# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c5a56562-b152-5ea7-bc67-582230c9982b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.05.2017 32.2016.120
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-120_2017-05-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.120

   

  cs

  	
  Lugano

  10 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 ottobre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 19 settembre 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1967, nel
corso del mese di febbraio 2011 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per
adulti al fine di poter beneficiare di una rendita d’invalidità, indicando di
essere direttore d’azienda della __________ dal __________ 1987, con uno
stipendio lordo mensile, da ultimo, di fr. 5'860 (pag. 10 incarto AI). Egli era
inoltre amministratore della __________, la quale, il 29 aprile 2011, ha
affermato che RI 1 “non è alle nostre dipendenze” e che “risulta
unicamente quale amministratore unico della Società e non percepisce alcuna
retribuzione da parte nostra” (pag. 76 incarto AI).

                               1.2.   Dopo aver proceduto agli
accertamenti ritenuti necessari, tra cui un’inchiesta per l’attività
indipendente del 15 luglio 2014, il rapporto finale SMR con esame del 2 ottobre
2014 del dr. med. __________, la perizia psichiatrica del CPAS del 9 aprile
2015, un nuovo referto del CPAS del 27 aprile 2016, con decisione del 19
settembre 2016 (doc. A), preavvisata dal progetto del 13 gennaio 2016 (pag. 538
e seguenti incarto AI), l’UAI ha assegnato a RI 1 una rendita intera (grado
d’invalidità del 100%) dal 1° agosto 2011, una mezza rendita (grado
d’invalidità del 57%) dal 1° ottobre 2012 e un quarto di rendita (grado
d’invalidità del 49%) dal 1° settembre 2014 al 31 gennaio 2015, precisando che,
in applicazione dell’art. 29 cpv. 2 LAI, il diritto non nasce finché
l’assicurato può pretendere un’indennità giornaliera ai sensi dell’art. 22 LAI.
L’amministrazione ha così motivato la propria decisione:

 

" (…)

In seguito alle osservazioni poste nei confronti del
nostro progetto di decisione del 06.10.2014, il nostro Servizio Medico Regionale
ha ritenuto opportuno sottoporre il Sig. RI 1 ad un approfondimento
psichiatrico, al fine di definire in modo esaustivo il suo stato di salute e le
ripercussioni sulla sua capacità lavorativa.

 

Le risultanze del rapporto peritale allestito in
data 09.04.2015 dal Dr. med. __________, specialista in psichiatria e
psicoterapia su incarico del Centro peritale per le assicurazioni sociali, __________
unitamente all’ulteriore documentazione acquisita in sede d’istruttoria hanno
consentito al nostro Servizio Medico Regionale di ritenere che il danno alla
salute di cui è portatore il suo assistito lo abbiano limitato (limitino) nello
svolgimento di un’attività lucrativa come di seguito esposto:

 

IL = inabilità lavorativa

 

Attività abituale               Attività
adeguate

IL 100% dal 02.08.2010 IL 100% dal 02.08.2010

IL   70% dal 15.11.2010 IL   70% dal
15.11.2010

IL 100% dal 27.01.2011  IL 100% dal 27.01.2011

IL   70% dal 02.02.2011 IL   70% dal
02.02.2011

IL   50% dal 01.03.2011 IL   50% dal
01.03.2011

IL   70% dal 01.05.2011 IL   70% dal
01.05.2011

IL 100% dal 01.06.2011 IL 100% dal 01.06.2011

IL   70% dal 07.11.2011 IL   70% dal
07.11.2011

IL 100% dal 10.01.2012 IL 100% dal 10.01.2012

IL   70% dal 05.03.2012 IL   70% dal 05.03.2012

IL   80% dal 01.06.2012 IL   50% dal 01.06.2012

IL   50% da aprile 2014   IL   40% da maggio
2014

                                                                                  
IL   25% da ottobre 2014

                                                                                  
IL   10% da aprile 2015

 

Le inabilità parziali summenzionate sono da
ritenersi a riduzione del rendimento, nello svolgimento di un’attività a tempo
pieno.

 

Si rammenta che il Sig. RI 1 ha beneficiato di
misure di reinserimento professionale, volte alla verifica e all’incremento
della sua capacità lavorativa e di guadagno e a scopo terapeutico per il
periodo dal 07.05.2012 al 23.02.2014.

 

Al termine delle stesse, egli si è iscritto in
disoccupazione, sostenuto nell’introduzione lavorativa presso __________.

 

(…)

 

Abbiamo quindi provveduto a determinare i
gradi d’invalidità presenti alla scadenza dell’anno d’attesa (nel mese di
agosto 2011), nel mese di giugno 2012, nel mese di giugno 2013, nel mese di
maggio 2014, nel mese di ottobre 2014 e nel mese di aprile 2015, in
applicazione del metodo ordinario.

 

Il metodo ordinario prevede che la definizione
del grado d’invalidità avvenga stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro
conseguibile senza invalidità e quello ottenibile in un’attività
ragionevolmente esigibile dopo la manifestazione dell’invalidità.

(…)

 

Grado d’invalidità mese di agosto 2011

Dal profilo medico-teorico era presente una
completa incapacità lavorativa. Ne discende che il grado d’invalidità è di
entità equivalente all’inabilità lavorativa, ossia del 100%.

 

Il grado d’invalidità del 100% è suscettibile
di far nascere il diritto ad una rendita intera.

 

Grado d’invalidità mese di giugno 2012

Dal profilo medico-teorico era presente
un’inabilità lavorativa dell’80% in attività abituale, mentre che in attività
adeguate sussisteva un’inabilità lavorativa del 50%.

 

Ci risulta che il reddito da sano che il Sig. RI
1 avrebbe potuto conseguire nel 2012 presso __________ sarebbe ammontato in CHF
76'180.--.

 

(…)

 

Il reddito da invalido invece è estrapolato
sulla base dei rilevamenti statistici RSS suindicati.

Il reddito ipotetico realizzabile nonostante
il danno alla salute (reddito da invalido) ammonta in CHF 32'589.-- (tabelle
RSS; attività semplici e ripetitive, valori federali, settore maschile – da
considerarsi la capacità lavorativa ridotta del 50%).

 

Confronto dei redditi:

senza invalidità             CHF 76'180.--

con invalidità                 CHF 32'589.--

Perdita di guadagno      CHF 43'591.-- = Grado
d’invalidità 57%

 

Il grado d’invalidità del 57% è suscettibile
di far nascere il diritto a mezza rendita.

 

Grado d’invalidità mese di giugno 2013

Dal profilo medico-teorico era presente
un’inabilità lavorativa dell’80% in attività abituale, mentre che in attività
adeguate sussisteva un’inabilità lavorativa del 50%.

 

Il reddito conseguibile dal Sig. RI 1 nel 2013
in assenza del danno alla salute è determinato sulla scorta dell’aggiornamento
salariale del valore 2012, giungendo ad un importo di CHF 76'744.--.

 

Il reddito da invalido invece è estrapolato
sulla base dei rilevamenti statistici RSS suindicati.

 

Il reddito ipotetico realizzabile nonostante
il danno alla salute (reddito da invalido) ammonta in CHF 32'830.-- (tabelle
RSS; attività semplici e ripetitive, valori federali, settore maschile – da
considerarsi la capacità lavorativa ridotta del 50%).

 

Confronto dei redditi:

senza invalidità             CHF 76'744.--

con invalidità                 CHF 32'830.--

Perdita di guadagno      CHF 43'914.-- = Grado
d’invalidità 57%

 

Il grado d’invalidità del 57% è suscettibile
di far nascere il diritto a mezza rendita.

 

Grado d’invalidità mese di maggio 2014

Dal profilo medico-teorico era presente
un’inabilità lavorativa del 50% in attività abituale, mentre che in attività
adeguate sussisteva un’inabilità lavorativa del 40%.

 

Il reddito conseguibile dal Sig. RI 1 nel 2014
in assenza del danno alla salute è determinato sulla scorta dell’aggiornamento
salariale del valore 2012, giungendo ad un importo di CHF 77'340.--.

 

Il reddito da invalido invece è estrapolato
sulla base dei rilevamenti statistici RSS suindicati.

 

Il reddito ipotetico realizzabile nonostante
il danno alla salute (reddito da invalido) ammonta in CHF 39’702.-- (tabelle
RSS; attività semplici e ripetitive, valori federali, settore maschile – da
considerarsi la capacità lavorativa ridotta del 40%).

 

Confronto dei redditi:

senza invalidità             CHF 77’340.--

con invalidità                 CHF 39’702.--

Perdita di guadagno      CHF 37’638.-- = Grado
d’invalidità 49%

 

Il grado d’invalidità del 49% è suscettibile
di far nascere il diritto ad un quarto di rendita.

 

Grado d’invalidità mese di ottobre 2014

Dal profilo medico-teorico era presente
un’inabilità lavorativa del 50% in attività abituale, mentre che in attività
adeguate sussisteva un’inabilità lavorativa del 25%.

 

Il reddito conseguibile dal Sig. RI 1 nel 2014
in assenza del danno alla salute è determinato sulla scorta dell’aggiornamento
salariale del valore 2012, giungendo ad un importo di CHF 77'340.--.

 

Il reddito da invalido invece è estrapolato sulla
base dei rilevamenti statistici RSS suindicati.

 

Il reddito ipotetico realizzabile nonostante
il danno alla salute (reddito da invalido) ammonta in CHF 49’627.-- (tabelle
RSS; attività semplici e ripetitive, valori federali, settore maschile – da considerarsi
la capacità lavorativa ridotta del 25%).

 

Confronto dei redditi:

senza invalidità             CHF 77’340.--

con invalidità                 CHF 49’627.--

Perdita di guadagno      CHF 27’713.-- = Grado
d’invalidità 36%

 

Il grado d’invalidità del 36% non è
pensionabile, essendo inferiore al 40%. Il diritto alla rendita pertanto si
estingue.

 

Grado d’invalidità mese di aprile 2015

Dal profilo medico-teorico era presente
un’inabilità lavorativa del 50% in attività abituale, mentre che in attività
adeguate sussisteva un’inabilità lavorativa del 10%.

 

Il reddito conseguibile dal Sig. RI 1 nel 2014
in assenza del danno alla salute è determinato sulla scorta dell’aggiornamento
salariale del valore 2012, giungendo ad un importo di CHF 77'340.--.

 

Il reddito da invalido invece è estrapolato sulla
base dei rilevamenti statistici RSS suindicati.

 

Il reddito ipotetico realizzabile nonostante
il danno alla salute (reddito da invalido) ammonta in CHF 59’553.-- (tabelle
RSS; attività semplici e ripetitive, valori federali, settore maschile – da considerarsi
la capacità lavorativa ridotta del 10%).

 

Confronto dei redditi:

senza invalidità             CHF 77’340.--

con invalidità                 CHF 59’553.--

Perdita di guadagno      CHF 17’787.-- = Grado
d’invalidità 23%

 

Il grado d’invalidità del 23% non è
pensionabile, essendo inferiore al 40%. Il diritto alla rendita pertanto non
matura.

 

Non sono ravvisabili i requisiti per il
conferimento di ulteriori provvedimenti di ordine professionale.

 

AUDIZIONE

 

Avverso il progetto di decisione del
13.01.2016 sono state presentate osservazioni di carattere economico e medico.

Per competenza la certificazione medica
prodotta a sostegno delle censure sollevate, e meglio i rapporti 27.10.2014 e
08.02.2016 del Dr. __________ sono stati sottoposti al vaglio del nostro
Servizio Medico Regionale, il quale, dopo espletamento di un accertamento
psichiatrico da parte del Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali (referto
peritale del 27.04.2016), ha di fatto ribadito l’assenza di elementi atti alla
modifica delle considerazioni mediche precedentemente espresse.

 

Per quanto attiene alle obiezioni di carattere
economico, si conferma la correttezza della modalità di definizione del grado
d’invalidità, come qui di seguito argomentato.

 

Il reddito ipotetico al quale l’assicurato
potrebbe ambire in assenza di danno alla salute dev’essere determinato il più
concretamente possibile. Secondo la consolidata giurisprudenza ci si fonda di
regola sul reddito che la persona assicurata ha conseguito prima dell’insorgere
del danno alla salute, adeguato al rincaro e all’evoluzione dei salari (DTF 129
V 224).

 

Ai sensi della nota marginale 3014 della
Circolare sull’invalidità e la grande invalidità (CIGI) in vigore dal
01.01.2015:

Sono considerati reddito senza invalidità e
d’invalido determinanti i redditi da lavoro presumibili sui quali sarebbero
riscossi contributi AVS (art. 25 cpv. 1 OAI; RCC 1986, pag. 432, 9C_699/2008).
Non sono prese in considerazioni altre fonti di reddito, quali i proventi del
patrimonio, le rendite, le pensioni, le prestazioni di assistenza, gli assegni
familiari e gli assegni per figli e i diritti nei confronti di altre
assicurazioni (v. N. 3054 segg.)

 

Nella fattispecie il Sig. RI 1 –
immediatamente prima dell’insorgenza del danno alla salute – era direttore
d’azienda presso __________, senza detenzione di capitale azionario (lo stesso
si è reso dimissionario dal precedente ruolo di firmatario individuale __________)
ed il proprio sostentamento derivava prettamente dall’attività svolta in
qualità di dipendente, escludendo ulteriori benefici economici, compresi
eventuali proventi dalla società __________, di cui era amministratore (si
rimanda alla dichiarazione fornita il 29.04.2011).

 

Egli, in assenza di detenzione di capitale
azionario e del beneficio della distribuzione di utili, è considerato
dipendente a tutti gli effetti e, a tal proposito, il reddito da valido è
correttamente stato definito sulla scorta delle indicazioni fornite dal datore
di lavoro in aderenza alla situazione salariale dichiarata all’AVS nel corso
degli anni ed accertata dall’esame dell’estratto individuale. Si rimarca
inoltre l’applicazione al reddito da valido – favorevole all’assicurato – di un
annuale incremento salariale, mai verificatosi nell’effettivo, come meglio
esplicato di seguito.

 

Dall’esame concreto, si evince che dal 2005 al
2008 il reddito soggetto all’AVS presso __________ è stato sempre di CHF
69'660.--, senza l’attribuzione di aumenti salariali, tranne che per l’anno
2009, in cui lo stesso è stato stabilito in CHF 76'180.--. Esso costituisce il
reddito più elevato mai conseguito nella carriera lavorativa dell’assicurato
presso l’abituale datore di lavoro ed è stato dichiarato da quest’ultimo il
guadagno prospettabile in assenza del danno alla salute (vedasi questionario
datore di lavoro 28.03.2011).

 

Posta l’assenza di autonomia decisionale riguardo
all’ammontare della retribuzione percepita (malgrado il fatto che l’assicurato
è stato per lungo tempo firmatario individuale), si ritiene che il Sig. RI 1
abbia sempre ritenuto soddisfacente il salario assegnatogli durante i lunghi
anni di impiego nell’ambito famigliare. Lo stesso infatti – pur disponendo di
qualifiche, che, secondo le vostre asserzioni, gli avrebbero potuto procurare
un miglioramento economico – non ha mai manifestato la concreta volontà di ricerca
di un rapporto lavorativo meglio retribuito (fatto salvo per l’esercizio di
piccole attività accessorie fino al 2007. CHF 1'040.-- ultima remunerazione
corrisposta dal Cantone Ticino). (…)” (doc. A)

 

                               1.3.   RI 1, rappresentato dall’avv.
RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione (doc. I), chiedendone
l’annullamento e la riforma nel senso che il diritto alla rendita intera con
grado AI del 100% dal 1° agosto 2011 è confermato, mentre le rendite per gli
ulteriori periodi sono modificate come segue: dal 1° ottobre 2012 ha diritto a
¾ di rendita con grado AI del 63%, dal 1° settembre 2014 al 31 gennaio 2015 ha
diritto a ½ rendita, con grado AI del 55% (subordinatamente del 52%), dal 1°
febbraio 2015 ha diritto a ¾ di rendita, con grado AI del 63% (subordinatamente
del 60%), dal 1° agosto 2015 ha diritto a ½ rendita AI, con grado AI del 55%
(subordinatamente del 52%). 

                                         Il ricorrente contesta il
calcolo del grado d’invalidità effettuato dall’UAI e meglio il raffronto tra
quanto guadagnato da valido dall’insorgente e il salario evinto dai dati
statistici nazionali risultanti dalla tabella TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica (tabelle RSS).
L’insorgente evidenzia di essere titolare sia di un diploma cantonale di capo
posatore diplomato ASLT, sia di un diploma federale di maestro posatore di
pavimenti e rileva che il salario di maestro posatore a livello federale
ammonta a fr. 6'300 al mese. A livello cantonale il CCL prevede un importo di
fr. 5'803, ma non contempla la categoria di maestro posatore per la quale
occorre aggiungere un importo di fr. 1'000. Il salario da valido va dunque
fissato in fr. 88'439. Per cui, i gradi d’invalidità vanno modificati di
conseguenza. Subordinatamente occorre prendere in considerazione il reddito
mensile di maestro posatore di fr. 6'300 al mese, ossia fr. 81'900 all’anno,
con conseguente modifica dell’incapacità di guadagno. In ogni caso, anche
volendo prendere in considerazione il reddito da ultimo conseguito per il lavoro
svolto per la __________, occorre ancora aggiungere “diversi benefici in
natura dipendenti dal fatto che egli lavorava come dipendente della ditta
riconducibile alla sua famiglia”. 

                                         In secondo luogo il
ricorrente contesta “alcune considerazioni espresse” nella valutazione
del CPAS del 9 aprile 2015, nonché del referto del 27 aprile 2016, poiché l’incapacità
lavorativa in un’attività confacente sarebbe del 50% dal mese di ottobre al
mese di dicembre 2014, del 40% nei mesi di gennaio e febbraio 2015 e del 30%
nel mese di marzo 2015. Ciò sulla base di quanto attestato dal medico curante,
dr. med. __________, che lo ha seguito da diverso tempo, a differenza dei
periti che lo hanno visitato in una/due occasioni. Egli soffre inoltre delle
conseguenze fisiche di due ernie del disco che gli impediscono, segnatamente,
di stare seduto per periodi prolungati. Da cui una modifica dei gradi
d’invalidità. 

                                         L’assicurato evidenzia poi
come “sia frustrante per il ricorrente apprendere che l’Ufficio AI Ticino
gli ha accordato un diritto ad un quarto di rendita, fondandolo su un grado di
invalidità del 49%, quando un grado di invalidità di soltanto un punto
percentuale superiore (50%) gli avrebbe dato diritto ad una mezza rendita”.

                                         Infine l’insorgente chiede
che venga allestita una perizia giudiziaria. 

 

                               1.4.   Con risposta del 14 novembre
2016 l’UAI propone la reiezione del ricorso, con argomentazioni che, laddove
necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV). 

 

                               1.5.   Con osservazioni del 28
novembre 2016, cui ha, tra l’altro, allegato un referto del 25 novembre 2016 del
dr. med. __________ (doc. VI), il ricorrente ribadisce che il suo curante
meglio conosce la situazione valetudinaria rispetto ai periti, segnatamente
circa il decorso della patologia e la prognosi. Per l’insorgente, il
miglioramento dello stato di salute è lento, progressivo e fluttuante e
permangono serie problematiche di tipo psichiatrico, quali ansia e ruminazioni
ossessive. Del resto l’interessato ha messo in pratica quanto era in suo potere
per ridurre questi disagi. Da cui la necessità di allestire una perizia
giudiziaria. Anche perché l’UAI basa le sue conclusioni su valutazioni
retroattive e malgrado il ricorrente abbia più volte manifestato la volontà e
la necessità di incontrare un medico dell’UAI, tale possibilità gli è stata
concessa unicamente nel corso del mese di febbraio 2014. 

                                         Circa l’aspetto economico
l’assicurato rammenta che oltre al salario percepito in liquidità, gli vanno
riconosciuti diversi benefici in natura dipendenti dal fatto che egli lavorava
come dipendente della ditta riconducibile alla sua famiglia. Inoltre nutriva
delle naturali aspettative di vedere il proprio reddito aumentare nel corso
degli anni, lavorando presso la ditta di famiglia. Egli si accontentava di un
salario più basso in quanto avrebbe poi potuto approfittare della crescita
economica della società. “Il salario da prendere in considerazione per il
calcolo della rendita d’invalidità non deve pertanto essere quello che il
ricorrente effettivamente percepiva, poiché volutamente mantenuto basso in
un’ottica di benefici futuri”. 

 

                               1.6.   Il 15 dicembre 2016 l’UAI,
allegando la presa di posizione del medico SMR, dr. med. __________, ha
confermato la richiesta di reiezione del ricorso rilevando che il ricorrente
continua a non definire minimamente quali sarebbero i benefici in natura che
percepiva e rilevando che “gli ipotetici benefici futuri che l’assicurato
avrebbe potuto ottenere in virtù del fatto che egli lavorava per un’azienda
famigliare non possono essere considerati nel reddito da valido, in quanto non
vi è alcun elemento concreto che possa far propendere per un aumento negli anni
del reddito, in ogni caso non concretamente quantificato da controparte”
(doc. VIII).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV,
Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). 

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.2.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze
suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla
rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA. 

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). 

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). 

                                         Per
stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto
di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento
della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V
262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010,
p. 379). 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa S.; RCC
1984 p. 137). 

 

                               2.3.   In
concreto, per quanto concerne l’aspetto medico, l’insorgente contesta le
conclusioni peritali segnatamente per quanto concerne il periodo successivo al
mese di ottobre 2014 (cfr. doc. I), sostenendo che l’incapacità lavorativa sia
diversa rispetto a quella stabilita dai periti del CPAS.

 

                                         A
questo proposito, l’insorgente è stato sottoposto ad una perizia psichiatrica
ad opera del CPAS, allestita il 9 aprile 2015 dalla dr.ssa med. __________ e
dal dr. med. __________, i quali, dopo aver riassunto gli atti medici, aver
descritto i dati clinici (anamnesi, esame clinico secondo AMDP-System,
approfondimenti testali, descrizione della giornata, trattamento psichiatrico,
informazioni da terzi) hanno posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità
di lavoro di sindrome depressiva ricorrente ultimo episodio depressivo
medio-grave in parziale remissione (F33.41). I periti hanno affermato:

 

"
(…) Da notare che
l’assicurato si è rivolto a vari specialisti nella ricerca di una causa
organica del disturbo ma sembra aver abbastanza accettato le loro diagnosi ed
il fatto che vi potesse essere un’origine psicogena dei sintomi cercando di
sottoporsi non solo ai trattamenti psicologici e psicoterapeutici (terapie di
gruppo in __________, cura farmacologica e psicoterapica dal Dr. __________),
ma anche ad una serie di interventi complementari, dalla medicina naturale ai
massaggi, alla chinesiologia, allo yoga, sempre nella speranza di riuscire a
controllare la sintomatologia somatica che, comunque, non attribuiva a
patologie organiche ma di cui accettava l’origine psichica. Pertanto non è
soddisfatto, a mio avviso, il criterio C della sindrome da somatizzazione
secondo l’ICD 10 (“persistente rifiuto di accettare il responso medico che
non vi è un adeguata causa somatica alla base dei sintomi”). Pur
presentando una polarizzazione ideica al limite del pensiero dominante sulla
sintomatologia con costanti controlli dei sintomi e la tendenza ad “ascoltarli”
e ad amplificarli non tanto coscientemente ma per l’elevata quota di angoscia
somatica presente, il quadro appare caratterizzato, almeno dal settembre 2010
al maggio 2012, da un netto cambiamento rispetto al passato (…) che fanno
configurare la diagnosi di un episodio depressivo e, in questo modo
giustificano, a mio avviso, anche la diagnosi di sindrome depressiva
ricorrente.

Certamente la componente di angoscia somatica,
la polarizzazione del pensiero e la difficoltà a tollerare una malattia mentale
giocano un ruolo importante nella patomorfosi della sintomatologia.

(…)

 

Quindi stando agli atti ed agli elementi
anamnestici raccolti, un ulteriore miglioramento oltre il 50% di rendimento
sempre in attività confacente si può datare proprio dopo l’aprile 2014 quando
l’assicurato ha goduto, da giugno 2014 a novembre 2014, di un aiuto alla
disoccupazione per mantenere un lavoro preso la __________ e vi è stato, da
allora, un costante lieve ma sensibile miglioramento come dimostra anche il
fatto che la frequenza delle visite dal curante era diminuita dall’aprile 2014
(vedi rapporto del Dr. __________ dell’ottobre 2014) e, ancor di più, da
settembre 2014, da quando cioè la moglie aveva abbandonato il lavoro perché a
termine della gravidanza e l’assicurato si è maggiormente attivato alla __________
per la quale ha anche sviluppato idee e progetti (sta studiando prodotti da
commercializzare) anche se, a suo dire, deve sempre costantemente differenziare
le attività perché presenta ancora dolori e fatica a mantenersi concentrato.
Inoltre, né la Psicologa __________ né il Dr. __________ rilevano nei loro
rapporti di ottobre e novembre 2014 la presenza di una sintomatologia
francamente depressiva così come anche nell’attualità l’episodio depressivo
appare in seppur parziale remissione anche perché a partire da febbraio 2015 la
nuova curante generalista ha, in accordo con il Dr. __________, provveduto ad
inserire in terapia un antidepressivo come la Fluvoxamina a 100mg/die che
l’assicurato ricorda di avere già assunto in passato, anche se non sa dire
quando ma che, anche a detta dell’assicurato stesso, avrebbe favorito nel corso
dell’ultimo mese un ulteriore miglioramento con maggiore controllo delle crisi
d’ansia, maggiore attivazione anche se, già durante l’inverno, si era già
notato un ripristino seppur parziale delle attività sciistiche. (…) In questo
senso mi discosto almeno sul piano diagnostico dalla valutazione del Dr. __________
che invece si orientava per sottolineare la presenza della componente somatica
su una diagnosi di disturbo da somatizzazione che, a mio avviso, va esclusa per
l’assenza del criterio C secondo l’ICD10.

Pertanto per quanto attiene alla datazione del
miglioramento, nonostante il curante continui ad attestare una IL del 50% in
attività abituale, in base al miglioramento clinico del quadro depressivo e per
le motivazioni soprariportate, si può verosimilmente ritenere che in una
attività confacente come quella svolta anche attualmente presso la __________
vi sia, almeno da maggio 2014, una IL del 40%, dall’ottobre 2014 una IL del 25%
fino ad arrivare ad una IL attuale non superiore al 10%. 

 

(…)

 

Per quanto attiene alla diagnosi di sindrome
da dolore somatoforme ricordo come effettivamente tale diagnosi sia sempre
stata posta dal curante e anche dal perito fiduciario ed effettivamente per
durata, persistenza e tipologia dei sintomi algici, oltre che per il fatto che
i sintomi non possono essere spiegati da una malattia somatica e costituiscono
l’attenzione principale dell’assicurato sarebbe corretto porla ma ricordo che
tale sintomatologia si è presentata la prima volta in corso di un episodio
depressivo (2001-2002) per poi scomparire e ripresentarsi nuovamente a distanza
di anni e, pertanto, a mio avviso è corretto considerarla come una
manifestazione clinica al pari dell’ansia somatica e dei sintomi di ansia
libera mostrati durante l’ultimo episodio depressivo. Ciò rappresenta inoltre
uno dei criteri di esclusione più comunemente usati (criterio B ICD10) per il
disturbo da dolore somatoforme.

Il fatto che, anche attualmente, permanga una
polarizzazione del pensiero è comprensibile alla luce della struttura
personologica dell’assicurato, seppur ben differenziato, e delle sue difficoltà
a trovare strategie adattive pienamente efficaci ed il permanere, come
sottolineato dal curante, di una difficoltà nel mantenere l’unitarietà di psiche
e soma, facilita lo scarico dell’ansia con produzione di sintomi somatici.
Peraltro, nel rapporto di dimissione dalla clinica di __________ del novembre
2011, la diagnosi di disturbo somatoforme era considerata come collaterale
rispetto alla sindrome depressiva ricorrente.

 

(…)

 

Conclusioni

 

In conclusione ritengo che siano giustificate
le seguenti incapacità lavorative 

 

(…)

 

In attività confacente:

-   IL 100% dal settembre 2010 al maggio 2012

-   IL 50% dal giugno 2012
all’aprile 2014 (tempo pieno, rendimento ridotto)

-   IL 40% dal maggio 2014 al
settembre 2014 (tempo pieno, rendimento ridotto)

-   IL 25% dall’ottobre 2014 al
marzo 2015 (tempo pieno, rendimento ridotto)

-   IL 10% da aprile 2015 (tempo pieno,
rendimento ridotto)

 

L’attività confacente, ampiamente descritta in
discussione, corrisponde sostanzialmente a quella svolta dall’assicurato presso
la __________ con continuità almeno dall’agosto 2013 e che, in precedenza, aveva
svolto almeno dal giugno 2012 con le misure di riallenamento al lavoro. Nella
descrizione delle risorse e deficit secondo il vocabolario Mini-ICF e che è
stato stilato a partire dallo stato attuale, si evidenzia come in attività
confacente tutte le dimensioni risultino meno inficiate dalla psicopatologia.

Ritengo che sul piano farmacologico sia utile
mantenere una terapia antidepressiva con la Fluoxamina eventualmente
potenziandone la posologia, anche per la prevenzione delle ricadute che, dopo
il secondo episodio, peraltro più grave e soprattutto duraturo del primo,
risultano statisticamente più probabili anche se non certe. Non ritengo
opportuni al momento interventi di reintegrazione professionale peraltro già
attuati con buon esito in passato. Per quanto riguarda i quesiti dell’avvocato RA
1 cui credo di avere risposto in discussione, aggiungo che la prognosi permane
a mio avviso aperta e molto favorevole in attività confacente mentre potrebbe
non esservi un ripristino pieno della capacità lavorativa nell’attività
abituale (direttore della __________) anche se sicuramente si potrà avere un
ulteriore e sensibile miglioramento rispetto all’attuale 50% di IL. Pertanto
ritengo utile una rivalutazione del quadro e con esso della capacità
lavorativa, soprattutto in attività abituale tra 12-18 mesi.” (pag. 484-490
incarto AI)

 

                                         Con
scritto del 25 marzo 2015 la dr.ssa med. __________, FMH medicina interna 
generale, ha affermato che “dalla lunga anamnesi, dall’esame clinico e da
quelli paraclinici si può quindi concludere che il paziente presenta da anni e
in maniera continua un disturbo somatoforme con dolore cronico somatoforme che
non solo incide in maniera importante sull’attività lavorativa (abilità
lavorativa valutata secondo il mio parre non superiore al 50%) ma anche sulla
sfera familiare e sociale” (pag. 491 incarto AI). 

 

                                         L’8
febbraio 2016 il medico curante, dr. med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, ha affermato:

 

" (…)

Nel mio rapporto del 27.10.2014 ho attestato una
incapacità lavorativa nella misura del 50% senza fare distinzione fra
l’attività abituale o un’attività confacente da un punto di vista teorico.
Inoltre ho evidenziato quanto nella sua attività presso la ditta __________, il
signor RI 1 presentava ancora una perdita della capacità di concentrazione e
una stanchezza psicofisica che lo rendeva lento e con una diminuzione del
rendimento lavorativo.

 

Nella mia telefonata del 01.04.2015 ho precisato con
il collega Dr. med. __________ che la mia valutazione d’incapacità lavorativa
del signor RI 1 era valida sia per la sua attività attuale sia per un’attività
confacente e che prospettavo (come espresso anche nel mio rapporto) un suo
recupero totale della capacità lavorativa a medio termine (e non a breve
termine come espresso dal collega a pagina 23 del suo rapporto).

 

Nelle sue conclusioni il collega Dr. med. __________
ha precisato che l’assicurato presenta una incapacità lavorativa per la sua
attività attuale nella misura del 50% dal mese di aprile del 2014 e per
un’attività confacente nella misura del 40% dal mese di maggio del 2014, del
25% dal mese di ottobre del 2014 al mese di marzo del 2015 e del 10% dal mese
di aprile del 2015.

 

Il collega ha valutato la capacità lavorativa del
signor RI 1 alla luce di quanto osservato nelle sue visite del mese di marzo
del 2015 e ha ipotizzato che il suo recupero in un’attività confacente era
progressivo come è stato da lui esposto.

 

Dal mio punto di vista il recupero che ha presentato
il mio paziente è stato ben più lento rispetto a quanto sostenuto dal collega
Dr. med. __________. Mi risulta che il suo stato psichico nel mese di ottobre
2014 (vedi mio rapporto del 27.10.2014) era ancora compromesso e che la sua
incapacità lavorativa era ancora del 50% in un’attività confacente. Questo
stato è durato fino alla fine del mese di dicembre del 2014. Dal mese di
gennaio del 2015 egli presentava una incapacità lavorativa nella misura del 40%
e poi dal mese di marzo del 2015 (momento della valutazione peritale) egli
presentava una incapacità lavorativa del 30%.

 

In seguito il decorso del quadro clinico, nonostante
il potenziamento del trattamento antidepressivo con Fluvoxamina fino a 300
mg/dì, ha continuato a presentare delle fluttuazioni tali da giustificare una
incapacità lavorativa duratura del 40%, come tuttora.

 

La sintomatologia che egli manifesta è
caratterizzata da sbalzi dell’umore e stati d’ansia generalizzata che si
presentano con una frequenza settimanale e che esacerbano la sintomatologia
algica già nota. Complessivamente detto quadro clinico ha una ripercussione
sulla capacità lavorativa del paziente in quanto si sente insicuro, lento e
meno affidabile.” (pag. 567/568 incarto AI)

 

                                         Il
24 febbraio 2016 i periti del CPAS hanno affermato:

 

" (…)

Ho preso visione dell’incarto che mi ha inviato su
supporto informatico e delle considerazioni espresse dal Dr. __________ nel suo
scritto dell’08.02.2016 forte di osservazione del decorso per 10 mesi dopo la
mia valutazione peritale. Sulla presa di posizione differente da quella da me
espressa in perizia non entro e non trovo nello scritto del collega elementi
clinici che la motivino e supportino ma si tratta evidentemente di una
differente valutazione. Mi permetto di aggiungere che il Dr. __________ nel suo
scritto non parla di un ulteriore peggioramento del quadro nonostante riferisca
(come sua diversa valutazione) una IL in attività confacente del 30% a marzo
2015 e successivamente una IL aumentata al 40% che perdurerebbe a tutt’oggi
nonostante l’incremento della farmacoterapia.

Per quello che riguarda il fatto che il curante nel
corso della telefonata a margine della perizia del 01.04.2015 avesse affermato
che prospettava un recupero nel medio e non nel breve termine evidentemente non
ci siamo compresi appieno anche se sono solito appuntare immediatamente dopo la
telefonata il contenuto del colloquio.

Per quanto riguarda lo sviluppo successivo concordo
comunque con lei che solo una valutazione dello status attuale e del decorso
sia opportuna; (…)” (pag. 574 incarto AI)

 

                                         Il
14 marzo 2016 il dr. med. __________ ha affermato:

 

" (…)

Come già informato nel mio scritto del 08.02.2016
(vedi allegato), lo stato del signor RI 1, sebbene abbia manifestato un
miglioramento clinico con una riduzione degli stati d’ansia (al suo tempo
frequenti), un alzamento del tono dell’umore e una diminuzione degli stati in
cui manifestava una sintomatologia somatica florida (dolore lombare, dolore
agli arti inferiori, sensazione di crampi addominali), tuttavia il quadro non
ha presentato una totale remissione come avevo prospettato nel mio rapporto del
27.10.2014.

 

Sul piano delle attività che egli svolge regolarmente
presso la ditta __________, si evidenzia una diminuzione della resistenza, un
affaticamento psicofisico, una diminuzione della sua capacità decisionale, una
diminuita capacità di concentrazione, dell’attenzione e del ritmo lavorativo.

 

Sul piano clinico presenta una ruminazione di
pensieri di tipo ossessivo (pensieri ricorsivi e coatti) a tematica
pessimistica e d’insicurezza riguardo al proprio futuro. Queste idee emergono
quotidianamente in modo improvviso e permangono per alcune ore durante la giornata
provocando in lui uno stato di blocco e rallentamento del pensiero, oppure una
somatizzazione algica.

(…)

Ritengo che il quadro clinico segue un decorso
fluttuante e che complessivamente la sua incapacità lavorativa rimane nella
misura del 40% sia in una attività confacente che nella sua attività abituale.
Per quanto riguarda la prognosi sono del parere che si tratta di un quadro
resistente al trattamento e che si prospetta una sua incapacità lavorativa
parziale a lungo termine.” (pag. 582/583 incarto AI)

 

                                         Il
27 aprile 2016 i periti del CPAS hanno redatto una perizia psichiatrica di
decorso, dalla quale emerge:

 

" (…)

6.   DIAGNOSI (ICD-10)

 

6.1 Diagnosi con ripercussioni sulla capacità
di lavoro

 

Sindrome depressiva ricorrente ultimo episodio
depressivo medio-grave in parziale remissione (F33.41).

 

(…)

 

7.   DISCUSSIONE

 

L’esame clinico dell’attuale valutazione di decorso
appare essere del tutto sovrapponibile a quello del marzo 2015; l’assicurato
continua a presentare oscillazioni infradiane dell’umore e una polarizzazione
ideica sul somatico ma riesce comunque a gestire la propria attività
lavorativa, riesce a mantenere contatti con l’esterno e a rapportarsi con i
diversi professionisti che afferiscono alla __________. Ha mantenuto le stesse
mansioni di gestione quotidiana sia della manutenzione che delle pulizie e
anche la pianificazione, anche dopo che la moglie è ritornata a lavorare. Anche
al domicilio condivide pienamente con lei la gestione della figlia e della casa
e anche i rapporti appaiono essere migliorati dopo essere stati messi alla
prova negli anni precedenti anche se faticano (…) L’umore appare sub deflesso e
ancora fluttuante anche se non sono presenti anedonia e apatia ma
prevalentemente una maggiore insicurezza e un continuo raffronto con la
spigliatezza e prontezza che aveva mostrato negli anni in cui lavorava alla __________.
Tali confronti con il funzionamento passato tendono a portare l’assicurato ad
un vissuto soggettivo di malessere che tuttavia non ha correlati obiettivi in
sintomi che possano giustificare la diagnosi categoriale di un disturbo
depressivo endogeno. Nonostante questo, il fatto che permanga una lieve
sintomatologia depressiva, che sia palpabile il permanere di uno stato di
tensione con prevalente scarico dell’ansia a livello somatico, che perdurino,
anche se in modo minore rispetto al passato e sovrapponibile alla precedente
valutazione, periodi di maggior polarizzazione ideica e ricorso ad indagini
tese a chiarire l’origine del malessere e potenzialmente a recuperare lo stato
precedente, permettono di considerare l’episodio depressivo non ancora
completamente risolto. Questo nonostante una farmacoterapia a dosaggi adeguati
svolta per gran parte dell’anno con una breve interruzione. (…)

 

La volontà di diventare monitore di Nordic walking
anche per conciliate il benessere derivante dall’esercizio associa la
possibilità di reperire clientela (indice di capacità di progettazione) ma
anche ad una autostima evidente non del tutto compromessa (l’attività di
monitore comporta comunque il ritenersi ancora in grado di organizzare e
supervisionare gli altri). Non sono presenti inoltre idee di colpa e indegnità
o di rovina, né idee autolesive, né rallentamento motorio o riduzione
dell’appetito e della libido ma sostanzialmente è la componente di ansia
somatica a permanere ed a polarizzare l’ideazione, anche se il suo influsso
sulla capacità lavorativa, come dimostra la capacità di far fronte agli impegni
attuale sia come orario che come rendimento, appare molto limitato presso la __________.
Tengo a ricordare come il mandato peritale sia quello di valutare la capacità
lavorativa, anche in base alle risorse e ai limiti dettati da una patologia
codificabile secondo un sistema di classificazione internazionale; sebben
l’assicurato presenti ancora una sintomatologia questa è del tutto
sovrapponibile alla valutazione precedente in cui mi sembra che già si fosse
motivato sulla base dell’esame clinico del mini ICF il perché si ritenesse
giustificata una IL del 50% nell’attività abituale di direttore della __________
e del 10% nell’attività già allora svolta presso la __________.

 

(…)

 

Confermo, come già sottolineato nella precedente
perizia che uno dei criteri di esclusione del disturbo da dolore somatoforme
sia la sua comparsa prevalentemente all’interno di episodi depressivi e, dal
momento che non ritengo pienamente risolto l’ultimo episodio, considero tale
sintomatologia all’interno di una manifestazione patomorfica del disturbo in un
soggetto con tratti di personalità con caratteristiche di rigidità, alta
competitività, senso del dovere e di urgenza e pressione del tempo che
corrispondono alla personalità A secondo Rosenman e Friedman. Di questo
comunque si era tenuto conto sia nella precedente che nell’attuale perizia
nella valutazione dell’incapacità lavorativa.

 

(…)

 

Conclusioni

In conclusione non si sono verificati peggioramenti
né miglioramenti del quadro clinico rispetto alla precedente valutazione
dell’aprile 2015, pertanto ribadisco il permanere di una IL del 50%
(diminuzione del rendimento) in qualità di direttore della __________ e del 10%
(diminuzione del rendimento) presso la __________ da considerarsi attività
adeguata. (…)

Non ritengo attualmente medicalmente indicati
interventi di integrazione professionale.

La prognosi appare lievemente peggiore rispetto alla
stima precedente per cui, anche se non si esclude un ulteriore recupero della
capacità lavorativa, i questo dovrà essere valutato nel medio periodo (un paio
di anni). Consiglio di effettuare in associazione alla farmacoterapia una
psicoterapia mirata, attraverso la tecnica EMDR, anche se non mi è possibile
stimare se ciò potrà avere ripercussioni anche sulla capacità lavorativa.”
(pag.594 e seguenti incarto AI)

 

                                         Il
25 novembre 2016 il curante, dr. med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, ha affermato:

 

" (…)

Il Dr. med. __________ ha visitato il signor RI 1 in
data 21 e 27.04.2016 nell’ambito di una rivalutazione del decorso del quadro
psicopatologico. Dopo una dettagliata descrizione dello stato clinico, egli
nelle sue conclusioni conferma la sua posizione riguardante il grado
d’incapacità lavorativa del mio paziente, ossia una incapacità lavorativa nella
misura del 50% per la precedente attività presso la ditta __________ e di una
incapacità lavorativa nella misura del 10% nella sua attuale attività presso la
ditta __________.

 

Al contrario del parere del Dr.med. __________, dal
mio punto di vista ribadisco che il mio paziente ha manifestato un
miglioramento clinico lento e progressivo che detto cambiamento sia da essere
situato solo a partire dal 01.01.2015 con una incapacità lavorativa del 40% e
poi a partire dal 01.03.2015 nella misura del 30% (stato clinico che coincide
con il momento in cui il collega ha visitato il signor RI 1 per la prima
volta).

 

Inoltre osservo che il decorso clinico del mio
paziente segue un andamento fluttuante e che fino al momento delle valutazioni
eseguite dal collega nel mese di aprile 2016 erano evidenti i periodi di
oscillamento della sintomatologia nonostante le terapie in atto.

Sebbene si erano ridotti gli stati d’ansia (a suo
tempo frequenti), si riscontrava un innalzamento del tono dell’umore e una
diminuzione degli stati in cui si manifestava una sintomatologia somatica
florida (dolore lombare, dolore agli arti inferiori, sensazione di crampi
addominali), tuttavia il quadro non ha presentato un assestamento tale da poter
giustificare un miglioramento duraturo e sostanziale. Ancora sul piano clinico
presenta una ruminazione di pensieri di tipo ossessivo (pensieri ricorsivi e
coatti) a tematica pessimistica e d’insicurezza riguardo al proprio futuro.
Queste idee emergono quotidianamente in modo improvviso e permangono per alcune
ore durante la giornata provocando in lui uno stato di blocco e rallentamento
del pensiero, oppure una somatizzazione algica. Per questo motivo anche nella
mia valutazione del decorso inviata all’Ufficio AI del 14.03.2016 ritenevo che
il mio paziente presentasse una incapacità lavorativa nella misura del 40%.

 

Va ricordato che seguo il paziente con una frequenza
regolare (ogni tre settimane) e che egli non solo si è mostrato da sempre
collaborante al trattamento propostogli ma ha messo in atto numerose strategie
terapeutiche per mitigare la sua sofferenza psicofisica quale: agopuntura,
yoga, costellazioni famigliari, trattamento chiropratico, massaggio medicale,
dieta ed esercizi diversi. Da un punto di vista farmacologico segue un
trattamento con Fluvoxamina 100 mg 0-0-0-3. E da tre mesi in trattamento EMDR
presso la Dr.ssa __________, medico psichiatra, come consigliato dal dr.med. __________.

 

Sul piano dell’attività che egli svolge regolarmente
presso la ditta __________, si evidenzia una diminuzione della resistenza, un
affaticamento psicofisico, una diminuzione della sua capacità decisionale, una
diminuita capacità di concentrazione, dell’attenzione e del ritmo lavorativo.

Ritengo che il quadro lavorativo segue un decorso
fluttuante e che complessivamente la sua incapacità lavorativa rimane nella
misura del 40%, nella sua attività attuale presso la ditta __________ e del 50%
presso la ditta __________. Per quanto riguarda la prognosi sono del parere che
si tratta di un quadro resistente al trattamento e che si prospetta una sua
incapacità lavorativa parziale a lungo termine” (doc. VI)

 

                                         Il
15 dicembre 2016 il medico SMR, dr. med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, ha affermato:

 

" (…)

Faccio innanzi tutto presente che l’assicurato è
stato peritato nel novembre 2011 (visita fiduciaria del Dr. __________ per __________),
nel marzo aprile 2015 dal CPAS, Dr. __________, infine ancora dallo stesso Dr. __________
per il CPAS nell’aprile 2016.

Nell’ultima sua valutazione il Dr. __________ ha
riscontrato uno status psichico rispettivamente risorse disponibili non
significativamente diverse dalla sua stessa precedente perizia. 

Pur non escludendo a priori un decorso fluttuante
dei sintomi, ben 4 osservazione tra il 2015 e il 2016 hanno portato a rilevare
risorse e limiti praticamente invariati.

Quanto ritiene il Dr. __________ si inserisce
pertanto in un diverso apprezzamento dello psichiatra curante dello status
osservato dal Dr. __________, il quale concorda con il curante che permane un
certo livello d’inabilità lavorativa di lunga durata maggiormente marcata
nell’ambito lavorativo in cui l’assicurato ha maggiori responsabilità.

In conclusione, non emergono elementi nuovi
rispettivamente modificazioni significative di fatti noti che permettano di
modificare la precedente presa di posizione SMR.” (doc. VIII/1)

 

                               2.4.   Per
poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di
ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261;
115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1
pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili.

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a e
122 V 160 consid. 1c).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio
delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi: cfr. DTF 136 V 376.

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e
di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al
3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di
accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

 

                                         In
una sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56,
pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici
regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un
rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è
stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicurato (cfr. anche
sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010).

 

                                         Tuttavia,
nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla
concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi
su tali rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con
riferimenti, in particolare, alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

 

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo
di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola
fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
9C_757/2016 del 10 febbraio 2017 consid. 4.2; 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012;
8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del
23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc); Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag. 398) e che il solo
fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, consid. 5.3).

 

                               2.5.   Va
ancora rammentato che, secondo la giurisprudenza federale, per l’assicurazione
invalidità non è importante la diagnosi ma le sue conseguenze sulla capacità
lavorativa (in argomento STF 9C_49/2012 del 12 luglio 2012 consid. 6 con
riferimenti) e che non spetta alla giurisdizione delle assicurazioni sociali
decidere su divergenze mediche scientifiche ma unicamente di stabilire nel caso
concreto il diritto alle prestazioni secondo le circostanze e tenuto conto
delle opinioni mediche (cfr. STF 8C_874/2011 del 20 gennaio 2012 consid. 5.2 e
rinvio alla DTF 134 V 231 consid. 5.3 pag. 234; cfr. sentenza 32.2016.23 del 15
marzo 2017).

                                         Non
è dunque possibile trarre delle conclusioni sulla capacità lavorativa solo
sulla base delle diagnosi poste.

                                         

                                         Va
qui segnalata la STF 9C_55/2016 del 14 luglio 2016 nella quale il TF ha
sviluppato la seguente considerazione: “(…) Il est
vrai que le Tribunal fédéral fait généralement preuve de réserve avant de
reconnaître le caractère invalidant d'un trouble de la lignée dépressive. Il a
notamment précisé récemment que les troubles légers et moyens de la lignée
dépressive, qu'ils soient récurrents ou épisodiques, ne peuvent être considérés
comme des atteintes à la santé à caractère invalidant que dans les situations
où ils se révèlent résistants aux traitements pratiqués, soit lorsque
l'ensemble des thérapies (ambulatoires et stationnaires) médicalement indiquées
et réalisées selon les règles de l'art, avec une coopération optimale de
l'assuré, ont échoué. Ce n'est que dans cette hypothèse - rare, car il est
admis que les dépressions sont en règle générale accessibles à un traitement -
qu'il est possible de procéder à une appréciation de l'exigibilité sur une base
objectivée, conformément aux exigences normatives fixées à l'art. 7 al. 2, 2e
phrase, LPGA (ATF 140 V 193 consid. 3.3 p. 197 et les références; voir
également arrêts 9C_146/2015 du 19 janvier 2016 consid. 3.2 et 9C_13/2016 du 14
avril 2016 consid. 4.2). Cette jurisprudence a pour corollaire qu'une
évaluation médicale portant sur le caractère invalidant de troubles de la
lignée dépressive doit reposer non seulement sur un diagnostic constaté selon
les règles de l'art, mais également sur une description précise du processus
thérapeutique (y compris le traitement pharmacologique) et sur une évaluation
détaillée de l'influence d'éventuels facteurs psychosociaux et socioculturels
sur l'évolution et l'appréciation du tableau clinique. (…)” (STF
9C_55/2016 del 14 luglio 2016 consid. 4.2).

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata dalla sentenza 8C_814/2016 del 3 aprile 2017,
destinata a pubblicazione (cfr. anche sentenza 8C_5/2017 dell’11 aprile 2017,
consid. 5.2; sentenza 8C_34/2017 del 12 aprile 2017, consid. 4.3), dove il TF,
al consid. 5.3.2, ha riaffermato il medesimo concetto, evidenziando che per
l’Alta Corte, con riferimento alla sentenza 8C_444/2016 del 31 ottobre 2016
(consid. 6.2.2), una visita presso lo psichiatra ogni 2 o tre settimane è
insufficiente nell’ambito di una terapia efficace in caso di depressione:

 

" (…)

Unter den gegebenen Umständen ist es entgegen der
Ansicht der Versicherten unbehelflich, dass der psychiatrische Experte die
Chronifizierung der depressiven Störung attestierte. Denn nach der
Rechtsprechung gelten leichte bis mittelschwere psychische Störungen grundsätzlich
als therapeutisch angehbar (SVR 2016 IV Nr. 29    S. 88 E. 4.2,
9C_340/2015); erweisen sich leichte und mittelgradige depressive Störungen
ausnahmsweise als therapieresistent, stellen sie nur dann einen
invalidisierenden Gesundheitsschaden dar, wenn eine konsequente Therapie in dem
Sinne erfolgte, dass die aus fachärztlicher Sicht zumutbaren (ambulanten und
stätionären) Behandlungsmöglichkeiten in kooperativer Weise optimal und
nachhaltig ausgeschöpft wurden (SVR 2016 IV Nr. 52 S. 176 E. 4.2 mit Hinweisen,
9C_13/2016). Die vorinstanzliche Feststellung, wonach die monatliche Behandlung
wenig intensiv sei und damit von einer psychotherapeutischen Behandlung in
nützlicher Kadenz nicht die Rede sein könne, ist zutreffend. Denn nach der
bundesgerichtlichen Rechtsprechung ist ein Termin alle zwei bis drei Wochen für
eine konsequente Depressionstherapie ungenügend (Urteil 8C_444/2016 vom 31.
Oktober 2016      E. 6.2.2; vgl. auch SVR 2016 IV
Nr. 51 S. 173 E. 5.3.2 [8C_131/2016], wo die Vorinstanz es offen liess, ob eine
Behandlung alle 14 Tage ausreiche, das Bundesgericht die Therapieresistenz
hingegen v.a. wegen der zweimalig erreichten Verbesserungen als fraglich hielt,
und Urteil 8C_399/2016 vom 24. August 2016 E. 5.3, wo die Empfehlung des
Experten zur Weiterführung der bisherigen Therapie u.a. als Hinweis auf die
fehlende Therapieresistenz gewertet wurde). Somit ist im vorliegenden Fall, in
welchem die Versicherte bloss eine Konsultation pro Monat beim Externen
Psychiatrischen Dienst ihres Wohnkantons besucht und der psychiatrische Experte
zwar eine Chronifizierung, nicht aber eine Therapieresistenz festhält, kein
invalidisierender Gesundheitsschaden erstellt. An diesem Ergebnis ändert auch
der Umstand nichts, dass der psychiatrische Gutachter Aggravation und
Verdeutlichungstendenzen klar verneinte.”

 

                               2.6.   In
concreto l’insorgente contesta la perizia del CPAS del 9 aprile 2015 e il
successivo referto di decorso del 27 aprile 2016 nella misura in cui conclude
per un’incapacità lavorativa, in attività adatte, del 25% dal mese di ottobre
2014 (e del 10% da aprile 2015), sostenendo che, conformemente a quanto
accertato dal medico curante, dr. med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, l’incapacità lavorativa sarebbe del 50% dal mese di ottobre al
mese di dicembre 2014, del 40% in gennaio e febbraio 2015, del 30% dal mese di
marzo 2015, per poi assestarsi al 40% (doc. I).

 

                                         Nel
caso di specie, questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio i
referti del dr. med. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia,
capo clinica del CPAS, sottoscritti anche dalla dr.ssa med. __________, FMH psichiatria
e psicoterapia, __________ del CPAS e confermati dai medici SMR, dr. med. __________
(pag. 609 e seguenti incarto AI) e dr. med. __________ (doc. VIII/1).

 

                                         Tali valutazioni sono da
considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri
giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. 

                                         I periti si sono espressi
su tutte le patologie lamentate dall’assicurato, hanno esaminato accuratamente
tutta la documentazione messa loro a disposizione ed hanno valutato la capacità
lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalle visite
effettuate presso di loro.

                                         Ai referti va attribuita
piena forza probante. 

 

                                         Nel merito il dr. med. __________,
che ha visitato l’insorgente il 26 e 31 marzo 2015 (pag. 465 incarto AI),
nonché il 21 e 27 aprile 2016 (pag. 594 e seguenti incarto AI), ha spiegato
dettagliatamente le ragioni per le quali ha posto la diagnosi di sindrome
depressiva ricorrente, ultimo episodio depressivo medio-grave in parziale
remissione (F33.41), come il curante, escludendo invece quella di disturbo del
dolore somatoforme, posta sia dal curante che dal perito dell’assicurazione
malattie. Lo specialista ha in particolare evidenziato che non è soddisfatto il
criterio C della sindrome da somatizzazione secondo l’ICD 10 e meglio il “persistente
rifiuto di accettare il responso medico che non vi è un’adeguata causa somatica
alla base dei sintomi” (pag. 484 incarto AI), poiché l’interessato, pur
rivolgendosi a diversi specialisti nella ricerca di una causa organica ai suoi
mali, ha accettato le loro diagnosi ed il fatto che vi possa essere una causa
psicogena dei sintomi, cercando di sottoporsi non solo a trattamenti
psicologici e terapeutici, ma anche ad una serie di interventi complementari.
Il dr. med. __________ ha poi rilevato che è più corretto ritenere questa
sintomatologia quale “manifestazione clinica al pari dell’ansia somatica e
dei sintomi di ansia libera mostrati durante l’ultimo episodio depressivo”,
ciò che rappresenta “uno dei criteri di esclusione più comunemente usati
(criterio B ICD 10) per il disturbo da dolore somatoforme” (pag. 487
incarto AI). Lo specialista ha inoltre rammentato che il “fatto
che, anche attualmente, permanga una polarizzazione del pensiero è
comprensibile alla luce della struttura personologica dell’assicurato, seppur
ben differenziato, e delle sue difficoltà a trovare strategie adattive
pienamente efficaci ed il permanere, come sottolineato dal curante, di una
difficoltà nel mantenere l’unitarietà di psiche e soma, facilita lo scarico
dell’ansia con produzione di sintomi somatici. Peraltro, nel rapporto di
dimissione dalla clinica di __________ del novembre 2011, la diagnosi di
disturbo somatoforme era considerata come collaterale rispetto alla sindrome
depressiva ricorrente” (pag. 487 incarto AI).

                                         Non va del
resto dimenticato che l’insorgente non contesta la diagnosi posta dal perito,
bensì l’incapacità lavorativa accertata dal mese di ottobre 2014. 

 

                                         Sennonché,
anche su questo punto, lo specialista ha motivato approfonditamente le sue
conclusioni, spiegando le ragioni dell’evoluzione della patologia nel corso del
tempo. Nel referto del 9 aprile 2015 il dr. med. __________ ha rilevato che “l’evoluzione,
seppur molto lenta, di questo secondo episodio depressivo , senza dubbio più
grave e duraturo del precedente” verificatosi nel 2001-2002, “non fa
escludere un completo ripristino dello stato di salute nei prossimi 12-18 mesi
anche perché a partire dal maggio 2012, inizialmente in modo molto lento, si è
assistito ad un costante miglioramento sintomatologico che è andato di pari
passo con quello della capacità lavorativa” (pag. 487 incarto AI). Il
perito ha poi rilevato di concordare con il medico SMR, dr. med. __________, “che
l’assicurato sia complementare ed in grado di supplire alla moglie, come
dimostra anche il fatto che, durante la sua assenza da settembre 2014 che
perdura anche ad oggi, egli porti avanti autonomamente e, evidentemente, con
sufficiente efficacia, il lavoro alla __________” (pag. 487 incarto AI). 

                                         Il 24
febbraio 2016 e nel successivo referto del 27 aprile 2016 il dr. med. __________
ha preso posizione sul certificato dell’8 febbraio 2016 del medico curante, dr.
med. __________, rilevando che quest’ultimo non apporta elementi medici
oggettivi che possano sovvertire le conclusioni peritali e motivando,
approfonditamente ed in maniera convincente, le ragioni delle sue conclusioni
circa l’evoluzione dell’incapacità lavorativa (pag. 574 e 594 e seguenti
incarto AI). 

                                         Il perito ha
rammentato, con riferimento al precedente referto, che stando “agli elementi
anamnestici raccolti, l’ulteriore miglioramento oltre il 50% si può datare
proprio dopo l’aprile 2014 quando l’assicurato ha goduto, da giugno a novembre
di quell’anno, di un aiuto alla disoccupazione per mantenere un lavoro presso
la __________ e vi è stato da allora un costante e lieve ma sensibile
miglioramento come dimostra il fatto che la frequenza delle visite del curante
era diminuito dall’aprile 2014 e, ancor più, da settembre 2014, da quando cioè
la moglie aveva abbandonato il lavoro perché a termine della gravidanza e
l’assicurato si è maggiormente attivato alla __________, per la quale ha
sviluppato idee e progetti anche se, a suo dire, deve sempre costantemente
differenziare l’attività perché presenta ancora dolori”. Il dr. med. __________
ha poi sottolineato come “né la psicologa __________ né il Dr. __________
rilevano nei loro rapporti dell’ottobre-novembre 2014 la presenza di
sintomatologia francamente depressiva, così come anche nell’attualità,
l’episodio depressivo appare in seppur parziale remissione, anche perché, a
partire da febbraio 2015, la nuova curante generalista ha, in accordo con il
Dr. __________, provveduto ad inserire in terapia un antidepressivo come la
Fluvoxamina 100mg/die che l’assicurato ricorda di aver già assunto in passato,
che avrebbe favorito, nel corso dell’ultimo mese, un ulteriore miglioramento
con maggior controllo delle crisi d’ansia e maggior attivazione anche se, già
durante l’inverno, si era notato un ripristino seppur parziale delle attività
sciistiche” (pag. 596 incarto AI). Il perito ha poi affermato che l’esame
clinico della valutazione di decorso dell’aprile 2016 appare sovrapponibile a
quello del marzo 2015 e l’insorgente, pur presentando oscillazioni infradiane
dell’umore e una polarizzazione ideica sul somatico, riesce comunque a gestire
la propria attività lavorativa, a mantenere contatti con l’esterno e a
rapportarsi con i diversi professionisti che afferiscono alla __________.
L’interessato ha mantenuto le stesse mansioni di gestione quotidiana sia al
lavoro che a domicilio. “Non sono presenti inoltre idee di colpa e indegnità
o di rovina, né idee autolesive, né rallentamento motorio o riduzione
dell’appetito e della libido ma sostanzialmente è la componente di ansia
somatica a permanere ed a polarizzare l’ideazione, anche se il suo influsso
sulla capacità lavorativa, come dimostra la capacità di far fronte agli impegni
attuale sia come orario che come rendimento, appare molto limitato presso la __________”
(pag. 606 incarto AI). Lo specialista ha quindi accertato che rispetto al
precedente quadro clinico non si sono verificati peggioramenti né miglioramenti
e quindi l’incapacità lavorativa del 10% in attività leggere è confermata.

 

                                         I certificati del medico curante, dr. med. __________, FMH psichiatria
e psicoterapia, non sono atti a sovvertire le convincenti conclusioni peritali.
Lo specialista si limita a contrapporre la sua opinione a quella del perito
senza tuttavia apportare elementi medici oggettivi di novità, non presi in
considerazione dal dr. med. __________, che possano mettere in discussione le
motivate ed approfondite valutazioni del CPAS. 

 

                                         A questo
proposito il TF ha più volte avuto l’occasione di ribadire che la
differente valutazione medica tra il medico che prende in cura l’assicurato e
il perito è spiegabile con la diversità degli incarichi assunti (a scopo di
trattamento piuttosto che di perizia: cfr. sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre
2013 consid. 3.2, sentenza 9C_151/2011 del 27 gennaio 2012, cfr. anche sentenza
9C_949/2010 del 5 luglio 2011, nonché sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre
2010). 

                                         Al ricorrente va
ugualmente ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (cfr. ad esempio sentenza citata 9C_721/2012 consid. 4.4 con
riferimento; sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2). Anche
perché il medico curante, che vede il proprio paziente quando il disturbo si
trova in una fase acuta, tende a farsi un'idea diversa della gravità del danno
alla salute rispetto al perito il cui esame invece non si focalizza sulla
necessità di cura in un dato momento (sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre
2013, consid. 3.2; SVR 2008 IV n. 15 pag. 43 consid. 2.2.1 [I 514/06]).

 

                                         Con sentenza 9C_757/2016
del 10 febbraio 2017 il TF ha rammentato, al consid. 4.2, che “il fatto che
il medico curante la segua da più tempo non è un criterio ritenuto dalla
giurisprudenza per apprezzare il valore probatorio di un rapporto valetudinario
(cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 352 con riferimenti)” e che “al
contrario, la prassi prevede che, di principio, deve essere considerato con la
necessaria prudenza l’avviso dei medici curanti a causa dei particolari legami
che essi hanno con il paziente (cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/cc pag. 353), per
cui, secondo esperienza comune, il medico curante tende generalmente, in caso di
dubbio, a pronunciarsi in favore del proprio paziente in ragione del rapporto
di fiducia che lo unisce a quest’ultimo”.

 

                                         Circa
l’asserita fluttuazione dello stato di salute evidenziato dal curante, da
ultimo nel referto del 25 novembre 2016 (doc. VI), va rilevato che ciò che è
intrinseco alla patologia di cui è affetto l’insorgente e di cui il perito,
come già detto, ha tenuto conto. 

 

                                         Del resto,
anche il medico SMR, dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha
rilevato che, “pur non escludendo a priori un decorso fluttuante dei
sintomi, ben 4 osservazioni tra il 2015 e il 2016 hanno portato a rilevare
risorse e limiti praticamente invariati. Quanto ritiene il Dr. __________ si
inserisce pertanto in un diverso apprezzamento dello psichiatra curante dello
status osservato dal Dr. __________, il quale concorda con il curante che
permane un certo livello d’inabilità lavorativa di lunga durata maggiormente
marcata nell’ambito lavorativo in cui l’assicurato ha maggiori responsabilità”
(doc. VIII).                                        

 

                                         A
proposito del medico SMR non va dimenticato che per l’art. 59
cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali sono a disposizione degli
uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni,
stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI
secondo l'articolo 6 LPGA - di esercitare un'attività lucrativa o di svolgere
le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono
indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.

                                         Scopo e
senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurati-ve, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni dell’SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in
SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti). 

 

                                         Quanto alla
circostanza che il ricorrente ha rilevato, in via abbondanziale, di soffrire
delle conseguenze fisiche di due ernie del disco che gli impedirebbero
segnatamente di stare seduto per periodi prolungati va evidenziato da una parte
che nel rapporto finale del medico SMR del 3 maggio 2016 se ne è tenuto conto.
Tra le diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa figura infatti lo “stato
dopo intervento per ernia del disco intervertebrale a L4-L5 nel 2012 senza
recidiva” (pag. 609 incarto AI). 

                                         L’assicurato
da parte sua in sede ricorsuale non ha prodotto alcun certificato medico
specialistico in ambito reumatologico/neurologico circa la presenza di una
patologia invalidante.

 

                                         Se è vero che la procedura
dinanzi al Tribunale delle assicurazioni sociali è retta dal principio inquisitorio
ed il Tribunale accerta d'ufficio, con la collaborazione delle
parti, i fatti rilevanti per il giudizio, assume le prove necessarie e le
apprezza liberamente (cfr. art. 61 LPGA), d’altra parte questo principio
non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle
parti di collaborare (DTF 125 V 195 consid. 2 con
riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; Meyer, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in: Basler Juristische Mitteilungen
(BJM) 1989 pag. 12; Spira, Le
contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale, in:
Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16; Kurmann, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz, in: Luzerner Rechtsseminar 1986,
Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pagg. 5 segg.). Questo obbligo
comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si
avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente
richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati:
in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze
dell'assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg.
158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; Beati in: Relazioni tra diritto civile e
assicurazioni sociali, Lugano 1993, pag. 1 seg).

L'obbligo di accertamento d'ufficio dei fatti,
correlato dal dovere di collaborazione delle parti, non rende comunque privo d'efficacia
il principio secondo cui l'onere della prova incombe alla parte che da
un fatto deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso di mancata
prova. L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga
altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui
asserita deve fornirne la prova. 

 

                                         In concreto in assenza di
qualsiasi certificato medico specialistico in ambito reumatologico/neurologico
che attesti la presenza di una patologia invalidante, non si giustifica la
necessità di ulteriori accertamenti.

 

                                         Alla
luce di tutto quanto sopra esposto questo Tribunale deve concludere che quanto
accertato dal perito del CPAS, dr. med. __________ e confermato dai medici SMR,
dr. med. __________ e dr. med. __________, va tutelato.

 

                                         Alla luce della
documentazione medica agli atti il TCA rinuncia di conseguenza all’allestimento
della perizia richiesta.

 

                                         Va qui rammentato che
conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare
d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223
consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale
modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                               2.7.   Alla luce di tutto quanto
sopra esposto, in attività adatte e confacenti al suo stato di salute
l’insorgente, dopo il periodo di totale incapacità lavorativa durante il quale
è stata riconosciuta una rendita intera, va ritenuto incapace al lavoro al 50%
dal 1° giugno 2012 all’aprile 2014, al 40% dal maggio 2014 al settembre 2014,
al 25% dall’ottobre 2014 al marzo 2015 ed al 10% dall’aprile 2015 (cfr. anche
decisione impugnata, doc. A). 

 

                                         Occorre ora stabilire
il grado d’invalidità.

 

                               2.8.   Per quanto concerne il
reddito da valido, il ricorrente non censura la qualifica di dipendente, ma contesta
la presa in considerazione del salario di fr. 76'180 da ultimo conseguito quale
direttore della __________ ed afferma di essere titolare sia di un diploma
cantonale di capo posatore diplomato ASLT, sia di un diploma federale di
maestro posatore di pavimenti.  Egli evidenzia che il salario di maestro
posatore a livello federale ammonta a fr. 6'300 al mese, mentre a livello
cantonale il CCL prevede un importo di fr. 5'803, ma non contempla la categoria
di maestro posatore per la quale occorre aggiungere un importo di fr. 1'000. Il
salario da valido va dunque fissato in fr. 88'439. 

                                         Subordinatamente ritiene
che occorre prendere in considerazione il reddito mensile di maestro posatore
di fr. 6'300 al mese, ossia fr. 81'900 all’anno. In ogni caso, anche volendo
prendere in considerazione il reddito da ultimo conseguito per il lavoro svolto
per la __________, secondo l’insorgente occorre ancora aggiungere “diversi
benefici in natura dipendenti dal fatto che egli lavorava come dipendente della
ditta riconducibile alla sua famiglia”. 

                                         

                            2.8.1.   Con sentenza 9C_348/2016 del 7
dicembre 2016 il TF ha rammentato che:

 

" (…)

Per determinare il reddito ipotetico conseguibile
dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido),
occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente
all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado
di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue
capacità professionali e delle circostanze personali (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1
pag. 224 con riferimento). Tale reddito dev'essere determinato nel modo più
concreto. 

 

3.2.2. Di regola ci si
fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del
danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Questo
perché normalmente, in base all'esperienza comune, la persona interessata
avrebbe continuato la precedente attività in assenza del danno alla salute (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1
pag. 224; SVR 2009 IV n. 34 pag. 95, sentenza 9C_24/2009 del 6 marzo 2009,
consid. 3.2 con riferimenti). 

 

3.2.3. Tuttavia, in
circostanze particolari ci si può scostare da questo valore e ricorrere ai dati
statistici risultanti dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS)
edita dall'Ufficio federale di statistica (cfr. DTF 134 V 322 consid. 4.1
pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1
pag. 224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora non fosse
possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico,
segnatamente qualora dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima
attività professionale dell'assicurato o se l'ultimo salario percepito non
corrispondesse manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di
conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di persona valida; ad esempio se
l'assicurato, prima di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro,
si trovava in disoccupazione o percepiva una remunerazione inferiore alle
usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui
il posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno
alla salute non esiste più al momento determinante della valutazione
dell'invalidità (cfr. sentenza 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2 con
riferimenti).

 

(…)

 

5.1. Nel caso concreto
emerge chiaramente dagli accertamenti operati dalla Corte cantonale che il
ricorrente, diplomato in Italia quale meccanico di veicoli, in seguito è stato
attivo come autista e operaio tuttofare all'estero ed è giunto in Svizzera nel
2000, dove ha lavorato quale operaio su cantieri del sottosuolo, svolgendo
molteplici mansioni: autista di veicoli pesanti e operaio tuttofare fino al
2002, in seguito come operaio generico addetto ai cantieri del sottosuolo; nel
2008 segue un corso professionale sul brillamento di mine in galleria, ossia
acquisisce la formazione di fuochino. Dopo l'infortunio del 2006 egli ha
ripreso il lavoro sui cantieri dovendolo però interrompere più volte a causa di
ricadute d'ordine medico. La riformazione professionale non è andata a buon
fine, avendola quest'ultimo in fine rifiutata. 

 

5.2. Alla luce di questi fatti
si deve ritenere che il reddito da valido non poteva essere determinato in
maniera attendibile come lo richiede la giurisprudenza (cf. consid. 3.2.1 e
3.2.2), anche perché non vi sono indizi concreti relativi a un eventuale piano
di carriera. In assenza di elementi di base concreti ci si sarebbe dovuti
fondare su valori statistici (cfr. consid. 3.2.3), ovvero nel caso in rassegna
riferirsi al salario statistico più favorevole di fr. 77'103.- per il 2012
(cfr. consid. 4.1). Raffrontando tale reddito con quello da invalido di fr.
56'119.- ritenuto dal Tribunale cantonale (cfr. consid. 2.7 del giudizio
impugnato), non contestato dal ricorrente, si ottiene un grado di invalidità
del 27% che non dà diritto ad alcuna rendita. 

 

5.3. La censura secondo
cui la Corte cantonale avrebbe dovuto considerare il salario da ultimo
conseguito presso il Consorzio B.________, ovvero quello del 2010 (fr.
73'194.-), adeguandolo però sull'arco di tempo di 12 mesi e aggiornato al 2012
(fr. 98'018.07), non merita accoglimento, in quanto tale attività è stata
svolta solo per alcuni mesi e, come già menzionato, non può essere ritenuta
attendibile ai sensi della giurisprudenza sopra menzionata (cfr. consid. 3.2.2
e 3.2.3), considerato altresì che mai prima di allora il ricorrente aveva
ottenuto un salario del genere, ossia così elevato. Non vi è dunque arbitrio
(cfr. consid. 1) da parte della Corte cantonale che, su tale questione di fatto
(cfr. consid. 3.1), ha negato l'attendibilità dei dati postulati dal
ricorrente. 

 

5.4. Infine, anche la
richiesta del ricorrente di utilizzare quale salario da valido quello di
minatore fuochino, così come imposto dai contratti collettivi obbligatori e da
lui cifrato in fr. 103'944.- annui, non merita accoglimento. Come già
ampiamente rilevato in assenza di salari effettivamente realizzati, ossia se
non è possibile determinare il reddito da valido in modo concreto, si
utilizzano i dati statistici (cfr. consid. 3.2.3 con rinvii). In tale contesto,
il Tribunale federale delle assicurazioni ha avuto modo di stabilire che i
salari medi pagati in un settore hanno, di regola, la precedenza sulle
retribuzioni fissate nei contratti collettivi di lavoro (sentenze I 424/05 del
22 agosto 2006 consid. 4; I 450/04 del 6 ottobre 2005 consid. 5.1; I 475/01 del
13 giugno 2003 consid. 4.3 e I 379/84 del 2 aprile 1985 pubblicata in: RCC 1986
pag. 434 seg.). Inoltre, nel caso in rassegna, si rileva altresì che non vi è
alcuna dimostrazione che il ricorrente avrebbe effettivamente ottenuto
l'importo di fr. 103'944.- su cui vorrebbe che ci si fondasse. Il ricorrente,
in modo del tutto astratto, si è solo limitato a elencare tutti i possibili
supplementi salariali potenzialmente ottenibili nell'ambito dei lavori
sotterranei dalla CNM dell'edilizia: tale modo di procedere non merita di
essere seguito. (…)”

 

                                         Con sentenza 9C_710/2016
del 18 aprile 2017, in un caso relativo ad una revisione di una rendita, il TF
ha confermato quanto sopra e nel caso particolare ha affermato:

 

" (…)

4.3. Nel caso concreto non è
contestato il tipo di percorso, rispettivamente l'evoluzione professionale, che
il ricorrente avrebbe intrapreso (sul come trarre deduzioni supplementari dal
percorso professionale effettivamente svolto tra la determinazione della
rendita iniziale e la revisione in corso, cfr. sentenza 9C_33/2016 del 16
agosto 2016 consid. 7.1). Il disaccordo verte sull'evoluzione salariale in
tutte le sue componenti, incluse le modalità del suo aggiornamento. 

                               

Il ricorrente, pittore imbianchino dal 1972, ha
continuato a svolgere la sua attività lavorativa iniziale anche dopo il grave
infortunio agli arti inferiori, nei limiti funzionali stabiliti. È evidente che
in più di 40 anni d'attività, anche se dopo l'infortunio in modo ridotto e
benché non abbia ottenuto nessun certificato di formazione pratica, egli ha
potuto acquisire una solida esperienza professionale, di rilevante importanza
in un lavoro prevalentemente di natura manuale come quello di pittore
imbianchino. Non si giustifica pertanto nel caso di specie l'uso, che rimane
eccezionale, dei dati derivanti dal CCL di categoria in termini apodittici e
acritici. La grande esperienza lavorativa acquisita in 40 anni di attività
esclude l'utilizzo dei valori minimi previsti nel CCL di categoria. Ne consegue
che la determinazione del reddito da valido mediante i dati desumibili dal CCL
di categoria, così come menzionata dalla Corte cantonale, non può essere
seguita e il reddito da valido deve pertanto essere determinato in applicazione
dei dati forniti dalle statistiche salariali come risultano dall'inchiesta svizzera
sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale di statistica (di
seguito: ISS). (…)”

 

                                         Con sentenza 9C_33/2016
del 16 agosto 2016, citata nella sentenza 9C_710/2016 del 18 aprile 2017, e
sempre relativa ad una revisione, il TF ha rammentato:

 

" (…)

7.1. En ce qui
concerne tout d'abord le revenu sans invalidité, on rappellera qu'est
déterminant le salaire qu'aurait effectivement réalisé l'assuré sans atteinte à
la santé, selon le degré de la vraisemblance prépondérante. En règle générale,
on se fonde sur le dernier salaire réalisé avant l'atteinte à la santé, compte
tenu de l'évolution des circonstances à l'époque où est né le droit à la rente.
Au regard des capacités professionnelles de l'assuré et des circonstances
personnelles le concernant, on prend en considération ses chances réelles
d'avancement compromises par le handicap, en posant la présomption que l'assuré
aurait continué d'exercer son activité sans la survenance de son invalidité.
Des exceptions ne sauraient être admises que si elles sont établies au degré de
la vraisemblance prépondérante (ATF 139 V 28 consid. 3.3.2 p. 30; 135 V 58 consid. 3.1 p. 59 et la référence). 

Dans la procédure de révision, à la différence de
la procédure initiale à l'issue de laquelle le droit à la rente est déterminé
pour la première fois, le parcours professionnel effectivement suivi
entre-temps par la personne assurée est connu. Celui-ci permet éventuellement -
à la différence toujours de l'octroi initial de la rente - de faire des
déductions (supplémentaires) quant à l'évolution professionnelle et salariale
hypothétique sans atteinte à la santé. Pour examiner alors ce que la personne
assurée aurait atteint sur le plan professionnel et salarial sans atteinte à la
santé ou de quelle manière son salaire se serait développé, il faut tenir
compte de l'ensemble des circonstances survenues jusqu'au moment de la révision
(ATF 139 V 28 consid. 3.3.3.2 i. f. p. 31; arrêt 8C_564/2013 du 17 octobre 2013
consid. 6.1 et les références).

Selon la jurisprudence, il est aussi possible de
tirer du parcours professionnel de la personne invalide des conséquences quant
à l'évolution hypothétique qui serait survenue sans l'atteinte à la santé
lorsque la personne assurée a continué à exercer la même activité après
l'événement invalidant. On ne saurait toutefois, sans autres raisons, déduire
du succès d'une carrière professionnelle poursuivie après l'invalidité,
singulièrement d'une amélioration effective des revenus, que l'assuré aurait
aussi occupé une position semblable sans invalidité dans le domaine
professionnel habituel. Une telle évolution positive peut en effet résulter de
circonstances favorables indépendantes des compétences professionnelles de
l'assuré. Ce qui est déterminant, c'est l'ensemble des circonstances jusqu'au
moment de la révision. Si depuis la décision initiale de rente la personne
assurée a démontré des qualifications professionnelles particulières, que ce
soit en raison d'une formation continue ou d'un engagement important et que
cela a eu des répercussions sur le salaire d'invalide, il s'agit d'un indice
important que l'assuré qui a continué à exercer la même activité après
l'atteinte à la santé aurait connu une évolution équivalente s'il était resté
en bonne santé (RAMA 2005 n° U 533 p. 40 [U 339/03]; arrêts I 47/04 du 6
décembre 2004 consid. 1.2.2 et 9C_607/2012 du 17 avril 2013 consid. 3; voir
aussi arrêt 8C_255/2010 du 16 novembre 2010 consid. 2).”

 

                            2.8.2.   In concreto, dopo aver
lavorato dal 1982 al 1987 presso la __________ nella posa di pavimenti,
dapprima come apprendista poi come operaio e dal 1987 al 1993 presso la __________,
azienda di famiglia di cui l’interessato non è azionista, come operaio ed in
seguito quale operaio e capo operaio, l’insorgente è diventato direttore di
quest’ultima società dal 1993 al 2011, nonché, per il periodo dal 2008 al 2011,
anche amministratore (cfr. pag. 50 incarto AI). 

 

                                         Il ricorrente ha nel
contempo conseguito sia un diploma cantonale di capo posatore diplomato ASLT
(doc. C), sia un diploma federale di maestro posatore di pavimenti (doc. D).

 

                                         Dall’estratto conto
individuale risulta che l’insorgente sin dal 1997 e tranne nel 2002 (anno in
cui, come emerge dalla perizia del CPAS, è stato affetto da una depressione),
ha sempre conseguito salari soggetti a contribuzione attorno ai fr. 70'000 (fr.
70'630 nel 1997, fr. 71'630 nel 1998, fr. 70'159 nel 1999, fr. 73'830 nel 2000,
fr. 72'099 nel 2001, fr. 43'664 nel 2002, fr. 68'500 nel 2003, fr. 70'170 nel
2004, fr. 71'520 nel 2005, fr. 71'720 nel 2006, fr. 70'720 nel 2007, fr. 69'680
nel 2008), con l’eccezione del 2009, anno precedente il danno alla salute, quando
ha percepito fr. 76'180 (nel 2010, anno d’inizio dell’incapacità lavorativa:
fr. 58'162; cfr. doc. A; cfr. questionario del datore di lavoro del 28 marzo
2011, pag. 66 incarto AI), importo preso in considerazione dall’UAI quale
reddito da valido.

 

                                         Non vi sono pertanto
motivi per far riferimento ai salari fissati nei contratti collettivi di
lavoro, né occorre far capo ai dati statistici (cfr. sentenza 9C_348/2016 del 7
dicembre 2016 consid. 3.2.1 e seguenti).

                                         L’insorgente sostiene
tuttavia, in via subordinata, che all’ammontare di fr. 76’180 occorre
aggiungere “diversi benefici in natura dipendenti dal fatto che egli
lavorava come dipendente della ditta riconducibile alla sua famiglia” (doc.
I). 

 

                                         L’UAI afferma da parte sua
che l’interessato non avrebbe definito quale sarebbero i benefici in natura che
egli percepiva dalla __________ (cfr. da ultimo doc. VIII) e, con la decisione
impugnata, fa riferimento all’art. 25 cpv. 1 OAI per il quale sono considerati
redditi del lavoro secondo l’articolo 16 LPGA i redditi annui presumibili qui
quali sarebbero riscossi i contributi disposti dalla LAVS, esclusi tuttavia
(lett. a) le prestazioni del datore di lavoro per perdita di salario, cagionata
da infortuni o malattia, implicante un’incapacità lavorativa debitamente
comprovata, (lett. b) i componenti del salario per i quali il lavoratore non
può fornire, come esperito, nessuna controprestazione a causa della limitata
capacità al lavoro, (lett. c) le indennità di disoccupazione, le indennità per
perdita di guadagno (LIPG) le indennità giornaliere dell’assicurazione
invalidità.

 

                                         Ora, nel rapporto
d’inchiesta per l’attività professionale indipendente esperita il 15 luglio
2014 (pag. 370 e seguenti incarto AI), l’ispettrice, dopo aver esaminato anche
il certificato di salario dell’interessato, ha affermato che “il reddito
indicato dal datore di lavoro nel questionario è di fr. 76'180.-; a questa
cifra è necessario aggiungere anche la quota per rappresentanza (fr. 8'400.-
non assoggettati) indicata da certificato di salario, che l’assicurato ha
confermato, durante l’incontro, essere uno dei bonus attribuiti alla sua
posizione dirigenziale. Il reddito senza invalidità ammonta così a fr. 84'580”
(pag. 376 incarto AI). A questo proposito, dal riassunto allestito in data 25
aprile 2014 da una funzionaria dell’UAI, emerge, circa l’attività esercitata
per la __________, che “l’assicurato non avrebbe mai percepito dividendi
dalla SA di cui era dirigente. Avrebbe percepito unicamente un salario quale dipendente
e il beneficio di utilizzare l’auto della ditta a scopi privati” (pag. 342
incarto AI). 

 

                                         Alla luce di questi fatti,
ritenuto che l’utilizzo privat