# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4146d4ee-3d49-5737-88e0-c99e7db3e6ef
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2004.92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-92_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.92

   

  	
  Lugano

  25 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Rossi, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 20 marzo 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da: PA 1 6900 Massagno, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 2 marzo 2004 del Consiglio di Stato, n.
  873, che ha respinto l'impugnativa presentata da RI 1 avverso la risoluzione
  26 novembre 2003, con cui il municipio di gli ha negato il rilascio della licenza
  edilizia in sanatoria per la ristrutturazione del rustico situato al mappale
  n. __________ RF, fuori zona edificabile;

  

 

 

viste le risposte:

-    31 marzo 2004 del
municipio di;

-    30 marzo 2004 del
Consiglio di Stato;

-    26 aprile 2004 del
Dipartimento del territorio (UDC);

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) Il
ricorrente __________ RI 1 è proprietario della part. n. __________ RF di, situata
in zona Fz (fuori zona edificabile), sulla quale sorgeva un rustico censito nel
relativo inventario comunale quale meritevole di conservazione con possibilità
di cambiamento di destinazione (categoria 1a).

L'11 marzo 1997, __________ RI 1 ha chiesto
al municipio il permesso di trasformare il suo rustico per ricavare delle
camere destinate ad una struttura agrituristica. Il progetto prevedeva in sostanza
di conservare i muri perimetrali della costruzione e di riorganizzare i locali
interni in modo da ricavare ad ogni piano un'ampia camera con bagno.
Esternamente era stata prevista unicamente la realizzazione di una piccola
scala sul lato sud-est per consentire l'accesso alla camera posta al primo piano.

 

b) Raccolto il preavviso favorevole del
Dipartimento del territorio, il 21 aprile 1998 il municipio ha concesso la
licenza edilizia. 

 

c) Il 24 luglio 2003, nel corso di un
sopralluogo sul fondo del ricorrente, il tecnico comunale ha costatato la
demolizione integrale del rustico, la sua parziale ricostruzione e la
realizzazione di un muro di sostegno lungo circa 15 metri. Lo stesso giorno, il
municipio ha ordinato al ricorrente la sospensione dei lavori. Il 20 agosto è
stato esperito un sopralluogo in contraddittorio nel corso del quale le parti
hanno costatato quanto accertato dal tecnico comunale.

 

 

B.  Il 29
agosto 2003 RI 1 ha chiesto il permesso in sanatoria per la ricostruzione del rustico
e per la formazione di un muro di sostegno alto 1.5 m e lungo 21.40 m. Abbandonata
l'idea di realizzare due camere indipendenti, il nuovo progetto prevede in sostanza
di ricostruire l'edificio preesistente, ampliandolo verso nord-est e
realizzando in tal modo un'abitazione famigliare composta da un soggiorno, un
tinello, una camera, un soppalco, una cucina, una cantina e un bagno.

Alla domanda si è tempestivamente opposto il
Dipartimento del territorio rilevando l'incompatibilità dell'intervento con le
norme pianificatorie relative alle costruzioni fuori delle zone edificabili. Il
26 novembre 2003, il municipio ha negato il permesso a posteriori.

 

 

C.  Il 2 marzo
2004 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo
l'impugnativa presentata contro di esso da RI 1. Il Governo ha in sostanza
condiviso le motivazioni addotte dal Dipartimento del territorio nella sua
opposizione al rilascio della licenza edilizia.

 

 

D.  Contro
questa decisione, il ricorrente è insorto dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio della licenza edilizia a
posteriori. Chiesto innanzitutto l'esperimento di un sopralluogo, il ricorrente
contesta che il rustico sia stato alterato dal proprietario. In realtà l'immobile
sarebbe stato danneggiato da un'alluvione durante la fase di ristrutturazione e
in seguito ricostruito. Non si tratterebbe pertanto di una nuova costruzione.
Anche nella denegata ipotesi in cui si dovesse giungere a tale conclusione,
l'intervento, al quale non si opporrebbe alcun interesse pubblico
preponderante, andrebbe comunque autorizzato, poiché costituirebbe una costruzione
ad ubicazione vincolata, essendo finalizzato a migliorare la ricettività
turistica della zona. 

 

 

E.  All'accoglimento
del gravame si è opposto il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. Ad
identica conclusione sono giunti il municipio e il Dipartimento del territorio,
con considerazioni che saranno, per quanto necessario, riprese più avanti.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. Certa
è la legittimazione attiva del ricorrente, istante in licenza. Il ricorso,
tempestivo, è dunque ricevibile in ordine (art. 43, 46 PAmm) e può essere
deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). La situazione
dei luoghi emerge infatti chiaramente dai piani e dalle fotografie presenti nell’incarto.
Il sopralluogo chiesto dall’insorgente non appare pertanto idoneo a procurare a
questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. 

 

 

2.   2.1. La
licenza 21 aprile 1998, rilasciata dal municipio al ricorrente, per il cambiamento
di destinazione e per lavori di ristrutturazione del rustico non può più essere
utilizzata già per il fatto che l'immobile è stato demolito. Poco importa che
la demolizione sia stata conseguente ad un nubifragio che ne avrebbe danneggiato
i muri perimetrali in ragione dell'80%. I motivi che hanno determinato la
scomparsa dell’edificio sono del tutto irrilevanti ai fini del giudizio (STA 6
febbraio 2004 in re M.). Data la scomparsa, fortuita o meno dell'edificio, una
sua ricostruzione non poteva più essere realizzata sulla base
dell'autorizzazione iniziale, limitata fondamentalmente ad una ristrutturazione
interna, la ricostruzione poteva essere attuata ma unicamente in virtù di una
nuova autorizzazione a costruire, poi effettivamente richiesta in sanatoria il
29 agosto 2003. 

 

2.2. Il manufatto da ricostruire non può in
tutta evidenza beneficiare di un permesso di costruzione ordinario.
Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, l'intervento edilizio non è
conforme alla funzione della zona cui è assegnato il fondo in questione.
L'ammissibilità del progetto in sanatoria va pertanto esaminata in applicazione
unicamente degli art. 24 e segg. LPT.

 

 

3.   3.1. Giusta
l'art. 24 LPT, in deroga al principio della conformità di zona sancito dall'art.
22 cpv. 2 lett. a LPT, fuori delle zone edificabili possono eccezionalmente essere
rilasciate autorizzazioni per la costruzione o il cambiamento di destinazione
di edifici non conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione, soltanto
se la loro destinazione esige un'ubicazione fuori della zona edificabile (lett.
a) e se non vi si oppongono interessi preponderanti (lett. b). I due requisiti
devono essere adempiuti cumulativamente.

 

3.2. La destinazione agrituristica
dell'immobile, peraltro opinabile considerando che il progetto in sanatoria
prevede la realizzazione di un abitazione più affine ad una residenza
secondaria che ad un servizio agrituristico, non adempie i requisiti dell'ubicazione
vincolata, nemmeno ammettendo che l'intervento contribuisca effettivamente a
migliorare la ricettività turistica della zona. Nulla impedisce infatti la sua
esecuzione all'interno della zona edificabile e neppure vi sono ragioni
oggettive per le quali l'opera debba sorgere sul fondo in oggetto. Un permesso
fondato sull'art. 24 LPT non entra quindi in considerazione.

 

 

4.   4.1.
L'art. 24c LPT permette all'autorità competente di autorizzare la rinnovazione,
la trasformazione parziale, la ricostruzione e modici ampliamenti di edifici e
impianti esistenti fuori delle zone edificabili, ma non più conformi alla
destinazione della zona, purché siano eretti o modificati legalmente (STA 6
febbraio 2004 in re. C.). 

 

      4.2.
Nemmeno l'art. 24c LPT torna applicabile alla fattispecie. La norma concerne infatti
unicamente edifici o impianti, costruiti o trasformati a suo tempo in
conformità al diritto materiale, ma che per effetto di modifiche posteriori di
atti legislativi o piani sono divenuti non conformi alla funzione della zona di
utilizzazione (art. 41 OPT). Ipotesi, questa, che in concreto non si verifica,
poiché il contrasto tra la destinazione abitativa dell'edificio e la funzione
della zona di utilizzazione non è da ricondurre ad una modifica della legge o
degli atti pianificatori.

 

 

5.   5.1.
Giusta l'art. 24d cpv. 2 LPT, il diritto cantonale può autorizzare il
cambiamento totale di destinazione di edifici e impianti degni di protezione se
sono stati sottoposti a protezione dall'autorità competente (lett. a) e se la
loro conservazione a lungo termine non può essere assicurata in altro modo
(lett. b). L'autorizzazione, soggiunge l'art. 24 d cpv. 3 LPT, può essere
rilasciata soltanto se l'edificio o l'impianto si presta all'utilizzazione
prevista (lett. a) e se l'aspetto esterno e la struttura edilizia basilare restano
sostanzialmente immutati (lett. b). 

      

5.2. Già per il fatto che l'edificio in
esame è stato demolito o è andato distrutto, l'art. 24d LPT non torna
applicabile alla fattispecie. Come già rilevato, i motivi che ne hanno
determinato la scomparsa sono del tutto irrilevanti.

      Neppure
l'art. 39 cpv. 2 OPT è applicabile alla fattispecie. Il rustico era stato posto
sotto protezione nel quadro della pianificazione cantonale dell'utilizzazione.
Con la sua scomparsa sono venute meno le esigenze di tutela.

 

 

6.   Analoge considerazione
valgono per la realizzazione del muro di sostegno, peraltro sovradimensionato
rispetto alla pendenza del terreno, invero minima, e manifestamente finalizzato
alla creazione di un pianoro-giardino, piuttosto che a contenere presunti
deflussi idrici dei quali si ignora peraltro entità e provenienza. È invece del
tutto ininfluente la decisione dell'Ufficio Protezione Civile di esonerare il
ricorrente dalla formazione di un rifugio, siccome completamente estranea
all'esame di conformità del progetto con il diritto pubblico applicabile per il
rilascio dell'autorizzazione a costruire.

 

 

7.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va respinto e il giudizio
governativo confermato. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del
ricorrente secondo soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 22, 24, 24a-d LPT; 39 OPT; 1 e 21 LE; 1
segg. PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'000.-- è posta a carico di RI 1.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
di Losanna nel termine di 30 giorni dall’intimazione.           

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  ; 

  ;

  ;

  __________ 

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario