# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7e36a04a-ba17-5c10-a562-83f5eba658a6
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-23
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 23.03.2010 S 2010 13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2010-13_2010-03-23.pdf

## Full Text

S 10 13

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 23 marzo 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. …, 1957, lavorava quale impiegata presso le …, ora … SA, dal 1977. Fino al 

1999 la dipendente era impiegata a tempo pieno e in seguito per 5 anni 

all’80%. Dal 2004, … era occupata in ragione del 30/40% e il 30 aprile 2007 

dava le proprie dimissioni. Sin dall’infanzia l’assicurata soffre di disturbi alle 

anche, che rendevano necessari diversi interventi chirurgici, tra i quali la posa 

di una protesi totale all’anca sinistra. In seguito all’accentuarsi dei disturbi alla 

deambulazione e altre patologie, il 27 agosto 2008 veniva formulata domanda 

di prestazioni da parte dell’assicurazione per l’invalidità.  

2. Dopo aver sottoposto l’assicurata ad accertamenti di tipo ortopedico e 

psichiatrico, con decisione 30 novembre 2009, l’Istituto delle assicurazioni 

sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI (qui si seguito detto semplicemente 

ufficio AI), rifiutava il diritto a prestazioni sotto forma di rendita, adducendo 

l’esistenza di un grado d’invalidità del 25% per patologie di tipo ortopedico. 

Per il tinnito lamentato dall’assicurata, non risulterebbe dal profilo psicologico 

alcuna limitazione dell’attività lucrativa. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 15 

gennaio 2010, … chiedeva ulteriori accertamenti in merito alle ripercussioni 

del tinnito sulla sua residua abilità lucrativa. Per l’istante non sarebbe la 

componente psichica dell’acufene a ridurre la sua prestanza lavorativa quanto 

la spossatezza fisica che tale tipo di disturbo le causerebbe. Conformemente 

a quanto postulato anche dallo specialista ORL consultato in via privata 

dall’assicurata, in sede di ricorso veniva richiesto un complemento d’istruttoria 

per valutare la portata del disturbo presso un centro universitario specializzato 

in questo tipo di patologia. 

4. Nella propria presa di posizione l’ufficio AI concludeva alla reiezione del 

ricorso ed alla conferma della decisione di rifiuto. L’assicurata non 

presenterebbe da almeno un anno una limitazione della capacità lucrativa di 

almeno il 40% e l’acufene non avrebbe mai finora influenzato la sua capacità 

lavorativa, come attesterebbero il medico curante, il precedente datore di 

lavoro, lo psichiatra e non da ultimo anche lo specialista in ORL che si sarebbe 

astenuto dall’attestare una qualsivoglia inabilità per tale disturbo.  

5. Nella successiva replica, l’istante si riconfermava essenzialmente nelle 

proprie precedenti allegazioni e proposte, insistendo sul grado di sofferenza 

che il tinnito le causerebbe, mentre l’ufficio AI rinunciava materialmente a 

duplicare  avendo già esposte le proprie motivazioni in sede di risposta al 

ricorso. 

Considerando in diritto:

1. La ricorrente non contesta la valutazione del grado d’invalidità fatta dell’ufficio 

convenuto per quanto concerne l’impedimento nell’esecuzione dei lavori 

quotidiani né le ripercussioni sulla residua abilità lucrativa dei disturbi di tipo 

ortopedico. La controversia verte solo sulla questione di sapere se per 

l’acufene lamentato, l’istante abbia diritto ad ulteriori accertamenti presso un 

centro universitario. Relativamente al diritto applicabile, deve essere ancora 

precisato che la presente procedura è retta dalla legge federale su 

l’assicurazione per l’invalidità (LAI) nel suo tenore modificato il 6 ottobre 2006 

(5a revisione LAI) e in vigore dal 1. gennaio 2008, giacché le norme applicabili 

sono quelle in vigore al verificarsi dei fatti giuridicamente rilevanti (ATF 130 V 

445 cons. 1.2). Infatti, la richiesta di prestazioni è stata presentata nell’agosto 

del 2008 e l’eventuale diritto alla rendita sarebbe pertanto insorto in ogni caso 

solo dopo il 1. gennaio 2008.

2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della legge sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), per invalidità s’intende 

l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata 

da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, 

malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la 

surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica 

conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente 

incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia 

cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa 

essere sottoposto all'assicurazione per l’invalidità (Scartazzini, Les rapports 

de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, p. 

216 ss.). Va qui rilevato che con la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148), è 

entrato in vigore l’art. 7 cpv. 2 LPGA, per il quale per valutare la presenza di 

un’incapacità al guadagno sono considerate esclusivamente le conseguenze 

del danno alla salute. Inoltre, sussiste un’incapacità al guadagno soltanto se 

essa non è obiettivamente superabile. La nozione di quello che può essere 

ragionevolmente esigibile è definita in modo più severo. Per quanto riguarda 

il diritto delle assicurazioni sociali, un’incapacità al guadagno determinante 

sussiste solo se si può ragionevolmente esigere, da un punto di vista obiettivo, 

che l’assicurata fornisca una prestazione di lavoro, e quindi realizzi un reddito. 

La facoltà di decidere che cos’è o non è obiettivamente esigibile compete agli 

uffici AI, sulla base dei dati medici forniti dai SMR. La percezione soggettiva 

dell’assicurata (p. es. dolori) non è determinante per la valutazione, la quale 

deve fondarsi su criteri oggettivi (vedi Messaggio del Consiglio federale 

concernente la modifica della legge federale sull’assicurazione per l’invalidità 

[5a revisione dell’AI] del 22 giugno 2005, p. 4107). L'art. 28 cpv. 1 LAI 

prescrive che le assicurate hanno diritto ad una rendita intera se sono invalide 

almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalide almeno al 60%, ad una 

mezza rendita se sono invalide almeno al 50% o a un quarto di rendita se 

sono invalide almeno al 40%. 

3. a) L'acufene, definibile quale sensazione uditiva non dovuta a stimoli esterni, ma 

causata da danni minori o maggiori all'orecchio interno, seppur strettamente 

connesso allo stato di salute psichico, dev'essere qualificato quale disturbo 

fisico (RAMI 2004 no. U 505 pag. 246 e sentenza del Tribunale federale del 

12 settembre 2006 U 92/05). La dottrina medica evidenzia che un tinnito 

scompensato può comportare importanti reazioni psichiche, psicovegetative 

e psicosomatiche che possono causare un’inabilità lavorativa. Il Tribunale 

federale ha così definito la patologia legata all’acufene. Secondo il corso 

ordinario delle cose e l’esperienza della vita, lo scompenso (elaborazione 

psichica abnorme) è una delle caratteristiche di tale patologia in caso di tinnito 

molto grave. Con il termine scompenso viene descritto il superamento del 

limite di vulnerabilità – inteso come zona di tolleranza entro la quale disturbi 

fisici, psichici o sociali possono essere superati senza scompensi - di cui è 

vittima la persona colpita da tinnito o dal suo aggravamento. Lo scompenso 

causato da tinnito altera in modo grave l’equilibrio della paziente in relazione 

alla sua attività, vita sociale ed al suo benessere psico-fisico. Secondo 

l'esperienza medica, un tinnito grave è idoneo a scompensare e a causare 

degli effetti pregiudizievoli sulla salute psichica di un’assicurata (RAMI 2004 

no. U 505 p. 246 ss. e i riferimenti ivi citati). Lo scompenso dovuto al tinnito e 

le sue conseguenze si situano a livello di reazioni psicogene (più in generale 

sulla natura e sulle possibili ripercussioni di un tinnito scompensato cfr. la 

sentenza del Tribunale federale U 71/02 del 27 marzo 2003, cons. 6.1). 

b) Nell’evenienza in oggetto, l’assicurata soffre di un tinnito che non ha alcuna 

ripercussione sulle sue risorse psichiche, che risultano intatte. Dal punto di 

vista psichico, per l’ultima attività esplicata dall’istante non vi era alcun tipo di 

limitazione, svolgendosi questa in ambiente non particolarmente esposto ai 

rumori. Anche nell’esercizio di altre occupazioni, l’assicurata era reputata 

abile completamente per qualsiasi attività dal profilo psicologico. L’assicurata 

non contesta la propria incolumità psichica malgrado il persistere dell’acufene, 

ma si considera più affaticata e bisognosa di riposo per le conseguenze dei 

disturbi all’orecchio. Anche questo aspetto della problematica è però stato 

esaminato dallo psichiatra. Per il dott. med. …, il problema dell’affaticamento 

diurno era stato preso in considerazione dall’ortopedico, prevedendo 

opportune pause di recupero (vedi perizia del 12 marzo 2009 pag. 6 in fine). 

Giusta la valutazione fatta dal dott. med. …, la paziente era ritenuta abile 

sull’arco dell’intera giornata lavorativa di otto ore, alternando ad ogni ora di 

lavoro dei quarti d’ora di riposo per la problematica di tipo ortopedico. Per lo 

psicologo e psichiatra, queste pause erano da considerarsi idonee e sufficienti 

per permettere alla paziente di riposarsi a causa dell’affaticamento provocato 

dalla difficoltà di addormentarsi sia per i dolori ossei che a causa del tinnito. 

c) Di fronte allo specialista in ortopedia, l’istante affermava di aver abbandonato 

il lavoro a causa del tinnito e del successivo affaticamento, mentre dal 

colloquio avuto con lo psicologo la cessazione dell’attività sembrerebbe 

addebitabile al progressivo “logorarsi dei rapporti sull’ambiente di lavoro” e 

alla volontà di “avere più tempo per prendersi cura di se stessa”. Che l’acufene 

provochi un forte disagio alla ricorrente è fuori dubbio. Per contro gli atti non 

permettono di concludere ad una ripercussione di tale fastidiosa 

manifestazione sulla capacità lucrativa residua della ricorrente. In base alla 

documentazione agli atti non è possibile ascrivere a questo disturbo la perdita 

del posto di lavoro e neppure una diminuzione della capacità lavorativa. Nella 

propria richiesta di prestazioni d’invalidità e nell’allegato dettagliato decorso 

della propria malattia, l’assicurata non evocava neppure la patologia legata al 

tinnito come fattore invalidante. Il curante dott. med. … poneva la diagnosi di 

tinnito cronico, senza però addebitare a tale patologia alcuna conseguenza in 

termini di abilità lavorativa. Anche sul posto di lavoro, la pretesa limitazione 

non era mai stata risentita come tale. In queste condizioni non sussistono 

elementi per ritenere che l’acufene possa in qualche altro modo influire sulla 

residua abilità lucrativa in un lavoro non esposto a forti rumori e oltre quanto 

ritenuto adeguato in termini di pause di lavoro. 

4. Per costante giurisprudenza quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce 

l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso 

delle prove, alla convinzione che altri provvedimenti probatori non potrebbero 

modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad 

assumere altre prove (DTF 131 I 157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b; STA S 09 

123 ). L’assicurata fonda la propria richiesta di ulteriori accertamenti medici, 

sul parere espresso dallo specialista dott. med. …, il quale affermava - nella 

relazione del 14 gennaio 2010 - che non era “l’intensità ma il vivere con 

l’acufene a determinarne il grado di fastidio risentito dalla paziente, nel senso 

che anche un acufene appena percepibile può essere risentito come molto 

debilitante”. Per questo lo specialista in ORL concludeva alla necessità di 

valutare l’acufene presso una clinica universitaria specializzata in detta 

patologia. Come giustamente opposto dall’ufficio AI, il medico non attesta il 

sussistere di una limitazione dell’attività lucrativa, ma fa riferimento al fastidio 

risentito dall’istante e che in questa sede non è contestato. Sulla base di tale 

parere specialistico non è però dato concludere alla necessità di nuovi 

accertamenti. Come è stato esposto in precedenza, non sussistono elementi 

che permettano di ritenere che l’acufene lamentato dalla paziente influisca 

sulla sua residua abilità lucrativa del 70/75% accertata dagli organi AI. Per 

questi motivi questo Giudice reputa che la documentazione agli atti sia 

sufficiente per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino 

necessari ulteriori provvedimenti probatori, ovvero altri accertamenti medici.

5. In conclusione, il ricorso deve essere respinto e merita conferma la decisione 

di rifiuto di prestazioni sotto forma di rendita d’invalidità, non raggiungendo il 

grado d’invalidità almeno il 40%. In deroga all’art. 61 lett. a LPGA, la 

procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al 

rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è 

soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata tra fr. 200.-- e 1000.-- in 

funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (art. 69 

cpv. 1bis LAI). Per questo alla ricorrente vengono accollati fr. 500.-- di spese.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 500.--, il cui importo sarà versato da … entro 

trenta giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle 

finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.