# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 771fa073-a9e9-5d41-a7f2-a8d0489fdad1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.05.2024 D-6796/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6796-2023_2024-05-31.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6796/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 1  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Giulia Marelli (presidente del collegio),  

Susanne Genner, Yanick Felley,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Salvatore Crisogianni,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 29 novembre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-6796/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______, cittadino afghano, ha presentato il 10 ottobre 2023 una do-

manda d'asilo in Svizzera.  

A.b Dai riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo "Eu-

rodac" del 12 ottobre 2023 è risultato che il richiedente aveva già deposi-

tato una domanda d'asilo in Bulgaria il (…) agosto 2023 ed in Croazia il 

(…) settembre 2023. 

A.c Il 16 ottobre 2023 l'interessato ha conferito procura alla rappresen-

tanza legale della Regione (…). 

A.d In data 23 ottobre 2023 la Segreteria di Stato della migrazione (di se-

guito: SEM) ha svolto con il richiedente un colloquio personale conforme-

mente all'art. 5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-

ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III). 

A.e Il medesimo giorno, la SEM ha presentato alle competenti autorità 

croate una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull'art. 18 

par. 1 lett. b Regolamento Dublino III. 

A.f In data 6 novembre 2023 le suddette autorità hanno espressamente 

accettato di riprendere in carico il richiedente in applicazione dell'art. 20 

cpv. 5 Regolamento Dublino III.  

B.  

Con decisione del 29 novembre 2023, notificata il 1 dicembre 2023, la 

SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a 

cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) ed 

ha pronunciato il trasferimento dell'interessato verso la Croazia. 

C.  

Con ricorso del 7 dicembre 2023 (data d'entrata: 8 dicembre 2023) l'inte-

ressato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) contro la summenzionata decisione della SEM ed ha chiesto, in 

via principale, l'annullamento della decisione impugnata e la restituzione 

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degli atti all'autorità inferiore per l'esame nazionale della domanda d'asilo 

e, in subordine, la restituzione degli atti all'autorità inferiore per il comple-

tamento dell'istruttoria, con contestuali richieste procedurali di sospensione 

dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare, di concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso nonché di concessione dell’assistenza 

giudiziaria, con protestate tasse e spese.  

D.  

Con misure supercautelari dell'8 dicembre 2023, il Tribunale ha provviso-

riamente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento. 

E.  

Con decisione incidentale del 12 dicembre 2023 il Tribunale ha accolto la 

richiesta di concessione dell'effetto sospensivo ed ha autorizzato il ricor-

rente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura. Nel 

contempo ha accolto l'istanza di concessione dell'assistenza giudiziaria ed 

ha trasmesso un esemplare del ricorso alla SEM invitandola ad esprimersi. 

F.  

La SEM ha presentato le proprie osservazioni con scritto del 18 dicem-

bre 2023. Le stesse sono state inoltrate al ricorrente con ordinanza del 

21 dicembre 2023 con possibilità di replica. 

G.  

Il ricorrente ha presentato la propria replica con scritto del 22 dicem-

bre 2023. 

H.  

Con decisione di ripartizione del 5 marzo 2024 l'insorgente è stato attribuito 

al Cantone B._______.  

I.  

Per ragioni organizzative, il presente procedimento è stato riassegnato alla 

giudice Giulia Marelli in qualità di presidente del collegio.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

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RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 Il ricorrente che ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità in-

feriore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un in-

teresse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv.1 PA) sono soddisfatti. Occorre 

pertanto entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha constatato la compe-

tenza della Croazia per l'esame della domanda d'asilo ed ha escluso la 

sussistenza di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento 

Dublino III o di un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione 

per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 no-

vembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di violazione del principio del divieto di 

respingimento. Inoltre, non sarebbe giustificata l'applicazione dell'art. 16 

par. 1 Regolamento Dublino III o della clausola di sovranità ai sensi 

dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordi-

nanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 

(OAsi 1, RS 142.311). In particolare, non vi sarebbero problemi medici 

ostativi al trasferimento. 

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4.2 In sede ricorsuale, l'insorgente ritiene anzitutto che la SEM avrebbe 

violato il suo obbligo di motivazione ed avrebbe inoltre applicato in maniera 

erronea il Regolamento Dublino III. Invero, nella decisione impugnata sa-

rebbe stato omesso qualsiasi riferimento alla prima domanda d'asilo depo-

sitata dal ricorrente in Bulgaria, benché in corso di colloquio personale Du-

blino egli sarebbe stato interrogato in merito ad una possibile competenza 

di tale Stato. Dall'indice degli atti inoltre, non risulterebbe che sarebbe stata 

effettuata una richiesta di ripresa in carico alle autorità bulgare. Non for-

nendo una spiegazione sul perché sarebbe la Croazia e non la Bulgaria 

competente, l'autorità inferiore avrebbe violato l'obbligo di motivazione ed 

il diritto del ricorrente al contraddittorio, da intendersi quale violazione del 

diritto di essere sentito. Il ragionamento esposto dalla SEM non permette-

rebbe infatti di concludere, con sicurezza e senza ulteriori accertamenti, 

che la Croazia sarebbe lo Stato competente per l'esame della domanda di 

protezione internazionale o lo Stato responsabile della procedura di deter-

minazione dello Stato competente. Benché ci si trovi nell'ambito di una do-

manda di ripresa in carico, sembrerebbe che la SEM abbia comunque vo-

luto effettuare un esame dei criteri di cui al capo III del Regolamento Du-

blino III, individuando la Croazia, senza tuttavia motivare in alcun modo 

tale decisione. Nel caso di specie, la Croazia rispondendo alla richiesta non 

si sarebbe riconosciuta come lo Stato competente all'esame della do-

manda, ma erroneamente avrebbe ammesso una sua responsabilità in 

virtù dell'art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III. L'obbligo del primo Stato 

membro in cui è stata effettuata la domanda d'asilo potrebbe cessare uni-

camente nell'ipotesi prevista dall'art. 20 par. 5 comma 2 Regolamento Du-

blino III. Dalla decisione impugnata non sarebbe tuttavia possibile consta-

tare che la Bulgaria avrebbe voluto espressamente sottrarsi a tale obbligo. 

Inoltre, persisterebbe l'obbligo dello Stato di prima domanda di riprendere 

in carico il richiedente. Altresì, l'accettazione della Croazia non consenti-

rebbe di escludere che il ricorrente si vedrebbe nuovamente trasferito 

verso la Bulgaria e sembrerebbe essere stata rilasciata proprio a tale 

scopo. Il trasferimento verso la Croazia sarebbe quindi ingiustificato, in 

quanto privo di basi giuridiche, oltre che contrario agli obiettivi di celerità 

del Regolamento. La decisione violerebbe inoltre il diritto di essere sentito 

del ricorrente, in quanto non sarebbe stato reso noto il motivo della man-

cata proposizione della richiesta di ripresa in carico alla Bulgaria. Inoltre, 

sarebbe quasi scaduto il termine massimo di due mesi dal ricevimento del 

riscontro Eurodac per la presentazione di una richiesta di ripresa in carico 

nei confronti dello Stato in cui è stata effettuata la prima domanda, motivo 

per cui sarebbe possibile la competenza della Svizzera giusta l'art. 23 

par. 3 Regolamento Dublino III. In seguito, il ricorrente ritiene che la do-

manda d'asilo presentata in Croazia non gli assicurerebbe alcun tipo di 

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protezione provvisoria rispetto all'allontanamento in Afghanistan, conside-

rato dalla Croazia come ragionevolmente esigibile. Il trasferimento in Croa-

zia e quindi a catena il rinvio in Afghanistan, potrebbe porsi in contrasto 

con il divieto di non respingimento e in violazione dell'art. 3 CEDU. Vi sa-

rebbero inoltri indizi di carenze sistemiche nel sistema di accoglienza e di 

asilo croato. Infine, vi sarebbero fondati motivi per ritenere che in caso di 

trasferimento in Croazia il ricorrente possa nuovamente essere vittima di 

trattamenti inumani e degradanti giusta l'art. 4 della Carta dei diritti fonda-

mentali dell'Unione europea del 18 dicembre 2000 (di seguito: CartaUE) e 

dell'art. 3 CEDU. L'esame del caso di specie non sarebbe stato né com-

pleto né conforme al diritto e sarebbero necessarie ulteriori misure di istru-

zione.  

4.3 In sede di scambio scritti, in merito alle contestazioni sollevate dal ri-

corrente, la SEM ritiene di aver applicato in modo corretto il Regolamento 

Dublino III e di non aver svolto un accertamento inesatto ed incompleto dei 

fatti giuridicamente rilevanti. L'autorità inferiore fa in seguito riferimento 

all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III e ritiene di aver inoltrato la richie-

sta di ripresa a carico in modo formalmente corretto. Nella suddetta do-

manda, fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III, l'autorità 

inferiore avrebbe esplicitamente menzionato che l'interessato aveva pre-

cedentemente presentato domanda di asilo in Bulgaria, come dimostrato 

dal riscontro Eurodac allegato. La Croazia avrebbe accettato la ripresa in 

carico in applicazione dell'art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III, in piena 

conoscenza del fatto che l'interessato avesse precedentemente chiesto 

asilo in Bulgaria. Avendo ricevuto una risposta esplicita di accettazione da 

parte della Croazia, la determinazione dello Stato membro competente sa-

rebbe andata a buon fine senza alcuna necessità di interpellare la Bulgaria. 

Non sarebbe dato sapere il motivo per il quale la Croazia ha accettato la 

richiesta di ripresa in carico. In conclusione, la SEM ritiene che la mancata 

menzione del deposito di una domanda d'asilo in Bulgaria nella decisione 

impugnata non metterebbe in discussione la determinazione dello Stato 

membro competente, la quale sarebbe stata effettuata in maniera formal-

mente corretta e non costituirebbe una violazione dell'obbligo di motiva-

zione o del diritto al contraddittorio.  

4.4 In sede di replica, il ricorrente rileva che la SEM avrebbe quindi pacifi-

camente riconosciuto di non aver fatto menzione della domanda di asilo in 

Bulgaria, nonostante egli sia stato effettivamente interrogato in merito ad 

una possibile competenza di tale Stato. L'autorità inferiore si sarebbe inol-

tre contraddetta nella misura in cui avrebbe affermato in maniera superfi-

ciale e generica che le censure ricorsuali non troverebbero alcun riscontro 

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nei fatti ed avrebbe fatto riferimento all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino 

III, concernente una richiesta di presa in carico, allorché si tratta di un caso 

di ripresa in carico. Inoltre, sarebbe errata l'affermazione secondo cui la 

determinazione della competenza sarebbe andata a buon fine dal mo-

mento che la Croazia non si sarebbe riconosciuta come lo Stato membro 

competente, ma avrebbe ammesso una responsabilità a condurre la pro-

cedura di determinazione dello Stato membro competente in conformità 

all'art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III. Come già rilevato in sede ricor-

suale, un'accettazione ai sensi della suddetta disposizione non impliche-

rebbe il riconoscimento della competenza. Con risposta al ricorso la SEM 

non avrebbe fornito alcuna prova della pretesa competenza della Croazia, 

con conseguente violazione dell'obbligo di motivazione e del diritto di es-

sere sentito. Il ricorrente ribadisce poi che l'accettazione della Croazia non 

consentirebbe di escludere un suo trasferimento in Bulgaria. Infine, egli ri-

leva che la SEM avrebbe omesso di esprimersi in merito al fatto che il ter-

mine di due mesi dal ricevimento del riscontro Eurodac per presentare una 

richiesta di ripresa in carico sarebbe ormai scaduto e la Svizzera potrebbe 

essere competente.  

5.  

5.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1). 

5.3 Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

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situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).  

5.4  

5.4.1 Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-

glese: take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di de-

terminazione dello Stato membro competente secondo il capo III Regola-

mento Dublino III (cfr. DTAF 2019 VI/7 consid. 4 a 6 e 2017 VI/5 consid. 

6.2 con riferimenti citati).  

5.4.2 La responsabilità o l'obbligo dello Stato membro di riprendere in ca-

rico una persona deriva direttamente dall'art. 18 par. 1 lett. b-d – le cui di-

sposizioni si riferiscono a una persona la quale, da un lato, ha presentato 

una domanda di protezione internazionale, che è in corso di esame, ha 

ritirato una domanda siffatta o ha visto la stessa respinta e che, dall'altro 

lato, ha presentato una domanda in un altro Stato membro oppure si trova, 

senza titolo di soggiorno, nel territorio di un altro Stato membro – o 

dall'art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III (cfr. sentenza della Corte di giu-

stizia dell'Unione Europea [CGUE] [Grande Sezione] Staatssecretaris van 

Veiligheid en Justitie contro H. e R. del 2 aprile 2019, cause riunite 

C-582/17 e C-583/17, EU:C:2019:280 [di seguito: sentenza della CGUE  

H. e R.], punti 61, 67, 80, 84; BVGE 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1 con ulte-

riori riferimenti).  

5.4.3 Il Regolamento Dublino III attribuisce un ruolo specifico al primo Stato 

membro in cui viene presentata una domanda di protezione internazionale. 

In tal senso, in applicazione dell'art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III, tale 

Stato membro è, in linea di principio, tenuto a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro, fintanto che la procedura di 

determinazione dello Stato membro competente non sia stata portata a 

termine. Inoltre, dall'art. 3 par. 2 del suddetto Regolamento risulta che, 

quando lo Stato membro competente non può essere designato sulla base 

dei criteri elencati nel medesimo Regolamento, è competente il primo Stato 

membro nel quale la domanda è stata presentata (sentenza della CGUE 

[Grande Sezione] Tsegezab Mengesteab contro Bundesrepublik Deutsch-

land del 26 luglio 2017, C-670/16, EU:C:2017:587 [di seguito: sentenza 

della CGUE Mengesteab], punto 93). 

5.4.4 Il campo di applicazione della procedura di ripresa in carico è definito 

agli art. 23 e 24 Regolamento Dublino III. Tali disposizioni prevedono la 

facoltà di formulare una richiesta di ripresa in carico qualora lo Stato mem-

bro richiedente ritenga che un altro Stato membro sia "competente ai sensi 

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dell'art. 20 par. 5 e dell'art. 18 par. 1 lett. b), c) o d)" di tale regolamento, e 

non qualora ritenga che un altro Stato membro sia "competente per l'e-

same della domanda". Ne consegue che il termine "competente" è impie-

gato agli art. 23 par. 1 e art. 24 par. 1 Regolamento Dublino III in un senso 

diverso da quello di cui all'art. 21 par. 1 di tale regolamento, in quanto non 

riguarda specificamente la competenza ad esaminare la domanda di pro-

tezione internazionale. Dall'art. 18 par. 2 e dall'art. 20 par. 5 Regolamento 

Dublino III, peraltro, risulta che il trasferimento di una persona verso lo 

Stato membro tenuto ad un obbligo di ripresa in carico non ha necessaria-

mente lo scopo di portare a termine l'esame di tale domanda (cfr. sentenza 

della CGUE H. e R. punti 59-60; cfr. anche sentenza della CGUE [Terza 

Sezione] Bundesrepublik Deutschland contro Aziz Hasan del 25 gen-

naio 2018, C-360/16, EU:C:2018:35 [di seguito: sentenza della CGUE Ha-

san], punti 42-44). 

Inoltre, dal momento che dall'art. 2 lett. d Regolamento Dublino III emerge 

che l’esame di una domanda di protezione internazionale copre l’insieme 

delle misure di esame adottate dalle autorità competenti su una domanda 

di protezione internazionale, ad eccezione della procedura di determina-

zione dello Stato membro competente in forza di detto regolamento, si 

deve ritenere che l'art. 18 par. 1 lett. b-d del suddetto regolamento possa 

applicarsi solo ove lo Stato membro in cui una domanda sia stata prece-

dentemente presentata abbia condotto a termine tale procedura di deter-

minazione riconoscendo la propria competenza per l'esame di detta do-

manda ed abbia avviato l'esame della stessa conformemente alla direttiva 

2013/32 (cfr. sentenza della CGUE H. e R. punti 52, 59-60; sentenza della 

CGUE Hasan, punti 42-44 e, tra le tante, le sentenze del Tribunale  

F-5009/2022 del 21 marzo 2024 consid. 5.3 e 5.4 e relativi riferimenti;  

F-2431/2022 del 14 giugno 2022 consid. 5.2).  

5.4.5 Infine, il fatto che lo Stato membro richiesto abbia esplicitamente o 

implicitamente accettato la richiesta di presa in carico non può, in linea 

generale, condurre a limitare la portata del controllo giurisdizionale previsto 

all'art. 27 par. 1 Regolamento Dublino III (cfr. sentenza della CGUE  

Mengesteab, punti 59-60). Tale disposizione deve infatti essere interpre-

tata nel senso che assicura al richiedente una tutela giurisdizionale effet-

tiva, garantendogli in particolare la possibilità di presentare ricorso avverso 

una decisione di trasferimento adottata nei suoi confronti, ricorso che può 

avere ad oggetto l'esame dell'applicazione di tale regolamento (cfr. sen-

tenza della CGUE Mengesteab, punti 47-49 e sentenze della CGUE 

[Grande Sezione] Mehrdad Ghezelbash contro Staatssecretaris van Veili-

gheid en Justitie del 7 giugno 2016, C‑63/15, EU:C:2016:409, punto 41 e 

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George Karim contro Migrationsverket del 7 giugno 2016, C‑155/15, 

EU:C:2016:410, punti 22-23; DTAF 2017 VI/9 consid. 5.2.4) 

6.  

6.1 In primo luogo, occorre chinarsi sulle censure formali sollevate dal ri-

corrente (violazione dell'obbligo di motivazione e violazione del diritto di 

essere sentito) in quanto potrebbero condurre alla cassazione della deci-

sione impugnata (cfr. DTF 148 III 30 consid. 3.1 e DTAF 2013/34 con-

sid. 4.2 per il diritto di essere sentito e l'obbligo di motivazione; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgeri-

cht, 3a ed. 2022, n. 2.191).  

 

6.2 Nelle procedure d'asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente procede d'ufficio all'accertamento dei fatti (art. 6 LAsi; 

art. 12 PA). In concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessa-

ria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed ammini-

strare a tal fine le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non 

dispensa comunque le parti dal dovere di collaborare all'accertamento dei 

fatti ed in modo particolare dall'onere di provare quanto sia in loro facoltà 

e quanto l'amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con 

mezzi propri (art. 13 PA; art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

 

6.3 Considerato come una delle garanzie procedurali generali ai sensi 

dell'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-

zera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) e ancorato, per quanto concerne 

la procedura amministrativa federale, all'art. 29 PA e segg., il diritto di es-

sere sentito, non ha come solo obiettivo di stabilire correttamente i fatti ed 

assicurare in tal senso la qualità della decisione, bensì pure il diritto, indis-

sociabile dalla personalità e dalla dignità umana, di garantire ad un indivi-

duo la partecipazione alla presa di decisione che lo concerne 

(cfr. DTAF 2011/22 consid. 5 con referenze citate).  

 

6.4 L'obbligo di motivazione è corollario fondamentale del diritto di essere 

sentito. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte 

le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in 

modo da rendere possibile all'autorità di ricorso, se adita, di esercitare con-

venientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 

consid. 2.2.1). Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in 

modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può 

occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 148 III 30 

consid. 3.1). Per adempiere a queste esigenze è necessario che essa 

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menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua deci-

sione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata (cfr. 

DTF 148 III 30 consid. 3.1, 142 II 49 consid. 9.2, 137 II 266 consid. 3.2, 136 

I 229 consid. 5.2, 136 I 184 consid. 2.2.1, 134 I 83 consid. 4.1; DTAF 

2013/34 consid. 4.1 e relativi riferimenti, 2012/23 consid. 6.1.2). 

 

7.  

7.1 Nel caso in disamina, è necessario determinare se la SEM ha sufficien-

temente motivato la sua decisione, in particolare per quanto riguarda la 

presunta competenza della Croazia.  

7.2 Dai riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo "Eu-

rodac" del 12 ottobre 2023 è risultato che il richiedente aveva già deposi-

tato una domanda d'asilo in Bulgaria il (…) agosto 2023 ed in Croazia il 

(…) settembre 2023 (cfr. atto SEM 8/1). 

7.3 In data 23 ottobre 2023 la SEM ha presentato alle competenti autorità 

croate una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull'art. 18 

par. 1 lett. b Regolamento Dublino III. In data 6 novembre 2023 le suddette 

autorità hanno espressamente accettato di riprendere in carico il richie-

dente in applicazione dell'art. 20 cpv. 5 Regolamento Dublino III. 

7.4 Con la decisione impugnata la SEM ha ritenuto la Croazia dunque com-

petente per il prosieguo della procedura di determinazione dello Stato 

membro competente, mentre in sede di scambio di scritti, l'autorità inferiore 

ha reputato di aver applicato in modo corretto il Regolamento Dublino III 

poiché la domanda di ripresa in carico presentata alle autorità croate sa-

rebbe stata formalmente corretta dal momento che sarebbe stato allegato 

l'estratto Eurodac. La mancata menzione della domanda d'asilo in Bulgaria 

nella decisione impugnata, a dire dell'autorità inferiore, non permetterebbe 

di rimettere in discussione la determinazione dello Stato membro compe-

tente e non rappresenterebbe una violazione dell'obbligo di motivazione.  

7.5 Tale motivazione non può essere seguita dal Tribunale. Innanzitutto, 

nella decisione impugnata la SEM non ha menzionato il fatto che l'interes-

sato avesse depositato una prima domanda d'asilo in Bulgaria. Contraria-

mente a quanto ritenuto in sede di scambio scritti, tale omissione risulta 

essere nella fattispecie decisiva per la determinazione della competenza: 

Dal provvedimento querelato non risulta essere comprensibile sulla base 

di quali criteri, rispettivamente di disposizioni legali, sia stata ritenuta la 

Croazia lo Stato membro competente per il prosieguo della procedura. In 

primo luogo, non è infatti dato sapere se la SEM, nonostante si tratti di una 

D-6796/2023 

Pagina 12 

procedura di ripresa in carico, abbia effettuato un'analisi dei criteri di cui al 

capo III del Regolamento Dublino III, sulla scorta della quale ha identificato 

la Croazia. In secondo luogo, qualora non avesse applicato i criteri di cui 

al capo III del Regolamento Dublino III, non è neppure stato spiegato il 

motivo per il quale sarebbe competente il secondo Stato in cui è stata de-

positata una domanda d'asilo e non il primo Stato membro – nella fattispe-

cie la Bulgaria – in conformità all'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III. In-

fine, non risulta neppure comprensibile il motivo per il quale l'autorità infe-

riore non abbia presentato una richiesta di ripresa in carico alle autorità 

bulgare, in ragione del ruolo specifico attribuito al primo Stato membro in 

cui viene presentata una domanda di protezione internazionale dal Rego-

lamento Dublino III (cfr. supra consid. 5.4.3). A ciò va inoltre aggiunto il fatto 

che, come stabilito dalla CGUE nella sentenza Mengesteab, il consenso 

dello Stato richiesto – nella fattispecie la Croazia – è irrilevante (cfr. sen-

tenza CGUE Mengesteab punti 59-60, 62 e DTAF 2017 VI/9 consid. 5.3.2) 

e non può dunque essere ritenuto quale elemento fondante la competenza. 

Al proposito, va ad ogni modo osservato che la Croazia per il tramite 

dell'accettazione del 6 novembre 2023 non si è dichiarata competente per 

il trattamento della domanda d'asilo, bensì per continuare la procedura di 

determinazione dello Stato membro competente. Infine, nonostante l’auto-

rità inferiore sia stata invitata espressamente ad esprimersi in merito alla 

mancata menzione nella decisione impugnata del deposito di una do-

manda d'asilo in Bulgaria ed alla mancata presentazione di una richiesta di 

ripresa in carico alle autorità bulgare (cfr. decisione incidentale del Tribu-

nale del 12 dicembre 2023, pag. 4), la sua presa di posizione del 18 dicem-

bre 2023 non contiene alcuna osservazione o informazione pertinente a 

tale riguardo (cfr. supra consid. 4.3).  

7.6 Alla luce di quanto sopra dunque, in violazione dell'obbligo di motiva-

zione, la decisione impugnata non è stata sufficientemente motivata per 

quanto riguarda la competenza della Croazia, rispettivamente per la man-

cata richiesta di ripresa in carico presentata alla Bulgaria. Ciò posto, la 

SEM è incorsa in una violazione del diritto di essere sentito del ricorrente. 

8.  

8.1 La violazione del diritto di essere sentito, ritenuta la natura formale dello 

stesso, implica, di principio, l'annullamento della decisione impugnata a 

prescindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 132 V 387 

consid. 5.1; 127 V 431 consid. 3d). Secondo la prassi del Tribunale fede-

rale, tuttavia, una violazione del diritto di essere sentito può essere sanata 

nell'ambito di una procedura di ricorso qualora l'autorità adita goda dello 

stesso potere di esame di quella decidente (cfr. DTF 137 129 I 129 

D-6796/2023 

Pagina 13 

consid. 2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 124 II 132 consid. 2d). La riparazione del 

vizio deve però, segnatamente in presenza di gravi violazioni, rimanere 

l'eccezione, non fosse altro perché la concessione successiva del diritto di 

essere sentito costituisce sovente solo un surrogato imperfetto (DTF 137 I 

195 consid. 2.3.2; 136 V 117 consid. 4.2.2.2; 135 I 279 consid. 2.6.1).  

Una riparazione entra inoltre in considerazione solo se la persona interes-

sata non abbia a subire pregiudizio dalla concessione successiva, rispetti-

vamente dalla sanatoria. In nessun caso, comunque, può essere ammesso 

che l'autorità pervenga ad un risultato che non avrebbe mai ottenuto pro-

cedendo in modo corretto (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3 pag. 135). Tale vizio 

è altresì sanabile qualora l'annullamento della decisione impugnata e il rin-

vio della causa all'autorità inferiore costituiscano una mera formalità e con-

ducano ad un inutile prolungamento della procedura incompatibile con l'in-

teresse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza (cfr. DTF 142 II 

218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; sentenza del TAF A-5541/2014 

del 31 maggio 2016 consid. 3.1.6 e relativi riferimenti; TANQUEREL, Manuel 

de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1555). 

8.2 Venendo alla presente disamina, vi è modo di rilevare che la violazione 

del diritto di essere sentito del ricorrente risulta essere grave. La violazione 

inoltre non è stata sanata in sede ricorsuale (cfr. supra consid. 7.5) e non 

può neppure essere sanata da questo Tribunale risultando l'amministra-

zione delle prove troppo gravosa ed al fine di salvaguardare il principio 

della doppia istanza di giudizio, poiché l'insorgente potrà nuovamente con-

testare questi punti, i quali, per definizione, saranno nuovi (cfr. DTAF 2019 

1/5 consid. 2.3; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, op. cit., n. 3.113). 

8.3 Di conseguenza, in conformità all'art. 61 cpv. 1 PA, il ricorso è accolto 

la decisione della SEM del 29 novembre 2023 è annullata. Gli atti di causa 

sono ritrasmessi all'autorità inferiore affinché la stessa proceda, in termini 

ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.), a completare – se necessario – l'istruttoria 

e a pronunciare una nuova decisione rispettosa dei considerandi della pre-

sente sentenza e delle seguenti istruzioni vincolanti. La SEM è in partico-

lare tenuta ad effettuare una nuova analisi della competenza, applicando 

correttamente i criteri stabiliti dal Regolamento Dublino III e a motivare in 

maniera completa e precisa la sua nuova decisione.  

9.  

9.1 Visto l'esito della procedura, non si prelevano spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 e 2 PA).  

D-6796/2023 

Pagina 14 

9.2 In seguito, ai sensi dell'art. 111ater LAsi, non sono attribuite indennità 

ripetibili in quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante legale desi-

gnato dalla SEM a norma dell'art. 102h LAsi. 

10.  

La presente decisione non concerne delle persone contro la quali è pen-

dente una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno ab-

bandonato in cerca di protezione, per cui non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

 

La pronuncia è quindi definitiva 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-6796/2023 

Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto.  

2.  

La decisione della SEM del 29 novembre 2023 è annullata e gli atti di 

causa le sono ritrasmessi per la pronuncia di una nuova decisione ai sensi 

dei considerandi. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Giulia Marelli Sebastiana Bosshardt 

 

 

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