# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7a1b90d7-f84e-5448-9b5f-f45021c4335a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-06-25
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 25.06.2014 14.2014.90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2014-90_2014-06-25.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2014.90

  	
  Lugano

  25 giugno 2014/lw

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Baur
  Martinelli

  

 

 

statuendo quale giudice unico (art. 48b LOG)
nella causa __________ (fallimento) della Pretura della Giurisdizione di
Locarno-Città promossa con istanza 18 marzo 2014 da:

 

	
   

  	
  CO 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1  

  (patrocinata dall’avv.            )

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sul reclamo del 28 aprile 2014 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il 16 aprile 2014 dal Pretore aggiunto;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Nell’ambito
dell’esecuzione n. __________ dell’Ufficio esecuzione e fallimenti di
Locarno, il 18 marzo 2014 CO 1 ha chiesto il fallimento di RE 1 per il mancato
pagamento di fr. 5'275.20 compresi interessi e spese.

 

                            B.  All’udienza
di discussione la convenuta non è comparsa.

 

                            C.  Statuendo
con decisione 16 aprile 2014 il Pretore aggiunto della Giurisdizione di
Locarno-Città ha dichiarato il fallimento di RE 1 a far tempo da quello stesso giorno alle ore 14.00.

 

                            D.  Contro
la sentenza appena citata la convenuta è insorta a questa Camera con un reclamo
del 28 aprile 2014 per ottenere l’annullamento del fallimento, asserendo di
avere saldato il credito posto in esecuzione e di essere solvibile. A controparte
il reclamo non è stato intimato, il suo credito essendo stato saldato.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La
sentenza impugnata – emanata in materia di fallimento – è una decisione di
prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 7 CPC), contro cui è
dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di
esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1
LOG).

 

                                  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 28 aprile 2014 contro la sentenza notificata alla debitrice il 17 aprile 2014 in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                             2.  In
virtù
dell’art. 174 cpv. 2 LEF l’autorità giudiziaria superiore può annullare la
dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende
verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo:

                                  1)  il
debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto, o

                                  2)  l’importo
dovuto è stato depositato presso l’autorità giudiziaria superiore a
disposizione del creditore, oppure

                                  3)  il
creditore ha ritirato la domanda di fallimento.

 

                           2.1  L’autorità
giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la
dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte
Nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte Nova”),
solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 LEF. I
nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma spetta al debitore farli
valere espressamente e provarne l’adempimento con documenti, sempre che renda
verosimile la sua solvibilità. La norma ha lo scopo di evitare fallimenti senza
senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere
determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto
nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva, tale da impedire al debitore di
tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi
di una difficoltà solo passeggera. Un indizio di insolvibilità può emergere dal
numero e dall’importo delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali
nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento
in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica
insolvibilità.

 

                                  La
solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi,
quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di
credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Le
esigenze poste al debitore per rendere verosimile la sua solvibilità non devono
però essere troppo severe. La solvibilità è resa verosimile allorquando essa
appare più verosimile che l’insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la
produzione, già con il reclamo, di estratti dell’Ufficio di esecuzione (Giroud, in: Basler Kommentar zum SchKG II,
2a ed. 2010, n. 26 ad art. 174 LEF; Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 9a ed. 2013, §
36 n. 58 pag. 334/335, § 38 n. 14 pag. 347).

 

                           2.2  Nel
caso in esame la reclamante ha prodotto una ricevuta del 22 aprile 2014 dell’Ufficio esecuzione e fallimenti di Locarno relativa al versamento di fr. 5'284.50 a saldo dell’esecuzione promossa dall’istante, per cui il presupposto di cui all’art. 174 cpv.
2 n. 1 risulta adempiuto.

 

                           2.3  Per
quel che riguarda invece il requisito della solvibilità – condizione indispensabile
per ottenere l’annullamento della decisione impugnata poiché, come visto, il
pagamento della somma posta in esecuzione è
avvenuto soltanto dopo la pronuncia del fallimento – dall’estratto esecutivo accluso
al reclamo (doc. G) si evince che nei confronti della reclamante sono
pendenti 8 procedure esecutive per un importo complessivo di fr. 8'438.55.

 

                             a)  Ora,
determinante è che nel corso del 2013 in tre procedure (oltre a quella in esame), rispettivamente nell’anno in corso in due ulteriori procedure è stata
emessa la comminatoria di fallimento e in un’altra esecuzione è stata
presentata la domanda di proseguimento. Inoltre il 20 marzo 2014 è stato emesso nei confronti della reclamante un atto di carenza di beni per fr. 2'297.35 in una procedura esecutiva promossa per il mancato pagamento di imposte, ciò che lascia
pensare che le sue difficoltà di pagamento non sono solo di natura transitoria
rispettivamente che non si tratta di una mancanza di liquidità a breve (cfr. SJZ
99 (2003) n. 12 pag. 308). Tutto ciò porta a concludere che la situazione finanziaria
della reclamante non sta sostanzialmente migliorando e che essa non dispone di
liquidità sufficiente per far fronte ai suoi impegni, nemmeno per pagare le
tasse.

 

                            b)  Al
riguardo la documentazione prodotta dalla reclamante a dimostrazione
della propria solvibilità (lista delle forniture di merce già ordinata [doc. D],
lista delle fatture da incassare [doc. E] e previsione delle forniture catering
allestita sulla base degli anni precedenti [doc. F]) non consente di giungere a
una conclusione diversa. I documenti in questione non sono infatti riscontri
oggettivi bensì semplici dichiarazioni del debitore. D’altronde non è dato
sapere se e quando i crediti menzionati dalla reclamante potranno essere
incassati né quale sia il suo margine di guadagno, mentre la solvibilità – così
come i predetti presupposti di cui al­l’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF – va resa
verosimile entro il termine di ricorso (DTF 139 III 491 segg.). Del resto,
sebbene a rigore di diritto non se ne potrebbe tenere conto, la Camera ha
accertato d’ufficio che al 24 giugno 2014 la situazione esecutiva della reclamante
non era cambiata rispetto a quella esistente al 22 aprile 2014 (doc. G).

 

                             c)  Si
può quindi affermare che l’incapacità di pagamento della reclamante appare più
probabile della sua capacità di pagamento. Il presupposto della solvibilità non
essendo stato reso verosimile, il reclamo va respinto e il fallimento confermato.

 

                             4.  Con
la decisione odierna la domanda di effetto sospensivo diviene senza oggetto.
Non è quindi necessario pronunciare nuovamente il fallimento.

 

                             5.  La
tassa di giustizia è posta a carico della parte soccombente (art. 48, 61 cpv. 1
OTLEF e 106 cpv. 1 CPC). Alla controparte non si assegnano ripetibili, il
reclamo non essendole stato intimato per osservazioni.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:            1.  Il
reclamo è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             2.  La
tassa di giustizia di fr. 150.–- è posta a carico della reclamante.

 

 

                             3.  Notificazione
a:

	
   

  	
   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il termine di ricorso è
sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2 LTF).

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PROPOSTA
DI SCHEDA FINDINFO

 

	
  Titolo

  	
  Reclamo contro
  fallimento. Solvibilità non resa verosimile.

  
	
  Articoli
  citati

  	
  Art. 174 cpv. 2
  LEF

  
	
  Tipo sentenza

  	
  Conferma

  
	
  Riassunto

  	
  Liste di crediti
  da incassare allestite dal debitore non sono riscontri oggettivi idonei a rendere
  verosimile la sua solvibilità semplici dichiarazioni. Del resto non è dato
  sapere se e quando tali crediti potrebbero essere incassati né quale sia il
  margine di guadagno del debitore. Ora la solvibilità – così come i predetti
  presupposti di cui al­l’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF – va resa verosimile entro
  il termine di ricorso. D’altronde, sebbene a rigore di diritto non se ne
  potrebbe tenere conto, il fatto che il debitore non abbia pagato alcun
  credito dopo la presentazione del reclamo indizia ulteriormente la sua
  insolvibilità (consid. 2.3b).