# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a54ba9f6-f8d5-543f-9842-890d17244174
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-12-03
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 03.12.2007 BE.2005.4.N
**Docket/Reference:** BE.2005.4.N
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BE-2005-4-N_2007-12-03

## Full Text

Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA)

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’ incarto: BE.2005.4 
 
 
 

 

 

 
 

  Sentenza del 3 dicembre 2007  
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, 
Presidente, Bernard Bertossa e Tito Ponti, 
Cancelliere Giampiero Vacalli 

 
Parti 

  
AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE CONTRI-
BUZIONI, 
 

Richiedente
 

 contro 
   

1. A., 
 
2. B., 
 
entrambi rappresentati dagli avv. Mario Postizzi e 
Goran Mazzucchelli, 
 

Opponenti
 

Oggetto  Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA) 

 

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Fatti: 
 

A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze On. 
Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle contribu-
zioni (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti 
degli avvocati A. e B., titolare quest’ultima di uno studio legale e notarile a 
Lugano ed entrambi ivi domiciliati.  
 
 

B. A. è sospettato d’aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell’articolo 
190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale diretta 
(LIFD; RS 642.11), ossia d’aver sottratto al fisco federale una parte impor-
tante dei suoi redditi e della sua sostanza imponibili, ricorrendo in particola-
re a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo “off-shore”. Egli 
avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C. B., dal canto suo, 
avrebbe partecipato ai reati fiscali commessi dal marito. 
 
 

C. In data 2 e 3 febbraio 2005 la divisione delle inchieste speciali dell’AFC (in 
seguito: DIF) ha proceduto ad una prima perquisizione dello studio legale e 
notarile D. a Lugano, la quale ha permesso di porre in luogo sicuro diversi 
documenti cartacei ed informatici. Tuttavia, per quanto concerne la maggior 
parte della documentazione presente nello studio legale nonché gli incarti 
depositati nei due archivi dello studio, B. si è opposta alla loro perquisizio-
ne. Malgrado l’opposizione di B. e A. concretizzatasi mediante un reclamo 
respinto dall’AFC con decisione dell’8 marzo 2005, la perquisizione dello 
studio legale è proseguita il 9 e 10 marzo seguenti ed ha avuto come og-
getto la documentazione presente negli archivi. La DIF ha in sostanza effet-
tuato una scelta sommaria dei documenti che ha ritenuto necessari per 
l’inchiesta, sigillandoli e ponendoli in luogo sicuro. 
 
 

D. Con scritto dell’11 aprile 2005 l’AFC ha presentato una richiesta di levata 
dei sigilli alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale riguar-
dante la totalità dei documenti “sequestrati” presso lo studio legale e notari-
le D. a Lugano. A tale richiesta i coniugi A. e B. si sono sostanzialmente 
opposti. 
 
 

E. La Corte dei reclami penali, con sentenza dell’8 agosto 2005, ha accolto la 
richiesta di levata dei sigilli in questione, fissandone le modalità (v. con-

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sid. 7.3). Il Tribunale federale, con sentenza del 6 febbraio 2006, ha con-
fermato questa decisione (sentenza 1S.31/2005). 
 
 

F. L’8 giugno 2006 le parti ed il giudice delegato, vista la voluminosa docu-
mentazione sequestrata (126 cartoni), si sono riuniti per definire prelimi-
narmente gli aspetti pratici della levata sigilli. Costatate le divergenze in-
sormontabili concernenti l’utilità o meno di tutta la documentazione sigillata, 
al termine dell'udienza del 27 luglio 2006 il giudice delegato ha comunicato 
alle parti che il tribunale avrebbe statuito autonomamente su tutti gli incarti 
sequestrati. Le parti si sono dichiarate d’accordo con questo approccio, ri-
nunciando quindi espressamente alla procedura in contraddittorio. 
 
 

G. Con sentenze del 14 settembre, 28 settembre (con rettifica del 17 ottobre) 
e 31 ottobre 2006 la Corte dei reclami penali ha statuito sulla maggior parte 
della documentazione dissuggellata, decidendo quali incarti dovevano es-
sere versati agli atti per i bisogni dell'inchiesta e quali, in quanto inutili, resti-
tuiti agli indagati. 
 
Con sentenza del 20 febbraio 2007 la presenta autorità, viste le grosse dif-
ficoltà legate alla prosecuzione della cernita (impossibilità di distinguere i 
clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli non protetti), 
ha deciso di versare agli atti tutta la documentazione restante in forma non 
anonimizzata. Contro tale decisione i coniugi A. e B. sono insorti davanti al 
Tribunale federale, il quale ha deciso, nella misura della sua ammissibilità, 
di accogliere il ricorso (sentenza 1B_47/2007 del 28 giugno 2007). La 
I Corte dei reclami penali è stata quindi invitata a proseguire con la cernita 
conformemente alla procedura in tre fasi prestabilita, avvalendosi della col-
laborazione dei ricorrenti. 
 
 

H. Con decreto del 10 agosto 2007 la I Corte dei reclami penali, dopo aver sti-
lato una lista dettagliata degli incarti ancora in sospeso, ha invitato l'AFC ad 
esprimersi sull'utilità degli stessi. Tale presa di posizione è stata poi tra-
smessa ai coniugi A. e B., i quali sono stati invitati ad indicare in quali incar-
ti giudicati utili dall'AFC loro ritengono vi sia un segreto professionale da 
proteggere. Alle loro osservazioni sono stati allegati dei listati, da non met-
tere a disposizione dell'AFC, contenenti i nomi di clienti da loro ritenuti pro-
tetti dal segreto professionale dell'avvocato. 

 

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I. In data 16 ottobre 2007 la I Corte dei reclami penali, dopo aver reso edotte 
le parti della sua volontà di continuare a procedere a tappe, ha statuito su 
un'ulteriore parte di atti rimasti in sospeso, restituendo agli indagati, perché 
giudicati inutili per l'inchiesta, una ventina di incarti. 
 
Ulteriori undici sentenze sono state emesse nel mese di novembre (una il 
12, due il 19, tre il 20 e cinque il 28), mediante le quali l'autorità giudicante 
ha statuito sugli incarti bancari, su quelli concernenti il periodo sino al 1993 
(compreso), su quelli relativi agli anni 2001 e segg., su quelli non special-
mente riferibili ad un periodo contabile specifico nonché su quelli concer-
nenti gli anni dal 1994 al 2000. 
 
 

L. Con la sentenza odierna, la I Corte dei reclami penali si è invece chinata su 
due CD sui quali l'autorità fiscale ha registrato dati provenienti dallo studio 
legale degli indagati (S4 e S5). 
 
 
 
Diritto: 

 
1. Nell’ambito di una procedura di levata dei sigilli conseguente ad una per-

quisizione, una volta riconosciuta l’ammissibilità di principio di quest’ultima 
da parte della Corte dei reclami penali, i documenti sequestrati fanno l’og-
getto di una cernita, la quale ha come scopo quelli di distinguere quelli che 
possono essere versati nell’incarto da quelli per i quali l’opposizione risulta 
giustificata. In caso di disaccordo, la Corte dei reclami penali decide. 
 

 
2. Il segreto professionale è opponibile unicamente al sequestro di documenti 

legati all’attività tipica dell’avvocato ai sensi dell’art. 321 CP. L’attività tipica 
dell’avvocato consiste essenzialmente nel fornire consigli di natura giuridi-
ca, nel difendere gli interessi altrui intervenendo davanti ai tribunali e rap-
presentando i clienti nel medesimo contesto (B. CORBOZ, Les infractions en 
droit suisse, Berne 2002, vol. II, n° 10 ad art. 321 CP; dello stesso autore, 
Le secret professionnel de l’avocat selon l’art. 321 CP, in SJ 1993 pag. 77 
e segg., in particolare pag. 82). L’avvocato non può per contro prevalersi 
del suo segreto professionale per impedire il sequestro di documenti relativi 
ad attività che presentano un carattere commerciale preponderante, segna-
tamente quelle che riguardano l’amministrazione di beni o la gestione di 
capitali oppure altre prestazioni che esulano dalla sua funzione specifica 
(sentenza del Tribunale federale 1S.31/2005 del 6 febbraio 2006 con-

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sid. 2.4 e giurisprudenza citata; M. PFEIFER, in FELLMANN/ZINDEL [éd.], 
Kommentar zum Anwaltsgesetz, Zurigo/Basilea/Ginevra 2005, n° 31 e 
segg. ad art. 13 LLCA; N. OBERHOLZER, Basler Kommentar, Basilea 2003, 
n° 13 ad art. 321 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch,  
Kurzkommentar, n° 19 ad art. 321 CP). Il Tribunale federale ha già deciso 
che le attività che consistono nel gestire o investire dei fondi (DTF 112 Ib 
606), nell’assumere un mandato d’incasso (DTF 120 Ib 112) o nell’ammini-
strare una società per conto di un cliente (DTF 101 Ib 245; 115 Ia 197; 114 
III 105) non costituiscono attività tipiche dell’avvocato. In questi casi il se-
greto professionale non può essere invocato per rifiutare di testimoniare o 
per contrastare una perquisizione o un sequestro.  

 
 
3. La presente sentenza verte sui dati informatici sequestrati dall'AFC nello 

studio legale degli indagati, registrati su due CD (S4 e S5). Quest'ultimi 
constano di svariate centinaia di documenti, nella stragrande maggioranza 
dei quali figurano nomi di terzi. Per i motivi già esposti nella sentenza del 
12 novembre 2007 (consid. 3), la cernita dei nomi da oscurare e l'esecu-
zione concreta di tale anonimizzazione rappresenterebbero – ribaditi co-
munque tutti i dubbi sull'effettiva fattibilità di tali operazioni – un lavoro to-
talmente sproporzionato. La distinzione tra i documenti da versare agli atti 
e quelli da restituire agli opponenti deve essere effettuata, per ogni incarto, 
soppesando in maniera ragionevole gli interessi dell'inchiesta e quelli legati 
alla protezione potenzialmente dovuta a certi clienti degli opponenti. 
 
Ciò premesso, la I Corte dei reclami penali, proseguendo nella sua analisi a 
tappe della documentazione restante, ha statuito sui CD in questione, deci-
dendo quanto segue: 
 
US4U: esso contiene centinaia di messaggi di posta elettronica (Outlook) non-
ché un elenco di siti Internet consultati dallo studio legale. La corrisponden-
za elettronica concerne svariati ambiti, ossia: l'attività di un'associazione 
denominata "E.", della quale gli opponenti sembrano far parte; la succes-
sione di una persona defunta, della quale lo studio legale degli indagati si è 
occupata; la gestione societaria ad opera degli opponenti, con l'ausilio di 
persone di riferimento all'estero; l'assistenza fornita da una ditta di informa-
tica relativamente al programma di fatturazione dello studio legale. Fatti 
salvi i messaggi concernenti la gestione societaria operata dagli opponenti 
(cartelle "documenti" e "documenti1"), i quali, utili all'inchiesta e non coperti 
dal segreto professionale dell'avvocato, devono essere versati agli atti, tutto 
il resto, estraneo all'inchiesta o protetto dal segreto, deve essere restituito 
agli opponenti.  

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US5U: esso contiene 645 documenti di varia natura, in particolare: corrispon-
denza, documentazione contabile, fatture, rapporti di revisione, reclami, 
verbali, ecc. Su tali documenti figurano molti nomi di persone. Un'anonimiz-
zazione degli stessi non è ragionevolmente praticabile. Da un'analisi som-
maria è tuttavia possibile concludere che la quasi totalità di tale documen-
tazione, in gran parte potenzialmente protetta dal segreto professionale 
dell'avvocato, si trova in forma cartacea negli incarti sui quali questa Corte 
ha già statuito, ragione per cui un loro versamento agli atti risulta inutile. 
L'intero CD è quindi da restituire agli opponenti. 

 
 
 
 
 

 
 

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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. Gli incarti S4 (parziale) e S5 devono essere restituiti, ai sensi dei conside-

randi, agli indagati. 
 
2. L'incarto S4 (parziale) deve essere versato agli atti ai sensi dei considerandi. 

 
3. Le spese giudiziarie e le indennità per spese ripetibili del presente giudizio 

saranno fissate mediante decisione ulteriore. 
 
 

Bellinzona, 4 dicembre 2007 
 

In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    Il Cancelliere:  

 
 
 
 
 

 
Comunicazione a 
 
- Amministrazione federale delle contribuzioni 
- Avv. Mario Postizzi e Goran Mazzucchelli 
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della I Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 
30 giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge fede-
rale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF.  
 
Il ricorso non sospende l'esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice del-
l'istruzione lo ordini (art. 103 LTF).