# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3115a92c-cab2-5a8e-84c9-7da43cd849c1
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-11-28
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 28.11.2019 BE.2019.13
**Docket/Reference:** BE.2019.13
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BE-2019-13_2019-11-28

## Full Text

Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA)

Decisione del 28 novembre 2019 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Giorgio Bomio-Giovanascini, Presidente, 

Andreas J. Keller e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

DIPARTIMENTO FEDERALE DELLE FINANZE DFF,  

 

Richiedente 

 

   

  contro 

   

A. SA,  

B.,  

 

Opponenti 

  

   

Oggetto  Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BE.2019.13 
  

 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

 

A. Dando seguito ad una denuncia penale del 19 agosto 2015 dell’Autorità fede-

rale di vigilanza sui mercati finanziari (in seguito: FINMA), il Dipartimento fede-

rale delle finanze (in seguito: DFF) ha aperto un’inchiesta di diritto penale am-

ministrativo nei confronti di B. per sospetto di esercizio dell’attività d’intermedia-

rio finanziario senza disporre della necessaria autorizzazione in violazione 

dell’art. 44 della legge concernente l’Autorità federale di vigilanza sui mercati 

finanziari (LFINMA; RS 956.1) in relazione con l’art. 14 della legge relativa alla 

lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (LRD; RS 

955.0; v. pag. 020 0001 e segg. incarto DFF).  

 

 

B. Con decisione di edizione di documenti del 24 luglio 2019, il DFF ha ordinato 

ad A. SA, già C. SA (v. pag. 030 0010 e segg. incarto DFF), di presentare gli 

atti di trust dai quali risulta che C. SA aveva la funzione di Trustee o Protector 

tra il 16 marzo 2012 e il 29 ottobre 2013 unitamente alla documentazione dalla 

quale poter riscontrare a quanto ammontavano i valori patrimoniali (detenuti da 

Custodian Trustee) amministrati da C. SA quale Trustee e Protector tra il 

16 marzo 2012 e il 29 ottobre 2013 (v. act. 1.3). 

 

 

C. In data 16 settembre 2019 A. SA e B. hanno trasmesso al DFF i documenti 

richiesti, opponendosi alla loro perquisizione e postulandone la messa sotto si-

gillo (v. act. 1.2). 

 

 

D. Con decisione dell’8 ottobre 2019, il DFF ha respinto la richiesta di A. SA e 

dichiarato irricevibile quella di B. (v. act. 1.1). 

 

 

E. Con scritti del 14 e 17 ottobre 2019, presentati al Capo del Servizio giuridico del 

DFF, A. SA risp. B. hanno interposto reclamo alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale contro la summenzionata decisione, chiedendo che 

questa sia dichiarata nulla rispettivamente annullata (v. act. 1.4 e 1.5). 

 

 

F. Con scritto del 18 ottobre 2019, il Capo del Servizio giuridico del DFF, dopo 

aver corretto la decisione del DFF dell’8 ottobre 2019, dando seguito alla richie-

sta di messa sotto sigillo del 16 settembre 2019, ha presentato una istanza di 

dissuggello della documentazione trasmessa da A. SA e B., al fine di procedere 

alla perquisizione della stessa (v. act. 1). 

- 3 - 
 
 

G. Con memoriali di risposta del 15 novembre 2019, trasmessi al DFF per cono-

scenza (v. act. 6), gli opponenti chiedono che la richiesta di levata dei sigilli sia 

integralmente respinta e tutte le carte siano restituite ai detentori (v. act. 4 e 5).  

 

 

Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, nella misura del neces-

sario, nei considerandi in diritto. 

 

 

 

Diritto: 

 

1.  

1.1 Le procedure per infrazione agli art. 44 e segg. LFINMA sono rette dalla legge 

federale sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0; v. art. 50 cpv. 1 

LFINMA), in particolare dagli art. 19-50 DPA. L'autorità amministrativa incari-

cata dell’inchiesta è il DFF (art. 50 cpv. 1 LFINMA). 

 

1.2 Giusta gli art. 25 cpv. 1 e 50 cpv. 3 DPA, nonché l’art. 37 cpv. 2 lett. b della 

legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale è 

competente a decidere sulla perquisizione di carte nell’ambito di procedure di 

diritto penale amministrativo.  

 

1.3 Giusta l’art. 50 DPA, la perquisizione di carte deve essere fatta col maggior 

riguardo possibile dei segreti privati; segnatamente, le carte devono essere esa-

minate soltanto quando si può presumere che contengano scritti importanti per 

l’inchiesta (cpv. 1). La perquisizione deve essere fatta in modo da tutelare il 

segreto d’ufficio, come anche i segreti confidati, nell’esercizio del proprio mini-

stero o della propria professione, agli ecclesiastici, agli avvocati, ai notai, ai me-

dici, ai farmacisti, alle levatrici e ai loro ausiliari (cpv. 2). Se possibile, il detentore 

di carte deve essere messo in grado d’indicarne il contenuto prima della perqui-

sizione. Se egli si oppone alla perquisizione, le carte devono essere suggellate 

e poste in luogo sicuro; la decisione sull’ammissibilità della perquisizione spetta 

alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (cpv. 3). 

 

1.4 Il DFF è legittimato a sottoporre la richiesta di levata dei sigilli alla Corte dei 

reclami penali. Premessa l'inesistenza di un termine all’uopo (v. decisione del 

Tribunale penale federale BE.2012.4 dell’11 luglio 2012 consid. 1.3.2), l'istanza 

presentata dal DFF il 18 ottobre 2019 è ricevibile in ordine e rispetta in ogni 

caso il principio di celerità. 

 

 

- 4 - 
 
 

2. Secondo la prassi costante, nell’ambito di un’istanza di levata dei sigilli, la Corte 

dei reclami penali decide se una perquisizione è di principio ammissibile. Essa 

valuta se le condizioni per una levata dei sigilli sono adempiute o meno. In caso 

affermativo, essa verifica, in una seconda fase, se interessi al mantenimento di 

segreti degni di essere protetti si oppongono alla levata dei sigilli (v. TPF 2007 

96 consid. 2). Ne consegue che anche obiezioni di carattere generale avverso 

una perquisizione costituiscono dei motivi per l’apposizione di sigilli. Questa può 

quindi essere richiesta anche in caso d’insufficienti indizi di reato, così come in 

assenza di rilevanza probatoria, se l’interessato intende impedire all’autorità in-

quirente di visionare e utilizzare i documenti sigillati (DTF 140 IV 28 consid. 

4.3.6; sentenza del Tribunale federale 1B_117/2012 del 26 marzo 2012 consid. 

3.2; sentenza del Tribunale penale federale BE.2019.4 del 17 settembre 2019 

consid. 3). 

 

 

3.  

3.1 L’autorità chiamata a statuire sulla richiesta di levata dei sigilli deve innanzitutto 

esaminare se sussistono sufficienti indizi di reato atti a giustificare una perqui-

sizione. All’uopo, occorre soddisfare due condizioni. Da una parte, i fatti devono 

essere descritti in maniera sufficientemente dettagliata, affinché si possa pro-

cedere alla sussunzione ad uno o più reati penali. D’altra parte, devono essere 

presentati sufficienti mezzi di prova o indizi a sostegno dell’adempimento della 

fattispecie. Differentemente che in caso di gravi indizi di reato, i sufficienti indizi 

di reato non necessitano la presenza di prove o indizi prospettanti già una con-

siderevole o forte probabilità di condanna (v. sentenza BE.2019.4 consid. 4.1 e 

rinvii). 

 

3.2 A fondamento della richiesta di levata dei sigilli, il DFF ha indicato sussistere il 

fondato sospetto che la società C. SA, ora A. SA, abbia esercitato l’attività d’in-

termediario finanziario senza la necessaria autorizzazione. Premettendo che 

per esercitare l’attività di intermediario finanziario a titolo professionale giusta 

l’art. 2 cpv. 3 della legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro 

e il finanziamento del terrorismo (LRD; RS 955.0) occorre essere affiliati a un 

organismo riconosciuto di autodisciplina (in seguito: OAD) od ottenere un’auto-

rizzazione della FINMA per l’esercizio dell’attività (v. art. 14 LRD), il DFF afferma 

che “concretamente e per quanto qui di rilievo si ha che, nell’ambito del contesto 

di affiliazione all’OAD FCT avvenuta il 29 ottobre 2013, è emerso che la società 

C. SA (in seguito: C. SA, ora A. SA) svolgeva l’attività di intermediazione finan-

ziaria sin dal 15 marzo 2012. Su richiesta dell’OAD FCT, l’imputato ha specifi-

cato che, oltre all’attività di consulenza non soggetta a obblighi LRD, C. SA era 

stata nominata Trustee di 5 trusts discrezionali e irrevocabili e di un trust di 

scopo nonché protector di un trust avente Trustee estero. Nel periodo che qui 

interessa, C. SA aveva “avviato relazioni d’affari continuative con 5 controparti” 

di cui amministrava i patrimoni conferiti in trust. Gli attivi dei Trust non erano 

- 5 - 
 
 

detenuti direttamente da C. SA, bensì da “società Custodian Trustee”, che non 

avevano sede in Svizzera, né erano amministrate da persone residenti in Sviz-

zera. Dal 15 marzo 2012 al 31 dicembre 2012, i custodian trustees facenti capo 

a C. SA disponevano di valori patrimoniali di terzi per circa EUR 8,5 mio, au-

mentati dal 1° gennaio 2013 al 28 ottobre 2013 a circa EUR 11,6 mio e 

USD 91,630 mio” (v. act. 1, pag. 2). In sostanza, il DFF sospetta che “l’imputato 

abbia superato i limiti previsti dall’OAIF per lo svolgimento dell’attività a titolo 

professionale che fanno scattare l’obbligo di affiliazione a una OAD o di ottenere 

un’autorizzazione della FINMA, esercitando di conseguenza l’attività d’interme-

diario finanziario senza disporre della necessaria autorizzazione” (v. act. 1, pag. 

6). 

 

 Alla luce di quanto precede e dei necessari chiarimenti ancora da effettuarsi, 

questa Corte ritiene che, nell’ottica di una richiesta di levata dei sigilli, il DFF 

disponga di sufficienti indizi per fondare i propri sospetti circa la violazione 

dell’art. 44 LFINMA. Il fatto che, secondo gli opponenti, quanto contestato 

dall’autorità costituirebbe al massimo un caso bagatella e che quella condotta 

dal DFF è “una procedura penale per infrazioni probabilmente inesistenti o al 

massimo per una carenza puramente formale, per negligenza e sanata dopo 

pochi mesi”, non è sufficiente per inficiare questa conclusione visto che sarà 

proprio l’inchiesta a fornire i necessari elementi per definire il livello di gravità 

dei fatti rimproverati agli indagati, risp. la loro concreta rilevanza penale (v. act. 

4, pag. 3 e seg., e act. 5, pag. 3 e seg.). 

 

 

4.  

4.1 La perquisizione di documenti presuppone inoltre che questi contengano scritti 

importanti per l’inchiesta (art. 50 cpv. 1 DPA). L’autorità inquirente non deve 

tuttavia ancora dimostrare l’esistenza di un rapporto di connessione concreto 

tra le indagini e ogni singolo documento posto sotto sigilli. È sufficiente che essa 

indichi, in linea di massima, in che misura i documenti sigillati sono rilevanti per 

la procedura (cfr. sentenza del Tribunale federale 1B_322/2013 del 20 dicembre 

2013 consid. 3.1 con rinvii). I detentori di registrazioni od oggetti che richiedono 

la messa sotto sigilli e che contestano la perquisizione, dal canto loro, hanno 

l’incombenza processuale di indicare ogni oggetto che a loro avviso non pre-

senta manifestamente nessuna connessione con l’inchiesta penale. Ciò vale in 

particolare allorquando essi postulano la messa sotto sigilli di documenti o file 

voluminosi o complessi (v. sentenza del Tribunale federale 1B_637/2012 

dell’8 maggio 2013 consid. 3.8.1 in fine, non pubblicato in DTF 139 IV 246). 

 

4.2 Nella fattispecie, per quanto attiene alla pertinenza per l’inchiesta della docu-

mentazione posta sotto sigilli, si rileva che gli opponenti, con scritto del 16 set-

tembre 2019, hanno trasmesso al DFF quanto segue: “1) Nr. 7 atti di trust dove 

C. SA è stata nominata trustee tra il 16 marzo 2012 ed il 29 ottobre 2013; 2) 

- 6 - 
 
 

Nr. 1 atto di “restatement” dove C. SA è stata nominata protector di un trust; 3) 

Nr. 10 raccoglitori contenenti fotocopia degli estratti conto, situazioni patrimo-

niali e giustificativi bancari per gli anni 2012 rispettivamente 2013 delle relazioni 

bancarie intestate ai custodian trustees o alle underlying companies riferibili ai 

trust di cui sopra ed al periodo intercorso tra il 16 marzo 2012 ed il 29 ottobre 

2013” (v. act. 1.2). Nella misura in cui tali documenti concernono l’attività di C. 

SA nel periodo durante il quale il DFF sospetta che tale società abbia esercitato 

l’attività d’intermediario finanziario senza la necessaria autorizzazione, la loro 

pertinenza è evidente. Essendo l’oggetto della perquisizione ben circoscritto, la 

misura, tenuto conto anche di quanto segue (v. infra consid. 5), risulta altresì 

proporzionata. 

 

 

5. A. SA e B. si oppongono alla perquisizione e alla levata dei sigilli, nella misura 

in cui la documentazione trasmessa al DFF sarebbe coperta dal segreto ban-

cario (art. 47 della legge federale sulle banche e le casse di risparmio, LBCR; 

RS 952.0), dal segreto professionale del fiduciario (art. 16 della legge ticinese 

sull’esercizio delle professioni di fiduciario, LFid; R.L. 953.100), dal segreto 

commerciale (art. 162 CP) nonché protetta dal diritto alla protezione dei dati 

(art. 35 LPD; RS 235.1). 

 

 Non si tratta dunque manifestamente di segreti menzionati all’art. 50 cpv. 2 DPA 

(v. supra consid. 1.3). Certo il Tribunale federale in una recente sentenza ri-

guardante il segreto di un organo di revisione, in virtù del rinvio all’art. 173 CPP 

contenuto all’art. 41 cpv. 2 DPA, ha purtuttavia esaminato l’esistenza o meno di 

interessi preponderanti al mantenimento del segreto rispetto all’interesse all’ac-

certamento della verità (v. DTF 145 IV 273 consid. 3), ma nel caso concreto gli 

opponenti si sono limitati a invocare in maniera generica i segreti in questione, 

senza sostanziare alcun interesse preponderante giustificante il mantenimento 

degli stessi. Secondo la stessa massima Corte nemmeno il dovere di confiden-

zialità è del resto sufficiente per escludere la perquisizione della documenta-

zione litigiosa da parte dell’autorità inquirente (v. DTF 145 IV 273 consid. 3.5). 

Anche queste censure vanno dunque respinte. 

 

 

6. In definitiva, la richiesta di levata dei sigilli presentata dal DFF va accolta. Non 

essendo la documentazione oggetto della richiesta toccata da un segreto pro-

fessionale ai sensi dell'art. 50 cpv. 2 DPA, il DFF è autorizzato a procedere esso 

stesso al dissigillamento e alla cernita della relativa documentazione. 

 

 

7. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle spese per la procedura di 

reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si determina secondo l’art. 73 

LOAP, disposizione che rinvia al regolamento del 31 agosto 2010 del Tribunale 

- 7 - 
 
 

penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della pro-

cedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Tale regolamento non con-

tiene tuttavia indicazioni in merito all’attribuzione delle spese giudiziarie, tro-

vando pertanto applicazione per prassi costante le disposizioni della LTF in ana-

logia (TPF 2011 25 consid. 3). Giusta l'art. 66 cpv. 1 LTF, agli opponenti, parti 

soccombenti, viene addossata in solido la tassa di giustizia di fr. 2’000.–. Non 

vengono per contro assegnate ripetibili al DFF (v. art. 68 cpv. 3 LTF). 

 

 

 

 

- 8 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. La richiesta di levata dei sigilli è accolta. 

2. Il DFF è autorizzato a procedere alla levata dei sigilli ed alla cernita della rela-

tiva documentazione. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2’000.– è posta in solido a carico degli opponenti. 

 
 
Bellinzona, 29 novembre 2019  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Dipartimento federale delle finanze DFF 

- A. SA, 

- B.  

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).