# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5bb5d92e-4fbd-5f74-b7d2-966616efe472
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-01-18
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 18.01.2022 14.2021.102
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2021-102_2022-01-18.html

## Full Text

RE 1

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  14.2021.102

  	
  Lugano

  18 gennaio 2022 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bertoni

  

 

 

statuendo nella causa SO.2021.384 (rigetto definitivo
dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa
con istanza 22 gennaio 2021 da

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinata dall’__________ PA 1 __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  Comunione ereditaria fu CO 1 __________

  composta di:

  CO 2 __________

  CO 3 __________

  CO 4 __________

  (patrocinati dall’__________ PA
  2 __________)

  
	 
	
   

  	
   

  	 

					

giudicando sul reclamo del 26 luglio 2021 presentato da RE 1 contro la
decisione emessa il 13 luglio 2021 dal Pretore;

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Il 9 novembre 2001 l’Ufficio d’esecuzione di Lugano ha rilasciato a
favore di RE 1 un attestato di carenza di beni dopo pignoramento per fr. 64'450.50
diretto contro la comunione ereditaria fu CO 1, deceduta a __________ il 4
agosto 2000. Con decreto del 31 gennaio 2003 la Pretura di Lugano, sezione 4,
ha ordinato la liquidazione di quell’eredità e il 29 aprile 2003 ha decretato
la sospensione della procedura per mancanza di attivo, riservata ai creditori la
facoltà di chiederne la continuazione anticipandone le spese. Non avendo nessun
creditore fatto uso di tale possibilità, la procedura è stata chiusa per
mancanza di attivo il 19 maggio 2019.

 

                                  B.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 25 novembre 2020 dall’Ufficio d’esecuzione
di Lugano, RE 1 ha escusso la “CO 1 Comunione
ereditaria” per l’incasso
di fr. 64'450.50 oltre agli interessi del 5% dal 3
aprile 2021, indicando quale causa del credito la “Ripresa dell’ACB numero __________ per un importo di
64'450.50 del 08.11.2001”.

 

                                  C.   Avendo
l’erede CO 2 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 22 gennaio
2021 diretta contro la “Comunione
ereditaria fu CO 1 composta da” CO 2 (designata come rappresentante), CO 3 e CO 4, RE
1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 5. Nel termine impartito, CO 2 si è
opposta all’istanza mediante osservazioni scritte del 12 febbraio 2021.

 

                                  D.   Statuendo con decisione del 13 luglio 2021, il Pretore ha dichiarato l’istanza
irricevibile, ponendo a carico dell’istante le spese processuali di fr. 200.–
e un’indennità per ripetibili di fr. 900.– a favore di CO 2.

 

                                  E.   Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 26 luglio 2021 per ottenerne l’an­­nullamento e l’accoglimento
dell’istanza, protestate spese e ripetibili. Il 2 agosto
2021 il presidente della Camera ha dichiarato irricevibile, siccome non
motivata, la domanda di effetto sospensivo presentata
con l’impugnazione. Stante il prevedibile esito dell’odier­­no giudizio,
il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’oppo­­sizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett.
e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro
dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è
avvenuta in concreto al patrocinatore di RE 1 il 14 luglio 2021, il termine d’im­­pugnazione
è scaduto sabato 24 luglio, per cui la scadenza è stata riportata a lunedì 26
luglio 2021 (art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art. 31 LEF) durante le
ferie estive (dal 15 al 31 luglio: art. 56 n. 2 LEF) ed è stata prorogata per
legge fino al terzo giorno utile dopo la fine delle stesse (art. 63 LEF per il
rinvio dell’art. 145 cpv. 4 CPC; DTF 108 III 49), ossia mercoledì 4 agosto.
Presentato il 26 luglio 2021 (data del timbro postale), il reclamo è dunque sen­z’altro
tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC),
limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel
reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono
essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui sco­po
non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza
di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo
prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza
esecutiva ove l’escusso non dimostri immediatamente una delle eccezioni
liberatorie enumerate al­l’art. 81 LEF (DTF 139 III 446, consid. 4.1.1).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata il Pretore ha rilevato che la procedura di liquidazione
dell’eredità è stata chiusa per mancanza d’attivo il 19 maggio 2019, sicché la comunione
ereditaria non poteva più essere escussa, ricordato che giusta l’art. 49 LEF
non si può escutere una successione contro la quale è stata aperta una
procedura di liquidazione in via di fallimento (art. 573 CC e art. 193 LEF) e
che ciò vale nel caso in cui la liquidazione è stata sospesa e il fallimento
chiuso per mancanza d’attivi giusta l’art. 230 LEF. Inoltre, ha aggiunto il
primo giudice, in caso di liquidazione di un’ere-dità in via di fallimento, un’esecuzione
speciale “postuma” giusta l’art. 230 cpv. 3 LEF è inadatta, l’art. 230a LEF regolando
definitivamente la sospensione del fallimento. Il Pretore ha quindi concluso
che l’istanza è irricevibile per mancanza di competenza territoriale della
Pretura secondo l’art. 49 LEF e che ad ogni modo l’istante non ha nemmeno comprovato
la composizione della comunione ereditaria.

 

                                   4.   Nel
reclamo (n. 16 e 17) RE 1 sostiene anzitutto che il Pretore avrebbe accertato i
fatti in maniera manifestamente errata per aver ritenuto che la comunione
ereditaria non potesse essere escussa per mancanza di attivi, visto che da una
lettera del notaio __________ del 19 novembre 2009, a suo dire in possesso dell’Ufficio
d’esecuzione di Lugano, si evincerebbe che la defunta CO 1 ha ereditato, con altri eredi, soldi e un
terreno a S__________ (__________), di cui il padre di lei era
comproprietario. A mente sua il Pretore avrebbe quindi violato il diritto
affermando che “un’esecu­zione
speciale postuma ex art. 230 cpv. 3 LEF” è inadatta, dal
momento che la procedura fallimentare non può essere considerata sospesa per
mancanza di attivi, dato che la comunione ereditaria ha “ereditato”, come
minimo, del terreno di S__________ (n. 19).

 

                                4.1   Orbene,
le allegazioni della reclamante relative alle spettanze del­la defunta CO 1
nella successione del padre sono nuove e quindi irricevibili (v. sopra consid.
1.2), così come lo è la lettera prodotta a sostegno delle stesse (doc. TA3).
Non è quindi possibile tenerne conto per l’odierna pronuncia.

 

                                4.2   Ad
ogni modo, la reclamante non si confronta con la motivazione principale del
Pretore, che in base alla giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 87 III 72
segg.) ha giustamente considerato che dopo l’apertura della liquidazione dell’eredità
giacente od oberata da debiti, non vi è più spazio per un’esecuzione
individuale contro la comunione ereditaria,
la quale sussiste come patrimonio speciale solo fino alla liquidazione (art. 49
LEF), e ciò anche se la liquidazione viene, come nel caso di specie,
chiusa per mancanza di attivo. La reclamante non contesta per avventura la
chiusura della procedura di liquidazione dell’eredità in via di fallimento né
pretende di aver anticipato le spese di liquidazione. Insufficientemente
motivato, il reclamo si avvera così irricevibile su questo punto.

 

                                4.3   Fino
al 31 dicembre 1996, se non anticipavano le spese di liquidazione per evitare
la chiusura della procedura fallimentare, i creditori perdevano il loro diritto
sugli attivi successori, che passavano agli eredi come se non avessero
rinunciato all’eredità in ap-plicazione analogica dell’art. 573 cpv. 2 CC (DTF
87 III 74 consid. 1 e 62 II 102 seg.). Dopo l’adozione
dell’art. 230a LEF, entrato in vigore il 1° gennaio 1997, i beni
di successioni repudiate od oberate devono essere realizzati, in caso di
sospensione del fallimen­to per mancanza di
attivo, secondo la procedura (collettiva) speciale prevista dalla nuova
norma, in cui i creditori hanno il diritto di ottenere la “cessione” degli
attivi ereditari purché si dichiarino personalmente responsabili per il
pagamento dei crediti garantiti da pegno e delle spese di liquidazione non
coperte dalla massa, qualora nessun erede abbia fatto valere tale diritto entro
il termine impartito dall’ufficio dei fallimenti (art. 230a cpv. 1 LEF; Vouilloz in:
Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 10 segg. ad art. 230a
LEF; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. III, 2001, n. 44 ad art. 230 LEF,
con una riserva a favore delle esecuzioni reviviscenti
giunte al pignoramento, fondata sulla DTF 87 III 74 seg. consid. 2, che pare
tuttavia caduca dopo l’adozione dell’art. 230a LEF).

 

                                         Nondimeno,
anche sotto l’imperio del nuovo diritto, la procedura collettiva speciale
esclude le procedure individuali nel senso del­l’art. 230 cpv. 3 LEF, in virtù sia
dell’art. 206 LEF sia dell’art. 49 LEF, il quale non trova più applicazione
dopo l’inizio di una procedura di liquidazione (cfr. già la DTF 79 III 167
seg. consid. 2; Vouilloz, op. cit., n.
14 ad art. 230; Gilliéron, op. cit., n. 44 e 47 ad art. 230). La procedura di fallimento, pur chiusa formalmente per mancanza di
attivo, non termina infatti prima che l’ufficio dei fallimenti abbia d’ufficio
portato a termine la procedura di liquidazione dell’art. 230a LEF, la
quale ha di conseguenza precedenza anche sulle procedure individuali sospese
dal fallimento, il cui cor­so non può riprendere giusta l’art. 230 cpv. 4 LEF
prima della fine della procedura collettiva
speciale (DTF 130 III 481 segg.). L’art. 230a LEF costituisce una
lex specialis rispetto all’art. 230 cpv. 3 e 4 LEF (Vouilloz, op. cit., n. 2
e 14 ad art. 230a, che al n. 15 sostiene però in modo non del tutto
logico la priorità dell’esecuzione
individuale “dell’art. 230”). Anche sotto questo profilo la
decisione impugnata si avvera corretta.

 

                                4.4   Il
fatto che, per ipotesi, non tutti i beni dell’eredità siano stati realizzati
non legittima la reclamante ad agire con un’esecuzione individuale. Infatti, qualora
quei beni siano stati inventariati dall’Ufficio dei fallimenti, che avesse però
considerato insufficiente il prevedibile ricavo della loro realizzazione per
coprire le spese di una procedura di liquidazione (sommaria), la reclamante avrebbe dovuto – e dovrebbe tuttora –
chiedere all’Ufficio di avviare la procedura dell’art. 230a LEF.
Ove invece l’Ufficio non fosse stato a conoscenza dei beni in questione, la
reclamante dovrebbe, se il loro valore permettesse di coprire almeno le spese
di una procedura sommaria, esigere dall’Ufficio un intervento presso il giudice
del fallimen­to affinché questi possa decidere, a posteriori, l’apertura di una
procedura di liquidazione sommaria od ordinaria (DTF 110 II 396 consid. 2; DTF 102 III 78 consid. 5, Jeandin
in: Commentaire
romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 3 ad art. 269 LEF con rinvii; François Vouilloz, La suspension de la faillite faute d’actif, in BlSchK, 2001 p.
42-43).
In
un caso come nell’altro, è data unicamente la possibilità di una procedura
generale e collettiva (quel­la speciale dell’art. 230a LEF o quella
ordinaria o sommaria degli art. 221 segg.), ad esclusione di qualsiasi
esecuzione speciale e individuale. In effetti, anche la ripartizione di attivi
della massa fallimentare scoperti dopo la chiusura del fallimento per mancanza
di attivo deve aver luogo nel quadro di una (nuova) procedura di fallimento,
secondo il principio dell’art. 269 LEF (DTF 102 III 85 consid. 5 i.f.), con la
differenza che la procedura di fallimento de­v’essere ripresa daccapo, una realizzazione
dell’attivo e la ripartizione del suo provento non potendo aver luogo “senz’altra
formalità” in mancanza di una graduatoria.

 

                                   5.   Stante quanto precede, la questione dell’incompetenza territoriale del
Pretore giusta l’art. 49 LEF non si pone, in assenza di un diritto della reclamante
di promuovere un’esecuzione individuale contro gli eredi per far realizzare i
beni da lei indicati. Anziché dichiarare l’istanza irricevibile per carenza di
competenza territoriale, il Pretore avrebbe invero dovuto respingerla,
accogliendo l’opposizione degli escussi che hanno contestato con successo il
diritto dell’e­scutente di procedere per via esecutiva (cfr. art. 69 cpv.
2 n. 3), o meglio per via di un’esecuzione individuale. Dal punto di vista
pratico, ovvero dell’interesse concreto della reclamante, non è però di rilievo
l’imprecisione terminologica del dispositivo.

 

                                         Per
i medesimi motivi è parimenti senza interesse la questione della designazione
degli eredi.

 

                                   6.   La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).

 

                                         Non
si pone invece problema di ripetibili il reclamo non essendo stato notificato
alla controparte per osservazioni. 

 

                                   7.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 64'450.50,
raggiunge senz’altro la soglia di fr. 30'000.– ai
fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, il
reclamo è respinto.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 400.– relative al presente giudizio,
già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico. 

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                            La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).