# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 955c6042-b08a-5688-8cb7-378090c7b315
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-12-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 07.12.2001 12.2001.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2001-27_2001-12-07.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2001.00027

  	
  Lugano

  7 dicembre
  2001/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente 

  Chiesa e Rusca

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente per statuire nella causa a procedura speciale
in materia di locazione - inc. no. DI.1999.00234 della Pretura della
giurisdizione di Mendrisio nord - promossa con istanza 29 novembre 1999 da

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv. __________ 

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv. __________ 

   

  

 

con cui
l’istante ha chiesto di accertare l'inesistenza di difetti giuridicamente
rilevanti al riscaldamento nell'ente locato e con ciò di annullare la decisione
25 ottobre 1999 con cui l'Ufficio di conciliazione di Mendrisio aveva accordato
alla convenuta una riduzione della pigione del 30% da novembre 1996 a marzo
1997, da novembre 1997 a marzo 1998 e da novembre 1998 a marzo 1999, il tutto
con conseguente devoluzione a suo favore, invece che a favore della
controparte, delle pigioni depositate presso quell'Ufficio; 

 

domande
avversate dalla convenuta che ha postulato la reiezione dell'istanza, e che il
Pretore con sentenza 12 gennaio 2001 ha parzialmente accolto, modificando il
contratto di locazione tra le parti nel senso che la pigione era ridotta del
20% dal 1° novembre 1996 al 28 febbraio 1997, dal 1° novembre 1997 al 28
febbraio 1998 e dal 1° novembre 1998 al termine della locazione e comunque non
oltre il 28 febbraio 1999;

 

appellante
l'istante con atto di appello 29 gennaio 2001, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere integralmente l'istanza, protestando
spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre la
convenuta con osservazioni 28 febbraio 2001 postula la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili;

 

letti
ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

in
fatto:

 

                                          A.  A
far tempo dal 1° novembre 1996 __________ conduce in locazione, contro il
pagamento di una pigione mensile di fr. 21'920.-- oltre alle spese accessorie,
una superficie di mq 3'100 nel capannone industriale "__________ x"
che sorge sulla part. n. __________RFD di __________, di proprietà di
__________. L'ente locato veniva utilizzato come pista per kart elettrici (doc.
2 inc. UC).

 

 

                                          B.  Con
decisione 25 ottobre 1999 (doc. A) l'Ufficio di conciliazione in materia di
locazione di Mendrisio, chiamato a pronunciarsi a seguito del deposito di
alcune pigioni e delle conseguenti istanze a convalida di tale provvedimento
inoltrate dalla conduttrice, la quale evidenziava l'esistenza di tutta una
serie di difetti nell'ente locato, dopo aver accertato sulla base di una
perizia giudiziaria che l'impianto di riscaldamento era seriamente viziato da
un difetto strutturale, ha accordato una riduzione della pigione del 30% da
novembre 1996 a marzo 1997, da novembre 1997 a marzo 1998 e da novembre 1998 a
marzo 1999, ordinando nel contempo la devoluzione a favore della conduttrice
delle pigioni ancora depositate, pari a fr. 52'272.--, e la condanna del
locatore a versarle ulteriori fr. 46'368.--.

 

 

                                          C.  Con
l'istanza in rassegna __________ ha chiesto di accertare l'inesistenza di
difetti giuridicamente rilevanti al riscaldamento nell'ente locato e con ciò di
annullare la decisione dell'Ufficio di conciliazione, con conseguente
devoluzione a suo favore delle pigioni ancora depositate presso quell'Ufficio.

                                               L'istante
rileva innanzitutto che la problematica relativa all'impianto di riscaldamento,
con la necessità in condizioni particolarmente rigide di attivare l'impianto a
pieno regime, era stata ampiamente illustrata alla conduttrice prima della sottoscrizione
del contratto, per cui essa era malvenuta a lamentare insufficienti temperature
nell'ente locato, quando, per risparmiare, aveva omesso di far funzionare i
termoventilatori alla massima potenza. La perizia giudiziaria fatta allestire
dall'Ufficio di conciliazione non era inoltre decisiva, il perito, seppur
richiesto, non avendo in effetti provveduto a testare l'impianto a pieno
regime, ciò che evidentemente avrebbe permesso, specie se lo stesso fosse stato
attivato al di fuori degli orari di esercizio della pista, di ottenere una
temperatura tutto sommato sufficiente; i risultati del referto peritale non
potevano in ogni caso essere estesi a tutto il periodo invernale. Contestata
era infine l'attribuzione e l'entità della riduzione concessa dall'Ufficio di
conciliazione, nonché il suo riconoscimento con effetto retroattivo già a far
tempo dal primo inverno.

 

 

                                          D.  La
convenuta resiste in causa, evidenziando innanzitutto che l'istante le aveva
assicurato nell'ente locato una temperatura idonea all'uso che era stato concordato,
rinviando al mittente l'accusa secondo cui le basse temperature riscontrate
dipendessero dalla sua volontà di risparmiare gasolio. Era in definitiva a
ragione che il perito giudiziario aveva concluso per l'esistenza di un difetto
nell'impianto di riscaldamento, oltretutto eccessivamente rumoroso.

 

 

                                          E.  Il
Pretore, con la sentenza qui oggetto di impugnativa, ha innanzitutto accertato
che nel caso concreto la potenza erogabile dall'impianto di distribuzione del
calore non permetteva di mantenere una temperatura di 18° all'interno dell'ente
locato e ciò nemmeno se esso fosse stato in funzione a pieno regime; anche se
non era provato che l'istante avesse promesso alla controparte una temperatura
di 18°, il giudice di prime cure, visto l'uso cui l'ente locato era destinato -
comprendente anche una zona adibita a buvette, con posti a sedere - ha ritenuto
che tale temperatura costituisse nondimeno il limite che il locatore doveva pur
rispettare per adempiere al proprio obbligo di consegnare la cosa in stato
idoneo all'uso di cui all'art. 256 CO, concludendo per ciò per la difettosità
dell'impianto. Quanto alla misura della riduzione della pigione, che dunque si
imponeva, egli, preso atto della giurisprudenza in materia e del fatto che la
temperatura insufficiente si era sostanzialmente verificata soltanto nella
parte sud del capannone, ha ritenuto di ridurre la pigione in misura del 20%.
La riduzione è stata accordata anche per il primo inverno, così che in
definitiva la nuova pigione valeva dal 1° novembre 1996 al 28 febbraio 1997,
dal 1° novembre 1997 al 28 febbraio 1998 e dal 1° novembre 1998 al termine
della locazione - questione attualmente litigiosa tra le parti a seguito della
contestazione della disdetta con effetto immediato 19 gennaio 1999 - e comunque
non oltre il 28 febbraio 1999.

 

 

                                          F.  Con
l'appello che qui ci occupa l'istante chiede di riformare il giudizio pretorile
nel senso di ammettere integralmente l'istanza.

                                               Egli
ritiene innanzitutto che la controparte non avrebbe provato l'esistenza di un
difetto relativo all'impianto di riscaldamento: a suo giudizio, non era vero
che nell'ente locato dovessero essere mantenuti almeno 18°, temperatura da lui
mai garantita; il lavoro del perito, che oltretutto non aveva testato
l'impianto a pieno regime e aveva considerato significativi solo alcuni dei
dati ottenuti, non provava inoltre che l'eventuale insufficiente temperatura si
fosse verificata durante tutto l'inverno. La riduzione della pigione accordata
dal Pretore era in ogni caso eccessiva, dovendo semmai essere ammessa in
ragione del 10% e limitatamente ai giorni in cui a Mendrisio si riscontrava una
temperatura inferiore a zero gradi, ritenuto infine che in assenza di una
formale contestazione relativa al primo inverno essa non poteva essere
riconosciuta per quel periodo.

 

 

                                          G.  Delle
osservazioni con cui la convenuta postula la reiezione del gravame si dirà, se
necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

 

considerando

 

in
diritto:

 

                                          1.   In
base all'art. 259d CO, se un difetto pregiudica o diminuisce l'idoneità della cosa
all'uso cui è destinata, il conduttore può pretendere una riduzione proporzionale
del corrispettivo a partire dal momento in cui il locatore ha avuto conoscenza
del difetto fino all'eliminazione del medesimo (Lachat/ Micheli,
Le nouveau droit du bail, 2. ed., Losanna 1992, p. 121; Zihlmann, Das Mietrecht, 2. ed.,
Zurigo 1995, p. 76; IICCA 26 gennaio 1995 in re O./M.).

                                               Scopo della normativa è di far sì che il conduttore abbia a versare
al locatore una pigione adeguata al fatto che l'ente locato presenta un difetto
che ne impedisce o comunque ne pregiudica un uso ottimale: la riduzione del
corrispettivo viene effettuata secondo i criteri sviluppati dalla dottrina e
dalla giurisprudenza in margine all'azione estimatoria del contratto di
compravendita (SVIT, Schweizerisches Mietrecht, 2. ed., N. 17 ad
art. 259d CO; Züst, Die Mängelrechte
des Mieters von Wohn- und Geschäftsräumen, Berna-Stoccarda-Vienna 1992, p. 187
e segg.; IICCA 23 aprile 1996 in re T. lc./S. SA, 23 agosto 1996
in re C./G.). L'onere della prova circa l'esistenza di un difetto e
l'adempimento degli ulteriori presupposti per una riduzione del canone di
locazione incombe al conduttore (Higi,
Commentario zurighese, N. 20 ad art. 259d CO; SVIT, op. cit., N. 26 ad
art. 259d CO; IICCA 15 gennaio 1997 in re R. SA/D. AG, 25 aprile 1997 in
re D/P. e lc.).

 

 

                                          2.   L'appellante
ritiene innanzitutto non provata l'esistenza del difetto consistente in
un'insufficiente temperatura nell'ente locato: a suo dire, una temperatura di
18° era del tutto adeguata in un capannone industriale, tanto più che nel caso
di specie non era stato dimostrato che l'impianto di riscaldamento, neppure
testato a pieno regime ed esaminato in periodi ritenuti arbitrariamente
significativi, non potesse raggiungere una tale temperatura, rispettivamente in
quali giorni ciò fosse effettivamente capitato.

 

 

                                      2.1    A
ragione, il Pretore ha riconosciuto che l'istruttoria di causa non aveva permesso
di provare se l'istante avesse garantito o meno alla convenuta una determinata
temperatura nell'ente locato, e ciò in quanto la testimonianza, contraria del teste
__________ (verbale p. 19) era stata smentita dalle risultanze dell'interrogatorio
formale dell'amministratore unico della convenuta __________ (ad 2).

                                               È
però altrettanto a ragione che il primo giudice ha ritenuto che, nelle
particolari circostanze, una temperatura di circa 18° costituisse nondimeno il
limite che il locatore doveva tutto sommato rispettare per adempiere al proprio
obbligo di consegnare la cosa in stato idoneo all'uso di cui all'art. 256 CO:
l'istante era innanzitutto cosciente (teste __________, verbale p. 13) che
l'ente locato sarebbe stato adibito a __________, uso per il quale era
necessario garantire una temperatura di almeno 16°, al di sotto della quale le
gomme __________ perdevano di aderenza (interrogatorio formale __________, ad
2); egli sin dall'inizio della locazione aveva inoltre dato il suo accordo a
che la convenuta installasse nell'ente locato una buvette, con annesso uno
spazio per l'attesa (cfr. teste __________, verbale p. 19), il che gli imponeva
di garantire un'adeguata temperatura per il corretto esercizio della struttura
(per inciso, la norma SIA 384/2, citata dal perito a p. 88 del suo referto,
impone una temperatura di 20° in presenza di esercizi pubblici, quali
ristoranti); lo stesso istante, nel corso della presente causa, aveva del resto
implicitamente ammesso che il limite per poter ammettere l'esistenza di un difetto
nel riscaldamento dovesse essere fissato a 18° (cfr. replica, verbale p. 8 ultime
7 righe), sostenendo il contrario per la prima volta, e dunque irritualmente
(art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), solo in questa sede; anche l'ammontare della pigione
concordata tra le parti (ca. fr. 85.-- per mq all'anno, escluse le spese
accessorie), decisamente elevata se si pensa al fatto che era stato locato un
capannone industriale, neppure nuovo (teste La Chimia, verbale p. 19) e
oltretutto allo stato grezzo (istanza p. 3), permetteva in buona fede alla
conduttrice di ritenere di poter se non altro beneficiare di un adeguato
comfort termico. Per quanto noto a questa Camera, né la dottrina né la
giurisprudenza si sono invece pronunciati in merito alla temperatura che può
essere considerata adeguata in un ente locato come quello qui in esame: ciò non
toglie però che anche in presenza di locali commerciali è già stato ritenuto
giustificato, analogamente a quanto vale per locali d'abitazione (Züst, op. cit., p. 94; CdB
1992 p. 8; mp 1988 p. 110, 1996 p. 26 con rif.; raccolta di
giurisprudenza in materia di locazione 1998-1999 n. 18; IICCA 1°
giugno 1999 in re F./D.), un limite attorno ai 18° (cfr. CdB 1995 p.
123, riferito invero ad uffici).

 

                                      2.2    L'appellante
rimprovera al perito giudiziario di non aver testato il rendimento a pieno
regime dell'impianto di riscaldamento, esame che a suo giudizio ne avrebbe
provato l'adeguatezza.

                                               La
censura dev'essere disattesa già per il fatto che l'istante ha dichiarato in causa
di poter dar credito al perito sulla rumorosità dell'impianto a pieno regime
(conclusioni p. 5), ammettendo con ciò che l'esercizio a piena potenza fosse fonte
di immissioni foniche eccessive, tali cioè da costituire a loro volta un
difetto (perizia p. 37 e 47). A prescindere da quanto precede, il perito,
sentito in sede testimoniale, ha chiaramente smentito la tesi di fatto esposta
dall'istante, ribadendo che anche a pieno regime la potenza erogabile
dall'impianto di distribuzione del calore non permetteva di mantenere a -3° la
temperatura di 18° all'interno dell'ente locato (verbale p. 16).

 

                                      2.3    È
solo in questa sede, e dunque in maniera proceduralmente irrita (art. 321 cpv.
1 lett. b CPC), che l'appellante contesta siccome arbitrario il fatto che il
perito abbia ritenuto particolarmente significativi (perizia p. 84) i
rilevamenti ottenuti il 31 gennaio 1999 dalle ore 2.20 alle ore 0.15 (recte:
9.15) (con gli aerotermi a rotazione ridotta) ed il 1° febbraio 1999 dalle ore 9.15
alle ore 11.53 (con gli aerotermi a rotazione normale). Contrariamente a quento
ritenuto dall'appellante, la circostanza che la pista fosse accessibile al
pubblico unicamente dalle 15.00 alle 24.00 non è comunque tale da rendere arbitraria
la valutazione resa dal perito, essendo da una parte chiaro che per contratto
la temperatura andava garantita anche nel periodo in cui l'ente locato non era
accessibile ai terzi, ritenuto inoltre che dall'altra l'ente locato, per la sua
estensione, poteva ovviamente essere riscaldato adeguatamente durante quelle 9
ore solo se l'impianto era stato attivato durante la notte. 

 

                                      2.4    Pure
infondata, almeno concettualmente, è la censura sollevata dall'appellante
secondo cui sarebbe arbitrario estendere i risultati della perizia a tutto il
periodo invernale. 

                                               Scopo
della perizia - non potendosi da un lato imporre alla convenuta, già solo per
motivi di costo, che essa effettuasse un monitoraggio dell'ente locato durante
4 mesi, e dall'altro non essendo di per sé determinante il dato della sola temperatura
esterna a _________ (cfr. i dati peritali relativi al 27-29 gennaio 1999) - era
in effetti proprio quello di disporre di dati oggettivi sulle temperature riscontrate
nell'ente locato rispettivamente sull'efficacia dell'impianto di riscaldamento
nei giorni notoriamente più freddi dell'anno, ritenuto che i dati ottenuti
sarebbero serviti mutatis mutandis per accertare eventuali carenze termiche
anche negli altri periodi dell'anno (cfr. lettera 6 novembre 1998 del perito p.
1). In altre parole, ciò non significa che i dati rilevati il 31 gennaio ed il
1° febbraio 1999, quelli definiti come i più significativi dal perito, debbano
essere acriticamente estesi all'intero periodo invernale, ma che in sede di
giudizio (cfr. il prossimo considerando) si dovrà tener conto anche dei
rilevamenti dei giorni precedenti e successivi, nonché della circostanza,
fondata sulla comune esperienza, che eventuali carenze termiche di un impianto
risultano meno gravose se le temperature esterne sono meno rigide (cfr. pure
perizia p. 84, 89 e seg.). 

 

 

                                          3.   Accertata
l'esistenza di un difetto dovuto all'insufficiente temperatura nell'ente
locato, si tratta ora di determinare concretamente in che misura possa essere
concessa una riduzione della pigione.

 

                                                Sulla
misura della riduzione della pigione in presenza di difetti la dottrina e la giurisprudenza
sono tutt'altro che unitari. In proposito è tuttavia opportuno evidenziare che
questa Camera, con una sentenza (mp 1996 p. 26 con rif.) che ha fatto
giurisprudenza (SVIT, op. cit., N. 23 ad art. 259d CO; Permann/Schaner, Kommentar zum
Mietrecht, n. 4.2 ad art. 259d CO; Lachat,
Le bail à loyer, Losanna 1997, p. 170), ha avuto modo di stabilire che in
presenza di una temperatura di 16° a fronte di un limite a 18° il conduttore
poteva legittimamente pretendere una riduzione della pigione nella misura del
20%; parte della dottrina è comunque del parere che in caso di lievi carenze
nell'impianto di riscaldamento la riduzione dovrebbe aggirarsi tra il 2-10% o
poco oltre (SVIT, op. cit., ibidem).

 

                                               Nel
caso di specie, occorre premettere che il perito giudiziario ha provveduto a
rilevare la temperatura nell'ente locato dal 23 gennaio al 2 febbraio 1999,
fino alle ore 22.00 del 31 gennaio con gli aerotermi a regime ridotto e
successivamente a regime normale (perizia p. 37 e 50), ritenuto che a suo
giudizio (perizia p. 84) i dati più significativi erano quelli riscontrati il
31 gennaio 1999 dalle ore 2.20 alle ore 9.15 (con gli aerotermi a rotazione
ridotta) ed il 1° febbraio 1999 dalle ore 9.15 alle ore 11.53 (con gli aerotermi
a rotazione normale).

                                               Ebbene,
nel periodo ritenuto più significativo, con gli aerotermi funzionanti a potenza
ridotta è stata riscontrata una temperatura media variante tra i 16.3° delle
ore 2.20 del 31 gennaio (ca. 15.2° in prossimità della parete sud e ca. 17.4°
in prossimità della parete nord, perizia p. 76) e i ca. 16.1° delle ore 9.15
(ca. 15.2° a sud e ca. 17.1° a nord, perizia p. 76) mentre con gli aerotermi
funzionanti a regime normale il dato medio variava tra i 16.9° delle ore 9.15
del 1° febbraio (ca. 16.0° a sud e ca. 17.8° a nord, perizia p. 79) e i ca.
17.2° delle ore 11.53 (ca. 16.3° a sud e ca. 18.1° a nord, perizia p. 79);
localmente, le temperature insufficienti si manifestavano perloppiù solo nella
zona sud. Atteso che questi dati - con una punta inferiore di ca. 15.9° di
media e di ca. 14.9° nella zona sud alle ore 10.00 del 31 gennaio - si
riferivano ai giorni notoriamente più freddi dell'anno (non per niente, durante
la notte, erano state riscontrate temperature esterne assai rigide, con punte
tra i -6°, il 31 gennaio, e i -8° il 1° febbraio, cfr. perizia p. 77 e 80)
mentre i rilevamenti effettuati nei giorni precedenti e successivo, con temperature
esterne meno fredde, già presentavano una situazione leggermente migliore dal
punto di vista del comfort termico (dal 23 gennaio alla sera del 28 gennaio la
media delle temperature, compresa la zona sud, è stata addirittura sempre al di
sopra dei 18°, cfr. perizia p. 60-67; al momento di staccare gli apparecchi la
temperatura nella zona sud era di ca. 17.7° mentre quella media era di ca.
18.6°, cfr. perizia p. 82) e tenuto infine conto che l'aumento della
temperatura esterna (cfr. perizia p. 84), specie in vicinanza della primavera e
alla fine dell'autunno, tende progressivamente ad attenuare i disagi dovuti a
carenze dell'impianto di riscaldamento, questa Camera ritiene tutto sommato
equo, visto che il fenomeno era sostanzialmente limitato a una sola zona del
capannone e considerati anche i frequenti e improvvisi sbalzi di temperatura
che si verificano nel periodo invernale, riconoscere nella fattispecie una riduzione
della pigione in misura del 5% per i mesi da novembre a febbraio. 

 

 

                                          4.   L'appellante contesta infine che la riduzione della pigione possa
essere concessa anche per l'inverno 1996-1997, rilevando come la convenuta non
avrebbe provato di essersi lamentata già a quel momento per le temperature
insufficienti riscontrate. A torto.

                                               In
sede di interrogatorio formale, l'amministratore unico della convenuta ha in effetti
dichiarato di aver reclamato a più riprese già nel corso del primo inverno (ad
7), mentre il fatto che il teste __________, cui l'istante era solito
rivolgersi in caso di problemi riferiti alla locazione (appello p. 9), abbia riferito
di non essere a conoscenza di eventuali reclami formulati a quel momento
(verbale p. 19), non esclude ancora che gli stessi possano comunque esser stati
rivolti direttamente al locatore.

 

 

                                          5.   Ne
discende il parziale accoglimento del gravame nel senso che la riduzione della
pigione dev'essere riconosciuta unicamente nella misura del 5%, ritenuto che
con il presente giudizio - non avendolo fatto il Pretore - ci si pronuncia pure
sulla devoluzione delle pigioni ancora depositate presso l'Ufficio di
conciliazione e sulla ripartizione delle spese della perizia allestita avanti a
quell'Ufficio, i cui oneri seguono la soccombenza nel merito.

                                               Tassa
di giustizia, spese e ripetibili di entrambe le sedi seguono la soccombenza
(art. 148 CPC).

 

 

 

Per i
quali motivi,

richiamati
l’art. 148 CPC e la TG

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                          I.    L’appello
29 gennaio 2001 di __________ è parzialmente accolto.

                                               Di
conseguenza la sentenza 12 gennaio 2001 della Pretura della giurisdizione di
Mendrisio nord è così riformata:

 

                                                1.    L'istanza è parzialmente
accolta.

                                               §     Di
conseguenza il contratto di locazione stipulato tra __________ e __________ è
modificato nel senso che la pigione è ridotta del 5% per il periodo 1° novembre
1996 - 28 febbraio 1997, 1° novembre 1997 - 28 febbraio 1998, 1° novembre 1998
- fino al termine del contratto di locazione e comunque non oltre il 28
febbraio 1999. 

                                               §§   Le
pigioni depositate dalla __________ presso l'Ufficio di conciliazione di Mendrisio
sono devolute alla depositante in ragione di fr. 11'654.15 e a __________ in
ragione di fr. 39'120.--, ritenuto che la somma di fr. 1'496.85 resta
depositata presso l'Ufficio, che la devolverà in base ai considerandi a
dipendenza dell'esito dell'istanza di contestazione della disdetta 19 gennaio
1999.

                                               §§§ Le
spese della perizia di fr. 6'215.10 sono poste a carico di __________ nella misura
di 1/8 e per la rimanenza a carico della __________.

                                               2.    Le
spese e la tassa di giustizia di fr. 3'000.--, da anticipare come di rito, sono
poste a carico dell'istante nella misura di 1/8 e per la rimanenza a carico
della convenuta, la quale verserà a controparte fr. 5'000.-- a titolo di
ripetibili parziali. 

 

 

 

 

 

                                          II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                               a) 
tassa di giustizia                                fr.     1’450.--

                                                b) 
spese                                                  fr.          50.--

                                               T
o t a l e                                                   fr.     1’500.--

 

                                               da
anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico per 1/4 e per 3/4 sono poste
a carico dell’appellata, la quale verserà alla controparte fr. 1'000.-- per
parti di ripetibili di appello.

 

 

                                          III.  Intimazione a:     - __________

                                               Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord e all'Ufficio di
conciliazione in materia di locazione di Mendrisio.

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
segretario