# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2115577b-4b68-59fb-8317-ef176af727aa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-07-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.07.2015 32.2014.90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-90_2015-07-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.90

   

  CR/DC/sc

  	
  Lugano

  27
  luglio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

statuendo sul ricorso del 26 giugno 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 26 maggio 2014 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1956,
precedentemente attiva quale aiuto cucina e ausiliaria di pulizie, nel mese di
novembre 2003 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti in quanto
affetta da “sindrome lombovertebrale su discopatie multiple e reumatismo delle
parti molli; sindrome ansioso-depressiva” (doc. 2/1-7).

 

                                         Con sentenza 32.2006.37
dell’8 febbraio 2007, cresciuta incontestata in giudicato, il TCA ha confermato
la correttezza della decisione su opposizione del 20 gennaio 2006 con la quale
l’amministrazione, dopo aver disposto una perizia psichiatrica, affidata al __________
(__________) di __________, ha rifiutato il diritto a prestazioni, ritenendo
l’assicurata ancora abile al lavoro al 75% in attività adeguate, nelle quali
presenta un discapito economico del 34% (cfr. doc. 70/1-33).

 

                               1.2.   In data 2 luglio 2008,
l’assicurata ha presentato una nuova richiesta di prestazioni AI per adulti, a
seguito di “sindrome cervico-lombovertebrale su alterazioni degenerative
multisegmentali; fibromialgia; sindrome ansioso-depressiva; fibroma uterino;
incontinenza urinaria di tipo misto” (doc. 79/1-8).

 

                                         Con decisione del 16
settembre 2008 - cresciuta incontestata in giudicato - l’Ufficio AI ha
stabilito la non entrata in materia sulla nuova richiesta di prestazioni (doc.
82-1).

 

                               1.3.   In data 23 ottobre 2009, il
curante dell’assicurata, dr. __________, ha chiesto all’Ufficio AI una
“rivalutazione della mia paziente”, ritenuto che “la situazione dal punto di
vista medico si è ulteriormente aggravata” (doc. 87-1).

 

                                         Sulla base della
valutazione del 14 dicembre 2009 del dr. __________ del SMR (doc. 89/1-2), con
progetto di decisione del 14 dicembre 2009 – cresciuto, incontestato, in
giudicato - l’Ufficio AI ha nuovamente deciso la non entrata in materia sulla
nuova richiesta di prestazioni (doc. 90/12).

 

                               1.4.   In data 17 novembre 2009, RI
1 ha presentato una nuova richiesta di prestazioni AI per adulti, facendo
valere “un notevole peggioramento delle condizioni di salute comprovato dagli
allegati certificati medici” (doc. 91/1-8).

 

                                         Dopo avere esperito gli
accertamenti medici ed economici del caso e, in particolare, due perizie
pluridisciplinari a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM), con progetto di decisione del 10 gennaio 2012, poi confermato
con decisione del 20 agosto 2012, l’Ufficio AI ha nuovamente rifiutato
all’interessata il diritto a prestazioni, alla luce di un grado di invalidità
del 36% (doc. 168).

 

                                         Con sentenza 32.2012.238
del 20 giugno 2013, cresciuta incontestata in giudicato, il TCA ha annullato la
decisione impugnata e ha retrocesso l'incarto all'Ufficio AI per mettere in
atto un approfondimento a livello medico peritale tra tutti i consulenti del
SAM interessati, inteso a delucidare l’incidenza rispettiva dei gradi di
incapacità lavorativa attestati in ambito reumatologico, urologico,
pneumologico e psichiatrico sulla capacità lavorativa residua globale
dell’assicurata (doc. 177-21).

                               1.5.   Esperiti gli accertamenti del
caso, con progetto di decisione del 5 novembre 2013 (doc. 195), poi confermato
con decisione del 26 maggio 2014, l’Ufficio AI ha stabilito che “dal 1°
settembre 2012 la signora RI 1 ha diritto ad un quarto di rendita (grado AI del
40%). A decorrere dal 1° dicembre 2012 (tre mesi dopo il riconoscimento del
quarto di rendita) l’assicurata ha diritto sempre ad un quarto di rendita
d’invalidità, ma con un grado AI del 44%” (doc. A).

                                      

                               1.6.   Contro questa decisione
l’assicurata, sempre patrocinata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA postulando l’attribuzione di una rendita intera d’invalidità.

 

                                         Sostanzialmente, il
patrocinatore della ricorrente ha rilevato che “nella decisione impugnata non
esiste traccia di quanto ha indicato codesto lodevole Tribunale nel punto 2.7.
della sentenza del 20 giugno 2013”, ritenendo quindi che l’amministrazione
abbia deciso “sua sponte sulla base dei referti SAM del 2010 e del 2012, senza che
i periti abbiano proceduto ad una discussione collegiale per stabilire il grado
di incapacità lavorativa globale della ricorrente”.

                                         Il legale, preso atto dei
gradi di inabilità lavorativa riconosciuti dall’amministrazione, ha indicato
“con tutta umiltà di non riuscire a capire se la ricorrente ha una capacità
lavorativa complessiva del 50% come possa vedersi attribuire un grado di
invalidità del 40%”. 

                                         Egli ha quindi contestato
che l’assicurata possa ancora svolgere le attività indicate dalla consulente in
integrazione professionale, ritenendole puramente ipotetiche e irrealizzabili
realmente, tenuto conto del mercato del lavoro, dell’età della ricorrente e dei
suoi molteplici problemi invalidanti destinati a peggiorare con l’andare del
tempo (doc. I).

 

                               1.7.   In risposta l’UAI - dopo
avere indicato, riproducendone per intero il contenuto, che dal profilo medico
la decisione impugnata si fonda sulla valutazione globale eseguita dai medici
del SAM in data 16 ottobre 2013 - ha confermato la decisione impugnata,
postulando la reiezione integrale del gravame (doc. IV).

 

                               1.8.   Con scritto del 25 agosto
2014, il patrocinatore della ricorrente ha evidenziato di non essere stato a
conoscenza dell’esistenza di una valutazione globale eseguita dai medici del
SAM il 16 ottobre 2013, aggiungendo che “avessimo saputo della loro esistenza
avremmo richiesto la visione, cosa che chiediamo cortesemente ora, nella misura
in cui codesto lodevole Tribunale ritenga sia necessario ai fini della propria
decisione conoscere anche il parere della ricorrente su questi atti”.

                                         Il legale ha poi trasmesso
un nuovo referto medico del dr. __________, attestante un peggioramento dello
stato di salute dell’assicurata.

                                         Infine, il patrocinatore
della ricorrente ha nuovamente contestato che l’assicurata possa essere
reintegrata in un’attività adeguata, alla luce dei suoi molteplici disturbi di
salute, del suo grado di formazione professionale e scolastico e dell’età (doc.
VI).

 

                               1.9.   Con osservazioni del 1°
settembre 2014, l’amministrazione ha ritenuto che, come indicato dal dr. __________
del SMR (doc. VIII/bis), il referto del dr. __________ non è atto a mettere in
dubbio la correttezza della valutazione del SAM. 

                                         L’Ufficio AI ha inoltre
ribadito che, secondo il parere della consulente IP incaricata, le possibilità
occupazionali della ricorrente sono realistiche (doc. VIII).

 

                                         Queste considerazioni
dell’amministrazione sono state trasmesse al legale della ricorrente (doc. IX),
per conoscenza.

 

                             1.10.   In corso di causa, il TCA ha
chiesto all’amministrazione di fornire alcuni chiarimenti in merito alla
riduzione percentuale applicata al reddito da invalido (doc. X).

 

                                         L’Ufficio AI ha risposto
con scritto del 5 giugno 2015 (doc. XI), che è stato immediatamente trasmesso
alla ricorrente per una presa di posizione (doc. XII).

 

                             1.11.   Con scritto del 27 giugno
2015, il patrocinatore della ricorrente ha contestato le considerazioni
espresse dall’Ufficio AI, ritenendo inadeguata la percentuale di riduzione
applicata dall’amministrazione, passata dal 18% all’8%, senza che sia “dato
sapere con quali criteri oggettivi e soprattutto validi sia giunto a questo
nuovo risultato”. Il legale ha aggiunto che l’amministrazione fa riferimento ad
una sentenza federale che concerne una fattispecie diversa rispetto alla
presente, nella quale “siamo confrontati con fattori invalidanti seri e gravi e
non si possono parificare i nocumenti che affliggono la ricorrente con quelli
analizzati dal TF e soprattutto non si può più pretendere che la ricorrente
trovi un posto di lavoro in queste condizioni e alle condizioni indicate
dall’UAI” (doc. XIII).

 

                                         Questo scritto del legale
dell’assicurata è stato trasmesso all’amministrazione (doc. XIV), per
conoscenza.

                                         in diritto

                                      

                               2.1.   Per costante giurisprudenza
il Tribunale federale e il Tribunale cantonale, a cui la questione viene
rinviata per ulteriori accertamenti, sono vincolati alla decisione di rinvio
dei giudici di ultima istanza.

                                         Analogo vincolo sussiste
pure nei confronti dell’amministrazione, a seguito di una sentenza di rinvio da
parte dell’autorità di ricorso (cfr. STF 9C_203/2011 del 22 novembre 2011
consid. 4.2 e riferimenti, pubblicata in SVR 6/2012 IV Nr. 29).

                                         Se il Tribunale cantonale
non si attiene alle istruzioni del Tribunale federale e di conseguenza la sua
seconda decisione viene annullata, le spese di giudizio possono essere poste a
carico del Cantone (cfr. RAMI 1999 pag. 126 seg.).

 

                                         In particolare le
considerazioni di diritto (richiamate nel dispositivo) sulla base delle quale
il Tribunale federale motiva il rinvio della causa ad un'autorità inferiore
sono vincolanti sia per quest'ultima che per l'Alta Corte (cfr. STF 8C_775/2010
del 14 aprile 2011; STF I 874/06 dell'8 agosto 2007; STFA I 65/06 del 3 agosto
2006; STFA U 46/05 del 29 giugno 2006; STFA U 194/04 del 25 aprile 2005; DTF
120 V 237; DTF 117 V 241; DTF 113 V 159).

 

                                         Quando una causa viene
rinviata dal Tribunale federale ad un'autorità inferiore, quest'ultima deve
dare alle parti una nuova occasione di esprimersi (cfr. sentenza C 89/03 del 2
luglio 2007).

 

                               2.2.   Il TCA è chiamato a stabilire
se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha accordato all’assicurata il diritto ad
un quarto di rendita di invalidità o se invece, come da lei preteso in sede
ricorsuale, ella abbia diritto ad una rendita intera di invalidità.

 

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). 

                                         Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel confronto dei redditi
la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere
sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.3.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado
di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle
prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta
l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in
tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile
di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare
nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V
198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10). Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; Pratique VSI 1999).

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv.
1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).

 

                               2.4.   Per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice
in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in
seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. 

                                         Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il
Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza
federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di
accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità
alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur.
Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte è arrivata
alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione
invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é
di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3).
D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie
vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il
potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione
invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La
nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a livello amministrativo)

                                         - assegnazione a caso dei
mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         - differenze minime delle
tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         - miglioramento e
uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

                                         - rafforzamento dei
diritti di partecipazione:

                                         -- in caso di divergenze
l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale
impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale
federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza
secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla persona assicurata
spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad
esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a livello dell’autorità
giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA
1997 

                                         Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi
sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         L’art. 72bis OAI, in
vigore dal 1° marzo 2012, dedicato alle perizie mediche pluridisciplinari
stabilisce al cpv. 1 che “Le perizie che interessano tre o più discipline
mediche sono eseguite da un centro peritale con cui l'Ufficio federale ha
concluso una convenzione” e al cpv. 2 che “i mandati sono
attribuiti con metodo aleatorio”.

 

                                         Per mettere in pratica
quanto prescritto all’art. 72bis cpv.2 OAI l’UFAS ha allestito il sistema di attribuzione
“Suisse MED@P” (cfr. R. Kocher, SuisseMed@P a deux ans: où en sommes-nous?” in
Sécurité sociale 5/2014, pag. 288 e seg.; vedi DTF 138 V 271).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 140 V 508, consid. 3.1 e 3.2.1. il Tribunale federale ha ribadito che la
scelta del perito in ambito di perizie mediche pluridisciplinari deve sempre
avvenire secondo il metodo aleatorio (vedi pure DTF 139 V 349 consid. 5.2.1;
DTF 138 V 271 consid. 1.1.).

 

A proposito dei
rapporti del medico curante, l’Alta Corte ha stabilito che secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del legame di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_947/2011 del 27 gennaio
2012; 8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011;
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001
pag. 109 consid. 3a)cc). 

 

                                         La giurisprudenza federale sottolinea così costantemente la necessità
di tenere conto della differenza, a livello probatorio, tra mandato di cura e
mandato peritale (cfr. STF 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2.; 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 consid. 4.4. con riferimenti; 9C_457/2012 del
28 agosto 2012, consid. 6.2.).

 

                                         Il Tribunale federale ha
comunque già avuto modo di sottolineare che non va dimenticata la potenziale
forza dei rapporti del medico curante, alla luce del fatto che quest’ultimo ha
l’occasione di osservare il paziente durante un periodo di tempo prolungato
(cfr. Pladoyer 3/09 p. 74 e sentenza 9C_468/2009 del 9 settembre 2009, consid. 3.3.1; D. Cattaneo, in “Les expertises en droit des assurances
sociales”, in Cahiers genevois et romands de sécurité sociale n° 44-2010 pag.
124).

                                      

                                         Questa
giurisprudenza viene applicata da questo Tribunale (cfr. ad esempio sentenza
32.2013.183 del 20 ottobre 2014, attualmente pendente davanti al Tribunale
federale; sentenza 32.2012.185 del 14 febbraio 2013; sentenza 32.2011.326 del
31 maggio 2012; sentenza 32.2011.200 del 19 gennaio 2012; sentenza 32.2010.308
del 19 maggio 2011; sentenza 32.2010.137 del 21 marzo 2011) e dal Tribunale
amministrativo federale (cfr. sentenza C-2693/2007 del 5 dicembre 2008).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05
del 25 aprile 2007).

 

                               2.5.   Un danno
alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da
non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

Affinché un rapporto medico in ambito psichiatrico
sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D.
Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le
perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008
pag, 203 e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto la diagnosi
deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il medico deve
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. 

                                         Tale
prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso,
l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto
del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i
quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre
2001).

 

                               2.6.   Nel caso di specie, nella
sentenza di rinvio 32.2012.238 del 20 giugno 2013, il TCA aveva annullato la
decisione impugnata e aveva rinviato gli atti all’Ufficio AI affinché mettesse
in atto un complemento peritale tra tutti i consulenti del SAM che avevano
avuto modo di visitare la ricorrente volto, in particolare, a “delucidare l’incidenza
rispettiva dei gradi di incapacità lavorativa attestati in ambito
reumatologico, urologico (chiarendo, in tale ambito, con il dr. __________ se
occorra tenere conto della diminuita capacità lavorativa residua in attività
adatte già valutata dal dr. __________), pneumologico e psichiatrico sulla
capacità lavorativa residua globale dell’assicurata” (cfr. doc. 177-21). 

                                         

                                         In sede ricorsuale, il
legale della ricorrente ha rilevato che l’Ufficio AI ha completamente disatteso
le direttive impartite dal TCA nella sentenza citata, omettendo di compiere gli
accertamenti del caso (doc. I). A torto.

 

                                         Come correttamente
indicato nella risposta di causa, il TCA constata infatti che la dr.ssa __________
e il dr. __________ del SAM, nel complemento peritale del 16 ottobre 2013, si
sono così espressi a proposito della questione di un eventuale cumulo:

 

" (…)

È stata quindi effettuata una discussione plenaria collegiale in
data 3.10.2013 alle ore 11.30 (teleconferenza presso il SAM con il perito SAM,
il dr. med. __________, dr. med. __________, dr. med. __________ e dr. med. __________),
per stabilire il grado di incapacità lavorativa globale dell’A. tenendo conto
di tutti gli aspetti invalidanti.

 

Nella ponderata discussione plenaria tutti gli esperti interessati
concordavano che tenendo in considerazione le limitazioni descritte nei
consulti e tenendo conto del peggioramento psichico rispetto alla perizia SAM
del 2010 e della patologia pneumologica allora non descritta, un’attività
confacente allo stato di salute è ritenuta esigibile globalmente nella misura
del 50%, mentre nell’attività abituale la capacità lavorativa veniva
considerata nella misura dello 0%.

 

Durante la ponderata discussione plenaria il dr. med. __________,
prendendo atto del consulto del dr. med. __________ del 20.09.2010, sulla base
della sua visita effettuata in data 26.06.2012, conferma quanto descritto nel
suo rapporto del 2.07.2012 e cioè che da parte urologica non c’è una limitazione
della capacità lavorativa a condizione che l’A. possa recarsi regolarmente in
un bagno e che la professione di cameriera non potrà mai più essere svolta.” 

(Doc. 186/1-2)

 

                            2.6.1.   A proposito della valutazione
globale delle patologie, va ricordato che secondo l’Alta Corte, per determinare
il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse
patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si
deve far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione
plenaria fra tutti gli esperti interessati (cfr. STF 9C_330/2012 del 7
settembre 2012; STF 9C_913/2012 del 9 aprile 2013; SVR 2008 IV Nr. 15).

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4
settembre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza I 606/03 del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola
eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare, ciò che in quella causa
era stato fatto.

                                         In una sentenza I 514/06 del 25
maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il Tribunale
federale ha osservato che “una semplice addizione di diverse inabilità
lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in occasione di una
perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle peculiarità concrete
del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo esiguo”.

Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).

                                      

                                         In una sentenza
32.2011.236 del 17 giugno 2013 - concernente il caso di un assicurato affetto
da patologie, invalidanti, sia reumatologiche che psichiatriche - il TCA ha,
ancora una volta, avuto modo di sottolineare l’importanza, nel caso di
assicurati affetti da diverse patologie, di determinare il grado complessivo di
incapacità lavorativa facendo capo ad un giudizio globale, che scaturisca da
una ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati.

                                         In quell’occasione, a fronte
dell’opinione del perito psichiatra giudiziario, secondo il quale “la patologia
psichiatrica complica e peggiora quella dell’apparato locomotorio” e vista la
mancanza, fatta valere anche dal SMR, di una discussione globale tra perito
psichiatra giudiziario e perito reumatologo, il Presidente del TCA ha
provveduto a fare svolgere la valutazione globale nel corso del dibattimento
che ha avuto luogo il 16 maggio 2013.

                                         Alla luce delle risultanze
della discussione del 16 maggio 2013 fra il perito reumatologo e il perito
psichiatra giudiziario, alla presenza delle parti e dei medici del SMR, questo
Tribunale con sentenza 32.2011.236 del 17 giugno 2013 - dopo avere ricordato
che, secondo la giurisprudenza federale la discussione fra gli esperti di
principio non può essere rimessa in discussione dal giudice (cfr. STF
9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 8C_245/2012 del 9 aprile 2013) – ha
concluso che l'assicurato è praticamente inabile al lavoro in misura totale per
i suoi problemi di salute attestati dagli esperti in reumatologia e in
psichiatria.

 

                                         In una sentenza
9C_262/2013 del 5 giugno 2013 il Tribunale federale ha stabilito che la
valutazione globale delle patologie dell’assicurato può anche essere effettuata
per via di circolazione.

 

                                         In una sentenza
9C_362/2014 del 19 agosto 2014 il Tribunale federale ha annullato il giudizio
di questa Corte che aveva stabilito direttamente l’entità del cumulo delle
percentuali di inabilità lavorativa negli ambiti neurologico e reumatologico e
fissato al 40% il tasso d’incapacità lavorativa globale. 

                                         Secondo l’Alta Corte, il
TCA poteva senza arbitrio dubitare dell’attendibilità della valutazione del SAM
sul grado complessivo di incapacità lavorativa, ma non poteva fissare
autonomamente, in mancanza di dati medico-specialistici al riguardo, l’entità
del cumulo, essendo questa una questione di ordine squisitamente medico. 

 

                                         La questione è stata
affrontata e risolta dal Presidente del TCA in udienza, nel corso della quale
il perito neurologo e quello reumatologo, dopo discussione, hanno nuovamente
ribadito i motivi per cui ritengono che i due gradi di inabilità siano, seppure
in misura estremamente ridotta, cumulabili ed hanno concluso che da un profilo
medico questa cumulabilità sia ragionevolmente fissabile tra il 5 e il 10%. Le
parti sono quindi giunte ad una soluzione transattiva della vertenza (cfr.
decreto di stralcio, inc. 32.2014.116).

                                      

                                         In una sentenza
32.2014.112 del 24 novembre 2014, cresciuta incontestata in giudicato, il TCA,
dopo avere interpellato la Dr.ssa __________ del SAM in merito alle modalità
della discussione globale, ha già avuto modo di considerare corretta una
discussione plenaria eseguita dai periti del SAM per il tramite di
teleconferenza.

                                                                                

                                         Ad un’analoga conclusione
il TCA è giunto nella sentenza 32.2012.55 del 29 gennaio 2015, cresciuta
incontestata in giudicato.

 

                            2.6.2.   Nella
presente fattispecie, il TCA ha preso atto che, contrariamente a quanto
affermato in sede ricorsuale, una discussione plenaria fra gli esperti è
effettivamente avvenuta il 3 ottobre 2013 alle ore 11.30 tramite conferenza
telefonica, alla quale hanno partecipato tutti gli esperti che avevano preso
parte alla perizia pluridisciplinare dell’8 agosto 2012.

 

                                         Per inciso, va rilevato
che nonostante nella decisione impugnata non vi sia accenno alcuno a tale
accertamento, il testo integrale del complemento peritale del 16 ottobre 2013
eseguito dagli specialisti del SAM è stato riprodotto per esteso nella risposta
di causa, motivo per il quale risulta superflua la richiesta del 25 agosto 2014
del patrocinatore della ricorrente di prenderne visione “ora, nella misura in
cui codesto lodevole Tribunale ritenga sia necessario ai fini della propria
decisione conoscere anche il parere della ricorrente su questi atti” (cfr. doc.
VI). 

 

                                         In occasione della
discussione plenaria in questione, gli specialisti interessati hanno confermato
che tenendo conto di tutte le patologie e considetati, da una parte, il
peggioramento psichico constatato rispetto alla perizia SAM del 2010 e, dall’altra,
l’insorgenza di una patologia pneumologica allora non descritta, globalmente
un’attività lavorativa confacente alle condizioni di salute dell’interessata è
esigibile nella misura del 50%.

                                         Conformemente a quanto
richiesto dal TCA nella sentenza di rinvio del 20 giugno 2013, inoltre, al
momento della discussione plenaria il dr. __________ si è espressamente
confrontato con quanto indicato dal dr. __________ in occasione del consulto
del 20 settembre 2010, confermando l’assenza di limitazioni dal profilo
urologico a condizione che l’assicurata possa recarsi regolarmente in un bagno.                                 

                                      

                                         In simili condizioni
questo Tribunale non ha motivi per distanziarsi dalla valutazione globale
effettuata dai medici del SAM in ambito peritale nell’agosto 2012 e confermata
per via di teleconferenza il 3 ottobre 2013.

                                         

                                         La stessa non può, a mente
del TCA, essere messa in discussione dal breve certificato del 23 agosto 2014
del dr. __________ prodotto in corso di causa, nel quale lo specialista in
medicina interna generale, rispondendo al legale della ricorrente, ha indicato:

 

" Egregio
Avvocato,

come richiesto informo sul decorso clinico recente della paziente.

Le condizioni generali sono peggiorate, sono aumentati i dolori
cervicali e toracici con dolori muscolari diffusi e ipersensibilit al freddo.

Il 29.11.2010 è stata operata di meniscectomia mediale al
ginocchio sx; persistono dolori a entrambe le ginocchia.

In marzo 2014 è stata sottoposta ad intervento ginecologico pe
runa incontinenza urinaria solo parzialmente migliorata dopo l’intervento.

È comparsa anche una ipertensione arteriosa necessitante
trattamento farmacologico.

Per sindrome ansioso-depressiva è sempre in cura da specialista
psichiatra.

L’incapacità lavorativa è a mio avviso del 100%.” (Doc. B) 

 

Questo referto è stato sottoposto dall’amministrazione al vaglio
del dr. __________ del SMR, il quale, nelle annotazioni del 1° settembre 2014, ha considerato che “da questo certificato non risulta documentata una sostanziale modifica
dello stato di salute rispetto alla valutazione SAM” (doc. VIII/bis).

                                         Il TCA concorda con le
considerazioni del SMR.

 

                                         Si ricorda tuttavia alla
ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei
confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca
successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il
potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4): spetterà quindi
all’assicurata, se del caso, inoltrare un’ulteriore domanda di revisione della
rendita ed allegare la pertinente nonché completa documentazione relativa ad
eventuali nuovi o maggiori disturbi che potrebbero influire sul suo grado di
inabilità.

 

                                         Alla luce di quanto sopra
esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze dei periti
interpellati dall’amministrazione, le quali hanno permesso di vagliare
accuratamente lo stato di salute dell’interessata e richiamato inoltre
l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip
im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113
V 28 consid. 4a
e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con
il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188
consid. 2b; cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.2 e 3.3 pag. 324 seg.), che l'assicurata
è totalmente inabile al lavoro nella precedente attività di aiuto cucina e
ausiliaria di pulizie, mentre a partire dal 24 febbraio 2012 è abile al 50% (da
intendersi come riduzione di presenza con riduzione di rendimento, ovvero può
lavorare 2 volte al giorno per 3 ore (presenza al 70%) con un’ulteriore
riduzione del 28% del rendimento, per una capacità lavorativa complessiva del
50%) in attività adeguate, fisicamente medio-leggere, che non richiedano il
sollevamento di pesi superiori ai 5-10 kg, movimenti ripetuti di flessione ed estensione del tronco, lavori prolungati in posizioni inergonomiche, ripetute
flessioni sulle gambe, lavori che permettano all’assicurata di cambiare
frequentemente di posizione, in cui abbia la possibilità di interrompere il
lavoro in qualunque momento per potersi recare in un bagno facilmente e
velocemente raggiungibile.

 

                               2.7.   Secondo il parere della
consulente IP incaricata, sul mercato generale del lavoro esistono delle
attività, che l’interessata, malgrado il danno alla salute, sarebbe in grado di
esercitare al 50%. Nello scritto del 18 aprile 2014, infatti, la consulente IP,
preso atto delle critiche sollevate dal patrocinatore dell’assicurata in sede
di audizione a proposito dell’esistenza di attività adeguate esigibili
dall’assicurata, ha indicato:

 

" (…)

Si è analizzata attentamente la situazione e si è pure discusso
con il medico SMR.

Per quanto riguarda la patologia urologica possibilità di
recarsi alla toilette senza indugio definisce circa un bisogno ogni due
ore.

L’abilità lavorativa è intesa 3 ore al mattino e 3 ore al
pomeriggio con riduzione del rendimento.

Situazione già presente nel 2011.

Attualmente, a livello medico vengono definiti i seguenti limiti:

-       possibilità
di recarsi alla toilette senza indugio

-       lavori
medio-leggeri con pesi fino a 4 kg senza limitazione

-       senza
movimenti ripetuti di flessione ed estensione del tronco

-       non
lavori prolungati in posizione in ergonomica

-       non
ripetute flessioni sulle gambe.

 

Quali attività esigibili si possono definire:

-       attività
aiuto ufficio: quali registrazione fatture, scansione, ecc.

-       operaia
generica in attività legate all’imballaggio, etichettatura (non attività alla
catena di montaggio).

 

Se l’assicurata lo desidera può richiedere l’aiuto al collocamento
(già beneficiato in passato).

 

Si rimane a disposizione per qualsiasi informazione e si chiude il
mandato.” (Doc. 204-1)

 

                                         Con il ricorso, il
patrocinatore della ricorrente ha contestato quanto affermato dalla consulente
IP, ritenendo che “tutti (n.d.r. i medici curanti) hanno espresso un parere
negativo sulle possibilità per la ricorrente di riprendere un lavoro, salvo la
consulente menzionata sopra”, aggiungendo che “ma, e la domanda è lecita, l’UAI
fonda le proprie decisioni su perizie mediche o, senza nulla togliere alla
signora in questione, sulle Consulenti in integrazione professionale?” (doc.
I).

                                         Tali contestazioni non
possono evidentemente essere condivise da questo Tribunale, posto che, come
visto sopra, dal profilo medico la perizia pluridisciplinare del SAM è giunta
alla conclusione che l’interessata è sì totalmente inabile al lavoro nella sua
precedente attività, ma conserva un’abilità lavorativa del 50% in attività
adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali.

                                         Il TCA evidenzia, inoltre,
a proposito della valutazione delle attività compatibili con le limitazioni
funzionali indicate in sede medica ancora esigibili dall’assicurata, che, come
più volte evidenziato dalla giurisprudenza federale, il consulente in
integrazione professionale è la persona che meglio di chiunque altro è in grado
di emettere una simile valutazione (cfr. RtiD II-2008 pag. 274 [9C_13/2007]
consid. 4.3; vedi anche, fra le tante, STF 9C_ 721/2012 del 24 ottobre 2012 con
la quale il TF ha confermato la STCA 32.2012.41 del 24 luglio 2012; 9C_439/2011
del 29 marzo 2012 con la quale l’Alta Corte ha confermato la STCA 32.10.252 del
14 aprile 2011).

 

                                         Sempre in sede ricorsuale,
il patrocinatore della ricorrente ha pure criticato che l’assicurata possa
essere reintegrata nelle attività ritenute esigibili dall’amministrazione,
rilevando che “in realtà le ipotesi alle quali giunge l’UAI sono solo ipotesi,
poiché se si guarda il mercato del lavoro e l’età della ricorrente, con tutti i
problemi invalidanti che sono destinati a peggiorare con l’andar del tempo, è
di fatto irrealizzabile una proposta lavorativa come indica l’Ufficio AI” (doc.
I).

                                         Nonostante queste
critiche, il TCA ritiene che, come indicato dall’amministrazione, all’assicurata
possa essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua capacità
lavorativa in quei settori d’attività accessibili a
lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che non
richiedono una preparazione professionale specifica ma possono essere
esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve
periodo di rodaggio.

 

A prescindere dalla questione dell’esigibilità o meno delle
professioni indicate a titolo esemplificativo dalla consulente IP quali
attività adatte (ossia quella di aiuto ufficio e di operaia generica non sulla
catena di montaggio, cfr. doc. 204-1) – esigibilità contestata dal
patrocinatore dell’assicurata – resta il fatto che, sul mercato generale del
lavoro, esistono delle attività non qualificate, con mansioni semplici e
ripetitive e che non richiedono una preparazione professionale specifica, che
l’interessata, malgrado il danno alla salute, sarebbe in grado di esercitare al
50%.

 

Va qui rilevato che specialmente nell’ambito
industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in
effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che
non presuppongono particolari attitudini intellettuali e che possono
essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d’incasso,
d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità
anche di variare frequentemente la postura.

 

Quanto alla mancanza di formazione professionale e scolastica
invocata dal patrocinatore dell’assicurata quale impedimento al poter reperire
una attività leggera adeguata (cfr. doc. VI), il TCA sottolinea di avere già
più volte stabilito che anche degli assicurati analfabeti e privi di
formazione, costretti ad abbandonare la loro originaria professione, di tipo
manuale, a causa del danno alla salute, possono reperire sul mercato generale
del lavoro un’attività fisicamente leggera e che non presupponga
particolari attitudini intellettuali. 

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
35.2004.104 del 25 aprile 2005 - cresciuta in giudicato dopo che il ricorso al
TFA era stato ritirato a fronte della possibilità di incorrere in una reformatio
in pejus (cfr. STFA U 218/05 del 13 giugno 2006) - questo Tribunale ha
considerato realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive trattandosi di un assicurato, di
professione ferraiolo, vittima di un infortunio all’arto superiore sinistro che
ne aveva limitato la capacità lavorativa ad attività leggere, non comportanti
il sollevamento/trasporto di pesi rilevanti e l’ingaggio del braccio in
questione in lavori da eseguire sopra l’orizzontale:

 

" Con la
propria impugnativa, ___ ha inoltre fatto valere che il suo stato di
analfabetismo gli precluderebbe, citiamo: “la possibilità di svolgere
qualsivoglia attività non identica a quella da lui svolta nell’arco della
propria vita e sino alla data dell’infortunio, e a maggior ragione le attività
prese in considerazione dalla ___ per il calcolo dell’incapacità lucrativa, …”
(I, p. 6). 

 

Il fatto che l’assicurato sia analfabeta e privo di ogni
formazione, merita effettivamente qualche riflessione.

 

Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato
costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può pretendere soltanto
l’esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto della sua
formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed
intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione per lui (cfr. A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 130 e giurisprudenza ivi
menzionata; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung,
Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui: “Bei einem Wechsel muss die neue
Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart des Versicherten angepasst sein
und hat den körperlichen und geistigen Fähigkeiten sowie den Behinderungen des
Versicherten zu entsprechen”; A.-C. Doudin, La rente d’invalidité dans
l’assurance-accidents selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances, in SZS 1990, p 255s.).

In questo ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di
lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività
manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di
manovalanza oppure altre attività fisiche (P. Omlin, op. cit., p. 206; RCC
1989, p. 331 consid. 4a). 

 

L’Alta Corte ha, tuttavia, anche precisato che il mercato del
lavoro accessibile a questi assicurati non è limitato a tali attività. 

Nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano
le attività di controllo e sorveglianza (cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b;
RCC 1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., U 871/02,
consid. 3). 

Anche in questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro
per lavoratori ausiliari, così come é il caso per il settore delle prestazioni
di servizio.

 

In sintesi, se è vero che, da un lato, l'assicurato é tenuto a
compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno,
dall’altro, non bisogna perdere d’occhio il concetto di esigibilità, nel senso
poc’anzi evocato.

 

Nella concreta evenienza, il fatto che ___ non sappia né leggere
né scrivere e sia, inoltre, privo di formazione, rappresenta un handicap, che
si traduce in un ulteriore restringimento del ventaglio delle attività
lucrative da lui ragionevolmente esigibili, e ciò pur ponendosi dal punto di
vista di un mercato del lavoro equilibrato.

Nondimeno, questa Corte ritiene che dall’assicurato si possa
esigere che valorizzi la sua restante capacità lavorativa, avuto riguardo al
mercato generale del lavoro che entra per lui in linea di conto. Specialmente
nell’ambito industriale, vi sono, in effetti, delle attività di mera
sorveglianza - fisicamente assai leggere - che non presuppongono particolari
attitudini intellettuali. Tali attività potrebbero senz’altro venire svolte
anche da una persona analfabeta, nella misura in cui richiedono prevalentemente
il compimento di gesti ripetitivi: assimilato l’automatismo, non vi possono più
essere ostacoli ad un loro esercizio (cfr., in questo senso, la STCA del 7
maggio 1999 nella causa D., inc. 35.1998.102, consid. 2.6., cresciuta in
giudicato). 

Occorre infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero
che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente
al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto
corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto
di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI
1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).”

                                         (STCA succitata, consid.
2.6.)

 

                                         Alle medesime conclusioni
è giunto il TCA anche nella sentenza 32.2007.321 dell’8 ottobre 2008, cresciuta
incontestata in giudicato, concernente un’assicurata straniera, nata nel 1955,
priva di formazione, che in passato, prima del danno alla salute (consistente
essenzialmente in problemi al rachide, specialmente agli arti superiori), aveva
sempre svolto l’attività di operaia agricola. 

 

                                         Il TCA ha nuovamente
ribadito la propria giurisprudenza nella sentenza 32.2012.178 del 21 febbraio
2013, confermata dal Tribunale federale con la STF 9C_230/2013 del
20 giugno 2013, concernente un assicurato, nato nel 1963, impiegato
prima dell’insorgenza del danno alla salute nel montaggio di sistemi di
ventilazione, considerato dai medici del SAM ancora abile al lavoro al 100%
nello svolgimento di attività adatte, leggere, che consentano di alternare le
varie posizioni, da quella seduta a quella in piedi, non particolarmente
impegnative per quanto riguarda la colonna vertebrale, onde evitare un
peggioramento dei disturbi lombari. Il TCA ha, in particolare, ritenuto non
condivisibili le critiche formulate dal patrocinatore dell’assicurato, a mente
del quale l’interessato non sarebbe stato in grado di sfruttare la capacità
lavorativa residua in altre attività adeguate, avendo sempre svolto delle
attività lavorative fisicamente pesanti e non possedendo quindi né la
formazione, né l’esperienza professionale per esercitare altre attività.

 

                                         L’Alta Corte è peraltro
pervenuta a questa stessa conclusione nelle sentenze U 191/99 del 24 gennaio
2001 e I 532/05 del 13 luglio 2006, concernenti degli assicurati stranieri,
analfabeti e privi di formazione - attivi prima del danno alla salute in
attività manuali pesanti - che presentavano degli impedimenti funzionali
sostanzialmente di natura reumatologica-ortopedica.

                                      

                                         Quanto alle ulteriori
critiche espresse dal legale della ricorrente in merito al mercato del lavoro -
osservando che la possibilità per l’assicurata di svolgere mansioni lavorative
leggere, quali compiti di controllo e di sorveglianza, indicata dall’UAI è una
mera ipotesi, “visto da una parte il mercato del lavoro e dall’altra i reali
problemi fisici e psichici della signora. Non riusciamo ad immaginare un datore
di lavoro che possa realmente assumere una lavoratrice con tutti i problemi che
affliggono la ricorrente, considerato inoltre il suo grado di formazione
professionale e scolastico, oltre che l’età” (cfr. doc. I), aggiungendo che
“con la crisi economica che si aggrava sempre più, un’attività lavorativa come
propone l’UAI è impossibile da realizzarsi (doc. XIII) - il TCA non ignora
evidentemente le difficoltà esistenti attualmente sul nostro mercato del
lavoro. Tuttavia, ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In
effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni
sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (STFA inedita del
10 settembre 1998 nella causa S.; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 p.
96; SVR 1995 UV 35 p. 106 consid. 5b e riferimenti). 

                                         Se, malgrado
tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in
concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale,
considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né assicurazione
contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a rispondere (DTF
110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332 consid. 3b, P.
Omlin, op. cit., p. 83). 

                                         In
tale ipotesi deve semmai intervenire l'assicurazione contro la disoccupazione
(cfr. STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012).

 

                                         È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347;
VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

                                         Il Tribunale federale ha
nuovamente avuto occasione di richiamare la sua giurisprudenza nella STF 8C_399/2007
del 23 aprile 2008, con la quale ha confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno
2007, osservando:

 

" 8.2 Come
rettamente rilevato dal Presidente del Tribunale cantonale, tuttavia, la
questione se la capacità lavorativa in posizione prevalentemente eretta risulta
effettivamente ridotta non va risolta in questa sede. In effetti in
considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive
contemplate dai settori della produzione e dei servizi (cfr. ISS, livello di
esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di queste attività sono
infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto
adatte al danno alla salute presentato dall'assicurato (v. per analogia la
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001,
consid. 2b) - la Corte ha già ripetutamente statuito, in casi con limitazioni
funzionali analoghe, che esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui
realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato
della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002,
consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non
qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una
sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui
possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano
aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980
pag. 482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”

 

                                         Il Tribunale federale ha
ribadito la propria giurisprudenza in una STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012, nella quale, confermando la sentenza 32.2012.41
del 24 luglio 2012 di questa Corte, ha ritenuto esigibili da parte
dell’assicurata le attività leggere e prevalentemente sedentarie considerate
dall’amministrazione (quali, ad esempio, quella
di impiegata in un call center o quella di operaia generica, ad esempio presso
una ditta farmaceutica), sottolineando che “le
professioni (leggere e ripetitive, poco qualificate) indicate sono esercitabili
senza necessariamente mettere in atto particolari misure di reintegrazione
professionale (cfr. per analogia sentenze 9C_673/2009 del 14 aprile 2010
consid. 6.2, 9C_753/2008 del 26 ottobre 2009 consid. 3.5 e U 463/00 del 28
ottobre 2003 consid. 3.3)”.

 

In un’altra sentenza 8C_563/2012 del 23 agosto 2012,

confermando la pronuncia di questo Tribunale 35.2012.17 del 18
giugno 2012, l’Alta Corte ha ribadito che, nel caso di un’assicurata, affetta
da disturbi a livello del rachide lombo-sacrale e ritenuta, dal profilo medico,
ancora abile al lavoro al 100% in attività adeguate, esistesse un mercato del
lavoro sufficientemente ampio in cui realizzare la sua capacità lavorativa
residua, esercitando attività leggere, con possibilità di alternare la postura.

Il Tribunale federale ha infatti osservato che:

 

" In
considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive
contemplate dai settori della produzione e dei servizi (cfr. ISS, livello di
esigenze 4), un numero significativo di queste attività sono infatti di natura
leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto adatte al danno
alla salute presentato dall'assicurata. Contrariamente a quanto da lei
sostenuto e come ripetutamente statuito da questa Corte in casi con limitazioni
funzionali analoghe, esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare
la propria capacità lavorativa residua. Si tratta segnatamente del mercato
occupazionale aperto a personale non qualificato o semi qualificato, in cui vi
è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui
possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano
aggravi fisici, che consentono il cambiamento frequente di posizione e che non
richiedono necessariamente la messa in atto di particolari misure di
reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, sentenza 9C_10/2007 del 26
marzo 2008 consid. 4.6.3).”

 

                               2.8.   Essendo quindi esigibile che
l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa del 50% in attività
adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un
concetto di carattere economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249
consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del
danno alla salute dal profilo economico.

 

                               2.9.   Per quel che concerne il reddito
da valido, nella sentenza di rinvio 32.2012.238 del 20 giugno 2013, il
TCA ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato gli atti
all’amministrazione affinché, dal profilo economico, procedesse ad un nuovo
calcolo del reddito da valido, tenendo conto della tredicesima mensilità (doc.
177-22).

                                         Conformemente a quanto
disposto dal TCA, l’Ufficio AI, dopo avere contattato il precedente datore di
lavoro dell’assicurata (cfr. doc. 192-1), ha quantificato il reddito che
l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana nel 2012 in fr. 44’200.--.

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi da tale importo, peraltro incontestato.

                                         

                             2.10.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, va ricordato che
lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività
lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da
valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai
rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica,
che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di
lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485
consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede
da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non
può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

                                         

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In un’altra sentenza
8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la
questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore
fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di
regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

                                         La questione è stata
definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009, pubblicata in DTF 135 V 297, ha ricordato che:

 

" 3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

                                         Utilizzando
i dati forniti dalla tabella TA1 2012 elaborata dall'Ufficio federale di
statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2012 una professione che presuppone qualifiche
inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR
2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile
lordo pari a fr. 4'112.--

                                         Riportando questo dato su
41.7 ore (cfr. tabella pubblicata sul
sito web dell’Ufficio federale di statistica), esso ammonta a fr.
4'286.76 mensili oppure a fr. 51'441.12 per l'intero anno (fr. 4'286.76 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18
febbraio 1999, p. 5 consid. 3a).

                                                                                 

                                         L’assicurata, quale aiuto
cucina e ausiliaria di pulizie, avrebbe guadagnato nel 2012 fr. 44'200.00 /
anno per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.9.). 

                                         Tale reddito si situa leggermente
sotto la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr.
46'618.80, cfr. Tabella TA1 p.to 55-56 “servizi di alloggio e ristorazione”,
livello di qualifica 1, fr. 3'665.-- X 12
mesi = 43’980.-- riportato su 42.4 ore).

 

                                         In applicazione della
giurisprudenza di cui alla STF 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 pubblicata in DTF
135 V 297, il reddito statistico da invalido (fr. 51'441.12)
andrebbe dunque solo lievemente ridotto dello 0.19% - percentuale
corrispondente al gap salariale del 5.19% (fr. 46’618.80 vs. fr. 44'200),
meno il 5% (cfr. STF 8C_652/2008 dell’8 maggio 2009) - e si attesterebbe a fr.
51'343.40. 

                                         Ci si può chiedere se tale
lieve riduzione debba essere applicata o meno: la questione può comunque
rimanere aperta, posto che la soluzione, comunque, non cambierebbe, come si
vedrà qui di seguito (cfr. consid. 2.12.).

 

                                         Ritenuto che, come visto in precedenza, da un
punto di vista medico, l’assicurata può esercitare un’attività adeguata al 50%,
il reddito statistico citato va ridotto del 50% e ammonta a fr. 25'720.60 (fr.
51'441.12 ridotti del 50%).

 

                             2.11.   In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una sentenza del 25
luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15%. 

 

                                         In
una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune
indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione
percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella
causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato
(47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava
un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un
mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età
e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello
retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I
138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione
sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni,
dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore
dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04,
consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un
permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un
fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid.
2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna
applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di
invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR
1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati
(circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare
disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss.
consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U
80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto
che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle
assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza
federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale
legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un
caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere
limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può
comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in
questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid.
2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione
della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il
TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti
legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione
(anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

                                      

Questa indicazione, posta sulla base dello studio della
giurisprudenza federale, di accordare ad ognuno dei fattori di rilievo una
decurtazione del 5%, è stata poi ribadita da questo Tribunale nella STCA
32.2012.36 del 31 gennaio 2013, nella quale il TCA - distanziandosi dalla
prassi adottata autonomamente dall’Ufficio AI del Canton Ticino sulla base di
una direttiva interna che prevede, tra l’altro, delle deduzioni percentuali
varianti dall’1% al 10% in funzione delle limitazioni nel portare i pesi - ha
evidenziato che l’applicazione della riduzione percentuale deve avvenire
utilizzando esclusivamente dei multipli di 5. 

 

Con sentenza
9C_179/2013 del 26 agosto 2013, il Tribunale federale ha interamente confermato
quanto stabilito da questo Tribunale, sviluppando le seguenti considerazioni:

 

" (…)

5.5. La decisione del Tribunale cantonale di
distanziarsi dalla deduzione operata dall'UAI a titolo di circostanze
particolari non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un
eccesso nell'esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido
motivo. Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi
il Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni
dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare - a causa
dell'ininfluenza del calcolo per l'esito della valutazione - il giudizio
dell'istanza precedente. L'applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe
invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente
concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria
(cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung [IVG], in:
Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 2a ed. 2010, pag. 314). In tali condizioni, rappresentando
questo argomento già valido motivo per scostarsi dalla valutazione
dell'amministrazione, non occorre verificare oltre l'altro motivo posto a
fondamento della pronuncia impugnata e contestato in sede federale, ovvero
quello dell' (in) applicabilità di una direttiva amministrativa interna che
regoli autonomamente per il proprio Cantone le riduzioni sul reddito statistico
da invalido. 

 

5.6. L'UAI si
richiama del resto a torto alle sentenze 9C_390/2011 del 2 marzo 2012 e
9C_299/2011 del 21 novembre 2011 per invocare l'esistenza di prassi parallele
in altri cantoni. In realtà dalle citate sentenze non emerge nulla di tutto
ciò. La "feuille de calcul" menzionata in dette sentenze null'altro è
se non il calcolo interno dell'invalidità che precede l'emanazione della
decisione amministrativa. Per il resto, è sufficiente il rilievo che anche in
quelle vertenze, laddove applicata, la riduzione effettuata dall'ufficio AI
interessato corrispondeva a un multiplo di 5.” 

 

                             2.12.   Il TCA rileva che nella sentenza
di rinvio 32.2012.238 del 20 giugno 2013, questa Corte ha espressamente
indicato che l’amministrazione avrebbe dovuto, nella quantificazione del
reddito da invalido, tenere conto del fatto che “nel progetto di decisione del
10 gennaio 2012, l’Ufficio AI ha applicato al reddito statistico 2010 - oltre
alla riduzione del 30% per tenere conto dell’esigibilità medica espressa dai
medici del SAM - una riduzione percentuale complessiva del 18% (8% per attività
leggere e 10% per svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari)
(cfr. doc. 146-2), mentre, nella decisione impugnata del 20 agosto 2012 – a
fronte di un’esigibilità medica ridotta al 50% attestata dai medici del SAM –
ha, senza ragione, modificato la precedente percentuale riconosciuta, applicando
al reddito statistico 2010 “solo” una riduzione percentuale dell’8% “per
attività leggere”.” (cfr. doc. 177-22).

 

                                         Nella presente
fattispecie, nella decisione impugnata, l’amministrazione ha applicato una
riduzione percentuale dell’“8% per attività leggere”, aggiungendo che “si
fa notare come la riduzione del reddito da invalido a partire dal 24.02.2012
sia unicamente dell’8% (attività leggere) e non del 18% come in precedenza
infatti la riduzione del 10% per svantaggi salariali derivanti da contingenze
particolari non viene più sommata in quanto già considerata nella capacità
lavorativa ed in particolare nella riduzione di rendimento” (cfr. doc. A).

                                      

                                         In corso di causa il TCA
ha interpellato l’Ufficio AI, chiedendo delle precisazioni riguardo al significato
della formulazione “svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari”
utilizzata l’amministrazione. 

                                         Il TCA ha inoltre chiesto
all’UAI di comunicare per quali ragioni, nella determinazione della percentuale
di riduzione da applicare al reddito da invalido, non si è tenuto conto del
fatto che la capacità lavorativa residua del 50% dell’assicurata è da
intendersi come riduzione anche del tempo di presenza, come del resto
espressamente indicato nella decisione impugnata (doc. X). 

 

                                         Con scritto del 5 giugno
2015, l’amministrazione ha risposto:

 

" In
evasione a quanto richiesto nello scritto del 22 maggio 2015, siamo a fornirle
le richieste precisazioni, segnalandole in particolare quanto qui di seguito
indicato.

 

-       Per
svantaggi salariali derivati da contingenze particolari – definiti anche “altri
fattori di riduzione” – lo scrivente Ufficio AI intende la riduzione della
redditività per difficoltà di adattamento sul lungo periodo e/o la riduzione
della redditività causata dal danno alla salute. Per valutare tali riduzioni lo
scrivente UAI prende in considerazione la fascia di età degli assicurati, il
genere di attività precedente (sempre il medesimo o in diversi settori o tipo
di attività) e le limitazioni funzionali degli assicurati (alternanza della
postura al bisogno, difficoltà a svolgere lavori di precisione e la necessità
di effettuare pause supplementari).

 

-       Nel
caso in rassegna, la riduzione al reddito da invalido è stata modificata a
decorrere dal 24 febbraio 2012 poiché è mutata la valutazione dell’abilità
lavorativa residua dell’assicurata in attività adeguate. A partire da tale
data, il Servizio medico regionale dell’AI (SMR), nel riconoscere l’aumento dal
30% al 50% dell’incapacità lavorativa globale/finale della Signora RI 1, ha
ritenuto che nella stessa dovesse essere compresa (oltre che ad una riduzione
del tempo di presenza) anche una riduzione del rendimento (per più dettagli si
rinvia alla perizia 8 agosto 2012 del Servizio di accertamento medico (SAM) ed
al rapporto SMR 14 agosto 2012, la cui attualità è stata confermata a seguito
della discussione globale effettuata dal citato istituto peritale il 2 ottobre
2013).

Precedentemente al 24 febbraio 2012
era invece stata fissata un’inabilità lavorativa del 30% intesa unicamente come
riduzione del tempo di presenza (cfr. perizia SAM 24 settembre 2010). Ora,
considerato che prima del riconoscimento del peggioramento dello stato di
salute dell’assicurata la valutazione medica non conglobava le ripercussioni
delle limitazioni funzionali sul tempo di presenza lavorativo (in particolare
la necessità di effettuare pause supplementari e di cambio di posizione al
bisogno), lo scrivente Ufficio AI aveva ritenuto opportuno aggiungere una
riduzione per ridotta redditività causata dalle limitazioni funzionali del 10%,
in aggiunta alla riduzione per attività leggera dell’8% (che al giorno d’oggi
dovrebbe essere arrotondata al 10%, STF 9C_179/2013).

 

A partire dal 24 febbraio 2012 per
contro – essendo già stata riconosciuta una riduzione di rendimento a livello
medico (per più dettagli si rinvia alla pagina 13 della tabella di calcolo
della capacità di guadagno residua 31 ottobre 2013) – l’UAI ha ricalibrato la
riduzione globale dal 18% all’8%, ritenendo presente quale unico fattore quello
legato alla necessità di svolgere attività leggere.

 

-       Non
è stata considerata la riduzione per occupazione a tempo parziale poiché in
ambito di attività qualificate o semi-qualificate il personale femminile – nel
rapporto fra il tempo di lavoro e il salario percepito da lavoratrici a tempo
pieno – non subisce statisticamente una perdita economica (STF 9C_474/2010
consid. 3.4).” (Doc. XI)

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la questione del potere d'esame
del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle assicurazioni qualora si
tratti di verificare, in materia di assicurazione per l'invalidità,
l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido accertato sulla
base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

                                         L'Alta Corte al consid.
5.2 si è così espressa:

 

" Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal fédéral, celui de
l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche pas limité dans ce
contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou l'abus du pouvoir
d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la décision
administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui concerne
l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de savoir si
une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a adoptée
dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les principes
généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son résultat. A cet
égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif pertinent,
substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il doit
s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre
appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81).»

 

                                         Chiamato a pronunciarsi,
il TCA rileva che effettivamente, come indicato dall’amministrazione nelle
precisazioni del 5 giugno 2015, nel caso di specie la valutazione medica di una
capacità lavorativa residua del 50% in attività adeguate tiene già conto del
fatto che, come espressamente indicato nella decisione impugnata, a partire dal
24 febbraio 2012, l’assicurata va considerata abile al lavoro al 50% “da
intendersi come riduzione di presenza con riduzione di rendimento, ovvero può
lavorare 2 volte al giorno per 3 ore (presenza al 70%) con un’ulteriore
riduzione del 28% del rendimento, per una capacità lavorativa complessiva
del 50%” (doc. A, sottolineatura della redattrice).

                                         

                                         Ora,
alla luce di quanto sottolineato dall’Alta Corte in una recente sentenza
8C_163/2015 del 16 giugno 2015, non è possibile, nel momento in cui si valuta
l’entità della riduzione percentuale da applicare al reddito da invalido,
tenere conto nuovamente della riduzione di rendimento già constatata a livello
medico e inclusa nella valutazione della capacità lavorativa residua, onde
evitare di prendere in considerazione due volte lo stesso punto di vista.

                                         

                                         Nella sentenza 8C_163/2015 del 16 giugno 2015, infatti, la nostra
Massima Istanza ha espressamente indicato che:

 

" (…)

3.2.2. Bestehen über das ärztlich beschriebe
Beschäftigungspensum hinaus zusätzliche Einschränkungen, wie beispielsweise ein
vermindertes Rendement pro Zeiteinheit wegen verlangsamter Arbeitsweise oder
ein Bedarf nach ausserordentlichen Pausen oder ist die funktionelle Einschränkung
ihrer besonderen Natur nach nicht ohne weiteres mit den Anforderungen
vereinbar, wie sie sich aus den gewöhnlichen betrieblichen Abläufen ergeben,
kann dies bei der Bemessung des leidensbedingten Abzugs vom statistischen
Tabellenlohn berücksichtigt werden (Urteil 8C_260/2011 vom 25. Juli 2011 E. 5.5
mit Hinweisen). Allerdings ist zu beachten, dass allfällige bereits in der
Beurteilung der medizinischen Arbeitsfähigkeit enthaltene gesundheitliche
Einschränkungen nicht zusätzlich in die Bemessung des leidensbedingten Abzuges
einfliessen können, weil damit ein- und derselbe Gesichtspunkt bei der
Bestimmung des Invalideneinkommens doppelt angerechnet würde. Die Vorinstanz
hat zutreffend erkannt, dass Dr. med. B.________ die Arbeitsfähigkeit in der
angestammten oder einer anderen adaptierten Erwerbstätigkeit in der Bandbreite
von 50 % - 70 % angab, wobei aus der (mehrfachen) Unterstreichung des höheren
Niveaus (70 %) zu schliessen war, dass die Versicherte eher in diesem Umfang
ohne Leistungseinschränkung arbeiten könnte. Unter diesen Umständen hat das
kantonale Gericht zu Recht erkannt, dass kein triftiger Grund bestand, in das
Ermessen der Verwaltung einzugreifen, zumal auch sonst kein abzugsbegründendes
Merkmal gemäss BGE 126 V 75 vorlag, welches die
Vorinstanz, auf deren Entscheid im Übrigen verwiesen wird, nicht berücksichtigt
hätte.”

 

Il TCA non può invece avallare, alla luce di quanto stabilito dal
Tribunale federale nella sentenza del 26 agosto 2013 citata in precedenza (cfr.
consid. 2.11.), la percentuale dell’8% per attività leggera stabilita
dall’amministrazione nella decisione impugnata, la quale deve essere portata al
10%. 

Ciò è, del resto, stato espressamente riconosciuto dallo stesso
Ufficio AI nelle osservazioni del 5 giugno 2015, nelle quali ha indicato che la
riduzione per attività leggera dell’8% “che al giorno d’oggi dovrebbe essere
arrotondata al 10%, STF 9C_179/2013” (doc. XI).

 

                                         Pertanto, in
considerazione di quanto sopra esposto, il TCA non può confermare la riduzione
dell’8% riconosciuta dall’amministrazione e applicata nella decisione
impugnata, ma ritiene corretta una riduzione del 10%.

 

                                         Procedendo quindi al
raffronto dei redditi, con riferimento al 2012, partendo da un salario da
invalido di fr. 51'441.12, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 50% e
ammettendo la riduzione del 10%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta,
quindi, a fr. 23'148.50. Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 44’200.--
(consid. 2.9.), risulta un grado di invalidità del 47,62% arrotondato
al 48% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che dà diritto ad un quarto di rendita di invalidità, come calcolato
dall’amministrazione.

                                         Ad
un’analoga soluzione si giungerebbe anche nell’ipotesi in cui si dovesse
applicare al reddito da invalido l’esiguo gap salariale dello 0.19%
calcolato in precedenza (cfr. consid. 2.10.), circostanza
che porterebbe ad un grado di invalidità del 47.73%, arrotondato al 48%. 

 

                             2.13.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--sono poste a carico della
ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                         

                                   2.   Le spese per fr. 500.--
sono poste a carico di RI 1. 

                                      

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti