# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27c3c572-f6d3-5773-97b4-49aeebfba76f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-01-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Zivilkammer 12.01.2012 ZK2 2011 39
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_007_ZK2-2011-39_2012-01-12.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 12 gennaio 2012 Comunicata per iscritto il:
ZK2 11 39       16 gennaio 2012
ZK2 11 40

Sentenza
II. Camera civile

Presidenza Brunner
Giudici Hubert e Pritzi
Attuario Rogantini

Nell'appello civile e nel reclamo civile

di B., 

e

di C., 

appellanti e reclamanti, entrambi patrocinati dall’avv. dr. iur. Alberto Agustoni, 
Casella postale 1017, Viale Stazione 2, 6500 Bellinzona, 

contro

la decisione del Tribunale distrettuale Moesa, giudice unico, del 17 giugno 2011, 
comunicata il 17 giugno 2011, in re A .  S A , appellata e reclamata, rappresentata 
dall’avv. Mario Molo, Via Orico 9, 6500 Bellinzona, contro gli appellanti e 
reclamanti,

concernente provvedimenti cautelari,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. La A. SA è una società anonima di diritto svizzero con sede a Z.. Tenor 
l’estratto del registro di commercio (vedi act. 2.2) il consiglio d’amministrazione (in 
seguito abbreviato CdA) è presieduto da E. e composto inoltre da C., B. e D. 
(quest’ultimo essendo pure vice-direttore con firma individuale). Secondo quanto 
esposto dall’avv. dr. iur. Alberto Agustoni in lettera del 13 aprile 2011 (act. 2.15) – 
rimasto peraltro incontestato – E. detiene 50% del capitale azionario, mentre C. e 
B. sono azionisti in ragione ciascuno del 25% del capitale azionario. Fra E. d’un 
lato e C. e B. d’altro lato paiono esservi delle divergenze che si ripercuotono an-
che sulla condotta della società (cfr. act. 2.3-2.7).

B. Con avviso del 16 marzo 2011 su iniziativa di E. è stata convocata 
l’assemblea generale straordinaria della A. SA con il seguente ordine del giorno 
(act. 2.14 [evidenziamenti rimossi]):

“1. Modifiche statutarie:

1.1 Modifica art. 10 cpv. 4 dello statuto.

Attuale testo: “In caso di parità di voti decide il Presidente salvo 
nelle nomine in cui decide la sorte”.

Nuovo testo: “In caso di parità di voti decide il Presidente”.

1.2 Modifica art. 12 cpv. 1 dello statuto.

Attuale testo: “Il consiglio di amministrazione si compone da uno o 
più membri, che devono essere azionisti e che vengono eletti 
dall’assemblea generale per il periodo di tre anni. Essi sono 
rieleggibili”.

Nuovo testo: “Il consiglio di amministrazione si compone da uno o 
più membri che vengono eletti dall’assemblea generale per il 
periodo di tre anni. Essi sono rieleggibili”.

1.3 Modifica art. 14 cpv. 2 dello statuto.

Attuale testo: “In caso di parità di voti decide il Presidente salvo 
nelle nomine in cui decide la sorte.”

Nuovo testo: “In caso di parità di voti decide il Presidente”.

1.4 Modifica art. 16 dello statuto.

Attuale testo: “L’assemblea generale nomina ogni anno una o più 
persone fisiche o giuridiche quale ufficio di revisione ai sensi 
dell’art. 727 ss. CO, con i diritti e i doveri stabiliti dalla legge”.

Nuovo testo:

Art. 16a

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L’assemblea generale nomina l’ufficio di revisione. L’assemblea 
può rinunciare alla nomina di revisori quando: a) la società non è 
soggetta alla revisione ordinaria; b) tutti gli azionisti hanno votato a 
favore, e c) l’effettivo della società non supera i 10 impiegati a 
tempo pieno nella media annua. La rinuncia alla revisione limitata 
è valida anche per gli anni successivi. Ogni azionista ha tuttavia il 
diritto, il più tardi 10 giorni prima dell’assemblea generale, di 
esigere una revisione limitata e la nomina di un relativo ufficio di 
revisione. In questo caso l’assemblea generale può deliberare 
secondo l’art. 6 cpv. 3 solo dopo che il rapporto di revisione è 
disponibile.

Art. 16b

Quale ufficio di revisione possono essere nominate una o più 
persone fisiche o giuridiche o società di persone. L’organo di 
revisione deve avere in Svizzera il suo domicilio, la sua sede o una 
succursale iscritta a Registro di commercio. Quando la società ha 
più organi di revisione, almeno uno di questi deve soddisfare tali 
esigenze. Se la società è tenuta a far verificare mediante revisione 
ordinaria effettuata da un ufficio di revisione i suoi conti annuali 
giusta l’art. 727 CO, l’assemblea generale deve eleggere un perito 
revisore abilitato giusta la legge federale sull’abilitazione e la 
sorveglianza dei revisori del 16 dicembre 2005. Se la società è 
soggetta ad una revisione limitata, l’assemblea generale deve 
designare quale ufficio di revisione un revisore abilitato secondo le 
disposizioni della legge del 16 dicembre 2005 sui revisori. Rimane 
riservata la possibilità di rinunciare alla nomina di un ufficio di 
revisione giusta l’art. 16. L’ufficio di revisione deve essere 
indipendente giusta gli art. 728 e 729 CO. L’ufficio di revisione è 
nominato per il periodo di un esercizio. Il suo mandato termina con 
l’approvazione dell’ultimo conto annuale. È ammessa la rielezione. 
L’assemblea generale può revocare l’ufficio di revisione in 
qualsiasi momento e con effetto immediato.

2. Nomine statutarie

2.1 Nomina del signor E., cittadino italiano, in Z., quale Presidente del 
consiglio di amministrazione, e del signor D., cittadino italiano, in 
Z., quale membro del consiglio di amministrazione.

2.2 Nomina della F. SA, Y., quale ufficio di revisione”.

Da quanto risulta dal verbale in forma di atto pubblico redatto dal notaio lic. iur. G. 
(act. 2.1) le proposte modifiche degli artt. 10 cpv. 4, 12 cpv. 1 e 14 cpv. 2 dello 
statuto sono state approvate con voto preponderante del presidente del CdA. La 
modifica dell’art. 16 dello statuto è stata approvata all’unanimità dei presenti. In 
applicazione del ormai modificato art. 10 cpv. 4 dello statuto E. e D. sono stati 
eletti quali membri del CdA con voto preponderante del presidente del CdA. Non 
sono invece stati rieletti B. e C. causa voto preponderante contrario del presidente 
del CdA. Quale ufficio di revisione è stata nominata la F. SA, anche questa deci-
sione con voto preponderante del presidente del CdA.

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C. Con scritto del patrocinatore di B. e C. del 13 aprile 2011 all’Ispettorato del 
registro fondiario e registro di commercio dei Grigioni (act. 2.15) è stato richiesto – 
e ottenuto (act. 3.5) – un blocco del registro ai sensi dell’art. 162 cpv. 1 ORC con 
la conseguenza che causa l’opposizione le modifiche dello statuto non sono state 
iscritte nel registro giornaliero.

D. Entro il termine giusta l’art. 162 cpv. 3 lett. a ORC B. e C. hanno fatto inol-
trare al Tribunale distrettuale Moesa un’istanza di provvedimenti cautelari e super-
provvisionali in data 18 aprile 2011 (act. 1.1) con i seguenti petiti [evidenziamenti 
rimossi]:

“A. In via cautelare

1. L’istanza è accolta.

§ Di conseguenza è fatto ordine all’Ufficio del registro di commercio 
di differire l’iscrizione nel registro giornaliero (blocco del registro) 
delle seguenti deliberazioni dell’assemblea generale straordinaria 
dell’8 aprile 2011 della ditta A. SA, Z.:

- modifica degli art. 10 cpv. 4, 12 cpv. 1 e 14 cpv. 2 dello Statuto

- nomina nel Consiglio di amministrazione di E. presidente e D. a 
membro, nonché radiazione dei membri B. e C.;

- nomina della F. SA, Y. a Ufficio di revisione.

2. Il blocco del registro durerà fino all’emanazione della decisione di 
merito definitiva del Tribunale.

3. Protestate spese e ripetibili.

B. In via superprovvisionale (art. 265 CPC)

1. L’istanza è accolta.

§ Di conseguenza è fatto ordine all’Ufficio del registro di commercio 
di differire l’iscrizione nel registro giornaliero (blocco del registro) 
delle seguenti deliberazioni dell’assemblea generale straordinaria 
dell’8 aprile 2011 della ditta A. SA, Z.:

- modifica degli art. 10 cpv. 4, 12 cpv. 1 e 14 cpv. 2 dello Statuto

- nomina nel Consiglio di amministrazione di E. presidente e D. a 
membro, nonché radiazione dei membri B. e C.;

- nomina della F. SA, Y. a Ufficio di revisione.

2. Protestate spese e ripetibili.”

E. Il 13 maggio 2011 B. e C. hanno inoltre fatto presentare presso la Giudica-
tura di pace del distretto Moesa un’istanza di conciliazione (act. 2.16) nella proce-
dura principale, concernente la contestazione di deliberazioni dell’assemblea ge-
nerale ai sensi dell’art. 706 CO, richiedendo inoltre lo scioglimento della società, 

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subordinatamente l’adozione di altre soluzioni adeguate e sopportabili agli interes-
sati, giusta l’art. 736 cifra 4 CO.

F. Con decisione del Presidente del Tribunale distrettuale Moesa del 17 giu-
gno 2011 l’istanza di provvedimenti cautelari è stata respinta e le spese proces-
suali di CHF 600.– sono state poste a carico degli istanti, con l’obbligo di versare 
alla convenuta l’importo di CHF 3'013.– a titolo di ripetibili.

Il Presidente del Tribunale distrettuale Moesa considera in motivazione che gli 
istanti avrebbero dovuto rendere verosimile che le decisioni assembleari abbiano 
violato la legge, lo statuto della società anonima, il principio della parità di tratta-
mento o lo scopo lucrativo della società. Ciò non gli sarebbe riuscito. La modifica 
statutaria poi costituirebbe una delibera con mero effetto interno, la cui iscrizione a 
registro di commercio avrebbe solamente effetto dichiaratorio. Inoltre il fatto di 
prevedere il voto preponderante del presidente del CdA non sarebbe contrario al 
diritto imperativo. Esso sarebbe applicabile anche alle risoluzioni e alle elezioni 
dell’assemblea generale e non lederebbe il principio dell’uguaglianza dei diritti de-
gli azionisti. Detto voto preponderante sarebbe del resto già previsto nello statuto 
della società a far tempo dal 1997 e nel caso della modifica in causa si tratterebbe 
soltanto di estenderlo anche alle nomine. Infine gli istanti rimarrebbero pur sempre 
azionisti in ragione del 50% e potrebbero tutelare i loro diritti se del caso conte-
stando le future deliberazioni che potrebbero effettivamente incidere sulle loro pre-
rogative ai sensi dell’art. 706 cpv. 2 CO. Al momento attuale però non sarebbe 
ravvisabile nessuna violazione in tal senso. Non sarebbe nemmeno stato dimo-
strato che la loro esclusione dal CdA e/o la nomina del nuovo ufficio di revisione 
siano tali da violare i loro diritti. 

G. B. e C. hanno fatto impugnare tale decisione mediante appello al Tribunale 
cantonale dei Grigioni in data 28 giugno 2011 con i seguenti petiti [evidenziamenti 
rimossi]:

“1. L’appello è accolto.

2. La sentenza 17 giugno 2011 del Presidente del Tribunale distrettuale 
Moesa è riformata come segue:

2.1 È fatto ordine all’Ufficio del registro di commercio di differire 
l’iscrizione nel registro giornaliero (blocco del registro) delle seguen-
ti deliberazioni dell’assemblea generale straordinaria dell’8 aprile 
2011 della ditta A. SA, Z.: 

- modifica degli art. 10 cpv. 4, 12 cpv. 1 e 14 cpv. 2 dello Statuto

- nomina nel Consiglio di amministrazione di E. presidente e D. a 
membro, nonché radiazione dei membri B. e C.;

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- nomina della F. SA, Y. a Ufficio di revisione.

2.2 Il blocco del registro durerà fino all’emanazione della decisione di 
merito definitiva del Tribunale.

2.3 La tassa di giudizio di CHF 600.–, anticipata dagli istanti, è posta a 
carico della convenuta, con l’obbligo di versare agli istanti l’importo 
di [CHF] 3'013.– a titolo di ripetibili.

3. All’appello è conferito effetto sospensivo (art. 315 cpv. 4 e 5 CPC)

4. Tassa di giudizio di seconda istanza a carico dell’appellata che dovrà 
rifondere agli appellanti l’importo di CHF 2'268.– a titolo di ripetibili in 
sede di appello.”

Per quanto riguarda la procedura principale anch’essa già in corso dinanzi alla 
Giudicatura di pace del distretto Moesa gli appellanti dichiarano che essa sarebbe 
stata sospesa in vista di trattative fra le parti, in attesa poi della richiesta del rila-
scio dell’autorizzazione ad agire ex art. 209 CPC dalla parte più diligente.

In motivazione del loro appello poi B. e C. avanzano dapprima – richiamando altre 
procedure già condotte antecedentemente contro l’appellata – che gli altri membri 
del CdA li avrebbero in pratica esclusi da anni dalla partecipazione a decisioni im-
portanti nella gestione operativa e finanziaria della società. Tale comportamento 
sarebbe culminato con la convocazione dell’assemblea generale straordinaria da 
parte di E. in vista di adottare le modifiche in questione nel presente litigio. Dette 
modifiche sarebbero state evidentemente concepite dal presidente per escludere 
gli appellanti dal CdA e E. non avrebbe mai indicato delle ragioni oggettive per 
proporle. Tutto ciò lederebbe quindi i loro diritti di azionisti (minoritari).

Gli appellanti sono dell’avviso che le domande giudiziali di merito e quelle propo-
ste con l’istanza provvisionale non sarebbero identiche. Con l’istanza di merito 
avrebbero difatti contestato la deliberazione dell’assemblea generale, con l’istanza 
provvisionale invece avrebbero chiesto il blocco del registro di commercio. Essi 
ammettono che la deliberazione adottata dall’assemblea straordinaria ha un mero 
effetto interno (pag. 7 dell’appello, act. 01), sostengono però di aver fatto capo 
all’istituto del blocco del registro allo scopo di salvaguardare i loro diritti fino alla 
decisione definitiva sull’azione di merito tendente all’annullamento di queste deli-
berazioni. Altrimenti non si vedrebbe per quale ragione il legislatore abbia istituito 
la facoltà di chiedere il blocco del registro di commercio, destinato a sospendere 
l’effetto di una deliberazione che può essere contestata in applicazione dell’art. 
706 CO. Se un tale blocco del registro non dovesse aver luogo, gli appellanti re-
sterebbero esclusi dal CdA per un lungo periodo.

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Infine gli appellanti rinviano (nuovamente) a diverse fonti di dottrina e giurispru-
denza, ripetono testualmente una parte di quanto avanzato dinanzi alla prima 
istanza e sostengono inoltre che il primo giudice non avrebbe sufficientemente 
motivato la sua decisione. Dichiarando poi l’appello contro la decisione in toto, 
esso si dirige anche contro la ripartizione delle spese giudiziarie. A loro dire, le 
spese processuali andrebbero poste a carico delle parti a ragione del 50% per 
parte e le indennità a titolo di ripetibili andrebbero compensate. Ciò perché la con-
venuta avrebbe chiesto in via principale che l’istanza venisse dichiarata inammis-
sibile e soltanto in via subordinata che venisse respinta.

H. Con ordinanza del 1° luglio 2011 il presidente della II. Camera civile ha con-
ferito all’appello l’effetto sospensivo (cfr. art. 315 cpv. 4 e 5 CPC).

I. Nella sua risposta all’appello del 18 luglio 2011 la A. SA richiede la reiezio-
ne dell’appello, protestando spese e ripetibili a carico degli appellanti.

L’appellata dichiara che gli appellanti avrebbero dimostrato un “atteggiamento di-
struttivo e screditante”, quest’ultimo esacerbatosi proprio al momento in cui 
l’appellata non è più stata in grado di corrispondere cospicui dividendi come negli 
anni precedenti. Si tratterebbe ora di assicurare la migliore conduzione della so-
cietà e far prendere le decisioni necessarie dal presidente del CdA E. – specie 
anche determinare a chi passerebbe il testimone, una volta che il presidente si 
ritiri –, piuttosto che lasciare tutte le decisioni in mano alla sorte come lo vorrebbe-
ro fare gli appellanti. La collaborazione all’interno del CdA e con questo la gestio-
ne della società come tale sarebbero infatti divenute praticamente impossibili, vi-
sta la costante opposizione da parte degli appellanti a qualsiasi cosa il presidente 
proponga.

Le ragioni delle modifiche statutarie sarebbero ben note e sarebbero per di più 
pure state spiegate in dettaglio nella memoria difensiva del 16 marzo 2011 al Tri-
bunale distrettuale Moesa (act. 3.1). Per il resto sostiene che le deliberazioni 
dell’assemblea generale dell’8 aprile 2011 tenutasi regolarmente sarebbero valide 
e non violerebbero né lo statuto né il diritto societario.

Al parere dell’appellata il Tribunale cantonale dovrebbe unicamente decidere se il 
petito di controparte nell’istanza del 18 aprile 2011 andrebbe ammesso. Ciò per-
tanto non potrebbe avvenire se si considererebbe che le decisioni dell’assemblea 
generale dell’8 aprile 2011 sono entrate immediatamente in vigore indipendente-
mente dal blocco a registro di commercio. In motivazione l’appellata fa valere in-
fatti che la modifica statutaria, nella quale anche per le nomine da parte 

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dell’assemblea generale si passa dal tiraggio a sorte in caso di parità di voti alla 
decisione tenor voto preponderante del presidente del CdA, avrebbe un mero ef-
fetto interno. Essa entrerebbe dunque in vigore immediatamente e indipendente-
mente dall’iscrizione a registro di commercio e sarebbe applicabile già per i punti 
all’ordine del giorno successivi all’interno della stessa assemblea generale. 
L’iscrizione avrebbe pertanto solo un effetto dichiaratorio e non costitutivo. La pro-
cedura di blocco del registro di commercio di cui all’art. 162 ORC, invece, sarebbe 
concepita per inibire l’entrata in vigore di decisioni laddove l’iscrizione ha effetto 
costitutivo, il che non sarebbe appunto il caso nella fattispecie. Gli appellanti non 
potrebbero dunque avere nessun interesse degno di protezione. Non vi sarebbe 
comunque nemmeno un pregiudizio difficilmente riparabile.

Quanto alla ripartizione delle spese giudiziarie l’appellata sostiene che gli appel-
lanti sarebbero rimasti soccombenti in toto in prima istanza. A tale proposito sa-
rebbe irrilevante il fatto che la A. SA in qualità di convenuta aveva proposto la non 
entrata nel merito, che il Tribunale distrettuale Moesa è invece entrato nel merito 
respingendo l’istanza integralmente. Non vi sarebbe dunque nessuna ragione per 
ripartire le spese giudiziarie diversamente. 

J. Per il caso in cui sarebbero rimasti soccombenti in appello B. e C. hanno 
fatto presentare inoltre pure reclamo ai sensi dell’art. 110 CPC (ZK2 11 40), ri-
chiedendo con quest’ultimo l’annullazione della decisione sulla ripartizione delle 
spese giudiziarie (cifra 2 del dispositivo). I reclamanti hanno comunque presentato 
le stesse censure contro tale ripartizione già nel loro appello (vedi G sopra), moti-
vo per cui a questo punto può essere rinviato al rispettivo passaggio più in alto 
senz’altro commento.

K. Con risposta del 18 luglio 2011 la resistente ha concluso alla reiezione del 
reclamo, protestando spese e ripetibili a carico dei reclamanti. Essa ripropone gli 
stessi argomenti come nella risposta all’appello, a cui si rinvia quindi anche a que-
sto punto (vedi H sopra).

II. Considerandi

1.
1.1 Mentre il blocco del registro di commercio può essere ottenuto mediante 
semplice opposizione scritta (art. 162 cpv. 1 dell’Ordinanza sul registro di com-
mercio [ORC; RS 221.411]), nell’ambito di un’istanza di provvedimenti cautelari il 

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tribunale decide in procedura sommaria se tale blocco del registro va mantenuto o 
meno (art. 162 cpv. 3 lett. a e cpv. 4 ORC). L’ORC rinvia dunque alle disposizioni 
del CPC (RS 272) sui provvedimenti cautelari (artt. 261 segg. CPC).

1.2 Tenor l’art. 308 cpv. 1 CPC sono impugnabili mediante appello le decisioni 
finali e incidentali di prima istanza (lett. a) e le decisioni di prima istanza in materia 
di provvedimenti cautelari (lett. b). Considerato inoltre che nella fattispecie la deci-
sione nella procedura principale è appellabile (cfr. art. 319 lett. a CPC; vedi fra altri 
Alexander Brunner, in Kurzkommentar ZPO, Basilea 2010, n. 3 e 7 ad art. 319 
CPC; Kurt Blickenstorfer, in Schweizerische Zivilprozessordnung [ZPO] – Kom-
mentar, Zurigo/San Gallo 2011, n. 19 seg. ad art. 308 CPC), anche contro la deci-
sione del Presidente del Tribunale distrettuale Moesa del giugno 2011 sull’istanza 
di provvedimenti cautelari è proponibile l’appello ai sensi dell’art. 308 cpv. 1 lett. b 
CPC in unione con l’art. 314 cpv. 1 CPC. Non si giungerebbe a nessun altro risul-
tato neanche se ci si tenesse solo ai petiti stessi dell’istanza di provvedimenti cau-
telari risp. dell’appello. Detti petiti sono infatti di natura non pecuniaria, cosicché il 
mezzo di impugnazione dell’appello è comunque dato (art. 308 CPC).

L’appello scritto e motivato va proposto al Tribunale cantonale entro 30 giorni dalla 
notificazione della decisione impugnata motivata (art. 311 cpv. 1 CPC in unione 
con l’art. 7 cpv. 1 della Legge d’applicazione del Codice di diritto processuale civile 
svizzero [LACPC; CSC 320.100]). L’appello di B. e C. del 28 giugno 2011 (ZK2 11 
39) adempie questi presupposti ed è quindi ricevibile in ordine.

1.3 In più del loro appello, in data 28 giugno 2011 B. e C. hanno fatto presenta-
re pure un reclamo (ZK2 11 40), diretto questo contro la ripartizione delle spese 
giudiziarie della stessa decisione di prima istanza. Va prima esaminato se è rice-
vibile anch’esso.

1.3.1 Giusta l’art. 110 CPC la decisione in materia di spese è impugnabile a titolo 
indipendente soltanto mediante reclamo. Questo mezzo di impugnazione però è 
disponibile soltanto se una parte intende impugnare esclusivamente la decisione 
in materia di spese. Qualora invece essa proponga un mezzo di impugnazione 
anche contro altri punti della decisione – sia mediante appello sia mediante recla-
mo –, la decisione in materia di spese va impugnata assieme alla decisione di me-
rito (vedi Adrian Urwyler, in Schweizerische Zivilprozessordnung [ZPO] – Kom-
mentar, Zurigo/San Gallo 2011, n. 1 seg. ad art. 110 CPC; Kurt Blickenstorfer, op. 
cit., n. 16 ad art. 319 CPC e contrario; David Jenny, in Kommentar zur Schweize-
rischen Zivilprozessordnung [ZPO], Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, n. 2 seg. ad art. 

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110 CPC; Hans Schmid, in Kurzkommentar ZPO, n. 2-4 ad art. 110 CPC; Viktor 
Rüegg, in Basler Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung [in seguito 
BSK-ZPO], Basilea 2010, n. 1 ad art. 110 CPC). 

1.3.2 Nella fattispecie B. e C. hanno proposto l’appello contro la decisione di me-
rito in toto, inclusa cioè anche la ripartizione delle spese giudiziarie (così espres-
samente anche al punto I.B. del reclamo), e così facendo hanno rinunciato ad 
un’impugnazione a titolo indipendente della decisione in materia di spese. Il solo 
fatto che con il reclamo hanno chiesto la riforma della ripartizione delle spese an-
che risp. soprattutto per l’eventualità in cui sarebbero rimasti soccombenti in sede 
d’appello non cambia niente a riguardo. Un tale petito in subordine avrebbe, infatti, 
potuto essere presentato anche nell’appello stesso contro la decisione di merito. 
Ne risulta quindi che non si può entrare nel merito del reclamo, essendo questo 
inammissibile.

2. Il giudice ordina i necessari provvedimenti cautelari quando l’istante rende 
verosimile che un suo diritto è leso o è minacciato di esserlo e la lesione è tale da 
arrecargli un pregiudizio difficilmente riparabile (art. 261 cpv. 1 CPC). Con la loro 
istanza di provvedimenti cautelari gli appellanti intendono ottenere che il blocco 
del registro di commercio quanto all’iscrizione delle modifiche statutarie e della 
nomina del CdA e dell’ufficio di revisione permanga fino alla decisione nella pro-
cedura principale sull’ammissibilità di dette modifiche e nomine. Per avere suc-
cesso con la loro istanza gli appellanti dovrebbero quindi rendere verosimile che le 
deliberazioni assembleari violino un loro diritto e che con l’iscrizione essi rischie-
rebbero di subire un pregiudizio difficilmente riparabile (vedi per la verosimiglianza 
Thomas Sprecher, in BSK-ZPO, n. 52 segg. ad art. 261 CPC). Nella fattispecie 
però gli appellanti non sono stati in grado di dimostrare sufficientemente né l’uno 
né l’altro presupposto della protezione giuridica provvisoria.

2.1 Quanto alle modifiche statutarie contestate degli artt. 10 cpv. 4 e 14 cpv. 2, 
per l’esame della verosimiglianza del sussistere di diritti degli azionisti B. e C. va 
presunto che già prima di dette modifiche il presidente del CdA disponeva del voto 
preponderante in caso di parità di voti, e ciò sia per decisioni dell’assemblea gene-
rale sia per quelle del CdA. Unicamente in caso di parità di voti in elezioni o nomi-
ne tale voto preponderante era escluso a favore del tiraggio a sorte. Con le delibe-
razioni in questione nel presente procedimento quindi sono state decise sempli-
cemente l’estensione della regola del voto preponderante anche alle nomine e 
l’abolizione del tiraggio a sorte. Va ritenuto inoltre dapprima che nel diritto della 
società anonima in questo contesto non si distingue fra le votazioni (su oggetti) e 

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le nomine. Entrambe le forme di decisioni costituiscono delle cosiddette delibera-
zioni (vedi DTF 95 II 555 consid. 3b; cfr. anche Peter Böckli, Schweizer Aktien-
recht, 4a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, §12 n. 420; Peter Forstmoser/Arthur 
Meier-Hayoz/Peter Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996, §24 n. 25). 

2.1.1 È quindi manifesto che la modifica dell’art. 14 cpv. 2 dello statuto è legal-
mente valida. In effetti con l’attribuzione del voto preponderante al presidente del 
CdA per le decisioni del CdA non viene fatto altro che introdotto espressamente 
nello statuto quanto previsto dalla legge. L’art. 713 cpv. 1 frase 2 CO prevede di-
fatti che il presidente del CdA ha voto preponderante, salvo disposizione contraria 
dello statuto. Tale soluzione di diritto dispositivo è concepita per evitare un bloc-
caggio all’interno del CdA in situazioni di stallo (Martin Wernli, in Basler Kommen-
tar zum Obligationenrecht II – Art. 530-1186 OR [in seguito BSK-OR II], 3a ed., 
Basilea 2008, n. 14 ad art. 713 CO) e vale come detto sia per votazioni su oggetti 
sia per nomine.

2.1.2 Malgrado alcune riserve la dottrina maggioritaria ritiene che è giuridicamen-
te ammissibile introdurre il voto preponderante del presidente del CdA – che di 
regola è pure presidente dell’assemblea generale – anche per le deliberazioni 
dell’assemblea generale, prevedendolo espressamente nello statuto (a favore vedi 
fra altri Robert Meier, Die Aktiengesellschaft, 3a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2005, 
n. 8.14 e 2.34; Dieter Dubs/Roland Truffer, BSK-OR II, n. 12 ad art. 703 CO; per i 
vantaggi vedi in particolare Peter Böckli, op. cit., §12 n. 358 con rinvii; per quanto 
concerne le riserve vedi Peter Forstmoser/Arthur Meier-Hayoz/Peter Nobel, op. 
cit., §24 n. 56 segg.; contrario invece Peter V. Kunz, Der Minderheitenschutz im 
schweizerischen Aktienrecht, Berna 2001, §12 n. 78 e 83 seg.). 

Nel caso alla base della ormai celebre DTF 95 II 555 in cui vi erano due azionisti 
con ciascuno 50% del capitale azionario il Tribunale federale statuì che la disposi-
zione statutaria di una società anonima che conferisce al presidente 
dell’assemblea generale un voto preponderante in caso di parità di voti non è con-
traria al diritto imperativo ed è quindi ammissibile (consid. 1 e 2). Detta disposizio-
ne è applicabile sia alle risoluzioni sia alle elezioni dell’assemblea generale (con-
sid. 3). Tenor il Tribunale federale inoltre il voto preponderante nelle assemblee, 
previsto nello statuto, non lede il principio dell’uguaglianza dei diritti degli azionisti 
(consid. 4). 

In motivazione il Tribunale federale avanzò che anche nel caso di una società 
anonima con due azionisti o due gruppi di azionisti che si dividono il capitale azio-

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nario metà cadauno il voto preponderante del presidente non condurrebbe affatto 
necessariamente a dei risultati abusivi. Ciò sarebbe il caso soltanto se una deci-
sione presa con voto preponderante non è giustificabile con dei motivi economici 
ragionevoli, gli interessi della minoranza sono manifestamente lesi e gli interessi 
della maggioranza sono privilegiati senza alcun motivo. In tali casi gli azionisti lesi 
hanno comunque la facoltà di intentare un’azione di contestazione o di scioglimen-
to giusta gli artt. 706 risp. 736 cpv. 4 CO. Trovare una terza persona di fiducia 
nominata da entrambe le parti in conflitto per poi farla decidere la sorte della so-
cietà come lo propone parte della dottrina (ad esempio Peter Forstmoser/Arthur 
Meier-Hayoz/Peter Nobel, op. cit., §24 n. 58) sarebbe senz’altro una via, ma non 
sempre ciò è possibile e di certo non rende superfluo l’istituto del voto preponde-
rante. Quest’ultimo pare infine essere la via più semplice e più adatta per mante-
nere la società atta a deliberare e permettere così la realizzazione dello scopo 
della società (consid. 2).

2.1.3 Il Tribunale federale per lungo tempo non aveva ritenuto opportuno riconsi-
derare questa giurisprudenza esaurientemente motivata. Nella sua sentenza 
4C.88/2000 del 27 giugno 2000 il Tribunale federale ha poi finalmente confermato 
quanto giudicato nella DTF 95 II 555, unendosi all’opinione della dottrina maggiori-
taria (vedi consid. 3b), cosicché rimane applicabile quanto statuito in detta deci-
sione di principio. Di conseguenza nella fattispecie può essere ritenuto che anche 
per le deliberazioni dell’assemblea generale è ammissibile prevedere il voto pre-
ponderante del presidente del CdA. Anche in questo quindi il petito degli appellanti 
fa già naufragio, dato che neanche nel caso della modifica dell’art. 10 cpv. 4 dello 
statuto non può essere riconosciuta una violazione di un loro diritto ai sensi 
dell’art. 261 cpv. 1 lett. a CPC.

2.2 Sebbene gli appellanti chiedano di far differire l’iscrizione nel registro gior-
naliero anche della modifica dell’art. 12 cpv. 1 dello statuto, essi non motivano tale 
petito con nessuna parola nel loro appello scritto, perciò di principio non può esse-
re entrato nel merito di questo petito. Con detta modifica statutaria sono comun-
que semplicemente state adattate le condizioni di eleggibilità nel CdA nel senso 
che non è più necessario essere azionista per essere eletti. Ciò corrisponde del 
resto interamente a quanto previsto espressamente dalle nuove disposizioni del 
CO dopo la recente riforma del diritto delle società in vigore dal 1° gennaio 2008, 
di cui l’art. 707 CO non impone più detta condizione d’eleggibilità (cfr. Martin 
Wernli, op. cit., n. 4a ad art. 707 CO). Non si intravede dunque assolutamente 
nessuna violazione di diritti degli appellanti nella modifica dell’art. 12 cpv. 1 dello 

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statuto, perciò il petito – anche volendolo ammettere – si rivelerebbe comunque 
manifestamente infondato.

2.3 Le modifiche statutarie essendo tutte da qualificare ammissibili sotto aspetti 
giuridici, non vi è motivo perché le nomine svoltesi in base al nuovo art. 10 cpv. 4 
dello statuto non dovessero essere valide, considerato che non sono state avan-
zate altre violazioni della procedura di elezione e – come verrà dimostrato in se-
guito – la modifica dello statuto è entrata in vigore già senza l’iscrizione al registro 
di commercio.

3. Dato che i presupposti dell’art. 261 cpv. 1 lett. a e b CPC devono essere 
adempiuti cumulativamente e che nella fattispecie il sussistere del primo è già sta-
to negato (consid. 2 sopra), di principio si potrebbe lasciare indecisa la questione 
a sapere se sussiste un pregiudizio difficilmente riparabile. 

3.1 A prescindere dal fatto che tenor il testo della disposizione legale un tale 
pregiudizio risp. la minaccia di un tale pregiudizio deve essere riconducibile alla 
lesione di un diritto – la quale nella fattispecie appunto non sussiste –, nel caso in 
giudizio detto pregiudizio non può essere confermato nemmeno perché gli effetti 
delle deliberazioni assembleari sono già in atto, indipendentemente dalla loro 
iscrizione al registro di commercio. La dottrina maggioritaria infatti ritiene che le 
modifiche statutarie con meri effetti interni di principio entrano in vigore immedia-
tamente, come sostiene a ragione la parte convenuta. Fra tali modifiche si contano 
appunto anche disposizioni statutarie che prevedono il voto preponderante del 
presidente, essendo queste delle disposizioni di organizzazione interna della so-
cietà anonima (vedi Peter Forstmoser/Arthur Meier-Hayoz/Peter Nobel, op. cit., §9 
n. 13 e la rispettiva nota in calce; Peter Böckli, op. cit., §1 n. 621; Martin K. Eckert, 
BSK-OR II, n. 12 ad art. 932 CO, n. 1 segg. ad art. 933 CO con diversi rinvii).

3.2 È pur vero che il Tribunale federale in una sentenza più anziana (DTF 84 II 
34) aveva ancora espresso il parere che una modifica statutaria esplichi i suoi ef-
fetti, anche in confronto degli azionisti stessi, soltanto con l’iscrizione a registro di 
commercio. Si può però certamente dubitare se lo stesso Tribunale federale man-
terrebbe tale opinione anche oggi di fronte alle pesanti e notevoli critiche della dot-
trina e alla situazione giuridica evoluta, in particolare anche la recente revisione 
del diritto delle società (cfr. Peter Böckli, op. cit., §1 n. 616). Partendo dunque 
dall’idea che sotto le presenti circostanze non può comunque essere reso verosi-
mile che le deliberazioni assembleari siano efficaci soltanto a partire dal momento 
dell’iscrizione a registro di commercio, non sussiste in ogni modo un pregiudizio ai 

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sensi dell’art. 261 cpv. 1 lett. b CPC, visto che l’iscrizione non è causale per il di-
venire valide delle modifiche statutarie (effetto meramente dichiaratorio). Il primo 
giudice ha dunque rifiutato a giusta ragione di mantenere il blocco del registro di 
commercio, cosicché l’appello va respinto nel suo punto principale.

4. Nonostante il fatto che con il loro appello B. e C. abbiano impugnato la de-
cisione del Presidente del Tribunale distrettuale Moesa del 17 giugno 2011 anche 
in materia di spese, per l’ipotesi che il loro appello venisse respinto gli appellanti 
hanno presentato separatamente anche un reclamo civile ai sensi dell’art. 110 
CPC. Con quest’ultimo essi richiedono una ripartizione delle spese di prima istan-
za a ragione di metà per ciascuna delle parti, compensando le ripetibili – il tutto 
indipendentemente dal esito della procedura d’appello, cioè anche in caso di soc-
combenza nel punto principale del loro appello. Come già enunciato inizialmente 
(consid. 1.3.2 sopra) non si può entrare nel merito di detto reclamo.

Pertanto una correzione della decisione in materia di spese in caso di reiezione 
dell’appello nel suo punto principale non si giustifica in nessun modo. Con il rigetto 
dell’istanza di provvedimenti cautelari gli istanti sono infatti divenuti parte soccom-
bente ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 CPC, indipendentemente dal fatto che la conve-
nuta abbia chiesto la non entrata nel merito e solo in subordine la reiezione 
dell’istanza (cfr. David Jenny, op. cit., n. 6 ad art. 106 CPC; Viktor Rüegg, op. cit., 
n. 3 ad art. 106 CPC). 

Anche le spese ripetibili dovute alla controparte fanno parte delle spese giudiziarie 
a cui gli istanti soccombenti sono stati condannati a giusto titolo (art. 95 cpv. 1 e 3 
CPC in unione con l’art. 106 cpv. 1 CPC). L’ammontare di dette ripetibili concesso 
dal primo giudice non è stato contestato con nessuna parola, come d’altronde an-
che l’ammontare delle spese processuali da pagare al Tribunale distrettuale Moe-
sa, motivo per cui entrambi possono e devono restare invariati.

L’appello va dunque respinto anche nella misura in cui è diretto contro la decisione 
sulla ripartizione delle spese giudiziarie. 

5. Visto l’esito della procedura d’appello (ZK2 11 39) e di quella di reclamo 
(ZK2 11 40) le spese giudiziarie di questa sede vanno a carico di B. e C. in solido, 
con l’obbligo di versare alla parte convenuta un’equa indennità a titolo di ripetibili, 
pure questo con vincolo di solidarietà.

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III. La II. Camera civile giudica:

1. Non si entra nel merito del reclamo (ZK2 11 40).

2. L’appello (ZK2 11 39) è respinto, nella misura in cui è ricevibile.

3. Le spese delle procedure di reclamo e d’appello di complessivi CHF 3'500.– 
vanno a carico di B. e di C. in solido, con l’obbligo, sempre con vincolo di 
solidarietà, di versare alla A. SA l’importo di CHF 2'000.– (IVA inclusa) a 
titolo di ripetibili.

4. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia civile ai 
sensi dell’art. 72 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale 
(LTF; RS 173.110) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14. Il ricorso è da 
inoltrare al Tribunale federale per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione 
della decisione con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. 
LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di 
ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

5. Comunicazione a: