# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fa15f290-6051-5e1e-81a5-37fcf1eb8fd6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.06.2024 D-3810/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3810-2024_2024-06-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3810/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gregor Chatton;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Siria,  

c/o CFA Chiasso, Via Motta 9, 6830 Chiasso,   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 10 giugno 2024 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato, cittadino siriano, ha presentato in 

Svizzera il 21 maggio 2024, 

le investigazioni effettuate dalla Segreteria di Stato della migrazione (di se-

guito: SEM) nella banca dati europea Eurodac, dalla quale è risultato che 

il ricorrente ha inoltrato una domanda d’asilo in Bulgaria il 19 aprile 2024, 

la richiesta di riammissione dell’interessato presentata dalla SEM alle com-

petenti autorità bulgare il 24 maggio 2024 in applicazione dell’art. 18 par. 1 

lett. b del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III), 

le copie dei permessi di soggiorno svizzeri dei fratelli dei ricorrenti,  

il verbale del colloquio Dublino svolto il 3 giugno 2024, 

l’accettazione da parte delle autorità bulgare della richiesta di riammissione 

dell’interessato dichiarata in data 30 maggio 2024, 

la decisione del 10 giugno 2024, con la quale l’autorità inferiore non è en-

trata nel merito della domanda d'asilo del ricorrente, ha ordinato il suo al-

lontanamento verso la Bulgaria e incaricato il Cantone di B._______ 

dell’esecuzione di quest’ultima misura, constatando infine l’assenza di ef-

fetto sospensivo ad un eventuale ricorso e disponendo la consegna degli 

atti procedurali conformemente al relativo indice,   

il ricorso del 17 giugno 2024, per il tramite del quale l’interessato avversa 

la decisione succitata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale) concludendo implicitamente all’annullamento della deci-

sione succitata nonché alla trattazione della domanda d’asilo in procedura 

nazionale; sul piano procedurale, egli postula la concessione dell’effetto 

sospensivo al ricorso e dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo,  

 

 

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e considerato: 

che procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che, in materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure 

ammissibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5; 2014/1 consid. 2; art. 62 cpv. 4 PA),  

 

che qualora sia adito su ricorso contro una decisione di non entrata nel 

merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si limita ad esaminare la fonda-

tezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 con-

sid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5), 

 

che i ricorsi manifestamente infondati, come quello qui in esame, sono de-

cisi dal giudice istruttore in qualità di giudice unico con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la sentenza è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nello specifico, si rinuncia inoltre allo scambio degli scritti (art. 111a 

cpv. 1 LAsi), 

che nella querelata decisione, la SEM ha sostanzialmente constatato la 

competenza della Bulgaria per l'esame della domanda d'asilo del ricorrente 

ed escluso l’esistenza di carenze sistemiche nel sistema d’accoglienza bul-

garo ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III; che non sussisterebbero inoltre motivi 

per l'applicazione dell'art. 16 par. 1 RD III o della clausola di sovranità pre-

vista dall'art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente dall'art. 29a cpv. 3 dell'Ordi-

nanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 

1, RS 142.311), posta segnatamente l’assenza di un rischio di trattamenti 

contrari all'art. 3 CEDU o di una violazione del principio del divieto di re-

spingimento; che l’insorgente non sarebbe inoltre affetto da alcun problema 

di salute e che i suoi fratelli, attualmente residenti in Svizzera, nei confronti 

dei quali egli non avrebbe dimostrato alcuna relazione di dipendenza, non 

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corrisponderebbero alla nozione di membri della famiglia ai sensi dell’art. 

2 lett. g RD III, sicché la competenza bulgara per la trattazione andrebbe 

confermata,  

 

che, in sede di ricorso, l’insorgente contesta sostanzialmente la compe-

tenza della Bulgaria per la trattazione della sua domanda d’asilo; che, in 

detto Paese, la polizia lo avrebbe già maltrattato in diverse occasioni  e, in 

seguito, nessuna delle persone alle quali si sarebbe rivolto avrebbe preso 

i necessari provvedimenti; che la generalizzata violenza perpetrata dalla 

polizia bulgara, sia alla frontiera sia all’interno del Paese, emergerebbe 

inoltre da svariati rapporti internazionali; che, in Bulgaria, egli non avrebbe 

altresì potuto beneficiare di un’assistenza medica, con la conseguenza 

che, in caso di trasferimento, i suoi problemi medici peggiorerebbero; che, 

in ragione degli atti di causa e della sua attuale situazione di salute, la SEM 

avrebbe infine dovuto applicare la clausola di sovranità di cui all’art. 17 RD 

III,   

che le censure proposte non possono tuttavia essere seguite,  

che le motivazioni contenute nel gravame, oltremodo confuse, non sono 

infatti tali da rimettere in discussione l’accertamento dei fatti e l’applica-

zione del diritto svolta dall'autorità inferiore, 

che nella procedura Dublino la SEM, in virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

non entra nel merito del ricorso quando conclude, ai sensi dell’art. 3 par. 1 

RD III e dopo aver passato in rassegna gli artt. 7-15 RD III (criteri per de-

terminare lo Stato membro competente), che un altro Stato è competente 

per l’esecuzione della procedura d’asilo e l’allontanamento, previa accet-

tazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del richiedente l’asilo da parte 

dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), 

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (“take back”), come nel 

caso concreto, non viene di principio effettuato un nuovo esame di deter-

minazione dello stato membro competente secondo il capo III del regola-

mento in parola (cfr. DTAF 2019 VI/7 consid. 4-6; 2017 VI/5 consid. 6.2 e 

8.2.1), 

che lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è inol-

tre tenuto a riprendere in carico il richiedente conformemente alle condi-

zioni poste agli artt. 23, 24, 25 e 29 RD III,  

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che nel corso del colloquio Dublino svolto il 3 giugno 2024, l’insorgente ha 

sostanzialmente dichiarato di aver soggiornato in Bulgaria soltanto per 

qualche giorno; che sarebbe stato inoltre obbligato, tramite violenza e mi-

nacce, a depositare le proprie impronte digitali alle autorità; ch’egli avrebbe 

inoltre subìto anche dei maltrattamenti verbali e fisici da parte della polizia 

bulgara; che dopo aver lasciato le proprie impronte, sarebbe stato trasferito 

in un centro per richiedenti d’asilo molto sporco, dove gli avrebbero inoltre 

offerto del cibo che conteneva dei vermi,  

che, entro il termine disposto dall’art. 23 par. 2 RD III, la Bulgaria ha espres-

samente riconosciuto la propria competenza per la trattazione della do-

manda d’asilo del ricorrente ed ha accettato la riammissione di quest’ultimo 

in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III,  

che, pertanto, la competenza di detto Paese per la trattazione della do-

manda d’asilo è di principio data,  

che, ciò posto, le allegazioni addotte nel gravame non risultano d’acchito 

ostative al suo trasferimento verso la Bulgaria,  

che giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti in tale Stato, che implicano il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione della compe-

tenza prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro 

Stato membro può essere considerato competente,  

che la Bulgaria è legata alla CartaUE e firmataria CEDU, della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, ciò posto, il Paese in parola è quindi presunto rispettare la sicurezza 

dei richiedenti d’asilo, 

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che, nella fattispecie, non vi sono inoltre fondati motivi per ritenere che in 

Bulgaria sussistano carenze sistemiche nel sistema d’accoglienza per i ri-

chiedenti d’asilo ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III (cfr. sentenza di riferimento 

del TAF F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6; ex pluris 

D-2554/2024 dell’8 maggio 2024 consid. 7.3.3; D-424/2024 del 6 febbraio 

2024 consid. 7.3; F-3725/2023 dell’8 gennaio 2024 consid. 4.2.4),  

che la presunzione secondo cui la Bulgaria agisca in linea con le norme 

previste dal diritto europeo e internazionale non è stata del resto rovesciata 

dal ricorrente, 

che, tenuto conto della maggiore età del ricorrente, la presenza in Svizzera 

dei fratelli non è altresì suscettibile di mutare la competenza della Bulgaria, 

in quanto essi non rientrano nella cerchia dei familiari ai sensi dell’art. 2 

lett. g RD III e non sono legati da un rapporto di stretta dipendenza con 

l’interessato,  

che, di conseguenza, la Bulgaria si conferma competente per il trattamento 

della domanda di protezione internazionale del ricorrente,  

che, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, ciascuno Stato membro può inoltre 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un Paese terzo anche se tale esame non gli compete 

in base ai criteri stabiliti nel presente regolamento (art. 17 par. 1 RD III, 

cosiddetta clausola di sovranità); che tale disposizione è concretizzata nel 

diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, il quale prevede che, se 

motivi umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora, secondo il RD III, un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della domanda; che nell’applicazione di tale norma, la 

SEM dispone tuttavia di un potere di apprezzamento, sul quale il Tribunale 

non ha generalmente alcuna cognizione (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); 

che, però, se il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle 

della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata entrare nel merito della do-

manda d’asilo e il Tribunale dispone di pieno potere di esame al riguardo 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),  

che, in proposito, dagli atti della SEM non emergono elementi per ammet-

tere una concreta esposizione personale del ricorrente a maltrattamenti 

inumani o degradanti in caso di trasferimento in Bulgaria,  

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che, infatti, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le 

sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe tale da con-

travvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura 

in caso di esecuzione del suo trasferimento; che dall’incarto non emergono 

dipoi validi elementi per applicare l’art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovra-

nità), 

che il ricorrente ha peraltro dichiarato di stare bene di salute e, inoltre, l’in-

carto della SEM non contiene nessun documento medico che lo riguarda,  

che, di riflesso, occorre escludere qualsivoglia elemento ostativo al trasfe-

rimento dell’interessato per motivi di ordine medico; che, ciò posto, il timore 

espresso nel ricorso, per cui i problemi di salute peggiorerebbero in caso 

di ritorno in Bulgaria, risulta infondato e pretestuoso,  

che, ad ogni buon conto, la Bulgaria presenta delle strutture sanitarie suf-

ficienti alle quali l’insorgente potrà se necessario rivolgersi in virtù dell’art. 

19 della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [direttiva procedura], non-

ché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 

giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti prote-

zione internazionale (direttiva accoglienza; cfr. ex pluris sentenze del TAF 

F-554/2023 del 20 febbraio 2024 consid. 6.5; E-382/2024 del 23 gennaio 

2024 consid. 9.3.4; F-3725/2023 dell’8 gennaio 2024 consid. 6.3; E-

5259/2023 del 17 ottobre 2023 consid. 9.3; F-5486/2023; Asylum Informa-

tion Database [AIDA], Country Report Bulgaria, Update 2023, pag. 86 seg., 

https://asylumineurope.org/reports/country/bulgaria/, consultato il 19 giu-

gno 2024), 

che neppure i maltrattamenti che l’interessato avrebbe subìto nello Stato 

in parola – non avvalorati da alcun riscontro documentale o indizio – pos-

sono giustificare l’applicazione della clausola di sovranità,  

ch’egli potrà infatti rivolgersi alle competenti autorità bulgare, eventual-

mente tramite le vie legali, al fine di pretendere il rispetto dei suoi diritti 

d’accoglienza (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza; sentenze del TAF 

D-2554/2024 dell’8 maggio 2024 consid. 8.8.3; F-3725/2023 dell’8 gennaio 

2024 consid. 6.2.4); che, in altri termini, se il ricorrente dovesse ritenere di 

essere stato maltrattato dal personale dello Stato, o che lo sarà in futuro, 

sarà sua incombenza rivolgersi alle preposte autorità (giudiziarie) nello 

Stato in questione, eventualmente con l’aiuto di organizzazioni caritative 

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presenti in loco (cfr. sentenze TAF D-424/2024 del 6 febbraio 2024 consid. 

8.3.2.2; D-2432/2023 del 10 maggio 2023 consid. 8.2),  

che, infine, non si giustifica neppure l’applicazione dell’art. 16 RD III e 

dell’art. 8 CEDU in ragione della presenza in Svizzera dei fratelli dell’insor-

gente, difettando tra gli interessati maggiorenni uno stretto rapporto di di-

pendenza, segnatamente l’esistenza della necessità di prodigare cure spe-

ciali per un handicap o una malattia grave (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 

8.3.3 e 8.3.5; ex pluris sentenze del TAF D-2342/2024 del 22 maggio 2024 

consid. 8.3.3.2; E-3704/2022 del 27 ottobre 2022 consid. 6.3; D-1968/2022 

del 5 maggio 2022 consid. 8.5.1), 

che, in siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento in punto all’applicazione degli artt. 16-17 RD III cum art. 29a cpv. 

3 OAsi1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che, per il resto, conviene rinviare ai corretti accertamenti e alle motivazioni 

giuridiche indicate nella decisione impugnata, alla quale può essere pre-

stata adesione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 4 PA),  

che, in esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale, o 

in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti, nella misura in 

cui non è entrata nel merito della domanda d’asilo in applicazione dell’art. 

31a cpv. 1 lett. b LAsi e ha pronunciato il trasferimento del ricorrente verso 

la Bulgaria, 

che il ricorso va quindi respinto e la decisione avversata confermata, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto, 

che essendo le richieste di giudizio sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, va inoltre respinta, 

che, visto l’esito della vertenza, le spese processuali di CHF 750.– sono 

poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del re-

golamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

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che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); che la 

pronuncia è quindi definitiva, 

 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di fr. 750.-, sono poste a carico del ricorrente. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: