# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c3e4d3e1-12d3-599c-87a0-0d3eb7d7410a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-07-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.07.2018 32.2017.169
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-169_2018-07-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.169

   

  FS

  	
  Lugano

  19 luglio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretaria:

  	
  Stefania Cagni

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 ottobre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 settembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe __________, da
ultimo attivo quale assistente del commercio al dettaglio in base al contratto
di tirocinio, valido dal 1. settembre 2014 al 31 agosto 2015, concluso con la __________
di __________ (doc. 78/154-155 dell’incarto disoccupazione) – dopo il
conseguimento dell’Attestato di capacità quale “assistente del commercio al
dettaglio CFP” del 31 agosto 2015 (doc. AI 48/82) agli atti figurano gli
attestati di guadagno intermedio del mese di ottobre 2015 del __________ di __________
(doc. 80/157-159 dell’incarto disoccupazione) e dei mesi da luglio a settembre
2016 della __________ (doc. 80/160-167 dell’incarto disoccupazione) –, nel
mese di novembre 2016, tramite la propria curatrice dell’Ufficio dell’aiuto e
della protezione (doc. AI 50/85-93 e 47/80-81), ha presentato una domanda di
prestazioni AI per adulti in quanto affetto da “(…) sindrome psicotica acuta,
deficit cognitivo (…)” (doc. AI 150/90, punto 6.1).

 

                               1.2.   L’Ufficio AI – effettuati
i necessari accertamenti medici: richiamati i rapporti 16 dicembre 2016 del dr.
__________ (doc. AI 58/117-122), 14 dicembre 2016 (doc. AI 59/123-129) e 21 febbraio
2017 (doc. AI 68/140-142) del dr. __________ della Clinica __________ (__________)
e 20 dicembre 2016 del dr. __________ del Servizio psico-sociale (SPS) (doc. AI
60/130-131) e viste le annotazioni del medico SMR dr. __________ del 2 giugno e
del 7 settembre 2017 (doc. AI 71/147 e 80/168) – con decisione 13
settembre 2017, preannunciata con progetto 7 giugno 2017 (doc. AI 72/148-150),
ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni adducendo che “(…) gli
accertamenti medici effettuati dal nostro Servizio Medico Regionale (SMR) hanno
permesso di stabilire che l’incapacità lavorativa attualmente presentata dal
Signor RI 1 è dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di dipendenza,
il che non rappresenta un’invalidità ai sensi della Legge LAI. La persistenza della
dipendenza non permette di stabilire se l'incapacità al lavoro e al guadagno è
conseguente ad una patologia invalidante oppure secondaria all'abuso di sostanza.
Ciò preclude attualmente il diritto a prestazioni Al ma non esclude in un futuro
il riconoscimento delle stesse dopo una nuova valutazione del caso. Si tratta
quindi di un rifiuto attuale a prestazioni Al cui una nuova domanda sarà
valutata su richiesta scritta dell'assicurato completa di atti medici ed esami
tossicologici comprovanti un periodo d'astinenza documentata di almeno sei
mesi. […] La documentazione medica inoltrata in fase di audizione è
stata sottoposta al nostro Servizio Medico Regionale (SMR) il quale, dopo
attenta valutazione, indica che le nuove certificazioni mediche prodotte non
apportano alcun nuovo elemento clinico con influsso sulla sua capacità lavorativa
residua che non sia già stato ampiamente valutato in precedenza. (…)” (doc.
AI 82/170-171).

 

                               1.3.   Contro questa decisione
l’assicurato, tramite la propria curatrice, ha inoltrato il presente tempestivo
ricorso al TCA chiedendo una rivalutazione del caso.

                                         La curatrice – osservato,
producendo la relativa documentazione (cfr. doc. A/2-20), come il suo assistito,
fin dalla prima infanzia, soffra di un lieve ritardo globale di sviluppo
accentuatosi nel tempo, che ha beneficiato di interventi logopedici ed
ergoterapici sostenuti dall’Ufficio AI e di un progetto formativo differenziato
– ha addotto che “(…) ho conosciuto personalmente il signor RI 1 lo
scorso 9 novembre nell'ambito della presentazione per l'istituzione della
curatela generale a suo favore ed ho incontrato nuovamente l'interessato
diverse volte. In questo periodo ho potuto osservare che il signor RI 1 è un
ragazzo estremamente fragile, facilmente manipolabile che fatica ad esprimere
le proprie opinioni e, quando lo fa, spesso cambia idea. All'inizio del mandato
ho verificato che il signor RI 1 aveva stipulato vari abbonamenti telefonici
per conto di altre persone che poi, evidentemente, non hanno mai pagato le
fatture, lasciando a carico dell'interessato i debiti. Al giorno d'oggi la
gestione quotidiana pone ancora delle difficoltà. Allego il certificato 5
ottobre 2017 del medico di famiglia del signor RI 1 che lo conosce ormai da
anni e ben chiarisce la situazione, nonché il certificato 10 ottobre 2017 della
dr.ssa __________, curante SPS. (…)” (I, pag. 2).

 

                               1.4.   Con la risposta di causa – fondandosi sull’annotazione 3 novembre
2017 nella quale il medico SMR dr. __________ si è espresso in merito alle
argomentazioni sviluppate dal ricorrente e alla relativa documentazione
prodotta (IV/1) – l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con scritto del 17 novembre 2017
– rilevato (producendo la relativa documentazione sub VI/1) che il suo
assistito si sta sottoponendo a dei controlli regolari delle urine alfine di
dimostrare l’astinenza dall’assunzione di qualsiasi sostanze – la
curatrice ha chiesto al TCA di “(…) voler procedere con una perizia che
possa indicare le capacità cognitive attuali dell’interessato e possa dunque
risolvere la questione. (…)” (VI).

 

                                         Il 24 novembre 2017 è pervenuta
al TCA una lettera della madre  dell’insorgente che, come il succitato scritto
del 17 novembre 2017, è stato trasmesso, ai fini delle osservazioni all’Ufficio
AI (VII, VIII e IX) e per conoscenza all’insorgente (X).

 

                               1.6.   Con osservazioni del 6
dicembre 2017, trasmesse per conoscenza all’insorgente (XII) – vista
l’annotazione del 5 dicembre 2017 nella quale il medico SMR dr. __________ ha
concluso che “(…) per quanto concerne lo scritto della madre
dell’assicurato, dal punto di vista umano non si può che essere solidali con
quanto scritto ma dal punto di vista medico assicurativo non si evidenziano
fatti nuovi o modificazioni significative di fatti noti che consentano di
modificare la presa di posizione precedente. Per quanto concerne l’attestazione
di uno screening droghe delle urine risultato negativo nel novembre 2017, esso
non fornisce elementi tali da consentire di modificare la presa di posizione precedente.
(…)” (XI/1) –, l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del gravame.

 

                               1.7.   Con scritto del 22 dicembre
2017 la curatrice ha confermato richiesta di una perizia producendo le analisi
del 12 dicembre 2017 (XIII e XIII/1).

 

                               1.8.   Con osservazioni del 13 marzo
2018 (XV) – rilevato, tra l’altro, che “(…) la documentazione
prodotta con il ricorso, successiva alla decisione presa, potrà essere
considerata quale nuova domanda, osservato che gli esami tossicologi hanno
avuto inizio a novembre 2017 (si rinvia al referto prodotto in ricorso da
controparte, doc. VI, annesso 1, e alle prese di posizione del Servizio medico
regionale del 3 novembre e 5 dicembre 2017 integrate nella risposta di causa
dell’8 novembre 2017 e nelle osservazioni del 6 dicembre 2017 dello scrivente
Ufficio AI). (…)” (XV, pag. 2) – l’Ufficio AI ha insistito nella
domanda di reiezione del ricorso.

 

                               1.9.   Con lettere del 19 aprile e
del 18 maggio 2018, trasmesse per conoscenza all’Ufficio AI (XVIII e XX), la
curatrice ha informato il TCA che il suo assistito, dal 25 marzo 2018, è
ricoverato presso la clinica __________ confermandosi nella domanda di voler
procedere ad una perizia (XVII e XIX).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a
prestazioni.

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411,
n. 46).

 

                                         Giusta l’art. 28 cpv. 1 lett.
b) e c) LAI l’assicurato ha diritto ad una rendita se ha avuto un’incapacità al
lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole
interruzione e se al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al
40%. Secondo il cpv. 2 del medesimo articolo gli assicurati hanno diritto ad
una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se
sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                                         Per
l’art. 29 cpv. 1 LAI il diritto alla rendita nasce al più presto
dopo sei mesi dalla data in cui l’assicurato ha rivendicato il diritto alle
prestazioni conformemente all’art. 29 cpv. 1 LPGA.

 

                               2.3.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).

                                         Al riguardo l’Alta Corte
ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" (…) Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)"
(STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le
alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del
18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag.
182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In una sentenza I 384/06
del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno
alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                                         Secondo la giurisprudenza le
tossicomanie (sindromi da dipendenza quali per esempio l'alcolismo [RCC
1989 pag. 283, 1969 pag. 236], la dipendenza da medicamenti [RCC 1964 pag. 115]
o da droghe [RCC 1992 pag. 180, 1987 pag. 467, 1973 pag. 600], l'abuso di
nicotina oppure l'obesità [RCC 1984 pag. 359]) non giustificano di per
sé un'incapacità al lavoro. Esse possono tuttavia avere l'effetto di un danno
alla salute invalidante se sono la conseguenza o il sintomo di un danno
invalidante alla salute mentale o fisica, oppure hanno causato un notevole
danno fisico e/o mentale quale una durevole lesione
cerebro-organico-neurologica oppure un irreversibile mutamento di natura
organica della personalità affettiva (DTF 124 V 265, consid. 3c, pag. 268; vedi
anche STF 9C_395/2007 del 15 aprile 2008 consid. 2, I 870/07 del 20 novembre
2007 consid. 3, I 556/06 del 13 settembre 2007 consid. 3.1, I 384/06 del 4
luglio 2007 consid. 4 e I 56/05 del 31 gennaio 2007 consid. 4 tutte con
riferimenti). Occorre pertanto verificare se la tossicodipendenza è la
conseguenza di un danno alla salute fisica o mentale di natura patologica
preesistente oppure se la dipendenza è la ragione di un susseguente danno alla
salute suscettibile a diminuire la capacità al guadagno in maniera permanente o
di lunga durata (Pratique VSI 2001, pagg. 227-228, consid. 5 e 6; vedi anche
STF 9C_620/2017 del 10 aprile 2018 consid. 2.2.1 e 8C_582/2015 dell’8 ottobre
2015 consid. 2.2.1 pubblicata in SVR 2016 IV Nr. 3 pag. 7).

 

                               2.4.   Nel caso di specie l’Ufficio
AI – viste le annotazioni 2 giugno
e 7 settembre 2017 nelle quali il medico SMR dr. __________ ha, in particolare,
evidenziato che “(…) alla luce dell.voluzione della patologia e del
verosimile ruolo del consumo di THC nell’esacerbare la sintomatologia, appare
indicato che l’assicurato si astenga dal consumo di THC e che segua una terapia
medica psichiatrica. (…)” (doc. AI 71/147) e che “(…) dalla
documentazione medica si evince come l'utilizzo di THC e alcoolici abbia con
verosimiglianza preponderante causato il peggioramento dello stato di salute
che ha avuto come conseguenza il ricovero in ambito stazionario psichiatrico e
da allora una limitazione della CL dell'assicurato. Inoltre, come evidenziato
nel rapporto del 13.06.2017 della sig.ra __________ (GED 27.06.2017)
l'assicurato ha continuato a consumare THC, persino all'interno della struttura
presso la quale era ospite, cosa espressamente vietata. L'assicurato, da quanto
emerge dallo stesso rapporto, ha molte competenze, fra cui quella di gestire in
autonomia la sua terapia farmacologica, sarebbe carente in motivazione e
avrebbe una certa tendenza alla deresponsabilizzazione, soprattutto per quanto
concerne i comportamenti da lui messi in atto non conformi alle regole. Questo
aspetto è ben noto nei pazienti affetti da tossicodipendenza. Infine
l'assicurato ha deciso di interrompere anche il progetto (vedasi GED
12.07.2017) terapeutico-riabilitativo che lo vedeva collocato presso lo spazio
abitativo __________. (…)” (doc. AI 80/168) –
ha concluso che la causa primaria dell’incapacità lavorativa attuale è lo stato
di dipendenza.

 

                               2.5.   Per poter graduare
l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre
di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti.

                                         Il compito del medico
consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale
misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo
2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014,
ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è nè l'origine del mezzo di prova, nè la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a e 122 V 160 consid. 1c).

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008).

                                         In una sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il
TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato (cfr. anche la STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010).

                                         Tuttavia, nel caso in cui
sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3 e STF 8C_336/2015 del 25
agosto 2015 consid. 4.3 entrambe con riferimenti, in particolare, alla DTF 139
V 225 e 135 V 465).

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 9C_757/2016 del 10
febbraio 2017 consid. 4.2; 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012; 8C_5/2011 del 27
giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc);
Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag. 398) e che il solo fatto
che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, consid. 5.3).

 

                               2.6.   Il TCA ricorda innanzitutto
che, secondo la giurisprudenza federale, per l’assicurazione invalidità non è
importante la diagnosi ma le sue conseguenze sulla capacità lavorativa (in
argomento STF 9C_49/2012 del 12 luglio 2012 consid. 6 con riferimenti) e che
non spetta alla giurisdizione delle assicurazioni sociali decidere su
divergenze mediche scientifiche ma unicamente di stabilire nel caso concreto il
diritto alle prestazioni secondo le circostanze e tenuto conto delle opinioni
mediche (cfr. STF 8C_874/2011 del 20 gennaio 2012 consid. 5.2 e rinvio alla DTF
134 V 231 consid. 5.3 pag. 234).

                                         Non è dunque possibile
trarre delle conclusioni sulla capacità lavorativa solo sulla base delle
diagnosi poste.

                                         Circa la ripartizione dei
compiti tra l'autorità incaricata di applicare il diritto e la persona
incaricata di esaminare la situazione da un punto di vista medico nell'ambito
della valutazione dell'incapacità al lavoro come condizione del diritto alla
rendita d'invalidità vedi anche la DTF 140 V 193.

 

                                         Nel caso concreto, questo
Tribunale non ha motivo per mettere in dubbio la conclusione a cui è giunto il
medico SMR dr. __________ secondo il quale l’incapacità lavorativa attuale é
dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di dipendenza.

 

                                         In effetti, nel
certificato medico del 24 marzo 2014, la dr.ssa __________, FMH in psichiatria
e psicoterapia che lo ha in cura dal 29 novembre 2013, ha attestato che
l’assicurato “(…) ha dovuto lasciare il posto di lavoro a giugno 2013 alla __________
di __________ e a dicembre 2013 alla __________ di __________ per problemi di
salute. È stato inabile al 100% dal 01.12.2013 al 31.01.2014. Dal 01 febbraio
2014 è abile al 100% per una nuova attività lavorativa. (…)” (doc. 75/150 dell’incarto
disoccupazione).

 

                                         Il dr. __________, capo
clinica del Servizio psico-sociale, nella lettera del 20 dicembre 2016 ha
comunicato all’Ufficio AI di non essere in grado di compilare il rapporto medico
adducendo che “(…) il signor RI 1 è stato in mia cura durante 3 mesi nel
2014 su richiesta della dr.ssa __________. La presa a carico è stata interrotta
dopo poche sedute con la comunicazione che sarebbe stato seguito da uno
psicologo di __________. Ho rivisto in urgenza l’assicurato su richiesta dell’__________
il 12.10.2016 e ho proceduto al ricovero presso la CPC di __________ a causa di
una sintomatologia delirante con ansia e mancanza di sonno. L’assicurato non ha
avuto altri contatti con il Servizio psico sociale e il sottoscritto. (…)”
(doc. AI 60/131).

 

                                         Il dr. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia e medico capo servizio presso la Clinica __________
(CPC), nel rapporto medico del 14 dicembre 2016 (doc. AI 59/123-129) –
poste le seguenti diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa dal 12
ottobre 2016: “(…) Ritardo mentale lieve, significativa compromissione
comportamentale (ICD 10: F 70.1) Sindrome psicotica acuta schizofrenosimile
(ICD 10: F 23.2) Sindrome da dipendenza da cannabinoidi (ICD 10: F 12.2) (…)”
(doc. AI 59/124) e rilevato nell’anamnesi “(…) paziente non noto alla nostra
clinica ma conosciuto in ambito psichiatrico per un a presa in carico dal 2014
presso il SPS di __________ nel contesto di problematiche interfamiliari
(sospetto inoltre di ritardo mentale lieve) – il responsabile dell’__________
di __________ contattava il SPS di __________ in data 12.10.2016 per chiedere
una loro valutazione poiché il paziente che lavora presso la struttura appariva
delirante, verbalizzava contenuti megalomanici, riferiva insonnia da più giorni
e uso di thc. Il dr. __________ alla luce dello stato psicotico acuto DD da
intossicazione di sostanze lo invia alla nostra attenzione in modalità
volontaria. (…)” (doc. AI 59/125, punto 1,4) –, circa la prognosi ha
indicato: “(…) Buona, importante mantenere astensione da sostanze
psicoattive. (…)” (doc. AI 59/125, punto 1.4, la sottolineatura è del
redattore).

                                         Sempre il dr. __________,
nel rapporto del 21 febbraio 2017 (doc. AI 67/140-142, concernente la degenza
dal 12 ottobre 2016 al 16 febbraio 2017), riguardo al decorso clinico ha in
particolare  osservato che “(…) il decorso è stato positivo. La prima
parte della degenza è stata caratterizzata da importami difficoltà di gestione
del paziente che, reiterando l'uso di THC in assenza di assenza di una critica
rispetto a tale condotta, appariva agitato, reattivo, poco accessibile e
agganciabile relazionalmente con aggressività verbale e fisica agita verso
oggetti. L'utilizzo di THC, unitamente ad una vulnerabilità psichica del
paziente, comportava una fenomenica delirante di tipo megalomanico con insonnia
ed espansione dell'umore. L'impostazione di una corretta terapia
antipsicotica, anti-impulsiva e sedativa ha permesso una risoluzione graduale
della sintomatologia unitamente a una presa in carico intensiva per più
settimane da parte dell'equipe di reparto che ha portato il paziente
all'astensione completa dalle sostanze psicoattive. Il paziente ha così potuto
usufruire e beneficiare sia di una presa in carico psicologica di sostegno (il
cui rapporto può essene richiesto), del servizio di socioterapia e di una
graduale riduzione della terapia che veniva titolata a 10 mg/die di olanzapina
e 1000 mg/die di acido valproico con conseguente stabilità del quadro affettivo
e psicopatologico. Il paziente infatti appariva eutimico, libero da sintomi di
pertinenza psicotica, non auto o etero aggressivo, collaborante e progettuale in
senso positivo per il proprio futuro. […] In data 16.02.2017 il paziente
veniva dimesso data l’ammissione presso il foyer __________, in buono stato di
salute psicofisica, mostrando un buon compenso psicopatologico. (…)”
(doc. AI 68/141-142, le sottolineature sono del redattore).

 

 

                                         Quanto all’interruzione dei
rapporti con il foyer __________ (cfr. doc. AI 81/169), dal rapporto del 13
giugno 2017 (doc. AI 74/157-159), redatto dalla coordinatrice della fondazione __________
sig.ra __________, si evince che l’insorgente “(…) ha mostrato di essere in
grado di gestire autonomamente la terapia farmacologica […]. In più colloqui
con gli operatori RI 1 ha in passato affermato di saper riconoscere gli effetti
negativi che il consumo di cannabis ha avuto su di lui in passato, eppure
recentemente è stato sorpreso a consumare cannabis. […] Durante questi mesi S.
ha potuto sperimentare regolarmente le seguenti attività: pulizie, bucato,
cucina, spesa. Dalla nostra osservazione emerge che S. ha le capacità pratiche
per svolgere le summenzionate mansioni. Le difficoltà riscontrate sono relative
alla mancanza di motivazione/continuità. […] durante questi mesi RI 1 ha
mostrato di comprendere il significato e il senso delle regole lette e firmate
all’ammissione, eppure in alcune occasioni ha scelto di agire diversamente non
rispettando gli orari interni, fumando in struttura e mancando di rispetto alle
persone, per riportare alcuni esempi specifici. (…)” (doc. AI 73/157-158).

 

                                         Va pure rilevato che,
secondo l’ICD 10, la sindrome di dipendenza da cannabinoidi (ICD 10 F 12.2)
consiste in un “(…) insieme di fenomeni comportamentali, cognitivi e
fisiologici che si sviluppano in seguito all’uso ripetitivo della sostanza e
che includono tipicamente un desiderio intenso di assumere la sostanza, una
ridotta capacità di controllarne l’uso, il perseverare nell’assunzione
nonostante le conseguenze dannose, la priorità attribuita all’uso della
sostanza rispetto ad altre attività e doveri, lo sviluppo di tolleranza e
talvolta una sindrome somatica di astinenza. (…)” (“ICD-10-GM 2010
Indice sistematico – Versione italiana Tomo 1 (capitolo I-XI) Agosto 2011”,
pag. 162).

 

                                         Riguardo alla diagnosi di “(…)
Ritardo mentale lieve, significativa compromissione comportamentale (ICD 10: F
70.1) (...)”, (doc. AI 59/124), peraltro non oggettivata sulla base di
recenti valutazioni e ritenuto che secondo l’ICD 10 nel caso di ritardo mentale
lieve “(…) molti adulti saranno in grado di lavorare, di intrattenere buone
relazioni e di essere utili alla società. (…)” (“ICD-10-GM 2010 Indice
sistematico – Versione italiana Tomo 1 (capitolo I-XI) Agosto 2011”, pag.
194), questo Tribunale rileva quanto segue.

 

                                         In precedenza, il dr. __________,
capoclinica di pediatria dell’ospedale __________ di __________, nel rapporto
medico del 7 maggio 2001 (doc. AI 5/12-13), posta la diagnosi di “(…)
Sviluppo cognitivo nella media inferiore della norma Paresi cerebrale (…)”
(doc. AI 5/12), aveva indicato una prognosi suscettibile di miglioramento e
nella lettera del 16 maggio 2006 indirizzata alla famiglia dell’insorgente
(doc. A/6) – sulla base dei dati raccolti nel contesto di una visita di crescita,
un bilancio cognitivo e psicometrico (K-ABC) e un colloquio di restituzione –
aveva confermato la diagnosi di “(…) sviluppo cognitivo globale ai limiti
inferiori della norma per l’età, profilo disarmonico (…)”.

                                         Quanto al progetto
formativo differenziato lo stesso è consistito sostanzialmente nell’esonero
dalle lezioni di educazione fisica e visiva (cfr. doc. A/15).

                                         Inoltre, l’insorgente, il
31 agosto 2015, ha conseguito l’Attestato di capacità quale “assistente del
commercio al dettaglio CFP” del 31 agosto 2015 (doc. AI 48/82).

 

                                         Viste le suesposte
evenienze – ritenute le
annotazioni 2 giugno e 7 settembre 2017 del medico SMR dr. __________
riprodotte in esteso al consid. 2.4, osservato che il 13 settembre 2017 (data
della decisione impugnata) segna il limite temporale del potere cognitivo del
giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1;
130 V 140 e 129 V 4) e in applicazione del principio della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (STF 9C_316/2013
del 25 febbraio 2014 consid. 5.1; DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221; 129 V 177
consid. 3 pag. 181; 126 V 353 consid. 5b pag. 360 e 125 V 193 consid. 2 pag.
195) –, questo Tribunale deve fare
proprie, senza che si renda quindi necessario l’esperimento di ulteriori
accertamenti (come preteso dall’insorgente; cfr. consid. 1.5 e 1.7), le
conclusioni a cui è giunta l’amministrazione secondo le quali, essendo l’incapacità
lavorativa dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di dipendenza, il
diritto a prestazioni va negato (cfr. consid. 2.3).

 

                                         Al riguardo,
va ricordato che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce
l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero
modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione
anticipata delle; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; si veda pure DTF 130 II 425
consid. 2.1 pag. 429; 122 II 464 consid. 4a pag. 469; 122 III 219 consid. 3c
pagg. 323-324 e 119 V 335 consid. 3c pagg. 343-344 tutte con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (STF 9C_18/2010 del 7 ottobre
2010 consid. 5.4; SVR 2001 IV Nr. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo
al previgente art. 4 cpv. 1 v. Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c).

 

                                         Nemmeno è possibile
concludere differentemente anche avuto riguardo alle argomentazioni sviluppate
con il ricorso e alla relativa documentazione medica prodotta.

 

                                         Al riguardo questo
Tribunale non ha alcun motivo per scostarsi e può pertanto fare propria la
valutazione del medico SMR dr. __________ che, nell’annotazione 3 novembre
2017, si è così espresso: “(…) Nel rapporto medico del dr. med. __________
del 18.05.2006 (GED 19.10.2017 pag. 18 di 40) [ndr. recte: 18 maggio 2006,
cfr. doc. A/6] che includeva un bilancio cognitivo e psicometrico veniva
evidenziato uno sviluppo cognitivo globale ai limiti inferiori della norma per
l’età, con un profilo disarmonico, diagnosi che si discosta in modo
significativo da quella di ritardo mentale di grado lieve o di media gravità,
come si evince successivamente certificato dai medici curanti, sulla base però
di valutazioni psicometriche effettuate prima del 2006, che fotografavano una
situazione in evoluzione e suscettibile anche di miglioramento, cosa piuttosto
frequente in considerazione dell'età dell'assicurato. L'assicurato ha
beneficiato, fra l'altro, di un progetto formativo differenziato come si evince
dal documento del 09.03.2009 (GED 19.10.2017). La differenziazione curriculare
(GED 19.10.2017 pag. 33 di 40) dell'assicurato è consistita nell'esonero dalle
lezioni di educazione fisica, di educazione visiva e di educazione manuale e
tecnica nel 2009, da cui si può concludere con verosimiglianza preponderante
che non vi fosse una compromissione a livello cognitivo tale da limitarlo
significativamente nelle rimanenti materie di studio. Il 13.02.2009 il dr. med.
__________ certificava l'esistenza di importanti disturbi sensoriali e motori
di origine neurologica, che penalizzavano l'assicurato nella motricità
grossolana e fine e nella percezione visiva dello spazio, indicando come
l'esonero dalle materie succitate potesse essere sufficiente a motivare
l'assicurato ad aderire al progetto didattico, a fronte di risorse cognitive
valutate come conservate, salvo le eccezioni descritte. Il 12.02.2009 (GED
19.10.2017 pag. 35 di 40) l'ergoterapista sintetizzava l'incontro avuto con i
docenti dell'assicurato, si dichiarava favorevole all'esonero del ragazzo dalle
materie educazione fisica, educazione visiva ed educazione manuale e tecnica.
Evidenziava anche comportamenti dell'assicurato che venivano giudicati
negativamente dai docenti, disinteresse, chiusura, scoraggiamento, disturbo
della classe, provocazioni, bugie in particolare in relazione ai suoi
insuccessi che soltanto raramente sono associabili ad una patologia e in questo
caso non risulta che ciò sia oggettivato dal punto di vista medico. Il 05.10.2017
il dr. med. __________ esprimeva il suo parere medico in merito al fatto che la
tossicodipendenza dell'assicurato sia conseguenza di un ritardo mentale lieve,
ritenendolo diagnosticato in età infantile ma di fatto le limitazioni attuali
dell'assicurato appaiono con verosimiglianza preponderante collegate
all'effetto delle droghe consumate. Il 10.10.2017 il dr. med. __________ si
riferisce ad una diagnosi di ritardo mentale per la prima volta nel dossier
dell’assicurato di media gravità formulata durante il ricovero presso la CPC di
__________ dal 12.10.2016 al 16.02.2017. Tale diagnosi non appare oggettivata
in quanto durante la stessa degenza viene acclarato il consumo di cannabinoidi,
fattore che rende inattendibili eventuali test psicometrici e valutazioni
diagnostiche, in quanto il comportamento e le capacità cognitive di un paziente
tossicodipendente possono essere significativamente ridotte a causa della
sostanza psicotropa consumata o della sintomatologia seguente ad un ridotto
periodo di astinenza dal consumo. Oggettivamente dalla documentazione medica si
evince come l'utilizzo di THC e alcoolici abbia con verosimiglianza
preponderante causato il peggioramento dello stato di salute che ha avuto come
conseguenza il ricovero in ambito stazionario psichiatrico e da allora una
limitazione della CL dell’assicurato. Prima di tale evento nessun medico aveva
descritto un quadro clinico totalmente invalidante o la compromissione della
capacità di critica e di giudizio dell'assicurato. Al contrario, venivano
evidenziate le competenze e le risorse dell'assicurato che, in assenza del
consumo di droghe, si tradurrebbero con verosimiglianza preponderante in
capacità lavorativa, come ad esempio indicato dal fatto che da aprile 2017 a
giugno 2017 (GED 27.06.2017) peraltro continuando a consumare cannabis,
l'assicurato ha mantenuto una attività (da considerare protetta) presso il
Centro __________ al 50%, quando questa era confacente ai suoi interessi. Al
contrario, come si legge nello stesso documento, pur avendo mostrato di
comprendere il senso e il significato delle regole lette e firmate
all'ammissione, ha scelto in alcune circostanze di agire diversamente non
rispettando gli orari, fumando all'interno della struttura e mancando di
rispetto alle persone, talvolta privilegiando uscite personali al mantenimento
degli impegni presi. Non risulta dimostrato che ciò sia da considerare la
conseguenza di una patologia e che, se del caso, tale patologia sia differente
dalla tossicodipendenza da cui è affetto l'assicurato. La tossicodipendenza non
costituisce un danno alla salute ai sensi dell'Al, atto a diminuire la capacità
di guadagno dell'assicurato. Inoltre l'invalidità può essere ritenuta solo se
la terapia è stata regolarmente seguita, nel senso che le possibilità di
trattamento ipotizzabili ed esigibili dal punto di vista medico specialistico
(sia di natura ambulatoriale che ospedaliera) devono essere state utilizzate in
modo ottimale e costante da un paziente collaborativo. Come si evince dalla
documentazione medica, l'assicurato non si è mantenuto astinente dal consumo di
sostanze psicotrope multiple e finora non ha mai aderito di sua iniziativa a
cure costanti e adeguate alla sua tossicodipendenza che erano e sono
sicuramente esigibili. Si conferma quanto espresso nelle precedenti annotazioni
SMR (GED 02.06.2017 e 07.09.2017). (…)” (IV/1)

 

                                         In particolare, quanto
alla diagnosi di “(…) Ritardo mentale di media gravità con significativa
compromissione comportamentale (ICD 10 F 71.1) (…)” (doc. A/19), la stessa
è stata posta per la prima volta dal dr. __________ nel certificato medico del
10 ottobre 2017 (quindi posteriormente alla decisione impugnata che, lo si
ribadisce, segna il limite temporale del potere cognitivo del giudice delle
assicurazioni sociali) senza allegare in alcun modo le ragioni e il momento in
cui si è passati dal grado “lieve” a quello “medio” e
allorquando, già in precedenza, il ritardo mentale non era stato oggettivato.

 

                                         Neppure può essere seguito
il dr. __________, medico generico e membro FMH, che – evidenziato come “(…)
RI 1 ha una ridotta critica di malattia e risulta minimizzante rispetto al
consumo di sostanze, poco consapevole delle conseguenze che l'abuso di queste
ultime possono avere sulla sua salute. RI 1 ha scarsa capacità di aderenza alla
realtà ed al ritardo di sviluppo si sono aggiunti importanti tratti
caratteriali. Sono stati tentati numerosi inserimenti professionali, tutti
falliti e anche il semestre motivazionale è fallito. (…)” (doc. A/20) –,
nel certificato medico del 5 ottobre 2017, conclude che “(…) a fronte di
queste considerazioni si evince come l'abuso di sostanze stupefacenti
(Cannabis) è la conseguenza e non la causa dell'inabilità di RI 1. Procederemo
ai controlli periodici delle urine ma in ogni caso la decisione dell'AI di
rifiuto deve, a mio avviso, essere rivista. (…)” (doc. A/20).

                               2.7.   In simili circostanze, visto
tutto quanto precede, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso
respinto.

 

                                         Avuto riguardo all’esito
del controllo delle urine teso a dimostrare l’astinenza dall’assunzione di
qualsiasi sostanza nei mesi di novembre e dicembre 2017 (VI/1 e XIII/1), come
pure al fatto che dal 25 marzo 2018 l’assicurato è di nuovo ricoverato presso
la clinica __________ di __________ (cfr. XVII e XIX) – come proposto
dall’amministrazione medesima: “(…) la documentazione prodotta con il
ricorso, successiva alla decisione resa, potrà essere considerata quale nuova
domanda, osservato che gli esami tossicologici hanno avuto inizio a novembre
2017 (…).” (XV, pag. 2) – gli atti vengono trasmessi all’Ufficio AI affinché
li tratti alla stregua di una nuova domanda e renda un nuovo provvedimento.

 

                               2.8.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione
o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle
assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.--
e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al
valore litigioso.

 

                                         Visto l’esito della vertenza,
le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                         §    Gli
atti vengono trasmessi all’Ufficio AI affinché proceda come indicato al consid.
2.7.

 

                                   2.   Le spese, per complessivi
fr. 500.--, sono poste a carico del riocrrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.

                                         Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          La
segretaria

 

Daniele Cattaneo                                                 Stefania
Cagni