# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c8a64f7-6db3-59f8-a8d2-59c90102d8ad
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-02-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 07.02.2005 52.2004.406
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-406_2005-02-07.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.406

   

  	
  Lugano

  7 febbraio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli 

  

 

 

statuendo sul ricorso 13 dicembre 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1, ,

  RI 2,

  tutti
  patrocinati da: avv. PA 1, ,

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 23 novembre 2004 del Consiglio di Stato
  (n. 5248) che respinge l’impugnativa presentata dagli insorgenti avverso la
  licenza edilizia 24 giugno 2004 rilasciata dal municipio di CO 1 al comune
  per la ristrutturazione dei servizi igienici esistenti a pianterreno della casa
  comunale (part. N. 296 RF);

  

 

 

viste le risposte:

-    22 dicembre 2004 del
Dipartimento del territorio (UDC); 

-    11 gennaio 2005 del
Consiglio di Stato; 

-    14 gennaio 2005 del
municipio di CO 1; 

 

  

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   A
pianterreno della casa comunale di __________ (part. 296), collocati
all’interno di un vano profondo 1 metro e largo 4, denominato sottoportico __________,
esistono da anni tre minuscoli locali, due ad uso WC ed uno ad uso doccia, a
disposizione del pubblico. 

Nell’ambito dei lavori di ristrutturazione
dell’edificio, situato nella zona del nucleo, il 16 febbraio 2004 il comune ha
chiesto al suo municipio il permesso di ristrutturarli, sopprimendo il locale
doccia per ricavare due WC un po’ più grandi, dotati di porte che verrebbero
integrate in una griglia di mascheramento. 

Alla domanda si sono opposti i vicini qui
ricorrenti, proprietari di PPP situate nello stabile attiguo (part. 294, casa __________),
che presenta una porta d’ ingresso, disposta perpendicolarmente alle porte dei
WC, ad una distanza di appena un metro da quella più vicina. 

Raccolto il preavviso del Dipartimento del
territorio, il 24 giugno 2004 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta,
respingendo l’opposizione dei vicini, fondata su una serie di censure di natura
formale e sostanziale, che sono state riprese e sviluppate in sede di ricorso. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 23 novembre 2004 il Consiglio di Stato ha confermato la licenza, respingendo
l’impugnativa contro di essa inoltrata dai vicini opponenti. 

Disattese le censure sollevate con
riferimento alla legittimità dei servizi esistenti, realizzati negli anni ’50 e
rimaneggiati all’inizio degli anni ’90, il Governo ha ritenuto che l’impianto
fosse conforme alla zona di utilizzazione, che non violasse l’obbligo di pianificare
e che fosse conforme alle norme di PR, in  particolare a quelle relative alle
distanze. 

Riconosciuta la sufficienza dei piani,
l’Esecutivo cantonale ha poi ritenuto che l’intervento rispettasse anche le
disposizioni a favore degli invalidi, nonché quelle di natura ambientale e
sanitaria. 

 

 

                                  C.   Contro il
predetto giudizio governativo i soccombenti si aggravano davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato assieme alla controversa
licenza. 

Dopo aver ripercorso l’iter procedurale
della domanda di costruzione e negato che gli attuali servizi igienici siano
collocati in quel posto dagli anni ’50, gli insorgenti sostengono: 

-         
che i fatti sarebbero stati accertati in modo
carente, omettendo in particolare di considerare l’illegittimità dei servizi
igienici esistenti, realizzati senza permesso; 

-         
che il Consiglio di Stato avrebbe violato il
diritto di essere sentito, rifiutandosi di esperire il sopralluogo richiesto; 

-         
che la domanda di costruzione è carente e
fuorviante, perché configura l’intervento come una sistemazione di un impianto
esistente e non come una costruzione di un impianto nuovo; 

-         
che l’ubicazione dell’impianto è assurda,
che ignora il problema delle immissioni, che viola le norme
sull’igiene e la salute pubblica, nonché la legislazione federale sulla
protezione dell’ambiente, che comporterà senz’altro un’espropriazione
dei diritti di vicinato, atteso che le immissioni saranno gravi,
speciali ed imprevedibili; 

-         
che l’intervento è in aperto contrasto con gli
art. 2, 3 cpv. 1 lett. d e 37 seg. della legge sanitaria e non tiene conto
delle prescrizioni a favore dei disabili; 

-         
che l’impianto svaluta la loro casa, uno degli
edifici più pregevoli di __________, 

-         
che l’ubicazione di gabinetti pubblici deve
essere pianificata, che non si tratta di accessori e che non sono conformi alla
funzione della zona del nucleo; 

-         
che i servizi igienici violano le NAPR, in
particolare le disposizioni della LAC sulle distanze da confine e tra edifici. 

 

 

                                  D.   All’accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che non formula osservazioni. 

Il Dipartimento del territorio (UDC) rileva
che la CBN e la sezione sanitaria hanno rilasciato il nulla osta senza riserve,
mentre l’Ufficio dei beni culturali non è stato consultato perché la casa
comunale non è iscritta nell’elenco dei beni culturali protetti. 

Il municipio postula a sua volta il rigetto
dell’impugnativa, contestando in dettaglio le tesi degli insorgenti con
argomenti che per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data
dall’art. 21 LE. In quanto proprietari di appartamenti in PPP situati nello
stabile contiguo a quello dedotto in edificazione e già opponenti gli
insorgenti sono legittimati a ricorrere. 

Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile
in ordine. 

 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla
base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). La situazione dei luoghi e
dell’oggetto della contestazione, oltre ad essere nota a questo tribunale per
conoscenza diretta, emerge chiaramente dai piani e dalle fotografie prodotte
dai ricorrenti con il ricorso al Consiglio di Stato. Il sopralluogo richiesto
non appare dunque atto a procurare al Tribunale cantonale amministrativo la
conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. 

Per lo stesso motivo va respinta l’eccezione
di violazione del diritto di essere sentito, sollevata dai ricorrenti in
relazione al rifiuto del Consiglio di Stato di esperire una visita in luogo. 

 

 

                                   2.   Completezza
della domanda di costruzione 

 

2.1. La domanda di costruzione deve essere
corredata dalla documentazione necessaria (art. 4 cpv. 1 LE). I piani devono in
particolare fornire tutte le indicazioni atte a rendere chiaramente
comprensibili la natura e l’estensione delle opere oggetto della domanda (art.
11 cpv. 1 RLE). Le disposizioni sul contenuto della domanda mirano ad
assicurare un corretto accertamento dei fatti ed a garantire il diritto di essere
sentiti dell’istante e di eventuali opponenti (Adelio Scolari, Commentario, II.
ed., ad art. 4 LE, n. 732). 

 

2.2. Nel caso concreto, la domanda di
costruzione è stata presentata nella forma ordinaria, anziché in quella della
notifica, che avrebbe verosimilmente potuto essere ipotizzata (art. 6 cvp. 1 cifra
1 RLE). Essa contiene tutte le indicazioni richieste dall’art. 9 RLE. I piani
annessi sono a loro volta esaurienti e rendono perfettamente comprensibile la
natura e l’estensione delle opere oggetto della domanda (art. 11 RLE). 

L’intervento previsto dalla domanda è
configurato come una ristrutturazione di un impianto esistente. A giusta
ragione, poiché i lavori concernono dei servizi igienici che, di fatto,
esistono, del tutto incontestati, in quello stesso posto da almeno due lustri. 

L’obiezione secondo cui sarebbero stati
realizzati senza autorizzazione non inficia la legittimità formale della
domanda in esame, che il Consiglio di Stato ha peraltro trattato come se avesse
per oggetto l’installazione di servizi igienici sinora inesistenti. 

 

 

                                   3.   Conformità
di zona ed obbligo di pianificare

 

3.1. Giusta l’art. 22 cpv. 2 lett. a LPT,
l'autorizzazione a costruire può essere rilasciata, di principio, soltanto se
l'intervento edilizio è conforme alla funzione prevista dal piano regolatore
per la zona d’utilizzazione, ovvero soltanto per insediamenti la cui destinazione
s’integra convenientemente nelle finalità della zona in cui sorgono (principio
della conformità di zona, cfr. anche art. 67 LALPT). Eccezioni a questo
principio all’interno delle zone edificabili sono disciplinate dal diritto
cantonale (art. 23 LPT). Fuori di queste zone fa invece stato l’ordinamento
retto dagli art. 24 - 24d LPT. Resta riservato l’obbligo di pianificare,
sancito dall’art. 2 LPT, se si tratti di opere che per natura, dimensioni o
effetti sul territorio e sull’ambiente, risultano talmente incisive da rendere
necessario l’allestimento o la modifica di un piano di utilizzazione. 

 

3.2. In concreto, i due WC con lavabo
verrebbero installati in uno stabile situato nella zona del nucleo di __________,
in sostituzione di un analogo impianto esistente, aperto al pubblico. 

La funzione di questa zona non è
espressamente definita dal PR. Le norme che la disciplinano si fondano comunque
sul presupposto che servano all’abitazione ed alle altre attività mercantili od
artigianali con modeste ripercussioni ambientali, che già in tempi remoti
caratterizzavano questo particolare comparto. 

Gabinetti di decenza aperti al pubblico
costituiscono un'infrastruttura di servizio che si integra convenientemente
nella zona del nucleo, assicurando a chi la frequenta la possibilità di espletare
i suoi bisogni fisiologici. L’installazione di un simile impianto in un
edificio pubblico, qual è la casa comunale, risponde quindi pienamente al requisito
della conformità di zona. Non deve essere preventivamente pianificata. 

 

 

4.Legislazione ambientale

 

4.1. Giusta l’art. 11 cpv. 2 LPAmb,
indipendentemente dal carico inquinante esistente, soggiunge la norma, le
emissioni, nell’ambito della prevenzione, devono essere limitate nella misura
massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni d’esercizio e dalle
possibilità economiche. Le limitazioni delle emissioni, soggiunge la norma,
sono inasprite se è certo o probabile che gli effetti, tenuto conto del carico
inquinante esistente, divengano dannosi o molesti (cpv. 3). 

L’art. 17 lett. a LPAc stabilisce a sua
volta che il permesso di costruzione o di trasformazione di un edificio
situato nel perimetro delle canalizzazioni pubbliche può essere concesso
soltanto se è garantito che le acque di scarico inquinate sono immesse nella canalizzazione
o sono sfruttate in agricoltura. 

 

4.2. Nell’evenienza concreta, i controversi
servizi igienici sono muniti di un impianto di aerazione. La limitazione delle
emissioni atmosferiche appare adeguata e conforme alle esigenze poste dall’art.
11 cpv. 2 LPAmb. Non è invero dato di vedere quali ulteriori provvedimenti
potrebbero essere adottati, rispettivamente imposti, per ridurle ulteriormente.
Nemmeno gli insorgenti ne suggeriscono. L’insufficienza delle misure di
contenimento delle immissioni non permetterebbe d’altro canto di negare la
licenza, ma costituirebbe soltanto un motivo per imporne di più severe. 

I servizi igienici previsti in sostituzione
degli attuali WC sono collegati alla canalizzazione. Anche dal profilo della
legislazione sulla protezione delle acque dall’inquinamento non sussistono
dunque impedimenti al rilascio della licenza. 

 

 

                                   5.   Norme di
attuazione del PR

 

5.1. Gli art. 10 e 15 NAPR impongono alle
costruzioni di inserirsi adeguatamente dal profilo estetico nel contesto edilizio
in cui sono ubicate. Il municipio ha ritenuto che i nuovi gabinetti rispettassero
questo precetto. La valutazione espressa dall’autorità comunale, per quanto
opinabile possa apparire ai ricorrenti, considerati gli innegabili pregi di
Casa __________, resiste alla critica. Tenuto anche conto dei limiti imposti
dall’autonomia comunale al potere di cognizione dell’autorità di ricorso, non
procede, in particolare, da un esercizio abusivo del potere d’apprezzamento che
la norma conferisce al municipio. La griglia che maschera le porte delle
latrine costituisce un valido espediente per migliorare l’integrazione del
nuovo impianto nel contesto edilizio in cui si inserisce. Il fatto che un’altra
ubicazione potrebbe per certi aspetti apparire preferibile non permette di
considerare insostenibile la collocazione prescelta. 

 

5.2. Per quanto riguarda le distanze, l’art.
10.1 NAPR dichiara applicabile l’ordinamento della LAC. 

I nuovi WC verrebbero tuttavia inseriti
all’interno di un edificio che sorge in contiguità con lo stabile di cui i
ricorrenti sono comproprietari. Da un profilo generale non si pone dunque alcun
problema di distanze né tra edifici, né dal confine. L’edificazione in
contiguità è peraltro espressamente ammessa dalla norma in esame, laddove esiste
la possibilità, indipendentemente dal fatto che si tratti di una costruzione
principale od accessoria. 

Irrilevante è la circostanza che il muro
retrostante i WC insista interamente sul fondo dei ricorrenti. Essendo privo di
aperture verso il fondo dedotto in edificazione, non impedisce comunque di
costruire in contiguità. Vero è che l’art. 112 LAC impone una distanza minima
di 3 m per l’edificazione di latrine, fucine, forni o concimaie. L’art. 113 LAC
permette tuttavia al pretore, e quindi per analogia al municipio, di autorizzare
una distanza inferiore, qualora i lavori siano eseguiti a regola d’arte e con
materiali appropriati. Condizione, questa, che in concreto è sicuramente
soddisfatta. 

 

5.3. Anche dal profilo delle NAPR non
sussistono dunque impedimenti al rilascio della licenza. 

6.Misure a favore degli invalidi

 

6.1. Secondo l’art. 30 cpv. 1 LE, nella
costruzione di edifici e impianti pubblici o privati accessibili al pubblico,
come pure negli ampliamenti o trasformazioni di una certa importanza, deve essere
tenuto conto dei bisogni degli invalidi motulesi, in quanto non insorgano costi
sproporzionati o altri notevoli inconvenienti (cpv. 1). 

L’art. 11 cpv. 1 LF sui disabili (LDis)
dispone a sua volta che il giudice o l’autorità amministrativa non ordina
l’eliminazione di uno svantaggio se il beneficio che il disabile ne trarrebbe è
sproporzionato in particolare rispetto (a) ai costi che ne risultano, (b) agli
interessi della protezione dell’ambiente o della protezione della natura e del
paesaggio e (c) agli interessi della sicurezza del traffico o dell’esercizio.

 

6.2. In concreto, l’ubicazione e le ridotte
dimensioni delle latrine rendono difficile l’uso da parte dei disabili
motulesi. L’autorità cantonale ha tuttavia ritenuto che misure volte a migliorarne
l’accessibilità comporterebbe inconvenienti sproporzionati al vantaggio che ne
deriverebbe. 

La valutazione rientra nel margine
d’apprezzamento che la norma concede all’autorità decidente. 

In effetti, per rendere le latrine
facilmente accessibili anche da parte di motulesi occorrerebbe ingrandirle,
spostandone le porte verso il centro del portico. Inconveniente, questo, che -
oltre a vanificare gli obbiettivi di riordino perseguiti dall’intervento - arrecherebbe
agli insorgenti pregiudizi ben più gravi di quelli di cui si prevalgono per
opporsi al rilascio della licenza. 

 

 

7.In esito alle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque
respinto, confermando la licenza edilizia ed il giudizio impugnato siccome
immuni da violazioni del diritto. 

La tassa di giustizia e le ripetibili,
commisurate al dispendio lavorativo occasionato dall’impugnativa, sono a carico
degli insorgenti in solido. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 30 LE; 112, 113, 124 LAC; 10, 15
NAPR di __________; 3, 18, 28, 31, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'000.- è a carico dei ricorrenti in solido, che rifonderanno
identico importo al comune di __________ a titolo di ripetibili. 

 

 

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario