# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1ae51c4e-df1e-500e-866e-a1d167503523
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-07-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.07.2009 D-4213/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4213-2009_2009-07-06.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4213/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  6  l u g l i o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Emilia Antonioni;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nata il (...),
Albania,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 26 giugno 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4213/2009

Visto:

la  domanda d'asilo  che  l'interessata  ha inoltrato  in  Svizzera in  data 
19 maggio 2009,

i verbali d'audizione dell'interessata del 10 giugno 2009,

la decisione dell'UFM del 26 giugno 2009, notificata all'interessata lo 
stesso  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto  dalla 
ricorrente)

il  ricorso inoltrato dalla richiedente il  30 giugno 2009 (cfr. timbro del 
plico raccomandato), 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 
lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'art.  52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

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che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessata ha dichiarato di 
essere  di  etnia  (...)  e  di  aver  avuto,  prima  dell'espatrio,  dimora  a 
B._______ (Albania), 

che  la  richiedente  ha  affermato  di  essere  espatriata  il  (...)  perchè 
minacciata di morte sia da membri della sua famiglia in ragione di una 
sua presunta relazione amorosa, sia da terze persone a causa di una 
sua  denuncia  nei  confronti  di  L.  che  l'avrebbe  violentata  e  voluta 
avviare alla prostituzione in C._______; che ella ha dichiarato altresì 
che M., un italiano residente in D._______ con cui avrebbe allacciato 
una relazione, non sarebbe più stato disposto – a differenza di quanto 
promessole inizialmente – a sposarla, ragione per cui ella non avrebbe 
più  avuto  modo di  procurarsi  documenti  per  un  soggiorno  legale  in 
Svizzera ed avrebbe quindi,  su consiglio  del  cognato B.,  inoltrato la 
domanda d'asilo di cui al caso di specie; che la ricorrente ha, infine, 
dichiarato  di  avere  ricevuto  una  proposta  di  matrimonio  da  B.  e  di 
volere tornare in Albania con lui al fine di sposarlo; che ella avrebbe 
raggiunto la Svizzera il (...) in automobile, dopo essere transitata per la 
C._______  e  l'D._______,  subendo  un  controllo  a  E._______  (o, 
secondo un'altra versione, senza subire alcun controllo),

che, nella decisione del 26 giugno 2009, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il Consiglio federale ha inserito l'Albania nel novero dei Paesi 
sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate dalla 
ricorrente  sono  inverosimili  siccome  contraddittorie,  vaghe  e 
incongruenti, di modo che non emergerebbero dalle carte processuali 
degli  indizi  d'esposizione  dell'interessata  a  persecuzioni  in  caso  di 
rientro in patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  della  richiedente  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che,  nel  gravame,  la  ricorrente  rimanda,  in  versione  leggermente 
modificata, a quanto già esposto in sede di audizione ed ammette di 
avere  chiesto  asilo  non  per  problemi  di  natura  politica,  etnica  o 
religiosa  nel  suo  Paese,  bensì  per  disperazione  e  perchè  questa 

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sarebbe stata l'unica via per poter provare a rimanere in Svizzera; ella 
dichiara  altresì  di  essere  consapevole  dell'impossibilità  di  vedersi 
concesso l'asilo e sostiene che comunque un allontanamento in Patria 
sarebbe  inesigibile  alla  luce  delle  minacce  a  cui  sarebbe  tuttora 
esposta e del rifiuto della sua famiglia di riaccoglierla; che l'interessata 
è  dell'avviso  che  l'UFM avrebbe dovuto,  alla  luce di  elementi  da  lei 
forniti  che  sarebbero  idonei  ad  essere  qualificati  come  indizi  di 
persecuzione, entrare nel merito della sua domanda, 

che,  in  conclusione,  la  ricorrente  ha  chiesto  l'annullamento  della 
decisione  impugnata,  la  trasmissione  degli  atti  di  causa  all'autorità 
inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  e  l'ammissione 
provvisoria;  che  la  stessa  ha  altresì  presentato  una  domanda  di 
esenzione dal pagamento di un anticipo a copertura delle presumibili 
spese processuali,

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

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che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
6 ottobre 1993, l'Albania nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni, 
sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di  persecuzioni  in 
detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  la  ricorrente  non  è  riuscita  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, a titolo d'esempio, mal si capisce come la ricorrente non sia stata 
in grado collocare temporalmente la prima udienza in tribunale, dato 
che  questa  sarebbe  scaturita  dalla  sua denuncia  nei  confronti  di  L. 
(vale a dire l'episodio principe dell'intera vicenda) e che ella vi avrebbe 
presenziato (cfr. verbale audizione sui motivi del 10 giugno 2009 pag. 
5/D23); che la  dichiarazione della  ricorrente secondo cui  L. sarebbe 
stato  condannato  nel  (...)  (cfr.  ibidem  pag.  6/D37)  risulta  del  tutto 
illogica  alla  luce delle  allegazioni  fornite  poco prima secondo cui  la 
vicenda  a  monte  della  denuncia  sarebbe  anch'essa  avvenuta  in  tal 
data  (cfr. ibidem pag. 4/D15)  e  che  tra  un'udienza  e  l'altra  sarebbe 
trascorso un mese (cfr. ibidem pag. 6/D32); che la dichiarazione circa 
la data della condanna di L. (riportata ben due volte, cfr. ibidem pag. 6/
D37  e  40)  viene  smentita  dalla  ricorrente  stessa  appena  qualche 
minuto  dopo  (cfr.  ibidem  pag.  6/D41:  "non  so  quando  è  stato 
condannato"); che,  confrontata  con tale discrepanza,  la  ricorrente si 
limita a negare le precedenti dichiarazioni (cfr. ibidem pag. 7/D42); che 
l'insorgente  ha,  durante  tutta  la  durata  dell'audizione  sui  motivi, 
dichiarato  di  non  sapere  chi  fossero  gli  autori  delle  minacce  a  lei 
dirette (cfr. ibidem pag. 7/D50 e pag. 10/D80), per poi,  nel gravame, 
riconoscervi  gli  amici  di  L.  (cfr.  ricorso  pag.  2);  che  la  ricorrente  si 
contraddice  pure  circa  il  lasso  temporale  in  cui  avrebbe  subito 
minacce, dichiarando dapprima di non saperlo indicare con precisione 
(cfr.  ibidem  pag.  8/D54),  per  poi  invece  indicare  che  le  minacce 
sarebbero  iniziate  nel  (...)  (cfr.  ibidem  pag.  9/D67)  e  che 
continuerebbero  tuttora  (cfr. ibidem pag. 7/D52);  che  la  ricorrente  si 

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contraddice palesemente pure circa le ultime minacce giunte sul suo 
telefono  portatile  (cfr.  ibidem  pag.  9/D68:  "Nel  [...]"  e  ibidem  pag. 
9/D78: "A [...]"); che alla domanda dell'auditore "Per quale motivo ha 
deciso di lasciare il paese, visto che comunque [...] l'ultima minaccia è 
arrivata  nel  (...)?"  (cfr.  ibidem  pag.  10/D92),  la  ricorrente  non  ha 
smentito  tale  data  ed  ha  in  tal  guisa  fortemente  contraddetto  la 
dichiarazione  resa  poco  prima  secondo  cui  le  minacce  starebbero 
tuttora  continuando  (cfr.  ibidem  pag.  7/D52);  che  risulta 
incomprensibile che la ricorrente abbia subito minacce per più di (...) 
senza intraprendere  alcunché  per  tentare  di  porvi  fine,  tantopiù  che 
per l'episodio dell'abuso sessuale da parte di L. ella non ha mostrato 
remora alcuna a denunciarlo, come asserito,  presso le  autorità; che, 
essendo  le  minacce  terminate  nel  (...)  –  come  risulta  dall'ultima 
versione resa in merito dalla ricorrente (cfr. ibidem pag. 9/D77-78) e 
peraltro  mai  smentita  in  seguito,  come  poc'anzi  rilevato  –  mal  si 
capisce,  da un lato, che la  ricorrente abbia  ad ogni  modo deciso di 
lasciare  il  suo  Paese  e,  dall'altro,  abbia  comunque  asserito,  nel 
memoriale di ricorso, di essere esposta a gravi rischi in caso di rientro 
(cfr. ricorso pag. 2-3); che,  in  considerazione di  quanto  esposto,  v'è 
ragione  di  ritenere  che  la  vicenda  resa  dalla  ricorrente  a  sostegno 
della sua domanda d'asilo sia inverosimile, 

che,  in  tale contesto, segnatamente evocata l'inverosimiglianza della 
vicenda  resa,  non  appare  motivo  per  ritenere  che  la  ricorrente  non 
possa  ricevere,  se  opportunamente  sollecitata,  un'appropriata 
protezione statale contro l'eventuale futuro agire illegittimo da parte di 
terzi, tantopiù che ella ha dichiarato di non avere mai avuto problemi 
con le autorità (cfr. verbale audizione sui  motivi  del  10 giugno 2009 
pag. 13/D113), 

che a tutto ciò si aggiunge il fatto che la ricorrente, durante l'audizione 
sui motivi e nel memoriale di ricorso, lascia intendere, rispettivamente 
dichiara esplicitamente di  avere lasciato l'Albania senza l'obiettivo di 
richiedere l'asilo, bensì di avere inoltrato, su consiglio di B. e appena in 
seguito  all'entrata  in  Svizzera,  la  domanda d'asilo  trattata  in  questa 
sede, perchè M. non sarebbe più stato disposto a sposarla e perchè 
non intravvedeva altra possibilità per poter rimanere in Svizzera (cfr. 
ibidem pag. 11/D99 e 12/103); che tale fatto come pure l'allegazione 
della ricorrente secondo cui vorrebbe tornare in Albania per sposare 
suo  (...)  (cfr.  ibidem  pag.  14),  lasciano  anch'essi  concludere 

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all'inverosimiglianza della  vicenda resa dalla ricorrente in merito  alle 
asserite minacce subite a seguito della denuncia sporta contro L., 

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

che per gli stessi motivi non emergono dalle carte processuali neppure 
elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento 
dell'insorgente  in  Albania  possa  violare  l'art. 25 cpv.  2  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del 
18 aprile 1999  (Cost.,  RS 101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo 
statuto  dei  rifugiati  del  28 luglio  1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5 
LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge 
federale  del  16 dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  o 
esporre i ricorrenti in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti 
contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti 
dell'uomo e delle  libertà  fondamentali  del  4  novembre 1950 (CEDU, 
RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 
o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984 
(Conv. tortura, RS 0.105),

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  il  TAF 
osserva  nondimeno  che  in  Albania  non  vige  attualmente  una 
situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale, 

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che la ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]),

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che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione  personale 
della  ricorrente:  ella,  infatti,  è  (...),  dispone  di  un'esperienza 
pluriennale  come  (...)  (cfr.  verbale  audizione  sui  fatti  del 
10 giugno 2009  pag.  2)  come  pure  di  una  rete  sociale  in  Patria, 
potendo fare riferimento come minimo ai (...), alla (...) ed una (...) (cfr. 
ibidem  pag.  2  e  verbale  audizione  sui  motivi  pag.  3/D7);  che  la 
ricorrente  non  ha,  altresì,  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi 
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24), senza che ad un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  la  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art.  8  cpv.  4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali CHF di 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...])
- F._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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