# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d7c73f57-fb36-53cc-a61f-0880c26cbfba
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.03.2010 D-1251/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1251-2010_2010-03-10.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1251/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 0  m a r z o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch;
cancelliera Chiara Piras.

A._______, dichiaratosi nato il (...) ed apolide,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 febbraio 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1251/2010

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data 
13 gennaio 2010 in Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

il rapporto della Polizia cantonale di B._______  del (...), 

i verbali d'audizione del 25 gennaio 2010 e del 22 febbraio 2010,

la decisione dell'UFM del 22 febbraio 2010, notificata all'interessato il 
medesimo giorno (cfr. risultanze processuali),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 1° marzo 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato),

l'incarto  in  copia  dell'UFM,  pervenuto  a  codesto  Tribunale  in  data 
2 marzo 2010,

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei consi-
derandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 
lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF),

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che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione  impugnata;  che  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza può essere redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  nato  in  Palestina  da  madre 
mongola e padre palestinese e di avervi vissuto fino all'età di sei anni, 
quando  la  compagna  del  padre  -  deceduto  in  guerra  -  lo  avrebbe 
affidato ad un gruppo di  commercianti  di aquile,  i  quali  lo avrebbero 
portato a C._______ (Mongolia), dove, al posto di trovare la madre, lo 
avrebbero  lasciato  in  custodia  di  una  famiglia  di  pastori  e  dove 
avrebbe vissuto e lavorato dal (...) al (...), 

che, per paura di  essere picchiato dal padre della suddetta famiglia, 
l'interessato sarebbe scappato da C._______ e si sarebbe recato nella 
capitale mongola, dove avrebbe vissuto nei sotterranei e nella stazione 
di  D._______ fino al  (...),  quando la polizia lo avrebbe portato in un 
istituto  per  bambini  smarriti  vicino  a  E._______,  dove  avrebbe 
frequentato la scuola ed atteso le indagini avviate dallo stesso centro 
per  trovare  sua  madre;  che  dopo  cinque  mesi,  avrebbe  lasciato 
l'istituto  a  causa  di  discriminazioni  subite  da  parte  di  altri  bambini 
dovute al suo aspetto; che, in seguito, il ricorrente si sarebbe recato in 
treno  ed  in  auto  a  F._______,  poi  a  G._______,  dove  avrebbe 
attraversato la frontiera con la Russia a piedi; che avrebbe viaggiato 
con tanti mezzi, per tante città e villaggi fino ad arrivare a Mosca, dove 
avrebbe lavorato come facchino nel mercato di H._______, aiutando i 
commercianti mongoli; che, in data (...), l'interessato avrebbe lasciato 
Mosca in treno fino a poco prima di una frontiera, la quale, il  giorno 
seguente,  avrebbe  passato  munito  di  passaporto  presumibilmente 
russo  di  una  persona  a  lui  sconosciuta,  della  quale  ignorerebbe  le 
generalità; che, in seguito, l'insorgente avrebbe proseguito il viaggio in 
pullman e con l'aiuto di un passatore fino alla stazione ferroviaria di 
Zurigo, da dove avrebbe preso il treno per Chiasso, 

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che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che, nella decisione del 22 febbraio 2010, l'UFM ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 
sensi  dell'art.  1a  lett.  b  e  c  dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a 
questioni pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; che, 
dall'altro  lato,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni 
previste  all'art. 32 cpv. 3  LAsi  è  realizzata  nel  caso  di  specie;  che, 
infatti  il  richiedente non sarebbe riuscito a convincere l'autorità della 
sua pretesa cittadinanza palestinese e di conseguenza, esso sarebbe 
stato considerato di provenienza sconosciuta; che, in secondo luogo, 
le  sue  dichiarazioni  concernenti  la  Mongolia  non  sarebbero  state 
considerate verosimili siccome illogiche, contraddittorie, stereotipate e 
scarsamente circostanziate; che, inoltre, l'autorità inferiore ha ritenuto 
che,  in  forza  dell'obbligo  di  collaborare  all'accertamento  dei  fatti 
sancito  dall'art.  8  LAsi,  sebbene  si  potrebbe  presumere  che  il 
richiedente  provenga  dalla  Mongolia,  l'UFM  non  sarebbe  tenuto  a 
sondare l'esistenza di eventuali ostacoli all'allontanamento,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile,

che,  nel  ricorso,  richiamati  i  fatti  sostanzialmente  esposti  in  sede 
d'audizione,  l'insorgente  ribadisce  di  non  avere  mai  posseduto 
documenti d'identità o di viaggio; che, inoltre, egli ha fatto valere che 
se,  da  un  lato,  è  vero  che  non  avrebbe  fornito  alle  autorità  alcun 
documento, dall'altro, ritenuta la mancanza di tratti somatici mongoli, e 
nonostante  ciò  la  sua  capacità  di  esprimersi  perfettamente  i  tale 
lingua,  l'UFM  avrebbe  dovuto  approfondire  la  questione  relativa 
all'esecuzione  dell'allontanamento,  rimproverando,  in  particolare, 
all'autorità inferiore di non essersi pronunciata sul Paese verso il quale 
egli  dovrebbe essere rinviato; che, di  conseguenza e in applicazione 
dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 
delle libertà fondamentali  del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101), il 
quale sarebbe applicabile anche in casi di violenze da parte di privati, 
l'UFM avrebbe dovuto statuire per mezzo di una decisione materiale, 

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che, in conclusione, l'autore del gravame ha chiesto, in via principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una  nuova  valutazione  e,  in  via 
sussidiaria, la concessione dell'ammissione provvisoria, 

che,  conformemente  all'art.  42  LAsi,  la  persona  che  ha  presentato 
domanda  d'asilo  in  Svizzera  è  autorizzata  a  soggiornarvi  fino  a 
conclusione della procedura; che, inoltre, ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 PA, 
il  ricorso  ha  effetto  sospensivo,  fatte  salve  eventualità  che  non 
ricorrono nel caso di specie,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali, segnatamente il passaporto e la carta d'identità, che permet-
tono un'identificazione certa del richiedente l'asilo (in particolare della 
sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio senza necessità di 
particolari  formalità  amministrative; che,  per  contro,  non  sono  docu-
menti  validi  giusta  l'art.  32  cpv. 2  lett. a  LAsi  quelli  emessi  per  altri 
scopi, come la licenza di condurre, la carta professionale, il certificato 
di nascita, la carta scolastica o l'attestato di fine degli studi (Decisione 
del Tribunale amministrativo federale [DTAF] 2007/7 consid. 6),

che, nel  caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che,  in  relazione  a  quanto  già  rettamente  rilevato  dall'UFM  nella 
decisione  impugnata  circa  la  mancata  consegna  di  documenti  di 
viaggio o d'identità del ricorrente, il TAF constata che quest'ultimo si è 
limitato in sede di ricorso a confermare la sua prima versione, secondo 
cui  sarebbe  nato  in  Palestina  ed  avrebbe  vissuto  in  Mongolia  e 

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sarebbe  sprovvisto  di  un  passaporto  o  carta  d'identità  (cfr.  verbale 
d'audizione del  25 gennaio 2010 pag. 4),  in  quanto non ne avrebbe 
mai  avuti;  che  tali  congetture  non  costituiscono  motivi  scusabili  ai 
sensi di legge, 

che l'interessato ha dichiarato di aver viaggiato in pullman – munito di 
un  passaporto  russo  che  deteneva il  suo accompagnatore  –  fino  in 
Europa,  passando  vari  controlli  senza  tuttavia  essere  in  grado  di 
indicare  le  generalità  del  passaporto  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
22 febbraio 2010 pag. 11 D/90 a 98), le località di transito (cfr. verbale 
d'audizione del  22 febbraio 2010 pag. 12 D/106)  o le  ore di  viaggio 
trascorse nel pullman (ibidem, D/107 e D/109),

che, alla luce di tali considerazioni e senza che sia necessario evocare 
ulteriori  elementi  d'inverosimiglianza  del  viaggio  d'espatrio  del 
ricorrente,  v'è  ragione  di  ritenere  inverosimile  le  circostanze  del 
viaggo, 

che,  vista l'inverosimiglianza delle  circostanze del  viaggio d'espatrio, 
nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
del ricorrente circa il possesso dei documenti d'identità, v'è ragione di 
concludere che l'insorgente dissimuli i suoi documenti d'identità per i 
bisogni della causa, 

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi, l'eccezione prevista all'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi a favore dell'in-
sorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente,

che, inoltre, con la modifica della LAsi del 16 dicembre 2005, il legisla-
tore ha pure introdotto una procedura d'esame materiale, accelerata e 
sommaria,  delle  domande  che  si  fondano  su  allegazioni  manifesta-
mente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la  manifesta 
irrilevanza  può  risultare,  fra  l'altro,  dalla  palese  assenza  di  una 

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sufficiente intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi  nonché 
dall'evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  l'insorgente  ha  dichiarato  sostanzialmente  di  essere  venuto  in 
Svizzera perché, da un lato, non potrebbe tornare in Palestina – dove 
vigerebbe  una  situazione  di  guerra  –  e,  dall'altro  lato,  perché  in 
Mongolia non avrebbe avuto la possibilità di vivere tranquillo, 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, per il resto, l'insorgente non ha contestato o apportato chiarimenti 
alle  contraddizioni  rettamente  rilevate  dall'UFM  nel  corso 
dell'audizione del 22 febbraio 2010 (cfr. verbale d'audizione pagg. 10 e 
11  D/84  a  86);  che  tali  contraddizioni  mettono  in  serio  dubbio 
l'attendibilità  del  racconto  del  ricorrente,  ritenuto  che  si  tratta  di 
considerazioni che toccano proprio i punti essenziali del medesimo (il 
tipo  di  animali  tenuti  dalla  famiglia  che  lo  accudiva  a  C._______,  i 
lavori  che  era  costretto  a  svolgere  e  la  natura  dei  rapporti  che 
intratteneva con i membri della suddetta famiglia); che, v'è ragione di 
concludere  alla  manifesta  inverosimiglianza delle  allegazioni  addotte 
dall'insorgente, senza che sia necessario evocare ulteriori elementi del 
medesimo, 

che, infine, il semplice fatto di non avere una vita tranquilla (cfr. verbale 
d'audizione del 22 febbraio 2010 pag. 2 D/6) non costituisce, in tutta 
evidenza, un indizio proprio a giustificare la qualità di rifugiato ai sensi 
dell'art. 3 LAsi, 

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che, per conseguenza,  l'UFM ha rettamente considerato inverosimili, 
con riferimento all'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi,  le dichiarazioni rese dal 
ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale 
amministrativo  federale  E-423-2009  dell'8  dicembre  2009  consid.  8, 
destinata alla pubblicazione), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n.21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che  la  questione  del  carattere  possibile,  ammissibile  e  esigibile 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  dev'essere  esaminata  d'ufficio, 
tuttavia,  questo  principio  è  limitato  dall'obbligo  dell'interessato  di 
collaborare  all'accertamento  dei  fatti  giusta  l'art.  8  cpv. 1  LAsi  (v. la 
sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  D-3975/2007  del 
15 giugno 2007,  consid.  3.4;  WALTER KÄLIN,  Grundriss  des 

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Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, pag. 262); che si 
tratta di un tipico caso d'applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. c PA, 

nella  fattispecie,  l'allegata  apolidia  del  ricorrente  non  è  stata  resa 
verosimile, considerati segnatamente gli anni trascorsi in Mongolia (dal 
1993 al  2005) e la cittadinanaza mongola della madre del ricorrente 
(cfr. verbale d'audizione del 25 gennaio 2010 pag. 2),

che,  avendo,  pertanto,  il  ricorrente  violato  l'obbligo  di  collaborare 
segnatamente  con  riferimento  all'indicazione  della  sua  vera 
cittadinanza,  a  lui  senza  dubbio  nota,  non  spetta  alle  autorità  in 
materia d'asilo determinare il  vero Paese d'origine dell'insorgente ed 
eventuali  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento  verso  suddetto 
Paese, 

che, nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 
di  non  entrata  nel  merito  dell'UFM relativa alla  domanda d'asilo  del 
ricorrente, quest'ultimo non può prevalersi  del  principio del divieto di 
respingimento  (art.  5  cpv.  1  LAsi),  generalmente  riconosciuto 
nell'ambito  del  diritto  internazionale  pubblico  ed  espressamente 
enunciato  all'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di 
un  rischio  personale,  concreto  e  serio  per  il  ricorrente  di  essere 
esposto,  in  caso  di  allontanamento  nel  suo  Paese  d'origine,  ad  un 
trattamento proibito, in relazione all'art. 3 o all'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv. tortura,  RS  0.105;  GICRA 
1996 n. 18), 

che,  in  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art.  83 
cpv. 3 LStr),

che, d'altronde, in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStr, avendo dissimulato 
la sua nazionalità, il ricorrente ha reso impossibile la ricerca di pericoli 
concreti e suscettibili di minacciarlo nel suo effettivo Paese d'origine, 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 
Paese d'origine deve essere considerata ragionevolmente esigibile, 

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che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure  dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di 
spedizione della presente sentenza. 

4.
La presente sentenza è indirizzata: 

- al  ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
I._______ (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)

- all'UFM,  Centro  di  registrazione e  di  procedura  di  I._______  (via 
fax,  per l'incarto N [...],  con preghiera di  notificare la sentenza al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- J._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Chiara Piras

Data di spedizione: 

Pagina 11