# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2fb09375-faf4-5eb9-b3bb-e9891b143488
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-19
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Strafkammer 19.11.2008 BK 2008 41
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_005_BK-2008-41_2008-11-19.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 19 novembre 2008 Comunicata per iscritto il: 
BK 08 41

Decisione
Camera ricorsi

Presidenza Vicepresidente Bochsler
Giudici Rehli e Hubert 
Attuario Crameri

——————

Visto il ricorso penale

di X., querelante e ricorrente, rappresentata dall'avv. lic. iur. Ursula Nobile-Imberti, 
Palazzo Polti, 6537 Grono,

contro

il decreto d'abbandono parziale della Procura pubblica dei Grigioni del 12 agosto 
2008, comunicato il 14 agosto 2008, in re della querelante e ricorrente contro Y., 
querelato e resistente, rappresentato dall'avv. Rossano Guggiari, Via Lugano 18, 
6982 Agno, 

concernente minaccia ecc.,

è risultato:

2

A. Il procedimento penale aperto l'8 giugno 2007 contro Y. ed esteso il 
28 agosto 2007 a A. e X., conclusosi col decreto d'abbandono parziale della Procura 
pubblica dei Grigioni del 12 agosto 2008, ha per oggetto le querele penali di A. 
contro Y. per violazione di domicilio e danneggiamento (art. 186 e 144 CP), di Y. 
contro A. per violazione di domicilio e danneggiamento nonché minaccia e coazione 
(art. 180 e 181 CP), di Y. contro X. per minaccia e vie di fatto (art. 180 e 126 CP) e 
di X. contro Y. per gli stessi reati. Oggetto di questa procedura di ricorso é 
unicamente quest'ultima querela di X. contro Y..

B.a Interrogata dalla polizia (quale informatrice) e dal giudice istruttore (da 
questi quale imputata in confronto col querelato), X. ha deposto per sommi capi 
quanto segue (atti 8.8, 4.6):

Il E. si trovava in casa C. a D. - la casa, presa in locazione da sua madre e 
A., é di proprietà del querelato - ed aveva sentito il rumore di vetri infranti. 
Spaventata, aveva preso con se il manico di un'ascia, era uscita dalla porta 
principale, aveva fatto il giro della casa ed aveva visto dinanzi al parcheggio 
l'automobile del querelato. Era andata in direzione dell'autovettura ed aveva visto il 
querelato davanti alla finestra rotta del locale per la lavorazione del miele. Gli aveva 
detto che non poteva entrare in casa ed egli le aveva risposto che era casa sua e 
che poteva fare quello che voleva. Siccome c'erano già stati problemi con lui, il 
querelato avrebbe dovuto presentarsi con una persona d'autorità. In quel momento 
la distanza fra loro era di al massimo due metri. Il querelato s'era a lei avvicinato, 
essa gli aveva detto che non stava scherzando e che aveva un bastone in mano. 
S'era lo stesso avvicinato e col bastone l'aveva colpito al piede. Lui l'aveva afferrata 
alle spalle, lei aveva fatto un passo indietro per liberarsi ed era caduta per terra. 
Aveva sempre sentito le sue mani addosso, ma non poteva dire se pure lui era 
caduto con lei. Afferrandola alle spalle, le aveva pure detto: "ti ammazzo". Quando 
era per terra, il querelato era su di lei. Veniva più volte scossa e picchiava 
ripetutamente contro il terreno. Con entrambi le mani essa teneva il bastone davanti 
alla testa. Il querelato teneva pure il bastone con le mani e voleva toglierglielo. Egli 
tirava il bastone in su e in giù e lei urlava aiuto. Infine lui aveva preso una piccola 
incudine, che si trovava su un vecchio balcone, e l'aveva portata davanti alla sua 
faccia dicendo ad alta voce: "ti ammazzo". Dato che il querelato con una mano non 
teneva più il bastone, era riuscita a liberarsi ed a correre via. Lui aveva lanciato 
l'incudine alle sue spalle senza colpirla. 

B.b Nei due interrogatori Y. (quale imputato) ha dichiarato riassumendo 
quanto qui di seguito esposto (atti 8.13, 4.6):

3

Per rompere la finestra aveva preso un'incudine, che pesava un paio di chili. 
Rompendo la finestra, s'era ferito il dito mignolo di una mano. Aveva poi buttato 
l'incudine a terra. Dalla vettura aveva preso dei fazzoletti per mettere sulla ferita ed 
era tornato vicino alla finestra. Era intento a togliere le schegge di vetro dai bordi 
del telaio e in quel mentre s'era avvicinata la querelante con il manico della scure 
che l'impugnava in entrambe le mani. S'era girato ed essa aveva cercato di colpirlo 
in testa. Non c'era riuscita in quanto egli aveva alzato un braccio per coprirsi. In 
questo modo essa l'aveva colpito al braccio ed alla spalla. Non era stato colpito ai 
piedi. La querelante non aveva pure fatto alcun gesto di volerlo colpire ad un piede. 
Aveva cercato di disarmarla afferrando il manico della scure. C’era stato un tira e 
molla. Con la mano ferita aveva poi anche cercato di allontanarla e l’aveva 
macchiata di sangue. In quel momento loro erano però in piedi. Durante questa 
colluttazione la querelante doveva essere inciampata ed era caduta per terra da 
sola. Poi s’era rialzata ed era scappata via verso il piazzale. Mentre lei stava 
scappando era sopraggiunto A. con un bastone in mano. Lui (il querelato) era 
scappato nella sua automobile ed aveva chiamato la polizia.

C. La Procura pubblica ha esaminato le deposizioni di X. e Y. e con 
decreto d’abbandono parziale del 12 agosto 2008 ha abbandonato il procedimento 
penale per minaccia e vie di fatto (fatti del E.) nei confronti del querelato (cifra 1 del 
decreto). A motivo ha addotto che era certo che fra i due v’era stata una 
colluttazione. Se era stato il querelato o la querelante a provocare e dare inizio a 
questa colluttazione e in che modo l’uno e l’altra avevano agito attivamente 
colpendo l’altra parte o piuttosto passivamente difendendosi, non era potuto essere 
stabilito. Su questo punto non era stato possibile fare chiarezza, in quanto le 
deposizioni delle parti erano contraddittorie. Anche il rimprovero nei confronti del 
querelato di aver pronunciato delle minacce verbali del tipo “ti ammazzo” e di aver 
buttato con intenzione un’incudine in direzione della querelante non era potuto esser 
dimostrato. In mancanza di testimoni diretti, che avrebbero potuto confermare o 
smentire l’una o l’altra versione, pure i rimproveri di minaccia a carico del querelato 
non erano sufficientemente comprovati. Stando così le cose, in caso di accusa, sia 
per minaccia che per vie di fatto, la possibilità di una condanna sarebbe stata assai 
esigua.

D. Contro l’abbandono del procedimento X., l’8 settembre 2008, è insorta 
con ricorso dinanzi al Tribunale cantonale dei Grigioni ed ha chiesto:

“1. Il ricorso è accolto. Di conseguenza il punto 1 del dispositivo del decreto 
di abbandono parziale impugnato (limitatamente al procedimento 

4

penale esperito nei confronti di Y. per minaccia e vie di fatto; fatti del E.) 
è annullato.

2. È ordinato al Procuratore pubblico di continuare la procedura penale nei 
confronti di Y. per minaccia e vie di fatto e di emettere l’atto di accusa.

3. Spese e tasse a norma di legge. Protestate ripetibili.”

Y. ha proposto la reiezione del ricorso. La Procura pubblica ha rinunciato ad 
una presa di posizione.

La Camera ricorsi considera:

1. Ai sensi dell'art. 138 LGP il ricorso alla Camera ricorsi del Tribunale 
cantonale dei Grigioni può esser proposto contro ordinanze e decisioni di ricorso 
del Procuratore pubblico nonché contro operazioni degli organi inquirenti da lui ap-
provati. Legittimato ad inoltrarlo è chiunque è colpito dalle stesse e fa valere un 
interesse tutelabile alla sua abrogazione o modifica, vale a dire chi è pregiudicato 
nel suo reale o presunto stato giuridico (art. 139 cpv. 1 LGP; Padrutt, Kommentar 
zur Strafprozessordnung des Kantons Graubünden, 2. Aufl., Chur 1996, art. 139 n. 
2.2). Il gravame va presentato per iscritto entro 20 giorni da quando l’interessato ha 
avuto conoscenza della decisione impugnata (art. 139 cpv. 2 LGP). Esso deve con-
tenere una richiesta ed una motivazione; mezzi di prova disponibili sono da allegare 
(art. 33 cpv. 1 e 2 LGA). Presunta vittima di minaccia e vie di fatto, X. deve essere 
reputata pregiudicata conformemente all’art. 139 cpv. 1 LGP e di conseguenza le-
gittimata ad impugnare il decreto con cui è stata abbandonata l’inchiesta. Da lei il 
gravame è poi stato proposto nella dovuta forma e tempestivamente. Esso è perciò 
ricevibile in ordine.

2. Prescindendo da eccezioni che nel concreto caso non si sono 
verificate, il ricorso è di pura natura cassatoria (PTC 1999 no. 36). Nell’ambito della 
procedura di ricorso, che serve alla correzione di atti istruttori viziati, non è 
ammissibile, come pretende la ricorrente (cifra 2 del petito), ordinare alla Procura 
pubblica di emettere l’accusa. La Camera ricorsi può unicamente vagliare se 
l’autorità d’inchiesta ha a ragione o a torto abbandonato il procedimento per 
mancanza di sufficienti mezzi di prova. È la fattispecie insufficientemente 
documentata il ricorso dev’essere respinto e il decreto d’abbandono protetto. Nel 
caso contrario il rimedio legale va accolto, l’impugnato decreto annullato e la causa 
rinviata all’istanza precedente per il completamento dell’istruttoria e nuova 
decisione. Coll’accoglimento del gravame l’organo inquirente non può essere tenuto 
a promuovere l’accusa; piuttosto esso deve decidere di nuovo in propria 

5

competenza se è d’accusare o nuovamente abbandonare la procedura (Padrutt, op. 
cit., art. 138 LGP cifra 2.1.). La richiesta della ricorrente d’ordinare che sia emanato 
il decreto d’accusa è perciò irricevibile.

3. Contro il decreto d’abbandono può esser proposto ricorso per illegalità 
o inadeguatezza (art. 138 LGP). Con questo rimedio il ricorrente può far valere non 
solo la violazione di diritto ma anche la disattenzione del potere d'apprezzamento; 
tuttavia soltanto l'eccesso o l'abuso di codesto potere è sindacabile da parte della 
Camera ricorsi. Un decreto d'abbandono è adeguato e resiste al controllo del potere 
discrezionale se sulla scorta del risultato dell'istruttoria è da concludere che all'indi-
ziato non può esser messo a carico un reato (PTC 1995 no. 45). Il giudice istruttore 
deve quindi occuparsi del risultato dell'istruttoria sotto due aspetti. Da una parte 
devono essere raccolti i mezzi di prova. L'abbandono della procedura si rivela giu-
stificato se la fattispecie non è sufficientemente documentata ed una condanna è 
quindi improbabile. Dall'altra parte l'abbandono premette forzatamente che sia fon-
dato su un risultato definitivo; oggettivamente non devono più esserci dei mezzi 
probatori, che potrebbero influenzarlo in senso contrario (Padrutt, op. cit., art. 82 
LGP cifra 3.3). 

4.1 La ricorrente fa valere che il giudice istruttore non ha considerato le 
fotografie sui lividi presenti sul suo corpo e sulla posizione finale dell’incudine, che 
uno degli agenti di polizia ha scattato durante l’intervento del E.. Essa esige 
l’edizione di queste fotografie da parte della Camera ricorsi. A motivo adduce che 
le fotografie sui lividi sono fondamentali per l’interpretazione del certificato medico 
della dr.ssa B. del 29 maggio 2007, poiché lo rafforzano. Sempre a dire alla 
ricorrente, le fotografie sulla posizione finale dell’incudine dimostrano poi che 
quest’ultima é stata lanciata contro di lei.

4.2 Stando al summenzionato rapporto medico la ricorrente presentava 
un’escoriazione superficiale arrossata non sanguinante all’addome a destra lunga 
circa 4 cm ed un ematoma al braccio sinistro a livello dell’omero di lunghezza 10 
cm e di larghezza 1 cm (atto 8.9). Dalla motivazione della ricorrente non risulta 
evidente in che senso le fotografie sui lividi dovrebbero essere determinanti. Al 
contrario, esse non lo sono, poiché non forniscono la prova che l’escoriazione e 
l’ematoma sono stati arrecati dal querelato. Indubbiamente non può essere escluso 
che l’origine dei lividi debba essere ricercata altrove, tanto più che la querelante ha 
deposto che per liberarsi dalla presa aveva fatto un passo indietro ed era caduta 
per terra - confrontata col querelato non ha più asserito che per terra era stata più 
volte scossa ed aveva picchiato ripetutamente contro il terreno (atti 4.6 pag. 2, 8.8 

6

pag. 2) - e che dall’incudine lanciata alle sue spalle non era stata colpita. Nemmeno 
le fotografie sulla posizione finale dell’incudine adducono la prova che il querelato, 
come pretende la ricorrente, lanciando l’incudine alle sue spalle, l’ha minacciata. 
Certo, la circostanza che l’incudine non si trovava vicino alla finestra infranta è prova 
che l’incudine è stata buttata via. Sennonché, per sua stessa asserzione, rompendo 
la finestra, il querelato s’è ferito il dito mignolo di una mano ed ha buttato l'incudine 
a terra, quando stava andando verso la sua autovettura per prendere dei fazzoletti 
da mettere sulla ferita (atto 4.6 pag. 2). Contrariamente all’assunto della ricorrente 
la posizione finale dell’incudine documenta quindi che quest’ultima è stata gettata 
via, ma non fornisce la prova che è stata lanciata alle sue spalle. Infatti, la ricorrente 
non pretende che dalle fotografie sia desumibile la sua posizione al momento del 
preteso lancio dell’incudine alle sue spalle. Ne viene che la sua richiesta d’edizione 
delle fotografie dev’essere rifiutata.

4.3 Dirimpetto alle contrastanti e quindi non convincenti deposizioni della 
danneggiata e dell’indiziato nonché alla mancanza di testimoni e di conseguenza 
agli insormontabili dubbi sulla fattispecie, ritenendo non documentate né la 
minaccia, né le vie di fatto a scapito della ricorrente, all’istanza precedente non può 
esser imputata una disattenzione del potere d'apprezzamento. In ogni caso man-
cano delle sufficienti prove, che lasciano apparire probabile una condanna del resi-
stente per i summenzionati delitti. Che ulteriori mezzi probatori siano ravvisabili, non 
è stato preteso dalla ricorrente e non appare verosimile. È quindi lecito inferire che 
l’impugnato abbandono della procedura si fonda su un esame definitivo della fatti-
specie. Esso merita perciò d’essere confermato. Pertanto la cifra 1 del petito di ri-
corso va respinta.

5 I costi della procedura di ricorso vanno così a carico della ricorrente; il 
resistente ha diritto ad una congrua indennità a titolo di ripetibili (art. 160 cpv. 1 e 4 
LGP)

7

La Camera ricorsi decide :

1. In quanto ricevibile, il ricorso é respinto.

2. I costi della procedura di ricorso di fr. 600.-- vanno a carico della ricorrente, 
che inoltre rifonde al resistente un'indennità a titolo di ripetibili di fr. 500.--. 

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale al 
Tribunale federale, a condizione che siano adempiti i presupposti degli artt. 
78 segg. LTF. Eventualmente è dato il ricorso sussidiario in materia 
costituzionale ai sensi degli artt. 113 segg. LTF. In ambedue i casi il rimedio 
legale è da inoltrare al Tribunale federale per iscritto, entro 30 giorni dalla 
notificazione della decisione col testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 
42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la 
procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 78 segg., 90 segg. e 113 
segg. LTF.

4. Comunicazione a:

__________

Per la Camera ricorsi del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Vicepresidente L'Attuario