# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27a295dc-45f6-541a-b19f-4b1d3a26181e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 18.12.2003 INC.2003.70001
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-70001_2003-12-18.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.70001

  	
  Lugano

  18 dicembre 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Ursula Züblin

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 27/28
  ottobre 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall’__________

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 15 ottobre 2003 della SPP Chiara Borelli in
  materia di prove;

  

 

 

viste le osservazioni 10 novembre
2003 del magistrato inquirente e 7 novembre 2003 della parte civile (rappr.
dall’__________), che postulano la reiezione del reclamo;

 

 

visto, per quanto necessario,
l’inc. MP __________;

 

letti e esaminati gli atti;

 

ritenuto,

 

 

in fatto

 

 

A.

 

 

Nei confronti di __________ il SPP ha promosso
l'accusa per titolo di omicidio colposo (cfr. verb. SPP 16.4.2003, AI 30), in
riferimento all’incidente della circolazione avvenuto il 3 gennaio 2003 a __________,
in __________, che ha coinvolto il reclamante, alla guida del furgoncino Ford
TI __________ ed il ciclista †__________, trasportato all’Ospedale Beata
Vergine dove in seguito è deceduto il 18 gennaio 2003.

 

 

 

 

 

 

B.

 

 

Il 22 aprile 2003 il SPP ha
ordinato un primo deposito degli atti, cui ha fatto seguito la richiesta di __________
di procedere all'allestimento di una perizia per determinare l'esatta dinamica
dell'incidente in questione e di un'altra perizia per accertare le cause che
hanno portato al decesso di †__________, ritenuto che i medici che lo hanno
avuto in cura hanno escluso che il decesso fosse da ricondurre all'incidente,
mentre il dr. __________, medico legale, è giunto a conclusioni opposte.

Con decisione 14 maggio 2003 il
SPP ha accolto unicamente la seconda richiesta e con decreto 17 giugno 2003 ha
nominato quale perito il dr. __________, professore di medicina legale
dell’Università “La Sapienza” di Roma. In particolare, al perito è stato
chiesto di accertare se l'incidente della circolazione del 3 gennaio 2003 fosse
da porsi in nesso causale con il decesso di †__________ ed in caso di risposta
affermativa di indicare per quali motivi tale incidente fosse da porsi in nesso
causale con il decesso (AI 36). 

Ricevuta la perizia, il
magistrato inquirente ha ordinato un secondo deposito atti con specifico
riferimento al suddetto complemento istruttorio.

 

Ha fatto seguito l'istanza 6 ottobre 2003, con la
quale __________ ha chiesto che al dr. __________ venisse formulato il seguente
quesito a titolo di complemento:

 

“Richiamata la
relazione di consulenza tecnica medico – legale di cui all’inc. __________/BC/BC,
dica il perito se l’incidente della circolazione stradale avvenuto il 01.01.03
possa essere condizione idonea e necessaria, rispettivamente sia condicio sine
qua non, per cagionare il decesso di qualsiasi comune individuo, vale a dire,
di persona non presentante l’età e soprattutto le patologie del __________. In altre
parole, precisi il perito se nel caso di specie può sussistere causalità
naturale tra incidente e decesso facendo astrazione delle specifiche condizioni
soggettive della vittima succintamente evidenziate dal perito stesso ai punti 2
e 3 a pag. 12 e 13 della relazione peritale” (cfr. AI 39).

 

 

Con decisione 15 ottobre
2003 il SPP ha respinto la suddetta istanza, rilevando sostanzialmente che “la
perizia redatta dal dott. __________” concernente la causalità naturale tra
incidente e decesso facendo astrazione delle specifiche condizioni soggettive
della vittima “è già sufficientemente esplicita”- avendo il perito
ritenuto che “in definitiva, sulla scorta di tutto quanto in precedenza
espresso, appare evidente che il nesso di causa ad effetto tra il sinistro
stradale del 3.1.2003 e il decesso del __________ appare sostenuto da almeno
due ordini di fattori patogenici: reazioni psichico al trauma (così come
prospettato dal dr. __________), trauma contusivo cranico encefalico con
lesione cerebrovascolare da contraccolpo”, nonché menzionato le particolari
condizioni soggettive di †__________ non quali fattori determinanti esclusivi
del decesso - e che comunque il perito ha evidenziato l'incidente della
circolazione stradale quale condicio sine qua non del decesso.

 

 

C.

 

 

Il 27 ottobre
2003 __________ ha presentato reclamo contro la decisione summenzionata. 

Il reclamante,
dopo aver premesso di non aver partecipato all’assunzione di alcuna delle prove
finora raccolte dal SPP e di non aver potuto porre dei quesiti chiarificatori
al perito incaricato, rileva che sarebbe “doveroso e necessario che il
perito si esprima sulle vere e reali concatenazioni di causa effetto tra
incidente e risultato". In particolare, considerato che ci si
troverebbe infatti confrontati con tre distinte versioni in merito alle cause
del decesso di †__________ - per i medici dell'Ospedale Beata Vergine di
Mendrisio si sarebbe trattato di cause naturali, per il medico legale dr. __________
sarebbe stato lo stress emotivo e per il dr. __________ il trauma cranico e
relative lesioni da contraccolpo - il perito dovrebbe precisare quali sono le
cause che oggettivamente atte a determinare il decesso, distinguendole da
quelle soggettive, nonché precisare perché le altre ipotesi formulate dai
medici della Beata Vergine e dal medico legale siano errate. Nella perizia il
dr. __________ avrebbe espresso, infatti, unicamente "una serie di
cause principali concatenate ad una serie di concause; egli ne fa un insieme
proponendo fattori oggettivi e soggettivi che, congiuntamente, hanno
verosimilmente causato il decesso. Trattasi di un insieme di cause e non certo
condizioni alternative o secondarie come indicato dal SPP. Sotto questo aspetto
il perito dovrà porre i vari distinguibili ponendoli in una catena causale
secondo la quale senza il primo avvenimento, il secondo non si sarebbe
prodotto”. Censura inoltre le motivazioni addotte dal SPP a sostegno
del proprio rifiuto "come scarne, poco fondate e poco logiche o non
conformi al diritto".

 

 

D.

 

 

Con osservazioni 10
novembre 2003 il SPP si è pronunciato per la reiezione del reclamo,
evidenziando che il dr. __________ si è chiaramente espresso sulle cause del
decesso e sulle relazioni causali che hanno portato al medesimo e che di
conseguenza non vi sono chiarimenti da postulare, tanto più che il dr. __________
ha condiviso la relazione causale tra il decesso di †__________ e l'incidente
espressa dal dr. __________. 

 

La parte civile, con
osservazioni 27 ottobre 2003, ritiene che la perizia del dr. __________ sia estremamente
chiara nel ritenere che l’incidente della circolazione è da porsi in nesso
causale materiale con il decesso di †__________ e chiede che il reclamo venga
respinto.

 

Delle ulteriori
argomentazioni si dirà, per quanto necessario, nel seguito.

 

 

Considerato,

 

 

in diritto

 

 

1.

 

 

La legittimazione di __________,
persona nei cui confronti è stata promossa l'accusa per titolo di omicidio
colposo e destinatario della decisione impugnata, è pacifica. Il reclamo,
tempestivo, è quindi ricevibile in ordine.

 

 

2.

 

 

I principi in
base ai quali si deve determinare se la prova debba essere assunta (identici
sia che la decisione avvenga in corso d'istruttoria, sia che avvenga alla
conclusione della stessa e nel termine del deposito degli atti), seppur noti al
magistrato ed ai patrocinatori delle parti, possono essere così riassunti:

 

"Per meritare di essere assunte, le prove
proposte dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP), o in
altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP), devono
rispettare tre concorrenti ordini di considerazione: esse devono essere
motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta
connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i
requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive
conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per decidere se
promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi (dopo
conclusione dell’istruzione formale) se decretare messa in stato d'accusa o
abbandono, sino se del caso a quelle del giudice di merito; per quest’ultima
evenienza, le stesse prove devono essere di difficile produzione al
dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra
l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio
1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR
135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in
re F.M., inc. GIAR 1093.93.5). Se, in particolare per l’accusato, la facoltà di
proporre mezzi di prova è espressione del diritto di essere sentito ai sensi
dell’art. 4 Cost. fed. (ora, art. 8 cpv. 1 della nuova Cost. fed.; v., da
ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del
“fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert, EMRK-Kommentar, 2.
Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6 CEDU), il giudice del
merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in applicazione delle norme
procedurali corrispondenti, a considerare rispettivamente ammettere soltanto
quei mezzi di prova che “nach
seinem richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende Antwort
bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung
nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc. cit., nota 202 ad art. 6
CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii
a DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten
Sachverhalt als genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU
se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la
pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio
al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR
55.98.1 consid. 1). .Non va, inoltre, dimenticato che la fase in cui si colloca
la presente discussione del complemento probatorio in questione è quella 
predibattimentale, finalizzata in primo luogo a permettere alla pubblica accusa
di determinarsi sulle questioni se promuovere l’accusa o meno, indi se deferire
l’accusato alla Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del
procedimento (art. 184 cpv. 1 CPP, rispettivamente artt. 196 cpv. 1 e 198 cpv.
1 CPP combinati). Per costante dottrina e giurisprudenza, invece, l’eventuale
utilità o opportunità della prova proposta nell’ottica del giudice del merito è
elemento a favore della sua assunzione già nella fase predibattimentale
unicamente qualora l’amministrazione di tale prova in sede dibattimentale sia
impossibile, o vi sia concreto rischio che lo diventi."

GIAR 21 giugno 2001 in re C.

 

 

3.

 

 

Tra le prove a
disposizione delle autorità penali inquirenti e giudicanti vi è la perizia
ossia il ricorso all'esperto specifico ogniqualvolta occorre stabilire fatti e
circostanze all'accertamento dei quali siano indispensabili speciali cognizioni
(art. 142 cpv. 1 CPP, nella sostanza ripreso dagli art. 96 cpv. 1 CPP/1942 e 96
cpv. 1 CPP/1993, per cui vale la giurisprudenza anteriore: v. REP 1997 n. 97,
confermata dalla massima in REP 1998 n. 113): nelle cennate prospettive, al
magistrato penale è allora riservata ampia facoltà nella scelta delle prove e
quindi anche in tema di referto peritale, ritenuta comunque e sempre perlomeno
apparenza di utilità e pertinenza in connessione con la fattispecie inquisita,
secondo le imputazioni ed in vista delle conclusioni di competenza del giudice
penale, ed ancora congiuntamente (per riprendere con altre parole il testo di
legge) che determinati fatti non siano ancora chiariti o sufficientemente chiariti
o chiaribili attraverso altri mezzi di prova e che il magistrato non abbia le
specifiche conoscenze professionali per giungere a tali accertamenti (v.
decisione 19 aprile 1995 in re C.J., GIAR 695.94.2, e riferimenti).

 

Come per tutti gli altri
mezzi di prova, le parti possono di principio partecipare attivamente
all’erezione di una perizia, affiancando al perito giudiziario periti propri,
oppure formulando quesiti peritali. Da questi diritti, da esercitare al momento
in cui la perizia viene ordinata, va distinta la facoltà di chiedere
chiarimenti (art. 148 cpv. 1 CPP) o il completamento della perizia (art. 146
cpv. 1 prima frase in fine CPP), che va invece esercitata una volta rassegnata
la perizia giudiziaria.

 

 

4.

 

 

Preliminarmente occorre
rilevare che non vi è stata da parte del SPP alcuna violazione dei diritti del
reclamante. 

Innanzitutto occorre
rilevare che in sede di informazioni preliminari, prima cioè della promozione
dell'accusa e dell'apertura dell'istruzione formale, la facoltà della persona
indiziata di reato di partecipare all'assunzione delle prove non configura un
diritto formale, spetta per contro al magistrato inquirente valutare
l'opportunità della sua presenza già in tale fase, senza che ciò costituisca un
diritto formale a parteciparvi: in concreto, il reclamante non ha mai formulato
alcuna richiesta in tal senso, il SPP ha promosso l'accusa nei suoi confronti
al termine del verbale del 16 aprile 2003, cui è seguito il deposito degli atti
(22 aprile 2003). In secondo luogo occorre evidenziare che con decisione 14
maggio 2003 il magistrato ha accolto l'istanza di complemento istruttorio ex
art. 196 cpv. 1 CPP formulata dal reclamante in data 8 maggio 2003,
limitatamente alla richiesta di procedere ad una perizia medico legale sulle cause
della morte di †__________; preso atto del decreto 17 giugno 2003 di nomina del
perito con contestuale posa dei quesiti peritali, il reclamante è rimasto
silente, né ha interposto reclamo contro la suddetta decisione. 

 

In concreto, il
reclamante, come detto, ritiene che ci si troverebbe confrontati con tre
distinte versioni in relazione alla determinazione delle cause del decesso di †__________:
per i medici di Mendrisio esso sarebbe dovuto a cause naturali, per il medico
legale dr. __________ la causa principale sarebbe da ricercare nello stress
emotivo, mentre per il perito dr. __________ essa sarebbe da ricercarsi nel
trauma cranico e relative lesioni da contraccolpo. 

In particolare, il
reclamante sostiene che la perizia del dr. __________, ritenendo lo stress
emotivo una semplice condizione marginale, avrebbe sconfessato l'ipotesi di
catena causale a suo tempo prospettata dal medico legale __________. 

 

Dagli atti risulta che il dr. __________, sulla base
di quanto esposto e di quanto visionato, ritiene che i fatti si siano svolti in
questo modo:

 

“Il __________
dopo essere caduto dalla bicicletta ha sicuramente riportato un trauma cranico (...)
Questo trauma non ha però determinato l’emorragia cerebrale sinistra. In
effetti il versamento emorragico intracerebrale è stato molto probabilmente
determinato da un rialzo pressorio che ha prodotto una rottura vascolare. In
effetti i soccorritori, poterono misurare una pressione arteriosa massima di mm
160 di mercurio. Quest’emorragia ha poi avuto un decorso clinico sfavorevole
con la comparsa di una broncopolmonite diffusa, insufficienza respiratoria e
morte. Non vi è dubbio sotto il profilo fisiologico che un incidente della
circolazione come quello verificatosi il 3.1.2003 possa produrre una reazione
emotiva da stress con rialzo della pressione arteriosa. Ciò significa che sul
piano medico legale un rapporto di causalità tra l’incidente della circolazione
del 3.1.2003 e la morte del __________ debba essere ammesso secondo la seguente
sequenza: incidente – stress emotivo – rialzo della pressione arteriosa –
rottura vascolare intracerebrale – emorragia intraparenchimale dell’emisfero
cerebrale sinistro – broncopolmonite lombare acuta diffusa – insufficienza
respiratoria terminale acuta – morte” (cfr. verb. SPP 2.4.2003, p. 2 e 3,
AI 28).

 

Da parte sua il dr. __________ ha ritenuto che:

 

“.. il decesso di
__________ appare sostenuto da almeno due ordini di fattori patogenici:
reazione psichico al trauma, così come prospettato dal dr. __________ , trauma
contusivo cranico encefalico con lesione cerebrovascolare da contraccolpo.
Oltre a tali fattori patogenici hanno contribuito al determinismo del decesso,
quali concause preesistenti, una particolare labilità emotiva del ____________________,
l'età avanzata con correlata sclerosi  vascolare, un deficit dei fattori di
coagulazione ematica da epatopatia cronica (…) al trauma psichico ed alla
relativa reazione da stress il dr. __________ ha fatto esplicitamente
riferimento ed ha giustamente posto in nesso causale le conseguenze del trauma
psichico, cioè l’emorragia intracerebrale, con la causa del trauma psichico
stesso, cioè l’incidente”si tratta di una condivisibile seriazione
causale in grado non solo di spiegare al meglio la causa anatomo – patologica
del decesso ma anche di casualmente correlarla al momento di interesse
giuridico e medico legale e ciò l’incidente della circolazione del 3.1.2003
(…) l’incidente della circolazione stradale del 3 gennaio 2003 è stato non
solo condizione idonea e condizione adeguata al decesso del __________, ma deve
essere considerato come condizione necessaria eliminando la quale cioè il
decesso non si sarebbe verificato” (cfr. AI 37 p. 10, 13 e 14).

 

Il dr. __________ non ha dunque sconfessato le
conclusioni del dr. __________ sulla relazione causale, ma le ha soltanto
commentate, nutrendo anche un certo interesse verso una teoria che ha definito “condivisibile”,
ma sicuramente non unica. In particolare, per il dr. __________ si tratta di
una “condivisibile seriazione causale” in grado non solo di meglio
spiegare la causa anatomo patologica del decesso, ma anche di casualmente
correlarla al momento di interesse giuridico e medico legale e cioè l’incidente
del 3.1.2003. 

In sostanza, qualunque sia stato il fattore
scatenante, la reazione da stress, come rilevato dal dr. __________ e dal dr. __________
o il trauma fisico al quale sembra propendere il dr. __________, entrambi i
medici sono d'accordo nel ritenere l’incidente del 3 gennaio quale condicio
sine qua non del decesso di __________. Sia la reazione da stress, peraltro non
rara, sia il trauma fisico sono da ricondurre all’incidente stradale e non si
sarebbero verificate se lo stesso non fosse accaduto. In altre parole, entrambi
i medici hanno ritenuto esservi una causalità naturale - che non presuppone
l'esistenza di una causa unica e diretta (sulla nozione di causalità naturale
cfr. DTF 125 IV 195 e rif. ivi citati; Martin Killias, Précis de droit pénal
général, Berna 2001, ad 412 e ss) - tra l'incidente ed il decesso di †__________.

La perizia del dr. __________, oltre a non avere
affatto "sconquassato" le conclusioni del medico legale, è chiara e
dettagliata in merito alle cause del decesso e alle relazioni causali che hanno
condotto al medesimo: egli, va ribadito, pur tenendo conto delle particolari
condizioni soggettive di †__________, ha comunque indicato nell'incidente del 3
gennaio 2003 la conditio sine qua non del decesso. 

 

Per quanto concerne la richiesta che il perito si
pronunci sulle cause del decesso facendo astrazione dalle condizioni soggettive
della vittima la stessa non corrisponde, così come evidenziato dal SPP, ai
dettami della giurisprudenziali quo alla definizione di nesso di causalità
naturale, non potendosi prescindere dal caso concreto (cfr. DTF 125 IV 195). In
sostanza, il reclamante sembra pretendere che il perito si esprima su una
questione prettamente giuridica, ovvero la sussistenza di un nesso di causalità
adeguato tra il comportamento dell'accusato ed il decesso di †__________. 

 

Giova inoltre osservare che i medici della Beata
Vergine mai sono stati interpellati allo scopo di definire una relazione
causale e che il certificato medico da loro redatto riporta semplicemente
quanto da loro constatato e che la richiesta del reclamante di precisare perché
le ipotesi indicate dai medici della Beata Vergine quali cause del decesso
siano errate, è tardiva, in quanto formulata per la prima volta in questa sede.
In ogni caso il perito ha comunque ampiamente e dettagliatamente spiegato nel
proprio referto i motivi per i quali non condivide le conclusioni di tali
medici.

 

Discende dalle suddette considerazioni che il
complemento istruttorio richiesto non adempie ai requisiti della novità, della
rilevanza e della pertinenza ai fini del procedimento in esame.

Il reclamo va dunque respinto con la presente
decisione definitiva (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP) e con carico delle spese
giudiziarie al reclamante soccombente (art. 39 lett. f TG).

 

 

P.Q.M.

 

 

richiamati i citati articoli di legge

 

 

decide

 

 

1.      Il reclamo è respinto.

 

 

2.      La tassa di giustizia di fr. 250.-- e le
spese di fr. 50.-- sono a carico del reclamante.

 

 

3.      La presente decisione è definitiva.

 

 

4.      Intimazione:

 

 

 

 

 

 

                                                                                giudice
Ursula Züblin