# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 223fa608-85c9-53e7-a45a-5ccb9caabf8a
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-08-02
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 02.08.2013 RR.2013.123
**Docket/Reference:** RR.2013.123
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2013-123_2013-08-02

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Norvegia/Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): legittimazione ricorsuale; pubblica udienza; proporzionalità; segreti commerciali; segreto professionale dell'avvocato.
;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Norvegia/Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): legittimazione ricorsuale; pubblica udienza; proporzionalità; segreti commerciali; segreto professionale dell'avvocato.
;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Norvegia/Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): legittimazione ricorsuale; pubblica udienza; proporzionalità; segreti commerciali; segreto professionale dell'avvocato.
;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Norvegia/Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): legittimazione ricorsuale; pubblica udienza; proporzionalità; segreti commerciali; segreto professionale dell'avvocato.

Sentenza del 2 agosto 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 
Tito Ponti e Roy Garré,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti  1. A. INC., 

2. B. INC.,  
3. C. INC., tutte rappresentate dall'avv. Michele Rusca, 
4. D., rappresentato dall'avv. Mario Postizzi, 
 
 

Ricorrenti 
 

  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

 
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Norvegia 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 
 
 
 
 
 
 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2013.123-126 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 
 

A. Il 10 luglio 2008 OKOKRIM, Sezione per la lotta alla criminalità economica 
ed ambientale, in Norvegia, ha presentato alla Svizzera una domanda d'as-
sistenza giudiziaria, completata il 25 aprile 2010 ed il 21 febbraio 2012, 
nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di E. per il reato 
di amministrazione infedele (art. 275 CP norvegese), risp. amministrazione 
infedele aggravata (art. 276 CP norvegese). In sostanza, il predetto è so-
spettato di aver distratto, nella sua veste di presidente del consiglio di am-
ministrazione, ingenti somme di denaro dalla F. AS (già, sino a giugno 
2007, G. AS), società attiva in campo energetico (petrolio e gas), oggetto, 
dal 23 dicembre 2011, di una procedura d'insolvenza. Il revisore dei conti 
della società ha segnalato alle autorità norvegesi diverse transazioni so-
spette legate ad un contratto firmato con H., società statale angolana attiva 
nel medesimo settore. Destinatarie degli ingenti fondi oggetto delle sum-
menzionate transazioni, versati su conti in Svizzera, sarebbero le società B. 
Inc. e A. Inc., entrambe con sede a Panama, denaro riversato in parte ad 
altre società, fra le quali I. AG, C. Inc., J. e K. SA. In sostanza, con la loro 
rogatoria, le autorità inquirenti norvegesi hanno chiesto alle autorità elveti-
che di procedere alla perquisizione domiciliare di svariate società coinvolte 
nell'inchiesta e di abitazioni dell'indagato in Svizzera, nonché di interrogare, 
sulla base di una lista di domande da loro fornita, D. e L., amministratori 
delle società di cui sopra. Esse hanno inoltre postulato l'invio di ulteriore 
documentazione - oltre a quella già ricevuta mediante una precedente ro-
gatoria - riguardante conti bancari di pertinenza della A. Inc., B. Inc. e I. 
AG.  
 
 

B. Mediante decisione del 23 febbraio 2012, il Ministero pubblico della Confe-
derazione (in seguito: MPC) è entrato nel merito della suddetta richiesta, 
autorizzando la presenza dell'autorità norvegese all'esecuzione delle misu-
re d'assistenza. Con ordine di perquisizione e sequestro del 27 febbraio 
2012, è stata disposta la perquisizione domiciliare dello studio legale di D., 
con conseguente sequestro della documentazione richiesta mediante com-
plemento rogatoriale del 21 febbraio 2012. D. è stato interrogato il 19 set-
tembre seguente. 
 
 

C. Con decisione di chiusura del 27 marzo 2013, il MPC ha accolto la rogato-
ria, ordinando la trasmissione alle autorità norvegesi di svariata documen-
tazione sequestrata presso lo studio legale e notarile degli avv. D. e M. a 
Lugano, oltre al verbale d'interrogatorio di D. del 19 settembre 2012.  

 
 

- 3 - 
 
 

D. In data 26 aprile 2013 A. Inc., B. Inc. e C. Inc., patrocinate dall'avv. Michele 
Rusca, hanno interposto ricorso avverso la suddetta decisione dinanzi alla 
Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendone l'annul-
lamento. 
 
Contro la stessa decisione, e in medesima data, ha interposto gravame da-
vanti alla presente autorità anche l'avv. D., patrocinato dall'avv. Mario Po-
stizzi, postulandone l'annullamento nella misura in cui essa prevede la tra-
smissione di documentazione allegata al verbale d'interrogatorio di D. del 
19 settembre 2012, della documentazione riguardante la società C. Inc. 
sequestrata presso l'ufficio dell'avv. D., nonché della documentazione con-
cernente la società A. Inc. 
 
 

E. Con scritto del 27 maggio 2013, l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: 
UFG) ha rinunciato a presentare osservazioni per entrambi i ricorsi, condi-
videndo tuttavia la decisione impugnata. A conclusione delle sue osserva-
zioni del 3 giugno 2013, il MPC chiede, per quanto riguarda il ricorso delle 
società, che esso sia dichiarato inammissibile. Per quello presentato da D., 
esso ne postula la reiezione, nella misura della sua ammissibilità. 

 
 

F. Con memoriali di replica del 17 giugno 2013, i ricorrenti si sono in sostanza 
riconfermati nelle conclusioni espresse in sede ricorsuale. D. postula inoltre 
un'udienza presso la presente autorità. 
 
 

G. Nelle sue dupliche del 4 luglio seguente, il MPC ha confermato la sua posi-
zione. L'UFG ha rinunciato a duplicare.  

 
 
 

 Diritto: 
 

1.  
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sul-

l'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; 
RS 173.71) e 19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizza-
zione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la Corte dei 
reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria interna-
zionale. 

 
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Norvegia e la 

Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di 

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assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore 
il 12 giugno 1962 per la Norvegia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 
(CEAG; RS 0.351.1), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta uf-
ficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 
e segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 
14 giugno 1985 (CAS; testo non pubblicato nella RS ma ora consultabile 
nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, 
Berna 2012). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul rici-
claggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa 
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per 
la Svizzera ed il 1° marzo 1995 per la Norvegia (CRic; RS. 0.311.53). Alle 
questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 
non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 
nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosid-
detto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza in-
ternazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), uni-
tamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; 
DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 
123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche 
nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 
n. 2 CAS e 39 n. 3 CRic). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali 
(DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 
1.3 I ricorrenti impugnano, con gravami distinti ma invocando argomenti in gran 

parte collimanti, la stessa decisione. Il tenore dei ricorsi evidenzia peraltro i 
contatti e una naturale coordinazione tra gli avvocati Rusca e Postizzi 
nell'assistenza fornita ai propri clienti per rapporto alla rogatoria in questio-
ne. Per motivi di economia processuale, si giustifica pertanto di procedere 
alla congiunzione delle cause RR.2013.123-125 e RR.2013.126 e di pro-
nunciarsi con un unico giudizio, modo di procedere suggerito tra l'altro an-
che dai summenzionati legali (v. DTF 126 V 283 consid. 1; sentenze del 
Tribunale federale 6S.709+710/2000 del 26 maggio 2003, consid. 1; 1A.60-
62/2000 del 22 giugno 2000, consid. 1a; ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, 
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., 

Zurigo 1998, n. 155 pag. 54 e seg.). 
 

1.4 I ricorsi sono stati tempestivamente interposti contro una decisione di con-
segna di mezzi di prova secondo l’art. 74 AIMP, resa dall’autorità federale 
di esecuzione. I requisiti di ammissibilità di cui agli art. 80k, così come 80e 
cpv. 1 in relazione con l’art. 25 AIMP, sono pacificamente dati. 

 
1.5  

1.5.1 La ricevibilità dei gravami presuppone tuttavia anche la legittimazione a ri-
correre degli insorgenti giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima dispo-

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- 5 - 
 
 

sizione, oltre all’UFG (art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque 
è toccato personalmente e direttamente da una misura d’assistenza giudi-
ziaria e ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifi-
ca della stessa (art. 80h lett. b AIMP; v. anche l’art. 21 cpv. 3 AIMP per 
quanto concerne le persone contro cui è diretto il procedimento penale 
all’estero). Il concetto di persona toccata ai sensi dei predetti articoli di leg-
ge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che all'art. 9a OAIMP. 
Per essere considerato personalmente e direttamente toccato da una misu-
ra di assistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve avere un lega-
me sufficientemente stretto con la decisione litigiosa (DTF 123 II 161 con-
sid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una richiesta d’informazioni su 
un conto bancario è considerato personalmente e direttamente toccato il ti-
tolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5 e 118 Ib 
547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni domiciliari questa qualità 
spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9a lett. b OAIMP). In via giuri-
sprudenziale è stato altresì precisato che la legittimazione a ricorrere com-
pete alla persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perqui-
sizione, sequestro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 
consid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 
1b; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82), mentre gli interessati toccati solo in 
maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto economico di un 
conto bancario, non possono impugnare tali provvedimenti (DTF 137 IV 
134 consid. 5.2.1 e 122 II 130 consid. 2b e rinvii). Per lo stesso motivo, nel 
caso di documenti in possesso di terzi, soltanto questi ultimi in quanto loro 
possessori possono contestare il sequestro degli stessi, anche se i docu-
menti in questione concernono un’altra persona contro la quale è pendente 
un procedimento penale estero (DTF 123 II 161 consid. 1d; 116 Ib 106 
consid. 2a; TPF 2007 79 consid. 1.6). Secondo la giurisprudenza, questo 
vale parimenti nel caso di documentazione bancaria detenuta da un avvo-
cato o da una fiduciaria in ragione di un mandato (sentenza del Tribunale 
federale 1A.293/2004 del 18 marzo 2005, consid. 2.3; sentenza del Tribu-
nale penale federale RR.2007.101 del 12 luglio 2007, consid. 2.1). La legit-
timazione a impugnare la trasmissione di verbali d'interrogatorio spetta, di 
massima, unicamente al teste sottoposto direttamente alla misura coerciti-
va e solo nella misura in cui è chiamato a fornire informazioni che lo con-
cernono personalmente o che si prevale del suo diritto di non testimoniare 
(DTF 126 II 258 consid. 2d/bb; 122 II 130 consid. 2b; 121 II 459; ROBERT 
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 
3a ed., Berna 2009, n. 526, pag. 478 e n. 532, pag. 487 e seg.). Un terzo, 
per contro, non è legittimato a contestare la consegna di un verbale d'audi-
zione allo Stato richiedente neppure quando le affermazioni contenutevi lo 
tocchino personalmente. È ammessa un'eccezione a questa prassi solo per 
il titolare del conto oggetto della domanda di assistenza e solo in quanto le 
informazioni contenute nel verbale possano essere equiparate a una tra-

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smissione di documenti concernenti la relazione e il titolare sarebbe stato, 
in tal caso, legittimato a impugnarne la trasmissione (DTF 124 II 180 con-
sid. 2; sentenza 1A.282/2005 del 30 aprile 2007, consid. 2.3.1; sentenza 
1A.141/1998 del 9 febbraio 1999 consid. 2a, apparsa in: Rep 1999 
pag. 123; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 
1.5.2 In concreto, le società ricorrenti censurano la mancata intimazione da parte 

del MPC della decisione impugnata, di cui sono venute a conoscenza tra-
mite il legale di D., al loro patrocinatore avv. Michele Rusca.  

 
 Orbene, nei gravami si afferma che D. è amministratore delle tre società ri-

correnti, quindi un loro organo, ciò che permetterebbe di sostenere che la 
perquisizione dello studio legale dell'avv. D. abbia toccato direttamente an-
che dette società, fondandone quindi la loro legittimazione ricorsuale, an-
che se solo relativamente alla documentazione di loro pertinenza. In questo 
caso, la decisione impugnata avrebbe dovuto essere notificata, come giu-
stamente evidenziato nei gravami, anche alle tre società attraverso l'avv. 
Rusca, al quale le predette, tramite D., hanno rilasciato una procura 
nell'ambito della procedura rogatoriale. Certo, pur essendo le affermazioni 
circa il ruolo di amministratore di D. credibili, le ricorrenti non hanno prodot-
to nessun estratto del registro di commercio panamense attestante l'esatta 
funzione del predetto in seno alle tre società. La questione non necessita 
tuttavia particolare approfondimento, nella misura in cui la legittimazione ri-
corsuale di D., proprietario o locatario dello studio legale perquisito, è paci-
fica, sia per quanto riguarda la documentazione sequestrata presso lo stu-
dio legale, sia per quanto concerne l'interrogatorio di D. del 19 settembre 
2012, dato che quest'ultimo contiene informazioni che concernono perso-
nalmente la persona interrogata. Anche a voler ritenere non sufficientemen-
te comprovata la legittimazione ricorsuale delle società ricorrenti, un'entrata 
nel merito si impone comunque. 

 
 
2. Dal punto di vista processuale, per chiarire quanto il MPC ha concretamen-

te fatto in relazione alla cernita dei documenti e alla tutela dei diritti stretta-
mente personale di terzi, D. postula un'udienza presso il Tribunale penale 
federale.  

 
 La procedura in ambito di assistenza giudiziaria internazionale è di natura 

amministrativa (DTF 127 II 104 consid. 3d e rinvii). Essa non concerne ac-
cuse di natura penale ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU. In concreto, non sono 
altresì toccati diritti e doveri di carattere civile, dato che l'autorità rogata non 
ha disposto la trasmissione di beni all'autorità rogante (v. sentenza del Tri-
bunale federale 1C_471/2009 del 19 novembre 2009, consid. 2, con giuri-
sprudenza citata; v. anche sentenze del Tribunale penale federale 

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RR.2008.283-284 del 24 marzo 2009, consid. 15; RR.2009.76 del 9 luglio 
2009, consid. 2.2). Non essendo l'art. 6 n. 1 CEDU applicabile, il ricorrente 
non ha di per sé diritto ad una pubblica udienza, né egli del resto spiega in 
alcun modo perché le prospettate delucidazioni orali dovrebbero apportare 
ulteriori elementi utili al presente giudizio e quale sarebbe il plusvalore ri-
spetto alle ampie motivazioni formulate per iscritto nei gravami, nonché nei 
memoriali di replica. Non vi è dunque ragione di derogare alla regola per 
cui la procedura di ricorso in ambito di assistenza in materia penale si svol-
ge in forma scritta (sui criteri in generale nella scelta della forma scritta od 
orale nella procedura amministrativa v., a prescindere dalla sopraccitata 
problematica dell'art. 6 n. 1 CEDU, MICHELE ALBERTINI, Der verfassungs-
mässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des mo-
dernen Staates, tesi Berna 2000, pag. 337 e segg. con rinvii giurispruden-
ziali). 

 
 
3. I ricorrenti lamentano l'assenza di una cernita oggettiva dei documenti dei 

quali il MPC ha ordinato la trasmissione alle autorità norvegesi. Una parte 
degli stessi sarebbero infatti legati ad attività concernenti relazioni commer-
ciali con ditte che nulla avrebbero a che fare con F. AS e con l'indagato 
all'estero. Inutili per l'inchiesta estera sarebbero pure gli allegati al verbale 
d'interrogatorio di D., nella misura in cui essi sarebbero stati prodotti dall'in-
terrogato unicamente per sostanziare la solidità economica dell'avente dirit-
to economico delle tre società ricorrenti e quindi dimostrare la coerenza tra 
le movimentazioni di denaro e la capienza economica delle predette.  

 
3.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-

manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-
tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-
to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 
principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 
251 consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157 
dell’11 settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con-
sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo 
del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 
121 II 241 consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limita-
to alla cosiddetta utilità potenziale, motivo per cui la consegna giusta l'art. 
74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rile-
vanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 
122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Da consolidata prassi, 
quando le autorità estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito 

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di procedimenti per reati patrimoniali come quelli qui in esame, esse ne-
cessitano di regola di tutti i documenti ivi relativi, perché debbono poter in-
dividuare il titolare giuridico ed economico dei conti eventualmente forag-
giati con proventi illeciti, per sapere a quali persone o entità giuridiche pos-
sano essere ricollegati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c 
inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 
1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 feb-
braio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sull'utili-
tà dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale federale 
1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II 14 con-
sid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì 
l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 
121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 
dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere 
necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone inte-
ressate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 
1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 
2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 
1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, 
consid. 4.1). 

 
3.2 Nella fattispecie, occorre ribadire che sui conti di pertinenza delle tre socie-

tà in questione sono pervenuti valori patrimoniali provenienti da relazioni 
bancarie intestate a F. AS, ovvero la società che secondo l'autorità estera 
sarebbe stata oggetto di amministrazione infedele ad opera di E.. In consi-
derazione della predetta giurisprudenza (v. supra consid. 3.1), riguardando 
l'inchiesta estera reati patrimoniali di tipo distrattivo, tutta la documentazio-
ne relativa ai conti delle società ricorrenti è potenzialmente utile per l'in-
chiesta norvegese, poiché essenziale per ricostruire tutte le operazioni so-
spette. In questa logica si inserisce anche la documentazione non stretta-
mente bancaria riguardante le tre società, nella misura in cui l'autorità este-
ra deve poter analizzare le loro attività e valutare le eventuali connessioni 
con l'inchiesta in corso. Non si può infatti escludere che terze persone, fra 
le quali anche clienti dell'avv. D. che hanno interagito con le società ricor-
renti, possano essere implicate nella vicenda, anche semplicemente in 
qualità di prestanome. Si tratta di un'analisi che l'autorità norvegese deve 
poter fare, a carico e discarico (v. DTF 118 Ib 547 consid. 3a; sentenza del 
Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006, consid. 5.3; sentenza 
del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007, consid 4.2). 
Secondo la giurisprudenza, il principio dell'utilità potenziale assume un ruo-
lo cruciale nell'applicazione del principio della proporzionalità nell'ambito 
dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio 
quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compre-
si quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si trat-

http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.52%2F2007&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F129-II-462%3Ait&number_of_ranks=0#page462
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http://links.weblaw.ch/BGE-118-IB-547
http://links.weblaw.ch/1A.88/2006

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ta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti evidenziati dall'in-
chiesta, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'ese-
cuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli 
elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, alfine 
di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi perseguiti nello Stato 
rogante (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 otto-
bre 2010, consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010, consid. 4.1; 
ZIMMERMANN, op. cit., n. 722, p. 673 e seg.).  

 
3.2.1 La documentazione su supporto informatico, dal canto suo, risulta essere 

stata selezionata mediante una ricerca effettuata con l'aiuto di parole chia-
ve, metodo contestato dai ricorrenti. Quest'ultimi si dolgono del fatto che 
nonostante una ricerca mirata – la ricerca è stata effettuata utilizzando i 
nominativi delle persone implicate nelle indagini estere –, nei documenti in-
formatici sarebbero comunque presenti nominativi di soggetti che non a-
vrebbero alcun legame con i fatti oggetto della rogatoria.  
L'argomento non è pertinente e non permette di concludere circa l'assenza 
di utilità potenziale della relativa documentazione. È inevitabile che tra le 
tante carte sequestrate, così come tra i documenti informatici, siano pre-
senti nominativi di soggetti che all'apparenza potrebbero ritenersi estranei 
ai fatti indagati all'estero, ma questo non significa ancora che una loro tra-
smissione all'autorità rogante disattenda il principio della proporzionalità. 
Tale documentazione, in ossequio ai principi giurisprudenziali summenzio-
nati, è da considerarsi rilevante, poiché potenzialmente idonea a ricostruire 
operazioni che possono aver fatto da schermo, con l'intervento di terzi, alle 
distrazioni di valori patrimoniali di cui F. AS è stata vittima (v. sentenze del 
Tribunale penale federale RR.2012.75 del 19 dicembre 2012, consid. 2.5.3; 
RR.2009.202 del 4 marzo 2010, consid. 4.2).  

 
3.2.2 Per quanto attiene ai documenti allegati al verbale d'interrogatorio di D., da 

quest'ultimo ritenuti inutili per l'inchiesta estera, in quanto prodotti unica-
mente per dimostrare la solidità finanziaria, slegata dalle distrazioni a dan-
no della F. AS, dell'avente diritto economico delle società ricorrenti, essi 
possono servire alle autorità norvegesi proprio per scartare l'esistenza di 
eventuali ulteriori movimentazioni sospette di denaro collegate con le socie-
tà ricorrenti. Il ricorrente sapeva del resto che il suo interrogatorio interveni-
va in una procedura rogatoriale, per cui è a torto che egli ritiene contrario al 
principio della buona fede la trasmissione degli allegati in questione. Se è 
vero, da una parte, che il ricorrente, al termine della sua deposizione, ha 
manifestato il suo dissenso all'invio di tali documenti (ciò che peraltro coin-
cide con una mera opposizione ad un'esecuzione semplificata ex art. 80c 
AIMP, e nulla di più), dall'altra, l'autorità d'esecuzione, prima di iniziare il 
suo interrogatorio, non ha garantito al predetto la non trasmissione degli 
stessi allo Stato rogante, il che sarebbe stato del resto impossibile in virtù 

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degli obblighi di collaborazione nei confronti dello Stato estero e dell'inesi-
stenza in concreto (v. anche infra consid. 5) di un diritto di rifiutarsi di testi-
moniare da parte dell'interessato. Essa ha semplicemente preso atto 
dell'opposizione manifestata, valutandola e scartandola in sede di decisio-
ne di chiusura, ritenendo, a giusto titolo, che le informazioni contenute negli 
allegati in questione potessero essere utili anche per l'autorità inquirente 
estera.  

 
3.2.3 Ricordato che le misure rogatoriali richieste sono state effettuate in presen-

za degli inquirenti norvegesi, ciò che ha sicuramente permesso di meglio 
calibrare la cernita della documentazione di cui è stata ordinata la trasmis-
sione, quanto precede permette di confermare la sufficiente relazione tra le 
misure d'assistenza effettuate e l'oggetto del procedimento penale estero, 
spettando comunque al giudice estero del merito valutare se dalla docu-
mentazione sequestrata emerge in concreto una connessione penalmente 
rilevante tra i fatti perseguiti all'estero e la documentazione raccolta. Sarà 
dunque in quella sede che i ricorrenti potranno far valere le loro ragioni sul-
le operazioni ed informazioni ivi contenute. 

 
 
4. Nei ricorsi si sostiene infine che l'invio all'estero della documentazione se-

questrata pregiudicherebbe gli interessi commerciali delle società ricorrenti, 
nella misura in cui verrebbero rese note alla concorrenza, più specificata-
mente a E., le loro relazioni d'affari. 

 
4.1 In generale, la rivelazione di segreti commerciali non costituisce un impe-

dimento assoluto all'esecuzione di misure rogatoriali e alla concessione di 
assistenza giudiziaria (v. art. 248 cpv. 1 CPP in relazione con art. 9 AIMP; 
ANDREAS J. KELLER, in Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessor-
dnung, Andreas Donatsch/Thomas Hansjakob/Viktor Lieber [Hrsg.], Zuri-
go/Basilea/Ginevra 2010, n. 23 e seg. ad art. 248 CPP; v. anche CAROLINE 
GSTÖHL, Geheimnisschutz im Verfahren der internationalen Rechtshilfe in 
Strafsachen, Berna 2008, pag. 318). In caso di obbligo di testimoniare e di 
edizione, prevale piuttosto l'obbligo d'informare, dato che il segreto com-
merciale non costituisce un motivo per non deporre o per opporsi ad un or-
dine di edizione (v. GSTÖHL, op. cit., pag. 80).  

 
4.2 Orbene, negli atti ricorsuali non vengono sufficientemente spiegate e so-

stanziate le ragioni per cui, nel caso concreto, la protezione degli interessi 
commerciali delle società ricorrenti prevarrebbe su quella degli interessi i-
struttori delle autorità di perseguimento penale estere, i quali sono di regola 
preponderanti; ragioni che neppure gli atti dell'incarto permettono del resto 
di evidenziare. Le affermazioni dei ricorrenti in tale ambito, prive di qualsia-
si riferimento a problematiche specifiche, puntuali e concrete, non permet-

- 11 - 
 
 

tono dunque di rifiutare l'assistenza a causa dell'invocata tutela del segreto 
commerciale. Spetterà del resto alle autorità norvegesi adottare eventuali 
misure supplementari in tal senso, qualora nel procedimento all'estero do-
vessero essere presentate richieste simili, e non vi è nessuna ragione per 
ritenere che esse non verrebbero dovutamente prese in esame a salva-
guardia dei legittimi interessi delle parti. 

 
 
5. In sede di replica D., basandosi su un promemoria redatto dalla sua segre-

taria il 17 giugno 2013, nel quale quest'ultima dichiara che nel CD di cui è 
stato ordinata la trasmissione all'estero figurerebbero dati e informazioni ri-
guardanti altri clienti dello studio (ad esempio, bozze di atti notarili, atti suc-
cessori, traduzione di testi, ecc.), censura la violazione del segreto profes-
sionale dell'avvocato.  

 
 Occorre innanzitutto rilevare che il ricorrente ha motivato in maniera molto 

scarsa quest'ultima censura, senza menzionare concretamente, benché 
abbia visionato il contenuto del CD ben prima della decisione di chiusura, 
nessun documento ch'egli ritiene coperto dal segreto professionale, basan-
dosi in realtà esclusivamente sulla suddetta nota, redatta tra l'altro susse-
guentemente all'inoltro del suo gravame. Vi è comunque da domandarsi 
come mai tale segreto non sia stato invocato al momento della perquisizio-
ne, ciò che avrebbe semmai permesso di mettere sotto sigillo i documenti 
ritenuti da proteggere (art. 9 AIMP e 246-248 CPP). In questo senso, oltre 
che tardiva, la censura suscita perplessità anche sotto il profilo della buona 
fede processuale. Ad ogni modo, un'analisi del contenuto del CD di cui è 
stato ordinata la trasmissione all'autorità rogante permette di respingere la 
censura in questione anche nel merito. I documenti ivi contenuti riguardano 
in effetti attività commerciali e relazioni intrattenute dalle società ricorrenti 
con altre società, segnatamente quelle segnalate mediante rogatoria. Trat-
tasi in particolare di contratti di cooperazione, di acquisto e di vendita in 
ambito navale, di fatture per attività commerciali, di brokeraggio, ecc. Non 
trattandosi di attività tipica d'avvocato, ma di attività commerciale e di am-
ministrazione di società, D. non può avvalersi del segreto professionale 
dell'avvocato per opporsi ad una loro trasmissione all'estero (sul tema v. 
sentenza del Tribunale penale federale RR.2012.271 del 18 luglio 2013, 
consid. 4).  

 
 
6. Visto quanto precede, la decisione impugnata va integralmente confermata 

ed i gravami respinti. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 
della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 
[PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giu-
stizia complessiva è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis 

- 12 - 
 
 

PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, 
gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 
(RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata, viste le sinergie emerse grazie alla 
congiunzione delle cause (v. supra consid. 1.3), a fr. 9'000.--; essa è coper-
ta dagli anticipi delle spese già versati dell'importo totale di fr. 11'000.-- 
(fr. 6'000.-- + fr. 5'000.--). La differenza di fr. 2'000.-- è restituita ai ricorrenti, 
in parti uguali per gravame ovvero fr. 1'000.-- a favore delle litisconsorti 
rappresentate dall'avv. Rusca e fr. 1'000.-- a favore di D. 

 

- 13 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. L'istanza tendente all'ottenimento di un'udienza pubblica è respinta. 

2. Nella misura della loro ammissibilità, i ricorsi sono respinti. 

3. La tassa di giustizia di fr. 9'000.-- è posta a carico dei ricorrenti. Essa è 
coperta dagli anticipi delle spese dell'importo totale di fr. 11'000.--. La 
Cassa del Tribunale penale federale restituirà ai ricorrenti il saldo di fr. 
2'000.--, più precisamente fr. 1'000.-- alle società ricorrenti e fr. 1'000.-- a 
D. 

 
 
Bellinzona, 5 agosto 2013  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Michele Rusca 
- Avv. Mario Postizzi 
- Ministero pubblico della Confederazione 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).  
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso 
particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente 
laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il 
procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).