# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc2ec737-5087-5530-9eeb-a0c6d84bc72b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-27
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 27.10.2005 12.2004.186
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2004-186_2005-10-27.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2004.186

  	
  Lugano

  27 ottobre
  2005/bd

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, vicepresidente,

  Chiesa e Alippi, giudice supplente

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini

  

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.1999.171
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 promossa con petizione 8 marzo
1999 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall’ RA
  1 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall’ RA
  2 

   

  

 

con cui
l'attrice ha chiesto il disconoscimento del debito di fr. 28’448.- oltre
interessi di cui al PE n. __________ dell'UE di __________ e il versamento di
fr. 21'552.- oltre accessori in risarcimento del danno, domande avversate dalla
convenuta che a sua volta ha proposto azione riconvenzionale intesa alla
condanna dell’attrice al pagamento di fr. 43'913,60 oltre accessori a titolo di
pretese contrattuali, contestata dall’attrice, e sulle quali il Segretario
assessore ha statuito con sentenza 11 ottobre 2004, con cui ha parzialmente
accolto la petizione limitatamente al disconoscimento degli interessi di mora
dell’8% dal 26 settembre al 31 dicembre 1997 e del 3% dal 31 dicembre 1997 e ha
respinto l’azione riconvenzionale;

 

appellante
l’attrice che con atto di appello del 26 ottobre 2004 chiede la riforma del
giudizio impugnato nel senso di accogliere integralmente la petizione, con
protesta di spese e ripetibili;

 

mentre
la convenuta con osservazioni del 6 dicembre 2004 propone di respingere il
ricorso, con protesta di spese e ripetibili;

letti
ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,

 

 

Considerato

 

in fatto ed in diritto:

 

                                   1.    AP
1 (ora AP 1) e AO 1 hanno sottoscritto il 19 giugno 1991 una convenzione con
la quale la prima si impegnava a pubblicare 10 numeri annui della Rivista __________,
organo ufficiale della AO 1, mentre quest'ultima si obbligava a fornire il
materiale redazionale entro il 25 del mese precedente la pubblicazione. AP 1
avrebbe sostenuto tutte le spese di pubblicazione e distribuzione, incassando
tutti i proventi pubblicitari e da abbonamento e riversando alla AO 1, in
sostanza, fr. 7'200.- per numero a titolo di contributo redazionale (doc. 1,
inc. EF.98.1710). Le parti hanno sottoscritto il 13 dicembre 1996 una nuova
convenzione, valida retroattivamente dal 1° gennaio 1996 fino al 31 dicembre
1997, il cui tenore ricalca sostanzialmente quello del precedente contratto
(doc. C, inc. EF.98.1710). Il compenso redazionale è stato aumentato a fr.
8'000.- per numero, la consegna del materiale da pubblicare è stata anticipata
al 15 del mese e la AO 1 si è impegnata a fornire entro il 31 dicembre di ogni
anno un piano dei temi per l'anno successivo e l’obbligo di versare ad AP 1 il
canone di abbonamento per tutti i propri soci. La determinazione dei rapporti
di dare e avere tra le parti è spesso stata conflittuale e ha prodotto numerosi
conteggi e copiosa corrispondenza tra le parti. Il 6 agosto 1998 AO 1 ha fatto
spiccare nei confronti di AP 1 il PE n. __________ dell'UE di __________ per l’importo
di fr. 43'913.60 (doc. A). L'opposizione interposta dall’escussa è stata
rigettata in via provvisoria limitatamente a fr. 28'448.- oltre interessi
all'8% dal 26 settembre 1997 dal Pretore di Lugano con sentenza 23 febbraio
1999 (EF.98.01710).

 

 

                                   2.    Con
petizione 8 marzo 1999 AP 1 ha chiesto il disconoscimento del debito di fr.
28'448.- oltre interessi all'8% dal 26 settembre 1997 nei confronti della AO 1
e ha postulato la condanna di quest’ultima al pagamento di fr. 21'552.- oltre
accessori. L’attrice sostiene che non esisterebbe alcuna pendenza per il
periodo 1992-1995 regolato dalla prima convenzione, mentre essa dovrebbe a SIA fr.
28'448.- per il periodo 1996-1997, compensato dai danni ammontanti a circa fr.
50'000.- a lei causati dalla convenuta. In effetti, per i continui ritardi
nella consegna del materiale redazionale AP 1 ha dovuto pubblicare 5 numeri
doppi, invece dei 2 pattuiti, e ha subito un'importante perdita di introiti
pubblicitari e di immagine, imputabile alla AO 1. Di qui la richiesta
dell'attrice di condannare la convenuta al pagamento di fr. 21'552.- oltre
accessori.

 

                                      

                                   3.    Nella
risposta del 20 aprile 1999 AO 1 si oppone alla petizione e adduce che per il
periodo fino alla fine del 1995 le sarebbero dovuti ulteriori fr. 7'200.- poiché
il contributo redazionale relativo a un non meglio precisato numero della
rivista non sarebbe stato pagato, mentre la pubblicazione di soli 7 numeri nel
1997 è dovuta ai problemi di AP 1 nella raccolta di inserzioni pubblicitarie.
Ne consegue che gli introiti da abbonamento devono essere trasmessi a AP 1 solo
in ragione di 7/10. AO 1 ha chiesto in via riconvenzionale il pagamento del suo
credito complessivo di fr. 43'913.60 oltre interessi all'8% dal 26 settembre
1997. La AO 1 contesta inoltre il danno vantato e messo parzialmente in
compensazione da AP 1, ritenute le responsabilità di questa per le mancate
pubblicazioni e l'assenza di prove sull’ammontare del danno. Con la risposta
riconvenzionale AP 1 ha sostanzialmente ribadito le proprie tesi, postulando la
reiezione dell'azione di controparte. Nei successivi allegati scritti le parti
si sono confermate nelle rispettive argomentazioni e domande di giudizio.
Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale,
confermandosi nel contenuto dei loro memoriali conclusivi del 3 e del 12 agosto
2004. 

 

 

                                   4.    Statuendo
l’11 ottobre 2004, il Segretario assessore ha accolto la petizione
limitatamente al tasso degli interessi di mora (5% invece di 8%) e all'inizio
della loro decorrenza (31 dicembre 1997 invece di 26 settembre 1997), e ha
respinto l'azione riconvenzionale. Il primo giudice, sulla base delle
risultanze istruttorie, ha imputato alla convenuta la responsabilità per la
pubblicazione di 7 numeri invece di 10, con la conseguenza che il contributo
redazionale è dovuto solo per 7 numeri, mentre l'importo dell’abbonamento dei
soci AO 1 deve essere versato integralmente a AP 1. Il mancato pagamento di un
contributo redazionale non risulta poi in nessun modo dai conteggi su cui si
sono basate entrambe le parti e, anzi, considerarlo corrisponderebbe a
ammettere la pubblicazione di 11 numeri annui invece dei 10 pattuiti. Per quel
che concerne il danno lamentato da AP 1, il Segretario assessore ha ritenuto
che non è stato dimostrato un rapporto di nesso causale tra i ritardi di
consegna del materiale da pubblicare e il nocumento quantificato in fr.
50'000.-, mentre la diminuzione di introiti pubblicitari risultava da ascrivere
al peggioramento della congiuntura economica intervenuta in quegli anni. 

 

 

5.Con il proprio appello, l'attrice
ribadisce le proprie argomentazioni di prima sede, rilevando in particolare la
correttezza della decisione di primo grado riferita alla quantificazione del
credito della AO 1 e alla responsabilità di quest'ultima. Sulla base di stralci
di varie audizioni testimoniali l'appellante sostiene che sarebbe dimostrata
l'esistenza e l'ammontare del danno. Le audizioni testimoniali avrebbero poi provato
l'esistenza del nesso causale tra le violazioni contrattuali della AO 1 e il
danno patito. I ritardi poi sarebbero degenerati negli anni 1996 e 1997 e, in
assenza di altri fattori concomitanti gravi, costituiscono la causa naturale e
adeguata del danno. L’appellante rimprovera inoltre al Segretario assessore di
aver violato l'art. 78 CPC accertando d'ufficio un fatto (influsso della
congiuntura economica) sollevato da controparte solo in sede conclusionale. 

 

       Con
le proprie osservazioni del 6 dicembre 2004 la convenuta critica la sentenza di
primo grado con riferimento al calcolo del proprio credito nei confronti di AP
1, senza però formulare appello adesivo, e rileva la correttezza della
decisione riferita al credito vantato da AP 1, proponendo la conferma del
giudizio impugnato.

 

 

                                   6.    L’attrice
ha riconosciuto esplicitamente nella propria petizione di dovere alla convenuta
l’importo di fr. 28'448.- (petizione, pag. 7). Le argomentazioni critiche
formulate dalla convenuta nei confronti della sentenza impugnata su questo
punto potrebbero essere di una qualche rilevanza solo nel caso in cui la
contropretesa dell’attrice venisse almeno parzialmente accolta. In quel caso si
imporrebbe di verificare se le ragioni addotte dall'appellata imponessero di
respingere comunque il gravame per motivi diversi da quelli esposti dal primo giudice.
La convenuta ha contestato nella sua risposta (p. 5, considerando 11), seppur
in modo conciso, l'esistenza e l'ammontare della contropretesa vantata dall’editrice
a titolo di risarcimento del danno. In una procedura di disconoscimento di
debito incombe al presunto creditore l'onere della prova dell'esistenza e
dell'ammontare del proprio credito (cfr. tra gli altri Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite
pour dettes et la faillite, Losanna 1999, p. 1310, n. 79 segg. ad art. 83 LEF).
Spettava quindi all’attrice, in una simile procedura, dimostrare l'esistenza
del credito che essa vuole compensare con quello della controparte e del saldo
in suo favore. In questo senso il Segretario assessore non ha fatto altro che
verificare se l’attrice aveva ossequiato il suo onere probatorio, sulla base di
tutte le risultanze di causa. Non si ravvisa quindi alcuna violazione dell'art.
78 CPC.

 

 

                                   7.    Le
audizioni testimoniali e i documenti versati agli atti dimostrano che la convenuta,
tramite il proprio comitato di redazione, ha ripetutamente disatteso gli
impegni di cui ai punti 4 (fornire entro il 31 dicembre 1996 il piano dei temi
per il 1997) e 5 (fornire all'editore il materiale redazionale entro il 15 del
mese che precede quello della pubblicazione) della convenzione 13 dicembre 1996
(doc. C). In particolare l’istruttoria ha confermato l’esistenza di ritardi
nella consegna del materiale redazionale per la parte della rivista dedicata
all’architettura (cfr. deposizioni testimoniali __________, __________, __________
del 4 maggio 2004, __________, __________, del 29 ottobre 2003, __________, del
30 settembre 2003, __________ del 4 luglio 2003). Anche il fatto che l'aumento
dei numeri doppi nel 1997 era da addebitare ai ritardi del comitato di
redazione della AO 1 è stato dimostrato. Il teste __________ ha riferito che "I
numeri della Rivista __________ erano 10 all'anno, durante l'ultimo anno, nel
1997, sono usciti soltanto 7 numeri. In quell'anno infatti abbiamo dovuto
pubblicare 3 numeri doppi che normalmente non venivano pubblicati, a causa di
ritardi nella consegna del materiale di redazione"). Tale
comportamento della convenuta rappresenta una violazione contrattuale ai sensi
dell'art. 97 CO, per cui essa non è riuscita a discolparsi giusta l’art. 97 cpv.
1 CO.

 

 

                                   8.    Occorre
ancora verificare se l’attrice ha dimostrato l'esistenza di un danno derivante
da tale violazione contrattuale e l'ammontare del pregiudizio, laddove vale il
principio secondo cui chi pretende il risarcimento di un danno ne deve fornire
la prova (art. 99 cpv. 3 e art. 42 cpv. 1 CO), nel senso cioè di un calcolo
concreto del pregiudizio economico sofferto (Schnyder, Commentario basilese, 3a
ed., art. 42 CO, n. 2). Solo eccezionalmente il danno di cui non può essere
provato il preciso importo è stabilito dal giudice con prudente criterio, avuto
riguardo all'ordinario andamento delle cose e alle misure prese dal danneggiato
(art. 42 cpv. 2 CO): si tratta in particolare di una facoltà riservata al
giudice, intesa a facilitare la prova del danno (DTF 122 III 221). Essa
tuttavia non offre al preteso creditore la possibilità di formulare richieste
di risarcimento di qualsiasi entità, senza fornire al giudice sufficienti
elementi di valutazione; e ciò proprio poiché si tratta di facilitare un
accertamento e non di esonerare genericamente la parte lesa dal proprio onere
probatorio. Di conseguenza la giurisprudenza esige che la parte interessata
alleghi e provi tutte le circostanze che possono permettere al giudice
l'applicazione della norma in esame, puntualizzando che tali circostanze devono
essere tali da attestare sufficientemente l'esistenza del danno e da rendere
sufficientemente apprezzabile il suo ordine di grandezza, nonché che questi
elementi devono imporsi all'attenzione del giudice con una certa forza
persuasiva. Pertanto, il riconoscimento di un risarcimento del danno presuppone
che il danno preteso non si collochi semplicemente nell'ambito del possibile,
ma appaia - pur approssimativamente - sicuro (DTF 122 III 222).

 

 

                                   9.    In
concreto, al di là di ogni considerazione sulla facoltà del giudice di far
ricorso spontaneamente all'art. 42 cpv. 2 CO, mai invocato espressamente
dall'appellante, il danno allegato dall’attrice si fonda in realtà su elementi
che non possono servire da base per un calcolo esatto del preteso danno, né per
una sua stima secondo il normale andamento delle cose. La nota di addebito
provvisoria (doc. 15/R) enuncia solo la pretesa dell’attrice di un danno di fr.
50'000.- per perdita di introiti pubblicitari e dell’immagine, senza alcun altro
supporto probatorio. L’unica cifra concernente gli introiti pubblicitari
rilevabile dagli atti è stata fatta, in maniera quanto mai approssimativa, dal
teste __________, il quale ha riferito che: "posso dire che nei primi
anni gli introiti pubblicitari per la rivista ammontavano a circa fr. 30'000.-
per numero. Negli ultimi due anni invece gli introiti si erano ridotti a circa
fr. 10/15'000.- per numero" (deposizione del 4 luglio 2003).
Inutilmente si cercherebbe tra l'abbondante documentazione prodotta un
qualsiasi genere di dato contabile relativo a tali introiti. La vaga -
temporalmente e quantitativamente - affermazione del teste avrebbe potuto
essere corroborata e supportata (oppure smentita) da mezzi di prova di ben
maggior momento. In effetti l’attrice avrebbe potuto dimostrare, tramite la
produzione della contabilità, dei contratti, delle fatture, degli estratti
conto, ecc., l'evoluzione delle entrate pubblicitarie durante tutto il periodo
del rapporto contrattuale. Nessun elemento è poi ricavabile dagli atti circa
gli esborsi che l'editrice ha risparmiato con la pubblicazione di 3 numeri in
meno di quelli pattuiti, né tantomeno sulle spese di produzione (impaginazione,
materiale, stampa, raccolta di pubblicità, ecc.) e di distribuzione (personale,
spese postali, di trasporto, ecc.) da lei sopportate per la rivista. 

 

                                          L’istruttoria
ha invece dimostrato che la diminuzione degli introiti pubblicitari era sicuramente
causata dalla congiuntura, come emerge dallo scritto 10 dicembre 1996 di __________
(doc. V), in cui la diminuzione delle entrate pubblicitarie viene imputata ai tempi
economicamente difficili, e dall'audizione di __________ (pag. 2). Del
resto i ritardi della convenuta sono “degenerati” solo nell'ultimo anno (teste __________)
- vale a dire nel 1997 - e hanno pertanto poco o punto influito sui risultati
pubblicitari del 1996. Di qui l'impossibilità di estrapolare dalla riduzione di
entrate pubblicitarie, nemmeno dimostrata dall’attrice, la quota eventualmente
riconducibile ai ritardi del comitato di redazione della convenuta. Al doc. V
era invero allegata una statistica di vendita di spazi pubblicitari sulla
Rivista __________ riferita agli anni 1992-1996, che però non è stata prodotta
agli atti. Del resto il Themenplan sollecitato da __________ il 10
dicembre 1996, è divenuto un obbligo contrattuale per la convenuta solo 3
giorni dopo e unicamente per il 1997, con la sottoscrizione della seconda
convenzione (doc. C, inc. EF.98.1710), contrariamente a quanto riferito dal
teste __________ e ripreso nell'atto di appello (pag. 11). Infine l’appellante non
ha saputo segnalare (né tantomeno dimostrare) un solo caso concreto in cui un
inserzionista avesse interrotto il rapporto contrattuale a seguito dei ritardi
di pubblicazione causati dalla convenuta o almeno avesse reclamato in tal
senso. Visto quanto precede, si deve constatare che l’attrice ha fallito nel
suo onere di dimostrare l'ammontare del danno patito a seguito del
comportamento della convenuta. Venendo meno tale requisito del risarcimento del
danno, si rivela superfluo esaminare l'esistenza dell'ulteriore presupposto del
nesso causale tra la violazione contrattuale e il danno. L'appello deve dunque
essere respinto.                        

 

 

                                10.    Tasse,
spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono pertanto
poste a carico dell’appellante. 

 

 

Per
i quali motivi,

 

richiamati
per le spese l'art. 148 CPC e la LTG,

pronuncia:              1.    L’appello
26 ottobre 2004 di AP 1 è respinto.

 

                                   2.    Gli
oneri processuali consistenti in:

                                          tassa di giustizia                  fr.  700.-

                                          spese                                     fr.    50.-

                                          totale
                                     fr.  750.-

                                          già anticipati
dall'appellante, rimangono a suo carico con l'obbligo di rifondere a
controparte fr. 2'000.- a titolo di ripetibili.

 

                                   3.    Intimazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                          Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La vicepresidente                                                 Il
segretario