispetto al proprio, ciò che non è il caso (consid. 17).
Lo stesso erroneo convincimento denota del resto il Pretore, che ha negato
all'ex moglie un contributo per il fatto che la disponibilità dell'attore
permetteva a quest'ultimo di versare solo un contributo per le figlie (sentenza
impugnata, pag. 8 a metà). Oltre a ciò, il giudice del divorzio deve accertarsi
che dopo lo scioglimento del matrimonio un coniuge non abbia a versare
palesemente nell'indigenza. Il che sarebbe certo il caso ove ci si attenesse
all'irrisoria richiesta dell'interessata.

 

                                19.   I
contributi alimentari debbono inoltre essere modificati a mano a mano che le
figlie raggiungono una fascia di età superiore, fino alla maggiore età.
Un'ulteriore modifica si impone per il periodo successivo al 1° ottobre 2002,
quando l'appellante dovrà iniziare un'attività al 50% e potrà riscuotere
direttamente gli assegni familiari, come pure dopo il 1° ottobre 2008, quando
la madre sarà in grado di provvedere da sé sola al proprio mantenimento. I contributi
alimentari, calcolati secondo i criteri sopra esposti, saranno pertanto i seguenti:

 

                                         Periodo dal 1° ottobre 2002 (attività lucrativa a metà tempo della
moglie)

                                         fabbisogno
minimo della moglie          fr.   853.– (dedotto il reddito proprio)

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1360.–

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1360.–

                                                                                                fr.
3573.– mensili

                                         disponibilità
dell'attore:                       fr. 1594.– mensili        

                                         contributo
per la moglie                      fr.   380.–

                                         contributo
per __________                 fr.   607.–

                                         contributo
per __________                 fr.   607.–

                                                                                                fr.
1594.– mensili

                                         Periodo dal 1° agosto 2003 (13° anno di età di __________a)

                                         fabbisogno
minimo della moglie          fr.   853.– (dedotto il reddito proprio)

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1580.–

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1360.–

                                                                                                fr.
3793.– mensili

                                         disponibilità
dell'attore:                       fr. 1594.– mensili        

                                         contributo
per la moglie                      fr.   359.–

                                         contributo
per __________                 fr.   665.–

                                         contributo
per __________                 fr.   570.–

                                                                                                fr.
1594.– mensili

                                         Periodo
dal 1° ottobre 2005 (13° anno di età di __________)

                                         fabbisogno
minimo della moglie          fr.   853.– (dedotto il reddito proprio)

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1580.– 

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1580.–

                                                                                                fr.
4013.– mensili

                                         disponibilità
dell'attore:                       fr. 1594.– mensili        

                                         contributo
per la moglie                      fr.   338.–

                                         contributo
per __________                 fr.   628.–

                                         contributo
per __________                 fr.   628.–

                                                                                                fr.
1594.– mensili

 

                                         Periodo
dal 1° agosto 2008 (18° anno di età di __________)

                                         fabbisogno
minimo della moglie          fr.    853.– (dedotto il reddito proprio)

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr.        –.– (maggiorenne)

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1580.–

                                                                                                fr.
2433.– mensili

 

                                         disponibilità
dell'attore:                       fr. 1594.– mensili 

                                         contributo
per la moglie                      fr.   559.–

                                         contributo
per __________a                           fr.       –.–

                                         contributo
per __________                 fr. 1035.–

                                                                                                fr.
1594.–  mensili

 

                                         Periodo
dal  1° ottobre 2008 (attività lucrativa a tempo pieno della moglie)

                                         fabbisogno
minimo della moglie          fr.       –.–  (coperto dal reddito proprio)

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr.       –.–  (maggiorenne)

                                         fabbisogno
in denaro di __________    fr. 1580.–  

                                                                 

                                         disponibilità
dell'attore:                       fr. 1594.– mensili

                                         contributo
per la moglie                      fr.       –.–

                                         contributo
per __________a                           fr.       –.–

                                         contributo
per __________                 fr. 1580.–.

                                                                 

                                20.   Dato
che il contributo di mantenimento è inferiore al fabbisogno delle figlie minorenni,
eventuali assegni familiari potranno essere percepiti dalla madre in aggiunta
al contributo alimentare (art. 285 cpv. 2 CC). Quanto all'appellante, la cui spettanza effettiva risulta anch'essa
ampiamente scoperta, le va riservata la possibilità di chiedere fino al
dicembre 2006 un aumento del contributo sino a fr. 853.– mensili qualora la
situazione finanziaria dell'ex marito migliori (art. 129 cpv. 3 e art. 143 n. 3
CC). Al figlio tale possibilità è data, in ogni tempo, per legge (art. 286 CC). Dopo il settembre del 2008 l'interessato non dovrà più versare
contributi di mantenimento all'ex moglie. Questa, da parte sua, sarà tenuta a
gua­dagnare almeno fr. 2500.– mensili e disporrà di un agio men­sile di fr.
397.– (fr. 2500.– mensili, meno il fabbisogno minimo di fr. 2103.–). Il
fabbisogno in denaro di __________a dopo il 16° anno di età essendo di fr.
1580.– mensili, entrambi i genitori devono contribuire in proporzione alle loro
disponibilità (fr. 1594.– mensili, rispettivamente fr. 397.–). Il padre verserà
quindi un contributo di fr. 1265.– mensili e la madre affidataria assumerà la
differenza di fr. 315.– mensili. Il fabbisogno della figlia risultando coperto,
eventuali assegni familiari andranno posti in deduzione del contributo. In
tal caso l'appellato potrà dedurre, quindi, quattro quinti dell'assegno dal
contributo a suo carico.

 

                                         I
contributi di mantenimento vanno ancorati al costo della vita attuale, con
indice di riferimento al dicembre del 2001. Il primo adeguamento avverrà dunque
il 1° gennaio 2003 e così di seguito, di anno in anno, sulla base dell'indice
del dicembre precedente (art. 143 n. 4 CC). Quanto all'applicazione dell'art.
128 cpv. 3 CC come tale (indicizzazione automatica), il principio non è messo
in causa nemmeno dall'appellato.

 

                                21.   L'appellante
rivendica il trasferimento di metà dell'avere di vecchiaia maturato dal coniuge
in costanza di matrimonio. Il marito si rimette al giudizio di questa Camera.
Ora, se un coniuge o ambedue i coniugi sono affiliati a un istituto di
previdenza professionale e se non è sopraggiunto alcun caso d'assicurazione,
ognuno ha diritto alla metà della prestazione d'uscita dell'altro calcolata per
la durata del matrimonio secondo le disposizioni della legge sul libero
passaggio (art. 122 cpv. 1 CC). Se i coniugi hanno crediti reciproci,
dev'essere divisa soltanto la differenza fra questi due crediti (art. 122 cpv.
2 CC). Il giudice può nondimeno rifiutare la divisione, in tutto o in parte,
ove essa appaia manifestamente iniqua dal profilo della liquidazione del regime
dei beni o della situazione economica dei coniugi dopo il divorzio (art. 123
cpv. 2 CC). 

 

                                         a)  In concreto l'ex marito è affiliato alla Società svizzera di Assicurazioni
generali sulla vita dell'uomo __________ (doc. 10 di appello). Dagli atti non
risulta che sia soprag­giunto alcun caso di previdenza, né si intravedono motivi
per cui la postulata divisione dell'avere di vecchiaia dovrebbe essere
considerata manifestamente iniqua. Ciò posto, l'appellante deve poter beneficiare
di metà del capitale di previdenza professionale accumulato dal marito durante
il matrimonio. Dal fascicolo processuale non risulta per converso che la moglie
abbia a sua volta accumulato averi di vecchiaia durante il matrimonio, circostanza
del resto neppure sostenuta dal coniuge.

 

                                         b)  Per
quel che riguarda l'ammontare del credito dell'appellante, l'art. 142 CC prevede
che, in caso di mancata intesa, il giudice fissa le proporzioni (cpv. 1) e, non
appena la decisione sulle quote è passata in giudicato, rimette d'ufficio la
causa al giudice competente secondo la legge sul libero passaggio (cpv. 2), ossia
– nel Ticino – al Tribunale cantonale delle assicurazioni (art. 25a cpv.
1 LFLP con rinvio all'art. 73 cpv. 1 LPP, art. 8 cpv. 1 LALPP). Nell'attuale
giudizio occorre dunque limitarsi a sancire la suddivisione a metà degli averi
di vecchiaia maturati dal marito durante il matrimonio, il tribunale civile non
avendo la competenza di determinare l'importo spettante a ogni coniuge.
L'appello, sotto questo profilo, appare quindi provvisto di buon diritto solo
nella misura in cui chiede la metà della prestazione di libero passaggio, il
cui ammontare andrà stabilito, qualora vi fossero contestazioni, dal Tribunale
cantonale delle assicurazioni.

 

                                22.   Gli
oneri del presente giudizio seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2
CC). L'appellante ottiene causa vinta sui contributi alimentari, ma non nella
misura né per la durata richiesta, e sulla ripartizione dell'avere di
vecchiaia. Ponderate tutte le circostanze del caso, si giustifica di porre la
tassa e le spese, contenute per tenere conto della situazione finanziaria dei
coniugi, a carico delle parti in ragione di metà ciascuno e di compensare le
ripetibili. L'esito del giudizio odierno impone anche una modifica del
dispositivo sugli oneri processuali di prima sede, che vanno addebitati per un
quarto al marito e per il resto alla moglie. Le domande di assistenza
giudiziaria presentate dalle parti meritano di essere accolte, essendo provata
la rispettiva indigenza (art. 155 CPC) e le probabilità di buon esito, ancorché
parziali, delle rispettive posizioni (art. 157 CPC).

 

Per questi motivi,

 

vista
sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:

 

4.    __________ __________ verserà
anticipatamente, entro il 5 di ogni mese, a titolo di contributo alimentare:

       fino al 30 settembre
2002:

       per __________          fr. 515.–,

       per __________          fr. 515.–,

       oltre all'eventuale assegno che
__________ è autorizzata a riscuotere in aggiunta al contributo;

       dal 1° ottobre 2002
al 31 luglio 2003:

       per __________          fr. 607.–,

       per __________          fr. 607.–,

       oltre all'eventuale assegno che
__________ è autorizzata a riscuotere in aggiunta al contributo;

       dal 1° agosto 2003
al 30 settembre 2005: 

       per __________          fr. 665.–,

       per __________          fr. 570.–, 

       oltre all'eventuale assegno che
__________ è autorizzata a riscuotere in aggiunta al contributo;

       dal 1° ottobre 2005
al 31 luglio 2008:

       per __________          fr. 628.–,

       per __________          fr. 628.–,

       oltre all'eventuale assegno che
__________ è autorizzata a riscuotere in aggiunta al contributo;

       dal 1° agosto 2008
al 30 settembre 2008:

       per __________          fr. 1035.–,

       oltre all'eventuale assegno che
__________ è autorizzata a riscuotere in aggiunta al contributo;

       dal 1° ottobre 2008
al 30 settembre 2010: 

       per __________          fr. 1265.–
mensili,

       da cui __________ è autorizzato a
dedurre i quattro quinti dell'eventuale assegno familiare riscosso da
__________.

       I contributi indicati
sono ancorati all'indice nazionale dei prezzi al consumo del dicembre 2001 e
saranno adeguati il 1° gennaio di ogni anno sulla base dell'indice del dicembre
precedente, la prima volta nel gennaio del 2003.

 

6.1  __________ è tenuto a versare
anticipatamente, entro il 5 di ogni mese, a titolo di contributo alimentare per
__________ il seguente contributo alimentare:

       fr. 914.– fino al 30 settembre 2002;

       fr. 380.– dal 1° ottobre 2002 al 31
luglio 2003;

       fr. 359.– dal 1° agosto 2003 a 30
settembre 2005;

       fr. 338.– dal 1° ottobre 2005 al 31
luglio 2008;

       fr. 559.– dal 1° agosto 2008 al 30
settembre 2008.

       Fino al mese di
dicembre 2006 __________ __________ è abilitata a chiedere un aumento sino a
fr. 853.– mensili del contributo in suo favore nel caso in cui migliorasse la
situazione economica del debitore.

       I contributi indicati
sono ancorati all'indice nazionale dei prezzi al consumo del dicembre 2001 e
saranno adeguati il 1° gennaio di ogni anno sulla base dell'indice del dicembre
precedente, la prima volta nel gennaio 2003.

6.2  __________ __________ ha
diritto alla metà dell'avere di vecchiaia maturato da __________ __________
durante il matrimonio, ossia dall'11 ottobre 1989 al 20 settembre 1999.

       È fatto obbligo alla
Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell'uomo __________,
dopo il passaggio in giudicato della sentenza, di versare la quota predetta su
un conto vincolato in favore di __________ __________.                     

 

6.3  Le altre richieste di giudizio sono respinte.             

 

7.    Le spese, con una tassa di giustizia
di fr. 2000.–, sono poste per un quarto a carico di __________ __________ e per
tre quarti a carico di __________ __________, e per entrambi, al beneficio
dell'assistenza giudiziaria, a carico dello Stato.

 

                                         Per
il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   II.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr. 250.–

                                          b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                 fr.
300.–

                                         sono
posti a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili.

                                      

                                   III.   __________
__________ è ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell'avv. __________ __________.

 

                                 IV.   __________
__________ è ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell'avv. __________ __________.

 

                                  V.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
a: 

                                         – Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 6; 

                                         –
Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell'uomo   “__________(in
estratto, dopo il passaggio in giudicato della sentenza).

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario