# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 372cb84d-f42e-5d41-a942-8edfbc50d748
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-01-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.01.2011 32.2010.212
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-212_2011-01-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.212

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  19 gennaio
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 luglio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 giugno 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1951, da ultimo attiva in qualità di ausiliaria di pulizia e casalinga, in
data 1° settembre 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di
prestazioni AI per adulti (rendita) segnalando di essere affetta “ernia
lombare – depressione – disturbi multiformi” (doc. AI 1-1/6).

                                         

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una valutazione
psichiatrica ad opera del Centro peritale per le assicurazioni sociali (__________)
e del SMR e un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia
domestica (doc. AI 19-1; 23-1), l’UAI con decisione del 21 giugno 2010 (doc. AI
37-1), preavvisata con progetto del 25 marzo 2010 (doc. AI 31-1) ha attribuito
all’assicurata un quarto di rendita d’invalidità (grado 43%) dal 1° agosto
2008.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, patrocinata dall’avv. dr. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
il riconoscimento a RI 1 del diritto ad una rendita intera d’invalidità (100%)
con effetto dal 1° agosto 2008 (doc. I).

 

                                         La
ricorrente ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione
sulla base delle indicazioni del medico curante (Dr. __________) che ritiene
l’assicurata inabile al lavoro al 100% in un’attività lucrativa e nella
mansioni di casalinga.

                                         Viene
inoltre contestata la valutazione economica, in particolare il reddito da
valido che l’UAI ha desunto dalle tabelle statistiche invece che da quello
realmente percepito o in alternativa da quello previsto dal contratto collettivo
di lavoro nel settore, e  

                                         le
riduzioni del salario da invalida. L’avv. RA 1 ha postulato, a tal proposito, l’applicazione
della riduzione massima del 25%.

                                         A mente
dell’insorgente ritenuto che l’attività di salariata riguardava lavori del
tutto analoghi o più pesanti delle mansioni di casalinga andrebbe riconosciuta
in quest’ultima attività una limitazione almeno di pari grado a quella di
salariata (doc. I).

 

                                         L’avv. RA
1 ha quindi chiesto l’esecuzione di “nuovi accertamenti che tengano conto in
maniera coordinata di tutte le patologie di cui soffre la paziente e della loro
influenza cumulativa sulla capacità lavorativa”, in particolare di una
perizia giudiziaria, oltre che l’audizione come teste del Dr. __________ (doc.
I).

 

                               1.4.   Il 26 luglio
2010 l’avv. RA 1 ha trasmesso a questa Corte il referto del 21 luglio 2010 del
Dr. __________ e postulato l’audizione dello stesso specialista (doc. IV+N).

 

                                         Il doc.
IV con annesso è stato inviato all’UAI ai fini della risposta di causa (doc.
V).

 

                               1.5.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sulla valutazione psichiatrica del __________, quella del
SMR e l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia
domestica ha confermato il proprio provvedimento e postulato la reiezione del
ricorso (doc. VI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurata un quarto di rendita AI dal 1° agosto 2008.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V
146.

 

                                         Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
7.3 Anlässlich ihrer
Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3
BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen
im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen
vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist
namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die
versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im
Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste
erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter
IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit
Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche
Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen, grundsätzlich
allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen Verrichtungen ist eine
Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt möglich, da die mit der
Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche anfallen und erledigt werden
müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine grössere Freiheit in der
zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den Familienangehörigen eine
gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit allenfalls vorhandene
Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich erscheint die
Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je komplementärer die
Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind (beispielsweise
Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem G 

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn
aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht
bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht
hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche
Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden,
wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll
ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die
Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein
allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der
Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt
werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen
Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die
Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch
frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für
die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person
gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das
Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys
etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein
stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des
Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit
einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine
Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche Obliegenheiten wie
Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant, kann auch nicht von
einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im
erwerblichen Bereich ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig
bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide
Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich
stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist
demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren
Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen
Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge
der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte
Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig
ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets
auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung
an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der
Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller
jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt
ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint
vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen
ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten
Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer,
auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist
schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei
Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen
Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst
würde." (DTF 134 V 12-14)

 

                                         Al
riguardo la giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne
gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im
Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich
wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für
den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich
massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im
Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war
offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im
erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im
jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04 
vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren
Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter
Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9
wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs-
und Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten
Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative
gesundheitliche Auswirkung offenkundig und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann
gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità.
Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle
circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute,
l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr.
76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella
causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28,
30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999,
pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al __________ il mandato di
effettuare una valutazione psichiatrica.

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e __________ e il Dr. __________, spec.
FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto peritale del 27 agosto 2009,
dopo aver illustrato i dati anamnestici, quelli soggettivi e oggettivi e la
terapia psichiatrica attuale, hanno posto la diagnosi di “Sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD10/F33.1)” ed
esposto la seguente valutazione:

 

" 
 (…)

6.      DISCUSSIONE

 

Siamo confrontati
con una donna di 58 anni che, a partire dal mese di agosto 2007, non è più
stata in grado di esercitare la sua abituale attività di domestica tuttofare.
L'A. in passato (1992) era stata confrontata ad una situazione molto
problematica dovendosi occupare del marito rimasto invalido a causa di un ictus
cerebri, del figlio 13enne e parallelamente continuando la sua attività
lavorativa.

 

L'A. tuttavia ha
manifestato un vero e proprio crollo psichico, a partire dal mese di agosto
2007, quando è stata confrontata in maniera drammatica alla morte della signora
della quale si occupava (sarebbe deceduta fra le sue braccia) e,
parallelamente, all'insorgenza di una malattia neurologica riconducibile ad una
sindrome extrapiramidale atipica in diagnosi differenziale con una paresi
progressiva sopranucleare.

L'A., a causa
dell'ingravescente disagio psichico, è stata trattata dal neurologo curante Dr.
__________ mediante una terapia psicofarmacologica a base di benzodiazepine e
serotoninergici. Tuttavia al momento le condizioni psichiche risultano essere
ancora precarie.

 

Mediante la nostra
perizia psichiatrica siamo tenuti a rilevare l'eventuale presenza di un
disturbo con ripercussione sulla CL, i limiti funzionali e le terapie
esigibili. 

Quanto oggettivato
durante l'incontro con l'A. è riconducibile ad una sindrome depressiva di media
gravità.

L'esame psichico ha
consentito di rilevare la presenza di un deflessione timica (al momento in
assenza di franche ideazioni suicidali), una riduzione dello slancio vitale, un
atteggiamento rassegnato, sentimenti di autosvalutazione, l'incapacità da parte
dell'A. di proiettarsi positivamente nel futuro ed un importante senso
d'impotenza legato al fatto che l'A., con il progredire della malattia
neurologica, si rende conto di non più essere in grado di fare ciò che faceva
in precedenza.

Soggettivamente ella
ha riferito disturbi del sonno con astenia durante la giornata, disturbi della
memoria e della concentrazione, una diminuzione dell'appetito ed in generale la
preoccupazione per il fatto di dover dipendere dal coniuge.

La descrizione della
giornata permette di evidenziare come l'A. sia ancora in grado di svolgere
delle attività in casa, di uscire a passeggio o a fare la spesa, di preparare i
pasti ma sempre con l'ausilio e la presenza del marito poiché, a causa del
disturbo neurologico presente, è stata vittima di cadute recidivanti che la
rendono insicura ed incidono negativamente sul suo tono dell'umore rendendola
consapevole del grado di dipendenza in aumento. L'AA sembra inoltre non avere
altre persone di riferimento o amicizie all'infuori del marito e del figlio.

Possiamo supporre
che l'A., su un tono dell'umore di base deflesso, abbia sviluppato un vero e
proprio quadro depressivo a partire dal mese di agosto 2007 dopo essere stata
confrontata alla morte della signora alla quale si dedicava e all'insorgenza di
una malattia neurologica progressivamente invalidante.

L'A è sempre stata
una donna attiva e indipendente ma, confrontata ad un graduale decadimento
delle sue condizioni fisiche, ha sviluppato uno stato depressivo rendendosi
gradualmente conto di non più poter essere la donna di prima e di dover
accettare un grado di dipendenza crescente nei confronti di altre persone, in
particolare del marito. 

Evidentemente l'A.
non è ancora stata in grado di elaborare la situazione facendo il lutto della
precedente per adattarsi alla odierna e futura.

Non dimentichiamo
tuttavia che, oltre agli aspetti depressivi reattivi, nell'ambito della
malattia di Steele-Richardson, è spesso presente una sintomatologia depressiva
indipendente da eventi stressanti.

 

In risposta ai
quesiti postici dalla Dr.ssa __________ possiamo affermare di essere
confrontati come detto ad una sindrome depressiva di media gravità che come
tale si ripercuote sulla CL dell'A. ponendo dei limiti legati soprattutto alla
veloce esauribilità delle risorse energetiche, alle difficoltà relazionati e
nel mantenere attenzione e concentrazione. 

La terapia
psicofarmacologica prescritta (a base di benzodiazepine e serotoninergici) ci
sembra adeguata anche se a nostro avviso sarebbe utile per l'A. avere uno
specialista di riferimento con
il quale cercare di elaborare quanto ha perso per potersi adattare alla nuova
situazione venutasi a creare a causa degli avvenimenti verificasi da due anni a
questa parte.

 

In conclusione, per
quanto finora descritto, riteniamo che l'A., da un punto di vista prettamente
psichiatrico, sia da considerare inabile al lavoro per qualsiasi attività nella
misura del 50% a partire dal mese di agosto 2007."
(Doc. AI 19/5-7)

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia somatica l’Ufficio AI ha affidato al Servizio
medico regionale (SMR) il compito di valutare il quadro clinico
dell’insorgente.

 

                                         Nel
rapporto medico del 17 settembre 2009 il Dr. __________, spec. FMH in medicina
interna e la Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina generale, hanno posto la
seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

Diagnosi:

 

·  Probabile Parkinsonismo atipico

·  Sindrome cervicale cronica con ernia discale paramediana C5-C6 e
compressione della radice di C7 a sinistra

·  Sindrome lombovertebrale cronica con intermittente radicolopatia
irritativa S1 a destra

·  Sindrome ansioso-depressiva

 

Valutazione/conclusione:

 

Assicurata di 58 anni in discrete condizioni
generali. Cervicalgia e lombalgia ricorrenti da anni. Riscontro in RMN al
rachide cervicale di ernia discale paramediana C5-C6. Lombalgia ricorrente con
coinvolgimento della coxofemorale di destra su probabile alterazioni
degenerative. Coesiste sindrome extra piramidale assimetrica con disturbo
acinetico - rigido in presenza di tremore intenzionale. La situazione clinica
risulta essere stabile nel tempo, sia dal punto di vista reumatologico che
neurologico. Dal punto di vista neurologico la stabilità descritta risulta
certificata nelle visite di controllo eseguite nel tempo dal Dr. __________.
Dal punto di vista reumatologico non è possibile accertare un'evoluzione dello
stato di salute per mancanza di obiettività sufficienti.

 

La valutazione clinica odierna permette di
definire i seguenti limiti funzionali: 

-   Deve evitare situazioni di instabilità

-   Lavori fini con le mani impossibili

-   Deve limitare movimenti ripetitivi di flessione, estensione e
rotazione del collo e della schiena

-   Solleva abitualmente sia da terra che da piano orizzontale
massimo kg 8 e saltuariamente massimo kg 10

-   Deve limitare il salire ed il scendere le
scale

-   Deve evitare la posizione statica delle braccia al di sopra del
piano orizzontale - Deve evitare la deambulazione su terreni sconnessi

-   Posizione statica seduta massimo 60 minuti

 

L'ultima attività lavorativa svolta dall'assicurata
fino al 2007 è stata quella di ausiliaria di pulizie ed aiuto domestico. In
tale attività risulta medicalmente giustificata l'IL del 100% già a partire dal
20.08.2007. In attività lavorativa rispettosa dei limiti funzionali
sopradescritti l'assicurata presenta una CL su intera giornata con rendimento
ridotto del 50%. Risulta prevalentemente invalidante la sindrome
extrapiramidale. Inoltre, vengono descritti episodi ricorrenti di
lipotimia/sincope di origine non chiara. In attività lavorativa come casalinga
l'assicurata presenta una IL del 20%. Prognosi incerta non essendo definita la
diagnosi neurologica e non avendo ancora trovato giustificazione ai ripetuti
episodi lipotimici. Prognosi buona in riferimento alla patologia reumatologica
con carattere degenerativo e non rapidamente progressiva nel tempo.

Al momento non sono proponibili ulteriori
provvedimenti medici o chirurgici atti al miglioramento della capacità
funzionale.

Quanto descritto dall'assicurata risulta
obiettivamente giustificabile.

Sono medicalmente giustificate dal punto di vista
internistico tutte le IL fino ad oggi certificate e documentate (Doc. AI
21/5-6).

 

                               2.8.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali
fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag.
109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         A questo
proposito va ricordato che l'art. 49 OAI così enumera i compiti dei servizi
regionali:

 

" 
1I servizi
medici regionali esaminano le condizioni mediche del diritto alle prestazioni.
Nel quadro della loro competenza medica specifica e delle istruzioni
specializzate di portata generale, essi sono liberi di scegliere i metodi
d'esame idonei.

 

2Se occorre, i
servizi medici regionali possono eseguire direttamente esami medici sugli
assicurati. Mettono per scritto i risultati degli esami. Una copia dei
risultati degli esame deve essere fornita agli assicurati. È fatto salvo
l'articolo 47 capoverso 2 LPGA.

 

3Per ogni caso
esaminato, i servizi medici regionali forniscono agli atti AI un rapporto
scritto con i necessari dati. Esso contiene i risultati dell'esame medico e una
raccomandazione sul seguito da dare, dal profilo medico, alla domanda di
prestazioni.

 

4I servizi
medici regionali sono disponibili a fornire consulenza agli uffici AI della
regione."

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert. (…)"

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 33%
la parte dedicata all’attività salariata e al 67% la quota dedicata alle
mansioni domestiche.

 

                                         Tale suddivisione deve
essere confermata. La stessa si fonda sulle affermazioni della ricorrente
stessa nella richiesta di prestazioni, dove ha indicato che lavorava 2 ore al
giorno sette giorni alla settimana (cfr. doc. AI 1-5). Questa circostanza è
stata confermata dalla ricorrente durante l’inchiesta economica per le persone
che si occupano dell’economia domestica (cfr. doc. AI 23-2). Il rappresentante
dell’assicurata ha anch’egli ripreso la medesima percentuale (doc. I, pag. 2).

 

                             2.10.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della
decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, questo TCA non può confermare l’operato dell’amministrazione, in quanto
la problematica neurologica non è stata chiarita in modo soddisfacente.

 

                          2.10.1.   Per quanto
riguarda la patologia psichiatrica l’assicurata è stata sottoposta ad un
accurato esame da parte del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia e __________ e il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, i quali nel referto peritale del 27 agosto 2009 hanno posto la
diagnosi di “Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media
gravità (ICD10/F33.1)” (doc. AI 19-5).

                                         Secondo i
periti la patologia dell’assicurata si ripercuote sulla capacità lavorativa “ponendo
dei limiti legati soprattutto alla veloce esauribilità delle risorse
energetiche, alle difficoltà relazionali e nel mantenere attenzione e
concentrazione” (doc. AI 19-6). Dal punto di vista psichiatrico
l’insorgente è da considerare inabile al lavoro per qualsiasi attività nella
misura del 50% dal mese di agosto 2007 (doc. AI 19-7). 

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

Tale non può essere il referto del Dr. __________,
medico generalista FMH, il quale in data 14 maggio 2010 si è limitato ad
indicare che la paziente, dal punto di vista psichiatrico, soffre di una
sindrome ansio-depressiva che associata alla patologia neurologica rende la
paziente inabile in misura totale (doc. 39-2).

 

                                         A mente
del TCA questo certificato, steso peraltro da un medico non specialista in
psichiatria, stringato, generico, privo di diagnosi secondo una classificazione
riconosciuta, senza una valutazione delle patologie dell’interessata e
del loro influsso sulla capacità lavorativa, senza esporre il decorso della
patologia, indicare una prognosi e fornire una descrizione dei trattamenti
intrapresi, non adempie quindi i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per
ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.8.) e non è atto a mettere in dubbio le conclusioni alle quali sono giunti
i periti del __________.

 

                                         Il TCA
sottolinea a tal proposito che in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il
Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

In data 26 luglio 2010 il patrocinatore
dell’assicurata ha prodotto l’attestato medico del Dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, il quale ha diagnosticato una “sintomatologia
depressiva con forte componente ansioso-disforica, assimilabile a ICD 10-F32.2
Episodio depressivo severo, senza sintomi psicotici”. Secondo il medico
curante l’assicurata è totalmente inabile al lavoro (doc. N).

 

                                         Per consolidata
giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla
situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga
che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa
(DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93
consid. 3, 99 V 102).

 

                                         La
certificazione del Dr. __________ del 21 luglio 2010 (doc. N) prodotta dalla
ricorrente in corso di causa, fa riferimento ad una situazione clinica
dell’assicurata constatata successivamente alla decisione impugnata. Il medico
ha infatti attestato di avere in cura la paziente unicamente dal 28 giugno 2010,
data del primo colloquio, e di averla quindi visitata il 5 e il 13 luglio 2010
(doc. N) e dalla documentazione medica agli atti non risulta che il quadro
psichiatrico accertato dai periti del __________ il 27 agosto 2009 fosse peggiorato
nel periodo antecedente la decisione impugnata (21 giugno 2010); (cfr. doc.
39-2/3).

 

                          2.10.2.   Per quanto
riguarda invece la patologia somatica, l’assicurata è stata visitata il
17 settembre 2009 dai medici del SMR Dr. __________, spec. FMH in medicina
interna e Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina generale, i quali nel
rapporto di medesima data hanno diagnosticato "Probabile Parkinsonismo atipico. Sindrome cervicale cronica con
ernia discale paramediana C5-C6 e compressione della radice di C7 a sinistra. Sindrome
lombovertebrale cronica con intermittente radicolopatia irritativa S1 a destra.
Sindrome ansioso-depressiva” (doc. AI 21-1).

 

                                         Secondo i
periti nell’ultima attività svolta di ausiliaria di pulizie ed aiuto domestico
l’inabilità lavorativa è completa dal 20 agosto 2007, mentre in un’attività
rispettosa dei limiti funzionali indicati nel rapporto la capacità lavorativa è
del 50%. Nelle mansioni di casalinga invece l’abilità è del 20% (doc. AI 21-6).

 

                                         La ricorrente,
ha prodotto un primo referto datato 6 novembre 2008 del Dr. __________, spec.
FMH in neurologia, il quale ha posto quale diagnosi con ripercussione sulla
capacità lavorativa quella di “Disturbo ansioso depressivo lieve moderato,
con abuso di benzodiazepina. Probabile parkinsonismo atipico. DD: malattia di
Parkinson, paresi progressiva sopranucleare, atrofia multi sistemica. Sindrome
cervicale cronica, con ernia discale paramediana, compressione C7 a lieve
prevalenza a sinistra. Sindrome lombovertebrale cronica, radicolopatia irritativa
S1 destra” (doc. AI 39-6).

                                         Lo
specialista aveva ritenuto, a quel momento, la paziente inabile al lavoro in
forma superiore all’80% (doc. AI 39-6).

 

                                         Nel
successivo rapporto datato 14 luglio 2009 il Dr. __________ ha evidenziato che
la paziente “presenta un quadro clinico compatibile con un disturbo
extrapiramidale atipico, acineto-rigido tremolante, in lenta progressione,
associato ad un disturbo ansioso-depressivo di probabile origine organica”
(doc. AI 39-3). Il medico ha quindi sottolineato che il quadro valetudinario
della paziente si è aggravato il 16 giugno 2009, a seguito di una
caduta con conseguente frattura dislocata del polso destro.

 

                                         A mente
dello specialista “il contesto clinico, le ricorrenti cadute apparentemente
avvenute senza spiegazione, inducono a sostenere l’ipotesi di una paresi
progressiva sopranucleare (malattia di Steele-Richardson), con diagnosi di
probabilità formulata esclusivamente su base clinica anche in assenza di
disturbi oculomotori certi” (doc. AI 39-3/4).

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa il Dr. __________ ha valutato
l’assicurata inabile in misura completa (doc. AI 39-4).

 

                                         Il Dr. __________,
medico generalista FMH, nel referto del 14 maggio 2010 ha ripreso la diagnosi del Dr. __________ e confermato l’inabilità lavorativa totale. A suo dire
“è impensabile che la Signora RI 1 possa esercitare un’attività lucrativa
con questa sintomatologia neurologica (tremolio, disturbi della deambulazione,
paresi sopra nucleare e la depressione).” (doc. AI 39-2).

 

Tutto ben considerato
dunque questo Tribunale ritiene che, in considerazione delle divergenze emerse
tra la valutazione del SMR e i referti del medico curante, in particolare
quelli del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, l’Ufficio AI non poteva concludere,
con la sufficiente tranquillità, per un’abilità lavorativa del 50% in attività
adeguate dal mese di agosto 2007.

                                         In
particolare, non convince il rapporto medico del SMR del 17 settembre 2009 del
Dr. __________, spec. FMH in medicina interna e della Dr.ssa __________, spec.
FMH in medicina generale, e dunque non specialisti in neurologia, laddove precisano
che la situazione clinica dell’assicurata risulta essere stabile nel tempo, sia
dal punto di vista reumatologico che neurologico e indicano una capacità
lavorativa del 50%, malgrado una prognosi incerta “non essendo definita
la diagnosi neurologica e non avendo ancora trovato giustificazione ai ripetuti
episodi lipotimici” (doc. AI 21-6, la sottolineatura è del redattore).                       

 

                                         Per
contro i medici curanti, in particolare il Dr. __________, hanno messo in
evidenza un quadro clinico compatibile con un disturbo extrapiramidale atipico,
acineto-rigido tremolante, in lenta progressione con aggravamento nel giugno 2009, a seguito di una caduta con conseguente frattura dislocata del polso destro. Lo specialista ha
quindi ipotizzato una possibile paresi progressiva sopranucleare (malattia di
Steele-Richardson) (cfr. doc. 39-3/4).

 

                                         Divergente
risulta inoltre la valutazione della capacità lavorativa residua: del 50% in
attività adeguata secondo i periti del SMR (doc. AI 21-6), inabilità totale sia
per lo specialista in neurologia Dr. __________ che per il medico curante Dr. __________
(cfr. doc. AI 39-2; 39-4). 

 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI,
affinché venga messo in atto, tramite uno specialista FMH in neurologia, un
ulteriore approfondimento a livello neurologico inteso a delucidare sia
l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità
lavorativa della ricorrente.

 

                             2.11.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

 

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una
sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio
all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i
fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe
comunque puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso. 

 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e l'incarto retrocesso
all'amministrazione. L’UAI dovrà interpellare un perito specialista per un
ulteriore approfondimento a livello neurologico, inteso a delucidare sia
l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità
lavorativa della ricorrente. 

 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l'UAI effettuerà una nuova valutazione
globale, debitamente motivata, e si pronuncerà nuovamente sul diritto alla
rendita dell'assicurata.

                             2.12.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata dall’avv. RA 1, ha diritto ad un'indennità
per ripetibili (cfr. STF del 5 settembre 2007 nella causa V., K 63/06 e la citata
DTF 126 V 11 seg. consid. 2).

 

                             2.13.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          § 
 La decisione del 21 giugno 2010 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.11..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti