# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 901b5ffa-fbcd-552b-ba06-3a0729c73a70
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 00.00.0000 PVG 2012 16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2012-16_0000-00-00.pdf

## Full Text

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Zusatzversicherung VVG 8
Assicuranza cumplementara LCA 
Assicurazione complementare LCA

Assicurazione complementare LCA. Competenza del Tri- 
bunale amministrativo. Nessuna conciliazione. Petito.
– Competenza del Tribunale amministrativo quale Tribu- nale 

delle assicurazioni a statuire sulle controversie derivanti 
da assicurazioni complementari all’assicura- zione 
sociale contro le malattie secondo la LAMal (cons. 1a, 
b).

– Competenza territoriale (cons. 1c).
– Per le controversie derivanti da assicurazioni comple- 

mentari all’assicurazione sociale contro le malattie se- 
condo la LAMal non ha luogo la procedura di concilia- 
zione (cons. 2a).

– Anche nella procedura semplificata se l’azione credito- ria 
consiste nel pagamento di una somma di denaro, la 
pretesa va quantificata (cons. 3).

– La procedura va esente da spese (cons. 4a).

Zusatzversicherung nach VVG. Zuständigkeit des Verwal- 
tungsgerichts. Kein Schlichtungsverfahren. Rechtsbegeh- 
ren.
– Zuständigkeit des Verwaltungsgerichts als Versiche- 

rungsgericht für Streitigkeiten aus Zusatzversiche- 
rungen zur sozialen Krankenversicherung nach KVG (E. 
1a, b).

– Örtliche Zuständigkeit (E. 1c).
– Für Streitigkeiten aus Zusatzversicherungen zur sozia- len 

Krankenversicherung nach KVG entfällt das Schlich- 
tungsverfahren (E. 2a).

– Wird mit der Leistungsklage die Bezahlung eines Geld- 
betrages verlangt, so ist dieser auch im vereinfachten 
Verfahren zu beziffern (E. 3).

– Das Verfahren ist kostenlos (E. 4a).

Considerandi:
1. a) E’controverso il diritto a prestazioni da parte di un’as-

sicurazione complementare che esula dall’assicurazione malattia

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obbligatoria. Ai sensi dell’art. 1 LAMal, in vigore dal 1° gennaio 
1996, l’assicurazione sociale contro le malattie regola l’assicura- 
zione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e quella facoltativa 
di indennità giornaliera. Giusta l’art. 12 cpv. 2 e 3 LAMal, le casse 
malati possono offrire, oltre all’assicurazione sociale malattie ai 
sensi della presente legge, assicurazioni complementari; secondo 
le condizioni e nei limiti massimi determinati dal Consiglio fe- 
derale possono pure esercitare altri rami d’assicurazione. Le assi- 
curazioni menzionate al capoverso 2 sono rette dalla LCA. Di con- 
seguenza, dal profilo procedurale dei rimedi legali, appare 
necessario distinguere fra le pratiche concernenti l’assicurazione 
obbligatoria delle cure medico-sanitarie e quella di indennità gior- 
naliera facoltativa, il cui iter di carattere amministrativo è regolato 
dagli art. 85 e segg. LAMal, e le vertenze relative alle assicurazioni 
complementari sottoposte all’egida del diritto privato (vedi STF 
4A_158/2011 del 6 aprile 2011 cons. 1.1). Giusta l’art. 7 CPC del
19 dicembre 2008 , entrato in vigore il 1° gennaio 2011, i cantoni 
possono designare un tribunale competente a decidere, in istanza 
cantonale unica, le controversie derivanti da assicurazioni com- 
plementari all’assicurazione sociale contro le malattie secondo la 
LAMal.

b) Giusta l’art. 63 cpv. 2 lett. b LGA il Tribunale ammini- 
strativo in veste di tribunale delle assicurazioni giudica nella pro- 
cedura d’azione le controversie ai sensi dell’art. 47 LSA. In effetti, 
il rinvio a questo articolo – che si riferisce nella sua versione at- 
tuale al diritto di controllo e all’obbligo di informare in caso di de- 
lega – è improprio. Giustamente l’art. 63 cpv. 2 lett. b LGA doveva 
riferirsi all’art. 85 LSA riguardante il contenzioso giudiziario e che 
stabilisce che sia il giudice a decidere le controversie di diritto pri- 
vato che sorgono fra le imprese di assicurazione o fra queste e gli 
assicurati. Questa era, infatti, la chiara volontà del legislatore gri- 
gionese. Nel proprio messaggio al Parlamento del 30 maggio 
2006, il Governo retico confermava la propria intenzione di voler 
assegnare al tribunale cantonale delle assicurazioni anche la com- 
petenza per dirimere le controversie in materia di assicurazione 
complementare giusta quanto precedentemente previsto all’art. 1 
dell’ordinanza sulla procedura del contenzioso delle assicurazioni 
sociali (OPCS) del 9 ottobre 1967. L’esecutivo cantonale sosteneva 
detta scelta adducendo la vicinanza di detta materia con i con- 
tenuti della LAMal, pur essendo cosciente che si trattasse di con- 
troversie di mero carattere civile (Messaggio 2006/2007, pag. 555). 
Ai sensi dell’art. 1 cpv. 1 lett. a cifra 3 OPCS, il Tribunale ammini-

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strativo, in veste di Tribunale delle assicurazioni, giudicava come 
unica autorità cantonale le controversie da assicurazioni supple- 
tive giusta l’art. 47 LSA, costituite da azioni per un valore superio- 
re ai fr. 8000.–. Ai sensi dell’art. 1 cpv. 2 lett. a della stessa norma- 
tiva, il Tribunale amministrativo giudicava pure come ultima 
autorità le controversie relative alle assicurazioni suppletive, ai 
sensi dell’art. 47 LSA, aventi un valore fino a fr. 8000.–. L’art. 47 
LSA nella versione allora in vigore e a cui faceva riferimento 
l’OPCS prevedeva che i cantoni fossero tenuti ad istituire una pro- 
cedura semplice e rapida per le contestazioni relative alle assicu- 
razioni complementari all’assicurazione sociale contro le malattie 
giusta la LAMal, nell’ambito della quale il giudice accertasse d’uf- 
ficio i fatti e valutasse liberamente le prove. L’errato riferimento 
all’art. 47 LSA è pertanto spiegabile dal fatto che l’attuale art. 63 
cpv. 2 lett. b LGA abbia semplicemente ripreso il testo dell’art. 1 
OPCS con il riferimento all’art. 47 LSA, senza considerare che nel 
frattempo i disposti della LSA avevano subito dei cambiamenti e 
che l’articolo di riferimento fosse divenuto oramai l’art. 85 LSA. 
Alla luce di tali considerazioni è comunque dato concludere che la 
competenza di questo Giudice in ragione della materia va indub- 
biamente affermata (STA S 09 54).

c) Per quanto riguarda la competenza in ragione del luogo, 
trova applicazione l’art. 17 CPC che recita: salvo che la legge di- 
sponga altrimenti, le parti possono pattuire il foro per una contro- 
versia esistente o futura in materia di pretese derivanti da un de- 
terminato rapporto giuridico. Salva diversa stipulazione, l’azione 
può essere proposta soltanto al foro pattuito (cpv. 1). Il patto deve 
essere stipulato per scritto o in un’altra forma che consenta la 
prova (cpv. 2). Giusta l’art. 13 delle condizioni supplementari d’as- 
sicurazione pattuite tra le due parti contraenti, «Per ogni contro- 
versia derivante dal presente contratto è riconosciuto il domicilio 
svizzero della persona assicurata oppure A (sede di X)». Una si- 
mile proroga ha validità anche se concordata precedentemente 
all’entrata in vigore del CPC (vedi Sutter-Somm/Hasenböh- 
ler/Leuenberger [Hrsg.], Kommentar zur Schweizerischen Zivil- 
prozessordnung [ZPO], 2. Aufl. 2013, N 12 ss. all’art. 404). 
Nell’evenienza non è controverso che parte attrice, ovvero l’assi- 
curata, abbia il proprio domicilio nei Grigioni dal 27 marzo 2012.  
La petizione del 10 ottobre 2012 è stata conseguentemente anche 
introdotta presso il competente tribunale ratione loci, giusta la 
clausola di proroga di foro sottoscritta dalle parti al contratto assi- 
curativo.

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2. a) In virtù del carattere prettamente privato delle pretese 
avanzabili nell’ambito dell’assicurazione complementare, la pro- 
cedura d’azione è retta dal CPC. Giusta l’art. 197 CPC, la procedura 
decisionale è preceduta da un tentativo di conciliazione davanti a 
un’autorità di conciliazione e le eccezioni al principio sono elen- 
cate all’art. 198, il quale è silente sulla procedura riguardante le 
controversie derivanti da assicurazioni complementari alla LAMal. 
Sulla tematica relativa alla necessità o meno di procedere ad una 
conciliazione nell’ambito qui in discussione la dottrina era divisa. 
Mentre per alcuni autori sarebbe stato possibile adire il compe- 
tente tribunale cantonale senza la necessità di seguire previa- 
mente una procedura di conciliazione (per es. Ueli Spitz, Eidg. 
ZPO und Zusatzversicherungen zur sozialen Krankenversicherung 
in: Jusletter 20 dicembre 2010) per altri il previo esaurimento 
della conciliazione era d’obbligo (per es. Martin  Frey,  in:  
Baker & McKenzie, Schweizerische Zivilprozessordnung, Berna 
2010, art. 198 marginale 9). La questione è stata decisa dal Tribu- 
nale federale, nella sua composizione plenaria, nella STF 
4A_184/2012 del 18 settembre 2012, dove veniva difeso l’operato 
dei giudici cantonali che ritenevano che per le controversie deri- 
vanti da assicurazioni complementari all’assicurazione sociale 
contro le malattie davanti ad un’istanza cantonale unica ex art. 7 
CPC non si dovesse preventivamente esperire una procedura di 
conciliazione. In detta sentenza il Tribunale federale imputava a 
svista la non inclusione nelle eccezioni di cui all’art. 198 CPC le 
controversie derivanti da assicurazioni complementari all’assicu- 
razione sociale contro le malattie secondo la LAMal. Scopo 
dell’art. 7 CPC era, infatti, anche quello di coordinare le procedure 
nell’ambito dell’assicurazione di base e di quella complementare. 
Ai sensi dell’art. 212 CPC però, l’autorità di conciliazione può giu- 
dicare essa stessa le controversie patrimoniali con un valore liti- 
gioso fino a fr. 2000.–. Quindi, ammettendo la necessità di proce- 
dere previamente ad una conciliazione si sarebbero create due 
diverse vie di diritto, in palese contraddizione con quella che era 
la volontà del legislatore giusta l’art. 7 CPC. La decisione di princi- 
pio del 18 settembre 2012 veniva poi successivamente riconfer- 
mata dal Tribunale federale nella STF 4A_934/2012 del 4 ottobre 
2012. In detta sentenza l’alta Corte federale riteneva che nel caso 
in cui sia un’istanza cantonale unica a decidere su controversie de- 
rivanti da assicurazioni complementari all’assicurazione sociale 
contro le malattie ai sensi dell’art. 7 CPC non si dovesse procedere 
con il tentativo di conciliazione, ma che bastasse inoltrare diretta-

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mente la petizione al competenteTribunale. Ne risulta che l’istante 
ha ossequiato i dettami procedurali di cui al CPC, introducendo di- 
rettamente la sua petizione al sottoscritto tribunale.

3. a) Giusta l’art. 243 cpv. 2 CPC, senza riguardo al valore 
litigioso, la procedura semplificata si applica nelle controversie 
derivanti da assicurazioni complementari all’assicurazione sociale 
contro le malattie secondo la legge federale del 18 marzo 1994 
sull’assicurazione malattie. Nella procedura semplificata l’azione 
può essere proposta nelle forme di cui all’articolo 130 CPC (in 
forma cartacea o elettronica) oppure oralmente mediante dichia- 
razione a verbale presso il tribunale. La petizione deve essere da- 
tata e firmata e deve contenere, accanto alla designazione delle 
parti e dell’oggetto litigioso, anche la domanda e deve indicare, se 
necessario, il valore litigioso (vedi art. 244 CPC). In conformità 
all’art. 247 cpv. 2 lett. a CPC, il giudice stabilisce i fatti d’ufficio. Con 
pertinenti domande il giudice fa in modo che  le parti completino   
le allegazioni fattuali insufficienti e indichino  i  mezzi  di  prova  
(art. 247 cpv. 1 CPC). Questa disposizione non può però essere in- 
vocata per meglio chiarire l’esistenza dei presupposti materiali per 
l’entrata nel merito dell’azione (Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuen- 
berger, op. cit. N 14a all’art. 247). L’art. 58 cpv. 1 CPC stabilisce che 
il giudice non possa aggiudicare a una parte né più di quanto essa 
abbia domandato, né altra cosa, né meno di quanto sia stato rico- 
nosciuto dalla controparte. Sono fatte salve le disposizioni  di  
legge secondo le quali il giudice non è vincolato dalle conclusioni 
delle parti (art. 58 cpv. 2 CPC), come in alcuni ambiti del diritto di 
famiglia (296 cpv. 3 CPC), ma non nell’ambito qui in discussione. 
Con l’azione di condanna a una prestazione l’attrice chiede che la 
convenuta sia obbligata a fare, omettere o tollerare qualcosa. Se  
la prestazione consiste nel pagamento di una somma di denaro, la 
pretesa va quantificata (art. 84 CPC). Giusta l’art. 85 CPC, se non è 
possibile o non si può ragionevolmente esigere che l’entità della 
pretesa sia precisata già all’inizio del processo, l’attore può pro- 
muovere un’azione creditoria senza quantificare il valore litigioso. 
Deve tuttavia indicare un valore minimo quale valore litigioso pro- 
vvisorio. L’attore deve precisare l’entità della pretesa appena sia in 
grado di farlo dopo l’assunzione delle prove o dopo che il conve- 
nuto ha fornito informazioni in merito. Nell’azione  creditoria  
riveste fondamentale importanza la questione di sapere quanto 
una parte pretenda dall’altra. Caratteristica dell’azione è propria- 
mente quella di chiedere in sede giudiziale la condanna di una 
parte al versamento di una ben determinata prestazione a favore

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dell’attrice. La pretesa pecuniaria deve pertanto essere definibile 
in franchi, avendo la parte alla quale viene chiesto il pagamento il 
diritto di sapere esattamente quale prestazione l’attrice pretenda e 
conseguentemente quanto potrà essere dal Giudice condannata a 
versare.

b) Nel caso in oggetto, l’attrice chiede che le vengano rico- 
nosciute le prestazioni assicurative del segmento CURA giusta 
quanto esposto nei considerandi. L’azione è però su questo punto 
manifestamente carente della necessaria quantificazione. Non è 
infatti in tali circostanze dato sapere su quale ammontare l’azione 
creditoria porti. Anche dalle motivazioni addotte non è chiaro a 
quanto la pretesa possa corrispondere. Nelle proprie motivazioni, 
l’istante non adduce concretamente alcun valore che potrebbe 
corrispondere al preteso danno subito dal marito in qualità di in- 
dipendente per la perdita di probabili mandati di lavoro. Sulla 
scorta dei mezzi di prova prodotti, è dato concludere che la media 
delle perdite salariali subite nei 5 anni precedenti la domanda di 
prestazioni è di circa fr. 14 300.–. Per il 2010 tale media viene rag- 
giunta già nei primi mesi dell’anno, mentre il diritto a prestazioni 
avrebbe inizio solo dal 1. luglio 2010 a causa del periodo di carenza 
di 180 giorni. Per l’anno 2010 non è quindi stato dimostrato alcun 
danno. Per la quantificazione del danno che avrebbe subito il co- 
niuge a partire dal 2011 l’istante non apporta alcuna cifra concreta. 
In base alle indicazioni contenute nella polizza assicurativa dell’ot- 
tobre 2009, il valore massimo dell’indennità giornaliera è contrat- 
tualmente stato stabilito a fr. 90.–. L’importo massimo annuo pre- 
tendibile ammonterebbe pertanto a fr. 32 850.–. Sulla base di 
quanto il marito ha conseguito durante i 5 anni prima del suben- 
trare dell’infermità della moglie una pretesa di tale entità va a prio- 
ri esclusa. Concretamente però l’istanza è priva di indicazioni 
quanto all’ammontare in franchi della perdita economica che il 
marito dell’attrice continuerebbe a subire. Anche le due certifica- 
zioni (del 18 giugno 2012 e del 4 luglio 2012) stilate da due istitu- 
zioni che erano ricorse alla collaborazione del marito dell’attrice e 
che ventilano la volontà di volersi ancora avvalere della collabo- 
razione dell’indipendente se questi non fosse impegnato nella 
cura della moglie, non recano alcun indizio quanto all’eventuale 
retribuzione persa o all’impegno economico che la collaborazione 
avrebbe comportato. Per contro la certificazione dell’11 aprile 2006 
quanto alla retribuzione per l’allestimento di una determinata 
mostra non è di alcun aiuto per quantificare il preteso danno subi- 
to dall’indipendente oltre 5 anni dopo. L’unico indizio riguardo a

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quanto l’istante miri verosimilmente ad ottenere è costituito dalle 
documentate entrate a titolo di indipendente che il marito ha rea- 
lizzate nei 5 anni precedenti alla domanda di prestazioni. Questa 
deduzione non è però propria ad ovviare al grave vizio riguardante 
il periodo successivo di cui è irrimediabilmente affetto il petito 
dell’azione. In queste condizioni, è per questo Giudice manifesta- 
mente impossibile decidere sulla pretesa, non essendo questa 
stata debitamente quantificata.

4. a) In conclusione, posto che il giudice deve restare nei 
limiti della domanda di causa (art. 58 CPC), la petizione va respinta 
poiché l’assenza di un petitum conforme al diritto applicabile è 
una questione di diritto materiale. Di regola le spese giudiziarie 
sono poste a carico della parte soccombente (art. 106 CPC). 
L’art. 114 CPC prevede però delle eccezioni. Giusta la lett. e di tale 
disposto nella procedura decisionale non sono addossate spese 
processuali per le controversie derivanti da assicurazioni comple- 
mentari all’assicurazione sociale contro le malattie secondo la 
legge federale del 18 marzo 1994 sull’assicurazione malattie. Per 
questo il presente procedimento va esente da spese.
S 12 112 Sentenza del 31 gennaio 2013