# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83fcd303-ee7d-57bd-afd0-7fdce8a11751
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-02-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.02.2014 SK.2013.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2013-32_2014-02-04.pdf

## Full Text

Sentenza del 4 febbraio 2014 
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Roy Garré, Presidente, 

Peter Popp e Daniel Kipfer Fasciati 

Cancelliere Davide Francesconi  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

rappresentato dal Procuratore capo federale Pierluigi 

Pasi 

e 

in qualità di accusatrice privata: 

BANK OF AMERICA N.A., rappresentata dagli avv. 

Lucien W. Valloni e Ernesto Gregorio Valenti 

 
contro 

  
A., rappresentato dagli avv. Daniele Timbal e Andrea 

Soliani   

  

Oggetto  Truffa, subordinatamente amministrazione infedele 

aggravata, subordinatamente amministrazione infedele 

per abuso della qualità di rappresentante, riciclaggio di 

denaro aggravato, istigazione a falsità in documenti, 

corruzione attiva 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2013.32 

 

- 2 - 

Fatti: 

A. In data 13 settembre 2007, il Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: 

MPC) ha aperto un'indagine preliminare di polizia giudiziaria (EAII.07.0139-PAS) 

nei confronti di A., B., C. e ignoti per le ipotesi di reato di riciclaggio di denaro 

giusta l'art. 305
bis

 n. 2 CP e di falsità in documenti ai sensi dell'art. 251 n. 1 CP (cl. 

2 p. 1.0.1). Tale procedimento si iscrive nel solco di una più vasta inchiesta 

condotta dallo stesso MPC che trae origine dal dissesto finanziario del gruppo 

agroalimentare Parmalat e che vede coinvolti, in parte, gli stessi imputati.  

B. Con decisione del 30 ottobre 2007, il MPC ha esteso la suddetta inchiesta ad A. 

per titolo di corruzione attiva giusta l'art. 322
ter

 CP e nei confronti di B. per 

corruzione passiva ai sensi dell'art. 322
quater

 CP (cl. 2 p. 1.0.3-4). In data 30 

novembre 2007, il MPC ha proceduto ad estendere l'inchiesta anche nei confronti 

di D. ed E. per l'ipotesi di reato di riciclaggio di denaro ex art. 305
bis

 CP (cl. 2 p. 

1.0.5-6). In seguito, con decisione del 18 marzo 2008, l'inchiesta è stata 

ulteriormente estesa nei confronti di A. per titolo di falsità in documenti ai sensi 

dell'art. 251 n. 1 CP (cl. 2 p. 1.0.7-8). In data 17 marzo 2009 il MPC ha infine 

esteso il procedimento, per quanto riguarda A., all'ipotesi di reato di truffa ex art. 

146 CP e, subordinatamente, di amministrazione infedele ai sensi dell'art. 158 CP 

(cl. 2 p. 1.0.11-12). Con decisione del 13 maggio 2011 l'autorità inquirente ha 

esteso l'indagine nei confronti di B. per titolo di truffa ex art. 146 CP e 

subordinatamente amministrazione infedele ex art. 158 CP e nei confronti di C. 

per le ipotesi di reato di falsità in documenti giusta l'art. 251 CP e truffa ex art. 146 

CP, subordinatamente amministrazione infedele ex art. 158 CP (cl. 2 p. 1.0.14-

15).  

C. In data 18 marzo 2008, il MPC ha spiccato un ordine di arresto nei confronti di A. 

per pericolo di fuga e collusione (cl. 4 p. 6.1.1-3). L'imputato è stato tratto in 

arresto dalle autorità slovene in data 29 febbraio 2008 ed in seguito estradato in 

Svizzera. Il 14 maggio 2008, il MPC ha quindi presentato al competente Giudice 

istruttore federale (di seguito: GIF) una domanda di conferma dell'arresto (cl. 4 p. 

6.1.19-30). In data 15 maggio 2008 si è tenuta l'udienza per la conferma 

dell'arresto dinanzi al GIF, al termine della quale detta autorità ha reso, in data 16 

maggio 2008, un'ordinanza di misure sostitutive all'arresto mediante la quale, 

respingendo l'istanza del MPC, ha ordinato la scarcerazione dell'imputato 

subordinandola a determinate condizioni, tra le quali, il versamento di una 

cauzione pari a EUR 100'000.-- (cl. 4 p. 6.1.112-117).  

- 3 - 

D. Adita su ricorso presentato dal MPC, l'allora I Corte dei reclami penali (di seguito 

anche I CRP) - previo conferimento dell'effetto sospensivo al citato gravame 

mediante decreto del 16 maggio 2008 (cl. 4 p. 6.1.127 - 130) - ha accolto 

l'impugnativa, annullando l'ordinanza del GIF e confermando l'arresto di A., per 

pericolo di collusione, con sentenza 10 giugno 2008 (cl. 38 p. 21.1.100-109).  

E. Con scritto del 25 giugno 2008, il MPC ha presentato alla I CRP una domanda di 

interpretazione della suddetta sentenza del 10 giugno 2008, nonché, 

subordinatamente un'istanza di proroga della detenzione (cl. 38 p. 21.1.114). Con 

sentenza del 9 luglio 2008, la I CRP ha respinto l'istanza di interpretazione e 

dichiarato irricevibile, siccome tardiva, l'istanza di proroga della carcerazione 

preventiva, ordinando al contempo la liberazione dell'opponente A. (cl. 38 p. 

21.1.145-154). 

F. Il MPC ha allora spiccato, in data 9 luglio 2008, un secondo ordine di arresto nei 

confronti di A. per pericolo di fuga e di collusione (cl. 4 p. 6.2.1) e presentato, in 

data 11 luglio 2008, la relativa domanda di conferma dell'arresto al GIF (cl. 4 p. 

6.2.43). Al termine dell'udienza, il GIF ha emesso, in data 12 luglio 2008, 

un'ordinanza di non conferma dell'arresto (cl. 4. p. 6.2.187-189) e in data 14 luglio 

2008 ne ha ordinato la scarcerazione immediata (cl. 4. p. 6.2.191).  

G. Con scritto del 16 novembre 2010 Bank of America N.A. (di seguito anche BOFA) 

ha comunicato di costituirsi parte civile (ora accusatrice privata) nel procedimento 

penale in questione (cl. 28 p. 15.1.5). Avverso l'ammissione quale parte lesa al 

suddetto procedimento ad opera del MPC, A. ha presentato, in data 19 novembre 

2010, reclamo alla I CRP (cl. 38 p. 21.4.4), il quale è stato respinto dalla Corte in 

data 31 gennaio 2011 con conseguente conferma dell'ammissione quale parte 

civile di BOFA (cl. 38 p. 21.4.172). 

H. Nel contempo, il procedimento nei confronti di C. è stato definito, in data 20 

gennaio 2012, mediante l'emanazione di un decreto d'accusa per il reato di falsità 

in documenti (art. 251 n. 1 CP), avverso il quale l'imputato non ha interposto 

opposizione (cl. 2 p. 22.2.1). Anche per quanto riguarda E., la procedura è 

terminata in data 11 aprile 2012 con un decreto di accusa per titolo di riciclaggio di 

denaro aggravato (art. 305
bis

 n. 2 CP) (cl. 2 p. 22.2.9). B. è stato invece rinviato a 

giudizio e giudicato con rito abbreviato dalla Corte penale del Tribunale penale 

federale (di seguito anche TPF) in data 27 aprile 2012 (inc. n. SK.2012.9) e 

ritenuto autore colpevole di ripetuto riciclaggio di denaro aggravato (art. 305
bis

 n. 1 

e 2 CP), ripetuta falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP) e ripetuta corruzione 

passiva (art. 322
quater

 e art. 315 vCP).  

- 4 - 

I. Il 5 settembre 2013 (v. cl. 2 p. 22.2.21-36) il MPC ha promosso l'accusa dinanzi a 

questo Tribunale nei confronti di A. per truffa (art. 146 CP), subordinatamente 

amministrazione infedele aggravata (art. 158 n. 1 cpv. 3 CP), subordinatamente 

amministrazione infedele qualificata (art. 158 n. 2 CP), riciclaggio di denaro 

aggravato (art. 305
bis

 n. 1 e 2 CP), falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP) e 

corruzione attiva (art. 322
ter

 CP). 

J. I pubblici dibattimenti hanno avuto luogo dal 27 al 30 gennaio 2014. L'imputato si 

è regolarmente presentato in aula (v. cl. 39 p. 39.920.001-014).  

K. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le seguenti conclusioni:  

K.1  Per quanto riguarda il MPC: 

 Con riferimento alla pena:  

Il MPC chiede che A. sia condannato ad una pena detentiva di 3 anni, 

dedotto il carcere preventivo sofferto e cumulativamente ad una pena 

pecuniaria di 250 aliquote di fr. 150.-- cadauna. 

 

Il MPC si rimette al giudizio di codesta Corte quanto alla sospensione 

parziale della pena detentiva giusta l'art. 43 cpv. 1 CP, rilevando comunque 

che giusta l'art. 42 cpv. 3 CP la concessione della sospensione 

condizionale può essere rifiutata anche perché l'autore ha omesso di 

riparare il danno contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente 

pretendere da lui. Il MPC chiede invece che per la pena pecuniaria non 

venga concessa la sospensione condizionale. 

 

Il MPC chiede infine che le spese processuali siano poste a carico 

dell'imputato. 

Con riferimento alle misure: 

Il MPC chiede che venga ordinato, ex art. 71 cpv. 1 CP, in favore dello 

Stato un risarcimento equivalente dell'importo di fr. 3'700'665.67 

(equivalente a USD 2'335'803.15 al cambio interbancario medio dei fatti), 

con relativi interessi nel frattempo maturati.  

 

In caso di richiesta della parte danneggiata, qui accusatrice privata ex art. 

73 cpv. 1 lett. c CP, il MPC chiede a codesta Corte di ordinare 

l'assegnazione all'accusatrice privata del risarcimento equivalente. 

- 5 - 

K.2  Per quanto riguarda l'accusatrice privata: 

Per quanto riguarda la sanzione penale, l'accusatrice privata si rimette alle 

richieste del procuratore pubblico, prestando tuttavia il consenso alla 

sospensione condizionale della pena detentiva. 

 

Per quanto riguarda il risarcimento civile, chiede che A. sia condannato a 

risarcire l'importo di USD 1'796'161.49 oltre a interessi del 5% a partire dal 

20 dicembre 1999 sull'importo di USD 2'335'803.20 fino al 27.09.2012, 

nonché gli interessi del 5% a partire dal 28.09.2012 sull'importo di USD 

1'796'161.49.  

 

L'accusatrice privata postula inoltre il rimborso da parte dell'imputato di tutti 

i costi e le spese legali pari a CHF 27'885.-- e EUR 17'295.--, oltre alle ore 

di lavoro impiegate dal 26 gennaio ad oggi ed il costo dei viaggi del 26 

gennaio e del 30 gennaio 2014. 

K.3   La difesa formula invece le seguenti conclusioni: 

- proscioglimento dalle imputazioni di truffa di cui al punto 1.1A dell'atto 

di accusa; 

- proscioglimento dal reato di amministrazione infedele aggravata ex art. 

158 n. 1 cpv. 3 CP sub 1.1B dell'atto di accusa; 

- proscioglimento del reato di amministrazione infedele qualificata ex art. 

158 n. 2 CP di cui al capo di accusa 1.1C; 

- proscioglimento dal reato di riciclaggio di denaro aggravato, di cui al 

capo di accusa 1.2; 

- proscioglimento dal reato di istigazione in falsità di documenti (art. 24 

cpv. 1 e 251 n. 1 CP) di cui al capo di accusa 1.3; 

- proscioglimento dal reato di corruzione attiva ex art. 322ter CP di cui al 

capo di accusa 1.4; 

- reiezione di tutte le pretese di parte civile;  

- non riconoscimento di una rifusione in favore dello Stato; 

- in caso di condanna: esenzione o riduzione massiccia della pena per 

violazione del principio della celerità e per il lungo tempo trascorso dai 

fatti. Riconoscimento dell'attenuante generica della collaborazione. 

Riduzione della pena da contenersi in ogni caso entro un termine 

inferiore di un anno, sospeso condizionalmente; 

- rimborso delle spese legali come da note che verranno prodotte e 

riconoscimento di un equo indennizzo, secondo l'apprezzamento della 

Corte, per ingiusta carcerazione e/o torto morale. 

- 6 - 

L. Il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza pubblica in data 4 febbraio 

2014 dopo una sintetica motivazione orale (v. cl. 39 p. 39.920.011-012).  

M. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del necessario, 

nei considerandi che seguono.  

- 7 - 

La Corte considera in diritto: 

 
 
 
Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

 

1. La difesa ha sollevato tre questioni pregiudiziali ai sensi dell'art. 339 cpv. 2 CPP. 

1.1 Anzitutto ha contestato la procedibilità ex art. 339 cpv. 2 lett. c CPP per violazione 

del principio della specialità giusta l'art. 14 della Convenzione europea di 

estradizione (CEEstr; RS 351.1). La questione è stata sollevata sia all'apertura del 

dibattimento che in sede di arringa. La Corte ha respinto l'eccezione il 27 gennaio 

2014 dopo aver accordato alle parti il diritto di essere sentite giusta l'art. 339 cpv. 

3 CPP. Nella misura in cui la difesa ha riproposto anche nel merito la questione 

della presunta violazione del principio della specialità, questa Corte ha 

considerato a maggioranza che non vi fossero motivi per ritornare sulla propria 

decisione incidentale 27 gennaio 2014, la quale è stata sommariamente motivata 

oralmente in aula, e come naturale senza entrare nei dettagli che soltanto la 

motivazione scritta permette.  

La difesa sostiene in particolare che al momento dell'estradizione dell'imputato 

dalla Slovenia alla Svizzera, le autorità di detto Paese abbiano concesso 

l'estradizione in relazione a fattispecie che non sono in gran parte oggetto di 

questo procedimento, motivo per cui quest'ultimo sarebbe lesivo del principio della 

specialità. A questo proposito va premesso che la difesa non ha mai sollevato 

prima del 27 gennaio 2014 censure di questo tipo, per cui ci si può domandare in 

entrata se questo tipo di condotta processuale sia conforme al principio della 

buona fede processuale, il quale, secondo la giurisprudenza del Tribunale 

federale, non vincola soltanto le autorità (v. art. 3 cpv. 2 lett. a CPP) ma anche i 

privati (v. DTF 134 I 185 consid. 3.2.4 e sentenza 6B_216/2011 del 13 settembre 

2011, consid. 5.1.3). La questione può comunque restare indecisa nella misura in 

cui l'art. 14 n. 1 lett. b CEEstr, applicabile nei rapporti estradizionali fra Svizzera e 

Slovenia, prevede esplicitamente che la regola della specialità vale salvo "se, 

avendo avuto la possibilità di farlo, l'individuo estradato non ha lasciato nei 45 

giorni successivi alla sua liberazione definitiva, il territorio della Parte alla quale è 

stato rilasciato o se vi è ritornato dopo averlo lasciato". Orbene nel caso in esame 

è chiaro che l'imputato, il quale per il procedimento qui in esame non è più 

soggetto a particolari misure coercitive, né a depositi cauzionali ed in virtù del 

diritto italiano non avrebbe potuto venire estradato alla Svizzera (art. 6 n. 1 

CEEStr richiamato l'art. 26 della Costituzione italiana), ha liberamente scelto di 

ritornare nel nostro Paese, fatto questo che potrà tutt'al più essere preso in 

considerazione a suo favore in termini di comportamento processuale (v. infra 

- 8 - 

consid. 11.4). Dal punto di vista dei rapporti internazionali fra la Slovenia e la 

Svizzera non vi è per contro alcun dubbio che non vi è alcuna violazione del 

principio della specialità e che non vi sia nessuna necessità di chiedere 

un'estensione giusta l'art. 14 n. 1 lett. a CEEstr. Certo la difesa ha in un secondo 

tempo sollevato in sede di arringa (ma non già in sede di questioni pregiudiziali) 

anche una violazione della procedura prevista all'art. 38 cpv. 2 n. 1 della legge 

federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP; RS 351.1), 

omettendo di considerare che si tratta di una norma concernente la procedura di 

estradizione dalla Svizzera all'estero, qui chiaramente non rilevante. 

Concludendo, a prescindere dal fatto che sotto il profilo della buona fede 

processuale sarebbe auspicabile, fermo restando il principio dell'applicazione 

d'ufficio del diritto (iura novit curia), che la difesa non presentasse i propri 

argomenti "a rate", ma che li facesse valere tutti assieme nella fase esplicitamente 

prevista dal CPP, segnatamente l'apertura del dibattimento, la censura non merita 

ulteriore disamina. 

1.2 La difesa ha altresì sollevato la violazione del principio accusatorio poiché, a suo 

dire, la pubblica accusa avrebbe contestato ipotesi di reato diverse tra loro da un 

punto di vista fattuale, imputando ad A. dei comportamenti delittuosi in 

contraddizione tra loro, ciò che renderebbe difficoltoso il corretto esercizio dei 

diritti della difesa.  

Il processo penale moderno è basato sul principio accusatorio. Esso può pertanto 

essere celebrato soltanto se un'autorità distinta da quella giudicante ha dapprima 

raccolto, nell'ambito di una procedura preliminare, gli elementi di fatto e le prove 

rilevanti ed ha in seguito sottoposto al giudizio di un giudice i reati contestati 

all'imputato in un atto d'accusa. L'atto di accusa assolve dunque una doppia 

funzione: da un lato circoscrive l'oggetto del processo e del giudizio, dall'altro 

garantisce i diritti della difesa (DTF 133 IV 235 consid. 6.2 pag. 244; 126 I 19 

consid. 2a pag. 21 e rinvii). In quanto espressione del diritto di essere sentito, 

contemplato dall'art. 29 cpv. 2 Cost., il principio accusatorio può essere anche 

dedotto dagli art. 32 cpv. 2 Cost. e 6 n. 3 CEDU, i quali non esplicano tuttavia 

portata distinta. Questo principio implica che il prevenuto sappia esattamente quali 

fatti gli sono rimproverati ed a quali pene e misure rischia di essere condannato, 

dimodoché possa adeguatamente far valere le sue ragioni e preparare 

efficacemente la sua difesa (DTF 126 I 19 consid. 2a pag. 21). 

Per quanto riguarda la presunta violazione del principio accusatorio va detto che 

la giurisprudenza ammette senz'altro atti di accusa con subordinate di questo 

genere (v. ancora recentemente sentenza del Tribunale federale 6B_642/2013 del 

3 febbraio 2014, consid. 1.2), senza che questo comporti di per sé l'impossibilità 

per l'accusato di difendersi regolarmente. Nel caso di specie, le ipotesi 

- 9 - 

accusatorie subordinate sono ben dettagliate ed espongono semplicemente i fatti 

attraverso un altro prisma, come naturale vista la diversità degli elementi oggettivi 

e soggettivi delle varie fattispecie penali. La funzione tipica dell'atto di accusa di 

circoscrivere in maniera precisa e dettagliata le accuse non è assolutamente 

disattesa nel caso concreto, permettendo quindi senza ostacolo alcuno una difesa 

con argomentazioni "a cascata". Anche questa censura va quindi disattesa. 

1.3 Infine, la difesa ritiene che il fascicolo allestito dal MPC sia disordinato e lacunoso,  

ciò che non permetterebbe una sua immediata e agevole fruibilità, con 

conseguente lesione dei diritti della difesa. Esso sarebbe dunque da rinviare 

all'autorità inquirente affinché lo completi e riordini gli atti in modo da rendere più 

semplice e maggiormente comprensibile la loro consultazione.  

L'autorità inquirente deve presentare un fascicolo ordinato, completo e 

direttamente fruibile, i cui atti siano conservati sistematicamente e registrati in un 

elenco (BRÜSCHWEILER, Commentario basilese, Basilea 2011, n. 6 ad art. 100 

CPP). La presentazione di un fascicolo ordinato deve infatti permettere alle parti, 

ed alla Corte, di ripercorrere e consultare agilmente gli atti; il Tribunale deve 

segnatamente beneficiare di una rapida visione d'insieme, così da poter 

esaminare con sufficiente cognizione l'accusa e prendere le decisioni che si 

impongono. In effetti, la completezza del dossier è da reputarsi vanificata 

dall'impossibilità, o dall'eccessiva difficoltà, di reperire singoli documenti o prove 

tra gli atti (SCHMUTZ, Commentario basilese, op. cit., n. 25 ad art. 100 CPP). Il 

Tribunale federale ha in proposito già rilevato che la completezza documentale 

rientra tra i principi elementari del diritto processuale penale, tutti i rilevamenti 

effettuati nell'ambito della procedura dovendo essere reperibili negli atti del 

procedimento (DTF 115 Ia 97 consid. 4c). Nel procedimento penale vige l'obbligo 

di documentazione (sentenza del Tribunale federale 6B_722/2011 del 12 

novembre 2012, consid. 4.5). Ogni attività dell'autorità che potrebbe essere 

rilevante per il procedimento deve infatti essere riportata adeguatamente dalla 

direzione della procedura, e la relativa documentazione deve essere integrata 

negli atti e conservata in modo ordinato; dal fascicolo deve in particolare essere 

evincibile l'origine di ogni atto ed il modo con cui esso è stato creato (SCHMID, 

Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 1 preliminarmente ad art. 

76-79 CPP; NÄPFLI, Commentario basilese, op. cit., n. 7 e 8 ad art. 76 CPP). 

L’obbligo di documentazione, combinato con quello di allestire i fascicoli in modo 

ordinato, riveste grande importanza. Da un lato, assolve una funzione 

"mnemonica" o "di perpetuazione", nel senso che gli atti procedurali sono 

registrati in vista di ulteriori fasi del procedimento, segnatamente della pronuncia 

della sentenza e della procedura di impugnazione. D'altro lato, l’obbligo di 

documentazione ha anche una funzione di garanzia, poiché consente di verificare 

a posteriori se il procedimento si è svolto nel rispetto delle norme processuali e 

- 10 - 

delle forme prescritte (Messaggio concernente l’unificazione del diritto 

processuale penale del 21 dicembre 2005, FF 2006 989 e segg., 1062). L'autorità 

di perseguimento deve trasmettere al Tribunale tutto il materiale relativo ai 

rimproveri mossi contro una determinata persona; essa deve portare a 

conoscenza del Tribunale e dell'imputato, rispettivamente della sua difesa, ogni 

elemento che potrebbe avere rilevanza nell'ambito del procedimento. 

Orbene, nel caso concreto l'incartamento presentato alla Corte, e a disposizione 

delle parti, si compone degli atti in forma cartacea e dei loro corrispettivi in formato 

elettronico. Gli atti sono elencati e paginati in modo ordinato e la loro 

consultazione risulta essere agevole o, comunque, non particolarmente 

difficoltosa. Inoltre, la facoltà di consultare gli atti in formato elettronico permette di 

risalire al documento, o alla rubrica, in questione in maniera rapida ed efficace. 

L'incarto non appare a questa Corte nemmeno lacunoso, in particolare alla luce 

del fatto che tutti gli elementi posti alla base delle ipotesi accusatorie sono 

contenuti nel fascicolo sottoposto al Tribunale e a conoscenza delle parti. Inoltre, 

la difesa, nel rispetto della facoltà di proporre istanze probatorie, ha contribuito ad 

integrare nel fascicolo processuale quei documenti che essa ritiene importanti ai 

fini della valutazione complessiva della fattispecie dedotta in accusa. Il fascicolo 

risulta essere quindi completo in ogni suo aspetto. In siffatte circostanze, anche 

questa censura deve essere respinta. 

2. In base all'art. 24 cpv. 1 CPP il reato di riciclaggio di denaro giusta l'art. 305
bis

 CP 

sottostà alla giurisdizione federale a condizione che gli atti siano stati commessi 

prevalentemente all'estero oppure siano stati commessi in più Cantoni e il centro 

dell'attività penalmente rilevante non possa essere localizzato in uno di essi. Alle 

stesse condizioni il pubblico ministero della Confederazione può aprire 

un'istruzione in caso di truffa, amministrazione in fedele e falsità in atti, qualora 

nessuna attività cantonale di perseguimento penale si occupi della causa o la 

competente autorità cantonale di perseguimento penale solleciti dal pubblico 

ministero della Confederazione l'assunzione del procedimento (art. 24 cpv. 2 

CPP). Per quanto riguarda la nozione di reato commesso prevalentemente 

all'estero occorre valutare, in termini qualitativi e non puramente quantitativi, se la 

componente estera raggiunge una massa critica tale per cui i nuovi strumenti 

d'indagine messi a disposizione della Confederazione si rivelano più adatti, 

rispetto a quelli cantonali, nella prospettiva di un'efficiente repressione del crimine 

(DTF 130 IV 68 consid. 2.2). Nella fattispecie la dimensione internazionale ed 

intercantonale, sia dell'inchiesta nel suo insieme che del complesso fattuale 

oggetto dell'atto d'accusa, è pacifica, motivo per cui, alla luce di detta 

giurisprudenza, il Ministero pubblico della Confederazione ha correttamente 

ammesso la sussistenza della giurisdizione penale federale. Secondo la 

giurisprudenza del Tribunale federale i principi dell'efficienza e della celerità della 

- 11 - 

procedura penale impedirebbero comunque alla Corte penale del Tribunale 

penale federale di declinare la propria competenza, eccezion fatta per il caso in 

cui sussistessero motivi particolarmente validi (DTF 133 IV 235 consid. 7.1). Per 

quest'ultimo motivo, ma soltanto per questo, va ammessa la giurisdizione federale 

anche sul reato di corruzione attiva giusta l'art. 322
ter

 CP, atteso che, 

impregiudicata la questione di merito di sapere se B. abbia o meno la qualità di 

funzionario pubblico, non si tratterebbe comunque di un funzionario federale ai 

sensi dell'art. 23 cpv. 1 lett. j CPP, ma tutt'al più cantonale il che escluderebbe già 

di per sé competenza federale. Le citate ragioni di celerità ed efficienza del 

perseguimento penale impongono tuttavia un'entrata nel merito anche su 

quest'ultima accusa.  

Sull'accusa di truffa 

3. In base al capo di accusa 1.1A, A. è accusato di truffa giusta l'art. 146 cpv. 1 CP, 

per avere intenzionalmente, col fine di procacciare a sé e ad altri un indebito 

profitto, ed in effetti procacciandoselo e procacciandolo loro, ingannato con 

astuzia Bank of America (Jersey) Limited
1
 e comunque Bank of America N.A. 

Milan Branch
2
, sua datrice di lavoro e di cui era managing director, affermando 

cose false e dissimulando cose vere, inducendole in tal modo ad atti 

pregiudizievoli al patrimonio di Bank of America N.A.
3
 e comunque di Bank of 

America N.A. Milan Branch, e meglio: 

nel periodo fra il 1° luglio 1999 ed il 20 dicembre 1999 fra Coira, I-Milano, GBJ-St. 

Helier, USA-New York ed ancora Coira, 

nel quadro del contratto di assicurazione per rischio politico e commerciale - 

polizza n. 1 - sottoscritto il 17 dicembre 1999 da un lato da A. in rappresentanza di 

Bank of America N.A. Milan Branch in qualità di insured e F. e G. in 

rappresentanza di Bank of America (Jersey) Limited in qualità di contracting party 

e dall’altro da Steadfast Insurance Company
4
 in qualità di underwriter per Zurich 

U.S. Political Risk
5
 e collegato ad un finanziamento concesso dalla stessa Bank of 

America N.A. Milan Branch nel contesto dell’acquisto, da parte della Repubblica 

                                                
1
 Bank of America (Jersey) Limited, GBJ-St. Helier. Società a responsabilità limitata controllata da Bank of 

America NT & SA; dal 31 dicembre 1999, società affiliata di Bank of America N.A..  
2
 Bank of America National Association – Milan Branch, I- Milano. 

3
 Bank of America National Association N.A.,100 North Tryon Street, USA-28255 Charlotte NC. La società 

predecessore di Bank of America National Association N.A. era Bank of America NT & SA. Bank of America 
NT & SA è stata incorporata mediante fusione ed è divenuta Bank of America N.A. con effetto a partire dal 
23 luglio 1999.  
4
 Steadfast Insurance Company, Schaumburg, US-IL e a far tempo dal 9 ottobre 2000, Washington, US-DC. 

5
 Zurich U.S. Political Risk, Schaumburg, US-IL e a far tempo dal 9 ottobre 2000, Washington, US-DC. 

- 12 - 

del Venezuela - Ministero della Difesa - d’infrastrutture di telecomunicazioni da 

Italtel SpA
6
, 

per avere indotto in errore Bank of America (Jersey) Limited e comunque Bank of 

America N.A. Milan Branch, attraverso i rispettivi organi e impiegati, 

sull’ammontare dovuto per il premio assicurativo, ammontante per il vero a USD 

725'508.85 e non già a USD 3'061'312.--, ed inoltre sulla titolarità del conto 

bancario n. 2 presso Banca Cantonale Grigione
7
, da utilizzarsi ai fini del 

pagamento di tale premio, nella sua disponibilità di fatto attraverso il titolare 

formale C., non già di persona abilitata a ricevere con effetto liberatore 

dell’obbligazione siffatto pagamento così come sul fatto che già con tale 

versamento su quel conto l’obbligazione contrattuale relativa al pagamento del 

premio sarebbe stata adempiuta, 

e per ciò fare avvalendosi, già nelle fasi precedenti la sottoscrizione del contratto 

di assicurazione - polizza n. 1 - di scritti da lui stesso composti e sottoscritti o 

comunque provocati nonché, contrariamente ai suoi obblighi verso le predette, 

affermando cose false e dissimulando la verità sull’ammontare del premio, sulla 

titolarità del conto e sulla destinazione finale di parte dell’importo versato e pure 

abusando della sua posizione di managing director in seno a Bank of America 

N.A. Milan Branch e del partenariato con Bank of America (Jersey) Limited, 

e consistendo l’astuzia segnatamente nell’avere artatamente affermato 

falsamente, nell’offerta di proposta assicurativa del 1° luglio 1999 da lui medesimo 

ordita e composta benché formalmente fatta formulare e sottoscrivere attraverso 

B. da Banca Cantonale Grigione - in qualità di apparente intermediario fra la 

compagnia assicurativa “Zurich Financial Group” e Bank of America N.A. Milan 

Branch - così come nel relativo scritto d’accettazione di tale proposta da lui 

medesimo sottoscritto in data 2 luglio 1999 per conto della sua datrice di lavoro in 

qualità di insured, un premio assicurativo diverso e superiore da quello dovuto e 

pure dissimulato, nell’ordine di pagamento dato successivamente attraverso la e-

mail del 20 dicembre 1999, la reale titolarità del conto sul quale quest’ultimo 

avrebbe dovuto essere corrisposto e quindi la reale destinazione successiva della 

parte dell’ammontare versato ed eccedente il vero importo del premio, facendo 

tutto ciò anche grazie all’abuso della sua posizione di managing director e quindi 

del rapporto di fiducia esistente con i colleghi di lavoro, dell’andamento degli affari 

con l’organizzazione interna nonché della sua posizione di unico rappresentante 

                                                
6
 Italtel SpA, I-Milano, a cui è subentrata a far tempo dal 30 ottobre 1999 Siemens Information and 

Communication Networks SpA, I-Milano. 
7
 Istituto autonomo del diritto pubblico cantonale con sede a Coira, soggetto alla Legge sulla Banca 

cantonale grigione (Collezione sistematica del diritto cantonale 938.200) accettata dal Popolo grigionese in 
data 29 novembre 1998 ed entrata in vigore il 1° ottobre 1999. 

- 13 - 

al momento della negoziazione della polizza e del premio, in modo che la rinuncia 

della datrice di lavoro a verificare il vero ammontare del premio era prevedibile, 

fatto disporre a Bank of America (Jersey) Limited, in data 20 dicembre 1999, dal 

conto n. 3 intestato a Bank of America N.A. Milan Branch presso Bank of America 

New York ed a titolo di pagamento del premio per il contratto di assicurazione - 

polizza n. 1 - per rischio politico e commerciale, il pagamento di USD 3'061'312.-- 

con destinazione finale il conto n. 2 presso Banca Cantonale Grigione, nella sua 

disponibilità di fatto, ed essendo infine solo USD 725'508.85 pertoccati 

effettivamente alla controparte contrattuale ed avendo egli stesso del resto, pari 

ad un ammontare di USD 2'335'803.15 (CHF 3'700'665.67 al cambio interbancario 

medio del periodo) equivalente complessivamente al suo profitto e a quello degli 

altri, disposto indebitamente a proprio favore ed in favore degli altri cagionando 

per ciò un danno di pari ammontare al patrimonio di Bank of America N.A. e 

comunque di Bank of America N.A. Milan Branch. 

3.1 Secondo l'art. 146 CP, si rende colpevole di truffa chiunque, per procacciare a sé 

o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose 

false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma subdolamente l'errore 

inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui. 

3.1.1 La truffa presuppone un inganno, che può manifestarsi sotto forma di affermazioni 

menzognere o di dissimulazione di fatti veri ma può anche consistere nel 

contribuire a mantenere in errore la persona ingannata. La legge penale non 

protegge tuttavia chi avrebbe potuto evitare di venire ingannato semplicemente 

facendo uso di un minimo di attenzione. Per questo motivo viene richiesta la 

presenza di un inganno astuto. L'astuzia è data se l'autore ricorre ad un edificio di 

menzogne, a manovre fraudolente o a una messa in scena. Essa è pure 

realizzata allorquando l'autore fornisce informazioni false, se la verifica delle 

stesse risulta impossibile, è difficile o non può essere ragionevolmente pretesa, o 

ancora se l'autore dissuade la persona ingannata dal verificare oppure se egli 

prevede che, in funzione delle circostanze, la medesima rinuncerà a tale verifica. 

Ciò è segnatamente il caso laddove esiste un rapporto di fiducia che la dissuade 

dal procedere ad una verifica (DTF 135 IV 76 consid. 5.2; 133 IV 256 consid. 

4.4.3; 122 II 422 consid. 3a; sentenze del Tribunale federale 6B_94/2007 del 15 

febbraio 2008, consid. 3 e 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2; TPF 

2007 45 consid. 5.2.2; BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. I, 3a 

ediz., Berna 2010, n. 21 ad art. 146 CP). Per la realizzazione della truffa non è 

necessario che la persona ingannata abbia dato prova della più grande diligenza 

adottando tutte le misure di prudenza possibili; la questione non è dunque di 

sapere se ella ha fatto tutto ciò che poteva per evitare di essere ingannata (DTF 

128 IV 18 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 6S.740/1997 del 18 febbraio 

- 14 - 

1998, riprodotta in SJ 1998 pag. 457 consid. 2). L'astuzia è unicamente esclusa 

quando la persona ingannata è corresponsabile del danno per non aver adottato 

le misure di prudenza elementari che s'imponevano (DTF 126 IV 165 consid. 2a; 

119 IV 28 consid. 3f). Il principio della corresponsabilità deve condurre le 

potenziali vittime a dare prova di un minimo di prudenza, ma non deve essere 

utilizzato per negare troppo facilmente il carattere astuto dell'inganno (sentenza 

del Tribunale federale 6S.438/1999 del 24 febbraio 2000, consid. 3). Per 

determinare se l'autore ha agito con astuzia e se la vittima ha omesso di adottare 

elementari misure di prudenza, non ci si deve domandare come una persona 

ragionevole ed esperta avrebbe reagito all'inganno, bensì occorre prendere in 

considerazione la situazione concreta della vittima, così come l'autore la conosce 

e la sfrutta (DTF 128 IV 18 consid. 3a e rinvii; già citata sentenza 6B_94/2007 

consid. 3). 

3.1.2 L'autore deve agire nell'intento di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto. In 

generale, l'arricchimento dell'autore (o di altri) corrisponde all'impoverimento della 

vittima (DTF 134 IV 210 consid. 5.3; 119 IV 214 consid. 4b). La persona ingannata 

deve essere stata indotta a disporre del proprio patrimonio conseguentemente 

all'errore. Un nesso di causalità deve dunque essere stabilito tra l'errore e l'atto di 

disposizione del patrimonio. L'atto di disposizione è costituito da ogni atto od 

omissione che implica "direttamente" un pregiudizio del patrimonio. L'esigenza di 

una tale immediatezza risulta dalla definizione stessa di truffa, la quale 

presuppone che il danno sia causato da un atto di disposizione da parte della 

persona danneggiata (DTF 126 IV 113 consid. 3a). 

3.1.3 In materia di truffa, la persona ingannata e colui che dispone devono essere  

identici, ma non colui che dispone e il danneggiato. Qualora la persona ingannata 

compia atti pregiudizievoli non al proprio patrimonio, bensì a quello di un terzo 

(truffa triangolare), l'adempimento del reato di truffa richiede che ella sia 

responsabile della sfera patrimoniale del danneggiato e abbia su tale patrimonio 

un potere di disposizione quantomeno di fatto. Solo a tale condizione il 

comportamento della persona ingannata può essere imputato al danneggiato 

come fosse il proprio ed il fondamento della truffa quale reato di autolesione 

considerarsi realizzato (DTF 133 IV 171 consid. 4.3; 126 IV 113 consid. 3a; 

sentenza del Tribunale federale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2; 

v. HANS VEST, Dreiecksbetrug durch Einlösung eines gekreuzten Checks, 

Bemerkungen zu BGE 126 IV 113, in AJP/PJA 12/2001 pag. 1464 e segg.; 

GÜNTER STRATENWERTH/GUIDO JENNY/FELIX BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, 

Besonderer Teil I, 7a ediz., Berna 2010, § 15 n. 33 e seg.; ANDREAS DONATSCH, 

Strafrecht III, Delikte gegen den Einzelnen, 10a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 

2008, § 18 pag. 236; CHRISTIAN FAVRE/MARC PELLET/PATRICK STOUDMANN, Code 

pénal annoté, 3a ediz., Losanna 2007, n. 1.31 ad art. 146 CP; BERNARD CORBOZ, 

- 15 - 

op. cit., n. 28 ad art. 146 CP; v. del resto già ERNST HAFTER, Schweizerisches 

Strafrecht, Besonderer Teil, Erste Hälfte, Berlino 1937, pag. 271). L'esatta 

delimitazione della relazione di prossimità richiesta tra la persona ingannata ed il 

patrimonio della persona danneggiata - nel senso dell'effettiva possibilità di 

disporre - non è evidente (cfr. STRATENWERTH/JENNY, op. cit., § 15 n. 34; VEST, 

op. cit., pag. 1465 e segg.). Determinante è che la persona ingannata si trovi "nel 

campo" della persona danneggiata (VEST, op. cit., pag. 1466). 

3.1.4 La truffa è un reato intenzionale; l'intenzione deve rapportarsi a tutti gli elementi 

costitutivi dell'infrazione; il dolo eventuale risulta sufficiente (CORBOZ, op. cit., 

n. 39 ad art. 146 CP, con rinvii). Il reo deve inoltre agire con lo scopo (dolo 

specifico) di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto (sentenza del Tribunale 

federale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2 in fine). 

3.2 Preliminarmente si pone un problema giurisdizionale, segnatamente la questione 

dell'applicabilità del CP svizzero ai fatti in questione. A questo proposito la Corte 

rileva come nella descrizione dei fatti posta a base dell'accusa di truffa vi siano 

perlomeno due agganci territoriali con il nostro Paese. Da un lato le operazioni di 

apertura del conto destinato a ricevere direttamente la presunta disposizione 

patrimoniale illecita, le quali, secondo l'ipotesi accusatoria sarebbero comunque 

un elemento dell'inganno astuto, e comunque propedeutiche alla truffa nel suo 

complesso, ma soprattutto il versamento in quanto tale del presunto provento 

della truffa su un conto in Svizzera, fatto questo che, secondo la giurisprudenza 

(v. DTF 133 IV 171 consid. 6.3) costituisce già di per sé un aggancio territoriale 

sufficiente ex art. 8 CP. Sul primo capo di accusa vi è quindi competenza 

territoriale già alla luce di detta giurisprudenza e motivo per entrare nel merito.  

3.3 La truffa presuppone in sintesi una disposizione patrimoniale, un inganno astuto, 

un danno e la volontà di arricchirsi da parte del reo attraverso questa operazione 

(v. supra consid. 3.1). Orbene la volontà di arricchirsi è indubbia ed è in sostanza 

l'unico fatto non direttamente contestato dalla difesa. L'imputato voleva arricchirsi 

da questa operazione (v. cl. 39 p. 39.930.016): il fatto che anche BOFA avesse un 

interesse finanziario nell'operazione a monte, e abbia in effetti guadagnato 

dall'affare Italtel/Venezuela nulla toglie a questo accertamento. A. voleva 

arricchirsi: legalmente secondo la difesa; illegalmente secondo l'accusa. 

3.4 Sulla disposizione patrimoniale in quanto tale la difesa non ha speso molte parole, 

ma anche in proposito non è stato sostanzialmente negato che il 20 dicembre 

1999 ci sia stato uno spostamento di cespiti patrimoniali tra BOFA Jersey e un 

conto corrente nella disponibilità di fatto dell'imputato (cl. 39 p. 39.930.014; cl. 21 

p. 21.4.156). Di questi valori patrimoniali una parte, un terzo circa, è andata 

all'assicurazione ed il resto è restato (ovvero 2'335'903 USD equivalenti a più di fr. 

- 16 - 

3,7 milioni al cambio interbancario del 20 dicembre 1999 secondo il convertitore 

Oanda) nelle disponibilità economiche di A. (v. cl. 39 p. 39.930.017; cl. 21 p. 

21.4.157-159). 

3.4.1 La difesa contesta però sia il danno che l'inganno astuto, con una strategia 

argomentativa sostanzialmente identica, richiamandosi all'interesse di BOFA per 

rapporto all'operazione di finanziamento nel suo complesso: interesse che 

avrebbe portato quest'ultima a chiudere un occhio o addirittura accettare 

volontariamente eventuali lucri personali dei suoi dipendenti. Facendo così si 

sposta però l'attenzione da quello che è l'oggetto di questo procedimento: 

l'assicurazione in quanto tale, e non l'operazione assicurata. Non vi è dubbio che 

BOFA fosse in difficoltà a causa dell'affare Venezuela/Italtel e che l'imputato abbia 

in sé trovato una buona soluzione per uscire da quella delicata situazione: il Credit 

Approval Memorandum, nonché tutte le e-mail citate dalla difesa (v. cl. 39 p. 

39.930.033 e segg.; 39.925.088 e segg.) dicono in sostanza questo: che BOFA 

fosse contenta della soluzione trovata da A., ma non certo a tal punto contenta da 

concedere a quest'ultimo più di due milioni di dollari di bonus. Le carte e le 

testimonianze sentite in contraddittorio non dicono questo, né del resto si vede 

come BOFA avrebbe potuto accettarlo, se si pensa alle conseguenze che ha 

avuto per lo stesso A. il contenzioso sorto qualche anno dopo per le presunte 

spese di viaggio maggiorate che hanno portato al suo licenziamento, e questo per 

poche migliaia di euro (v. cl. 39 p. 39.930.004), una cifra nemmeno alla lontana 

paragonabile con i due milioni di dollari qui in discussione. Agli atti non vi è del 

resto nessuna traccia di un possibile bonus concesso da BOFA ad A. per questo 

affare. È inverosimile che BOFA abbia potuto elargire un bonus di questo genere 

senza che ciò abbia lasciato nemmeno una minima traccia contabile e 

documentale. Del resto lo stesso A., se l'incasso di una simile somma fosse stato 

avallato da BOFA, avrebbe avuto senz'altro in mano un documento a riprova di 

questo. Non si incassano bonus di questa ampiezza senza ricevute di sorta: è 

insostenibile affermare il contrario come ha tentato di fare A., insinuando 

addirittura che BOFA avrebbe omesso di produrre parte della documentazione 

rilevante (v. cl. 39 p. 39.930.018), tanto più che, come precisato da H. in aula, "da 

un punto di vista contrattuale c'era [da parte dei dipendenti di BOFA] un obbligo di 

esclusiva di prestazione del servizio nei confronti della banca" (cl. 39 p. 

39.930.092).   

3.4.2 La difesa ha usato sempre una sorta di "obiettivo grandangolo" in questo 

processo: ha sempre cercato di allargare lo sguardo sull'insieme dell'operazione 

di finanziamento. Certo, anche questa Corte ha dovuto a tratti usare il 

"grandangolare", quando era necessario, perché è chiaro che economicamente 

non si può capire l'assicurazione in questione senza l'affare a monte: ma quando 

si passa al diritto penale, occorre "zoomare" sui fatti, come essi sono descritti 

- 17 - 

nell'atto di accusa. E quando si usa lo "zoom" cosa si vede? Si vede che 

dall'assicurazione in quanto tale BOFA ha certamente subito un danno: ha pagato 

un premio assicurativo maggiorato rispetto alla realtà. Sul premio in questione, A. 

per conto suo e per conto terzi ha fatto una "cresta" superiore al 300% del premio 

effettivo, corrispondente al suo arricchimento nonché al danno di BOFA N.A. Il 

fatto che la disposizione patrimoniale venga fatta da BOFA Jersey e dai suoi 

organi nulla toglie all'applicabilità dell'art. 146 CP (v. supra consid. 3.1.3), perché 

comunque BOFA Jersey agiva per conto della filiale milanese di BOFA N.A., fatto 

questo che è stato confermato in aula dallo stesso direttore di BOFA Jersey (v. cl. 

39 p. 39.930.058-60, 62). In materia di truffa, la persona ingannata e colui che 

dispone devono essere identici, ma non colui che dispone e il danneggiato, a 

condizione che la persona ingannata si trovi "nel campo" (v. supra consid. 3.1.3) 

della persona danneggiata. A questo proposito è chiaro che BOFA Jersey era nel 

campo di BOFA Milan Branch, per il conto della quale il premio è stato pagato.  

3.4.3 Si tratta dunque di sapere se BOFA Jersey sia stata ingannata. Per chiarire 

questo punto cruciale la Corte ha chiamato d'ufficio a deporre una delle persone 

chiave di tutta l'operazione: F., colui che aveva i poteri di autorizzare il pagamento 

in questione, cosa che del resto ha fatto. È dunque importante esaminare quanto 

è stato riferito in aula da F. a questo proposito: egli in sostanza ha detto che 

l'incarto era liquido; c'era il Credit approval memorandum (CAM) sull'operazione a 

monte con esplicito richiamo all'esistenza di una copertura assicurativa (v. cl. 39 

p. 39.930.059, 63, 67); l'ordine veniva dagli organi competenti di Milano, in primis 

da A., in qualità di managing director (v. cl. 39 p. 39.930.064, 67); c'era una logica 

fiscale nell'utilizzare Jersey in tutto questo (v. 39 p. 39.930.057); il conto su cui 

versare i soldi non lo conosceva ma non aveva ragioni di ritenere che non fosse 

quello giusto, tanto più che la stessa assicurazione era svizzera; e a quel punto lui 

ha fatto versare i soldi. Che il conto fosse di C. o di A. lui non lo sapeva 

assolutamente (v. cl. 39 p. 39.930.062); lui era convinto di pagare 

all'assicurazione e che quello fosse il premio (v. cl. 39 p. 39.930.062). Di più non 

occorre sapere per constatare l'errore che è ovviamente la base dell'inganno. F. e 

quindi BOFA Jersey era in errore ed è chiaro che l'errore è stato indotto da A., 

visto che è da quest'ultimo che tutta l'operazione è partita e accuratamente 

gestita, come chiaramente emerso dal dibattimento (v. ad es. cl. 39 p. 39.930.005-

9). 

Accertato questo manca soltanto l'esame della sussistenza o meno dell'astuzia. 

3.4.4 Il requisito dell'astuzia serve essenzialmente ad evitare che la legge penale debba 

intervenire per proteggere anche chi avrebbe potuto evitare di venire ingannato 

semplicemente facendo un minimo di attenzione (v. supra consid. 3.1.1). L'astuzia 

è data se l'autore ricorre ad un edificio di menzogne, a manovre fraudolente o a 

- 18 - 

una messa in scena. Essa è pure realizzata allorquando l'autore fornisce 

informazioni false, se la verifica delle stesse risulta impossibile, è difficile o non 

può essere ragionevolmente pretesa o ancora se l'autore dissuade la persona 

ingannata dal verificare oppure se egli prevede che, in funzione delle circostanze, 

la medesima rinuncerà a tale verifica. Secondo questa Corte è proprio 

quest'ultima ipotesi, definita dalla giurisprudenza (v. ad es. DTF 135 IV 76 consid. 

5.2), che è qui realizzata, stante già solo la testimonianza della persona chiave in 

tutto questo: il già citato F. Perché questi avrebbe ragionevolmente dovuto 

controllare altro? Era tutto a posto nella lunga e complessa filiera dell'operazione. 

F. ha correttamente eseguito quello che secondo la normale ripartizione dei 

compiti esistente nella galassia BOFA si doveva fare e che era normale fare in 

questi casi. E A. lo sapeva: sapeva che non ci sarebbero state altre domande da 

parte di F., visto che tutti i documenti erano a posto e l'ordine veniva dalle più alte 

sfere della sede di Milano: in ogni caso, se ci fossero state domande in seguito, 

sulla base dei periodici controlli di Londra, A. si era preparato un ulteriore, 

prezioso paracadute: la lettera che lui stesso aveva dettato a B. e che questi 

aveva pedissequamente sottoscritto, assieme all'ignaro Associate Director I. (v. la 

dichiarazione in proposito in aula dello stesso B., cl. 39.930.072); poco importa 

quando questa lettera sia stata scritta, se nel luglio (come sostiene la difesa) o nel 

dicembre 1999 (come sostiene l'accusa), fatto sta che questa lettera è stata scritta 

da A. a se stesso (v. cl. 39 p. 39.930.018) per cautelarsi in caso di verifiche 

successive: e questo per spiegare il ruolo di Banca Cantonale Grigione (di seguito 

anche BCG) in tutta questa operazione, facendo credere che ci fosse stata una 

intermediazione che in realtà non c'è mai stata, come B. ha confermato in aula (v. 

cl. 39 p. 39.930.071-072), e che il prezzo pagato fosse addirittura conveniente per 

BOFA, quando in realtà soltanto una minima parte del prezzo indicato nella lettera 

in questione era in relazione con quanto effettivamente dovuto e pagato 

all'assicurazione. Per il resto BCG ha semplicemente ricevuto i soldi da BOFA e 

ne ha girata una parte all'assicurazione: nulla di più. A., esperto ed abile uomo 

d'affari (v. in proposito le considerazioni in aula di B. in cl. 39 p. 39.930.074) era 

consapevole di tutto ciò. Egli sapeva esattamente come funzionavano questo tipo 

di operazioni in BOFA, né si può del resto rimproverare a quest'ultima qualsiasi 

forma di concolpa (su questa nozione, con particolare attenzione alle persone 

giuridiche v. adesso HEIDI SÄGESSER, Opfermitverantwortung beim Betrug, tesi di 

laurea, Berna 2014, pag. 218 e segg.), visto che è normale che ci sia una 

ripartizione dei compiti fra le varie entità coinvolte in simili operazioni, fondate 

sulla reciproca fiducia degli attori responsabili: non si può pretendere che le 

banche creino una ancora più fitta serie di controlli incrociati per evitare 

comportamenti truffaldini da parte dei propri manager. I controlli in BOFA c'erano 

ed avvenivano a più livelli. In aula ciò è emerso chiaramente: J. aveva funzioni di 

controllo dal punto di vista legale e amministrativo sulla filiale milanese, la quale 

era a sua volta controllata da Londra dal punto di vista degli affari in quanto tali (v. 

- 19 - 

dichiarazione di H. in aula, cl. 39 p. 39.930.083); i Credit Approval Memorandum 

(CAM) permettevano una specifica formalizzazione delle procedure di erogazione 

dei crediti, coinvolgendo non di rado l'ufficio di Londra che li rivedeva o li 

approvava (v. cl. 39 p. 39.930.084 e seg.); all'occasione vi erano anche controlli 

(audit) da responsabili statunitensi (v. cl. 39 p. 39.930.089 e 067) nonché da 

Pricewaterhouse (v. cl. 39 p. 39.930.068); le linee di credito venivano monitorate 

(cl. 39 p. 39.930.089). A queste condizioni non si può certo parlare di 

corresponsabilità del danneggiato, anche a considerare le accresciute esigenze 

richieste dalla dottrina e dalla giurisprudenza quando in queste truffe sono 

coinvolte imprese o banche (v. SÄGESSER, loc. cit.). Una sicurezza assoluta non è 

infatti pretendibile e sarebbe assurdo portare le esigenze di controllo a livelli 

parossistici semplicemente perché sono coinvolte società e non persone private. 

Oltre ad essere economicamente improponibile, visti i costi di questo genere di 

controlli a tappeto, si rischierebbe di creare un clima di sistematica sfiducia nei 

collaboratori e nei manager, controproducente per la stessa cultura aziendale. Un 

minimo di fiducia deve esistere ed era appunto la fiducia che BOFA, e per essa F., 

riponeva in A., un managing director milanese di lunga esperienza, che non vi era 

nessun motivo di ritenere stesse astutamente lucrando alle spalle della sua 

datrice di lavoro. A., forte della sua esperienza, sapeva benissimo di godere di 

questa fiducia e conosceva altrettanto bene gli interstizi che poteva abilmente 

sfruttare per sfuggire ai controlli, mantenendo opachi gli aspetti più spinosi (reale 

entità del premio, titolarità del conto da bonificare) e non mancando, quando 

necessario, di prezzolare persone chiave come il suo collega E. (v. cl. 39 p. 

39.930.019) o l'impiegato della BCG B. (v. cl. 39 p. 39. 930.073), in modo tale da 

assicurarsi il più ampio controllo – e silenzio – possibile sull'operazione, sia 

all'interno che all'esterno di BOFA.  

Nel complesso sono dunque adempiuti i tipici elementi dell'inganno astuto a 

danno dell'accusatrice privata. 

3.5 Da quanto sopra discende che tutti gli elementi sia oggettivi che soggettivi della 

fattispecie sono adempiuti. A. si è dunque reso autore colpevole di truffa per i fatti 

indicati al capo di accusa 1.1A. 

 

Sull'accusa di amministrazione infedele 

4. In base al capo di accusa 1.1B, A. è accusato di amministrazione infedele 

aggravata giusta l'art. 158 n. 1. cpv. 3 CP, per avere intenzionalmente, col fine di 

procacciare a sé e ad altri un indebito profitto, ed in effetti procacciandoselo e 

procacciandolo loro, sebbene obbligato nella sua qualità di organo - e meglio di 

- 20 - 

managing director di Bank of America N.A. Milan Branch - per contratto e legge ad 

amministrare e sorvegliare la gestione del patrimonio di Bank of America N.A. e 

comunque di quello di Bank of America N.A. Milan Branch, mancato al suo dovere 

e danneggiato il patrimonio di Bank of America N.A. e comunque di Bank of 

America N.A. Milan Branch. 

Dato che tali accuse sono formulate come ipotesi subordinate rispetto all'accusa 

di truffa, vista la conclusione di cui al punto 3, l'analisi delle ipotesi di 

amministrazione infedele si rende superflua (sulla problematica 

dell'argomentazione parallela fra l'art. 146 e l'art. 158 CP v. del resto la recente 

sentenza del Tribunale federale 6B_642/2013 del 3 febbraio 2014). 

Sull'accusa di riciclaggio di denaro  

5. In base al capo di accusa 1.2, A. è accusato di riciclaggio di denaro aggravato 

giusta l'art. 305
bis

 nn. 1 e 2 CP, per avere intenzionalmente, in più occasioni, 

compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e 

la confisca dei valori patrimoniali provento della truffa sub. 1.1A, 

subordinatamente amministrazione infedele aggravata sub. 1.1B, 

subordinatamente amministrazione infedele qualificata sub. 1.1C e comunque di 

crimini da lui stesso o da altri commessi, sapendo quindi della provenienza 

criminale dei predetti.  

5.1 Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile di 

vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori 

patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine 

(art. 305
bis

 n. 1 CP). Il reato di riciclaggio può configurarsi sia in forma semplice 

che in forma aggravata. Vi è caso grave, ai sensi dell’art. 305
bis

 n. 2 CP, 

segnatamente se l'autore: agisce come membro di un'organizzazione criminale 

(lett. a); agisce come membro di una banda costituitasi per esercitare 

sistematicamente il riciclaggio (lett. b); realizza una grossa cifra d'affari o un 

guadagno considerevole facendo mestiere del riciclaggio (lett. c). L'autore è 

punibile anche se l'atto principale è stato commesso all'estero, purché costituisca 

reato anche nel luogo in cui è stato compiuto (art. 305
bis

 n. 3 CP). 

5.2 Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o 

la confisca di valori patrimoniali provenienti da un crimine ai sensi dell’art. 10 cpv. 

2 CP costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio (DTF 119 IV 59 consid. 2, 

242 consid. 1e). Si tratta di un'infrazione di esposizione a pericolo astratto: il 

comportamento è dunque punibile a questo titolo anche laddove l'atto vanificatorio 

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- 21 - 

non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e; 

sentenza del Tribunale federale 6B_879/2013 del 19 novembre 2013, consid. 

1.1). Il riciclaggio di denaro non richiede operazioni finanziarie complicate: anche 

gli atti più semplici, come il semplice fatto di nascondere il bottino, possono essere 

adeguati (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Sono in particolare considerati atti di 

riciclaggio l'occultamento di valori patrimoniali (DTF 127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 

consid. 2e), il loro investimento (DTF 119 IV 242 consid. 1d), il versamento degli 

stessi su di un conto bancario aperto a proprio nome, senza menzionare l'identità 

del reale avente diritto economico (DTF 119 IV 242 consid. 1d), il trasferimento di 

valori su conti all'estero di pertinenza di terzi (DTF 128 IV 117 consid. 7b; 127 IV 

24 consid. 2b/cc e 3b; URSULA CASSANI, Commentaire du droit pénal suisse, Code 

pénal suisse, Partie spéciale, vol. 9, Berna 1996, pag. 75 n. 41). Non è viceversa 

stato riconosciuto come tale il semplice versamento su un conto bancario 

personale (DTF 124 IV 274 consid. 4) o il solo possesso, rispettivamente la 

custodia, di valori (sentenza del Tribunale federale 6S.595/1999 del 24 gennaio 

2000, consid. 2d/aa), mentre lo è il prelievo di denaro per cassa, ritenuto come la 

restituzione all’autore dell’antefatto dell’integralità o di parte del credito di un conto 

a lui intestato interrompa in realtà il paper trail (DTF 136 IV 179, consid. 4.3. non 

pubblicato). L’Alta Corte ha avuto modo di precisare che nell’ottica dell’art. 305
bis

 

CP è determinante valutare se l’atto in questione è teso a – ed è suscettibile di – 

vanificare il blocco da parte delle autorità di perseguimento penale dei valori 

patrimoniali originanti da un crimine: tal è il caso in presenza di distruzione 

rispettivamente impiego di valori patrimoniali (sentenza del Tribunale federale 

6B_209/2010 del 2 dicembre 2010, consid. 6.4).  

Il riciclaggio di denaro può altresì essere commesso per omissione (DTF 136 IV 

188 consid. 6). Secondo il Tribunale federale e parte della dottrina il reato di cui 

all'art. 305
bis

 CP può essere commesso anche da colui che ricicla valori 

patrimoniali provenienti da un crimine da lui stesso perpetrato (cdt. autoriciclaggio; 

DTF 126 IV 255 consid. 3a; 124 IV 274 consid. 3; 120 IV 323 consid. 3; BERNARD 

CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. II, 3a ediz., Berna 2010, n. 19 ad 

art. 305
bis

 CP; GÜNTER STRATENWERTH/FELIX BOMMER, Schweizerisches 

Strafrecht, BT II, 7a ediz., Berna 2013, § 57 n. 43; MARTIN SCHUBARTH, 

Geldwäscherei - Neuland für das traditionelle kontinentale Strafrechtsdenken, in 

Festschrift für Günter Bemmann, a cura di Joachim Schulz/Thomas Vormbaum, 

Baden-Baden 1997, pag. 432-435; d’altra opinione GUNTHER ARZT, 

Geldwäscherei: komplexe Fragen, in recht 13 (1995), pag. 131; CASSANI, op. cit., 

n. 47 e segg. ad art. 305
bis

 CP; CHRISTOPH GRABER, Der Vortäter als 

Geldwäscher, AJP/PJA 1995, pag. 517; MARK PIETH, Commentario basilese, 3a 

ediz., Basilea 2013, n. 2 e seg. ad art. 305
bis

 CP; HANS SCHULTZ, Die 

strafrechtliche Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre 1994, in ZBJV 131 

(1995) pag. 846; per un riassunto del dibattito dottrinale v. DTF 122 IV 211 consid. 

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- 22 - 

3a, nonché ANDREAS DONATSCH/WOLFGANG WOHLERS, Strafrecht IV, 4a ediz., 

Zurigo 2011, pag. 476 e JÜRG-BEAT ACKERMANN, forumpoenale 2009, n. 31, pag. 

160 e seg.).  

5.3 L'infrazione prevista e punita dall'art. 305
bis

 CP è un'infrazione intenzionale. Il dolo 

eventuale è sufficiente (v. art. 12 CP). L’intenzione non deve riferirsi solo all’atto 

vanificatorio in sé, quindi al fatto che l’operazione in questione sia idonea a 

interrompere la traccia documentaria, ma anche all’origine criminale dei valori 

riciclati: l'autore sa o deve presumere che i valori che ricicla provengono da un 

crimine (DTF 122 IV 211 consid. 2e; sulla formulazione “sa o deve presumere” si 

veda già PAOLO BERNASCONI, Finanzunterwelt. Gegen Wirtschaftskriminalität und 

organisiertes Verbrechen, Zurigo 1988, pag. 52 e seg., così come la 

giurisprudenza relativa all’art. 160 CP e all’art. 19 n. 2 lett. a LStup, segnatamente 

DTF 105 IV 303 consid. 3b; 104 IV 211 consid. 2; 69 IV 67 consid. 3). 

5.4 Per quanto attiene alla possibile ricorrenza di una o più aggravanti nei casi di 

autoriciclaggio è anzitutto d’uopo rilevare che il Tribunale federale ha già avuto 

modo di chinarsi su tale problematica, almeno per quanto riguarda l’aggravante 

del mestiere. Nelle sue pronunce 6S.225/2006 dell’8 agosto 2006 e 6S.387/2006 

dell’8 novembre 2006, al consid. 4.2 l’Alta Corte, prendendo posizione sulla 

puntuale censura sollevata dalla parte ricorrente, secondo cui la qualifica del 

mestiere sarebbe risultata inapplicabile per l’autore del riciclaggio di denaro 

interessante fondi originanti dal crimine a monte da lui stesso perpetrato, ha 

statuito che il fatto che i fondi ripetutamente riciclati provengano da un unico atto 

criminale, indipendentemente dal suo autore, non esclude a priori la qualifica del 

mestiere, che è data se ricorrono gli usuali requisiti giurisprudenziali che 

contraddistinguono tale aggravante. 

Ciò posto, va rilevato che le considerazioni espresse dall’Alta Corte per 

l’aggravante del mestiere ben si prestano ad un apprezzamento e ad una portata 

più ampi, che vanno oltre la specifica qualifica analizzata nelle suddette pronunce. 

In altre parole, tali considerazioni possono essere estese anche alle restanti 

aggravanti, nella misura in cui siano beninteso ravvisabili i presupposti che la 

giurisprudenza ha sviluppato per le nozioni di appartenenza ad un’organizzazione 

criminale, rispettivamente ad una banda. Ne segue che, alla luce della citata 

giurisprudenza del Tribunale federale, l’autoriciclatore può rendersi colpevole di 

riciclaggio di denaro aggravato. 

5.5 Nel quadro del riciclaggio di denaro, l'aggravante del mestiere è adempiuta 

allorquando l'autore realizza una cifra d'affari o un guadagno considerevoli 

esercitando il mestiere del riciclatore.  

- 23 - 

L’autore agisce per mestiere quando si evince dal tempo e dai mezzi che egli 

consacra al suo agire delittuoso, dalla frequenza degli atti in un determinato 

periodo, così come dal guadagno previsto o ottenuto, che esercita la sua attività 

criminale alla stregua di una professione. È necessario che l’autore aspiri ad 

ottenere dei guadagni relativamente regolari, che rappresentino un apporto 

notevole al finanziamento del suo tenore di vita, di maniera che egli si sia, in 

qualche modo, installato nella delinquenza (DTF 129 IV 253 consid. 2.1). L’autore 

deve aver agito a più riprese, aver avuto l’intenzione di ottenere un reddito ed 

essere pronto a reiterare il suo comportamento delittuoso (DTF 119 IV 129 consid. 

3). Non è per contro necessario che tali comportamenti costituiscano per l’autore 

la sua principale attività professionale o che egli li abbia perpetrati nel quadro 

della sua professione o della sua attività commerciale lecita; è sufficiente al 

riguardo che l’attività illecita sia esercitata a titolo accessorio (DTF 116 IV 319 

consid. 4b). Giova altresì rilevare che la nozione di mestiere, così come 

apprezzata nell’ambito del riciclaggio di denaro, non presuppone destrezza o 

finezza particolari (sentenza del Tribunale federale 6S.293/2005 del 24 febbraio 

2006, consid. 5). Come risulta dal tenore stesso dell’art. 305
bis

 n. 2 lett. c CP, la 

qualifica in parola risulta applicabile unicamente a chi esercita il mestiere del 

riciclatore, e non è ovviamente influenzata da eventuali aggravanti adempiute in 

capo al crimine a monte (FF 1989 II 862). L'applicazione di tale fattispecie 

aggravata presuppone inoltre la ricorrenza di una grossa cifra d’affari oppure di un 

guadagno considerevole. L’esigenza della cifra d’affari o del guadagno importanti 

riveste carattere alternativo: è pertanto sufficiente che uno dei due requisiti sia 

adempiuto. Al riguardo, la giurisprudenza ha avuto modo di indicare in fr. 

100'000.-- la soglia inferiore affinché la cifra d’affari possa essere ritenuta 

importante ai sensi dell’art. 305
bis

 n. 2 lett. c CP, precisando che la cifra d'affari 

corrisponde di massima all'importo riciclato (DTF 129 IV 188 consid. 3.1; sentenze 

del Tribunale federale 6B_735/2010 del 25 ottobre 2011, consid. 3.2; 6S.225/2006 

dell'8 agosto 2006, consid. 4.1) nonché in fr. 10'000.-- il guadagno minimo 

affinché esso possa essere considerato considerevole (DTF 129 IV 253 consid. 

2.2), precisando che la durata dell’attività delittuosa ingenerante la cifra d’affari o il 

guadagno non è decisiva (DTF 129 IV 188 consid. 3.2; 129 IV 253 consid. 2.2; 

PIETH, op. cit., n. 50 ad art. 305
bis

 CP; CASSANI, op. cit., pag. 81 e seg. n. 60 e 

seg.; ACKERMANN, op. cit., n. 435 e segg. ad art. 305
bis

 CP; TRECHSEL/AFFOLTER-

EIJSTEN, Schweizerisches Strafgesetzbuch, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 26 

ad art. 305
bis

 CP; DONATSCH/WOHLERS, op. cit., pag. 403 e seg.; CORBOZ, op. cit., 

n. 50 e segg. ad art. 305
bis

 CP; STRATENWERTH/BOMMER, op. cit., § 57 n. 38 e 

seg.; STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., n. 8 ad art. 305
bis

 CP).  

5.6 Nel contesto del reato di riciclaggio di denaro, la realizzazione della qualifica di 

banda presuppone che le condizioni sviluppate dalla giurisprudenza per la 

nozione di banda in generale, quindi al di là dello specifico della banda di 

- 24 - 

riciclatori, siano riunite (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 25 ad art. 305
bis

 

CP; GÜNTHER STRATENWERTH/WOLFGANG WOHLERS, Schweizerisches 

Strafgesetzbuch, Handkommentar, 3a ediz., Berna 2013, n. 8 ad art. 305
bis

 CP). 

Secondo costante giurisprudenza, l’affiliazione ad una banda è realizzata 

allorquando due o più autori manifestano espressamente, o per atti concludenti, la 

volontà di associarsi in vista di commettere insieme diverse (più di due) infrazioni 

indipendenti, anche se non dispongono di alcun piano e se le infrazioni future non 

sono ancora determinate (sentenze del Tribunale federale 6B_861/2009 del 18 

febbraio 2010, consid. 3.1 e 6B_1047/2008 del 20 marzo 2009, consid. 4.1; DTF 

135 IV 158 consid. 2 e 3, anche in: forumpoenale 3/2010, pag. 130 e segg. con il 

commento di JUANA SCHMIDT; DTF 122 IV 235 consid. 2b; 100 IV 219 consid. 2). 

L’associazione si caratterizza nell’opera di rinsaldare fisicamente e psichicamente 

ciascun componente, circostanza che la rende particolarmente pericolosa e lascia 

intravvedere la commissione futura di altre infrazioni della medesima tipologia 

(DTF 124 IV 286 consid. 2a). Dal punto di vista soggettivo, è sufficiente che 

l’autore conosca e voglia le circostanze di fatto che corrispondono alla definizione 

di banda (DTF 124 IV 286 consid. 2a). Tale qualificazione presuppone nondimeno 

un minimo di organizzazione (per esempio una ripartizione delle mansioni o dei 

ruoli) e implica nel contempo che la cooperazione degli interessati sia 

sufficientemente intensa per intravvedervi un gruppo stabile quantunque effimero 

(DTF 132 IV 132 consid. 5.2). Il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che 

allorché sussistono importanti indizi contrari, è arbitrario e contrario al principio "in 

dubio pro reo" ammettere l'intenzione di commettere infrazioni come membro di 

una banda in base alla mera circostanza che due autori hanno compiuto insieme 

più reati (DTF 124 IV 86 consid. 2c). Ovviamente, per ciò che attiene al riciclaggio 

di denaro, la nozione di banda deve interessare una banda di riciclatori (FF 1989 

II 862). 

5.7 La giurisprudenza ammette infine situazioni in cui, pur non realizzandosi la 

qualifica del mestiere giusta l'art. 305
bis

 n. 2 lett. c CP, come neppure una delle 

due altre qualifiche specificamente elencate alla cifra due di detto articolo, le 

caratteristiche concrete della fattispecie sono tali da ammettere il caso grave nella 

sua variante generica (sentenza del Tribunale federale 6B_1013/2010 del 17 

maggio 2011, consid. 6 con rinvio alla DTF 114 IV 164 consid. 2b in materia di 

previgente LStup). L'elenco dell'art. 305
bis

 n. 2 CP è infatti formulato in termini di 

esemplarità, non di esclusività, come si evince dall'aggiunta dell'avverbio 

"segnatamente" ("insbesondere", "notamment"). Sono dunque ipotizzabili altre 

situazioni, oltre a quelle elencate alla cifra 2, in cui i fatti incriminati vanno 

considerati gravi, a condizione che essi raggiungano, sia sotto il profilo oggettivo 

che sotto quello soggettivo, un peso specifico tale da essere paragonabili alle 

situazioni esplicitamente codificate nella legge. Il Tribunale federale ha in questo 

senso ammesso l'aggravante generica in un caso di riciclaggio in cui, sia alla luce 

- 25 - 

dell'ammontare totale dei valori riciclati (3.4 milioni di franchi) che delle modalità 

con cui gli atti sono stati perfezionati, il disvalore complessivo dei reati era 

equivalente a quello dell'aggravante del mestiere giusta l'art. 305
bis

 n. 2 lett. c CP 

(sentenza 6B_1013/2010 consid. 6.3). Trattandosi di un'interpretazione estensiva 

dell'art. 305
bis

 n. 2 CP, seppur ancorata in una formulazione volutamente elastica 

del legislatore, e con conseguenze non indifferenti a livello di pena e di lunghezza 

dei termini di prescrizione (v. art. 97 cpv. 1 lett. b e c CP), in ossequio al principio 

della legalità giusta l'art. 1 CP (nulla poena sine lege certa; KURT SEELMANN, 

Strafrecht. Allgemeiner Teil, 5a ediz., Basilea 2012, pag. 34), questo tipo di 

aggravante va ammesso in maniera molto prudente (CHRISTOPH K. GRABER, 

Geldwäscherei, tesi di laurea, Berna 1990, pag. 153), valutando e ponderando 

con grande attenzione tutte le particolarità del caso (v. più ampiamente con 

riferimento all'art. 19 n. 2 vLStup, PETER ALBRECHT, Die Strafbestimmungen des 

Betäubungsmittelgesetzes, 2a ediz., Berna 2007, pag. 116 e seg.). Non si tratta, 

infatti, di colmare semplicemente una lacuna legislativa modo legislatoris come 

sarebbe tenuto a fare un giudice civile in virtù dell'art. 1 cpv. 2 del Codice civile 

svizzero (v. SIBYLLE HOFER/STEPHANE HRUBESCH-MILLAUER, Einleitungsartikel und 

Personenrecht, 2a ediz., Berna 2012, pag. 35 e segg.), ma di incidere 

direttamente nel tessuto normativo giuspenalistico creando nuove varianti di reato. 

Già soltanto per delle ragioni di separazione funzionale fra potere legislativo e 

potere giudiziario il giudice deve qui dar prova di grande cautela (v. art. 190 Cost. 

nonché ULRICH HÄFELIN/WALTER HALLER/HELEN KELLER, Schweizerisches 

Bundesstaatsrecht, 8a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2012, pag. 453 e segg.). Non 

per nulla il legislatore, con il plauso della dottrina (v. CORBOZ, op. cit., pag. 914), 

ha recentemente abbandonato questo tipo di tecnica redazionale nel nuovo art. 

19 LStup in vigore dal 1° luglio 2011. Non basta dunque che la gravità si fondi 

sugli elementi oggettivi della fattispecie, ma anche su quelli soggettivi (DTF 117 IV 

164 consid. 2b). Trattandosi sempre di circostanze personali ai sensi dell'art. 27 

CP (v. TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 23 ad art. 305
bis

 CP), l'analisi 

concreta va infatti effettuata tenendo conto "delle speciali relazioni, qualità e 

circostanze personali" che aggravano la punibilità. La dottrina cita a mo' 

d'esempio il caso di un riciclatore di ingenti capitali mafiosi 

(DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., n. 46 ad art. 

305
bis

 CP; GRABER, loc. cit.), il quale, pur non rientrando nella categoria dell'art. 

305
bis

 n. 2 lett. a CP, data l'entità dei valori riciclati e la gravità sociale del reato a 

monte, potrebbe comunque rientrare nella fattispecie qualificata nella sua 

accezione generica. Fra gli esempi citati dalla dottrina, per altro in termini tutt'altro 

che apodittici ("könnte sich […] rechfertigen"), vi sono anche reati a monte ritenuti 

particolarmente perniciosi, come il genocidio ed i crimini di guerra 

(TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 27 ad art. 305
bis

 CP; DUPUIS/GELLER/ 

MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, loc. cit.). 

- 26 - 

6. Secondo l'accusa, gli atti di riciclaggio di denaro commessi dall'imputato A. 

sarebbero i seguenti: 

- nel mese di dicembre 1999, al più tardi il 20 dicembre 1999 a Coira, per 

avere fatto aprire, tramite C., il conto n. 2 formalmente intestato e nel 

beneficio economico di C. presso Banca Cantonale Grigione, allo scopo di 

farvi transitare, come in effetti poi avvenuto, i valori patrimoniali provento 

della truffa sub. 1.1A, subordinatamente amministrazione infedele aggravata 

sub. 1.1B, subordinatamente amministrazione infedele qualificata sub. 1.1C, 

da lui commessa, sapendo quindi di siffatta provenienza; 

- il 24 dicembre 1999 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con 

B., USD 400'000.-- in contanti al netto dell’aggio, dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 24 dicembre 1999 tra Coira e Lugano, per avere fatto trasportare da B., e 

fattosi consegnare, USD 400'000.-- in contanti prelevati il medesimo giorno, 

tramite C. e in correità con B., dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca 

Cantonale Grigione; 

- il 24 dicembre 1999 a Lugano, per avere consegnato a B. USD 30’000.-- in 

contanti prelevati il medesimo giorno, tramite C. e in correità con B., dal 

conto n. 2 intestato a C. presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 24 dicembre 1999 a Lugano, per avere versato sul conto n. 4 a lui intestato 

presso BDL Banco di Lugano, Lugano (ora Banca Julius Baer & Co. SA, 

Lugano), USD 370’000.-- in contanti, al netto del disaggio, prelevati il 

medesimo giorno, tramite C. e in correità con B., dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 14 febbraio 2000 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con 

B., CHF 153’000.-- in contanti dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca 

Cantonale Grigione; 

- il 14 febbraio 2000 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con 

B., USD 500'000.-- in contanti al netto dell’aggio, dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione;  

- il 14 febbraio 2000 a Lugano, per avere depositato CHF 141’000.-- e USD 

500’000.-- in contanti, prelevati il medesimo giorno, tramite C. e in correità 

con B., dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca Cantonale Grigione, nella 

cassetta di sicurezza n. 5 collegata al conto n. 4 a lui intestato presso BDL 

Banco di Lugano, Lugano (ora Banca Julius Baer & Co. SA, Lugano); 

- 27 - 

- il 22 marzo 2000 a Lugano, per avere prelevato USD 500’000.-- in contanti 

dalla cassetta di sicurezza n. 5 collegata al conto n. 4 a lui intestato presso 

BDL Banco di Lugano, Lugano (ora Banca Julius Baer & Co. SA, Lugano), 

precedentemente ivi depositati a seguito di prelievo di pari importo, tramite 

C. e in correità con B., dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca Cantonale 

Grigione; 

- il 22 marzo 2000 a Lugano, per avere consegnato a E., USD 500’000.-- in 

contanti, precedentemente prelevati dalla cassetta di sicurezza n. 5 collegata 

al conto n. 4 a lui intestato presso BDL Banco di Lugano, Lugano (ora Banca 

Julius Baer & Co. SA, Lugano); 

- il 13 giugno 2000 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con B., 

CHF 55’000.-- in contanti dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca 

Cantonale Grigione; 

- il 13 giugno 2000 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con B., 

USD 500’000.-- in contanti al netto dell’aggio, dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 13 giugno 2000 a Lugano, per avere depositato USD 500’000.-- in contanti 

prelevati il medesimo giorno, tramite C. e in correità con B. dal conto n. 2 

intestato a C. presso Banca Cantonale Grigione, nella cassetta di sicurezza 

n. 5 collegata al conto n. 4 a lui intestato presso BDL Banco di Lugano, 

Lugano (ora Banca Julius Baer & Co. SA, Lugano); 

- il 10 ottobre 2000 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con 

B., CHF 25’000.-- in contanti dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca 

Cantonale Grigione;  

- il 10 ottobre 2000 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con 

B., USD 460’000.-- in contanti al netto dell’aggio, dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione;  

- il 10 ottobre 2000 a Coira, per avere consegnato a B. CHF 25’000.-- in 

contanti prelevati il medesimo giorno, tramite C. e in correità con B., dal 

conto n. 2 intestato a C. presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 10 ottobre 2000 a Lugano, per avere versato sul conto n. 6 intestato e nel 

beneficio economico di D., suo fratello, presso BDL Banco di Lugano, 

Lugano (ora Banca Julius Baer & Co. SA, Lugano), USD 300’000.-- in 

contanti, al netto del disaggio, prelevati il medesimo giorno, tramite C. e in 

correità con B., dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca Cantonale 

Grigione; 

- 28 - 

- il 10 ottobre 2000 a Lugano, per avere versato sul conto n. 4 a lui intestato 

presso BDL Banco di Lugano, Lugano (ora Banca Julius Baer & Co. SA, 

Lugano), USD 150’000.-- in contanti, al netto del disaggio, prelevati il 

medesimo giorno, tramite C. e in correità con B., dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 23 maggio 2001 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con 

B., USD 200’000.-- in contanti al netto dell’aggio, dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 23 maggio 2001 a Coira, per avere prelevato, tramite C. e in correità con 

B., USD 17’000.-- in contanti al netto dell’aggio, dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 23 maggio 2001 a Lugano, per avere versato sul conto n. 4 a lui intestato 

presso BDL Banco di Lugano, Lugano (ora Banca Julius Baer & Co. SA, 

Lugano), USD 200’000.-- in contanti, al netto del disaggio, prelevati il 

medesimo giorno, tramite C. e in correità con B., dal conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione; 

- il 16 maggio 2002, a Coira, per avere prelevato, tramite C., USD 3’900.-- in 

contanti al netto dell’aggio, dal conto n. 2 intestato a C. presso Banca 

Cantonale Grigione; 

- nel periodo tra i mesi di maggio e giugno 2002, al più tardi il 26 giugno 2002 

a Coira, per avere fatto chiudere, tramite C., il conto n. 2 intestato a C. 

presso Banca Cantonale Grigione, 

dovendosi ritenere che gli atti descritti ai capi d’accusa nn. 1.2.1 a 1.2.24 

costituiscono riciclaggio aggravato ai sensi dell’art. 305
bis

 n. 2 CP: 

- in quanto egli ha agito, secondo quanto previsto dall’art. 305bis n. 2 lett. b. CP e 

per gli atti di riciclaggio imputatigli tranne gli atti sub 1.2.1, 1.2.5, 1.2.8, 1.2.9, 

1.2.10, 1.2.13, 1.2.17, 1.2.18, 1.2.21, 1.2.22 e 1.2.23, quale membro di una banda 

perlomeno con B. - funzionario, membro dei quadri e procuratore di Banca 

Cantonale Grigione, istituto autonomo del diritto pubblico cantonale - costituitasi 

per esercitare sistematicamente il riciclaggio dei valori patrimoniali provento della 

truffa sub. 1.1A, subordinatamente dell’amministrazione infedele aggravata sub. 

1.1B, subordinatamente dell’amministrazione infedele qualificata sub. 1.1C, ed 

organizzatasi attraverso contatti frequenti - stagliatisi sull’arco di più anni, e meglio 

dal dicembre 1999 al maggio 2001 - fra gli appartenenti della stessa e mediante 

una pianificata attribuzione di ruoli distinti e definiti fra quest’ultimi, in modo che la 

- 29 - 

realizzazione della stessa attività criminale ne è risultata facilitata, ed in particolare 

la dissimulazione dei valori criminali; ed inoltre, 

- poiché egli ha fatto mestiere del riciclaggio, secondo quanto previsto dall’art. 

305
bis

 n. 2 lett. c. CP, come risulta dal fatto di avere egli commesso l’infrazione a 

più riprese, di avere agito con frequenza nell’arco temporale di più anni, e meglio 

dal dicembre 1999 al giugno 2002, di essersi prestato a frequenti contatti con 

intermediari finanziari in Svizzera, di essersi dimostrato pronto a ripetere più volte 

gli atti illeciti installandosi quindi nella delinquenza, alfine di procurarsi dei redditi 

relativamente regolari dall’attività di riciclaggio, di avere dissimulato grosse 

somme di denaro contaminate e di avere con questo potuto elevare sensibilmente 

il suo tenore di vita, e comunque 

- già secondo la forma generica prevista dalla stessa norma, infatti costituendo 

l’attività di riciclaggio tanto dal profilo oggettivo quanto da quello soggettivo, 

riciclaggio grave in quanto egli: 

- ha realizzato una grossa cifra d’affari, pari a USD 2'335'803.15 (CHF 3'700'665.67 

al cambio interbancario medio del periodo)
8
, equivalente alla grossa cifra d’affari 

secondo l’art. 305
bis

 n. 2 lett. c. CP, e di più 

- pur non esercitando in via esclusiva il riciclaggio, ha svolto, per un lungo lasso di 

tempo (circa 30 mesi), tutta una serie di operazioni (apertura di un conto ad hoc, 

disbrigo mediato – attraverso il falso beneficiario economico del conto – della 

formularistica, colloqui e contatti con funzionari di banca, gestione immediata e 

mediata del conto, prelievo in contanti e trasferimenti all’estero) sul provento di 

una truffa, subordinatamente amministrazione infedele qualificata o aggravata per 

USD 2'335'803.15 (CHF 3'700'665.67 al cambio interbancario medio del periodo) 

a favore suo ed in parte di terzi, investendo in ciò un tempo considerevole anche 

nell’ambito dell’espletamento della sua professione, o sottraendolo a questa, 

rappresentante la sua fonte di sostentamento principale, ed espletando tale 

attività anche attraverso la corruzione di un funzionario di una banca cantonale in 

Svizzera e l’istigazione di un terzo alla falsità in documenti.  

7. Per ragioni di economia processuale, ritenuto che la questione dell'aggravante è 

decisiva per la procedibilità in quanto tale per il reato di riciclaggio di denaro, 

atteso che se la fattispecie qualificata non fosse data tutti gli atti ipotizzati 

dall'accusa sarebbero pacificamente prescritti, la Corte esaminerà le aggravanti 

ipotizzate dall'accusa, senza analizzare se i singoli atti sarebbero o meno 

                                                
8
 La cifra equivale al provento del crimine presupposto occultato. 

- 30 - 

vanificatori della traccia, ma dando per (solo) teoricamente acquisite tutte le 

ipotesi accusatorie. 

7.1 La Corte ha subito escluso l'ipotesi del mestiere, la quale presuppone logicamente 

che l'autore abbia esercitato la professione del riciclatore (v. supra consid. 5.5), 

facendo dunque affari con il riciclaggio in quanto tale, il che non risulta in alcun 

modo dagli atti di causa: inutile in questo senso richiamare la cifra d'affari elevata, 

la quale non è nemmeno una cifra d'affari in senso stretto perché A. non ha fatto 

affari con il riciclaggio ma ha semmai speso tutti i soldi precedentemente 

guadagnati con la truffa. Il guadagno ottenuto dall'imputato è riconducibile 

esclusivamente alla commissione del crimine a monte e non agli atti di riciclaggio 

di denaro in quanto tali, che non hanno procurato alcun guadagno. Alla luce della 

giurisprudenza costante in ambito di aggravante del mestiere (v. ancora 

recentemente sentenza del Tribunale federale 6B_531/2013 del 17 febbraio 2014, 

consid. 4 e rinvii), l'ipotesi accusatoria in questione va quindi respinta. 

7.2 Più complessa la questione dell'aggravante generica la quale è fondata su di una 

giurisprudenza non ancora ben definita del TF. Secondo l'atto di accusa essa 

sarebbe fondata anche sul fatto di aver istigato C. al falso e di aver corrotto un 

funzionario pubblico come B. Occorre dunque preliminarmente esaminare se 

queste due ipotesi accusatorie sono date. Come verrà esposto in seguito 

l'istigazione alla falsità in documenti è data (v. infra consid. 8.4) mentre la 

corruzione di un pubblico funzionario cade di primo acchito, per mancanza di 

qualità di pubblico funzionario nella persona di B. (v. infra consid. 9.2.3). 

La giurisprudenza e la dottrina ammettono situazioni in cui, pur non realizzandosi 

la qualifica del mestiere giusta l'art. 305
bis

 n. 2 lett. c, come neppure una delle due 

altre qualifiche specificamente elencate alla cifra due di detto articolo, le 

caratteristiche concrete della fattispecie sono tali da ammettere il caso grave nella 

sua variante generica (v. supra consid. 5.7). La dottrina cita ad esempio il caso di 

un riciclatore di ingenti capitali mafiosi, il quale, pur non rientrando nella categoria 

dell'art. 305
bis

 n. 2 lett. a CP, data l'entità dei valori riciclati e la gravità sociale del 

reato a monte, potrebbe comunque rientrare nella fattispecie qualificata. Fra gli 

esempi citati dalla dottrina vi sono anche reati gravi come il genocidio ed i crimini 

di guerra. Si tratta comunque di considerazioni dottrinali che per il momento non 

hanno trovato particolare riscontro nella giurisprudenza. Quest'ultima è infatti 

molto esigua ed in ambito di Tribunale federale si esaurisce nella sopraccitata 

sentenza 6B_1013/2010 (v. supra consid. 5.7), sulla quale è dunque opportuno 

soffermarsi con attenzione per valutare se vi sono elementi paragonabili a quello 

qui in esame, estrapolandone eventuali principi generali. Il caso giudicato dal TF 

riguardava un avvocato che pur non esercitando professionalmente il riciclaggio 

aveva svolto, per un certo lasso di tempo (tre mesi e mezzo), tutta una serie di 

- 31 - 

operazioni nel quadro di una procedura d'incasso di un assegno di circa 3,5 

milioni di franchi provenienti da una truffa, a favore di un cliente, ricevendo per 

questo un onorario di fr. 20'000.--. Egli aveva investito un tempo considerevole, 

nell'ambito del suo mestiere di avvocato, che rappresentava la sua fonte di 

sostentamento economico. Balza subito all'occhio come il caso di specie presenta 

grandi differenze, fra cui la più importante è la totale assenza di un reddito 

proveniente dall'attività di riciclaggio in quanto tale. Occorre quindi valutare se 

l'assenza di questa importante caratteristica di qualsiasi attività professionale o 

semiprofessionale possa essere compensata da altri fattori che ci permettano di 

concludere che A. abbia adottato una condotta comunque paragonabile, per 

gravità, a quella del mestiere giusta l'art. 305
bis

 n. 2 lett. c CP.  

Come abbiamo visto A. non ha ottenuto nessun guadagno dagli atti di riciclaggio 

in quanto tali per cui questo elemento cade. Anche per quanto riguarda l’intensità 

dell’attività delittuosa, essa non può essere in alcun modo paragonata a quella del 

caso giudicato dal Tribunale federale nella causa 6B_1013/2010, visto che essa si 

è certo protratta per un più lungo periodo ma impegnando A. in maniera 

marginale, per alcuni giorni all’anno al massimo, anche a voler considerare la 

preparazione di queste operazioni. Non va dimenticato del resto che i ritmi di 

lavoro dell'imputato, nel periodo in questione, erano molto intensi, come del resto 

si può facilmente immaginare data la funzione manageriale da lui svolta in BOFA, 

motivo per cui, in proporzione, il tempo dedicato a questi atti è veramente 

marginale (v. anche cl. 39 p. 39.930.022-024). A ben vedere il caso di A. non si 

distingue soltanto quantitativamente ma anche qualitativamente da quello 

giudicato dal TF visto che gli atti di riciclaggio non sono stati commessi nel quadro 

della sua attività professionale, ma completamente a margine di essa, in ritagli di 

tempo assai esigui ed in sostanza allo scopo di utilizzare e spendere i proventi 

della sua frode a danno di BOFA. Nulla viene infine in soccorso dalla natura del 

reato a monte, visto che si tratta certo in entrambi i casi di truffa, ma il TF non ha 

tratto nessun elemento aggravante dalla tipologia del reato a monte, e non poteva 

nemmeno farlo visto che in ogni caso l’art. 305
bis

 CP presuppone già di per sé un 

crimine ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CP. Non a caso gli esempi fatti dalla dottrina 

quali elemento qualificante (mafia, genocidio, crimini contro l’umanità o di guerra) 

non contemplano in alcun modo reati patrimoniali in senso stretto, neppure per 

cifre totali molto alte (v. supra consid. 5.7 in fine). Resta la questione del concorso 

con la falsità in documenti, ma anche in questo caso, si tratta certo di un atto 

grave che però il legislatore tiene già in considerazione in termini di accrescimento 

della pena giusta l’art. 49 CP e non può essere preso doppiamente in 

considerazione per costruire un’aggravante generica. 

In conclusione va preso atto che non vi è nessun elemento per ritenere data la 

fattispecie aggravata del riciclaggio nemmeno nella sua variante generica, motivo 

- 32 - 

per cui, valendo i termini di prescrizione di 7 anni di cui all'art. 97 cpv. 1 lett. c CP, 

va pronunciato l’abbandono dei capi di accusa 1.2.1, 1.2.5, 1.2.8, 1.2.9, 1.2.10, 

1.2.13, 1.2.17, 1.2.18, 1.2.21, 1.2.22 e 1.2.23, in quanto sono indicati dall'atto 

d'accusa soltanto per le ipotesi del mestiere e della aggravante generica. 

7.3 Restano da analizzare i capi di accusa 1.2.2, 1.2.3, 1.2.4, 1.2.6, 1.2.7, 1.2.11, 

1.2.12, 1.2.14, 1.2.15, 1.2.16, 1.2.19, 1.2.20 e 1.2.22, ovvero quegli atti per i quali 

la pubblica accusa ipotizza la sussistenza dell'aggravante della banda.  

Come visto poc'anzi (cfr. supra consid. 5.6), vi è un caso grave di riciclaggio di 

denaro ai sensi della citata disposizione quando l’autore agisce come membro di 

una banda costituitasi per esercitare sistematicamente il riciclaggio. Secondo la 

giurisprudenza, una banda è data quando due o più autori si uniscono con la 

volontà, espressa in modo esplicito o concludente, di compiere insieme, in futuro, 

più reati indipendenti anche se non ancora chiaramente determinati (sentenza del 

Tribunale federale 6B_531/2013 del 17 febbraio 2014, consid. 3.2). La 

costituzione di una banda rafforza il singolo autore sotto il profilo fisico e psichico, 

rendendolo particolarmente pericoloso e facendo prevedere la commissione di 

ulteriori reati (DTF 135 IV158 consid. 2). L’appartenenza ad una banda 

presuppone che sia accertata la volontà dell’autore di compiere congiuntamente 

una pluralità di infrazioni, in concreto di atti sistematici di riciclaggio (cfr. DTF 124 

IV 86 consid. 2b, 286 consid. 2). 

7.4 Nel caso di specie, il modus operandi messo in atto da A. e B. - il cosiddetto 

"sistema K." [dal nome della signora K.] - ha permesso all'imputato di entrare 

agevolmente in possesso delle somme depositate sul conto bancario n. 2, 

intestato ad un terzo, presso BCG. Il meccanismo consisteva, in sostanza, 

nell'invio, da parte di A. alla BCG di ordini di prelevamento precedentemente 

sottoscritti "in bianco", ossia senza indicazione dell'importo da prelevare, dal 

titolare formale del conto, ovvero C. Tali ordini, completati in un secondo momento 

dall'imputato con le aggiunte dell'esatto importo da ritirare e le relative modalità, 

venivano recapitati a B., il quale si premuniva di eseguirli, falsificando la firma di 

K. sulla ricevuta, che veniva indicata come la persona che sarebbe passata a 

ritirare la somma di denaro. Nel quadro dei fatti così come sono circoscritti 

dall'atto di accusa non emergono la volontà e l'energia criminale tipiche di una 

banda di riciclatori, riconducibili al piano di compiere un numero indeterminato di 

atti di riciclaggio; ma emerge semplicemente la volontà di A. di entrare fisicamente 

in possesso dei soldi frodati all'accusatrice privata, cosa che puntualmente è 

avvenuta fino all'esaurimento dei soldi in questione e quindi entro un orizzonte 

temporale e materiale ben circoscritto, tipico di una pura e semplice reiterazione di 

atti in correità, ma senza in alcun modo raggiungere l'energia criminale e la 

pericolosità sociale tipica di una banda di riciclatori, perlomeno quelli che il 

- 33 - 

legislatore si poteva ragionevolmente immaginare creando questa aggravante 

specifica. In altre parole, difetta la volontà degli autori di commettere insieme un 

numero indeterminato di reati, creando a tal fine un sodalizio criminale duraturo. 

La loro correità, qui in contrapposizione con la nozione di banda, era determinata 

dalla semplice volontà di permettere all'imputato di entrare in possesso dei soldi 

provento del reato a monte, caratterizzandosi piuttosto come una collaborazione 

puntuale e temporalmente ben definita senza che si intravveda la volontà degli 

autori di perpetrare il loro agire anche dopo il raggiungimento di tale obiettivo. 

Infatti, una volta esauriti i soldi provento della truffa, il conto è stato chiuso, e la 

"collaborazione" tra A. e B. è cessata. Quello che è avvenuto al di fuori di questo 

contesto, così come è precisamente definito dall'atto di accusa, non può essere 

preso in considerazione, né l'istruttoria dibattimentale poteva estendersi ad altro 

se non a questo (v. a questo proposito anche cl. 39 p. 39.930.050 e 091). Solo 

questo è in actis per giudicare se queste limitate, circoscritte e puntuali operazioni 

di prelievo sono tipiche di una banda di riciclatori: per i predetti motivi la risposta è 

negativa. A. si è semplicemente accordato con B. per una serie limitata di 

operazioni ma non ha in alcun modo inteso creare con lui un sodalizio stabile volto 

ad esercitare in maniera sistematica e generica il riciclaggio (v. supra consid. 7.3 

in fine). Anche per i restanti capi di accusa dell'ipotesi di riciclaggio va pronunciato 

quindi l'abbandono per intervenuta prescrizione dell'azione penale.  

Sull'accusa di falsità in documenti 

8. A. è altresì accusato di istigazione alla falsità in documenti ai sensi dei combinati 

disposti di cui agli art. 24 e 251 n. 1 CP per avere intenzionalmente determinato 

una terza persona, al fine di procacciare a sé ed ad altre un indebito profitto, a 

fare uso di un documento sul quale egli aveva fatto precedentemente attestare, 

contrariamente alla verità, fatti di importanza giuridica. L'accusa in questo ambito 

si riferisce in particolare al fatto di avere intenzionalmente determinato C. a far uso 

del formulario A relativo al conto n. 2 a lui intestato presso Banca Cantonale 

Grigione sul quale egli aveva fatto precedentemente attestare, contrariamente alla 

verità, di essere l'avente diritto economico del denaro ivi depositato, allo scopo di 

ingannare la banca in merito al reale beneficiario economico dei valori 

patrimoniali, al fine di facilitare la truffa di cui al capo d'accusa 1.1A, o 

rispettivamente i capi di accusa ritenuti in via subordinata (1.1B e 1.1C).  

8.1 In base all'art. 251 n. 1 CP, si rende colpevole di falsità in documenti chiunque, al 

fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o 

ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera un documento 

vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico 

- 34 - 

per formare un documento suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un 

documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, o fa uso, a 

scopo d'inganno, di un tale documento.  

L'art. 251 n. 1 CP contempla sia il reato di falso materiale (falsificazione in senso 

stretto) che quello di falso ideologico (falsa attestazione). Vi è falsità materiale 

quando il vero estensore del documento non corrisponde all'autore apparente: il 

documento contraffatto ("unechte Urkunde"; ad esempio mediante la 

contraffazione della firma) trae quindi in inganno sull'identità di colui dal quale 

esso emana (v. DTF 128 IV 265 consid. 1.1.1). Sussiste invece falsità ideologica 

nel caso in cui il contenuto del documento non corrisponde alla realtà, pur 

emanando dal suo autore apparente (DTF 126 IV 65 consid. 2a pag. 67). Il 

documento è pertanto fittizio: si parla in questi casi anche di "documento 

menzognero" ("unwahre Urkunde"; v. MARKUS BOOG, Commentario basilese, 3a 

ediz., Basilea 2013, n. 3, 66 e segg. ad art. 251 CP). Il documento è menzognero 

se il suo contenuto ivi documentato non corrisponde alla situazione fattuale reale 

(MARKUS BOOG, Buchführungs- und Urkundendelikte in der wirtschaftlichen Krise, 

in Konkurs und Strafrecht, a cura di J.-B. Ackermann e W. Wohlers, 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2011, pag. 32; DTF 75 IV 166). Tuttavia, non basta una 

semplice menzogna scritta per ritenere la falsità ideologica. Poiché la fiducia che 

si può avere a non essere ingannati sull'identità dell'autore del documento è 

maggiore di quella che si ripone nel fatto che l'autore non menta, in caso di falsità 

ideologica la giurisprudenza esige che il documento fruisca di un'accresciuta 

credibilità e che il suo destinatario vi possa ragionevolmente prestar fede (DTF 

138 IV 130 consid. 2.1). In base alle circostanze o in virtù della legge, il 

documento deve pertanto apparire degno di fede, di modo che una sua verifica da 

parte del suo destinatario non sia né necessaria né esigibile (DTF 132 IV 12 

consid. 8.1 pag. 14 e seg.; 129 IV 130 consid. 2.1 pag. 133 e seg.). Sotto il profilo 

soggettivo, l'autore del reato di cui all'art. 251 n. 1 cpv. 3 CP deve agire a scopo di 

inganno e con l'intenzione di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona 

oppure di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto. Il dolo eventuale è 

sufficiente (DTF 138 IV 130). Si rende colpevole di falsità in documenti non 

soltanto chi allestisce un documento falso o menzognero ma anche chi, sempre al 

fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o 

ad altri un indebito profitto, fa uso, a scopo di inganno, di detto documento (art. 

251 n. 1 cpv. 3 CP) 

8.2 La legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento 

del terrorismo nel settore finanziario (legge sul riciclaggio di denaro, LRD; RS 

955.0) impone all'intermediario finanziario, segnatamente alle banche, 

un'identificazione dell'avente econo