# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39f672e4-abb0-544a-8f3c-88cf609a2b2b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.01.2003 31.2002.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2002-16_2003-01-08.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2002.00016

   

  ZA/sc

  	
  Lugano

  8 gennaio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
						

 

	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas,
  vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sulla petizione del 22 marzo 2002
ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  

 

In relazione alla
ditta        __________ 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio il
17 giugno __________ (FUSC del 2 luglio __________, cfr. doc. _).

                                         In data
14 maggio 1999, è stata pubblicata l'iscrizione della modifica statutaria e il
trasferimento della sede a __________.

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nella gestione di un impresa generale di
costruzioni, progettazione e direzioni lavori, ecc. (cfr. doc. _).

 

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dalla costituzione
sino al 3 aprile 1998, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _). La
radiazione venne pubblicata il 22 aprile 1998.

 

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG
in qualità di datrice di lavoro dal 1° luglio 1997 al 30 novembre 2000.

 

                                         La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi sin dalla costituzione,
per cui la Cassa dovette sistematicamente diffidare la società dal mese di
novembre 1997 ed iniziare le procedure esecutive dal mese di gennaio 1998 (cfr.
doc. _).

                                         In data 8
febbraio 2001 sono stati rilasciati 4 attestati di carenza beni per un totale
di fr. 18'131.85 (cfr. do. _).

                                         La
società è stata sciolta con decreto 7 settembre 2000 della Pretura di __________
in seguito alla mancata nomina del revisore (cfr. doc. _). L'ammontare dei
contributi paritetici AVS non soluti per gli anni dal 1997 al 2000, per
quest'ultimo anno sino al mese di novembre (acconti), ammonta a fr. 112'272.10
(cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Costatato di
aver subito un danno, il 6 febbraio 2002 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS, solidalmente
con __________, per un importo complessivo di fr. 3'177.35 (cfr. doc. _).

                                         

                               1.3.   Con opposizione
21 febbraio 2002, __________ ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave
negligenza, sostenendo:

 

" 
in riferimento alla lettera del 6 febbraio 2002,
mi permetto di oppormi all'esecuzione da voi inviatami, in quanto ritengo di
non aver operato in maniera negligente.

 

Il responsabile, nonché direttore, era il Sig.
__________, il quale gestiva la cassa della società. Pertanto ritengo di essere
in dovere di pagare solamente quanto di mia competenza in relazione alle
trattenute legali fatte ha dipendenti e non riversati alla vostra cassa, quindi
il 5% dei contributi AVS/AI/IPG e l'1,5% dei contributi DISO." (Doc. _)

 

                               1.4.   Con
petizione 22 marzo 2002, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 3'177.35 per gli oneri sociali scaduti e non liquidati
dalla società __________, motivando: 

 

" 
(…)

Nell'evenienza, il convenuto sostiene che, nel periodo di
appartenenza al CdA della __________, ad esercitare un potere effettivo sulla
società - quale organo di "fatto" - sarebbe stato il direttore
__________.

 

AI riguardo si sottolinea che l'esistenza di un amministratore di
fatto non scarica, a priori, l'amministratore formale dalla sua responsabilità
ex art. 52 LAVS (STFA inedita del 30 marzo 1998 in re D. S.; STCA inedita del 7
agosto 1996 in re O. G., consid. 2.9).

 

Spetta in realtà all'amministratore, conformemente alla
giurisprudenza, vigilare sulle persone incaricate della gestione e della
rappresentanza, affinché rispettino le prescrizioni legali (DTF 114 V 223).

 

Dall'opposizione non emerge tuttavia che il convenuto abbia agito
nel modo sopra esposto.

 

Di conseguenza, non avendo lo stesso ottemperato agli obblighi di
diligenza e di vigilanza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza
che è d'uso osservare nei propri affari, egli deve assumersi le conseguenze dal
mancato pagamento dei contributi alla Cassa.

Prove: C.S.

 

 

3.2.

Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa del signor
__________, l'attrice osserva che in questo contesto l'art. 759 cpv. 1 CO non è
applicabile nell'ambito della responsabilità dell'art. 52 LAVS per giustificare
una riduzione del danno in relazione con la gravità dell'errore commesso dal
responsabile (STFA inedita del 13 novembre 2000 in re F. S.).

Prove: C.S.

 

 

4.

Pure la richiesta di controparte con la quale l'opponente dichiara
di assumersi il pagamento dei contributi insoluti della società, limitatamente
alla quota parte trattenuta ai dipendenti, non può trovare accoglimento.

 

Infatti, l'ammontare del danno corrisponde, a quello dei
contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26),
inclusa la quota parte detratta dal salario del lavoratore (Pratique VSI 1994
pag. 108 consid. 7a).

Prove: C.S.

 

 

5.

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle
assicurazioni, un amministratore è da ritenersi liberato dalla sua
responsabilità, ai sensi dell'art. 52 LAVS, dalla data in cui ha dimissionato o
dalla revoca delle sue funzioni (RCC 1989, pag. 114, consid. 4), in quanto non
ha più la facoltà di controllo sull'attività della ditta (DTF 109 V 86 consid.
13).

 

 

Nell'evenienza, al convenuto, con decisione assembleare del 3
aprile 1998, è stato revocato il mandato di amministratore unico (Doc. _),
ragion per cui la responsabilità dello stesso è limitata ai contributi
paritetici AVS insoluti per l'acconto del III. trimestre 1997 di fr. 3'177.35
(Doc. _), ritenuto che l'acconto per il IV. trimestre 1997 è stato pagato.

Prove: C.S. (…)" (Doc. _)

 

                               1.5.   Con risposta
del 9 aprile 2002 __________ ha ribadito quanto espresso con l'opposizione,
precisando:

 

"  come
dimostrano i documenti datati 3 aprile 1998 qui allegati (firme autenticate
dall'avvocato e notaio __________) non c'è stata alcuna negligenza da parte
mia.

 

Come si può leggere negli allegati, il signor __________si è
limitato a pagare gli stipendi al netto senza mettere da parte i contributi per
gli istituti competenti, indebitando così la società.

 

Inoltre si può anche leggere la seguente frase: "do ampio
scarico all'amministratore unico signor __________".

 

Pertanto chiedo di pagare solo quello che mi spetta cioè la quota
corrispondente al 6.5%.

 

Il restante lo ritengo a carico della società __________." 

(Doc. _)

 

                               1.6.   A seguito di
una accertamento effettuato dal TCA volto a sapere da quando __________ si è
informato sulla situazione finanziaria della società e da quando ha preteso il
pagamento dei contributi sociali, in data 29 giugno 2002, il convenuto ha
precisato che:

 

" 
in risposta al vostro scritto del 19 giugno 2002
vi informo che non sono in grado di documentare quanto da voi richiesto.

 

Posso solo affermare che da parte mia non vi è
stata negligenza ma che la società __________in quel periodo non aveva la
liquidità per fare fronte agli impegni di oneri sociali. Inoltre non avendo il
controllo diretto sulla cassa o banca della società non avevo la possibilità di
effettuare il pagamento degli oneri sociali di cui mi si attribuisce la
responsabilità del mancato riversamento.

 

Non appena ho ricevuto gli acconti avs ho
immediatamente sottoposto al signor __________ l'obbligo del pagamento. Non
ricevendo le ricevute dei pagamenti da parte di _________, il quale sosteneva
che in quel periodo non aveva soldi per fare i pagamenti ma che doveva
incassare delle fatture da debitori, ho iniziato le pratiche per l'uscita dal
consiglio di amministrazione della società .

La società non aveva la disponibilità finanziaria
per fare fronte ai pagamenti richiesti.

 

Ho sollecitato la consegna dei documenti
contabili per avere un controllo generale ma non sono riuscito ad ottenere
quanto richiesto e le mie dimissioni sono state inevitabili. (Doc. _)

 

                                         A seguito
di un ulteriore accertamento effettuato dal TCA, in data 12 luglio 2002,
__________ ha precisato che:

 

" 
(…)

L'acconto AVS da pagare per 3° trimestre non ci è
mai pervenuto, infatti abbiamo provveduto al pagamento del 4° trimestre, da
quel momento siamo stati impossibilitati ad effettuare ulteriori pagamenti in
quanto non avevamo più soldi.

 

Per quanto riguarda la mia uscita dal consiglio
d'amministrazione, la informo che le pratiche sono iniziate in data 03 novembre
1997, ma purtroppo essendo stato un consiglio d'amministrazione unico
necessitava di un'assemblea totalitaria e quindi l'uscita si è protratta per
molti mesi." (Doc. _)

 

                                         Invitata
a prendere posizione su quest'ultimo scritto e gli allegati prodotti, a
tutt'oggi la Cassa è rimasta silente (cfr. doc. _).

 

                               1.7.   In data 10
settembre 2002, il TCA ha posto le seguenti domande al convenuto:

 

" 
(…)

1.   Come
mai ha iniziato le pratiche per la sua uscita dal Consiglio di amministrazione
il 3 novembre 1997 (quindi prima dell'invio della prima lettera di diffida
della Cassa datata 5 novembre 1997)? (voglia documentare la risposta)

2.   Voglia
produrre i verbali delle assemblee generali tenutesi nel 1997." (Doc. _)

 

                                         In data
19 settembre 2002, __________ ha così risposto:

 

" 
(…)

A)   Per
quanto concerne il punto uno, ormai è passato troppo tempo e non sono più in
grado di ricordarmi esattamente il motivo per il quale avevo iniziato le
pratiche per l'uscita dal Consiglio d'amministrazione in data 3 novembre 1997.

 

B)  Invece
in merito al punto due le comunico che i verbali della assemblee generali,
tenutesi nel 1997, sono negli atti amministrativi che abbiamo consegnato al
signor __________ (nuovo amministratore unico) che però purtroppo non riusciamo
più a rintracciare." (Doc. _)

 

 

                                1.8.   Il
TCA ha tentato invano di reperire __________ senza tuttavia riuscirci (cfr.
doc. _).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   In virtù
dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di
compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria,
i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001
AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).

 

                               2.3.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella
causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in 
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid.
6).

 

                                       Nell'evenienza concreta,
dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc.
_), dagli estratti conto dei contributi (cfr. doc. _), dalle dichiarazione dei
salari (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati.
Il danno ammonta dunque, per quanto attiene alla limitata responsabilità
temporale del convenuto, a fr. fr. 3'177.35 (cfr. consid. 1.4.). 

                                       Il convenuto non ha del resto
contestato l'importo del danno come tale; egli ha solo affermato di essere
responsabile solo della quota parte trattenuta dal salario dei dipendenti.
Tuttavia, come abbiamo visto sopra, costituiscono elementi del danno
risarcibile, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella
del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104).

 

                               2.4.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti
della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS,
anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag.
608 consid. 5b).

 

                               2.5.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.6.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                               2.7.   Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dalla costituzione
sino al 3 aprile 1998, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _)

 

                            2.7.1.   __________
sostiene che la gestione della società è stata sempre e unicamente nelle mani
di __________ (amministratore formalmente iscritto a RC dal 22 aprile 1998;
cfr. doc. _). Egli non avrebbe avuto la possibilità di accedere ai conti
bancari e non avendo riscontrato il pagamento dei contributi paritetici ha
deciso di dimissionare (cfr. consid. 1.5 e 1.6).

 

                                         Accettando
il mandato di amministratore unico della __________, __________ ha assunto
tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 16 settembre 2002
nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto
2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio
2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa
F., H 153/01, consid. 6b). 

 

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a __________ (presunto organo di fatto per il periodo antecedente
la sua entrata nel CdA) bensì anche e soprattutto all'amministratore unico
__________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a
cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA
del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario
si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia"
(cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27
aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001
nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C.,
consid. 3b, H 294/94).

 

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA non pubblicata del 25
luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati (cfr. STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H
153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent
de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è sufficiente
esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella
causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve
rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni,
i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa
M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

 

                                         Nella
presente fattispecie il convenuto è entrato nel CdA dalla costituzione della
società, quindi dal 17 giugno 1997 (cfr. doc. _). Le dimissioni sono state
formalizzate durante l'assemblea generale del 3 aprile 1998 (cfr. doc. _).
Nella presenta causa la Cassa rivendica sostanzialmente i contributi impagati
del 3° trimestre del 1997; quelli del 4° per contro sono stati pagati. Si deve
inoltre precisare che il metodo forfettario trimestrale è stato utilizzato
dalla società solo nel 1997 (cfr. doc. _).

                                         L'acconto
del 3° trimestre è stato inviato alla società il 10 settembre 1997 (cfr. doc.
_). 

 

                                         __________
ha dichiarato di essersi interessato del pagamento dei contributi sociali ed in
generale della situazione finanziaria della società. Egli si sarebbe più volte
lamentato del mancato pagamento dei contributi e dei debiti in genere.

 

                                         A
comprova di tale affermazione egli produce lo scritto 3 aprile 1998,
autenticato dall'avv. __________, del tenore seguente:

 

"  Egregio
signor __________,

 

per suo promemoria mi permetto di farle il seguente riepilogo
della situazione:

 

la società a tutt'oggi non è stata in grado ancora di pagare
nessun contributo per:

 

1)   oneri per la
cassa pensione dal 1 ottobre 1997 a tutt'oggi, né la parte da lei trattenuta
agli operai né la quota parte di spettanza della società.

2)   oneri sociali
AVS/AD/IPG/AI ecc. dal 1 settembre 1997 a tutt'oggi, né la parte da lei
trattenuta agli operai né la quota parte di spettanza della società, infatti in
merito c'è già pendente un precetto esecutivo per il quale non è stata fatta
opposizione.

3)   oneri sociali
Insai dal 1.1.1998 a tutt'oggi, in merito c'è già una 3 sollecitatoria di
pagamento non ancora pagata.

4)   premi della
cassa malati per perdita di guadagno dal 1.9.1997 a tutt'oggi, né la parte da
lei trattenuta agli operai né la quota parte di spettanza della società.

5)   premi per
l'assicurazione responsabilità civile dal 1.9.1997 a tutt'oggi non pagato, per
questo caso rischiamo di perdere la copertura assicurativa con tutte le
conseguenze.

 

Inoltre sono già arrivati diversi richiami di pagamento per
diversi fornitori a lei conosciuti e a me totalmente sconosciuti.

Un precetto esecutivo relativo ad uno straniero è tuttora
pendente.

In banca c'è una linea di credito di sfr. 40'000.-- utilizzata
quasi completamente, garantita da persona a lei nota. Linea di credito da lei
richiesta.

 

Ad oggi non mi sono ancora state consegnate da parte sua la
seguente documentazione:

 

1)   contratti di lavori di tutti gli operai, da me mai visti né
firmati.

2)   contabilità
della società __________ fino al .31.12.1997, da me richiestale e
non ancora presentatami.

3)   conteggi AVS,
Insai, imposte alla fonte, IVA fino al 31.12.1997, da me richiestele molte
volte e mai consegnatemi.

4)   bilancio al
31.12.1997 onde poter effettuare la chiusura definitiva e la revisione dei
conti da me richiestele e non ancora fornitemi.

5)   copia
dell'avviso di notifica alla LPP (per sospensione del premio) della persona
attualmente sospeso dal lavoro a seguito del problema con l'INSAI.

 

A seguito di quanto sopra sono costretto a indire un'assemblea
generale straordinaria e dare le mie dimissioni dal consiglio di
amministrazione della società __________.

Considerando quanto segue:

 

la massa salaria annua è di circa sfr. 250'000.- per anno sui
quali si devono calcolare i seguenti oneri sociali e assicurativi:

 

AVS/AD/IPG/AI                                                15,10
% circa

INSAI                                                                  6,50
% circa

Cassa malati perdita di guadagno                     2,00 % circa

Cassa pensione                                               10,00
% circa

Totale                                                              
33,60 % circa

­

Totale: sfr. (250'000.-- x 33.60) : 100 = sfr. 84'000.-- di contributi annui da riversare agli istituti
interessati. Pari a sfr. 7'000.-- ogni mese di debiti concreti (dal 1.9.1997
al 31.3.1998 tali debiti ammontano già a sfr. 42'000.-- + le imposte alla fonte
per le quali solo lei ha un controllo in merito).

 

Queste percentuali vanno considerate completamente in quanto lei
signor __________si è limitato a pagare gli stipendi al netto senza mettere da
parte i contributi per gli istituti competenti, indebitando cosi la società.

Ritengo che la società non possa continuare la sua attività, non
riuscendo a pagare i propri debiti, e propongo la messa in liquidazione
immediata o l'immissione in banca immediata del fondo cassa da lei signor
__________ gestito e a tutt'oggi non ancora consegnatomi (fondo cassa da lei
ritirato al momento dello sblocco della costituzione della società),
impedendomi così di fare fronte agli obblighi della società. Inoltre non riesco
ancora a capire come mai abbiamo 5 operai che lavorano e non vedo gli incassi
relativi al loro lavoro svolto. Acquisto attrezzatura di Fr. 75'000.-- pagata.

La prego di allestire immediatamente un bilancio ad oggi e di dare
comunicazione al revisore di un'eventuale situazione debitoria. (…)" (Doc.
_)

 

                                         In calce
a tale scritto, __________ ha affermato:

 

" 
(…)

Io signor __________ prendo atto di quanto sopra e do ampio
scarico all'amministratore unico signor __________ e all'ufficio di revisione
attuale per il loro operato a tutt'oggi e mi impegno a fare tutto il necessario
per mettere le cose a posto, immediatamente:" (Doc. _)

 

                                         In data 8
maggio 1998, la __________, per il tramite del suo direttore __________,
rispondendo alla diffida della Cassa relativa al mancato inoltro della
dichiarazione AVS per il 1997, ha precisato:

 

" 
Vi informiamo di quanto segue l'amministratore
unico signor __________ aveva delegato l'allestimento della contabilità e della
direzione della società al signor __________, direttore, purtroppo il signor
__________ asserisce di avervi inoltrato la dichiarazione sopraccitata; il
signor __________ ha chiesto ripetutamente al signor __________di presentargli
una copia di tutto quanto in suo possesso senza a tutt'oggi trovare riscontro.
La situazione venutasi a creare nella società ha seguito della gestione del
signor __________, ha obbligato il signor __________ suo malgrado, a rinunciare
la mandato di amministratore della società, in quanto non poteva più gestire in
maniera ottimale la situazione. Il signor __________ è ora l'attuale
amministratore unico responsabile della società e gli abbiamo ripetutamente
richiesto di metterci in condizione di inviarvi la dichiarazione da voi
sollecitataci, senza però trovare riscontro.

 

Stiamo facendo il possibile per farvi avere tale
dichiarazione nel più breve tempo possibile, vi preghiamo quindi di avere
pazienza ancora qualche giorno senza avviare procedure contro la società o il
relativo amministratore signor __________ che era amministratore a quel tempo e
che nulla può a questa spiacevole situazione." (Doc. _)

 

                                         Con un
altro scritto di stessa data, la __________ ha comunicato a __________ quanto
segue: 

 

" 
siamo molto dispiaciuti dal fatto che continua a
non prendere sul serio l'attività della società o perlomeno l'attività
amministrativa.

 

 

La informiamo che a seguito della suo
disinteressamento alle pratiche amministrative, inoltreremo le nostre
dimissioni quali domicilio della società all'ufficio dei registri di
__________, inoltre anche l'attuale revisore ci ha confermato che invierà le
sue dimissioni quale organo di revisione della società. A seguito di questo
dovrà provvedere entro poche settimane a mettere un nuovo domicilio e nuovo
revisore onde evitare l'automatica messa sotto tutela della società da parte
dell'ufficio dei registri.

 

Molto dispiaciuti per averle creduto inutilmente
ma ora non intendiamo più assistere a continui richiami di pagamento, precetti
eccetera che rovinano la nostra immagine.

 

Le trasmettiamo quindi in allegato la
corrispondenza che a tutt'oggi non ha ritirato nonostante i nostri continui ed
innumerevoli solleciti. Inoltre le facciamo presente che è in corso un avviso
di pignoramento da parte dell'AVS per oneri 1997 per i quali lei doveva
provvedere al pagamento con il fondo cassa. Anche per la cassa pensione 1997
arriverà un precetto nelle prossimo settimane.

 

Qui di seguito trova l'elenco dettagliato della
corrispondenza che innumerevoli volte è stato sollecitato di venire a ritirare,
presso i nostri uffici: (…)" (Doc. _)

 

                                         __________
ha peraltro confermato di avere ricevuto tutta la corrispondenza inviatagli
dalla __________ (cfr. allegato 3 doc. _).

 

                                         Ad ogni
buon conto - ammesso che egli abbia effettivamente tentato, invano, di accedere
alla contabilità aziendale - non può essere giustificata una permanenza così
lunga in seno al CdA (e ciò anche se si vuole considerare, per quanto riguarda
la presente vertenza, solo il periodo relativo al terzo trimestre 1997). 

                                         Come
abbiamo visto, la società versava acconti trimestrali nel 1997 secondo il
sistema forfetario, per cui __________, se consideriamo unicamente il periodo
relativo al vuoto contributivo oggetto del contendere (luglio-settembre 1997),
avrebbe dovuto informarsi circa il pagamento dei contributi del terzo trimestre
1997 e se è vero che egli ha verificato che l'importo relativo a questo periodo
non è stato pagato, egli avrebbe dovuto dimettersi immediatamente dal CdA (e
ciò al più tardi entro la fine di novembre 1997, ritenuto che, ai sensi
dell'art. 34 cpv. 1 OAVS, l'esigibilità dei contributi del terzo trimestre
inizia il 10 novembre 1997). Otre questo lasso di tempo, non è più
giustificabile una permanenza nel CdA da parte del convenuto, visto che
oltretutto lo stesso __________ ha dichiarato di avere iniziato le pratiche per
l'uscita dal CdA in data 3 novembre 1997 (cfr. doc. _) e che "…Non
appena ho ricevuto gli acconti AVS ho immediatamente sottoposto al signor
__________ l'obbligo del pagamento. Non ricevendo le ricevute dei pagamenti da
parte di ________, il quale sosteneva che in quel periodo non aveva soldi per
fare i pagamenti ma che doveva incassare delle fatture da debitori, ho iniziato
le pratiche per l'uscita dal consiglio di amministrazione della società.."
(cfr. doc. _, consid. 1.6).

 

                                         A nulla
giova al convenuto argomentare di aver dovuto attendere sino alla convocazione
dell'assemblea generale prima di formalizzare le proprie dimissioni. Egli
avrebbe potuto dimettersi ben prima. È vero che di principio le dimissioni
vanno indirizzate all'assemblea generale, quindi agli azionisti (cfr. STFA del
25 novembre 1999 non pubblicata nella causa S. C. e E. G. consid. 4 d con le
relative citazioni dottrinali e giurisprudenziali). Tuttavia l'amministratore
unico che intende dimettersi immediatamente può farlo scrivendo direttamente
alla società. Il TFA in una sentenza del 15 gennaio 1986 nella causa F., H
97/85 + 104/85, pubblicata in DTF 112 V 4-5, ha sentenziato:

 

" 
A.- Die A. AG, Zürich, gründete Ende 1981/anfangs
1982 in Mehreren Kantonen 11 Tochtergesellschaften, deren gesamtes
Aktienkapital von jeweils Fr. 50'000.- sie übernahm. Ferner wurde die Firma B.
AG, Zürich, von der A. AG übernommen, zu den neu gegründeten Gesellschaften
gehörte auch die M. AG Basel, welche sich vorwiegend mit der Vermittlung und
Rekrutierung von Temporärpersonal befasste. Mit "Treuhandvertrag" vom
1. Januar 1982 setzte die A. AG S. F. als einzigen Verwaltungsrat der M. AG
Basel ein und übertrug ihm treuhänderisch Aktion der Gesellschaft im Wert von
Fr. 48'000.-. Nachdem S. F. in der Folge Kenntnis von der misslichen
finanziellen Situation der Gesellschaft erhalten hatte, teilte er der A. AG am
6. September 1982 mit, dass er sein Mandat als einziger Verwaltungsrat der M.
AG Basel per sofort niederlege. 

Die entsprechende Publikation im Schweizerischen
Handelsamtsblatt erfolgte indes erst am 22. Februar 1983. 

 

(…)

 

c) Der Beschwerdeführer hat der Firma A. Holding
AG mit Schreiben vom 6. September 1982 erklärt, dass er sein Mandat als 

Verwaltungsrat der Firma M. AG per sofort niederlege.
Mit dieser - an sich unbestrittenermassen korrekt erklärten - Demission trat
die Beendigung des Amtes als Verwaltungsrat ein, und zwar mit sofortiger Wirkung
(BÜRGI, Zürcher Kommentar, N. 8 zu Art. 705 OR;
VON STEIGER, Das Recht der Aktiengesellschaft in der Schweiz, 4. Aufl., S. 226
f.; SCHUCANY, Kommentar zum Schweizerischen Aktienrecht, 2. Aufl., N. 2 zu Art. 705 OR; PATRY, Précis du droit Suisse des Sociétés,
vol. II, S. 250;
BGE
104 Ib 323 Erw. 2b). Eine faktische Fortsetzung des Mandats über den genannten
Zeitpunkt hinaus mit der Möglichkeit, die Geschäftsführung der Gesellschaft noch
massgeblich zu beeinflussen, ist trotz der Vollmachterteilung vom 1. November
1982 bzw. des Schreibens vom 2. Dezember 1982 zu verneinen. Es erscheint nämlich
als glaubhaft, dass der Beschwerdeführer gewisse Handlungen nur noch zur Liquidation
seines Mandats im Sinne der Erfüllung einer Sorgfaltspflicht vornahm, weil die Aktiengesellschaft
infolge der fristlosen Demission ihres einzigen Verwaltungsrates formell handlungsunfähig
wurde. Wenn sich der Beschwerdeführer zu diesen Handlungen - sei es zu Recht oder
zu Unrecht - berechtigt oder verpflichtet fühlte, so kann daraus nicht abgeleitet
werden, er habe seine Demission vorläufig suspendiert. Dies muss vorliegend um
so mehr gelten, als er bereits im Schreiben vom 6. September 1982 um die entsprechende
Publikation im Handelsregister ersucht hatte und in der Folge wiederholt und unwidersprochen
geltend machte, die Löschung des Eintrages sei durch die Verantwortlichen der
Firma A. Holding AG hinausgezögert worden (vgl. hiezu FORSTMOSER/MEIER-HAYOZ, Aktienrecht,
2. Aufl., S. 171 N. 23;
BGE
104 Ib 324 f. Erw. 2b und 3b). Bei diesen Gegebenheiten kann entgegen der Meinung
von Verwaltung und Vorinstanz nicht auf die Löschung des Eintrags im Handelsregister
abgestellt werden. Als massgebender Zeitpunkt des effektiven Ausscheidens aus dem
Verwaltungsrat muss vielmehr der 6. September 1982 betrachtet werden". 

 

                                         Inoltre,
per quanto attiene alla convocazione dell'assemblea generale, i primi due
capoversi dell'art. 699 CO prevedono quanto segue:

 

1 L’assemblea
generale è convocata dal consiglio d’amministrazione e, quando occorra, dall’ufficio
di revisione; il diritto di convocarla spetta anche ai liquidatori ed ai
rappresentanti degli obbligazionisti.

 

2 L’assemblea
generale ha luogo ogni anno, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio
annuale; ogni qualvolta lo richieda il bisogno, si convocano assemblee
straordinarie.

 

                                         Per la
forma della convocazione, l'art. 700 cpv. 1 CO stabilisce:

 

1 La
convocazione dell’assemblea generale deve farsi nella forma prescritta dallo
statuto, almeno venti giorni prima di quello fissato per l’adunanza.

 

                                         Ora,
visto che la legislazione vigente permette la convocazione di un'assemblea
generale straordinaria in tempi brevi (20 giorni), non è pertinente
l'affermazione del convenuto secondo cui la convocazione della stessa ha
necessitato diversi mesi (cfr. consid. 1.6). Il convenuto oltre ad aver avuto,
come detto, la possibilità (inutilizzata in casu) di presentare le proprie
dimissioni inviandole direttamente alla società, avrebbe potuto anche indire
un'assemblea straordinaria e, qualora non si fosse presentato nessuno,
verbalizzare che l'assemblea generale è risultata deserta. __________ quindi,
munito delle lettera di dimissioni e del verbale dell'assemblea generale
(seppur deserta), avrebbe potuto provvedere anche alla cancellazione a RC.
Infatti l'art. 711 CO prevede:

 

1 La società
notifica senza indugio al registro di commercio, perché vi sia iscritta,
l’uscita di un amministratore.

 

2 Ove tale
notificazione non sia fatta entro trenta giorni, l’amministratore uscente può
chiedere direttamente la cancellazione.

 

                                         L'art.
25a ORC prevede inoltre:

 

Cancellazione di una persona tenuta ad iscriversi

 

1 Se una
persona giuridica non richiede la cancellazione di una persona iscritta uscita
dall'amministrazione, l'interessato stesso può richiedere la sua cancellazione
dopo 30 giorni dalla sua uscita. Deve presentare i giustificativi necessari.

 

2 L'ufficiale
del registro comunica immediatamente alla società la cancellazione.

 

                                         Il TFA ha
più volte confermato che l'amministratore impedito ad esercitare un controllo
sul pagamento dei contributi e constatato il loro non pagamento, deve agire
tempestivamente, e nel caso che la situazione non cambi dimettersi
immediatamente (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01,
consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre
1993 nella causa N.), ciò che in casu __________ non ha fatto.

 

                                         In una
sentenza del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c, l'Alta Corte
ha precisato:

 

" 
(…)

c) Nel caso di specie, il ricorrente non può
seriamente pretendere di venir liberato dalle sue responsabilità, sebbene abbia
più volte sollecitato i coniugi T.________ a inviargli i documenti necessari
per l'allestimento della contabilità. Dalla documentazione agli atti risultano
infatti sollecitatorie rimaste in sostanza inevase, senza però che il
ricorrente ne abbia tratto l'unica conclusione che si imponeva, ossia le
dimissioni. A nulla serve anche lo scritto 16 luglio 1998 con cui l'interessato
aveva reso attento il marito di T.________ di non voler tollerare ulteriormente
la situazione, chiedendogli di fornire, finalmente, la documentazione mancante
per la chiusura del- l'esercizio contabile 1997, nonché di provvedere alla
prosecuzione della richiesta di sussidio. Orbene, ritenuto che l'insorgente,
per sua stessa ammissione, era convinto di dover rendere conto del suo operato
ad un ente pubblico, mal si comprende perché abbia continuato a far affidamento
sui coniugi T.________ anche dopo che i ripetuti silenzi dei destinatari sulle
varie richieste di messa a disposizione dei dati contabili avrebbero dovuto
indurlo ad attivarsi in termini più risoluti. Detto altrimenti, invece di
limitarsi a richiedere in via epistolare documenti contabili, era suo preciso
dovere andarli a cercare sul posto, come la sua funzione di socio gerente gli
avrebbe non solo consentito, ma anche imposto. Egli non poteva avere dubbi
sull'importanza della corretta gestione contabile della società non solo perché
era socio gerente, ma anche nella sua qualità di fiduciario di
professione". 

 

                                         In una
recente sentenza del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H
10+45/01, consid. 10.2., il TFA ha ancora ribadito, nel caso di un
amministratore che si è dimesso dopo un anno dall'inizio delle difficoltà
finanziarie della società, quanto segue:

 

" 
(…)

10.2 

Nel caso di specie va rilevato che, benché avesse
firmato nel 1973 un accordo con A.________ che lo liberava delle proprie
responsabilità per la X.________SA e avesse inoltre manifestato, a causa delle
intimazioni di pagamento ricevute dalla Cassa a partire dal 1988, la sua
intenzione di dimissionare dalla carica di amministratore unico - desistendovi
però in quanto A.________ lo aveva pregato di rimanere fintanto che suo figlio
avesse acquisito la cittadinanza svizzera e potesse succedergli -, nonché
avesse ricevuto rassicurazioni in merito, l'interessato avrebbe comunque dovuto
vigilare con maggiore attenzione al pagamento regolare e compiuto, da parte
della società, dei contributi sociali, per i quali continuava comunque ad
essere responsabile, indipendentemente dai rapporti interni vincolanti solo
inter partes. Non doveva né poteva poi accontentarsi delle promesse di
A.________ e delle rassicurazioni dello studio immobiliare D.________, secondo
cui nulla doveva temere dal profilo finanziario in relazione ai contributi
sociali. Attendere fino al 19 febbraio 1996 prima di dare le dimissioni, quando
era oggettivamente e soggettivamente impossibile per Z.________ - ormai in
pensione da anni e sprovvisto delle conoscenze di natura contabile e
finanziaria necessarie per comprendere la situazione economica di una società
anonima - avere un qualsivoglia controllo gestionale della società, è
costitutivo di una chiara mancanza di diligenza nello svolgimento di funzioni
di controllo che dal profilo della responsabilità giuridica non possono essere
delegate ad altri (…)."

 

                                         In
un'altra sentenza del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5, il TFA
ha ribadito quest'ultimo concetto precisando:

 

"Il se devait dès lors de surveiller encore
plus étroitement l'activité de ce dernier au sein de C.________ SA, et ne pouvait
se contenter, comme il l'a fait, de l'inviter à rendre compte de la situation
sans réagir devant l'absence de réponse à ses demandes d'information répétées (cf.
lettres des 22 novembre 1994, 25 avril et 20 juillet 1995). Le recourant a ainsi
pratiquement laissé champ libre à B.________ pour gérer le projet y.________, attitude
qui se rapproche de celle d'un homme de paille. En cela, il a méconnu l'une des
attributions intransmissibles et inaliénables que lui confère l'art. 716a al. 1
CO, soit l'exercice de la haute surveillance sur les personnes chargées de la gestion,
pour s'assurer notamment que celles-ci observent la loi, les règlements et les instructions
données (ch. 5). Sa négligence doit être appréciée d'autant plus sévèrement que
la structure de C.________ SA était petite et qu'il lui incombait en définitive
de contrôler les agissements d'une seule personne (ATF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b). A cela s'ajoute que le projet constituait pour sa société
une activité nouvelle, encore mal définie, et sur laquelle il était peu renseigné.
Qu'il n'ait rien entrepris, selon ses dires, parce qu'il ne voulait pas compromettre
la vente de sa société ne saurait en aucun cas constituer un motif légitime pour
excuser son manque de réaction face au comportement de B.________. A l'instar
des premiers juges, il y a dès lors lieu d'admettre que le recourant a commis, au
sens de l'art. 52 LAVS, une négligence grave qui est, de surcroît, en relation
de causalité naturelle et adéquate avec le dommage subi par l'intimée. On ne voit
pas, à cet égard, ce que l'apport de la procédure pénale pourrait y changer.
Si, à n'en pas douter, le recourant a été victime d'un comportement abusif de
la part de B.________, il n'en demeure pas moins qu'il s'est, en sa qualité d'administrateur
unique de C.________ SA, rendu coupable d'un défaut de surveillance et c'est en
cela que réside le fondement de sa responsabilité à l'égard de la caisse. Il en
irait différemment si B.________ l'avait trompé par des manoeuvres fallacieuses,
en lui présentant par exemple des comptes falsifiés (voir arrêt non publié F. du
25 juillet 2000, H 319/99). A.________ ne prétend toutefois pas que tel fut le cas.
La juridiction cantonale était ainsi fondée, par appréciation anticipée des preuves,
à se passer de la mesure d'instruction supplémentaire requise par le recourant
sans qu'on puisse y voir une violation de son droit d'être entendu (ATF 124 V 94
consid. 4b)."

 

                                         Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di __________, si ricorda in
questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento
in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr.
Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S.,
consid. 4b, H 238/98). Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag
309):

 

" 
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité
différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs de réduction
qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de
l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO)
qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022 ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel,
Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."

 

                                         Il
convenuto ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi
persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di
amministratore unico di una società anonima (cfr. STFA del 4 febbraio 2002
nella causa C., H 194/01, consid. 4c, nella fattispecie si trattava di un
membro del CdA). Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero
stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere
di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269), dovere
che risulta accresciuto quando si tratti, come in concreto, di un amministratore
unico (cfr. STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01,
consid. 3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA
del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a).

                                         Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (cfr. STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA
del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

 

                               2.8.   Quanto al
fatto che __________ abbia esonerato __________ da ogni responsabilità, è
ininfluente nel rapporto esterno con la Cassa, trattandosi di mera questione
interna, riferita al rapporto di diritto privato tra i due convenuti (cfr. STFA
del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid.
10.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid.
2.5; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 24
ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 5; STFA del 30 aprile
1998 nella causa C.S e C.B, H 159+164/97, pag. 7)

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione é accolta.

                                         §)  Di
conseguenza __________  è condannato a versare alla Cassa cantonale di
compensazione AVS l'importo di fr. 3'177.35.

                                         

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti