# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ca62e483-21cf-5e0a-a3e2-28cd178f5ec1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.04.2017 38.2016.72
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2016-72_2017-04-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2016.72

   

  dc/sc

  	
  Lugano

  24 aprile 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 dicembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 11 novembre 2016 emanata
  da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione dell’11
novembre 2016 la Sezione del lavoro ha confermato la precedente decisione del 21
luglio 2016 (cfr. doc. 16) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto a
beneficiare di indennità di disoccupazione in quanto l’assicurato non risiede
in Svizzera e va considerato un vero frontaliere (cfr. doc. B).

 

                               1.2.   Contro questa decisione
l’assicurato, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA. Egli ha innanzitutto
così descritto la sua situazione lavorativa e personale:

 

" (…)

1.    Dimoro in
Svizzera dal lontano 1995, e meglio da oramai 21 anni. Sono stato titolare di
un permesso stagionale, poi di un permesso di dimora temporaneo "L" e
da ultimo, dal 1.06.2013 di un permesso di dimora "B".

 

2.    Sono stato
impiegato presso la ditta __________ a __________ e poi dal 2003 presso la
ditta __________. Presso questi datori di lavoro ho lavorato come boscaiolo
prima e selvicoltore poi, avendo nel frattempo ottenuto l'attestato federale di
capacità. 

 

3.    Quando lavoravo
presso la ditta __________ ho anche percepito le prestazioni della
disoccupazione (indennità per un mese) a causa di lavoro ridotto. 

 

4.    Sono cittadino
italiano, ho due figli di 19 e 14 anni, i quali sono scolarizzati in Italia, a __________,
in provincia di __________ e vivono con la madre e mia compagna, signora __________.

 

5.    La mia compagna,
signora __________, è __________ dell'__________ a __________, in provincia di __________.

 

6.    Presso la ditta __________
di __________ lavoro quale selvicoltore / autista / teleferista / capo squadra,
lavoro che mi occupa in tutto il territorio ticinese, come avrò modo di
specificare in seguito. 

 

7.   Presso la __________,
alloggio messo a disposizione da __________, dimoravo prima di prendere in
locazione un appartamento in __________. 

 

8.   Durante tutti
questi anni in Ticino ho seguito corsi di lingua, stretto relazioni personali
con la popolazione locale, nei diversi luoghi dove lavoravo ed abitavo. (…)”
(Doc. I pag. 1-2)

 

                                         L’assicurato ritiene di
avere il centro degli interessi in Svizzera visto che nel nostro paese ha
coltivato in tutti questi anni numerose amicizie, è affiliato alla Cassa malati
in Svizzera, i medici che lo hanno curato sono svizzeri e da uno specialista
per la schiena svizzero ha pure portato il figlio. Inoltre egli ha seguito per
sei anni consecutivi un corso per adulti nella lingua inglese e segue pure un
corso per adulti di ginnastica per la schiena (cfr. doc. I pag. 2-3)

 

                                         RI 1 sottolinea inoltre di
avere sempre risieduto in Svizzera, prima della disoccupazione, in diversi
alloggi imposti dalla tipologia dei lavori da lui svolti (“… nell'arco di 10
anni ho alloggiato in più parti, sia per comodità della ditta (che non avrebbe
così pagato l'indennità di trasferta) sia per lo scrivente che poteva riposare
vicino ai cantieri, posti in alta montagna e anche in pianura. Come potete
notare per me era impossibile, sia dal punto di vista burocratico che del tipo
di lavoro, spostare continuamente la mia dimora in Ticino. Voglio precisare
però che ci sono vari tipi di lavoro che necessitano di uno spostamento
continuo. Ad esempio i lavoratori attivi nel ramo dell'elettricità-alta
tensione. Presumo che anche loro abbiano una dimora da "buca lettere",
però non per questo non hanno diritto alla disoccupazione.”) e in Italia nel
periodo immediatamente successivo all’iscrizione in disoccupazione (“… ho
risposto presso mia madre a __________ in Provincia di __________. Volevo
precisare che mia mamma è del 1931, per cui ha 85 anni ed è invalida al 100%,
riconosciuta in Italia.”). 

 

                                         Il ricorrente ha pure
indicato di avere sottoscritto un contratto di locazione per un appartamento a __________
dal 1° ottobre 2016.

 

                                         Egli sottolinea inoltre
che non può essere considerato un lavoratore frontaliere in quanto non è in
condizione di percorrere ogni giorno 216 km.

 

                                         L’assicurato ritiene in conclusione
di soddisfare tutti i requisiti dell’art. 8 LADI, avendo peraltro molti parenti
in Svizzera e precisa ci adempiere i requisiti necessari per avere il permesso
di domicilio “C” (cfr. doc. I, pag. 5)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 20
gennaio 2017 la Sezione del lavoro propone di respingere il ricorso rilevando
innanzitutto che l’assicurato non ha la residenza in Svizzera, argomentando:

 

" (…)

In concreto, il signor RI 1, nato nel 1970 a __________ (Italia),
è cittadino italiano e titolare di un permesso di tipo "B" UE/AELS,
con entrata in Svizzera dal 1. giugno 2004 (valido fino al 28 maggio 2018)
(doc. 3 e doc. 4). 

 

Il ricorrente tra il 1991 ed 11 1995 ha lavorato per alcuni datori
di lavoro in Ticino, in particolare presso la ditta __________ di __________
come gommista, per la ditta __________ di __________ quale gommista, per la
ditta __________ di __________ quale boscaiolo. Dal 1995 al 2003 per la ditta __________
di __________, in qualità di boscaiolo e durante i citati periodi era al
beneficio di permessi di dimora temporanea di tipo "L". 

 

Prima dell'iscrizione al collocamento, in particolare dal 1.
giugno 2014 al 15 giugno 2016 ha lavorato presso la ditta __________ di __________,
come boscaiolo, selvicoltore ed autista (doc. 8, doc. 8/1 e doc. 8/2). 

 

Dal 1. ottobre 2016 il ricorrente dimora nel Comune di __________,
in un monolocale arredato, con un contratto di durate determinata (scadente il
30 settembre 2017), canone di locazione CHF 750.- mensili (CHF 9'000.--
annuali), deposito di garanzia di CHF 1'500.-- (doc. 21/6).

 

Per quanto attiene al periodo precedente, il ricorrente, in
occasione dell'audizione personale del 15 luglio 2016 (doc. 12) ha riferito
che, la sua dimora risultava a __________ (__________), corrispondente al
recapito della ditta __________, presso l'abitazione del datore di lavoro,
signor __________, ed in particolare ha riferito che "(...) lo risulto residente
presso di lui ma come già indicato normalmente dormivo a dipendenza di dove si
trovava il cantiere. Mi è capitato di restare a dormire presso la __________ in
alcune occasioni come ospite del Signor __________. Ed inoltre ha riferito che
"(...) A dipendenza di dove si trovava II cantiere di lavoro, mi spostavo
ed abitavo vicino al cantiere. poteva di alberghi, cantine, baracche, ecc. Ho
pure abitato ad esempio a __________ presso una famiglia che ha messo un
appartamento. Normalmente era il datore di lavoro che pagava gli alloggi ed in
seguito mi deduceva l'importo di Fr. 300.-- dal mio salario. Posso confermare
di non aver mai avuto un mio appartamento in Ticino, anche perché comunque
tutti i fine settimana torno dalla mia famiglia (...)". 

 

Il ricorrente in sede d'audizione personale (doc. 12), in risposta
alla domanda se dopo la fine del lavoro ed inizio della disoccupazione fosse
cambiato qualcosa nella sua situazione abitativa, ha dichiarato: "(...)
Dall'iscrizione in disoccupazione, seppure la mia residenza è presso la __________,
in __________ a __________, dormo presso l'abitazione di mia mamma che si trova
a __________ in provincia di __________, Italia. Tengo comunque a precisare che
spesso poi in Ticino sia per ritirare la posta che per cercare lavoro. Dalla
mia famiglia a __________ mi reco comunque sempre durante il fine settimana
(...)". 

 

Pertanto, come già indicato nella decisione su opposizione (doc.
22), è tuttavia necessario concludere che la residenza ai sensi dell'art. 8
cpv. 1 lett. c LADI del ricorrente si trovi in Italia. 

 

Si ritiene infatti che il ricorrente abbia il centro della proprie
relazioni personali in Italia, in quanto in Italia vivono la madre, i suoi
figli __________ (1997) e __________ (2002), con la loro madre e compagna
dell'assicurato, signora __________, presso l'abitazione di cui è proprietario
a __________ (__________) in provincia di __________ (Italia), che dista circa
Km 108 da __________ (cfr. calcolatore d'itinerari del TCS). 

 

Inoltre il ricorrente riferisce d'occuparsi insieme alla compagna
dei propri figli e che infatti, seppure si trova durante la settimana via da
casa, a volte i figli lo raggiungono sia in Ticino o presso la nonna (cfr.
verbale d'audizione 15 luglio 2016; doc. 12). 

 

In aggiunta, il ricorrente in risposta ad una domanda posta
dall'amministrazione, segnatamente come mai la sua compagna ed i suoi figli non
sono venuti ad abitare in Svizzera, ha esplicitamente dichiarato che "(...)
Non abbiamo mai pensato di trasferirci in Svizzera (...)". Inoltre
l'assicurato ha riferito che i motivi per cui rientra in Italia, sono semplici "(...)
Rientro in Italia per stare assieme alla mia famiglia (...)" (doc.
12). 

 

Non può essere in alcun caso misconosciuto che il luogo dove
risiede la famiglia riveste infatti un'importanza determinante nella
valutazione del caso in esame (cfr. STF 8C_777/2010 del 20 giugno 2011 consid.
3.3). 

 

In occasione del verbale di audizione del 15 luglio 2016 (doc.
12), l'assicurato ha pure dichiarato che i suoi legami con la Svizzera sono
legati principalmente al lavoro e che non ha intenzione d'iscriversi
all'A.I.R.E (doc. 12). Significativo è anche il fatto che l'interessato, non ha
intrapreso le pratiche amministrative per regolarizzare il preteso statuto di
italiano all'estero. 

 

Nulla cambia al riguardo il fatto ch'egli abbia sviluppato delle
amicizie con persona residenti in Ticino, ritenuto come l'esistenza di rapporti
di amicizia sia una situazione certamente non insolita per chi è attivo per un
certo periodo nel nostro paese (cfr. al proposito STCA 38.2014.10 del 6 agosto
2014 e riferimento citato), così come non cambia nulla il fatto che fatto che
l'assicurato abbia rispettato gli obblighi di controllo, rispettivamente non
abbia violato alcun dovere ai sensi LADI (cfr. STF C 227/05 del 8 novembre 2006
consid. 4.5).

 

Pure il fatto di essere detentore di un veicolo immatricolato ed
assicurato in Svizzera, di essere in possesso di una licenza di condurre
Svizzera, di essere affiliato ad una Cassa malati Svizzera, di frequentare dei
corsi serali di lingua, non è sufficiente per riconoscere la residenza del
signor RI 1 in Svizzera. 

 

Come detto è quindi necessario concludere, essendo il centro delle
proprie relazioni personali in Italia, che il ricorrente non abbia la residenza
in Svizzera e dunque il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI in
relazione con l'art. 12 LADI, non è in concreto realizzato. (…)” (Doc. III pag.
3-5)

 

                                         L’amministrazione ritiene
poi che il diritto alle prestazioni LADI vada negato anche in applicazione
delle disposizioni di diritto internazionale:

 

" (…)

Per quanto riguarda gli spostamenti in Italia del ricorrente
presso la propria famiglia, ritenuto che in occasione dell'audizione personale
del 15 luglio 2016 (doc. 12) ha dichiarato che quando era occupato "(...)
Come già indicato presso la mia famiglia rientravo e rientro tutt'ora a __________
tutti i fine settimana. Al momento devo inoltre precisare che rientro
giornalmente in Italia presso mia mamma a __________ in provincia di __________
perché non ho un alloggio in Ticino. Nel caso del bisogno posso comunque
contare su un amico che mi può ospitare a Sorengo per un qualche giorno. Potrei
pure contare su altri amici anche qui nel __________ ma sempre per poter
passare la notte durante qualche giorno (...)". 

 

E che lo stesso in occasione del precitato verbale (doc. 12), in
risposta alla domanda posta dall'UG se con l'inizio della disoccupazione fosse
cambiato qualcosa, egli ha dichiarato quanto segue: "(...) No, come
sempre rientro nei fine settimana presso la mia famiglia a __________
(...)" 

 

E' dunque evidente che il ricorrente durante lo svolgimento della
sua attività professionale in Svizzera, ha dimorato nello stato in cui era
occupato nei giorni lavorativi e rientrava nello Stato di residenza presso la
sua famiglia nel fine settimana. 

 

Pertanto, in ragione del rientro settimanale del signor RI 1
presso la propria famiglia a __________, in provincia di __________ (Italia) e
dopo l'iscrizione al collocamento anche presso l'abitazione della madre a __________,
in provincia di __________, occorre tuttavia ritenere il medesimo un vero
lavoratore frontaliero (art. 1 lett. f Regolamento (CE) 883/2004) che ha
diritto in quanto tale, alle prestazioni di disoccupazione in Italia, non
potendo egli, neppure sulla base delle disposizioni di diritto internazionale,
beneficiare delle presentazioni nel nostro paese, in virtù della facoltà di
scelta concessa dall'art. 65 Regolamento (CE) 883/2004. 

 

Infatti, la situazione personale e familiare del ricorrente, come
pure il tipo di attività svolta, oltre che la relativa vicinanza (Km 108),
suffragano questa tesi (residenza in Italia e vero lavoratore frontaliero). Non
sussistono poi elementi che permetterebbero di ammettere che la sua situazione
sia mutata dopo l'iscrizione in disoccupazione.” (Doc. III, pag. 5)

 

                                         Infine l’amministrazione
ha così risposto alle argomentazioni sollevate dall’assicurato nel suo ricorso:

 

" (…)

La scelta del ricorrente di farsi curare in Svizzera per i propri
problemi di schiena dal 2007, di aver avuto due medici di base dal 1995 fino al
2007 e di aver fatto delle visite mediche al figlio, non dimostra che il
ricorrente abbia stabilito la propria residenza effettiva in Svizzera. 

 

Infatti, è usuale che una persona che ha l'obbligo di essere
assicurato presso un assicuratore malattia per le cure medico-sanitarie (ai
sensi dell'art. 3 LAMal) - seppure con una franchigia elevata - decida di farsi
curare da un medico che esercita la professione in Svizzera, anziché in Italia,
considerata la maggiore facilità di rivolgersi allo stesso durante la settimana
lavorativa. Pertanto, tali asserzioni non modificano la conclusione a cui è
giunto lo scrivente Ufficio e non dimostra che il ricorrente abbia stabilito la
residenza effettiva in Svizzera. 

 

Oltretutto si rileva che il ricorrente in occasione dell'audizione
personale (doc. 12) ha riferito che "(...) Andavo dal Dr. __________ di
__________. Attualmente non ho un medico curante fisso. Ho pure il medico
curante in Italia (...)". 

 

Per quanto riguarda la questione degli alloggi, si sottolinea che
il ricorrente in sede di audizione personale (doc. 12), oltre a riferire di
aver dormito sui cantieri e baracche o presso il datore di lavoro, per motivi
legati alla tipologia del lavoro, dichiara esplicitamente quanto segue "(...)
posso confermare di non aver mai avuto un mio appartamento in Ticino, anche
perché comunque tutti i fine settimana torno dalla mia famiglia (...)"
(cfr. pag. 2). Tale affermazione, dimostra chiaramente che il ricorrente non
aveva l'intenzione di instaurare una stabile e duratura residenza in Svizzera,
dove durante i giorni lavorativi, per comodità legate alla tipologia
lavorativa, aveva delle soluzioni abitative precarie. 

 

Inoltre, il fatto che il ricorrente precisi i motivi per i quali
ha alloggiato presso l'appartamento della madre (presso il quale ha dichiarato
di recarsi giornalmente), tentando di relativizzare in questa sede le proprie
affermazioni, non modifica la circostanza ch'egli abbia dichiarato chiaramente
ed esplicitamente che dopo la perdita del lavoro ed inizio della disoccupazione
alloggiava nell'appartamento della madre. Tale asserzione resa all'UG, conferma
la tesi secondo cui, il centro degli interessi personali dell'interessato
continua ad essere in Italia, anche dopo l'iscrizione al collocamento. 

 

Per quanto attiene alle asserzioni del ricorrente riguardanti la
distanza e le difficoltà legate alla percorrenza (viabilità, traffico
congestionato), in relazione anche alla tipologia e responsabilità legate al
proprio lavoro, non modificano il fatto che il ricorrente ha dichiarato di
rientrare settimanalmente in Italia presso la propria famiglia (__________) e
dopo l'iscrizione al collocamento giornalmente presso la madre (__________)
(doc. 12). 

 

Nonostante i riferiti rapporti di parentela in Svizzera del
ricorrente, si precisa che non permettono comunque di modificare la conclusione
a cui è giunto lo scrivente Ufficio, che ritiene che le persone con le quali
intrattiene i legami più stretti (figli, compagna e madre) risiedono in
ltalia.” (Doc. III pag. 5-6)

 

                               1.4.   Il 23 gennaio 2017 il TCA ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali ulteriori
mezzi di prova (cfr. doc. IV).

                                         Dopo avere chiesto (cfr.
doc. V) ed ottenuto una proroga (cfr. doc. VI) l’assicurato ha inviato al TCA
uno scritto del seguente tenore:

 

" (…)

Sono stato licenziato con effetto immediato in data 15/06/2016. 

Dopo pochi giorni dalla data di licenziamento mi sono presentato
al sindacato __________ di __________ per far visionare la lettera di
licenziamento e valutare quale procedura dovevo intraprendere per iscrivermi
alla disoccupazione. 

Il sindacalista, dopo lettura della lettera mi ha detto che non
avevo diritto alla disoccupazione in quanto, secondo lui, sulla lettera di
licenziamento figurava l'indirizzo della mia residenza in Italia. 

Non credendo a queste parole ho chiesto ulteriori chiarimenti. Il
sindacalista, mi ha risposto: Se vuole provare a iscriversi, vada negli uffici
dell'URC. 

Mi sono presentato all'ufficio, ho presentato la documentazione
richiesta (permesso di lavoro e lettera di licenziamento) e mi hanno iscritto.
Di conseguenza ho scelto la cassa __________.

Mentre facevo le pratiche, anche il consulente __________
sosteneva che non avrei avuto possibilità di ricevere la disoccupazione sempre
perché sulla lettera di licenziamento figurava l'indirizzo italiano. 

Il 15/07/2016 mi sono presentato all'ufficio giuridico per il
verbale di audizione. Ho risposto alle domande che secondo me erano tendenziose
e non permettevano di chiarire alcune anomalie del mio stato di dimora e del
mio centro d'interesse che, nel mio caso, è di primaria importanza, ed esempio:

• Ho una sorella, cognato e nipote che risiedono in Ticino 

• Hobby in Ticino (Corso d'Inglese, Pilates) 

La situazione, pur non essendo chiara, non ha suscitato da parte
dell'UG la necessità di un ulteriore incontro, come se fosse una pratica già
definita. 

 

Causa il licenziamento immediato, trovandomi in difficoltà sia di
tempo che di sicurezza economica (stipulare di un contratto d'affitto o di
alloggio), non ho ritenuto grave il fatto di dormire presso mia madre in __________
(Italia) in quanto invalida (allego certificato di invalidità). 

 

Negli ultimi anni ho lavorato e dimorato soprattutto in zone vicine
al confine (__________, __________, __________, __________, __________) senza
avere la necessità di rientrare in Italia. 

Da questo si deduce che molto del mio tempo libero (oltre a quello
lavorativo) lo passo nel Cantone. 

A confermare la mia dimora in Ticino c'è la deduzione sullo
stipendio dell'alloggio (prima del licenziamento) e dopo la riassunzione, ho
concordato con il datore di lavoro un adeguamento salariale di CHF 3.4 orari in
cambio del mio arrangiarmi con l'affitto.

Ritengo che il mio centro di interesse sia prevalentemente in
Ticino anche avendo due figli e una compagna in Italia. I motivi principali
sono: 

Vita sociale prevalentemente in Ticino (centri di ritrovo con
conoscenti, Hobby).

Conoscenza del territorio (Ristoranti, Negozi e Svago).

Attestato federale di selvicoltore.

Ventuno anni di dimora.

Ritiro diretto della posta e soprattutto posta raccomandata in Ticino,
in Italia tramite delega.

 

Considerando la mia difficoltà di esprimere le mie ragioni in
forma scritta, richiedo cortesemente un'audizione verbale per meglio spiegare e
motivare il perché secondo me ho diritto alla disoccupazione.” (Doc. VII)

 

                                         Il 3 marzo 2017 la Sezione
del lavoro ha ribadito che gli argomenti sollevati dal ricorrente non sono
sufficienti per riconoscere la residenza del signor RI 1 in Svizzera (cfr. doc.
IX).

 

                                         Questo scritto è stato
trasmesso il 6 marzo 2017 all’assicurato per conoscenza.

 

                                         Il 3 aprile 2017 il
ricorrente ha ancora scritto al TCA ribadendo di non poter essere considerato
un lavoratore frontaliere e osservando in particolare:

 

" (…)

    •    La
distanza di 108 Km tra __________ e __________ implica un tempo di percorrenza
tra andata e ritorno di 2 ore e 44 minuti (vedi Google Maps) con traffico
normale. Su questa tratta il traffico non è mai normale. Facendo un calcolo su
un anno lavorativo di 253 giorni nel 2016 risulta 54648 Km, sicuramente non da
frontaliere per 21 anni. Tengo a precisare che la ditta non è a __________ ma a
__________, quindi bisogna aggiungere circa 36 Km tra andata e ritorno al
giorno. 

    •    Anche
avendo la possibilità di rientrare presso la casa materna, non ho mai usufruito
di questa possibilità poiché parte del mio centro d'interesse è in Svizzera. 

    •    Considerando
un anno, risulta che trascorro (lavoro e vivo) 253 giorni in svizzera. 

 

    •    Nella
precedenti buste paga è presente la voce "Trattenuta alloggio",
questo per dimostrare che ho sempre dimorato in Svizzera. Attualmente la
trattenuta è stata sostituita da un adeguamento salariale (come da
documentazione fornita) 

    •    Il
fatto di andare a trovare i figli non deve essere considerato come un rientro
da frontaliere ma una normale necessità di padre. Circa una decina di volte
all'anno, come già detto, porto i figli (nei fine settimana) in Svizzera, per
vedere il posto di lavoro, sciare, raccogliere castagne, etc.

 

In base a quanto riportato sopra risulta che il mio centro
d'interesse è prevalentemente in Svizzera, e quindi non sono un FRONTALIERE. 

 

Considerando la mia difficoltà di esprimere le mie ragioni in
forma scritta, richiedo cortesemente un'audizione verbale per meglio spiegare e
motivare il perché secondo me ho diritto alla disoccupazione.” (Doc. XI)

 

                                         La Sezione del lavoro si è
espressa al riguardo con scritto del 6 aprile 2017 (cfr. Doc. XIII), il quale è
stato inviato per conoscenza a RI 1 (cfr. Doc. XIV).

 

                                         Il
7 aprile 2017 RI 1 ha prodotto due ricevute attestanti la sua iscrizione ad un
corso di pilates (cfr. Doc. XV1-2). Copia di questi documenti è stata trasmessa
alla Sezione del lavoro per conoscenza (cfr. Doc. XVI).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Uno dei presupposti da
adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).

 

                                         L'art. 12 LADI precisa che
"in deroga all'articolo 13 LPGA, gli stranieri senza
permesso di domicilio sono considerati residenti in Svizzera, fintanto che vi
dimorano in virtù di un permesso di dimora per l'esercizio di un'attività
lucrativa o in virtù di un permesso stagionale". 

 

                                          In
una sentenza del 20 settembre 1989, pubblicata parzialmente in DTF 115 V 448 e
riprodotta integralmente in D. Cattaneo "Les mesures préventives et de
réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,
Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 422-424, il TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha stabilito che determinante, nel contesto dell'art. 8
cpv. 1 lett. c LADI, non è l'esistenza di un domicilio civile in Svizzera bensì
la residenza effettiva (cfr. DTF 115 V 448-449).

                                         Così, nel caso che era
chiamata a giudicare, la nostra Massima Istanza giudiziaria ha stabilito che un
cittadino svizzero che aveva affittato un appartamento in Francia, ma risiedeva
a Ginevra, adempiva il presupposto dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. D.
Cattaneo, op. cit., p. 424, n. 685).

                                         In un'altra sentenza del 6
settembre 1999, pubblicata in DTF 125 V 465, il TFA ha stabilito che la
giurisprudenza sviluppata a proposito all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non viola
l'art. 20 lett. a della Convenzione n. 168 dell'Organizzazione internazionale
del lavoro (OIL) concernente la promozione dell'impiego e la protezione contro
la disoccupazione del 21 giugno 1988 (RS 0.822.726.8; RU 1991 1914; in vigore
per la Svizzera dal 17 ottobre 1991).

                                         L’Alta Corte ha pure
ribadito la validità della propria giurisprudenza che subordina il diritto
all'indennità di disoccupazione alla residenza effettiva in Svizzera, così come
all'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne, durante
questo tempo, il centro delle proprie relazioni personali:

 

" (…)

Orbene non si vede come la
suddetta giurisprudenza relativa all'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI esigente una
presenza qualificata nel nostro Paese possa essere
contraria alla Convenzione. In effetti, solo restando a diretto contatto con il
mondo del lavoro nel quale intende essere reinserito il disoccupato può dar
prova di un serio e costante impegno nella ricerca di un lavoro. Inoltre la
presenza effettiva garantisce alle autorità competenti la possibilità di
verificare l'idoneità al collocamento e di controllare la disoccupazione.
Ridurre tale presenza a qualche ora al giorno, come richiesto dal ricorrente,
equivarrebbe a non far obbligo agli interessati di mettersi nella situazione di
concretamente poter reperire un impiego. Con un simile sistema verrebbe
garantita solo l'indennizzazione degli assicurati, mentre sarebbe disatteso
l'altro intento contenuto nella Convenzione, quello della promozione del pieno
impiego, intento che può essere concretizzato solo con un disciplinamento che
favorisca la ricerca di un'occupazione. La giurisprudenza di questa Corte che
subordina il diritto all'indennità di disoccupazione, oltre che alla residenza
effettiva in Svizzera, anche all'intenzione di conservarla durante un certo
periodo e di farne - durante questo tempo - il centro delle proprie relazioni
personali non è quindi in contrasto con il diritto convenzionale, questo a
prescindere dal fatto che ciò non esclude necessariamente per l'interessato la
possibilità di avere il domicilio all'estero presso la propria famiglia. (…)”

 

                                         In
quell’occasione il TFA, accogliendo il ricorso e rinviando gli atti
all'amministrazione cantonale, ha poi concluso che:

 

" (…) 

Nella fattispecie si pone la questione di sapere se C. fosse nel
periodo determinante effettivamente residente nel nostro Paese, ossia presente
sul mercato del lavoro svizzero.

Orbene, per attestare la sua effettiva residenza in Svizzera il
ricorrente rileva in particolare di avere avuto a disposizione una camera
presso il "Personalhaus" dell'ex-datore di lavoro. A comprova di
quanto affermato esibisce una dichiarazione 18 dicembre 1996 di quest'ultimo,
da cui si evince che l'interessato, quale dipendente della ditta L. SA, abitava
durante tutto l'anno nel "Personalhaus". Per contro, nulla si rileva
per quanto concerne il periodo dopo il licenziamento.

 

In effetti, nell'incarto manca qualsivoglia documento attestante
una costante presenza sul mercato del lavoro svizzero per consentire al giudice
di statuire. Si rende pertanto necessario un complemento d'istruttoria.
(…)" (cfr. DTF 125 V 465, consid. 6, pag. 469-470)

 

                                         In una
sentenza 8C_777/2010 del 20 giugno 2011, pubblicata in DLA 2012 Nr. 1 pag. 71,
il Tribunale federale ha concluso che un assicurato non aveva la residenza in
Svizzera, rilevando che, benché alloggiasse per una parte della settimana in
Svizzera, risiedeva la maggior parte del tempo in Francia, dove, da un lato,
percepiva delle prestazioni sociali (reddito di inserimento, assegno di
sostegno familiare e aiuto all’alloggio), dall’altro, dal 2000 aveva preso in
locazione diversi appartamenti con i suoi tre figli di cui aveva l’autorità
parentale e la custodia e dove questi ultimi frequentavano le scuole. Egli
disponeva sì di un pied-à-terre a Ginevra, ma non vi poteva ospitare la propria
famiglia in ragione delle dimensioni modeste dello stesso.

 

                                         Al
risultato opposto l’Alta Corte è giunta nella sentenza
8C_658/2012 del 15 febbraio 2013 nel caso di un assicurato, in possesso di un
permesso di domicilio (tipo C), che dormiva su un materasso in un appartamento
occupato dai suoi genitori e da sua sorella, senza che vi fossero i suoi
effetti personali.

                                         Il Tribunale
federale ha ritenuto decisive le circostanze che l’indirizzo era stato
annunciato alla polizia degli stranieri, che l’assicurato era presente
nell’abitazione durante un controllo non preannunciato, che l’assicurato ha
lavorato conseguendo un guadagno intermedio e che i genitori e la sorella hanno
confermato per iscritto la presenza nell’appartamento in questione.

 

                                         In un’altra
sentenza 8C_797/2013 del 21 febbraio 2014, a proposito di un'assicurata che aveva svolto la professione di badante e che è rimasta in disoccupazione soltanto
per un mese e mezzo, il Tribunale federale ha stabilito che l'assicurata
risiedeva in Svizzera rilevando:

 

" (…)

4.1. L'argomentazione dell'istanza precedente non può essere
seguita. La Corte cantonale ha in particolare ritenuto che l'assicurata aveva
risieduto in Svizzera a partire dall'ottobre 2009 fino a fine gennaio 2012,
ossia durante quasi due anni e mezzo, per poi interrompere questa sua residenza
durante circa due mesi e mezzo e quindi riprenderla a contare da metà aprile 2012. L'istanza precedente ha evidentemente giudicato che l'assicurata durante il periodo da fine
gennaio a metà aprile aveva risieduto a C.________, in Italia. Simile
accertamento appare contrario al diritto federale, per i seguenti motivi. 

 

La ricorrente sostiene di vivere da lungo tempo separata dal
marito, che abita in Italia. L'affermazione appare senz'altro credibile in
considerazione dell'ininterrotta residenza in Svizzera dell'interessata sin
dall'ottobre del 2009. Le ragioni che avrebbero in siffatte circostanze indotto
quest'ultima a interrompere questa sua residenza per la durata di due mesi e
mezzo appaiono alquanto dubbie, visto in particolare che l'insorgente spiega di
aver potuto soggiornare durante il periodo in parola presso la sua amica
Y.________, la quale conferma tale asserzione. Non appare pertanto plausibile
che l'interessata abbia per quel breve periodo ripreso a convivere con suo
marito a C.________, dopo che ciò non era avvenuto durante i due anni e mezzo
precedenti e neppure in seguito. Dal momento che le relazioni coniugali erano
da parecchio tempo turbate, come la ricorrente espone in maniera credibile, il
soggiorno presso un'amica appare assai più probabile, e anche comprensibile,
che non quello presso il marito, considerata la turbata unione coniugale. (…)"

 

                                         Per una
critica di questa sentenza federale cfr. Daniele Cattaneo, “Assurance-chômage
et droit du travail: quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain
Marchand (ed.), Regards croisés sur la droit du travail: Liber Amicorum pour
Gabriel Aubert, Ginevra/Zurigo 2015, Schulthess Editions Romandes, pag.73 seg.
(75-76: “(…) Malheureusement, dans cet arrêt, la Haute Cour a entièrement omis
d’examiner les motivations (pour éventuellement les rejeter) à la base de la
décision sur opposition du service de l’emploi et de l’arrêt cantonal
(notamment le fait que le domicile à l’étranger avait été signalé par l’ancien
employeur de l’assurée, que cet adresse figurait sur les attestations de
l’autorité administrative étrangère et la circonstance que les prélèvements et
payements avaient été faits tout près de la frontière). (…)"). Vedi
pure lo stralcio per intervenuta transazione della successiva causa STCA
38.2014.31 del 2 ottobre 2014 pag. 3: "(…) e che inoltre i rapporti erano
tali per cui un paio di volte ha portato la signora a casa sua a X. per alcuni
giorni, dove dormiva nella casa dell’ex marito, che spesso non c’era visto che
lavorava fuori. (…)".

 

                                         In un’altra sentenza,
pubblicata in SVR 2014 ALV Nr. 9, il Tribunale federale ha ribadito che il
diritto all’indennità di disoccupazione secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI
presuppone la residenza effettiva in Svizzera, come pure l’intenzione di
conservarla per un certo periodo di tempo e di farne, durante quel periodo il
centro delle proprie relazioni personali.

                                         Questo presupposto è stato
negato nel caso di un assicurato che ha subaffittato uno studio ad una famiglia
di tre persone e che ha dichiarato di avere vissuto in un appartamento con la
sua amica in Francia. L’Alta Corte ha, tra l’altro, sottolineato che appare
difficilmente credibile l’affermazione secondo cui quella all’estero è una
residenza secondaria visto che si tratta di un appartamento di sua proprietà.

 

                                         In una sentenza
8C_405/2015 del 27 ottobre 2015 il Tribunale federale ha ritenuto che un
assicurato di nazionalità svizzera, sposato e padre di due bambini, che ha
lavorato in Svizzera dal 1° novembre 2012 al 31 dicembre 2013 e che è
proprietario di una villa in Francia dove la famiglia si è trasferita nel 2010
soddisfa il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI.

                                         Egli infatti, dopo avere
beneficiato nel settembre 2010 di indennità di disoccupazione quale vero
frontaliere “atipico” già nell’agosto 2012 e quindi ben prima del momento in
cui si è iscritto per il collocamento (dal 1° gennaio 2014) aveva annunciato il
suo ritorno all’indirizzo del padre.

 

                                         In una sentenza
8C_592/2015 del 23 novembre 2015 il Tribunale federale, confermando la sentenza
del TCA (cfr. qui sotto al consid. 2.5.), ha sottolineato che “è peraltro anche
più probabile che il centro dei propri interessi fosse in Italia, presso la di
lui coniuge, ove disponeva di un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera”
dove viveva in un bilocale con il figlio.

                                         

Con giudizio 8C_855/2015 del 29
febbraio 2016 l’Alta Corte ha poi stabilito che un’assicurata, dopo essere
stata attiva all’estero in ambito umanitario, si è iscritta in disoccupazione
in Svizzera il 2 giugno 2014, non adempiva la condizione della residenza
effettiva in Svizzera dal suo annuncio per il collocamento al 22 luglio 2014.
Il Tribunale federale ha in particolare sottolineato che, siccome dal 14 giugno
al 22 luglio 2014 ha lasciato la Svizzera per raggiungere all’estero il suo
compagno ed essere seguita dal suo medico curante fino alla fine della
gravidanza, l’assicurata non aveva l’intenzione di creare in Svizzera il centro
della sua vita.

 

                                         In un’altra sentenza 8C_157/2016
del 24 marzo 2016 il Tribunale federale ha dichiarato manifestamente
inammissibile il ricorso inoltrato contro la sentenza 38.2015.5 del 3 febbraio
2016 con la quale il TCA aveva considerato un assicurato frontaliere. L’Alta
Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…)

che il ricorrente non si confronta con le motivazioni del
Tribunale cantonale delle assicurazioni, il quale, fondandosi sugli atti al
fascicolo e le di lui dichiarazioni, ha spiegato le ragioni per cui egli
dovesse essere ritenuto frontaliere e quindi con diritto di prestazioni in
Italia,

 

che la Corte cantonale in modo particolare ha concluso come la
condivisione dell’appartamento di due locali e mezzo (60 m2), di cui il
conduttore è un amico, dormendo sul divano del soggiorno, quando nel fine
settimana era regolare il rientro in Italia, non potesse costituire una
residenza in Svizzera a norma dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr.
recentemente sulla tematica sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid.
5), considerazione essenziale per l’ottenimento delle prestazioni
dell’assicurazione contro la disoccupazione,

 

che il ricorrente non si china in alcun modo su questo aspetto,
dilungandosi per contro sul comportamento di alcuni funzionari ticinesi,
questione non oggetto del litigio (art. 86 cpv. LTF) (…).”

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 138 V 186 il Tribunale federale ha ricordato che nella sua
giurisprudenza, il domicilio (in questo contesto: la residenza abituale “der
Wohnort als gewöhnlicher Aufenthalt”) viene determinato sulla base
esclusivamente di criteri oggettivi riconoscibili a terzi e non di quelli
soggettivi (la volontà interna della persona interessata).

                                         La situazione familiare è
soltanto uno dei diversi indizi da ritenere. Rilevanti sono pure la durata e la
continuità del domicilio prima di iniziare un’occupazione; la durata e la
modalità dell’assenza, il tipo di attività svolta nell’altro Stato come pure
l’intenzione del lavoratore, risultante dall’insieme delle circostanze, di
tornare nel luogo in cui si trovava prima di assumere un’occupazione.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 141 V 530 e in SVR 2015 IV Nr. 42 il Tribunale
federale si è chinato sulla questione della differenza tra la nozione di
domicilio a norma degli art. 13 cpv. 1 LPGA e 23 cpv. 1 prima frase CC e quella
di dimora abituale a norma dell’art. 13 cpv. 2 LPGA. 

                                         Per dimora abituale ai
sensi dell’art. 13 cpv. 2 LPGA si intende la residenza effettiva in Svizzera e
la volontà di conservarla; il centro dei tutte le relazioni dell’interessato
deve inoltre situarsi in Svizzera.

 

                                         In quel caso di specie,
concernente una rendita straordinaria dell’assicurazione invalidità, il TF ha
stabilito che la ricorrente non aveva in Svizzera il suo domicilio civile, né
la residenza effettiva che restava in Francia.

                                         Il deposito dei suoi
documenti presso l’Ufficio cantonale della popolazione è peraltro un indizio
insufficiente, in concreto, per determinare la volontà della ricorrente di
rendere la Svizzera il centro delle sue relazioni personali.

                                         La medesima trascorreva le
giornate della settimana nell’istituto in Svizzera scelto dai suoi genitori e
le notti, come pure i fine settimana, in Francia presso i suoi genitori.

 

                                         In
una sentenza 32.2012.285 del 18 novembre 2013, in materia di assicurazione per
l’invalidità, il TCA ha stabilito che il centro degli interessi di
un’assicurata al beneficio di un assegno per grandi invalidi fosse presso il
suo curatore in Italia e non presso il suo domicilio in Svizzera. Decisiva è
stata considerata la circostanza che tra gennaio e agosto 2013 la polizia
cantonale ha eseguito rispettivamente fatto eseguire dalla polizia comunale di
un Comune svizzero 18 controlli presso l’appartamento di cui l’assicurata è
conduttrice in Svizzera senza mai trovare nessuno.

                                         In una sentenza
2C_498/2015 del 9 novembre 2015 relativa alla stessa assicurata il Tribunale
federale ha confermato una decisione della Sezione alla popolazione del
Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino, confermato dal Tribunale
cantonale amministrativo, che ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio
della cittadina straniera intimandole di lasciare la Svizzera.

 

                                         L’Alta Corte ha ritenuto
che vi sono sufficienti indizi, sostanzialmente concordi fra loro per
concludere, che il centro degli interessi della ricorrente si trova all’estero
e non in Svizzera (controlli nell’appartamento senza mai trovare nessuno,
appartamento non utilizzato con regolarità, verbale dell’interrogatorio del
curatore e compagno della ricorrente).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DLA 2016 n° 10 pag. 227 il Tribunale federale ha ribadito che l’articolo 8
LADI stabilisce che per aver  diritto alle indennità di disoccupazione un
assicurato deve risiedere in Svizzera (cpv. 1 lett. c). Questa condizione vale
anche per i cittadini svizzeri residenti in uno Stato dell’UE. In tal caso si
applicano anche l’ALC e il Regolamento n. 883/2004, benché il diritto
comunitario non specifichi la questione del domicilio e lasci che siano le
legislazioni nazionali a farlo. Se, come nel presente caso, l’assicurato non
risiede in Svizzera e non soddisfa quindi il presupposto di cui all’articolo 8
capoverso 1 lettera c LADI, la competenza sulle prestazioni non è dunque della
Confederazione.

 

                                         Infine, in una sentenza
8C_245/2016 del 19 gennaio 2017 il Tribunale federale ha negato ad un
assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione nel caso di un
assicurato che, pur avendo il centro delle relazioni personali in Svizzera,
aveva la residenza effettiva in Francia. In quell’occasione l’Alta Corte si è
così espressa:

 

" 4.1. Les motifs exposés par la
juridiction cantonale sont convaincants. Il n'est pas contesté que le recourant
et sa famille entretiennent des liens privilégiés avec la Suisse, plus
particulièrement à D.________ où réside la mère du recourant, où sont
scolarisés ses enfants et où certains membres de la famille pratiquent des
activités de loisirs. Il n'en demeure pas moins que les premiers juges étaient
fondés à conclure à l'absence d'un domicile en Suisse pendant la période en
cause. En effet, à lui seul, l'existence d'un centre de relations personnelles
à D.________ n'est pas déterminant. Il faut bien plutôt accorder un poids
décisif au fait que la famille résidait dans une villa sise en France. Les
circonstances invoquées par l'intéressé ne suffisent pas à remettre en cause
l'argumentation de la juridiction cantonale. Par ses affirmations, le recourant
ne conteste d'ailleurs pas concrètement les motifs de l'arrêt entrepris, ni
n'indique précisément en quoi l'autorité précédente aurait établi les faits
déterminants de façon manifestement inexacte au sens de l'art. 97 al. 1
LTF.”

 

                               2.2.   A livello cantonale in una
sentenza 38.2013.35 del 4 settembre 2013, massimata in RtiD I-2014 Nr. 67 pag.
376-377, questa Corte ha negato dal luglio 2012 il diritto a beneficiare delle
indennità di disoccupazione ad un assicurato, ospitato dal 9 giugno 2012 da un
amico in Ticino, la cui famiglia (moglie e due figli in età scolastica)
risiedeva all’estero e il cui statuto è stato modificato da lavoratore frontaliero
a lavoratore dimorante con permesso CE/AELS (tipo B) secondo modalità
inabituali nell’imminenza del licenziamento e per di più quando il datore di
lavoro era già fallito, in quanto il centro dei suoi interessi personali,
soprattutto quelli familiari (figli e sorella che gli metteva pure a
disposizione l'auto) ha continuato a essere all'estero.

 

                                         Il presupposto dell’art. 8
cpv. 1 lett. c LADI è pure stato negato dal TCA in una sentenza 38.2012.51 del
30 settembre 2013, massimata in RtiD I-2014 Nr. 68 pag. 377-379, ad un
assicurato con doppia nazionalità svizzera ed estera, nato in Ticino, dove ha
frequentato le scuole dell’obbligo e il liceo, poiché non aveva la residenza
effettiva in Svizzera, bensì in un Paese estero dove abitava in un proprio
appartamento preso in locazione.

 

                                         Il TCA è arrivato alla
medesima conclusione in un'altra sentenza 38.2013.73 del 6 agosto 2014,
cresciuta in giudicato incontestata e massimata in RtiD I-2015 Nr. 53 pag.
781-782, relativa al caso di un assicurato che ha abitato presso un'amica in
Svizzera, senza avere con lei nessuna relazione sentimentale, mentre la sua
famiglia risiedeva in Italia a 37 km dal comune svizzero in cui abitava. La
condizione dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI è, invece, stata ammessa
dall’amministrazione e dal Tribunale in un’epoca posteriore quando sua moglie e
i figli hanno lasciato l’Italia dove vivevano per stabilirsi in un altro Stato
estero e in considerazione del fatto che l’assicurato ha dichiarato di avere da
diversi mesi una relazione sentimentale con la sua amica.

 

                                         Questa
giurisprudenza è poi stata applicata anche in una sentenza 38.2014.15 del 6
ottobre 2014 cresciuta incontestata in giudicato e massimata in RtiD I-2015 Nr.
55 pag. 784, a proposito di un assicurato che aveva quasi sempre lavorato
soltanto in Italia e che aveva un'abitazione di sua proprietà in tale Paese,
presso il quale ritornava settimanalmente, nonché un appartamento in
comproprietà con la moglie, da cui era separato da molti anni, in un'altra
località, sempre in Italia a pochi chilometri di distanza, dove vivevano la
moglie e i loro due figli.

 

                                         Alla medesima conclusione
il TCA è giunto pure in una sentenza 38.2014.10 del 6 agosto 2014, massimata in
RtiD I-2015 Nr. 54 pag. 782 seg., nella quale è stato confermato il diniego a
un assicurato del diritto a indennità di disoccupazione dal luglio 2013, in quanto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non era in concreto realizzato.

                                         In primo luogo,
l’assicurato, il quale nell'aprile 2012 si era stabilito in Svizzera per
esercitare un'attività lucrativa dipendente di durata determinata
(1.4.2012-30.6.2013), con possibilità di rinnovo per gli anni successivi, e che
era in possesso di un permesso B, non doveva essere qualificato come falso
frontaliere.

                                         In secondo luogo, anche
ammettendo che l'assicurato fosse risieduto effettivamente in Svizzera nel
periodo successivo all'iscrizione in disoccupazione, visto in particolare il
contratto di locazione per l'appartamento in Ticino del 17 luglio 2013 sebbene
già a dicembre 2012 fosse stato licenziato e liberato dall'obbligo di prestare
la propria attività lavorativa fino al termine del contratto di lavoro del 30
giugno 2013, resta il fatto che l’assicurato non aveva l'intenzione di
risiedere in Svizzera durevolmente e non aveva neppure qui il centro delle
proprie relazioni personali.

                                         Su questo tema B. Rubin in
"Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, Ginevra-Zurigo-Basilea,
Schulthess Editions Romandes, 2014 pag. 77 e 78 ha sviluppato le seguenti
considerazioni: 

 

" (…)

9 L'exigence de la
résidence en Suisse permet d'instaurer une corrélation entre le lieu où les
recherches d'emploi sont effectuées et celui où les conseils des professionnels
du placement sont donnés. Cette exigence garantit ainsi l'efficacité du
placement. Elle permet en outre le contrôle du chômage et de l'aptitude au
placement (ATF 115 V 448 consid. lb p. 449 ; FF 1950 11 546). Si l'exportation
des prestations était possible, de tels contrôles seraient très difficiles à
effectuer, ce qui favoriserait les abus (arrêt du 22 octobre 2002 [C 34/02]
consid. 3). C'est seulement en restant en contact étroit avec le monde du
travail dans lequel il désire être réinséré qu'un chômeur peut faire preuve
d'efforts sérieux et constants dans la recherche d'un emploi (arrêt du 30
novembre 1999 [C 183/99] consid. 2c). C'est à l'assuré qu'il appartient de
rendre vraisemblable qu'il réside en 

Suisse (arrêt du 19 septembre 2000 [C 73/00]). 

 

10 Le domicile
fiscal, le lieu où les papiers d'identité et autres documents officiels ont été
déposés (déclaration d'arrivée) ainsi que d'éventuelles indications dans des
documents officiels ou des décisions judiciaires ne sont que des indices
permettant de déterminer le lieu du domicile (ATF 136 II 405 consid. 4.3 p.
410; arrêt du 13 mars 2002 [C 149/01]). Pour pouvoir localiser le centre des
intérêts personnels, il convient notamment de chercher à savoir où se trouvent
la famille, les amis, les activités professionnelles et sociales, le logement,
le mobilier et les affaires personnelles. Une visite des lieux est parfois
indispensable (art. 12 let. d PA). Par ailleurs, le lieu où les enfants sont
scolarisés joue un rôle. Le droit à des prestations sociales nécessite souvent
d'être domicilié dans le pays qui les verse, de sorte que cet aspect doit
également être pris en compte (DTA 2012 p. 71 consid. 3.3 p. 74). 

 

11 II convient de
donner davantage de poids aux critères objectifs tels que le lieu du logement
et celui des activités professionnelles. Les critères subjectifs tels que
l'intention de s'établir et de créer un centre de vie passent au second plan
car ils sont difficiles à vérifier. Il est cependant parfois nécessaire
d'instruire au mieux l'élucidation des aspects subjectifs tels que les motifs
de licenciement ou les raisons d'un changement de domicile (arrêt du 12 avril
2006 [C 339/05]). Un séjour éphémère ou de pur hasard en Suisse, de même que
l'occupation, dans ce pays, d'un pied-à-terre une à deux fois par semaine, ne
suffisent pas à démontrer que la résidence est en Suisse. Par contre, un séjour
prolongé permanent et ininterrompu n'est pas indispensable. Mais dans ce cas,
un lien étroit avec le marché du travail suisse est exigé (arrêt du 7 décembre
2007 [8C_270/2007] consid. 2.2).”

 

                               2.3.   Nella presente fattispecie,
questo Tribunale osserva innanzitutto che, dal profilo del diritto interno, un
assicurato ha diritto alle indennità di disoccupazione se risiede in Svizzera
ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, ossia se ha la residenza effettiva in
Svizzera, nonché l’intenzione di conservarla durante un certo periodo e di
farne il centro delle proprie relazioni personali (cfr. consid. 2.1.-2.3.).

 

                                         Il 15 luglio 2016 RI 1,
nato nel 1970 ed iscritto in disoccupazione nel periodo 21 giugno 2016 – 11
settembre 2016 (cfr. doc. 1), è stato sentito dall’ispettore __________ della
Sezione del lavoro.

                                         In quell’occasione è stato
allestito un “Verbale di audizione”, sottoscritto pure dall’assicurato, del
seguente tenore:

 

" (…)

D:  Da che data è iscritto in disoccupazione? 

R:  Mi sono iscritto in disoccupazione dal 21 giugno 2016. 

 

D:  Quando si è
iscritto in disoccupazione, di quale permesso di soggiorno beneficiava? 

R:  Al momento
della mia iscrizione in disoccupazione di un permesso B, rilasciatomi in data
01.06.2004 con scadenza 28.0.2018.

 

D:  Attualmente sta lavorando? 

R:  No al
momento non sto lavorando. Sto facendo dei colloqui. Ho dei contatti aperti e
c'è la possibilità che a breve possa concretizzarsi qualcosa. 

 

D:  Quale è
stato il suo ultimo impiego prima di iscriversi in disoccupazione? (per quale
datore di lavoro, da quando a quando, dove e con quale funzione) 

R:  Il mio
ultimo giorno di lavoro è stato il 15 giugno 2016. Ero impiegato quale capo
squadra.

 

D:  Per quale
motivo e da chi è stato disdetto il rapporto di lavoro?

R:  Sono stato
licenziato con effetto immediato da parte del datore di lavoro causa
incompatibilità di carattere come da loro lettera del 15 giugno 2016.

 

D:  In
precedenza aveva già lavorato in Svizzera?

      (p.f.
precisare il datore di lavoro, la funzione, il tipo di contratto, periodi
lavorativi e luogo)

R:  Quando ho
iniziato lavorare in Svizzera verso gli anni 90 come frontaliere ho lavorato
presso Ditta Al__________ di __________ (1 anno) e di seguito presso __________
__________ (1 anno). In seguito sono tornato in Italia per ca. 3 anni dopodiché
nel 1995 sono tornato in Svizzera presso __________ di __________ come
stagionale. Infine nel 2003 sino al momento del mio licenziamento ho lavorato
presso la ditta __________ di __________.

 

D:  Qual è la
sua formazione professionale, dove e quando si è formato? 

R:  Sono in
possesso del diploma A.F.C di Selvicoltore nel 2007 a __________.

 

D:  Presso la __________
(ultimo datore di lavoro) come era organizzato il tempo di lavoro? (orari di
lavoro, ev. turni, periodi di libero) 

R:  In inverno
si lavorava 8 ore mentre dalla primavera all'autunno 9 ore. In genere si
lavorava dalle 07.00 alle 12.00 ed dalle 13.00 alle 17.00, dal lunedì al
venerdì. 

 

D:  Mentre lavorava dove abitava? 

(p.f. fornire una breve descrizione
della abitazione, delle condizioni d'uso e da quando vi abita; se disponibile
produrre una copia del contratto d'affitto o ev. accordi scritti).

R:  A dipendenza
di dove si trovava il cantiere di lavoro, mi spostavo ed abitavo vicino al
cantiere. poteva di alberghi, cantine, baracche, ecc. Ho pure abitato ad
esempio a __________ presso una famiglia che ha messo un appartamento.
Normalmente era il datore di lavoro che pagava gli alloggi ed in seguito mi
deduceva l'importo di Fr. 300.-- dal mio salario. 

Posso confermare di non aver mai
avuto un mio appartamento in Ticino, anche perché comunque tutti i fine
settimana torno dalla mia famiglia. 

 

D:  Dopo la fine
del lavoro, dall'inizio della disoccupazione è cambiato qualcosa nella sua
situazione abitativa? 

R:  Dall'iscrizione
in disoccupazione, seppure la mia residenza è presso la __________, in Via __________
a __________, dormo presso l'abitazione di mia mamma che si trova a __________
in provincia di __________, Italia. Tengo comunque a precisare che spesso poi
in Ticino sia per ritirare la posta che per cercare lavoro. Dalla mia famiglia
a __________ mi reco comunque sempre durante il fine settimana. 

 

D:  E' previsto qualche cambiamento? 

R:  Si, la __________
mi ha invitato a trovarmi una nuova sistemazione. Ho chiesto un po’ di tempo
per potermi organizzare. La __________ si trova a __________ presso
l'abitazione del datore di lavoro Signor __________. lo risulto residente
presso di lui ma come già indicato normalmente dormivo a dipendenza di dove si
trovava il cantiere. Mi è capitato di restare a dormire presso la __________ in
alcune occasioni come ospite del Signor __________. 

 

D:  Qual è la sua situazione famigliare? 

R:  Sono celibe,
convivo con una compagna di nome __________ che è pure la madre dei miei figli __________
nato nel 1997 e __________ nel 2002). 

 

D:  Dove risiedono i suoi famigliari? 

R:  Risiedono a __________,
in __________ (__________). 

 

D:  Con quale frequenza rientrava in Italia mentre lavorava? 

R:  Come già
indicato presso la mia famiglia rientravo e rientro tutt'ora a __________ tutti
i fine settimana. Al momento devo inoltre precisare che rientro giornalmente in
Italia presso mia mamma a __________ in provincia di __________ perché non ho
un alloggio in Ticino.

Nel caso del bisogno posso comunque
contare su un amico che mi può ospitare a Sorengo per un qualche giorno. Potrei
pure contare su altri amici anche qui nel __________ ma sempre per poter
passare la notte durante qualche giorno.

 

D:  Con l'inizio della disoccupazione è cambiato qualcosa?

R:  No, come
sempre rientro nel fine settimana presso la mia famiglia a __________.

 

D:  Come svolge le sue ricerche di lavoro? 

R:  Tutte le ricerche di lavoro vengono svolte di persona.

 

D:  Di che tipo di lavoro è alla ricerca? 

R:  Sono alla
ricerca di un posto di lavoro quale selvicoltore, gommista ed autista di
camion. Posso pure ricercare lavoro quale giardiniere. Sono alla ricerca di un
lavoro a tempo pieno.

 

D: Da quale data e dove risiede in Svizzera? 

R: 

 

D:  Vive solo in Svizzera? 

R:  Sono in
Svizzera dal 1995, con il permesso dal 2004 come figura nel documento. In
realtà mi è Mi è stato consegnato 3 anni fa. Prima avevo comunque un permesso
L.

 

D:  Come è composta la sua attuale abitazione? 

R:  Come già
indicato in precedenza non ho un abitazione mia in Ticino. 

 

D:  A quanto ammonta l'affitto mensile? 

R:  Non ho
nessun affitto a carico non avendo nessuna abitazione in Ticino. Quando
lavoravo avevo una deduzione pari a Fr. 300.-- quale alloggio da parte del mio
datore di lavoro.

 

D:  Ha stipulato un contratto di locazione? 

R:  Non ho mai avuto nessun contratto di locazione a mio nome. 

 

D:  Si è iscritto all'AIRE, da quando? 

R:  No non sono
iscritto all'AIRE. Nessuno mi ha mai chiesto di dovermi iscrivere. Al momento
non ho intenzione di iscrivermi presso l'AIRE.

 

D:  Siete proprietari di immobili in Italia? 

R:  SI ho un
appartamento a __________, come pure una parte della casa dove abita mia Mamma
a a __________ e qualche terreno agricolo sempre a __________. 

 

D:  Ha figli? 

R:  Si, come già indicato ho 2 figli.

 

D:  Dove frequentano le scuole? 

R:  Studiano a __________.

 

D:  Chi si occupa della custodia dei suoi figli? 

R:  Ci occupiamo
sia io che la mia compagna dei nostri figli. Infatti seppure mi trovo durante
la settimana via da casa, a volte i figli mi raggiungono sia in Ticino o presso
la nonna.

 

D:  La sua compagna lavora? 

R:  Lavora. Gestisce una __________.

 

D:  Come mai sua
compagna e i suoi figli non sono venuti ad abitare con lei in Svizzera? 

R:  Non abbiamo mai pensato di trasferirci in Svizzera. 

 

D:  Ha
famigliari che risiedono in Svizzera? 

R:  Ho due
cugini che abitano in Svizzera.

 

D:  Per che motivi rientra in Italia? 

R:  I motivi son
semplici. Rientro in Italia per stare assieme alla mia famiglia.

 

D:  Quali legami ha con il territorio svizzero? 

R:  I miei legami con la Svizzera sono legati principalmente al
lavoro. 

 

D:  È in possesso di una licenza di condurre Svizzera? 

R:  Si, sono in
possesso della patente svizzera. L'ho convertita da poco perché sono stato
obbligato.

 

D:  Ha un
veicolo immatricolato in Svizzera? 

R:  Si ho una __________
targata __________.

 

D:  Beneficia di un'assicurazione malattia in Svizzera? 

R:  Si sono assicurato presso la __________.

 

D:  Ha un medico curante in Ticino? 

R:  Andavo dal
Dr. __________ di __________. Attualmente non ho un medico curante fisso. Ho
pure Il medico curante in Italia.

 

D:  Ha stipulato qualche assicurazione in Ticino? 

R:  No, ho solo
la cassa malattia e l'assicurazione per l'auto con la __________.” (Doc. 12)

                                      

                                         Chiamato ora a
pronunciarsi, il TCA ricorda preliminarmente che è la data della decisione su
opposizione impugnata (nel presente caso: l’11 novembre 2016) che
delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_661/2013 del 22 settembre 2014
consid. 3.1.2.; STF 9C_5/2012 del 31 gennaio 2012; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1; STFA I 525/04 del 15 aprile
2005 consid. 2).

 

                                         Alla luce della
giurisprudenza appena illustrata, le dichiarazioni contenute nel “Verbale di
audizione” e in particolare quella secondo cui egli soggiorna in Italia tutti i
fine settimana, assumono un'importanza decisiva (“Posso confermare di non avere
mai avuto un appartamento in Ticino, anche perché comunque tutti i fine
settimana torno dai miei familiari”; “Dalla mia famiglia a __________ mi reco
comunque sempre durante il fine settimana”; “No, come sempre rientro nel fine
settimana presso la mia famiglia a __________”).

 

                                         Applicando
l’abituale criterio della probabilità preponderante valido nel
settore delle assicurazioni sociali (cfr. STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014
consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo
2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3
pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195),
questo Tribunale deve concludere che, a giusta ragione, la Sezione del lavoro ha
ritenuto che RI 1 ha in Italia il centro delle proprie relazioni di vita.

 

                                         Il ricorrente, non ha
concretizzato un legame con il Ticino, tale da poterlo considerare il luogo in
cui si trova, utilizzando dei criteri oggettivi, la sua residenza ai sensi
della giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.1), cantonale (cfr. consid. 2.2)
e della prassi amministrativa (cfr. consid. 2.3), le quali esigono come terza
condizione che si sia creato nel nostro Paese il centro delle relazioni
personali e non soltanto di quelle professionali (cfr. STF 8C_592/2015 del 23
novembre 2015; DTF 138 V 186 pag. 192: “Lebensmittelpunkt”; STF C 227/05 dell’8
novembre 2006, consid. 4 non pubblicato in DTF 133 V 137 “Schwerpunkt ihrer
Lebensbeziehungen” all’estero nella quale l’Alta Corte ha precisato che non basta
avere amici e conoscenti in Svizzera; DTF 133 V 178: “Esse vi soggiornano
piuttosto per mero scopo lavorativo e una volta terminato il rapporto di lavoro
non hanno più motivo di rimanervi, bensì ritornano nel loro luogo di residenza,
là dove si trova il centro dei loro interessi”).

 

                                         Il centro delle relazioni
professionali è peraltro dimostrato attraverso la realizzazione della prima
condizione (residenza effettiva), che chiede all’assicurato di essere presente
nel nostro mercato del lavoro (cfr. DTF 125 V 465).

 

                                         Giova ribadire che con
giudizio 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, già citato (cfr. consid. 2.1.), il
Tribunale federale, confermando la sentenza del TCA (cfr. qui sotto al consid.
2.5.), ha sottolineato che “è peraltro anche più probabile che il centro dei
propri interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di
un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera” dove viveva in un bilocale con il
figlio.

 

                                         In una sentenza
8C_157/2016 del 24 marzo 2016 l’Alta Corte, ritenendo inammissibile il ricorso
di un assicurato interposto contro una sentenza del TCA con la quale gli era
stato negato il diritto a indennità di disoccupazione, ha inoltre evidenziato
che:

 

" (…) la
Corte in modo particolare ha concluso come la condivisione dell'appartamento di
due locali e mezzo (60 m 2), di cui il conduttore è un amico,
dormendo sul divano del soggiorno, quando nel fine settimana era regolare il
rientro in Italia, non potesse costituire una residenza in Svizzera a norma
dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. recentemente sulla tematica sentenza
8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid. 5), condizione essenziale per
l'ottenimento delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione. (…)”

 

                                         Nella presente fattispecie
il centro delle relazioni personali di RI 1 è a __________ (in provincia di __________),
dove è proprietario di un’abitazione e dove vivono la sua compagna, che
gestisce una __________, e i loro figli __________, nato nel 1997 e __________,
nato nel 2002.

                                        Il fatto che una parte del
suo centro d’interesse sia in Svizzera (cfr. doc. XI), avendo in particolare
amici e parenti, non è invece decisivo, secondo la giurisprudenza federale
(cfr. consid. 2.3). Lo stesso vale per le attività  effettuate nel tempo libero
(corsi di inglese e del metodo Pilates).

                                         Da notare peraltro che la
mamma vive invece a __________ (in provincia di __________) in una casa anche
di proprietà del ricorrente (cfr. doc. 12).

 

                                         Rettamente, dunque, nella
decisione su opposizione dell’11 novembre 2016 la Sezione del lavoro ha
stabilito che il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI in relazione con
l’art. 12 LADI non è in concreto realizzato.

 

                                         Questa Corte, per inciso,
rileva che la soluzione sarebbe stata differente - e quindi la realizzazione
del presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI sarebbe stata verosimilmente
ammessa - nel caso di un assicurato solo senza figli o con figli adulti, che
avesse dimostrato di avere sufficienti legami con il nostro Paese oltre a
quello professionale, soprattutto qualora il rapporto di lavoro in Svizzera
fosse durato diversi anni (cfr. DTF 138 V 186 (193-194); STF 8C_405/2015 del 27
ottobre 2015; STCA 38.2015.30 del 20 novembre 2015 consid. 2.7.).

 

                               2.4.   Vista la conclusione alla
quale il TCA è giunto al precedente considerando, si tratta ora di stabilire se
l’assicurato possa derivare il diritto alle prestazioni della LADI sulla base
delle disposizioni di diritto internazionale (cfr. DTF 133 V 172; DTF 131 V
222; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015; DTF 139 V 88; Rubin, op.cit. p. 683 n.
24).

 

                                         Il 1° giugno 2002 è
entrato in vigore l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera,
da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla
libera circolazione delle persone (ALC) e in particolare il suo Allegato II regolante
il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (DTF 130 V 145 consid. 3 pag. 146; DTF 128 V 315, con riferimenti [RS
0.142.112.681]). 

 

                                         Giusta l'art. 1 cpv. 1
dell'Allegato II ALC, elaborato sulla base dell'art. 8 ALC e facente parte integrante
dello stesso (art. 15 ALC),
in unione con la sezione A di tale allegato, le parti contraenti applicano
nell'ambito delle loro relazioni in particolare il regolamento (CEE) n. 1408/71
del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro
familiari che si spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]),
come pure il regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che
stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71
relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori
subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno
della Comunità (RS 0.831.109.268.11), oppure disposizioni equivalenti. L'art. 121 LADI,
entrato in vigore il 1° giugno 2002, rinvia, alla lett. a, all'ALC e a questi
due regolamenti di coordinamento (SVR 2006 AlV n. 24 pag. 82 consid. 1.1, C
290/03, DTF 133 V 173).

                                         Una decisione n. 1/2012
del Comitato misto del 31 marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il
contenuto dell’Allegato II all’ALC con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo
che le Parti applicheranno tra di loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento
dei sistemi di sicurezza sociale, modificato dal regolamento (CE) n. 988/2009
del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (cfr. DTF 139 V
88; SVR 2014 ALV N. 9; DTF 140 V 98) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le
modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2014 relativo al
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

                                         Il regolamento (CE) n.
883/2004 (RS 0.831.109.268.1) non permette di far valere alcun diritto per il
periodo anteriore alla data della sua applicazione (DTF 138 V 392 consid.
4.1.3).

 

                                         Questi regolamenti sono
stati modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012 pag. 4) in vigore per la
Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 e 345; RS 0831.109.268.1; (cfr. B.
Kahil-Wolff, “Le Réglement UE 465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et
d’autres développements en termes d’assujettissement aux assurances sociales in
SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1).

 

                                         L’art. 11 del Regolamento
(CE) n. 883/2004 stabilisce al cpv. 1 che le persone sono soggette alla
legislazione di un singolo Stato membro e al cpv. 3 lett. a che una persona che
esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla
legislazione di tale Stato membro.

 

                                         In materia di
assicurazione contro la disoccupazione lo Stato competente è per principio
quello nel quale l’assicurato ha esercitato da ultimo la sua attività
lavorativa dipendente (cfr. DTF 139 V 88; STF 8C_273/2015 del 12 agosto 2015
consid. 3.1; B. Rubin, op.cit., pag. 683).

 

                                         Per quel che concerne i
lavoratori frontalieri il legislatore comunitario ha previsto delle regole
differenti.

 

                                         Secondo l’art. 1 lett. f
del Regolamento (CE) n. 883/2004 si intende per «lavoratore frontaliero»
qualsiasi persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato
membro e che risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di
massima ogni giorno o almeno una volta la settimana.

 

                                         In effetti viene
considerato lavoratore frontaliero anche chi rientra almeno una volta la
settimana nel proprio Stato di residenza (cfr. DTF 133 V 175: “(…) dove, di
massima, ritorna ogni giorno o almeno una volta alla settimana (a tal proposito
il seco ricorda giustamente che il predetto regolamento è applicabile a tutti i
lavoratori che riempiono le suddette condizioni di lavoratore frontaliero,
indipendentemente dal fatto che abbiano la stessa qualifica ai sensi del
diritto della polizia degli stranieri). (…)”).

 

                                         Questi assicurati
beneficiano delle prestazioni dello Stato competente (nel nostro caso: della LADI)
se si trovano in una situazione di lavoro ridotto (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. b
LADI e STCA 38.2015.12 del 5 febbraio 2016 in particolare consid. 2.6.) alla
luce dell’art. 65 par. 1 del Regolamento (CE) 883/2004 (“La persona che si
trova in disoccupazione parziale o accidentale e  che, nel corso della sua
ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato membro diverso
dallo Stato membro competente si mette a disposizione del suo datore di lavoro
o degli uffici del lavoro nello Stato membro competente. Egli beneficia delle
prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro competente, come se
risiedesse in tale Stato membro. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione
dello Stato membro competente.”).

 

                                         Gli assicurati frontalieri
in disoccupazione completa (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. a LADI) devono invece
chiedere le prestazioni di disoccupazione nel loro Stato di residenza (nel
nostro caso: in Italia), sulla base dell’art. 65 par. 2 1a frase del
Regolamento (“La persona che si trova in disoccupazione completa e che, nel
corso della sua ultima attività subordinata o autonoma, risiedeva in uno Stato
membro diverso dallo Stato membro competente e continua a risiedere in tale
Stato membro o ritorna in tale Stato si mette a disposizione degli uffici del
lavoro nello Stato membro di residenza. Fatto salvo l'articolo 64, la persona
che si trova in disoccupazione completa può a titolo supplementare, porsi a
disposizione degli uffici del lavoro dello Stato membro nel quale ha esercitato
la sua ultima attività subordinata o autonoma.”) e dell’art. 65 par. 5 lett. a
del Regolamento (“Il disoccupato di cui al paragrafo 2, prima e seconda frase,
riceve le prestazioni in base alla legislazione dello Stato membro di residenza
come se fosse stato soggetto a tale legislazione durante la sua ultima attività
subordinata o autonoma. Tali prestazioni sono erogate dall'istituzione del
luogo di residenza.”; cfr. B. Rubin, op.cit. p. 683).

 

                                         Da notare che i costi per
il rischio disoccupazione dei frontalieri è ripartito fra lo Stato di lavoro e
quello di residenza (cfr. B. Rubin, op. cit., p. 684: “L’institution suisse
rembourse, sur domande de l’institution étrangère, la totalité des prestations
versées aux frontaliers durant les premiers mois d’indemnisation (détails: art.
65 par. 6 a 8 du Regl. [CE] 883/2004)”; risposta del Consiglio federale del 16
novembre 2013 ad un interpellanza 13.3716 del consigliere nazionale Lorenzo
Quadri denominata “Uso improprio, da parte dell’Italia, dei fondi di
disoccupazione dei frontalieri”: “(…) Dal 1° aprile 2012, la Svizzera applica
il regolamento (CE) nr. 883/2004, che prevede segnatamente il rimborso allo
Stato di residenza, competente per l’indennizzo dei frontalieri disoccupati,
delle indennità versate durante i primi tre o cinque mesi di disoccupazione (a
secondo della durata del rapporto di lavoro individuale) (…)”).

 

                                         In una Direttiva del 24
ottobre 2013, denominata Regolamento 883. Fine dello status di "lavoratore
frontaliere vero, atipico", la SECO ha ricordato che:

 

" Ai sensi
dell'art. 65 paragrafo 5 lett. a) del regolamento (CE) n. 883/2004 (regolamento
883) il versamento delle prestazioni di disoccupazione ai veri lavoratori
frontalieri compete allo Stato di residenza. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha precisato la portata di questa disposizione in una
sentenza dell'11.04.2013 sostenendo che la giurisprudenza Miethe, sviluppata
quando era ancora in vigore il regolamento (CEE) n. 1408/71 (regolamento
1408/1), non è più valida in virtù del regolamento 883. Secondo tale
giurisprudenza, un vero lavoratore frontaliero in disoccupazione che aveva
conservato con lo Stato di occupazione legami personali e professionali
particolarmente stretti poteva, come "lavoratore frontaliero
atipico", beneficiare delle prestazioni in quest'ultimo Stato.

 

Il versamento delle prestazioni ai veri lavoratori frontalieri in
disoccupazione completa spetta ormai senza eccezioni allo stato di
residenza."

 

                                         Sul tema e per un
riassunto di casi di applicazione della giurisprudenza Miethe anche relativi al
Canton Ticino, cfr. STF 8C_203/2013 del 23 aprile 2014 pubblicata in SVR 2014
ALV N. 9; vedi pure DLA 2012 N. 1 pag. 71 seg. e la STCA 38.2015.6 del 25
giugno 2015 consid. 2.15 con successiva sentenza del Tribunale federale
8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid. 4.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 142 V 591 il Tribunale federale ha considerato frontaliera un’assicurata
domiciliata in Francia che rimaneva a Ginevra a dormire al massimo una o due
volte per settimana (“Sur la base de l'ensemble de ces éléments, il convient
d'admettre que la recourante - qui rentrait plusieurs fois par semaine en
France - répondait à la définition de travailleuse frontalière au sens du
règlement”.).

                                         In quell’occasione l’Alta
Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…)

6.2. Cette disposition du règlement
d'application n o 987/2009 assimile la résidence au centre d'intérêt de la
personne concernée. Elle codifie également les éléments élaborés par la
jurisprudence européenne qui peuvent être pris en compte pour déterminer ledit
centre d'intérêt, comme la durée et la continuité de la présence sur le
territoire des Etats membres concernés ou la situation familiale et les liens
de famille (arrêts de la CJUE du 11 septembre 2014 C-394/13  Ministerstvo
práce a sociálních vecí contre B., point 34; du 16 mai 2013 C-589/10 
Wencel, points 49 et 50). 

 

6.3. La recourante soutient que
l'application des critères règlementaires susmentionnés doit conduire à la
reconnaissance de sa résidence en Suisse. Elle met en évidence le fait qu'elle
a passé l'entier de sa vie en Suisse, que son activité professionnelle s'y est
toujours déroulée et que celle-ci était liée au territoire helvétique (elle y
travaillait en qualité de spécialiste de la sécurité au travail). 

 

6.4. Ces éléments ne sont toutefois pas
absolument pertinents dans l'analyse de la condition de résidence pour
l'indemnisation d'un travailleur frontalier au chômage complet. 

Par définition, un tel travailleur exerce une
activité dans un Etat membre autre que l'Etat de résidence. Peu importe qu'il
ait auparavant résidé longtemps dans le premier Etat. Admettre le contraire
viderait de sa substance l'art. 65 al. 2 du règlement n° 883/2004. En effet, ce
qui est décisif, à teneur de cette disposition, c'est que la personne, au cours
de sa dernière activité salariée (ou non salariée) résidait dans un Etat membre
autre que l'Etat membre compétent et qu'elle continue à y résider. La résidence
dans l'Etat membre autre que le pays d'emploi peut prendre fin après la
survenance du chômage ou, au contraire, être constituée immédiatement avant la
fin de l'activité. Dans le premier cas, l'Etat de résidence n'est plus
compétent pour le versement des prestations, alors qu'il peut le devenir dans
la seconde éventualité (voir EBERHARD EICHENHOFER, in Europäisches Sozialrecht,
6 e éd. 2013, n° 8 ad art. 65 du règlement n o 883/2004; SUSANNE
DERN, in VO (EG) Nr. 883/2004, 2012, n° 5 ss ad art. 65). 

N'est pas non plus un critère pertinent, dans le
cas particulier tout au moins, le statut fiscal de l'intéressée du moment que,
dans le canton de Genève, les travailleurs frontaliers sont imposés sur les
rémunérations qu'ils perçoivent en Suisse en raison seulement de l'activité
qu'ils y exercent (cf. l'art. 3 al. 1 let. e de la loi [du canton de Genève] du
27 septembre 2009 sur l'imposition des personnes physiques [LIPP; RS/GE D 3 08]
et art. 7 de la loi [du canton de Genève] du 23 septembre 1994 sur l'imposition
à la source des personnes physiques et morales [LISP; RS/GE D 3 20]). Le statut
fiscal ne peut constituer en l'espèce un indice d'une résidence en Suisse.

Quant à la situation familiale de l'intéressée,
elle plaide plutôt contre l'existence d'une résidence en Suisse (supra consid.
5.2). Il en va de même de la situation en matière de logement (l'acquisition
d'une maison en France étant un indice du caractère permanent de cette
situation). Enfin, il n'y a pas lieu d'examiner ce qu'il en est de l'exercice
d'activités non lucratives. La recourante se contente d'alléguer, sans autres
précisions, qu'elle a produit la preuve de ses nombreuses activités
associatives déployées sur le sol suisse et le jugement attaqué ne contient à
ce sujet aucune constatation. Au demeurant le fait que la recourante a conservé
avec la Suisse (Etat membre de son dernier emploi) des liens personnels
professionnels et associatifs étroits ne saurait à lui seul être décisif. De
telles circonstances justifient pour un chômeur de se mettre de manière
complémentaire à la disposition des services de l'emploi en Suisse, non pas en
vue d'obtenir dans ce dernier des allocations de chômage, mais uniquement aux
fins d'y bénéficier des services de reclassement (supra consid. 4.3;
arrêt  Jeltes e.a. précité, qui modifie la jurisprudence antérieure
rendue sous le régime de l'ancien Règlement (CEE) n° 1408/71 du Conseil du 14
juin 1971 relatif à l'application des régimes de sécurité sociale aux
travailleurs salariés, aux travailleurs non salariés et aux membres de leur
famille qui se déplacent à l'intérieur de la Communauté (RO 2004 121) et qui
avait une portée plus large; cf. à propos de l'ancienne jurisprudence, arrêt de
la CJCE du 12 juin 1986 C-1/85,  Miethe contre Bundesanstalt für Arbeit,
Rec. 1986 1837 point 17; voir aussi l'arrêt 8C_60/2016 du 9 août 2016 consid.
4.2.3). 

 

6.5. Par conséquent, même en tenant compte
des critères susmentionnés, si tant est qu'ils soient pertinents dans le cas
d'espèce, on doit admettre que la recourante résidait bel et bien en France dès
la survenance de son chômage et pendant la durée de celui-ci. (…)"

 

                                         In applicazione delle
disposizioni del Regolamento appena citate, con sentenza 38.2014.51 del 15
dicembre 2014, questa Corte ha confermato il diniego del diritto a indennità di
disoccupazione ad un assicurato, in quanto egli andava considerato un vero
lavoratore frontaliere, rientrando durante il fine settimana presso la propria
famiglia in Italia, dove si trovava, del resto, il centro dei suoi interessi
personali, soprattutto quelli familiari.

 

                                         Le medesime argomentazioni
sono alla base di una sentenza 38.2014.13 del 30 marzo 2015 nella quale il TCA
ha pure confermato il diniego del diritto all’indennità di disoccupazione in
quanto un’assicurata non risiedeva in Svizzera e rientrava in Italia una volta
per settimana.

 

                                         Con analoghe argomentazioni
il TCA ha respinto il ricorso di un’assicurata in una sentenza 38.2015.9 del 15
giugno 2015 fondandosi su di un verbale allestito da un funzionario della
Sezione del lavoro e firmato anche dall’interessata da cui emergeva in
particolare che rientrava settimanalmente presso l’abitazione coniugale e che
con la Svizzera aveva legami professionali.

                                         Il successivo ricorso è
stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con sentenza 8C_521/2015
del 9 settembre 2015, nella quale l’Alta Corte ha sottolineato che “la
ricorrente non si confronta in alcun modo con le motivazioni del Tribunale
cantonale delle assicurazioni, il quale, basandosi sulla di lei audizione del
18 settembre 2014 dinanzi alla Sezione del lavoro, ha spiegato le ragioni per cui
ella dovesse essere ritenuta frontaliera e quindi con diritto a prestazioni in
Italia.”.

 

                                         In una sentenza 38.2015.6
del 25 giugno 2015 questo Tribunale ha ritenuto vero frontaliere un altro
assicurato, in possesso di un permesso di dimora B, visto che egli rientrava in
Italia una volta per settimana. 

                                         Il TCA si è fondato sul
contenuto di un verbale allestito presso la Sezione del lavoro e firmato anche
dall’assicurato oltre che su un Rapporto della polizia cantonale, sulle
dichiarazioni della custode dello stabile nel quale abitava e sull’estratto
conto attestante i prelevamenti in contanti.

                                         L’assicurato ha contestato
la sentenza cantonale davanti all’Alta Corte.

                                         Il
Tribunale federale, con sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, massimata in
RtiD II-2016 n. 63 pag. 309, ha respinto il ricorso dell’assicurato,
ritenendolo manifestamente infondato, sulla base delle seguenti argomentazioni:

 

" (…)
L’apprezzamento dei fatti operato dal Tribunale delle assicurazioni non può
essere criticato con successo, anche sotto il profilo dell’applicazione del
diritto federale. Il giudizio è fondato sulle dichiarazioni della prima ora
espresse dal ricorrente e sui fatti accertati. La pronuncia cantonale si
confronta altresì con le censure già sollevate dal ricorrente nel precedente
grado di giudizio. È peraltro anche più probabile che il centro dei propri
interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di
un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera, ove si vedeva costretto, ospitato
dal figlio, a dividere un bilocale con lui. In tale evenienza, non possono
essere date le condizioni per ammettere la residenza in Svizzera del
ricorrente. (…)”

 

                                         In un’altra sentenza
38.2015.61 del 16 dicembre 2015 il TCA ha negato ad un assicurato il diritto
all’indennità di disoccupazione “Un ricorrente, titolare di un permesso B
dall’aprile 2012, la cui moglie abita in Italia – non lontano dal confine
svizzero – in una casa di loro proprietà e che ha dichiarato, da una parte, di
non avere altri legami con la Svizzera al di fuori di quelli professionali,
dall’altra, di aver abitato in Ticino dal lunedì al venerdì e di aver
soggiornato regolarmente in Italia nella sua abitazione il sabato e la domenica
sia durante lo svolgimento dell’attività lavorativa sia dopo l’iscrizione per
il collocamento non ha diritto alle indennità di disoccupazione in Svizzera dal
marzo 2015 né sulla base del diritto interno, né in virtù del diritto
internazionale. In effetti, in primo luogo, alla luce degli elementi concreto
agli atti va ritenuto che il medesimo abbia mantenuto in Italia il centro delle
proprie relazioni di vita. Non è, pertanto, dato il presupposto della residenza
in Svizzera secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI. In secondo luogo, il
ricorrente deve essere considerato quale lavoratore vero frontaliere che si
trova in disoccupazione completa. Egli deve dunque, chiedere le prestazioni di
disoccupazione nel suo Stato di residenza.”.

 

                                         Alla medesima conclusione
il TCA è arrivato sulla base delle stesse argomentazioni sviluppate nelle
decisioni precedenti in  una sentenza 38.2015.47 del 20 gennaio 2016, in una
sentenza 38.2015.5 del 3 febbraio 2016, in una sentenza 38.2015.12 del 5
febbraio 2016, in una sentenza 38.2015.76 del 24 marzo 2016 e in una sentenza
38.2015.49 del 18 aprile 2016.

 

                               2.5.   Nella presente fattispecie lo
stesso assicurato ha affermato di rientrare sempre dalla sua famiglia a __________
durante il fine settimana (cfr. doc. 12) e contrariamente a quello che sembra
ritenere l’assicurato, il quale ha evidentemente in più occasioni che, vista la
distanza, è impossibilità a rientrare giornalmente in Italia (cfr. doc. XI).

 

                                         Di conseguenza, dal
profilo del diritto internazionale egli deve essere considerato un frontaliere
vero per cui ha diritto alle prestazioni di disoccupazione in Italia.

 

                                         Come già sottolineato dal
TCA in una sentenza 38.2015.12 del 5 febbraio 2016 è indubbio che tale
soluzione può risultare svantaggiosa per l’assicurato. Ciò deriva tuttavia
dall’assenza di armonizzazione del livello delle prestazioni di sicurezza
sociale a livello europeo (cfr. D. Cattaneo, “Assurance-chômage et droit du
travail: quelques cas tessinois” in op.cit., pag. 90-91) e dalla scelta di
porre a carico dei Paesi di residenza i lavoratori frontalieri in
disoccupazione completa (sui motivi cfr. DTF 133 V 169, consid. 6.2-6.3 pag.
176-178. Vedi pure: STCA 38.2015.30 del 20 novembre 2015, STCA 38.2015.17 del
23 novembre 2015 e STCA 38.2015.53 del 2 dicembre 2015 nelle quali il TCA ha
riconosciuto ad alcuni assicurati lo statuto di falso lavoratore frontaliero
con conseguente diritto di opzione tra le prestazioni di disoccupazione
svizzera e quelle del paese di residenza).

 

                                         In
tale contesto il TCA ricorda che la vecchia giurisprudenza sul vero
frontaliere, ma atipico, non è più applicabile (cfr. consid. 2.4. e STF
8C_245/2016 del 19 gennaio 2017 consid. 4.2).

 

                                         Anche da questo profilo
dunque, va negato a RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione.

 

                               2.6.   L’assicurato ha chiesto di
essere personalmente sentito.

 

                                         Considerato
che i documenti già presenti all’incarto consentono al TCA di emanare il
proprio giudizio, questo Tribunale ritiene che l’assunzione delle ulteriori
prove richieste non potrebbe mettere in luce nuovi elementi concreti ai fini
della risoluzione della vertenza. 

 

                                         Di
conseguenza la richiesta di audizione del ricorrente deve essere respinta.

 

A tale proposito va
rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza,
qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il
giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove
(cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STF 9C_737/2012 del 19 marzo 2013; STF 8C_556/2010 del
24 gennaio 2011 consid. 9; STF 8C_845/2009 del 7 dicembre 2009; STF I 1018/06
del 16 gennaio 2008 consid. 5.3.; STFA U 416/04 del 16 febbraio 2006, consid.
3.2.; STFA H 411/01 del 5 marzo 2003; STFA H 102/01 dell'11 gennaio 2002; STFA
H 103/01 dell'11 gennaio 2002; STFA H 299/99 dell'11 gennaio 2002; STFA U
257/01 del 26 novembre 2001; STFA U 82/01 del 15 novembre 2001; RCC 1986 p. 202
consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F.
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         La decisione su
opposizione dell’11 novembre 2016 impugnata deve, conseguentemente, essere
confermata.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti