# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 15a3c11e-1c3a-547d-8660-25f79730d604
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-05-23
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Zivilkammer 23.05.2018 ZK2 2016 46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_007_ZK2-2016-46_2018-05-23.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 23 maggio 2018 Comunicata per iscritto il:
ZK2 16 46 29 maggio 2018

Decisione 
II. Camera civile

Presidenza Pritzi
Giudici: Schnyder e Michael Dürst
Attuaria ad hoc Vecellio

Nell'appello civile

della X . _ _ _ _ _ L t d . , appellante, rappresentata dall'avv. Roberto A. Keller, 
Piazza de la Grida, 6535 Roveredo,

contro

la decisione del Tribunale distrettuale Moesa del 19 gennaio 2016, comunicata il 
28 giugno 2016, in re della Y._____S.p.A., appellata, rappresentata dall'avv. Nora 
Jardini Croci Torti, Studio legale, Via San Damiano 9, 6850 Mendrisio, contro ap-
pellante, 

concernente credito,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. La società Y._____S.p.A. è una società italiana attiva nel commercio e nell'-
industria dei prodotti chimici. La società svizzera X._____Ltd. si occupa di proget-
tazione, produzione, realizzazione e commercio di prodotti farmaceutici e cosmeti-
ci. Per un lungo periodo le parti hanno intrattenuto dei rapporti commerciali. La 
società Y._____S.p.A. ha in particolar modo rifornito la X._____Ltd. di glicole mo-
nopropilenico. Fra il 1° febbraio ed il 21 marzo 2011 Y._____S.p.A. ha effettuato 
sei forniture per totali 114'520 kg di glicole monopropilenico per un valore totale di 
EURO 188'253.60. La X._____Ltd. ha poi contestato la fornitura avvenuta il 25 
febbraio 2011 sostenendo che avrebbe contenuto sostanze estranee che avrebbe-
ro inquinato la materia prima. Il 24 giugno 2011 la società Y._____S.p.A. ha inol-
trato una domanda di esecuzione nei confronti di X._____Ltd. per un importo di 
CHF 224'066.25 oltre interessi al 5% dal 31 maggio 2011. Contro il relativo precet-
to esecutivo dell'Ufficio esecuzioni di Roveredo la X._____Ltd. ha sollevato oppo-
sizione.

B. Con petizione del 20 gennaio 2012 la Y._____S.p.A. ha inoltrato una peti-
zione al Tribunale distrettuale Moesa concernente un'azione creditoria con rigetto 
definitivo dell'opposizione, con i seguenti petiti:

"1. La petizione è accolta.

§ Di conseguenza:

1. X._____Ltd. è condannata a versare a Y._____S.p.A. l'importo di 
Euro 119'999.40, oltre a interessi del 5% dal 30 aprile 2011 su Eu-
ro 73'593.-- e dal 31 maggio 2011 su Euro 46'406.40;

2. È rigettata in via definitiva l'opposizione interposta al precetto ese-
cutivo n. 20117754 dell'UE di Roveredo notificato a carico di 
X._____Ltd., limitatamente all'importo di CHF 142'828.--;

3. X._____Ltd. è condannata a versare a Y._____S.p.A. le spese di 
precetto di Fr. 203.--;

2. Protestate tasse, spese e ripetibili."

La X._____Ltd. ha inviato il 19 aprile 2012 la propria risposta e la richiesta di cau-
zione per spese ripetibili al Tribunale distrettuale Moesa, postulando: 

"A. In via preliminare

1. L'attrice è tenuta a versare alla cassa del Tribunale distrettuale Moesa, 
Roveredo, entro un termine fissato da quest'ultimo, l'importo di CHF 
10'500.00 a valere quale cauzione per spese ripetibili ex art. 99 cpv. 1 
lett. e) CPC.

2. Sintanto che l'attrice non avrà versato la cauzione di cui al precedente 
punto 1, la procedura rimane sospesa.

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3. In difetto del versamento della cauzione in base alle precedenti cifre 1 
e 2, la causa intentata dall'attrice viene stralciata dai ruoli.

4. Con protesta di spese, tasse e ripetibili.

B. Merito

1. La petizione è integralmente respinta.

2. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili." 

Nella replica del 15 maggio 2012 e nella duplica del 4 settembre 2012 le parti 
hanno confermato i loro petiti.

B. L'istruttoria si è conclusa il 18 settembre 2015 e il 19 gennaio 2016, con 
comunicazione del 1 febbraio 2016 il Tribunale distrettuale Moesa ha notificato 
alle parti la decisione senza motivazione scritta, accogliendo parzialmente la peti-
zione dell'attrice.

C. La X._____Ltd. il 9 febbraio 2016 ha chiesto la motivazione scritta della de-
cisione che è stata comunicata il 28 giugno 2016. 

D. Nel dispositivo della decisione il Tribunale distrettuale Moesa ha deciso 
quanto segue:

"1. La petizione è parzialmente accolta. Di conseguenza: 

1.1. X._____Ltd. è condannata a versare ad Y._____S.p.A. l'importo di 
EUR 119'999.40 oltre interessi al 5% su EUR 5'340.- dal 30 aprile 
2011 e dal 31 maggio 2011 sull'intero importo.

1.2. È rigettata in via definitiva l'opposizione interposta al precetto esecuti-
vo no 20117754 dell'Ufficio esecuzione del Circolo di Roveredo limita-
tamente all'importo di CHF 142'828.-.

2. Le spese processuali della procedura di assunzione di prova a titolo 
cautelare (inc. no 135.11.54) e della presente procedura, ovvero la 
tassa di giustizia di CHF 3'500.-, le spese per il referto peritale della 
A._____SA di CHF 5'724.- e quelle per i referti peritali della 
B._____SA di CHF 22'947.05, già in parte anticipate dalle parti, sono 
messe a carico della convenuta, la quale verserà a controparte CHF 
7'200.- a titolo di ripetibili per entrambi i procedimenti.

3. Contro questa decisione può essere interposto appello, scritto e moti-
vato, al Tribunale cantonale dei Grigioni, entro 30 giorni dalla notifica-
zione.

4. (Comunicazione)."

F. La società X._____Ltd. contro questa decisione ha presentato il 5 settem-
bre 2016 appello al Tribunale cantonale con i seguenti petiti:

"a. / Formalmente

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1. In virtù dell'art. 316 cpv. 3 CPC, è ordinata e assunta una perizia atta a 
stabilire quali, e in che percentuale, sono state le sostanze inquinan-
ti/estranee presenti nel glicole fornito dall'Y._____S.p.A. alla 
X._____Ltd. in data 25 febbraio 2011; quali conseguenza hanno avuto, 
in termini quantitativi e qualitativi, sui prodotti finiti e semilavorati della 
X._____Ltd. già in stoccaggio e quali sono i danni patiti dalla 
X._____Ltd.

2. Con proteste di tutte le spese, tasse e ripetibili, di prima e seconda 
istanza. 

b./ Materialmente

a) In via principale

1. L'appello è accolto e l'impugnata sentenza è annullata.

1.1 Per conseguenza, la petizione 20 gennaio 2012 della 
Y._____S.p.A. è integralmente respinta.

2. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili, di prima e seconda 
istanza. 

b) In via eventuale

1. L'appello è accolto e l'impugnata sentenza è annullata.

2. Gli atti sono ritornati al Tribunale distrettuale Moesa per nuovo 
giudizio.

3. Con protesta di tutte le spese, tasse e ripetibili, di prima e seconda 
istanza." 

G. Con risposta del 6 ottobre 2016 la Y._____S.p.A. ha inoltrato al Tribunale 
cantonale le sue osservazioni chiedendo:

"1. L'appello è respinto.

2. Protestate spese, tasse e ripetibili."

H. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi

1. Contro le decisioni dei tribunali distrettuali [dal 1° gennaio 2017 sostituiti dai 
tribunali regionali] quali giurisdizioni di prima istanza in materie civili può essere 
presentato appello (art. 308 cpv. 1 CPC), a condizione che il valore litigioso sia di 
almeno CHF 10'000.00 (art. 308 cpv. 2 CPC). L' appello, scritto e motivato, deve 
essere proposto al Tribunale cantonale dei Grigioni quale autorità giudiziaria supe-
riore ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 della Legge d'applicazione del Codice di diritto pro-
cessuale civile svizzero del 16 giugno 2010 (LACPC; CSC 320.100) entro 30 gior-

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ni dalla notificazione della decisione motivata (art. 311 CPC). Competente è la 
seconda Camera civile del Tribunale cantonale (art. 7 cpv. 1 lett. a dell'Ordinanza 
sull'organizzazione del Tribunale cantonale del 14 dicembre 2010 [OOTC; CSC 
173.100]). 

Proposto il 5 settembre 2016, ossia nel termine di 30 giorni dalla notifica, avvenuta 
in data 30 giugno 2016 e tenuto conto delle ferie giudiziarie, l'appello della 
X._____Ltd. è tempestivo e ricevibile in ordine. 

2.1. Giusta l'art. 310 CPC con l'appello possono essere censurati l'errata appli-
cazione del diritto o l'errato accertamento dei fatti (art. 310 CPC). L'atto di appello 
deve esporre, per quali motivi sarebbe errata la decisione impugnata, in particolar 
modo non servirebbe riproporre la propria interpretazione dei fatti, limitandosi a 
riprodurre le conclusioni senza confrontarsi compiutamente con le argomentazioni 
della decisione impugnata o rivolgere contro la sentenza impugnata solo delle cri-
tiche di carattere generale (DTF 138 III 374, consid. 4.3.1 pagg. 375 seg.) e che 
ciò presuppone la designazione precisa dei passaggi contestati e delle prove sulle 
quali si fondano le critiche (sentenza del Tribunale federale 4A_474/2013 del 10 
marzo 2014 consid. 3.1 e segg.).

1.2. Nella procedura della giurisdizione inferiore l'appellata quale parte attrice 
aveva chiesto al Tribunale distrettuale Moesa di condannare l'appellante quale 
convenuta al pagamento di Euro 119'999.40 ed aveva richiesto il rigetto definitivo 
dell'opposizione interposta al precetto esecutivo dell'Ufficio esecuzioni di Rovere-
do. Il Giudice di prime cure ha ritenuto che la convenuta non avrebbe mai conte-
stato di aver ricevuto il glicole monopropilenico mediante le forniture su cui fonde-
rebbe le proprie domande l'attrice, ma addirittura avrebbe ammesso le forniture ed 
il relativo costo. La critica della convenuta avrebbe riguardato solo la qualità del 
prodotto fornito il 25 febbraio 2011, ma non la quantità, la qualità né il costo fattu-
rato per le sei forniture della parte attrice. Per il credito residuo di EUR 119'999.40, 
ammesso dalla convenuta lei avrebbe opposto la compensazione di un presunto 
danno di EUR 120'000.00, mentre l'attrice ne avrebbe contestato la compensazio-
ne. Il Tribunale distrettuale Moesa ha in seguito accolto parzialmente la petizione 
dell'appellata quale attrice, condannando la convenuta al pagamento di EUR 
119'999.40 oltre interessi all'attrice e rigettando l'opposizione in via definitiva inter-
posta al relativo precetto esecutivo. 

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1.3. Nel presente caso l'appellante censura l'errata applicazione del diritto, nella 
misura in cui l'autorità inferiore – anche a causa di un errato accertamento dei fatti 
– avrebbe fondato il proprio giudizio esclusivamente sulle risultanze peritali e 
avrebbe negato l'applicazione dell'art. 197 cpv. 1 CO, rispettivamente avrebbe 
negato l'ammissione della responsabilità dell'appellata, mentre ai sensi dell'art. 
208 cpv. 2 in unione all'art. 195 cifra 4 CO questa le avrebbe obbligatoriamente 
dovuto risarcire tutti i danni cagionati a seguito della fornitura inquinata del glicole. 

3. 1. Innanzitutto bisogna esaminare il petito formale formulato nell'appello. L'ap-
pellante chiede infatti nel suo appello con istanza probatoria prudentemente l'-
esperimento di una nuova perizia (o di una superperizia) ex art. 316 cpv. 3 CPC, 
poiché a mente dell'appellante tutte le precedenti conclusioni dell'esperto sarebbe-
ro inutilizzabili. Nel suo petito formale chiede di ordinare e di assumere una perizia 
atta a stabilire quali, e in che percentuale, sarebbero state le sostanze inquinan-
ti/estranee presenti nel glicole fornito dall'Y._____S.p.A. all'appellante in data 25 
febbraio 2011. Inoltre chiede che la perizia stabilisca quali conseguenze abbiano 
avuto, in termini quantitativi e qualitativi, sui prodotti finiti e semilavorati dell'appel-
lante già in stoccaggio e quali danni siano stati patiti.

3.2. Da parte sua, l'appellata sostiene nelle sue osservazioni che il secondo 
presupposto dell'art. 317 CPC non sarebbe adempiuto poiché l'appellante vorreb-
be rifare per intero nella procedura di appello le perizie già svolte per cercare di 
cambiare l'esito delle stesse e di conseguenza la vertenza di primo grado. Inoltre 
nello stesso allegato l'appellante ammetterebbe che una nuova perizia a più di 
cinque anni di distanza dai fatti risulterebbe inutile visto che i prodotti nel frattempo 
si sarebbero alterati.

3.3.  Nella decisione del Tribunale distrettuale Moesa è stata citata l'assunzione 
di una perizia a titolo supercauterlare richiesta dall'appellante nella persona dell'-
ingegnere chimico C._____ della D._____SA. La giurisdizione inferiore ha tenuto 
conto delle valutazioni superprovvisionali del 18 aprile 2011, della perizia del 31 
maggio 2013, della seguente perizia del 14 novembre 2013, del referto peritale del 
25 aprile 2014 ed infine della perizia del 15 maggio 2015.  Il Giudice di prime cure 
ha deciso che per mancanza di fondamento di un danno e per mancata comprova 
del danno asserito rispettivamente per mancanza di causalità, la richiesta di com-
pensazione dell'appellante non avrebbe potuto essere accolta.

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3.4. Nuovi fatti e nuovi mezzi di prova sono considerati giusta l'art. 317 cpv. 1 
CPC soltanto se vengono immediatamente addotti e dinanzi alla giurisdizione infe-
riore non era possibile addurli nemmeno con la diligenza ragionevolmente esigibile 
tenuto conto delle circostanze. Le condizioni dell'art. 317 cpv. 1 CPC sono dunque 
restrittive. Di principio il procedimento d'appello non serve a completare quello di 
primo grado ma ad esaminare la correttezza della decisione impugnata a fronte di 
valide censure formulate dall'appellante (Commentario pratico al Codice di diritto 
processuale civile svizzero, 2a ed., vol. 2, Francesco Trezzini, Stefano Fornara, 
Bruno Cocchi, Giorgio A. Bernasconi, Francesca Verda Chiocchetti, n. 1 ad art. 
317 CPC con altri riferimenti). L'appellante che chiede una nova in appello deve 
pure dimostrare e sostanziare per quale motivo sono adempiuti entrambi i presup-
posti dell'articolo 317 (decisione del Tribunale federale 4A_662/2012 del 7 febbra-
io 2013 consid. 3.4) ed in particolar modo perché non sarebbe stato possibile far 
valere la nova dinanzi alla giurisdizione inferiore nemmeno con la diligenza ragio-
nevolmente esigibile (Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [ed.], Kommentar 
zur Schweizerischen Zivilprozessordnung [ZPO], Zurigo 2016, n. 60 e seg. ad art. 
317 CPC). Ai sensi dell'art. 316 cpv. 3 CPC l'autorità giudiziaria superiore può 
procedere all'assunzione di prove. L'autorità di appello può assumere prove, nei 
procedimenti retti dal principio inquisitorio illimitato oppure a seguito dell'art. 317 
cpv. 1 CPC dove vige la massima attitatoria. L'autorità di appello può rifiutare la 
domanda di riapertura della procedura probatoria e di assunzione di una determi-
nata prova se la parte non ha sufficientemente motivato la sua critica degli accer-
tamenti di fatto eseguiti dal primo giudice (Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuen-
berger, op. cit., ad art. 317 N 32 e segg.). 

3.5. In casu l'appellante chiede "prudentemente" l'esperimento di una nuova 
perizia rispettivamente di una superperizia. Nel suo appello l'appellante non moti-
va assolutamente tale richiesta. Nelle lunghe considerazioni nell'appello, dove l'-
appellante critica singolarmente le conclusioni del perito, non si esprime in merito 
a quanto l'esperimento di una nuova perizia sarebbe conciliabile con i presupposti 
delle nove ai sensi dell'art. 317 cpv. 1 CPC. Una motivazione non è ravvisabile. 
Non è nemmeno comprensibile per quale motivo una superperizia nei confronti dei 
temi già esaminati dalla giurisdizione inferiore possa adempiere i presupposti delle 
nova propriamente detti, ossia quelli sorti dopo le arringhe finali. Di conseguenza, 
già per carenza di motivazione – questa richiesta va respinta.

3.6. Infatti, da come risulta dall'istruttoria, ed in particolar modo dall'act. 8.91 TD, 
il Tribunale distrettuale Moesa, su richiesta esplicita della convenuta, qui appellan-
te, aveva chiesto un'analisi atta ad indentificare tutte le sostanze estranee e a 

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quantificarne la presenza. Di conseguenza, il Giudice di prime cure aveva chiesto 
alla convenuta un importo di CHF 21'000.00 a titolo di anticipo per l'assunzione 
della prova peritale. Contro questa domanda di anticipo si sarebbe potuto interpor-
re reclamo al Tribunale cantonale. In seguito la convenuta aveva contestato l'anti-
cipo richiesto presso il Tribunale distrettuale Moesa. Successivamente, con lettera 
raccomandata del 23 marzo 2015 (act. 8.93 TD) il Tribunale aveva concesso un 
termine di 10 giorni per indicare un laboratorio chimico alternativo che avrebbe 
potuto occuparsi delle analisi, informando la convenuta che in caso di scadenza 
infruttuoso del termine le sarebbe stato fissato un ultimo termine di 15 giorni per 
versare l'anticipo richiesto. Con lettera del 7 aprile 2015 (act. 8.96 TD), il rappre-
sentante legale della convenuta aveva risposto al tribunale che non avrebbe ver-
sato alcun ulteriore anticipo, poiché fra l'altro i prodotti che avrebbero dovuto esse-
re analizzati, sarebbero ormai scaduti. A mente del legale, non sarebbe inoltre 
spettato a loro indicare un laboratorio per la perizia. Con scritto del 9 aprile 2015 
(act. 8.97 TD) il Tribunale distrettuale Moesa aveva dunque deciso che la parte 
attrice sarebbe stata tenuta a versare entro il 24 aprile 2015, l'importo di CHF 
21'000.00 a titolo di anticipo per l'assunzione della prova peritale, con la commina-
toria che, in casi di mancato tempestivo versamento, la delucidazio-
ne/completazione del referto peritale avrebbe riguardato unicamente il quesito no. 
2. Con lettera raccomandata del 13 aprile 2015 l'attrice (act. 8.98 TD) aveva co-
municato al Tribunale distrettuale Moesa che l'Y._____S.p.A. non sarebbe stata 
interessata all'assunzione della prova richiesta dalla controparte e che dunque non 
avrebbe versato l'anticipo richiesto. Quindi è evidente che il secondo presupposto 
dell'art. 317 cpv. 1 CPC, secondo il quale questa prova sarebbe stata impossibile 
addurla dinnanzi al primo giudice, non è assolutamente adempiuto. È pure mani-
festo che l'appellante non può chiedere nella procedura d'appello l'assunzione di 
una prova che – per propria negligenza – avrebbe già potuto esigere di fronte alla 
giurisdizione inferiore. Pertanto il Tribunale cantonale deve respingere questa ri-
chiesta.

3.7. In ogni caso, come evidenzia la stessa ammissione del legale dell'appellan-
te (act. 5.12 TD, nonché dall'act. 8.96 TD) i prodotti che avrebbero dovuto essere 
analizzati dal perito sono oramai scaduti: proprio come comunicato dal legale dell-
'appellante al perito ing. C._____, i prodotti Haloderm e Civic sarebbero scaduti 
nel 2014 ed il prodotto Neoprosone nel febbraio del 2015. Di conseguenza nessu-
na perizia potrebbe stabilire al giorno d'oggi se questi prodotti, nonostante le so-
stanze estranee rilevate, avrebbero comunque potuto essere usati o avrebbero 
potuto essere venduti. Inoltre non è molto comprensibile come l'appellante – che 

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manifestamente ha l'onere della prova per la violazione contrattuale da parte dell'-
appellata – e che ha chiesto esplicitamente l'analisi di questi prodotti al Tribunale 
distrettuale Moesa, non li abbia mai consegnati al perito, indipendentemente dal 
fatto se questi li abbia esplicitamente richiesti o meno. Tanto è vero che con email 
del 27 marzo 2015 (Allegato N.04 alla perizia del 15 maggio 2015, act. 5.12 TD) il 
perito aveva chiesto esplicitamente all'appellante le specifiche ben precise a cui 
avrebbero dovuto corrispondere i prodotti finiti e semilavorati. Da come risulta dall-
'incarto, l'appellante non ha mai fornito queste informazioni rilevanti al perito. Dun-
que è temerario da parte dell'appellante pretendere nella procedura d'appello una 
perizia e delle delucidazioni che avrebbe già potuto avere di fronte alla giurisdizio-
ne inferiore.

Per l'insieme dei motivi addotti il petito formale alla cifra a) dell'appello, secondo il 
quale andrebbe ordinata ed assunta una perizia o superperizia, va interamente 
respinto.

4.1. L'appellante fa valere che la giurisdizione inferiore, fondandosi unicamente 
sui risultati della perizia, a torto avrebbe accolto parzialmente la petizione dell'ap-
pellata, incorrendo in un palese accertamento arbitrario dei fatti e di conseguenza 
in un'applicazione erronea del diritto. In particolar modo l'appellante sostiene che 
le parti sarebbero vincolate da un contratto di compravendita ai sensi dell'art. 184 
e segg. CO e che giusta l'art. 197 cpv. 1 CO il venditore risponderebbe tanto della 
quantità promessa, quanto dei difetti, che materialmente o giuridicamente, tolgono 
o diminuiscono notevolmente il valore della cosa o l'attitudine dell'uso cui è desti-
nata. Decisivo sarebbe dunque l'uso che contrattualmente sarebbe stato pattuito. 
A mente dell'appellante, agendo nel contesto della produzione di prodotti farma-
ceutici, sarebbe ben evidente l'importanza di poter contare su prodotti base di as-
soluta e ineccepibile qualità. L'appellante sarebbe infatti tenuta a lavorare secondo 
la buona prassi di produzione. E di conseguenza i prodotti finiti e semilavorati so-
spetti non si potrebbero liberare e non si potrebbero mettere in commercio. L'ap-
pellante sostiene che sarebbe assodato che la fornitura di glicole del 25 febbraio 
2011 da parte dell'appellata sarebbe stata difettosa. L'appellata lo avrebbe am-
messo e avrebbe pure rimosso il glicole difettoso. La venditrice avrebbe esplicita-
mente ammesso la sua responsabilità e tenor art. 208 cpv. 2 CO in unione all'art. 
195 cifra 4 CO dovrebbe obbligatoriamente risarcire tutti i danni cagionati. Il Giudi-
ce di prime cure, secondo l'appellante, erroneamente avrebbe negato qualsiasi 
responsabilità dell'appellata, poiché non vi sarebbe stato alcun danno, rispettiva-
mente non ci sarebbe nesso causale tra l'operato dell'Y._____S.p.A. e le pretese 
rivendicate, ignorando completamente l'unica conclusione peritale degna di questo 

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nome. Ciò sarebbe avvenuto manifestamente a torto. L'appellante censura che 
non sarebbe certo che il glicole contaminato sarebbe confluito unicamente dalla 
cisterna no. 1 e che la verifica della concentrazione di dietilenglicole nella cisterna 
no. 1 sarebbe palesemente sbagliata, sostenendo che questa concentrazione 
avrebbe superato la soglia dell'0.1%. Il perito inoltre non avrebbe identificato tutte 
le sostanze estranee al glicole che le analisi avrebbero evidenziato, sostenendo 
che probabilmente le stesse non sarebbero state rilevanti dal profilo tossicologico. 
Una simile grossolana conclusione non potrebbe essere condivisa da chi produr-
rebbe farmaci. Il perito avrebbe lavorato inoltre in modo molto superficiale e ap-
prossimativo: ad esempio il dietilenglicole, sostanza tossica, sarebbe stata indica-
ta nel suo referto solamente al quarto completamento peritale, mentre in prece-
denza avrebbe sempre sostenuto che la sostanza estranea sarebbe stato l'inno-
cuo dipropilenglicole. A queste condizioni sarebbe evidente che l'appellante 
avrebbe avuto l'assoluto obbligo di bloccare la produzione e di non liberare i pro-
dotti finiti e semilavorati che già avrebbe avuto in stoccaggio. Di fatto le cosiddette 
Good Manufacturing Practices, ovvero buona prassi di produzione (in seguito 
GMP), impedirebbero la messa in circolazione di prodotti che non sarebbero stati 
sufficientemente identificati. Questa sarebbe stata un'evidenza che il perito avreb-
be ammesso, ma che la prima istanza avrebbe del tutto ignorato, accertando erro-
neamente la fattispecie e applicando erroneamente l'art. 197 cpv. 1 CO. Secondo 
l'appellante vi sarebbe un ulteriore errore nell'accertamento dei fatti, ossia quello 
relativo al divieto di miscelare tra loro singoli lotti di glicole. Il Giudice di prime cure 
avrebbe condiviso il parere dell'esperto, secondo il quale non si sarebbero potuti 
mischiare più lotti, se questi non avrebbero rispettato le specifiche della farmaco-
pea americana detta United States Pharmacopeia (in seguito U.S.P.). Ciò sarebbe 
in termini assoluti corretto. Ma questa norma non si applicherebbe all'appellante, 
che dovrebbe unicamente identificare il prodotto in quanto tale e non analizzarlo 
nel rispetto delle specifiche U.S.P. A mente dell'appellante, lei non avrebbe i labo-
ratori e le apparecchiature per farlo. Concludendo, l'appellante sostiene che la 
merce fornita sarebbe stata difettosa. Questo causerebbe il seguente danno: i 
prodotti semilavorati e lavorati con glicole esposti nell'ordine di EUR 16'033.02 
sarebbero stati riconosciuti in quanto tali. I costi esposti di EUR 2'495.52 per lo 
smaltimento dei prodotti inquinati sarebbero stati ritenuti corretti, poiché non vi 
sarebbe stata la certezza della bontà dei prodotti. Anche tutti gli impianti di produ-
zione sarebbero stati contaminati e avrebbero dovuto essere puliti. Il relativo costo 
eseguito sarebbe stato ritenuto corretto. Sarebbe anche inconcepibile che date le 
circostanze di concreto pericolo avrebbero dovuto essere confezionati dei prodotti 
difettosi, negando il fermo tecnico. Il perito ed il Giudice sosterrebbero a torto che 

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l'appellante avrebbe potuto continuare ad attingere dalle cisterne no. 1 e 3 e 
avrebbe potuto usare la cisterna no. 2 dopo una semplice pulizia, nonostante la 
presenza di dietilenglicole. Infine anche il mancato guadagno di EUR 72'000.00 
andrebbe confermato. Tale pregiudizio sarebbe stato dimostrato, nonostante la 
giurisdizione inferiore non si sarebbe confrontata con l'esposto dell'appellante. 
Inoltre non sarebbe stato il perito ad esprimersi sull'esistenza e sulla quantificazio-
ne del danno, ma solamente il Giudice.

5. In primo luogo verranno esaminate singolarmente le censure dell'appellante 
in merito ai risultati peritali.

5.1.1. Al punto 1.a) l'appellante sostiene che i prodotti finiti e semilavorati, per de-
cisione del perito, non sarebbero stati analizzati, mentre il perito avrebbe ritenuto 
che nel glicole monopropilenico fornito dalla convenuta in data 25 febbraio 2011 
sarebbero state presenti sostanze contaminate nell'ordine dello 0.1% allo 0.2%.

5.1.2. Dal canto suo l'appellata ritiene nelle sue osservazioni che il perito C._____ 
avrebbe analizzato i prodotti semilavorati e che l'analisi necessaria ad identificare 
tutte le sostanze estranee sarebbe stata costosa. Il perito C._____ avrebbe tutta-
via informato le parti sui costi quantificati in CHF 21'000.00. A mente dell'appella-
ta, l'appellante avrebbe dovuto versare l'anticipo per tali analisi, ma ciò non sareb-
be stato fatto, motivo per cui l'istruttoria sarebbe proseguita senza l'identificazione 
di altre sostanze. Di conseguenza l'appellata sostiene che non sarebbe colpa del 
perito, ma unicamente dell'appellante se queste eventuali sostanze non avrebbero 
potuto essere accertate. L'affermazione dell'appellante sarebbe dunque abusiva 
del diritto e temeraria. 

5.1.3. Il Tribunale distrettuale Moesa ha invece stabilito nella considerazione 5. a) 
della decisione impugnata, che il perito avrebbe accertato che il prodotto finito, 
eseguito con il glicole monopropilenico fornito il 25 febbraio 2011 e in precedenza 
contenuto nella cisterna no. 1 "può essere utilizzato", poiché non sarebbe conta-
minato.

5.1.4. Pertanto vanno esaminate le relative perizie. Nella perizia del 31 maggio 
2013 (act. 5.1 TD) quale primo quesito, a pagina 9 e seguenti viene chiesto al pe-
rito di analizzare il glicole contenuto nei prodotti finiti e semilavorati già in stoccag-
gio presso la X._____Ltd., stabilendo la relativa quantità di prodotti contaminati. Il 
perito ha analizzato ben quattro prodotti semilavorati dell'appellante (Haloderm 6 
A253/6 A254, Neoprosone 2B489, Neoprosone 2B488 e Civic 3A743). Questo si 
evince anche dalla documentazione fotografica nella perizia del 14 novembre 

pagina  12 — 33

2013 (act. 5.4 TD) negli allegati C.04 3/3, e dagli allegati D.03, 6/11, 7/11, 8/11, 
9/11, 10/11, 11/11 della perizia del 31 maggio 2013. Nel referto peritale datato 14 
novembre 2013 (act. 5.4 TD) a pagina 9 viene posto il quesito se il prodotto finito 
contenente le concentrazioni di dipropilenglicole da lui constatate a pagina 14 del 
referto peritale possa essere utilizzato o se sia inservibile. Il perito risponde che "la 
glicole propilenica utilizzata per il prodotto finito proviene dalla cisterna 1 e contie-
ne 1650 mg/kg dipropilenglicole; la concentrazione di dietilenglicole è sotto il limite 
di detezione (< 200 mg/kg)…". "In base alle concentrazioni di dipropilenglicole il 
prodotto finito può essere utilizzato". Inoltre, come risulta già dalla considerazione 
precedente di cui al punto 3, l'appellante si è rifiutata di pagare l'anticipo spese per 
il completamento della perizia da lei stesso richiesto a proposito delle analisi per 
ulteriori sostanze presenti. Di conseguenza va stabilito che l'affermazione dell'ap-
pellante, secondo la quale i prodotti finiti e semilavorati non sarebbero stati analiz-
zati, si rivela priva di fondamento e va respinta interamente.

5.2.1. Nel suo appello, l'appellante sostiene che il perito non avrebbe analizzato i 
prodotti finiti e semilavorati già in stoccaggio presso la X._____Ltd. e che pur rile-
vando la presenza di diverse sostanze estranee, non le avrebbe identificate. Infine 
l'appellante sostiene che il perito avrebbe sbagliato clamorosamente, identificando 
la sostanza estranea determinante ed inquinante nel dipropilenglicole (DPG).

5.2.2. L'appellata fa valere, come già citato nella considerazione precedente al 
punto 5.1.2., che l'appellante non avrebbe versato l'anticipo spese per questa ana-
lisi e che inoltre il perito avrebbe ben analizzato i prodotti semilavorati. Inoltre l'ap-
pellata afferma che il fatto che la DPG non sarebbe una sostanza tossica non vuol 
dire che non potrebbe essere una sostanza estranea. A mente dell'appellata il 
quantitativo dei prodotti finiti e semilavorati non avrebbe dovuto essere controllato 
dal perito semplicemente poiché non si sarebbe trattato di un fatto contestato, co-
me indicato dal Presidente del Tribunale allo stesso perito. Infine l'appellata ritiene 
che l'appellante non avrebbe fornito le informazioni fondamentali al perito.

5.2.3 Nella decisione impugnata il Tribunale distrettuale Moesa ha deciso che il 
perito, poiché avrebbe avuto a disposizione solo la scheda tecnica ed il bollettino 
di consegna, avrebbe dovuto riferirsi alla farmacopea americana U.S.P. e che in 
base a queste direttive il contenuto superiore allo 0.1% di dietilenglicole in un pro-
dotto lavorato non sarebbe stato conforme alle specifiche U.S.P. Inoltre, per quan-
to riguarderebbe il dipropilenglicole, tale sostanza non avrebbe potuto essere con-
siderata un'impurità del glicole monopropilenico, poiché non sarebbe stata citata 
nelle specifiche U.S.P.

pagina  13 — 33

5.2.4 Nel presente caso si rimanda alla considerazione precedente al punto 
5.1.4., dalla quale risulta – al contrario di ciò che sostiene l'appellante – che il peri-
to in effetti ha analizzato i prodotti finiti e semilavorati già in stoccaggio presso l'-
appellante, come viene anche confermato a pagina 5 della perizia del 31 maggio 
2013 (act. 5.1 TD). Come sostiene correttamente l'appellata, e anche il perito a 
pagina 10 della perizia del 31 maggio 2013 (act. 5.1 TD) le analisi svolte avrebbe-
ro rilevato la presenza di diverse sostanze estranee. In riferimento alle considera-
zioni precedenti, è stata proprio l'appellante ad aver escluso la possibilità di ulte-
riori analisi, non pagando l'anticipo richiesto. Dunque l'appellante non può soste-
nere che a torto il perito non avrebbe identificato queste sostanze estranee. Per 
quanto riguarda invece l'affermazione che il perito avrebbe sbagliato stabilendo 
nel dipropilenglicole la sostanza estranea determinante ed inquinante, si fa riferi-
mento alla pagina 10 della perizia del 31 maggio 2013, dove il perito ha stabilito 
che le analisi avrebbero rilevato la presenza di diverse sostanze estranee – mai 
identificandole come sostanze inquinanti. Una sostanza rilevata sarebbe stata in 
effetti il dipropilenglicole, presente in tutti i campioni, tranne che nel campione ba-
se dato quale controcampione del prodotto finito. Infine, a pagina 15, il perito ha 
stabilito che il dipropilenglicole sarebbe un prodotto secondario della produzione di 
propilenglicole e che potrebbe essere presente nel glicole propilenico. Il perito non 
ha mai affermato che si trattasse di una sostanza inquinante, ma solo di una so-
stanza estranea. Infine con email del 27 marzo 2015 (Allegato N.04 alla perizia del 
15 maggio 2015, act. 5.12 TD) il perito aveva in realtà chiesto all'appellante le 
specifiche ben precise a cui avrebbero dovuto corrispondere i prodotti finiti e semi-
lavorati, ma né dall'incarto, né dalle prove dell'appellante risulta che queste infor-
mazioni siano state date al perito. Addirittura già il 5 dicembre 2013 (act. 5.5 TD) 
l'appellata aveva osservato che la convenuta non avrebbe fornito al perito i dettagli 
e le informazioni necessarie alla risposta, né la giustificazione degli importi espo-
sti, venendo meno al suo onere della prova. Pertanto le critiche dell'appellante si 
rivelano ingiustificate. 

5.3.1 Nel suo appello a pagina 7 e seguenti, l'appellante fa valere che il perito 
avrebbe sostenuto nel referto precedente del 31 maggio 2013 che il dipropilengli-
cole sarebbe stata una sostanza inquinante/estranea e ciò dimostrerebbe un'in-
congruenza palese ed inaccettabile. Alla domanda di indicare ulteriori sostanze 
estranee, l'esperto avrebbe indicato anche il dietilenglicole nelle cisterne no. 2 e 3 
ed ulteriori sostanze, ma in concentrazioni ancora più basse e probabilmente irri-
levanti dal punto di vista tossicologico. A mente dell'appellante, nonostante sareb-

pagina  14 — 33

be stato richiesto per la terza volta, il perito non avrebbe verificato e controllato il 
quantitativo dei prodotti finiti e semilavorati.

5.3.2 Nelle sue osservazioni, l'appellata sostiene che l'appellante stessa non 
avrebbe anticipato i costi per le ulteriori analisi richieste. Inoltre, anche se il dipro-
pilenglicole (DPG) non sarebbe una sostanza tossica non significherebbe che non 
potrebbe essere una sostanza estranea. Secondo le osservazioni dell'appellata, i 
prodotti dell'appellante sarebbero invece stati analizzati dal perito.

5.3.3 Il Tribunale distrettuale Moesa ha invece riassunto gli esiti delle varie peri-
zie disposte dal Tribunale e non si è potuta esprimere direttamente in merito alle 
nuove censure dell'appellante. 

5.3.4 Per questo motivo vanno esaminati i risultati dei referti peritali con le censu-
re dell'appellante. Innanzitutto non corrisponde alla realtà che il perito abbia de-
nominato sostanza inquinante il dipropilenglicole, ma ha unicamente stabilito che 
fosse una sostanza estranea al glicole. Infatti a pagina 9 della perizia del 14 no-
vembre 2013 (act. 5.4 TD) il perito conferma che il "dipropilenglicole può essere 
considerata una sostanza non tossica." Dalla perizia del 31 maggio 2013, all'Alle-
gato H.01 emerge un rapporto di analisi del laboratorio BMG datato 22 febbraio 
2013, dove sono state analizzate ben 10 prove (screening di sostanze organiche 
con il metodo GC-MS), dal quale risulta il dipropilenglicole come sostanza identifi-
cata. Dalla seguente perizia del 14 novembre 2013 (act. 5.4 TD) nell'Allegato H.03 
si evidenzia un nuovo rapporto di analisi del laboratorio BMG datato 7 maggio 
2013 ("GC-MS Fingerprint", "Aceton-Extrakt; GC-MS full scan"), dalla quale emer-
ge la presenza di dietilenglicole e di dipropilenglicole. Le relative spiegazioni delle 
analisi vengono esposte dal perito alla pagina 9 della perizia. In seguito, nella pe-
rizia del 25 aprile 2014 il perito (act. 5.9 TD, pagina 6 e segg.) ha spiegato come 
avviene il metodo analitico. Il perito ha rilevato che in base ai risultati analitici a 
disposizione non sarebbe stato possibile indicare tutte le sostanze estranee rinve-
nute nelle analisi effettuate, e che la ricerca delle impurezze sarebbe stata svolta 
per passi. In un primo passo sarebbe stata limitata la ricerca al glicole propilenico 
nella cisterna no. 2, ossia la cisterna dove il contenuto sarebbe stato esclusiva-
mente da ricondurre alla fornitura dell'appellata. Un primo screening avrebbe per-
messo di identificare la presenza di dipropilenglicole quale impurezza, mentre le 
altre sostanze sarebbero rimaste non identificate (analisi del 22 febbraio 2013). In 
un secondo passo sarebbe stato possibile identificare anche il dietilenglicole e 
successivamente analizzare tutte le impurezze nei 9 campioni. Il perito ha pure 
stabilito che la ricerca avrebbe potuto essere estesa anche ad ulteriori sostanze 

pagina  15 — 33

finora non identificate, con metodi ancora più performanti e a costi non indifferenti. 
Per questo motivo la critica dell'appellante, secondo la quale l'esperto sorprenden-
temente avrebbe scoperto solo in seguito il dietilenglicole e dunque il lavoro del 
perito sarebbe stato poco professionale, si rivela infondata. Le spiegazioni del pe-
rito sono ben motivate e possono essere condivise. Per quanto riguarda invece la 
censura secondo la quale i prodotti non sarebbero stati controllati per il quantitati-
vo, il perito conferma che i prodotti contaminati sarebbero stati visionati in occa-
sione del prelievo dei campioni senza però verificarne unicamente il quantitativo, 
da come risulta dalla pagina 10 della perizia del 14 novembre 2013 (act. 5.4 TD). 
In seguito il Tribunale distrettuale ha deciso che il perito poteva fondare il suo giu-
dizio sui quantitativi comunicati dall'appellante (pagina 5 della perizia del 15 mag-
gio 2015, act. 5.12 TD). Di conseguenza anche queste censure dell'appellante 
vanno respinte e le conclusioni del perito, così come quelle del Tribunale distret-
tuale Moesa si rivelano giustificate e motivate.

5.4.1. L'appellante censura poi il successivo referto peritale del 25 aprile 2014, 
sostenendo che le risposte del perito potevano essere riassunte nel seguente mo-
do: se nel glicole vi sarebbe traccia di dietilenglicole superiore allo 0.1%, il mede-
simo non adempierebbe le specifiche U.S.P.; nella cisterna no. 2 sarebbe stato 
rinvenuto del dietilenglicole in una percentuale superiore alle specifiche U.S.P.  
dello 0.119%; il dietilenglicole riscontrato nella cisterna no. 1 sarebbe stato inferio-
re allo 0.02%; il perito non avrebbe avuto informazioni sufficienti sui requisiti che i 
prodotti finiti e semilavorati avrebbero dovuto avere per valutare la loro inservibilità 
e non avrebbe identificato ulteriori sostanze estranee rinvenute nelle analisi. Al 
seguente punto, l'appellante critica anche il referto peritale del 15 maggio 2015 e 
parzialmente riassume le conclusioni del perito. Nella seguente considerazione 2 
l'appellante ritiene che il lavoro del perito sarebbe stato poco professionale e che 
ne avrebbe chiesto, in tempi non sospetti ed invano, la sostituzione. L'appellante 
fa pure valere che il perito non avrebbe conosciuto la materia nel contesto di pro-
duzione di medicinali. Puntualmente, l'appellante ritiene anche che sarebbe scor-
retto sostenere che la X._____Ltd. non avrebbe potuto miscelare diversi lotti di 
glicole, prima di avere la certezza che tutti i lotti avrebbero rispettato le specifiche 
U.S.P. A mente dell'appellante, lei avrebbe dovuto unicamente verificare se il pro-
dotto che le sarebbe stato fornito sarebbe stato del glicole e questa verifica ver-
rebbe fatta con esami piuttosto semplici (analisi con l'infrarosso oppure con la ga-
scromatografia). Invece, per stabilire impurità come il DEG ci vorrebbero esami 
molto più complessi, che però l'appellante non sarebbe tenuta a fare. Riassumen-
do, l'appellante avrebbe rigorosamente rispettato le GMP, mentre l'affermazione 

pagina  16 — 33

del perito sarebbe gratuita e campata in aria. Anche nel seguente punto dell'appel-
lo, l'appellante sostiene che la norma – secondo la quale non si potrebbe mischia-
re più lotti – non sarebbe applicabile all'appellante, poiché lei dovrebbe unicamen-
te identificare il prodotto in quanto tale e non analizzarlo nel rispetto delle specifi-
che U.S.P. L'appellante non sarebbe tenuta a fare questi esami e questo genere di 
analisi imporrebbe la disponibilità di lavoratori e apparecchiature che lei non 
avrebbe.

5.4.2. Dal canto suo, l'appellata ritiene che le richieste di sostituzione del perito 
sarebbero avvenute solamente dal momento in cui sarebbe emerso che l'agire 
dell'appellante sarebbe stato negligente e contrario alle GMP. Se il perito non fos-
se stato adatto al compito affidatogli dal Tribunale, la sua nomina avrebbe dovuto 
essere contestata già dal principio, ciò che l'appellante non avrebbe fatto in tempi 
non sospetti. Inoltre l'appellante avrebbe citato solo la prima fase e non la conclu-
sione del perito secondo la quale l'appellante avrebbe potuto limitare i danni se 
avesse aspettato con la produzione fino al risultato del controllo interno per il glico-
le fornito, senza bisogno di pulire gli impianti di produzione e scartare dei prodotti 
semilavorati e finiti. L'appellata fa valere nelle sue osservazioni che l'appellante 
ometterebbe di dire che con gli esami all'infrarosso o alla gascromatografia ver-
rebbe automaticamente individuata la presenza di sostanze estranee e che tali 
esami non sarebbero stati eseguiti dall'appellante al momento della consegna del 
prodotto in data 25 febbraio 2011, nonostante l'obbligo di farlo. Infatti se l'appellan-
te avesse eseguito questi esami avrebbe potuto accertare se c'erano anomalie e 
in caso rifiutare di scaricare il prodotto o di mischiarlo con glicole preesistente nei 
suoi serbatoi. L'appellante, per ammissione del personale incaricato alla recezione 
del prodotto, avrebbe dichiarato di non aver effettuato questo controllo, ma avreb-
be sostenuto di aver riconosciuto in seguito sostanze estranee nel semilavorato. 
Tali prodotti sarebbero stati fabbricati utilizzando la miscela di glicoli presenti nelle 
cisterne oltre ad altri componenti necessari alla produzione, e ciononostante pre-
tenderebbe di addossare la causa di queste impurezze all'appellata.

5.4.3. Il Tribunale distrettuale Moesa nella decisione impugnata, alla considera-
zione 5. g) ha citato il perito che avrebbe osservato come sarebbe stato possibile 
miscelare i singoli lotti di prodotto se questi avessero rispecchiato le specifiche 
U.S.P. La convenuta non avrebbe invece rispettato queste regole, poiché avrebbe 
unito nella cisterna no. 1 il glicole monopropilenico fornito il 25 febbraio 2011 con 
un'analoga sostanza fornita in precedenza senza avere la certezza che il glicole 
fornito il 25 febbraio 2011 avrebbe rispettato le specifiche U.S.P. Di conseguenza 
se l'appellante avesse rispettato le norme GMP, avrebbe potuto continuare con la 

pagina  17 — 33

produzione con il glicole presente nelle cisterne no. 1 e 3 e avrebbe potuto pre-
tendere dall'appellata il glicole a norma U.S.P., evitando ogni danno.

5.4.4. Nel suo referto peritale del 15 maggio 2015 (act. 5.12 TD) il perito ha stabili-
to a pagina 7 che in base alle GMP:

"[…] i singoli lotti possono essere miscelati tra di loro unicamente se tutti 
questi lotti rispettano le specifiche. Per esempio è possibile miscelare del 
glicole propilenico da due lotti differenti unicamente se entrambi i lotti ri-
spettano le specifiche U.S.P. Inoltre vige la regola che le materie prime non 
possono essere utilizzate per la produzione fino alla conferma che esse ri-
spettano le specifiche. Dalle informazioni disponibili al perito, la 
X._____Ltd. non ha lavorato secondo queste regole, perché ha miscelato 
p. es. nella cisterna 1 del glicole propilenico della fornitura in questione, 
prima di avere la certezza che questi due lotti rispettano le specifiche 
(D.06). Inoltre ha utilizzato del glicole propilenico per la produzione, prima 
che è stato accertato che questo ultimo rispettava le specifiche."

Dal verbale del 13 novembre 2012 (act. 8.32 TD) risulta che E._____, quale con-
sulente dell'Y._____S.p.A. per rapporti internazionali, abbia deposto che il Dottor 
F._____ della X._____Ltd. in data 28 febbraio 2011 lo avrebbe chiamato dicendo 
che sarebbe stato fatto un controllo con il gascromatografo e che dallo stesso sa-
rebbe risultato un leggero picco e che avrebbe o avrebbero sentito un odore stra-
no. Lui afferma di aver chiesto se questo esame con il gascromatografo sarebbe 
stato fatto sul prodotto sull'autobotte al momento della consegna e lui (il Dottor 
F._____) avrebbe risposto di no, dicendo che loro l'esame l'avrebbero sempre fat-
to sul campione dell'autista, ma che in futuro questo esame l'avrebbero fatto sul 
prodotto preso dall'autobotte. In seguito durante l'interrogatorio E._____ ha detto 
che forse il primo contatto telefonico non sarebbe avvenuto il 28 febbraio ma il 1° 
marzo. Infine E._____ ha dichiarato che il campione che l'autista porterebbe con 
sé dovrebbe provenire dal contenuto del prodotto immesso nell'autobotte al mo-
mento del riempimento, cioè sulla base del protocollo fatto tra i produttori di glico-
le. Per lui ciò non esulerebbe dai controlli finali che l'utilizzatore dovrebbe fare pri-
ma di scaricare. Invece G._____, direttore della X._____Ltd., ha deposto (act. 
8.31 TD) che per quanto avrebbe riguardato la fornitura del 25 febbraio 2011 non 
avrebbe avuto motivi per pensare che i responsabili dello staff tecnico non avreb-
bero fatto le verifiche/analisi come da norma, ovvero l'identificazione alla fornitura 
del prodotto e l'analisi del prodotto semilavorato. Da come risulta da queste depo-
sizioni, l'appellante non ha dimostrato che l'analisi sarebbe stata svolta al momen-
to della consegna nell'autobotte del prodotto consegnato, ma è probabile – da co-
me conferma anche E._____ – che l'analisi venisse fatta unicamente sul campione 
dell'autista e non direttamente sul prodotto dell'autobotte al momento della conse-
gna. Addirittura lo stesso legale dell'appellante, nella sua lettera del 29 settembre 

pagina  18 — 33

2011 all'avvocato dell'appellata (act. 3.13 TD), aveva ammesso esplicitamente che 
"è vero che il glicole dell'autobotte non è stato controllato." Quindi la conclusione 
del perito, secondo la quale i singoli lotti potrebbero essere miscelati tra di loro 
solo se tutti i lotti rispetterebbero le specifiche e che l'appellante avrebbe dunque 
violato le norme G.M.P., si rivela giustificata e la censura dell'appellante va respin-
ta. Infine dall'istruttoria risulta che l'appellante abbia chiesto solo in data 24 no-
vembre 2014 (act. 5.10 TD) al Tribunale distrettuale Moesa di far capo ad un nuo-
vo perito in virtù dell'art. 188 cpv. 2 CPC, dunque dopo ben quattro referti peritali 
redatti dal perito. In effetti, dai referti redatti fino a questo punto il perito aveva già 
evidenziato delle irregolarità da parte dell'appellante e dunque la sua affermazio-
ne, secondo la quale avrebbe chiesto la sostituzione del perito in tempi non so-
spetti, è ben discutibile. Anche queste censure dell'appellante vanno pertanto re-
spinte.

5.5.1. Nel suo appello l'appellante sostiene che seppur richiesto per ben quattro 
volte, il perito non avrebbe verificato quantità ed analizzato in qualità i prodotti se-
milavorati e finiti confezionati dall'appellante con il glicole contaminato fornito dall'-
appellata. Il perito accamperebbe il pretesto che il glicole fornito sarebbe provenu-
to dalla cisterna no. 1 e che quindi il medesimo doveva pur trovarsi nei prodotti 
finiti e semilavorati. Inoltre non sarebbe stato in possesso delle specifiche dei pro-
dotti, per cui nessuno avrebbe potuto esprimersi sulla loro servibilità. A mente dell-
'appellante non sarebbe stato provato che il glicole contaminato sarebbe provenu-
to unicamente dalla cisterna no. 1, ma ciò sarebbe stato unicamente plausibile. In 
secondo luogo il perito non avrebbe verificato i prodotti finali e semilavorati per 
grave negligenza e il perito non li avrebbe nemmeno analizzati dal profilo quantita-
tivo. Infine nel glicole contaminato sarebbero state riscontrate più sostanze estra-
nee/inquinanti e dunque il perito sarebbe stato in obbligo di analizzare anche i 
prodotti semilavorati e finiti già in stoccaggio presso l'appellante, invece di limitarsi 
al prelievo di glicole proveniente dalle cisterne.

5.5.2. Nelle sue osservazioni, l'appellata afferma che durante l'istruttoria l'appel-
lante avrebbe chiesto al perito di analizzare la quantità dei prodotti, omettendo 
però di fornire la documentazione necessaria per fare queste verifiche. Dato che 
l'onere della prova sarebbe spettato all'appellante, questo non potrebbe criticare 
adesso queste mancate verifiche peritali causati dalla sua stessa negligenza. In 
assenza di informazioni precise, il perito avrebbe dovuto fare un calcolo matemati-
co e avrebbe dedotto che il prodotto utilizzato sarebbe provenuto dalla cisterna no. 
1. L'appellante tuttavia non avrebbe mai fornito la documentazione atta a smentire 

pagina  19 — 33

questo fatto. Inoltre l'appellata contesta che si tratterebbe di glicole contaminato 
fornito da parte dell'appellata.

5.5.3. La giurisdizione inferiore ha citato il referto peritale del 15 maggio 2015 dell-
'ing. C._____ nella propria considerazione 4. a) sostenendo che la X._____Ltd. 
non avrebbe mai fornito, benché esplicitamente richiesto dal perito, le specifiche 
alle quali il glicole monopropilenico rispettivamente i prodotti finiti e semilavorati 
avrebbero dovuto rispondere. Data la mancanza di un contratto scritto che avreb-
be definito le specifiche della fornitura del glicole monopropilenico, il perito avreb-
be considerato valide le specifiche U.S.P., citate nel bollettino di consegna e nel 
certificato d'analisi. 

5.5.4. Per quanto riguarda l'affermazione riguardante la presenza di glicole con-
taminato nella cisterna no. 1 si fa riferimento alla perizia del 31 maggio 2013 (act. 
5.1 TD), nella quale a pagina 9 e seguenti viene motivata la conclusione dell'-
esperto. Durante la perizia dell'11 marzo 2011 sarebbero stati prelevati 10 cam-
pioni, fra cui 4 campioni di prodotti semilavorati e la cisterna dalla quale sarebbe 
stato erogato il dipropilenglicole sarebbe stata la cisterna no. 1 poiché le concen-
trazioni presenti nel campione prelevato avrebbero corrisposto a questa cisterna. 
Anche la proporzione di dipropilenglicole e glicole propilenico nella cisterna no. 1 
sarebbe stato paragonato a quella presente nei prodotti semilavorati e questi valo-
ri sarebbero risultati simili. A pagina 11 alla risposta 6.3.2 del referto peritale viene 
nuovamente motivata la conclusione, secondo la quale i prodotti semilavorati e 
finiti avrebbero avuto concentrazioni analoghe alla cisterna no. 1. Di conseguenza 
l'affermazione del perito regge alla critica dell'appellante. Per abbondanza va rile-
vato come nella medesima perizia, a pagina 13 e segg. il perito ritiene che con 
grande probabilità, al momento della fornitura del 25 febbraio 2011 nelle cisterne 
no. 1 e 3 sarebbe già stato presente del dipropilenglicole, poiché in base alle in-
formazioni ricevute dall'appellante, la concentrazione più elevata avrebbe dovuto 
trovarsi nella cisterna no. 2 ma invece dalle analisi la concentrazione più elevata si 
sarebbe trovata nella cisterna no. 1. Nella perizia del 25 aprile 2014 (act. 5.9 TD) 
l'esperto ha affermato che valutando le analisi del prodotto che si sarebbe trovato 
nelle tubazioni l'11 marzo 2012 (recte 2011) si sarebbe rilevato come il prodotto 
usato per la produzione sarebbe provenuto dalla cisterna no. 1 poiché il contenuto 
di dietilenglicole sarebbe stato inferiore allo 0.02% e questo sarebbe stato confer-
mato anche dalle relative fotografie che avrebbero mostrato la cisterna no. 1 riem-
pita a ca. il 40% della capacità (pag. 10). Anche per questo motivo le censure dell-
'appellante sono infondate. Nella perizia del 15 maggio 2015 (act. 5.12 TD) a pa-
gina 6 e segg. il perito ha ritenuto che nel supplemento al punto 4.2.2 egli avrebbe 

pagina  20 — 33

di nuovo reso attento al fatto che lui non avrebbe disposto di informazioni suffi-
cienti sui requisiti che i prodotti finiti e semilavorati avrebbero dovuto avere per 
valutarne l'inservibilità. Alla richiesta rivolta all'appellante, l'avvocato Roberto A. 
Keller avrebbe risposto, senza però dare le informazioni richieste. Vista la risposta 
negativa da parte dell'appellante il perito avrebbe cercato di ottenere delle infor-
mazioni presso la Swissmedic, che avrebbe richiesto dal fabbricante che la produ-
zione avvenisse nel rispetto delle GMP. In base alle informazioni in possesso del 
perito, si sarebbe dunque constatato che i prodotti finiti e semilavorati sarebbero 
stati prodotti con il glicole propilenico della cisterna no. 1 (con una concentrazione 
di dietilenglicole inferiore allo 0.1%). A pagina 8 il perito si esprime sui quantitativi 
di prodotti finiti e semilavorati, in base a quanto indicato dalla convenuta a pagina 
5 dell'allegato di risposta (citato all'allegato no. 07 della perizia). Infatti, a pagina 5 
della relativa perizia, quale completamento al quesito 2 da parte del Tribunale di-
strettuale Moesa è stato chiesto al perito di completare la sua risposta, dando per 
assodato che i quantitativi di prodotti finiti e semilavorati contaminati sarebbero 
corrisposti a quanto indicato dalla convenuta a pag. 5 dell'allegato di risposta. Per 
l'insieme di questi motivi, l'appellante non è riuscito a dimostrare di aver conse-
gnato al perito i necessari documenti e le necessarie informazioni richieste per 
poter procedere ad analizzare in quantità e qualità i prodotti semilavorati e finiti. 
Come già menzionato precedentemente, con email del 27 marzo 2015 (Allegato 
N. 04 alla perizia del 15 maggio 2015, act. 5.12 TD) il perito aveva proprio chiesto 
all'appellante le specifiche ben precise a cui avrebbero dovuto corrispondere i 
prodotti finiti e semilavorati, ma non è tuttavia mai stato dimostrato dall'appellante 
o dall'istruttoria che l'appellante avesse consegnato le specifiche al perito. Come 
giustamente stabilito dal Tribunale distrettuale Moesa alla considerazione 4. e) 
spettava all'appellante l'onere della prova sulla violazione contrattuale, l'esistenza 
di un danno e il nesso causale e quindi questa presunta mancanza da parte del 
perito non può essere censurata. Le conclusioni della giurisdizione inferiore resi-
stono dunque alla critica dell'appellante e possono essere confermate. 

5.6.1. L'appellante critica le conclusioni del perito, poiché avrebbe riferito che la 
sostanza estranea/inquinante sarebbe stata solo il dipropilenglicole, mentre que-
sto sarebbe un innocuo prodotto secondario sempre presente nel glicole. A mente 
dell'appellante ciò rappresenterebbe un errore grossolano e grave che avrebbe 
dovuto indurre il Giudice a revocare il mandato al perito, così come richiesto dall'-
appellante il 24 novembre 2014. Inoltre solo nel suo terzo referto il perito avrebbe 
parlato per la prima volta dell'esistenza di un'altra sostanza estranea, ossia del 

pagina  21 — 33

dietilenglicole. Secondo l'appellante il perito avrebbe confuso il dipropilenglicole 
con il pericoloso dietilenglicole. 

5.6.2. Senza ripetere le osservazioni dell'appellata e le considerazioni del Giudice 
di prime cure in merito a queste censure dell'appellante, va rilevato come a pagina 
10 della perizia del 31 maggio 2013 (act. 5.1 TD) il perito abbia motivato e spiega-
to le analisi chimiche svolte a tappe, stabilendo che la stessa metodologia sarebbe 
stata applicata per identificare le sostanze estranee presenti. Anche in questo con-
testo è interessante rilevare come dal campione base (dunque dal glicole immes-
so nella cisterna prima del trasporto) non sarebbe risultato alcuna sostanza estra-
nea. Il campione analizzato avrebbe invece anche confermato la presenza di dieti-
lenglicole. Per il resto si rimanda alle considerazioni precedente alla cifra 5.2.4, 
dalla quale risulta che il perito non abbia mai stabilito che il dipropilenglicole fosse 
una sostanza inquinante. Inoltre, già nella perizia del 31 maggio 2013 il perito 
aveva spiegato che il dipropilenglicole sarebbe stato un prodotto secondario della 
produzione di propilenglicole e che avrebbe potuto esser presente nel glicole pro-
pilenico. Di conseguenza non vi è alcun errore grossolano e grave da parte del 
perito e le sue conclusioni sono ben comprensibili. Infine, già nella perizia del 31 
maggio 2013 (act. 5.1 TD, pag. 8) il perito aveva confermato la presenza di dieti-
lenglicole nel campione analizzato ed in seguito sono state svolte altre analisi, da 
come risulta anche dal referto peritale successivo del 14 novembre 2013 (act. 5.4 
TD) nel quale sono ben visibili le concentrazioni rilevate di dietilenglicole. Le cen-
sure dell'appellante vanno dunque respinte ed il perito non ha assolutamente con-
fuso le due sostanze, ma le sue conclusioni resistono alla critica dell'appellante.

5.7.1. Nel suo appello, l'appellante critica il calcolo del perito e sostiene che non 
corrisponderebbe alla realtà che la concentrazione di glicole inquinato sarebbe 
stata inferiore allo 0.1% e che di conseguenza avrebbe rispettato le specifiche del-
le U.S.P. A mente dell'appellante la presenza di dietilenglicole nella cisterna no. 1 
sarebbe stata di almeno lo 0.10415%. Nei punti seguenti dell'appello, l'appellante 
effettua un proprio calcolo e ritiene che il glicole contenuto nella cisterna no. 1 non 
avrebbe rispettato le direttive U.S.P. 

5.7.2. Nelle sue osservazioni, l'appellata afferma che l'appellante avrebbe sbaglia-
to sostenendo che il glicole fornito avrebbe contenuto 1'190 mg di dietilenglicole. 
Infatti questo valore non avrebbe riguardato il glicole fornito da Y._____S.p.A., 
bensì quello che si sarebbe trovato nel serbatoio no. 2. Di fatto tutti i calcoli dell'-
appellante sarebbero partiti dal presupposto errato che il prodotto fornito dall'ap-
pellata avrebbe contenuto 1'190 mg di dietilenglicole.

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5.7.3. Nella decisione del Tribunale distrettuale Moesa la giurisdizione inferiore fa 
riferimento alle varie perizie, in particolar modo cita la perizia del 14 novembre 
2013 che avrebbe stabilito che nella cisterna no. 1 la concentrazione di dietilengli-
cole sarebbe stata sotto il limite di detenzione mentre nella cisterna no. 2 la con-
centrazione della stessa sostanza sarebbe stata superiore al massimo dello 0.1% 
previsto nelle specifiche.

5.7.4. Esaminando le varie perizie va rilevato come il perito a pagina 14 della sua 
perizia datata 31 maggio 2013 (act. 5.1 TD) abbia accertato che nella cisterna no. 
1 e 3 sarebbe già stato presente del liquido di una fornitura precedente, mentre la 
cisterna no. 2, secondo le indicazioni dell'appellante, sarebbe stata vuota. Se la 
presenza di sostanze estranee avrebbe dovuto essere ricondotta unicamente alla 
fornitura del 25 febbraio 2011 da parte dell'appellata, la concentrazione più elevata 
di dipropilenglicole avrebbe dovuto essere nella cisterna no. 2, mentre in realtà 
questa si trovava nella cisterna no. 1. A mente del perito, con grande probabilità, 
al momento della fornitura del 25 febbraio 2011 nelle cisterne no. 1 e 2 sarebbe 
già stato presente del dipropilenglicole. Inoltre anche in questo referto il perito af-
ferma che egli non avrebbe prelevato direttamente campioni dall'autocisterna che 
avrebbe fornito il glicole in data 25 febbraio 2011, ma avrebbe prelevato il campio-
ne della cisterna no. 2 che a detta dei rappresentanti della X._____Ltd. al momen-
to del riempimento sarebbe stata totalmente vuota. Nella seguente perizia del 14 
novembre 2013 (act. 5.4 TD) il perito ritiene che l'ipotesi secondo la quale il resto 
del prodotto precedentemente fornito sarebbe stato senza dipropilenglicole non 
sarebbe confermabile, altrimenti avrebbero dovuto coincidere i rapporti fra quantità 
fornita e quantità totale con quelle delle concentrazioni (pagina 13). Addirittura a 
pagina 14 della perizia del 14 novembre 2013 (act. 5.4 TD) il perito ing. C._____ 
ha stabilito che dalla documentazione fotografica, in particolar modo da una foto 
dei prelievi di campione dalle cisterne, sarebbero visibili due macchie scure sul 
fondo della cisterna e che potrebbero trattarsi di sostanze estranee (depositi di 
solidi). Nella perizia del 15 maggio 2015 (act. 5.12 TD) il perito si esprime a pagina 
6 e seg. sulla fornitura del glicole propilenico, affermando che il glicole propilenico 
utilizzato per la produzione dei prodotti finiti e semilavorati sarebbe provenuto dal-
la fornitura che era presente nella cisterna no. 1 (che in realtà sarebbe stata una 
miscela tra glicole propilenico di una fornitura precedente e quella in questione). 
Nel supplemento 1 del 14 novembre 2013 il perito avrebbe poi constatato che il 
glicole utilizzato per la produzione sarebbe provenuto dalla cisterna no. 1 e avreb-
be contenuto meno dello 0.1% di dietilenglicole e che vi sarebbe stata la presenza 
di 1650 mg/kg di dipropilenglicole. Come conclusione, in base alle informazioni in 

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suo possesso, avrebbe constatato che i prodotti finiti e semilavorati sarebbero stati 
prodotti con il glicole propilenico della cisterna no. 1. La conclusione dell'appellan-
te, secondo la quale sarebbero stati presenti 1800 kg di glicole nella cisterna di 
stoccaggio no. 1 (Allegato D.06 della perizia del 15 maggio 2015, act. 5.12 TD) è 
condivisibile. L'affermazione dell'appellante, secondo la quale i 1800 kg della forni-
tura precedente avrebbero contenuto 200 mg/kg di dietilenglicole non risulta inve-
ce comprensibile. Unicamente nella perizia del 14 novembre 2013 (act. 5.4 TD) a 
pagina 9 risulta che il glicole utilizzato per il prodotto finito e proveniente dalla ci-
sterna no. 1 avrebbe contenuto meno di 200 mg/kg di dietilenglicole, dunque dalla 
miscela della fornitura del 25 febbraio 2011 e dalla fornitura precedente. Questo 
valore risulta anche a pagina 13 della suddetta perizia. Non è comprensibile e 
nemmeno comprovabile che nel glicole proveniente dalla fornitura precedente vi 
sarebbe stato un valore di 200 mg/kg di dietilenglicole. Infine, come correttamente 
affermato dall'appellata, il valore di 1190 mg/kg di dietilenglicole non proverrebbe 
direttamente dalla fornitura dell'appellata del 25 febbraio 2011 ma sarebbe un va-
lore risultato dal contenuto della cisterna no. 2 al momento del prelievo del cam-
pione (act. 5.4 TD a pagina 9). Di conseguenza il calcolo eseguito dall'appellante 
risulta privo di fondamento e le sue censure vanno respinte in toto. 

5.8.1. Inoltre l'appellante sostiene nel suo appello che il perito avrebbe condiviso 
l'agire dell'appellante di non liberare i prodotti finiti e semilavorati poiché nella for-
nitura sarebbero state presenti delle tracce di una o più sostanze non identificate e 
i prodotti non sufficientemente identificati avrebbero dovuto essere bloccati. Pur-
troppo – a mente dell'appellante – il Giudice di prime cure avrebbe ignorato questa 
conclusione peritale e avrebbe sostenuto tesi e fatti obiettivamente sbagliati o non 
assolutamente pertinenti.

5.8.2. Dal suo canto, l'appellata ritiene che se vi fossero stati dei prodotti contami-
nati non sarebbe stato comprensibile come mai l'appellante li avrebbe utilizzati e 
non avrebbe bloccato il ciclo di produzione prima di iniziare a produrre. Vi sarebbe 
stata, secondo l'appellata, una grave negligenza nel modo di agire dell'appellante 
che sarebbe stato dimostrato nelle perizie dell'ing. C._____.

5.8.3. Nella decisione impugnata, il Tribunale distrettuale Moesa ha citato le varie 
perizie affermando che il perito avrebbe stabilito nella perizia del 25 aprile 2014 
che per la cisterna no. 2 sarebbe stato sufficiente svuotarla e riempirla di nuovo 
con del prodotto conforme, senza pulizia alcuna e che questo avrebbe richiesto 
una giornata di lavoro per una persona, tutto ciò a causa della presenza di dieti-
lenglicole. Mentre per la sostanza del dipropilenglicole questa non avrebbe rap-

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presentato un'impurità del glicole fornito. Citando la perizia del 15 maggio 2015, il 
perito avrebbe rilevato che il glicole proveniente dalla cisterna no. 1 e usato per la 
produzione di prodotti finiti e semilavorati avrebbe presentato una concentrazione 
di dietilenglicole inferiore allo 0.1%. Dato che questo glicole non avrebbe contenu-
to sostanze inquinanti eccessive esso sarebbe stato utilizzabile per i prodotti dell'-
appellante e che non sarebbero risultati contaminati e dunque non inservibili. 

5.8.4. In effetti l'ing. C._____ nella sua perizia del 15 maggio 2015 (act. 5.12 TD) 
a pagina 8 sostiene che la decisione di non utilizzare i prodotti meriterebbe una 
breve discussione. Innanzitutto il perito ritiene che non conoscendo le specifiche 
che il glicole dovrebbe rispettare per la produzione sarebbe impossibile valutare la 
conformità con le relative specifiche. La prudenza applicata dall'appellante in que-
sta situazione, dunque di non liberare i prodotti finiti e semilavorati, potrebbe esse-
re condivisa anche dal perito. Vi sarebbe tuttavia da chiedersi se la X._____Ltd. 
non avesse potuto limitare i danni, aspettando con la produzione fino al risultato 
del controllo interno riguardante il glicole propilenico fornito. Tutto si sarebbe risol-
to con l'eliminazione del glicole fornito e la pulizia delle relative cisterne, senza 
dover pulire gli impianti di produzione e senza scartare dei prodotti finiti e semila-
vorati. Riassumendo la risposta al quesito 2 sulla pagina 8, il perito ritiene che il 
glicole della cisterna no. 1 non conterrebbe alcuna delle sostanze identificate in 
concentrazioni non ammesse secondo le specifiche U.S.P. per cui risulterebbe 
utilizzabile per i prodotti finiti e semilavorati. I prodotti sarebbero quindi utilizzabili e 
non vi sarebbero prodotti finiti e semilavorati contaminati e dunque non risultereb-
bero inservibili. Anche per questo motivo, le critiche dell'appellante risultano infon-
date e sono da respingere. Tutte le conclusioni contenute nelle varie perizie as-
sunte dalla giurisdizione inferiore si rivelano ben motivate e logiche. 

6.1.1. In secondo luogo vanno dunque esaminate le censure dell'appellante ri-
guardanti l'applicazione degli articoli 195 cifra 4, 197 cpv. 1 CO e 208 cpv. 2 CO. 
Nel punto 3 del suo appello, l'appellante fa valere che il venditore risponderebbe 
tanto della quantità promessa quanto dei difetti che toglierebbero o diminuirebbero 
notevolmente il valore della cosa o l'attitudine dell'uso a cui sarebbe destinata. 
Decisivo sarebbe l'uso contrattualmente pattuito. L'appellante ritiene che agendo 
nel contesto della produzione di prodotti farmaceutici, sarebbe ben evidente l'im-
portanza di poter contare su prodotti base di assoluta e ineccepibile qualità. Speci-
ficatamente per l'appellante, lei sarebbe tenuta a lavorare secondo la buona prassi 
di produzione (GMP), ragion per cui i prodotti non sufficientemente identificati an-
drebbero bloccati. Secondo l'appellante sarebbe stato assodato che la fornitura di 
glicole del 25 febbraio 2011 da parte dell'appellata sarebbe stata difettosa e l'ap-

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pellata l'avrebbe espressamente ammesso. Lei avrebbe addirittura rimosso il gli-
cole difettoso, ammettendo la sua responsabilità e tenor art. 208 cpv. 2 CO, in 
unione all'art. 195 cifra 4 CO dovrebbe dunque obbligatoriamente risarcire tutti i 
danni cagionati. Il Giudice di prime cure invece avrebbe negato qualsiasi respon-
sabilità dell'appellata, poiché non vi sarebbe stato alcun danno, rispettivamente 
non vi sarebbe stato nesso causale fra l'operato dell'appellata e le pretese rivendi-
cate dall'appellante. Esaminando il considerando 5 della decisione impugnata l'-
appellante non sarebbe certa che il glicole contaminato sarebbe confluito unica-
mente dalla cisterna no. 1. Le verifiche della concentrazione di dietilenglicole effet-
tuata nella cisterna no. 1 sarebbero palesemente sbagliate e sarebbe stato dimo-
strato con un semplice calcolo che questa concentrazione avrebbe superato la 
soglia dello 0.1%. Il perito non avrebbe identificato tutte le sostanze estranee al 
glicole che le analisi avrebbero evidenziato, limitandosi a sostenere che probabil-
mente le stesse non sarebbero state rilevanti dal profilo tossicologico, viste le esi-
gue concentrazioni. Questa conclusione non potrebbe essere condivisa da chi 
produrrebbe farmaci. Secondo l'appellante il perito avrebbe lavorato in modo molto 
superficiale ed approssimativo. L'appellante sarebbe stata obbligata a bloccare la 
produzione e non liberare i prodotti finiti e semilavorati che già aveva in stoccag-
gio. Le GMP impedirebbero la messa in circolazione di prodotti che non sarebbero 
sufficientemente identificati. Il perito giudiziario l'avrebbe ammesso mentre la pri-
ma istanza lo avrebbe ignorato, accertando erroneamente la fattispecie e appli-
cando erroneamente l'art. 197 cpv. 1 CO. L'appellante ritiene anche che la merce 
fornita sarebbe stata difettosa ai sensi della legge e sulle singole poste andrebbe 
detto che i prodotti semilavorati e lavorati con glicole esposti nell'ordine di EUR 
16'033.02 sarebbero stati riconosciuti in quanto tali. Pure lo smaltimento dei pro-
dotti inquinati per EUR 2'495.52 sarebbe stato ritenuto corretto poiché non vi era 
la certezza della bontà dei prodotti che sarebbero risultati inservibili. Oltre a ciò 
tutti gli impianti di produzione sarebbero stati contaminati e avrebbero dovuto es-
sere puliti e il costo relativo eseguito sarebbe stato ritenuto corretto. Secondo le 
affermazioni dell'appellante sarebbe inconcepibile non ammettere il fermo tecnico 
e addirittura usare la cisterna no. 2 dopo una semplice pulizia. Infine anche il 
mancato guadagno di EUR 72'000.00 andrebbe confermato poiché questa perdita 
sarebbe dovuta anche per il fatto che non si sarebbe prodotto, indipendentemente 
dai contratti in essere. Inoltre non spetterebbe al perito esprimersi sull'esistenza e 
sulla quantificazione del danno ed il perito avrebbe travalicato i suoi doveri.

6.1.2 L'appellata nelle sue osservazioni sostiene che la controparte avrebbe di-
menticato che la procedura non avrebbe riguardato l'incasso per i costi della forni-

pagina  26 — 33

tura del 25 febbraio 2011 che non sarebbe nemmeno stata fatturata. La questione 
avrebbe potuto essere conclusa già nel marzo del 2011, allorquando l'appellata 
avrebbe potuto procedere a sostituire il glicole. In ogni caso il danno patito do-
vrebbe essere messo in nesso causale adeguato con l'evento. Anche nell'ipotesi 
negata di una violazione da parte dell'appellata, la perizia avrebbe appurato che le 
poste di danno poste in compensazione dall'appellante non sarebbero state in 
nesso causale adeguato con la fornitura del 25 febbraio 2011. Infatti non sarebbe 
stato necessario pulire le tubature, né bloccare la produzione o smaltire i semila-
vorati e i prodotti finiti. Per quanto riguarda le specifiche del prodotto l'appellante 
avrebbe sostenuto che queste sarebbero state chiare. A torto. Infatti l'istruttoria 
avrebbe dimostrato che le parti non avrebbero concordato particolari specifiche 
che la sostanza avrebbe dovuto rispettare tranne quelle indicate sulle scheda tec-
nica fornita dall'appellata e che faceva riferimento alla farmacopea americana 
U.S.P. Secondo l'appellata, se l'appellante fosse stata tenuta a lavorare secondo 
le GMP, ciò non spiegherebbe come mai l'appellante non avesse analizzato il gli-
cole prima di mischiarlo con quello già presente nelle cisterne, evitando ogni ulte-
riore problema. Per quanto riguarda l'ammissione di colpa, l'appellata contesta ciò 
e sostiene che si tratterebbe solo di un gesto commerciale rivelatosi poi inutile. 
L'appellata contesta anche di aver ammesso la sua responsabilità ex art. 208 cpv. 
2 CO così come verrebbe contestata la responsabilità per i danni cagionati. L'-
istruttoria non avrebbe infatti permesso all'appellante di dimostrare che la fornitura 
sarebbe stata difettosa. L'appellata ribadisce anche che il perito non avrebbe iden-
tificato le sostanze poiché l'appellante non avrebbe versato l'anticipo peritale fissa-
to dal Giudice per procedere a queste analisi ed il perito non sarebbe stato tenuto 
a procedere ad analisi che avrebbero esulato da quanto richiesto. L'appellata con-
testa anche che l'appellante non sarebbe tenuta a procedere ad un controllo della 
sostanza in merito al rispetto delle specifiche U.S.P., controllo previsto anche dalle 
GMP. In ogni caso l'appellante non l'avrebbe dimostrato in causa. Si ribadirebbe 
anche che il controllo con infrarossi e gascromatografia consentirebbero di rintrac-
ciare eventuali impurezze. A mente dell'appellata, senza controllare i prodotti base 
prima dell'impiego sarebbe impossibile sapere quale dei componenti sarebbe re-
sponsabile di un eventuale inquinamento, dato che la crema dell'appellante con-
terrebbe anche altre sostanze che dovrebbero essere controllate. Non sarebbe 
vero che il perito avrebbe impiegato quattro anni per effettuare analisi, ma questa 
sarebbe la durata di tutta la procedura giudiziaria. Per quanto riguarda le poste del 
danno indicate nell'appello queste verrebbero contestate poiché l'istruttoria avreb-
be chiaramente dimostrato le stesse non giustificate, facendo difetto il nesso cau-
sale con la fornitura dell'appellata del 25 febbraio 2011. La decisione del Tribunale 

pagina  27 — 33

distrettuale Moesa in questo punto sarebbe chiara ed esaustiva e dunque da con-
fermare. Secondo l'appellata, anche se si avesse usato la cisterna no. 2 per la 
produzione, questa avrebbe avuto un valore dello 0.01% di dietilenglicole superio-
re alle norme U.S.P. che in ogni caso non avrebbe giustificato la pulizia totale indi-
cata dall'appellante, ma sarebbe bastato un semplice risciacquo del serbatoio. 
Non si contesterebbe nemmeno la decisione dell'appellante di interrompere la 
produzione, ma non sarebbe giustificato addossare la responsabilità al prodotto 
fornito dall'appellata. Per quanto riguarderebbe la quantificazione del danno la 
stessa avrebbe dovuto essere provata dall'appellante che avrebbe usato delle pe-
rizie e il Giudice si sarebbe servito di tali perizie per quantificare il danno per man-
cata produzione. La controparte ometterebbe infine di indicare le spese legali che 
nella risposta di causa sarebbero state indicate. La sua domanda di compensa-
zione dovrebbe essere quindi considerata senza tale posta di danno, dato che 
nelle conclusioni l'appellante avrebbe precisato di sostituire tale richiesta con quel-
la per le quali ripetibili. 

6.1.3. Il Tribunale distrettuale Moesa ha deciso nella considerazione 3 della deci-
sione impugnata che per l'art. 8 CC la prova del danno e della sua consistenza 
incomberebbero alla convenuta. Alla considerazione 5 della decisione impugnata, 
la giurisdizione inferiore ha stabilito una violazione contrattuale da parte dell'attri-
ce. Occorrerebbe però esaminare le singole poste dell'asserito danno fatto valere 
dalla convenuta e da lei poste in compensazione. Per quanto riguarderebbe la 
posta per prodotti semilavorati e lavorati per l'importo di EUR 16'033.02, il perito 
avrebbe accertato che il prodotto finito eseguito con il glicole monopropilenico for-
nito il 25 febbraio 2011 potrebbe essere utilizzato, poiché non sarebbe contamina-
to. A nulla varrebbero quindi le doglianze della convenuta, indipendentemente dal-
la congruità e dalla correttezza dei costi unitari fatti valere. Per lo smaltimento dei 
prodotti inquinati la convenuta postulerebbe a torto il riconoscimento dell'importo di 
EUR 2'495.52. Non essendoci prodotto finito o semilavorato inutilizzabile, non vi 
sarebbe stata la necessità di smaltire i prodotti, venendo così a mancare il nesso 
causale tra l'asserito danno e la violazione contrattuale da parte dell'attrice. Que-
sto indipendentemente se la A._____SA avrebbe stabilito i costi esposto congrui e 
corretti. La ditta interessata si riterrebbe pure creditrice di EUR 8'780.68 per la pu-
lizia dei tubi, degli emulsori, delle macchine e del layout. Il perito avrebbe accerta-
to che la pulizia non sarebbe stata necessaria, eccezion fatta per la cisterna no. 2 
che avrebbe dovuto semplicemente essere svuotata e riempita con prodotto con-
forme, senza pulizia alcuna. Anche qui non vi sarebbe nesso causale fra l'asserito 
danno e la fornitura difettosa. La convenuta aggiungerebbe EUR 13'100.00 quale 

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aumento del costo della fornitura del glicole in cisternette, essendo stata costretta 
dopo la fornitura del 25 febbraio 2011 a farsi fornire del glicole in cisternette. An-
che qui il perito avrebbe escluso la necessità di un fermo della produzione e di una 
pulizia dell'impianto. Anche in questo caso non vi sarebbe nesso causale fra il 
danno lamentato e la violazione contrattuale da parte dell'attrice. La convenuta 
vanterebbe altri EUR 72'000.00 per mancato guadagno derivante dal fermo pro-
duzione dal 1° al 7 marzo 2011. La perizia darebbe atto che per il fermo produzio-
ne non sarebbero emerse evidenze oggettive tali da poter quantificare un mancato 
utile, non avendo la convenuta perso incarichi, né contratti. Non vi sarebbe pertan-
to danno o meglio, non sarebbe stato dimostrato da parte della convenuta il danno 
da lei patito. Anche in questo punto, avendo potuto usare il glicole nelle cisterne 
no. 1 e 3 non vi sarebbe nemmeno un nesso causale con la violazione contrattua-
le. Avendo precisato di voler conteggiare quali ripetibili i costi per la partecipazione 
alle spese legali di EUR 7'590.00, la questione non avrebbe più toccato l'eventuale 
compensazione. In conclusione, o perché mancherebbe il fondamento di un danno 
o l'asserito danno non sarebbe comprovato o mancherebbe il nesso di causalità, 
secondo la giurisdizione inferiore la richiesta della X._____Ltd. non potrebbe esse-
re accolta. 

6.1.4  Innanzitutto bisogna esaminare le incombenze che aveva l'appellante qua-
le produttore di medicinali. Nel presente caso è indiscussa l'applicazione delle 
norme della Swissmedic concernente la produzione di medicinali, delle quali fa 
parte anche il codice delle Good Manufacturing Practices (GMP). Questo è stato 
confermato anche nella perizia del 15 maggio 2015 a pagina 7 (act. 5.12 TD) che 
fa riferimento al rispettivo Allegato N.06. Nel presente caso l'appellante sostiene di 
aver seguito queste direttive mentre l'appellata ritiene che un'analisi della materia 
prima eseguita prima di miscelarla con il prodotto contenuto nelle cisterne avrebbe 
evitato di far entrare il glicole contaminato nel ciclo di produzione, evitando ogni 
conseguenza. È comprovato che l'appellante abbia analizzato i prodotti finiti e se-
milavorati e abbia appurato i prodotti fabbricati con il glicole della fornitura del 25 
febbraio 2011 non avrebbero rispettato le specifiche e dunque non avrebbero po-
tuto essere immessi sul mercato o comunque non avrebbero potuto essere ulte-
riormente elaborati. Pertanto si pone la questione di appurare quali obblighi abbia 
l'appellante nei confronti delle materie prime fornite rispettivamente quali direttive 
siano applicabili per la sicurezza della qualità da parte del produttore. La direttiva 
91/356/CEE della Commissione del 13 giugno 1991, che stabilisce i principi e le 
direttrici sulle buone prassi di fabbricazioni dei medicinali per l'uso umano, che la 

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Swissmedic ha dichiarato esplicitamente applicabile quale codice di GMP, all'art. 
11 disciplina il controllo delle qualità: 

"1. Il fabbricante deve disporre di un servizio di controllo delle qualità, posto 
sotto la responsabilità di una persona in possesso delle qualifiche necessa-
rie e indipendente dagli altri servizi.

2. Il servizio di controllo delle qualità deve disporre di uno o più laboratori di 
controllo dotati del personale necessario ed attrezzati adeguatamente per 
eseguire gli esami e i controlli necessari per le materie prime, i materiali uti-
lizzati per il confezionamento e i prodotti intermedi e finiti. Tale compito può 
essere affidato a laboratori esterni (…).

3. Durante il controllo finale del prodotto finito prima che questo sia messo 
in vendita o distribuito, il servizio di controllo della qualità, oltre al risultato 
delle analisi, deve tenere conto di tutte le informazioni rilevanti come le 
condizioni di produzione, i risultati dei controlli in corso di fabbricazione, l'-
esame dei documenti di fabbricazione e la conformità del prodotto finito alle 
specifiche (compresa la confezione finale).

4. (…)."

In casu l'appellante continua a sostenere in quale ambito sensibile sia attiva e che 
sarebbe di assoluta importanza poter contare su prodotti base di assoluta e inec-
cepibile qualità. Inoltre lei sostiene che sarebbe tenuta a lavorare secondo la buo-
na prassi di produzione (GMP), ragion per cui i prodotti non sufficientemente iden-
tificati andrebbero bloccati. L'appellante sostiene anche che avrebbe unicamente 
dovuto identificare la sostanza e che non sarebbe stata tenuta ad effettuare ulte-
riori controlli ai sensi delle GMP. Tuttavia l'istruttoria ha permesso di appurare che 
l'appellante ha dichiarato di aver unicamente identificato la sostanza effettuando 
una semplice analisi sul campione fornito dall'autista, mentre l'appellata e pure il 
signor E._____, quale consulente dell'appellata (act. 8.32 TD) – avrebbero ritenuto 
necessario analizzare il campione proveniente direttamente dall'autobotte, poten-
do stabilire nell'analisi anche eventuali impurezze della materia prima. Anche il 
perito ing. C._____ ha stabilito a pagina 7 della sua perizia (act. 5.12 TD) che l'ap-
pellante non avrebbe rispettato queste regole, perché avrebbe miscelato il glicole 
di due lotti prima di avere la certezza che entrambi i lotti avessero rispettato le 
specifiche. A mente del perito l'appellante avrebbe anche utilizzato del glicole pro-
pilenico per la produzione, prima di accertare che quest'ultimo avesse rispettato le 
specifiche. Il modo di procedere dell'appellante non è dunque compatibile con le 
GMP e soprattutto con la direttiva 91/356/CEE della Commissione del 13 giugno 
1991. Questo invece è stato correttamente appurato anche da parte del Tribunale 
distrettuale Moesa, che ha stabilito che la convenuta non avrebbe rispettato le re-
gole della farmacopea americana da lei seguita poiché avrebbe mischiato anche 
del glicole propilenico di una fornitura precedente con del glicole propilenico della 

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fornitura litigiosa ancora prima di essere sicura che questi due lotti rispettassero le 
specifiche. Inoltre ha deciso che se la X._____Ltd. avesse rispettato le norme di 
buona fabbricazione (GMP) avrebbe potuto continuare la produzione con il glicole 
presente nelle cisterne no. 1 e 3 e pretendere nel frattempo dall'attrice la fornitura 
di glicole monopropilenico a norma U.S.P., evitando così ogni posta dell'asserito 
danno messa in compensazione. Anche da come emerge dall'estratto delle norme 
della Farmacopea americana inviate al Tribunale distrettuale Moesa il 12 novem-
bre 2012 da parte del legale dell'appellante (act. 8.29 TD) sembra plausibile che 
l'appellante avrebbe avuto l'obbligo di identificare il glicole propilenico tramite 
esame degli infrarossi ed accertando il limite di dietilenglicole e etilenglicole trami-
te cromatografia. Quindi è assodato che l'appellante non abbia rispettato le in-
combenze che aveva quale produttore di medicinali e soprattutto che abbia omes-
so di analizzare il glicole fornitogli dall'appellata nel rispetto delle specifiche 
U.S.P., prima di miscelarlo con un prodotto già presente nelle cisterne.

6.1.5. Secondo l'art. 197 CO il venditore risponde nei confronti del compratore 
tanto delle qualità promesse quanto dei difetti che, materialmente o giuridicamen-
te, tolgono o diminuiscono notevolmente il valore della cosa o l'attitudine all'uso 
cui essa è destinata, e questo indipendentemente dalla circostanza che tali man-
chevolezze gli siano o meno note. Se è dato uno di questi casi, il compratore, 
premessa la notifica tempestiva del difetto ai sensi dell'art. 201 CO, può chiedere 
la risoluzione della vendita o il risarcimento per il minor valore della cosa (art. 205 
CO), oppure la sostituzione dell'oggetto venduto (art. 206 CO) come pure il risar-
cimento del danno (art. 208 CO). Giusta l'art. 208 CO, quando la vendita sia risolu-
ta, il compratore deve restituire al venditore la cosa con gli utili ricavati nel frattem-
po. Il venditore deve restituire il prezzo pagato con gli interessi e risarcire inoltre, 
in conformità alle disposizioni sull'evizione totale, le spese di causa, i disborsi e i 
danni direttamente cagionati al compratore con la consegna della merce difettosa. 
Il venditore è obbligato a risarcire il maggior danno, in quanto non provi che non gli 
incombe alcuna colpa.

In casu l'appellante chiede il danno diretto ai sensi dell'art. 195 cpv. 1 cifra 4 CO e 
anche il danno consecutivo al difetto ai sensi dell'art. 208 cpv. 2 CO. L'appellata 
non ha fatturato all'appellante la fornitura del 25 febbraio 2011. Di conseguenza 
non vi sono ulteriori costi diretti sorti a seguito della fornitura del 25 febbraio 2011. 
Per quanto riguarda invece il danno consecutivo al difetto ai sensi dell'art. 208 cpv. 
2 CO e come si evince dalla precedente considerazione 6.1.4, l'appellante quale 
produttrice di medicinali ha violato le norme GMP, omettendo di analizzare la ma-
teria prima, e dunque la catena causale fra la fornitura di glicole contaminato e il 

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presunto danno patito dall'appellante è stato interrotto. Infatti l'art. 208 cpv. 2 CO 
comprenderebbe i danni direttamente cagionati al compratore dai difetti della mer-
ce consegnata. Tale sarebbe il caso quando, nella catena causale, il danno deri-
verebbe direttamente dal difetto, senza che sarebbero subentrati ulteriori fattori 
(DTF 133 III 257 consid. 2.5). Nella perizia dell'ing. C._____ del 25 aprile 2014 
(act. 5.9 TD) alla pagina 9 e seguente egli ha accertato che il prelievo dei campio-
ni sarebbe avvenuto diversi giorni dopo la fornitura e di conseguenza egli non 
avrebbe potuto provarne la causalità. A pagina 11 del medesimo referto peritale il 
perito ing. C._____ ha appurato che in base alle analisi il prodotto ancora contenu-
to nelle tubazioni sarebbe stato conforme alla U.S.P. Una pulizia degli impianti non 
sarebbe stata necessaria, eccezion fatta per la cisterna no. 2 che sarebbe bastato 
svuotarla e riempirla con del prodotto conforme senza effettuare una pulizia. A 
pagina 8 e seg. della perizia del 15 maggio 2015 (act. 5.12 TD) il perito ing. 
C._____ si è pure chiesto se l'appellante non avesse potuto limitare i danni, aspet-
tando con la produzione fino al risultato del controllo interno riguardante il glicole 
fornito e tutto si sarebbe risolto con l'eliminazione del glicole fornito, senza bisogno 
di pulire gli impianti di produzione e scartare i prodotti finiti e semilavorati. L'appel-
lante non si è quindi attenuta all'obbligo di ridurre il danno e pertanto tutti i danni 
presunti che fa valere l'appellante non devono e non possono essere risarciti da 
parte dell'appellata.

In questo contesto è anche superfluo esaminare se l'appellante si è resa colpevole 
della mancata verifica della cosa e del conseguente avviso al venditore ai sensi 
dell'art. 201 CO e dunque abbia accettato la cosa venduta.  

6.1.6. L'art. 8 CC dispone che dove la legge non disponga altrimenti, chi vuol de-
durre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la prova. 
Nella fattispecie è incontroverso che l'appellante aveva l'onere di dimostrare il di-
fetto del glicole fornito dall'appellata e la responsabilità da parte dell'appellata. An-
che nell'ordinanza sulle prove del 10 ottobre 2012 (act. 8.19 TD) il Tribunale di-
strettuale Moesa ha statuito che alla convenuta incomberebbe l'onere di provare la 
violazione contrattuale da parte dell'attrice, ovvero la difettosità della merce fornita 
il 25 febbraio 2011, il danno patito a seguito della presunta violazione contrattuale 
e la compensazione. Da come emerge dai documenti della voluminosa istruttoria,  
l'appellante non ha provato un nesso causale fra l'asserito danno e la fornitura 
difettosa di glicole da parte dell'appellata e non è riuscita a dimostrare il fonda-
mento di un danno. Così stando le cose, in assenza del requisito della catena 
causale fra fornitura difettosa ed il presunto danno subito, il Tribunale distrettuale 
Moesa non ha violato il diritto per aver accolto parzialmente la petizione dell'attrice 

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e per aver respinto la richiesta di compensazione della convenuta qui appellante. 
L'appello anche in questo punto si rileva infondato e va respinto.

7. Riassumendo, la giurisdizione inferiore, esaminando i presupposti dell'art. 
208 CO in unione all'art. 195 cpv. 1 cifra 4 CO, ha correttamente applicato il diritto, 
respingendo la richiesta di compensazione dell'appellante e accogliendo parzial-
mente la petizione dell'appellata. Come giustamente stabilito dal Tribunale distret-
tuale Moesa non sarebbe ravvisabile un nesso causale fra la fornitura difettosa di 
glicole e l'asserito danno. Addirittura a mente del perito e del Tribunale distrettuale 
Moesa l'appellante avrebbe violato i suoi obblighi di far analizzare le materie prime 
secondo il codice delle GMP. Al contrario di ciò che afferma l'appellante, anche le 
conclusioni del perito ing. C._____ si sono rivelate logiche e fondate. L'appello che 
non ha evidenziato nessun errore nell'accertamento dei fatti o nell'applicazione del 
diritto, va quindi interamente respinto. La decisione del Tribunale distrettuale Moe-
sa viene dunque confermata.

8.1. Le spese giudiziarie vanno fissate e liquidate d'ufficio (art. 105 cpv. 1 CPC). 
Nel caso specifico si giustifica prelevare un emolumento di CHF 8'000.00 e consi-
derato l'esito della procedura di appello, queste spese vanno a carico dell'appel-
lante, rimasta lei soccombente ai sensi dell'art. 106 cpv. 1 CPC. Queste spese 
vengono compensate con l'anticipo spese già versato dall'appellante di CHF 
8'000.00.

8.2. Ai sensi dell'art. 95 cpv. 1 CPC l'appellante, oltre a pagare le spese proces-
suali deve risarcire adeguatamente le spese ripetibili della parte vincente. Visto 
che l'appellata quale parte vincente non ha presentato una nota delle sue spese 
per la procedura di appello, le indennità a titolo di ripetibili (IVA inclusa) vengono 
stabilite d'ufficio a CHF 3'000.00. 

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III. La Seconda Camera civile decide:

1. L'appello è respinto.

2. Le spese giudiziarie di CHF 8'000.00 sono poste a carico della X._____Ltd. 
e vengono compensate con l'anticipo spese già versato.  

3. La X._____Ltd. risarcisce l'Y._____S.p.A. di CHF 3'000.00 a titolo di ripeti-
bili.

4. Contro questa decisione con un valore litigioso di almeno CHF 30'000.00 
può essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72 e 74 
cpv. 1 lett. b LTF. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 Losan-
na, per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione con il testo 
integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l'ammissibilità, il di-
ritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 
segg., 72 segg. e 90 segg. LTF. 

5. Comunicazione a: