# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1fcc2aa5-1cc2-558c-a962-8b27e7923fed
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.08.2017 11.2015.116
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2015-116_2017-08-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2015.116

  	
  Lugano,

  17 agosto 2017/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa CA.2015.10 (modifica di contributo alimentare: provvedimenti
cautelari prima della litispendenza) della Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna promossa con istanza del 4 maggio 2015 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 1),

  

 

giudicando sull'appello
del 22 dicembre 2015 presentato da AP 1 contro il decreto cautelare emesso dal
Pretore aggiunto il 14 dicembre 2015;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 29 settembre 2012 AP 1
(1972), nubile, ha dato alla luce una figlia, S__________, che è stata
riconosciuta da AO 1 (1968), divorziato. Questi lavorava per la succursale di __________
della ditta __________. AP 1 è titolare di un negozio di fiori a __________ (“__________”
di AP 1), gestito da due dipendenti. Il 15 gennaio 2013 la Commissione tutoria
regionale 7 ha approvato una convenzione tra genitori del 10 dicembre 2012 in
cui AO 1 si impegnava a versare un contributo alimentare per la figlia di
fr. 2040.– mensili indicizzati fino al 6° compleanno, di fr. 1935.– mensili indicizzati fino al 12° com­pleanno e di fr. 2115.– mensili indicizzati fino alla
maggiore età o “alla conclusione di un periodo formativo adeguatoˮ (assegni
familiari non compresi). Da allora inoltre AO 1 ha pagato volontariamente il
premio della cassa malati per S__________. Se non che, il 25 agosto 2014 egli è
stato licenziato dalla __________ per il 31 dicembre successivo. Dal 1° gennaio
2015 egli ha ritrovato un lavoro a __________ come consulente di vendita per la
ditta di metalcostruzioni __________, __________.

 

                                  B.   Il
6 febbraio 2015 AO 1 si è rivolto all'Autorità regionale di protezione 7,
facendo valere che lo stipendio di fr. 9000.– mensili lordi da lui percepito
a suo tempo presso la __________ si era ridotto a fr. 6300.– mensili lordi
presso la __________ SA, onde la richiesta di ridurre a una cifra imprecisata il
contributo alimentare per la figlia. Preso atto che AP 1 non accettava alcuna riduzione
del contributo, l'Autorità regionale di protezione 7 ha scritto il 16
marzo 2015 ad AO 1 che la richiesta andava sottoposta al Pretore del Distretto
di Lugano.

 

                                  C.   Il 4 maggio 2015 AO 1
ha presentato contro AP 1 un'istanza cautelare davanti al Pretore
della giurisdizione di Locarno Campagna per ottenere la riduzione immediata
del contributo alimentare in favore della figlia a fr. 640.– mensili dal maggio
del 2015, invitando il Pretore ad assegnargli un termine per promuovere la
causa di merito. L'indomani il Pretore aggiunto ha assegnato
d'ufficio al­l'istante un termine di dieci giorni per documentare la propria
situazione finanziaria, ciò che 

                                         l'istante ha fatto
il 10 giugno 2015. Il Pretore aggiunto ha impartito così a AP 1, l'11 giugno 2015,
un termine per formulare osservazioni scritte. Nel suo allegato del
21 giugno 2015 la convenuta ha proposto di
respingere l'istanza. AO 1 ha replicato per scritto il 29 luglio 2015 e la
convenuta ha duplicato per scritto il 17 agosto seguente, entrambi mantenendo
le rispettive posizioni.

 

                                  D.   All'udienza del 5 ottobre 2015,
indetta per il contraddittorio cautelare, le parti hanno notificato
prove. L'istruttoria è iniziata quello stesso giorno e si è chiusa il 2
novembre 2015. Alle arringhe finali
le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo allegato
del 26 novembre 2015 l'attore ha chiesto che il contributo alimentare per la
figlia fosse ridotto almeno a fr. 1262.10 mensili, sempre dal maggio del 2015,
e ha postulato una volta ancora l'assegnazione di un termine per presentare
l'azione di merito. Nel proprio memoriale conclusivo di quello stesso 26 novembre
2015 AP 1 ha proposto nuovamente di respingere l'istanza cautelare.

 

                                  E.   Statuendo
con decreto cautelare del 14 dicembre 2015, il Pretore aggiunto ha accolto
parzialmente l'istanza, nel senso che ha ridotto il contributo alimentare per la
figlia a fr. 1390.– mensili (assegni familiari non compresi) dal mag­gio del
2015 e ha fissato all'istante un termine di quattro mesi (sic) per
promuovere la cau­sa di merito. Le spese processuali di fr. 1050.– complessivi
sono state poste per quattro settimi a carico dell'istante e per il resto a
carico della convenuta, cui AO 1 è stato tenuto a rifondere fr. 350.– per
ripetibili ridotte.

 

                                  F.   Contro
il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorta il 22 dicembre 2015 a questa
Camera, chiedendo che, conferito all'appello effetto sospensivo, l'istanza
cautelare sia respinta e il decreto cautelare riformato di conseguenza. Nelle
sue osservazioni del 25 gennaio 2016 AO 1 propone di rigettare l'appello, opponendosi
anche al conferimento dell'effetto sospensivo. Con decreto del 26 gennaio 2016
il presidente di questa Camera ha parzialmente accolto la richiesta di effetto
sospensivo, nel senso che ha accordato tale beneficio per quanto riguardava il
pagamento dei contributi alimentari dovuti da AO 1 fino al dicembre del 2015
compreso, ma non in seguito.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono
impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 248 lett. d
CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse
vertono su questioni meramente patrimoniali tuttavia, come nella fattispecie, l'appello
è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta
nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito è
dato, ove appena si pensi all'entità dei contributi alimentari in discussione
davanti al Pretore aggiunto (circa fr. 800.– mensili complessivi dal
maggio del 2015 fino alla maggiore età o “alla conclusione di un periodo
formativo adeguatoˮ della figlia). Quanto alla tempestività del­l'ap­pello,
il decreto cautelare è stato notificato alla patrocinatrice della convenuta il
15 dicembre 2015. Consegnato alla cancelleria civile del Tribunale d'appello il
23 dicembre 2015, il ricorso è quindi ricevibile.

 

                                   2.   All'appello AP 1
acclude una lettera del 25 novembre 2015 con cui essa ha disdetto il rapporto
di lavoro alla dipendente __________ C__________. Ora,
nuovi mezzi di prova sono ammissibili in appello soltanto se dinanzi alla
giurisdizione inferiore non era possibile addurli nem­meno con la diligenza
ragionevolmente esi­gibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv.
1 lett. b CPC). L'interessata non spiega perché le sarebbe stato impossibile
esibire senza indugio quella lettera al Pretore aggiunto. Comunque sia, il
documento non è di sussidio per il giudizio. Non giova quindi soffermarsi sulla
sua proponibilità.

 

                                         Con le sue osservazioni all'appello
AO 1 produce, da parte sua, uno scam­bio di corrispondenza intervenuto per
posta elettronica il 22 dicembre 2015 con AP 1 e un giustificativo bancario
del 30 dicembre 2015 che attesta un suo pagamento di fr. 3000.– alla convenuta.
Tali documenti nuovi si riferiscono tuttavia alla richiesta di effetto
sospensivo, decisa dal presidente della Camera con decreto del 26 gennaio 2016.
Sulla loro proponibilità non giova dunque attardarsi.

 

                                   3.   La decisione
impugnata è un decreto cautelare emanato prima che l'istante promuovesse la
causa intesa alla riduzione del 

                                         contributo
alimentare convenzionalmente pattuito in favore della figlia (art. 263 CPC).
Ora, per l'emanazione di provvedimenti cautelari è imperativo il foro competente
per l'azione principale (art. 13 lett. a CPC) o il foro del luogo dove il provvedimento
dev'essere eseguito (art. 13 lett. b CPC). Nella fattispecie non sussiste un
luogo in cui debbano essere prese misure d'esecuzione (come per esempio il
luogo in cui un bene debba essere pignorato). Competente per trattare l'istanza
cautelare era dunque il giudice di merito. L'istante ha invocato nell'istanza
l'art. 26 CPC, secondo cui “per le azioni di mantenimento indipendenti proposte
dal figlio contro i genitori e per le azioni di violazione dell'obbligo di
assistenza fra parenti è imperativo il foro del domicilio di una parte”. Il
problema è che l'azione in rassegna non è un'azione proposta dal figlio contro
i genitori, bensì un'azione proposta dal genitore per vedere ridurre il
contributo alimentare a suo carico. Ci si può domandare perciò se l'istanza
cautelare non andasse inoltrata al foro del domicilio
della convenuta (art. 10 cpv. 1 lett. a CPC), dove si trova anche il domicilio
del figlio (DTF 133 III 305).

 

                                         La dottrina non è unanime in
proposito. Secondo taluni autori l'art. 26 CPC riguarda solo le azioni promosse
dal figlio contro i genitori, non le azioni promosse da un genitore per
ottenere la modifica di contributi alimentari in favore del figlio (Sutter-Somm/Lötscher in: Kommentar zur
Schweizerischen ZPO, 3ª edizione, n. 6 ad art. 26; Haas/Schlumpf in: Ober­hammer/ Domej/Haas [curatori], Schweizerische
ZPO, Kurzkom­mentar, 2ª edizione, n. 2 ad art. 26). Altri autori sono invece
di parere contrario (Spycher in:
Berner Kommentar, ZPO, edizione 2012, n. 7 ad art. 26; Siehr in: Basler Kommentar, ZPO, 3ª
edizione, n. 11 ad art. 26; Jacquemoud
in: Baker & McKenzie
[curatori], Schweizerische ZPO, Berna 2010, n. 4 ad art. 26; Meier, 

                                         Schweizerisches
Zivilprozessrecht, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, pag. 119). Sta di fatto
che imperativo è il foro dell'art. 26 CPC,
non quello (generale) dell'art. 10 cpv. 1 lett. a CPC. E siccome la
convenuta non ha invocato il proprio giudice naturale davanti al Pretore adito,
questi è divenuto in ogni modo competente per territorio (art. 18 CPC). Al riguardo
non soccorre dunque attardarsi.

 

                                   4.   Nel decreto
cautelare impugnato il Pretore aggiunto ha constatato
anzitutto che nulla di preciso era dato di sapere sui redditi e i fabbisogni
dei genitori al mo­mento in cui era stata firmata la convenzione di
mantenimento, il 10 dicembre 2012, ma che a quel tempo AO 1 guadagnava più di
fr. 8000.– mensili e il fabbisogno in denaro della figlia risultava quello
previsto dalla tabella 2012 correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Canton Zurigo, senza deduzione dell'assegno familiare e con
il premio della cassa malati in aggiunta. Ciò posto, il primo giudice non ha
trascurato che la modifica di un contributo alimentare dovuto per sentenza o
per convenzione è possibile solo in via eccezionale, qualora già a un sommario
esa­me la situazione economica del debitore appaia tanto deteriorata da non
consentire più il versamento della rendita neppure per la durata del processo.
Ed egli non ha disconosciuto che, a dispetto del minore stipendio percepito,
l'istante rimane in grado di erogare alla figlia, pur con “una risicata disponibilità”
di fr. 80.– mensili, il contributo alimentare stabilito per convenzione.

 

                                         Nonostante
ciò, il Pretore aggiunto ha ritenuto che il “lampante squilibrio venutosi a
creare” nel caso specifico tra le entrate del­l'istante e il contributo
alimentare di cui è chiesta la modifica giustifichi una riduzione della somma
già a titolo cautelare. Sia perché – egli ha rilevato – l'ammontare del
contributo pattuito nella convenzione include nel fabbisogno di S__________ una
posta per cura e educazione che in realtà AP 1 fornisce in natura, sia perché
il contributo alimentare pattuito è “di molto superiore” al fabbisogno in
denaro della figlia, giacché non comprende gli assegni familiari né il premio
della cassa malati. Riguardo inoltre ai requisiti enunciati dall'art. 261 cpv.
1 CPC in materia di provvedimenti cautelari – egli ha proseguito – sussiste in
concreto tanto il rischio di una lesione imminente quanto il pericolo di un pregiudizio
irreparabile, l'istante non potendo più ricuperare i contributi di mantenimento
pagati in eccesso pendente causa ove l'azione di merito fosse accolta.

 

                                         Nelle
circostanze descritte il primo giudice ha ricalcolato il fabbisogno in denaro
della figlia sulla scorta della tabella 2015 correlata alle raccomandazioni
pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del
Canton Zurigo, fabbisogno da cui ha tolto il 60% della posta per cura e
educazione (prestata in natura dalla madre), come pure gli assegni familiari di
fr. 200.– mensili, e nel quale ha considerato già incluso il premio della cassa
malati, per un totale di fr. 1390.– mensili. Importo che, ha epilogato, con un reddito di fr. 5650.– mensili
netti l'istante è in grado di versare, anche riconoscendogli il fabbisogno
minimo di fr. 4096.20 mensili da lui fatto valere nell'istanza. In definitiva
egli ha ridotto così il contributo di mantenimento cautelare per S__________ a
fr. 1390.– mensili, assegni familiari non compresi.

 

                                   5.   I criteri che
presiedono alla modifica o alla soppressione di contributi alimentari dovuti a
figli minorenni per sentenza o per convenzione sono stati riepilogati a più
riprese dalla Camera. Questa ha rammentato ancora di recente che il giudice può
modificare o sopprimere già in via cautelare contributi siffatti solo a titolo
eccezionale e con grande cautela, ove la situazione economica appaia chiaramente
mutata già a un sommario esame e non per­metta di pretendere che l'obbligato
continui a versare i contributi litigiosi neppure per la durata del processo.
Nel dubbio, i contributi precedenti vanno mantenuti. Non solo perché essi
figurano in un titolo esecutivo, se non addirittura in una sentenza passata in
giudicato, ma anche perché la decisione che sarà pronunciata in esito al­l'azio­ne
di modifica retroagirà – a meno che ciò dovesse risultare iniquo – fin
dall'introduzione del processo, sicché il debitore potrà compensare eventuali
contributi alimentari pagati in esubero pendente causa con quanto dovrà versare
in seguito. Il che non è possibile invece trattandosi di una sentenza di divorzio,
la quale esplica effetti solo per il futuro (citazioni per esteso in: RtiD
I-2017 pag. 616 consid. 6; analoga­mente: sentenza del Tribunale federale 5A_902/2012 del 23 ottobre 2012, consid. 1.3).

 

                                         La giurisprudenza ha avuto
modo di precisare, inoltre, che una riduzione o una soppressione cautelare di
contributi di mantenimento in una causa tendente alla modifica di una sentenza
o di una convenzione è ammissibile solo ove si dia urgenza e sussistano
circostanze particolari. Tale è il caso, appunto, qualora non si possa esigere
che il debitore attenda la decisione di merito per vedere sopprimere o ridurre
i contributi alimentari stabiliti nella sentenza o nella convenzione di cui è
chiesta la modifica (urgenza), e ciò per il sensibile deterioramento intervenuto
nella sua situazione economica (circostanza particolare), ponderati anche gli
interessi del creditore. Il giudice adito in via cautelare non deve emettere, ad
ogni modo, un decreto in cui anticipi o precorra la decisione di merito, sia
pure a un sommario esame (citazioni per esteso in: RtiD I-2017 pag. 617 consid.
7).

 

                                   6.   Nella fattispecie il
Pretore aggiunto ha accertato che, nonostante la riduzione di stipendio riconducibile
al fatto di aver dovuto cam­biare lavoro, il convenuto può continuare a versare
alla figlia il contributo stipulato convenzionalmente, sia pure conservando un
margine disponibile di soli fr. 80.– mensili. Accertato un reddito di fr.
5650.– mensili netti e un fabbisogno minimo di fr. 3437.90 mensili, invero,
il primo giudice ha appurato che all'istante riman­gono fr. 2212.10 mensili,
sufficienti per versare alla figlia non solo il contributo alimentare di fr.
2040.– mensili pattuito fino al 6° compleanno, ma anche il premio della
cassa malati di fr. 92.– mensili pagato volontariamente (decreto
impugnato, pag. 6 in fondo). Che fra le entrate dell'istante e il contributo
litigioso si sia venuto a creare uno “squilibrio lampante” è quindi possibile e
fors'anche probabile, ma ciò non legittimava ancora una modifica cautelare del
contributo di mantenimento, tanto meno anticipando il sindacato di merito. Una
modifica cautelare presupponeva, come si è appena spiegato, che i mutamenti
intervenuti dopo la fissazione del contributo alimentare non per­mettessero di
pretendere il versamento del contributo litigioso per la durata del processo, in
particolare perché all'istante non sarebbe rimasto l'equivalente del fabbisogno
minimo. Tale non è il caso in esame.

 

                                   7.   Nelle osservazioni
all'appello AO 1 fa valere che nel suo fabbisogno minimo va inserito un costo
dell'alloggio di fr. 1200.– mensili, oltre a fr. 200.– mensili di spese
accessorie (pag. 10), e non solo il costo di fr. 500.– mensili considerato
dal Pretore aggiunto nel totale di fr. 3437.90 mensili. Se non che, la cifra di
fr. 1400.– mensili invocata dall'istante si riferisce alla pigione ipotetica
ch'egli dovrebbe pagare se non abitasse uno stabile in comproprietà con la
sorella (doc. R). La spesa effettiva è in realtà di fr. 500.– mensili,
come l'istante medesimo ha esposto nel memoriale conclusivo davanti al Pretore
aggiunto (5° foglio). E nel fabbisogno minimo vanno incluse soltanto spese
effettive o ragionevoli, non spese virtuali o potenziali (sentenze del Tribunale federale 5A_372/2015
del 29 settembre 2015, consid. 3.3 con rinvii e 5A_403/2016 del 24 febbraio
2017, consid. 5.4.3; I CCA, sentenza inc. 11.2015.42 del 23 maggio 2017, consid. 7b). Invano l'interessato
pretende dunque, sotto questo profilo, che il suo fabbisogno minimo sia portato
a fr. 4337.90 mensili.

 

                                   8.   Il Pretore aggiunto sembra
scorgere estremi di urgenza nella circostanza che, fosse accolta l'azione di
merito, solo “difficilmente” l'istante potrà ricuperare quanto (…) versato in
eccesso”, poiché senza il consenso del creditore egli non potrà procedere alla
compensazione con contributi futuri” (decreto impugnato, pag. 9 in alto). A prescindere
il fatto però che una modifica cautelare presuppone – come si è visto (consid.
4) – non solo il requisito dell'urgenza, ma anche quello del sensibile
deterioramento intervenuto nella situazione economica del debitore (circostanza
particolare), l'opinione del primo giudice non può essere condivisa. Intanto
l'autore cui egli si riferisce (Jeandin
in: Commentaire romand, 2ª edizione, n. 7 ad art. 125 CO) non sostiene una
tesi del genere, ma si limita a definire la nozione di “alimenti” nel senso del­l'art.
125 n. 2 CO. Inoltre l'assunto secondo cui un debitore di contributi alimentari
non può compensare contributi scaduti con l'ammontare di contributi versati in
eccesso non è pertinente. Se il motivo per cui è postulata la modifica di un
contributo alimentare è già intervenuto al momento in cui è introdotta la richiesta,
per vero, il convenuto deve tenere conto del rischio insito nella decisione di modifica
sin dall'inizio della causa. Può opporsi in seguito alla compensazione solo qualora
egli potesse fare obiettivo assegnamento sul rigetto dell'azione, ma ciò è una
mera eccezione (cfr. I CCA, sentenza inc. 11.2015.93
del 5 luglio 2017, consid. 6) che in concreto mal si intravede.

 

                                   9.   Si ricordi infine
che l'urgenza di provvedimenti cautelari chiesti prima della pendenza della
causa (art. 263 CPC) deve giustificarsi con la necessità di assicurare
protezione immediata a un diritto minacciato da un rischio imminente. All'istante
spetta rendere verosimile di non poter chiedere provvedimenti cautelari con
l'atto introduttivo della lite per ragioni di tempo. In concreto l'istante non
ha mai preteso che l'esigenza di esperire il tentativo di conciliazione (oggi
non più necessario nelle medesime condizioni: art. 198 lett. bbis CPC) gli impedisse di
presentare tempestivamente una petizione con richiesta di provvedimenti cautelari.
Nell'istanza del 4 maggio 2015 egli lamentava di aver già dovuto far “fronte a
quattro mesi di contributi alimentari sproporzionati” e di non poter “attendere
l'esito di una procedura di merito per (…) adeguare il pagamento alla nuova
situazione” (8° foglio). Non spiegava tuttavia perché avesse aspettato quattro
mesi prima di attivarsi, mentre per quanto riguardava l'esigenza di dover
“attendere l'esito di una procedura di merito per poter adeguare il pagamento
alla nuova situazione” egli dimenticava di poter chie­dere provvedimenti
cautelari in pendenza di causa. Non doveva necessariamente attendere, quindi,
l'esito del giudizio di merito. Ne segue che, una volta ancora, i presupposti
dell'art. 263 CPC non apparivano adempiuti.

 

                                10.   L'appellante reputa
che in aggiunta al contributo alimentare fissato per convenzione l'istante
debba continuare a versare anche il premio della cassa malati per la figlia. Non
formula tuttavia alcuna richiesta al riguardo. Per di più, la pretesa esula
dall'oggetto della controversia, limitato alla questione di sapere se il contributo
alimentare pattuito nella convenzione del 10 dicembre 2012 vada ridotto già in
via cautelare. E quel contributo non prevede l'aggiunta del pre­mio della cassa
malati per la figlia. Il relativo versamento potrà quindi ricollegarsi – se mai
– a un accordo aggiuntivo, ma non fa parte della convenzione.

 

                                11.   Quanto precede nulla
toglie per finire alla circostanza che, provvisto di buon diritto, l'appello
meriti accoglimento. Da un lato non sussistevano le premesse perché il Pretore
aggiunto modificasse già in via cautelare il contributo litigioso previsto per
convenzione, dall'altro non risultavano sussistere neppure le condizioni perché
l'istante chiedesse provvedimenti cautelari prima
della pendenza della causa. Le spese del giudizio odierno seguono così il
precetto della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). L'indennità per ripetibili di
primo grado è quella chiesta dalla convenuta (appello, pag. 10), che appare
equa.

 

                                12.   Circa i rimedi
giuridici esperibili sul piano federale contro l'odierna sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il
valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30 000.– nella prospettiva del­l'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   L'appello è accolto e il
decreto cautelare impugnato è riformato come segue:

                                         1.  L'istanza
cautelare è respinta.

                                         2.  Le spese processuali di complessivi fr. 1050.– sono
poste a carico del­l'istante, che rifonderà alla convenuta fr. 1000.–
per ripetibili.

 

                                   II.   Le spese di appello, di fr.
1050.– complessivi, da anticipare dal­l'appellante, sono poste a carico di AO 1,
che rifonderà all'appellante fr. 1500.– per ripetibili.

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv.;

  –
  avv..

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).