# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 790cce8b-5465-5aae-b9c8-453739181680
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-11-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.11.2010 D-3275/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3275-2007_2010-11-18.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3275/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 8  n o v e m b r e  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Christa Luterbacher e Claudia Cotting-Schalch;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Angola,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento, 
decisione dell'UFM dell'11 aprile 2007 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3275/2007

Fatti:

A.

A.a In data 16 ottobre 1989, l'interessato – cittadino angolano d'etnia 
(...),  originario  di  B._______  (Angola)  –  ha  inoltrato  una  prima 
domanda  d'asilo  in  Svizzera,  congiuntamente  alla  moglie  ed  ai  due 
figli. 

Tramite  decisione  del  13  marzo  1992,  l'allora  Ufficio  federale  dei 
rifugiati (attualmente e di seguito: UFM) ha respinto la sua domanda,  
pronunciando  nel  contempo l'allontanamento  dalla  Svizzera,  nonché 
l'esecuzione  dell'allontanamento  medesimo.  L'interessato  ed  i  suoi 
congiunti sono stati dichiarati scomparsi in data 23 giugno 1992. 

A.b Il 3 aprile 1995, l'interessato, sempre congiuntamente alla moglie 
ed ai due figli, ha inoltrato una seconda domanda d'asilo in  Svizzera. 
L'UFM  ha  respinto  la  domanda  il  27  giugno  1996,  pronunciando 
l'allontanamento  dalla  Svizzera,  nonché  l'esecuzione 
dell'allontanamento  medesimo. In  seguito  al  ricorso  inoltrato  il 
22 luglio 1996 dinanzi alla Commissione svizzera di ricorso in materia 
d'asilo  (di  seguito:  CRA),  l'UFM  ha  riesaminato  la  sua  decisione, 
considerando inesigibile l'esecuzione dell'allontanamento in Angola e 
pronunciando l'ammissione provvisoria di tutta la famiglia in Svizzera, 
in  data 22 agosto  1996.  Tramite  decisione  del  7 novembre 1996,  la 
CRA ha respinto il  loro ricorso. Il 18 giugno 1997, l'UFM ha revocato 
l'ammissione  provvisoria  all'interessato  in  applicazione 
dell'art. 14a cpv. 6 dell'allora Legge federale concernente la dimora e il 
domicilio degli  stranieri  del 26 marzo 1931. Il  ricorso inoltrato contro 
tale decisione è stato respinto dal Dipartimento federale di Giustizia e 
Polizia l'11 settembre 1998. Il 18 maggio 2000, è stata constatata la 
scomparsa dell'interessato.

A.c Il 30 novembre 2000, l'interessato ha inoltrato una terza domanda 
d'asilo in Svizzera. Tramite decisione del 10 maggio 2001, l'UFM non è 
entrato  nel  merito  della  domanda,  pronunciando  nel  contempo 
l'allontanamento  del  richiedente  dalla  Svizzera,  nonché  l'esecuzione 
dell'allontanamento medesimo. Il  ricorso interposto il  13 giugno 2001 
dinanzi alla CRA contro tale decisione è stato dichiarato irricevibile il 
10  agosto  2001. In  data  7  marzo  2002,  l'interessato  ha  lasciato  la 

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Svizzera  per  C._______  (Angola),  sotto  il  controllo  delle  autorità 
svizzere. 

A.d L'11 ottobre  2006, la  moglie  ed i  figli  dell'interessato sono stati  
messi a beneficio di un permesso di dimora annuale.

B.

B.a Il  5  marzo  2007,  l'interessato  ha  depositato  la  sua  quarta 
domanda d'asilo in Svizzera. In sostanza e per quanto è qui di rilievo, 
egli  ha  dichiarato  (cfr.  verbali  di  audizione  del  7  marzo  2007  e  del 
2 aprile  2007)  di  essere  stato  incarcerato  dopo  che  le  autorità 
avrebbero trovato, presso il suo domicilio, dei documenti inerenti alle 
"Forze  armate  di  Cabinda"  (FLEC-FAC)  e  sospettato  la  sua 
appartenenza a detto gruppo. Durante la prigionia, egli sarebbe stato 
torturato e costretto ad atti sessuali nei confronti di un soldato. Grazie 
all'aiuto  di  un  generale,  egli  sarebbe  poi  riuscito  a  fuggire  dalla 
prigione e ad espatriare.

B.b Dagli atti è evincibile che durante l'audizione del 2 aprile 2007 sui 
motivi  d'asilo  erano  presenti  almeno  due  donne  (l'auditrice  e  la 
rappresentante di un'opera assistenziale). 

C.
L'11 aprile 2007, l'UFM ha respinto la domanda d'asilo dell'interessato. 
Nel contempo, detto Ufficio ne ha pronunciato l'allontanamento dalla 
Svizzera  e  ritenuto  lecita,  esigibile  e  possibile  l'esecuzione 
dell'allontanamento verso l'Angola. 

D.
Tramite lettere del 18, rispettivamente 27 aprile 2007, l'interessato ha 
fatto richiesta all'UFM di poter consultare gli atti di causa. 

E.
Tramite decisione incidentale del 1° maggio 2007, l'UFM ha inviato al 
ricorrente copia dei  documenti  formanti  l'incarto, ad esclusione degli 
atti  D5 e D11, considerati quali  rispettivamente "atto interno" e "atto 
non importante".

F.
Il 12 maggio 2007, l'interessato, per il tramite del suo patrocinatore, ha 
inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di 

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seguito:  il  Tribunale)  contro  la  decisione  incidentale  del 
1° maggio 2007 e la decisione nel merito dell'11 aprile 2007 dell'UFM. 
Ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  dei  provvedimenti 
impugnati  per  violazione  del  diritto  di  essere  sentito.  In  via 
subordinata, ha chiesto la concessione dell'ammissione provvisoria, e, 
in  via  ancora  più  subordinata,  la  trasmissione  degli  atti  di  causa 
all'autorità inferiore per una nuova valutazione e decisione. 

G.
Tramite scritto del 20 giugno 2007, il ricorrente ha versato agli atti un 
mandato di cattura delle autorità di C._______ del 25 febbraio 2007 in 
originale.

H.
Con lettera dell'8  maggio  2008,  D._______ ha informato il  Tribunale 
del  fatto  che  il  ricorrente,  in  data  29 aprile  2008,  è  stato  messo  a 
beneficio  di  un  permesso  di  dimora  tipo  B  per  ricongiungimento 
familiare. 

I.
Tramite  decisione  incidentale  del  4  giugno  2008,  il  Tribunale  ha 
concesso  al  ricorrente  un  termine  scadente  il  16  giugno  2008  per 
esprimere la sua volontà di mantenere o meno il ricorso pendente in 
materia d'asilo. 

J.
Il  ricorrente  ha  tempestivamente  manifestato  al  Tribunale  la  sua 
volontà di mantere il ricorso tramite scritto del 13 giugno 2008. 

K.
Tramite decisione incidentale del 31 luglio 2008, il Tribunale ha invitato 
l'autorità inferiore ad esprimersi sul ricorso. 

L.
Limitandosi – vista la concessione di un permesso di dimora tipo B al  
ricorrente  –  alla  questione  della  concessione  dell'asilo,  l'UFM  ha 
inoltrato  le  proprie  osservazioni  al  ricorso  in  data  6  agosto  2008,  
proponendo la reiezione del gravame. 

M.
Tramite  decisione  incidentale  del  26  marzo  2010,  il  Tribunale  ha 
nuovamente invitato l'autorità di prime cure ad esprimersi sul ricorso, 

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con  particolare  riferimento  alla  decisione  della  CRA  del 
4 febbraio 2003  pubblicata  in  Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
CRA (GICRA) 2003 n. 2.

N.
Tramite risposta del 12 aprile 2010, l'UFM – nuovamente limitandosi 
all'aspetto  della  concessione  dell'asilo  –  ha  proposto  il  rigetto  del 
ricorso. 

O.
Tramite  decisione del  14 settembre 2010,  il  Tribunale  ha inoltrato  al 
ricorrente  copia  delle  osservazioni  dell'UFM,  rispettivamente  del 
6 agosto 2008 e 12 aprile 2010, nonché l'atto D11/3 per un'eventuale 
presa di posizione, nonché copia degli atti D5 e D11/1-2 e D11/4-5 per 
conoscenza.

P.
Il termine per introdurre un'eventuale replica è, nel frattempo, scaduto 
infruttuoso.

Diritto: 

1.

1.1 Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  
Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF;  RS 
173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998 [LAsi; RS 
142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 
2005 [LTF; RS 173.110]).

1.2 Secondo l'art. 6 LAsi,  le  procedure in  materia d'asilo  sono rette 
dalla  Legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del 
20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021), dalla LTAF e dalla LTF, in quanto 
la LAsi non preveda altrimenti.

2.
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso del ricorrente che adempie 
le condizioni di ammissibilità di cui agli artt. 48 cpv. 1 e 52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 1 LAsi. 

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3.

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in francese 
ed il  ricorso è  stato  presentato  in  italiano,  di  modo che la  presente 
sentenza è redatta in tale lingua (la quale è altresì la lingua del luogo 
di residenza dell'insorgente).

4.
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv. 4  PA) o  dai  considerandi  del 
provvedimento litigioso.

5.
Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  rilevato  che  le  allegazioni 
rilevanti  in  materia  d'asilo  dell'interessato  sarebbero  inverosimili,  in 
quanto  contrarie  ad  ogni  logica  e  all'esperienza  generale  di  vita. 
Secondo l'autorità di prime cure, infatti, non sarebbe concepibile che il  
ricorrente non conosca praticamente nulla della vita e delle attività di  
una persona che egli  avrebbe dichiarato conoscere da tempo e alla 
quale avrebbe permesso di alloggiare gratuitamente presso di lui. Non 
credibile  sarebbe  inoltre  il  fatto  che  tale  persona  –  se  fosse 
effettivamente stata in possesso di  documenti  compromettenti  – non 
abbia preso alcuna precauzione in merito a come e dove conservarli.  
Se  le  forze  dell'ordine  avessero  veramente  trovato  dei  documenti 
relativi  al  FLEC-FAC presso  il  domicilio  dell'interessato,  l'avrebbero 
logicamente  perquisito  minuziosamente  e  sicuramente  avrebbero 
trovato  e  sequestrato  la  carta  d'identità  del  ricorrente. Inoltre,  se  le 
autorità  avessero  effettivamente  colto  l'interessato  in  flagrante 
possesso,  presso  il  suo  domicilio,  di  documenti  del  FLEC-FAC  e 
l'avessero  considerato  membro  di  tale  gruppo,  l'avrebbero 
verosimilmente  interrogato  circa  le  sua  attività  e  soprattutto  su  sue 
eventuali  conoscenze.  Sarebbe  poi  poco  probabile  che  un  militare, 
anche  se  di  alto  grado,  abbia  preso  il  rischio  di  compromettersi,  
favoreggiando l'evasione di una persona detenuta a causa di  attività 
sovversive, accogliendola presso il suo domicilio ed accompagnandola 
personalmente  all'aeroporto.  La  descrizione  resa  dall'interessato  in 

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merito alle formalità della sua partenza e dei controlli all'aeroporto di 
Luanda sarebbe minimalista e non rifletterebbe la realtà delle pratiche 
in vigore in tale ambito. Infine, non sarebbe plausibile che l'interessato  
abbia  viaggiato  provvisto  di  documenti  contraddittori  tra  loro,  vale  a 
dire la sua carta d'identità ed un passaporto preso in prestito. Peraltro,  
nel  caso  in  cui  le  sue  dichiarazioni,  secondo  cui,  durante  la 
detenzione,  sarebbe  stato  forzato  da  un  soldato  a  delle  pratiche 
sessuali insopportabili sotto minaccia di un'arma, corrispondessero al 
vero,  tali  fatti  rappresenterebbero  in  ogni  caso  degli  atti  isolati,  
commessi  da  un  membro  dell'esercito  in  totale  infrazione  ai  suoi 
compiti e non sarebbero stati né incoraggiati, né tollerati dalle autorità  
angolane.  Visto  che  la  concessione  dell'asilo  presupporrebbe 
persecuzioni  statali,  tali  fatti  non  sarebbero  pertinenti.  Pertanto,  le 
dichiarazioni dell'interessato non adempirebbero le condizioni richieste 
per il  riconoscimento della qualità di rifugiato giusta l'art. 3 LAsi e la 
sua  domanda  d'asilo  sarebbe  da  respingere.  L'esecuzione 
dell'allontanamento  sarebbe  da  ritenere  ammissibile,  esigibile  e 
possibile. In particolare, né la situazione politica in Angola, né la sua 
situazione  personale  si  opporrebbero  ragionevolmente  ad  un  suo 
ritorno in Patria. Egli sarebbe (...) e non avrebbe invocato seri problemi 
di  salute.  Disporrebbe  di  una  formazione  di  (...)  e  di  un'esperienza 
lavorativa in veste di (...). Avrebbe vissuto a C._______ dal (...), dove 
vivrebbe  sua  sorella  con  la  relativa  famiglia.  Stando  alle  sue 
dichiarazioni,  inoltre, egli  avrebbe disposto dei mezzi finanziari per il  
viaggio da C._______ in Svizzera, cosa che lascerebbe supporre che 
disponga di un sostegno solido nel suo "entourage" in Angola. Infine,  
l'esecuzione  del  rinvio  non  lederebbe  il  principio  dell'unità  della 
famiglia:  da  una  parte  la  moglie  ed  i  tre  figli  non  disporrebbero,  in  
Svizzera,  di  un  permesso  di  dimora  stabile,  e,  dall'altra,  non 
emergerebbe  che  il  ricorrente  abbia  vissuto,  rispettivamente 
desiderato il suo rapporto coniugale e parentale con moglie e figli. In 
ogni  caso  sarebbe  da  ammettere  che  l'interessato  potrebbe  fare 
rientro in Angola e che niente si opporrebbe al fatto che la famiglia lo 
raggiunga in loco. 

6.
Nel  gravame,  il  ricorrente,  richiamati  i  fatti  già  esposti  in  sede  di 
audizione,  ha  dapprima  esposto  i  motivi  alla  base  del  suo  ricorso 
contro la  decisione incidentale dell'UFM del  1° maggio 2007. Il  fatto 
che  l'UFM  non  gli  abbia  inoltrato  integralmente  gli  atti  pertinenti 
dell'incarto –  occultando  gli  atti  D5  e  D11  –  sarebbe  lesivo  del 

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principio  del  diritto  di  essere  sentito. In  assenza  di  tale  documenti, 
difatti,  egli  non sarebbe in  grado di  redigere  un gravame con piena 
cognizione  di  causa.  Un  invio  posteriore  di  detti  documenti  non 
sanerebbe  il  difetto  formale  ravvisato,  in  quanto  osservazioni 
suppletive condurrebbero ad un taglio  diverso dell'intero ricorso. Per 
quanto concerne la decisione di merito dell'UFM, l'insorgente lamenta 
un accertamento incompleto dei fatti rilevanti. Detto Ufficio, infatti, non 
gli avrebbe chiesto ulteriori ragguagli circa la figura del graduato da lui  
citato, rispettivamente non avrebbe intrapreso ulteriori accertamenti in 
merito  tramite  il  consolato  svizzero  a  C._______.  La  decisione  di 
merito andrebbe già per questo motivo annullata. Per quanto attiene al 
rinvio  in  Angola,  la  tesi  dell'UFM  di  un  eventuale  ricongiungimento 
famigliare  in  Patria  sarebbe  erronea  e  contraddittoria,  visto  che 
sarebbe stato l'UFM medesimo ad aver riconosciuto alla moglie ed ai  
figli  del  ricorrente  un  permesso  ordinario  di  dimora  per  motivi 
umanitari. D'altronde, l'esperienza lavorativa del ricorrente raccolta in 
Patria e gli asseriti contatti che egli vi avrebbe, lascerebbero supporre 
che egli  non abbia  avuto interesse alcuno a fuggire dal  suo Paese. 
Infine,  l'UFM avrebbe  valutato  in  modo errato  anche la  questione a 
sapere se il ricorrente possa o meno appellarsi al principio dell'unità  
della famiglia. Al contrario di quanto allegato dall'autorità inferiore, in 
tale  contesto  non  farebbe  stato  il  tipo  di  permesso,  bensì  la  sua 
stabilità,  con  la  conseguenza  che  la  concessione  del  diritto  al 
ricongiungimento famigliare potrebbe avvenire anche sulla base di un 
permesso B, come quello di cui beneficiano sua moglie e i suoi figli. In  
altre parole, il provvedimento impugnato andrebbe annullato, in quanto 
contraddittorio  nonché  inveritiero,  e  l'autorità  inferiore  invitata  ad 
emettere  una  nuova  decisione  rispettosa  della  reale  situazione 
famigliare dell'insorgente. 

Tramite il complemento al ricorso del 20 giugno 2007, il ricorrente ha 
versato  agli  atti  un  documento  in  originale  in  lingua  portoghese. 
Trattasi  di  un mandato di  cattura del 25 febbraio 2007 emesso dalla 
Direzione  provinciale  d'investigazione  criminale  di  C._______, 
rispettivamente – stando al timbro apportato in calce al documento – 
dalla Direzione nazionale di investigazione criminale. 

7.
Nella risposta al ricorso del 6 agosto 2008, l'UFM ha dapprima rilevato 
che  le  sue  osservazioni  vertono  unicamente  sul  merito  della 
concessione dell'asilo, essendo il ricorrente stato messo a beneficio di 

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un  permesso  di  dimora  tipo  B,  in  data  29  aprile  2008. In  secondo 
luogo, detto Ufficio ha sottolineato l'assenza di fatti  o mezzi di prova 
nuovi  atti  a  modificare  la  decisione  di  cui  all'atto  impugnato  ed  ha 
quindi  rinviato  ai  considerandi  di  quest'ultimo,  proponendo  al 
contempo la reiezione del gravame.

Nelle  osservazioni  del  12  aprile  2010,  l'autorità  inferiore  ha  ribadito 
che il memoriale di ricorso sarebbe privo di fatti o mezzi di prova nuovi. 
Con  riferimento  alla  giurisprudenza  di  cui  a  GICRA  2003  n.  2,  ha 
dichiarato  che  l'inverosimiglianza  delle  allegazioni  presentate  dal 
ricorrente circa i suoi motivi d'asilo lascerebbero apparire inverosimile 
("sujette à caution") anche la detenzione allegata, ragione per cui non 
si  giustificherebbe  la  convocazione  di  un  team  di  soli  uomini  per 
un'ulteriore  audizione  del  ricorrente  sulle  violenze  sessuali  da  lui 
allegate. 

8.

8.1 L'insorgente,  impugnando  la  decisione  incidentale  del 
1° maggio 2007, si è doluto di non aver potuto prendere integralmente 
visione  degli  atti  pertinenti  per  la  presente  procedura.  A  titolo 
preliminare,  vi  è  pertanto  da  esaminare  se  l'UFM,  negandogli  la 
consultazione dei documenti  D5 e D11, abbia violato il  suo diritto di 
essere sentito. 

8.2 Il  diritto  di  essere  sentito  sancito  dall'art.  29  cpv.  2  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile 
1999  (Cost.;  RS  101)  comprende  diverse  garanzie  costituzionali  di 
natura  formale,  in  particolare  il  diritto  per  la  persona  interessata  di 
prendere visione dell'incarto,  vale a  dire  consultare  gli  atti  di  causa 
(cfr. Decisione del Tribunale federale svizzero [DTF] 132 II 485 consid. 
3  e  DTF  126  I  7  consid.  2b).  Per  quanto  attiene  alla  procedura 
amministrativa federale, tale diritto è garantito agli artt. 26-28 PA. 

La  concessione  dell'accesso  agli  atti  è  la  regola,  il  suo  rifiuto 
l'eccezione. L'art. 26 cpv. 1 PA prevede il diritto della parte o del suo 
rappresentante di consultare gli  atti  di  procedura, segnatamente tutti  
gli atti adoperati come mezzi di prova (lett. b) e le copie delle decisioni  
notificate  (lett.  c).  Documenti  con  valore  probatorio,  che  sono  o 
potrebbero  essere  rilevanti  ai  fini  della  decisione 
("entscheidwesentliche Aktenstücke") sottostanno pertanto sempre al 
principio del diritto di consultazione (cfr. GICRA 1994 n. 1 consid. 3a in 

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fine) ed un eventuale rifiuto deve essere fondato sull'art. 27 PA, come 
esposto  qui  di  seguito.  In  particolare,  rapporti  e  perizie  esperiti  
all'interno  dell'amministrazione,  che  vertono  su  elementi  fattuali, 
sottostanno in ogni caso al diritto di consultare gli atti, eccezion fatta 
se si limitano ad apprezzare fatti  che, di per sé, non sono contestati 
(cfr. DTF 115 V 297). 

Giusta l'art. 27 cpv. 1 PA, l'autorità  può negare l'esame agli  atti  che 
soggiaciono  al  diritto  di  consultazione  unicamente  se  un  interesse 
pubblico o privato importante o l'interesse di  un'inchiesta ufficiale in 
corso lo esiga. Il cpv. 2 di detto articolo, tuttavia, statuisce che, in tali  
casi, il diniego d'esame deve estendersi unicamente agli atti soggetti a 
segreto  secondo  il  principio  della  proporzionalità.  In  altri  termini,  il  
diniego  deve limitarsi  allo  stretto  necessario  ed i  passaggi  che  non 
sottostanno a segreto sono da rendere adeguatamente accessibili (ad 
esempio occultando i passaggi nel documento per cui vige segreto, le 
persone di  contatto,  i  passaggi  irrilevanti,  ecc.). Inoltre,  il  diniego di 
consultazione  in  applicazione  dei  cpv.  1-2  del  citato  articolo  è  da 
motivare  (cfr.  GICRA  1994  n.  1  consid.  4b;  STEPHAN C.  BRUNNER in: 
AUER/MÜLLER/SCHINDLER [ed.],  VwVG,  Kommentar  zum  Bundesgesetz 
über das Verwaltungsverfahren, Zurigo/S. Gallo 2008, art. 27 n. 9 e 12; 
BERNHARD WALDMANN/MAGNUS OESCHGER in:  WALDMANN/WEISSENBERGER [ed.], 
Praxiskommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, 
Zurigo/Basilea/Ginevra  2009,  art.  27  n.  38). Per  quanto  attiene  alle 
memorie della parte, dei mezzi di prova da lei inoltrati e delle decisioni  
notificatele, invece, l'esame non può essere negato. Di conseguenza, 
al diritto di visionare documenti prodotti  dalla parte e che questa già 
conosce  non  può  essere  contrapposto  alcun  interesse  alla  loro 
segretezza (BERNHARD WALDMANN/MAGNUS OESCHGER, op. cit., art. 27 n. 40). 
Inoltre,  l'atto  soggetto  al  diritto  di  consultazione,  ma  per  il  quale 
l'accesso è stato  negato alla  parte,  può essere  adoperato  contro  di  
essa soltanto qualora l'autorità gliene abbia comunicato oralmente o 
per iscritto il contenuto essenziale quanto alla contestazione e, inoltre, 
le abbia dato la possibilità di pronunciarsi ed indicare prove contrarie 
(art. 28 PA). In altre parole, non è escluso che atti o passaggi di essi,  
ritenuti  segreti,  possano  essere  utilizzati  ai  fini  della  decisione,  a 
condizione che la  parte  sia stata adeguatamente informata  sul  fatto 
che la decisione si basa su di essi (cfr. GICRA 1994 n. 1 consid. 5b;  
STEPHAN C. BRUNNER, op. cit., art. 28 n. 2 e 5; BERNHARD WALDMANN/MAGNUS 
OESCHGER, op. cit., art. 28 n. 3). 

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Tuttativa, documenti che non hanno valore probatorio, vale a dire che 
servono esclusivamente alla formazione di un'opinione a livello interno 
("verwaltungsinterne Meinungsbildung") e che, pertanto, valgono quali 
atti interni all'amministrazione (come ad esempio una bozza, una nota 
agli atti, una nota per un collega, ecc.), non rientrano nelle categorie di  
atti previsti all'art. 26 cpv. 1 PA e, di conseguenza, non sottostanno al 
diritto  di  consultare  gli  atti  (cfr.  DTF  115  V  297).  Un  diniego  di  
consultazione per  tali  "atti  interni",  pertanto, non solo non necessita 
l'esistenza  di  interessi  preponderanti  alla  loro  segretezza,  ma  può 
avvenire senza alcuna motivazione da parte dell'autorità interessata. 
In  tale  contesto,  giova  comunque  rilevare  che  l'autorità  non  è 
autorizzata  a  definire  a  piacere  un  atto  quale  "interno"  al  fine  di  
escluderlo dal diritto d'esame. Dunque, nell'esaminare se un diniego di 
consultazione sia avvenuto o meno a giusto titolo ciò che fa stato non 
è  tanto  la  categorizzazione  di  un  atto  da parte  dell'amministrazione 
quale  atto  interno,  quanto  l'oggettiva  portata  dell'atto 
nell'accertamento  dei  fatti  rilevanti  ai  fini  della  decisione  nel  caso 
concreto (cfr. GICRA 1994 n. 1 consid. 3a).

8.3

8.3.1 Nella  fattispecie,  l'atto  D5  che  il  ricorrente  denuncia  non  aver 
potuto  visionare  è  il  documento  denominato  "atto  triage  categorie 
d'identità", con il cui ausilio (concretamente sulla base di cinque criteri  
predefiniti) l'auditore, dopo aver assegnato il richiedente l'asilo ad una 
determinata categoria,  decide,  in  base alla stessa,  il  proseguo della 
procedura,  rispettivamente  quali  aspetti  dell'identità  del  richiedente 
siano da approfondire e in che maniera. Benché – per definire se un 
atto sottostia o meno alla consultazione – non faccia stato come esso 
sia  definito  dall'autorità,  bensì  unicamente  la  sua  valenza 
nell'accertamento dei fatti (v. paragrafo 8.2), si noti che l'UFM, al punto 
5  della  direttiva  interna  UFM  1999  n.  1,  ha  indicato  egli  stesso  la 
categoria definita tramite il documento "atto triage categorie d'identità" 
come non incidente sull'esito della domanda d'asilo ed ha oltremodo 
previsto  la  possibilità  di  modificarla,  se  nuovi  fatti  lo  dovessero 
giustificare. Inoltre,  detto  atto  è  utilizzato  dall'autorità  amministrativa 
unicamente quale mezzo per poter fissare con celerità e tramite criteri  
predefiniti  ed  uniformi  i  passi  procedurali  concreti  da  intraprendere 
dopo  l'audizione sui  fatti  e  non ha alcuna  incidenza  sulla  decisione 
finale in materia d'asilo. Ne discende che codesto Tribunale ritiene nel 
caso  specifico  corretta  la  categorizzazione  da  parte  dell'UFM  del 

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documento  D5  quale  "atto  interno"  non  soggiacente  al  diritto  di 
consultazione.  Pertanto,  negandone  la  consultazione  senza  alcuna 
motivazione,  l'UFM  non  ha  –  a  differenza  di  quanto  sostenuto  dal 
ricorrente  –  violato  il  suo  diritto  di  essere  sentito  (cfr. Sentenze del 
Tribunale D-343/2008 del 1° ottobre 2009 consid. 4.2.1 e E-6356/2008 
del 13 ottobre 2008 consid. 4.2.1). 

8.3.2 Il  secondo  documento  che  il  ricorrente  lamenta  di  non  aver 
potuto  visionare  è  l'atto  D11.  L'UFM  ne  ha  negato  l'edizione, 
ritenendolo  facente  parte  della  categoria  degli  atti  "di  poca 
importanza" ai  sensi della GICRA 1994 n. 1  ("unwesentliche Akten / 
pièces  peu  importantes").  Il  documento in  questione  consta,  a 
differenza di quanto annotato dall'UFM sull'indice degli atti, non di sei, 
bensì di cinque documenti: il primo (D11/1), sottoscritto dal ricorrente il  
12 aprile 2010, è un formulario prestampato col quale l'autorità segna, 
apportando  manualmente  un  visto  dove  fa  al  caso,  quale  passo 
procedurale  ha  compiuto  fino  a  un  dato  momento  (ad  esempio  la 
rimessa,  al  richiedente  l'asilo,  del  promemoria  per  la  consegna  di 
documenti,  la  registrazione dei  suoi  dati  personali  e  la  decisione di  
ripartizione  al  Cantone).  Tale  formulario  è,  nel  contempo,  utilizzato 
dall'autorità  quale  conferma  di  ricezione  da  parte  del  ricorrente  del 
lasciapassare, della decisione di ripartizione e della carta giornaliera 
di viaggio. Il  secondo documento (D11/2) è la copia della lettera con 
cui l'UFM informa il Cantone designato della decisione di ripartizione. 
Il  terzo  atto  (D11/3)  è  la  copia  della  decisione  di  ripartizione  del 
10 aprile  2007.  Il  quarto  documento  (D11/4)  porta  il  titolo 
"Attestazione/domanda d'asilo", la scritta "Questa attestazione è stata 
emessa per", i  dati personali del ricorrente, la sua foto, la data della 
sua  entrata  in  Svizzera  e  la  data  della  domanda  d'asilo.  Il  quinto  
documento  (D11/5),  infine,  è  il  documento  che  il  Centro  di 
registrazione e di procedura (CRP) emette al momento dell'uscita del 
ricorrente  e  che  riporta  i  principali  dati  personali  del  ricorrente,  ivi  
compreso il numero di camera da lui occupata al CRP. 

I documenti D11/1-2 e D11/4-5 non riguardano l'accertamento dei fatti  
rilevanti per la decisione in materia d'asilo e d'allontanamento, bensì 
aspetti meramente amministrativi. Essi non hanno un'incidenza diretta 
sull'esito  della  procedura  d'asilo  del  ricorrente,  sono  da  qualificarsi  
quali  atti  privi  di  valenza  probatoria  e,  pertanto,  non  soggiaciono  al 
diritto  di  consultazione  ai  sensi  dell'art.  26  PA.  Ne  consegue  che 
l'UFM,  definendoli  "di  poca  importanza"  e  negandone  l'accesso  al 

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ricorrente  senza  alcuna  motivazione,  non  ha  violato  il  suo  diritto  di 
essere sentito.

Per quanto attiene al documento D11/3, invece, benché anch'esso non 
riguardi l'accertamento dei fatti rilevanti alla decisione, l'UFM non ha 
proceduto in maniera corretta. Difatti, giusta gli artt. 26 cpv. 1 lett. c e 
27 cpv. 3 PA, alla parte non può essere negato l'esame delle decisioni 
notificatele. Pertanto, l'UFM avrebbe dovuto corrispondergli  tale atto. 
Ad ogni modo, tale vizio procedurale è stato sanato in sede ricorsuale 
tramite la decisione incidentale del 3 settembre 2010, rispettivamente 
l'invio  al  ricorrente  della  decisione  di  ripartizione  di  cui  parola  per 
informazione e per un'eventuale presa di posizione in merito.

9.

9.1 Giusta  l'art.  17  cpv.  2  LAsi,  il  Consiglio  federale  emana 
disposizioni  complementari  in  merito  alla  procedura  d'asilo, 
segnatamente  per  tenere  conto  della  situazione  particolare  delle 
donne e dei minori. In applicazione dell'art. 6 dell'Ordinanza 1 sull'asilo 
relativa  a  questioni  procedurali  dell'11  agosto  1999  (OAsi  1; 
RS 142.311),  se  esistono  indizi  concreti  di  persecuzione  di  natura 
sessuale il  richiedente l'asilo  è udito da una persona del  medesimo 
sesso.  Secondo  la  giurisprudenza  tuttora  valida  della  CRA,  una 
persecuzione è da qualificarsi di natura sessuale quando alla vittima è 
stata perpetrata una violenza sessuale o quando è stato arrecato un 
pregiudizio alla sua identità sessuale (cfr. GICRA 2003 n. 2 consid. 5a-
b, pag. 16 e segg.). L'art. 6 OAsi 1, che si applica in egual modo sia 
per donne che per uomini, concretizza il diritto ad essere sentito ed è 
pertanto una disposizione di protezione il cui scopo è, da una parte,  
quello  di  permettere  a  richiedenti  l'asilo  di  esporre  le  violazioni 
concretamente vissute in maniera libera e senza pudore e, dall'altra, di  
garantire un giusto accertamento dei fatti. Tale norma non contempla 
unicamente il diritto del richiedente l'asilo ad esigere un'audizione ad 
essa conforme, bensì obbliga l'autorità ad esperire un'audizione con i 
citati criteri non appena si manifestino indizi di persecuzione di natura 
sessuale. Pertanto, la disposizione di cui all'art. 6 OAsi 1 va applicata 
di regola d'ufficio (v. GICRA 2003 n. 2 consid. 5c pagg. 19 e seg.).

9.2 Nella fattispecie, durante l'audizione sommaria sui fatti il ricorrente 
non ha evocato alcuna persecuzione di natura sessuale. Pertanto,  in  
vista  dell'audizione  sui  motivi  del  2  aprile  2007,  l'UFM  non  aveva 
motivo di costituire un team di soli uomini e ad esso non può essere 

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rimproverato  che  all'inizio  della  seconda  audizione  fossero  presenti, 
oltre al ricorrente, come minimo due donne (auditrice e rappresentante 
dell'opera assistenziale), come evincibile dal protocollo dell'audizione 
(cfr.  D8  pagg.  1  e  9).  Tuttavia,  durante  il  racconto  spontaneo  il 
ricorrente ha dichiarato di essere stato costretto, contro la sua volontà 
e  sotto  minaccia  di  una  pistola  carica,  a  mettere  in  atto  pratiche 
sessuali nei confronti di un soldato durante la sua prigionia e di non 
avere potuto fare niente per opporvisi (cfr. D8 pag. 3 in fine). In ragione 
di  tali  dichiarazioni,  sussistevano  sufficienti  indizi  che  avrebbero 
dovuto essere intesi dall'UFM quali indizi concreti di persecuzione di 
natura  sessuale  nel  senso  menzionato  poc'anzi  e  dare  adito 
all'applicazione d'ufficio dell'art. 6 OAsi 1 (cfr. GICRA 2003 n. 2 consid. 
5c). In  pratica,  l'auditrice  avrebbe dovuto  interrompere l'audizione in 
merito all'aspetto puntuale delle violenze sessuali e lasciare spazio ad 
un team di soli uomini (o immediatamente, o in un secondo momento, 
continuando lei stessa l'audizione in merito agli ulteriori motivi d'asilo), 
o, per lo meno, discutere la situazione ed il da farsi di concerto con il  
ricorrente. La continuazione dell'audizione, come avvenuta nel caso in 
esame, si sarebbe giustificata unicamente in presenza di una rinuncia 
esplicita  del  ricorrente  a  continuare  l'audizione  in  merito  alle 
persecuzioni di natura sessuale con un team di persone del medesimo 
sesso  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale  E-5479/2006  dell'11 marzo  2009 
consid.  3.1;  GICRA 2003 n. 2  consid.  5c).  Come traspare  dagli  atti, 
però, una tale rinuncia non è mai stata espressa dall'insorgente. Non 
rispettando quanto previsto dall'art. 6 OAsi 1, l'UFM ha quindi omesso 
di  esporre  al  ricorrente  i  suoi  diritti  e  gli  ha  impedito  di  potersi  
esprimere liberamente, senza timore, né pudore sulle molestie subite, 
violando  così  il  suo  diritto  di  essere  sentito  e,  pertanto,  il  diritto 
federale. L'argomento dell'UFM, secondo cui  l'inverosimiglianza delle 
allegazioni  del  ricorrente  non giustificherebbe la convocazione di  un 
team di  soli  uomini  al  fine di  esperire un'ulteriore  audizione circa le 
violenze  sessuali  allegate  dal  ricorrente,  risulta  peraltro  del  tutto 
inconferente, perché misconosce il  senso ed il  fine dell'art. 6 OAsi1. 
Difatti, in circostanze come quelle del caso di specie, l'esame circa la 
verosimiglianza  dei  fatti  addotti  non  può  neppure  esaustivamente 
essere  svolto  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale  D- 5793/2008  del 
29 giugno 2009 consid. 5.3). 

10.

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10.1 I ricorsi interposti contro le decisioni dell'UFM hanno, di regola, 
effetto riformatorio; in sede eccezionale è previsto l'annullamento della 
decisione di prima istanza ed il rinvio della causa all'autorità inferiore  
(art. 105 LAsi, e art. 6 LAsi in relazione all'art. 61 cpv. 1 PA). Tuttavia,  
una decisione riformatoria entra in linea di conto di principio allorché la 
causa è matura per il giudizio, vale a dire quando, in particolare, i fatti  
rilevanti  siano  stati  accertati  in  maniera  corretta  e  completa.  Come 
visto poc'anzi,  tale non è il  caso nella  fattispecie. Inoltre,  essendo il 
diritto di essere sentito di natura formale, una sua violazione implica,  
di  principio,  l'annullamento  della  decisione  impugnata, 
indipendentemente dal fatto se la violazione abbia o meno avuto un 
influsso sul risultato a cui è giunta l'autorità inferiore (cfr. GICRA 2004 
n. 38 consid. 7.1). In particolare, secondo la giurisprudenza di  cui  a 
GICRA  2003  n.  2,  audizioni  di  richiedenti  l'asilo  che  fanno  valere 
persecuzioni di natura sessuale non condotte da un team dello stesso 
sesso  del  richiedente  conducono,  di  norma,  all'annullamento  della 
decisione impugnata.

10.2 Da  quanto  esposto  discende  che  la  decisione  dell'UFM 
dell'11 aprile 2007  va  annullata  e  gli  atti  di  causa  sono  rinviati 
all'autorità  inferiore  affinché  proceda,  in  tempi  ragionevoli 
(art. 29 cpv. 1  Cost.),  a  completare  l'istruttoria  e  a  pronunciare  una 
nuova decisione rispettosa dei considerandi della presente sentenza di 
cassazione. L'UFM  dovrà,  in  particolare,  procedere  ad  udire  il 
ricorrente circa le addotte persecuzioni di natura sessuale nell'ambito 
di  un'audizione  con  un  team  di  soli  uomini.  Visto  l'esito  della 
procedura,  il  Tribunale  si  esime  dall'esprimersi  circa  le  censure 
ricorsuali  riguardanti  la  verosimiglianza  delle  dichiarazioni  del 
ricorrente.

11.

11.1 In considerazione di quanto precede, si prescinde dal prelievo di 
spese processuali (art. 63 PA).

11.2 Inoltre,  visto  l'esito  positivo  della  procedura  e  ritenuto  che  il 
ricorrente  è  difeso  in  questa  sede  da  un  mandatario,  si  giustifica 
l'attribuzione  di  un'indennità  a  titolo  di  spese  ripetibili  (art.  64  PA e 
art. 7 segg.  del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili  nelle 
cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 
21 febbraio 2008  [TS-TAF, RS 173.320.2]).  La  stessa,  in  assenza  di 
una nota dettagliata, è fissata d'ufficio ex aequo et bono in CHF 600.-, 

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conto tenuto del lavoro effettivo ed utile svolto dal rappresentante del  
ricorrente (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto.

2.
La decisione dell'11 aprile  2007 è annullata  e gli  atti  di  causa sono 
rinviati  all'UFM per il  completamento dell'istruttoria e la  pronuncia di 
una nuova decisione ai sensi dei considerandi.

3.
Non si prelevano spese processuali.

4.
Al ricorrente è assegnata un'indennità a titolo di spese ripetibili di CHF 
600.-.

5.
Comunicazione a: 

- rappresentante del ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 

interno; in copia)
- D._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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