# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 97f33da9-19e9-5cc4-bfae-8e70ac77fd0a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-04-15
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 15.04.2015 SK.2014.25A
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2014-25A_2015-04-15.pdf

## Full Text

Decreto del 15 aprile 2015 
Corte penale 

Composizione  

Giudice penale federale Roy Garré, Giudice unico, 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA 

CONFEDERAZIONE, rappresentato dal Procuratore 

federale Stefano Herold e dalla Procuratrice federale 

Rosa Cappa,   

 

e, 

 

in qualità di accusatrice privata, 

 

HIT INTERNATIONAL SPA, I- Felino,  

rappresentata dall'avv. Ivan Paparelli,  

 

contro 

  

A., difeso dall'avv. di fiducia Luigi Mattei.    

Oggetto 

 Riciclaggio di denaro, falsità in documenti 

Rinvio da parte del Tribunale federale 

 

 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2014.25 

 

- 2 - 

Fatti: 

A. Con sentenza del 19 novembre 2012 la Corte penale del Tribunale penale federale 

(in seguito: TPF) ha riconosciuto A. colpevole di ripetuto riciclaggio di denaro ai 

sensi dell'art. 305bis n. 1 CP, nonché di ripetuta istigazione in falsità in documenti 

ai sensi dell'art. 251 n. 1 CP in combinato disposto con l'art. 24 cpv. 1 CP. Essa lo 

ha condannato ad una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere di fr. 110.-- 

ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché a 

un risarcimento equivalente di fr. 16'313.20 e di EUR 152'250.--, oltre a interessi 

al 5%, decorrenti dal 27 febbraio 2006 su fr. 2'540.40, dal 13 marzo 2006 su 

fr. 13'772.80 e dal 3 aprile 2006 su EUR 152'250.--, la cui pretesa è stata 

assegnata all'accusatrice privata HIT International SpA. Il suddetto è stato inoltre 

condannato al pagamento di fr. 4'500.-- a titolo di spese procedurali e di 

fr. 41'024.20 a titolo di ripetibili in favore di HIT International SpA. Nel contempo, il 

TPF ha mantenuto il sequestro sui valori patrimoniali di cui alla relazione n. 1 

intestata alla fondazione C., presso la banca D., Lugano, a concorrenza di 

fr. 61'837.40 e EUR 152'250.--, oltre interessi al 5%, decorrenti dal 27 febbraio 

2006 su fr. 2'540.40, dal 13 marzo 2006 su fr. 13'772.80 e dal 3 aprile 2006 su 

EUR 152'250.--. Per il resto il conto è stato dissequestrato. 

B. Contro la decisione del TPF, sia il Ministero pubblico della Confederazione (in 

seguito: MPC), sia HIT International SpA unitamente a Parmalat SpA (entrambe in 

amministrazione straordinaria), che lo stesso A., hanno interposto ricorso in 

materia penale al Tribunale federale. Con sentenza del 28 luglio 2014, l'Alta Corte 

federale ha respinto il gravame presentato da A. (sentenza 6B_219/2013) e, il 

medesimo giorno (sentenza 6B_222/2013), essa ha altresì respinto il ricorso di HIT 

International SpA unitamente a Parmalat SpA, nella misura della loro ammissibilità. 

Il Tribunale federale ha per contro parzialmente accolto il ricorso del MPC, con 

sentenza del 28 luglio 2014 (sentenza 6B_217/2013), annullando i dispositivi n. 

II.1, II.2, nonché IV. della sentenza, rinviando la causa al TPF per un nuovo giudizio 

sulla pena e affinché si pronunci sulle richieste di confisca del MPC relative al 

prodotto del reato a monte del riciclaggio di denaro e quindi sulla sorte del 

sequestro ancora in essere. In sostanza, il Tribunale federale ha ritenuto infondata 

l'attenuazione della pena effettuata dal giudice di primo grado a causa del fatto che 

l'imputato ha agito quale autoriciclatore, ossia come riciclatore del provento di un 

crimine da lui stesso commesso. Il TF ha altresì censurato il fatto che nel fissare 

l'ammontare delle aliquote giornaliere della pena pecuniaria, il TPF abbia tenuto 

conto dei debiti dell'accusato nei confronti dei famigliari, senza indicarne l'entità, 

né le ragioni che lo hanno spinto a contrarli. Inoltre, l'istanza superiore ha ritenuto 

che vi sia stata una violazione del diritto di ottenere una decisione motivata, 

http://links.weblaw.ch/6B_221/2010
http://links.weblaw.ch/6B_221/2010
http://links.weblaw.ch/6B_221/2010

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derivante dal diritto di essere sentito, nei confronti del MPC, in relazione alla 

confiscabilità del prodotto del reato a monte del riciclaggio di denaro. 

C. Con decreto 14 ottobre 2014, questo Tribunale ha deciso l'acquisizione rogatoriale 

della sentenza della Corte d'appello di Bologna del 25 giugno 2014, nonché di 

informazioni in merito all'eventuale passaggio in giudicato della stessa, 

rispettivamente sull'attuale stato della procedura. Esso ha altresì decretato 

l'acquisizione degli estratti del casellario giudiziario in Svizzera ed Italia relativi 

all'imputato e l'ammissione di HIT International SpA, nonché l'esclusione di 

Parmalat SpA, quali parti alla presente procedura. Nel medesimo contesto, avendo 

il Tribunale federale indicato chiaramente le modifiche da apportare alla sentenza 

annullata e non dovendosi in linea di massima procedere all'amministrazione di 

ulteriori prove per l'accertamento dei fatti, questo Tribunale, con l'accordo delle 

parti, ha rinunciato ad indire un nuovo dibattimento. 

D. Con decreto del 16 dicembre 2014, questo Tribunale ha deciso l'acquisizione agli 

atti del ricorso in cassazione presentato da A. avverso la sentenza del 25 giugno 

2014 della Corte d'appello di Bologna e, nel contempo, ha invitato le parti a 

presentare le loro conclusioni scritte. 

E. Con scritto del 30 gennaio 2015, il MPC ha chiesto al TPF: 

- di condannare A. ad una pena pecuniaria sospesa di fr. 30'000.-- corrispondenti 

a 200 aliquote giornaliere di fr. 150.-- ciascuna; 

- di ordinare la confisca dell'importo di fr. 3'976'050.71 e di ordinare un 

risarcimento equivalente dell'importo di fr. 5'434'642.29 a favore della 

Confederazione quale prodotto delle amministrazioni infedeli aggravate (ai 

sensi dell'art. 158 n. 1 CP) a cui A. ha partecipato in Italia, indicate alle cifre da 

I.1.1.1 a I.1.1.5 dell'atto d'accusa e costituenti i crimini a monte del riciclaggio di 

denaro di cui i capi d'accusa da I.1.3.3 a I.1.3.32, nella misura in cui l'importo 

non è restituito o assegnato all'accusatrice privata HIT International SpA; 

- di addossare la totalità delle spese del procedimento all'imputato e che nessuna 

indennità per patrocinio sia messa a carico della Confederazione. 

F. Con scritto del 29 gennaio 2015, l'imputato ha postulato: 

- in via incidentale, di sospendere la causa in attesa della sentenza da parte della 

Corte suprema di Cassazione di Roma; 

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- nel merito, di confermare la pena inflitta con sentenza del 19 novembre 2012; 

di escludere la confisca dei valori patrimoniali derivanti dal reato a monte, 

poiché l'azione penale per le distrazioni costitutive del reato presupposto è 

prescritta e, conseguentemente, prescritto è pure un eventuale diritto di 

confisca dei valori da esse dipendenti; di confermare i risarcimenti previsti nella 

sentenza del 19 novembre 2012; di sequestrare limitatamente a fr. 16'313.20 e 

EUR 152'250.-- oltre interessi, i valori patrimoniali di cui alla relazione n. 1 

intestata alla fondazione C., aperta presso la banca D., e per il resto di 

dissequestrare il conto in parola. 

G. Con scritto del 30 gennaio 2015 HIT International SpA, per quanto attiene 

all'azione penale, si è rimessa al giudizio della Corte, mentre per quanto attiene 

all'azione civile ha chiesto: 

- di condannare A. a risarcire a HIT International SpA EUR 2'065'830.-- oltre 

interessi del 5% dal 17 giugno 1994, EUR 1'549'370.-- oltre interessi del 5% dal 

15 marzo 1995, EUR 1'446'080.-- oltre interessi del 5% dal 21 aprile 1995, EUR 

1'032'910 oltre interessi del 5% dal 20 settembre 1996, EUR 774'685 oltre 

interessi del 5% dal 25 novembre 1994, a cui dedurre quanto già assegnato con 

dispositivo III.2 della sentenza del 19 novembre 2012, nel frattempo cresciuto 

in giudicato; 

- di risarcire o restituire o assegnare a HIT International SpA pure le somme 

attinte quali redditi dai finanziamenti eseguiti da A. utilizzando i fondi distratti a 

suo danno; 

- nel contempo di porre HIT International SpA a beneficio della restituzione 

rispettivamente della confisca e assegnazione dell'integralità dei valori 

patrimoniali sequestrati, ovvero dei saldi attivi della relazione n. 1 intestata alla 

fondazione C. presso la banca D., Lugano; 

- di addossare la totalità delle tasse e spese del procedimento all'imputato; 

- di riconoscere a HIT International SpA ripetibili e spese per fr. 25'719.70. 

H. Con replica del 23 febbraio 2015 il MPC ha ribadito la sua posizione. 

I. Con osservazioni del 23 febbraio 2015 l'imputato si è riconfermato nelle sue 

conclusioni. 

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J. Con scritto del 23 febbraio 2015 HIT International SpA ha ribadito le richieste 

formulate nelle sue conclusioni. 

Il Giudice unico considera in diritto: 

1.  

1.1 Secondo l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le 

conclusioni delle parti. L'Alta Corte può esaminare unicamente i punti della 

sentenza impugnata espressamente contestati dal ricorrente (v. YVES DONZALLAZ, 

Loi sur le Tribunal fédéral, Commentaire, Berna 2008, n. 4284 ad art. 107 LTF). In 

questo senso, l'eventuale annullamento può concernere unicamente quelle parti 

della sentenza per le quali il ricorso è stato accolto. Per tali parti, l'autorità che si 

occupa del nuovo giudizio è vincolata dalle considerazioni di diritto sviluppate dal 

Tribunale federale nella sua sentenza di rinvio, le quali devono essere riprese nella 

nuova decisione (v. sentenza del Tribunale federale 4C.46/2007 del 17 aprile 

2007, consid. 3.1; H. SEILER/N. VON WERDT/A. GÜNGERICH, Handkommentar zum 

Bundesgerichtsgesetz, Berna 2007, n. 9 ad art. 107 LTF). Per questa ragione, sia 

il tribunale rescissorio che le parti non possono fondarsi su fatti diversi da quelli già 

constatati o su opinioni giuridiche espressamente respinte mediante la sentenza 

di rinvio o addirittura non riportate nei considerandi (v. DTF 131 III 91 consid. 5.2; 

116 II 220 consid. 4a; ULRICH MEYER/JOHANNA DORMANN, Commentario basilese, 

Bundesgerichtsgesetz, 2a ediz., Basilea 2011, n. 18 ad art. 107 LTF). Fatti nuovi 

possono essere presi in considerazione unicamente se riguardano aspetti oggetto 

della decisione di rinvio, i quali non possono tuttavia né essere estesi né ancorati 

su di un nuovo fondamento giuridico (v. sentenza del Tribunale federale 

6B_534/2011 del 5 gennaio 2012, consid. 1.2, con rinvii). Per pronunciare il nuovo 

giudizio, non deve di conseguenza essere riavviato l'intero procedimento, ma 

unicamente quanto è necessario per ossequiare ai considerandi vincolanti della 

decisione rescindente (sentenza del Tribunale federale 6B_372/2011 del 12 luglio 

2011, consid. 1.1.2).  

1.2 In concreto, l'accoglimento da parte del Tribunale federale del ricorso presentato 

dal MPC riguarda esclusivamente il giudizio sulla pena e le richieste di confisca 

relative al prodotto del reato a monte del riciclaggio di denaro e quindi sulla sorte 

del sequestro ancora in essere. Per quanto riguarda la commisurazione della 

pena, l'Alta Corte ha ritenuto fondato il rimprovero mosso dal MPC in relazione alla 

svalutazione penale dell'autoriciclaggio di denaro, ritenendo che la posizione di 

questo Tribunale, che si era tradotta in un'attenuazione automatica della pena per 

l'autoriciclatore, non era prevista in quanto tale dalla legge. In considerazione della 

condanna italiana dell'imputato per i crimini a monte, seppure non cresciuta in 

giudicato, il Tribunale federale ha quindi indicato che i fatti in giudizio avrebbero 

http://links.weblaw.ch/4C.46/2007
http://links.weblaw.ch/6B_534/2011
http://links.weblaw.ch/6B_372/2011

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dovuto essere esaminati nell'ottica del concorso retrospettivo giusta l'art. 49 cpv. 

2 CP. Egli ha inoltre stabilito che sarebbe stato opportuno o aspettare che la 

condanna italiana passasse in giudicato e irrogare una pena complementare o 

emanare una sentenza indipendente, che non tenesse però conto in senso 

attenuante degli antefatti del riciclaggio, oggetto del procedimento italiano. 

Relativamente alla fissazione dell'importo delle aliquote giornaliere, l'Alta Corte ha 

altresì criticato la menzione dei debiti che l'imputato avrebbe nei confronti di 

familiari, senza indicazione dell'entità, né delle ragioni che hanno spinto l'imputato 

a contrarli; il Tribunale federale ha pronunciato che tali debiti non vanno presi in 

considerazione nel calcolo dell'ammontare dell'aliquota giornaliera, ma tutt'al più 

nell'ambito dell'apprezzamento della situazione personale dell'autore (v. sentenza 

6B_217/2013 consid. 6.4). In secondo luogo, l'Alta Corte ha rilevato una violazione 

del diritto di ottenere una decisione motivata nei confronti del MPC in punto alle 

richieste di confisca, rispettivamente di risarcimento equivalente e assegnamento 

circa i valori patrimoniali frutto dei reati a monte del riciclaggio. Esso ritiene che il 

Tribunale penale federale si sia limitato a esaminare la confiscabilità dei valori 

patrimoniali quale prodotto dell'infrazione di cui all'art. 305bis CP, omettendo 

erroneamente qualsiasi cenno all'art. 158 CP relativo al reato di amministrazione 

infedele (sentenza 6B_217/2013 consid. 7.2).  

1.3 La legge non contiene nessuna disposizione sulla maniera di procedere da parte 

della Corte penale del Tribunale penale federale nel caso in cui una sua sentenza 

è annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio dal Tribunale federale, neppure 

a livello di diritto transitorio legato all'entrata in vigore del nuovo Codice di diritto 

processuale penale svizzero (CPP; RS 312.0). In particolare, non vi è disposizione 

alcuna che imponga un nuovo dibattimento. Secondo la giurisprudenza, l'accusato 

ha di regola diritto ad una sola udienza pubblica. Se il rinvio della causa da parte 

dell'Alta Corte non è dovuto ad un'amministrazione delle prove lacunosa, ma 

concerne motivi puramente giuridici o legati a prove che possono essere raccolte 

per iscritto, e se la sentenza del Tribunale federale contiene direttive chiare che 

non lasciano più nessun margine di manovra all'autorità inferiore relativamente alla 

questione della colpevolezza dell'accusato, la rinuncia ad un nuovo dibattimento 

risulta giustificata (DTF 103 Ia 137 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6B_864/2010 del 25 gennaio 2011, consid. 2.3; TPF 2011 155 consid. 5.2). 

1.4 Nella fattispecie il nuovo giudizio è circoscritto a questioni puramente giuridiche e 

ad aspetti concernenti la commisurazione della pena (v. supra consid 1.2). A 

questo proposito il Tribunale federale ha fornito indicazioni chiare sulla procedura 

da seguire (v. supra lett. B), la cui concretizzazione può avvenire senza un nuovo 

dibattimento. Nessun elemento nuovo riguardante la fissazione della pena 

meritevole di essere vagliato mediante un'udienza è d'altronde emerso 

http://links.weblaw.ch/DTF-103-IA-137
http://links.weblaw.ch/6B_864/2010
http://links.weblaw.ch/TPF_2011_155

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posteriormente alla prima sentenza della Corte. In considerazione di tutto ciò e 

visto anche il pieno accordo delle parti, questo giudice statuisce sulla base di una 

procedura scritta.  

2. A. in via incidentale postula di sospendere la causa in attesa della sentenza da 

parte della Corte suprema di Cassazione di Roma. 

2.1 Secondo l'art 314 cpv. 1 lett. b CPP il pubblico ministero può sospendere 

l'istruzione, se l'esito del procedimento penale dipende da un altro procedimento 

di cui appare opportuno attendere l'esito. L’applicazione dell’art. 314 CPP 

presuppone che il procedimento non possa per il momento essere portato avanti 

o concluso giusta gli art. 317 e segg. CPP (Messaggio concernente l'unificazione 

del diritto processuale penale del 21 dicembre 2005, FF 2006 989, pag. 1169; 

ESTHER OMLIN, Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2014, n. 5 ad art. 314 

CPP; NIKLAUS SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, 

Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 1 ad art. 314 CPP; 

NIKLAUS SCHMID, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, 2a ediz., 

Zurigo/San Gallo 2013, n. 1236). La possibilità della sospensione, che non ha forza 

materiale di cosa giudicata (OMLIN, op. cit., n. 10 ad art. 314 CPP; NATHAN 

LANDSHUT/THOMAS BOSSHARD, in: Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur 

Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 

2014, n. 1 ad art. 314 CPP; SCHMID, Handbuch, n. 1239), deve tuttavia essere 

utilizzata con moderazione, in considerazione dell’imperativo di celerità ai sensi 

dell’art. 5 cpv. 1 CPP, secondo cui le autorità penali avviano senza indugio i 

procedimenti penali e li portano a termine senza ritardi ingiustificati (SCHMID, 

Praxiskommentar, n. 1 ad art. 314 CPP; OMLIN, op. cit., n. 9 ad art. 314 CPP; 

LANDSHUT/BOSSHARD, n. 4 ad art. 314 CPP; decisioni del Tribunale federale 

1B_721/2011 del 7 marzo 2012, consid. 3.2; 1B_57/2009 del 16 giugno 2009, 

consid. 2.1.1.). L'art. 314 CPP fa riferimento esplicito al pubblico ministero ma non 

vi è ragione di non applicare mutatis mutandis gli stessi principi ad un'eventuale 

sospensione da parte del giudice investito del merito della causa.  

2.2 La sentenza del 28 luglio 2014 dell'Alta Corte (v. supra consid. 1.2) ha stabilito che 

conformemente alla giurisprudenza, se il giudice dispone di una sentenza 

cresciuta in giudicato relativa ai reati dapprima giudicati, egli deve irrogare una 

pena complementare; altrimenti può, riservato il principio di celerità, aspettare una 

sentenza cresciuta in giudicato e quindi infliggere una pena complementare 

oppure pronunciare immediatamente una sentenza indipendente. In quest'ultimo 

caso, dopo che la decisione emanata nell'ambito della prima procedura sia passata 

in giudicato, l'interessato potrà inoltrare una richiesta volta alla pronuncia di una 

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pena unica alle condizioni previste dall'art. 34 cpv. 3 CPP (DTF 129 IV 113 consid. 

1.3). Nella fattispecie, secondo l'Alta Corte, questo Tribunale avrebbe dovuto o 

aspettare che la condanna italiana passasse in giudicato e irrogare una pena 

complementare o, come poteva fare, emanare una sentenza indipendente, che 

non tenesse però conto in senso attenuante degli antefatti del riciclaggio, oggetto 

del procedimento italiano. 

2.3 Indicando la soluzione offerta dall'art. 34 cpv. 3 CPP, l'Alta Corte non si è però 

chinata esplicitamente sulla questione dell'applicabilità di questa disposizione a 

sentenze estere, tanto più di fronte a ordinamenti, come quello italiano, che non 

prevedono il sistema dell'accrescimento (v. art. 49 CP) ma quello del cumulo delle 

pene (v. GIORGIO LATTANZI, Codice penale. Annotato con la giurisprudenza, Milano 

2011, 7a ediz., n. 1 ad art. 80, pag. 420; FRANCESCO ANTOLISEI, Manuale di diritto 

penale, Parte generale, 16a ediz., Milano 2003, n. 172 e n. 233). In base alla 

disposizione indicata dal Tribunale federale "se una persona è stata condannata 

da giudici diversi a più pene dello stesso genere, il giudice che ha pronunciato la 

pena più grave fissa, a richiesta del condannato, una pena unica".  Dato che in 

casu, il giudice che pronuncia la pena più grave non potrebbe che essere quello 

italiano, ovvero quello del reato a monte che ha in effetti comportato per A. una 

condanna in prima istanza a 7 anni di reclusione, poi ridotti in appello a 5 anni e 4 

mesi (v. sentenza della Corte d’Appello di Bologna n. 2211/14 del 25.06.2014 pag. 

721), ma comunque di gran lunga superiori alla pena pecuniaria ipotizzabile nel 

presente giudizio (v. anche la proposta di pena del MPC sub lett. E), è indubbio 

che il giudice di cui all'art. 34 cpv. 3 CPP dovrebbe essere quello italiano, 

sennonché il condannato non avrebbe nessuna possibilità di domandare ai giudici 

italiani l'applicazione di una norma processuale svizzera, per di più in virtù di un 

istituto sconosciuto all'ordinamento italiano come quello dell'accrescimento ex art. 

49 cpv. 2 CP. Per tacere del fatto che il principio può applicarsi soltanto in caso di 

"pene dello stesso genere" e secondo la giurisprudenza del Tribunale federale 

pene detentive e pene pecuniarie non sono tali (v. DTF 138 IV 120 consid. 5.2; 

137 IV 57 consid. 4.3.1; giurisprudenza ancora recentemente confermata nella 

sentenza non pubblicata 6B_1011/2014 del 16 marzo 2015, consid. 4.3.2). Ne 

consegue che la prima alternativa offerta dalla sentenza del Tribunale federale non 

è in concreto percorribile, sia per la tipologia delle pene in esame che per insolubili 

problemi di diritto internazionale penale, motivo per cui non si può che seguire la 

seconda delle vie obbligatoriamente indicate dal Tribunale federale (tertium non 

datur), ovvero quella della sospensione in attesa del giudizio definitivo italiano sul 

reato a monte del riciclaggio. Questa soluzione permetterà di prendere in 

considerazione in maniera equa il grado complessivo di colpevolezza del reo, 

senza conseguenze a livello di prescrizione del reato (v. art. 97 cpv. 3 CP e DTF 

139 IV 70 consid. 1.5), ferma restando la necessità di rivalutare a tempo debito 

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l'obbligatoria attenuazione della pena ex art. 48 lett. e CP (v. DTF 140 IV 145 

consid. 3.1), garantendo altresì una migliore soluzione alla seconda problematica 

su cui questo giudice è tenuto a chinarsi, ovvero quella della confisca del prodotto 

del reato a monte. Si tratta di un'ipotesi confiscatoria assente dall'atto di accusa, 

introdotta dal MPC soltanto in sede di requisitoria, senza che l'imputato avesse la 

possibilità di difendersi contro di essa durante il processo, e quindi in palese urto 

con il principio accusatorio (v. art. 29 cpv. 2 e 32 cpv. 2 Cost.; art. 6 n. 1 e 3 lett. a 

e b CEDU; art. 9, 325 cpv. 1 lett. f e g, 333 cpv. 4 CPP; DTF 133 IV 235 consid. 6; 

126 I 19 consid. 2a; 120 IV 348 consid. 2 e 3; 116 Ia 455; 101 Ia 292), fra i cui 

compiti imprescindibili vi è proprio quello di permettere all'imputato di difendersi 

con cognizione di causa da tutte le ipotesi accusatorie e quindi anche dalle 

eventuali conseguenze confiscatorie che dalle prime derivano (v. più ampiamente 

MARCEL ALEXANDER NIGGLI/STEFAN HEIMGARTNER, Commentario basilese, 2a 

ediz., Basilea 2014, n. 32 e segg. ad art. 9 CPP). Il fatto di proporre una confisca 

per un reato non contemplato dall'atto d'accusa (il quale distingue anzi in maniera 

chiara i reati oggetto della procedura italiana in quanto "premessa sull'origine 

criminale dei valori patrimoniali oggetto di riciclaggio", punto I.1.1, da quelli oggetto 

del procedimento in esame, punto I.1.2) comporta anche chiari deficienze 

nell'istruzione probatoria visto che al Tribunale è stato impedito di acclarare in fase 

dibattimentale tutta una serie di questioni sia fattuali che giuridiche che solo un atto 

di accusa completo ed esaustivo può rendere manifeste. È del resto per questo 

motivo che questo Tribunale non aveva a suo tempo ritenuto necessario 

esprimersi sulla tardiva ed imprevedibile richiesta dell'accusa, la quale esorbitava 

dal formale quadro accusatorio che aveva fino a quel momento guidato l'intero 

processo. Fatto sta che ancora di più al presente stadio della procedura, vista 

l'angustia delle questioni ancora esaminabili in un giudizio rescissorio (v. supra 

consid. 1.1), una così grave violazione del principio accusatorio non sarebbe più 

sanabile. Questo giudice potrebbe, tutt'al più, rinviare il fascicolo al MPC affinché 

avvii una nuova procedura fondata sull'art. 158 CP, nel rispetto di tutte le garanzie 

offerte in questi casi, segnatamente il diritto di essere sentito e le vie di reclamo 

offerte dal CPP. Questa soluzione entrerebbe però in conflitto con ancora più gravi 

problemi di economia processuale, visto che le autorità italiane si sono già 

espresse sul reato a monte e sulla confiscabilità del suo prodotto in due gradi di 

giudizio (v. allegato 1 al dispositivo della sentenza 2211 del 25 giugno 2014 della 

Corte d'appello di Bologna) e sono apparentemente vicine ad un giudizio di ultima 

istanza. A questo punto, l'opportunità di aprire una nuova procedura in Svizzera, 

per un reato comunque commesso principalmente e forse addirittura 

esclusivamente in Italia è molto dubbia (v. anche la sentenza del Tribunale penale 

federale BB.2014.187 del 27 marzo 2015, consid. 3.2.2), tanto più che parte non 

indifferente delle somme confiscate andrebbe comunque consegnata in via 

rogatoriale alle autorità italiane, rispettivamente alla HIT International SpA in 

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quanto parte civile (anche) del procedimento italiano (v. altresì art. 11 e segg. legge 

federale sulla ripartizione dei valori patrimoniali confiscati, LRVC; RS 312.4). Per 

evitare il rischio di giudizi contraddittori, per di più all'interno dello stesso spazio 

Schengen (v. più ampiamente la sentenza del Tribunale penale federale 

BB.2014.4 del 9 maggio 2014, consid. 4.5 previsto per la pubblicazione in TPF 

2014), è più appropriato confermare anche in questo ambito la seconda delle 

alternative indicate dal Tribunale federale nella sua sentenza del 28 luglio 2014 e 

quindi sospendere il presente procedimento in attesa dell'esito di quello italiano. 

Contrariamente a quanto postulato dalla difesa non è opportuno indicare la 

sentenza della Corte di cassazione come momento dirimente, perché a 

dipendenza del suo contenuto questa potrebbe anche non chiudere 

definitivamente la procedura, ma rinviare la causa all'autorità precedente (v. in 

particolare art. 623 CPP/I). Meglio quindi formulare il dispositivo in termini più 

generali in modo tale da essere certi che la procedura verrà riaperta soltanto "a 

bocce ferme", permettendo quindi a questo giudice di pronunciarsi soltanto sulle 

circoscritte questioni residuali non confermate dal Tribunale federale nel suo 

giudizio rescindente. Dato che l'annullamento del dispositivo in punto 

all'ammontare della confisca ha avuto l'effetto di confermare provvisoriamente il 

sequestro già in essere (v. sentenza del Tribunale federale 6B_217/2013 e 

6B_220/2013 del 28 luglio 2014, consid. 10), di fatto estendendo l'effetto 

sospensivo concesso dal Tribunale federale il 3 aprile 2013 al ricorso del MPC, la 

sospensione della presente causa comporta necessariamente il mantenimento del 

sequestro nazionale sui valori patrimoniali di cui alla relazione n. 1 intestata alla 

fondazione C. presso la banca D., Lugano, ma questo non crea pregiudizi di sorta 

visto che il loro collocamento è stato fatto in applicazione dei principi di cui all'art. 

1 dell'ordinanza sul collocamento di valori patrimoniali sequestrati (RS 312.057; v. 

incarto SK.2011.22, cl. 82 p. 950.011-018). Al sequestro nazionale dovrebbe 

altresì sovrapporsi un eventuale sequestro rogatoriale, di cui però questo Tribunale 

non è cognito alla luce degli atti a sua disposizione, i quali non sono tuttavia 

comprensivi di tutte le richieste rogatoriali italiane (v. incarto SK.2011.22, cl. 67 p. 

18.2.0 e cl. 10 p. 7.1.0.0.2). 

2.4 Da quanto sopra discende che la procedura va formalmente sospesa in attesa del 

giudizio definitivo delle autorità italiane sia sul merito dei reati a monte che sulla 

confisca dei valori sequestrati. A questo scopo questo giudice presenterà una 

commissione rogatoria alle autorità italiane allo scopo di ottenere senza indugio le 

necessarie informazioni in merito. Una volta comunicata l'esistenza di una 

sentenza irrevocabile ex art. 648 CPP/I e presa conoscenza delle motivazioni e 

del dispositivo di detta sentenza questo giudice riattiverà la procedura fissando alle 

parti un breve termine per formulare le proprie osservazioni aggiuntive alla luce 

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delle nuove informazioni provenienti dall'Italia. Per il resto il giudizio potrà basarsi 

sullo scambio di scritti attualmente già agli atti.  

  

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Per questi motivi il Giudice unico decreta: 

I. La procedura è sospesa fino alla pronuncia di una sentenza irrevocabile delle 

autorità giudiziarie italiane sui reati a monte della presente causa. 

II. Il sequestro sui valori patrimoniali di cui alla relazione n. 1 intestata alla 

fondazione C. presso la banca D., Lugano, è mantenuto. 

III. Le spese del presente decreto verranno definite con il giudizio di merito. 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 

 

Il Giudice unico Il Cancelliere 

 
 
 
 
 
 
 
 
Il testo integrale del decreto viene notificato a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Procuratore federale Stefano Herold e 

Procuratrice federale Rosa Cappa  

- Avv. Luigi Mattei  

- Avv. Ivan Paparelli 

- Banca D. 

 
 

Informazione sui rimedi giuridici 

Reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

Il reclamo contro i decreti e le ordinanze, nonché gli atti procedurali della Corte penale del Tribunale penale 
federale, eccettuate le decisioni ordinatorie, deve essere presentato e motivato per scritto entro 10 giorni alla 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 393 cpv. 1 lett. b e art. 396 cpv. 1 CPP; art. 37 cpv. 
1 LOAP). 
Mediante il reclamo si possono censurare: a. la violazione del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere 
di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia; b. l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti; 
c. l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 CPP). 
 

Spedizione: 15 aprile 2015