# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4d876aa-f3db-5c98-994a-aeb9ada218f9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.11.2022 D-5348/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5348-2022_2022-11-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5348/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  n o v e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione della giudice Nina Spälti Giannakitsas;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

B._______, nata il (…), 

Afghanistan,   

entrambi patrocinati da Sara Castronovo,  

(…),  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 10 novembre 2022 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ e la moglie B._______ hanno presen-

tato in Svizzera il 30 settembre 2022, 

gli estratti della banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 3 ottobre 2022, 

da cui si evince che gli interessati avevano già depositato una domanda 

d'asilo in Italia il 20 settembre 2022,  

la procura del 5 ottobre 2022 conferita alla rappresentanza legale loro as-

segnata, 

le visite mediche dell'11 ottobre 2022, 

i colloqui personali del 17 ottobre 2022 conformemente all'art. 5 del Rego-

lamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino 

III) nel corso dei quali agli interessati è stato concesso il diritto di essere 

sentiti in merito all'eventuale competenza dell'Italia per la trattazione della 

loro domanda d'asilo, 

le richieste di ripresa in carico dei richiedenti del 17 ottobre 2022 presen-

tate dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle com-

petenti autorità italiane, 

l'assenza di riposta delle suddette autorità, 

la trasmissione della copia del certificato di matrimonio e dei passaporti 

degli interessati con scritto del 19 ottobre 2022, con contestuale segnala-

zione del desiderio di avere un supporto psicologico oltre che tramite l'as-

sunzione di medicamenti,  

la decisione della SEM del 10 novembre 2022, notificata il 15 novem-

bre 2022, mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della 

domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 

26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento degli 

interessati verso l'Italia, 

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il ricorso del 22 novembre 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 23 novembre 2022) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM 

con il quale i ricorrenti hanno concluso alla sospensione, in via supercau-

telare, dell'esecuzione della decisione ed alla concessione dell'effetto so-

spensivo; nel merito, all'annullamento della decisione impugnata ed alla 

restituzione degli atti alla SEM per effettuare un esame nazionale della do-

manda d'asilo, in subordine per completamento dell'istruttoria; con conte-

stuale richiesta di assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal pa-

gamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica, 

con l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-

sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel colloquio Dublino gli interessati hanno dichiarato che al loro arrivo 

all'aeroporto di Venezia sarebbero stati fermati poiché la loro entrata in Ita-

lia sarebbe stata illegale; che sarebbero stati trattenuti dalle ore 13.30 alle 

2 di notte ed il giorno seguente si sarebbero recati al luogo loro indicato, 

ma sarebbero stati respinti; che pertanto essi sarebbero rimasti per strada 

due giorni prima di raggiungere la Svizzera; che gli interessati, posti di 

fronte alla possibile competenza dell'Italia, hanno riferito di non volervi fare 

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ritorno poiché non avrebbero chiesto asilo in tale Paese e poiché le autorità 

italiane non avrebbero offerto loro alcun aiuto (cfr. atti SEM 23/3 e 25/3), 

che nella querelata decisione l'autorità inferiore ha, innanzitutto, constatato 

la competenza dell'Italia per l'esame della domanda d'asilo; che in seguito, 

è stata esclusa la sussistenza nello Stato di destinazione di carenze siste-

miche ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III o di un rischio di 

trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti 

dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 

0.101) o di violazione del principio del divieto di respingimento; che inoltre, 

non sussisterebbero motivi che obbligherebbero la Svizzera ad esaminare 

la domanda d'asilo giusta l'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III né che 

giustificherebbero l'applicazione della clausola di sovranità ai sensi 

dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordi-

nanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 

(OAsi 1, RS 142.311); che le dichiarazioni in merito all'assenza di presa a 

carico in Italia non sarebbero sostenute da nessun elemento concreto; che 

per quel che riguarda lo stato di salute, ad entrambi sarebbe stata diagno-

sticata (…) e (…) per i quali sarebbero stati loro prescritti del (…) e dell'(…); 

che il medico generalista non avrebbe ritenuto necessario un consulto spe-

cialistico; che oltre alla visita medica generalista non risulterebbero appun-

tamenti passati o futuri, per cui la situazione medica non richiederebbe un 

trattamento d'urgenza; che inoltre, l'Italia disporrebbe di un'infrastruttura 

medica sufficiente, 

che in sede di ricorso, gli insorgenti censurano innanzitutto un accerta-

mento incompleto ed inesatto del loro stato di salute; che gli interessati, 

sarebbero infatti stati visitati da un medico generalista, il quale avrebbe loro 

diagnosticato (…) e (…) in trattamento con due farmaci; che a seguito di 

questi primi accertamenti medici essi si sarebbero rivolti alla rappresen-

tanza legale per esprimere nuovamente il loro malessere psicologico, non 

risoltosi tramite la sola assunzione dei farmaci prescritti ed esprimendo la 

necessità di incontrare uno psicologo; che a ciò si aggiungerebbe la circo-

stanza che al loro arrivo in Svizzera essi avrebbero dovuto cambiare allog-

gio già due volte; che tali trasferimenti, insieme al sensibile prolungamento 

delle tempistiche di presa a carico medica – a causa dell'ingente afflusso 

di richiedenti in Svizzera – avrebbero di fatto concorso ad un'istruzione me-

dica incompleta; che i ricorrenti si sarebbero recati al servizio infermieri-

stico del Centro per esprimere il loro malessere e di essere in attesa di 

svolgere ulteriori visite, 

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che in seguito, i ricorrenti ritengono che in caso di trasferimento in Italia 

secondo la procedura di take back sarebbe altamente probabile che non 

avranno accesso immediato al sistema di accoglienza, come effettiva-

mente già successo a seguito del loro primo arrivo in Italia; che le autorità 

italiane da una parte non sarebbero state informate delle problematiche 

psicologiche degli insorgenti e dall'altra, non avrebbero neppure risposto 

alla richiesta di ripresa in carico; che la situazione in Italia dovuta al grande 

afflusso di migranti sarebbe gravemente compromessa; che inoltre, non vi 

sarebbe ad oggi alcuna certezza che i ricorrenti possano effettivamente 

aver accesso alle strutture del sistema SAI; che non sarebbe neppure 

chiaro se i ricorrenti di fatto potranno accedervi in tempi rapidi e adeguati 

alle proprie necessità; che la SEM avrebbe dovuto esaminare con mag-

giore cautela i fatti determinanti, rinunciando, se del caso, all'allontana-

mento oppure quantomeno assicurarsi con garanzie individuali, che le au-

torità italiane fossero a conoscenza dei bisogni della coppia conforme-

mente al diritto internazionale; che il quadro clinico generale indurrebbe a 

ritenere come probabile una violazione dell'art. 3 CEDU in caso di trasferi-

mento in Italia,  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo ed allontanamento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

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par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Du-

blino III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2019 

VI/7 consid. 4 a 6, 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III),  

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell'«EURODAC», che gli interessati avevano già 

depositato una domanda d'asilo in Italia in data 20 settembre 2022, 

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che la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, nei termini fis-

sati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III due richieste di ripresa in ca-

rico dei richiedenti fondate sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino 

III, 

che l'Italia non avendo risposto alle domande di ripresa in carico entro il 

termine previsto all'art. 25 par. 1 Regolamento di Dublino III, ha tacita-

mente riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda 

di asilo in questione (art. 25 par. 2 Regolamento Dublino III),  

che pur avendo negato, in sede di colloquio Dublino, di aver depositato una 

domanda d'asilo in Italia, la competenza di tale Paese non è più stata con-

testata in sede ricorsuale,  

che di conseguenza, la competenza dell'Italia, è di principio data, 

che in Italia non vi sono fondati motivi per ritenere che sussistano carenze 

sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 CartaUE (cfr. sentenza del Tribunale D-4235/2021 del 

19 aprile 2022 [pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 10.2),  

che inoltre, l'entrata in vigore del decreto n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 

convertito in legge il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020 

n. 173/2020), ha contribuito ad un importante miglioramento delle condi-

zioni di accoglienza dei richiedenti l'asilo in Italia, anche ed in particolare 

per i casi di persone che vi vengono trasferite in applicazione del Regola-

mento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-4235/2021 

del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.2), 

che in ogni caso, l'Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 

1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

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status di protezione internazionale; direttiva 2013/33/UE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'ac-

coglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva ac-

coglienza]), 

che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della stessa, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che i ricorrenti non hanno dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderli in carico ed a portare a termine la procedura re-

lativa alla loro domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che inoltre, gli insorgenti non hanno apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispet-

terebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno 

nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, rinviandoli in un paese dove 

la loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbero di essere respinti in un tale paese, 

che essendo decisivo visto la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffrono gli insorgenti sia stato o 

meno esaustivo,  

che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-

tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei 

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fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 per ulteriori riferi-

menti completi), 

che nelle procedure Dublino, gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai 

quali lo stato valetudinario della persona da trasferire funge da discrimi-

nante sono innanzitutto inerenti le condizioni di applicazione delle clausole 

discrezionali previste all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e all'art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 (cfr. sulle nozioni si veda FANNY MATTHEY, Procédures d'asile 

et pluralité de statuts, 2012, pag. 174; anche DTAF 2011/9 consid. 8.1), 

che il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche 

mediche, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in 

circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente 

laddove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del 

trasferimento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. 

sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della Corte EDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.), 

che sempre in questo contesto, nelle procedure di ripresa in carico, le au-

torità svizzere devono richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani 

delle garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti 

asilo affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi 

(cfr. sentenze del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 7.4.3 

e sentenza di riferimento del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 

consid. 10.4.3.3), 

che ferme queste premesse, è ora necessario valutare se l'accertamento 

dei fatti svolto dalla SEM sia conforme ai principi sopra esposti, 

che al momento dell'emissione della decisione impugnata l'incarto dell'au-

torità inferiore conteneva già dei mezzi di prova riguardanti lo stato di salute 

dei ricorrenti,  

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che l'11 ottobre 2022 essi sono infatti stati visitati da un medico generalista 

il quale ha loro diagnosticato un (…) e (…) in trattamento con (…) e (…); 

che il medico non ha ritenuto necessaria una presa a carico (…),  

che nonostante gli insorgenti si siano poi rivolti alla rappresentanza legale 

ed all'infermeria del Centro in cui alloggiano esprimendo il loro desiderio di 

poter avere un supporto psicologico (cfr. scritto del 19 ottobre 2022, atto 

SEM 36/1), non vi sono indizi per ritenere che la loro situazione sia peg-

giorata in modo tale da rendere indispensabile, dal punto di vista medico, 

una visita specialistica o d'urgenza, 

che non vi sono neppure elementi per ritenere che in caso di verificata ne-

cessità, l'infermeria del Centro neghi un consulto medico, 

che dagli atti non vi erano dipoi indicazioni quanto a sospetti di patologie 

gravi da identificare ulteriormente, 

che lo stato di salute degli insorgenti appariva dunque sufficientemente ac-

clarato (cfr. sentenza del Tribunale D-546/2022 dell'11 marzo 2022 con-

sid. 4) e non ostativo all'esecuzione del trasferimento; che invero, è indub-

bio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non contenesse indicatori 

quanto all'esistenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi 

della giurisprudenza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano 

elementi per sospettare che le patologie diagnosticate ai ricorrenti potes-

sero raggiungere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di 

peggioramento rapido ed irreversibile dello stato di salute comportante 

delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

in caso di trasferimento, 

che tale conclusione è tuttora attuale,  

che l'Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica 

(cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza), 

che ad ogni modo le turbe psichiche di cui soffrono gli interessati, senza 

volerle sminuire, non risultano essere di particolare gravità ed il trattamento 

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che stanno seguendo non presenta eccezionali specificità; che pertanto, la 

loro situazione medica non risulta essere così grave da necessitare la ri-

chiesta, a titolo preventivo agli omologhi italiani, di garanzie scritte indivi-

duali di presa a carico immediata per i ricorrenti (cfr. sentenze del Tribunale 

E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 7.4.3 e sentenza di riferimento 

del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.3), 

che dipoi, essi potranno ovviare a possibili complicazioni nell'ottenimento 

dei farmaci che sono stati loro prescritti venendo trasferiti con una riserva 

sufficiente, 

che altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità competenti 

per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa e com-

pleta le autorità italiane dell'arrivo e dei problemi di salute dei ricorrenti 

(cfr. art. 31 Regolamento Dublino III),  

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-

sferimento nello Stato in questione esporrebbe i ricorrenti al rischio di es-

sere privati del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che invero, nel caso in disamina, pur trattandosi di una procedura di take 

back, gli insorgenti hanno dichiarato di non avere alloggiato in nessun cen-

tro di prima o di seconda accoglienza prima della loro partenza dall'Italia 

(cfr. atti SEM 23/3 e 25/3); che gli stessi potranno quindi accedere, in linea 

di principio, alle prestazioni assistenziali, comprensive anche delle cure e 

dei trattamenti necessari ed urgenti, dal loro arrivo in Italia (cfr. sentenza di 

riferimento del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.3), 

che in ogni caso se, dopo il loro trasferimento in Italia, essi dovessero es-

sere costretti dalle circostanze a condurre un'esistenza non conforme alla 

dignità umana o se dovessero ritenere che il paese in questione violi i suoi 

obblighi di assistenza nei loro confronti o in ogni altro modo leda i loro diritti 

fondamentali, apparterrà ai ricorrenti stessi sollevare la questione utiliz-

zando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità italiane (cfr. art. 26 di-

rettiva accoglienza), 

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

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che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III, 

che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda d'asilo del 

ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a prenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 Regolamento 

Dublino III, 

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d'asilo degli insorgenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che i ricorrenti non possiedono un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fede-

rale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrl, 

RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 consid. 5.2), 

che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento degli interessati dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che per i medesimi motivi anche la domanda di esenzione dal versamento 

di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è divenuta 

senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

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Pagina 13 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1 – 3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5348/2022 

Pagina 14 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: