# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a8e980fe-59ad-503d-9793-5914c395bdc8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.06.2021 D-5870/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5870-2019_2021-06-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Sentenza annullata con sentenza di 

revisione del TAF del 30.04.2025 (D-

901/2025) 

 
 
    
 

 
 

  

 

 Corte IV 

D-5870/2019 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Grégory Sauder, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iran, 

rappresentato dal MLaw Massimiliano Minì,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente, 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM dell’8 ottobre 2019. 

 

 

 

D-5870/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino iraniano, ha depositato una domanda d’asilo in 

Svizzera il (…) marzo 2019, dopo essersi presentato alle autorità di confine 

elvetiche (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. [{…}]-1/8 e n. 2/2). 

B.  

Il succitato, è stato sentito nell’ambito di un verbale di rilevamento sui dati 

personali in data (…) aprile 2019 (cfr. atto SEM n. 12/7, di seguito: verbale 

1), il (…) aprile 2019 durante un colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 16/1), 

ed infine riguardo in particolare i suoi motivi d’asilo il (…) luglio 2019 (cfr. 

atto SEM n. 29/19, di seguito: verbale 2) rispettivamente il (…) agosto 2019 

(cfr. atto SEM n. 31/11). 

Durante il corso di tali audizioni, il richiedente asilo ha dichiarato, in 

sostanza e per quanto qui di rilievo, di aver abitato a B._______ quale 

ultimo domicilio nel paese d’origine, condividendo un appartamento con 

altre (…) persone, nonché lavorando in un (…) dal (…) del (…) sino al suo 

espatrio, avvenuto il (…), via aerea e legalmente, verso la C._______. Egli 

sarebbe partito dall’Iran a causa di un litigio insorto il (…) con alcuni 

famigliari (il padre e due fratelli, D._______ e E._______), che lo avrebbero 

picchiato nel (…) in cui esercitava, cercando di trascinarlo via, poiché 

sarebbero venuti a conoscenza della sua omosessualità. Grazie 

all’intervento di alcune persone, il ricorrente sarebbe riuscito a darsi alla 

fuga, perdendo il suo cellulare, e rifugiandosi più tardi presso il compagno. 

Tale evenienza sarebbe successa, poiché un suo conoscente, F._______, 

che aveva preso parte ad una festa LGBT (o anche detta “LGBTI”, 

acronimo per comunità lesbica, gay, bisessuale, transgender e 

intersessuale) il (…) organizzata con il suo partner (del ricorrente) dove 

avevano annunciato la loro relazione, dopo aver litigato con il compagno, 

avrebbe inviato delle fotografie scattate nel corso della festa al fratello 

E._______ Dopo essere espatriato con il compagno in C._______, 

avrebbe inoltre appreso dal suo fratello (…) G._______ – l’unico membro 

famigliare con il quale avrebbe mantenuto dei contatti – che il cellulare nel 

quale egli avrebbe salvato svariate fotografie che mostravano anche la sua 

vita con il compagno, sarebbe arrivato nelle mani del fratello E._______, il 

quale avrebbe visto anche tutte queste fotografie. Il partner, dopo circa (…) 

di permanenza in C._______, lo avrebbe lasciato, decidendo di andare a 

vivere nella zona del H._______ presso uno zio. L’interessato, sempre 

attraverso il fratello (…), sarebbe in seguito stato edotto circa il fatto che gli 

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altri fratelli lo stessero cercando e fossero intenzionati a venirlo a cercare 

in C._______ per riportarlo in Iran. Temendo per la sua vita a causa delle 

fotografie scoperte, sia da parte dei famigliari che il rischio di essere 

sottoposto ad un procedimento penale nel suo paese d’origine, dopo circa 

(…) o (…) di permanenza in C._______ – ove avrebbe inoltrato una 

domanda d’asilo presso le I._______ – si sarebbe diretto dapprima in 

J._______, per poi proseguire per la Svizzera. 

A supporto delle sue allegazioni, l’interessato ha presentato copie di una 

fotografia del suo passaporto iraniano (cfr. atti SEM n. 18/1, n. 19/1 e 

n. 20/1), e del suo certificato di nascita iraniano (“Shenassnameh” cfr. atti 

SEM n. 22/1, n. 23/5 e n. 25/2 e n. 26/6). 

C.  

Per il tramite della decisione del 2 settembre 2019, l’autorità inferiore ha 

comunicato al rappresentante legale dell’interessato, che la domanda 

d’asilo dell’interessato sarebbe stata trattata nel seguito secondo la 

procedura ampliata ed il suo mandante sarebbe stato assegnato al 

K._______ (cfr. atti SEM n. 34/2, n. 38/2 e n. 40/1). 

D.  

Con decisione dell’8 ottobre 2019, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

SEM n. 44/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato 

all’interessato e ha respinto la sua domanda d’asilo. Altresì, ha pronunciato 

il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della predetta misura, 

siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

E.  

In data 7 novembre 2019 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente è insorto 

con ricorso avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via 

principale, l’annullamento del provvedimento impugnato, il riconoscimento 

della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera. In primo 

subordine, ha postulato la concessione dell’ammissione provvisoria in 

Svizzera, per inammissibilità ed inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento; nonché in secondo subordine, la restituzione degli atti 

di causa all’autorità inferiore per completamento istruttorio, sia per la 

determinazione della qualità di rifugiato, sia ai fini della valutazione circa la 

sussistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento. 

Contestualmente, ha presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo. Al ricorso, è stato allegato, quale nuovo documento, copia dello 

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scritto ricevuto dal rappresentante legale del ricorrente da parte dell’(…) (di 

seguito: […]) del (…). 

F.  

Con scritto del 13 novembre 2019 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente 

ha trasmesso al Tribunale copia di una missiva del (…) inviatagli dall’(…), 

che attesterebbe della registrazione della sua domanda d’asilo presso lo 

stesso organismo in C._______ il (…), nonché una scheda dell’(…) relativa 

un riassunto dei dati personali del richiedente del (…). 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

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dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 Nella propria decisione, la SEM ha innanzitutto considerato 

incompatibili con la logica dell’agire le circostanze grazie alle quali i 

famigliari del ricorrente sarebbero venuti a conoscenza della sua 

omosessualità. Invero, non risulterebbe credibile né che egli non abbia mai 

ritenuto necessario conoscere il movente scatenante delle sue 

problematiche, ovvero il contenuto del litigio tra il suo compagno e la terza 

persona, né che egli tenesse con sé un telefono con fotografie 

compromettenti, senza prendere alcuna misura di protezione. Pertanto non 

sarebbe verosimile né il litigio con protagonista il compagno, come neppure 

che siano state inviate delle fotografie ai suoi famigliari e la successiva 

persecuzione di questi ultimi, ed infine nemmeno che i suoi famigliari 

avrebbero avuto accesso a sue fotografie tramite il suo cellulare. L’autorità 

inferiore ha inoltre ritenuto la descrizione dell’episodio del pestaggio 

avvenuto nel negozio come poco credibile, in quanto troppo superficiale, 

stereotipata, priva di elementi reali e personali convincenti, nonché in 

relazione alla dinamica dei fatti pure incoerente. La SEM ha così escluso 

che i suoi famigliari, o al di fuori della comunità omosessuale, siano venuti 

a conoscenza del suo orientamento sessuale. Proseguendo nell’analisi, 

l’autorità di prime cure ha ritenuto che, in mancanza di un’esposizione 

pubblica, per il ricorrente non si configurerebbe un timore fondato di subire 

delle persecuzioni nel suo Paese d’origine. La sola omosessualità 

dell’insorgente, non rappresenterebbe, di per sé sola, un elemento 

rilevante per la concessione della qualità di rifugiato. Per il resto, le 

continue sollecitazioni ricevute dai famigliari affinché egli contraesse 

matrimonio con una donna, non lo avrebbero apparentemente condotto 

all’espatrio e non sarebbero pertanto pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

4.2 Nel suo ricorso, l’insorgente contesta in toto le conclusioni presenti 

nella decisione impugnata. In primo luogo, egli sostiene che, malgrado 

effettivamente abbia affermato di non conoscere i motivi del litigio insorto 

tra il suo ex compagno e F._______, non andrebbe trascurato nella 

valutazione complessiva della verosimiglianza dei suoi asserti, che lui ha 

narrato in modo completo ed esaustivo sia i fatti inerenti la festa sia la lite 

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con i famigliari, nonché la descrizione apportata di F._______ Inoltre, 

tenuto conto del clima di permanente oppressione in cui si ritroverebbero 

gli omosessuali in Iran, non potrebbe essere atteso da loro che si sentano 

liberi di investigare senza timore sui retroscena di rancori e litigi. Il clima di 

paura nel quale vivrebbero gli omosessuali nel Paese d’origine del 

ricorrente, non apparirebbe essere stato preso in considerazione 

dall’autorità inferiore nel provvedimento avversato. Per di più, la mancata 

investigazione dei motivi del litigio scoppiato tra l’ex compagno e 

F._______, da parte del ricorrente, sembrerebbe pure marginale rispetto 

alla forte preminenza della sua preoccupazione per la propria incolumità. 

Se avesse voluto, avrebbe peraltro potuto improvvisare un qualsiasi motivo 

ma, coerentemente, non l’avrebbe fatto. Tutti gli elementi sopra evidenziati, 

sarebbero stati, a mente dell’insorgente, assenti nella motivazione della 

decisione impugnata, non trascurabili però per esprimere un giudizio sulla 

verosimiglianza del suo racconto. In secondo luogo, sarebbe pure 

verosimile che il suo cellulare e le fotografie ivi contenute, fossero entrati 

in possesso dei suoi famigliari. Ciò poiché il ricorrente sarebbe stato 

legittimato a ritenere una misura di sicurezza sufficiente il tenerli sempre 

con sé, prima dell’aggressione da parte dei famigliari, non potendo 

immaginare sino a quel momento che la sua omosessualità fosse trapelata 

al di fuori della cerchia ristretta della comunità LGBT. In merito, andrebbe 

pure considerato che egli avrebbe descritto con dovizia di particolari le 

misure di sicurezza adottate per il suo cellulare e che, al contrario di quanto 

sostenuto nella decisione avversata, apparirebbe maggiormente credibile 

che oggigiorno una persona conservi dei ricordi della sua vita privata nel 

proprio cellulare, piuttosto che il contrario. In terzo luogo, sarebbe 

verosimile anche la lite avvenuta con i famigliari nel (…), in quanto le 

puntuali sollecitazioni dell’auditore avrebbero avuto tutte delle risposte 

esaustive e circostanziate e la contraddizione rilevata dalla SEM parrebbe 

minore, considerando che il ricorrente non si sarebbe invece contraddetto 

nelle 22 domande poste durante l’audizione complementare, a ben 43 

giorni di distanza da quella sui motivi. In merito alla contraddizione rilevata 

dalla SEM, anche se questa effettivamente sussisterebbe, non sarebbe 

stata rilevata dal funzionario incaricato durante le audizioni sui motivi 

d’asilo, negando quindi la possibilità al ricorrente di prendere posizione.  

Accertata la verosimiglianza delle sue allegazioni, il ricorrente sottolinea 

dapprima come, a fronte della giurisprudenza del Tribunale (in particolare 

della sentenza D-891/2013 del 17 gennaio 2014), vista la situazione di 

repressione nella quale vivrebbero gli omosessuali in Iran, si potrebbe 

presupporre esservi un rischio considerevole per i medesimi di una 

possibile persecuzione pertinente ai sensi dell’art. 3 LAsi. Difatti, le 

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persone sospettate di essere omosessuali dalle forze di sicurezza, 

verrebbero spesso arrestate nei parchi e nei ristoranti. A questo 

bisognerebbe aggiungere la sorveglianza su internet e le perquisizioni a 

domicilio, che sarebbero costitutive di azioni mirate contro le minoranze 

sessuali in Iran. Infrastrutture di protezione sarebbero, inoltre, assenti. Il 

ricorrente avrebbe quindi un timore oggettivamente fondato di subire delle 

persecuzioni future rilevanti ai sensi dell’asilo, nel caso di un suo ritorno nel 

paese d’origine, e quindi adempirebbe i requisiti per il riconoscimento della 

qualità di rifugiato. Anche nella denegata ipotesi che le sue allegazioni 

apparissero parzialmente inverosimili, nascondere la propria 

omosessualità per tutta la vita potrebbe avere come conseguenza – in 

analogia con la giurisprudenza resa dal Tribunale in ambito sia di 

conversione religiosa (sentenza del Tribunale D-4952/2014 del 

23 agosto 2017) che inerente un omosessuale iracheno (cfr. sentenza  

D-6359/2018 del 2 aprile 2019), come pure in relazione alla giurisprudenza 

sia di altri Paesi membri dell’Unione europea che dalla Corte europea dei 

diritti dell’uomo (di seguito CorteEDU) – una pressione psichica 

insopportabile; la quale avrebbe come risultato la commissione di 

un’imprudenza, di essere scoperto dalle autorità e condannato a morte. 

L’autorità inferiore, non avrebbe, a torto, effettuato alcuna analisi in merito 

al rischio di persecuzioni future connesso con l’orientamento sessuale del 

ricorrente e circa l’insostenibile pressione psicologica al quale egli sarebbe 

esposto in caso di rientro in Iran. In tal senso, non andrebbe trascurato 

neppure come egli abbia richiesto in C._______ protezione all’(…). Al fine 

di circostanziare i pericoli che il richiedente correrebbe in caso di rientro in 

Iran, egli delinea infine la situazione drammatica in cui verserebbe la 

comunità LGBTI, citando quali fonti documenti elaborati da organizzazioni 

sia governative che non governative, operanti sia localmente che 

globalmente, specializzate nei diritti della comunità LGBTI o attive per i 

diritti umani in generale. A fronte di tale situazione, il rischio di una 

persecuzione futura del ricorrente apparirebbe essere possibile in modo 

preponderante. Altresì, l’eventualità che egli mantenga segreto il suo 

orientamento sessuale, vita natural durante, apparirebbe di difficile 

attuazione.  

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

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Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali 

pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). 

5.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come 

rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a 

una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto 

per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi 

citata). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti 

e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono 

sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 con rinvii). 

6.  

6.1 Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere 

verosimile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

6.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

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contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pure 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

7.  

Nel caso in parola, va anzitutto analizzata la verosimiglianza delle 

dichiarazioni del ricorrente. 

7.1 Preliminarmente il Tribunale non intende mettere in dubbio la credibilità 

dell’omosessualità asserita dal ricorrente, come del resto neppure è il caso 

dell’autorità inferiore nella decisione avversata, dato che in merito le sue 

allegazioni – in particolare circa la relazione vissuta con l’ex partner e la 

vita da lui trascorsa a B._______ – risultano essere sufficientemente 

concrete, dettagliate e sostanziate (cfr. verbale 2, D48 segg., pag. 6 segg.). 

7.2 Invece, a differenza di quanto sostenuto nel gravame dal ricorrente, la 

circostanza che egli non abbia mai voluto indagare rispetto ai motivi del 

litigio insorto tra il suo ex compagno e F._______, il quale avrebbe in 

seguito inviato le fotografie comprovanti la sua omosessualità, non risulta 

essere “marginale”, bensì particolarmente significativa. D’un canto, infatti, 

tale litigio sarebbe alla base della sua partenza dal Paese d’origine, nonché 

della rottura dei legami con i suoi famigliari (a parte con un fratello […]), 

alcuni dei quali lo avrebbero pure cercato di punire, presso il (…) dove 

esercitava l’attività lavorativa. D’altro canto, al contrario di quanto allegato 

nel ricorso dall’insorgente, non si vede alcun timore né soggettivo né 

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oggettivo per il medesimo di interrogare al riguardo il suo ex compagno – 

peraltro che ha pure deciso di espatriare con lui – con il quale è rimasto 

ancora (…) dopo la partenza dal Paese d’origine. Appare quindi poco 

credibile che egli, nonostante fosse al corrente di alcuni aspetti del litigio, 

come con chi avrebbe litigato il suo ex compagno e che il tutto sarebbe 

nato da una discussione (cfr. verbale 2, D49, pag. 7 e D60 segg., pag. 8 

seg.), non si sia intrattenuto maggiormente con il suo ex compagno, da 

ultimo anche in C._______, sul movente del litigio che avrebbe poi 

scatenato la reazione di F._______, inviando delle loro fotografie al fratello 

del ricorrente. Anche l’argomentazione sostenuta nel ricorso, che egli 

avrebbe formulato delle ipotesi sulla personalità di F._______, e sulle 

motivazioni che avrebbero condotto questi al gesto dell’invio delle 

fotografie ai suoi famigliari, non soccorre l’insorgente, anzi rendono ancora 

più inspiegabile il mancato chiarimento con l’ex partner, poiché sarebbe 

bastato ciò per eventualmente confermare o smentire le sue impressioni. 

Il fatto poi che l’insorgente avrebbe descritto dettagliatamente la festa ed il 

litigio avvenuto in seguito con i famigliari, non risulta apportare alcuna 

spiegazione riguardo alla mancanza di tale elemento fondamentale del suo 

racconto, poiché innescante tutto il suo motivo d’asilo (cfr. verbale 2, D128 

segg., pag. 16), nonché pure in seguito lo scioglimento della sua relazione 

con il partner in C._______ (cfr. verbale 2, D56 seg., pag. 8). Appare 

peraltro del tutto assente dalle allegazioni del ricorrente, proposte nel corso 

delle audizioni, qualsiasi riferimento spontaneo alle spiegazioni da lui 

fornite all’ex compagno del litigio avvenuto con i suoi famigliari nel (…) e/o 

a qualsivoglia discussione con il medesimo riguardo tali fatti (cfr. verbale 2, 

D103, pag. 13), a parte in una circostanza su quesito specifico 

dell’interrogante (cfr. verbale 2, D56 seg., pag. 8). Tale circostanza, mette 

ancora maggiormente in dubbio la credibilità degli asserti del ricorrente, 

circa il presunto litigio tra il suo ex compagno e F._______, alla base 

dell’invio da parte di quest’ultimo delle fotografie ai parenti dell’insorgente. 

7.3 Anche l’evenienza di aver conservato all’interno del cellulare alcune 

fotografie, che lo avrebbero ritratto col suo ex compagno, non è credibile. 

Se da una parte non si pretende che l’insorgente non potesse possedere 

alcuna fotografia con quest’ultimo, dall’altra è logico pensare che esse non 

siano immediatamente accessibili a terzi, come invece sarebbe stato nel 

caso di specie (cfr. verbale 2, D91 segg., pag. 11). Il ricorrente stesso, 

infatti, ha asserito di essere pienamente consapevole dei rischi che 

correrebbe in Iran in quanto omosessuale e della condotta ivi penalmente 

perseguibile (cfr. verbale 3, D72, pag. 7). Il rischio di una perquisizione, di 

una confisca del cellulare e di un esame dello stesso, quindi, avrebbe 

indotto una persona ragionevole a non salvarvi immagini compromettenti. 

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Plausibile apparirebbe al contrario che il ricorrente, tra l’altro (…) in un (…) 

e cognito pure di (…) (cfr. verbale 2, D89, pag. 11), avesse conservato le 

proprie fotografie in un luogo difficilmente accessibile a terzi e separato dal 

suo cellulare, che peraltro egli spesso cambiava, vendendolo a terze 

persone. Anche quest’ultima circostanza, fa maggiormente dubitare degli 

asserti dell’insorgente in merito, in quanto appare quantomeno illogico che 

egli si fidasse a vendere svariate volte il suo cellulare, estraendo i suoi dati 

– quindi anche le fotografie che lo ritraevano con l’ex partner – dalla 

memoria del telefono, senza temere che vi potessero rimanere delle tracce 

nello stesso o della documentazione non eliminata. La giustificazione 

addotta in corso d’audizione (cfr. verbale 2, D93, pag. 12), e ribadita in 

sede ricorsuale, e cioè che il sistema di sicurezza più efficace, sarebbe 

stato quello di tenere sempre con sé il cellulare e le fotografie, non può 

essere seguita. Risulta difatti essere evidente che non è così, essendo 

sufficiente perdere il cellulare, farsi derubare o subire una perquisizione, 

perché le fotografie possano cadere in mano a terzi. 

7.4 Infine, inverosimili appaiono essere anche il litigio ed il pestaggio del 

ricorrente da parte di alcuni famigliari. La descrizione fornita dall’insorgente 

risulta prima di tutto povera di dettagli concreti e priva di elementi che 

rendano queste ultime circostanze personalmente vissute. A titolo 

esemplificativo il ricorrente, chiamato a descrivere l’episodio successo, in 

prima battuta ha in maniera superficiale e stereotipata riferito che i suoi 

famigliari sarebbero entrati nel negozio, gli avrebbero rivolto parolacce e 

dato pugni e schiaffi (cfr. verbale 2, D49, pag. 7 e D70, pag. 9). Solo in un 

secondo tempo, e ogni volta su sollecitazione dell’interrogante, egli ha 

fornito via via dei dettagli maggiori in merito, allegando che prima del litigio 

egli sarebbe stato intento a spostare delle sedie (cfr. verbale 2, D73, 

pag. 10); che un suo fratello, da dietro, gli avrebbe messo una mano sulla 

spalla (cfr. verbale 2, D75, pag. 10 e D98, pag. 12); che questo fratello gli 

avrebbe mostrato una fotografia (cfr. verbale 2, D76, pag. 10 e D98, 

pag. 12) e che lui ne sarebbe rimasto scioccato (cfr. verbale 2, D78, 

pag. 10). Tuttavia, anche questi elementi aggiuntivi, risultano essere 

piuttosto scarni e privi di quegli indizi concreti ed emozionali, che avrebbe 

invece fornito una persona che avrebbe vissuto tali momenti concitati, che 

avrebbero condotto alla rottura irreversibile con alcuni membri famigliari. 

Tale conclusione, è rafforzata anche dalle contraddizioni rilevabili nella 

narrazione del ricorrente dello stesso evento, che si contrappongono con 

quanto sostenuto nel ricorso dall’insorgente circa la coerenza delle 

dichiarazioni da lui rilasciate in proposito. Se invero nella prima audizione 

sui motivi, egli ha ricollegato sia il toccamento alla spalla che la visione 

delle fotografie trasmesse ai famigliari, come pure le domande a lui rivolte, 

D-5870/2019 

Pagina 12 

ad uno solo dei fratelli (cfr. verbale 2, D95 segg., pag. 12); nella seconda 

audizione egli ha ricondotto invece la prima azione al fratello (…) 

D._______, mentre che le successive all’altro fratello presente E._______ 

(cfr. verbale 3, D37 segg., pag. 4 seg.). Altresì, anche quanto avrebbe 

subito durante la lite, sarebbe discrepante nelle due audizioni. Se in un 

primo tempo egli ha difatti descritto di aver ricevuto dei pugni e degli schiaffi 

(cfr. verbale 2, D70, pag. 9); gli schiaffi nella descrizione successiva sono 

del tutto assenti, ma vi si aggiungono i calci, nonché sarebbe stato preso 

per i polsi e gli avrebbero girato le mani (cfr. verbale 3, D49, pag. 6). Per di 

più, dapprima egli ha narrato di un’unica fotografia che gli sarebbe stata 

mostrata prima di essere picchiato (cfr. verbale 2, D76 seg., pag. 10; D98, 

pag. 12); quando invece in seconda battuta si sarebbe trattato di più 

fotografie mostrategli (cfr. verbale 2, D95 seg., pag. 12; verbale 3, D37 

segg., pag. 4 segg.). Non da ultimo, il ricorrente si è contraddetto su un 

punto fondamentale riguardante la dinamica dell’episodio: in un primo 

momento ha dichiarato che i suoi famigliari sarebbero entrati nel (…) dove 

lavorava e avrebbero subito cominciato a picchiarlo (cfr. verbale 2, D49, 

pag. 7 e D70, pag. 9); mentre in un secondo momento ha addotto, in modo 

incoerente e senza alcuna spiegazione, che prima di picchiarlo gli 

avrebbero mostrato le fotografie comprovanti la sua omosessualità (cfr. 

verbale 2, D96 seg., pag. 12). Quest’ultima discrepanza è inspiegabile, 

perché ne va della ragione stessa del pestaggio. I fratelli del ricorrente, 

infatti, a detta di quest’ultimo, lo avrebbero picchiato proprio a causa di 

queste fotografie. Il fatto di avergliele mostrate è quindi un aspetto primario 

nei motivi d’asilo addotti dal ricorrente, non suscettibile di mancare 

completamente tra una descrizione e l’altra degli stessi. Il fatto poi che tale 

discrepanza non sia stata rimarcata dal funzionario incaricato già durante 

l’audizione, non risulta in alcun modo essere lesiva del diritto di essere 

sentito del ricorrente come sollevato da costui nel gravame, avendo in 

merito potuto peraltro prendere compiutamente posizione nel suo ricorso. 

Le dissonanze sopra rimarcate risultano essere nel complesso troppo 

eclatanti per poter essere minimizzate, e rendono l’intera vicenda del litigio 

con i famigliari inverosimile. 

7.5 Riassumendo, ne discende che il ricorrente non ha quindi reso 

verosimile che delle fotografie comprovanti la sua omosessualità siano 

state inviate ai suoi famigliari, che vi sia stato un litigio per questo motivo, 

né che questi ultimi siano entrati in possesso del suo cellulare contenente 

altre fotografie simili. Di convesso, neppure le sue asserzioni circa il timore 

che egli avrebbe avuto che i fratelli lo venissero a cercare in C._______, 

come pure che della sua situazione di omosessualità, a causa del 

ritrovamento delle fotografie da parte dei famigliari, ne sarebbero potute 

D-5870/2019 

Pagina 13 

venire a conoscenza le autorità iraniane, mettendo in pericolo la sua vita 

(cfr. verbale 2, D49, pag. 7; D104 segg., pag. 13), non risultano essere 

verosimili. Perciò, complessivamente, l’insorgente non ha reso verosimile 

che la sua omosessualità, sia prima che successivamente il suo espatrio, 

sia trapelata al di fuori della comunità LGBTI iraniana. Tali conclusioni non 

sono poste in discussione, neppure dalle asserzioni e dalla 

documentazione fornita in fase ricorsuale dall’insorgente inerente la 

domanda di protezione che avrebbe presentato in C._______, in quanto 

non contengono alcun elemento concreto atto a suffragare, o a rendere 

verosimili, le circostanze che lo avrebbero indotto alla partenza dal Paese 

d’origine così come presentate alle autorità elvetiche. 

8.  

8.1 Nel suo ricorso, l’insorgente ritiene inoltre che la SEM, a prescindere 

dalla verosimiglianza degli asserti dell’insorgente circa i motivi che lo 

avrebbero spinto all’espatrio, visto che non ne ha comunque messo in 

dubbio la sua omosessualità, avrebbe dovuto effettuare un’analisi del 

rischio di persecuzioni future connesso con il suo orientamento sessuale, 

nonché in relazione alla pressione psicologica insopportabile alla quale egli 

sarebbe esposto nel caso di un suo ritorno in Iran. Analisi, che non 

avrebbe, a torto, invece effettuato. Già solo per questo, la decisione della 

SEM sarebbe passiva di annullamento con il conseguente riconoscimento 

della qualità di rifugiato all’insorgente o, subordinatamente, con il rinvio 

degli atti all’autorità inferiore, per nuova valutazione. 

8.2 Dapprima v’è in merito da rilevare come, secondo costante 

giurisprudenza dello scrivente Tribunale, le persone omosessuali non sono 

sottoposte ad una persecuzione collettiva (cfr. sentenze del Tribunale  

E-5403/2020 del 2 dicembre 2020 consid. 6.5.1, D-6384/2019 del 

9 aprile 2020 consid. 7.4.1 con ulteriori riferimenti ivi citati, D-891/2013 del 

17 gennaio 2014 consid. 5 con rinvio alle sentenze della CorteEDU  

C-199/12, C-200/12 e C-201/12 del 7 novembre 2013). In particolare, nella 

sentenza D-891/2013 succitata, e menzionata anche nel ricorso, seppure 

il Tribunale osservi che vista la situazione di forte repressione 

dell’omosessualità vigente in Iran, vi sia il rischio considerevole di una 

potenziale minaccia di persecuzione, tuttavia l’analisi se la stessa sia in 

preponderanza verosimile nel caso di un ritorno del richiedente asilo 

interessato, occorrerà valutarlo accuratamente in ogni singola fattispecie 

(cfr. consid. 5.3). 

8.3 Stando a rapporti attuali, l’omosessualità in Iran continua ad essere 

criminalizzata e le pene previste al riguardo sono elevate e vanno fino alla 

D-5870/2019 

Pagina 14 

pena capitale. Le persone omosessuali vengono discriminate ed arrestate 

dalle forze di sicurezza iraniane e gli atti criminali compiuti nei confronti 

degli omosessuali vengono tollerati (cfr. U.S. Departement of State, 2019 

Country Reports on Human Rights Practices: Iran, 11 marzo 2020  

< https://www.state.gov/reports/2019-country-reports-on-human-rights-

practices/iran/ >, consultato il 08.03.2021; Human Rights Watch, World 

Report 2021: Iran, 13 gennaio 2021, < https://www.hrw.org/world-report/ 

2021/country-chapters/iran# >, consultato da ultimo il 08.03.2021; Amnesty 

International, Human Rights in Iran: Review of 2019, 18 febbraio 2020, < 

https://www.ecoi.en/file/local/2024802/MDE1318292020ENGLISH.PDF >, 

consultato il 08.03.2021; International Federation for Human Rights [FIDH], 

No one is spared, The widespread use of death penalty in Iran, ottobre 

2020, < https://www.fidh.org/IMG/pdf/iranpdm758ang-2.pdf >, consultato il 

08.03.2021). Gli ampi stralci di rapporti citati dal ricorrente nel suo ricorso 

vanno nella medesima direzione. In ogni caso – circostanza che viene 

invece sottaciuta nel gravame – solo raramente in Iran si procede 

penalmente per punire atti omosessuali. Ciò non da ultimo, secondo alcune 

fonti, poiché il diritto processuale penale iraniano porrebbe, per la prova di 

atti omosessuali, degli ostacoli importanti e punirebbe false accuse al 

riguardo con pene severe (cfr. Austrian Centre for Country of Origin & 

Asylum Research and Documentation [ACCORD], Iran: COI Compilation, 

luglio 2018, < https://www.ecoi.net/en/file/local/1441174/1226_153492579 

0_iran-coi-compilation-july-2018-final.pdf >, consultato il 09.03.2021; cfr. 

anche in merito la sentenza E-5403/2020 consid. 6.5.2 con ulteriori rif. 

citati). Del resto, anche il Comitato contro la tortura (in inglese: Committee 

against Torture [CAT]) ha stabilito che il solo fatto che in Iran 

l’omosessualità sia generalmente vietata, non conduce ancora, per un 

iraniano omosessuale che rientra in questo paese, ad un rischio concreto 

e serio di tortura (cfr. decisione H.R.E.S. contro Svizzera del 

9 agosto 2018, comunicazione n. 783/2016; cfr. anche le sentenze del 

Tribunale E-5403/2020 consid. 6.5.3 e D-6384/2019 consid. 7.4.2). In tale 

decisione il CAT ha anche concluso che in Iran l’omosessualità non è di 

per sé incriminata, ma sono perseguiti soltanto alcuni atti omosessuali (cfr. 

§8.7 con rinvio al §5.4; cfr. anche in tal senso la sentenza E-5403/2020 

consid. 6.5.3). 

8.4 Per quanto attiene invece la questione inerente la pressione psichica 

insopportabile ai sensi dell’art. 3 LAsi nel caso di omosessualità, si può 

senz’altro rinviare alla sentenza di riferimento del Tribunale D-6539/2018 

del 2 aprile 2019, ove si è giudicato in un caso di un richiedente 

omosessuale iracheno, che l’omosessualità – in determinate circostanze – 

può comportare una pressione psichica insopportabile ai sensi dell’art. 3 

D-5870/2019 

Pagina 15 

cpv. 2 LAsi. Tuttavia, per determinare se tale pressione sia rilevante dal 

profilo soggettivo, andrà esaminato il singolo caso (cfr. consid. 8.3 – 8.6). 

Nella sentenza E-2109/2019 del 28 agosto 2020 la situazione degli 

omosessuali in Etiopia è stata ritenuta comparabile a quella presente in 

Iraq, ma le condizioni per il riconoscimento di una pressione psichica 

insopportabile sono state negate. In particolare il Tribunale ha ritenuto in 

tale sentenza come un mero pericolo astratto di essere scoperti e 

perseguiti non risulta essere sufficiente per il riconoscimento di una 

pressione psichica insopportabile. Ciò corrisponde alla giurisprudenza 

sinora resa dal Tribunale, ove è stato ritenuto che alcune limitazioni nelle 

apparizioni in pubblico e nella vita privata non rappresentano ancora dei 

seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi ed in particolare non 

conducono, di per sé, ad una pressione psichica insopportabile (cfr. 

sentenza E-2109/2019 consid. 10.2 con rif. ivi citati; cfr. anche la sentenza 

del Tribunale E-5403/2020 consid. 6.5.4). 

8.5 Tornando al caso in narrativa, il ricorrente, salvo l’asserito litigio 

avvenuto con i famigliari – risultato però inverosimile (cfr. supra consid. 7.4 

e 7.5), non ha fatto valere di aver subito in Iran delle concrete misure 

persecutorie basate sul suo orientamento sessuale, che avrebbero potuto 

condurre al suo espatrio. Dagli atti non si evince nemmeno che ne 

subirebbe in un futuro prossimo, poiché nelle audizioni egli ha sì addotto 

che l’omosessualità in Iran è vista e trattata come un crimine (cfr. verbale 

3, D72, pag. 7); tuttavia non ha allegato che concretamente penderebbe 

su di lui l’apertura di un procedimento penale a causa dei suoi contatti 

sessuali con uomini e non è nemmeno risultato verosimile che il suo 

orientamento sessuale sia trapelato al di fuori della comunità LGBTI 

iraniana (cfr. supra consid. 7.5). Non si giunge ad altra conclusione sulla 

base del documento prodotto dal ricorrente con lo scritto del 

13 novembre 2019, che attesta soltanto che questi ha domandato 

protezione all’(…) in C._______, allegando problematiche riconducibili alla 

sua omosessualità. Per quanto riguarda l’argomento sollevato in sede 

ricorsuale, secondo il quale nascondere la propria omosessualità 

rappresenterebbe una pressione psichica insopportabile, la sentenza 

stessa citata dall’insorgente indica che maggiore sarà il pericolo per il 

richiedente di essere scoperto per un gesto od un’esternazione non 

ponderati, e più severa sarà la sanzione statale o privata nel caso in cui 

venga scoperto; tanto più vi sarà da ritenere che la persona toccata sia 

esposta ad una pressione psichica insopportabile. Ciò poiché è obbligata 

a negare la sua personalità ed a condurre una doppia vita, per evitare di 

essere scoperta (cfr. sentenza del Tribunale D-6539/2018 del 2 aprile 2019 

consid. 8.2). Ebbene questo pericolo, nel caso specifico, è inesistente. Il 

D-5870/2019 

Pagina 16 

ricorrente ha infatti vissuto indisturbato in Iran da omosessuale per almeno 

(…) anni, senza incontrare problemi maggiori. Resosi conto della propria 

omosessualità tra i (…) ed i (…) anni, tra il (…) e l’inizio del (…) ha svolto 

il servizio militare a B._______, in occasione del quale ha conosciuto colui 

che sarebbe diventato in seguito il suo compagno, tramite un’(…) (cfr. 

verbale 2, D21 segg., pag. 3 e D49, pag. 6). Dopo (…) a casa dei genitori 

è ripartito per la medesima città, dove ha trovato lavoro, si è integrato nella 

comunità LGBTI locale, passando la maggior parte del tempo libero dal 

compagno pur avendo un appartamento proprio e, globalmente, asserendo 

di trovarvisi bene (cfr. verbale 2, D12 segg., pag. 3; D49, pag. 6 e D122 

seg., pag. 15). Inoltre, ha potuto facilmente sottrarsi alla pressione dei suoi 

famigliari, che lo volevano sposato, perché, a causa della distanza, i 

contatti con loro erano limitati a audio- e videochiamate (cfr. verbale 2, D49, 

pag. 17). Infine il ricorrente stesso, su esplicito quesito dell’interrogante al 

riguardo, ha risposto che non sarebbe espatriato se non fosse avvenuto il 

litigio con i suoi famigliari per la trasmissione di fotografie compromettenti, 

con le problematiche conseguenti (cfr. verbale 2, D116, pag. 14); vicende 

che però si sono rivelate inverosimili (cfr. supra consid. 7). Ciò, a riprova 

del fatto che la probabilità che la sua omosessualità diventasse di dominio 

pubblico, era considerata dallo stesso ricorrente come infima. Sulla base 

degli elementi sopra enucleati, ed in applicazione della giurisprudenza 

sopra delineata (cfr. supra consid. 8.1 – 8.3), si può quindi concludere che, 

così come nascondere la propria omosessualità in passato non ha 

rappresentato per il ricorrente una pressione psichica insopportabile, né lo 

ha sottoposto ad alcuna misura persecutoria (cfr. supra consid. 7); a 

maggior ragione non si intravvede alcun elemento concreto all’inserto, che 

egli, nel caso di un suo ritorno nel paese d’origine, possa essere esposto, 

con verosimiglianza preponderante ed in un futuro prossimo, a 

persecuzioni o a dover subire una pressione psichica insopportabile 

rilevante ai sensi dell’asilo. Da ultimo, a differenza di quanto sostenuto 

dall’insorgente nell’atto ricorsuale, l’autorità inferiore si è pronunciata in 

modo chiaro ed esplicito nella decisione avversata circa l’eventuale 

rilevanza dell’omosessualità del ricorrente rispetto ad un suo rientro nel 

Paese d’origine (cfr. decisione impugnata, p.to II/3, pag. 6 seg.). Tale 

censura, risulta quindi essere infondata. 

9.  

In definitiva, v’è dunque da tutelare la conclusione dell’autorità inferiore 

circa l’inverosimiglianza e l’irrilevanza dei motivi d’asilo addotti 

dall’interessato. Per quanto concerne la concessione dell’asilo ed il 

riconoscimento della qualità di rifugiato, il ricorso non merita pertanto tutela 

e la decisione impugnata va confermata. 

D-5870/2019 

Pagina 17 

10.  

10.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione (art. 44 LAsi). 

10.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è 

pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

11.  

11.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione (LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile 

(cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento 

di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria 

(art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

11.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

12.  

12.1 Nella propria decisione, la SEM ha considerato l’esecuzione 

dell’allontanamento del richiedente ammissibile, ragionevolmente esigibile 

e possibile. Infatti, in primo luogo non sarebbe applicabile il principio di non-

respingimento contemplato dall’art. 5 cpv. 1 LAsi e non sussisterebbero 

indizi per ritenere che il ricorrente rischierebbe di essere esposto 

concretamente e seriamente a una pena o a un trattamento vietati 

dall’art. 3 CEDU. In secondo luogo, né la situazione vigente nel Paese 

d’origine né degli ostacoli individuali in capo al ricorrente, si opporrebbero 

all’esigibilità del ritorno di quest’ultimo. Infine, l’esecuzione sarebbe 

possibile sia sul piano tecnico che pratico. 

D-5870/2019 

Pagina 18 

12.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tali assunti, prevalendosi 

nuovamente di alcune sentenze sia dello scrivente Tribunale che della 

Corte di Giustizia dell’Unione europea, già succitate. Egli ritiene infatti che, 

nel caso di un suo rientro in Iran, quale persona omosessuale sarebbe 

esposta ad un concreto rischio di persecuzioni da parte del proprio Stato 

di origine. Il suo allontanamento sarebbe pertanto, sia sotto l’aspetto 

dell’ammissibilità, che dell’esigibilità, ineseguibile. 

13.  

13.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi 

all’esecuzione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU (RS 0.101) o l’art. 3 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La 

CorteEDU ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei 

maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza 

generalizzata nel paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una 

violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere 

verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. 

DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

13.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali 

pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione ed il suo rinvio è dunque ammissibile sotto l’aspetto 

dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 

13.3 Stante le dichiarazioni inverosimili ed irrilevanti del ricorrente, non vi 

è inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto 

e serio per l’insorgente di essere esposto ad un trattamento proibito ai 

sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. tortura nel caso di un suo ritorno 

nel Paese d’origine. Le censure ricorsuali, già trattate sopra (cfr. supra 

consid. 8), non sono del resto atte a mutare tale conclusione. 

13.4 Ne consegue pertanto che l’allontanamento dell’insorgente verso 

l’Iran, sia da considerarsi ammissibile ai sensi delle norme di diritto 

D-5870/2019 

Pagina 19 

pubblico internazionale topiche, nonché dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione 

con l’art. 44 LAsi. 

14.  

14.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la 

violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

a una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino 

alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l’ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

14.2 Nella fattispecie, attualmente in Iran non vige una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della 

popolazione nella totalità del territorio nazionale, che renderebbe un 

rimpatrio generalmente inesigibile (cfr. sentenze del Tribunale  

E-4001/2020 del 2 marzo 2021 consid. 9.4.1, D-4018/2019 del 

17 febbraio 2021, D-6384/2019 consid. 9.4.1). 

14.3 Non vi sono del resto altri motivi individuali che renderebbero 

inesigibile l’allontanamento del ricorrente. Egli è difatti un giovane uomo; 

ha ottenuto la (…), nonché può vantare diversi anni d’esperienza quale 

(…). Egli si è per di più reso economicamente indipendente dalla famiglia, 

trasferendosi nella (…) di B._______ ed esercitando in un (…), nonché 

finanziando personalmente il suo viaggio d’espatrio con i suoi risparmi (cfr. 

D-5870/2019 

Pagina 20 

verbale 2, D12 segg., pag. 3 seg.; D49, pag. 6 seg.; verbale 3, D21 e D24, 

pag. 3). Nella nuova località abitativa, ha saputo crearsi una rete sociale, 

non limitata alla comunità omosessuale. Del resto egli dispone in patria di 

un’ampia rete famigliare e dall’espatrio egli ha dichiarato essere rimasto in 

contatto con il fratello (…) (cfr. verbale 2, D33 segg., pag. 4 seg.). Su tale 

rete sociale potrà, in caso di necessità, senz’altro contare in futuro, per 

sopperire ai suoi bisogni essenziali. Infine, il ricorrente non ha preteso nel 

gravame di soffrire di gravi problemi di salute, tali da giustificare 

un’ammissione provvisoria, senza che da un esame d’ufficio degli atti di 

causa (cfr. atto SEM n. 10/1 e verbale 3, D75, pag. 8) emerga la necessità 

di una sua permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 8.1 – 8.3 e 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti). 

14.4 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente, è pure da ritenersi ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi). 

14.5 In ultima analisi, non risultano neppure impedimenti dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. art. 83 cpv. 2 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi), in quanto il ricorrente, che dispone già di una 

copia del suo passaporto, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 

consid. 12). Inoltre, il contesto attuale legato alla pandemia di coronavirus 

(detto anche Covid-19) non è di natura tale da rimettere in causa le 

conclusioni che precedono. Se dovesse momentaneamente posticipare 

l’esecuzione dell’allontanamento, lo stesso interverrebbe necessariamente 

più tardi, in tempi appropriati (cfr. fra le tante le sentenze del Tribunale  

D-2635/2020 del 1° marzo 2021 consid. 8.5 con ulteriori riferimenti citati, 

D-2151/2019 del 24 febbraio 2021 consid. 6.2, D-504/2020 del 

17 febbraio 2021 consid. 9.5). 

15.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la 

decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

16.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e la 

decisione impugnata confermata. 

D-5870/2019 

Pagina 21 

17.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, 

è divenuta senza oggetto. 

18.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le 

conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole 

e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di 

accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

19.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è 

pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5870/2019 

Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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