# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 30847667-19a3-542e-a65d-2bc433b57f2c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-08-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.08.2011 42.2011.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2011-4_2011-08-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  42.2011.4

   

  rs/DC/sc

  	
  Lugano

  25 agosto
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini,
  vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 11 febbraio
  2011 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio del sostegno sociale e
  dell'inserimento, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assistenza sociale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su reclamo dell’11 febbraio 2011, l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (in seguito: USSI) ha confermato una precedente decisione del 28
luglio 2010 (cfr. doc. 21) con la quale ha negato a RI 1 il diritto a prestazioni
assistenziali.

                                         A
motivazione del proprio rifiuto l’USSI ha osservato che, nonostante dal
relativo calcolo risulti una lacuna di reddito Las, i titoli di studio
conseguiti (Master in teologia) gli consentono l’esercizio di un’attività
lavorativa. A mente dell’amministrazione gli studi in seguito intrapresi
dall’interessato (specializzazione in diritto comparato delle religioni e
diritto canonico) non costituiscono una prima formazione, cosicché l’intervento
della pubblica assistenza, la quale ha carattere sussidiario, non è
giustificato (cfr. doc. A4; 21).

 

                               1.2.   Contro la
decisione su reclamo RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando
il riconoscimento di una prestazione assistenziale che copra il fabbisogno
mensile calcolato in fr. 1'150.-- con effetto retroattivo dal giorno della sua
richiesta.

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale egli ha addotto, segnatamente, che,
contrariamente a quanto sostenuto nel provvedimento impugnato, per operare in
qualità di assistente universitario è necessario disporre di una Licenza in
Teologia o di un Master of Advances Studies, titoli che non possiede.

                                         Riguardo
all’affermazione dell’USSI secondo cui non è raro che studenti lavorino in
attività semplici durante gli studi, l’insorgente ha rilevato che è ed è sempre
stato attivo nel cercare di poter svolgere un’attività accessoria. Egli ha,
però, evidenziato che la congiuntura negli ultimi anni non è stata favorevole.

                                         Il
ricorrente ha, inoltre, indicato che, essendosi iscritto all’URC, come
richiesto dall’USSI in fase di esame della sua domanda di assistenza, la
costanza dei suoi sforzi di ricerca di un lavoro è comprovabile tramite la
documentazione di quest’ultimo ufficio.

                                         In
proposito egli ha specificato di aver svolto dal 1° al 31 agosto 2011 (recte:
2010; cfr. doc. 22 inc. 38.2011.23) un’attività ausiliaria presso __________,
ottenendo un reddito che gli è servito per coprire le spese di trasporto
annuali (abbonamento arcobaleno) dal domicilio al luogo di lavoro, come pure di
avere sottoscritto un contratto per un’attività accessoria con un grado di
occupazione del 20% con inizio il 14 aprile 2011.

                                         L’insorgente
ha, poi, sottolineato di non potere ad oggi svolgere un’attività inerente la
propria formazione, poiché a tale scopo è necessario proseguire gli studi.

                                         Al riguardo
il ricorrente ha precisato, da un lato, di frequentare il biennio di Master in
Diritto Comparato delle Religioni dell’omonimo Istituto con sede presso la
Facoltà di Teologia di __________ e parallelamente la licenza in Teologia.

                                         Dall’altro,
che ottenuti i relativi diplomi è prevista la frequenza di un ulteriore anno
presso l’Università Pontificia lateranense di Roma per l’ottenimento della
licenza in Diritto Canonico.

                                         Il
ricorrente ha, altresì, indicato di aver percepito dal 25 ottobre 2010 al 21
gennaio 2011 un’indennità di disoccupazione con collocabilità del 30%, che dal
21 gennaio al 31 marzo 2011 l’avrebbe ricevuta con una collocabilità del 40% e
che tali percentuali sono in fase di riesame da parte della Sezione del lavoro.

                                         Egli ha
pure osservato che, come calcolato dall’USSI, il suo fabbisogno scoperto
ammonta a fr. 1'150.-- al mese, che solo nel mese di agosto 2010 vi ha fatto
fronte e che dunque il suo stato è definibile come bisognoso.

                                         L’insorgente,
infine, ritiene applicabili le norme COSAS 12/07 n. H.6., richiamate nella
decisione su reclamo, in quanto nel suo caso un’ulteriore formazione è
necessaria per essere abilitato a svolgere una professione confacente alla
formazione conclusa (cfr. doc. I).

 

                               1.3.   Con risposta
del 7 aprile 2011 l’USSI ha proposto di respingere il ricorso con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.4.   L’insorgente
si è pronunciato nuovamente in merito alla fattispecie con osservazioni del 19
aprile 2011 (cfr. doc. V).

 

                               1.5.   Il 28 aprile
2011 l’USSI ha richiamato e confermato la risposta di causa, osservando,
inoltre, che il complesso percorso formativo impostato dal ricorrente, non da
ultimo per la sua estensione, non è conforme alla funzione e ai limiti del
diritto all’assistenza sociale (cfr. doc. VII).

 

                               1.6.   Il doc. VII
è stato trasmesso per conoscenza all’insorgente (cfr. doc. VIII), il quale ha
fornito delle osservazioni il 18 maggio 2011 (cfr. doc. IX).

 

                               1.7.   Il 30 maggio
2011 alla presenza delle parti, e meglio di RI 1, di __________, capo ufficio
dell’USSI, di __________ dell’USSI e dell’avv. __________ sempre dell’USSI, si
è svolto un dibattimento davanti al Presidente del TCA.

                                         In
quell'occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. XII), a cui sarà fatto
riferimento nei considerandi di diritto.

 

                                         Alla
parte resistente è pure stato assegnato un termine di dieci giorni per una
presa di posizione dettagliata in merito all’applicazione della Direttiva H6,
COSAS 12 /2007 per quel che riguarda il concetto di “seconda formazione” (cfr.
doc. XII pag. 3).

 

                               1.8.   Il 7 giugno
2011 l’USSI ha chiesto una proroga del termine assegnatogli, in quanto in
attesa di informazioni da parte della presidenza della COSAS.

                                         L’amministrazione
ha, in ogni caso, anticipato alcune puntualizzazioni in merito alla questione
del riconoscimento di prestazioni assistenziali durante una seconda formazione
(cfr. doc. XIII).

 

                               1.9.   A seguito
della concessione di 10 giorni di proroga da parte del TCA (cfr. doc. XIV),
l’USSI, il 17 giugno 2011, ha poi trasmesso le proprie osservazioni e ha
confermato che il ricorso di RI 1 è da ritenere infondato (cfr. doc. XV)

 

                             1.10.   Il ricorrente
si è espresso al riguardo con scritto del 30 giugno 2011 (cfr. doc. XVII).

 

                             1.11.   Il doc. XVII
è stato trasmesso per conoscenza all’USSI (cfr. doc. XVIII).

 

                             1.12.   Il 20 luglio
2011 RI 1 ha presentato un ulteriore scritto (cfr. doc. XIX).

 

                                         Il TCA, il
25 luglio 2011, ha segnatamente invitato l’insorgente a produrre copia dei
messaggi di posta elettronica menzionati nella sua lettera del 20 luglio 2011
(cfr. doc. XX).

 

                                         Il
ricorrente ha dato seguito alla richiesta di questa Corte il 26 luglio 2011
(cfr. doc. XXI 1-4).

 

                             1.13.   L’USSI ha
formulato le proprie osservazioni con scritto del 9 agosto 2011 (cfr. doc.
XXIII), il quale è stato immediatamente trasmesso all’insorgente per conoscenza
(cfr. doc. XXIV).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se correttamente o meno l’USSI ha negato a RI
1 il diritto a una prestazione assistenziale.

 

                                         L’intervento
della pubblica assistenza è regolato nel Cantone Ticino dalla
Legge sull’assistenza sociale dell’8 marzo 1971 (Las). 

                                         Tale
normativa è stata oggetto di modifiche che sono state adottate dal Gran
Consiglio il 3 dicembre 2002 (cfr. FU 99/2002 del 10 dicembre 2002 pag. 8289
segg.) e sono entrate in vigore il 1° febbraio 2003.

                                         Questi
cambiamenti sono stati resi necessari dalla Legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali (Laps), adottata dal Parlamento il 26
giugno 2002 (cfr. FU 53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) ed entrata in
vigore anch’essa il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 3/2003 del 31 gennaio 2003).

 

                                         Il 1°
ottobre 2006 sono, peraltro, entrate in vigore alcune ulteriori modifiche della
Las e della Laps (cfr. BU 44/2006 del 29 settembre 2006 pag. 385-386; BU
40/2006 del 8 settembre 2006 pag. 313-317).

 

                               2.2.   L'art. 1 Las
stabilisce che lo Stato provvede, nel rispetto della dignità e dei diritti
della persona, all'attribuzione delle prestazioni sociali stabilite dalla
legislazione federale o cantonale e, in particolare, all'assistenza di quanti
stanno per cadere o siano caduti nel bisogno (cpv. 1).

                                         Le
prestazioni sociali hanno lo scopo di favorire l'inserimento sociale e
professionale dei beneficiari (cpv. 2).

 

                                         L'art. 2
della Legge fissa il principio della sussidiarietà dell'assistenza e prevede al
cpv. 1 che "le prestazioni assistenziali secondo questa legge sono
complementari o suppletorie a quelle della previdenza, delle assicurazioni
sociali e delle misure contro la disoccupazione previste da altre leggi
cantonali". 

                                         Il cpv. 2
precisa che "in particolare le prestazioni assistenziali propriamente
dette di tipo finanziario vengono concesse solo una volta esaurite le altre
prestazioni sociali previste dalla Legge sull'armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (art. 13 Laps)".

 

                                         L’art. 13
Laps, afferente all’ordine delle prestazioni, enuncia del resto che 

 

" 
Le prestazioni sociali di complemento
armonizzate vengono concesse nell’ordine in cui figurano all’art. 2 cpv. 1,
ritenuto che:

a) prima dell’erogazione delle prestazioni sociali di complemento
vanno erogate le partecipazioni al premio
dell’assicurazione contro le malattie a cui i membri dell’unità di
riferimento hanno diritto;

b) ogni prestazione va erogata sino al massimo dell’importo previsto
dalla legge speciale prima di concedere una prestazione che segue nell’ordine;

c) nel calcolo di ogni prestazione vengono computate quelle che la
precedono nell’ordine, anche se il titolare del diritto o un’altra persona
dell’unità di riferimento vi ha rinunciato.”

 

                                         Inoltre giusta l’art. 2
cpv. 1 Laps:

 

" 
Sono prestazioni sociali ai sensi della legge:

a) la partecipazione al premio dell’assicurazione contro le malattie
previsto dalla Legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal) del 18 marzo
1994 e dalla relativa legge cantonale di applicazione;

b) l’aiuto sociale allo studio previsto dalla Legge della scuola del
1° febbraio 1990;

c) l’assegno di studio previsto dalla Legge della scuola del 1°
febbraio 1990;

d) l’assegno complementare per il perfezionamento e la riqualificazione
professionale previsto dalla Legge della scuola del 1° febbraio 1990;

e) l’indennità straordinaria ai disoccupati prevista dalla Legge sul
rilancio dell’occupazione e sul sostegno ai disoccupati del 13 ottobre 1997;

 

f)  l’assegno integrativo
previsto dalla Legge sugli assegni di famiglia dell’11 giugno 1996;

g) l’assegno di prima infanzia previsto dalla Legge sugli assegni di
famiglia dell’11 giugno 1996;

h) le prestazioni assistenziali previste dalla Legge sull’assistenza
sociale dell’8 marzo 1971.”

 

                                         Anche dal
Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali, p.to 8,
si evince che la priorità di intervento spetta alla partecipazione dei premi dell’assicurazione
contro le malattie, poiché questa è “obbligatoria per tutti i residenti del
Cantone” (pag. 11). In seguito intervengono i sussidi per il perfezionamento e
la riqualifica professionale, le indennità straordinarie di disoccupazione
durante il periodo previsto per questi contributi, gli assegni integrativi per
i figli e gli assegni di prima infanzia. Le prestazioni assistenziali
costituiscono l’ultimo intervento sociale. 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 11 Las i provvedimenti assistenziali consistono in provvedimenti
preventivi (art. 12 Las) e in prestazioni assistenziali propriamente dette
(art. 17).

                                         Al
riguardo va rilevato che la legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali (Laps) ha previsto per la Las la possibilità di derogare
alla legge quadro. Questo principio è sancito esplicitamente dall’art. 2 cpv. 2
Laps, che autorizza la Las a derogare alle disposizioni degli art. 4, 6, 8, 9,
10, 23 e 33 Laps (cfr. Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 2).

 

                                         La
natura, l’ampiezza e la durata delle prestazioni assistenziali
propriamente dette sono commisurate agli scopi di questa
legge, alle condizioni personali e alle situazioni locali (art. 17 cpv. 1 Las).

                                         Esse si
suddividono in due categorie: ordinarie e speciali (art. 17 cpv. 2 Las). 

                                         Questa distinzione si basa
su criteri qualitativi inerenti alle prestazioni, in relazione al tipo di
bisogno cui sono destinate (cfr. Messaggio n. 5250 del
Consiglio di Stato relativo alla modifica della Legge sull'assistenza dell’8
maggio 2002, pag. 3).

                                         Inoltre
le prestazioni assistenziali possono essere ricorrenti o puntuali (art. 17 cpv.
3 Las).

 

                                         Relativamente
alle prestazioni ordinarie l’art. 18 Las enuncia:

 

" 
Le prestazioni assistenziali ordinarie coprono
la differenza fra il reddito disponibile residuale e la soglia d’intervento ai
sensi dell’art. 19, da cui vengono dedotte le prestazioni sociali di
complemento effettivamente percepite sulla base della Laps. (cpv. 1)

Le prestazioni ordinarie hanno di regola
carattere ricorrente. (cpv. 2)."

 

                                         Ex art.
19 Las, concernente la soglia di intervento, poi:

 

" 
La soglia d’intervento per le prestazioni
assistenziali, in deroga all’art. 10 Laps, è definita ogni anno, tenuto conto
delle direttive emanate dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione
sociale."

 

                                         L’art. 19
Las definisce la soglia di intervento per le prestazioni assistenziali in
deroga a quella stabilita dalla Laps (art. 10 Laps) che fa riferimento ai
limiti minimi previsti dalla legislazione sulle prestazioni complementari
all’AVS/AI.

 

                                         La Las
rinvia, in effetti, alle disposizioni della Conferenza svizzera delle
istituzioni dell’azione sociale (COSAS), a cui peraltro il Ticino si adegua da
molti anni, come altri Cantoni.

                                         L’ammontare
della soglia Las viene deciso annualmente tenuto conto delle direttive della
COSAS (cfr. Consiglio di Stato, Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 3).

                                         Nel
Rapporto del 5 novembre 2002 sul messaggio n. 5250, pag. 4-5 la Commissione
della gestione ha indicato che tale soglia è inferiore al minimo delle PC e può
configurarsi con il concetto di minimo vitale garantito dalla Costituzione
federale e dalla Costituzione cantonale. La soglia definita a livello svizzero
si basa sui dati statistici svizzeri inerenti ai consumi delle famiglie e dei
singoli ed è considerata come scientificamente attendibile e appropriata.

 

                                         Il
Dipartimento della sanità e della socialità - DSS (ai sensi degli art. 48 Las e
1 Reg.Las esso è, infatti, competente per l’esecuzione e l’applicazione della
Las e del suo regolamento; esso si avvale dell’Ufficio del sostegno sociale e
dell’inserimento) -, il 5 gennaio 2007, sentito il parere dell’USSI e della
Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, ha deciso, considerato, da un
lato, che la COSAS ha adottato il 3 dicembre 2004 una nuova versione
delle «direttive per il calcolo del sostegno sociale» (al riguardo, cfr.
"Inciter et intégrer: le système des nouvelles normes de la CSIAS" in
Repère social n° 72 dicembre 2005 - gennaio 2006 pag. 2 seg.) che la Conferenza
dei direttori cantonali delle opere sociali invita ad applicare, dall’altro,
che "il coordinamento con le altre prestazioni sociali, l’organizzazione
del sostegno sociale in Ticino, come pure ragioni attinenti alla politica di
bilancio del Cantone rendono problematico un adeguamento integrale alle nuove
direttive della COSAS - peraltro non richiesto dall’art. 19 della Las" -,
che a far tempo dal 1° gennaio 2008 la soglia di intervento corrisponde:

 

" 
A. Forfait globale e Supplemento d'integrazione

 

	
  Persona dell'unità di riferimento (economia domestica
  ai sensi del sostegno sociale)

  	
  Forfait globale per il mantenimento (raccomandato
  dalla COSAS) 

  (fr./mese)

  	
  Supplemento d'integrazione (adattamento delle
  raccomandazioni minime della COSAS) 

  (fr./mese)

  	
  Totale

   

   

   

  (fr./mese)

  
	
  1
  persona

  	
   
  960.--

  	
  100.--

  	
  1060.--

  
	
  2
  persone

  	
  1469.--

  	
  100.--

  	
  1569.--

  
	
  3
  persone

  	
  1786.--

  	
  100.--

  	
  1886.--

  
	
  4
  persone

  	
  2054.--

  	
  100.--

  	
  2154.--

  
	
  5
  persone

  	
  2323.--

  	
  100.--

  	
  2423.--

  
	
  6
  persone

  	
  2592.--

  	
  100.--

  	
  2692.--

  
	
  7
  persone

  	
  2861.--

  	
  100.--

  	
  2961.--

  
	
  Per
  ogni persona supplementare

  	
  +
  269.--

  	
  -

  	
  +
  269.--

  

 

B. Supplemento per unità di riferimento di 3 o
più persone di 16 anni o più (ripreso dalle precedenti raccomandazioni della
COSAS).

Per unità di riferimento con più di due persone
di almeno 16 anni compiuti, gli importi di cui sopra sono integrati da un
supplemento mensile assegnato alla terza e alle successive persone di 16 o più
anni di età; l'importo di tale supplemento è di 206.-- fr./mese per ognuna di
queste persone." 

(cfr. Direttive riguardanti gli importi delle
prestazioni assistenziali per il 2008 in BU 3/2008 del 25 gennaio 2008 pag. 30-31)

 

                                         Gli
importi appena menzionati sono stati mantenuti anche per l’anno 2009 e 2010
(cfr. BU 13/2010 del 26 febbraio 2010, pag. 82-83).

 

                               2.4.   Le
disposizioni COSAS del 2005, aggiornate nel dicembre 2007 e menzionate dal
ricorrente (cfr. doc. I), al punto H6 ("Formazione/formazione continua e
perfezionamento professionale") ribadiscono innanzitutto il carattere
sussidiario dell'intervento dell'assistenza sociale, sottolineando che:

 

" 
Gli uffici del sostegno sociale accordano
contributi alla prima formazione, alla formazione continua e al perfezionamento
professionale, solo se questi non possono essere finanziati da altre fonti
(borse di studio, contributi dei genitori, prestazioni dell'assicurazione
disoccupazione e dell'assicurazione invalidità, mezzi provenienti da altri
fondi e fondazioni, ecc.)."

 

                                         In merito
alla seconda formazione e riqualifica professionale le disposizioni COSAS
prevedono che:

 

"  Possono
essere versati contributi per una seconda formazione o per una riqualifica
professionale, se la prima formazione non permette di conseguire un reddito che
assicuri il mantenimento e se è probabile che una seconda formazione o una
riqualifica professionale permetteranno di raggiungere questo obiettivo.
Peraltro, una seconda formazione o una riqualifica devono essere favorite, se
migliorano le possibilità di collocamento della persona interessata. Sono prese
in considerazione solo le formazioni e i corsi di riqualifica riconosciuti.

Per le relative verifiche, si dovrà fare
riferimento ai servizi competenti (orientamento professionale, uffici regionali
di collocamento, ecc.). Le preferenze personali non rappresentano un motivo
sufficiente per promuovere una seconda formazione o una riqualifica
professionale.”

 

                                         Riguardo alla funzione
delle disposizioni COSAS, in dottrina, C. Hänzi (Die Richtlinien der
schweizerischen Konferenz für Sozialhilfe". Ed. Helbing Lichtenhahn,
Basilea 2011) rileva quanto segue:

 

" 
In der Schweiz ist eine einheitliche Definition
hinsichtlich der Ausgestaltung und der Höhe des Existenzminimum nicht
vorhanden. Die verschiedenen Regelungen zum Existenzminimum in der Schweiz
bilden kein kohärentes, geschlossenes  System zur Sicherung und zum Schutze
minimaler Voraussetzungen für ein menschenwürdiges Dasein. So besteht auch eine
eigene Umschreibung und Ausgestaltung des Existenzminimum für den
Leistungsbereich der Sozialhilfe. Die Schweizerische Konferenz für Sozialhilfe
hat sich dieser Aufgabe angenommen und gibt im Rahmen ihrer Richtlinien
Empfehlungen zuhanden der Sozialhilfeorgane des Bundes, der Kantone, der
Gemeinden sowie der Organisationen der privaten Sozialhilfe ab. Damit bezweckt
sie, angesichts der grossen föderalen Vielfalt, vor allem auch die Förderung
einer gesamtschweizerischen Unterstützungspraxis, insbesondere im bereich der
materiellen Unterstützung. Die Richtlinien konkretisieren dabei nicht nur den Verfassungsauftrag
gemäss Art. 12 BV zur Existenzsicherung, sondern sie wollen grundsätzlich die
Ausgestaltung eines sozialen Existenzminimums definieren, welches über dem
absolut Notwendigen zu liegen kommt. (…)“ (pag. 171)

 

                                         L’amministrazione,
il 7 giugno 2011, a seguito della richiesta formulata dal Presidente del TCA
durante l’udienza del 30 maggio 2011 di prendere
posizione in modo dettagliato in merito all’applicazione della Direttiva H6,
COSAS 12 /2007 per quel che riguarda il concetto di “seconda formazione” (cfr.
doc. XII pag. 3; consid. 1.7.; 1.8.), ha osservato che:

 

" 
(…)

La giurisprudenza degli
altri cantoni ha potuto chiarire che la copertura di una seconda formazione da
parte dell’assistenza sociale è da riconoscere nei casi dove non è possibile
ottenere un reddito minimo di sussistenza, che le sole preferenze personali non
la giustificano, che vanno favoriti i percorsi formativi che portano a
un’autonomia economica entro i tempi utili e che l’aspetto centrale è se la
formazione accresce la collocabilità nel mercato del lavoro (cfr. Häfeli, ed.,
Das Schweizerische Sozialhilferecht, p. 134 e seg.).

Ciò detto riteniamo che
nel caso in esame la formazione specialistica, dopo la laurea di base già
conseguita, non adempie i citati requisiti.” (Doc. XIII)

 

                                         Il 17
giugno 2011 l’USSI ha, inoltre, trasmesso uno scritto del seguente tenore:

 

" 
a complemento delle nostre osservazioni del 7
giugno 2011 e con riferimento alla vostra proroga del 9 giugno 2011, sul
significato delle Norme COSAS (NC) possiamo dire quanto segue:

-     abbiamo verificato che l’applicazione e l’interpretazione delle NC 

    non è uniforme nei
diversi Cantoni svizzeri;

-   abbiamo
in particolare approfondito il tema con i cantoni romandi Vaud e Ginevra i
quali, rispettivamente, non le considerano e non le applicano oppure le
ritengono unicamente delle raccomandazioni indicative.

-   Ginevra
ha allestito dei regolamenti cantonali specifici per alcuni temi che riteneva
importanti; fra questi rientra quello relativo alle prestazioni
assistenziali nell’ambito della seconda formazione.

-   Questo
regolamento si trova nella Raccolta delle leggi di Ginevra al punto 4.04.01
(cfr. cap 2, art. 13 del regolamento) e definisce dei parametri chiari per il
riconoscimento della prestazione di cui sopra.

-   In
particolare:

·        
premesso che con il termine seconda formazione
intendono quelle misure atte a migliorare la collocabilità sul mercato del
lavoro della persona in questione, in questo contesto rientrano gli
“aggiornamenti” di nozioni precedentemente acquisite ma non necessariamente
delle specializzazioni e/o approfondimenti;

·        
per principio il finanziamento della formazione
non è a carico dell’assistenza ma quest’ultima interviene solo in situazioni
assistenziali ai sensi della relativa legge.

·        
Queste prestazioni sono comunque limitate nel
tempo, al massimo sei mesi.

·        
Per il finanziamento della formazione si deve far
capo prioritariamente a borse e/o prestiti di studio. La signora __________,
funzionaria aggiunta della Direzione Generale dell’Azione Sociale / Dip.
Solidarietà e impiego, del canton Ginevra, afferma che “la paura di non
riuscire a rimborsare detti aiuti non è giustificazione sufficiente per non
farvi capo. I rimborsi vanno pianificati e dilazionati in un lasso di tempo
adeguatamente congruo.

(…)” (Doc. XV)

 

                                         In dottrina C. Hänzi (op.
cit.) osserva in particolare che:

 

" 
(…) Die vorhandene Rechtsprechung führt zur
Thematik Nachfolgendes aus: Vor der Übernahme der Kosten durch die Sozialhilfe
ist danach vorab nicht nur die Deckung durch Stipendien zu prüfen, sondern
auch, ob Unterhaltsforderungen von Eltern einbringbar sind. Stipendien gehen
der Sozialhilfe vor, werden diese nicht eingefordert, wäre sogar die Anrechnung
eines hypothetischen Einkommens im Umfang des Stipendienanspruchs rechtmässig.
Je nach Standort der Bildungsstätte sind Mehrkosten auch im Zusammenhang mit
auswärts eingenommenen Mahlzeiten zusätzlich zu vergüten, allerdings nicht
unbedingt im selben Rahmen wie für eine Erwerbstätigkeit. Die Anschaffung einer
Schultasche ist allerdings aus dem Grundbedarf zu finanzieren. Besondere Kosten
für Schultransporte können durch die Sozialhilfe finanziert werden, allerdings
ist zuerst abzuklären, ob die Schule selbst nicht eine Fahrgelegenheit
anbietet. Die Sozialhilfe trägt prinzipiell die Kosten in einer staatlichen
oder staatlich subventionierten Institution. In besonderen Fällen kann jedoch
auch die Übernahme von Kosten Privatschule angezeigt sein.

 

Die Auswertung der gesammelten Gerichtsentscheide
ergibt weiter, dass die Aus- und Weiterbildung bzw. Umschulung von Erwachsenen
das hauptsächliche Problemfeld darstellt. Generell werden Zweitausbildungen
oder Umschulungen nur dann über die Sozialhilfe finanziert, wenn mit der
bereits vorhandenen Ausbildung kein existenzsicherndes Einkommen erzielt werden
kann oder andere triftige Gründe (z.B. gesundheitliche Probleme) eine
Umschulung rechtfertigen. Persönliche Neigungen stellen hierbei keine
ausreichende Rechtfertigung für die Finanzierung einer Zweitausbildung über die
Sozialhilfe dar. Für die Abklärung ist auf Einschätzungen von Fachpersonen
zurückzugreifen. Zudem sind Ausbildungswege zu favorisieren, die innert
nützlicher Frist zur wirtschaftlichen Selbständigkeit führen. Die Praxis geht
namentlich bei Doktoraten oder Nachdiplomstudien von Ausbildungen aus, die
nicht über Sozialhilfe zu finanzieren sind. Bei der Finanzierung von
Bildungskursen steht vor allem im Mittelpunkt, ob durch die Absolvierung die
Vermittelbarkeit der Person auf dem Arbeitsmarkt steigt. Darüber hinaus kann
die Finanzierung für die Weiterführung einer Ausbildung abgebrochen werden,
wenn feststeht, dass diese nicht erfolgreich abgeschlossen werden kann. Diese Rechtsprechung
steht nicht im Widerspruch zu den SKOS-Richtlinien, allerdings ist fraglich, ob
die kosten für fort- und Weiterbildung auch übernommen werden, wenn sie nur dem
erhalt oder der Förderung der sozialen Kompetenz dienen.“ (pag. 384-385)

 

                                         Dal canto
suo F. Wolfers, ("Fondements du droit de l'aide sociale". Ed.
Paul Haupt Berna-Stoccarda-Vienna 1995) sottolinea che:

 

" 
Les secondes formations et le recyclages
professionnels ne sont pas de principe financés par l'aide sociale que si la
première formation suivit ne permet pas dans le cas concret d'obtenir un revenu
assurant le minime vital, ou si d'autres raisons pertinentes (problèmes de
santé) justifient ai changement professionnel. Les envies personnelles du
bénéficiaire de l'aide sociale ne sauraient justifier valablement le
financement d'une seconde formation." (pag. 166-167)

 

                                         Dall'analisi
della prassi dell'amministrazione e delle considerazioni della dottrina emerge
dunque che solo eccezionalmente una seconda formazione viene assunta
dall’assistenza sociale. Più precisamente soltanto qualora la prima formazione
non permetta di conseguire un reddito che assicuri il mantenimento e
l’ulteriore formazione/specializzazio-ne sia di breve durata, nonché migliori
notevolmente la collocabilità sul mercato del lavoro.

 

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta, l’USSI ha negato a RI 1 il diritto a una prestazione assistenziale, postulata
con richiesta del giugno 2010 (cfr. doc. 70; 61), in quanto, avendo conseguito
il Master in Teologia, egli è in grado di conseguire un reddito da attività
lavorativa sufficiente. A mente dell’amministrazione l’ulteriore formazione che
il ricorrente sta intraprendendo (Master in Diritto comparato delle religioni) non
risulta necessaria per assicurargli un reddito (cfr. doc. A4; 21; consid.
1.1.).

 

                                         L’insorgente
ritiene, invece, di non poter svolgere alcuna attività inerente la propria
formazione senza prima aver ultimato il suo percorso di studi. Al riguardo egli
ha specificato, da una parte, di frequentare il biennio di Master in Diritto
Comparato delle Religioni presso l'Istituto internazionale di diritto canonico
e diritto comparato dalle religioni (DI RE com) con sede presso la Facoltà di
Teologia di __________ e parallelamente la licenza in Teologia.

                                         Dall’altra,
che ottenuti i relativi diplomi è prevista la frequenza di un ulteriore anno
presso l’Università Pontificia lateranense di Roma per l’ottenimento della
licenza in Diritto Canonico (cfr. doc. I; XII).

 

                                         Dalle
carte processuali emerge che l’insorgente - nato nel 1981 - dopo aver
frequentato le scuole dell’obbligo (cfr. doc. 27; 28) e il liceo scientifico
presso l’Istituto __________, ottenendo, nel 2003, il relativo diploma
rilasciato dal Ministero degli affari esteri della __________ (cfr. doc. 29),
si è iscritto alla Facoltà di Teologia di __________ (cfr. doc. 24).

 

                                         Nel
giugno 2009, al termine dei cinque anni (dieci semestri) previsti dal relativo programma
di studi (cfr. doc. 24; www.__________), egli ha conseguito il Master /
Baccelierato in Teologia con la menzione magna cum laude (cfr. doc. 30;
31).

 

                                         Nel
settembre 2009 il ricorrente ha, poi, iniziato un Master in diritto comparato
delle religioni della durata di due anni (cfr. doc. 24; 30).

 

                                         In sede
di udienza del 30 maggio 2011, l’insorgente, rispondendo a una domanda del
Presidente del TCA, ha indicato che “intende conseguire il master in diritto
comparato delle religioni, la licenza in diritto canonico (che gli
permetterebbe di essere attivo presso i tribunali o presso gli uffici amministrativi
non vincolati allo stato di ordine) e, parallelamente, la licenza in teologia”
(doc. XII pag. 1).

                                         Egli, a
quest’ultimo riguardo, ha precisato che con la licenza in teologia è possibile
proseguire fino al dottorato e successivamente ottenere l’abilitazione per la
libera docenza (di tipo ecclesiale; cfr. doc. XII pag. 1).

 

                               2.6.   A proposito
delle possibilità lavorative che si aprono con il conseguimento del Master –
Baccelierato in Teologia, il TCA rileva che l’art. 23 della Legge della scuola
del 1° febbraio 1990, relativo all’insegnamento religioso, prevede che:

 

" 
1L’insegnamento della religione cattolica e della religione
evangelica è impartito in tutte le scuole obbligatorie e postobbligatorie a
tempo pieno e nel rispetto delle finalità della scuola stessa e del disposto
dell’art. 49 della Costituzione federale.

2La frequenza degli allievi all’insegnamento religioso è accertata
all’inizio di ogni anno dall’autorità scolastica mediante esplicita richiesta
alle autorità parentali, rispettivamente agli allievi se essi hanno superato i
sedici anni d’età.

3La designazione degli insegnanti, la definizione dei programmi
d’insegnamento, la scelta dei libri di testo, del materiale scolastico e la
vigilanza didattica competono alle autorità ecclesiastiche.

4La vigilanza amministrativa compete alle autorità scolastiche.

5Lo stipendio degli insegnanti di religione delle scuole cantonali è
a carico dello Stato.

6Con riserva dei tre precedenti capoversi, convenzioni fra il
Consiglio di Stato e le autorità ecclesiastiche regolano:

- lo statuto dell’insegnante di religione;

- l’organizzazione dell’insegnamento religioso.”

 

                                         Il 10
febbraio 1993 è stata conclusa una Convenzione sull’organizzazione
dell’insegnamento religioso e sullo statuto dell’insegnante di religione fra il
Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone del Ticino, da una parte, l’Ordinario
della Diocesi di __________ e il Consiglio sinodale della Chiesa evangelica
riformata nel Ticino (detti in seguito Autorità ecclesiastiche), dall’ altra.

 

 

 

                                         Giusta
l’art. 1 della menzionata Convenzione la stessa si applica, fra l’altro, alla
scuola media.

 

                                         L’art. 2
della Convenzione enuncia che:

 

"  1I docenti di religione cattolica sono
designati dall’Ordinario della Diocesi di __________ (detto in seguito Ordinario);
nelle scuole elementari l’insegnamento è attribuito al parroco (o
amministratore parrocchiale) oppure a una persona da lui designata. 

2I docenti di
religione evangelica sono designati dal Consiglio sinodale della Chiesa
evangelica riformata nel Ticino (detto in seguito Consiglio sinodale). 

3La designazione è
comunicata al Consiglio di Stato per le scuole cantonali, ai Municipi per le
scuole comunali e alle Delegazioni scolastiche consortili per le scuole
consortili.”

 

                                         L’art. 12
cpv. 1 della Convenzione contempla i requisiti di assunzione per l’insegnamento
della religione cattolica:

 

"  Per
l’ insegnamento della religione cattolica nei diversi gradi e ordini di scuola
sono ritenuti validi i seguenti titoli di studio: 

a. per le scuole elementari e per le scuole speciali: 

1. la licenza o
il dottorato in teologia o in filosofia delle Facoltà riconosciute in base alla
Costituzione Apostolica “Sapientia Christiana”; 

2. il diploma di
baccalaureato in teologia secondo la citata Costituzione Apostolica; 

3. la licenza in scienze religiose; 

4. la licenza accademica con teologia come seconda o terza
materia; 

5. il diploma di fine studi teologici; 

6. il diploma
diocesano di catechesi, preceduto preferibilmente da un titolo di studio medio
superiore o di grado equipollente. 

b. per le scuole medie: 

1. la licenza o
il dottorato in teologia o in filosofia delle Facoltà riconosciute in base alla
Costituzione Apostolica “Sapientia Christiana”; 

2. il diploma di
baccalaureato in teologia secondo la citata Costituzione apostolica. 

c. per le scuole postobbligatorie a tempo pieno: 

1. la licenza o
il dottorato in teologia o in filosofia delle Facoltà riconosciute in base alla
Costituzione Apostolica “Sapientia Christiana”. 

 

 

                                         Ai sensi del cpv. 3 di
tale disposto:

 

"  In
difetto di candidati in possesso dei titoli richiesti possono essere assunti
candidati in possesso di altri titoli giudicati idonei da una commissione
composta di rappresentanti dello Stato e delle Autorità ecclesiastiche.”

 

 

                                         Per
quanto attiene alla procedura di assunzione (concorso), l’art. 14 della
Convenzione sancisce che:

 

" 
L’assunzione dei docenti di religione nelle
scuole cantonali avviene tramite concorso pubblicato dalle Autorità
ecclesiastiche sugli organi ufficiali delle rispettive Chiese e sul Foglio
Ufficiale.

 

                                         L’art. 12
della Convenzione sull’organizzazione dell’insegnamento religioso e sullo
statuto dell’insegnante di religione, come visto, prevede quali requisiti per
l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari, speciali e
medie, in particolare, la licenza o il dottorato in teologia o in
filosofia delle Facoltà riconosciute in base alla Costituzione Apostolica
“Sapientia Christiana” oppure il diploma di baccalaureato in teologia secondo
la citata Costituzione Apostolica.

 

                                         La
Costituzione Apostolica Sapientia Christiana elaborata da Giovanni Paolo II nell’aprile
1979 all’art. 47 § 1. enuncia, infatti, che i gradi accademici, che si
conferiscono in una Facoltà Ecclesiastica, sono: il Baccalaureato, la Licenza,
il Dottorato (cfr. www.vatican.va).

 

                                         La
Facoltà di Teologia di __________ è abilitata a conferire a nome della Santa Sede,
a norma della Costituzione Apostolica Sapientia Christiana, i gradi di
baccellierato (= Master in Teologia), licenza (Master in Advances Studies) e
dottorato in teologia (cfr. www__________; www.__________.ch/educazione).

 

                                         Ne
discende che coloro che conseguono il titolo di Master in Teologia, ovvero il
baccellierato (o baccalaureato) in Teologia, presso la Facoltà di Teologia di __________
dispongono del titolo necessario per insegnare la religione cattolica nelle
scuole elementari, speciali e medie ai sensi dell’art. 23 della Legge della
Scuola e dell’art. 12 della Convenzione sull’organizzazione dell’insegnamento
religioso e sullo statuto dell’insegnante di religione.

                                         I
requisiti pubblicati sul bando di concorso per docenti di istruzione religiosa
nelle scuole medie sono i seguenti:

 

" 
a) Per le scuole medie:

1.    la licenza o il dottorato in teologia o in filosofia delle facoltà
riconosciute in base alla Costituzione apostolica “Sapientia Christiana”;

2.    il diploma di baccalaureato in teologia secondo la citata
Costituzione apostolica.” (cfr. FU 23/2010 del 23 marzo 2010 pag. 2286)

 

                                         Ciò, del
resto, emerge pure da un messaggio di posta elettronica del 30 maggio 2011 inviato
da __________, direttore dell’Ufficio di istruzione religiosa e scolastica
della Diocesi di __________, al ricorrente (cfr. doc. XXI1), al quale
quest’ultimo era stato indirizzato da __________, Aggiunto alla direzione del
Decs, Divisione della scuola, Ufficio dell’insegnamento medio (cfr. doc. XXI2).

 

                               2.7.   Il
ricorrente, in un messaggio di posta elettronica del 30 luglio 2010 indirizzato
a __________ dell’USSI (cfr. doc. 15), ha riconosciuto che il titolo di Master
in Teologia permette di insegnare. 

 

                                         Egli ha però
aggiunto che:

 

" 
(…) ho conseguito un Master in Teologia,
concludendo la prima formazione. Questo diploma, tuttavia, non consente
l’esercizio di un’attività in modo immediato. Gli studenti laici, che non
proseguono con una specializzazione, possono prospettarsi un futuro
professionale in qualità di insegnante nelle scuole medie-superiori. Ma per
poter essere inseriti nel corpo docente bisogna frequentare anzitempo presso
l’ASP di __________ una formazione supplementare adeguata (oltre che in seguito
partecipare a concorsi pubblici e/o essere inseriti nelle istituzioni
competenti), inoltre il parlamento sta programmando e già sperimentando delle
novità circa la formazione del corpo docente e le ore di religione negli istituti
scolastici. Uno studente che ha intenzione di applicarsi per questa professione
ha la possibilità di “farsi le ossa” (mi passi l’espressione) facendo qualche
ora di religione alle scuole elementari, se il parroco del comune presso cui si
trova l’istituto scolastico (e forse anche la Diocesi) glielo concedono. Ma
quest’ultima attività, dal punto di vista fiscale, per non dilungarmi troppo,
non consente di raggiungere neanche il minimo vitale a fronte dell’impegno
necessario. Anche insegnare nelle scuole medie-superiori in pochi casi
permetterà di raggiungere un salario che permetta di mantenere una eventuale
famiglia (…).” (Doc. 15)

 

                                         In sede
di udienza davanti al Presidente del TCA l’insorgente ha ribadito che per poter
essere assunti come insegnante di religione nelle scuole medie, per quanto a
sua conoscenza, occorre frequentare l’Alta Scuola Pedagogica (cfr. doc. XII
pag. 2).

 

                                         Al
riguardo il TCA osserva, in primo luogo, che l’art. 47 della Legge della
Scuola, concernente l’abilitazione e in vigore dal 12 maggio 2009, enuncia che:

 

" 
1L’abilitazione all’insegnamento è il riconoscimento da parte
dell’autorità cantonale o federale della capacità a esercitare la professione
di docente nelle scuole pubbliche del Cantone.

2Il Dipartimento della SUPSI che integra l’Alta scuola pedagogica
(ASP) ha il compito di conferire l’abilitazione all’insegnamento, nei termini
definiti dal mandato da parte del Consiglio di Stato.

3L’abilitazione all’insegnamento vale, di regola, per il grado o
l’ordine di scuola per il quale è conseguita.

4È fatto salvo il riconoscimento delle abilitazioni conferite da
terzi a norma di leggi federali o di accordi intercantonali o internazionali.”

 

                                         In
secondo luogo, che per i docenti di religione cattolica, a differenza dei
docenti delle altre materie (cfr. FU 7/2010 del 26 gennaio 2010 pag. 680),
l’abilitazione all’insegnamento rilasciata dal Dipartimento formazione e
apprendimento della SUPSI (cfr. www.supsi.ch), che dal 2009 ha ripreso le attività dell’Alta scuola pedagogica, non risulta un requisito generale per poter
concorrere per posti di insegnante (cfr. FU 23/2010 del 23 marzo 2010 pag.
2286).

 

                                         Sul bando
di concorso per docenti di istruzione religiosa cattolica nelle scuole
cantonali – anni scolastici 2010/2011 - 2011/2012 - 2012/2013 – è, in effetti,
indicato che:

 

" 
I nuovi docenti assunti sono tenuti a conseguire
– secondo modalità e tempi da definire - l’abilitazione all’insegnamento presso
il Dipartimento della formazione e dell’apprendimento della SUPSI (SUPSI-DFA).”
(cfr. FU 23/2010 del 23 marzo 2010 pag. 2286)

 

                                         Da ciò
emerge che un docente viene dapprima assunto sulla base dei suoi titoli di
studio (cfr. consid. 2.8.) e in seguito effettuerà l’abilitazione.

 

                                         In
proposito giova rilevare che i concorsi per i docenti di istruzione religiosa
cattolica nelle scuole cantonali vengono pubblicati separatamente dai concorsi
scolastici riferiti alle altre materie (cfr. FU 23/2010 del 23 marzo 2010 pag.
2286; FU 7/2010 del 26 gennaio 2010 pag. 679).

 

                                         Il
concorso per incarichi di docenti di istruzione religiosa cattolica nelle
scuole cantonali è aperto dall’Ufficio insegnamento religioso scolastico (UIRS)
della Diocesi di __________ (cfr. FU 23/2010 del 23 marzo 2010 pag. 2286).

                                         Il
concorso per la nomina e l’incarico di docenti delle altre materie è, per
contro, aperto dalla Divisione della scuola e dalla Divisione della formazione
professionale, in collaborazione con la Sezione amministrativa del Dipartimento
dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS; cfr. FU 7 /2010 del 26
gennaio 2010 pag. 679).

 

                                         E’,
altresì, utile evidenziare che giusta l’art. 83 della Legge della Scuola,
relativo ai requisiti per le scuole elementari e scuole medie private
parificate:

 

" 
1I titoli d’idoneità dei docenti devono essere quelli richiesti per
l’insegnamento nelle scuole pubbliche.

2Per quanto riguarda l’idoneità dei docenti, il programma, gli orari,
le valutazioni, gli stabili, gli arredi didattici e le prescrizioni igieniche,
l’insegnamento privato deve uniformarsi alla presente Legge, alle leggi
speciali e ai rispettivi regolamenti.

3L’insegnamento privato nella scuola elementare e nella scuola media
è sottoposto alla vigilanza generale e didattica dello Stato.”

 

                                         Per quanto attiene alle
scuole elementari e medie non parificate, l’art. 85
prevede unicamente che le stesse sono sottoposte alla
vigilanza generale dello Stato.

 

                                         In simili
condizioni, il TCA ritiene che il conseguimento del Master in Teologia presso
la Facoltà di Teologia di __________ nel 2009 (cfr. consid. 2.5.) permette
all’insorgente di svolgere la professione di insegnante di religione cattolica,
attività lavorativa strettamente connessa alla formazione intrapresa.

                                         Egli è,
infatti, in possesso dell’essenziale requisito per insegnare religione
cattolica nelle scuole elementari, speciali e medie con sede nel Cantone
Ticino.

 

                                         Risulta,
quindi, irrilevante quanto comunicato da __________, segretaria della Facoltà
di teologia di __________ al ricorrente il 3 marzo 2011, ossia che per diventare
assistente è necessario il titolo di Licenza in Teologia o il master of
Advances Studies (cfr. doc. A1).

                                         Non è,
poi, corretto quanto dalla medesima asserito all’insorgente l’11 marzo 2011, e
meglio che il diploma Master/Baccellierato in Teologia non abilita a svolgere
alcuna attività professionale e che allo scopo è necessario proseguire la
formazione (cfr. doc. A2).

                                      

                                         Va
peraltro rilevato che in Svizzera il titolo di Master in Teologia, oltre
all’insegnamento, apre una vasta gamma di possibilità di impieghi anche al di
fuori della Chiesa, come ad esempio giornalista, animatore socioculturale,
assistente sociale, collaboratore nella cooperazione allo sviluppo, archivista,
bibliotecario scientifico (cfr. www.berufsberatung.ch).

 

                                         Il
ricorrente, nel suo scritto del 30 giugno 2011, ha auspicato che, per valutare le opportunità di lavoro scaturenti dal completamento della sua
formazione, si consideri tutto il territorio nazionale, nonché l’estero (cfr.
doc. XVIII).

 

                                         Secondo
il TCA quanto asserito dal ricorrente riguardo al fatto di avere uno sguardo
proiettato anche sul resto della Svizzera e l’estero deve, giocoforza, valere,
di conseguenza, anche per le attività lavorative che egli può già svolgere
grazie al Master in Teologia.

 

                                         Il TCA
ritiene, pertanto, che il Master – Baccellierato in teologia permette l'accesso
a una serie di professioni atte a conseguire un reddito sufficiente per vivere.

 

                                         Del resto
tale titolo viene attribuito dopo (ben) cinque anni di studi universitari.

 

                               2.8.   La
circostanza secondo cui il Master – Baccellierato in teologia permette
l'accesso a una serie di professioni atte a conseguire un reddito sufficiente
per vivere (cfr. consid. 2.7.) non è comunque decisiva ai fini della vertenza sub
judice.

 

                                         Determinante
è, piuttosto, l'applicazione al presente caso delle disposizioni COSAS sulla
seconda formazione (cfr. consid. 2.4).

 

                                         Preliminarmente
riguardo a quanto obiettato il 30 giugno 2011 dall'insorgente
(cfr. doc. XVII) relativamente all’asserzione dell’USSI del 17 giugno 2011
(cfr. doc. XV; consid. 2.4.), e meglio che “… manca di qualsiasi valore
citare unicamente la situazione di un solo cantone (l’USSI ha anche citato il
canton Vaud, ma effettivamente ha trattato in seguito solo di aspetti
concernenti il canton Ginevra) su ben 26 cantoni esistenti”, il TCA
evidenzia che le indicazioni fornite dall’amministrazione circa il Canton
Ginevra, da un lato, corrispondono a quanto previsto dalle disposizioni COSAS -
a cui anche il Canton Ticino fa riferimento (cfr. art. 19; 23 Las). 

                                         Dall’altro, le stesse
applicano il principio della sussidiarietà vigente nell’ambito dell’assistenza
sociale (cfr. consid. 2.2.).

                                         Pertanto tali indicazioni
possono validamente valere anche per il Canton Ticino.

 

                                         In
concreto, anche qualora il ricorrente non potesse reperire un’attività
lavorativa in virtù del Master – Baccellierato in teologia che gli consenta di
ottenere un guadagno che copra il suo fabbisogno, i presupposti per riconoscere
la copertura di una seconda formazione da parte dell’assistenza sociale (cfr.
consid. 2.4.) non sono adempiuti.

 

                                         In primo
luogo, l’ulteriore percorso formativo che il ricorrente ha intrapreso dopo aver
ottenuto il Master in Teologia non è evidentemente di breve durata.

                                         In
effetti il master in diritto comparato delle religioni si svolge su due anni
(cfr. consid. 2.5.).

                                         RI 1 ha, altresì, precisato che una formazione completa in ambito teologico con specializzazione ed
eventualmente il conseguimento del grado di dottorato ha una durata di circa
otto-nove anni (cfr. doc. IX).

 

                                         In
secondo luogo, l’insorgente non ha dimostrato che la specializzazione in
diritto comparato delle religioni migliori notevolmente la sua collocabilità
sul mercato del lavoro. 

                                         Egli non
ha elencato in modo concreto le attività professionali che potrebbe
effettivamente esercitare una volta ultimata la seconda formazione.

                                         Il
ricorrente ha unicamente indicato delle prospettive di lavoro assai vaghe,
facendo riferimento a impieghi in ambito ecclesiale presso un
istituto-organismo curiale-diocesano (cfr. doc. IX).

 

                                         Egli non
ha specificato dettagliatamente le professioni che potrebbero entrare in linea
di conto nel Canton Ticino, né al di fuori dei confini cantonali.

 

                                         In sede
di udienza del 30 maggio 2011 il ricorrente si è limitato ad affermare che alla
conclusione degli studi è disposto a lavorare, oltre che in Ticino, in altri
Cantoni e all’estero, che a quel momento stava effettuando uno stage presso il
tribunale diocesano - precisando che nel 2010 le cause davanti al Tribunale
diocesano in Ticino sono state circa 15 -  e che in futuro vorrà effettuare uno
stage presso un ufficio amministrativo diocesano (esempio economo; cfr. doc.
XII).

 

                                         Va,
inoltre, rilevato che nel caso di specie il ricorrente ha legittimamente dato
la priorità a delle scelte personali di formazione, come risulta dallo scritto
del 30 giugno 2011, in cui, relativamente alla possibilità di insegnare
religione, ha affermato che ciò non è pertinente con le sue scelte future, e
meglio che se avesse voluto dedicarsi all’insegnamento, avrebbe scelto un’altra
specializzazione (cfr. doc. XVII).

                                         Egli ha pure riconosciuto
di non aver mai considerato il titolo di Master in Teologia un titolo finale ma
soltanto un passaggio intermedio, visto che il suo obiettivo è quello di
ottenere la specializzazione in diritto canonico (cfr. doc. XII).

 

                                         Come
indicato nelle disposizioni COSAS al punto H6 le preferenze personali non
rappresentano, tuttavia, un motivo sufficiente per promuovere una seconda
formazione o una riqualifica professionale.

 

                               2.9.   Quanto alle
considerazioni del ricorrente riguardo al diritto allo studio (cfr. Doc. XVII:
"Gli organi legislativi nazionali ed internazionali hanno stabilito il
diritto allo studio e all'autodeterminazione della propria identità. Si ritiene
che ogni tentativo di coazione atto a influenzare o impedire questi diritti
sarebbero lesivi della dignità umana. (…)") il TCA ricorda innanzitutto
ancora una volta che nell’ambito dell’assistenza sociale vige il principio
della sussidiarietà (art. 2 Las; 13 Laps).

 

                                         Al
riguardo in una sentenza pubblicata in RAMI 2005 pag. 25 segg. il TFA ha,
peraltro, rilevato che:

 

" 
(…) Im Bereich der Fürsorgeleistungen gilt der
Grundsatz der Subsidiarität. Danach besteht ein Anspruch auf Fürsorgeleistungen
erst dann, wenn eine betroffene Person die notwendigen Mittel nicht durch
Selbsthilfe, Leistungsverpflichtungen Dritter oder freiwillige Mittel Drittter
erhält (Wolffers, a.a. O., S. 71). Zu den Leistungsverpflichtungen Dritter
gehören auch die Leistungen der Sozialversicherung (Wolffers, a.a.O., S. 72).

Die fürsorgerische Unterstützung von Flüchtlingen
richtet sich grundsätzlich nach den Normen der allgemeinen Sozialhilfe, sofern
die Asylgesetzgebung keine Sondernormen kennt (Wolffers, a.a. O., S. 184 f. und 191)." (RAMI 2005 pag. 30)

 

                                         In
un’altra sentenza pubblicata in DTF 137 V 143 Il Tribunale federale ha, invece,
sottolineato che:

 

" 
(…)

3.7.1 Mit Blick auf die weiter
geltend gemachte Verletzung des Subsidiaritätsprinzips und der damit
zusammenhängenden Frage der Abklärung bestehender Ansprüche der unterstützten
Person Dritten gegenüber ist unbestritten, dass sowohl hinsichtlich der
Nothilfe nach Art. 12 BV als auch im Rahmen
der kantonal geregelten Sozialhilfe der Grundsatz der Subsidiarität gilt (vgl.
etwa BGE 131 I 166 E. 4.1 S. 173 mit Hinweisen sowie CHRISTOPH HÄFELI,
Prinzipien der Sozialhilfe, in: Das Schweizerische Sozialhilferecht, derselbe
[Hrsg.], 2008, S. 73 ff.). Die unterstützte Person ist in Ausschöpfung des Subsidiaritätsprinzips
verpflichtet, Leistungsansprüche Dritten gegenüber geltend zu machen."

 

                                         Vedi pure STF 8C_196/2010 del 19 luglio 2010 consid. 5.4.

 

                                         Le prestazioni
assicurative e previdenziali sono, dunque, prioritarie rispetto alle
prestazioni assistenziali che hanno carattere complementare e suppletivo (cfr.
art. 2 cpv. 1 Las). Inoltre, in base al principio di coordinamento delle
prestazioni previsto dalla Laps, le prestazioni assistenziali si situano
all’ultimo posto nell’ordine di priorità e vengono concesse unicamente quando
il diritto a quelle precedenti è esaurito (cfr. Consiglio di Stato, Messaggio
n. 5250 dell’8 maggio 2002 relativo alla modifica della legge sull’assistenza
sociale, pag. 2-3).

 

                                         In una
sentenza 2C_244/2008 del 5 giugno 2009 il Tribunale federale ha ricordato che
"secondo l'art. 14 Cost./TI, il quale elenca gli
obiettivi sociali perseguiti, il Cantone provvede affinché ognuno possa
beneficiare di un'istruzione e di una formazione adeguata e possa perfezionarsi
conformemente ai suoi desideri e alle sue attitudini (lett. f). L'art. 19 cpv.
1 LSc sancisce che il Cantone favorisce l'accesso alla formazione (...) con la
concessione di assegni di studio e di prestiti di studio (...), se il
richiedente è in possesso del certificato di studi adeguato. Gli assegni e i
prestiti di studio sono accordati a ticinesi e confederati domiciliati nel
Cantone Ticino e a stranieri ivi residenti da almeno cinque anni (art. 20 cpv.
1 LSc). Gli stessi vengono concessi dal Consiglio di Stato anno per anno e per
la durata minima del ciclo di studi, quale aiuto complementare alla famiglia
per la formazione dei figli, e sono commisurati alle spese derivanti dagli
studi e alle possibilità economiche del richiedente e della sua famiglia (art.
21 cpv. 1 e 2 LSc). Giusta l'art. 1a cpv. 1 Rbst, è assegno di studio il
sussidio che può essere concesso per la frequenza di una scuola, di regola a
tempo pieno, sino al conseguimento di un certificato o titolo di studio, dopo
l'obbligo scolastico. L'art. 1b Rbst fissa un limite d'età (40 anni) per potere
beneficiare di un assegno, mentre l'art. 2 cpv. 1 Rbst prevede che dà diritto
alla borsa di studio, tra l'altro, il domicilio in Ticino dei genitori. Il
citato regolamento stabilisce in seguito i limiti finanziari per le scuole
fuori Cantone, fatto salvo, tra l'altro, per gli studi universitari (art. 3
Rbst), definisce il reddito computabile (art. 4 Rbst), rispettivamente il
margine di manovra dell'autorità nel caso in cui i crediti annui siano superati
(art. 6 Rbst), le condizioni alle quali viene concesso l'assegno di studio
(art. 7) e i criteri per calcolarne l'ammontare (art. 8 a 11 Rbst). Da quel che precede emerge che, se sono adempiute le condizioni di domicilio, di età,
di tipo d'istituto o di formazione, vi è un diritto ad ottenere l'assegno
richiesto. Ciò è peraltro confermato dall'opuscolo edito dall'Ufficio delle
borse di studio e dei sussidi, il quale definisce chiaramente l'assegno di
studio come un "sussidio a fondo perso, obbligatorio secondo la legge sui
sussidi cantonali" (cfr. opuscolo citato punto 1.3)."

 

                                         Il
Regolamento delle borse di studio dell’8 marzo 1995 all’art. 1 cpv. 1 prevede
poi che:

 

" 
Sono borse di studio:

a) gli assegni e i prestiti di studio previsti dalla Legge della
scuola,

b) i sussidi per il perfezionamento e la riqualificazione
professionale (detti in seguito sussidi professionali) previsti dalla Legge
sull’orientamento scolastico e professionale e sulla formazione professionale e continua.

 

 

                                         Giusta l’art. 1a:

 

"  Assegni
di studio

1È
assegno di studio il sussidio che può essere concesso per la frequenza di una
scuola di regola a tempo pieno sino al conseguimento di un certificato o titolo
di studio, dopo l’obbligo scolastico.

Assegni di tirocinio

2E’
assegno di tirocinio il sussidio che può essere concesso per l’assolvimento di
un tirocinio professionale nel Cantone, sino al conseguimento di un attestato
federale o cantonale di capacità, oppure per la frequenza di una formazione
parificata al tirocinio.

Sussidi per il perfezionamento professionale

3E’
sussidio per il perfezionamento il contributo che può essere concesso per la
frequenza di un corso di perfezionamento professionale previsto dalla Legge
sull’orientamento scolastico e professionale e sulla formazione professionale e
continua o per la frequenza di corsi linguistici, se il richiedente già
possiede una prima qualifica professionale o titolo di studio.

 

Assegni per la riqualificazione professionale

4E’
assegno per la riqualificazione professionale il sussidio che può essere concesso
a richiedenti che già hanno conseguito una prima formazione professionale e che
intendono assolvere un nuovo tirocinio professionale, oppure per la frequenza
di una formazione parificata al tirocinio, oppure a persone non qualificate,
con un’esperienza lavorativa adeguata che intendono conseguire un attestato
federale o cantonale di capacità.

Prestiti di studio

5E’
prestito di studio, rimborsabile, l’aiuto finanziario che il Cantone può
concedere in aggiunta ad un assegno di studio o in sua sostituzione, di regola
solo per le formazioni superiori.

Aiuto allo studio

6È
aiuto allo studio il sussidio che può essere concesso per la frequenza di una
scuola privata, elementare o media parificata, se l’allievo non è in grado di
frequentare la scuola pubblica.”

 

                                         L’art. 7
del Regolamento delle borse di studio, relativo alle condizioni degli assegni
di studio, enuncia, poi, che:

 

" 
1L’assegno di studio è concesso per la frequenza di scuole o studi
postobbligatori, di regola solo se a tempo pieno, fino all’esame finale
ordinario.

2L’assegno è concesso per anno scolastico, rinnovabile per la durata
minima del ciclo di studio. Non vengono sussidiati anni di ripetizione o di
formazione di pari grado. 

3Se richiesto quale condizione indispensabile per essere ammessi ad iniziare
una formazione il sussidio viene esteso allo stage preformativo, secondo le
direttive della scuola interessata. 

4Nel caso di studenti che frequentano una scuola superiore a tempo
parziale e che svolgono contemporaneamente un’attività lavorativa a tempo pieno
o parziale, il calcolo dell’assegno può essere effettuato secondo i criteri
previsti all’art. 19a, per gli assegni di riqualificazione professionale.” (La
sottolineatura è del redattore)

 

                                         L’art. 12
del Regolamento delle borse di studio, afferente ai requisiti dei prestiti di
studio, contempla che:

 

" 
1Il prestito di studio può essere concesso, di regola solo per studi
superiori, per il prolungamento del ciclo minimo di studio, per un secondo
ciclo di studio, per la preparazione di un dottorato o per corsi
postuniversitari, per la copertura della tassa
scolastica in istituti professionali superiori all’estero, o per integrare o
supplire l’assegno, oppure al richiedente che inizia la formazione dopo il
quarantesimo anno di età. 

2Il prestito è subordinato all’impegno di restituzione da parte del
beneficiario, approvato dai genitori (se il richiedente è minorenne) e dal
coniuge o dal partner registrato, senza che ciò costituisca loro impegno
solidale. 

3Il prestito non può essere concesso oltre il massimo cumulato da
restituire di fr. 50'000.--.” (La sottolineatura è del redattore)

 

                                         Nella
presente evenienza dalla documentazione agli atti risulta che l’insorgente,
avendo terminato la prima formazione, non ha più diritto alla borsa di studio,
intesa come assegno di studio ex art. 1a; 7 del Regolamento delle borse di
studio (cfr. doc. 59; 70).

 

                                         A tale proposito il TCA
sottolinea che il ricorrente ha invece ricevuto l'assegno di studio durante gli
studi precedenti (cfr. doc. XII). Anche grazie a questo aiuto statale egli ha
così potuto portare a termine la formazione accademica di sua scelta e durata
cinque anni.

                                         Nella già citata sentenza
2C_244/2008 del 5 giugno 2009 il Tribunale federale ha confermato una decisione
con la quale l'ufficio delle borse di studio e dei sussidi del Dipartimento
dell'educazione, della cultura e dello sport del Canton Ticino (in seguito:
UBSS) ha negato ad una laureata in legge il diritto all'assegno di studio durante
il quinto anno in quanto la durata minima degli studi, 4 anni, era già stata
sussidiata.

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha in particolare sottolineato che:

 

" 
Come appena esposto il Consiglio di Stato è
dell'avviso che solo la durata minima legale entro la quale è possibile
concludere gli studi - durata che non corrisponde alla durata media o normale
degli stessi - può essere sussidiata. Tale interpretazione, anche se può
sembrare rigorosa in quanto non trova riscontro (come esposto di seguito) nella
realtà, corrisponde tuttavia alla volontà del legislatore ticinese in materia
di assegni e prestiti di studio. In effetti anche se, per quanto concerne gli
studi universitari, la necessità di posticipare uno o due semestri oltre la
durata minima non è del tutto inusuale ed è espressamente prevista in alcuni
Cantoni, ciò non è tuttavia il caso nel Ticino ove, come emerge dai materiali
legislativi, il prolungamento degli studi oltre la durata minima legale viene
finanziato con il prestito di studio. Tale volontà risulta ad esempio dal DE
31.05.1996 (formulazione ripresa nei DE 22.11.1997, DE 18.02.1981 e DE
13.11.1984, quest'ultimo all'art. 6 cpv. 1) il cui art. 9 cpv. 1 specifica che
"gli assegni e i prestiti di studio sono rinnovati per la durata minima
del relativo ciclo di studi" o dal Rapporto di maggioranza della Commissione
speciale scolastica del 29.09.1986 sull'iniziativa parlamentare 21.10.1985 ove
si spiega che "l'attuale regolamentazione che stabilisce nel periodo di
durata degli studi previsto dai regolamenti di facoltà il periodo massimo di
concessione degli assegni a fondo perso, anche se può a volte sembrare rigido,
soprattutto a causa della non corrispondenza fra durata teorica ed effettiva
degli studi in certe facoltà..." (Rapporto citato pag. 4) oppure "la
proposta di far durare il periodo di concessione delle borse di studio al di là
dei termini di tempo necessari secondo il regolamento di facoltà per la
conclusione degli studi non ha trovato il consenso della Commissione nel limite
in cui con il termine di "borse di studio" si siano voluti intendere
gli assegni a fondo perso. Gli stessi devono essere concedibili solo per il
periodo previsto per gli studi, ritenuta invece la possibilità dello studente
di far capo al prestito ... nel caso di .... qualsiasi altra seria ragione
abbia provocato .... comunque il prolungamento dello studio oltre i termini
previsti. Anche se in qualche caso i regolamenti di facoltà possono essersi
dimostrati più ottimistici della realtà dello studio ciò non giustifica ancora
che il sovvenzionamento a fondo perso degli studi debba essere strutturato in
modo divergente dalle indicazioni dell'autorità universitaria" (rapporto
citato pag. 7). Tale volontà è stata confermata anche quando, in seguito alla
nuova perequazione finanziaria e conseguente ripartizione dei compiti tra
Cantoni e Confederazione, quest'ultima si è dotata di una legge federale del
06.10.2006 (entrata in vigore l'1.1.2008) sui sussidi all'istruzione nella
formazione terziaria, il cui art. 9 sancisce "che le borse e i prestiti di
studio sono versati per la durata normale della formazione e che per i cicli
pluriennali il versamento dei sussidi è prorogato al massimo di due semestri
oltre la durata normale degli studi". Orbene, nel relativo messaggio 5924
del 02.05.2007 il Consiglio di Stato ha evidenziato che l'applicazione rigida
dell'art. 9 della legge federale poteva comportare per il Ticino un aggravio di
circa 3 milioni di franchi all'anno e ha rilevato che la possibilità di
mantenere lo status quo - ossia assegno per la durata minima, prestito per
l'eventuale prolungamento della durata - non sembrava in contrasto con la legge
federale (messaggio citato punto 9.3.1).

La durata minima legale prevista dai regolamenti
universitari può rivelarsi del tutto teorica e disconnessa dalla realtà. In
concreto ciò traspare chiaramente dalla e-mail del 26 aprile 2007 ove il signor
B.________ (sia rammentato per chiarezza che uno studente, per potersi
presentare agli esami finali, di un totale di undici, doveva obbligatoriamente
partecipare a determinati corsi e presentare i relativi attestati di
frequentazione) spiega che all'epoca a causa dell'effettivo ridotto dei
professori, l'università non è stata capace di offrire un piano di studio così
come previsto nel regolamento: "Aufgrund der ungenügenden Lehrkapazität
konnte der Musterstudienplan, auf welchem die Regelstudiendauer basiert auch
nie wie vorgesehen angeboten werden" con la conseguenza che "die
Regelstudiendauer von 8 Semestern war damals faktisch fast nicht möglich, da
die entsprechenden Veranstaltungen zu belegen waren (Testatpflicht)".
ciononostante egli rileva poi che era comunque possibile, in determinati casi,
di portare a termine gli studi entro la durata minima prevista dal regolamento,
osservando "Die Einhaltung der Regelstudiendauer gemäss PO 98 war meines Erachtens
nur in speziellen Ausnahmen möglich, z. Bsp falls anrechenbare Vorleistungen
erbracht wurden [Insb, Vorhergehendes JUS-Studium an einer anderen
Fakultät]".

Da quanto testé esposto discende che,
contrariamente all'opinione della ricorrente la durata minima legale prevista
dal regolamento universitario basilese in vigore all'epoca dei suoi studi era
di otto semestri, esami compresi. La circostanza che tale durata fosse solo
teorica e non corrispondesse alla realtà, rispettivamente che non potesse
essere offerta dall'Università oppure che solo in casi specifici, che non
corrispondono al cursus normale, potesse essere rispettata, viste le difficoltà
pratiche menzionate in precedenza, non porta a considerare che la soluzione
scelta dalle autorità ticinesi è insostenibile e, quindi, inficiata d'arbitrio.
In altre parole la posizione adottata dalle autorità cantonali anche se può
apparire rigida o addirittura opinabile, non costituisce tuttavia
un'interpretazione errata del menzionato regolamento universitario né trae
delle conclusioni insostenibili dagli elementi figuranti agli atti. È vero che
la soluzione alla quale si giunge non è esente da difetti e può anzi apparire
artificiosa in quanto distaccata dalla realtà; essa però è espressamente stata
voluta dal legislatore e risulta fondata su motivi oggettivi, tanto più che per
studi che si protraggono oltre la durata minima stabilita dal regolamento
universitario possono essere accordati prestiti di studio. Su questo punto il
ricorso è pertanto infondato e va quindi respinto."

 

                                         Dall'esame delle norme di
legge e della giurisprudenza citate emerge che la specializzazione intrapresa
dall’insorgente dopo l’ottenimento del Master in Teologia potrebbe teoricamente
essere finanziata con un prestito di studio ai sensi degli art. 1a e 12 del Regolamento delle borse di studio.

 

                                         L’Ufficio
delle borse di studio e sussidi ha, peraltro, precisato che per le
specializzazioni vengono concessi prestiti di studio (cfr. art. 1a, 12
Regolamento delle borse di studio), ma non assegni (cfr. doc. 20).

 

                                         Il ricorrente, interrogato
espressamente, dal Presidente del TCA in udienza, ha però dichiarato di avere
preferito non chiedere un prestito per non correre alcun rischio circa la
restituzione (cfr. doc. XII).

 

                                         Nello scritto del 30
giugno 2011 egli ha specificato di voler evitare l’assunzione di oneri ingenti
da dover restituire seppur a interessi 0% (cfr. doc. XVII).

 

                                         Tale decisione
dell’insorgente se, da un lato, non è sindacabile, dall’altro, non può
comportare un’assunzione di costi da parte dell’assistenza sociale, che
interviene solo a carattere del tutto sussidiario.

 

                                         Va, d’altronde, ancora
rilevato che, qualora i tentativi concreti di reperire un’occupazione sul
mercato del lavoro quale insegnante di religione cattolica o comunque in virtù
del Master in Teologia non avessero dato esiti positivi, il ricorrente, sempre
in virtù del principio della sussidiarietà, poteva fare ricorso
all’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         Al riguardo giova
sottolineare che, come rilevato in sede di udienza del 30 maggio 2011, il
ricorrente, dopo aver ottenuto il primo titolo di studio - Master /Baccelierato
in Teologia - nel giugno 2009 (cfr. consid. 2.6.), non si è annunciato in
disoccupazione per cercare lavoro (cfr. doc. XII).

                                         Egli, come già esposto, ha
infatti riconosciuto di non aver mai considerato questo titolo un titolo finale
ma soltanto un passaggio intermedio per ottenere la specializzazione in diritto
canonico (cfr. doc. XII).

 

                                         Solamente il 25 ottobre
2010, su indicazione dell’USSI (cfr. doc. A3 inc. 38.2011.23), l’insorgente si
è, poi, effettivamente iscritto in disoccupazione (cfr. doc. 18 inc.
38.2011.23).

 

                                         La Sezione del lavoro con
decisione su opposizione del 28 gennaio 2011, confermando una precedente
decisione del 4 gennaio 2011, ha stabilito che la disponibilità al collocamento
del ricorrente dal momento della sua iscrizione sino alla modifica della
relativa percentuale il 20 gennaio 2011 (cfr. doc. 5 inc. 38.2011.23) era del
30% (cfr. doc. A1 inc. 38.2011.23).

                                         La Sezione del lavoro ha
così motivato il proprio provvedimento:

 

"  (…)

-         
il signor RI 1 sta frequentando il ciclo di Master in Diritto comparato
delle religioni organizzato dall’Istituto internazionale di Diritto Comparato
delle Religioni di __________ (l’anno accademico 2010/2011 è iniziato in
settembre 2010 e terminerà lo stesso mese dell’anno in corso). Per quanto
riguarda il semestre autunnale, i corsi avvengono solitamente il mercoledì,
giovedì e venerdì, a volte però anche il lunedì, martedì e sabato; per quanto
attiene al semestre primaverile, le lezioni sono impartire essenzialmente il
mercoledì, giovedì, venerdì e sabato;

 

        -                               l’opponente si è annunciato
in disoccupazione indicando una 

                                        disponibilità
lavorativa del 30% (cfr. Scheda dati personali [sottoscritta dall’assicurato]
12 novembre 2010, Domanda d’indennità di disoccupazione 23 novembre 2010,
profilo della persona in cerca d’impiego [sottoscritto dall’opponente] 23
novembre 2010, verbale del colloquio di consulenza [sottoscritto
dall’assicurato] avvenuto il 23 novembre 2010).” (Doc. A1 pag. 3)

 

                                         L’insorgente ha impugnato
la decisione su opposizione emessa dalla Sezione del lavoro chiedendo il
riconoscimento di una collocabilità tra il 40 e il 65% (cfr. doc. I inc.
38.2011.23). 

                                         Il ricorso è pendente davanti
al TCA.

 

                                         Nel caso in cui il
ricorrente non avesse intrapreso il perfezionamento in Diritto comparato delle
religioni e avesse cercato un’occupazione a tempo pieno, l’autorità competente
avrebbe potuto considerarlo collocabile al 100%.

 

                                         In proposito giova,
peraltro, evidenziare che ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LADI:

 

"  Al
fine di ridurre il pregiudizio, l’assicurato è tenuto di norma ad accettare
senza indugio qualsiasi occupazione.”

 

                                         Al
riguardo cfr. fra le tante STF 8C_108/2008 del 3 dicembre 2008; STFA C 83/02
del 12 marzo 2003.

 

                                         E’ pure
utile ricordare che, secondo la giurisprudenza federale, visto che le
disposizioni che garantiscono il minimo di sopravvivenza hanno un carattere
sussidiario, colui che, oggettivamente, è in misura di procurarsi con le
proprie forze - in particolare accettando un lavoro adeguato - i mezzi
indispensabili alla sua sopravvivenza, non adempie i presupposti legali per
beneficiare di questa prestazione (cfr. DTF 130 I 71, consid. 4.3; STF
2P.156/2005 del 17 ottobre 2005; STF 2P.115/2001 dell'11 settembre 2001).

 

                             2.10.   In conclusione questa Corte,
richiamati il principio della sussidiarietà alla base della Las (cfr. consid.
2.2.; 2.9.), la circostanza che il solo Master/Baccellierato in Teologia
ottenuto presso la Facoltà di Teologia di __________ permette di insegnare
religione cattolica nelle scuole elementari, speciali e medie e di svolgere
altre attività lucrative (cfr. consid. 2.6., 2.7.), nonché il fatto che, in
ogni caso, le condizioni perché possano essere versati da parte della pubblica
assistenza dei contributi durante lo svolgimento di una seconda formazione non sono
in casu ossequiate (cfr. consid. 2.8.), ritiene che a ragione l’USSI ha negato
all’insorgente il diritto a una prestazione assistenziale.

 

                                         Il ricorrente avrebbe,
dapprima, dovuto tentare di trovare un’attività lavorativa facendo capo alla
sua prima formazione conclusa ottenendo il Master in Teologia nell’ambito
dell’insegnamento della religione o negli altri settori elencati al consid. 2.7.

 

                                         Infatti il richiedente la
pubblica assistenza è, prioritariamente, tenuto a intraprendere tutto quanto è
necessario per (ri)trovare una propria autonomia.

                                         A tale proposito in una
sentenza 8C_5/2008 del 5 maggio 2008 il TF ha stabilito che:

 

" 
(…)

Que par ailleurs, le droit d'obtenir de l'aide
dans une situation de détresse et de recevoir les moyens indispensables pour
mener une existence conforme à la dignité humaine, garanti par l'art. 12 Cst.,
n'impose pas d'allouer une aide financière à une personne qui serait en mesure
de trouver les ressources nécessaires par ses propres moyens, en particulier en
acceptant un emploi convenable (ATF 130 I 71 consid. 4.3 p.
75);

qu'en l'occurrence, le CSR et le Service de
prévoyance et d'aide sociales du canton de Vaud pouvaient donc subordonner le
versement d'un revenu d'insertion à la condition que l'intéressée présente une
disponibilité suffisante pour trouver un emploi à 50 %, sans violer l'art. 12
Cst;

 

que contrairement à ce que semble soutenir la
recourante, cette disposition constitutionnelle ne garantit pas le droit à un
revenu minimal pendant la préparation d'une thèse de doctorat à l'université,
au motif que cette activité serait incompatible avec un emploi salarié;

(…)”

 

                             2.11.   Nel ricorso l’insorgente ha
indicato che:

 

" 
(…)

Nel caso la procedura di
ricorso comporti tasse e spese giudiziarie il ricorrente produce copia del Certificato
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria." (cfr. doc. I)

 

                                         Al riguardo va osservato che
la procedura davanti al TCA in materia di assistenza sociale è
di principio gratuita (cfr. art. 29 cpv. 1 Lptca).

                                         Pertanto, in casu, non si
prelevano né tasse, né spese.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti