# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55d364d5-3147-558e-9ece-d108fbc66303
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-10-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.10.2008 C-7009/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-7009-2007_2008-10-20.pdf

## Full Text

Corte II I
C-7009/2007

{T 0/2}

Sentenza del 20 ottobre 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Ruth Beutler, Blaise Vuille,
cancelliere Graziano Mordasini.

A._______,
patrocinato dal Soccorso operaio svizzero SOS,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata in Svizzera.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-7009/2007

Fatti:

A.
Entrato illegalmente in Svizzera il 29 luglio 2004, A._______, cittadino 
nigeriano  nato  il...,  vi  ha  presentato  il  giorno  stesso  una  domanda 
d'asilo.

Con decisione del 24 gennaio 2007, l'Ufficio federale della migrazione 
(UFM) ha respinto la succitata domanda d'asilo.

In data 28 giugno 2007, il Tribunale amministrativo federale (di seguito: 
TAF o il Tribunale) ha dichiarato inammissibile, in ragione del mancato 
versamento delle spese processuali, il ricorso interposto il 26 febbraio 
2007  dall'interessato  per  il  tramite  del  suo  patrocinatore  avverso  la 
suddetta  decisione.  Il  10 luglio  seguente,  l'UFM  gli  ha  fissato  un 
termine al 16 luglio 2007 per lasciare la Svizzera.

B.
Tra l'aprile e l'agosto 2007, A._______ è stato interrogato a più riprese 
in  merito  al  suo coinvolgimento  in  un  traffico  di  stupefacenti  e  reso 
attento sull'eventuale adozione da parte delle competenti autorità di un 
provvedimento amministrativo nei suoi confronti. 

C.
Con  decisione  del  7 settembre  2007,  notificata  il  18 settembre 
successivo, l'UFM ha pronunciato nei confronti di A._______ un divieto 
d'entrata in Svizzera di durata illimitata e motivato come segue:

"Straniero  il  cui  ritorno  in  Svizzera  è  indesiderato  a  motivo  del  suo 

comportamento (violenza contro  funzionari  sub. impedimento atti  d'autorità; 

ripetuta infrazione e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti; ripetuto furto 

d'uso) e per motivi di ordine e di sicurezza pubblici."

L'effetto sospensivo è stato ritirato ad un eventuale ricorso.

D.
Con sentenza del 19 settembre 2007, la presidente della Corte delle 
assise  correzionali  di  Bellinzona  ha  dichiarato  A._______  autore 
colpevole di infrazione aggravata alla legge federale del 3 ottobre 1951 
sugli stupefacenti e sulle sostanza psicotrope (LStup, RS 812.21) e di 
furto  d'uso,  condannandolo  ad  una  pena  detentiva  di  sedici  mesi, 

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nonché  al  pagamento  di  una  multa  di  Fr.  180.-  e  delle  spese 
processuali. 

E.
In  data  15 ottobre  2007,  l'interessato,  agendo per  il  tramite  del  suo 
patrocinatore,  è  insorto  avverso  la  decisione  di  divieto  d'entrata 
pronunciata  nei  suoi  confronti  postulandone  l'annullamento.  A 
sostegno  del  proprio  gravame  egli  ha  in  particolar  modo  rilevato  di 
intrattenere  dal  febbraio 2006  una  relazione  sentimentale  con 
B._______, cittadina dominicana domiciliata in Ticino, relazione dalla 
quale  in  data...  è  venuto  alla  luce  il  figlio  C._______,  prevalendosi 
pertanto del suo diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito 
dall'art. 8 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia 
dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  (CEDU,  RS  0.101). 
A._______ ha poi sottolineato di aver intrapreso i passi necessari al 
riconoscimento del figlio e di avere intenzione di contrarre matrimonio 
con la fidanzata, affermando che la decisione impugnata si fonda su 
un accertamento inesatto dei fatti rilevanti, è carente di motivazione e 
viola il principio della proporzionalità.

F.
Con  decisione  incidentale  del  27 novembre  2007,  il  Tribunale  ha 
accolto la richiesta di assistenza giudiziaria formulata dall'interessato il 
19 novembre precedente.

G.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del  18 dicembre 2007,  l'UFM ha postulato la  reiezione del  gravame. 
L'autorità di prima cure ha in particolare rilevato che A._______ si è 
reso  colpevole  di  reati  nell'ambito  della  circolazione  di  sostanze 
stupefacenti che toccano un fondamentale interesse pubblico, di modo 
che le autorità devono intervenire con misure di controllo adeguate. Il 
suddetto  Ufficio  ha  inoltre  precisato  come  il  fatto  che  l'interessato 
intrattenga una relazione sentimentale con una cittadina dominicana 
domiciliata in Ticino non è tale da consentire di minimizzare la gravità 
delle infrazioni da esso commesse.

H.
Invitato  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata,  con  replica  del  4 febbraio  2008,  il  ricorrente  ha  ripreso  le 
argomentazioni  sviluppate  nel  suo  gravame  del  15 ottobre  2007, 
precisando che l'adozione nei suoi confronti  di un divieto d'entrata è 

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tale da impedirgli non solo di poter vivere con la compagna ed il figlio, 
ma  pure  di  rendere  loro  visita  per  un  tempo  indeterminato,  con 
conseguente violazione dei suoi diritti fondamentali.

I.
In  data  9 luglio  2008,  A._______  ha  presentato  alla  Sezione  dei 
permessi  e  dell'immigrazione  di  Bellinzona  (di  seguito:  SPI)  una 
domanda tendente al rilascio di un permesso di dimora in suo favore, 
al fine di permettergli di vivere con la compagna B._______.

Il  24 luglio  successivo,  il  ricorrente  ha  infine  proceduto  al 
riconoscimento  del  figlio  C._______  davanti  alle  competenti  autorità 
ticinesi. 

Diritto:

1.
Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  del  17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni  ai sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate agli 
art. 33 e 34 LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto  d'entrata in  Svizzera 
rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere 
impugnate,  conformemente all'art. 20 cpv. 1 della  legge federale del 
26 marzo  1931  concernente  la  dimora  e  il  domicilio  degli  stranieri 
(LDDS, CS 1 117), dinanzi al  TAF, il  quale statuisce in via  definitiva 
(cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 let. c cifra 1 della legge 
del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).

2.
L'entrata  in  vigore,  il  1° gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr (in relazione 
con la cifra I del suo allegato), e di alcune ordinanze d'esecuzione in 
virtù  dell'art.  39  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007  concernente  la 
procedura d'entrata e di rilascio del visto (OPEV, RS 142.204) nonché 
dell'art.  91  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007  sull'ammissione,  il 

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soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni di  legge (cfr. ATAF 2008/1 consid. 2). Ciò è il  caso nella 
presente fattispecie; il vecchio diritto (materiale) è quindi applicabile.

Conformemente  all'art.  126  cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le 
domande presentate prima dell'entrata in  vigore,  il  1° gennaio 2008, 
della LStr è retta dal nuovo diritto.

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF). 

3.
A._______ ha diritto  di  ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il  suo ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
Nel suo ricorso del 15 ottobre 2007, il ricorrente ha affermato che la 
decisione  impugnata  è  carente  di  motivazione  in  quanto  l'UFM non 
spiega per quale motivo, nonostante fosse a conoscenza della futura 
nascita di suo figlio che egli intende riconoscere e della sua intenzione 
di contrarre matrimonio con la fidanzata e madre del figlio (verbale di 
interrogatorio  del  22 agosto  2007),  si  giustifica  l'emanazione  di  un 
divieto d'entrata nei suoi confronti.

4.1 Il  diritto di  essere sentito,  la  cui  garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv. 2 della  Costituzione federale della  Confederazione Svizzera del 
18 aprile  1999  (Cst,  RS  101)  comprende  il  diritto  per  la  persona 
interessata  di  prendere  conoscenza  dell'incarto  (DTF  132  II  485 
consid. 3,  126  I  7  consid. 2b),  di  esprimersi  in  merito  agli  elementi 
pertinenti  prima che una decisione sia emessa nei suoi  confronti,  di 
produrre delle  prove pertinenti,  di  ottenere che sia dato seguito alle 
sue offerte di prove pertinenti, di partecipare all'amministrazione delle 
prove  essenziali  o  almeno  di  poter  esprimersi  sul  suo  risultato, 
allorquando questo è proprio ad influenzare la decisione da emanare 
(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata). Nel quadro 
della procedura amministrativa il diritto di essere sentito è consacrato 

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dagli art. 26-28 (diritto di esaminare gli atti), dagli art. 29-33 (diritto di 
essere sentito strictu sensu) e dall'art. 35 PA (diritto di  ottenere una 
decisione motivata).

4.2 La giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentito, definito 
dalle  norme  speciali  di  procedura  (quali  l'art.  35  PA)  l'obbligo  per 
l'autorità di motivare la sua decisione, così da permettere ai destinatari 
e  a  tutte  le  persone  interessate  di  comprenderla,  eventualmente  di 
impugnarla  ed  in  modo  da  rendere  possibile  all'autorità  di  ricorso 
eventualmente  adita  di  esercitare  convenientemente  il  suo  controllo 
(cfr. DTF 129 I 232 consid. 3.2; DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 122 IV 8 
consid. 2c,  DTF  112  Ia  107  consid. 2b;  cfr.  inoltre  la  sentenza  del 
Tribunale  federale  2A.496/2006 / 2A.497/2006  del  15 ottobre  2007 
consid. 5.1.1). Si è in presenza di una violazione del diritto di essere 
sentito  se  l'autorità  non  soddisfa  al  suo  obbligo  di  esaminare  e  di 
trattare i problemi pertinenti (cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 122 IV 
8 consid. 2c). Per adempiere a tali esigenze, è sufficiente che il giudice 
(o  l'autorità)  menzioni,  almeno  brevemente,  i  motivi  sui  quali  ha 
fondato  la  sua  decisione,  in  modo  da  permettere  all'interessato  di 
apprezzare  la  portata  di  quest'ultima  e  di  impugnarla  in  piena 
conoscenza  di  causa  (cfr. DTF  menzionate).  In  generale,  la  portata 
dell'obbligo di motivare dipende dalla complessità della fattispecie da 
giudicare, dalla potenziale gravità delle conseguenze della decisione e 
dalle  circostanze  del  singolo  caso.  Più  la  libertà  d'apprezzamento 
dell'autorità  è  ampia  e  più  la  misura  adottata  arreca  pregiudizio  ai 
diritti dei singoli, più la decisione deve essere circostanziata (cfr. DTF 
112 Ia  107  consid. 2b; cfr. inoltre  la  sentenza del  Tribunale  federale 
2A.496/2006 / 2A.497/2006  precitata).  Sebbene  la  motivazione  deve 
fare emergere le riflessioni dell'autorità in merito agli elementi (di fatto 
o di diritto) essenziali che hanno influenzato la decisione, l'autorità non 
è  comunque  tenuta  a  pronunciarsi  su  tutti  i  fatti,  argomentazioni  e 
mezzi  di  prova invocati  dalle  parti,  ma può permettersi  di  limitarsi  a 
quelli che, senza arbitrio, le sembrano decisivi per la risoluzione della 
causa (cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 112 Ia 107 consid. 2b).

Il  diritto  di  ottenere una decisione motivata costituisce una garanzia 
costituzionale  di  natura  formale,  la  cui  violazione  causa  in  principio 
l'annullamento  della  decisione  impugnata  indipendentemente  dalle 
possibilità  di  esito  positivo del  ricorso nel  merito  (cfr. DTF 126 I  19 
consid. 2d/bb; DTF 126 V 130 consid. 2b; DTF 122 II 464 consid. 4a e 
giurisprudenza  citata).  Eccezionalmente  un'eventuale  violazione  del 

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diritto di  essere sentito può essere sanata allorquando l'autorità che 
ha  emanato  la  decisione  ha  preso  posizione  in  merito  alle 
argomentazioni  decisive nel quadro dello  scambio degli  scritti  e che 
l'amministrato  ha  avuto  la  possibilità  di  esprimersi  liberamente  di 
fronte ad un'autorità di  ricorso, la cui  cognizione è altrettanto ampia 
che quella  dell'autorità  inferiore (cfr. DTF 133 I  201 consid. 2.2; DTF 
130 II  530  consid. 7.3;  DTF  126  V  130  consid.  2b;  DTF 124  V  389 
consid. 5a e 180 consid. 4a).

4.3 Nella fattispecie, la motivazione della decisione impugnata risulta 
relativamente stringata, ciò non ha tuttavia impedito ad A._______ di 
comprenderne la portata e di deferirla all'istanza superiore. Nell'ambito 
del ricorso presentato al  Tribunale, egli  ha infatti  potuto difendersi  in 
maniera  corretta.  Concretamente  il  ricorrente  è  stato  in  grado  di 
dedurre i fatti su cui la decisione si fonda e le ragioni per cui è stata 
pronunciata. Infine,  anche nella  denegata  ipotesi  in  cui  la  decisione 
venisse  considerata  non  sufficientemente  motivata  e  unicamente  a 
titolo sussidiario, si rileva che tale carenza sarebbe comunque sanata 
dall'impugnazione della stessa davanti al Tribunale, il quale dispone di 
piena cognizione. In occasione del preavviso inoltre, l'autorità inferiore 
ha  avuto  modo  di  esprimersi  sul  contenuto  del  ricorso  e  di 
completarne le motivazioni, successivamente notificate all'interessato, 
al  quale è stato concesso il  diritto di  replica di  cui  ha fatto uso (cfr. 
DTF 116 V 39/40 consid. 4b).

Visto quanto sopra, la censura del ricorrente, in ordine all'insufficienza 
della  motivazione,  e  quindi  alla  violazione  del  suo  diritto  di  essere 
sentito, risulta infondata.

5.
L'autorità  federale  può  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri 
indesiderabili. Essa può parimenti, ma per una durata non superiore a 
tre  anni,  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri  che  abbiano 
contravvenuto  gravemente  o  più  volte  alle  prescrizioni  sulla  polizia 
degli  stranieri,  ad  altre  disposizioni  di  legge  o  a  decisioni  prese 
dall'autorità in base a queste disposizioni (art. 13 cpv. 1 1a e 2a frase 
LDDS). Fintanto che vale questo divieto, lo straniero non potrà varcare 
il  confine,  senza il  permesso esplicito  dell'autorità  che l'ha emanato 
(art. 13 cpv. 1 3a frase LDDS).

Il divieto d'entrata previsto all'art. 13 cpv. 1 LDDS non costituisce una 

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pena né riveste carattere infamante, bensì configura un provvedimento 
amministrativo  di  controllo,  destinato  ad  impedire  che  uno  straniero 
ritorni  in  Svizzera  all'insaputa  dell'autorità  (cfr.  Giurisprudenza  delle 
autorità amministrative della Confederazione [GAAC] 63.38 consid. 13; 
63.1 consid. 12a e riferimenti ivi citati). Il divieto d'entrata è infatti una 
misura  di  sicurezza  il  cui  scopo  è  quello  di  prevenire  un  probabile 
perturbamento dell'ordine pubblico e della pubblica sicurezza e non di 
punire un determinato comportamento. 

6.
Con sentenza del 19 settembre 2007, la presidente della Corte delle 
assise  correzionali  di  Bellinzona  ha  dichiarato  A._______  autore 
colpevole  di  infrazione  aggravata  alla  LStup  e  di  furto  d'uso, 
condannandolo  ad  una  pena  detentiva  di  sedici  mesi,  nonché  al 
pagamento di una multa di Fr. 180.- e delle spese processuali.

Come  emerge  dalla  suddetta  sentenza,  il  ricorrente  è  stato  in 
particolare  ritenuto  colpevole  di  infrazione  aggravata  alla  LStup  per 
avere,  senza  essere  autorizzato,  a  Bellinzona,  dall'estate 2005  al 
2 aprile 2007, venduto bolas di cocaina per complessivi gr. 220 – 264 
circa. 

Da  quanto  precede  discende  che  A._______  si  è  reso  colpevole  di 
reati  in  un  campo  -  quello  del  traffico  di  sostanze  stupefacenti  - 
particolarmente  delicato  dell'ordinamento  giuridico  svizzero  e  ove la 
prassi è molto rigorosa (cfr. DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; 122 II 433 
consid. 2c). È  in  effetti  incontestabile  che i  reati  per  droga sono da 
considerarsi molto gravi e tali da ledere l'ordine pubblico e la sicurezza 
della società. Questi atti illeciti giustificano l'intervento fermo e deciso 
da parte delle autorità amministrative e le persone coinvolte in questo 
tipo  di  traffici  devono  attendersi  all'adozione  di  misure  di 
allontanamento o di rifiuto di entrata dettate dalla legittima necessità di 
proteggere  la  collettività  dai  gravi  pericoli  legati  alla  circolazione  di 
sostanze  stupefacenti.  Tali  misure  sono  inoltre  tanto  più  giustificate 
quando si è in presenza di traffici di droghe pesanti quali l'eroina o la 
cocaina. In effetti, il commercio illegale di queste sostanze costituisce 
un reale rischio per la salute e la vita di numerose persone. La pratica 
severa  adottata  dalle  autorità  elvetiche  nei  confronti  di  persone 
coinvolte  nel  traffico  di  stupefacenti  corrisponde  del  resto  alla 
concezione dominante delle autorità europee (cfr. 125 II  521 consid. 
4a/aa  e  riferimenti  ivi  citati,  sentenze  del  Tribunale  federale 

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2A.87/2006 del 29 maggio 2006, consid. 2; 2A.626/2004 del 6 maggio 
2005,  consid. 5.2.2; 2A.386/2004 del  7 aprile 2005, consid. 4.3.2). A 
questo  titolo  giova  rilevare  come,  secondo  la  giurisprudenza  della 
Corte  di  giustizia,  il  semplice  consumo di  stupefacenti  è già tale da 
costituire un pericolo per la società, proprio a giustificare, in un'ottica 
di  preservazione  dell'ordine  e  della  salute  pubbliche,  delle  misure 
speciali  nei  confronti  degli  stranieri  che  violano  la  legislazione 
nazionale sugli stupefacenti (cfr. sentenze della Corte di giustizia del 
10 febbraio 2000, Nazli, C-340/97, in Raccolta di giurisprudenza 2000, 
pag.  I-00957,  punti  57  e  58,  Calfa,  C-348/96,  in  Raccolta  di 
giurisprudenza  1999,  p. I-0011,  punto  22,  vedi  inoltre  l'allegato  alla 
direttiva 64/221/CEE, let. b, ch. 1).

In altre parole, la protezione della collettività di fronte allo sviluppo del 
mercato della droga costituisce indubbiamente un interesse pubblico 
preponderante  che  giustifica  di  principio  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  degli  stranieri  coinvolti  in  tali  traffici  (cfr.  sentenze  del 
Tribunale  federale  2A.175/2004  del  7 dicembre  2004  consid.  6.4  e 
2C_375/2007 dell'8 novembre 2007 consid. 4.1).

7.
Invocando  il  diritto  al  rispetto  della  vita  privata  e  familiare  garantito 
dall'art.  8  CEDU,  A._______  ha  affermato  che  il  divieto  d'entrata 
pronunciato  nei  suoi  confronti  lo  priverebbe  della  possibilità  di 
mantenere  i  suoi  legami  con la  compagna B._______,  titolare di  un 
permesso di domicilio (permesso C) ed il figlio C._______.

7.1 Uno straniero può, secondo le circostanze, prevalersi del diritto al 
rispetto  della  sua  vita  privata  e  familiare  garantito  dalla  suddetta 
disposizione convenzionale per impedire la divisione della sua famiglia 
ed opporsi ad un'ingerenza delle autorità nel diritto garantitogli  (DTF 
130 II  281 consid. 3.1  e  giurisprudenza  ivi  citata). Tuttavia,  affinchè 
possa  prevalersi  di  tale  norma,  egli  deve intrattenere  una  relazione 
stretta,  effettiva  ed  intatta  con  una  persona  della  sua  famiglia  a 
beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera (“ein gefestigtes 
Anwesenheitsrecht”),  quindi  di  un  diritto  sicuro  all'ottenimento  od  al 
rinnovo di un permesso di dimora, vale a dire possedere di principio la 
nazionalità  svizzera  o  disporre  di  un  permesso  di  domicilio  (cfr.  in 
particolare DTF 129 II 193 consid. 5.3.1; 127 II 60 consid. 1d/aa; 126 II 
335 consid. 2a; cfr, inoltre ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence récente 
du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, Revue de Droit 

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Administratif  et  de Droit  Fiscal  [RDAF] 1997,  p. 285). Inoltre  si  deve 
aggiungere che l'art. 13 Cst, il quale garantisce anch'esso il diritto al 
rispetto  della  vita  privata  e  familiare,  corrisponde,  quanto  al  suo 
contenuto, all'art. 8 cpv. 1 CEDU e che nel quadro della polizia degli 
stranieri non conferisce alcun diritto o protezione particolare (DTF 129 
II 215 consid. 4.2).

7.2 Secondo  la  giurisprudenza,  le  relazioni  familiari  che  possono 
fondare, in virtù dell'art. 8 cpv. 1 CEDU, un diritto ad un'autorizzazione 
di  polizia  degli  stranieri  sono  innanzitutto  i  rapporti  tra  i  coniugi, 
nonché quelli  tra  genitori  e  figli  minorenni  che  vivono in  comunione 
(DTF  129  II  193  consid.  5.3.1;  127  II  60  consid.  1d/aa;  122  II  289 
consid. 1c; 120 Ib 257 consid. 1d). Le persone che non fanno parte dei 
rapporti  familiari  precitati  possono  prevalersi  dell'art.  8  CEDU 
solamente  allorquando  essi,  in  ragione  della  loro  invalidità  fisica  o 
psichica  o  di  una  malattia  grave,  le  quali  necessitano  una  presa  a 
carico permanente, dipendono dal titolare di un diritto di soggiorno in 
Svizzera (DTF 120 Ib 257, consid. 1d).

7.2.1 Nella fattispecie, dagli atti di causa si evince che A._______ ha 
riconosciuto il figlio C._______ (cfr. atto di riconoscimento del 24 luglio 
2008).  Al  contrario  non  risulta  alcuna  informazione  in  merito 
all'attribuzione dell'autorità parentale sul bambino ed alle modalità e la 
frequenza dell'esercizio dei diritti di padre da parte dell'interessato. Per 
quanto  attiene  in  particolare  l'esercizio  di  un  diritto  di  visita  del 
ricorrente  sul  figlio,  egli  non  potrebbe  comunque  prevalersi  della 
protezione  familiare  garantita  dall'art.  8  cpv.  1  CEDU,  in  quanto, 
secondo una costante giurisprudenza, la relazione familiare tra il figlio 
minorenne ed il genitore a beneficio di un diritto di visita non necessita 
la  presenza  di  quest'ultimo  in  Svizzera,  eccezion  fatta  per  delle 
circostanze speciali. In effetti, a differenza di quanto avviene in casi di 
vita in comunione, il diritto di visita può in principio essere esercitato 
dall'estero, regolando le modalità dello stesso per quanto attiene alla 
sua frequenza e alla sua durata, sebbene il suo esercizio risulti essere 
più complicato in ragione della partenza del ricorrente all'estero (cfr. in 
particolare DTF 120 Ib 22 consid. 4a; confronta inoltre le decisioni del 
Tribunale federale 2A.614/2005 del 20 gennaio 2006, consid. 4.2.1 e 
2A.116/2001 del 28 giugno 2001, consid. 3).

7.2.2 Quo  alla  relazione  di  A._______  con  B._______,  secondo  la 
giurisprudenza,  il  fidanzamento  o  la  vita  in  concubinato  con  una 

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persona a beneficio di un diritto di presenza assicurato in Svizzera non 
permettono in principio di invocare il diritto al rispetto della vita privata 
e familiare garantito dall'art. 8 CEDU, salvo circostanze particolari. Tale 
è il  caso allorquando la  coppia  intrattiene da parecchio  tempo delle 
relazioni  strette  ed  effettivamente  vissute  e  qualora  esistano  degli 
indizi  concreti  in  merito  ad  un  matrimonio  preso  seriamente  in 
considerazione  ed  imminente  (cfr.  sentenze  del  Tribunale  federale 
2C_90/2007  del  27 agosto  2007  consid.  4.1  e  2A.305/2006  del 
2 agosto 2006 consid. 5.2 e riferimenti ivi citati). 

Nella fattispecie, l'incarto contiene pochi elementi in merito al rapporto 
tra  A._______  e  la  sua  compagna.  Il  ricorrente  ha  affermato  di 
intrattenere  una  relazione  sentimentale  con  B._______  dal 
febbraio 2006,  manifestando  la  sua  intenzione  di  sposarla  (cfr. 
interrogatori dell'interessato davanti alla polizia cantonale ticinese del 
27 giugno,  rispettivamente 22 agosto  2007). Giova rilevare a  questo 
titolo che A._______ ha trascorso in carcere sedici mesi dei circa due 
anni  e mezzo da cui  sostiene intrattenere la  relazione in  oggetto, di 
modo  che  non  si  può  certo  considerare  che  gli  interessati  abbiano 
intrattenuto  un rapporto  stretto  e  sufficientemente  vissuto  nel  senso 
suindicato.  Dagli  atti  di  causa  si  evince  inoltre  che  dalla 
primavera 2008  l'Ufficio  centrale  dello  stato  civile  di  Bellinzona  ha 
avviato delle pratiche tendenti alla legalizzazione di alcuni documenti 
personali dell'interessato in vista del riconoscimento di paternità e di 
un'eventuale  pratica  matrimoniale.  Alla  luce  di  quanto  esposto,  il 
Tribunale constata che A._______ non ha tutt'oggi intrapreso dei passi 
sufficientemente concreti in vista di un matrimonio con la compagna, 
di modo che una loro unione non appare allo stato attuale delle cose 
imminente ai sensi di quanto previsto dalla succitata giurisprudenza.

7.3 Ad ogni modo, anche qualora uno straniero possa prevalersi  del 
diritto al rispetto della sua privata e familiare, la protezione conferita 
della  norma  convenzionale  in  oggetto  non  è  assoluta.  Infatti, 
conformemente  all'art.  8  cpv. 2  CEDU,  può  esservi  ingerenza  della 
pubblica  autorità  nell'esercizio  di  tale  diritto  quando  l'ingerenza  è 
prevista  dalla  legge  e  in  quanto  costituisca  una  misura  che,  in  una 
società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine 
pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, 
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti  e 
delle libertà altrui (cfr. sentenze del Tribunale federale 2A.536/2002 del 
20 dicembre  2002,  2A.276/2001  del  17 settembre  2001).  A  questo 

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titolo, incombe alle autorità procedere alla ponderazione dei differenti 
interessi in presenza, vale a dire, da una parte l'interesse dello Stato 
all'allontanamento  dello  straniero  e,  dall'altra,  l'interesse  di 
quest'ultimo  a  mantenere  le  sue  relazioni  familiari  (DTF  125  II  633 
consid.  2e;  122  II  1  consid.  2;  120  Ib  22  consid.  4a;  decisione  del 
Tribunale federale 2A.614/2005 del 20 gennaio 2006 consid. 4.2.1).

Come si desume da quanto esposto nei considerandi precedenti, con 
il suo comportamento delittuoso A._______ ha violato l'ordine pubblico 
elvetico e fatto correre, in quanto persona dedita al traffico di droga, 
dei seri pericoli alla collettività, di cui le autorità amministrative sono 
appunto  chiamate  a  garantire  la  protezione.  Pertanto  l'interesse 
pubblico  ad  un  suo  allontanamento  dal  territorio  svizzero  prevale 
manifestamente, in ragione della natura e della gravità delle infrazioni 
di  cui  quest'ultimo si  è reso colpevole in Svizzera, sul  suo interesse 
privato a fare ritorno sul territorio della Confederazione.

Alla luce di  quanto esposto, risulta  chiaramente che A._______ non 
può  prevalersi  dell'art.  8  CEDU  per  opporsi  alla  separazione  con 
B._______  ed  il  figlio  C._______  risultante  dalla  misura  di 
allontanamento  pronunciata  nei  suoi  confronti  in  data  7 settembre 
2007.

8.
Il  divieto d'entrata in Svizzera è quindi confermato nel  suo principio. 
Resta  ora  da  stabilire  se  la  sua  durata,  prevista  per  un  periodo 
illimitato, è adeguata alle circostanze del caso concreto.

8.1 Qualora l'autorità amministrativa pronuncia un divieto d'entrata in 
Svizzera,  essa è tenuta a rispettare i  principi  dell'uguaglianza,  della 
proporzionalità e deve astenersi da qualsiasi arbitrio (cfr. ANDRÉ GRISEL, 
Traité de droit administratif, vol. I, Neuchâtel, 1984, pag. 348, 358 seg. 
e 364 seg;  BLAISE KNAPP,  Précis  de droit  administratif,  Basilea,  1991, 
pag. 103 seg., 113 seg., 124 seg.). Rilevanti sono le particolarità del 
comportamento  illecito,  la  situazione  personale  del  ricorrente  e  una 
corretta valutazione dell'interesse pubblico e privato. In  particolare è 
necessario  che  il  provvedimento  appaia  essenziale  ed  idoneo  a 
raggiungere  lo  scopo  perseguito  dalla  misura  amministrativa  e  che 
sussista  un  rapporto  ragionevole  fra  lo  scopo  perseguito  e  la 
restrizione  alla  libertà  personale  che  ne  consegue  (DTF  130  I  65 

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consid. 3.5.1; 128 II 292 consid. 5.1; 126 I 219 consid. 2c; GAAC 64.36 
consid. 4b, 63.1 consid. 12c).

8.2 A._______  si  è  reso  protagonista  di  infrazioni  particolarmente 
pericolose  per  l'ordine  pubblico  e  che  riguardano  beni  giuridici 
estremamente  sensibili.  Egli  ha  commesso  i  reati  imputatigli 
dall'estate 2005 al  2 aprile 2007, quindi durante buona parte del suo 
soggiorno  sul  territorio  della  Confederazione.  Il  reiterato 
comportamento  delittuoso  tenuto  dal  ricorrente,  comportante  la 
vendita di una quantità non trascurabile di cocaina tale da mettere in 
pericolo concretamente la collettività, non può quindi essere ritenuto di 
lieve  gravità,  eccezionale  e  la  sua  condotta  non  può  certo  essere 
minimizzata.

8.3 Quo  alla  situazione  personale,  si  constata  che  il  centro  degli 
interessi  di  A._______  si  trova  in  Nigeria,  paese  in  cui  ha  sempre 
vissuto, eccezion fatta per circa quattro anni trascorsi in Svizzera nel 
quadro  della  procedura  d'asilo,  sedici  mesi  dei  quali  trascorsi  in 
carcere.  Di  transenna,  nulla  impedisce  al  ricorrente  di  contrarre 
matrimonio con B._______ all'estero.

8.4
Tenuto  conto  dell'insieme  deli  elementi  oggettivi  e  soggettivi  della 
causa,  in  particolare  della  gravità  delle  infrazioni  commesse,  la 
ponderazione degli interessi in presenza conduce quindi il Tribunale a 
considerare che l'interesse pubblico all'allontanamento di  A._______ 
dalla  Svizzera  prevale  su  quello  privato  di  quest'ultimo  a  poter 
recarvisi  senza  particolari  controlli.  Vista  la  pratica  adottata  dalle 
autorità  amministrative in  casi  analoghi,  il  TAF ritiene che un divieto 
d'entrata  di  durata indeterminata appare proporzionato allo  scopo di 
protezione dell'ordine e della sicurezza pubblica ricercati  con questa 
misura.

Si  osserva  infine  che,  malgrado  non  sia  stata  fissato  alcun  limite 
temporale, il divieto d'entrata non esplica i suoi effetti per una durata 
illimitata.  Questo  concetto  significa  semplicemente  che  allo  stato 
attuale delle cose non è possibile determinarne la durata precisa. In 
principio, lo straniero potrà in ogni momento sollecitarne il riesame, a 
condizione  che  tale  richiesta  non  costituisca  una  manovra  dilatoria. 
Spetterà poi all'autorità adita competente decidere il seguito da dare a 
questa  domanda  sulla  base  dei  nuovi  elementi  sottopostole. 

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Quest'ultima potrà entrare nel merito della richiesta a condizione che il 
ricorrente abbia lasciato per un lasso di tempo significativo la Svizzera 
ed  abbia  con  il  suo  comportamento  fatto  prova  di  una  durevole 
reintegrazione  sociale,  la  quale  prende  avvio  con  il  rispetto  delle 
decisioni delle autorità (cfr. DTF 130 II 493 consid. 5). A questo titolo 
giova rilevare che nell'ambito di un riesame l'autorità, qualora tutte le 
condizioni  siano  adempiute,  è  più  libera  nel  proprio  apprezzamento 
rispetto al caso di un divieto d'entrata di durata determinata, di modo 
che  un'eventuale  riduzione  della  misura  adottata  nei  confronti 
dell'interessato non gli sarebbe di alcun giovamento.

9.
Ne discende che l'UFM con decisione del  7 settembre 2007 non ha 
violato il diritto federale, nè abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

10.
Vista  la  decisione incidentale  del  27 novembre 2007 con la  quale  il 
Tribunale  ha  accolto,  giusta  l'art.  65  PA,  la  richiesta  di  assistenza 
giudiziaria  formulata  dal  ricorrente,  non  si  prelevano  spese 
processuali.

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Non si prelevano spese processuali. 

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarti N 469 616 e 2 313 366 di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno) 

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini

Data di spedizione: 

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