# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 53ed3648-55f6-546b-8171-e8689b4f36de
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-05-29
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Schuldbetreibungs- und Konkurskammer 29.05.2018 KSK 2017 55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_003_KSK-2017-55_2018-05-29.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 29 maggio 2018 Comunicata per scritto il:
KSK 17 55 01° giugno 2018

Decisione
Camera delle esecuzioni e dei fallimenti

Presidenza Pedrotti
Giudici Brunner e Michael Dürst
Attuario Rogantini

Nel reclamo in materia d'esecuzione e fallimento

di X._____, reclamante, rappresentato dal Servizio giuridico del Sindacato UNIA 
Ticino e Moesa, Via Canonica 3, 6901 Lugano, 

contro

la decisione del giudice unico del Tribunale regionale Moesa del 29 settembre 
2017, comunicata lo stesso giorno, in re del reclamante contro la Y . _ _ _ _ _ , 
resistente,

concernente fallimento,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. Il 13 luglio 2016 X._____ e la Y._____ conclusero un contratto di lavoro; il 
primo come impiegato, la seconda come datrice di lavoro. La paga mensile lorda 
fu convenuta in CHF 2'905.00. Con scritto del 29 novembre 2016 la datrice di 
lavoro comunicò la disdetta al suo impiegato. Nel seguito questi, rappresentato dal 
Sindacato UNIA, fece sollecitare il pagamento di diversi salari non ancora versati 
(mensilità di agosto, settembre, ottobre e novembre 2016) dalla sua ex datrice di 
lavoro. In data 12 dicembre 2016 egli inoltrò una domanda di esecuzione all'Ufficio 
esecuzioni e fallimenti della Regione Moesa nei confronti della debitrice, allora 
ancora con sede a Mesocco, chiedendo l'emissione di un precetto esecutivo per 
CHF 14'365.15 oltre interessi del 5%.

B. La debitrice avendo fatto opposizione al predetto precetto esecutivo in data 
20 gennaio 2017, il creditore presentò il 14 febbraio 2017 un'istanza di 
conciliazione alla Pretura di Mendrisio-Nord con la quale chiese fra l'altro anche il 
rigetto dell'opposizione. L'udienza di conciliazione si tenne il 7 aprile 2017. Le parti 
avendo chiesto tempo per valutare la possibilità di chiudere la vertenza con un 
accordo bonale, l'autorità di conciliazione fissò un termine scadente il 21 aprile 
2017 per comunicare l'esito delle trattative. Poiché le trattative non ebbero esito 
positivo, la Pretura di Mendrisio-Nord rilasciò al creditore l'autorizzazione ad agire 
in data 24 aprile 2017.

C. Il creditore inoltrò al Tribunale regionale Moesa un'istanza di fallimento 
senza preventiva esecuzione ai sensi dell'art. 190 LEF il 31 maggio 2017, facendo 
valere un credito di CHF 14'365.15 lordi di salario arretrato, per i mesi da agosto a 
novembre 2016, e CHF 1'840.00 di assegni familiari, il tutto con 5% di interessi dal 
1° settembre 2016 (inc. n. 335.17.157).

D. Al dibattimento del 29 settembre 2017 dinanzi al giudice unico del Tribunale 
regionale Moesa presenziò soltanto la debitrice convenuta, il creditore istante 
rispettivamente la sua rappresentante non essendo comparsi come preannunciato 
con scritto 11 settembre 2017. La debitrice contestò di aver sospeso i suoi 
pagamenti come pure il credito vantato da controparte, adducendo che l'istante le 
avrebbe cagionato diversi danni dovuti a errori da lui commessi  nell'espletamento 
dell'attività lavorativa. Dichiarò inoltre che con diversi creditori sarebbero stati 
concordati dei piani di rientro, che la società sarebbe attiva sul mercato e perciò di 
attendersi a breve un miglioramento della situazione della società.

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E. Previa assunzione come prova di un nuovo estratto del registro delle 
esecuzioni, con decisione del 29 settembre 2017, comunicata lo stesso giorno, il 
giudice unico del Tribunale regionale Moesa respinse l'istanza di fallimento, 
accollando le spese di CHF 200.00 all'istante. Seguendo l'argomentazione addotta 
dalla convenuta e rinviando al suo potere d'apprezzamento, il primo giudice 
ritenne che i (severi) presupposti per una dichiarazione di fallimento senza 
preventiva esecuzione non sarebbero dati, poiché la società avrebbe sì debiti, ma 
a suo dire non avrebbe sospeso i pagamenti nel senso della menzionata 
disposizione. La società sarebbe tuttora operativa con un dipendente e altri 
collaboratori su chiamata e starebbe cercando di far fronte ai propri impegni 
finanziari nel limite delle sue possibilità. Con alcuni creditori avrebbe inoltre già 
raggiunto un'intesa per un piano di rientro e con altri sarebbe vicina a un simile 
accordo. Per quanto attiene al credito in discussione, la convenuta sosterrebbe di 
vantare a sua volta pretese nei confronti dell'istante a titolo di risarcimento danni, 
cosicché non si può riconoscere la sospensione dei pagamenti da parte della 
convenuta.

F. Con atto impugnativo del 12 ottobre 2017 (data del timbro postale) 
presentato al Tribunale cantonale dei Grigioni, il creditore istante (in seguito: 
reclamante) ha presentato reclamo contro la decisione del giudice di fallimento, 
chiedendo l'accoglimento della sua istanza di fallimento senza preventiva 
esecuzione con pronuncia del fallimento della Y._____ (in seguito: resistente) a far 
tempo dal 31 maggio 2017, protestando spese e ripetibili per entrambe le sedi. Il 
reclamante fa valere innanzitutto che l'autorità precedente avrebbe negato a torto 
la sospensione dei pagamenti da parte della resistente. Le esecuzioni accumulate 
dalla resistente al momento del deposito dell'istanza avrebbero ammontato a CHF 
89'000.00 e vi sarebbe una chiara tendenza di aumento dei debiti, stando solo a 
quelli in fase d'esecuzione. Tra le esecuzioni, poi, risulterebbero delle 
comminatorie di fallimento, dei pignoramenti, delle opposizioni e delle domande 
d'esecuzione rimaste incontestate. Le carte processuali, nel loro insieme, 
dimostrerebbero inequivocabilmente la difficoltà per la resistente di far fronte ai 
propri obblighi e i pignoramenti e le comminatorie di fallimento sarebbero una 
chiara dimostrazione dell'insolvibilità della società. Vi sarebbe da aggiungere che 
la resistente non avrebbe rispettato il termine di pagamento per i salari di agosto, 
settembre, ottobre e novembre 2016 e non avrebbe tutt'oggi saldato tali scoperti. 
Non avrebbe inoltre nemmeno reso un chiaro rendiconto né un conteggio 
dettagliato del da lei asserito credito nei confronti di controparte da porre in 
compensazione. Ciò comproverebbe ulteriormente l'interruzione dei pagamenti. 

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Infine, indipendentemente da detta interruzione, in applicazione della massima 
inquisitoria, il giudice di prime cure avrebbe comunque dovuto verificare la 
sostenibilità finanziaria della resistente e come la stessa possa far fronte a una 
somma impressionante di debiti con un solo dipendente, pur volendo riconoscere 
che la società sia ancora effettivamente attiva, come dalla stessa sostenuto.

G. Con decreto 13 ottobre 2017 il presidente della Camera delle esecuzioni e 
dei fallimenti ha preteso dal reclamante un anticipo spese di CHF 500.00. Con 
altro decreto di stessa data ha fissato il termine legale alla resistente per 
presentare una risposta all'atto impugnativo di controparte, invitando l'autorità 
precedente a trasmettere gli atti di procedura. Entrambi i decreti sono stati 
ottemperati.

H. La resistente ha trasmesso la sua risposta al reclamo il 27 ottobre 2017 
(data del timbro postale), confermando la sua disponibilità a far fronte ai 
pagamenti dovuti, precisando però che avrebbe voluto discutere preventivamente 
l'eventuale dovuto, in quanto i danni asseritamente cagionati dal reclamante, 
asseritamente documentati, supererebbero ampiamente quanto da quest'ultimo 
vantato. Ha richiesto inoltre un eventuale incontro con il giudice per verificare le 
sue ragioni con la documentazione e stabilire quale delle parti debba ottemperare 
al pagamento.

I. Con scritto del 29 marzo 2018 il presidente della Camera delle esecuzioni e 
dei fallimenti ha informato la resistente che lo scambio di scritti era da ritenersi 
concluso e che la Camera avrebbe deciso in base agli atti giusta l'art. 327 cpv. 2 
CPC, la causa essendo matura per il giudizio. Ha inoltre fissato un termine alla 
resistente per comunicare se nel frattempo avesse saldato il debito posto in 
esecuzione dalla controparte, segnalando che scaduto il termine, la Camera 
avrebbe emesso la decisione di sua competenza senza ulteriori formalità.

J. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi

1. Giusta l'art. 174 cpv. 1 LEF la decisione del giudice di fallimento può essere 
impugnata entro 10 giorni mediante reclamo secondo il CPC. Nel Cantone dei 
Grigioni è competente la Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale 

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cantonale (art. 7 cpv. 1 della Legge d'applicazione del Codice di diritto 
processuale civile svizzero del 16 giugno 2010 [LACPC; CSC 320.100] in unione 
con l'art. 8 cpv. 2 dell'Ordinanza sull'organizzazione del Tribunale cantonale del 14 
dicembre 2010 [Ordinanza sul Tribunale cantonale, OOTC; CSC 173.100]). Per il 
computo del termine si applica il CPC, e meglio gli artt. 142 segg. CPC. Ai sensi 
dell'art. 143 cpv. 1 CPC gli atti scritti devono essere consegnati al tribunale 
oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o una rappresentanza 
diplomatica o consolare svizzera il più tardi l'ultimo giorno del termine. 

Nella fattispecie è incontestato che il reclamo sia stato inoltrato tempestivamente. 
Esso è inoltre debitamente motivato ed è quindi – di principio – ricevibile in ordine.

2. Vanno tuttavia esaminate brevemente le altre condizioni di ricevibilità. 
Innanzitutto si rileva che, secondo la dottrina, un creditore può chiedere il 
fallimento senza preventiva esecuzione giusta l'art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF anche 
qualora egli abbia in precedenza provocato una procedura di esecuzione (vedi 
ALEXANDER BRUNNER/FELIX H. BOLLER, in Basler Kommentar zum Bundesgesetz 
über Schuldbetreibung und Konkurs II, Art. 159-352 SchKG [nel seguito: Basler 
Kommentar SchKG II], 2a ed., Basilea 2010, n. 4 ad art. 190 LEF). Va poi 
precisato che il reclamo è stato inoltrato prima del 1° gennaio 2018, ragion per cui 
non era ancora entrata in vigore la revisione dell'art. 27 LEF. Fino al 31 dicembre 
2017 i cantoni erano autorizzati a disciplinare la professione di rappresentante 
delle persone interessate nel procedimento esecutivo. Ai sensi dell'art. 21 cpv. 1 
della Legge d'applicazione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento 
del 23 aprile 2014 (LAdLEF; CSC 220.000) sono autorizzati a esercitare la 
rappresentanza professionale in tutti i procedimenti gli avvocati legittimati a 
esercitare la rappresentanza dinanzi a un tribunale svizzero secondo la Legge 
federale sulla libera circolazione degli avvocati del 23 giugno 2000 (Legge sugli 
avvocati, LLCA; RS 935.61). Il cpv. 2 di detta norma contiene tuttavia 
un'eccezione di rilievo, ovvero relativamente alla rappresentanza, fra l'altro, nelle 
pratiche evase in procedura sommaria secondo l'art. 251 CPC. Secondo prassi di 
questo Tribunale nelle pratiche in via sommaria ai sensi dell'art. 251 CPC l'art. 21 
LAdLEF trova applicazione anche nella procedura di ricorso. In tal senso il 
Sindacato UNIA è autorizzato a rappresentare il reclamante anche in sede di 
reclamo. Ad abundantiam si rileva che ciò varrebbe anche sotto l'egida del nuovo 
art. 27 cpv. 1 LEF in vigore dal 1° gennaio 2018. Difatti, secondo questa 
disposizione legale, chiunque ha l'esercizio dei diritti civili è autorizzato a 
rappresentare altre persone nel procedimento esecutivo, ciò vale anche per la 

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rappresentanza professionale. I cantoni possono, per motivi gravi, vietare a una 
persona di esercitare la rappresentanza professionale. Con questo è stata 
abrogata la norma che conferiva ai cantoni la competenza di disciplinare la 
rappresentanza professionale in cause d'esecuzione e fallimento. La nuova 
disposizione è applicabile anche nelle procedure sommarie previste dalla LEF 
(vedi fra l'altro il Messaggio del Consiglio federale in FF 2014 7505, pag. 7510).

3. L'ammissibilità di nuovi fatti addotti e di nuovi documenti presentati dalle 
parti va esaminata d'ufficio.

3.1. Giusta l'art. 326 CPC non sono ammesse né nuove conclusioni, né 
l'allegazione di nuovi fatti o la produzione di nuovi mezzi di prova (cpv. 1), tuttavia 
sono fatte salve speciali disposizioni di legge (cpv. 2). Fra queste speciali 
disposizioni di legge figura innanzitutto l'impugnazione di decisioni del giudice di 
fallimento. Ai sensi dell'art. 174 cpv. 1 periodo 2 LEF, difatti, le parti possono 
avvalersi di fatti nuovi, se questi si sono verificati anteriormente alla decisione di 
prima istanza. Con questa norma si è voluto ammettere i cosiddetti pseudo-nova 
senza restrizioni, cioè anche senza che debba essere provato che "non era 
possibile addurli nemmeno con la diligenza ragionevolmente esigibile tenuto conto 
delle circostanze" (cfr. l'art. 317 cpv. 1 lett. b CPC). Nel caso di questi nova, o 
appunto pseudo-nova, può trattarsi sia di fatti sia di mezzi di prova nuovi, 
concernenti ogni aspetto processualmente rilevante della procedura di fallimento, 
nella misura in cui essi non siano stati considerati dal giudice di prima istanza in 
quanto a lui sconosciuti, indipendentemente dal motivo. Oltre a ciò, l'art. 174 cpv. 
2 LEF permette al debitore, che ricorre contro una dichiarazione di fallimento, di 
presentare alcuni mezzi di prova venuti in essere dopo la decisione impugnata 
(nova propriamente detti). Di questo regime ancor più generoso in deroga di quello 
previsto dall'art. 326 CPC gode però soltanto il debitore (cfr. ROGER GIROUD, in 
Basler Kommentar SchKG II, op. cit., n. 20 ad art. 174 LEF). Secondo la 
giurisprudenza del Tribunale federale, sia i pseudo-nova ai sensi dell'art. 174 cpv. 
1 periodo 2 LEF, sia i nova propriamente detti ai sensi dell'art. 174 cpv. 2 LEF 
vanno fatti valere rispettivamente inoltrati entro il termine di reclamo di 10 giorni 
(DTF 139 III 491). Tutte queste regole valgono infine anche in materia di fallimento 
senza preventiva esecuzione, l'art. 194 cpv. 1 LEF rinviando all'art. 174 LEF.

3.2. Il reclamante non ha partecipato al dibattimento tenutosi dinanzi al primo 
giudice e non ha quindi potuto fare osservazioni in merito a quanto sostenuto da 
controparte. Egli fa valere ora, in sede di reclamo, che la controparte non avrebbe 

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mai avanzato pretese concrete nei suoi confronti e ciò nonostante l'interruzione 
dei pagamenti del salario, lo scritto del Sindacato UNIA all'indirizzo di questa, e 
l'avvio di un'esecuzione come pure di una procedura di conciliazione contro la 
stessa. A tal proposito il reclamante produce quattro scritti (act. B.3, B.4, B.5 e 
B.6), che costituiscono tutti degli pseudo-nova. Ai sensi delle disposizioni e di 
dottrina e giurisprudenza citate sopra, sia i nuovi fatti addotti sia le nuove prove 
prodotte vanno dichiarate ammissibili. Per quanto attiene invece al nuovo estratto 
dal registro delle esecuzioni (act. B.2), trattandosi di un novum propriamente detto, 
trova applicazione l'art. 326 cpv. 1 CPC. Di conseguenza tale documento è 
inammissibile. Resta tuttavia agli atti l'estratto dal registro delle esecuzioni, di 
pochi giorni più vecchio, acquisito d'ufficio dal primo giudice in vista del 
dibattimento (act. TDM.7).

4. Ai sensi dell'art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF il creditore può chiedere al giudice la 
dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione contro il debitore soggetto 
alla procedura di fallimento, che abbia sospeso i suoi pagamenti. Se il credito è 
contestato, il giudice di fallimento esamina tale questione in via pregiudiziale 
nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in merito alla qualità di creditore. La 
nozione di sospensione dei pagamenti è una nozione giuridica indeterminata che 
conferisce al giudice del fallimento un ampio potere di apprezzamento, come ha 
considerato a ragione il primo giudice. Per ammettere la sospensione dei 
pagamenti occorre che il debitore non paghi debiti incontestati ed esigibili, lasci 
moltiplicare le esecuzioni promosse nei suoi confronti interponendo 
sistematicamente opposizione, oppure ometta di pagare anche debiti di minima 
importanza, dimostrando così di non disporre di sufficienti mezzi liquidi per far 
fronte ai propri impegni. Non occorre tuttavia che il debitore interrompa tutti i suoi 
pagamenti, è sufficiente che il rifiuto di pagare verta su una parte essenziale delle 
sue attività commerciali o su una determinata categoria di crediti, come i contributi 
di diritto pubblico (sentenza del Tribunale federale 5A_860/2008 del 28 maggio 
2009 consid. 2). Perfino un solo debito permette di ammettere una sospensione 
dei pagamenti, se il debito è importante e se il rifiuto di pagare è durevole (vedi 
per il tutto DTF 137 III 460 consid. 3.4.1; sentenze del Tribunale federale 
5A_707/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 5.1 e 5A_14/2011 del 9 agosto 2011 
consid. 3.1, con rimandi). Una semplice mancanza di volontà al pagamento non è 
sufficiente; occorre difatti un'illiquidità oggettiva che impossibilita il debitore a 
soddisfare le pretese dei suoi creditori, quando diventano esigibili. La sospensione 
dei pagamenti non dev'essere soltanto di natura passeggera, ma deve trattarsi di 
una situazione durevole. Per determinare quando una sospensione dei pagamenti 

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va considerata durevole, bisogna tener conto dell'insieme delle circostanze del 
singolo caso. Se l'interruzione dei pagamenti concerne i salari esigibili dei 
lavoratori della società, di regola si presume che sia data la sospensione dei 
pagamenti ai sensi dell'art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF (Rep. 1985 pagg. 160 segg.; in 
tale sentenza ticinese gli impiegati, i cui salari non erano stati pagati, erano però 
una ventina). L'onere della prova della sospensione dei pagamenti e per la qualità 
di creditore grava sul creditore, che chiede la dichiarazione di fallimento senza 
preventiva esecuzione. Egli deve rendere verosimile la sua qualità di creditore e 
rendere verosimile, con probabilità preponderante il motivo materiale di fallimento 
(ALEXANDER BRUNNER/FELIX H. BOLLER, op. cit., n. 11 segg. ad art. 190 LEF con 
rinvii).

4.1. Il reclamante fonda la sua istanza di fallimento su uno scoperto di salari 
lordi di complessivi CHF 14'365.15, nonché di assegni familiari di CHF 1'840.00 
per i mesi da agosto a novembre 2016, oltre interessi al 5% dal 1° settembre 
2016. Dinanzi al primo giudice ha allegato alla sua istanza il contratto di lavoro del 
13 luglio 2016 (act. TDM.1.1), dal quale risulta un salario mensile lordo di CHF 
2'905.00. Va segnalato che negli atti di prima istanza non vi sono né allegazioni di 
fatto né tantomeno prove in merito agli assegni familiari vantati. In sede di 
dibattimento del 29 settembre 2017 la resistente, oltre a far valere la mancata 
sospensione dei pagamenti, ha contestato le pretese di controparte, sostenendo di 
avere lei stessa delle pretese di risarcimento danni nei confronti del qui 
reclamante. La resistente non ha tuttavia né quantificato né minimamente 
comprovato le sue asserite pretese (vedi il verbale di dibattimento in act. TDM.9). 
Visto quanto precede, questa Corte ritiene che nella procedura di prima istanza il 
reclamante abbia reso sufficientemente verosimili perlomeno le sue pretese di 
salario. Le mere affermazioni della resistente non sono in grado di sminuirne la 
verosimiglianza. Resta difatti il fatto che la resistente non ha quantificato le sue 
asserite pretese e non ha nemmeno sostenuto che esse siano di stessa entità o 
addirittura maggiori rispetto ai crediti vantati dal reclamante. Curiosamente, 
nonostante l'onere della prova per la fondatezza delle asserite pretese vantate 
dalla resistente gravi su di essa, è stato il reclamante a inoltrare, in sede di 
reclamo, quattro documenti a tale riguardo. Il reclamante fa valere che la sua 
rappresentante avrebbe ricevuto in data 21 aprile 2017 uno scritto non datato act. 
B.5, nel quale la controparte sostiene aver subito un danno di perlomeno CHF 
5'350.00. Sarebbero emersi solo dopo i due altri documenti del 21 settembre 2016 
(act. B.3, nel quale si sostiene un danno di almeno CHF 4'000.00) e del 21 
dicembre 2016 (act. B.4, nel quale si sostiene un danno di almeno CHF 

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11'000.00), dei quali l'istante dichiara di non aver mai saputo l'esistenza. Con 
scritto del 17 maggio 2017 la rappresentante del reclamante avrebbe avvisato la 
controparte che mai prima dell'udienza di conciliazione tenutasi il 7 aprile 2017 il 
suo assistito è stato richiamato per eventuali danni, neppure quando è stato 
sciolto il rapporto di lavoro il 29 novembre 2016, motivando la cessazione come 
"ristrutturazione aziendale e carenza di lavoro". A tal proposito va precisato che 
una di quelle "reclamazioni" scritte è datata 21 settembre 2016 e precede così, 
almeno in teoria, la disdetta del contratto di lavoro. La resistente, nella risposta al 
reclamo, non ha contestato il fatto che il reclamante (rispettivamente la sua 
rappresentante) non abbia preso conoscenza degli scritti del 21 settembre 2016 e 
del 21 dicembre 2016 prima del 21 aprile 2017. Va inoltre ricordato che il contratto 
di lavoro scritto costituisce un riconoscimento di debito da parte della datrice di 
lavoro in favore del lavoratore per quanto concerne i salari dovuti e che, viceversa, 
la datrice di lavoro non dispone di alcun riconoscimento di debito di controparte. Vi 
si aggiunge inoltre, a mero titolo di abbondanza, che giusta l'art. 323b cpv. 2 CO il 
datore di lavoro può compensare il salario con un suo credito nei confronti del 
lavoratore soltanto nella misura in cui il salario sia pignorabile. Ne risulta quindi 
che il reclamante ha perlomeno reso verosimili le sue pretese di salario fondate 
sul contratto di lavoro, interessi inclusi, nonostante le contestazioni di controparte 
e nonostante i documenti presentati in sede di reclamo.

4.2. Per quanto attiene al motivo materiale di fallimento, il reclamante ha fatto 
valere dinanzi al primo giudice che la convenuta avrebbe sospeso il pagamento 
dei salari a lui dovuti e che essa avrebbe inoltre debiti per complessivi CHF 
88'950.05. A sostegno della sua affermazione ha inoltrato, unitamente alla 
domanda di fallimento del 31 maggio 2017, un estratto dal registro delle 
esecuzioni del 21 marzo 2017 (act. TDM.1.14). Da quest'ultimo risultano nove 
esecuzioni nel periodo dal 30 agosto 2016 al 27 gennaio 2017, tre di cui hanno già 
raggiunto lo stadio di pignoramento. Quella del 27 gennaio 2017 pare essere 
rimasta incontestata. Di particolare interesse è però anche ciò che risulta 
dall'estratto del 29 settembre 2017, acquisito verosimilmente d'ufficio dal primo 
giudice stesso (act. TDM.7). Per il periodo dal 30 agosto 2016 al 5 settembre 2017 
figurano difatti 13 esecuzioni per una somma complessiva di CHF 95'093.34. Tre 
di esse sono comminatorie di fallimento, sette concernono delle pretese di diritto 
pubblico, che paiono essere rimaste incontestate. Quattro esecuzioni concernono 
delle pretese di meno di CHF 1'000.00. Riassumendo, si constata che, al 
momento della decisione del primo giudice, era chiaro che in un periodo 
relativamente breve la resistente ha accumulato numerose esecuzioni, che contro 

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di lei sono state emesse ben tre comminatorie di fallimento e che la stessa ha 
regolarmente mancato di onorare anche pretese di diritto pubblico esigibili e 
incontestate per importi del tutto irrisori. Si nota inoltre che negli ultimi mesi il 
numero di esecuzioni è aumentato, ulteriore indizio per una situazione duratura. 
Indipendentemente dalle asserzioni avanzate in sede di dibattimento dalla 
resistente risulta quindi che il reclamante ha reso perlomeno verosimile in modo 
preponderante la sospensione dei pagamenti. Considerando i debiti per una 
somma superiore a CHF 95'000.00 è a dir poco dubbia pure la solvibilità della 
resistente. Ne segue che va dichiarato il fallimento della stessa senza preventiva 
esecuzione.

5. Giusta l'art. 175 LEF il fallimento si considera aperto dal momento in cui è 
dichiarato (cpv. 1). Il giudice stabilisce tale momento nella sentenza (cpv. 2). Per 
questo motivo nella dichiarazione di fallimento devono essere indicati il giorno e 
l'ora precisi della decisione. Se le parti sono comparse al dibattimento dinanzi al 
tribunale, è determinante il momento della comunicazione orale della decisione, 
altrimenti lo è il momento della sottoscrizione della decisione. La notificazione e la 
pubblicazione eventuale della decisione sono irrilevanti per l'entrata in forza degli 
effetti del fallimento. Nella procedura di ricorso la data d'apertura del fallimento è 
quella del giudizio sul ricorso (cfr. DTF 85 III 146 consid. 6). Ciò deve valere a 
fortiori quando su ricorso è annullata una decisione di reiezione dell'istanza di 
dichiarazione di fallimento e quest'ultimo è dichiarato per la prima volta in sede di 
reclamo. Nella fattispecie la presente decisione è stata presa in camera di 
consiglio alle ore 09.30 del 29 maggio 2018. L'apertura del fallimento risale 
dunque a detto momento.

6. Vanno infine liquidate le spese per entrambe le sedi.

6.1. Le spese processuali della procedura di prima istanza sono state fissate a 
CHF 200.00. Tale importo non è stato contestato. Esso è proporzionato, 
rientrando negli importi minimi e massimi previsti dall'art. 52 lett. b dell'Ordinanza 
sulle tasse riscosse in applicazione della legge federale sulla esecuzione e sul 
fallimento del 23 settembre 1996 (OTLEF; RS 281.35), e può perciò senz'altro 
essere mantenuto. Visto l'esito della presente procedura, le spese vanno accollate 
alla resistente, rispettivamente ormai alla sua massa fallimentare.

6.2. Giusta l'art. 98 CPC il giudice può esigere che l'attore anticipi un importo a 
copertura parziale o totale delle spese processuali presumibili. Nella procedura di 
fallimento, poi, ai sensi dell'art. 169 cpv. 1 LEF, chi presenta la domanda di 

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fallimento è responsabile delle spese occorse fino alla sospensione del fallimento 
per mancanza di attivi o alla pubblicazione e convocazione dei creditori comprese. 
Il giudice può pretendere dal creditore una conveniente anticipazione delle 
medesime (cpv. 2). Nell'occorrenza il reclamante ha anticipato CHF 1'500.00 (di 
cui CHF 1'300.00 proprio per le spese in caso di pronuncia del fallimento) al 
Tribunale regionale Moesa, richiesti proprio in applicazione combinata dell'art. 98 
CPC e dell'art. 169 cpv. 2 LEF. Ora, secondo l'art. 111 cpv. 1 CPC le spese 
processuali sono compensate con gli anticipi prestati dalle parti. La parte 
condannata a pagare le spese deve rimborsare direttamente gli anticipi prestati 
(cpv. 2). Si giustifica perciò trattenere i CHF 200.00 in compensazione con le 
spese processuali di prima istanza, come previsto, e devolvere i CHF 1'300.00 
restanti all'Ufficio esecuzioni e fallimenti della Regione Moesa per lo svolgimento 
del fallimento. Ne discende che la massa fallimentare dovrà rimborsare ad 
X._____ l'intero anticipo di CHF 1'500.00 da lui versato.

6.3. Per quanto concerne la richiesta di ripetibili formulata dal reclamante, si 
constata che il lo stesso non è patrocinato da un avvocato e che non ha motivato 
né tantomeno comprovato in nessun modo la sua pretesa di risarcimento a titolo di 
ripetibili. Ne segue, per il caso in giudizio, che non possono essere aggiudicate 
spese ripetibili al reclamante, né per la procedura di prima istanza, né per quella di 
reclamo.

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III. La Camera delle esecuzioni e dei fallimenti decide:

1. Il reclamo è accolto e la decisione impugnata è annullata.

2. La domanda di fallimento senza preventiva esecuzione di X._____ è 
accolta.

3. È dichiarato il fallimento della Y._____, Mendrisio, a far tempo dalle ore 
09.30 del 29 maggio 2018.

4. Le spese della procedura dinanzi al primo giudice di CHF 200.00 vanno a 
carico della massa fallimentare della Y._____, Mendrisio, e sono prelevate 
dall'anticipo versato da X._____ di CHF 1'500.00. I CHF 1'300.00 restanti 
vanno versati dal Tribunale regionale Moesa all'Ufficio esecuzioni e 
fallimenti della Regione Moesa per le spese a seguito della dichiarazione di 
fallimento. La massa fallimentare della Y._____, Mendrisio, è perciò tenuta 
a rimborsare complessivamente CHF 1'500.00 direttamente ad X._____.

5. Le spese della procedura di reclamo di CHF 500.00 sono messe a carico 
della massa fallimentare della Y._____, Mendrisio, e sono prelevate 
dall'anticipo versato da X._____. La massa fallimentare della Y._____, 
Mendrisio, è tenuta a rimborsare i CHF 500.00 direttamente ad X._____.

6. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia civile ai 
sensi dell'art. 74 cpv. 2 lett. d LTF. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale 
federale, 1000 Losanna 14, per scritto entro 10 giorni dalla notificazione 
della decisione con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. 
LTF. Per l'ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di 
ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

7. Comunicazione a: