# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3428d2b5-c37c-598b-8ff6-632a58a2d9ca
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-10-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.10.2022 D-4650/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4650-2022_2022-10-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4650/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  o t t o b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Constance Leisinger;  

cancelliere Demis Mirarchi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dal Signor Ugo Di Nisio, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 6 ottobre 2022 / N (…). 

 

 

 

D-4650/2022 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) set-

tembre 2022, 

l’estratto della banca dati europea “Eurodac” del (…) settembre 2022, dal 

quale emerge che il richiedente ha presentato una domanda d’asilo prece-

dente in Slovenia il (…) luglio 2020, 

la domanda del (…) settembre 2022, inoltrata dalle competenti autorità 

svizzere e rivolta alla Slovenia, di ripresa in carico dell’interessato ai sensi 

dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito 

RD III), 

il verbale relativo al rilevamento dei dati personali del richiedente l’asilo del 

(…) settembre 2022, 

la risposta positiva della Slovenia del (…) settembre 2022 alla ripresa in 

carico dell’interessato, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III, 

il verbale inerente il colloquio personale Dublino dell’interessato del (…) 

ottobre 2022, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del (…) ottobre 2022 – notificata in data (…) ottobre 2022 (cfr. atto SEM  

n. [{…}]-22/1), mediante la quale la predetta autorità non è entrata nel me-

rito della domanda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo allontana-

mento (recte: trasferimento) verso la Slovenia, nonché l’esecuzione del 

detto provvedimento, osservando inoltre che un eventuale ricorso contro la 

decisione non ha effetto sospensivo, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 14 ottobre 2022 (cfr. risultanze processuali: data del timbro 

dell’invio del plico raccomandato) avverso la succitata decisione della 

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SEM, per mezzo del quale l’insorgente ha chiesto, a titolo principale, l’an-

nullamento della precitata decisione; che egli ha inoltre domandato la so-

spensione dell’esecuzione della decisione impugnata in via supercautelare 

e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso; che egli ha presentato 

anche istanza di assistenza giudiziaria, secondo il senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice  

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente  

(art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel contesto del colloquio Dublino l’interessato ha asserito di non voler 

tornare in Slovenia, poiché, nonostante egli abbia lavorato tre anni in que-

sto Paese, di cui due anni legalmente, le autorità slovene avrebbero re-

spinto la sua domanda d’asilo, 

che nella decisione avversata l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’ammissione di competenza da parte della Slovenia e che le dichiarazioni 

rese dall’interessato nell’ambito del colloquio Dublino non erano atte a con-

futare la stessa, ha escluso la sussistenza nello Stato membro di carenze 

sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti 

contrari all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o ancora di violazione del principio del 

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divieto di respingimento; che inoltre non vi sarebbero motivi che obblighe-

rebbero la Svizzera ad esaminare la sua domanda d’asilo ai sensi dell’art. 

16 par. 1 RD III, né che giustificherebbero l’applicazione della clausola di 

sovranità ex art. 17 par. 1 RD III o ex art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, 

RS 142.311); che il ricorrente non segnala peraltro nessun problema di sa-

lute, 

che nel suo gravame, l’insorgente sostiene che la SEM sia incorsa in un 

accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti; che infatti, in 

base al memoriale ricorsuale, l’autorità di prima istanza non si sarebbe as-

sicurata che il ricorrente, una volta rientrato in Slovenia, non rischi di essere 

allontanato in Afghanistan e, dunque, essere vittima di una violazione  

dell’art. 3 CEDU; che il ricorrente, inoltre, ritiene che la SEM abbia violato 

il suo obbligo di motivazione, visto che essa non avrebbe proceduto, nel 

contesto dell’esame sull’applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III, con un’ana-

lisi individualizzata del caso, ma avrebbe motivato la sua decisione in ma-

niera generica; che la SEM avrebbe infatti omesso di tenere in considera-

zione che il ricorrente, una volta rientrato in Slovenia, sarà allontanato in 

Afghanistan, 

che, preliminarmente, occorre chinarsi sulle censure formali, 

che il Tribunale ritiene che le allegazioni sollevate dal ricorrente circa una 

valutazione parziale dei fatti giuridicamente rilevanti si mischino in realtà 

con il merito della vertenza, ovvero sono rivolte contro l’apprezzamento 

svolto dalla SEM; che, in quanto tali, verranno quindi trattate nei conside-

randi seguenti, 

che l’obbligo di motivazione è un corollario fondamentale del diritto di es-

sere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101); che, detta 

prerogativa, è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le persone 

interessate, di comprendere le ragioni di una decisione, eventualmente di 

impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di 

esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 

5.1, 136 I 184 consid. 2.2); che ciò non significa che l’autorità sia tenuta a 

pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni ad-

dotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. 

DTF 133 III 439 consid. 3.3); che per adempiere a queste esigenze è ne-

cessario che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fon-

dato la sua decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne 

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la portata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; 

sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020  

consid. 3.4.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2), 

che nella presente disamina, al contrario di quanto asserito dall’insorgente 

in sede ricorsuale, il Tribunale non intravvede nella decisione avversata 

alcun elemento giuridicamente rilevante che non sarebbe stato ritenuto 

dalla SEM nella sua valutazione; che, infatti, come emerge sia dall’esposi-

zione dei fatti sia dalla motivazione intrapresa dall’autorità inferiore nel 

provvedimento impugnato, la predetta autorità si è espressa sufficiente-

mente ed in modo chiaro circa gli elementi che l’hanno portata a concludere 

che nella fattispecie non risultano esservi motivi che giustifichino l’applica-

zione della clausola di sovranità ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in rela-

zione all’art. 17 cpv. 1 RD III; che l’autorità di prima istanza ha del resto 

esposto nel provvedimento avversato in modo sufficientemente dettagliato 

i motivi per i quali ha ritenuto l’esecuzione dell’allontanamento del ricor-

rente verso la Slovenia ammissibile e ragionevolmente esigibile, 

che, quindi, il provvedimento impugnato non presta il fianco a critiche sotto 

il piano formale e merita pertanto piena tutela, 

che, chiariti tali aspetti, occorre ora determinare se l’autorità inferiore abbia 

rettamente omesso di entrare nel merito della domanda d’asilo presentata 

dall’insorgente, 

che giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e di allontanamento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III, 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

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criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15); che nel caso di una procedura di 

ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie – di principio 

non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

che giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

RD III), 

che altresì, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in deroga 

ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere 

di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un 

cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli 

compete, 

che nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo  

“Eurodac”, che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo in 

Slovenia il (…) luglio 2020, prima di giungere in Svizzera (cfr. n. 10/5), 

che la SEM, il (…) settembre 2022 – quindi entro i termini fissati all’art. 23 

par. 2 RD III – ha presentato alle autorità slovene competenti, una do-

manda di ripresa in carico dell’interessato, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b 

RD III (cfr. n. 10/4), 

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che il (…) settembre 2022, le autorità slovene hanno espressamente ac-

cettato la ripresa in carico del ricorrente sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d 

RD III (cfr. n. 15/1), 

che la competenza della Slovenia è dunque di principio data, 

che a tal proposito, si sottolinea come il RD III non offre il diritto al richie-

dente l’asilo di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua do-

manda d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3), 

che proseguendo nella disamina, il Tribunale ritiene, secondo giurispru-

denza costante, che in Slovenia non vi siano fondati motivi per ritenere che 

sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase 

RD III; cfr. anche tra le altre le sentenze del Tribunale D-3447/2022 del  

25 agosto 2022 consid. 5.4.2.2, D-3401/2022 dell’11 agosto 2022  

consid. 7.2), 

che il ricorrente, al di là di un riferimento ad un articolo pubblicato il  

23 agosto del 2021, in cui peraltro vengono prevalentemente riportate di-

chiarazioni politiche e nessuna prova concreta di ciò che egli asserisce, 

non ha apportato alcun indizio sostanziato che stabilisca che il precitato 

Stato membro – Stato membro dell’UE, e dunque legato alla CartaUE, e 

firmatario della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv.  

tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei 

rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo ag-

giuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) – non si atterrebbe ai suoi 

obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità 

corporale o libertà sarebbe seriamente minacciata o da dove rischierebbe 

di essere respinto in un tale Paese, in violazione del principio del divieto di 

respingimento, rispettivamente che egli rischierebbe di essere vittima, in 

Slovenia, di trattamenti contrari alle disposizioni delle suddette Conven-

zioni, 

che al richiedente l’asilo spetta l’onere della prova e quindi il compito di 

capovolgere la presunzione secondo cui, in Slovenia, non vi sarebbero ri-

schi di un trattamento che non sia in linea con gli standard europei ed in-

ternazionali; che, come considerato poc’anzi, l’insorgente non è riuscito 

nell’intento di convincere questo Tribunale di ciò che egli sostiene; che 

quindi la censura circa il mancato o incompleto accertamento dei fatti giu-

ridicamente rilevanti va respinta, 

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che anche il riferimento alla sentenza del Tribunale D-3902/2022 del 12 

settembre 2022, non porta ad altro esito riferendosi peraltro la stessa ad 

un altro Paese e ad altre circostanze fattuali, 

che il respingimento della domanda d’asilo da parte della Slovenia, che è 

il motivo per cui questo Paese riprende a carico l’interessato sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III, non è di per sé probante del mancato rispetto 

della Slovenia dei suoi impegni e obblighi internazionali; che il ricorrente 

non apporta alcun elemento serio e concreto atto a stabilire che le autorità 

slovene non terrebbero conto del principio del divieto di respingimento nelle 

loro decisioni di allontanamento; che se tuttavia egli dovesse ritenere, una 

volta rientrato in Slovenia, che in quest’ultimo Paese i suoi diritti risultino in 

qualche modo lesi, apparterrà al ricorrente rivolgersi alle autorità slovene 

preposte per far valere i medesimi, 

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non 

si giustifica nel caso di specie, 

che resta ancora da stabilire se la clausola di sovranità possa trovare ap-

plicazione, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se “motivi 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che né dagli atti di causa né dal gravame si evincono delle problematiche 

mediche o degli altri motivi che possano esporre il richiedente a dei rischi 

tali da impedirne il trasferimento, 

che di conseguenza, non sussiste alcun motivo per l’applicazione da parte 

della Svizzera della “clausola di sovranità” prevista all’art. 17 par. 1 RD III, 

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che nelle surriferite circostanze, non traspaiono neppure elementi per rite-

nere che, in specie, l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria 

al diritto il suo potere d’apprezzamento in rapporto a dei motivi umanitari 

così come sancito dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.), 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte 

della Svizzera, la Slovenia rimane competente per il seguito della domanda 

d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ed è tenuto a riprenderlo in carico 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 RD III, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Slovenia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizzazione di sog-

giorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in conclusione, con il provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non 

ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo e della sospensione dell’esecuzione della 

decisione impugnata, risulta senza oggetto, 

che altresì, per lo stesso motivo summenzionato, anche la richiesta volta 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese proces-

suali è divenuta senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soc-

combenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché 

art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-tibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]), 

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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 (dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Demis Mirarchi 

 

 

Data di spedizione: