# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ba362b92-97ac-577e-8f8b-40bde9418371
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-02-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.02.2023 32.2022.67
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2022-67_2023-02-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2022.67

   

  jv/gm

  	
  Lugano

  6 febbraio 2023    

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Jerry Vadakkumcherry, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 settembre 2022 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 17 agosto 2022 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in
fatto

 

                          1.1.  RI 1,
nata nel 1987, di formazione assistente di studio medico (con AFC) e mai attiva
professionalmente, l’8/10 giugno 2020 ha presentato una domanda di prestazioni
AI adducendo “vertigini, instabilità alla marcia, sensazione di ubriaca,
deficit vestibolare destro riscontrato dal Dr. __________” a far tempo dal
2010 (docc. 1, 3, 5, 7 incarto AI).

 

                          1.2.  Sulla
base della refertazione medica richiamata, in particolare i rapporti dei
curanti (docc. 5, pag. 23, docc. 8 e 10 incarto AI), dr. __________
(specialista ORL) e dr. __________, con rapporto del 7 settembre 2020 il SMR ha
rilevato come l’assicurata non presentasse alcuna diagnosi con ripercussione
sulla capacità lavorativa (doc. 16 incarto AI). Conseguentemente, con progetto
del 9 settembre 2020 l’Ufficio AI ha preavvisato il rifiuto delle prestazioni
(doc. 17 incarto AI).

 

                                  A
seguito delle osservazioni del dr. __________ al progetto (doc. 19 incarto AI),
l’amministrazione ha ritenuto opportuno approfondire lo stato valetudinario,
conferendo mandato per una perizia pluridisciplinare in ambito neurologico,
otorinolaringoiatrico e internistico al __________ di __________ nelle persone
della dr.ssa __________ (internista), dr. __________ (neurologo) e dr. __________
(ORL) (docc. 24-28, 30, 31, 34 incarto AI). Il centro peritale ha ritenuto
necessario integrare anche un consulto in ambito psichiatrico e
psicoterapeutico tramite il dr. __________ e dei test psicodiagnostici da
esperire dal signor __________ (docc. 40 e 41 incarto AI).

 

                          1.3.  La
perizia pluridisciplinare è confluita nel rapporto peritale del 22 marzo 2022
(doc. 44 incarto AI).

                                  Poste
le seguenti diagnosi:

                                  

" B.1 Diagnosi rilevanti con
ripercussioni sulla capacità lavorativa

Stato
dopo probabile deficit vestibolare periferico acuto ds. nel 2010 con:

-
improvvisi attacchi vertiginosi acuti recidivanti nel sospetto di idrope
endo-linfatica a ds.

 

B.2
Diagnosi rilevanti senza ripercussioni sulla capacità lavorativa

Emicrania
con aura.

Sindrome
vertiginosa cronica non dovuta a patologia primariamente neurologica.

Acufene
ds. fluttuante senza sicura correlazione con gli attacchi vertiginosi.

Stato
dopo frattura olecrano sin. con sanazione chirurgica a due riprese Dr. med. __________.

Colpo
di frusta in incidente automobilistico a 20 anni.

3.8.2011
parto eutocico provocato.” (doc. 44, pag. 169 e seg. incarto AI)

 

circa
l’incapacità lavorativa i periti hanno accertato quanto segue:

 

" G Capacità lavorativa
nell’attività svolta finora, in relazione ad un’attività lavorativa svolta al
100%

  La capacità lavorativa nell’ultima
attività di aiuto medico viene valutata complessivamente del 80%. La limitazione
della capacità lavorativa è dovuta unicamente alla patologia ORL.

 

H Capacità lavorativa in
un’attività adeguata, in relazione ad un’attività lavorativa svolta al 100%

   In attività adeguata si giudica la
capacità lavorativa complessiva del 80% unicamente a causa della patologia ORL

 

I.1 Descrivere l’evoluzione della
capacità lavorativa nel tempo nell’attività svolta

  L’A. risulta abile globalmente al
90% dal gennaio 2009, mentre la capacità lavorativa si stima all’80% da circa
gennaio 2019 considerando il numero approssimativo di crisi vertiginose che
durano 2-3 giorni e si scatenano mediamente ogni 1-3 mesi. È unicamente la
patologia ORL che riduce la capacità lavorativa.

 

I.2 Descrivere l’evoluzione della
capacità lavorativa nel tempo in un’attività adatta

Come attività adatta si intende che
l’A. può svolgere un’attività sedentaria, senza quindi rischi di cadute in caso
di comparsa dell’attacco vertiginoso. Anche in attività adatta l’A. risulta
abile globalmente al 90% dal gennaio 2009, mentre la si stima all’80% da circa
gennaio 2019 considerando il numero approssimativo di crisi vertiginose che
sviluppa mediamente in un mese. È unicamente la patologia ORL che riduce la
capacità lavorativa.” (doc. 44, pag. 171 e seg. incarto AI).

 

                                  Il rapporto
peritale è stato fatto proprio dal medico SMR nel suo rapporto del 23 marzo
2022 (doc. 43 incarto AI).

 

                          1.4.  Esperita
l’istruttoria anche sotto il profilo economico e accertata dal SIP la
reintegrabilità in attività esigibili (docc. 45-47 incarto AI), con progetto di
decisione dell’8 giugno 2022 l’Ufficio AI ha prospettato il rifiuto di
prestazioni, avendo calcolato un grado d’invalidità (non pensionabile) del 17%
da gennaio 2010, rispettivamente del 28% da gennaio 2019 (doc. 48 incarto AI).

 

                                  Con
osservazioni del 20 giugno 2022, la curante dr.ssa __________ (specialista in
psichiatria e psicoterapia) ha prodotto un certificato di medesima data, attestando
di avere in cura l’assicurata “dal 12 gennaio 2022 per una sindrome di
disadattamento con reazione mista ansioso depressiva che provoca alla paziente
momenti di angoscia e disagio psicologico con ansia generalizzata, insonnia,
umore labile tendendo al polo negativo.”, osservando come “La paziente
soffre molto del suo disturbo di deficit vestibolare destro ce la rende nervosa
e triste”, che “Lei assume una terapia farmacologica” e che “Una
rivalutazione da parte vostra è necessaria, a mio avviso la paziente è inabile
al lavoro al 50% dal 12.01.2022” (doc. 50 incarto AI).

 

                                  Sottoposta
la surriferita certificazione della curante al dr. __________, quest’ultimo non
ha ravvisato gli estremi per una modifica delle proprie conclusioni peritali,
confermandole (docc. 52-54 incarto AI).

                                  Conseguentemente,
con decisione del 17 agosto 2022 l’Ufficio AI ha confermato integralmente il
progetto (doc. 55 incarto AI).

 

                          1.5.  L’assicurata,
rappresentata dall’avv. RA 1, ha interposto ricorso contro la decisione del 17
agosto 2022, postulandone l’annullamento con conseguente riconoscimento di una rendita
AI quantomeno nella misura del 50% a partire da gennaio 2009, subordinatamente
la retrocessione degli atti all’Ufficio AI affinché proceda ad ulteriori esami
atti “ad accertare la reale capacità lavorativa”. Ha pure chiesto di
essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
(doc. I, pagg. 2 e 7).

                                  L’insorgente
contesta l’accertamento della capacità lavorativa (residua) operato
dall’amministrazione, rimproverando a quest’ultima di non aver debitamente
considerato il certificato della curante del 20 giugno 2022 (doc. I, allegato
C) e adducendo che un’appropriata considerazione del certificato in parola – e
quindi la computazione dell’asserita affezione psichiatrica a quella ORL – avrebbe
permesso di concludere per un’incapacità lavorativa globale “con ogni
verosimiglianza persino superiore al 50%”.

 

                                  Con
scritto del 10 ottobre 2022, l’insorgente ha prodotto, tra l’altro, copia del
certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria (cfr. V, allegato D).

 

                          1.6.  Con la
risposta di causa l’Ufficio AI ha confermato integralmente la valutazione
medica, osservando come il certificato della curante fosse già stato esaminato
dal perito psichiatra, quest’ultimo ritenendolo – con complemento peritale del
5 agosto 2022 – irrilevante per rapporto alle conclusioni peritali. Non avendo
la ricorrente presentato nuovi dati clinici rispetto a quelli già noti e
vagliati, l’Ufficio AI ha chiesto la conferma della decisione impugnata e,
conseguentemente, la reiezione dell’impugnativa (cfr. VI).

 

                          1.7.  Con scritto
del 30 novembre 2022, la ricorrente ha prodotto l’ulteriore certificato della
curante datato 28 novembre 2022, sostenendo come a causa delle affezioni
psichiatriche, ella non era stata in grado “di illustrare compiutamente al
perito [psichiatra, n.d.r.] il proprio malessere”, adducendo
l’impossibilità di svolgere alcuna attività lavorativa (cfr. XII, allegato E).

 

                          1.8.  Con
osservazioni del 12 dicembre 2022, l’Ufficio AI ha rilevato che il certificato
del 28 novembre 2022 della curante non apporta alcun nuovo elemento clinico
giustificante una diversa valutazione dell’aspetto psichiatrico, rammentando
come la perizia psichiatrica – peraltro richiesta motu proprio dal centro
peritale – non ha permesso di stabilire alcuna diagnosi psichiatrica e osservando
che “non risulta […] verosimile sostenere ora che la signora RI 1 non
fosse in grado di illustrare il proprio malessere al perito, quando si
evidenzia una situazione contraria, per la quale è stata allestita una
valutazione specialistica peritale” (cfr. XIV).

 

                          1.9.  Con
ulteriore scritto del 13 gennaio 2023 la ricorrente ha ribadito come in ragione
del suo stato di salute non ha potuto palesare dovutamente al consulente incaricato
ed al perito psichiatra i propri disturbi, osservando altresì come agli atti
non risulti “un concreto riscontro oggettivo circa il calcolo
dell’incapacità lavorativa legato al cumulo delle due patologie invalidanti”,
confermando quanto postulato con il gravame (cfr. XVIII).

 

considerato                 in
diritto

 

                                  in
ordine

 

                          2.1.  La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (cfr. pro multis STF 9C_699/2014
del 31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                                  nel merito

                                  

                          2.2.  Oggetto
del contendere è sapere se a giusta ragione o meno l’Ufficio AI ha negato
all’assicurata il diritto alla rendita dopo aver determinato un grado
d’invalidità non pensionabile.

 

                                  Va anzitutto rilevato che il 1. gennaio
2022, ossia prima dell’emanazione della decisione impugnata, è entrata in
vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI denominata “Ulteriore
sviluppo dell’AI” e che concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021
705).

 

                                  Nella
DTF 148 V 162 consid. 3.2.1. il Tribunale federale formulato le seguenti
precisazioni circa il diritto intertemporale:

 

" Gemäss einer allgemeinen prozessualen Grundregel wird
das anwendbare Recht durch den Zeitpunkt der Verfügung respektive – sofern
diese angefochten ist – den Zeitpunkt des Einspracheentscheides bestimmt […].
Bei Sachverhalten mit intertemporalem Bezug greift diese Grundregel jedoch zu
kurz. In solchen Konstellationen sind weitere Aspekte mit zu berücksichtigen.
So stellt sich insbesondere die Frage nach dem zeitlichen Geltungs- sowie dem
zeitlichen Anwendungsbereich einer Bestimmung. Der zeitliche Geltungsbereich
ist die “Lebensdauer” einer Rechtsnorm. Diese wird durch deren In- und
Ausserkrafttreten bestimmt. Die eingangs genannte prozessuale Grundregel
bezieht sich vorab auf den zeitlichen Geltungsbereich. Davon zu unterscheiden
ist der zeitliche Anwendungsbereich einer Norm; dieser bestimmt den Zeitraum,
in dem sich die vom Tatbestand erfassten Sachverhalte ereignet haben müssen
[…]. Zeitlicher Geltungsbereich und zeitlicher Anwendungsbereich können
zusammenfallen, müssen dies aber nicht; insbesondere bei Dauersachverhalten
sind sie zu unterscheiden. Weil das intertemporale Rechtsetzungsprimat beim
Gesetzgeber liegt […], ist in einem ersten Schritt stets zu prüfen, ob die
anwendbare Rechtsgrundlage Kollisionsnormen enthält. Fehlen solche, kommen auch
hier allgemeine Grundsätze zur Anwendung. Diesbezüglich besagt der
intertemporale Hauptsatz, dass in zeitlicher Hinsicht diejenigen Rechtssätze
massgebend sind, die bei der Erfüllung des rechtlich zu ordnenden oder zu
Rechtsfolgen führenden Tatbestandes Geltung haben. Für zeitlich offene
Dauersachverhalte bedeutet dies, dass sie grundsätzlich nach den jeweils
geltenden rechtlichen Grundlagen zu beurteilen sind. Es ist somit bis zum
Inkrafttreten einer Rechtsänderung das alte Recht und danach (ex nunc et pro
futuro) – sofern die Voraussetzungen hierfür erfüllt sind – das neue Recht
anwendbar (unechte Rückwirkung […]).”.

 

                                  La
Circolare sull’invalidità e sulla rendita nell’assicurazione invalidità
(CIRAI), valida dal 1. gennaio 2022, stato al 1. luglio 2022, prevede al
marginale 9101 che “Se la decisione sulla prima concessione di una rendita è
emanata dopo il 1° gennaio 2022, ma il diritto alla rendita è nato prima di
questa data, sono applicabili le disposizioni della LAI e dell’OAI nel tenore
in vigore fino al 31 dicembre 2021”.

 

                                  I
marginali 1007 e seg. della Circolare concernente le disposizioni transitorie
della riforma Ulteriore sviluppo dell’AI sul sistema di rendite lineare (C DT
US AI), edita dall’UFAS, stato al 1. gennaio 2022 e valido da tale data,
prevedono che:

 

"
Conformemente alle DT [Disposizioni transitorie, n.d.r.] LAI, le rendite
AI rette dal diritto anteriore sono le rendite il cui diritto secondo
l’articolo 29 capoversi 1 e 2 LAI è nato al più tardi il 31 dicembre 2021.
Poiché il momento dell’insorgenza dell’invalidità (art. 28 cpv. 1 e 1bis LAI) e
quello della nascita del diritto alla rendita non sono necessariamente identici
(se la richiesta .tardiva in base all’art. 29 cpv. 1 LAI), una rendita AI è
retta dal nuovo diritto, se il diritto alla medesima nasce il 1° gennaio 2022 o
successivamente, anche se l’invalidità è insorta prima di questa data. Le
rendite AI rette dal nuovo diritto sono pertanto le rendite il cui diritto è
nato il 1° gennaio 2022 o successivamente conformemente all’articolo 29
capoversi 1 e 2 LAI.

Per le decisioni di rendita emanate a
partire dal 1° gennaio 2022 valgono le regole seguenti:

 

in caso di insorgenza dell’invalidità e
inizio del diritto alla rendita al più tardi il 31 dicembre 2021:

- prima fissazione della rendita →
DR [diritto, n.d.r.] in vigore fino al 31 dicembre 2021,

- modifica del grado d’invalidità tra
il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre 2031 → C DT US AI;

 

in caso di nascita del diritto alla
rendita secondo l’art. 29 cpv. 1 e 2 LAI il 1° gennaio 2022 o successivamente:

 

- prima fissazione della rendita →
DR in vigore dal 1° gennaio 2022”.

 

                                  Secondo
le citate circolari, dunque, qualora contestualmente ad una prima fissazione di
rendita, l’asserita invalidità e l’eventuale diritto alla rendita sono insorti
al più tardi al 31 dicembre 2021, torna applicabile il diritto previgente, e
ciò anche se la decisione è stata resa nel 2022.

 

                                  Con
scritto del 7 settembre 2022 destinato agli uffici AI (21/2022 Informativa per
gli uffici AI: diritto transitorio per la valutazione del grado d’invalidità e
la determinazione del diritto alla rendita (riforma Ulteriore sviluppo
dell’AI)) ed inoltrato – dietro richiesta – il 5 ottobre 2022 al TCA, l’UFAS ha
confermato che:

 

"
(…) in caso di prima concessione di una rendita si applicano le
disposizioni in vigore al momento della nascita del diritto alla rendita”, ad
eccezione dei casi di “prima concessione di una rendita con variazione del
grado di invalidità o limitata nel tempo e nei casi di revisione, a
quest’ultima fattispecie applicandosi le disposizioni in vigore al momento
della modifica determinante”. Oltre a ciò, l’UFAS ha rilevato che “Nelle ultime
settimane i tribunali cantonali hanno emanato diverse sentenze che hanno
confermato, direttamente o indirettamente, la summenzionata regolamentazione di
diritto intertemporale. Da queste sentenze si evince inoltre che i tribunali
considerano il momento dell’emanazione della decisione impugnata quale limite
temporale importante per l’esame dei fatti; tuttavia, non si può concludere su
questa base che anche la determinazione del diritto applicabile dipenda dal
momento dell’emanazione della decisione. In questo contesto, anzi, il momento
aleatorio dell’emanazione della decisione è irrilevante per la determinazione
del diritto applicabile, dato che presenta sempre un certo grado di
arbitrarietà (DTF 139 V 263). Nell’ottica di un’applicazione uniforme del
diritto a livello nazionale, vi chiediamo pertanto di esaminare le sentenze
cantonali prestando particolare attenzione alla corretta interpretazione della
menzionata regolamentazione di diritto intertemporale e, in caso di decisioni
che vi derogassero, di vagliarne l’impugnazione dinanzi al Tribunale federale.”

 

                                  In
concreto, l’assicurata ha presentato (la sua prima) domanda di prestazioni AI l’8/10
giugno 2020 (cfr. supra consid. 1.1.) adducendo un’incapacità lavorativa a far
tempo dal 2010 (doc. 1, doc. 5, pag. 24 e doc. 7 incarto AI). Conseguentemente,
a prescindere dalla questione a sapere se si tratti di una domanda tardiva o
meno (cfr. doc. 29 cpv. 1 LAI), il diritto alle prestazioni d’invalidità
sarebbe in ogni caso insorto al più tardi l’8/10 giugno 2021 (cfr. art. 28
LAI). Pertanto, sia l’invalidità che l’asserito diritto alle prestazioni
sarebbero insorti entro il 31 dicembre 2021.

                                  L’Ufficio
AI ha emanato la sua decisione di rifiuto di prestazioni il 17 agosto 2022
(cfr. supra consid. 1.4. in fine).

 

                                  Visto
quanto precede, ogni riferimento alle norme di diritto materiale applicabili in
concreto, salvo indicazione contraria, va inteso nel tenore in vigore fino al
31 dicembre 2021.

 

                          2.3.  Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n.
46).

 

                                  Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

                                  L'incapacità
al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o
parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che
entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o
psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle
misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.

                                  Secondo
l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d’invalidità di cui
all’art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

                                  L'art.
28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua
capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può
essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti
d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro
(art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole
interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al
40%.

                                  L'art.
28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                  Tuttavia,
il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui
l’assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all’art.
29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei
18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI). In virtù dell’art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare
l’invalidità di un assicurato che esercita un’attività lucrativa si applica
l’art. 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo
determinante per la valutazione dell’invalidità.

 

                                  Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264).

                                  Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del
raffronto dei redditi; DTF 128 V 29, consid. 1, 104 V 135 consid. 2a e 2b;
Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

                                  Secondo
la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. regesto della DTF 129 V 222).

                                  Inoltre,
nel confronto dei redditi, secondo la giurisprudenza federale – di regola – non
si tiene conto di fattori estranei all’invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l’età
dell’assicurato (RCC 1989, pag. 325; DTF 107 V 17, consid. 2c confermata dall'allora
TFA [dal 1. gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5; Scartazzini, op. cit.,
pag. 232).

                                  La
misura dell’attività ragionevolmente esigibile dipende, d’altra parte, dalla
situazione personale dell’assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell’assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. L’Alta Corte ha stabilito
che i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non fosse possibile,
devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 310 consid. 3a).

 

                          2.4.  Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il Tribunale federale ha stabilito che è decisivo al proposito che il
danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK
1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b;
Locher/ Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

                                  Nella
DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un
disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di
guadagno duratura (sul tema cfr. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 254-257).

                                  Nella
STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte,
dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da
dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base
dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli
elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                  Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto
(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                  Nel
2015 il Tribunale federale ha modificato la sua prassi per l’accertamento del
diritto a una rendita AI in presenza di disturbi somatoformi senza cause
organiche oggettivabili (dolori somatoformi) e analoghe affezioni
psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato stampa del Tribunale federale del 17
giugno 2015). In questi casi la decisione sul diritto a una rendita AI deve
avvenire in una procedura probatoria strutturata. In tale ambito, occorre
valutare l'effettivo potenziale di rendimento raggiungibile dalla persona
interessata, considerando da un lato i fattori di carico esterno di diminuzione
del potenziale da un altro lato i fattori positivi di compensazione (risorse)
in una valutazione complessiva commisurata al caso singolo. Determinanti come
indicatori sono tra l'altro l'intensità della diagnosi e dei sintomi,
l'assunzione effettiva di una terapia, il decorso e l'esito di terapie come
anche gli sforzi per il reinserimento professionale, le patologie associate,
sviluppo e la struttura della personalità, il contesto sociale della persona
interessata e l'insorgenza delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti
della vita (lavoro e tempo libero). Come in precedenza la persona assicurata
sopporta l'onere della prova (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del
14 dicembre 2017).

 

                                  In due
sentenze del 30 novembre 2017, pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il TF
ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi
persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della
persona interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve trovare
applicazione per tutte le malattie psichiche.

                                  Ciò
significa, in particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che il
precedente criterio della “resistenza alle terapie” come condizione
necessaria per la concessione di una rendita AI non vale più in maniera
assoluta (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

 

                                  Nelle
succitate due sentenze in parola il TF è giunto alla conclusione che la
descritta procedura deve essere applicata all'esame di tutti i casi ove è
richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, ossia in particolare
anche nell'eventualità di depressione lieve fino a medio-grave. Le malattie
psichiche possono essere individuate e dimostrate in linea di principio
soltanto in maniera limitata con criteri oggettivi. Anche se una
classificazione medica è necessaria e secondo la scienza è presupposta una
diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile accontentarsi solo di questo.
Piuttosto è decisiva la questione delle ripercussioni funzionali di un
disturbo. Per la valutazione delle conseguenze di un’affezione psichica la
diagnosi non è più centrale.

                                  Nella
DTF 145 V 215 il TF ha infine stabilito che anche le sindromi da dipendenza
primaria, come tutte le malattie psichiche, devono essere sottoposte, in linea
di principio, a una procedura probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281.

Il Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409
e 143 V 418 anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 al consid. 3.3.1 e
3.3.2, STF 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 4.1, 4.2 e 4.3, STF
8C_309/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 3.2 e STF 9C_77/2018 dell'8 agosto
2018 al consid. 2.2 (STCA 32.2018.12 del 28 gennaio 2019, consid. 2.5).

 

                          2.5.  Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4, pag. 261; 115 V 133 consid. 2, pag. 134; 114 V 310 consid. 3c, pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/ Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

                                  Quanto alla valenza probante di
un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato
approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del
contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160
consid. 1c in fine con rinvii).

                                  Le perizie affidate dagli organi
dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a
medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008).

                                  Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure
giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea
(consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre
ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo
(assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della
perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo
e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6
e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.
4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                  Circa il ruolo del medico SMR, va
rammentato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali sono a
disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto
alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell’assicurato –
determinante per l’AI secondo l’art. 6 LPGA – di esercitare un’attività
lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente
esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico
nei singoli casi.

                                  Scopo e senso del disposto come pure
dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a
propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla
rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze
medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale
della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione
di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni
del SMR, l’UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un
assicurato e cosa invece no (v. STF 9C_9/ 2010 del 29 settembre 2010,
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con
riferimenti).

 

                                  Se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008). In effetti, nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio
sull’affidabilità e sulla concludenza dei pareri medici interni
dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali rapporti (STF 8C_336/2015
del 25 agosto 2015, consid. 4.3. con riferimenti, in particolare, alla DTF 139
V 225 e alla 135 V 465).

                                  Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a) cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a) cc) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29
settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

                                  Va
ancora evidenziato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II pagg. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono
citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la
 DTF 127 V 294).

                                  In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS 1999 pagg. 105 ss), in
ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                  Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                  Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STF I 683/03 del 12 marzo 2004
pubblicata in DTF 130 V 352).

 

                          2.6.  

                       2.6.1.  In
concreto, ricevuta la domanda di prestazioni (cfr. supra consid. 1.1.), al fine
di accertare lo stato valetudinario dell’assicurata l’Ufficio AI ha sottoposto
la refertazione medica richiamata al medico SMR e ha predisposto una perizia
pluridisciplinare confluita nel referto del 22 marzo 2022 (cfr. supra consid.
1.2.).

                                  La
ricorrente contesta, limitatamente all’aspetto psichiatrico, la valutazione
medica posta alla base della decisione impugnata, contrapponendole i
certificati della curante, dr.ssa __________ del 20 giugno e del 28 novembre
2022 (cfr. supra consid. 1.5. e 1.7.). Incontestata è invece la valutazione
economica.

 

                                  Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente sia
stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, non ravvisa alcun motivo per metterne in dubbio le conclusioni.

 

                       2.6.2.  Occorre
innanzitutto ricordare che inizialmente non si era neppure palesata la
necessità di una valutazione medica sotto il profilo psichiatrico, il mandato
peritale essendo stato limitato all’ambito ORL, neurologico ed internistico
(cfr. doc. 34 incarto AI). In effetti, è stato il __________ motu proprio
a ritenere necessaria una visita in ambito psichiatrico e dei testi
psicodiagnostici (cfr. docc. 40 e 41 incarto AI).

 

                                  Ciò
premesso, il perito psichiatra ha potuto accertare, sulla base delle
refertazioni agli atti e dei test psicodiagnostici eseguiti dal dr. __________
(doc. 44, pag. 205 e seg. incarto AI), quanto segue (sottolineature del
redattore).

                                  All’arrivo
per la consultazione la peritata ha manifestato insofferenza per il fatto che
sia stata predisposta una perizia psichiatrica (pag. 206 incarto AI: “Entrambe
[l’assicurata e sua madre, n.d.r.] si dicono deluse dal fatto che sia
stata predisposta una perizia psichiatrica. La perizianda ribadisce di
avere un problema somatico ampiamente documentato sotto tutti i punti di
vista e non ritiene di avere alcun tipo di problema psicologico”).
Nell’anamnesi dettagliata il perito ha messo a verbale che “Non vengono
descritte eredopatie e nemmeno disturbi psichiatrici maggiori nel gentilizio”
(pag. 206 incarto AI). Anche nella disamina del Quadro clinico dei disturbi
legati al lavoro (valutazione e motivazione dell’assicurato su cosa funziona
ancora e su cosa non e più possibile sul lavoro) ella ha sostenuto “che
tutti i suoi limiti per le attività lavorative sono interamente riconducibili
al problema vascolare” (pag. 208 incarto AI).

 

                                  Circa
l’asserito precedente tentativo terapeutico in ambito psichiatrico, il dr. __________
ha protocollato che “L’assicurata sostiene di essersi rivolta a uno psichiatra
nel 2019. Avrebbe incontrato lo specialista al massimo tre volte, semplicemente
perché “volevo provarle tutte per stare meglio”. Non ricorda
il nome dello psichiatra, il quale avrebbe fatto l’ipotesi che la vertigine
fosse in parte determinata da una componente ansiosa e le avrebbe prescritto
una terapia ansiolitica e antidepressiva, che la signora non saprebbe però
identificare attualmente. Il suddetto tentativo terapeutico non avrebbe sortito
alcun tipo di risultato, nemmeno minimo. Per questo motivo, dopo soli tre
incontri, l’assicurata avrebbe deciso di sospendere la presa a carico. Pare che
lo psichiatra stesso le avesse confermato che l’assenza di qualsiasi
risposta alla terapia da lui prescritta stava ad indicare che non vi
fosse una componente psicologica del disturbo.” (pag. 208 e seg.
incarto AI).

 

                                  Quo
agli esami psicologici complementari eseguiti dal dr. __________ il 4 settembre
2021, il perito ha rilevato che “I risultati del SIMS […] indicano la
presenza di uno stile di risposta autentico e sincero. Nella
compilazione del SIMS, pertanto, la signora RI 1 non ha riferito la presenza di
sintomi atipici che facciano pensare ad una deliberata accentuazione dei
disturbi lamentati. Anche le 5 Scale di Validità del MMPI-2-RF confermano
che l’A. ha risposto in modo pertinente e coerente, senza esagerare o
minimizzare gli aspetti valutati. Dall’analisi del protocollo si possono escludere
disfunzioni del pensiero […] e strutturati disturbi della
personalità. Gli elementi emersi […] rimandano ad un malessere
caratterizzato prevalentemente da un disagio somatico, causato dai sopraggiunti
problemi fisici […]” (pag. 210 incarto AI).

 

                                  In
sintesi, il perito, confermando quanto asserito dall’assicurata, ha escluso
qualsivoglia patologia psichiatrica, ragione per cui la capacità lavorativa è
da considerarsi inalterata sotto il profilo psichiatrico.

 

                                  In
sede di osservazioni al progetto di decisione e nelle more del ricorso (cfr.
supra consid. 1.4., 1.5. e 1.7.), l’insorgente ha presentato due certificati
dalla curante avente il seguente tenore.

 

"
Con la presente certifico di aver in cura
la paziente summenzionata dal 12.01.2022 a tuttora per una sindrome di
disadattamento con reazione mista ansioso depressiva che provoca alla paziente
momenti di angoscia e disagio psicologico con ansia generalizzata, insonnia,
umore labile tendendo al polo negativo. La paziente soffre molto del suo
disturbo di deficit vestibolare destro che la rende nervosa e triste. Lei
assume una terapia farmacologica. Una rivalutazione da parte vostra è
necessaria, a mio avviso la paziente è inabile al lavoro al 50% dal 12.01.2022
[…]”. (certificato del 20 giugno 2022 della curante, doc. I, allegato C, doc.
50 incarto AI).

 

"
In riferimento alla Sua richiesta le
comunico quanto segue. La signora RI 1 si è rivolta a me il 12.01.2022 e viene
seguita tutt’ora per disturbi nervosi. La paziente mi ha riferito che non ha
menzionato questi sintomi al perito dell’assicurazione d’invalidità. Il
problema all’epoca era solo un deficit vestibolare all’orecchio destro. Durante
questo periodo di cura si è dimostrata disponibile agli appuntamenti e disposta
ad assumere una cura farmacologica e psicoterapeutica contro l’ansia. La
paziente convive con un uomo. In primavera di quest’anno rimane incinta. La
convivenza con lui è stata sovente problematica e si è reso necessario talvolta
anche l’intervento della polizia. Sulla base di quanto precede mi riservo un
tempo di osservazione dato che la situazione clinica è in piena evoluzione
notoriamente riguardando l’attuale stato gravido della paziente. Sarà mia
premura esprimermi su un eventuale possibile miglioramento. […]”. (certificato
del 28 novembre 2022 della curante, doc. XII, allegato E).

 

                                  Il dr.
__________ si è così espresso circa il certificato del 20 giugno 2022 della
curante (doc. 53 incarto AI): “[…] La sintomatologia descritta nel
certificato è molto sintetica e aspecifica; essa non di discosta da quanto era
già emerso dalla testistica dettagliata che era stata fatta dallo psicologo
sig. __________ alcuni mesi prima, la quale era stata analizzata e ponderata
adeguatamente in sede peritale. Sempre in occasione della mia perizia avevo
descritto la credibilità delle lamentele soggettive, unite però all’assenza di
una psicopatologia oggettiva. L’assicurata aveva negato tassativamente dei
problemi psichiatrici e si era detta molto delusa che la sua inabilità venisse
analizzata anche sotto il profilo psichiatrico. Una presa a carico precedente […]
era stata avviata in maniera strumentale, “per provarle tutte” […]. In
questo caso parrebbe che la presa a carico sia iniziata dopo l’esito della
perizia psichiatrica. Il certificato della psichiatra curante tuttavia non
porta alla luce dei nuovi elementi psicopatologici oggettivi che possano
mettere in dubbio la validità della perizia […]. La tempistica di
esordio del presunto disturbo psichiatrico reattivo è molto dubbia, soprattutto
se si considera l’andamento cronico della vistibulopatia, che sarebbe la causa
del disagio. Confermo quindi le conclusioni peritali.”. Le conclusioni del
perito sono state avvallate dalla dr.ssa __________ e dalla dr.ssa __________.

 

                                  Quo al
certificato del 28 novembre 2022, l’Ufficio AI ha osservato come esso descriva
la situazione successiva alla decisione impugnata, senza porre chiari dati
clinici e/o precisazioni, rinviando alla presa di posizione del dr. __________
(doc. 53 incarto AI) e osservando come non sia verosimile sostenere ora che
l’assicurata non fosse in grado di illustrare il proprio malessere al perito.

 

                                  Ora,
si rileva innanzitutto che i certificati della curante, oltre ad essere scarni
e generici dal profilo contenutistico, non si confrontano con le conclusioni
peritali, rispettivamente con il complemento peritale del dr. __________, la
curante avendo indicato delle diagnosi senza spiegare in modo esaustivo il
motivo per cui esse devono essere preferite a quanto concluso dal perito
psichiatra e attestando un’incapacità lavorativa del 50% senza precisare neppure
a quale attività si riferisce.

                                  Inoltre,
l’assicurata medesima in sede peritale ha dichiarato senza equivoci di non
soffrire di alcuna patologia psichiatrica e men che meno di un’affezione
psichiatrica con ripercussione sulla capacità lavorativa, rinviando in tal
senso anche ad una presa a carico psichiatrica del 2019, effettuata “per
tentarle tutte” e rivelatasi inutile, i problemi dell’assicurata, come da
lei affermato, essendosi rivelati estranei all’ambito psichiatrico. La bontà delle
asserzioni dell’insorgente rese in ambito peritale è stata confermata dal
perito sia sulla base dell’anamnesi che dei test psicodiagnostici, questi
ultimi avendo escluso una tendenza a minimizzare o esagerare.

 

                       2.6.3.  Giova in
tale contesto rammentare il principio della priorità della dichiarazione della
prima ora, secondo cui in presenza di due versioni differenzi la preferenza
deve essere accordata alle dichiarazioni che l’assicurato ha reso nella prima
ora, quando ne ignorava le conseguenze giuridiche, le spiegazioni fornite in un
secondo tempo non potendo integrare le prime constatazioni dettagliate,
soprattutto se esse le contraddicono (STF 8C_134/2016 del 15 giugno 2016
consid. 2.3., DTF 121 V 45 consid. 2a e STCA 32.2022.39 del 17 ottobre 2022
consid. 2.7.2.)

 

                                  Tutto
bene considerato, ricordato il principio del libero apprezzamento delle prove
valido (anche) nel diritto delle assicurazioni sociali (cfr. art. 61 lett. c in
fine LPGA; cfr. anche STF 9C_549/2020 del 1. settembre 2021 consid. 3.1. e seg.
e STCA 32.2022.39 consid. 2.7.2.), questo Giudice ritiene oltremodo
inverosimile che l’insorgente abbia sottaciuto in sede peritale asserite
affezioni della sfera psichica, escludendole categoricamente, per poi
rivolgersi alla psichiatra curante la quale ha certificato un’incapacità
lavorativa del 50% senza neppure differenziare tra attività precedente
(assistente di studio medico) e attività adeguate. Per tacere del fatto che, di
principio, in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del
medico curante, anche se specialista (cfr. supra consid. 2.5.).

 

                                  Visto
quanto precede, le conclusioni della perizia pluridisciplinare vanno
integralmente confermate, ritenuto che per l’ambito psichiatrico il perito ha –
incontestatamente – rispettato i criteri stabiliti dalla giurisprudenza più
recente afferente alle perizie psichiatriche (DTF 141 V 281, DTF 143 V 409 e
418), che impone la disamina di diversi indicatori (cfr. supra consid. 2.4.).

 

                                  La
censura dell’insorgente s’appalesa all’evidenza infondata.

 

                                  Privo
di fondamento risulta pure quanto sostenuto dalla ricorrente nel suo scritto
del 13 gennaio 2023 secondo cui “agli atti non appaia risultare un concreto
riscontro oggettivo circa il calcolo dell’incapacità lavorativa legato al
cumulo delle due patologie invalidanti. Come già detto, il grave deficit
vestibolare della Ricorrente non può che essere valutato in combinazione con la
sua condizione psichiatrica, condizioni queste, entrambi determinanti
un’incapacità lavorativa quantomeno del 50% a mente della dott.ssa __________
[…]” (doc. XVIII, cfr. supra consid. 1.9.): le conclusioni peritali unitamente
al complemento peritale del dr. __________ sono state confermate in questa
sede, ragione per cui è solo l’affezione ORL a determinare l’incapacità lavorativa
dell’insorgente.

 

                          2.7.  Visto
tutto quanto precede, ne consegue che, confermata la decisione contestata, il
ricorso va integralmente respinto.

 

                          2.8.  Secondo
l'art. 69 cpv. 1bis LAI in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile
in concreto (cfr. la disposizione transitoria dell’art. 83 LPGA in combinazione
con gli art. 61 lett. a e fbis LPGA nel tenore in vigore dal 1°
gennaio 2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle
assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta
a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402;
STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                  Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500 sono poste a carico della
ricorrente, la quale ha chiesto di
potere beneficiare dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

 

                          2.9.  Come
accennato, la ricorrente chiede di essere posta al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio (cfr. supra consid. 1.5.).

                                  

                                  Ai
sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. L'art. 28
cpv. 2 Lptca stabilisce che la disciplina della difesa d'ufficio e del gratuito
patrocinio è retta dalla Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio
d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011.

 

                                  I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b).

                                  Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la
giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra
del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13
pag. 48 consid. 7b, pag. 48 consid. 7c). Al minimo esecutivo va, infatti,
aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20
settembre 2004).

 

                                  Nella
presente fattispecie, non risulta soddisfatto il requisito della probabilità di
esito favorevole. 

                                  Tale
presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue
che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione,
rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (RAMI
1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b, 119 Ia 251). Dopo un esame
forzatamente sommario, sulla base degli atti all’inserto, la presente vertenza appariva
sin dall’inizio manifestamente votata all'insuccesso.

                                  In
effetti, visto il tenore della perizia pluridisciplinare (cfr. doc. 44 incarto
AI) e le precisazioni che sono state successivamente fornite dai periti, ai
quali l’Ufficio AI aveva chiesto di prendere posizione sulle obiezioni
sollevate in sede di osservazioni al progetto di decisione (cfr. doc. 53
incarto AI), considerato che, secondo la giurisprudenza federale, le perizie
elaborate da medici esterni all’amministrazione hanno piena forza probante nell'ambito dell'apprezzamento
dei fatti ed è consentito scostarsene soltanto in presenza di indizi
concreti suscettibili di far dubitare della loro fondatezza (e ciò
diversamente dai rapporti medici interni all’amministrazione, ove è sufficiente un minimo dubbio
sull'affidabilità e sulla concludenza degli stessi), all’insorgente doveva apparire evidente
che il rischio di perdere il processo era palesemente maggiore rispetto alle
prospettive di un successo, ragione per la quale il requisito della probabilità
di esito favorevole risulta non adempiuto. 

 

                                  In
tali condizioni, l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
deve essere respinta.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

1.     Il ricorso
è respinto.

 

                             2.  L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria è respinta.

 

                             3.  Le
spese di fr. 500 sono poste a carico della ricorrente.

 

                             4.  Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                  L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                           Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                   Gianluca
Menghetti