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**Case Identifier:** df7c9516-0c98-5bc4-abdb-dc527abdd462
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-08-21
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 21.08.2023 CA.2022.27
**Docket/Reference:** CA.2022.27
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_CA-2022-27_2023-08-21

## Full Text

Appello (parziale) del 15 dicembre 2022 e appello incidentale (parziale) del 12 gennaio 2023 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2022.20 del 19 settembre 2022
Ripetuto tentato assassinio, violazione dell'art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni associate, ripetuto esercizio illecito della prostituzione;;Appello (parziale) del 15 dicembre 2022 e appello incidentale (parziale) del 12 gennaio 2023 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2022.20 del 19 settembre 2022
Ripetuto tentato assassinio, violazione dell'art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni associate, ripetuto esercizio illecito della prostituzione;;Appello (parziale) del 15 dicembre 2022 e appello incidentale (parziale) del 12 gennaio 2023 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2022.20 del 19 settembre 2022
Ripetuto tentato assassinio, violazione dell'art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni associate, ripetuto esercizio illecito della prostituzione;;Appello (parziale) del 15 dicembre 2022 e appello incidentale (parziale) del 12 gennaio 2023 contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2022.20 del 19 settembre 2022
Ripetuto tentato assassinio, violazione dell'art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni associate, ripetuto esercizio illecito della prostituzione

Sentenza del 21 agosto 2023 
Corte d’appello 

Composizione  Giudici  

Maurizio Albisetti Bernasconi, Presidente del Collegio 

giudicante,  

Andrea Ermotti e Katharina Giovannone-Hofmann, 

Cancelliera Leda Ferretti  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, rappre-

sentato dalla Procuratrice federale Elisabetta Tizzoni 

appellante / appellato incidentale / pubblica accusa 

e 

 

B., rappresentata dall’avv. Hugo Haab 

accusatrice privata 

contro 

 

A., attualmente detenuta, difesa dall’avv. d’ufficio Da-

niele Iuliucci, 

appellante incidentale / appellata / imputata  

  

Oggetto 

 

Appello (parziale) del 15 dicembre 2022 e appello inci-

dentale (parziale) del 12 gennaio 2023 contro la sen-

tenza della Corte penale del Tribunale penale federale 

SK.2022.20 del 19 settembre 2022 

Ripetuto tentato assassinio, violazione dell’art. 2 della 

legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato 

islamico» nonché le organizzazioni associate, ripetuto 

esercizio illecito della prostituzione 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

Numero dell ’ incarto :  CA.2022.27 

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Fatti: 

A. Inchiesta penale e sentenza di primo grado 

A.1 In data 24 novembre 2020, il Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: 

MPC) ha aperto un’istruzione penale nei confronti di A., arrestata presso i Grandi 

Magazzini E. (v. MPC pag. 10.1-0001), per titolo di tentato omicidio (art. 111 CP), 

lesioni gravi (art. 122 CP) e violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i 

gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni associate (RS 

122; di seguito anche: LAQ/SI) (v. MPC pag. 1.1.0001). Con decreto di esten-

sione del 25 gennaio 2020 (recte: 2021), l’inchiesta inerente A. è stata estesa al 

titolo di tentato assassinio (art. 112 CP) (v. MPC pag. 1.1-0002). 

 

A.2 Il 27 novembre 2020, il Giudice dei provvedimenti coercitivi (di seguito: GPC) ha 

ordinato la carcerazione preventiva di A., per un periodo di tre mesi. 

 

A.3 Il 2 dicembre 2020, il MPC ha incaricato il Dr. med. G. di allestire una perizia 

psichiatrica sulla persona di A. Tale valutazione, datata 23 febbraio 2021, attesta 

una scemata imputabilità di grado medio ascrivibile all’imputata al momento dei 

fatti e un fondato pericolo che quest’ultima commetta nuovi reati. Per quanto con-

cerne in particolare la scemata imputabilità riscontrata, l’esame psichiatrico effet-

tuato dal perito ha sì evidenziato l’esistenza di una turba psichica, indicando tut-

tavia che per la commissione dei reati contestati sarebbe stata necessaria 

un’adesione della volontà (v. MPC pag. 11.1.1-003 e segg.).  

 

A.4 Con decisione del 26 febbraio 2021, il GPC ha prorogato la carcerazione preven-

tiva di A. per un periodo di sei mesi (v. MPC pag. 6.1-0117 e segg.). 

 

A.5 Nel suo complemento peritale del 7 maggio 2021, il Dr. G. ha formulato una pro-

gnosi piuttosto pessimistica per quanto concerne il trattamento della complessa 

patologia di cui soffre l’imputata (v. MPC pag. 11.1.1-0158 e segg.). 

 

A.6 Con decreto del 3 agosto 2021, il MPC ha accolto la richiesta di A. del 30 giugno 

2021 di essere posta in esecuzione anticipata della pena (v. MPC pag. 6.1-0263 

e segg.). 

 

A.7 Con decreto di estensione del 24 novembre 2021, l’inchiesta inerente all’imputata 

è stata estesa al reato di esercizio illecito della prostituzione (art. 199) (v. MPC 

pag. 1.1-0006).  

 

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A.8 In data 30 novembre 2021, il MPC ha decretato la riunione presso l’autorità fe-

derale di perseguimento penale dei reati imputati a A. (MPC pag. 2.1-0007 e 

segg.). 

 

A.9 Con scritto del 9 febbraio 2022, su richiesta della difesa, il MPC ha conferito 

mandato alla Dr.ssa med. H. di allestire un complemento di perizia psichiatrica 

(v. MPC pag. 11.1.5-0003 e segg.), allo scopo di verificare l’evoluzione dell’im-

putata a seguito della terapia farmacologica prescritta dal Servizio psichiatrico 

delle Strutture carcerarie cantonali. Nella sua valutazione del 30 marzo 2022, la 

Dr.ssa H. non solo conferma in sostanza la diagnosi fatta dal Dr. G., ma valuta 

anche il rischio di recidiva come medio-alto, indicando il trattamento stazionario 

in ambito chiuso ai sensi dell’art. 59 cpv. 3 CP quale misura adeguata e propor-

zionata per il caso di specie (v. MPC pag. 11.1.5-0038 e segg.). 

 

A.10 Il 19 aprile 2022 il Dr. G., ribadendo la propria diagnosi, si è sostanzialmente 

associato alle considerazioni della Dr.ssa H., in particolare condividendo la mi-

sura da lei proposta, vale a dire un trattamento stazionario ai sensi dell’art. 59 

cpv. 3 CP (v. MPC pag. 11.1.1-0167 e segg.). 

 

A.11 In data 16 maggio 2022, il MPC ha trasmesso alla Corte penale del TPF un primo 

atto d’accusa nei confronti di A., nel quale B. figura quale unica vittima e accusa-

trice privata (v. TPF pag. 15.100-001 e segg.). 

 

A.12 In data 23 giugno 2022 il MPC, su invito della Corte penale del TPF, ha trasmesso 

a quest’ultima l’atto d’accusa modificato nei confronti di A. per titolo di ripetuto 

tentato assassinio (art. 112 CP in combinato disposto con l’art. 22 cpv. 1 CP), di 

violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato 

islamico» nonché le organizzazioni associate e di ripetuto esercizio illecito della 

prostituzione, con l’inclusione di F. quale vittima (v. MPC pag. 15.110.001-015). 

 

A.13 Il 28 luglio 2022, la Dr.ssa H. ha trasmesso alla Corte penale del TPF un aggior-

namento sulle condizioni di salute dell’imputata (v. MPC pag. 15.662.005 e 

segg.). Il Dr. G. ha a sua volta presentato alla Corte penale del TPF un referto 

aggiornato in data 9 agosto 2022 (v. TPF 15.661.004 e segg.). Entrambi gli 

esperti hanno sostanzialmente confermato le proprie valutazioni precedenti. 

 

A.14 Il MPC ha ulteriormente esteso l’accusa nei confronti di A. mediante il documento 

“Estensione dell’atto d’accusa” del 30 agosto 2022, prodotto agli atti dal MPC 

durante i pubblici dibattimenti, nel quale l’imputata viene accusata di violazione 

dell’art. 2 della legge «Al-Qaïda» e «Stato islamico» anche “per avere, tra il 2017 

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e il 2020, a X. e Y., inviato per il tramite di terze persone, rimaste ignote, almeno 

CHF 18’000.- in Siria per finanziare l’acquisto di armi in favore dello Stato isla-

mico e della Guerra Santa” (v. TPF pag. 15.721.015 e seg.). 

 

A.15 Con sentenza SK.2022.20 del 19 settembre 2022 (v. TPF pag. 15.720.006 e 

segg.), la Corte penale del TPF ha riconosciuto A. autrice colpevole di ripetuto 

tentato assassinio (art. 112 CP in combinato disposto con l’art. 22 CP), di viola-

zione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato isla-

mico» nonché le organizzazioni associate ai sensi dei considerandi e di ripetuto 

esercizio illecito della prostituzione (art. 199 CP), e l’ha condannata ad una pena 

detentiva di 9 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto (art. 51 CP) e la pena 

anticipatamente espiata (art. 236 CPP), nonché alla multa di CHF 2'000.--. 

L’istanza precedente ha inoltre ordinato il trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 

3 CP e la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva ex art. 57 CP per dar 

luogo all’esecuzione del trattamento stazionario. In caso di mancato pagamento 

della multa, è stata ordinata una pena detentiva sostitutiva di 10 giorni ex art. 106 

cpv. 2 CP. Per quanto concerne le spese, A. è stata condannata al pagamento 

della tassa di giustizia di CHF 5'000.-- e delle spese procedurali in ragione di 

CHF 100'000.--. La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Daniele Iuliucci è stata 

fissata in CHF 82'350.-- (IVA inclusa), da dedursi eventuali anticipi già versati, 

importo a carico della Confederazione, ritenuto che A. è stata condannata al rim-

borso alla Confederazione non appena le sue condizioni economiche glielo per-

metteranno (art. 135 cpv. 4 CPP). Quanto alle pretese civili, il primo giudice ha 

riconosciuto il principio del risarcimento del danno patito dall’accusatrice privata 

(art. 126 cpv. 3 CPP). A. è stata pertanto condannata a risarcire CHF 30'000.-- 

in favore di B. a titolo di riparazione del torto morale e per il rimanente, l’accusa-

trice privata è stata rinviata al competente foro civile. A. è stata inoltre condan-

nata al pagamento di CHF 11'000.-- in favore di B. a titolo di partecipazione alle 

spese legali. Per quanto riguarda infine gli oggetti sequestrati, è stata ordinata la 

confisca del coltello di cui al reperto 24037 (art. 69 CP) e dell’importo di 

CHF 4'100.-- di cui al reperto 42052 (art. 70 CP). L’importo di CHF 228.70 (re-

perto 24199) viene destinato a parziale copertura delle spese procedurali 

(art. 422 e segg. CPP), mentre è stata disposta la restituzione a A. dei telefoni 

cellulari (reperti 24034, 42040, 42042 e 42043) e del laptop (reperto 42044), pre-

via cancellazione dei dati contenuti sui supporti di memoria in essi integrati, della 

borsa marca 2 (reperto 24198) e di due esemplari del corano (reperti 42049 e 

42050). È stata inoltre disposta la restituzione a I. del maglioncino (reperto 

23718). I restanti reperti, come pure le registrazioni di videosorveglianza acqui-

site presso terzi, sono stati mantenuti agli atti quali mezzi di prova. Il Cantone 

Ticino è stato designato Cantone cui compete l’esecuzione (art. 74 LOAP). 

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A.16 In data 23 settembre 2022, il MPC ha presentato annuncio d’appello contro la 

summenzionata decisione (v. CAR pag. 1.100.005 e seg.). 

B. Procedura d’appello 

B.1 Dopo ricezione della motivazione scritta della citata sentenza in data 28 novem-

bre 2022, con dichiarazione d’appello del 15 dicembre 2022 (v. CAR pag. 

1.100.150 - 153) il MPC ha postulato le seguenti modifiche della sentenza di 

primo grado: 

 

“1. n. 1.2: 

 

 A. è riconosciuta autrice colpevole di: 

 

violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e 

«Stato islamico» nonché le organizzazioni associate ai sensi dei sopra con-

siderandi. 

 

2. Dispositivo n. 2: 

 

A. è condannata ad una pena detentiva di 14 (quattordici) anni, da dedursi 

il carcere preventivo sofferto (art. 51 CP) e la pena anticipatamente espiata 

(art. 236 CPP), nonché alla multa di CHF 2'000.--.” 

 

B.2 Con scritto del 24 dicembre 2022, su richiesta dell’avv. Iuliucci, il Presidente del 

Collegio giudicante ha confermato il suo mandato di difensore d’ufficio anche 

nell’ambito della procedura d’appello (v. CAR pag. 1.400.001 e seg.). 

 

B.3 Con dichiarazione d’appello incidentale del 12 gennaio 2023 (v. CAR pag. 

1.400.003 - 006), A. ha chiesto che la sentenza di primo grado sia modificata 

come segue: 

 “1.2.  A. è prosciolta dall’imputazione di violazione dell’art. 2 della Legge fede-

rale che vieta i gruppi Al-Qaïda e Stato islamico. 

 

 2.   A. è condannata alla pena detentiva di 8 (otto) anni e 5 (cinque) mesi, 

da dedursi il carcere preventivo sofferto (art. 51 CP) e la pena anticipa-

tamente espiata (art. 236 CPP), nonché alla multa di CHF 2'000.-.” 

 

B.4 Con decreto del 24 gennaio 2023, il Presidente del Collegio giudicante ha auto-

rizzato l’avv. Iuliucci a farsi coadiuvare dall’avv. Simone Creazzo nella 

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preparazione e nello svolgimento della procedura di appello, posto che verrà 

presa in considerazione unicamente la nota d’onorario dell’avv. Iuliucci, già desi-

gnato quale difensore d’ufficio (v. CAR pag. 2.102.001). 

 

B.5 Con decreto del 6 febbraio 2023, la Direzione del procedimento ha ordinato l’ese-

cuzione del trattamento stazionario di A. (v. punto 3 del dispositivo della sentenza 

impugnata), detenuta presso il Carcere giudiziario C., considerato che tale misura 

non è stata impugnata dalle parti (v. CAR pag. 6.100.005 e seg.). 

 

B.6 Con e-mail del 6 febbraio 2023, l’accusatrice privata B. ha comunicato a questa 

Corte di rinunciare a partecipare ai dibattimenti d’appello (v. CAR pag. 

4.100.002). 

 

B.7 Con decisione ordinatoria del 14 marzo 2023 (v. CAR pag. 4.200.001 - 004), la 

Corte d’appello del TPF ha respinto la richiesta di A. del 21 febbraio 2023 di svol-

gere la procedura d’appello in forma scritta. Anche la richiesta subordinata 

dell’imputata di essere dispensata dall’obbligo di comparire personalmente al di-

battimento è stata respinta. Alle parti è stato assegnato un termine per presentare 

le proprie istanze probatorie supplementari e comunicare eventuali questioni pre-

giudiziali che intendono sollevare ai dibattimenti. 

 

B.8 Con scritto del 21 marzo 2023, il MPC ha comunicato a questa Corte di non avere 

né istanze probatorie supplementari da presentare né questioni pregiudiziali da 

sollevare al dibattimento (v. CAR pag. 4.200.005). 

 

B.9 Con istanza del 29 marzo 2023 indirizzata al GPC, A. ha chiesto di essere tra-

sferita presso la Clinica D. di V. nell’attesa del trasferimento definitivo in una strut-

tura atta all’esecuzione della misura terapeutica stazionaria ordinata dalla Corte 

penale del TPF. Tale istanza è stata trasmessa a questa Corte affinché, in as-

senza del postulato trasferimento, venga trattata quale istanza di scarcerazione 

(v. CAR pag. 6.100.011 e segg.). 

 

B.10 Con decreto del 31 marzo 2023, la Direzione del procedimento ha dichiarato 

l’istanza di scarcerazione summenzionata irricevibile (v. CAR pag. 8.101.012 e 

seg.). 

 

B.11 Con sentenza del Tribunale federale 1B_227/2023 del 15 giugno 2023 (v. CAR 

pag. 8.201.030 e segg.), il ricorso presentato da A. avverso il predetto decreto è 

stato respinto. 

 

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B.12 Con scritto del 27 giugno 2023, la Direzione del procedimento ha autorizzato 

l’imputata all’uso del velo durante i dibattimenti, a condizione che il viso rima-

nesse scoperto (v. CAR pag. 4.600.002). 

 

B.13 Con decreto sulle prove del 28 giugno 2023 (v. CAR pag. 4.200.013 - 015), le 

istanze probatorie presentate da A. in data 28 marzo 2023 – concernenti l’assun-

zione agli atti del Rapporto all’attenzione del Consiglio di Stato del Cantone del 

Ticino sulla visita della Commissione nazionale per la prevenzione della tortura 

nelle carceri La Stampa e La Farera di Lugano dal 21 al 23 novembre 2011, 

l’assunzione agli atti del Rapporto di attività 2021/2022 e del Rapporto giugno 

2022/febbraio 2023 della Commissione parlamentare di sorveglianza delle con-

dizioni di detenzione del Gran Consiglio del Canton Ticino, la testimonianza in 

sede di dibattimento della Presidente della Commissione parlamentare di sorve-

glianza delle condizioni di detenzione del Gran Consiglio del Canton Ticino Lara 

Filippini, la testimonianza in sede di dibattimento del Consigliere di Stato e Capo 

dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, subordinatamente della Direttrice 

della Divisione della giustizia Frida Andreotti, la testimonianza in sede di dibatti-

mento del Direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, l’as-

sunzione agli atti del Rapporto d’ispezione 12 dicembre 2022 sulla collaborazione 

tra i Ministeri pubblici della Confederazione e dei Cantoni nel settore dei reati di 

terrorismo rilasciato dall’Autorità di vigilanza sul Ministero pubblico della Confe-

derazione, l’audizione testimoniale in sede di dibattimento della Procuratrice fe-

derale Noto, titolare dell’inchiesta aperta nei confronti di A. nel 2017 e l’audizione 

testimoniale in sede di dibattimento del Dr. med. L., psichiatra di A. sino al 24 

novembre 2020 – sono state respinte. 

 

B.14 In vista dei dibattimenti, questa Corte ha acquisito agli atti i seguenti documenti 

riguardanti l’imputata (v. CAR pag. 4.400.001 e segg.): il rapporto comportamen-

tale del 21 giugno 2023 redatto dalle Strutture carcerarie cantonali; il rapporto 

sullo stato di salute fisica e mentale di A. del 3 luglio 2023 allestito dal Servizio 

medico psichiatrico delle Strutture carcerarie cantonali; la documentazione in-

viata dal GPC alla Corte d’appello in data 15 giugno 2023; il rapporto circa l’an-

damento del trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 3 CP del 7 luglio 2023 allestito 

dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Canton Ticino. Quest'ultimo rapporto 

informa, tra l'altro, che A. sarà ammessa a HH., unico stabilimento concordatario 

chiuso per l'esecuzione delle misure ex art. 59 CP che ospita le donne, non ap-

pena si renderà disponibile un posto. 

 

B.15 I pubblici dibattimenti d’appello si sono svolti in presenza del MPC e dell’imputata 

presso la sede della Corte d’appello del TPF il 12 luglio 2023. Nel corso dei 

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dibattimenti è stata sentita l’imputata (v. CAR pag. 5.100.001 e segg.). Con re-

quisitoria e arringa, il MPC e l’imputata hanno sostanzialmente confermato le ri-

spettive argomentazioni e conclusioni formulate nella propria dichiarazione d’ap-

pello, rispettivamente dichiarazione d’appello incidentale (v. CAR pag. 5.200.005 

e segg.). 

 

 Delle argomentazioni delle parti si dirà, per quanto necessario ai fini del giudizio, 

nei considerandi che seguono. 

 

B.16 Avendo le parti rinunciato alla lettura pubblica della sentenza, il dispositivo della 

presente sentenza è stato loro inviato in data 21 agosto 2023 (v. CAR pag. 

9.100.001 e segg.). 

 

La Corte d’appello considera in diritto:  

I. Considerazioni di diritto formale 

1. Ricevibilità dell’appello 

1.1 Sia l’annuncio d’appello del 23 settembre 2022 (v. CAR pag. 1.100.005 e seg.) 

che la dichiarazione d’appello del 15 dicembre 2022 (v. CAR pag. 1.100.150 - 

153) sono stati presentati tempestivamente dal MPC (cfr. art. 399 cpv. 1-3 CPP). 

Anche la dichiarazione d’appello incidentale del 12 gennaio 2023 presentata 

dall’imputata (v. CAR pag. 1.400.003 - 006) è tempestiva (art. 400 cpv. 3 CPP). 

1.2 L’appello e l’appello incidentale sono stati proposti contro la sentenza della Corte 

penale SK.2022.20 del 19 settembre 2022 che pone fine al procedimento (cfr. 

art. 398 cpv. 1 CPP). Con questa sentenza, A. è stata riconosciuta colpevole di 

ripetuto tentato assassinio (art. 112 CP in combinato disposto con l’art. 22 CP), 

di violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato 

islamico» nonché le organizzazioni associate ai sensi dei considerandi e di ripe-

tuto esercizio illecito della prostituzione (art. 199 CP). L’interessata è stata con-

dannata ad una pena detentiva di 9 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto 

(art. 51 CP) e la pena anticipatamente espiata (art. 236 CPP), nonché alla multa 

di CHF 2'000.--. È stato inoltre ordinato il trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 

3 CP. L’imputata è quindi toccata dalla decisione impugnata e ha un interesse 

giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della stessa. Il MPC è 

legittimato a presentare appello in virtù dell’art. 381 cpv. 1 CPP. 

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1.3 Tra i reati contestati all’imputata, vi è anche la violazione dell’art. 2 cpv. 1 della 

legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le orga-

nizzazioni associate. Secondo l’art. 2 cpv. 3 della predetta legge, il persegui-

mento e il giudizio dei reati commessi in violazione della stessa sottostanno alla 

giurisdizione federale.  

 La Corte d’appello del TPF, nella composizione di tre giudici, è pertanto compe-

tente per giudicare l’appello del MPC e l’appello incidentale di A. (art. 21 cpv. 1 

lett. a CPP; art. 33 lett. c, art. 38a e art. 38b della Legge federale sull’organizza-

zione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; RS 173.71]). 

1.4 Tutti i presupposti processuali sono adempiuti e non vi sono impedimenti a pro-

cedere. Ne consegue che sia l’appello del MPC che l’appello incidentale dell’im-

putata sono ricevibili. 

2. Oggetto della procedura e potere cognitivo della Corte d’appello 

2.1 Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP – secondo cui il tribunale d’appello può esaminare 

per estenso la sentenza in tutti i punti impugnati – il tribunale di secondo grado 

ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della 

sentenza di prime cure. Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo 

grado, il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un 

nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate; la giurisdizione di se-

conda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a 

criticarne il giudizio, ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova 

decisione – che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) – secondo il proprio 

libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle 

prove autonomamente amministrate (sentenza del TF 6B_715/2011 del 12 luglio 

2012 consid. 2.1 con riferimenti ivi citati, confermata dalla sentenza del TF 

6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr., inoltre, Rapporto esplicativo 

concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 

261; SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zu-

rigo/San Gallo 2013, n. 7 ad art. 398, pag. 777). 

2.2 Nel caso concreto, sia il MPC con dichiarazione d’appello del 15 dicembre 2022 

(v. CAR pag. 1.100.150 e segg.) che l’imputata con dichiarazione d’appello inci-

dentale del 12 gennaio 2023 (v. CAR pag. 1.400.003 - 006) hanno impugnato 

unicamente i dispositivi n. 1.2 (concernente la condanna dell’imputata per il reato 

di violazione dell’art. 2 cpv. 1 LAQ/SI) e n. 2 (in relazione alla commisurazione 

della pena detentiva) della sentenza impugnata. 

- 10 - 

 

 

 Ne consegue che solo i dispositivi n. 1.2 e 2 (ad eccezione della pronuncia rela-

tiva alla multa) della sentenza impugnata costituiscono l’oggetto della presente 

procedura d’appello (cfr. 404 cpv. 1 CPP). Da ciò deriva la cognizione del giudice. 

3. Diritto applicabile 

Per quanto concerne il diritto applicabile, l’istanza precedente è giunta alla con-

clusione, pienamente condivisa da questa Corte, che alla presente fattispecie 

deve essere applicato il diritto vigente all’epoca dei fatti. Viene pertanto qui ri-

chiamato, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP (cfr. DTF 141 IV 244 consid. 

1.2.3), il consid. III. della sentenza impugnata, per altro non contestato dalle parti. 

II. Nel merito 

1. Violazione dell’art. 2 della legge «Al-Qaïda» e «Stato islamico» 

1.1 Atto d’accusa 

 Per quanto qui di rilievo, con atto d’accusa del 23 giugno 2022 A. è accusata di 

violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato 

islamico» nonché le organizzazioni associate per avere, il 24 novembre 2020 

verso le ore 13.55, a X., intenzionalmente messo a disposizione dello Stato isla-

mico risorse umane e promosso in altro modo le sue attività tentando di decapi-

tare B. e F. e meglio, agendo secondo le modalità esposte al punto 1.1 dell’atto 

d’accusa, vale a dire secondo i metodi degli attentati che lo Stato islamico attra-

verso aggressiva propaganda incita a commettere, ossia tagliare la gola o sop-

primere attraverso l’uso di violenza vittime scelte a caso, mietendo panico tra le 

persone presenti al reparto casalinghi del 5° piano dei Grandi Magazzini E. con 

conseguente alta allerta delle forze dell’ordine cantonali e federali che hanno 

spiegato un elevato numero di uomini, diffuso terrore tra la popolazione, divul-

gato, incoraggiato e garantito l’esistenza e le attività dello Stato islamico consi-

derata la mediatizzazione dell’attentato con risonanza a livello nazionale e inter-

nazionale, agendo intenzionalmente, mossa dalla motivazione di sostenere 

l’ideologia dello Stato islamico, vale a dire vendicare il profeta Maometto e le 

discriminazioni del Presidente francese Macron verso i musulmani, nonché per 

aver premeditato e pianificato l’atto coltivandolo per anni, così come esposto al 

punto 1.1 dell’atto, scambiando attraverso l’account Facebook a lei riconducibile 

«A.1», tra il 7 ottobre 2020 ed il 20 novembre 2020, 2’507 comunicazioni con un 

altro utente, tale «J.», la maggior parte dal contenuto pro Stato islamico. In parti-

colare, l’imputata avrebbe inviato al suo interlocutore i messaggi «voglio servire 

- 11 - 

 

 

Dio fino a morire», «insegnare a usare le armi anche per me» e «anche fare 

saltare in aria le sinagoghe e chiese cristiane in svizzera»; delle fotografie raffi-

guranti la bandiera dello Stato islamico con dei combattenti ed una raffigurante 

Abu Bakr al-Baghdadi, già capo del sedicente Stato islamico dell’Iraq e del Le-

vante (v. punto 1.2 dell’atto d’accusa, TPF pag. 15.110.006 e seg.). 

1.2 Sentenza di prima istanza 

 Con sentenza SK.2022.20 del 19 settembre 2022 la Corte penale del TPF ha 

riconosciuto l’imputata colpevole di ripetuto tentato assassinio (art. 112 CP in 

combinato disposto con l’art. 22 CP) e di violazione dell’art. 2 della legge federale 

che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni asso-

ciate ai sensi dei considerandi. Secondo il primo giudice, in un’unica azione, l’im-

putata avrebbe soddisfatto tutti gli elementi costitutivi oggettivi e soggettivi delle 

due disposizioni penali, ovvero dell’art. 112 CP e dell’art. 2 LAQ/SI. L’imputata 

avrebbe infatti tentato di uccidere senza scrupoli entrambe le vittime in nome 

della “lotta agli infedeli”, promuovendo così le attività dello Stato islamico e met-

tendo a disposizione di tale gruppo risorse umane, ossia sé stessa. L’imputata 

avrebbe agito con la convinzione di intrattenere comunicazioni con esponenti 

dello Stato islamico per perseguire gli scopi di tale formazione jihadista, segna-

tamente uccidere tutti, rispettivamente il maggior numero, di miscredenti. I motivi 

alla base delle convinzioni che hanno spinto A. a passare all’atto il 24 novembre 

2020, segnatamente le sue idee religiose, la sua interpretazione del Corano ed il 

suo sostegno all’ideologia dello Stato islamico, rientrerebbero perfettamente in 

quello che è il movente particolarmente odioso che denota il reato di (tentato) 

assassinio. Basandosi principalmente sul messaggio del 22 novembre 2017 sulla 

proroga della LAQ/SI (FF 2018 71), l’istanza precedente ha tuttavia ritenuto che 

la violazione dell’art. 2 LAQ/SI dovesse retrocedere rispetto al reato, più grave, 

di tentato assassinio. Non vi sarebbe dunque concorso propriamente detto tra le 

due norme e su tale punto l’accusa di violazione dell’art. 2 LAQ/SI non costitui-

rebbe un nuovo reato imputabile a A. La Corte di primo grado ha quindi ricono-

sciuto l’imputata colpevole di violazione dell’art. 2 LAQ/SI limitatamente all’invio, 

tramite Facebook, di messaggi e fotografie dal contenuto pro Stato islamico, ma 

non in relazione ai fatti del 24 novembre 2020. 

 Infatti, la prima istanza ha esaminato, in un capitolo separato, la sussistenza del 

reato di violazione dell’art. 2 LAQ/SI in relazione al presunto invio di messaggi e 

fotografie dal contenuto pro Stato islamico, riconoscendo gli elementi costitutivi 

del reato per quanto concerne i singoli messaggi citati nell’atto d’accusa (quelli 

contenenti le frasi “voglio servire Dio fino a morire”, “insegnare a usare le armi 

- 12 - 

 

 

anche per me” e “anche fare saltare in aria le sinagoghe e chiese cristiane in 

Svizzera”) e le fotografie del vessillo dello Stato islamico e di al-Baghdadi. Tali 

comunicazioni, secondo la prima Corte, sarebbero infatti chiaramente idonee a 

fare propaganda in favore dello Stato islamico, rispettivamente promuovere in 

altro modo le attività criminali di tale gruppo vietato. Le azioni di A., secondo il 

primo giudice, andrebbero al di là della semplice simpatia o ammirazione per le 

organizzazioni vietate e rientrerebbero pertanto nell’art. 2 LAQ/SI. 

 Per quanto concerne infine il presunto invio di denaro di cui all’estensione 

dell’atto d’accusa del 30 agosto 2022, nonostante i dubbi sulla validità di tale 

estensione dell’accusa dal punto di vista formale, la prima Corte è giunta alla 

conclusione che non è stato sufficientemente provato che la somma in questione 

è stata effettivamente inviata, a quali soggetti e a quali scopi, segnatamente a 

favore dello Stato islamico, per acquistare armi o altro. L’imputata è quindi stata 

riconosciuta colpevole di violazione dell’art. 2 LAQ/SI limitatamente all’invio dei 

messaggi e delle fotografie summenzionate. 

1.3 Posizione del MPC 

Il MPC ritiene anzitutto che la Corte penale abbia correttamente qualificato l’at-

tentato sferrato da A. contro B. e F. quale ripetuto tentato assassinio e quale atto 

terroristico ai sensi dell’art. 2 LAQ/SI. Secondo l’accusa, la Corte penale avrebbe 

tuttavia erroneamente ritenuto non sussistere, nel caso concreto, un concorso 

propriamente detto tra le due norme. Il MPC chiede quindi che per i gravi fatti 

intercorsi il 24 novembre 2020 sia riconosciuto il concorso perfetto tra i due reati 

(v. dichiarazione d’appello del 15 dicembre 2022, CAR pag. 1.100.150 e segg.). 

A sostegno della sua tesi, l’accusa richiama il Messaggio concernente l'approva-

zione e la trasposizione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la preven-

zione del terrorismo con relativo Protocollo addizionale nonché il potenziamento 

del dispositivo penale contro il terrorismo e la criminalità organizzata del 14 set-

tembre 2018 (FF 2018 5439 e segg.), facendo in particolare riferimento ai principi 

in esso menzionati in materia di concorso tra l’art. 260ter CP e altre fattispecie 

penali. Secondo il MPC, l’attacco sferrato dall’imputata configurerebbe anche un 

atto terroristico, avendo l’azione dell’imputata simultaneamente messo in serio 

pericolo la vita di persone e promosso i gruppi vietati. Il suo gesto non si sarebbe 

quindi esaurito nell’aver tentato di sgozzare e quindi assassinare due persone, 

bensì sarebbe andato oltre contribuendo alla promozione dello Stato islamico. 

L’imputata sarebbe stata mossa dalla motivazione di vendicare il profeta Mao-

metto e sostenere l’ideologia dello Stato islamico; essa avrebbe seminato il pa-

nico tra i presenti ai Grandi magazzini E., diffondendo il terrore tra la popolazione 

- 13 - 

 

 

e, considerata la forte mediatizzazione dell’attentato che ha riscosso risonanza 

a livello nazionale e internazionale, divulgando le attività dello Stato islamico. 

Secondo l’accusa, quindi, le due norme non sarebbero sovrapponibili, proteg-

gendo le stesse due beni giuridici ben distinti (la prima la vita, mentre la seconda 

la sicurezza pubblica) (v. traccia scritta della requisitoria, CAR pag. 5.200.005 e 

segg.). 

1.4 Posizione dell’imputata 

 A. chiede di essere prosciolta dall’imputazione di violazione dell’art. LAQ/SI “in 

virtù dell’assenza di una legge in senso formale attualmente in vigore che per-

metta di sancirne la condanna”, rispettivamente per assenza dei presupposti og-

gettivi e soggettivi di reato in relazione all’invio di messaggi (v. dichiarazione d’ap-

pello incidentale del 12 gennaio 2023, CAR pag. 1.400.003 e segg.). Secondo 

l’imputata, tali comunicazioni non sarebbero idonee a fare propaganda in favore 

dello stato islamico in quanto inviate ad un unico destinatario. In ogni caso, quello 

di A. sarebbe, nella peggiore delle ipotesi, un tentativo di proselitismo non puni-

bile o comunque esente da pena per manifesto difetto d’intelletto, dal momento 

che non è stato minimamente provato che le persone con cui A. avrebbe intrat-

tenuto contatti telematici appartenessero ai gruppi vietati dalla legge. In ogni 

caso, l’imputata chiede di essere prosciolta da qualsiasi incriminazione di viola-

zione dell’art. 2 LAQ/SI, poiché le sue azioni non rientrerebbero in nessuna delle 

varianti di reato previste da questo articolo. A. contesta in particolare l’applica-

zione della clausola generale sussidiaria contravvenendo la stessa all’obbligo di 

prevedibilità imposto dalla legge. Per quanto concerne l’eventuale concorso tra i 

reati di tentato assassinio e violazione dell’art. 2 LAQ/SI, l’imputata rimanda alla 

motivazione della prima istanza. Essa ritiene inoltre che la Corte penale abbia 

erroneamente applicato una doppia aggravante derivante dal “movente sogget-

tivo oggettivabile di jihadismo”, criterio che sarebbe stato preso in considerazione 

sia per qualificare di assassinio il suo agire che per ritenerla colpevole di viola-

zione dell’art. 2 LAQ/SI (v. traccia scritta dell’arringa, CAR pag. 5.200.049 e 

segg.).  

1.5 Elementi costitutivi dell’infrazione 

1.5.1 Il 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la legge federale del 12 dicembre 2014 che 

vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni associate. 

L'art. 2 cpv. 1 LAQ/SI punisce con una pena detentiva sino a cinque anni o con 

una pena pecuniaria chiunque partecipa sul territorio svizzero a uno dei gruppi o 

a una delle organizzazioni vietati secondo l'art. 1 LAQ/SI, mette a disposizione 

- 14 - 

 

 

risorse umane o materiale, organizza azioni propagandistiche a loro sostegno o 

a sostegno dei loro obiettivi, recluta adepti o promuove in altro modo le loro atti-

vità. Sono vietati, giusta l'art. 1 LAQ/SI, il gruppo «Al-Qaïda» (lett. a); il gruppo 

«Stato islamico» (lett. b) come anche i gruppi che succedono al gruppo «Al-

Qaïda» o al gruppo «Stato islamico» o che operano sotto un nome di copertura 

nonché le organizzazioni e i gruppi che, per quanto riguarda condotta, obiettivi e 

mezzi, corrispondono al gruppo «Al-Qaïda» o al gruppo «Stato islamico» o ope-

rano su loro mandato (lett. c).   

 Questa legge risulta dalla fusione di due ordinanze: l’ordinanza che vieta il 

gruppo «Al-Qaïda» e le organizzazioni associate, prorogata diverse volte dal 

2001, e l’ordinanza che vieta il gruppo «Stato islamico» e le organizzazioni asso-

ciate, approvata nell’ottobre 2014 (FF 2018 72). A differenza delle ordinanze di 

divieto in vigore in precedenza, la pena detentiva massima, retta ora da una base 

legale formale, è stata innalzata da tre a cinque anni. Vi è quindi stato un ade-

guamento alle disposizioni penali vigenti contro le organizzazioni criminali 

(art. 260ter) e contro il finanziamento del terrorismo (art. 260quinquies CP), che sono 

paragonabili alle disposizioni penali dell’art. 2 LAQ/SI per quanto riguarda il con-

tenuto, la gravità del reato e il livello d’illiceità. Per quanto concerne il rapporto 

tra l’art. 2 LAQ/SI e l’art. 260ter CP, il Consiglio federale ha chiarito che il primo, 

in quanto disposizione speciale più recente, ha la preminenza sul secondo. In 

altre parole, l’art. 2 LAQ/SI assorbe l’art. 260ter CP. Lo scopo dell’art. 2 LAQ/SI è 

quello di continuare a punire le attività dei precitati gruppi, così come tutti gli atti 

che mirano a sostenerli materialmente o con risorse di personale, quali le azioni 

propagandistiche, le raccolte di fondi o il reclutamento di nuovi adepti (FF 2014 

7715 e segg.). La LAQ/SI è stata abrogata con effetto al 1° dicembre 2022 (RU 

2022 602), e quindi posteriormente ai fatti contestati all’imputata. Il reato previsto 

dall'abrogato art. 2 LAQ/SI è ora punito dall'art. 74 cpv. 4 della legge federale del 

25 settembre 2015 sulle attività informative (LAIn; RS 121), il cui tenore è identico 

con riferimento agli elementi costitutivi e alle pene comminate (v. DTF 148 IV 

298 consid. 6.4.2), mentre i gruppi e le organizzazioni vietati sono designati dalla 

decisione generale del 19 ottobre 2022 concernente il divieto dei gruppi «Al-

Qaïda» e «Stato islamico» nonché delle organizzazioni associate (FF 2022 2548) 

e corrispondono a quelli elencati all'art. 1 LAQ/SI a cui si aggiungono i gruppi che 

"propagano, sostengono o favoriscono in altro modo attività terroristiche o di 

estremismo violento facendo riferimento ad «Al-Qaïda» o allo «Stato islamico»".  

1.5.2 L'art. 2 LAQ/SI sanziona tutte le attività, in Svizzera e all'estero, delle organizza-

zioni e dei gruppi vietati, nonché tutti gli atti che mirano a sostenerli material-

mente o con risorse di personale. La norma si prefigge di tutelare la sicurezza 

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pubblica prima ancora che siano commessi dei reati. La minaccia rappresentata 

dallo «Stato islamico» si manifesta in una propaganda aggressiva. Esiste il ri-

schio che tale propaganda induca persone residenti in Svizzera a perpetrare at-

tentati o ad aderire ad altre organizzazioni terroristiche. La disposizione penale 

opera uno spostamento a monte della punibilità, nella misura in cui punisce già il 

sostegno alle organizzazioni terroristiche vietate e la loro promozione (DTF 148 

IV 398 consid. 4.8.3.2, 298 consid. 7.2).   

Tra i comportamenti incriminati dall'art. 2 cpv. 1 LAQ/SI figurano, oltre alla parte-

cipazione a gruppi o a organizzazioni vietati, diversi atti di sostegno, compresa 

l'organizzazione di azioni propagandistiche (v. EICKER, Das Antreten eines Flu-

ges nach Istanbul als strafbare Unterstützung oder Förderung des «Islamischen 

Staats»?, forumpoenale 5/2017 pag. 353). L'art. 2 cpv. 1 LAQ/SI punisce altresì 

chiunque promuove in altro modo le attività dei gruppi o delle organizzazioni vie-

tati. Si tratta di una clausola generale, la cui applicazione presuppone una certa 

attinenza dell'atto con le attività criminali dei gruppi o delle organizzazioni vietati, 

da valutare sulla base degli aspetti oggettivi e soggettivi del caso concreto. Per 

contro, la semplice simpatia o ammirazione per le organizzazioni criminali o ter-

roristiche non rientra nella clausola generale. Per determinare quali azioni deb-

bano essere considerate quali promozioni alle attività delle organizzazioni vie-

tate, è necessario valutarle nell’ambito del rispettivo contesto. L’attività criminale 

dello Stato islamico può essere promossa anche nel caso in cui una persona si 

lasci da esso influenzare così da diffondere, in maniera oggettivamente ricono-

scibile, la sua propaganda radicale, o quando si comporta attivamente e in modo 

mirato nel senso propagandato dallo Stato islamico. A questo proposito, il Tribu-

nale federale ha avuto modo di precisare come sia irrilevante sapere se tale com-

portamento rientri nel sostegno o nella clausola generale del «promuovere in al-

tro modo» (DTF 148 IV 298 consid. 7.2; sentenza del TF 6B 948/2016 del 22 

febbraio 2017 consid. 4.2.2 con riferimenti). 

1.5.3 Sotto il profilo soggettivo, il reato di cui all'art. 2 cpv. 1 LAQ/SI è intenzionale. Il 

dolo eventuale è sufficiente (TODESCHINI, Terrorismusbekämpfung im Strafrecht, 

2019, n. 81; AJIL/LUBISHTANI, Le terrorisme djihadiste devant le Tribunal pénal 

fédéral, Jusletter del 31 maggio 2021, n. 71). 

1.5.4 Per quanto attiene alla propaganda in particolare, questa consiste, sotto il profilo 

oggettivo, in qualsiasi comportamento percettibile da altri, ad esempio tenere 

delle conferenze, prestare o distribuire degli scritti, esporre immagini, indossare 

distintivi e perfino semplici gesti. La propaganda non ingloba invece quei com-

portamenti che rimangono impercettibili ad altri, quali ad esempio il possesso 

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- 16 - 

 

 

occultato di scritti o la loro lettura. Sotto il profilo soggettivo, la propaganda pre-

suppone, oltre alla consapevolezza della percettibilità di un comportamento da 

parte di altre persone, l'intento non solo di esprimere dei pensieri attraverso la 

propaganda, ma anche di farne la pubblicità, in altre parole di influenzare altri in 

modo che siano sedotti dai pensieri espressi o che, se già da questi conquistati, 

siano rafforzati nella loro convinzione. La propaganda designa quindi un atteg-

giamento della comunicazione. Per organizzazione di azioni propagandistiche 

s'intende la loro pianificazione, preparazione ed elaborazione (sentenza del TF 

6B_234/2022 dell’8 giugno 2023 consid. 5.2.2 con riferimenti). 

1.6 Per quanto concerne innanzitutto la censura relativa alla violazione del principio 

di legalità, il Tribunale federale, come già osservato dalla prima Corte (v. consid. 

3.1 della sentenza impugnata), ha già avuto modo di confermare che la legge 

federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizza-

zioni associate, anche se emanata in via d’urgenza, è una legge in senso formale 

che soddisfa pienamente il principio di legalità sancito dall'art. 1 CP (v. sentenza 

del TF 6B_120/2021 dell’11 aprile 2022 consid. 6.4.1). Tale censura risulta per-

tanto infondata. 

1.7 Nel caso concreto, s’impone un’ulteriore premessa per chiarire l’oggetto dell’ac-

cusa in relazione alla violazione dell’art. 2 LAQ/SI. Secondo il principio accusa-

torio, il perimetro dell’accusa viene definito dal MPC nell’atto d’accusa e questa 

Corte ne è vincolata (v. sentenza del TF 6B_476/2012 del 3 aprile 2013 consid. 

2.3).  

 Come visto in precedenza (v. sopra consid. 1.2), la prima Corte ha ritenuto l’im-

putata colpevole di violazione dell’art. 2 LAQ/SI limitatamente all’invio di mes-

saggi e fotografie, trattando quindi questi fatti come capo d’accusa separato ri-

spetto a quelli del 24 novembre 2020. Tuttavia, con atto d’accusa del 23 giugno 

2022, l’imputata è stata accusata di violazione dell’art. 2 LAQ/SI in relazione ai 

fatti configuranti il tentato assassinio (v. punto 1.2). Il presunto invio di comuni-

cazioni, la maggior parte dal contenuto pro Stato islamico, non è stato trattato 

come capo d’accusa separato, bensì come parte integrante del medesimo capo 

d'accusa, a sostegno della tesi secondo cui l'imputata avrebbe pianificato tali atti 

per anni (v. sopra consid. 1.1). 

 Alla luce di quanto sopra, questa Corte ha deciso di esaminare l’accusa di viola-

zione dell’art. 2 LAQ/SI unicamente in relazione ai fatti configuranti il tentato as-

sassinio e di valutare il presunto invio di comunicazioni dal contenuto pro Stato 

islamico quale atto di premeditazione, così come indicato nell’atto d’accusa. Di 

- 17 - 

 

 

conseguenza, non sarà necessario esaminare se queste comunicazioni rientrino 

o meno nel concetto di propaganda ai sensi dell'art. 2 LAQ/SI. 

 Per quanto concerne invece la fattispecie oggetto dell’estensione dell’accusa del 

30 agosto 2022 e concernente il presunto invio di almeno CHF 18'000.-- in Siria 

per finanziare l’acquisto di armi in favore dello Stato islamico e della Guerra 

Santa (v. sopra lett. A.14), si rileva che il MPC non ha impugnato la decisione 

della prima Corte di non considerare, per mancanza di prove, il presunto invio di 

denaro in questione nell'esaminare la sussistenza del reato di cui all'art. 2 LAQ/SI 

(v. consid. 5.1.2 della sentenza impugnata). Tale fattispecie, non essendo quindi 

oggetto del presente giudizio, non verrà menzionata ulteriormente. 

1.8 La Corte d’appello si è quindi chinata sulla questione di sapere se le azioni com-

piute dall’imputata il 24 novembre 2020, oltre a costituire un ripetuto tentato as-

sassinio, configurino una violazione dell’art. 2 LAQ/SI. 

 Sulla base delle risultanze d’istruttoria e dibattimentali di primo grado, in partico-

lare delle dichiarazioni rilasciate dalla stessa imputata, è stato possibile rico-

struire la dinamica degli eventi oggetto del presente giudizio. È stato inoltre pos-

sibile accertare che gli atti commessi dall’imputata il 24 novembre 2020 sono stati 

premeditati. Quel giorno, A. si è recata una prima volta presso i Grandi Magazzini 

E. per verificare quante persone vi fossero e l’eventuale presenza di telecamere. 

Essa si è inoltre accertata dell’assenza di poliziotti e di poter trovare dei coltelli al 

reparto casalinghi. Rientrata più tardi ai Grandi Magazzini E., ha raggiunto il re-

parto casalinghi al quinto piano, ha individuato una prima vittima a caso (B.) e 

l’ha colpita al collo e al viso con un coltello. Mentre la vittima giaceva a terra, 

l’imputata ha continuato a colpirla fermandosi solo dopo aver pensato che fosse 

morta. Nel compiere l’atto, A. ha gridato: “Allah U Akbar”. In seguito, si è diretta 

verso una seconda vittima (F.) – anch’essa scelta a caso – con l’intento di colpire 

anche quest’ultima al collo. F. è tuttavia riuscita a bloccarle il polso della mano 

nella quale impugnava il coltello evitando di essere colpita. A. è stata quindi im-

mobilizzata e disarmata da alcune persone giunte sul posto. Nel mentre, l’impu-

tata ha pronunciato parole riferite all’ISIS. 

 Dai verbali d’interrogatorio dell’imputata – le cui dichiarazioni, salvo eccezioni, 

sono rimaste costanti nel tempo – è emerso che quest’ultima ha scelto il luogo e 

l’orario dell’attacco in particolare per la probabile alta affluenza di persone (v. per 

es. MPC pag. 13.1.0008; 13.1.0045; 13.1.0068 e seg.). L’imputata ha inoltre ve-

rificato la presenza di telecamere in modo da essere ripresa durante l’attacco 

(“sapevo che c’erano anche le telecamere. Volevo che mi riprendessero” [v. MPC 

- 18 - 

 

 

pag. 13.1-0048]; “volevo farmi riprendere anche pensando che un domani la po-

lizia avrebbe guardato questi filmati e ciò rendeva la cosa più interessante” [MPC 

pag. 13.1-0066]; “Ed era per questo che voleva farsi riprendere dalle telecamere? 

Perché voleva che il suo gesto fosse…? Visto da tutto il mondo” [CAR pag. 

5.300.021]). 

 Tutti gli interrogatori dell'imputata sono stati caratterizzati da un susseguirsi di 

dichiarazioni inerenti allo Stato islamico e alla sua interpretazione radicale del 

Corano. Quest’ultima ha sempre dichiarato che il suo intento era quello di ucci-

dere più «miscredenti» possibili e di promuovere in questo modo lo Stato isla-

mico. L’attacco andava compiuto in pubblico e ripreso dalle telecamere di sorve-

glianza affinché tutti sapessero che stava agendo in nome dello Stato islamico 

(“è un peccato che ai Magazzini E. ci sono le telecamere senza l’audio, perché 

io ho urlato due volte ben forte Allah Akbar. Non c'era tanta gente ma qualcuno 

mi ha sentito. Ho voluto fare questo. Voglio sapere come sta la vittima, voglio 

sapere se è morta, perché le infedeli devono morire” [MPC pag. 13.1-0003]; “io 

vorrei sapere che fine hanno fatto quelle signore per avere la conferma di aver 

compiuto la mia opera, ossia di aver ucciso delle miscredenti” [MPC pag. 13.1-

0012]; “lo invece volevo andare in mezzo alla gente perché volevo fare pubblicità 

allo Stato islamico” [MPC pag. 13.1-0013]; “Quale era, tuttavia, il suo scopo pri-

mario: colpire più persone possibili o mediatizzare il più possibile l’attacco? O 

entrambe le «cose»? Era colpire più persone possibili. Avrei voluto anche che 

arrivasse allo Stato islamico […] Corretto però che sapeva di voler colpire una 

persona attraverso un coltello? Si. Anche nel Corano dicono di tagliare la testa” 

[MPC pag. 13.1-0045]; “Non sono scema, non è difficile, devi avere l’arma giusta. 

II mio scopo era di uccidere e tagliare la testa. Perché lo Stato islamico fa cosi» 

[MPC 13.1-0054]; “II mio scopo era di fare arrivare la notizia allo Stato islamico 

affinché si parlasse di me e dello Stato islamico” [MPC pag. 13.1-0055]); “Riba-

disco che lo scopo era quello di eliminare i miscredenti dalla circolazione” [MPC 

pag. 13.1-0126]; “Qual era lo scopo del suo attacco ai Magazzini E. in data del 

24.11.2020? Far fuori tutti i miscredenti. ADR che intendevo uccidere più miscre-

denti possibile. Idealmente e se non fosse stata fermata durante l’aggressione, 

quante persone avrebbe voluto uccidere il 24.11.2020 ai Magazzini E. di X.? Non 

puoi calcolarlo, il più possibile fino al momento dell’arresto” [MPC pag. 13.1-0132 

e segg.]; “Può descrivere alla Corte quale era il suo stato d’animo quella mattina 

e nei momenti precedenti l’aggressione? Nel mio pensiero dicevo adesso vado 

e dico Allahu Akbar, Allahu Akbar, Allahu Akbar e colpisco fortemente” [TPF pag. 

15.731.018]; “Sapevo che sarebbero venute tante persone prima di Natale; in 

realtà non è che ci fossero molte persone ma ho deciso di agire lo stesso” [TPF 

pag. 15.731.019]; “Come giudica oggi quanto da lei messo in atto? Dico solo che 

- 19 - 

 

 

Allah è grande” [TPF pag. 15.731.6022]; “Che cosa aveva premeditato? Di fare 

un attentato ai Magazzini E.” [CAR pag. 5.300.016]; “Quindi quel gesto che scopo 

aveva? Di fare un attentato terroristico” [CAR pag. 5.300.019 e seg.]; “(…) Però 

è chiaro che così facendo lei promuoveva anche lo Stato islamico. O no? Sì sì” 

[CAR pag. 5.300.020]). 

 Manifesta, quindi, l’identificazione dell’imputata con gli obiettivi dello Stato isla-

mico e con il modo in cui questi vengono perseguiti. Il movente jihadista dell’atto 

compiuto il 24 novembre 2020 e la premeditazione dello stesso sono poi resi 

evidenti dall’invio, tramite Facebook, di alcuni messaggi («voglio servire Dio fino 

a morire», «insegnare a usare le armi anche per me» e «anche fare saltare in 

aria le sinagoghe e chiese cristiane in svizzera») e di due immagini (una raffigu-

rante la bandiera dello Stato islamico e l’altra Abu Bakr al-Baghdadi) all’utente K. 

poco più di un mese prima dei fatti (MPC pag. 10.1-0207 e segg.). A questo pro-

posito, A. ha affermato di essere stata talmente affascinata dal fondamentalismo 

islamico da aver iniziato a cercare contatti con persone radicalizzate tramite In-

ternet (v. per es. TPF pag. 15.731.011 e segg. e CAR pag. 5.300.009 e segg.). 

Questo a partire dal 2016-2017, quando l’imputata avrebbe iniziato a pianificare 

l'attacco (MPC pag. 13.1-0044). Essa ha poi riferito di aver rimosso tutti i dati 

informatici dai suoi cellulari e dal suo laptop, provvedendo anche a «svuotare» le 

conversazioni sui social network ed a disattivare alcuni indirizzi di posta elettro-

nica qualche giorno prima dell’atto, onde evitare che le autorità scoprissero i suoi 

piani prima che potesse passare all’azione (MPC pag. 13.1-0011), rispettiva-

mente per «vedere fino a dove arrivavano a trovare le cose» (TPF pag. 

15.731.030), come in parte confermato dal rapporto tecnico di fedpol (v. MPC 

pag. 10.1.0148 e segg.). Per quanto concerne l’utente Facebook K., dal rapporto 

del Servizio delle attività informatiche della Confederazione del 29 dicembre 2020 

è emerso che questa persona non aveva in realtà alcun legame con lo Stato 

Islamico. Ciò non toglie che l’imputata ha agito con la convinzione di intrattenere 

comunicazioni con esponenti dello Stato islamico, come da lei ripetutamente di-

chiarato, da ultimo dinanzi alla Corte d’appello (v. CAR pag. 5.300.011). 

Le azioni compiute dall’imputata il 24 novembre 2020 sono state senza dubbio 

attuate secondo le modalità terroristiche propagandate dallo Stato islamico. 

Quest’ultima ha agito in un luogo pubblico, potenzialmente affollato; ha scelto le 

sue vittime a caso e cercato di “sgozzarle” come a suo dire richiesto dal Corano. 

Significative sono in particolare le parole inneggianti all’ISIS che l’imputata ha 

proferito durante e immediatamente dopo l’attacco (v. verbali d’interrogatorio 

dell’imputata [per es. TPF pag. 15.731.020 e seg.; CAR pag. 19 e seg.], delle 

vittime [MPC pag. 12.3-0003 e segg.; 12.14-0004 e segg.] e dei testimoni [MPC 

- 20 - 

 

 

pag. 12.2-0003; 12.4-0003 e segg.; 12.5-0004 e segg.; 12.9-0003]). Agendo in 

questo modo, l’imputata ha senza dubbio suscitato terrore nella popolazione vi-

sta anche l’ampia risonanza mediatica che la vicenda ha avuto. Lei stessa ha più 

volte ammesso di aver voluto compiere un «atto terroristico» / «attentato terrori-

stico» (v. TPF pag. 15.731.019; CAR pag. 20). Interrogata sul motivo per cui ha 

pronunciato parole riferite ad Allah durante l’attacco, A. ha così risposto: “L’ho 

detto perché anche i jihadisti dicono sempre “Allah u Akbar” per procedere a un 

attentato” (CAR pag. 5.300.020). 

L’effetto propagandistico degli atti perpetrati dall’imputata è evidente. Compor-

tandosi attivamente nel senso propagandato dallo Stato islamico, quest’ultima ha 

senza dubbio promosso il gruppo vietato e rafforzato il suo regime, la cui esi-

stenza dipende dalla capacità di attingere a risorse umane. Così facendo, l’im-

putata non solo ha suscitato ammirazione tra le persone già radicalizzate, ma ha 

pure favorito il fascino del gruppo vietato e incoraggiato una possibile imitazione 

delle sue azioni. 

 Alla luce di tutto quanto precede, non v’è dubbio che tramite il suo agire, l’impu-

tata abbia messo a disposizione dello Stato islamico risorse umane, ossia sé 

stessa, e che abbia promosso in altro modo le sue attività. A questo proposito, il 

Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che la clausola generale del 

«promuovere in altro modo» di cui all’art. 2 cpv. 1 LAQ/SI non è contraria al prin-

cipio di determinatezza (Bestimmtheitsgebot) sancito dall'art. 1 CP, dal momento 

che la sua applicazione presuppone una certa attinenza dell'atto con le attività 

criminali dei gruppi o delle organizzazioni vietati, che nel caso concreto è senza 

dubbio data. Inoltre, come indicato in precedenza (v. sopra consid. 1.5.2), il Tri-

bunale federale ha precisato come sia comunque irrilevante sapere se tale com-

portamento rientri nel sostegno o nella clausola generale del «promuovere in al-

tro modo» (DTF 148 IV 298 consid. 7.2; sentenza del TF 6B 948/2016 del 22 feb-

braio 2017 consid. 4.2.2 con riferimenti). 

 Dal profilo soggettivo, è pacifico che A. ha agito intenzionalmente, avendo la 

stessa ripetutamente dichiarato che l’atto compiuto il 24 novembre 2020 era mo-

tivato dalla volontà di uccidere più «miscredenti» possibili e di promuovere in 

questo modo lo Stato islamico. 

 Sono in definitiva dati i presupposti oggettivi e soggettivi del reato di cui all’art. 2 

cpv. 1 LAQ/SI in riferimento ai fatti del 24 novembre 2020. 

https://www.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/aza/http/index.php?lang=de&type=show_document&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F148-IV-298%3Ade&number_of_ranks=0#page298

- 21 - 

 

 

 Si rileva infine che la riscontrata imputabilità di grado medio ascrivibile all’impu-

tata anche per questo reato (v. perizia psichiatrica del Dr. G., MPC pag. 11.1.1 e 

segg.) andrà considerata nell’ambito della commisurazione della pena. 

2. Concorso tra i reati di tentato assassinio e violazione dell’art. 2 LAQ/SI 

2.1 Considerato che le azioni commesse dall’imputata il 24 novembre 2020, oltre a 

costituire un ripetuto tentato assassinio (art. 112 CP), configurano pure una vio-

lazione dell’art. 2 LAQ/SI, si pone il quesito di un eventuale concorso tra queste 

due disposizioni. 

2.2 Il concorso reale si ha quando l’autore, tramite due o più atti distinti, realizza gli 

elementi costitutivi di infrazioni differenti oppure della stessa infrazione ma a più 

riprese (DTF 117 IV 408 consid. 2d; POZO/GODEL, Droit pénal général, 3a ediz., 

2019, n. 1074). Il concorso reale è realizzato unicamente quando i differenti atti 

commessi non formano alcuna unità giuridica d’azione (ACKERMANN, Basler 

Kommentar, Strafrecht I, n. 72 ad art. 49 CP; STOLL, Commentaire romand, Code 

pénal I, n. 8 ad art. 49 CP).  

 Il concorso ideale è invece dato quando, con un solo atto, l’autore realizza gli 

elementi costitutivi di più infrazioni oppure commette la stessa infrazione più volte 

(POZO/GODEL, op. cit., n. 1070; STOLL, op. cit., n. 22 ad art. 49 CP). Ciò che risulta 

determinante è che diversi beni giuridici siano stati lesi. In caso di concorso 

ideale, trova applicazione l'art. 49 CP sul concorso di reati. In ogni caso, va ap-

plicato il principio dell’inasprimento (ACKERMANN, op. cit., n. 72 e 76 ad art. 49 

CP). 

 Si ha invece un «concorso» improprio (o imperfetto) di norme quando la defini-

zione giuridica di una fattispecie penale («Straftatbestand») contiene in sé tutti 

gli elementi costitutivi di una disposizione generale (specialità), quando una delle 

due disposizioni abbraccia l’altra, se non in tutti i suoi elementi costitutivi, almeno 

in quelli essenziali di colpevolezza e di illegalità (assorbimento) o, ancora, lad-

dove uno dei disposti risulti sussidiario all’altro (DTF 135 IV 152 consid. 2.1.2; 

sentenze del TF 6B_378/2020 del 5 maggio 2021 consid. 2.1 e 6B_1429/2020 

dell’8 aprile 2021 consid. 1.7; ACKERMANN, op. cit., n. 50 e segg. ad art. 49 CP; 

STOLL, op. cit., n. 50 e segg. ad art. 49 CP). In questi casi, l’autore, anche se ha 

soddisfatto tutti gli elementi costitutivi oggettivi e soggettivi di più reati, viene con-

dannato solo per uno di essi. Non vi è, in altri termini, alcun concorso ai sensi 

dell’art. 49 CP (sentenze del TF 6B_378/2020 consid. 2.1; 6B_1216/2017 dell’11 

giugno 2018 consid. 1.3.1; POZO/GODEL, op. cit., n. 1049). 

- 22 - 

 

 

2.3 In seguito all’aumento della pena detentiva massima da tre a cinque anni per il 

reato di cui all’art. 2 LAQ/SI (v. sopra consid. 1.5.1), il rinvio nella legge a dispo-

sizioni penali più severe, come lo si trova nelle ordinanze previgenti, è stato rite-

nuto superfluo. Nel suo messaggio del 12 novembre 2014 concernente la legge 

federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizza-

zioni associate, il Consiglio federale ha chiarito che secondo i principi generali 

sul concorso di reati, è fatta salva l’applicabilità di ulteriori disposizioni penali, in 

particolare di quelle che rientrano nel diritto penale fondamentale (FF 2014 

7718). Nel successivo messaggio del Consiglio federale del 22 novembre 2017 

sulla proroga della LAQ/SI, è stato invece precisato che se un atto finalizzato al 

sostegno di un’organizzazione o alla partecipazione a quest’ultima si trova in re-

lazione con un reato principale – più grave – commesso dall’organizzazione, l’art. 

2 LAQ/SI retrocede per principio rispetto al reato principale (per es. assassinio, 

presa di ostaggi, lesioni corporali gravi, ecc.) (FF 2018 71, 84). Con il messaggio 

del 14 settembre 2018 concernente l'approvazione e la trasposizione della Con-

venzione del Consiglio d'Europa per la prevenzione del terrorismo con relativo 

Protocollo addizionale nonché il potenziamento del dispositivo penale contro il 

terrorismo e la criminalità organizzata, il Consiglio federale ha poi indicato che 

non sarebbe opportuno mantenere l’apparenza di una sussidiarietà generale del 

nuovo articolo 74 LAIn (il cui tenore, come visto in precedenza al consid. 1.5.1, 

è identico all’art. 2 LAQ/SI con riferimento agli elementi costitutivi e alle pene 

comminate), precisando che “se una persona, oltre a partecipare a un’organiz-

zazione o a un gruppo vietato, commette un reato punito severamente dal diritto 

penale fondamentale (p. es. rapimento od omicidio), le due disposizioni penali si 

applicano insieme, in concorso effettivo” e che “è quindi fatta salva l’applicabilità 

di ulteriori disposizioni penali conformemente ai principi generali del concorso di 

norme penali” (FF 2018 5493 e seg.). 

2.4 In considerazione di quanto sopra, in particolare delle modifiche che si sono sus-

seguite nei vari messaggi del Consiglio federale per quanto concerne i principi in 

materia concorso e del tenore non esaustivo di tali principi (si veda in particolare 

il messaggio sul quale si è fondata la prima istanza per escludere il concorso 

ideale tra le due disposizioni in questione, che prevede la sussidiarietà dell’art. 2 

LAQ/SI rispetto a reati più gravi soltanto in linea di principio), la Corte d’appello 

ritiene di non poter prescindere dalla valutazione del presente caso prevalente-

mente sulla base dei principi generali del concorso di norme penali previsti dalla 

dottrina e dalla giurisprudenza consolidate. 

 Nel caso concreto, con un solo atto, A. ha realizzato gli elementi costitutivi sia 

del reato di ripetuto tentato assassinio (art. 112 CP) che della violazione dell’art. 2 

- 23 - 

 

 

LAQ/SI (v. sopra consid. 1.7 e 1.8). Disposizioni, queste, che mirano a proteg-

gere due beni giuridici ben distinti (la prima la vita, mentre la seconda la sicurezza 

pubblica).  

 L’atto commesso dall’imputata il 24 novembre 2020 non si è esaurito nell’aver 

tentato di assassinare due persone. Le modalità con le quali essa ha agito (scelta 

del luogo e delle vittime, parole proferite durante l’attacco, ecc.) e i motivi che 

l’hanno spinta a passare all’atto (in particolare il desiderio di uccidere più «mi-

scredenti» possibili e promuovere lo Stato islamico) vanno senza dubbio oltre a 

quella che è la particolare mancanza di scrupoli richiesta per la qualifica del reato 

di assassinio. 

 Inoltre, questa Corte non può esimersi dal prendere in considerazione anche i 

principi applicabili in materia di concorso tra l'art 260ter CP e altri reati. Come 

visto, tale disposizione penale è infatti paragonabile a quella dell’art. 2 LAQ/SI 

per quanto riguarda il contenuto, la gravità del reato e il livello d’illiceità (v. sopra 

consid. 1.5.1). Occorre quindi osservare che, in materia di applicazione dell'art. 

260ter CP in presenza di altri reati, un concorso ideale deve essere ammesso 

quando il sostegno o la partecipazione dell'autore del reato all’organizzazione 

criminale va oltre il singolo reato specifico (ENGLER, Basler Kommentar, Strafre-

cht II, n. 20 ad art. 260ter). Lo stesso Tribunale penale federale, nella sua presa 

di posizione del 2 marzo 2018 (reperibile sul sito della Confederazione) in merito 

all’avamprogetto del 21 giugno 2017 che traspone la Convenzione del Consiglio 

d’Europa per la prevenzione del terrorismo e il relativo Protocollo addizionale e 

potenzia il dispositivo penale contro il terrorismo e la criminalità organizzata, si è 

espresso a sfavore di un’applicazione sussidiaria dell’art. 260ter CP, ritenuto 

come l’appartenenza e il sostegno a un’organizzazione criminale, data la loro 

pericolosità e dannosità sociale, pregiudichino la sicurezza pubblica e quindi un 

interesse giuridico protetto in maniera indipendente. Tale argomentazione, a 

mente di questa Corte, dovrebbe valere anche per l’art. 2 LAQ/SI. Non per altro, 

nel suo messaggio del 14 settembre 2018 – più recente rispetto a quello sul quale 

si è basata la prima istanza per escludere un concorso ideale nel caso concreto 

– il Consiglio federale non ha ritenuto opportuno mantenere l’apparenza di una 

sussidiarietà generale dell’art. 74 LAIn (v. sopra consid. 2.3). 

 Alla luce delle considerazioni che precedono, la Corte d’appello ritiene che nel 

caso concreto vi sia concorso ideale tra il reato di ripetuto assassinio (art. 112 

CP in combinato disposto con l’art. 22 CP) e quello della violazione dell’art. 2 

LAQ/SI. 

- 24 - 

 

 

 A. deve pertanto essere riconosciuta colpevole anche di violazione dell’art. 2 

LAQ/SI in relazione agli atti commessi il 24 novembre 2020. 

3. Commisurazione della pena 

3.1 Per quanto attiene alla commisurazione della pena, il MPC chiede una condanna 

complessiva di 14 anni di detenzione. Secondo l’accusa, in particolare l’aumento 

della pena di soli 11 mesi di detenzione per il tentato assassinio di F. risulta 

troppo contenuto. Nella commisurazione della pena andrebbe inoltre inclusa la 

condanna dell’imputata per violazione dell’art. 2 LAQ/SI (v. dichiarazione d’ap-

pello del 15 dicembre 2022, CAR pag. 1.100.152). Il MPC ritiene equa una pena 

ipotetica di base di 9 anni di detenzione per il tentato assassinio nei confronti 

della prima vittima e di 2 anni di detenzione per il tentato assassinio nei confronti 

della seconda (v. traccia scritta della requisitoria, CAR pag. 5.200.039). 

3.2 L’imputata dal canto suo, chiede una riduzione della pena detentiva a 8 anni e 5 

mesi (riduzione di un mese a seguito della postulata assoluzione e ulteriore ridu-

zione di 6 mesi per le condizioni di carcerazione – non conformi alla CEDU – in 

cui versa l’imputata in Canton Ticino a far tempo dal 24 febbraio 2021; v. dichia-

razione d’appello incidentale del 12 gennaio, CAR pag. 1.400.005; traccia scritta 

dell’arringa, CAR pag. 5.200.097). Tema centrale dell’arringa difensiva è stata la 

situazione detentiva dell’imputata, che non sarebbe mutata nemmeno dopo che 

quest’ultima è stata posta in espiazione anticipata della misura terapeutica sta-

zionaria (v. traccia scritta dell’arringa, CAR pag. 5.200.049 e segg.). 

3.3 Giusta l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. 

Tiene conto della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali, nonché 

dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa 

che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo 

del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli 

obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, se-

condo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la le-

sione. Il nuovo art. 47 CP conferisce al giudice un ampio margine di apprezza-

mento. Il giudice deve indicare nella sua decisione quali elementi, relativi al reato 

e al suo autore, sono stati presi in considerazione per fissare la pena, in modo 

tale da garantire maggiore trasparenza nella commisurazione della pena, facili-

tandone il sindacato nell’ambito di un’eventuale procedura di ricorso (sentenza 

del TF 6B_207/2007 del 6 settembre 2007 consid. 4.2). Il giudice non è obbligato 

ad esprimere in cifre o in percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli ele-

menti citati, ma la motivazione del giudizio deve permettere alle parti e all’autorità 

- 25 - 

 

 

di ricorso di seguire il ragionamento che l’ha condotto ad adottare il quantum di 

pena pronunciato (cfr. DTF 144 IV 313 consid. 1.2; 136 IV 55 consid. 3.6). 

 Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena 

deve essere commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell'autore 

(DTF 136 IV 55 consid. 5.4). In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP – che codifica 

la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da con-

siderare – la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto 

stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, 

il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la re-

prensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che la giurispru-

denza sviluppata nell’ambito del previgente diritto designava con le espressioni 

“risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1). 

Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo (Tatverschulden), i moventi e gli 

obiettivi perseguiti – che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto 

(art. 63 vCP) – e la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a peri-

colo o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e 

contro l'illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 

101 consid. 2a; sentenze del TF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 

consid 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circo-

stanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore in relazione 

all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così 

pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP 

(messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale 

svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale 

minorile, FF 1999 1745; sentenza del TF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 con-

sid. 2.2). 

 Determinata, così, la colpa globale dell’imputato (Gesamtverschulden), il giudice 

deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei 

limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. 

Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal Tribunale federale 

(in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una 

ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore 

(Täterkomponenten), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o 

meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi 

familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento 

tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale (confessione, 

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- 26 - 

 

 

collaborazione all’inchiesta, pentimento, presa di coscienza della propria colpa) 

così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 141 IV 61 consid. 

6.1.1; DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 134 IV 17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid 6.1; 

sentenze del TF 6B_759/2011 del 19 aprile 2012 consid. 1.1; 6B_1092/2009, 

6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche 6B_585/2008 del 19 

giugno 2009 consid. 3.5).  

 In caso di concorso di reati, le componenti legate all’autore (art. 47 cpv. 1 lett. 

2 CP) – che non sono direttamente riconducibili allo specifico reato – sono da 

esaminare solo una volta, dopo la determinazione della pena ipotetica comples-

siva per tutti i reati (sentenze del TF 6B_105/2015 del 13 gennaio 2016 consid 

1.4.2; 6B_375/2014 del 28 agosto 2014 consid. 2.6; 6B_466/2013 del 25 luglio 

2013 consid. 2.3.2). 

3.4 Giusta l’art. 19 cpv. 2 CP, se al momento del fatto l’autore era soltanto in parte 

capace di valutarne il carattere illecito o di agire secondo tale valutazione, il giu-

dice attenua la pena. Il giudice dispone di un ampio potere di apprezzamento 

quando determina l’effetto della scemata imputabilità sulla colpa (soggettiva) te-

nendo conto dell’insieme delle circostanze. Può applicare la scala usuale se-

condo cui una colpa oggettivamente molto grave può essere ridotta a una colpa 

da grave a molto grave in conseguenza di una lieve scemata imputabilità. La 

riduzione di una colpa oggettivamente molto grave può condurre a riconoscere 

una colpa da media a grave nel caso di una scemata imputabilità di grado medio, 

rispettivamente a una colpa da lieve a media nel caso di una grave scemata 

imputabilità. Sulla base di questa valutazione approssimativa, il giudice deve poi 

stabilire la pena tenendo conto degli ulteriori criteri di commisurazione della 

stessa all’interno del quadro legale disponibile. Questo modo di procedere per-

mette di prendere in considerazione interamente la scemata imputabilità, senza 

tuttavia attribuirle un significato eccessivo. Una diminuzione puramente matema-

tica della pena ipotetica non è conforme al sistema. Essa limita in modo inam-

missibile il potere di apprezzamento del giudice e comporta che, di regola, viene 

attribuito un peso eccessivo alla capacità di valutazione definita dall’esperto psi-

chiatra (DTF 136 IV 55 consid. 5.6; sentenza del TF 6B_1177/2018 consid. 2.2).  

 In caso di scemata imputabilità, il giudice deve quindi, in una prima fase, decidere 

sulla base degli accertamenti peritali in quale misura l’imputabilità dell’autore è 

diminuita sotto il profilo giuridico e come essa si ripercuote complessivamente 

sulla valutazione della colpa. Deve essere qualificata la colpa globale e, alla luce 

dell’art. 50 CP, il giudice deve espressamente esporre nella sentenza il grado di 

gravità da prendere in considerazione. In una seconda fase, occorre determinare 

http://links.weblaw.ch/ATF-134-IV-17

- 27 - 

 

 

la pena ipotetica che corrisponde a questa colpa. La pena così fissata può, dan-

dosene le condizioni, essere modificata sulla base degli elementi riguardanti la 

situazione personale dell’autore, come pure in ragione di un eventuale tentativo 

ai sensi dell’art. 22 cpv. 1 CP (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; sentenze del TF 

6B_1146/2018 dell’8 novembre 2018 consid. 5.2.2; 6B_1177/2018 del 9 gennaio 

2019 consid. 2.2). 

3.5 Secondo l’art. 49 cpv. 1 CP, se per uno o più reati risultano adempiute le condi-

zioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore 

alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, rite-

nuto che non è possibile, tuttavia, aumentare di oltre la metà il massimo della 

pena comminata per tale reato, e che il giudice è in ogni caso vincolato al mas-

simo legale del genere di pena (cfr. art. 49 cpv. 1 CP). La pronuncia di una pena 

unica in applicazione del principio dell’inasprimento è possibile unicamente ove 

il giudice irroghi, nel caso concreto, pene dello stesso genere per ognuna delle 

norme violate; non basta che le disposizioni penali applicabili comminino (par-

zialmente) pene dello stesso genere (cfr. a questo proposito DTF 144 IV 217 

consid. 3 e segg.). Il reato più grave è quello per il quale la legge commina la 

pena più grave, non quello che, date le circostanze del caso, appare come il più 

grave dal profilo della colpevolezza (DTF 93 IV 7 consid. 2b). 

 La determinazione della pena complessiva ex art. 49 cpv. 1 CP presuppone, se-

condo la giurisprudenza, anzitutto la delimitazione della cornice edittale per il 

reato più grave, per poi procedere, entro detta cornice, con la fissazione della 

pena di base per l’infrazione più grave. Dopodiché occorre, in forza del principio 

del cumulo giuridico, procedere all’adeguato aumento della pena di base sulla 

scorta degli altri reati. In altre parole, il giudice deve, in un primo tempo, e in 

considerazione dell’insieme delle circostanze aggravanti così come attenuanti, 

determinare mentalmente la pena di base per il reato più grave. In un secondo 

tempo, il giudice deve adeguatamente aumentare, in considerazione delle ulte-

riori infrazioni, la pena, al fine di fissare una pena complessiva, fermo restando il 

fatto che, anche in questo secondo stadio, si dovrà tener conto delle circostanze 

aggravanti e attenuanti peculiari alle infrazioni in parola (sentenze del TF 

6B_405/2011 e 6B_406/2011 del 24 gennaio 2012 consid. 5.4; 6B_1048/2010 

del 6 giugno 2011 consid. 3.1; 6B_865/2009 del 25 marzo 2010 consid. 1.2.2; 

6B_297/2009 del 14 agosto 2009 consid. 3.3.1; 6B_579/2008 del 27 dicembre 

2008 consid. 4.2.2 con rinvii). Se vi è concorso di reati, il giudice ha l’obbligo di 

aggravare la pena (DTF 103 IV 225). La pronuncia di una pena unitaria, intesa 

come considerazione complessiva di tutte le infrazioni da giudicare, non è possi-

bile (DTF 144 IV 217 consid. 3.5; sentenza del Tribunale federale 6B_559/2018 

- 28 - 

 

 

del 26 ottobre 2018 consid. 1.4). Tuttavia, allorquando le differenti infrazioni sono 

strettamente collegate tra loro sia dal punto di vista materiale che temporale, in 

maniera tale da non poterle distinguere e giudicare separatamente, il giudice non 

viola il diritto federale se fissa globalmente la pena senza determinare una pena 

ipotetica per ogni singola infrazione (DTF 144 IV 217 consid. 2.4 e 4.3; sentenze 

del TF 6B_523/2018 del 23 agosto 2018 consid. 1.2.2; 6B_1216/2017 dell’11 giu-

gno 2018 consid. 1.1.1).  

3.6 L’art. 22 cpv. 1 CP stabilisce che chiunque, avendo cominciato l’esecuzione di 

un crimine o di un delitto, non compie o compie senza risultato o senza possibilità 

di risultato tutti gli atti necessari alla consumazione del reato può essere punito 

con una pena attenuata.  

 Secondo la giurisprudenza, se il giudice non è obbligato a discostarsi dal quadro 

normativo, egli deve tener conto dell’assenza di un risultato lesivo, quale ele-

mento a discarico, nell’ambito dell’applicazione dell’art. 47 CP. L’entità di tale 

mitigazione dipende in particolare dalla prossimità del risultato nonché dalle ef-

fettive conseguenze degli atti commessi (sentenza del TF 6B_776/2020 del 

5 maggio 2021 consid. 3.1 con riferimenti).  

 Se attenua la pena, il giudice non è vincolato alla pena minima comminata e può 

pronunciare una pena di genere diverso da quello comminato, ma è vincolato al 

massimo e al minimo legali di ciascun genere di pena (art. 48a cpv. 1 e 2 CP). 

Ciò vale anche per un’eventuale riduzione in applicazione dell’art. 22 cpv. 1 CP 

(NIGGLI/MADER, Basler Kommentar, Strafrecht I, n. 27 ad art. 22 CP).  

 Il Tribunale federale ha già avuto modo di esprimersi sulla corretta metodologia 

da seguire in presenza di due gravi reati contro la vita non consumati in concorso 

con altri reati minori. In casi come questi, occorre anzitutto determinare la pena 

ipotetica per il reato più grave nell’eventualità che fosse stato consumato. La 

pena ipotetica deve poi essere ridotta per tenere conto del tentativo portato a 

termine. La pena ipotetica per il secondo tentato omicidio va determinata allo 

stesso modo. Applicando il principio dell’inasprimento, occorre procedere ad un 

(primo) aumento della pena. In una fase successiva, devono essere valutate le 

pene ipotetiche per gli altri reati indicando di quanto dovrebbe essere aumentata 

la pena al fine di sanzionare anche questi reati (sentenza del TF 6B_865/2009 

consid. 1.6.1). 

3.7 La pena detentiva a vita è la sanzione più severa del Codice penale (art. 40 CP). 

Già per tale motivo è necessaria una motivazione particolarmente completa e 

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precisa (DTF 127 IV 101 consid. 2c; sentenza del TF 6B_36/2011 del 18 ottobre 

2011 consid. 2.1). Il giudice che riconosce l’imputato colpevole di assassinio può 

condannarlo alla pena detentiva di durata fissata non inferiore a 10 anni ma non 

superiore a 20 anni (art. 40 cpv. 2 prima frase CP) o alla pena detentiva a vita 

(art. 112 CP). Quando decide di varcare la soglia dei 20 anni, il giudice deve 

indicare per quale motivo una pena di durata determinata, anche di 20 anni, non 

gli sembra sufficiente (sentenza del TF 6B_284-285/2012 consid. 4.2 e segg.). 

Allorquando il reato di assassinio è in concorso con altri reati (art. 49 cpv. 1 CP), 

dalle motivazioni della sentenza deve anche emergere come è stata calcolata la 

pena complessiva. Le motivazioni devono quindi permettere di individuare la 

pena base e la pena aggiuntiva, e, in particolare, quale reato giustifichi, di per sé, 

la pronuncia della pena detentiva a vita e per quale motivo. La giurisprudenza 

esclude che il solo concorso di reati costituisca il fondamento per la pronuncia di 

una pena detentiva a vita se il reato punito con tale pena non giustifica di per sé, 

in considerazione della colpa dell’autore, la pronuncia di tale pena (sentenza del 

TF 6B_284/2012, 6B_285/2012 consid. 4.1.2 e segg. con riferimenti). 

Il Tribunale federale ha inoltre precisato che quando la colpa si appalesa 

talmente grave da giustificare una pena massima, né la scemata imputabilità, né 

tantomeno le circostanze attenuanti personali, obbligano il giudice ad attenuare 

la pena. Più precisamente, l’Alta Corte ha sancito che la scemata imputabilità del 

reo deve portare, contrariamente ai termini di legge, ad una mitigazione non della 

pena, ma della sua colpa (DTF 136 IV 55 consid. 5.5). Questa riduzione della 

colpa può tuttavia essere compensata da altri elementi quali l’esistenza di 

antecedenti. Pertanto, anche in caso di scemata imputabilità ai sensi dell’art. 

19 cpv. 2 CP, la pena detentiva a vita non sarà necessariamente esclusa se la 

colpa del reo, considerate la scemata imputabilità e tutte le circostanze pertinenti, 

rimane tanto grave da giustificare una simile sanzione (sentenza del TF 6B_284-

285/2012 consid. 4.3). 

3.8 Secondo il principio del divieto della doppia presa in considerazione 

(Doppelverwertungsverbot), le circostanze che portano all’aumento o alla 

diminuzione del quadro della pena non possono essere considerate anche come 

attenuanti od aggravanti nell’ambito del quadro modificato della pena. In caso 

contrario, infatti, l’autore si troverebbe gravato o beneficiato due volte dalla 

stessa circostanza (DTF 142 IV 14 consid. 5.4; 141 IV 61 consid. 6.1.3; con 

riferimenti). Al giudice che, ad esempio nell’ambito di un furto, ammette 

l’associazione dell’autore ad una banda, non è permesso, commisurando la 

pena, ponderare nuovamente tale circostanza a sfavore dell’imputato. Con 

l’aggravio del quadro della pena, infatti, l’associazione dell’autore ad una banda 

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è già stata presa in considerazione. Tuttavia, all’interno del quadro sanzionatorio 

esteso, all’autorità giudicante non è precluso prendere in considerazione in che 

misura una circostanza qualificante o privilegiante del reato è data e trarre da ciò 

conclusioni sul quantum della pena. Se, ad esempio, il rapinatore ha trattato la 

vittima in modo crudele e il quadro sanzionatorio è quindi aumentato, il giudice 

non può aumentare nuovamente la pena a causa del trattamento crudele della 

vittima. Tuttavia, nel determinare la pena all'interno del quadro della pena 

aumentato, il giudice non solo ha il diritto, ma anche l'obbligo di valutare la 

crudeltà con cui il rapinatore ha trattato la vittima (v. DTF 118 IV 342 con 

riferimenti).  

 In un caso concernente il reato di assassinio, il Tribunale federale ha avuto modo 

di stabilire che l’istanza inferiore non ha violato il divieto della doppia presa in 

considerazione ammettendo il criterio della particolare assenza di scrupoli per la 

qualifica del reato di assassinio da un lato e la colpa molto grave dell’autore del 

reato dall’altro per le stesse ragioni. La determinazione della pena specifica per 

l’assassinio dipende infatti anche dal grado di particolare assenza di scrupoli, che 

influisce in modo significativo sulla gravità della colpa (v. sentenza del TF 

6P.47/2007 consid. 10.3). 

3.9 Nel caso concreto, A. è stata ritenuta colpevole di ripetuto tentato assassinio, di 

violazione dell’art. 2 della legge «Al-Qaïda» e «Stato islamico», come pure di 

ripetuto esercizio illecito della prostituzione. 

 Giusta l’art. 112 CP, se il colpevole di un omicidio intenzionale ha agito con 

particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità 

particolarmente perversi, la pena è una pena detentiva a vita o una pena 

detentiva non inferiore a dieci anni. 

 In caso di violazione dell’art. 2 LAQ/SI, è prevista una pena detentiva sino a 

cinque anni o una pena pecuniaria. 

3.10 La Corte d’appello ha considerato il tentato assassinio della prima vittima (B.) 

quale reato più grave – considerata in particolare la cornice edittale della 

possibile pena per il reato consumato – e quindi quale reato di base per la 

commisurazione della pena ai sensi dell’art. 49 cpv. 1 CP. La cornice edittale di 

questo reato, costituisce pertanto il limite entro il quale il giudice è chiamato a 

fissare la pena di base. 

3.11 Come già osservato dalla prima Corte, il reato di tentato assassinio è già di per 

sé un reato molto grave dal profilo oggettivo, in quanto presuppone una 

particolare mancanza di scrupoli. Nel caso concreto, A. ha senza dubbio agito 

- 31 - 

 

 

con estrema violenza e brutalità, in totale dispregio della vita umana, tentando di 

“sgozzare” una giovane donna – a lei del tutto sconosciuta – con l’utilizzo di un 

coltello (arma, questa, che richiede una notevole vicinanza alla vittima). 

L’imputata ha dimostrato particolare freddezza e determinazione nel perseguire 

il suo scopo continuando a colpire la prima vittima, dall’alto verso il basso, anche 

quando quest’ultima giaceva a terra, procurandole gravi ferite al volto, al collo, 

agli avambracci, ai polsi e alle mani (MPC pag. 11.2.1-0105 e segg.) e 

fermandosi solo dopo aver pensato che quest’ultima fosse morta. Le modalità di 

esecuzione dell’atto commesso da A. denotano pertanto una considerevole 

mancanza di scrupoli. Si rileva inoltre che le ferite da lei inflitte non hanno portato 

alla morte di B. solo per pochi millimetri (MPC pag. 11.2.1-0105), ma le hanno 

comunque comportato gravi conseguenze fisiche e psichiche. Dalla 

documentazione agli atti (cfr. in particolare MPC pag. 15.1.0076 e segg.) emerge 

infatti che B. non ha ancora ritrovato il completo uso delle mani. Quest’ultima 

accusa inoltre una perdita di sensibilità completa nella regione del collo e della 

spalla e ha potuto recuperare la capacità lavorativa unicamente in ragione del 

50%. Essa ha infine riferito di essere ancora turbata da quanto accaduto avendo 

per esempio difficoltà a recarsi in luoghi pubblici (MPC pag. 15.1.1.0073 e segg.; 

TPF pag. 15.721.066). 

3.12 Sotto il profilo soggettivo, A. ha agito con l’intento di uccidere più “miscredenti” 

possibili e promuovere in questo modo lo Stato islamico. Come già rilevato dalla 

prima istanza, le motivazioni alla base del suo gesto denotano comunque un 

crasso egoismo, che si è manifestato soprattutto nel desiderio di mostrarsi in 

pubblico e di far sapere al mondo di cosa è capace (v. CAR pag. 5.300.021 e 

seg.). Il comportamento di A. denota pure una notevole energia criminale, avendo 

la stessa continuato a colpire la vittima fino a quando non era sicura che fosse 

morta. A questo proposito occorre pure rilevare che è stato molto faticoso 

immobilizzare e disarmare l’imputata per le persone presenti sul posto (v. per es. 

MPC 12.9.0003). Quanto al criterio della possibilità che l'autore aveva di evitare 

l'esposizione a pericolo o la lesione, non si ravvisa nel caso concreto una 

situazione di emergenza o di tentazione tale da giustificare un'attenuazione della 

pena. 

3.12 Alla luce delle considerazioni che precedono, la colpa dell’imputata per il reato di 

tentato assassinio a danno di B. risulta essere molto grave. 

3.13 Per quanto concerne la scemata imputabilità attribuita a A. dal perito giudiziario 

(v. sopra lett. A.3), occorre precisare che quest’ultimo ha posto la diagnosi di 

psicosi schizofrenosimile oligosintomatica, repertoriabile secondo la codifica 

ICD-10 quale “psicosi non organica non specificata” F29, sovrapposta al ritardo 

mentale lieve (ICD-10. F70), psicosi da innesto. Chiamato ad esprimersi 

- 32 - 

 

 

sull’eventuale scemata imputabilità dell’imputata, egli, dopo aver premesso che 

la situazione è complessa e di difficile apprezzamento, ha spiegato che psicosi e 

ritardo mentale hanno contribuito in misura determinante a formare il progetto e 

il comportamento della peritanda, il che porta a concludere, contrariamente alle 

prima apparenze, che questa non era, al momento dei fatti, totalmente capace di 

valutarne il carattere illecito o di agire secondo tale valutazione. Il Dr. G., dopo 

aver evidenziato la dimensione psicotica-debile-immatura di A. che, a suo dire, 

rientrerebbe perfettamente nello “sviluppo mentale incompleto” di cui parlava il 

vecchio codice penale all’art. 11, è giunto alla conclusione che l’imputabilità di A. 

al momento dei fatti era ”scemata in grado medio”, valutazione che il perito ha 

confermato in sede d’interrogatorio dinanzi alla Corte penale del TPF, precisando 

inoltre che la turba psichica dell’imputata ha da ritenersi come attestata sin dal 

2017 al più tardi e che è quindi applicabile a tutti i reati indicati nell’atto di accusa. 

Dal 2019 l’imputata è per altro al beneficio di una rendita di invalidità, mentre già 

dal 2018 fa capo ad una curatela di rappresentanza. Essa ha interrotto la sua 

scolarità a 16 anni a causa di difficoltà dell’apprendimento e nemmeno ha 

conseguito il diploma delle scuole medie (v. MPC pag. 11.1.1-003 e segg.; TPF 

pag. 15.771.005 e segg.). La Dr.ssa H., nel suo complemento di perizia 

psichiatrica del 30 marzo 2022, ha sostanzialmente confermato la diagnosi del 

Dr. G., con l’aggiunta di una diagnosi differenziale di “disturbo schizotipico 

(ICD10, F21)” (v. MPC pag. 11.1.5-0038 e segg.). 

 In considerazione di quanto precede, questa Corte ritiene corretto ridurre la colpa 

di A. (per il tentato assassinio di B.) da molto grave a media. 

3.14 Visto quanto sopra, considerato quanto previsto dall’art. 48a CP, questa Corte 

ritiene adeguata, a titolo di pena ipotetica di base, una pena detentiva di 9 anni, 

nell’eventualità in cui il reato fosse stato consumato. 

3.15 Tale pena ipotetica di base deve quindi essere ridotta in considerazione del fatto 

che il reato di assassinio non è stato consumato. 

 Ne consegue che, quale pena ipotetica di base per il tentato assassinio di B., 

questa Corte ritiene adeguata una pena detentiva di 7 anni e 6 mesi. 

3.16 Tale pena deve poi essere adeguatamente aumentata, secondo il principio 

dell’inasprimento, in considerazione degli ulteriori reati oggetto di condanna – 

che prevedono una pena dello stesso genere – quali il tentato assassinio nei 

confronti di F. e la violazione dell’art. 2 LAQ/SI. 

3.17 Per quanto concerne il secondo tentato assassinio (nei confronti di F.), vale 

sostanzialmente quanto già esposto per il tentato assassinio di B., sia sotto il 

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profilo oggettivo che sotto quello soggettivo. Vero è che in questo caso la vittima 

ha riportato unicamente ferite superficiali (v. MPC pag. 11.2.1.-0109). Tuttavia, 

l’assenza di gravi conseguenze per F. è stata possibile solo grazie al fatto che 

quest’ultima è riuscita a bloccare il polso della mano nella quale A. impugnava il 

coltello, nonché grazie all’intervento di terzi. Ciò non toglie che l’intento 

dell’imputata era il medesimo, ovvero quello di tagliare la gola alla sua vittima. La 

sua colpa è quindi da ritenersi molto grave anche in questo caso. 

3.18 In considerazione della scemata imputabilità di grado medio stabilita dalla perizia 

giudiziaria (v. sopra consid. 3.13), questa Corte ritiene corretto ridurre la colpa 

dell’imputata da molto grave a media anche per il secondo tentato assassinio. 

3.19 In virtù del principio dell’inasprimento, questa Corte ritiene adeguato aumentare 

la pena ipotetica di base (stabilita in 7 anni e 6 mesi di detenzione) di 3 anni di 

detenzione per il secondo tentato assassinio. 

3.20 Per quanto concerne la violazione dell’art. 2 LAQ/SI, questa Corte ha ritenuto a 

carico di A. una colpa molto grave. Dal profilo oggettivo, come visto, le modalità 

di esecuzione dell’atto compiuto da A. vanno ben oltre a quanto richiesto per 

l'ammissione del reato in questione (v. sopra consid. 1.8) e il bene giuridico 

protetto dall’art. 2 LAQ/SI, ovvero la sicurezza pubblica, è stato violato in maniera 

importante. Sotto il profilo soggettivo, A. ha senza dubbio agito con dolo diretto, 

ovvero con la ferma intenzione di uccidere più «miscredenti» possibili e 

promuovere in questo modo lo Stato islamico. Anche per questo reato, tuttavia, 

la colpa dell’imputata deve essere ridotta da molto grave a media per effetto della 

scemata imputabilità di grado medio stabilita dalla perizia giudiziaria (v. sopra 

consid. 3.13). 

3.21 Di conseguenza, in applicazione del principio dell’inasprimento, la pena ipotetica 

di base deve essere ulteriormente aumentata di 1 anno di detenzione per la 

violazione dell’art. 2 LAQ/SI, per un totale di 11 anni e 6 mesi. 

3.22 Quanto ai fattori legati alla persona, si rinvia anzitutto a quanto esposto nella 

sentenza della Corte penale circa il difficile vissuto personale ed i problemi di 

natura fisica, psichica e relazionale dell’imputata (lett. A e consid. XI, 2.2.1 e 

segg. della sentenza impugnata) che vanno sicuramente considerati nell’ambito 

della commisurazione della pena. 

In merito all’attitudine di A. nell’ambito del presente procedimento, come 

osservato dalla prima Corte, va considerato che quest’ultima ha sempre 

ammesso i fatti, ma che di fronte all’evidenza diversamente non poteva fare. Vero 

è che l’imputata è stata collaborativa con le autorità. Tuttavia, tale attitudine è 

- 34 - 

 

 

stata sicuramente motivata dal suo desiderio di far sapere a tutti ciò che aveva 

fatto. A A. non giova neppure la buona condotta tenuta in carcere (v. Rapporto 

comportamentale del 21 giugno 2023 delle Strutture carcerarie cantonali, CAR 

pag. 4.400.002) o l’assenza di precedenti penali (TPF pag. 15.231.1.003), 

essendo l’incensuratezza un elemento neutro per la commisurazione della pena 

(DTF 136 IV 1 consid. 2.6.2; sentenza del TF 6B_567/2012 del 18 dicembre 2012 

consid. 3.3.5). 

L’imputata, per la prima volta dinanzi a questa Corte, ha espresso pentimento 

per quanto commesso (v. CAR pag. 5.300.005 e segg.). Sebbene nel caso 

concreto non sia possibile ammettere un “sincero pentimento” ai sensi della 

dottrina e della giurisprudenza in materia (WIPRÄCHTIGER/KELLER, Basler 

Kommentar, Strafrecht I, n. 31 ad art. 48), questa Corte ha comunque ritenuto 

significative le dichiarazioni di pentimento dell’imputata in relazione al reato di cui 

all’art. 2 LAQ/SI (“E perché ha sbagliato? Come è arrivata a questa maturazione? 

Perché è sbagliato uccidere. Anche sul fatto che ci sono i miscredenti o quelli 

che non credono, è sbagliato che l’uomo viene a ammazzare gente o assassinare 

persone, perché solo Dio lo può fare”; “Mentre questi collegamenti con Al-Qaïda, 

con presunti o veri guerriglieri? Questo lo rifarebbe? No, neanche. Se mi dessero 

i telefoni, non lo rifarei più e non prenderei più contatti con loro”; “Credo che potrei 

essere una buona musulmana senza fare violenza, perché fare violenza è 

sbagliato”; “Come si determina in merito a questa accusa? Che ho fatto l’errore 

più grande della mia vita a prendere contatti con queste persone”; “Perché è stato 

un errore contattare queste persone? Perché sono organizzazioni molto 

pericolose, quindi penso che sia sbagliato che ho avuto contatto con queste 

persone”; “E per quale motivo oggi non vuole più? Il motivo è perché non voglio 

diventare estremista come loro che ammazzano gente solo per uno scopo 

preciso (…)”; “Per quanto riguarda i suoi “fratelli”, quindi adesso li rinnega? Sì, li 

rinnego”; “Di che cosa effettivamente si pente? Mi pento sull’atto terroristico che 

ho fatto, perché è sbagliato essere contro qualsiasi persona o anima innocente 

che ci sia, non importa che sono cristiani o buddisti o quello che sono (…)” [CAR 

pag. 5.300.005 e segg.]). Infatti, se prima l’imputata ha sempre cercato di 

mostrare devozione e fedeltà allo Stato islamico – con questa dichiarazione è 

come se avesse fatto pubblicità contraria all’organizzazione terroristica, il che 

non può essere ignorato a mente di questa corte. Pertanto, si ritiene che il 

pentimento espresso dall’imputata in occasione dei dibattimenti d’appello 

giustifichi un’attenuazione della pena per il reato di cui all’art. 2 LAQ/SI. 

Per quanto concerne il criterio della particolare sensibilità alla pena/effetto che la 

pena avrà sul suo futuro, il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare 

che essa va riconosciuta solo in caso di circostanze straordinarie 

- 35 - 

 

 

(aussergewöhnlichen Umständen), ritenuto come l’espiazione della pena 

detentiva implichi per sua natura pregiudizi in ambito professionale e familiare a 

discapito del condannato (sentenze del TF 6B_846/2015 del 31 marzo 2016 

consid. 2.2.1; 6B_375/2014 del 28 agosto 2014 consid. 2.6). 

La Corte d’appello ha inoltre tenuto conto delle inadeguate condizioni di 

detenzione alle quali l'imputata è stata sottoposta (v. per es. Rapporto circa 

l’andamento del trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 3 CP del 7 luglio 2023, 

allestito dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Canton Ticino, CAR pag. 

4.400.004 e segg.), anche in regime di esecuzione della misura terapeutica, 

sebbene quest’ultima abbia ammesso di non aver usufruito appieno dei servizi 

offerti dalla struttura carceraria (CAR pag. 5.300.003). 

Quanto alla richiesta di accertamento di una violazione dell’art. 3 CEDU (in 

relazione alle condizioni di carcerazione dell’imputata), menzionata più volte 

durante l’arringa difensiva, questa Corte rileva che la stessa è già stata 

presentata dall’imputata mediante istanza di scarcerazione del 29 marzo 2023 e 

vagliata dalla Direzione del procedimento con decreto del 31 marzo 2023, in 

seguito confermato dal Tribunale federale con sentenza 1B_227/2023 del 15 

giugno 2023 (v. sopra lett. B.9 - B.11). 

3.23 Per quanto concerne infine l’infrazione di ripetuto esercizio illecito della 

prostituzione, si rileva che la condanna di A. alla multa di CHF 2'000.--, non 

essendo stata impugnata dalle parti, è cresciuta in giudicato. 

3.24 Alla luce di tutto quanto sopra esposto, A. deve essere condannata ad una pena 

detentiva di 10 anni e 6 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto (art. 51 

CP) e la pena anticipatamente espiata (art. 236 CPP), nonché alla multa di 

CHF 2'000.--. 

4. Spese procedurali 

4.1 Quadro normativo 

 Le parti sostengono le spese della procedura di ricorso nella misura in cui pre-

valgono o soccombono nella causa (art. 428 cpv. 1 CPP). Se emana essa stessa 

una nuova decisione, la giurisdizione di ricorso statuisce anche in merito alla li-

quidazione delle spese prevista dalla giurisdizione inferiore (art. 428 cpv. 3 CPP). 

 Il Tribunale penale federale disciplina in un regolamento il calcolo delle spese 

procedurali, gli emolumenti, le spese ripetibili, le indennità per la difesa d’ufficio, 

per il gratuito patrocinio, per i periti e per i testimoni (art. 73 cpv. 1 LOAP). Gli 

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emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della causa, 

del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti e 

dell’onere della cancelleria (art. 73 cpv. 2 LOAP, cfr. art. 5 Regolamento del Tri-

bunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della 

procedura penale federale [RSPPF, RS 173.713.162]). Gli emolumenti variano 

da un minimo di CHF 200.-- fino a un massimo di CHF 100'000.-- per ognuna 

delle seguenti procedure: procedura preliminare, procedura di primo grado, pro-

cedura di ricorso (art. 73 cpv. 3 LOAP; cfr. art. 6-7bis RSPPF)