# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8fff973d-5316-540d-83cb-d1db1d0b35b1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-08-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.08.2011 D-4361/2011
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4361-2011_2011-08-16.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

Corte IV
D­4361/2011

Sen t e n z a   d e l   1 6   a go s t o   2 0 1 1

Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Daniele Cattaneo; 
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

Parti A._______, nata il (…),
Stato sconosciuto, alias
B._______, nata il (…), Eritrea, alias
C._______, nata il (…), Eritrea, alias
D._______, nata il (…), Eritrea,
ricorrente, 

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), 
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore

Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 28 luglio 2011 / N (…).

D­4361/2011

Pagina 2

Visto:

la  domanda  di  asilo  che  la  ricorrente  ha  presentato  in  data  (…)  in 
Svizzera,

il  documento  che  l'UFM  ha  rimesso  alla  ricorrente  in  stessa  data  e 
mediante il quale l'ha resa attenta circa la necessità di consegnare, entro 
le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento di identità 
o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di mancata  consegna  e  in 
assenza  di motivi  scusabili,  non  si  entra  nel merito  della  sua  domanda 
d'asilo (cfr. act. A2),

i verbali di audizione del 20 giugno 2011 (cfr. act. A6, di seguito: verbale 
1) e del 13 luglio 2011 (cfr. act. A9, di seguito: verbale 2),

la decisione dell'UFM del 28 luglio 2011, notificata alla ricorrente lo stesso 
giorno (cfr. act. A12),

il  ricorso  inoltrato  dalla  ricorrente  il  5  agosto  2011  (cfr.  timbro  del  plico 
raccomandato),

la  copia  dell'incarto  dell'UFM,  pervenuto  a  codesto  Tribunale  via  fax  in 
data 8 agosto 2011,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che  le  procedure  in materia  di  asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  del 
20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021), dalla 
legge  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF; 
RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF; 
RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26  giugno  1998  sull'asilo  (LAsi; 
RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di 
estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in 
cerca  di  protezione  (art.  31  e  33  lett.  d  LTAF,  art. 105   LAsi  e 
art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

D­4361/2011

Pagina 3

che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
di  ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52  PA  nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che,  nell'ambito  delle  audizioni  esperite  dall'UFM,  l'interessata  ha 
dichiarato di essere cittadina eritrea, nonché di essere nata ad E._______ 
(Eritrea),  dove  avrebbe  vissuto  fino  all'età  di  (…),  quando,  insieme  ai 
genitori, entrambi eritrei, si sarebbe trasferita ad F._______ (Etiopia); che 
ha  altresì  allegato  di  aver  vissuto  in  tale  città  sino  al  (…),  prima  di 
spostarsi  in  G._______,  dove  sarebbe  rimasta  per  (…)  anni;  che, 
successivamente,  dalla  H._______  avrebbe  raggiunto  la  _______  in 
barca a fine (…); che, dopo quasi tre mesi trascorsi a L._______, avrebbe 
raggiunto la Svizzera in treno il (…),

che la medesima ha affermato di aver lasciato l'allegato Paese di origine, 
ovvero  l'Eritrea,  a  causa  della  mancanza  di  diritti  e  delle  difficoltà 
quotidiane, nonché perché i genitori avrebbero voluto evitare che venisse 
trasferita  a  M._______;  che,  successivamente,  avrebbe  abbandonato 
l'Etiopia per sottrarsi alle molestie ed al tentativo di un secondo stupro da 
parte  del  marito  della  zia  presso  cui  avrebbe  soggiornato  e  perché  in 
detto Paese non disporrebbe di una rete famigliare, 

che, nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato, da un lato, che la 
richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in materia di asilo 
alcun documento di identità o di viaggio valido entro le 48 ore successive 
all'inoltro della sua istanza; che, dall'altro lato, detto Ufficio ha ritenuto che 
nessuna  delle  eccezioni  previste  all'art. 32 cpv. 3 LAsi  sia  realizzata  nel 
caso di specie,

che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 
ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  pronunciando  l'allontanamento 
dell'interessata dalla Svizzera e  l'esecuzione dell'allontanamento verso  il 
suo Paese d'origine, siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nel ricorso,  l'insorgente contesta  la decisione dell'UFM, sostenendo 
che vi sarebbero nel suo caso dei motivi scusabili giustificanti la mancata 
presentazione  dei  documenti  d'identità  entro  il  termine  impartito  dalla 
legge, ragion per cui l'autorità inferiore avrebbe dovuto entrare nel merito 
della sua domanda di asilo; che, in particolare, allega che, avendo perso 
ogni contatto con la madre dopo la sua espulsione in Eritrea, finora non le 
sarebbe  stato  oggettivamente  possibile  procurarsi  un  documento  di 
identità; che, in tale contesto, al fine di poter rintracciare il genitore e farsi 

D­4361/2011

Pagina 4

inviare  un  documento  che  comprovi  la  sua  identità,  chiede  che  le  sia 
concesso  un  termine  di  grazia;  che,  per  quanto  attiene  al  documento 
andato  perso  in G._______,  precisa  che  si  sarebbe  trattato  non  di  una 
carta  d'identità,  come  erroneamente  verbalizzato  durante  l'audizione 
esperita dall'UFM, bensì della sua carta scolastica etiope; che,  in merito 
alla  conclusione  di  inverosimiglianza  dell'UFM,  sottolinea  che  le  sue 
lacune sull'Eritrea sarebbero da  riportare, da un  lato, al  fatto che sin da 
piccola  sarebbe  cresciuta  in  un  contesto  etiope,  parlando  l'amarico,  e, 
dall'altro  lato,  al  fatto  che  avrebbe  frequentato  la  scuola  solo  per  poco 
tempo  in Etiopia; che,  inoltre, essendo eritrea, ma avendo vissuto  in un 
contesto  etiope,  non  sarebbe  in  grado  di  definire  la  sua  etnia  di 
appartenenza; che, di conseguenza, reputa che le conclusioni dell'UFM in 
merito  alla  sua  origine  si  basino  su  un  accertamento  sommario  ed 
arbitrario dei fatti e lamenta che detto Ufficio non abbia, invece, fatto capo 
ad ulteriori strumenti, quali un esame LINGUA, il quale, del resto, oltre a 
vertere  sull'esame  del  suo  parlato  e  sulle  sue  conoscenza  della  lingua 
tigrinya,  avrebbe  potuto  contribuire  a  farle  ricordare  gli  usi  e  costumi 
eritrei con cui sarebbe cresciuta e che, nel  frattempo, avrebbe scordato; 
che,  in  merito  ai  motivi  di  asilo,  reputa  di  averli  esposti  in  maniera 
dettagliata  nonché  coerente  e  ritiene  che  le  contraddizioni  sollevate 
dall'autorità  di  prime  cure  sarebbero  da  riportare  alla  natura  traumatica 
degli  episodi  narrati,  nonché  alla  differenza  tra  il  calendario  europeo  e 
quello  di  cui  ha  fatto  uso  dall'infanzia;  che,  infine,  è  dell'avviso  che  nel 
suo  caso  l'esecuzione  dell'allontanamento  debba  essere  considerata 
inesigibile,

che,  in conclusione,  la ricorrente ha chiesto,  in ordine,  la concessione di 
un  termine  di  grazia  per  comprovare  la  sua  cittadinanza  eritrea,  in  via 
principale  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  trasmissione 
degli atti all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito della sua 
domanda di  asilo nonché,  in  subordine,  la  concessione dell'ammissione 
provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  di  esenzione  dal 
pagamento di un anticipo a copertura della presumibili spese giudiziarie,

che,  giusta  l'art. 32  cpv. 2  lett. a  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda  di  asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento di viaggio o d'identità entro 48 ore dalla presentazione della 
domanda, 

che,  giusta  l'art. 32  cpv. 3  LAsi,  il  cpv. 2  lett. a  non  si  applica  se  il 
richiedente  può  rendere  verosimile  di  non  essere  in  grado,  per  motivi 
scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore 

D­4361/2011

Pagina 5

dalla  presentazione della  domanda  (lett. a),  se  la  qualità  di  rifugiato  del 
ricorrente  è  accertata  in  base  all'audizione,  nonché  in  base  all'art. 3  e 
all'art. 7  LAsi  (lett. b),  oppure  se  l'audizione  rileva  che  sono  necessari 
ulteriori chiarimenti per accertare la qualità di rifugiato o l'esistenza di un 
impedimento all'esecuzione dell'allontanamento (lett. c), 

che sono documenti di viaggio o d'identità ai sensi di legge quelli ufficiali, 
segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che  permettono 
un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in particolare  della  sua 
cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio  senza  necessità  di 
particolari  formalità  amministrative;  che,  per  contro,  non  lo  sono 
documenti  emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale,  il  certificato  di  nascita,  la  carta  scolastica  o  l'attestato  di 
fine degli studi (cfr. DTAF 2007/7 consid. 6), 

che,  nel  caso  concreto,  fino  ad  oggi  la  ricorrente  non  ha  esibito  alcun 
documento che adempia i citati criteri, 

che, per quanto attiene al possesso di documenti d'identità, in una prima 
versione ha affermato di essersi, tempo fa, procurata una carta d'identità 
presso le autorità eritree ad F._______ (cfr. verbale 1 pag. 5), mentre che 
successivamente  ha  dichiarato  di  avere  posseduto  una  carta  d'identità 
etiope,  negando  di  averla  mai  descritta  come  etiope,  rispettivamente 
negando di averne mai specificato l'origine (cfr. verbale 2 pag. 11/D121­
122); che, in una terza versione, ha rettificato tali versioni, indicando che 
il  documento  in  questione  sarebbe  stato  un  mera  carta  scolastica  (cfr. 
ricorso pag. 2); che, inoltre, da una parte ha affermato di avere perso tale 
documento durante il viaggio verso il G._______ (cfr. verbale 1 pag. 5), e, 
dall'altra parte,  interpellata sui documenti  con  in quali avrebbe viaggiato 
fino  in  Svizzera,  ha  nuovamente  e  in maniera  del  tutto  inverosimile  ed 
illogica  indicato detto documento  (cfr.  ibidem pag. 8);  che, del  resto, ha 
avuto quasi un mese di tempo tra la prima e la seconda audizione per lo 
meno  per  avviare  tentativi  di  procurarsi  dei  documenti  di  identità, 
rimanendo,  invece,  completamente  inattiva  in  tal  senso;  che, 
segnatamente,  non  ha  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che  avrebbero 
potuto  avere  esito  favorevole  per  l'invio  degli  stessi  (quali  contattare  la 
madre  rimasta  al  suo  luogo  di  origine),  ciò  che  costituisce  un'ulteriore 
conferma della dissimulazione dei documenti da parte sua,  ritenuto che, 
di  regola,  chi  ne  è  già  in  possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non 
intraprende alcunché di concreto per procurarsene di nuovi,

D­4361/2011

Pagina 6

che, del resto, la semplice allegazione di non avere presentato documenti 
d'identità,  in  quanto  non  ne  avrebbe  mai  posseduti,  rispettivamente 
perché avrebbe sempre unicamente posseduto una carta scolastica, non 
rappresenta un motivo scusabile ai sensi di legge,

che,  vista  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
della  ricorrente circa  la mancata presentazione dei documenti d'identità, 
vi è  ragione di concludere che dissimuli  i suoi documenti d'identità per  i 
bisogni della causa,

che  la medesima deve quindi sopportare  le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che già per le argomentazioni suesposte non v'è ragione di chinarsi sulla 
richiesta  di  assegnazione  di  un  termine  di  grazia  per  produrre  i 
documenti, la quale non può essere presa in considerazione,

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, né 
fornito una valida giustificazione per  la mancata produzione degli stessi, 
l'eccezione  prevista  all'art. 32  cpv. 3  lett. a  LAsi  a  favore  dell'insorgente 
non è applicabile, 

che, in assenza di documenti di identità, occorre inoltre esaminare se, in 
applicazione  dell'art. 32  cpv. 3  lett. b  LAsi,  in  base  agli  art. 3  e  7  LAsi 
nonché all'audizione, è accertata la qualità di rifugiato della richiedente, 

che  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  legislatore  ha 
introdotto  con  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  nonché  cpv.  3  LAsi  una  procedura 
sommaria  nell'ambito  della  quale  è  statuito  sull'adempimento  o  meno 
della qualità di rifugiato, nonostante la stessa termini con una decisione di 
non entrata nel merito (cfr. DTAF 2007/8, consid. 5),

che non ha presentato, all'infuori di generiche censure, argomenti o prove 
suscettibili  di giustificare una diversa valutazione  rispetto a quella di  cui 
all'impugnata decisione,

che,  difatti,  le  allegazioni  decisive  in  materia  di  asilo  si  esauriscono  in 
mere  affermazioni  di  parte  non  corroborate  da  alcun  elemento 
consistente,

che,  a  titolo  di  esempio,  ha  reso  versioni  discordanti  in  merito  alla 
frequenza dei tentativi, da parte del marito di sua zia, di arrecarle violenza 
sessuale, dichiarando dapprima che  lo stesso, dopo averla stuprata una 

D­4361/2011

Pagina 7

prima volta, avrebbe nuovamente provato a fare altrettanto (cfr. verbale 1 
pagg.  6­7),  e,  successivamente,  sottacendo  del  tutto  tale  tentativo 
(cfr. verbale  2  pagg.  6­8/D67,  79,  80,  91);  che,  invitata  a  descrivere 
scrupolosamente  l'episodio  dello  stupro,  ha  risposto  in  maniera 
superficiale e spoglia di dettagli,  dando  in  tal guisa  l'impressione di non 
avere personalmente vissuto quanto narrato (cfr., ad esempio, verbale 2 
pagg. 7­8/D80­83); che durante l'audizione sommaria ha indicato nome e 
cognome del marito della zia (cfr. verbale 1 pag. 7), mentre che durante 
l'audizione  sui  motivi  di  asilo  è  rimasta  vaga,  ha  affermando  di 
conoscerne unicamente il nome (cfr. verbale 2 pag. 8/D87­88); che circa 
il periodo successivo allo stupro, durante la prima audizione ha affermato 
di  essere  fuggita  direttamente  in  G._______  (cfr.  verbale  1  pag.  7), 
contraddicendosi  poi  nella  la  seconda  audizione,  dichiarando  di  essersi 
rifugiata  da  amiche  per  cinque  mesi,  prima  di  lasciare  il  Paese  (cfr. 
verbale 2 pagg. 8­9/D80, 95, 99); che, infine, non avrebbe denunciato alle 
autorità le violenze subite (cfr. verbale 1 pag. 7 e verbale 2 pag. 10/D105­
107),

che,  in tale contesto, non vi è motivo di ritenere che non possa ottenere 
dalle  competenti  autorità  etiopi,  se  opportunamente  sollecitate, 
un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  da 
parte di  terzi  nei  suoi  confronti,  ritenuto altresì  che ha dichiarato di  non 
avere mai avuto problemi con le stesse (cfr. verbale 1 pag. 7), 

che, per conseguenza, l'UFM ha rettamente considerato inverosimili, con 
riferimento  all'art. 32  cpv. 3  lett. b  LAsi,  le  dichiarazioni  rese  dalla 
ricorrente, 

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi 
da  cui  dedurre  la  necessità  di  ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesima,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari ai fini di accertare l'esistenza di un eventuale impedimento 
all'esecuzione  dell'allontanamento  della  ricorrente  dal  punto  di  vista 
dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50  consid.  5­8  pagg.  725­733  e 
DTAF 2007/8 consid. 5.6.5­5.7 pagg. 90 e segg.),

che,  difatti,  se,  da  una  parte,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è 
regolamentata all'art. 83 della  legge federale del 16 dicembre 2005 sugli 
stranieri  (LStr,  RS  142.20)  e  la  questione  segnatamente  del  carattere 
ammissibile  deve  essere  esaminata  d'ufficio,  dall'altra  parte,  questo 

D­4361/2011

Pagina 8

principio  è  limitato  dall'obbligo  del  ricorrente  di  collaborare 
all'accertamento  dei  fatti  giusta  l'art. 8  cpv. 1  LAsi  (cfr. Sentenza  del 
Tribunale  D­3975/2007  del  15 giugno  2007,  consid.  3.4; WALTER KÄLIN, 
Grundriss  des  Asylverfahrens,  Basilea  e  Francoforte  sul  Meno,  1990, 
pag. 262); che si tratta di un tipico caso di applicazione dell'art. 13 cpv. 1 
lett. c PA, 

che, nel caso concreto, l'insorgente ha violato il suo obbligo di collaborare 
segnatamente con riferimento all'indicazione della sua vera cittadinanza, 
a lei senza dubbio nota; che, in effetti, non è plausibile che la ricorrente, 
benché abbia allegato di essere cresciuta con  i genitori,  rispettivamente 
con la zia materna, non sia stata in grado di fornire alcuna informazione 
in  merito  all'Eritrea;  che,  peraltro,  sebbene  entrambi  i  genitori  abbiano 
sempre parlato la lingua tigrinya tra loro, non è credibile che l'insorgente 
non  ne  conosca  nemmeno  un'espressione,  pretendendo  di  parlare 
unicamente  l'amarico  (cfr.  verbale  2  pag.  5/D45­47);  che,  inoltre, 
l'affermazione  secondo  cui  non  conoscerebbe  assolutamente  nulla 
dell'Eritrea,  ne  ignorerebbe  la  suddivisone  amministrativa  e  le  etnie 
presenti (cfr. verbale 1 pag. 3 e verbale 2 pag. 5/D48), giustificandola con 
il fatto di non aver mai vissuto in Eritrea e di avere appreso di tale Paese 
unicamente dopo l'inizio della guerra (cfr. verbale 2 pag. 5/D49­50) è del 
tutto  inverosimile;  che,  infine,  non  convincono  nemmeno  le  asserzioni 
circa  la  sua  etnia  di  appartenenza,  indicata  dapprima  come  "(…)"  e,  in 
seguito, come (…) (cfr. verbale 1 pag. 3),

che,  di  conseguenza,  non  spetta  alle  autorità  in  materia  di  asilo 
determinare  il  suo  vero  Paese  di  origine  ed  eventuali  ostacoli 
all'esecuzione dell'allontanamento verso suddetto Paese,

che, pertanto,  la ricorrente non può prevalersi del principio del divieto di 
respingimento  (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente  riconosciuto nell'ambito 
del  diritto  internazionale  pubblico  ed  espressamente  enunciato 
all'art. 33 della  Convenzione  del  28 luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati 
(Conv., RS 0.142.30), 

che,  in  siffatte  circostanze,  non  vi  è  neppure  motivo  di  considerare 
l'esistenza  di  un  rischio  personale,  concreto  e  serio  per  la  ricorrente  di 
essere esposta, in caso di allontanamento nel suo Paese di origine, ad un 
trattamento  proibito,  in  relazione  all'art. 3  della  Convenzione  del 
4 novembre 1950  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà 
fondamentali  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art. 3  della  Convenzione  del 
10 dicembre  1984  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli, 

D­4361/2011

Pagina 9

inumani  o  degradanti  (Conv.  tortura,  RS  0.105;  cfr.  Giurisprudenza  ed 
informazioni  della  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  di  asilo 
[GICRA] 1996 n. 18), 

che, da quanto esposto, ne discende che l'UFM rettamente non è entrato 
nel merito della domanda di asilo ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, 

che,  di  conseguenza,  in  materia  di  non  entrata  nel  merito,  il  ricorso, 
destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la 
decisione impugnata va confermata, 

che  la  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 
(art. 14 cpv. 1 e cpv. 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 
sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  [OAsi  1;  RS  142.11]; 
GiCRA 2001 n. 21), 

che,  come  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  da 
considerarsi ammissibile (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 3 LStr),

che, anche  in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStr, avendo dissimulato  la sua 
nazionalità, la ricorrente ha reso impossibile la ricerca di pericoli concreti 
e suscettibili di minacciarla, rispettivamente di ostacoli al rinserimento nel 
suo effettivo Paese di origine, 

che, pertanto,  l'esecuzione dell'allontanamento nel  suo Paese di  origine 
deve  essere  altresì  considerata  ragionevolmente  esigibile 
(art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr),

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  la  ricorrente,  usando della necessaria diligenza, 
potrà  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4 LAsi;  cfr.  Decisone  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero  [DTAF]  2008/34  consid.  12  pagg.  513­515);  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile, 

che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile, 
ragionevolmente  esigibile  e  possibile;  che,  per  conseguenza,  anche  in 
materia di allontanamento e relativa esecuzione,  il gravame va disatteso 
e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata, 

D­4361/2011

Pagina 10

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a  LAsi)  dal  giudice  unico,  con  l'approvazione  di  un 
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda  di 
esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.­, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1  e  cpv. 5  PA  nonché  art. 3  lett. a  del  regolamento  sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS­TAF; RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente)

D­4361/2011

Pagina 11

Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale 
pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le spese processuali, di CHF 600.­, sono poste a carico della ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione 
della presente sentenza.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  alla  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente. 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli­Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: