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**Case Identifier:** 2f0e57bc-c6ae-52a2-a3b4-b85d2ea9c04a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-06-12
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 12.06.2018 SK.2017.67
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2017-67_2018-06-12.pdf

## Full Text

Sentenza del 12 giugno 2018 
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Giuseppe Muschietti,  

Giudice unico, 

Cancelliera Francesca Pedrazzi  

Parti  1. MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERA-

ZIONE, rappresentato dalla Procuratrice federale 

Lucienne Fauquex 

 

2. DIPARTIMENTO FEDERALE DELLE FINANZE, 

rappresentato da Fritz Ammann, capo del servizio 

giuridico 

 

 

contro 

  

A., con domicilio elettivo presso il proprio patrocinatore di 

fiducia, avv. Maurizio Pagliuca 

Oggetto 

 

Violazione dell'art. 44 della Legge federale del 22 giugno 

2007 concernente l'Autorità federale di vigilanza sui mercati 

finanziari in relazione con l'art. 10 della legge federale del 

24 marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori mobiliari 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2017.67 

 

- 2 - 

Fatti: 

A. In data 14 settembre 2012 l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (in 

seguito: FINMA) ha emanato una decisione relativa alla procedura avviata nei 

confronti di B. SA, U., mediante la quale è stato tra l’altro constatato che B. SA 

aveva esercitato a titolo professionale l’attività di commerciante di valori mobiliari 

senza disporre della necessaria autorizzazione della FINMA (v. incartamento del 

Dipartimento federale delle finanze [in seguito DFF] p. 10.3 e segg.), decisione 

confermata dal Tribunale amministrativo federale con giudizio del 29 settembre 

2014 (DFF p. 30.5 e segg.), contro il quale non è stato interposto ricorso dinanzi 

al Tribunale federale. 

B. Il 5 dicembre 2014 la FINMA ha formulato all’indirizzo del DFF una notizia di reato 

contro i responsabili della B. SA per sospetto esercizio dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari per conto proprio e di “market maker” senza 

disporre della necessaria autorizzazione, in violazione dell’art. 44 della Legge 

federale concernente l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari 

(LFINMA; RS 956.1) in relazione con l’art. 10 della Legge federale sulle borse e 

il commercio di valori mobiliari (LBVM; RS 954.1) nonché per sospetto di 

distribuzione di prodotti strutturati a investitori non qualificati senza che fosse 

disponibile un prospetto semplificato, in violazione dell’art. 149 cpv. 1 lett. e in 

relazione con l’art. 5 della Legge federale sugli investimenti collettivi di capitale 

(LICol; RS 951.31) (DFF p. 10.1 e segg.). 

C. Conseguentemente, il 17 novembre 2015 il DFF ha aperto una procedura penale 

amministrativa nei confronti di A., per sospetto di esercizio dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione, 

in violazione dell’art. 44 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM (DFF p.  40.1). 

D. Mediante processo verbale finale del 22 luglio 2016, notificato presso lo studio 

legale del patrocinatore dell’imputato il 2 agosto 2016 (DFF p. 80.24), il DFF è 

giunto alla conclusione che A. si è reso colpevole d’infrazione all’art. 44 LFINMA 

in relazione con l’art. 10 LBVM, dal 31 dicembre 2008 al 13 aprile 2010 nonché 

dal 20 settembre 2010 al 31 agosto 2011, esercitando l’attività di commerciante 

di valori mobiliari per proprio conto senza disporre della necessaria 

autorizzazione (DFF p. 80.3 e segg.). 

A. ha preso posizione in merito con scritto del 14 ottobre 2016, postulando il 

proscioglimento dalla contestazione di commercio di valori mobiliari per conto 

proprio senza disporre della necessaria autorizzazione (DFF p. 80.32 e segg.).  

- 3 - 

Mediante decisione di rinvio del 2 dicembre 2016, la funzionaria inquirente ha 

deciso la chiusura dell’inchiesta e ha trasmesso gli atti procedurali al capogruppo 

per decisione (DFF p. 80.39 e seg.). 

E. Tramite decreto penale del 20 marzo 2017 il DFF ha riconosciuto A. autore 

colpevole di esercizio dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza 

disporre della necessaria autorizzazione, in violazione dell’art. 44 LFINMA in 

relazione con l’art. 10 LBVM, infrazione commessa dal 31 dicembre 2008 al 

13 aprile 2010 nonché dal 20 settembre 2010 al 31 agosto 2011. A. è stato 

condannato a una pena pecuniaria di 192 aliquote giornaliere di fr. 3'000.-- 

cadauna; pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni. 

Egli è inoltre stato condannato al pagamento di una multa di fr. 144'000.--, 

nonché al pagamento delle spese procedurali (tassa di decisione e di stesura) 

per un totale di fr. 3'140.-- (DFF p. 90.1 e segg.).  

Con scritto del 19 aprile 2017, A. ha interposto opposizione contro il decreto 

penale del 20 marzo 2017 e ha postulato l’integrale proscioglimento dal capo di 

imputazione in oggetto, protestate tasse, spese e ripetibili (DFF p. 90.16 e segg.). 

F. Il 13 ottobre 2017, il DFF ha dunque emanato una decisione penale nei confronti 

dell’imputato. A. è stato riconosciuto autore colpevole di esercizio dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione, 

in violazione dell’art. 44 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM, infrazione 

commessa dal 31 dicembre 2008 al 3 maggio 2010 nonché dal 20 settembre 

2010 al 31 agosto 2011. Egli è stato condannato a una pena pecuniaria di 220 

aliquote giornaliere di fr. 3'000.-- cadauna; pena sospesa condizionalmente per 

un periodo di prova di due anni. Egli è inoltre stato condannato al pagamento di 

una multa di fr. 60'000.--, nonché al pagamento delle spese procedurali (tassa di 

decisione e di stesura) per un totale di fr. 4'230.-- (DFF p. 100.1 e segg.). La 

predetta decisione penale è stata notificata presso lo studio legale del 

patrocinatore di A. il 16 ottobre 2017 (DFF p. 100.52). 

G. Mediante scritto del 24 ottobre 2017 A. ha chiesto di essere giudicato dal 

Tribunale penale federale (in seguito: TPF) (DFF p. 100.5 e seg.). Il 17 novembre 

2017 il DFF ha quindi inoltrato l’incartamento al Ministero pubblico della 

Confederazione (in seguito: MPC) (TPF p. 8.100.2), il quale, il 22 novembre 

2017, lo ha trasmesso per giudizio al TPF (TPF p. 8.100.1).  

H. I pubblici dibattimenti hanno avuto luogo il 21 marzo 2018 a Bellinzona, presso 

la sede del TPF. L’imputato si è regolarmente presentato in aula.  

I. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le conclusioni seguenti: 

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I1. Il DFF ha chiesto: 

 che A. venga riconosciuto autore colpevole di esercizio dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari senza disporre di autorizzazione, in 

violazione dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM, 

infrazione commessa dal 31 dicembre 2008 al 3 maggio 2010 nonché dal 20 

settembre 2010 al 31 agosto 2011; 

 che A. venga condannato: 

a. a una pena pecuniaria di 220 aliquote giornaliere di fr. 3'000.-- 

cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di due anni; 

b. a una multa di fr. 60'000.--; 

c. al pagamento delle spese procedurali del DFF, per un totale di 

fr. 4'230.-- a un cui aggiungere fr. 350.-- a titolo di spese legate al 

dibattimento (trasferta, pernottamento e vitto) e la tassa di giustizia 

della procedura giudiziaria; 

 subordinatamente, nella denegata ipotesi in cui l’imputato dovesse essere 

prosciolto, che l’indennizzo di patrocinio venga ridotto, considerato un penso 

orario impiegato dal patrocinatore di 50 ore, a cui applicare la tariffa oraria 

massima di fr. 230.--. 

I2. La difesa di A. ha postulato: 

 in via principale, il proscioglimento di A. dai capi di imputazione di cui alla 

decisione penale in oggetto e il risarcimento quindi delle spese legali 

sopportate per esercitare il proprio diritto alla difesa nella misura in cui 

esposto nell’istanza agli atti; 

 in via subordinata: 

o il parziale proscioglimento dai capi d’accusa della presente decisione 

penale nella misura in cui il periodo della consumazione del 

superamento dei fr. 5 mia è dal 31 dicembre 2008 al 31 dicembre 2009; 

o l’applicazione dell’art. 47 CP e 48 lit. e circa la commisurazione della 

pena; 

o l’applicazione dell’art. 42 CP, ovvero della sospensione della pena; 

o la massiccia decurtazione della pena prevista nella decisione penale e 

che la stessa sia posta al beneficio della sospensione condizionale per 

un periodo di prova di due anni. 

J. Il dispositivo della sentenza è stato comunicato in udienza pubblica il 12 giugno 

2018. 

K. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi che seguono. 

 

- 5 - 

La Corte considera in diritto: 

1. Competenza 

1.1 Giusta l’art. 50 cpv. 2 LFINMA, se è stato chiesto il giudizio di un tribunale o se il 

DFF ritiene adempiute le condizioni per una pena detentiva o per una misura 

privativa della libertà, il giudizio del reato compete alla giurisdizione federale. In 

tal caso il DFF trasmette gli atti al MPC all’attenzione del TPF. La trasmissione 

degli atti funge da accusa. Gli articoli 73-83 della Legge federale del 22 marzo 

1974 sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0) sono applicabili per 

analogia. 

In applicazione dell’art. 35 della Legge federale sull'organizzazione delle autorità 

penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte penale è competente 

per statuire in primo grado sui casi che sottostanno alla giurisdizione federale. 

1.2 La procedura dinanzi alla Corte penale è retta dagli art. 73-80 DPA 

(v. art. 81 DPA). Le pertinenti e non contraddittorie disposizioni del CPP sono 

applicabili a titolo sussidiario (art. 82 DPA). 

1.3 La DPA è silente sulla questione relativa alla composizione della Corte chiamata 

a statuire su un caso di diritto penale amministrativo, ragione per cui è applicabile 

l'art. 19 cpv. 2 CPP, al quale rinvia l'art. 36 cpv. 2 LOAP. In concreto, l’accusa 

chiede che l’imputato venga condannato a una pena pecuniaria di 220 aliquote 

giornaliere nonché al pagamento di una multa. La causa è pertanto di 

competenza del giudice unico (v. art. 19 cpv. 2 lett. b CPP). 

1.4 Giusta l’art. 75 cpv. 1 DPA, il tribunale esamina se il suo giudizio è stato chiesto 

in tempo utile. Chiunque è colpito da una decisione penale o di confisca può, 

entro dieci giorni dalla notificazione, chiedere di essere giudicato da un tribunale 

(art. 72 cpv. 1 DPA).  

La decisione penale del 13 ottobre 2017 è stata notificata ad A. il 16 ottobre 2017 

(v. supra, consid. F). Presentata il 24 ottobre 2017 al DFF, la richiesta 

dell’imputato di essere giudicato da un tribunale è pertanto tempestiva. 

1.5 Si constata che la decisione amministrativa del 14 settembre 2012, mediante la 

quale la FINMA ha stabilito che B. SA ha esercitato a titolo professionale l’attività 

di commerciante di valori mobiliari senza avere la necessaria autorizzazione della 

FINMA, è passata in giudicato, in ossequio all’art. 73 cpv. 1 DPA (v. supra, 

consid. A). 

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1.6 Dall'esame della ricevibilità del rinvio a giudizio non risultano irregolarità o 

impedimenti a procedere (v. art. 329 cpv. 1 CPP). 

1.7 Le condizioni per il rinvio a giudizio giusta la DPA e, a titolo suppletivo, il CPP 

sono dunque adempiute. La decisione penale del 13 ottobre 2017, che funge da 

atto d'accusa, enuncia la fattispecie e menziona le disposizioni penali applicabili 

(v. art. 73 cpv. 2 DPA). Essa vincola questa Corte per quanto attiene ai fatti 

contestati all'imputato, ma non per quanto riguarda la pena erogata 

(EICKER/FRANK/ACHERMANN, Verwaltungsstrafrecht und Verwaltungsstraf-

verfahrensrecht, 2012, p. 274 e seg.). 

2. Diritto applicabile 

2.1 Le disposizioni generali del Codice penale svizzero si applicano ai fatti cui la 

legislazione amministrativa federale commina una pena, salvo che non sia 

altrimenti disposto dalla DPA o dalle singole leggi amministrative (v. art. 2 DPA).  

La DPA è silente quanto alle condizioni per determinare il diritto applicabile 

quando vi è un cambiamento di normativa. 

L’art. 2 cpv. 1 CP prevede l’applicazione del Codice penale solo nei confronti di 

chi commetta un crimine o un delitto dopo la sua entrata in vigore, consacrando 

il principio della non retroattività della norma penale; non sarebbe infatti solo 

iniquo, ma violerebbe altresì il principio nullum crimen sine lege contenuto 

nell’art. 1 CP, giudicare su crimini o delitti secondo una legge non ancora in 

vigore al momento della loro commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d). 

Costituisce deroga a questo principio la regola della lex mitior di cui all’art. 2 

cpv. 2 CP, la quale prevede che il diritto penale materiale si applichi alle infrazioni 

commesse prima della data della sua entrata in vigore se l’autore è giudicato 

posteriormente e se il nuovo diritto gli è più favorevole della legge in vigore al 

momento dell’infrazione. 

2.2 Quando la componente oggettiva di un reato consiste per definizione, di fatto o 

tipicamente, in una pluralità di atti, secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte vi è 

un’unità giuridica d’azione (DTF 131 IV 83 consid. 2.4.5). Dal punto di vista del 

diritto penale tali atti costituiscono un unico reato, la cui durata, analogamente ai 

casi in cui si è in presenza di un reato permanente, si protrae durante un certo 

lasso di tempo. Ne consegue che la commisurazione della pena avviene senza 

che si consideri che vi sia concorso tra i singoli atti (ACKERMANN in: 

NIGGLI/WIPRÄCHTIGER (editori), Basler Kommentar, Strafrecht I, 3a ediz., 2013, 

n. 72 ad art. 49 CP; DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/BERGER/MAZOU/RODIGARI, Petit 

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Commentaire, Code pénal, 2a ediz., 2017, n. 9 ad art. 49 CP). I fatti proseguiti 

dopo l’entrata in vigore di nuove norme vengono giudicati secondo queste ultime. 

In tale ambito non è determinante se i fatti si sono svolti solo in parte 

posteriormente all’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Tale aspetto dovrà 

però essere considerato ai fini della commisurazione della pena, nella misura in 

cui secondo le norme previgenti i fatti non erano punibili o la pena prevista era 

più mite (POPP/BERKEMEIER in: NIGGLI/WIPRÄCHTIGER (editori), op. cit., n. 11 ad 

art. 2 CP). 

2.3 Ad A. vengono rimproverati fatti svoltisi dal 31 dicembre 2008 al 3 maggio 2010, 

nonché dal 20 settembre 2010 al 31 agosto 2011. 

Fino al 31 dicembre 2008, l’art. 40 lett. b vLBVM comminava una multa sino a 

fr. 200'000.-- a chiunque intenzionalmente svolgeva senza autorizzazione 

l’attività di commerciante di valori mobiliari. La normativa in vigore dal 1° gennaio 

2009, l’art. 44 LFINMA, dispone invece che chiunque, intenzionalmente, esercita 

senza autorizzazione un’attività soggetta ad autorizzazione conformemente alle 

leggi sui mercati finanziari è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con 

una pena pecuniaria. Chi agisce per negligenza è punito con la multa sino a 

fr. 250'000.--.  

2.4 L’esercizio di un’attività di commerciante di valori mobiliari senza la necessaria 

autorizzazione costituisce un reato permanente o continuo, dovendo la pluralità 

di atti (acquisto e vendita di valori) essere considerata un’unità giuridica d’azione 

ai sensi della giurisprudenza (sentenze del Tribunale penale federale 

SK.2014.36 del 3 marzo 2015 consid. 1.6; SK.2014.8 del 24 luglio 2014 

consid. 2.1, con riferimenti). 

2.5 Alla luce di quanto sopra esposto, nel caso in esame, per i fatti svoltisi dal 

31 dicembre 2008 al 3 maggio 2010, la Corte ritiene che, trattandosi di un’unità 

giuridica d’azione che ha avuto inizio il giorno prima dell’entrata in vigore 

dell’art. 44 LFINMA e che è poi proseguita per circa 16 mesi sotto l’egida della 

predetta disposizione, l’art. 44 LFINMA si applica ai fatti contestati all’imputato. 

Nell’ambito della commisurazione della pena si dovrà necessariamente prendere 

in considerazione che l’azione ha avuto inizio il 31 dicembre 2008, allorquando 

la vLBVM - che prevedeva pene meno severe - era ancora, seppur solo per 

qualche ora, in vigore (v. sul tutto: POPP/BERKEMEIER, op. cit., n. 11 ad art. 2 CP). 

Per quel che concerne i fatti svoltisi dal 20 settembre 2010 al 31 agosto 2011, la 

Corte ha anzitutto rilevato che vi è da ritenere una nuova unità giuridica d’azione 

indipendente dalla prima, e ciò in considerazione del tempo intercorso dalla 

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precedente; l’art. 44 LFINMA, già in vigore al momento dei fatti, è pertanto 

senz’altro applicabile. 

2.6 Il 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la revisione del diritto sanzionatorio nel CP 

(RU 2016 1249; FF 2012 4181). La nuova normativa proposta si prefigge, da un 

lato, di ridurre la molteplicità delle sanzioni possibili - il lavoro di pubblica utilità 

cessa infatti di essere considerato una pena a se stante divenendo una forma di 

esecuzione - e, dall’altro, di ripristinare in parte le pene detentive di breve durata 

(FF 2012 4193). 

2.7 Nella fattispecie, occorrerà dunque determinare quale sia il diritto più favorevole 

all’imputato, la cui analisi concreta potrà avvenire unicamente nell’ambito della 

commisurazione della pena (v. infra, consid. 6). 

3. Prescrizione  

3.1 Il vigente art. 97 cpv. 1 CP prevede che l'azione penale si prescrive in quindici 

anni se la pena massima è una pena detentiva superiore a tre anni; in dieci anni 

se per il reato è comminata una pena detentiva sino a tre anni; e in sette anni se 

la pena massima comminata è un’altra pena. La novella legislativa, tendente al 

prolungamento dei termini di prescrizione, è in vigore dal 1° gennaio 2014. 

Secondo il diritto previgente, in vigore sino al 31 dicembre 2013, l’azione penale 

si prescriveva in quindici anni, se per il reato era comminata una pena detentiva 

superiore a tre anni; in sette anni, se per il reato era comminata un’altra pena 

(art. 97 cpv. 1 lett. b, c vCP). Per quel che attiene al reato contestato all’imputato, 

si rileva che la pena prevista è una pena detentiva sino a tre anni o una pena 

pecuniaria (art. 44 cpv. 1 LFINMA), ciò che implica, a valere quale lex mitior, un 

termine di prescrizione di sette anni. 

Come già esposto in precedenza (v. supra, consid. 2.4), l’esercizio di un’attività 

di commerciante di valori mobiliari senza la necessaria autorizzazione costituisce 

un reato permanente o continuo; il termine di prescrizione inizia pertanto a 

decorrere a partire dall’ultimo atto (v. art. 98 lett. b CP) e si estingue in seguito 

alla pronuncia di una sentenza di prima istanza (art. 97 cpv. 3 CP); la decisione 

penale ai sensi dell’art. 70 DPA corrisponde, sotto il profilo della prescrizione, ad 

una sentenza di prima istanza ai sensi dell’art. 70 cpv. 3 CP (DTF 133 IV 112 

consid. 9.4.4).  

Inoltre, giusta l’art. 11 cpv. 3 DPA, per i delitti e le contravvenzioni, la prescrizione 

è sospesa durante i procedimenti d’opposizione, di reclamo o giudiziari circa 

l’obbligo di pagamento o restituzione o circa altre questioni pregiudiziali da 

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decidere secondo la singola legge amministrativa ovvero finché l’imputato sconti 

all’estero una pena privativa della libertà. 

3.2 Nel caso concreto, per i reati contestati ad A., il termine di prescrizione settennale 

ha iniziato a decorrere il 4 maggio 2010, rispettivamente il 1° settembre 2011. 

Considerate le varie sospensioni del termine di prescrizione, e in particolare la 

sospensione per la procedura di giudizio dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (v. supra, consid. A), l’azione penale non si è prescritta prima 

dell’intervento della decisione penale del 13 ottobre 2017, che ha pertanto 

comportato l’estinzione della prescrizione dell’azione penale. 

4. Infrazione contestata all’imputato  

4.1 All’imputato viene rimproverato di avere esercitato l’attività di commerciante di 

valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione, in violazione 

dell’art. 44 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM.  

4.2 L’art. 10 LBVM dispone che chi intende esercitare l’attività di commerciante di 

valori mobiliari deve ottenere un’autorizzazione della FINMA (cpv. 1). Come 

esposto in precedenza (v. supra, consid. 2.3), l’esercizio di un’attività senza 

l’autorizzazione necessaria è sanzionato dall’art. 44 LFINMA. 

Giusta l’art. 2 lett. d LBVM, per commercianti di valori mobiliari si intendono le 

persone fisiche o giuridiche o le società di persone che, agendo per proprio conto 

in vista di una rivendita a breve scadenza, oppure per conto di terzi, acquistano 

e alienano a titolo professionale valori mobiliari sul mercato secondario, li offrono 

al pubblico sul mercato primario o creano essi stessi derivati e li offrono al 

pubblico. L’art. 3 cpv. 1 dell’ordinanza sulle borse e il commercio di valori 

mobiliari (OBVM; RS 954.11) prevede che sono commercianti per conto proprio 

i commercianti che negoziano professionalmente per conto proprio e a breve 

scadenza valori mobiliari. 

4.3 Per interpretare le norme summenzionate è determinante la circolare del 

1° gennaio 2009 emanata dalla FINMA e intitolata “Precisazioni sulla nozione di 

commerciante di valori mobiliari” (in seguito: Circ. 08/5). 

Persone fisiche o giuridiche che non sottostanno alla Legge sulle borse non 

possono svolgere professionalmente l’attività di commerciante di valori mobiliari 

per conto proprio. I criteri di attività svolta a titolo professionale, per proprio conto 

e a breve scadenza sono indicati nella Circ. 08/5. In particolare, la nota marginale 

n. 12 della Circ. 08/5 prevede che il requisito di un'attività svolta “a titolo 

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professionale” richiede che il commercio di valori mobiliari costituisca un'attività 

economica indipendente, orientata al conseguimento di introiti regolari. Le note 

marginali n. 17 e segg. Circ. 08/5 illustrano i criteri che permettono di stabilire se 

un'attività è svolta a titolo professionale, per proprio conto e a breve scadenza. Il 

commerciante per conto proprio agisce come tale se conclude delle transazioni 

relative a valori mobiliari in nome proprio, senza ordini o istruzioni di terzi, e se 

egli stesso se ne assume i rischi e meglio beneficia del relativo guadagno e se si 

fa carico delle eventuali perdite (v. n. 21 Circ. 08/5). Il concetto “a breve 

scadenza” si riferisce allo scopo perseguito nell'acquisto di valori mobiliari, vale 

a dire alla gestione attiva degli stessi con lo scopo di realizzare a breve scadenza 

degli utili risultanti da variazioni del corso e dei tassi d'interesse, diversamente 

dall'acquisto di valori mobiliari allo scopo di effettuare un investimento finanziario 

o dall'acquisizione di una partecipazione (v. n. 22 Circ. 08/5). Siccome il 

commerciante per conto proprio agisce solo a nome e per conto proprio, per 

definizione non ha dei clienti. Il suo assoggettamento alla legge sulle borse non 

si giustifica quindi in base al principio della protezione degli investitori. Tale 

assoggettamento è da ricondurre unicamente al principio della protezione del 

buon funzionamento del mercato. Egli può tuttavia mettere in pericolo il buon 

funzionamento dei mercati soltanto se esercita un volume notevole di transazioni 

in valori mobiliari. Soggiace quindi alla legge sulle borse unicamente il 

commerciante per conto proprio che come tale effettua delle operazioni in valori 

mobiliari per un importo lordo (cifra d'affari) superiore a 5 miliardi di franchi 

svizzeri all'anno. Per il calcolo della cifra d'affari ci si basa per le operazioni 

effettuate a contanti come pure per le operazioni su derivati sui corsi pagati, 

rispettivamente realizzati (v. n. 23 Circ. 08/5). 

4.4 Giusta l’art. 6 DPA, se l'infrazione è commessa nella gestione degli affari di una 

persona giuridica, di una società in nome collettivo o in accomandita, di una ditta 

individuale o di una comunità di persone senza personalità giuridica, o altrimenti 

nell'esercizio di incombenze d'affari o di servizio per terze persone, le disposizioni 

penali si applicano alle persone fisiche che l'hanno commessa (cpv. 1). Il 

padrone d'azienda, il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata 

che, intenzionalmente o per negligenza, in violazione di un obbligo giuridico, 

omette di impedire un'infrazione del subordinato, mandatario o rappresentante 

ovvero di paralizzarne gli effetti, soggiace alle disposizioni penali che valgono per 

l'autore che agisce intenzionalmente o per negligenza (cpv. 2). 

4.5 Nel caso in esame, A. contesta anzitutto il calcolo dei volumi delle transazioni 

effettuate da B. SA nel periodo preso in esame dal DFF. In particolare egli 

contesta il metodo applicato per il cambio euro-franco e il conseguente 

superamento della soglia di fr. 5 mia (TPF p. 8.925.21 e segg.). Egli chiede inoltre 

- 11 - 

che le operazioni realizzate allorquando presso B. SA era presente l’incaricato 

d’inchiesta della FINMA vengano scorporate dalla cifra d’affari, in quanto non 

idonee a mettere in pericolo il buon funzionamento del mercato, con 

conseguenza il non superamento della soglia di fr. 5 mia (TPF p. 8.925.24 e 

segg.). Egli ritiene altresì che bisogna considerare che la conclusione del 

contratto con C. LLC per lui rappresentava la dismissione dell’attività sottoposta 

alla vigilanza della FINMA; egli era come minimo in errore ai sensi dell’art. 21 CP 

- un errore non facilmente evitabile (TPF p. 8.925.29 e segg.).  

5.  

5.1 Ad A. viene contestata l’infrazione di cui all’art. 44 LFINMA in relazione con 

l’art. 10 LBVM, e ciò dal 31 dicembre 2008 al 3 maggio 2010 nonché dal 

20 settembre 2010 al 31 agosto 2011. I fatti contestati all’imputato nella decisione 

penale del 13 ottobre 2017, che funge da atto d’accusa, vincolano la Corte. 

5.2 B. SA, società di diritto svizzero con sede a U., è stata costituita il 23 gennaio 

2001 con scopo sociale principale l’“attività di intermediazione e negoziazione di 

valori mobiliari, la gestione ed amministrazione di patrimoni mobiliari, la 

consulenza d’investimento in detti valori”. Il 12 maggio 2009 la società ha 

modificato lo scopo sociale principale nell’“attività di negoziazione e 

intermediazione di valori mobiliari e la consulenza d’investimento su detti valori”. 

Il 26 agosto 2011 vi è stata un’ulteriore modifica dello scopo sociale, che fino al 

12 febbraio 2013 è pertanto consistito nell’“emissione e/o la distribuzione di 

prodotti strutturati e altri prodotti finanziari nonché la consulenza d’investimento 

su detti prodotti”. Il 12 febbraio 2013 B. SA ha limitato il suo scopo sociale alla 

consulenza d’investimento in prodotti finanziari (DFF p. 33.1 e segg.). 

L’11 maggio 2016 B. SA ha modificato la sua ragione sociale in “D. SA” e il 

30 maggio del medesimo anno è stata sciolta in seguito a fallimento (DFF 

p. 33.70 e segg.). 

5.2.1 La Corte ha pertanto preso atto che nel periodo di interesse per la presente 

fattispecie lo scopo sociale della società menzionava a chiare lettere 

l’intermediazione e la negoziazione di valori mobiliari. 

5.3 A., cofondatore di B. SA, sin dal momento della sua costituzione ne è stato 

azionista nonché, a tratti, azionista unico (TPF p. 8.930.4 e seg.). Egli ha inoltre 

fatto parte del consiglio di amministrazione della società, in qualità di membro o 

di presidente, sin dal momento della costituzione (DFF p. 33.70 e segg.). 

L’imputato ha ammesso di avere avuto un ruolo dirigenziale in seno alla società, 

- 12 - 

dichiarando che si trattava di un ruolo di primo piano nell’ambito delle decisioni 

strategiche (TPF p. 8.930.5). 

5.3.1 B. SA è pertanto nata, cresciuta, ha operato e infine cessato la sua attività di 

commerciante di valori mobiliari sempre con l’imputato A. quale attore primario, 

alla stregua di un organo di B. SA; organo di diritto, ma anche di fatto. Pertanto, 

in applicazione degli art. 6 cpv. 1 e 2 DPA, la responsabilità penale per l’attività 

esercitata da B. SA può essere imputata ad A. 

5.4 Già con scritti del 14 febbraio 2001 (FINMA p. 3) e del 4 aprile del medesimo 

anno (FINMA p. 1-2), l’allora Commissione federale delle banche (in seguito: 

CFB) - autorità attiva sino al 31 dicembre 2008, sostituita dal 1° gennaio 2009 

dalla FINMA - aveva preso contatto con B. SA, informandola tra l’altro che 

l'attività di commerciante di valori mobiliari era sottoposta ad autorizzazione della 

CFB e che l’esercizio di tale attività senza autorizzazione era punibile.  

Il 22 luglio 2008 B. SA, tramite l’avv. E., ha contattato la CFB chiedendo un 

incontro preliminare per esaminare la possibilità, rispettivamente la necessità di 

assoggettarsi al controllo della CFB giusta la LBVM, indicando, tra l’altro “Si 

ritiene che attualmente B. SA non sia soggetta alla LBVM. Tuttavia, anche alla 

luce delle prospettive per l’anno in corso, non si esclude che lo potrebbe 

diventare, in particolare qualora il volume d’affari da essa raggiunto dovesse 

superare la soglia di 5 mia di franchi a fine 2008” (DFF p. 30.25 e seg.); tale 

incontro è avvenuto in data 12 agosto 2008 (v. DFF p. 31.3).  

La richiesta di autorizzazione è stata inoltrata alla FINMA il 9 novembre 2009 

(DFF p. 31.93 e segg.) e, dopo vari scambi di scritti (v. DFF p. 31.112 e segg.), il 

9 aprile 2010 la FINMA ha chiesto a B. SA se fosse disposta ad accettare 

l’ispezione da parte di persone scelte dalla FINMA, finalizzata ad acclarare 

l’operatività presente e passata della società; in caso di accettazione, la FINMA 

avrebbe potuto “acconsentire ad un eventuale superamento della soglia dei 

CHF 5 mrd., perdurante la presenza dei mandatari scelti presso la società. Infatti 

la presenza nella società di persone mandate dalla FINMA garantirebbe una 

protezione accresciuta a creditori, investitori e piazza finanziaria” (DFF p. 31.150 

e seg.). In seguito all’accettazione da parte di B. SA (DFF p. 31.152), il 3 maggio 

2010 la FINMA ha assegnato un mandato a uno specialista indipendente per 

effettuare degli accertamenti riguardanti gli anni 2005-2009 (DFF p. 31.153 e 

segg.); l’incaricato ha fornito un rapporto intermedio il 10 giugno 2010 (DFF 

p. 32.23 e segg.), e un ulteriore rapporto il 30 giugno del medesimo anno, nei 

quali ravvisava molteplici lacune presso B. SA (DFF p. 32.1 e segg.). Il 

1° settembre 2010 la FINMA ha trasmesso copia del rapporto del 30 giugno a 

B. SA, avvertendo la società che prima facie le condizioni di autorizzazione non 

- 13 - 

sembravano essere adempiute, e chiedendo alla società se intendeva ritirare la 

richiesta oppure se pretendeva una decisione formale (DFF p. 32.52 e seg.); 

B. SA il 20 settembre 2010 ha ritirato la richiesta, informando nel contempo la 

FINMA dell’intenzione di cedere in tempi brevi l’attività di commerciante per 

proprio conto ad un’entità autorizzata (DFF p. 32.54 e seg.). 

Il 20 ottobre 2010 B. SA e la C. LLC hanno sottoscritto un contratto denominato 

“Agreement for the provision of clearing and settlement services”, valido dal 

1° novembre 2010 (DFF p. 32.67 e segg.), e B. SA il medesimo giorno ne ha 

informato la FINMA (DFF p. 32.60 e segg.). 

Il 5 aprile 2011 B. SA ha poi informato la FINMA della sottoscrizione di un 

contratto di compravendita di ramo d’azienda con la F. & CO SA, in veste di 

acquirente, avente come oggetto l’attività di commerciante per proprio conto 

(DFF 32.256 e segg.); l’esecuzione del contratto è avvenuta il 31 agosto 2011 

(v. DFF p. 32.287 e segg.). 

5.4.1 La Corte ha pertanto constatato che B. SA non è mai stata a beneficio di alcuna 

autorizzazione rilasciata dalla FINMA per esercitare l’attività di commerciante di 

valori mobiliari, e che in seno alla società la necessità di una tale autorizzazione 

per poter superare la soglia di fr. 5 mia era ben nota. 

5.5 Sia l’inchiesta che il dibattimento hanno permesso di accertare che B. SA ha 

effettuato l’attività di commerciante di valori mobiliari a titolo professionale, a 

breve scadenza e per conto proprio, essendo la società attiva nell’acquisto e 

nella vendita di obbligazioni con controparti istituzionali (TPF p. 8.930.4 e segg.). 

5.6 Il quesito centrale è sapere se B. SA con la sua attività di commercio di valori 

mobiliari ha superato la soglia di fr. 5 mia prevista dalla Circ. 08/5; soglia oltre la 

quale è necessaria la relativa autorizzazione della FINMA. 

5.6.1 Per quel che attiene al primo periodo dedotto in accusa, la Corte ha anzitutto 

preso atto che, per quanto concerne l’anno civile 2008, all’imputato viene 

contestato il reato unicamente a partire dal 31 dicembre. Il volume delle 

transazioni effettuate da B. SA dal 1° gennaio al 31 dicembre 2008 - peraltro non 

contestato dalla difesa - è stato di EUR 3'456'731'596 (DFF p. 32.46). La Corte 

ha ritenuto il tasso medio annuale euro-franco, pari a 1.58666 (DFF p. 33.68), e 

ciò in considerazione del fatto che le transazioni che hanno portato alla cifra 

d’affari in questione sono state effettuate sull’arco di tutto l’anno e che il tasso 

medio annuale, calcolato facendo una media dei tassi di cambio effettivamente 

applicati durante l’anno civile, è pertanto certamente atto a fungere da media 

- 14 - 

ponderata. Ne risulta una cifra d’affari di fr. 5'484'657'754; valore superiore alla 

soglia di fr. 5 mia.  

Per quanto attiene al periodo successivo, contraddistinto dal superamento della 

soglia di fr. 5 mia occorso già il 31 dicembre 2008, la Corte ha nuovamente 

ritenuto corretto il riferimento al tasso di cambio medio annuale - pari a 1.510071 

nel 2009, rispettivamente a 1.380531 nel 2010 - e ciò per le medesime ragioni 

esposte in precedenza. Ne risulta una cifra d’affari di fr. 5'671'016'858 per il 2009, 

rispettivamente di fr. 5'799'832'604 per il 2010 (DFF p. 32.1743), entrambe 

superiori alla soglia di fr. 5 mia.  

Ritenuto che l’esercizio di un’attività di commerciante di valori mobiliari senza la 

necessaria autorizzazione costituisce un reato permanente o continuo (v. supra, 

consid. 2.4), e considerata la costanza nell’attività di commercio di valori mobiliari 

nel caso concreto, la Corte ha ritenuto il superamento della soglia di fr. 5 mia fino 

al 3 maggio 2010, vale a dire per il primo periodo dedotto in accusa. 

Per quel che attiene alla censura di A. tendente allo scorporo dalla cifra d’affari 

dell’anno 2010 delle operazioni realizzate nel periodo in cui presso B. SA era 

presente l’incaricato d’inchiesta della FINMA, la Corte ritiene che la stessa sia 

senz’altro da respingere, siccome le transazioni in questione sono state 

oggettivamente effettuate. Quand’anche nel periodo in questione - per 

ammissione della FINMA stessa - vi sarebbe stata una protezione accresciuta a 

creditori, investitori e piazza finanziaria e l’autorità avrebbe pertanto acconsentito 

all’eventuale superamento della soglia, la Corte non intravvede per quale motivo 

le transazioni in esame dovrebbero essere scorporate dalla cifra d’affari generata 

dall’attività comunque intrapresa da B. SA. 

5.6.2 Con mente al secondo periodo dedotto in accusa, concernente l’intervallo di 

tempo dal 20 settembre 2010 al 31 agosto 2011, trattandosi di un’unità giuridica 

d’azione indipendente dalla prima (v. supra, consid. 2.5), la Corte si è anzitutto 

chiesta quando, nel 2010, la soglia di fr. 5 mia fosse stata superata. Partendo 

dalla cifra d’affari constatata al 31 dicembre 2010, pari a fr. 5’799'832'604 

(v. supra, consid. 5.6.1), e procedendo a ritroso nel tempo, la Corte ha accertato 

che la soglia limite è stata superata nella giornata del 20 ottobre 2010. Pertanto, 

la Corte ritiene che a decorrere da tale data, fino al 31 dicembre 2010, la soglia 

di fr. 5 mia è stata superata. 

Per quel che attiene al commercio effettuato dopo il 31 dicembre 2010 e occorso 

fino al 31 agosto 2011, pure dedotto in accusa, la Corte non ha invece ritenuto 

una violazione dell’art. 44 LFINMA, e ciò per le seguenti ragioni. 

L’assoggettamento alla Legge sulle borse dei commercianti per conto proprio è 

- 15 - 

da ricondurre al principio della protezione del buon funzionamento del mercato, 

e questo può essere messo in pericolo unicamente se il commerciante esercita 

un volume notevole di transazioni di valori mobiliari (v. supra, consid. 4.3). Nella 

fattispecie, nel 2011 vi è stata una diminuzione sensibile dell’intensità e delle 

attività di commercio, fino alla loro cessazione. Ciò è in particolare evincibile dalla 

cifra d’affari che, nel 2011, pur considerando tutte le transazioni - comprese 

quelle effettuate tramite un conto presso la C. LLC - non supera i fr. 3.5 mia 

(v. decisione penale, DFF 100.4). Alla luce di quanto testé indicato, la Corte ha 

ritenuto che il periodo incriminato ricadente nel 2011 non denotasse un pericolo 

potenziale al buon funzionamento dei mercati tale da ricadere, dal punto di vista 

oggettivo, nella norma penale in oggetto.  

5.7 Ne consegue che, dal 31 dicembre 2008 al 3 maggio 2010 nonché dal 20 ottobre 

2010 al 31 dicembre 2010 B. SA - società non a beneficio dell’autorizzazione 

della FINMA e riconducibile ad A. - ha esercitato l’attività di commerciante di 

valori mobiliari, superando la soglia di fr. 5 mia di transazioni oltre la quale è 

necessaria un’autorizzazione.  

5.8 Per quanto attiene all’elemento costitutivo soggettivo in capo ad A., la Corte rileva 

che nella sede di interrogatorio dibattimentale egli ha dichiarato che, nel 2008, 

quando B. SA si rese conto che tendenzialmente avrebbe potuto superare la 

soglia di fr. 5 mia, sapeva che per poter superare la soglia si sarebbe dovuto fare 

“un passo in più in termini autorizzativi, e quindi chiedere la licenza quale 

commerciante in valori mobiliari” (TPF p. 8.930.12). Egli ha riferito che non vi fu 

volontà deliberata di contravvenire ai regolamenti ma che, ad ogni modo, non fu 

intrapreso alcunché per monitorare la cifra d’affari e per eventualmente limitare 

o interrompere l’operatività della società alla soglia dei fr. 5 mia (TPF p. 8.930.14 

e seg.). La Corte ritiene pertanto che A. abbia agito perlomeno per dolo 

eventuale.  

5.9 Per quanto riguarda la censura di A. in merito a un eventuale errore sull’illiceità, 

dovuto al fatto che per l’imputato la sottoscrizione del contratto con la C. LLC, 

occorsa il 20 ottobre 2010, rappresentava la dismissione dell’attività sottoposta 

alla vigilanza della FINMA, la Corte rileva che la stessa va respinta, in quanto nel 

2010 la soglia dei fr. 5 mia era stata superata già prima dell’intervento della 

C. LLC, che ha iniziato a operare dopo il 1° novembre 2010. 

5.10 B. SA ha pertanto esercitato l’attività di commerciante di valori mobiliari senza 

disporre della necessaria autorizzazione della FINMA, e ciò nel periodo dal 

31 dicembre 2008 al 3 maggio 2010 nonché nell’intervallo di tempo dal 20 ottobre 

2010 al 31 dicembre 2010. La condotta della società giusta l’art. 6 cpv. 1 e 2 DPA 

- 16 - 

è imputabile ad A., che realizza pure l’elemento costitutivo soggettivo 

dell’infrazione. 

6. Pena 

6.1 A. è riconosciuto autore colpevole di esercizio dell’attività di commerciante di 

valori mobiliari senza disporre della necessaria autorizzazione, in violazione 

dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA in relazione con l’art. 10 LBVM; reato punito con una 

pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria. 

Come esposto in precedenza (v. supra, consid. 2.6), i reati ritenuti a suo carico 

sono stati commessi prima del 1° gennaio 2018, data dell’entrata in vigore della 

revisione del diritto sanzionatorio; in applicazione dell’art. 2 cpv. 2 CP occorre 

quindi determinare in concreto quale diritto risulta più favorevole per la fissazione 

e la scelta della pena che dovrà essere concretamente inflitta. 

6.2 Il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della sua vita 

anteriore e delle sue condizioni personali, nonché dell’effetto che la pena avrà 

sulla sua vita (art. 47 cpv. 1 CP). La colpa è determinata secondo il grado di 

lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la 

reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto 

delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di 

evitare l’esposizione a pericolo o la lesione (art. 47 cpv. 2 CP). I criteri da 

prendere in considerazione per la fissazione della pena sono essenzialmente gli 

stessi che venivano applicati nel quadro della giurisprudenza relativa al 

previgente art. 63 CP (DTF 129 IV 6 consid. 6.1; sentenza del Tribunale federale 

6B_360/2008 del 12 novembre 2008 consid. 6.2). Non diversamente dal vecchio 

diritto, la pena deve essere determinata ponderando sia la colpevolezza del reo 

che l’effetto che la sanzione avrà su di lui. 

6.3 Oltre a valutare il grado di colpevolezza, il giudice deve dunque tenere conto dei 

precedenti e della situazione personale del reo, nonché della sua sensibilità alla 

pena. Il grado di colpevolezza dipende anche dalla libertà decisionale di cui 

l’autore disponeva: più facile sarebbe stato per lui rispettare la norma infranta, 

più grave risulta la sua decisione di trasgredirla e pertanto anche il suo grado di 

colpevolezza; e viceversa (DTF 127 IV 101 consid. 2a; 122 IV 241 consid. 1a; 

sentenza 6B_547/2008 del 5 agosto 2008 consid. 3.2.2). Parimenti al vecchio 

art. 63 CP, il nuovo art. 47 CP conferisce al giudice un ampio margine di 

apprezzamento (sentenza del Tribunale federale 6B_207/2007 del 6 settembre 

2007 consid. 4.2.1, pubblicata in forumpoenale 2008, n. 8 p. 25 e seg.). In virtù 

- 17 - 

dell’art. 50 CP - che recepisce i criteri già fissati in precedenza dalla 

giurisprudenza (cfr. Messaggio del Consiglio federale concernente la modifica 

del Codice penale svizzero del 21 settembre 1998, FF 1999 1747) - il giudice 

deve indicare nella sua decisione quali elementi, relativi al reato e al suo autore, 

sono stati presi in considerazione per fissare la pena, in modo tale da garantire 

maggiore trasparenza nella commisurazione della pena, facilitandone il 

sindacato nell’ambito di un’eventuale procedura di ricorso (sentenza 

6B_207/2007 loc. cit.). Il giudice non è obbligato ad esprimere in cifre o in 

percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli elementi citati, ma la 

motivazione del giudizio deve permettere alle parti e all’autorità di ricorso di 

seguire il ragionamento che l’ha condotto ad adottare il quantum di pena 

pronunciato (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2c p. 105). 

6.4 Modifiche del diritto sanzionatorio 

6.4.1 Per quel che attiene alle modifiche apportate dalla riforma del diritto 

sanzionatorio, la Corte rileva anzitutto che, con mente alla pena detentiva, con la 

revisione è stata reintrodotta la possibilità per il giudice di pronunciare pene 

detentive di breve durata - meno di sei mesi - con o senza la condizionale.  

La durata minima della pena detentiva inoltre è stata fissata in tre giorni, salvo 

per pene detentive pronunciate in sostituzione di una pena pecuniaria (art. 36 

CP) o di una multa (art. 106 CP) non pagate (art. 40 cpv. 1 CP).  

Le condizioni per pronunciare una pena detentiva in luogo di una pena pecuniaria 

sono inoltre state codificate all’art. 41 CP.  

La nuova normativa prevede pure la possibilità, a determinate condizioni, di 

eseguire una pena detentiva in forma di semiprigionia (art. 77b CP; per pene 

detentive non superiori a dodici mesi), di lavoro di pubblica utilità (art. 79a CP; 

per pene detentive non superiori a sei mesi) o mediante sorveglianza elettronica 

(art. 79b CP; per pene detentive da venti giorni a dodici mesi).  

6.4.2 Con mente alla pena pecuniaria, con la revisione l’ammontare delle aliquote 

giornaliere è stato limitato a un minimo di tre aliquote e un massimo di 180 

aliquote (art. 34 cpv. 1 CP), mentre il diritto previgente prevedeva un massimo di 

360 aliquote (art. 34 cpv. 1 vCP) e il minimo - non regolamentato dalla legge - 

era di una aliquota giornaliera (DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/BERGER/MOZOU/ 

RODIGARI, op. cit., n. 11 ad art. 34 CP). 

L’importo dell’aliquota giornaliera - precedentemente non regolamentato dalla 

legge - è stato fissato in fr. 30.-- con la possibilità di ridurlo eccezionalmente fino 

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- 18 - 

a fr. 10.--, mentre l’importo massimo di fr. 3'000.-- ad aliquota è rimasto invariato 

(art. 34 cpv. 2 vCP e CP). 

6.4.3 Per quel che attiene alla sospensione condizionale della pena, è d’uopo rilevare 

che il diritto previgente prevedeva la sospensione condizionale delle pene 

pecuniarie, del lavoro di pubblica utilità e delle pene detentive della durata di sei 

mesi a due anni (art. 42 cpv. 1 vCP), mentre il nuovo diritto prevede la 

sospensione delle pene pecuniarie e delle pene detentive di durata non superiore 

a due anni (art. 42 cpv. 1 CP).  

Ai sensi sia della normativa previgente che di quella attuale, il giudice di regola 

sospende l’esecuzione della pena se una pena senza condizionale non sembra 

necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti, a 

condizione che l’autore, nei cinque anni prima del reato, non sia stato condannato 

ad una pena detentiva di almeno sei mesi (art. 42 cpv. 2 vCP), rispettivamente a 

una pena detentiva superiore a sei mesi (art. 42 cpv. 2 CP); in tale ipotesi, la 

sospensione sarebbe possibile soltanto in presenza di circostanze 

particolarmente favorevoli. La concessione della sospensione condizionale può 

essere rifiutata anche perché l’autore ha omesso di riparare il danno 

contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lui (art. 42 

cpv. 3 vCP e CP). 

Secondo la nuova normativa il giudice non può più cumulare a una pena 

condizionalmente sospesa una pena pecuniaria senza condizionale; la possibilità 

di cumulare una multa resta invece intatta (art. 42 cpv. 4 vCP e CP). 

6.4.4 Per quel che attiene invece alla sospensione parziale della pena, con la revisione 

è stata anzitutto soppressa la possibilità di sospendere parzialmente 

l’esecuzione della pena pecuniaria (art. 43 cpv. 1 CP).  

Ai sensi del nuovo art. 43 CP, il giudice può dunque sospendere parzialmente 

l’esecuzione di una pena detentiva di un anno a tre anni se necessario per tenere 

sufficientemente conto della colpa dell’autore, mentre il diritto previgente 

permetteva di sospendere parzialmente l’esecuzione di una pena pecuniaria, di 

un lavoro di pubblica utilità o di una pena detentiva di un anno a tre anni se 

necessario per tenere sufficientemente conto della colpa dell’autore (cpv. 1); la 

parte da eseguire, in entrambe le normative, non può eccedere la metà della 

pena (cpv. 2); e, in caso di sospensione parziale dell’esecuzione della pena 

detentiva, la parte sospesa e la parte da eseguire devono essere di almeno sei 

mesi. Inoltre, le norme sulla concessione della liberazione condizionale (art. 86 

CP) non sono applicabili alla parte da eseguire (cpv. 3).  

- 19 - 

6.4.5 Giusta l’art. 44 cpv. 1 CP, rimasto invariato, se il giudice sospende del tutto o in 

parte l’esecuzione della pena, al condannato è impartito un periodo di prova da 

due a cinque anni. Sul piano soggettivo, il giudice deve formulare una prognosi 

sul futuro comportamento del condannato, basandosi su un apprezzamento 

globale che tenga conto delle circostanze dell’infrazione, degli antecedenti del 

reo, della sua reputazione e della sua situazione personale al momento del 

giudizio. Da prendere in considerazione sono tutti gli elementi che permettono di 

chiarire il carattere del condannato nel suo insieme, nonché le sue opportunità di 

ravvedimento. Nel fare questo non è ammissibile sopravvalutare determinati 

criteri a scapito di altri comunque pertinenti. Il giudice deve motivare la sua 

decisione in maniera sufficiente (v. art. 50 CP); la sua motivazione deve 

permettere di verificare se si è tenuto conto di tutti gli elementi pertinenti e come 

essi sono stati ponderati (v. DTF 134 IV 1 consid. 4.2.1; 128 IV 193 consid. 3a; 

118 IV 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale federale 6B_713/2007 del 4 marzo 

2008 consid. 2.1, pubblicato in SJ 2008 I p. 279 e seg.). 

6.4.6 Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto che per A. le nuove disposizioni non sono 

più favorevoli rispetto alla previgente normativa; conseguentemente alla 

presente fattispecie si applica il diritto previgente, come peraltro giustamente 

postulato dalla rappresentante del DFF in sede di requisitoria (DFF p. 8.925.15). 

Difatti, la reintroduzione delle pene detentive di breve durata - astrattamente 

sfavorevoli per l’imputato -, le modifiche inerenti all’esecuzione delle pene 

detentive - astrattamente favorevoli all’imputato - così come le modifiche relative 

alla pena pecuniaria - astrattamente sfavorevoli per l’imputato - non hanno alcun 

influsso nel caso concreto, siccome per l’imputato, come verrà esposto in 

seguito, entra in considerazione una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere. 

6.5 La Corte ha accertato come A., cittadino italiano classe 1965, si sia laureato in 

economia e commercio all’università Bocconi di Milano, per poi lavorare per delle 

società di intermediazione, sempre a Milano, e trasferirsi in Svizzera, a U., a metà 

degli anni ’90. Nel 2001 ha costituito con un socio la società B. SA, e nel 2011 

ha deciso di spostare la sua attività a Dubai, dove attualmente ricopre la carica 

di amministratore delegato di una società. A. ha dichiarato di percepire 

mensilmente un salario netto pari a fr. 34'764.35 - importo frutto del cambio fra 

la moneta locale e il franco svizzero - per dodici mensilità per la sua attività di 

dirigente, dipendente con un grado di occupazione del 100%. Egli ha dichiarato 

una sostanza di fr. 500'000.--. Divorziato e poi risposato, padre di quattro figli, di 

cui tre nati dalla prima unione, A. ha obblighi di mantenimento pari a fr. 5'385.-- 

mensili nei confronti dei primi tre figli. Per quel che concerne la prima moglie egli 

non ha obblighi di mantenimento, essendo la stessa stata precedentemente 

- 20 - 

liquidata. A titolo di uscite mensili, egli ha dichiarato di pagare fr. 6'500.-- mensili 

di affitto nonché fr. 2'000.-- per la cassa malati. Egli ha inoltre dichiarato di avere 

un debito dell’ordine di fr. 2 mio a titolo di tasse personali e imposta preventiva. 

Nella sede dibattimentale, A. ha pure dichiarato di avere un debito potenziale di 

fr. 1 mio circa nei confronti della sua prima moglie (TPF p. 8.261.5 e segg.; 

p. 8.930.3). A. non ha precedenti penali in Italia (TPF p. 8.221.6 e seg.), mentre 

dall’estratto del casellario giudiziale svizzero risulta che il 13 marzo 2013 è stato 

condannato al pagamento di una multa di fr. 16'930.-- dalla “Kantonale 

Verwaltung für die direkte Bundessteuer, Schwyz”, per il reato di “sottrazione 

consumata” (art. 175 della Legge federale sull’imposta diretta) riferito all’anno 

fiscale 2006 (TPF p. 8.221.3); condanna di cui egli ha dichiarato di non avere 

memoria (v. TPF p. 8.930.4).  

6.6 Con mente agli elementi costitutivi oggettivi, la Corte ha ritenuto che vi è stata 

una certa costanza da parte di A. nel delinquere, e ciò alla luce della durata di 

perpetrazione del reato, che è complessivamente di un anno e mezzo circa; ciò 

incide a suo sfavore. A favore di A. la Corte ha d'altronde considerato che il 

superamento della soglia di fr. 5 mia è da ritenersi come ancora contenuto. La 

Corte inoltre ha considerato leggermente a favore di A. il fatto che l’infrazione da 

lui commessa ha avuto inizio il 31 dicembre 2008, allorquando la vLBVM - che 

comminava pene meno severe rispetto all’attuale LFINMA - era ancora, seppur 

solo per qualche ora, in vigore. 

Per quel che attiene agli elementi costitutivi soggettivi, a sfavore di A. vi è da 

rilevare che all’epoca dei fatti egli aveva una situazione patrimoniale stabile, 

pertanto sarebbe stato facile non cadere in tentazione ed evitare di delinquere. 

La Corte ha valutato in modo neutrale il grado di collaborazione del condannato.  

Per quel che concerne la condanna risultante dall’estratto del casellario giudiziale 

svizzero dell’imputato, giova rilevare che la stessa non viene considerata, 

essendo riferita a fatti antecedenti a quelli per i quali A. viene qui condannato. 

Dal punto di vista della commisurazione della pena, non si tratta in effetti di un 

precedente penale né di una condanna da ritenere nell’ambito della 

determinazione di una pena complementare, essendo qui in presenza di pene di 

genere diverso, per cui non può applicarsi il cumulo giuridico previsto dall’art. 49 

cpv. 2 CP (MATHYS, Leitfaden Strafzumessung, 2016, n. 358 p. 156 e seg.).  

Tenuto conto delle predette circostanze, nel quadro della cornice edittale 

applicabile la Corte ha valutato la colpa di A. come ancora lieve. 

6.7 Considerato il lungo tempo trascorso dai fatti - occorsi fra il 31 dicembre 2008 e 

il 3 maggio 2010 nonché dal 20 ottobre al 31 dicembre 2010, vale a dire a più di 

- 21 - 

sette anni or sono, durata che eccede quindi quella del termine di prescrizione 

dell’azione penale di sette anni - e la buona condotta tenuta da A. da allora, la 

pena comminata all’imputato va attenuata in modo considerevole giusta l’art. 48 

lett. e CP. 

6.8 Alla luce di quanto sopra esposto, ponderate tutte le circostanze, la Corte nel 

caso di A. giudica adeguata una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere. 

6.9 Per quel che attiene all’importo dell’aliquota, la Corte ha ritenuto il reddito netto 

indicato dall’imputato, di circa fr. 34'000.-- per dodici mensilità. In seguito è stata 

operata una deduzione del 30% a titolo di assicurazione malattia e imposte 

nonché varie deduzioni per il sostentamento della sua famiglia, pari al 15% 

ciascuno per il coniuge e il primo figlio, al 12.5% per il secondo figlio nonché al 

10% ciascuno per il terzo e il quarto figlio. La Corte ha inoltre tenuto in 

considerazione sia la sostanza che i debiti dichiarati da A., giungendo alla 

conclusione che un importo di fr. 300.-- ad aliquota è adeguato.  

A questo proposito, la Corte rileva che non vi è motivo di scostarsi dagli importi 

indicati a suo tempo da A. nel formulario sulla situazione personale e patrimoniale 

e ribaditi nella sede di interrogatorio dibattimentale, non essendovi al riguardo 

riscontri di segno opposto agli atti. 

6.10 Per quel che concerne la sospensione condizionale della pena, in casu le 

condizioni formali per la concessione della condizionale ai sensi dell’art. 42 cpv. 1 

e 2 CP sono pacificamente date. Soggettivamente, giusta l’art. 42 CP è 

sufficiente l’assenza di una prognosi negativa; nel caso concreto, l’imputato dopo 

i fatti ha tenuto buona condotta, è ben integrato socialmente e non ha antecedenti 

che ostacolano la formulazione di una prognosi favorevole. La sospensione della 

pena può essere dunque concessa, impartendo un periodo di prova di due anni, 

senz’altro sufficiente per verificare che il condannato permanga meritevole del 

beneficio della condizionale.  

6.11 Come previsto dall’art. 44 cpv. 3 CP, A. è stato reso esplicitamente attento 

all’importanza e alle conseguenze della sospensione condizionale (v. TPF 

p. 8.300.4). 

7. Spese e ripetibili 

7.1 Le spese del procedimento amministrativo comprendono i disborsi, incluse le 

spese del carcere preventivo e quelle della difesa d’ufficio, la tassa di decisione 

e le tasse di stesura (art. 94 cpv. 1 DPA). L’ammontare delle tasse di decisione 

- 22 - 

e di stesura è determinato da una tariffa emanata dal Consiglio federale (art. 94 

cpv. 2 DPA). Ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 lett. c dell’ordinanza del 25 novembre 1974 

sulle tasse e spese nella procedura penale amministrativa (RS 313.32 ), l’importo 

della tassa di decisione per la decisione penale varia da un minimo di fr. 100.-- a 

un massimo di fr. 10'000.--, mentre giusta l’art. 12 cpv. 1 lett. a della medesima 

ordinanza la tassa di stesura si compone di una tassa di fr. 10.-- per la confezione 

dell’originale.  

7.1.1 In considerazione di quanto testé indicato, il DFF nella decisione penale del 

13 ottobre 2017 ha fissato a fr. 4'230.-- le spese procedurali (fr. 4'000.-- per la 

tassa di decisione e fr. 230.-- per la tassa di stesura); la Corte ritiene che il 

predetto importo sia giustificato. 

7.2 Le spese del procedimento giudiziario e la loro ripartizione si determinano, fatto 

salvo l’art. 78 cpv. 4, secondo gli art. 417-428 CPP (art. 97 cpv. 1 DPA). Ai sensi 

dell’art. 424 cpv. 1 CPP, la Confederazione e i cantoni disciplinano il calcolo delle 

spese procedurali e fissano gli emolumenti. 

7.2.1 Nella sede dibattimentale la rappresentante del DFF ha chiesto di aggiungere 

alle spese procedurali già indicate nella decisione penale pure fr. 350.-- a titolo 

di spese legate al dibattimento (trasferta, pernottamento e vitto), nonché la tassa 

di giustizia della procedura giudiziaria (TPF p. 8.925.16).  

Siccome nella procedura giudiziaria l’amministrazione agisce quale accusatore 

unitamente al MPC, per la determinazione degli emolumenti del DFF risulta 

giustificata l’applicazione del regolamento del Tribunale penale federale sulle 

spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 

(RSPPF; RS 173.713.162). Giusta l’art. 6 cpv. 4 lett. c RSPPF, in caso di 

chiusura con un atto d’accusa l’emolumento relativo all’istruttoria oscilla tra 

fr. 1’000.-- e fr. 100’000.--. Le spese sostenute dall’accusatore sono già 

comprese nell’emolumento (sentenze del Tribunale penale federale SK.2015.25 

del 19 novembre 2015, consid. 6.2.1; SK.2015.23 del 24 settembre 2015, 

consid. 6.2.1; SK.2011.6 del 22 luglio 2011, consid. 10.3). 

Alla luce di quanto testé esposto, e dato che le spese del procedimento 

amministrativo di cui al consid. 7.1 devono essere prese in considerazione in 

questa sede, essendo le stesse assimilabili agli emolumenti riscossi dal MPC in 

caso di chiusura dell’istruttoria con un decreto d’accusa (art. 6 cpv. 4 lett. a 

RSPPF), la Corte ritiene adeguato un emolumento di istruttoria complessivo di 

fr. 4'580.-- (già comprensivi dell’importo di cui al consid. 7.1, pari a fr. 4'230.--). 

- 23 - 

7.2.2 Nelle cause giudicate dalla Corte penale davanti al giudice unico, l’emolumento 

di giustizia varia tra i fr. 200.-- e i fr. 50’000.-- (art. 7 lett. a RSPPF).  

Nel caso in esame l’emolumento legato all’attività di questo Tribunale è fissato a 

fr. 2'000.--, importo adeguato per cause come quella in esame. 

7.3 In caso di condanna, l'imputato sostiene le spese procedurali. Sono eccettuate 

le sue spese per la difesa d'ufficio; è fatto salvo l'art. 135 cpv. 4 CPP (art. 426 

cpv. 1 CPP). L'imputato non sostiene le spese procedurali causate dalla 

Confederazione o dal Cantone con atti procedurali inutili o viziati (art. 426 cpv. 3 

lett. a CPP) o derivanti dalle traduzioni resesi necessarie a causa del fatto che 

l'imputato parla una lingua straniera (art. 426 cpv. 3 lett. b CPP). Nella sentenza, 

le spese del procedimento amministrativo possono essere ripartite come quelle 

del procedimento giudiziario (art. 97 cpv. 2 DPA). 

Nel caso in esame, la Corte ritiene che le spese procedurali, che ammontano 

complessivamente a fr. 6'580.--, debbano essere poste a carico di A. 

8. Indennità 

8.1 Conformemente all’art. 99 cpv. 1 DPA - applicabile per analogia anche nel 

procedimento giudiziario condotto nell’ambito di una procedura di diritto penale 

amministrativo (art. 101 cpv. 1 DPA) - all’imputato che ha beneficiato 

dell’abbandono del procedimento o è stato punito soltanto per inosservanza di 

prescrizioni d’ordine è assegnata un’indennità per i pregiudizi sofferti. 

8.2 A., tramite istanza del 21 marzo 2018, ha chiesto il riconoscimento di fr. 25'025.-

- - pari a 59.35 ore di onorari a una tariffa oraria di fr. 400.--, nonché a fr. 1'191.65 

a titolo di “spese di cancelleria 5%” -, oltre interessi pari al 5% dal 21 marzo 2018, 

a titolo di indennità ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP (TPF p. 8.925.5 e segg.). 

8.3 La rappresentante del DFF, chiamata ad esprimersi al riguardo nella sede 

dibattimentale (v. TPF p. 8.925.15), ha chiesto la riduzione del penso orario 

impiegato dal patrocinatore a 50 ore, a cui applicare la tariffa oraria massima di 

fr. 230.--, e ciò nella denegata ipotesi in cui l’imputato fosse prosciolto e gli 

dovesse essere corrisposto un indennizzo di patrocinio. 

8.4 Nel caso concreto, considerato che A. è stato riconosciuto autore colpevole di 

esercizio dell’attività di commerciante di valori mobiliari senza autorizzazione in 

violazione dell’art. 44 cpv. 1 LFINMA, l’istanza d’indennità deve essere respinta. 

  

- 24 - 

La Corte pronuncia: 

 

1. A. è riconosciuto autore colpevole di esercizio non autorizzato dell’attività di 

commerciante di valori mobiliari. 

2. A. è condannato a una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere, di fr. 300.-- 

cadauna. 

L’esecuzione della pena pecuniaria è sospesa e al condannato è impartito un 

periodo di prova di due anni. 

3. A. è condannato al pagamento delle spese procedurali pari a fr. 6'580.--. 

4. L’istanza di indennità di A. è respinta. 

 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 

 

 

 

Il Giudice unico La Cancelliera 

  

- 25 - 

Il testo integrale della sentenza viene notificato a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Signora Lucienne Fauquex, 

Procuratrice federale 

- Dipartimento federale delle finanze, Signor Fritz Ammann, Capo del Servizio 

giuridico  

- Avv. Maurizio Pagliuca, difensore di A.  

 

Dopo il passaggio in giudicato la sentenza sarà comunicata al Ministero pubblico della 

Confederazione, all’attenzione del Dipartimento federale delle finanze, autorità 

quest’ultima incaricata dell’esecuzione (art. 90 DPA). 

 

 

Ricorso al Tribunale federale 

Le decisioni finali della Corte penale del Tribunale penale federale sono impugnabili mediante ricorso al 
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione 

(art. 78, art. 80 cpv. 1, art. 90 e art. 100 cpv. 1 LTF). 
Il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale e del diritto internazionale (art. 95 lett. a e b LTF). 
Egli può censurare l’accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in 
violazione del diritto ai sensi dell’articolo 95 LTF e l’eliminazione del vizio può essere determinante per l’esito 
del procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). 
 
 
 
 
 
              
                 Spedizione: 15 giugno 2018