# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d877b072-d0a7-58f2-b2ce-2809254f5a90
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-07-04
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 04.07.2023 14.2022.163
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2022-163_2023-07-04.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2022.163

  	
  Lugano

  4 luglio 2023

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Ferrari

  

 

 

statuendo nella causa __________ (rigetto definitivo
dell’opposizione) della Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città promossa
con istanza 28 settembre 2022 da 

 

	
   

  	
  CO 1, __________

  (rappresentata dalla curatrice RA 1, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  avv. RE 1, __________

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 15 dicembre 2022 presentato dall’avv. RE 1
contro la decisione emessa il 5 dicembre 2022 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Con decisione del 9 marzo 2021, l’Autorità regionale di protezione
(ARP) 10 di Locarno ha statuito, tra l’altro, che l’avv. RE 1, senza essere
autorizzato, negli anni aveva prelevato importanti somme dalla sostanza di CO 1,
di cui era stato curatore dal 2006 al 2020. Gli ha quindi “assegnato un termine di 20 giorni non
prorogabile per procedere con la restituzione di quanto prelevato senza essere
autorizzato, ovvero Fr. 243'734.–, sul conto corrente bancario” dell’ex curatelata; ha poi autorizzato la nuova curatrice, RA 1, a “valutare la possibilità di avviare le
necessarie procedure penali e civili (ex art. 454 e segg. CC) al fine di
ottenere la rifusione del danno patito dall’interessata […] nell’am­bito della gestione della
curatela”.

 

                                         Il
28 aprile 2022, la Camera di protezione (CDP) del Tribunale d’appello ha
respinto il reclamo interposto dall’avvocato contro la decisione dell’ARP. E
così ha fatto anche il Tribunale federale (TF) il 29 agosto 2022 con il ricorso
da lui presentato contro la decisione della CDP.

 

                                  B.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 13 dicembre 2021 dalla sede di
Locarno dell’Ufficio d’esecuzione, CO 1 ha escusso l’avv. RE 1 per l’incasso di
fr. 243'734.– oltre agli interessi del 5% dal 9 marzo 2021, indicando
quale causa del credito una “Richiesta
di restituzione come a decisione ARP 10 Locarno – RF 170 del 09.03.2021”.

 

                                  C.   Avendo
l’avv. RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 28
settembre 2022 CO 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura della
Giurisdizione di Locarno-Città. Nel termine impartito, il convenuto si è
opposto all’istanza con osservazioni scritte del 4 novembre 2022. 

 

                                  D.   Statuendo con decisione del 5 dicembre 2022, il Pretore ha parzialmente
accolto l’istanza e ha rigettato in via definitiva l’opposi­zione interposta
dal convenuto limitatamente a fr. 243'734.– oltre agl’interessi del 5% dal
13 dicembre 2021 (anziché dal 9 marzo 2021), ponendo a suo carico le spese
processuali di fr. 600.– sen­z’assegnare ripetibili.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata l’avv. RE 1 è insorto a questa
Camera con un reclamo del 15 dicembre 2022 per ottenerne la riforma nel senso di respingere l’istanza, protestate
spese e ripetibili. Nel termine impartitole, CO 1 non ha presentato
osservazioni al reclamo.

 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’oppo­sizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett.
e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la de-cisione è impugnabile entro
dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è
avvenuta in concreto all’avv. RE 1 il 6 dicembre 2022, il termine d’impugnazione
è scaduto venerdì 16 dicembre. Presentato il giorno prima (data del timbro
postale), il reclamo è dunque tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 147 III 179 consid. 4.2.1 e i rimandi). Secondo l’art. 320
CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del
diritto sia l’ac­certamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che
sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi
(art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                1.3   I
documenti (n. 5 a 9.2) acclusi per la prima volta al reclamo sono di
conseguenza inammissibili e ad ogni modo non sono decisivi per l’esito del
giudizio.

 

                                   2.   In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura sommaria documentale (Aktenprozess), il cui scopo
non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza
di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo
prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva
senza indugio (art. 84 cpv. 2 LEF) ove l’escusso non dimostri immediatamente
una delle eccezioni liberatorie enumerate all’art. 81 LEF (DTF 139 III 446,
consid. 4.1.1).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Pretore ha considerato che la decisione dell’ARP 10 con
cui ha obbligato l’avv. RE 1 a restituire fr. 243'734.– a CO 1 costituisce
un valido titolo di rigetto definitivo per tale somma, quand’anche non contenga
un’esplicita condanna dell’escusso, poiché pone comunque chiaramente a suo
carico un obbligo di versamento di una somma determinata all’istante entro un
termine ormai scaduto. Il primo giudice ha d’al­tronde respinto le eccezioni in
punto alla pretesa violazione dei diritti di essere sentito, al
contraddittorio, all’esame delle prove offerte e alla “possibilità di giudizio di grado superiore”, che il convenuto lamentava di aver subìto dinnanzi all’ARP 10. Le ha
infatti giudicate tardive, siccome egli avrebbe potuto e dovuto sollevarla già
dinnanzi alla CDP e al TF. Ha respinto anche la censura d’in­competenza delle
ARP a emettere decisioni di restituzione a carico di un curatore. Ha infatti
stabilito ch’essa era contraria alla buona fede, giacché anch’essa non
sollevata dinnanzi alla CDP e al TF. Il Pretore ha pertanto accolto l’istanza tranne
per quanto attiene alla data di decorrenza degl’interessi, posticipata al 13
dicembre 2021.

 

                                   4.   Nel
reclamo, l’avv. RE 1 ribadisce che un’ARP non ha la competenza di emanare una
decisione che imponga al curatore di restituire
una somma al pupillo, riservata al giudice civile adito con un’azione di
responsabilità. Qualifica poi come insostenibile il
rimprovero di violazione della buona fede, mossogli dal primo giudice per non
aver fatto valere tale argomento già dinnanzi alla CDP. Rileva da un lato di
aver contestato la correttezza della decisione dell’ARP 10 lungo tutto l’iter
amministrativo, e dall’altro che l’ecce­pita incompetenza dell’ARP 10 “s’incardina perfettamente ed esclusivamente
sulla disamina dei presupposti ex LEF quo alla procedura di rigetto dell’opposizione
della cui esclusiva competenza è investito proprio il Pretore”. Chiede pertanto di riformare la decisione impugnata nel senso della
reiezione dell’istanza.

 

                                   5.   In ogni stadio di causa, il giudice esamina d’ufficio (art. 57 CPC), a
prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta
costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF 140 III 377 consid.
3.3.3), fermo restando che in sede di reclamo l’esame d’ufficio è limitato alle
carenze manifeste (DTF 147 III 178 consid. 4.2.1).

 

                                5.1   Il giudice
deve in particolare verificare, d’ufficio, che la decisione invocata quale
titolo di rigetto non sia nulla (DTF 133 II 367 consid. 3.1; 129 I 363 consid.
2; Staehelin in: Basler Kommentar,
SchKG I, 3a ed. 2021, n. 14 e 128 ad art. 80 LEF; Abbet in: Abbet/Veuillet, La mainlevée de l’opposition,
2a ed. 2022, n. 10 e 131 ad art. 80 LEF). Qualora sia fondata
su fatti anteriori alla decisione di merito,
la nullità è un’obiezione e non un’eccezione ai sensi dell’art. 81 LEF (sentenza della CEF 14.2022.128 del 19 aprile 2023
consid. 4.2.1 e i rinvii). L’esistenza di
cause di semplice annullabilità non osta invece al rigetto (tra altre: sentenze
del TF 5D_2/2022 del 7 febbraio 2022 consid. 4.1.1 e della CEF 14.2011.51 del 9 maggio
2011 consid. 10).

 

                             5.1.1   Una
decisione viziata è di regola annullabile; perché sia nulla, è necessario, cumulativamente,
che il vizio da cui è affetta sia particolarmente grave, oltre
che manifestamente o almeno agevol-mente riconoscibile, e che l’ammissione
della nullità non metta seriamente in pericolo la certezza del diritto (DTF 129
I 363 consid. 2; citata 5D_2/2022 consid. 4.1.1).
Fra i vizi che determinano la nullità di una decisione – ammessa molto
raramente in materia civile (DTF 145 III 438 consid. 4; 130 III 128
consid. 2 con rinvii) – è annoverata l’assoluta
incompetente materiale o funzionale del­l’autorità che l’ha emanata (DTF 138 II
503 consid. 3.1; sentenze del TF 5A_567/2019 del 23 gennaio 2020 e della CEF
14.2022. 128 citata, consid. 4.2.2 e i
rinvii).

 

                             5.1.2   Tuttavia,
secondo il principio di buona fede, valido anche nei rapporti tra i privati e
autorità (art. 5 cpv. 3 Cost.), un vizio di procedura va eccepito alla prima
occasione disponibile, dopo che chi lo invoca ne è venuto a conoscenza, sicché
eccepirlo in uno stadio procedurale successivo o addirittura in un procedimento
successivo costituisce un abuso di diritto. Di regola, chi omette di eccepire
un vizio di procedura alla prima occasione disponibile perde il diritto di
farlo in un secondo tempo (DTF 143 V 69 consid. 4.3; citata 5D_2/2022 consid. 4.1.2; Abbet, op. cit., n.
131 ad art. 80). Tra i diritti che il titolare perde la possibilità d’invocare
se tarda a eccepire un vizio di procedura, il Tribunale federale annovera ad
esempio 1) il diritto di ricusare l’autorità che ha deciso, 2) il diritto d’impugnare
una decisione notificata in modo irregolare o viziata in punto all’indicazione
dei rimedi giuridici (DTF 143 V 69), 3) il diritto di completare un ricorso
dopo l’erronea concessione di un termine di grazia, o 4) il diritto di
contestare in un ricorso l’incom­petenza territoriale dell’autorità decidente
(DTF 143 V 70).

 

                                5.2   Nel
caso in esame, il reclamante contesta la competenza dell’ARP di ordinare la
restituzione di parte delle somme da lui prelevate, sostenendo che l’unica via
possibile al riguardo sarebbe un’azione di responsabilità fondata sul diritto
materiale portata davanti al giudice civile. Egli misconosce tuttavia che l’ARP
non l’ha obbligato a risarcire il danno causato alla pupilla – riservando a
ragione la via delle azioni penali e civili (art. 454 segg. CC; doc. C,
risoluzione n. 6) – ma gli ha solo ordinato di restituire quanto indebitamente
prelevato dal patrimonio dell’assistita a titolo di compenso non autorizzato né
riconosciuto dall’ARP, in base alla competenza conferitale dall’art. 404 cpv. 2
CC. Diritto al risarcimento del danno causato al mandante (combinati art. 398
cpv. 1 e 2 CO e 413 cpv. 1 CC) e diritto alla riduzione dell’onorario dovuto al
mandatario (art. 394 cpv. 3 CO) sono pretese diverse che di principio non si
escludono a vicenda (decisione della CDP, doc. D, consid. 4.3 pag. 13). Ora, in
sede di esame della contabilità e del rapporto, l’autorità di protezione è
abilitata, se del caso, ad adottare misure adeguate
per salvaguardare gl’interessi dell’interessato (art. 415 cpv. 3 CC,
citato nelle tre decisioni invocate quale titolo di rigetto: doc. C pag. 4,
doc. D consid. 3.3 pag. 8 e doc. E consid. 2.1). Senso e scopo dell’esame dell’autorità
di protezione è infatti anche quello d’intervenire, se necessario, a tutela
degl’interessi del curatelato per correggere la conduzione deficitaria del
mandato di curatela (sentenza del TF
5A_151/2014 del 4 aprile 2014 consid. 6.1). La portata e la natura della
misura variano a dipendenza dalla situazione
e può concernere sia l’assistito che il curatore (Vogel in: Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch I, 7ª ed.
2022, n. 18 ad art. 415 CC).

 

                             5.2.1   Per
quanto attiene al caso in esame, la decisione con cui l’ARP ha ordinato al
reclamante di riversare sul conto di CO 1 quanto egli aveva prelevato dal
patrimonio di lei senz’autorizza­zione pare rientrare perfettamente nelle
misure previste dall’art. 415 cpv. 3 CC, volte a correggere l’esecuzione
incorretta della curatela per salvaguardare gl’interessi dell’interessato. Non
è del resto necessario approfondire la questione. Basta constatare che la
nullità della decisione dell’ARP non è manifesta né facilmente accertabile
(sopra consid. 5.1), tanto più che non è stata rilevata né dalla CDP né dal TF.

 

                             5.2.2   D’altronde,
come rilevato dal Pretore, l’invocazione della nullità della decisione dell’ARP
solo allo stadio del rigetto dell’opposi­zione, dopo la reiezione dei ricorsi
interposti dall’avv. RE 1 in tutte le istanze, è manifestamente abusiva e non
merita protezio­ne (cfr. art. 2 cpv. 2 CC). Non avendola fatta valere nei
ricorsi alla CDP e al TF, il reclamante ha perso il diritto di prevalersene in
fase esecutiva (sopra consid. 5.1.2). Egli allega invero di avere, in tutta la
procedura amministrativa, contestato “a tutto campo” la decisione dell’ARP, “denunciando chiaramente la mancanza di una pro­cedura
in contraddittorio e un’istruttoria con i crismi di legalità” (reclamo a
pag. 7). Non indica però precisamente i passi dei suoi ricorsi in cui avrebbe
censurato la competenza (o meglio la giurisdizione) dell’ARP. Criticare la
procedura seguita da un’autorità non equivale a contestarne la competenza o la
giurisdizione. Ma l’avesse anche fatto, la questione andrebbe considerata
definitivamente chiusa con la decisione del TF (cfr. sentenza della CEF 15.2023.38/50
del 9 giugno 2023 consid. 3.2).

 

                                5.3   Il
reclamante obietta ancora che la decisione dell’ARP è priva dei requisiti di un
“Zivilurteil”, in
particolare perché non gli sono stati garantiti né il diritto al
contraddittorio né il diritto di essere sentito e poiché la decisione non
esplica “forza di cosa giudicata di diritto materiale”. Secondo lui
non è neppure un “surrogato di sentenza” giusta l’art. 80 cpv. 2 n. 1 LEF né
una decisione amministrativa secondo l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF, norma che a suo
dire risolverebbe solo la problematica relativa alle decisioni intercantonali
per la riscossione di pubblici tributi. E nessuna legge od ordinanza speciali
conferirebbe all’ARP la facoltà di emanare decisioni parificabili a sentenze
esecutive.

 

                             5.3.1   Nessuno
nega che le decisioni dell’ARP non sono giudizi civili. Si tratta infatti di un’autorità
amministrativa. Le considerazioni del reclamante al riguardo sono quindi senza
rilievo e in parte anche errate, poiché fondate essenzialmente su riferimenti
anteriori al 2011, che non tengono conto del fatto che in seguito alla
revisione dell’art. 80 LEF entrata in vigore il 1° gennaio 2011 sono
considerate titoli di rigetto definitivo le decisioni giudiziarie esecutive
anche se non sono passate in giudicato (DTF 146 III
285 consid. 2.1; sentenze della CEF 14.2020.193 dell’11 maggio 2021, RtiD 2022 I 65 n. 37c, consid. 5.2, e
14.2011.96 del 16 agosto 2011, RtiD 2012 I 976 n. 48c, consid.
4.3),
di modo che anche decisioni provvisorie, prive di regiudicata materiale, permettono
di ottenere il rigetto definitivo dell’opposizione (sentenze del TF 5A_1023/2018
del 7 luglio 2019 consid. 6.2 e della CEF 14.2015.134/137 del 6 aprile 2016
consid. 5.1/a; Staehelin, op.
cit., n. 10 e 110 ad art. 80; Abbet,
op. cit., n. 5 ad art. 80).

 

                             5.3.2   La
revisione dell’art. 80 LEF entrata in vigore all’inizio del 2011 ha anche
comportato la parificazione alle decisioni giudiziarie di tutte le decisioni di
autorità amministrative svizzere (cpv. 2 n. 2). Rispetto al diritto previgente,
tale parificazione non è più limitata ai confini cantonali e all’esigenza di
una base legale di diritto cantonale (onde, nel Ticino, l’abrogazione dell’art.
28 LALEF), né all’a­­dempimento dei presupposti supplementari allora previsti
da un apposito concordato intercantonale, diventato perciò obsoleto (FF 2006,
6756; Staehelin, op. cit., n. 102
ad art. 80; Abbet, op. cit., n.
126 ad art. 80). Oggi, tutte le decisioni di autorità amministrative svizzere
costituiscono titoli di rigetto definitivo purché impongano in modo cogente la
prestazione di una somma di denaro oppure di garanzie allo Stato o a un’altra
corporazione pubblica (DTF 143 III 165 consid. 2.2.1; Staehelin, op. cit., n. 102 ad art. 80; Abbet, op. cit., n. 126 ad art. 80).

 

                             5.3.3   Che
il destinatario della prestazione debba essere lo Stato o un’al­tra
corporazione pubblica è invero una condizione che non figura all’art. 80 cpv. 2
n. 2 LEF. La giurisprudenza e la dottrina non la motivano, ma si limitano a
rinviare a una decisione del TF del 1921 (DTF 47 I 225 consid. 1), anch’essa
non motivata su tale punto, e che del resto si riferiva alla versione anteriore
dell’art. 80 LEF – come visto modificata nel 2011 – ed è stata emessa a un’epoca
in cui il diritto amministrativo era molto meno sviluppato di oggi.

 

                          5.3.3.1   Per
“decisioni” di autorità amministrative svizzere giusta l’art. 80 cpv. 2 n. 2
LEF si devono intendere le “misure definite nell’articolo 5” della legge
federale sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021) (Messaggio del
Consiglio federale concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, FF
1991 III 48 ad n. 202.74). Dal 2011 tale definizione è estesa alle decisioni
dei Cantoni e dei Comuni. Tra le sei
caratteristiche della decisione amministrativa (disposizione di un’autorità,
unilateralità, vincolatività, casi particolari, fondamento nel diritto pubblico
della Confederazione e regolamentazione di un rapporto di diritto concreto, v.
tra altri: Müller, VwVG – Bundesgesetz
über das Verwaltungsverfahren Kommentar, 2a ed. 2019, n. 28 ad art.
5 PA) nessuna si riferisce alla persona del beneficiario della misura. E come
visto neppure l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF prescrive alcun limite al riguardo. Che
il destinatario della prestazione
pecuniaria oppure di garanzie stabilite nella decisione amministrativa debba
necessariamente essere lo Stato o un’altra corporazione pubblica non
figura tra le esigenze ricordate nel Messaggio concernente il CPC del 28 giugno
2006 (FF 2006, 6756 ad n. 5.24.1/art. 336-339) per la parificazione delle
decisioni amministrative a un titolo di rigetto definitivo, ovvero chiarezza
del dispositivo, osservanza del diritto di essere sentiti nella procedura amministrativa, indicazione dei mezzi d’impugnazione,
prova del potere di disporre dell’autorità, notificazione regolare e
attestazio­ne dell’esecutività.

 

                          5.3.3.2   Del resto, numerose decisioni amministrative
vertono sull’assegna­­zione di prestazioni pecuniarie a favore di
persone private – basti pensare all’ambito delle assicurazioni sociali – la cui
qualità di titolo di rigetto definitivo dell’opposizione non è mai stata messa
in discussione e risulta comunque dalla legge (art. 54 cpv. 2 della Legge
federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali [LPGA, RS
830.1]), anche se l’esecuzione delle decisioni di concessione di prestazioni
sociali pecuniarie, contrariamente a quelle relative a premi e contributi, non
è regolata esclusivamente dall’art. 54 LPGA, ma in particolare anche dagli art.
20 e 21 cpv. 4 LPGA (v. Ueli Kieser,
ATSG-Kommentar, 4a ed. 2020, n. 25-26 ad art. 54 LPGA), che
consentono all’assicuratore a determinate condizioni di modificare il
destinatario della prestazione oppure di ridurla o rifiutarla, fermo restando
che se le relative condizioni di legge non sono adempiute, la decisione amministrativa
costituisce un titolo di rigetto definitivo per le prestazioni riconosciute all’assi­curato.

 

                          5.3.3.3   Come
rilevato dallo stesso reclamante, è anche stata riconosciuta la qualità di
titolo di rigetto definitivo alle decisioni delle autorità di protezione che
stabiliscono l’onorario del curatore, ovvero in casi in cui sono in presenza
due persone private (DTF 113 II 395 consid. 2; sentenze del TF 5A_503/2016 del
23 dicembre 2016 consid. 2.3 e della CEF 14.2020.205
del 17 settembre 2021, RtiD 2022 I 665 n. 38c, consid. 6.1, e 14.2017.128
del 4 dicembre 2017 consid. 6.2; Reusser in: Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch
I, 7ª ed. 2022, n. 41 ad art. 404 CC). È anche il caso della parcella del
notaio citato dal reclamante (sentenza della CEF 14.2021.182 del 3 giugno 2022;
cfr. pure la 14.2015.93 del 10 agosto 2015 consid. 5.1), che
contrariamente a quanto da lui sostenuto non si differenzia dal caso in esame
neppure per quanto attiene alle possibilità d’impugnazione, di cui egli ha
beneficiato e fatto largo uso davanti alla CDP e al TF.

 

                          5.3.3.4   Ciò
posto, il fatto che la beneficiaria della decisione dell’ARP sia la curatelata
e non lo Stato non osta a riconoscerle la qualità di titolo di rigetto
definitivo dell’opposizione.

 

                             5.3.4   Il
reclamante sottolinea a ragione che la decisione amministrativa è parificabile
a un titolo di rigetto definitivo solo se il potere dell’au­torità
amministrativa di emanarla poggia su una base legale (sopra consid. 5.3.3.1;
sentenza della CEF 14.2014.251 del 27 marzo 2015, consid. 5.2, massimata in
RtiD 2015 II 896 n. 54c; Staehe­lin,
op. cit., n. 128a ad art. 80; Abbet,
op. cit., n. 132 ad art. 80). Già si è però rilevato che nel caso in esame il
potere decisionale dell’ARP pare potersi fondare sull’art. 415 CC, ciò che
esclude di poter considerare la sua decisione manifestamente nulla (sopra
consid. 5.2). Tanto basta per respingere il reclamo.

 

                                   6.   La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48
e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza (art.
106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la controparte, che
non ha fatto uso della facoltà di presentare osservazioni al reclamo, non
essendo incorsa in spese in questa sede.

 

                                   7.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 243'734.–,
raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30'000.– ai
fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 1'500.– relative al presente
giudizio, già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –  avv. RE
  1, __________, __________;

  –  RA 1, c/o
  Comune di __________, __________, __________.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                            Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).