# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a763c6b4-e9b9-5f22-90b0-c6aa55a18a23
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 24.05.2013 60.2013.117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2013-117_2013-05-24.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2013.117

   

  	
  Lugano

  24 maggio
  2013/ps

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  cancelliere:

  	
  Alessandro Achini, vicecancelliere 

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 8/9.4.2013
presentato da

 

 

	
   

  	
  RE 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
   contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 4.4.2013 di collocamento in sezione
  chiusa disposta dal giudice dei provvedimenti coercitivi Ursula Züblin sedente
  in materia di applicazione delle pene (inc. __________);

  

 

 

richiamate le osservazioni 10/11.4.2013 del
procuratore pubblico Antonio Perugini mediante le quali chiede la reiezione del
reclamo;

 

richiamate le osservazioni 17/18.4.2013 del
giudice dei provvedimenti coercitivi mediante le quali chiede la conferma della
sua decisione;

 

richiamati gli scritti di replica del
19/22.4.2013 di RE 1 e di duplica del 23/24.4.2013 del giudice dei provvedimenti
coercitivi;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

in fatto

 

                                   a.   Con
decreto d'accusa 1.3.2010 (passato in giudicato) del Ministero pubblico RE 1 è
stato condannato alla pena pecuniaria (ferma) di 90 aliquote giornaliere da CHF
110.-- ciascuna (corrispondenti a complessivi CHF 9'900.--), con l'avvertenza
che in caso di mancato pagamento la pena sarebbe stata sostituita con una pena
detentiva di 90 giorni, oltre alla multa di CHF 1'500.--, che, pure in caso di
mancato pagamento, sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 15
giorni. Ciò in quanto egli è stato ritenuto colpevole di guida senza licenza di
condurre o nonostante revoca, infrazione alle norme della circolazione,
elusione di provvedimenti per accertare l'incapacità alla guida e inosservanza
dei doveri in caso d'infortunio (DA __________).

 

 

                                  b.   Con
decreto d'accusa 7.12.2010 (passato in giudicato) del Ministero pubblico il reclamante,
ritenuto colpevole di trascuranza degli obblighi di mantenimento, è stato
condannato alla pena pecuniaria (ferma) di 90 aliquote giornaliere da CHF
110.-- ciascuna (per complessivi CHF 9'900.--), con l'avvertenza che, in caso
di mancato pagamento, la stessa sarebbe stata sostituita con una pena detentiva
di 90 giorni, oltre alla multa di CHF 1'000.--, che, pure in caso di mancato
pagamento, sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 10 giorni (DA __________).

 

 

                                   c.   Trascorso
infruttuosamente il termine di pagamento delle suddette pene pecuniarie e
multe, le stesse sono state convertite in 205 giorni di pena detentiva
dall'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative, che, nel contempo, il 9.12.2011 ha incaricato la gendarmeria di __________ di provvedere alla riscossione delle
pene pecuniarie e multe, con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento
"l'interessato dovrà essere accompagnato e trasferito al Penitenziario
di __________ per eseguire la pena" (mandato di accompagnamento 9.12.2011).

 

 

d.In data 14.12.2011 RE 1 ha richiesto telefonicamente all'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative, l'espiazione delle pene mediante
braccialetto elettronico. 

                                         Di
conseguenza, ai fini organizzativi, egli è stato convocato una prima volta per
il 20.12.2011, a cui però egli non si è presentato. 

                                         Ha
fatto seguito una nuova convocazione, per il 3.1.2012, corredata da diffida secondo
cui "in caso di mancata presenza, l'esecuzione di pena tramite
sorveglianza elettronica non potrà essere eseguita e verrà emesso
immediatamente un mandato d'accompagnamento" (convocazione 22.12.2011). Audizione questa che, su richiesta del reclamante, è stata successivamente
posticipata al 10.1.2012.

                                         In
tale incontro l'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative - esperite le
formalità per l'espiazione dei 205 giorni di pena detentiva nella forma degli
arresti domiciliari, mediante, tra l'altro, la stipulazione di un contratto - ha
ammesso formalmente il reclamante al beneficio di tale forma di esecuzione,
stabilendo l'inizio al 19.1.2012 e il termine all'11.8.2012 e la somma di CHF
1'370.-quale partecipazione ai costi del braccialetto a carico del reclamante.

 

 

e.
   Con decisione 13.3.2012
l'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative ha confermato l'interruzione,
con effetto dal 28.2.2012, dell'esecuzione delle pene tramite sorveglianza
elettronica, stabilendo per i rimanenti 165 giorni (dal 29.2.2012 all'11.8.2012)
il regime ordinario. Ha pure escluso la possibilità per il reclamante di
eseguire, tramite sorveglianza elettronica, un'ulteriore precedente pena
detentiva di 95 giorni (corrispondente a 90 aliquote giornaliere di CHF 120.--
ciascuna oltre CHF 500.-- di multa non pagate) pronunciata il 13.5.2009 dalla
Pretura penale di __________ (DA __________).

 

 

f.  
   Il reclamo
presentato contro detta decisione è stato respinto da questa Corte con sentenza
del 25.5.2012 (inc. CRP __________).

 

 

g.In data 4.10.2012 il reclamante ha ottenuto dall’Ufficio
del giudice dei provvedimenti coercitivi la possibilità di procedere con dei
pagamenti rateali, ossequiando unicamente il primo termine di pagamento. 

 

 

h.Con decisione del 3.1.2013, il giudice dei provvedimenti
coercitivi ha ordinato il collocamento di RE 1 in sezione aperta e ha stabilito il termine di presentazione al penitenziario per il 5.2.2013. 

 

 

i.  
   Non essendosi RE
1 presentato in tale data, il 7.2.2013 veniva emanato a suo carico un ordine di
accompagnamento mediante la polizia.

j.  
   In data 30.3.2013
il reclamante veniva fermato e condotto alle Strutture carcerarie per
l’espiazione.

 

 

k.
   Con decisione
del 4.4.2013, qui impugnata, il giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente
in materia di applicazione della pena, ha ordinato il collocamento di RE 1 in sezione chiusa, ed ha considerato interamente scontata la pena il 22.11.2013.

                                         Per
il resto ha confermato la precedente decisione di collocamento del 3.1.2013. 

                                         Il
magistrato ha disposto il collocamento in sezione chiusa in ragione della sussistenza
del rischio che RE 1 si sottragga nuovamente all’espiazione della pena dandosi
alla fuga.

 

 

l.  
   Con il gravame qui
esaminato il reclamante ripercorre l’iter che ha condotto alla decisione
impugnata.

Eccepisce anzitutto una violazione del suo diritto di
essere sentito, con riferimento all’art. 11 della Legge sull’esecuzione delle 
pene e delle misure per gli adulti (LEPM), in riferimento alle decisioni del
3.1.2013 e del 4.4.2013. 

                                         Eccepisce
poi una carente motivazione della decisione 4.4.2013, in quanto il giudice non
avrebbe indicato quali elementi l’avrebbero condotto ad ammettere l’esistenza
del pericolo di fuga, quando nella precedente decisione del 3.1.2013 aveva disposto
il collocamento in carcere aperto “ritenuto che l’interessato è cittadino
svizzero e la brevità della pena”. 

                                         Nel
merito, il reclamante contesta che esista l’intensità necessaria per ammettere
un pericolo di fuga ai sensi dell’art. 76 CP. Nel caso concreto il reclamante è
cittadino svizzero, con una figlia (nata nel 2005), con un’attività lavorativa,
senza gravi precedenti penali ma in una delicata situazione finanziaria, legata
anche a problemi di salute. 

 

 

m.   
Nelle proprie
osservazioni il procuratore pubblico chiede la reiezione del reclamo.

 

 

n.Nelle proprie osservazioni il giudice dei
provvedimenti coercitivi ritiene non vi sia stata violazione del diritto di
essere sentito nel caso di RE 1, avendo quest’ultimo avuto più occasioni per esprimersi
e per evitare la pena detentiva. In quest’ottica il magistrato fa riferimento all’invio
degli scritti  3.8.2012, 8.8.2012 e 30.8.2012, a quello del reclamante del
14.9.2012, allo scritto 25.9.2012 del giudice, alla decisione di rateizzazione
del 4.10.2012, alla decisione di collocamento del 3.1.2013, alla telefonata del
reclamante del 23.1.2013, al fermo del 22.2.2013 e all’ulteriore rinvio
richiesto dal reclamante. Infine menziona il rapporto della polizia
dell’11.4.2013.

                                         Per
il magistrato, l’incarto dimostra chiaramente come RE 1 abbia esercitato più
volte il proprio diritto di essere sentito (via lettera e per telefono) e che
egli ha tentato di sottrarsi all’esecuzione della pena. 

                                         La
modifica del collocamento iniziale (tra le decisione del 3.1.2013 e quella del
4.4.2013) si giustificherebbe per la determinazione con cui RE 1 si è sottratto
e ha cercato di sottrarsi all’esecuzione della pena, ciò che attualizza il
pericolo di fuga indicato nella decisione impugnata. 

                                         Pericolo
di fuga esistente anche con riferimento alla possibile partenza per un periodo
di oltre un anno per un paese estero (__________) quale volontario, ventilata
nel suo scritto 25.9.2012. 

                                         Per
tutti questi motivi il magistrato chiede la conferma della decisione impugnata.

 

 

o.Con le osservazioni di replica il reclamante contesta
che non vi sia stata violazione del diritto di essere sentito, in quanto non sarebbe
mai stato interpellato sulla modalità di esecuzione della pena. L’audizione del
reclamante avrebbe permesso inoltre di inquadrare la sua situazione personale.
La decisione impugnata sarebbe inoltre non rispettosa del principio della
proporzionalità. 

 

 

p.Nello scritto di duplica il giudice dei provvedimenti
coercitivi rinuncia a presentare altre osservazioni rinviando a quelle precedentemente
formulate, ribadendo che il reclamante in più occasioni non ha mantenuto gli
impegni presi ed ha cercato di sottrarsi all’esecuzione della pena. 

                                         Il
procuratore pubblico non ha presentato osservazioni di duplica.

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Il
Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP),
all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le autorità
competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire la
relativa procedura. 

                                         Il
Canton Ticino ha adottato il 20.4.2010 la Legge sull'esecuzione delle pene e
delle misure per gli adulti (LEPM), entrata in vigore l'1.1.2011, che all'art.
10 cpv. 1 lit. h conferisce al giudice dell'applicazione della pena - funzione
questa attribuita in Ticino dall'1.1.2011 al nuovo giudice dei provvedimenti
coercitivi giusta l'art. 73 LOG - la competenza, fra l'altro, a decidere il
collocamento iniziale del condannato ex art. 76 CP. 

                                         Contro
tale decisione, conformemente all'art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM, è data facoltà al
condannato e al Ministero pubblico di interporre reclamo ai sensi degli art.
393 e seguenti CPP alla Corte dei reclami penali.

 

                                         1.2.

                                         Con
il reclamo ex art. 393 ss. CPP si possono censurare le violazioni del diritto,
compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o
ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e/o l'inadeguatezza (art. 393
cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art.
396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all'art. 390 CPP per la forma
scritta ed all'art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         La
persona o l'autorità che lo interpone deve indicare, in particolare, i punti
della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa
decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.3.

                                         Il
gravame, inoltrato l’8/9.4.2013, contro la decisione 4.4.2013 del giudice dei
provvedimenti coercitivi è tempestivo. 

 

                                         Le
esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate. 

 

                                         RE
1, quale condannato e destinatario della decisione impugnata, che lo tocca direttamente,
personalmente e attualmente nei suoi diritti, è pacificamente legittimato a
reclamare giusta l'art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente
protetto all'annullamento o alla modifica del giudizio. 

 

                                         Il
reclamo è, nelle predette circostanze, ricevibile in ordine.

 

 

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Giusta
l'art. 76 CP le pene detentive sono scontate in un penitenziario chiuso o aperto
(cpv. 1). Il detenuto è collocato in un penitenziario chiuso o in un reparto
chiuso di un penitenziario aperto se vi è pericolo che si dia alla fuga o vi è
da attendersi che commetta nuovi reati (cpv. 2).

 

                                         L'art.
19 del Regolamento sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del
6.3.2007 (REPM, in vigore dal 9.3.2007), relativo al regime ordinario,
stabilisce che l'esecuzione della pena in uno stabilimento chiuso, nel quale le
misure di sicurezza sono elevate, è la forma di esecuzione ordinaria quando al
detenuto non possono essere concesse altre forme di esecuzione in grado di
evitare in particolare la fuga o pericoli a terzi (cpv. 1). L'esecuzione della
pena avviene ininterrottamente nello stabilimento. Il trattamento, che ha come
scopo finale il reinserimento sociale, è fondato su una graduale concessione di
libertà tendente alla responsabilizzazione progressiva del carcerato, sulla
base di un piano individuale di esecuzione della pena (cpv. 2). Una persona
condannata può scontare la pena privativa di libertà in maniera totale o
parziale in uno stabilimento aperto, ossia in una struttura che dispone di
misure di sicurezza ridotte per quanto concerne l'organizzazione, il personale
e la costruzione, se questa sua collocazione non provoca pericoli alla comunità,
evita il ripetersi di azioni delittuose e non vi è rischio di fuga (cpv. 3).

 

                                         Infine,
nel Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino, adottato il 15.12.2010 e in vigore dall'1.1.2011, l'art. 3 cpv. 3 precisa che il carcere penale La
Stampa è, tra l'altro, destinato all'incarcerazione di persone maggiorenni
poste in esecuzione di pena o di misura o di internamento (lit. a). La persona
incarcerata viene ammessa al regime ordinario qualora motivi di sicurezza non
vi si oppongano (art. 40 cpv. 1 prima frase). 

 

                                         2.2.

                                         Con
quale intensità debba sussistere il pericolo di fuga o il rischio che il
detenuto commetta nuovi reati richiesto dall'art. 76 cpv. 2 CP, non può essere
espresso in generale e in astratto ma dipende dalle circostanze. Tali due
criteri non sono cumulativi (cfr. Messaggio concernente la modifica del Codice
penale svizzero del 21.09.1998 pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss., p. 1793).

                                         Per
ammettere l'esistenza di un rischio di fuga o di recidiva non occorre
certamente che siano state intraprese manovre concrete in tal senso, bensì è
sufficiente che sia riconoscibile l'esistenza di detti rischi (BSK Strafrecht I
– A. BAECHTOLD, 2a. ed., art. 77b CP n. 7). 

                                         Per
quanto attiene al pericolo di recidiva il testo di legge non precisa espressamente
di quale gravità i reati di cui si teme la reiterazione debbano essere. Per la
dottrina gli stessi devono essere di una certa rilevanza (BSK Strafrecht I – A.
BAECHTOLD, op. cit., art. 77b CP n. 7), stante che nel pericolo di recidiva non
entra in considerazione la (prospettata) commissione di semplici
contravvenzioni (S. TRECHSEL et al., Schweizerisches StGB, Praxiskommentar,
art. 76 CP n. 3).

 

 

3.3.1.

                                         Nel
presente caso, il reclamante censura preliminarmente una violazione del diritto
di essere sentito con riferimento all’art. 11 LEPM in relazione alle decisioni
del 3.1.2013 e 4.4.2013. 

 

                                         3.2.

                                         La
censura d’ipotetica violazione del diritto di essere sentito, in riferimento alla
decisione del 3.1.2013, è manifestamente tardiva, e quindi irricevibile. Sulla
medesima non si entra pertanto nel merito.

                                         La
medesima censura, riferita alla decisione del 4.4.2013, va qui esaminata.

 

                                         3.3.
                                                                         

                                         Il diritto di essere sentito secondo gli
art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost. – garanzia di natura formale, la cui
violazione comporta l’annullamento della decisione impugnata indipendentemente
dalla fondatezza materiale del gravame, riservato il caso in cui l’autorità di
ricorso goda di pieno potere d’esame e davanti ad essa la parte sia reintegrata
nell’esercizio dei diritti che le erano stati negati (cfr., nondimeno, con
riferimento alla giurisdizione di reclamo, decisione TF 1B_604/2011 del
7.2.2012 consid. 2.3.) – comprende, oltre tra l’altro al diritto di ottenere
una decisione motivata, di fornire prove sui fatti rilevanti per il giudizio,
di farsi rappresentare o assistere e di poter consultare gli atti, il diritto
di esprimersi prima che una decisione sia presa.

 

                                         La
parte ha il diritto in particolare di essere sentita sugli elementi pertinenti
prima dell’emanazione di una decisione che la tocca nella sua situazione
giuridica (decisioni TF 1B_40/2013 del 26.2.2013 consid. 3.1.; 1B_696/2012
dell’11.12.2012 consid. 3.1.).

 

                                         3.4.

                                         Dopo
la decisione dell’UIPA del 13.3.2012 (inc. __________) e di questa Corte del
25.5.2012 (inc. CRP __________ ha preso avvio la procedura in vista dell’espiazione
della pena. In tale ambito, come correttamente ricordato nelle osservazioni del
giudice dei provvedimenti coercitivi, il reclamante è stato interpellato diverse
volte. 

 

                                         Una
prima volta con un invio del 3.8.2012 (AI 5 inc. __________), pregandolo di
prendere contatto “al fine di concordare tempi e modalità di espiazione.”:
invio non ritirato.

                                         Il
medesimo invio è poi stato nuovamente spedito per raccomandata l’8.8.2012 ad
altro indirizzo, pure ritornato non ritirato (AI 8): è stato infine spedito per
posta semplice il 30.8.2012 (AI 10). 

                                         Con
scritto del 14.9.2012, il reclamante ha risposto all’invio dell’Ufficio dei
giudici dei provvedimenti coercitivi, chiedendo una rateizzazione di CHF 200.-
al mese, e anticipando l’intenzione di recarsi all’estero (in __________, come
volontario) per minimo un anno a partire dal 13.12.2012. 

 

                                         Con
ulteriore scritto del 25.9.2012, l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti
coercitivi ha nuovamente invitato il reclamante a prendere contatto (AI 12). 

                                         Con
decisione del 4.10.2013 (a seguito di un colloquio telefonico di medesima data)
al reclamante è stato concesso il pagamento rateale delle somme dovute (AI 13).

 

                                         Caduta
la facoltà di pagamento rateale (in quanto non ossequiata), veniva presa la
prima decisione di collocamento in data 3.1.2013 (AI 18), in sezione aperta: il
reclamante avrebbe dovuto presentarsi al Carcere in data 5.2.2013. 

 

                                         Con
telefonata del 23.1.2013, il reclamante ha sostenuto di essere a giorno con i
pagamenti rateali, e ciò contrariamente a quanto risultava dagli atti (ovvero il
pagamento di una unica e sola rata di quelle stabilite dal giudice).

 

                                         Nelle
osservazioni 17/18.4.2013 in questa sede, il giudice dei provvedimenti coercitivi
ha riferito che, dopo l’emanazione dell’ordine di accompagnamento, ancora in
data 22.2.2013, la Polizia cantonale di __________ avrebbe chiesto per il reclamante
una proroga per l’esecuzione della pena fino a dopo la morte della nonna,
proroga che gli sarebbe ancora stata concessa. Circostanza questa che non
risulta dall’incarto GPC __________, ma che si può dare per acquisita non
essendo stata per nulla contestata dal reclamante nello scambio di allegati in
questa sede (in particolare nella replica). 

 

                                         3.5.

                                         In
simile circostanza, non si può francamente sostenere che il reclamante non
abbia potuto esprimersi su “tempi e modalità di espiazione”, per
riprendere il senso della primissima comunicazione, poi seguita da altri
interventi e prese di posizioni.

                                         La
procedura che ha portato alla decisione di collocamento iniziale va vista nel
suo insieme (essendo iniziata in agosto 2012 e terminata il 4.4.2013): non può
essere frazionata o spezzettata a piacimento, pretendendo per ogni singolo
passaggio di nuovo l’esercizio di un diritto di cui si è già usufruito. 

                                         Nella
procedura, presa nel suo insieme e non in modo spezzettato, al ricorrente è
stato abbondantemente concesso il diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 11
LEPM. La censura va pertanto respinta.

 

 

4.4.1.

                                         Il reclamante censura la decisione impugnata per
difetto di motivazione, in
quanto il giudice non avrebbe indicato quali elementi l’avrebbero condotto il
4.4.2013 ad ammettere l’esistenza del pericolo di fuga, diversamente dalla
decisione di collocamento del 3.1.2013 in cui aveva disposto il collocamento in
carcere aperto “ritenuto che l’interessato è cittadino svizzero e la brevità
della pena”. 

 

                                         4.2.

                                         Il
diritto di essere sentito secondo gli art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2
Cost. comprende, come esposto al punto 3.3., anche il diritto di ottenere una
decisione motivata.

 

                                         L’obbligo
di motivazione (art. 80 cpv. 2 prima frase CPP) impone di menzionare, almeno brevemente,
i motivi che hanno spinto l’autorità a decidere in un senso piuttosto che
nell’altro e di porre pertanto l’interessato nelle condizioni di rendersi conto
della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione
presso un’istanza superiore, che deve poter esercitare il controllo sul
medesimo (cfr., per es., decisioni TF 1B_711/2012 del 14.3.2013 consid. 2.1.;
6B_590/2012 del 12.3.2013 consid. 4.; G. PIQUEREZ, Traité de procédure pénale
suisse, 2. ed., n. 340/1134; R. HAUSER / E. SCHWERI / K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed., § 55 n. 22 ss.; N. SCHMID, Strafprozessrecht, 4. ed., n. 214 s./260/576; cfr., anche, ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER, art. 80 CPP n. 2). 

 

 

 

                                         4.3.

                                         Nel
presente caso, la decisione impugnata, seppur brevemente, è sufficientemente
motivata, permettendo di capire le ragioni poste al proprio fondamento.

                                         Nella
propria decisione il giudice dei provvedimenti coercitivi ha ricordato:
anzitutto la decisione d’interruzione della sorveglianza elettronica; poi la
concessione del pagamento rateale (disattesa); infine la decisione di
collocamento del 3.1.2013 con il termine del 5.2.2013 per presentarsi in
carcere (pure disatteso), con la conseguente necessità di emettere un ordine di
accompagnamento per il tramite della polizia. 

                                         Da
questi tre elementi il magistrato ha dedotto il concreto rischio che RE 1
potesse sottrarsi nuovamente all’espiazione della pena dandosi alla fuga. 

                                         La
motivazione, scarna nella sua formulazione, contiene degli elementi immediatamente
comprensibili e pertinenti al pericolo di fuga, elemento determinante per la
decisione del collocamento in sezione chiusa. 

                                         Di
modo che la censura di mancata adeguata motivazione va respinta.

 

 

5.5.1

                                         Rimane
da esaminare, nel merito, la decisione di collocamento iniziale, in quanto
disponga la sezione chiusa in luogo di quella aperta, come precedentemente disposto
con la decisione del 3.1.2013.

 

                                         5.2.

                                         Come
già indicato in questa decisione (punto 2.2) l’intensità del rischio di fuga non può essere
espressa in generale e in astratto ma dipende dalle circostanze. 

 

                                         5.3.

                                         Nel
caso concreto risulta pacifico che al reclamante siano state concesse tutte le
possibili agevolazioni rispetto all’espiazione delle pene inflittegli. 

                                         Malgrado
ciò egli è riuscito nell’impresa di farsi dapprima revocare la sorveglianza
elettronica e nel disattendere poi la possibilità di pagare ratealmente quanto
dovuto. 

                                         Egli
ha anche ventilato la possibilità di una sua partenza all’estero, per un
periodo di almeno di un anno, quale volontario in __________.

 

                                         Già
questi elementi assurgevano a comportamenti che facevano intravvedere una
volontà di sottrarsi all’espiazione della pena. 

                                         Ciò
non di meno nella prima decisione di collocamento (del 3.1.2013), al reclamante
è stato concesso di espiare la pena in sezione aperta. 

 

                                         Malgrado
questo il reclamante ha disatteso ulteriormente la decisione di collocamento, non
presentandosi nel termine fissato (del 5.2.2013).

 

                                         Non
solo: prima di tale scadenza è intervenuto presso l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti
coercitivi sostenendo (a torto) di essere in regola con i pagamenti rateali. 

                                         Dopo
il 5.2.2013 non ha giustificato in nessun modo il fatto di non essersi
presentato il giorno stabilito. 

                                         Dopo
l’emanazione dell’ordine di accompagnamento (7.2.2013), ancora in data
22.2.2013 (per il tramite della polizia) ha chiesto di ulteriormente posticipare
l’espiazione, in ragione dello stato di salute della nonna. 

                                         Infine,
è solo a seguito dell’intervento della polizia che egli ha iniziato
l’espiazione della sanzione. 

 

                                         5.4.

                                         I
fatti precedenti il 3.1.2013, ma soprattutto quelli posteriori (dal 3.1.2013 al
4.4.2013) sono tali che consentono di concludere, come ha fatto il giudice, che
“sussiste il concreto rischio che egli si sottragga nuovamente all’espiazione
della pena dandosi alla fuga”. 

                                         La
decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi merita pertanto tutela.  

 

 

6.Il reclamo
è respinto. Le tasse e le spese seguono la soccombenza. 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss., 393 ss. CPP,
76 CP, la LEPM, il REPM, il Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone
Ticino del 15.12.2010, l'art. 25 LTG ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di CHF 300.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF
350.-- (trecentocinquanta), sono poste a carico di RE 1, __________.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
   

   

   

    

   

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                           Il
cancelliere