# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e34c9cea-d261-57fd-8021-e4cfe231951a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-04-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.04.2014 D-1848/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1848-2014_2014-04-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-1848/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 7  a p r i l e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Walter Stöckli;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A. _______, nata (…), alias 

B. _______, nata (…), 

Repubblica ceca,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento;  

decisione dell'UFM del 31 marzo 2014 / N (…). 

 

 

D-1848/2014 

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Visto: 

la domanda d'asilo che la ricorrente ha presentato in data 5 dicembre 

2013 in Svizzera; 

i verbali d'audizione del 16 dicembre 2013 (di seguito: verbale 1) e del 

21 gennaio 2014 (di seguito: verbale 2); 

la decisione dell'Ufficio federale della migrazione (di seguito: UFM) del 

31 marzo 2014, notificata personalmente alla ricorrente il medesimo gior-

no (cfr. atto A21/1), con la quale detto Ufficio ha respinto la domanda d'a-

silo senza ulteriori chiarimenti (cfr. art. 40 della legge sull’asilo [LAsi, 

RS 142.31]) ed ha pronunciato l'allontanamento della richiedente dalla 

Svizzera nonché l'esecuzione dell'allontanamento medesimo siccome le-

cita, esigibile e possibile ed ha inoltre indicato che il Consiglio federale ha 

designato la Repubblica Ceca come Stato esente da persecuzioni ai sen-

si dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; 

il ricorso del 4 aprile 2014 (timbro del plico raccomandato: 7 aprile 2014; 

data d'entrata: 8 aprile 2014) contro detta decisione, con il quale la 

ricorrente ha concluso all'annullamento della decisione e alla trasmissio-

ne degli atti di causa all'autorità inferiore per una nuova decisione; ha al-

tresì presentato una domanda di esenzione dal versamento anticipato 

delle presunte spese processuali; 

l'incarto originale dell'UFM, pervenuto a codesto Tribunale in data 

9 aprile 2014; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei 

considerandi che seguono; 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); 

che, fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), in virtù dell'art. 31 LTAF, 

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giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autori-

tà menzionate all'art. 33 LTAF; 

che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi); 

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; 

che la ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un in-

teresse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA) ed è pertanto legittimata ad aggravarsi contro di 

essa; 

che, giusta l'art. 108 cpv. 2 LAsi, entrato in vigore il 29 settembre 2012, il 

termine di ricorso contro le decisioni secondo l'art. 40 LAsi in combinato 

disposto con l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi è di cinque giorni lavorativi; che 

detto termine è stato osservato; 

che i requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 

PA) sono pure soddisfatti; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltan-

to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 LAsi);  

che la richiedente ha dichiarato di essere cittadina ceca e di avere lascia-

to il paese a seguito della mancanza di un lavoro e di un alloggio in Patria 

(cfr. verbale 1, pag. 8; verbale 2, F13-14, pag. 3); che non avrebbe più 

nulla; che dopo essere stata operata allo stomaco per delle ulcere non 

sarebbe più stata in grado di trovare un lavoro e quindi di potersi permet-

tere un alloggio; che la richiedente ha affermato di aver chiesto assisten-

za sociale in Patria; che tuttavia i suoi sforzi sarebbero stati vani; che inol-

tre, nel 2005 avrebbe appreso di essere divorziata dal suo marito tede-

sco;  

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che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi);  

che, stando alle sue dichiarazioni, la richiedente è cittadina ceca; che il 

Consiglio federale ha inserito la Repubblica Ceca nel novero dei paesi 

esenti da persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista 

«Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, UFM, stato: otto-

bre 2012); 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel Pae-

se di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa 

della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato 

gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timo-

re di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); che la definizione 

di rifugiato, così come stabilita all'art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso 

che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona a la-

sciare il proprio Paese di origine o di residenza, quali per esempio le diffi-

coltà derivanti da una situazione di crisi socio-economica (povertà, condi-

zioni di vita precarie, difficoltà a trovare un impiego o un alloggio, redditi 

insufficienti) o dalla disorganizzazione, o dalla mancanza di infrastrutture 

o da problemi analoghi, ai quali ogni persona, nel Paese in questione, 

può essere confrontata;  

che la nozione di persecuzione presuppone un pregiudizio ad opera di 

terze persone; che, pertanto, non rientrano in questa definizione i pregiu-

dizi indipendenti dall'agire umano; che, di conseguenza, le domande di 

protezione fondate unicamente sulla situazione personale del richiedente 

l'asilo, in assenza di agenti esterni di persecuzione, non soddisfano tali 

condizioni; 

che nella querelata decisione l'UFM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d'asilo dell'interessata come non rilevanti in materia d'asilo; che sa-

rebbero infatti il risultato di situazioni sfavorevoli riconducibili a condizioni 

di vita politiche, economiche o sociali di carattere generale di uno Stato; 

che tuttavia non costituirebbero degli indizi di persecuzione; 

che pertanto l'UFM ha concluso che le dichiarazioni dell'interessata 

sarebbero irrilevanti in materia d'asilo; 

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che nel ricorso ella ha contestato la decisione dell'UFM ed ha affermato 

che come lo dimostrerebbero tutti i problemi avuti nel corso della sua vita 

la Repubblica Ceca non sarebbe affatto un Paese sicuro; che, infatti, 

malgrado la Repubblica Ceca sia membro dell'Unione Europea e abbia 

ratificato tutte le convenzioni sui diritti umani, il trattamento ricevuto non 

potrebbe essere paragonato a quello di un Paese veramente democratico 

e rispettoso dei diritti umani; che invero, non avrebbe ricevuto alcuna 

forma di sostegno e di aiuto; che inoltre, la medesima contesta la maniera 

di procedere dell'UFM; che detto Ufficio non avrebbe infatti tenuto conto 

della sua relazione con il suo compagno, anche lui richiedente l'asilo, e 

avrebbe deciso sulla sua domanda d'asilo senza attendere la decisione 

concernente il suo compagno; che infine la decisione dell'UFM non ter-

rebbe conto del suo stato di salute e se dovesse tornare in Repubblica 

Ceca si troverebbe in una situazione disperata;  

che la ricorrente non ha presentato argomenti o prove suscettibili di giu-

stificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui all'impugnata de-

cisione;  

che, come rettamente considerato dall'autorità inferiore, il Tribunale ritie-

ne che le dichiarazioni della ricorrente riguardo i suoi motivi d'asilo siano 

manifestamente irrilevanti;  

che, infatti, la povertà, le condizioni di vita precarie, la difficoltà a trovare 

un impiego o un alloggio o il reddito insufficiente fatti valere dalla ricorren-

te non costituiscono dei motivi rilevanti in materia d'asilo; che tali motivi, 

come manifestamente riconoscibile, non rientrano, in tutta evidenza, nella 

definizione di persecuzione in senso lato; che inoltre si può sottolineare 

che, come rettamente ritenuto dall'autorità inferiore, la ricorrente non ha 

intrapreso tutti i passi possibili per ricevere delle prestazioni sociali; che 

invero, non ha mai fatto valere di fronte alle autorità ceche il suo statuto di 

donna divorziata e dunque sola, elemento certamente fondamentale per il 

riconoscimento di una prestazione sociale; che la ricorrente non si è nep-

pure adoperata per ottenere la decisione di divorzio che la concerne; che 

di conseguenza non è a conoscenza del contenuto di detta decisione e 

non sa se il suo ex-marito sia eventualmente tenuto a versarle qualche 

prestazione finanziaria; che per il resto si rimanda a quanto osservato 

dall'UFM nella decisione impugnata; 

che nemmeno quanto addotto nel ricorso può indurre il Tribunale a una 

diversa valutazione; 

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che di conseguenza, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni della richie-

dente sono irrilevanti ai sensi delle norme in materia di concessione 

dell'asilo, per il che è a giusto titolo che l'UFM ha respinto la sua doman-

da d'asilo;  

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio fede-

rale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'e-

secuzione, tenendo però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM a-

vrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]); 

che per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 LStr 

(RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2);  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'UFM di-

spone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); 

che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ri-

corrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-

sid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in: Ausländerrecht, 2ª ed. 2009, 

n. 11.148 pag. 567 seg.);  

che lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'allontana-

mento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4);  

che la portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del 

divieto di respingimento; che anche altri impegni di diritto internazionale 

della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione dell'allontanamento, 

in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 

1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che l'applicazione di tali disposizioni pre-

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suppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che 

lo straniero possa essere esposto, nel paese verso il quale sarà allonta-

nato, a dei trattamenti contrari alle succitate disposizioni;  

che spetta all'interessato di rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e 

concrete ragioni (DTAF 2008/34 consid. 10); 

che in casu, giova anzitutto ricordare che nella misura in cui codesto Tri-

bunale ha confermato la decisione dell'UFM relativa alla domanda d'asilo 

della ricorrente, quest'ultima non può prevalersi del principio del divieto di 

respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito 

del diritto internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 

Conv. rifugiati; 

che inoltre, non è dato rilevare alcun indizio serio secondo cui l'insorgente 

potrebbe essere esposta, in caso di rimpatrio, al rischio reale e immediato 

(«real risk») di un trattamento contrario alle succitate disposizioni (cfr. 

Sentenza della CorteEDU Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/06); che in altre parole, non sono stati forniti un insieme di indizi, 

oppure presunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e 

concordanti in relazione a un pericolo di esposizione personale ad atti o 

fatti che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate; 

che, in riferimento all'evocata violazione dell'art. 8 CEDU che sancisce il 

diritto al rispetto della vita privata e famigliare, malgrado la dichiarata in-

tenzione della ricorrente di contrarre matrimonio con un cittadino tunisino, 

anch'esso richiedente l'asilo in Svizzera, agli atti non figura la benché mi-

nima prova (cfr. verbale 2, F3 e F7, pagg. 2-3); che oltretutto si evince 

che i due si sarebbero conosciuti unicamente un anno fa (cfr. verbale 1, 

pag. 3; verbale 2, F6, pag. 2); che pertanto, non è stato provato un lega-

me prossimo vero e vissuto, rispettivamente l'esistenza di una relazione 

stabile; che, di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento della ricor-

rente verso la Repubblica Ceca non viola l'art. 8 CEDU; 

che pertanto, in considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allon-

tanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico interna-

zionale nonché della LAsi; 

che nel paese d'origine non vige attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popo-

lazione nella totalità del territorio nazionale che possa portare ad ammet-

tere, per tutti i richiedenti provenienti da questo stato e indipendentemen-

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te dalle circostanze di ogni singolo caso, l'esistenza di un ostacolo  

all'esecuzione dell'allontanamento riconducibile all'art. 83 cpv. 4 LStr in 

relazione all'art. 44 LAsi; 

che, come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito la Repubblica 

Ceca nella lista dei «Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LA-

si e da allora si è attenuto a questa valutazione nell'ambito delle periodi-

che verifiche giusta l'art. 6a cpv. 3 LAsi; 

che quo alla situazione personale dell'insorgente, va rilevato che ella è 

scolarizzata, ha esperienza professionale come insegnante di marketing 

(cfr. verbale 1, pag. 4); che inoltre, ella dispone di un'importante rete so-

ciale in Patria, ritenuto che vi risiedono i suoi tre figli, nonché diversi pa-

renti, zii e cugini (cfr. verbale 1, pag. 5);  

che inoltre non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di sa-

lute che possano giustificare un'ammissione provvisoria senza che da un 

esame d'ufficio degli atti emerga la necessità di una permanenza in Sviz-

zera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2); che invero i pro-

blemi allo stomaco di cui soffrirebbe la ricorrente non sono ostativi all'e-

secuzione dell'allontanamento; che la stessa, a più riprese, ha già ricevu-

to in passato le cure necessarie in Patria;  

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento; 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12); 

che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile; 

che di conseguenza anche in materia di allontanamento e relativa esecu-

zione la querelata decisione va confermata; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricor-

suali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmis-

sione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte; 

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che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di  

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spe-

se ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pen-

dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno ab-

bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di dirit-

to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'UFM e all'autorità can-

tonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: