# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5497ed15-948e-520d-96c7-925b192dceea
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-05-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 23.05.2006 90.2005.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2005-10_2006-05-23.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2005.10

   

  	
  Lugano

  23 maggio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 4 febbraio 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 21 dicembre 2004 (n. 5944), con cui il
  Consiglio di Stato ha approvato alcune varianti del piano regolatore del comune
  di;

  

 

 

viste le risposte:

-    26 marzo 2005 del
municipio di;

-    24 maggio 2005 della
divisione della pianificazione;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI 1 è
proprietaria dei mapp. 363, di 1000 mq, ubicato in località, 1090, di 2880 mq,
posto in località e del mapp. 1163, di 2255 mq, in località. 

 

 

B.  Il piano regolatore del comune di è stato approvato dal Consiglio
di Stato il 5 agosto 1987 ed attribuiva i mapp. 363 e 1163 all’area forestale
ed il mapp. 1090 al territorio senza destinazione specifica. 

 

 

C.    Con decisioni 20 maggio 1998 e 1. dicembre 2003 il Consiglio di
Stato, rispettivamente il dipartimento del territorio, sezione forestale, hanno
approvato l’accertamento del limite del bosco a contatto con la zona
edificabile del comune di. In quella sede il mapp. 363 è stato ritenuto libero
dal bosco (a conferma della decisione di accertamento 8 maggio 2001 del
Consiglio di Stato emessa su richiesta della proprietaria); una fascia del mapp.
1090 e l’intero mapp. 1163 sono stati attribuiti all’area forestale.

 

 

D.    Nella seduta del 25 febbraio 2002 il consiglio comunale ha adottato
alcune varianti di piano regolatore. I fondi in oggetto, per quanto non di
natura boschiva, sono stati assegnati alla zona agricola. Con ricorso 28 giugno
2002 RI 1 si è aggravata contro tale deliberazione davanti al Consiglio di
Stato, chiedendo che i mapp. 363, 1090 e parzialmente 1163 venissero attribuiti
alla zona edificabile. Richiamato l’art. 15 LPT e posto in evidenza che i mapp.
363 e 1090 si trovano in un comparto largamente edificato ed urbanizzato, la
ricorrente ha fondato la propria richiesta con motivi di parità di trattamento
ed ha ricordato che entrambe le particelle non sono idonee all’utilizzazione
agricola. 

 

 

E.  Con risoluzione 21 dicembre 2004 (n. 5944) il Consiglio di Stato
ha approvato la variante di piano regolatore ed ha respinto il ricorso dell’insorgente.
L’Esecutivo cantonale ha ritenuto che non sussistevano validi motivi per attribuire
le particelle all’area edificabile, già sufficientemente dimensionata. La zona
agricola cui erano stati attribuiti i fondi aveva, inoltre, una funzione
rilevante di protezione del paesaggio, in quanto contribuiva a strutturare il
territorio comunale. Vista la natura boschiva del mapp. 1163 il Governo ne ha
escluso la sua attribuzione all’area fabbricabile. 

 

 

F.   Contro
la predetta risoluzione, il 4 febbraio 2005 RI 1 è insorta davanti a questo tribunale,
riproponendo le richieste e le argomentazioni formulate in precedenza. 

 

 

                                  G.   La
divisione della pianificazione territoriale ed il municipio hanno postulato la
reiezione dell’impugnativa.

 

 

H.Il 14 settembre 2005 si sono tenuti l’udienza ed il sopralluogo in
contraddittorio, durante il quale sono state scattate alcune fotografie dei
luoghi, acquisite in seguito agli atti. Le parti si sono riconfermate nelle
rispettive allegazioni e domande. 

 

 

                                    I.   Con
lettera 25 febbraio 2006 la ricorrente ha dichiarato di ritirare l’impugnativa
limitatamente alle contestazioni formulate per il mapp. 1163.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

 

1.La competenza del tribunale è data, il ricorso è tempestivo
(art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa
(art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT). L’impugnativa è dunque ricevibile in
ordine e può essere evasa sulla base degli atti, integrati dalle risultanze del
sopralluogo (art. 18 cpv. 1 PAmm). 

 

 

                                   2.   In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia.
Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto
cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno
un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato
(art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno
potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma
anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità
incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà,
in particolare, che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione
globale degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid.
6b; II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit.,
ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art.
33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano
regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   I piani di
utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori
(art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv.
1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e
protette (art. 14 cpv. 2 LPT).

 

                                         Le zone
edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione
che sono già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente
necessari ed urbanizzati entro 15 anni (lett. b). Di massima un terreno che
adempie queste esigenze va attributo alla zona edificabile a meno che, dopo una
ponderazione globale degli interessi che la legislazione sulla pianificazione
del territorio tende a salvaguardare (cfr. in particolare art. 1 e 3 LPT),
debba venir incluso, parzialmente o totalmente, nel territorio fuori della zona
edificabile (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT
per l'assegnazione di un terreno alla zona edificabile non hanno pertanto un
valore assoluto, ma una portata relativa. Essi rappresentano piuttosto dei
principi generali della pianificazione del territorio, dei punti di
riferimento, che - ancorché soddisfatti - non conducono necessariamente all'attribuzione
del terreno interessato alla zona fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena citata;
inoltre Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. da 25 a 29;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction,
expropriation, Berna 2001, n. 314).

 

                                         Giusta l'art.
16 cpv. 1 LPT (testo modificato il 20 marzo 1998, in vigore dal 1. settembre
2000), le zone agricole servono a garantire a lungo termine la base dell'approvvigionamento
alimentare, a salvaguardare il paesaggio e lo spazio per lo svago o ad assicurare
la compensazione ecologica; esse devono essere tenute, per quanto possibile,
libere da costruzioni, in sintonia con le loro differenti funzioni, e comprendere:
a) i terreni idonei alla coltivazione agricola o all'orticoltura produttiva necessari
all'adempimento dei vari compiti dell'agricoltura; b) i terreni che, nell'interesse
generale, devono essere coltivati dall'agricoltura (cfr. nello stesso senso l'art.
68 cpv. 1 LALPT, testo modificato il 25 febbraio 2003, in vigore dal 1. giugno
2003). Per quanto possibile devono essere delimitate ampie superfici contigue
(art. 16 cpv. 2 LPT).

 

 

                                   4.   Le
varianti promosse dal comune, alla base della risoluzione impugnata, perseguono
diversi scopi (cfr. rapporto di pianificazione, datato ottobre 2001, pag. 2; messaggio
municipale 2 gennaio 2002, n. 468, pagg. 1 e 2). In primo luogo si è voluto attribuire
ad una precisa zona di utilizzazione le aree fino a quel momento assegnate al
territorio senza restituzione specifica o di mantenimento degli insediamenti,
conformemente a quanto indicato dal Consiglio di Stato nella risoluzione 2
settembre 1998 (n. 4062, consid. 2.1.1, pag. 4 e disp. 3). Ritenuto
inoltre che con decisione 20 maggio 1998 (n. 2299) il Consiglio di Stato aveva
approvato l’accertamento del limite del bosco a confine con l’area edificabile,
s’imponeva la necessità di adeguare il perimetro del comparto edificabile ai
nuovi limiti dell’area forestale nonché ai confini di proprietà derivanti dal
nuovo riparto fondiario definito dalla procedura di raggruppamento terreni.
Nell’ambito dei lavori di modifica del piano regolatore il comune ha altresì
voluto aggiornare il piano della rete viaria, rinunciando a parte degli allargamenti
previsti ed inserendo nuovi tracciati, suddividere la zona residenziale in zona
semi estensiva ed estensiva precisandone i contenuti, nonché rivedere ed
aggiornare le NAPR. Per attuare tali scopi l’autorità comunale ha proposto, tra
l’altro, svariati ampliamenti della zona edificabile: in buona parte si è
trattato di correzioni puntuali del limite dell’area fabbricabile che è stata
estesa fino a contatto con quella forestale. In altri casi il comune ha invece
attribuito alla zona residenziale estensiva o semi estensiva singole particelle
o piccoli comparti che in precedenza erano esclusi dall’area edificabile. Pur
condividendo gli scopi summenzionati, il Consiglio di Stato non ha approvato
alcune scelte del comune, in particolare laddove non si trattava di semplici
correzioni del limite della zona edificabile, bensì di veri e propri ampliamenti,
ritenuto che la zona fabbricabile era già sufficientemente dimensionata e che
le estensioni proposte apparivano contrarie ad una funzionale organizzazione e
strutturazione del territorio comunale. 

 

 

                                   5.   5.1. Il
mapp. 363, di 1000 mq, ed il mapp. 1090, di 2880 mq, si trovano in località,
rispettivamente, a sud-est del centro di, verso il comune di. Entrambi i fondi
si trovano a monte della via, con la quale confinano verso est. Il mapp. 1090,
di forma rettangolare, confina a sud con la zona residenziale estensiva (mapp.
1091, pure di proprietà della ricorrente) ed a nord con fondi posti in zona
agricola (mapp. 794, 1848 e 1849), sui quali insistono delle case d’abitazione;
ad ovest una modesta fascia è ricoperta dal bosco. La particella è composta da
un terreno prativo, che scende a balze, coltivato parzialmente con della vigna.
Il mapp. 363 confina a nord ed a sud con fondi posti in zona agricola e ad ovest
con il bosco. Di forma trapezoidale, il fondo, incolto e ricoperto di vegetazione
arbustiva, presenta una pendenza di un certo rilievo. A valle della via, in corrispondenza
del mapp. 1090, si trova una zona residenziale estensiva (mapp. 796, 797, 798, e
la parte bassa dei mapp. 799, 800 e 801), cui fa seguito un’ampia zona agricola.

 

                                         5.2. Con
terreni già edificati in larga misura ai sensi dell’art. 15 lett. a LPT si
intende essenzialmente il territorio costruito in maniera compatta, oltre
eventualmente a singole particelle inedificate al suo interno, direttamente
confinanti con la zona edificabile, in genere già edificate e di superficie
relativamente ridotta; non entrano, di principio, in linea di conto le
costruzioni agricole (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3b;
Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 60 seg.; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit.,
n. 319). In concreto il requisito non è certamente soddisfatto per il
mapp. 363. La visita dei luoghi ha permesso di appurare che questa particella
in un ampio comprensorio verde, nel quale la maggior parte dei fondi risulta
libera da costruzioni (uniche eccezioni: mapp. 362, 385 e 386). La situazione
in cui versa il mapp. 1090 appare invece differente. Questa particella si trova
in effetti tra il limite della zona edificabile ed edificata, a valle (mapp.
1091, di proprietà della ricorrente) e tre mappali edificati a monte (mapp.
794, 1849 e 1848). Determinante appare tuttavia il fatto che queste ultime
particelle non sono state assegnate al territorio edificabile e che, nemmeno,
la ricorrente lo ha chiesto: mancano quindi i presupposti per includere in tale
area la particella della ricorrente in applicazione dell’art. 15 lett. a LPT. Va
inoltre rilevato che l’inserimento dei fondi della ricorrente nella zona
edificabile, già molto diffusa, accentuerebbe l’estensione a macchia d’olio
della stessa e si porrebbe quindi in netto contrasto con gli obiettivi di base
della pianificazione del territorio. 

 

5.3. L’attribuzione dei mappali della ricorrente, anche solo
parziale, alla zona edificabile non risponde, inoltre, ad una prevedibile
necessità di terreni fabbricabili urbanizzati entro 15 anni giusta l’art. 15
lett. b LPT. Secondo il rapporto di pianificazione (cfr. rapporto cit.,
pag. 21), gli abitanti nel comune al 31 dicembre 1999 erano 1062. Il nuovo
piano regolatore permette di accogliere 1630 abitanti e d’incrementare, pertanto,
la popolazione residente del 53.5% (cfr. rapporto cit., pag. 22). Il dimensionamento
della zona edificabile destinata alla residenza è pertanto più che sufficiente
per far fronte alle aspettative di crescita della popolazione del comune nei
prossimi 15 anni (cfr. rapporto cit., pag. 21; risoluzione di approvazione del
Consiglio di Stato, 21 dicembre 2004, cfr. 3.2.1, lett. a, pagg. 11-12). Il calcolo
della contenibilità del piano giunge poi a questi risultati, considerando un grado
di attuazione del 60% (cfr. rapporto cit., pag. 22). Sulla base di un indice di
sfruttamento pari allo 0.4 e considerato che la superficie ancora libera nel
comprensorio edificabile è del 30%, il Governo ha ritenuto più appropriato
applicare un grado di attuazione del 70%. In tal modo la contenibilità del
piano risulta essere di 2853 unità insediative (UI), suddivise in 1855
abitanti, 856 posti turismo e 142 posti lavoro, rispondendo ampiamente alle
previsioni di sviluppo per i prossimi 15 anni. Va peraltro rilevato, insieme
con il Consiglio di Stato, che nei calcoli effettuati dal comune è stato
considerato, per la zona edificabile, un fabbisogno di superficie per UI
piuttosto alto, di 60 mq (cfr. ris. cit., loc. cit.). Il dimensionamento delle
zone edificabili include pure, nelle zone dove è permessa la residenza, 755
posti turismo, di cui la maggior parte consiste in posti letto in residenze
secondarie (cfr. rapporto cit., pag. 21): nulla osta alla possibilità di
sfruttare, in futuro, una parte di questo importante contingente anche a favore
della residenza primaria. 

 

5.4. Poiché i fondi in discussione non possono essere
attribuiti alla zona edificabile, già per assenza dei requisiti di cui all’art.
15 LPT, merita tutela la decisione del Consiglio di Stato di assegnarli – di
conseguenza – alla zona agricola, intesa nel suo senso più ampio, espressamente
sancito ora all’art. 16 LPT, nella versione in vigore dal 1. settembre 2000.
Alla zona agricola deve essere riconosciuto un ruolo multifunzionale, poiché
persegue scopi non solo di politica agraria e fondiaria ma anche obiettivi in
ordine agli insediamenti, quale eccellente strumento di prevenzione
dell’edificazione sparsa, alla protezione dell’ambiente ed a quella del
paesaggio (cfr. messaggio del Consiglio federale concernente la revisione
parziale della LPT del 22 maggio 1996, pubbl. in FF 1996, III, pag. 457 segg.,
pag. 471, con rinvii). Non appare quindi nemmeno necessario approfondire se la
porzione di terreno interessata si presti o meno, ed eventualmente in quale
misura, alla lavorazione agricola. Va ad ogni buon conto rilevato che il
catasto delle idoneità agricole, allestito dalla sezione dell’agricoltura,
assegna al mapp. 1090 un’idoneità alla viticoltura ed allo sfalcio. Quest’area
potrebbe quindi essere assegnata alla zona fabbricabile solo previa
compensazione, a tenore degli art. 8 segg. LTagr: requisito che, in concreto,
fa completamente difetto. Il fatto poi che i fondi sono urbanizzati, non è
decisivo e non conferisce un diritto alla loro attribuzione alla zona edificabile
(DTF 122 II 326 consid. 6; 117 Ia 434 consid. 3g).

 

5.5. Nell’ambito di una ponderazione globale degli interessi
(cfr. consid. 3), va anzitutto rilevato l’interesse generale ad impedire la
formazione di zone edificabili troppo vaste (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3c). In
concreto, un ampliamento della zona residenziale del comune, già generosamente
dimensionata, non appare giustificato, anche se dovesse concernere, come è il
caso in esame, poche unità insediative. Secondo la giurisprudenza, anche le
particelle di modeste proporzioni contribuiscono a definire la zona edificabile
giusta l’art. 15 LPT e non possono pertanto essere trascurate a questo scopo
(cfr. DTF inedita 26 settembre 2001 in re A. V. e llcc, consid. 4c; DTF 116 Ia
236 seg.). Da un’indagine riportata nel rapporto di pianificazione risulta poi
che le zone residenziali del comune sono assai sottosfruttate (cfr. rapporto
cit., pag. 21). È pertanto imprescindibile aumentare la pressione su tali zone
per favorire un loro razionale impiego, anziché ampliarle, con l’effetto di
favorire uno spreco del territorio fabbricabile. Da ultimo, va sottolineata
l’imprescindibile esigenza di salvaguardare sufficienti spazi liberi per le
future generazioni. 

 

5.6. Sulla scorta di queste considerazioni, un’attribuzione
di parte del fondo del ricorrente alla zona fabbricabile deve essere tassativamente
esclusa. 

 

 

6.La ricorrente
lamenta infine una discriminazione in relazione al trattamento riservato ai
fondi confinanti, assegnati alla zona edificabile.

 

Il principio dell'uguaglianza giuridica
ancorato all'art. 8 Cost. esige che la legge e le decisioni d'esecuzione
trattino in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse.

Nell'ambito di provvedimenti pianificatori esso ha una portata necessariamente
limitata. Siccome occorre formare zone, è necessario poterle delimitare, talora
prescindendo da situazioni esistenti. Non è quindi insostenibile trattare
differentemente dal profilo pianificatorio ed edilizio anche terreni analoghi
per conformazione e posizione. L'invocato principio si identifica in sostanza
con il divieto dell'arbitrio: per non essere arbitrario, il provvedimento deve
fondarsi pertanto su criteri pianificatori oggettivi e ragionevoli (RDAT I-2001
n. 49 consid. 5a).

 

                                         Nel presente
caso la non attribuzione dei fondi della ricorrente alla zona fabbricabile è
conforme ai principi che reggono la pianificazione del territorio e merita,
pertanto, tutela. Va inoltre rilevato che i fondi da essa menzionati (mapp. 1092,
1095 e 1099) si trovano in una situazione diversa da quella in cui versa il suo
terreno. Per il mapp. 1092 si è trattato di un semplice adeguamento del limite
della zona edificabile al nuovo margine del bosco; il mapp. 1095 è già
edificato e l’inclusione dell’area non boschiva del mapp. 1099 nella zona
agricola avrebbe creato un illogico vuoto all’interno di un complesso
edificabile. 

 

 

7.La risoluzione impugnata non viola dunque il diritto. L’esclusione
dalla zona edificabile appare, per contro, in armonia con l’ordinamento
pianificatorio sancito a livello federale. 

 

 

8.Il ricorso deve essere respinto. La tassa di giustizia segue la soccombenza
(art. 28 PAmm). 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1’800.- è posta a carico dell’insorgente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  ; 

  . 

  

 

 

 

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                             La
segretaria