# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8fa87d5c-a9b7-59f7-b02b-f831f9ccb427
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-04-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.04.2005 35.2004.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-101_2005-04-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.101

   

  mm/ss

  	
  Lugano

  6 aprile 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso del 13 dicembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 8 novembre 2004 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   A far tempo
dal 1° novembre 2002, l'CO 1 ha posto RI 1 al beneficio di una rendita
d'invalidità del 15%, per tenere conto dei postumi residuali di un infortunio
al polso sinistro occorsogli il 22 luglio 1999.

 

                               1.2.   In data 16
gennaio 2003, l'assicurato – all'epoca dipendente della ditta __________ di __________
in qualità di magazziniere e, perciò, assicurato d'obbligo contro gli infortuni
presso l'CO 1 – è stato colpito alla spalla destra da una botola che si era
improvvisamente richiusa (cfr. doc. 11).

 

                                         Il 28
maggio 2003, RI 1 si è sottoposto ad un intervento artroscopico di
decompressione sottoacromiale e di sutura della cuffia dei rotatori con
miniopen.

 

                                         La
diagnosi intraoperatoria è stata quella di sindrome da conflitto sottoacromiale
con rottura del tendine del muscolo sovraspinato della spalla destra (cfr. doc.
9).

 

                                         L'Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità ed ha regolarmente
corrisposto le prestazioni di legge.

 

                               1.3.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 28 settembre 2004, l'assicuratore
LAINF ha riconosciuto all'assicurato una rendita d'invalidità combinata del 25%
a decorrere dal 1° settembre 2004, nonché un'indennità per menomazione all'integrità
del 15%.

                                         L'CO 1 ha
parimenti negato la propria responsabilità relativamente ai disturbi psichici
lamentati da RI 1, ritenuti non trovarsi in una relazione di causalità adeguata
con l'infortunio del gennaio 2003 (doc. 96).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dalla RA 1 per conto dell'assicurato (doc. 100),
l'assicuratore LAINF, in data 8 novembre 2004, ha confermato il contenuto della
sua prima decisione (doc. 103).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 13 dicembre 2004, RI 1, sempre patrocinato dalla RA 1,
ha chiesto che, ordinata una perizia giudiziaria, l'CO 1 venga condannato a
riconoscere la propria responsabilità per quanto concerne i disturbi psichici
di cui egli soffre (cfr. I).

 

                               1.5.   L'CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'impugnativa, con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p.
190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1° giugno
2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione
Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri,
dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in
particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale (art. 8 ALC).

 

                                         L'ALC si
applica alla presente fattispecie visto che l'evento infortunistico è avvenuto
il 16 gennaio 2003 (cfr. DTF 128 V 317 consid. 1b/bb nonché STFA del 12 marzo
2004 nella causa E., H 14/03, consid. 5).

                                         I presupposti
materiali per stabilire se l'assicuratore era legittimato a negare il proprio
obbligo a prestazioni in relazione alla patologia psichica presentata dal
ricorrente, si determinano comunque in ogni caso secondo il diritto svizzero. 

                                         Infatti,
anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n.
1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi
di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai
loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1
cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa. Così, in virtù dell'art. 53
del Regolamento, le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un
infortunio sul lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato
competente - vale a dire dello Stato membro sul cui territorio si trova
l'istituzione competente (art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate
dall'istituzione competente secondo le disposizioni della legislazione di tale
Stato come se l'interessato risiedesse in quest'ultimo. 

                                         Orbene,
l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i
del Regolamento, RI 1 era assicurato al momento della domanda di prestazioni, è
l'CO 1, l'assicurato in questione trovandosi, nel momento determinante, ad
esercitare un'attività subordinata in territorio elvetico ed essendo, di
conseguenza, assoggettata alla legislazione di tale Stato (art. 13 n. 2 lett a
Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03,
consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati).

                                         Donde
l'applicabilità dell'ordinamento svizzero. 

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003
ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 10
settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20
gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: l’8 novembre 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto l’infortunio assicurato è accaduto il 16
gennaio 2003, tornano applicabili le disposizioni di diritto materiale della
LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di
regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino
dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti
ivi citati). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss.
consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda
della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.7.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.7.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.7.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa
e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.7.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.

                                         consid.
4a).

 

                               2.8.   Il TCA è
chiamato a stabilire se i disturbi psichici di cui soffre RI 1 si trovano in
una relazione di causalità, naturale ed adeguata, con l'infortunio del 16
gennaio 2003.

                                         Incontestato
è invece il fatto che gli stessi disturbi non costituiscono una naturale
conseguenza del pregresso sinistro del luglio 1999.

 

                               2.9.   In data 16 gennaio
2003, l'assicurato è stato colpito alla spalla destra da una botola che si era
improvvisamente richiusa.

                                         Qualche
giorno più tardi, il 20 gennaio 2003, egli ha consultato il proprio medico
curante, dott. __________ di __________, il quale ha constatato dolore alla
palpazione ed un blocco articolare nei movimenti (doc. 26). 

 

                                         A far
tempo dal 1° aprile 2003, il ricorrente è stato dichiarato totalmente inabile
al lavoro, lavoro che è stato poi ripreso in misura del 50% durante il periodo
1°-31 maggio 2003

                                         (cfr.
doc. 4). 

 

                                         Visto
l'insuccesso delle cure conservative, nel corso del mese di maggio 2003, RI 1 è
stato sottoposto ad un esame di risonanza magnetica presso la Casa di cura
"__________" di __________, esame che ha mostrato un, citiamo: “sottile
film liquido nella borsa sub-acromion deltoidea di significato reattivo,
infiammatorio. Il tendine del sovraspinato non presenta soluzioni di continuità
né segni di avulsione, la tessitura tendinea mostra incremento globale della
intensità di segnale per fenomeni tendinosici" (allegato al doc. 26). 

 

                                         Il 28
maggio 2003, presso il __________, è stato effettuato un intervento
artroscopico di decompressione sottoacromiale e di sutura della cuffia
rotatoria con miniopen (cfr. doc. 9). 

 

                                         Nel corso
dell'estate 2003, RI 1 è stato licenziato dalla ditta __________ (doc. 10).

                                         Successivamente,
egli ha iniziato a lamentare dei disturbi di tipo ansioso-depressivo (cfr. doc.
11). 

 

                                         Su ordine
dell'CO 1, in data 9 settembre 2003, l'assicurato è stato sottoposto ad una
artro-risonanza magnetica presso l'Ospedale regionale di __________. 

                                         Dal
relativo referto si evince che è stata evidenziata la presenza di segni
compatibili con una piccola rottura trasmurale del tendine del muscolo
sovraspinato, di segni di tendinopatia del sovraspinato ed esiti dopo
intervento chirurgico a livello del tendine, nonché di discrete alterazioni
degenerative nell'articolazione acromio-claveare (doc. 19). 

 

                                         Il 17
novembre 2003 ha avuto luogo una visita medica di controllo da parte del dott. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale ha predisposto una cura presso la
Clinica di giorno delle __________ della durata di 3-4 settimane

                                         (cfr.
doc. 36). 

 

                                         Dal
certificato 26 gennaio 2004 delle __________ emerge che la terapia ha dovuto
essere interrotta anzitempo in ragione della scarsa collaborazione dimostrata
dall'insorgente:

 

" 
(...)

Ogni tentativo di trattamento ha scatenato una
sintomatologia dolorosa tale da impedire qualsiasi provvedimento proposto.
Risulta impossibile mobilizzare la spalla del paziente o richiedere esercizi
attivi in scarico. Il paziente ha richiesto, attraverso il medico curante, una
riduzione dell'intensità del trattamento. Da segnalare inoltre che il paziente
si reca presso la nostra struttura in autonomia alla guida della proprio auto
(compie con disinvoltura tutte le manovre necessarie ad entrare ed uscire dal
posteggio) e che durante la permanenza nella nostra sede è costretto più volte
a spogliarsi e rivestirsi e mai è stata necessaria la nostra assistenza. Queste
ultime osservazioni non concordano con quanto rilevato in condizioni di
valutazione clinica dove risulta impossibile compiere movimenti semplici e dove
risulta 0 l'indice di attività quotidiane. La fiducia nel trattamento e la
disponibilità a sottoporsi ad esso risultano non compatibili con un trattamento
in regime di day-hospital, le cui possibilità di ottenere risultati positivi ci
sembrano improbabili, proponiamo pertanto la sospensione del trattamento ed una
rivalutazione del caso." 

                                         (cfr.
doc. 48).

 

                                         In data
11 febbraio 2004 è nuovamente stata eseguita una artro-RM della spalla destra,
accertamento che ha posto in luce una piccola breccia, interpretata quale
microlesione, a livello del tendine del sovraspinato nell'ambito di una tendinosi
(doc. 55). 

 

                                         A contare
dal 23 marzo 2004, RI 1 è entrato in cura presso la Clinica psichiatrica di
giorno diretta dalla dott.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, dove è stato sottoposto a terapia infusionale con antidepressivi
e ansiolitici, coadiuvata da un sostegno psicoterapico (doc. 66 e 73). 

                                         Il 27
aprile 2004 ha avuto luogo la visita medica di chiusura, eseguita sempre dal
dott. __________.

                                         All'esame
clinico, il medico __________ ha osservato una mobilità del braccio destro fino
ad un massimo di 90°, sia per l'elevazione che per l'abduzione.

                                         L'assicurato,
il cui stato di salute è stato giudicato ormai stabilizzato, è stato dichiarato
abile al lavoro per delle attività non gravose per il braccio infortunato (doc.
76). 

 

                                         Con
decisione formale del 28 settembre 2004, a RI 1 è stata riconosciuta una
rendita d'invalidità del 25%, tenuto conto dei soli postumi somatici alla
spalla destra ed al polso sinistro (doc. 96). 

 

                             2.10.   In casu,
l'CO 1, con la decisione su opposizione impugnata, ha lasciato aperta la
questione a sapere se le turbe psichiche lamentate da RI 1, costituiscano una
naturale conseguenza dell'evento traumatico del 16 gennaio 2003, siccome, in
ogni caso, farebbe difetto il nesso di causalità adeguato (cfr. doc. 103, p.
4).

 

                                         Unitamente
alla propria impugnativa, l'assicurato ha versato agli atti un rapporto, datato
9 settembre 2004, allestito dalla dott.ssa __________ (cfr. doc. E). 

                                         Quest'ultima
specialista ha diagnosticato una reazione ansioso-depressiva in sindrome da
disadattamento, presente a partire dall’estate del 2003. Essa non ha tuttavia
approfondito l'aspetto eziologico, limitandosi ad affermare che le turbe
psichiche lamentate sono insorte posteriormente all'infortunio del gennaio
2003. 

 

                                         Questa
Corte ritiene di potersi esimere dall'esaminare più da vicino la questione
riguardante la natura delle turbe psichiche di cui è portatore l'insorgente,
poiché, anche nell'ipotesi in cui si dovesse ammettere che queste ultime
costituiscano una naturale conseguenza dell'infortuno assicurato, ciò non
sarebbe ancora sufficiente per poter fondare l'obbligo contributivo
dell'assicuratore LAINF convenuto, facendo difetto - così come verrà dimostrato
in seguito - l'adeguatezza del nesso di causalità (cfr. SVR 1995 UV 23, p. 68,
consid. 3c), aspetto che deve essere valutato alla luce dei criteri sviluppati
nella DTF 115 V 133ss. 

                                         Siccome
quella dell'adeguatezza del nesso di causalità è una questione squisitamente
giuridica, la richiesta dell’insorgente di essere sottoposto a perizia
psichiatrica si rileva superflua.

 

                             2.11.   Nell'esaminare
l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla
classificazione dell'infortunio occorso al ricorrente.

 

                                         La
dinamica dell'evento infortunistico del 16 gennaio 2003 risulta chiaramente dal
rapporto ispettivo del 31 luglio 2003 e, d'altronde, non è mai stata oggetto di
discussione fra le parti:

 

" 
Il fatto mi è capitato s.e. il 16.1.2003 presso
il magazzino della ditta __________ a __________. Dovevo sollevare una botola,
questa però non si apriva completamente e si richiudeva improvvisamente
colpendomi alla spalla destra.

 

Inizialmente non ho dato peso a quanto mi era
capitato, pensavo che il tutto si sarebbe risolto nello spazio di pochi giorni.
Inoltre temevo a notificare un infortunio per paura di perdere il posto di
lavoro.

 

Ho tenuto i dolori alla spalla destra per alcuni
giorni, poi gli stessi peggioravano sempre di più e alla fine mi sono deciso a
consultare il dr. __________ di __________. Questo avveniva una diecina di
giorni dopo il fatto"

                                         (doc.
11). 

 

                                         Alla luce
della dinamica dell'evento e delle lesioni riportate, l'infortunio occorso a RI
1 non può essere classificato né fra quelli leggeri ma neppure fra quelli
gravi: si tratta, a mente del TCA, di un infortunio di media gravità al limite
della categoria inferiore.

 

                                         A mero
titolo di paragone, si ricorda che il TFA, in una sentenza del 3 giugno 2004
nella causa R., U 119/02, ha considerato di media gravità all’interno della
categoria media, l’infortunio in cui un assicurato è stato parzialmente
schiacciato da una lastra di granito del peso di 3 quintali, mentre stava
sganciandola dalla gru del camion su cui si trovava, riportando una contusione
toraco-addominale con sanguinamento del polo inferiore del rene sinistro e una
frattura delle coste basali a sinistra.

                                         La Corte
federale ha qualificato allo stesso modo l'evento infortunistico in cui una
porta in metallo, di un peso superiore ai 300 kg e di un'altezza di 2.5 metri,
si è ribaltata sull'assicurato, il quale ha lamentato una frattura compressiva
della prima vertebra lombare (cfr. STFA del 23 febbraio 1998 nella causa S., U
244/96).

 

 

                                         Sempre il
TFA, in una sentenza del 13 novembre 1989 nella causa B., U 38/89, ha proceduto
ad una identica classificazione, trattandosi di un infortunio in cui
l'assicurato, impegnato in un'operazione di carico, è rimasto schiacciato fra i
pesanti elementi di una cassaforma, elementi che presentavano una lunghezza di
2.5 metri, una larghezza di 2 metri ed un diametro di 10 centimetri.
L'infortunato - che ha riportato una contusione al rachide lombare ed al torace
nonché diverse escoriazioni - è stato liberato soltanto dopo sei minuti grazie
all'ausilio di una gru.

 

                                         Secondo
questo Tribunale, queste ultime tre fattispecie presentano un grado di gravità
superiore rispetto a quella sub judice. 

 

                                         Il
giudice è quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.7.3.

                                         Per
ammettere l'adeguatezza fra l'evento del gennaio 2003 ed il danno alla salute
psichica sarebbe, pertanto, necessaria, alternativamente, o la presenza
particolarmente incisiva di un fattore (ad esempio, durata particolarmente
lunga dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la
cura) o l'intervento di più fattori.

 

                                         In una
recente sentenza dell’11 gennaio 2005 nella causa D., U 271/03 - riguardante un
assicurato vittima di un incidente della circolazione stradale (tamponamento da
tergo), qualificato quale infortunio di grado medio al limite della categoria
degli infortuni leggeri o insignificanti – il TFA ha ritenuto sufficiente per
ammettere l’esistenza di un nesso causale adeguato, la realizzazione cumulativa
di tre fattori (cfr. consid. 7.2; cfr., per un caso analogo, la STFA del 6
dicembre 2004 nella causa S., U 158/04, consid. 2.4).

 

                                         Al
riguardo va innanzitutto ricordato che, nell'apprezzamento dell’adeguatezza del
nesso di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati
unicamente i postumi di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI
1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

 

                                         Il
sinistro del 16 gennaio 2003 non si è svolto secondo circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o spettacolari.

                                         A titolo
di confronto, il TFA ha, ad esempio, riconosciuto l’esistenza di circostanze
drammatiche, trattandosi di un infortunio in cui l'assicurato rimase
imprigionato fra il contrappeso di una gru ed una cassaforma, subendo uno
sventramento e la frattura del bacino (DTF 107 V 173ss.), trattandosi di un
incidente della circolazione stradale che determinò un morto e diversi feriti
gravi fra i suoi protagonisti, in cui l'autovettura dell'assicurato si
capovolse ripetutamente e finì fuori strada (DTF 113 V 307ss.) oppure ancora
trattandosi di un'assicurata che si vide rompere in testa un pesante piatto da
mensa da parte di una collega di lavoro, la quale, in un secondo tempo, la
colpì ripetutamente al volto con un coccio.
L'interessata riportò varie contusioni e ferite da taglio, fra cui una profonda
alla fronte (STFA del 2 agosto 1994 nella causa G.,

                                         U 81/94).

                                         Per
contro, non ne ha ammesso la realizzazione, ad esempio, in una sentenza del 22
aprile 2002 nella causa M., U 82/00, riguardante un assicurato la cui mano
sinistra era rimasta imprigionata fra gli ingranaggi di un doppio rullo,
ingranaggi che stavano per stritolargli l'intero braccio, se con l'altra mano
egli non fosse riuscito ad arrestare per tempo la macchina. 

 

                                         Quelle
riportate dal ricorrente - una contusione della spalla destra con lesione della
cuffia dei rotatori - non costituiscono delle lesioni organiche gravi o
particolarmente idonee a provocare un'elaborazione psichica abnorme. 

 

                                         Dagli
atti di causa non risulta neppure che l'assicurato sarebbe rimasto vittima di
errori nella cura medica, i quali avrebbero notevolmente aggravato gli esiti
dell'evento traumatico.

 

                                         Per
quanto concerne la cura medica, dalle tavole processuali risulta che, dopo i
primi trattamenti conservativi praticatigli dal dott. __________ (infiltrazioni
con steroide; cfr. doc. 26), RI 1 è stato sottoposto il 28 maggio 2003 ad un
intervento artroscopico alla spalla destra (cfr. doc. 9). 

                                         Nel
prosieguo, l'assicurato ha essenzialmente effettuato alcuni cicli di
fisioterapia, dapprima a casa propria (cfr. doc. 11), successivamente presso la
Clinica di giorno di __________ (terapia che ha però dovuto essere interrotta a
causa di una mancanza di collaborazione, cfr. doc. 48) e, su base
ambulatoriale, presso la Casa di cura "__________" di __________
(cfr. doc. 62). 

                                         In
occasione della visita medica del 27 aprile 2004, il dott. __________ - tenuto
conto del referto oggettivato grazie alle artro-risonanze magnetiche eseguite,
rispettivamente, il 9 settembre 2003 (doc. 19) e il 17 febbraio 2004 (doc. 55)
- ha proceduto alla definizione del caso, rilevando di non avere ulteriori cure
mediche da proporre (cfr. doc. 76, p. 2). 

                                         Alla luce
di quanto precede, non può dunque essere sostenuto che la cura medica sia stata
eccezionalmente lunga o che essa abbia avuto un decorso sfavorevole originando
rilevanti complicazioni, tenuto conto anche del fatto che la situazione
somatica è stata negativamente condizionata dalla problematica psichica,
insorta all'inizio dell'estate 2003 (cfr., a quest'ultimo proposito, i
certificati 18.7.2003 del dott. __________ e del __________ di __________,
acclusi al doc. 7). 

 

                                         RI 1 ha
presentato una totale incapacità lavorativa durante un anno e quattro mesi
(fatta eccezione per il mese di maggio 2003, in cui l'inabilità è stata del
50%) e, a far tempo dal 1° settembre 2004, dichiarato in grado di esercitare a
tempo pieno un'attività sostitutiva adeguata, è stato posto al beneficio di una
rendita d'invalidità combinata del 25% (cfr. doc. 96). 

                                         Visto
quanto precede, questa Corte non può ritenere soddisfatto neppure il criterio
del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta ai soli esiti
somatici dell'infortunio assicurato. 

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 2001 U 442, p. 544ss., il TFA ha del resto considerato
inadempiuto questo criterio di rilievo, trattandosi di un assicurato
completamente inabile al lavoro durante circa 11 mesi e, in seguito, posto al
beneficio di una rendita d'invalidità del 25%.

 

                                         Infine,
il TCA può esimersi dall'esaminare oltre se il criterio della persistenza dei
dolori somatici sia realizzato (in ogni caso, non in un modo particolarmente
intenso, visto che la situazione somatica è stata sfavorevolmente influenzata
dalla patologia psichica), ritenuto che la sua sola presenza non basterebbe comunque
per ammettere l'esistenza del necessario nesso di causalità adeguata (cfr. STFA
dell'11 gennaio 2005 nella causa D., succitata). 

 

                                         In simili
condizioni, occorre concludere che l'infortunio assicurato non ha avuto,
secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, un significato
decisivo per l'instaurazione dei disturbi psichici di cui RI 1 soffre:
l'adeguatezza del nesso di causalità non può, quindi, venir ammessa.

                                         Non è
pertanto censurabile il fatto che l'CO 1 abbia negato la propria responsabilità
al riguardo. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti