# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f026a20f-0809-5cfb-8bff-0e6e32b69f91
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.12.2017 35.2017.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-91_2017-12-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.91

   

  mm

  	
  Lugano

  20 dicembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 settembre 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 5 luglio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 14 settembre 2012, RI
1, dipendente dell’impresa di costruzioni __________ di __________ in qualità
di muratore e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1,
è caduto da una scala e ha battuto a terra la parte destra del corpo,
segnatamente il gomito con contraccolpo alla spalla destra. 

                                         La RMN del 5 novembre 2012
ha in particolare evidenziato la presenza di una lesione praticamente completa
del tendine sovraspinato della spalla destra con parziale retrazione del ventre
muscolare, di una lesione parziale del tendine sottoscapolare con sublussazione
del capolungo bicipitale (cfr. doc. 23/fasc. 1). 

                                         Nel mese di dicembre 2012,
l’assicurato è quindi stato sottoposto a un intervento artroscopico di
ricostruzione dei tendini sovraspinato e sottoscapolare (doc. 31/fasc. 1). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Il 7 maggio 2015, l’assicurato
è rimasto vittima di un secondo evento infortunistico: per evitare di cadere a
terra, egli si è aggrappato a una ringhiera e, così facendo, ha riportato uno
strappo alla spalla sinistra.

                                         Esami esperiti successivamente
hanno posto in luce una rottura parziale del tendine sovraspinato.

                                         In data 18 settembre 2015
ha avuto luogo un intervento artroscopico con ricostruzione del sovraspinato
(doc. 48/fasc. 2). 

 

                                         Anche per questo sinistro
l’amministrazione ha ammesso la propria responsabilità. 

 

                               1.3.   Alla chiusura dei casi, con
decisione formale del 9 maggio 2017, l’CO 1 ha posto RI 1 al beneficio di una
rendita d’invalidità del 31% a decorrere dal 1° gennaio 2017, mentre gli ha
negato il diritto a un’indennità per menomazione dell’integrità (cfr. doc.
154/fasc. 2).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dal RA 1 per conto dell’assicurato (mediante la quale è stato
contestato unicamente il mancato riconoscimento di un’IMI - cfr. doc. 167), in
data 5 luglio 2017, l’istituto assicuratore ha confermato il contenuto della
sua prima decisione (cfr. doc. 175/fasc. 2). 

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 4
settembre 2017, RI 1, sempre rappresentato dall’RA 1, ha chiesto, in via
principale, la condanna dell’assicuratore convenuto a riconoscergli un’IMI
nella misura indicata dal proprio medico curante specialista e, in via
subordinata, l’esecuzione di una perizia “neutrale”.

                                         A sostegno delle proprie
pretese ricorsuali, l’insorgente contesta in sostanza che al parere espresso
dal medico di circondario, al quale si è riferita l’amministrazione per negare
il diritto all’IMI, possa essere attribuito un sufficiente valore probatorio e
postula che questo Tribunale fondi invece il proprio giudizio sulle
certificazioni agli atti del Prof. dott. __________ (cfr. doc. I, p. 4 s.:
“Palesemente, la CO 1, negando l’attribuzione di un’IMI senza tener conto delle
valutazioni fatte dal Prof. Dr. __________ si è appoggiata su un apprezzamento
medico obsoleto e ingeneroso quando già solo i parametri riscontrati per le
limitazioni funzionali permetterebbero l’assegnazione di una prestazione in
questo senso. A nostro parere codesto lodevole Tribunale non ha dunque serie
ragioni per discostarsi dalle valutazioni fatte dal Prof. Dr. __________ in
merito all’attribuzione di un’IMI in favore dell’assicurato.”). 

 

                               1.5.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. XI + allegati). 

 

                               1.6.   In data 19 dicembre 2017, il
ricorrente si è riconfermato nelle proprie conclusioni (doc. XIII).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del
31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12
marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e
H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00
del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29
gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre
1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se l’istituto convenuto era legittimato a
negare al ricorrente il diritto a un’IMI, oppure no. 

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa
non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                               2.4.   L'art. 36 cpv. 1 OAINF
definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24
LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità e importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa valutazione
dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle
circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la
gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici
senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto
privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p.
42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

                                         La parte della riparazione
del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire da la loi sur
l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 121).

 

                               2.5.   Giusta l'art. 36 cpv. 2
OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3
dell'OAINF. 

                                         Una tabella elenca una
serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo,
corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.

 

                                         Questa tabella -
riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr.
RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le menomazioni
extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per
menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

 

                                         La perdita totale dell'uso
di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita
parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna
indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al
5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più menomazioni
all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende in
considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,
ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4
OAINF).

                                         Peggioramenti non
prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso in cui un
pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la
revisione dell'indennità per 

                                         menomazione è, di
principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi menzionata).

 

                               2.6.   L’INSAI ha allestito una
serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella
dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA
del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,
consid. 3a).

 

                               2.7.   Nella concreta evenienza, dalle
tavole processuali si evince che la valutazione della menomazione
dell’integrità di cui è portatore RI 1, è stata eseguita dalla dott.ssa __________
(per la spalla destra), rispettivamente dal dott. __________ (per quella
sinistra), entrambi spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia. 

 

                                         In occasione della visita
medica di chiusura del 19 novembre 2013 - riscontrata la presenza di una
“limitazione dei movimenti attivi della spalla destra rispetto alla sinistra
con compensazione dei movimenti in paziente molto robusto e muscoloso” - la
dott.ssa __________ ha dichiarato che, trattandosi di valutare il diritto
all’IMI, “… questa non sussiste visto che pur essendoci un modico deficit
funzionale questo non rientra nei giustificativi per l’assegnazione di detta
indennità.” (doc. 97, p. 5/fasc. 1). 

 

                                         Per quanto concerne invece
la spalla sinistra, a margine della visita di chiusura del 21 ottobre 2016, il
dott. __________ ha rilevato che non sussisteva “… per ora diritto IMI ...”
(doc. 119, p. 4/fasc. 2). 

 

                                         Con certificazione del 20
dicembre 2016, il Prof. dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia, ha espresso il parere secondo cui, a suo avviso, “… non vi è
alcun dubbio sul fatto che siamo in presenza di un danno permanente ad entrambe
le spalle. Tale danno è costituito da una limitazione dell’articolazione con
elevazione non oltre i 150°, debolezza dell’arto e persistenza di dolori. Stimo
dunque la IMI dal 10 al 15% per ciascuna delle spalle.” (doc. 133/fasc. 2). 

 

                                         Invitato
dall’amministrazione a pronunciarsi sulle considerazioni enunciate dal medico
curante specialista, con apprezzamento del 12 gennaio 2017, il dott. __________
ha rilevato che “sono da un lato d’accordo sul fatto che vi sia una residua
modesta menomazione dell’integrità in seguito all’infortunio e alle successive
cure per entrambe le spalle. Faccio però notare che la ripresa funzionale di
entrambe le spalle, in base alle risultanze cliniche e della visita da me
effettuata, appare particolarmente buona. Ho pertanto ritenuto che almeno per
il momento la menomazione non raggiunga un livello tale da essere valutata con
una IMI del 10% secondo le comuni tabelle di riferimento della Suva. In
particolare si può fare riferimento alla tabella 1.2 Suva relativa alle
menomazioni funzionali della spalla ove una IMI del 10% viene concessa qualora
vi è una mobilità fino a 30° oltre l’orizzontale. Nel caso in esame la mobilità
è in effetti migliore, per questo motivo non si è ritenuto al momento che
sussistessero i criteri per la concessione di una IMI. In altre parole il danno
funzionale alle due spalle seppur presente è di entità tale da non raggiungere
un livello di indennizzabilità secondo le normali tabelle.” (doc. 137/fasc. 2).

 

                                         Unitamente alla propria
opposizione, l’insorgente ha prodotto un ulteriore rapporto del Prof. __________,
datato 30 maggio 2017, il cui tenore è in particolare il seguente:

 

" (…) Attualmente
l’evoluzione per i sopraccitati infortuni è purtroppo sfavorevole con
persistenza di dolori e limitazione funzionale ad entrambe le spalle. La
mobilità è relativamente buona ma persistono dolori sotto sforzo e debolezza
dell’arto. 

In merito alla recente decisione della CO 1 confermo l’abilità al
lavoro al 100% per mansioni adatte ma non condivido la decisione di non
attribuire una IMI. In effetti è sicuramente presente un danno all’integrità ed
in particolar modo a livello della spalla destra. Il rischio di sviluppare
un’artropatia da rottura della cuffia dei rotatori è alto per questa spalla. 

Secondo le tabelle della Suva la situazione delle 2 spalle è
equiparabile ad un’artrosi gleno-omerale, media per la spalla sinistra, e
severa per la spalla destra. Spetterebbe dunque al paziente una IMI tra il 15%
ed il 35%.” (doc. 169)

 

                                         Questa la duplica del
medico fiduciario dell’assicuratore resistente:

 

" (…) Per
quanto riguarda la possibile evoluzione futura, ritengo che essa sia
teoricamente possibile ma non certa o fortemente probabile. (…).

In merito alle osservazioni esposte dal dott. med. __________,
rilevo che lo specialista ortopedico curante ha modificato in modo sostanziale
nel suo ultimo scritto quanto già certificato nel suo precedente scritto del
20.12.2016. In sostanza nella sua certificazione iniziale svolgeva alcune
considerazioni sul diritto ad IMI rifacendosi alla tabella Suva sulle
limitazioni funzionali a livello della gleno-omerale. Nell’ultimo scritto del
30.05.2017 modifica la propria posizione in modo sorprendentemente sostanziale
riferendosi alla tabella Suva riguardante i danni da artrosi. In sostanza porta
elementi differenti per quanto riguarda la fattispecie clinica a cui riferirsi
(da un lato un deficit funzionale, dall’altro una patologia degenerativa di
grado medio e grave). 

Inoltre, modifica anche la propria posizione sull’entità della
IMI, fornendo una forchetta valutativa estremamente ampia (nel primo scritto il
20-30%, nel secondo un range dal 15 al 35%) senza esprimersi in modo più
puntuale.

 

Per quanto riguarda le considerazioni sul primo scritto, intendo
confermare il mio apprezzamento del 17.01.2017.

 

Per quanto riguarda le osservazioni presenti nel secondo scritto,
ritengo che la situazione attuale dell’assicurato non sia per nulla
paragonabile ad un’artrosi gleno-omerale di grado medio a sinistra e grave a
destra, come asserito dal dott. med. __________.

Tale fattispecie sarebbe caratterizzata dalla presenza di una
sintomatologia dolorosa importante anche a riposo che determinerebbe l’uso
frequente di anti dolorifici, e la presenza di un danno funzionale di
articolarità ben maggiore di quello rilevato in occasione della visita
medico-circondariale, con un deficit di articolarità importante con compenso a
livello della scapolo-toracica e importante contrattura spino-appendicolare.
Tutto ciò non è rappresentativo a mio parere della situazione dell’assicurato
sulla base della valutazione clinica eseguita in occasione della visita
medico-circondariale.” (doc. 174/fasc. 2)

 

                                         Dalle carte processuali
risulta inoltre che il dott. __________ si è ancora chinato sulla fattispecie
in esame, prendendo posizione in merito alla documentazione medica acquisita
nel frattempo (artro-RMN del 28 agosto 2017 e referto 29 agosto 2017 del dott. __________):

 

" (…) Nello
specifico rilevo che dall’esame RM non vengono evidenziati elementi di
rilesione del tendine della cuffia dei rotatori. Nel referto a firma dello
specialista radiologo dott.ssa __________ non si fa alcun accenno a lesioni
condrali della testa omerale. Non rilevo quindi alcun elemento ulteriore atto a
modificare le conclusioni della visita medico-circondariale e le successive
spiegazioni del mio apprezzamento del 16.06.2017.

Per quanto riguarda la valutazione del dr. med. __________ del
29.08.2017 egli ritiene di rilevare una possibile, non certa, piccola lesione
condrale sulla testa omerale. Sottolineo che tale considerazione non è
condivisa dal radiologo che ha refertato l’esame. Ritengo inoltre che una
piccola lesione condrale non sia un elemento sufficiente a modificare la
valutazione globale della spalla sinistra eseguita in occasione della visita
medico-__________, che permane del tutto valida.” (doc. XI 4)

 

                               2.8.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.9.   Chiamato
a pronunciarsi nella concreta evenienza, questa Corte ritiene di non poter
fondare il proprio giudizio sul parere espresso dai medici fiduciari dell’CO 1,
secondo i quali l’insorgente non sarebbe portatore di una menomazione
importante e durevole all’integrità fisica, fondante il diritto a un’indennità.

 

                                         In base alle misurazioni
eseguite da dott. __________ in occasione della visita di
chiusura dell’ottobre 2016, il ricorrente presenta, per quanto riguarda il braccio
destro, un’abduzione/adduzione di 160° e una flessione/elevazione di 170° e,
trattandosi di quello sinistro, di 140, rispettivamente di 170° (cfr.
doc. 119, p. 3). 

                                         Da parte
sua, il medico curante specialista, dott. __________, ha fatto stato di una
elevazione delle braccia non oltre i 150° (cfr. doc. 133), rispettivamente di
una mobilità relativamente buona con dolori sotto sforzo e debolezza dell’arto
(cfr. doc. 169). 

 

                                         Ora, questo
Tribunale osserva che, in una sentenza 35.2000.60 del 17 settembre 2001 consid.
2.4.5. – fondandosi sul parere dell’allora medico __________ dell’CO 1 – era
stata riconosciuta un’IMI del 10% a un assicurato la cui spalla destra era
limitata in elevazione a 170° e in abduzione a 160° e che, inoltre, presentava
una diminuzione della forza. 

                                         In un’altra
fattispecie, oggetto della sentenza 35.2008.23 dell’8 settembre 2008 consid.
2.6.6., riguardante un assicurato la cui funzione della spalla sinistra,
in flessione e in abduzione, era di 155, rispettivamente di 140°, il medico
fiduciario dell’assicuratore in questione aveva valutato la menomazione
all’integrità sempre in un 10%. 

 

                                         Alla luce di quanto
precede, anche allo scopo di garantire l'uguaglianza di trattamento fra gli
assicurati, il TCA ritiene di non poter senz’altro confermare il rifiuto di
riconoscere all’assicurato un’IMI per il danno infortunistico alle spalle. 

 

                             2.10.   In una sentenza di principio
9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche rivolte alla giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; art. 72bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione. In quella pronunzia, l’Alta Corte ha pure precisato in quali casi
il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in
quali altri può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento
istruttorio.

 

                                         Il TF ha, al riguardo,
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…).

4.4.1.1 Ist das Gutachten einer
versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene
Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das
Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die
Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit
diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines
Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den
kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61
lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen
auszuschöpfen (BGE 136 V 376 E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen
Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung
delegieren dürfen.

4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten
(anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des
Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte
Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko
von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren
multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick
auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche
funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der
Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet,
Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (BGE 131 V 407 E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation
schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.

4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der
Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die
Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter
Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im
Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG;
vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei,
derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine
Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo
dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige
Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat,
bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten
(vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil
vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.

4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen
noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens,
die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts
fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines
Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS
von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür.
Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein
Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig
erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich
abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem
rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der
bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die
betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend
reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine
Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt
hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher
vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen
Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache
zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das
Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S.
151 E. 3.5, 9C_85/2009).” (DTF 137 V 263-265)

 

                                         In
una sentenza 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 - dunque successiva a quella
pubblicata in DTF 137 V 210 -, emanata in materia di assicurazione contro gli
infortuni, il Tribunale federale ha ribadito i principi sviluppati nella DTF
135 V 465, in particolare che, in presenza di dubbi circa l’affidabilità di
rapporti allestiti da medici di fiducia, il giudice (cantonale) è libero
di scegliere se ordinare direttamente una perizia giudiziaria oppure rinviare
gli atti all’amministrazione affinché disponga essa stessa una perizia seguendo
la procedura di cui all’art. 44 LPGA:

 

" Um solche Zweifel auszuräumen, wird das Gericht entweder ein
Gerichtsgutachten anzuordnen oder die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen haben, damit dieser im Verfahren nach Art. 44 ATSG eine
Begutachtung veranlasst (BGE 135 V 465 E. 4.6 S. 471).” (STF 8C_59/2011
consid. 5.2)

 

                                         Nella presente
fattispecie, il TCA ritiene che siano soddisfatti i presupposti per un rinvio
degli atti all’amministrazione (cfr. STF 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 e DTF
135 V 465), per il fatto che essa ha fondato la decisione impugnata
esclusivamente sul parere dei propri medici __________ (in questo senso,
si veda pure la STF 8C_757/2014 del 16 gennaio 2015 consid. 3.2). 

 

                                         Per le ragioni già esposte al considerando 2.9., si
giustifica pertanto l’annullamento della decisione su opposizione del 5
luglio 2017 e il rinvio degli atti all’assicuratore convenuto
affinché disponga un approfondimento peritale, volto a valutare l’entità
della menomazione legata al danno infortunistico alle spalle. 

 

                                         A prescindere da quanto
precede, questo Tribunale precisa comunque che una menomazione dell’integrità
si ritiene importante allorquando raggiunge almeno il tasso del 5% (cfr.
cifra 1 dell’Allegato 3 all’OAINF: “Le menomazione dell’integrità che non
raggiungono il tasso del 5 per cento della seguente tabella non danno diritto
ad alcuna indennità.”) e non del 10% così come sembra credere il medico di
circondario (cfr. doc. 137/fasc. 2: “Ho pertanto ritenuto che almeno per il
momento la menomazione non raggiunga un livello tale da essere valutata con una
IMI del 10% secondo le comuni tabelle di riferimento della Suva.”).

 

                                         Va infine rilevato che,
nel passato (anche recente, si veda in questo senso la STCA 35.2016.49 del 20
ottobre 2016, cresciuta incontestata in giudicato), il TCA ha più volte retrocesso
gli atti affinché l’CO 1 procedesse a ulteriori accertamenti, sulla base di argomenti
simili a quelli sviluppati nel caso sub judice. Tenuto conto di ciò, e allo
scopo di evitare eventuali ulteriori rinvii, l’istituto assicuratore è invitato
in futuro a segnalare, nella  decisione impugnata oppure nella risposta di
causa, l’esito degli accertamenti compiuti in quelle occasioni.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione impugnata è annullata. 

                                         §§ Gli
atti sono retrocessi all’CO 1 per complemento istruttorio e nuova decisione.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

                                         L’CO 1 verserà all’assicurato l’importo di fr. 600 (IVA inclusa)
a titolo di indennità per ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere
una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti