# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7bc69ae1-77c7-570f-b7d2-38bddd2a7a53
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-08-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.08.2020 D-3890/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3890-2020_2020-08-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3890/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  a g o s t o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Jeannine Scherrer-

Bänziger;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

El Salvador,   

patrocinata dalla signora Roberta Condemi, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 2 luglio 2020 / N (…). 

 

 

 

D-3890/2020 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessata ha presentato in Svizzera il (…) 

febbraio 2020, 

il passaporto salvadoregno versato agli atti in originale dalla richiedente 

l’asilo, 

il rilevamento dei dati personali del 18 febbraio 2020 (cfr. atto n. [...]-13/8), 

l’atto medico F2 del 15 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-15/2), 

i verbali d'audizione del 29 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-17/15 [di seguito: 

verbale 1]) e del 19 giugno 2020 (cfr. atto n. [...]-21/15 [di seguito: 

verbale 2]), 

i documenti presentati dalla richiedente nel corso dell’audizione del 29 

maggio 2020, fra cui figurano: 

– una lettera del (…) luglio 2019 redatta dalla Croce Rossa 

salvadoregna; 

– un articolo del (…) 2017, di una non meglio precisata testata 

giornalistica, concernente l’omicidio di un uomo e di sua figlia; 

– uno scritto di data 8 luglio 2019 del suo legale in El Salvador, 

avv. B._______; 

– un certificato di lavoro redatto dalla “(…)”; 

– documentazione fotografica ritraente la richiedente; 

– copia di una schermata telefonica recante un’informativa delle 

Forze armate di El Salvador, Stato Maggiore Generale 

dell’Esercito, del 25 aprile 2020; 

– una dichiarazione del 25 maggio 2020 redatta da C._______, 

deputata all’assemblea legislativa di El Salvador, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 2 luglio 2020, notificata in medesima data, (cfr. risultanze processuali; 

atto n. [...]-30/1), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda 

d'asilo e pronunciato l'allontanamento della richiedente dalla Svizzera 

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nonché l'esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile e 

possibile, 

il ricorso del 3 agosto 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 4 agosto 2020), con cui la ricorrente ha concluso 

all'annullamento della decisione impugnata e alla ritrasmissione degli atti 

all’autorità inferiore per il completamento dell’istruzione e un nuovo esame 

delle allegazioni; in subordine alla concessione dell'ammissione 

provvisoria; altresì, e con protesta di tasse e spese, ha presentato una 

domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso 

dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, 

la documentazione versata agli atti a sostegno della propria impugnativa, 

la quale si compone del carteggio già prodotto nell’ambito del 

procedimento di prima istanza, nonché di uno scritto del 16 luglio 2020 

della croce rossa salvadoregna e una dichiarazione, di medesima data, 

redatta dall’avv. B._______,  

gli ulteriori atti medici F2 rispettivamente di data 20 luglio 2020, 24 luglio 

2020, 27 luglio 2020 e 29 luglio 2020, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 della Legge sull’asilo 

[LAsi, RS 142.31] e art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore 

dell’asilo in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-

19 asilo, RS 142.318]) contro una decisione in materia d’asilo della SEM 

(art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile 

sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,  

che il ricorso manifestamente infondato, ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice 

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi),  

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che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti,  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5),  

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che la richiedente, con ultimo domicilio nel dipartimento di D._______ 

(cfr. atto n. [...] 13/8, punto 2.01; verbale 1, pag. 2, D9), ha ricondotto il suo 

espatrio alle persecuzioni perpetrate nei suoi confronti da bande criminali, 

che in questo senso, l’interessata – all’epoca residente ad E._______ − ha 

riferito di essere stata testimone di un duplice omicidio, occorso nell’ottobre 

del 2017 presso l’abitazione dei suoi vicini; che due giorni dopo tale 

episodio, ella avrebbe rinvenuto un messaggio intimidatorio sulla porta 

della propria dimora, con il quale le veniva intimato, dietro minaccia di 

morte, di non riferire dell’accaduto alle autorità di polizia e di abbandonare 

la casa entro ventiquattr’ore; che di conseguenza la ricorrente sarebbe 

dapprima fuggita a F._______, presso un amico, e poi a G._______, nel 

dipartimento di D._______; che tuttavia, poco dopo essere giunta in 

quest’ultima città, l’insorgente sarebbe stata avvicinata da un non meglio 

precisato individuo che le avrebbe riferito che dalla prigione sarebbe stato 

chiesto di lei (cfr. verbale 1, pag. 6, D52; pag. 10, D89 e segg.; pag. 12, 

D100), 

che trasferitasi a H._______ dal dicembre del 2017, ella vi sarebbe rimasta 

fino al mese di marzo del medesimo anno, prima di fare ritorno a I._______ 

(cfr. verbale 1, pag. 11, D97); che nondimeno,  qui sarebbe stata 

nuovamente interpellata da un affiliato di una gang criminale, il quale le 

avrebbe proibito l’esercizio della sua professione (cfr. verbale 1, pag. 11, 

D93), evenienza che l’avrebbe spinta a ristabilirsi nel settembre del 2018 a 

H._______ (cfr. verbale 1, pag. 12, D98), rimanendovi fino al dicembre del 

medesimo anno (cfr. verbale 2, pag. 4, D22), 

che infine, il 31 dicembre 2018, sentendosi perennemente sorvegliata dai 

malviventi ed essendo a suo dire facilmente rintracciabile in virtù della 

professione svolta in campo politico, la richiedente avrebbe deciso di 

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licenziarsi per dedicarsi ai figli e riflettere su un’eventuale fuga dal Paese 

(cfr. verbale 1, pag. 4, D35; memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 1); che 

dopo un periodo di circa un anno – durante il quale ella si sarebbe 

segnatamente mantenuta con un’attività commerciale (cfr. verbale 1, 

pag. 4, D32 e D34) – il (…) 2019 avrebbe lasciato definitivamente El 

Salvador, 

che per queste ragioni, in caso di un suo ritorno in Patria, ella teme per la 

sua incolumità, 

che nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha ritenuto inverosimili le 

allegazioni dell’interessata; che il narrato di quest’ultima sarebbe 

insufficientemente motivato, divergente su punti essenziali nonché 

incompatibile con l’esperienza generale di vita o la logica dell’agire, 

che oltremodo, i mezzi di prova depositati dalla richiedente a sostegno 

della domanda d’asilo non permetterebbero di rendere verosimili le sue 

dichiarazioni, 

che con il gravame, dopo aver rammentato i fatti esposti nel corso della 

procedura, l’insorgente ha contestato le valutazioni della SEM; che in tal 

senso il resoconto da lei esposto in sede di audizione non presterebbe il 

fianco a critiche, risultando nel complesso verosimile, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

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che anzitutto, il Tribunale rileva che indipendentemente dalla loro 

verosimiglianza – la cui questione può invero rimanere inevasa – le 

persecuzioni esposte dalla richiedente appaiono prive di rilevanza ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, 

che difatti, giova rammentare che la definizione dello statuto di rifugiato, 

così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude 

tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona a lasciare il proprio 

paese di origine o di residenza,  

che orbene, in casu, l’asserito rischio di esposizione a seri pregiudizi da 

parte dei succitati gruppi criminali non è riconducibile ad uno dei motivi 

elencati dal precitato disposto (razza, religione, nazionalità, appartenenza 

ad un determinato gruppo sociale, opinioni politiche) quanto, piuttosto, ad 

un’espressione di criminalità organizzata, 

che la ricorrente medesima ha del resto esplicitamente e ripetutamente 

negato che gli atti persecutori addotti fossero dettati dalle sue opinioni 

politiche né dalle collaborazioni con il partito (…) e l’ONG “(…)” (cfr. 

memoriale ricorsuale, punto II, pag. 4 a 6), 

che inoltre, l’insicurezza ed il pericolo presenti a El Salvador di essere 

vittima di atti commessi per mano di membri di gang criminali non risultano 

essere fattualmente causali nel caso di specie, in quanto sono dimostrativi 

della difficile situazione securitaria presente nel predetto Paese, alla quale 

tutta la popolazione risulta essere esposta, 

che per di più, il rischio addotto dall’interessata di essere vittima da parte 

di membri della banda MS-13 (cfr. verbale 1, pag. 9, D78), è legato ad atti 

pregiudizievoli cagionati da entità non statali, ed occorrerebbe ancora, 

perché il gravame meriti accoglimento, che la ricorrente non sia in misura 

di ottenere un’appropriata protezione in patria (cfr. DTAF 2008/4 

consid. 5.2 e DTAF 2011/51 consid. 7.1–7.4),  

che al riguardo la richiedente ha asserito di non aver fatto capo alle autorità 

di polizia salvadoregne perché corrotte e pertanto non affidabili (cfr. verbale 

2, pag. 9, D67 e pag. 10, D69 e D78), 

che tuttavia, quest’ultima allegazione si riduce ad una mera asserzione di 

parte; che in effetti, pur tenuto conto delle fonti citate nel gravame oltreché 

dei mezzi di prova presentati dalla ricorrente, non si può partire dal 

presupposto che le autorità di polizia del suo Paese d’origine, non 

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prenderebbero sistematicamente – se opportunamente informate degli atti 

criminali – misure volte a perseguire gli autori di reati commessi sul loro 

suolo, o non ne avrebbero la volontà,  

che conseguentemente, in assenza di indizi concreti in questo senso, nulla 

osta a che l’insorgente si rifaccia alla protezione statale una volta 

rimpatriata,  

che per sovrabbondanza, vi sarebbe altresì da chiedersi – con particolare 

riferimento agli asseriti episodi di pedinamento (cfr. verbale 1, pag. 12, 

D1010 e verbale 2, pag. 6, D39) − se i motivi ai quali la richiedente si è 

appellata, per quanto spiacevoli, rivestano un’intensità tale da rientrare 

nella nozione di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi,  

che in definitiva, vista l’irrilevanza dei motivi d’asilo addotti dall’interessata, 

per quanto riguarda il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo v’è pertanto da confermare la decisione dell’autorità 

di prima istanza, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStrI, RS 

142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-

spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

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che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2),  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che in sede ricorsuale, l’interessata ha contestato anche tale assunto; che 

a suo dire l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe inammissibile, 

siccome rischierebbe di sottoporla – posta la situazione d’insicurezza e 

violenza regnante in El Salvador, unitamente alla collusione delle autorità 

di polizia con la criminalità organizzata −  a trattamenti contrari all’art. 3 

CEDU, 

che oltretutto, l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe 

ragionevolmente esigibile viste le condizioni personali della ricorrente e 

delle condizioni di vita nelle quali ella si ritroverebbe per il caso in cui 

facesse ritorno nel suo Paese,  

che ad ogni modo, anche a mente del Tribunale non vi sono in casu 

elementi ostativi all’esecuzione dell’allontanamento verso El Salvador,  

che non essendo riuscita l’insorgente a dimostrare l’esistenza di seri 

pregiudizi o il fondato timore di essere sposti a tali pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova 

applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso El Salvador è dunque 

ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. Rifugiati, 

RS 0.142.30), 

che la situazione generale difficile dal profilo securitario e dei diritti 

dell’uomo in El Salvador, in particolare dovuta alle attività delle bande 

criminali – delle quali le due principali sono il Barrio 18 (anche chiamata 

B-18 o Eighteenth Street gang) e la MS-13 (anche denominata Mara 

Salvatrucha) – di per sé sola, ed in assenza di ulteriori elementi concreti 

agli atti, non rendono illecita l’esecuzione del loro allontanamento 

(cfr. sentenze del Tribunale D-3176/2020 del 9 luglio 2020; D-1707/2020 

del 15 aprile 2020; E-1115/2018 del 24 febbraio 2020 consid. 8.3 con 

ulteriori riferimenti ivi citati; E-593/2018 dell’8 ottobre 2018 consid. 7.2), 

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che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 

LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi; DTAF 2014/28 consid. 11), 

che l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente risulta pure essere 

ragionevolmente esigibile (cfr. art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 

LAsi; DTAF 2011/50 consid. 8.1 – 8.3 e giurisprudenza ivi citata), nella 

misura in cui non appare esserci una messa in pericolo concreta della 

ricorrente in caso di un loro ritorno nel Paese d’origine, 

che in primo luogo, malgrado la criminalità elevata, le grosse difficoltà 

economiche e la difficile situazione securitaria, dalla fine della guerra civile 

nell’anno 1992, la situazione politica in El Salvador si è stabilizzata; che 

pertanto in tale Paese, non vige attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della 

popolazione sull’integralità del territorio nazionale (cfr. sentenze del 

Tribunale D-3176/2020 del 9 luglio 2020; D-1707/2020 del 15 aprile 2020; 

E-1115/2018 del 24 febbraio 2020 consid. 8.3 e E-593/2018 dell’8 ottobre 

2018 consid. 7.3 con ulteriori riferimenti citati), 

che dagli atti non traspaiono neppure motivi individuali di natura 

economica, sociale o medica, che si opporrebbero all’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente nel suo Paese d’origine; ch’ella è infatti 

giovane, dispone di una buona formazione e può vantare di pluriennali 

esperienze lavorative (cfr. verbale 1, pag. 3, D21 e segg.), che le ha 

permesso di vivere bene in El Salvador (cfr. verbale1, pag. 4, D26); che 

inoltre non censura di soffrire di alcuna problematica medica che osti alla 

ripresa di un’attività remunerativa al suo ritorno; che per il resto, ella 

dispone di un’ampia rete famigliare nel Paese d’origine, sulla quale potrà 

contare in caso di necessità (cfr. verbale 1, pag. 3, D11 e segg.), 

che con la propria impugnativa, la ricorrente non ha infine preteso di soffrire 

di gravi problemi di salute tali da giustificare un’ammissione provvisoria, 

senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di 

una sua permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 

consid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3), 

che pertanto, in considerazione di quanto precede, l’esecuzione 

dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 

cpv. 4 LStrI),  

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che da ultimo, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della 

possibilità dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 

febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)   

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di 

spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: