# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 56037f84-cd83-5a67-bb74-2c9403bfa4a5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.12.2017 11.2016.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2016-33_2017-12-15.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2016.33

  	
  Lugano

  15 dicembre 2017/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa CA.2016.65 (provvedimenti cautelari) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3,
promossa con istanza del 25 febbraio 2016 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 1,)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2),

  

 

giudicando
sull'appello del 4 maggio 2016 presentato da AP 1 contro il decreto cautelare
emesso dal Pretore il 22 aprile 2016;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP
1 è proprietario delle particelle n. 1297 (489 m²) e n. 1335 (424 m²) RFD di __________, formanti una stradina privata a
fondo cieco collegata alla pubblica via (s__________ o via V__________). All'imbocco
di tale strada è posato un divieto d'accesso per veicoli con peso superiore a
3.5 t e un divieto d'accesso per veicoli di larghezza superiore a 2.1 m. Entrambe
le particelle sono gravate di servitù di passo con ogni veicolo in favore di svariati
fondi limitrofi, tra cui la particella n. 1334 (comproprietà della O__________
SA, di M__________ B__________ e di __________ M__________ in ragione di un
terzo ciascuno). Su tale proprietà l'impresa di costruzioni AO 1 ha avviato
lavori per la creazione di un accesso veicolare alla porzione superiore del
fondo in vista di edificazione, facendo transitare propri veicoli e mezzi
d'opera sulla stradina.

 

                                  B.   Il
25 febbraio 2016 AP 1 si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione
3, con un'istanza cautelare prima della pendenza della causa perché fosse ordinato
subito “con divieto permanente” alla AO 1 –
sotto comminatoria del­l'art. 292 CP nei confronti dei membri del consiglio
di amministra­zione – di cessare immediatamente il transito di veicoli “con
dimensioni superiori a 2.1 metri e a massa totale di 3.5 tonnellate” sulla
strada formata dalle sue particelle n. 1297 e 1335, così come di cessare immediatamente
l'uso di elettricità, acqua potabile e condotte di scarico dalla stessa strada,
con l'avvertenza che la trasgressione degli ordini avrebbe costituito un valido
titolo per esigere il risarcimento dei danni da liquidare in separata sede. La
richiesta di provvedimenti supercautelari è stata respinta dal Pretore il
giorno successivo.

 

                                  C.   Invitata
a presentare osservazioni scritte, il 15 marzo 2016 la AO 1 ha proposto di
respingere l'istanza. In una replica spontanea del 1° aprile 2016 l'istante ha
ribadito le proprie domande. La convenuta ha duplicato spontaneamente l'11
aprile 2016, mantenendo il suo punto di vista. Statuendo con decreto cautelare
del 22 aprile 2016, il Pretore ha respinto l'istanza e ha posto le le spese
processuali di fr. 500.– a carico di AP 1, tenuto a rifondere alla convenuta fr.
1000.– per ripetibili.

 

                                  D.
  Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorto a questa Camera con
un appello il 4 maggio 2016 per ottenere che la sua istanza sia accolta e che
il giudizio impugnato sia riformato in tal senso. Nelle sue osservazioni del 3
giugno 2016 la AO 1 propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La
decisione impugnata è un decreto cautelare emesso prima che l'istante promuova
causa (art. 263 CPC). Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono
impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 248 lett. d
CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono
su questioni meramente patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto
se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione”
impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie il Pretore non ha accertato
il valore litigioso, che l'istante ha indicato in fr. 30 000.– senza essere contraddetto dalla convenuta. In realtà v'è
da dubitare che oggettivamente il valore delle ingiunzioni rag­giunga tale soglia.
Determinante è il valore oggettivo che le prestazioni contestate hanno per le
parti, non il valore che soggettivamente una parte attribuisce alla
controversia né l'ammontare dei danni che l'istante può temere. Sia come sia,
per adesso conviene reputare l'appello proponibile. Dovesse il ricorso meritare
accoglimento, si tornerà sulla questione. Quanto alla tempestività del rimedio
giuridico, il decreto cautelare è stato notificato al patrocinatore del­l'istante
il 25 aprile 2016 (tracciamento degli invii n. __________, agli atti). Presentato
il 4 maggio 2016 (data del timbro postale), l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Nella fattispecie il
Pretore ha rilevato anzitutto che non è dato di sapere se i due divieti
d'accesso all'imbocco della stradina siano stati apposti dall'autorità amministrativa
o con l'autorizzazione della medesima. Posto ciò, egli ha constatato che
l'istante si vale di un parere rilasciato nel 2002 dall'ing. __________ B__________,
il quale consigliava di limitare il passaggio sulla strada a mezzi con peso
complessivo inferiore alle 3.5 t, ma che nel 2012 l'istante medesimo aveva diffidato
la convenuta a non transitare “con mezzi che eccedessero le 18 t” (doc. 3), conformemente
a quanto raccomandava una perizia allestita nel 2009 dall'ing. __________ A__________
come prova a futura memoria. In circostanze del genere il Pretore non ha
ravvisato estremi per impartire i postulati divieti cautelari. Dovesse
risultare danneggiata la strada in seguito al passaggio di mezzi pesanti – egli
ha soggiunto – l'istante potrà chia­mare la convenuta a risarcire i danni, mentre
qualora dovessero riscontrarsi problemi di statica e di sicurezza interverrà l'autorità
amministrativa. Circa il preteso uso di elettricità, acqua potabile e condotte
di scarico dalla strada, il Pretore ha reputato che l'istante nulla avesse reso
verosimile. Onde, in definitiva, la reiezione dell'istanza cautelare.

 

                                   3.   L'art. 261 cpv. 1 CPC dispone che il giudice ordina i
necessari provvedimenti cautelari quando l'istante rende verosimile che:

                                         a)  un suo
diritto è leso o minacciato di esserlo; e 

                                         b)  la
lesione è tale da arrecargli un pregiudizio difficilmente riparabile. 

                                         I
due requisiti sono cumulativi. A ciò si
aggiunge la necessità di procedere con urgenza (RtiD II-2016 pag. 642 consid.
2). Il provvedimento richiesto poi deve apparire
proporzionato rispetto agli interessi in gioco, ovvero limitarsi allo stretto indispen­sabile,
mantenendo un ragionevole rapporto tra il fine perseguito e la restrizione
decretata (sul principio: Bohnet
in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 18 ad art. 261 con riferimenti; da
ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2015.68 del 2 maggio 2017, consid. 8 con rimandi).
Se i provvedimenti cautelari sono decretati prima dell'introduzione della causa
di merito, “il giudice assegna all'istante un termine per promuoverla, con la
comminatoria che il provvedimento cautelare decadrà in caso di inosservanza del
termine” (art. 263 CPC). 

 

                                   4.   Per quanto attiene alla
verosimiglianza che un diritto sia leso o minacci di esserlo (art. 261 cpv. 1
lett. a CPC), l'istante deve quanto meno addurre elementi idonei a far apparire
la lesione oggettivamente plausibile, nulla escludendo poi che in sede di merito la situazione possa risultare diversa (RtiD
II-2016 pag. 642 consid. 5 con riferimenti). Nella fattispecie manca in
primo luogo ogni verosimiglianza circa l'uso di elettricità, acqua potabile e
condotte di scarico dalla strada da parte della convenuta. L'istante rimprovera
a quest'ultima di usufruirne senza diritto, sostenendo di avere constatato un
aumento del consumo di acqua ed elettricità non altrimenti spiegabile, ma a
parte il fatto che la doglianza è formulata per la prima volta in appello (ed è
quindi irricevibile: art. 317 cpv. 1 CPC), l'assunto non è confortato da alcun
elemento di verosimiglianza. Né giova all'appellante argomentare che la
verosimiglianza si desume dall'opposizione della convenuta ai divieti, poiché ove
ciò fosse andrebbero impartiti divieti a un convenuto per il solo fatto che egli
si opponga alle ingiunzioni. In proposito l'appello manca di consistenza.

 

                                   5.   Relativamente alla
richiesta di limitare il transito sulla strada privata a veicoli di peso
inferiore a 3.5 t e di larghezza inferiore a 2.1 m, l'istante invoca il suo
diritto di proprietà (art. 641 cpv. 2 CC). La convenuta oppone il “diritto di
passo con ogni veicolo” in favore della particella n. 1334, sulla quale sta
svolgendo lavori edili (doc. B e C). Ora, di per sé il proprietario del fondo
serviente non può ostacolare l'esercizio della servitù sul fondo dominante (art.
737 cpv. 3 CC). In concreto spettava pertanto all'istante rendere verosimile un
esercizio della servitù abusivo o eccessivo, ovvero lesivo del diritto reale
limitato (art. 737 cpv. 2 CC). 

 

                                         a)   L'appellante
rammenta che all'imbocco della strada sono posti due cartelli di divieto di
transito con limitazione di peso e di larghezza, sicché tali restrizioni vanno
rispettate. Non pretende però di avere reso verosimile che quei segnali siano
stati apposti dall'autorità amministrativa o con l'accordo della medesima, come
fa notare il Pretore. Tali cartelli non bastano dunque per rendere verosimile
che la strada sia inidonea al transito di veicoli pesanti. Certo, l'istante si vale
anche di un parere rilasciato il 25 aprile 2002 dal­l'ing. __________ B__________,
secondo cui “cautelativamente e in base ai primi accertamenti” le limitazioni
poste all'imbocco della strada sono giustificate (doc. F). Se non che, la convenuta
ha fatto allestire a sua volta un referto da un altro specialista, il quale ha
concluso che il passaggio di veicoli fino a 18 t di peso massimo è possibile se
i mezzi si tengono costantemente a una distanza di almeno 50 cm dal ciglio stradale
(referto 19 maggio 2009 dell'ing. __________ A__________: doc. 1,
pag. 7). E nella fattispecie l'istante non ha reso verosimile il transito di
mezzi con peso superiore a quello indicato da quest'ultimo professionista, in
particolare il passaggio “di un Paker di oltre 20 tonnellate” (replica, pag. 3).
Dalla documentazione prodotta dallo stesso istante risulta anzi che esistono escavatori
cingolati – come quello usato della convenuta (doc. 4) – anche con pesi
operativi limitati a 14 t (doc. J).

 

                                         b)   Secondo
l'appellante, pur volendosi attenere all'opinione del­l'ing. __________ A__________,
nulla garantisce che i conducenti facciano effettivamente passare i mezzi
pesanti a 50 cm dal ciglio stradale, avendo egli personalmente constatato che
costoro non osservano simile prescrizione, per altro impossibile da rispettare in
una strada larga appena 3.5 m. Egli sostiene inoltre che il referto allestito
nel 2009 da quel professionista è datato e superato dal parere espresso successivamente
dal­l'ing. __________ B__________, il quale ha confermato ancora di recente la
propria opinione.

 

                                               A
ragione l'appellante fa valere, effettiva­mente, che in una lettera del 30 marzo
2016 l'ing. __________ B__________ ha ribadito non solo il contenuto del suo parere
del 24 aprile 2002, ma ha anche allegato fotografie atte a documentare “lo
stato di ulteriore degrado e cedimento del campo stradale” (doc. M). Il
problema è che da un confronto con la documentazione fotografica acclusa al
referto dell'ing. __________ A__________ (doc. 1, pag. 8 a 20) non è possibile accertare,
per lo meno a un giudizio di apparenza, un peggioramento apprezzabile delle
condizioni della strada rispetto al 2009. A un sommario esame l'opinione del
secondo specialista non appare dunque superata. Per il resto, le asserzioni
dell'istante si esauriscono in assunti apodittici, lungi dal risultare verosimili.
Gli atti processuali si compendiano per finire nelle opinioni di due esperti,
senza che elementi di rilievo facciano propendere già di primo acchito per l'una
o per l'altra tesi. La questione è di sapere, nelle condizioni descritte, se ciò
sia sufficiente per rendere oggettivamente plausibile la lesione della
proprietà lamentata dall'istante. L'interrogativo può ad ogni modo rimanere
irrisolto se si considera quanto segue.

 

                                   6.   Come si è visto
dianzi, provvedimenti cautelari si giustificano quando
l'istante renda verosimile che un suo diritto è leso o minacciato di esserlo e che
– cumulativamente – la lesione è tale da arrecargli un pregiudizio difficilmente
riparabile (art. 261 cpv. 1 lett. b CPC).
Nel caso specifico l'istante non ha reso verosimile il rischio di un “pregiudizio
difficilmente riparabile”. Egli paventa danni alla sua proprietà per almeno
fr. 300 000.– ove debba riasfaltare la
strada, ma a prescindere dal fatto che agli atti non figura un solo elemento suscettibile
di rendere verosimile un rischio di tale entità, contestato dalla convenuta, un
pregiudizio patrimoniale è di norma risarcibile in denaro. Per apparire “difficilmente
riparabile” esso deve risultare di complessa quantificazione, di ardua
dimostrazione o di incerta riscossione (perché il convenuto non è solvibile o
risiede all'estero, per l'ampiezza del pregiudizio o per altri motivi). Un
danno economico di cui sia possibile ottenere risarcimento senza apparenti
difficoltà non 

                                         basta per
sollecitare l'adozione di provvedimenti cautelari (RtiD II-2016 pag. 642
consid. 2 con rimandi).

 

                                         Nella fattispecie
l'appellante non mette in dubbio che, come sottolinea anche il Pretore, ai fini
di stabilire future responsabilità il referto dell'ing. __________ A__________ sia
idoneo a dimostrare eventuali danni alla strada causati dal transito di mezzi e
veicoli della convenuta. Né egli pretende, per ipotesi, che eventuali danni potranno
essere solo difficilmente quantificabili. Egli si duole di non conoscere la
situazione finanziaria della convenuta e di non sapere se questa sarà in grado
di risarcire un danno tanto grave. Si tratta però di argomenti avanzati la prima
volta con l'appello e pertanto irricevibili (art. 317 cpv. 1 CPC). Comunque
sia, nulla rende verosimile che la convenuta, attiva da quasi settant'anni nel
settore dell'edilizia ticinese, abbia problemi di liquidità. L'interessato
prospetta anche danni alle abitazioni confinanti o ai conducenti dei mezzi pesanti,
ma non pretende di poter essere chiamato a risponderne quale proprietario della
strada (art. 58 CO), sicché non è dato a divedere quale pregiudizio potrebbe
derivargli. Se ne conclude in ultima analisi che, destituito di fondamento, l'appello
è destinato all'insuccesso.

 

                                   7.   Le spese del
giudizio odierno seguono la soccombenza dell'appellante (art. 106 cpv. 1 CPC). La
convenuta, che ha presentato osservazioni all'appello tramite un patrocinatore,
ha diritto a un'equa indennità per ripetibili.

 

                                   8.   Riguardo ai mezzi di
ricorso esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), dandosi il caso spetterà all'appellante rendere verosimile
(e non solo affermare) davanti al Tribunale federale che il valore litigioso raggiunge
la soglia di fr. 30 000.– nella
prospettiva dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   L'appello è respinto e il decreto cautelare impugnato è confermato.

 

                                   2.   Le spese processuali di fr.
1000.– sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 2000.–
per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –
  avv.; 

  –
  avv..

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90
a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario
il ricorso in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale
somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne
una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il
termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie,
ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure
provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).