# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e3c168d8-b0b0-520c-b0e5-a7e41f60ff2c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.09.2014 32.2014.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-27_2014-09-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.27

   

  FS

  	
  Lugano

  1 settembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 11 marzo 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 febbraio 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1960, il 27 ottobre 2006 ha presentato una richiesta di prestazioni
AI per adulti in quanto affetta da “(…) dolori diffusi cronici su base fibromialgica
(…)” (doc. AI 1/1-8).

 

                                         Con
decisione 16 aprile 2009, preavvisata il 29 febbraio 2008 (doc. AI 49/1-3),
l’Ufficio AI – viste le risultanze
della perizia pluridisciplinare 29 settembre 2008 del SAM (doc. AI 72/1-73), il
rapporto medico 14 ottobre 2008 del medico SMR dr. __________ (doc. AI 78/1-4),
la valutazione 19 novembre 2008 del consulente in integrazione professionale
(doc. AI 83/1) e le annotazioni 10 febbraio 2009 del dr. __________ con la
relativa risposta 20 febbraio 2009 del SAM (doc. AI 91/1 e 93/1-2) – ha riconosciuto all’assicurata il diritto
ad una rendita intera dal 1° giugno 2007 al 31 marzo 2008 e ad un quarto di rendita
dal 1° aprile 2008 (doc. AI 98/1-2 e le motivazioni sub doc. AI 96/1-3).

 

                                         In
esito al ricorso del 13 maggio 2009 inoltrato, tramite l’avv. RA 1, contro la
decisione del 16 aprile 2009 (doc. AI 103/3-12), questo Tribunale, con STCA del
13 ottobre 2009 cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 141/1-29), aveva
annullato la decisione impugnata e –
ritenuta la necessità di svolgere ulteriori accertamenti medici psichiatrici: “(…)
Si rileva pertanto necessario procedere ad una nuova perizia psichiatrica, da
effettuare da un nuovo specialista, al fine di determinare con precisione la
gravità della patologia che affligge l’assicurata, il suo influsso sulla
capacità lavorativa e la sua evoluzione. Il rinvio degli atti all’Ufficio AI
per ulteriori accertamenti di natura psichiatrica – da poi inglobare nella
perizia pluridisciplinare per una valutazione globale – è necessario anche
avuto riguardo alle emergenze della perizia di parte 24 luglio 2009 del dr. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, prodotta in corso di causa (doc. F e le
correzioni e complemento sub doc. I, L e M). (…)” (doc. AI 141/24) – rinviato gli atti all’amministrazione per
resa di un nuovo provvedimento.

 

                               1.2.   Il
30 luglio 2009 l’assicurata ha inoltrato una domanda di assegno per grandi invalidi
(AGI) (doc. AI 113/1 e 127/1-6).

 

                                         Questo
Tribunale, con STCA del 12 gennaio 2010 cresciuta incontestata in giudicato,
aveva annullato anche la decisione del 9 novembre 2009 (doc. AI 146/1-3) con la
quale l’Ufficio AI ha rifiutato l’AGI e, ritenuta la necessità di svolgere
ulteriori accertamenti medici –
evenienza questa condivisa anche dal medico SMR dr. __________ nelle
annotazioni del 17 dicembre 2009 e che era emersa anche nell’ambito della
procedura riguardante il diritto alla rendita sfociata nella succitata STCA di
rinvio del 13 ottobre 2009 (doc. AI 141/1-29) –,
ha rinviato gli atti all’amministrazione per resa di un nuovo provvedimento
(doc. AI 157/1-7).

 

                                         Con
decisione 18 gennaio 2011, preavvisata il 25 novembre 2010 (doc. AI 215/1-3) – viste le risultanze della perizia pluridisciplinare
del 1. ottobre 2010 del SAM (doc. AI 205/1-76), del rapporto medico del 18
ottobre 2010 e delle annotazioni del 26 ottobre 2010 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 207/1-3 e 211/1) –,
l’Ufficio AI ha respinto la domanda di assegno per grandi invalidi (doc. AI
224/1-3).

 

                                         Questo
Tribunale, con STCA del 10 dicembre 2012, cresciuta incontestata in giudicato – viste le risultanze della perizia giudiziaria
pluridisciplinare dell’ __________ (__________) di __________ del 20 settembre
2012 (doc. AI 287/2-37) – ha
confermato il rifiuto del diritto ad un assegno per grandi invalidi (doc. AI
297/1-36).

 

                               1.3.   Con
decisione 10 febbraio 2014 (oggetto della presente vertenza), preavvisata il 19
giugno 2013 con progetto che annulla e sostituisce quello dell’8 settembre 2011
(doc. AI 315/ 1-4 e 260/1-3) –
ritenuta tutta la documentazione agli atti e viste le risultanze della
succitata perizia giudiziaria dell’__________ del 20 settembre 2012 (doc. AI
287/2-37) nonché le annotazioni 17 ottobre 2012, 8 aprile e 12 settembre 2013
dei medici SMR dr. __________ e dr.ssa __________ (doc. AI 289/1, 310/1-2 e
330/1-3) – l’Ufficio AI ha
riconosciuto il diritto alla rendita intera per il periodo dal 1. aprile al 30
settembre 2008 (procedendo a versare la differenza pari a fr. 4'464.-- tra la
rendita intera e il quarto di rendita già versato nel suddetto periodo) e un
quarto di rendita dal 1. ottobre 2008 (doc. AI 345/1-3 e le motivazioni sub
doc. AI 333/1-4).

 

                               1.4.   Contro
la decisione del 10 febbraio 2014 l’assicurata, sempre tramite l’avv. RA 1, ha
inoltrato il presente ricorso postulandone l’annullamento e il riconoscimento
del diritto alla rendita intera anche dopo il 30 settembre 2008. Delle singoli
motivazioni verrà detto, per quanto necessario ai fini del giudizio, nel prosieguo.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa – con
argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito – l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il
ricorso (IV).

 

                               1.6.   Quali
ulteriori prove l’insorgente, oltre ai certificati medici del 5 febbraio e del
10 marzo 2014 del dr. __________ (VI e allegati C/2-3), ha prodotto gli scritti,
tutti indirizzati all’avv. RA 1, del 4 marzo 2014 del dr. __________ (VI e
allegato doc. C1), del 22 aprile 2014 del dr. __________ (VIII e allegato doc.
D) e del 21 maggio 2014 del dr. __________ (IX e allegato doc. E).
Contestualmente l’insorgente ha chiesto l’audizione del dr. __________ che da
anni ha in cura l’assicurata.

 

                               1.7.   Con
osservazioni 18 giugno 2014, vista l’annotazione 17 giugno 2014 nella quale il
dr. __________ si è espresso sulla succitata ulteriore documentazione medica
prodotta, l’Ufficio AI si è confermato nella domanda di reiezione del gravame
(XI e XI/Bis).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF
9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la modifica del 6 ottobre 2006 della legge
federale sull’assicurazione invalidità (LAI), di altre leggi federali nonché
della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (5a revisione del-l’AI; RU 2007 5129 e segg.). Per la disanima del
diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in precedenza
occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale, secondo cui
sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello
stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446 seg. con riferimento a
DTF 130 V 329). Ne discende che nel caso in esame si applicano le norme sostanziali
in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo stato di fatto
realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo dal 1° gennaio 2008 al 10
febbraio 2014 seguente, data della decisione impugnata, che delimita
temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali (DTF
132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti), trovano applicazione le
nuove norme (STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009).

                                         Va
qui rilevato che la 5a revisione dell’AI non ha modificato in maniera sostanziale
le disposizioni legali sulla valutazione del grado d’invalidità. La giurisprudenza
fondata sulle norme precedenti mantiene pertanto la sua validità (STF
8C_76/2009 del 19 maggio 2009, consid. 2).

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurata il diritto ad una rendita intera limitatamente al periodo dal 1°
giugno 2007 al 30 settembre 2008 e ad un quarto di rendita dal 1° ottobre 2008.

 

                                         L’assicurata
postula il diritto ad una rendita intera anche dopo il 1° ottobre 2008.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perchè il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I
600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003,
consid. 4.1).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342,
607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss
des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del
18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag.
182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista
psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa
lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49 e nelle STF 9_C 830/2007 del 29 luglio 2008 e 9C_959/2009,
9C_995/2009 del 19 febbraio 2010), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigi-bilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di
notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di
altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante
simultaneamente l’in-successo e la liberazione dal processo risolutivo del
conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn")
ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi
alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli
sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA I
702/03 del 28 maggio 2004, consid. 5 e STFA I 870/02 del 21 aprile 2004,
consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c;
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähig-keit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemes-sung,
in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine,
va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria giurisprudenza e
l'ha estesa anche al caso della fibromialgia (DTF 132 V 65; STFA I 873/05 del
19 maggio 2006).

 

                               2.6.   Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica
decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente,
la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per
analogia le regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120,
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del
27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I
528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).

                                         A
sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado
d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione,
per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta.

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343, consid. 3.5, pagg. 349-352).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al
guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art.
29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI). Queste norme
sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF
8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa
St.; RCC 1984 pag. 137).

                                         L’art.
88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con
riferimenti).

                                         Giusta
l’art. 29 bis OAI (Risorgere dell’invalidità dopo la soppressione della
rendita), se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado
di invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo
un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per
incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione
verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

                               2.7.   Nella
fattispecie in esame, come accennato (cfr. consid. 1.1), questo Tribunale, con STCA
del 13 ottobre 2009 cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 141/1-29),
aveva annullato la decisione del 16 aprile 2009 –
decisione con la quale l’Ufficio AI aveva riconosciuto all’assicurato il
diritto ad una rendita intera dal 1. giugno 2007 al 31 marzo 2008 e ad un
quarto di rendita dal 1. aprile 2008 (doc. AI 98/1-2 e le motivazioni sub doc.
AI 96/1-3) – e rinviato gli atti
all’amministrazione affinché, esperiti i necessari accertamenti medici, rendesse
un nuovo provvedimento.

 

                                         Ottemperando
a quanto indicato da questo Tribunale l’Ufficio AI – che, nel frattempo (cfr. consid. 1.2), con decisione del 9
novembre 2009 (doc. AI 146/1-3), sfociata nella STCA di rinvio del 12 gennaio
2010 (doc. AI 157/1-7), aveva respinto la domanda AGI del 30 luglio 2009 (doc.
AI 113/1 e 127/1-6) – il 17 marzo 2010 ha ordinato una perizia pluridisciplinare a cura del SAM (doc. AI 173/1-2).

 

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare del 1° ottobre 2010 (doc. AI 205/1-76) risulta che i
periti, dopo aver elencato gli atti ed esposto dettagliatamente l’anamnesi e le
constatazioni obiettive, hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche
esterne, di natura psichiatrica (dr.ssa __________), reumatologica (dr. __________)
e neurologica (dr. __________).

 

                                         Viste
le risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente presso il
citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente diagnosi:

 

" 
(…)

5.1  Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:

 

Sindrome depressiva persistente (ICD-10 F 34.9).

 

Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di
media gravità (ICD-10 F 33.1).

 

Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F 45.4).

 

Disturbo di personalità dipendente con note istrioniche
(ICD-10 F 60.7).

Fibromialgia.

 

Periartropatia omero scapolare cronica bilaterale con:

 

     -  piccola lesione parziale del sovraspinato alla
MRI del 17.2.2004.

 

Importante decondizionamento psicofisico.

 

Cefalee croniche di tipo in parte tensivo e in parte
emicranico.

 

 

5.2  Diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Ipotiroidismo trattato (TSH attuale nei limiti di
norma).

(…)" (doc. AI 205/46)

 

                                         Considerati
tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione e posta la seguente
valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità lavorativa: “(…) La
capacità lavorativa dell’A. nel suo impiego di cameriera ai piani è valutato
nella misura del 50% (intesa come rendimento pieno per quattro ore al giorno). (…)”
(doc. AI 205/53), il SAM ha concluso:

 

" 
(…)

8.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Le menomazioni constatate si situano soprattutto nella
sfera psichiatrica ed in ambito muscolo scheletrico.

 

La valutazione psichiatrica della Dr.ssa med. R. __________
ha evidenziato una sindrome depressiva persistente, sindrome depressiva
ricorrente con espisodio attuale di media gravità, sindrome somatoforme da
dolore persistente e disturbo di personalità dipendente con note istrioniche.
La consulente riconosce al momento all’A. una percentuale d’incapacità lavorativa
pari al 50%, dove riconosce anche temporanee e più brevi fasi di peggioramento
con ricoveri che evidentemente trasformano il quadro in una  situazione
d’incapacità lavorativa pari al 100%. L’A. appare alla consulente pesantemente
dolente, depressa, astenica, facile alla stanchezza, bisognosa di riposi
ripetuti. La sua percentuale del 50% va intesa come limitazione funzionale: 50%
di otto ore di media al giorno (circa quattro ore/die) visto che un orario
intero, anche a rendimento ridotto, l’A. non appare in grado di sostenerlo e
produrrebbe solo un peggioramento clinico. La prognosi a medio-lungo termine al
momento appare riservata. Las Dott.ssa __________, per quanto concerne la
percentuale d’incapacità lavorativa si allinea con le valutazioni dei colleghi
Dr. Med. __________ (prima perizia SAM 29.09.2008) e Dr.ssa med. __________
(vedi atto 20.11.2008, prima perizia SAM (ndr: recte 10.01.2008 prima perizia
CPAS; cfr. doc. AI 37/1-9).

 

Sul piano reumatologico il Dr. Med. __________, che
aveva già valutato l’A. il 21.08.2008, la rivede in una seconda visita dove
valuta una situazione invariata rispetto al suo ultimo consulto e ritiene l’A.
abile come cameriera ai piani in un lavoro a tempo pieno ma con un rendimento ridotto
nella misura del 20%.

 

Nella sfera neurologica il consulente Dr. Med __________
pone le diagnosi di cefalee croniche di tipo in parte tensivo e in parte
emicranico, per le qualli riconosce un’inabilità lavorativa massima del 10-15%
in occasione di cefalee più acute ed intense.

Complessivamente giudichiamo l’A. abile al lavoro al
50% nel suo ultimo impiego di cameriera ai piani e questo a partire dal gennaio
2007 periodo durante il quale sarebbe iniziato il quadro depressivo e si
sarebbe formulata la diagnosi di fibromialgia generalizzata (vedi atti 21.8.2006
e 15.10.2006).

 

Vanno riconosciuti periodi d’incapacità lavorativa
totale durante i periodi di degenza ospedaliera, in particolare dal 26.8 al
12.10.2007 (prima ammissione Clinica __________), 14.4 al 21.4.2008 (degenza
nel reparto di medicina interna dell’Ospedale __________), dal 7.1 al 6.5.2008
(degenza presso la Clinica __________), dal 6 all’8.5.2008 (degenza per motivi
ginecologici), dall’1 al 28.6.2008 (degenza per riabilitazione alla clinica di __________),
dal 23.7 al 20.8.2009 (degenza presso la Clinica __________), dal 24.10.2009 al
29.1.2010 (degenza presso la Clinica __________), dal 26.2 al 16.4.2010
(degenza presso la Clinica __________.

 

Le inabilità lavorative per motivi psichiatrici,
reumatologici e neurologici, a nostro avviso, non vanno sommate, ma integrate
in quanto considerano una sindrome da dolore cronico.

 

Il dolore somatoforme e la fibromialgia, il cui quadro
clinico è pure rappresentato da cefaleee, insonnia e stanchezza, sono diagnosi
sovrapponibili. Lo stesso disturbo viene quindi valutato da vari specialisti.

 

 

9.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D’INTEGRAZIONE 

 

Secondo la consulente psichiatrica non appare utile
procedere ad una riformazione visto il quadro, la scarsa-assente disponibilità
personologica ed i limiti culturali. L’A. andrebbe reintegrata nella sua attività
ad una percentuale del 50%, magari con un programma di aumento propedeutico del
ritmo di lavoro.

Dal punto di vista psichiatrico l’A. potrebbe svolgere
altre attività teoricamente esigibili, compatibili con l’età, livello culturale
e stato fisico, nella stessa percentuale già citata del 50%. Sempre nella sfera
psichiatrica per quanto riguarda le possibilità terapeutiche, la consulente
Dr.ssa med. __________ raccomanda di persistere con la presa a carico
specialistica utile ripensare ad un’ulteriore modifica della farmacoterapia.
Reputa inoltre utile un programma di cura prima di procedere ad abdicare alla
patologia (programma di trattamento fisico, farmacologico psichiatrico,
psicoterapico individuale e di coppia, gruppi psicoeducazionali). La consulente
è consapevole della delicatezza e dell’insidiosità del quadro che il Dr. med. __________
sottolinea giungendo a conclusioni di contenuto fortemente pessimistico sulla
prognosi che appaiono congrue e comprensibili ma, la consulente ritene che sta
a loro come tecnicici, poter-voler sperare in un futuro migliore per l’A. La
consulente non ritiene utile alla prognosi dell’A. misconoscere una seppur
limitata potenziale capacità di “recupero”, condivide che il quadro sia stabile
da tempo e quanto ciò renda difficile immaginare una prognosi positiva (almeno
al momento) ma crede anche necesario richiamare l’A. ad una maggiore
partecipazione al suo percorso di cura. Chi perderà di più sarà l’A. se non le sarà
intimato di reagire, di non abdicare sino a non avere più una vita che sia
degna d’essere vissuta. Abile come casalinga al 65%.

 

Sul piano reumatologico, il consulente Dr. med. __________
ritene che l’A. sia in grado di svolgere un lavoro che possa comportare anche
mansioni pesanti o mediamente pesanti a tempo pieno ma con un rendimento
ridotto nella misura del 20%. Il lavoro dovrebbe evitare movimenti eccessivamente
ripetitivi con le spalle attorno e sopra l’orizzontale. Il consulente elenca
inoltre nel suo consulto i limiti funzionali presentati dall’A. Non ritiene vi
siano da prevedere cambiamenti di rilievo a medio-lungo termine. La capacità
lavorativa è lievemente diminuita a causa dei problemi alle spalle, particolarmente
alla spalla ds. La fibromialgia inoltre riduce lievemente la capacità
lavorativa attraverso i dolori, i disturbi del sonno e la stanchezza. Il
consulente non ha proposte terapeutiche. Come casalinga l’A. é inabile al
lavoro al massimo nella misura del 20%.

 

Nella sfera neurologica l’A. presenta un’inabilità
lavorativa del 10-15% al massimo in occasione di cefalee più acute ed intense.
Il consulente non ha proposte terapeutiche dal punto di vista esclusivamente neurologico
che possano migliorare la capacità lavorativa dell’A. Ritiene però che le
terapie per una sindrome dolorosa cronica possano eventualmente essere utili
anche per il trattamento di base delle cefalee. Ritiene inoltre l’A. abile al
100% in qualità di casalinga.

 

Complessivamente giudichiamo l’A. abile al 65% come
casalinga (inabilità lavorativa del 35% per motivi psichiatrici, nella quale
vengono integrate un’incapacità lavorativa del 20% per ragioni reumatologiche).

 

In un mestiere adatto, nel quale riconosciamo anche
l’ultima attività di cameriera ai piani e la precedente di operaia agricola,
valutiamo l’A. abile al 50%, questo a partire dal gennaio 2007, allorquando
venivano diagnosticati i primi stati depressivi e veniva posta la diagnosi di
fibromialgia. A partire dal gennaio 2007 vanno risconosciuti i periodi
d’inabilità lavorativa durante le degenze ospedaliere come al punto 8.

 

 

10   
OSSERVAZIONI e
RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su un’esauriente
discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Per quanto riguarda il diritto all’assegno di grandi
invalidi (domanda posta dal Tribunale cantonale delle assicurazioni)
giudichiamo che in considerazione della valutazione reumatologica non vi siano
i presupposti per tale aiuto. L’A. mantiene una capacità lavorativa dell’80% in
un lavoro anche con mansioni pesanti o mediamente pesanti, ciò che presuppone
che l’A. abbia una buona autonomia ed indipendenza. Come ben descritto nel
consulto della Dr.ssa med. __________, psichiatra, l’A. va piuttosto stimolata
per recuperarla ad una maggiore partecipa- zione nel suo percorso di cura, mentre
proposte di lavoro sulla coppia potrebbero favorire un cambiamento dell’A. sostenendo
il coniuge ad un presenza alternativa alla presa a carico ed il tutoraggio, che
di fatto mantiene viva la mancanza di autonomia sulla base di una guadagno
secondario della malattia.

 

La consulente psichiatra si esprime sull’assegno grandi
invaliditi (allegato al suo consulto) dove ritiene che le patologie psichiatrice
determinano una percentuale d’inabilità lavorativa del 50%, che non giustifica
l’intervento di terzi per attività di base della vita quotidiana che
solitamente si producono per percentuali superiorei. C’è anche da rilevare che
non necessariamente l’azione di aiuto di familiari a un soggetto è congrua con
il tipo di limite oggettivo ma piuttosto determinato dall’eventuale presenza di
un disturbo di personalità (es. dipendente) e da rapporti interpersonali
viziati da dinamiche psicologiche.

 

Nella relazioni della collega Dr.ssa med. __________
(atto dell’1.9.2009, allegato per grandi invalidi, prima perizia SAM) si legge:

 

-    punto 3 la collega Dr.ssa med. __________
ritiene di verificare la presenza di un quadro di grande invalidità che non
rilevo almeno dal punto di vista psichiatrico;

 

-      
punto 4 sempre la Dr.ssa
med. __________ considera che lo stato non possa essere migliorato: mentre la
nostra consulente Dr.ssa med. __________ non crede sia così; insiste sulla
necessità di un lavoro che coinvolga i coniugi per favorire un’uscita da
dinamiche di coppia che rischiano di divenire perverse e insiste sulla
necessità di un aggiustamento farmacologico con maggiore presenza di
neurolettici a pieno dosaggio.

 

-      
al punto 4.4 la Dr.ssa Med.
__________ denuncia la necessità di “sorveglianza” che, secondo la Dr.ssa med__________,
sembra un eccesso, in quanto appare bisognosa e arresa ma non da sorvegliare.

 

-      
punto 5.3 necessità di
presenze di sostegno più emotivo che non pratico. La nostra consulente Dr.ssa __________
insiste anche per la presenza di una dinamica di resa e di abdicazione con la
quale non si dovrebbe colludere.

 

Domande particolari non ne sono poste.

 

Lasciamo al Servizio Medico Regionale, rispettivamente
all’Ufficio AI, la decisione di inviare una copia della nostra perizia al
medico curante affinché sia informato sulle conclusioni peritali.

(…)" (doc. AI 205/53-57)

 

                                         Nell’ambito
della procedura concernente il ricorso contro la decisione del 18 gennaio 2011
di rifiuto AGI (cfr. consid. 1.2) –
viste anche le divergenze emerse tra le valutazioni della dr.ssa __________ e
quelle del dr. __________; vedi al riguardo lo scritto 7 marzo 2011 del dr__________
indirizzato all’avv. RA 1 (doc. AI 232/3-8) con la relativa presa di posizione 7
aprile 2011 del SAM con riprodotta integralmente la presa di posizione della
dr.ssa __________ del 25 marzo 2011 (doc. AI 239/1-4 e 239/5-8) e lo scritto 24
maggio 2011 del dr. __________ indirizzato all’avv. RA 1 (doc. AI 253/3-5) con
relativa annotazione 7 giugno 2011 con la quale il medico SMR dr. __________
non ha ritenuto doverlo sottoporre alla dr.ssa __________ (doc. AI 255/1) –, questo Tribunale, con ordinanze 20
ottobre e 18 novembre 2011 (doc. AI 269/1-2 e 273/1-6), ha ordinato una perizia
giudiziaria a cura dell’Aerztliches Begutachtungs-istitut (__________) di __________.

 

                                         Nella
perizia giudiziaria del 20 settembre 2012 (doc. AI 287/2-37) i periti dell’__________,
posta la seguente diagnosi:

 

" 
(…)

5.1  Diagnosen mit Einfluss auf die
Arbeitsfähigkeit

 

1.     Reziedivierende depressive Störung,
gegenwärtig mittelgradige bis schwere Episode (ICD-10 F33.1)

 

2.     Chronische Therapieresistente
Fibromyalgie (ICD-10 M79.0)

        -  ausgepragte allgemeine muskuläre
Dekonditionierung mit reaktiven Myogelosen im Nackenschultergürtel bei
Adipositas

 

3.     Generalisiertes Schmerzsyndrom
(ICD-10 R52)

        -  chronische Spannungskopfschmerzen

 

 

5.2  Diagnosen ohne Einfluss auf die
Arbeitsfähigkeit

 

1.     Anamnestich bilaterale
Periarthropathia humeroscapularis chronica (ICD-10 M75.9)

        -  radiomorphologisch in einem
Schulter-MRT von Februar 2004 kleine Tendinitis des M. supraspinatus mit
kleiner Läsion, leichte Bursitis subdeltoidea und leichte akromioklavikulare
Arthrose

 

2.     Metabolisches Syndrom

        -  Adipositas (BMI 34 kg/m2) (ICD-10
E66.0)

        -  arterielle Hypertonie (ICD-10
I10)

        -  Dyslipidämie (ICD-10 E78.2)

 

3.     Substituierte Hypothyreose (ICD-10
E03.9)

        -  aktuell euthyreot

 

4.     Grenzwertiger Eisenmängel

        -  Ferritin unter dem Referenzwert,
substitutionsbedürftig

        -  keine Anämie festellbar

(…)" (doc. AI 287/30)

 

                                         hanno
formulato la seguente valutazione globale:

 

" 
(…)

6.     Gesamtbeurteilung

Die Konklusion dieses Gutachtens wurde durch einen
multidisziplinären Konsensus mit den unterzeichneten Untersuchern erarbeitet.

 

6.1  Allgemeines

Die 1960 in __________ eborene Explorandin hat aus
ihrer noch andauernden Ehe einen 1977 geborenen Sohn und eine 1984 geborene
Tochter. Beide wohnen am gleichen Ort, es besteht ein regelmässiger Kontakt.
Die Explorandin wird von ihrem IV-berenteten Ehemann im Alltag in sämtlichen
Bereichen umsorgt und begleitet. Er führt den Haushalt, fährt sie zu den
ambulanten Behandlungen und Therapien usw.. Die Explorandin habe 7
Grundschuljahre in __________ absolviert und ist 1992 in die Schweiz gekommen. Über die Tätigkeit in __________ und bis 2002 in der Schweiz ist in den Akten nichts dokumentiert. Ab 2002 war sie saisonweise in Hotels
angestellt, zuletzt vom 1.4.2006 bis 31.10.2006 im Hotel Garni in __________.
Dort wurde sie ab 22.6.2006 arbeitsunfähig geschrieben. Sie erhielt noch
Krankentaggeldzahlungen bis zum November 2007. Parallel hatte sie offenbar noch
eine Anstellung für 2 h/d, an 5 Tagen pro Woche in einer Abwartsanstellung, was
sie ebenfalls im Jahr 2006 beendet habe. Derzeit ist sie 3x pro Woche
nachmittags für 2 Stunden in der Tagesklinik. Auch sonst habe sie viele
Arztbesuche und Termine. Die Explorandin hält sich für vollständig arbeitsunfähig.

 

6.2  Arbeitsfähigkeit in der angestammten
und in anderen Tätigkeiten

Die Explorandin gibt subjektiv multiple Beschwerden an.
Bei näherer Befragung, wo sie denn überall Schmerzen habe und diese am
stärksten seien, gibt sie zuerst einzelne Körpergegenden an, zählt
schlussendlich aber praktisch alles auf, sodass die Schmerzen eigentlich
überall und überall am stärksten sind. Zudem habe sie Depressionen.

Den subjektiv geklagten Beschwerden entsprechend im
Vordergrund steht die Evaluation aus Sicht des Bewegungsapparates. Bei der
Explorandin kann bei den praktisch überall vorliegenden Beschwerden eine sehr
geringe Befundlage festgestellt werden, im Vordergrund steht eine deutliche
Dekonditionierung. Es kann aufgrund der diagnostischen Kriterien von einer
therapieresistenten Fibromyalgie gesprochen werden, entsprechend einem
multilokulären Schmerzsyndrom. An verschiedenen Orten sind reaktive Myogelosen,
vor allem im Nackenschultergürtelbereich feststellbar. Wie der Beurteilung im
rheumatologischen Teilgutachten zu entnehmen ist, sind körperlich schwere und
anhaltend mittelschwere Tätigkeiten ungeeignet. Für körperlich leichte, wechselbelastende
Tätigkeiten, ohne Einnahme von Zwangshaltungen, mit Lastenheben bis zur Taille
von maximal 10 kg, ohne längeres Zurücklegen von Gehstrecken oder Gehen auf
unebenem Terrain besteht eine 80 %-ige Arbeits- und Leistungsfähigkeit.

Ergänzend wurde die neurologische Untersuchung
durchgeführt, welche keine spezifischen Befunde ergab, insbesondere liegt keine
radikuläre Symptomatik vor. Es können chronische Spannungskopfschmerzen zur
Kenntnis genommen werden. Aus neurologischer Sicht ist die Arbeitsfähigkeit
nicht wesentlich eingeschränkt.

Aus allgemein-internistischer Sicht steht die
Adipositas im Vordergrund, welche mittel- und langfristig relevant ist für den
Gesundheitszustand, hinsichtlich Arbeitsfähigkeit diese jedoch nicht tangiert.

Aus psychiatrischer Sicht kann bei der Explorandin die
seit Jahren bestehende affektive Störung auch aktuell festgestellt werden. Es
ist über die Zeit gemittelt von einer mittelgradigen depressiven Episode
auszugehen bei einer rezidivierenden depressiven Störung. Intermittierend kommt
es zu schweren Auslenkungen, was dann auch jeweils zu kurzen Hospitalisationen
führte.

Neben der objektivierbaren depressiven Störung liegt
darüber hinaus jedoch eine ausgeprägte Regression vor, die von der depressiven
Störung zu trennen ist. Diese Regression erklärt, weshalb die Explorandin
überhaupt nichts mehr tut, weder ausserhäuslich noch häuslich. Sie wird durch
ihre Umgebung, insbesondere den Ehemann, wie ein kleines Kind von sämtlichen
Tätigkeiten entlastet. Die Arbeitsfähigkeit aus psychiatrischer Sicht ist
aktuell und über die Zeit gemittelt im Erwerbsbereich auf 50 % eingeschränkt.

Zusammenfassend resultiert aus interdisziplinärer
Sicht, dass bei der Explorandin in der angestammten Tätigkeit und in
Verweistätigkeiten von einer 50 %-igen Arbeits- und Leistungsfähigkeit
auszugehen ist. Die geringen Leistungseinbussen aus somatischer Sicht wirken
sich nicht additiv aus, da aus psychiatrischer Sicht bereits ein grosser
Pausenbedarf vorgegeben ist, der auch somatisch genutzt werden kann. Das Pensum
könnte über 6-8 Stunden pro Tag umgesetzt werden, je nach Möglichkeiten, bei
einem theoretischen Arbeitsplatz Pausen einzusetzen.

 

6.3  Beginn der Arbeitsunfähigkeit

Aufgrund der anamnestischen Angaben, unserer
Untersuchungsbefunde, der vorliegenden Dokumente sowie der früher attestierten
Arbeitsunfähigkeiten ist unsere Einschätzung der Arbeitsfähigkeit sicher seit
dem Gutachten im SAM vom September 2008 zu bestätigen.

 

6.4  Arbeitsfähigkeit im Haushalt und
Stellungnahme zur gemischten Methode 

Aufgrund der vorliegenden Akten scheint uns nicht ganz
klar, zu wie viel Prozent erwerbstätig die Explorandin eingestuft werden soll.
Letztlich muss die IV-Stelle dies vornehmen. Wir können die medizinisch-theoretischen
Grundlagen dazu liefern.

Aufgrund der objektivierbaren Befunde ist die
Arbeitsfähigkeit aus somatischer Sicht im Haushalt gering eingeschränkt. Die
Einschränkungen aus psychiatrischer Sicht wirken sich in häuslicher Umgebung
bei freier Zeiteinteilung deutlich weniger aus als im Erwerbsbereich. Zusammen
ist von einer Einschränkung im Haushalt von 30 % auszugehen. Eine adaptierte
Erwerbstätigkeit ist der Explorandin aus medizinisch-theoretischer Sicht neben
dem Haushalt zumutbar.

 

6.5  Stellungnahme zur Selbsteinschätzung
der versicherten Person 

Die Explorandin haIt sich für vollständig
arbeitsunfähig, was aufgrund der objektivierbaren Befunde weder somatisch noch
psychiatrisch nachvollzogen werden kann. Insbesondere aus psychiatrischer Sicht
ist der Explorandin weiterhin die Willensanstrengung zumutbar, einer somatisch
adaptierten Tätigkeiten zu 50 % nachzugehen.

Wie bereits oben dargelegt, besteht bei der Explorandin
eine ausserordentliche Regression und sie erfahrt im häuslichen Bereich einen
massiven sekundären Krankheitsgewinn. Die Einschätzung der
medizinisch-theoretischen, 50 %-igen Arbeitsfähigkeit ist abzüglich dieser
Regression, welche dafür verantwortlich ist, dass die Explorandin praktisch gar
nichts mehr tut.

 

6.6  Stellungnahme zu früheren ärztlichen
Einschatzungen

Die früheren ärztlichen Einschatzungen aus
rheumatologischer Sicht wurden im Abschnitt 4.2.7 kommentiert, diejenigen aus
neurologischer Sicht im Abschnitt 4.3.7, die aus psychiatrischer Sicht im
Abschnitt 4.1.8 und aus internistischer Sicht im Abschnitt 3.7.

 

6.7  Medizinische Massnahmen

Aus allgemein-internistischer Sicht und auch aus Sicht
des Bewegungsapparates empfiehlt sich eine deutliche Gewichtsreduktion. Aus
rheumatologischer Sicht wäre ferner theoretisch ein aktivierendes
Trainingsprogramm durchzuführen.

Aus psychiatrischer Sicht kann die ambulante Behandlung
weitergeführt werden. Es ist davon auszugehen, dass der psychiatrische Anteil
der Problematik bei der Explorandin grundsätzlich behandelbar ist, die
Regression jedoch nicht.

 

6.8  Berufliche Massnahmen

Bei der ausgeprägten Krankheits- und
Behinderungsüberzeugung der Explorandin können keine beruflichen Massnahmen
vorgeschlagen werden.

 

6.9  Zusammenfassung

Bei der Explorandin besteht in der
angestammten, allgemein in leichten bis selten mittelschweren, adaptierten
Tätigkeiten eine 50 %-ige Arbeits- und Leistungsfähigkeit. Medizinische Massnahmen
können der Verbesserung des Gesundheitszustandes zumindest aus
medizinisch-theoretischer Sicht dienen. Berufliche Massnahmen können keine vorgeschlagen
werden. (…)"

(…)" (doc. AI 287/31-33)

 

                                         Con
scritti 17 ottobre 2012 e 6 agosto 2013, entrambi indirizzati all’avv. __________,
il dr. __________ ha formulato le proprie critiche alla perizia dell’__________
e si è confermato nella sua valutazione (doc. AI 292/9-12 e 325/7-8).

 

                                         L’Ufficio
AI – considerate le risultanze
mediche suenunciate e ritenute le annotazioni 17 ottobre 2012, 8 aprile e 12
settembre 2013 dei medici SMR dr. __________ e dr.ssa __________ (doc. AI
289/1, 310/1-2 e 330/1-3; annotazioni, le ultime due, che hanno considerato il
rapporto di dimissione della __________ del 2 febbraio 2013 sub doc. AI 308/2-4
e lo scritto 16 agosto 2013 del dr. __________ indirizzato all’avv. __________
sub doc. AI 327/3-5) – con decisione
10 febbraio 2014 ha quindi riconosciuto il diritto alla rendita intera per il
periodo dal 1. aprile al 30 settembre 2008 e un quarto di rendita dal 1.
ottobre 2008 (doc. AI 345/1-3 e le motivazioni sub doc. AI 333/1-4).

 

                               2.8.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF
125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         In caso di perizia medico giudiziaria, il giudice – di principio – non
si scosta, senza ragioni imperative, dalle conclusioni del perito medico, il
cui compito é proprio quello di mettere a disposizione della giustizia le sue
specifiche conoscenze allo scopo di chiarire gli aspetti sanitari di una
determinata fattispecie (STF 8C_524/2008 del 2 aprile 2009 consid. 7.2 e
8C_103/2008 del 7 gennaio 2009 consid. 9, entrambe con riferimenti).

                                         Ragioni
che possono indurre a non fondarsi su tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia o altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (DTF 125 V 351, consid. 3b/aa, pag.
352 e sentenze ivi citate; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b/aa e riferimenti
citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25
febbraio 2003).

                                         Deve
tuttavia essere sottolineato che il perito giudiziario –contrariamente al
perito di parte o allo specialista che si     esprime sotto un’altra veste – ha
uno statuto speciale nel senso ch’egli esercita, in virtù del mandato
giudiziario che lo sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice
penale, una funzione qualificata al servizio della giustizia (STFA U 288/99 del
15 gennaio 2001, consid. 3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Quindi,
nell'ambito del libero apprezzamento delle prove, una perizia amministrativa
riveste un valore probatorio limitato rispetto ad una perizia giudiziaria (STFA
del 15 gennaio 2001 succitata, consid. 3a: "Ein
Administrativgutachten lässt sich somit hinsichtlich seines Stellenwerts im
Rahmen der Beweiswürdigung und Rechtsfindung nur sehr beschränkt mit einer
gerichtlich angeordneten Expertise vergleichen").

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI
o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici
esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie
conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti,
dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti
a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per
quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità,
l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento
medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti
di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche
per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti
esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro
utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e
alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi
medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che
a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è
stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con
riferimenti).

(…)" (STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

 

                                         Inoltre,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso
deve adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta (cfr.
in questo senso anche la STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012 consid. 3 e le
citate DTF 131 V 49 e 130 V 396) e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un
rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali
le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA inedita 27 settembre
2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurispru-denza in materia di valore probatorio
di rapporti medici, questo Tribunale non ha motivi imperativi per scostarsi
dalle conclusioni dei periti dell’__________ i quali hanno rilevato che “(…)
Es ist über die Zeit gemittelt von einer mittelgradigen
depressiven Episode auszugehen bei einer rezidivierenden depressiven Störung. Intermittierend
kommt es zu schweren Auslenkungen, was dann auch jeweils zu kurzen Hospitalisationen
führ-te. Neben der objektivierbaren depressiven Störung liegt darüber hinaus
jedoch eine ausgeprägte Regression vor, die von der depressiven Störung zu
trennen ist. Diese Regression erklärt, weshalb die Explorandin überhaupt nichts
mehr tut, weder ausserhäuslich noch häuslich. Sie wird durch ihre Ehemann, wie
ein kleines Kind von sämtlichen Tätigkeiten entlastet. Die Arbeitsunfähigkeit
aus psychiatrischer Sicht ist aktuell und über die Zeit gemittelt im
Erwerbsbereich auf 50% eingeschränkt. Zusammenfassend resultiert aus interdisziplinärer
Sicht, dass bei der Explorandin in der angestammten Tätigkeit und in Verweistätigkeiten
von einer 50 %-igen Arbeits- und Leistungsfähigkeit auszugehen ist. Die geringen
Leistungseinbussen aus somatischer Sicht wirken sich nicht additiv aus, da aus
psychiatrischer Sicht bereits ein grosser Pausenbedarf vorgegeben ist, der auch
somatisch genutzt werden kann. Das Pensum konnte über 6-8 Stunden pro Tag
umgesetzt werden, je nach Möglichkeiten, bei einem theoretischen Arbeitsplatz
Pausen einzusetzen. […] Aufgrund der anamnestischen Angaben, unserer Untersuchungsbefunde,
der vorliegenden Dokumente sowie der fruher attestierten Arbeitsunfähigkeiten
ist unsere Einschätzung der Arbeitsfähigkeit sicher seit dem Gutachten im SAM
vom September 2008 zu bestätigen (…)” (doc.
AI 287/32).

                                         Gli
stessi periti dell’__________, al preciso quesito posto da questo Tribunale del
seguente tenore: “(…) La signora RI 1 è stata già peritata in ambito SAM
(anche) sul piano reumatologico e neurologico (perizie pluridisciplinari del
SAM del 29 settembre 2008 [doc AI 73/1-21] e del 1. ottobre 2010 [doc.
AI 201/1-57]). Tenuto conto delle valutazioni neurologiche 12 settembre 2008
del dr. __________ (doc. AI 73/28-20), 22 aprile 2010 del dr. __________ (doc.
AI 205/64-67), e di quelle reumatologiche 25 agosto 2008 e 28 aprile 2010 del
dr. __________ (doc. AI 73/31-37 e 205/58/63), sulla base di una valutazione globale
da effettuarsi se del caso in collaborazione con i colleghi della __________
specialisti in reumatologia e neurologia dica il perito quale è stata
l'evoluzione, dall'aprile 2008 a oggi, della capacità lavorativa complessiva della
signora RI 1 quale casalinga, nella sua professione abituale e in un'attività adeguata?
(…)” (cfr. doc. AI
287/36-37), hanno confermato che “(…) Seit dem April 2008 ist aus somatischer
Sicht von einer relativ unveränderten Situation auszugehen, auch betreffend die
Arbeitsfähigkeit. Auch in angepasster Tätigkeit ist bei rezidievierenden
depressiven Störung über die Zeit gemittelt vor einer unveränderten Situation
auszugehen. (…)” (doc. AI 287/37).

 

                                         Quanto
alle critiche alla perizia dell’__________ formulate dal dr. __________ nello
scritto del 17 ottobre 2012 indirizzato all’avv. __________ (cfr. doc. AI
292/9-12), questo Tribunale rileva quanto segue.

                                         Lo
specialista ha contestato le diagnosi poste e –
addotto che “(…) In queste frasi viene evocato il concetto di “regressione”
che troverà spazio anche nelle conclusioni finali. Esso viene considerato
“krankheitsfremd” e non correlato alla riconosciuta (ancorché in modo
inadeguato, a parer mio) sindrome depressiva. A mio avviso, questa esclusione
(che ha influenze sulle conclusioni peritali) deve essere chiaramente motivata.
L’aspetto regressivo non è, a parer mio, indipendente dalla depressione ma ne è
un sintomo o, semmai, una conseguenza e complicanza. È vero che esso è
condizionato anche dalla relazione paziente-marito, ma, perlomeno in un’ottica
sistemica (che – preciso – non è la mia, anche se é indispensabile utilizzarla
in questo ambito), rientra nella psicopatologia da valutare e, se proprio non
la si vuole comprendere sotto la diagnosi di “depressione”, andrebbe allora
segnalata separatamente e codificata con i codici Z dell’ICD-10. Ma queste
frasi contengono un altro punto dolente, vale a dire il riferimento alle
“Eigenkräfte der Explorandin”, che andrebbero rinforzate. La collega __________
dovrebbe però, per prima cosa, dimostrare che esse esistono e che non sono
state cancellate (o perlomeno neutralizzate) dalla sindrome depressiva.
Postulare “Eigenkräfte” di cui da anni e malgrado intensi sforzi terapeutici
ambulanti e stazionari, non si è vista l’azione, è una sorta di “petito
principi”, che si ritrova più avanti, nelle conclusioni peritali, quando si
parla di “zumutbare Willensanstrengung”, un concetto ricorrente nella medicina
assicurativa ma talmente vago e nebuloso da essere, sul piano pratico, utile
soltanto se lo si accetta acriticamente. Altrimenti, davanti alla richiesta di
definire il concetto di volontà (per non parlare di quello ancora più complesso
di “zumutbare Willensanstrengung”), l’intero discorso rischia di diventare una
difficile e probabilmente inconcludente disputa filosofica. […] È bene che si
sia precisato che la valutazione della capacità lavorativa avviene da un unto
di vista medico-teorico. Ma, purtroppo, l’assicurata non è un’entità teorica ma
una realtà pratica, la cui incapacità lavorativa non è semplicemente una
questione di opinione, ma qualcosa di alquanto più complesso e concreto. Da
questo punto di vista (che credo di aver già espresso nella mia perizia e nel
rapporto successivo) mi sembra molto contestabile l’espressione utilizzata
nelle conclusioni peritali, in cui si cita una “ausgeprägte Krankheits- und
Behinderungsüberzeugung der Explorandin”, considerate come qualche cosa di
separato dal suo vissuto depressivo. Mi chiedo come facciano i periti a
sostenere questa loro tesi. Essa ci viene presentata come un’evidenza, ma, a
mio avviso, non lo è per nulla. La “Krankheits- und Behinderungs-überzeugung” è
sicuramente in relazione con gli aspetti regressivi e può esserlo anche con il
(miserrimo!) “tornaconto secondario della malattia”, ma niente ci impedisce,
soprattutto alla luce dei molti anni ormai trascorsi dall’inizio del disturbo,
di considerarla così radicalmente intricata con esso da farne parte, sempre che
non sia un’emanazione diretta (o un sintomo). (…)” (doc. AI 292/10-11) – ha così concluso: “(…) Alla luce di
quanto detto sopra, si vede come qui venga presentato un “teorema” che si basa
sul presupposto non dimostrato che la “ausserordentliche Regression” non sia
espressione della malattia e che il “tornaconto” (ripeto: miserrimo, secondo
me) sia in realtà “massiv”. Diventa a questo punto facile sostenere che, tolti
questi due elementi (postulati ma non dimostrati), la capacità lavorativa, dal
punto di vista medico-teorico, è del 50%; ma quale sarebbe se, invece, non si
procedesse a questa (secondo me del tutto indebita) sottrazione? Faccio notare
che in risposta al quesito 4) della parte ricorrente si insiste sull’idea che
“die Regression, krankheits-fremd, führt zu einer tatsächlich schlechten
Prognose zur Wiedereingliederung, ist jedoch nicht medizinisch begründ-bar”;
un’affermazione che meriterebbe davvero di essere sostanziata con qualche
argomento non “ex cathedra”. (…)” (doc. AI 292/12).

                                         Nella
succitata STCA del 12 gennaio 2010 (cfr. consid. 1.2 e doc. AI 297/36;
giudizio, questo, cresciuto incontestato in giudicato e dal quale non vi è motivo
per scostarsi) questo Tribunale aveva già puntualizzato che:

 

" 
(…)

Il TCA rileva innanzitutto che – come del
resto evidenziato dallo stesso dr. __________ nel rapporto 17 ottobre 2012: “(…)
Osservo dapprima che negli atti considerati sono menzionati la mia perizia del
24.07.2009, i miei rapporti del 28.07.2009, 7.03 e 24.05.2011 e il mio scritto
del 26.08.2009. (…)” (XXXIV/bis) – i periti dell’PE 1 si sono espressi considerando tutte
le prese di posizione del dr. __________.

(…)

Quanto alle valutazioni del dr. __________ che, nel
rapporto 17 ottobre 2012 (XXXIV/bis), tra l’altro, ha eccepito che la
regressione andrebbe correlata alla sindrome depressiva, che le “Eigenkräfte” sarebbero
state cancellate (o perlomeno neutralizzate) dalla sindrome depressiva, che la
“Krankheits- und Behinderungsüberzeugung” sarebbe così radicalmente intricata
con il quadro depressivo da farne parte e che il mancato miglioramento/guarigione
non sarebbe imputabile soltanto alla regressione e al miserrimo tornaconto
secondario, questo Tribunale rileva che le medesime esprimono una diversa
valutazione in quanto tale insufficiente per poter mettere in discussione le risultanze
della perizia giudiziaria PE 1

(…)" (doc. AI 297/28 e 297/30)

 

                                         Va
qui ancora evidenziato che per l’assicurazione invalidità non è importante la
diagnosi ma le sue conseguenze sulla capacità lavorativa (in argomento STF
9C_49/2012 del 12 luglio 2012 consid. 6 con riferimenti) e che non spetta alla
giurisdizione delle assicurazioni sociali decidere su divergenze mediche
scientifiche ma unicamente di stabilire nel caso concreto il diritto alle prestazioni
secondo le circostanze e tenuto conto delle opinioni mediche (cfr. STF
8C_874/2011 del 20 gennaio 2012 consid. 5.2 e rinvio alla DTF 134 V 231 consid.
5.3 pag. 234).

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo al rapporto di
dimissione del 26 febbraio 2013 concernente la degenza dal 21 settembre 2012 al
30 gennaio 2013 (doc. AI 308/2-4), agli scritti del 6 agosto 2013 del dr. __________
(doc. AI 325/7-8) e del 16 agosto 2013 del dr. __________ (doc. AI 327/3-5) e
all’ulteriore documentazione medica prodotta nella procedura ricorsuale.

                                         Al
riguardo questo Tribunale rileva infatti quanto segue.

 

                                         I
medici della Clinica __________, nel rapporto di dimissione del 26 febbraio
2013 concernente la degenza dal 21 settembre 2012 al 30 gennaio 2013 (doc. AI
308/2-4), non si sono confrontati con le conclusioni dei periti dell’ __________
visto che non disponevano di tale reperto: “(…) Due mesi fa la paziente ha
eseguito una perizia a __________ richiesta dal TAF [ndr. recte TCA] di
cui attende l’esito. (…)” (doc. AI 308/3). Dal succitato rapporto risulta
inoltre che gli stessi medici –
poste le diagnosi di “(…) •Disturbo depressivo ricorrente, episodio
di media gravità (ICD-10 GM F33.1) • Disturbo somatoforme da dolore
persistente (ICD-10 GM F45.40) • Problemi nella relazione con il coniuge
(ICD-10 Z63.0) (…)” (doc. AI 325/4) –
quanto al motivo del ricovero hanno rilevato che “(…) I problemi relazionali
in concomitanza con il recente suicidio di una giovane vicina di casa avrebbero
riattivato i pensieri di morte. Giunge per un ricovero protettivo in cui avere
un distacco dal coniuge e rivalutare la terapia. (…)” (doc. AI 308/4).

 

                                         Nello
scritto del 6 agosto 2013 (doc. AI 325/7-8) il dr. __________, FMH in psichiatria
e psicoterapia, si è confermato nella propria valutazione adducendo, in particolare,
che “(…) sono sempre convinto della mia valutazione (diagnostica e
prognostica – sempre che nel frattempo non siano sopraggiunti fatti a me
ignoti) che non è stata confutata da nessuno, nemmeno dalla perizia “__________”,
a proposito della quale mi sono espresso nel mio scritto del 17.19.2012. (…)” (doc.
AI 325/7).

                                         Al
riguardo, nella STCA del 12 gennaio 2010 (doc. AI 297/1-36), questo Tribunale
aveva rilevato che “(…) Giova inoltre ricordare alla ricorrente che, contrariamente
a quello che sembra essere l’assunto dello psichiatra da essa privatamente interpellato
(cfr. osservazioni 17 ottobre 2012 del dr. __________, pag. 2, sub XXXIV), le
valutazioni specialistiche rese da quest’ultimo non godono, dal profilo
istruttorio, di alcuna presunzione di fedefacenza e concludenza ai fini probatori,
nel senso che non possono essere aprioristicamente considerate siccome decisive
ai fini del giudizio sintanto che non venga provato il contrario. (…)”
(doc. AI 297/35).

                                         Nell’ulteriore
scritto del 22 aprile 2014 il dr. __________ –
ribadita la superficialità della perizia dell’__________ e confermate le
proprie diagnosi – ha poi concluso
che “(…) per quanto riguarda la capacità lavorativa della signora RI 1, la ritengo
nulla (perlomeno lo era al momento della mia valutazione – cfr. perizia, pagine
33-34, ad 5.) Ho già motivato questa mia valutazione nella perizia e negli
scritti successivi (28.07.2009, 26.08.2009, 7.03.2011, 24.05.2011, 3.10.2011 e
6.08.2013). (…)” (doc. D).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nello scritto del 21 maggio
2014, si è confermato nel suo precedente scritto del 16 agosto 2013 osservando,
in particolare, che “(…) come già attestato precedentemente, le conclusioni
sopra formulate non corrispondono alle condizioni cliniche che la paziente
manifesta ormai cronicamente da anni e soprattutto alle sue capacità funzionali
residue. (…)” (doc. E).

                                         Lo
stesso specialista, nello scritto del 16 agosto 2013 (doc. AI 327/3-5), aveva
addotto, tra l’altro, che “(…) Non concordo con la diagnosi posta dai
colleghi periti di __________ perizia __________ settembre 2012) poiché almeno
da allora, epoca in cui è avvenuto l’ultimo ricovero in ambito psichiatrico,
durato ben quattro mesi, la diagnosi più correttamente ponibile pare essere
qualla di Episodio depressivo grave (ICD-10:F33.2) con Disturbo somatoforme
persistente (ICD-10:F45.4). […] La tendenza clinica evidente è quella di un
progressivo impoverimento e declino generale. Nei contenuti del pensiero
albergano solo idee di rovina e colpa (per la propria condizione) che si
esprimono in un’inca-pacità assoluta di provare piacere; infatti non è presente
alcuna progettualità futura. Le idee di morte sono una costante, affatto semplice
da gestire ambulatorialmente. Il ritiro sociale è marcato e interrotto
solamente dagli appuntamenti con i sanitari. Nell’ultimo periodo si è
registrato anche un calo ponderale marcato di quasi 10 kg. È profondamente rallentata, intorpidita sotto il profilo psico-fisico. Deambula costantemente
in modo insicuro attraverso l’ausilio di un bastone e ha un’evidente impotenza
funzionale all’arto superiore destro che porta appeso al collo, come se fosse
un corpo estraneo. (…)” (doc. AI 327/4-5).

                                         Va
qui rilevato che il dr. __________, prima della perizia dell’A__________ del 20
settembre 2012 basata sulle visite del 2 e 3 luglio 2012 (cfr. doc. AI
287/2-37), nel rapporto medico del 17 gennaio 2012 (doc. AI 276/2-5), aveva già
evidenziato che “(…) Lo stato psicopatologico della paziente che conosco e
seguo già da anni, quando la conobbi in Clinica __________ Cantonale, si
mantiene inesorabilmente scompensato sul piano affettivo. Non ho avuto occasione
di registrare che fugaci periodi (di pochi gg) in cui la paziente fosse
apprezzabilmente migliorata. Il dolore coronico esercita un’azione condizionante
e di disturbo battente. Il tono dell’umore è ormai stabilmente orientato al
polo negativo con periodi in cui la situazione peggiora ulteriormente fino al manifestarsi
di un nuovo episodio depressivo conclamato come l’ultimo scorso. Il quadro
clinico si è caratterizzato per un ulteriore peggioramento con perdita
d’interesse e piacere per le piccole cose che ritiene le siano rimaste. Si è
accompagnata l’emergenza di idee suicidali con progettualità dubbia. Con il ricovero
la situazione sarebbe leggermente migliorata se non altro per il riassorbimento
delle idee di morte sebbene presenti un umore costantemente depresso. La
situazione peggiora quando la pressione dei dolori cronici aumenta. La funzionalità
del corpo appare ormai limitata. Si muove con grande difficoltà e lentezza a
dimostrare un’età biologica più vicina al doppio della propria età cronologica.
Il braccio destro è percepito e percepibile come un corpo estraneo tenuto adosso
al tronco a scopo antalgico. Le crisi di pianto sono frequenti a testimonianza
di una particolare labilità emotiva. Non vi è progettualità futura. Vi sono preoccupazione
per la salute e le condizioni economiche della famiglia. (…)” (doc. AI
276/2-3).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna, nello scritto 4 marzo 2014, circa la
perizia dell’__________, ha osservato: “(…) concordo con le diagnosi poste,
non concordo invece con la limitazione dell’attività lavorativa al 50%. (…)”
concludendo che “(…) reputa la signora RI 1 in qualità di cameriera
d’albergo inabile al lavoro al 100% da quando è in mia cura, e cioè dal maggio
2011. Dagli atti a disposizione ritengo però che l’inabilità lavorativa possa
essere fatta iniziare il 1.6.2007 e persistere inalterata al 100% fino ad ora.
(…)” (doc. C/1). Al riguardo il dr. __________, oltretutto non specialista
in materia, non si é confrontato debitamente con la perizia dell’__________ e
ha attestato un’inabilità lavorativa totale e costante precedente alla perizia
giudiziaria.

 

                                         Anche
i medici SMR dr. __________ e dr.ssa __________, avuto riguardo al rapporto di
dimissione della Clinica __________ del 26 febbraio 2013 (doc. AI 308/2-4),
nelle annotazioni 8 aprile e 12 settembre 2012 (doc. AI 310/1-2 e 330/1-3)
hanno concluso che “(…) dall’attuale documentazione non risulta una
sostanziale modifica dello stato di salute. La diagnosi è rimasta invariata
rispetto alla valutazione peritale. La degenza presso la __________ era primariamente
dettata dalla necessità di un distacco dal coniuge. Quindi nessuna modifica
dello stato di salute, assenza degli estremi per giustificare la dipendenza
regolare da terzi. (…)” (doc. AI 310/2) e che “(…) il ricovero è stato
motivato da un quadro depressivo medio-grave (alla dimissione confermato un quadro
di depressione media) sulla base di dolori mialgici e articolari invalidanti,
paura di gesto anticonservativo, ancora presente conflittualità con il coniuge.
Dalla lettera di dimissione della Clinica __________ a mio giudizio è chiaro
che alla base del ricovero vi siano motivazioni sociali (conflittualità con il
coniuge, problemi relazionali in concomitanza con il recente suicidio di una
giovane vicina di casa che hanno riattivato pensieri di morte). La motivazione
del ricovero è “… Giunge per un ricovero protettivo in cui avere un distacco
dal coniuge e rivalutare la terapia”. Si legge anche “… si è trattato di un
lungo ricovero in cui ci siamo confrontati con una donna deflessa, esasperata
dalla conflittualità con il marito da cui però dipende completamente…
L’im-possibilità di lavorare secondariamente comporta delle difficoltà
economiche accentuate dal mancato riconoscimento del proprio stato di salute da
parte degli organi competenti… Le difficoltà economiche sono motivo di
discussione con il coniuge che accentua i sentimenti di inutilità della donna…”
viene descritto un decorso caratterizzato da un miglioramento del tono
dell’umore, dimessa in parziale compenso psichico. È da rilevare che indicano
che le dinamiche familiari meritano sostegno ambulatoriale. (…)” (doc. AI 330/2).

                                         Quanto
allo scritto 6 agosto 2013 del dr. __________ (doc. AI 325/7-8) gli stessi
medici SMR, nell’annotazione del 12 settembre 2013, hanno rilevato: “(…)
conferma la propria valutazione. Chiede in che lingua la perizia __________ è
stata effettuata e ritiene che la sua valutazione non sia stata confutata da
nessuno, nemmeno dalla perizia __________ sulla quale si è espresso nel suo
scritto del 17.10.2012. Sulla questione grandi invalidi può ammettere che forse
le condizioni non sono completamente soddisfatte. (…)” (doc. AI 330/2).

                                         Sempre
nelle annotazioni 12 settembre 2013 i suddetti medici SMR, in merito allo
scritto 16 agosto 2013 del dr. __________ (doc. AI 327/3-5), hanno infine
concluso che “(…) i limiti definiti dal Dr. __________ erano già presenti nelle
valutazioni peritali agli atti e così anche nella descrizione della giornata vi
era un aiuto del coniuge ad es. nella cura di sé. Si nota che durante il lungo
ricovero a __________ non viene segnalata nessuna necessità di aiuto. Nella sentenza
TCA [ndr. si riferisce alla STCA del 10 dicembre 2012 sub doc. AI 297/1-36]
viene rilevato [che] gli scritti del Dr. __________ sono stati
considerati e che i periti dell’__________ si sono espressi considerando tutte
le posizioni del Dr. ____________________. Per quanto riguarda l’aspetto
somatico non viene riportata nuova documentazione, esso era già stato valutato
in corso di perizia __________, perizia eseguita con l’ausilio di un
interprete. In conclusione si conferma un quadro clinico invariato e l’assenza
degli estremi per l’assegna-zione di un assegno grandi invalidi. (…)” (doc.
AI 330/2-3).

 

                                         Dalle
suesposte risultanze mediche risulta che i citati sanitari, confermandosi nelle
rispettive precedenti conclusioni, si sono confermati nelle loro valutazioni
senza tuttavia attestare un peggioramento dello stato di salute e/o addurre
validi motivi atti ad indurre questo Tribunale a scostarsi dalla perizia giudiziaria
dell’__________ a cui, lo si ribadisce, va riconosciuta forza probatoria piena.

 

                                         In
questo senso l’assunzione delle ulteriori prove indicate dalla ricorrente va
disattesa.

                                         In
particolare, la domanda di allestimento di una nuova perizia giudiziaria – pur volendo prescindere dal fatto che il
TF nella STF 9C_267/2013 del 27 maggio 2013 ha rilevato che “(…) A tal riguardo occorre ricordare che anche tenendo conto della più
recente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, nelle
procedure concernenti l'assegnazione o il rifiuto di prestazioni di
assicurazioni sociali non sussiste un diritto formale di essere sottoposto a
perizia medica esterna da parte dell'ente assicuratore - e tanto meno a una perizia
giudiziaria -, una tale perizia dovendo unicamente (ma pur sempre) essere
ordinata qualora sussistano dubbi - anche solo minimi - riguardo all'attendibilità
e alla concludenza delle attestazioni mediche interne dell'assicurazione (DTF
135 V 465). (…)” (STF 9C_267/2013 del 27 maggio 2013
consid. 2.2) – va respinta.

                                         Quanto
all’edizione delle cartelle mediche la stessa non appare necessaria ai fini del
giudizio e l’audizione dei menzionati dottori non porterebbe a diverse
valutazioni rispetto a quelle figuranti nei rispettivi atti medici in buona
parte già considerati dai periti dell’__________.

                                         In
particolare, per quanto riguarda la chiesta audizione del dr. __________ (cfr.
consid. 1.6.), va qui ribadito che detto sanitario ha potuto esprimersi esaurientemente
e in particolare nelle menzionate valutazioni di cui agli scritti indirizzati
all’avv. __________ del 17 gennaio 2012, del 16 agosto 2013 e del 21 maggio
2014 (doc. AI 276/2-5 e 327/3-5 e doc. E).

                                         Giova
qui ricordare che quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero più modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223
consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non
lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (STF 9C_18/2010 del 7 ottobre
2010 consid. 5.4; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                             2.10.   In
merito alla valutazione economica va osservato quanto segue.

 

                                         Questo
Tribunale rileva innanzitutto che –
a prescindere dal fatto che, nella succitata STCA del 13 ottobre 2009 (cfr. consid.
1.1 e doc. AI 141/1-28; giudizio, questo, cresciuto incontestato in giudicato e
dal quale non vi è motivo per scostarsi) questo Tribunale aveva già concluso
che “(…) per il calcolo del reddito da valido è possibile considerare solo
il salario conseguito per l’attività a tempo pieno di cameriera ai piani e che,
conformemente alla giurisprudenza federale (STF 8C_652/2008 dell’8 maggio 2009
non ancora pubblicata e STF 8C_44/2008 del 3 giugno 2009, consid. 3.3), nel
caso concreto non va applicato alcun gap salariale. (…)” (doc. AI 141/26) –, nel 2008 (anno rilevante visto che è nel
corso dello stesso che la rendita intera è stata ridotta ad un quarto), il
reddito da valido dell’assicurata quale cameriera ai piani sarebbe stato di fr.
45'131.21 (fr. 3'350.-- x 13 mensilità come da contratto di lavoro sub doc. AI
11/2, aggiornati al 2008 aumentandoli del 1.4% per il 2007 e del 2.2% per il
2008; cfr. la tabella B10.2, ramo 55-56, servizi di alloggio e ristorazione, pubblicata
il La Vie économique 6-2012 pag. 95). Questo salario è inferiore nella misura
dell’1.79% rispetto alla media dei salari svizzeri per un’attività equivalente
pari a fr. 45'952.20 (fr. 3'647.--
[cfr. tabella TA1, donne settore 4, ramo economico 55 alberghi e
ristoranti], riportati su 42 ore [cfr. la tabella B9.2, settore I
alloggio e ristorazione, pubblicata in La Vie économique 6-2012 pag. 94] e moltiplicati per 12)
e non giustifica pertanto l’applicazione di alcun gap salariale. Va infatti
ricordato che quando il reddito da valido differisce considerevolmente dal
salario statistico riconosciuto nello specifico settore economico, il TF ha nel
frattempo stabilito, anche in casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che se il guadagno effettivamente
conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario statistico usuale nel settore,
esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid.
4 pag. 325 e può giustificare – soddisfatte le ulteriori condizioni – un
parallelismo dei redditi di paragone, fermo restando però che questo parallelismo
si effettua soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5% (DTF
135 V 297 e STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid. 5.5).

 

                                         Utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2008 un’attività
semplice e ripetitiva, livello di qualifica 4, avrebbe potuto realizzare un reddito annuo ipotetico da invalido di fr. 51'367.68 (fr.
4’116.-- riportati aumentati su 41.6 ore [cfr. la tabella
B9.2, pubblicata in La Vie économique 6-2012 pag. 94] e moltiplicati
per 12 [ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr.
STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a]).

                                         L’Ufficio
AI – quanto alla questione a
sapere se, e se del caso in quale misura, al salario teorico statistico vada
applicata una riduzione – ha
interpellato il consulente in integrazione professionale che nel rapporto
finale del 17 marzo 2011 ha concluso:

 

" 
(…)

Situazione:

Rapporto CIP del 11.09.2007 basato sul raporto SMR del
13.06.2007 viene calcolato un grado di invalidità del 22%, dove la CL in
attività adeguate era del 100% e le limitazioni funzionali erano di tipo
organico:

-      
non può sollevare pesi e
lavorare con il braccio destro elevato oltre l’orizzontale.

Quindi le riduzioni sul reddito da invalido del 10% (5%
per attività leggera e 5% per età) effettuate dal CIP in quel momento erano
giustificate.

 

Mentre che nel rapporto CIP del 28.02.2008 basato sul
rapporto SMR del 29.01.2008 si evince un grado di invalidità del 42% a sguito
di limitazioni funzionali di origine psicologia con la seguente diagnosi:

-      
sindrome depressiva
ricorrente, episodio attuale di media gravità

La CL veniva valutata del 50%.

Con queste limitazioni funzionali derivanti da fattori
psicologici, le riduzioni sul reddito da invalido indicate nel rapporto del 11.09.2007
non hanno luogo di essere considerate, visto che sono già considerate nella
riduzione globale della CL residua del 50%.

 

Si reputano corrette entrambe le valutazioni del 2007 e
2008 della mia collega.

(…)" (doc. AI 234/1)

 

                                         Questo
Tribunale – ricordato che,
chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima
che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza
valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 137 V 73 consid. 5.2; 126 V 80 consid. 5b/cc) – non ha motivo per scostarsi dalla
valutazione del consulente in integrazione professionale che (dal momento in
cui è subentrato un grado d’invalidità di origine psichiatrica) ha concluso: “(…)
Con queste limitazioni funzionali derivanti da fattori psicologici, le
riduzioni sul reddito da invalido indicate nel rapporto dell 11.09.2007 non
hanno luogo di essere considerate, visto che sono già considerate nella
riduzione globale della CL residua del 50%. (…)” (doc. AI 234/1).

                                         Ritenuta
una capacità lavorativa del 50% in un’attività adeguata il reddito ipotetico da
invalido ammonta quindi a fr. 25'683.84 (fr. 51'367.68 x
50% = fr. 25'683.84).

 

                                         Ritenuti
un reddito da valido di fr. 45'131.21 e da invalido di fr. 25'683.84, si ottiene un grado d’invalidità del 43% ([45'131.21 -
25'683.84] x 100 : 45'131.21 = 43.09% arrotondato al 43% secondo la
giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2).

 

                                         Anche
se, per pura ipotesi di lavoro, si volesse applicare la riduzione del 10%,
riconosciuta dal consulente in integrazione professionale nel primo rapporto
finale dell’11 settembre 2007 (cfr. doc. AI 21/1-2), non si raggiungerebbe un
grado d’invalidità tale da riconoscere una rendita superiore al quarto.
Infatti, in questa evenienza il reddito da invalido ammonterebbe a fr.
23'115.45 (51'367.68 x 50% ridotti del 10% = fr.
23'115.45) e il grado d’invalidità sarebbe del 49% ([45'131.21 - 23'115.45] x
100 : 45'131.21 = 48.78% arrotondato al 49% secondo la succitata giurisprudenza).

 

                                         In
ogni caso non può essere riconosciuta la riduzione del 20% così come preteso
dall’insorgente al punto 8 del ricorso. In effetti, secondo la giurisprudenza,
una donna parzialmente abile al lavoro non riceve un salario proporzionalmente
inferiore rispetto ad una abile al 100%. L’Alta Corte, nella STF
9C_160/2014 del 30 giugno 2014, ha confermato che “(…) le critère du taux
partiel d'activité ne constitue pas un élément pertinent dans le cas d'espèce:
dans à peu près tous les cas de figure distingués en fonction du degré d'occupation
et du niveau de qualifications, les femmes exerçant une activité à temps
partiel ne gagnent souvent pas, d'après les statistiques, un revenu moins élevé
que les personnes travaillant à plein temps (cf. arrêt 8C_379/201 du 26 août
2011 consid. 4.2, in SVR 2012 IV n° 17 p. 78 et résumé dans RSAS 2012 p. 71). (…)”
(STF 9C_160/2014 del 30 giugno 2014 consid. 5.3).

                                         Riguardo
all’età (al momento della perizia del SAM del 29 settembre 2008, perizia
confermata nella perizia giudiziaria del 20 settembre 2012 dell’__________ e
sulla base della quale è stata stabilita la riduzione della rendita con effetto
dall’ottobre del 2008, l’assicurata aveva 48 anni), sempre nella
succitata sentenza, il TF ha evidenziato che “(…) En ce
qui concerne ensuite le critère de l'âge retenu par l'autorité cantonale de
recours pour motiver la déduction sur le revenu d'invalide, l'âge de 46 ans -
en 2010 - ne peut pas être considéré comme un facteur qui obligeait l'intimée à
mettre en valeur sa capacité de travail résiduelle sur le marché du travail à
des conditions économiques plus défavorables que la moyenne, soit entraînait un
désavantage salarial. Comme le reconnaît la juridic-tion cantonale, l'âge de 46
ans ne correspond de loin pas à celui ouvrant le droit à une rente de l'assurance-vieillesse
et survivants, de sorte qu'on ne saurait parler d'un âge avancé déterminant. La
simple affirmation que l'âge de 46 ans constitue un facteur pénalisant pour une
assurée cherchant une activité manuelle pour la première fois à cet âge-là ne
suffit pas à démontrer qu'il entraîne une baisse de salaire dans la catégorie
d'activités visées. (…)” (STF 9C_160/2014 del 30 giugno 2014 consid.
5.2).

                                         Quanto
alla scarsa scolarizzazione, all’assenza di una formazione professionale e alle
difficoltà linguistiche, il TCA sottolinea di avere già più volte stabilito, in
linea con la giurisprudenza federale, che anche degli assicurati analfabeti e
privi di formazione, costretti ad abbandonare la loro originaria professione,
di tipo manuale, a causa del danno alla salute, possono reperire sul mercato
generale del lavoro un’attività fisicamente leggera e che non
presupponga particolari attitudini intellettuali (vedi, tra le altre, la STCA
32.2013.133 del 1. aprile 2014 consid. 2.8 e la 32.2013.117 del 4 febbraio 2014
consid. 2.9 e riferimenti).

                                         Infine,
va rilevato che nemmeno sono dati i presupposti (55 anni compiuti o assicurato
al beneficio di una rendita da 15 anni almeno) per ammettere la necessità di
misure d’ordine professionale prima di ridurre la rendita. Il TF, nella STF
9C_920/2013 del 20 maggio 2014, ha confermato che “(…) La
jurisprudence considère qu'il existe des situations dans lesquelles il convient
d'admettre que des mesures d'ordre professionnel sont nécessaires, malgré
l'existence d'une capacité de travail médico-théorique. Il s'agit des cas dans
lesquels la réduction ou la suppression, par révision (art. 17 al. 1 LPGA) ou reconsidération
(art. 53 al. 2 LPGA), du droit à la rente concerne une personne assurée qui est
âgée de 55 ans révolus ou qui a bénéficié d'une rente pendant quinze ans au
moins. Cela ne signifie pas que la personne assurée peut se prévaloir d'un
droit acquis dans le cadre d'une procédure de révision ou de reconsidération;
il est seulement admis qu'une réadaptation par soi même ne peut, sauf
exception, être exigée d'elle en raison de son âge ou de la durée du versement
de la rente (arrêt 9C_228/2010 du 26 avril 2011 consid. 3.3 et 3.5, in SVR 2011
IV n° 73 p. 220; voir également arrêt 9C_254/2011 du 15 novembre 2011 consid. 7). (…)” (STF 9C_920/2013 del 20 maggio 2014 consid. 4.4).

 

                             2.11.   Non
è contestato il diritto ad una rendita intera dal 1. giugno 2007 al 30 settembre
2008.

                                         L’insorgente
postula infatti il riconoscimento del diritto alla rendita intera anche dopo il
30 settembre 2008 (cfr. consid. 1.4).

 

                                         Vista
l’annotazione del 17 ottobre 2012 nella quale il dr. __________, ritenuta la
perizia giudiziaria dell’__________ del 20 settembre 2012, ha esposto la seguente valutazione della capacità lavorativa:

 

" 
(…)

Evoluzione della CL sulla base delle perizie e
dell’assicurazione __________:

 

inizio IL lunga durata 22.6.2006

100% dal 22.6.2006

50% dal 25.7.2006

100% dal 1.8.2006

50% dal 23.8.2006

100% dal 1.9.2006

50% dal 1.2007

100% dal 7.1.2008 al 6.5.2008 per ricovero

50% dal 7.5.2005

100% dal 1.6.2008 al 28.6.2008 per ricovero ospedaliero

50% dal 29.6.2008

(…)" (doc. AI 289/1)

 

                                         questo
Tribunale deve concludere che dal 29 giugno 2008 vi è stato un miglioramento
della salute, ritenuto che da allora la capacità lavorativa, fino ad allora (fatte
salve brevi interruzioni) nulla è aumentata al 50%.

                                         Va
al riguardo ricordato che secondo i periti dell’__________ “(…) Aufgrund der anamnestischen Angaben, unserer Unterschungsbefunde,
der vorliegenden Dokumente sowie der früher attestierten Arbeitsunfähigkeiten
ist unsere Einschätzung der Arbeitsfähigkeit sicher seit dem Gutachten im SAM
vom September 2008 zu bestätigen. (…)” (doc. AI
287/32) e che “(…) Seit dem April 2008 ist aus
somatischer Sicht von einer relativ unveränderten Situation auszugehen, auch
betreffend die Arbeitsfähigkeit. Auch in angepasster Tätigkeit ist bei rezidievierenden
depressiven Störung über die Zeit gemittelt vor einer unveränderten Situation
auszugehen. (…)” (doc. AI 287/37).

 

                                         Di
conseguenza, viste le suesposte risultanze economiche (cfr. consid. 2.10), è a
giusto titolo che l’Ufficio AI ha ridotto la rendita intera ad un quarto con effetto
dal 1. ottobre 2008 (3 mesi dopo l’attestata capacità lavorativa del 50% in un’attività
adeguata dal 29 giugno 2008; cfr. art. 88a cpv. 1 OAI).

 

                                         Questo
Tribunale rileva inoltre che in seguito vi sono state le seguenti degenze
ospedaliere: dal 23 luglio al 20 agosto 2009 (cfr. doc. AI 180/5-6); dal 24 ottobre
2009 al 29 gennaio 2010 (cfr. doc. AI 180/7-8); dal 26 febbraio al 16 aprile
2010 (cfr. doc. AI 195/2); dal 3 ottobre al 19 novembre 2011 (cfr. doc. AI
278/1-3) e dal 21 settembre 2012 al 30 gennaio 2013 (cfr. doc. AI 308/2-4).

 

                                         Durante
i periodi di ricovero – come del
resto già indicato nella perizia del SAM del 1. ottobre 2010: “(…)
Vanno riconosciuti periodi d’incapacità lavorativa totale
durante i periodi di degenza ospedaliera, in particolare dal 26.8 al 12.10.2007
(prima ammissione Clinica __________), 14.4 al 21.4.2008 (degenza nel reparto
di medicina interna dell’Ospedale __________), dal 7.1 al 6.5.2008 (degenza
presso la Clinica __________ __________), dal 6 all’8.5.2008 (degenza per
motivi ginecologici), dall’1 al 28.6.2008 (degenza per riabilitazione alla
clinica __________), dal 23.7 al 20.8.2009 (degenza presso la Clinica __________),
dal 24.10.2009 al 29.1.2010 (degenza presso la Clinica __________), dal 26.2 al
16.4.2010 (degenza presso la __________). (…)”
(doc. AI 205/54) – va riconosciuta un’incapacità al lavoro totale.

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato o la capacità di svolgere le
mansioni consuete migliora oppure se la grande invalidità o il bisogno di assistenza
o di aiuto dovuto all'invali-dità si riduce, il cambiamento va considerato ai
fini della ridu-zione o della soppressione del diritto a prestazioni dal
mo-mento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si
deve in ogni caso tenere in considerazione al-lorché è durato tre mesi, senza interruzione
notevole, e pre-sumibilmente continuerà a durare (at. 88a cpv. 1 OAI).

                                         Se
la capacità al guadagno o la capacità di svolgere le man-sioni
consuete peggiora, se la grande invalidità si aggrava o se il bisogno di
assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità au-menta, il cambiamento va tenuto
in considerazione non appe-na è durato tre mesi senza interruzione notevole.
L'articolo 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).

 

                                         Ritenuta
la durata di alcuni dei succitati periodi di degenza ospedaliera e in
applicazione dell’art. 88a OAI, si deve concludere quanto segue:

                                         •  dal
24 ottobre 2009 va riconosciuto un temporaneo peggioramento dello stato di
salute (con conseguente inabilità lavorativa totale) fino al 16 aprile 2010 (la
breve interruzione tra il ricovero terminato il 29 gennaio 2010 e quello
iniziato il 26 febbraio non basta per concludere per un miglioramento tra gli
stessi);

                                         •  dal
21 settembre 2012 al 30 gennaio 2013 va riconosciuto un altro temporaneo peggioramento
dello stato di salute.

 

                                         Di
conseguenza, conformemente all’art. 88a OAI, va riconosciuto il diritto ad una
rendita intera per i periodi dal 1. febbraio al 31 luglio 2010 e dal 1. gennaio
al 30 aprile 2013 (cfr., per analogia, la STF 8C_834/2008 del 5 giugno 2009
nella quale l’Alta Corte, chiamata a pronunciarsi in un caso in cui
l’assicurata al beneficio di una mezza rendita dal 1. gennaio 2003 aveva
chiesto una revisione, vista l’inabilità lavorativa totale a seguito di un
infortunio avvenuto il 28 ottobre 2005 fino a fine luglio 2006, ha accolto parzialmente il ricorso riconoscendo il diritto ad una rendita intera dal 1.
febbraio al 31 ottobre 2006).

                             2.12.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, il ricorso va parzialmente accolto
e la decisione impugnata modificata nel senso che l’assicurata ha diritto al
versamento di una rendita intera per i periodi dal 1. febbraio al 31 luglio
2010 e dal 1. gennaio al 30 aprile 2013. Per i periodi dal 1. ottobre 2008 al
31 gennaio 2010, dal 1. agosto 2010 al 31 dicembre 2012 e dal 1. maggio 2013 il
ricorso va respinto.

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza si giustifica una ripartizione delle spese di complessivi
fr. 500.-- in misura di fr. 100.-- a carico dell’Ufficio AI e di fr. 400.-- a
carico della ricorrente. L’Ufficio AI rifonderà inoltre alla ricorrente fr.
500.-- a titolo di ripetibili parziali.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è parzialmente accolto.

                                         § La
decisione impugnata é modificata nel senso che RI 1 ha diritto al versamento di
una rendita intera per i periodi dal 1. febbraio al 31 luglio 2010 e dal 1.
gennaio al 30 aprile 2013. Per i periodi dal 1. ottobre 2008 al 31 gennaio
2010, dal 1. agosto 2010 al 31 dicembre 2012 e dal 1. maggio 2013 il ricorso va
respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per complessivi fr. 500.--, sono ripartite in ragione di fr. 100.-- a
carico dell’Ufficio AI e di fr. 400.-- a carico della ricorrente.

                                         L’Ufficio
AI verserà alla ricorrente fr. 500.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili
parziali.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                       Fabio
Zocchetti