# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 40d0e253-9984-5f2e-9ffc-4a746aa5068d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 30.10.2006 30.2006.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_30-2006-58_2006-10-30.html

## Full Text

Incarto
  n.

  30.2006.58

  916

  	
  Bellinzona

  30
  ottobre 2006

   

  	
  Sentenza
  

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Presidente della Pretura penale

  
	
  Marco Kraushaar

  
	
   

  
						

sedente con la
vicecancelliera Petra Vanoni in qualità di segretaria per statuire sul ricorso
27 gennaio 2006 presentato da

 

	
   

  	
  RI 1, 

  
	
   

  	
  contro

  
	
   

  	
  la decisione
  12 gennaio 2006 n. MU0003-ind emessa dall’Ufficio della manodopera estera, Bellinzona,
  

  

 

viste                                  le osservazioni 27 marzo 2006 presentate
dall’Ufficio della manodopera estera;

 

                                         letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto                             in fatto

 

                                 A.     Con decisione 12 gennaio
2006 l’Ufficio della manodopera estera ha inflitto a RI 1 una multa di fr.
1’500.- oltre a una tassa di giustizia di fr. 100.- per “inosservanza
all’obbligo di notifica” (cfr. intimazione di contravvenzione 17 novembre
2005, doc. 4)

 

                                         La risoluzione è stata resa in
applicazione degli art. 2 cpv. 6 vODDS; 23 cpv. 6 LDDS; 4 lett. c RLaLPS-CE/AELS.

 

                                 B.     Contro la predetta
pronuncia dipartimentale RI 1 si aggrava ora davanti a questo giudice chiedendo
l'annullamento e, in subordine, la riduzione della multa.

 

                                 C.     L’Ufficio della
manodopera estera nelle sue osservazioni 27 marzo 2006 propone, per contro, che
il gravame sia respinto e che la decisione impugnata sia confermata.

considerato                      in diritto

 

                                 1.     La competenza di questo
giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività
dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr. Il ricorso è pertanto
ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti a norma
dell'art. 12 LPContr.

 

                                 2.     Giusta l’art. 2 cpv. 6 vODDS,
gli stranieri tenuti normalmente al termine di notificazione di tre mesi e che,
nel corso di questi tre mesi, esercitano un’attività lucrativa che comporta la
notificazione entro otto giorni sono tenuti a dichiarare il loro arrivo dal
momento in cui la loro attività è durata più di otto giorni nel periodo di
novanta giorni. Gli stranieri attivi nei settori dell’edilizia, ivi compresi il
genio civile e i rami accessori dell’edilizia, sono tenuti in ogni caso a
notificarsi al più tardi il giorno prima dell’inizio dei lavori,
indipendentemente dalla durata dell’attività.

 

                                         Secondo l’art. 4 lett. c del
Regolamento della legge di applicazione alla legislazione federale in materia
di persone straniere dell’8 giugno 1998 concernente i cittadini CE-AELS e i
cittadini di stati terzi beneficiari dell’accordo sulla libera circolazione
delle persone (RLaLPS-CE/AELS), l’Ufficio della manodopera estera è competente
per la procedura di notifica prevista per i lavoratori dipendenti distaccati, i
prestatori di servizio indipendenti e i lavoratori dipendenti presso un datore
di lavoro svizzero che esercitano un’attività lucrativa fino a 3 mesi o 90
giorni lavorativi per anno civile. Inoltre, detta autorità emette le
contravvenzioni, giusta l’art. 23 cpv. 6 LDDS, relative alle infrazioni alle
disposizioni di sua competenza previste dal regolamento (art. 39 RLaLPS-CE/AELS).

 

                                         Le infrazioni alle
disposizioni di polizia degli stranieri o ai provvedimenti delle autorità
competenti, che non sono comprese nell’art. 23 cpv. 1 a 5 LDDS, sono punite con
la multa fino a duemila franchi; nei casi di minima gravità si potrà
prescindere da ogni pena (art. 23 cpv. 6 LDDS).

 

                                 3.     Nella fattispecie il
ricorrente è stato sanzionato nella sua qualità di prestatore di servizio
indipendente a seguito della situazione riscontrata nel corso del controllo
effettuato l’11 novembre 2005, in entrata in Svizzera, presso il valico
doganale di Chiasso Autostrada. 

 

                                         Dal rapporto di segnalazione allestito
dal Corpo delle guardie di confine IV (doc. 1) sulla base delle dichiarazioni
rilasciate dal ricorrente, risulta che egli ha svolto un’attività presso il
signor __________ a __________ senza la relativa notifica. In particolare, si
evince che egli ha lavorato 4 giorni sull’arco delle due settimane precedenti
il controllo e che - sempre stando alle sue dichiarazioni - l’attività sarebbe
continuata per uno o due giorni. 

 

                                         Durante il controllo è pure
stato steso un rapporto di segnalazione nei confronti di __________, il quale
si stava recando nell’abitazione del signor __________ unitamente al ricorrente
per eseguire in collaborazione con quest’ultimo l’attività per la quale si
rimprovera loro la mancata notifica.

 

                                 4.     Il ricorrente - in un
gravame perfettamente identico a quello inoltrato dal collega artigiano __________
(cfr. incarto n. 30.2006.59) – riconosce di aver commesso, seppur
involontariamente, l’infrazione ascrittagli. 

 

                                         Egli sostiene che la mancata
notificazione delle opere da eseguirsi nell’abitazione del committente è stata
determinata dalle rassicurazioni che l’ Ufficio della manodopera estera 1
avrebbe fornito al committente, secondo cui non era necessaria alcuna
comunicazione (ricorso punto 2); egli si appella quindi implicitamente
al principio della buona fede vigente in campo amministrativo, il quale
garantisce al cittadino il diritto di pretendere da quell’autorità che
attraverso suoi specifici e determinati atteggiamenti giuridici ha fatto
sorgere in questi altrettanto specifiche e determinate aspettative, il rispetto
delle stesse.

 

                                         Inoltre, si giustifica
invocando la sua buona fede (soggettiva), a suo dire, “avallata
dall’esiguità del tipo di intervento da [lui] compiuto in quella sede (applicazione
di non più di una ventina di piastrelle, misura cm 10 x 30 cm, di contorno ad
un serramento), in forza del quale [riteneva] più che plausibile la non
necessità di notificare l’esecuzione ed il tipo di attività da eseguirsi” (ricorso
punto 3), della durata di una mezza giornata (ricorso punto 4).

 

                                         Egli sostiene infine che
l’entità della sanzione è tale da incidere pesantemente sulle sue disponibilità
economiche; la multa sarebbe in ogni caso eccessiva per rapporto alla
rimunerazione conseguita, a suo dire, pari a non più di 200 euro (ricorso punto
4; rimunerazione della quale però ben si guarda dal produrre la relativa
ricevuta).

 

                                 5.     Orbene, le
giustificazioni addotte dal ricorrente non sono liberatorie e quindi tali da
esimerlo dalle proprie responsabilità.

 

                                         Per quanto attiene alle asserte
rassicurazioni ottenute dal committente e non dal ricorrente - e comunque non
suffragate da alcun elemento probatorio - si rileva che egli cade in
contraddizione, in quanto nel gravame afferma che le stesse sarebbero state
rilasciate dall’Ufficio della manodopera estera, mentre nelle osservazioni 1°
dicembre 2005 egli menziona il Comune di pertinenza, ciò che fa sorgere il
dubbio che la richiesta si riferisse ad altra autorizzazione (es. licenza
edilizia). In proposito, l’Ufficio della manodopera estera ha comunque rilevato
che se fossero state chieste informazioni in merito alle prestazioni di
servizio, non ci sarebbero stati problemi nel fornire precise indicazioni sulla
procedura di notifica (cfr. osservazioni 27 marzo 2006, punto 3).

                                         È interessante rilevare, a
conferma delle considerazioni espresse dall’Ufficio della manodopera estera e
quindi dell’inattendibilità dell’assunto del ricorrente, che egli nelle
osservazioni 1° dicembre 2005 precisa per l’appunto che la “gent.ma Sig.ra __________”
(che come noto a questo giudice lavora presso detta autorità) avrebbe fornito
ad alcuni suoi colleghi “le indicazioni utili per poter effettuare la
notifica via internet”. Se si fosse messo in contatto pure lui, o il
committente in sua vece, avrebbe certamente ricevuto le stesse informazioni.

 

                                         Al di là della contraddizione
e pur volendo ammettere che il ricorrente abbia ottenuto indicazioni inesatte
da parte dell’autorità competente - il principio della buona fede in materia
amministrativa non trova applicazione laddove l’amministrato, come nel caso di
specie, avrebbe potuto senz’altro riconoscere gli errori facendo uso della
debita diligenza da lui pretesa e richiesta secondo l’ordinario andamento delle
cose e l’esperienza generale della vita, come pure in virtù delle proprie
personali conoscenze e capacità.

 

                                         In concreto, il ricorrente non
poteva ragionevolmente ignorare che una simile attività fosse soggetta a
obblighi e a termini precisi di notifica, sul tenore dei quali egli poteva e
doveva informarsi personalmente presso l’autorità competente prima dell’inizio
dei lavori, bastando una semplice telefonata. 

 

                                         Più in generale, il ricorrente
non può avvalersi della sua buona fede, in quanto le contravvenzioni alle norme
in materia di diritto degli stranieri sono punibili anche qualora siano dovute
a negligenza (art. 333 cpv. 3 CP). In altri termini, constatata la negligente omissione in punto al proprio dovere di
notificazione, si manifesta nella sua piena portata la nota massima dottrinale
e giurisprudenziale secondo cui nessuno può invocare la propria buona fede
quando questa sia incompatibile con l’attenzione che le circostanze
permettevano di esigere (A. Scolari,
Diritto amministrativo, Parte generale, n.178, pag. 93). In ogni caso –
come rettamente osservato dal ricorrente nel proprio gravame (punto 3) –
l’ignoranza della legge non è ammessa (DFT 124 V 215, consid. 2b/aa e la
giurisprudenza ivi citata). Le argomentazioni ricorsuali non possono quindi
trovare accoglimento.

                                         

                                 6.     Va
inoltre precisato che la circostanza evocata dal
ricorrente nel gravame secondo cui l’attività svolta sarebbe durata una mezza
giornata (punto 4), è ininfluente, poiché l’obbligo di notifica, trattandosi di
attività afferente ai rami accessori dell’edilizia (ciò che il ricorrente non
contesta), sussiste, come detto, già a partire dal primo giorno dell’attività,
indipendentemente dalla sua durata.

                                         In merito alla durata
dell’attività eseguita - ancorché tale aspetto concerne la fissazione
dell’ammontare della multa - si osserva che l’affermazione contenuta nel
gravame contrasta invero con le dichiarazioni fornite dal ricorrente in
occasione del controllo 11 novembre 2005 (cfr. rapporto Corpo delle Guardie di
confine IV, della cui veridicità e fedefacenza non vi è peraltro motivo di
dubitare) ed è pure sconfessata dalle osservazioni 1° dicembre 2005 da lui
inoltrate all’Ufficio della manodopera estera.

                                         Nel predetto scritto egli
precisava che il lavoro eseguito in collaborazione con il sig. __________
consisteva nella “sistemazione delle piastrelle del rivestimento del locale
cucina dell’appartamento del sig. __________” - ciò che spiega la durata da
lui dichiarata al momento del controllo doganale - mentre nel gravame pretende
che si sarebbe trattato di un “intervento del tutto residuale e marginale,
limitato all’applicazione di non più di venti piastrelle intorno al
profilo di un serramento” (ricorso punto 1 e 3). A non averne dubbio, la
tesi avanzata per la prima volta nel gravame - dopo aver preso atto
dell’importo della multa - non è credibile e denota invero nel comportamento
processuale del ricorrente una certa malafede.

 

                                 7.     Per quanto attiene
all’ammontare della multa, occorre esaminare se la decisione impugnata sia
ossequiosa dei principi della proporzionalità e della legalità, ritenuto che la
commisurazione della multa dipende da criteri oggettivi e proporzionati alla
gravità dell’infrazione. 

                                          

                                         In casu, come rettamente
osservato dall’autorità di prime cure, è pacifico che la mancata notifica è un
fatto grave che impedisce alle autorità preposte ai controlli di verificare il
rispetto delle condizioni lavorative e, indirettamente, ostacola l’osservazione
del mercato del lavoro da parte della Commissione tripartita in materia di
libera circolazione delle persone, non essendo più possibile stabilire la
presenza esatta, sul territorio elvetico, di lavoratori provenienti dall’UE.

 

                                         Non va poi disatteso che
l’attività è durata più giorni (almeno 4) nell’arco di due settimane in cui il
ricorrente ha tranquillamente varcato i confini per eseguire le proprie
prestazioni (non può infatti essere ritenuta credibile - per i motivi esposti
al considerando precedente - la tesi della mezza giornata di lavoro).

 

                                         D’altro canto però, egli ha
contravvenuto all’obbligo di notifica in buona fede (ancorché non liberatoria)
e non risulta essere recidivo. Inoltre, sostiene che la multa incide
pesantemente sulle sue disponibilità economiche (ancorché tale circostanza non
sia chiaramente documentata).

 

                                         Di conseguenza, tenuto conto
di tutte le circostanze del caso specifico e ritenuto pure l’importo massimo
della sanzione di cui all’art. 23 cpv. 6 LDDS, questo giudice ritiene che una
multa di fr. 1'000.- si rivela confacentemente proporzionata alla gravità
dell'infrazione commessa, rettamente commisurata al grado di colpa e ossequiosa
del principio di proporzionalità.

                                         Il ricorso deve quindi essere
accolto parzialmente e la decisione impugnata riformata nel senso che al
ricorrente viene comminata una multa di fr. 1'000.-, lasciando invariati gli
oneri di primo grado.

 

                                         L’esito del gravame induce a
prelevare una tassa di giustizia proporzionale al grado di soccombenza (art. 15
LPContr).

 

per questi motivi,                visti gli art. 2 cpv. 6 vODDS; 23
cpv. 6 LDDS; 4 lett. c RLaLPS-CE/AELS; 1 segg. LPContr;

 

dichiara e 

pronuncia:                1.     Il ricorso è parzialmente
accolto e la decisione impugnata è riformata nel senso che a RI 1 è
inflitta una multa di fr. 1’000.-, oltre alla tassa di giustizia di fr. 100.-.

 

                                 2.     La tassa di giustizia di
fr. 150.- e le spese di fr. 50.- dell’odierno giudizio, già anticipate dal
ricorrente, sono a suo carico. 

 

                               2.1.     Al ricorrente, previa
indicazione di un conto bancario, viene retrocesso l’importo di fr. 187.- a
titolo di maggior anticipo.

 

                                 3.     Intimazione a:

	
   

  	
  RI 1, 

  Ufficio della manodopera estera 

  

 

 

 

Il presidente:                                                                            La
segretaria:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avvertenza:   contro
il presente giudizio può essere interposto ricorso per cassazione alla Corte di
cassazione del Tribunale federale di Losanna. Il ricorso deve essere depositato
presso il Tribunale federale conformemente all'art. 273 PP entro 30 giorni
dalla notifica (art. 272 PP).