# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5711a0a3-50ab-584d-852f-0b4fb4913a8c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.04.2021 D-1323/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1323-2021_2021-04-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1323/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Barbara Balmelli, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata l’(…), alias 

B._______, nata l’(…), 

Siria, alias 

C._______, nata il (…), 

Marocco 

patrocinata dalla signora Giuseppina Santoro, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera, (…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) 

ed allontanamento; 

decisione della SEM del 16 marzo 2021 / N (…). 

 

 

D-1323/2021 

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Fatti: 

A.  

L’interessata, di nazionalità siriana ed etnia curda, ha presentato una do-

manda d’asilo in Svizzera il (…) 2021 (cfr. atto SEM […] -5/3). 

B.  

Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati 

“EURODAC” la richiedente l’asilo aveva già depositato una domanda pre-

gressa in Austria il 24 settembre 2020 (cfr. atti 11/1 e 15/2). 

In data 5 febbraio 2021 ella ha conferito mandato di patrocinio a Caritas 

Svizzera nell’ambito della procedura in esame (cfr. atto 13/1). 

C.  

Il 9 febbraio 2020, la richiedente è stata sentita nel corso dell’audizione sul 

rilevamento dei dati personali (cfr. atto 14/11). 

D.  

Il 15 febbraio 2021, l’autorità inferiore ha indetto il colloquio personale ai 

sensi dell’art. 5 regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-

lamento Dublino III) (cfr. atto 17/3).  

In tale contesto, A._______ ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di 

rilievo, di aver lasciato la Siria nel (…) del 2019 stabilendosi, dopo un breve 

soggiorno in Turchia, in Grecia, ove avrebbe risieduto in un appartamento 

pagato da lei stessa così come dallo zio paterno del marito. Dopo un pe-

riodo di un anno in terra ellenica, ella si sarebbe diretta a Vienna, presen-

tandovi una domanda d’asilo nel (…) del 2020, prima di recarsi in Svizzera 

e iniziare una convivenza con l’asserito marito. 

Questionata in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in 

Austria, l’interessata ha dichiarato di non voler farvi ritorno, poiché in Sviz-

zera risiederebbe il marito. Del resto, ella sarebbe stata obbligata a lasciare 

le impronte digitali in Austria, a difetto delle quali sarebbe stata rinviata in 

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Siria o addirittura incarcerata. Invero, sarebbe a sua insaputa che il passa-

tore l’avrebbe imbarcata su di un volo per l’Austria piuttosto che per la Sviz-

zera, sua destinazione originaria.    

In merito alla sua situazione sentimentale, ella ha dichiarato di aver cono-

sciuto circa tre anni orsono − su internet e per il tramite dello zio paterno 

del medesimo − l’attuale marito. Inoltre, il (…) 2018 i due si sarebbero spo-

sati per mezzo di una cerimonia religiosa tenutasi telefonicamente. La re-

lazione sarebbe poi stata coltivata con regolari contatti telefonici sino al suo 

arrivo in Svizzera, avvenuto il (…) 2020, momento a partire dal quale gli 

asseriti coniugi avrebbero cominciato a convivere effettivamente.  

Circa il suo stato di salute, la richiedente ha affermato di stare bene. 

E.  

Il 16 febbraio 2021, la SEM ha presentato alle competenti autorità austria-

che una richiesta di ripresa in carico della richiedente fondata sull’art. 18 

par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto 19/5).  

In medesima data, le autorità austriache hanno però provvisoriamente re-

spinto la richiesta di ripresa in carico essendo la richiedente scomparsa ed 

avendo la stessa riferito di avere un marito residente in Svizzera (cfr. atto 

23/2). 

F.  

Con domanda di riesame ex art. 5 par. 2 del regolamento (CE) 

n. 1560/2003 della Commissione delle comunità europee del 2 settembre 

2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 

del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata 

in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo ([GU] L 222/3 

del 05.09.2003; modificato parzialmente dal regolamento di esecuzione 

[UE] n. 118/2014 della Commissione del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 

08.02.2014]), inoltrata il 16 febbraio 2021, la SEM ha nuovamente solleci-

tato l’Austria affinché questa riprendesse in carico l’insorgente, avendo se-

gnatamente cura di evidenziare che in specie non vi sarebbero stati ele-

menti sufficienti per considerare il legame coniugale serio ed effettivo, così 

come neppure per ritenere che A._______ abbia nel frattempo lasciato il 

territorio degli Stati membri.  

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Il 17 febbraio 2021, l’Austria ha accettato la richiesta di ripresa in carico in 

applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto 

27/2). 

G.  

Con la visita medica del 18 febbraio 2021, è stata diagnosticata alla richie-

dente una gravidanza (cfr. atto 28/4).  

H.  

Onde avvalorare la propria versione dei fatti, il 15 marzo 2021 la richie-

dente ha versato agli atti il libretto di famiglia in originale (cfr. atto 33/1).  

I.  

Con decisione del 16 marzo 2021, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

36/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando nel con-

tempo il suo trasferimento dalla Svizzera verso l’Austria, come pure incari-

cando il Cantone Ticino dell’esecuzione del trasferimento medesimo. L’au-

torità inferiore ha oltretutto tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso 

contro la decisione. 

J.  

Il 24 marzo 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 25 marzo 

2021), l’interessata è insorta contro la decisione dell’autorità di prima 

istanza, postulando, in limine la sospensione dell’esecuzione dell’allonta-

namento in via supercautelare e la restituzione dell’effetto sospensivo al 

ricorso. A titolo principale ella ha domandato l’annullamento della decisione 

querelata e la trasmissione degli atti alla SEM per una nuova valutazione 

in merito alla possibile applicazione della clausola di sovranità. Contestual-

mente, ella ha proposto istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese di giustizia e del re-

lativo anticipo, con protestate tasse e spese.  

A sostegno del suo gravame, ella ha prodotto, in originale ed in lingua stra-

niera, una documentazione composta dal certificato di matrimonio, dall’atto 

di nascita e dai dati personali della richiedente e di D._______, asserito 

marito.  

K.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

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Pagina 5 

 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) 

e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

4.  

4.1 Nella sua decisione, l’autorità inferiore ha anzitutto ritenuto data – in 

virtù della domanda d’asilo ivi depositata dalla richiedente, oltreché dell’ac-

cettazione alla sua ripresa in carico – la competenza dell’Austria per la trat-

tazione della domanda d’asilo di cui al presente procedimento. In tal senso, 

l’asserzione secondo la quale l’intenzione dell’interessata non sarebbe 

stata quella di depositare una domanda d’asilo dinanzi alle autorità austria-

che non permetterebbe diversa valutazione. 

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Proseguendo nella sua disamina, la SEM ha considerato che l’Austria – 

Stato che applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del rico-

noscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (di se-

guito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del 

Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini 

di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione interna-

zionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo 

a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-

tezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: di-

rettiva qualificazione); nonché la Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) e la CEDU – non sussiste-

rebbero carenze sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richie-

denti. Del resto, le presunte intimidazioni perpetrate dalle autorità austria-

che affinché A._______ deponesse una domanda d’asilo sarebbe un at-

teggiamento ascrivibile ad un illecito di potere da parte di singoli e pertanto 

equiparabili a persecuzioni perpetrate da terzi. Sicché, essendo l’Austria 

uno Stato di diritto con un corpo di polizia funzionante e in grado di offrire 

adeguata protezione, sarebbe compito della richiedente di adire le ade-

guate autorità onde tutelare i propri diritti. Vieppiù, dagli atti all’inserto non 

emergerebbero elementi a comprova del fatto che le autorità in parola non 

svolgerebbero correttamente la procedura d’asilo esimendosi dal fornire 

una protezione efficace contro il divieto di respingimento. Di conseguenza, 

in caso di trasferimento verso il predetto Stato membro, si potrebbe partire 

dal presupposto che la ricorrente non sarebbe esposta a serie violazioni 

dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, art. 4 della 

CartaUE art. 3 CEDU, che non verrebbe a trovarsi in una situazione esi-

stenziale difficile, o ancora che non verrebbe rinviata nel suo Paese d’ori-

gine o di provenienza senza che la sua domanda d’asilo venga esaminata 

ed in violazione del principio di non-respingimento.  

Non esisterebbero altresì motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento 

Dublino III, per i quali la domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Sviz-

zera. 

L’autorità di prima istanza ha poi ritenuto che l’applicazione della clausola 

di sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, non sa-

rebbe giustificato nella fattispecie. In particolare, l’unione fra A._______ e 

il supposto marito non ossequierebbe le condizioni necessarie all’applica-

zione dell’art. 8 CEDU. A mente della SEM, vi sarebbero in primo luogo 

dubbi in merito all’autenticità dell’evocato legame coniugale. In effetti, le 

indicazioni desumibili dal libretto di famiglia sarebbero in contraddizione 

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con quanto affermato nel corso dell’audizione del 9 febbraio 2021. In parti-

colare, dal documento versato agli atti, emergerebbe che il matrimonio sa-

rebbe avvenuto a E._______ e non telefonicamente in Svizzera o a 

F._______. 

Ad ogni modo, la relazione in parola non sarebbe sufficientemente stabile 

ed intensa ai sensi della vigente giurisprudenza. Innanzitutto, gli asseriti 

coniugi, dopo tre anni di contatti telefonici settimanali, avrebbero iniziato a 

convivere unicamente dal (…) 2020. Inoltre, la gravidanza diagnosticata 

all’insorgente non permetterebbe diversa valutazione giacché la paternità 

del futuro nascituro non sarebbe comprovata da alcuna documentazione, 

motivo per cui nel caso in esame il supposto marito potrebbe intrattenere 

rapporti con il figlio mediante soggiorni di breve durata e contatti telefonici. 

A titolo suppletivo, la SEM ha osservato che la vita famigliare sarebbe co-

minciata e si sarebbe sviluppata allorquando la richiedente era cosciente 

del fatto che la sua situazione era precaria rispetto alle regole sull’immigra-

zione, ragion per cui non poteva ignorare il fatto che avrebbe dovuto far 

fronte ad un trasferimento in Austria. D’altra parte, la procedura d’asilo non 

avrebbe quale fine l’ottenimento di un ricongiungimento familiare, né sa-

rebbe in alcun caso utilizzabile per aggirare i disposti legali della Legge 

sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20). Ragion per cui, qua-

lora lo desiderassero, i coniugi dovrebbero introdurre una procedura di ri-

congiungimento familiare dinanzi alle autorità cantonali competenti.  

Infine, non sussisterebbero neppure dei motivi umanitari che giustifiche-

rebbero l’applicazione della predetta clausola secondo i dettami 

dell’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedu-

rali (OAsi 1, RS 142.311), ritenuto in particolare che la richiedente verse-

rebbe in buone condizioni di salute e che, comunque, l’Austria disporrebbe 

di infrastrutture mediche sufficienti alle quali ella avrebbe accesso in virtù 

del diritto comunitario.  

4.2 Con la sua impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’in-

sorgente avversa la valutazione dell’autorità inferiore.  

4.2.1 Anzitutto, l’autorità inferiore non avrebbe esperito approfondimenti né 

avrebbe assegnato alla ricorrente un termine per produrre documenti com-

provanti il matrimonio. La SEM non avrebbe quindi potuto informare le 

omologhe autorità austriache della consegna del libretto di famiglia, del 

certificato di matrimonio così come neppure dello stato di gravidanza. Or-

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bene, procedendo in tal modo l’autorità di prima istanza non avrebbe os-

sequiato i principi che reggono la collaborazione amministrativa tra gli Stati 

membri, violando in particolare l’art. 34 Regolamento Dublino III.  

4.2.2 Secondo la ricorrente, nella fattispecie concreta si giustificherebbe 

altresì l’applicazione degli art. 9 e 10 Regolamento Dublino III. Il supposto 

marito sarebbe stato difatti ammesso provvisoriamente in Svizzera, ciò 

che, unitamente al vincolo matrimoniale esistente, giustificherebbe la trat-

tazione della domanda d’asilo in Svizzera.  

4.2.3 Nel prosieguo della propria analisi, la ricorrente ha confutato i dubbi 

espressi dall’autorità inferiore circa l’autenticità del matrimonio. In buona 

sostanza, l’interessata – peraltro mai questionata in merito alle contraddi-

zioni rimproveratele – avrebbe esposto dichiarazioni coerenti con quanto 

riportato nel libretto di famiglia versato agli atti. In ogni caso, l’effettiva ce-

lebrazione del matrimonio sarebbe comprovata anche dagli ulteriori docu-

menti allegati all’impugnativa. 

Infine, a mente dell’insorgente, la circostanza per cui il matrimonio non sa-

rebbe ancora stato registrato in Svizzera, sarebbe ininfluente ai fini del pro-

cedimento in oggetto.  

4.2.4 Da ultimo, la ricorrente avversa le valutazioni della SEM in merito alla 

conformità del prospettato allontanamento con l’art. 8 CEDU. A._______ e 

l’asserito compagno si sarebbero sposati il (…) 2018, registrando l’unione 

in Siria. Dal matrimonio sino all’arrivo in Svizzera dell’interessata – mo-

mento a partire dal quale sarebbe incominciata la convivenza – i due sa-

rebbero rimasti in contatto per mezzo di telefonate settimanali. La famiglia 

del marito avrebbe perdipiù sostenuto finanziariamente la richiedente du-

rante gran parte del viaggio verso la Svizzera. Oltretutto, gli asseriti coniugi 

sarebbero in attesa del primogenito e il termine della gravidanza sarebbe 

previsto per l’(…) 2021. Sul punto, sebbene non vi sarebbe alcuna docu-

mentazione formale a comprova della paternità di D._______, la stessa 

andrebbe considerata verosimile segnatamente ai sensi dell’art. 255 del 

Codice civile svizzero (CC; RS 210).  

A fronte di tali evenienze, il legame in parola apparirebbe stretto ed effettivo 

ex art. 8 CEDU. Ne discenderebbe che, ritenuta anche l’assenza di un in-

teresse pubblico in tal senso, un trasferimento della ricorrente verso l’Au-

stria sarebbe da considerarsi contrario all’art. 8 CEDU.  

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D’altro canto, a ciò si aggiungerebbe il fatto che contrariamente a quanto 

osservato dall’autorità inferiore, il richiedente non potrebbe viaggiare 

all’estero essendo egli a beneficio di un’ammissione provvisoria. 

5.  

5.1 Nella presente disamina, occorre determinare se la SEM poteva fare 

applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che 

di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente 

può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato 

internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. 

5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.3 Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-

duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una pro-

cedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determi-

nazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è appli-

cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-

mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-

terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-

tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda 

di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III; DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). Contrariamente, nel caso di una 

procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie 

– di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello 

Stato membro competente secondo il capo III Regolamento Dublino III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). 

5.4 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-

bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che 

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Pagina 10 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-

sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in 

base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda 

è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-

minazione diventa lo Stato membro competente. 

5.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).  

6.  

Nel caso di specie, come detto (cfr. supra consid. F), le autorità austriache 

hanno espressamente accettato il trasferimento verso l’Austria in applica-

zione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III, sicché la compe-

tenza dell’Austria per la trattazione della procedura d’asilo e di allontana-

mento della ricorrente risulta di principio essere data. 

6.1 Orbene, è in primo luogo doveroso osservare che la questione solle-

vata dall’insorgente, sia nel colloquio Dublino che con il gravame, di non 

avere volontariamente richiesto asilo nel sopra citato Paese, risulta del 

tutto ininfluente, atteso che il meccanismo del Regolamento Dublino III non 

offre il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la domanda 

deve essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3). 

6.3 Neppure la presenza in Svizzera dell’asserito coniuge è atta a rimettere 

in discussione la succitata competenza austriaca. In tal senso – indipen-

dentemente dall’effettiva celebrazione del matrimonio in forma telefonica e 

dall’autenticità della documentazione prodotta a sostegno della propria ver-

sione dei fatti, le cui questioni possono rimanere inevase − il Tribunale non 

può esimersi dal constatare che l’insorgente medesima ha ammesso che 

la validità del matrimonio concluso il (…) 2018 non sia ancora stata ricono-

sciuta in Svizzera (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7, punto 6). Perdipiù, va 

evidenziato che, quandanche consentito dalla legislazione siriana, un ma-

trimonio concluso al telefono sarebbe contrario all’ordine pubblico svizzero 

(cfr. in questo senso anche sentenza del Tribunale F-4693/2018 del 23 

agosto 2018; art. 17 Legge federale sul diritto internazionale privato [LDIP; 

RS 291]). Ne consegue che, in assenza di un valido vincolo matrimoniale 

così come di una relazione stretta ed effettiva (cfr. infra consid. 7.2), 

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D._______ non rientra nella definizione di “familiari” ai sensi dell’art. 2 lett. 

g Regolamento Dublino III. Pertanto, venendo a mancare un presupposto 

imprescindibile, gli art. 9 e 10 Regolamento Dublino III non trovano appli-

cazione nella fattispecie concreta. 

6.4 Nel caso di specie non è nemmeno ravvisabile l’applicazione 

dell’art. 16 Regolamento Dublino III, che concerne le relazioni fra un richie-

dente e il rispettivo figlio, fratello o genitore. Così, anche tale censura 

dev’essere disattesa.  

6.5 Infine, contrariamente a quanto eccepito con il gravame, la richiesta di 

ripresa in carico e la susseguente domanda di riesame inoltrate all’Austria 

dalla SEM, non appaiono pervase da vizi sostanziali. Quest’ultima, nell’in-

terpellare le omologhe autorità austriache, ha in effetti avuto cura di ripor-

tare le dichiarazioni della richiedente, menzionando perdipiù il fatto ch’ella 

avesse versato agli atti il libretto di famiglia (cfr. atti 19/5 e 24/2). 

Invero, a mente del Tribunale, le censure secondo le quali l’autorità infe-

riore non avrebbe comunicato la gravidanza oltre a non aver assegnato 

alla richiedente un ulteriore termine al fine di consentirle di trasmettere la 

documentazione poi allegata all’impugnativa, risultano pretestuose consi-

derato che, da un lato, sino a quel momento né la SEM né tantomeno la 

richiedente erano a conoscenza della gravidanza. Dall’altro, va invece rile-

vato che l’interessata ha affermato di essere sposata dal (…) 2018, e di 

essere espatriata dal 2019, ragion per cui disponeva di tutto il tempo ne-

cessario – se del caso con l’aiuto del supposto marito – per riunire e tra-

smettere la documentazione ritenuta pertinente.   

7.  

Occorre ora determinare se il trasferimento della ricorrente verso l’Austria 

sia compatibile con l’art. 8 CEDU. 

7.1 Tale disposizione di legge prevede che ogni persona ha diritto al ri-

spetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corri-

spondenza (par. 1), e che non può esservi ingerenza della pubblica autorità 

nell’esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista dalla 

legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica, 

è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere 

economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o 

della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (par. 2). 

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Pagina 12 

Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU, 

lo straniero deve provare la presenza di una relazione stretta ed effettiva 

con una persona della sua famiglia in Svizzera (cfr. sentenza del Tribunale 

D-7092/2017 del 25 gennaio 2021 [prevista per la pubblicazione quale sen-

tenza di riferimento]). Al riguardo, i segni indicatori di una relazione stretta 

ed effettiva, sono segnatamente il fatto di coabitare, la dipendenza finan-

ziaria, dei legami famigliari particolarmente stretti e dei contatti regolari 

(cfr. DTF 135 I 143 consid. 3.1; sentenza 2C.1045/2014 consid. 1.1.2; cfr. 

anche sentenze del Tribunale F-4726/2020 del 30 settembre 2020 con-

sid. 4.2.1, D-4075/2020 del 24 agosto 2020 consid. 8.3.1). 

7.2 Essendo che in casu, come poc’anzi rilevato (cfr. supra consid. 6.2), il 

supposto matrimonio non è stato validamente riconosciuto in Svizzera, oc-

corre esaminare se la ricorrente possa comunque prevalersi dell’art. 8 

CEDU in virtù dell’evocata relazione con D._______. In tale ambito si rileva 

dapprima come, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, i fidan-

zati o i concubini non sono, in principio, abilitati ad invocare l’art. 8 CEDU, 

a meno che la coppia non intrattenga da molto tempo delle relazioni strette 

ed effettive e che non esistano degli indizi concreti di un matrimonio seria-

mente voluto ed imminente. Per determinare se una relazione al di fuori di 

un matrimonio possa essere equiparata ad una “vita famigliare”, secondo 

la giurisprudenza della CorteEDU, v’è luogo di tener conto di un certo nu-

mero d’elementi, come il fatto di sapere se la coppia convive, da quanto 

tempo e se vi sono dei bambini in comune (cfr. sentenza della CorteEDU 

[Grande Camera] Serife Yigit contro Turchia del 2 novembre 2010, 

3976/05, §§94 segg. con ulteriori riferimenti ivi citati; cfr. anche DTF 137 I 

113 consid. 6.1; DTAF 2012/4 consid. 3.3.3 con riferimenti ivi menzionati).  

Ebbene, tornando al caso in rassegna, lo scrivente Tribunale osserva come 

il rapporto coltivato dagli interessati, si ancori sostanzialmente a contatti 

telefonici settimanali, avendo per loro stessa ammissione cominciato a 

convivere unicamente a partire dall’arrivo di A._______ in Svizzera, avve-

nuto il 1° dicembre 2020 (cfr. atto 14/11, pag. 5, punto 5.03). Vieppiù, dagli 

atti all’inserto nulla permette di ritenere che la coppia abbia avviato le pro-

cedure necessarie per sposarsi. A fronte di tali evenienze, nella presente 

fattispecie, all’ora attuale si può quindi concludere all’assenza di una rela-

zione stretta ed effettiva ai sensi della giurisprudenza convenzionale. In 

questo senso, l’asserito sostegno finanziario fornito dalla famiglia di 

D._______ a A._______ non permette diversa valutazione nella misura in 

cui – oltre ad essere intervenuto unicamente durante il viaggio d’espatrio – 

si riduce ad una mera asserzione di parte. Allo stesso modo, nemmeno la 

gravidanza di A._______ consente diversa ponderazione, giacché non v’è 

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Pagina 13 

modo in casu di stabilire il rapporto di filiazione fra il nascituro e D._______, 

il quale del resto non parrebbe nemmeno aver avviato le pratiche volte al 

riconoscimento della paternità.  

Per sovrabbondanza, come rettamente evidenziato nel provvedimento av-

versato, il trasferimento dell’insorgente in Austria non comporterebbe co-

munque l’interruzione di ogni legame con il presunto marito, potendo i me-

desimi far capo ai mezzi di comunicazione convenzionali per rimanere in 

contatto.  

Da ultimo, giova rammentare che il Regolamento Dublino III non conferisce 

al richiedente alcun diritto di scegliere lo Stato membro che offra, a suo 

avviso, le migliori condizioni d’accoglienza come stato responsabile per la 

sua domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3). Al contrario, rite-

nendo il principio dell’esame della domanda d’asilo per un solo e stesso 

Stato membro (“one chance only”), il Regolamento Dublino III ha come 

obiettivo la lotta contro le domande d’asilo multiple (“asylum shopping”; 

cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.5.3.3 e tra le altre le sentenze del Tribunale 

F-3594/2020 del 21 luglio 2020 e D-2147/2020 del 5 maggio 2020 con-

sid. 6.5.1). Ragion per cui, anche qualora si ammettesse un’ingerenza 

nella vita famigliare della ricorrente, contraria all’art. 8 CEDU, la stessa non 

potrebbe essere ritenuta sproporzionata. 

8.  

In definitiva, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all’art. 4 della CartaUE o all’art. 3 CEDU in caso di esecu-

zione del trasferimento in Austria. I presupposti per appellarsi all’art. 8 

CEDU ed agli art. 9 e 10 Regolamento Dublino III non sono inoltre in con-

creto riuniti. Pertanto, non v’è un obbligo di applicare la clausola di sovra-

nità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. Nemmeno le con-

dizioni previste dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III risultano essere 

adempiute. 

9.  

Per il resto la procedura d’asilo e le condizioni di accoglienza dei richiedenti 

l’asilo in Austria, non presenta delle carenze sistemiche, secondo giurispru-

denza costante dello scrivente Tribunale, e non vi è da temere il rischio di 

trattamenti inumani o degradanti ai sensi dell’art. 3 CEDU da parte delle 

autorità francesi dal profilo dell’alloggio e delle cure (cfr. fra le tante, sen-

tenza del Tribunale F-314/2021 del 27 gennaio 2021), ciò che del resto la 

ricorrente non censura nel suo gravame. Occorre peraltro rammentare che 

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Pagina 14 

l’Austria è firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-

collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le dispo-

sizioni. Alla luce di quanto considerato precedentemente, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 del Regolamento Dublino III è quindi stata rettamente 

esclusa dall’autorità resistente. Non vi sono d’altro canto indizi che indi-

chino che le autorità austriache non rispettino il diritto internazionale, o che 

vi sia l’eventualità di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste 

dall’Unione europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale, 

che possano confutare la presunzione di sicurezza precitata (cfr. 

DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 consid. 7.4 e 7.5; sentenza della Corte 

EDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09). 

10.  

Circa l’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, per 

le stesse ragioni enucleate sopra, ed in assenza di problematiche mediche 

di sorta, nel caso in disamina non sussistono elementi suscettibili di ostare 

ad un trasferimento della ricorrente verso l’Austria per ritenere che l’auto-

rità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento. Pertanto non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di 

cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. 

11.  

È dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che l’insorgente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze, non 

v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le questioni relative all’esi-

stenza di un impedimento all’esecuzione del trasferimento per i motivi giu-

sta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 142.20), dal momento che detti motivi 

sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una 

procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2). 

12.  

Alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Austria confermata. 

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Pagina 15 

13.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto. 

14.  

Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 13, la domanda ten-

dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-

mibili spese processuali, risulta senza oggetto. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità 

di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che la ricorrente sia 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 16 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

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