# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55578fdb-7c4d-52ac-a403-277c0eff5e21
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-02-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 21.02.1997 11.1996.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-9_1997-02-21.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00009

  	
  Lugano.

  21 febbraio 1997/gb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gianinazzi,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. __________ spec. della Pretura della giurisdizione
di Mendrisio Nord (misure cautelari in pendenza di divorzio) promossa con istanza del 14 febbraio 1995 da

 

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________i, __________o);

   

  

 

 

esaminati gli atti

 

 

posti i seguenti 

 

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello del 15 gennaio 1996
presentato da __________ __________ contro i due decreti (cautelare e di
trattenuta salariale) emessi il 4 gennaio 1996 dal Pretore della giurisdizione
di Mendrisio Nord;

 

                                         2.   Se
dev’essere accolto l’appello adesivo del 12 febbraio 1996 presentato da
__________ __________ contro il decreto cautelare;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

 

 

Ritenuto 

 

in fatto:                    A.   __________ __________
(1944) e __________ __________ (1945) si sono sposati a __________ nel 1974.
Dal matrimonio sono nati __________ (____________________1975) e __________
(____________________1977). __________ __________ è mandatario nel settore
informatico della __________ ·__________ __________ (__________) a __________,
la moglie è impiegata a tempo parziale (70%) presso la ditta __________
__________ __________ di __________. Il 29 aprile 1994 __________ __________ ha
instato davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud per il tentativo
di conciliazione, fallito il 20 maggio seguente. I coniugi si sono separati nel
giugno 1994, quando la moglie si è trasferita con il figlio __________ in un
appartamento a __________, mentre il marito è rimasto nell’abitazione coniugale
di sua proprietà a __________.

 

                                  B.   Il 14 febbraio 1995
__________ __________ ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Mendrisio
Nord un nuovo tentativo di conciliazione, decaduto infruttoso l’8 marzo 1995.
Contestualmente essa ha postulato in via cautelare l’autorizzazione a vivere
separata, l’affidamento dei figli, l’annotazione di una restrizione della
facoltà di disporre sull’abitazione coniugale, un contributo alimentare di fr.
2000.– mensili per sé e di fr. 500.– (retroattivamente dal 1° settembre 1994)
per il figlio __________, fr. 10 000.– come partecipazione alle spese per
l’arredo del suo appartamento, 

                                         fr. 1148.70 come sussidio
per il premio della cassa malati e 

                                         fr. 3000.– come provvigione
ad litem. 

 

                                  C.   Statuendo il 15
febbraio 1995 inaudita parte, il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere
separati, ha affidato i figli alla madre, ha assegnato l’abitazione coniugale
al marito, ha ordinato che fosse iscritta una restrizione della facoltà di
disporre sul relativo fondo e ha condannato __________ __________ a versare fr.
2000.– mensili a titolo di contributo alimentare per la moglie e fr. 500.–
mensili per figlio, assegni familiari compresi.

 

                                  D.   All’udienza dell’8
marzo 1995, indetta per la discussione sull’as-setto cautelare, la moglie ha
confermato le proprie domande. Il convenuto vi si è opposto, chiedendo la
revoca immediata della restrizione della facoltà di disporre, la riduzione dei
contributi alimentari a fr. 500.– mensili per la moglie e a fr. 400.– mensili
per il figlio (assegni familiari compresi), rigettata l’istanza per il resto.
Il 13 marzo 1995 __________ __________ ha postulato un aumento del contributo
alimentare per sé a fr. 3750.– mensili, pretesa che il marito ha contestato. La
discussione sull’assetto cautelare è ripresa il 4 maggio 1995 e il giorno dopo
__________ __________ ha chiesto che fosse ordinato alla __________
(__________) di trattenere dallo stipendio del marito fr. 2500.– mensili,
riversandoli a lei medesima in pagamento dei contributi alimentari. La
discussione di quest’ultima richiesta ha avuto luogo il 24 maggio 1995 e con
decreto del 26 maggio successivo il Segretario assessore ha accolto la domanda
in luogo e vece del Pretore, ordinando la trattenuta di stipendio; le spese
processuali, con una tassa di giustizia di fr. 100.–, sono state poste a carico
di __________ __________, tenuto a rifondere all’istante fr. 150.– per ripetibili.

 

                                  E.   Con istanza del 24
maggio 1995 __________ __________ ha sollecitato intanto la modifica del
decreto emanato senza contraddittorio il 15 febbraio 1995, nel senso di ridurre
il contributo alimentare per la moglie a fr. 1300.– mensili e quello per il
figlio a fr. 300.– (assegni familiari compresi). Il 26 settembre successivo, in
occasione del dibattimento finale sull’assetto cautelare, il marito ha
formulato un’ulteriore istanza di modifica tendente alla riduzione del
contributo per la moglie a fr. 500.– mensili e di quello per il figlio a fr.
400.– fino al 15 settembre 1995, quando il ragazzo si è trasferito da lui. La
nuova domanda ha comportato l’assunzio-ne di altre prove. Con decreto del 16
novembre 1995 il Pretore ha poi ridotto a fr. 2000.– mensili la trattenuta di
stipendio a carico di __________ __________ 

 

                                  F.   Nel frattempo, il 6
novembre 1995, __________ __________ ha inoltrato la petizione di divorzio. La
risposta deve ancora essere introdotta.

 

                                  G.   Esperita
l’istruttoria (cautelare), alla discussione finale del 5 dicembre 1995
__________ __________ ha modificato le proprie domande di contributo alimentare,
chiedendo fr. 4100.– mensili per sé e altri fr. 2500.– con interessi per il
mantenimento del figlio dal settembre 1994 al gennaio 1995. Il marito si è
dichiarato disponibile a versarle unicamente fr. 500.– a titolo di contributo
alimentare per il periodo compreso tra febbraio e maggio 1995. 

 

                                  H.   Statuendo il 4
gennaio 1996 sull’assetto cautelare, il Pretore ha affidato il figlio
__________ al padre, ha fissato il contributo per il figlio (retroattivamente
dal 1° settembre 1994 fino al 15 settembre 1995) in fr. 990.– mensili, assegni
familiari compresi, ha stabilito il contributo per la moglie in fr. 1749.–
mensili dal 14 febbraio al 15 settembre 1995 e in fr. 2070.– mensili dal 15 settembre
1995 in poi, ha condannato __________ __________ a versare alla moglie stessa
fr. 6000.– per l’arredo del nuovo appartamento e ha posto le spese processuali,
con una tassa di giustizia di fr. 500.–, a carico delle parti in ragione di
metà ciascuno, compensate le ripetibili. Con decreto del giorno medesimo il
Pretore ha poi aumentato a fr. 2070.– mensili la trattenuta di stipendio a
carico di __________ __________, senza prelevare tasse né spese.

 

                                    I.   Contro i due
decreti predetti (cautelare e di trattenuta salariale) __________ __________ è
insorto con un appello del 15 gennaio 1996 inteso a ottenere la riduzione del
contributo per il figlio a fr. 604.– mensili dal 14 febbraio al 15 settembre
1995, la riduzione di quello per la moglie a fr. 1400.– mensili dal 14 febbraio
al 31 maggio 1995, a fr. 1160.– dal 31 maggio al 15 settembre 1995, a fr. 700.–
dal 15 settembre al 30 novembre 1995 e a fr. 950.– dal 1° dicembre 1995 al 30
giugno 1996, la revoca della trattenuta di stipendio, l’annullamento
dell’obbligo di versare alla moglie fr. 6000.– per le note spese di arredamento
e la riforma del dispositivo sugli oneri processuali di prima sede, da porre
nella misura di quattro quinti a suo carico e per il resto a carico della
moglie, tenuta a rifondergli fr. 2000.– per ripetibili. __________ __________
ha chiesto inoltre la concessione dell’effetto sospensivo all’appello per
quanto riguarda l’obbligo di versare la nota somma di fr. 6000.– alla moglie.

 

                                  L.   La richiesta di
effetto sospensivo è stata dichiarata irricevibile dalla presidente di questa
Camera il 19 gennaio 1996.

 

                                  M.   Nelle sue
osservazioni del 12 febbraio 1996 __________ __________ conclude per il rigetto
dell’appello e con appello adesivo insta per la riforma del decreto cautelare
nel senso di aumentare il contributo per sé a fr. 2852.– mensili dal 14 febbraio
al 15 settembre 1995, a fr. 3123.– mensili dal 15 settembre al 30 novembre 1995
e a fr. 3693.– mensili dal 1° dicembre 1995, obbligando il marito a stanziarle
anche la citata provvigione ad litem di fr. 3000.–. __________
__________ ha proposto l’11 marzo 1996 di respingere l’ap-pello adesivo.

 

 

 

Considerando 

 

in diritto:                   I.   Sull’appello principale

 

                                   1.   Il Pretore ha
determinato il reddito netto del marito in fr. 8274.– mensili e quello della
moglie in fr. 2679.–. Per quanto riguarda i fabbisogni, egli ha distinto due
periodi: dal 14 febbraio al 15 settembre 1995 (quando il figlio si è trasferito
dal padre) e dal 15 settembre 1995 in poi. Il fabbisogno della famiglia è stato
definito così in fr. 8008.50 nel primo periodo (fabbisogno minimo del marito
fr. 4062.50 mensili, fabbisogno minimo della moglie fr. 2956.–, fabbisogno del
figlio fr. 990.–) e in fr 8348.50 nel secondo (fabbisogno minimo del marito fr.
4901.50, fabbisogno minimo della moglie fr. 3447.–, fabbisogno del figlio
compreso in quello del padre). Divisa a metà fra i coniugi l’eccedenza mensile
(fr. 2944.50 nel primo periodo, fr. 2604.50 nel secondo), il Pretore ha
calcolato il contributo alimentare per la moglie in fr. 1749.– mensili (primo
periodo), rispettivamente in fr. 2070.– mensili (secondo periodo). Il
contributo per il figlio è stato mantenuto invece a fr. 990.– mensili
retroattivamente dal 1° settembre 1994 fino al 15 settembre 1995.

 

                                   2.   L’appellante
sostiene anzitutto che a decorrere dal maggio 1995 il suo reddito netto è
diminuito da fr. 8274.– a fr. 8094.50 mensili, non essendogli più corrisposto
l’assegno familiare per la figlia __________, divenuta maggiorenne il 25 aprile
1995. Benché non sia stato fatto valere in prima sede, l’argomento è ricevibile,
dato che l’appello verte anche sul contributo per il figlio __________, al cui
riguardo si applica – come all’intero diritto di filiazione – il principio
inquisitorio illimitato (DTF 119 II 203 consid. 1). Ora, è indubbio che
l’erogazione di assegni familiari cessa, al più tardi, con il compimento del
20° anno di età da parte del figlio (art. 14 cpv. 3 della legge sugli assegni
familiari ai salariati, RL 6.4.1.1). Su questo punto l’appello deve quindi
essere accolto. Tutt’al più ci si potrebbe domandare se nel 1995 l’appellante
non abbia beneficiato di aumenti di stipendio che compensassero la perdita
dell’assegno familiare (agli atti figurano solo i dati del 1994: doc.
richiamati II). La circostanza – nemmeno pretesa dall’appel-lata – non può
tuttavia essere presunta, tanto meno nell’attuale momento di congiuntura economica.
Il reddito mensile del marito deve quindi essere rettificato, a decorrere dal
1° maggio 1995, in fr. 8094.50 netti.

 

                                   3.   L’appellante
contesta il suo fabbisogno minimo per il primo periodo (dal 14 febbraio 1995,
rispettivamente dal 1° settembre 1994 ai fini del contributo per il figlio,
sino al 15 settembre 1995), calcolato dal  Pretore in fr. 4062.50 mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–, interessi ipotecari fr.
1470.–, premio della cassa malati fr. 263.–, assicurazione della casa fr.
113.–, assicurazione del mobilio fr. 36.–, tassa spazzatura fr. 8.35,
contributi di canalizzazione fr. 35.50, tassa d’uso fognatura fr. 23.65, olio
combustibile fr. 56.–, imposta di circolazione veicoli fr. 53.–, assicurazione
RC veicoli fr. 115.–, assicurazione privata fr. 14.–, onere fiscale fr. 850.–).
Egli si duole del fatto che il Pretore non ha tenuto conto dell’ammortamento
ipotecario (fr. 500.– mensili), delle spese per le mansioni domestiche che durante
la vita in comune svolgeva la moglie (fr. 300.– mensili) e di avere
sottovalutato anche il suo onere fiscale (fr. 946.– mensili).

 

a)   Ci si
può domandare se l’ammortamento ipotecario non vada inserito nel fabbisogno.
Alcuni autori paiono negarlo (Spycher,
Unterhaltsleistungen bei Scheidung: Grundlagen und Bemessungsmethoden, Berna
1996, pag. 163, nota 903; Gugliemoni/Trezzini
in: Rep. 1990 pag. 123, nota 28), il Tribunale federale sembra ammetterlo (DTF
del 21 aprile 1988 in re R., consid. 3a, ove si rimprovera a questa Camera –
appunto – di avere trascurato l’ammortamento). In effetti non è dato a divedere
perché l’unione coniugale non dovrebbe continuare a onorare i suoi debiti
durante la causa di divorzio, tanto più che il creditore ipotecario potrebbe
disdire il mutuo. Sia come sia, la questione può rimanere irrisolta nel caso in
esame, giacché l’appellante non ha reso verosimile di aver dovuto pagare
ammortamenti prima del 31 dicembre 1995 (il doc. 3, pag. 2, attesta anzi il
contrario). Al proposito l’appello si rivela pertanto infondato.

 

b)   Il
costo per i lavori di pulizia e le mansioni domestiche non più prestate in
natura dalla moglie potrebbe fors’anche essere riconosciuto in ossequio al
principio per cui, dopo la cessazione della vita in comune, ogni coniuge ha
diritto di mantenere – per principio e nella misura del possibile – il tenore
di vita precedente (DTF 114 II 26). Il fatto è che in concreto l’appellante non
ha reso per nulla verosimile tale dispendio in denaro né, tanto meno, ha
documentato di aver dovuto far capo a una persona di servizio. La pretesa di
fr. 300.– mensili non può pertanto essere inclusa nel suo fabbisogno.

 

c)   Per
quel che è dell’onere fiscale (stimato dal Pretore in fr. 850.– mensili),
risulta dagli atti che le partite fiscali dei coniugi sono state scisse – con
tassazione intermedia – a valere dal 1° giugno 1994 e che l’onere tributario a
carico del marito è ammontato, dopo la separazione, a fr. 2182.05 annui per
l’imposta cantonale e a fr. 1013.– per l’imposta federale diretta (doc.
richiamati I, ultimi fogli). Le argomentazioni esposte nell’appello sulla base
di tassazioni anteriori (cioè con il cumulo dei redditi: doc. 19) sono perciò
superate e di nessun pregio. Quanto alla tassazione 1995/96, nulla figura agli
atti e nulla si è peritato di documentare l’appellante (non è stata esibita
nemmeno la dichiarazione d’imposta, che sarebbe stato lecito produrre quanto
meno al dibattimento finale). Non vi è motivo quindi per scostarsi dai dati
della tassazione intermedia, che fanno apparire la valutazione del Pre-tore
verosimile, se non addirittura generosa per l’appellante. Ne deriva
l’infondatezza dell’appello.

 

                                   4.   Il Pretore ha
fissato in fr. 990.– mensili il fabbisogno del figlio retroattivamente dal 1°
settembre 1994 fino al 15 settembre 1995 e in fr. 1140.– dopo di allora.
L’appellante chiede che il contributo a suo carico sia ridotto a fr. 604.–
mensili dal 14 febbraio al 15 settembre 1995, il figlio essendo tenuto a
partecipare al proprio mantenimento con un terzo del suo stipendio di
apprendista. Se non che, per quanto riguarda il periodo (retroattivo rispetto
alla litispendenza) dal 1° settembre 1994 al 13 febbraio 1995, egli non spende
una parola per essere liberato dall’obbligo di mantenimento. Al proposito
l’appello è quindi irricevibile (art. 309 cpv. 5 in relazione con il cpv. 2
lett. f CPC). L’unico periodo da esaminare è pertanto quello dal 14 febbraio al
15 settembre 1995.

 

a)   Per
prassi costante della Camera civile di appello, il fabbisogno dei figli si determina
secondo le raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù del Canton
Zurigo (ultimo aggiornamento in: RDT 51/1996 pag. 33), considerate un buon
punto di riferimento. L’edizione 1993 di tali raccomandazioni (RDT 48/1993 pag.
78) prevedeva, nel caso di un figlio unico di 17 anni compiuti (quando i
coniugi si sono separati, nel giugno del 1994, la figlia __________ era già maggiorenne:
istanza del 14 febbraio 1995, pag. 2 in fondo), un fabbisogno complessivo di
fr. 1390.– mensili. Non v’è motivo di decurtare tale fabbisogno – come ha fatto
il Pretore – della quota per l’alloggio (che è e rimane una necessità del
figlio) e della quota in denaro per la cura e l’educazione, che la madre non
poteva fornire “in natura” poiché già attiva professionalmente al 70%. Tutt’al
più si sarebbe potuto togliere il 30% della posta in denaro relativa alla cura
e all’ educazione (fr. 150.–), ma ciò sarebbe stato iniquo, il reddito
coniugale superando già ampiamente quello cui si riferiscono le note
raccomandazioni (attorno ai fr. 6600.–/6700.– mensili). Resta da definire in
che misura il figlio debba essere chiamato a coprire il proprio fabbisogno.

 

b)   Giusta
l’art. 323 cpv. 2 CC i genitori possono esigere dal figlio minorenne che ritrae
un provento dal proprio lavoro e che vive con essi in economia domestica un
adeguato contributo per il suo mantenimento. L’entità del contributo esigibile
dipende dalle circostanze concrete (Hinderling/
Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 480 nota
16 con richiami), che il giudice valuta caso per caso facendo capo alla sua
latitudine di apprezzamento. Nella fattispecie il figlio ha percepito sino alla
fine di agosto 1995 (terzo anno di apprendistato) uno stipendio netto di fr.
723.70 mensili (doc. FF), aumentato nel settembre 1995 a fr. 1000.– circa (doc.
20). Anche ammettendo quindi – con l’appellante – che il figlio dovesse
contribuire al proprio mantenimento con un terzo del proprio guadagno, il
fabbisogno mensile del ragazzo fino al settembre 1995 ascenderebbe pur sempre a
fr. 1150.– mensili (arrotondati). La somma di fr. 990.– mensili fissata dal
Pretore appare quindi legittima, se non – una volta ancora – favorevole all’
appellante, pur tenendo calcolo del reddito del figlio. Tutt’al più ci si
potrebbe interrogare sull’opportunità di aumentare il fabbisogno del figlio
stabilito dal Pretore. Dato che l’appel-lante provvede egli medesimo al
mantenimento del figlio dal 15 settembre 1995, è superfluo approfondire la questione.

 

c)   L’appellante
si diffonde in percentuali sul riparto del contributo tra lui stesso e la
moglie (memoriale, pag. 5). Si tratta di calcoli inutili e non pertinenti. Il
criterio per la definizione dei contributi a norma dell’art. 145 cpv. 2 CC è
disciplinato dal diritto federale e si fonda sul riparto dell’eccedenza – di
regola a metà – una volta dedotto dall’intero reddito familiare l’intero
fabbisogno dei coniugi e dei figli (DTF 114 II 31 consid. 7 e 8). Tale calcolo
sarà ripreso in appresso. Giovi rilevare sin d’ora, comunque sia, che con il
proprio guadagno la moglie non è in grado di coprire nemmeno il proprio fabbisogno.
Non si vede di conseguenza come potrebbe esserle posta a carico una quota di
contributo per il mantenimento del figlio. Al riguardo l’appello si dimostra,
già di primo acchito, manifestamente destituito di consistenza.

 

                                   5.   Il
fabbisogno della moglie è contestato dall’appellante non solo per quanto
attiene all’onere fiscale (stimato dal Pretore in fr. 500.– mensili fino al 15
settembre 1995 e in fr. 750.– dopo di allora), ma anche per il fatto che la
moglie ha omesso di riscuotere dalla figlia __________, maggiorenne, una
partecipazione di fr. 500.– mensili per il lasso di tempo in cui questa ha
vissuto presso di lei (dal 1° giugno al 30 novembre 1995).

 

a)   Sulla
questione dell’aggravio fiscale, la critica dell’appellan-te è finanche irricevibile.
L’unica motivazione a sostegno è infatti quella per cui “si può tranquillamente
considerare” un carico d’imposta di non oltre fr. 430.– mensili (memoriale,
pag. 4 verso il basso). Con ciò tuttavia l’appellante non adempie il proprio
obbligo di allegazione. Egli avrebbe dovuto illustrare, con calcoli puntuali e
fondandosi sui dati della sua tassazione intermedia, perché l’onere
tributario della moglie non supererebbe la cifra prospettata. L’appellante si
limita una volta ancora a evocare tassazioni che precedono l’intermedia (di
nessuna pertinenza) e a pretendere – genericamente – che l’imposta federale
diretta rimarrebbe interamente a suo carico fino al divorzio (memoriale, pag. 4
a metà), dimostrando di non sapere che l’art. 45 lett. a LIFD entrato in vigore
il 1° gennaio 1995 consente la tassazione separata dei coniugi dal momento
della separazione effettiva (art. 9 cpv. 1 LIFD a contrario). Su questo punto
l’appello non merita perciò altra disamina.

 

b)   Quanto
alla somma di fr. 500.– mensili che la moglie avrebbe tralasciato di esigere
dalla figlia come contributo alle spese dell’economia domestica, il problema è
più delicato. Da figli maggiorenni che esercitano un’attività lucrativa e che vivono
insieme con loro, i genitori possono pretendere– come dal figlio minorenne –
un’equa partecipazione (Rep. 1991 pag. 362 nota 74; I CCA, sentenza del 17
agosto 1995 in re B. contro B., consid. 4). L’entità del contributo dipende
però – una volta ancora – dal caso concreto, e in specie dal fabbisogno del figlio.
Diversamente dal minorenne, che ha diritto per principio al mantenimento da
parte dei genitori, il figlio maggiorenne deve per principio provvedere a sé
stesso. La fissazione di un contributo a suo carico premette quindi l’accertamento
del suo effettivo guadagno e del suo effettivo fabbisogno.

 

       Dagli
atti risulta che la figlia __________, trasferitasi dalla madre nel giugno del
1995, ha percepito un’indennità di disoccupazione di circa fr. 500.– mensili in
giugno e luglio 1995, oltre a fr. 2200.– in agosto, e ha poi guadagnato fr.
1000.– mensili tra settembre e novembre 1995 (verbale del 15 novembre 1995,
primo e secondo foglio). Essa non ha versato alla madre alcun contributo di
economia domestica; è stata anzi la madre ad aiutarla finanziariamente (loc.
cit.). Ora, se da un lato è vero che nei mesi di giugno e luglio 1995 – ma
anche in seguito – la figlia non ha riscosso tutto quanto avrebbe potuto
dall’Assicurazione contro la disoccupazione (“perché non ho timbrato”: loc. cit.),
è anche vero dall’altro che manca qualsiasi dato non solo sul suo fabbisogno,
ma anche su quanto essa avrebbe potuto incassare a titolo di disoccupazione
fino al 30 novembre 1995. Le questioni relative al contributo alimentare che un
coniuge deve all’altro non sono disciplinate dal principio inquisitorio. Nella
misura in cui imputa alla moglie un mancato reddito di fr. 500.– mensili,
l’appellante avrebbe dovuto rendere verosimile – appunto – che la figlia era in
grado di erogare la relativa somma. Invano si cercherebbero nel fascicolo processuale
elementi di qualche affidabilità per un calcolo sia pure sommario sulla
disponibilità finanziaria della giovane. L’appello è quindi, una volta di più,
destinato all’insuccesso.

 

                                   6.   L’appellante insorge
contro la trattenuta di stipendio disposta dal Pretore nel decreto del 4
gennaio 1996, facendo valere che un semplice ritardo nel pagamento di
contributi ancora non giustifica un provvedimento così incisivo. Ora, l’art.
177 CC prevede che se un coniuge non adempie il proprio obbligo di mantenimento,
il giudice può ordinare ai suoi debitori che facciano i loro pagamenti, in
tutto o in parte, all’altro. L’art. 177 CC è applicabile per analogia anche nel
quadro dell’art. 145 cpv. 2 CC, come misura provvisionale in pendenza di
separazione o di divorzio (Hausheer/Reusser/Geiser,
Kommentar zum Eherecht, Berna 1988, pag. 390 n. 19 e 20; Bühler/Spühler in: Berner Kommentar,
3ª edizione, nota 380 ad art. 145 CC). Va applicato però con prudenza, nei casi
in cui – per esempio – il coniuge debitore reiteri nel disattendere i propri
obblighi oppure dia la seria impressione di volersi trasferire all’estero senza
prestare sufficienti garanzie (Hausheer/
Reusser/Geiser, op. cit., pag. 479 nota 7; Hinderling/Steck, op. cit., pag. 399).

 

                                         In concreto il Pretore ha
ordinato la trattenuta di stipendio senza particolare motivazione,
richiamandosi implicitamente alla primitiva decisione del 26 maggio 1995. In
quella circostanza la misura era stata disposta dal Segretario assessore perché
l’appel-lante, invocando difficoltà finanziarie, aveva versato solo una parte
dei contributi alimentari da lui dovuti tra il febbraio e l’apri-le del 1995.
La decisione però, contrariamente a quanto è asserito nell’appello (pag. 8),
era stata emanata previo contraddittorio (la discussione finale sulla
trattenuta di stipendio ha avuto luogo il 24 maggio 1995). Il decreto
impugnato, del 4 gennaio 1996, costituisce quindi un mero adeguamento alla
disciplina dell’assetto cautelare regolata con decreto del giorno medesimo.
Nell’appello il convenuto non contesta l’adeguamento della somma; rimette in
discussione la trattenuta di stipendio in sé, come se la relativa decisione
fosse intervenuta solo il 4 gennaio 1996. Ciò non è ammissibile. La decisione
del 26 maggio 1995 non è stata impugnata e, nei suoi limiti, è passata in
giudicato. Il convenuto può sempre chiederne la modifica, a condizione però di
rendere verosimile un cambiamento di circostanze (al proposito si veda anche Hegnauer in: Berner Kommentar, Berna 1997,
nota 14 ad art. 291 CC). Nell’appello il convenuto si limita a contestare la
decisione del 26 maggio 1995 e ribadisce che il Pretore non avrebbe dovuto
ordinare la trattenuta di stipendio, ma non tenta nemmeno di spiegare perché
oggi le circostanze sarebbero mutate e perché il provvedimento apparirebbe
ormai una misura inutilmente incisiva. Fuori tema, il ricorso cade dunque nel
vuoto.

 

                                   7.   Da ultimo
l’appellante censura l’obbligo di stanziare alla moglie fr. 6000.– come indennità
per l’arredo del nuovo appartamento. Egli argomenta che la moglie avrebbe
potuto prelevare mobili a sufficienza dall’abitazione coniugale, se appena
avesse voluto, che essa non ha reso verosimile uno stato di bisogno né ha documentato
le spese affrontate e che, anzi, essa ha comperato i mobili già un anno prima
di chiedere l’indennità, sicché la domanda precorre la liquidazione del regime
matrimoniale, in spegio dell’art. 145 cpv. 2 CC.

 

a)   Il
giudice, disciplinando l’assetto provvisionale dei coniugi a norma dell’art.
145 cpv. 2 CC, può regolamentare su istanza di parte anche l’attribuzione del
mobilio e delle suppellettili (art. 176 cpv. 1 n. 2 CC per analogia). Di regola
l’arredo è dato in uso alla parte che rimane nell’abitazione coniugale, ma
nulla impedisce di attribuire all’altro coniuge mobilio e suppellettili non
indispensabili all’assegnatario (Bachmann,
Die Regelung des Getrenntlebens nach art. 176 und 179 ZGB sowie nach zürcherischem
Verfahrensrecht, San Gallo 1995, pag. 88). Ove sembri indicato dividere il
contenuto dell’abitazione coniugale, è opportuno che ciò avvenga già nelle vie
cautelari; se il coniuge che rimane nell’abitazione coniugale rifiuta di
consegnare all’altro gli oggetti indicati dal giudice, questi può obbligarlo a
corrisponderne il valore in denaro (Bühler/Spühler,
op. cit., Ergänzungsband 1991, note 102–109 ad art. 145 CC; Czitron, Die vorsorglichen Massnahmen während
des Scheidungsprozesses unter Berücksichtigung des am 1. Januar 1988 in Kraft getretenen
neuen Eherechts, des in Revision begriffenen Scheidungs-rechts sowie des Prozessrechts
und der Praxis im Kanton Zürich, San Gallo 1995, pag. 64; SJZ 90/1994 pag.
217). Per quanto possibile, in caso di sospensione della comunione domestica
occorre evitare infatti l’acquisto di nuovi beni (Bachmann, op. cit., pag. 88; Czitron, op. cit., pag. 63). Qualora un coniuge esiga un
contributo dall’altro coniuge per l’acquisto di nuovi mobili, tale richiesta va
accolta solo nella misura in cui l’acquisto appaia indispensabile, poiché
l’adozione di provvedimenti cautelari non deve pregiudicare o rendere più
difficile lo scioglimento del regime matrimoniale (Czitron, op. cit., pag. 64; Hausheer/Reusser/Geiser,
op. cit., pag. 475 n. 29; DTF 119 II 195; SJZ 90/1994 pag. 217). 

 

b)   Nella
fattispecie non consta che l’attrice abbia mai chiesto al Pretore di assegnarle
mobilio coniugale o suppellettili, né risulta che il marito si sia mai
rifiutato di consegnare alla moglie parte dell’arredamento. Il Pretore
rimprovera all’ap-pellante di non avere offerto alcunché alla moglie, ma così
facendo egli sovverte l’onere probatorio. Spettava alla moglie, infatti,
rendere verosimile l’indebita resistenza del marito, non al marito rendere
verosimile una formale offerta alla moglie. Si aggiunga – come giustamente
rilevato nell’appel-lo – che la moglie non ha per nulla documentato l’esborso,
limitandosi a rivendicare una cifra tonda, e che per di più essa ha avanzato la
richiesta solo il 14 febbraio 1995, oltre sei mesi dopo avere lasciato
l’abitazione coniugale. Ciò non rende sicuramente verosimile né la mancanza di
mezzi finanziari né l’urgenza di ottenere un contributo dal marito prima che
sia sciolto il regime dei beni matrimoniali. Le osservazioni all’appello,
inutilmente polemiche, non sono di alcun ausilio all’attrice. Provvisto di buon
diritto, il ricorso merita su questo punto di essere accolto.

 

                                   8.   Il quadro
patrimoniale della famiglia si presenta, per concludere, come segue:

 

                                         Periodo
dal 14 febbraio 1995 (rispettivamente dal 1° settembre 1994) fino al 30 aprile
1995 (maggiore età della figlia
__________):

                                         Reddito mensile del marito                                                fr.  
8 274.—

                                         Reddito
mensile della moglie                                             fr.   2
679.—

                                                                                                                               fr.
10 953.—

                                         Fabbisogno mensile del marito                                          fr.  
4 062.50

                                         Fabbisogno
mensile della moglie                                       fr.   2 956.—

                                         Fabbisogno
del figlio                                                         fr.     
990.—

                                                                                                                               fr.  
8 008.50

                                         Eccedenza mensile                                                          fr.  
2 944.50

                                         Contributo per la moglie:

                                         –
fabbisogno                                                                    fr.  
2 956.—

                                         –
metà eccedenza                                                           fr.  
1 472.25

                                         –
./. reddito proprio                                                           fr.  
2 679.—

                                                                                                                               fr.  
1 749.25

                                         arrotondati
a fr. 1749.– come nel decreto impugnato.

 

 

                                         Periodo
dal 1° maggio al 15 settembre 1995
(trasferimento del figlio Jarmo dal padre):

                                         Reddito mensile del marito                                                fr.  
8 094.50

                                         Reddito
mensile della moglie                                             fr.   2
679.—                   fr. 10 773.50

                                         Fabbisogno mensile del marito                                          fr.  
4 062.50

                                         Fabbisogno
mensile della moglie                                       fr.   2 956.—

                                         Fabbisogno
del figlio                                                         fr.     
990.—

                                                                                                                               fr.  
8 008.50

                                         Eccedenza mensile                                                          fr.  
2 765.—

                                         Contributo per la moglie:

                                         –
fabbisogno                                                                    fr.  
2 956.—

                                         –
metà eccedenza                                                           fr.  
1 382.50

                                         –
./. reddito proprio                                                           fr.  
2 679.—

                                                                                                                               fr.  
1 659.50

                                         arrotondati
a fr. 1660.–.

 

                                         Periodo
dal 15 settembre 1995 in poi: 

                                         Reddito mensile del marito                                                fr.  
8 094.50

                                         Reddito
mensile della moglie                                             fr.   2
679.—

                                                                                                                               fr.
10 773.50

                                         Fabbisogno mensile del marito                                          fr.  
3 761.15

                                         Fabbisogno
mensile della moglie                                       fr.   3 447.—

                                         Fabbisogno
del figlio                                                         fr.   1
140.—

                                                                                                                               fr.  
8 348.15

                                         Eccedenza mensile                                                          fr.  
2 425.35

                                         Contributo per la moglie:

                                         –
fabbisogno                                                                    fr.  
3 447.—

                                         –
metà eccedenza                                                           fr.  
1 212.65

                                         –
./. reddito proprio                                                           fr.  
2 679.—

                                                                                                                               fr.  
1 980.65

                                         arrotondati
a fr. 1980.–.

 

 

                                   II.   Sull’appello adesivo

 

                                   9.   L’appellante adesiva
si duole del fatto che il Pretore non abbia inserito nel reddito del marito il
presunto valore locativo dell’abi-tazione coniugale, stimato in fr. 23 000.–
annui (doc. D). Essa sostiene, in sintesi, che il marito avrebbe dovuto appigionare
l’abitazione coniugale già da tempo e trovare per sé una sistemazione più
modesta, consona alle proprie esigenze.

 

                                         Il canone di
locazione computabile nel fabbisogno minimo di un coniuge dipende dalle
circostanze concrete. Se il coniuge occupa per sua comodità un alloggio eccessivamente
costoso, il canone va ricondotto nella norma (DTF 114 III 12). Analogo principio
vale qualora il coniuge viva in casa propria: se egli occupa per sua comodità
un alloggio il cui valore locativo supera di gran lunga gli oneri ipotecari, il
suo reddito dev’essere aumentato di conseguenza (Spycher, op. cit., pag. 86 con rinvii). La valutazione di
tale reddito ipotetico può dare adito a controversie. Sia come sia, nella
fattispecie non vi è alcun elemento oggettivo che permetta di fissare, già a un
esame meramente sommario, il valore locativo dell’abitazione coniugale.
L’appellante adesiva evoca la cifra esposta dal marito nella dichiarazione
fiscale 1993/94 (fr. 23 000.– annui: doc. D), ma tale indicazione risale
all’aprile del 1993. Da allora i tassi ipotecari sono notoriamente diminuiti, e
con essi la pigione esigibile nell’ipotesi in cui la casa dovesse essere
locata. Non soccorrono dunque gli estremi per ritenere verosimile, già a prima
vista, un notevole divario tra il valore locativo dello stabile e l’onere
ipotecario corrisposto dal marito. Né tali oneri appaiono eccessivi per
rapporto alla locazione riconosciuta nel fabbisogno minimo della moglie o al reddito
del marito, tanto meno se si considera che dal settembre 1995 la casa serve da
alloggio anche al figlio. L’appellante adesiva pretende, certo, che il figlio
si sarebbe trasferito il 1° dicembre 1995 presso la sorella, ma tale
affermazione, oltre a non essere suffragata da alcun elemento agli atti, è
addotta per la prima volta in appello ed è pertanto irricevibile (art. 321 cpv.
1 lett. b CPC).

 

                                10.   L’appellante adesiva
insta perché il premio della cassa malati compreso nel suo fabbisogno minimo
sia aumentato da fr. 262.– a fr. 383.70 mensili. La richiesta è temeraria. Dal
certificato di assicurazione (doc. AA) risulta evidente che il premio a carico
dell’appellante ammonta a fr. 262.60 e che la differenza consiste nel premio
riguardante la figlia maggiorenne. Non va quindi incluso nel fabbisogno della
madre. 

 

                                11.   Ancora con riferimento
agli oneri ipotecari ammessi dal Pretore nel fabbisogno del marito,
l’appellante adesiva assevera – invero confusamente – che questi ne devono
essere esclusi perché il marito non avrebbe avuto il diritto di stipulare, da
solo, un cre-dito ipotecario gravante l’abitazione coniugale.

 

a)   Giusta
l’art. 169 cpv. 1 CC un coniuge non può, senza l’esplicito consenso dell’altro,
disdire un contratto di locazione, alienare l’abitazione familiare o limitare
con altri negozi giuridici i diritti inerenti alla stessa. In concreto la casa
posta sulla particella n. __________ RFD di __________, proprietà del marito, è
stata sicuramente abitazione familiare fino alla separazione dei coniugi,
avvenuta nel giugno 1994 (doc. E e Q). La questione è di sapere se fosse ancora
tale nel febbraio del 1995, quando il marito ha contratto il debito ipotecario
(doc. 3). In linea di principio la qualifica di abitazione familiare perdura
finché sussiste il matrimonio (Hausheer/Reusser/
Geiser, op. cit., pag. 315 nota 21). Alcuni autori e il Tribunale
federale sono tuttavia di opinione più sfumata, soprattutto qualora il coniuge
che invoca la protezione dell’art. 169 CC abbia lasciato l’abitazione coniugale
(Hausheer/Reusser/ Geiser, op.
cit., pag. 315 nota 22). Il consenso del coniuge giusta l’art. 169 CC non è necessario,
in ogni modo, ove l’onere ipotecario non superi i quattro quinti del valore
venale del fondo (Hausheer/Reusser/Geiser,
op. cit., nota 46 ad art. 169 CC; Rep. 1992 pag. 248). 

 

b)   In
concreto la banca ha concesso un credito ipotecario di fr. 392 000.– dietro
consegna di cartelle ipotecarie per un valore complessivo di fr. 410 000.–
(doc. 3) già gravanti il fondo, il cui valore di stima ammonta a fr. 587 808.–
(doc. I). Gli atti non danno invece alcuna indicazione sul valore venale del
fondo. Ciò fa apparire d’acchito l’argomentazione dell’appel-lante adesiva
priva di consistenza, poiché a lei incombeva di documentare il valore venale
del fondo. La questione di sapere se, nel febbraio del 1995, la casa potesse
ancora considerarsi abitazione familiare può di conseguenza rimanere irrisolta.

 

                                12.   L’appellante adesiva
critica anche il diniego della provvigione ad litem, affermando di
averne pieno diritto perché il matrimonio è durato più di vent’anni e il suo
reddito è nettamente inferiore a quello del marito.

 

a)   La
dottrina è divisa sul problema di sapere se l’obbligo di corrispondere una
provvigione di causa al coniuge che non ha i mezzi per sostenere le spese
legali di una separazione o di un divorzio discenda dall'art. 159 CC (dovere di
mutua assistenza) oppure dall'art. 163 CC (dovere di mantenimento). Comunque si
opini al riguardo (per la prima soluzione, ma non senza riserve: Bräm in Zürcher Kommentar, Zurigo 1993,
nota 135 segg. ad art. 159 con rinvii; per la seconda: Bühler/Spühler, op. cit., Ergänzungsband 1991, n. 260 ad art.
145 CC con riferimenti), una provvigione ad litem entra in linea di
conto solo se il coniuge istante non è in grado di far fronte da sé, con il
proprio reddito e la propria sostanza, ai costi di patrocinio, di procedura
(anticipi chiesti dal tribunale) e alle spese vive causate dal processo
(trasferte, traduzioni e così via). 

 

b)   Nel
caso specifico la moglie consegue un reddito mensile netto di fr. 2679.–, che
non è sufficiente a coprire il fabbisogno. Essa percepisce tuttavia un contributo
alimentare che varia tra fr. 1750.– e fr. 1980.– mensili, con un margine di oltre
fr. 1000.– sul fabbisogno minimo. Non vi è ragione, in circostanze del genere,
per ritenere ch’essa non sia in grado, per ora, di far fronte alle proprie
spese legali. Quanto alle altre argomentazioni addotte, esse dimostrano solo
che l’appellante adesiva disconosce i presupposti per ottenere una provvigione ad
litem. Non impongono quindi altra disamina.

 

                                13.   Infine l’appellante
adesiva censura il decreto cautelare affermando che il giudizio su spese e
ripetibili non può essere demandato al merito. Ma il Pretore non ha rinviato al
merito alcunché. Si è limitato a osservare, per vero inutilmente, che il
riparto definitivo delle spese cagionate dalla causa di merito avverrà –
appunto – con il giudizio di merito, che è tutt’altra cosa.

 

                                  III.   Sulle spese e le
ripetibili

 

                                14.   Gli oneri processuali
dell’appello principale seguono il vicendevole grado di soccombenza (art. 148
cpv. 2 CPC): il convenuto ottiene causa vinta sul contributo alimentare per la
moglie (in misura limitata) e sul versamento di fr. 6000.– a titolo provvisionale,
ma soccombe su tutto il resto. Ciò che giustifica di porre due terzi degli
oneri processuali a suo carico, con obbligo di rifondere alla moglie
un’indennità per ripetibili ridotte. Gli oneri dell’appello adesivo sono a
carico della moglie (art. 148 cpv. 1 CPC), soccombente su tutta la linea, che
rifonderà al marito una congrua indennità per ripetibili. Il dispositivo sugli
oneri processuali di prima sede, ispirato a ragionevoli criteri di equità, può
per contro rimanere invariato.

 

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello principale è
parzialmente accolto, nel senso che il decreto cautelare è così riformato:

 

II.    __________ __________ è tenuto a
versare ogni mese, anticipatamente, un contributo alimentare di:

       fr. 1749.– dal 14 febbraio 1995
al 30 aprile 1995,

       fr. 1660.– dal 1° maggio al 15 settembre 1995 e

       fr. 1980.– dopo di allora per la moglie
__________ __________,

       oltre un contributo alimentare di
fr. 990.– mensili (assegni familiari compresi) dal 1° settembre 1994 al 15
settembre 1995 per il figlio __________.

 

III.    annullato.

 

                                         Per il resto il decreto
impugnato è confermato.

 

                                   2.   L’appello principale è
parzialmente accolto, nel senso che il dispositivo n. 1 del decreto sulla
trattenuta di stipendio è così riformato:

 

In modifica del decreto 16 novembre 1995 della Pretura
della giurisdizione di Mendrisio Nord, la __________ __________ (__________) è
invitata a ridurre con effetto immediato a fr. 1980.– mensili la trattenuta
sullo stipendio del signor __________ __________, __________, riversando tale
importo a __________ __________, __________, sul conto corrente postale
__________.

 

                                         Per il resto il decreto
impugnato è confermato. 

 

                                   3.   Gli oneri
dell’appello principale, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia                    fr. 250.–             

                                         b) spese                                      fr.  
50.–

                                                                                              fr.
300.–

                                         sono
posti per un terzo a carico di __________ __________ e per due terzi a carico
di __________ __________, che rifonderà alla controparte fr. 800.– per ripetibili
ridotte di appello.

 

                                   4.   L’appello adesivo è
respinto.

 

                                   5.   Gli oneri
dell’appello adesivo, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia                    fr. 250.–             

                                         b) spese                                      fr.  
50.–

                                                                                              fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante adesiva, che rifonderà alla controparte fr.
600.– per ripetibili di appello.

 

 

                                   6.   Intimazione a:

                                         –  avv.
__________ __________, __________;

                                         –  avv.
__________ __________, __________;

                                         –  __________·__________
__________ (__________), __________, limitatamente al dispositivo n. 2.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord.

 

Per la prima Camera civile del Tribunale
d’appello

La presidente                                                        La
segretaria