# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6ad95c06-fcf3-572d-aa06-ec0ee4edcbd3
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-02
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 02.09.2015 A 2015 15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_A-2015-15_2015-09-02.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

A 15 15

4a Camera

Giudice unico Racioppi e attuaria Krättli-Keller

SENTENZA

del 2 settembre 2015

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____,

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Mirco Rosa, 

ricorrente

contro 

Comune di X._____, 

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Andrea Toschini, 

convenuto

concernente restituzione tassa per l'utilizzo del suolo e del terreno 

pubblico

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1. In data 28 novembre 2010 i cittadini di X._____ accettavano la legge 

comunale sull'energia (LEnc), posta in vigore con effetto retroattivo al 

1. ottobre 2010. Gestore di rete era la B._____ SA. Giusta la LEnc, il 

tributo includeva anche una tassa per l'utilizzo del suolo e del terreno 

pubblico e una tassa di concessione. In esito ad una sentenza del 

Tribunale federale del 17 novembre 2011 riguardante il Cantone Ticino 

(sentenza 2C_169/2010 pubblicata nella raccolta ufficiale con la 

designazione DTF 138 II 70) - nell'ambito della quale la massima istanza 

federale precisava che la tassa per la concessione dell'uso speciale del 

suolo pubblico non potesse essere messa a carico del consumatore finale 

di energia e in ogni caso non in modo proporzionale al consumo, bensì 

andasse sopportata dal gestore di rete - alcuni cittadini di X._____ 

invitavano, nel corso del mese di maggio 2012, amici e conoscenti a non 

corrispondere detta parte della tassa fatturata dalla B._____ SA. In 

seguito, mentre alcuni cittadini continuavano a versare le tasse loro 

fatturate dalla B._____ SA, altri interponevano reclamo contro le stesse o 

decurtavano direttamente le fatture degli importi prelevati a titolo di 

utilizzo del suolo e del terreno pubblico e per la concessione. Agli inizi del 

2013, veniva allora chiesta tramite mozione l'abrogazione integrale della 

LEnc già con effetto dal 1. ottobre 2010. Nella seduta del 18 marzo 2013, 

il Consiglio comunale decideva l'abrogazione della legge sull'energia e il 2 

aprile 2013 l'esecutivo di X._____ comunicava ai cittadini l'abrogazione 

della LEnc con effetto a partire del 31 marzo 2012, nonché di sospendere 

il prelievo della tassa per il periodo dal 1. aprile 2012 al 31 marzo 2013. I 

cittadini venivano pure resi attenti che la decisione sull'abrogazione della 

LEnc sarebbe stata sottoposta al popolo alla prima occasione utile e che 

"la decisione definitiva sul prelievo della tassa enti pubblici 2012/2013 ed 

esercizi precedenti verrà presa soltanto in seguito". 

2. Poiché sulla questione non vi era stato alcun seguito, il 30 dicembre 

2013, A._____ chiedeva al Comune di X._____ il rimborso dei "tributi agli 

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enti pubblici" versati quali parte delle tasse sull'energia tra il 1. gennaio 

2009 e il 21 marzo 2012 e pari ad un importo complessivo di fr. 561.61. A 

motivo della richiesta veniva essenzialmente addotta la palese disparità di 

trattamento tra cittadini che avevano onorato i loro impegni e altri che non 

avevano corrisposto l'importo loro fatturato, senza che nei loro confronti 

venisse pretesa la corresponsione della tassa. Il 27 novembre 2014, 

dall'esecutivo veniva da parte di A._____ pure pretesa l'edizione del 

verbale della seduta del Consiglio comunale del 18 marzo 2013 

limitatamente alla trattanda no. 4, richiesta alla quale non veniva però 

dato alcun seguito. Il 2 febbraio 2015, A._____, richiamati i solleciti rimasti 

giacenti del 14 ottobre, 27 novembre e 29 dicembre 2014, chiedeva 

l'evasione di quanto preteso nelle precedenti missive entro la fine del 

mese corrente.

3. Con decisione 25 febbraio 2015, il Comune di X._____ respingeva la 

richiesta di rimborso di A._____ adducendo sostanzialmente la crescita in 

giudicato delle decisioni di tassazione nei confronti del gestore di rete, la 

mancanza di un motivo di revisione e l'assenza di un titolo giuridico per 

chiedere al comune la restituzione della prestazione. 

4. Contro tale decisione A._____ insorgeva in data 30 marzo 2015 al 

Tribunale amministrativo, chiedendo l'annullamento della decisione 

impugnata. Dal profilo formale l'istante contesta di aver voluto ottenere 

una decisione in merito alla restituzione dei tributi versati. Lo scopo dei 

suoi interventi era volto a conoscere le intenzioni dell'esecutivo in merito 

alla chiara discriminazione tollerata tra contribuenti sottoposti al 

medesimo ordinamento legale e non quello di veder evasa una precisa 

richiesta. Del resto rifiutando formalmente all'istante il rimborso richiesto, il 

comune opererebbe una nuova disparità di trattamento: qualora, infatti, 

dovesse decidere la restituzione degli importi indebitamente corrisposti 

all'ente pubblico, l'istante e solo lui si vedrebbe opposta la crescita in 

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giudicato di una formale decisione di rifiuto della restituzione. Per il resto 

sarebbe del tutto inammissibile che l'esecutivo, senza prendere una 

decisione di principio sulla questione - pur avendo promesso di farlo - e 

malgrado numerosi cittadini abbiano chiesto ragguagli in materia, emani 

un provvedimento nei confronti di un unico contribuente. Il ricorrente 

invoca poi una violazione del diritto di audizione, non avendogli l'esecutivo 

permesso di visionare il verbale della seduta del Consiglio comunale del 

18 marzo 2013.

5. Nella presa di posizione del 26 maggio 2015, il Comune di X._____ 

postulava la reiezione del ricorso, per quanto lo stesso potesse essere 

considerato ammissibile. La richiesta di "rimborso dei tributi comunali 

sull'energia" del 30 dicembre 2013 non sarebbe mai stata ritirata e dopo 

le sollecitazioni pervenutegli, l'esecutivo avrebbe ritenuto doveroso 

rilasciare una decisione formale sulla domanda di restituzione a suo 

tempo presentata. Pur ammettendo di non aver consegnato il richiesto 

verbale della seduta del 18 marzo 2013, il comune considera che tale 

documento non potesse comunque servire alla causa dell'istante, per cui 

la violazione del diritto di audizione commessa sarebbe ininfluente ai fini 

della vertenza. L'istante sarebbe poi stato perfettamente informato sulle 

decisioni prese nell'ambito della seduta del 18 marzo 2013, poiché egli 

stesso avrebbe prodotto con gli atti di ricorso anche il comunicato stampa 

emanato dall'esecutivo in esito a detta seduta. 

6. Nelle rispettive replica e duplica le parti si riconfermavano essenzialmente 

nelle loro precedenti allegazioni e proposte precisandole. 

Considerando in diritto:

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1. In applicazione all'art. 43 cpv. 3 della legge sulla giustizia amministrativa 

(LGA; CS 370.100), il Tribunale amministrativo decide nella composizione 

di giudice unico, quando il valore litigioso non supera i fr. 5'000.-- e non è 

prescritta una composizione di cinque giudici. Nell’evenienza, la 

procedura che è sfociata nel provvedimento impugnato è seguita alla 

richiesta di rimborso di fr. 561.61 avanzata dall'istante nel dicembre 2013. 

La decisione impugnata riguarda il rifiuto di restituire tale importo, anche 

se l'istante pretende che il provvedimento non avrebbe dovuto essere 

preso. Questo sarebbe del resto il motivo per cui verrebbe richiesto solo 

l'annullamento della decisione impugnata e non il rimborso dei tributi a 

suo tempo pretesi. A prescindere da quanto l'istante vorrebbe ottenere o 

avrebbe voluto ottenere dal comune convenuto, il valore litigioso non può 

superare quanto è oggetto della decisione impugnata, per cui la 

competenza del Giudice unico a statuire sulla presente vertenza è data.

2. a) Formalmente, il ricorrente invoca una violazione del suo diritto di 

audizione, non avendogli l'esecutivo trasmesso il verbale della seduta del 

Consiglio comunale del 18 marzo 2013. Per costante giurisprudenza, dal 

diritto di essere sentito - ora esplicitamente disciplinato all’art. 29 cpv. 2 

della Costituzione federale (Cost.; RS 101) - deve in particolare essere 

dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi su tutti i punti essenziali di 

un procedimento prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi 

confronti (DTF 133 I 277 cons. 3.1, 126 I 16 cons. 2a/aa, 124 I 51 cons. 

3a), di fornire prove riguardanti i fatti suscettibili di influire sul 

provvedimento, di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare 

all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi in 

proposito (DTF 132 V 370 cons. 3.1 e riferimenti). Giusta l'art. 13 cpv. 1 

dello Statuto comunale, ogni avente diritto di voto può prendere 

liberamente visione dei protocolli dell'Assemblea e del Consiglio 

comunale. Non è in questa sede contestato, che in aperta violazione a 

questo disposto, l'esecutivo comunale non abbia trasmesso all'istante 

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quanto da questi richiesto il 27 novembre 2014. Per il ricorrente già 

questa violazione del suo diritto di audizione comporterebbe 

l'annullamento del provvedimento impugnato, indipendentemente dalle 

possibilità di successo di fondo del ricorso. Nell'evenienza concreta la tesi 

non merita protezione. 

b) Tenendo presente lo scopo del diritto di audizione, l'omissione perpetrata 

dal comune convenuto è di carattere del tutto secondario alle pretese 

ricorsuali. In primo luogo, già prima di richiedere l'edizione del verbale in 

parola, l'istante ha formulata la propria pretesa di restituzione 

quantificandola in franchi e centesimi, senza che avvertisse la necessità 

di ricorrere ad altri mezzi di prova. Del resto, anche allorquando il legale 

avvertiva l'esecutivo di aver assunto il mandato - il 14 ottobre 2014 - il 

documento non veniva richiesto. Sull'esito della seduta del Consiglio 

comunale del 18 marzo 2013 i cittadini erano poi stati separatamente 

informati. Dal comunicato del 2 aprile 2013, che il ricorrente stesso allega 

al ricorso, risultava la data a partire dalla quale la LEnc veniva abrogata, 

la sospensione del prelievo della tassa enti pubblici per il periodo dal 1. 

aprile 2012 al 31 marzo 2013 e che le questioni riguardanti la sorte dei 

contributi 2012 e 2013 nonché di quelli riscossi durante gli esercizi 

precedenti venivano demandate al futuro. In questo senso, le salienti 

decisioni prese durante la seduta del 18 marzo 2013 erano state 

debitamente rese note a tutti gli interessati. E' in tale evenienza palese 

che l'interesse dell'istante a visionare il richiesto protocollo, poco meno di 

un anno dopo aver formulata la propria richiesta di restituzione, non può 

certo costituire una violazione grave del suo diritto di audizione 

relativamente alla pendente richiesta di rimborso. 

c) Giusta il verbale della seduta del Consiglio comunale del 18 marzo 2013, 

alla precisa domanda in merito ad un eventuale rimborso dei contribuiti 

versati da parte dei cittadini per i periodi precedenti, l'allora commissario 

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amministrativo rispondeva che "al momento si sta cercando di risolvere la 

questione trovando una soluzione che non penalizzi nessuno". Da tale 

affermazione l'istante non può dedurre alcun diritto a suo favore, in 

quanto il ragguaglio fornito non può essere oggettivamente inteso come 

l'assicurazione che non sarebbe comunque stata perpetrata alcuna 

disparità tra coloro che avevano pagato la tassa per gli enti pubblici e 

coloro che non l'avevano corrisposta. Una tale decisione non poteva 

neppure spettare al solo commissario amministrativo e l'abrogazione 

stessa della LEnc era formalmente di competenza del popolo. 

Oggettivamente, in sede di Consiglio comunale del 18 marzo 2013 

venivano discusse le questioni correnti, tra l'altro anche "le alternative per 

recuperare quanto non incassato con l'abolizione della tassa" enti pubblici 

senza però che venisse presa alcuna risoluzione formale sulla tematica 

della restituzione. E' allora in queste condizioni pretestuoso richiedere 

l'annullamento di una richiesta di rimborso formulata - sulla base 

comunque di informazioni ufficiali che garantivano all'istante sotto ogni 

punto di vista la possibilità di avanzare le pretese che ha anche 

effettivamente formulate - senza il concorso dell'estratto della seduta del 

Consiglio comunale del 18 marzo 2013. Ne discende che l'indiscussa 

violazione dello statuto comunale perpetrata dall'esecutivo, nella misura in 

cui non ha trasmesso al ricorrente l'estratto richiesto, riveste carattere 

pressoché irrilevante nell'ottica del preteso diritto ad ottenere il rimborso 

delle tasse versate a favore degli enti pubblici. Il richiamo alla violazione 

del diritto di audizione appare in quest'ottica poco pertinente, anche se 

l'autorità ha con il proprio atteggiamento indubbiamente violato lo statuto 

comunale.  

3. a) Contrariamente alla tesi sostenuta nel suo ricorso, la pretesa avanzata il 

30 dicembre 2013 dall'istante, nella misura in cui lo stesso chiedeva "che 

mi siano rimborsati i tributi da me pagati nel periodo dal 1. gennaio 2009 

al 21 marzo 2012 e ammontanti a fr. 561.61 (parzialmente compresa 

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l'IVA)" era indubbiamente volta all'ottenimento di una ben determinata 

prestazione da parte dell'ente pubblico nei suoi confronti. La precisa 

quantificazione dell'importo non lascia alcun dubbio sul fatto che il 

ricorrente avesse chiesta la restituzione delle tasse da esso 

(eventualmente indebitamente) corrisposte e non dei semplici ragguagli in 

merito all'ulteriore procedere, come avevano già fatto numerosi altri 

cittadini. A fondamento della richiesta, l'istante adduceva una palese 

disparità di trattamento tra cittadini che avrebbero integralmente onorato 

le fatturazioni loro recapitate e coloro che invece non avrebbero 

corrisposto la parte del tributo destinata agli enti pubblici. Questa pretesa 

era confermata anche dal successivo scritto del 14 ottobre 2014, 

allorquando il rappresentante premetteva di tutelare i particolari interessi 

del ricorrente in relazione "alla tematica del rimborso dei tributi comunali 

sull'energia pagati nel periodo tra gennaio 2009 e marzo 2012" e del fatto 

che "A distanza di quasi 9 mesi il mio cliente non ha ancora ricevuto 

risposta". E' vero che nella missiva del 14 ottobre 2014 l'istante chiedeva 

parimenti se l'autorità comunale intendesse chiedere il pagamento dei 

tributi agli utenti renitenti o restituire gli importi versati verosimilmente a 

torto, è però indubbio che la procedura avviatasi a fine 2013 riguardava in 

primo luogo gli specifici interessi dell'istante e non quelli di tutti i cittadini. 

L'istante ha agito da sempre in nome proprio e solo a tale titolo era del 

resto legittimato a pretendere, come ripetutamente faceva, l'evasione 

dalle proprie richieste. Che accanto al suo specifico interesse al rimborso 

il ricorrente volesse provocare una decisione di fondo sulla questione che 

l'esecutivo si ostinava a posticipare è probabile. In generale però un 

cittadino non è in legittimato ad insorgere a salvaguardia dei diritti della 

collettività ed a pretendere, come fa l'istante, una decisione di merito su 

questioni generali. Pertanto, se dopo il sollecito del 2 febbraio 2015 

l'esecutivo emanava il provvedimento qui impugnato, tale agire non dà 

adito a critiche, anche considerata l'insistenza dell'interessato a voler 

veder evaso "quanto richiesto nelle precedenti missive" "entro la fine del 

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corrente mese". Basti a questo proposito ancora ricordare che anche 

allorquando l'istante _____ (ndr faceva parte dell'esecutivo cantonale) del 

comune convenuto, la richiesta di ristorno dei contributi di fr. 4'801.-- 

pagati da un utente tra il 1. gennaio 2009 e il 30 settembre 2010 veniva 

evasa mediante formale decisione, con una motivazione molto simile a 

quella contenuta nel provvedimento qui impugnato. 

b) A sostegno della propria teoria, l'istante adduce di non richiedere neppure 

il rimborso dei contributi, ma semplicemente l'annullamento del 

provvedimento impugnato. In principio, come giustamente addotto anche 

dal comune convenuto, tale atteggiamento è contradditorio, essendo stato 

il provvedimento qui impugnato la logica conseguenza della precisa 

richiesta scritta e quantificata di rimborsare al ricorrente i contributi versati 

a favore degli enti pubblici. In tali circostanze è effettivamente lecito 

dubitare, come lo fa anche il comune, che l'istante detenga la necessaria 

legittimazione al ricorso per addurre quanto pretende. La problematica 

della legittimazione può comunque rimanere irrisolta, in quanto la 

questione di sapere quanto l'istante voglia veder confermato o meno si 

porrebbe comunque solo in caso di accoglimento del ricorso. 

4. a) Dal profilo materiale, nella decisione impugnata il comune convenuto ha 

dettagliatamente esposto i motivi per cui riteneva improponibile perorare il 

rimborso da parte dell'autorità comunale degli importi fatturati all'istante 

da terzi abilitati a farlo. Nel proprio ricorso l'istante non si confronta 

materialmente con i "cavilli giuridici" ovvero con le considerazioni materiali 

esposte nel provvedimento impugnato, ma sostiene delle argomentazioni 

che hanno poco a che vedere con i motivi legali che stanno 

concretamente alla base del rifiuto deciso. In queste condizioni - per 

giustificare la validità dei prelievi a favore degli enti pubblici riguardanti il 

periodo dal 1. gennaio 2009 al 30 settembre 2010 e per quello dal 1. 

ottobre 2010 al 31 marzo 2012 nonché sull'assenza di motivi di revisione - 

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il Tribunale amministrativo reputa allora indicato riprendere, senza che sia 

necessario un esame dettagliato su questioni rimaste sostanzialmente 

inconfutate, le pertinenti motivazioni contenute nella decisione impugnata 

e giusta le quali:

Con l'entrata in vigore della legge sull'approvvigionamento elettrico (LAEI; 
RS 734.7) è stato introdotto a livello federale l'obbligo per il gestore di rete 
di indicare in modo trasparente sulla fattura tutti i tributi pagati agli enti 
pubblici (art. 12 LAEI). A decorrere dal 1. gennaio 2009 la B._____ SA ha 
di conseguenza modificato il proprio sistema di fatturazione e da allora 
indica separatamente l'importo - calcolato in cts/kWh - delle prestazioni da 
essa versate agli enti pubblici. Importo di riflesso dedotto dalle proprie 
prestazioni (fornitura energia e utilizzazione rete). L'entrata in vigore della 
LAEI non ha reso inefficaci le convenzioni in vigore tra gli enti pubblici e i 
gestori di rete, ma la legge sull'approvvigionamento elettrico del Cantone 
dei Grigioni (LAEI GR; CS 812.100) assegnava ai gestori di rete e agli 
enti pubblici un termine di un anno per adeguare le convenzioni in vigore 
al diritto federale. Sino al 30 settembre 2010 il contributo pagato dalla 
B._____ SA al comune trovava la sua giustificazione nei rapporti bilaterali 
creati dalla convenzione di privativa del 4/18 novembre 1997. Per il 
periodo dal 1. ottobre 2010 in poi è entrata in vigore la LEnc e la 
convenzione è stata modificata. Dal 1. gennaio 2009 al 30 settembre 
2010 il richiedente non pone in discussione l'importo pagato dalla 
B._____ SA al comune bensì l'importo che detta società elettrica ha posto 
a carico degli utenti per ribaltare sugli stessi il contributo da essa pagato 
al comune. Al proposito va sottolineato che il regime giuridico derivante 
dalle convenzioni di privativa non creava alcun rapporto diretto di natura 
fiscale fra l'ente pubblico e l'utente finale bensì unicamente un rapporto 
convenzionale fra l'ente pubblico e il gestore di rete. II debitore delle 
partecipazioni agli enti pubblici previste dalla convenzione di privativa era 
cioè unicamente il gestore di rete. Per quest'ultimo le prestazioni al 
comune apparivano come un costo (al pari per esempio delle servitù di 
transito) che a decorrere dal 1. gennaio 2009 doveva però esporre 
separatamente in fattura (come i costi di rete o quelli di fornitura di 
energia elettrica) in base alle nuove normative federali e in particolare al 
citato art. 12 LAEI. La novità entrata in vigore il 1. gennaio 2009, ossia 
l'obbligo di esposizione in fattura dei contributi agli enti pubblici, non ha 
avuto per effetto di creare un rapporto diretto fra l'ente pubblico e l'utente 
finale. In altre parole, l'importo incassato dal comune sino al 30 settembre 
2010 non era un tributo comunale a carico dell'utente finale bensì una 
partecipazione su base contrattuale a carico del gestore di rete. Di modo 
che la richiesta di restituzione dell'utente finale all'ente pubblico non si 
fonda su di un rapporto giuridico preesistente con il comune che possa 
giustificarla e risulta già per tale ragione chiaramente infondata.
Per il periodo a decorrere dal 1. ottobre 2010 sino al 31 marzo 2012 i 
tributi sono stati prelevati in base alla LEnc che prevedeva la percezione 

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tramite il gestore di rete di una tassa di 1.2 cts/kwh a carico del 
consumatore finale (per l'uso del suolo e del terreno pubblico) e una tassa 
di 1.2 cts/kwh a carico del gestore di rete per la delega 
dell'approvvigionamento elettrico. Tale legislazione è poi stata ripresa 
negli adeguamenti 2011 della convenzione di privativa (art. 8n) che ha 
concretizzato a carico della B._____ SA gli obblighi (di percezione e di 
versamento) posti a carico del gestore di rete dalla legge comunale 
sull'energia. In base alla citata legislazione comunale e alla convenzione 
di privativa (modificata) la B._____ SA tramite regolari decisioni ha 
percepito le tasse per l'uso del suolo pubblico ed esposto separatamente 
in fattura (ribaltandola sul consumatore finale) la tassa da lei corrisposta 
al Comune per la cessione del monopolio di distribuzione. Tali decisioni di 
fatturazione, sebbene menzionassero la possibilità di reclamo, non sono 
mai state contestate e al contrario sono sempre state regolarmente 
pagate. L'istante mette di conseguenza in discussione le decisioni di 
tassazione del gestore di rete emanate in base alla legge comunale 
sull'energia e alla convenzione di privativa regolarmente cresciute in 
giudicato. 
Nella misura in cui la richiesta mette direttamente in discussione un 
tributo comunale percepito dal gestore di rete sulla base di decisioni non 
contestate, l'istanza costituisce una richiesta di revisione ai sensi dell'art 
67 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 370.100). Non è 
però dato alcun motivo di revisione ai sensi di tale disposizione e l'istante 
stesso, da parte sua, non invoca nessuno dei casi previsti dall'art. 67 
LGA. La sua istanza di revisione è pertanto da considerare irricevibile.

b) A prescindere delle motivazioni materiali a fondamento del rifiuto deciso, 

per il ricorrente l'autorità comunale continuerebbe tuttora a violare la 

parità di trattamento. Sotto l'egida della stessa normativa comunale, 

ovvero della LEnc, il comune avrebbe tollerato che alcuni cittadini 

versassero i contributi per gli enti pubblici, mentre altri non avrebbero 

corrisposti tali importi, senza però incorrere in alcuna sanzione. La 

censura, relativamente alla concreta situazione dell'istante non merita 

protezione, visto che le due situazioni non sono certo identiche. Nei 

confronti dei cittadini che hanno pagato le tasse loro fatturate senza 

interporre reclamo, la tassazione è divenuta definitiva ed è cresciuta in 

giudicato. Per coloro che invece hanno interposto reclamo, la tassazione 

non è mai divenuta definitiva. Dopo la sentenza di fondo DTF 138 II 70 si 

palesava inoltre il probabile ben fondato di almeno una parte delle 

censure rivolte alla tassa destinata agli enti pubblici. Per i contribuenti che 

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hanno adite le vie ordinarie di ricorso, opponendosi alla fatturazione, la 

situazione è pertanto del tutto diversa da quella degli utenti che hanno 

accettato la tassazione. In queste circostanze, non avendo interposto 

reclamo contro la tassazione, l'istante non può esigere che le 

conseguenze giuridiche del suo operato siano le stesse di quelle che 

vanno opposte agli utenti che invece hanno impugnata la tassa e che non 

l'hanno conseguentemente neppure pagata. 

c) Nel proprio ricorso, l'istante pretende però che il comune, perfettamente a 

conoscenza della situazione creatasi nel maggio 2012, abbia comunque 

lasciato che alcuni utenti pagassero le tasse non dovute e tollerato che 

altri invece non lo facessero. Tale tesi non è però corretta. Con 

l'introduzione della LEnc veniva sancito l'obbligo contributivo anche per 

enti pubblici e per la concessione. Solo dopo la pubblicazione nel 2012 

della DTF 138 II 70 si palesava quindi per la collettività pubblica la non 

perfetta costituzionalità del tipo di tassa contemplato anche dalla LEnc. 

L'annullamento del prelievo della tassa per enti pubblici dal 1. aprile 2012, 

anche se deciso solo in seguito, dimostra che il comune non ha 

semplicemente tollerata una situazione di illegalità. Al comune non può 

allora essere rimproverata alcuna mala fede, avendo lo stesso rinunciato 

almeno momentaneamente al prelievo della tassa dopo essere venuto a 

conoscenza della sua parziale incostituzionalità. Le parti concordano, 

infatti, sul fatto che la parte di tributo dovuta agli enti pubblici e prelevata 

con le tassazioni dall'aprile 2012 a fine marzo 2013 sia stata rimborsata 

agli utenti. Non è conseguentemente dato sostenere che l'autorità 

comunale abbia deliberatamente svantaggiato l'onesto cittadino, 

tollerando semplicemente una situazione di illegalità.

d) Che attualmente sul territorio comunale vi siano contribuenti che hanno 

versato l'intero contributo e altri che invece hanno versato delle tasse 

decisamente più ridotte, avendo quest'ultimi contestato la tassazione e 

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omesso di corrispondere la parte di tributo dovuta per gli enti pubblici, è 

un dato di fatto. Questa situazione si presenta del resto spesso anche 

laddove solo una parte degli interessati adisce le vie legali contro un 

determinato provvedimento. Anche in questa situazione la riduzione o 

l'annullamento in sede giudiziaria di una tassa nei confronti di un cittadino 

non implica uno stesso trattamento anche nei confronti di coloro che non 

hanno impugnata la misura. Per il resto, dal profilo strettamente legale, il 

fatto che un'autorità comunale prelevi una tassa che in seguito si rivela in 

parte incostituzionale (annullabile e non nulla) non rappresenta ancora un 

motivo per tornare sulla decisione di tassazione cresciuta in giudicato e 

quindi per rimborsare a tutti il tributo indebitamente versato (vedi per una 

tematica analoga la decisione del Tribunale amministrativo A 11 8 dell'11 

maggio 2011), anche se è evidente che per dirimere tali questioni, magari 

nell'interesse di tutti, al comune quale autorità politica spetti un largo 

margine di apprezzamento. 

5. a) Indipendentemente dalla validità materiale del rifiuto deciso, per il 

ricorrente già l'emanazione del provvedimento qui impugnato sarebbe 

lesiva del principio della parità di trattamento, avendo l'esecutivo deciso di 

rifiutare all'istante il rimborso richiesto senza però prendere una decisione 

di fondo sulla questione e quindi omettendo di trattare tutti gli utenti allo 

stesso modo. Agendo in questo modo, l'istante verrebbe svantaggiato. 

Infatti, qualora l'esecutivo dovesse decidere di rimborsare i contributi 

versati a torto per gli anni passati, all'istante e solo a lui sarebbe – in caso 

di soccombenza nell'ambito del presente procedimento - eventualmente 

opponibile la crescita in giudicato del rifiuto del rimborso. Per quanto 

riguarda i contributi corrisposti per il periodo dal 1. gennaio 2009 al 30 

settembre 2010 la censura è infondata, poiché l'esecutivo comunale, 

………, aveva già rifiutato anche ad altri utenti concrete pretese di 

rimborso, come dimostra del resto il procedimento A 13 7, conclusosi con 

un decreto di stralcio in questa sede. Il ricorrente non è allora stato 

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trattato diversamente da altri che avanzavano analoghe pretese. Per 

quanto riguarda invece le tasse corrisposte per il periodo successivo, la 

legittima perplessità sollevata nel ricorso - quanto alla possibilità di 

opporre in futuro all'istante l'eventuale conferma in sede giudiziaria del 

rifiutato rimborso - ha indotto il comune convenuto ad assicurare all'utente 

lo stesso trattamento che verrà in futuro riservato agli altri cittadini nella 

stessa situazione, qualora venisse deciso un rimborso o dovesse essere 

applicato un diverso ordinamento giuridico. Considerata l'assicurazione 

fatta, non vi è per questo Giudice motivo di disquisire oltre sulla 

questione, anche se per questo motivo il ricorso viene respinto nel senso 

dei considerandi. 

b) Le censure dell'istante non meritano neppure protezione per quanto 

venga addotta una disparità di trattamento tra utenti nell'evasione della 

pratica. Che l'autorità abbia agito in via decisionale nei suoi confronti, 

considerata la concreta pretesa avanzata è difendibile. Per contro, il 

trattamento riservato a quei cittadini che semplicemente si informavano 

sulla questione relativa all'eventuale rimborso, senza però formulare 

concrete pretese e senza pretendere l'evasione della richiesta a corto 

termine, con la rinuncia all'emanazione di un provvedimento impugnabile 

non configura una disparità di trattamento nei confronti del ricorrente 

anche se sarebbe indubbiamente auspicabile una definitiva soluzione 

della tematica sollevata nell'ambito della presente vertenza ad oltre tre 

anni dalla presa di conoscenza della situazione di verosimile parziale 

incostituzionalità della tassa pretesa a favore degli enti pubblici. 

6. Tenuto conto dell'insoddisfacente situazione che perdura tuttora sul 

territorio comunale e comprendendo in parte dal profilo soggettivo le 

perplessità esposte nel ricorso, il Tribunale rinuncia al prelievo di spese di 

procedura anche se il ricorso va respinto nel senso dei considerandi. La 

violazione dello statuto comunale accertata in questa sede, con la 

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mancata trasmissione del verbale richiesto, riveste carattere marginale 

nell'ottica della concreta pretesa avanzata dall'istante. Per questo motivo 

il ricorrente non ha neppure diritto al rimborso di una parte delle ripetibili 

(vedi art. 78 cpv. 1 LGA). Al comune convenuto, che ha agito nell'ambito 

delle sue attribuzioni ufficiali non vengono assegnate ripetibili (art. 78 cpv. 

2 LGA). 

Il Giudice unico decide:

1. Il ricorso è respinto nel senso dei considerandi. 

2. Non vengono prelevate spese né assegnate ripetibili.

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]

L’interposto ricorso al Tribunale federale è ancora pendente.