# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5b3e3e62-2c20-52d8-aac9-cb258462bc05
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-12-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 06.12.2016 16.2015.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2015-1_2016-12-06.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2015.1

  	
  Lugano

  6 dicembre 2016/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 31 dicembre 2014 presentato da

 

	
   

  	
   RE
  1  (VA), Italia

  (rappresentata
  dal RA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 17 novembre 2014 dal Giudice di pace del circolo di
  Riva San Vitale nella causa SE 1/14 (lavoro) promossa con petizione del 16 luglio 2014 nei
  confronti di

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 ;

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   RE
1 ha lavorato come aiuto cuoca al ristorante __________ a __________,
gestito dalla CO 1 dal 1° mag­gio 2011 al 31 ottobre 2013. Il contratto, di
durata indeterminata, sottoposto al Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'industria
alberghiera e della ristorazione (CCNL), prevedeva un salario lordo di fr.
3383.– per tredici mensilità, aumentato a 

fr. 3400.– dal 1° gennaio 2012, così come 5 settimane di vacanza l'anno. Il 7
febbraio 2014 la dipendente ha chiesto alla datrice di lavoro il pagamento
della quota di tredicesima dell'anno 2013 e di un'indennità per le vacanze
maturate e non godute, senza esito.

 

                                  B.   Il
4 marzo 2014 RE 1 si è rivolta al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud,
chiedendo di convocare la CO 1 a un tentativo di conciliazione volto a ottenere
complessivi fr. 6120.– oltre interessi al 5% dal 1° novembre 2013,
corrispondenti alla quota di tredicesima dal 1° gennaio al 31 ottobre 2013 (fr.
2833.30 = fr. 3400.–x10/12) e a 29 giorni di vacanza non goduti (3286.70 = fr.
3400.–/30x29). All'udienza di conciliazione del 18 aprile 2014 le parti non
hanno raggiunto un accordo e all'istante è stata rilasciata l'autorizzazione ad
agire. 

 

                                  C.   Il 16 luglio 2014 RE
1, preso atto che nel frattempo la datrice di lavoro le aveva versato fr.
2860.–, ha convenuto la CO 1 davanti al Giudice di pace del circolo di __________
per ottenere il pagamento di fr. 3260.–, esclusi gli interessi al 5% dal 1°
novembre 2013. Nelle sue osservazioni del 27
agosto 2014 la convenuta ha proposto di respingere la petizione e in via
riconvenzionale ha chiesto la restituzione di fr. 1573.55 netti (fr. 1860.–
lordi), importo a suo dire corrispondente a un'indennità per 17 giorni di vacanza
non goduti versata per errore alla lavoratrice. All'udienza del 29 settembre
2014, indetta per la discussione, l'attrice ha dichiarato di considerare risolta
la questione del pagamento della tredicesima e ha ribadito la sua richiesta di indennità
per vacanze non godute, mentre la convenuta ha confermato la sua posizione. Così
invitata dal Giudice di pace, il 14 ottobre 2014 l'attrice ha specificato di
avere maturato complessivi 87 giorni di vacanza (23 giorni nel 2011, 35 giorni
nel 2012 e 29 giorni nel 2013) e di averne utilizzati 58 (14 giorni nel 2012 e
44 giorni nel 2013). All'udienza del 3 novembre 2014 le parti hanno confermato le
rispettive domande. 

 

                                  D.   Statuendo il 17
novembre 2014 il Giudice di pace ha respinto la petizione e in accoglimento della
domanda riconvenzionale ha obbligato RE 1 a versare alla controparte fr.
1573.55. Le spese processuali di fr. 200.– sono state poste a carico dell'attrice.

 

                                  E.   Contro la decisione appena citata RE 1 è insorta a
questa Camera con reclamo del 31 dicembre 2014, in cui chiede l'annullamento
del giudizio impugnato e la sua riforma nel senso di accogliere la petizione e
di respingere la domanda riconvenzionale. Nelle sue osservazioni del 27 gennaio
2015 la CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo. 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   Le decisioni emanate
nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie
patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo
entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella
fattispecie, la decisione impugnata è pervenuta al rappresentate dell'attrice
il 18 novembre 2014, di modo che il termine d'impugnazione è cominciato a
decorre il 19 novembre 2014, è rimasto sospeso dal 18 dicembre 2014 al 2
gennaio 2015 incluso (art. 145 cpv. 1 lett. c CPC), ha ripreso a decorrere il 3
gennaio 2015 e sarebbe scaduto lunedì 5 gennaio 2015. Introdotto il 31 dicembre
2014 (cfr. attestazione postale sulla busta d'invio raccomandato) il reclamo è
pertanto tempestivo.

 

                                   2.   Secondo l'art. 320
CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto
(lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure
concernenti l'errata applicazione del diritto – federale,
cantonale o estero – da parte del giudice di prime cure. Per quanto concerne
invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato,
potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente
errato. Quanto all'apprezzamento delle prove, esso è arbitrario solo
quando l'autorità inferiore ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza
di un mezzo probatorio o ha omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di
una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa, oppure quando,
sulla base degli elementi raccolti, essa ha fatto delle deduzioni insostenibili
(DTF 140 III 266 consid. 2.3 con rinvii).

 

                                   3.   Per
il Giudice di pace l'attrice ha “lasciato cadere” la sua domanda relativa alla
tredicesima per l'anno 2013 e non ha contestato la domanda riconvenzionale
della convenuta. A suo parere la pretesa fatta valere dall'attrice non è stata
dimostrata, giacché il conteggio da lei presentato il 14 ottobre 2014 è “una
semplice elencazione di numeri”, mentre la convenuta ha prodotto delle tabelle
con le timbrature dell'attrice da cui risulta che “le ferie del 2013 sono state
tutte effettuare; 29.04-04.05 (6 giorni), 08.10-31-10 (24 giorni) = 30 giorni (di
cui 17 giorni pagati erroneamente in quanto giorni di ferie effettuati)”. Ciò
posto, il primo giudice ha respinto la petizione e accolto la domanda riconvenzionale.

 

                                   4.   La
reclamante rileva di non avere mai inteso
modificare la sua domanda di causa avente per oggetto il pagamento di fr.
3260.– e ribadisce che questo importo corrisponde alla differenza tra il suo
credito iniziale di fr. 6120.– (di cui fr. 2833.30 chiesti a titolo di
tredicesima per l'anno 2013 e fr. 3286.70 a titolo di indennità per 29 giorni
di vacanza non goduti) e gli acconti versatile dalla controparte di fr. 1860.–
lordi e di fr. 1000.–. Essa riconosce di avere affermato all'udienza del
29 settembre 2014 di non rivendicare “la somma relativa alla tredicesima” e di
chiedere unicamente quella relativa all'indennità per le vacanze non godute, ma
precisa di averlo fatto nella convinzione che la sua domanda di fr. 2833.30
concernente la quota di tredicesima del 2013 poteva ritenersi interamente
saldata dagli acconti di fr. 2860.–, che la controparte le aveva versato senza
specificare a quale posta dovevano essere attribuiti.

 

                                         Dal
verbale d'udienza del 29 settembre 2014 si evince che il rappresentante dell'attrice
ha dichiarato che “la somma relativa alla tredicesima non viene rivendicata (...)
Visto che la questione della tredicesima è risolta, la nostra richiesta è di
fr. 3286.70 lordi (ferie non versate)”. Tali dichiarazioni sono chiare e
univoche e nulla lascia intendere che esse non corrispondessero a quanto volesse
dire la parte in questione. Per di più, il seguito della procedura si è
focalizzato unicamente sulla questione delle ferie tant'è che all'udienza
finale del 3 novembre 2014 l'attrice ha dichiarato confermare “nel dettaglio
dei giorni di ferie consumati indicato nello scritto inviato alla Giudicatura
il 14.10.2014”. E in tale conteggio l'interessata ha nuovamente rivendicato un'indennità
pari a 29 giorni di ferie per un valore di fr. 3286.70 (doc. F). La conclusione
del primo giudice secondo cui la questione della tredicesima non era più
controversa non presta quindi il fianco a critica. 

                                      

                                   5.   La
reclamante rimprovera al Giudice di pace di avere erroneamente posto a suo
carico, anziché della datrice di lavoro, l'onere della prova dell'esecuzione delle
vacanze e di non avere considerato che la controparte non ha prodotto i
conteggi delle ore svolte dell'intera durata del rapporto di lavoro, ma solo dell'anno
2013. Essa contesta poi l'accertamento operato dal Giudice di pace secondo cui
la domanda riconvenzionale della convenuta volta alla rifusione di fr. 1573.55
netti (fr. 1860.– lordi) non era da lei stata contestata e dunque ammessa. 

 

                                   a)  L'art.
8 CC regola, per tutti i rapporti giuridici retti dal diritto federale, la
ripartizione dell'onere probatorio e, pertanto le conseguenze dell'assenza di
ogni prova. Esso stabilisce che, ove la legge non dispone altrimenti, chi vuole
dedurre un diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve fornire la
prova, pena la soccombenza in causa. Relativamente alla questione delle ferie,
l'onere della prova per il diritto a giorni di vacanza e di riposo in funzione
della durata del rapporto di lavoro incombe al lavoratore, mentre quello circa
l'effettuazione di questi giorni di libero da parte del lavoratore incombe invece
al datore di lavoro che meglio di ogni altro può esserne al corrente,
disponendo – o almeno dovendo disporre – di tutta una serie di mezzi di
controllo (DTF 128 III 271 consid. 2a; sentenza del Tribunale
federale 4A_419/2011 del 23 novembre 2011 consid. 5.2; CCR sentenza inc.
16.2013.4 del 19 febbraio 2014, consid. 3a con riferimenti; II CCA
sentenza inc. 12.2009.144 del 3 luglio 2007, consid. 6a). Peraltro,
l'art. 21 CCNL dispone che il datore
di lavoro deve registrare le ore di lavoro svolte e fare firmare il relativo
conteggio al lavoratore almeno una volta al mese (cpv. 2). Tale
disposizione prevede altresì che se il datore di lavoro non adempie a questi
obblighi, in caso di controversie, è ammesso come prova il controllo effettuato
dal lavoratore (cpv. 4).

                                         

                                   b)  In
concreto, la datrice di lavoro ha sostenuto che la lavoratrice aveva
beneficiato in natura di tutti i giorni di vacanza di cui aveva diritto e di
averle inoltre versato per errore un'indennità per 17 giorni di vacanze non
goduti di fr. 1573.55 netti, importo di cui chiede la restituzione, dedotto l'importo
di fr. 170.– corrispondente al contributo LPP trattenuto in doppio. A sostegno
di queste sue allegazioni essa ha presentato le schede delle timbrature della
lavoratrice per l'anno 2013. Se non che le menzionate schede, per tacere del
fatto che non possono considerarsi un conteggio ai sensi dell'art. 21 CCNL,
giacché non sono state firmate dalla dipendente alla fine di ogni mese, non
permettono in alcun modo di dimostrare quanti giorni di vacanza la dipendente
ha effettuato nel 2011 e 2012. In tali circostanze, non avendo la CO 1
adempiuto l'obbligo di conteggio e provato quanti giorni di vacanza RE 1 ha
usufruito durante l'intero rapporto di lavoro, va
ammesso come prova il controllo effettuato dalla dipendente (art. 21
cpv. 4 CCNL). Su questo punto il reclamo è pertanto fondato.

 

                                   c)  Premesso
ciò, dagli atti risulta che l'attrice ha lavorato dal 1° maggio 2011 al 31
ottobre 2013 e aveva quindi diritto in totale a 87 giorni di vacanza, ovvero 23
giorni (35 / 12 x 8) nel 2011, 35 giorni nel 2012 e 29 giorni (35 / 12 x 10)
nel 2013. Dal conteggio da lei prodotto risulta che ha beneficiato di 58 giorni
di vacanza, segnatamente nessuno nel 2011, 14 giorni nel 2012 (7 giorni in
febbraio e 7 in ottobre) e 44 giorni nel 2013 (dal 29 gennaio al 9 febbraio,
dal 27 aprile al 4 maggio e dall'8 ottobre al 31 ottobre). Resta così un saldo
di 29 giorni (87 – 58), sicché il compenso per vacanze non godute a suo favore ammonta
a fr. 3286.70 (fr. 3400.– / 30 x 29).

 

                                   6.   Visto quanto precede, il reclamo, che ha evidenziato un accertamento
manifestamente errato dei fatti e un'errata applicazione del diritto da parte del primo giudice, è provvisto di fondamento e
deve essere accolto. Soccorrendo le premesse dell'art. 327 cpv. 3 lett. b CPC
questa Camera può statuire essa medesima sulla lite. Ora, da quanto
precede risulta che l'attrice aveva effettivamente diritto a fr. 3286.70 quale indennità per 29 giorni di vacanza non
goduti e avendo già ricevuto dalla convenuta fr. 1860.– lordi (doc. H),
essa ha quindi effettivamente diritto a fr. 1426.70 lordi. La petizione va
dunque accolta entro tali limiti ciò che comporta nel contempo la reiezione
della domanda riconvenzionale, la quale, contrariamente a quanto ritenuto dal
primo giudice, era contestata nella misura in cui RE 1 ha chiesto
la differenza tra il suo credito iniziale di fr. 6120.– e gli acconti versatile
di fr. 2860.–, i quali includono anche l'importo di fr. 1573.55. Quanto
agli interessi, essi nemmeno sono stati rivendicati in questa sede, ma anzi sono
stati “esclusi” nella petizione. 

 

                                   7.   La
procedura nelle azioni derivanti da contratto di lavoro, fino a un valore
litigioso di fr. 30 000.– è gratuita (art. 114 lett. c CPC), salvo in caso di
temerarietà processuali, circostanze non realizzate nella fattispecie (art. 115
CPC). Visto l'esito del giudizio si giustifica
equitativamente di soprassedere alla concessione di indennità di inconvenienza.
L'esito del giudizio impone inoltre di modificare il dispositivo sugli oneri processuali
di primo grado, nel senso che non sono addossare spese processuali (art. 114
lett. c CPC).

 

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                      I.   Il reclamo è accolto e la
decisione impugnata è così riformata:

 

                                         1.   La
petizione è parzialmente accolta nel senso che la CO 1 è condannata a pagare a RE
1 fr. 1426.70 lordi.

 

                                         2.   La
domanda riconvenzionale è respinta.

 

                                         3.   Non si
riscuotono spese processuali.

 

                                   II.   Non si prelevano spese
processuali né si assegnano indennità.

 

                                  III.   Notificazione a:

	
   

  	
  – 
  ; 

  – 
  .

   

  

                                         Comunicazione alla
Giudicatura di pace del circolo di Riva San Vitale.

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.