# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa0f43b8-e13a-5e1f-a559-64225acc21be
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-05-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.05.2003 52.2002.389
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2002-389_2003-05-02.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2002.389

   

  	
  Lugano

  2 maggio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Werner Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli 

  

 

 

statuendo sul ricorso 8 ottobre 2002 di

 

 

	
   

  	
  __________, 

  patrocinato da: avv. __________, 

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 18 settembre 2002 del Consiglio di
  Stato (n. 4400), che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la risoluzione 27 marzo 2003 con cui il municipio di __________ gli
  ha negato la licenza edilizia per un piano di quartiere concernente la costruzione
  di tre stabili d'appartamenti (part. __________ RF)

  

 

 

viste le risposte:

-    15 ottobre 2002 del
Consiglio di Stato;

-    23 ottobre 2002 del
municipio di __________;

-    24 ottobre 2002 di
__________ e __________;

-    24 ottobre 2002 dei
comproprietari del condominio __________; 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 13
dicembre 2000 __________ ha chiesto al municipio la licenza edilizia per un
piano di quartiere, che prevede la costruzione di tre stabili d'appartamenti su
un fondo di 8'350 mq (part. n. __________ RF), situato a lato di via
__________, gravato da un vincolo di piano di quartiere obbligatorio ed incluso
nella zona residenziale semi-estensiva speciale R10s. Gli stabili, suddivisi in
tre blocchi, strutturati in parte a gradoni, sono disposti perpendicolarmente
al pendio e si articolano su sei livelli (0 - 5), uniti, verso monte, nella
parte inferiore, da un corpo seminterrato, la cui copertura è sistemata a
verde. 

                                         Alla
domanda si sono opposti ____________________ e i comproprietari del sottostante
condominio __________, proprietari di fondi contermini, contestando la volumetria
e l'altezza delle costruzioni, rispettivamente l'accesso veicolare, le aree di
circolazione e le opere di cinta. 

                                         Preso
atto del preavviso negativo della CBN, che considerava l'intervento deturpante,
la domanda è stata avversata anche dal Dipartimento del territorio. 

                                         Il 4
luglio 2001 il municipio ha negato la licenza edilizia. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 30 gennaio 2002 il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento,
accogliendo l'impugnativa contro di esso inoltrata da __________ e rinviando
gli atti al municipio affinché si pronunciasse sulla conformità della domanda
con il diritto comunale e sulle opposizioni. 

                                         Il
Governo si è limitato a negare che le costruzioni integrassero gli estremi
della deturpazione. 

 

 

                                  C.   Con
decisione 27 marzo 2002 il municipio ha nuovamente negato la licenza edilizia,
ritenendo che non fossero date le premesse per concedere una deroga all'altezza
massima (10 m), prescritta dalle norme della zona R10s. L'altezza (sino a 17 m)
e le volumetrie degli edifici sarebbero eccessive per rapporto alle preesistenze.

 

 

                                  D.   Con
giudizio 18 settembre 2002 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento,
respingendo l'impugnativa contro esso inoltrata da __________. 

                                         In
sostanza, il Governo ha ritenuto che il diniego del bonus in altezza previsto
dall'art. 10 cpv. 2 NAPR non procedesse da un abuso del potere d'apprezzamento
che la norma riserva all'autorità comunale. 

 

 

                                  E.   Contro il
predetto giudizio governativo, il soccombente si aggrava davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando in via principale
il rilascio della licenza rifiutata. 

                                         Rievocati
gli antefatti, l'insorgente sostiene anzitutto che "non viene superata
un'altezza massima, in quanto, per la particella in questione, dove vige il
vincolo di piano di quartiere, non vi è un'altezza massima". L'art. 10
NAPR imporrebbe d'altro canto al municipio di concedere i bonus di i.s. (0.1),
di i.o. (5%) e di altezza, purché i corpi di fabbrica con altezza superiore a
10 m siano arretrarti di almeno 9.00 m dai confini privati. L'autorità comunale
non fruirebbe di alcun potere discrezionale nella concessione di deroghe. Esso
sarebbe anzi obbligato a concederle. 

                                         Ad ogni
buon conto, prosegue il ricorrente, anche ammettendo che il municipio fruisca
di un potere d'apprezzamento, sarebbe arbitrario in concreto negare la deroga
all'altezza. 

                                         In via
subordinata, il ricorrente chiede invece che gli sia rilasciata la licenza per
un progetto ridotto di un piano in modo da rientrare nei parametri edificatori
fissati per la zona R10. 

 

 

                                  F.   Il ricorso
è avversato dal Consiglio di Stato e dai comproprietari del condominio
__________, che non formulano osservazioni. 

                                         Ad
identica conclusione perviene il municipio, che contesta in dettaglio le tesi
del ricorrente, sottolineando la scarsa qualità architettonica del progetto. 

                                         Le
opponenti __________ e __________ sollecitano a loro volta il rigetto dell'impugnativa
con argomenti che saranno discussi qui appresso. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La legittimazione
attiva dell'insorgente è certa. Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in
ordine. 

                                         Il
giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza procedere all'assunzione
dei testi genericamente notificati dall'insorgente. La situazione dei luoghi
emerge dagli atti ed è sufficientemente nota a questo tribunale. Un sopralluogo
non appare dunque atto a procurare la conoscenza di ulteriori elementi di
fatto, rilevanti per il giudizio. Nemmeno l'insorgente del resto lo chiede. 

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 9 cpv. 2 NAPR di __________, nella zona residenziale
semi-estensiva R10 valgono i seguenti parametri edilizi: 

a. indice di
sfruttamento (i.s.) 0.9, 

b. indice di
occupazione (i.o.) 35% 

c. altezza massima
10 m alla gronda e 12 al colmo 

d. distanza dai
confini m 4.50. 

                                         Per
l'attigua zona residenziale semi-estensiva speciale R10s fanno stato le medesime
prescrizioni (art. 10 cpv. 3 NAPR). L'edificazione di questa zona è tuttavia "vincolata
all'elaborazione di un piano di quartiere", ossia di "un
progetto planovolumetrico per un insieme di edifici", volto a
definire, con valore di licenza preliminare, le modalità di edificazione di un
determinato comparto territoriale al fine di promuovere, nell'interesse
generale, la "realizzazione degli obbiettivi urbanistici qualitativi
fissati dal PR" (art. 56 LALPT). 

                                         Ai fini
del conseguimento dell'approvazione, il piano di quartiere deve costituire "una
soluzione planovolumetrica urbanisticamente valida per quanto riguarda la disposizione
degli edifici, degli accessi, delle aree di circolazione interna e di
posteggio, delle aree verdi e di svago individuali e collettive e di altri
servizi" (art. 10 cpv. 2 NAPR). 

                                         "Nell'ambito
del piano di quartiere", conclude la norma, "il
municipio concede i seguenti bonus: aumento dello 0.1 dell'indice di
sfruttamento, aumento del 5% dell'indice di occupazione (massimo 40%), deroga
all'altezza massima, purché i corpi di fabbrica con altezza superiore a 10.00 m
siano arretrati di almeno 9.00 m dai confini privati" (art. 10 cpv. 4
NAPR). 

                                         Dichiarando
applicabili le prescrizioni della zona R10, l'art. 10 NAPR stabilisce chiaramente
che l'edificazione di questa zona soggiace, per principio, ai parametri edificatori
fissati dall'art. 9 NAPR. In linea di massima, gli indici, le altezze e le
distanze stabilite per la zona R10 regolano l'edificazione anche nella zona
R10s. Anche in questa zona, contrariamente a quanto assume l'insorgente, gli
edifici soggiacciono per principio all'altezza massima di 10.00 m, prescritta
per l'attigua zona R10. Al fine di promuovere la ricerca di soluzioni
planovolumetriche urbanisticamente valide per quanto riguarda la disposizione
degli edifici, degli accessi, delle aree di circolazione interna e di posteggio,
delle aree verdi e di svago individuali e collettive, l'art. 10 cpv. 4 NAPR
prevede tuttavia la concessione di abbuoni ai tre parametri di cui si è detto
(i.s., i.o. ed altezza). Conformemente a quanto dispone l'art. 56 cpv. 2 lett.
c LALPT, l'art. 10 cpv. 4 NAPR fissa gli abbuoni massimi per l'i.s. (0.1; max.
= 1.0) e per l'i.o. (5%; max. = 40%). Disattendendo la succitata norma di
diritto cantonale non stabilisce invece né l'altezza massima, né il relativo abbuono
massimo, impropriamente denominato "deroga". 

 

                                         2.2.
Diversamente da analoghe disposizioni di ordinamenti pianificatori di altri comuni,
la norma in esame non è formulata in termini potestativi, ma imperativi. Stando
al suo tenore letterale, il municipio è quindi tenuto a concedere gli abbuoni
previsti dall'art. 10 cpv. 4 NAPR. Ciò non significa comunque che qualsiasi
piano di quartiere possa rivendicarli con successo. Ha diritto ad ottenerli
soltanto il piano di quartiere che lo merita, ossia il piano di quartiere che
prefigura "una soluzione planovolumetrica urbanisticamente valida per
quanto riguarda la disposizione degli edifici, degli accessi, delle aree di
circolazione interna e di posteggio, delle aree verdi e di svago individuali e
collettive e di altri servizi" (art. 10 cpv. 2 NAPR). La concessione
degli abbuoni ai tre parametri edificatori è quindi subordinata alla presentazione
di un piano di quartiere degno, per le sue caratteristiche intrinseche, di
essere posto al beneficio delle facilitazioni necessarie per realizzarlo. 

 

                                         2.3. Il
concetto di " soluzione planovolumetrica urbanisticamente valida"
configura una nozione giuridica indeterminata. In quanto tale, esso non
conferisce di per sé all'autorità comunale alcun potere d'apprezzamento in
ordine alla valutazione della qualità del piano di quartiere ed alla
concessione degli abbuoni. Trattandosi di un concetto di natura indeterminata,
esso riserva nondimeno al municipio una certa latitudine di giudizio ai fini
dell'individuazione del suo contenuto normativo, conferendo comunque
all'autorità comunale il potere di pronunciarsi sulla qualità del piano e sulla
concessione degli abbuoni necessari per realizzarlo (Imboden Rhinow, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, V. ed., N. 66 B I seg.; A. Scolari, Diritto amministrativo,
II. ed., n. 396 seg.). La bontà del piano di quartiere non è quindi valutata in
base all'apprezzamento, ma alla latitudine di giudizio, che deriva all'autorità
comunale dal concetto giuridico indeterminato (soluzione planovolumetrica
urbanisticamente valida). Latitudine di giudizio che il municipio è tenuto
ad esercitare considerando la disposizione degli edifici, gli accessi, le aree
di circolazione interna e di posteggio, le aree verdi e di svago individuali e
collettive. Accertato che il piano di quartiere propone una soluzione
planovolumetrica urbanisticamente valida, il municipio è tenuto a concedere gli
abbuoni necessari per realizzarlo. 

 

                                         2.4.
Tanto il Consiglio di Stato, quanto il Tribunale cantonale amministrativo
controllano di principio liberamente l'applicazione del diritto. Nell’esprimere
un sindacato di legittimità sull’interpre-tazione data dall’autorità decidente
ad una nozione giuridica indeterminata, l’autorità di ricorso, pur fruendo di
pieno potere di cognizione, deve tuttavia far uso di un certo riserbo, evitando
di sostituire, senza necessità, la propria interpretazione a quella
dell'istanza inferiore. A maggior ragione tale riserbo s'impone nel caso di
norme del diritto autonomo comunale. Censurabili, da parte dell'autorità di
ricorso, sono dunque soltanto le interpretazioni di concetti giuridici indeterminati
che procedono da considerazioni estranee alla materia, si fondano su considerazioni
insostenibili o appaiono altrimenti lesive dei principi fondamentali del
diritto. 

 

 

                                   3.   Nell’evenienza
concreta, il municipio ha negato la licenza edilizia ritenendo in sostanza
eccessive tanto l’altezza, quanto la volumetria degli edifici. A mente dell'autorità
comunale, "le facciate dei blocchi B, C, D, E propongono forti esuberi
in altezza, anche pari a 5 - 7 metri, costituendo un elemento decisivo a
conferire al progetto un impatto violento, sia per quanto riguarda i rapporti
con le preesistenze, sia perché non risulta una regola precisa e una costante
armonia tra l'andamento del terreno sistemato e gli alzati degli edifici, sia
per la derivante scarsa qualità degli spazi tra gli edifici, caratterizzati in
questo modo da fronti laterali anche alti 17 m (!), specificato che l'adiacente
zona R10 prevede edifici con altezza massima di 10m". 

                                         Ora, è innegabile
che le facciate laterali dei tre blocchi superano abbondantemente l'altezza
massima (10.00 m) fissata dall'art. 9 cpv. 2 lett. c, richiamato dall'art. 10
cpv. 3 NAPR. Anche se non raggiunge i 17 m indicati dal municipio, l'altezza
fuori terra delle degli edifici oltrepassa comunque i 15 m. I tre blocchi
distano tra loro circa 16 m e gli spazi intermedi sono destinati in parte allo
svago (cfr. piano livello 1). 

                                         Ferme
queste premesse, non appare fuori luogo affermare che il piano di quartiere in oggetto
non prefiguri una "soluzione planovolumetrica urbanisticamente
valida". Considerata l'altezza delle facciate che delimitano le aree
di svago previste tra i blocchi, ben si può tutto sommato ammettere che gli
ingombri verticali siano atti a pregiudicarne la fruibilità. Dal profilo della
qualità delle aree di svago, l'interpretazione data dal municipio al concetto
giuridico indeterminato, insito nell'art. 10 cpv. 2 NAPR, appare del tutto
sostenibile. Analoga deduzione può essere fatta per quel che attiene alla "disposizione
degli edifici". È ben vero che questo criterio di valutazione della
bontà del piano di quartiere si riferisce anzitutto alla collocazione ed all'orientamento
degli edifici sul terreno. Configurando il piano di quartiere un progetto planovolumetrico,
ossia tridimensionale, non appare tuttavia insostenibile includere nel concetto
di "disposizione" anche la distribuzione delle volumetrie,
ossia degli ingombri verticali. 

                                         Procedendo
da un'interpretazione sostenibile del concetto giuridico indeterminato di "soluzione
planovolumetrica urbanisticamente valida", contenuto in una norma del
diritto autonomo comunale (art. 10 cpv. 2 NAPR), la decisione del municipio di
negare la licenza regge alla critica del ricorrente. Seppur per considerazioni
diverse da quelli addotte dal Consiglio di Stato, che confonde potere
d'apprezzamento e latitudine di giudizio, la domanda principale del ricorso non
può dunque essere accolta. 

 

                                   4.   4.1. Il
principio di proporzionalità vieta di respingere domande di costruzione contrarie
al diritto quando il difetto può essere facilmente corretto rilasciando una
licenza subordinata a clausole accessorie. 

 

                                         4.2. In
via subordinata, il ricorrente propone una sostanziale riduzione delle volumetrie
degli edifici, eliminando il piano superiore (livello 5) ed arretrando in
misura apprezzabile la facciata rivolta verso valle dei piani immediatamente
sottostanti (livello 4 e 3) dei blocchi B, C, D, E. La modifica, compiutamente
raffigurata dai piani di variante prodotti in questa sede dal ricorrente,
riduce sensibilmente l'altezza degli edifici prevista dal progetto originario,
che grazie agli arretramenti delle facciate a valle dei piani più alti
risulterà di poco superiore al limite di zona. L'emendamento è quindi atto a
limitare in misura notevole l'impatto negativo derivante dagli ingombri verticali
sulle aree di svago previste fra gli edifici. Può quindi essere considerato
sufficiente per correggere il difetto che ha indotto il municipio a negare la
licenza. Una riduzione ancora più incisiva svuoterebbe invero di qualsiasi contenuto
la norma che istituisce le facilitazioni per la realizzazione del piano di
quartiere. 

                                         Trattandosi
di una semplice variante riduttiva, sulla quale tanto il municipio, quanto gli
opponenti hanno potuto prendere compiutamente posizione e che lascia sostanzialmente
immutata l'impostazione generale del piano di quartiere, non mette conto di
costringere il ricorrente a ripercorrere l'intera procedura di rilascio del
permesso di costruzione (art. 16 cpv. 2 LE; STA 25.11. 1982 in re SA
Immobiliari __________; STA 3. 4,1983 in re __________ SA; Scolari,
Commentario, II ed., ad art. 16 LE, n. 900 seg.). 

                                         Ritenuto
che le obiezioni sollevate dal condominio __________ riguardano questioni
secondarie, insuscettibili di giustificare un diniego del permesso, entro
questi limiti, il ricorso può dunque essere parzialmente accolto, annullando il
giudizio governativo impugnato e rinviando gli atti al municipio affinché
rilasci al ricorrente una licenza edilizia come ai piani presentati in questa sede.

 

 

                                   5.   Dato
l'esito, la tassa di giustizia, commisurata tenendo conto del lavoro
occasionato dall'impugnativa e dei valori in discussione, è suddivisa fra le
parti proporzionalmente al grado di soccombenza, ritenuto che il comune ne va
esente poiché non è comparso in lite in difesa di suoi interessi patrimoniali. 

                                         Le
ripetibili si ritengono invece compensate fra il ricorrente e le resistenti
__________ e __________, comparenti in veste di liteconsorti, ritenuto che il
condominio La Residenza si è limitato a sollevare alcune obiezioni marginali,
sulle quali il ricorrente non ha nemmeno preso posizione. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21 LE; 56 LALPT; 9, 10 NAPR di
__________; 3, 18, 28, 31, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

§.  Di conseguenza: 

1.1.   la decisione 18 settembre 2002 del
Consiglio di Stato (n. 4400) è annullata. 

1.2.   gli atti sono rinviati al municipio
affinché rilasci al ricorrente una licenza edilizia come ai piani presentati
con il ricorso. 

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 2'000.- è posta a carico del ricorrente nella misura di fr.
1'500.- e delle resistenti __________ e __________ in solido per la differenza.

 

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario