# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bd50e655-4726-5ce4-a8e7-089f7caf86c2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.12.2004 39.2004.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2004-4_2004-12-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2004.4

   

  rs/sc

  	
  Lugano

  10 dicembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 aprile 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 12 marzo 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 2 ottobre 2003 la Cassa cantonale per gli assegni familiari (di
seguito la Cassa) ha ordinato a RI 1 di restituire l'importo di fr. 24'480.--
percepiti indebitamente a titolo di assegni integrativi e di prima infanzia, a
favore della figlia __________ (6.10.2000) nel periodo dal 1° gennaio 2001 al
31 maggio 2003.

                                         

 

                                         A
motivazione della richiesta la Cassa ha precisato:

 

" 
Ci riferiamo alla sua pratica per assegni di
famiglia ed al decreto del 4 febbraio 2003 della Pretura di __________.

 

Dallo stesso rileviamo che il signor __________,
padre di __________, è tenuto a versare, a partire dal 6 ottobre 2000, l'importo
di fr. 857.-- mensili, in aggiunta all'assegno familiare base.

 

Abbiamo ora ricalcolato l'assegno integrativo e
prima infanzia che non teneva conto del contributo alimentare per la figlia __________.
Per il periodo dal 1. gennaio 2001 al 31 maggio 2003 ha ricevuto un importo
superiore a quello dovuto. Lo stesso ammonta a fr. 24'480.-- come nel seguente
conteggio:

 

Assegno integrativo percepito:

dal 01.01.2001 al 31.12.2002     24 mesi a   fr.    671.--       fr.  16'104.--

dal 01.01.2003 al 31.05.2003       5 mesi a   fr.    689.--       fr.    3'445.--

 

Assegno integrativo di diritto:

dal 01.01.2001 al 31.12.2002     24 mesi a   fr.    488.--       fr.  11'712.--

dal 01.01.2003 al 31.05.2003       5 mesi a   fr.    506.--       fr.    2'530.--

 

Totale assegno integrativo a nostro favore                  fr.   5'307.--

 

 

Assegno di prima infanzia percepito:

dal 01.01.2001 al 30.04.2002     16 mesi a   fr.  2'161.--       fr.  34'576.--

dal 01.05.2002 al 30.11.2002       7 mesi a   fr.  1'861.--       fr.  13'027.--

dal 01.12.2002 al 31.12.2002       1 mese a  fr.  1'755.--       fr.    1'755.--

dal 01.01.2003 al 31.05.2003       5 mesi a   fr.  1'790.--       fr.    8'950.--

 

Assegno di prima infanzia di diritto:

dal 01.01.2001 al 30.11.2002     23 mesi a   fr.  1'304.--       fr.  29'992.--

dal 01.12.2002 al 31.12.2002       1 mese a  fr.  1'298.--       fr.    1'298.--

dal 01.01.2003 al 31.05.2003       5 mesi a   fr.  1'149.--       fr.    5'745.--

 

                                                                                              fr.  21'273.--

./. assegno di prima
infanzia già restituito 10.2001 / 04.2002       fr.    2'100.--

 

 

Totale assegno di prima infanzia a nostro
favore         fr. 19'173.--

(…)" (Doc. 12)

 

 

                               1.2.   In data 24
ottobre 2003 l'assicurata, rappresentata dall'avv. RA 1, ha interposto reclamo
contro il citato provvedimento (cfr. doc. 15). 

                                         Inoltre
essa, con il medesimo atto, ha postulato il condono del rimborso dell'ammontare
di fr. 24'480.-- e ha chiesto di essere ammessa all'assistenza giudiziaria con
estensione al gratuito patrocinio (cfr. doc. 15).

 

                                         In
particolare il patrocinatore dell'assicurata ha rilevato:

 

" 
(…)

1.                                                                            Con
decisione impugnata, codesta lodevole Cassa ha rivisto con effetto retroattivo
il computo degli assegni integrativo e di prima infanzia di diritto, adeguandolo
alle emergenze del decreto cautelare del 4 febbraio 2003 (inc. no. DI.2001.658,
Pretura del Distretto __________).

 

                                                                         Mediante
detto decreto, il Pretore ha fatto obbligo, a far tempo dal 6 ottobre 2000
(quota parte), a __________ (di seguito: il padre) di versare nelle mani di RI
1 (la reclamante, madre di __________), in via anticipata entro il 5 del mese,
l'importo mensile di fr. 857.-- per titolo di contributo di mantenimento per la
figlia __________, contributo al quale si aggiunge l'assegno familiare di base
percepito dal padre.

 

 

2.                                                                            Pendente causa, il padre ha versato per titolo di contributo di
mantenimento per la figlia __________ fr. 300.-- mensili per il periodo da
ottobre 2001 ad agosto 2002 (pari a complessivi fr. 3'300.--), 

      fr.
400.-- mensili per il periodo da settembre 2002 a febbraio 2003 (pari a
complessivi fr. 2'400.--), mentre da marzo 2003 egli ha regolarmente versato il
contributo cautelare fissato con predetto decreto.

 

                                                                         Egli
tuttavia non ha (ancora) versato alcunché a saldo dell'importo retroattivo
concesso con predetto decreto cautelare.

 

      Tale importo ammonta a fr. 19'014.75.

 

 

3.                                                                            Su impulso del Pretore, le parti hanno saputo trovare un accordo
transattivo (cfr. doc. D. convenzione).

 

                                                                         Esso
fa preciso stato del vuoto contributivo in parola e mantiene in vigore il
regime cautelare nel senso che il padre riconosce dovere l'importo di fr.
19'000.-- per titolo di contributi alimentari arretrati.

 

                                                                         Si
noti nel caso in cui si fosse preteso un giudizio pretorile di merito, esso
avrebbe comunque coperto l'intero periodo, sin dalla nascita di __________,
rendendo pertanto caduco il decreto cautelare su sui si basa la decisione qui
impugnata.

 

                                                                         Ad
ogni buon conto, a seguito dell'udienza 23 ottobre 2003, il Pretore (cfr. doc.
E, verbale), preannuncia l'omologabilità dell'accordo di cui a doc. D, il quale
sarà parte integrante della sentenza che emetterà.

 

 

4.                                                                            Per
quanto attiene alle proprie condizioni, la reclamante, la cui figlia ha appena
iniziato la scuola per l'infanzia, è alla ricerca di un posto di lavoro e, per
il momento, non percepisce (ancora) indennità di disoccupazione.

 

 

      Le sue condizioni economiche sono invero
precarie.

 

In nessun modo ella
sarebbe attualmente in grado di riversare anche solo in parte quanto
reclamatole.

 

Si noti che
nell'ambito della causa pendente in Pretura, ella è al pieno beneficio
dell'assistenza giudiziaria con estensione al gratuito patrocinio.

 

 

5.                                                                            Trattandosi del conteggio presentato in decisione impugnata, esso
comporta un risultato invero bizzarro, nella misura in cui, computando il vuoto
contributivo in parola - che, lo si ricorda, ammonta a fr. 19'014.75 - porta ad
una richiesta di restituzione di ben fr. 24'480.--!

 

                                                                         Già
solo a mero titolo prudenziale, non comprendendo peraltro i calcoli esposti, il
conteggio viene contestato nella sua integralità.

 

 

6.   Come anticipato, il padre di __________
ha sinora versato un contributo alimentare unicamente a partire da ottobre 2001
(fr. 300.--), mentre la madre ha iniziato a percepire assegni solo dal 1° gennaio
2001.

 

Rispetto alla somma
di cui la madre avrebbe diritto per contributi alimentari arretrati, la cui
esecutività dipende ormai non più dal decreto cautelare, bensì
dall'omologazione pretorile della convenzione extragiudiziale, ella sarebbe
disposta a cedere a codesta lodevole Cassa una parte, e meglio l'importo dal 1°
gennaio 2001.

 

                                                                         La
parte ch'ella comunque chiede di potersi riservare va a coprire ottobre 2000
dal 6 del mese (pro rata) e le mensilità di novembre e dicembre 2000, per
complessivi fr. 2'405.15.

 

                                                                         La
madre potrebbe pertanto semmai cedere allo stato il credito (ancora nascente)
verso il padre di __________ per complessivi 

fr. 16'594.85.

 

7.   Ciò malgrado, vista la precarietà
della propria situazione economica e, pertanto, l'assoluto bisogno alimentare
della somma che il padre di __________ si impegnerà a versarle, si chiede che RI
1 venga esentata da ogni obbligo di restituzione (condono).

 

8.   Sempre in considerazione delle
proprie precarie condizioni economiche, la reclamante fa altresì cortese
istanza di ammissione all'assistenza giudiziaria con estensione al gratuito
patrocinio (cfr. doc. F)." (Doc. 15)

 

 

                               1.3.   Con
decisione su reclamo del 12 marzo 2004 la Cassa, da un lato, ha ridotto
l'importo da restituire a fr. 23'565.--, dall'altro, ha respinto sia la domanda
di condono, che l'assistenza giudiziaria per la procedura di reclamo.

                                         La Cassa
ha così argomentato tale provvedimento:

 

" 
(…)

1.   In data 20
dicembre 2000, la signora RI 1 inoltrava richiesta per assegni di famiglia, in
particolare, per assegno integrativo ed assegno di prima infanzia.

 

2.   Con decisione
del 2 maggio 2001, la Cassa riconosceva alla reclamante un assegno di famiglia
a partire dal 1. gennaio 2001 di CHF 2'161.-, di cui CHF 1'490.- a titolo di
assegno di prima infanzia e CHF 671.- a titolo di assegno integrativo.

 

3.   Con ricorso
del 25 maggio 2001 al Tribunale cantonale delle assicurazioni, la reclamante
insorgeva avverso la succitata decisione, postulando testualmente "che
sia rivista la decisione e che mi vengano anticipati gli alimenti dovuti dal
padre" ed aggiungendo che "da parte mia garantisco che al
momento della sottoscrizione della convenzione alimentare, se quest'ultima avrà
effetto retroattivo, sarà mia premura rimborsare quanto da voi
anticipato".

 

4.   La procedura
nella causa promossa con ricorso del 25 maggio 2001 veniva stralciata dai ruoli
con decreto del 14 novembre 2001, avendo la Cassa aderito alle richieste
formulate dalla signora RI 1 con l'emanazione in data 5 novembre 2001 di
quattro decisioni mediante le quali riconosceva alla qui reclamante il diritto
agli assegni integrativi (AFI) e agli assegni di prima infanzia (API) a
decorrere dal 1° gennaio 2001, senza computare il contributo alimentare
ipotetico e gli assegni di base.

 

5.   In date 23 aprile
2002 e 18 novembre 2002, la Cassa emanava altre nuove decisioni con validità
dal 1. maggio 2002 rispettivamente dal 1. dicembre 2002, computando nel calcolo
soltanto gli importi effettivamente versati dal padre a titolo di contributo
alimentare a favore della figlia __________, segnatamente CHF 300.- dal 1°
maggio 2002 e CHF 400.- dal 1° dicembre 2002, in attesa della sentenza della
Pretura del Distretto di __________, __________.

 

6.   Con decreto
cautelare del 4 febbraio 2003 della suddetta Pretura, al signor __________
veniva fatto obbligo di versare mensilmente, a decorrere dal 6 ottobre 2000,
alla figlia __________, tramite la madre qui reclamante, CHF 857.- a titolo di
contributo di mantenimento, importo a cui vi era da aggiungere l'assegno familiare
di base pari a CHF 183.- percepito dal padre.

 

7.   Sulla base di
tale decisione, la Cassa effettuava, per il periodo dal 1. gennaio 2001 al 31
maggio 2003, il conteggio relativo agli assegni di famiglia spettanti alla
reclamante.

 

In data 2 ottobre 2003, la Cassa emanava
nei confronti della signora RI 1, giusta l'art. 44 cpv. 1 LAF, la decisione di
ordine di restituzione pari a CHF 24'480.-, di cui CHF 5'307.- per assegni
integrativi e CHF 19'173.- per assegni di prima infanzia.

 

8.   In data 24
ottobre 2003, la signora RI 1 presentava reclamo avverso la decisione di ordine
di restituzione del 2 otto-bre 2003, contestando genericamente l'importo
chiesto in restituzione, formulando richiesta di condono come pure di
ammissione all'assistenza giudiziaria con estensione al gratuito patrocinio.

 

9.   L'art. 31 lett. d LAF prevede che il genitore ha diritto
all'assegno per il figlio se, date cumulativamente anche le altre condizioni di
cui alle lettere a)-c), il reddito disponibile del genitore, inclusi gli
eventuali assegni di cui il nucleo familiare beneficia in virtù della legge
nonché gli eventuali obblighi alimentari, è inferiore ai limiti posti
dall'art. 24 cpv. 1 lett. c (sottolineatura nostra).

 

L'art. 44 cpv. 1
LAF prevede che l'assegno indebitamente percepito deve essere restituito.

 

Nel concreto caso, la Cassa ha versato
alla signora RI 1 gli assegni integrativi e di prima infanzia calcolati senza
tenere conto del contributo alimentare a favore della figlia __________, di cui
non era dato a sapere l'ammontare, essendo ancora pendente la causa promossa
nei confronti del padre con azione di paternità e di mantenimento del 17
settembre 2001.

 

Con dichiarazione sottoscritta in data
25 settembre 2001, la reclamante si è quindi impegnata nei confronti della
Cassa a "trasmettere immediatamente all'Istituto delle assicurazioni
sociali, Cassa cantonale per gli assegni familiari, (...) una copia della
sentenza civile, mediante la quale viene determinato il contributo alimentare
in favore di __________ " e "(...) a restituire
quella parte di assegno familiare che le è stata assegnata, ed alla quale non
avrebbe avuto il diritto computando un contributo alimentare annuo"
(sottolineatura nostra).

 

La reclamante aveva comunque già
chiesto, con ricorso presentato in data 25 maggio 2001 avverso la decisione 2
maggio 2001 presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni - la cui
procedura è stata stralciata dai ruoli avendo la Cassa aderito alle domande
dell'insorgente -, testuali parole, "che sia rivista la decisione e che
mi vengano anticipati gli alimenti dovuti dal padre",
aggiungendo che "da parte mia garantisco che al momento
della sottoscrizione della convenzione alimentare, se quest'ultima avrà effetto
retroattivo, sarà mia premura rimborsare quanto da voi anticipato"
(sottolineatura nostra).

 

Inoltre, si osserva che la qui
insorgente, per il mezzo del proprio rappresentante legale, nell'ambito della
causa promossa in sede civile con istanza di provvedimenti cautelari, adduceva
"(...) poco importa se un terzo colma questo bisogno al posto
del padre. Si violerebbe la legge se si domandasse a questo terzo di anticipare
i contributi di mantenimento al posto del padre biologico" (cfr.
allegato di replica prodotto all'udienza di discussione del 16 ottobre 2001 sub
lettera b), pag. 2).

 

Visto quanto precede e non essendo
compito della Cassa sopperire agli obblighi non ottemperati dal padre - come
evidenziato dalla stessa signora RI 1 - ella è tenuta a restituire alla Cassa,
conformemente all'art. 44 cpv. 1 LAF, l'importo che ella ha percepito senza
averne il diritto, non essendo stati computati al reddito disponibile, così
come previsto all'art. 31 lett. d LAF, i contributi alimentari fissati solo in
seguito con convenzione 30 settembre 2001/1. e 6 ottobre 2001 omologata dalla Pretura
del Distretto di __________, __________.

 

Relativamente all'importo di CHF 24'480.-
oggetto della decisione impugnata, la Cassa rileva che lo stesso viene
diminuito a CHF 23'565.-, avendo riscontrato che, per il periodo dal 1. gennaio
2003 al 31 maggio 2003, l'ammontare di diritto relativo all'assegno di prima
infanzia è di CHF 6'660.- anziché di CHF 5'745.­(per il dettaglio cfr.
conteggio allegato).

 

10. La reclamante formula domanda di condono.

 

Ai sensi dell'art. 44 cpv. 3 LAF, la
restituzione è condonata da parte della Cassa competente, in tutto od in parte,
se il richiedente ha percepito la prestazione indebita in buona fede e
se, tenuto conto delle sue condizioni economiche al momento della restituzione,
il provvedimento costituirebbe per lui un onere troppo grave
(sottolineatura nostra).

 

I requisiti della buona fede e
dell'onore troppo grave devono essere soddisfatti cumulativamente.

 

Nella presente fattispecie, la
condizione della buona fede non è palesemente data poiché, come esposto al
punto che precede, la signora RI 1 stessa era ben consapevole che la Cassa, una
volta stabilito in sede civile l'ammontare dei contributi alimentari a carico
del signor __________ e a favore della figlia __________, avrebbe effettuato un
nuovo calcolo e chiesto la restituzione di quella parte di assegno familiare a
cui non avrebbe avuto il diritto se fosse stato computato il contributo
alimentare annuo (cfr. ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni del
25 maggio 2001 e dichiarazione del 25 settembre 2001).

 

      Ne discende che la domanda di condono deve essere respinta.

 

11. La signora RI
1 chiede di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio.

 

I requisiti per la concessione
dell'assistenza giudiziaria gratuita, previsti all’art. 14 cpv. 1 Lag, sono,
oltre allo stato di indigenza (art. 3 Lag): la procedura per la persona
richiedente presenta probabilità di esito favorevole (a) e una persona
ragionevole e di condizioni agiate non rinuncerebbe alla procedura a causa
delle spese che questo comporta (b).

 

Le condizioni invece per essere
ammessi al gratuito patrocinio sono: la persona richiedente non è in grado di
procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore è necessaria
alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa presenta difficoltà
particolari (art. 14 cpv. 2 Lag).

 

Nel concreto caso, difettano
chiaramente i requisiti per essere posti al beneficio dell'assistenza
giudiziaria a fronte dell'impegno assunto dalla signora RI 1 di restituire alla
Cassa la parte di assegno familiare percepito indebitamente poiché calcolato,
per i motivi ben noti alla reclamante, su di un reddito disponibile non
comprendente il contributo alimentare annuo a favore della figlia __________
(cfr. ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni del 25 maggio 2001 e
dichiarazione del 25 settembre 2001).

Inoltre, non sono neppure dati i
presupposti per l'ammissione al gratuito patrocinio, non presentando la
fattispecie alcuna difficoltà particolare e tale da rendere necessaria
l'assistenza di un legale, tanto più che il ricorso del 25 maggio 2001 avverso
le decisioni del 2 maggio 2001 è stato inoltrato al Tribunale cantonale delle
assicurazioni personalmente dalla reclamante, la quale ha pure sottoscritto la
dichiarazione del 25 settembre 2001.

 

Pertanto, la domanda postulata dalla
signora RI 1 e volta all'ottenimento dell'assistenza giudiziaria con estensione
al gratuito patrocinio è respinta.

 

12. Alla luce di
quanto esposto ai punti che precedono, la Cassa conferma la propria decisione
di ordine di restituzione del 

      2 ottobre
2003, evidenziando che l'importo da rendere ammonta a CHF 23'565.- (cfr. punto
9). (…)" (doc. A1)

 

                               1.4.   Contro
questa decisione l'assicurata, personalmente, ha inoltrato un tempestivo
ricorso, in cui ha evidenziato:

 

"  (…)

Prima di tutto non capisco perché il mio reclamo è stato respinto,
visto che il conteggio della Cassa era sbagliato e solo con la decisione su mio
reclamo è stato corretto.

 

Anche per questo non capisco perché hanno deciso di non pagarmi
l'avvocato, sapendo poi che io i soldi per l'avvocato non ce li ho e comunque
almeno per i calcoli avevo ragione. Come fa la Cassa a dire che non c'era esito
favorevole?

 

Ammetto che adesso ho più o meno capito il conteggio rifatto
grazie al reclamo del mio avvocato.

 

La Cassa mi chiede il rimborso dell'assegno familiare di fr. 183.--
per 29 mesi (24 + 5 x 183 = 5'307.--) che avrei ricevuto per due volte, anche
se non capisco quando l'avrei ricevuto la seconda volta.

 

Anche il conteggio per assegno di prima infanzia adesso sembra
stare in piedi nell'ultima versione, anche se la Cassa dovrebbe chiedermi solo
16'594.85 come ha scritto il mio avvocato nel reclamo e non 18'258.--, visto
che il papà di __________ doveva pagare per la bambina già prima di quando la
Cassa ha cominciato a pagare.

 

Il problema è che la decisione della Cassa si riferisce al decreto
cautelare 4 febbraio 2003, che oggi non esiste più, visto che c'è la sentenza
27 ottobre 2003 che ha preso il suo posto.

 

Il mio avvocato ha scritto subito alla Cassa chiedendo una nuova
decisione: io però preferisco fare subito ricorso, anche perché sembra che la
Cassa una nuova decisione non la vuole fare.

 

Il ricorso del 2001 l'avevo preparato con l'aiuto della Tutoria:
questo ricorso provo a farlo io con le spiegazioni del mio avvocato: devo dire
però che ho lo stesso bisogno che mi aiuti, perché non sono sicura di avere
capito tutto per bene.

 

Vi chiedo allora di non respingere la "domanda di ammissione
all'assistenza giudiziaria con estensione al gratuito patrocinio" e di
fare in modo che mi possa aiutare anche con voi.

 

In ogni caso, se come dice la decisione su reclamo io non volevo
dare indietro soldi alla Cassa, allora non avrei chiesto al mio avvocato di
insistere per ottenere dal Pretore i 19'000.-- fr. che il papà di __________
deve, così davvero la Cassa non mi poteva più chiedere niente.

 

Invece la sentenza dice proprio che il papà di __________ questi
soldi li deve dare e non sono per me ma per la Cassa.

 

È per questo che ho chiesto alla Cassa o il condono, visto che i
soldi non li ho né per l'avvocato né per la Cassa, e non li ho ancora ricevuti,
o di fare in modo che il papà di __________ da indietro i soldi direttamente
alla Cassa.

 

Non capisco come faccia la Cassa a dire che non sono in buona fede
e è evidente che per me dare indietro 24'480.-- fr. o 23'565.-- è un onere
troppo grande.

 

Se la Cassa non riesce a capire questa cosa, allora ho davvero
bisogno l'aiuto del mio avvocato.

 

Comunque se devo pagare qualcosa in più di 19'000.-- fr. va bene,
però posso pagare solo a piccole rate.

 

Quello che chiedo allora è di controllare se davvero questa volta
i calcoli sono giusti, anche se sembra di sì, di trovare una soluzione in modo
che sia il papà di __________ a rimborsare la Cassa con quello che mi deve
dalla sentenza, e che per il resto la Cassa mi dica quanto devo dare in dietro
io.

 

Adesso come adesso più di 100.-- fr. al mese non posso comunque
dare.

 

Non so se questo ricorso è abbastanza chiaro: la cosa migliore è
che chiamate me e il mio avvocato, e insieme potremo spiegare meglio tutte
queste cose.

 

Spero che sarete d'accordo che lo Stato mi aiuta a pagare
l'avvocato e che capite che io i soldi che mi chiede la Cassa non è che non
voglio darli ma è che non ci sono proprio." (Doc. I)

 

                               1.5.   L'autorità
amministrativa, nella sua risposta del 6 maggio 2004, si è riconfermata nella
propria decisione su reclamo del 12 marzo 2004 e ha precisato:

 

" 
(…)

La Cassa contesta, in particolare, l'affermazione
della ricorrente, secondo cui, testualmente, "(…) la decisione della
Cassa si riferisce al decreto cautelare 4 febbraio 2003, che non esiste più,
visto che c'è la sentenza 27 ottobre 2003 che ha preso il suo posto",
precisando che la decisione di ordine di restituzione del 2 ottobre 2003
concerne il periodo dal 1. gennaio 2001 al 31 maggio 2003 e che la Convenzione
omologata con sentenza 27 ottobre 2003 (di cui già il Segretario Assessore
aveva anticipato l'omologazione all'udienza del 6 ottobre 2003; cfr. relativo
verbale) prevede la modifica del contributo alimentare a decorrere dal 1.
novembre 2003 (punto 1., doc. A4).

 

La Cassa rileva infine che, come peraltro già
evidenziato in sede di decisione su reclamo del 12 marzo 2004, sussiste per la
controparte la possibilità di concordare un pagamento rateale dell'importo
chiesto in restituzione." (Doc. III)

 

                               1.6.   L'avv. RA 1,
il 1° giugno 2004, ha chiesto al TCA di voler convocare le parti per
discussione (cfr. doc. V).

 

                               1.7.   La Cassa,
l'11 giugno 2004, ha puntualizzato di non ritenere necessario un incontro,
tenuto conto del fatto che non sono emersi nuovi elementi (cfr. doc. VII).

 

                               1.8.   Il 2
novembre 2004 il doc. VII è stato trasmesso per conoscenza all'avv. RA 1, al
quale è stato chiesto se attualmente l'assicurata percepisce gli assegni
integrativi e, nel caso affermativo, di che importo (cfr. doc. VIII).

 

                                         Il
rappresentante dell'interessata, il 9 novembre 2004, ha trasmesso la decisione
del 9 luglio 2004, con cui all'assicurata è stato rifiutato l'assegno
integrativo, e il provvedimento del 29 marzo 2004, con il quale le è stato
attribuito un assegno integrativo di fr. 505.-- dal 1° aprile al 31 maggio 2004
(cfr. doc.B1; B2).

                                         Egli ha,
inoltre, reiterato la richiesta di udienza e ha chiesto di poter introdurre un
atto completivo al ricorso (cfr. doc. IX).

 

                               1.9.   I doc. VIII
e IX sono stati inviati per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. X).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La legge
cantonale sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996 (LAF) è stata oggetto
di modifiche che sono state adottate dal parlamento il 26 giugno 2002 (cfr. FU
53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) e sono entrate in vigore, per quanto
riguarda gli assegni di base e di formazione, il 1° gennaio 2003.

                                         I nuovi
disposti concernenti gli assegni integrativi e di prima infanzia sono invece in
vigore dal 1° febbraio 2003 (cfr. BU 55/2002 del 24 dicembre 2002 pag. 489
segg.; BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 24 segg.).

 

                                         Il 1°
febbraio 2003 è entrata in vigore anche la Legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) che prevede delle nuove modalità
di calcolo per gli assegni integrativi e di prima infanzia (cfr. BU 3/2003 del
31 gennaio 2003 pag. 13 segg.).

 

                                         Il nuovo
art. 68 LAF prevede che:

 

" 
Contro le decisioni pronunciate dalle Casse in
materia di assegno di base e per giovani in formazione e giovani invalidi è
data facoltà di ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni nel termine
di 30 giorni dalla loro intimazione. (cpv. 1)

 

Per l’assegno integrativo e di prima infanzia si
applica l’art. 33 Laps. (cpv. 2)" 

 

                                         In via di
principio, questa norma di procedura entra in vigore immediatamente (cfr. SVR
2003 IV Nr. 25, consid. 1.2.; DTF 117 V 93 consid. 6b;
DTF 112 V 360 consid. 4a; RAMI 1998 KV n. 37 pag. 316 consid. 3b). Ciò significa che tutte le decisioni, relative ad assegni
integrativi e di prima infanzia, emesse dopo il 1° febbraio 2003 sono rette,
per quanto attiene ai mezzi di impugnazione, dalla procedura enunciata all'art.
33 Laps.

                                         Per quel
che riguarda il momento dell'emanazione della decisione è determinante la sua
consegna alla posta (cfr. DTF 119 V 95 consid. 4a; in riferimento alla
procedura di opposizione introdotta dalla Legge federale sulla parte generale
del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), in vigore dal 1°
gennaio 2003 e applicabile alle assicurazioni sociali disciplinate dalla
legislazione federale, cfr. lettera 29 novembre 2002 del TFA alle autorità di
ricorso cantonali nel campo delle assicurazioni sociali).

 

                                         Secondo
l'art. 33 Laps:

 

" 
Contro le decisioni emesse in virtù della legge
e delle leggi speciali, è data facoltà di reclamo all’organo amministrativo che
le ha emesse entro 30 giorni dalla data di notificazione. (cpv. 1)

Contro le decisioni su reclamo di cui al cpv. 1,
è data facoltà di ricorso diretto al Tribunale cantonale delle assicurazioni
entro 30 giorni dalla data di notificazione. (cpv. 2)

È applicabile la Legge di procedura per le cause
davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni del 6 aprile 1961. (cpv.
3)"

 

                                         Pertanto
nel caso in cui un assicurato desideri contestare una decisione in ambito di
assegni integrativi o di prima infanzia emanata dalla Cassa posteriormente al
1° febbraio 2003, deve interporre un reclamo alla stessa autorità che l'ha
pronunciata.

                                         La
decisione su reclamo che verrà emessa, potrà essere in seguito impugnata
tramite ricorso al TCA.

                                       

                                         Nella
presente evenienza l'assicurata, con il reclamo del 24 ottobre 2003 contro
l'ordine di restituzione del 2 ottobre 2003 (cfr. doc. 15), ha postulato il
condono dell'importo di fr. 24'480.--, chiesti in restituzione dalla Cassa a
titolo di assegni integrativi e di prima infanzia percepiti indebitamente (cfr.
doc. 12).

                                         L'amministrazione,
con la decisione su reclamo del 12 marzo 2004, da un lato, ha ridotto
l'ammontare da restituire a fr. 23'565.--, dall'altro, ha respinto la domanda
di condono. 

                                         Quale
rimedio di diritto è stato indicato unicamente il ricorso al TCA (cfr. doc.
A1).

                                         L'insorgente,
il 19 aprile 2004, ha impugnato tale provvedimento dinanzi a questa Corte, facendo
esplicitamente riferimento anche alla questione del condono (cfr. doc. I).

 

                                         Ora, a
torto, la Cassa nella decisione su reclamo ha menzionato soltanto la
possibilità di inoltrare, contro tale atto, un ricorso al TCA. 

                                         In
realtà, per quanto riguarda il condono, il provvedimento del 12 marzo 2003
costituisce la prima decisione formale. 

                                         Pertanto
avverso tale questione può essere interposto un reclamo ai sensi dell'art. 33
Laps.

 

                                         In simili
condizioni il presente ricorso, relativamente al tema del condono, deve essere
dichiarato irricevibile e gli atti trasmessi alla Cassa affinché esamini il
reclamo dell'assicurata. 

 

                                         Per quel
che concerne l'obbligo di trasmissione da parte del TCA all'autorità competente
a norma dell'art. 126 cpv. 1 CPC - disposizione applicabile via art. 23 LPTCA -
quando un atto è presentato a una autorità giudiziaria incompetente, questa,
d'ufficio, lo trasmette all'autorità giudiziaria competente (cfr., ad esempio,
STCA del 16 gennaio 2002 nella causa H., inc. 35.2001.83).

                                         Del
resto, va rilevato che l'obbligo dell'autorità incompetente di trasmettere
d'ufficio un incarto a quella competente costituisce  un principio generale del
diritto amministrativo e delle assicurazioni sociali (cfr. STFA dell'8 gennaio
2003 nella causa D:, K 155/01; DTF 125 V 507 consid. 4d; DTF111 V 406; Pratique
VSI 1995 p. 1999 consid. 3b).

                                         Per
inciso va rilevato che per le assicurazioni sociali disciplinate dalla
legislazione federale, su questo specifico aspetto, la situazione giuridica non
è mutata con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2003, della legge federale
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA - cfr. STCA
del 27 marzo 2003 nella causa S., 38.2003.33, consid. 2.4.; STCA del 22
settembre 2003 nella causa W., 38.2003.75, consid. 2.4.).

 

                                         Va infine
ricordato che contro la decisione su reclamo potrà, se del caso, essere
interposto un ricorso presso il TCA (cfr. art. 33 cpv. 2 Laps). 

                                         Un
ricorso potrà essere inoltrato anche se l'amministrazione non emetterà,
situazione evidentemente non auspicata, la decisione su reclamo entro un
termine adeguato (cfr. art. 45 LPamm; vedi pure art. 56 cpv. 2 LPGA per le
assicurazioni sociali disciplinate dal diritto federale).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è, dunque, la restituzione dell'importo di fr. 23'565.-- (cfr. doc.
A1), che a mente della Cassa, l'assicurata ha percepito a torto a titolo di
assegni integrativi e di prima infanzia dal 1° gennaio 2001 al 31 maggio 2003.

 

                                         Il 1°
febbraio 2003, come visto (cfr. consid. 2.1.), sono entrate in vigore le
modifiche della LAF concernenti gli assegni integrativi e di prima infanzia.

                                         Per
quanto attiene al diritto materiale, dal profilo temporale, il giudice delle
assicurazioni sociali applica di principio le norme in vigore al momento in cui
si realizza la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128
V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b;
STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA
del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: il 12 marzo 2004). 

 

                                         Il caso
in esame si riferisce al periodo dal 1° gennaio 2001 al 31 maggio 2003. 

 

                                         Pertanto,
in assenza di disposizioni transitorie particolari della LAF, al lasso di tempo
dal mese di gennaio 2001 al mese di gennaio 2003 vanno applicati i disposti
legali della v.LAF, valida per gli assegni in questione fino al 31 gennaio 2003.

                                         Per il
periodo da febbraio a maggio 2003, per contro, deve essere presa in
considerazione la nuova LAF.

 

 

                                         A)  Periodo dal mese di
gennaio 2001 al mese di gennaio 2003

 

                               2.3.   L'art. 24
v.LAF stabilisce come segue le condizioni per poter beneficiare dell'assegno
integrativo:

 

"  Il
genitore domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno (integrativo), per il
figlio, se cumulativamente:

  a) ha la custodia
del figlio;

  b) ha il domicilio
nel Cantone da almeno tre anni;

  c) il reddito
disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta  

      dell'eventuale
assegno di base nonché degli eventuali obblighi 

      alimentari, è
inferiore ai limiti minimi previsti dalla legislazione sulle 

      prestazioni
complementari all'AVS/AI.

  Se entrambi i
genitori hanno la custodia del figlio, la madre ha   

  diritto all'assegno.

  Non ha diritto
all'assegno il beneficiario di una prestazione complementare all'AVS/AI, se il
figlio è considerato per il calcolo della prestazione."

 

 

                                         Secondo
l’art. 28 cpv. 1 a 3 v.LAF 

 

"  Per
l’accertamento ed il calcolo sono applicabili per analogia le disposizioni
della legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI.

  Il reddito del
lavoro è computato per intero; la sostanza computabile è considerata quale
reddito nella misura di 1/15. 

  Il premio per
l’assicurazione sociale ed obbligatoria contro le malattie a carico della
famiglia è preso in considerazione nel calcolo. Le spese di cura e di malattia
non sono prese in considerazioni nel calcolo.”

 

                                         

                                         Per la
determinazione dell’importo dell’assegno vengono considerati anche i figli:

 

                                         a) se non
sono in formazione, fino ai 18 anni;

                                         b)  se
sono in formazione, fino al termine della stessa ma al più   tardi fino ai 25
anni (art. 34 v.Reg.LAF).

 

 

                               2.4.   L’assegno di
prima infanzia è regolato agli art. 31ss v.LAF.

                                         L’art. 31
v.LAF, relativo alla famiglia monoparentale, prevede in particolare che

 

"  Il
genitore domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno, per il figlio, se
cumulativamente:

 

  a)   ha il domicilio
nel Cantone da almeno tre anni;

 
b)   si occupa della cura del figlio e non esercita nessuna attività lucrativa
oppure ne esercita una in misura non superiore al 50%;

 
c)   il reddito disponibile del genitore, inclusi gli eventuali assegni di cui
il nucleo familiare beneficia in virtù della legge nonché gli eventuali
obblighi alimentari, è inferiore ai limiti posti dall'art. 24 cpv. 1 lett.
c)."

 

                                         Il
diritto all'assegno sorge il primo giorno del mese in cui sono soddisfatte le
condizioni legali, ma al più presto il primo giorno del mese in cui nasce il
figlio (cfr. art. 33 cpv. 1 v.LAF).

 

                                         Da quanto
esposto all’art. 32 lett. c v.LAF, che richiama l’art. 24 cpv. 1 lett. c v.LAF,
emerge che il calcolo per stabilire il diritto all’assegno di prima infanzia
corrisponde a quello relativo all’assegno integrativo.

 

 

                                2.5.   Per
l’art. 29 v.LAF

 

" 
L'assegno integrativo deve essere aumentato,
ridotto o soppresso in caso di cambiamento del reddito disponibile dei genitori
o della composizione della famiglia. (cpv. 1)

 

  Il regolamento disciplina i particolari. (cpv. 2)

 

  L'aumento avviene con il primo giorno del mese in cui la domanda di
revisione è stata inoltrata. (cpv. 3)

 

  La riduzione o la soppressione interviene:

a)   se il cambiamento è stato annunciato tempestivamente, il primo
giorno del mese successivo la notifica della decisione;

b)   se l'interessato ha ottenuto le prestazioni indebitamente, retroattivamente
dalla data in cui avvenne la modifica determinante. (cpv. 4)"

 

                                         La stessa
disposizione è prevista per l'assegno di prima infanzia all'art. 37 v.LAF.

 

                                         In
proposito l’art. 35 v.RegLAF precisa che

 

" 
Per cambiamento della composizione della famiglia
si intende ogni variazione nella comunione di persone che è alla base del
calcolo della prestazione. (cpv. 1)

 

  L'assegno integrativo è aumentato o ridotto in caso di cambiamento
importante del reddito disponibile dei genitori. (cpv. 2)

 

  Il cambiamento del reddito disponibile è importante quando esso
provoca una modifica di almeno fr. 500.- all'anno dell'assegno erogato. (cpv.
3)"

 

                                         Secondo
l’art. 36 v.RegLAF inoltre 

 

"  L'assegno
integrativo è soppresso in qualsiasi momento se non sono più adempiute le
condizioni legali."

 

 

                               2.6.   Secondo
l’art. 41 v.LAF concernente le disposizioni comuni

 

"  Il
titolare del diritto o il beneficiario sono tenuti ad informare tempestivamente
il datore di lavoro, rispettivamente la Cassa competente, su ogni cambiamento
rilevante per il diritto all'assegno."

 

                                         In
proposito l'art. 70 del v.Reg.LaF precisa che

 

"  Il
titolare del diritto o il beneficiario informano immediatamente la Cassa
cantonale per gli assegni familiari di ogni cambiamento rilevante per il
diritto all'assegno, in particolare:

a)   ogni mutamento delle condizioni personali o familiari del titolare
del diritto o del beneficiario;

b)   ogni variazione della situazione economica del titolare del diritto
o del beneficiario, rispettivamente dei loro familiari."

 

                                         Anche
secondo l'art. 42 v.LAF

 

"  Il
titolare del diritto il beneficiario e i loro familiari, i datori di lavoro, le
Autorità amministrative cantonali e comunali, le Autorità giudiziarie, le
Assicurazioni sociali e private sono tenuti a fornire tutte le informazioni utili
all'accertamento del diritto agli assegni ed al pagamento dei contributi."

 

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda l'obbligo di restituzione e del condono l’art. 44 v.LAF delle
disposizioni comuni prevede che

 

" 
L'assegno indebitamente percepito deve essere
restituito. (cpv. 1)

 

  Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal
momento in cui la Cassa ha avuto conoscenza dell'indebito ma, in ogni caso,
dopo cinque anni dal pagamento dell'assegno. (cpv. 2)

 

  La restituzione è condonata da parte della Cassa competente, in
tutto od in parte, se il richiedente ha percepito la prestazione indebita in
buona fede e se, tenuto conto delle sue condizioni economiche al momento della
restituzione, il provvedimento costituirebbe per lui un onere troppo grave. (cpv.
3)"

 

                                         Dal
tenore del Messaggio alla v.LAF emerge che la norma è stata formulata
analogamente all’art. 27 OPC, applicabile in materia di prestazioni
complementari (Messaggio p. 54).

 

                                         Per
l’art. 76 v.Reg.LAF

 

"  In
caso di violazione dell'obbligo di informare, la Cassa cantonale per gli
assegni familiari emette un ordine di restituzione nei confronti del titolare
del diritto o del beneficiario dell'assegno. (cpv. 1)

 

La richiesta di condono è presentata dalla
persona tenuta alla restituzione alla Cassa cantonale per gli assegni
familiari. (cpv. 2)

 

La richiesta è presentata, debitamente motivata,
nel termine di 30 giorni dalla notifica della decisione di ordine di
restituzione della Cassa. (cpv. 3)"

 

Secondo l’art. 47 v.LAF, infine,

 

"  Per
quanto non previsto dalla legge, sono applicabili le disposizioni della legge
federale sull'assicurazione per la vecchiaia ed i superstiti e la legislazione
sulle prestazioni complementari all'AVS/AI."

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
anche alla LPC e quindi in materia LAF, in base al rinvio di cui all'art. 47
v.LAF, la richiesta di restituzione è subordinata ai presupposti della
revisione processuale o del riesame. In effetti l’amministrazione può
riesaminare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata
oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio errata e la
correzione ha un’importanza rilevante oppure deve procedervi se si manifestano
nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una conclusione
giuridica differente. Solo in tali casi può richiedere una restituzione (cfr.
STFA del 20 ottobre 2000 nella causa C., C 25/00; DTF 122 V 21; RCC 1989 p.
547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. E’ infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         E' tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto
l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung
unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea
1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA del 20
ottobre 2000 nella causa C., C 25/00).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se
il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la
persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS
e art. 79 OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et
survivants, pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dall'art. 44 cpv. 3 v.LAF (cfr. consid. 2.7.).

 

                               2.9.   La Cassa, a
seguito dell'emanazione del Decreto cautelare pretorile del 4 febbraio 2003 con
cui è stato fatto obbligo al padre di __________, __________, di versare
mensilmente la somma di fr. 857.-- a titolo di alimenti a decorrere dal 6
ottobre 2000, ha adeguato il calcolo degli assegni integrativi e di prima
infanzia versati all’assicurata a partire dal 1° gennaio 2001. Essa, nei
relativi conteggi, ha così computato il contributo di mantenimento dovuto dal
padre di __________. 

                                         Il 2
ottobre 2003 l’amministrazione ha conseguentemente emesso l'ordine di
restituzione dell'importo di fr. 24'480.--.

                                         La Cassa,
con decisione su reclamo, ha poi corretto l'ammontare da rimborsare in fr.
23'565.--, poiché ha riscontrato che l'importo a cui l'assicurata aveva diritto
dal 1° gennaio al 31 maggio 2003 era di fr. 6'660.--, anziché fr. 5'745.--
(cfr. doc. 12; A1).

 

                                         La
ricorrente, dal canto suo, non ha sollevato obiezioni sul principio della
restituzione, quanto piuttosto sull'importo da rimborsare, asserendo che il
padre di sua figlia deve ancora versarle fr. 19'000.-- a saldo degli alimenti
non pagati (cfr. doc. I). In effetti nel reclamo la stessa ha sostenuto che __________
ha corrisposto fr. 300.-- al mese per il periodo da ottobre 2001 ad agosto
2002, fr. 400.-- per il lasso di tempo da settembre 2002 a febbraio 2003,
mentre da marzo 2003 ha regolarmente versato fr. 857.-- (cfr. doc. 12).

                                         Inoltre
l'assicurata ha affermato che la decisione impugnata si riferisce al Decreto
cautelare del 4 febbraio 2003, che però non esiste più, dato che è stata emessa
la sentenza del 27 ottobre 2003 (cfr. doc. I).

                                         L’insorgente
ha, infine, contestato che il reclamo sia stato respinto, visto che la Cassa,
nella decisione su reclamo, ha comunque corretto il conteggio sul quale si era
basata per emettere la decisione formale del 2 ottobre 2003, diminuendo così
l'importo chiesto in restituzione (cfr. doc. I). 

 

                                         A quest’ultimo
proposito va rilevato che la censura è pertinente e fondata.

                                         L'amministrazione
avrebbe dovuto in effetti accogliere parzialmente il reclamo. 

                                         Tuttavia
nelle argomentazioni sviluppate e nel dispositivo ha in ogni caso rettamente
indicato che il rimborso verte sul nuovo importo di fr. 23'565.-- (cfr. doc.
A1).

 

                                         Dagli
atti di causa emerge che __________, il 6 marzo 2002, davanti all'Ufficiale di
stato civile di __________, ha riconosciuto __________, nata il 6 ottobre 2000,
quale sua legittima figlia (cfr. doc. A4).

                                         Con
Decreto cautelare del 4 febbraio 2003 prolato dalla Pretura di __________ è poi
stato fatto obbligo al padre di __________ di versare nelle mani della
ricorrente, in via anticipata entro il 5 del mese, l'importo mensile di fr.
857.-- a titolo di contributo di mantenimento per la figlia. E' stato, inoltre,
precisato che qualora fosse percepito dal padre, l'assegno familiare di base
avrebbe dovuto essere versato in aggiunta al predetto contributo (cfr. doc. 2;
2B).

                                         L'assicurata
ha trasmesso alla Cassa tale documento il 10 marzo 2003, chiedendo, peraltro,
che le fosse inviata una polizza di versamento per il rimborso della differenza
del mese corrente e indicando di restare in attesa dei nuovi calcoli per il
mese di aprile (cfr. doc. 2).

 

                                         Nella
convenzione 30 settembre, 1° ottobre, 6 ottobre 2003, omologata dal Segretario
assessore della Pretura di __________ con la sentenza del 27 ottobre 2003, il
padre di __________ ha poi espressamente riconosciuto il debito di fr.
19'000.-- per i contributi alimentari arretrati, dovuti a partire dalla nascita
della figlia, ovvero dal 6 ottobre 2000, non ancora corrisposti, il cui
scadenzario per il versamento sarebbe stato concordato in separata sede (cfr.
doc. A4). 

 

                                         Visto che
al padre, con Decreto cautelare del 4 febbraio 2003, è stato fatto obbligo di
corrispondere gli alimenti in favore della figlia a decorrere dalla sua
nascita, si è realizzato un cambiamento importante del reddito disponibile
dell'assicurata (cfr. art. 35 v. Reg.LAF).

                                         Le
entrate della ricorrente per il periodo dal mese di gennaio 2001, momento a
partire dal quale le sono stati attribuiti gli assegni, sono, perciò, superiori
al reddito considerato dalla Cassa, precedentemente al decreto cautelare del 4
febbraio 2003, per determinare l'ammontare dell'assegno integrativo e di prima
infanzia da erogarle.

 

                                         La Cassa,
l'11 settembre 2001, aveva d'altronde reso attenta l'assicurata del fatto che
l'importo dell'assegno integrativo e dell'assegno di prima infanzia era stato
fissato senza tenere in considerazione un eventuale contributo alimentare
mensile a favore della figlia (cfr. doc. 1A). La ricorrente, inoltre, il 25
settembre 2001 aveva firmato una dichiarazione del seguente tenore:

 

"  La
sottoscritta si impegna a trasmettere immediatamente all'Istituto delle
assicurazioni sociali, Cassa cantonale per gli assegni familiari, Via
Ghiringhelli 15a, 6500 Bellinzona una copia della sentenza civile, mediante la
quale viene determinato il contributo alimentare a favore di __________.

 

La sottoscritta si impegna inoltre a restituire
quella parte di assegno familiare che le è stata assegnata, ed alla quale non
avrebbe avuto diritto computando un contributo alimentare." (Doc. 1B)

 

                                         Di
conseguenza, a ragione, la Cassa ha rivisto i calcoli dell'assegno integrativo
e di prima infanzia dal mese di gennaio 2001 al mese di gennaio 2003,
computando nei redditi determinanti gli alimenti dovuti dal padre e l'assegno
di base.

 

                                         In simili
condizioni, dunque, l'assicurata, da un profilo oggettivo, ha effettivamente
percepito a torto, in misura parziale, gli assegni integrativi e di prima
infanzia dal mese di gennaio 2001 al mese di gennaio 2003.

                                         Essi
vanno così restituiti (cfr. consid. 2.8.).

 

                             2.10.   Occorre ora
stabilire se l'importo richiesto in restituzione è corretto.

 

                                         L'art. 25
lett. c OPC, al quale la v.LAF rinvia per il calcolo dell'assegno integrativo e
di prima infanzia in modo generale (cfr. art. 28, 36), prevede che:

 

" 
ad ogni diminuzione o aumento delle spese
riconosciute dalla LPC, dei redditi determinanti e della sostanza, se durerà
prevedibilmente per un periodo di tempo abbastanza lungo: determinanti sono i
nuovi redditi e le spese duraturi, calcolati su un anno, e la sostanza presente
alla sopravvenienza del cambiamento, se il cambiamento è inferiore a 120
franchi l'anno, si può rinunciare all'adattamento."

 

                                         Pertanto
a giusto titolo l'amministrazione, dopo essere venuta a conoscenza del Decreto
cautelare del 4 febbraio 2003, ha effettuato dei nuovi conteggi per il periodo
da gennaio 2001 a gennaio 2003, tenendo conto dei redditi costituiti dagli
alimenti dovuti dal padre e dagli assegni di base.

 

                                         A questo
proposito occorre osservare che, contrariamente a quanto allegato
dall’assicurata nel ricorso (cfr. doc. I), a ragione l'amministrazione per
determinare l'eventuale importo da restituire a decorrere dal mese di gennaio
2001 si è basata sul Decreto cautelare del 4 febbraio 2003, il quale prevedeva
un contributo di mantenimento di fr. 857.-- mensili dal 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
successiva convenzione fra l'assicurata e il padre di __________, omologata dal
Segretario assessore della Pretura di __________ nella sentenza del 27 ottobre
2003, __________, in effetti, si è impegnato a versare alla madre della bambina
fr. 1'200.-- mensili a titolo di alimenti per __________ dal mese di novembre
2003 al mese di novembre 2011. L'importo del contributo alimentare dal mese di
novembre 2003 è, tuttavia, irrilevante ai fini della presente vertenza. 

                                         Inoltre
in tale sentenza è stato, comunque, fatto riferimento anche al decreto
cautelare del 4 febbraio 2003, che però non è stato modificato (cfr. doc. A4).

 

                                         L'assicurata,
come già esposto, ha affermato che in realtà il padre di __________ non ha
versato integralmente i contributi alimentari arretrati dovuti dal 6 ottobre
2000. Più precisamente essa ha indicato che egli ha soltanto corrisposto fr.
300.-- da ottobre 2001 ad agosto 2002 e fr. 400.-- da settembre 2002 a febbraio
2003, mentre da marzo 2003 ha regolarmente versato fr. 857.-- mensili (cfr.
doc. 12). 

                                         Ciò è, d’altronde,
stato ammesso dal __________ nella convenzione omologata con sentenza 27
ottobre 2003, in cui ha inoltre riconosciuto di dovere l'importo di fr.
19'000.-- corrispondenti agli alimenti arretrati relativi al periodo dal 6
ottobre 2000 al mese di febbraio 2003 non ancora versati (cfr. doc. A4; consid.
2.9.).

                                         Egli si è,
pertanto, impegnato a pagare integralmente gli alimenti dovuti per il lasso di
tempo ora in esame, da gennaio 2001 a gennaio 2003.

 

                                         Secondo
l'art. 3c cpv. 1 lett. h LPC, applicabile agli assegni di famiglia in virtù del
rinvio di cui all'art. 28 cpv. 1 e 36 cpv. 1 v.LAF, il reddito determinante
comprende le pensioni alimentari del diritto di famiglia.

 

                                         Per la
lettera g dell'articolo succitato, inoltre, il reddito determinante comprende
pure le entrate e le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato.

                                         In una
sentenza del 9 febbraio 1999 nella causa J., cresciuta in giudicato, il TCA ha
già stabilito che questa norma è applicabile anche per il calcolo degli assegni
integrativi.

 

                                         In
materia di prestazioni complementari, vengono di principio considerati per il
calcolo, solo quegli attivi che l’assicurato ha effettivamente ricevuto e di
cui può disporre senza restrizioni (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; RDAT I 1992 p. 154; RCC 1984 p. 189; Werlen, Der Anspruch auf
Ergänzungsleistungen, Baden 1995, p.156/ 166; ZAK 1989 p. 238).                                                           

                                         E' quindi rilevante il fatto che l’interessato non dispone dei mezzi
necessari per far fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo che ha
condotto a questa situazione (DTF 115 V 355). 

                                         Tale
principio è tuttavia sottoposto a dei limiti. 

                                         In
particolare non è richiamabile se l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza
esserne giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata, oppure
dispone di un diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza, ma
non ne fa uso o non fa valere le sue pretese (RCC 1989 p. 350 consid. 3b; 1988
p. 275 consid. 2b) o se, per motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo
meno a tempo parziale, un’attività lucrativa ammissibile (AHI Praxis 1995 p.
166 consid. 2a; Pratique VSI 1994 p. 225 consid. 3a; RCC 1992 p. 348; DTF 115 V
353 consid. 5c). 

                                         In questi
casi la giurisprudenza considera che vi è una rinuncia a sostanza ai sensi
dell’art. 3 cpv. 1 lett. f LPC in vigore fino al 31 dicembre 1997 (RDAT I 1994
p. 189 consid. 3a; RCC 1989 p. 350 consid. 3b). Questa giurisprudenza
dev’essere applicata anche in virtù del nuovo diritto. L’art. 3c cpv. 1 lett. g
LPC prevede infatti che i redditi determinanti comprendono anche le entrate e
le parti di sostanza cui l’assicurato ha rinunciato.

                                         Di regola
la giurisprudenza si è limitata a riconoscere l’applicabilità del citato
articolo, se la rinuncia è avvenuta senza obbligo legale e senza controprestazione
adeguata. Ha infatti ribadito più volte che il sistema delle prestazioni complementari
non offre la possibilità di procedere ad un controllo dello stile di vita
dell’assicurato e di chiedersi se in passato il richiedente ha vissuto al di
sotto o al di sopra della normalità (AHI Praxis 1995 p. 167 consid. 2b; Carigiet, Ergänzungsleistungen, Zurigo 1995, p. 120; Carigiet/Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Supplemento, Zurigo 2000, pag. 100).

 

                                         Secondo la giurisprudenza del TFA, inoltre, al coniuge avente
diritto a pensioni alimentari vanno computate le prestazioni convenute con
l’altro coniuge e non quelle effettivamente versate, finché la loro
irrecuperabilità non può essere obiettivamente stabilita. L'irrecuperabilità delle pensioni alimentari dovute può essere
ammessa, di regola, quando sono state esaurite tutte le possibilità giuridiche per
il loro recupero (DTF 120 V 443 consid. 2; Pratique VSI 1995 p. 52; RCC 1991
pag. 145 consid. 2c, RCC 1988 pag. 275-276; Direttive UFAS sulle prestazioni
complementari, cifra 2130). Questo è in particolare il caso quando la moglie ha
intrapreso infruttuosamente procedure civili o penali oppure procedimenti
esecutivi (SVR 1996 EL Nr. 20 p. 59 consid. 4; SVR 1994 EL Nr. 1 p. 1 consid.
3b; RCC 1992 p. 272).

                                         Il rigore
di questa giurisprudenza è però stato mitigato dall'Alta corte federale in due
sentenze del 24 e 31 marzo 1992. In quest'occasione il TFA ha ammesso che il
carattere di irrecuperabilità può essere ammesso anche in assenza di qualsiasi
intervento giuridico, se si può chiaramente comprovare che il debitore di
alimenti non è in grado di mantenere i suoi obblighi. Questa prova può essere
fornita in particolare per mezzo di attestati ufficiali (emanati ad esempio
dalle autorità esecutive o fiscali), relative al reddito e alla sostanza del
debitore di alimenti (SVR 1996 EL Nr. 20 p. 60 consid. 4; Pratique VSI 1995 p.
53; RCC 1992 pag. 271 consid. 2, RCC 1992 pag. 275 consid. 2).

 

                                         Nel caso
in esame dalle tavole processuali, come visto, risulta che nella convenzione
omologata con sentenza del 27 ottobre 2003, il padre di __________ ha
riconosciuto di dovere l'importo di fr. 19'000.-- a titolo di alimenti
arretrati dovuti dal 6 ottobre 2000 al mese di febbraio 2003 e che per il
relativo versamento avrebbero concordato in sede separata uno scadenzario (cfr.
doc. A4).

                                         Non
emerge, invece, che la ricorrente abbia avviato una procedura esecutiva nei
confronti di __________, né risultano delle attestazioni ufficiali che
comprovino la reale impossibilità economica del padre di far fronte al suo
obbligo di mantenimento. 

                                         Questo
Tribunale, applicando l'abituale principio della probabilità preponderante
(cfr. RDAT II-2001 N. 91 pag. 378, SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STFA del 18
settembre 2001 nella causa W., C 264/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa
K.B., C 116/00; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P.S., H 407/99; STFA del
23 dicembre 1999 in re A.F., C 341/98, consid. 3, pag., 6; STFA 6 aprile 1994
in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag.
202 consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF
115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF
111 V 188 consid. 2b; Meyer, "Die Rechtspflege in
der Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989
pag. 31-32; Scartazzini, "Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale", Basilea 1991, pag. 63), deve pertanto concludere
che non è dimostrata l'irrecuperabilità obiettiva degli alimenti (cfr. in
particolare Pratique VSI 1995 pag. 51 segg.).

 

                                         Correttamente,
quindi, la Cassa, nei calcoli dell'assegno integrativo e dell'assegno di prima
infanzia volti a determinare l'importo da restituire per il periodo gennaio
2001- gennaio 2003, ha computato degli alimenti di fr. 10'284.-- annui (fr.
857.-- X 12 mesi; cfr. doc. 16G-16N).

 

                             2.11.   Relativamente
al conteggio dell'assegno di base va osservato che esso spetta ai lavoratori
dipendenti (cfr. art. 6 v.LAF) e che, ammonta, intero, a fr. 183.-- al mese
(cfr. art. 16 cpv. 1 v.LAF).

                                         L'art. 45
v.LAF enuncia, poi, che il genitore che per sentenza o convenzione è tenuto a
versare una pensione alimentare a favore di uno o più figli deve pagare, se
percepito, l'assegno di famiglia in aggiunta a detta pensione.

                                         Nel caso
concreto il decreto cautelare del 4 febbraio 2003 prevedeva che se il padre
percepiva l'assegno di base doveva versarlo in aggiunta al contributo
alimentare (cfr. doc.- 2B). Ciò è stato ribadito nella convenzione approvata
dal Pretore con sentenza del 27 ottobre 2003. (cfr. doc. A4).

                                         L'applicazione
del v. art. 45 LAF, in casu, non pone dunque problemi di compatibilità con
l'art. 285 cpv. 2 CCS, il quale contempla la possibilità per il giudice di
prevedere una regolamentazione differente dal principio del cumulo delle
pensioni alimentari e delle prestazioni sociali.

                                         (Per un
esame più approfondito della compatibilità dell'art. 45 v.LAF con l'art. 285
cpv. 2 CCS cfr. STCA del 29 aprile 2003 nella causa D.-O., 39.2002.81).

 

                                         Dalla
sentenza del 27 ottobre 2003 si evince inoltre che il padre di __________,
perlomeno fino al mese di ottobre 2003, era salariato. In particolare, negli
anni 2001/2002, era attivo presso la __________ (cfr. doc. A4).

 

                                         Pertanto,
a ragione, l'amministrazione, nei nuovi calcoli relativi all'arco di tempo da
gennaio 2001 a gennaio 2003, ha pure considerato un assegno di base annuo di fr.
2'196.-- (fr. 183 X 12 mesi; doc. 16G-16N).

 

                                         L'assicurata,
del resto, non ha contestato l'importo dell'assegno di base. Essa, nell’atto
ricorsale, ha, tuttavia, indicato che la Cassa le avrebbe chiesto la
restituzione dell'assegno di base, in quanto l’avrebbe ricevuto due volte, e
che non capisce quando l'avrebbe percepito la seconda volta (cfr. doc. I).

 

                                         Dagli
atti non risulta che l'amministrazione abbia chiesto la restituzione di assegni
di base. 

                                         In ogni
caso tale questione esula dalla presente vertenza, in quanto la decisione
impugnata concerne unicamente la restituzione degli assegni integrativi e di
prima infanzia.

                                         E' infatti la decisione che determina l’oggetto dell’impugnazione (Rumo-Jungo,
Serie: “Rechtsprechung des Bundesgericht zum Sozialversicherungsrecht”,
Bundesgesetz über Ergänzungsleistungen zur Alters-, Hinterlassenen- und
Invalidenversicherung, Ed. Schulthess, Zurigo 1994,
pag. 141; cfr. STFA del 12 marzo 2004 nella causa F., C 266/03, consid. 1; STFA
del 9 marzo 2004 nella causa Z., C 120/01, consid. 3; STFA del 2 aprile 2003
nella causa K., C 133/02, C 226/01 e C 245/01, consid. 5;
DTF 125 V 413, consid. 1a, pag. 414; DTF 123 V 335; DTF 121 V 157, consid. 2b, pag. 159; DTF 118 V 311, consid. 3b, pag. 313-314 e DTF 105 V
274, consid. 1, pag. 276 tutte con riferimenti).

                                         Ai fini
della lite in esame va, comunque, osservato che nei conteggi allestiti per
stabilire la somma da rimborsare a titolo di assegni integrativi e di prima
infanzia percepiti indebitamente, l'assegno di base è stato correttamente
computato fra i redditi una volta sola.

 

                             2.12.   Per il resto
la ricorrente non ha sollevato ulteriori eccezioni in merito alle singole voci
di reddito e di fabbisogno conteggiate dalla Cassa nei nuovi calcoli degli
assegni integrativi e di prima infanzia relativi al periodo da gennaio 2001 a
gennaio 2003.

                                         In
proposito va osservato che i redditi determinanti dal 1° gennaio 2001 al 30
novembre 2002 sono costituiti dagli alimenti ricevuti per __________ dal
padre di fr. 10'284.-- annui (cfr. consid. 2.10.), dagli assegni di base di fr.
2'196.-- (cfr. consid. 2.11.) e, per il calcolo degli assegni di prima
infanzia, dall'importo dell'assegno integrativo.

                                         Le spese
riconosciute sono, invece composte del contributo della cassa malati di fr. 809.--,
della pigione di fr. 9840.-- e del fabbisogno vitale di fr. 23'330.-- (cfr.
doc. 16G: 16H).

 

                                         Per il
mese di dicembre 2002 i redditi determinanti comprendono gli alimenti di
fr. 10'284.-- annui (cfr. consid. 2.10.), gli assegni di base di fr. 2'196.--
(cfr. consid. 2.11.), l'interesse libretto e deposito risparmio di fr. 71.--
(cfr. doc. 16I, 16L) e, per il calcolo degli assegni di prima infanzia,
l'importo dell'assegno integrativo.

                                         Il
contributo dell'assicurazione malattie di fr. 645.--, la pigione di fr.
10'008.-- e il fabbisogno vitale di fr. 23'330.-- costituiscono le spese
determinanti (cfr. doc. 16I; 16L).

 

                                         Infine i
redditi determinanti del mese di gennaio 2003 corrispondono a quelli del
mese di dicembre 2002, mentre le spese determinanti sono costituite dal
contributo dell'assicurazione malattie di fr. 645.--, dalla pigione di fr.
10'008.-- e dal fabbisogno vitale di fr. 23'960.-- (cfr. doc. 16M; 16N).

 

                                         Ora,
nell'ambito delle assicurazioni sociali, pur essendo la procedura retta dal
principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono
essere accertati dal giudice (cfr. SVR 2001 KV N. 50 pag. 145), il Tribunale
federale delle assicurazioni ha più volte ricordato come questo principio non
sia assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (cfr. DLA 2001 N. 12 pag. 145; STFA del
9 maggio 2003 nella causa A., C 271/02; STFA del 9 maggio 2001 nella causa
W.Z., P 36/00; STFA del 13 marzo 2001 nella causa M.P., U 429/00; STFA del 5
giugno 2000 nella causa V.P., I 76/00; DTF 125 V 195; Untersuchungsgrundsatz,
SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; AHI praxis 1994 pag. 212; DTF 117 V
263; DTF 117 V 282; per le assicurazioni sociali disciplinate dalla legislazione
federale cfr. art. 61lett. c LPGA). 

 

                                         Il dovere
processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di
portare - ove ciò fosse ragionevolmente possibile - le prove necessarie, avuto
riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
esse rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (cfr.
DLA 2002 pag. 178 (179); STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01;
STFA del 9 maggio 2001 nella causa G.L., P 52/00; STFA del 9 maggio 2001 nella
causa W.Z., P 36/00; DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti). 

 

                                         Osservato
come nel caso di specie l'assicurata non ha portato elementi tali da inficiare
in modo sostanziale i nuovi calcoli dell'amministrazione per l'arco di tempo da
gennaio 2001 a gennaio 2003, non sussiste alcun motivo per ritenere errata la
decisione impugnata quanto all'importo chiesto in restituzione per il periodo
dal mese di gennaio 2001 al mese di gennaio 2003 di fr. 21'001.--. Questa somma
si compone di fr. 4'575.-- quali assegni integrativi [AFI percepiti (24 mesi X
fr. 671.-- + 1 mese X 689.--) - AFI di diritto (24 mesi X fr. 488.-- + 1 mese X
fr. 506.--); cfr. doc. 16F] e di fr. 16'426.-- quali assegni di prima infanzia
[API percepiti (16 mesi X fr. 2'161.-- + 7 mesi X fr. 1'861.-- + 1 mese X fr.
1'755.-- + 1 mese X fr. 1'790.--) - API di diritto (23 mesi X fr. 1'304.-- + 1
mese X fr. 1'298.-- + 1 mese X fr. 1'332.--) - importo già restituito di fr.
2'100.--; cfr. doc. 16F].

 

 

                                         B)
Mesi di febbraio e marzo 2003

 

 

                             2.13.   Come
menzionato precedentemente (cfr. consid. 2.2.), per l'arco di tempo dal mese di
febbraio al mese di maggio 2003 vanno applicate le disposizioni della nuova
LAF.

 

                                         L'assegno
integrativo è regolato agli art. 24 segg. LAF.

                                         L'art. 24
LAF stabilisce come segue le condizioni per poter beneficiare dell'assegno
integrativo:

 

" 
Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto
all’assegno, per il figlio, se cumulativamente: 

a) coabita, anche soltanto in forma parziale, con
il figlio; 

b) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni; 

c) soddisfa i requisiti della Legge
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno
2000 (Laps). (cpv. 1)

Se entrambi i genitori coabitano con il figlio,
ha diritto all’assegno la madre o il padre. (cpv. 2)

... (cpv. 3)"

 

                                         L'art. 27
LAF prevede altresì che:

 

" 
Richiamati gli articoli 10 e 11 Laps, l’importo
massimo dell’assegno corrisponde ai limiti minimi di reddito del o dei figli,
definito dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, per i
quali l’assegno è riconosciuto. (cpv. 1)

In ogni caso, dall’importo erogabile vanno
dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)"

 

                             2.14.   L’assegno di
prima infanzia è regolato dagli art. 31segg. LAF.

                                         L'art. 31
LAF, relativo alla famiglia monoparentale, prevede in particolare che

 

"  Il
genitore ha diritto all'assegno, per il figlio, se cumulativamente: 

  a)   è domiciliato
nel Cantone al momento della richiesta;

 
b)   coabita costantemente con il figlio;

 
c)   ha il domicilio nel Cantone da almeno 3 anni;

  d)   il reddito
disponibile del genitore, inclusi gli eventuali assegni di   cui il nucleo
familiare beneficia in virtù della legge, nonché gli 

        eventuali
obblighi alimentari, è inferiore ai limiti posti dall'art. 24 

        cpv. 1 lett.
c). (cpv. 1)"

 

                                         Da quanto
esposto all'art. 31 lett. d LAF, che richiama l'art. 24 cpv. 1 lett. c LAF,
emerge che, come per la v. LAF (cfr. consid. 2.4.), il conteggio per
determinare il diritto all’assegno di prima infanzia corrisponde a quello
relativo all’assegno integrativo.

 

                                         Dal
tenore di queste norme legali, risulta che la LAF per il calcolo degli assegni
integrativi e di prima infanzia rinvia alla Laps, in vigore anch'essa dal 1°
febbraio 2003 (cfr. consid. 2.1.).

                                         Con
l'entrata in vigore della Laps, per il regime degli assegni integrativi e di
prima infanzia, non è più possibile, infatti, prendere in considerazione i
parametri della LPC per l'accertamento del diritto e il calcolo della
prestazione: soltanto i parametri della Laps sono applicabili. La LAF continua
invece a definire il titolare del diritto e l'importo massimo dell'assegno
erogabile (cfr. art. 12 Laps; Messaggio del 18 dicembre 2001 concernente la
prima revisione della legge sugli assegni di famiglia, p.to 5).

 

                             2.15.   Secondo
l'art. 41 cpv. 2 LAF concernente l'obbligo di informare

 

"Per l'assegno integrativo e di prima
infanzia si applica altresì l'art. 30 Laps."

 

                                         L'art. 30
Laps prevede che

 

"Le persone che compongono l'unità di
riferimento sono tenute a informare tempestivamente gli organi amministrativi
competenti per l'applicazione della legge e delle leggi speciali di ogni
cambiamento rilevante per il diritto alle prestazioni sociali."

                                      

                                         In
proposito l'art. 10 Reg.Laps precisa che

 

"E' considerato cambiamento rilevante:

a) un cambiamento pari ad un importo di almeno fr. 1200.-- annui del
reddito disponibile residuale dell'unità di riferimento rispetto a quello
determinante per la decisione più recente;

b) una variazione della composizione dell'unità
di riferimento."

 

                             2.16.   Per quanto
riguarda l'obbligo di restituzione e il condono l'art. 44 cpv. 4 LAF prevede
che

 

" 
Resta riservato l'art. 26 Laps per quanto
concerne l'assegno integrativo e di prima infanzia."

 

                                         L'art. 26
Laps sancisce:

 

" 
La prestazione sociale indebitamente percepita
deve essere restituita. (cpv. 1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento
dopo un anno dal momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto
conoscenza dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in
parte, se il titolare del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento
al momento della restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo
grave. (cpv. 3)"

 

                                         Il
Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998, per quanto riguarda
l'art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni indebitamente
percepite, prevede che è applicabile la consolidata giurisprudenza del TCA e
del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr. Messaggio N. 4773, p.to
12 ad art. 26).

 

                                         Giusta
l'art. 27 Laps, relativo alla revisione:

 

" 
Il diritto alle prestazioni sociali è soggetto a
revisione su iniziativa dell’organo amministrativo competente o su domanda
dell’utente. (cpv. 1)

L’organo amministrativo competente effettua: 

a) revisioni periodiche delle prestazioni sociali ricorrenti di
durata superiore ad un anno 

e 

b) revisioni straordinarie in caso di segnalazione di cambiamenti
rilevanti ai sensi dell’art. 30 e di prestazioni indebitamente percepite. (cpv.
2)

L’utente può sempre chiedere una revisione
straordinaria. (cpv. 3)

Ogni revisione o nuova domanda che aggiorna il
reddito disponibile residuale o l’importo di una prestazione sociale di
complemento armonizzata comporta, per principio, l’adeguamento delle
prestazioni sociali già assegnate. (cpv. 4) 

L’adeguamento delle prestazioni interviene: 

a) dal primo giorno del mese successivo alla
revisione periodica; 

b) dal primo giorno del mese in cui si è verificato l’evento
all’origine della revisione in caso di revisione straordinaria ad opera
dell’organo amministrativo competente; 

c) dal primo giorno del mese in cui è stata depositata la domanda in
caso di revisione chiesta dall’utente. (cpv. 5)

 

                                         Secondo
l'art. 21 cpv. 4 Laps

 

"L'organo designato dalla legge speciale è
inoltre competente per le revisioni e per le decisioni di restituzione delle prestazioni
indebitamente percepite."

 

                                         Ai sensi
dell'art. 53 LAF competente in merito al calcolo e al pagamento degli assegni
integrativi e di prima infanzia è la Cassa cantonale per gli assegni familiari.

 

 

                             2.17.   Nel caso di
specie, come visto, l'assicurata, il 10 marzo 2003, ha trasmesso
all'amministrazione il Decreto cautelare pretorile del 4 febbraio 2003 con cui
è stato fatto obbligo al padre di __________ di versare, a decorrere dal 6
ottobre 2000, l’ammontare di fr. 857.-- mensili a titolo di contributo
alimentare, oltre all'eventuale assegno di base (cfr. doc. 2; 2B).

                                         __________,
nella convenzione 30 settembre, 1° ottobre, 6 ottobre 2003 omologata dal
Segretario assessore della Pretura di __________ con la sentenza del 27 ottobre
2003, ha altresì riconosciuto di dovere l'importo di fr. 19'000.-- a titolo di
contributi alimentari arretrati per il periodo dal 6 ottobre 2000 al mese di
febbraio 2003, il cui scadenzario per il versamento sarebbe stato concordato in
separata sede (cfr. doc. A4). 

 

                                         Relativamente
ai mesi di febbraio e marzo 2003, per quanto attiene al principio della
restituzione, vale quanto esposto al consid. 2.9.

                                         Pertanto
l'assicurata, da un profilo oggettivo, ha percepito a torto, in misura
parziale, anche gli assegni integrativi e di prima infanzia dei mesi di
febbraio e marzo 2003.

                                         La Cassa,
a ragione, ha richiesto la restituzione di tali assegni.

 

                             2.18.   Per quanto
riguarda l'importo degli assegni da rimborsare per i mesi di febbraio e
marzo 2003, è vero che la nuova LAF, in vigore dal 1° febbraio 2003, per il
calcolo degli assegni integrativi e di prima infanzia rinvia alla Laps (cfr.
consid. 2.1.). 

                                         Tuttavia
giusta la disposizione transitoria, di cui all'art. 37 Laps:

 

" 
La legge si applica alle richieste inoltrate
dopo la sua entrata in   vigore. (cpv. 1)

Le prestazioni sociali erogate in virtù del
previgente diritto vengono adeguate al nuovo diritto entro il termine stabilito
dal Consiglio di Stato. L’adeguamento può avvenire anche durante il periodo di
decorrenza delle decisioni emanate in virtù del previgente diritto; in nessun
caso queste decisioni conferiscono diritti acquisiti. (cpv. 2)"

 

                                         Inoltre
l'art. 23 Reg.Laps enuncia che:

 

" 
Le prestazioni sociali erogate in virtù del
diritto previgente vengono adeguate al nuovo diritto in occasione della
revisione periodica o di una revisione straordinaria. Le prestazioni di durata
inferiore all’anno non vengono adeguate."

 

                                         Relativamente
agli assegni integrativi, va evidenziato che essi sono soggetti, ai
sensi dell'art. 27 Laps, a revisione periodica o straordinaria in caso di
cambiamento (cfr. consid. 2.16).

 

                                         Nell'evenienza
concreta, allorché nel mese di marzo 2003 la ricorrente ha comunicato l'obbligo
da parte del padre di __________ di versare gli alimenti, essa già beneficiava
degli assegni integrativi da alcuni anni. Inoltre, verosimilmente, la decisione
degli assegni per il 2003 è stata emessa alla fine del 2002. Il calcolo è,
dunque, stato effettuato ancora sulla base della v.LAF. 

                                         Secondo
le norme transitorie della Laps e del Reg.Laps gli assegni non dovevano
necessariamente essere adeguati dal 1° febbraio 2003, ma in occasione di una
revisione periodica o straordinaria.

                                         La
revisione periodica, nel mese di marzo 2003, non era ancora intervenuta. 

                                         La
modifica dei redditi comunicata dall'insorgente ha però dato avvio a una
revisione straordinaria, per cui dal mese di giugno 2003 (l'ordine di
restituzione concerneva il periodo fino al mese di maggio 2003) per determinare
l'ammontare dell'assegno a cui l’assicurata aveva diritto trovano applicazione
la nuova LAF e la Laps.

                                         Per i
mesi precedenti, invece, al fine di stabilire l'importo da restituire,
percepito a torto rispetto a quello erogatole secondo il conteggio effettuato
in precedenza sulla base della v.LAF, vanno dunque ancora applicate la v.LAF e
la LPC, alla quale la v.LAF rinviava, come del resto effettuato dalla Cassa
(cfr. doc. 16M).

 

                                         Riguardo
alle censure concernenti gli importi computati a titolo di alimenti da parte
del padre di __________ e di assegni di base va fatto riferimento a quanto
indicato ai consid, 2.10.; 2.11.

                                         La Cassa
ha, quindi, correttamente conteggiato l'importo di fr. 10'284.-- quale
contributo di mantenimento e l'ammontare di fr. 2'196.-- quale assegno di base.

 

                                         Non sono
state sollevate ulteriori eccezioni nemmeno riguardo ai nuovi calcoli
effettuati dalla Cassa relativi ai mesi di febbraio e marzo 2003 (cfr. consid.
2.12.; doc. 16N).

 

                                         Pertanto
i redditi determinanti per il calcolo degli assegni integrativi concernenti
tale periodo sono costituiti dagli alimenti versati dal padre di __________ di
fr. 10'284.--, dall'assegno di base di fr. 2'196.-- e dall'interesse libretto e
deposito risparmio di fr. 71.-- (cfr. doc. 16M).

                                         Le spese
determinanti, per contro, sono composte del contributo per la cassa malati di
fr. 645.--, della pigione di fr. 10'008.-- e del fabbisogno vitale di fr.
23'960.-- (cfr. doc. 16M).

                                         La
decisione su reclamo del 12 marzo 2004, per quanto concerne l'importo chiesto
in restituzione relativo ai mesi di febbraio e marzo 2003 di fr. 366.-- [AFI
percepiti (2 mesi X fr. 689.--) - AFI di diritto (2 mesi X fr. 506.--); cfr.
doc. 16F], risulta, dunque, corretta.

 

                             2.19.   Va, comunque,
abbondanzialmente rilevato che anche applicando la Laps al conteggio degli
assegni integrativi dei mesi di febbraio e marzo 2003 il risultato non
cambierebbe.

 

                                         Ai sensi
della Laps gli assicurati hanno diritto all'assegno integrativo allorché il
reddito disponibile residuale - che è pari alla differenza tra la somma dei
redditi computabili e la somma delle spese computabili delle persone componenti
l'unità di riferimento (cfr. art. 5 Laps) -, sommato al sussidio per il premio
della cassa malati e alle prestazioni sociali di complemento di cui un
assicurato beneficia, non raggiunge la soglia di intervento (cfr. art. 11 Laps;
consid. 2.3.).

 

                                         Il
reddito disponibile residuale, in casu, corrisponderebbe a fr. 1'894.--
[redditi computabili ( fr. 10'284.-- alimenti versati dal padre di __________ +
fr. 2'196.-- assegno di base + fr. 71.-- interesse libretto e deposito
risparmio) - spese computabili (fr. 645.-- contributo per la cassa malati + fr.
10'008.-- pigione)].

 

                                         Per
quanto riguarda gli alimenti, va evidenziato che l'art. 6 cpv. 2 Laps, relativo
al reddito computabile, prevede che le entrate di cui al cpv. 1 alle quali un
membro dell’unità di riferimento ha rinunciato a favore di persone che non
fanno parte dell’unità di riferimento possono essere computate se la rinuncia
costituisce un manifesto abuso di diritto. 

                                         Pertanto,
visto che la computabilità per principio delle prestazioni alla quale
l'assicurato ha rinunciato è prevista pure nella Laps, la giurisprudenza, esposta
al consid. 2.10., sviluppata sulla base dell'art. 3 cpv. 1 lett. g e h LPC per
valutare, nel calcolo della PC, quando delle pensioni alimentari del diritto di
famiglia non versate non vadano considerate quale rinuncia a un reddito
determinante - e applicabile sotto il regime della v. LAF -, resta valida per
gli assegni di famiglia (cfr. STCA del 7 maggio 2004 nella causa M.,
39.2003.17, consid. 2.6.).

 

                                         Di
conseguenza, in casu, anche per i mesi di febbraio e marzo 2003 a ragione è
stato computato l'importo di fr.10'284.-- a titolo di alimenti dovuti dal padre
di __________. La motivazione è la medesima di quella esposta al consid. 2.10.

 

                                         Per una
famiglia monoparentale costituita da un genitore e da un figlio, come quella
dell'assicurata, la soglia di intervento ai sensi dell’art. 10 Laps corrisponde
alla somma dell'importo corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione
sulle prestazioni complementari all'AVS/AI per la persona sola per il titolare
del diritto e dell'importo corrispondente alla metà del limite minimo previsto
dalla LPC per la persona sola per la prima persona supplementare dell'unità di
riferimento, ossia fr. 23'550.-- (fr. 15'700.-- + fr. 7'850.--; cfr. Ordinanza
03 sull'adeguamento delle prestazioni complementari all'AVS/AI del 20 settembre
2002).

                                         Va
sottolineato che tale ammontare è inferiore all'importo del fabbisogno vitale
secondo la la v.LAF e la LPC. 

                                         Infatti,
applicando, giusta la v. LAF, gli importi minimi (art. 28 v.LAF) di cui
all'art. 3b LPC, il fabbisogno vitale ammonta a fr. 23’960.-- (fr. 15'700.--
per il genitore + fr. 8260.-- per il figlio; Ordinanza 03 sull'adeguamento
delle prestazioni complementari all'AVS/AI del 20 settembre 2002). 

                                      

                                         Di
conseguenza, in casu, la lacuna di reddito ai sensi della Laps è pari a fr.
21'656.-- (fr. 23'550.--soglia di intervento - fr. 1'894.-- reddito residuale).

 

                                         Sulla
base di quanto esposto in precedenza, l'importo scoperto secondo il conteggio
giusta la v.LAF è, per contro, di fr. 22'062.-- [redditi determinanti (fr.
10'284.-- alimenti + fr. 2'196.-- assegni di base + fr. 71.-- interesse conto
risparmio) - spese determinanti (fr. 645.-- contributo CM + fr. 10'008.--
pigione + fr. 23'960.-- fabbisogno vitale)].

 

                                         Ai fini
della determinazione dell'importo da rimborsare per i mesi di febbraio e marzo
2003 tale differenza è comunque irrilevante.

                                         Ex art.
27 cpv. 2 LAF - disposto che è restato sostanzialmente invariato a seguito
della prima revisione della LAF - l'importo dell'assegno integrativo non può
infatti superare il limite del o dei figli per i quali l'assegno è
riconosciuto, che corrisponde all'ammontare minimo del fabbisogno vitale dei figli
sancito dall'art. 3b LPC dedotto l'importo dell'assegno di base percepito (cfr.
Messaggio del Consiglio di Stato relativo all'introduzione di una nuova legge
sugli assegni di famiglia del 19 gennaio 1994, pag. 16-17 e 51; art. 27 cpv.1
LAF; STCA del 28 aprile 1999 nella causa A.S.; STCA del 24 aprile 1999 nella
causa S.B.).

 

                                         Nel caso
in esame l'ammontare massimo annuo erogabile corrisponde a fr. 6'064-- (fr.
8'260.--importo minimo del fabbisogno per il primo figlio - fr. 2'196.--
assegni di base percepiti).

                                         L'assicurata,
dunque, sia con il calcolo secondo la v.LAF e la LPC che con il conteggio ai
sensi della Laps, ha diritto unicamente a un assegno integrativo di fr. 506.--
al mese (fr. 6'064.-- : 12 mesi), come indicato dalla Cassa (cfr. doc. 16F; 16
M).

                                         Sia
secondo la v.LAF, che giusta la nuova LAF e la Laps è, di conseguenza, sempre
tale ammontare che va posto a confronto dell'importo di fr. 689.--, in realtà
percepito, per quantificare gli assegni integrativi da restituire. Da notare
che l'importo di 

                                         fr. 689.-
(pari a fr. 8'260 : 12) è stato attribuito dalla Cassa non tenendo conto
dell'assegno di base in quanto la madre non esercitava un'attività lucrativa.

                                         Il nuovo
calcolo della Cassa per i mesi di febbraio e marzo 2003, che, tenendo conto di
un assegno integrativo versato di fr. 689.-- e di un assegno di diritto di fr.
506.--, ha determinato la restituzione per tali due mesi di fr. 366.--(cfr.
doc. 16 F), si rivela, quindi, corretto anche dal profilo della nuova LAF e
della Laps.

 

                             2.20.   Per quanto
attiene agli assegni di prima infanzia per i mesi di febbraio e marzo
2003, va osservato che l'art. 33 LAF prevede che il diritto all'assegno si
estingue alla fine del mese in cui il figlio compie i tre anni di età.

                                         Nella
fattispecie __________ è nata il 6 ottobre 2000. Essa ha perciò compiuto i tre
anni il 6 ottobre 2003. Il diritto all'assegno di prima infanzia è quindi
sussistito unicamente fino al 31 ottobre 2003.

                                         Per il
2003 tale assegno ha, dunque, avuto una durata inferiore all'anno.

                                         Giusta
gli art. 37 Laps e 23 Reg.Laps l'assegno di prima infanzia, in casu, non era,
di conseguenza, da adeguare effettuando il calcolo secondo la Laps (cfr.
consid. 2.18.).

                                         Rettamente,
pertanto, l'amministrazione ha proceduto al nuovo calcolo dell'assegno di prima
infanzia per i mesi di febbraio e marzo 2003 fondandosi sulla v.LAF.

 

                                         Per
quanto riguarda le voci del conteggio secondo la v.LAF e la LPC, esse
corrispondono a quelle del calcolo dell'assegno integrativo, con l'aggiunta,
nei redditi determinanti, dell'importo dell'assegno integrativo (cfr. doc.
16N). In merito, quindi, si rinvia al considerando 2.18. relativo all'assegno
integrativo.

 

                                         I redditi
determinanti per i mesi di febbraio e marzo 2003 sono così costituiti dagli
alimenti versati dal padre di __________ di fr. 10'284.--, dall'assegno di base
di fr. 2'196.--, dall'interesse libretto e deposito risparmio di fr. 71.-- e
dall'assegno integrativo di fr. 6'072.-- (cfr. doc. 16N).

                                         Le spese
determinanti, per contro, sono composte del contributo per la cassa malati di
fr. 645.--, della pigione di fr. 10'008.-- e del fabbisogno vitale di fr.
23'960.-- (cfr. doc. 16N).

                                         La
decisione su reclamo del 12 marzo 2004 è, perciò, incensurabile anche per
quanto riguarda l'importo degli assegni di prima infanzia chiesti in
restituzione di fr. 916.-- [API percepiti (2 mesi X fr. 1'790.--) - API di
diritto (2 mesi X fr. 1'332.--); cfr. doc. 16F].

 

 

                                         C)  Mesi
di aprile e maggio 2003

 

                             2.21.   Differente,
per contro, deve essere il giudizio relativo ai mesi di aprile e maggio 2003.

                                         In
effetti il 10 marzo 2003 alla Cassa è pervenuto lo scritto dell'assicurata con
cui l’ha informata che con Decreto cautelare del 4 febbraio 2003, di cui ha
allegato una copia, al padre di __________ è stato fatto obbligo di versare
alla figlia fr. 857.-- al mese quali alimenti a decorrere dal 6 ottobre 2000. 

                                         La
ricorrente ha anche comunicato di aver ricevuto dal mese di marzo 2003
l'importo di fr. 857.-- mensili (cfr. doc. 2, 2B).

 

                                         Nonostante
tale informazione, la Cassa ha continuato a erogare all'insorgente l'assegno
integrativo di fr. 689.-- e l'assegno di prima infanzia di fr. 1'790.-- (cfr.
doc. 16F).

 

                                         A proposito
dell’obbligo di informare, si rileva che il TFA, in materia di prestazioni
complementari ha precisato, in un caso in cui il rappresentante dell’assicurato
aveva comunicato alla Cassa che il suo tutelato avrebbe ripreso a svolgere
attività lucrativa a tempo pieno, senza tuttavia indicare l’ammontare del
salario, che la comunicazione era atta a mettere in discussione in modo
evidente, durevole e immediato la legalità della concessione della rendita. In
tali circostanze l’amministrazione, in virtù del principio inquisitorio,
avrebbe dovuto stabilire l’ammontare del reddito, contattando il datore di
lavoro, di cui conosceva le coordinate.

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, in tale evenienza, le prestazioni indebitamente
percepite vanno restituite fino all’istante della ricezione, da parte
dell’autorità competente, della notifica tardiva dell’assunzione di un’attività
lavorativa o in generale di qualsiasi altra fonte di reddito o di sostanza. Le
prestazioni percepite posteriormente a tale data non vanno invece restituite
(Pratique VSI 1994 p. 38).

 

                                         L’Alta
Corte ha dichiarato applicabile questo principio anche alla procedura di
condono (Pratique VSI 1994 pag. 40 consid. 3b). 

 

                                         La
giurisprudenza suesposta dev'essere applicata anche alla LAF e alla Laps, alla
quale la LAF rinvia per la restituzione e il condono degli assegni integrativi
e di prima infanzia (cfr. art. 44 cpv. 4 LAF; 26 Laps; consid. 2.16.). Infatti,
come sopra esposto (cfr. consid. 2.16.), all'art. 26 Laps, relativo alla
restituzione di prestazioni percepite indebitamente e al condono, è applicabile
la consolidata giurisprudenza del TCA e del TFA in materia di prestazioni
complementari (cfr. Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge
sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali del 1° luglio
1998, N. 4773, p.to 12 ad art. 26).

 

                                         In
concreto, visto che l'assicurata, il 10 marzo 2003, ha avvertito la Cassa
dell'emissione del Decreto cautelare pretorile del 4 febbraio 2003, trasmettendone
una copia, dal mese di aprile 2003 l'amministrazione disponeva degli elementi
sufficienti atti a mettere in discussione la legalità delle decisioni di
assegnazione degli assegni integrativi e di prima infanzia a far tempo dal 1°
gennaio 2001 e dunque avrebbe dovuto procedere senza indugio a stabilire
l'ammontare preciso dei nuovi redditi.

 

                                         In simili
condizioni, in virtù della giurisprudenza citata, con effetto dal mese di
aprile 2003 si deve considerare ingiustificata la richiesta di restituzione
formulata dalla Cassa (per casi analoghi cfr. STCA del 24 aprile 1999 nella
causa K., inc. 39.98.80; STCA del 23 ottobre 2001 nella causa B.M., inc.
39.01.32).

 

                             2.22.   Alla luce di
tutto quanto esposto bisogna concludere che l'assicurata deve restituire gli
assegni integrativi e di prima infanzia percepiti indebitamente dal mese di
gennaio 2001 al mese di marzo 2003 (cfr. consid. 2.12.; 2.18.; 2.19.). Per
quanto attiene, invece, ai mesi di aprile e maggio 2003, gli assegni erogatile
non vanno rimborsati (cfr. consid. 2.20.).

                                         La
decisione su reclamo e l'ordine di restituzione devono, dunque, essere
rettificati nel senso che la somma da restituire ammonta a fr. 22'283.-- (fr.
21'001.-- assegni integrativi e di prima infanzia per il periodo da gennaio
2001 a gennaio 2003 - consid. 2.12.- + fr. 366.-- assegni integrativi per i
mesi di febbraio e marzo 2003 - consid. 2.18. - + fr. 916.-- assegni di prima infanzia
per i mesi di febbraio e marzo 2003 - consid. 2.20.).

 

                                         Le
argomentazioni ricorsuali dell'assicurata relative alla sua buona fede e
all'onere gravoso (cfr. doc. I) concernono il condono, costituendone in effetti
i presupposti (cfr. consid. 2.7.; 2.16.). Di conseguenza esse sono irrilevanti
ai fini della presente vertenza e devono essere esaminate nell'ambito della
decisione su reclamo in merito al condono (cfr. consid. 2.1.).

 

                                         A titolo
abbondanziale va segnalato che l'assicurata, nell'atto ricorsuale, per il
rimborso ha auspicato una soluzione che preveda che sia il padre di __________
a versare alla Cassa la somma di alimenti arretrati a favore della figlia di
fr. 19'000.-- di cui è debitore. 

                                         Per il
rimanente importo essa ha specificato di poter pagare a piccole rate non
superiori ai fr. 100.-- al mese. 

 

                                         A tale
proposito giova rilevare che tali temi non sono comunque oggetto della presente
vertenza e pertanto il TCA non è tenuto a occuparsene (cfr. DTF 123 V 230
consid. 3e). E' comunque utile precisare che, nel caso in cui la domanda di
condono fosse respinta, un'eventuale soluzione confacente alle esigenze della
ricorrente deve essere concordata con l'amministrazione.

                                         Per
quanto riguarda la cessione del credito di contributi di mantenimento arretrati
nei confronti del padre, va osservato, per inciso, che ai sensi dell'art. 164
CO la cessione di crediti volontaria è il contratto secondo cui una persona
cede il suo credito a un terzo senza il consenso del debitore. Trattandosi di
un contratto e non di un atto unilaterale l'accordo del nuovo creditore è
comunque indispensabile (cfr. Gauch/Schluep/Tercier, Partie générale du droit des
obligations, Vol. II, Zurigo 1982, n. 2136-2138). Per la validità della
cessione si richiede la forma scritta (art. 165 CO).

 

                             2.23.   L'assicurata,
tramite il suo patrocinatore, il 1° giugno 2004 ha chiesto di convocare le
parti per discussione (cfr. doc. V; IX).

 

                                         Relativamente
all'audizione delle parti, va osservato che può essere rifiutata senza per
questo ledere il diritto d’essere sentito, sancito dagli art. 29 cpv. 2
Costituzione federale e 6 n. 1 CEDU, della ricorrente.

                                         Infatti,
secon