# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 37c1417e-c0ab-5b39-8707-d7df347318a3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-10-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 27.10.1997 INC.1997.63702
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1997-63702_1997-10-27.html

## Full Text

N. 637.97.2 L - 639.97.2 L                                        Lugano,
27 ottobre 1997

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Claudio Lepori

 

 

 

sedente per statuire sulle
istanze di libertà provvisoria presentate congiuntamente in un unico esposto il
17 ottobre 1997 da

 

 

__________,

 

e da

 

__________

(entrambi patrocinati dall’avv.__________)

 

 

e trasmesse il 23 ottobre 1997
con preavviso negativo dal Procuratore pubblico avv. Jacques Ducry;

 

 

 

viste le osservazioni odierne del
patrocinatore degli accusati, che si conferma nelle rispettive istanze;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

atteso che la presentazione
congiunta delle istanze e l’identità di fattispecie inquisita e di contenuti
per postulare la libertà provvisoria consentono un unico giudizio;

 

 

 

 

 

 

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

 

1.

 

 

__________ e __________ sono
stati arrestati il 1. ottobre 1997 (unitamente a __________, rilasciata due
giorni dopo), con contestuale promozione dell’accusa nei confronti di entrambi
per titolo di truffa per mestiere, subordinatamente truffa, falsità in
documenti e infrazioni alla LADI.

Come alla denuncia 25 settembre
1997 dell’__________ e come sin qui accertato in istruttoria, segnatamente __________
e __________ nel periodo dal settembre 1993 all’arresto hanno indebitamente
lucrato personalmente di prestazioni sociali dell’ordine di fr. 1,6 mio. e per
terzi di circa fr. 300’000.- producendo a cinque __________ falsi contratti di
lavoro e relative disdette e false notifiche di riduzione del lavoro.

 

__________ si è rifiutato di
essere interrogato da agenti della Pubblica Sicurezza e non ha sottoscritto il
verbale 23 ottobre 1997 dinnanzi al Procuratore pubblico, nonostante
corrispondenza alle sue dichiarazioni (di sostanziale ammissione degli addebiti
riassunti sopra) di quanto nel testo raccolto, come alla seguente nota
conclusiva del magistrato inquirente: “Il verbalizzante prende atto che il
prevenuto __________ non firma il verbale poiché, pur avendo detto quanto
sopra, non è presente il suo difensore”.

Da parte sua, __________ -
interrogato lo stesso giorno dal Procuratore pubblico - ha confermato i
precedenti verbali di polizia [n.d.r. a dire il vero informalmente, rispetto a
quanto previsto dall’art. 61 cpv. 3 seconda frase CPP, per l’assenza del
patrocinatore], con confessione riassuntiva globale corrispondente alla
fattispecie inquisita e con la seguente conclusione: “Ammetto di conseguenza
di aver falsificato delle firme su diversi documenti come pure di avere
maggiorato gli ammontari relativi ai salari proprio allo scopo di ottenere
delle indennità maggiori ... Sia io, sia __________ eravamo consapevoli di fare
qualcosa di illegale ...”. Circa le motivazioni di questo agire, non ancora
del tutto approfondite nella loro concretezza, __________ così ha riferito
(verbale di polizia 16 ottobre 1997, ore 15.20, pag. 2): “Ritengo che la
causa di tutto questo disastro finanziario, ivi comprese le <malefatte>
messe in atto da noi nei confronti dell’ufficio del lavoro, per quanto mi concerne,
sia da imputare a due grossi miei difetti e cioè: megalomania e avidità”.
In attesa di sentire le giustificazioni di __________, non si può che costatare
la voragine finanziaria 

 

 

 

 

 

 

spalancata dai due accusati,
oltretutto con esecuzioni in corso e già attestati di carenza beni di fr.
542’851, 25 per il __________ e di fr. 126’138,65 per il __________.

 

 

2.

 

 

L’istanza di libertà provvisoria
- invero assai scarna (e quindi poco seria) - considera necessaria di “attento
chiarimento” la qualifica dei reati inquisiti che sembrerebbero solo di
diritto amministrativo con comminatoria di pena evidentemente più mite. Gli
accusati sono incensurati e “non si sono mai rifiutati di collaborare”
(“... in particolare __________”), mentre __________ necessiterebbe
quotidianamente di cure mediche e psicologiche. Le prove sono di massima
documentali e le persone coinvolte sono state “praticamente tutte già
interrogate”, per cui non vi è pericolo di collusione. Allora ed in modo
inammissibile la protrazione della privazione della libertà è dovuta - per gli
istanti - “essenzialmente all’onere di lavoro che pesa sulla magistratura”.

 

Il Procuratore pubblico ha
espresso preavviso negativo nei confronti di entrambe le istanze, osservando
che permane la qualifica giuridica degli addebiti come alle promozioni
dell’accusa (semmai poi con discussione dinnanzi alla Corte del merito), e che
l’istruttoria è ancora in essere con necessità di interrogazione di numerose
altre persone e di esame rispettivamente contestazione di richiamata
documentazione bancaria e degli Uffici AVS. Aggiunge che __________ “si è
fatto interrogare” solo il 23 ottobre 1997, rifiutandosi di firmare il
verbale (come evidenziato nel punto precedente).

 

Con le osservazioni odierne, gli
accusati sottolineano “il carattere del tutto generale e aprioristico”
delle motivazioni del Procuratore pubblico, concernenti il solo presupposto del
pericolo di collusione, che scema sino a sparire quando i fatti sono ammessi,
come “sostanzialmente” avveratosi in casu.

 

 

 

3.

 

 

L'art. 95 CPP - corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso)
proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a
carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi 

 

di colpabilità per un crimine o
un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico,
quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare
riguardo a pericolo di collusione e di inquinamento delle prove.

L'eccezione della cautelare
privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara
base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza
ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei
ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto
implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158;
1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già
la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP
1980 pag. 128).

 

 

 

4.

 

 

Gli istanti non contestano
l’esistenza a loro carico di seri e concreti indizi di colpabilità, limitandosi
a sollevare perplessità sulla qualifica giuridica della fattispecie, senza
spendervi più di quel tanto sforzo di motivazione. Allora in proposito anche
questo giudice può limitarsi a rinviare a quanto deciderà la Corte del merito,
stante che il Procuratore pubblico mantiene le imputazioni contemplate nelle
promozioni dell’accusa: si aggiunge solo, abbondanzialmente, che i due accusati
istanti non si sono limitati a fornire “indicazioni inveritiere o incomplete”,
ma hanno (ripetutamente) costruito falsi documenti per indebitamente ottenere
le prestazioni assicurative in discorso.

 

 

 

5.

 

 

I bisogni dell’istruttoria sono
evidenti, al di là dell’immotivato assunto dell’istanza di libertà provvisoria
e delle sbrigative osservazioni al preavviso negativo.

L’inchiesta deve così proseguire 
senza pericolo di collusione e di inquinamento delle prove, avuto anche
riguardo al comportamento processuale di __________ che - dopo generica
ammissione di colpevolezza in sede di audizione dinnanzi a questo giudice
(verbale del 2 ottobre 1997) - ha rifiutato di essere interrogato dagli agenti
di polizia (inquirenti a ciò legittimamente delegati dal Procuratore pubblico,
come all’art. 194 CPP) rispettivamente di firmare il verbale dinnanzi al
magistrato inquirente. Né si può affermare che sia uno 

 

 

 

 

“stato confusionale e ansioso”
ad impedire al __________ di essere interrogato, al cospetto di immotivato
rifiuto pur sentendosi “molto meglio rispetto a qualche giorno fa”, come
annotato nel citato verbale del 23 ottobre 1997 (“Il verbalizzante mi chiede
formalmente se sono disposto da oggi in poi a farmi verbalizzare dall’isp. __________.
Non nego di avere inizialmente detto al qui presente verbalizzante di essere
eventualmente disposto a farmi verbalizzare dall’isp. __________ previo
colloquio con il mio legale, ma ora dichiaro di non essere assolutamente
disposto di farmi verbalizzare solo dall’isp.__________”).

La fattispecie è complessa e
ramificata, con molte persone in diversi modi interessate e coinvolte che vanno
tutte interrogate (meglio se anche dal Procuratore pubblico e non solo da
funzionari inquirenti come sino ad ora) e voluminoso materiale documentario da
vagliare, approfondire e quindi sottoporre agli accusati per contestazione.
Andranno anche esperiti contraddittori, specie in confronto tra gli accusati -
una volta acquisiti gli altri elementi di prova indicati - per esattamente
determinare le rispettive responsabilità. La libertà degli istanti sarebbe tale
da pregiudicare tranquillante definizione del quadro probatorio, anche contro
il loro stesso interesse di corretto affidante chiarimento delle rispettive
situazioni.

 

 

 

6.

 

 

Il carcere preventivo sin qui
sofferto dagli istanti e quello presumibile nella proiezione delle necessità
istruttorie sono rispettosi del principio di proporzionalità (art. 176 cpv. 2
CPP), soprattutto avendo presente il complesso dei fatti, l’alto numero di
persone per più versi coinvolte e il comportamento reticente di __________ (che
non propizia di certo conclusioni rapide), senza dimenticare la gravità
oggettiva e soggettiva degli addebiti (di truffa anche aggravata e di falsità
in documenti) e così della verosimilmente severa misura della pena.

Se corrisponde a nota realtà
l’importante “onere di lavoro che pesa sulla magistratura”, come
accennato nell’istanza in discussione, è improprio ed errato farne causa del
mantenimento e del prolungarsi della privazione della libertà: l’istruttoria -
secondo quanto emerge dagli atti - se svolge in tempi coerenti (anche per
rispetto al descritto comportamento di __________), come vogliono i precetti
dettati dagli art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7.

 

 

L’istanza è conseguentemente
respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art.
39 lett. f TG e contrario) e suscettibile di impugnazione alla Camera dei
ricorsi penali (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP).

 

 

 

Per i quali motivi,

 

 

 

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.   L’istanza
di libertà provvisoria é respinta.

 

 

2.   Non
si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

 

 

3.   Contro
la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali entro dieci
giorni dall’intimazione.

 

 

Intimazione:

 

 

 

                                                                              giudice
Claudio Lepori