# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 75c4fb65-b534-5a2a-9d86-9c864a0c0586
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-08-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.08.2023 31.2023.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2023-2_2023-08-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  31.2023.2+3

   

  jv/gm

  	
  Lugano

  21 agosto 2023         

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Jerry Vadakkumcherry, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 31 gennaio e 1. febbraio 2023 di

 

	
   

  	
  1. RI
  1   (inc. 31.2023.2)

     rappr. da:   RA 1  

  e

  2. RI 2   (inc. 31.2023.3)

      rappr. da:   RA 2   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione del 16 dicembre 2022 emanate
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

  

 

 

in relazione alla fallita: FA 1 

 

chiamati in causa:       1. TERZ 1 

                                      rappr. da: RA 3

                                  2. TERZ 2 

 

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  La FA 1, con sede a __________ è
stata iscritta a Registro di commercio l’11 dicembre 1984 (cfr. estratto RC
informatizzato agli atti).

 

                                  RI 1 ha formalmente ricoperto la
carica di membro del CdA con diritto di firma collettiva a due dal 10 febbraio
2006 al 26 novembre 2020, con dimissioni del 4 novembre 2020 con effetto dalla
medesima data (cfr. estratto RC informatizzato agli atti; pubblicazione FUSC
del 26 novembre 2020; verbale del 4 novembre 2020 del CdA della FA 1 e Istanza
di modifica del Consiglio di amministrazione inviata a Registro di commercio il
4 novembre 2020, sub doc. 8).

 

                                  RI 2 ha formalmente ricoperto la
carica di membro del CdA con diritto di firma collettiva a due dal 18 giugno
2010 (cfr. estratto RC informatizzato agli atti e pubblicazione FUSC del 18
giugno 2010) fino al fallimento della società decretato per il 27 maggio 2021 (cfr.
pubblicazione FUSC del 1. ottobre 2021).

 

                          1.2.  La società è stata affiliata alla
Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) quale datrice di lavoro.

 

                                  Non avendo la società versato integralmente
i contributi paritetici, dal 4 marzo 2020 la Cassa ha dovuto diffidarla e dal
25 gennaio 2021 precettarla (inc. 31.2023.3, doc. 3, allegato M1-2).

 

                                  Con decisione del 26 maggio 2021
il Pretore del Distretto di __________ ha pronunciato il fallimento in via
sommaria della società, come accennato per il 27 maggio 2021 (decisione
pretorile sub doc. 5; pubblicazione FUSC del 1 giugno 2021). Il
successivo reclamo della società contro tale decisione è stato respinto con
decisione del 29 luglio 2021 della CEF (inc. 31.2023.2, doc. 3, allegato C; pubblicazione
FUSC del 6 agosto 2021).

 

                          1.3.  Con scritto del 4 ottobre 2021 la
Cassa ha insinuato all’UF di __________ un credito (in 2a classe) di
complessivi fr. 211'289.45 relativo ai contributi paritetici insoluti per gli
anni 2020 (fr. 142'469.75) e 2021 (fr. 41'680.00) e per i contributi paritetici
riconducibili ai salari non percepiti (fr. 27'139.70) (scritto del 30 dicembre
2021 della Cassa all’UF di __________, inc. 31.2023.2, sub doc. 8,
rispettivamente inc. 31.2023.3, sub doc. 6).

 

                                  Alla richiesta dell’8 giugno 2022
della Cassa circa la potenziale tacitazione del credito insinuato, l’UF di __________
le ha comunicato che non erano previsti dividendi per i creditori di 2a classe,
considerato che al 26 ottobre 2022 le notifiche in 1a classe erano di
complessivi fr. 794'979.32 e quelle in 2a classe di complessivi fr. 238'510.60
(scritti del 9 giugno e del 26 ottobre 2022 dell’UF di __________ alla Cassa, inc.
31.2023.2 e 31.2023.3, doc. 3, allegati A, B1-2).

 

                          1.4.  Constatato di avere subito un danno
per complessivi fr. 211’289.45,
con decisione del 16 settembre 2022, confermata con decisione su opposizione del
16 dicembre 2022, la Cassa ha chiesto a RI 1 – in via solidale con __________, TERZ
2, RI 2 ed TERZ 1 – il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 98'461.70 (poi
ridotti a fr. 97'477.70
a seguito dell’accredito della ridistribuzione della tassa sul CO2)
a titolo di contributi paritetici non soluti dalla società fallita per il
periodo gennaio-settembre 2020 (inc. 31.2023.2, docc. 1 e 3).

 

Con un’altra decisione del 16
settembre 2022, confermata con decisione su opposizione del 16 dicembre 2022,
la Cassa ha chiesto a RI 2 – in via solidale con __________ e TERZ 2 per
analogo periodo ed importo e con RI 1 ed TERZ 1 limitatamente a fr. 98'461.70
(poi ridotti, come detto, a fr. 97'477.70) – il risarcimento ex art. 52 LAVS di
complessivi fr. 211'289.45 (poi
ridotti a fr. 210'275.45 a seguito dell’accredito della ridistribuzione della
tassa sul CO2) per contributi paritetici non soluti dalla società
fallita per il periodo gennaio 2020-maggio 2021 (inc. 31.2023.3, docc. 1 e 3).

 

                          1.5.  RI 1 (rappresentato dall’avv. RA 1)
ed RI 2 (rappresentata dall’avv. RA 2), hanno interposto i tempestivi ricorsi
del 31 gennaio, rispettivamente 1. febbraio 2023 al TCA contro le decisioni su
opposizione, sollevando molteplici censure.

 

                                  RI 1 postula in via cautelare la
sospensione della procedura “sino a definizione dell’inventario dei beni del
defunto †__________ e della procedura di fallimento della spett. FA 1 in
liquidazione”, in via preliminare la chiamata in causa della CE fu __________
e dei suoi singoli membri RI 2 e TERZ 1, nonché di TERZ 2 e, in via principale,
l’annullamento della decisione su opposizione.

                                  Chiede altresì
l’assunzione dei seguenti mezzi di prova:

                                  

" […]

-       Richiamo dell’intero incarto presso CO 1 relativo ai
contributi sociali dovuti da FA 1 in liquidazione;

 

-       Richiamo degli incarti presso CO 1 relativi al
risarcimento danni richiesto nei confronti di fu __________, RI 2, TERZ 1 e/o TERZ
2;

 

-       Richiamo presso l’UF di __________ degli atti di cui
al fallimento di FA 1 in liquidazione (in. __________), in particolar modo
della contabilità di FA 1, della graduatoria e dell’inventario;

 

-       Si chiede che il signor RI 1 (e per esso al suo
rappresentante legale avv. RA 1) sia autorizzato a prendere visione presso l’UF
di __________ della documentazione relativa al fallimento di FA 1 in
liquidazione (inc. __________);

 

-       Audizione/deposizione/interrogatorio delle persone
chiamate in causa.” (inc. 31.2023.2,
I)

 

                                  RI 2, che ha interposto ricorso “per
sé e cautelativamente per la CE fu __________”, postula anch’essa
preliminarmente la sospensione della procedura “sino a chiusura del
fallimento della FA 1 […], rispettivamente sino a regolazione, tra
eredi, della successione fu __________”, la chiamata in causa dell’organo revisore
della società fallita e di tutti gli eredi di __________ e l’annullamento della
decisione impugnata, chiedendo l’assunzione tra l’altro, dei seguenti mezzi di
prova:

 

" […]

-       Ispezione presso Ufficio fallimenti __________ per visione atti
del fallimento della FA 1;

 

-       [Richiamo dei, n.d.r.] documenti di cui alla
procedura di opposizione e dell’intero incarto dalla Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG e dei conteggi relativi:

 

-       [Richiamo dell’, n.d.r.] incarto relativo al
fallimento della FA 1 sia dalla Pretura di __________, sia dall’Ufficio
fallimenti di __________.” (Inc. 31.2023.3, I).

 

                          1.6.  Con ordinanza del 3 febbraio 2023
il TCA ha chiesto all’avv. RA 2 di indicare i nominativi dei membri della CE fu
__________ e di produrre le necessarie procure che lo indicassero quale
rappresentante (inc. 31.2023.3, II).

 

                                  Con scritto del 7 febbraio 2023
l’avv. RA 2 ha precisato che:

 

-      
rappresenta “solo la signora RI 2, vedova del defunto __________
[…] nonché il figlio minorenne nato dal matrimonio” tra i due;

 

-      
in base all’istanza di rilascio del certificato ereditario del 5
dicembre 2022 (allegata) gli eredi legali e testamentari del de cuius risultano
essere la moglie RI 2, ed i figli __________, __________, __________, __________,
TERZ 1 e __________;

 

-      
nel novembre del 2022 TERZ 1 ha presentato al Pretore del Distretto
di __________ istanza (accolta) di beneficio d’inventario nella successione
relitta di __________, deceduto il 30 agosto 2022;

 

-      
la Pretura ha comunicato telefonicamente che alcuni eredi
avrebbero rinunciato all’eredità e che sia l’allestimento dell’inventario che
la ricerca degli eventuali eredi dei rinunciatari erano ancora in corso (inc.
31.2023.3, III+1-2).

 

                          1.7.  Con risposte di causa del 21
febbraio e 6 marzo 2023 la Cassa ha indicato al TCA di aver avviato, oltre che
nei confronti dei ricorrenti, analoghe procedure di risarcimento danni ex art.
52 LAVS anche nei confronti di __________, TERZ 1 e TERZ 2.

                                  Quo alle censure dei ricorrenti,
ad eccezione di alcune puntuali precisazioni, la Cassa ha sostanzialmente
rinviato a quanto illustrato nelle decisioni su opposizione, chiedendone
l’integrale conferma e la reiezione dei rispettivi gravami come pure delle
richieste di sospensione della procedura (inc. 31.2023.2, III; inc. 31.2023.3,
V).

 

                          1.8.  Su richiesta del TCA, la Cassa ha
inviato il 12 marzo 2023 l’incarto relativo alla procedura risarcitoria avviata
nei confronti di TERZ 2 e sfociata nella decisione su opposizione del 16
dicembre 2022, cresciuta incontestata in giudicato, con la quale TERZ 2 è stato
condannato a versare alla Cassa fr. 210'275.45 a titolo di contributi
paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti dalla FA 1 per gli anni 2020 e 2021
(inc. 31.2023.3, VII+1).

 

                          1.9.  Con scritti del 20 e del 30 marzo
2023 RI 1, oltre a contestare integralmente le argomentazioni della Cassa e a
ribadire come nessuna responsabilità ex art. 52 LAVS possa essergli imputata,
ha richiesto l’assunzione di ulteriori mezzi di prova, e meglio:

 

" […]

-       Richiamo dell’intero incarto presso CO 1 relativo ai
contributi sociali dovuti da FA 1 in liquidazione, compresi gli atti di cui
alle procedure di risarcimento danni promosse nei confronti di:

o   […] CE fu __________

[…]

 

-       Richiamo da codesto lod. Tribunale delle procedure di
ricorso (se date) avviate da […]
CE fu __________ […];

[…]

 

-       Audizione/deposizione/interrogatorio delle persone
chiamate in causa, ossia di:

o   CE fu __________ e dei suoi membri singolarmente

o   RI 2 […]

o   TERZ 1 […]

o   TERZ 2 […].”
(inc. 31.2023.2, IX e XI).

 

                        1.10.  Con scritto del 3 aprile 2023 la
Cassa ha osservato che le circostanze addotte da RI 1 negli scritti del 20 e
del 30 marzo 2023 non sono supportate da alcuna prova, configurando mere
allegazioni di parte, mentre per quanto attiene alla richiesta di mezzi probatori
ha comunicato che l’incarto CO 1 era già stato trasmesso all’avv. RA 1 con
e-mail del 25 gennaio 2023. La Cassa ha quindi ribadito la propria posizione
(inc. 31.2023.2, XIII).

 

                        1.11.  Il 6 aprile 2023 il Vicepresidente
del TCA ha decretato la congiunzione delle cause, assegnando alle parti un
termine di 10 giorni per visionare gli incarti e formulare eventuali
osservazioni scritte (inc. 31.2023.2, XVI; inc. 31.2023.3, IX).

 

                        1.12.  Il 6 aprile 2023 il Vicepresidente
del TCA ha decretato la chiamata in causa di TERZ 1 e TERZ 2, assegnando loro
un termine di 10 giorni per visionare tutti gli atti procedurali e determinarsi
nel merito (inc. 31.2023.2, XVII; inc. 31.2023.3, X).

 

                        1.13.  Con scritto del 21 aprile 2023 RI 1
ha preso posizione circa il ricorso di RI 2, contestandone l’asserzione secondo
cui aveva dimissionato nel gennaio 2020. Per il resto, egli ha sostanzialmente
ribadito la propria posizione, allineandosi alle altre tesi e censure della
ricorrente (inc. 31.2023.2, XVIII+1).

                        1.14.  Con scritto del 25 aprile 2023
l’avv. RA 3 ha comunicato al TCA di rappresentare TERZ 1, producendo regolare
procura ed uno scritto con il quale ha esercitato la facoltà di subdelega a
favore dell’avv. __________ (inc. 31.2023.2, XIX+1/2).

 

                        1.15.  Con scritto del 26 aprile 2023
anticipato via fax, l’avv. RA 4 ha comunicato al TCA di rappresentare TERZ 2,
producendo regolare procura in tal senso (XXIII+1).

 

                        1.16.  Il 23 maggio 2023 TERZ 1 ha
comunicato di rimettersi al giudizio del TCA (XXV).

 

                        1.17.  Con scritto del 13 giugno 2023
l’avv. RA 4 ha comunicato di non rappresentare più TERZ 2 (XXVI).

 

considerato                 in diritto

 

                                  in ordine

 

                          2.1.  Legittimazione e rappresentanza
per il ricorso a nome della comunione ereditaria fu __________ (inc. 31.2023.3)

 

                                  Occorre preliminarmente
verificare se RI 2 (che, come accennato, ha dichiarato di interporre ricorso
anche “per sé e cautelativamente per la CE fu __________”, cfr. supra
consid. 1.5.) – e di riflesso il suo patrocinatore – è legittimata a
rappresentare la comunione ereditaria (CE) fu __________, rispettivamente se la
CE può allo stadio attuale essere parte in causa.

 

                                  Dagli atti si evince che __________,
presidente del CdA della FA 1, è deceduto il 30 agosto 2022 (cfr. supra consid.
1.6.; inc. 31.2023.3, doc. 2, allegato D; estratto RC informatizzato agli atti).
La Cassa ha asserito – incontestatamente – di aver emanato il 16 settembre 2022
una decisione di risarcimento ex art. 52 LAVS nei confronti del defunto (inc. 31.2023.3,
doc. 3, p.to 1.).

                                  Nella DTF 119 V 165 (consid. 3c)
il Tribunale federale delle assicurazioni ha constatato che

 

" […]

D'après la jurisprudence, une obligation
résultant d'un acte illicite commis par le de cujus passe aux héritiers qui ont
accepté la succession (ATF 103 II 334 consid. 3). En cas de répudiation et
de liquidation par l'office des faillites, la créance doit être produite dans
la masse en faillite […]. Ces principes s'appliquent également aux obligations
découlant de l'art. 52 LAVS.” (sottolineature del redattore; vedasi
anche STCA 31.2002.45 dell’8 ottobre 2003 in re M.B., con esplicita richiesta
del TCA alla Cassa circa la volontà di quest’ultima di procedere nei confronti
degli eredi dell’organo deceduto pendente procedura).

 

                                  La surriferita giurisprudenza è
stata ribadita e precisata con sentenza del 23 maggio 2003 pubblicata in DTF
129 V 300, dove l’allora TFA aveva stabilito che:

 

" […]

3.1 Nach der
Rechtsprechung geht die Verpflichtung aus einer vom Erblasser begangenen
unerlaubten Handlung auf die Erben über, welche die Erbschaft angenommen haben […].
[…] dieser Grundsatz gelte auch für Schadenersatzpflichten nach Art. 52 AHVG
[…]. Von dieser Regel ausgehend ist es unerheblich, ob der AHV-rechtlich
präsumtiv haftende Erblasser […] vor Erlass einer ihn persönlich ins Recht
fassenden Verfügung stirbt oder der Tod erst nachher eingetreten ist […]. Macht
die Verwaltung nach dem Tod einer Ergänzungsleistungen empfangenden Person die
Rückerstattung zu Unrecht ausgerichteter Versicherungsleistungen geltend,
genügt es sodann für die Rechtswirksamkeit der Verfügung, wenn mit dieser nur
eine einzelne Erbin oder ein einzelner Erbe ins Recht gefasst wurde (BGE
129 V 70). Das Eidgenössische Versicherungsgericht begründete die Änderung der
bisherigen Rechtsprechung, wonach die Verfügung jedem einzelnen Erben
persönlich zu eröffnen war, wenn die Rückforderung erst nach dem Tod des Leistungsbezügers
geltend gemacht wurde, im Wesentlichen damit, dass die Erben Solidarschuldner
sind (Art. 143 Abs. 2 OR in Verbindung mit Art. 603 Abs. 1 ZGB) und nach Art.
144 OR von Gläubigern je einzeln für einen Teil oder auch für das Ganze belangt
werden können […]. Von diesen Grundsätzen abzugehen, wenn die Geltendmachung
eines Schadenersatzanspruches nach Art. 52 AHVG in Frage steht, besteht kein
Anlass.” (sottolineature del redattore).

 

                                  Nella STFA H 36/02 del 10 ottobre
2002 l’allora TFA aveva stabilito che la responsabilità sussidiaria di un
organo ex art. 52 LAVS è limitata ai contributi paritetici scaduti prima del
suo decesso.

 

                                  Nella STF 5A_860 del 9 ottobre
2017 il TF ha stabilito che:

 

" […]

3.3.2. Nach der Rechtsprechung geht die
Verpflichtung aus einer vom Erblasser begangenen unerlaubten Handlung (Art. 41
ff. OR) auf die Erben über, welche die Erbschaft angenommen haben (BGE 103 II
334 E. 3), und gilt dieser Grundsatz auch für die Schadenersatzpflichten nach
Art. 52 AHVG (BGE 129 V 300 E. 3.1; 119 V 168 E. 3c; 96 V 73 E. 1). Im Jahre
2009 hat sich das Bundesgericht eingehend mit der - vom Kantonsgericht
befolgten - Meinung befasst, wonach öffentlichrechtliche Verpflichtungen des
Erblassers ohne spezialgesetzliche Bestimmung nicht auf die Erben übergehen.
Nach Prüfung ist es zum Schluss gelangt, dass die bisherige Rechtsprechung,
wonach die Schadenersatzforderung gemäss Art. 52 AHVG auf die Erben übergeht,
welche die Erbschaft angenommen haben, unverändert weiterzuführen ist
(Urteil 9C 679/2009 vom 3. Mai 2010 E. 3, RtiD 2011 I S. 235). Dabei wird (in
E. 3.6 des erwähnten Urteils) auch in Erinnerung gerufen, dass Art. 52 AHVG
eine Spezialbestimmung innerhalb des Verantwortlichkeitsrechts des Bundes
darstellt, weshalb die dem Verantwortlichkeitsgesetz (VG; SR 170.32) zugrunde
liegenden allgemeinen Rechtsnormen – einschliesslich die für die Haftung für
unerlaubte Handlungen (Art. 41 ff. OR) geltenden Regeln – heranzuziehen sind.
Zuletzt wurde in BGE 140 V 464 E. 4.1 […] bestätigt, dass die
Schadenersatzpflicht gemäss Art. 52 AHVG zu den Rechtspositionen gehört, welche
auf die Erben übergehen. Anlass zur erneuten Prüfung einer Praxisänderung besteht
nicht.” (sottolineature del redattore; per una disamina
critica della pronunzia vedasi Spirig/Eitel, Haftung der Erben für die
Schadenersatzpflicht des Erblassers nach Art. 52 AHVG, in: dRSK, pubblicata il
6 marzo 2018).

 

                                  In
sintesi, l’obbligo di risarcire il danno giusta l’art. 52 LAVS risultante dalla
responsabilità sussidiaria del de cuius quale (ex) organo della persona
giuridica fallita è trasferito agli eredi nella misura in cui non abbiano
rifiutato la successione. In considerazione della responsabilità solidale degli
eredi per i debiti della successione, la Cassa è libera di procedere (con
separate decisioni) nei confronti dei singoli eredi soltanto per una parte del
credito oppure per la sua integralità (in tema vedasi anche STF 9C_646/2012 del
27 agosto 2013 consid.3.2., STCA 31.2022.18+19 del 20 ottobre 2022 consid. 2.1.
e 31.2005.10-11 del 19 ottobre 2006 consid. 2.2.; Bottinelli/Conca
Soldati/Fabbri Pagani/Gianoni/Trisconi Rossetti, La procedura di risarcimento
danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro ex art. 52 LAVS, in: RtiD II 2006, pag. 357 e seg. con molteplici rinvii
giurisprudenziali; Kieser, Alters- und Hinterlassenenversicherung, in:
RBS-Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht 2012, pagg.
338 e 356).

 

                                  In concreto la Cassa ha emanato
una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS nei confronti di __________
successivamente al suo decesso. Il danno di cui alla decisione risarcitoria
costituisce un passivo confluito nella successione. La Cassa non ha (ancora) emanato
separate decisioni di risarcimento nei confronti dei singoli eredi nella loro
qualità di membri della comunione ereditaria (CE) del defunto, riservandosi tuttavia
la facoltà di agire in tal senso in un secondo momento (risposta, p.to 8.2.).
Pertanto, già il fatto che alla ricorrente non è stata notificata una separata
decisione di risarcimento in qualità di membro della CE le preclude la possibilità
di ricorrere (oltre che per sé a titolo di erede) “[…] cautelativamente per
la CE fu __________” (cfr. supra consid. 1.5.). Tale preclusione perdura
fintanto che la Cassa non avrà, se del caso, inviato una decisione di
risarcimento separata ad uno o più membri della CE e quest’ultima non conferirà
ad RI 2 il potere di rappresentanza della CE.

 

                                  Pertanto, nella misura in cui il
ricorso è stato presentato “cautelativamente” anche a nome della CE,
esso va dichiarato irricevibile. Va peraltro sottlineato che, come ammesso
dalla stessa ricorrente, nonostante l’istanza di rilascio del certificato
ereditario del 5 dicembre 2022 e quella di beneficio d’inventario successorio del
novembre 2022, ad oggi non è stato ancora possibile determinare chi sono i
membri della CE, chi tra di essi ha rinunciato alla successione, gli eventuali
eredi dei rinunciatari e tantomeno la massa successoria. In effetti, nonostante
esplicita richiesta da parte del TCA, l’insorgente non ha presentato alcun
potere di rappresentanza conferitagli dalla CE o da singoli membri della stessa
(cfr. supra consid. 1.6.). A tale proposito si rammenta che la giurisprudenza
prevede che è necessario provare su base documentale la linea successoria al
fine di poter determinare chi sono gli eredi (STF 5A_860/2016 del 9 ottobre
2017 consid. 3.4.2., in questa pronunzia l’onere della prova gravava sulla
cassa di compensazione), ciò che in concreto non è avvenuto.

 

                                  Anche per questo motivo la
ricorrente – e di riflesso il suo patrocinatore – non è legittimata a
rappresentare la CE.

 

                                  Stante quanto precede, la
richiesta di chiamata in causa dei singoli membri della CE formulata da RI 1
(cfr. supra consid. 1.5.) va respinta.

 

                                  nel merito

 

                          2.2.  Nella misura in cui i ricorsi
sollevano le medesime censure e argomentazioni, la seguente disamina è riferita
ad entrambi (cfr. infra consid. 2.3.1.-2.3.2.). Per contro, le censure sollevate
solo da un’impugnativa saranno trattate separatamente (cfr. infra consid. 2.4.,
2.5., 2.9.1-2.9.6 e 2.10-2.10.6.).

                                  

                                  In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS
il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando,
intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso
di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni
legali.

                                  La giurisprudenza
(cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la
dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend",
cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur
Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e
adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per
mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid.
5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).

                                  Secondo l'art. 14 cpv. 1 LAVS (e
gli artt. 34 segg. OAVS) al datore di lavoro spetta l’obbligo (di diritto
pubblico) di conteggiare e versare i contributi (Pratique VSI 1994 pag. 108
consid. 7a con riferimenti; DTF 114 V 221). Il venire meno a questo obbligo
costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e
comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid.
2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a e 192 consid. 2a; RCC 1985
pag. 646 consid. 3a e 650 consid. 2).

 

                                  Nell’ipotesi in cui il datore di
lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene
fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi
responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag.
20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al
principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi
dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in
DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di
compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso
in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la
cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi
organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito
del fallimento della società datrice di lavoro.

                                  In questo contesto si situa anche
il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates
nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de
la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la
responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC
1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).
Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società
semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un
danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e
sentenze ivi citate). Va rilevato che il cpv. 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in
vigore il 1. gennaio 2012, prevede che “se il datore di lavoro è una persona
giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le
persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone
sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero
danno”.

                                  Il Tribunale federale ha
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1. gennaio
2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).

 

                          2.3.  Ricorso del 31 gennaio 2023 di RI
1 (inc. 31.2023.2) e ricorso del 1. febbraio 2023 di RI 2 (inc. 31.2023.3)

 

                       2.3.1.  Asserita violazione del principio
di sussidiarietà

 

                                  I ricorrenti censurano la
violazione del principio di sussidiarietà (inc. 31.2023.2, doc. 2 p.to 1. e I,
p.ti 8. e 9.; inc. 31.2023.3, doc. 2, p.ti 3.2. e 9.; I, p.to 3.2.), asserendo
che le decisioni della Cassa emanate nei loro confronti siano premature, visto
che:

 

-      
la procedura di fallimento della società è tutt’ora in corso e,
ad oggi, non è stata depositata la graduatoria, né è stato allestito l’inventario,
ragione per cui non si sa ancora se gli eventuali attivi saranno sufficienti o
meno a tacitare, anche solo parzialmente, gli asseriti crediti di 2a classe;

 

-      
secondo il bilancio provvisorio al 31 dicembre 2020 vi erano
crediti per € 19'453'776.46 e liquidità per €°293'140.22;

 

-      
l’informazione dell’UF di __________ secondo cui non si prevedono
dividendi per i creditori di 2a classe è superficiale e prematura, ritenuto che
la società ha vinto una causa giudiziaria in __________ relativa ad importanti
crediti esigibili, tali da permettere la distribuzione di un dividendo che
dovrebbe tacitare almeno parzialmente i crediti insinuati dalla Cassa;

-      
al momento della comunicazione del 9 giugno 2022 dell’UF di __________
(secondo cui non si prevedono dividendi per i creditori di 2a classe),
quest’ultimo non aveva conoscenza dell’appartamento sito in __________ e di
proprietà della società. L’UF avrebbe inoltre sottovalutato le possibilità di
incasso dei crediti oggetto di procedure all’estero, visto l’esito della
vertenza in __________;

 

-      
la Cassa non ha esaurito tutti i suoi diritti nell’ambito della
procedura di fallimento, potendo tra l’altro chiedere la cessione di crediti o
la realizzazione del citato immobile in __________;

 

-      
dagli estratti della società si evince come al 30 giugno 2022 vi
fossero € 133'650 + € 1'592.18, importi che sarebbero a disposizione della
Cassa nell’ambito della procedura di fallimento;

 

-      
non è dato a sapere se l’UF è a conoscenza anche dei seguenti
conti bancari:

o  
Conto __________ con i saldi al 31.12.2022 di fr. 254'266.90,
rispettivamente 2'353.53 (docc. 3 e 4);

o  
__________ fr. 33'492.49 al 31.12.2022 (doc. 5);

o  
__________ fr. 1'445.04 al 30.12.2022 (doc. 6) e 

o  
__________ € 1'984.16 al 30 novembre 2022 (doc. 7).

 

                                  Come accennato al consid. 2.2.,
sussidiarietà significa che la Cassa deve innanzitutto rivolgersi al datore di
lavoro e, solo nel caso in cui quest’ultimo non può far fronte al suo obbligo
contributivo, potrà procedere sussidiariamente e direttamente contro gli organi
societari. Determinante in tal senso risulta l’irrecuperabilità del credito
contributivo mediante procedura ordinaria ex art. 14 e seg. LAVS a motivo di
perenzione del credito contributivo ex art. 16 LAVS o – come nel caso di specie
– dell’insolvenza del datore di lavoro, ciò che determina l’insorgenza del
danno (DTF 141 V 487 consid. 2.2.
con rinvii giurisprudenziali e dottrinali, 123 V 12 consid. 5b e seg.,121 III
382 consid. 3bb, STCA 31.2022.14 del 26 settembre 2022 consid. 2.3. e 31.2021.18
del 24 gennaio 2022 consid. 2.3.; Frey/Mosimann/Bollinger, op. cit., n. 8 e 21
ad art. 52 LAVS; Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 4a
edizione, Berna 2014, § 23, n. 16 e seg.; Nussbaumer, op. cit., pag. 1075).

 

                                  In casu, conformemente alla
surriferita giurisprudenza e dottrina, con il fallimento della FA 1 del 27
maggio 2021 (cfr. supra consid. 1.1. e seg.) la Cassa ha subito un danno e
rettamente ne ha chiesto in via sussidiaria il risarcimento ex art. 52 LAVS ai
ricorrenti per i rispettivi periodi di carica quali organi della società in
parola (cfr. supra consid. 1.1.).

 

                                  Pertanto, la censura dei
ricorrenti riguardo all’asserita violazione del principio di sussidiarietà non
ha pregio.

 

                                  A ben vedere, le circostanze
addotte dai ricorrenti riguardano, da una parte, la questione se le decisioni
emanate dalla Cassa fossero premature (cfr. infra consid. 2.3.1.1.) e,
dall’altra, quella a sapere se dalla procedura pendente presso l’UF di __________
vi siano attivi sufficienti a tacitare l’asserito danno della Cassa (cfr. infra
consid. 2.3.1.2.).

 

                    2.3.1.1.  A proposito dell’emanazione delle
decisioni di risarcimento, questa Corte può far propria la presa di posizione
della Cassa (inc. 31.2023.2, doc. 3, p.to 6.), che si è riferita a precedenti
pronunzie del TCA (vedi pure STCA 31.2022.4 del 4 aprile 2022 consid. 2.2.):

 

                                         “[…]
secondo la giurisprudenza, […] è sufficiente che la Cassa subisca
un danno parziale per legittimare l’inizio di una procedura ex art. 52 LAVS.
In caso di fallimento […] la Cassa non può tenere in sospeso la
procedura di risarcimento fino al momento in cui conosce l’ammontare esatto del
danno che viene determinato di principio alla chiusura del fallimento e
che, a determinate condizioni, la decisione di risarcimento può essere
stabilita in modo che gli autori del danno siano chiamati a risarcire la
totalità delle somme sottratte alla Cassa. L’Alta Corte, […] avuto
riguardo ad una domanda di sospensione della procedura risarcitoria in
attesa di conoscere l’esito delle trattative in corso, nella STF 9C_195/2009
del 2 febbraio 2010 l’ha ritenuta manifestamente infondata rilevando che
“(…) in caso di incertezza sul dividendo […] è la prassi in
materia ad esigere, per ragioni legate all’osservanza dei termini di
prescrizione [in tema STCA 31.2022.14 del 26 settembre 2022 consid.
2.3., n.d.r.], che la decisione di risarcimento venga formulata in modo
tale che il responsabile sia tenuto al risarcimento della totalità dell’importo
sottratto alla cassa contro cessione di un eventuale dividendo. […] del
resto, corrisponde meglio agli obiettivi del diritto risarcitorio e al senso
di equità fare sopportare all’autore del danno anziché al danneggiato,
l’incertezza sul dividendo finale (DTF 113 V 180 consid. 3b pag. 184) (…)”
(STCA del 19 maggio 2020, inc. 31.2019.22, consid. 2.3. e relativi
riferimenti).” (sottolineature del redattore).

 

                                  Inoltre, in caso di fallimento la
cassa conosce sufficientemente il suo pregiudizio, in via di massima, quando è
informata del suo collocamento nella liquidazione. La cassa ha, di regola,
conoscenza del danno subito nel fallimento del datore di lavoro soltanto al
momento in cui è depositata la graduatoria, e questo anche se è venuto meno il
privilegio dei crediti contributivi nel fallimento (SVR 2002 AHV Nr. 18; DTF
126 V 444). Tale conoscenza può, in presenza di particolari circostanze,
sussistere già prima del deposito dello stato di graduatoria quando ad esempio
la cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad
un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori
della sua classe (DTF 118 V 196, 116 II 162; RCC 1992 p. 504; riguardo al
riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori,
Pratique VSI 1996 p. 167 = DTF 121 V 240; per il caso della sospensione della
procedura di fallimento per mancanza di attivi cfr. anche DTF 126 V 443, 128 V
11; STCA 31.2002.50 del 22 ottobre 2003, 31.2019.13 del 20 gennaio 2010).
Questi principi si applicano anche al fallimento con procedura sommaria poiché
la decisione che dispone la liquidazione sommaria non consente ancora, da sola,
di conoscere il danno (DTF 129 V 193 consid. 2.3. pag. 195 con riferimenti;
STCA 31.2021.12 dell’11 novembre 2021 consid. 2.2., 31.2021.10 del 13 settembre
2021 consid. 2.2., 31.2019.22 del 19 maggio 2020 consid. 2.3.).

                                  La cassa può quindi avviare una
procedura ex art. 52 LAVS non appena viene a conoscenza del danno anche se vi è
incertezza circa il suo ammontare esatto e/o sull’eventuale dividendo. Tale
conoscenza, come accennato, può precedere il deposito della graduatoria, ad
esempio quando l’amministrazione del fallimento comunica alla cassa che nessun
dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe.

                                  

                                  In concreto la Cassa, vista
l’insolvenza del datore di lavoro, dopo aver insinuato all’UF di __________
crediti (in 2a classe) per complessivi fr. 211'289.45, è stata resa edotta
dall’UF di __________ (quale amministratore del fallimento in procedura
sommaria) in due occasioni – il 9 giugno e il 26 ottobre 2022 – che non erano
previsti dividendi per i creditori di 2a classe, considerato che le notifiche
in 1a classe erano di complessivi fr. 794'979.32 e quelle in 2a classe di fr.
238'510.60 (cfr. supra consid. 1.2. e seg.).

 

                                  Visto quanto precede conformemente
alla citata giurisprudenza, la Cassa è venuta a conoscenza del danno il 9
giugno 2022, ossia prima del deposito della graduatoria e dell’inventario
avvenuto il 18 luglio 2023 (pubblicazione FUSC del 18 luglio 2023). Pertanto, le
due decisioni di risarcimento datate 16 settembre 2022 (cfr. supra consid.
1.4.) non sono “premature”.

                    2.3.1.2.  A proposito dell’asserzione secondo
cui vi sarebbero attivi sufficienti a tacitare le pretese risarcitorie della
Cassa, il TCA ricorda innazitutto che se da una parte la procedura davanti al
TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio
devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra, questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 157 consid. 1a, 121 V 204
consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse
ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura
della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover
sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 261 consid. 3b con
riferimenti).

                                  Giova altresì precisare che né la
Cassa né il giudice delle assicurazioni sociali e tantomeno le parti possono
sostituirsi all’UF, quale amministratore della procedura di fallimento in via
sommaria, nella determinazione della massa fallimentare e della sua
composizione (pro multis STCA 31.2022.20 del 28 ottobre 2022 consid. 2.9.). Ciò
significa che le censure afferenti alla procedura di fallimento dovranno essere
formulate nel corso di quella procedura.

 

                                  In concreto l’UF di __________ ha
concesso all’avv. RA 1 la visione dell’incarto relativo al fallimento della FA
1, come peraltro ammesso dal patrocinatore (VII+1, VIII, IX).

                                  Non è dato a sapere se
quest’ultimo abbia effettivamente proceduto a visionare l’incarto del
fallimento. Tuttavia, nelle more della presente procedura egli non ha sollevato
– oltre alle doglianze di cui al consid. 2.3.1. – ulteriori censure circa la
valutazione dell’UF di __________ delle possibilità di tacitare i creditori di
2a classe. È quindi lecito presumere che qualora le determinazioni dell’UF
fossero state inequivocabilmente errate, il citato legale avrebbe sostanziato le
sue censure più diffusamente, ciò che non è accaduto.

 

                                  Circa l’asserzione secondo cui la
Cassa non avrebbe ancora esaurito tutti i diritti di cui potrebbe prevalersi
nell’ambito del fallimento della FA 1 in liquidazione, quali ad esempio la
cessione dei crediti, oltre a rammentare che la Cassa non sostituisce l’UF
nell’amministrazione del fallimento, il TCA rileva che non vi è alcun obbligo
per essa di agire in tal senso (STCA 31.2022.5-6 del 23 maggio 2022 consid.
2.8.2. e 31.2021.15 dell’8 novembre 2021 consid. 2.7.3.).

                                  Riguardo all’appartamento sito in
Croazia, esaminata la documentazione agli atti (doc. 4), questa Corte non può
fare altro che concludere che l’immobile è stato verosimilmente oggetto di un trasferimento
di proprietà a favore della FA 1 per decisione giudiziaria nell’ambito della
procedura d’insolvenza della __________, nulla di più. Non è dunque dato a
sapere – i ricorrenti non avendo né tradotto la documentazione pertinente dalla
lingua croata nella lingua ufficiale del Cantone, né spiegato in modo esaustivo
il contenuto dei documenti ed il contesto giuridico in cui sono stati allestiti
– se l’appartamento è gravato o meno da ipoteche (ciò che sembra essere il
caso, cfr. inc. 31.2023.3, doc. 3, allegato K), eventuali diritti reali ecc., di
modo che non è possibile né accertarne il valore effettivo, né verificare la
correttezza dell’asserzione della Cassa secondo cui “l’incanto dell’immobile
[…] avrebbe dovuto coprire diversi crediti secondo graduatoria,
rispettivamente che il controvalore spettante alla FA 1 di HRK 77'271.38
corrisponderebbe al cambio attuale (03.02.2023: 0.12965) a ca. CHF 10’000”
(inc. 31.2023.2, III, p.to 2.). Oltre a ciò, come detto, non compete alla Cassa
determinarsi su questioni di competenza dell’UF. Stando così le cose, il TCA
non potrebbe neppure ipoteticamente determinarsi sul valore effettivo di tale
bene. Comunque, anche una volta venuto a sapere del menzionato immobile, l’UF
ha confermato che non sono previsti dividendi per la Cassa (doc. 3, allegati B1-2).

 

                                  Discorso analogo va fatto anche per
la causa asseritamente vinta in __________ nei confronti del __________. In
effetti, agli atti, oltre al documento redatto dalla FA 1 indicante tre fatture
insolute dal gruppo __________ per complessivi € 6'900’000, vi è unicamente un
documento redatto parzialmente in arabo e parzialmente in francese, per lunghi
tratti illeggibile e che indica tre fatture (datate 28 e 30 agosto 2017) per
complessivi € 6'900'000 ed una disamina presumibilmente di carattere tecnico delle
prestazioni fornite dalla FA 1. Di prim’acchito sembrerebbe trattarsi di una
perizia esterna ordinata da un tribunale __________, ma non vi è (leggibile)
traccia di una decisione giudiziaria a favore della FA 1. Oltre a ciò, non è
neppure dato a sapere se l’asserita decisione sia cresciuta in giudicato, e
cosa sia stato intrapreso per il recupero dell’asserito credito, ritenuto che esso
– a detta del defunto presidente del CdA – era in essere dal 2018 (inc. 31.2023.3,
doc. 3 allegato I). Conseguentemente, i citati documenti sono in casu
irrilevanti (scritto della FA 1 del 12 luglio 2021 alla CO 1, presunta perizia
del 2020 e documento denominato “Poste aperte al 1. luglio 2021”, sub
doc. 8).

 

                                  Riguardo alla questione se l’UF
di __________ sia o meno venuto a conoscenza dei saldi dei conti bancari
indicati, rispettivamente della contabilità più recente, il TCA ritiene che tale
questione avrebbe dovuto essere tempestivamente chiarita dai ricorrenti,
entrambi rappresentati da legali, conformemente al loro dovere di
collaborazione. Non avendo agito in tal senso nonostante l’UF avesse concesso
la visione dell’incarto fallimentare, gli insorgenti hanno disatteso il loro
dovere di collaborazione, con le conseguenze suevocate.

 

                                  Del resto, come sottolinea
giustamente la Cassa, se la FA 1 avesse davvero avuto la liquidità necessaria
per tacitarne le spettanze, è oltremodo inverosimile che la società sarebbe
fallita per un singolo credito di fr. 51'360 (inc. 31.2023.3, doc. 3, p.to 6.).
A tal proposito, si rileva che l’asserzione di RI 1 secondo cui il fallimento
sia stato il risultato di una gestione superficiale del credito e pendente
trattative con il creditore (inc. 31.2023.2, I, p.to 11.) è irrilevante ai fini
di questa procedura.

 

                                  Questa Corte ritiene dunque
comprovato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nelle
assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6. e 129 V 56 consid. 2.4.) che
gli eventuali attivi realizzabili non sono sufficienti a tacitare (integralmente)
le pretese della Cassa.

                                  Quanto precede rende superfluo il
richiamo dall’UF di __________ dell’incarto relativo alla FA 1 in liquidazione
e un’ispezione presso il citato UF.

                                  

                       2.3.2.  Sospensione della procedura

 

                                  Gli insorgenti hanno chiesto la
sospensione della presente procedura fino alla chiusura della procedura di
fallimento, rispettivamente fino alla regolazione della successione di †__________
(cfr. supra consid. 1.5.).

 

                                  Nel settore del diritto delle
assicurazioni sociali vige il principio di celerità ex artt. 29 cpv. 1 Cost. e
61 cpv. 1 lett. a LPGA secondo cui la procedura dinanzi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita
per le parti. La sospensione della trattazione di una vertenza va ammessa solo
eccezionalmente (STF U 286/05 del 31 gennaio 2007 consid. 5.1.; DTF 130 V 90 =
SVR 2004 IV Nr. 24 pag. 72 consid. 5.; DTF 119 II 386 consid. 1b pag. 389 con
riferimenti).

 

                                  Nella STF 8C_982/2009 del 5
luglio 2010 il TF ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" […]

2.1 Aux termes de l'art. 29 al. 1 Cst., toute
personne a droit, dans une procédure judiciaire ou administrative, à ce que sa
cause soit jugée dans un délai raisonnable. Cette disposition consacre le
principe de la célérité ou, en d'autres termes, prohibe le retard injustifié à
statuer. L'autorité viole cette garantie constitutionnelle lorsqu'elle ne rend
pas la décision qu'il lui incombe de prendre dans le délai prescrit par la loi
ou dans un délai que la nature de l'affaire ainsi que toutes les autres
circonstances font apparaître comme raisonnable (ATF 131 V 407 consid. 1.1 p. 409; 130 I 312 consid. 5.1 p. 331; 129 V 411 consid. 1.2 p. 416 et les arrêts cités)."

 

2.2 Une suspension de procédure comporte le
risque de retarder inutilement la procédure, de sorte qu'elle ne doit être
admise qu'avec retenue - c'est-à-dire lorsqu'elle se fonde sur des motifs
objectifs - eu égard à l'exigence de célérité posée par l'art. 29 al. 1 Cst.
(cf. ATF 130 V 90 consid. 5 p. 95). Selon la jurisprudence, peuvent constituer de
tels motifs le fait de permettre la mise en oeuvre de mesures d'instruction
opportunes (ATF 127 V 228 consid. 2a p. 231) ou d'attendre la décision d'une autre autorité
qui permettrait de trancher une question décisive pour l'issue du litige dans
un délai raisonnable (ATF 119 II 386 consid. 1b p. 389). Une suspension peut également se justifier par
des motifs d'économie de procédure, par exemple pour éviter un enchevêtrement
des procédures et la répétition de mesures d'instruction par les différentes
juridictions saisies (Pra 1996 no 141 p. 473 consid. 3b). Le juge saisi dispose
d'une certaine marge d'appréciation, dont il doit faire usage en procédant à
une pesée des intérêts des parties. Dans les cas limites ou douteux, le
principe de célérité prime (ATF 130 V 90 consid. 5 p. 95). Cela vaut d'autant plus, en droit des assurances
sociales, que l'art. 61 let. a LPGA exige une procédure simple et rapide devant
les tribunaux cantonaux des assurances.”.

 

                                  Nel caso
concreto, gli insorgenti non sono neppure a conoscenza dello stadio della
procedura successoria. La documentazione agli atti permette unicamente di
accertare il decesso del presidente del CdA, l’accoglimento dell’istanza di
beneficio d’inventario presentata da TERZ 1 (figlia del defunto) e quella di
rilascio del certificato ereditario presentata oltre sette mesi fa dall’avv. RA
2 (cfr. supra consid. 1.6.). Proprio quest’ultimo aveva comunicato il 7
febbraio 2023 a questa Corte che l’inventario successorio del defunto non era
ancora stato allestito e che la Pretura stava svolgendo le ricerche per
identificare gli eventuali successori dei rinunciatari (inc. 31.2023.3, III).
Oltre a ciò, è l’avv. RA 2 stesso ad asserire che è “Inutile aggiungere che
i rapporti tra eredi non sono ottimali” (inc. 31.2023.3, III, pag. 2),
ulteriore elemento che non permette di stimare la tempistica per la
determinazione dei cespiti, degli eredi e, quindi, della regolazione della
procedura successoria.

                                  Riguardo alla procedura di
fallimento, va ribadito che essa è di pertinenza esclusiva dell’UF di __________,
il quale ne detta le tempistiche. Alla chiusura della procedura fallimentare
sarà possibile determinare in modo definitivo l’ammontare esatto dell’eventuale
dividendo del singolo creditore. Fino ad allora l’incertezza sull’ammontare
esatto del danno e sull’eventuale dividendo incombe su coloro che hanno causato
il danno, non sul danneggiato, ragione per cui la Cassa, come visto (cfr. supra
consid. 2.3.1.1.), non può attendere fino alla chiusura della procedura
fallimentare, anzi. Un’eventuale eccedenza al termine della procedura di
fallimento potrà essere ceduta agli organi che hanno risarcito più di quanto
dovuto, come previsto dalla costante giurisprudenza (cfr. la già citata STCA
31.2022.4 del 4 aprile 2022 consid. 2.2. con rinvii giurisprudenziali).

 

                                  Richiamata la suevocata
giurisprudenza, visto il margine di apprezzamento di cui il giudice delle assicurazioni
sociali gode, ritenuto che non è neppure possibile stimare la durata della
procedura fallimentare e tantomeno di quella successoria, tutto bene
considerato questa Corte ritiene che nel caso concreto il principio di celerità
sia preponderante rispetto all’interesse dei ricorrenti di voler attendere il
termine della procedura successoria, rispettivamente di quella fallimentare.

 

                                  Circa il fatto che la Cassa non è
tenuta ad attendere l’esito della procedura di fallimento vedasi, oltre alla
citata STCA 31.2022.4 del 4 aprile 2022, le STCA 31.2020.11 del 7 ottobre 2020
consid. 2.2., 31.2019.22 del 19 maggio 2020 consid. 2.3., 31.2018.15 del 18
marzo 2019 consid. 2.2., 31.2018.4-5 del 5 dicembre 2018 consid. 1.5. e 2.3., 31.2000.30
del 14 ottobre 2002 consid. 2.1.).

 

                                  Pertanto, l’istanza di
sospensione della procedura va respinta.

 

                          2.4.  Ricorso del 1. febbraio 2023 di RI
2 (inc. 31.2023.3)

 

                                  Composizione e
ammontare del danno

 

                                  RI 2 contesta la composizione del
danno fatto valere nei suoi confronti, osservando come nei conteggi risultano
computate anche diffide, multe e tassazioni d’ufficio per complessivi fr. 1'740
per il 2020, rispettivamente fr. 900 per il 2021, poste che a mente sua non
possono costituire un danno (inc. 31.2023.3, doc. 2, p.to 4. e I, p.to 4.).

 

                                  Costituiscono elementi del danno
risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del
salariato che quella del datore di lavoro (STF H 166/02 del 28 ottobre 2002
consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI
1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre
2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni
familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis
OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg.
369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STF H 113/00 del 24 ottobre 2000
consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre
1996).

                                  Secondo costante giurisprudenza,
spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti,
salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

                                  Tuttavia va ricordato che, in
applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso
di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del
danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag.
397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

                                  Come rettamente rilevato
dall’insorgente, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa. 

                                  Di tutta evidenza, ciò è avvenuto,
avendo la Cassa allegato alla decisione di risarcimento del 16 settembre 2022 i
conteggi per gli anni 2020 e 2021 dai quali emergono i dettagli dei contributi
paritetici insoluti (fr. 142'469.75 per il 2020 e fr. 41'680 per il 2021) calcolati
sulla base della dichiarazione salariali, come pure quelli calcolati sulla base
dei salari del 2021 non percepiti ma insinuati all’UF di __________ nell’ambito
della procedura fallimentare (fr. 27'139.70), per un importo complessivo di fr.
211'289.45 (cfr. doc. 1, allegati; cfr. anche i conteggi per gli anni 2020 e
2021 sub doc. 6), successivamente ridotti a fr.210'275.45 a seguito dell’accredito della ridistribuzione
della tassa sul CO2 (cfr. supra consid. 1.4.).

                                  

                                  Ne consegue che la Cassa ha debitamente
documentato la sua pretesa.

 

                                  Circa la contestazione della
ricorrente, verificata la congruità dell’ammontare (fr. 1'740) e il motivo
della posta “diffide multe e tassazioni d’ufficio”, questa Corte può far
propria, la presa di posizione della Cassa: “Per quanto attiene alla contestazione
della composizione del danno […] la Cassa sottolinea che la voce “diffide
multe e tassazioni d’ufficio” non è relativa alle multe d’ordine ex art. 91
LAVS, le quali richiedono l’intimazione di una decisione formale, ma che
concerne unicamente le tasse d’intimazione delle diffide ex art. 34a OAVS.
I relativi addebiti sono rilevabili dai dettagli inerenti l’evoluzione
dell’incasso (doc. M1-2; cfr. anche STCA del 1° aprile 2021,
inc. n. 31.2020.24, consid. 2.2). Pertanto, l’ammontare del danno, che comprende
anche le tasse d’intimazione delle diffide ma non multe d’ordine, merita
conferma.” (doc. 3, p.to 9., sottolineature del redattore).

                                  Del resto, nonostante la Cassa le
abbia trasmesso l’intero incarto relativo alla procedura di risarcimento danni
(doc. 6), l’insorgente nel ricorso si è limitata a ribadire che “Dai
conteggi prodotti risultano computate anche diffide, multe e tassazioni
d’ufficio per CHF 1'700.00 per l’anno 2020 e CHF 900.00 per l’anno 2021 che,
salvo prova del contrario, non dovrebbero essere computate. La contestazione
permane malgrado quanto indicato sub consid. 9 della decisione su opposizione
fino a verifica dell’esattezza del computo delle diffide e non delle multe e
che le diffide fossero tutte fondate, ciò che a questo stadio resta contestato
almeno cautelativamente.” (I, p.to 4.).

 

                                  L’insorgente non ha dunque portato
le prove, neppure nelle more del ricorso, che le componenti del danno richiesto
dalla Cassa sono errate.

 

                                  Pertanto l’ammontare del danno
per il quale la Cassa ha emanato la decisione su opposizione va confermato.

 

                          2.5.  Ricorso del 31 gennaio 2023 di RI
1 (inc. 31.2023.2)

                                  

Determinazione ed esigibilità
dei contributi gennaio-settembre 2020

 

                                  Il ricorrente sostiene che i
contributi per i quali la Cassa asserisce di aver subito un danno si
riferiscono a degli acconti e che la massa salariale dovuta per il 2020 non è
ad oggi ancora stata definita, ragione per cui i salari dovuti e quindi i
relativi contributi paritetici per tale periodo dovranno essere determinati
nell’ambito della liquidazione del fallimento della società, non ora. Pertanto,
soggiunge l’insorgente, non è possibile sapere quali siano esattamente e nel
dettaglio i contributi sociali non pagati dalla società e per i quali lo si
vuol rendere responsabile per il danno risarcitorio. A mente del ricorrente la
decisione risarcitoria sarebbe quindi prematura (I, p.ti 10. e 13.).

 

                                  A torto.

 

                                  Come desumibile dalla tabella
dell’evoluzione degli incassi allegata alla decisione su opposizione (doc. 3,
allegato E) e alla risposta di causa (doc. 6), il 16 giugno 2021 è stato
effettuato il conteggio di chiusura per il 2020. I contributi AVS calcolati per
il 2020 ammontavano a fr. 142'469.75 (registrati fr. 186'541.35 a cui sono
stati dedotti i pagamenti effettuati per fr. 44'071.60). Considerando che il
ricorrente era stato in carica fino al 4 novembre 2020 (cfr. supra consid.
1.1.), la sua responsabilità per i contributi paritetici insoluti è (stata)
limitata a fr. 98'461.70 (poi ridotti a fr. 97'477.70, cfr. supra consid. 1.4.) per il periodo
gennaio-settembre 2020, come riscontrabile alle pagine 3 e 4 del citato
documento.

 

                                  Contrariamente all’affermazione
del ricorrente, i contributi paritetici insoluti sono dunque stati determinati
e la la censura dell’insorgente s’appalesa inconferente.

 

                                  Il ricorrente contesta altresì
l’esigibilità dei contributi insoluti relativi al periodo gennaio-settembre
2020 con le seguenti argomentazioni:

 

                                         “[…]
anche qualora si volesse […] considerare l’esistenza di un danno […], si deve
constatare come tale danno non sia riconducibile al periodo durante il quale […]
RI 1 era in carica […]. […] FA 1 ha formulato in data 23.3.2020 […] domanda di
proroga del pagamento dei contributi sociali. La risposta dell’amministrazione,
di data 30.3.2020, è stata negativa […]. La stessa faceva riferimento alla
presentazione della distinta salari anno 2019. Emerge quindi come
l’amministrazione abbia […] confuso la […] richiesta della società, formulata
con riferimento al pacchetto di misure volte ad arginare le conseguenze
economiche della crisi COVID-19, di vedersi prorogare il termine per il pagamento
dei contributi sociali a causa della crisi pandemica, con la risposta [sic!] della
società, sempre del 23.3.2020, volta ad ottenere una proroga del termine per presentare
la dichiarazione dei salari del 2019. […] la richiesta di proroga e
differimento del pagamento dei contributi […] formulata in data 23.3.2020 […]
(e che quindi aveva anche per oggetto gli acconti per il 2020) è rimasta senza
risposta. Eppure la società avrebbe avuto […] il diritto di ottenere gli aiuti […]
– nella forma di una proroga dei termini di pagamento – voluti dal governo. […]
Difatti, in caso di riduzione della massa salariale o del reddito da attività
lucrativa indipendente, le aziende potevano chiedere un adeguamento dei
contributi d’acconto e/o una dilazione di pagamento. Di questo pasticcio nulla
può essere imputato al […] RI 1 […].

                                         […]
emerge come l’amministrazione sia venuta meno al proprio obbligo, giacché
avrebbe dovuto, invece di inviare delle diffide, concedere gli aiuti,
quantomeno sotto forma di proroga/dilazione del termine di pagamento degli
acconti per il 2020.

                                         Non
a caso, dietro nuova richiesta del 17.8.2020, con mail del 6 ottobre 2020 la
Cassa ha comunicato di aver sostituito le fatture di acconto emesse da gennaio
ad agosto 2020 […] con una fattura di acconto differenziale 01.01/30.09.2020 [scritti
del 17 agosto e del 6 ottobre 2020 sub doc. 8, n.d.r.].

                                         Ne
discende che posta la comunicazione e spiegazione della Cassa di data 6.10.2020
la fattura relativa agli acconti per il periodo gennaio-settembre 2020 è
divenuta esigibile al più presto il 6 novembre 2020, ossia 30 giorni dopo la
comunicazione, posto come una dilazione di pagamento è la decisione di
sospendere temporaneamente l’esigibilità di un credito.

                                         Ergo,
al momento in cui […] RI 1 ha dato le dimissioni dal CdA, ossia il 4 novembre 2020,
le pretese della Cassa per gli acconti gennaio-settembre 2020 non erano ancora
scadute ed [egli, n.d.r.] era […] convinto che la questione degli acconti per
il 2020 fosse sotto controllo.” (I, p.to 13.; vedasi anche XVIII+1).

 

                                  Dalla documentazione agli atti si
evince che la FA 1 ha inviato alla Cassa due scritti datati 23 marzo 2020 (sub
doc. 8).

                                  Nel primo, avente quale oggetto “Vostra
diffida per la mancata presentazione della dichiarazione salari periodo:
01.01.2019-31.12.2019 […]”, la società ha chiesto “di adottare anche
per questo caso le misure di proroga e sospensione dei termini di presentazione
e diffida”. Tale richiesta è stata respinta dalla Cassa con comunicazione
del 30 marzo 2020, la quale ha sollecitato la società a presentare con celerità
la dichiarazione dei salari per il 2019. Ritenuto che, come esplicitato nel
documento “DICHIARAZIONE DEI SALARI E DEGLI ASSEGNI FAMILIARI ANNO 2019”
(sub doc. 8), la distinta salariale doveva pervenire entro il 30 gennaio
2020 (30 giorni dalla fine del periodo di conteggio), ossia ben prima
dell’emergenza pandemica (il primo contagio in Svizzera è stato del 25 febbraio
2020) e non essendovi alcun obbligo da parte della Cassa di concedere una proroga,
l’agire di quest’ultima non presta il fianco a critiche.

                                

                                  Il secondo scritto della società,
avente per oggetto il “[…] pacchetto di misure per arginare le
conseguenze economiche” del coronavirus e tendente ad ottenere una “[proroga,
n.d.r.] per il pagamento delle assicurazioni sociali, senza interessi, per
il pagamento dei contributi dovuti alle assicurazioni sociali […]” riguarda
la questione dell’esigibilità del credito contributivo. A tal proposito, questa
Corte può far propria l’esaustiva presa di posizione della Cassa, quest’ultima
avendo illustrato i disposti di legge e la giurisprudenza in casu applicabili:

 

                                         “[…]
Per quanto attiene invece all’esigibilità dei contributi d’acconto l’art. 34
cpv. 1 e 3 OAVS è inequivocabile: i datori di lavoro con una massa salariale
superiore a CHF°200'000.00 annui – come nella fattispecie [vedasi la
dichiarazione dei salari e degli assegni familiari per i datori di lavoro: Anno
2020 e lo scritto del 21 agosto 2020 della FA 1 alla Cassa, sub doc. 8,
n.d.r.] – devono versare i contributi a scadenza mensile ed il pagamento deve
pervenire alla Cassa entro 10 giorni dalla fine del periodo di pagamento.
[…] ad esempio, la fattura d’acconto […] di gennaio deve essere pagata al più
tardi il 10 febbraio […]. […] la giurisprudenza ha già avuto modo di confermare
[…] che […] l’esigibilità dei contributi non dipende dall’emissione di una
fattura da parte della Cassa. L’obbligo di conteggio e quello contributivo
nascono al momento del pagamento del salario (art. 14 e 51 LAVS), mentre i
contributi diventano esigibili alla scadenza del periodo di pagamento (art.
34 cpv. 3 OAVS; cfr. STCA del 6 settembre 2017, inc. n. 31.2016.17-18, consid.
2.10.1 e relativi riferimenti; STF 9C_851/2015 del 21.1.2016, consid. 4.3.).

                                         Come
risulta dal dettaglio evoluzione incasso del 2020 (doc. 5), la fattura […] di
gennaio è stata pagata con ca. 60 giorni di ritardo, mentre le mensilità da
febbraio ad agosto non sono mai state pagate e la fattura differenziale del
periodo 1-9.2020 (CHF 109'920.65) [fattura differenziale del 24 agosto 2020, sub
doc. 5 e doc. 6, n.d.r.] è stata pagata in ragione di soli CHF 9'950.00
[dettagli pagamento del 23 settembre 2020 della FA 1 alla Cassa, sub
doc. 6, n.d.r.]. Il saldo di quest’ultima è stato volutamente ridotto dalla
società al di sotto di CHF 100'000.00 […] per poter richiederne un pagamento
rateale [per i rimanenti fr. 99'970.65, doc. 7, n.d.r.] evitando così a tutti
gli organi formali di dover firmare una personale assunzione di debito […]
condizione posta in questi casi dalla Cassa per debiti di grossa entità.

                                         Le
direttive temporanee stabilite dall’UFAS nell’ambito della pandemia Covid-19 –
applicate […] a tutte le tipologie di affiliati e indipendentemente da
un’eventuale richiesta degli stessi – […] nulla mutano sull’esigibilità dei
contributi. Infatti in tale ambito era stato in particolare previsto che la
Cassa non inviasse diffide di pagamento […] dal 21 marzo al 30 giugno 2020 e
che non avviasse o proseguisse procedure esecutive […] dal 21 marzo al 19
aprile 2020 [Direttive concernenti i provvedimenti in relazione con il
coronavirus (COVID-19) nel settore dei contributi AVS/AI/IPG, l’assoggettamento
assicurativo e l’organizzazione, versione 3, stato al 30 giugno 2020, cifre 8.
04/20 e 12.; in tema vedasi anche Blunier, Der Bezug der
Sozialversicherungsbeiträge in der COVID-19-Krise, 2021, pag. 101 e segg.,
n.d.r.] […]. Ciò non equivale ad un’autorizzazione […] a non effettuare i
pagamenti dei contributi durante tali periodi. Va al riguardo sottolineato che trascorso
il termine di tolleranza soprammenzionato, la Cassa ha regolarmente diffidato
il 3 e il 6 agosto 2020 gli acconti scoperti e scaduti per i mesi da
febbraio a giugno 2020 [conteggio contributi paritetici per il 2020, doc. 5,
n.d.r.]. La successiva fattura differenziale del 24 agosto 2020 (periodo 1-9.2020,
doc. 6) è stata allestita unicamente per poter inglobare tutti i contributi sin
lì dovuti in un unico importo e poter quindi dar informaticamente seguito alla
richiesta di pagamento rateale formulata dalla società. Pertanto, il fatto che
la società avesse ottenuto una dilazione di pagamento (prima rata scaduta il
2 novembre 2020, doc. 7) nulla muta al fatto che le fatture
soprammenzionate – rappresentanti un lungo periodo di scoperto – fossero
scadute da tempo (durante il periodo di carica dell’opponente),
rispettivamente che la società non abbia mai rispettato il piano di
ammortamento fissato dalla Cassa.

                                         Nella
denegata ipotesi che si volesse per assurdo – contravvenendo peraltro a quanto
disposto dall’art. 34 cpv. 3 OAVS – ritenere il 24 agosto 2020 quale data
formale per determinare l’esigibilità dei contributi del periodo 1-9.2020 (fattura
con scadenza a 30 giorni), va sottolineato che la fattura differenziale è in
ogni caso scaduta nel periodo di carica del ricorrente [che ha dimissionato
il 4 novembre 2020, n.d.r.]. […] si evidenzia che […], come risulta chiaramente
[dalle, n.d.r.] e-mail del 20 agosto 2020 tra la Cassa e la società, è stata categoricamente
esclusa una proroga di pagamento sui singoli acconti scoperti (doc. 8). […]
inoltre […] secondo giurisprudenza, il fatto che una società che ha accumulato
importanti debiti contributivi per un lungo tempo, cominci a rimborsare una
parte anche importante del debito – ma non è questo il caso – non è rilevante
ai fini dell’attribuzione di una responsabilità ex art. 52 LAVS ai suoi
amministratori (STCA del 13 settembre 2021, inc. 31.2021.10, consid. 2.7.3. e
relativi riferimenti). Anzi, il fatto che la società – a dire del ricorrente –
disponesse di ampi mezzi per pagare l’intero dovuto – […] senza dover ricorrere
ad un pagamento rateale –, aggrava la posizione degli organi formali […]. Infatti,
l’art. 34b cpv. 1 OAVS stabilisce che la Cassa può concedere una dilazione di
pagamento all’assicurato che “rende verosimile che si trova in difficoltà
finanziarie”, se ciò non fosse il caso, come asserito dal ricorrente,
vorrebbe dire che la società nel 2020 ha intenzionalmente ritardato i pagamenti
richiedendo un pagamento rateale malgrado non ne avesse la necessità. Si
rammenta […] che il finanziamento indiretto della società tramite tali
comportamenti, che trasferiscono il rischio imprenditoriale sulle assicurazioni
sociali, costituisce […] una condotta gravemente negligente ex art. 52 LAVS
(STF 9C_701/0218 del 27 novembre 2018).” (III, ad 13.).

 

                                  Visto quanto precede, in
applicazione dell’art. 34 cpv. 1 e 3 OAVS e della surriferita giurisprudenza, è
accertato che i contributi paritetici insoluti per il periodo da gennaio a
settembre 2020 sono scaduti e divenuti esigibili prima delle dimissioni
dell’insorgente del 4 novembre 2020 (cfr. supra consid. 1.1.).

                                  

                          2.6.  Per definizione, il danno considerato
dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione
ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in
materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a).
Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle
contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in
particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo
degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei
contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono
queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS;
RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).

                                  L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid.
2).

                                  Inoltre
– anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di
lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad
assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria
attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi
dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della
LAVS (RCC 1985 pag. 608 consid. 5b).

 

                                  La cassa di compensazione che
constata di aver subìto un danno in seguito alla non osservanza delle
prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni
paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. Come verrà precisato al consid. 2.7., incombe allora al datore di lavoro
far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei
cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle
prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze
speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di
risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi
reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V
187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA 1987 pag. 7).

 

                                  Ai sensi
della giurisprudenza del TF si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                  La misura della diligenza
richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve
generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della
stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato. Particolarmente
severa è la valutazione della diligenza che la società anonima e i suoi organi
devono prestare nell’ossequiare alle prescrizioni di legge, in particolare nel
vigilare e controllare l’agire di coloro a cui è stata delegata la gestione
dell’azienda (RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159
consid. 4 con riferimenti, 108 V 199 consid. 3a; Kieser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, in: RBS 2020, n. 43; Knus, Die
Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53).

                                  I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura
questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto
della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il
tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle
responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta
(DTF 108 V 199 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., pag.
52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in: Der
Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658), posto che la delega delle competenze non
permette, di per sé, di sottrarsi alla responsabilità sussidiaria degli organi
ex art. 52 LAVS (Kieser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, in: RBS 2020, n. 44 con rinvio alla STF 9C_145/2010
del 15 giugno 2010 consid. 5.3.).

                                  La giurisprudenza ritiene che, di
regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi
configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).

                                  La
diligenza richiesta risulta accresciuta quando si tratta di un amministratore
unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta
gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della
diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198
consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti
della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati.

                                  A tal riguardo ai sensi dell’art.
716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore spetta l’alta vigilanza sulle
persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne
l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni.

                                  L’amministratore deve, di
principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF
114 V 219 = RCC 1989 pag. 116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in
conformità all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H 310/02
dell’11 novembre 2003, STFA H 33/03 dell’8 ottobre 2003 e STFA H 208/00 + H
209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, cit., RSA 1991, pag. 165).
In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (STFA 365/01 del 15 aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27
aprile 2001 consid. 5d). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8
novembre 1999 (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che "scopo
della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr.) è di evidenziare che il mandato
quale consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura,
ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."
Secondo la nostra Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le
proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici
rimangono impagati (STFA H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21 dicembre 1993 nella
causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N., tutte citate nella STCA del 18
novembre 2009 [31.2009.1, consid. 2.8, pag. 14] confermata dal TF con la STF
9C_29/2010 del 28 ottobre 2010).

 

                                  Addirittura
è da ritenere una negligenza grave anche la passività di amministratori di
fatto esclusi dalla gestione della società, i quali sono tenuti ad un costante
controllo della gestione. In tale contesto, anche il fatto che un
amministratore non abbia competenza alcuna per quanto riguarda i pagamenti
(STFA H 210/99 del 5 ottobre 2000; cfr. anche STCA 28 gennaio 2004 nella causa
A.F., inc. 31.2003.18, consid. 2.10.2 e ivi riferimenti) o che non benefici di
alcun diritto di firma (STFA 17 ottobre 1996 nella causa M.G.), non
costituiscono in sé motivi liberatori o di discolpa. Nella STFA H 13/03 del 21
maggio 2003 l’Alta Corte ha ribadito che un amministratore non può liberarsi
dalla propria responsabilità limitandosi a sostenere che non avrebbe mai
partecipato alla gestione dell’impresa, che la sua partecipazione alla
costituzione non era che di natura fiduciaria e che non avrebbe percepito
alcuna remunerazione e rivestito un ruolo subalterno, un tale agire
configurando già di per sé una grave negligenza. Del resto il fatto che altre
persone abbiano esercitato il potere effettivo nell'ambito della società quali
organi di fatto non scarica l'amministratore formale dalle sue responsabilità
(STFA H 195/92 del 30 marzo 1993 e STCA 31.94.4 del 7 agosto 1996, consid.
2.9).

                                  La
passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di
contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle
prescrizioni (RCC 1989 pag. 115).

 

                          2.7.  Costituisce motivo di giustificazione
il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi
per fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in questo modo
di salvare l'impresa che versa in una delicata situazione finanziaria (DTF 108
V 189, consid. 4.). Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai
sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora
altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali
per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere
che i contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La
questione decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro
all'epoca credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale
atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo
responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2
con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und
seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; Meyer, op.
cit., pag. 25 segg. e 35 segg.; RCC 1992, pag. 261, consid. 4b e 1985,
pag. 604, consid. 3a; Pratique VSI 1996, pag. 307, consid. 3; STF H 103/00
dell’11 gennaio 2002 consid. 4c; DTF 123 V 244 consid. 4b e DTF 108 V 183). In
questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che la ditta che attraversa una fase
difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle
misure drastiche e immediate (STF H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con
riferimenti e H 336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza
federale ha ribadito che l’organo della società deve prestare particolare
attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta
attraversando una crisi finanziaria (STF H 446/00 del 31 agosto 2001 consid.
4a).

                                  Quindi l’illiquidità della
società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non
sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza
(STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

                                  Da distinguere dal caso in cui il
datore di lavoro non versa i contributi per salvare l’azienda, la cui omissione
può costituire motivo di giustificazione, vi è quello in cui il mancato
pagamento in occasione della cessazione dell’attività può eventualmente
rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi
segnatamente con riferimento a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e
ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri
obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere
sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei
contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la
giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile
dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008, consid.
3.3 con riferimenti; Reichmuth, op. cit., n. 696 segg. pag. 163 segg.; Meyer,
op. cit., pag. 36). Va poi ricordato che per giurisprudenza non può essere
riconosciuto alcun motivo di discolpa se il differimento dei pagamenti
dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti venivano effettuati solo
dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio
avanzato (STF 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                          2.8.  Nel caso concerto va innanzitutto
sottolineato che, accettando il mandato di membri del CdA (cfr. supra consid.
1.1.), i ricorrenti hanno assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano
(STF 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008; STF H 171/02 del 2 dicembre 2003, STF H
5/02 del 31 gennaio 2003), ivi incluso l’obbligo di prelevare i contributi dal
salario dei dipendenti e di versarli alla cassa di compensazione come previsto
dalla legge. È infatti loro preciso dovere vigilare affinché i contributi
vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti
in conformità all'art. 51 LAVS (STF H 171/02 del 2 dicembre 2003, STF H 310/02 del
11 novembre 2003, STF H 33/03 del 8 ottobre 2003 e STF H 208/00, H 209/00 del
28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, op. cit., pag. 165).

                                

                                  Ai ricorrenti incombeva dunque
l’obbligo di controllare che il pagamento dei contributi venisse tempestivamente
effettuato. Questa omissione costituisce, come visto (cfr. supra consid. 2.6.),
una grave violazione del dovere di diligenza da parte membri
dell’amministrazione. RI 1 ed RI 2, quali membri del CdA, dovevano vigilare
affinché i contributi paritetici fossero regolarmente versati alla Cassa.
Pertanto gli insorgenti hanno commesso una negligenza grave, avendo
segnatamente omesso di compiere quanto doveva apparire palesemente importante a
qualsiasi persona ragionevole nell’ambito delle incombenze riconducibili alle
funzioni ricoperte.

                                  

                                  Nei considerandi che seguono
(cfr. infra consid. 2.9. e 2.10.) occorre dunque valutare, per quanto
necessario, se le circostanze addotte dagli insorgenti configurano validi
motivi di discolpa o di giustificazione con conseguente esenzione dalla
responsabilità ex art. 52 LAVS.

 

                          2.9.  Ricorso del 31 gennaio 2023 di RI
1 (inc. 31.2023.2)

 

                       2.9.1.  Il ricorrente – membro del CdA della
FA 1 (con diritto di firma collettiva a due) dal 10 febbraio 2006 fino al 26
novembre 2020, con dimissioni effettive del 4 novembre 2020 (cfr. supra consid.
1.1.) – sostiene che nessuna negligenza grave possa essergli addebitata. Asserisce
di essere divenuto organo della società esclusivamente per il fatto che le
disposizioni del CO allora in vigore prevedevano l’obbligo per le società
anonime di avere un CdA costituito per la maggioranza di cittadini con
domicilio in Svizzera.

                                  Soggiunge che egli non si occupava
neppure dei contributi sociali, essendo stato escluso dalla gestione effettiva
della società, delegata integralmente agli altri organi, in primis a †__________
e alla sua famiglia, e non disponendo neppure del diritto di firma per i conti
bancari della società. A supporto di quanto precede, egli asserisce di non aver
partecipato alla riunione del CdA del 18 giugno 2020, nemmeno in via telefonica.
Infine, egli sostiene che il defunto Presidente del CdA gli forniva solo
informazioni parziali ed incomplete, celandogli la vera situazione debitoria
della società, ragione per cui egli non poteva intervenire come amministatore o
anche solo comprendere la situazione reale della società, ciò che gli ha impedito
di dare tempestivamente le dimissioni. Queste ultime sono state rassegnate a
novembre 2020 siccome aveva chiesto invano la convocazione dell’assemblea
generale, ciò che non era avvenuto tempestivamente.

 

                                  Ora, posto che il motivo per il
quale il ricorrente ha accettato la carica di membro del CdA è irrilevante dal
profilo della responsabilità ex art. 52 LAVS, va comunque rilevato che dal 1.
gennaio 2008 la nazionalità dei membri del CdA di una società anonima non gioca
più alcun ruolo (vedasi l’abrogato art. 708 CO), essendo sufficiente per la
rappresentanza della società che una persona (membro del CdA o direttore) sia
domiciliata in Svizzera (art. 718 cpv. 4 CO). Conseguentemente, la presenza
dell’insorgente nel CdA della FA 1 non era più formalmente necessaria dal 2008.

 

                                  A proposito dell’asserzione
dell’insorgente secondo cui egli è stato sempre escluso dalla gestione della
società, che il pagamento dei contributi paritetici fosse di competenza degli
altri organi e che non deteneva neppure il diritto di firma sui conti bancari societari,
va osservato quanto segue.

                                  Come visto (cfr. consid. 2.6.),
la valutazione della diligenza che gli organi di una società anonima devono
prestare nell’adempimento alle prescrizioni di legge è particolarmente severa: nella
misura in cui vi è una delega gestionale, gli organi che non si occupano della
conduzione dell’azienda devono vigilare ed informarsi periodicamente sull’agire
di coloro a cui è stata delegata la conduzione aziendale (cura in
custodiendo), ritenuto che la delega di competenze non permette, di per sé,
di sottrarsi alla responsabilità ex art. 52 LAVS e che la questione afferente
ai contributi paritetici è di primaria importanza (SVR 2001 AHV Nr. 15 consid.
6b; ZAK 1989 pag. 104 e seg.; DTF 114 V 219 consid. 4.; Reichmuth, op. cit., n.
613 e segg.).

                                  La giurisprudenza e la dottrina
hanno sviluppato alcuni criteri che, nella valutazione d’insieme del singolo
caso, vanno ponderati per poter determinare se e in che misura i fatti
rimproverati alla ditta possono essere imputati anche agli organi della stessa,
segnatamente l’organizzazione e la delega all’interno dell’azienda (Reichmuth,
op. cit., n. 570, 604 e segg.), la passività degli organi (tra cui si annovera
la fattispecie dell’organo, asseritamente escluso dalla conduzione aziendale,
che non fa valere i suoi diritti, non ossequia ai suoi doveri e non dimissiona
immediatamente, Reichmuth, op. cit., n. 563, 590 e segg.), le dimensioni e
la complessità della struttura aziendale (DTF 108 V 202 consid. 3a, 103 V
125 consid. 6. con rinvii; Sentenza S 17 109 del 19 giugno 2018 della Seconda
camera del Tribunale amministrativo del Canton dei Grigioni consid. 7.6. in
fine; in concreto cfr. infra consid. 2.9.2.) e la durata della violazione
delle prescrizioni (DTF 121 V 243 consid. 4b, con rinvii giurisprudenziali;
Sentenza 710 14 238/84 del 7 aprile 2016 del Tribunale Cantonale di Basilea
Campagna – Sezione diritto delle assicurazioni sociali consid. 8.1.; Nedi, Die Haftung der GmbH als Arbeitgeberin nach Art. 52 AHVG
und Art. 52 BVG, in: Marschner/Zumsteg, Risiko und Verantwortlichkeit, 2016,
pag. 148 e seg.).

 

                                 Nella
presente fattispecie, alla luce della giurisprudenza e dottrina suevocata, le
asserzioni dell’insorgente, anziché soccorrerlo, ne pregiudicano ulteriormente
la posizione. Infatti, anche se si volesse ammettere una delega della
conduzione aziendale a favore di altri organi, il ricorrente, quale organo
formale dal 2006 al 4 novembre 2020 (cfr. supra consid. 1.1.), ha ammesso di
non aver mai ossequiato al suo dovere, intrasmissibile ed inalienabile, di costante
vigilanza e controllo (art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO; STF 9C_152/2009,
9C_177/2009 e 9C_179/2009 del 18 novembre 2009 consid. 6.1., 9C_145/2010 del 15
giugno 2010 consid. 5.3.; RCC 1985 pag. 648 consid. 3b) sulle persone
asseritamente incaricate della gestione aziendale, circostanza che lo fa
assurgere ad un uomo di paglia a tutti gli effetti. 

                                  Inoltre, lo scoperto contributivo
creatosi durante il suo periodo di carica (cfr. supra consid. 1.4.) si estende
ben oltre i due o tre mesi che, in determinate circostanze, possono risultare
tollerabili ex art. 52 LAVS (cfr. infra consid. 2.7.; cfr. anche la prassi del Tribunale
Cantonale di Basilea Campagna che in questo contesto ammette una lacuna
contributiva massima di sette mesi, vedi ad esempio la citata 710 14 238/84
consid. 8.1. con rinvio).

                                  

                                  Riguardo agli organi a quali era
stata delegata la conduzione aziendale, si rileva che l’asserzione del
ricorrente secondo cui †__________ gli avesse impedito, con imprecisati atti
illeciti volti a celare la situazione finanziaria reale della FA 1, di
ossequiare ai propri incombenti nei confronti della Cassa, non è stata minimamente
sostanziata. Del resto nulla gli impediva di richiedere la necessaria
documentazione direttamente alla Cassa per verificare lo scoperto contributivo
di ben 9 mesi per il 2020. Credito contributivo a favore della Cassa che, a
seguito del fallimento della società, è divenuto un credito risarcitorio per il
quale l’insorgente è stato ritenuto responsabile. Peraltro, la tesi della
mancata conoscenza del debito contributivo non persuade, giacché, come
rettamente osservato dalla Cassa (III, Ad. 11/12), essa è stata smentita dal
ricorrente medesimo che ha affermato di avere “comunque cercato di
intervenire, sollecitando anche il Presidente del CdA affinché la società
facesse fronte ai propri obblighi anche nei confronti delle assicurazioni
sociali, salvo poi prendere atto della situazione e dare le dimissioni dal CdA”
(I, p.to 12.). Egli ha dunque ammesso che era cosciente sia della situazione
debitoria della FA 1 nei confronti della Cassa sia degli obblighi che gli
incombevano per legge quale organo formale. 

                                  Inoltre, l’asserzione secondo cui
egli non avrebbe partecipato (neppure per telefono) al verbale del CdA del 18
giugno 2020 contrasta con quanto riportato nel verbale del CdA agli atti (sub
doc. 8).

 

                                  In tale contesto, la passività
dell’insorgente risulta ancora più grave se si considera che egli era pure
membro del CdA della __________ di __________, società avente quale scopo
sociale, tra l’altro, “La costituzione e l’amministrazione di società; l’allestimento
di contabilità; l’assunzione di mandati di revisione nonché di mandati
fiduciari; la consulenza fiscale, l’organizzazione aziendale […]” (cfr.
estratto RC, sottolineature del redattore).

 

                                  In conclusione, l’insorgente ha
disatteso i suoi obblighi inalienabili ex art. 716a cpv. 1 CO e le surriferite
argomentazioni non possono configurare motivo di giustificazione o discolpa. 

 

                       2.9.2.  Il ricorrente sostiene che la FA 1
fosse “un’azienda di grosse dimensioni, dove quindi per prassi in materia
non sono tra l’altro prescritti agli organi obblighi di diligenza e di
controllo accresciuti sulle persone alle quali fosse stata delegata la gestione
effettiva, in casu oltretutto nelle mani […] dell’ora compianto __________”,
asserendo pure come la fallita fosse una società con una struttura complessa,
attiva all’estero in contesti e mercati specifici, circostanze “che rendono
la colpa del signor RI 1 (invero non data) di lieve gravità” (doc. 2; I,
p.to 11.).

 

                                  Nella STF 9C_112/2010 del 15
febbraio 2011 la nostra Massima Istanza ha stabilito che

 

" Sebbene a
un amministratore che non si occupa direttamente della gestione degli affari,
la prassi in materia ponga esigenze più severe al grado di colpa richiesto per
ammetterne una sua responsabilità (DTF 114 V 219 consid. 4a pag. 223 con
riferimenti), il Tribunale federale delle assicurazioni ha sviluppato una
casistica che è utile brevemente ricordare. Così, mentre a un amministratore di
una grossa azienda non si può generalmente rimproverare una grave negligenza se
non controlla ogni dettaglio, ma si limita solamente a verificarne l’attività
della direzione e l’andamento degli affari in generale e, di conseguenza, non
presta attenzione, ad esempio, al fatto che è stato omesso, in certi casi,
l’allestimento del conteggio dei contributi (v. ad esempio sentenza citata H
38/06 consid. 7.3), diverso è il discorso se il medesimo amministatore è (o
deve essere) in qualche modo a conoscenza di una esecuzione eventualmente
difettosa dell’obbligo di conteggio o di prelievo (DTF 114 V 219 consid. 4a
pag. 223; 108 V 199 consid. 3a pag. 202; SVR 2010 AHV n. 4 pag. 11 consid. 6.1
[9C_152/2009]).” (consid. 7.3.).

                                  Nella STCA 31.2016.17-18 del 6
settembre 2018 (consid. 2.11.1.) questa Corte, sia sulla base delle pronunzie
dell’allora Tribunale federale delle assicurazioni che della dottrina, ha
accertato che, per essere considerata un’impresa di media grandezza,
quest’ultima deve annoverare almeno 50 dipendenti (pro multis STFA H 38/06 e /
44/06 del 26 ottobre 2006, consid. 6.2.: “Es handelte sich
bei dem typischen KMU-Betrieb auch bei einem Personalbestand con rund 50
Personen in den besten Zeiten mit zwei Verwaltungsratsmitgliedern denn auch
immer noch um eine Gesellschaft mit überschaubaren Verhältnissen und
insbesondere einer einfachen Vewaltungsstruktur, welche einen strengen
Beurteilungsmasstab rechtfertigt […]”) e che una società composta da un amministratore unico/presidente,
due membri del CdA e un ufficio di revisione non è una struttura societaria
complessa.

 

                                  In
concreto, come incontestatamente asserito dalla Cassa (doc. 3, p.to 7.3.), la FA
1 ha annoverato un numero massimo di 41 dipendenti (nel 2014) mentre dal 2017
ha annoverato 29 (2017), 25 (2018), 24 (2019), 19 (2020) e 15 (nel 2021)
dipendenti. Ne consegue che la società in parola non è mai stata neppure di
medie dimensioni e tantomeno di grandi. Inoltre, il fatto che la società fosse
attiva all’estero su mercati asseritamente complessi non significa che la
struttura societaria – da ultimo formata dal Presidente, un vicepresidente, due
membri del CdA e l’ufficio di revisione – fosse complessa. Quest’ultimo punto,
peraltro, non è mai stato sostanziato dall’insorgente.

 

                                  Non si può inoltre ignorare la
contraddizione in cui incorre l’insorgente, il quale, da una parte, sostiene che
la società aveva una struttura complessa mentre, dall’altra, asserisce che essa
era integralmente gestita da un singolo individuo, il defunto presidente del
CdA (vedasi ad esempio IX). Da ultimo, mal si comprende l’asserzione del
ricorrente secondo cui siccome il numero di dipendenti era da tempo in
diminuzione non gli incombeva “alcun obbligo di diligenza accresciuto nel
verificare la situazione relativamente al pagamento degli acconti per i
contributi 2020” (I, p.to 11.).

 

                       2.9.3.  L’insorgente sostiene anche che il suo
comportamento passivo non configura una grave negligenza; rinviando alla
documentazione contabile agli atti, sostiene che la FA 1 “non attraversava
una crisi finanziaria e non fondava la sua esistenza su equilibri delicati,
tali dall’imporre misure drastiche ed immediate. All’epoca delle dimissioni […]
l’esistenza dei debiti nei confronti della Cassa non poteva considerarsi
conclamata. Tanto meno vi era qualche ragione – in capo all’opponente – per
supporre o preconizzare anche solo un rischio in tal senso.” (doc. 2),
ritenuto che l’organo revisore non aveva mai palesato una situazione delicata o
di crisi societaria.

 

                                  Da parte sua la Cassa ha definito
fuorviante il fatto che il ricorrente si sia limitato ad indicare dei valori
assoluti per asserire che la società non fosse in crisi di liquidità,
circostanza che, per contro, essa ritiene assodata alla luce dell’approfondita
analisi evolutiva della contabilità aziendale illustrata nella decisione su
opposizione (doc. 3, p.to 7.3.).

 

                                  In concreto, è già stato
accertato che il ricorrente era a conoscenza del debito contributivo della
società nei confronti della Cassa (cfr. supra consid. 2.9.1.), scaduto prima
delle sue dimissioni (cfr. supra consid. 2.5.), e che egli – per sua stessa
ammissione – è rimasto completamente passivo (cfr. supra consid. 2.9.1.). Ne
consegue che la domanda a sapere se la società si trovasse, al momento delle
dimissioni del RI 1, in una situazione di crisi di liquidità o meno è superflua,
l’inagire di quest’ultimo a dispetto della conoscenza dello scoperto
contributivo configurando già di per sé una grave negligenza.

                                  Peraltro,
nella misura in cui il ricorrente sostiene che la società non avesse, perlomeno
fino alle sue dimissioni, un problema di liquidità, egli non può prevalersi del
motivo di giustificazione che permette, a determinate condizioni, di
soprassedere al pagamento dei contributi paritetici per salvare l’azienda. In
effetti, tale motivo di giustificazione è limitato alle aziende che hanno per
lungo tempo e ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni
sociali, i propri obblighi di datori di lavoro rimanendo debitrici dei
contributi sociali per due o tre mesi prima del fallimento, ciò che non è il
caso della FA 1. Infatti, come rettamente osservato dalla Cassa “Il
differimento cronico dei pagamenti da parte della FA 1 si è concretizzato nel
periodo di carica del […] RI 1, protraendosi per un lungo periodo (per
quanto di pertinenza dell’opponente: 9 mesi nel 2020) e quindi ben oltre il
limite di 3 mesi di scoperto che in precise condizioni potrebbe prefigurare una
negligenza di solo grado lieve e quindi permettere la liberazione dell’organo
formale.” (doc. 3, p.to 7.1.).

                                  Si rileva – nuovamente – che il
ricorrente da una parte adduce che la società non si trovasse in difficoltà
finanziarie, mentre dall’altra si prevale della dilazione dei pagamenti
concessa dalla Cassa a fronte delle difficoltà finanziarie della società per
sostenere, a torto, che i contributi paritetici non fossero ancora esigibili al
momento delle sue dimissioni. Oltre ad incorrere nella suddetta contraddizione,
l’insorgente ha pure operato un illecito trasferimento del rischio
imprenditoriale alla Cassa, circostanza che già da sola evidenzia la condotta
gravemente negligente (cfr. supra consid. 2.2.4.; vedasi anche la citata STCA
31.2022.20 consid. 2.9.).

 

                       2.9.4.  RI 1 asserisce che non poteva
prevedere che la cattiva gestione, “in un momento di difficoltà […] dovuta
alla pandemia e alla crisi che l’ha accompagnata”, di un debito così esiguo
potesse portare al fallimento della società (I, p.to 11.). Indica inoltre la
pandemia COVID-19 quale (con)causa del fallimento e, per quel che è dato di
capire, quale motivo di giustificazione o di discolpa.

                                  

                                  Secondo costante giurisprudenza (pro
multis STCA 31.2022.23 del 16 febbraio 2023, 31.2007.18-20 del 9 giugno 2008,
31.