# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c0c0f32c-0c28-5c84-9912-0b0c683c5ccc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 28.09.2011 11.2006.87
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2006-87_2011-09-28.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2006.87

  	
  Lugano

  28 settembre
  2011/lw

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 4.2005 – R.29/35.2006
(nomina del tutore) della Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, che opponeva 

 

	
   

  	
   AP 1, ora in , ed

  AP 2, già in  

  (patrocinate dall'dott.  PA 1 ) 

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale 11, Losone, e a 

   

  CO 2 e CO 3, 

  (patrocinati dall'avv. PA 2, )

   

  per quanto riguardava la designazione
  di

   

   CO 4 

   

  a tutore della stessa AP 2 (1914-2009);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 28 agosto 2006 presentato da AP 1 ed AP 2 contro la decisione emessa il 4
agosto 2006 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   In accoglimento di una domanda di intervento inoltrata il 14 gennaio
2005 da CO 2 e CO 3, il 28 novembre 2005 l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha pronunciato l'interdizione della loro
madre AP 2 (1914) e ha incaricato la Commissione tutoria regionale 11 di
nominare un tutore. Il 6 aprile 2006 la Commissione tutoria regionale ha nominato
tutore CO 4 dell'Ufficio del tutore ufficiale, incaricato di amministrare i beni
e i redditi della pupilla, allestire l'inventario dei beni, presentare alla
Commissione tutoria regionale i rendiconti annui e chiedere – se necessario – il
consenso previsto dagli art. 421 e 422 CC. Estranea ai compiti del tutore era invece
la gestione delle relazioni della pupilla con i figli CO 2 e CO 3, i quali avevano
rapporti tesi con la sorella AP 1, che abitava con la madre, prestandole cure e
assistenza.

 

                                  B.   Il
18 aprile 2006 il tutore ha invitato la Commissione tutoria regionale a
designare un secondo tutore (art. 379 cpv. 2 CC) nella persona di AP 1, chiamata
a gestire e assistere la pupilla per tutto quanto atteneva ai rapporti personali,
lasciando a lui l'incombenza di amministrare le rendite e la sostanza, compresa
quella di assistere l'interdetta in ogni suo bisogno amministrativo. Con
“opposizione e ricorso” dell'8 maggio 2006 AP 2 e AP 1 hanno chiesto all'Autorità
di vigilanza sulle tutele di rimuovere CO 4 la Commissione tutoria regionale avendo
“arbitrariamente istituito una figura ibrida di amministratore che viola il numerus
clausus delle istituzioni tutelari”, e di nominare in sua vece AP 1. Con decisione
del 4 agosto 2006 l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha confermato la nomina
di CO 4, estendendone le competenze alla gestione dei rapporti della pupilla
con i figli CO 2 e CO 3 Non sono state prelevate tasse né spese. Le ripetibili
sono state compensate.

 

                                  C.   Contro
la decisione appena citata AP 2 e AP 1 sono insorte a questa Camera con un
appello del 28 agosto 2006, postulando l'annullamento della decisione impugnata
e la nomina di AP 1 alla funzione di tutrice di AP 2 in luogo di CO 4. Nelle loro osservazioni del 6 ottobre 2006 CO 2 e CO 3 propongono di respingere l'appello.
In pendenza di appello, il 12 gennaio 2009, CO 2 e CO 3 hanno comunicato
che AP 2 è deceduta il 15 dicembre 2008 e hanno instato per lo stralcio della
causa dai ruoli, “tenendo però conto delle ripetibili per entrambe le istanze”.

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni emesse dall'Autorità di vigilanza sulle tutele fino al 31 dicembre
2010 erano appellabili entro venti giorni a questa Camera (vecchio art. 48
della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele,
RL 4.1.2.2, cui rinviava anche l'art. 39 LAC). La procedura era quella degli
art. 307 segg. CPC, con le particolarità – per analogia – dell'art. 424a
CPC (RDAT II-2003 pag. 51 consid. 1). Tempestivo, sotto questo profilo l'appello
in esame era ricevibile. 

 

                                   2.   La
morte di AP 2 ha reso in concreto l'appello privo d'oggetto, per tacere della
circostanza che l'impugnazione era divenuta senza interesse già prima, quando
l'interdetta aveva trasferito il domicilio a __________ (GR) e l'autorità
tutoria del Moesano le aveva designato il 16 aprile 2008 un nuovo tutore nella
persona di __________. A ragione CO 2 e CO 3 postulano quindi lo stralcio della
procedura dai ruoli (art. 351 cpv. 1 CPC).

 

                                   3.   Trattandosi
di statuire sugli oneri processuali di un contenzioso divenuto senza oggetto o
senza interesse giuridico, l'autorità valuta – sommariamente – quale sarebbe stato
il presumibile esito del procedimento se questo non andasse tolto dai ruoli
(art. 72 della procedura civile federale per analogia; RtiD I-2004 pag. 488 in alto con rinvii).

 

                                         a)   Anzitutto
occorre interrogarsi su quella che sarebbe stata la legittimazione di AP 2 ad
appellare. Costei non risulta infatti avere impugnato la decisione presa il 4
agosto 2006 dell'Autorità di vigilanza sulle tutele, né avere conferito mandato
di patrocinio all'avvocato PA 1. Questi pretende di avere agito in subdelega di
AP 1 sulla base di una procura conferitale dalla madre l'8 novembre 2004 (doc.
2 nell'incarto dell'Autorità di vigilanza). Se non che, tale procura è da
ritenersi estinta per la perdita dei diritti civili intervenuta con
l'interdizione del 28 novembre 2005. Certo, l'art. 35 cpv. 1 CO dispone che il
mandato conferito per negozio giuridico cessa – tra l'altro – con la perdita
della capacità civile del mandante “se non risulta il contrario dalla natura
della convenzione o dalla natura del negozio”. Simile eccezione tuttavia non si
sarebbe verosimilmente ravvisata nella fattispecie, come rilevavano sia l'Autorità
di vigilanza (decisione impugnata, pag. 4) sia CO 2 e CO 3 (osservazioni, pag.
2), ove si pensi che nella sua perizia dell'11 ottobre 2005 all'intenzione
dell'Autorità di vigilanza sulle tutele il dott. __________ aveva accertato
l'incapacità di AP 2 “di conferire una procura o sorvegliare nel dettaglio una
procura precedentemente conferita”. Nella misura in cui era introdotto da AP 2, l'appello sarebbe quindi verosimilmente stato dichiarato irricevibile.

 

                                         b)   Nel merito la decisione presa il 4 agosto 2006 dall'Autorità di vigilanza
sulle tutele rispondeva all'esigenza di designare un tutore neutrale, estraneo
alle tensioni tra CO 2 e CO 3, da un lato, e AP 1, dall'altro. Ciò ha indotto
l'Autorità di vigilanza a respingere la candidatura di AP 1, anche solo per
affiancare CO 4. È vero che la soluzione del tutore duplice era auspicata dallo
stesso CO 4. Essa offendeva però il principio secondo cui una tutela multipla
si giustifica solo in circostanze speciali (art. 379 cpv. 2 CC), ciò che non
era il caso nella fattispecie, la situazione non apparendo particolarmente complessa
o delicata, né per quanto atteneva alla gestione amministrativa, né con
riguardo alle cure personali che la figlia avrebbe continuato a prodigare anche
in difetto di una sua nomina a tutrice.

 

                                         c)   Si
aggiunga che AP 1 ha sempre postulato la propria nomina a tutrice unica, come sottolineava
la Commissione tutoria regionale nelle osservazioni
del 10 maggio 2006 inviate all'Autorità di vigilanza sulle tutele. Una nomina
duplice sarebbe risultata contraria perciò all'art. 379 cpv. 2 CC, secondo cui
la gestione in comune di una tutela non può essere affidata a più persone senza
il loro consenso. Quanto alla scelta di CO 4, essa appariva di sicuro
affidamento, viste le competenze da lui acquisite in campo tutelare. Oltre a
ciò, la decisione presa il 4 agosto 2007 dall'Autorità di vigilanza sulle
tutele apportava un giusto correttivo al pronunciato di prima sede, conformandolo
al diritto federale nella misura in cui affidava al tutore tutte le competenze previste
per legge, compresa quella di assistere il tutelato in tutti i suoi interessi
personali, tra cui i “rapporti della pupilla con i figli non conviventi” (art.
406 cpv. 1 CC).

                                         

                                   4.   Se
ne conclude, che non andasse tolto dai ruoli, l'appello sarebbe verosimilmente
stato respinto nella misura in cui fosse risultato ricevibile. In ossequio al
principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese) gli oneri
processuali e le ripetibili vanno posti dunque a carico di AP 1, mentre va
esente da spese AP 2, la quale è stata indicata a torto in qualità di
appellante dalla figlia. La tassa di giustizia va ad ogni modo ridotta per
tenere conto del fatto che la procedura d'appello termina senza sentenza (art.
21 LTG per analogia).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

decreta:                   1.   L'appello è dichiarato privo d'oggetto e la causa è stralciata
dai ruoli.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 200.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
250.–

                                         sono
posti a carico di AP 1, che rifonderà a CO 2 e CO 3 fr. 1500.– complessivi per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    ;

  –   

  –   .

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                            La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso
in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno
30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.