# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc5f52da-bfea-532d-94ab-77a579e077d2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.05.2024 D-5285/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5285-2023_2024-05-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5285/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Nina Spälti Giannakitsas;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 1° settembre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-5285/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______, dichiaratosi cittadino turco di etnia curda nato il (…) con 

ultimo domicilio nella provincia di Sirnak, è giunto in Svizzera il 15 gen-

naio 2023 privo di documenti d’identità, depositando, il medesimo giorno, 

una domanda d’asilo (cfr. atto Segreteria di Stato della migrazione di se-

guito: SEM o autorità inferiore n. […]-2/2). Egli sarebbe espatriato dalla 

Turchia il 6 gennaio 2023 (cfr. atto SEM n. 3/1). 

A.b Il 25 agosto 2023, la SEM ha provveduto all’audizione approfondita sui 

motivi d’asilo dell’interessato (cfr. atto SEM n. 17/12). Questi ha riferito che 

nel proprio Paese, sarebbe stato solito partecipare a manifestazioni ed 

eventi organizzati dai curdi, ragion per la quale, al pari della propria fami-

glia, avrebbe subito negli anni vari disagi da parte di terzi e delle autorità 

turche. In particolare, a seguito dell’incarcerazione di suo fratello, dal 2011 

al gennaio 2022 le autorità avrebbero perquisito il domicilio familiare da 

una a tre volte al mese e a volte condotto pure l’interessato al posto di 

polizia per degli interrogatori. Tali perquisizioni sarebbero cessate in con-

comitanza con l’inizio dello svolgimento del servizio militare da parte dell’in-

sorgente nel maggio 2022. 

Nel corso della leva e a causa delle sue origini, il diretto comandante lo 

avrebbe discriminato, segnatamente definendolo terrorista, minacciandolo 

e picchiandolo. Nell’agosto 2022, l’interessato avrebbe oralmente denun-

ciato tali vessazioni ad un graduato di ordine gerarchico superiore al suo 

diretto superiore (“comandante generale”), il quale sarebbe intervenuto a 

redarguire il diretto superiore del richiedente. Successivamente le vessa-

zioni e le percosse sarebbero riprese, senza però più alcuna segnalazione 

al comandante generale da parte dell’interessato in ragione di timori di ri-

percussioni. 

Terminato il servizio militare nel novembre 2022 e ripresa la sua attività di 

commerciante di (…), l’interessato sarebbe stato pedinato da parte di indi-

vidui non identificabili a bordo di un’automobile dai vetri oscurati per la du-

rata di un mese. Tali persone non si sarebbero mai avvicinate e si sareb-

bero allontanate quando il richiedente avrebbe tentato un confronto. Lo 

stesso avrebbe trascritto il numero di targa del veicolo, senza tuttavia re-

carsi in polizia per sporgere denuncia né svolgere ricerche autonome, in 

quanto avrebbe temuto ripercussioni verso sé medesimo e la propria fami-

glia. Secondo l’interessato tali operazioni di pedinamento sarebbero state 

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orchestrate da parte del comandante, con il quale non vi sarebbero tuttavia 

più stati contatti successivi alla leva. 

Nel gennaio 2023 l’interessato avrebbe venduto la propria attività profes-

sionale e avrebbe lasciato il Paese, in quanto avrebbe temuto, in ragione 

dei pedinamenti subiti e delle perquisizioni patite al domicilio familiare, di 

essere torturato, incarcerato ed ucciso. 

B.  

Con decisione del 1° settembre 2023, notificata il medesimo giorno (cfr. 

atto SEM n. 21/1), la SEM non ha riconosciuto all’interessato la qualità di 

rifugiato, ha respinto la domanda d’asilo e ha pronunciato il suo allontana-

mento dalla Svizzera, considerando tale misura ammissibile, ragionevol-

mente esigibile e possibile (cfr. atto SEM n. 20/10). 

C.  

Con ricorso del 29 settembre 2023 (notificato il 2 ottobre 2023, cfr. timbro 

del plico raccomandato) l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale ammi-

nistrativo federale (di seguito: Tribunale) avverso la predetta decisione 

chiedendo, principalmente, l’annullamento della stessa, il riconoscimento 

della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo. In subordine, egli chiede 

che gli sia concessa l’ammissione provvisoria in Svizzera per inammissibi-

lità e/o inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Egli ha presentato, 

inoltre, istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo. 

D.  

D.a Tramite decisione incidentale del 2 febbraio 2024, il Tribunale ha re-

spinto la domanda di assistenza giudiziaria citata, nel senso dell’esenzione 

dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo, e invitato lo 

stesso a versare, entro il 14 febbraio 2024, un anticipo di CHF 750.- a co-

pertura delle presumibili spese processuali, con la comminatoria d’inam-

missibilità del ricorso in caso di decorso infruttuoso del termine. 

D.b Il 13 febbraio 2024, il ricorrente ha provveduto al versamento di tale 

anticipo. 

E.  

Con decisione incidentale del 25 ottobre 2023, l’autorità inferiore ha attri-

buito il richiedente l’asilo al Cantone di Lucerna (cfr. atto SEM n. 24/2). 

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Pagina 4 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono qualora dovessero risultare decisivi per l'esito della pro-

cedura. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi 

una decisione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per 

statuire in merito allo stesso.  

1.3 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Il medesimo è pertanto legittimato ad aggravarsi 

contro quest’ultima. 

1.4 Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 1 LAsi e 10 dell’Ordi-

nanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus 

del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]; DTAF 2020 I/1 

consid. 7) previsti dalla legge. Il ricorrente ha inoltre provveduto al versa-

mento dell’anticipo a copertura delle presumibili spese processuali rispet-

tando il termine assegnatogli. Occorre pertanto entrare nel merito dello 

stesso. 

2.  

Ritenuto il carattere manifestamente infondato del ricorso, come si dirà in 

appresso, la decisione è pronunciata dal giudice unico, con l’approvazione 

di una seconda giudice, e motivata soltanto sommariamente (artt. 111 

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lett. e e 111a cpv. 1 e 2 LAsi). Il Tribunale rinuncia, inoltre, a uno scambio 

di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi). 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi 

addotti nel ricorso (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 In sede di ricorso, l’insorgente ha sostenuto che l’autorità avrebbe do-

vuto riconoscergli lo statuto di rifugiato e concedergli l’asilo, in quanto le 

proprie allegazioni sarebbero rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. In partico-

lare, egli ha affermato che le discriminazioni e vessazioni subìte negli anni 

a seguito della propria etnia sarebbero costitutive di una pressione psichica 

insopportabile giusta l’art. 3 cpv. 2 LAsi. Lo stesso avrebbe infatti segnata-

mente subito offese, insulti e pedinamenti, che avrebbero reso la sua esi-

stenza in Patria impossibile. 

4.2  

4.2.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiati. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

4.2.2 Vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima 

di misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute 

delle libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo 

raggiungono un’intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile 

oltre i limiti del sopportabile, condurre un’esistenza degna di un essere 

umano nello Stato persecutore, tanto che l’unico modo per sottrarsi a tale 

situazione forzata risulta essere la fuga all’estero (cfr. DTAF 2010/28 con-

sid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 

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4.2.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà ricono-

sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili 

da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sog-

gettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segna-

tamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-

nenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espon-

gono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui 

che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un 

timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’og-

getto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e suf-

ficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta pro-

babilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 con rinvii). 

Inoltre, il fondato timore di essere perseguitato presuppone l’esistenza di 

minacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve esi-

stere un nesso causale temporale, che di regola, è assente quando, tra 

l’ultima persecuzione subìta e l’espatrio, è trascorso un lasso di tempo re-

lativamente lungo. In particolare, la qualità di rifugiato non può essere rico-

nosciuta quando la fuga si manifesta tra i sei e dodici mesi dopo la fine 

delle persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi 

oggettivamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustifi-

care una partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale tempo-

rale, l’attualità e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza 

di un legame di causalità materiale tra queste ultime ed il bisogno di prote-

zione. Lo stesso si ritiene interrotto allorquando, al momento della pronun-

cia della decisione, nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento 

oggettivo delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza 

di un rischio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ra-

gioni imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità 

del bisogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità 

materiale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore 

di essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili 

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alle persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des 

Asylverfahrens, Basilea, 1990, pag. 129 e, a titolo esemplificativo sentenza 

del Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 

4.3 Nel caso di specie, il Tribunale, al pari della decisione avversata, ritiene 

che gli accadimenti subìti in passato in Turchia dall’insorgente, segnata-

mente le perquisizioni domiciliari, gli interrogatori di polizia e le difficoltà 

riscontrate durante il servizio militare, suo dire in ragione della propria et-

nia, non raggiungono un grado di intensità sufficiente suscettibile di costi-

tuire una persecuzione pertinente per il riconoscimento della qualità di rifu-

giato ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

Nello specifico, la sola partecipazione ad alcune manifestazioni organiz-

zate dal partito HDP ("Partito Democratico dei Popoli"; in turco: "Halklarin 

Demokratik Partisi"), senza tuttavia esserne membro (cfr. atto SEM 

n. 17/12, R24 e R26), non è sufficiente per confermare le proprie allega-

zioni; del resto nemmeno l’appartenenza all’HDP è sufficiente per esporre 

i semplici membri del partito, molto numerosi, a dei rischi gravi, a meno che 

non si siano già fatti notare o siano già conosciuti dalla polizia per la loro 

attività militante (cfr. sentenze del Tribunale E-5916/2023 del 17 novem-

bre 2023, E-4279/2023 del 22 settembre 2023 consid. 3.3 e rif. cit.). La 

censura del ricorrente va pertanto respinta. 

Le perquisizioni domiciliari e gli interrogatori presso il posto di polizia, pe-

raltro già terminati nel maggio del 2022 (cfr. atto SEM n. 17/12, R30 e R31), 

si sarebbero inoltre svolti senza impiego di violenza alcuna e senza che 

fossero proferite minacce (cfr. atto SEM n. 17/12, R28, R35 e R37); le au-

torità si sarebbero limitate a redarguire l’interessato in merito alle proprie 

attività di carattere politico e a chiedere informazioni in merito all’ubicazione 

del fratello (cfr. atto SEM n. 17/12, R39 e R46). Oltretutto tali avvenimenti 

non hanno impedito al ricorrente di condurre un’esistenza degna di un es-

sere umano in Patria. Significativo in proposito che l’interessato abbia de-

ciso di espatriare a gennaio 2023, dunque vari mesi dopo la cessazione di 

tali episodi. Al riguardo va quindi rilevata l’assenza del nesso diretto di cau-

salità temporale tra essi e l’espatrio. E nemmeno si può ritenere esservi un 

nesso di causalità materiale tra tali elementi, posto che dal verbale di au-

dizione emerge che la decisione di espatriare presa a gennaio 2023 sa-

rebbe principalmente scaturita a seguito degli eventi vissuti nel corso del 

servizio militare (cfr. atto SEM n. 17/12, R13). Pertanto in assenza dei pre-

citati nessi tra le perquisizioni domiciliari rispettivamente gli interrogatori in 

polizia e l’espatrio dal suo Paese d’origine, tali motivi non risultano rilevanti 

ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

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Per quanto attiene invece le vessazioni e le percosse subite dall’interes-

sato durante il proprio servizio militare, va evidenziato che il comandante 

generale avrebbe accolto il reclamo dello stesso, intimando al diretto su-

periore di cessare i suoi comportamenti (cfr. atto SEM n. 17/12, R52). Mal 

si vede pertanto il motivo per cui l’insorgente, una volta accortosi che il 

proprio superiore non ottemperava agli ordini ricevuti, non abbia provve-

duto a segnalarlo nuovamente al comandante generale. A maggior ragione 

se si considera che la prima volta l’interessato avrebbe provveduto a de-

nunciarlo nonostante le minacce ricevute e mal si comprende come mai 

successivamente egli avrebbe dovuto avere timore delle stesse, ritenuto il 

loro carattere identico. Inoltre, in ragione dell’ammonimento mosso al pro-

prio superiore da parte del comandante generale, l’insorgente avrebbe do-

vuto avere la certezza che le proprie segnalazioni a quest’ultimo sarebbero 

state accuratamente esaminate e gli eventuali conseguenti provvedimenti 

messi in atto. Si può quindi considerare che in ragione della mancata de-

nuncia e della mancata ricerca di protezione, i torti subiti non fossero di 

un’intensità tale da causargli una pressione psichica insopportabile ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 2 LAsi. 

Per quanto concerne i pedinamenti da parte di individui che avrebbero pure 

avuto quale obbiettivo di ucciderlo, eventi orchestrati dal proprio superiore 

gerarchico militare (cfr. atto SEM n. 17/12, R58 e R59), va detto che agli 

atti non vi è alcun riscontro, per cui restano delle mere supposizioni dell’in-

sorgente. A maggior ragione, se si considera che tali persone non sareb-

bero mai entrate in contatto con il richiedente, allontanandosi invece nel 

momento in cui lo stesso avrebbe tentato un confronto (cfr. atto SEM 

n. 17/12, R68). Ne discende che anche tali pedinamenti non possono es-

sere ritenuti rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

Posto tutto quanto sopra, occorre infine specificare che, mancando dei mo-

tivi oggettivamente riconoscibili e circostanziati per ammettere una perse-

cuzione rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi, non si può neppure ritenere che 

vi sia per l’insorgente un fondato timore di subire delle persecuzioni future 

in caso di rientro nel proprio Paese (cfr. supra consid. 5.2.3). Di conse-

guenza, ci si esime dall’analizzare se vi siano degli elementi soggettivi di 

persecuzione, mancando già in specie l’elemento oggettivo della defini-

zione di timore di esposizione a seri pregiudizi, così come sancito 

all’art. 3 LAsi. Le censure vanno pertanto respinte anche su questo punto. 

Da ultimo, la dichiarazione redatta e tradotta dall’interessato (cfr. atto TAF 

n. 5), che riconferma in sostanza i fatti già emersi in sede di audizione, 

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Pagina 9 

deve essere ritenuta una mera asserzione di parte, priva di allegazioni si-

gnificative e pertanto irrilevante ai fini di causa. 

4.4 In sintesi, da una valutazione complessiva delle allegazioni ricorsuali, i 

pregiudizi subiti dal ricorrente non risultano, superare d’intensità le difficoltà 

alle quali la maggior parte delle persone d’etnia curda sono sottoposte (cfr. 

tra le altre la sentenza del Tribunale D-6819/2019 dell'11 marzo 2020 con-

sid. 6.3). Per quanto noto la minoranza curda subisca discriminazioni e altri 

abusi, tuttavia, in generale, tali problematiche non raggiungono – come 

neppure all’occorrenza – l’intensità prevista all’art. 3 LAsi (cfr. tra le altre la 

sentenza del Tribunale D-1972/2023 del 10 maggio 2023 consid. 6 e ulte-

riori riferimenti citati). In queste circostanze, le discriminazioni ed i maltrat-

tamenti subiti dal ricorrente non possono essere qualificati quali seri pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, segnatamente elementi generanti una pres-

sione psichica insopportabile ex art. 3 cpv. 2 LAsi, così come invece soste-

nuto nel suo ricorso 

Ferme queste premesse, l’autorità resistente ha quindi, a giusto titolo, 

omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere l’asilo al ricor-

rente. 

Il Tribunale può dunque esimersi dal passare in rivista le restanti argomen-

tazioni, segnatamente laddove il ricorrente censura la verosimiglianza, ai 

sensi dell’art. 7 LAsi, dei motivi da lui addotti. 

5.  

5.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione 

(art. 44 LAsi). 

5.2 Nella misura in cui il Tribunale ha confermato la decisione della SEM 

relativa alla domanda d’asilo del ricorrente, quest’ultimo non può prevalersi 

del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente 

riconosciuto nell’ambito del diritto internazionale pubblico ed espressa-

mente enunciato all’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 

28 luglio 1951 (RS 0.142.30). 

5.3 L’insorgente non adempie, inoltre, le condizioni in virtù delle quali la 

SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla 

Svizzera ai sensi dell’art. 32 cpv. 1 OAsi 1. Il Tribunale è pertanto tenuto 

per legge a confermare tale provvedimento. 

D-5285/2023 

Pagina 10 

6.  

6.1 Con l’impugnativa in esame, l’insorgente ha evidenziato come non vi 

sarebbero i presupposti per l’esecuzione dell’allontanamento, postulando 

conseguentemente la concessione dell’ammissione provvisoria. A suo dire 

infatti la situazione politica vigente in Turchia renderebbe inammissibile ed 

inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento. 

6.2 Ora, l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 

Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20), giu-

sta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 

cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI). In particolare, l’esecuzione non è possibile se lo stra-

niero non può partire né alla volta dello Stato d’origine o di provenienza o 

di uno Stato terzo, né esservi trasportato (art. 83 cpv. 2 LStrI). Inoltre, l’ese-

cuzione non è ammissibile se la prosecuzione del viaggio del richiedente 

verso lo Stato d’origine o di provenienza o verso uno Stato terzo è contraria 

agli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera (art. 83 

cpv. 3 LStrI), in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 

dicembre 1984 (RS 0.105; di seguito: Conv. tortura). L’applicazione di tali 

disposizioni presuppone, tuttavia, l’esistenza di serie e concrete ragioni per 

ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale 

sarà allontanato, a dei trattamenti contrari alle succitate disposizioni. Infine, 

l’esecuzione non è ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine 

o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo 

in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

6.3  

6.3.1 Nello specifico, gli atti non contengono alcun indizio serio e convin-

cente che renda verosimile (art. 7 LAsi) l’esistenza di un probabile rischio 

che il ricorrente possa subire, una volta rientrato in Patria, un trattamento 

contrario all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura. Anche la situazione ge-

nerale dei diritti dell’uomo vigente in Turchia, non risulta essere attual-

mente ostativa all’ammissibilità dell’esecuzione del suo allontanamento 

(cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-3140/2023 del 28 settembre 

2023 consid. 8.2.2). Posto tutto quanto sopra, ne discende che l’esecu-

zione dell’allontanamento è ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI). 

6.3.2 Va detto inoltre che in Turchia, nonostante il tentativo del colpo di 

Stato avvenuto nel luglio 2016, non vige, ora come prima, un contesto di 

guerra, guerra civile e violenza generalizzata ai sensi dell’art. 83 

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Pagina 11 

cpv. 4 LStrl, riguardante l’integralità del territorio, neppure per gli apparte-

nenti all’etnia curda (cfr. sentenze del Tribunale E-3935/2023 del 26 set-

tembre 2023 consid. 5.3.1, D-3721/2023 del 12 luglio 2023 consid. 9.4.1 

con ulteriori rif. cit.). Tuttavia l’interessato proverrebbe dalla provincia di 

Sirnak (cfr. atto SEM n. 17/12, R16 e R17), la quale si trova in una situa-

zione di violenza generalizzata (cfr. DTAF 2013/2 consid. 9.6), con la con-

seguenza che l’esecuzione dell’allontanamento verso tale provincia è rite-

nuto, in linea generale, inesigibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrl. 

In proposito, occorre quindi esaminare se per l’insorgente esiste una pos-

sibile alternativa interna di domicilio, ragionevolmente esigibile a livello in-

dividuale, al di fuori di Sirnak o delle province colpite dai sismi (cfr. 

DTAF 2013/2 consid. 9.6.1). Nello specifico, il ricorrente possiede un’alter-

nativa interna di domicilio sia ad B._______ che ad C._______, dove risie-

derebbero due sorelle, con le quali intratterrebbe buoni rapporti (cfr. atto 

SEM n. 17/12, R96 e R97). Inoltre e ad ogni buon conto, l’insorgente è 

giovane, in buona salute e vanta una grande esperienza nel settore del 

commercio di (…), ciò che gli permetterebbe di stabilirsi ovunque nel pro-

prio Paese d’origine riuscendo a provvedere al proprio sostentamento. 

Ciò posto, l’esecuzione dell’allontanamento è ritenuta ragionevolmente esi-

gibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

6.3.3 Infine, siccome il ricorrente è in misura d’intraprendere ogni passo 

necessario presso la competente rappresentanza del suo Paese d’origine 

in vista dell’ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio (art. 8 

cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12) non risultano impedimenti sotto 

l’aspetto della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 

cpv. 2 LStrI). 

6.4 Ferme queste premesse, l’esecuzione dell’allontanamento, essendo 

possibile, ammissibile e ragionevolmente esigibile, deve essere confer-

mata. 

7.  

Alla luce di quanto precede, la decisione impugnata della SEM, non es-

sendo lesiva del diritto federale e avendo accertato in maniera esatta e 

completa i fatti giuridicamente rilevanti, va confermata e le censure solle-

vate respinte (art. 106 cpv. 1 lett. a e b LAsi). 

8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.-, che 

D-5285/2023 

Pagina 12 

seguono la soccombenza, vengono poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato 

il 13 febbraio 2024. 

9.  

La decisione non può essere impugnata mediante ricorso in materia di di-

ritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa 

è pertanto definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5285/2023 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.-, sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare è prelevato sull’anticipo spese, del medesimo importo, versato 

dal ricorrente il 13 febbraio 2024. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

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