# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39d95e3b-73a3-5ec0-b42b-f99e084f7f93
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-05-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 15.05.2002 12.2001.130
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2001-130_2002-05-15.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2001.00130

  	
  Lugano

  15 maggio
  2002/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente, 

  Chiesa, Rusca

  

 

	
  segretaria:

  	
  Zanetti vicecancelliera

  

 

sedente per statuire nella causa OA.2000.00023 della
Pretura di Locarno-Città, promossa con petizione 26 aprile 2000 da

 

	
   

  	
  __________

  patr. dall’avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

  __________

  entrambi patr. dall’avv. __________

   

  

 

con cui
l’attore ha chiesto il disconoscimento del debito di complessivi fr. 18'675.--
oltre accessori, di cui all’esecuzione n. __________ dell’UEF di Locarno;

 

domanda
avversata dal convenuto e che il Segretario Assessore, con sentenza 27 giugno
2001 ha integralmente respinto;

 

appellante
l’attore che, con memoriale 31 agosto 2001, chiede la riforma del querelato
giudizio, nel senso di accertare l’inesistenza del debito di fr. 18'675.--,
oltre accessori, protestando spese e ripetibili;

 

mentre i
convenuti, con osservazioni 11 ottobre 2001, postulano la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili;

 

appellanti
adesivi i convenuti che, con memoriale 11 ottobre 2001, chiedono la riforma del
querelato giudizio, nel senso che l’azione di disconoscimento del debito inoltrata
dall’attore sia dichiarata irricevibile poiché tardiva;

 

 

letti ed
esaminati gli atti e i documenti prodotti

 

considerato

 

in
fatto:

 

 

                                  A.   Il 12 novembre 1995 __________ e __________ in veste di
conduttori e __________, __________ e la Comunione ereditaria __________, quali
locatori stipulavano un contratto di locazione relativo all’esercizio pubblico
denominato “__________ ” ad __________ (doc. 4, D). Il canone di locazione
ammontava a fr. 54'000.-- annui, da versare in dodici rate mensili di fr. 4'500.--
cadauna. Il rapporto di locazione aveva inizio il 1. gennaio 1996 e terminava
il 31 dicembre 2005.

 

                                  B.   In data 24 novembre 1995, __________ e __________ da una parte e la
__________ dall’altra, firmavano una convenzione che prevedeva la cessione dell’inventario
mobiliare del predetto esercizio pubblico ai conduttori (doc. 1, E). I
conduttori avrebbero pagato l’inventario a rate, ossia con versamenti mensili
di fr. 1'000.-- per tutto il periodo dal 1. gennaio 1996 al 31 dicembre 2005.
Con atto scritto del 5 dicembre 1995, il credito nei confronti di __________ e
__________ di complessivi fr. 120'000.-- derivante dal contratto di cessione
veniva ceduto dalla __________ a __________ e __________ (doc. 2).

 

                                  C.   Il
19 febbraio 1996, __________ e __________ stipulavano con __________ un
contratto di sublocazione dell’esercizio pubblico “__________ ” di __________
(doc. F). Il canone versato dalla sublocataria ai fratelli __________ era di
fr. 5'500.-- mensili. __________ acquistava inoltre l’inventario dell’esercizio
pubblico per fr. 40'000.--.

 

                                  D.   Dal
mese di settembre 1996, i fratelli __________ hanno interrotto il pagamento
dell’importo di fr. 1'000.-- mensili dovuti a __________ e __________ per
l’acquisto dell’inventario del “__________ ” (v. petizione, pag. 5). Il 16
giugno 1997 __________ ricordava a __________ e __________ che la convenzione
24 novembre 1995 doveva essere onorata e quindi che questi ultimi dovevano
provvedere a pagare le rate non ancora versate (doc. 6).

                                      

                                  E.   Con
scritto 14 ottobre 1996 (doc. I) il locatore principale acconsentiva alla
riduzione del canone mensile tra locatario (sublocatore) e sublocatario. A
partire dal 1. dicembre 1996 la gerenza dell’esercizio pubblico e il relativo
contratto di sublocazione passava da __________ a __________ (doc. H e verbale
teste __________, pag. 4). Il canone di locazione mensile veniva ridotto da fr.
5'500.-- a fr. 4'500.-- e a sua volta __________ acquistava da __________
l’inventario per fr. 100'000.-- (v. verbale teste __________, pag. 4 e 5). 

 

                                  F.   Il
19 febbraio 1998 __________ e __________ facevano spiccare nei confronti di
__________ il precetto esecutivo no. __________ dell’Ufficio esecuzione di
Locarno per un importo complessivo di fr. 18'675.-- oltre interessi e spese. La
cifra di fr. 18'000.-- corrispondeva a 18 mensilità sul prezzo di vendita
dell’inventario (settembre 1996-febbraio 1998), mentre fr. 675.-- agli
interessi di mora per ogni singola rata. L’opposizione interposta dall’escusso
è stata rigettata in via provvisoria con sentenza 19 giugno 1998 del Pretore di
Locarno-Città e confermata il 30 aprile 1999 dalla CEF del Tribunale d’appello,
adita dall’escusso.

 

 

in diritto:

 

                                   1.   Innanzitutto
si rileva che l’appello 31 agosto 2001 inoltrato dalla parte __________ è
tempestivo. Le censure sollevate a questo proposito dalla parte appellata non
trovano seguito. Il vigente art. 515 CPC stabilisce che le disposizioni
introdotte con la revisione 20 dicembre 2000 del codice di procedura civile,
tra cui appunto l’art. 133 cpv. 1 lett. b CPC che accorcia le ferie giudiziarie
dal 31 agosto al 15 agosto, si applicano a tutti i processi pendenti al momento
della loro entrata in vigore, ossia dal 1. aprile 2001. Questa nuova versione dell’art.
515 CPC è però entrata in vigore il 1. ottobre 2001 (BU 39/2001, 31
agosto 2001), vale a dire dopo la presentazione dell’appello. Ne discende che l’art.
133 cpv. 1 lett. b CPC non trova applicazione nella presente fattispecie. Del
resto, neppure si ravvisano le eccezioni previste dall’art. 515 cpv. 2 CPC.

 

                                   2.   L’appellante
sostiene che il contratto di locazione del “__________ ” e la convenzione di
cessione dell’inventario erano strettamente connessi tra loro. Entrambi gli
accordi dovevano pertanto essere visti come un tutt’uno, poiché i signori
__________ e __________ non avrebbero mai stipulato la convenzione di cessione
dell’inventario senza previo contratto di locazione, e viceversa (doc. 1, E e
doc. 4, D). Di conseguenza, la riduzione del canone di locazione da fr.
5'500.-- a fr. 4'500.-- concessa da __________ con lettera 14 ottobre 1996
(doc. I) sarebbe da intendere come riduzione sull’importo globale di fr.
5'500.-- dovuto dai fratelli __________ (fr. 4'500.-- per la locazione e fr.
1'000.-- per l’inventario). La diminuzione di fr. 1'000.-- rappresentava, a
mente dell’appellante, l’esonero dal pagamento delle rate mensili relative
all’inventario (doc. 1, E). Quindi, in base allo scritto di cui al doc. I,
sarebbe venuta in essere una estinzione del credito ai sensi dell’art. 115 CO.
Le ulteriori censure sollevate innanzi alle autorità precedentemente adite non
sono più state riprese in sede di appello.

 

                                   3.   L’art.
115 CO prevede che un credito può essere annullato in tutto o in parte mediante
convenzione e senza una forma speciale (Gauch/Schluep, Schweizerisches Obligationenrecht
AT, 7. ed., Zurigo 1998, n. 3189 ss. e n. 3200; Schwenzer, Schweizerisches
Obligationenrecht AT, Berna 1998, n. 79.01 ss.; Gauch/Aepli/Stöckli, Präjudizienbuch
zum OR, 5. ed., Zurigo 2002, n. 1 ss. ad art. 115 CO). Si tratta di un accordo
al quale entrambe le parti devono aderire; in caso di comportamento concludente
di una delle parti, il giudice ammette l’esistenza di un contratto di
estinzione del credito con estrema prudenza (DTF 109 II 329; Schwenzer,
op. cit., n. 79.02; Gauch/Schluep, op. cit., n. 3194 e n. 3204). L’onere
della prova relativa all’esistenza della pretesa incombe al creditore, mentre
il debitore deve provare l’esistenza di quelle circostanze di fatto dalle quali
si possa dedurre la sua liberazione (Cocchi/Trezzini, CPC massimato e
commentato, Lugano 2000, n. 27 ad art. 183 CPC). Nel caso concreto,
l’appellante deve dimostrare l’esistenza di una convenzione di estinzione del
credito ex art. 115 CO.

 

                                   4.   Innanzitutto,
come giustamente rilevato da tutte le autorità adite dall’appellante, il
contratto di locazione e la convenzione di cessione dell’inventario sono da
ritenere contratti a sé stanti. Al primo ritornano applicabili le norme del
diritto di locazione; la convenzione del 24 novembre 1995 (doc. 1, E) è invece
da qualificare siccome contratto di compravendita dell’inventario. Nella
fattispecie in disamina, l’importo di fr. 18'000.-- preteso dall’appellante
deriva senza dubbio dalla convenzione di cessione dell’inventario in quanto
corrisponde a 18 rate mensili di fr. 1'000.-- ciascuna sul prezzo di vendita
(settembre 1996-febbraio 1998) e nulla hanno a che vedere con il canone di
locazione del “__________ ”. La somma di fr. 675.-- si riferisce agli interessi
di mora maturati su ogni singola rata (art. 102 cpv. 2 CO; doc. 1, E). Tra
l’altro, le parti che hanno sottoscritto i due accordi sono diverse (il
contratto di locazione dai fratelli __________, __________, __________ e la
Comunione ereditaria __________; la convenzione di compravendita
dell’inventario dai fratelli __________ e la __________). Dal doc. G emerge
inoltre che la pigione veniva versata tramite il __________, mentre le rate per
l’inventario erano pagate tramite la __________. 

 

                                   5.   Lo
scritto di cui al doc. I si riallaccia senza ombra di dubbio al rapporto di
sublocazione venuto in essere il 19 febbraio 1996 tra i fratelli __________ e
__________ (doc. F) e non al contratto di locazione principale (doc. 4, D).
Infatti __________ fa espressamente riferimento al rapporto di sublocazione
esistente tra i fratelli __________ e il loro inquilino (sublocatario). Con
questo scritto i sublocatori venivano autorizzati a ridurre il canone di
sublocazione ai sensi dell’art. 262 cpv. 2 CO. Il consenso della parte
locatrice costituisce una condizione preliminare per concludere una valida
sublocazione, rispettivamente per apportare modifiche al contratto di
sublocazione (Lachat, Le bail à loyer, Losanna 1997, pag. 378; Mosca,
Il trasferimento della locazione ad un terzo, la sublocazione e la restituzione
anticipata dell’ente locato, in: Diritto della locazione, Atti della giornata
di studio del 26 marzo 1999, CFPG vol. 23, Lugano 2000, pag. 75 s.). L’art. 262
CO è inderogabile a favore del conduttore (“relativ zwingend”) anche per i
locali commerciali (Weber/Zihlmann, Obligationenrecht I, Basler Kommentar,
Basilea/Francoforte s.M., n. 2 ad art. 262 CO; Heinrich, Die Untermiete,
diss. Zurigo 2000, pag. 11; SVIT-Kommentar, n. 1 ad art. 262 CO). Si
ravvede inoltre un chiaro nesso causale e temporale tra l’assenso dei locatori
principali alla diminuzione del canone di sublocazione per l’esercizio pubblico
e la stipulazione del successivo accordo con il gerente che subentrava alla
__________. La cessione a __________ del contratto di sublocazione relativo al
“__________ ”, effettiva dal 1. dicembre 1996 (verbale teste __________, pag.
4), riporta chiaramente la riduzione del canone di sublocazione da fr. 5'500.--
a fr. 4'500.-- mensili e l’assenso dei proprietari dell’immobile alla richiesta
di riduzione presentata dai fratelli __________ (verbale teste __________, pag.
4). __________ aveva invece sempre versato fr. 5'500.-- mensili (verbale teste
__________, pag. 6 e 7). Al contrario di quanto asserito dall’appellante, non
vi è alcuna correlazione temporale tra la lettera del 14 ottobre 1996 (doc. I)
e la sospensione del pagamento delle rate dell’inventario a partire da
settembre 1996 (petizione, pag. 5).

                                         Le
asserzioni dell’appellante sono altresì smentite dal chiaro tenore dello
scritto del 16 giugno 1997, con il quale __________ chiedeva ai fratelli
__________ spiegazioni in merito al mancato versamento delle rate di fr.
1'000.-- relative all’inventario (doc. 6) e ribadiva la validità della
convenzione 24 novembre 1995. Dalle tavole processuali nulla porta a concludere
che la parte appellata abbia rinunciato a un credito di fr. 120'000.-- a favore
dell’appellante, neppure in modo concludente.

 

                                   6.   Gli
appellanti adesivi, basandosi su di una recente decisione del Tribunale
federale (DTF 124 III 34), sostengono l’intervenuta perenzione
dell’azione di disconoscimento del debito promossa da __________ il 26 aprile
2000. Secondo l’art. 83 cpv. 2 LEF, il termine per promuovere l’azione di
disconoscimento del debito è di 20 giorni dalla decisione di rigetto
provvisorio dell’opposizione. In questo caso, il rigetto provvisorio
dell’opposizione è stato accordato dalla Pretura di Locarno-Città con sentenza
19 giugno 1998.

                                         Nella
decisione DTF 124 III 34, il Tribunale federale ha stabilito che se il diritto
procedurale cantonale prevede un mezzo di ricorso sospensivo contro la
decisione di rigetto, il termine di cui all’art. 83 cpv. 2 LEF non decorre fino
al momento dello spirare del termine per ricorrere o fino alla notifica della
decisione sul ricorso. Se invece il ricorso contro la decisione di rigetto non
ha effetto sospensivo, né in base al diritto di procedura cantonale, né sulla
scorta di una decisione dell’autorità di seconda istanza, il termine per
proporre l’azione di disconoscimento del debito decorre dalla notifica della
sentenza di rigetto provvisorio dell’opposizione. L’art. 310 cpv. 4 lett. d CPC
prevede che l’appello in ambito di procedura sommaria LEF non ha effetto
sospensivo e pertanto, a mente degli appellanti adesivi, controparte avrebbe
dovuto inoltrare l’azione di merito entro venti giorni dalla decisione
pretorile del 19 giugno 1998.

 

                                         La
tesi dell’appellante adesiva non può essere seguita per motivi di economia
processuale e di sicurezza del diritto. Se si seguisse la tesi del Tribunale
federale, praticamente in ogni procedura il debitore si vedrebbe costretto a
introdurre sia l’appello (con eventuale domanda di effetto sospensivo) sia
l’azione di disconoscimento del debito. Infatti, il rischio di perdere il
termine per avviare l’azione ordinaria di disconoscimento in caso di rigetto
della domanda di effetto sospensivo da parte dell’autorità superiore sarebbe
troppo elevato (Staehelin, Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung
und Konkurs, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 22 s. ad art. 83 LEF). Già in
precedenza, la giurisprudenza cantonale aveva seguito la stessa linea, dalla
quale non vi è motivo di discostarsi (Rep. 1974, pag. 206 e Rep.
1985, pag. 140. In Rep. 1997, n. 71, è stato inoltre stabilito che l’art.
310 cpv. 4 lett. d CPC non è applicabile poiché contrario al diritto federale
superiore e il rigetto dell’opposizione deve essere cresciuto in giudicato
formale, ossia fino alla decisione della CEF quale ultima autorità giudiziaria
cantonale).

 

                                         Ne
discende che nonostante l’attore abbia ottenuto termini suppletori in base ai
combinati art. 32 LEF e art. 139 CO poiché ha più volte adito autorità
incompetenti (sia per materia – come l’Ufficio di conciliazione in materia di
locazione – sia per territorio – la Pretura di Locarno-Campagna invece della
Pretura di Locarno-Città), l’azione di disconoscimento del debito inoltrata
dall’attore alla Pretura di Locarno-Città è da ritenersi tempestiva (v. anche Berti,
Obligationenrecht I, Basler Kommentar, n. 7 ad art. 139 CO). Pertanto anche
l’eccezione sollevata in sede di appello adesivo non può trovare accoglimento.
In ogni caso, la questione è di poca rilevanza poiché già le tesi dell’appello
principale non sono state accolte.

 

                                   7.   Appello
e appello adesivo, infondati in ogni loro punto, devono essere respinti. Spese
e ripetibili seguono la soccombenza. 

 

 

Per i quali motivi

 

 

pronuncia:              1.   L’appello 31 agosto 2001 di __________ è
respinto.

 

                                   2.   Le
spese della procedura di appello consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia                                    fr.   450.--

                                         b)
spese                                                      fr.     50.--

                                         totale                                                            fr.   500.--

 

                                         sono
poste a carico dell’appellante, con l’obbligo di rifondere alla parte appellata
la somma di fr. 720.-- per ripetibili. 

 

 

                                   3.   L’appello
adesivo 11 ottobre 2001 di __________ e __________ è respinto.

 

 

 

 

                                   4.   Le
spese della procedura di appello adesivo consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia                                    fr.        300.--

                                         b)
spese                                                      fr.         
50.--

                                         totale                                                            fr.        350.--

 

                                         sono
poste a carico dell’appellante adesivo. 

 

                                   5.   Intimazione:

                                         -
__________

                                         Comunicazione
alla Pretura di Locarno-Città.

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                        La
segretaria