# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8d8eaaac-a618-56a0-8e82-cfb49eca1ba0
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-12-08
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 08.12.2015 RR.2015.244
**Docket/Reference:** RR.2015.244
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2015-244_2015-12-08

## Full Text

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) e durata del sequestro (art. 33a OAIMP);;Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) e durata del sequestro (art. 33a OAIMP);;Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) e durata del sequestro (art. 33a OAIMP);;Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) e durata del sequestro (art. 33a OAIMP)

Sentenza dell'8 dicembre 2015 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A.,  

rappresentata dall'avv. Mario Postizzi,  

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

e durata del sequestro (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2015.244+RR.2015.209 

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Fatti: 

A. Il 6 marzo 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di 

Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria 

nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E., 

F., G. ed altri per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, eva-

sione fiscale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e 

riciclaggio. In sostanza, l'autorità rogante afferma che D. e G., presunti espo-

nenti della criminalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rile-

vato e gestito svariate società operanti nel settore edile, tra cui H S.r.l., I S.r.l. 

e J. S.r.l., omettendo, almeno in parte, di dichiararne i redditi al fisco, nonché 

occultandone le scritture contabili al fine di impedire la verifica dei loro reali 

profitti, evadendo quindi il fisco. Essi avrebbero in seguito formalmente ce-

duto l'amministrazione di tali società ad ignari ed improbabili imprenditori, 

rimanendone tuttavia, di fatto, gli effettivi ed incontrastati domini per quanto 

riguarda la loro conduzione, depredandone poi il patrimonio sociale me-

diante prelevamenti di ingenti somme di denaro in contante o tramite assegni 

circolari dai conti correnti bancari, così da svuotarne le casse, lasciando le 

strutture societarie completamente vuote, senza alcuna risorsa economica 

per far fronte alle ingenti pretese dell'Erario e di altri creditori. F. e E., risp. 

moglie e cognato di G., avvalendosi di due cittadini svizzeri, ossia B. e C., 

avrebbero riciclato i proventi delle distrazioni in questione (v. incarto 

RR.2015.244, act. 1.4 pag. 14). Con la domanda di assistenza, l'autorità ro-

gante ha, tra l'altro, postulato l'identificazione ed il sequestro, con la relativa 

documentazione, delle relazioni bancarie riconducibili ad F. presso la banca 

K. (banca assorbita nel 2012 dalla banca L.) e altri istituti di credito svizzeri 

(v. incarto RR.2015.244, act. 1.4 pag. 6 e seg.).  

 

 

B. Mediante decisione del 14 marzo 2014 il Ministero pubblico della Confede-

razione (in seguito: MPC), autorità alla quale l'Ufficio federale di giustizia (in 

seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della rogatoria, è entrato in materia 

sulla domanda presentata dall'autorità italiana, dichiarando che le misure ri-

chieste sarebbero state ordinate con decisioni separate (v. incarto 

RR.2015.209, act. 1.5). 

 

 

C. Con decisione del 3 luglio 2015 il MPC ha emanato un ordine di edizione con 

blocco del conto n. 1 presso la banca M., Zurigo, intestato a A. (v. incarto 

RR.2015.209, act. 1.2). 

 

 

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D. Il 15 luglio 2015 A. ha interposto ricorso contro la suddetta decisione dinanzi 

alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postulando l'an-

nullamento della stessa, con revoca immediata del sequestro (v. incarto 

RR.2015.209, act. 1). 

 

 

E. Il 23 luglio 2015 il MPC ha emanato una decisione di chiusura, mediante la 

quale ha ordinato la trasmissione all'autorità richiedente di svariata docu-

mentazione relativa al conto di cui sopra, con mantenimento del blocco 

(v.  incarto RR.2015.244, act. 1.2). 

 

 

F. Il 25 agosto 2015 A. ha interposto ricorso anche contro tale decisione dinanzi 

alla medesima autorità, postulando l'annullamento della stessa, contestando 

quindi sia la trasmissione della documentazione bancaria sia il manteni-

mento del sequestro del suo conto (v. incarto RR.2015.244, act. 1).  

 

 

G. Con osservazioni del 13 agosto 2015 l'UFG ha postulato l'inammissibilità del 

ricorso del 15 luglio 2015. Con scritto del 17 agosto 2015, il MPC ha chiesto 

di dichiarare inammissibile tale ricorso, sussidiariamente di respingerlo 

(v.  incarto RR.2015.209, act. 8 e 9). 

 

 

H. Con memoriale di risposta del 17 settembre 2015, il MPC ha postulato la 

reiezione del ricorso del 25 agosto 2015 (v. incarto RR.2015.244, act. 6). 

 

 

I. Con replica del 18 settembre 2015, trasmessa all'UFG e al MPC per cono-

scenza, la ricorrente ha confermato le conclusioni espresse nel suo gravame 

del 15 luglio 2015 (v. incarto RR.2015.209, act. 12). 

 

 

J. Nelle sue osservazioni del 21 settembre 2015, l'UFG ha chiesto la reiezione 

del gravame del 25 agosto 2015 (v. incarto RR.2015.244, act. 7). 

 

 

K. Con replica del 5 ottobre 2015, trasmessa all'UFG e al MPC per conoscenza, 

la ricorrente ha ribadito le conclusioni espresse nel suo ricorso del 25 agosto 

2015 (v. incarto RR.2015.244, act. 9). 

 

 

 

 

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 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione delle 

autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami 

penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale. 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 

di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vi-

gore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa 

e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 

mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-sviz-

zero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Con-

venzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 

(CAS; testo non pubblicato nella RS ma consultabile nel fascicolo "Assi-

stenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di ri-

lievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il 

sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 no-

vembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 

1 maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle questioni che il preva-

lente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espressa-

mente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-

vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si 

applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale 

del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza 

(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; 

DTF 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 

135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio 

di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto inter-

nazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-sviz-

zero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 

2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura ammini-

strativa del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei per-

tinenti atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b 

LOAP e 12 cpv. 1 AIMP; v. M. DANGUBIC/T. KESHELAVA, Commentario basi-

lese, Internationales Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), 

di cui al precedente considerando. 

 

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1.4 La decisione dell'autorità cantonale o federale d'esecuzione relativa alla 

chiusura della procedura d'assistenza giudiziaria può essere impugnata, 

congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori (v. art. 80e cpv. 1 AIMP). 

La ricorrente è titolare della relazione bancaria oggetto delle decisioni impu-

gnate ed è di conseguenza legittimata a ricorrere (v. art. 9a lett. a OAIMP 

nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 

consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). Entrambi i ricorsi sono tem-

pestivi (v. art. 80k AIMP). Nel suo gravame del 25 agosto 2015, la ricorrente, 

oltre a contestare la trasmissione della documentazione relativa al suo conto, 

ha reiterato la sua richiesta di sblocco del medesimo, rinviando espressa-

mente anche al ricorso da lei interposto in data 15 luglio 2015. Orbene, visto 

quanto precede, per motivi di economia processuale, si giustifica di proce-

dere alla congiunzione delle cause in questione e di pronunciarsi con un 

unico giudizio (v. DTF 126 V 283 consid. 1; sentenza del Tribunale federale 

1C_89-93/2012 del 9 febbraio 2012, consid. 1; B. BOVAY, Procédure admini-

strative, 2a ediz., Berna 2015, pag. 606). Non vi è altresì motivo di fare di-

pendere la ricevibilità del ricorso contro il sequestro in quanto tale dai requi-

siti di cui all'art. 80e cpv. 2 AIMP (v. più ampiamente TPF 2007 124). En-

trambi i ricorsi sono quindi ricevibili. 

 

 

2. La ricorrente sostiene innanzitutto che l'autorità rogante, non informando le 

autorità elvetiche dell'evoluzione dell'inchiesta italiana, avrebbe violato il 

principio della buona fede e dell'affidamento. Ella censura ugualmente il 

comportamento del MPC, il quale non avrebbe minimamente avvertito il do-

vere di un rigoroso aggiornamento della situazione processuale. Particolar-

mente inaccettabile sarebbe, a suo dire, il passaggio secondo cui "l'autorità 

rogante ha accertato che D. e G. " siano "due dei maggiori esponenti della 

criminalità organizzata di stampo 'ndranghetistico". Tale conclusione sa-

rebbe destituita di ogni fondamento e contrasterebbe con la realtà proces-

suale italiana. Per di più, il tutto avverrebbe nell'ambito di fatti sostanzial-

mente di natura fiscale, nel quale contesto si impone particolare rigore con 

riguardo alla descrizione dei fatti alla base della commissione rogatoria. 

 

2.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l’ap-

plicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. a CEAG e la 

riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 

che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e 

segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'as-

sistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva – quali il sequestro 

e la trasmissione di documentazione bancaria – è concessa solo se il fatto 

che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei 

due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. 

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2.2 Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta dall'e-

sposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre 

contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 consid. 

2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il Tribunale non deve procedere a un esame dei 

reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza, ma deve 

semplicemente vagliare, limitandosi a un esame "prima facie", se i fatti ad-

dotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero 

punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo 

il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di 

colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 

4b/cc; 118 Ib 543 consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 

11b/bb). I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, 

nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualificazione giuridica (DTF 

124 II 184 consid. 4b/cc; TPF 2012 114 consid. 7.4). Va pure ritenuto che, 

nel campo della cosiddetta piccola assistenza, le misure di cooperazione 

sono già ammesse se la condizione della doppia punibilità è ossequiata alla 

luce di una singola fattispecie (sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 

del 17 luglio 2007, consid. 2.3 e rinvii). L'art. 2 lett. a CEAG permette tuttavia 

di rifiutare l'assistenza giudiziaria segnatamente quando la domanda si rife-

risce a reati considerati dalla Parte richiesta come reati fiscali. Ciò è ribadito 

all'art. IV n. 2 Accordo italo-svizzero e all'art. 18 n. 1 lett. d CRic. Secondo 

l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il procedimento verte su un 

reato che sembra volto a una decurtazione di tributi fiscali o viola disposizioni 

in materia di provvedimenti di politica monetaria, commerciale o economica. 

Ammessa è per contro l'assistenza in caso di truffa in materia fiscale giusta 

le lettere a e b di questo stesso capoverso, nonché in materia di imposte 

indirette giusta l'art. 50 CAS (v. DTF 136 IV 88 consid. 3). 

 

2.3 In concreto, occorre innanzitutto premettere che l'esposto dei fatti presentato 

nella rogatoria del 6 marzo 2014 è già stato ritenuto sufficiente da questa 

Corte nelle sue recenti decisioni del 30 luglio 2015 concernenti due conti di 

F., figlia della ricorrente, toccati da misure rogatoriali analoghe 

(v. RR.2015.65 consid. 2 e RR.2015.66 consid. 3). Ora, indipendentemente 

da quanto dichiarato dalla ricorrente relativamente all'accusa di apparte-

nenza ad un'associazione a delinquere di stampo mafioso – in effetti la ro-

gatoria, pur evocando il coinvolgimento nelle indagini di persone apparte-

nenti ad organizzazioni criminali, contesta a F. il reato di associazione per 

delinquere ai sensi dell'art. 416 CP/I (v. incarto RR.2015.244 act. 1.4 pag. 4 

e seg.) e non quello per associazione di tipo mafioso giusta l'art. 416-bis CP/I 

–, la domanda di assistenza in questione indica che ad F. sono contestati 

anche reati di riciclaggio. Questa Corte ha già avuto modo di affermare nella 

predette decisioni del 30 luglio 2015, relativamente ai conti bancari ivi liti-

giosi, che le risultanze investigative indurrebbero ad ipotizzare che la figlia 

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della ricorrente abbia utilizzato i conti in parola per riciclare denaro prove-

niente dalle distrazioni fraudolente di D. ai danni del patrimonio di varie so-

cietà operanti nel settore edile (v. RR.2015.65 consid. 2.2; RR.2015.66 con-

sid. 3.3). Ora, potendo essere ipotizzato un uso simile del conto oggetto della 

presente procedura, sul quale F. dispone di una procura individuale, la con-

dizione della doppia punibilità è adempiuta già solo per questo motivo, dato 

che i fatti esteri possono essere sussunti in Svizzera al reato di riciclaggio di 

denaro ai sensi dell'art. 305bis CP. Per tacere dei fatti contestati anche a G. 

e D. (v. incarto RR.2015.244 act. 1.4 pag. 2 e segg.), i quali possono senz'al-

tro essere sussunti almeno ai reati di amministrazione infedele (art. 158 CP), 

di bancarotta fraudolenta (art. 163 CP) e appropriazione indebita (art. 138 

CP). Non da ultimo, in virtù dell'art. 50 CAS (v. supra consid. 2.2 in fine), 

l'assistenza può essere ammessa anche per eventuali infrazioni in materia 

di fiscalità indiretta. 

 

Certo, come naturale, la procedura all'estero ha subìto nel frattempo un'evo-

luzione, ma le autorità italiane non hanno dichiarato di voler ritirare la propria 

domanda di assistenza e non vi è nessun elemento per ritenere che a questo 

stadio della procedura la documentazione in questione non sia più utilizza-

bile ai fini del giudizio. In base alla giurisprudenza, di principio, fintanto che 

la domanda di assistenza non è stata ritirata, alla medesima occorre dare 

seguito (v. sentenza del Tribunale federale 1C_559/2009 dell'11 febbraio 

2010, consid. 1 con rinvii). Anche se in base all'art. 31 n. 2 lett. b CRic la 

parte richiedente è tenuta ad informare immediatamente la parte richiesta di 

qualsiasi cambiamento di fatto o di diritto, a seguito del quale gli atti a norma 

del capitolo III della convenzione non risultino più giustificati, questo, contra-

riamente a quanto concretamente dedotto dalla ricorrente, non comporta un 

obbligo di informare su cambiamenti che non sono comunque atti a sconvol-

gere l'assetto su cui si basavano le precedenti misure d'assistenza. La buona 

fede tra Stati non implica un obbligo di informazione di una portata così am-

pia come quella postulata dalla ricorrente, ma in sostanza impone di infor-

mare sull'eventuale venir meno dei presupposti fondamentali su cui l'assi-

stenza si fondava (v. M. RUHE, Commentario basilese, op. cit., n. 5 ad art. 31 

CRic). Come qui sopra esposto, si tratta di un'eventualità qui pacificamente 

non data, visto che al di là delle puntuali novità processuali evidenziate nel 

ricorso, non vi sono elementi per ritenere decaduti i presupposti su cui l'as-

sistenza si è finora basata, né vi è ragione di procedere al postulato aggior-

namento della situazione processuale italiana domandando al MPC di atti-

varsi in tal senso.  

 

2.4 In definitiva, la concessione dell'assistenza nel caso concreto non trova osta-

coli né dal punto di vista della doppia punibilità, né da quello della buona fede 

tra Stati, né da quello della riserva del reato fiscale. Per il resto, le censure 

ricorsuali sono inconferenti in ambito di assistenza giudiziaria internazionale. 

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3. La ricorrente sostiene che la trasmissione all'autorità rogante della documen-

tazione riguardante il suo conto violerebbe il principio della proporzionalità. 

I  valori patrimoniali ivi depositati o transitati sarebbero a lei riconducibili, 

senza nessuna connessione con la vicenda processuale italiana, a maggior 

ragione dopo il postulato aggiornamento della situazione processuale ita-

liana di cui nelle censure riportate sopra al consid. 2. 

 

3.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-

manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero deve 

essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo 

Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità 

di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'au-

torità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La 

richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della 

proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; 

sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157 dell'11 settembre 

2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3) o se la do-

manda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee 

a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). 

Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informa-

zioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti come quello qui in esame, 

esse necessitano di regola di tutti i relativi documenti, perché debbono poter 

individuare il titolare giuridico ed economico dei conti eventualmente forag-

giati con proventi illeciti, per sapere a quali persone o entità giuridiche pos-

sano essere ricollegati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c 

inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 

1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 

2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'utilità dei 

documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale federale 

1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 

4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro 

di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 

consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 

2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere necessaria, se del 

caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone interessate (DTF 129 II 

462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 

2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 

1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settem-

bre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). In base alla 

giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale, 

secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei 

mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale 

http://links.weblaw.ch/DTF-132-II-81
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http://links.weblaw.ch/BSTGER-RR.2008.154
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- 9 - 
 
 

all'e stero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 con-

sid. 3a e b).  

 

3.2 Orbene, come già evidenziato in precedenza, F., sospettata di aver riciclato 

valori provento delle distrazioni di cui sopra (v. supra lett. A e consid. 2.3), 

dispone di una procura individuale sul conto della ricorrente (v. act. 1.2 pag. 

3). Inoltre, dalla documentazione di apertura del conto litigioso risulta che la 

ricorrente ha indicato di essere la proprietaria, assieme al marito N., della O. 

S.r.l., società attiva nel ramo della costruzione, la cui sede operativa e la 

struttura amministrativa sarebbero state messe da F. a disposizione del so-

dalizio al fine di consentire ai complici di realizzare il progetto criminale 

(v. RR.2015.244 act. 1.4 pag. 5). Come rettamente evidenziato dall'autorità 

di esecuzione, sulla relazione della ricorrente sono inoltre intervenute delle 

operazioni che meritano senz'altro un esame da parte delle autorità italiane. 

In data 11 novembre 2011 vi è stato un accredito di EUR 245'428.91 prove-

niente da un conto di F. presso la banca P. (v. RR.2015.244 act. 1.2 pag. 6 

e doc. 111). Il 26 luglio 2012 vi è stato un versamento in contanti di 

EUR 132'605.--, i quali proverrebbero dalla banca L. come pure da un conto 

intestato a F. presso la banca M. (v. ibidem e doc. 113 e 160). Il 25 luglio 

2013 EUR 250'000.-- sono stati accreditati sul conto litigioso su ordine di 

Q. Inc., società implicata nella vicenda oggetto d'inchiesta (v. RR.2015.244, 

act. 1.2 pag. 6 e seg., con rinvii; v. anche sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2015.66 del 30 luglio 2015, consid. 5.3). Ora, già solo per questi 

motivi non si può di certo affermare che il conto litigioso sia completamente 

estraneo ai fatti oggetto d'indagine. Il fatto che i soldi non provengano da un 

presunto conto della ricorrente a San Marino e che l'ipotesi penale di riciclag-

gio che tocca la figlia della ricorrente sarebbe stata "perimetrata" da parte 

dell'autorità penale italiana al conto della società R. Ltd. aperto presso la 

banca K. di Locarno (v. RR.2015.244 act. 1 pag. 9), non è certo sufficiente 

per escludere l'utilità potenziale di questa documentazione per l'inchiesta 

estera, visto che è normale che le autorità inquirenti italiane vogliano avere 

un quadro più esaustivo possibile delle relazioni bancarie su cui F. aveva 

comunque la facoltà di agire, a prescindere dal fatto che questo derivi da un 

anodino rapporto figlia-genitore o da altro, che spetterà appunto all'autorità 

estera chiarire. Non è infatti competenza dell'autorità rogata, rispettivamente 

del giudice adito su ricorso in ambito di assistenza, sostituirsi al giudice pe-

nale straniero e pronunciarsi sulla sostanza delle ipotesi di reato formulate 

dagli inquirenti (v. DTF 132 II 81 consid. 2.1; 122 II 373 consid. 1c; 112 Ib 

215 consid. 5b; 109 Ib 60 consid. 5a e rinvii). Visto quanto esposto, vi è da 

concludere che la trasmissione della documentazione litigiosa non viola il 

principio della proporzionalità. 

 

 

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http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-367
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http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.258%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F121-II-241%3Ait&number_of_ranks=0#page241
http://links.weblaw.ch/DTF-132-II-81
http://links.weblaw.ch/DTF-122-II-373
http://links.weblaw.ch/DTF-112-IB-215
http://links.weblaw.ch/DTF-112-IB-215
http://links.weblaw.ch/DTF-109-IB-60

- 10 - 
 
 

4. Con il suo gravame la ricorrente postula inoltre lo sblocco del suo conto, 

motivandolo col fatto che in Italia il Giudice per le indagini preliminari del 

Tribunale di Bergamo avrebbe disposto, in ragione della netta sproporzione 

tra il valore dei beni vincolati e l'importo da sequestrare di EUR 3'264'882.--, 

la modifica del sequestro preventivo pronunciato in data 25 febbraio 2014 

dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Brescia. L'autorità 

italiana avrebbe quindi limitato a taluni beni di compendio di F., figlia della 

ricorrente, la misura cautelare del sequestro, sbloccando diversi immobili.  

 

 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria inter-

nazionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare 

che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti 

esposti nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rap-

porto a quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale fede-

rale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3). Ebbene, visto quanto 

esposto nei precedenti considerandi (v. in part. supra consid. 3.2), è senz'al-

tro possibile affermare che esistono elementi sufficienti per confermare il se-

questro contestato. Toccherà poi all'autorità estera esaminare il contenuto 

della documentazione di cui è stata ordinata la trasmissione e accertare l'e-

ventuale provenienza illecita dei fondi sequestrati. Dovessero i valori in que-

stione essere effettivamente il risultato d'infrazioni penali, essi potrebbero 

fare l'oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'avente diritto 

nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, 

nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). La deci-

sione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo nulla 

muta a tali considerazioni (v. act. 1.4). Da una parte, le autorità estere non 

hanno modificato le loro richieste presentate con rogatoria del 6 marzo 2014, 

anzi, con scritto dell'8 luglio 2015 esse, dopo essere state contattate come 

preannunciato da parte del MPC all'avvocato della ricorrente il 6 luglio 2015 

(v. RR.2015.244 act. 6.5 pag. 4), hanno confermato l'interesse al manteni-

mento del sequestro dei valori patrimoniali su suolo elvetico (v. incarto 

RR.2015.207, act. 9 pag. 5); dall'altra, la documentazione bancaria qui liti-

giosa potrebbe permettere di ricostruire flussi di denaro sconosciuti all'auto-

rità rogante, modificando così l'entità dei valori patrimoniali ritenuti di prove-

nienza illecita. In definitiva, il sequestro litigioso deve essere mantenuto di 

principio sino alla notifica di una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato 

richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia comunicato che una tale 

decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a 

OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic), ferma 

restando la necessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 II 462 con-

sid. 5e). La ricorrente non ha peraltro sostanziato nessun pregiudizio econo-

mico cagionato dal sequestro. Anche da questo punto di vista il blocco in 

questione non presenta alcun elemento di sproporzionalità. Ne consegue 

che il sequestro va confermato e la relativa censura respinta. 

- 11 - 
 
 

 

 

5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 PA). La tassa di giustizia è 

calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8 

cpv. 3 lett. b del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, 

le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 

173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 7'000.--; essa è coperta dagli 

anticipi delle spese già versati, ossia complessivamente fr. 9'000.-- 

(fr. 4'000.-- per la procedura RR.2015.209 e fr. 5'000.-- per la procedura 

RR.2015.244). La cassa del Tribunale restituirà quindi alla ricorrente il saldo 

di fr. 2'000.--. 

 

 

- 12 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Le cause RR.2015.209 e RR.2015.244 sono congiunte. 

2. I ricorsi sono respinti. 

3. La tassa di giustizia di fr. 7'000.-- è posta a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dagli anticipi delle spese già versati di complessivamente fr. 9'000.--. 

La cassa del Tribunale restituirà alla ricorrente il saldo di fr. 2'000.--. 

 
 
Bellinzona, 9 dicembre 2015  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Mario Postizzi 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).