# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83498c82-e9b6-5101-86ab-1bb9e0850bab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-07-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.07.2015 32.2014.181
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-181_2015-07-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.181

   

  FC

  	
  Lugano

  21 luglio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 novembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 ottobre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel __________, di professione tipografo, nel gennaio 2014 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI lamentando dolori alla schiena, alle gambe e piedi e
difficoltà nei movimenti superiori del corpo (doc. AI 1).  

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 28 ottobre 2014
(preavvisata il 19 settembre 2014), l’Ufficio AI ha respinto la richiesta
ritenuto come dagli atti acquisiti in sede di istruttoria risultava che il
richiedente era da ritenersi abile nell’abituale attività di tipografo nella
misura dell’80% e in attività adeguate in misura completa (doc. AI 35). 

                               1.3.   L’assicurato
ha inoltrato il presente ricorso, contestando la decisione querelata e producendo
un nuovo certificato del medico curante (I).

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso, confermando
la valutazione medica posta alla base della decisione (VI). Con uno scritto del
15 gennaio 2015 il ricorrente ha ribadito le sue allegazioni postulando nuovi accertamenti
medici (VIII). 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

                                                                                 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto a dei provvedimenti
professionali o ad una rendita.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente
a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., 2007, p. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli
assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%,
a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al
40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo
il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi
essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza
citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique
VSI 2000 p. 84).

                                                                                 

                               2.4.   Nel
caso in esame, ricevuta la domanda di prestazioni, l’Ufficio AI ha dapprima
interpellato i medici curanti. In particolare il dr. __________, generalista,
nel rapporto del 26 febbraio 2014, poste le diagnosi di Sindrome
lombo-vertebrale spondilogena con lombalizzazione di S1, osteocondrosi di
L5/S1, retrolistesi L5/S1 oltre a dolori addominali e colecistolitiasi, ha
allegato copia dei referti specialistici eseguiti e riferito che l’assicurato,
a motivo dei dolori lamentati, aveva cessato nel 2003 l’attività lavorativa, da
ultimo essendo stato attivo come tipografo (doc. AI 11). Sentito il SMR, nell’aprile
 2014 l'Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare a cura del SAM.
Dal referto del 10 settembre 2014 (doc. AI 32) risulta che i periti hanno fatto
capo a consultazioni specialistiche di natura psichiatrica (dr. __________),
reumatologica (dr. __________) e neurologica (dr. __________) e posto le seguenti
diagnosi:

 

" 
(…)

5 DIAGNOSI 

5.1 Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa: Sindrome lombospondilogena cronica con/su: 

osteocondrosi Modic 1 L5-S1, 

-. disfunzione dell'articolazione sacroiliaca ds. 

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:
Nessuna." 

                                         In
merito alla capacità lavorativa hanno concluso:

 

" 
7      VALUTAZIONE  MEDICO-TEORICA
 GLOBALE  •  DELL'ATTUALE CA-

           PACITA'
LAVORATIVA 

L'A. e abile al lavoro nella misura dell'80% (normale
tempo di lavoro con una diminuzione del rendimento del 20%) nelle attività da
ultimo esercitate di tipografo e magazziniere come pure in tutte le attività
pesanti e mediamente pesanti. Per le attività leggere e conformi alle regole di
ergonomia per la schiena, l'A. a. abile al lavoro in misura completa. 

 

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA 

8.1      Capacità di lavoro nell'attività abituale 

8.1.1  A quali deficit funzionali è dovuta
un'eventuale riduzione della capacità lavorativa? 

La diminuzione della capacità lavorativa per le
attività pesanti e mediamente pesanti è dovuta ai problemi a carico della
colonna lombare, che comportano una leggera limitazione nel mantenere in modo
prolungato le posizioni statiche e soprattutto la posizione eretta,
nell'effettuare movimenti molto ripetitivi con il tronco ed in genere nello
svolgimento di tutte le attività pesanti a mediamente pesanti. 

(…)

 

8.1.3  Facendo riferimento all'anamnesi, da
quando (mese e anno) la capacità lavorativa indicata dal perito nell'attività
abituale può essere considerata valida? 

L'incapacità lavorativa nella misura indicata al punto
7 è presente da aprile 2012. 

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE 

9.1      Capacità di lavori in un'attività adeguata 

9.1.1  Quali caratteristiche medico-teoriche dovrebbe
avere un'attività 

adeguata? (nel caso di una malattia fisica
indicare sempre il carico massimo in kg senza limitazioni e se vi sia
un'eventuale difficoltà in favori di precisione) 

Sono considerate attività adatte alle condizioni di
salute dell'A, tutti i lavori leggeri e rispettosi delle regole d'ergonomia per
la schiena. Per la descrizione dettagliata delle limitazioni funzionali e di
carico si rimanda alla valutazione del consulente reumatologo Dr. med. __________,
riportata al capitolo 4.3 ed allegata in originale alle perizia. 

 

9.1.2  Indicare la capacità lavorativa per
attività adeguata, in percentuale oppure in ore al giorno. 

In un'attività lavorativa adatta alle sue condizioni di
salute l'A. è abile al lavoro in modo completo (normale rendimento per il
normale tempo di lavoro). 

 

(…)

 

9.1.3  Facendo riferimento all'anamnesi, da
quand° (mese e anno) la capacità lavorativa indicata dal perito nell'attività
adeguata può essere considerata valida? 

. In un'attività adatta alle sue condizioni di salute
l'A. è sempre stato normalmente able al lavoro. 

 

9.1.4  Esprimersi anche sulla capacità
lavorativa in ambito domestico, facendo riferimento alle diverse funzioni. 

Per l'attività di casalingo l'A. è normalmente abile al
lavoro. (…)" (doc. AI 32)

 

                                         Con
rapporto finale 12 settembre 2014 il dr. __________ del SMR ha avallato la
perizia multidisciplinare, evidenziando in particolare che non erano rilevabili
patologie psichiche o neurologiche di rilevante intensità, ma unicamente un
impedimento reumatologico del 20% per la diagnosi di sindrome lombospondilogena
cronica su osteocondrosi Modic I L5-S1 e disfunzione dell’articolauzione
sacroiliaca destra (doc. AI 34). La capacità lavorativa era quindi da ritenere,
dall’aprile 2012, limitata nella misura del 20% come tipografo, ma integra in attività
leggere e adeguate (doc. AI 34).   

                                         Sulla
base di questi atti medici e dopo aver eseguito il confronto dei redditi,
l’amministrazione ha concluso, mediante il progetto del 19 settembre 2014
dapprima e la decisione del 28 ottobre 2014 dopo, che a fronte di un’incapacità
lavorativa nulla in attività leggere adeguate ne discendeva un grado di
invalidità del 15% insufficiente per la concessione di una rendita (doc. AI
35). 

                                         

                                         In
sede di ricorso l’assicurato ha prodotto un certificato del 26 novembre 2014
del dr. __________, generalista, il quale si è espresso tra l’altro come
segue:   

 

" 
(…)

Le diagnosi cliniche sono di sindrome lombo-vertebrale
spondilogena con lombalizzazione del segmento Si. Dolori addominali in parte
muscolari. 

Già 20 anni fa il sig. RI 1 venne visitato dal prof. __________
per problemi alla colonna lombare. Dal 1977 al 1981 egli svolse un
apprendistato come tipografo e lavora fino al 1984 in questa professione. Poi lavora come magazziniere fino al 1989 avvertendo dolori alla colonna.
I dolori continuano quando lavora in una lavanderia della famiglia nel periodo
93-99. Lavora altri 3 anni in una ditta produttrice di timbri. Dal 2003 non
lavora più: riceve una rendita di assistenza. Si occupa ogni tanto come
allenatore di squadre di calcio. Ciò gli permette di gestire i suoi disturbi. 

Quando lo vedo nel giugno 2012 ha dolori nelle gambe con sensazione di freddo. La mobilità della colonna è ridotta. 

Il 23.6.12 venne eseguita una risonanza magnetica che
mette in evidenza una discopatia L5/S1 con segni degenerativi della
articolazioni fra le vertebre. La fisioterapia praticata, medicamenti antiinfiammatori
non danno risultati soddisfacenti per il paziente. 

Inviato nel servizio di neurochirurgia dell'__________
a __________, il collega esclude un possibile aiuto chirurgico. 

Visitato dal reumatologo dr. __________ di __________,
il sig. RI 1 non ottiene l'aiuto sperato. Alcuni mesi più tardi ci siamo
accordati per una visita presso la clinica __________ di __________. Per i
colleghi i disturbi non tutti spiegabili con le immagini radiologiche e per il
momento non sono necessarie procedure chirurgiche. 

Continuiamo con medicamenti antiinfiammatori, usati in
modo irregolare. Rifiuta di sottoporsi a fisioterapia perché ritenuta
inefficace. La sua vita quotidiana è influenzata dai dolori: bisogno di riposo,cambiamento
di posizione, limitare l'uso della macchina. 

Ci si pone il problema del lavoro in quanto la sua
capacità lavorativa è ridotta. Ritengo la ripresa anche in modo parziale dei
lavori precedentemente esercitati non proponibile. 

Già allora espressi un parere negativo sulla prognosi:
l'attitudine mentale era strutturata, lui giustifica il suo modo di vedere i
problemi e di trovare delle soluzioni. L'idea di provare una attività nel campo
della ristorazione sembrava essere di suo gradimento. 

Questo è il percorso fino all'autunno quando giunge la
decisione in cui gli si riconosce una inabilità lavorativa del 20%. Ciò che
corrisponde a nessun diritto di rendita. In questi mesi non vi sono stati
cambiamenti dello stato di salute tali da giustificare nuovi esami clinici. 

 

(…)

 

La domanda di invalidità è stata seguita da una perizia
pluridisciplinare (spec. medicina interna, neurologia, neurochirurgia e
psichiatria). La perizia tratta unicamente il problema clinico organico. Non
conosco il contenuto di queste valutazioni ma mi sembra che non è stato
considerato un importante disturbo acquisito della personalità. Egli non è in
grado di gestire un colloquio con funzionari, medici e questo indipendentemente
dal contesto. Lui pensa che non può più lavorare, non ha nessuna prospettiva. I
medici che dovrebbero aiutarlo non hanno considerato i suoi mali e le sue
patologie. 

Nei colloqui ad esempio con i servizio sociali vi è un
discorso a senso unico, se non vi è una controparte passiva il tutto si
conclude con un bisticcio. Questo comportamento provoca un risultato negativo. 

Non sono tenuto a definire in modo preciso questo suo
comportamento da un punto di vista clinico e professionale. Le mie valutazioni
non hanno valore se confrontate con lo specialista. Non ho visto nessuna
considerazione del suo stato nelle conclusioni dei periti anche se questo stato
è altrettanto invalidante quanto un mal di schiena.

 

Oltre alle limitazioni delle attività quotidiane dovute
all'incidente al piede, la paziente presenta limitazioni dovute alla patologia
della sfera psichica relative alla sintomatologia depressiva quali sentimenti
di abbandono e di inutilità, idee autosvalutative, dipendenza e immaturità,
idee di rovina nei confronti dei figli in particolare.

 

Le possibilità ché la signora __________ possa
ripristinare parzialmente l'efficienza lavorativa sono ridotte, ma interessanti
se adeguatamente previsto un piano di attività che non superi, temporalmente il
50%.

Questa occasione comporterebbe un supporto terapeutico
e al tempo stesso l'impedimento di ulteriori inquietanti derive psico-fisiche.

Chiediamo pertanto che il caso sia riconsiderato alla
luce di queste opportunità.

Rimaniamo a vostra cortese disposizione per eventuali
ulteriori osservazioni e cordialmente salutiamo." (doc. AI 135/1)

 

                                         In
proposito l’Ufficio AI ha osservato che tale rapporto non apporta alcun nuovo
elemento che non fosse già stato valutato in precedenza e non indica nuove
diagnosi. Inoltre, considerato come il curante stesso affermasse che negli ultimi
mesi non vi erano stati cambiamenti di rilievo dello stato di salute, non ha
ritenuto necessario sottoporlo al vaglio del SMR, rilevato peraltro come il
curante non avesse nemmeno preso conoscenza della perizia del SAM (doc. VI).

                                         

                               2.5.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF
125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, p. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici
regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un
rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato
redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base
delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente
pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_323/2009 del 14
luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti). (…)"

(STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 p. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, p. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nell’evenienza
concreta, questo TCA ritiene che lo stato di salute
dell’assicurato sia stato approfonditamente vagliato dai periti del SAM e non
ha motivo per mettere in dubbio la dettagliata, approfondita e convincente valutazione
multidisciplinare.

                                         

                                         Più
precisamente, per quel che concerne la problematica reumatologica, il ricorrente
è stato valutato dal dr. __________, il quale  - poste le diagnosi di Sindrome
lombospondilogena cronica e osteocondrosi Modic I L5/S1 oltre a disfunzione
dell'articolazione sacroiliaca destra - ha rilevato che l’assicurato presentava
inoltre edemi di alcuni angoli vertebrali anteriori che aprivano una possibile
diagnosi di spondiloartrite. Nell'ambito delle spondiloartriti si osservano
edemi sotiocondrali (lesioni di Anderson) difficili da distinguere da
osteocondrosi Modic I. Trattavasi di un’ ipotesi comunque nettamente in secondo
piano rispetto all'ipotesi degenerativa. Lo specialista ha inoltre rilevato che
l’assicurato aveva un angolo di incidenza pelvico ridotto con una colonna
lombare dritta: trattavasi di una struttura anatomica geneticamente determinate
che predispone alle alterazioni degenerative discali mentre risparmia le articolazioni
intervertebrali. In questo ambito si spiegava dunque lo sviluppo di
un'osteocondrosi Modic I a livello L5/S1 e anche maggiori dolori lombari
rispetto a una persona con una lordosi lombare più pronunciata. Esprimendosi
sulla capacità lavorativa, lo specialista ha concluso che come tipografo,
secondo le modalità con cui il lavoro veniva svolto all'epoca in cui il
paziente era ancora attivo, vi era un'incapacità lavorativa dell'ordine del 20
% da intendersi  come diminuzione del rendimento. Per contro, come tipografo
alle condizioni attuali non vi era un'incapacità lavorativa. Per quanto
riferito all’insorgenza di tale limitazione il perito ha osservato che non era possibile
ricostruire dettagliatamente il decorso, ma che le attuali alterazioni degenerative
lombari si erano sviluppate progressivamente con un’accelerazione del peggioramento
progressivo nell'aprile del 2012. Il perito ha infine osservato che la diminuzione
della capacità lavorativa nell'attività finora svolta era dovuta ai problemi a carico
della colonna lombare, l’assicurato essendo leggermente limitato in posizioni
statiche prolungate e particolarmente erette, movimenti molto ripetitivi con il
tronco e in tutte le attività pesanti a mediamente pesanti. Tuttavia, secondo
il perito l’assicurato era in grado di svolgere a tempo pieno e con pieno
rendimento qualunque lavoro leggero e variato rispettoso delle regole di
ergonomia della schiena ed evitante movimenti eccessivamente ripetitivi con il
tronco. Per contro, in un'attività pesante a mediamente pesante vi era
un'incapacità lavorativa dell'ordine del 20 % (doc. AI 32-13). 

 

                                         Per
quanto riguarda invece il consulto neurologico, il dr. __________ ha negato
la presenza di diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa, rilavando come
l’assicurato a partire dall'aprile-maggio 2012, in misura minore fin dall'età di 23-24 anni, presentasse disturbi caratterizzati da sensazioni
dolorose e tensive a cintura a livello addominale e lombare bilateralmente come
pure discrete parestesie alla punta di entrambi i piedi. Tuttavia l’esame
neurologico dettagliato risultava assolutamente normale, senza indizi oggettivi
in favore di una patologia da parte del sistema nervoso centrale o periferico.
Le caratteristiche dei sintomi erano assolutamente aspecifiche e non facevano
pensare a patologie neurologiche particolari. L’assicurato era quindi da
ritenere pienamente abile al lavoro dal profilo neurologico. 

 

                                         Infine,
dal lato psichiatrico, il perito dr. __________ non ha riscontrato alcuna
affezione psichiatrica, ritenendo di conseguenza l’assicurato pienamente abile
al lavoro dal profilo psichiatrico. Rilevato come l’assicurato mettesse in primo piano la sintomatologia dolorosa e funzionale a carico
dell'apparato locomotore ed escludesse in maniera perentoria, chiara e decisa
ogni possibile elemento o riferimento riconducibile alla sfera psicologica e
mentale, dando la netta impressione di considerare ciò quasi come un segno di
debolezza o almeno di palese incapacità dell'individuo a condurre una vita che
possa ritenersi degna di essere vissuta. Secondo il perito, a parte questa
negazione che appariva più che altro come un meccanismo di difesa volto a
proteggere qualche possibile area di vulnerabilità emotiva legata al passato e
all'insonnia cronica di cui soffriva, l’assicurato non presentava alcuna psicopatologia
maggiore diagnosticabile (doc. AI 32-21)

 

                                         Alla
luce di questi singoli consulti, da considerare approfonditi e ben motivati, effettuata
una discussione plenaria tra i vari specialisti, il SAM ha quindi concluso per 
una capacità lavorativa dell’80% (normale tempo di lavoro con diminuzione
del rendimento del 20%) nell'attività
da ultimo esercitata come tipografo e come magazziniere e in genere nelle attività pesanti e mediamente pesanti, a dipendenza della
diagnosi reumatologica posta dal dr. __________ di sindrome
lombospondilogena cronica, limitazione presente
dall’aprile 2012. Tale diminuzione della capacità
lavorativa per le attività pesanti e mediamente pesanti era dovuta ai problemi
a carico della colonna lombare, che comportano una leggera limitazione nel
mantenere in modo prolungato le posizioni statiche e soprattutto la posizione
eretta, nell'effettuare movimenti molto ripetitivi con il tronco ed in genere
nello svolgimento di tutte le attività pesanti a mediamente pesanti. 

                                         In
attività leggere e variate, rispettose delle regole di ergonomia della schiena
e che non comportino movimenti eccessivamente ripetitivi con il tronco e in genere alle limitazioni funzionali e di carico descritte dal perito
reumatologo Dr. __________, e come casalingo egli era
invece da considerare normalmente abile al lavoro. 

                                         

                                         In
realtà, l’assicurato non contesta la perizia del SAM, ma si limita a sostenere
che la decisione dell’AI non terrebbe conto della sua reale problematica di salute,
senza tuttavia apportare il benché minimo elemento atto a mettere in dubbio la
valutazione multidisciplinare. In sostanza, secondo lui l’ammini-strazione non
avrebbe tenuto conto delle sue effettive condizioni. L’insorgente tuttavia non ha
prodotto, nel corso della procedura amministrativa o in questa sede, documentazione
medica idonea a contraddire la succitata concludente valutazione specialistica
peritale rispettivamente a sostenere e a comprovare un peggioramento delle sue
condizioni rispetto alla valutazione del SAM del 10 settembre 2014. In particolare, con riferimento al certificato del 26 novembre 2014, il dr. __________, confermate
in sostanza le diagnosi reumatologiche poste dal SAM, tralascia di porre nuove diagnosi,
limitandosi in sostanza ad esporre un istoriato dei problemi lamentati sul
piano sia medico che personale dall’assicurato nel corso degli anni, così come
delle indagini mediche esperite, senza esprimersi sulla valutazione del SAM,
che lui stesso dichiara di non aver letto, affermando perfino di sapere che le sue valutazioni “non hanno
valore se confrontate con Io specialista” (doc. I). Con riferimento alla capacità lavorativa egli afferma
unicamente che “ci si pone il problema del lavoro in quanto la sua capacità
lavorativa è ridotta. Ritengo la ripresa anche in modo parziale dei lavori
precedentemente esercitati non proponibile”, senza tuttavia
minimamente sostanziare le ragioni degli impedimenti o precisare la misura dell’incapacità
lavorativa e, come detto,  prendere posizione sulle conclusioni tratte dai
periti del SAM.      

                                         Con
pertinenza l’amministrazione ha in proposito osservato che tale rapporto non apporta quindi alcun nuovo elemento che non sia già stato valutato
in precedenza. Ha inoltre a ragione osservato di non avere ritenuto
necessario sottoporre tale rapporto al SMR in considerazione del
fatto che il medico non indicava nuove diagnosi e che affermava espressamente
che "in questi mesi non vi sono stati cambiamenti
dello stato di salute tali da giustificare nuovi esami clinici” (cfr.
doc. VI). Quanto alla paventata possibile esistenza di “un importante
disturbo acquisito della personalità”, a prescindere dal fatto che il
curante è medico generalista e, quindi, non specialista della materia che qui
interessa e che egli del resto si esime dal porre una diagnosi psichiatrica
poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente
come richiesto dalla giurisprudenza (in proposito cfr. la STF I 384/06 del 4
luglio 2007; I 621/05 del 13 luglio 2006, DTF 130 V 396), va ricordato che
nell’ambito della perizia SAM il ricorrente è stato valutato anche dal punto di
vista psichiatrico dal dr. __________, il quale non ha segnalato alcun problema
psichico rilevante (cfr. sopra consid. 2.4 e 2.6; doc. AI 32).

                                         Ribadite
le riserve che si impongono in materia di attestazioni del medico curante
(anche se specialista; cfr. sopra consid. 2.5; STF 9C_38/2008 del 15 gennaio
2009, 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), e premesso che il solo
fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati), tale attestazione non contiene
elementi clinici nuovi che permettano anche solo lontanamente di ipotizzare
l’intervento di una modifica della situazione valetudinaria rispetto alla
valutazione peritale del SAM o di metterne in dubbio le conclusioni; la differente
valutazione del curante in punto alla capacità lavorativa è peraltro spiegabile
con la diversità degli incarichi assunti (a    scopo di trattamento piuttosto
che di perizia: cfr. STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011) e in ogni modo non è 
manifestamente suscettibile di modificare le conclusioni dell’ammi-nistrazione
che si fondano, come detto, su una dettagliata e approfondita perizia.

 

                                         Di
conseguenza, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze della perizia
SAM, alla quale va conferito pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.5), richiamato
inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp. 57, 551 e 572), il TCA ritiene dimostrato
con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti), che
il  ricorrente sia da considerare abile nella misura dell’80% nelle attività
svolte di tipografo e magazziniere, mentre che in attività leggere e variate e
conformi alle regole di ergonomia per la schiena, egli va ritenuto pienamente
abile. 

 

                                         Infine,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti, come richiesto dal ricorrente
senza tuttavia minimamente comprovare la possibile esistenza di una modifica
delle sue condizioni (doc. VIII).

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 p. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28 consid. 4b;
riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                               2.7.   Per
quel che concerne l’aspetto economico (rimasto peraltro incontestato),
l’Ufficio AI ha proceduto al raffronto dei redditi per determinare il grado di
invalidità (cfr. consid. 2.3). 

                                         Così,
per il reddito da valido l’amministrazione, fondandosi
sui dati statistici (vista la lunga assenza dal lavoro dell’assicura-to), utilizzati cioè i dati salariali evinti dalla tabella TA1 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica e relativi ad una professione che
presuppone qualifiche inferiori (categoria 4) nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, pp. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pp. 47ss.), ha preso in considerazione un importo di fr. 62’414.--, conseguibili
nel 2012 in un’attività semplice e ripetitiva (doc. AI 35). Tale dato - per altro
non contestato - va confermato. 

 

                                         In
merito al calcolo del reddito ipotetico da invalido, conformemente
alla giurisprudenza e come si evince dalla decisione contestata,
l’amministrazione ha pure utilizzato i dati salariali evinti dalla
tabella TA1 per un salario annuo lordo, aggiornato al 2012, sempre di fr. 62’414.-- in un’attività semplice e ripetitiva. L’amministrazione
ha poi ridotto detto valore salariale riconoscendo una riduzione di reddito del
5% per la necessità di effettuare lavori leggeri e di ulteriori 10% per fattori
sociali, quantificando un reddito da invalido di fr. 53’052.--.

                                                                                                                         

                                         Dal
raffronto tra il reddito da valido di fr. 62’414.--
ed il reddito da invalido di fr. 53’052.-- ne è risultato un tasso d’invalidità
non pensionabile del 15% (62’414 - 53’052 x
100 : 62’414), e, quindi, inferiore al grado
minimo pensionabile del 40%, motivo per cui la decisione di
diniego di prestazioni è corretta.

                                         

                                         Essendo
quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa
dell’80% nell’attività precedentemente svolta di tipografo o magazziniere o del
100% in attività adeguate con una corrispondente perdita di guadagno del 15%,
la decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso va respinto. 

                                         All’assicurato va comunque fatto presente che in caso di
peggioramento rilevante delle condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente
documentazione medica, egli potrà in futuro presentare una nuova domanda di
prestazioni. Il presente giudizio non pregiudica infatti eventuali suoi diritti
nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca
successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il
potere cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- andrebbero poste a
carico del ricorrente, il quale tuttavia non lavora e beneficia di prestazioni
dell’assistenza pubblica dal 2003 (doc. AI 10).

                                         

                                         Ai
sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti, cfr. anche
artt. 2 e 3 Lag.). Va da sé che in ambito di esenzione dalle spese necessarie
il presupposto della necessità di un avvocato decade.

 

                                         Il
diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal pagamento
delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura in cui
necessario - il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a con
riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed., art. 13 della Legge sul patrocinio
d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria del 3 giugno 2002 (Lag); Müller,
Grundrechte in der Schweiz, 1999, p. 544).

 

                                         Nel
caso in esame, l’assicurato si trova nel bisogno visto che, come da scritto 13
febbraio 2014 dell’Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento al TCA,
beneficia di prestazioni dell’assistenza pubblica dal 2003 (doc. AI 10). 

                                         Ritenuto
come il ricorso di primo acchito non appariva manifestatamente infondato, il
ricorrente è per il momento eso-nerato dal pagamento delle spese processuali
(STCA 32.2007.13 del 13 febbraio 2008), riservato l'eventuale obbligo di
rimborso, qualora la sua situazione economica  dovesse più tardi migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.
5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   RI
1 è ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

                                   3.   Le
spese di procedura, per complessivi fr. 500.--, sono poste a carico del ricorrente.
Conformemente al consid. 2.8, esse sono per il momento assunte dallo Stato.

                                      

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   La
vicecancelliera

 

giudice Raffaele Guffi                                         avv.
Francesca Cassina-Barzaghini